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Spesa
pubblica da ridurre ( da "Nuova Venezia, La"
del 12-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: siamo in coda alle
graduatorie internazionali per la preparazione didattica dei nostri quindicenni
e per i tempi della giustizia civile). E che dire della
spesa in periferia? E' illuminante il caso delle Province. A torto o a ragione,
la maggioranza degli italiani è favorevole alla loro abolizione. E tuttavia, le
Province sono aumentate e non diminuite di numero;
Forza
italia si schiera contro l'abolizione delle
circoscrizioni ( da "Tirreno, Il"
del 12-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: indomani
dell'approvazione in consiglio comunale della mozione formulata dalla
Circoscrizione 6 contro l'abolizione delle Circoscrizioni decise dal Governo.
"Una norma inutile - scrivono ancora -, con risparmi minimi sul bilancio
dello Stato, che penalizza però enormemente la democrazia partecipativa del
Paese e in particolare della nostra città,
Sartor: a
Verona serve un piano di sviluppo
( da "Corriere
del Veneto" del 12-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Maurizio Sacconi
propone l'abolizione delle Province. Lei che ne pensa? "E'
un tema molto dibattuto. In linea di principio sono
d'accordo, ma quasi sempre alle enunciazioni non seguono azioni".
Lei si candiderà alle elezioni politiche? "Al momento questa decisione non
rientra tra le mie priorità".
ELEZIONI/
CONFESERCENTI: 10 LE PRIORITA' PER FAR FUNZIONARE PAESE
( da "Virgilio
Notizie" del 12-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract: si va dallo stop
agli sprechi (con l'abolizione delle province, la riduzione delle comunità
montane, la privatizzazione delle aziende municipalizzate) allo stop alla
burocrazia (entro 3 anni solo documenti telematici e meno dipendenti pubblici);
dalla lotta al caro-energia (meno vincoli, più incentivi e tempi rapidi per le
fonti rinnovabili,
( da "Nuova Venezia, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Province
Regione SPESA PUBBLICA DA RIDURRE SEGUE DALLA PRIMA Nel
quinquennio del governo Berlusconi, per esempio, la spesa pubblica è aumentata
nonostante tutti i proclami sullo "stato leggero" e sulla liberazione
del sistema economico dal peso della burocrazia. L'economista Siniscalco,
nell'intermezzo in cui resse il ministero dell'Economia tra il primo e il
secondo Tremonti, adottò una regola importata dall'Inghilterra che imponeva a
ogni ministro di tagliare del 2% annuo le spese del proprio dicastero, ma ottenne
solo un risibile rinvio di breve durata della spesa. Sorte migliore, ma
sicuramente sotto le speranze, ha avuto la manovra del ministro Padoa-Schioppa con la Finanziaria 2007, che chiedeva ai
ministri di proporre riduzioni o miglioramenti di spesa su una quota di fondi
assegnata ma temporaneamente bloccata. Sul fronte specifico del pubblico
impiego, voce determinante per la spesa complessiva e per il funzionamento
dello Stato, gli interventi del passato sono stati peggio che inutili: sono
stati dannosi. Il blocco delle assunzioni ha originato un insieme scoordinato
di deroghe e un vasto ricorso al precariato. Ma ora i precari premono per
essere assunti in ruolo, nella migliore delle ipotesi mediante concorsi
riservati o con forti agevolazioni, che minano di fatto
il principio costituzionale dell'accesso al pubblico impiego attraverso
concorso. Ancora peggio il blocco degli stipendi, aggirato da una pratica
diffusa di promozioni che non solo ha annullato il risparmio finanziario
atteso, ma ha anche e soprattutto sconvolto la struttura degli uffici,
generando un'incoerenza organizzativa che richiederà anni per essere sanata.
Quando poi si passa dai grandi aggregati di spesa all'analisi dei singoli
ministeri, la situazione appare affrontabile solo con interventi chirurgici,
sia pure stemperati da adeguati periodi transitori: troppe guardie carcerarie,
troppi insegnanti, troppi tribunali, oltretutto con risultati spesso
insoddisfacenti (siamo in coda alle graduatorie
internazionali per la preparazione didattica dei nostri quindicenni e per i
tempi della giustizia civile). E che dire della spesa in periferia? E'
illuminante il caso delle Province. A torto o a ragione, la maggioranza degli
italiani è favorevole alla loro abolizione. E tuttavia, le Province sono aumentate
e non diminuite di numero; e sono aumentate con voti palesi in
Parlamento. Segno che, ogni volta, la piccola lobby che sosteneva una nuova
Provincia ha ottenuto il consenso di un numero sufficiente di parlamentari,
ovviamente con impegno di ricambiare. E' l'ennesima prova del paradosso dei
nostri atteggiamenti politici, che ci fanno invocare a gran voce le regole ma
solo per gli altri. In questa situazione, riuscire a diminuire il livello della
spesa pubblica e aumentarne la qualità rischia di apparire allo stesso tempo
indispensabile e impossibile. Come uscirne? Da alcuni mesi è in attività la
commissione tecnica per la Finanza pubblica, che ha pubblicato il libro verde
sulla spesa pubblica, con la denuncia di tante cose che non vanno, e un
"Rapporto intermedio" con le prime ricette per "spendere meno e
spendere meglio". Da presidente della commissione, le ritengo proposte
valide. Ma la rete di interessi colpiti appare così vasta e potente (e spesso
rispettabile, dato che sulle regole vigenti, buone o cattive che siano, molti
dipendenti pubblici hanno fatto le loro scelte di vita) da vanificare ogni
tentativo che non sia sostenuto da una vasta e ferma adesione dell'opinione
pubblica e delle forze politiche. In conclusione, servono buone idee, ma serve anche
e soprattutto una larga intesa su alcune linee fondamentali di riforma
dell'apparato pubblico. Gilberto Muraro.
( da "Tirreno, Il" del 12-02-2008)
Argomenti: Province
Pisa Forza Italia si schiera contro l'abolizione delle
circoscrizioni PISA. "Un minimo di dissenso, subito soffocato, c'è stato,
ma più in generale il centro sinistra pisano non ha commentato, rimanendo in un
assordante silenzio, l'abolizione delle Circoscrizioni nei Comuni inferiori ai
centomila abitanti, e quindi anche nel nostro". Questo sostengono i
consiglieri comunali di Forza Italia Riccardo Buscemi,
Giovanni Garzella, Roberta Luperini e Mariano
Tramontana all'indomani dell'approvazione in consiglio
comunale della mozione formulata dalla Circoscrizione 6 contro l'abolizione
delle Circoscrizioni decise dal Governo. "Una norma inutile - scrivono
ancora -, con risparmi minimi sul bilancio dello Stato, che penalizza però
enormemente la democrazia partecipativa del Paese e in particolare della nostra
città, che rende la politica sempre meno accessibile alla base. Cosa
sarebbe successo se fosse stato Berlusconi ad abolire le Circoscrizioni? La rivoluzione, con cortei, scioperi e proteste".
Secondo i quattro consiglieri "Il partito democratico ha liquidato il
decentramento amministrativo: per settimane abbiamo chiesto un'assemblea
congiunta del consiglio comunale e di tutti consigli di Circoscrizione, ma la
proposta non è mai stata presa in considerazione".
( da "Corriere del Veneto" del
12-02-2008)
Argomenti: Province
Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data:
2008-02-12 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Sartor: a Verona serve un piano di
sviluppo Il vice di Padoa Schioppa:
si liberano spazi immensi. Occorre una pianificazione equilibrata Il Professore
tornerà a insegnare all'università scaligera. "Sono stato lontano da
Verona più di quanto volessi" ROMA - Non ci si può sbagliare: Nicola Sartor è quello lungo lungo, magro magro. Nella foto di gruppo
del governo uscente il sottosegretario all'Economia, con delega alla
Finanziaria, spicca su tutti per altezza, ma se non fosse per questo sarebbe il
più invisibile. Al fianco del ministro Tommaso Padoa-
Schioppa ci è arrivato non perché eletto alla Camera
o al Senato, ma in qualità di esperto di finanza pubblica, di docente di
Scienze delle finanze nell'ateneo veronese, cui tra qualche settimana tornerà
ad insegnare. Sartor è davvero uomo ombra, cui sono
state delegati gli incarichi più riservati. In Parlamento, durante le faticose
sedute della finanziaria, ha schivato elegantemente, ma con fermezza, gli
approcci dei giornalisti pronti a carpirgli qualche notizia. Al termine di
questi venti mesi di lavoro "romano" che l'hanno tenuto lontano da
Verona "più di quanto volessi", il professore traccia un bilancio
"positivo " della sua esperienza: "Abbiamo varato due
Finanziarie, l'ultima approvata in Senato in prima lettura e senza
fiducia". Professor Sartor, secondo lei il
Veneto può dirsi soddisfatto delle misure prese dal governo? "Una
premessa: non sono un parlamentare, né tra le mie deleghe figurano specifiche
attribuzioni che concernano il Veneto. Tuttavia vorrei
ricordare il mio impegno perché fosse inserito nella finanziaria per il 2007 un
importante stanziamento per le infrastrutture viarie venete". Vi
sono stati altri interventi? "Con le due Finanziarie abbiamo sviluppato
nell'ambito del patto di stabilità un percorso per premiare gli Enti locali
virtuosi, che nel Veneto, per fortuna, sono numerosi ". Tuttavia gli
imprenditori sono scontenti. Come lo spiega? "Bisogna
capire bene le ragioni. Uno dei problemi dell'economia industriale
veneta è costituito dalle difficoltà della crescita dimensionale delle piccole
e medie imprese e anche dal loro assetto proprietario. La
politica economica può venire in aiuto dei processi aggregativi, anche con
misure fiscali, per esempio sospendendo le imposte sulle plusvalenze prodotte
dalle nuove aggregazioni". Lo sa che la chiamano "mani di
forbice"? "Un'etichetta immeritata. Il mio
ruolo nel governo è stato quello di garantire che le manovre rispettassero gli
equilibri di finanza pubblica. Ciò è avvenuto con interventi articolati e
selettivi che hanno incluso anche maggiori spese: si
pensi alle infrastrutture e agli interventi di equità sociale". A Verona
le rimproverano di non aver fatto nulla per sostenere l'ateneo. E' così? "Il rettore Alessandro Mazzucco sa che il nostro intendimento
è stato quello di premiare gli atenei migliori, tra i quali c'è sicuramente
quello veronese. Nella finanziaria si è avviato un processo di
attribuzione selettiva delle maggiori risorse che genererà comportamenti sempre
più virtuosi. Per quel che riguarda i fondi che sono stati
tagliati dalla decisione parlamentare, e non dal governo, mi auguro che il
prossimo possa ripristinarli in assestamento, così come era intenzione di
questo governo che si è impegnato a farlo con l'approvazione di un ordine del
giorno ". In città c'è dibattito sul mancato polo finanziario e sul
ruolo della Fiera. Il futuro di Verona come lo si deve costruire? "Verona ha una grande qualità: l'estrema diversificazione
della sua attività economica e finanziaria, che le ha consentito di superare
periodi difficili, caratterizzati da crisi settoriali. Ma questo sistema
può costituire un limite in certi momenti, perché potrebbe rendere più
difficile il raggiungimento di un accordo sullo sviluppo futuro. Le risorse
potenziali ci sono, e sono enormi. Aggiungo che in città si
stanno liberando spazi immensi, che possono consentire uno sviluppo equilibrato
dei vari settori". Maurizio Sacconi propone
l'abolizione delle Province. Lei che ne pensa? "E' un
tema molto dibattuto. In linea di principio sono
d'accordo, ma quasi sempre alle enunciazioni non seguono azioni".
Lei si candiderà alle elezioni politiche? "Al momento questa decisione non
rientra tra le mie priorità". Ma se dovesse indicare una priorità
per Verona cosa suggerirebbe? "Insisto sul potenziamento
delle infrastrutture di comunicazione su gomma, ferro e sull'aeroporto, con
grande attenzione all'impatto ambientale. Circa
l'aeroporto, su sollecitazione del deputato veronese Federico Testa, abbiamo
realizzato un risultato positivo agevolando il passaggio da militare a civile
dello scalo bresciano". Rosanna Lampugnani
Da sinistra a destra: Fogliardi, Bonfrisco,
Bedoni (dietro), Valpiana, Padoa Schioppa, Sartor e Fratta Pasini.
( da "Virgilio Notizie" del 12-02-2008)
Argomenti: Province
12-02-2008 14:32 Con partiti vogliamo confronto concreto.
No promesse da marinai Roma, 12 feb. (Apcom) - La Confesercenti di Marco Venturi chiede ai partiti che si
apprestano a varare i programmi elettorali un "confronto aperto e
concreto" su un pacchetto di 10 priorità che arrivano dal mondo delle pmi. E li avverte: no alle promesse da marinai,
l'associazione dei commercianti è pronta a "mettere alla gogna" chi
fa promesse e poi le disattende. Sono dieci le priorità da perseguire secondo
la Confesercenti: cinque 'stop' agli ostacoli che
"impediscono la crescita" come gli sprechi della spesa pubblica, la
burocrazia che soffoca le pmi, il
caro energia, il fisco esoso, la criminalità. Ma anche cinque richieste
per 'decidere' su "nodi cruciali": dalle
infrastrutture alle politiche per i giovani, dal sostegno alle pmi, all'ambiente, al rilancio del turismo. "I partiti
- sottolinea Venturi - sappiano che non ci accontentiamo più di qualche
concessione, vogliamo un paese che funziona ed una classe politica e di governo
che rispetti i programmi e che sappia anche trovare convergenze su alcuni
grandi temi come le riforme e la politica internazionale". "Ora -
afferma il presidente di Confesercenti - è tempo di
svolte e cambiamenti profondi in grado di assicurare stabilità,
di non bloccare più un paese già in affanno, di recuperare ritardi drammatici a
cominciare dalla innovazione e dalla competitività". Queste le dieci
priorità: si va dallo stop agli sprechi (con l'abolizione
delle province, la riduzione delle comunità montane, la privatizzazione delle
aziende municipalizzate) allo stop alla burocrazia (entro 3 anni solo documenti
telematici e meno dipendenti pubblici); dalla lotta al caro-energia (meno
vincoli, più incentivi e tempi rapidi per le fonti rinnovabili, meno
accise sui carburanti) alla battaglia contro il "fisco esoso" (taglio
Ire/Ires per pmi, fisco
premiale per chi investe in innovazione e tecnologie, esenzione Irap fino a
15.000 euro, lotta all'abusivismo); infine lo stop alla criminalità (più
poliziotti nelle strade, più certezza delle pene, premiare chi denuncia
taglieggiatori ed usurai, sostenere associazioni antiracket ed antiusura).
Quanto alle scelte cruciali per il Paese: ci sono le infrastrutture (task force per completare le opere, realizzare rapidamente le
vie del mare, la TAV e l'autostrada SA-RC), i giovani (un 'conto
risparmio' per la formazione, dotarli di computer e
di internet, incentivarli ad aprire nuove pmi,
frenare la fuga dal Mezzogiorno); le pmi (incentivi
per la costruzione di centri commerciali naturali, meno tasse locali, sconti
fiscali per l'energia, computer ed internet per tutte le pmi);
il turismo (allungare la stagionalità, abbattere tasse e tariffe locali,
sostenere gli hotel per dotarsi di TV satellitare, centri benessere, animazione
e favorire l'acquisto delle stesse strutture alberghiere. Ridurre il costo
dell'energia elettrica nella bassa stagione); l'ambiente (agevolazioni shock
per riconversioni edifici e nuove costruzioni, apertura e funzionamento
depuratori, raccolta differenziata rifiuti).