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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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toARTICOLI DEL  5-11 dicembre 2008      #TOP


IN EVIDENZA

Libero”, campagna per l'abolizione delle Province. Aderiamo all'appello (lIBERO10 Dicembre 2008)
 

Aderiamo convinti alla campagna per l'abolizione delle province, con la speranza che possa contribuire a svegliare le coscienze riformatrici di maggioranza e Governo. Già un primo risultato sembra averlo prodotto: la promessa di non istituirne di nuove!

Come Radicali e Federalisti europei auspichiamo da tempo l'abolizione delle Province, perché estranee alla devoluzione di reali competenze politiche e amministrative, mentre rappresentano un costo enorme per il bilancio dello Stato -superiore ai 17 miliardi di euro, tra emolumenti degli eletti, presidenti, vice presidenti, assessori, consiglieri, consulenze varie- utili solo a mantenere la greppia del clientelismo partitocratico.

Da 30 anni ci battiamo, anche per via referendaria, per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, e abolire le Provincie va in questa direzione. La nostra attività parlamentare è ricca di atti per l'abolizione delle Comunità Montane, delle Province e per la riduzione dei costi della politica.

Aderiamo all'appello e rilanciamo: mentre si lotta per l'abolizione delle Province, perchè non promuoviamo l'anagrafe pubblica degli eletti proprio a partire da questi enti? Un modo per rendere trasparenti le istituzioni e far comprendere al cittadino l'utilità delle istituzioni e il comportamento degli eletti, un modo per combattere l'antipolitica con la Politica!

 

Sen. Donatella Poretti e Sen. Marco Perduca,

parlamentari Radicali - Partito Democratico

 


Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (56)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Bilancio, in due anni persi 1 milione e 800mila euro ( da "Libertà" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dall'altro limita fortemente la capacità di pianificazione delle amministrazioni. «In questo modo si nega il senso e l'importanza della politica degli enti locali», afferma Spezia. Ho avuto modo di leggere sui quotidiani le prese di posizioni dell'onorevole Foti, a favore dell'abolizione delle Province.

Raccolta di firme contro le Province ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 24 Raccolta di firme contro le Province INIZIATIVE DIBATTITO DELL?«ARTROV» SULLA DEMOCRAZIA ? SENIGALLIA ? SARÀ POSSIBILE firmare fino al 12 dicembre il referendum per l?abolizione delle Province. «Da un paio d?anni, siamo impegnati a discutere, capire e proporre qualche soluzione - afferma Gianluigi Mazzufferi -.

RIAPRE la caccia ai cormorani nel modenese. Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello della re... ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della caccia) e altre associazioni ambientaliste e animaliste, l?autorizzazione a cacciare alcune specie protette, tra cui storni e cormorani. Per lo storno la caccia era consentita fino al 30 novembre solo in pianura e con limitazioni, mentre per il cormorano prosegue fino al 31 gennaio, sempre con forti limitazioni e solo nelle vicinanze dei bacini di allevamento ittico.

il tar chiude le gabbie per i richiami vivi ( da "Nuova Venezia, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: chiude le gabbie per i richiami vivi La sentenza dopo un esposto della «Lega per l'abolizione della caccia» Ma le «doppiette» sono pronte a reagire «Una decisione contro la nostra cultura e la nostra tradizione» di Giovanni Cagnassi PORTOGRUARO. Ricorso al Tar, la «Lega per l'abolizione della caccia» fa chiudere gli impianti per la cattura dei richiami vivi nella provincia di Venezia.

Le promesse passano, le Province restano ( da "Corriere della Sera" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-12-05 num: - pag: 1 autore: di GIAN ANTONIO STELLA categoria: REDAZIONALE La resistenza della Lega contro l'abolizione sbandierata in campagna elettorale Le promesse passano, le Province restano C ento e otto anni dopo la prima proposta di abolire le province,

Brunetta: <Sono enti inutili, ma non riusciremo a eliminarli> ( da "Corriere della Sera" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-05 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Il ministro e la possibile abolizione Brunetta: «Sono enti inutili, ma non riusciremo a eliminarli» MILANO — «Le Province sono fondamentali?

Costose, inutili, incancellabili Le (finte) promesse sulle Province ( da "Corriere della Sera" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: al presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon: «L'unico inutile, qui, è lui, non le Province». Di più: il democratico Giorgio Merlo si è avventurato a dire che quella per l'abolizione delle Province è «una campagna qualunquista e demagogica ». Quanto a Walter Veltroni, naviga a vista: «Sì, penso ci si possa arrivare.

ENERGIA: CALEARO, BATTAGLIA PARLAMENTARI VENETI SU ABOLIZIONE DETRAZIONI. ( da "Asca" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ENERGIA: CALEARO, BATTAGLIA PARLAMENTARI VENETI SU ABOLIZIONE DETRAZIONI (ASCA) - Venezia, 5 dic - L'on. Massimo Calearo, a nome dei parlamentari veneti del Partito Democratico, annuncia battaglia sull'abolizione delle detrazioni del 55% per gli interventi edilizi a favore dell'efficienza energetica.

Il Presidente del Tribunale Amministrativo del Veneto, ... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 05-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 08 di mercoledì 3 dicembre ha sospeso la delibera del settore Caccia e pesca della Provincia di Venezia, del 22 settembre 2008, con la quale venivano autorizzati quattro impianti di cattura di richiami vivi dotati di reti da uccellagione. Quindi dal 3 dicembre, grazie al ricorso della LAC, Lega per l'Abolizione della Caccia, presentato dall'Avv.

Provincia, l'alleanza tra Lega e Pdl scricchiola ( da "Corriere delle Alpi" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il Pdl vuole l'abolizione delle Province. E' una questione di coerenza». Ma andiamo con ordine. Martedì il consiglio dei ministri ripristina il fondo Letta dopo che voci insistenti lo davano più che dimezzato, quattro milioni anziché venticinque. Una bella differenza che ha preoccupato tutti i comuni beneficiari.

Scandroglio e Plinio insistono "Le Province vanno abolite" ( da "Stampa, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: in Consiglio regionale chiedono l'abolizione delle Province, proprio alla vigilia della battaglia elettorale che riguarda Savona. «Se aboliamo le province, inutili e costose, potremmo detassare per sempre le tredicesime», ha detto Michele Scandroglio, spiegando la proposta di legge costituzionale di cui è primo firmatario.

Le poltrone non si toccano, si riorganizzano ( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-12-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: Pronto ad un ripensamento dell'ente anche il presidente della Provincia di Treviso: «Io sono favorevole all'abolizione delle Province che non toccano i 30 mila abitanti - sostiene Leonardo Muraro - bisogna ragionare su area vasta, almeno 350.000 abitanti, senza tuttavia creare sovrapposizioni con le aree metropolitane.

Crociata anti-Province il primo atto è Veneto ( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-12-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: Province il primo atto è Veneto I deputati dell'Idv Donadi e Borghesi hanno presentato due proposte di legge per avviare l'iter di abolizione SIMONETTA ZANETTI VENEZIA. Parte dal Veneto la battaglia per l'abolizione delle Province. Il deputato veneziano Massimo Donadi ed il bolzanino Antonio Borghesi (eletto nella circoscrizione Veneo 1)

<Aboliamolo stipendionei municipi> ( da "Secolo XIX, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: di razionalizzazione dei costi della spesa pubblica. Si pagano anni di sprechi e di posti di lavoro fittizi creati con l'unica finalità del clientelismo. Durante la campagna elettorale Berlusconi ha parlato di abolizione delle Provincie. Credo sia giunto il momento di attuare tale riforma, riconvertendo il personale non politico e abolendo le cariche politiche.

LE PROVINCE \nSOTTO (SOLITO) \nATTACCO ( da "Corriere del Veneto" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: incappare nelle ire degli abolizionisti arrabbiati. L'ultimo episodio di ostracismo provinciale (anche se non confessato) è la recente riunione dei sette sindaci delle sette città venete capoluogo di Provincia, alla ricerca d'un nuovo modulo dell'amministrare; assomigliano tanto ai sette samurai partiti con gli spadoni fiammanti per l'ultima battaglia contro il Grande Male.

Spunta l'ipotesi Marzi ( da "Tempo, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ex segretario provinciale dell'ex Psi Michele Leva sulla base di «un programma elettorale coraggioso, chiaro e popolare» (abolizione di Province e Comunità montane, città metropolitana con poteri di Regione, soppressione comuni con meno di 8 mila abitanti) ed il candidato dovrebbe essere l'ex sindaco di Frosinone Domenico Marzi,

crociata anti-province il primo atto è veneto - simonetta zanetti ( da "Mattino di Padova, Il" del 06-12-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: Province il primo atto è Veneto I deputati dell'Idv Donadi e Borghesi hanno presentato due proposte di legge per avviare l'iter di abolizione SIMONETTA ZANETTI VENEZIA. Parte dal Veneto la battaglia per l'abolizione delle Province. Il deputato veneziano Massimo Donadi ed il bolzanino Antonio Borghesi (eletto nella circoscrizione Veneo 1)

le poltrone non si toccano, si riorganizzano ( da "Mattino di Padova, Il" del 06-12-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: Pronto ad un ripensamento dell'ente anche il presidente della Provincia di Treviso: «Io sono favorevole all'abolizione delle Province che non toccano i 30 mila abitanti - sostiene Leonardo Muraro - bisogna ragionare su area vasta, almeno 350.000 abitanti, senza tuttavia creare sovrapposizioni con le aree metropolitane.

Costose, inutili, incancellabili: le (finte) promesse sulle province ( da "Corriere.it" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: al presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon: «L'unico inutile, qui, è lui, non le Province». Di più: il democratico Giorgio Merlo si è avventurato a dire che quella per l'abolizione delle Province è «una campagna qualunquista e demagogica». Quanto a Walter Veltroni, naviga a vista: «Sì, penso ci si possa arrivare.

<Hanno stretto patti a Ponte di Piave. A questo punto sceglieremo noi con chi fare alleanze> ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 06-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: servizi essenziali per il buon funzionamento della montagna. E questo non è quello che voleva la Lega».Il risparmio viene invocato anche da chi chiede l'abolizione delle Province.«In realtà quella è un'operazione per sostituire il potere amministrativo alle Province con la lunga mano della Regione: il personale passerà sotto la Regione, come gli uffici che rimarranno sul territorio,

questione morale fronte progressista - nino alongi ( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: lo snellimento della burocrazia regionale, la drastica soppressione degli enti inutili iniziando dalla abolizione delle Province (abolizione prevista dalla Statuto siciliano, che qui potrebbe essere applicata con una semplice legge dell´Ars), procedere alla riduzione delle spese di gestione, che hanno raggiunto ormai livelli del tutto scandalosi,

Quando Silvio piegò Maroni ( da "Riformista, Il" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: In questi giorni la Lega fa spallucce anche perché la campagna di Libero, quotidiano molto diffuso al Nord, sta registrando più di una simpatia nell'elettorato settentrionale. E nel Pdl - dove molti soffrono il new deal leghista su sicurezza e immigrazione - sono convinti che l'abolizione delle province sia l'arma della controffensiva. Al Nord. A.D.A. 07/12/2008

<Ho presieduto la Provincia E ora voglio abolirla> ( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 07 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE L'intervista Antonio Borghesi (IdV) «Ho presieduto la Provincia E ora voglio abolirla» VERONA — Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. E' il veronese Antonio Borghesi, oggi deputato dipietrista. A PAGINA 9 Aldegheri Deputato Antonio Borghesi

<Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate> ( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: deputato dell'IdV, ha retto l'ente di Verona dal 1995 al 1998. «Adesso costano troppo» «Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate» VERONA — Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. Antonio Borghesi, 59 anni, docente universitario, oggi deputato dell'Italia dei Valori,

<Ho presieduto la Provincia Ma ora voglio abolirla> ( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. Antonio Borghesi, 59 anni, docente universitario, oggi deputato dell'Italia dei Valori, ha presentato una proposta di legge che, semplicemente, propone di cancellare la parola «Provincia» dalla Costituzione (articolo 114 e seguenti).

<Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate> Zigiotto frena su Pastorello. <Ci sono anche Bazzoni e Giorgetti> ( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. Antonio Borghesi, 59 anni, docente universitario, oggi deputato dell'Italia dei Valori, ha presentato una proposta di legge che, semplicemente, propone di cancellare la parola «Provincia» dalla Costituzione (articolo 114 e seguenti).

Il Pri non scomparirà nel Pdl ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: siamo difensori dell?energia nucleare, unici assieme ai liberarli a opporsi al referendum del 1987 che oggi tutti vorrebbero dimenticare, dell?abolizione delle province, che sostenemmo già nel 1970 quando si costituirono le Regioni (allora erano appena una cinquantina), alla lotta per nuovi diritti civili come la ricerca sulle staminali.

Abolizione dei controlli alle persone che attraversano le frontiere dei Paesi membri: non occorr... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 07-12-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: BREVI pag. 19 Abolizione dei controlli alle persone che attraversano le frontiere dei Paesi membri: non occorr... Abolizione dei controlli alle persone che attraversano le frontiere dei Paesi membri: non occorre più mostrare il passaporto

Casini: "Al governo chiediamo interventi per famiglie e imprese" ( da "Corriere Adriatico" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: blocca le scelte riformatrici della Pdl". "Come mai non si parla più della liberalizzazione dei servizi pubblici locali? Perchè non si parla più di abolizione delle Province? Perchè la Lega impedisce quelle che erano sacrosante promesse elettorali", ha detto Casini che ha concluso: "Noi abbiamo una politica che in nome del consenso agita l'istinto esclusivista dei singoli territori:

Roma capitale/ Causi: è obiettivo della città, non di una ( da "Virgilio Notizie" del 07-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ciò offrirà un'opportunità a tutti i grandi nodi urbani del paese, e non solo a Roma. E permetterà a Roma di porsi un nuovo obiettivo, da qui a qualche anno: quello della città metropolitana di Roma capitale, con contestuale abolizione della provincia all'interno dei confini metropolitani che verranno stabiliti".(segue)

Stucchi: <Abolire le Province? Il Pd semina solo zizzania> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. «Vogliamo credere alla buona fede di chi ha voluto intestarsi l'iniziativa per l'abolizione delle Province, in nome della lotta agli sprechi nella spesa pubblica ? afferma Stucchi ? ma ci riesce decisamente un po' difficile pensare allo stesso modo di alcuni partiti che, dopo la sconfitta elettorale hanno davvero perso la bussola nella loro azione politica»

No all'abolizione delle Province ( da "Tempo, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province» Se a livello nazionale sale l'attenzione sul tentativo di abolizione delle province, nel nostro territorio è solo questione di tempo. Ne è convinto il segretario provinciale del Ms Fiamma Tricolore, Sergio Arduini che annuncia: «Il problema scoppierà all'inizio ufficiale della campagna elettorale.

Provincie da abolire, promessa dimenticatama necessaria per tagliare enti superflui e costi ( da "Secolo XIX, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: istituzione delle Città metropolitane, cancellazione della rappresentanza politica delle Provincie e suo riordino a livello di consorzi in riferimento anche alle Comunità montane, rimozione dei poteri regionali impropri con abolizione della ormai superata "specialità" di alcune Regioni, snellimento delle burocrazie centrali statali.

Casini: "Cambiamo la giustizia. Senza Di Pietro" ( da "Giornale.it, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Però mi pare poco convincente una riforma federalista portata avanti dai più acerrimi nemici dell?abolizione delle Province». Cioè la Lega... «Sì... il federalismo fiscale dovrebbe servire a razionalizzare le spese non ad aggravarle. Mi pare sia necessario fermarsi a riflettere seriamente su questo punto». Un?intesa sulla Rai è possibile?

<Tagliamo i compensi ai direttori delle Usl> ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 08-12-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: »Però chi vuole l'abolizione delle Province parla dei risparmi che questo comporterebbe per i cittadini.«Se vogliamo davvero risparmiare allora tagliamo i compensi dei grandi dirigenti della Regione. Penso ad esempio ai direttori generali delle Usl, che costano milioni di euro e fanno passivo.

Ms-Fiamma Tricolore: "No all'abolizione delle Province" ( da "Tempo, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province" Se a livello nazionale sale l'attenzione sul tentativo di abolizione delle province, nel nostro territorio è solo questione di tempo. Ne è convinto il segretario provinciale del Ms Fiamma Tricolore, Sergio Arduini che annuncia: «Il problema scoppierà all'inizio ufficiale della campagna elettorale.

Regioni e Province ( da "Corriere delle Alpi" del 09-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province, non si fa il contrario, e cioè si lasciano le province lì come sono demandando a queste ultime il compito di accorpare i piccoli comuni, realtà queste molto più vicine ai cittadini? Ciò, determinerebbe sicuramente un ingente risparmio di risorse, attualmente sprecate, per mantenere in piedi carrozzoni inutili come appunto le Regioni,

L'approvazione dei preventivi slitta al 31 marzo 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: vittoria" solo tattica degli amministratori locali, mentre il fulcro della partita è ovviamente spostato sulle questioni di merito. Che oltre ai correttivi su cui si sta esercitando il Parlamento riguardano anche i tagli ai trasferimenti e le parti ancora non coperte per l'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale.

L'ex presidente di Provincia <taglia> le Province ( da "Giornale.it, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ex presidente di Provincia «taglia» le Province di Redazione Questa è la seconda conversione sulla via di Montenero di Bisaccia. Prima è passato dalla Lega all'Idv poi dalla provincia all'abolizione delle province. Parliamo di Antonio Borghesi, deputato dell'Idv ed ex presidente della Provincia di Verona dal '95 al '98,

FEDERALISMO: CASINI, SE LEGA LO VUOLE FACCIA ATTO DI BUONA VOLONTA'. ( da "Asca" del 09-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Lo afferma il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini nel suo intervento a Radio anch'io. Comunque, prosegue, il federalismo come lo vuole la Lega ''avrebbe bisogno di un atto di buona volonta'''. Atto che per Casini potrebbe passare per l'abolizione delle province e per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

Comuni a secco: allarme bilanci ( da "Denaro, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: le Province e le Comunità Montane: la restituzione integrale, anche per il 2009 e seguenti, del mancato gettito originato dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e l'abrogazione dei tagli previsti sui trasferimenti erariali 2009; l'esclusione del calcolo di saldo per il patto di stabilità delle spese per investimenti in opere pubbliche.

Bertorelli vuole il tris ma punta su Peracchi Due sulla loro strada ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 10-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: PROVINCIA 10-12-2008 Parmense VARSI IL SINDACO AUSPICA L'ABOLIZIONE DEL LIMITE DEI DUE MANDATI Bertorelli vuole il tris ma punta su Peracchi Due sulla loro strada Pellegrini, ex capogruppo di maggioranza, e Osvaldo Ghidoni gli avversari più probabili Comunali 2009 VARSI Gaetano Coduri II A sei mesi dalle elezioni amministrative per l'

Spagna/ Chacon: Presto abolizione limite 3000 soldati ( da "Virgilio Notizie" del 10-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il governo starebbe valutando un aumento delle truppe in Afghanistan a partire dall'estate del 2009, per far fronte al peggioramento delle condizioni di sicurezza nella provincia nordoccidentale di Baghdis sotto comando spagnolo. le missioni all'estero sono costate alla Spagna 668 milioni di euro nel 2008, il 4% in più che nel 20007.

Cacciatore punta il fucile: Ti sparo ( da "Tribuna di Treviso, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione della Caccia), si è verificato domenica 19 novembre. Quella mattina l'uomo insieme alla moglie stava facendo colazione, quando ha sentito dei forti spari e ha visto un cacciatore ad una ventina di metri da casa. «Sono uscito per dirgli che ci sono delle norme da rispettare, come i 100 metri di distanza dalle abitazioni -

Se si vuole ridisegnare la democrazia italianaabolire le Province non può essere sufficiente ( da "Secolo XIX, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: non aveva alcun rapporto con Frosinone della cui neocostituita provincia venne a far parte in virtù della riforma fascista degli enti locali. Libero, anche se la prima pietra fu scagliata proprio dal Secolo XIX, si sta battendo per l'abolizione delle Province, che, secondo i dati raccolti dall'Istituto Bruno Leoni, assicurano una poltrona a ben 4.

Il Pd insiste sulla Carta delle autonomie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ma anche un altro che vuole inserire nel testo sul federalismo anche la Carta delle autonomie elaborata dal ministro ombra Mariangela Bastico. Attribuzione ai Comuni di tutte le funzioni amministrative e abolizione delle Province dove ci sono le Città metropolitane tra i punti qualificanti della proposta.

FEDERALISMO A OSTACOLI ( da "Giorno, Il (Milano)" del 11-12-2008) + 2 altre fonti
Argomenti: Province

Abstract: ma non tollererebbero aumenti della pressione fiscale e ulteriori inefficienze dello Stato. Per esempio, molti si attendevano l?abolizione delle province promessa da Berlusconi in campagna elettorale, mentre nel progetto Calderoli le province figurano a pieno titolo e Bossi ha dichiarato che non si toccheranno.

Province, Schneck contro Calearo <Sprechi? Detto dai parlamentari...> ( da "Corriere del Veneto" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: REDAZIONALE La polemica Il numero uno di Palazzo Nievo sull'abolizione degli enti Province, Schneck contro Calearo «Sprechi? Detto dai parlamentari...» VICENZA – «Il mio non è uno sfogo, ma una riflessione basata sui fatti: a chiedere l'abolizione delle Province sono i “trombati” dall'amministrazione di un ente o chi non ne sa nulla».

Un inquietante episodio a Gaiarine <Via da casa mia>: cardiopatioco minacciato da un cacciatore ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: impossibile visto che sono state scattate delle foto che potrebbero aiutare le indagini. Minaccia a mano armata, ingiurie, esplosioni pericolose e disturbo della quiete pubblica i reati contestati nella querela. Zanoni attribuisce la responsabilità dei comportamenti dei cacciatori «alla politica di estremismo venatorio attuata da anni dalla regione Veneto e dalla provincia di Treviso»

BERLUSCONI: VORREI ABOLIRE PROVINCE MA NON HO ACCORDO IN PDL. ( da "Asca" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province, che non si riesce a realizzare a causa di contrasti all'interno della coalizione di maggioranza, soprattutto da parte della Lega. Berlusconi parla al termine del vertice del Ppe chiarendo che ''c'e' solo un punto del programma elettorale sul quale ho difficolta' con i miei alleati: e' quello dell'

"Problemi sul federalismo" pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri. "Siamo - dice il premier - ancora convinti che sarebbe utile abolire le provincie per risparmiare ma la Lega ha una posizione ferma ed io non ho il 51%

Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, Berlusconi abbassi i toni ( da "Rai News 24" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province Silvio Berlusconi spiega che c'è solo un punto "in cui ho difficolta' serie con gli alleati ed è quello delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri.

Le priorità dell'Italia dei Valori ( da "Quotidiano.it, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione del lodo Alfano. Si è colta infatti la sfiducia e lo sconforto di un territorio e della sua gente. Questo ci ha ulteriormente indirizzato verso un lavoro di dialogo che da un lato, vuole accrescere la fiducia dell'elettore verso il nostro partito (già significativamente in crescita nel piceno nelle ultime consultazioni elettorali)

Federalismo/ Farinone(Pd): Esplose contraddizioni Lega ( da "Virgilio Notizie" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "Bossi vuole chiamare Berlusconi sul federalismo, e il premier risponde che è la Lega a fare resistenze sull'abolizione delle Province - conclude Farinone -. Nella maggioranza su temi così importanti non c'è una linea univoca e, siamo sicuri, ne faranno le spese gli italiani".

Province/ D'Alia (Udc): Lega tiene in scacco Berlusconi ( da "Virgilio Notizie" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: (Apcom) - "Le titubanze di Berlusconi sul tema dell'abolizione delle Province rivelano che anche per una maggioranza come quella di cui gode questo governo esistono molti argomenti tabù". E' quanto affermato, a margine del corso di formazione politica di Messina, dal presidente dei senatori dell'Udc, Gianpiero D'Alia.

Province/ Nucara: Berlusconi? Neanche la Lega ha il 51% ( da "Virgilio Notizie" del 11-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: scettico sulla possibilità di abolire le Province. "Se c'è un veto leghista ad un punto concordato del programma quale quello dell'abolizione delle province, dispiace, ma non vediamo come si possa, anche stando ai dati della crisi economica, approvare il federalismo fiscale. Pensavamo Berlusconi fosse il presidente del Consiglio invece lo troviamo a capo di una coalizione.


Articoli

Bilancio, in due anni persi 1 milione e 800mila euro (sezione: Province)

( da "Libertà" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

Bilancio, in due anni persi 1 milione e 800mila euro La Provincia mette in vendita le proprietà: case cantoniere e il palazzo di via Mazzini piacenza - Un bilancio di "mantenimento", costretto a fare i conti con una crisi dei consumi e riduzione dei trasferimenti statali che fanno registrare, in cassa, un milione e 800mila euro in meno rispetto a due anni fa. E' stato presentato così in commissione affari generali, il bilancio di previsione 2009 dell'amministrazione provinciale, dall'assessore Mario Spezia e dal dirigente di settore Vittorio Boccaletti. In un previsionale dove il 90 per cento delle spese è riconducibile alla spesa corrente dell'ente, e il margine di manovra economica è fissato al 2,1 per cento, si punta alla vendita di alcuni beni immobili di proprietà della Provincia. Come la casa ex Beltrami in via Mazzini, già sede dell'assessorato alla Formazione, e soprattutto già messa all'asta (valore di base 2 milione e 400mila euro) andata deserta lo scorso anno. Ma la Provincia punta anche alla vendita delle case cantoniere di Farini, Ferriere, Castelsangiovanni, Caorso, Cortebrugnatella, previo via libera della Sopraintendenza e il chiarimento circa alcuni vincoli (ad esempio il colore degli edifici) che dovrebbero permanere. Nel bilancio, che tuttavia pareggia a circa 80 milioni di euro, non sono ancora stati inseriti i fondi del tesoretto - bis, circa due milioni e 300mila euro. Non appena arriverà la delibera del Cipe (attesa per l'inizio del prossimo anno), l'amministrazione provvederà a predisporre una variazione di bilancio, ha anticipato l'assessore Spezia. «Il previsionale 2009 è molto simile a quello dello scorso anno - ha detto - e presenta una riduzione delle entrate, dovute ad una diminuzione dei consumi delle famiglie (rc auto, elettricità etc..). In questa situazione facciamo fatica a rispettare il patto di stabilità». L'assessore provinciale Spezia punta il dito contro la politica fiscale del Governo che, se da un lato sostiene il federalismo, dall'altro limita fortemente la capacità di pianificazione delle amministrazioni. «In questo modo si nega il senso e l'importanza della politica degli enti locali», afferma Spezia. Ho avuto modo di leggere sui quotidiani le prese di posizioni dell'onorevole Foti, a favore dell'abolizione delle Province. Vorrei ricordare che negli anni scorsi è stato soprattutto il centrodestra a favorire la nascita di nuove amministrazioni: nel 2001 la Regione Sardegna (governata appunto dal centrodestra) ne istituì 4, e nel 2004 il Governo Berlusconi ne autorizzò altre 3». Affermazioni che sono state contestate dall'unico consigliere di opposizione presente, Massimiliano Dosi (Lega). «Devo dire che preferivo l'altro assessore al Bilancio (Pietro Tansini) - ha detto - e vorrei ricordare che anche il Pd, in campagna elettorale, era favorevole all'abolizione delle Province». Il documento è stato approvato dalla maggioranza (così come il regolamento per gli incarichi esterni e le imposte di trascrizione), e sarà presentato in consiglio lunedì 15 dicembre. Paola Pinotti 05/12/2008

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Raccolta di firme contro le Province (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

SENIGALLIA pag. 24 Raccolta di firme contro le Province INIZIATIVE DIBATTITO DELL?«ARTROV» SULLA DEMOCRAZIA ? SENIGALLIA ? SARÀ POSSIBILE firmare fino al 12 dicembre il referendum per l?abolizione delle Province. «Da un paio d?anni, siamo impegnati a discutere, capire e proporre qualche soluzione - afferma Gianluigi Mazzufferi -. A Senigallia avevamo già raccolto un bel gruzzolo di firme. Restano pochi giorni utili e speriamo che chi è convinto della bontà di questa battaglia vada a firmare subito all?Ufficio relazioni con il pubblico del Comune la proposta di legge di iniziativa popolare». «Democrazia diretta o rappresentativa? Presidenzialismo o parlamentarismo??? questo il tema che l?associazione culturale senigalliese ?l?Artrov? discuterà questo pomeriggio alle 17,30 alla Sala del Trono palazzo di Palazzo del Duca. Interverranno l?europarlamentare del, Ppe Paolo Bartolozzi, il deputato Udc, Amedeo Ciccanti, il consigliere regionale del Pd, Marco Lucchetti, l?avvocato Roberto Paradisi ed il consigliere comunale del Pdl di Fabriano, Silvano D?Innocenzo. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Marco Benarrivo.

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RIAPRE la caccia ai cormorani nel modenese. Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello della re... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

MODENA pag. 9 RIAPRE la caccia ai cormorani nel modenese. Il Consiglio di Stato ha accolto l?appello della re... RIAPRE la caccia ai cormorani nel modenese. Il Consiglio di Stato ha accolto l?appello della regione contro la sentenza del Tar dell?Emilia Romagna che, nell?ottobre scorso, aveva annullato, accogliendo un ricorso della Lac (Lega per l?abolizione della caccia) e altre associazioni ambientaliste e animaliste, l?autorizzazione a cacciare alcune specie protette, tra cui storni e cormorani. Per lo storno la caccia era consentita fino al 30 novembre solo in pianura e con limitazioni, mentre per il cormorano prosegue fino al 31 gennaio, sempre con forti limitazioni e solo nelle vicinanze dei bacini di allevamento ittico. L?autorizzazione da parte della Regione alla caccia di specie protette avviene sulla base delle richieste delle Province. La Provincia di Modena aveva chiesto e ottenuto la deroga per storno e cormano, su sollecitazioni degli agricoltori, per ridurre i danni a frutteti e allevamenti ittici.

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il tar chiude le gabbie per i richiami vivi (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

Stop agli impianti del Veneto orientale usati per catturare gli uccellini Il Tar chiude le gabbie per i richiami vivi La sentenza dopo un esposto della «Lega per l'abolizione della caccia» Ma le «doppiette» sono pronte a reagire «Una decisione contro la nostra cultura e la nostra tradizione» di Giovanni Cagnassi PORTOGRUARO. Ricorso al Tar, la «Lega per l'abolizione della caccia» fa chiudere gli impianti per la cattura dei richiami vivi nella provincia di Venezia. Gli impianti sono tutti situati nel Veneto Orientale. C'è quello nell'azienda agricola Covolo, impianto «Bando Querelle» per 500 allodole, quello di Gruaro nell'azienda agricola Pizzolitto, impianto «Fossutte», per tordi sasselli e tordi bottaccio, cesene e merli, in tutto 470, e ancora quello di San Michele nell'azienda agricola Busolin dal nome «San Giorgio». Un impianto usato per la cattura delle stesse specie, anche qui 470, e infine quello di Quarto d'Altino, il «Portegrandi» nell'azienda agricola Veronese per le allodole, tutto 365. Vittoria su tutti i fronti per la Lac, dopo che il presidente del Tar, seconda sezione, ha sospeso la delibera del dirigente del settore caccia e pesca della Provincia di Venezia, con la quale venivano autorizzati i quattro impianti di cattura di richiami vivi. Sono strutture speciali, dotate di reti da uccellagione per la cattura dei richiami. Il ricorso è stato presentato dall'avvocato Massimo Rizzato del foro di Venezia, per la Lac, contro la pratica della cattura di piccoli uccelli canori. Uccellini catturati che vengono utilizzati poi dai cacciatori come richiami vivi, detenuti in piccole gabbiette per attirare vicino ai capanni di caccia gli uccellini in migrazione e quindi ucciderli con l'inganno. «Siamo lieti di sapere l'esito del ricorso che ha stabilito la chiusura degli impianti e ci ha dato ragione - ha detto il presidente veneto della Lac, Andra Zanoni, - e ci risulta che gli impianti siano stati già chiusi». Ma i cacciatori sono già sul piede di guerra, pronti anche a presentare un altro ricorso contro la decisione del Tar. Per le «doppiette» del Veneziano, che proprio nel Veneto Orientale hanno una zona particolarmente apprezzata, siamo davanti ad un affronto che non riconosce il valore delle loro iniziative. A giorni i cacciatori si riuniranno nel loro consiglio regionale per discuterne. Intanto, il presidente dell'ambito territoriale di caccia del Veneto Orientale, Claudio Cesaro, ha preso subito le difese degli impianti e del loro significato. «Per quanto ci riguarda - commenta a caldo - questo è un duro colpo. Si rischia di confondere il vero significato degli impianti che è quello di salvaguardare le nostre tradizioni e la nostra cultura. In queste terre la caccia è molto radicata, nei secoli ha garantito anche l'approvvigionamento di proteine per le popolazioni e noi abbiamo sempre garantito comunque la ripopolazione. Non solo, anche la vegetazione che ospitava e ospita queste specie di uccelli - conclude - ha sempre avuto per noi grande importanza. La decisione del Tar va contro queste tradizioni che la caccia contribuisce a conservare».

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Le promesse passano, le Province restano (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-12-05 num: - pag: 1 autore: di GIAN ANTONIO STELLA categoria: REDAZIONALE La resistenza della Lega contro l'abolizione sbandierata in campagna elettorale Le promesse passano, le Province restano C ento e otto anni dopo la prima proposta di abolire le province, presentata dal deputato Gesualdo Libertini che le marchiava come enti «per lo meno inutili», destra e sinistra dicono che occorre ancora pensarci su. Auguri. Dice uno studio dell'Istituto Bruno Leoni che costano oggi il 65% in più di otto anni fa? Amen. Sono in troppi, a volerle tenere... La Lega, poi... CONTINUA A PAGINA 17

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Brunetta: <Sono enti inutili, ma non riusciremo a eliminarli> (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-05 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Il ministro e la possibile abolizione Brunetta: «Sono enti inutili, ma non riusciremo a eliminarli» MILANO — «Le Province sono fondamentali? No. Si può risparmiare dalla loro abolizione? Sì. Che fare? Non lo so»: lo ha detto il ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta rispondendo a uno studente durante un intervento all'università Luiss di Roma. Il ministro, rispondendo ad uno studente, ha affermato che «lo Stato è troppo segmentato, ci sono troppi livelli di governo e bisogna semplificare». Per Brunetta le Province non servono, ma è impossibile trovare una soluzione in tempi rapidi. Alla domanda «Riusciremo a cancellarle nell'arco della legislatura?», il ministro ha risposto con un secco «no».

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Costose, inutili, incancellabili Le (finte) promesse sulle Province (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-05 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Il caso In otto anni cresciute del 65 per cento le spese di gestione Costose, inutili, incancellabili Le (finte) promesse sulle Province Berlusconi disse: le aboliremo. Ma la Lega: non si toccano Frena anche il Pd. Tremonti: è già tanto evitarne di nuove «Libero» rilancia la campagna per sopprimere gli enti territoriali. Dopo il voto i tg filogovernativi titolarono: abolite nove Province. Ma erano solo state ribattezzate «aree metropolitane» SEGUE DALLA PRIMA «Silvio, batti un colpo», ha titolato un giornale non ostile alla destra come «Libero», che in questi giorni ha rilanciato la battaglia per sopprimere quegli enti territoriali che il sindaco di Milano Emilio Caldara bollava già nel 1920 come «buoni solo per i manicomi e per le strade». Macché: non lo batte affatto. Nonostante solo pochi mesi fa, fiutando l'aria che tirava nel Paese sulla «casta», nella scia delle denunce del «Corriere», si fosse speso in promesse definitive. C'erano le elezioni alle porte, il Cavaliere voleva stravincere e quando la signora Ines di Forte dei Marmi, durante la chat-line organizzata dal nostro giornale, gli chiese cosa avesse in mente per «abbassare finalmente i costi folli della politica italiana», rispose: «La prima cosa da fare è dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali». E le Province? «Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle». Otto settimane dopo, già sventolava trionfante il primo successo, riassunto dai tg amici con titoli che dicevano: «Abolite nove Province». Sì, ciao. La notizia era un'altra: nove Province dovevano cambiare nome. D'ora in avanti si sarebbero chiamate «aree metropolitane ». Fine. Un ritocco non solo semantico, si capisce. Ma un ritocco. Presto smascherato da un anziano gentiluomo di destra come Mario Cervi che sullo stesso «Giornale» berlusconiano, dopo aver letto la bozza della riforma federalista di Roberto Calderoli, scrisse: «Alcune norme del disegno di legge hanno l'obiettivo di "riconoscere un'adeguata autonomia impositiva alle Province". Ma allora, dopo tanti annunci di abolizione, le Province ce le teniamo, e anzi ne avremo di nuove perché l'alacre fantasia dei notabili locali è sempre all'opera nel varare enti inutili? A occhio e croce si direbbe che questa sia una vittoria non del nuovo ma della vecchissima politica distributrice di poltrone». Parole d'oro. Che Francesco Storace, con brutalità gajarda, traduce così: «Bravi! Ci avevano promesso di abolire le Province e il bollo auto ed è finita che fanno gestire il bollo auto alle Province». Insomma, chiede oggi il deputato del Pd Enrico Farinone, «la maggioranza è favorevole o contraria all'abolizione delle Province? I cittadini meritano un chiarimento». Giusto. Non solo dalla destra, magari. Quindici anni fa, nella «Bicamerale» presieduta da Ciriaco De Mita, furono i pidiessini Franco Bassanini e Cesare Salvi a spingere Augusto Barbera a ritirare la proposta di sopprimere le Province in linea con quanto aveva deciso, alla Costituente, la Commissione dei 75: «L'argomento è di grande interesse, ma merita una riflessione ulteriore». Riflessione ancora in corso. Al punto che quando Massimo Calearo ha rivelato che stava lavorando con altri parlamentari di sinistra e di destra all'abolizione dell'ente, qualche settimana fa, è stato bacchettato per primo dai suoi stessi amici di partito. Dal segretario regionale Paolo Giaretta («nel nostro Veneto, una delle Regioni più centraliste d'Italia, le nostre Province non sono enti superflui, anzi») al presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon: «L'unico inutile, qui, è lui, non le Province». Di più: il democratico Giorgio Merlo si è avventurato a dire che quella per l'abolizione delle Province è «una campagna qualunquista e demagogica ». Quanto a Walter Veltroni, naviga a vista: «Sì, penso ci si possa arrivare. Ma non sono un demagogo. E' facile dirlo in campagna elettorale, poi in genere chi lo dice è il primo a presentare proposte per istituirne di nuove... ». Lui sarebbe per «ridurre la sovrapposizione dei livelli di governo, a partire dall'abolizione delle Province, laddove vengano costituite le Città metropolitane». A farla corta: boh... E' a destra, però, che i mal di pancia sono più forti. Un po' perché il rilancio di Feltri e la sua raccolta di firme vengono vissuti da alcuni come sassate scagliate da mano amica («tu quoque, Vittorio: proprio adesso...») che rischiano di mandare in pezzi il quadretto di una destra felicemente compatta. Un po' perché le prime crepe si vedono già. E si allargano ogni giorno di più. Gianfranco Fini è stato netto: «Nel programma del Pdl c'era l'abolizione delle Province ed è vero che a tutt'oggi non è stato fatto nulla. Personalmente non ho cambiato opinione». E così Ignazio La Russa: «Facciamolo. Con un percorso graduale. Che duri tre o quattro anni. E consenta alle Province di cedere le proprie competenze a Regioni e Comuni. In An questa opinione è largamente condivisa. Una riforma seria le deve abolire tutte». Gianni Alemanno fa sponda: «Sono sempre stato favorevole». La Lega, però, non vuol sentirne parlare. Certo, uno come l'ex presidente Stefano Stefani, mesi fa, si era sbilanciato: «Sono d'accordo con coloro che propongono la prima, sostanziale rivoluzione, l'abolizione delle Province». Ma è stato subito stoppato dalla ex presidentessa leghista della sua stessa Provincia di Vicenza, Manuela Dal Lago: «Perché, piuttosto, non abolire subito i Prefetti e le prefetture?». «Le Province sono nella Costituzione! », ha urlato ad «AnnoZero» Roberto Castelli ergendosi a baluardo della Carta, dimentico di quando il suo partito voleva buttare il tricolore nel cesso. Finché è intervenuto Umberto Bossi che, memore che il suo partito non guida neppure una grande città ma controlla sei Province (su 109!), ha chiuso: «Finché la Lega è al governo, non si toccano ». Fine. Al punto che Renato Brunetta, accantonando la durlindana decisionista che da mesi mulina impavido, è stato insolitamente prudentissimo: «Le Province sono enti inutili, che non servono, ma che non riusciremo a cancellare in questa legislatura». Ma come: neppure con cento seggi di vantaggio alla Camera e cinquanta al Senato? E le promesse elettorali? Gli impegni solenni? Niente da fare. E' la politica, bellezza. Al massimo, ha detto ieri Giulio Tremonti, si può fermare la nascita di Province nuove. Come quelle di Aversa, Pinerolo, Civitavecchia, Sibari, Sala Consilina... Gian Antonio Stella \\ Bossi Si tratta di un problema di identità, indispensabile per l'esistenza di molte Province A Treviso Leonardo Muraro, 53 anni, è presidente della Provincia di Treviso dal 2005: è stato confermato alla guida della Provincia alle amministrative 2006

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ENERGIA: CALEARO, BATTAGLIA PARLAMENTARI VENETI SU ABOLIZIONE DETRAZIONI. (sezione: Province)

( da "Asca" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

ENERGIA: CALEARO, BATTAGLIA PARLAMENTARI VENETI SU ABOLIZIONE DETRAZIONI (ASCA) - Venezia, 5 dic - L'on. Massimo Calearo, a nome dei parlamentari veneti del Partito Democratico, annuncia battaglia sull'abolizione delle detrazioni del 55% per gli interventi edilizi a favore dell'efficienza energetica. ''La manovra anti crisi decisa dal governo e' insufficiente e in alcune parti addirittura dannosa, soprattutto per l'economia della nostra regione - afferma -. In particolare e' grave la decisione di tagliare le detrazioni del 55% per gli interventi edilizi a favore dell'efficienza energetica e sull'impiego delle fonti rinnovabili. Non solo si tratta di un aumento delle tasse a carico dei cittadini e delle imprese, ma rappresenta soprattutto un clamoroso errore strategico destinato a provocare danni devastanti per la nostra economia, altro che intervento anti crisi''. A parte il fatto che si tratta di una decisione che posiziona il nostro paese contro corrente rispetto a quanto sta promuovendo il neo eletto presidente Obama, che sul settore della green economy punta molto per risollevare l'economia americana, e' un provvedimento destinato a far aumentare il lavoro nero e l'evasione fiscale. ''Il taglio delle detrazioni finira' con il danneggiare gravemente un comparto come quello dell'edilizia, fondamentale per il sostegno al lavoro e ai consumi. Il settore delle costruzioni e dell'impiantistica rappresenta il 20% del PIL del Paese e in questi anni ha investito ingenti risorse in ricerca per l'innovazione. Migliaia di piccole e medie imprese nell'edilizia e nell'artigianato e molti produttori di materiali e apparecchiature per l'edilizia si erano attivati per utilizzare il mercato che si stava aprendo e con questo provvedimento rischiano ora disastrose conseguenze sull'occupazione e sulla sopravvivenza stessa delle loro aziende''. Calearo fa sapere che i parlamentari veneti del Partito Democratico, pur avendo ottenuto l'abolizione della retroattivita' di questo provvedimento, insisteranno a fare pressioni sul governo fino a che questa norma non verra' completamente abolita dalle misure anti crisi. fdm/mcc/rob (Asca)

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Il Presidente del Tribunale Amministrativo del Veneto, ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 05-12-2008)

Argomenti: Province

Il Presidente del Tribunale Amministrativo del Veneto, ... Il Presidente del Tribunale Amministrativo del Veneto, Seconda Sezione, con Decreto n. 948/08 di mercoledì 3 dicembre ha sospeso la delibera del settore Caccia e pesca della Provincia di Venezia, del 22 settembre 2008, con la quale venivano autorizzati quattro impianti di cattura di richiami vivi dotati di reti da uccellagione. Quindi dal 3 dicembre, grazie al ricorso della LAC, Lega per l'Abolizione della Caccia, presentato dall'Avv. Massimo Rizzato del foro di Venezia, questa pratica della cattura di piccoli uccelli canori è stata chiusa in tutta la provincia di Venezia. Gli uccellini catturati vengono utilizzati dai cacciatori come richiami vivi, detenuti in piccole gabbiette per attirare vicino ai capanni di caccia gli uccellini in migrazione per ucciderli con l'inganno. Nel decreto del TAR si legge che il provvedimento impugnato dalla LAC "incide gravemente sulla sopravvivenza della relativa fauna di transito" considerato che la provincia la aveva autorizzata fino al 15 dicembre 2008. L'INFS - Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, chiamato ad esprimere un parere su un documento della Regione che autorizzava le province a catturare gli uccellini, tra le quali Venezia, il 28 luglio 2008 aveva espresso parere negativo. Nel ricorso della LAC veniva evidenziato che la delibera di Venezia, oltre a consentire le reti da uccellagione in un contesto di controlli non corrispondenti alle norme comunitarie, autorizzava in questi impianti, unica tra le province del Veneto, l'utilizzo di richiami elettroacustici vietati anche dalla legge regionale e statale sulla caccia. Va detto che per il funzionamento dei quattro impianti chiusi erano stati previsti 25.000 euro di fondi pubblici.«Questo decreto del TAR premia il nostro impegno contro questa odiosa e barbara pratica dell'uccellagione effettuata con le reti, dice Andrea Zanoni, presidente della Lac - mezzo non selettivo e vietato dalla Direttiva Comunitaria, può catturare anche uccellini protetti ed in via di estinzione. Ci resta l'amaro in bocca perchè l'uccellagione potrebbe essere stata chiusa in tutto il Veneto, e non solo a Venezia, se non ci fossero stati dei vizi formali sui ricorsi precedentemente rigettati dal Tar».

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Provincia, l'alleanza tra Lega e Pdl scricchiola (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

Provincia, l'alleanza tra Lega e Pdl scricchiola Paniz: «Rapporti ottimi», Bottacin: «I forzisti non dovrebbero candidarsi» CRISTIAN ARBOIT BELLUNO. A sentire Paniz il clima che si respira nell'alleanza di centrodestra è simile a quello della casetta di Babbo Natale tra il padrone di casa e gli elfi. Tutto idiliaco, tutto ovattato. Peccato che i colleghi della Lega dipingano più un'atmosfera da Arancia meccanica. Mentre il segretario di Forza Italia si dice disposto a un confronto sui candidati in vista delle provinciali, il leghista Gianpaolo Bottacin è impietoso: «Se fossero coerenti, i forzisti dovrebbero starsene a casa e quelli in carica dimettersi. Il Pdl vuole l'abolizione delle Province. E' una questione di coerenza». Ma andiamo con ordine. Martedì il consiglio dei ministri ripristina il fondo Letta dopo che voci insistenti lo davano più che dimezzato, quattro milioni anziché venticinque. Una bella differenza che ha preoccupato tutti i comuni beneficiari. Il recupero avviene in serata attraverso un ordine del giorno votato dal governo e presentato dai parlamentari veneti del Pdl. Apriti cielo. La Lega scalpita. Franco Gidoni grida all'operazione propagandistica fatta per «tagliare fuori» il Carroccio e fare comunella con il Pd. Non solo. «L'alleanza è appesa a un filo», dice riferendosi alle elezioni di giugno. Quanto basta per parlare di un rapporto in crisi, ma Forza Italia minimizza. «Sono grato al mio amico Gidoni per avermi dato del bipartisan. Io ho il diritto di difendere tutta la provincia». «Quando in aula abbiamo firmato l'ordine da presentare al governo ci sono state alcune adesioni del Pd. Potevano farlo anche loro», prosegue Paniz con tono quasi "ecumenico" sotto lo sguardo del consigliere regionale Dario Bond e del coordinatore comunale Orazio Da Rold. «La Lega deve capire di non avere il monopolio del rapporto con la popolazione», la stoccata di Paniz che subito dopo ritorna a parlare di un rapporto solido, anzi «ottimo»: «La Lega è una componente utile e determinante della coalizione». A dimostrarlo l'apertura - ormai costante - nei confronti di un candidato presidente leghista. «Se la Lega presenterà un nome condivisibile lo appogeremo in pieno». Di tutt'altro avviso Bottacin: «Rimango convinto che la Lega dovrebbe correre da sola, anche se mi rendo conto dell'esistenza di numerose variabili». Il clima nel centrodestra non è ancora natalizio.

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Scandroglio e Plinio insistono "Le Province vanno abolite" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

COSTI DELLA POLITICA PROPOSTA DI LEGGE IN PARLAMENTO E ORDINE DEL GIORNO IN REGIONE Pendolari Scandroglio e Plinio insistono "Le Province vanno abolite" Il deputato di Forza Italia e il capogruppo di An rilanciano il tema Abbonati, possibile chiedere il rimborso GENOVA Il deputato del Pdl Michele Scandroglio, in Parlamento, e il capogruppo di AN Gianni Plinio, in Consiglio regionale chiedono l'abolizione delle Province, proprio alla vigilia della battaglia elettorale che riguarda Savona. «Se aboliamo le province, inutili e costose, potremmo detassare per sempre le tredicesime», ha detto Michele Scandroglio, spiegando la proposta di legge costituzionale di cui è primo firmatario. «Il programma del PdL prevede l'una e l'altra cosa, tocca al governo procedere in tal senso e il ministro Calderoli quando verrà in Parlamento per spiegarci le riforme spero abbia anche ben chiaro cosa vogliono i cittadini. Nel PdL abbiamo raccolto un vasto consenso sulla proposta di legge e vedo che anche settori dell'opposizione trovano la cosa non solo opportuna ma indispensabile - ha precisato il deputato. Ho spesso denunciato l'inutilità di tali enti che creano un'ipertrofia delle regole e confusione». E spiega: «Nel 1970 le Province erano 94, oggi 110. Rispetto alle ridottissime competenze di cui sono titolari, le spese sono assolutamente sproporzionate, aggirandosi intorno ai 16 miliardi di euro. Le spese per il personale sono passate da 1,35 miliardi di euro del 2000 a 2,1 miliardi di euro del 2005 con un incremento di circa il 34%. Un budget importante che potrebbe essere impiegato per la detassazione dei redditi più bassi e per la defiscalizzazione delle tredicesime». La proposta di legge riguarda «Modifiche al Titolo V della seconda parte della Costituzione», ovvero la soppressione della parola Province accanto agli altri enti locali, prevedendo il trasferimento dei beni alle Regioni e da queste ai Comuni, in proporzione alle varie competenze, come anche i contratti di lavoro dei dipendenti. Plinio ha presentato un documento da discutersi in sede di Bilancio previsionale 2009 per chiedere al Parlamento l'abolizione delle Province «che consentirebbe una riduzione della spesa pubblica di 16 miliardi l'anno». \Si chiude definitivamente il caso dei rimborsi di Trenitalia ai pendolari, fonte di un violento scontro tra azienda ferroviaria e Regione Liguria, e l'assessore ai Trasporti Enrico si dice soddisfatto. «Trenitalia ci ha comunicato di rimborsare i pendolari in possesso dei requisiti richiesti che hanno già sottoscritto l'abbonamento mensile per dicembre 2008», ha dicharato dopo aver appreso la notizia del rimborso anche per coloro che, a causa della lunghezza delle trattative tra Regione e Trenitalia, avevano già acquistato l'abbonamento mensile prima che fosse resa pubblica l'accettazione della delibera regionale da parte di Trenitalia. «Era giusto e necessario che anche loro potessero usufruire del bonus previsto così da sanare questa discriminazione. Consiglio dunque ai pendolari di presentarsi alle biglietterie muniti dei titoli di viaggio previsti dalla delibera per ottenere il completo rimborso della mensilità di dicembre», ha concluso.\

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Le poltrone non si toccano, si riorganizzano (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-12-2008)
Pubblicato anche in: (Corriere delle Alpi)

Argomenti: Province

Le poltrone non si toccano, si riorganizzano I presidenti provinciali insorgono alla proposta abolizionista dell'Italia del Valori Vittorio Casarin: «Facciamone enti di secondo grado» VENEZIA. Compatti per sopravvivere. I presidenti delle Province venete respingono in massa la proposta avanzata dall'Idv di abolire gli enti territoriali. Ma la loro non è una mera difesa di posizione; del resto, la maggior parte degli attuali presidenti sarà ampiamente ineleggibile o altrove se e quando passerà la proposta di Idv (che in questa tornata di battaglia abolizionista ha sposato la campagna lanciata da Libero). Contrari alla cancellazione, i presidenti aprono invece alla riorganizzazione degli enti su area vasta. Reazione favorevole e plebiscitaria anche sul coordinamento dei sindaci dei sette Comuni capoluogo, che - sostengono i presidenti - ripropone, di fatto, il coordinamento delle Province senza fastidiose sovrapposizioni. Diversamente, alla proposta di abolire le Province il veneziano Davide Zoggia (Pd) oppone quella di una revisione: «Questa deve avvenire nell'ambito di una riorganizzazione del sistema istituzionale, dalla riduzione delle dimensioni del Parlamento, al Senato regionale - sostiene Zoggia - inoltre è necessaria una piena delega per le funzioni, laddove la Regione oggi non provvede, se non in parte. La Provincia è un ente di raccordo dei piccoli comuni: nel nostro caso sono l'80%. Senza di noi, per loro non ci sarebbe alcuna possibilità di ottenere rappresentanza, ad esempio in Regione. Quindi, se si vuole aprire un ragionamento di questo tipo, bisogna andare oltre le boutade periodiche». Pronto ad un ripensamento dell'ente anche il presidente della Provincia di Treviso: «Io sono favorevole all'abolizione delle Province che non toccano i 30 mila abitanti - sostiene Leonardo Muraro - bisogna ragionare su area vasta, almeno 350.000 abitanti, senza tuttavia creare sovrapposizioni con le aree metropolitane. Trovo giusta una razionalizzazione che passi attraverso criteri e competenze definitivi». Muraro tuttavia rifiuta il ruolo di vittima sacrificale toccato agli enti territoriali: «Questo dibattito avviene ancora una volta mentre i parlamentari, e di conseguenza i consiglieri regionali, sono intenti ad aumentarsi lo stipendio - prosegue il leghista - ma nessuno tiene conto che noi gestiamo 1400 chilometri di strade provinciali, milioni di euro per scuole e formazione, tutto con un costo del personale tra i più bassi d'Italia». Muraro accusa la Regione di ostacolare l'attività delle Province: «Galan crea a sua discrezione Agenzie cui delega le nostre competenze per diminuire il nostro ruolo politico - sostiene il presidente trevigiano - e stipendia direttori che prendono più del doppio di un presidente di Provincia. Non solo, la mancanza di una pianificazione d'area sull'urbanistica ha fatto sì che su 95 Comuni si creassero 1074 zone industriali, massacrando il territorio». La proposta è - per il presidente della Provincia di Padova - "l'ennesimo polverone" sul tema: «Bisognerebbe approfittarne per fare un'analisi attenta - sostiene Vittorio Casarin - certo anche nelle Province si potrebbero realizzare dei risparmi, ma non è questo l'unico ambito. Ad esempio si potrebbe tagliare una Camera e trasformare il Senato in un coordinamento delle conferenze delle Regioni. In questo scenario le Province potrebbero diventare un ente di secondo livello con un comitato direttivo di 5-7 persone e un presidente nominati dai sindaci. Evitare di andare alle urne porterebbe ad un risparmio di un paio di milioni di euro, sono per la Provincia di Padova. E poi si potrebbe tagliare sui finanziamenti ai partiti e snellire i gruppi consiliari. Ma non si possono cancellare gli enti senza provvedere ad una corretta riorganizzazione delle funzioni». Favorevole a una riduzione controllata anche il presidente della Provincia di Verona: «Trovo giusta la riduzione e la riorganizzazione degli enti su area vasta - sostiene Elio Mosele - questo tenendo conto di parametri condivisi, dal territorio alla popolazione. Al di là della questione costituzionale, il superamento delle Province, che sono tra le istituzioni più antiche, non è così automatico come alcuni vorrebbero, basti pensare che sindacati, partiti, ordini camerali, si organizzano su questa base». Il più acceso oppositore della proposta resta Attilio Schneck. «Chi dice che sarebbe sufficiente far consorziare i sindaci, non sa nulla dell'argomento - sostiene il presidente della Provincia di Vicenza - in questo modo si cerca un capro espiatorio senza proporre soluzioni reali. Oggi gestiamo 1200 chilometri di strade, 80 scuole. Chi se ne occuperà? Chi fornirà i servizi ai Comuni con 500 abitanti, che non possono nemmeno permettersi un ufficio legale? Così si finirà per dover ricorrere alla Regione anche per tagliare un albero, quadruplicando costi e burocrazia». (s.zan.)

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Crociata anti-Province il primo atto è Veneto (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-12-2008)
Pubblicato anche in: (Corriere delle Alpi)

Argomenti: Province

Crociata anti-Province il primo atto è Veneto I deputati dell'Idv Donadi e Borghesi hanno presentato due proposte di legge per avviare l'iter di abolizione SIMONETTA ZANETTI VENEZIA. Parte dal Veneto la battaglia per l'abolizione delle Province. Il deputato veneziano Massimo Donadi ed il bolzanino Antonio Borghesi (eletto nella circoscrizione Veneo 1) hanno presentato due proposte di legge per avviare l'iter di soppressione degli enti territoriali. La prima proposta è di modifica costituzionale e prevede l'esclusione della copertura costituzionale attraverso l'abrogazione della parola "Provincia" dall'articolo 114 del Titolo V. A ruota la proposta di legge delega al governo, contenente i parametri (tempi e modi) sulle possibilità funzionali, ovvero: le funzioni prossime ai Comuni verranno trasferite loro, assieme al personale competente; quelle più vicine alle Regioni verranno lì dirottate. L'eliminazione prenderà il via con i decreti delegati, all'incirca nel giro di un anno: «Le Province sono da sempre enti in cui i costi superano l'utilità pubblica - sostiene Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Idv - in un momento di crisi come questo è necessario ripensare le competenze. Il federalismo fiscale avrà un senso solo se accompagnato da un serio sfoltimento dei livelli rappresentativi e conseguente limitazione di imposizione e spesa». L'Idv chiederà quanto prima la calendarizzazione della proposta in commissione Affari costituzionali. «La Lega è contraria all'abolizione delle Province più che altro per ragioni di conservazione - prosegue Donadi - noi siamo pronti a dare ampio sostegno al federalismo fiscale ma, proprio in quest'ottica, è necessario fare delle scelte. A quel punto vedremo chi è veramente a favore della riduzione drastica dei costi della politica e chi, invece, coi costi della politica si ingrassa e fa solo campagna elettorale». Ma la battaglia dell'Idv non si ferma qui. In lista l'ulteriore sfoltimento degli enti intermedi «non indispensabili»: nel mirino comunità montane e unione dei Comuni. «Siamo per l'abrogazione delle circoscrizioni dei Comuni sotto i 200 mila abitanti - conclude Donadi - e per l'introduzione di una normativa che imponga alle piccole realtà di consorziarsi in aree di bacino di almeno 20-25 mila abitanti per la condivisione dei servizi».

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<Aboliamolo stipendionei municipi> (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

«Aboliamolo stipendionei municipi» la lettera nMAI COME ora si impongono scelte, anche impopolari, di razionalizzazione dei costi della spesa pubblica. Si pagano anni di sprechi e di posti di lavoro fittizi creati con l'unica finalità del clientelismo. Durante la campagna elettorale Berlusconi ha parlato di abolizione delle Provincie. Credo sia giunto il momento di attuare tale riforma, riconvertendo il personale non politico e abolendo le cariche politiche. E forse, con coraggio, provare ad andare un po' più in là. Sono consigliere di un Municipio, il IX Levante. Per tale carica ricevo un emolumento pari a circa 45 euro lordi come rimborso spese per ogni Consiglio, riunione Capigruppo, Commissione a cui partecipo. Non è una gran cifra, considerato anche il tempo che dedico a tale attività e che sottraggo al mio vero lavoro ed alla famiglia. Ma è una cifra spropositata se moltiplicata per il numero di Consiglieri Municipali del Municipio di cui faccio parte (24 persone) e se moltiplichiamo il risultato per i 9 Municipi che compongono l'area metropolitana genovese. Figuriamoci se facciamo il calcolo dell'intero territorio nazionale. Ho già espresso in varie sedi il mio pensiero in merito, ovvero che l'impegno politico almeno nei Municipi (ex Circoscrizioni) dovrebbe essere un impegno sociale non remunerato a cui tutti i cittadini, una volta nella vita, dovrebbero contribuire. Un po' come il servizio militare, uno o due anni di servizio civile dove si collabora al funzionamento della cosa pubblica. E se proprio vogliamo dare un emolumento, potremmo pagarlo con benefit tipo permessi di parcheggio nelle aree blu o analoghi privilegi che non incidono sulle casse comunali o statali. In questo modo otterremmo due risultati, il primo sociale ed il secondo economico. Coerentemente, a fine anno devolverò in beneficenza i soldi che riceverò come emolumenti dal Comune per le attività di consigliere municipale svolte quest'anno. Massimo Alfieri è Consigliere del Municipio IX Genova Levante 06/12/2008

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LE PROVINCE \nSOTTO (SOLITO) \nATTACCO (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-12-06 num: - pag: 1 categoria: BREVI LE PROVINCE SOTTO (SOLITO) ATTACCO di IVONE CACCIAVILLANI S punta a giorni alterni tra abolizionisti e conservisti il tema Provincia, ente costoso ed inutile, mera superfetazione residuale d'un passato definitivamente archiviato. Pochi i difensori e per lo più smarriti, quasi timorosi d'incappare nelle ire degli abolizionisti arrabbiati. L'ultimo episodio di ostracismo provinciale (anche se non confessato) è la recente riunione dei sette sindaci delle sette città venete capoluogo di Provincia, alla ricerca d'un nuovo modulo dell'amministrare; assomigliano tanto ai sette samurai partiti con gli spadoni fiammanti per l'ultima battaglia contro il Grande Male. Chiacchiere. La possibilità che le città capoluogo rappresentino il relativo hinterland-provincia è pari a zero; tranne che Belluno, al centro d'una Provincia interamente montana (che peraltro, ostaggio della mania di specialità, pare impegnata ad erigere un muro sulla Valsugana per distinguersi dall'Altopiano), Rovigo e Padova interamente di pianura, le tre al centro di Province «miste», di pianura e montagna, sono lontane anni luce dal Pianeta Montagna, oggi più che mai alla deriva dopo l'ignobile fine delle Comunità Montane. CONTINUA A PAGINA 21

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Spunta l'ipotesi Marzi (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

stampa Provinciali Spunta l'ipotesi Marzi Una provocazione, ma fino a un certo punto. Insomma un'ipotesi percorribile. La lancia l'ex segretario provinciale dell'ex Psi Michele Leva sulla base di «un programma elettorale coraggioso, chiaro e popolare» (abolizione di Province e Comunità montane, città metropolitana con poteri di Regione, soppressione comuni con meno di 8 mila abitanti) ed il candidato dovrebbe essere l'ex sindaco di Frosinone Domenico Marzi, che non ha aderito al Pd e lo si è visto a più di qualche convegno promosso dall'Mcl di Paliotta. «Un progetto rivoluzionario», così lo definisce Leva. Intanto la situazione non si sblocca a destra e sinistra per le candidature al vertice della Provincia. Così il terreno diventa fertile per l'Udc, la cui leader Anna Teresa Formisano, neo commissario, ha facile gioco nel far notare che «la confusione invece di diminuire sta crescendo perché invece di far prevalere l'interesse della comunità ci si scontra su quelli personali». «Noi invece stiamo lavorando dentro e per il partito», puntualizza la deputata che venerdì sera ha riunito ancora il comitato provinciale. «La partecipazione è stata tanta», va registrata l'adesione di Luca Baldanzi dalla DcA del capoluogo e sono già noti i primi due candidati nei collegi provinciali dello Scalo (il commissario cittadino Francesco Trina) e di Pontecorvo (Daniele Longo, indicato dal sindaco Roscia). Cosa pensa la deputata dell'aeroporto? «Ritengo che più che un punto di arrivo debba essere considerato un inizio. E mi auguro che l'iniziativa vada in porto per gli interessi del territorio mettendo tutti da parte le bandierine di partito. Bisogna approfittare dell'occasione per creare un'occupazione diversa a favore di tanti giovani che cercano lavoro». Per domani è indetta anche nella nostra provincia la giornata del tesseramento al Partito democratico. In vari comuni saranno allestiti punti di incontro per sollecitare i cittadini ad iscriversi.

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crociata anti-province il primo atto è veneto - simonetta zanetti (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 06-12-2008)
Pubblicato anche in: (Nuova Venezia, La)

Argomenti: Province

Pagina 11 - Regione Crociata anti-Province il primo atto è Veneto I deputati dell'Idv Donadi e Borghesi hanno presentato due proposte di legge per avviare l'iter di abolizione SIMONETTA ZANETTI VENEZIA. Parte dal Veneto la battaglia per l'abolizione delle Province. Il deputato veneziano Massimo Donadi ed il bolzanino Antonio Borghesi (eletto nella circoscrizione Veneo 1) hanno presentato due proposte di legge per avviare l'iter di soppressione degli enti territoriali. La prima proposta è di modifica costituzionale e prevede l'esclusione della copertura costituzionale attraverso l'abrogazione della parola "Provincia" dall'articolo 114 del Titolo V. A ruota la proposta di legge delega al governo, contenente i parametri (tempi e modi) sulle possibilità funzionali, ovvero: le funzioni prossime ai Comuni verranno trasferite loro, assieme al personale competente; quelle più vicine alle Regioni verranno lì dirottate. L'eliminazione prenderà il via con i decreti delegati, all'incirca nel giro di un anno: «Le Province sono da sempre enti in cui i costi superano l'utilità pubblica - sostiene Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Idv - in un momento di crisi come questo è necessario ripensare le competenze. Il federalismo fiscale avrà un senso solo se accompagnato da un serio sfoltimento dei livelli rappresentativi e conseguente limitazione di imposizione e spesa». L'Idv chiederà quanto prima la calendarizzazione della proposta in commissione Affari costituzionali. «La Lega è contraria all'abolizione delle Province più che altro per ragioni di conservazione - prosegue Donadi - noi siamo pronti a dare ampio sostegno al federalismo fiscale ma, proprio in quest'ottica, è necessario fare delle scelte. A quel punto vedremo chi è veramente a favore della riduzione drastica dei costi della politica e chi, invece, coi costi della politica si ingrassa e fa solo campagna elettorale». Ma la battaglia dell'Idv non si ferma qui. In lista l'ulteriore sfoltimento degli enti intermedi «non indispensabili»: nel mirino comunità montane e unione dei Comuni. «Siamo per l'abrogazione delle circoscrizioni dei Comuni sotto i 200 mila abitanti - conclude Donadi - e per l'introduzione di una normativa che imponga alle piccole realtà di consorziarsi in aree di bacino di almeno 20-25 mila abitanti per la condivisione dei servizi».

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le poltrone non si toccano, si riorganizzano (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 06-12-2008)
Pubblicato anche in: (Nuova Venezia, La)

Argomenti: Province

Pagina 11 - Regione Le poltrone non si toccano, si riorganizzano I presidenti provinciali insorgono alla proposta abolizionista dell'Italia del Valori Vittorio Casarin: «Facciamone enti di secondo grado» VENEZIA. Compatti per sopravvivere. I presidenti delle Province venete respingono in massa la proposta avanzata dall'Idv di abolire gli enti territoriali. Ma la loro non è una mera difesa di posizione; del resto, la maggior parte degli attuali presidenti sarà ampiamente ineleggibile o altrove se e quando passerà la proposta di Idv (che in questa tornata di battaglia abolizionista ha sposato la campagna lanciata da Libero). Contrari alla cancellazione, i presidenti aprono invece alla riorganizzazione degli enti su area vasta. Reazione favorevole e plebiscitaria anche sul coordinamento dei sindaci dei sette Comuni capoluogo, che - sostengono i presidenti - ripropone, di fatto, il coordinamento delle Province senza fastidiose sovrapposizioni. Diversamente, alla proposta di abolire le Province il veneziano Davide Zoggia (Pd) oppone quella di una revisione: «Questa deve avvenire nell'ambito di una riorganizzazione del sistema istituzionale, dalla riduzione delle dimensioni del Parlamento, al Senato regionale - sostiene Zoggia - inoltre è necessaria una piena delega per le funzioni, laddove la Regione oggi non provvede, se non in parte. La Provincia è un ente di raccordo dei piccoli comuni: nel nostro caso sono l'80%. Senza di noi, per loro non ci sarebbe alcuna possibilità di ottenere rappresentanza, ad esempio in Regione. Quindi, se si vuole aprire un ragionamento di questo tipo, bisogna andare oltre le boutade periodiche». Pronto ad un ripensamento dell'ente anche il presidente della Provincia di Treviso: «Io sono favorevole all'abolizione delle Province che non toccano i 30 mila abitanti - sostiene Leonardo Muraro - bisogna ragionare su area vasta, almeno 350.000 abitanti, senza tuttavia creare sovrapposizioni con le aree metropolitane. Trovo giusta una razionalizzazione che passi attraverso criteri e competenze definitivi». Muraro tuttavia rifiuta il ruolo di vittima sacrificale toccato agli enti territoriali: «Questo dibattito avviene ancora una volta mentre i parlamentari, e di conseguenza i consiglieri regionali, sono intenti ad aumentarsi lo stipendio - prosegue il leghista - ma nessuno tiene conto che noi gestiamo 1400 chilometri di strade provinciali, milioni di euro per scuole e formazione, tutto con un costo del personale tra i più bassi d'Italia». Muraro accusa la Regione di ostacolare l'attività delle Province: «Galan crea a sua discrezione Agenzie cui delega le nostre competenze per diminuire il nostro ruolo politico - sostiene il presidente trevigiano - e stipendia direttori che prendono più del doppio di un presidente di Provincia. Non solo, la mancanza di una pianificazione d'area sull'urbanistica ha fatto sì che su 95 Comuni si creassero 1074 zone industriali, massacrando il territorio». La proposta è - per il presidente della Provincia di Padova - "l'ennesimo polverone" sul tema: «Bisognerebbe approfittarne per fare un'analisi attenta - sostiene Vittorio Casarin - certo anche nelle Province si potrebbero realizzare dei risparmi, ma non è questo l'unico ambito. Ad esempio si potrebbe tagliare una Camera e trasformare il Senato in un coordinamento delle conferenze delle Regioni. In questo scenario le Province potrebbero diventare un ente di secondo livello con un comitato direttivo di 5-7 persone e un presidente nominati dai sindaci. Evitare di andare alle urne porterebbe ad un risparmio di un paio di milioni di euro, sono per la Provincia di Padova. E poi si potrebbe tagliare sui finanziamenti ai partiti e snellire i gruppi consiliari. Ma non si possono cancellare gli enti senza provvedere ad una corretta riorganizzazione delle funzioni». Favorevole a una riduzione controllata anche il presidente della Provincia di Verona: «Trovo giusta la riduzione e la riorganizzazione degli enti su area vasta - sostiene Elio Mosele - questo tenendo conto di parametri condivisi, dal territorio alla popolazione. Al di là della questione costituzionale, il superamento delle Province, che sono tra le istituzioni più antiche, non è così automatico come alcuni vorrebbero, basti pensare che sindacati, partiti, ordini camerali, si organizzano su questa base». Il più acceso oppositore della proposta resta Attilio Schneck. «Chi dice che sarebbe sufficiente far consorziare i sindaci, non sa nulla dell'argomento - sostiene il presidente della Provincia di Vicenza - in questo modo si cerca un capro espiatorio senza proporre soluzioni reali. Oggi gestiamo 1200 chilometri di strade, 80 scuole. Chi se ne occuperà? Chi fornirà i servizi ai Comuni con 500 abitanti, che non possono nemmeno permettersi un ufficio legale? Così si finirà per dover ricorrere alla Regione anche per tagliare un albero, quadruplicando costi e burocrazia». (s.zan.)

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Costose, inutili, incancellabili: le (finte) promesse sulle province (sezione: Province)

( da "Corriere.it" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

in otto anni cresciute del 65% le spese di gestione Costose, inutili, incancellabili: le (finte) promesse sulle province Berlusconi disse: le aboliremo. Ma la Lega: non si toccano. Frena anche il Pd Cento e otto anni dopo la prima proposta di abolire le province, presentata dal deputato Gesualdo Libertini che le marchiava come enti «per lo meno inutili», destra e sinistra dicono che occorre ancora pensarci su. Auguri. Dice uno studio dell'Istituto Bruno Leoni che costano oggi il 65% in più di otto anni fa? Amen. Sono in troppi, a volerle tenere... La Lega, poi... «Silvio, batti un colpo», ha titolato un giornale non ostile alla destra come «Libero», che in questi giorni ha rilanciato la battaglia per sopprimere quegli enti territoriali che il sindaco di Milano Emilio Caldara bollava già nel 1920 come «buoni solo per i manicomi e per le strade». Macché: non lo batte affatto. Nonostante solo pochi mesi fa, fiutando l'aria che tirava nel Paese sulla «casta», nella scia delle denunce del «Corriere», si fosse speso in promesse definitive. C'erano le elezioni alle porte, il Cavaliere voleva stravincere e quando la signora Ines di Forte dei Marmi, durante la chat-line organizzata dal nostro giornale, gli chiese cosa avesse in mente per «abbassare finalmente i costi folli della politica italiana», rispose: «La prima cosa da fare è dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali». E le Province? «Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle». Otto settimane dopo, già sventolava trionfante il primo successo, riassunto dai tg amici con titoli che dicevano: «Abolite nove Province». Sì, ciao. La notizia era un'altra: nove Province dovevano cambiare nome. D'ora in avanti si sarebbero chiamate «aree metropolitane ». Fine. Un ritocco non solo semantico, si capisce. Ma un ritocco. Presto smascherato da un anziano gentiluomo di destra come Mario Cervi che sullo stesso «Giornale» berlusconiano, dopo aver letto la bozza della riforma federalista di Roberto Calderoli, scrisse: «Alcune norme del disegno di legge hanno l'obiettivo di "riconoscere un'adeguata autonomia impositiva alle Province". Ma allora, dopo tanti annunci di abolizione, le Province ce le teniamo, e anzi ne avremo di nuove perché l'alacre fantasia dei notabili locali è sempre all'opera nel varare enti inutili? A occhio e croce si direbbe che questa sia una vittoria non del nuovo ma della vecchissima politica distributrice di poltrone». Parole d'oro. Che Francesco Storace, con brutalità gajarda, traduce così: «Bravi! Ci avevano promesso di abolire le Province e il bollo auto ed è finita che fanno gestire il bollo auto alle Province». Insomma, chiede oggi il deputato del Pd Enrico Farinone, «la maggioranza è favorevole o contraria all'abolizione delle Province? I cittadini meritano un chiarimento». Giusto. Non solo dalla destra, magari. Quindici anni fa, nella «Bicamerale» presieduta da Ciriaco De Mita, furono i pidiessini Franco Bassanini e Cesare Salvi a spingere Augusto Barbera a ritirare la proposta di sopprimere le Province in linea con quanto aveva deciso, alla Costituente, la Commissione dei 75: «L'argomento è di grande interesse, ma merita una riflessione ulteriore». Riflessione ancora in corso. Al punto che quando Massimo Calearo ha rivelato che stava lavorando con altri parlamentari di sinistra e di destra all'abolizione dell'ente, qualche settimana fa, è stato bacchettato per primo dai suoi stessi amici di partito. Dal segretario regionale Paolo Giaretta («nel nostro Veneto, una delle Regioni più centraliste d'Italia, le nostre Province non sono enti superflui, anzi») al presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon: «L'unico inutile, qui, è lui, non le Province». Di più: il democratico Giorgio Merlo si è avventurato a dire che quella per l'abolizione delle Province è «una campagna qualunquista e demagogica». Quanto a Walter Veltroni, naviga a vista: «Sì, penso ci si possa arrivare. Ma non sono un demagogo. E' facile dirlo in campagna elettorale, poi in genere chi lo dice è il primo a presentare proposte per istituirne di nuove... ». Lui sarebbe per «ridurre la sovrapposizione dei livelli di governo, a partire dall'abolizione delle Province, laddove vengano costituite le Città metropolitane». A farla corta: boh... E' a destra, però, che i mal di pancia sono più forti. Un po' perché il rilancio di Feltri e la sua raccolta di firme vengono vissuti da alcuni come sassate scagliate da mano amica («tu quoque, Vittorio: proprio adesso...») che rischiano di mandare in pezzi il quadretto di una destra felicemente compatta. Un po' perché le prime crepe si vedono già. E si allargano ogni giorno di più. Gianfranco Fini è stato netto: «Nel programma del Pdl c'era l'abolizione delle Province ed è vero che a tutt'oggi non è stato fatto nulla. Personalmente non ho cambiato opinione». E così Ignazio La Russa: «Facciamolo. Con un percorso graduale. Che duri tre o quattro anni. E consenta alle Province di cedere le proprie competenze a Regioni e Comuni. In An questa opinione è largamente condivisa. Una riforma seria le deve abolire tutte». Gianni Alemanno fa sponda: «Sono sempre stato favorevole». La Lega, però, non vuol sentirne parlare. Certo, uno come l'ex presidente Stefano Stefani, mesi fa, si era sbilanciato: «Sono d'accordo con coloro che propongono la prima, sostanziale rivoluzione, l'abolizione delle Province». Ma è stato subito stoppato dalla ex presidentessa leghista della sua stessa Provincia di Vicenza, Manuela Dal Lago: «Perché, piuttosto, non abolire subito i Prefetti e le prefetture?». «Le Province sono nella Costituzione! », ha urlato ad «AnnoZero» Roberto Castelli ergendosi a baluardo della Carta, dimentico di quando il suo partito voleva buttare il tricolore nel cesso. Finché è intervenuto Umberto Bossi che, memore che il suo partito non guida neppure una grande città ma controlla sei Province (su 109!), ha chiuso: «Finché la Lega è al governo, non si toccano». Fine. Al punto che Renato Brunetta, accantonando la durlindana decisionista che da mesi mulina impavido, è stato insolitamente prudentissimo: «Le Province sono enti inutili, che non servono, ma che non riusciremo a cancellare in questa legislatura». Ma come: neppure con cento seggi di vantaggio alla Camera e cinquanta al Senato? E le promesse elettorali? Gli impegni solenni? Niente da fare. E' la politica, bellezza. Al massimo, ha detto ieri Giulio Tremonti, si può fermare la nascita di Province nuove. Come quelle di Aversa, Pinerolo, Civitavecchia, Sibari, Sala Consilina... Gian Antonio Stella stampa |

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<Hanno stretto patti a Ponte di Piave. A questo punto sceglieremo noi con chi fare alleanze> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 06-12-2008)

Argomenti: Province

«Hanno stretto patti a Ponte di Piave. A questo punto sceglieremo noi con chi fare alleanze» «Non sta scritto da nessuna parte che la Lega debba correre per forza con il centrodestra o il Pdl alle prossime amministrative, anche perché mi risulta che in alcuni comuni Remo Sernagiotto abbia chiuso un accordo con il Partito democratico, come a Ponte di Piave. Se queste sono le premesse credo che nessuno si debba sentire legato a nessuno». Quelle del segretario provinciale del Carroccio Gianantonio Da Re sono parole pesanti come macigni: dato che Forza Italia ha brigato per siglare di nascosto un patto con il Pd, il Carroccio si sente le mani totalmente libere.Da Re, è il via libera per la corsa solitaria della Lega?«Stando così le cose noi le alleanze nei comuni, se servono, le faremo solo ed esclusivamente con le persone responsabili e per bene. Prepareremo le liste della Lega nord in tutti i comuni. non è la prima volta che lo facciamo. E penso neanche l'ultima. Il panorama è molto conflittuale a tutti i livelli e questo non può che avere ripercussioni sulle amministrative comunali in arrivo (in provincia di Treviso saranno interessati 60 comuni su 95, ndr), dove i singoli partiti o movimento si contendono a viso aperto sindaci e quant'altro nelle trattative».Da dove hanno origine i problemi?«È chiaro, dal grande consenso elettorale raccolto dalla Lega e dal grande consenso che abbiamo tuttora sul territorio. In Regione ci sono tensioni nella maggioranza in vista delle elezioni del 2010, con noi che rivendichiamo il presidente della Regione per il dopo-Galan. Infine c'è una questione ancora aperta con l'Udc: sono nella maggioranza in Veneto ma criticano il Governo. In Trentino si sono presentati con il Pd. Dopo le elezioni in Abruzzo, dove corrono con il Pd, ci sarà un chiarimento definitivo».Le strategie dell'Udc sembrano proprio irritare il consigliere regionale leghista: «Allora vuol dire che si stanno vendendo per la famosa "carega". Se ci fosse ancora la coerenza gli assessori dell'Udc in Regione avrebbero già abbandonato il loro assessorato. Peraltro ricordo che l'Udc, An e forza Italia non hanno partecipato alla votazione sulle comunità montane, che così sono state ridotte».Ne hanno fatto una battaglia sui costi.Non è così?«Ah sì? Peccato che sia stato nominato un commissario al posto di ogni presidente e che il costo sia lo stesso. Dove sta il risparmio? Ditemelo. A me sembra solo che siano andati perduti i servizi essenziali per il buon funzionamento della montagna. E questo non è quello che voleva la Lega».Il risparmio viene invocato anche da chi chiede l'abolizione delle Province.«In realtà quella è un'operazione per sostituire il potere amministrativo alle Province con la lunga mano della Regione: il personale passerà sotto la Regione, come gli uffici che rimarranno sul territorio, ma avranno a capo un funzionario che non risponderà a nessuno del suo operato. Invece il presidente della Provincia ogni 5 anni risponde ai cittadini. E poi la Regione non può sostituirsi alla specificità del territorio e alle competenze delle Province».Eppure lei siede sui banchi della Regione.«Proprio perché sono un consigliere regionale posso dire che quell'ente così com'è concepito non funziona. Per una variante urbanistica ci vogliono 4 anni. Vogliamo davvero che occorra lo stesso tempo per tutte le decisioni che oggi le Province prendono rapidamente? Le Regione dovrebbe legiferare e le Province amministrare il territorio».Marco Gasparin

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questione morale fronte progressista - nino alongi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina XXXI - Palermo QUESTIONE MORALE FRONTE PROGRESSISTA NINO ALONGI N on si tratta indubbiamente di un improvviso quanto miracoloso rinsavimento della nostra classe dirigente. Probabilmente siamo solo alla vigilia di un cambio di strategia intesa a rimuovere, in ogni caso, una situazione politico-amministrativa non più sostenibile. A questo punto uno spazio enorme si apre per l´opposizione di centrosinistra il cui compito adesso è quello di incalzare il governo guidato da Raffaele Lombardo e i gruppi che lo sostengono affinché l´azione riformatrice intrapresa non resti in mezzo al guado (come spesso succede dalle nostre parti), ma venga proseguita, fino in fondo. Che cosa può fare l´opposizione? Chiedere, a esempio, una maggiore trasparenza negli atti di governo e l´attribuzione di minore potere discrezionale per gli assessori, lo snellimento della burocrazia regionale, la drastica soppressione degli enti inutili iniziando dalla abolizione delle Province (abolizione prevista dalla Statuto siciliano, che qui potrebbe essere applicata con una semplice legge dell´Ars), procedere alla riduzione delle spese di gestione, che hanno raggiunto ormai livelli del tutto scandalosi, e incrementare, viceversa, gli investimenti produttivi. Ma soprattutto l´opposizione dovrebbe riproporre a se stessa intanto e poi all´intero consesso assembleare una seria riflessione sulla questione morale. Ma l´opposizione di centrosinistra è oggi in condizione di assolvere a questa funzione di controllo e, ad un tempo, di testimonianza? Per farlo bisogna essere liberi e motivati, possedere idee e mostrare coraggio. E poi bisogna essere in grado di pensare ed esprimere compiutamente una politica di alto profilo e di incondizionata moralità. Ci sono questi requisiti? Purtroppo in questi anni, per mille ragioni, all´interno delle istituzioni vi è stata una progressiva perdita dei ruoli che ha finito per stravolgere funzioni e regole. La conflittualità ha avuto il sopravvento sulla deliberazione, gli interessi hanno preso il posto dei diritti, la ratifica ha spento la partecipazione. In questo nuovo contesto i partiti hanno finito per esaurire gran parte delle loro originarie funzioni, non sono più forza trainante, culturale e politica, ma solo una palla al piede della democrazia. Non a caso «nella crisi che viviamo soltanto i palazzi del potere restano immobili. Stesse facce, stessi discorsi, identiche pagliacciate», come di recente ha scritto Curzio Maltese sulle colonne di questo giornale. Il presidente Giorgio Napolitano ha concluso quel suo intervento rivolgendosi alle forze culturali del Sud invitandole a un impegno supplementare in favore del rinnovamento della politica: «Una volta - ha sostenuto - erano proiezione dei partiti politici anche le realtà culturali che esprimevano momenti di elaborazione, spesso molto alti. Oggi questi apporti debbono fondamentalmente venire dall´esterno dei partiti, guardando ad essi e con l´obiettivo di contribuire ad una riqualificazione, ad un rinnovamento che non deve essere soltanto un rinnovamento dei partiti in quanto formazioni politiche ma anche un rinnovamento dei partiti per le loro responsabilità di governo». C´è da chiedersi sommessamente se il mondo culturale che si invoca sia migliore del mondo della politica che si rigetta. Il livello di degrado che viviamo, in verità, ci coinvolge tutti, non ci sono aree immuni. Avere questa consapevolezza può costituire un alibi per arrendersi, ma può diventare, almeno per le persone più responsabili, anche il punto di forza da cui ripartire.

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Quando Silvio piegò Maroni (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Via le province Quando Silvio piegò Maroni Piaccia o non piaccia alla Lega, le province saranno abolite. Parola dei fedelissimi del Cavaliere. Andrea Pastore, uno dei quattro saggi di Lorenzago, ha già presentato un disegno di legge. Non solo. Uno degli spin doctor di Berlusconi, Giorgio Stracquadanio, sta mettendo a punto pure l'offensiva mediatica: «Presenteremo, provincia per provincia, un rapporto dell'Istituto Bruno Leoni per dimostrare che quell'ente è uno spreco». Gli azzurri fanno sul serio. Sono pronti a ricacciare anche i testi sacri pur di piegare il Carroccio: «Ripresenteremo - prosegue Stracquadanio - il libro di Tremonti sul federalismo fiscale del 1994 . Lì il federalismo è la via per ricongiungere il divorzio tra la responsabilità del prelievo e l'onere della spesa. Altro che progetto Calderoli che mira alla divisione del paese in aree di influenza: il Nord alla Lega, il Centro alla sinistra e il Sud a "chi l'ha visto". E per questo non bada a spese». Il braccio di ferro (con la Lega) parte da lontano. Al Cavaliere le province non sono mai piaciute. Costano troppo. Poi il 90 per cento sono amministrate dalla sinistra. Meglio toglierle. E infatti lo ha scritto nero su bianco sul programma elettorale. Già allora piegò Maroni: «Maroni - racconta Stracquadanio che al tavolo c'era, eccome - si alzava in continuazione per telefonare al suo capo e opporre resistenza». La trattativa fu lunga. Anche perché già allora si stavano mettendo le basi per la partita del federalismo. Che si giocava sui vari capitoli di entrata. Sull'Ici, ad esempio, i leghisti volevano una compensazione. Quella la ottennero. E in più non volevano toccare le province: «Maroni - prosegue Stracquadanio - tirò fuori la formula dell'abolizione di quelle inutili, ovvero dove sono le aree metropolitane». E che successe? «Berlusconi ha tenuto il punto. Poi ha cacciato l'asso dalla manica, facendo scrivere nel programma che va abolito progressivamente il bollo auto, tributo simbolo delle province». Tutti d'accordo, da Letta a Bonaiuti a Gasparri. E per rafforzare il messaggio Berlusconi va in tv e dice: via l'Ici, via le province e via il bollo. In questi giorni la Lega fa spallucce anche perché la campagna di Libero, quotidiano molto diffuso al Nord, sta registrando più di una simpatia nell'elettorato settentrionale. E nel Pdl - dove molti soffrono il new deal leghista su sicurezza e immigrazione - sono convinti che l'abolizione delle province sia l'arma della controffensiva. Al Nord. A.D.A. 07/12/2008

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<Ho presieduto la Provincia E ora voglio abolirla> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-12-07 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE L'intervista Antonio Borghesi (IdV) «Ho presieduto la Provincia E ora voglio abolirla» VERONA — Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. E' il veronese Antonio Borghesi, oggi deputato dipietrista. A PAGINA 9 Aldegheri Deputato Antonio Borghesi

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<Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: REGIONE - data: 2008-12-07 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Antonio Borghesi, deputato dell'IdV, ha retto l'ente di Verona dal 1995 al 1998. «Adesso costano troppo» «Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate» VERONA — Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. Antonio Borghesi, 59 anni, docente universitario, oggi deputato dell'Italia dei Valori, ha presentato una proposta di legge che, semplicemente, propone di cancellare la parola «Provincia» dalla Costituzione (articolo 114 e seguenti). Il fatto è che lo stesso Borghesi, dal 1995 al 1998, è stato il presidente della Provincia di Verona, per la Lega Nord: ovvero per il partito che oggi, più duramente di tutti, si oppone all'abolizione delle Province. Onorevole Borghesi, cos'è successo? «Semplicemente è successo che sono cambiati i tempi - spiega Borghesi - . Io ho avuto in passato molti dubbi, su questo tema. Ma adesso non ne ho più neanche uno». Ma cosa è cambiato, in concreto? «In primo luogo, oggi come oggi, con la crisi economica pesante in cui ci troviamo coinvolti, i costi della politica non sono più accettabili e vanno ridotti il più in fretta possibile. Abbiamo troppi livelli decisionali, troppe burocrazie che si accavallano, troppe spese non indispensabili. Occorre tagliare. E' giusto abolire le Comunità Montane, ma subito dopo vanno eliminate proprio le Province». Si risparmierà davvero molto? «Sì, anche se tanta gente mi sembra che parli a vanvera, sparando cifre a casaccio. Non è vero che potremo risparmiare 15 miliardi di euro. Ma un miliardo sì. E di questi tempi non mi pare poca cosa». Ma quando lei era presidente… «La realtà era ben diversa. Da allora, molte funzioni sono state trasferite alle Regioni, e altre lo saranno presto. E in questa prospettiva non dimentichiamoci che dobbiamo pensare anche ai Comuni». Abolire anche quelli? «Ovviamente no. La storia d'Italia è storia di Comuni, non si può certo pensare di cancellarli. Ma di cambiarli sì, adattandoli ai tempi. Non ha senso, per esempio, che ogni piccolo Comune, da due o tremila abitanti o anche meno, debba continuare ad avere una propria polizia municipale, un proprio ufficio tecnico, una propria contabilità… Dobbiamo obbligarli a mettersi assieme, creando Unioni di Comuni che abbiano una massa critica di almeno 20mila abitanti: anche quello sarebbe un risparmio notevole di risorse, che potrebbero essere meglio impiegate in altri modi». Sul tema dell'abolizione delle Province sembrano essere d'accordo anche diversi esponenti del centrodestra. C'è per esempio una proposta di legge presentata dal senatore Andrea Pastore, di Forza Italia. «Non l'ho ancora letta integralmente, ma la cosa non mi stupisce affatto. Già nella scorsa legislatura la nostra proposta in materia era stata elaborata lavorando fianco a fianco con esponenti di spicco del centrodestra, a partire da Gianni Alemanno, oggi sindaco di Roma, e assieme a lui c'erano molti altri esponenti di Alleanza Nazionale. Non è questione di schieramento politico: è questione di logica, e di economia». Lillo Aldegheri Antonio Borghesi, di Idv, per l'abolizione delle Province

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<Ho presieduto la Provincia Ma ora voglio abolirla> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-12-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'intervista Presidente dal '95 al '98. «Ho cambiato idea? No, sono cambiate le cose» «Ho presieduto la Provincia Ma ora voglio abolirla» Borghesi (Idv) ha presentato una proposta di legge E' stato presidente in quota Lega. Il partito che oggi, più duramente di tutti, si oppone all'abolizione VERONA — Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. Antonio Borghesi, 59 anni, docente universitario, oggi deputato dell'Italia dei Valori, ha presentato una proposta di legge che, semplicemente, propone di cancellare la parola «Provincia» dalla Costituzione (articolo 114 e seguenti). Il fatto è che lo stesso Borghesi, dal 1995 al 1998, è stato il presidente della Provincia di Verona, per la Lega Nord: ovvero per il partito che oggi, più duramente di tutti, si oppone all'abolizione delle Province. Cos'è successo? «Semplicemente è successo che sono cambiati i tempi - spiega Borghesi. - Io ho avuto in passato molti dubbi, su questo tema. Ma adesso non ne ho più neanche uno». Ma cosa è cambiato, in concreto? «In primo luogo, oggi come oggi, con la crisi economica pesante in cui ci troviamo coinvolti, i costi della politica non sono più accettabili e vanno ridotti, il più in fretta possibile. Abbiamo troppi livelli decisionali, troppe burocrazie che si accavallano, troppe spese non indispensabili. Occorre tagliare. In primo luogo è giusto abolire le Comunità Montane, ma subito dopo vanno eliminate proprio le Province». Si risparmierà davvero molto? «Sì, anche se tanta gente mi sembra che parli a vanvera, sparando cifre a casaccio. Non è vero che potremo risparmiare 15 miliardi di euro. Ma un miliardo sì. E di questi tempi non mi pare poca cosa». Ma quando lei era presidente… «La realtà era ben diversa. Da allora, molte funzioni sono state trasferite alle Regioni, e altre lo saranno presto. E in questa prospettiva non dimentichiamoci che dobbiamo pensare anche ai Comuni ». Abolire anche quelli? «Ovviamente no. La storia d'Italia è storia di Comuni, non si può certo pensare di cancellarli. Ma di cambiarli sì, adattandoli ai tempi. Non ha senso, per esempio, che ogni piccolo Comune, da due o tremila abitanti o anche meno, debba continuare ad avere una propria polizia municipale, un proprio ufficio tecnico, una propria contabilità… Dobbiamo obbligarli a mettersi assieme, creando Unioni di Comuni che abbiano una massa critica di almeno 20mila abitanti: anche quello sarebbe un risparmio notevole di risorse, che potrebbero essere meglio impiegate in altri modi». Sul tema dell'abolizione delle Province sembrano essere d'accordo anche diversi esponenti del centrodestra. C'è per esempio una proposta di legge presentata dal senatore Andrea Pastore, di Forza Italia. «Non l'ho ancora letta integralmente, ma la cosa non mi stupisce affatto. Già nella scorsa legislatura la nostra proposta in materia era stata elaborata lavorando fianco a fianco con esponenti di spicco del centrodestra, a partire da Gianni Alemanno, oggi sindaco di Roma, e assieme a lui c'erano molti altri esponenti di Alleanza Nazionale. Non è questione di schieramento politico: è questione di logica, e di economia ». Lillo Aldegheri Di Pietro Il leader dell'Italia dei valori Borghesi Propone di abolire le Province \\ Costi della politica Con la crisi i costi della politica non sono più accettabili. Si può risparmiare

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<Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate> Zigiotto frena su Pastorello. <Ci sono anche Bazzoni e Giorgetti> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-12-07 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Provinciali Duello nel Pdl per la candidatura a presidente. «Presto per fare nomi. Decide la coalizione non la Lega» L'intervista Antonio Borghesi, deputato dell'IdV, ha retto l'ente di Verona dal 1995 al 1998. «Adesso costano troppo» «Da ex presidente di Provincia dico che vanno eliminate» Zigiotto frena su Pastorello. «Ci sono anche Bazzoni e Giorgetti» VERONA — Un ex presidente di Provincia tra i promotori dell'abolizione delle Province. Antonio Borghesi, 59 anni, docente universitario, oggi deputato dell'Italia dei Valori, ha presentato una proposta di legge che, semplicemente, propone di cancellare la parola «Provincia» dalla Costituzione (articolo 114 e seguenti). Il fatto è che lo stesso Borghesi, dal 1995 al 1998, è stato il presidente della Provincia di Verona, per la Lega Nord: ovvero per il partito che oggi, più duramente di tutti, si oppone all'abolizione delle Province. VERONA — «Il candidato alle provinciali per Verona? E' ancora presto, secondo me il nome uscirà a febbraio. Ma una cosa dev'essere chiara da subito: se il candidato presidente sarà del PdL, lo sceglierà il PdL, sulla base valutazioni attente della persona, non certo sulla base delle amicizie con questo o con quello». Tiziano Zigiotto, consigliere regionale di Forza Italia e leader del gruppo che fa capo a Giancarlo Galan, non ci sta. Non gli piacciono le «voci» di questi giorni, che parlano di un candidato-presidente ai Palazzi scaligeri (Antonio Pastorello) che potrebbe già contare sull'appoggio di una parte di Forza Italia (e in particolare del gruppo che fa capo ad Aldo Brancher) ma che risulterebbe «gradito» anche alla Lega Nord, magari anche in prospettiva di un accordo più ampio per portare Flavio Onorevole Borghesi, cos'è successo? «Semplicemente è successo che sono cambiati i tempi - spiega Borghesi - . Io ho avuto in passato molti dubbi, su questo tema. Ma adesso non ne ho più neanche uno». Ma cosa è cambiato, in concreto? «In primo luogo, oggi come oggi, con la crisi economica pesante in cui ci troviamo coinvolti, i costi della politica non sono più accettabili e vanno ridotti il più in fretta possibile. Abbiamo troppi livelli decisionali, troppe burocrazie che si accavallano, troppe spese non indispensabili. Occorre tagliare. E' giusto abolire le Comunità Montane, ma subito dopo vanno eliminate proprio le Province». Si risparmierà davvero molto? Tosi alla guida della Regione, nel 2010. «Mi pare davvero una tesi ridicola spiega Zigiotto - una cosa che non si è mai vista da nessuna parte. Ma scherziamo? E' ovvio che su questi temi ci sarà una trattativa sia a livello nazionale che regionale, anche con i nostri ottimi alleati della Lega Nord, in vista delle ammini-strative di primavera. Ma è altrettanto ovvio che una volta deciso che Verona candiderà alla presidenza della nostra Provincia un esponente del PdL, il nome di quel candidato lo deciderà il PdL, come è logico che sia e come sempre è avvenuto». Ne fate una questione di corrente? «Assolutamente no. Non c'entra nulla che uno sia più vicino a Brancher oppure a Galan. La scelta la faremo discutendo quale sia il migliore dei possibili candidati, «Sì, anche se tanta gente mi sembra che parli a vanvera, sparando cifre a casaccio. Non è vero che potremo risparmiare 15 miliardi di euro. Ma un miliardo sì. E di questi tempi non mi pare poca cosa». Ma quando lei era presidente… «La realtà era ben diversa. Da allora, molte funzioni sono state trasferite alle Regioni, e altre lo saranno presto. E in questa prospettiva non dimentichiamoci che dobbiamo pensare anche ai Comuni». Abolire anche quelli? quello con il maggior consenso tra la nostra gente, quello con le maggiori capacità, quello meglio in grado di svolgere un ruolo così importante. Ma non è che gli alleati possano poi rimettere tutto in discussione, altrimenti non è più finita. Ad Arcore, lunedì scorso, è stato deciso, per esempio, che l'Udc resterà con noi, quanto meno fino al 2010. Ma non è che su ogni candidatura del PdL dovremo andare a chiedere anche l'imprimatur dell'Udc, «Ovviamente no. La storia d'Italia è storia di Comuni, non si può certo pensare di cancellarli. Ma di cambiarli sì, adattandoli ai tempi. Non ha senso, per esempio, che ogni piccolo Comune, da due o tremila abitanti o anche meno, debba continuare ad avere una propria polizia municipale, un proprio ufficio tecnico, una propria contabilità… Dobbiamo obbligarli a mettersi assieme, creando Unioni di Comuni che abbiano una massa critica no? La logica dei veti non ha mai portato da nessuna parte, e tanto meno quella dei…gradimenti esterni». Ma secondo lei chi sarà, alla fine, il candidato presidente? «Le ripeto che è presto per dirlo. Anche perché chi esce fuori per primo, poi rischia di essere bruciato per primo. C'è ancora tempo. Riparliamone verso febbraio ». di almeno 20mila abitanti: anche quello sarebbe un risparmio notevole di risorse, che potrebbero essere meglio impiegate in altri modi». Sul tema dell'abolizione delle Province sembrano essere d'accordo anche diversi esponenti del centrodestra. C'è per esempio una proposta di legge presentata dal senatore Andrea Pastore, di Forza Italia. «Non l'ho ancora letta integralmente, ma la cosa non mi stupisce affatto. Già nella scorsa legislatura la nostra proposta in materia era stata elaborata lavorando fianco a fianco con esponenti di spicco del centrodestra, a partire da Gianni Alemanno, oggi sindaco di Roma, e assieme a lui c'erano molti altri esponenti di Alleanza Nazionale. Non è questione di schieramento politico: è questione di logica, e di economia». Ma proviamo a fare qualche nome. «Si sa che si parla di Antonio Pastorello, ma si sa anche che potrebbe essere della partita Raffaele Bazzoni, e si sa pure che una candidatura autorevole potrebbe essere quella di Massimo Giorgetti. Un po' di pazienza. Poi troveremo il nome migliore. Quello che farà vincere il PdL, in primavera». Lillo Aldegheri L.A. Pdl Tiziano Zigiotto, consigliere regionale di Forza Italia Antonio Borghesi, di Idv, per l'abolizione delle Province

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Il Pri non scomparirà nel Pdl (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

ANCONA AGENDA pag. 11 Il Pri non scomparirà nel Pdl L?INTERVENTO IL CAOS che regna ancora nel mondo politico italiano dopo la caduta del muro di Berlino e l?ondata di giustizialismo con tangentopoli, con miriade di partiti che nascono in una notte e tramontano il giorno dopo, hanno più volte fatto credere che anche il Partito Repubblicano Italiano scomparisse dalla scena politica. Preciso questo fatto per il semplice motivo che anche oggi, con il grande interesse che suscita la nascita del Pdl, si legge sui giornali che il segretario regionale del Partito Repubblicano Italiano Giuseppe Gambioli è «destinato a scomparire nel Pdl». IL PARTITO REPUBBLICANO Italiano partecipa a livello nazionale ai lavori per la costituzione del Pdl, soggetto politico ancora non ben definito (non si sa se sarà una confederazione o altro), ma non ha mai deliberato il proprio scioglimento. Sia la direzione nazionale sia il consiglio nazionale, di cui faccio parte, hanno ribadito la volontà di contribuire alla costituzione di una forza liberal-democratica che faccia riferimento sul piano europeo all?Eldr. PER QUANTO riguarda la posizione dei repubblicani nelle Marche, il partito non fa parte del Pdl regionale. Esso partecipa invece ai lavori dei Pdl provinciali di Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino, mentre a Fermo e ad Ascoli non ne fa parte. Una posizione strategica in funzione delle prossime elezioni amministrative in cui ha stretto l?alleanza con il centrodestra per sconfiggere il centrosinistra anche in vista delle prossime votazioni regionali. Il Partito Repubblicano Italiano, pertanto, non scomparirà nel Pdl, in quanto non appartiene alla categoria dei partitini che durano «un giorno». Del resto sarebbe una grave perdita per i cittadini, visto che, al di là dei numeri, il partito ha sempre saputo dare un chiaro e lungimirante contributo imprescindibile per la democrazia del nostro Paese. DA MAZZINI per una Italia libera, a Ugo La Malfa per una politica dei redditi rigorosa, all?alleanza con la Democrazia Cristiana a favore di una politica estera contro il Comunismo ma nel contempo su posizioni laiche e critiche per battaglie a favore dei diritti civili come l?aborto e il divorzio. E oggi, in parlamento dal gruppo misto, siamo difensori dell?energia nucleare, unici assieme ai liberarli a opporsi al referendum del 1987 che oggi tutti vorrebbero dimenticare, dell?abolizione delle province, che sostenemmo già nel 1970 quando si costituirono le Regioni (allora erano appena una cinquantina), alla lotta per nuovi diritti civili come la ricerca sulle staminali. Giuseppe Gambioli, segretario regionale del Pri

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Abolizione dei controlli alle persone che attraversano le frontiere dei Paesi membri: non occorr... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 07-12-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Milano))

Argomenti: Province

BREVI pag. 19 Abolizione dei controlli alle persone che attraversano le frontiere dei Paesi membri: non occorr... Abolizione dei controlli alle persone che attraversano le frontiere dei Paesi membri: non occorre più mostrare il passaporto

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Casini: "Al governo chiediamo interventi per famiglie e imprese" (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Casini: "Al governo chiediamo interventi per famiglie e imprese" ROMA - "La questione morale esiste, ma la crisi della politica è spesso legata agli errori della politica. Non dobbiamo ripercorrere le strade del passato, dobbiamo evitare gli sbagli già fatti". Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ad Atessa dove si trovavava ieri per una manifestazione elettorale in vista delle regionali in Abruzzo fissate il prossimo 14 dicembre. Polemizzando con Silvio Berlusconi, Casini ha aggiunto che "noi siamo venuti qui, nel cuore produttivo dell'Abruzzo e non a spasso per Pescara come il leader, per stare tra i lavoratori che vivono una situazione di grande crisi. Non è un momento particolarmente roseo, per questo chiediamo al governo misure concrete a sostegno delle famiglie e delle piccole e medie imprese, non pannicelli come quelli messi in campo finora". Poi Casini è entrato nel merito della crisi della Giustizia."Su questo tema come delle grandi questioni istituzionali, è necessario cogliere l'appello all'unità nazionale, naturalmente ciascuno nei suoi ambiti di responsabilità: maggioranza e opposizione. L'impazzimento delle Procure, la vera e propria guerra di bande che contrappone spezzoni del potere giudiziario - ha aggiunto Casini - è una grande questione democratica di cui forse solo l'onorevole Di Pietro in Italia non si rende conto. L'opposizione non ha solo la possibilità di collaborare, ha il dovere di collaborare, naturalmente senza che la maggioranza - ha concluso - possa pensare ai soliti colpi di mano a cui ci ha abituati in questi mesi". E poi, anora su Berlusconi. "Il presidente del Consiglio è indecisionista e in questo momento ha paura di indicare una strada al Paese e di assumersi questa responsabilità. Gioca di rimessa". Casini ha parlato di "provvedimenti figli di un Governo indecisionista" e ha aggiunto: "Dio ce la mandi buona e la mandi buona al nostro Paese". E poi è passato alla questione del rapporto tra il Pdl e la Lega al nord. "E' un rapporto esplosivo che blocca le scelte riformatrici della Pdl". "Come mai non si parla più della liberalizzazione dei servizi pubblici locali? Perchè non si parla più di abolizione delle Province? Perchè la Lega impedisce quelle che erano sacrosante promesse elettorali", ha detto Casini che ha concluso: "Noi abbiamo una politica che in nome del consenso agita l'istinto esclusivista dei singoli territori: la Lega al nord e l'Mpa al Sud''.

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Roma capitale/ Causi: è obiettivo della città, non di una (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 07-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 7 dic. (apcom) - L'ordinamento per Roma capitale "non è un risultato ascrivibile a una parte", ma "un obiettivo di tutta la città". L'ex assessore al Bilancio del comune di Roma, Marco Causi ricorda quanto fatto dal centro sinistra per roma capitale, sottolineando come l'obiettivo vada perseguito anche tenendo presente come è cambiata la città in questi ultimi 15 anni. "Il governo sta per presentare una proposta per attuare l'ordinamento speciale di Roma capitale della repubblica. Il centro-destra canta vittoria - spiega - ma non dimentichiamoci che la norma costituzionale che ha aperto la strada a questa legge fu scritta nel 2001 dal centro-sinistra. Non si tratta di un risultato ascrivibile a una parte, ma di un obiettivo di tutta la città. Che oggi va perseguito avendo ben chiaro come Roma è cambiata negli ultimi quindici anni: un'espansione urbana, produttiva e di insediamento della popolazione che rende la città sempre più dipendente dal vasto territorio provinciale e regionale per la soluzione dei suoi numerosi problemi". Decongestionamento della città consolidata, localizzazione delle attività produttive, integrazione delle reti di trasporto e di altre reti di pubblico servizio (rifiuti e gas), housing sociale: "nessuna soluzione - puntualizza - potrà essere trovata all'interno dei confini di Roma, per quanto grandi essi siano, senza un effettivo coordinamento di tipo metropolitano. Governo e parlamento - sottolinea ancora Causi - devono allora lavorare sulla riforma di Roma capitale insieme a quella delle città metropolitane. Ciò offrirà un'opportunità a tutti i grandi nodi urbani del paese, e non solo a Roma. E permetterà a Roma di porsi un nuovo obiettivo, da qui a qualche anno: quello della città metropolitana di Roma capitale, con contestuale abolizione della provincia all'interno dei confini metropolitani che verranno stabiliti".(segue)

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Stucchi: <Abolire le Province? Il Pd semina solo zizzania> (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 08-12-2008)

Argomenti: Province

Stucchi: «Abolire le Province? Il Pd semina solo zizzania» La lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione è il tema dell'intervento dell'onorevole Giacomo Stucchi (Lega), segretario dell'ufficio di presidenza della Camera, che commenta la campagna di Libero per l'abolizione delle Province. «Vogliamo credere alla buona fede di chi ha voluto intestarsi l'iniziativa per l'abolizione delle Province, in nome della lotta agli sprechi nella spesa pubblica ? afferma Stucchi ? ma ci riesce decisamente un po' difficile pensare allo stesso modo di alcuni partiti che, dopo la sconfitta elettorale hanno davvero perso la bussola nella loro azione politica». «Se i dirigenti del Pd ? continua l'esponente del Carroccio ? avessero voluto veramente contribuire a una radicale riforma dello Stato e quindi a una razionalizzazione delle spese, nel 2006, anziché boicottare il referendum consultivo sulla riforma costituzionale, avrebbero potuto contribuire a determinarne la vittoria. Invece, hanno fatto di tutto per farlo bocciare». «Sono passati più di due anni ? ricorda Stucchi ? e sarebbe stupido, oggi, non far tesoro dell'esperienza. Quest'ultima ci suggerisce infatti che quando nel Pd si dice di voler condividere con il Pdl la battaglia per l'abolizione delle Province, anche "aggirando Bossi", a muovere i dirigenti di quel partito non è certo un'improvvisa conversione alla causa dei tagli agli sprechi nell'amministrazione dello Stato, ma più verosimilmente un altro sterile tentativo di mettere zizzania nella maggioranza».

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No all'abolizione delle Province (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Province

stampa Politica Intervento del segretario del Movimento sociale-Ft Sergio Arduini «No all'abolizione delle Province» Se a livello nazionale sale l'attenzione sul tentativo di abolizione delle province, nel nostro territorio è solo questione di tempo. Ne è convinto il segretario provinciale del Ms Fiamma Tricolore, Sergio Arduini che annuncia: «Il problema scoppierà all'inizio ufficiale della campagna elettorale. La Fiamma Tricolore si schiererà contro qualsiasi tipo di soppressione. Per noi la provincia non è solo un ente amministrativo, è una forte e ulteriore presenza dello Stato nel territorio. Crediamo che siano altri i carrozzoni che dovrebbero essere eliminati, ovvero, tutti quegli enti che da sempre, fino ad oggi, vengono usati come succulenti poltronifici». L'ipotesi di «scrematura» proposta dalla Fiamma per abbattere drasticamente la spesa pubblica punta sulla soppressione di Comunità montane, Cal e Consorzi di bonifica. «è semplicistico dire aboliamo le province - sostiene Arduini - infatti, sono troppo importanti i settori che l'ente provinciale assorbe. Piuttosto, andrebbero ridisegnati proprio questi settori importanti per la vita sociale e pubblica, con strutture nuove, semplici, snelle, di ottima qualità e moderne». Fra.R.

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Provincie da abolire, promessa dimenticatama necessaria per tagliare enti superflui e costi (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Province

Provincie da abolire, promessa dimenticatama necessaria per tagliare enti superflui e costi Alberto Gagliardi Durante l'ultima campagna elettorale l'abrogazione delle Provincie era un cavallo di battaglia di tutte le forze politiche dal Pdl al Pd. Solo la Lega Nord manifestava forti perplessità in nome di una malintesa difesa di prerogative territoriali che, invece, nel caso della Provincia rappresenta storicamente un'espressione napoleonica del potere centrale. Oggi il Pdl tace perchéè al governo e il Pd parla perchéè all'opposizione. Ma si decide di non decidere perché l'abolizione delle Provincie comporterebbe una legge di revisione costituzionale. Certo. E allora? Intanto andrebbero bloccate le procedure per crearne delle nuove. A titolo personale ho perorato ufficialmente la giusta battaglia abrogazionista fin dal 2005 quando ero sottosegretario agli Affari regionali. Come Giove, scagliai un fulmine a ciel sereno tramite una lunga intervista rilasciata proprio al Secolo XIX a Luigi Leone suscitando virulente e stizzite reazioni da un fiume di "upp", come chiamava Guglielmo Giannini gli uomini politici professionali. Non mancarono, anche in quella occasione, i "benaltristi" secondo i quali, allora come oggi, gli sprechi sono "ben altri" da quelli prodotti dalle Provincie. Non so se anche per quell'incidente di percorso non sono più sottosegretario, ma fui lieto di ricevere un segnale di apprezzamento dal costituzionalista e parlamentare ds Massimo Villone, autore insieme a Cesare Salvi di un fortunato saggio sui costi della democrazia e della politica italiane. Le sacrosante motivazioni di allora per lo smantellamento, legate all'evidente necessità di semplificare la pletorica e onerosissima macchina pubblica del Belpaese, oggi sono ulteriormente giustificate di fronte alla catastrofica crisi finanziaria internazionale. I costi per il mantenimento delle 109 Amministrazioni provinciali italiane superano i 16 miliardi di euro l'anno e sono in continua crescita: una somma enorme di cui solo una minima parte è utilizzata per coprire la spesa dei pochi servizi effettivamente erogati, legati soprattutto alla viabilità, all'edilizia scolastica e all'ambiente. Il resto preponderante delle risorse serve per occuparsi del tutto un po' tipico della confusa natura di "ente intermedio" fra Regione e Comuni e per sostenere la sovrastruttura politico-amministrativa. Bisogna poi tener conto che quando si dice Provincia non si parla solo un'istituzione con del personale, con delle rappresentanze (non dimentichiamoci l'Upi, unione Provincie italiane), con enti collegati, con società controllate, con un apparato organizzativo connesso, significa anche predisporre tutte le dipendenze periferiche dello Stato: prefettura, questura, carabinieri, motorizzazione civile, vigili del fuoco, articolazioni del sistema giudiziario e di quello tributario, ecc. Strutture sempre costose e spesso ridondanti. Abolire gradualmente le Provincie non vuol dire cancellare certi istituti o i dipendenti, che andrebbero ricollocati in funzioni più utili ai cittadini e forse di maggiore soddisfazione professionale per loro, ma operare un riassetto che rafforzi e migliori i servizi pubblici. Le Regioni poi potrebbero a loro discrezione riesumarle a livello di consorzi fra Comuni, soprattutto quelli piccoli, ridisegnati su un'omogenea base storica, territoriale ed economica. Anche se di abolire le Provincie si discute dai tempi di Crispi, la bugna si forma nel 1970 con l'attuazione delle Regioni: fino ad allora l'Italia a livello locale era gestita con sufficiente razionalità con Comuni (forse troppi) e Provincie. La Regione non era una realtà percepita dalle gente, se non in alcune limitate aree. Con la loro nascita però, e con l'esplosione della spesa pubblica, emerse la necessità del ridimensionamento delle Provincie, svuotate di competenze, e fu soprattutto Ugo La Malfa a battersi inutilmente per la loro cancellazione. Ma da allora, attraverso l'istituzionalismo creativo, le Provincie aumentarono di numero e le Regioni, veri e propri ogm partenogenetici, da semplici enti di legislazione e programmazione sono diventati carrozzoni gestionali che fanno anche politica estera. Aldilà dei proclami una seria riforma federalista deve avere l'obbiettivo di riordinare l'intera architettura istituzionale del Paese: meno Comuni con l'accorpamento di quelli più piccoli e con l'istituzione delle Città metropolitane, cancellazione della rappresentanza politica delle Provincie e suo riordino a livello di consorzi in riferimento anche alle Comunità montane, rimozione dei poteri regionali impropri con abolizione della ormai superata "specialità" di alcune Regioni, snellimento delle burocrazie centrali statali. Insomma ammodernamento del sistema istituzionale del Paese. Non dimenticando l'abolizione del Cnel, consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, ed una ridefinizione del profilo della Corte dei conti. La Repubblica italiana gode del terzo debito pubblico del Pianeta non può più permettersi colossali sprechi derivanti anche da sovrapposizioni di mansioni da parte di Stato, Regioni, Provincie, Comuni e tutte le sottoamministrazioni, comunità montane (sul mare), consigli di circoscrizione, parchi, consorzi di bacino, Ato e una marea di enti senza volto e senza controllo, con il povero inerme cittadino che non sa più chi fa che cosa sopra di lui. Alberto Gagliardi è ex-sottosegretario agli Affari regionali. 08/12/2008 I dipendenti andrebbero ricollocati in funzioni più utili ai cittadini e ai servizi pubblici 08/12/2008

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Casini: "Cambiamo la giustizia. Senza Di Pietro" (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Province

n. 49 del 2008-12-08 pagina 7 Casini: "Cambiamo la giustizia. Senza Di Pietro" di Adalberto Signore Il leader Udc: "Veltroni scarichi l?alleato giustizialista e accetti di fare la riforma con noi e il Pdl". E sui guai del Pd: "Per anni hanno predicato l?infallibilità dei pm. Ma chi di moralismo ferisce..." Roma - Onorevole Pier Ferdinando Casini, allora questa questione morale esiste o no? «Inutile girarci intorno, esiste nella Seconda Repubblica come esisteva nella Prima». Dai tempi di Tangentopoli, insomma, non è cambiato nulla? «Mi pare ridicolo che qualcuno si sia potuto illudere di sbarazzarsene così, senza una riflessione seria. La questione morale è intrinseca al potere e non nasce certo ai giorni nostri visto che anche Gesù dovette cacciare i mercanti dal tempio». Nel ?94 toccò a Dc e Psi mentre il Pci restò alla finestra, oggi è nella bufera il Pd. Una nemesi? «Credo che la sinistra debba riflettere su un fatto: chi di questione morale colpisce di questione morale perisce...». è un sì? «Dico solo che per anni hanno predicato l?infallibilità della magistratura e pensato si trattasse di qualcosa che riguardava solo gli altri». Invece? «Dopo essersi fatti alfieri del moralismo si ritrovano oggi ad essere vittime di quello stesso giustizialismo che hanno difeso». Perché? «Perché non c?è mai stato un serio esame di coscienza. Al di là delle inchieste giudiziarie, nelle regioni rosse la sinistra ha sempre avuto una concentrazione di potere formidabile e almeno sotto il profilo politico credo che il problema lo si potesse affrontare prima, invece di scoprire d?incanto che la presunta superiorità morale non esiste». E adesso che incombe la cronaca degli ultimi giorni? «Non mi piace infierire sul malato, ma ora il Pd non può non misurarsi con questa questione». Partendo da dove? «I punti salienti sono due: l?alleanza con Di Pietro e la riforma della giustizia». Iniziamo da Di Pietro. «è un giustizialista e un moralista fine a se stesso. Mettendosi nelle sue condizioni bisognerebbe essere ben più cauti». Intende dire che anche per lui potrebbe arrivare la nemesi? «Dico che ognuno ha la sua storia e Di Pietro ha una bella faccia tosta ad essere sempre quello che scaglia la prima pietra e invoca il rogo. Il Pd dovrebbe prenderne decisamente le distanze». La riforma della giustizia. «è arrivato il momento di sedersi a un tavolo e discutere. L?inconsueto intervento del capo dello Stato sulla guerra tra bande che attraversa la magistratura è la dimostrazione che è una questione che riguarda tutto il Paese». Se il Pd si sedesse oggi al tavolo, però, lo farebbe da una posizione di inferiorità. Quasi fosse un?ammissione di colpa... «L?obiezione è sensata, ma andando avanti su questa strada non si smuoverà mai nulla. Non è un caso che Violante solleciti da tempo un atto di coraggio in questo senso». L?Udc, invece, è pronta a discutere una riforma della giustizia? «Certamente sì, non è una priorità solo per Berlusconi ma per tutti gli italiani. Anche se, sia chiaro, questo non significa dare deleghe in bianco al governo ma confrontarsi nel merito perché fino ad oggi l?esecutivo non ha ancora chiarito cosa vuole davvero fare. Se invece nella maggioranza prevale la linea dei falchi, che poi è quella che trova la sua forza nell?estremismo di Di Pietro, allora non credo si andrà lontano». Lei auspica un confronto nel merito. Partiamo dall?obbligatorietà dell?azione penale... «La nostra idea è che vada mantenuta ma con una sessione parlamentare annuale che indichi le priorità». è d?accordo sul dare durante le indagini più autonomia alla polizia giudiziaria rispetto ai pm? «Assolutamente sì, è uno dei punti più importanti». La separazione delle funzioni o delle carriere? «Credo si possa fare di più per separare le funzioni in modo più esplicito e chiaro». E sul Csm? «è un tema complesso, ma sono dell?idea che una parte dei suoi membri dovrebbe essere nominata dal capo dello Stato, così da evitare che il Csm sia solo il luogo in cui dirimere scontri interni alla magistratura e alle sue correnti». Nel merito avete posizioni diverse da quelle del Pd... «Non è un mistero che su questa materia l?Udc sia più vicina al Pdl. D?altra parte la nostra tradizione è antigiustizialista». E se al tavolo dovesse sedersi solo il Pdl e non Veltroni? Casini che farebbe? «Se il Pd non ha intenzione di venire al tavolo - e questo non lo credo - noi ci saremo comunque». Anche sui provvedimenti anti-crisi lei ha dato una disponibilità a collaborare... «Guardi che se si prende la contabilità dei decreti legge che abbiamo votato si vedrà che in sette occasioni ci siamo detti favorevoli, nove volte ci siamo astenuti e altre otto abbiamo votato contro. Questo per dire che l?Udc non ha alcun preconcetto verso la maggioranza. Poi, certo, a dialogare bisogna essere in due e se Berlusconi fa finta di non sentire perché ci considera un rischio rispetto all?elettorato moderato non posso farci nulla. Ne sono dispiaciuto, certo, ma me ne sono anche fatto una ragione». L?Udc potrebbe collaborare anche sul federalismo fiscale? «In Parlamento se ne discute tutti i giorni. Però mi pare poco convincente una riforma federalista portata avanti dai più acerrimi nemici dell?abolizione delle Province». Cioè la Lega... «Sì... il federalismo fiscale dovrebbe servire a razionalizzare le spese non ad aggravarle. Mi pare sia necessario fermarsi a riflettere seriamente su questo punto». Un?intesa sulla Rai è possibile? «Penso che maggioranza e opposizione debbano trovare un accordo e rimuovere Villari dalla presidenza della Vigilanza così da procedere al più presto con la nomina del nuovo Cda. Visto che è proprietario di Mediaset, credo sia anche nell?interesse di Berlusconi che la Rai non diventi un terreno di scontro». In questi mesi l?Udc qualche pezzo l?ha perso. E al più tardi per i ballottaggi delle amministrative di primavera una collocazione dovrà trovarla. Pdl o Pd? «L?Udc ha perso qualche trasformista, ma ha recuperato molti quadri dirigenti in periferia. Ho tanti difetti, ma alla coerenza rispetto agli impegni presi in campagna elettorale non sono mai venuto meno. In Parlamento, quindi, continueremo ad essere autonomi. Mentre in vista delle amministrative non faremo alleanze a tappeto. D?altra parte, è chiaro che non siamo più nello schema classico del centrodestra e non solo per nostra scelta». Il suo elettorato, però, è tradizionalmente più vicino al Pdl... «In verità oggi è molto diverso rispetto al passato. Nell?ultima campagna elettorale la scelta era tra Berlusconi, Veltroni e Casini e chi ci ha votato lo ha fatto perché si sentiva decisamente di centro. è vero, invece, che i nostri elettori guardano con più attenzione al governo che ai partiti dell?opposizione. D?altra parte, io non ho mai escluso di ricreare un rapporto con il centrodestra. A differenza di Berlusconi: dicendo che per fare l?alleanza in Abruzzo dobbiamo entrare nel Popolo della libertà ci toglie da ogni imbarazzo. Non siamo entrati prima delle elezioni, figurarsi se vogliamo farlo oggi». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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<Tagliamo i compensi ai direttori delle Usl> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 08-12-2008)
Pubblicato anche in: (Gazzettino, Il (Treviso))

Argomenti: Province

Il segretario provinciale della Lega Nord Gianantonio Da Re respinge la proposta di abolire le province: «È la Regione che va cambiata» «Tagliamo i compensi ai direttori delle Usl» «Se bisogna fare dei risparmi è necessario farli tutti compreso i consiglieri e gli assessori regionali» «La Regione deve legiferare, le Province amministrare». Il segretario provinciale della Lega Gianantonio Da Re torna su un tema a lui caro e ribadisce il concetto: l'ente da migliorare è la Regione, non certo la Provincia. Questa dà una serie di servizi ai cittadini che rischierebbero di andare perduti se si arrivasse alla sua abolizione. «Da consigliere regionale conosco molto bene la macchina amministrativa della Regione. Per avere una variante urbanistica occorrono 4 anni. Vogliamo aspettare quattro anni per tutte le cose per cui oggi decidono le Province in tempi molto più brevi? E se qualcosa non va, vogliamo che i cittadini debbano andare fino a Venezia per protestare?»Però chi vuole l'abolizione delle Province parla dei risparmi che questo comporterebbe per i cittadini.«Se vogliamo davvero risparmiare allora tagliamo i compensi dei grandi dirigenti della Regione. Penso ad esempio ai direttori generali delle Usl, che costano milioni di euro e fanno passivo. Anche se c'è qualche caso di direttore generale in gamba. In tempi di vacche magre i costi vanno tagliati tutti».Altri esempi?«Be', penso anche agli stipendi di assessori e consiglieri regionali. Se occorrono fare sacrifici, bisogna che tutti li facciano. Io sono pronto a fare la mia parte».Come vede il 2009 in arrivo?«A parte i problemi legati all'immigrazione e alla sicurezza, con cui ci si dovrà confrontare ancora, il grosso problema del 2009 sarà il lavoro. Le aziende ormai hanno l'acqua alla gola. Quando andava tutto bene hanno fatto investimenti guardando ad uno spazio di 20-25 anni accendendo mutui. Adesso si trovano a fare fronte al calo di lavoro. Questo purtroppo si traduce nel calo di personale, con lavoratori che si ritrovano a casa col problema dei soldi. E magari anche loro hanno contratto mutui per la casa, per l'auto, eccetera».Questo cosa comporta?«Cresceranno il disagio e la tensione sociale. Siamo di fronte ad una crisi mondiale che non si risolverà a breve, ma nel giro di un paio d'anni. Le tensioni sociali riguarderanno le classi più deboli, tra cui gli immigrati: sono venuti qua per lavorare e adesso rimangono a casa. I lavoratori locali li vedono come i primi competitori. Anche gli immigrati integrati si troveranno travolti dalla crisi. Questo è un problema con cui presto si dovranno confrontare gli amministratori locali».E lo Stato?«Prevedo che tutti i nodi verranno al pettine, a partire dalla pessima gestione della finanza pubblica. Ne consegue che non ci saranno risorse per gli ammortizzatori sociali. Le grandi imprese riceveranno l'aiuto dello Stato, ma quelle piccole falliranno e la gente rimarrà a casa. Anche contando tre-quattro persone per ogni piccola azienda rischiamo di ritrovarci con migliaia di lavoratori a casa. Andranno dai sindaci a chiedere aiuto e questi non avranno le risorse per farlo, o se le hanno il patto di stabilità gliele avrà bloccate. Non è una bella prospettiva».

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Ms-Fiamma Tricolore: "No all'abolizione delle Province" (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Province

stampa politica Ms-Fiamma Tricolore: "No all'abolizione delle Province" Se a livello nazionale sale l'attenzione sul tentativo di abolizione delle province, nel nostro territorio è solo questione di tempo. Ne è convinto il segretario provinciale del Ms Fiamma Tricolore, Sergio Arduini che annuncia: «Il problema scoppierà all'inizio ufficiale della campagna elettorale. La Fiamma Tricolore si schiererà contro qualsiasi tipo di soppressione. Per noi la provincia non è solo un ente amministrativo, è una forte e ulteriore presenza dello Stato nel territorio. Crediamo che siano altri i carrozzoni che dovrebbero essere eliminati, ovvero, tutti quegli enti che da sempre, fino ad oggi, vengono usati come succulenti poltronifici». L'ipotesi di «scrematura» proposta dalla Fiamma per abbattere drasticamente la spesa pubblica punta sulla soppressione di Comunità montane, Cal e Consorzi di bonifica. «è semplicistico dire aboliamo le province - sostiene Arduini - infatti, sono troppo importanti i settori che l'ente provinciale assorbe. Piuttosto, andrebbero ridisegnati proprio questi settori importanti per la vita sociale e pubblica, con strutture nuove, semplici, snelle, di ottima qualità e moderne». Fra.R.

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Regioni e Province (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 09-12-2008)

Argomenti: Province

Regioni e Province Regioni e Province rivoluzione copernicana ESISTE una certa "forma-mentis" secondo cui, quando si manifesta un'idea forte ed innovativa, viene subito valutato se, dall'eventuale proposta ne potrebbe derivare qualcosa di vantaggioso e se - ma questo è un discorso che investe l'uomo politico di professione - dalla realizzazione eventuale di questa idea ne verrebbe compromessa la sua specifica-personale rendita di posizione politico-sociale. E quindi, secondo l'uomo politico "piazzato", conviene lasciar stare tutto come sta. Fatta questa breve introduzione ad un discorso complesso, ma estremamente serio, vorrei spaziare su di un argomento per il quale mi batto da sempre sulla stampa, oltre che durante i vari convegni a cui partecipo, spesso boicottato - non lo nego - da una miriade di detrattori politici che, come detto prima, preferiscono non intaccare le loro nicchie di potere. Una domanda è d'obbligo: "Ci siamo mai chiesti perché l'Italia sia un paese burocratico per eccellenza?" Io sì, e più di una volta. Ritengo infatti, e non ho dubbi su questo, che la burocrazia strangolatrice italiana, dipenda da una struttura amministrativa che non consente di avere uno Stato snello come tanti altri semplicemente perché le Regioni, alias staterelli nello stato, non servono ad altro se non a burocratizzare la...burocrazia. E mi spiego con degli esempi, anche vissuti. Dico subito, per chi non lo ricorda, che le Regioni previste dalla Costituzione nel lontano 1948, hanno assunto una fisionomia, peraltro ancor oggi molto avulsa da un minimo di concretezza istituzionale soltanto negli anni 70, ossia oltre un ventennio più tardi dalla stesura della suprema carta. La motivazione, invero giustificabile allora, non si scosta ancor'oggi dagli stessi motivi: si temeva allora che spezzettando l'Italia in tanti staterelli autonomi, si sarebbe potuti arrivare allo sfascio del Paese, esattamente come constatiamo dall'odierno panorama istituzionale, litigiosamente diviso, che non mi pare sia andato oltre a queste preoccupazioni... Questo infatti era il pensiero che aleggiava nella testa del nostri padri costituenti e che - ahimè - anche oggi ha molti punti di contatto col vecchio pensiero costituente, con la sola differenza, in quel periodo post-bellico, si temeva che, non assegnando alcuni privilegi, alcune regioni si sarebbero staccate poi dall'Italia. Io ho un chiodo fisso da anni: penso che le Regioni, così come concepite, non servano altro se non a dividere ancora lo Stato in tanti staterelli, ove ciascuno dice la sua, confliggendo fra loro all'interno delle stesse aree nelle quali sono ubicate... A Venezia, tanto per fare un esempio, c'è un Presidente di destra che non va d'accordo con il Sindaco di Sinistra, a Belluno, tanto per fare un altro esempio, c'è un Presidente della Provincia di sinistra che non va d'accordo con il Sindaco di destra ecc.ecc; insomma in tutto il Paese è pressappoco così. Mi direte che le Regioni non vanno abolite in quanto hanno una funzione molto importante come quella di emanare norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato (art. 17 Costituzione), ma cosa cambierebbe se, al loro posto, ci fossero le Province, sicuramente molto più snelle e soprattutto molto più vicine ai cittadini, ad operare sulla base di una legge quadro dello Stato? Esse infatti, oggi come oggi, costituiscono uno squilibrio sociale, politico, economico che, non si verificherebbe in presenza di realtà più vicine ai cittadini, come le province. Ed allora, perché non dare più penso alle Province, modificandole territorialmente, e cioè allargandole sulla base di principi di omogeneità geografico-sociale, eliminando in toto le Regioni che costituiscono il vero salasso finanziario del Paese? E cioè dei piccoli "doppioni" dello Stato Centrale? Così, con una sola fava si prenderebbero due piccioni, in quanto verrebbe risolto anche il problema delle regioni a statuto speciale, vera vergogna nazionale! Provate ad accertarvi quanto ci costa la Regione Veneto e, per di più, per motivi non sempre giustificabili! Provate a vedere certi funzionari come lavorano nelle Regioni senza che il...Ministro Brunetta se ne accorga? Forse di...proposito? Mi chiedo, pertanto perché, invece di chiedere l'abolizione delle province, non si fa il contrario, e cioè si lasciano le province lì come sono demandando a queste ultime il compito di accorpare i piccoli comuni, realtà queste molto più vicine ai cittadini? Ciò, determinerebbe sicuramente un ingente risparmio di risorse, attualmente sprecate, per mantenere in piedi carrozzoni inutili come appunto le Regioni, sul conto delle quali, a seguito di pregresse personali esperienze di arcaica burocrazia incontrata, nonché a mancanza assoluta di un minimo di snellezza amministrativa, avrei anche qualche difficoltà ad esprimermi positivamente. Varrebbe poi anche la pena di spendere una parola sulle autonomie. A mio avviso, è assurdo chiedere l'autonomia o varie specificità delle varie province. Ciò significherebbe complicare ulteriormente l'assetto dello Stato che deve fronteggiare la vergogna delle Regioni a statuto speciale. Vogliamo forse che ogni regione o provincia siano diverse? No, cari signori. Tutte le regioni devono essere ordinarie e non a statuto speciale. Al massimo, si prenda in considerazione di assegnare forme compensative a quelle regioni o province che sono svantaggiate. Lasciamo poi ad un vero federalismo di sistemare le cose, anche se ho forti dubbi su questo, soprattutto perché esso non è concepito come governo dal basso, ma come un ordine da...Arcore, per tenere uniti Lega e FI (che ora ha cambiato nome). Ma dire queste cose costituisce... pericolosa fantascienza, soprattutto per coloro che non vogliono sentire, compreso il Ministro Brunetta, il quale finge di non vedere l'immobilismo di certi funzionari regionali, preferendo colpire il solito "poro can" che non sa come "sbarcar el lunario"... Arnaldo De Porti Il giudizio di Santin valido dopo 100 anni E' APPARSO recentemente sul semestrale «I protagonisti» dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea, la biografia, redatta da Silvano Cavallet, di Giusto Santin, uno dei pionieri del socialismo bellunese che ci dà modo di apprezzarne la figura e l'opera in un tessuto sociale dove, a cavallo tra Ottocento e Novecento, facevano ancora fatica ad affermarsi le nuove idee a tutela dei più fondamentali diritti, politici, sociali ed economici, dei lavoratori. Nato nel 1871 a Forno di Zoldo, in ambiente dove peraltro già si avvertiva questo problema, in quanto vi operava la prima e unica sezione socialista in provincia, emigrò in Svizzera, quale lavoratore stagionale, dove l'apertura verso i ceti più poveri era già stata reperita dalla legislazione centrale. Tornato definitivamente nello Zoldano, Giusto Santin decise di dedicare il resto della sua vita alla diffusione del socialismo e dei suoi valori in provincia. Le difficoltà che dovette incontrare furono tante, come la gestione della società e dei suoi poteri, che era affidata alle stesse oligarchie ristrette, protettive dei ceti più ricchi, la quasi totale assenza in provincia dei mezzi di informazione, l'apatia della classe operaia, di poco o nessuna cultura - solo nel 1901 uscirono due settimanali socalisti - rassegnata a vivere con l'emigrazione stagionale e le scarse risorse ambientali. Giusto Santin non era persona da astrattismi od ideologie: si fece via via stimare per la sua concretezza e per la sua coerenza. Era credente, fu sempre rispettoso della legge, sia in Italia che in Svizzera. Raccolse in tal modo simpatie e adesioni sempre più massicce, tanto da costruirsi una solida base elettorale che lo presentò quale candidato e lo elesse deputato nel 1919. La sua attività in Parlamento fu relativa, limitata, anche a causa delle divisioni già allora affioranti all'interno del partito, ad interpellanze e interrogazioni. A fine legislatura, a chi gli chiedeva un parere sulle sue esperienze politiche, così lapidario ebbe a dire e ad annotare: «L'Italia è il paese dei monumenti e delle inchieste. A coloro che chiedevano di inquisire anche i rapporti tra i nostri uomini di Stato con le banche, l'onorevole Meda a nome del Governo, rispondeva che così facendo l'Italia darebbe al mondo lo spettacolo di essere una nazione immorale. Proprio così. Ed è proprio così. Tutta la repubblica italiana è inquinata. Inquinata è l'amministrazione centrale e inquinate sono le amministrazioni locali». Parole ignobili quelle dell'onorevole Meda, impietose quelle dell'onorevole Santin, cui vista la persona si deve credere. E a questo punto non può che essere opportuno un raffronto su questo problema all'Italia di oggi, con i mezzi di informazione che entrano in ogni casa e che abbondano di notizie e di commenti, anche se spesso esagerati e strumentalizzati. Radio, televisione, libri, giornali, riviste offrono notizie di politici e amministratori ad ogni livello, fornendo quasi sempre nomi, luoghi, dati, cifre, implicati in corruzione e concussione ai danni della collettività, sì da dare la certezza, più che l'impressione, che il fenomeno si sia con tempo andato radicando e ramificando, in una forma quasi di patologia endemica. E' sorto, e si estende, un allarme sociale che si va diffondendo anche se spesso limitato a critiche verbali. Ma non si può considerare solista, bensì espressione di una comunità, il sacerdote che nel bollettino parrocchiali scrive che «ci dovrà essere una riscossa moralizzatrice» o l'autorevole economista che invita la politica a «riscrivere le regole». Per farlo però è necessario che si cessi dall'assuefazione alle notizie di reati riferite dai giornali, e anche di comportamenti che pur non essendo reati da codice, siano lesivi per la collettività, tanto da considerarli inevitabili, frutto di furberie, anzichè di corruzione. Tale convizione presume la consapevolezza che, continuando sulla strada della tolleranza zero nei confronti di chi viene inquisito, o più condannato, l'Italia rimarrà sempre ultima per il fenomeno corruzione tra i Paesi civili. Può essere d'aiuto a ciò il ricordo di una stampa illustrata che appariva nelle stue, ove d'inverno le famiglie si riunivano per parlare dei fatti accaduti nella giornata e per programmare l'attività del dì a venire: era una linea geometrica a semicerchio, che normalmente dà l'immagine della nascita, lo sviluppo e il tramonto di Stati, stirpi e anche famiglie, in cui erano evidenziati con disegno tre punti: un bimbo in culla, due giovani sposi e un vecchio con il suo bastone. L'Italia nel campo della moralità pubblica apparirebbe proprio accanto al vecchietto. Finchè non le si faccia sparire anche il bastone. Floriano De Zolt Meglio tenere in servizio gli operai anche d'inverno SONO un cittadino, nato e residente in Agordino, da diversi anni, vi scrivo queste righe per segnalare una cosa anomala che sta succedendo in questi giorni nel nostro territorio. E' nevicato molto, non è una cosa anomala, come si sa porta un notevole sollievo economico agli operatori turistici della montagna. Al contrario la neve porta un notevole impegno economico alle amministrazioni comunali per la pulizia delle loro strade e piazze, che danno spesso in appalto a ditte esterne. L'anomalia sopra citata riguarda appunto l'impiego di uomini per la pulizia delle strade. A riguardo segnalo che la Comunità montana agordina aveva in organico quattro o cinque uomini per il periodo estivo che sono da poco stati licenziati, come ogni anno, per essere poi riassunti in primavera se c'è disponibilità economica. Penso che questi ragazzi non gravino poi molto sulle casse della citata comunità, visto che ha in organico diverse persone con incarichi di ufficio, assunte a tempo indeterminato. Ho avuto modo di vederli all'opera, questi operai, durante l'estate: la loro professionalità non ha niente da invidiare alle blasonate ditte che lavorano prevalentemente nel settore ambientale. E' cosa comune in questo periodo denigrare l'opera di chi fa parte della pubblica amministrazione, ma in questo caso ho potuto osservare che è diverso. Hanno a disposizione diversi mezzi meccanici che usano d'estate, che appositamente attrezzati con poco denaro, potrebbero essere utili ai comuni dell'Agordino, in questi casi, tenendo anche d'inverno questi uomini a disposizione. Costerebbero molto meno e potrebbero essere d'aiuto d'inverno nei comuni dell'Agordino. Un cittadino agordino Sky salassata? Si è già rifatta sugli abbonati Sono abbonato a SKY dal 2004 e devo dire che il servizio SKY è eccellente. Non sono altrettanto soddisfatto degli aumenti del canone subiti in questi cinque anni con un incremento del 23 per cento. In particolare grande è stato il mio disappunto nel constatare che solo nell'anno in corso l'aumento è stato 9,35%. Tenuto conto dell'attuale momento negativo dell'economia ritengo che la politica di SKY non sia in linea con la necessità di contenere i costi dei propri utenti. Quanto al "deprecato" aumento dell'IVA sta a SKY assorbire in tutto o in parte tale aumento visto che si è già rifatta abbondantemente sugli abbonati che sono le vere vittime della politica a dir poco disinvolta di SKY nell'imporre costantemente aumenti ingiustificati. Sette Dodi

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L'approvazione dei preventivi slitta al 31 marzo 2009 (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-12-09 - pag: 35 autore: Enti locali. Viminale sui bilanci L'approvazione dei preventivi slitta al 31 marzo 2009 Gianni Trovati MILANO Nonostante l'annunciata «fermezza» sui tempi, anche quest'anno i termini per l'approvazione dei bilanci preventivi di Comuni e Province trovano la proroga. L'annuncio arriva dal ministero dell'Interno, che ha deciso di far slittare la scadenza al 31 marzo prossimo per consentire agli amministratori locali di chiudere i conti in «presenza di un quadro normativo definito ». La «svolta epocale » nel calendario dei conti locali, più di una volta rivendicata dal Governo, deve quindi cedere il passo alla consueta dilazione dei tempi, che non è mai mancata negli ultimi 15 anni. Con l'anticipazione dei consuntivi dal 30 giugno al 30 aprile, appena approvata nella legge di conversione del Dl 154/2008, il calendario attuale prevederebbe solo un mese tra le scadenze dei due conti. Il «quadro normativo definito » richiamato dal Viminale come motivazione della proroga offre la spiegazione tecnica del provvedimento. Il Senato sta discutendo in questi giorni la Finanziaria 2009, che lungo l'iter parlamentare si sta arricchendo di novità importanti per gli enti (a partire dalla parziale esclusione degli investimenti dal Patto di stabilità; si veda Il Sole 24 Ore del 6 dicembre e il servizio oggi a pagina 6) e dovrà tornare a Montecitorio per il via libera definitivo. Solo con la fine della discussione in Aula e la pubblicazione della Finanziaria in Gazzetta Ufficiale il «quadro normativo » per Comuni e Province sarà «definito», e i tempi per tagliare il traguardo entro fine anno sarebbero strettissimi. Ma la proroga ha anche un ovvio significato politico, dato dal braccio di ferro fra Governo ed enti locali che era sfociato nella campagna dell'associazionenazionale dei Comuni proprio sullo "sciopero dei bilanci preventivi", cioè l'invito a non approvare i conti entro la scadenza di fine anno che il Governo sembrava avere blindato. Lo slittamento, in sé, è una "vittoria" solo tattica degli amministratori locali, mentre il fulcro della partita è ovviamente spostato sulle questioni di merito. Che oltre ai correttivi su cui si sta esercitando il Parlamento riguardano anche i tagli ai trasferimenti e le parti ancora non coperte per l'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale. Su quest'ultima voce il Governo ha finora stanziato 2,86 miliardi sul 2008 e 2,6 sul 2009, ma per i Comuni l'addio all'imposta ne vale almeno 3,3. A ciò si aggiungono i tagli al fondo ordinario che sono ancora "intatti", e proprio per questo i Comuni, oltre a sottolineare «l'apprezzamento » per le novità che arrivano dal Senato, hanno chiesto al Governo di affrontare «in un tavolo politico» gli altri nodi. Intanto dal Viminale arriva una buona notizia per i 245 Comuni che si sono visti riconoscere i rimborsi per le aspettative sindacali del 2007. L'assegno staccato dal ministero dell'Interno è di quasi 13 milioni, e gli importi più importanti sono quelli indirizzati a Firenze (837mila euro), Catania (624mila) e Genova (502mila). MISURE IN ARRIVO Nella Finanziaria nuove regole per i conti, ma per Comuni e Province pesano i tagli dei fondi e la perdita dell'Ici

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L'ex presidente di Provincia <taglia> le Province (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Province

n. 294 del 2008-12-09 pagina 12 L'ex presidente di Provincia «taglia» le Province di Redazione Questa è la seconda conversione sulla via di Montenero di Bisaccia. Prima è passato dalla Lega all'Idv poi dalla provincia all'abolizione delle province. Parliamo di Antonio Borghesi, deputato dell'Idv ed ex presidente della Provincia di Verona dal '95 al '98, quando era leghista, poi consigliere provinciale a Verona fino al 2004. Ora Borghesi ha cambiato opinione sulle amministrazioni provinciali: le vuole chiudere tutte. Ha presentato una proposta di legge per cancellare proprio la parola «Provincia» dalla Costituzione italiana (articoli 114 e seguenti, zac via!). Ma non pensate che per il professor Borghesi (insegna Economia aziendale all'Università di Verona) sia un semplice contrappasso dantesco. «Anche le comunità montane sono inutili e vanno abolite - dice Borghesi al Giornale -, e i comuni con meno di 5mila abitanti vanno accorpati in consorzi per i servizi». L'I-taglia dei valori. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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FEDERALISMO: CASINI, SE LEGA LO VUOLE FACCIA ATTO DI BUONA VOLONTA'. (sezione: Province)

( da "Asca" del 09-12-2008)

Argomenti: Province

FEDERALISMO: CASINI, SE LEGA LO VUOLE FACCIA ATTO DI BUONA VOLONTA' (ASCA) - Roma, 9 dic - ''Io non sono contrario alla riforma federalista ma temo che da essa ne potrebbe derivare una moltiplicazione dei centri di spesa. In un momento di crisi e' necessario risparmiare e non incentivare le spese''. Lo afferma il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini nel suo intervento a Radio anch'io. Comunque, prosegue, il federalismo come lo vuole la Lega ''avrebbe bisogno di un atto di buona volonta'''. Atto che per Casini potrebbe passare per l'abolizione delle province e per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. ''Il riordino degli enti locali e un intervento sui servizi locali che avrebbe come conseguenza l'abbassamento delle tariffe di luce, acqua, gas, trasporti e' - per Casini - cio' che servirebbe per completare il disegno federalista''. fdv/dnp/alf (Asca)

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Comuni a secco: allarme bilanci (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Province

Campania enti locali Comuni a secco: allarme bilanci Ici, in un documento l'Anci chiede la restituzione dei mancati introiti per il 2009 E' emergenza bilanci nelle amministrazioni locali: a denunciarlo è un documento unitario proposto dall'assemblea dei sindaci della Campania. Sul banco degli imputati finiscono le ultime scelte del Governo in materia di finanza pubblica: "Mentre la riduzione dei trasferimenti appare coerente con il passaggio ad un sistema federale spiega il documento - l'inversione di tendenza dell'autonomia tributaria non trova una spiegazione plausibile e non potrà che avere l'effetto di peggiorare i saldi di bilancio". Su questo tema l'associazione dei piccoli comuni guidata da Bartolo d'Antonio ha organizzato per domani (ore 10, Auditorium dell'Isola C3 del Centro Direzionale di Napoli) un convegno a cui parteciperanno il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, il governatore Antonio Bassolino e Leonardo Domenici, presidente dell'Anci nazionale e primo cittadino di Firenze. Intanto, per consentire agli Enti locali di licenziare il bilancio preventivo 2009 in presenza di un quadro normativo definito, proprio ieri il ministero dell'Interno ha deciso di prorogare il termine di approvazione per comuni e province dal 31 dicembre 2008 al 31 marzo 2009. antonella autero Blocco delle maggiori entrate tributarie e forti riduzioni dei fondi destinati ai Comuni. Sos dell'Anci: a rischio, per il prossimo anno, sono soprattutto i servizi alla collettività: politiche giovanili, edilizia scolastica, trasporto pubblico e politiche sociali. Emergenza bilanci sotto i riflettori domani, in occasione del convegno organizzato dall'associazione guidata fa Bartolo D'Antonio cui partecipewranno Angelo Rughetti, segretario generale Anci; il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino; Riccardo Di Palma, presidente della Provincia di Napoli; il governatore della Regione Campania Antonio Bassolino. Interventi programmati anche per Fausto Pepe, sindaco di Benevento e coordinatore della Rete delle Città medie, Simone Valiante, coordinatore della Consulta dei piccoli comuni e per il sindaco di Ischia Giuseppe Ferrandino dell'Ancim (Associazione nazionale comuni isole minori). Assemblea dei sindaci A denunciare le difficoltà in cui versano le amministrazioni locali è l'assemblea dei sindaci della Campania che, in un documento unitario, manifestano grave preoccupazione sulle ultime scelte del Governo in materia di finanza pubblica. E, pur apprezzando alcune modifiche migliorative che sono state apportate alla manovra economica dalla discussione parlamentare, ritengono che non siano sufficienti a determinare le condizioni per approvare bilanci preventivi efficaci e adeguati alle domande e ai bisogni delle Comunità amministrative e per avviare un confronto concreto sul federalismo fiscale.Segue un elenco di richieste che i Comuni campani avanzano al Governo nazionale:almeno il ripristino del Fondo Unico per le politiche sociali con le stesse risorse del 2007;un fondo straordinario per l'edilizia scolastica finanziato totalmente dallo Stato tramite Fondi Fas e dalla Cassa Depositi Prestiti; l'esclusione dal saldo del patto di stabilità dei fondi relativi alle leggi per il terremoto e le calamità naturali; un intervento deciso per un piano di edilizia residenziale pubblica e sociale; l'utilizzo degli avanzi di amministrazione per la riduzione del debito degli enti locali. Alla Regione Campania i sindaci chiedono di garantire almeno la stessa quantità di risorse per le politiche sociali e per interventi a favore delle imprese e delle famiglie, il fondo per l'edilizia scolastica e per far fronte all'emergenza per accogliere i minori stranieri non accompagnati. Nuove risorse L'assemblea ritiene necessario che lo Stato coinvolga con urgenza tutto il sistema istituzionale attivando tavoli specifici per cercare soluzioni concordate sulla finanza locale e per le grandi questioni aperte: sanità, fondo sociale, casa, federalismo fiscale. In particolare si chiede per i Comuni, le Province e le Comunità Montane: la restituzione integrale, anche per il 2009 e seguenti, del mancato gettito originato dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e l'abrogazione dei tagli previsti sui trasferimenti erariali 2009; l'esclusione del calcolo di saldo per il patto di stabilità delle spese per investimenti in opere pubbliche. E ancora: la restituzione integrale delle risorse per il funzionamento delle istituzioni, compresi i tribunali; la definizione di un piano di investimenti nazionali composto da interventi per infrastrutture e da azioni di valorizzazione del patrimonio delle istituzioni locali e dello stato; la possibilità di rivedere il termine del 30 aprile 2009 per la presentazione da parte dei Comuni delle certificazioni relative al mancato gettito Ici prima casa e per concordarne un altro. Per finire, l'Anci chiede la restituzione integrale per l'anno 2008 e seguenti, per i comuni che al momento dell'approvazione del decreto 93/2008 avevano istituito l'imposta di scopo, del mancato gettito originato dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa della stessa imposta di scopo; e il riconoscimento ai comuni montani e ai piccoli comuni di un'adeguata forma di perequazione in rapporto alla minore capacità fiscale ed al maggior costo dei servizi con particolare riferimento alla viabilità, servizi sociali e servizi scolastici Le cifre Secondo i più recenti dati ufficiali Istat relativi al Conto economico 2007, l'Ici ha offerto alla totalità dei Comuni un gettito pari a 12,1 miliardi di euro, circa un quinto delle loro entratecorrenti. A riportare queste cifre è il Rapporto 2008 Ifel-Anci sulla manovra finanziaria dei Comuni. Senza interventi normativi da parte dello Stato, quale sarebbe stato il gettito relativo al 2008? Impossibile rispondere con precisione. Tuttavia, l'Ifel dispone di dati che segnalano per il 2006 sull'anno precedente un incremento superiore al 4 per cento per il gettito derivante dalle abitazionidi ogni tipo. Nonappare azzardato considerare un'ipotesi di gettito totale più vicina ai 13 che ai 12 miliardi di euro per il 2008, di cui circa un 24-25 per cento derivato dalla prima casa. Il decreto legge 93/2008 quantifical'ulteriore calo di gettito connesso con l'abolizione totale dell'Ici prima casa in 1,7 miliardi. Secondo stime prudenti, ricavate dai Certificati di conto consuntivo dei Comuni relativi al 2006, tali importi sono sottostimati tra 0,6 e 1,2 miliardi di euro. In sostanza, la cancellazione della prima casa dall'imponibile Ici comporta di ridimensionare il gettito del principale tributocomunale di circa un quarto, un dato di per sé esaustivo. Irpef Dal Rapporto Ifel-Anci risulta anche che tra il 2006 e il 2008 il gettito dell'addizionale comunale all'Irpef è aumentato del 42,85 per cento, passando da 121.194mila euro a 173.129mila. Si tratta del gettito più alto del Mezzogiorno, otto volte superiore a quello prodotto dalla Basilicata. Anche la percentuale dei comuni che applicano l'aliquota è salita in Campania da 80,22 a 86,57 per cento. del 09-12-2008 num.

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Bertorelli vuole il tris ma punta su Peracchi Due sulla loro strada (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 10-12-2008)

Argomenti: Province

PROVINCIA 10-12-2008 Parmense VARSI IL SINDACO AUSPICA L'ABOLIZIONE DEL LIMITE DEI DUE MANDATI Bertorelli vuole il tris ma punta su Peracchi Due sulla loro strada Pellegrini, ex capogruppo di maggioranza, e Osvaldo Ghidoni gli avversari più probabili Comunali 2009 VARSI Gaetano Coduri II A sei mesi dalle elezioni amministrative per l'elezione del primo cittadino che guiderà il paese nel quinquennio 2009 - 2014, a Varsi è già aperta la caccia ai candidati sindaco per la formazione delle liste. In un clima molto tranquillo ma di lavoro intenso, attenzione e responsabilità per gli "addetti ai lavori", Varsi si sta preparando. Se in apparenza, non si sente quel «fermento» tipico delle elezioni, in realtà, dietro le quinte della politica varsese vi è una grande battaglia per la conquista dei nomi ritenuti maggiormente in grado di raccogliere voti di preferenza e quindi determinanti nella «discesa in campo ». Se la sfida è già iniziata, già si conoscono i possibili candidati per la poltrona da sindaco di Varsi: Osvaldo Ghidoni uscente assessore alla sanità, istruzione, servizi sociali e beni culturali; Angelo Peracchi responsabile dell'area manager export di Parmalat e Attilio Pellegrini ex capogruppo di maggioranza dimissionario. Tante sono le spaccature, forse sanabili, che al momento fanno prevedere un confronto a tre. Da una parte c'è Osvaldo Ghidoni l'uscente assessore del partito «Uniti per Varsi» che pare aver divorziato dalla lista guidata dal sindaco Bertorelli per «abbracciare » il consigliere di minoranza del Partito democratico Luigi Aramini. «La nostra Varsi ha bisogno di mantenere i servizi scolastici, sociali, sanitari e garantire ai tanti anziani del nostro paese di vivere in condizioni dignitose - ha detto Osvaldo Ghidoni -: c'è il bisogno di battagliare ancora di più e riuscire a conquistare quello che finora non è stato possibile ottenere. E' necessario anche valorizzare il settore agricolo, le bellezze naturali del nostro paese sviluppando e trovando soluzioni per il turismo». «Io sono al lavoro - spiega Ghidoni - per creare una lista con giovani per un cambio generazionale ». Ad appoggiare Osvaldo Ghidoni, il consigliere di minoranza e assessore alla forestazione della Comunità Montana Ovest Luigi Aramini. «In primo luogo abbiamo il mantenimento delle scuole e dei servizi sociali per i nostri anziani - ha detto Aramini - poi sostenere i problemi del settore agricolo e garantire i servizi alla popolazione». Dall'altra parte c'è il sindaco uscente Giorgio Bertorelli che resta in attesa del decreto legge che potrebbe consentire ai sindaci dei comuni meno di 5000 abitanti il superamento del limite dei due mandati consecutivi. In tal senso c'è un disegno di legge, oltre all'impegno assunto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Ma per ora, non essendoci nulla di ufficiale, Bertorelli sarebbe al lavoro per formare una nuova squadra e secondo le ultime indiscrezioni avrebbe preso contatti con Angelo Peracchi, responsabile dell'area manager export di Parmalat e Filippo Antoniazzi presidente della Polisportiva Varsi. Il più favorito per la candidatura per la nuova squadra coordinata dietro le quinte da Bertorelli sarebbe proprio Angelo Peracchi. «Lotteremo per mantenere i tanti servizi che finora abbiamo avviato - ha detto Giorgio Bertorelli - avvieremo un parziale rinnovamento con continuità, presteremo miglioramenti nei servizi sociali, sanità e istruzione, apriremo spazi a nuovi idee nel campo turistico focalizzando maggiore attenzione nel decollo dell'area artigianale di Ponte Vetrioni e l'importante prossima istituzione del nuovo Piano strutturale comunale». La terza probabile squadra nella battaglia di Varsi sarebbe proprio quella condotta dall'ex capogruppo di maggioranza dimissionario, Attilio Pellegrini, che sarebbe al lavoro per formare una lista di cambiamento. «Tutto è in gioco, sono in contatto a tutto campo con varie realtà del paese. Al momento posso soltanto dire che stiamo valutando tutte le soluzioni possibili e che tutte le strade sono aperte - ha detto Pellegrini -. Varsi ha bisogno di potenziamento dei servizi sociali, sanitari e nuovi progetti per la viabilità. La divisione con il sindaco Bertorelli è stata inevitabile dopo che ha deciso di affidare un incarico a soggetto non del paese ma esterno - prosegue Pellegrini -: questa scelta non mi è piaciuta e mi sono comportato di conseguenza». I volti In alto Angelo Peracchi e il sindaco Giorgio Bertorelli: i loro nomi potrebbero essere intercambiabili; qui sopra Osvaldo Ghidoni e Attilio Pellegrini, ex capogruppo di maggioranza, ora oppositore di Bertorelli.

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Spagna/ Chacon: Presto abolizione limite 3000 soldati (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 10-12-2008)

Argomenti: Province

Madrid, 10 dic. (Apcom) - La Spagna si prepara a un periodo di maggior attivismo nelle missioni internazionali di mantenimento della pace: lo ha lasciato intendere oggi la ministra della Difesa Carme Chacon, che durante un'audizione parlamentare ha definito "obsoleto" il 'tetto' di 3.000 soldati all'estero, ribadendo che chiederà al Consiglio dei ministri che questo limite non sia rinnovato alla sua scadenza il 31 dicembre. Chacon ha sottolineato che, secondo la Nato, la capacità di proiezione di militari all'estero della Spagna è dell'8% del suo totale, ovvero 7.700. Dal 2009 insomma, il numero di soldati spagnoli che parteciperanno a missioni internazionali "sarà limitato soltanto dalla legalità della missione, dalla volontà degli spagnoli e dalla capacità delle forze armate". Attualmente Madrid partecipa a cinque missioni internazionali (Afghanistan, Libano, Kosovo, Bosnia e Ciad), con un totale di 3.000 militari. Secondo indiscrezioni di stampa, il governo starebbe valutando un aumento delle truppe in Afghanistan a partire dall'estate del 2009, per far fronte al peggioramento delle condizioni di sicurezza nella provincia nordoccidentale di Baghdis sotto comando spagnolo. le missioni all'estero sono costate alla Spagna 668 milioni di euro nel 2008, il 4% in più che nel 20007.

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Cacciatore punta il fucile: Ti sparo (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Renzo Dardengo di Albina aveva chiesto che cessassero i colpi vicino alla sua abitazione. Ma la reazione è stata inattesa. La Lac: «Tragedia sfiorata» Cacciatore punta il fucile: «Ti sparo» Pensionato cardiopatico, terrorizzato dopo la lite, chiama i carabinieri GAIARINE. Cacciatore punta il fucile carico contro un cardiopatico, sfiorata la tragedia. Vittima dell'aggressione un 65enne di Albina, Renzo Dardengo, che dopo l'incredibile episodio ha presentato querela per ingiurie e minacce aggravate. «Ho invitato i cacciatori a rispettare le norme e stare lontano dalla mia casa - denuncia il pensionato - sono stato insultato e minacciato». Il fatto, reso noto ieri dalla Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia), si è verificato domenica 19 novembre. Quella mattina l'uomo insieme alla moglie stava facendo colazione, quando ha sentito dei forti spari e ha visto un cacciatore ad una ventina di metri da casa. «Sono uscito per dirgli che ci sono delle norme da rispettare, come i 100 metri di distanza dalle abitazioni - spiega Dardengo - e lui mi ha puntato il fucile addosso». Alla scena ha assistito terrorizzata la moglie Christiana, preoccupata anche perché il marito è affetto da cardiopatia, dopo che quattro anni fa era stato colpito da un infarto. Un fatto del genere poteva costargli caro. Renzo Dardengo risiede ad Albina in via Roncat 39 da una decina d'anni, dopo essere stato per lavoro all'estero, impiegato per decenni all'aeroporto di Zurigo. Periodicamente i cacciatori infastidiscono la quiete della sua famiglia, tanto che un altro episodio si è verificato pochi giorni dopo, mercoledì 19 novembre. In quell'occasione tre cacciatori hanno ucciso una lepre sparando ad una trentina di metri dalla sua casa e ad otto metri dalla strada. «Se vogliono cacciare lo facciano - aggiunge il pensionato - ma lontano dalle abitazioni e dalle proprietà private». Il 65enne si è così rivolto alla Lac, che attraverso i propri legali ha presentato denuncia ai carabinieri di Codognè. Esplosioni pericolose in prossimità di abitazioni, disturbo del riposo delle persone, minaccia a mano armata ed ingiurie: questo si denuncia nella querela presentata da Renzo Dardengo. E' stata allegata anche una documentazione fotografica per testimoniare i fatti. «Poteva scapparci il morto - denuncia Andrea Zanoni, presidente della Lac Veneto - il nostro obiettivo è di individuare questo figuro per fargli saltare definitivamente la licenza di caccia». Il responsabile dell'associazione per la tutela degli animali inoltre individua delle responsabilità a livello politico, lanciando accuse a Regione e Provincia: «Credo che la prepotenza dimostrata da molti cacciatori nei confronti di persone inermi - aggiunge Zanoni - sia la conseguenza della politica di estremismo venatorio attuata da anni dalla regione e dalla provincia». A Gaiarine un altro episodio recente: due cani impallinati (uno ucciso) in via Resteiuzza. (Diego Bortolotto)

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Se si vuole ridisegnare la democrazia italianaabolire le Province non può essere sufficiente (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Se si vuole ridisegnare la democrazia italianaabolire le Province non può essere sufficiente dino cofrancesco Rispetto ad altri pensatori politici del nostro Risorgimento - e soprattutto nel confronto con Carlo Cattaneo - Giuseppe Mazzini ha fatto sempre la figura del sognatore, ignaro della realtà. Si ricordi il durissimo giudizio che ne diede Karl Marx: «Finora egli è stato considerato come il capo dei formalisti repubblicani d'Europa. Ripiegati esclusivamente sulle forme politiche dello Stato, essi non hanno degnato d'una sguardo l'organizzazione sociale su cui poggia la superstruttura politica. Fieri del loro falso idealismo, essi hanno considerato al di sotto della loro dignità il prender coscienza della realtà economica. Niente è più facile che essere idealisti per conto d'altri. Un uomo rimpinzato può facilmente farsi beffe del materialismo degli affamati che chiedono un volgare pezzo di pane invece di idee sublimi». E tuttavia, se si riprendono in mano i Doveri dell'uomo, uno scritto così lontano dalla sensibilità moderna, con la mente rivolta al dibattito attuale sul federalismo, ci si accorge che il 'profeta' aveva una percezione dei problemi nazionali assai più realistica di tanti contemporanei, suoi e nostri. Gli Stati nei quali si divide in oggi l'Italia «e che sostanzialmente ricalcano le nostre regioni - scriveva - non sono creazione del nostro popolo; uscirono da calcoli d'ambizione di principi o di conquistatori stranieri, e non giovano che ad accarezzare la vanità delle aristocrazie locali, alle quali è necessaria una sfera più ristretta della grande patria. Ciò che voi, popolo, creaste, abbelliste, consacraste coi vostri affetti, colle vostre gioie, coi vostri dolori, col vostro sangue, è la città, il comune, non la provincia o lo Stato. Nella città, nel comune, dove dormono i vostri padri e vivranno i nati da voi, s'esercitano le vostre facoltà, i vostri diritti personali, si svolge la vostra vita d'individuo. È della vostra città che ciascuno di voi può dire ciò che cantano i Veneziani della loro: Venezia la xe nostra, l'avemo fatta nu. In essa avete bisogno di libertà, come nella patria comune avete bisogno d'associazione. Libertà di comune e unità di patria, sia dunque la vostra fede. |?| Tutte le altre divisioni sono artificiali e non s'appoggiano sulla vostra tradizione nazionale». Se, come voleva Cattaneo, è la città il «principio ideale della storia d'Italia», le divisioni storiche, che ancora si perpetuano nelle province e nelle regioni, non rispecchiano alcuna pienezza di vita collettiva, non comunanza di lingue, non di cultura, non di interessi materiali, non di progetti di vita, non di tradizioni religiose. Alcune province sono, almeno in gran parte, proiezioni della città, quasi una loro estesa periferia, ma altre sono accorpamenti di comuni non legati da alcuna affinità elettiva. La Cassino di Antonio Labriola, ad esempio, apparteneva alla provincia di Caserta, guardava a Napoli e alla Campania, non aveva alcun rapporto con Frosinone della cui neocostituita provincia venne a far parte in virtù della riforma fascista degli enti locali. Libero, anche se la prima pietra fu scagliata proprio dal Secolo XIX, si sta battendo per l'abolizione delle Province, che, secondo i dati raccolti dall'Istituto Bruno Leoni, assicurano una poltrona a ben 4.207 professionisti della politica. È stato calcolato che, in media, su ogni 14mila cittadini c'è un amministratore provinciale: in Molise si scende a 62 amministratori ogni 5.162 residenti, in Sardegna a uno ogni seimila residenti e in Basilicata a uno ogni ottomila abitanti. Salvaguardando il personale amministrativo e le funzioni che svolgono oggi le Province (scuole, trasporti, sostegno sociale), la loro abolizione, a parere di Oscar Giannino, farebbe risparmiare all'erario 7 miliardi su 16,5: un taglio della spesa pubblica che potrebbe realizzarsi «senza traumi e con pieno consenso degli elettori». Il discorso non fa una piega, ma non si vede perché non dovrebbe valere anche per le Regioni, contenitori di realtà politiche, economiche e culturali assai diverse e talora incompatibili, anche se con competenze molto più estese. Se si rimette mano alle suddivisioni amministrative del paese, si vada fino in fondo, all'insegna della libertà e della democrazia: i popoli della penisola debbono essere liberi di ridisegnare le aree regionali più rispondenti alle loro culture e ai loro interessi e poter scegliere, democraticamente, attraverso l'istituto referendario, tra i progetti in competizione. Limitarsi ad abolire le province - riprendendo, peraltro, la vecchia battaglia di Ugo La Malfa - significa dare più potere alle attuali classi dirigenti e burocrazie regionali. Che non muoiono certo dalla voglia di rifare la carta delle Regioni né, tanto meno, di prendere in considerazione il "federalismo delle macroregioni", forse più funzionale e meglio in grado di far fronte alle sfide poste da una crisi internazionale, politica ed economica, da cui non usciremo tanto presto e facilmente. Dino Cofrancesco è docente di Storia delle dottrine politiche all'Universitàdi Genova. 11/12/2008

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Il Pd insiste sulla Carta delle autonomie (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-11 - pag: 18 autore: LA RICHIESTA Il Pd insiste sulla Carta delle autonomie In attesa del comitato ristretto, il Pd ribadisce le proprie richieste. Non solo a voce, ma anche sotto forma di emendamenti. «Il federalismo fiscale va esaminato congiuntamente alla Carta delle autonomie», ricorda il senatore Walter Vitali. E, infatti, tra gli emendamenti presentati ieri ce ne sono 19 che ripropongono, articolo per articolo, il Ddl del Pd sul fisco federale. Ma anche un altro che vuole inserire nel testo sul federalismo anche la Carta delle autonomie elaborata dal ministro ombra Mariangela Bastico. Attribuzione ai Comuni di tutte le funzioni amministrative e abolizione delle Province dove ci sono le Città metropolitane tra i punti qualificanti della proposta.

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FEDERALISMO A OSTACOLI (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 11-12-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La (Firenze)) (Resto del Carlino, Il (Bologna))

Argomenti: Province

POLITICA pag. 10 FEDERALISMO A OSTACOLI L?ANALISI SONO quindici e più anni che si parla di federalismo. Ma oggi Bossi lo vuole a tutti i costi, ancora prima, così ha dichiarato, della riforma della giustizia. Il progetto di riforma portato avanti con abilità dal ministro Calderoli procede con rapidità: ha ottenuto il parere favorevole della conferenza unificata e l?approvazione definitiva del consiglio dei ministri. La presenza della Lega al governo, ha dichiarato lo stesso Calderoli, è legata alla realizzazione delle riforme e non c?è dubbio che il rischio di una mancata riforma del federalismo potrebbe destabilizzare gravemente la maggioranza. Tuttavia, sarebbe assurdo, in situazioni come quelle che stiamo vivendo per via della crisi economica, non prevedere delle difficoltà. In primo luogo, per le misure urgenti necessarie ad affrontare la crisi, che sta avvenendo in tutto il mondo, grazie al rilancio del ruolo dello stato nell?economia e nella finanza. Il decreto anticrisi passerà alla Camera con il consenso della Lega, purché si arrivi almeno al Senato all?approvazione della riforma federalista. L?iter è lungo. Senza entrare nel merito della riforma non c?è dubbio che ci sarà anche un problema di consenso dell?opinione pubblica. I cittadini si attendono dal federalismo semplificazioni e razionalizzazioni, ma non tollererebbero aumenti della pressione fiscale e ulteriori inefficienze dello Stato. Per esempio, molti si attendevano l?abolizione delle province promessa da Berlusconi in campagna elettorale, mentre nel progetto Calderoli le province figurano a pieno titolo e Bossi ha dichiarato che non si toccheranno. Bisognerebbe, però, che si uscisse finalmente dall?equivoco e si riconoscesse che il federalismo integrale non è una soluzione possibile per mille e una ragioni. Si tratterà di una devoluzione di poteri dallo Stato centrale alle regioni e ai comuni per sanare finalmente la confusione generata da competenze concorrenti che alimentano conflitti e moltiplicano i costi. I benefici maggiori potrebbero derivare dal federalismo fiscale, ma per questo bisognerà evitare la spaccatura fra Nord e Sud che in questi ultimi anni si è accresciuta nell?economia e nella società. La crisi potrebbe aggravare questo divario.

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Province, Schneck contro Calearo <Sprechi? Detto dai parlamentari...> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: VICENZA2A - data: 2008-12-11 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE La polemica Il numero uno di Palazzo Nievo sull'abolizione degli enti Province, Schneck contro Calearo «Sprechi? Detto dai parlamentari...» VICENZA – «Il mio non è uno sfogo, ma una riflessione basata sui fatti: a chiedere l'abolizione delle Province sono i “trombati” dall'amministrazione di un ente o chi non ne sa nulla». Il presidente della provincia di Vicenza Attilio Schneck riapre il dibattito sulla proposta di eliminare gli enti provinciali: tema che ciclicamente torna d'attualità e che ha contribuito a tener vive le polemiche politiche di questo autunno. Ad inizio novembre a rimettere in primo piano l'esigenza della soppressione è stato l'onorevole del Pd Massimo Calearo, poi criticato anche da alcuni esponenti del suo stesso partito. Il suo intervento ha dato il “la” ad una serie di considerazioni, ultima quella di Attilio Schneck. «Che le Province debbano essere soppresse lo sostiene solamente chi non conosce le loro funzioni, non ha mai avuto a che fare con queste amministrazioni, oppure chi non le ha vissute da protagonista, che ne voleva far parte ma non ci è riuscito». Non si tratta di un discorso generico, il presidente di palazzo Nievo si riferisce a qualcuno in particolare. «In un'intervista radiofonica – afferma Schneck – Massimo Calearo ha detto che i Comuni possono consorziarsi, senza dichiarare però che perché questo avvenga servono comunque degli enti sovracomunali e, inoltre, ha citato il capogruppo del Pd in Consiglio provinciale come persona che sostiene le sue tesi». Il capogruppo in questione è Pietro Maria Collareda, per questo il presidente della Provincia parla di “trombati”. «Si tratta del mio diretto concorrente alle ultime elezioni provinciali». Uno scontro a distanza, insomma. «Sprechi? – è la domanda provocatoria di Schneck – perché non si vanno a fare i conti agli onorevoli? Non fanno leggi, ma si limitano a dare la fiducia ai decreti. Le Province costano 110 milioni all'anno, mentre il parlamento oltre due mi-liardi, sono i numeri che contano ». Secondo l'attuale presidente leghista le Province non si possono eliminare perché gestiscono servizi, come le scuole e le strade, che in mano ai privati non andrebbero a colmare i bisogni dei cittadini. Le aziende, è la tesi di Schneck, hanno come obiettivo il ricavo mentre «il nostro scopo è dare servizi alla gente». Infine, il pensiero va ai primi cittadini dei piccoli Comuni. «Sono dei parroci laici della loro comunità». Togliere del tutto no, ma rivedere sì. Se il presidente Schneck è nettamente contrario all'abolizione dell'ente che guida da un anno e mezzo, è aperto invece a una «revisione», un ritocco che migliori la gestione della macchina provinciale. Elfrida Ragazzo Arrabbiato Attilio Schneck

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Un inquietante episodio a Gaiarine <Via da casa mia>: cardiopatioco minacciato da un cacciatore (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Un inquietante episodio a Gaiarine «Via da casa mia»: cardiopatioco minacciato da un cacciatore GaiarineEpisodio inquietante quello accaduto qualche domenica fa ad Albina di Gaiarine in via Roncat dove un cacciatore ha puntato il suo fucile carico contro un residente. Il gesto, che poteva avere tragiche conseguenze, è scaturito dopo che al cacciatore era stato chiesto di allontanarsi dall'abitazione. Quella domenica Renzo e Christiana Dardengo erano in casa intenti a fare colazione quando sono stati spaventati da un potente sparo esploso da un cacciatore. Renzo si è subito precipitato in giardino e da lì ha visto un cacciatore a soli 20 metri dalla propria casa, che imbracciava un fucile pronto per sparare nuovamente a delle prede. Il signor Dardengo ha dunque chiesto al cacciatore di allontanarsi per rispettare le distanze stabilite dalla legge sulla caccia (100 metri dalle case); questi invece di assecondarlo lo ha offeso con volgari frasi ingiuriose e minacciose. Poi, infastidito dal fatto che il residente continuava a richiedere il rispetto della legge, il cacciatore ha puntato minacciosamente contro all'uomo il fucile da caccia carico. Nel frattempo Christiana, la moglie di Renzo, che aveva assistito assieme ad una vicina a tutta la scena, ha vissuto dei momenti di terrore perché il marito è cardiopatico e deve assolutamente evitare situazioni di stress psicofisico perché rischia seriamente l'infarto. Come se ciò non bastasse il mercoledì successivo tre cacciatori hanno ucciso una lepre sparando da circa 30 metri dall'abitazione dei signori Dardengo e a circa 8 metri dalla strada. Il signor Renzo ha quindi chiesto aiuto alla Lac (Lega Abolizione Caccia) del Veneto che, tramite i propri legali, ha provveduto a scrivere una querela contro ignoti, poi depositata da Dardengo ai carabinieri di Codognè. «Qui poteva scapparci il morto commenta Andrea Zanoni presidente di Lac Veneto in quei momenti di forte concitazione poteva partire un colpo con conseguenze drammatiche oppure il signor Dardengo poteva subire un infarto che gli sarebbe stato fatale. Ora il nostro obiettivo resta quello di individuare questo figuro per fargli saltare definitivamente la licenza di caccia». E potrebbe non essere impossibile visto che sono state scattate delle foto che potrebbero aiutare le indagini. Minaccia a mano armata, ingiurie, esplosioni pericolose e disturbo della quiete pubblica i reati contestati nella querela. Zanoni attribuisce la responsabilità dei comportamenti dei cacciatori «alla politica di estremismo venatorio attuata da anni dalla regione Veneto e dalla provincia di Treviso».Elisa Giraud

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BERLUSCONI: VORREI ABOLIRE PROVINCE MA NON HO ACCORDO IN PDL. (sezione: Province)

( da "Asca" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

BERLUSCONI: VORREI ABOLIRE PROVINCE MA NON HO ACCORDO IN PDL (ASCA) - Bruxelles, 11 dic - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non ha dubbi, il programma elettorale del Pdl sta procedendo a gonfie vele nella sua realizzazione. C'e' un solo punto sul quale il premier esprime rammarico ed e' quello relativo all'abolizione delle province, che non si riesce a realizzare a causa di contrasti all'interno della coalizione di maggioranza, soprattutto da parte della Lega. Berlusconi parla al termine del vertice del Ppe chiarendo che ''c'e' solo un punto del programma elettorale sul quale ho difficolta' con i miei alleati: e' quello dell'abolizione delle province. Siamo ancora convinti - continua - che sarebbe un passo utile per risparmiare ma la Lega ha una posizione molto ferma, io non ho il 51%''. Quindi, conclude, ''devo accettare quello che i miei alleati ritengono non si possa fare ma - aggiunge - non si dica che non mantengo le promesse''. fdv/mcc/ss (Asca)

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"Problemi sul federalismo" pag.1 (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Bossi: problemi sul federalismo, Berlusconi deve abbassare i toni Giovedí 11.12.2008 16:59 La riforma del federalismo in un ramo del Parlamento, quella della giustizia nell'altro. E' il premier Silvio Berlusconi a fissare i percorsi dei due provvedimenti che il governo ha intenzione di portare avanti: "Non è che ci sia una cosa prima e l'altra indietro, abbiamo detto che si va avanti insieme, c'è totale fiducia tra gli alleati". Per il premier, la Lega non ostacolerà la riforma della Giustizia: "Anche Bossi ha sempre detto che Berlusconi mantiene le parole. Poi - fa notare - ciascuno ha il suo elettorato ed usa gli argomenti migliori per farsi amare dagli elettori". Silvio Berlusconi spiega poi che c'è solo un punto "in cui ho difficoltà serie con gli alleati ed è quello delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri. "Siamo - dice il premier - ancora convinti che sarebbe utile abolire le provincie per risparmiare ma la Lega ha una posizione ferma ed io non ho il 51%. Devo accettare quello che i miei alleati ritengono che non si possa fare". < < pagina precedente

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Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, Berlusconi abbassi i toni (sezione: Province)

( da "Rai News 24" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Roma | 11 dicembre 2008 Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, Berlusconi abbassi i toni Umberto Bossi Qualche ostacolo per il federalisno fiscale nelle commissioni. Le opposizioni hanno cambiato atteggiamento dopo le parole di ieri di Silvio Berlusconi. Umberto Bossi dice che dopo la riunione di oggi delle tre commissioni chiamerà il premier. "Berlusconi ora è in Europa e proverò a chiamarlo per spiegargli che abbiamo qualche difficoltà perché le opposizioni vogliono evidentemente una correzione del tiro. Lui dirà che lo attaccano ma a volte bisogna saper mandare giù, saper inghiottire. Non vince -dice Bossi ai giornalisti- chi attacca di più. A volte il miglior attacco è la difesa". Berlusconi: la Lega non vuole l'abolizione delle province Silvio Berlusconi spiega che c'è solo un punto "in cui ho difficolta' serie con gli alleati ed è quello delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri. "Siamo - dice il premier - ancora convinti che sarebbe utile abolire le provincie per risparmiare ma la Lega ha una posizione ferma ed io non ho il 51%. Devo accettare quello che i miei alleati ritengono che non si possa fare". Sulla giustizia Berlusconi deve abbassare i toni "Sì", risponde il leader della Lega ai giornalisti che gli chiedevano se fossero auspicabile toni più pacati da parte del presidente del Consiglio. "Le dichiarazioni di Berlusconi sulla giustizia ci mettono in difficoltà perché possono ritardare il federalismo". D'altronde con il Pd la Lega aveva "cucito", spiega Bossi, e "avevamo già un accordo" sul federalismo fiscale. Quindi per la Lega "il dialogo con la sinistra e' possibile". "Berlusconi e' intelligente, ha già capito". Così ha risposto il ministro per le Riforme alla domanda se sia necessario un chiarimento per evitare che il federalismo possa bloccarsi. Sarebbe auspicabile – ha concluso Bossi - che Berlusconi confermasse che il governo non ha cambiato indirizzo".

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Le priorità dell'Italia dei Valori (sezione: Province)

( da "Quotidiano.it, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Le priorità dell'Italia dei Valori Ascoli Piceno | Infrastrutture nel nuovo assetto provinciale; occupazione e lavoro; servizi alle persone; sicurezza, partecipazione e interazione tra politica, istituzioni e cittadini. Il 20 dicembre a San Benedetto arriva Antonio Di Pietro. Dal Coordinatore Provinciale dell'Italia dei Valori Andrea Cardilli riceviamo e pubblichiamo quanto segue: Adesso si parte davvero! Intenso lavoro dell'esecutivo provinciale dell'itala dei Valori di Ascoli Piceno per definire i percorsi e i programmi in vista delle prossime elezioni amministrative del giugno 2009. Tutto è partito dal convegno dello scorso mese a Colli del Tronto "PROGRAMMI, PROGETTI E OBIETTIVI PER UNA PROVINCIA NUOVA" dove erano presenti gli esponenti Regionali (quali on. Favia e prof. Borghesi) e nazionali (On. Rota). E' proprio da qui è stato dato il via ad un percorso di strutturazione delle linee programmatiche. Già in quella sede sono stati indicati i punti principali su cui il partito intende indirizzare le proprie energie: infrastrutture nel nuovo assetto provinciale; occupazione e lavoro; servizi alle persone; sicurezza, partecipazione e interazione tra politica, istituzioni e cittadini. Questo è quanto emerge dai sondaggi politici e dall'incontro con tanti cittadini nei punti di raccolta firme per l'abolizione del lodo Alfano. Si è colta infatti la sfiducia e lo sconforto di un territorio e della sua gente. Questo ci ha ulteriormente indirizzato verso un lavoro di dialogo che da un lato, vuole accrescere la fiducia dell'elettore verso il nostro partito (già significativamente in crescita nel piceno nelle ultime consultazioni elettorali) e dall'altro, vuole tracciare un percorso di elaborazione programmatica che porta veramente dalle indicazioni proposte dai cittadini ai bisogni specifici rilevati sui territori. Intendiamo definirlo ulteriormente, con una serie di incontri con le associazioni, i movimenti civici e i rappresentanti di categoria, tra l'altro il prossimo appuntamento sarà il 20 dicembre a San Benedetto del Tronto presso l'hotel Calabresi, dove l'IDV proporrà un momento di incontro per dibattere i temi caldi delle ultime cronache, chiudendo poi con una tombolata alla presenza del Presidente del Partito Antonio Di Pietro. Da questi percorsi consultativi, attingeremo idee ed indirizzi e la forza di procedere da soli, qualora non si incontrino, su programmi e sui metodi, sintesi sostenibili con altre forze politiche. E' il caso di rappresentare inoltre che l'IDV, anche nel proprio interno, attualmente non ha individuato nessun candidato alla Presidenza della Provincia di Ascoli Piceno, ed è certo che questo verrà ricercato con percorsi democratici tenendo presente l'impegno e la partecipazione profusa nel tempo per la crescita del partito e rilevando anche le indicazioni degli iscritti. Eviteremo, per aderenza alla linee etiche del partito, proclami e autonomine che accrescono solo la confusione e la sfiducia in un momento così delicato per il Piceno. 11/12/2008

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Federalismo/ Farinone(Pd): Esplose contraddizioni Lega (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 11 dic. (Apcom) - Su federalismo e Province stanno esplodendo tutte le contraddizioni all'interno della maggioranza. Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della commissione Affari Europei della Camera, secondo il quale queste "contraddizioni potrebbero avere pesanti riflessi sull'azione del governo, contraddizioni che mettono in luce quanto Lega e Pdl siano incompatibili su temi fondamentali per la vita del Paese". "Bossi vuole chiamare Berlusconi sul federalismo, e il premier risponde che è la Lega a fare resistenze sull'abolizione delle Province - conclude Farinone -. Nella maggioranza su temi così importanti non c'è una linea univoca e, siamo sicuri, ne faranno le spese gli italiani".

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Province/ D'Alia (Udc): Lega tiene in scacco Berlusconi (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 11 dic. (Apcom) - "Le titubanze di Berlusconi sul tema dell'abolizione delle Province rivelano che anche per una maggioranza come quella di cui gode questo governo esistono molti argomenti tabù". E' quanto affermato, a margine del corso di formazione politica di Messina, dal presidente dei senatori dell'Udc, Gianpiero D'Alia. "La Lega - ha aggiunto - tiene 'in scacco' il premier su un tema decisivo per il Paese, che da punto imprescindibile del programma del Governo si è trasformato in motivo di frizione e tensione nella maggioranza. L'abolizione delle Province è indispensabile per limitare gli sprechi e non pregiudicare un federalismo che si sta già rivelando fin troppo costoso".

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Province/ Nucara: Berlusconi? Neanche la Lega ha il 51% (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 11-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 11 dic. (Apcom) - "Neanche la Lega ha il 51%, con tutto il rispetto per Bossi". Così il segretario del Pri Francesco Nucara commenta le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio, scettico sulla possibilità di abolire le Province. "Se c'è un veto leghista ad un punto concordato del programma quale quello dell'abolizione delle province, dispiace, ma non vediamo come si possa, anche stando ai dati della crisi economica, approvare il federalismo fiscale. Pensavamo Berlusconi fosse il presidente del Consiglio invece lo troviamo a capo di una coalizione. Facesse bene il mestiere che gli è congeniale di presidente del Consiglio", conclude.

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