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PIER
GIORGIO DALL'ACQUA* ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: di attacchi continui della
Confindustria Nazionale (Montezemolo, per intenderci), che indica
nell'abolizione della Provincia, l'unico rimedio per ridurre i costi della
politica. È una tesi rozza e semplicistica che deve essere motivata per essere
credibile e che comunque non tiene conto del sottobosco generato da tutto il
sistema pubblico attraverso le Agenzie di ATO per l'
È
un errore l'abolizione delle Province
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione).
È una posizione, a nostro parere, equilibrata e razionale, che si inserisce in
un più ampio disegno di riforma del sistema istituzionale che prevede il
federalismo fiscale e infrastrutturale, il Senato delle autonomie,
l'incentivazione dei processi di unione dei comuni piccolissimi, salvaguardandone
le specifiche identità politico-
Pd-Pdl
già in trincea ( da "Italia Oggi"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Che insiste sul taglio dei costi
della politica, con "l'abolizione delle province, il dimezzamento dei
parlamentari, la riduzione degli eletti negli enti pubblici". Misure
necessarie, insieme a un piano di prepensionamenti nel settore pubblico tramite
incentivi, per "creare spazio alla detassazione dei redditi da lavoro e
delle ore di straordinario".
Dalle Province timidi sì ai tagli
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: a noi i poteri degli enti intermedi
Dalle Province timidi sì ai tagli Melilli: si può
ridurre il numero - Nel mirino le 16 sotto 200mila abitanti Mariolina
Sesto ROMA Sì all'abolizione delle province nelle 12 aree metropolitane, ok
alla definizione di una dimensione minima, disponibilità all'accorpamento delle
province più piccole.
L'abolizione?
Bene, no, forse ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione? Bene, no, forse ROMA
"Sono convinto che le Province debbano essere mantenute e
valorizzate". Così il Presidente del Senato, Franco Marini, si erge a
difensore dell'istituzione provincia. "C'è una dimensione minima al di
sotto della quale la provincia è inutile" va però giù duro il ministro
dell'Interno Giuliano Amato critico con la capacità di governo dimostrata in alcuni
IDV
AVRà UN GRANDE SUCCESSO A SALERNO
( da "Mattino,
Il (Salerno)" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: E nel programma dell'Itv, nel capitolo delle riduzioni delle spese inutili
arriva anche "l'abolizione delle circoscrizioni in città non metropolitane
insieme alle comunità montane e alla ridistribuzione delle Province"
aggiungendo però anche la "riduzione delle società pubbliche di
scopo", quelle società miste per le quali da anni a Salerno si annuncia l'
Centenario
Unione Province - A Roma per l'Irpinia Erminio D'Addesa
( da "Irpinianews"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: A fronte poi delle varie voci che,
negli ultimi tempi, si levano a favore dell'abolizione delle Province si è
ribadita la necessità di rafforzare questo Ente e di procedere invece ad
inglobare nella stessa le funzioni che attualmente sono svolte da altre
organizzazioni territoriali.
Costi
politica, le ricette di sinistra e Pd
( da "AprileOnline.info"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: il numero delle società a
partecipazione pubblica sia dello stato che degli enti locali. Serve una privatizzazione maggiore, per quanto riguarda queste
attività". Infine, si pensa all
"l'abolizione delle province nelle aree metropolitane e la revisione,
secondo criteri rigidissimi, dei requisiti per entrare a far parte della
categoria delle comunità montane.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
DI FRONTE al fatto che le Province
stanno nella Costituzione Repubblicana assieme ai Comuni, alle Città
Metropolitane, alle Regioni e allo Stato le polemiche di oggi sulla natura,
funzione e "inutilità" delle Province, sono rozze e soprattutto infondate.
Proprio ieri mattina con il Presidente del Senato Franco Marini, il Ministro
Giuliano Amato e i ministri Lanzillotta e Damiano
abbiamo celebrato nell'aula del Senato il centenario dell'Unione province italiane che, assieme all'ANCI, ha rappresentato un
secolo di Autonomie Locali e di riforme istituzionali più o meno riuscite.
Purtroppo la cerimonia, alla quale hanno partecipato i 104 Presidenti delle
Province Italiane, cade in un momento delicato di campagna elettorale, di attacchi continui della Confindustria Nazionale (Montezemolo,
per intenderci), che indica nell'abolizione della Provincia, l'unico rimedio
per ridurre i costi della politica. È una tesi rozza e semplicistica che deve
essere motivata per essere credibile e che comunque non tiene conto del sottobosco
generato da tutto il sistema pubblico attraverso le Agenzie di ATO per l'acqua,
i rifiuti, i trasporti, le società di scopo partecipate, senza contare i bacini
idrici e i numerosissimi consorzi di bonifica, che operano in parallelo a
Regioni ed Enti Locali. Ma vediamo anche un po' di conti per capire meglio di
cosa si parla. Uso gli ultimi dati ISTAT sul totale della spesa pubblica negli
ultimi anni: lo Stato in un anno spende 425 miliardi di euro, le Regioni 193, i
Comuni 82 miliardi, le province 19. Una spesa totale
di 719 miliardi di euro rispetto al PIL di 1.544 miliardi, nella quale le
Province pesano solo per il 2,6% e producono servizi da tutti riconosciuti,
generalmente molto validi. Per di più bisogna far sapere che lo Stato concorre
ai bilanci delle Province in misura irrisoria, inferiore all'1% delle entrate
correnti. Al nuovo Parlamento e al nuovo Governo chiediamo di portare avanti il
processo di riordino istituzionale già avviato nel Parlamento in scadenza e
cioè: rispetto del dettato costituzionale che prevede solo Comuni - Province -
Città Metropolitane - Regioni e Stato, eliminando tutto ciò che è struttura
sovrapposta (Comunità Montane - ATO - Associazioni Intercomunali - Consorzi -
Società); specializzare le funzioni per ciascun livello di governo, eliminare i
doppioni, abolire le Province là dove nasce la Città Metropolitana, rafforzare
la Provincia quale vero Ente di Governo dell'Area vasta, anche pensando di
svolgere le funzioni fondamentali, mettendo insieme il potenziale tecnico e
istituzionale di più Province confinanti, e ottenere così una governance dei processi e dei servizi al territorio, alle
istituzioni e agli operatori economici, adeguata alla dimensione e alla
complessità di aree effettivamente vaste. Con la Regione Emilia-Romagna e con i
Comuni abbiamo sottoscritto un impegno ad autoriformarci sulla base dei
principi che dicevo prima, secondo una visione di insieme che integri le
funzioni fondamentali che ci assegna la Costituzione con quelle che ci
attribuisce la Regione. Le Province e l'UPI dell'Emilia-Romagna sono pronte a
misurarsi per definire chi fa questa o quell'altra funzione e toglierci
finalmente dalla testa che non ci può essere "concorrenza sleale" fra
Enti Locali, ma che ci deve essere solo il principio di efficacia, efficienza,
economicità e adeguatezza della Pubblica Amministrazione verso i cittadini e il
loro contesto economico e sociale. * Pres. della Provincia di Ferrara e
dell'UPI Emilia-Romagna - -->.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Il presidente Bettoni ha espresso la propria contrarietà nei confronti
dell'idea di abolire le Province, attribuendola tra gli altri anche a Walter
Veltroni. In realtà il programma del Partito democratico afferma una tesi del
tutto diversa: si propone di eliminare le Province solamente là dove si
costituiscono le Città metropolitane, confermandole negli altri territori (con
l'attribuzione di ulteriori competenze, quali quelle
oggi in capo agli Ambiti territoriali ottimali settoriali e non, di cui il Pd
chiede l'abolizione). È una posizione, a nostro parere,
equilibrata e razionale, che si inserisce in un più ampio disegno di riforma
del sistema istituzionale che prevede il federalismo fiscale e
infrastrutturale, il Senato delle autonomie, l'incentivazione dei processi di
unione dei comuni piccolissimi, salvaguardandone le specifiche identità
politico-culturali. La costituzione nelle maggiori aree urbane delle
Città metropolitane, ente amministrativo previsto dall'articolo 114 della
Costituzione, può essere utile per governare più efficacemente una serie di
problemi che nei grandi agglomerati hanno dimensione sovraccomunale.
Il rischio di una sovrapposizione di ruoli tra le Città metropolitane e le
Province rende però necessaria una scelta tra i due enti ? come opportunamente
sottolinea il programma del Pd ? per evitare inutili interferenze e
duplicazioni di costi amministrativi. Ben diverso è il tema per quanto riguarda
gli enti come la Provincia di Bergamo che non comprendono grandi aree
metropolitane. Non possiamo che concordare con il presidente Bettoni: l'ente Provincia esercita funzioni forse poco conosciute, ma decisive per lo sviluppo del territorio
(strade provinciali ed ex statali; programmazione territoriale; edilizia
scolastica; agricoltura e caccia; formazione professionale ecc.), e rappresenta
una "cerniera" istituzionale preziosa tra i Comuni e la Regione. In
questi anni vi è stata una proliferazione di nuove Province (dal 1992 ad oggi
ne sono state create 16, tra cui alcune di dimensione assai ridotta: la
Provincia dell'Ogliastra con 58 mila abitanti, quella
del Medio Campidano con 104 mila, ecc.) che va fermata e possibilmente
invertita, favorendo l'accorpamento di alcune piccole realtà. Ma abolire le
Province sarebbe un grossolano errore. Di questo tutti noi ?
Walter Veltroni in testa ? siamo pienamente consapevoli. Antonio Misiani deputato del Pd Giovanni Sanga
deputato del Pd Francesco Cornolti capogruppo del Pd
in Consiglio provinciale.
( da "Italia Oggi" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi ItaliaOggi - Primo Piano Numero 063, pag. 3 del 14/3/2008
Autore: di Giampiero Di Santo Visualizza la pagina in PDF
Dini e Morando: prima di tutto bisogna ridurre la
spesa Pd-Pdl già in trincea La crisi arriva e saranno
dolori L'elmetto calato sulla testa, pronti all'arrivo della recessione dagli
Usa. Partito democratico e Popolo della libertà sanno che la situazione
dell'economia potrebbe peggiorare ancora. Ed è per questo che, se si leggono i
programmi, questa volta di libri dei sogni non si può parlare. Promesse sì, ma
sostenibili. Dice Enrico Morando,
presidente della commissione bilancio del senato e ispiratore del programma
economico del Pd "Sono mesi che tutti i centri internazionali di analisi
macroeconomica segnalano il rallentamento. Nessuna
parte del programma del Pd è stata tarata in modo da non tenerne conto".
"Noi, prima dell'approvazione della Finanziaria 2008, avevamo detto che le
ipotesi sulle quali era costruita erano troppo ottimistiche", sottolinea
il presidente della commissione esteri del senato,
Lamberto Dini, che ha contribuito al programma economico del Pdl. "Ora il quadro si è aggravato per il forte
apprezzamento del petrolio, e dunque la crescita sarà più bassa dello 0,6%
stimato". Con queste premesse, nessun miracolo in vista:
sarà anche per questo che Pd e Pdl parlano di
riduzioni consistenti della spesa pubblica: "L'azione numero uno è la
riqualificazione e la riduzione della spesa primaria", dice Morando. "Il prossimo governo dovrà comprimere
la spesa corrente, cosa che Prodi non ha fatto", è la tesi di Dini. Che insiste sul taglio dei costi della politica, con
"l'abolizione delle province, il dimezzamento dei parlamentari, la riduzione degli eletti
negli enti pubblici". Misure necessarie, insieme a un piano di
prepensionamenti nel settore pubblico tramite incentivi, per "creare
spazio alla detassazione dei redditi da lavoro e delle ore di
straordinario". Morando ricorda che il Pd
ridurrà la spesa di mezzo punto di pil il primo anno,
e di un punto in ciascuno dei due anni successivi, e ne impiegherà 1,5 per
rispettare il patto di stabilità e il resto "per investimenti e spesa
sociale". La detassazione del lavoro proposta, invece, si finanzierà
"con la riduzione dell'evasione". Nessuna politica economica
nazionale , però, "potrà trasformare la
stagnazione in sviluppo robusto", sostiene Morando.
"L'Ue, invece, potrebbe aiutare e sostenere la ripresa con l'emissione di Eurobond, per finanziare infrastrutture di tipo europeo,
come prevede il piano Delors. Una spinta ulteriore potrebbe
arrivare da un'opera di valorizzazione del patrimonio pubblico concertata e
volta a ridurre il debito sotto il 90% che ci farebbe risparmiare 0,5 punti di pil di spesa per interessi". Ma ci vorrà tempo
e Morando non resiste all'idea di bacchettare i piani
di Tremonti sul patrimonio pubblico: "è
irrealistico ipotizzare, come fa Tremonti, che questa operazione finanzierebbe
quasi l'intero programma del Popolo della libertà. Nessuno
può realizzare in pochissimo tempo 35 miliardi di euro l'anno".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-14 - pag: 21 autore:
Centenario. Upi: no all'amministrazione provinciale nelle 12 metropoli, a noi i poteri degli enti intermedi Dalle Province timidi sì ai
tagli Melilli: si può ridurre il numero - Nel mirino
le 16 sotto 200mila abitanti Mariolina Sesto ROMA Sì
all'abolizione delle province nelle 12 aree metropolitane, ok alla definizione di una
dimensione minima, disponibilità all'accorpamento delle province più piccole. Sotto il fuoco incrociato di maggioranzae opposizione, l'Upi
(Unione delle province italiane) si mette in
discussione e concede la propria disponibilità ad attuare i primi tagli sulla
rete dei suoi 104 enti territoriali. Un messaggio tanto più forte se si
considera il contesto in cui viene reso pubblico: la solenne celebrazione in
Senato dei 100 anni dell'associazione. Il presidente, Fabio Melilli,
lo ha però già scritto nero su bianco in una lettera inviata ai candidati
premier. Ieri lo ha ripetuto: "Siamo convinti della nostra utilità – dice
– ma siamo anche consci che là dove ci sono strutture ridondanti occorre
snellire, ridurre, rivedere le dimensioni ottimali". Impossibile per l'Upi esporsi con numeri e dimensioni precise (tanto più per
bocca del suo presidente, che guida la provincia di Rieti, una delle più
piccole) ma poiché le cifre sono note a tutti è facile fare due calcoli: le province più piccole (sotto i 200mila abitanti) sono 16,
quelle che verranno sostituite da aree metropolitane 12. Una prima opera di
potatura potrebbe portare con ogni probabilità a tagliarne 28, un quarto del
totale. Nella lista ci sono Roma, Milano, Napoli, Firenze, Torino, tra le più
grandi; Enna, Ogliastra, Isernia, Sondrio e Crotone
tra le più piccole. Certo, come precisa lo stesso Melilli, non sarà facile usare il solo criterio
della popolazione residente per tagliare gli enti: in Sardegna, ad esempio,
salterebbero sei province su otto. Il sacrificio,
tuttavia, richiede una compensazione. è lo stesso
presidente a chiedere in cambio il trasferimento alle province
"dei poteri di tutti gli enti intermedi, primi fra tutti gli Ato". Quanto ai costi, Melilli
respinge ogni accusa: "è nel sistema di
sovrapposizioni di funzioni e risorse suddivise in mille rivoli di inutili enti
e burocrazie che si annidano i veri sprechi". Poi, per spiegarsi meglio,
tira fuori alcune cifre: "Le province costano 110
milioni di euro all'anno,le comunità montane 70
milioni. Ecco – incalza – è nell'associazionismo
intercomunale che occorre cercare i veri costi del sistema". Il
confronto sui tagli, tuttavia, è avviato. L'Upi
sostiene di condividere la Carta delle autonomie scritta in questa legislatura
dal centro-sinistra che avrebbe comportato lo stop alle province
nelle aree metropolitane. E il suo presidente, che siede insieme al numero uno
dell'Anci nella direzione nazionale del Pd, ha avuto
una parte importante nella scrittura del programma di Veltroni nella parte in
cui propone, l'eliminazione di tutti gli Ato nel
primo anno di governo, il trasferimento delle loro funzioni alle province e il taglio di tutte le amministrazioni provinciali
che insistono sulle aree metropolitane. Quanto ai propositi del
centro- destra, nonostante l'annuncio di Berlusconi di voler eliminare
tutti gli enti provinciali, Melilli si dice
tranquillo: "La Lega difende a spada tratta le province
e nel programma del Pdl non c'è alcuna menzione sulla
riduzione delle nostre strutture".
(
da
"Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-14 - pag: 21 autore:
Pd a più voci. Marini le difende, Amato e Lanzillotta
vogliono ridurle L'abolizione? Bene, no, forse ROMA
"Sono convinto che le Province debbano essere mantenute e
valorizzate". Così il Presidente del Senato, Franco Marini, si erge a difensore
dell'istituzione provincia. "C'è una dimensione minima al di sotto della
quale la provincia è inutile" va però giù duro il ministro dell'Interno
Giuliano Amato critico con la capacità di governo dimostrata in alcuni
casi, come quello dei rifiuti campani. "Le province
costituiscono uno snodo istituzionale pluralistico dell'ordinamento italiano
" osserva Vannino Chiti
iscrivendosi al partito dei proprovincia. Subito
affiancato dalla "guerrigliera" Linda Lanzillotta
che si schiera per "un profondo ripensamento del ruolo delle Province, del
loro futuro e, più in generale, del modello di governance
delle istituzioni territoriali". Alla celebrazione dei cento anni dell'Upi a Palazzo Madama, il centro-sinistra fa i conti con il
difficile equilibrio tra la richiesta di tagli impopolari e la voglia di
superare inutili duplicazioni. Da qui il Marini che difende lo statu quo ma
mette in guardia dalla nascita di nuovi enti. E il Chiti
che cautamente precisa: "Ripensarne il ruolo non significa affatto
ridimensionarne l'importanza". Impossibile, d'altronde, per i democratici
prendere posizioni troppo drastiche sugli enti territoriali se i presidenti
delle associazioni dei comuni, delle province e delle
comunità montane – Leonardo Domenici, Fabio Melilli ed Enrico Borghi – sono iscritti e fanno parte
degli organi dirigenti del partito. M.Se.
( da "Mattino, Il (Salerno)" del
14-03-2008)
Argomenti: Province
"Idv avrà un grande successo a Salerno" FULVIO SCARLATA
"L'Italia dei Valori? Farà il pieno di consensi anche qui a Salerno il
13 aprile": Antonio Di Pietro è sicuro del successo del suo partito alle
elezioni politiche. Forte anche delle nuove adesioni al partito
provenienti dagli ex Verdi: dell'ex assessore provinciale Antonio Di Vece già
si sapeva, ieri ad accogliere il ministro, insieme a Vito Caponigro
e Michele Raviotta, c'era il consigliere provinciale
Enzo Botta che ha lasciato la Sinistra arcobaleno. Arriva in ritardo, Di
Pietro, all'appuntamento con i suoi elettori al Jolly
Hotel: "Colpa di due o tre incroci ma non qui a Salerno, che con pochi
soldi potevano essere risolti. Uno dei rammarichi per la fine del Governo Prodi
è di non aver completato importanti opere infrastrutturali per il Sud. Però la Salerno-Reggio Calabria è completamente finanziata e
progettata e dunque bisogna solo finire di costruirla. Così come abbiamo
pensato alla Messina-Palermo. Berlusconi
parla del Ponte di Messina, ma senza le infrastrutture che noi abbiamo messo in
cantiere è un'opera che unisce due nulla". De Luca è a Los Angeles,
però il ministro del Governo Prodi dice molte cose che avrebbero fatto piacere
al sindaco. Per esempio sbandierando la politica del fare:
"Noi siamo sempre stati un partito solo di opinione. Dopo essere
andati al Governo abbiamo dimostrato di saper ben fare, tanto che in una
coalizione che zoppicava siamo gli unici ad aver raddoppiato i consensi. Nelle istituzioni noi facciamo la differenza". E nel programma dell'Itv, nel capitolo
delle riduzioni delle spese inutili arriva anche "l'abolizione delle
circoscrizioni in città non metropolitane insieme alle
comunità montane e alla ridistribuzione delle Province" aggiungendo però
anche la "riduzione delle società pubbliche di scopo", quelle società
miste per le quali da anni a Salerno si annuncia l'accorpamento senza
che nulla cambi. Sulla Regione ritorna la richiesta di una
svolta che "prima arriva e meglio è per credibilità delle istituzioni e
operatività. Non è più un problema di vincere o perdere le elezioni, è
un problema di operare per il bene della Campania. Si è chiusa una stagione
politica in Campania. Bisogna fare una differenza tra responsabilità penali e
politiche. Nei processi si chiarirà anche se mi sembra
impossibile immaginare Bassolino che si appropria di risorse pubbliche, ma il
Governatore ha fatto errori politici, lasciando spazio alla politica del non
fare e facendosi tirare per la giacca dall'affarismo che impera in questa
regione. Dopo tanti anni di potere come sindaco e
Governatore, visto che la nave non va nella giusta direzione, bisogna cambiare
il comandante". Su come scegliere il futuro candidato presidente
l'indicazione sono ancora le primarie. Infine il programma vero e proprio: tre
punti in percentuale in meno di carico fiscale per i dipendenti e la
detassazione della contrattazione secondaria per ridurre il costo del lavoro. Poi la sicurezza aumentando le risorse per le forze dell'ordine,
liberando gli uomini in divisa da funzioni amministrative, riducendo di un
grado i processi lasciando un giudizio di merito e uno di legittimità e
stabilendo che la prescrizione viene sospesa dopo il rinvio a giudizio".
Di Pietro con Caponigro A desta il ministro aggiusta
un cartellone prima delle fotografie (Tanopress foto
Pecoraro).
( da "Irpinianews"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
E' stato celebrato
nell'Aula del Senato della Repubblica Palazzo Madama, il Centenario dell'Unione
delle Province d'Italia 1908-2008. Erano presenti quasi tutti i Presidenti
delle Province d'Italia e la Provincia di Avellino, per l'occasione, era
rappresentata da Erminio D'Addesa, Presidente del
Consiglio Provinciale. Le celebrazioni hanno visto gli interventi
dell'onorevole Franco Marini, Presidente del Senato, di Piero Alberto Capotosti, Presidente Emerito della Corte Costituzionale,
Vincenzo Cerulli Irelli
dell'Università "La Sapienza" di Roma, Giuliano Amato, Ministro
dell'Interno. Le conclusioni sono state affidate a Fabio Melilli,
Presidente dell'UPI. Gli interventi dei vari relatori hanno avuto come tema
centrale l'importanza dell'istituzione Provincia ed è stata effettuata una
ricostruzione storica e giuridica di questo Ente. E' stato rimarcato il
passaggio da Ente autarchico ad Ente autonomo della Provincia e la nuova
funzione da attribuire a questa istituzione. E' stata affermata la natura di
'area vasta' che l'Ente Provincia va assumendo e la necessità di inglobare
tutte le attività che si sviluppano sul territorio provinciale quali gli ATO
idrici e dei rifiuti e quindi anche le strutture sanitarie
territoriale quali le AA.SS.LL.. A fronte poi delle varie voci che, negli ultimi tempi, si levano
a favore dell'abolizione delle Province si è ribadita la necessità di
rafforzare questo Ente e di procedere invece ad inglobare nella stessa le
funzioni che attualmente sono svolte da altre organizzazioni territoriali.
E' stata ribadita, infine, la necessità di evitare la costituzione di altre
Province in quanto tale percorso porterebbe, chiaramente, alla svalutazione
giuridica dell'Ente medesimo. (venerdì 14 marzo 2008
alle 16.19).
( da "AprileOnline.info"
del 14-03-2008)
Argomenti: Province
A. S. , 14 marzo 2008, 19:18 Programmi Mentre Veltroni forma un
gruppo di lavoro apposito per ridurre gli sprechi, Massimo Donadi
dell'Italia dei valori riassume ad "Aprileonline"
i termini dell'accordo di coalizione, da definire meglio sulla questione dei
finanziamenti pubblici ai partiti. Le proposte della sinistra
arcobaleno Inevitabile che la questione dei costi della politica,
portata alla ribalta dopo la pubblicazione - bomba del bestseller di Sergio
Rizzo e Gian Antonio Stella, "La Casta", finisse al centro della
campagna elettorale. E' notizia di oggi, riportata dal quotidiano "La
Repubblica", che il candidato premier del Partito democratico, Walter
Veltroni, ha costituito una commissione apposita per studiare il fenomeno e
tentare di "attaccarlo alla radice". Il costituzionalista Stefano Ceccanti, che coordina il gruppo di lavoro, prima di
parlare vuole attendere che sia stata stilata una relazione finale. Si sa delle proposte chiave, portate avanti dal segretario del Pd
anche durante la crisi di governo. Si vuole ridurre, in caso di conquista della
maggioranza, il numero dei parlamentari. E' circolata anche la voce che si stia
tentando di trovare il modo di ridurre il peso dei finanziamenti pubblici ai
partiti, dando più spazio ai privati. Comunque vada a finire, le proposte
saranno coerenti con l'accordo di massima trovato con l'altro partito della
coalizione, l'Italia dei valori. Ma la questione è ben presente anche nel
programma della "Sinistra arcobaleno", sotto
il titolo "Tagliare i privilegi, difendere la democrazia". Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla
Camera, l'ha ricapitolato con "Aprileonline".
Spiegando, soprattutto, che l'intesa tra Veltroni e i suoi è "salda"
per quanto riguarda la strategia di riduzione dei costi della politica, più improvvisata
nel settore dei contributi all'editoria e ai partiti. I costi
della politica, ha spiegato Donadi, Pd e Italia dei
valori, se dovessero andare al governo, li ridurranno anzitutto all'interno
"di un processo di revisione e riassetto della struttura istituzionale del
Paese, in particolare la revisione dell'attuale sistema di bicameralismo
perfetto. Fatto quello, ridurremo, dimezzandolo, il numero dei
parlamentari. La presenza di mille parlamentari oggi, per
come si è evoluta concretamente la Costituzione, è diventato un numero
eccessivo anche rapportato agli altri Paesi europei". In termini
economici, tuttavia, i costi parlamentari sono solo una piccola porzione delle
spese totali imputabili alla politica. Donadi ha
perciò elencato gli altri "punti d'attacco" dell'accordo:
"Stabilire un obbligo, accompagnato da benefici economici, di gestione
unificata dei servizi generali (il trasporto pubblico, gli uffici tecnici,
l'assistenza domiciliare) con il riferimento delle aree omogenee, in tutti i
comuni con meno di cinquemila abitanti". Secondo:
"Intendiamo ridurre di almeno il cinquanta per cento - lo consideriamo un
intervento minimo per ridare efficienza e competitività al sistema - il numero
delle società a partecipazione pubblica sia dello stato che degli enti locali.
Serve una privatizzazione maggiore, per quanto riguarda
queste attività". Infine, si pensa all' "l'abolizione
delle province nelle aree metropolitane e la
revisione, secondo criteri rigidissimi, dei requisiti per entrare a far parte
della categoria delle comunità montane. Devono essere pochissime, concentrate
nelle aree ad altitudine maggiore, con un'alta percentuale del territorio in
montagna. Vanno eliminate tutte le comunità montane in riva
al mare". Non riconducibile direttamente alla
politica è la questione del pubblico impiego, qui si è progettato un intervento
sulla base della stella polare della meritocrazia: "Vanno inseriti criteri
di valutazione per competenza, per merito e professionalità basati sul
raggiungimento di obiettivi. I giudizi devono essere
affidati a organi indipendenti, in modo che anche nella pubblica
amministrazione si comincino ad applicare criteri di meritocrazia".
Quanto ai finanziamenti pubblici all'editoria, Donadi ha ammesso che "non c'è stato tempo di andare
oltre una posizione che riteniamo ancora insoddisfacente, cioè quella di
rivedere strutturalmente i criteri per l'assegnazione dei fondi all'editoria,
con particolare riferimento all'editoria di partito. Anche
qui servono criteri oggettivi, deve essere garantita, ad esempio, un certo tipo
di diffusione e la separatezza tra il partito e la gestione del giornale".
Ma Di Pietro e i suoi non sono soddisfatti e, in caso di
vittoria, si batteranno per spostare l'asticella ancora di più verso il rigore:
"Noi in realtà vorremmo che fosse possibile, dopo le elezioni, andare
oltre questo compromesso che per mancanza di tempo abbiamo trovato. Siamo per l'abolizione completa di questi fondi, tout court, per
tutta l'editoria". L'ultimo punto, i rimborsi elettorali. L'Italia
dei valori concorda con il Pd sul fatto che siano, per la politica "il
male minore", visto che comunque garantiscono trasparenza. Tuttavia, Donadi vedrebbe bene, anche qui, l'introduzione di criteri
rigorosi, come quello del "tasso di democrazia interna" per aprire i
cordoni della borsa dello Stato nei confronti dei partiti. Anche la Sinistra
arcobaleno ha inserito nel programma la riduzione dei costi della politica,
inserendola in un'ottica di "discrasia" tra la crescita, nel Paese, delle
disuguaglianze e l'aumento dei privilegi dei politici. La sinistra propone la
diminuzione del numero dei consiglieri regionali e dei parlamentari e
l'adeguamento della retribuzione di questi ultimi alla media europea. Si vuole,
inoltre, sottrarre ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori
pubblici e, si legge, "stabilisca criteri che le amministrazioni devono
rispettare per garantire l'interesse pubblico e i principi del merito". Il
senatore Massimo Villone di Sinistra democratica, che
in questa legislatura si è occupato da vicino del problema, ad "Aprileonline" ha fatto un esempio di intervento:
"Ci sono vari punti di attacco, uno è la semplificazione istituzionale,
sfoltendo l'infinito sottobosco di società miste, le Spa con partecipazione
pubblica". Quanto alla questione dei finanziamenti
pubblici ai partiti e all'editoria, Villone ha
ammesso che il principio è giusto ma il problema esiste: "I rimborsi
elettorali sono riconosciuti in ragione del voto degli elettori, a prescindere.
Ma anche questo, come per l'editoria, è uno strumento che può favorire la
proliferazione dei partiti. Siamo di fronte a formazioni che non esistono e
hanno preso i rimborsi. Anche su questo punto ci sarebbe da
fare un intervento molto deciso".