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toARTICOLI DEL 12-15 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Province (4)
ASCOLI Nuova Provincia di Ascoli a rischio fallimento? E'
l'inquietante scenario emerso nel summit (
da "Messaggero, Il (Marche)" del 12-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Intanto sul quotidiano nazionale "Libero" è rimbalzata ancora una volta l'intenzione del nuovo governo di andare verso un'abolizione, seppure graduale, delle Province. Secondo alcuni studi condotti a livello centrale, la soppressione di questi enti comporterebbe un risparmio di circa 10 miliardi per le casse dello Stato.
Perchè le Province (
da "Tribuna di Treviso, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: In questo modo si potrebbe conseguire sia l'obiettivo di un minor numero di Comuni che l'abolizione delle Province, con apprezzabili risparmi economici (per di più strutturali), senza, io credo, un peggioramento delle prestazioni, né una riduzione della democrazia politica locale, che manterrebbe comunque la sua pluralità di sedi.
FIDUCIA: CASINI, PRIORITA' A SICUREZZA, QUOZIENTE
FAMILIARE, RIFIUTI ( da "Asca"
del 14-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: la ristrutturazione della spesa, l'abolizione delle province e del Cnel. Sono questi i temi su cui l'Udc attende al varco il governo, illustrati a Montecitorio dal leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, nel corso della sua dichiarazione di voto sulla fiducia. Nel ribadire che fara' ''un'opposizione repubblicana'', Casini ha sottolineato che '
Negoziare con realismo (
da "Opinione, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: senso non è del tutto negativo che la Lega si sia espressa contro l'abolizione delle province (che pure è nel programma del Pdl), poiché un'eventuale rinuncia a questi enti sostanzialmente svuotati può diventare materia di scambio in vista di una riduzione dei trasferimenti da Nord a Sud e, soprattutto, di una vera autonomia regionale in tema di definizione degli oneri tributari.
( da "Messaggero, Il (Marche)" del 12-05-2008)
Argomenti: Province
Dell'associazione
"Provincia Nova". A lanciare l'allarme del "post divisioni"
è l'ex segretario generale di Palazzo San Filippo Giovanni Alleva. Mentre parla
Alleva scende il gelo tra i presenti nella sala Docens. "E' stato previsto
come sarà il bilancio futuro dell'ente? chiede Alleva Si parla tanto di
accordi, immobili e divisioni, ma credo che bisogna analizzare anche come
saranno i conti delle due nuove Province. Penso al rapporto tra le spese e le
entrate per continuare poi con la previsione o meno di un dissesto
finanziario". Le considerazioni di Alleva allarmano i vertici di
"Provincia Nova" a partire dal coordinatore Nazzareno Galanti.
"Credo che sia opportuno aggiunge Alleva certamente "tecnico"
autorevole che le deliberazioni della giunta provinciale sulle divisioni
tengano conto anche dei bilanci futuri dell'ente provincia". Tra le voci
che destano più preoccupazione resta quella fissa del personale anche alla luce
delle stabilizzazioni annunciate. Si tratta di un capitolo di spesa che potrebbe
impegnare addirittura la metà delle spese totali di palazzo San Filippo. Su
questo tema un campanello di allarme era stato lanciato anche dal consigliere
provinciale,Massimiliano Brugni sulla base della relazione dei revisori dei
conti della Provincia. Il rischio è quello di ingessare il bilancio con spese
destinate ad aumentare in futuro quando verrà meno la compartecipazione di
altre risorse come i fondi europei. Si attende intanto la riunione dei 33
sindaci dell'ascolano prevista per domani pomeriggio. Si spera in una presenza
massiccia dei primi cittadini poiché la divisione con Fermo e la costruzione
del nuovo ente non interessa naturalmente solo Ascoli ma tutti i Comuni.
Toccherà poi al sindaco Piero Celani accogliere o meno l'invito lanciato dal
coordinatore provinciale del Pd, Mauro Gionni, ad aderire alla controproposta
sulla divisione dei beni. All'invito di Gionni sono arrivati segnali di
apertura sia dal coordinatore provinciale di Forza Italia, Vittorio Santori,
sia da quello di Alleanza Nazionale Guido Castelli. Un accordo bipartisan sulla
separazione metterebbe al riparo i partiti dall'usare le divisioni come oggetto
di scontro e rivendicazione nella prossima campagna elettorale. Resta anche da
vedere cosa farà la Regione Marche tirata in ballo dal consigliere regionale
Guido Castelli per aiutare Ascoli e Fermo nel processo di separazione.
"Non può non intervenire di fronte ad un problema così grande",
ripete Castelli. Intanto sul quotidiano nazionale
"Libero" è rimbalzata ancora una volta l'intenzione del nuovo governo
di andare verso un'abolizione, seppure graduale, delle Province. Secondo alcuni
studi condotti a livello centrale, la soppressione di questi enti comporterebbe
un risparmio di circa 10 miliardi per le casse dello Stato.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Province
Perchè
le Province devono sopravvivere Ogni tanto, a periodi alterni, ritorna il
"fatidicc" interrogativo se abolire o meno le Province. Per la mia
esperienza di consigliere provinciale (negli anni '80 e '90), periodo nel quale
sono cresciute competenze ed attribuzioni dell'Ente, sarei orientato a favore
di chi si esprime per tenerle in vita, in quanto hanno assunto un ruolo
difficilmente sostituibile di programmazione e gestione di importanti fattori
territoriali, nel rapporto fra Regione e comunità locali (comuni ed
associazioni di comuni di vario genere). La Regione "pensa" e opera
per settori, e molto meno per ambiti territoriali. Le Province esprimono perciò
la possibilità di tradurre a livello territoriale le decisioni regionali sui
grandi aggregati di spesa e la capacità di interpretare ed organizzare le
esigenze anche puntuali del territorio di competenza. Altra cosa sarebbe se si
arrivasse a ridisegnare l'intero assetto istituzionale locale - ma non è
decisione che si possa prendere in loco - nella fattispecie riducendo
riducendodrasticamente il numero dei Comuni. Ciò significa che la Provincia di
Treviso dovrebbe avere 15 o 20 Comuni, o anche meno, quindi sistemi
istituzionali locali con un peso programmatorio e gestionale molto più
consistente, capaci di misurarsi direttamente con l'Ente Regione. In questo modo si potrebbe conseguire sia l'obiettivo di un minor
numero di Comuni che l'abolizione delle Province, con apprezzabili risparmi
economici (per di più strutturali), senza, io credo, un peggioramento delle
prestazioni, né una riduzione della democrazia politica locale, che manterrebbe
comunque la sua pluralità di sedi. E' solo una provocazione? La logica
istituzionale, comunque, coincide di rado con il concreto funzionamento dei
processi istituzionali stessi. E in Italia "togliere" qualcosa a
livello di apparato pubblico è, come noto, una delle imprese più difficili.
Tiziano Gava E-mail Dal governo mi aspetto tutto il male possibile Si fa un
gran parlare di quello che sarà il nuovo governo. "Ognuno ha il governo
che si merita, dicono. E questa volta ce lo meritiamo davvero, più nel male che
nel bene. Sarà così, ma come la mettiamo con i ministri leghisti: Bossi,
Calderoli (quello dei maiali e delle magliette), Maroni (quello con gli
occhiali rossi) e Zaia (quello degli asini e dei muli per le aiuole), che hanno
sempre rinnegato lo stato italiano, la bandiera tricolore italiana? Hanno
sempre lamentato di Roma ladrona, di potere di Roma, perché, si sa, loro sono
quelli del "federalismo fiscale"! Sono quelli che lottano per la
sicurezza, contro gli stranieri... avete visto a Verona? Non hanno un sindaco
leghista? Eppure i cinque giovani che hanno quasi ucciso un ragazzo sono
italiani, addirittura veronesi. Ebbene, questi bravi leghisti che siederanno al
governo in qualità di ministri, con quale faccia tosta giurano fedeltà allo stato
italiano (che loro rinnegano), alla Costituzione italiana (che loro non
riconoscono) di fronte al nostro presidente Napolitano, che come più volte
hanno detto, specialmente tramite il loro leader Berlusconi, è un comunista?
Quante contraddizioni... credo proprio che mi divertirò parecchio. Antonia
Calore E-Mail Sgarbi contro Travaglio un solo aggressore Ho visto "Anno
zero", poi mi è capitato di leggere su alcuni giornali che riferivano
sulle polemiche seguite a quella trasmissione e dove si scriveva che era
scoppiata una specie di rissa fra Sgarbi e Travaglio, dove reciprocamente si
scambiavano insulti. Allora mi è venuto davvero di dubitare di essere cieco e
sordo, perchè a me, anche con tutta la più buona volontà, non è riuscito di
cogliere nessuna reciprocità in quei momenti aggressivi che si sono visti in
quella trasmissione, ho visto soltanto, da un lato, Sgarbi che, come unica
modalità espressiva, usava l'insulto ed i toni gridati, mentre dall'altro
Travaglio che cercava pacatamente di sviluppare le sue argomentazioni e subendo
anche in modo impassibile insulti pesanti e gratuiti, certamente anche
difficili da sopportare, un'impassibilità certo agita per impedire che la
trasmissione degenerasse completamente. Con questo modo di riportare i fatti, sempre
ammesso che non sia cieco e sordo, non mi pare ci sia poi molto da stupirsi per
le critiche molto radicali che in questo periodo vengono rivolte
all'infomazione, penso che se si fa della cronaca o la si fa coerente e
rispettosa della realtà o forse sarebbe meglio non farla del tutto. Tornando
alle polemiche agitate da Sgarbi, stimolate dagli insulti pronunciati da Grillo
e che si erano visti in quella trasmissione e rivolti in particolare al
presidente Napolitano e a Veronesi, mi pare innanzitutto che la presenza di
Sgarbi a "Anno zero" volesse essere soprattutto provocatoria. Insomma
una presenza decisa ad impedire ogni dialettica civile e probabilmente intesa a
criminalizzare quella stessa trasmissione, così da mettere in moto dei pretesti
(anche se ora come ora per certe azioni non mi pare neppure più si cerchino
pretesti) per procedere alla sua prossima soppressione. Fra i tanti che
potrebbero essere critici verso gli "insulti" di Grillo, e
indirettamente verso la trasmissione che li ha veicolati, Sgarbi mi pare
proprio il meno indicato, mi pare anzi che sia proprio lui il massimo
esponente, lo sdoganatore, della "TV insulto" e non solo TV. Mi pare
che sia proprio lui che sull'insulto e sui toni gridati ha costruito, almeno
per un certo periodo, la sua fortuna televisiva e che per tanti anni ha
condotto una trasmissione dove, senza alcun contraddittorio, non faceva che
insultare tutto e tutti nei modi più estremi. Solo per questo fatto credo che
questo tipo di critica da parte sua sia inopportuna e che lui sia il meno
indicato per scandalizzarsi degli insulti altrui. Sergio Canel Col San Martino
Quel giovane ammazzato dal "fuoco amico" Nicola Tommasoli è morto,
massacrato a pugni e calci, per una sigaretta negata. Ad ammazzarlo non è stato
il solito rumeno, né la macelleria balcanica. E' stato "il fuoco
amico": cinque ragazzi veneti doc, bravi ragazzi, anche se un pò
esuberanti, direbbe quello che "aplica el fasismo y el catolicismo").
Teste vuote: bulli in piazza; violenti allo stadio; stranieri in famiglia.
Figli del nostro tempo: troppo coccolati e giustificati; raramente educati e
responsabilizzati. Certo, è più facile vendere illusioni e seminare odio, che
formare coscienze. E, nel breve periodo, sembra rendere di più. Ma, prima o
poi, arriva il conto: salato e spesso tragico. E...a chi capita, capita! Anche
se non c'entra. Sarebbe il caso, di tanto in tanto, di offrire ai nostri
giovani - invece di alcol; velocità; discoteca; curva sud; illusioni - di
offrire, dicevo, un pizzico di sale; di calma; di riflessione; di cultura.
Sempre che ce ne siano rimasti. Ernesto Pavan Povegliano.
( da "Asca" del 14-05-2008)
Argomenti: Province
(ASCA) -
Roma, 14 mag - La sicurezza, il quoziente familiare, l'emergenza rifiuti. Ma
anche: una spinta alle liberalizzazioni, la
ristrutturazione della spesa, l'abolizione delle province e del
Cnel. Sono questi i temi su cui l'Udc attende al varco il governo, illustrati a
Montecitorio dal leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, nel corso della sua
dichiarazione di voto sulla fiducia. Nel ribadire che fara' ''un'opposizione
repubblicana'', Casini ha sottolineato che ''e' difficile dissentire
dalle dichiarazioni programmatiche del governo, ma il problema non e' cosa
fare, ma come fare''. Quindi, ''condividiamo l'idea che la sicurezza sia
un'emergenza nazionale. Ma pensateci bene se fare un decreto o un disegno di
legge. Se tutta l'opposizione facesse ostruzionismo, dimostrerebbe una totale
irresponsabilita'''. Dopo aver sentito parlare di misure molto dure, il leader
dell'Udc chiede ora un ''collegamento con provvedimenti duri anche contro il
lavoro nero e lo sfruttamento di persone in condizioni di bisogno. Lo Stato non
puo' essere forte coi deboli e debole con i forti''. Sulla ''questione
demografica'', Casini ha chiesto al governo di ''dire 'si' al quoziente
familiare, la grande trasformazione a favore della famiglia italiana''. ''Il
bonus bebe' e' invece un palliativo''. Nell'intervento, un accenno anche al
nucleare, con l'invito a tornare a questo tipo di energia e alle
liberalizzazioni. Per il leader Udc, bisogna tornare a ''costruire le centrali
in Italia e non in Albania'', dire ''basta alla politica dei 'no' ai
rigassificatori'' e avviare con piu' convinzione le liberalizzazioni, da
realizzare ''a partire dai servizi pubblici locali, a partire dal ddl della
Lanzillotta, perche' in Italia abbiamo le tariffe piu' alte d'Europa proprio
perche' c'e' il monopolio dei servizi pubblici locali''. Infine, l'economia.
Casini sostiene che ''partire dalla riduzione delle entrate e non dalla
riduzione della spesa non e' un bel segnale. E' giusto abolire l'Ici, ma senza
un provvedimento preventivo di nuove risorse si obbligano i comuni ad aumentare
le tasse. Abolire le province o il Cnel sarebbe stato
invece un segnale molto forte''. Sulle pensioni, un invito a stare attenti, ''perche'
sappiamo tutti che il sistema cosi' com'e' non regge e sappiamo anche che, se
vogliamo fare le grandi riforme dobbiamo incidere sui centri di spesa''.
val/leo.
( da "Opinione, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Province
Oggi è
Gio, 15 Mag 2008 Edizione 95 del 15-05-2008 FEDERALISMO FISCALE E' cruciale il
ruolo del Sud Purché non sposi posizioni conservatrici Negoziare con realismo
di Carlo Lottieri Negli anni scorsi, in qualsivoglia dibattito si trovassero,
gli esponenti leghisti erano soliti togliersi d'impaccio in modo un po'
semplicistico evocando le virtù taumaturgiche del federalismo. Di fronte a
qualsivoglia difficoltà la risposta era sempre la medesima: "basterebbe
riformare l'Italia in senso federale, e le cose andrebbero diversamente".
E nella sostanza quelle parole dicevano il vero. Una riforma istituzionale in
senso radicalmente federale è infatti destinata a creare uno spazio di
concorrenza istituzionale capace di porre le premesse per cambiamenti molto
positivi. Questo è particolarmente vero quando si parla di fisco e finanza
pubblica, dato che in questo caso ? oltre ad avere sistemi fiscali e bilanci in
competizione tra loro ? si finisce pure per predisporre un meccanismo di
responsabilizzazione degli enti locali. Se l'amministratore che spende deve
prima chiedere direttamente ai propri concittadini i soldi di cui ha bisogno, è
più difficile che si abbiano sprechi e iniziative inutili, privilegi
ingiustificati e parassitismi. Nell'Italia del 2008, ovviamente, una riforma
fiscale in senso federale è però molto difficile da realizzare a causa di
resistenze di varia natura. Se negli anni scorsi c'era anche (o soprattutto)
un'opposizione di carattere ideologico, oggi le cose sono cambiate e la parola
"federalismo" non suscita più l'orticaria alla maggioranza degli
italiani. Il nazionalismo post-fascista è definitivamente declinato, essendo
stato rigettato perfino da quanti continuano a restare fedeli a una certa idea
di destra (come è attestato dalla candidatura di un federalista "doc"
come Giancarlo Pagliarini nelle liste di Francesco Storace e Daniela
Santanché). Fortemente avversa ai processi di "privatizzazione"
implicita che stanno al fondo del federalismo resta certo la sinistra estrema,
ma ora ha altro a cui pensare, dato che rischia un lungo periodo di
emarginazione. Se almeno in astratto quasi nessuno si dice avverso al
federalismo, le difficoltà rimangono ? e rilevanti ? sul piano dei concreti
interessi in gioco. Qualunque riforma che metta in discussione la finanza
pubblica attuale è destinata a ridurre il flusso di risorse che lascia il Nord
per sostenere la spesa pubblica nel Sud: non solo e non tanto servizi
fondamentali come sanità o scuola, ma soprattutto quell'insieme di misure
sostanzialmente assistenziali (e spesso pure clientelari) che permettono ad
alcune regioni meridionali di reggere pur in presenza di una disoccupazione
altissima e, soprattutto, anche se non vi sono che pochi e sparuti insediamenti
produttivi: nell'industria o nei servizi. Il cosiddetto "modello
Lombardia" sta già suscitando apprensioni, perché tenere in Lombardia, in
Emilia e in Veneto l'80% dell'Irpef significa creare enormi problemi a quanti
vogliono continuare a finanziare baracconi post-democristiani come Sviluppo
Italia. Ma in questa situazione il rischio è che la situazione si blocchi e non
emerga una soluzione condivisa. Bisogna dunque chiedersi se oggi sia davvero
prioritario limitarsi a spostare denaro dalle casse dello Stato a quelle degli
enti pubblici locali (perché questo è ciò che produrrebbe il "modello
Lombardia"), senza minimamente intaccare il centralismo fiscale: dato che
le modalità e l'entità del prelievo resterebbero interamente nelle mani di
Roma. (Anche se non se ne avvede e sebbene possa apparire paradossale, chi
avrebbe davvero da guadagnare da una tale "cura da cavallo" è proprio
il Mezzogiorno, perché un taglio così significativo dei trasferimenti
spingerebbe verso una crescita della produttività reale e innescherebbe
cambiamenti molto positivi.) Il Nord ha però bisogno soprattutto di una piena
autonomia dei propri enti locali: e quindi di un federalismo competitivo. Ma
pure le regioni del Sud devono veder diminuire le risorse pubbliche a
disposizione dei loro uomini politici (responsabili di una larga parte dei
problemi di tali aree) e poter al tempo stesso definire proprie strategie: ad
esempio creando aree di esenzione fiscale per chi investe da fuori. Devono
soprattutto uscire da quell'irresponsabilità della spesa pubblica che
caratterizza i sistemi basati sulla finanza derivata e quindi non possono
accontentarsi del "modello Lombardia". Nella fase di conflitto e/o
negoziazione che si aprirà, è quindi fondamentale sapere verso dove ci si
intende dirigere e cosa si è disposti a sacrificare. In tal senso non è del tutto negativo che la Lega si sia espressa contro
l'abolizione delle province (che pure è nel programma del Pdl), poiché un'eventuale rinuncia
a questi enti sostanzialmente svuotati può diventare materia di scambio in
vista di una riduzione dei trasferimenti da Nord a Sud e, soprattutto, di una
vera autonomia regionale in tema di definizione degli oneri tributari.
Sempre in questa prospettiva tattico-strategica, c'è pure da domandarsi se
perfino non sia ragionevole pretendere un po' meno in tema di riduzione dei
trasferimenti: accettando, ad esempio, una qualche perequazione per una fase
temporale limitata. Tale sacrificio va però fatto solo in vista di una riforma
strutturale che sia ben più radicale del "modello Lombardia": che
adotti lo schema di Dwight R. Lee (tutta la tassazione alle regioni) o quello
svizzero (che delinea tre livelli distinti di tassazione: federale, cantonale e
comunale). Quella che sta per partire sarà una partita difficile e la Lega vi
giocherà un ruolo importante. Senza Umberto Bossi la questione del federalismo
non sarebbe mai divenuta parte del dibattito pubblico e si tratta per giunta
della "ragione sociale" di un movimento che è uscito vincente dalle
ultime elezioni e deve saper soddisfare le attese di chi l'ha votato. Se questo
non dovesse succedere, la delusione del Nord sarebbe immensa. Ma ci saranno
anche altri attori: a cominciare dai parlamentari settentrionali del Pdl e
della stessa opposizione, che potrebbero trovare un loro spazio di manovra se
sapranno appunto interpretare un ruolo che sappia proporre una mediazione
intelligente, sulla falsariga di quanto sopra si è detto. È pure cruciale che
le forze politiche, sociali e culturali del Mezzogiorno non sposino posizioni
grettamente conservatrici un tempo interpretate da Clemente Mastella e che ora
potrebbero trovare in Raffaele Lombardo il loro interprete. Il federalismo
fiscale competitivo arriverà se vi saranno attori politici in grado di
comprendere verso dove ci si deve dirigere e se costoro sapranno contare ?
insieme alla fortuna che sempre deve arridere agli audaci ? su quel realismo
necessario per condurre in porto il progetto. Perché ormai, o si disfa
l'Italia, o si affonda. (Terza parte - fine) La prima e la seconda parte sono
state pubblicate venerdì 9 maggio e martedì 13 maggio.