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Politica:
Per il voto amministrativo di aprile Quattordici punti
( da "Sannio Online, Il"
del 10-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: l'antidoto per incidere sui
"costi della politica" ed insieme il mezzo per dare un di più di stile di sobrietà e di severità alle
istituzioni. In conseguenza l'accento posto sulla abolizione
delle Comunità Montane, sulla riduzione di rappresentanti e dell'indennità a
Sindaci ed agli amministratori, va rideclinato.
La
Provincia MB? Vogliamo costruirla, ma insieme abolirla
( da "Giornale
di Monza" del 10-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: inaugurarla LA PROVINCIA MB?
VOGLIAMO COSTRUIRLA, MA INSIEME ABOLIRLA Monza - Tu chiamale, se vuoi,
"convergenze parallele". Mentre i leader nazionali - dall'estrema
destra alla sinistra radicale a Roma lottano per l'abolizione delle province, i
big politici di casa nostra da Rifondazione comunista alla Fiamma tricolore a
Monza difendono a spada tratta la Provincia della Brianza.
( da "Sannio Online, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Province
Pubblicato il 10-03-2008 di Giovanni Zarro
Nella corrente e convulsa fase elettorale, è doveroso che sia semplici
cittadini, che cittadini delle istituzioni, che cittadini, nella veste di
rappresentanti delle forze sociali, ripropongano con forza e concretezza temi e
problemi della nostra vita associata... Nella corrente e convulsa fase
elettorale, è doveroso che sia semplici cittadini, che cittadini delle
istituzioni, che cittadini, nella veste di rappresentanti delle forze sociali,
ripropongano con forza e concretezza temi e problemi della nostra vita
associata; ripropongano, altresì, alcune questioni fondamentali per la governance locale del Sistema Italia. Non si vota solo per
eleggere Camera e Senato, il 13 e 14 aprile; si vota anche per eleggere tantissimi
consigli comunali. Nel nostro Sannio anche per
eleggere il Consiglio Provinciale ed il suo Presidente! Soprattutto si vota per
dare avvio ad una condivisa stagione delle riforme istituzionali e
costituzionali. Sarebbe auspicabile che accanto ai cittadini, agli uomini delle
istituzioni e dei rappresentanti delle forze sociali, gli stessi enti locali,
direttamente e per il tramite delle loro rappresentanze, sollecitassero con
determinazione, spingessero con convinzione affinché alcuni obiettivi, di sicuro,irrinunciabili, essenziali e decisivi vengano assunti nei
programmi elettorali delle forze politiche; diventino impegni d'onore delle eligende Camere! Quali obbiettivi? Il pensiero corre agli ineludibili snodi politico istituzionali; il pensiero
corre all'esigenza forte sentita di attuare rapidamente le riforme
costituzionali per configurare un assetto istituzionale,che il paese reclama da
tempo, moderno ed adeguato alle intervenute trasformazioni ed alle innovazioni
già presenti nel contesto economico sociale, già da tempo. Un assetto capace di
esprimere una valenza di governo alta in linea con quanto si registra negli
altri grandi paesi dell'Occidente e dell'Europa e cioè, giustappunto, in quei
paesi nei confronti dei quali è aperta una difficile ed, insieme, esaltante Una
competizione per l'eccellenza! Il governo Prodi non è riuscito in questa
impresa. Purtroppo! E tuttavia, volentieri gli si da
atto, dell'impegno profuso e messo in campo. Determinato quasi cocciuto! Ora si
deve ricominciare e rispetto alla linea Prodi, si dica con sincerità, va
superata quella sorta di "antipolitica" che individuava nella
riduzione di ruolo, funzioni e rappresentanze degli Enti Locali, l'antidoto per incidere sui "costi della politica" ed
insieme il mezzo per dare un di più di stile di
sobrietà e di severità alle istituzioni. In conseguenza l'accento posto sulla abolizione delle Comunità Montane, sulla riduzione di
rappresentanti e dell'indennità a Sindaci ed agli amministratori, va rideclinato. E' sembrato questo riformismo un bel
po' radicale e un bel po' astratto! Non v'è dubbio che gli sperperi e gli
sciali vanno colpiti; non v'è dubbio che lo status-quo è
inaccettabile e va rimosso; non v'è dubbio che va rimosso il
conservatorismo negativo per il paese e per le sue Comunità. Non v'è dubbio che
bisogna modernizzare, che urge cambiare! Ma come? In
punto è questo...come cambiare? Come modernizzare! Si modernizza e si cambia
con realismo, con rigore, con intelligenza politica e sociale salvaguardando in
particolare, i diritti delle piccole comunità. Soprattutto quelle di
montagna!Quali le questioni sulle quali tornare e sulle quali riflettere? Quale
una possibile agenda di priorità da sottoporre all'attenzione delle forze
politiche? Innanzitutto. Attuazione del Titolo V della Carta Costituzionale. Va
rilanciato l'obiettivo di cambiare la modalità della rappresentanza degli Enti
Locali per renderla adeguata al nuovo Titolo V della Costituzione, il quale
postula la piena parità dei soggetti costitutivi della Repubblica e la necessità
della loro cooperazione per costruire, contro ogni logica di separatezza, il
federalismo istituzionale e fiscale. Due finanziamento
delle funzioni locali. In attesa dell'attuazione dell'art. 119 della Carta
Costituzionale, l'ICI va mantenuta! Bisogna essere chiari: le prerogative degli
Enti Locali e delle loro funzioni costituzionali non devono essere compromesse
e minacciate da programmi demagogici. L'ICI va mantenuta come principale
tributo della finanza comunale. Semmai, va riformata e semplificata. Riformata,
perché rispecchi meglio i reali valori immobiliari di mercato; semplificata,
nel senso che vi si trovino accorpate, con evidente vantaggio dei cittadini,
tutte le imposte e le tasse che gravano sugli immobili. Tre. Il federalismo. Il
federalismo si è bloccato! Che fare, dunque, di concreto, evitando i soliti
proclami di principio? Il paese ha bisogno del federalismo. Ogni soggetto
costitutivo della Repubblica, a partire dai Comuni, necessita di certezza
amministrativa e finanziaria per promuovere sviluppo e coesione. Lo richiede
l'economia ma soprattutto lo chiedono i cittadini. Quattro. Decentramento,
federalismo, associazionismo. Va applicata rigorosamente e concretamente
l'istanza federalista muovendo dal presupposto costituzionale che tutte le
funzioni amministrative spettino anzitutto al Comune. Stante la diffusa
frammentazione del sistema comunale italiano, segnatamente nelle aree montane,
la riallocazione delle funzioni medesime non potrà che avvenire sulla base dei
principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e quindi
valorizzando e promuovendo il principio associativo per i comuni di minore
dimensione demografica. Cinque. Conferma della Provincia. La Provincia non va
abolita! Anzi! Va rafforzato e qualificato il ruolo della Provincia come ente
intermedio e di governo di area vasta, valorizzando le funzioni di coordinatore
delle politiche di sviluppo locale e di cooperazione istituzionale. Sei il
Codice delle Autonomie. Il ddl proposto, il cosiddetto "Codice delle Autonomie",
non è sufficiente. Si presenta troppo pervasivo e con parti eccessivamente
dettagliate; ancora, limita l'autonomia normativa e organizzativa degli enti
locali. Qui un consiglio! Va superato l'approccio metodologico del "testo
unico ricognitivo e interpretativo"; va redatta una autentica
e vera "Carta di principi"! E' l'unico modo per valorizzare le
migliori esperienze di governo e di promozione del territorio. In questi anni,
sono state le autonomie locali, i soggetti nuovi dello sviluppo dei territori
sia per la capacità di allestire una estesa rete di
servizi per la comunità, che per quella di fare investimenti. Sette. Quali i
principi sui quali costruire il federalismo amministrativo? Di sicuro la
Cooperazione e leale collaborazione interistituzionale, insieme all'autonomia,
alla trasparenza ed alla responsabilità! Questi i principi sui quali costruire
il federalismo amministrativo! Otto. Federalismo fiscale. L'attuazione del
federalismo finanziario e fiscale nella sua articolazione territoriale, a Costituzione
rinnovata, costituisce un altro capitolo fondamentale su cui richiamare
l'impegno immediato del futuro Parlamento e del futuro Governo. Si tratta di
riprendere il lavoro avviato con il precedente disegno di legge delega e
costruire un assetto stabile della finanza territoriale attribuendo a regioni
ed enti locali tributi propri e compartecipazioni dinamiche rispetto al gettito
dei tributi erariali. Vanno precisati i tributi propri. In assenza di idee
nuove, deve essere valorizzato il ruolo dell'ICI come imposta fondamentale dei
territori, procedendo, lo si ribadisce, anche alla sua semplificazione,
accorpando tutti i tributi che gravano sugli immobili, oltre a un suo
adeguamento ai reali valori di mercato come richiesto dagli enti locali. Nove.
Le spese, il sistema perequativo, le premialità e le
sedi della partecipazione! Devono essere chiariti i criteri per
l'individuazione dei costi standard, a partire dai livelli essenziali delle
prestazioni previsti dalla Carta Costituzionale, rinnovata; come vanno chiariti
i cardini di un chiaro sistema perequativo rispetto alle capacità tributarie
dei territori. Non basta! E' opportuno prevedere criteri di premialità
per gli enti locali virtuosi. Emerge la necessità della profonda revisione
delle sedi della concertazione e dei raccordi interistituzionali, valorizzando
in questo caso i Consigli regionali delle autonomie e le Conferenze
regione-enti territoriali. Dieci. Regioni a statuto speciale! Un altro elemento critico irrisolto è il nodo delle regioni a
statuto speciale e "della necessaria definizione di una disciplina
unitaria per gli enti locali valida anche per questi territori come per tutti
gli altri. Obiettivo è il coordinamento della finanza territoriale con
la manovra annuale di bilancio tramite apposito disegno di legge da approvare
il più rapidamente possibile! Undici. Comuni minori e Comunità Montane. Nodo
importante relativo alle caratteristiche peculiari dei Comuni, di prevalente
dimensione demografica ridotta, che richiede la valorizzazione di forme
associative intercomunali stabili e sussidiarie. Per la montagna, inoltre, va
operato il riconoscimento di quote predeterminate di fondo perequativo in
attuazione dell'art. 119 della Costituzione, finalizzate alla copertura dei
maggiori oneri presenti in montagna che determinano l'esigenza di sopperire ai sovracosti strutturali permanenti tipici che qui si
manifestano con particolare evidenza. Dodici. Sedi di
concertazione, di raccordo istituzionale,Commissione
bicamerale, Consigli regionali delle autonomie e Conferenze Regioni Enti
Locali. Altro nodo fondamentale per attuare il principio della parità
istituzionale tra i soggetti costitutivi della Repubblica è la riforma delle
sedi di concertazione e di raccordo interistituzionale. In attesa della riforma
costituzionale per il superamento del bicameralismo perfetto e l'istituzione
del Senato federale, va prevista l'integrazione dei componenti della
Commissione bicamerale per le questioni regionali con i rappresentanti delle
regioni e degli enti territoriali, peraltro già in agenda. Deve anche essere
riformato il sistema delle Conferenze, uniche sedi ad oggi di confronto e di
raccordo istituzionale; alla cui debolezza politica e istituzionale non è
estraneo il tema della formazione e della composizione della rappresentanza
degli enti locali. All'interno di questo disegno di riforma deve collocarsi
anche il sistema delle concertazione regionale cui si
è accennato prima, con i Consigli regionali delle autonomie e le Conferenze
regione-enti locali. Tredici. Riforma servizi pubblici locali. Va ricordato qui
che pur bisogna procedere alla riforma dei servizi pubblici locali favorendo e
implementando politiche di liberalizzazione dei servizi che mettano al centro
gli interessi dei cittadini e contribuiscano all'abbattimento di costi e
tariffe attraverso la selezione competitiva degli operatori. Quattordici. Va
rafforzato il ruolo degli enti locali come soggetti regolatori; vanno
rafforzate le funzioni di indirizzo e controllo dei consigli comunali.
Garantire, oltre a trasparenza e qualità, l'accessibilità e universalità dei
servizi pubblici raggiungendo anche le aree marginali e del Paese ed i
territori montani. Per conseguire questi obiettivi è necessaria una riflessione
profonda che coinvolga tutti, in primo luogo, le associazioni rappresentative
degli Enti Locali: l'Anci e l'Upi.
E siamo alle conclusioni.....E' la presente nota, un
memorandum utile per la prossima campagna elettorale? E' di sicuro un utile
strumento di confronto! Comunque lo si interpreti! E' utile per discutere con
gli interessati! Per discutere con i cittadini! In particolare per confrontarsi
con i Partiti e per indurli ad agire rapidamente in direzione dell'impegno alla
valorizzazione del sistema delle autonomie nella prossima legislatura ed intanto
per impegnarsi solennemente davanti alla coscienza del Popolo Italiano!.
( da "Giornale di Monza" del 10-03-2008)
Argomenti: Province
CONVERGENZE
PARALLELE I politici romani vogliono abolirla, quelli monzesi inaugurarla LA PROVINCIA MB? VOGLIAMO COSTRUIRLA, MA INSIEME
ABOLIRLA Monza - Tu chiamale, se vuoi, "convergenze parallele".
Mentre i leader nazionali - dall'estrema destra alla sinistra radicale a Roma
lottano per l'abolizione delle province, i big politici di casa
nostra da Rifondazione comunista alla Fiamma tricolore a Monza difendono a
spada tratta la Provincia della Brianza. Incredibile ma vero. Il
candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni, per esempio, nel
suo programma elettorale, in dodici punti, ha scritto: "Via le province nelle aree metropolitane". Un funerale di
prima classe alla Provincia di Monza prima ancora che nasca? "Nient'affatto
ha replicato secco il consigliere regionale del Pd e monzese doc Giuseppe Civati mercoledì sera ad Arcore - Veltroni non ha mai detto
che vuole eliminare la Provincia di Monza. Ogni giorno c'è qualcuno che
vuole abolire le Province. Ma nel Partito democratico, il
sostegno alla Provincia di Monza è senza se e senza ma". E nel
Popolo della Libertà? Stesso copione. Si legge nel nuovo programma in sette
punti, appena firmato da Silvio Berlusconi: "Meno costi per la politica ed
eliminazione degli enti inutili". Un riferimento fin troppo chiaro alla
"soppressione" delle Province? "Nient'affatto
ha tagliato corto sabato al termine del congresso di Forza Italia il neo
coordinatore provinciale degli Azzurri, Massimo Ponzoni
- Il centrodestra è fin dalla prima ora un sostenitore convinto della Provincia
di Monza. Con noi, la casa comune dei brianzoli
non corre alcun rischio. E poi non dimentichiamolo mai: se la
Provincia MB esiste, non è grazie alla sinistra e a Romano Prodi, ma è solo
grazie al Governo di Silvio Berlusconi". Giusto. Ma a sparigliare
di nuovo le carte, ci ha pensato il leader di An, Gianfranco Fini, ora entrato
a far parte del Popolo della Libertà. Non più tardi di due settimane fa, Fini
ha affermato perentorio: "Sono favorevole all'abolizione di tutte le 104 province italiane". Un colpo al cuore alla Brianza? "Non scherziamo - ha puntualmente smentito il coordinatore
provinciale di An, Roberto Alboni - Per la destra la
Provincia di Monza è un valore fondamentale. E' ovvio che Fini si
riferiva agli enti inutili: a quelle Province carrozzone che divorano i soldi
del contribuente senza produrre nulla di concreto. Proprio il
contrario di quello che sarà la Provincia di Monza e Brianza".
Insomma: i nostri amministratori la Provincia la vogliono costruire, o la
vogliono distruggere? La risposta - per entrambe le domande - è "sì"
e nello stesso tempo "no". Nel dubbio, è meglio restare in guardia.
Articolo pubblicato il 04/03/08.