HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!” |
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toARTICOLI DAL 1° al 3 aprile 2008 #TOP
I
leader dell'Udc e della Sinistra Arcobaleno uniti contro i partiti maggiori
( da "Gazzetta
del Sud" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
si impegnano
a proseguire la battaglia per creare le condizioni per un'informazione
realmente libera e non asservita ai partiti e daranno vita a una campagna per
l'abolizione del canone Rai, che garantirebbe una reale competizione di mercato
sia dal punto di vista dell'informazione che delle risorse pubblicitarie".
L'Italia
ci faccia da potenza tutrice ( da "Alto Adige"
del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
dice il
candidato della Sinistra arcobaleno, tessendo "l'elogio della gente".
Oskar Peterlini allarga il raggio della discussione alla prossima legislatura.
"Sarà tempo di riforme anche su base nazionale, ci sarà uno Stato più
"magro", si andrà verso la sussidiarietà ed il federalismo
fiscale", così il senatore uscente.
Il
pdl tende la mano ai sindacati priorità assoluta per la viabilità - alessandro
pirina ( da "Nuova Sardegna, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
salvaguardare
le province dall'abolizione ventilata nei programmi di Pd e Pdl. Ma non solo.
Le parti sociali chiedono interventi a favore delle infrastrutture, strade in
primis, auspicano la nascita a Olbia di uffici che oggi si trovano ancora a Sassari.
E ovviamente reclamano un impegno dalla classe politica per dare una risposta
alla grave crisi economica che ha colpito anche la Gallura.
Duecentomila
sms e programma in 12 punti - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
sulla prima casa e incremento sulle case sfitte delle società, riduzione
dell'Irpef fino allo 0,25 per cento, il 35 di raccolta differenziata in 5 anni,
4 impianti di termovalorizzazione tra Roma e Provincia. Per Alemanno, Roma,
città policentrica, deve avere un proprio marchio, tra buoni famiglia per
l'assistenza e recupero delle feste tradizionali.
Prime
adesioni a "poche chiacchiere"
( da "Tirreno,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Che comprende
pure l'abolizione delle province e di certe Comunità montane per le medesime
ragioni. La nostra potrebbe essere accorpata con quella del versante senese e
si dimezzerebbero i costi e le spese". Per giungere più rapidamente alla
fusione, Bianchini dice;
Sacconi:
federalismo fiscale subito, ma senza Province
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Sacconi torna
anche sull'abolizione delle Province: "Sono enti da superare, quantomeno
non eleggendo i suoi organi: si partirà così dalle città metropolitane".
"Le Province vanno chiuse per risparmiare i costi - sottolinea
Sernagiotto, capogruppo in Regione - è comunque importante che ci sia un
impegno individuale.
Pdl:
<Sostenere le famiglie e rilancio dell'economia>
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
soffermato
sulla proposta di aumento delle pensioni attraverso l'abolizione dell'Ici sulla
prima casa per i pensionati ed un adeguamento graduale delle pensioni al costo
della vita. Moine ha invece parlato dei rapporti con gli ormai ex alleati
dell'Udc sottolineando come "l'alleanza sorta tra Udc e Rosa bianca sia
sintomatica di uno stato di emergenza per un partito che prima si divide,
Alt
ai condoni, ora più controlli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle province. Berlusconi però più che Veltroni teme gli ex alleati. è lì che
il Pdl rischia di lasciare parte del suo potenziale bottino elettorale. Torna
così ad attaccare Pier Ferdinando Casini, colpevole di aver frenato l'opera
riformatrice del suo Governo, una vera e propria "spina nel fianco"
che però è stata estirpata.
ROMA
- Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la
cau ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Già vediamo
che Berlusconi cambia idea su tanti temi: era per l'abolizione delle Province,
e ora non più, perchè la Lega vuole abolire solo le Province delle aree
metropolitane. Anche su Malpensa ha fatto quello che diceva la Lega". E
Roberto Maroni gli risponde: "E' bene che siate fuori dalla coalizione,
visto che siete per il voto agli immigrati".
CINA,
CONTO ALLA ROVESCIA PER LE OLIMPIADI: SECOND
( da "Windpress"
del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
in ogni parte
della Cina;- liberare tutti i prigionieri di coscienza;- ridurre il numero dei
reati per i quali 'e prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua
abolizione.Principali contenuti del rapporto di Amnesty InternationalLe
autorit'a hanno fatto ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale, nei
confronti delle manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe.
Amnesty
su Cina, Tibet, Giochi e diritti umani
( da "KataWeb
News" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
consentire a
tutti i giornalisti di operare in piena liberta' in ogni parte della Cina; --
liberare tutti i prigionieri di coscienza; -- ridurre il numero dei reati per i
quali e' prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione.
Principali contenuti del rapporto di Amnesty International: Le autorita' hanno
fatto ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale,
Sacconi
promette: <Federalismo fiscale>
( da "Gazzettino,
Il (Treviso)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Per tagliare
il costo della macchina pubblica, abolizione delle Province e revisione dei
privilegi delle Regioni a statuto speciale ("Tutte le regioni devono
ottenere una dimensione speciale - nota l'esponente del Pdl -. Ma è indubbio
che il caso della Provincia autonoma di Trento è ormai manifestamente
antistorico").
PIETRO
PERONE LA GIORNATA POLITICA è ORMAI CONCLUSA DA TEMPO, QUANDO UNA SERIE DI
AFFERMAZIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
"che nei
cinque anni della precedente legislatura - incalza l'ex premier - è stata una
spina nel fianco". Campagna elettorale allo sprint finale, se Veltroni
annuncia l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi promette di voler
"dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali
e comunali".
Le
cinque priorità della Lega delle Autonomie
( da "Giornale
di Calabria, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
dall'altro
l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Da qualche settimana, sul sito del
Ministero dell'Interno, sono disponibili i bilanci consuntivi 2006 dei comuni,
dati che opportunamente elaborati consentono di verificare l'andamento della
finanza locale negli enti locali calabresi e di operare alcune riflessioni.
Piccioni
in piazza? Ormai sono pochi ( da "Giornale di Brescia"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
dal Telefono
difesa animali alla Lega abolizione caccia e il Wwf. Tutti preziosi informatori
delle normative in vigore in materia di animali, caccia e interventi
d'emergenza. I componenti dello Sportello hanno collaborato con l'Assessorato
vigilanza e la Commissione sicurezza per la stesura della parte del regolamento
di Polizia urbana che si occupa dei nostri "
Tangenziale
Sp5 e un piano alloggi ( da "Arena, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione
delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa
è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la
famiglia è bene per il comune".
Cani
e gatti abbandonati A Brescia c'è lo Sportello
( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ma sono tante
anche le persone che collaborano al buon funzionamento dello Sportello:
dall'Ente nazionale protezione animali (Enpa) all'associazione Salviamo gli
Animali, dal Telefono Difesa degli Animali alla Lega abolizione caccia (Lac) al
Wwf. Il maggior numero di richieste rivolte allo Sportello riguarda la gestione
delle colonie feline (sterilizzazioni, cure mediche,
Perché
c'è ancora bisogno delle Province
( da "Nuova
Ferrara, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Per
la politica 1 miliardo di tagli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
le pensioni
di deputati e senatori che verranno calcolate con il metodo contributivo,
abolizione delle province nelle aree metropolitane e delle comunità montane
vicine al livello del mare, la revisione del finanziamento ai giornali di
partito. è questo il tentativo finale insieme all'annuncio di alcuni ministri.
( Li.P.).
Toni
Da Re: Sacconi ruba le idee al Carroccio
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ma adesso
rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle Province: se proprio gli vanno
strette, chieda al suo partito di non gestirle più". Da Re non ha dubbi:
"Solo con la devoluzione del potere amministrativo da parte delle Regioni
potrà eventualmente essere messo in discussione il ruolo delle Province, non
prima".
Abolizione
dell'ici ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Udc
Abolizione dell'Ici Precarietà Non avverto, per i giovani, l'allarme della
sinistra che vede la precarietà come il male assoluto Contro il carovita:
abolizione dell'Ici sulla prima casa e detassazione degli straordinari Non
dubito che avremo la maggioranza al Senato, ma sulle riforme serve un accordo
bipartisan Se l'Udc volesse tornare con noi,
Azzurri
alle urne: i pezzi da novanta sfilano in piazza
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Provincia di
Sassari Pagina 7050 Sassari. I candidati del Pdl Azzurri alle urne: i pezzi da
novanta sfilano in piazza Sassari.. I candidati del Pdl --> Abolizione delle
Province, riconoscimento dell'insularità della Sardegna, potenziamento della
continuità territoriale e delle infrastrutture.
Abolire
le Province? Serve di più migliorare l'efficienza della nostra burocrazia
( da "Liberazione"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Ecco
perchè le Province sono ancora necessarie
( da "Denaro,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
GILBERTO
POZZANI. Con il Pdl e le liste Udc e Commercianti
( da "Arena.it,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione
delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa
è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la
famiglia è bene per il comune".
Da
Re attacca l'alleato Sacconi: <Ci copia e male>
( da "Gazzettino,
Il (Treviso)" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
boccia anche
la proposta dell'ex sottosegretario di abolire le Province, per ridurre i costi
della macchina amministrativa: "Non solo Sacconi cerca di appropriarsi di
idee altrui, ma adesso rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle
Province. Se proprio gli vanno strette chieda al suo partito di non gestirle
più".
Sette
televisioni e tre giornali ( da "Blog Beppe Grillo"
del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Abolizione
dell'ordine dei giornalisti di Mussolini. Abolizione del finanziamento pubblico
all'editoria di un miliardo di euro all'anno. Abolizione della legge Gasparri e
del duopolio Rai-Mediaset. Per partecipare richiedete i moduli e la presenza
del vostro banchetto sulla mappa nel blog.
Giordano:
un freno agli straordinari ( da "Gazzetta di Modena,La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
in vista
delle prossime Politiche, che ha tenuto insieme all'esponente del Prc Franco
Giordano. "Continuiamo ad essere a favore dei poveri come ad occuparci dei
problemi legati al lavoro - ha poi precisato Giordano - Siamo a favore
dell'abolizione della Legge 30 e contro il precariato: come fa a contrastare
questo fenomeno chi ha in lista Calearo e Colaninno?
BUROCRAZIA
E COSTI DELLA POLITICA COSA FARE DELLE NOSTRE PROVINCE
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a chi non ha lesinato il voto
all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia
promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra
strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Ci
vuole il terzo Statuto ( da "Alto Adige"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
dalla madre
lavoratrice al bonus bebè, un piano speciale per la casa, abolizione Ici prima
casa). Maurizio Del Tenno (presidente nazionale dei giovani della
Confartigianato, e forse per questo era presente in sala Margareth Bernard,
moglie di Hanspeter Munter) garantisce "se eletto, sarò il deputato del
vostro territorio".
La
discrezionalità nella fissazione delle aliquote da parte delle amministrazioni
locali in ( da "Giornale di Brescia"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
La
sbandierata abolizione dell'Ici, molto in voga durante le campagne elettorali,
riguarda solo il 18% del gettito d'imposta ed è relativo agli introiti legati
al possesso dell'abitazione principale. Il Governo Prodi, con l'ultima
Finanziaria, ha infatti introdotto una riduzione del gettito sulla prima casa
che peserà mediamente 50 euro sui proprietari di prima casa.
L'Ici
porta 250 milioni di nelle casse comunali
( da "Giornale
di Brescia" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
importante
azione di riduzione dell'Ici sull'abitazione principale, spinte anche da un
deciso indirizzo governativo), perde un po' di rilevanza la voce propagandista
che annuncia l'abolizione dell'Ici sulla prima casa che, com'è meglio spiegato
qui sotto, molti Comuni hanno già attuato prima dell'insediamento di un nuovo
Governo.
La
sciùra promette oro a Napoli ( da "Italia Oggi"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
del turn over delle assunzioni negli enti e nei ministeri. Tagli e abolizioni
di 3000 enti e delle Province inutili. Inoltre aboliremo l'Ici e faremo
costruire nuovi alloggi per giovani, standardi di 58 mq a costi accessibili. Le
case popolari verranno vendute a chi le abita, così che i soldi dell'affitto
saranno rate del mutuo.
Appello
dei sindacati: dateci più uffici statali
( da "Nuova
Sardegna, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Cisl e Uil
unite per salvare la Provincia. Uno dei punti in comune dei programmi di Pd e
Pdl è l'abolizione degli enti intermedi, ma la triade sindacale gallurese non è
dello stesso avviso. "Ci siamo battuti per decenni per ottenere la
Provincia e non saremo noi a dire che la sua istituzione vada superata - dice
Massimo Tedde, segretario provinciale della Cisl,
Marina,
comune autonomo ( da "Tirreno, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle circoscrizioni nei Comuni sotto 100 mila abitanti, il litorale perde
anche l'ultima possibilità di far sentire la propria voce e di perorare la
causa degli abitanti di Tirrenia, Calambrone e Marina. Recentemente, sulla
stampa cittadina, si è assistito ad un fiorire di ipotesi varie: assessorato al
litorale;
<Val
Seriana, un patto per l'occupazione>
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
che prevede
come requisito per l'immigrazione una conoscenza minima della lingua. Dalla
conferenza è emerso poi un "no" secco all'abolizione delle Province,
purché con adeguate dimensioni: "Questi enti devono avere competenza in
materie strategiche come la gestione delle strade, il mercato del lavoro,
l'edilizia scolastica, caccia, pesca.
Province,
Pdl e Carroccio ai ferri corti ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ieri il
siluro del presidente leghista della Provincia di Treviso Leonardo Muraro
contro Berlusconi: "Berlusconi mi sembra si stia contraddicendo in questi
giorni: parla di abolizione della Province quando in un passato recente ha più
volte promesso l'esatto contrario". Muraro afferma infatti che il Cavaliere,
mesi fa al Parlamento del Nord, lo aveva rassicurato a tal proposito.
Comunità
montane inutilmente abolite ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
"Occorreva
un intervento più meditato" Secondo il primo cittadino gli errori della
politica hanno snaturato un'istituzione che invece in altre regioni funziona
bene garantendo il riequilibrio degli svantaggi accusati dai territori montani.
Peppino Zanda, sindaco di Desulo, ritorna sulla questione delle Comunità
montane.
L'internet
delle persone e i trasporti pubblici
( da "Sole
24 Ore, Il (Nòva24)" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Nell'ora del
dibattito sul ripensamento delle politiche di sviluppo locale in Italia, tra
una proposta di abolizione delle province nelle aree metropolitane e un'avvio
di progettazione operativa per l'Expo 2015 di Milano, un pensiero profondo
dovrebbe andare alle grandi scelte sui trasporti pubblici.
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle Province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti e in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Il
faccia a faccia tra i due ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
dalla tutela
e difesa delle piccole attività commerciali all'andamento del settore
turistico; dalle infrastrutture stradali alla sicurezza del territorio per
concludere con la riforma della pubblica amministrazione per snellire la
burocrazia a carico delle imprese.
Le
Province sono utili, non vanno abolite Di Fabio Melilli*
( da "Libertà"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Le
Province sono utili, non vanno abolite
( da "Libertà"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Mentre
avanza la campagna elettorale, ( da "Gazzettino, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il
loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in
periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è
un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Errore
madornale cancellare la leva obbligatoria
( da "Provincia
di Sondrio, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
anticamera
dell'ignoranza), che nel mondo non esistono gerarchie assolute, come quelle in
atto nei regimi dittatoriali. Ogni militare aveva un campo di responsabilità
che doveva gestire. L'abolizione della leva obbligatoria, osannata anche da
Berlusconi in un incontro televisivo, ha lasciato ad altri, incapaci e senza
esperienza,
( da "Gazzetta del Sud" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Attualità - pagina
04 (01/04/2008) I leader dell'Udc e della Sinistra Arcobaleno uniti contro i
partiti maggiori Casini: è fallita l'idea del "voto utile"
Bertinotti: nessun accordo con il Pd Giovanna Bandinelli roma "Silvio è
una delle persone più simpatiche che conosca, ma vuole far passare il messaggio
sbagliato che tutto non è stato fatto per colpa nostra. Diciamo che è un
adorabile bugiardino". La definizione è venuta da Pier Ferdinando Casini
quando i giornalisti gli hanno ricordato che Berlusconi dice spesso che il
processo di ammodernamento del Paese durante il suo mandato dal 2001 al 2006 è
stato bloccato dai veti dell¨Udc. Poi Casini, nel corso di un confronto a
"Porta a porta" con Roberto Maroni, ha ribadito la sua avversione
all'idea del voto utile, lanciata soprattutto da Berlusconi per penalizzare i
due partiti "minori" (Udc e Sinistra Arcobaleno) nella competizione.
"La teorizzazione del voto utile dice Casini è la cosa democraticamente
più spregevole, dovuta a un calcolo cinico, utilitaristico e mercantile".
Maroni da parte sua sostiene che ogni voto è utile e casomai bisogna parlare
non di "voto inutile ma di voto sbagliato". Casini concorda,
osservando che di voto utile "ora non ne parla più nessuno, perché è
fallita l'idea di schiacciarci, per cui si preferisce parlare di voto
disgiunto. Il voto disgiunto spiega è la dimostrazione del fallimento". Ma
perché Berlusconi ha bisogno del voto disgiunto, visto che dice di essere 10
punti sopra? Si chiede con una punta di malizia Casini, che non credo in una
vittoria schiacciante del Cavaliere. Né Casini né Maroni, comunque, si
avventurano in un esame dell'utilità del voto disgiunto per il Senato, vista la
complicatezza della legge elettorale. Dal canto suo, Fausto Bertinotti, a
differenza di Walter Veltroni, trova "interessante" il voto
disgiunto. Rispondendo ad una domanda a margine di un'iniziativa del Wwf, il
candidato premier della Sinistra Arcobaleno ha detto di guardare "con
interesse a chi, in realtà come quella dell'Emilia Romagna invita a votare per
la Sinistra Arcobaleno". Bertinotti puntualizza che non c'è un accordo tra
Pd e Sinistra Arcobaleno per il voto disgiunto tra Camera e Senato e comunque,
l'ipotesi avanzata da Pasquino e Zani, "non c'entra con le vicende del
governo". "Si parte dal ragionamento ha osservato Bertinotti per cui
al Senato in regioni come l'Emilia Romagna se la Sinistra Arcobaleno prende dei
seggi li leva al PdlLe questo ha portato un intellettuale come Gianfranco
Pasquino e un esponente autorevole del Pd come Mauro Zani a dire che a Palazzo
Madama voteranno Sinistra Arcobaleno e mi pare saggio, ma questo non c'entra
con le vicende di governo". "La Sinistra Arcobaleno ha concluso si
accinge a ricostruire la sua strada dall'opposizione". Invece il
segretario de La Destra, Francesco Storace, replica alle parole del leader del
PdL sul suo partito: "Berlusconi sta diventando davvero fastidioso.
Continua ad attaccare La Destra e dimentica che il nemico sta a sinistra.
Un'altra parola contro di noi e a pagarne le conseguenze saranno tutti quegli
aspiranti sindaci e presidenti di Provincia che vorrebbero i nostri voti. Se
provochiamo problemi, non ci chiedano i voti, né prima né dopo". Mentre il
leader del Partito socialista, Enrico Boselli, torna a parlare di par condicio:
"Il costante e reiterato oscuramento dei socialisti in tv è stato
riconosciuto dall'Agcom che è intervenuta con quattro delibere per disporre il
ripristino della par condicio. I socialisti chiedono l'applicazione delle
delibere e per protestare in particolare contro Annozero e Michele Santoro,
campione di faziosità, che in ben 74 puntate e in quasi tre anni è riuscito a
non invitare mai Enrico Boselli". "Compito della Rai, che è servizio
pubblico continuano i socialisti è quello di informare in modo completo ed è
evidente che è venuto meno a questo ruolo proprio in un momento delicato per la
democrazia come quello delle elezioni. I socialisti, come già fatto nella
precedente legislatura con una specifica proposta di legge, si impegnano a proseguire la battaglia per creare le condizioni
per un'informazione realmente libera e non asservita ai partiti e daranno vita
a una campagna per l'abolizione del canone Rai, che garantirebbe una reale competizione
di mercato sia dal punto di vista dell'informazione che delle risorse
pubblicitarie".
( da "Alto Adige" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
"L'Italia ci
faccia da potenza tutrice" Schiatti (La Destra): siamo la minoranza,
torniamo al primo Statuto BOLZANO. C'era una volta il tavolo dell'autonomia.
Arrivò pure Prodi ad inaugurarlo. Poi non se ne fece più nulla, anche perché è
facile scottarsi. Ma come mettere mano allo Statuto nella prossima legislatura?
"L'autonomia dinamica venne lanciata proprio dalla Stella alpina. Un
cambiamento utile potrebbe andare nella direzione di una maggiore autonomia per
i Comuni, con la Provincia che sia meno invasiva rispetto alla situazione
attuale", risponde Sandro Repetto. Un tema che sta a cuore anche a Sandro
Angelucci. "Più autonomia ai Comuni significa permettere e restituire alla
popolazione la possibilità di decidere", dice il candidato
della Sinistra arcobaleno, tessendo "l'elogio della gente". Oskar
Peterlini allarga il raggio della discussione alla prossima legislatura.
"Sarà tempo di riforme anche su base nazionale, ci sarà uno Stato più
"magro", si andrà verso la sussidiarietà ed il federalismo
fiscale", così il senatore uscente. Anche Maurizio Vezzali si dice
favorevole a maggiori poteri per i Comuni, mentre per quanto riguarda lo
Statuto "sarebbe necessaria una rinfrescata". Sul federalismo fiscale
"il rischio per la nostra autonomia è che si venga ad avere qualche
risorsa in meno, compensata da una maggiore responsabilizzazione", afferma
il candidato del Pdl. Luigi Schiatti vorrebbe tornare indietro con l'orologio
della storia. "Bisogna ripartire dall'accordo Degasperi-Gruber, chiedendo
l'aiuto della potenza tutrice, intesa come Italia, per tutelare "la
minoranza di lingua italiana in Alto Adige". Ed ancora, tra le richieste
del candidato de La Destra, più norme statali e naturalmente il mantenimento
del commissariato del Governo, di cui la Svp chiede l'abolizione. "Ma è
solo uno dei tanti punti del programma", smorza Peterlini.
( da "Nuova Sardegna, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Olbia Il Pdl tende
la mano ai sindacati priorità assoluta per la viabilità Sanciu e Nizzi puntano
sulla quattro corsie per Palau-Santa Teresa ALESSANDRO PIRINA OLBIA. I
sindacati chiedono a Nizzi e Sanciu di salvare la Murrighile. Cgil, Cisl e Uil
vogliono salvaguardare le province dall'abolizione ventilata nei programmi di Pd e Pdl. Ma non
solo. Le parti sociali chiedono interventi a favore delle infrastrutture,
strade in primis, auspicano la nascita a Olbia di uffici che oggi si trovano
ancora a Sassari. E ovviamente reclamano un impegno dalla classe politica per
dare una risposta alla grave crisi economica che ha colpito anche la Gallura.
Ieri mattina i sindacati hanno incontrato i due candidati galluresi del Pdl
Settimo Nizzi e Fedele Sanciu, rispettivamente nono alla Camera (ma in realtà
settimo per le rinunce, pressoché sicure, di Berlusconi e Fini) e quinto al
Senato. Un lungo incontro in cui Michele Carrus, Massimo Tedde e Marco Bardini,
segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, hanno presentato un documento
unitario. Il primo argomento sul tavolo sono state le province.
A partire da quella presieduta da Pietrina Murrighile, da Tedde definita
"un far west, un contenitore ancora privo di contenuti, ma assolutamente
indispensabile. Dopo decenni di rivendicazioni sarebbe assurdo pensare a una
sua abrogazione proprio adesso". E proprio per dare più forza all'ente
gallurese la triade sindacale ha chiesto ai due candidati berlusconiani un
impegno per ottenere la direzione provinciale del lavoro, la camera di
commercio, l'ufficio scolastico, la questura, il potenziamento degli uffici
giudiziari. Altro tema scottante: le strade Olbia-Sassari, Olbia-Tempio-Sassari
e Olbia-Arzachena-Palau-Santa Teresa. Tutti d'accordo sulle prime, ma sulla
terza si è registrata una differenza di vedute. Sanciu ha promesso
"battaglia per la quattro corsie, è una priorità del Pdl sardo",
mentre Nizzi ha accusato i tre sindacati di "non aver avuto il coraggio di
mettere nero su bianco quello che i galluresi, voi compresi, vogliono: la
quattro corsie, su cui era d'accordo anche la provincia, salvo poi fare marcia
indietro per il no di Soru e Mannoni". Si è poi parlato del G8 alla
Maddalena, di energia, di continuità territoriale e della crisi di Meridiana,
della necessità dei termovalorizzatori, "perché i rifiuti vanno smaltiti -
dicono Cgil, Cisl e Uil - e ogni regione deve occuparsi dei suoi". E anche
del polo industriale aerospaziale che "sarà una grande opportunità per
Olbia". Una serie di richieste che hanno trovato il consenso di Sanciu e
Nizzi. Anche se l'ex-sindaco, che ha dichiarato di non aver rinunciato al sogno
di diventare presidente della Regione, ha preferito incentrare il suo
intervento su attacchi contro "quei delinquenti che ci governano da
Cagliari" e "Soru che in quattro anni ha affamato la Sardegna".
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Pagina XIII - Roma
Proteste per i messaggi. "Un nuovo Gra" Duecentomila sms e programma
in 12 punti GABRIELE ISMAN Duecentomila sms firmati Gianni Alemanno per
convincere gli indecisi e il programma in 12 punti per conquistare il
Campidoglio. Nel progetto del candidato sindaco del Pdl, si propone il futuro
per temi: dal distretto federale di Roma Capitale ai poteri legislativi su
mobilità, urbanistica, polizia locale, beni culturali, sviluppo economico e
servizi sociosanitari con trasformazione dei Comuni dell'hinterland e dei
municipi in Comuni metropolitani. Sulla mobilità, avvio della Nuova
infrastruttura anulare, completamento dell'anello ferroviario e delle
metropolitane B1 e C, prolungamento della B oltre il Gra e avvio della D. E
ancora: un gestore unico del trasporto che unisca Cotral, Metro e Trambus,
rinnovamento della flotta del trasporto pubblico, potenziamento dei passaggi
delle metro, introduzione del car pooling e rafforzamento del car sharing. Per
la sicurezza, più personale per le forze dell'ordine, un nucleo di polizia
municipale nelle stazioni, "espulsione immediata di 20mila nomadi e
immigrati che hanno violato la legge", 25mila nuovi alloggi; per l'Ici, abolizione sulla prima casa e incremento sulle case sfitte delle
società, riduzione dell'Irpef fino allo 0,25 per cento, il 35 di raccolta
differenziata in 5 anni, 4 impianti di termovalorizzazione tra Roma e
Provincia. Per Alemanno, Roma, città policentrica, deve avere un proprio
marchio, tra buoni famiglia per l'assistenza e recupero delle feste
tradizionali. E infine due aree a Lazio e Roma per costruire con loro
fondi due stadi per il calcio. E mentre tanti lettori hanno telefonato a
Repubblica per protestare contro gli sms di Alemanno, dal Pd, Lionello
Cosentino e Silvio Di Francia, accusano: "Nel suo programma errori e
scopiazzature".
( da "Tirreno, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Il promotore,
Marcello Bianchini, soddisfatto dell'adesione di Stefano Chiappini Prime
adesioni a "Poche chiacchiere" CASTEL DEL PIANO. Marcello Bianchini
che nella prossima tornata elettorale amministrativa presenterà da capolista,
il gruppo "Poche chiacchere", sta facendo adepti e incassa, da
subito, un'adesione sicura. E' quella di Stefano Chiappini, un rinomato
falegname arcidossino e un "ci penserò" di Gilberto Rossi,
cancelliere del giudice di pace di Arcidosso. "Sono felicissimo di avere convinto
Chiappini - commenta l'avvocato di Arcidosso - ma sono convinto che il mio
programma farà breccia nella popolazione. Infatti i tempi sono maturi per la
fusione fra Arcidosso e Castel del piano, mio antico cavallo di battaglia. Ma
adesso coi tempi che corrono il fatto che con la fusione si risparmierebbero
soldi notevoli, potrà convincere molti ad aderire al mio progetto. Che comprende pure l'abolizione delle province e di certe Comunità montane per le medesime ragioni. La nostra
potrebbe essere accorpata con quella del versante senese e si dimezzerebbero i
costi e le spese". Per giungere più rapidamente alla fusione, Bianchini
dice; "Proporrei l'abolizione del Comune di Arcidosso e così il
territorio interessato dovrebbe essere accorpato ad un altro comune. Quello più
naturale sembrebbe proprio Casteldelpiano. Ma il mio programma punta anche a
una valorizzazione turistica e in questo senso mi pare che sarebbe da
diffondere più e meglio l'immagine del Lazzaretti". Ma Bianchini indica
anche certe emergenze e problemi quotidiani dei cittadini: "Parcheggi,
maggiore illuminazione all'ingresso del paese, Infine chiedo a Enel di fare in
modo che il fumo che fuoriesce dalla centrale non disturbi gli
automobilisti". F.B.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
VARATO UN
"MANIFESTO" Sacconi: federalismo fiscale subito, ma senza Province Un
manifesto per il federalismo fiscale. Maurizio Sacconi raccoglie l'assist di
Remo Sernagiotto e si impegna personalmente per la modifica di legge e
redistribuzione le risorse in ambito locale. Garante dell'operazione Luca
Antonini, ordinario di diritto Costituzionale all'Università di Padova.
"La prossima sarà la legislatura del federalismo fiscale - attacca Sacconi
- da definire come legge ordinaria, quindi con tempi contenuti. Al termine del
mandato voglio aver assunto decisioni. Il federalismo deve diventare uno
strumento per ridurre il peso dell'amministrazione pubblica sulle tasse. E la
sussidiarietà: mai faccia l'amministrazione ciò che può fare la società civile.
Basta con la spesa storica, che penalizza i comuni più virtuosi, aumentiamo la
compartecipazione all'Iva". In accordi con Veltroni? "E' un tema da
grandi intese, appartiene a un ambito istituzionale, ma credo che un governo di
unità nazionale sarebbe disastroso". Sacconi torna
anche sull'abolizione delle Province: "Sono enti da superare, quantomeno
non eleggendo i suoi organi: si partirà così dalle città metropolitane".
"Le Province vanno chiuse per risparmiare i costi - sottolinea
Sernagiotto, capogruppo in Regione - è comunque importante che ci sia un
impegno individuale. Serve un manifesto politico da far firmare a tutti,
anche sulla questione meridionale: quando i lavoratori del Sud vengono a
lavorare in Veneto rendono, dalle loro parti non ce la fanno". Come ridurre
le imposte? "Gli interventismi dello stato su competenza regionale sono
dannosi: o c'è responsabilità o c'è assistenzialismo - spiega Antonini -
decentriamo tributi come tabacchi e giochi". (m.g.).
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
01-04-2008)
Argomenti: Province
PROVINCIA 01-04-2008
COLLECCHIO LE PRIORITA' DEL PARTITO Pdl: "Sostenere le famiglie e rilancio
dell'economia" COLLECCHIO Appello di De Matteis: "Non disperdere i
voti dandoli a piccoli partiti: serve il bipolarismo" II La data delle elezioni
politiche si avvicina ed il Popolo delle libertà ha incontrato simpatizzanti ed
amici per illustrare il programma e le novità che caratterizzano le proposte
del centrodestra per la prossima legislatura. Al tavolo dei relatori il
consigliere provinciale e comunale di Alleanza Nazionale Luigi Tanzi, il vice
sindaco di Parma Paolo Buzzi, il presidente provinciale di Alleanza Nazionale
Massimo Moine, l'assessore ai servizi educativi del Comune di Parma Gianpaolo
Lavagetto e Massimo De Matteis consigliere provinciale di Alleanza Nazionale e
candidato alla Camera dei Deputati nel collegio Emilia Romagna. Le ragioni per
votare Pdl partono, come ha affermato Luigi Tanzi, "dalla constatazione
della disastrosa politica energetica che il governo Prodi ha portato avanti
senza preoccuparsi del caro petrolio che ha avuto conseguenze nefaste sul
potere di acquisto degli stipendi ed ha eroso, a seguito dell'aumento
dell'inflazione, il margine già ridotto del potere stesso dei salari ".
Buzzi si è soffermato sulla proposta di aumento delle
pensioni attraverso l'abolizione dell'Ici sulla prima casa per i pensionati ed
un adeguamento graduale delle pensioni al costo della vita. Moine ha invece
parlato dei rapporti con gli ormai ex alleati dell'Udc sottolineando come
"l'alleanza sorta tra Udc e Rosa bianca sia sintomatica di uno stato di
emergenza per un partito che prima si divide, per poi riunirsi di fronte
a necessità elettoralistiche". Lavagetto ha affrontato il tema della
formazione delle nuove generazioni attraverso la scuola. De Matteis ha fatto
riferimento alla parte del programma del Pdl inerente il rilancio dell'economia
ed il sostegno alla famiglia. E un appello: "non disperdere il voto verso
i piccoli partiti per non vanificare il processo di costituzione di grandi
gruppi parlamentari che possano dare veramente vita ad un sistema
bipolare". G.C.Z. Incontro Da sinistra: De Matteis, Lavagetto, Moine,
Buzzi e Tanzi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICE E SOCIETA data: 2008-04-01 - pag: 20 autore: "Alt ai
condoni, ora più controlli" Berlusconi: in caso di pareggio al Senato
governo di buon senso, non di parte Barbara Fiammeri ROMA La stagione dei
condoni è finita. A decretarlo è Silvio Berlusconi che ribadisce l'obiettivo di
un'aliquota massima al 33% ma solo se aumenta la platea dei contribuenti.
Quella che si aprirà, dice il Cavaliere sicuro di tornare a guidare il Governo,
sarà "la stagione della lotta all'evasione" con l'obiettivo di
ridurla di un punto l'anno. è un Berlusconi che conferma di volersi presentare
con un'immagine diversa rispetto al passato: più prudente ma non meno
battagliero. Berlusconi, però,pensa anche all'"ipotesi B", cioè il
pareggio al Senato. In quel caso "la soluzione migliore – ha detto ieri
–sarebbe un governo di buon senso, non di parte", nel quale ci sarebbe
spazio per alcune personalità di "alto profilo": "Faccio solo
due nomi, Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo
economico", afferma a Telelombardia, in un'intervista smentita da
Berlusconi in tarda serata: "Non ho mai fatto i nomi di Monti e
Cacciari". Intanto tra le mosse dei prossimi giorni potrebbe esserci la
sottoscrizione di un nuovo contratto con gli italiani. "Non lo escludo
", ha detto ieri. Tra i punti salienti ci sarà la riduzione della
pressione fiscale "sotto il 40%", l'abolizione dell'Ici sulla prima
casa, il ritorno al nucleare e forse anche la stretta sulle intercettazioni
telefoniche ribadita anche ieri nel suo tour elettorale (solo per i reati di
mafia e terrorismo con sanzioni fino a 5 anni per chi le ordina e chi le
pubblica). Berlusconi descrive senza censure la gravità della situazione:
"Non è che questa campagna elettorale non contenga la voglia e il sogno di
cambiare l'Italia, ma le condizioni dell'economia internazionale sono cambiate
ed è difficile sognare", soprattutto "dopo il disastro compiuto da
questo governo ", sottolinea, ricordando anche l'impennata dell'inflazione
che ha raggiunto "lo stesso record del '96 quando al Governo c'era sempre
Prodi". Ecco perché "è più difficile che nel 2001". Una considerazione
che ripete in ogni incontro con i suoi sostenitori, quasi a voler evitare di
creare troppe aspettative. Il Cavaliere punta anzitutto sul rilancio
dell'economia. La detassazione degli straordinari assieme al rilancio della
contrattazione individuale sarà uno dei volani per innescarla: "Proporremo
di bloccare gli stipendi allo stato attuale e dare spazio alla contrattazione
tra il singolo e l'azienda per ottenere premi di produzione. A questo punto
bisognerà detassare questi premi e gli straordinari". Poi si passa, però,
allo scontro elettorale vero e proprio. Veltroni? "Un illusionista, un
vero e proprio bluff, un post-comunista ", dice il Cavaliere che blocca
così qualunque ipotesi di grandi intese per il dopo voto ("Veltrusconi è
una brutta parola "). Il candidato premier del Pdl torna ad attaccare il
leader del Pd anche sul programma: "Ci ha copiato", accusa. E a
Veltroni, che annuncia la semplificazione legislativa, risponde ricordando che
nel programma del Pdl è già previsto il dimezzamento dei parlamentari, dei
consiglieri degli enti locali e l'abolizione delle province. Berlusconi però più che
Veltroni teme gli ex alleati. è lì che il Pdl rischia di lasciare parte del suo
potenziale bottino elettorale. Torna così ad attaccare Pier Ferdinando Casini,
colpevole di aver frenato l'opera riformatrice del suo Governo, una vera e
propria "spina nel fianco" che però è stata estirpata. "è
un simpatico bugiardino" si limita a replicare ironicamente Casini.
Berlusconi però insiste e invita gli elettori di centro-destra a "non
buttare nel nulla il loro voto", ovvero a non votare né per l'Unione di
centro né per la Destra di Storace e Santanchè. "Chi sceglie noi vuole un
centro moderato e non le proprietà private di Berlusconi", ribatte Casini,
il quale ci tiene invece a far sapere agli elettori del centro-destra che il
leader del Pdl per liberarsi dell'Udc si è consegnato nelle mani della Lega:
"Berlusconi ha deciso di dare a Bossi la golden share del suo probabile
governo". Anche Francesco Storace non ha preso bene il richiamo al voto
utile del Cavaliere che aveva anche rivendicato l'aver tenuto fuori la Destra
dalla coalizione: "Se provochiamo problemi, non ci chiedano i voti, né
prima né dopo", ha detto l'ex ministro della Salute il quale sa bene di
poter essere determinante per la vittoria nel Lazio. GLI APPUNTAMENTI SU RADIO
24 Silvio Berlusconi intervistato in diretta da Giancarlo Santalmassi e
Alessandro Milan Oggi a "Vivavoce" alle ore 9.00 LOTTA ALL'EVASIONE
"Va ridotta di un punto all'anno. Aliquota fiscale massima al 33%. Libera
contrattazione individuale per i premi di produzione" In piazza a Milano.
Il leader del Pdl Silvio Berlusconi alla manifestazione del Partito dei
pensionati di Carlo Fatuzzo ANSA.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Di PAOLA OREFICE
ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo
la cauta apertura di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini sono oltre quattro anni
che lo sta chiedendo, arriva il brusco altolà di Umberto Bossi. E della Lega
tutta. Ed è scontro tra il Senatur e il leader di An. Insiste Fini: "Non
credo che si debba affrontare il tema con le lenti dell'ideologia e nemmeno col
pregiudizio". Ma anche in An si registra la netta contrarietà di Maurizio
Gasparri: "Ribadisco la mia personale contrarietà. La Costituzione
stabilisce con precisione che il diritto di voto è dei cittadini
italiani". Ci scherza Bossi sulla possibilità ventilata da Berlusconi di
far votare gli immigrati alle prossime elezioni amministrative. Ironizza un po'
sul Cavaliere il Senatur: "Tanto Berlusconi lo conosciamo tutti, in certi
momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel male, è così". E
ancora: "Berlusconi vuole piacere, si adegua al posto dove va. Ma poi è
troppo, se c'è un patto va rispettato. Se il voto agli immigrati non è
scritto". Poi torna serio il leader del Carroccio. E "minaccia"
sul tema "un referendum tra la gente". E netto dice: "So che la
gente non vuole il voto agli immigrati e se la gente non lo vuole, io sono
contrarissimo. La gente non vuole dare agli immigrati la possibilità di
comandare in casa sua". Intanto rileva Pier Ferdinando Casini come il Pdl
risulti ostaggio della Lega. Dice il candidato premier dell'Unione di centro:
"Se vincerà Berlusconi la Lega sarà la forza che traina la politica
italiana. Del resto si è fatto di tutto per renderla indispensabile".
Insomma "prepariamoci ad una legislatura in cui se Bossi si arrabbia ci
saranno degli scossoni nella politica italiana". D'altra parte, spiega
Casini: "Già vediamo che Berlusconi cambia idea su
tanti temi: era per l'abolizione delle Province, e ora non più, perchè la Lega
vuole abolire solo le Province delle aree metropolitane. Anche su Malpensa ha
fatto quello che diceva la Lega". E Roberto Maroni gli risponde: "E'
bene che siate fuori dalla coalizione, visto che siete per il voto agli immigrati".
Nel Pdl è solo la Lega a manifestare la sua contrarietà. Favorevoli da Franco
Frattini al leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo, scontato il sì della presidente
dell'Associazione donne marocchine, Souad Sbai (è stato Fini a volerla
candidata nelle liste del Pdl), sono tutti favorevoli a concedere il voto agli
immigrati. Spiega il vicepresidente della Commissione europea Frattini che
occorre stipulare "un vero e proprio contratto di immigrazione e
integrazione" che vuol dire "conoscenza della lingua, adesione ai
principi, valori e leggi che sono applicati nel nostro Paese". Insomma
"vuol dire diritti e doveri". Favorevoli al voto agli stranieri il Pd
e la Sinistra Arcobaleno. Contrarissima La Destra di Francesco Storace
("il prossimo passo del Pdl sarà quello di proporre il Corano nelle
scuole", battuta rivolta a Fini che accennò alla questione) e Daniela
Santanchè ("sono impazziti"). Nota Walter Veltroni: "Oggi un
ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in crisi", visto che "è già
cominciata la sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite,
continue riunioni di maggioranza?", si chiede il candidato premier del Pd.
E' opportuno il voto agli immigrati anche per il leader dell'Italia dei valori,
Antonio Di Pietro. Fausto Bertinotti non ha dubbi: "Meglio tardi che mai.
Riconoscere che dopo cinque anni di presenza in Italia chi ha lavorato e
prodotto ricchezza possa esercitare il diritto di voto almeno nelle elezioni
comunali è un elemento di semplice buon senso". Incalza il ministro Paolo
Ferrero (Prc) dicendo che sul tema la Sinistra Arcobaleno sarebbe pronta a
votare anche con il Pdl.
( da "Windpress" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
01-04-2008
CS43-2008: 01/04/2008Cina, conto alla rovescia per le Olimpiadi: secondo un
nuovo rapporto di Amnesty International il tempo per migliorare la situazione
dei diritti umani sta scadendoIn occasione del lancio di un suo nuovo rapporto,
Amnesty International ha chiesto alle autorit'a cinesi di porre immediatamente
fine alle misure repressive nei confronti dei difensori dei diritti umani a
Pechino e in altre zone del paese e delle persone che prendono parte a
manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe."A causa delle
Olimpiadi, la repressione contro gli attivisti 'e aumentata anzichinuire"
- ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.A
Pechino e nei dintorni, nel periodo di "pulizia" pre-olimpica, le
autorit'a hanno ridotto al silenzio e imprigionato attivisti per i diritti
umani. In Tibet e nelle regioni limitrofe, il recente intervento della polizia
e dell'esercito contro i manifestanti ha dato luogo a gravi violazioni dei
diritti umani."Questi comportamenti mettono in dubbio la seriet'a
dell'impegno cinese di migliorare la situazione dei diritti umani con
l'approssimarsi delle Olimpiadi" - ha commentato Khan. "I Giochi
olimpici finora non sono stati un catalizzatore per le riforme. A meno che non
vengano adottate misure urgenti che modifichino la situazione, appare sempre
pi'u improbabile che le Olimpiadi possano lasciare un'eredit'a positiva. A soli
quattro mesi dall'inaugurazione di Pechino 2008, il Comitato olimpico internazionale
e i leader mondiali devono parlare chiaro: se non esprimeranno preoccupazione
per quanto sta accadendo e non chiederanno pubblicamente un cambiamento, la
loro rischier'a di apparire una tacita accondiscendenza verso le violazioni dei
diritti umani perpetrate dalla Cina nella preparazione dei Giochi
olimpici".Amnesty International chiede alle autorit'a cinesi di:-
consentire l'immediato ingresso in Tibet e nelle regioni limitrofe di ispettori
delle Nazioni Unite e di altri osservatori indipendenti;- porre fine agli
arresti arbitrari, alle intimidazioni e alle minacce nei confronti degli
attivisti;- non applicare pi'u forme punitive di detenzione amministrativa;-
consentire a tutti i giornalisti di operare in piena libert'a in ogni parte della Cina;- liberare tutti i prigionieri di
coscienza;- ridurre il numero dei reati per i quali 'e prevista la pena di
morte, come primo passo verso la sua abolizione.Principali contenuti del
rapporto di Amnesty InternationalLe autorit'a hanno fatto ricorso a una forza
eccessiva, talvolta letale, nei confronti delle manifestazioni in Tibet e nelle
regioni limitrofe. Pur riconoscendo che esse hanno il dovere di
proteggere persone e propriet'a da atti di violenza (compresi gli attacchi
dettati da ragioni etniche contro cinesi Han), Amnesty International sottolinea
che il loro operato deve rispettare i principi di necessit'a e proporzionalit'a
previsti dagli standard internazionali sui diritti umani.Considerata la
diffusione della tortura e degli altri maltrattamenti in Tibet, gi'a
documentata da molto tempo, Amnesty International teme che i tibetani arrestati
nelle ultime settimane rischino di subire pestaggi e altri abusi e di essere
condannati a morte al termine di processi iniqui. L'organizzazione chiede alle
autorit'a cinesi di rendere noti generalit'a, luogo di detenzione e status
legale di ogni persona imprigionata e di rilasciare tutti coloro che sono stati
arrestati solo per aver preso parte a proteste pacifiche. Il pressochale
black-out sull'informazione, imposto in Tibet e nelle regioni limitrofe, non
solo ha reso difficile verificare le denunce provenienti da quelle zone, ma
suona anche come un tradimento del solenne impegno cinese di assicurare
"completa libert'a di stampa" nel periodo precedente l'avvio delle
Olimpiadi.Il rapporto di Amnesty International descrive casi di attivisti per i
diritti umani perseguitati per aver denunciato violazioni o aver collegato le
loro denunce ai preparativi dei Giochi olimpici. L'organizzazione chiede il
rilascio immediato e incondizionato degli attivisti imprigionati solo per aver
espresso le proprie opinioni, tra cui:- l'attivista per il diritto alla terra
Yang Chunlin, condannato il 25 marzo a cinque anni di carcere per
"incitamento alla sovversione", dopo aver promosso una campagna dal
titolo "Non vogliamo le Olimpiadi, vogliamo i diritti umani". Ha
riferito di essere stato torturato dalla polizia e di non aver potuto
denunciare, durante il processo, il trattamento subito;- l'attivista di Pechino
Hu Jia, processato il 18 marzo per "incitamento alla sovversione" a
causa delle sue attivit'a in favore dei diritti umani, dopo che per molti mesi
gli era stata imposta una forma particolarmente invadente di arresti
domiciliari. Sua moglie, Zeng Jinyan, e il loro bambino appena nato, continuano
a essere bloccati in casa, sotto stretta sorveglianza della polizia.La
"pulizia" pre-olimpica ha causato l'arresto di migliaia di persone
che si erano recate a Pechino per presentare reclami in forma di petizioni.
Molte di esse sono state espulse verso le province di
provenienza. Questa pratica pare essere una reminiscenza di quella chiamata
"custodia e rimpatrio", un sistema di detenzione e successiva
espulsione dei migranti interni, la cui abolizione nel 2003 era stata
trionfalmente presentata come un importante passo avanti nel rispetto dei
diritti umani. Alcune delle persone giunte a Pechino per presentare reclami
sono state condannate alla "rieducazione attraverso il lavoro",
un'altra forma illegale di detenzione senza processo, la cui riforma 'e ferma
nell'agenda politica cinese da molti anni.Le nuove regole introdotte l'anno
scorso per aumentare la libert'a d'informazione dei giornalisti stranieri non
sono state applicate in Tibet; a Pechino e in altre zone della Cina, 'e stato
impedito a diversi giornalisti di svolgere inchieste su temi considerati
sensibili. Nel frattempo, rimangono in vigore dure restrizioni per gli organi
d'informazione nazionali e la censura su Internet 'e stata rafforzata,
prendendo ultimamente di mira diversi siti che si occupano di HIV/AIDS. Si
crede che il controllo sulle informazioni si stia estendendo anche ai contenuti
degli sms scambiati tra utenti di telefonia mobile della capitale.Il rapporto
di Amnesty International manifesta apprezzamento per l'annuncio ufficiale di
una significativa riduzione, lo scorso anno, delle condanne a morte e delle
esecuzioni a seguito della reintroduzione della revisione da parte della Corte
suprema del popolo. L'organizzazione per i diritti umani, tuttavia, continua a
chiedere alle autorit'a di pubblicare dati completi su scala nazionale che
possano confermare quanto dichiarato dalle autorit'a.FINE DEL COMUNICATO Roma,
1^0 aprile 2008Il rapporto China: The Olympics countdown - crackdown on
activists threatens Olympics legacy 'e disponibile in lingua inglese
all'indirizzo: http://www.amnesty.org./ e presso l'Ufficio stampa di Amnesty
International Italia.Per ulteriori informazioni, approfondimenti e
interviste:Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell.
348-6974361, e-mail: press@amnesty.it.
( da "KataWeb News" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Alle 13:40 - Fonte:
rampini.blogautore.repubblica.it - 0 commenti In occasione del lancio di un suo
nuovo rapporto, Amnesty International ha chiesto alle autorita' cinesi di porre
immediatamente fine alle misure repressive nei confronti dei difensori dei diritti
umani a Pechino e in altre zone del paese e delle persone che prendono parte a
manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe. 'A causa delle Olimpiadi, la
repressione contro gli attivisti e' aumentata anziche' diminuire' - ha
dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. A Pechino
e nei dintorni, nel periodo di 'pulizia' pre-olimpica, le autorita' hanno
ridotto al silenzio e imprigionato attivisti per i diritti umani. In Tibet e
nelle regioni limitrofe, il recente intervento della polizia e dell'esercito
contro i manifestanti ha dato luogo a gravi violazioni dei diritti umani.
'Questi comportamenti mettono in dubbio la serieta' dell'impegno cinese di
migliorare la situazione dei diritti umani con l'approssimarsi delle Olimpiadi'
- ha commentato Khan. 'I Giochi olimpici finora non sono stati un catalizzatore
per le riforme. A meno che non vengano adottate misure urgenti che modifichino
la situazione, appare sempre piu' improbabile che le Olimpiadi possano lasciare
un'eredita' positiva. A soli quattro mesi dall'inaugurazione di Pechino 2008,
il Comitato olimpico internazionale e i leader mondiali devono parlare chiaro:
se non esprimeranno preoccupazione per quanto sta accadendo e non chiederanno
pubblicamente un cambiamento, la loro rischiera' di apparire una tacita
accondiscendenza verso le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Cina
nella preparazione dei Giochi olimpici'. Amnesty International chiede alle
autorita' cinesi di: -- consentire l'immediato ingresso in Tibet e nelle
regioni limitrofe di ispettori delle Nazioni Unite e di altri osservatori
indipendenti; -- porre fine agli arresti arbitrari, alle intimidazioni e alle
minacce nei confronti degli attivisti; -- non applicare piu' forme punitive di
detenzione amministrativa; -- consentire a tutti i
giornalisti di operare in piena liberta' in ogni parte della Cina; -- liberare
tutti i prigionieri di coscienza; -- ridurre il numero dei reati per i quali e'
prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione. Principali
contenuti del rapporto di Amnesty International: Le autorita' hanno fatto
ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale, nei confronti delle
manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe. Pur riconoscendo che esse
hanno il dovere di proteggere persone e proprieta' da atti di violenza
(compresi gli attacchi dettati da ragioni etniche contro cinesi Han), Amnesty
International sottolinea che il loro operato deve rispettare i principi di
necessita' e proporzionalita' previsti dagli standard internazionali sui
diritti umani. Considerata la diffusione della tortura e degli altri
maltrattamenti in Tibet, gia' documentata da molto tempo, Amnesty International
teme che i tibetani arrestati nelle ultime settimane rischino di subire
pestaggi e altri abusi e di essere condannati a morte al termine di processi
iniqui. L'organizzazione chiede alle autorita' cinesi di rendere noti
generalita', luogo di detenzione e status legale di ogni persona imprigionata e
di rilasciare tutti coloro che sono stati arrestati solo per aver preso parte a
proteste pacifiche. Il pressoche' totale black-out sull'informazione, imposto
in Tibet e nelle regioni limitrofe, non solo ha reso difficile verificare le
denunce provenienti da quelle zone, ma suona anche come un tradimento del
solenne impegno cinese di assicurare 'completa liberta' di stampa' nel periodo
precedente l'avvio delle Olimpiadi. Il rapporto di Amnesty International
descrive casi di attivisti per i diritti umani perseguitati per aver denunciato
violazioni o aver collegato le loro denunce ai preparativi dei Giochi olimpici.
L'organizzazione chiede il rilascio immediato e incondizionato degli attivisti
imprigionati solo per aver espresso le proprie opinioni, tra cui: --
l'attivista per il diritto alla terra Yang Chunlin, condannato il 25 marzo a
cinque anni di carcere per 'incitamento alla sovversione', dopo aver promosso
una campagna dal titolo 'Non vogliamo le Olimpiadi, vogliamo i diritti umani'.
Ha riferito di essere stato torturato dalla polizia e di non aver potuto
denunciare, durante il processo, il trattamento subito; -- l'attivista di
Pechino Hu Jia, processato il 18 marzo per 'incitamento alla sovversione' a
causa delle sue attivita' in favore dei diritti umani, dopo che per molti mesi
gli era stata imposta una forma particolarmente invadente di arresti
domiciliari. Sua moglie, Zeng Jinyan, e il loro bambino appena nato, continuano
a essere bloccati in casa, sotto stretta sorveglianza della polizia. La
'pulizia' pre-olimpica ha causato l'arresto di migliaia di persone che si erano
recate a Pechino per presentare reclami in forma di petizioni. Molte di esse
sono state espulse verso le province di provenienza.
Questa pratica pare essere una reminiscenza di quella chiamata 'custodia e
rimpatrio', un sistema di detenzione e successiva espulsione dei migranti
interni, la cui abolizione nel 2003 era stata trionfalmente presentata come un
importante passo avanti nel rispetto dei diritti umani. Alcune delle persone
giunte a Pechino per presentare reclami sono state condannate alla
'rieducazione attraverso il lavoro', un'altra forma illegale di detenzione
senza processo, la cui riforma e' ferma nell'agenda politica cinese da molti
anni. Le nuove regole introdotte l'anno scorso per aumentare la liberta'
d'informazione dei giornalisti stranieri non sono state applicate in Tibet; a
Pechino e in altre zone della Cina, e' stato impedito a diversi giornalisti di
svolgere inchieste su temi considerati sensibili. Nel frattempo, rimangono in
vigore dure restrizioni per gli organi d'informazione nazionali e la censura su
Internet e' stata rafforzata, prendendo ultimamente di mira diversi siti che si
occupano di HIV/AIDS. Si crede che il controllo sulle informazioni si stia
estendendo anche ai contenuti degli sms scambiati tra utenti di telefonia
mobile della capitale. Il rapporto di Amnesty International manifesta
apprezzamento per l'annuncio ufficiale di una significativa riduzione, lo
scorso anno, delle condanne a morte e delle esecuzioni a seguito della
reintroduzione della revisione da parte della Corte suprema del popolo.
L'organizzazione per i diritti umani, tuttavia, continua a chiedere alle
autorita' di pubblicare dati completi su scala nazionale che possano confermare
quanto dichiarato dalle autorita'. Il rapporto China: The Olympics
countdown - crackdown on activists threatens Olympics legacy e' disponibile in
lingua inglese all'indirizzo: http: //www.amnesty.org./ e presso
l'Ufficio stampa di Amnesty International Italia. Tel. 06 4490224 -- cell.
348-6974361, e-mail: press@amnesty.it rampini.
( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Sacconi promette:
"Federalismo fiscale" Il senatore firma il patto con i trevigiani
alla presenza di un costituzionalista Come a suo tempo Silvio Berlusconi fece
con gli italiani, anche Maurizio Sacconi sottoscrive il suo contratto con gli
elettori trevigiani e veneti. Il senatore di Forza Italia, oggi ricandidato a
Palazzo Madama nelle fila del Pdl, si impegna a battersi per il federalismo
fiscale. Un impegno specifico, personale, pur nell'alveo del programma del
partito: "Perchè anche se abbiamo liste bloccate, esistono sempre delle
persone, che devono avere la responsabilità di assumere comportamenti
coerenti". E un impegno "pubblico" (benchè davanti
all'informazione locale, anziché "Porta a porta" che tenne a
battesimo la promessa dal Cavaliere): "Cosicché io possa essere contestato
qualora prenda iniziative in contraddizione con esso". Ieri la firma
virtuale, con tanto di garante, il professor Luca Antonini, docente di diritto
all'università di Padova, e di testimone, Remo Sernagiotto, capogruppo azzurro
in consiglio regionale.Tre gli obiettivi a cui Sacconi mira e di cui il
federalismo è premessa e strumento: riduzione delle tasse, responsabilità da
parte di chi amministra, sussidiarietà: "Ovvero non faccia mai
l'amministrazione ciò che possono fare i cittadini singoli o organizzati in
corpi intermedi e non faccia mai l'amministrazione più lontana ciò che può fare
quella più vicina". Uno il grimaldello operativo: stop alla "spesa
storica", quel principio, in parole povere, per cui un ente pubblico non
può superare la cifra totale spesa negli anni passati. "Questo criterio ha
fatto sì che le amministrazioni viziose abbiano potuto riprodurre il vizio -
spiega l'ex sottosegretario al Welfare - e quelle virtuose, invece, abbiano
visto riprodurre la fregatura, finendo per essere penalizzate. E tra queste
ultime, ci sono in particolare i comuni veneti". Al suo posto, il
parametro dei "costi standard": "Cioè i costi a cui le regioni
migliori erogano i servizi essenziali, come sanità, assistenza, trasporto
pubblico. Se lo fanno certe regioni, perchè non possono farlo tutte?".In
concreto, suggerisce Antonini, si può agire sull'Iva, decentrare alcune imposte
come quelle su tabacchi e giochi, valorizzare la possibilità di imporre
tributi: "Naturalmente mantenendo invariata la pressione
complessiva". Anzi, alla lunga il federalismo fiscale, porta a diminuirla.
Purchè si realizzino, appunto, costi standard e responsabilità:
"Altrimenti - si chiede il professore - quale amministratore manterrà
sotto controllo il bilancio, quando poi interviene lo Stato a ripianare, come è
successo con l'ultima Finanziaria che ha stanziato 9,1 miliardi per coprire
l'extradeficit sanitario di cinque regioni del sud, oltre ai 3 miliardi già
previsti: 250 euro pagati da ogni italiano, neonati compresi". Per tagliare il costo della macchina pubblica, abolizione delle
Province e revisione dei privilegi delle Regioni a statuto speciale
("Tutte le regioni devono ottenere una dimensione speciale - nota
l'esponente del Pdl -. Ma è indubbio che il caso della Provincia autonoma di
Trento è ormai manifestamente antistorico").Temi che ora Sacconi
perorerà in Parlamento per "contratto".Mattia Zanardo.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
PIETRO PERONE La
giornata politica è ormai conclusa da tempo, quando una serie di affermazioni
targate Silvio Berlusconi sembrano aprire nuovi scenari per il dopo voto:
"Non escludo nulla sul futuro - sono le parole del leader del Pdl in uno
speciale su Telelombardia che ha diffuso a tarda sera le sue dichiarazioni -
Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un pareggio al Senato, la
soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte". E il
Cavaliere non si ferma qui, fa anche i nomi di due possibili ministri. Dice:
"Faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo
Sviluppo economico". Poco più di un'ora e, ben oltre la mezzanotte, arriva
la smentita: "Sono rimasto stupito nel leggere di una mia intervista a
Telelombardia. Non mi risulta di aver fatto interviste a Telelombardia in
questa campagna elettorale e soprattutto non ho mai fatto i nomi di Mario Monti
e di Massimo Cacciari come possibili ministri", afferma Berlusconi in una
telefonata. Il leader del Pdl tiene anche a far notare che la frase
attribuitagli secondo cui, in caso di pareggio al Senato, la soluzione migliore
sarebbe un governo di buonsenso, è una "ovvietà, in quanto, se si
pareggia, non ci può essere un governo di parte". E il caso è servito? No
è un pesce d'aprile. È il finale di una giornata aperta all'insegna della
"grinta c'è tutta", ma sono tali le condizioni del Paese che non è
più tempo dei sogni: basta condoni, che però sono serviti a recuperare risorse,
"punteremo su un maggiore contrasto all'evasione e all'elusione
fiscale" perché "raggiungere il traguardo di aliquote al 33% è possibilissimo
e ci si può arrivare basta che siano di più quelli che pagano le tasse",
spiega Silvio Berlusconi che tra un chat con gli elettori e comizi a Milano e
Torino si concede un bagno di folla e di realismo. Mancano tredici giorni al
voto ed è giunto però il momento di far salire la tensione nel tentativo di
mobilitare gli indecisi: il leader del Pd? "È un bluff", attacca
perciò, e avverte di aver sentito in giro voci di un accordo tra Veltroni e
Bertinotti dopo il voto. Ancora: il Cavaliere assicura che "fare politica
è un sacrificio enorme e certamente non mi arricchisco - dice - come per il
signor Walter Veltroni che vive addirittura di politica e si è raddoppiato gli
introiti oltre ad essere già un pensionato". Applaudono i pensionati veri,
chiamati in piazza Duomo da Carlo Fatuzzo, anziani costretti a vivere con
redditi minimi. Immancabile l'impegno del Pdl ad adeguare i salari "al
costo della vita", una sorta di scala mobile un tempo bestia nera del
liberismo. Ma all'orizzonte non si intravede nessun "veltrusconi",
assicura il leader del Pdl che pure scommette sulla vittoria. Certezza che si
scontra però con l'avvertimento a non votare i piccoli partiti "che
esistono - dice Berlusconi - solo per salvaguardare se stessi e i loro
leader". Riferimento alla Destra e all'Udc, "che
nei cinque anni della precedente legislatura - incalza l'ex premier - è stata
una spina nel fianco". Campagna elettorale allo sprint finale, se Veltroni
annuncia l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi promette di voler
"dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali
e comunali". E ancora cancellare "gli enti inutili, come le
Province e le comunità montane". Insiste poi, il Cavaliere, sulle regole
da rispettare anche quando non piacciono, si tratti della realizzazione di
opere pubbliche o della par condicio: "A me piacerebbe tanto fare il
faccia a faccia, ma purtroppo c'è una legge folle, liberticida che ce lo
impedisce perché dovremmo sfidarci con tutti i candidati premier".
Berlusconi esclude dunque che nei prossimi giorni possa svolgersi il fatidico
duello in tv, ancor meno in Rai dove - attacca - prosegue "l'uso criminoso
di una televisione pubblica pagata con i mezzi di tutti". Il riferimento
diretto è a Santoro "che continua impunemente ad attaccare gli avversari
diritto di replica".
( da "Giornale di Calabria, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province
Elezioni/ Pronto un
manifesto indirizzato ai diversi schieramenti politici con alcune proposte per
i Comuni CATANZARO. Legautonomie della Calabria ha realizzato un manifesto nel
quale propone ai diversi schieramenti politici cinque iniziative in favore dei
Comuni. I cinque punti individuati da Legautonomie sono: dare un assetto
stabile alla finanza locale attribuendo sul serio a Regioni ed Enti locali
tributi propri e compartecipazioni al gettito erariale. L"ICI va
valorizzata come imposta fondamentale dei territori, procedendo alla sua
semplificazione, accorpando tutti i tributi che gravano sugli immobili;
modificare il patto di stabilità interno sulla base di una articolazione dello
stesso su base triennale e su base regionale, tenendo in debito conto le basi
imponibili di riferimento; eliminare tutti i livelli para-istituzionali che
stanno fra regioni ed enti locali e fra i comuni e province
(ato, consorzi, agenzie; ecc.), luoghi, questi si, di spreco e inefficienza;
Regioni nuove e forti che dismettano ogni velleità gestionale a vantaggio del
riordino del sistema locale che valorizzi le gestioni associate e l'effettiva
capacità programmatoria; una vera riforma del governo dei servizi pubblici
locali, favorendo liberalizzazione e nascita di soggetti imprenditoriali
efficienti nella gestione in particolare al sud il quale paga pesantemente la
frammentazione e l'assenza di una vera cultura gestionale di questi servizi.
"La fine anticipata della legislatura - sostiene in una nota il Presidente
di Legautonomie, Antonio Acri - ha creato disagi ed incertezza per le autonomie
locali che, seppure con luci e ombre, vedeva finalmente avviato il processo di
attuazione del Titolo V della Costituzione. Anche nei programmi elettorali dei
due schieramenti maggiori non c'é particolare attenzione verso i Comuni: da un
lato si prevede l'incentivazione dei processi di unione (fino alla fusione) dei
comuni piccolissimi; dall'altro l'abolizione dell'Ici sulla
prima casa. Da qualche settimana, sul sito del Ministero dell'Interno, sono
disponibili i bilanci consuntivi 2006 dei comuni, dati che opportunamente
elaborati consentono di verificare l'andamento della finanza locale negli enti
locali calabresi e di operare alcune riflessioni. Il primo sguardo
consegna una evidente contraddizione: da quando è stata riconosciuta autonomia
finanziaria agli Enti locali questa è in progressivo calo. Conseguenza di leggi
finanziarie statali (almeno le ultime cinque) dal forte impianto centralista
che hanno costantemente ridotto i trasferimenti e sopratutto inciso in maniera
determinante anche sulla declamata autonomia degli enti locali". "In
ogni caso - prosegue - anche dopo la modifica del titolo V, le modalità di
colloquio e dei rapporti non sono cambiati tra sistema delle autonomie e Stato
e sistema delle autonomie e Regioni. Gli enti locali rimangono i
"paria" del sistema istituzionale. Da qui l'attenzione della politica
sui due temi: piccoli comuni e Ici sui quali non pare vi sia sufficiente
attenzione da parte dell'opinione pubblica. I dati confermano che in Calabria
si sta verificando quello che al centro nord era evidente dagli anni '90.
Ovvero l'impegno dei comuni a difendere i livelli di spesa raggiunti aumentando
la pressione fiscale seppure attraverso una attenzione maggiore nei confronti dell'evasione
sulla quale è stata avviata una positiva azione di recupero. Ciononostante
l'autonomia tributaria dei comuni calabresi rimane ben lontana (dieci punti
circa) dalla media nazionale a causa delle basi imponibili di riferimento. In
questo contesto la sola abolizione dell'Ici sulla prima casa significherebbe
per i Comuni calabresi un salasso di 67,2 milioni di euro, cioé una diminuzione
di quasi tre punti percentuali di autonomia tributaria". Per il presidente
di Legautonomie "non va dimenticato che l'Ici rappresenta la chiave
dell'autonomia tributaria dei Comuni. Come tutte le imposte, è un tributo per
nulla apprezzato dai cittadini, forse quello più odiato. Tuttavia in Europa
solo la Svezia non ha una patrimoniale sulla casa che è sostituita, però, da
altre compartecipazioni. Anche sui piccoli comuni va segnalata questa tendenza
di additare, al problema della ridotta dimensione demografica degli ottomila
Comuni, le radici di inefficienze, sprechi, e addirittura costi della politica.
Dimenticando che, appena qualche lustro addietro, l'Italia dei borghi e dei
piccoli Comuni era invece indicata come una delle più profonde ricchezze del
Paese. Va senz'altro segnalata questa tendenza, dimenticando che forse il
problema si trova nella nostra organizzazione istituzionale se è vero che la
Francia possiede un reticolo di oltre 36mila Comuni la maggior parte dei quali
piccolissimi; 17mila la Germania, quasi 7mila Spagna; 3mila la piccola
Svizzera".
( da "Giornale di Brescia" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Edizione: 02/04/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:BRESCIA E PROVINCIA I risultati della
campagna di contenimento Piccioni in piazza? Ormai sono pochi Piccioni in
piazza Mercato Un mosaico d'associazioni per la tutela degli animali: questa la
"missione" dello "Sportello tutela diritti animali" del
Comune. Fitte e molteplici le attività di cui lo sportello si fa promotore:
istituito infatti nel dicembre del 1999 per volontà dell'Amministrazione
comunale e del Forum delle associazioni animaliste aderenti alla Consulta
dell'ambiente, "è un servizio di alto valore umano", commenta
l'assessore all'Ambiente Ettore Brunelli. Il merito? La stretta collaborazione
fra le realtà associative: dall'Ente nazionale protezione animali
all'associazione Salviamo gli animali, dal Telefono difesa
animali alla Lega abolizione caccia e il Wwf. Tutti preziosi informatori delle
normative in vigore in materia di animali, caccia e interventi d'emergenza. I
componenti dello Sportello hanno collaborato con l'Assessorato vigilanza e la
Commissione sicurezza per la stesura della parte del regolamento di Polizia
urbana che si occupa dei nostri "coinquilini". Particolarmente
significativa la "Campagna contenimento piccioni": intrapresa nel
2006 attraverso la distribuzione di mangime antifecondativo per gli
"ospiti" del centro storico. La distribuzione per il controllo
numerico incruento della popolazione di colombi "è avvenuta di fatto in
due siti: piazza Paolo VI e piazza Loggia", spiega Sara Pepi, presidente
dell'Enpa, che prosegue: "La distribuzione è avvenuta dai primi di marzo
2006 ai primi di marzo 2007: dopo il normale decorso, questo lavoro ci ha
permesso di verificare che la presenza numerica dei colombi nelle due piazze
cittadine è ora piuttosto contenuta". Attualmente sono infatti una
quarantina i piccioni per piazza. Alla fine del mese di marzo la distribuzione
è stata poi effettuata anche in via Monte Baldo, dove "sarebbe necessario
continuare la distribuzione per almeno un altro anno". Altro impegno che
trova sempre più margini di risposta è quello nelle scuole. Nato nel 2000, il
progetto "Animali in città" si rivolge alle scuole cittadine,
primarie e secondarie di primo grado: si tratta di una serie di incontri, due
ore di lezione per classe, tenuti da medici veterinari e da un ornitologo. In
cattedra però, con grande gioia degli alunni, stavolta ci stanno cane e gatto.
In molti istituti l'appuntamento annuale con il veterinario è divenuto ormai
consueto e, sempre più spesso, "avviene a conclusione di un lavoro condotto
in classe dai docenti sul rapporto uomo-animale", precisa Anna Compagnoni,
responsabile del progetto. Lo Sportello è aperto il martedì e il giovedì dalle
15.30 alle 18.30 nelle sedi di Casa delle Associazioni in via Cimabue 16/a
(tel. 030. 2311717). nuri.
( da "Arena, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
GILBERTO POZZANI.
Con il Pdl e le liste Udc e Commercianti Tangenziale Sp5 e un piano alloggi
Scende in campo per il Popolo della libertà, che è apparentato con Udc e lista
dei Commercianti, Gilberto Pozzani: da sempre residente a San Vito al Mantico,
49 anni, sposato con Adriana, due figlie, libero professionista. "Molti
anni fa", spiega, "con alcuni amici è nata la passione per la
politica che vivo tutti i giorni e che mi mette a contatto coi problemi della
gente. Ho ricoperto vari incarichi da assessore in Comune e in Provincia, ai
lavori pubblici e alla pianificazione territoriale. Da qui è nato il progetto
della tangenziale di Bussolengo e della pista ciclabile del sole lungo il
Biffis. La novità di questo appuntamento elettorale è la coalizione che mi sostiene
per un progetto di larghe intese su Bussolengo". Uno dei primi impegni di
Pozzani sarà di terminare la tangenziale Sp5. "C'è da completare la tratta
da Palazzolo alla Gardesana, in corrispondenza del sovrappasso con Pastrengo. E
poi rimarrebbe anche la ciclopista da Bussolengo verso nord. Per l'assetto
della viabilità del paese, ritengo urgente il completamento della strada
interquartierale dalla zona degli impianti sportivi fino alla zona Monti. È
improrogabile anche un piano urbano del traffico con messa in sicurezza della
viabilità dai quartieri verso il centro". La famiglia è l'altro obiettivo
condiviso con gli alleati: piano casa per costruire nuovi alloggi per giovani e
anziani; abolizione dell'Ici prima casa; libri gratis per
gli studenti delle medie; detassazione delle famiglie monoreddito con più figli
e situazioni di handicap. "Questa è una priorità assoluta",
sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la famiglia è bene per il
comune". Altri fronti di impegno: sicurezza del cittadino con contrasto
continuo agli insediamenti dei nomadi e allontanamento delle situazioni
illegali. "La nostra coalizione", dice Pozzani, "è in prima fila
per realizzare il progetto di sicurezza attraverso l'acquisto di una stazione
mobile per la polizia municipale, in servizio diurno e notturno, in
coordinamento con polizia di Stato e carabinieri per presidii nei quartieri e
nelle frazioni". Punti irrinunciabili: incentivare le attività
artigianali, industriali e agricole con progetti mirati all'ottenimento di fondi
europei a sostegno anche dell'occupazione giovanile; difesa dell'ospedale
Orlandi, con parcheggi anche per il centro e per il commercio. Conclude
Pozzani: "La realizzazione di un palazzetto dello sport da usare anche per
concerti ed eventi culturali rientra, con altri punti di aggregazione come la
piscina coperta e la palestra con area sportiva a San Vito e Corno, tra i punti
che concorrono al miglioramento della qualità della vita. Inoltre un parco per
ogni quartiere e la riqualificazione dell'area ex-Sampò". L.C.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
IL BILANCIO. Nella
Casa delle associazioni, dal 1999 è attivo un servizio contro il maltrattamento
degli animali Cani e gatti abbandonati A Brescia c'è lo Sportello di Paola
Castriota Quante volte succede di trovare un gattino per strada, oppure un cane
abbandonato e non sapere cosa fare? E se l'animale bisognoso di aiuto fosse un
riccio o un serpente? Niente paura. A Brescia esiste da nove anni uno Sportello
Tutela Diritti Animali a cui rivolgersi per qualsiasi informazione. Non solo in
tema di abbandoni, ma anche di maltrattamenti, praticati soprattutto nella
provincia, come ricorda e denuncia Luisa Ferrari, volontaria della Difesa
Animali. "CI CHIAMANO SPESSO per intervenire in aiuto di cani legati a
catene di
( da "Nuova Ferrara, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Mentre avanza la
campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle
Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre
istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non
solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a
superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca
di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere
ospitalità nella speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto
credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e
scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica
della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo
tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello
di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi,
per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la
responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di
governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi
ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva
davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare,
caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di
rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere
sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno
dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini
ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio
nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come
le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non
è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, dà
risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare
a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale
che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio
a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità
territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica,
sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di
cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece
centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare
l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni
livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo
ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare
poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale
sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una
funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza
rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un
decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto
all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia
promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra
strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese
che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di
agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi,
sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza.
Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni
in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben
più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro
previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che
i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di
aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa
rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti
le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai
intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà
che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua
parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di
ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci
sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo
compiuto mi permetto di continuare il dibattito sul giornale, dando fin d'ora
la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla
riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non
abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene
del nostro paese. Fabio Melilli UPI - Unione Province d'Italia.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore sezione:
POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-02 - pag: 17 autore: LA SCOMMESSA Per la
politica 1 miliardo di tagli è la scommessa più forte su cui punta Walter
Veltroni.Il messaggio che si è lasciato per l'ultima settimana di campagna
elettorale proprio perché sa che è l'argomento più sentito. E che può indurre
gli astensionisti – che sono quelli più sfiduciati dai partiti –ad andarea
votare.Si parla dei costi della politica e della proposta di legge che lancerà
il leader del Pd. Una cifra shock accompagnerà l'annuncio:i tagli saranno di un
miliardo di euro. Metà dei parlamentari, una riduzione degli stipendi degli
onorevoli di circa il 30%, le pensioni di deputati e
senatori che verranno calcolate con il metodo contributivo, abolizione delle province nelle aree metropolitane e
delle comunità montane vicine al livello del mare, la revisione del
finanziamento ai giornali di partito. è questo il tentativo finale insieme
all'annuncio di alcuni ministri. ( Li.P.).
( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
ASSE LEGA-PDL, E'
BUFERA Toni Da Re: "Sacconi ruba le idee al Carroccio" "Dopo
anni passati a fare il portaborse dei socialisti, ora Sacconi pensa di
inventarsi un rilancio sulle idee della Lega, ma arriva tardi". Il
segretario provinciale del Carroccio Toni da Re carica a testa bassa il
senatore azzurro-Pdl Maurizio Sacconi, che si sarebbe inoltrato in un sentiero
non suo lanciando un suo personalissimo "contratto" stipulato con i
trevigiani per il federalismo fiscale. E per fortuna che i due, di fatto, sono
alleati alle elezioni sia politiche che amministrative del 13 e 14 aprile. E' la
dimostrazione che soprattutto nella Marca il matrimonio di interesse Lega e
Partito della Libertà vive di un equilibrio molto delicato. Ma sentiamo cosa
dice Da Re: "Sacconi non si smentisce mai: parla di un contratto sul
federalismo con i trevigiani a meno di una settimana da quello siglato proprio
dai candidati del Carroccio con l'intero popolo veneto". "Quello del
federalismo fiscale è un binomio che, prima della Lega, non esisteva nel
vocabolario della politica italiana - insiste Da Re - ci ricordiamo bene quando
i socialisti come Sacconi deridevano questa nostra idea. Abbiamo conservato
pure gli articoli comparsi sulla stampa di quel periodo. Non solo Sacconi cerca
di appropriarsi di idee altrui, ma adesso rilancia anche
sul fronte dell'abolizione delle Province: se proprio gli vanno strette, chieda
al suo partito di non gestirle più". Da Re non ha dubbi: "Solo con la
devoluzione del potere amministrativo da parte delle Regioni potrà
eventualmente essere messo in discussione il ruolo delle Province, non
prima". Siamo insomma di fronte alla classica schermaglia
elettorale. Solo che, di solito, simili bisticci avvengono da opposte sponde,
tra avversari politici, non tra alleati. Come alla vigilia, anche in piena
campagna leghisti e azzurri continuano a pestarsi i piedi. (a.z.).
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Le frasi del leader
Pdl Accordo bipartisan Porte aperte all'Udc Abolizione dell'Ici Precarietà Non
avverto, per i giovani, l'allarme della sinistra che vede la precarietà come il
male assoluto Contro il carovita: abolizione dell'Ici sulla prima casa e
detassazione degli straordinari Non dubito che avremo la maggioranza al Senato,
ma sulle riforme serve un accordo bipartisan Se l'Udc volesse tornare con noi,
le porte sarebbero non aperte, ma spalancate.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-04-2008)
Argomenti: Province
Provincia di Sassari
Pagina 7050 Sassari. I candidati del Pdl Azzurri alle urne: i pezzi da novanta
sfilano in piazza Sassari.. I candidati del Pdl --> Abolizione
delle Province, riconoscimento dell'insularità della Sardegna, potenziamento
della continuità territoriale e delle infrastrutture. Il Pdl presenta a Sassari
i propri candidati per il Parlamento alle elezioni del 13 e 14 aprile e
mettendo da parte le polemiche con gli avversari, prova a parlare di programmi
strizzando l'occhio, come è ovvio, all'elettorato locale. L'incontro con i
sassaresi parte in sordina ma ci mette un attimo per farsi notare da mezza
città. Basta passare in piazza d'Italia intorno alle 11: l'attore Luca
Barbareschi passeggia a braccetto con il deputato uscente di An, Carmelo Porcu,
sotto un timido sole. Attorno a loro telecamere, hostess e visi sorridenti. La
troupe si infila in un caffè e siede a tavolino. Si potrebbe pensare che
Sassari sia stata scelta come location per una nuova fiction televisiva, e
invece no. É realtà, è campagna elettorale. Sì perché a Sassari il Pdl incontra
la stampa per presentare i propri candidati per Camera e Senato, e
l'appuntamento è proprio all'interno di un caffè. Qui fra tazzine tintinnanti e
avventori frettolosi, i candidati del Popolo della libertà si stringono attorno
a due tavolini, illustrano sapientemente i punti focali del programma
elettorale e rispondono con disponibilità sterminata alle domande dei
giornalisti. Oltre a Porcu e Barbareschi, in corsa per Montecitorio, sono a
disposizione di flash e taccuini l'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu,
capolista al Senato, con gli altri candidati per Palazzo Madama, Filippo
Saltamartini e Fedele Sanciu. E poi gli altri onorevoli in pectore Pietro
Testoni e Paolo Vella. Assente solo Giuseppe Cossiga, trattenuto da un
imprevisto. Il più incisivo nel dialogare con i cronisti è Beppe Pisanu, che
mira dritto ai programmi concreti: "Ci sono quattro, cinque punti
fondamentali per la Sardegna nel nostro programma", e li elenca in maniera
concisa, " modificare la Costituzione in modo da riconoscere l'insularità
sarda come uno svantaggio naturale che lo Stato deve colmare, formulare una
legge sull'ambiente che sia in sintonia con le necessità di sviluppo,
realizzare il gasdotto Algeria-Sardegna-Europa, riorganizzare il sistema
stradale sardo e cambiare le regole della continuità territoriale estendendola
a tutti i passeggeri e alle merci". E poi ci sono le Province: "Sono
enti in sovrappiù, l'obiettivo è superarle". Il consigliere provinciale
Giampiero Lavena, seduto accanto impietrisce, Fedele Sanciu anche, ma poi il
senatore gallurese concorda: "Costano troppo, condivido totalmente". (v.
g.).
( da "Liberazione" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Riceviamo e
volentieri pubblichiamo Fabio Melilli* Caro Direttore, mentre avanza la
campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle
Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre
istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non
solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a
superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca
di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere
ospitalità al Suo giornale nella speranza di poter offrire un utile contributo.
Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni
facili e scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica
della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo
tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello
di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi,
per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la
responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di
governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi
ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva
davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare,
caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di
rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere
sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno
dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini
ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle
aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le
Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è
forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da'
risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche
argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello
provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali
che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle
identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di
polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di
migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi
interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per
migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico.
Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se
riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a
legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente
su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad
una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello,
senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre
un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto
all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia
promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra
strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese
che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di
agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi,
sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza.
Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni
in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben
più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro
previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che
i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di
aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa
rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti
le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai
intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà
che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua
parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di
ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci
sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto
mi permetto di chiederLe di aprire attraverso il Suo giornale un dibattito,
dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad
offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come
peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise,
per il bene del nostro paese. *presidente Upi Unione Province d'Italia
02/04/2008.
( da "Denaro, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Commenti enti locali
Ecco perchè le Province sono ancora necessarie Fabio Melilli* Caro direttore,
mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito
sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di
riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come
spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si
mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta
la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di
chiedere ospitalità al Suo giornale nella speranza di poter offrire un utile
contributo. Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando
generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e
insostenibile struttura burocratica della Pubblica amministrazione, altra sono
i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può
più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni,
per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con
certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli
problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio
delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi. Di
fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di
governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a
svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che
governa un'area vasta che non può essere sostituito nè dalla miriade di Comuni,
piccoli o piccolissimi, nè tanto meno dalle Regioni, pena il ritorno a un nuovo
centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio
del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno
di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana
prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta
che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i
confini comunali? Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una
rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le
rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono
organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla
storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di
una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a
chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare
l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della
nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo
fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con
puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità,
senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di
governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo
riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il
cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai
concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione
delle province, soprattutto
a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a
Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne
ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e
concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della
politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire
decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso,
oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e
decisioni di grande rilevanza. na normativa che ne riducesse drasticamente il
numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci
consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un
livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare
da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande
utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema
burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono
sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione
pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto,
recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di
governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e
demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere
davvero sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perchè questi temi possano
essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di chiederLe di aprire
attraverso il Suo giornale un dibattito, dando fin d'ora la disponibilità mia e
di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte
non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci
di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. *presidente
Upi (Unione delle Province d'Italia) del 02-04-2008 num.
( da "Arena.it, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Tangenziale Sp5 e un
piano alloggi Scende in campo per il Popolo della libertà, che è
apparentato con Udc e lista dei Commercianti, Gilberto Pozzani: da sempre
residente a San Vito al Mantico, 49 anni, sposato con Adriana, due figlie,
libero professionista. "Molti anni fa", spiega, "con alcuni
amici è nata la passione per la politica che vivo tutti i giorni e che mi mette
a contatto coi problemi della gente. Ho ricoperto vari incarichi da assessore
in Comune e in Provincia, ai lavori pubblici e alla pianificazione territoriale.
Da qui è nato il progetto della tangenziale di Bussolengo e della pista
ciclabile del sole lungo il Biffis. La novità di questo appuntamento elettorale
è la coalizione che mi sostiene per un progetto di larghe intese su
Bussolengo". Uno dei primi impegni di Pozzani sarà di terminare la
tangenziale Sp5. "C'è da completare la tratta da Palazzolo alla Gardesana,
in corrispondenza del sovrappasso con Pastrengo. E poi rimarrebbe anche la
ciclopista da Bussolengo verso nord. Per l'assetto della viabilità del paese,
ritengo urgente il completamento della strada interquartierale dalla zona degli
impianti sportivi fino alla zona Monti. È improrogabile anche un piano urbano
del traffico con messa in sicurezza della viabilità dai quartieri verso il
centro". La famiglia è l'altro obiettivo condiviso con gli alleati: piano
casa per costruire nuovi alloggi per giovani e anziani; abolizione
dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione
delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa
è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la
famiglia è bene per il comune". Altri fronti di impegno: sicurezza
del cittadino con contrasto continuo agli insediamenti dei nomadi e
allontanamento delle situazioni illegali. "La nostra coalizione",
dice Pozzani, "è in prima fila per realizzare il progetto di sicurezza
attraverso l'acquisto di una stazione mobile per la polizia municipale, in
servizio diurno e notturno, in coordinamento con polizia di Stato e carabinieri
per presidii nei quartieri e nelle frazioni". Punti irrinunciabili:
incentivare le attività artigianali, industriali e agricole con progetti mirati
all'ottenimento di fondi europei a sostegno anche dell'occupazione giovanile;
difesa dell'ospedale Orlandi, con parcheggi anche per il centro e per il
commercio. Conclude Pozzani: "La realizzazione di un palazzetto dello
sport da usare anche per concerti ed eventi culturali rientra, con altri punti
di aggregazione come la piscina coperta e la palestra con area sportiva a San
Vito e Corno, tra i punti che concorrono al miglioramento della qualità della
vita. Inoltre un parco per ogni quartiere e la riqualificazione dell'area
ex-Sampò". L.C. .
( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
La Lega sbeffeggia
il patto per il federalismo Da Re attacca l'alleato Sacconi: "Ci copia e
male" "Sacconi non si smentisce mai. Dopo anni passati a fare il
porta-borse dei socialisti ora pensa di inventarsi un rilancio sulle idee della
Lega Nord; ma arriva tardi". A Gianantonio Da Re, consigliere regionale e
segretario provinciale della Lega Nord, è andato di traverso il
"contratto" stipulato da Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia,
con i suoi elettori sul federalismo fiscale: l'esponente azzurro si è
impegnato, nella prossima legislatura, a battersi perchè vengano realizzati una
più efficiente ripartizione di risorse e poteri tra le varie Regioni, una
riduzione delle tasse, la sussidiarietà.Una (brutta) copia, secondo Da Re, di
temi da sempre sostenuti dalla Lega e che per giunta ricalca il patto siglato,
meno di una settimana fa, proprio dai candidati del Carroccio con l'intero
popolo veneto: "Quello del "federalismo fiscale" è un binomio
che, prima della Lega, non esisteva nel vocabolario della politica italiana -
attacca il responsabile trevigiano del partito padano -. Ci ricordiamo bene
quando i socialisti deridevano questa nostra idea. Abbiamo conservato pure gli
articoli comparsi sulla stampa di quel periodo".Poco importa che Lega e
Pdl siano alleati perchè Da Re non risparmia dure critiche. Oltre a rivendicare
la primogenitura leghista sul federalismo, boccia anche la
proposta dell'ex sottosegretario di abolire le Province, per ridurre i costi
della macchina amministrativa: "Non solo Sacconi cerca di appropriarsi di
idee altrui, ma adesso rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle
Province. Se proprio gli vanno strette chieda al suo partito di non gestirle
più". Affinché questa non sia solo una trovata elettorale, secondo
il rappresentante della Lega, occorre un passaggio ben preciso: "Solo con
la devoluzione del potere amministrativo da parte delle Regioni potrà
eventualmente essere messo in discussione il ruolo delle Province, non
prima".m.zan.
( da "Blog Beppe Grillo" del 02-04-2008)
Argomenti: Province
Firme per il WiMax
firme per "Ammastellati" firme per "Forza Clementina"
--> 2 Aprile 2008 Sette televisioni e tre giornali Clicca l'immagine In
Italia comanda, decide, ordina la disinformazione. Sette televisioni e tre
giornali si sono sostituiti alla democrazia. Tutto quello che non sapete è
vero. Quello che sapete è ciò che vuole il Sistema. Non c'è bisogno della polizia
o delle leggi speciali per vivere in un regime. E' sufficiente il controllo
dell'informazione. I media sono il primo obiettivo in qualunque colpo di Stato.
L'Italia non sa più nulla. Non riesce più a giudicare. E' schizofrenica. La
realtà e l'informazione che riceve sono due cose diverse, contrapposte. E' un
pugile in stato confusionale, che non sta più in piedi, con l'assistente
all'angolo del ring che gli grida che va tutto bene. Non essere o sapere?
Questo è il dilemma. Non siamo padroni della nostra vita perchè non sappiamo.
Sette televisioni e tre giornali. RAI1, RAI2, RAI3, Canale 5, Italia1, Rete4,
La7, il Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa. Il nostro Governo, il
nostro Parlamento, i nostri occhi sono loro. I magnifici 10. I nomi dei direttori
sono importanti, ma fino a un certo punto. Riotta, Mazza, Giordano, Liguori,
Fede, Piroso. A chi rispondono questi signori? Che interessi rappresentano?
Prodi ha messo lì il pinguino Riotta e Fini, "una mattina, una brutta
mattina", ha regalato la scrivania del Tg2 a Mazza. I giornalisti dei
telegiornali pubblici sono addetti di uffici stampa, velinari (talvolta
vaselinari), impiegati di Regime. Canale 5, Italia1 e Rete4 sono strumenti di
propaganda di Testa d'Asfalto. Hanno una doppia funzione: fargli fare miliardi
di euro con la pubblicità attraverso Publitalia e mantenere gli italiani in
coma assistito. Lo psiconano è un concessionario dello Stato. Le frequenze
televisive su cui trasmette sono nostre. Il conto corrente, le notizie e il
conflitto di interessi, invece, sono solo suoi. La7 è di Telecom Italia, un
megafono degli interessi industrilali dei suoi azionisti. Benetton ad esempio,
Telefonica a riesempio. Paolo Mieli è l'espressione del salotto buono del
Corriere della Sera. Un gruppo assortito di società che spazia dalla Pirelli a
Mediobanca, da Intesa San Paolo alla Tod. I padroni del Corrierone si chiamano
Confindustria e ABI. Geronzi, Passera, Tronchetti, Della Valle. La Repubblica è
del gruppo l'Espresso dell'ingegner Carlo De Benedetti, industriale,
finanziere. La Stampa è del gruppo Fiat, un quotidiano ispirato da Luca Cordero
di Montezemolo. Riassunto: partiti, Testa d'Asfalto, Confindustria e ABI
possiedono l'informazione. Se vogliono possono farci credere qualunque cosa. E
ci fanno credere qualunque cosa. Il V2 day del 25 aprile è il primo passo per
ridare la capacità di intendere e volere agli italiani. L'informazione va
separata da interessi economici e politici. Tre referendum per una libera
informazione in un libero Stato. Abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini. Abolizione del finanziamento pubblico
all'editoria di un miliardo di euro all'anno. Abolizione della legge Gasparri e del duopolio Rai-Mediaset. Per
partecipare richiedete i moduli e la presenza del vostro banchetto sulla mappa
nel blog. 270 città hanno già aderito. Ps: Chi si iscrive alla marcia ed
è certificato al blog è riconoscibile nei commenti dalla presenza di un omino.
Cliccando sull'icona si visualizza la pagina personale del commentatore.
Iscrivetevi alla marcia del V2 day e diffondetela. Diffondi la marcia: Copia e
incolla il codice V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera: 1. Inserisci
le tue foto su www.flickr.com con il tag V2-day 2. Inserisci tuoi video su
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del V2-day Clicca l'immagine.
( da "Gazzetta di Modena,La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
VERSO LE ELEZIONI
Giordano: un freno agli straordinari L'esponente Arcobaleno: no al precariato.
Giovanardi replica all'Udc "Penso ci sia una parte del Pd che coltivi
ancora l'idea di avere la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato,
per poi rifletterla di fatto sulla Regione. Ma sia chiaro, che il voto alla
Sinistra Arcobaleno non è inutile, dal momento che contribuirà a togliere seggi
al centro destra". Così ieri Massimo Mezzetti durante l'incontro, in vista delle prossime Politiche, che ha tenuto insieme
all'esponente del Prc Franco Giordano. "Continuiamo ad essere a favore dei
poveri come ad occuparci dei problemi legati al lavoro - ha poi precisato
Giordano - Siamo a favore dell'abolizione della Legge 30 e contro il
precariato: come fa a contrastare questo fenomeno chi ha in lista Calearo e
Colaninno? E' poi indispensabile la sicurezza sul posto di lavoro dove
ci sono troppi morti; è nostro obbiettivo far aumentare le retribuzioni
indipendentemente dalla produttività e porre un freno agli straordinari".
"Siamo gli unici a far presidi e volantinaggi davanti alle fabbriche ed in
mezzo a tutti quei soggetti sociali sotto attacco: giovani, donne e
lavoratori", ha poi continuato Mezzetti, prima di definire l'attuale
campagna elettorale "una delle peggiori, perchè concentrata solo sui due
grandi schieramenti, impegnati entrambi a far gara a chi le spara più
grosse". FORZA ITALIA. La giornata politica ha anche registrato il taglio
del nastro della nuova sede di Forza Italia in città. A far gli onori di casa
Lenzini davanti a molti esponenti del Pdl locali e non, tra i quali Carlo
Giovanardi, Giampaolo Bettamio, Enrico Aimi, Antonio D'Alì, la vedova Tatarella
e Maria Ida Germontani. Assenti, Isabella Bertolini ed Andrea Leoni. Per
Giovanardi "oggi il Pdl è una presenza sul territorio modenese viva e
competitiva, che può essere concorrenziale anche con chi qui governa da
sempre", ha dichiarato guardando già alle Amministrative del 2009. Quanto
al fatto che l'Udc di Casini sarebbe l'unico detentore dei valori del mondo
cattolico, Giovanardi ha precisato che "siamo stati difensori e promotori
degli stessi sia al governo che all'opposizione: lo continueremo a fare anche
quando saremo di nuovo alla guida del Paese". Bettamio ha quindi
introdotto D'Alì che si è soffermato su sicurezza e immigrazione, affermando
che il governo Prodi ha solamente peggiorato le cose. LEGA NORD. La rissa al
Barozzi è stato lo spunto, invece, per la Lega Nord per presentare in Provincia
l'interrogazione "Feste etniche o risse tra barbari?" e per ribadire
le proprie posizioni sulla questione immigrati. Per Giorgio Barbieri "vista
la gravità dell'episodio e poichè alle nostre organizzazioni culturali vengono
richieste ogni sorta di garanzia - ha dichiarato Barbieri, dopo aver premesso
che la sala in questione dipende dalla Provincia - chiedo alla giunta a quale
associazione è stata concessa l'aula magna, se questa riceve finanziamenti
dalla Provincia ed eventualmente da quanti anni". I toni poi si son fatti
più concitatati sul pagamento dei danni: "Chi li paga? - ha poi chiesto
Barbieri - domanderò alla Giunta se questa associazione è intenzionata ad
accollarseli, oltre al fatto di sapere se le associazioni di extracomunitari
alle quali vengono concesse strutture provinciali siano provviste di
assicurazione, o siano obbligate, come accade per noi, ad effettuare
un'apposita polizza". L'interpellanza è stata presentata all'incontro
sulla situazione sicurezza in città, definita gravissima da Davide Dotti,
responsabile dei Giovani Padani e da Mauro Mafredini. Presente anche in una
sorta di "abbraccio" Nord-estremo Sud, Angela Maraventano, vicesindaco
di Lampedusa e candidata per la Lega al Senato. (filippo pederzini).
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
IL DIBATTITO
BUROCRAZIA E COSTI DELLA POLITICA COSA FARE DELLE NOSTRE PROVINCE Mentre avanza
la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle
Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre
istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non
solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a
superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca
di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo chiedo ospitalità alla Gazzetta
di Mantova nella speranza di poter offrire un utile contributo. Credo faremmo
un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa
è infatti l'eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica
amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio
che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e
le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini
e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità
della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si
sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta
inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco
abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso,
l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente
intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla
miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il
ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi
conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e
periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province.
D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una
forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte
più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a
lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che
interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a
quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità
territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica,
sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di
cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece
centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare
l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni
livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo a
identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e
responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il
livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione,
credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare
il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai
concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione
delle province, soprattutto
a chi non ha lesinato il voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono
abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora,
vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta,
per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.
Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di
commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i
costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande
rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse
le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito
risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo,
peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo a iniziare da qui, e vedremo che
i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di
aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa
rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti
le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai
intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà
che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua
parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di
ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere sugli sprechi che ci sono, e
sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi chiedo alla Gazzetta
di aprire un dibattito, dando la disponibilità mia e di tutti i presidenti di
Provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro
ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni
condivise, per il bene del nostro paese. Fabio Melilli Presidente UPI Unione
Province d'Italia.
( da "Alto Adige" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Arriva il camper
azzurro, scendono i candidati del Pdl "Ci vuole il terzo Statuto" Di
Centa: che team. Holzmann: "Basta ruoli marginali" Malossini: noi
trentini dobbiamo capire che l'autonomia in Alto Adige ha due facce BOLZANO.
Con Manuela Di Centa capolista è naturale che il gruppo dei candidati Pdl
(Camera e Senato) si presenti come "una squadra, un team". Ieri
pomeriggio il camper "Rialzati Italia" si è fermato davanti all'hotel
Alpi. "Arriviamo con il camper per dare l'idea del movimento: rimettiamo
in moto il nostro Paese", esordisce l'ex campionessa di fondo, capolista
Pdl alla Camera in Trentino Alto Adige. E la "squadra" lavorerà,
promette Giorgio Holzmann (secondo in lista) perché "questa sia la
legislatura del terzo Statuto". Si allena convinto anche Mario Malossini
(quarto), che chiarisce: "Noi trentini dobbiamo avere la consapevolezza
che l'autonomia ha due facce: si veda la situazione degli italiani in Alto
Adige. Gli eletti del Trentino condivideranno l'azione sullo Statuto".
Pietro Mitolo (An) in sala si lascia scappare: "Finalmente i trentini se
ne sono accorti". Holzmann: "Il primo statuto è nato per tutelare il
gruppo tedesco, ora si deve passare anche alla tutela della comunità italiana,
a partire dal diritto di organizzare la scuola e di non ricoprire solo ruoli
marginali. In campagna elettorale l'Svp propone la solita lista per la spesa,
noi contiamo invece di poterci giocare un ruolo di dialogo serio e serrato con
l'Svp". I candidati, onori di casa da Alessandro Urzì (An), si sono
presentati ricordando il programma Pdl. Per Holzmann il recupero della riforma
federalista con l'autonomia impostitiva: "In Alto Adige basta con lo Stato
cattivo che tassa e la Provincia buona che offre i servizi". Manuela Di
Centa si impegna a seguire i temi sportivi "ma sport come palestra di
formazione non solo competizione" e si dedica poi ai punti di sostegno
alla famiglia (dalla madre lavoratrice al bonus bebè, un
piano speciale per la casa, abolizione Ici prima casa). Maurizio Del Tenno
(presidente nazionale dei giovani della Confartigianato, e forse per questo era
presente in sala Margareth Bernard, moglie di Hanspeter Munter) garantisce
"se eletto, sarò il deputato del vostro territorio". Al tavolo
anche Giuseppe Bellomo e Maurizio Vezzali (candidati al Senato a Bressanone e
Bassa Atesina) e il trentino Giacomo Santini (Senato Valsugana). Bellomo: sì
alla sicurezza, l'Svp sbaglia a chiedere meno polizia. Vezzali ricorda le
proposte di detassazione degli straordinari e altre misure "per rimettere
in movimento i consumi". Malossini: "Gli elettori scelgano il voto
utile, anticipino la riforma elettorale schierandosi per il Pdl o per il Pd, se
quello è il loro campo. E quello all'Udc non è un voto utile".
( da "Giornale di Brescia" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Edizione: 03/04/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:BRESCIA E PROVINCIA La discrezionalità
nella fissazione delle aliquote da parte delle amministrazioni locali in
materia di Ici consentiva fino al
( da "Giornale di Brescia" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Edizione: 03/04/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:BRESCIA E PROVINCIA TASSE LOCALI / 1 Così
nel 2006 la più contestata imposta del nostro Paese ha finanziato la gestione
delle municipalità L'Ici porta 250 milioni di nelle casse comunali La voce rappresenta
più del 30 per cento delle entrate complessive su cui programmare le spese
pubbliche Veduta aerea della Loggia e del centro storico Erminio Bissolotti Il
file formato excel con i dati Ici dei 206 Comuni bresciani fatica ad arrivare
nella casella e-mail. "Pesa" più di 200mila byte e una volta stampato
ricopre la scrivania come se fosse una tovaglia fatta su misura. Per darvene
meglio un'idea, quella che vedete raffigurata qui a fianco è solo una decima
parte dell'originale e la maggior parte dei colleghi, pur standosene a dovuta
distanza, ha mostrato un po' di timore nei confronti davanti a questa montagna
di numeri entro cui il cronista, invece, ha provato ad addentrarsi. Eppure, non
c'è di che temere, l'ultimo studio effettuato dall'Osservatorio dei bilanci dei
Comuni bresciani (un gruppo di lavoro che fa capo all'assessorato provinciale
guidato da Guido Bonomelli) è una fonte di informazioni ragguardevole grazie
alla quale è possibile verificare gli introiti e l'incidenze dell'imposta
comunale sugli immobili di tutti i paesi della provincia. Cosa non da poco se
si pensa che questo argomento continua ad essere dibattuto negli ultimi giorni
di campagna elettorale. Partiamo dal fatto che complessivamente, nel 2006, le
Amministrazioni locali hanno raccolto 247 milioni di euro dall'imposizione del
tributo sulla proprietà immobiliare. Un valore non indifferente se si pensa che
rappresenta circa un terzo delle entrate correnti complessive dello stesso anno
(pari a 904 milioni di euro) e che il pareggio della gestione finanziaria di
ogni bilancio comunale, lungi da avere un mero senso matematico, deve garantire
una copertura reale delle spese previste nel rendiconto di inizio anno.
Entrando ancor più nel dettaglio, con i dati in possesso, è possibile rilevare
che solo il 18 per cento di questo importo proviene dall'Ici sulla prima casa,
mentre la parte più cospicua, pari a 173 milioni di euro e al 70 per cento del
totale, deriva dall'imposizione su altri fabbricati come le seconde case, i
negozi e i capannoni. Per dovere di cronaca, rimane poi un 10 per cento di Ici
(superiore ai 24 milioni di euro) che deriva dalle aree fabbricabili e una
piccola parte, il 2 per cento (quantificabile intorno ai 5 milioni di euro),
che si ottiene dall'applicazione dell'imposta sul valore catastale dei terreni
agricoli. Stando così le cose, soprattutto in considerazione del fatto che i
dati sopra descritti si riferiscono ai bilanci di due anni fa (poco prima che
le Amministrazioni comunali attuassero un'importante azione
di riduzione dell'Ici sull'abitazione principale, spinte anche da un deciso
indirizzo governativo), perde un po' di rilevanza la voce propagandista che
annuncia l'abolizione dell'Ici sulla prima casa che, com'è meglio spiegato qui
sotto, molti Comuni hanno già attuato prima dell'insediamento di un nuovo
Governo. Ad ogni modo, un ruolo importante in tal senso l'ha avuto anche
l'incremento del valore medio delle detrazioni, nel 2006 fermo intorno ai 116
euro, ma che negli anni successivi ha toccato (e per certe situazioni ha
ampliamente superato) il tetto dei 200 euro. Stesso discorso anche per
l'aliquota media che nell'anno di analisi è calcolata vicina al sei per mille e
che da alcune stime più attuali si pone più vicina ai cinque punti millesimali.
Sempre per dovere d'informazione, e per una particolare attenzione
all'esattezza dei dati (che di fronte a tutti questi numeri, nasce spontanea),
sono esclusi dalle statistiche fatte sopra i comuni di Barghe, Bovegno, Collio
e Offlaga che non hanno saputo dare il dettaglio esatto delle entrate derivanti
dall'Ici. Essendo, comunque, entità con un volume delle entrate modesto,
l'assenza dei valori non dovrebbe far discordare di tanto le medie già
calcolate. Detto questo, passiamo ad un altro punto critico. Per tener fede ai
vincoli previsti nel patto di stabilità e al taglio dei trasferimenti che lo
Stato ha previsto nel 2008 (per un importo che si aggira intorno agli 11
milioni di euro), le amministrazioni comunali bresciane potranno ampliare la
base imponibile Ici, riclassificando determinate categorie di immobili, oppure
agire calcando la mano sull'aliquota che riguarda le seconde case. Situazione
visibile anche all'occhio di chi non è proprio un tecnico della materia se si
esamina l'Ici pro capite dei paesi con maggiore attrattiva turistica dove il
numero delle abitazioni principali è nettamente inferiore rispetto alla media,
ma il gettito Ici per abitante super in qualche caso i 1.000 euro. Chi ne vuol
saper di più si colleghi al sito dell'Osservatorio dei comuni e provi a
scomporre l'entrate per Ici dei Comuni di Ponte di Legno e Limone del Garda
dove la percentuale del gettito proveniente dalla prima casa corrisponde,
rispettivamente al 5,5 e all'1,5 di quello generale. Circostanza che
sostanzialmente si ripete anche a Orzinuovi, Palazzolo e Edolo, ma con valenza
inferiore. Questo argomento si potrebbe ulteriormente ampliare, pensando ai
nuovi introiti previsti con la regolarizzazione delle ex case rurali e dei
fabbricati "nascosti" al Fisco, fino ad arrivare alla possibilità di
gestire un Catasto decentrato che permetterebbe a detta di molte
amministrazioni: "la soluzione migliore per una corretta perequazione
fiscale". Questo infatti potrebbe consentire anche una maggiore omogeneità
tra i valori di mercato e quelli catastali. Infine un discorso a parte lo
merita il nostro capoluogo che nel 2006 su 228 milioni di euro di entrate, 51
milioni sono pervenuti dall'Ici. Quindi poco meno di un quarto degli introiti è
corrisposto dal pagamento di quest'imposta. Inoltre, tenendo conto che sono
67mila le abitazioni principali presenti nella nostra città nel 2006, solo il
23% del gettito Ici deriva dall'imposizione sulla prima casa, mentre almeno il
60% del flusso in entrata proviene da altri fabbricati che giustificano così
un'imposizione media di 266 euro per abitante.
( da "Italia Oggi" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi
ItaliaOggi - Primo Piano Numero 080, pag. 7 del 3/4/2008
Autore: da Napoli Marco Castoro Visualizza la pagina in PDF
Un giorno con la rossa- simbolo di Silvio Berlusconi. Che riceve rose
rosse giocate subito al lotto La sciùra promette oro a Napoli Posti di lavoro,
via i rifiuti. Magie campane della Brambilla Basta seguire la lunga fila di
manifesti che la ritraggono sorridente a braccia aperte come il Cristo di Rio
per raggiungerla all'Hotel Ramada di Napoli, in via Galileo Ferraris, a pochi
passi dalla stazione ferroviaria. Un bagno di folla l'attende. Il Rialzati
Campania, la gente partenopea l'ha presa alla lettera. Il centro congressi
dell'hotel è stracolmo, sembra un settore dello stadio San Paolo. I
partecipanti vengono agguerriti, partecipano, fanno domande, applaudono.
Vogliono sapere quanto durerà ancora la loro pena da scontare, tra i rifiuti,
tra le mille difficoltà di una terra che stenta a dare frutti. Michela Vittoria
Brambilla è tranquilla, confessa di avere a cuore le sorti della Campania.
"Quando venni l'ultima volta c'era Bassolino che faceva allettanti
promesse", dichiara alla platea, "oggi a distanza di diversi anni c'è
ancora Bassolino, nonostante gli sfraceli della questione rifiuti. Non ne vuole
proprio sapere di dimettersi. Perfino Veltroni è stato esplicito: gli ha detto
che si sarebbe atteso un segnale di discontinuità. E lui neanche per sogno,
attaccato alla poltrona come pochi. Solo qui accadono certe cose. Negli Stati
Uniti in 48 ore ti dimetti se sei in preda a uno scandalo, a un
fallimento". La dama rossa del Cavaliere sorride, è gentile, risponde a
tutti gli interlocutori. Lo fa con cordialità, seppure si vede lontano da un
miglio che la sua salute non è delle migliori. Tossisce, ripetutamente, diventa
in viso più rossa dei capelli. Si batte il petto, beve e riparte. Come una
monoposto dopo il pit-stop. La gente vuole vederla, toccarla, strapparle una
promessa. Lo dica a Berlusconi... è il messaggio più ricorrente. Che porterà
con sé a Milano e nell'Emilia, la regione che la vede maggiormente presente con
i suoi appuntamenti elettorali. "State tranquilli", assicura la
Brambilla, "la questione dei rifiuti si risolverà. Il presidente
Berlusconi ha già cominciato a lavorare per risolvere questo problema e vedrete
troverà lui una soluzione. Bisogna aiutare il commissario De Gennaro, bisogna
dargli poteri speciali, ben più ampi di quelli conferitigli. Costruire i
termovalorizzatori. E poi vedrete l'Expo di Milano farà da volano per tutta
l'economia italiana, compresa quella della Campania. Prima però bisogna mandare
a casa Bassolino". Ma la gente incalza. è stanca di aspettare. Dice Lucio,
precario doc, come si autodefinisce. "Qui avere un posto di lavoro è come
vincere al Totocalcio. Io non posso fare nessun progetto per il mio
futuro". Ma Nello incalza il concittadino: "Beato te che ce l'hai un
lavoro. Qui solo i rifiuti si trovano bene. A casa loro. Non siamo a Milano, il
lavoro non c'è". La Brambilla replica. Li assicura. "Vedrete che con
il governo Berlusconi andrà meglio". "Siamo stanchi di
aspettare", aggiunge Rosaria, "sono anni che ci fanno promesse che
poi non sanno mantenere". La candidata non si scompone. "Vede signora
c'è una bella differenza tra il presidente Berlusconi e Veltroni. Il primo ha
già dimostrato di saper governare per 5 anni. Il Pd al contrario non può
vantare le stesse certezze. Nonostante prendiamo atto della conversione
liberale di Veltroni, meglio tardi che mai, va detto che si fa fatica a credere
nel rinnovamento del Pd perché dentro ci sono troppi esponenti del vecchio
governo che hanno alzato le tasse, bloccato la Tav, fatto precipitare il potere
d'acquisto e portato alle stelle sia i prezzi sia la criminalità". Dove
troverete i soldi? Chiedono dalla platea. "Per ridurre la pressione fiscale",
dice la Brambilla, "dall'abolizione del turn over
delle assunzioni negli enti e nei ministeri. Tagli e abolizioni di 3000 enti e
delle Province inutili. Inoltre aboliremo l'Ici e faremo costruire nuovi
alloggi per giovani, standardi di 58 mq a costi accessibili. Le case popolari
verranno vendute a chi le abita, così che i soldi dell'affitto saranno rate del
mutuo. Poi per far fronte al debito pubblico si metterà sul mercato il
30 per cento del patrimonio immobiliare inutilizzato di proprietà dello stato.
Tipo quelle caserme che non servono più e costano di manutenzione".
Michela la rossa ha le idee chiare e lo lascia intendere. Anche se in qualche
occasione si lascia scappare qualche "Non lo so" a chi le chiede
dettagli tecnici sui rifiuti. Prima di parlare ha ricevuto 22 rose rosse da
Domenico Forte, presidente di Flora Napoli. Con una dedica tutta particolare:
"Bentornata in Campania. Contiamo su di te con fiducia e sicurezza".
Lei sorride, abbraccia l'ingombrante mazzo di rose. "Grazie. Sono splendide.
Me le porterò con me". Anche se qualcuno che le ha contate sussurra in
silenzio: "sono 22, ne deve levare una altrimenti non porta bene. Devono
essere dispari". Ma qualcun altro obietta: non è vero 11, 22 e 50 sono
numeri consentiti. Chi capta solo i numeri corre alla ricevitoria a giocarseli.
Oltre che sulla ruota di Napoli, anche su quella di Bari. B come Brambilla. La
candidata va a ruota libera. Affronta più di un argomento. Parla di
infrastrutture, investimenti, porti, autostrade e ponte dello Stretto. Della
lotta alla criminalità. "Tutti argomenti", spiega, "che Prodi ha
fatto diventare di serie B". Tra un colpo di tosse e un
"quant'altro", un avverbio che la Brambilla usa molto spesso come
chiosa di ogni argomento trattato. Un po' come il "ma anche" tanto
caro a Walter Veltroni. Prima di parlare con le centinaia di napoletani
presenti alla sala congressi dell'Hotel Ramada, Michela Vittoria ha ricevuto in
una riunione, fondamentale secondo le direttive del Cavaliere, i difensori del
voto. Quelle persone che dovranno impedire che ci siano brogli elettorali ai
seggi. A queste 1500 persone verrà consegnato un dvd, nel quale è contenuto un
corso accelerato per prevenire i brogli. La sua giornata napoletana è trascorsa
tutta in un hotel. Tra una promessa e un quant'altro. Da queste parti le rose
hanno tante spine.
( da "Nuova Sardegna, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Olbia Appello dei
sindacati: dateci più uffici statali OLBIA. Cgil, Cisl e
Uil unite per salvare la Provincia. Uno dei punti in comune dei programmi di Pd
e Pdl è l'abolizione degli enti intermedi, ma la triade sindacale gallurese non
è dello stesso avviso. "Ci siamo battuti per decenni per ottenere la
Provincia e non saremo noi a dire che la sua istituzione vada superata - dice
Massimo Tedde, segretario provinciale della Cisl, anche a nome di
Michele Carrus e Marco Bardini, rispettivamente segretari di Cgil e Uil -.
Siamo d'accordo nel dire che alcuni enti potevano essere evitati, ma non quello
di Olbia-Tempio, perché la Gallura ha una popolazione e un'identità che ne
giustificano l'esistenza". I sindacati, quindi, chiedono ai futuri parlamentari
del territorio di prodigarsi per salvare l'ente di via Nanni. Ma se proprio non
dovessero riuscirci devono puntare almeno all'istituzione di uffici di cui oggi
il territorio provinciale è privo. E via con le rivendicazioni di cui Scanu e
Calvisi per il Pd, Sanciu e Nizzi per il Pdl dovranno farsi carico. In primis
la direzione provinciale del lavoro. "Il dinamismo economico del nordest
sardo e il tasso di imprenditorialità mettono in evidenza la cronica
insufficienza dell'unico presidio sassarese. E per le stesse ragioni la Gallura
deve avere la sua Camera di commercio. E poi l'ufficio scolastico provinciale
per le importanti funzioni organizzative e di programmazione in un territorio,
qual è il nostro, che registra un alto tasso di dispersione scolastica e un
numero impressionante di precari". Ma le richieste targate Cgil, Cisl e
Uil si estendono anche alla questura, "perché il controllo di un
territorio transfrontaliero, definito la porta della Sardegna, il contrasto
alla criminalità organizzata, le incombenze anche di natura amministrativa non
possono più essere svolte da distaccamenti locali". E ancora il comando
provinciale dei vigili del fuoco e la direzione della Protezione civile, le
direzioni provinciali di Inps e Inail e il potenziamento degli uffici
giudiziari. Insomma, i sindacati chiedono ai futuri parlamentari di aiutare la
Gallura a crescere. Anche per quanto riguarda energia e infrastrutture. Tema su
cui però all'interno della triade si registra l'unica differenza di vedute: la
Cisl è per la 4 corsie sull'Olbia-Santa Teresa, la Cgil non è dello stesso
avviso. (al.pi.).
( da "Tirreno, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
LA PROPOSTA Marina,
Comune autonomo PISA. Con l'abolizione delle circoscrizioni
nei Comuni sotto 100 mila abitanti, il litorale perde anche l'ultima
possibilità di far sentire la propria voce e di perorare la causa degli
abitanti di Tirrenia, Calambrone e Marina. Recentemente, sulla stampa
cittadina, si è assistito ad un fiorire di ipotesi varie: assessorato al
litorale; commissione del litorale; ritorno ai consigli di quartiere
precedenti ai consigli di circoscrizione. L'unica speranza per riportare il litorale
ai fasti del mai troppo rimpianto ente autonomo Tirrenia, è la creazione di un
Comune di Tirrenia, Calambrone e Marina. L'E.A.T. venne costituito nel 1933
come ente autarchico e avente lo scopo di sviluppare la costa pisana; come ogni
ente finalizzato a un obiettivo, aveva durata cinqant'anni. Tirrenia e
Calambrone ebbero un impetuoso sviluppo fino al 1983, anno dello scioglimento.
Invece di cogliere l'occasione di prorogare l'E.A.T. oppure di creare un comune
del litorale, si preferì puntare sull'accorpamento al Comune di Pisa, con i
risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Negli anni 80, vi fu una lodevole
iniziativa di raccolta firme, che ebbe risultati lusinghieri, ma che venne
bloccata alla Regione, dall'allora Pci. Stoppata in questo modo la proposta di
iniziativa popolare, si condannò il litorale a un lento e inesorabile degrado;
di tutto ciò si possono ringraziare le varie giunte regionali di sinistra,
succedutisi ininterrottamente dal dopoguerra a oggi, e i loro referenti
comunali locali. è evidente che se tutto ciò che viene pagato come tasse,
imposte, concessioni demaniali, rimanessero in loco, anziché finire nel
calderone del bilancio comunale, il litorale tornerebbe a risplendere e a fare
concorrenza alle altre rinomate località turistiche, basti pensare che solo una
minima parte di ciò che viene richiesto è "restituito". Il
procedimento per la richiesta del Comune autonomo, presenta alcuni ostacoli,
che però potrebbero venire superati, se vi fosse una effettiva e chiara volontà
politica da parte di chi governa a Pisa e in Regione. Concludendo: vi
immaginate come potrebbe essere il litorale pisano se fosse Comune autonomo e
nel contempo fossero aboliti enti inutili come la Provincia oppure quello dei
Fiumi e Fossi. Gianluca Gambini.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
"Val Seriana,
un patto per l'occupazione" I sindaci leghisti ai candidati: le imprese
reinvestano qui Nel documento il no all'abolizione delle Province Un documento
in sette punti per elencare richieste e necessità dei Comuni in generale e della
Valle Seriana in particolare: è quello presentato ieri a Cene dai sindaci della
Valle, e che come destinatari ha i candidati alle elezioni politiche. Il testo
è firmato dagli otto primi cittadini lumbard seriani, che in fatto di candidati
hanno (almeno in parte) giocato in casa. Oltre al fatto che in Nunziante
Consiglio, sindaco di Cazzano Sant'Andrea, e in Marco Masserini, alla guida di
Gazzaniga, coincidono la figura di richiedente e candidato, a raccogliere le
istanze già ieri c'erano i compagni di partito Giacomo Stucchi e Carolina
Lussana, entrambi uscenti e di nuovo in corsa per la Camera, la new entry in
lista Matteo Malighetti e Pierguido Vanalli, sindaco di Pontida e aspirante
deputato. Le richieste? Dalla veloce approvazione del federalismo fiscale
all'incremento dei poteri dei sindaci nel controllo dei territori, fino
all'impegno per evitare la fuga d'impresa e la disoccupazione in Valle Seriana.
Il documento porta la firma dei primi cittadini Piergiacomo Rizzi (Albino),
Roberto Anelli (Alzano, coordinatore dei sindaci leghisti della zona), Antonio
Delbono (Ardesio), Giorgio Valoti (Cene), Francesco Ferrari (Parre) Angelo
Bosatelli (Villa d'Ogna), oltre che, come detto, Consiglio e Masserini.
"Auspichiamo l'immediata discussione e approvazione della richiesta,
avanzata dalla Regione Lombardia, di attribuzione di ulteriori forme e
condizioni particolari di autonomia", hanno spiegato i sindaci. Inoltre
"auspichiamo una rapida approvazione del federalismo fiscale quale
concretizzazione del principio di responsabilità gestionale della finanza
pubblica, che permetta alle Regioni di trattenere il 90% del gettito fiscale
proveniente dal proprio territorio". Poi le richieste sull'anagrafe e sul
governo territoriale, con potenziamento dei controlli sugli immobili e sulle
condizioni dei cittadini stranieri. "Al fine di una migliore integrazione
scolastica dei figli degli immigrati nel nostro tessuto sociale e con il
sostegno economico delle Ambasciate e Consolati dei Paesi di origine, si
dovrebbero prevedere strumenti che facciano fronte ai differenti livelli di
competenza della lingua italiana". A questo proposito Stucchi ha
rilanciato il cosiddetto "modello inglese", che
prevede come requisito per l'immigrazione una conoscenza minima della lingua.
Dalla conferenza è emerso poi un "no" secco all'abolizione delle
Province, purché con adeguate dimensioni: "Questi enti devono avere
competenza in materie strategiche come la gestione delle strade, il mercato del
lavoro, l'edilizia scolastica, caccia, pesca. Questo in previsione di
una effettiva struttura federale, per cui le decisioni che interessano la vita
dei cittadini dovranno essere prese e gestite dai livelli più vicini ai
cittadini stessi". Infine, un punto strettamente dedicato alla Valle:
"Considerato il dilagante fenomeno della delocalizzazione delle nostre
aziende di medie e grosse dimensioni ? si legge nel documento ?, chiediamo di
salvaguardare il posto di lavoro dei nostri cittadini attraverso la
predisposizione di un Patto di Valle tra le imprese, i Comuni interessati, le
parti sociali e la Provincia affinché le aziende beneficiarie di contributi
statali, regionali o provinciali siano vincolate a mantenere parte della
produzione in loco". Alla conferenza hanno preso parte anche il segretario
provinciale Cristian Invernizzi, quello della Circoscrizione Valle Seriana
Mirko Brignoli e Aldo Piccinini, membro del Direttivo nazionale della Lega.
Franco Irranca.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Berlusconi e Sacconi
le vogliono abolire, Muraro & Co. si ribellano Province: nel centrodestra
infuoca la polemica tra favorevoli e contrari. Una polemica che è scoppiata
ieri dopo quella sul voto agli immigrati (Pdl favorevole, Lega contraria).
Forza Italia in testa, da Berlusconi a Sacconi, chiede l'abolizione delle
Province, ritenute enti inutili e costosi. La Lega, invece, le difende a spada
tratta. Dell'altro giorno la schermaglia tra il senatore azzurro Sacconi e il
segretario provinciale Da Re. Di ieri il siluro del
presidente leghista della Provincia di Treviso Leonardo Muraro contro
Berlusconi: "Berlusconi mi sembra si stia contraddicendo in questi giorni:
parla di abolizione della Province quando in un passato recente ha più volte
promesso l'esatto contrario". Muraro afferma infatti che il Cavaliere,
mesi fa al Parlamento del Nord, lo aveva rassicurato a tal proposito.
"Martedì invece in televisione Berlusconi una volta di più si è smentito.
Mi auguro che non abbia cambiato idea sull'importanza delle Province, visto che
lui stesso ne ha fatte approvare 4 di nuove in Sardegna sotto il suo
governo". Ma il segretario leghista Da Re ha anche accusato gli azzurri,
sempre nella persona di Sacconi, di volersi appropriare di un cavallo di
battaglia come il federalismo fiscale. Immediata la reazione dei forzisti:
"Non capisco - dice il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale
Remo Sernagiotto - se la Lega voglia il federalismo per il bene del popolo
veneto, oppure se si serva della bandiera federalista solo per chiedere
consenso". L'affondo contro Da Re e la Lega: "Un partito che in
questo periodo dichiara di voler guidare la Regione Veneto deve prima crescere
politicamente e riconoscere che ci sono delle battaglie che vanno oltre l'orticello
del proprio partito". "Come coordinatore provinciale di Forza Italia
- interviene Annalisa Basso - mi sembra difficile cogliere il significato
intrinseco delle parole del mio corrispettivo Da Re". Il centrosinistra
tira un sospiro: litigano, pubblicamente, anche dall'altra parte. (a.z.).
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
03-04-2008)
Argomenti: Province
Provincia di Nuoro
Pagina 5018 Desulo. La Barbagia Mandrolisai rischia di non vedere riconosciute
le specificità Comunità montane inutilmente abolite Desulo.. La Barbagia
Mandrolisai rischia di non vedere riconosciute le specificità Il sindaco Zanda:
"Occorreva un intervento più meditato" --> Il sindaco Zanda: "Occorreva un intervento più meditato" Secondo il primo
cittadino gli errori della politica hanno snaturato un'istituzione che invece
in altre regioni funziona bene garantendo il riequilibrio degli svantaggi
accusati dai territori montani. Peppino Zanda, sindaco di Desulo, ritorna sulla
questione delle Comunità montane. A pochi giorni dalla loro liquidazione
continua infatti il dibattito tra amministratori locali e Regione su un tema
che in questi territori è considerato vitale per lo sviluppo futuro. Sono 52 i
Comuni che hanno optato per la ricostituzione degli enti che da 25 dovrebbero
diventare 5. Ma proprio la Comunità della Barbagia Mandrolisai rischia di
essere tagliata fuori perché i centri che ne fanno parte non rientrano nei
cosiddetti ambiti territoriali ottimali individuati dalla legge 12 del 2005. IL
SINDACO "Sembra però che la Regione spinga di più verso la nascita delle
Unioni di comuni - spiega il primo cittadino - in un gioco ambiguo che mira
allo sfinimento. Ma anche molti centri che hanno optato per questa forma non
appartengono ad ambiti territoriali omogenei". Per Zanda non è sufficiente
vincere sulla carta e ottenere la ricostituzione dell'ente: "Più che il
discorso tecnico per noi è importante quello politico - chiarisce - non ci
interessa che la Comunità montana nasca perché la Giunta ha mal interpretato
una legge che lei stessa ha fatto. Non deve essere un incidente di percorso:
sarebbe una magra consolazione". IL TERRTORIO Il sindaco desulese ritorna sui
problemi di questo territorio marginale, sulle debolezze e le specificità.
"Certo fino ad ora le Comunità montane non hanno prodotto quello che
avrebbero dovuto ma la colpa è della politica che ha scelto di far nascere enti
montani anche vicino al mare. Se non altro questi organismi hanno avuto il
pregio di garantire un confronto tra i comuni, il superamento dei
campanilismi". Zanda si rammarica anche per il tempo perso: "Un anno
intero in cui è sfumata la possibilità di progettare e di ottenere fondi
europei e nazionali". LA SVOLTA "A livello nazionale c'è un percorso
di razionalizzazione, il 2007 è stato un anno di svolta, molte Comunità si sono
rafforzate - continua il sindaco - in Sardegna invece la politica, in modo
trasversale, preme per la loro abolizione senza tenere conto che non siamo una
semplice controparte ma rappresentiamo livelli istituzionali". Il primo
cittadino chiede dunque una Comunità montana alta , con nuovi poteri, nuove
funzioni e risorse, chiede anche la modifica dei criteri di elezione degli
organi. "Mi dispiacerebbe scoprire che al termine del processo di riforma
ci siano regioni che hanno esaltato il ruolo degli enti montani e altre che li
considerano meri enti strumentali. Avere la comunità montana solo perché la
politica non è riuscita a negarla sarebbe niente - chiarisce - vogliamo
un'attenzione particolare per la programmazione futura. CARLA ETZO.
( da "Sole 24 Ore, Il (Nòva24)" del 03-04-2008)
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Nova24 sezione:
NOVA24 data: 2008-04-03 - pag: 1 autore: EUREKA DI L UCA D E B IASE L'internet
delle persone e i trasporti pubblici L o storico e giornalista Carey McWilliams
– nel 1946, ricorda l'Economist – definiva Los Angeles come un "insieme di
sobborghi in cerca di una città". Vero. Tuttora. Ma perché? Un'idea può
venire da un confronto con Tokyo, che nessuno nega sia già arrivata a trovare
la sua forma di città. L'estensione delle due megalopoli è simile. Ed entrambe
sono nate dall'aggregazione di diverse cittadine. Persino alcuni dei loro
landmark fondamentali consistono di un'analoga, artificiosa testualità, come la
scritta gigante sulla collina di Hollywood e i cartelloni pubblicitari sui
palazzi di Shibuya. Una differenza strategica sta nel fatto che Tokyo ha la più
lunga rete di metropolitane del mondo, mentre Los Angeles ha la più numerosa
dotazione di automobili e di autostrade intraurbane del pianeta. Tokyo, con una
popolazione circa otto volte superiore a quella di Los Angeles, non avrebbe
certo potuto vivere senza una forte dotazione di mezzi pubblici. Ma l'effetto
finale è chiaro: Tokyo è un'enorme unità, Los Angeles un'estesa
giustapposizione di luoghi. Nei quali, come lamentano i suoi urbanisti più
audaci, ci sono troppi spazi liberi dove parcheggiare gratuitamente. I giudizi
sui modelli urbani sono sempre soggetti alle mode culturali del momento. Ed è
chiaro che il softpower dell'industria hollywoodiana dell'entertainment, che
giganteggia nel mondo anche se è vagamente minato dall'impopolare politica
estera del paese, ha comunque perso qualche punto rispetto alla produzione di
cartoni e manga giapponesi. Sicché anche Tokyo si è guadagnata qualche punto
rispetto alla città dei divi del cinema. Ma gli urbanisti non si stanno certo
affannando a cercare di dotare Los Angeles di un sistema più efficiente di
trasporti pubblici solo per inseguire la moda. In realtà, si sono accorti che
una città è una piattaforma tanto più innovativa e vitale per la società che la
abita quanto più riesce a raccontare una propria identità, in modo da poter dar
luogo a un proprio progetto sintetico. La presunta libertà individuale di chi
si muove in macchina è diventata un consumo gigantesco mentre il trasporto
pubblico è evidentemente un investimento. In termini di piattaforma il secondo
può generare un maggiore valore aggiunto e sicuramente determina un minore
spreco ambientale. Non a caso, Renzo Piano ha pensato il suo nuovo grattacielo
di Londra senza –quasi –parcheggi, proprio per scoraggiare il ricorso
all'automobile. Nell'ora del dibattito sul ripensamento
delle politiche di sviluppo locale in Italia, tra una proposta di abolizione
delle province nelle aree
metropolitane e un'avvio di progettazione operativa per l'Expo 2015 di Milano,
un pensiero profondo dovrebbe andare alle grandi scelte sui trasporti pubblici.
Tenendo presente che queste contribuiscono alla costruzione di unità culturali
dense di conseguenze sul piano dell'innovazione e dell'attrazione di talenti.
Il Veneto, ricorda Cristiano Seganfreddo direttore di Fuoribiennale, è esteso
come Los Angeles. O Tokyo. Deciderà di restare un insieme di campanili in cerca
di una città o vorrà diventare un'area metropolitana? E l'investimento
nell'Expo provocherà un nuovo "nuovo polo" milanese o un'unità di
intenti e un moltiplicatore per tutta la città? In parte, dipende da come sarà
pensata la rete dei trasporti pubblici, alla quale il progetto pensa,
correttamente, molto. E che può essere come una internet delle persone. In
carne e ossa. lucadebiase.nova100.ilsole24ore.com.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-03 num: - pag: 43
categoria: BREVI Interventi e Repliche In difesa delle Province Mentre avanza
la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle
Province. Credo siano da evitare generalizzazioni. Una cosa è l'eccessiva e
insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono
i costi e gli sprechi della politica. Troppo spesso i livelli di governo si
sovrappongono nell'esercizio delle funzioni e ognuno dilata i tempi e aumenta i
costi. Di fronte a tale situazione credo serva a poco abolire un livello di
governo. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere,
se si identificassero con puntualità le competenze di ognuno, riusciremmo a
ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il
federalismo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle
Province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto
all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti e in periferia
promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra
strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un Paese
che ha visto negli ultimi anni fiorire decine di migliaia di commissari, di
agenzie, di enti, di società che moltiplicano i costi e sottraggono al giudizio
degli elettori scelte e decisioni rilevanti. Una normativa che ne riducesse il
numero e riportasse le funzioni agli enti a elezione diretta, ci consentirebbe
risparmi più significativi dell'eliminazione di un livello di governo previsto
dalla Costituzione. Infine, la razionalizzazione del sistema burocratico è
altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Anche su questo
tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è perduta. Ma ogni
livello di governo deve fare la sua parte, senza soluzioni demagogiche. Fabio
Melilli Presidente Upi, Unione Province d'Italia L'artefice del marchio
Alitalia Ho letto con piacere sul Corriere del 31 marzo l'articolo
"Alitalia, il marchio vale più della flotta". Questo perché di esso
sono stato l'artefice a San Francisco nel lontano 1969. Ero in quell'anno il
dirigente responsabile della comunicazione della società che ho lasciato alla
fine del 1971 dopo 15 anni di servizio. Alitalia era allora al sesto posto
nella graduatoria mondiale, vanto del nostro Paese in tutto il mondo. Purtroppo
il declino di Alitalia è cominciato dal giorno in cui la politica ha deciso di
inserirsi nelle sue decisioni ed elementi "esterni" hanno ritenuto di
poterla guidare mentre il mondo del trasporto aereo cambiava a seguito della
"liberalizzazione" introdotta negli Stati Uniti. Si parla sempre dei
fallimenti di Sabena e Swissair e si dimenticano quelli dei colossi come Pan
American, Twa e Eastern Airlines. Marco Antonini, Marco@villasole.it Energia:
eolica, solare e nucleare La lettera "Il fabbisogno di energia nel nostro
Paese ( Corriere, 30 marzo), intendendo dimostrare che l'Italia si deve
accodare ai Paesi nucleari, si presta alle solite critiche: infatti, se è vero
che non ci sarà mai abbastanza vento, né sole, perché allora tutti gli altri
Paesi usano così tanto l'eolico e il solare? I Governi italiani nuovi o vecchi
non sanno rispondere al quesito e si dovranno adattare a un "mix" di
tutte le energie "alla moda", purché si sbrighino. Ma mi permetto di
insistere che l'Italia merita a pieno diritto l'industria e la ricerca nucleare
perché sono gli italiani di via Panisperna che hanno scoperto la fissione e
progettato i reattori a fissione e a fusione. Giusto Buroni,
giburoni@libero.it.
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del
03-04-2008)
Argomenti: Province
CESENA AGENDA pag. 6
Il faccia a faccia tra i due SPORTELLO CONFESERCENTI LA CONFESERCENTI Cesenate
ha organizzato un faccia a faccia con la senatrice Laura Bianconi (candidata
per "Il Popolo della Libertà) e l'onorevole Sandro Brandolini (candidato
per il "Partito Democratico") per conoscere i programmi, avanzare
richieste e confrontarsi in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
L'incontro, coordinato dalla vice presidente dell'associazione Patrizia Greco,
è stato introdotto dal segretario comprensoriale, Graziano Gozi. Numerose le
questioni poste ai candidati: dalla pressione fiscale a carico delle piccole e
medie imprese alla difficoltà economica che interessa anche la nostra realtà
territoriale; dalla tutela e difesa delle piccole attività
commerciali all'andamento del settore turistico; dalle infrastrutture stradali
alla sicurezza del territorio per concludere con la riforma della pubblica
amministrazione per snellire la burocrazia a carico delle imprese. LAURA
BIANCONI ha puntato su una minore pressione fiscale a carico delle imprese e su
una necessaria rivisitazione degli studi di settore. La senatrice ha affermato
che occorre creare le condizioni per aumentare l'occupazione fra le donne,
poiché l'Italia è fortemente al di sotto rispetto ai Paesi del Nord Europa.
Laura Bianconi ha poi sostenuto la proposta di abolire le Province per
semplificare il sistema degli enti locali e liberare ingenti risorse
economiche. SANDRO BRANDOLINI ha evidenziato che, grazie alla nascita del
Partito democratico, siamo di fronte a una importante semplificazione politica
e che la proposta di governo di Veltroni può essere interamente realizzata
mentre nel recente passato il centrosinistra ha avuto problemi di unità per via
di una coalizione con troppe differenze al suo interno. Brandolini concorda
sulla necessità di ridurre le tasse, aggiungendo che la proposta del Pd premia
maggiormente le fasce di reddito più basse. L'onorevole crede sia giusto
inoltre ridurre la burocrazia. Le domande dei presenti hanno insistito sui temi
più sentiti: la critica per l'abolizione del lavoro a chiamata, strumento molto
utilizzato da ristoranti, pubblici esercizi e alberghi; le politiche in materia
di tariffe dei servizi; l'accesso al credito. I candidati, ai quali auguriamo
di essere eletti e rappresentare al meglio il nostro territorio, hanno assunto
l'impegno a lavorare unitariamente per migliorare e velocizzare i tempi di
realizzazione delle infrastrutture stradali, nodo nevralgico per lo sviluppo
del nostro territorio e a mantenere la disponibilità per cercare di affrontare
e risolvere i problemi delle piccole e medie imprese. Giampiero Fabbri
presidente Confesercenti Cesenate.
( da "Libertà" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Il caso Le Province
sono utili, non vanno abolite Di Fabio Melilli* Mentre avanza la campagna
elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province.
Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e
su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in
campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e
dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni
efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere ospitalità nella
speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto credo faremmo un
buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è
infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica
amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio
che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e
le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini
e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità
della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si
sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta
inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco
abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso,
l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente
intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla
miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il
ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi
conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e
periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province.
D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma
di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più
efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a
lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che
interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a
quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità
territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica,
sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di
cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece
centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare
l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni
livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo
ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare
poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale
sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una
funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza
rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un
decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori
dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto
all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia
promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra
strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese
che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di
agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi,
sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza.
Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni
in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben
più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro
previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che
i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di
aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa
rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti
le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai
intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà
che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua
parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di
ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci
sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo
compiuto mi permetto di chiedere di aprire attraverso Libertà un dibattito,
dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad
offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come
peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise,
per il bene del nostro paese. Fabio Melilli *Presidente UPI - Unione Province
d'Italia © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono
riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.
( da "Libertà" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
7 ECONOMIA giovedì 3
aprile 2008 Dalla prima pagina Le Province sono utili, non vanno abolite Potrei
anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di
livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e
sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei
dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con
un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da
centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente
nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente
fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema
pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio
mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di
ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e
ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione,
può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema
credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo
iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto
all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia
promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra
strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica
amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese
che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di
agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi,
sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza.
Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni
in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben
più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro
previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che
i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di
aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa
rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti
le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai
intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà
che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua
parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di
ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci
sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo
compiuto mi permetto di chiedere di aprire attraverso Libertà un dibattito,
dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad
offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come
peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise,
per il bene del nostro paese. Fabio Melilli Presidente UPI - Unione Province
d'Italia © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono
riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.
( da "Gazzettino, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Mentre avanza la
campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle
Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre
istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non
solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a
superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca
di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere
ospitalità al suo giornale nella speranza di poter offrire un utile contributo.
Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni
facili e scontate.Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura
burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della
politica.Sul primo tema, è indubbio che il nostro Paese non può più permettersi
l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è
davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi
fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi.
Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle
funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi.Di fronte
a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di
governo.Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere
funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa
un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli
o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo
centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese.E chi conosce il territorio
del nostro Paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno
di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana
prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta
che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i
confini comunali?Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una
rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le
rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono
organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia
del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una
classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi
oggi viene semplicemente nominato.Mi interessa invece centrare l'attenzione su
ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra
burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse
obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con
puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità,
senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di
governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo
riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il
cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai
concludendolo.Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle
province, soprattutto a
coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a
Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne
ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e
concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della
politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire
decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso,
oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e
decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il
numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci
consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un
livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione.Proviamo ad iniziare
da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande
utilità.Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema
burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della
politica.Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi
permetto di chiederle di aprire attraverso il suo giornale un dibattito, dando
fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di Provincia ad offrire
alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro
non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il
bene del nostro paese.*PresidenteUnione Provinced'Italia.
( da "Provincia di Sondrio, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province
Cara Provincia,
quello che succede quotidianamente, non è un caso. Quel permissivismo nasce in
famiglia, si consolida nella scuola ed è ?evangelizzato? dalla nostra società.
Aiutiamo i nostri giovani, mentre cadono da una sedia, perché quando cadranno
da una scala, sarà troppo tardi e si faranno male. Fatta questa breve premessa,
oggi qualcuno si meraviglia ancora per quello che combinano in libertà
incondizionata. Cominciamo ad addebitare alla famiglia quelle responsabilità
che purtroppo si cercano di scaricare sulla società e poi anche la scuola
riprenda ad insegnare, come una volta. Non si tratta di severità ma di
suddividere equamente i compiti educativi, per prevenire quei comportamenti
deficienti che troppo spesso affollano le pagine dei nostri giornali. Leggo
spesso che quella specie di manifestazioni ?musicali? che richiamano decine di
migliaia di giovani o i cosiddetti rave-party, sono chiamati rispettivamente
concerti o vorrebbero indicare un incontro tra giovani spensierati, proiettati
verso un futuro radioso. Ma i genitori, la scuola e quella poca autorità
costituita ancora funzionante cosa fanno? Quelle mamme che si preoccupavano tanto
dei loro pargoli costretti alla leva obbligatoria da uno Stato tiranno, come
educano i loro figli? E a chi sostiene ancora che il periodo militare era tempo
perso, ricordo che insegnava a tutti, anche a quelli più presuntosi (la
presunzione è l'anticamera dell'ignoranza), che nel mondo
non esistono gerarchie assolute, come quelle in atto nei regimi dittatoriali.
Ogni militare aveva un campo di responsabilità che doveva gestire. L'abolizione
della leva obbligatoria, osannata anche da Berlusconi in un incontro
televisivo, ha lasciato ad altri, incapaci e senza esperienza, il
compito di insegnare ai giovani il primo approccio con l'autorità costituita
che, se a qualcuno può sembrare stupido, nella vita militare esisteva: il
soldato doveva rispondere al caporale che, a sua volta aveva nel caporal
maggiore il suo superiore e continuando, con sergenti, marescialli, ufficiali
ecc. , anche il generale o il capo di stato maggiore aveva un superiore nel
ministro competente e quest'ultimo doveva rispondere del suo operato al capo
del governo che, a sua volta, aveva come superiore assoluto il popolo, il
contribuente o lo si chiami come sì vuole. I giovani erano iniziati ad una
gerarchia che esiste anche in natura. Questo succedeva quando le navi erano di
solido legno e gli uomini d'acciaio speciale. Ergo, propongo la ripresa della
leva obbligatoria, ma soprattutto suggerisco di rendere obbligatorio l'uso
dell'uniforme ai militari con le stesse regole del passato, regole che
funzionavano. Le mamme, invece di preoccuparsi del triste fenomeno noto come
nonnismo, che i loro pargoli avrebbero potuto subire durante la prima fase del
servizio militare, avrebbero dovuto angosciarsi per ?concerti? da 50 mila
presenze e dei Rave Party. Oggi la leva non c'è più, ma quel triste fenomeno è
degenerato nel ?bullismo? che non è punito come si dovrebbe. Giovanni
Bartolozzi 03/04/2008.