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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (5)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Provincia, asse Penati-Lega ( da "Giorno, Il (Brianza)" del 08-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: intervenuto ieri pomeriggio all'inaugurazione ufficiale della nuova sede operativa di piazza Diaz 1. Ha parlato prima di lui il sindaco Marco Mariani, leghista doc che non usa mezzi termini quando il dibattito affronta il tema dell'abolizione delle province. "In Italia ci sono tante province fuffa ma giù le zampe dalla Brianza - dice Mariani -.

Udine, ecco tutti gli uomini del presidente Fontanini ( da "Padania, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: i nostri concittadini si sono fatti un idea debole della Provincia. Nel dibattito pubblico si fa sempre più strada l ipotesi che le Province siano enti inutili e che la loro abolizione porterebbe a significativi risparmi della spesa pubblica. Penso che per arginare questo modo sbagliato di concepire il ruolo del nostro ente sia indispensabile un rilancio,

Corrono le entrate delle Province ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 09-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: I presunti "risparmi" che si avrebbero con l'abolizione delle Province dunque sembrano pochini dato che riassegnando a Comuni o alle Regioni le molte funzioni e opere oggi di competenza provinciale le relative spese, e il personale addetto, dovrebbero comunque trovare una ricollocazione negli altri enti.

Comunità montane: riordino sì, abolizione no ( da "Denaro, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione no Nando Morra E' all'ordine del giorno del Consiglio Regionale della Campania la traduzione legislativa degli obiettivi e delle norme posti dalla "Legge n. 244, Finanziaria 2008" per la parte che riguarda le Comunità Montane. E' un traguardo da cogliere per non soccombere sotto le misure sostitutive del governo.

E' ORMAI certo che la Comunità Montana della Riviera Spezzina chiuder&# ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 11-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ecco come la pensa il parlamentare azzurro: "Le province sono un livello di governo necessario. Chi parla si abolizione delle province lo fa per demagogia. Non sono le province l'origine degli sprechi nella pubblica amministrazione, ma per esempio tutta quella serie di enti di area vasta come gli ambiti territoriali ottimali o gli enti parco.


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Provincia, asse Penati-Lega (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Brianza)" del 08-05-2008)

Argomenti: Province

MONZA pag. 5 Provincia, asse Penati-Lega La proposta: un posto per la Brianza al tavolo dell'Expo AUTONOMIA IN PERICOLO di MARTINO AGOSTONI FILIPPO PENATI prenota un posto per la Brianza al tavolo dell'Expo 2015 e per la sopravvivenza della nuova Provincia monzese si dice anche pronto a fare un accordo con la Lega Nord. Tifa Brianza il presidente di Palazzo Isimbardi, intervenuto ieri pomeriggio all'inaugurazione ufficiale della nuova sede operativa di piazza Diaz 1. Ha parlato prima di lui il sindaco Marco Mariani, leghista doc che non usa mezzi termini quando il dibattito affronta il tema dell'abolizione delle province. "In Italia ci sono tante province fuffa ma giù le zampe dalla Brianza - dice Mariani -. Non si porta via una delle province più importanti d'Italia". Il presidente della Provincia di Milano coglie la palla al balzo e, a suo modo, segue il sindaco. "Sono preoccupato per quello che dice Berlusconi - sorride Penati -. Facciamo allora un accordo con la Lega Nord perché si aboliscano solo le province inutili. Non si può fare di ogni erba un fascio, paragonando province con qualche decina di migliaia di abitanti con Monza e Brianza". Ma Penati è pronto anche a rilanciare per il futuro della nuova istituzione brianzola. "CHIEDERÒ che quando sarà costituito il comitato di gestione dell'Expo venga automaticamente inserita la nuova Provincia di Monza e Brianza - spiega il presidente -. Si sta scrivendo adesso il decreto legge per l'Expo e da subito va inserito che dal 2009 entrerà anche la Brianza. Non si può perdere per strada un pezzo così importante". Intanto, la nuova Provincia cresce e si prepara al debutto ufficiale della primavera 2009. Ieri è stata inaugurato il palazzo di sette piani in piazza Diaz 1 che ospita gli uffici e i primi distaccamenti targati Mb e "già da domani - chiarisce Gigi Ponti, assessore all'Auttuazione della Provincia di Monza e Brianza - sarà aperto ai cittadini. Con questa inaugurazione si anticipa il 2009 perché questa sede è già in grado di accogliere e assolvere ai compiti operativi della nuova Provincia". SONO CIRCA 90 i dipendenti arrivati da palazzo Isimbardi a Monza e per i cittadini dei 50 Comuni brianzoli sono attivi i primi sei sportelli (nell'open space al piano terra) per le pratiche generali, protocollari, di caccia e pesca, lo spazio donna e il settore energia. Il palazzo di piazza Diaz è il primo traguardo delle sedi istituzionali brianzole. Nell'autunno dovrebbe essere pronta la sede di rappresentanza in via Grossi, nella palazzina liberty dell'ex Pastori e Casanova. Intanto si lavora alla casa della nuova Provincia all'ex caserma IV Novembre. "Con l'assessore Ponti - dice Bruno Casati, assessore provinciale al Patrimonio - lunedì presenteremo il progetto definitivo per l'area IV Novembre. Seguirà l'appalto e a settembre aprirà il cantiere, in tempo con le previsioni".

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Udine, ecco tutti gli uomini del presidente Fontanini (sezione: Province)

( da "Padania, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Province

Saranno nove gli assessori della nuova Giunta provinciale di Udine, che sarà nominata ufficialmente oggi dal presidente leghista Pietro Fontanini nella prima seduta del Consiglio. L esecutivo provinciale sarà composto da Mario Virgili (Pdl) allo Sport e al personale, Stefano Teghil (Lega Nord) all Edilizia, Fabio Marchetti (Pdl) alla Viabilità, Elena Rizzi (Lega Nord) alla Cultura e alle pari opportunita, Ottorino Faleschini (Udc) alla Montagna, Adriano Piuzzi (Pdl) alle Politiche sociali, Daniele Macorig (Pdl) al Lavoro, Franco Mattiussi (Pdl) alle Attività produttive e da Enio De Corte (Udc) all Ambiente. I nomi sono stati ufficializzati ieri da Fontanini, che terrà per sé le deleghe al Bilancio, alle riforme istituzionali, alle politiche linguistiche e ai rapporti con le società partecipate. All ordine del giorno del Consiglio provinciale di oggi ci saranno fra l altro le linee programmatiche della Giunta illustrate dal presidente Fontanini, che la Padania è in grado di anticipare. "Dopo le vicende che hanno portato allo scioglimento anticipato del Consiglio provinciale - si legge nel testo dell intervento che Fontanini esporrà oggi nell Aula di Palazzo Belgrado - i nostri concittadini si sono fatti un idea debole della Provincia. Nel dibattito pubblico si fa sempre più strada l ipotesi che le Province siano enti inutili e che la loro abolizione porterebbe a significativi risparmi della spesa pubblica. Penso che per arginare questo modo sbagliato di concepire il ruolo del nostro ente sia indispensabile un rilancio, un azione di riqualificazione che coinvolga anche la minoranza presente in questo Consiglio. Il Friuli non può permettersi di perdere l istituzione che in questi ultimi due secoli ha meglio rappresentato l identità e gli interessi dei suoi abitanti". La proposta programmatica presentata da Fontanini per il governo della Provincia di Udine "non può, innanzitutto, prescindere da alcuni princìpi fondamentali sui quali si basa il mio impegno politico e amministrativo", fra i quali il valore della famiglia, la valorizzazione e il rispetto dell identità, la sicurezza come diritto e la meritocrazia. "Consapevoli che la provincia di Udine rappresenta il cuore economico-produttivo della regione - prosegue Fontanini - l ente Provincia di Udine vuole essere protagonista di una efficace azione di rafforzamento del sistema produttivo, sociale e culturale del Friuli e porsi come promotore di una riforma istituzionale che ridia centralità e operatività alla componente friulana di questa Regione. Il nostro programma vuole fare della Provincia il livello di governo in cui si concentrano gran parte delle funzioni esecutive e amministrative ora impropriamente in capo alla Regione. Dal 2003 il centrosinistra ha fatto di Trieste il motore pensante per tutti: questo per noi è inaccettabile". Per questo, la Provincia di Udine sarà promotrice di "una profonda riorganizzazione dei poteri locali che si fondi sul completo trasferimento alle Province dei compiti di programmazione a livello territoriale e di coordinamento delle attività di gestione da trasferire ai comuni. La Regione, ora accentratrice e lontana, dovrà trasferire molte delle funzioni amministrative attualmente svolte". Infine, fra gli obbiettivi in tema di collegamenti Fontanini annovera "la viabilità del distretto industriale della sedia, per un migliore collegamento tra i capoluoghi di Udine e Gorizia; completare i lavori del Prusst (Programma di ristrutturazione urbanistica e sviluppo sostenibile del territorio) di Udine nord; dare compimento al protocollo d intesa con la Provincia di Pordenone per la nuova infrastruttura Sequals-Gemona; completare la tangenziale Sud di Udine". [Data pubblicazione: 07/05/2008].

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Corrono le entrate delle Province (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 09-05-2008)

Argomenti: Province

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2008-05-07 - pag: 15 autore: VENETO. L'analisi dei conti delle sette amministrazioni - Il budget passa da 1,3 a oltre 1,4 miliardi in due anni Corrono le entrate delle Province Forte crescita della spesa per gli investimenti - Limitato l'onere del personale A CURA DI Marino Massaro Un miliardo e quattrocentomilioni di euro. è il budget complessivo di cui hanno disposto le sette province del Veneto nel 2007.L'anno precedente il totale delle entrate era stato di circa 1,3 miliardi e le spese complessive pari a 1,1 miliardo. Secco aumento dunque dell' 8,7 per cento. Un'ingente massa di denaro pubblico che per circa il 30% viene fornito dai tributi provinciali (Ipt, in primo luogo) e il resto dalla fiscalità generale o da entrate extratributarie. E che solo per il 20% viene speso per il personale e per non più del 2-3% (secondo le stime più accreditate) viene speso per il costo della "macchina amministrativa" ( dagli stipendi degli amministratori alla funzione di amministrazione generale) a fronte di una spesa corrente che incide per il 39% sulle spese totali mentre il 45% delle uscite è in conto capitale, cioè dirette a investimenti in opere e servizi pubblici. I presunti "risparmi" che si avrebbero con l'abolizione delle Province dunque sembrano pochini dato che riassegnando a Comuni o alle Regioni le molte funzioni e opere oggi di competenza provinciale le relative spese, e il personale addetto, dovrebbero comunque trovare una ricollocazione negli altri enti. Analizzando i consuntivi 2006 e i preventivi 2007 pubblicati dal ministero dell'Interno – anche se si tratta sempre di un confronto tra conti molto diversi e quindi da valutare con cautela – emergono tuttavia con chiarezza forti differenze tra le sette province. Da notare che i confronti effettuati utilizzando il parametro del valore procapite, nel Veneto hanno un particolare senso per la sostanziale omogeneità del numero di abitanti tra le 5 amministrazioni più vaste (oltre gli 800mila per Padova, Verona, Vicenza, Treviso e Venezia; poco oltre i 200mila per Rovigo e Belluno). Le entrate complessive del 2007 variano dai 393 euro procapite di Treviso e i 200 di Vicenza. Rispetto all'anno precedente le variazioni percentuali sono molto differenziate soprattutto per la dinamica delle risorse in conto capitale. Risulta invece omogeneo l'aumento delle entrate tributarie (tra il 2 e il 4%) nelle 4 province che hanno avuto un incremento del gettito,mentre a Padova,Venezia e Vicenza c'è stato un calo. In valore il peso dei tributi provinciali varia dagli 83 ai 93 euro per abitante. Ma nell'analisi delle entrate va sottolineato un elemento comune a tutte le amministrazioni: il taglio subito tra il 2006 e il 2007 dei contributi statali che presentano una forchetta che va dal massimo di un-24% di Vicenza al minimo di un -5,5% circa di Belluno e Rovigo. Ne consegue che l'incidenza percentuale dei trasferimenti sul totale delle entrate presenta nel biennio esaminato cali molto forti che vanno dal 47 alll'11 per cento. Le spese correnti presentano valori procapite che oscillano dal minimo di 99,63 euro di Padova al massimo di 217,52 euro di Belluno, ma va notato che con l'esclusione di Verona tutte lealtre amministrazioni hanno ridotto il volume della spesa corrente che nel complesso è rimasta stabile. L'incidenza della spesa corrente sulla spesa totale di conseguenza presenta valori per abitante molto diversi andando dal minimo di Padova (26,38%) e Treviso (28,11%) ad un massimo del 73% di Rovigo e di quasi il 62% di Belluno. Segno abbastanza evidente che trattandosi delle due aree con il minor numero di abitante l'incidenza dei costi fissi è più rilevante che altrove. Più altalenante la dinamica delle spese in conto capitale cresciute nel complesso del 47,45% che ha così spinto la spesa totale (+27%). Forti riduzioni a Belluno (-23%), Rovigo (-100%) e Verona (-27%) e forti aumenti – anche in seguito ai programmi di sviluppo decisi dalle amministrazioni – a Padova (+122%), Vicenza (addirittura +210% per via degli investimenti per la Pedemontana) passando dai 23 euro procapite del 2006 ai 72 dell'anno scorso. marino.massaro@ilsole24ore.com I CONTRIBUTI STATALI Nel giro di un anno i trasferimenti erariali sono stati ridotti dell'11% passando da 210,5 a poco più di 187 milioni.

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Comunità montane: riordino sì, abolizione no (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Province

Enti Locali & Cittadini le autonomie Comunità montane: riordino sì, abolizione no Nando Morra E' all'ordine del giorno del Consiglio Regionale della Campania la traduzione legislativa degli obiettivi e delle norme posti dalla "Legge n. 244, Finanziaria 2008" per la parte che riguarda le Comunità Montane. E' un traguardo da cogliere per non soccombere sotto le misure sostitutive del governo. E' il caso di ricordare il battage che nella occasione del dibattito parlamentare sulla Finanziaria è stato portato avanti puntando impropriamente sulla cancellazione delle Comunità Montane e delle Province per agire sulla riduzione dei "costi della politica". Una linea propagandistica e populistica alla quale purtroppo hanno dato un rilevante negativo contributo parlamentari, partiti, organi di stampa. Più di tutti, è stato devastante l'impatto mediatico delle posizioni oltranziste e liquidatorie di autorevoli esponenti del centro sinistra ed anche del governo Prodi, come il Ministro Lanzillotta. Si deve partire da un dato concreto e preciso. Lo status-quo attuale è insostenibile. Sulle Comunità Montane è necessario intervenire con ampiezza di visione, determinazione e contenuti innovativi. Ci sono situazioni e fatti concreti non sostenibili. La pletoricità degli assetti, la inclusione di Comuni e territori che nulla hanno in Comune con le specificità ed i problemi della montagna; la difficoltà di una reale capacità di governo per le maggioranze oscillanti a livello locale; la carenza di contenuti qualitativi di ordine progettuale, operativo ed esecutivo. Sono alcuni dei problemi che hanno condizionato il ruolo delle Comunità Montane. La riflessione che ha investito non solo gli "addetti ai lavori" ma le Istituzioni, le Province, la cultura ed i Sindacati, ha determinato orientamenti ed obiettivi riversati nel confronto sul DLR in materia della Giunta Regionale, presentato dal Vice Presidente Valiante e la Conferenza regionale delle Autonomie Locali. E' utile sottolineare alcuni punti. In primo luogo, risulta di tutta evidenza la necessità e l'opportunità di dare corso all'adozione da parte della Regione Campania della nuova normativa sul riordino delle Comunità Montane nel solco dei criteri indicati nella Legge Finanziaria 2008, al fine di evitare l'automatica applicazione delle norme nella stessa legge nell'ipotesi in cui la Regione non provvedesse a legiferare in materia. Il processo legislativo deve partire dal dato politico che si stigmatizza e respinge la campagna demagogica e distorcente che identifica nelle Comunità Montane ed anche nelle Province, le strutture di governo territoriale da eliminare o ridurre drasticamente per contenere i cosiddetti "costi della politica". Le opportune, ed urgenti innovazioni da introdurre nell'Ordinamento delle Comunità Montane vanno ancorate ai contenuti ed i principi del "Titolo V" della Costituzione e della normativa sul sistema degli Enti Locali. L'esigenza di pervenire al riordino delle Comunità Montane deve costituire l'occasione per la ridefinizione del ruolo strategico che il sistema degli Enti Locali dovrà assumere nella programmazione e nella "governance" della Regione Campania superando concezioni neocentralistiche regionali e, al tempo stesso, spinte particolaristiche e localistiche che indeboliscono le Comunità Montane e sono ostative sia di una corretta e positiva interrelazione tra Regione ed Enti Locali, sia del ruolo specifico che ogni Ente Locale dovrà svolgere nelle politiche regionali, nazionali ed europee per lo sviluppo socio-economico. Le Comunità Montane vanno, pertanto, fortemente rilanciate attraverso un rafforzamento e ampliamento delle funzioni, dei poteri, della progettualità. E' da considerare che la forte e radicale riduzione del numero dei rappresentanti dei Comuni e del numero dei componenti le Giunte Esecutive rappresenta già di per se stessa una misura efficace a conseguire il disposto risparmio di spesa, consentendo in tal modo di procedere alla riduzione del numero delle Comunità Montane senza penalizzare ulteriormente i territori interessati. Infatti, le condizioni fondamentali affinchè una Comunità Montana possa essere incisiva nelle sue azioni sono: l'omogeneità del territorio, l'interesse reale delle popolazioni di stare insieme e di progettare congiuntamente interventi, obiettivi, opportunità di sviluppo. Vanno evitate forzature per non alimentare tensioni rendendo più coerenti gli ambiti territoriali e le loro rappresentanze politiche e istituzionali che risulteranno dal riordino delle Comunità Montane. Occorre tenere nel massimo conto le effettive volontà locali. L'obiettivo condiviso in rapporto al Progetto del D.L.R. di introdurre profonde innovazioni nell'ordinamento deve essere correlato, dunque, ad alcuni punti fondamentali. Dovranno costituire le fondamenta della nuova legge regionale. Primo - a) Si tratta di territori montani e pedemontani contrassegnati, in generale, da Piccoli Comuni con tutti i gravi problemi specifici collegati alla natura dei territori ed alle serie difficoltà proprie delle comunità minori delle aree interne meridionali: spopolamento; insufficienza risorse; economia di sussistenza; dissesto e assetto idrogeologico; tutela sistemi ambientali, ecc. Una questione che trova negli indirizzi e negli obiettivi della Unione Europea un ancoraggio molto forte. Secondo - Le Comunità Montane debbono costituire il braccio operativo ed attuativo degli obiettivi ed indirizzi delle politiche regionali, nazionali e dell'Ue, in particolare, per quanto concerne lo sviluppo dei territori montani e rurali dell'Obiettivo 1, nonchè delle strategie indicate dal "Manifesto di Matera". Terzo - Organica definizione del ruolo, delle funzioni e dello assetto delle Comunità Montane nel quadro del provvedimento legislativo sul decentramento di poteri, funzioni e responsabilità di governo dalla Regione Campania al sistema degli Enti Locali, per la "governance partecipata" del territorio campano. Provvedimento essenziale sul quale la Regione Campania è in grave ritardo. E' un punto essenziale da considerare in quanto l'ordinamento delle Comunità Montane non potrà essere "altra cosa" rispetto al decentramento di funzioni e dei poteri sul territorio. Vanno considerate le interrelazioni con Comuni e Province. Quarto - Affermare il ruolo determinante delle Comunità Montane quali Enti Locali sovracomunali nella programmazione e realizzazione delle politiche specifiche per i territori montani e, più complessivamente, delle politiche di sviluppo regionale e dei territori specificamente interessati. I nodi di merito qualitativamente rilevanti per un riordino innovativo sono identificati in obiettivi concreti. 1 Razionalizzare gli ambiti territoriali; ridurre e semplificare le strutture di governo e di gestione; eliminare i Comuni impropri rispetto alle finalità istituzionali e sulla base di analisi puntuali dei parametri socio-economici che caratterizzano il territorio e le singole comunità. 2 Drastica limitazione delle rappresentanze, degli organi di governo e di gestione con l'obiettivo di conseguire maggiore funzionalità e produttività con conseguente riduzione degli oneri complessivi. 3 Garantire, comunque, che tutti i Comuni, siano presenti con almeno un rappresentante nella Comunità Montana. La rappresentanza può essere espressa dal Sindaco o da un Consigliere Comunale eletto dal Consiglio. Al tempo stesso, occorre prevedere e garantire il diritto democratico di partecipazione delle minoranze. E' un principio costituzionale, peraltro previsto anche dalla Legge 244, dal quale non si può prescindere. Fondamentali dovranno essere i contenuti politici e istituzionali delle Comunità Montane. In primo luogo le Comunità Montane sono Enti Locali sovracomunali costituiti tra Comuni Montani o parzialmente montani che interagiscono con la Regione e le Province quali "soggetti primari dello sviluppo territoriale" per perseguire gli obiettivi/direttive della programmazione nazionale, regionale e dell'U.E. Inoltre, le Comunità Montane sono titolari delle funzioni proprie direttamente attribuite dalle leggi statali e regionali e degli interventi speciali per la montagna stabiliti dalla Unione Europa e dalle leggi statali e regionali. Essenziale è il riferimento al ruolo ed ai compiti. Le Comunità Montane costituiscono sede naturale della localizzazione di funzioni delegate dai Comuni membri e dalla provincia. Alle Comunità Montane dovranno essere attribuite direttamente specifiche funzioni regionali nell'ambito delle seguenti materie: artigianato; sportello unico per le attività produttive; energia alternativa; cave, miniere e risorse geotermiche; agricoltura, forestazione e bonifica montana; fiere e mercati e commercio; risorse idriche e difesa del suolo; urbanistica, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti; opere pubbliche e viabilità intercomunale; trasporto intercomunale; protezione civile; servizi sociali; formazione professionale; beni e attività culturali; spettacolo, sport e e turismo; polizia locale. Si può prevedere, inoltre, che spetti alle comunità montane la gestione dei parchi regionali e delle oasi regionali protette coincidenti con almeno il 50% dei loro territori. Inoltre, trattandosi di Enti Locali sovracomunali, le Comunità Montane dovranno gestire l'esercizio associato di funzioni e servizi dei Comuni membri e dell'esercizio associato di funzioni e servizi regionali e provinciali delegati o attribuiti ai Comuni. Sulle succitate indicazioni e sulle questioni di fondo relative al ruolo, alle finalità, all'assetto ed ai contenuti politici-istituzionali-economici-operativi, scaturisce anche dalle Assemblee svolte con le Comunità Montane, si registra una sostanziale convergenza di valutazioni e posizioni tra le Associazioni. E' auspicabile sia possibile pervenire a una ancora più ampia ed unitaria convergenza, decisiva per un contributo positivo e qualificante delle Associazioni per varare una legge positiva per la Regione Campania che nello esercizio della autonoma funzione legislativa è sollecitata a superare in avanti gli schemi nazionali nei confronti dell'intiero sistema delle Autonomie Locali. del 09-05-2008 num.

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E' ORMAI certo che la Comunità Montana della Riviera Spezzina chiuder&# (sezione: Province)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 11-05-2008)

Argomenti: Province

PORTOVENERE / CINQUE TERRE / RIVIERA pag. 10 E' ORMAI certo che la Comunità Montana della Riviera Spezzina chiuder&#... E' ORMAI certo che la Comunità Montana della Riviera Spezzina chiuderà i battenti. Secondo le prime indiscrezioni che stanno circolando a proposito della bozza di legge sul riordino delle comunità montane ? che la Regione Liguria deve approvare entro il 30 di giugno come previsto dalla legge finanziaria ? i comuni costieri non sarebbero più sede di questi enti. Secondo le nuove linee Regionali le Montane passeranno dalle 19 esistenti a 12 e il consiglio sarà composto dai soli sindaci. Quindi solo a Levanto dovranno essere ricollocati gli attuali otto dipendenti a tempo indeterminato e trovare una soluzione per l'unico precario del progetto Pista lasciato a casa ormai da quasi un anno dopo dopo 21 mesi di lavoro negli uffici di piazza Cavour. La soluzione adottata sembrerebbe andare nella direzione presa anche dall'Uncem a livello nazionale che ha sposato la posizione dell'onorevole Mario Valducci responsabile nazionale enti locali di forza italia favorevole alla chiusura di questi enti nei comuni costieri. L'onorevole Valducci- che è stato rieletto deputato- si spinge più in là è parla delle provincie anch'esse indicate dal suo partito in campagna elettorale come enti da sopprimere. Ecco come la pensa il parlamentare azzurro: "Le province sono un livello di governo necessario. Chi parla si abolizione delle province lo fa per demagogia. Non sono le province l'origine degli sprechi nella pubblica amministrazione, ma per esempio tutta quella serie di enti di area vasta come gli ambiti territoriali ottimali o gli enti parco. Questi sì che andrebbero eliminati assegnando le competenze alle province. Nelle metropoli, invece il discorso è diverso: la provincia dovrebbe lasciare il posto all'area metropolitana. Diversamente ci sarebbe una duplicazioni di funzioni. Siamo contrari ad imposizioni dall'alto".

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