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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


toARTICOLI DAL  1° al 3 aprile 2008       #TOP


Report "Province"

I leader dell'Udc e della Sinistra Arcobaleno uniti contro i partiti maggiori ( da "Gazzetta del Sud" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: si impegnano a proseguire la battaglia per creare le condizioni per un'informazione realmente libera e non asservita ai partiti e daranno vita a una campagna per l'abolizione del canone Rai, che garantirebbe una reale competizione di mercato sia dal punto di vista dell'informazione che delle risorse pubblicitarie".

L'Italia ci faccia da potenza tutrice ( da "Alto Adige" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dice il candidato della Sinistra arcobaleno, tessendo "l'elogio della gente". Oskar Peterlini allarga il raggio della discussione alla prossima legislatura. "Sarà tempo di riforme anche su base nazionale, ci sarà uno Stato più "magro", si andrà verso la sussidiarietà ed il federalismo fiscale", così il senatore uscente.

Il pdl tende la mano ai sindacati priorità assoluta per la viabilità - alessandro pirina ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: salvaguardare le province dall'abolizione ventilata nei programmi di Pd e Pdl. Ma non solo. Le parti sociali chiedono interventi a favore delle infrastrutture, strade in primis, auspicano la nascita a Olbia di uffici che oggi si trovano ancora a Sassari. E ovviamente reclamano un impegno dalla classe politica per dare una risposta alla grave crisi economica che ha colpito anche la Gallura.

Duecentomila sms e programma in 12 punti - gabriele isman ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione sulla prima casa e incremento sulle case sfitte delle società, riduzione dell'Irpef fino allo 0,25 per cento, il 35 di raccolta differenziata in 5 anni, 4 impianti di termovalorizzazione tra Roma e Provincia. Per Alemanno, Roma, città policentrica, deve avere un proprio marchio, tra buoni famiglia per l'assistenza e recupero delle feste tradizionali.

Prime adesioni a "poche chiacchiere" ( da "Tirreno, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Che comprende pure l'abolizione delle province e di certe Comunità montane per le medesime ragioni. La nostra potrebbe essere accorpata con quella del versante senese e si dimezzerebbero i costi e le spese". Per giungere più rapidamente alla fusione, Bianchini dice;

Sacconi: federalismo fiscale subito, ma senza Province ( da "Tribuna di Treviso, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sacconi torna anche sull'abolizione delle Province: "Sono enti da superare, quantomeno non eleggendo i suoi organi: si partirà così dalle città metropolitane". "Le Province vanno chiuse per risparmiare i costi - sottolinea Sernagiotto, capogruppo in Regione - è comunque importante che ci sia un impegno individuale.

Pdl: <Sostenere le famiglie e rilancio dell'economia> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: soffermato sulla proposta di aumento delle pensioni attraverso l'abolizione dell'Ici sulla prima casa per i pensionati ed un adeguamento graduale delle pensioni al costo della vita. Moine ha invece parlato dei rapporti con gli ormai ex alleati dell'Udc sottolineando come "l'alleanza sorta tra Udc e Rosa bianca sia sintomatica di uno stato di emergenza per un partito che prima si divide,

Alt ai condoni, ora più controlli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province. Berlusconi però più che Veltroni teme gli ex alleati. è lì che il Pdl rischia di lasciare parte del suo potenziale bottino elettorale. Torna così ad attaccare Pier Ferdinando Casini, colpevole di aver frenato l'opera riformatrice del suo Governo, una vera e propria "spina nel fianco" che però è stata estirpata.

ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la cau ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Già vediamo che Berlusconi cambia idea su tanti temi: era per l'abolizione delle Province, e ora non più, perchè la Lega vuole abolire solo le Province delle aree metropolitane. Anche su Malpensa ha fatto quello che diceva la Lega". E Roberto Maroni gli risponde: "E' bene che siate fuori dalla coalizione, visto che siete per il voto agli immigrati".

CINA, CONTO ALLA ROVESCIA PER LE OLIMPIADI: SECOND ( da "Windpress" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: in ogni parte della Cina;- liberare tutti i prigionieri di coscienza;- ridurre il numero dei reati per i quali 'e prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione.Principali contenuti del rapporto di Amnesty InternationalLe autorit'a hanno fatto ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale, nei confronti delle manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe.

Amnesty su Cina, Tibet, Giochi e diritti umani ( da "KataWeb News" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: consentire a tutti i giornalisti di operare in piena liberta' in ogni parte della Cina; -- liberare tutti i prigionieri di coscienza; -- ridurre il numero dei reati per i quali e' prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione. Principali contenuti del rapporto di Amnesty International: Le autorita' hanno fatto ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale,

Sacconi promette: <Federalismo fiscale> ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Per tagliare il costo della macchina pubblica, abolizione delle Province e revisione dei privilegi delle Regioni a statuto speciale ("Tutte le regioni devono ottenere una dimensione speciale - nota l'esponente del Pdl -. Ma è indubbio che il caso della Provincia autonoma di Trento è ormai manifestamente antistorico").

PIETRO PERONE LA GIORNATA POLITICA è ORMAI CONCLUSA DA TEMPO, QUANDO UNA SERIE DI AFFERMAZIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "che nei cinque anni della precedente legislatura - incalza l'ex premier - è stata una spina nel fianco". Campagna elettorale allo sprint finale, se Veltroni annuncia l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi promette di voler "dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali e comunali".

Le cinque priorità della Lega delle Autonomie ( da "Giornale di Calabria, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dall'altro l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Da qualche settimana, sul sito del Ministero dell'Interno, sono disponibili i bilanci consuntivi 2006 dei comuni, dati che opportunamente elaborati consentono di verificare l'andamento della finanza locale negli enti locali calabresi e di operare alcune riflessioni.

Piccioni in piazza? Ormai sono pochi ( da "Giornale di Brescia" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dal Telefono difesa animali alla Lega abolizione caccia e il Wwf. Tutti preziosi informatori delle normative in vigore in materia di animali, caccia e interventi d'emergenza. I componenti dello Sportello hanno collaborato con l'Assessorato vigilanza e la Commissione sicurezza per la stesura della parte del regolamento di Polizia urbana che si occupa dei nostri "

Tangenziale Sp5 e un piano alloggi ( da "Arena, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la famiglia è bene per il comune".

Cani e gatti abbandonati A Brescia c'è lo Sportello ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ma sono tante anche le persone che collaborano al buon funzionamento dello Sportello: dall'Ente nazionale protezione animali (Enpa) all'associazione Salviamo gli Animali, dal Telefono Difesa degli Animali alla Lega abolizione caccia (Lac) al Wwf. Il maggior numero di richieste rivolte allo Sportello riguarda la gestione delle colonie feline (sterilizzazioni, cure mediche,

Perché c'è ancora bisogno delle Province ( da "Nuova Ferrara, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Per la politica 1 miliardo di tagli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: le pensioni di deputati e senatori che verranno calcolate con il metodo contributivo, abolizione delle province nelle aree metropolitane e delle comunità montane vicine al livello del mare, la revisione del finanziamento ai giornali di partito. è questo il tentativo finale insieme all'annuncio di alcuni ministri. ( Li.P.).

Toni Da Re: Sacconi ruba le idee al Carroccio ( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ma adesso rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle Province: se proprio gli vanno strette, chieda al suo partito di non gestirle più". Da Re non ha dubbi: "Solo con la devoluzione del potere amministrativo da parte delle Regioni potrà eventualmente essere messo in discussione il ruolo delle Province, non prima".

Abolizione dell'ici ( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Udc Abolizione dell'Ici Precarietà Non avverto, per i giovani, l'allarme della sinistra che vede la precarietà come il male assoluto Contro il carovita: abolizione dell'Ici sulla prima casa e detassazione degli straordinari Non dubito che avremo la maggioranza al Senato, ma sulle riforme serve un accordo bipartisan Se l'Udc volesse tornare con noi,

Azzurri alle urne: i pezzi da novanta sfilano in piazza ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Provincia di Sassari Pagina 7050 Sassari. I candidati del Pdl Azzurri alle urne: i pezzi da novanta sfilano in piazza Sassari.. I candidati del Pdl --> Abolizione delle Province, riconoscimento dell'insularità della Sardegna, potenziamento della continuità territoriale e delle infrastrutture.

Abolire le Province? Serve di più migliorare l'efficienza della nostra burocrazia ( da "Liberazione" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Ecco perchè le Province sono ancora necessarie ( da "Denaro, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

GILBERTO POZZANI. Con il Pdl e le liste Udc e Commercianti ( da "Arena.it, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la famiglia è bene per il comune".

Da Re attacca l'alleato Sacconi: <Ci copia e male> ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: boccia anche la proposta dell'ex sottosegretario di abolire le Province, per ridurre i costi della macchina amministrativa: "Non solo Sacconi cerca di appropriarsi di idee altrui, ma adesso rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle Province. Se proprio gli vanno strette chieda al suo partito di non gestirle più".

Sette televisioni e tre giornali ( da "Blog Beppe Grillo" del 02-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini. Abolizione del finanziamento pubblico all'editoria di un miliardo di euro all'anno. Abolizione della legge Gasparri e del duopolio Rai-Mediaset. Per partecipare richiedete i moduli e la presenza del vostro banchetto sulla mappa nel blog.

Giordano: un freno agli straordinari ( da "Gazzetta di Modena,La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: in vista delle prossime Politiche, che ha tenuto insieme all'esponente del Prc Franco Giordano. "Continuiamo ad essere a favore dei poveri come ad occuparci dei problemi legati al lavoro - ha poi precisato Giordano - Siamo a favore dell'abolizione della Legge 30 e contro il precariato: come fa a contrastare questo fenomeno chi ha in lista Calearo e Colaninno?

BUROCRAZIA E COSTI DELLA POLITICA COSA FARE DELLE NOSTRE PROVINCE ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a chi non ha lesinato il voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Ci vuole il terzo Statuto ( da "Alto Adige" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dalla madre lavoratrice al bonus bebè, un piano speciale per la casa, abolizione Ici prima casa). Maurizio Del Tenno (presidente nazionale dei giovani della Confartigianato, e forse per questo era presente in sala Margareth Bernard, moglie di Hanspeter Munter) garantisce "se eletto, sarò il deputato del vostro territorio".

La discrezionalità nella fissazione delle aliquote da parte delle amministrazioni locali in ( da "Giornale di Brescia" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La sbandierata abolizione dell'Ici, molto in voga durante le campagne elettorali, riguarda solo il 18% del gettito d'imposta ed è relativo agli introiti legati al possesso dell'abitazione principale. Il Governo Prodi, con l'ultima Finanziaria, ha infatti introdotto una riduzione del gettito sulla prima casa che peserà mediamente 50 euro sui proprietari di prima casa.

L'Ici porta 250 milioni di nelle casse comunali ( da "Giornale di Brescia" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: importante azione di riduzione dell'Ici sull'abitazione principale, spinte anche da un deciso indirizzo governativo), perde un po' di rilevanza la voce propagandista che annuncia l'abolizione dell'Ici sulla prima casa che, com'è meglio spiegato qui sotto, molti Comuni hanno già attuato prima dell'insediamento di un nuovo Governo.

La sciùra promette oro a Napoli ( da "Italia Oggi" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione del turn over delle assunzioni negli enti e nei ministeri. Tagli e abolizioni di 3000 enti e delle Province inutili. Inoltre aboliremo l'Ici e faremo costruire nuovi alloggi per giovani, standardi di 58 mq a costi accessibili. Le case popolari verranno vendute a chi le abita, così che i soldi dell'affitto saranno rate del mutuo.

Appello dei sindacati: dateci più uffici statali ( da "Nuova Sardegna, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Cisl e Uil unite per salvare la Provincia. Uno dei punti in comune dei programmi di Pd e Pdl è l'abolizione degli enti intermedi, ma la triade sindacale gallurese non è dello stesso avviso. "Ci siamo battuti per decenni per ottenere la Provincia e non saremo noi a dire che la sua istituzione vada superata - dice Massimo Tedde, segretario provinciale della Cisl,

Marina, comune autonomo ( da "Tirreno, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle circoscrizioni nei Comuni sotto 100 mila abitanti, il litorale perde anche l'ultima possibilità di far sentire la propria voce e di perorare la causa degli abitanti di Tirrenia, Calambrone e Marina. Recentemente, sulla stampa cittadina, si è assistito ad un fiorire di ipotesi varie: assessorato al litorale;

<Val Seriana, un patto per l'occupazione> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: che prevede come requisito per l'immigrazione una conoscenza minima della lingua. Dalla conferenza è emerso poi un "no" secco all'abolizione delle Province, purché con adeguate dimensioni: "Questi enti devono avere competenza in materie strategiche come la gestione delle strade, il mercato del lavoro, l'edilizia scolastica, caccia, pesca.

Province, Pdl e Carroccio ai ferri corti ( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ieri il siluro del presidente leghista della Provincia di Treviso Leonardo Muraro contro Berlusconi: "Berlusconi mi sembra si stia contraddicendo in questi giorni: parla di abolizione della Province quando in un passato recente ha più volte promesso l'esatto contrario". Muraro afferma infatti che il Cavaliere, mesi fa al Parlamento del Nord, lo aveva rassicurato a tal proposito.

Comunità montane inutilmente abolite ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "Occorreva un intervento più meditato" Secondo il primo cittadino gli errori della politica hanno snaturato un'istituzione che invece in altre regioni funziona bene garantendo il riequilibrio degli svantaggi accusati dai territori montani. Peppino Zanda, sindaco di Desulo, ritorna sulla questione delle Comunità montane.

L'internet delle persone e i trasporti pubblici ( da "Sole 24 Ore, Il (Nòva24)" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Nell'ora del dibattito sul ripensamento delle politiche di sviluppo locale in Italia, tra una proposta di abolizione delle province nelle aree metropolitane e un'avvio di progettazione operativa per l'Expo 2015 di Milano, un pensiero profondo dovrebbe andare alle grandi scelte sui trasporti pubblici.

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle Province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti e in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Il faccia a faccia tra i due ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dalla tutela e difesa delle piccole attività commerciali all'andamento del settore turistico; dalle infrastrutture stradali alla sicurezza del territorio per concludere con la riforma della pubblica amministrazione per snellire la burocrazia a carico delle imprese.

Le Province sono utili, non vanno abolite Di Fabio Melilli* ( da "Libertà" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Le Province sono utili, non vanno abolite ( da "Libertà" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Mentre avanza la campagna elettorale, ( da "Gazzettino, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Errore madornale cancellare la leva obbligatoria ( da "Provincia di Sondrio, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: anticamera dell'ignoranza), che nel mondo non esistono gerarchie assolute, come quelle in atto nei regimi dittatoriali. Ogni militare aveva un campo di responsabilità che doveva gestire. L'abolizione della leva obbligatoria, osannata anche da Berlusconi in un incontro televisivo, ha lasciato ad altri, incapaci e senza esperienza,


Articoli

I leader dell'Udc e della Sinistra Arcobaleno uniti contro i partiti maggiori (sezione: Province)

( da "Gazzetta del Sud" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

Attualità - pagina 04 (01/04/2008) I leader dell'Udc e della Sinistra Arcobaleno uniti contro i partiti maggiori Casini: è fallita l'idea del "voto utile" Bertinotti: nessun accordo con il Pd Giovanna Bandinelli roma "Silvio è una delle persone più simpatiche che conosca, ma vuole far passare il messaggio sbagliato che tutto non è stato fatto per colpa nostra. Diciamo che è un adorabile bugiardino". La definizione è venuta da Pier Ferdinando Casini quando i giornalisti gli hanno ricordato che Berlusconi dice spesso che il processo di ammodernamento del Paese durante il suo mandato dal 2001 al 2006 è stato bloccato dai veti dell¨Udc. Poi Casini, nel corso di un confronto a "Porta a porta" con Roberto Maroni, ha ribadito la sua avversione all'idea del voto utile, lanciata soprattutto da Berlusconi per penalizzare i due partiti "minori" (Udc e Sinistra Arcobaleno) nella competizione. "La teorizzazione del voto utile dice Casini è la cosa democraticamente più spregevole, dovuta a un calcolo cinico, utilitaristico e mercantile". Maroni da parte sua sostiene che ogni voto è utile e casomai bisogna parlare non di "voto inutile ma di voto sbagliato". Casini concorda, osservando che di voto utile "ora non ne parla più nessuno, perché è fallita l'idea di schiacciarci, per cui si preferisce parlare di voto disgiunto. Il voto disgiunto spiega è la dimostrazione del fallimento". Ma perché Berlusconi ha bisogno del voto disgiunto, visto che dice di essere 10 punti sopra? Si chiede con una punta di malizia Casini, che non credo in una vittoria schiacciante del Cavaliere. Né Casini né Maroni, comunque, si avventurano in un esame dell'utilità del voto disgiunto per il Senato, vista la complicatezza della legge elettorale. Dal canto suo, Fausto Bertinotti, a differenza di Walter Veltroni, trova "interessante" il voto disgiunto. Rispondendo ad una domanda a margine di un'iniziativa del Wwf, il candidato premier della Sinistra Arcobaleno ha detto di guardare "con interesse a chi, in realtà come quella dell'Emilia Romagna invita a votare per la Sinistra Arcobaleno". Bertinotti puntualizza che non c'è un accordo tra Pd e Sinistra Arcobaleno per il voto disgiunto tra Camera e Senato e comunque, l'ipotesi avanzata da Pasquino e Zani, "non c'entra con le vicende del governo". "Si parte dal ragionamento ha osservato Bertinotti per cui al Senato in regioni come l'Emilia Romagna se la Sinistra Arcobaleno prende dei seggi li leva al PdlLe questo ha portato un intellettuale come Gianfranco Pasquino e un esponente autorevole del Pd come Mauro Zani a dire che a Palazzo Madama voteranno Sinistra Arcobaleno e mi pare saggio, ma questo non c'entra con le vicende di governo". "La Sinistra Arcobaleno ha concluso si accinge a ricostruire la sua strada dall'opposizione". Invece il segretario de La Destra, Francesco Storace, replica alle parole del leader del PdL sul suo partito: "Berlusconi sta diventando davvero fastidioso. Continua ad attaccare La Destra e dimentica che il nemico sta a sinistra. Un'altra parola contro di noi e a pagarne le conseguenze saranno tutti quegli aspiranti sindaci e presidenti di Provincia che vorrebbero i nostri voti. Se provochiamo problemi, non ci chiedano i voti, né prima né dopo". Mentre il leader del Partito socialista, Enrico Boselli, torna a parlare di par condicio: "Il costante e reiterato oscuramento dei socialisti in tv è stato riconosciuto dall'Agcom che è intervenuta con quattro delibere per disporre il ripristino della par condicio. I socialisti chiedono l'applicazione delle delibere e per protestare in particolare contro Annozero e Michele Santoro, campione di faziosità, che in ben 74 puntate e in quasi tre anni è riuscito a non invitare mai Enrico Boselli". "Compito della Rai, che è servizio pubblico continuano i socialisti è quello di informare in modo completo ed è evidente che è venuto meno a questo ruolo proprio in un momento delicato per la democrazia come quello delle elezioni. I socialisti, come già fatto nella precedente legislatura con una specifica proposta di legge, si impegnano a proseguire la battaglia per creare le condizioni per un'informazione realmente libera e non asservita ai partiti e daranno vita a una campagna per l'abolizione del canone Rai, che garantirebbe una reale competizione di mercato sia dal punto di vista dell'informazione che delle risorse pubblicitarie".

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L'Italia ci faccia da potenza tutrice (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

"L'Italia ci faccia da potenza tutrice" Schiatti (La Destra): siamo la minoranza, torniamo al primo Statuto BOLZANO. C'era una volta il tavolo dell'autonomia. Arrivò pure Prodi ad inaugurarlo. Poi non se ne fece più nulla, anche perché è facile scottarsi. Ma come mettere mano allo Statuto nella prossima legislatura? "L'autonomia dinamica venne lanciata proprio dalla Stella alpina. Un cambiamento utile potrebbe andare nella direzione di una maggiore autonomia per i Comuni, con la Provincia che sia meno invasiva rispetto alla situazione attuale", risponde Sandro Repetto. Un tema che sta a cuore anche a Sandro Angelucci. "Più autonomia ai Comuni significa permettere e restituire alla popolazione la possibilità di decidere", dice il candidato della Sinistra arcobaleno, tessendo "l'elogio della gente". Oskar Peterlini allarga il raggio della discussione alla prossima legislatura. "Sarà tempo di riforme anche su base nazionale, ci sarà uno Stato più "magro", si andrà verso la sussidiarietà ed il federalismo fiscale", così il senatore uscente. Anche Maurizio Vezzali si dice favorevole a maggiori poteri per i Comuni, mentre per quanto riguarda lo Statuto "sarebbe necessaria una rinfrescata". Sul federalismo fiscale "il rischio per la nostra autonomia è che si venga ad avere qualche risorsa in meno, compensata da una maggiore responsabilizzazione", afferma il candidato del Pdl. Luigi Schiatti vorrebbe tornare indietro con l'orologio della storia. "Bisogna ripartire dall'accordo Degasperi-Gruber, chiedendo l'aiuto della potenza tutrice, intesa come Italia, per tutelare "la minoranza di lingua italiana in Alto Adige". Ed ancora, tra le richieste del candidato de La Destra, più norme statali e naturalmente il mantenimento del commissariato del Governo, di cui la Svp chiede l'abolizione. "Ma è solo uno dei tanti punti del programma", smorza Peterlini.

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Il pdl tende la mano ai sindacati priorità assoluta per la viabilità - alessandro pirina (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

Olbia Il Pdl tende la mano ai sindacati priorità assoluta per la viabilità Sanciu e Nizzi puntano sulla quattro corsie per Palau-Santa Teresa ALESSANDRO PIRINA OLBIA. I sindacati chiedono a Nizzi e Sanciu di salvare la Murrighile. Cgil, Cisl e Uil vogliono salvaguardare le province dall'abolizione ventilata nei programmi di Pd e Pdl. Ma non solo. Le parti sociali chiedono interventi a favore delle infrastrutture, strade in primis, auspicano la nascita a Olbia di uffici che oggi si trovano ancora a Sassari. E ovviamente reclamano un impegno dalla classe politica per dare una risposta alla grave crisi economica che ha colpito anche la Gallura. Ieri mattina i sindacati hanno incontrato i due candidati galluresi del Pdl Settimo Nizzi e Fedele Sanciu, rispettivamente nono alla Camera (ma in realtà settimo per le rinunce, pressoché sicure, di Berlusconi e Fini) e quinto al Senato. Un lungo incontro in cui Michele Carrus, Massimo Tedde e Marco Bardini, segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, hanno presentato un documento unitario. Il primo argomento sul tavolo sono state le province. A partire da quella presieduta da Pietrina Murrighile, da Tedde definita "un far west, un contenitore ancora privo di contenuti, ma assolutamente indispensabile. Dopo decenni di rivendicazioni sarebbe assurdo pensare a una sua abrogazione proprio adesso". E proprio per dare più forza all'ente gallurese la triade sindacale ha chiesto ai due candidati berlusconiani un impegno per ottenere la direzione provinciale del lavoro, la camera di commercio, l'ufficio scolastico, la questura, il potenziamento degli uffici giudiziari. Altro tema scottante: le strade Olbia-Sassari, Olbia-Tempio-Sassari e Olbia-Arzachena-Palau-Santa Teresa. Tutti d'accordo sulle prime, ma sulla terza si è registrata una differenza di vedute. Sanciu ha promesso "battaglia per la quattro corsie, è una priorità del Pdl sardo", mentre Nizzi ha accusato i tre sindacati di "non aver avuto il coraggio di mettere nero su bianco quello che i galluresi, voi compresi, vogliono: la quattro corsie, su cui era d'accordo anche la provincia, salvo poi fare marcia indietro per il no di Soru e Mannoni". Si è poi parlato del G8 alla Maddalena, di energia, di continuità territoriale e della crisi di Meridiana, della necessità dei termovalorizzatori, "perché i rifiuti vanno smaltiti - dicono Cgil, Cisl e Uil - e ogni regione deve occuparsi dei suoi". E anche del polo industriale aerospaziale che "sarà una grande opportunità per Olbia". Una serie di richieste che hanno trovato il consenso di Sanciu e Nizzi. Anche se l'ex-sindaco, che ha dichiarato di non aver rinunciato al sogno di diventare presidente della Regione, ha preferito incentrare il suo intervento su attacchi contro "quei delinquenti che ci governano da Cagliari" e "Soru che in quattro anni ha affamato la Sardegna".

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Duecentomila sms e programma in 12 punti - gabriele isman (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

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Pagina XIII - Roma Proteste per i messaggi. "Un nuovo Gra" Duecentomila sms e programma in 12 punti GABRIELE ISMAN Duecentomila sms firmati Gianni Alemanno per convincere gli indecisi e il programma in 12 punti per conquistare il Campidoglio. Nel progetto del candidato sindaco del Pdl, si propone il futuro per temi: dal distretto federale di Roma Capitale ai poteri legislativi su mobilità, urbanistica, polizia locale, beni culturali, sviluppo economico e servizi sociosanitari con trasformazione dei Comuni dell'hinterland e dei municipi in Comuni metropolitani. Sulla mobilità, avvio della Nuova infrastruttura anulare, completamento dell'anello ferroviario e delle metropolitane B1 e C, prolungamento della B oltre il Gra e avvio della D. E ancora: un gestore unico del trasporto che unisca Cotral, Metro e Trambus, rinnovamento della flotta del trasporto pubblico, potenziamento dei passaggi delle metro, introduzione del car pooling e rafforzamento del car sharing. Per la sicurezza, più personale per le forze dell'ordine, un nucleo di polizia municipale nelle stazioni, "espulsione immediata di 20mila nomadi e immigrati che hanno violato la legge", 25mila nuovi alloggi; per l'Ici, abolizione sulla prima casa e incremento sulle case sfitte delle società, riduzione dell'Irpef fino allo 0,25 per cento, il 35 di raccolta differenziata in 5 anni, 4 impianti di termovalorizzazione tra Roma e Provincia. Per Alemanno, Roma, città policentrica, deve avere un proprio marchio, tra buoni famiglia per l'assistenza e recupero delle feste tradizionali. E infine due aree a Lazio e Roma per costruire con loro fondi due stadi per il calcio. E mentre tanti lettori hanno telefonato a Repubblica per protestare contro gli sms di Alemanno, dal Pd, Lionello Cosentino e Silvio Di Francia, accusano: "Nel suo programma errori e scopiazzature".

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Prime adesioni a "poche chiacchiere" (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 01-04-2008)

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Il promotore, Marcello Bianchini, soddisfatto dell'adesione di Stefano Chiappini Prime adesioni a "Poche chiacchiere" CASTEL DEL PIANO. Marcello Bianchini che nella prossima tornata elettorale amministrativa presenterà da capolista, il gruppo "Poche chiacchere", sta facendo adepti e incassa, da subito, un'adesione sicura. E' quella di Stefano Chiappini, un rinomato falegname arcidossino e un "ci penserò" di Gilberto Rossi, cancelliere del giudice di pace di Arcidosso. "Sono felicissimo di avere convinto Chiappini - commenta l'avvocato di Arcidosso - ma sono convinto che il mio programma farà breccia nella popolazione. Infatti i tempi sono maturi per la fusione fra Arcidosso e Castel del piano, mio antico cavallo di battaglia. Ma adesso coi tempi che corrono il fatto che con la fusione si risparmierebbero soldi notevoli, potrà convincere molti ad aderire al mio progetto. Che comprende pure l'abolizione delle province e di certe Comunità montane per le medesime ragioni. La nostra potrebbe essere accorpata con quella del versante senese e si dimezzerebbero i costi e le spese". Per giungere più rapidamente alla fusione, Bianchini dice; "Proporrei l'abolizione del Comune di Arcidosso e così il territorio interessato dovrebbe essere accorpato ad un altro comune. Quello più naturale sembrebbe proprio Casteldelpiano. Ma il mio programma punta anche a una valorizzazione turistica e in questo senso mi pare che sarebbe da diffondere più e meglio l'immagine del Lazzaretti". Ma Bianchini indica anche certe emergenze e problemi quotidiani dei cittadini: "Parcheggi, maggiore illuminazione all'ingresso del paese, Infine chiedo a Enel di fare in modo che il fumo che fuoriesce dalla centrale non disturbi gli automobilisti". F.B.

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Sacconi: federalismo fiscale subito, ma senza Province (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 01-04-2008)

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VARATO UN "MANIFESTO" Sacconi: federalismo fiscale subito, ma senza Province Un manifesto per il federalismo fiscale. Maurizio Sacconi raccoglie l'assist di Remo Sernagiotto e si impegna personalmente per la modifica di legge e redistribuzione le risorse in ambito locale. Garante dell'operazione Luca Antonini, ordinario di diritto Costituzionale all'Università di Padova. "La prossima sarà la legislatura del federalismo fiscale - attacca Sacconi - da definire come legge ordinaria, quindi con tempi contenuti. Al termine del mandato voglio aver assunto decisioni. Il federalismo deve diventare uno strumento per ridurre il peso dell'amministrazione pubblica sulle tasse. E la sussidiarietà: mai faccia l'amministrazione ciò che può fare la società civile. Basta con la spesa storica, che penalizza i comuni più virtuosi, aumentiamo la compartecipazione all'Iva". In accordi con Veltroni? "E' un tema da grandi intese, appartiene a un ambito istituzionale, ma credo che un governo di unità nazionale sarebbe disastroso". Sacconi torna anche sull'abolizione delle Province: "Sono enti da superare, quantomeno non eleggendo i suoi organi: si partirà così dalle città metropolitane". "Le Province vanno chiuse per risparmiare i costi - sottolinea Sernagiotto, capogruppo in Regione - è comunque importante che ci sia un impegno individuale. Serve un manifesto politico da far firmare a tutti, anche sulla questione meridionale: quando i lavoratori del Sud vengono a lavorare in Veneto rendono, dalle loro parti non ce la fanno". Come ridurre le imposte? "Gli interventismi dello stato su competenza regionale sono dannosi: o c'è responsabilità o c'è assistenzialismo - spiega Antonini - decentriamo tributi come tabacchi e giochi". (m.g.).

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Pdl: <Sostenere le famiglie e rilancio dell'economia> (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

PROVINCIA 01-04-2008 COLLECCHIO LE PRIORITA' DEL PARTITO Pdl: "Sostenere le famiglie e rilancio dell'economia" COLLECCHIO Appello di De Matteis: "Non disperdere i voti dandoli a piccoli partiti: serve il bipolarismo" II La data delle elezioni politiche si avvicina ed il Popolo delle libertà ha incontrato simpatizzanti ed amici per illustrare il programma e le novità che caratterizzano le proposte del centrodestra per la prossima legislatura. Al tavolo dei relatori il consigliere provinciale e comunale di Alleanza Nazionale Luigi Tanzi, il vice sindaco di Parma Paolo Buzzi, il presidente provinciale di Alleanza Nazionale Massimo Moine, l'assessore ai servizi educativi del Comune di Parma Gianpaolo Lavagetto e Massimo De Matteis consigliere provinciale di Alleanza Nazionale e candidato alla Camera dei Deputati nel collegio Emilia Romagna. Le ragioni per votare Pdl partono, come ha affermato Luigi Tanzi, "dalla constatazione della disastrosa politica energetica che il governo Prodi ha portato avanti senza preoccuparsi del caro petrolio che ha avuto conseguenze nefaste sul potere di acquisto degli stipendi ed ha eroso, a seguito dell'aumento dell'inflazione, il margine già ridotto del potere stesso dei salari ". Buzzi si è soffermato sulla proposta di aumento delle pensioni attraverso l'abolizione dell'Ici sulla prima casa per i pensionati ed un adeguamento graduale delle pensioni al costo della vita. Moine ha invece parlato dei rapporti con gli ormai ex alleati dell'Udc sottolineando come "l'alleanza sorta tra Udc e Rosa bianca sia sintomatica di uno stato di emergenza per un partito che prima si divide, per poi riunirsi di fronte a necessità elettoralistiche". Lavagetto ha affrontato il tema della formazione delle nuove generazioni attraverso la scuola. De Matteis ha fatto riferimento alla parte del programma del Pdl inerente il rilancio dell'economia ed il sostegno alla famiglia. E un appello: "non disperdere il voto verso i piccoli partiti per non vanificare il processo di costituzione di grandi gruppi parlamentari che possano dare veramente vita ad un sistema bipolare". G.C.Z. Incontro Da sinistra: De Matteis, Lavagetto, Moine, Buzzi e Tanzi.

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Alt ai condoni, ora più controlli (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-04-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: POLITICE E SOCIETA data: 2008-04-01 - pag: 20 autore: "Alt ai condoni, ora più controlli" Berlusconi: in caso di pareggio al Senato governo di buon senso, non di parte Barbara Fiammeri ROMA La stagione dei condoni è finita. A decretarlo è Silvio Berlusconi che ribadisce l'obiettivo di un'aliquota massima al 33% ma solo se aumenta la platea dei contribuenti. Quella che si aprirà, dice il Cavaliere sicuro di tornare a guidare il Governo, sarà "la stagione della lotta all'evasione" con l'obiettivo di ridurla di un punto l'anno. è un Berlusconi che conferma di volersi presentare con un'immagine diversa rispetto al passato: più prudente ma non meno battagliero. Berlusconi, però,pensa anche all'"ipotesi B", cioè il pareggio al Senato. In quel caso "la soluzione migliore – ha detto ieri –sarebbe un governo di buon senso, non di parte", nel quale ci sarebbe spazio per alcune personalità di "alto profilo": "Faccio solo due nomi, Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico", afferma a Telelombardia, in un'intervista smentita da Berlusconi in tarda serata: "Non ho mai fatto i nomi di Monti e Cacciari". Intanto tra le mosse dei prossimi giorni potrebbe esserci la sottoscrizione di un nuovo contratto con gli italiani. "Non lo escludo ", ha detto ieri. Tra i punti salienti ci sarà la riduzione della pressione fiscale "sotto il 40%", l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, il ritorno al nucleare e forse anche la stretta sulle intercettazioni telefoniche ribadita anche ieri nel suo tour elettorale (solo per i reati di mafia e terrorismo con sanzioni fino a 5 anni per chi le ordina e chi le pubblica). Berlusconi descrive senza censure la gravità della situazione: "Non è che questa campagna elettorale non contenga la voglia e il sogno di cambiare l'Italia, ma le condizioni dell'economia internazionale sono cambiate ed è difficile sognare", soprattutto "dopo il disastro compiuto da questo governo ", sottolinea, ricordando anche l'impennata dell'inflazione che ha raggiunto "lo stesso record del '96 quando al Governo c'era sempre Prodi". Ecco perché "è più difficile che nel 2001". Una considerazione che ripete in ogni incontro con i suoi sostenitori, quasi a voler evitare di creare troppe aspettative. Il Cavaliere punta anzitutto sul rilancio dell'economia. La detassazione degli straordinari assieme al rilancio della contrattazione individuale sarà uno dei volani per innescarla: "Proporremo di bloccare gli stipendi allo stato attuale e dare spazio alla contrattazione tra il singolo e l'azienda per ottenere premi di produzione. A questo punto bisognerà detassare questi premi e gli straordinari". Poi si passa, però, allo scontro elettorale vero e proprio. Veltroni? "Un illusionista, un vero e proprio bluff, un post-comunista ", dice il Cavaliere che blocca così qualunque ipotesi di grandi intese per il dopo voto ("Veltrusconi è una brutta parola "). Il candidato premier del Pdl torna ad attaccare il leader del Pd anche sul programma: "Ci ha copiato", accusa. E a Veltroni, che annuncia la semplificazione legislativa, risponde ricordando che nel programma del Pdl è già previsto il dimezzamento dei parlamentari, dei consiglieri degli enti locali e l'abolizione delle province. Berlusconi però più che Veltroni teme gli ex alleati. è lì che il Pdl rischia di lasciare parte del suo potenziale bottino elettorale. Torna così ad attaccare Pier Ferdinando Casini, colpevole di aver frenato l'opera riformatrice del suo Governo, una vera e propria "spina nel fianco" che però è stata estirpata. "è un simpatico bugiardino" si limita a replicare ironicamente Casini. Berlusconi però insiste e invita gli elettori di centro-destra a "non buttare nel nulla il loro voto", ovvero a non votare né per l'Unione di centro né per la Destra di Storace e Santanchè. "Chi sceglie noi vuole un centro moderato e non le proprietà private di Berlusconi", ribatte Casini, il quale ci tiene invece a far sapere agli elettori del centro-destra che il leader del Pdl per liberarsi dell'Udc si è consegnato nelle mani della Lega: "Berlusconi ha deciso di dare a Bossi la golden share del suo probabile governo". Anche Francesco Storace non ha preso bene il richiamo al voto utile del Cavaliere che aveva anche rivendicato l'aver tenuto fuori la Destra dalla coalizione: "Se provochiamo problemi, non ci chiedano i voti, né prima né dopo", ha detto l'ex ministro della Salute il quale sa bene di poter essere determinante per la vittoria nel Lazio. GLI APPUNTAMENTI SU RADIO 24 Silvio Berlusconi intervistato in diretta da Giancarlo Santalmassi e Alessandro Milan Oggi a "Vivavoce" alle ore 9.00 LOTTA ALL'EVASIONE "Va ridotta di un punto all'anno. Aliquota fiscale massima al 33%. Libera contrattazione individuale per i premi di produzione" In piazza a Milano. Il leader del Pdl Silvio Berlusconi alla manifestazione del Partito dei pensionati di Carlo Fatuzzo ANSA.

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ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la cau (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

Di PAOLA OREFICE ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la cauta apertura di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini sono oltre quattro anni che lo sta chiedendo, arriva il brusco altolà di Umberto Bossi. E della Lega tutta. Ed è scontro tra il Senatur e il leader di An. Insiste Fini: "Non credo che si debba affrontare il tema con le lenti dell'ideologia e nemmeno col pregiudizio". Ma anche in An si registra la netta contrarietà di Maurizio Gasparri: "Ribadisco la mia personale contrarietà. La Costituzione stabilisce con precisione che il diritto di voto è dei cittadini italiani". Ci scherza Bossi sulla possibilità ventilata da Berlusconi di far votare gli immigrati alle prossime elezioni amministrative. Ironizza un po' sul Cavaliere il Senatur: "Tanto Berlusconi lo conosciamo tutti, in certi momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel male, è così". E ancora: "Berlusconi vuole piacere, si adegua al posto dove va. Ma poi è troppo, se c'è un patto va rispettato. Se il voto agli immigrati non è scritto". Poi torna serio il leader del Carroccio. E "minaccia" sul tema "un referendum tra la gente". E netto dice: "So che la gente non vuole il voto agli immigrati e se la gente non lo vuole, io sono contrarissimo. La gente non vuole dare agli immigrati la possibilità di comandare in casa sua". Intanto rileva Pier Ferdinando Casini come il Pdl risulti ostaggio della Lega. Dice il candidato premier dell'Unione di centro: "Se vincerà Berlusconi la Lega sarà la forza che traina la politica italiana. Del resto si è fatto di tutto per renderla indispensabile". Insomma "prepariamoci ad una legislatura in cui se Bossi si arrabbia ci saranno degli scossoni nella politica italiana". D'altra parte, spiega Casini: "Già vediamo che Berlusconi cambia idea su tanti temi: era per l'abolizione delle Province, e ora non più, perchè la Lega vuole abolire solo le Province delle aree metropolitane. Anche su Malpensa ha fatto quello che diceva la Lega". E Roberto Maroni gli risponde: "E' bene che siate fuori dalla coalizione, visto che siete per il voto agli immigrati". Nel Pdl è solo la Lega a manifestare la sua contrarietà. Favorevoli da Franco Frattini al leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo, scontato il sì della presidente dell'Associazione donne marocchine, Souad Sbai (è stato Fini a volerla candidata nelle liste del Pdl), sono tutti favorevoli a concedere il voto agli immigrati. Spiega il vicepresidente della Commissione europea Frattini che occorre stipulare "un vero e proprio contratto di immigrazione e integrazione" che vuol dire "conoscenza della lingua, adesione ai principi, valori e leggi che sono applicati nel nostro Paese". Insomma "vuol dire diritti e doveri". Favorevoli al voto agli stranieri il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Contrarissima La Destra di Francesco Storace ("il prossimo passo del Pdl sarà quello di proporre il Corano nelle scuole", battuta rivolta a Fini che accennò alla questione) e Daniela Santanchè ("sono impazziti"). Nota Walter Veltroni: "Oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in crisi", visto che "è già cominciata la sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?", si chiede il candidato premier del Pd. E' opportuno il voto agli immigrati anche per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. Fausto Bertinotti non ha dubbi: "Meglio tardi che mai. Riconoscere che dopo cinque anni di presenza in Italia chi ha lavorato e prodotto ricchezza possa esercitare il diritto di voto almeno nelle elezioni comunali è un elemento di semplice buon senso". Incalza il ministro Paolo Ferrero (Prc) dicendo che sul tema la Sinistra Arcobaleno sarebbe pronta a votare anche con il Pdl.

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CINA, CONTO ALLA ROVESCIA PER LE OLIMPIADI: SECOND (sezione: Province)

( da "Windpress" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

01-04-2008 CS43-2008: 01/04/2008Cina, conto alla rovescia per le Olimpiadi: secondo un nuovo rapporto di Amnesty International il tempo per migliorare la situazione dei diritti umani sta scadendoIn occasione del lancio di un suo nuovo rapporto, Amnesty International ha chiesto alle autorit'a cinesi di porre immediatamente fine alle misure repressive nei confronti dei difensori dei diritti umani a Pechino e in altre zone del paese e delle persone che prendono parte a manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe."A causa delle Olimpiadi, la repressione contro gli attivisti 'e aumentata anzichinuire" - ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.A Pechino e nei dintorni, nel periodo di "pulizia" pre-olimpica, le autorit'a hanno ridotto al silenzio e imprigionato attivisti per i diritti umani. In Tibet e nelle regioni limitrofe, il recente intervento della polizia e dell'esercito contro i manifestanti ha dato luogo a gravi violazioni dei diritti umani."Questi comportamenti mettono in dubbio la seriet'a dell'impegno cinese di migliorare la situazione dei diritti umani con l'approssimarsi delle Olimpiadi" - ha commentato Khan. "I Giochi olimpici finora non sono stati un catalizzatore per le riforme. A meno che non vengano adottate misure urgenti che modifichino la situazione, appare sempre pi'u improbabile che le Olimpiadi possano lasciare un'eredit'a positiva. A soli quattro mesi dall'inaugurazione di Pechino 2008, il Comitato olimpico internazionale e i leader mondiali devono parlare chiaro: se non esprimeranno preoccupazione per quanto sta accadendo e non chiederanno pubblicamente un cambiamento, la loro rischier'a di apparire una tacita accondiscendenza verso le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Cina nella preparazione dei Giochi olimpici".Amnesty International chiede alle autorit'a cinesi di:- consentire l'immediato ingresso in Tibet e nelle regioni limitrofe di ispettori delle Nazioni Unite e di altri osservatori indipendenti;- porre fine agli arresti arbitrari, alle intimidazioni e alle minacce nei confronti degli attivisti;- non applicare pi'u forme punitive di detenzione amministrativa;- consentire a tutti i giornalisti di operare in piena libert'a in ogni parte della Cina;- liberare tutti i prigionieri di coscienza;- ridurre il numero dei reati per i quali 'e prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione.Principali contenuti del rapporto di Amnesty InternationalLe autorit'a hanno fatto ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale, nei confronti delle manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe. Pur riconoscendo che esse hanno il dovere di proteggere persone e propriet'a da atti di violenza (compresi gli attacchi dettati da ragioni etniche contro cinesi Han), Amnesty International sottolinea che il loro operato deve rispettare i principi di necessit'a e proporzionalit'a previsti dagli standard internazionali sui diritti umani.Considerata la diffusione della tortura e degli altri maltrattamenti in Tibet, gi'a documentata da molto tempo, Amnesty International teme che i tibetani arrestati nelle ultime settimane rischino di subire pestaggi e altri abusi e di essere condannati a morte al termine di processi iniqui. L'organizzazione chiede alle autorit'a cinesi di rendere noti generalit'a, luogo di detenzione e status legale di ogni persona imprigionata e di rilasciare tutti coloro che sono stati arrestati solo per aver preso parte a proteste pacifiche. Il pressochale black-out sull'informazione, imposto in Tibet e nelle regioni limitrofe, non solo ha reso difficile verificare le denunce provenienti da quelle zone, ma suona anche come un tradimento del solenne impegno cinese di assicurare "completa libert'a di stampa" nel periodo precedente l'avvio delle Olimpiadi.Il rapporto di Amnesty International descrive casi di attivisti per i diritti umani perseguitati per aver denunciato violazioni o aver collegato le loro denunce ai preparativi dei Giochi olimpici. L'organizzazione chiede il rilascio immediato e incondizionato degli attivisti imprigionati solo per aver espresso le proprie opinioni, tra cui:- l'attivista per il diritto alla terra Yang Chunlin, condannato il 25 marzo a cinque anni di carcere per "incitamento alla sovversione", dopo aver promosso una campagna dal titolo "Non vogliamo le Olimpiadi, vogliamo i diritti umani". Ha riferito di essere stato torturato dalla polizia e di non aver potuto denunciare, durante il processo, il trattamento subito;- l'attivista di Pechino Hu Jia, processato il 18 marzo per "incitamento alla sovversione" a causa delle sue attivit'a in favore dei diritti umani, dopo che per molti mesi gli era stata imposta una forma particolarmente invadente di arresti domiciliari. Sua moglie, Zeng Jinyan, e il loro bambino appena nato, continuano a essere bloccati in casa, sotto stretta sorveglianza della polizia.La "pulizia" pre-olimpica ha causato l'arresto di migliaia di persone che si erano recate a Pechino per presentare reclami in forma di petizioni. Molte di esse sono state espulse verso le province di provenienza. Questa pratica pare essere una reminiscenza di quella chiamata "custodia e rimpatrio", un sistema di detenzione e successiva espulsione dei migranti interni, la cui abolizione nel 2003 era stata trionfalmente presentata come un importante passo avanti nel rispetto dei diritti umani. Alcune delle persone giunte a Pechino per presentare reclami sono state condannate alla "rieducazione attraverso il lavoro", un'altra forma illegale di detenzione senza processo, la cui riforma 'e ferma nell'agenda politica cinese da molti anni.Le nuove regole introdotte l'anno scorso per aumentare la libert'a d'informazione dei giornalisti stranieri non sono state applicate in Tibet; a Pechino e in altre zone della Cina, 'e stato impedito a diversi giornalisti di svolgere inchieste su temi considerati sensibili. Nel frattempo, rimangono in vigore dure restrizioni per gli organi d'informazione nazionali e la censura su Internet 'e stata rafforzata, prendendo ultimamente di mira diversi siti che si occupano di HIV/AIDS. Si crede che il controllo sulle informazioni si stia estendendo anche ai contenuti degli sms scambiati tra utenti di telefonia mobile della capitale.Il rapporto di Amnesty International manifesta apprezzamento per l'annuncio ufficiale di una significativa riduzione, lo scorso anno, delle condanne a morte e delle esecuzioni a seguito della reintroduzione della revisione da parte della Corte suprema del popolo. L'organizzazione per i diritti umani, tuttavia, continua a chiedere alle autorit'a di pubblicare dati completi su scala nazionale che possano confermare quanto dichiarato dalle autorit'a.FINE DEL COMUNICATO Roma, 1^0 aprile 2008Il rapporto China: The Olympics countdown - crackdown on activists threatens Olympics legacy 'e disponibile in lingua inglese all'indirizzo: http://www.amnesty.org./ e presso l'Ufficio stampa di Amnesty International Italia.Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it.

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Amnesty su Cina, Tibet, Giochi e diritti umani (sezione: Province)

( da "KataWeb News" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

Alle 13:40 - Fonte: rampini.blogautore.repubblica.it - 0 commenti In occasione del lancio di un suo nuovo rapporto, Amnesty International ha chiesto alle autorita' cinesi di porre immediatamente fine alle misure repressive nei confronti dei difensori dei diritti umani a Pechino e in altre zone del paese e delle persone che prendono parte a manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe. 'A causa delle Olimpiadi, la repressione contro gli attivisti e' aumentata anziche' diminuire' - ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. A Pechino e nei dintorni, nel periodo di 'pulizia' pre-olimpica, le autorita' hanno ridotto al silenzio e imprigionato attivisti per i diritti umani. In Tibet e nelle regioni limitrofe, il recente intervento della polizia e dell'esercito contro i manifestanti ha dato luogo a gravi violazioni dei diritti umani. 'Questi comportamenti mettono in dubbio la serieta' dell'impegno cinese di migliorare la situazione dei diritti umani con l'approssimarsi delle Olimpiadi' - ha commentato Khan. 'I Giochi olimpici finora non sono stati un catalizzatore per le riforme. A meno che non vengano adottate misure urgenti che modifichino la situazione, appare sempre piu' improbabile che le Olimpiadi possano lasciare un'eredita' positiva. A soli quattro mesi dall'inaugurazione di Pechino 2008, il Comitato olimpico internazionale e i leader mondiali devono parlare chiaro: se non esprimeranno preoccupazione per quanto sta accadendo e non chiederanno pubblicamente un cambiamento, la loro rischiera' di apparire una tacita accondiscendenza verso le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Cina nella preparazione dei Giochi olimpici'. Amnesty International chiede alle autorita' cinesi di: -- consentire l'immediato ingresso in Tibet e nelle regioni limitrofe di ispettori delle Nazioni Unite e di altri osservatori indipendenti; -- porre fine agli arresti arbitrari, alle intimidazioni e alle minacce nei confronti degli attivisti; -- non applicare piu' forme punitive di detenzione amministrativa; -- consentire a tutti i giornalisti di operare in piena liberta' in ogni parte della Cina; -- liberare tutti i prigionieri di coscienza; -- ridurre il numero dei reati per i quali e' prevista la pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione. Principali contenuti del rapporto di Amnesty International: Le autorita' hanno fatto ricorso a una forza eccessiva, talvolta letale, nei confronti delle manifestazioni in Tibet e nelle regioni limitrofe. Pur riconoscendo che esse hanno il dovere di proteggere persone e proprieta' da atti di violenza (compresi gli attacchi dettati da ragioni etniche contro cinesi Han), Amnesty International sottolinea che il loro operato deve rispettare i principi di necessita' e proporzionalita' previsti dagli standard internazionali sui diritti umani. Considerata la diffusione della tortura e degli altri maltrattamenti in Tibet, gia' documentata da molto tempo, Amnesty International teme che i tibetani arrestati nelle ultime settimane rischino di subire pestaggi e altri abusi e di essere condannati a morte al termine di processi iniqui. L'organizzazione chiede alle autorita' cinesi di rendere noti generalita', luogo di detenzione e status legale di ogni persona imprigionata e di rilasciare tutti coloro che sono stati arrestati solo per aver preso parte a proteste pacifiche. Il pressoche' totale black-out sull'informazione, imposto in Tibet e nelle regioni limitrofe, non solo ha reso difficile verificare le denunce provenienti da quelle zone, ma suona anche come un tradimento del solenne impegno cinese di assicurare 'completa liberta' di stampa' nel periodo precedente l'avvio delle Olimpiadi. Il rapporto di Amnesty International descrive casi di attivisti per i diritti umani perseguitati per aver denunciato violazioni o aver collegato le loro denunce ai preparativi dei Giochi olimpici. L'organizzazione chiede il rilascio immediato e incondizionato degli attivisti imprigionati solo per aver espresso le proprie opinioni, tra cui: -- l'attivista per il diritto alla terra Yang Chunlin, condannato il 25 marzo a cinque anni di carcere per 'incitamento alla sovversione', dopo aver promosso una campagna dal titolo 'Non vogliamo le Olimpiadi, vogliamo i diritti umani'. Ha riferito di essere stato torturato dalla polizia e di non aver potuto denunciare, durante il processo, il trattamento subito; -- l'attivista di Pechino Hu Jia, processato il 18 marzo per 'incitamento alla sovversione' a causa delle sue attivita' in favore dei diritti umani, dopo che per molti mesi gli era stata imposta una forma particolarmente invadente di arresti domiciliari. Sua moglie, Zeng Jinyan, e il loro bambino appena nato, continuano a essere bloccati in casa, sotto stretta sorveglianza della polizia. La 'pulizia' pre-olimpica ha causato l'arresto di migliaia di persone che si erano recate a Pechino per presentare reclami in forma di petizioni. Molte di esse sono state espulse verso le province di provenienza. Questa pratica pare essere una reminiscenza di quella chiamata 'custodia e rimpatrio', un sistema di detenzione e successiva espulsione dei migranti interni, la cui abolizione nel 2003 era stata trionfalmente presentata come un importante passo avanti nel rispetto dei diritti umani. Alcune delle persone giunte a Pechino per presentare reclami sono state condannate alla 'rieducazione attraverso il lavoro', un'altra forma illegale di detenzione senza processo, la cui riforma e' ferma nell'agenda politica cinese da molti anni. Le nuove regole introdotte l'anno scorso per aumentare la liberta' d'informazione dei giornalisti stranieri non sono state applicate in Tibet; a Pechino e in altre zone della Cina, e' stato impedito a diversi giornalisti di svolgere inchieste su temi considerati sensibili. Nel frattempo, rimangono in vigore dure restrizioni per gli organi d'informazione nazionali e la censura su Internet e' stata rafforzata, prendendo ultimamente di mira diversi siti che si occupano di HIV/AIDS. Si crede che il controllo sulle informazioni si stia estendendo anche ai contenuti degli sms scambiati tra utenti di telefonia mobile della capitale. Il rapporto di Amnesty International manifesta apprezzamento per l'annuncio ufficiale di una significativa riduzione, lo scorso anno, delle condanne a morte e delle esecuzioni a seguito della reintroduzione della revisione da parte della Corte suprema del popolo. L'organizzazione per i diritti umani, tuttavia, continua a chiedere alle autorita' di pubblicare dati completi su scala nazionale che possano confermare quanto dichiarato dalle autorita'.  Il rapporto China: The Olympics countdown - crackdown on activists threatens Olympics legacy e' disponibile in lingua inglese all'indirizzo: http: //www.amnesty.org./  e presso l'Ufficio stampa di Amnesty International Italia. Tel. 06 4490224 -- cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it rampini.

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Sacconi promette: <Federalismo fiscale> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

Sacconi promette: "Federalismo fiscale" Il senatore firma il patto con i trevigiani alla presenza di un costituzionalista Come a suo tempo Silvio Berlusconi fece con gli italiani, anche Maurizio Sacconi sottoscrive il suo contratto con gli elettori trevigiani e veneti. Il senatore di Forza Italia, oggi ricandidato a Palazzo Madama nelle fila del Pdl, si impegna a battersi per il federalismo fiscale. Un impegno specifico, personale, pur nell'alveo del programma del partito: "Perchè anche se abbiamo liste bloccate, esistono sempre delle persone, che devono avere la responsabilità di assumere comportamenti coerenti". E un impegno "pubblico" (benchè davanti all'informazione locale, anziché "Porta a porta" che tenne a battesimo la promessa dal Cavaliere): "Cosicché io possa essere contestato qualora prenda iniziative in contraddizione con esso". Ieri la firma virtuale, con tanto di garante, il professor Luca Antonini, docente di diritto all'università di Padova, e di testimone, Remo Sernagiotto, capogruppo azzurro in consiglio regionale.Tre gli obiettivi a cui Sacconi mira e di cui il federalismo è premessa e strumento: riduzione delle tasse, responsabilità da parte di chi amministra, sussidiarietà: "Ovvero non faccia mai l'amministrazione ciò che possono fare i cittadini singoli o organizzati in corpi intermedi e non faccia mai l'amministrazione più lontana ciò che può fare quella più vicina". Uno il grimaldello operativo: stop alla "spesa storica", quel principio, in parole povere, per cui un ente pubblico non può superare la cifra totale spesa negli anni passati. "Questo criterio ha fatto sì che le amministrazioni viziose abbiano potuto riprodurre il vizio - spiega l'ex sottosegretario al Welfare - e quelle virtuose, invece, abbiano visto riprodurre la fregatura, finendo per essere penalizzate. E tra queste ultime, ci sono in particolare i comuni veneti". Al suo posto, il parametro dei "costi standard": "Cioè i costi a cui le regioni migliori erogano i servizi essenziali, come sanità, assistenza, trasporto pubblico. Se lo fanno certe regioni, perchè non possono farlo tutte?".In concreto, suggerisce Antonini, si può agire sull'Iva, decentrare alcune imposte come quelle su tabacchi e giochi, valorizzare la possibilità di imporre tributi: "Naturalmente mantenendo invariata la pressione complessiva". Anzi, alla lunga il federalismo fiscale, porta a diminuirla. Purchè si realizzino, appunto, costi standard e responsabilità: "Altrimenti - si chiede il professore - quale amministratore manterrà sotto controllo il bilancio, quando poi interviene lo Stato a ripianare, come è successo con l'ultima Finanziaria che ha stanziato 9,1 miliardi per coprire l'extradeficit sanitario di cinque regioni del sud, oltre ai 3 miliardi già previsti: 250 euro pagati da ogni italiano, neonati compresi". Per tagliare il costo della macchina pubblica, abolizione delle Province e revisione dei privilegi delle Regioni a statuto speciale ("Tutte le regioni devono ottenere una dimensione speciale - nota l'esponente del Pdl -. Ma è indubbio che il caso della Provincia autonoma di Trento è ormai manifestamente antistorico").Temi che ora Sacconi perorerà in Parlamento per "contratto".Mattia Zanardo.

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PIETRO PERONE LA GIORNATA POLITICA è ORMAI CONCLUSA DA TEMPO, QUANDO UNA SERIE DI AFFERMAZIO (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

PIETRO PERONE La giornata politica è ormai conclusa da tempo, quando una serie di affermazioni targate Silvio Berlusconi sembrano aprire nuovi scenari per il dopo voto: "Non escludo nulla sul futuro - sono le parole del leader del Pdl in uno speciale su Telelombardia che ha diffuso a tarda sera le sue dichiarazioni - Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte". E il Cavaliere non si ferma qui, fa anche i nomi di due possibili ministri. Dice: "Faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico". Poco più di un'ora e, ben oltre la mezzanotte, arriva la smentita: "Sono rimasto stupito nel leggere di una mia intervista a Telelombardia. Non mi risulta di aver fatto interviste a Telelombardia in questa campagna elettorale e soprattutto non ho mai fatto i nomi di Mario Monti e di Massimo Cacciari come possibili ministri", afferma Berlusconi in una telefonata. Il leader del Pdl tiene anche a far notare che la frase attribuitagli secondo cui, in caso di pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buonsenso, è una "ovvietà, in quanto, se si pareggia, non ci può essere un governo di parte". E il caso è servito? No è un pesce d'aprile. È il finale di una giornata aperta all'insegna della "grinta c'è tutta", ma sono tali le condizioni del Paese che non è più tempo dei sogni: basta condoni, che però sono serviti a recuperare risorse, "punteremo su un maggiore contrasto all'evasione e all'elusione fiscale" perché "raggiungere il traguardo di aliquote al 33% è possibilissimo e ci si può arrivare basta che siano di più quelli che pagano le tasse", spiega Silvio Berlusconi che tra un chat con gli elettori e comizi a Milano e Torino si concede un bagno di folla e di realismo. Mancano tredici giorni al voto ed è giunto però il momento di far salire la tensione nel tentativo di mobilitare gli indecisi: il leader del Pd? "È un bluff", attacca perciò, e avverte di aver sentito in giro voci di un accordo tra Veltroni e Bertinotti dopo il voto. Ancora: il Cavaliere assicura che "fare politica è un sacrificio enorme e certamente non mi arricchisco - dice - come per il signor Walter Veltroni che vive addirittura di politica e si è raddoppiato gli introiti oltre ad essere già un pensionato". Applaudono i pensionati veri, chiamati in piazza Duomo da Carlo Fatuzzo, anziani costretti a vivere con redditi minimi. Immancabile l'impegno del Pdl ad adeguare i salari "al costo della vita", una sorta di scala mobile un tempo bestia nera del liberismo. Ma all'orizzonte non si intravede nessun "veltrusconi", assicura il leader del Pdl che pure scommette sulla vittoria. Certezza che si scontra però con l'avvertimento a non votare i piccoli partiti "che esistono - dice Berlusconi - solo per salvaguardare se stessi e i loro leader". Riferimento alla Destra e all'Udc, "che nei cinque anni della precedente legislatura - incalza l'ex premier - è stata una spina nel fianco". Campagna elettorale allo sprint finale, se Veltroni annuncia l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi promette di voler "dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali e comunali". E ancora cancellare "gli enti inutili, come le Province e le comunità montane". Insiste poi, il Cavaliere, sulle regole da rispettare anche quando non piacciono, si tratti della realizzazione di opere pubbliche o della par condicio: "A me piacerebbe tanto fare il faccia a faccia, ma purtroppo c'è una legge folle, liberticida che ce lo impedisce perché dovremmo sfidarci con tutti i candidati premier". Berlusconi esclude dunque che nei prossimi giorni possa svolgersi il fatidico duello in tv, ancor meno in Rai dove - attacca - prosegue "l'uso criminoso di una televisione pubblica pagata con i mezzi di tutti". Il riferimento diretto è a Santoro "che continua impunemente ad attaccare gli avversari diritto di replica".

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Le cinque priorità della Lega delle Autonomie (sezione: Province)

( da "Giornale di Calabria, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Province

Elezioni/ Pronto un manifesto indirizzato ai diversi schieramenti politici con alcune proposte per i Comuni CATANZARO. Legautonomie della Calabria ha realizzato un manifesto nel quale propone ai diversi schieramenti politici cinque iniziative in favore dei Comuni. I cinque punti individuati da Legautonomie sono: dare un assetto stabile alla finanza locale attribuendo sul serio a Regioni ed Enti locali tributi propri e compartecipazioni al gettito erariale. L"ICI va valorizzata come imposta fondamentale dei territori, procedendo alla sua semplificazione, accorpando tutti i tributi che gravano sugli immobili; modificare il patto di stabilità interno sulla base di una articolazione dello stesso su base triennale e su base regionale, tenendo in debito conto le basi imponibili di riferimento; eliminare tutti i livelli para-istituzionali che stanno fra regioni ed enti locali e fra i comuni e province (ato, consorzi, agenzie; ecc.), luoghi, questi si, di spreco e inefficienza; Regioni nuove e forti che dismettano ogni velleità gestionale a vantaggio del riordino del sistema locale che valorizzi le gestioni associate e l'effettiva capacità programmatoria; una vera riforma del governo dei servizi pubblici locali, favorendo liberalizzazione e nascita di soggetti imprenditoriali efficienti nella gestione in particolare al sud il quale paga pesantemente la frammentazione e l'assenza di una vera cultura gestionale di questi servizi. "La fine anticipata della legislatura - sostiene in una nota il Presidente di Legautonomie, Antonio Acri - ha creato disagi ed incertezza per le autonomie locali che, seppure con luci e ombre, vedeva finalmente avviato il processo di attuazione del Titolo V della Costituzione. Anche nei programmi elettorali dei due schieramenti maggiori non c'é particolare attenzione verso i Comuni: da un lato si prevede l'incentivazione dei processi di unione (fino alla fusione) dei comuni piccolissimi; dall'altro l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Da qualche settimana, sul sito del Ministero dell'Interno, sono disponibili i bilanci consuntivi 2006 dei comuni, dati che opportunamente elaborati consentono di verificare l'andamento della finanza locale negli enti locali calabresi e di operare alcune riflessioni. Il primo sguardo consegna una evidente contraddizione: da quando è stata riconosciuta autonomia finanziaria agli Enti locali questa è in progressivo calo. Conseguenza di leggi finanziarie statali (almeno le ultime cinque) dal forte impianto centralista che hanno costantemente ridotto i trasferimenti e sopratutto inciso in maniera determinante anche sulla declamata autonomia degli enti locali". "In ogni caso - prosegue - anche dopo la modifica del titolo V, le modalità di colloquio e dei rapporti non sono cambiati tra sistema delle autonomie e Stato e sistema delle autonomie e Regioni. Gli enti locali rimangono i "paria" del sistema istituzionale. Da qui l'attenzione della politica sui due temi: piccoli comuni e Ici sui quali non pare vi sia sufficiente attenzione da parte dell'opinione pubblica. I dati confermano che in Calabria si sta verificando quello che al centro nord era evidente dagli anni '90. Ovvero l'impegno dei comuni a difendere i livelli di spesa raggiunti aumentando la pressione fiscale seppure attraverso una attenzione maggiore nei confronti dell'evasione sulla quale è stata avviata una positiva azione di recupero. Ciononostante l'autonomia tributaria dei comuni calabresi rimane ben lontana (dieci punti circa) dalla media nazionale a causa delle basi imponibili di riferimento. In questo contesto la sola abolizione dell'Ici sulla prima casa significherebbe per i Comuni calabresi un salasso di 67,2 milioni di euro, cioé una diminuzione di quasi tre punti percentuali di autonomia tributaria". Per il presidente di Legautonomie "non va dimenticato che l'Ici rappresenta la chiave dell'autonomia tributaria dei Comuni. Come tutte le imposte, è un tributo per nulla apprezzato dai cittadini, forse quello più odiato. Tuttavia in Europa solo la Svezia non ha una patrimoniale sulla casa che è sostituita, però, da altre compartecipazioni. Anche sui piccoli comuni va segnalata questa tendenza di additare, al problema della ridotta dimensione demografica degli ottomila Comuni, le radici di inefficienze, sprechi, e addirittura costi della politica. Dimenticando che, appena qualche lustro addietro, l'Italia dei borghi e dei piccoli Comuni era invece indicata come una delle più profonde ricchezze del Paese. Va senz'altro segnalata questa tendenza, dimenticando che forse il problema si trova nella nostra organizzazione istituzionale se è vero che la Francia possiede un reticolo di oltre 36mila Comuni la maggior parte dei quali piccolissimi; 17mila la Germania, quasi 7mila Spagna; 3mila la piccola Svizzera".

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Piccioni in piazza? Ormai sono pochi (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 02/04/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:BRESCIA E PROVINCIA I risultati della campagna di contenimento Piccioni in piazza? Ormai sono pochi Piccioni in piazza Mercato Un mosaico d'associazioni per la tutela degli animali: questa la "missione" dello "Sportello tutela diritti animali" del Comune. Fitte e molteplici le attività di cui lo sportello si fa promotore: istituito infatti nel dicembre del 1999 per volontà dell'Amministrazione comunale e del Forum delle associazioni animaliste aderenti alla Consulta dell'ambiente, "è un servizio di alto valore umano", commenta l'assessore all'Ambiente Ettore Brunelli. Il merito? La stretta collaborazione fra le realtà associative: dall'Ente nazionale protezione animali all'associazione Salviamo gli animali, dal Telefono difesa animali alla Lega abolizione caccia e il Wwf. Tutti preziosi informatori delle normative in vigore in materia di animali, caccia e interventi d'emergenza. I componenti dello Sportello hanno collaborato con l'Assessorato vigilanza e la Commissione sicurezza per la stesura della parte del regolamento di Polizia urbana che si occupa dei nostri "coinquilini". Particolarmente significativa la "Campagna contenimento piccioni": intrapresa nel 2006 attraverso la distribuzione di mangime antifecondativo per gli "ospiti" del centro storico. La distribuzione per il controllo numerico incruento della popolazione di colombi "è avvenuta di fatto in due siti: piazza Paolo VI e piazza Loggia", spiega Sara Pepi, presidente dell'Enpa, che prosegue: "La distribuzione è avvenuta dai primi di marzo 2006 ai primi di marzo 2007: dopo il normale decorso, questo lavoro ci ha permesso di verificare che la presenza numerica dei colombi nelle due piazze cittadine è ora piuttosto contenuta". Attualmente sono infatti una quarantina i piccioni per piazza. Alla fine del mese di marzo la distribuzione è stata poi effettuata anche in via Monte Baldo, dove "sarebbe necessario continuare la distribuzione per almeno un altro anno". Altro impegno che trova sempre più margini di risposta è quello nelle scuole. Nato nel 2000, il progetto "Animali in città" si rivolge alle scuole cittadine, primarie e secondarie di primo grado: si tratta di una serie di incontri, due ore di lezione per classe, tenuti da medici veterinari e da un ornitologo. In cattedra però, con grande gioia degli alunni, stavolta ci stanno cane e gatto. In molti istituti l'appuntamento annuale con il veterinario è divenuto ormai consueto e, sempre più spesso, "avviene a conclusione di un lavoro condotto in classe dai docenti sul rapporto uomo-animale", precisa Anna Compagnoni, responsabile del progetto. Lo Sportello è aperto il martedì e il giovedì dalle 15.30 alle 18.30 nelle sedi di Casa delle Associazioni in via Cimabue 16/a (tel. 030. 2311717). nuri.

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Tangenziale Sp5 e un piano alloggi (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

GILBERTO POZZANI. Con il Pdl e le liste Udc e Commercianti Tangenziale Sp5 e un piano alloggi Scende in campo per il Popolo della libertà, che è apparentato con Udc e lista dei Commercianti, Gilberto Pozzani: da sempre residente a San Vito al Mantico, 49 anni, sposato con Adriana, due figlie, libero professionista. "Molti anni fa", spiega, "con alcuni amici è nata la passione per la politica che vivo tutti i giorni e che mi mette a contatto coi problemi della gente. Ho ricoperto vari incarichi da assessore in Comune e in Provincia, ai lavori pubblici e alla pianificazione territoriale. Da qui è nato il progetto della tangenziale di Bussolengo e della pista ciclabile del sole lungo il Biffis. La novità di questo appuntamento elettorale è la coalizione che mi sostiene per un progetto di larghe intese su Bussolengo". Uno dei primi impegni di Pozzani sarà di terminare la tangenziale Sp5. "C'è da completare la tratta da Palazzolo alla Gardesana, in corrispondenza del sovrappasso con Pastrengo. E poi rimarrebbe anche la ciclopista da Bussolengo verso nord. Per l'assetto della viabilità del paese, ritengo urgente il completamento della strada interquartierale dalla zona degli impianti sportivi fino alla zona Monti. È improrogabile anche un piano urbano del traffico con messa in sicurezza della viabilità dai quartieri verso il centro". La famiglia è l'altro obiettivo condiviso con gli alleati: piano casa per costruire nuovi alloggi per giovani e anziani; abolizione dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la famiglia è bene per il comune". Altri fronti di impegno: sicurezza del cittadino con contrasto continuo agli insediamenti dei nomadi e allontanamento delle situazioni illegali. "La nostra coalizione", dice Pozzani, "è in prima fila per realizzare il progetto di sicurezza attraverso l'acquisto di una stazione mobile per la polizia municipale, in servizio diurno e notturno, in coordinamento con polizia di Stato e carabinieri per presidii nei quartieri e nelle frazioni". Punti irrinunciabili: incentivare le attività artigianali, industriali e agricole con progetti mirati all'ottenimento di fondi europei a sostegno anche dell'occupazione giovanile; difesa dell'ospedale Orlandi, con parcheggi anche per il centro e per il commercio. Conclude Pozzani: "La realizzazione di un palazzetto dello sport da usare anche per concerti ed eventi culturali rientra, con altri punti di aggregazione come la piscina coperta e la palestra con area sportiva a San Vito e Corno, tra i punti che concorrono al miglioramento della qualità della vita. Inoltre un parco per ogni quartiere e la riqualificazione dell'area ex-Sampò". L.C.

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Cani e gatti abbandonati A Brescia c'è lo Sportello (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

IL BILANCIO. Nella Casa delle associazioni, dal 1999 è attivo un servizio contro il maltrattamento degli animali Cani e gatti abbandonati A Brescia c'è lo Sportello di Paola Castriota Quante volte succede di trovare un gattino per strada, oppure un cane abbandonato e non sapere cosa fare? E se l'animale bisognoso di aiuto fosse un riccio o un serpente? Niente paura. A Brescia esiste da nove anni uno Sportello Tutela Diritti Animali a cui rivolgersi per qualsiasi informazione. Non solo in tema di abbandoni, ma anche di maltrattamenti, praticati soprattutto nella provincia, come ricorda e denuncia Luisa Ferrari, volontaria della Difesa Animali. "CI CHIAMANO SPESSO per intervenire in aiuto di cani legati a catene di 50 centimetri, senza cure e una cuccia - rivela la volontaria -. Capita anche di ricevere richieste da fuori provincia, vedi Mantova e Reggio Emilia". L'attività dello Sportello bresciano, che ha visto la luce nel "lontano" dicembre 1999, è ormai consolidata. Gli otto anni di vita impongono pertanto un bilancio che, secondo l'assessore all'Ambiente e ai Parchi, Ettore Brunelli "si mostra positivo e di viva partecipazione di tutte le associazioni che collaborano concretamente". Un percorso che ha reso orgoglioso il Comune, precisa l'assessore, perché frutto del contributo di persone con competenza tecnica e grande sensibilità, "un valore aggiunto fondamentale". Sono tanti gli interventi compiuti nel corso degli anni, ma sono tante anche le persone che collaborano al buon funzionamento dello Sportello: dall'Ente nazionale protezione animali (Enpa) all'associazione Salviamo gli Animali, dal Telefono Difesa degli Animali alla Lega abolizione caccia (Lac) al Wwf. Il maggior numero di richieste rivolte allo Sportello riguarda la gestione delle colonie feline (sterilizzazioni, cure mediche, cibo), ma esiste anche un impegno preciso per i piccioni. A partire dal marzo 2007 è iniziato un programma di monitoraggio e controllo delle nascite nelle colonie di volatili presenti in piazza Loggia e piazza Duomo, attraverso l'uso di mangime antifecondativo e anticoccide, come ricordano Sara Pepi dell'Enpa e Nunzio Pisano, dirigente amministrativo dello Sportello. "Questo per dire che non si spara ai colombi, esistono altre soluzioni". sottolinea fermamente l'assessore Brunelli nel ricordare con una certa amarezza la brutale pratica del tiro al piccione, "camuffata sotto le mentite spoglie di una emergenza igienico-sanitaria inesistente". LA CAMPAGNA di informazione e sensibilizzazione diffusa nella provincia grazie ai volantini continua da tempo anche nelle scuole, trovando il vivo contributo di insegnanti e alunni. Anna Compagnoni, volontaria dello Sportello precisa che in un anno sono circa cinquanta le classi coinvolte, e mille i bambini che imparano tutto quello che c'è da sapere sul corretto rapporto con gli animali. LO SPORTELLO Tutela Diritti Animali si trova nella Casa delle Associazioni di via Cimabue a Brescia, è aperto il martedì e il giovedì dalle 15.30 alle 18.30. Al di fuori dell'orario d'ufficio, è attivo un servizio di segreteria telefonica allo 0302311717 che fornisce indicazioni sugli operatori reperibili nei casi urgenti.

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Perché c'è ancora bisogno delle Province (sezione: Province)

( da "Nuova Ferrara, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere ospitalità nella speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, dà risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di continuare il dibattito sul giornale, dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. Fabio Melilli UPI - Unione Province d'Italia.

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Per la politica 1 miliardo di tagli (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-02 - pag: 17 autore: LA SCOMMESSA Per la politica 1 miliardo di tagli è la scommessa più forte su cui punta Walter Veltroni.Il messaggio che si è lasciato per l'ultima settimana di campagna elettorale proprio perché sa che è l'argomento più sentito. E che può indurre gli astensionisti – che sono quelli più sfiduciati dai partiti –ad andarea votare.Si parla dei costi della politica e della proposta di legge che lancerà il leader del Pd. Una cifra shock accompagnerà l'annuncio:i tagli saranno di un miliardo di euro. Metà dei parlamentari, una riduzione degli stipendi degli onorevoli di circa il 30%, le pensioni di deputati e senatori che verranno calcolate con il metodo contributivo, abolizione delle province nelle aree metropolitane e delle comunità montane vicine al livello del mare, la revisione del finanziamento ai giornali di partito. è questo il tentativo finale insieme all'annuncio di alcuni ministri. ( Li.P.).

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Toni Da Re: Sacconi ruba le idee al Carroccio (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

ASSE LEGA-PDL, E' BUFERA Toni Da Re: "Sacconi ruba le idee al Carroccio" "Dopo anni passati a fare il portaborse dei socialisti, ora Sacconi pensa di inventarsi un rilancio sulle idee della Lega, ma arriva tardi". Il segretario provinciale del Carroccio Toni da Re carica a testa bassa il senatore azzurro-Pdl Maurizio Sacconi, che si sarebbe inoltrato in un sentiero non suo lanciando un suo personalissimo "contratto" stipulato con i trevigiani per il federalismo fiscale. E per fortuna che i due, di fatto, sono alleati alle elezioni sia politiche che amministrative del 13 e 14 aprile. E' la dimostrazione che soprattutto nella Marca il matrimonio di interesse Lega e Partito della Libertà vive di un equilibrio molto delicato. Ma sentiamo cosa dice Da Re: "Sacconi non si smentisce mai: parla di un contratto sul federalismo con i trevigiani a meno di una settimana da quello siglato proprio dai candidati del Carroccio con l'intero popolo veneto". "Quello del federalismo fiscale è un binomio che, prima della Lega, non esisteva nel vocabolario della politica italiana - insiste Da Re - ci ricordiamo bene quando i socialisti come Sacconi deridevano questa nostra idea. Abbiamo conservato pure gli articoli comparsi sulla stampa di quel periodo. Non solo Sacconi cerca di appropriarsi di idee altrui, ma adesso rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle Province: se proprio gli vanno strette, chieda al suo partito di non gestirle più". Da Re non ha dubbi: "Solo con la devoluzione del potere amministrativo da parte delle Regioni potrà eventualmente essere messo in discussione il ruolo delle Province, non prima". Siamo insomma di fronte alla classica schermaglia elettorale. Solo che, di solito, simili bisticci avvengono da opposte sponde, tra avversari politici, non tra alleati. Come alla vigilia, anche in piena campagna leghisti e azzurri continuano a pestarsi i piedi. (a.z.).

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Abolizione dell'ici (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Le frasi del leader Pdl Accordo bipartisan Porte aperte all'Udc Abolizione dell'Ici Precarietà Non avverto, per i giovani, l'allarme della sinistra che vede la precarietà come il male assoluto Contro il carovita: abolizione dell'Ici sulla prima casa e detassazione degli straordinari Non dubito che avremo la maggioranza al Senato, ma sulle riforme serve un accordo bipartisan Se l'Udc volesse tornare con noi, le porte sarebbero non aperte, ma spalancate.

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Azzurri alle urne: i pezzi da novanta sfilano in piazza (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Provincia di Sassari Pagina 7050 Sassari. I candidati del Pdl Azzurri alle urne: i pezzi da novanta sfilano in piazza Sassari.. I candidati del Pdl --> Abolizione delle Province, riconoscimento dell'insularità della Sardegna, potenziamento della continuità territoriale e delle infrastrutture. Il Pdl presenta a Sassari i propri candidati per il Parlamento alle elezioni del 13 e 14 aprile e mettendo da parte le polemiche con gli avversari, prova a parlare di programmi strizzando l'occhio, come è ovvio, all'elettorato locale. L'incontro con i sassaresi parte in sordina ma ci mette un attimo per farsi notare da mezza città. Basta passare in piazza d'Italia intorno alle 11: l'attore Luca Barbareschi passeggia a braccetto con il deputato uscente di An, Carmelo Porcu, sotto un timido sole. Attorno a loro telecamere, hostess e visi sorridenti. La troupe si infila in un caffè e siede a tavolino. Si potrebbe pensare che Sassari sia stata scelta come location per una nuova fiction televisiva, e invece no. É realtà, è campagna elettorale. Sì perché a Sassari il Pdl incontra la stampa per presentare i propri candidati per Camera e Senato, e l'appuntamento è proprio all'interno di un caffè. Qui fra tazzine tintinnanti e avventori frettolosi, i candidati del Popolo della libertà si stringono attorno a due tavolini, illustrano sapientemente i punti focali del programma elettorale e rispondono con disponibilità sterminata alle domande dei giornalisti. Oltre a Porcu e Barbareschi, in corsa per Montecitorio, sono a disposizione di flash e taccuini l'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu, capolista al Senato, con gli altri candidati per Palazzo Madama, Filippo Saltamartini e Fedele Sanciu. E poi gli altri onorevoli in pectore Pietro Testoni e Paolo Vella. Assente solo Giuseppe Cossiga, trattenuto da un imprevisto. Il più incisivo nel dialogare con i cronisti è Beppe Pisanu, che mira dritto ai programmi concreti: "Ci sono quattro, cinque punti fondamentali per la Sardegna nel nostro programma", e li elenca in maniera concisa, " modificare la Costituzione in modo da riconoscere l'insularità sarda come uno svantaggio naturale che lo Stato deve colmare, formulare una legge sull'ambiente che sia in sintonia con le necessità di sviluppo, realizzare il gasdotto Algeria-Sardegna-Europa, riorganizzare il sistema stradale sardo e cambiare le regole della continuità territoriale estendendola a tutti i passeggeri e alle merci". E poi ci sono le Province: "Sono enti in sovrappiù, l'obiettivo è superarle". Il consigliere provinciale Giampiero Lavena, seduto accanto impietrisce, Fedele Sanciu anche, ma poi il senatore gallurese concorda: "Costano troppo, condivido totalmente". (v. g.).

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Abolire le Province? Serve di più migliorare l'efficienza della nostra burocrazia (sezione: Province)

( da "Liberazione" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Riceviamo e volentieri pubblichiamo Fabio Melilli* Caro Direttore, mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere ospitalità al Suo giornale nella speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di chiederLe di aprire attraverso il Suo giornale un dibattito, dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. *presidente Upi Unione Province d'Italia 02/04/2008.

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Ecco perchè le Province sono ancora necessarie (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Commenti enti locali Ecco perchè le Province sono ancora necessarie Fabio Melilli* Caro direttore, mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere ospitalità al Suo giornale nella speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica della Pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito nè dalla miriade di Comuni, piccoli o piccolissimi, nè tanto meno dalle Regioni, pena il ritorno a un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. na normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perchè questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di chiederLe di aprire attraverso il Suo giornale un dibattito, dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. *presidente Upi (Unione delle Province d'Italia) del 02-04-2008 num.

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GILBERTO POZZANI. Con il Pdl e le liste Udc e Commercianti (sezione: Province)

( da "Arena.it, L'" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Tangenziale Sp5 e un piano alloggi   Scende in campo per il Popolo della libertà, che è apparentato con Udc e lista dei Commercianti, Gilberto Pozzani: da sempre residente a San Vito al Mantico, 49 anni, sposato con Adriana, due figlie, libero professionista. "Molti anni fa", spiega, "con alcuni amici è nata la passione per la politica che vivo tutti i giorni e che mi mette a contatto coi problemi della gente. Ho ricoperto vari incarichi da assessore in Comune e in Provincia, ai lavori pubblici e alla pianificazione territoriale. Da qui è nato il progetto della tangenziale di Bussolengo e della pista ciclabile del sole lungo il Biffis. La novità di questo appuntamento elettorale è la coalizione che mi sostiene per un progetto di larghe intese su Bussolengo". Uno dei primi impegni di Pozzani sarà di terminare la tangenziale Sp5. "C'è da completare la tratta da Palazzolo alla Gardesana, in corrispondenza del sovrappasso con Pastrengo. E poi rimarrebbe anche la ciclopista da Bussolengo verso nord. Per l'assetto della viabilità del paese, ritengo urgente il completamento della strada interquartierale dalla zona degli impianti sportivi fino alla zona Monti. È improrogabile anche un piano urbano del traffico con messa in sicurezza della viabilità dai quartieri verso il centro". La famiglia è l'altro obiettivo condiviso con gli alleati: piano casa per costruire nuovi alloggi per giovani e anziani; abolizione dell'Ici prima casa; libri gratis per gli studenti delle medie; detassazione delle famiglie monoreddito con più figli e situazioni di handicap. "Questa è una priorità assoluta", sottolinea Pozzani. "Ciò che è bene per la famiglia è bene per il comune". Altri fronti di impegno: sicurezza del cittadino con contrasto continuo agli insediamenti dei nomadi e allontanamento delle situazioni illegali. "La nostra coalizione", dice Pozzani, "è in prima fila per realizzare il progetto di sicurezza attraverso l'acquisto di una stazione mobile per la polizia municipale, in servizio diurno e notturno, in coordinamento con polizia di Stato e carabinieri per presidii nei quartieri e nelle frazioni". Punti irrinunciabili: incentivare le attività artigianali, industriali e agricole con progetti mirati all'ottenimento di fondi europei a sostegno anche dell'occupazione giovanile; difesa dell'ospedale Orlandi, con parcheggi anche per il centro e per il commercio. Conclude Pozzani: "La realizzazione di un palazzetto dello sport da usare anche per concerti ed eventi culturali rientra, con altri punti di aggregazione come la piscina coperta e la palestra con area sportiva a San Vito e Corno, tra i punti che concorrono al miglioramento della qualità della vita. Inoltre un parco per ogni quartiere e la riqualificazione dell'area ex-Sampò". L.C.  .

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Da Re attacca l'alleato Sacconi: <Ci copia e male> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

La Lega sbeffeggia il patto per il federalismo Da Re attacca l'alleato Sacconi: "Ci copia e male" "Sacconi non si smentisce mai. Dopo anni passati a fare il porta-borse dei socialisti ora pensa di inventarsi un rilancio sulle idee della Lega Nord; ma arriva tardi". A Gianantonio Da Re, consigliere regionale e segretario provinciale della Lega Nord, è andato di traverso il "contratto" stipulato da Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia, con i suoi elettori sul federalismo fiscale: l'esponente azzurro si è impegnato, nella prossima legislatura, a battersi perchè vengano realizzati una più efficiente ripartizione di risorse e poteri tra le varie Regioni, una riduzione delle tasse, la sussidiarietà.Una (brutta) copia, secondo Da Re, di temi da sempre sostenuti dalla Lega e che per giunta ricalca il patto siglato, meno di una settimana fa, proprio dai candidati del Carroccio con l'intero popolo veneto: "Quello del "federalismo fiscale" è un binomio che, prima della Lega, non esisteva nel vocabolario della politica italiana - attacca il responsabile trevigiano del partito padano -. Ci ricordiamo bene quando i socialisti deridevano questa nostra idea. Abbiamo conservato pure gli articoli comparsi sulla stampa di quel periodo".Poco importa che Lega e Pdl siano alleati perchè Da Re non risparmia dure critiche. Oltre a rivendicare la primogenitura leghista sul federalismo, boccia anche la proposta dell'ex sottosegretario di abolire le Province, per ridurre i costi della macchina amministrativa: "Non solo Sacconi cerca di appropriarsi di idee altrui, ma adesso rilancia anche sul fronte dell'abolizione delle Province. Se proprio gli vanno strette chieda al suo partito di non gestirle più". Affinché questa non sia solo una trovata elettorale, secondo il rappresentante della Lega, occorre un passaggio ben preciso: "Solo con la devoluzione del potere amministrativo da parte delle Regioni potrà eventualmente essere messo in discussione il ruolo delle Province, non prima".m.zan.

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Sette televisioni e tre giornali (sezione: Province)

( da "Blog Beppe Grillo" del 02-04-2008)

Argomenti: Province

Firme per il WiMax firme per "Ammastellati" firme per "Forza Clementina" --> 2 Aprile 2008 Sette televisioni e tre giornali Clicca l'immagine In Italia comanda, decide, ordina la disinformazione. Sette televisioni e tre giornali si sono sostituiti alla democrazia. Tutto quello che non sapete è vero. Quello che sapete è ciò che vuole il Sistema. Non c'è bisogno della polizia o delle leggi speciali per vivere in un regime. E' sufficiente il controllo dell'informazione. I media sono il primo obiettivo in qualunque colpo di Stato. L'Italia non sa più nulla. Non riesce più a giudicare. E' schizofrenica. La realtà e l'informazione che riceve sono due cose diverse, contrapposte. E' un pugile in stato confusionale, che non sta più in piedi, con l'assistente all'angolo del ring che gli grida che va tutto bene. Non essere o sapere? Questo è il dilemma. Non siamo padroni della nostra vita perchè non sappiamo. Sette televisioni e tre giornali. RAI1, RAI2, RAI3, Canale 5, Italia1, Rete4, La7, il Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa. Il nostro Governo, il nostro Parlamento, i nostri occhi sono loro. I magnifici 10. I nomi dei direttori sono importanti, ma fino a un certo punto. Riotta, Mazza, Giordano, Liguori, Fede, Piroso. A chi rispondono questi signori? Che interessi rappresentano? Prodi ha messo lì il pinguino Riotta e Fini, "una mattina, una brutta mattina", ha regalato la scrivania del Tg2 a Mazza. I giornalisti dei telegiornali pubblici sono addetti di uffici stampa, velinari (talvolta vaselinari), impiegati di Regime. Canale 5, Italia1 e Rete4 sono strumenti di propaganda di Testa d'Asfalto. Hanno una doppia funzione: fargli fare miliardi di euro con la pubblicità attraverso Publitalia e mantenere gli italiani in coma assistito. Lo psiconano è un concessionario dello Stato. Le frequenze televisive su cui trasmette sono nostre. Il conto corrente, le notizie e il conflitto di interessi, invece, sono solo suoi. La7 è di Telecom Italia, un megafono degli interessi industrilali dei suoi azionisti. Benetton ad esempio, Telefonica a riesempio. Paolo Mieli è l'espressione del salotto buono del Corriere della Sera. Un gruppo assortito di società che spazia dalla Pirelli a Mediobanca, da Intesa San Paolo alla Tod. I padroni del Corrierone si chiamano Confindustria e ABI. Geronzi, Passera, Tronchetti, Della Valle. La Repubblica è del gruppo l'Espresso dell'ingegner Carlo De Benedetti, industriale, finanziere. La Stampa è del gruppo Fiat, un quotidiano ispirato da Luca Cordero di Montezemolo. Riassunto: partiti, Testa d'Asfalto, Confindustria e ABI possiedono l'informazione. Se vogliono possono farci credere qualunque cosa. E ci fanno credere qualunque cosa. Il V2 day del 25 aprile è il primo passo per ridare la capacità di intendere e volere agli italiani. L'informazione va separata da interessi economici e politici. Tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. Abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini. Abolizione del finanziamento pubblico all'editoria di un miliardo di euro all'anno. Abolizione della legge Gasparri e del duopolio Rai-Mediaset. Per partecipare richiedete i moduli e la presenza del vostro banchetto sulla mappa nel blog. 270 città hanno già aderito. Ps: Chi si iscrive alla marcia ed è certificato al blog è riconoscibile nei commenti dalla presenza di un omino. Cliccando sull'icona si visualizza la pagina personale del commentatore. Iscrivetevi alla marcia del V2 day e diffondetela. Diffondi la marcia: Copia e incolla il codice V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera: 1. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag V2-day 2. Inserisci tuoi video su www.youtube.com con il tag V2-day 3. Sostieni il V2 day 4. Scarica il volantino del V2-day Clicca l'immagine.

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Giordano: un freno agli straordinari (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

VERSO LE ELEZIONI Giordano: un freno agli straordinari L'esponente Arcobaleno: no al precariato. Giovanardi replica all'Udc "Penso ci sia una parte del Pd che coltivi ancora l'idea di avere la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato, per poi rifletterla di fatto sulla Regione. Ma sia chiaro, che il voto alla Sinistra Arcobaleno non è inutile, dal momento che contribuirà a togliere seggi al centro destra". Così ieri Massimo Mezzetti durante l'incontro, in vista delle prossime Politiche, che ha tenuto insieme all'esponente del Prc Franco Giordano. "Continuiamo ad essere a favore dei poveri come ad occuparci dei problemi legati al lavoro - ha poi precisato Giordano - Siamo a favore dell'abolizione della Legge 30 e contro il precariato: come fa a contrastare questo fenomeno chi ha in lista Calearo e Colaninno? E' poi indispensabile la sicurezza sul posto di lavoro dove ci sono troppi morti; è nostro obbiettivo far aumentare le retribuzioni indipendentemente dalla produttività e porre un freno agli straordinari". "Siamo gli unici a far presidi e volantinaggi davanti alle fabbriche ed in mezzo a tutti quei soggetti sociali sotto attacco: giovani, donne e lavoratori", ha poi continuato Mezzetti, prima di definire l'attuale campagna elettorale "una delle peggiori, perchè concentrata solo sui due grandi schieramenti, impegnati entrambi a far gara a chi le spara più grosse". FORZA ITALIA. La giornata politica ha anche registrato il taglio del nastro della nuova sede di Forza Italia in città. A far gli onori di casa Lenzini davanti a molti esponenti del Pdl locali e non, tra i quali Carlo Giovanardi, Giampaolo Bettamio, Enrico Aimi, Antonio D'Alì, la vedova Tatarella e Maria Ida Germontani. Assenti, Isabella Bertolini ed Andrea Leoni. Per Giovanardi "oggi il Pdl è una presenza sul territorio modenese viva e competitiva, che può essere concorrenziale anche con chi qui governa da sempre", ha dichiarato guardando già alle Amministrative del 2009. Quanto al fatto che l'Udc di Casini sarebbe l'unico detentore dei valori del mondo cattolico, Giovanardi ha precisato che "siamo stati difensori e promotori degli stessi sia al governo che all'opposizione: lo continueremo a fare anche quando saremo di nuovo alla guida del Paese". Bettamio ha quindi introdotto D'Alì che si è soffermato su sicurezza e immigrazione, affermando che il governo Prodi ha solamente peggiorato le cose. LEGA NORD. La rissa al Barozzi è stato lo spunto, invece, per la Lega Nord per presentare in Provincia l'interrogazione "Feste etniche o risse tra barbari?" e per ribadire le proprie posizioni sulla questione immigrati. Per Giorgio Barbieri "vista la gravità dell'episodio e poichè alle nostre organizzazioni culturali vengono richieste ogni sorta di garanzia - ha dichiarato Barbieri, dopo aver premesso che la sala in questione dipende dalla Provincia - chiedo alla giunta a quale associazione è stata concessa l'aula magna, se questa riceve finanziamenti dalla Provincia ed eventualmente da quanti anni". I toni poi si son fatti più concitatati sul pagamento dei danni: "Chi li paga? - ha poi chiesto Barbieri - domanderò alla Giunta se questa associazione è intenzionata ad accollarseli, oltre al fatto di sapere se le associazioni di extracomunitari alle quali vengono concesse strutture provinciali siano provviste di assicurazione, o siano obbligate, come accade per noi, ad effettuare un'apposita polizza". L'interpellanza è stata presentata all'incontro sulla situazione sicurezza in città, definita gravissima da Davide Dotti, responsabile dei Giovani Padani e da Mauro Mafredini. Presente anche in una sorta di "abbraccio" Nord-estremo Sud, Angela Maraventano, vicesindaco di Lampedusa e candidata per la Lega al Senato. (filippo pederzini).

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BUROCRAZIA E COSTI DELLA POLITICA COSA FARE DELLE NOSTRE PROVINCE (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

IL DIBATTITO BUROCRAZIA E COSTI DELLA POLITICA COSA FARE DELLE NOSTRE PROVINCE Mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo chiedo ospitalità alla Gazzetta di Mantova nella speranza di poter offrire un utile contributo. Credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è infatti l'eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo a identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a chi non ha lesinato il voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo a iniziare da qui, e vedremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi chiedo alla Gazzetta di aprire un dibattito, dando la disponibilità mia e di tutti i presidenti di Provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. Fabio Melilli Presidente UPI Unione Province d'Italia.

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Ci vuole il terzo Statuto (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Arriva il camper azzurro, scendono i candidati del Pdl "Ci vuole il terzo Statuto" Di Centa: che team. Holzmann: "Basta ruoli marginali" Malossini: noi trentini dobbiamo capire che l'autonomia in Alto Adige ha due facce BOLZANO. Con Manuela Di Centa capolista è naturale che il gruppo dei candidati Pdl (Camera e Senato) si presenti come "una squadra, un team". Ieri pomeriggio il camper "Rialzati Italia" si è fermato davanti all'hotel Alpi. "Arriviamo con il camper per dare l'idea del movimento: rimettiamo in moto il nostro Paese", esordisce l'ex campionessa di fondo, capolista Pdl alla Camera in Trentino Alto Adige. E la "squadra" lavorerà, promette Giorgio Holzmann (secondo in lista) perché "questa sia la legislatura del terzo Statuto". Si allena convinto anche Mario Malossini (quarto), che chiarisce: "Noi trentini dobbiamo avere la consapevolezza che l'autonomia ha due facce: si veda la situazione degli italiani in Alto Adige. Gli eletti del Trentino condivideranno l'azione sullo Statuto". Pietro Mitolo (An) in sala si lascia scappare: "Finalmente i trentini se ne sono accorti". Holzmann: "Il primo statuto è nato per tutelare il gruppo tedesco, ora si deve passare anche alla tutela della comunità italiana, a partire dal diritto di organizzare la scuola e di non ricoprire solo ruoli marginali. In campagna elettorale l'Svp propone la solita lista per la spesa, noi contiamo invece di poterci giocare un ruolo di dialogo serio e serrato con l'Svp". I candidati, onori di casa da Alessandro Urzì (An), si sono presentati ricordando il programma Pdl. Per Holzmann il recupero della riforma federalista con l'autonomia impostitiva: "In Alto Adige basta con lo Stato cattivo che tassa e la Provincia buona che offre i servizi". Manuela Di Centa si impegna a seguire i temi sportivi "ma sport come palestra di formazione non solo competizione" e si dedica poi ai punti di sostegno alla famiglia (dalla madre lavoratrice al bonus bebè, un piano speciale per la casa, abolizione Ici prima casa). Maurizio Del Tenno (presidente nazionale dei giovani della Confartigianato, e forse per questo era presente in sala Margareth Bernard, moglie di Hanspeter Munter) garantisce "se eletto, sarò il deputato del vostro territorio". Al tavolo anche Giuseppe Bellomo e Maurizio Vezzali (candidati al Senato a Bressanone e Bassa Atesina) e il trentino Giacomo Santini (Senato Valsugana). Bellomo: sì alla sicurezza, l'Svp sbaglia a chiedere meno polizia. Vezzali ricorda le proposte di detassazione degli straordinari e altre misure "per rimettere in movimento i consumi". Malossini: "Gli elettori scelgano il voto utile, anticipino la riforma elettorale schierandosi per il Pdl o per il Pd, se quello è il loro campo. E quello all'Udc non è un voto utile".

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La discrezionalità nella fissazione delle aliquote da parte delle amministrazioni locali in (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 03/04/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:BRESCIA E PROVINCIA La discrezionalità nella fissazione delle aliquote da parte delle amministrazioni locali in materia di Ici consentiva fino al 1996 l'applicazione di aliquote differenziate tra il 4 e il 6 per mille. Dal '97, invece, l'aliquota è passata al 7 per mille. Analizzando le aliquote medie deliberate dai comuni bresciani negli anni, dal 1995 al 2000 (banca dati osservatorio della Provincia) integrato dal 2002 (fonte: sito Esatri) si nota la divaricazione tra curva dell'aliquota per l'abitazione principale e degli altri immobili. L'aliquota ordinaria parte dal 5 e supera il 6 per mille, mentre l'imposta sulla prima casa resta ancorata al 5 per mille e si è addirittura abbassata dal 1998. È evidente la scelta degli amministratori di non colpire la casa di residenza, cercando gettito dai possessori di seconde case (spesso turisti), immobili commerciali e produttivi, terreni agricoli. Tale fenomeno è particolarmente accentuato nei Comuni turistici dove, soprattutto negli ultimi anni, è frequente l'abbinamento aliquota ordinaria massima (7 per mille) e l'aliquota per abitazione principale minima (4 per mille). L'Ici più frequente dei comuni bresciani del 1995 era il 5, mentre nel 2006 diventa il 7 per mille. Può sembrare un paradosso, ma un indice di autonomia tributaria in aumento, connesso ad aliquote che crescono entro un limite massimo di legge, significa riduzione di capacità impositiva. Avendo raggiunto le aliquote massime gli amministratori locali hanno ben pochi margini di manovra per ampliare il proprio gettito fiscale. La sbandierata abolizione dell'Ici, molto in voga durante le campagne elettorali, riguarda solo il 18% del gettito d'imposta ed è relativo agli introiti legati al possesso dell'abitazione principale. Il Governo Prodi, con l'ultima Finanziaria, ha infatti introdotto una riduzione del gettito sulla prima casa che peserà mediamente 50 euro sui proprietari di prima casa. Ad ogni modo gli effetti di questa manovra non saranno gli stessi in tutti i Comuni, perché la nuova detrazione è legata al valore catastale degli immobili. Valori più alti nei grossi centri e bassi nei piccoli Comuni. Pertanto la nuova detrazione dell'1,33 per mille del 2008 porterà all'azzeramento dell'Ici sulla prima casa nei paesi più piccoli, mentre nelle città e nei centri più grandi per azzerare l'Ici sulla prima casa non basta la detrazione "Prodi", ma occorre aumentare la detrazione comunale. Ciò che puntualmente ha fatto il Comune di Brescia". *Osservatorio bilanci Provincia di Brescia Giulio Pinchetti*.

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L'Ici porta 250 milioni di nelle casse comunali (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 03/04/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:BRESCIA E PROVINCIA TASSE LOCALI / 1 Così nel 2006 la più contestata imposta del nostro Paese ha finanziato la gestione delle municipalità L'Ici porta 250 milioni di nelle casse comunali La voce rappresenta più del 30 per cento delle entrate complessive su cui programmare le spese pubbliche Veduta aerea della Loggia e del centro storico Erminio Bissolotti Il file formato excel con i dati Ici dei 206 Comuni bresciani fatica ad arrivare nella casella e-mail. "Pesa" più di 200mila byte e una volta stampato ricopre la scrivania come se fosse una tovaglia fatta su misura. Per darvene meglio un'idea, quella che vedete raffigurata qui a fianco è solo una decima parte dell'originale e la maggior parte dei colleghi, pur standosene a dovuta distanza, ha mostrato un po' di timore nei confronti davanti a questa montagna di numeri entro cui il cronista, invece, ha provato ad addentrarsi. Eppure, non c'è di che temere, l'ultimo studio effettuato dall'Osservatorio dei bilanci dei Comuni bresciani (un gruppo di lavoro che fa capo all'assessorato provinciale guidato da Guido Bonomelli) è una fonte di informazioni ragguardevole grazie alla quale è possibile verificare gli introiti e l'incidenze dell'imposta comunale sugli immobili di tutti i paesi della provincia. Cosa non da poco se si pensa che questo argomento continua ad essere dibattuto negli ultimi giorni di campagna elettorale. Partiamo dal fatto che complessivamente, nel 2006, le Amministrazioni locali hanno raccolto 247 milioni di euro dall'imposizione del tributo sulla proprietà immobiliare. Un valore non indifferente se si pensa che rappresenta circa un terzo delle entrate correnti complessive dello stesso anno (pari a 904 milioni di euro) e che il pareggio della gestione finanziaria di ogni bilancio comunale, lungi da avere un mero senso matematico, deve garantire una copertura reale delle spese previste nel rendiconto di inizio anno. Entrando ancor più nel dettaglio, con i dati in possesso, è possibile rilevare che solo il 18 per cento di questo importo proviene dall'Ici sulla prima casa, mentre la parte più cospicua, pari a 173 milioni di euro e al 70 per cento del totale, deriva dall'imposizione su altri fabbricati come le seconde case, i negozi e i capannoni. Per dovere di cronaca, rimane poi un 10 per cento di Ici (superiore ai 24 milioni di euro) che deriva dalle aree fabbricabili e una piccola parte, il 2 per cento (quantificabile intorno ai 5 milioni di euro), che si ottiene dall'applicazione dell'imposta sul valore catastale dei terreni agricoli. Stando così le cose, soprattutto in considerazione del fatto che i dati sopra descritti si riferiscono ai bilanci di due anni fa (poco prima che le Amministrazioni comunali attuassero un'importante azione di riduzione dell'Ici sull'abitazione principale, spinte anche da un deciso indirizzo governativo), perde un po' di rilevanza la voce propagandista che annuncia l'abolizione dell'Ici sulla prima casa che, com'è meglio spiegato qui sotto, molti Comuni hanno già attuato prima dell'insediamento di un nuovo Governo. Ad ogni modo, un ruolo importante in tal senso l'ha avuto anche l'incremento del valore medio delle detrazioni, nel 2006 fermo intorno ai 116 euro, ma che negli anni successivi ha toccato (e per certe situazioni ha ampliamente superato) il tetto dei 200 euro. Stesso discorso anche per l'aliquota media che nell'anno di analisi è calcolata vicina al sei per mille e che da alcune stime più attuali si pone più vicina ai cinque punti millesimali. Sempre per dovere d'informazione, e per una particolare attenzione all'esattezza dei dati (che di fronte a tutti questi numeri, nasce spontanea), sono esclusi dalle statistiche fatte sopra i comuni di Barghe, Bovegno, Collio e Offlaga che non hanno saputo dare il dettaglio esatto delle entrate derivanti dall'Ici. Essendo, comunque, entità con un volume delle entrate modesto, l'assenza dei valori non dovrebbe far discordare di tanto le medie già calcolate. Detto questo, passiamo ad un altro punto critico. Per tener fede ai vincoli previsti nel patto di stabilità e al taglio dei trasferimenti che lo Stato ha previsto nel 2008 (per un importo che si aggira intorno agli 11 milioni di euro), le amministrazioni comunali bresciane potranno ampliare la base imponibile Ici, riclassificando determinate categorie di immobili, oppure agire calcando la mano sull'aliquota che riguarda le seconde case. Situazione visibile anche all'occhio di chi non è proprio un tecnico della materia se si esamina l'Ici pro capite dei paesi con maggiore attrattiva turistica dove il numero delle abitazioni principali è nettamente inferiore rispetto alla media, ma il gettito Ici per abitante super in qualche caso i 1.000 euro. Chi ne vuol saper di più si colleghi al sito dell'Osservatorio dei comuni e provi a scomporre l'entrate per Ici dei Comuni di Ponte di Legno e Limone del Garda dove la percentuale del gettito proveniente dalla prima casa corrisponde, rispettivamente al 5,5 e all'1,5 di quello generale. Circostanza che sostanzialmente si ripete anche a Orzinuovi, Palazzolo e Edolo, ma con valenza inferiore. Questo argomento si potrebbe ulteriormente ampliare, pensando ai nuovi introiti previsti con la regolarizzazione delle ex case rurali e dei fabbricati "nascosti" al Fisco, fino ad arrivare alla possibilità di gestire un Catasto decentrato che permetterebbe a detta di molte amministrazioni: "la soluzione migliore per una corretta perequazione fiscale". Questo infatti potrebbe consentire anche una maggiore omogeneità tra i valori di mercato e quelli catastali. Infine un discorso a parte lo merita il nostro capoluogo che nel 2006 su 228 milioni di euro di entrate, 51 milioni sono pervenuti dall'Ici. Quindi poco meno di un quarto degli introiti è corrisposto dal pagamento di quest'imposta. Inoltre, tenendo conto che sono 67mila le abitazioni principali presenti nella nostra città nel 2006, solo il 23% del gettito Ici deriva dall'imposizione sulla prima casa, mentre almeno il 60% del flusso in entrata proviene da altri fabbricati che giustificano così un'imposizione media di 266 euro per abitante.

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La sciùra promette oro a Napoli (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 080, pag. 7 del 3/4/2008 Autore: da Napoli Marco Castoro Visualizza la pagina in PDF       Un giorno con la rossa- simbolo di Silvio Berlusconi. Che riceve rose rosse giocate subito al lotto La sciùra promette oro a Napoli Posti di lavoro, via i rifiuti. Magie campane della Brambilla Basta seguire la lunga fila di manifesti che la ritraggono sorridente a braccia aperte come il Cristo di Rio per raggiungerla all'Hotel Ramada di Napoli, in via Galileo Ferraris, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Un bagno di folla l'attende. Il Rialzati Campania, la gente partenopea l'ha presa alla lettera. Il centro congressi dell'hotel è stracolmo, sembra un settore dello stadio San Paolo. I partecipanti vengono agguerriti, partecipano, fanno domande, applaudono. Vogliono sapere quanto durerà ancora la loro pena da scontare, tra i rifiuti, tra le mille difficoltà di una terra che stenta a dare frutti. Michela Vittoria Brambilla è tranquilla, confessa di avere a cuore le sorti della Campania. "Quando venni l'ultima volta c'era Bassolino che faceva allettanti promesse", dichiara alla platea, "oggi a distanza di diversi anni c'è ancora Bassolino, nonostante gli sfraceli della questione rifiuti. Non ne vuole proprio sapere di dimettersi. Perfino Veltroni è stato esplicito: gli ha detto che si sarebbe atteso un segnale di discontinuità. E lui neanche per sogno, attaccato alla poltrona come pochi. Solo qui accadono certe cose. Negli Stati Uniti in 48 ore ti dimetti se sei in preda a uno scandalo, a un fallimento". La dama rossa del Cavaliere sorride, è gentile, risponde a tutti gli interlocutori. Lo fa con cordialità, seppure si vede lontano da un miglio che la sua salute non è delle migliori. Tossisce, ripetutamente, diventa in viso più rossa dei capelli. Si batte il petto, beve e riparte. Come una monoposto dopo il pit-stop. La gente vuole vederla, toccarla, strapparle una promessa. Lo dica a Berlusconi... è il messaggio più ricorrente. Che porterà con sé a Milano e nell'Emilia, la regione che la vede maggiormente presente con i suoi appuntamenti elettorali. "State tranquilli", assicura la Brambilla, "la questione dei rifiuti si risolverà. Il presidente Berlusconi ha già cominciato a lavorare per risolvere questo problema e vedrete troverà lui una soluzione. Bisogna aiutare il commissario De Gennaro, bisogna dargli poteri speciali, ben più ampi di quelli conferitigli. Costruire i termovalorizzatori. E poi vedrete l'Expo di Milano farà da volano per tutta l'economia italiana, compresa quella della Campania. Prima però bisogna mandare a casa Bassolino". Ma la gente incalza. è stanca di aspettare. Dice Lucio, precario doc, come si autodefinisce. "Qui avere un posto di lavoro è come vincere al Totocalcio. Io non posso fare nessun progetto per il mio futuro". Ma Nello incalza il concittadino: "Beato te che ce l'hai un lavoro. Qui solo i rifiuti si trovano bene. A casa loro. Non siamo a Milano, il lavoro non c'è". La Brambilla replica. Li assicura. "Vedrete che con il governo Berlusconi andrà meglio". "Siamo stanchi di aspettare", aggiunge Rosaria, "sono anni che ci fanno promesse che poi non sanno mantenere". La candidata non si scompone. "Vede signora c'è una bella differenza tra il presidente Berlusconi e Veltroni. Il primo ha già dimostrato di saper governare per 5 anni. Il Pd al contrario non può vantare le stesse certezze. Nonostante prendiamo atto della conversione liberale di Veltroni, meglio tardi che mai, va detto che si fa fatica a credere nel rinnovamento del Pd perché dentro ci sono troppi esponenti del vecchio governo che hanno alzato le tasse, bloccato la Tav, fatto precipitare il potere d'acquisto e portato alle stelle sia i prezzi sia la criminalità". Dove troverete i soldi? Chiedono dalla platea. "Per ridurre la pressione fiscale", dice la Brambilla, "dall'abolizione del turn over delle assunzioni negli enti e nei ministeri. Tagli e abolizioni di 3000 enti e delle Province inutili. Inoltre aboliremo l'Ici e faremo costruire nuovi alloggi per giovani, standardi di 58 mq a costi accessibili. Le case popolari verranno vendute a chi le abita, così che i soldi dell'affitto saranno rate del mutuo. Poi per far fronte al debito pubblico si metterà sul mercato il 30 per cento del patrimonio immobiliare inutilizzato di proprietà dello stato. Tipo quelle caserme che non servono più e costano di manutenzione". Michela la rossa ha le idee chiare e lo lascia intendere. Anche se in qualche occasione si lascia scappare qualche "Non lo so" a chi le chiede dettagli tecnici sui rifiuti. Prima di parlare ha ricevuto 22 rose rosse da Domenico Forte, presidente di Flora Napoli. Con una dedica tutta particolare: "Bentornata in Campania. Contiamo su di te con fiducia e sicurezza". Lei sorride, abbraccia l'ingombrante mazzo di rose. "Grazie. Sono splendide. Me le porterò con me". Anche se qualcuno che le ha contate sussurra in silenzio: "sono 22, ne deve levare una altrimenti non porta bene. Devono essere dispari". Ma qualcun altro obietta: non è vero 11, 22 e 50 sono numeri consentiti. Chi capta solo i numeri corre alla ricevitoria a giocarseli. Oltre che sulla ruota di Napoli, anche su quella di Bari. B come Brambilla. La candidata va a ruota libera. Affronta più di un argomento. Parla di infrastrutture, investimenti, porti, autostrade e ponte dello Stretto. Della lotta alla criminalità. "Tutti argomenti", spiega, "che Prodi ha fatto diventare di serie B". Tra un colpo di tosse e un "quant'altro", un avverbio che la Brambilla usa molto spesso come chiosa di ogni argomento trattato. Un po' come il "ma anche" tanto caro a Walter Veltroni. Prima di parlare con le centinaia di napoletani presenti alla sala congressi dell'Hotel Ramada, Michela Vittoria ha ricevuto in una riunione, fondamentale secondo le direttive del Cavaliere, i difensori del voto. Quelle persone che dovranno impedire che ci siano brogli elettorali ai seggi. A queste 1500 persone verrà consegnato un dvd, nel quale è contenuto un corso accelerato per prevenire i brogli. La sua giornata napoletana è trascorsa tutta in un hotel. Tra una promessa e un quant'altro. Da queste parti le rose hanno tante spine.

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Appello dei sindacati: dateci più uffici statali (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Olbia Appello dei sindacati: dateci più uffici statali OLBIA. Cgil, Cisl e Uil unite per salvare la Provincia. Uno dei punti in comune dei programmi di Pd e Pdl è l'abolizione degli enti intermedi, ma la triade sindacale gallurese non è dello stesso avviso. "Ci siamo battuti per decenni per ottenere la Provincia e non saremo noi a dire che la sua istituzione vada superata - dice Massimo Tedde, segretario provinciale della Cisl, anche a nome di Michele Carrus e Marco Bardini, rispettivamente segretari di Cgil e Uil -. Siamo d'accordo nel dire che alcuni enti potevano essere evitati, ma non quello di Olbia-Tempio, perché la Gallura ha una popolazione e un'identità che ne giustificano l'esistenza". I sindacati, quindi, chiedono ai futuri parlamentari del territorio di prodigarsi per salvare l'ente di via Nanni. Ma se proprio non dovessero riuscirci devono puntare almeno all'istituzione di uffici di cui oggi il territorio provinciale è privo. E via con le rivendicazioni di cui Scanu e Calvisi per il Pd, Sanciu e Nizzi per il Pdl dovranno farsi carico. In primis la direzione provinciale del lavoro. "Il dinamismo economico del nordest sardo e il tasso di imprenditorialità mettono in evidenza la cronica insufficienza dell'unico presidio sassarese. E per le stesse ragioni la Gallura deve avere la sua Camera di commercio. E poi l'ufficio scolastico provinciale per le importanti funzioni organizzative e di programmazione in un territorio, qual è il nostro, che registra un alto tasso di dispersione scolastica e un numero impressionante di precari". Ma le richieste targate Cgil, Cisl e Uil si estendono anche alla questura, "perché il controllo di un territorio transfrontaliero, definito la porta della Sardegna, il contrasto alla criminalità organizzata, le incombenze anche di natura amministrativa non possono più essere svolte da distaccamenti locali". E ancora il comando provinciale dei vigili del fuoco e la direzione della Protezione civile, le direzioni provinciali di Inps e Inail e il potenziamento degli uffici giudiziari. Insomma, i sindacati chiedono ai futuri parlamentari di aiutare la Gallura a crescere. Anche per quanto riguarda energia e infrastrutture. Tema su cui però all'interno della triade si registra l'unica differenza di vedute: la Cisl è per la 4 corsie sull'Olbia-Santa Teresa, la Cgil non è dello stesso avviso. (al.pi.).

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Marina, comune autonomo (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

LA PROPOSTA Marina, Comune autonomo PISA. Con l'abolizione delle circoscrizioni nei Comuni sotto 100 mila abitanti, il litorale perde anche l'ultima possibilità di far sentire la propria voce e di perorare la causa degli abitanti di Tirrenia, Calambrone e Marina. Recentemente, sulla stampa cittadina, si è assistito ad un fiorire di ipotesi varie: assessorato al litorale; commissione del litorale; ritorno ai consigli di quartiere precedenti ai consigli di circoscrizione. L'unica speranza per riportare il litorale ai fasti del mai troppo rimpianto ente autonomo Tirrenia, è la creazione di un Comune di Tirrenia, Calambrone e Marina. L'E.A.T. venne costituito nel 1933 come ente autarchico e avente lo scopo di sviluppare la costa pisana; come ogni ente finalizzato a un obiettivo, aveva durata cinqant'anni. Tirrenia e Calambrone ebbero un impetuoso sviluppo fino al 1983, anno dello scioglimento. Invece di cogliere l'occasione di prorogare l'E.A.T. oppure di creare un comune del litorale, si preferì puntare sull'accorpamento al Comune di Pisa, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Negli anni 80, vi fu una lodevole iniziativa di raccolta firme, che ebbe risultati lusinghieri, ma che venne bloccata alla Regione, dall'allora Pci. Stoppata in questo modo la proposta di iniziativa popolare, si condannò il litorale a un lento e inesorabile degrado; di tutto ciò si possono ringraziare le varie giunte regionali di sinistra, succedutisi ininterrottamente dal dopoguerra a oggi, e i loro referenti comunali locali. è evidente che se tutto ciò che viene pagato come tasse, imposte, concessioni demaniali, rimanessero in loco, anziché finire nel calderone del bilancio comunale, il litorale tornerebbe a risplendere e a fare concorrenza alle altre rinomate località turistiche, basti pensare che solo una minima parte di ciò che viene richiesto è "restituito". Il procedimento per la richiesta del Comune autonomo, presenta alcuni ostacoli, che però potrebbero venire superati, se vi fosse una effettiva e chiara volontà politica da parte di chi governa a Pisa e in Regione. Concludendo: vi immaginate come potrebbe essere il litorale pisano se fosse Comune autonomo e nel contempo fossero aboliti enti inutili come la Provincia oppure quello dei Fiumi e Fossi. Gianluca Gambini.

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<Val Seriana, un patto per l'occupazione> (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

"Val Seriana, un patto per l'occupazione" I sindaci leghisti ai candidati: le imprese reinvestano qui Nel documento il no all'abolizione delle Province Un documento in sette punti per elencare richieste e necessità dei Comuni in generale e della Valle Seriana in particolare: è quello presentato ieri a Cene dai sindaci della Valle, e che come destinatari ha i candidati alle elezioni politiche. Il testo è firmato dagli otto primi cittadini lumbard seriani, che in fatto di candidati hanno (almeno in parte) giocato in casa. Oltre al fatto che in Nunziante Consiglio, sindaco di Cazzano Sant'Andrea, e in Marco Masserini, alla guida di Gazzaniga, coincidono la figura di richiedente e candidato, a raccogliere le istanze già ieri c'erano i compagni di partito Giacomo Stucchi e Carolina Lussana, entrambi uscenti e di nuovo in corsa per la Camera, la new entry in lista Matteo Malighetti e Pierguido Vanalli, sindaco di Pontida e aspirante deputato. Le richieste? Dalla veloce approvazione del federalismo fiscale all'incremento dei poteri dei sindaci nel controllo dei territori, fino all'impegno per evitare la fuga d'impresa e la disoccupazione in Valle Seriana. Il documento porta la firma dei primi cittadini Piergiacomo Rizzi (Albino), Roberto Anelli (Alzano, coordinatore dei sindaci leghisti della zona), Antonio Delbono (Ardesio), Giorgio Valoti (Cene), Francesco Ferrari (Parre) Angelo Bosatelli (Villa d'Ogna), oltre che, come detto, Consiglio e Masserini. "Auspichiamo l'immediata discussione e approvazione della richiesta, avanzata dalla Regione Lombardia, di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia", hanno spiegato i sindaci. Inoltre "auspichiamo una rapida approvazione del federalismo fiscale quale concretizzazione del principio di responsabilità gestionale della finanza pubblica, che permetta alle Regioni di trattenere il 90% del gettito fiscale proveniente dal proprio territorio". Poi le richieste sull'anagrafe e sul governo territoriale, con potenziamento dei controlli sugli immobili e sulle condizioni dei cittadini stranieri. "Al fine di una migliore integrazione scolastica dei figli degli immigrati nel nostro tessuto sociale e con il sostegno economico delle Ambasciate e Consolati dei Paesi di origine, si dovrebbero prevedere strumenti che facciano fronte ai differenti livelli di competenza della lingua italiana". A questo proposito Stucchi ha rilanciato il cosiddetto "modello inglese", che prevede come requisito per l'immigrazione una conoscenza minima della lingua. Dalla conferenza è emerso poi un "no" secco all'abolizione delle Province, purché con adeguate dimensioni: "Questi enti devono avere competenza in materie strategiche come la gestione delle strade, il mercato del lavoro, l'edilizia scolastica, caccia, pesca. Questo in previsione di una effettiva struttura federale, per cui le decisioni che interessano la vita dei cittadini dovranno essere prese e gestite dai livelli più vicini ai cittadini stessi". Infine, un punto strettamente dedicato alla Valle: "Considerato il dilagante fenomeno della delocalizzazione delle nostre aziende di medie e grosse dimensioni ? si legge nel documento ?, chiediamo di salvaguardare il posto di lavoro dei nostri cittadini attraverso la predisposizione di un Patto di Valle tra le imprese, i Comuni interessati, le parti sociali e la Provincia affinché le aziende beneficiarie di contributi statali, regionali o provinciali siano vincolate a mantenere parte della produzione in loco". Alla conferenza hanno preso parte anche il segretario provinciale Cristian Invernizzi, quello della Circoscrizione Valle Seriana Mirko Brignoli e Aldo Piccinini, membro del Direttivo nazionale della Lega. Franco Irranca.

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Province, Pdl e Carroccio ai ferri corti (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Berlusconi e Sacconi le vogliono abolire, Muraro & Co. si ribellano Province: nel centrodestra infuoca la polemica tra favorevoli e contrari. Una polemica che è scoppiata ieri dopo quella sul voto agli immigrati (Pdl favorevole, Lega contraria). Forza Italia in testa, da Berlusconi a Sacconi, chiede l'abolizione delle Province, ritenute enti inutili e costosi. La Lega, invece, le difende a spada tratta. Dell'altro giorno la schermaglia tra il senatore azzurro Sacconi e il segretario provinciale Da Re. Di ieri il siluro del presidente leghista della Provincia di Treviso Leonardo Muraro contro Berlusconi: "Berlusconi mi sembra si stia contraddicendo in questi giorni: parla di abolizione della Province quando in un passato recente ha più volte promesso l'esatto contrario". Muraro afferma infatti che il Cavaliere, mesi fa al Parlamento del Nord, lo aveva rassicurato a tal proposito. "Martedì invece in televisione Berlusconi una volta di più si è smentito. Mi auguro che non abbia cambiato idea sull'importanza delle Province, visto che lui stesso ne ha fatte approvare 4 di nuove in Sardegna sotto il suo governo". Ma il segretario leghista Da Re ha anche accusato gli azzurri, sempre nella persona di Sacconi, di volersi appropriare di un cavallo di battaglia come il federalismo fiscale. Immediata la reazione dei forzisti: "Non capisco - dice il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Remo Sernagiotto - se la Lega voglia il federalismo per il bene del popolo veneto, oppure se si serva della bandiera federalista solo per chiedere consenso". L'affondo contro Da Re e la Lega: "Un partito che in questo periodo dichiara di voler guidare la Regione Veneto deve prima crescere politicamente e riconoscere che ci sono delle battaglie che vanno oltre l'orticello del proprio partito". "Come coordinatore provinciale di Forza Italia - interviene Annalisa Basso - mi sembra difficile cogliere il significato intrinseco delle parole del mio corrispettivo Da Re". Il centrosinistra tira un sospiro: litigano, pubblicamente, anche dall'altra parte. (a.z.).

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Comunità montane inutilmente abolite (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Provincia di Nuoro Pagina 5018 Desulo. La Barbagia Mandrolisai rischia di non vedere riconosciute le specificità Comunità montane inutilmente abolite Desulo.. La Barbagia Mandrolisai rischia di non vedere riconosciute le specificità Il sindaco Zanda: "Occorreva un intervento più meditato" --> Il sindaco Zanda: "Occorreva un intervento più meditato" Secondo il primo cittadino gli errori della politica hanno snaturato un'istituzione che invece in altre regioni funziona bene garantendo il riequilibrio degli svantaggi accusati dai territori montani. Peppino Zanda, sindaco di Desulo, ritorna sulla questione delle Comunità montane. A pochi giorni dalla loro liquidazione continua infatti il dibattito tra amministratori locali e Regione su un tema che in questi territori è considerato vitale per lo sviluppo futuro. Sono 52 i Comuni che hanno optato per la ricostituzione degli enti che da 25 dovrebbero diventare 5. Ma proprio la Comunità della Barbagia Mandrolisai rischia di essere tagliata fuori perché i centri che ne fanno parte non rientrano nei cosiddetti ambiti territoriali ottimali individuati dalla legge 12 del 2005. IL SINDACO "Sembra però che la Regione spinga di più verso la nascita delle Unioni di comuni - spiega il primo cittadino - in un gioco ambiguo che mira allo sfinimento. Ma anche molti centri che hanno optato per questa forma non appartengono ad ambiti territoriali omogenei". Per Zanda non è sufficiente vincere sulla carta e ottenere la ricostituzione dell'ente: "Più che il discorso tecnico per noi è importante quello politico - chiarisce - non ci interessa che la Comunità montana nasca perché la Giunta ha mal interpretato una legge che lei stessa ha fatto. Non deve essere un incidente di percorso: sarebbe una magra consolazione". IL TERRTORIO Il sindaco desulese ritorna sui problemi di questo territorio marginale, sulle debolezze e le specificità. "Certo fino ad ora le Comunità montane non hanno prodotto quello che avrebbero dovuto ma la colpa è della politica che ha scelto di far nascere enti montani anche vicino al mare. Se non altro questi organismi hanno avuto il pregio di garantire un confronto tra i comuni, il superamento dei campanilismi". Zanda si rammarica anche per il tempo perso: "Un anno intero in cui è sfumata la possibilità di progettare e di ottenere fondi europei e nazionali". LA SVOLTA "A livello nazionale c'è un percorso di razionalizzazione, il 2007 è stato un anno di svolta, molte Comunità si sono rafforzate - continua il sindaco - in Sardegna invece la politica, in modo trasversale, preme per la loro abolizione senza tenere conto che non siamo una semplice controparte ma rappresentiamo livelli istituzionali". Il primo cittadino chiede dunque una Comunità montana alta , con nuovi poteri, nuove funzioni e risorse, chiede anche la modifica dei criteri di elezione degli organi. "Mi dispiacerebbe scoprire che al termine del processo di riforma ci siano regioni che hanno esaltato il ruolo degli enti montani e altre che li considerano meri enti strumentali. Avere la comunità montana solo perché la politica non è riuscita a negarla sarebbe niente - chiarisce - vogliamo un'attenzione particolare per la programmazione futura. CARLA ETZO.

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L'internet delle persone e i trasporti pubblici (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nòva24)" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Nova24 sezione: NOVA24 data: 2008-04-03 - pag: 1 autore: EUREKA DI L UCA D E B IASE L'internet delle persone e i trasporti pubblici L o storico e giornalista Carey McWilliams – nel 1946, ricorda l'Economist – definiva Los Angeles come un "insieme di sobborghi in cerca di una città". Vero. Tuttora. Ma perché? Un'idea può venire da un confronto con Tokyo, che nessuno nega sia già arrivata a trovare la sua forma di città. L'estensione delle due megalopoli è simile. Ed entrambe sono nate dall'aggregazione di diverse cittadine. Persino alcuni dei loro landmark fondamentali consistono di un'analoga, artificiosa testualità, come la scritta gigante sulla collina di Hollywood e i cartelloni pubblicitari sui palazzi di Shibuya. Una differenza strategica sta nel fatto che Tokyo ha la più lunga rete di metropolitane del mondo, mentre Los Angeles ha la più numerosa dotazione di automobili e di autostrade intraurbane del pianeta. Tokyo, con una popolazione circa otto volte superiore a quella di Los Angeles, non avrebbe certo potuto vivere senza una forte dotazione di mezzi pubblici. Ma l'effetto finale è chiaro: Tokyo è un'enorme unità, Los Angeles un'estesa giustapposizione di luoghi. Nei quali, come lamentano i suoi urbanisti più audaci, ci sono troppi spazi liberi dove parcheggiare gratuitamente. I giudizi sui modelli urbani sono sempre soggetti alle mode culturali del momento. Ed è chiaro che il softpower dell'industria hollywoodiana dell'entertainment, che giganteggia nel mondo anche se è vagamente minato dall'impopolare politica estera del paese, ha comunque perso qualche punto rispetto alla produzione di cartoni e manga giapponesi. Sicché anche Tokyo si è guadagnata qualche punto rispetto alla città dei divi del cinema. Ma gli urbanisti non si stanno certo affannando a cercare di dotare Los Angeles di un sistema più efficiente di trasporti pubblici solo per inseguire la moda. In realtà, si sono accorti che una città è una piattaforma tanto più innovativa e vitale per la società che la abita quanto più riesce a raccontare una propria identità, in modo da poter dar luogo a un proprio progetto sintetico. La presunta libertà individuale di chi si muove in macchina è diventata un consumo gigantesco mentre il trasporto pubblico è evidentemente un investimento. In termini di piattaforma il secondo può generare un maggiore valore aggiunto e sicuramente determina un minore spreco ambientale. Non a caso, Renzo Piano ha pensato il suo nuovo grattacielo di Londra senza –quasi –parcheggi, proprio per scoraggiare il ricorso all'automobile. Nell'ora del dibattito sul ripensamento delle politiche di sviluppo locale in Italia, tra una proposta di abolizione delle province nelle aree metropolitane e un'avvio di progettazione operativa per l'Expo 2015 di Milano, un pensiero profondo dovrebbe andare alle grandi scelte sui trasporti pubblici. Tenendo presente che queste contribuiscono alla costruzione di unità culturali dense di conseguenze sul piano dell'innovazione e dell'attrazione di talenti. Il Veneto, ricorda Cristiano Seganfreddo direttore di Fuoribiennale, è esteso come Los Angeles. O Tokyo. Deciderà di restare un insieme di campanili in cerca di una città o vorrà diventare un'area metropolitana? E l'investimento nell'Expo provocherà un nuovo "nuovo polo" milanese o un'unità di intenti e un moltiplicatore per tutta la città? In parte, dipende da come sarà pensata la rete dei trasporti pubblici, alla quale il progetto pensa, correttamente, molto. E che può essere come una internet delle persone. In carne e ossa. lucadebiase.nova100.ilsole24ore.com.

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Interventi e Repliche (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-03 num: - pag: 43 categoria: BREVI Interventi e Repliche In difesa delle Province Mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Credo siano da evitare generalizzazioni. Una cosa è l'eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi e gli sprechi della politica. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni e ognuno dilata i tempi e aumenta i costi. Di fronte a tale situazione credo serva a poco abolire un livello di governo. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se si identificassero con puntualità le competenze di ognuno, riusciremmo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle Province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti e in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un Paese che ha visto negli ultimi anni fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che moltiplicano i costi e sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni rilevanti. Una normativa che ne riducesse il numero e riportasse le funzioni agli enti a elezione diretta, ci consentirebbe risparmi più significativi dell'eliminazione di un livello di governo previsto dalla Costituzione. Infine, la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte, senza soluzioni demagogiche. Fabio Melilli Presidente Upi, Unione Province d'Italia L'artefice del marchio Alitalia Ho letto con piacere sul Corriere del 31 marzo l'articolo "Alitalia, il marchio vale più della flotta". Questo perché di esso sono stato l'artefice a San Francisco nel lontano 1969. Ero in quell'anno il dirigente responsabile della comunicazione della società che ho lasciato alla fine del 1971 dopo 15 anni di servizio. Alitalia era allora al sesto posto nella graduatoria mondiale, vanto del nostro Paese in tutto il mondo. Purtroppo il declino di Alitalia è cominciato dal giorno in cui la politica ha deciso di inserirsi nelle sue decisioni ed elementi "esterni" hanno ritenuto di poterla guidare mentre il mondo del trasporto aereo cambiava a seguito della "liberalizzazione" introdotta negli Stati Uniti. Si parla sempre dei fallimenti di Sabena e Swissair e si dimenticano quelli dei colossi come Pan American, Twa e Eastern Airlines. Marco Antonini, Marco@villasole.it Energia: eolica, solare e nucleare La lettera "Il fabbisogno di energia nel nostro Paese ( Corriere, 30 marzo), intendendo dimostrare che l'Italia si deve accodare ai Paesi nucleari, si presta alle solite critiche: infatti, se è vero che non ci sarà mai abbastanza vento, né sole, perché allora tutti gli altri Paesi usano così tanto l'eolico e il solare? I Governi italiani nuovi o vecchi non sanno rispondere al quesito e si dovranno adattare a un "mix" di tutte le energie "alla moda", purché si sbrighino. Ma mi permetto di insistere che l'Italia merita a pieno diritto l'industria e la ricerca nucleare perché sono gli italiani di via Panisperna che hanno scoperto la fissione e progettato i reattori a fissione e a fusione. Giusto Buroni, giburoni@libero.it.

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Il faccia a faccia tra i due (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

CESENA AGENDA pag. 6 Il faccia a faccia tra i due SPORTELLO CONFESERCENTI LA CONFESERCENTI Cesenate ha organizzato un faccia a faccia con la senatrice Laura Bianconi (candidata per "Il Popolo della Libertà) e l'onorevole Sandro Brandolini (candidato per il "Partito Democratico") per conoscere i programmi, avanzare richieste e confrontarsi in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. L'incontro, coordinato dalla vice presidente dell'associazione Patrizia Greco, è stato introdotto dal segretario comprensoriale, Graziano Gozi. Numerose le questioni poste ai candidati: dalla pressione fiscale a carico delle piccole e medie imprese alla difficoltà economica che interessa anche la nostra realtà territoriale; dalla tutela e difesa delle piccole attività commerciali all'andamento del settore turistico; dalle infrastrutture stradali alla sicurezza del territorio per concludere con la riforma della pubblica amministrazione per snellire la burocrazia a carico delle imprese. LAURA BIANCONI ha puntato su una minore pressione fiscale a carico delle imprese e su una necessaria rivisitazione degli studi di settore. La senatrice ha affermato che occorre creare le condizioni per aumentare l'occupazione fra le donne, poiché l'Italia è fortemente al di sotto rispetto ai Paesi del Nord Europa. Laura Bianconi ha poi sostenuto la proposta di abolire le Province per semplificare il sistema degli enti locali e liberare ingenti risorse economiche. SANDRO BRANDOLINI ha evidenziato che, grazie alla nascita del Partito democratico, siamo di fronte a una importante semplificazione politica e che la proposta di governo di Veltroni può essere interamente realizzata mentre nel recente passato il centrosinistra ha avuto problemi di unità per via di una coalizione con troppe differenze al suo interno. Brandolini concorda sulla necessità di ridurre le tasse, aggiungendo che la proposta del Pd premia maggiormente le fasce di reddito più basse. L'onorevole crede sia giusto inoltre ridurre la burocrazia. Le domande dei presenti hanno insistito sui temi più sentiti: la critica per l'abolizione del lavoro a chiamata, strumento molto utilizzato da ristoranti, pubblici esercizi e alberghi; le politiche in materia di tariffe dei servizi; l'accesso al credito. I candidati, ai quali auguriamo di essere eletti e rappresentare al meglio il nostro territorio, hanno assunto l'impegno a lavorare unitariamente per migliorare e velocizzare i tempi di realizzazione delle infrastrutture stradali, nodo nevralgico per lo sviluppo del nostro territorio e a mantenere la disponibilità per cercare di affrontare e risolvere i problemi delle piccole e medie imprese. Giampiero Fabbri presidente Confesercenti Cesenate.

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Le Province sono utili, non vanno abolite Di Fabio Melilli* (sezione: Province)

( da "Libertà" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Il caso Le Province sono utili, non vanno abolite Di Fabio Melilli* Mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere ospitalità nella speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate. Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di chiedere di aprire attraverso Libertà un dibattito, dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. Fabio Melilli *Presidente UPI - Unione Province d'Italia © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Le Province sono utili, non vanno abolite (sezione: Province)

( da "Libertà" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

7 ECONOMIA giovedì 3 aprile 2008 Dalla prima pagina Le Province sono utili, non vanno abolite Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato. Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità. Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica. Sono sotto gli occhi di tutti le esagerazioni che peraltro gran parte dell'opinione pubblica ritiene ormai intollerabili. Anche su questo tema si può fare molto, recuperando la sobrietà che si è oggettivamente perduta. Ma ogni livello di governo deve fare la sua parte con l'avvertenza che soluzioni generalizzate e demagogiche rischiano di ridurre gli spazi della democrazia, senza incidere davvero sugli sprechi che ci sono, e sono molti. Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di chiedere di aprire attraverso Libertà un dibattito, dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese. Fabio Melilli Presidente UPI - Unione Province d'Italia © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Mentre avanza la campagna elettorale, (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Mentre avanza la campagna elettorale, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Più in generale si discute sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica. Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità e dichiarazioni improvvisate, e tutto ciò non aiuta la ricerca di soluzioni efficaci ed incisive. Per questo mi permetto di chiedere ospitalità al suo giornale nella speranza di poter offrire un utile contributo. Innanzitutto credo faremmo un buon servizio al Paese evitando generalizzazioni facili e scontate.Una cosa è infatti la eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica.Sul primo tema, è indubbio che il nostro Paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell'esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta inesorabilmente i costi.Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo.Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese.E chi conosce il territorio del nostro Paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali?Potrei anche argomentare a lungo sulla necessità di una rappresentanza politica di livello provinciale che interloquisca con tutte le rappresentanze economiche e sociali che proprio a quel livello sono organizzate; così come potrei dilungarmi sulle identità territoriali, sulla storia del nostro paese, o, con un pizzico di polemica, sulla legittimazione di una classe dirigente votata da centinaia di migliaia di cittadini rispetto a chi oggi viene semplicemente nominato.Mi interessa invece centrare l'attenzione su ciò che si può realmente fare per migliorare l'efficienza della nostra burocrazia dell'intero sistema pubblico. Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo.Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione.Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità.Mi permetto infine di aggiungere che la razionalizzazione del sistema burocratico è altra cosa rispetto alla riduzione dei costi della politica.Perché questi temi possano essere approfonditi in modo compiuto mi permetto di chiederle di aprire attraverso il suo giornale un dibattito, dando fin d'ora la disponibilità mia e di tutti i presidenti di Provincia ad offrire alla riflessione dati e proposte non a difesa del nostro ruolo, come peraltro non abbiamo mai fatto, ma capaci di individuare soluzioni condivise, per il bene del nostro paese.*PresidenteUnione Provinced'Italia.

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Errore madornale cancellare la leva obbligatoria (sezione: Province)

( da "Provincia di Sondrio, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Province

Cara Provincia, quello che succede quotidianamente, non è un caso. Quel permissivismo nasce in famiglia, si consolida nella scuola ed è ?evangelizzato? dalla nostra società. Aiutiamo i nostri giovani, mentre cadono da una sedia, perché quando cadranno da una scala, sarà troppo tardi e si faranno male. Fatta questa breve premessa, oggi qualcuno si meraviglia ancora per quello che combinano in libertà incondizionata. Cominciamo ad addebitare alla famiglia quelle responsabilità che purtroppo si cercano di scaricare sulla società e poi anche la scuola riprenda ad insegnare, come una volta. Non si tratta di severità ma di suddividere equamente i compiti educativi, per prevenire quei comportamenti deficienti che troppo spesso affollano le pagine dei nostri giornali. Leggo spesso che quella specie di manifestazioni ?musicali? che richiamano decine di migliaia di giovani o i cosiddetti rave-party, sono chiamati rispettivamente concerti o vorrebbero indicare un incontro tra giovani spensierati, proiettati verso un futuro radioso. Ma i genitori, la scuola e quella poca autorità costituita ancora funzionante cosa fanno? Quelle mamme che si preoccupavano tanto dei loro pargoli costretti alla leva obbligatoria da uno Stato tiranno, come educano i loro figli? E a chi sostiene ancora che il periodo militare era tempo perso, ricordo che insegnava a tutti, anche a quelli più presuntosi (la presunzione è l'anticamera dell'ignoranza), che nel mondo non esistono gerarchie assolute, come quelle in atto nei regimi dittatoriali. Ogni militare aveva un campo di responsabilità che doveva gestire. L'abolizione della leva obbligatoria, osannata anche da Berlusconi in un incontro televisivo, ha lasciato ad altri, incapaci e senza esperienza, il compito di insegnare ai giovani il primo approccio con l'autorità costituita che, se a qualcuno può sembrare stupido, nella vita militare esisteva: il soldato doveva rispondere al caporale che, a sua volta aveva nel caporal maggiore il suo superiore e continuando, con sergenti, marescialli, ufficiali ecc. , anche il generale o il capo di stato maggiore aveva un superiore nel ministro competente e quest'ultimo doveva rispondere del suo operato al capo del governo che, a sua volta, aveva come superiore assoluto il popolo, il contribuente o lo si chiami come sì vuole. I giovani erano iniziati ad una gerarchia che esiste anche in natura. Questo succedeva quando le navi erano di solido legno e gli uomini d'acciaio speciale. Ergo, propongo la ripresa della leva obbligatoria, ma soprattutto suggerisco di rendere obbligatorio l'uso dell'uniforme ai militari con le stesse regole del passato, regole che funzionavano. Le mamme, invece di preoccuparsi del triste fenomeno noto come nonnismo, che i loro pargoli avrebbero potuto subire durante la prima fase del servizio militare, avrebbero dovuto angosciarsi per ?concerti? da 50 mila presenze e dei Rave Party. Oggi la leva non c'è più, ma quel triste fenomeno è degenerato nel ?bullismo? che non è punito come si dovrebbe. Giovanni Bartolozzi 03/04/2008.

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