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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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toARTICOLI DEL 12-18 dicembre 2008       #TOP



Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (102)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, il premier abbassi i toni ( da "Rai News 24" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province Silvio Berlusconi spiega che c'è solo un punto "in cui ho difficolta' serie con gli alleati ed è quello delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri.

Scuola irriformabile: maestra unica a picco ( da "Blogosfere" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Si veda l'iter dell'abolizione delle province, a parole voluto da tutti (come il federalismo), nei fatti ancora in stallo, come la storia della Bella di Torriglia, che tutti vogliono ma che nessuno se la piglia. Certo c'è il progetto di abolizione presentato alla Camera a fine ottobre, ma insomma.

Poletti, ok dall'Udc ( da "Corriere delle Alpi" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: giorni fa ha ricordato al presidente della Provincia Reolon di essere stato lui l'ideatore di un referendum provinciale sull'autonomia. Altro capitolo - ma correlato - l'abolizione delle province: «E' importante avere un'idea chiara del futuro che vogliamo. Noi dell'Udc ce l'abbiamo: crediamo che la provincia di Belluno o sarà autonoma, con un riconoscimento della sua specificità,

Province, Forza Italia convoca Szumski & Co. ( da "Tribuna di Treviso, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Province, Forza Italia convoca Szumski & Co. Avevano criticato Sernagiotto sull'abolizione degli enti Province da eliminare, scoppia la bufera nel Popolo della Libertà: il direttivo provinciale azzurro ha deciso di convocare i consiglieri provinciali Riccardo Szumski, Guido Marson e Gianfranco Giovine,

Aboliamo le Province ( da "Arena, L'" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. I rimanenti 6 milioni di euro potrebbero andare incontro alle innumerevoli difficoltà delle famiglie italiane accogliendo la proposta dell'Udc di erogare 100 euro al mese per il primo figlio e 50 per gli altri. È meglio quindi avere delle Amministrazioni provinciali alla ricerca del potere perduto,

Trancia la Provincia ( da "Stampa, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Buongiorno Trancia la Provincia Massimo Gramellini Aderisco alla campagna di Vittorio Feltri per l'abolizione delle Province. Nessun dibattito rivela l'inanità della politica quanto il comizio infinito sulla morte di quegli enti nobili, ma ormai utili solo a risolvere le caselle orizzontali del cruciverba.

con la riforma 100 maestri elementari in meno ( da "Centro, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Per questo la Cgil chiede l'indizione di un referendum per l'abolizione della legge 169 che reintroduce il maestro unico alle elementari. I PIANI. Entro oggi le Province dovranno presentare alla Regione, su indicazione dei Comuni, il cosiddetto piano di dimensionamento scolastico. Saranno accorpate le scuole con meno di 500 alunni iscritti.

il record dei dipendenti? e' a grosseto - mario lancisi ( da "Tirreno, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Grosseto è la provincia italiana - in percentuale - con il maggior numero di dipendenti: 256 ogni 100mila. Un record denunciato dal quotidiano Libero di Vittorio Feltri, che sta conducendo una battaglia per l'abolizione delle province. Di contro Prato è la provincia toscana più virtuosa perché con 227.

Un fondo sociale di garanzia per le famiglie più disagiate. E' il regalo che la Gi... ( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Anci di attendere l'approvazione della Legge Finanziaria, anche perchè ad oggi non abbiamo ancora certezze sulle entrate garantite agli enti locali dallo Stato, su come il governo intende compensare le minori entrate derivanti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e quali saranno i trasferimenti ordinari ai Comuni».

Scontro in Forza Italia, consiglieri <ammoniti> ( da "Corriere del Veneto" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: criticato aspramente la presa di posizione del capogruppo in Regione Remo Sernagiotto per l'abolizione delle Province. Di nuovo caos interno quindi in Forza Italia fra la corrente sacconiana e quella gaviana. Ad accendere le polveri è stato l'appello lanciato da Sernagiotto al presidente del Consiglio per chiedere la chiusura delle amministrazioni provinciali, definite «inutili ».

E Silvio fa i conti <La Lega mi ha stufato> ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece... ». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato ». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio

Il Cavaliere all'attacco di magistrati e Murdoch ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: consiglio europeo Berlusconi nega che le critiche della Lega siano spia di un malessere dentro la maggioranza. Lo nega anche facendo riferimento all'abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, che i leghisti non vogliono. Due opinioni diverse non significa contrasto: «Fosse per me le Province potrebbero essere abolite, facendo riassorbire il personale dai Comuni,

Cirilli si avvicina al Pdl ( da "Tempo, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Eppure Cirilli sposa il referendum per l'abolizione dell'ente Provincia. Al suo posto in Comune ci sarà Manlio Scalzi, 46 anni agente immobiliare, sposato e con due bambini. «Entrò con la voglia di fare bene e mi atterrò alle decisioni del gruppo» ha affermato Scalzi, nipote di Sante Palumbo, un nome storico per la città di Latina.

Province, enti da abolire? ( da "Opinione, L'" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: parlerà oggi a Chiavari in un incontro pubblico nelle sale della Società Economica Province, enti da abolire? di Paolo Della Sala Oggi pomeriggio alle ore 16 e 30 l?Istituto Bruno Leoni e l?associazione La Maona organizzano un incontro pubblico sul tema dell?abolizione delle province. La discussione si svolgerà nella Sala presidenziale della Società Economica (via Ravaschieri 15)

Penati: "Vincerò le provinciali" ( da "Affari Italiani (Online)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province e in special modo di quelle che rientrano nelle aree metropolitane come Milano". Lo ha detto il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, questa mattina al Pdl point di corso Vittorio Emanuele per presentare l'iniziativa dei gazebo per l'elezione dei delegati al primo congresso nazionale del Pdl,

Penati: "Vincerò le provinciali" pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Vediamo se abolire la Provincia" Venerdí 12.12.2008 14:37 Quello dell'abolizione delle province, ha spiegato Podestà, "è un dibattito in corso e aperto. Ci sono delle prese di posizione del presidente del consiglio e altre di Bossi. A noi sembra che, pur avendo in molti la disponibilità a confrontarsi con la sinistra per la provincia di Milano,

Federalismo/ Fiore: Meglio abolire Regioni che Province ( da "Virgilio Notizie" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: interviene a proposito della questione dell'abolizione delle province, su cui il Premier ha dato parere favorevole, e spiega che "più che sull'abolizione delle province, mi concentrerei sull'abolizione delle Regioni". "Le stesse infatti - spiega - non sono esistite fino agli anni '70 ed il nostro paese funzionava anche meglio.

Il Cavaliere: <La Lega mi ha stufato> ( da "Corriere.it" del 12-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece...». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio

Costituzione, Berlusconi al Colle: non cambio principi fondamentali Carta ( da "Corriere.it" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: e in merito alle indiscrezioni su un regolamento di conti tra il premier e il Carroccio circa l'abolizione delle province. «Non c'è niente di niente, nessun problema» nelle relazioni tra Silvio Berlusconi e il leader del Carrocio, ha assicurato il premier. «Sapete bene che dovevate montare la panna su una frase presa così su cui si è ricamato.

La Provincia spende senza deleghe ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: E sulle tasse invoca aliquote di rischio e status «La Provincia spende senza deleghe» Sernagiotto torna alla carica: assessori e fondi per l'agricoltura, che spreco Sarà perché anche Berlusconi è sbottato, in questi giorni, non celando l'insofferenza per la resistenza leghista all'abolizione delle Province.

Marani: Possiamo fare la banca dei costruttori ( da "Arena, L'" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: di alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo.

L'Udc: no ai nuovismi ipocriti ( da "Libertà" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Unione di Centro è favorevole alla abolizione delle Province e a una più razionale ed efficace riorganizzazione delle autonomie locali, finalizzata a un efficiente e partecipato governo delle comunità territoriali. È quanto si legge in una nota dell'Udc a firma del segretario provinciale Pier Paolo Gallini che nella riunione della direzione nazionale dell'

Voto per le Province, il Pdl nel caos E Veltroni lancia la candidatura Penati ( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Aspettiamo prima di capire l'esito del dibattito sulla possibile abolizione delle Province». I vertici lombardi della Pdl frenano sugli sviluppi della corsa per Palazzo Isimbardi, come ribadisce l'europarlamentare Guido Podestà, per altro investito della candidatura alla presidenza dallo stesso Silvio Berlusconi, la scorsa primavera.

<Basta, aboliamo le Province a costo di rompere con la Lega> ( da "Corriere del Veneto" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: è un solo punto in cui ho difficoltà serie con gli alleati ed è quello dell'abolizione delle Province. Siamo ancora convinti che sarebbe utile per risparmiare, ma la Lega ha una posizione molto ferma». Al capogruppo veneto sono brillati gli occhi. «Nella prima seduta di gennaio – ha annunciato Sernagiotto sull'onda dell'entusiasmo –

Non penalizzare ulteriormente la stazione di Fiorenzuola ( da "Libertà" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dal 01/01/09 dell'IC-Pass gratutito (o meglio per il 20% a spese della regione Emilia Romagna e quindi sempre soldi nostri), introdotto come contentino dopo l'abolizione dei treni Interregionali da dicembre 2005 chiunque dovesse per esigenze di studio o di lavoro utilizzare treni Intercity dovrà fare un abbonamento mensile Eurostar-

In piazza i gazebo della libertà Nasce il futuro del centrodestra ( da "Giornale.it, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: che la scorsa primavera hanno avviato una decisiva semplificazione della politica». È invece ancora presto per conosce il nome del candidato di centrodestra alle Provinciali. «Finché non terminerà il dibattito sull'eventuale abolizione delle Province non saremo in grado di indicare un nome», conclude Podestà.

Città metropolitana, Pdl senza candidato presidente sino al termine del confronto ( da "Giorno, Il (Milano)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: PRIMA di ufficializzare il proprio candidato presidente per la Provincia di Milano, il Pdl attende l?esito del dibattito sulla possibile abolizione delle province. L?ha riferito ieri il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Podestà, nominato direttamente da Silvio Berlusconi sfidante dell?uscente e ricandidato Filippo Penati.

Salvini: subito il candidato, Podestà e Corsaro non perdano tempo ( da "Giorno, Il (Milano)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province e la conseguente nascita delle città metropolitane in atto all?interno della maggioranza di Governo. Onorevole, non le sembra convincente l?argomentazione di Podestà? «Per niente. La verità è che, a pochi mesi dal congresso costitutivo del Pdl, Forza Italia e An si stanno scannando su tutto il territorio nazionale per la scelta dei candidati alle Amministrative

Marani: <Possiamo fare la banca dei costruttori> ( da "Arena.it, L'" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: di alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo.

ATTENZIONE TERREMOTO A CASORIA ABITANTI PARCO SIE - NAPOLI ATTENZIONE! TERREMOTO A CASO... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: L'abolizione delle Province Candido Munopano - NAPOLI Si vogliono abolire le Province e risparmiare in tal modo un certo quantitativo di soldi. Sulla validità della proposta si può essere concordi o meno, sulla sua realizzabilità i dubbi sono invece enormi.

Federalismo/ Ronconi: Per realizzarlo bisogna disfare le ( da "Virgilio Notizie" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: con centri di spesa periferici intoccabili, cerca di mantenere un reticolo clientelare spacciandolo con il federalismo". "Si affianchi al disegno di legge sul federalismo fiscale - conclude Ronconi - un disegno di legge costituzionale per l'abolizione delle province assicurando un iter parlamentare privilegiato".

Riforme/ La Russa: Abolire le province tra cinque anni ( da "Virgilio Notizie" del 13-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e coordinatore nazionale di An, propone di abolire tutte le delle Province tra cinque anni. Nel pieno del dibattito sull'abolizione degli enti provinciali, il ministro La Russa dà la sua ricetta, alla vigilia dell'appuntamento elettorale del 2009: "Le Province non possono essere abolite adesso che si sta per andare a votare -

Bankitalia, più debiti per i Comuni ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: incertezza arriva delle entrate relative all'abolizione dell'Ici prima casa e il taglio che la Finanziaria ha operato su numerosi fondi: basti pensare alla riduzione di circa un terzo (275 milioni) del fondo per le politiche sociali». Per quanto riguarda il debito in settembre, nel centro-Italia le amministrazion hanno accumulato più debito:

Giustizia, il Governo insiste per la sua strada ( da "Libertà" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».

federalismo, legge entro aprile ( da "Mattino di Padova, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Calderoli si è poi dilungato sul tema dell'abolizione delle Province, diventata un tormentone: «Mi sono proprio stufato di sentir chiacchiere a vuoto e balle su questa faccenda. Qui c'è gente che difende le Province inutili che già avrebbero potuto essere abolite, come le città metropolitane, ma che sono ancora in ballo perché, trasversalmente,

c'è crisi ma si continua a costruire case ( da "Tirreno, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: è crisi ma si continua a costruire case Boom di nuovi appartamenti in provincia: sono cresciuti del 10% in un anno Alcuni sindaci frenano lo sviluppo perché dopo l'abolizione dell'Ici per i Comuni non ci sono più entrate Altri puntano sugli oneri PONTEDERA. Altro che crisi, per l'edilizia. Il mattone tira tira, si continua a costruire più che altrove, in provincia di Pisa.

Il Pdl: <La Costituzione si può cambiare> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perchè non si può fare «alcune sì e altre no».

Federalismo, Calderoli: la riforma sia condivisa ( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».

<La Provincia?Argine contro la crisi> ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Quindi le Province non sono inutili? «L?ipotesi dell?abolizione delle Province, aldilà dei loro limiti, agita da tempo il dibattito nazionale con venature populiste. Io porto l?esempio lodigiano: credo sia un modello di successo. L?autonomia ci ha emancipato dal rischio dell?

Nuova strategia del Cavaliere <Stop and go> per le riforme ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: continua a fare sul tema dell?abolizione delle province: «Il Carroccio ci prende in contropiede su argomenti demagogici ma in questo campo si dimostra conservatore: la gente vuole eliminarle, e Berlusconi conduce una battaglia popolare ai danni degli alleati», conferma Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera.

Salta il "banco" sulla divisione della Provincia. Chiediamo ai nostri assessori -affer... ( da "Messaggero, Il (Marche)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: caso di abolizione delle Province, i beni e il personale vengano ripartiti ai Comuni. E se noi diamo i beni e il personale ai fermani e poi vengono cancellate le Province? E' una eventualità che vorremmo evitare». «Il Governo -rincara il segretario Gionni- ci metta per iscritto cosa vuole fare su Fermo provincia perché in questo momento siamo noi a trovarci con il cerino in mano.

Muraro sfida Feltri e Stella Sacconi: <Siano associazioni> ( da "Corriere del Veneto" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: lanciata ieri dalle colonne de «La Padania», è di Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso. «è ora di smetterla di sparare sul mucchio – attacca Muraro -. Questa storia dell'abolizione delle Province ha davvero stancato: che si facciano le dovute distinzioni, fra chi lavora male e chi lavora bene, come noi».

<Silvio? Saltati i nervi. Noi trattiamo> ( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ma in questi giorni un altro tema disturba il capo leghista: la campagna per l'abolizione delle Province. Sull'argomento, Bossi torna tranciante: «Chi non vuole le Province mira alla cementificazione. Vuole soltanto avere le mani libere sui piani regolatori. Ma la Lega è una forza di territorio e difenderà il territorio».

NEGLI USA SI VIVE A CREDITO MA IN EUROPA SI RISPARMIA ( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sono convinto che ci sarebbe un risparmio maggiore dell'abolizione delle province. Oreste Mazzi afror@libero.it Caro Mazzi, I l presidente del Consiglio non è il solo italiano che suggerisce ai suoi connazionali di consumare. In un articolo apparso su La Stampa del 6 dicembre, l'economista Mario Deaglio indirizza lo stesso suggerimento a tutti gli europei.

il pdl insiste: costituzione da aggiornare ( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perchè non si può fare «alcune sì e altre no».

<Il federalismo ad aprile e dialogo sulle riforme È Berlusconi che lo vuole> ( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sempre a favore della separazione delle carriere? «Assolutamente necessaria». Passiamo al nodo Province. Si dice sempre che la Lega sia contraria alla loro abolizione. «Bisogna affrontare il tema in maniera seria, con responsabilità, senza facili slogan. Anche perché, ci sono territori in cui la loro presenza serve, in cui hanno un significato.

Giustizia, Bossi insiste sul dialogo "Napolitano è un uomo saggio" ( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Che cosa pensa della campagna per l'abolizione delle Province? "È sbagliata. Tra l'altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio". (14 dicembre 2008

Calderoli: Riforme solo se condivise Ma il Pdl insiste: La Costituzione non è un totem intoccabile. Il monito di Napolitano non è per noi ( da "Giornale di Brescia" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».

"napolitano è un uomo saggio proporrò io una mediazione al pd" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Con tutti i limiti degli accordi politici». Che cosa pensa della campagna per l´abolizione delle Province? «è sbagliata. Tra l´altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio».

Federalismo/ Farinone(Pd): Pdl chiarisca su abolizione ( da "Virgilio Notizie" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: vicepresidente della Commissione Affari Europei, chiede al Governo "parole di chiarezza" sul federalismo e in particolare sull'abolizione delle province. "La Lega - spiega il deputato Pd - apre al dialogo sul federalismo, ma su temi cruciali, come l'abolizione delle province, serve una parola di chiarezza da parte dell'intero centrodestra.

Il Pd non vota la divisione dei beni ( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dove si è discusso della necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si esprimerà in maniera chiara sull'abolizione delle Province, così come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal PdL il 28 ottobre scorso, ove si prevede la soppressione delle Province, già in Commissione Affari Costituzionali.

E' stabile il debito degli Enti locali ( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: incertezza delle entrate relative all'abolizione dell'Ici prima casa e il taglio che la legge finanziaria ha operato su numerosi fondi: basti pensare al taglio di circa un terzo, pari a 275 milioni di euro, del fondo per le politiche sociali". Per quanto riguarda il debito in settembre, nel centro-Italia le amministrazioni locali che hanno accumulato più debito,

La Lega chiede riforme condivise ( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili", tuona Calderoli. E poi, osserva, "ci sono province e province!". "Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province", replica La Russa, perchè non si può fare "alcune sì e altre no".

Si va verso l'abolizione delle Province? ( da "Quotidiano.it, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Si va verso l'abolizione delle Province? Ascoli Piceno | Sembra che alla Camera l'iter per sopprimere le Province sia partito in modo spedito. A questo punto il Partito Democratico piceno si chiede: "E' giusto proseguire nella divisione della Provincia di Ascoli Piceno?

Il ministro Calderoli ai sindaci berici: <Il federalismo ha bisogno di voi> ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ieri Roberto Calderoli le ha illustrate a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore, all'incontro sul tema della legge delega sul federalismo. Ma il ministro per la semplificazione ha anche lanciato alcuni messaggi. Il primo, di rassicurazione, al presidente della Provincia Attilio Schneck, allarmato per la ventilata proposta di abolizione degli enti provinciali.

Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto ... ( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La Lega non si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Dobbiamo fare un'attenta valutazione dei compiti che svolgono e delle loro dimensioni: ci sono realtà che non potrebbero esistere senza la presenza delle Province e realtà dove la Provincia è inutile. In questo caso possono riorganizzarsi come associazioni di sindaci, a costo zero,

Calderoli: via le Province ma solo quelle inutili Aperture del ministro leghista: parliamone seriamente senza usare slogan <Quella di Treviso non va sostituita con la città metropo ( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: che ieri nel vicentino ha fatto il punto sulla situazione della riforma con sindaci e amministratori non solo del Carroccio. È la Lega che non si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Parliamone - replica Calderoli -. E affrontiamo la questione con serietà e senza slogan».

La Russa (An): abolirle tutte tra cinque anni ( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolirle tutte tra cinque anni MilanoAbolire tutte le province, non subito ma tra cinque anni. Questa la proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa, coordinatore nazionale di An, in relazione aldibattito in corso sull'abolizione delle province. «È evidente che le province non possono essere abolite adesso che si sta andando a votare.

L'abolizione dell'Ici non riguarda soltanto l'abitazione ... ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: all'indomani dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa un elenco degli immobili interessati. Ma è una rarità. Inoltre, il rimando dell'assimilazione alle decisioni comunali se da un lato rispetta l'autonomia impositiva dell'ente locale dall'altro provoca una difformità di trattamento tra comune e comune, anche limitrofi,

Luca Claudio: <I padovani si sentono delusi> ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Padova provincia libera" per la candidatura a sindaco di Padova o a presidente della Provincia. Ma sono in carica fino al 2011 e non vorrei mollare».Luca Claudio, il vulcanico sindaco di Montegrotto, è stato indicato da una federazione di gruppi che comprendono dai socialisti all'Udeur alla civica di Anna Bettella come uno dei condottieri nella prossima campagna elettorale.

Veltroni apre al piano per l'auto "Berlusconi non sa gestire la crisi" ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici", ha affermato il segretario del Pd. Giustizia. "Siamo disponibili a creare un tavolo che discutere della riforma della giustizia a favore dei cittadini e delle imprese", ha poi spiegato Veltroni. "Un tavolo - ha sottolineato - che non deve durare sei mesi ma 60 giorni, con la partecipazione di magistrati e avvocati.

Lombardia/ Mattioli: "Penati rende Milano e il Nord più ( da "Virgilio Notizie" del 14-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione degli enti intermedi e la creazione di una grande città metropolitana, molto diverso dai piani conservatrici della Lega, che a tanti proclami non fa seguire fatti". "Sono sicuro - ha concluso Mattioli - che l'esperienza e la capacità di Filippo Penati porteranno a una grande coesione tra le diverse ispirazioni culturali che si riconoscono nel Pd e nei suoi alleati nonché

cordone rientra nel circondario ( da "Tirreno, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ha così deciso di rientrare nell'assemblea, presentandosi l'11 alla riunione della prima commissione, chiedendo l'abolizione dei consorzi di bonifica e il passaggio delle loro competenze alle province. Per quanto riguarda la risposta all'interrogazione, sarà data ufficialmente alla prossima assemblea.

pdl: quasi 1,8 milioni ai gazebo ( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: nel mezzo delle città: il Popolo delle libertà è un'esperienza nuova e aperta a tutti i cittadini che ne vogliono far parte». Entrando nell'attualità del dibattito politico, a proposito dell'abolizione delle Province il numero uno del Pirellone ha lanciato la proposta di calcolare l'efficienza di tutte le pubbliche amministrazioni.

assessori e consiglieri ai raggi x ( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: mentre rappresentano un costo enorme per il bilancio dello Stato. Da trent'anni - continua - ci battiamo, anche per via referendaria, per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e abolire le Provincie va in questa direzione». Ora a fianco di questa dichiarazione d'intenti, i Radicali friulani propongono «ai candidati in pectore di tutti gli schieramenti politico l'

Veltroni sprona Berlusconi Aiuti all'industria dell'auto ( da "Unita, L'" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: come «ha fatto con Alitalia e con l'assurda abolizione totale dell'Ici». Un governo che spreca denaro e tempo: mesi buttati a parlare di maestro unico e grembiuli, e quel che resta per la scuola sono gli 8 miliardi e mezzo di tagli «contro i quali continueremo a batterci». La censura al governo è irrevocabile.

Campagna anti Province, ma è giustificata? ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 26 Campagna anti Province, ma è giustificata? IL DIBATTITO MENTRE INFURIANO, in sede locale, le schermaglie in vista delle candidature, monta ancora una volta la campagna nazionale (da destra come da sinistra) per l?abolizione delle Province. E? stato anche presentato un disegno di legge di riforma costituzionale.

Il Pdl: la Carta va cambiata La Lega insiste sul dialogo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: è una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili », tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province! ». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province », replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».

RIFORME: ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI PROVINCE. ( da "Asca" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Soffermandosi sulla proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo da essere ancora piu' competitive''.

auto, anche il pd chiede un piano di aiuti - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell´Ici». E c´è la promessa di non fare sconti alla Gelmini: «Ci hanno detto che serviva il maestro unico e adesso è sparito: restano i tagli di otto miliardi contro i quali continueremo a batterci». Ma l´affondo più duro è ovviamente per Berlusconi, il premier che a Pescara ha comprato collane invitando gli italiani a spendere.

POTENZA, DOMANI CONSIGLIO PROVINCIALE ( da "Basilicanet.it" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Gli ultimi due ordini del giorno sono stati presentati dal consigliere Antonio Caivano (Psdi) sullâ??assegnazione di locali alle Associazioni richiedenti e della consigliera Rosaria Vicino (Pd) sullâ??abolizione del bollo auto e dellâ??Irap. BAS 04

RIFORME: ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI ( da "Virgilio Notizie" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Soffermandosi sulla proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo da essere ancora piu' competitive''.

Viva le Province e i provinciali ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 25 Viva le Province e i provinciali l?editoriale LA RUMOROSA campagna che è stata aperta per l?abolizione delle Province è inutile almeno quanto l?ultimo sciopero indetto dalla Cgil al grido di piove (o nevica) governo ladro. E inutilmente rumorosa (...

Penati punta alla riconferma ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: starebbe prendendo tempo in attesa della conclusione del dibattito sulla possibile abolizione delle Province. Lo ha detto lo stesso Podestà precisando che sarebbe prematuro formalizzare una scelta, senza essere certi dello svolgimento delle prossime elezioni. Una posizione definita dal leghista Matteo Salvini «una perdita di tempo» per mascherare le difficoltà a trovare un accordo.

(segue dalla prima) (...) quanto l'emergenza Tevere, che, anche senza esondazione, ... ( da "Giorno, Il (Legnano)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione di un ente territoriale che rappresenta la maggioranza degli italiani, giacché la maggioranza non vive nelle metropoli ma in provincia, nelle belle e benestanti città, grandi e piccole, della provincia. Parola antica, avuta in eredità giusto dalla Roma latina, che rappresenta oggi più che mai non solo una tradizione e una realtà ma un?

Scissione La guerra continua ( da "Corriere Adriatico" del 15-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: della necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si esprimerà sull'abolizione delle Province, così come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal Pdl il 28 ottobre scorso. E per rafforzare il concetto dello stand by sulla divisione dei beni e del personale della Provincia il il capogruppo del Pd in consiglio provinciale,

Affari in calo, almeno chiudiamo la domenica ( da "Trentino" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Roland Caramelle della Filcams Cgil chiede addirittura l'abolizione delle aperture nei festivi: «La domenica è un giorno di apertura inutile dei negozi, frutto della nostra società consumistica. Anche l'idea di città turistica coi negozi aperti non ha senso: per attrarre turisti le amministrazioni devono inventarsi altri eventi come concerti e spettacoli.

Rifiuti e ambiente: l'autonomia senza controllo ( da "Trentino" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Deriva (anche) dall'abolizione sistematica e progressiva - non certo casuale - di tutte le figure istituzionali "terze" di garanzia: "Poiché siamo autonomi, e bravi, non ne abbiamo bisogno". E' la presunzione il virus dell'autonomia. Allora, via il sovrintendente ai monumenti e al paesaggio (averlo oggi, un professor Rasmo!

<Sui Comuni italianiuna scure da 500 milioni> ( da "Secolo XIX, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Le anticipazioni effettuate dal 1988 in poi - in forza dell'obbligo del "non riscosso per riscosso" - da parte di numerosi agenti di riscossione agli enti locali. Riscossioni che rischiano di far saltare i bilanci degli stessi comuni, già in difficoltà per i mancati incassi a seguito dell'abolizione dell'Ici.

NEO - DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate ( da "Italia Oggi" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini Ho seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico,

UN MILIONE e 200 mila euro: questo il 'buco' di bilancio ... ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province?. Ma il confronto su questa spaccatura istituzionale vive, in realtà, anche di tutti quei passaggi ormai noti agli addetti ai lavori ma praticamente sconosciuti alla città. Da quel conguaglio che dopo una cura dimagrante è sceso dai venti milioni iniziali ai quindici attuali.

Schifani: Allo studio la revoca di Villari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: oltre che allo scontro sulla Giustizia, anche all'abolizione delle province e alle modifiche al sistema previdenziale (innalzamento dell'età di pensionamento delle donne) sponsorizzate dal Pdl. Dal partito del premier però smorzano la polemica. «Tutto a posto – assicura Maurizio Gasparri capogruppo del Pdl al Senato –

In Italia la ripresa devepartire dall'innovazione ( da "Secolo XIX, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province come enti inutili per poi dichiarare (giovedì scorso a Libero in risposta alla campagna di firme promossa da quel giornale) che non si può fare. Siamo forse in mano a un governo di ingenui che sognano e poi scoprono con il passare del tempo che "non si può fare", che la realtàè dura e punisce "i volonterosi"

non basta abolire le province - maurizio mistri ( da "Mattino di Padova, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Prima Pagina NON BASTA ABOLIRE LE PROVINCE MAURIZIO MISTRI Da parte di alcune forze politiche è in atto un pressing perché si giunga all'abolizione delle Province, considerate enti inutili e costosi. L'abolizione delle Province fu proposta da Ugo La Malfa agli inizi degli anni '70 e cioè nel momento in cui si dava vita alle Regioni.

Micheloni (PdL) sceglie la linea pro-province ( da "Opinione, L'" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Questo porterebbe una riduzione delle spese. Le Province sono una risorsa per il territorio, poiché necessarie e indispensabili per la riforma delle Amministrazioni Pubbliche attraverso l?abolizione degli enti che creano un costo inutile e forniscono servizi scadenti?.

Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate ( da "Italia Oggi" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Indietro Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini NEO - DEM Ho seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico,

Non passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione ... ( da "Gazzettino, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione ... Non passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione delle Province. Ci provò il liberale Luigi Einaudi agli albori della Repubblica; ci riprovò il repubblicano Ugo La Malfa quando furono attuate le Regioni. Se ne parla spesso, l'altro giorno il ministro Calderoli ha detto che non è una priorità e il ministro La Russa che si può fare,

L'abolizione delle province è una buona idea, ma inutile ( da "Italia Oggi" del 17-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Indietro L'abolizione delle province è una buona idea, ma inutile I COMMENTI Di Marco Bertoncini IL PUNTO Una novantina di anni fa Giuseppe Prezzolini, nel caustico Codice della vita italiana (per intenderci, quello in cui identificò i «furbi» e i «fessi»), e più precisamente nel capitoletto «Dell'Italia e degli Italiani»,

Marrazzo incontra le province <Danni superiori ai 50 milioni> ( da "Corriere della Sera" del 17-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abbiamo avanzato la richiesta dell'abolizione dell'Ici e la riduzione del reddito agricolo. Ora c'è il problema delle infrastrutture - ha aggiunto - ma la richiesta di "calamità" per il Lazio è rivolta a questa problematica. Nei campi non c'è solo il problema delle coltivazioni: le grandi precipitazioni e alcune esondazioni hanno spazzato via le strade rurali.

Federalismo, Bossi cerca un sì prima del voto ( da "Giornale.it, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: soprattutto finché la Lega non toglie il veto sull'abolizione delle Provincie. Tra gli scettici, infatti, non c'è solo il ministro per gli Affari regionali Fitto, ma pure la pattuglia di An (secondo il sottosegretario Urso è dall'abolizione delle Provincie che «si ricavano le risorse per attuare il federalismo») e molti dei piccoli.

Diecimila trappole per tordi e cervi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Presenti anche gli attivisti della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso Sulcis,

Trovate 10 mila trappole per catturare i tordi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Presenti anche gli attivisti della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso Sulcis,

Questione morale figliadella non politica ( da "Secolo XIX, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: alle sole Province. Perché, dunque, parlare di province e non di altro? È in fondo questo l'interrogativo che, sul Secolo XIX di giovedì, si poneva Dino Cofrancesco, il quale suggeriva di prestare attenzione al rischio che l'abolizione delle province scateni una sorta di reazione centralista da parte delle regioni.

che fastidio ( da "Nuova Venezia, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Gli amici dell'Associazione L'Altra Venezia Venezia Abolire le Province Questo è il momento Si torna a parlare dell'abolizione delle Province, ma nessuno lo farà: sarebbe tempo di tagliare questa voce pesante dal bilancio del nostro Paese, soprattutto in tempi duri.

Boiardi al lavoro per una lista civica ( da "Libertà" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione delle Province - «Le Province sono utili: prendiamo il nostro caso: l'ente coordina le necessità di 280mila abitanti distribuiti su un territorio molto vasto, con esigenze e necessità diverse. La nostra è un'amministrazione che funziona: investiamo nelle scuole, circa 19 milioni di euro nell'arco di questi anni,

Abolire le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni ( da "Libertà" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolire le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni di GIACOMO MORANDI Le ricorrenti proposte di abolizione delle Province, bollate come enti inutili, motivate soprattutto dalla necessità di ridurre la spesa pubblica, non riescono a convincermi. Sarà perché le province italiane, con l'eccezione della decina o poco più di recente costituzione,

Un 'no' deciso all'abolizione delle Province ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province MOZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO CONSILIARE DELLA LEGA NORD IL GRUPPO consiliare della Lega Nord si esprime con forza contro l?abolizione delle Province e sull?argomento presenta una mozione che sarà discussa proprio in Consiglio, nella seduta di domani sera.

la provincia si può abolire - lino buscemi ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Pagina I - Palermo L´intervento La Provincia si può abolire LINO BUSCEMI Nell´ultima campagna elettorale la maggior parte dei partiti (di destra e di sinistra passando per il centro) si erano espressi per l´abolizione dell´ente provincia, ritenuto a ragion veduta inutile e centro di sperpero di danaro pubblico.

la provincia si può abolire basta una legge regionale - lino buscemi ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dell´apparato pubblico. In Sicilia la questione dell´abolizione delle province è sicuramente, dal punto di vista legislativo, molto più semplice anche se bisogna stare attenti al complesso dei contesti in cui si registrano forti resistenze e difese di privilegi assolutamente incompatibili con l´esigenza di risanamento economico e con le precarie condizioni delle pubbliche finanze.

La conversione tardiva di Zanolin Se all'inizio ... ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sempre in prima linea a difendere i diritti dei clandestini chiedendo a voce alta l'abolizione dei Cpt.Negli anni scorsi quando noi della Lega parlavamo di allarme sociale, sicurezza, esplosione abnorme di negozi etnici, tentativi di costruzione di moschee, puntuale, Zanolin e con lui il Suo Sindaco ci accusavano di xnefobia, razzismo, qualunquismo.

PROVINCE: IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE. ( da "Asca" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: PROVINCE: IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE (ASCA) - Roma, 18 dic - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini,

Pena morte/ Assemblea generale Onu rinnova risoluzione ( da "Virgilio Notizie" del 18-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: non dell'abolizione immediata, ma della moratoria stabilita dalle Nazioni Unite". Anche la Comunità di Sant'Egidio saluta con soddisfazione il grande passo avanti alle Nazioni Unite segnato dall'approvazione da parte dell'Assemblea generale della nuova risoluzione per una Moratoria Universale della Pena Capitale.


Articoli

Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, il premier abbassi i toni (sezione: Province)

( da "Rai News 24" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Roma | 11 dicembre 2008 Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, il premier abbassi i toni Umberto Bossi Qualche ostacolo per il federalisno fiscale nelle commissioni. Le opposizioni hanno cambiato atteggiamento dopo le parole di ieri di Silvio Berlusconi. Umberto Bossi dice che dopo la riunione di oggi delle tre commissioni chiamerà il premier. "Berlusconi ora è in Europa e proverò a chiamarlo per spiegargli che abbiamo qualche difficoltà perché le opposizioni vogliono evidentemente una correzione del tiro. Lui dirà che lo attaccano ma a volte bisogna saper mandare giù, saper inghiottire. Non vince -dice Bossi ai giornalisti- chi attacca di più. A volte il miglior attacco è la difesa". Berlusconi: la Lega non vuole l'abolizione delle province Silvio Berlusconi spiega che c'è solo un punto "in cui ho difficolta' serie con gli alleati ed è quello delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri. "Siamo - dice il premier - ancora convinti che sarebbe utile abolire le provincie per risparmiare ma la Lega ha una posizione ferma ed io non ho il 51%. Devo accettare quello che i miei alleati ritengono che non si possa fare". Sulla giustizia Berlusconi deve abbassare i toni "Sì", risponde il leader della Lega ai giornalisti che gli chiedevano se fossero auspicabile toni più pacati da parte del presidente del Consiglio. "Le dichiarazioni di Berlusconi sulla giustizia ci mettono in difficoltà perché possono ritardare il federalismo". D'altronde con il Pd la Lega aveva "cucito", spiega Bossi, e "avevamo già un accordo" sul federalismo fiscale. Quindi per la Lega "il dialogo con la sinistra e' possibile". "Berlusconi e' intelligente, ha già capito". Così ha risposto il ministro per le Riforme alla domanda se sia necessario un chiarimento per evitare che il federalismo possa bloccarsi. Sarebbe auspicabile – ha concluso Bossi - che Berlusconi confermasse che il governo non ha cambiato indirizzo". La nota del premier: giustizia e federalismo, priorità assoluta "Il federalismo fiscale e la riforma della giustizia sono due punti del programma del governo e quindi rappresentano una priorità indiscussa". Lo sottolinea il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una nota letta di fronte alle Commissioni Finanze, Affari costituzionali e Bilancio del Senato, dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Aldo Brancher dopo la richiesta da parte delle opposizioni di un chiarimento politico sulle dichiarazioni di ieri del premier sul dialogo con il centrosinistra.

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Scuola irriformabile: maestra unica a picco (sezione: Province)

( da "Blogosfere" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Dic 0812 Scuola irriformabile: maestra unica a picco Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 00:38 in Politica, Scuola Ehm, oggi il governo ha fatto un bel buco nell'acqua. Non entro nel merito della "Riforma" Gelmini, e specifico che è vero che fin dall'inizio era già stato previsto l'inserimento della "Maestra unica" dietro specifica richiesta dei genitori. Mi domando a cosa sono serviti occupazioni, scioperi e parole a fiumi. Certo ci sarà un maestro responsabile per ogni classe, ma insomma... Nessuna semplificazione, nessun risparmio da allocare per le strutture, fatiscenti come la formazione e la didattica. Evvai con i bambini a scuola per tutta la giornata, a volte (spero in rari casi) solo per permettere alla famiglia decaduta, più che il guadagno della sacrosanta pagnotta, una settimana di sci d'inverno e quindici giorni in Spagna d'estate. Oppure le due auto, da cambiare ogni tre anni, oh yes. E naturalmente la colf e la baby sitter, che non sia mai che ci si occupi dei propri figli. Sì, ma tanto il figlio è solo uno, e si romperebbe a stare a casa da solo con la Play. Mica vanno giù in cortile: lo vieta la legge e la prassi. Le riforme si fanno o non si fanno. Immagino che anche nel 2010 non succederà nulla, se nel frattempo si saranno eseguite le solite manovre di "concertazione sconcertante". Un buon governo non si deve limitare solo ad amministrare bene (il che -detto di passaggio- sarebbe già ottima cosa, visti gli standard), ma deve fare riforme serie, profonde, strutturali e culturali. Niente riformicchie, niente gattopardismi, niente balbettii. Se le riforme sono malfatte, gli elettori manderanno a casa gli incapaci, comme il faut. I governi devono riformare ciò che non funziona, e velocemente. Si veda l'iter dell'abolizione delle province, a parole voluto da tutti (come il federalismo), nei fatti ancora in stallo, come la storia della Bella di Torriglia, che tutti vogliono ma che nessuno se la piglia. Certo c'è il progetto di abolizione presentato alla Camera a fine ottobre, ma insomma... Così come la scuola, arrivano gli scioperi generali in un periodo in cui governo, sindacati e imprenditori dovrebbero invece richiedere ai lavoratori di devolvere una giornata al mese di lavoro gratis (ipotizzo un sabato), per creare un fondo da destinare ai lavoratori in difficoltà, per migliorare il nostro deficit statale o per mille altre necessità che sappiamo benissimo. Deliri da periodo ipotetico dell'irrealtà. La riforma che non c'è ma per la quale ci si è azzuffati per tutto l'autunno... La scuola eternamente rimandata a settembre. Dell'anno dopo. I docenti indecenti nel difendere i loro miserelli interessi corporativi, nel non pretendere di poter migliorare il proprio livello di sapere, nel non pretendere un miglioramento minimo nell'edilizia scolastica. Gli studenti che sembrano avere perenni ciucci e biberon in bocca, tutti col troller (ultima moda), impastati di trasmissioni fatte apposta per ingrassare il loro senso di giustizia (che c'è, ed è un bene) con stronzate demagogiche utili solo a fini partitici. Che scuola è una scuola incapace di pretendere un vero pluralismo, persino nella scelta dei quotidiani di classe, dove impera come ai tempi di Mussolini solo un giornale, quello di Scalfari? Si regala un anno di tempo alla scuola superiore per «dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi: in particolare sul secondo ciclo si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull'applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti». Un anno intero per informarsi? E' cosa vera o una presa per il sedere? In un anno si può leggere l'Enciclopedia Treccani. In un anno Einstein ha scritto la Relatività (ipotizzo). In un anno un mio amico si è laureato al MIT di Boston (vero). Viviamo forse nell'età della pietra? Forse sì, e dalla maestra unica siamo tornati alla maestra punica.

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Poletti, ok dall'Udc (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

VERSO IL TRENTINO Poletti, ok dall'Udc Da Rin Zanco dice sì alla secessione BELLUNO. L'Udc sta con Renzo Poletti e la sua idea di un referendum secessionista per tutto il Bellunese. A dirlo attraverso una nota è il segretario provinciale del partito Marco Da Rin Zanco. «E' forse l'ultima grande occasione per attirare sulla nostra provincia le dovute attenzioni del potere centrale. Proprio per questo riteniamo che non debba essere sentito come motivo di divisione ma che debba trovare una vasta convergenza: stiamo ragionando per il bene della gente bellunese e non per il trionfo di una parte». Da Rin giudica «importante» l'apertura del forzista Maurizio Paniz, che pochi giorni fa ha ricordato al presidente della Provincia Reolon di essere stato lui l'ideatore di un referendum provinciale sull'autonomia. Altro capitolo - ma correlato - l'abolizione delle province: «E' importante avere un'idea chiara del futuro che vogliamo. Noi dell'Udc ce l'abbiamo: crediamo che la provincia di Belluno o sarà autonoma, con un riconoscimento della sua specificità, o il gioco non vale la candela. Tanto vale abolirla, trasferendo le competenze ad altri enti». Incassa l'appoggio e ringrazia il leader lamonese Renzo Poletti, che ammette: «Stiamo lavorando al progetto».

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Province, Forza Italia convoca Szumski & Co. (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Province, Forza Italia convoca Szumski & Co. Avevano criticato Sernagiotto sull'abolizione degli enti Province da eliminare, scoppia la bufera nel Popolo della Libertà: il direttivo provinciale azzurro ha deciso di convocare i consiglieri provinciali Riccardo Szumski, Guido Marson e Gianfranco Giovine, «rei» di aver contestato il capogruppo forzista in Regione Remo Sernagiotto. Nella polemica sugli enti provinciali, Sernagiotto ha ribadito la sua posizione: «Sono enti inutili, scriverò a Berlusconi perché li elimini quanto prima, come prevede il programma di Forza Italia, permettendo così allo Stato di avere 16 miliardi di euro a disposizione per far fronte alla crisi economica». Una uscita contestata da Szumski & Co, che hanno difeso l'ente. Una polemica consumata sulla stampa che ha spinto l'ultimo direttivo provinciale a prendere posizione, accentuando di fatto la frattura, che sembrava sanata, tra gavian-galaniani (Szumski & co.) e sacconiani (Sernagiotto). A conferma che il direttivo sembra calato da Marte: è perlopiù composto da gaviani eppure i vertici, in testa il coordinatore provinciale Annalisa Basso, sono in mano ai sacconiani. Una situazione di conflitto che certo non può essere digerita da esponenti come Giampiero Aloisi, coordinatore del capoluogo. Eppure la nota del direttivo parla chiaro: «La struttura organizzativa provinciale del Popolo della Libertà, nelle esecuzioni delle direttive decise per il corretto rispetto delle regole di manifestazione pubblica delle linee di partito, convocherà Szumski, Marson e Giovine per rimarcare che dichiarazioni confliggenti con le posizioni assunte con coerenza istituzionale da altri appartenenti al partito non possono più essere consentite». La miccia è accesa. (a.z.)

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Aboliamo le Province (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Venerdì 12 Dicembre 2008 LETTERE Pagina 23 RISPARMI Aboliamo le Province Le Province nel 1960 erano in numero di 92, molti hanno sentenziato la loro inutilità, addirittura le amministrazioni regionali sono sorte con quell'intento, poi alterne vicende politiche hanno prodotto nuove deleghe, anche l'attuale maggioranza di governo, nel suo programma ha previsto l'abolizione delle Province, oggi sono in numero di 110 e 25 sono le nuove richieste al vaglio delle commissioni parlamentari. Sopprimendole, ripartendo le 63mila unità del personale e le competenze alle dipendenze di altri Enti , il governo avrebbe a disposizione secondo un recente calcolo di Eurispes, istituto di ricerca , ben 10,6 miliardi di euro all'anno. Il grave problema della casa popolare con "l'estinzione" delle Province potrebbe essere risolto, tre miliardi di euro all'anno per dieci anni, permetterebbero di accendere un mutuo capace di implementare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica di 250mila unità abitative, che aggiunte alle 750mila già esistenti in Italia, risolverebbero la grave carenza di appartamenti Erp, sarebbero almeno circa 1.000 nuovi appartamenti per Verona, che metterebbero in movimento, in un periodo di grave crisi economica, almeno un indotto, quello dell'edilizia e affini, anch'esso in grave sofferenza. Un secondo piano "Fanfani" a favore delle famiglie che non possono sostenere affitti pari al 50% e più dello stipendio che percepiscono , la difficile strada del federalismo fiscale compiuto e non solo annunciato, passa anche e non solo attraverso l'abolizione delle Province. I rimanenti 6 milioni di euro potrebbero andare incontro alle innumerevoli difficoltà delle famiglie italiane accogliendo la proposta dell'Udc di erogare 100 euro al mese per il primo figlio e 50 per gli altri. È meglio quindi avere delle Amministrazioni provinciali alla ricerca del potere perduto, distanti dalla gente o 250mila appartamenti erp e un sostegno vero per le famiglie con figli minori a carico? Giancarlo Frigo VERONA  

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Trancia la Provincia (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Buongiorno Trancia la Provincia Massimo Gramellini Aderisco alla campagna di Vittorio Feltri per l'abolizione delle Province. Nessun dibattito rivela l'inanità della politica quanto il comizio infinito sulla morte di quegli enti nobili, ma ormai utili solo a risolvere le caselle orizzontali del cruciverba. Alla vigilia delle elezioni tutti i partiti si dichiarano sdegnati e quasi stupiti della loro esistenza. In clima di processo alla Casta, sembrava questione di giorni. Una sforbiciata alle centodieci Province il lunedì, una ai mille parlamentari il martedì, e il mercoledì ci saremmo svegliati in un Paese quasi normale. Sono passati i lunedì, i martedì e le feste comandate, ma le Province sono sempre lì, mentre altre spingono per entrare. Persino la Lega, rivoluzionaria per statuto, allenta i cordoni dell'indignazione quando si tratta di difendere palmo a palmo le cadreghe padane. Poiché non si è mai visto un tacchino farsi la festa a Natale, gli unici a poter sprovincializzare l'Italia sono i cittadini. Basterebbe restituire in bianco la scheda, la prossima volta che si andrà a votare per il Consiglio provinciale. Purché lo si faccia davvero, e non ci si produca nel solito numero del bertoldo che si lamenta del potente e poi lo vota, lo insulta e poi gli chiede un favore. Conosco l'obiezione: con la faccia tosta che si ritrovano, i politici non toccherebbero le Province neppure se le schede bianche rasentassero il 50%. Vero, ma se quel 50 diventasse 80, sarebbero costretti ad abolirle. Conosco anche la seconda obiezione: le farebbero rinascere subito dopo, cambiandogli il nome in «comunità intercomunali». E stavolta mi arrendo.

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con la riforma 100 maestri elementari in meno (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 15 - Pescara Con la riforma 100 maestri elementari in meno Allarme per l'istituto professionale, potrebbe essere dato in gestione alla Regione In calo anche le supplenze, accorpate tre presidenze. L'Itis perderà 30 posti Il sindacato punta a un referendum CHIETI. Cento insegnanti di scuola elementare e quaranta supplenze in meno sul territorio provinciale a partire dal prossimo anno scolastico. E ancora tre presidenze accorpate, con tutti i disagi del caso per docenti e collaboratori, oltre alla perdita di cento cattedre negli istituti industriali. Queste le previsioni della Cgil scuola che oggi scende in piazza per lo sciopero generale. La manifestazione di protesta, che coinvolgerà molti altri comparti, è in programma questa mattina a Lanciano, nucleo delle rivendicazioni provinciali. Si annuncia numerosa la delegazione di insegnanti, personale Ata e genitori che si muoveranno dal capoluogo teatino. Anche perché la riforma del ministro Maria Stella Gelmini e i tagli annunciati nelle amministrazioni pubbliche dal ministro Renato Brunetta promettono di ridisegnare l'organizzazione scolastica locale. Che vive una fase di oggettiva difficoltà e di incertezza. Specie negli istituti tecnici superiori. «Non a caso», afferma Mariella D'Orsogna, segretario provinciale Cgil scuola, «il termine ultimo per le iscrizioni è slittato a fine febbraio. La riforma, poi, mette in discussione diversi ordinamenti di studio come l'istituto d'arte, il professionale e l'istituto per programmatori». IL MAESTRO UNICO. Il ritorno del maestro unico alle elementari, sostiene dati alla mano la Cgil, comporterà una drastica diminuzione delle docenze di ruolo a Chieti e provincia. «Calcoliamo la perdita in pianta organica di cento insegnanti di scuola elementare. Numeri significativi», riprende D'Orsogna, «che infliggeranno un colpo mortale alle aspirazioni della categoria». Le conseguenze negative di questa contrazione di posti in ruolo graveranno, ovviamente, sui precari della scuola. Emblematiche, in tal senso, le previsioni della Cgil. «Ci saranno, in media, quaranta supplenze in meno rispetto a quest'anno nei circoli didattici della provincia. Le graduatorie resteranno ingessate», dice D'Orsogna, «e il posto di ruolo diventerà sempre più una chimera». Per questo la Cgil chiede l'indizione di un referendum per l'abolizione della legge 169 che reintroduce il maestro unico alle elementari. I PIANI. Entro oggi le Province dovranno presentare alla Regione, su indicazione dei Comuni, il cosiddetto piano di dimensionamento scolastico. Saranno accorpate le scuole con meno di 500 alunni iscritti. Gli accorpamenti, al momento, riguarderanno solo le presidenze. In provincia, secondo la Cgil, scompariranno tre presidenze. A Chieti la media Ortiz verrà unita alla vicina Mezzanotte mentre c'è un punto interrogativo per l'istituto d'arte che potrebbe essere accorpato al liceo classico Vico. «In totale passeremo da 85 a 82 presidenze sull'intera provincia teatina. Poteva andare peggio», ammette D'Orsogna, «ma restiamo comunque vigili». TECNICI E PROFESSIONALI. Questi istituti sono in subbuglio. La revisione degli ordinamenti imposta dal ministero comporterà una perdita di ore, di cattedre e di indirizzi consolidati. «Sono a rischio l'indirizzo per programmatori dell'istituto De Sterlich e non si conosce il futuro del professionale che potrebbe passare ad una gestione diretta della Regione». Va peggio per gli istituti industriali. «Scompariranno molte ore di laboratorio e in provincia si perderanno», sottolinea in conclusione D'Orsogna, «cento cattedre, trenta soltanto nello storico Itis di Chieti». Jari Orsini

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il record dei dipendenti? e' a grosseto - mario lancisi (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 13 - Toscana Il record dei dipendenti? E' a Grosseto Province: anche Massa ai primi posti d'Italia, la più virtuosa è Prato Il presidente Scheggi spiega il primato negativo: «E' un territorio grande con molte incombenze impegnative E non ci sono ditte sufficienti per appaltare i servizi» MARIO LANCISI FIRENZE. Grosseto è la provincia italiana - in percentuale - con il maggior numero di dipendenti: 256 ogni 100mila. Un record denunciato dal quotidiano Libero di Vittorio Feltri, che sta conducendo una battaglia per l'abolizione delle province. Di contro Prato è la provincia toscana più virtuosa perché con 227.886 abitanti ha 180 dipendenti, ilc he significa 79 impiegati ogni 100mila abitanti. Come tutte le classifiche anche quella di Libero si presta sicuramente a rilievi e approssimazioni, però è indicativo che la Toscana non è poi così snella come spesso i politici si affrettano a evidenziare. Infatti sono solo due su dieci le province con meno di 100 dipendenti ogni 100mila abitanti: Prato, come si è visto, e Firenze (88). In testa alla classifica dei troppi dipendenti ci sono, oltre a Grosseto, anche Siena (203) e Massa Carrara (190). Provincia troppo estesa. Come si difende Lio Scheggi, presidente della provincia di Grosseto? Con due argomenti. Primo: «Siamo tra le province più estese della penisola: 4700 kmq. con una densità di 48 abitanti per kmq, 1830 Km. di strade sulle quali intervenire, 20 comuni su 28 al di sotto dei 5.000 abitanti, con l'esigenza di dover garantire numerosi servizi direttamente come manutenzioni, protezione civile, situazione di emergenza», spiega Scheggi. No ai servizi appaltati. Secondo: la provincia deve assolvere ad una serie di funzioni che non sono state affidate ad aziende esterne sia perché «spesso non si trovano ditte in grado di fare certi lavori» che per una scelta politica dell'amministrazione. «Risulta evidente che se avessimo dato vita ad una Spa pubblica per tutto il sistema di viabilità, potremmo esibire, come ente, un rapporto dipendenti/popolazione decisamente più basso. La sostanza non sarebbe cambiata dal momento che la Spa pubblica dovrebbe essere totalmente finanziata dalla Provincia nel cui bilancio risulterebbe, però, solo la spesa relativa al servizio e non il costo del personale», si giustifica Scheggi. Che esibisce una riduzione della spesa per il personale: su 100 euro spesi, nel 2005 30 circa sono andati per pagare i dipendenti. Un anno dopo i 30 euro sono diventati 28 e nel 2007 25. Solo il 18% per dipendenti. Chi gongola è Massimo Logli, presidente della provincia di Prato: «Noi abbiamo fatto la scelta di avere una struttura agile per poter investire le risorse negli investimenti. Per il personale spendiamo solo il 18% del bilancio. Siamo nati come provincia nel 1995 e da allora non abbiamo mai ritoccato le tariffe. Abbiamo investito 149 euro in media per ogni abitante della provincia». Nonostante questi dati lusinghieri, che sono stati premiati anche dal ministro Brunetta, il quale ha incoronato Prato come la provincia migliore per l'organizzazione, Logli è stato silurato dal Pd. Misteri della politica. O dei numeri. Così riduco i dirigenti. L'altra provincia con un buon indice tra dipendenti e abitanti è Firenze: «La provincia di Firenze ha sempre sofferto di carenza di personale perché, quando ha ricevuto nuove funzioni da altri enti (Anas, regione, etc) non ha ricevuto né personale, né risorse per incrementare l'organico. Insomma, ci siamo dovuti arrangiare», spiega l'assessore Tiziano Lepri. E il presidente Matteo Renzi aggiunge: «E' un dato che è in linea con lo sforzo compiuto in questi quattro anni dalla nostra Amministrazione per la riduzione delle spese. Ad esempio, per quanto riguarda il numero dei dirigenti abbiamo avviato progressivamente un'operazione di 'uscita incentivata' che si concluderà a giugno 2009 con un numero di dirigenti sceso da 42 a 30 unità».

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Un fondo sociale di garanzia per le famiglie più disagiate. E' il regalo che la Gi... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Venerdì 12 Dicembre 2008 Chiudi di GIULIA MANCINELLI Un fondo sociale di garanzia per le famiglie più disagiate. E' il regalo che la Giunta Angeloni si appresta a confezionare sotto l'albero di Natale anche se i benefici saranno effettivi solo dopo l'approvazione del bilancio 2009. Il documento economico per la prima volta non sarà approvato entro la fine dell'anno, rinviando a gennaio la messa a punto delle voci a corredo dei capitoli di entrata e uscita. Questo in attesa di conoscere le conseguenze sugli enti locali che arriveranno dalla Finanziaria. Alcune novità sono però confermate al Messaggero dal sindaco Luana Angeloni. Dall'apertura di un fondo sociale di garanzia per le famiglie più bisognose al blocco dell'imposizione fiscale fino a interventi strutturali. «Quest'anno purtroppo non possiamo approvare il bilancio entro Natale, ma non dipende dalla nostra volontà», spiega la Angeloni. «Abbiamo aderito all'appello lanciato dall'Anci di attendere l'approvazione della Legge Finanziaria, anche perchè ad oggi non abbiamo ancora certezze sulle entrate garantite agli enti locali dallo Stato, su come il governo intende compensare le minori entrate derivanti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e quali saranno i trasferimenti ordinari ai Comuni». Se dalla Finanziaria discende anche il blocco dell'addizionale Irpef, il Comune di Senigallia ha scelto comunque di non ritoccare né Tarsu (tassa sui rifiuti) né le tariffe dei servizi a domanda individuale. «Abbiamo deciso di non aumentare alcun tributo data la grave situazione di difficoltà economica che le nostre famiglie stanno attraversando. Il governo centrale ci lascia come uniche leve la tassa sui rifiuti e le tariffe dei servizi a domanda individuale per far fronte alle maggiori spese, ma non vogliamo né possiamo gravare sulle imprese e sulle famiglie. Nonostante tutto, considerati le minore entrate, abbiamo già ben chiare le linee di intervento entro cui ci muoveremo per continuare a offrire servizi di qualità ai nostri cittadini». Le politiche sociali e per l'infanzia faranno forza sull'apertura di un nuovo centro per l'infanzia a Marzocca, cento nuovi alloggi per l'edilizia residenziale pubblica, l'attivazione dello sportello Infomadonna e della Consulta comunale degli immigrati, l'apertura di un centro di aggregazione giovanile a Cesano. L'arte e la cultura faranno perno attorno alla struttura simbolo della spiaggia di velluto, vale a dire la Rotonda, confermando per il 2009 i principali eventi come il "Caterraduno" e il "Summer Jamboree". Per i lavori pubblici e l'urbanistica il bilancio prevede finanziamenti per il potenziamento del trasporto pubblico locale, per un nuovo campo da tennis al Vivere Verde, il campo in erba sintetica alle Saline e all'antistadio a Marzocca, il completamento del restauro di Palazzetto Baviera. Il 2009 sarà anche l'anno della conclusione dei lavori al porto e dell'avvio di quelli per la complanare e terza corsia dell'A14. «Per la prima volta istituiremo un fondo sociale di garanzia per le nuove povertà. É un atto dovuto alla nostra collettività», prosegue la Angeloni. «Il comune è l'istituzione più vicina al cittadino e per questo anche in un periodo di crisi deve potenziare opere e servizi o si va verso la depressione. Il ruolo delle Province? Hanno acquisito compiti di area vasta dai quali è difficile prescindere e svolgono un importante ruolo di coordinamento tra i Comuni e le Regioni. Certamente per le Province è necessaria una semplificazione che non implica un aumento del loro numero».

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Scontro in Forza Italia, consiglieri <ammoniti> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - TREVISO - sezione: TREVISO - data: 2008-12-12 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il caso Marson, Giovine e Szumski richiamati all'ordine. E sui comuni di confine la Lega attacca Galan Scontro in Forza Italia, consiglieri «ammoniti» TREVISO — «Certe dichiarazioni non possono più essere consentite». Annalisa Basso, coordinatrice provinciale di Forza Italia, richiama all'ordine i tre consiglieri provinciali Guido Marson, Gianfranco Giovine e Riccardo Szumski. La loro «colpa »? Aver criticato aspramente la presa di posizione del capogruppo in Regione Remo Sernagiotto per l'abolizione delle Province. Di nuovo caos interno quindi in Forza Italia fra la corrente sacconiana e quella gaviana. Ad accendere le polveri è stato l'appello lanciato da Sernagiotto al presidente del Consiglio per chiedere la chiusura delle amministrazioni provinciali, definite «inutili ». Una proposta che riemerge periodicamente scatenando accesi dibattiti fra le forze politiche e che non è per niente piaciuta non solo alla Lega ma neppure ai tre consiglieri provinciali degli azzurri legati all'asse Galan- Gava. A Silvio Berlusconi, il capogruppo azzurro in Regione chiede di eliminare tutte le Province e di mettere in circolo i soldi risparmiati, ben 16 miliardi di euro. Una richiesta che ha fatto andare su tutte le furie Marson, Giovine e Szumski, che si sono dissociati dalla presa di posizione di Sernagiotto. «Quello che non è accettabile - hanno detto è che si voglia strumentalmente attaccare gli enti provinciali quali esempio di inefficienza quando sono ben altri i livelli che bisognerebbe tarpare chirurgicamente per ridurre le vere e proprie voragini». Ma ieri, dopo il botta e risposta, è arrivato il siluro della coordinatrice provinciale, Annalisa Basso. Poche righe di nota, frasi stringate ma chiarissime. «La struttura organizzativa provinciale del Popolo della Libertà – scrive Basso - nel rispetto delle regole di manifestazione pubblica delle linee di partito, convocherà i consiglieri provinciali Marson, Giovine e Suzmki, per rimarcare loro che dichiarazioni confliggenti con le posizioni assunte con coerenza istituzionale da altri appartenenti al partito non possono più essere consentite ». E ieri scontro a distanza sui comuni di confine tra il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni e il governatore Giancarlo Galan. «L'emendamento di 71 milioni di euro a favore dei comuni di confine - ha tuonato Stiffoni è solo opera della Lega Nord al senato. E' vergognoso che in Veneto la Lega debba trattare con personaggi come il governatore e il suo portabandiera». «Sono all'oscuro della questione - ha replicato Galan - spero solo ci siano vantaggi reali per i comuni». Federica Baretti \\ Basso: intollerabili le dichiarazioni dei consiglieri, confliggono con le linee del partito

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E Silvio fa i conti <La Lega mi ha stufato> (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE E Silvio fa i conti «La Lega mi ha stufato» «L'addio alle Province è nei patti, quei soldi servono» SEGUE DALLA PRIMA Ecco il motivo per cui Berlusconi ha brandito il tema della magistratura come un'arma. E non c'è dubbio che intenda riformarla, ma non è questa oggi la priorità: in cima ai suoi pensieri c'era e c'è la crisi. La giustizia è stata usata come un diversivo. Perché il Cavaliere è consapevole che la partita della legislatura si gioca sull'economia, ruota attorno a quella che Confalonieri ha definito la «sana dialettica » con Tremonti, e riguarda la linea da adottare per affrontare l'emergenza. Sostenendo che «non si può dialogare con l'opposizione », il premier ha voluto spostare l'attenzione dei media dalla crisi, e soprattutto mettere sull'avviso Bossi. Quando l'ha fatto, nel pomeriggio di mercoledì, si era già assicurato tre obiettivi: aveva appena sbloccato — dopo un braccio di ferro durato oltre un mese — i primi 16 mi-liardi da investire nelle infrastrutture; aveva ottenuto l'aumento «fino a un miliardo almeno» dei fondi per i lavoratori che dovranno ricorrere alla cassa integrazione; e — cosa importante — aveva garantito alla Gelmini il via libera per chiudere l'intesa con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil. Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla, con i danni che rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla stabilità del governo. Una stabilità che Berlusconi misura quotidianamente attraverso il termometro del consenso. E non è un caso se due giorni fa — annunciando una ripresa negli indici di gradimento — aveva spiegato il precedente calo nei sondaggi: «Colpa delle polemiche sull'Iva a Sky, e delle vicende legate alla scuola». La scuola prometteva di rimanere una minaccia, perciò ha impegnato Gianni Letta per arrivare al patto con i sindacati, mettendo nel conto che l'opposizione l'avrebbe criticato e si sarebbe attribuita il successo della vertenza. Ma il sentiero andava bonificato da quella mina. E l'intesa porta la sua firma. Come raccontava ieri il leader della Cisl Bonanni, «fino all'ultimo il Tesoro ha resistito, prima che Berlusconi si imponesse». Si era imposto la mattina precedente, durante un incontro a tratti molto teso con Tremonti e il titolare dell'Istruzione. A quell'incontro era seguito un vertice che il premier ha rivelato durante la presentazione del libro di Vespa: «Ci siamo appena visti con Tremonti, Scajola e Fitto...». Non ha detto in pubblico quel che ha spiegato ai suoi collaboratori, e cioè che «la riunione è stata accesa ma indispensabile ». è stato dopo quel vertice che è andato allo scontro sulla giustizia con il Pd. Berlusconi ha parlato a Veltroni perché Bossi intendesse. Lo spiega senza mezzi termini il fedelissimo Valducci: «è tutta una partita interna. Sembrerà un paradosso ma c'è un motivo se Berlusconi cita i sondaggi, perché con quelli è costretto a governare. Nel senso che, appena ha avuto un momento di flessione, hanno cercato di metterlo in difficoltà. Sulla scuola è stata la Lega, sull'Iva per Sky è stata An. Così, appena si è rilanciato nel rapporto con l'opinione pubblica, ha voluto farsi sentire». A Bossi che ieri gli rammentava l'accordo sul federalismo, il premier ha ribattuto ricordandogli che «l'abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece... ». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato ». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio solo la social card, che non lo entusiasma. è a caccia di soldi Berlusconi, in vista di un 2009 che si preannuncia economicamente duro e politicamente importante, perché incrocerà il test delle Amministrative e il voto per Strasburgo. Certo, l'economia italiana non è minacciata dai mutui che negli Usa hanno avuto l'effetto di un ordigno sul sistema, ma può esser minata dal credito al consumo, che agisce come un cecchino sui singoli cittadini e rischia di spezzare il meccanismo. Il vertice di mercoledì con Tremonti, Scajola e Fitto è servito al premier per vederci chiaro: sul piatto ci sono infatti 110 miliardi, tra fondi europei e fondi per le aree sottoutilizzate. Come verrà spesa questa montagna di soldi? Ecco la partita della legislatura, non la giustizia. Francesco Verderami

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Il Cavaliere all'attacco di magistrati e Murdoch (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Da Bruxelles «Pm e giudici culo e camicia» Il Cavaliere all'attacco di magistrati e Murdoch DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES — «Ma quale clima negativo, il clima con la Lega è fantastico. Bossi parla anche ai suoi elettori, ci sono anche delle ragioni per certe dichiarazioni, per farsi amare da chi lo vota. Con Umberto non c'è alcun problema, federalismo e giustizia andranno di pari passo, come abbiamo sempre detto, c'è accordo su tutto, e soprattutto fiducia reciproca. Vado ora a fargli una telefonata... ». A margine del consiglio europeo Berlusconi nega che le critiche della Lega siano spia di un malessere dentro la maggioranza. Lo nega anche facendo riferimento all'abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, che i leghisti non vogliono. Due opinioni diverse non significa contrasto: «Fosse per me le Province potrebbero essere abolite, facendo riassorbire il personale dai Comuni, ci sono mille modi, però sapete la posizione del nostro alleato, pazienza...». Il presidente del Consiglio arriva nella capitale lasciandosi alle spalle le polemiche sulla giustizia. Torna immediatamente sull'argomento, prima di entrare al vertice del Ppe, all'ora di pranzo: «Gli italiani sanno che la riforma è indispensabile. Serve per dare garanzie di un processo equo, che oggi non c'è». E se le prime cariche dello Stato, dal Colle al presidente Fini, lo invitano a dialogare con l'opposizione, la risposta è la stessa dei giorni scorsi: «Anche io vorrei tanto il dialogo, lo avrei voluto, ma...». Il «ma» del premier è più argomentato che in altre occasioni: «Ditemi come si può dialogare con chi dice che sei un dittatore, che c'è un regime ed è colpa tua, che sei Hitler, Videla, il diavolo, un corruttore politico. Voi vi siedereste al tavolo con chi ha questa opinione? Sarebbe una farsa inaccettabile. Di Pietro si comporta da eversore». Eppure esiste anche uno spiraglio, almeno nelle intenzioni: «Se in Parlamento ci fosse la possibilità di sederci a un tavolo io non pongo ostacoli, va benissimo». Insomma tavolo e dialogo possono starci, «ma non pensino di coinvolgere direttamente me dopo avermi insultato, e soprattutto non pensino, con il dialogo, di stravolgere la nostra idea di riforma ». Berlusconi entra anche nel merito, rimarcando che la riforma non sarà pronta prima di Natale: «Occorre parlare non di separazione delle carriere bensì degli ordini: la magistratura non è un potere dello Stato, bensì un ordine, cosa profondamente diversa». Mentre parla di giustizia il premier scherza, mostra anche un orologio con sfondo blu e bianco, raffigurato dentro il volto di Obama: «L'ho portato per far fare due risate ai miei colleghi». Poi prosegue con l'obiettivo della riforma: «Noi pensiamo di dividere gli ordini: gli avvocati dell'accusa con gli stessi diritti degli avvocati della difesa, per avere una reale parità delle parti». E in serata parlando della riforma ai giovani del Ppe rivela che in Italia «pm e giudici sono culo e camicia». Sulle intercettazioni, aggiunge il Cavaliere, «presenteremo un emendamento, per limitarle solo ai reati più gravi». Alla fine anche una battuta su Rupert Murdock e la vicenda Sky: «è monopolista del satellite, non ha limiti di pubblicità, è posseduta da un cittadino straniero che si porta via tutti i soldi e che mi sembra abbia ancora privilegi tali da poter essere non contento ma supercontento ». L'orologio di Obama Il premier ha mostrato ai giovani del Ppe a Bruxelles un vistoso orologio sfilato dalla tasca: fondo blu, stelle bianche per il quadrante e l'immagine di Barack Obama Marco Galluzzo

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Cirilli si avvicina al Pdl (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

stampa PoliticaL'esponente della Regione contro i doppi incarichi, si dimette da consigliere comunale Ma apre al partito unico del centro destra: «E' un grande contenitore». Feeling con FI Cirilli si avvicina al Pdl Marco Battistini Nella giornata che sancisce il suo addio al consiglio comunale, Fabrizio Cirilli sterza decisamente verso il Pdl. Il consigliere regionale ha motivato la decisione di dimettersi dal Comune, con la scelta di non avere doppi incarichi. Il suo è un discorso improntato sulla necessità di cambiare il modo di fare politica. «Rinuncio al mio unico doppio incarico -ha affermato Cirilli- per dare spazio ad una nuova classe politica. Se quello che facciamo noi con il nostro gruppo lo facessero anche gli altri si innesterebbe una vera e propria rivoluzione. Scelgo di stare in consiglio regionale perché mi hanno votato direttamente gli elettori e perché ritengo che il voto appartenga a loro pur rispettando le posizioni di chi dice che i voti appartengono al partito». Pur senza sbilanciarsi, Cirilli nel corso della conferenza stampa di ieri, ha fatto intendere di guardare con maggiore attenzione al versante di centro-destra. «Berlusconi ha auspicato un rinnovamento della politica -ha sottolineato il consigliere regionale indipendente- il Pdl è un grande contenitore, adesso credo sia giunto il momento di vedere chi è credibile». Sui rapporti fra politica ed affari, Cirilli ha assunto un atteggiamento imparziale, chiamando in causa anche la magistratura inquirente. «Se le cose non funzionano è giusto chiedere perchè la Procura non fa nulla». Nessuna critica a Forza Italia. Il leader de «L'altra faccia della politica» mantiene buoni rapporti sia con il duo Cusani-Fazzone, che con Gianfranco Conte. Al tempo stesso, non sono mancate alcune «frecciatine» nei confronti di An e del consigliere fuoriuscito Rinaldo Di Fazio. «Tutti i segretari di An che si sono susseguiti in Provincia -ha detto Cirilli- hanno posto il problema dei doppi incarichi, ma nessuno li ha eliminati. Di Fazio ? se n'è andato quattro volte...». Di certo il suo movimento si presenterà alle prossime elezioni provinciali. «Giochiamo a carte scoperte -ha aggiunto Cirilli- per quanto ci riguarda niente inciuci». Plausibile ancora la pista che porta alla lista civica. Eppure Cirilli sposa il referendum per l'abolizione dell'ente Provincia. Al suo posto in Comune ci sarà Manlio Scalzi, 46 anni agente immobiliare, sposato e con due bambini. «Entrò con la voglia di fare bene e mi atterrò alle decisioni del gruppo» ha affermato Scalzi, nipote di Sante Palumbo, un nome storico per la città di Latina. Scalzi ha una parentela «indiretta» anche con l'assessore ai Trasporti, Felice Palumbo. Dovrebbe spettare ancora al gruppo di Cirilli, la presidenza della commissione Trasparenza, lasciata vacante. Il fratello Fabio è in pole per la successione.

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Province, enti da abolire? (sezione: Province)

( da "Opinione, L'" del 12-12-2008)

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Oggi è Ven, 12 Dic 2008 Edizione 268 del 12-12-2008 Se ne parlerà oggi a Chiavari in un incontro pubblico nelle sale della Società Economica Province, enti da abolire? di Paolo Della Sala Oggi pomeriggio alle ore 16 e 30 l?Istituto Bruno Leoni e l?associazione La Maona organizzano un incontro pubblico sul tema dell?abolizione delle province. La discussione si svolgerà nella Sala presidenziale della Società Economica (via Ravaschieri 15), storico centro culturale e politico della città tigullina dal 1791. Chiavari non è una sede casuale, è la ?capitale? del Tigullio e del suo entroterra, una zona densamente popolata, ricca di bellezze naturali, conosciuta in tutto il mondo, con un buon sviluppo economico, basato sulle industrie della Fontanabuona e su turismo e commercio in Riviera. Gli epigoni dei nobili Fieschi si battono da secoli contro la ?tirannia? di Genova. Anche se la solida alleanza col capoluogo regionale ha permesso di affrontare al meglio i nemici che venivano dal mare (i pirati saraceni hanno colpito le coste fino al XIX secolo) e da oltreconfine, tuttavia il pegno da pagare è sempre stato alto: i tributi che andavano verso la Lanterna ritornavano indietro solo in parte. Dal tempo dei dogi fino alla creazione delle regioni e delle province, ogni iniziativa locale è stata assorbita da Genova. Per questo motivo si parla da decenni della costituzione di una ?quinta provincia? ligure, con Chiavari come capitale. La cosa avrebbe un senso federale - nel migliore dei mondi possibili -, se si riducesse di molto il ruolo delle Regioni. Il problema non sarebbe del tutto risolto con l?abolizione delle province su scala nazionale, in quanto la costituzione della ?area metropolitana genovese? spaccherebbe in due il Tigullio, con Sestri Levante e dintorni che passerebbero ?sotto? La Spezia. Non si capisce cosa ciò significhi: non si dovevano abolire le province? Tornerebbero comunque in nuove vesti gattopardesche? Rischiamo di trovarci di fronte a nuovi trucchi e trucchetti del più classico e becero latifondismo di stato (o regionale). In questi casi è doveroso intervenire per informare i cittadini in modo corretto e pluralista, favorendo la discussione per migliorare il sistema amministrativo nazionale, sostanzialmente ancora modellato su quello francese, imposto dalle armate napoleoniche negli stessi anni della nascita della Società Economica di Chiavari. Ma è troppo presto per eternizzare questo modello, e troppo tardi per migliorarlo. Servirebbero delle riforme globali e profonde, approfittando della così detta ?riforma federale dello Stato?. L?abolizione delle amministrazioni provinciali appena un anno fa era data come imminente e condivisa da tutti i partiti (a parte la Lega). Oggi appare sempre più una figura retorica simile alla ?Bella di Torriglia, che tutti la vogliono e nessuno se la piglia?. Alla discussione interverranno fra gli altri il coordinatore regionale di Forza Italia Liguria, Michele Scandroglio (cofirmatario di una proposta di legge per l?abolizione delle province, in dato 28 ottobre 2008), e Renzo Lusetti per il Partito Democratico. Interverrà inoltre Franco Monteverde (La Maona, mentre Silvio Boccalatte - dell?Istituto Bruno Leoni - presenterà il volume ?Abolire le province?. L?iniziativa è coordinata e moderata da Carlo Stagnaro (IBL). Non è una boutade né si tratta di facile retorica: l?incontro di oggi non deciderà i destini globali delle generazioni future nel Levante ligure, ma il tema di cui ci si occupa servirà a scegliere la strada migliore e proseguire il cammino dello sviluppo e della convivenza, cose particolarmente importanti, come ognuno capisce.

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Penati: "Vincerò le provinciali" (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Provinciali Milano/ Penati: "Ce la farò". Podestà: "Vediamo se abolire la Provincia" Venerdí 12.12.2008 14:37 IL MANIFESTO DI FILIPPO PENATI L'intervista di Affari al Presidente della Provincia Sono due gli elementi che voglio sottolineare. Un tratto fortemente riformista, un tratto fortemente innovatore. Questo è il mio impegno: Milano deve tornare ad essere un laboratorio politico... LEGGI TUTTO Dibattito Pd Milano/ Poche idee ma confuse. La lettera di Maurizio De Caro a Filippo Penati Nicola Licci (Pd) ad Affari: "Faccio sbarcare Filippo Penati su Facebook" "Milano merita di tornare a essere la capitale del riformismo. Pensiamo che si debba costruire una proposta politica del territorio su problemi specifici che, come solitamente da sempre accade, poi diventano nazionali perché Milano anticipa, nel bene e nel male; dal fascismo alla Lega a Forza Italia. Siamo impegnati a giocare una partita difficile, vogliamo costruire un laboratorio politico per un nuovo riformismo ed è questo che diremo a Veltroni". Così, il presidente della Provincia, Filippo Penati, ha sinteticamente illustrato il progetto che lo porterà alla candidatura alle prossime provinciali, previste per il giugno 2009. La candidatura dell'ex sindaco di Sesto sarà ufficialmente presentata dal segretario nazionale del Partito Democratico, Walter Veltroni, domenica mattina. Il presidente uscente di palazzo Isimbardi è fiducioso e guarda con serenità al voto di giugno. "Credo di potercela fare perché in questi quattro anni e mezzo abbiamo ben lavorato. Abbiamo fatto molto anche innovando, abbiamo rimesso al centro dell'azione amministrativa i cittadini. C' bisogno di spingere all'innovazione politica e c'è la necessità di offrire ai milanesi, dopo 20 anni, una vera proposta politica riformista, realmente riformista, che spinga fortemente verso una rinascita". "Non ci abbiamo neanche pensato a prendere la scorciatoia dell'alleanza con la Lega: noi sfidiamo la Lega, il centrodestra, sui singoli punti". A dirlo è il presidente della Provincia, Filippo Penati, parlando delle possibili alleanze in vista delle prossime provinciale a giugno 2009 e confermando che la lista per il presidente, sarà affiancata da Partito Democratico, Italia dei Valori, socialisti, verdi e sinistra democratica ma "è una base, se sarà solo così lo scopriremo solo vivendo". Lo conferma anche Ezio Casati, coordinatore metropolitano del Pd: "Questa la piattaforma che abbiamo in mente". "Chiediamo a tutti coloro che aderiranno alle nostre liste di rispettare il codice etico del Partito Democratico. Chiediamo che gli altri candidati rispettino gli stessi requisiti dei candidati del Pd. Chiediamo analoga attenzione nella scelta dei candidati e il rispetto del codice etico". Filippo Penati, presidente della Provincia, ribadisce l'invito rivolto già ieri a quanti si schiereranno a sostegno della lista per il presidente in vista delle prossime provinciali, in calendario per giugno 2009. PODESTA' - "Credo che in questo momento vi è una riflessione sul fatto di arrivare da subito all'abolizione delle Province e in special modo di quelle che rientrano nelle aree metropolitane come Milano". Lo ha detto il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, questa mattina al Pdl point di corso Vittorio Emanuele per presentare l'iniziativa dei gazebo per l'elezione dei delegati al primo congresso nazionale del Pdl, a chi gli chiedeva quando ci sarà la scelta del candidato di centrodestra per le elezioni provinciali di Milano. pagina successiva >>

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Penati: "Vincerò le provinciali" pag.1 (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Provinciali Milano/ Penati: "Ce la farò". Podestà: "Vediamo se abolire la Provincia" Venerdí 12.12.2008 14:37 Quello dell'abolizione delle province, ha spiegato Podestà, "è un dibattito in corso e aperto. Ci sono delle prese di posizione del presidente del consiglio e altre di Bossi. A noi sembra che, pur avendo in molti la disponibilità a confrontarsi con la sinistra per la provincia di Milano, sia in questo momento prematuro andare a dare indicazioni di nomi nel momento in cui vi è aperto il dibattito se mantenere o no le province". "Le province - ha aggiunto il coordinatore regionale di Forza Italia - hanno una propria funzione ma si cerca anche di arrivare a una più razionale organizzazione sul territorio dei momenti di governo e anche a un contenimento della spesa per la politica. Il significato di riflettere su questo è un significato che non possiamo considerare positivo". Se ci sono i tempi tecnici per arrivare ad abolire le province, Podestà ha risposto: "i tempi sono molto stretti. Però in certi momenti bisogna prendere la palla al balzo e decidere" CASATI - Il candidato di centrodestra alle provinciali? "Dovranno scegliere chi perderà le elezioni". A dirlo è Ezio Casati, segretario metropolitano del partito democratico, in merito all'avversario del presidente uscente di palazzo Isimbardi, Filippo Penati, di cui sarà ufficializzata la candidatura alle provinciali del giugno 2009 domenica con il segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni. Il Pd, ha spiegato Casati, "è compatto nel sostenere Filippo Penati, puntiamo sul buon lavoro fatto dalla Provincia in questi anni per cittadini, le imprese e nel lavoro di supporto verso i comuni". < < pagina precedente

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Federalismo/ Fiore: Meglio abolire Regioni che Province (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 12 dic. (Apcom) - Il Segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, interviene a proposito della questione dell'abolizione delle province, su cui il Premier ha dato parere favorevole, e spiega che "più che sull'abolizione delle province, mi concentrerei sull'abolizione delle Regioni". "Le stesse infatti - spiega - non sono esistite fino agli anni '70 ed il nostro paese funzionava anche meglio. Le province possono avere una qualche utilità, essendo enti vicini al territorio, mentre le regioni, oltre ad essere enti astratti, concentrano una grande quantità di sprechi pubblici e di corruzione. Basti pensare agli svariati casi di malasanità, dove le Regioni si sono distinte per truffe organizzate e ruberire ai danni dei cittadini. "

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Il Cavaliere: <La Lega mi ha stufato> (sezione: Province)

( da "Corriere.it" del 12-12-2008)

Argomenti: Province

il pdl - i nodi E Silvio fa i conti «La Lega mi ha stufato» «L'addio alle Province è nei patti, quei soldi servono» L o scontro sulla giustizia è servito a Berlusconi per regolare i conti nella maggioranza, ristabilire i rapporti di forza e porre un paletto alla tattica movimentista della Lega, che stava stringendo accordi con il Pd sul federalismo. Ecco il motivo per cui Berlusconi ha brandito il tema della magistratura come un'arma. E non c'è dubbio che intenda riformarla, ma non è questa oggi la priorità: in cima ai suoi pensieri c'era e c'è la crisi. La giustizia è stata usata come un diversivo. Perché il Cavaliere è consapevole che la partita della legislatura si gioca sull'economia, ruota attorno a quella che Confalonieri ha definito la «sana dialettica» con Tremonti, e riguarda la linea da adottare per affrontare l'emergenza. Sostenendo che «non si può dialogare con l'opposizione», il premier ha voluto spostare l'attenzione dei media dalla crisi, e soprattutto mettere sull'avviso Bossi. Quando l'ha fatto, nel pomeriggio di mercoledì, si era già assicurato tre obiettivi: aveva appena sbloccato dopo un braccio di ferro durato oltre un mese i primi 16 miliardi da investire nelle infrastrutture; aveva ottenuto l'aumento «fino a un miliardo almeno» dei fondi per i lavoratori che dovranno ricorrere alla cassa integrazione; e cosa importante aveva garantito alla Gelmini il via libera per chiudere l'intesa con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil. Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla, con i danni che rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla stabilità del governo. Una stabilità che Berlusconi misura quotidianamente attraverso il termometro del consenso. E non è un caso se due giorni fa annunciando una ripresa negli indici di gradimento aveva spiegato il precedente calo nei sondaggi: «Colpa delle polemiche sull'Iva a Sky, e delle vicende legate alla scuola». La scuola prometteva di rimanere una minaccia, perciò ha impegnato Gianni Letta per arrivare al patto con i sindacati, mettendo nel conto che l'opposizione l'avrebbe criticato e si sarebbe attribuita il successo della vertenza. Ma il sentiero andava bonificato da quella mina. E l'intesa porta la sua firma. Come raccontava ieri il leader della Cisl Bonanni, «fino all'ultimo il Tesoro ha resistito, prima che Berlusconi si imponesse». Si era imposto la mattina precedente, durante un incontro a tratti molto teso con Tremonti e il titolare dell'Istruzione. A quell'incontro era seguito un vertice che il premier ha rivelato durante la presentazione del libro di Vespa: «Ci siamo appena visti con Tremonti, Scajola e Fitto...». Non ha detto in pubblico quel che ha spiegato ai suoi collaboratori, e cioè che «la riunione è stata accesa ma indispensabile». È stato dopo quel vertice che è andato allo scontro sulla giustizia con il Pd. Berlusconi ha parlato a Veltroni perché Bossi intendesse. Lo spiega senza mezzi termini il fedelissimo Valducci: «È tutta una partita interna. Sembrerà un paradosso ma c'è un motivo se Berlusconi cita i sondaggi, perché con quelli è costretto a governare. Nel senso che, appena ha avuto un momento di flessione, hanno cercato di metterlo in difficoltà. Sulla scuola è stata la Lega, sull'Iva per Sky è stata An. Così, appena si è rilanciato nel rapporto con l'opinione pubblica, ha voluto farsi sentire». A Bossi che ieri gli rammentava l'accordo sul federalismo, il premier ha ribattuto ricordandogli che «l'abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece...». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio solo la social card, che non lo entusiasma. È a caccia di soldi Berlusconi, in vista di un 2009 che si preannuncia economicamente duro e politicamente importante, perché incrocerà il test delle Amministrative e il voto per Strasburgo. Certo, l'economia italiana non è minacciata dai mutui che negli Usa hanno avuto l'effetto di un ordigno sul sistema, ma può esser minata dal credito al consumo, che agisce come un cecchino sui singoli cittadini e rischia di spezzare il meccanismo. Il vertice di mercoledì con Tremonti, Scajola e Fitto è servito al premier per vederci chiaro: sul piatto ci sono infatti 110 miliardi, tra fondi europei e fondi per le aree sottoutilizzate. Come verrà spesa questa montagna di soldi? Ecco la partita della legislatura, non la giustizia. Francesco Verderami stampa |

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Costituzione, Berlusconi al Colle: non cambio principi fondamentali Carta (sezione: Province)

( da "Corriere.it" del 13-12-2008)

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RINVIO DELLA RIFORMA DELLE sUPERIORI, IL CAVALIERE: «NON è CAMBIATO NULLA» Costituzione, Berlusconi al Colle: non cambio principi fondamentali Carta Il premier replica al monito di Napolitano sulla Costituzione. E su Bossi assicura: «Nessun problema» Silvio Berlusconi (Ansa/Epa) BRUXELLES - È una replica a distanza quella di Silvio Berlusconi al presidente Napolitano sulle ipotesi di un cambiamento della Costituzione. Il presidente del Consiglio da Bruxelles ha assicurato che non ha intenzione di mettere mano ai principi fondamentali della Carta. «Su quelli - ha detto il premier - non c'è nulla da cambiare. I principi fondamentali sono riconosciuti e non vogliamo certo cambiarli». «Ci sono altre parti - ha aggiunto il premier - che non sono fondamentali, ad esempio il Csm non è una parte fondamentale». In precedenza dal Colle era arrivato il monito sulla Costituzione e in particolare sugli «immodificabili» i principi fondamentali della Costituzione. «Con Napolitano - ha però assicurato il premier - ho un rapporto tranquillo, conviviale ed adesso lo chiamerò per informarlo dei risultati del Consiglio Europeo». IL RAPPORTO CON BOSSI - A Bruxelles il Cavaliere è anche tornato sul rapporto con Umberto Bossi all'indomani delle preoccupazioni espresse dal Senatùr sul federalismo (che lo aveva invitato ad abbassare i toni sulla riforma della giustizia ed evitare di rallentare il cammino del federalismo) e in merito alle indiscrezioni su un regolamento di conti tra il premier e il Carroccio circa l'abolizione delle province. «Non c'è niente di niente, nessun problema» nelle relazioni tra Silvio Berlusconi e il leader del Carrocio, ha assicurato il premier. «Sapete bene che dovevate montare la panna su una frase presa così su cui si è ricamato... non c'è niente di sostanziale» ha aggiunto Berlusconi rispondendo ai giornalisti che a Bruxelles domandavano conto al premier dei presunti dissapori con la Lega. SCUOLA - Nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del Consiglio europeo, Berlusconi ha affrontato tra le altre cose il tema della scuola. «Non è cambiato nulla e al riguardo ha già parlato il ministro Gelmini. Avevamo sempre fatto riferimento al cosiddetto maestro prevalente e non al maestro unico» ha detto il premier difendendo la riforma della scuola presentata dal suo governo e anche lo slittamento della sua attuazione al 2010. «Non cambia nulla, se una classe richiede che ci sia un doposcuola dopo l'orario normale, allora ci saranno i due maestri, uno la mattina e uno il pomeriggio. Se i genitori, per esempio, non riterranno opportuni ulteriori prolungamenti di orario, allora non ci sarà il doposcuola. Ma questo non vuol dire assolutamente che il secondo maestro sarà licenziato» ha aggiunto il premier. In ogni caso «si può sempre migliorare in corso d'opera» ha voluto sottolineare il Cavaliere. CRISI - Inevitabile un accenno del presidente del Consiglio alla crisi, con un invito preciso rivolto agli italiani. «Non è il momento di risparmiare, ma di spendere per evitare che la crisi diventi troppo profonda nel tempo». Da Bruxelles dunque il premier ribadisce la necessità di gestire questa fase di crisi con «fiducia» anche da parte dei cittadini. Per questo chiede di «spendere» per i regali di Natale anche per evitare che si entri in una «crisi troppo profonda». E per chi vuole investire «il miglior investimento e il più sicuro restano i titoli di Stato». stampa |

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La Provincia spende senza deleghe (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Ennesima bordata: «Non ce l'ho con Treviso, ma con tutti gli enti: è una grande battaglia del nostro partito». E sulle tasse invoca aliquote di rischio e status «La Provincia spende senza deleghe» Sernagiotto torna alla carica: assessori e fondi per l'agricoltura, che spreco Sarà perché anche Berlusconi è sbottato, in questi giorni, non celando l'insofferenza per la resistenza leghista all'abolizione delle Province. O forse perché della battaglia contro questi enti ne fa una questione politica prioritaria da anni. Fatto sta che Remo Sernagiotto, il consigliere forzista, è tornato alla carica ieri. Con un paio di bordate potenti. «A chi difende le Province dico che ad esempio l'ente non avrebbe alcuna delega sull'agricoltura, eppure continuano a esserci assessori e fondi stanziati in bilancio...» ha esordito il capogruppo azzurro in Regione. Fischieranno le orecchie anche a Zaia, che in quel referato ha cominciato la sua folgorante carriera ora arrivata a palazzo Chigi? Fonti di via Battisti dicono che ora le spese superano i 500 mila euro l'anno, ma che in passato fossero più sostanziose (almeno 700 mila lo scorso anno). E un big della maggioranza fa notare che se si parla di deleghe, la Provincia si occupa di altri settori ove non ha deleghe. «E solo per venire incontro ai cittadini, vedi i mutui...» L'imprenditore «pneumatico» di Montebelluna precisa di non avercela con la giunta, di cui fa parte Forza Italia. «Attenti, queste cose le dicevo al mio amico Bizzotto quando voleva diventare presidente della provincia di Bassano, sono sempre stato contrario - puntualizza - l'alleanza con la Lega? Loro fanno le loro grandi battaglie, noi non dovremmo sostenere le nostre? E' urgente semplificare la pubblica amministrazione. Si può risparmiare, e mica solo sulle province, penso a prefetture, questura, camere di commercio. Se una commissione d' esperti potesse, come nuova Costituente, riscrivere la seconda parte della Costituzione...» Sernagiotto ne ha anche per la Regione. Sogna un referendum in cui tutto il Veneto, se fra 2 anni non vede federalismo, possa passare con Bolzano. Senza mezzi termini. E la candidatura a governatore? «Il primo nome è Galan, certo per lui sarebbe il quarto mandato, ma se quello è il problema abbiamo altri candiati autorevoli: Ghedini, Casellati, Scarpa, e non cito Sacconi solo perchè lui sta bene a Roma». Ultimo fronte le tasse. «Ci vuole una riforma radicale, si devono pagare in proporzione a rischi del lavoro, conidizioni più o meno usuranti, statura dell'azienda».

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Marani: Possiamo fare la banca dei costruttori (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Sabato 13 Dicembre 2008 ECONOMIA Pagina 45 EDILIZIA. Assemblea annuale dell'Ance Verona: è crisi e il presidente lancia l'allarme e una provocazione Marani: «Possiamo fare la banca dei costruttori» Gli imprenditori edili: «no» a stretta del credito. E al governo: sgravi fiscali e un piano di opere urbane ANDREA MARANI «Care Banche ricordatevi che siamo in tanti, e come chiudete i rubinetti voi possiamo anche noi ritirare le nostre risorse e, perché no, creare da noi la Banca del Costruttore». Parte in polemica, il discorso del presidente del Collegio Costruttori Edili - Ance Verona, Andrea Marani, durante l'assemblea annuale svoltasi ieri a Verona. L'Ance, che nella provincia scaligera conta 400 imprese aderenti, le quali occupano circa il 40% degli addetti del settore scaligero, rivela la preoccupazione per la previsione dell'acuirsi della crisi nel 2009. «I Costruttori sono pronti a reagire», aggiunge Marani, «ma hanno bisogno che il sistema finanziario li sostenga, che dia fiducia a tutte quelle imprese oneste che sono ancora una volta pronte ad essere in prima linea per il rilancio dell'economia della città». Il settore delle costruzioni rappresenta il 52,6% degli investimenti fissi del Paese, l'11,1% del Pil ed il 27,9% dell'occupazione industriale, e non può crescere per proprio conto, con le sue sole forze. Strumento per emergere da questa crisi potrebbe essere, secondo l'Ance la creazione di un bond nazionale finalizzato alla realizzazione di opere di piccola media dimensione necessarie all'efficienza del territorio e delle città. Secondo quanto si apprende l'associazione chiede, inoltre, al governo di destinare una quota (circa il 10%) delle risorse recentemente previste per le grandi opere al varo di un piano di opere urbane e territoriali di connessione e supporto alle grandi opere infrastrutturali. Altra richiesta formalizzata, tramite l'Ance nazionale, è la revisione di alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo. «Tutte cose logiche e che in Europa si hanno, come pure la revisione prezzi», commenta Marani e aggiunge, «vanno anche ridefinite le regole per l'affidamento delle concessioni ad iniziativa privata che, dopo l'abolizione del diritto di prelazione, stanno mostrando chiari segnali di difficoltà». «Bisogna puntare sulle grandi opere, ma non solo» afferma il presidente nazionale Paolo Buzzetti, «il tessuto imprenditoriale edile è fatto, soprattutto, di piccole medie imprese, le infrastrutture di certo avvantaggiano il Paese ma non favoriscono la rinascita economica, non generano nuova occupazione. Chiediamo fortemente al nostro Governo di appoggiare lo sviluppo anche di lavori più piccoli», conclude Buzzetti. Tutto però deve partire dal rispetto delle norme dell'edilizia per arrivare alla regolarità dei cantieri, per fare questo non basta l'iscrizione alla Camera di Commercio. L'Ance nazionale sta, infatti, elaborando un codice di comportamento nel quale saranno definite le fattispecie per cui le imprese coinvolte nell'utilizzo di manodopera in nero, una volta accertati i fatti illeciti, saranno allontanate dall'associazione. Dal 2007 al 2008 la manodopera è calata del 10%, anche se la massa salari è aumentata del 3%. «Questo aumento si è verficato perché da sempre ci battiamo per alzare il livello del monte ore», spiega Renzo Begalli presidente della cassa edile. «L'obiettivo è di arrivare a monitorare tutte le imprese della provincia. Stimiamo che su 2650 siano circa 1300 le imprese che denunciano lavoro part-time o un monte di ore-lavoro non congruente con l'importo delle commesse realizzate. Sono imprese che fanno concorrenza sleale a chi opera nel rispetto delle norme: come la maggior parte degli associati di ance Verona», conclude Begalli.  

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L'Udc: no ai nuovismi ipocriti (sezione: Province)

( da "Libertà" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

L'Udc: no ai nuovismi ipocriti Elezioni, il partito sulle liste. Incarico a Bruno Cassinari L'Unione di Centro è favorevole alla abolizione delle Province e a una più razionale ed efficace riorganizzazione delle autonomie locali, finalizzata a un efficiente e partecipato governo delle comunità territoriali. È quanto si legge in una nota dell'Udc a firma del segretario provinciale Pier Paolo Gallini che nella riunione della direzione nazionale dell'Udc ha chiesto ai vertici del partito di predisporre un disegno di legge per «ridurre il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori, in attesa che si crei il necessario consenso politico per arrivare alla abolizione dell'Ente Provincia». La direzione ha confermato anche «la linea finora seguita nei confronti del governo che si concretizza in una opposizione costruttiva, aperta al dialogo, nell'interesse del Paese». Quanto alle alleanze alle amministrative di giugno, l'Udc ribadisce di essere «interessata a siglare accordi con formazioni che abbiano progetti compatibili con la specificità democristiana dell'Udc e con il Ppe». Il segretario Pier Paolo Gallini sottolinea che «le liste saranno aperte a indipendenti, donne e giovani, senza scadere in forme ipocrite di nuovismo che spesso sono sostenute da coloro che amano circondarsi da persone con basso profilo politico». Una considerazione, quest'ultima, che forse non a caso precede il passaggio del comunicato dedicato a Bruno Cassinari, politico di lungo corso di recente passato all'Udc dopo essere stato per anni nella Democrazia cristiana (ha rivestito l'incarico di assessore alla cultura al Comune di Piacenza) e poi avere aderito a Forza Italia fino al 2002 quando si è avvicinato al centrosinistra della prima giunta Reggi. Nei giorni scorsi, informa la nota dell'Udc, Cassinari è stato nominato coordinatore della segreteria provinciale: si occuperà, tra l'altro, della presenza politica dell'Unione di Centro nel Comune di Piacenza. Si è provveduto anche a nominare i referenti locali in alcuni Comuni: a Podenzano Giuliano Palmieri, a Castelsangiovanni Paolo Bersani, a Gragnano Elena Morganti, a Vigolzone Luca Moschini, a Caorso Roberto Biselli. 13/12/2008

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Voto per le Province, il Pdl nel caos E Veltroni lancia la candidatura Penati (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-12-13 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Alle urne Podestà (FI): presto per fare un nome. Stefania Craxi: sospetta la riabilitazione di mio padre da parte del Pd Voto per le Province, il Pdl nel caos E Veltroni lancia la candidatura Penati An e Forza Italia non trovano l'intesa su Milano e Monza. Il rebus Brescia Gli schieramenti politici si preparano per le elezioni di primavera: dubbi nel centrodestra e continuità in casa del centrosinistra Il nome per le provinciali? «Aspettiamo prima di capire l'esito del dibattito sulla possibile abolizione delle Province». I vertici lombardi della Pdl frenano sugli sviluppi della corsa per Palazzo Isimbardi, come ribadisce l'europarlamentare Guido Podestà, per altro investito della candidatura alla presidenza dallo stesso Silvio Berlusconi, la scorsa primavera. Ma sono in molti a pensare che, dietro alle spiegazioni ufficiali, ci siano problemi interni alla coalizione di centrodestra sulla scelta del nome. Non sono trascorse molte settimane, infatti, da quando An bloccò la corsa di Podestà prendendo a pretesto il passaggio della consigliera comunale Barbara Ciabò a Fi. Al di là del casus belli era parsa chiara la volontà di Alleanza Nazionale di alzare il prezzo sulla vicenda Palazzo Isimbardi, forse anche solo per rivedere il complesso scacchiere delle candidature delle province lombarde che la prossima primavera andranno al voto. Oltre a Milano, ad esempio, c'è da scegliere il candidato per la Provincia di Monza: su questa piazza punterebbe Alleanza Nazionale, con Roberto Alboni. Ma anche Forza Italia ha mire espansionistiche sulla città di Teodolinda, con un pool di papabili (il sottosegretario Paolo Romani, l'assessore Massimo Ponzoni e il vicesindaco Stefano Carugo). An ha poi come obiettivo la Provincia di Brescia: ma anche qui deve fare i conti con le aspirazioni di Fi e dell'onorevole Giuseppe Romele. C'è poi il caso Lega, cui andrebbe la Provincia di Cremona dove però potrebbe vincere il centrosinistra: meglio quindi puntare su Bergamo (si vota anche per il sindaco) o su Lecco. Intanto, da oggi nelle piazze della Lombardia, il Pdl allestirà 1.040 gazebo (20 soltanto nella città di Milano), per la consultazione popolare con cui sarà scelta una parte dei delegati per il primo congresso costituente del nuovo partito, nato dalla fusione di Fi e An. Al voto, che proseguirà anche domenica 14 e il successivo fine settimana, potranno partecipare, una sola volta, tutti i cittadini, anche quelli non iscritti a Fi e An, purché residenti della provincia dove compileranno la scheda. Sono invece fatti i giochi, almeno per la Provincia di Milano, in casa centrosinistra. Domani il leader del Pd, Walter Veltroni, sarà a Milano a dare il via alla campagna elettorale del presidente uscente Filippo Penati, per altro al lavoro per la definizione di una propria lista civica che si allarghi al mondo riformista e moderato, al popolo delle partite Iva e al ceto medio. In quest'ottica, è dei giorni scorsi l'elogio di Penati alle giunte riformiste dell'epoca di Carlo Tognoli e l'invito a distinguere fra le vicende giudiziarie e la storia politica di Bettino Craxi, che ha «lati positivi da recuperare ». «Sono contenta — commenta Stefania Craxi, — che ogni tanto si usino parole di verità parlando di Craxi e della Milano degli anni 80. Aggiungo però che i riconoscimenti qualche mese prima di un voto insospettiscono..». Elisabetta Soglio Voto Provincia, si rinnova il governo

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<Basta, aboliamo le Province a costo di rompere con la Lega> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: REGIONE - data: 2008-12-13 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Politica e sprechi Il capogruppo di Forza Italia in Regione presenterà un ordine del giorno nel direttivo del partito: «Questa è la linea» «Basta, aboliamo le Province a costo di rompere con la Lega» L'affondo di Sernagiotto: vere riforme o falliremo Galvanizzato da Berlusconi, l'azzurro rilancia: «Non mi aspetto che capisca la base, attendo segnali dai dirigenti, Zaia e Gobbo su tutti» VENEZIA — Rischia di consumarsi sulle Province il nuovo strappo fra Pdl e Lega. Anzi, la possibilità di un ennesimo scontro interno al centrodestra è decisamente concreta, a giudicare dalla beata soddisfazione con cui Remo Sernagiotto ieri leggeva e rileggeva le dichiarazioni del premier sulla necessità di sopprimere quegli enti. «Le parole del presidente del Consiglio rendono splendida questa mia giornata – gongolava il capogruppo dei forzisti in consiglio regionale – e se il Carroccio non vuole proprio sentirci su questo fronte, beh sappia che Silvio Berlusconi è in grado di vincere da solo le prossime elezioni». L'avviso ai naviganti arriva da Treviso, dove Sernagiotto ha partecipato ad un incontro con Maurizio Sacconi, lui che del ministro del Welfare (oltre che del responsabile della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta) rappresenta l'uomo di fiducia in Veneto. E proprio quello trevigiano è un caso illuminante sulla questione. L'altro giorno il direttivo di Forza Italia ha infatti richiamato ufficialmente all'ordine, con tanto di contestuale comunicazione agli organi d'informazione, tre consiglieri provinciali azzurri (Riccardo Szumski, Guido Marson e Gianfranco Giovine) che avevano criticato la posizione del leader a Palazzo Ferro Fini. «Niente di grave – ha minimizzato Sernagiotto – è stato solo ricordato loro che all'unanimità era stato approvato il divieto di contestare i punti del programma elettorale ». Quel programma di cui Berlusconi in persona ha citato, come unico cruccio, un preciso paragrafo: «C'è un solo punto in cui ho difficoltà serie con gli alleati ed è quello dell'abolizione delle Province. Siamo ancora convinti che sarebbe utile per risparmiare, ma la Lega ha una posizione molto ferma». Al capogruppo veneto sono brillati gli occhi. «Nella prima seduta di gennaio – ha annunciato Sernagiotto sull'onda dell'entusiasmo – chiederò alla direzione regionale del partito di votare per l'abolizione delle Province, in nome di un federalismo vero e non di facciata». Probabile altra allusione al Carroccio, che il forzista definisce «un movimento per il cambiamento che mi auguro non dirà di no ad una così giusta riforma». Le premesse, in realtà, sembrano tutt'altro che favorevoli. La cancellazione delle Province comporterebbe non soltanto la perdita di una notevole quantità di poltrone leghiste – grazie alle alleanze raggiunte a Treviso come a Verona, a Padova e pure a Vicenza – ma anche la trasformazione di Venezia, per il Carroccio, in una centralistica nuova Roma su scala veneta. Senza contare che la Lega ha ancora il dente avvelenato per i tagli alle comunità montane. «Ma io sono fiducioso – ha ribadito Sernagiotto – sul fatto che magari non la base, ma sicuramente la classe dirigente rappresentata da Luca Zaia e Gian Paolo Gobbo, saprà capire che il Paese sta con Berlusconi. E se c'è qualcosa che disturba Berlusconi, al punto da spronarlo eventualmente anche a correre da solo senza paura, sono gli sprechi e i privilegi delle Province». I maligni sospettano che il capogruppo in parli da rappresentante di un ente che non solo non verrebbe cancellato, ma uscirebbe addirittura rafforzato dal restyling costituzionale. «Invece vi giuro – ha detto Sernagiotto – che se fossi un consigliere provinciale voterei contro me stesso. Facciamo così: aboliamo le Province e poi diamo questo loro nome alle Regioni, così stiamo tutti contenti. E già che ci siamo, riduciamo pure gli enti regionali. Al Nord, ad esempio, possono bastarne benissimo tre». Angela Pederiva Determinato Remo Sernagiotto da tempo è entrato in rotta di collisione col Carroccio sul tema dell'abolizione delle province. Una posizione che gli è costata anche alcune critiche dal Pdl

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Non penalizzare ulteriormente la stazione di Fiorenzuola (sezione: Province)

( da "Libertà" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Non penalizzare ulteriormente la stazione di Fiorenzuola Con l'abolizione dal 01/01/09 dell'IC-Pass gratutito (o meglio per il 20% a spese della regione Emilia Romagna e quindi sempre soldi nostri), introdotto come contentino dopo l'abolizione dei treni Interregionali da dicembre 2005 chiunque dovesse per esigenze di studio o di lavoro utilizzare treni Intercity dovrà fare un abbonamento mensile Eurostar-City che costa circa il 50% in più di un abbonamento ordinario per treni regionali con l'aggiunta del 5% del prezzo di un abbonamento regionale: senza questo 5% aggiuntivo un abbonato Eurostar-City non potrà utilizzare un treno di categoria inferiore (cose dell'altro mondo). Ma il punto dolente soprattutto per i "valdardesi" è che: 1) A Fiorenzuola ferma un solo Intercity (21.00) 2) Gli Intercity che fermano a Piacenza, essendo in ritardo, spesso e volentieri anche di soli 5', non consentono ai pendolari valdardesi di usufruire delle coincidenze per Fiorenzuola sbandierate nel dicembre 2005, sia da Trenitalia che dalla stessa Regione Emilia Romagna, per dimostrare, a loro dire, che la stazione di Fiorenzuola non veniva declassata, di fatto il declassamento della stazione di Fiorenzuola era già in atto: a) dal dicembre 2005 con l'abolizione degli Interregionali b) acuito dall'agosto 2007 con l'introduzione dell'orario part-time della biglietteria (quando non completamente chiusa) c) ora si aggrava anche per quel che riguarda i notevoli maggiori costi che i pendolari valdardesi dovranno subire per poter usufruire dello stesso numero di treni del 2005 (più lenti!), che tuttavia non fermano alla stazione di Fiorenzuola. Noi pensiamo e denunciamo da tempo che questo sia solo l'inizio, perchè con la progressiva chiusura della biglietteria ci sarà anche una ulteriore e progressiva diminuzione dei treni che si fermeranno, fino a diventare né più né meno come le stazioni di Alseno o di Pontenure. Chiediamo ancora una volta la massima attenzione da parte dei politici di tutta la Valdarda, del comune di Piacenza, di Fiorenzuola, della Provincia e della Regione affinchè non si penalizzi ulteriormente un bacino d'utenza di circa 70.000 abitanti, e che in tutta la provincia di Piacenza non rimanga una sola stazione cioè quella di Piacenza. Chiediamo che tutte le forze politiche locali si facciano carico di questa responsabilità, che tutti i parlamentari piacentini sentano la necessità e l'obbligo morale nei confronti dei loro elettori di risolvere positivamente quello che sarebbe per tutta la Valdarda un pericoloso ed inesorabile isolamento anche culturale, con grave danno soprattutto alle future generazioni che verrebbero a trovarsi in condizioni di palese inferiorità rispetto ai coetanei della città. Associazioni Pendolari Valdarda 13/12/2008

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In piazza i gazebo della libertà Nasce il futuro del centrodestra (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

n. 298 del 2008-12-13 pagina 6 In piazza i gazebo della libertà Nasce il futuro del centrodestra di Daniela Uva I cittadini scelgono i delegati al congresso fondativo del Pdl Centinaia di volontari, 20 tavoli a Milano, 1040 in Lombardia «Siamo vicini a un passaggio storico: la creazione di una grande forza moderata unita in grado di semplificare la vita politica del Paese». Non usa mezzi termini il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, per annunciare l'apertura delle elezioni dei 3.100 delegati che parteciperanno il prossimo marzo al primo congresso nazionale che sancirà la nascita del Popolo della Libertà. Dalle 9 di questa mattina - e domani, e il 20 e 21 dicembre - sono aperti i gazebo per votare i rappresentanti alla fase costituente del partito unitario di centrodestra. Sono 20 i banchetti allestiti nelle 9 zone di Milano, 220 in tutta la provincia, 1040 in Lombardia. Saranno aperti fino alle 19, così come il «Pdl point» di corso Vittorio Emanuele. Qualunque cittadino, anche non iscritto a Forza Italia o An, potrà scegliere una delle 27 liste nazionali, tante quante sono le circoscrizioni elettorali della Camera. Possono essere eletti 3.100 delegati. Gli azzurri lasceranno la scelta ai cittadini per 2.800 delegati (sui circa 4 mila totali), mentre An limita ai gazebo la scelta di 300 delegati; gli altri 1.500 verranno indicati dal suo congresso. Si aggiungeranno 2.900 membri aventi diritto: consiglieri e assessori regionali, deputati, membri del consiglio nazionale, il presidente, i sindaci delle città con più di 50mila abitanti e i rappresentanti dei piccoli partiti. Gli eletti ai banchetti della Lombardia saranno 639, 72 a Milano. I cittadini hanno due possibilità: votare in toto la lista proposta, oppure modificarla aggiungendo fino a un terzo di nomi diversi. Sarà eletta quella che riuscirà a ottenere il 50 per cento più uno delle preferenze. Per votare basta recarsi in uno dei gazebo dichiarando le proprie generalità. Un «atto di responsabilità», secondo Podestà, «per garantire che ogni cittadino voti una sola volta». Inoltre, è possibile fornire il proprio parere su alcuni temi, a partire dalla sicurezza. A Milano, chi vorrà potrà valutare tre nuovi progetti: «Città sicure» (per estendere l'operazione Strade sicure a tutte le province), «Nomadi e immigrati clandestini» (per sgomberare ogni campo rom illegale ed espellere gli irregolari), «Prevenzione del terrorismo» (per creare un albo degli imam, con l'obbligo di essere incensurati). «Il congresso del Pdl - prosegue Massimo Corsaro, coordinatore regionale di An - prosegue nella grande svolta impressa da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che la scorsa primavera hanno avviato una decisiva semplificazione della politica». È invece ancora presto per conosce il nome del candidato di centrodestra alle Provinciali. «Finché non terminerà il dibattito sull'eventuale abolizione delle Province non saremo in grado di indicare un nome», conclude Podestà. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Città metropolitana, Pdl senza candidato presidente sino al termine del confronto (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

MILANO ATTUALITA' pag. 6 Città metropolitana, Pdl senza candidato presidente sino al termine del confronto ? MILANO ? PRIMA di ufficializzare il proprio candidato presidente per la Provincia di Milano, il Pdl attende l?esito del dibattito sulla possibile abolizione delle province. L?ha riferito ieri il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Podestà, nominato direttamente da Silvio Berlusconi sfidante dell?uscente e ricandidato Filippo Penati. C?è un dibattito in corso sul tema dell?eventuale abolizione delle Province - ha affermato, infatti, Podestà comparendo insieme con il parigrado di An Massimo Corsaro alla presentazione delle consultazioni cittadine in Lombardia per scegliere i delegati del primo congresso del Popolo delle libertà -. Attendiamo, quindi, che a livelli più alti maturi una definizione della questione». Per Podestà risulta, dunque, «prematuro» indicare ora un candidato presidente visto che nella coalizione di Governo si è aperto un confronto sulla cancellazione delle Province e sulla costituzione della città metropolitana. «MOLTI DI NOI, io per primo, siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di correre alle Provinciali - ha aggiunto Podestà -. Ma per il momento è prematuro indicare un nome. Il coordinatore regionale di Forza Italia non ha nascosto, comunque, che i tempi per l?abolizione delle Province prima della chiamata alle urne prevista per il giugno 2009 siano serrati. «I tempi sono stretti - ha scandito Podestà - ma, in ben determinati momenti storici, occorre prendere la palla al balzo e decidere». PER QUANTO riguarda, invece, la scelta dei delegati per il congresso costitutivo del Pdl, si apriranno oggi e nei giorni 14, 20 e 21 dicembre, dalle 9 del mattino alle 19 di sera, i gazebo di Forza Italia per la sottoscrizione di liste e nomi. Sul territorio nazionale saranno presenti 27 liste. Una per ogni circoscrizione della Camera dei deputati. Questo comporterà l?elezione con i banchetti di 3.100 delegati, 300 di An e 2.800 di Forza Italia, cui si aggiungeranno i 2.900 membri aventi diritto che sono: consiglieri e assessori regionali, deputati, membri del consiglio nazionale, il presidente, che potrà nominare fino a 100 delegati di diritto, i sindaci delle città sopra i 50.000 abitanti e i rappresentanti dei piccoli partiti, per un totale di 6.000 delegati. In Lombardia gli eletti ai banchetti saranno 639 di cui 72 in città. R.M.

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Salvini: subito il candidato, Podestà e Corsaro non perdano tempo (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

MILANO ATTUALITA' pag. 7 Salvini: subito il candidato, Podestà e Corsaro non perdano tempo «Basta inventare scuse come quella del dibattito sull?abolizione delle Province. Forza Italia e An la smettano di litigare» LEGA ALL?ATTACCO MA DISPONIBILE A MOBILITARSI PER «CACCIARE LA SINISTRA» DA PALAZZO ISIMBARDI ? MILANO ? «SERVE un candidato presidente. E subito. Guido Podestà e Massimo Corsaro stanno perdendo troppo tempo e, con il loro atteggiamento, finiscono per favorire Filippo Penati». L?ex Gian Burrasca del Carroccio Matteo Salvini ieri ha preso malissimo l?ennesimo rinvio nell?ufficializzazione del concorrente «targato» Pdl al gran premio con in palio Palazzo Isimbardi che soprattutto il coordinatore regionale di Forza Italia, indicato da Silvio Berlusconi in persona come sfidante di Penati, ha spiegato con l?opportunità di attendere i titoli di coda sul «confronto circa l?abolizione delle Province e la conseguente nascita delle città metropolitane in atto all?interno della maggioranza di Governo. Onorevole, non le sembra convincente l?argomentazione di Podestà? «Per niente. La verità è che, a pochi mesi dal congresso costitutivo del Pdl, Forza Italia e An si stanno scannando su tutto il territorio nazionale per la scelta dei candidati alle Amministrative programmate dal ministro dell?Interno Roberto Maroni nel giugno 2009». Lei, dunque, ritiene che il mancato semaforo verde al candidato presidente del Pdl non sia, in realtà. riconducibile al confronto «sull?abolizione delle Province»? «Non mi pare proprio che questo tema sia, al momento, prioritario. Anche perché alle emergenze economica e istituzionale il Governo deve rispondere in un modo solo: il federalismo. Suggerisco, invece, a Forza Italia e ad An di piantarla con le liti e di investire chi vogliono del ruolo di anti-Penati. Il rischio, infatti, è di riconsegnare Via Vivaio nelle mani del centrosinistra. Domani, del resto, verrà a Milano addirittura Walter Veltroni per lanciare la campagna elettorale del presidente uscente. E noi del centrodestra siamo ancora senza candidato ufficiale». Ma voi del Sole delle Alpi non avete mai manifestato contrarietà alla creazione delle città metropolitane... «Lo ripeto: al momento la cancellazione delle Province non risulta all?ordine del giorno. Podestà e Corsaro non possono nascondere gli scontri tra Forza Italia, che caldeggia Podestà, e An, che non ha rinunciato all?ipotesi di fare correre Riccardo De Corato, dietro la maschera delle Province da destrutturare. Si andrà a votare tra sei mesi. Il che significa che a marzo si dovranno presentare le liste alla Corte d?appello. Basta perdere settimane. È ora di partire con la campagna elettorale». Già... Nel 2004 il centrodestra concesse almeno due mesi di vantaggio al centrosinistra e Ombretta Colli venne battuta da Penati. Ma va detto che al primo turno la Lega appoggiò il suo uomo Massimo Zanello. State pensando anche stavolta di affidarvi a un vostro candidato? «No. La Lega rimane disponibile a mobilitarsi con tutte le sue forze per favorire già dalla campagna elettorale un candidato di Forza Italia o di An. E, al primo turno, i nostri voti non mancheranno. Bisogna cacciare il centrosinistra da Palazzo Isimbardi». Corrado Dragotto

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Marani: <Possiamo fare la banca dei costruttori> (sezione: Province)

( da "Arena.it, L'" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Marani: «Possiamo fare la banca dei costruttori» EDILIZIA. Assemblea annuale dell'Ance Verona: è crisi e il presidente lancia l'allarme e una provocazione Gli imprenditori edili: «no» a stretta del credito. E al governo: sgravi fiscali e un piano di opere urbane ANDREA MARANI 13/12/2008 rss e-mail print All'assemblea di Ance Verona ieri c'era anche il presidente Ance nazionale , Paolo Buzzetti FOTO MARCHIORI «Care Banche ricordatevi che siamo in tanti, e come chiudete i rubinetti voi possiamo anche noi ritirare le nostre risorse e, perché no, creare da noi la Banca del Costruttore». Parte in polemica, il discorso del presidente del Collegio Costruttori Edili - Ance Verona, Andrea Marani, durante l'assemblea annuale svoltasi ieri a Verona. L'Ance, che nella provincia scaligera conta 400 imprese aderenti, le quali occupano circa il 40% degli addetti del settore scaligero, rivela la preoccupazione per la previsione dell'acuirsi della crisi nel 2009. «I Costruttori sono pronti a reagire», aggiunge Marani, «ma hanno bisogno che il sistema finanziario li sostenga, che dia fiducia a tutte quelle imprese oneste che sono ancora una volta pronte ad essere in prima linea per il rilancio dell'economia della città». Il settore delle costruzioni rappresenta il 52,6% degli investimenti fissi del Paese, l'11,1% del Pil ed il 27,9% dell'occupazione industriale, e non può crescere per proprio conto, con le sue sole forze. Strumento per emergere da questa crisi potrebbe essere, secondo l'Ance la creazione di un bond nazionale finalizzato alla realizzazione di opere di piccola media dimensione necessarie all'efficienza del territorio e delle città. Secondo quanto si apprende l'associazione chiede, inoltre, al governo di destinare una quota (circa il 10%) delle risorse recentemente previste per le grandi opere al varo di un piano di opere urbane e territoriali di connessione e supporto alle grandi opere infrastrutturali. Altra richiesta formalizzata, tramite l'Ance nazionale, è la revisione di alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo. «Tutte cose logiche e che in Europa si hanno, come pure la revisione prezzi», commenta Marani e aggiunge, «vanno anche ridefinite le regole per l'affidamento delle concessioni ad iniziativa privata che, dopo l'abolizione del diritto di prelazione, stanno mostrando chiari segnali di difficoltà». «Bisogna puntare sulle grandi opere, ma non solo» afferma il presidente nazionale Paolo Buzzetti, «il tessuto imprenditoriale edile è fatto, soprattutto, di piccole medie imprese, le infrastrutture di certo avvantaggiano il Paese ma non favoriscono la rinascita economica, non generano nuova occupazione. Chiediamo fortemente al nostro Governo di appoggiare lo sviluppo anche di lavori più piccoli», conclude Buzzetti. Tutto però deve partire dal rispetto delle norme dell'edilizia per arrivare alla regolarità dei cantieri, per fare questo non basta l'iscrizione alla Camera di Commercio. L'Ance nazionale sta, infatti, elaborando un codice di comportamento nel quale saranno definite le fattispecie per cui le imprese coinvolte nell'utilizzo di manodopera in nero, una volta accertati i fatti illeciti, saranno allontanate dall'associazione. Dal 2007 al 2008 la manodopera è calata del 10%, anche se la massa salari è aumentata del 3%. «Questo aumento si è verficato perché da sempre ci battiamo per alzare il livello del monte ore», spiega Renzo Begalli presidente della cassa edile. «L'obiettivo è di arrivare a monitorare tutte le imprese della provincia. Stimiamo che su 2650 siano circa 1300 le imprese che denunciano lavoro part-time o un monte di ore-lavoro non congruente con l'importo delle commesse realizzate. Sono imprese che fanno concorrenza sleale a chi opera nel rispetto delle norme: come la maggior parte degli associati di ance Verona», conclude Begalli. Elisa Costanzo Elisa Costanzo

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ATTENZIONE TERREMOTO A CASORIA ABITANTI PARCO SIE - NAPOLI ATTENZIONE! TERREMOTO A CASO... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Attenzione terremoto a Casoria Abitanti Parco Sie - NAPOLI Attenzione! Terremoto a Casoria con epicentro in Via Domenico Cimarosa e adiacenze dove le scosse sussultorie vengono avvertite ripetutamente dalla popolazione locale che subisce lesioni agli scarichi idrici (fecali e pluviali) privati e stradali, caduta di calcinacci provenienti anche da fabbricati recentemente ristrutturati, con rischio reale di compromissioni ancora più gravi. Il fenomeno è iniziato circa tre anni fa e più precisamente dal momento in cui il Comune decise di posizionare sul manto stradale una serie di dossi non a norma rispetto al limite di velocità (30 km/h) regolarmente segnalato ed imprunemente ignorato dai conducenti dei mezzi Ctp M 22 su via Cimarosa dove i fabbricati sono accostati direttamente alla strada. Quanto ai dossi non a norma, si fa riferimento all'art. 179 del regolamento di esecuzione del codice della strada che definisce una diversa dimensione dei dossi in funzione del diverso limite di velocità. Nel caso specifico, la larghezza del dosso non deve essere inferiore ai 120 cm e pertanto i 90 cm adottati dal Comune sono fuori norma. Noi abitanti e residenti ci riteniamo danneggiati e viviamo con paura e disagio estremo, così abbiamo intanto inviato una lettera al Comune di Casoria e alla Direzione Ctp, senza che nulla accadesse (vedi Il Mattino del 13 marzo 2008 - pag. 10). Poste, aumenti camuffati Silvano Stoppa - CESANO BOSCONE (MI Qualche anno fa arrivò la Posta Prioritaria, che con un costo leggermente superiore permetteva l'arrivo della lettera in un giorno. Oggi la lettera normale non esiste più: è rimasta solo la prioritaria. Ora è la volta della «Raccomandata 1», che costa un po' di più della «Raccomandata» tradizionale, però le Poste assicurano completa tracciabilità e consegna entro un giorno lavorativo. Vogliamo scommettere che quanto prima resterà soltanto la «Raccomandata 1», stabilendo, di fatto, il solito aumento camuffato? L'abolizione delle Province Candido Munopano - NAPOLI Si vogliono abolire le Province e risparmiare in tal modo un certo quantitativo di soldi. Sulla validità della proposta si può essere concordi o meno, sulla sua realizzabilità i dubbi sono invece enormi. Ci sono migliaia di enti inutili che da sempre aspettano di essere aboliti, la decisione di eliminarli è già stata presa, per alcuni di essi i relativi decreti sono stati approvati nel lontano 1956 eppure sono ancora tutti in piedi. Tra gli enti soppressi dopo mezzo secolo esatto figura la Lati (Linee Aeree Intercontinentali Italiane) voluta dal Duce dietro suggerimento di Italo Balbo: un vero peccato che non ci sia più. Avrebbe potuto prendere il posto dell'Alitalia senza la necessità di inventarsi la famosa Cai. Anche se si riuscisse a trovare un accordo e si decidesse di abolire queste benedette Province, non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi. Nessuno dei lavoratori, anche quelli appena assunti in questi giorni, rischierebbe il posto. Fatti i calcoli, le Province sparirebbero non prima del 2056. Le radici dei pini nelle vie di Posillipo Alfredo Diana - NAPOLI In passato sul percorso compreso fra il viale che porta al Parco Virgiliano - la Via Tito Lucrezio Caro e la via Boccaccio - si correva il cosiddetto Circuito di Posillipo per auto di Formula 1. Il che sta a significare che la strada era liscia e scorrevole, mentre oggi sarebbe più adatta a una sorta di gara di montagne russe. Da tempo, anche in conseguenza della inopportuna cementificazione dei marciapiedi, le radici dei pini che fiancheggiano la strada si sono infiltrate sotto il manto di asfalto creando degli estesi dossi che obbligano le auto e le moto a procedere a zig-zag, con il rischio di scontrarsi con chi, provenendo in senso inverso è costretto a guidare allo stesso modo. Possibile che il servizio strade del Comune di Napoli non se ne sia accorto, ovvero aspetta che qualcuno si faccia male per intervenire? Restituiteci l'orologio di Piazza Vanvitelli Gennaro Capodanno - NAPOLI L'orologio storico di piazza Vanvitelli al Vomero, simbolo del quartiere, dopo che era rimasto fermo per diverso tempo, nel mese di gennaio di quest'anno fu rimosso per essere ripristinato. A distanza di oltre undici mesi dalla sua rimozione non è dato sapere quando sarà riposizionato nella sua sede storica all'angolo tra la piazza e via Scarlatti, dove oggi si nota solo una chiazza bianca. È noto che noi vomeresi siamo molto affezionati a questo orologio che da decenni scandisce la vita del quartiere. Speravamo di ritrovarlo in tempi brevi al suo posto: invece niente, neppure una parola da parte degli uffici competenti dell'amministrazione comunale che rassicuri sul ritorno dell'impianto e sui tempi necessari per ripararlo. Questo orologio, emblema della piazza, fa parte degli undici orologi elettrici cittadini, ultimi rimasti dei 40, installati oltre 80 anni fa nelle strade di Napoli. Gli altri sono quelli in via S. Lucia, piazzetta Augusteo, via del Sole, piazza Cavour, via Filangieri, via Mezzocannone, Montesanto, via Diaz e via Duomo. Orologi all'epoca denominati «impianti dall'ora unica» per il fatto che segnavano sincronicamente la stessa ora in tutti i punti nei quali erano dislocati, erano stati installati dall'Ente Autonomo Volturno. A questo punto sto pensando di scrivere a Babbo Natale, visto che si approssimano le festività natalizie. Spero che almeno lui possa esaudire il desiderio di tanti vomeresi di rivedere l'orologio al suo posto prima che finisca l'anno. Un figlio chiamato Osama Wanda Lignoti - NAPOLI A Bari un terrorista islamico è stato arrestato per reati connessi all'immigrazione clandestina. Cstui era talmente invasato di jihad e di lotta all'Occidente da chiamare suo figlio Mohammed Atta, a mo' di tributo al leader del commando che fece schiantare gli aerei sulle Torri gemelle. Altri extracomunitari sono andati anche oltre chiamando i loro pargoli Osama ed educandoli alla guerra santa e all'uso del mitra già all'età di 3 anni, proprio come se quella fosse la loro unica ragione di vita. Sicuramente sono bambini nati in Italia e i cui nomi sono stati regolarmente denunciati all'ufficiale di stato civile nel momento della loro venuta al mondo. Nessuno si è opposto e questi nomi potranno in futuro essere scritti senza vergogna su tutti i documenti. Al contrario, è stato categoricamente impedito dai tribunali italiani in tutti e tre i gradi di giudizio fino alla Cassazione ad una coppia di italiani di Genova di chiamare la propria figlia Venerdì. Chiamare i figli con in nomi di terroristi è apologia di reato ma nessuno pare voglia intervenire per mettere un freno a quest'usanza dilagante. Regolamentare la pubblicità Marcello Di Benedetto - NAPOLI La pubblicità commerciale televisiva grava pesantemente sull'economia del nostro Paese, arricchisce i pubblicitari e impoverisce la quasi totalità dei consumatori. Si tratta di milioni di euro che la massa della comunità consumatrice sborsa senza altra contropartita se non quella d'essere giorno e notte bombardata da parole e immagini di nessuna utilità. Una regolamentazione al riguardo sarebbe auspicabile, ma non molto gradita, temo, a chi dovrebbe provvedervi.

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Federalismo/ Ronconi: Per realizzarlo bisogna disfare le (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 13 dic. (Apcom) - Maurizio Ronconi dell'Udc è convinto che "per fare il federalismo fiscale bisogna disfare le province". "Chi immagina un federalismo fiscale con assetto istituzionale invariato - spiega Ronconi -, con centri di spesa periferici intoccabili, cerca di mantenere un reticolo clientelare spacciandolo con il federalismo". "Si affianchi al disegno di legge sul federalismo fiscale - conclude Ronconi - un disegno di legge costituzionale per l'abolizione delle province assicurando un iter parlamentare privilegiato".

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Riforme/ La Russa: Abolire le province tra cinque anni (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 13-12-2008)

Argomenti: Province

Milano, 13 dic. (Apcom) - Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e coordinatore nazionale di An, propone di abolire tutte le delle Province tra cinque anni. Nel pieno del dibattito sull'abolizione degli enti provinciali, il ministro La Russa dà la sua ricetta, alla vigilia dell'appuntamento elettorale del 2009: "Le Province non possono essere abolite adesso che si sta per andare a votare - ha detto a margine di un incontro presso il gazebo del Pdl in San Babila - ritengo che fra cinque anni debbano essere abolite tutte le Province e che subito dopo il voto venga fatta una legge che preveda il passaggio delle deleghe provinciali al termine del prossimo mandato a Comuni, Regioni o aree metropolitane". Il ministro ha voluto richiamare anche l'attenzione della Lega sul tema delle Province: "Ci dobbiamo dotare di un programma per l'abolizione e invito la Lega a non chiudere a questo programma. Penso che tutte le Province vadano abolite e non alcune sì e alcune no: questa è un'ipotesi che tutto il Pdl deve scartare". Quanto invece ai candidati del Pdl per le provinciali milanesi per le quali da tempo circolano molti nomi ma ancora il partito non si è pronunciato ufficialmente, La Russa ha ribadito: "Sia con Albertini che con la Moratti i candidati sono stati scelti poco prima della scadenza elettorale. Penati, visto che è così indietro, fa bene a correre". Domani, infatti, il Partito democratico, alla presenza del segretario nazionale Walter Veltroni, lancia le proprie candidature per le provinciali 2009.

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Bankitalia, più debiti per i Comuni (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

nazionale pag. 3 Bankitalia, più debiti per i Comuni Stabile in settembre il debito di Regioni, Province e Comuni. Secondo il supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia, gli scostamenti rispetto ad agosto, sono stati di lieve entità. Il debito contratto dai Comuni ha però registrato un aumento, passando dai 47,7 miliardi in agosto ai 48,3 miliardi di settembre (600 milioni in più). Più contenute le variazioni per le Regioni: il debito si attesta a 42,3 miliardi (42,1 ad agosto); e le Province (da 8,8 a 8,9 miliardi). Nelle scorse settimane il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, aveva ribadito «l'opportunità e la necessità» dell' invito fatto ai Comuni di non approvare il bilancio di previsione per l'anno 2009, visto che «la situazione è insostenibile, a causa dell'incertezza delle risorse per il prossimo anno. La finanziaria prevede infatti una partecipazione dei Comuni al risanamento dei conti pubblici per un importo di 1 miliardo e 340 milioni, nonché un'ulteriore riduzione dei trasferimenti erariali per 200 milioni. Ma l' incertezza arriva delle entrate relative all'abolizione dell'Ici prima casa e il taglio che la Finanziaria ha operato su numerosi fondi: basti pensare alla riduzione di circa un terzo (275 milioni) del fondo per le politiche sociali». Per quanto riguarda il debito in settembre, nel centro-Italia le amministrazion hanno accumulato più debito: 29,7 miliardi, seguite da quelle del Nord-ovest (29,3), del Sud (23,4), del Nord-est (16,1) e delle Isole (9,5).

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Giustizia, il Governo insiste per la sua strada (sezione: Province)

( da "Libertà" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Giustizia, il Governo insiste per la sua strada ROMA - I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al Governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue - condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva il vicepresidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione politica e istituzionale». Perchè la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente». Il federalismo, però, annuncia il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no». Le province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. Anna Laura Bussa 14/12/2008

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federalismo, legge entro aprile (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

In un convegno della Lega a Montecchio Maggiore (Vicenza) prospettata la tempistica «Federalismo, legge entro aprile» Il ministro Calderoli: ma la riforma dev'essere condivisa «La polemica sulle Province è strumentale L'abolizione deve riguardare solo quelle inutili» MONTECCHIO MAGGIORE (VICENZA). Entro aprile è prevista l'approvazione definitiva da parte dei due rami del Parlamento della legge delega sul federalismo fiscale. A indicarlo a Montecchio Maggiore, ad un convegno su «Legge delega sul federalismo fiscale» promosso dalla Lega Nord, è il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: «Questa settimana - ha annunciato Calderoli - inizieremo a votare il progetto in comissione: l'approvazione da parte del Senato arriverà entro il 20 gennaio. Poi mi auguro che ragionevolmente arrivi l'approvazione definitiva entro aprile». Naturalmente la riforma federalista «dovrà essere una riforma condivisa». Calderoli lo ha ribadito: «E' una condizione necessaria perché la riforma abbia una durata di decenni e non di una legislatura, come è accaduto in passato quando riforme fatte a colpi di maggioranza venivano cancellate nella legislatura successiva». Calderoli ha ricordato che la riforma federalista «è un percorso che il paese attende da decenni, è una cosa obbligatoria, indicata da tutti come unica possibile soluzione alla crisi internazionale, ma anche a una spesa pubblica sempre più crescente e insostenibile». «Abbiamo chiuso ieri sera - ha aggiunto il ministro - la raccolta di tutte le proposte avanzate dagli schieramenti politici, compresi Italia dei Valori e Udc. Questo proprio perché sia la riforma del Paese e non un semplice orticello di partito». Calderoli si è poi dilungato sul tema dell'abolizione delle Province, diventata un tormentone: «Mi sono proprio stufato di sentir chiacchiere a vuoto e balle su questa faccenda. Qui c'è gente che difende le Province inutili che già avrebbero potuto essere abolite, come le città metropolitane, ma che sono ancora in ballo perché, trasversalmente, c'è chi ha bisogno di poltrone su cui piazzare i propri uomini, almeno per un'altra legislatura. Se vogliamo esser seri e dibattere davvero la questione, allora mettiamoci intorno ad un tavolo e facciamo due conti. In primo luogo il bilancio delle Province incide molto meno di quello che fanno, ad esempio, vari enti di sottogoverno. E poi ci sono Province e Province: alcune zone, per motivi geografici e storici, hanno la necessità di un ente intermedio come appunto la Provincia, mentre ci sono regioni e aree in cui le Province sono inutili sovrastrutture o sono state fatte per motivi di becero campanilismo e interesse. Queste vanno abolite». Quante Province allora potrebbero rimanere in Italia? «Un conto su due piedi non è serio - risponde Calderoli - ma direi che un 50% delle attuali potrebbe essere abolito. Ci sono Regioni con un numero di Province spropositato e ridicolo. E se parliamo di costi e nel contempo di rispetto delle realtà locali, posso arrivare ad ipotizzare che se la Regione vuole avere più Province faccia pure, purché i costi gravino sul suol bilancio e non su quello dell'intero Paese come avviene ora».

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c'è crisi ma si continua a costruire case (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 1 - Pontedera C'è crisi ma si continua a costruire case Boom di nuovi appartamenti in provincia: sono cresciuti del 10% in un anno Alcuni sindaci frenano lo sviluppo perché dopo l'abolizione dell'Ici per i Comuni non ci sono più entrate Altri puntano sugli oneri PONTEDERA. Altro che crisi, per l'edilizia. Il mattone tira tira, si continua a costruire più che altrove, in provincia di Pisa. Si realizzano più case e più uffici, ma anche negozi e capannoni, per le attività produttive e le industrie. Gli immobili destinati a centri commerciali sono passati da 17, che sono quelli realizzati nel 2005 a 53, più del doppio, costruiti e registrati nel corso dell'anno passato. I dati sono quelli dell'Agenzia del territorio che, per il mercato immobiliare ha un osservatorio statistico. L'edilizia va a gonfie vele in tutto il territorio: più in provincia che nel capoluogo, ma le costruzioni sono in crescita costante, nel corso degli ultimi tre anni. Certo, non è detto che tutte le nuove costruzioni vengono poi vendute, o comunque, utilizzate. Ma, anche dal mercato degli immobili, i segnali che arrivano in questo momento di impasse della nostra economia, non sono di segno negativo come per altri settori. Ma un grido d'allarme è stato lanciato, proprio in questi giorni, da alcuni amministratori locali. Ad esempio, il sindaco di Ponsacco, Alessandro Cicarelli, ha detto chiaramente che, con l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, i Comuni non hanno più tanto vantaggio a far realizzare case su case, nei territori liberi: le entrate sono inferiore a quello che poi costerebbero i servizi da garantire ai nuovi insediamenti. Nuove case, infatti, significa anche nuova urbanizzazione. E quindi acqua, fognature, strade, viabilità, trasporti. E se ci sono figli, scuole e mense. Ma non tutti i sindaci la pensano allo stesso modo e c'è chi, invece, alle autorizzazioni per nuove aree edificabili, abbina subito l'idea di nuovi oneri di urbanizzazione che finiscono nelle casse dei comuni. Le dimensioni. Tornando a quel che è successo fino a oggi, però, c'è da dire che la provincia di Pisa è l'ottava, in Italia, per dimensioni idi appartamenti realizzati: in media, la superficie abitativa di ogni immobile è di poco inferiore a 150 metri quadrati. Le 2425 case nuove, registrate nel corso del 2007 (a quest'anno si riferiscono i dati certi elaborati dall'Agenzia del territorio, che fa capo al ministero delle Finanze), solo 3 su cento sono monolocali; un quarto sono di piccolo taglio; il 22% sono medio piccole, il 32% sono medie e il 19% sono di grandi dimensioni. Le case. Si costruisce più in provincia che nel capoluogo. Secondo i dati dell'Osservatorio, le nuove costruzioni completate e registrate a Pisa, nell'arco del 2007 non hanno raggiunto le cento unità: 99 per la precisione. Nel resto del territorio della provincia, invece, c'è stata un'esplosione di nuove costruzioni: 2425. Per capire il fenomeno, basti pensare che l'anno prima le nuove case erano 2287, il dieci per cento in meno, quelle del territorio provinciale, mentre a Pisa, erano 149; quasi il 50 per cento in più. Anche da questi numeri si può trarre una conclusione: i paesi della provincia attraggono molto di più gli investitori immobiliari. Le motivazioni? Sono davvero tanto. Si va da quelle più politiche (prezzi di acquisto più bassi, servizi migliori offerti dai Comuni, una viabilità più adeguata per i collegamenti, un costo della vita in generale più abbordabile, la sede del posto di lavoro), a quelle più pratiche: ad esempio l'espansione di residenze turistiche, seconde case, realizzate in nuovi insediamenti previsti nelle località costiere intorno a Pisa. Uffici e centri commerciali. Due dati positivi anche per queste tipologie di costruzioni: la provincia pisana, è l'unica nel centro Italia, insieme alle province di Frosinone e Viterbo ad aver realizzato, nell'ultimo anno, oltre cento uffici nuovi. Un segnale che la richiesta, da parte del settore terziario è in aumento? Lo vedremo nei prossimi mesi. Lo stesso avviene con i centri commerciali: nel 2007, rispetto ai due anni precedenti, c'è stato un vero e proprio boom. In provincia di Pisa ne sono stati realizzati 53 (20 sul territorio provinciale, 33 nel capoluogo): erano 18 l'anno prima e 17 due anni prima. C'è flessione, invece, nelle realizzazioni di immobili destinati a negozi: sono ridotti di tre volte. Basti pensare che nel 2005 ne sono stati registrati 150 e nell'anno passato, la cifra di nuove costruzioni è scesa a sessantasei. Emilio Chiorazzo

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Il Pdl: <La Costituzione si può cambiare> (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Primo Piano Pagina 102 Giustizia Il Pdl: «La Costituzione si può cambiare» Giustizia --> ROMA I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue - condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione politica e istituzionale». Perché la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente». Il federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perchè non si può fare «alcune sì e altre no». Le province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura.

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Federalismo, Calderoli: la riforma sia condivisa (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Federalismo, Calderoli: la riforma sia condivisa Il ministro del Carroccio: «Concludere entro aprile 2009» Costituzione, il Pdl insiste: va cambiata. Lite Miccichè-Tremonti ROMA I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi ? prosegue ? condividiamo pienamente». «La Carta non è intoccabile» Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile ? è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello ? è il modo peggiore per servirla perché significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione politica e istituzionale». Perché la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente». I tempi del federalismo Il federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinché questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perché la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Il capitolo delle province Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no». Le province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. A far discutere la maggioranza, comunque, è anche la politica economica del governo. Duro infatti l'attacco del sottosegretario Gianfranco Miccichè contro il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e l'esecutivo: «Per Tremonti ? dice ? esiste solo la Lombardia» e l'attuale è «un governo monocolore della Lega» che soffre «di voltastomaco» quando si parla di Sicilia. Il primo premier che «metterà un politico all'Economia, probabilmente, governerà 40 anni».

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<La Provincia?Argine contro la crisi> (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

PRIMO PIANO pag. 2 «La Provincia?Argine contro la crisi» Il presidente a tutto campofra progetti, economia ed elezioni L?INTERVISTA AOSVALDO FELISSARI di GUIDO BANDERA ? LODI ? OSVALDO FELISSARI affronta gli ultimi mesi del suo primo mandato in Provincia, in attesa della battaglia elettorale di giugno. A lui chiediamo di tracciare il bilancio delle cose riuscite e di quelle ancora da fare. Presidente, iniziamo dalla crisi. Molti posti di lavoro non ci sono più. Cosa si sta facendo? «È un periodo difficile; è evidente che la crisi si sente anche in un distretto produttivo come il nostro. Una seria politica nazionale non dovrebbe trascurare 3 elementi chiave: il sostegno al reddito per lavoratori e pensionati, l?appoggio alle imprese, in particolare per assicurare loro il credito e, terzo, l?allargamento degli ammortizzatori sociali a chi non li ha. È importante, specie in un territorio come il nostro dove le piccole imprese sono la maggioranza». E il settore lavoro della Provincia quali interventi ha fatto? «Abbiamo messo in campo 1,5 milioni di ammortizzatori, più altri 500mila euro per i reinserimenti lavorativi. Ci sono poi i progetti di riqualificazione professionale. Grazie al fatto che la nostra è una realtà piccola, ma con una forte capacità di cooperazione fra i soggetti sociali, siamo riusciti a stringere accordi con gli artigiani e il Confidi in anticipo. Con questo dialogo oggi possiamo affrontare una situazione che è passata dalla stagnazione alla recessione, grazie a investimenti importanti, come il piano strategico con 500 milioni di investimenti, coperti al 90%, fra cui Lodiprogress, che aprirà in primavera la sua struttura». Quindi le Province non sono inutili? «L?ipotesi dell?abolizione delle Province, aldilà dei loro limiti, agita da tempo il dibattito nazionale con venature populiste. Io porto l?esempio lodigiano: credo sia un modello di successo. L?autonomia ci ha emancipato dal rischio dell?asservimento a esigenze esterne. Senza la Provincia chi rappresenterebbe gli interessi della gente? La Regione? Diventeremmo una periferia, debole per numeri e istituzioni. Un dato: il rapporto fra quanto si investiva sul territorio prima dell?autonomia e dopo è di 8 a 1». Sulla battaglia contro la discarica di Senna rifarebbe tutto daccapo? «Sulla discarica di Senna politica e cittadini hanno espresso una contrapposizione ferma ma leale. L?azienda sta giocando la carta del Tar e del nuovo progetto per tenerci sotto scacco, ma la battaglia non è chiusa. In Consiglio abbiamo approvato il piano rifiuti, che segna l?autosufficienza del territorio. Se qualcuno intende imporre la discarica di Senna, lo fa contro le esigenze del territorio». E sulla centrale di Bertonico? «È una vicenda radicata nel tempo, un frutto non virtuoso della liberalizzazione del settore energia. Senza quel passaggio, Sorgenia non sarebbe arrivata. Non so se abbiamo fatto errori, certo abbiamo portato lo scontro in tutte le sedi, anche giudiziarie. Evidentemente certi interessi erano troppo consolidati. Ora la battaglia si sposta su quello che uscirà dal camino. A Tavazzano siamo riusciti a trasformare l?ipotesi di un raddoppio in una riduzione degli inquinanti di 3.650 tonnellate all?anno: tutte ricadute in meno per la salute dei lodigiani. Per Bertonico pretendiamo lo stesso. E le risorse che entreranno saranno destinate all?ambiente». Ultimamente, dopo le dimissioni, cita spesso il lavoro di Francesca Sanna. Cosa pensa davvero di quella vicenda? «Nessuno, sulla stampa o in sedi istituzionali, ha mai avuto l?ardire di imputare responsabilità a Francesca. Questo va a onore di come quest?amministrazione ha agito. Il riconoscimento del suo lavoro sta anche in quello che dicevo sul piano rifiuti, che è stato segnato in positivo dalla sua opera». Quale risultato importante ritiene di aver ottenuto in questi anni? «Intanto sono contento dell?autonomia del territorio, che ci rende protagonisti delle nostre scelte. Un risultato importante è quello dell?eliminazione di 4 milioni di metri di edificazione edilizia: tutti i sindaci hanno detto sì alla nostra proposta di fermare il consumo di suolo all?1% nei prossimi 5 anni. Un patto importante, che traccia il ritratto del Lodigiano che vogliamo. Puntiamo sulla valorizzazione delle nostre eccellenze, conciliare lo sviluppo futuro con le tradizioni rurali, anche in vista dell?Expo 2015, che passa anche per la riscoperta del Po e del turismo sostenibile». Però spesso tocca fare i conti con l?abbandono dei rifiuti e con problemi ambientali... «L?obiettivo è rinaturalizzare il territorio: provo un disagio personale quando vedo abbandonare rifiuti. E non penso solo a discariche abusive di inerti. Voglio dedicare più energie a questo tema che influisce sulla vita della gente». A proposito di vivibilità: una classifica recente mette Lodi all?ultimo posto in Lombardia. Qui si vive così male? «La classifica, per come è impostata, è deformante. Soprattutto quando si mescolano le scelte delle amministrazioni con dati diversi. Penso che non si possa non rivendicare che i 3 quarti dell?azione dell?amministrazione si sono concentrati sul sociale, sulla politica dei rifiuti, dell?ambiente, dell?edilizia scolastica, ma anche sulle infrastrutture, per cui abbiamo investito 90 milioni di euro. Guardo anche all?esperienza pressoché unica del Consorzio servizi alla persona, con 7 milioni all?anno di investimenti. Quando le Asl hanno lasciato il settore, disabili e anziani rischiavano l?abbandono. Ora siamo su livelli di eccellenza». Che rapporti ha con la sua maggioranza? «Sinceramente, non potevo chiedere di più. Sono grato a chi mi ha lasciato il testimone per il suo lavoro. Quanto alla mia squadra, mi sono sentito circondato da fiducia e collaborazione: mai uno scontro politico. Sono persone leali, con le quali c?è stima. E io non ho un carattere facile...» E con l?opposizione? «Un rapporto costruttivo, grazie anche al lavoro del presidente e del vicepresidente del Consiglio. Magari c?è stato qualche distinguo su questioni di principio, ma ho visto collaborazione almeno sull?80 per cento dei provvedimenti. E vale per De Vecchi, come per Rossi o Mazzola». Eppure in qualche fase ci sono stati forti polemiche... «Sulla commissione per l?inchiesta di Rifiutopoli? Sì, su questo si è già registrata la massima punta polemica. C?erano punti di vista diversi: loro cercavano responsabilità politiche che non c?erano, noi abbiamo lavorato per ridare credibilità e solidità al settore amministrativo». Che avversario si aspetta alle elezioni? «Chiunque sia l?avversario che mi attende, spero che al centro del dibattito stiano i bisogni della gente, i programmi per il bene comune. Per noi c?è un vantaggio obiettivo: abbiamo già disegnato il Lodigiano che vogliamo».

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Nuova strategia del Cavaliere <Stop and go> per le riforme (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

POLITICA pag. 11 Nuova strategia del Cavaliere «Stop and go» per le riforme Premier preoccupato da lungaggini istituzionali e Lega di ANTONELLA COPPARI ? ROMA ? LA PRIMA metafora che gli viene in mente, manco a dirlo, è militare: «In molte battaglie di Napoleone gli avversari al mattino dissero che le truppe francesi stavano ritirandosi per accorgersi la sera che avevano subito una spaventosa sconfitta». Paolo Bonaiuti, uno dei consiglieri più ascoltati del premier, prova a spegnere così le grida del centrosinistra sulle ?giravolte? del Cavaliere. Altro che discese ardite e risalite sull?onda dell?emozione: le sterzate sono il frutto di un?accorta strategia politica, dicono a Palazzo Chigi. Cui non è estraneo il desiderio di Berlusconi di mostrare che il suo piglio decisionista, ahilui, cozza contro le lungaggini istituzionali. E? vero, dietro ogni dietrofront c?è una storia diversa ma, secondo i suoi colonnelli, la trama ha due fili conduttori. Da un lato, il desiderio di non perdere consensi nell?opinione pubblica. Dall?altro, quello di imbrigliare la Lega. LO STOP AND GO sulla scuola rientra nel primo filone. I sondaggi l?hanno mostrato: l?annuncio di riforme in questo campo ha prodotto un repentino calo della popolarità del premier fra i 3 e i 5 punti. «Tutto è stato superato ? assicura Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, la società di indagini d?opinione di cui più si fida il Cavaliere ? ora sia lui sia il governo godono di una fiducia molto alta fra gli italiani». Per evitare un nuovo tracollo, si è deciso di far slittare al 2010-11 la riforma delle scuole superiori. Conferma il ministro Fitto: «Serve tempo per far assimilare i cambiamenti, inutile fomentare gli scontri: avremmo rischiato di vedere in piazza professori, famiglie di centrosinistra e di centrodestra, oltre a saldare di nuovo la Cgil con Cisl e Uil». Mentre tutti negano una retromarcia analoga sul maestro unico, nel Pdl si ammette l?amarezza per la «gestione dissennata» della comunicazione da parte del ministero dell?Istruzione. Nessuno si scaglia contro la Gelmini che, avverte il ministro Rotondi, «deve essere promossa a pieni voti». MA IL SUO ENTOURAGE non se la cava altrettanto bene. Problemi all?esterno, dunque. E problemi nella maggioranza. A preoccupare Berlusconi è pure l?atteggiamento ?dialogante? della Lega con l?opposizione. E proprio la necessità di far saltare il tavolo ? già apparecchiato da Calderoli ? con il Pd l?avrebbe spinto a fare il rilancio sulla giustizia, minacciando modifiche costituzionali a colpi di maggioranza e aprendo lo scontro a fuoco con Veltroni. «Una mossa tattica riuscitissima ? ridono i vertici azzurri ? il tavolo sul federalismo è saltato. Il premier ha colpito il bersaglio, ricordando pure a Bossi che se vuole il federalismo deve fare con noi la giustizia, senza mai polemizzare pubblicamente con la Lega». Cosa che, invece, continua a fare sul tema dell?abolizione delle province: «Il Carroccio ci prende in contropiede su argomenti demagogici ma in questo campo si dimostra conservatore: la gente vuole eliminarle, e Berlusconi conduce una battaglia popolare ai danni degli alleati», conferma Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera. Tutto si tiene: federalismo, giustizia, tensioni interne e opinione pubblica. Sì, perchè l?allungamento dei tempi per la riforma annunciata dal guardasigilli Alfano si spiegherebbe non solo con le frizioni nel centrodestra ma pure con la necessità di non ?friggere? inutilmente sui giornali: «E? insensato portare il pacchetto in consiglio dei ministri il 19 dicembre e poi tenerlo appeso venti giorni in attesa della riapertura delle Camere permettendo ai mass-media di triturarlo».

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Salta il "banco" sulla divisione della Provincia. Chiediamo ai nostri assessori -affer... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Marche)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Domenica 14 Dicembre 2008 Chiudi di RENATO PIERANTOZZI Salta il "banco" sulla divisione della Provincia. «Chiediamo ai nostri assessori -afferma una nota ufficiale della direzione provinciale del Pd ascolano - di non adottare la delibera definitiva della giunta provinciale per la divisione dei beni e del personale fino a quando non si sia acquisita l'espressa volontà del Governo nazionale». «Questo documento -sottolinea il segretario Mauro Gionni- è stato approvato all'unanimità senza aver avuto il bisogno di metterlo ai voti». Ma come si è arrivati a questo punto? «La stessa maggioranza di centro destra -spiega il capogruppo provinciale, Lucio Ventura- ha presentato una proposta di legge (primo firmatario l'on. Michele Scandroglio, ndr) per abolire le Province. Questa proposta è stata già sottoposta all'attenzione della commissione "Affari istituzionali" della Camera. Per questo motivo vogliamo chiedere al Governo, con una interpellanza a risposta scritta presentata dall'on. Luciano Agostini, cosa intende fare riguardo alla Provincia di Fermo. Non vogliamo fare azioni dilatorie -aggiunge Ventura- o bloccare la nascita del nuovo Ente. Vogliamo solamente avere la piena consapevolezza delle intenzioni del Governo per poi agire di conseguenza. Ad esempio, la proposta di legge prevede che in caso di abolizione delle Province, i beni e il personale vengano ripartiti ai Comuni. E se noi diamo i beni e il personale ai fermani e poi vengono cancellate le Province? E' una eventualità che vorremmo evitare». «Il Governo -rincara il segretario Gionni- ci metta per iscritto cosa vuole fare su Fermo provincia perché in questo momento siamo noi a trovarci con il cerino in mano. Vogliamo anche smascherare i "brindatori" da campagna elettorale che vanno da Berlusconi a Teramo. Non vogliamo mettere in discussione gli esponenti dell'attuale maggioranza, ma vogliamo solamente ottenere il massimo risultato e il minor danno possibile per Ascoli». E il rischio legato all'arrivo del commissario? «Il termine per le divisioni -risponde il capogruppo Ventura- è scaduto il 30 giugno scorso e questa minaccia mi sembra poco intelligente anche perché a Barletta si è fatto meno di niente per la divisione del patrimonio». Intanto, domani (ore 17,45 libreria Rinascita di piazza Roma) si tiene il nuovo incontro "Piceno diviso, ma a spese di chi?" organizzato da Provincia Nova e dalle altre associazioni ascolane che non mollano nonostante gli "sbeffeggiamenti" che arrivano anche da alcuni vertici istituzionali. « Quanto sta accadendo da noi sarebbe stato da ritenere probabilmente inconcepibile in tante altre parti d'Italia -accusa Provincia Nova- La divisione della nostra Provincia iniziò male, con una commissione paritetica "sbilanciata" a favore del Fermano. Rischia di finire peggio, con la nuova Provincia di Ascoli "condannata" a pagare con fabbricati, mutui ed un bilancio tendenziale in disavanzo, con uno sviluppo che rischia d'essere bloccato per anni... Cercheremo di approfondire e comprendere meglio alcuni aspetti dei tanti problemi determinati dalla divisione del personale e dei beni».

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Muraro sfida Feltri e Stella Sacconi: <Siano associazioni> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - TREVISO - sezione: TREVISO - data: 2008-12-14 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Province da abolire: si e no Muraro sfida Feltri e Stella Sacconi: «Siano associazioni» TREVISO — Un dibattito pubblico a Treviso per mostrare a Vittorio Feltri e a Gian Antonio Stella il valore e l'importanza delle Province che lavorano bene. La sfida, lanciata ieri dalle colonne de «La Padania», è di Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso. «è ora di smetterla di sparare sul mucchio – attacca Muraro -. Questa storia dell'abolizione delle Province ha davvero stancato: che si facciano le dovute distinzioni, fra chi lavora male e chi lavora bene, come noi». Muraro l'ha detto chiaro e tondo anche ieri, davanti alle telecamere di «Ballarò». Una troupe di Giovanni Floris è infatti calata su Treviso per andare a curiosare fra i conti e le attività dell'ente di via Battisti. «Il principio su cui si regge il nostro operato – afferma Muraro – è quello della massima trasparenza». Porte aperte, dunque, a chiunque voglia capirne di più. Compresi i giornalisti Feltri e Stella, all'attacco degli sprechi di denaro pubblico e delle Province. «Li incontrerei volentieri e pubblicamente – spiega Muraro – proprio in via Battisti, magari in sala Marton, per far loro capire come e quanto lavoriamo». Per il resto, il presidente si dice «tranquillo»: le Province non spariranno. Ma magari, lascia intendere il ministro Maurizio Sacconi, impegnato in un lungo weekend trevigiano, si trasformeranno. «Potrebbero diventare associazioni dei Comuni, con un presidente sindaco eletto dai colleghi», suggerisce il titolare del Welfare. O fare della Provincia - suggerisce Franco Zanata, sindaco di centrosinistra di Preganziol - un ente di secondo grado, intermedio tra Comuni e Regione, i cui rappresentanti sono eletti dai Comuni». «Agli enti locali, dunque, il compito di nominare i consiglieri provinciali facendo sintesi delle dinamiche territoriali. La Provincia sarebbe così molto più orientata ad affrontare e risolvere i problemi». Fe.Ba. Leonardo Muraro

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<Silvio? Saltati i nervi. Noi trattiamo> (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-14 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il colloquio Il capo leghista: «Condivido assolutamente l'appello di Napolitano: lui è saggio» «Silvio? Saltati i nervi. Noi trattiamo» Il senatur: non si può cambiare una cosa così con una sola parte politica «Il federalismo è fermo. Le opposizioni hanno un potere enorme, ciascun emendamento può essere discusso a lungo» CESANO MADERNO (Milano) — «Non puoi cambiare una cosa come la giustizia con una sola parte politica». Umberto Bossi il mediatore, Umberto Bossi il pontiere, lo dichiara senza esitazioni: basta scontri, le riforme non possono che essere condivise. Persino quella sulla Giustizia, che nel Pdl di osservanza azzurra è il più delicato dei temi. Il capo del Carroccio è ormai entrato completamente nei panni di uomo del dialogo che ha cominciato a indossare sul finire dell'estate. Sa bene che il federalismo fiscale potrebbe subire ritardi serissimi con un'opposizione messa di traverso. E sa che, peggio ancora, sull'altrettanto importante federalismo istituzionale— che dovrebbe incominciare il suo iter dopo le feste — il Partito democratico potrebbe addirittura trascinare il Paese a un referendum che non soltanto suscita nel Carroccio gli amarissimi fantasmi del 2006. Ma potrebbe, in caso di nuova bocciatura, archiviare per sempre il sogno del Senato delle Regioni e degli altri temi di riforma costituzionale cari ai padani. E così, Umberto Bossi risponde senza esitazioni alla domanda sull'appello del presidente della Repubblica a rispettare la Costituzione: «Lo condivido assolutamente». E aggiunge: «Giorgio Napolitano è saggio». In un umidissimo pomeriggio invernale, il gran capo leghista sceglie l'incontro con il presidente del Gran Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi, per avvisare i naviganti. Del resto, Bossi è convinto che Berlusconi il suo no al dialogo con l'opposizione lo abbia «detto così... senza crederci veramente». Il fatto è, spiega il leader padano, che «a volte saltano i nervi. Quando tutti i giorni ti sparano addosso, a te e magari anche alla tua famiglia, può succedere. Ma non credo che Berlusconi pensi davvero quel che ha detto». L'afflato dialogante di Umberto bossi ha comunque una ragione pragmatica assai: «Sapete? Il federalismo è fermo. Si è bloccato la settimana scorsa nella commissione del Senato ». E se l'iter si è interrotto, aggiunge Bossi, è «perché Berlusconi ha sparato sull'opposizione ». Bossi lo ammette apertamente, come prima non aveva mai fatto: «Diciamo la verità: noi in questo periodo abbiamo sempre cucito con la sinistra, non abbiamo mai smesso di discutere e di tenere aperto il canale». Senonché, allarga le braccia «Berlusconi l'altro giorno ha detto "mai con questa opposizione". Era meglio stare un po' più cauti ». Perché «loro hanno preso la palla al balzo: se Berlusconi dice questo, allora chiudiamo anche noi». Nel senso, spiega Bossi, che «al Senato le opposizioni hanno un potere enorme. Ciascun emendamento può essere discusso per non so quanto tempo». Il risultato, per la Lega, sarebbe tragico: «Rischiamo di fermare tutto per dei mesi». Su un tema che già richiederà parecchi anni prima di andare a regime. E dunque, non c'è un'altra strada: «La Lega — annuncia il senatùr — continuerà a cucire, ricucire e cucire ancora». Ma in questi giorni un altro tema disturba il capo leghista: la campagna per l'abolizione delle Province. Sull'argomento, Bossi torna tranciante: «Chi non vuole le Province mira alla cementificazione. Vuole soltanto avere le mani libere sui piani regolatori. Ma la Lega è una forza di territorio e difenderà il territorio». Ma è l'unico spunto polemico: anche il segretario leghista nasce incendiario e poi diventa pompiere? «Quando sono entrato per la prima volta in Senato — ride lui — me lo avevano pronosticato». Marco Cremonesi

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NEGLI USA SI VIVE A CREDITO MA IN EUROPA SI RISPARMIA (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-12-14 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano NEGLI USA SI VIVE A CREDITO MA IN EUROPA SI RISPARMIA Come fa il presidente Berlusconi a chiedere agli italiani di consumare di più in questo clima di incertezza per il futuro? Se una famiglia ha un piccolo risparmio lo deve spendere per far lavorare le industrie? La civiltà contadina ci ha insegnato che nei periodi di vacche grasse bisogna risparmiare per i periodi di vacche magre, invece la civiltà attuale ci insegna a spendere e sperperare a più non posso senza pensare al domani. Ora siamo costretti a fermarci perché siamo scoppiati. La soluzione (a lungo termine) potrebbe essere quella di indirizzare gli investimenti verso i Paesi del Terzo Mondo (con uno sforzo globale) e far ripartire la domanda da questi Paesi. Province e Comuni: in Italia ci sono circa 8.100 Comuni con una media di 7.400 abitanti per Comune compresi quelli delle città grandi e piccole. Prima di pensare ad abolire le Province perché non pensiamo ad unificare i Comuni più piccoli fino a un minimo di 25.000 abitanti per Comune. Sono convinto che ci sarebbe un risparmio maggiore dell'abolizione delle province. Oreste Mazzi afror@libero.it Caro Mazzi, I l presidente del Consiglio non è il solo italiano che suggerisce ai suoi connazionali di consumare. In un articolo apparso su La Stampa del 6 dicembre, l'economista Mario Deaglio indirizza lo stesso suggerimento a tutti gli europei. E giustifica le sue considerazioni ricordando che fra gli americani e i cittadini dell'Ue esiste una fondamentale differenza. Gli americani hanno vissuto per due generazioni al di sopra dei loro mezzi: «Le famiglie sono state abituate a spendere oggi i soldi che presumono di incassare domani; per anni i consumi sono stati alimentati dai guadagni di Borsa, ora la riduzione dei consumi è determinata anche dalle perdite del listino; le loro carte di credito non hanno più credito residuo, i conti in banca sono quasi sempre in rosso. Non si può quindi far conto su un sussulto della voglia di consumare che non sarebbe accompagnata, sempre nel breve periodo, da alcuno strumento finanziario per soddisfarla ». La situazione nell'Ue è alquanto diversa perché, secondo Deaglio, «quando spendono o, viceversa, decidono di non spendere, gli europei — con l'eccezione degli inglesi — spendono o non spendono soldi propri». L'analisi di Deaglio è confermata da un grafico sul risparmio europeo pubblicato dal Sole 24 Ore del 7 dicembre. Quasi tutti i Paesi dell'Ue hanno un risparmio mediamente superiore al 6%, mentre due di essi (Italia e Francia) sfiorano il 12%. Questi dati hanno una considerevole influenza, tra l'altro, sull'affidabilità delle cartelle del debito pubblico che i singoli Paesi lanceranno sul mercato nei prossimi mesi allo scopo di finanziare le maggiori spese stanziate per i risanamenti delle banche, gli aiuti all'industria, soprattutto automobilistica, e il credito al consumo. Il governo italiano sostiene che il «rating » di uno Stato, vale a dire la sua capacità di onorare i debiti, non debba essere deciso soltanto sulla base del suo debito pubblico (in Italia particolarmente elevato: 104% del Pil), ma anche su quella del risparmio delle famiglie. Il Belgio, per esempio, ha un debito pubblico inferiore al nostro (80%), ma il risparmio delle sue famiglie è inferiore di due punti a quello dell'Italia. Il problema verrà discusso al prossimo G20 (la nuova formazione collaudata a Washington nelle scorse settimane), ma il mercato e le agenzie di rating, secondo il Sole 24 Ore, «si sono già mossi in questa direzione». Naturalmente, ricorda Deaglio, non si tratta di «"consumare per consumare", ma di non rinunciare a consumi abituali per paure irrazionali; si può così costituire uno "zoccolo duro" di tenuta nei prossimi mesi sul quale provare a costruire una ripresa, magari con nuovi prodotti più a buon mercato». Quanto alla fusione dei Comuni, caro Mazzi, non escludo che l'operazione possa essere in alcuni casi giustificata e produrre, a medio o lungo termine, buoni risultati. Ma l'esperienza insegna che a breve termine, nella maggior parte dei casi, questi matrimoni hanno per effetto la somma degli organici dei due coniugi. Provi a immaginare quante persone dovrebbero essere licenziate se l'operazione venisse realizzata su vasta scala con i criteri che lei sembra suggerire. A quante insurrezioni comunali dovrebbe fare fronte il governo?

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il pdl insiste: costituzione da aggiornare (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-12-2008)

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Ora scoppia la lite anche sul futuro delle Province E Miccichè attacca Tremonti: pensa solo alla Lombardia Il Pdl insiste: Costituzione da aggiornare «Non è un totem intoccabile». Calderoli sul federalismo: sia condiviso IL CONFRONTO ISTITUZIONALE Vivace dibattito dopo l'appello di Napolitano a non toccare i principi fondamentali Il ministro per la Semplificazione: dialogo con l'opposizione perché il lavoro duri ROMA. I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue - condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si torna indietro: «L'impostazione del guardasigilli Alfano è condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il commento del vicecapogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva il vicepresidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione politica e istituzionale». Perchè la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente». Il federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette il leghista Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perchè non si può fare «alcune sì e altre no». Le Province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. A far discutere la maggioranza, comunque, è anche la politica economica del governo. Duro, infatti, l'attacco del sottosegretario Gianfranco Miccichè contro il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e l'esecutivo: «Per Tremonti - dice - esiste solo la Lombardia» e l'attuale è «un governo monocolore della Lega» che soffre «di voltastomaco» quando si parla di Sicilia. Il primo premier che «metterà un politico all'Economia, probabilmente, governerà 40 anni».

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<Il federalismo ad aprile e dialogo sulle riforme È Berlusconi che lo vuole> (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

n. 299 del 2008-12-14 pagina 3 «Il federalismo ad aprile e dialogo sulle riforme È Berlusconi che lo vuole» di Vincenzo La Manna Il titolare alla Semplificazione: «Quello del premier non è un bluff ma l'opposizione lo massacra da anni» Roma«Verrebbe quasi da dire, meno male che c'è la crisi... ». Un paradosso? «Sì, ovvio, per carità. Ma può diventare lo stimolo giusto». Per cosa? «Per approvare finalmente le riforme, a partire dal federalismo fiscale». Messa così va meglio... «In ogni caso, non c'è più via d'uscita». Ministro Calderoli, va davvero così male? «Siamo pesanti, ci portiamo dietro una sorta di "civiltà del burro"... ». Ne è proprio convinto? «Non lo dico solo io». E chi altri? «Censis, Fmi... ». Cosa mettono in luce? «Il primo rileva la vulnerabilità del nostro sistema Paese, in cui a causa dell'assistenzialismo si è ampliata la forchetta tra Nord e Sud». E il secondo istituto? «Denuncia che, nonostante il nostro attrezzato settore manifatturiero e il sistema del credito che ci ha messi un po' al riparo, pagheremo la crisi per le mancate riforme». Intanto, in primavera la Lega incasserà l'ok al federalismo. «È stato un nostro vecchio pallino, ma ora il discorso non vale solo per noi. Tutti si sono resi conto che si tratta dell'unica soluzione possibile, anche per far fronte a una spesa pubblica sempre più insostenibile». Verrà approvato ad aprile? «Sì, entro il 20 gennaio dovrebbe arrivare il sì del Senato, poi quello della Camera». Usa il condizionale? «Questa è la road map possibile, che verrà rispettata se rimarrà la volontà comune. Detto questo, sa, i misteri del mondo... ». (Calderoli sorride) Ecco perché il Senatùr, per evitare scherzetti, ha chiesto al premier di abbassare i toni e favorire il dialogo? «Bossi ha suonato, diciamo così, un campanellino d'allarme. Lui non parla mai a caso e ci becca praticamente sempre». E non ha citato la secessione... «Guardi, oggi (ieri, ndr) sono stato in Veneto, a Montecchio, per un convegno sul federalismo, e ho sentito forte l'alternativa della spinta secessionista. Perché la questione è semplice: quando la gente ha i piatti vuoti, s'incazza. E poi... ». E poi? «È venuto a trovarmi un sindaco "di peso" del centrosinistra». Cosa voleva? «Pur di far quadrare i conti, è pronto a fare fronte comune al Nord e rompere su questo punto il suo partito». Qual è? Il Pd? «Non lo dico». Chi è? «Idem». Va bene, va bene, passiamo al capitolo giustizia. Berlusconi auspica il confronto con l'opposizione, ma non vuole sedersi in prima persona al tavolo... «La sua reazione è stata sincera, istintiva, in risposta a chi per anni l'ha massacrato, insultato. Ma rimango un po' perplesso». Perché? «Perché io ero presente quando, la sera prima dello sfogo, ha confermato la linea da seguire, per arrivare a un confronto con l'altra parte, attivandosi molto anche per convincere chi, tra i suoi, avanzava dubbi». Insomma, il Cavaliere non bluffa sul dialogo... «No. Anzi, l'ha sempre voluto. E sia lui che Bossi mi diedero l'ok prima che iniziassi a confrontarmi con i vari partiti. Mica si può pensare che mi sia mosso per conto mio... ». Stavolta è il Guardasigilli Alfano ad avere il «mandato». «Sta facendo un ottimo lavoro di ricognizione per avviare il confronto. In generale, credo che le riforme costituzionali non possano essere patrimonio di un solo schieramento». Per evitarlo, basta seguire il «metodo Calderoli»? «Direi di sì, bisogna ricercare la collaborazione di tutti, purché non si faccia solo finta di tentare. Io le ho provate tutte e adesso il testo sul federalismo è ottimo, grazie al 30-40% di emendamenti dell'opposizione che ho recepito. E i miei primi interlocutori furono proprio Comuni, Province e Regioni». Seguendo lo schema, Alfano dovrebbe ascoltare in prima battuta avvocati e magistrati... «Sì, proprio così». E se si mettessero di traverso? «Gli interessi corporativi esistono, ma credo che la politicizzazione riguardi solo una parte ristretta. In ogni caso, la maggioranza che governa ha l'obbligo di presentare la sua proposta, trovare un punto d'equilibrio, ma alla fine fare le sue scelte. Magari scontentando un po' tutti, ma non può rinunciare a dare l'impronta del cambiamento, per razionalizzare le spese e abbattere i tempi dei processi». Sempre a favore della separazione delle carriere? «Assolutamente necessaria». Passiamo al nodo Province. Si dice sempre che la Lega sia contraria alla loro abolizione. «Bisogna affrontare il tema in maniera seria, con responsabilità, senza facili slogan. Anche perché, ci sono territori in cui la loro presenza serve, in cui hanno un significato. In altri casi, invece, sono enti inutili da sostituirsi a costo zero, magari, con associazioni di sindaci. E poi, fosse stato per noi, alcune sarebbero già state eliminate». Cioè? «Lo scorso giugno avevo preparato gli emendamenti al decreto legge 112, per sopprimere le Province nelle 8 aree metropolitane. L'idea era di mantenerle in prorogatio per 2-3 mesi, rispetto al loro mandato, evitando di andare nel 2009 alle urne. Ma in molti dissero di aspettare, forse perché avevano già in mente i loro candidati da presentare. Quindi, è la Lega ad aver coraggio e a parlar chiaro». Infine, legge elettorale per le Europee. Partita persa? «La mia proposta di mediazione non fu condivisa e suggerii a Berlusconi di lasciar perdere: era inutile andare avanti. A questo punto, sembra si vada a votare con l'attuale legge». Non le piace? «Non va molto bene... ». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Giustizia, Bossi insiste sul dialogo "Napolitano è un uomo saggio" (sezione: Province)

( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

CESANO MADERNO - "Napolitano è un saggio". Umberto Bossi, sempre più in versione di uomo del dialogo, condivide il richiamo del Capo dello Stato in difesa della Costituzione. E annuncia una "iniziativa politica della Lega" sul tema caldissimo della giustizia: "La riforma non può essere fatta a colpi di maggioranza, dobbiamo coinvolgere anche l'opposizione". Come farete, ministro Bossi: dopo le uscite del presidente del Consiglio, a cui è seguita la secca replica di Napolitano, il clima è quello che è... "Inutile girarci intorno, bisogna sedersi tutti quanti attorno a un tavolo, altrimenti non si va avanti. Tutti, le forze di governo e quelle dell'opposizione". Intendete riproporre lo schema che vi ha già visti protagonisti sul tema del federalismo fiscale? La Lega che dialoga con il Pd e cerca arrivare a un testo condiviso? "Il mio ruolo è quello del mediatore. Ma lo sono sempre stato: fin dall'inizio, quando non mi credeva nessuno. Ora più che mai bisogna cucire e ricucire". Ma con il presidente della Repubblica è d'accordo anche quando dice che i fondamenti della Costituzione non si toccano? "Napolitano ha ragione, della sua saggezza non ho mai dubitato". Ritiene che anche la nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? "È una questione di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene". Però anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c'è. "Bisogna prenderne atto: in questo momento il federalismo è fermo. Si è fermato in commissione al Senato, dove comunque noi contiamo di concludere i lavori entro la metà di gennaio per poi passare all'aula, perché Berlusconi ha sparato sulla sinistra". E voi vi sete messi le mani nei capelli... "Le nostre preoccupazioni sono giuste. Io non dimentico che a causa del regolamento del Senato, l'opposizione ha un potere enorme". Nel senso che potrebbe rallentare l'iter del provvedimento? "Sì. In un momento così sarebbe stato molto meglio stare un po' cauti". E infatti lei ha subito invitato il premier ad abbassare i toni. "Diciamo la verità: noi avevamo ricucito con la sinistra, cercando con grande tenacia il dialogo. Poi Berlusconi ha annunciato che non avrebbe mai più parlato con l'opposizione, e loro, quelli del Pd, hanno preso la palla al balzo". Cioè? "Hanno fatto capire che dopo queste uscite del presidente del Consiglio si sarebbero attenuti strettamente al regolamento del Senato. E siccome ogni emendamento può essere illustrato, siccome ogni singolo parlamentare può parlare per tanto tempo, è chiaro che se si va avanti così la discussione sul federalismo si ferma almeno per qualche mese". Quindi? "Noi non ci schiodiamo: continueremo a cucire e ricucire. Del resto io sono convinto che Berlusconi quelle cose le abbia dette un po' così". Un po' così come? "Non ci crede neppure lui che il dialogo con l'opposizione vada interrotto. È che a volte quando ti sparano addosso, quando ti attaccano pesantemente sul piano personale, come ha fatto l'opposizione, i nervi possono saltarti". Dunque secondo lei si può riprendere il filo del dialogo: sul federalismo e addirittura sulla riforma della giustizia? "È quello che faremo. Un passo alla volta, e vedrete che dopo la pausa delle feste di Natale il testo sul federalismo arriverà in aula. E sarà un testo condiviso". Lei qui a Cesano ha incontrato il presidente dell'Assemblea del Canton Ticino Norman Gobbi: la Svizzera resta un modello? "Loro al federalismo ci sono arrivati in modo militare; noi democraticamente, attraverso un accordo politico. Con tutti i limiti degli accordi politici". Che cosa pensa della campagna per l'abolizione delle Province? "È sbagliata. Tra l'altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio". (14 dicembre 2008

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Calderoli: Riforme solo se condivise Ma il Pdl insiste: La Costituzione non è un totem intoccabile. Il monito di Napolitano non è per noi (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 14/12/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano La politica La Lega frena Calderoli: «Riforme solo se condivise» Ma il Pdl insiste: «La Costituzione non è un totem intoccabile. Il monito di Napolitano non è per noi» Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, ha dichiarato ieri che le riforme si possono fare solo se condivise (AP Photo) ROMA I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato l'altro ieri il premier Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. Pdl, non è un totem intoccabile «Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue - condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perché significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione politica e istituzionale». Perché la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente». Lega, le riforme devono essere condivise Il federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinché questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perché la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Il dibattito sulle province Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no». Le province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. Scontro Miccichè Tremonti A far discutere la maggioranza, comunque, è anche la politica economica del governo. Duro infatti l'attacco del sottosegretario Gianfranco Miccichè contro il ministro dell'Economia Tremonti e l'esecutivo: «Per Tremonti - dice - esiste solo la Lombardia» e l'attuale è «un governo monocolore della Lega» che soffre «di voltastomaco» quando si parla di Sicilia». Sergio D'Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd, commenta le accuse di Miccichè a Tremonti: «Se le critiche che avanziamo da mesi contro la squadra di Berlusconi trovano riscontro nelle parole di un esponente dell'esecutivo, per giunta dello stesso partito del ministro - dice - vuol dire che siamo ormai alla commedia dell'assurdo».

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"napolitano è un uomo saggio proporrò io una mediazione al pd" - rodolfo sala (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

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Pagina 7 - Interni La giustizia Il federalismo "Napolitano è un uomo saggio proporrò io una mediazione al Pd" Bossi insiste sul dialogo: a Berlusconi sono saltati i nervi La riforma della giustizia non può essere fatta a colpi di maggioranza, va coinvolta anche l´opposizione Il federalismo si è fermato al Senato perché il premier ha sparato sulla sinistra Le province? Abolirle sarebbe sbagliato RODOLFO SALA DAL NOSTRO INVIATO CESANO MADERNO - «Napolitano è un saggio». Umberto Bossi, sempre più in versione di uomo del dialogo, condivide il richiamo del Capo dello Stato in difesa della Costituzione. E annuncia una «iniziativa politica della Lega» sul tema caldissimo della giustizia: «La riforma non può essere fatta a colpi di maggioranza, dobbiamo coinvolgere anche l´opposizione». Come farete, ministro Bossi: dopo le uscite del presidente del Consiglio, a cui è seguita la secca replica di Napolitano, il clima è quello che è... «Inutile girarci intorno, bisogna sedersi tutti quanti attorno a un tavolo, altrimenti non si va avanti. Tutti, le forze di governo e quelle dell´opposizione». Intendete riproporre lo schema che vi ha già visti protagonisti sul tema del federalismo fiscale? La Lega che dialoga con il Pd e cerca arrivare a un testo condiviso? «Il mio ruolo è quello del mediatore. Ma lo sono sempre stato: fin dall´inizio, quando non mi credeva nessuno. Ora più che mai bisogna cucire e ricucire». Ma con il presidente della Repubblica è d´accordo anche quando dice che i fondamenti della Costituzione non si toccano? «Napolitano ha ragione, della sua saggezza non ho mai dubitato». Ritiene che anche la nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? «è una questione di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene». Però anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c´è. «Bisogna prenderne atto: in questo momento il federalismo è fermo. Si è fermato in commissione al Senato, dove comunque noi contiamo di concludere i lavori entro la metà di gennaio per poi passare all´aula, perché Berlusconi ha sparato sulla sinistra». E voi vi sete messi le mani nei capelli... «Le nostre preoccupazioni sono giuste. Io non dimentico che a causa del regolamento del Senato, l´opposizione ha un potere enorme». Nel senso che potrebbe rallentare l´iter del provvedimento? «Sì. In un momento così sarebbe stato molto meglio stare un po´ cauti». E infatti lei ha subito invitato il premier ad abbassare i toni. «Diciamo la verità: noi avevamo ricucito con la sinistra, cercando con grande tenacia il dialogo. Poi Berlusconi ha annunciato che non avrebbe mai più parlato con l´opposizione, e loro, quelli del Pd, hanno preso la palla al balzo». Cioè? «Hanno fatto capire che dopo queste uscite del presidente del Consiglio si sarebbero attenuti strettamente al regolamento del Senato. E siccome ogni emendamento può essere illustrato, siccome ogni singolo parlamentare può parlare per tanto tempo, è chiaro che se si va avanti così la discussione sul federalismo si ferma almeno per qualche mese». Quindi? «Noi non ci schiodiamo: continueremo a cucire e ricucire. Del resto io sono convinto che Berlusconi quelle cose le abbia dette un po´ così». Un po´ così come? «Non ci crede neppure lui che il dialogo con l´opposizione vada interrotto. è che a volte quando ti sparano addosso, quando ti attaccano pesantemente sul piano personale, come ha fatto l´opposizione, i nervi possono saltarti». Dunque secondo lei si può riprendere il filo del dialogo: sul federalismo e addirittura sulla riforma della giustizia? «è quello che faremo. Un passo alla volta, e vedrete che dopo la pausa delle feste di Natale il testo sul federalismo arriverà in aula. E sarà un testo condiviso». Lei qui a Cesano ha incontrato il presidente dell´Assemblea del Canton Ticino Norman Gobbi: la Svizzera resta un modello? «Loro al federalismo ci sono arrivati in modo militare; noi democraticamente, attraverso un accordo politico. Con tutti i limiti degli accordi politici». Che cosa pensa della campagna per l´abolizione delle Province? «è sbagliata. Tra l´altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio».

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Federalismo/ Farinone(Pd): Pdl chiarisca su abolizione (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 14 dic. (Apcom) -Il Pd, con Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, chiede al Governo "parole di chiarezza" sul federalismo e in particolare sull'abolizione delle province. "La Lega - spiega il deputato Pd - apre al dialogo sul federalismo, ma su temi cruciali, come l'abolizione delle province, serve una parola di chiarezza da parte dell'intero centrodestra. Non è possibile continuare con questo equivoco. Berlusconi e tutto il Pdl sono silenziosi perché sanno che la Lega non è d'accordo, mentre il Carroccio vuole eliminare le prefetture". "Bossi vuole eliminare le prefetture e salvare le province. Insomma, è doveroso chiedere parole di chiarezza al centrodestra, senza le quali la sua ambiguità sarebbe assoluta e, a questo punto, intollerabile - conclude Farinone - E onestà intellettuale vuole che anche chi sostiene più o meno palesemente il centro destra, soprattutto al Nord, associazioni, organi di stampa, movimenti ponga questa domanda cruciale al Popolo della Libertà e alla Lega".

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Il Pd non vota la divisione dei beni (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Interrogazione parlamentare di Agostini. E sulle infrastrutture Ciccanti propone una holding regionale per la realizzazione della Mezzina Ventura: "Vogliamo sapere dal governo se intende davvero abolire le Province" Il Pd non vota la divisione dei beni ASCOLI Il Pd stoppa la delibera sulla divisione dei beni e del personale della Provincia. Uno stop maturato all'unanimità venerdì sera nel corso di un'assemblea provinciale, dove si è discusso della necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si esprimerà in maniera chiara sull'abolizione delle Province, così come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal PdL il 28 ottobre scorso, ove si prevede la soppressione delle Province, già in Commissione Affari Costituzionali. "Siamo di fronte ad una novità sostanziale ha esordito il capogruppo del Pd in consiglio provinciale, Lucio Ventura - circa il fatto che la stessa maggioranza che nel 2004 istituì la nuova provincia di Fermo, ora afferma di volerle abolire tutte. Bisogna che su questo tema si faccia estrema chiarezza, tanto che abbiamo presentato, attraverso l'onorevole Luciano Agostini, un'interpellanza urgente al governo con risposta scritta, in maniera che ognuno si possa assumere le proprie responsabilità amministrative e politiche". "La volontà che emerge dall'iniziativa dei deputati del PdL si può leggere nel documento votato dall'assemblea del Pd -, condivisa anche da parte della minoranza parlamentare, è quella di sopprimere le province, utilizzando una certa demagogia che può far presa in un momento di crisi economica ove si cercano rimedi attraverso argomenti facili da cavalcare". Preoccupato, il Pd, dal fatto che quello che si potrebbe arrivare a decidere oggi sulla divisione dei beni e del personale, sarebbe rimesso in gioco nel momento in cui si desse seguito alla proposta di legge in oggetto. "Il rischio - ha dichiarato ancora Ventura - è che tra un anno, oltre a vederci annullare la divisione, sia i beni che il personale potrebbero essere assegnati alla Regione, che li girerebbe' ai Comuni, in questo caso Ascoli e Fermo. Non vogliamo bloccare alcun procedimento, ma prima dobbiamo sapere dal governo se questa divisione è ancora attuale o no. Motivo per cui tutto il Pd invita i propri assessori in giunta provinciale a non firmare alcun atto definitivo sulla divisione". "Berlusconi ha fatto e disfatto, e spetta dunque a lui dirci se le Province continueranno ad esistere oppure ci si appresta a sopprimerle. Magari smascherando chi brinda per la campagna elettorale nostrana - ha aggiunto il coordinatore Mauro Gionni, con la bordata indirizzata ai sindaci Allevi, Mariani e Falcioni - mentre noi cerchiamo solo di fare il nostro dovere cercando di limitare al minimo i danni per il nostro territorio". Intanto ieri a Pagliare si è tenuto il convegno su mobilità, trasporto ed infrastrutture, organizzato da Ecodem dove oltre a vari esponenti del Pd tra cui l'assessore Maroni, è intervenuto anche l'onorevole Ciccanti, che ha rilanciato la proposta di dare vita ad "una holding regionale per partecipare a società di costruzione e gestione in 'Projet financing' di superstrade a quattro corsie a pedaggio: Fano-Grosseto, Quadrilatero e Mezzina (Teramo-Ascoli-Fermo), recuperando a tale scopo anche i finanziamenti pubblici della Quadrilatero". Sulla elettrificazione della ferrovia Ascoli-S.Benedetto, il parlamentare Udc ha inoltre sostenuto che la necessità di spostare i binari dentro la città di Ascoli, integrando la rete extraurbana con la rete urbana. PIERO LUCIANI,

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E' stabile il debito degli Enti locali (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Bankitalia: nel mese di settembre lieve variazione rispetto ad agosto E' stabile il debito degli Enti locali ROMA - Stabile nel mese di settembre il debito di Regioni, Province e Comuni. Secondo quanto diffuso dalla Banca d'Italia nel supplemento al Bollettino statistico, gli scostamenti rispetto al mese precedente, agosto, sono stati infatti di lieve entità. In particolare, il debito contratto dai comuni ha registrato un maggiore scostamento verso l'alto, passando dai 47,7 miliardi in agosto ai 48,3 miliardi di settembre (600 milioni in più). Più contenute le variazioni per le Regioni: il debito si attesta a 42,3 miliardi (42,1 ad agosto); e le Province (da 8,8 a 8,9 miliardi). Nelle scorse settimane il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, aveva ribadito "l'opportunità e la necessità" dell'invito fatto ai Comuni di non approvare il bilancio di previsione per l'anno 2009, visto che "la situazione è insostenibile, a causa dell'incertezza delle risorse per il prossimo anno. La finanziaria prevede infatti una partecipazione dei Comuni al risanamento dei conti pubblici per un importo pari a 1 miliardo e 340 milioni, nonchè un'ulteriore riduzione dei trasferimenti erariali pari a 200 milioni di euro. Ma l' incertezza delle entrate relative all'abolizione dell'Ici prima casa e il taglio che la legge finanziaria ha operato su numerosi fondi: basti pensare al taglio di circa un terzo, pari a 275 milioni di euro, del fondo per le politiche sociali". Per quanto riguarda il debito in settembre, nel centro-Italia le amministrazioni locali che hanno accumulato più debito, per un totale di 29,7 miliardi, seguite da quelle del Nord-ovest (29,3), del Sud (23,4), del Nord-est (16,1) e delle Isole (9,5 miliardi di euro).

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La Lega chiede riforme condivise (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Riesplode la polemica sulle province, enti che in campagna elettorale tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi Dopo gli ultimi scontri Calderoli mette i paletti su federalismo e giustizia La Lega chiede riforme condivise ROMA - I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata "un totem intoccabile". Il Pdl, il giorno dopo l'appello del Capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo ripetono i vertici dei gruppi parlamentari. "Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del Presidente della Repubblica", dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro "noi - prosegue - condividiamo pienamente". Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si torna indietro: "L'impostazione del Guardasigilli Alfano è condivisibile", aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione "un totem intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale". Pensare di modernizzare l'Italia "senza una profonda modifica della Costituzione", osserva il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è "un'illusione politica e istituzionale". Perché la "nostra Carta", sostiene, "è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri". Il federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. E' vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per "reagire agli insulti" dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, "ha necessità di una maturazione...". Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. "E' una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili", tuona Calderoli. E poi, osserva, "ci sono province e province!". "Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province", replica La Russa, perchè non si può fare "alcune sì e altre no". Le province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. ANNA LAURA BUSSA,

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Si va verso l'abolizione delle Province? (sezione: Province)

( da "Quotidiano.it, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Si va verso l'abolizione delle Province? Ascoli Piceno | Sembra che alla Camera l'iter per sopprimere le Province sia partito in modo spedito. A questo punto il Partito Democratico piceno si chiede: "E' giusto proseguire nella divisione della Provincia di Ascoli Piceno? Agostini interroghi il Governo". L'Aula della Camera dei Deputati Dalla Assemblea Provinciale di Ascoli Piceno del Partito Democratico riceviamo e pubblichiamo quanto segue: Per iniziativa dell'On. Scandroglio, ed altri del PdL, il 28/10/2008, è stata presentata la proposta di legge costituzionale per la modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione ove si prevede la soppressione delle Province. Tale iniziativa parlamentare è stata assegnata (in data 17/11/2008) in sede referente alla I Commissione Affari Costituzionali, al fine di ottenere il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali. In data 5/12/2008 il capo gruppo dell'IDV alla Camera On. Massimo Donadi ha annunciato la presentazione in Parlamento di legge costituzionale per la soppressione delle Province. L'On. Scandroglio di Forza Italia, primo firmatario della legge, ha pubblicato sul sito ligure di Forza Italia la seguente dichiarazione: "Nel 1970 le Province erano 94, oggi sono 110. Rispetto alle ridottissime competenze di cui sono titolari, la presenza delle province comporta spese assolutamente sproporzionate che si aggirano sui 16 miliardi di Euro. Le spese del personale sono passate da € 1,35 miliardi a 2,1 miliardi di € nel 2005 con un incremento del 34%. Un budget importante che potrebbe essere impiegato per la detassazione dei redditi più bassi e per la defiscalizzazione delle tredicesime in modo permanente. La LEGA, tuttavia, non vuol sentir parlare di soppressione delle Province perché significherebbe rinunciare a quella fitta rete di piccoli poteri intessuta negli anni, indice visibile del suo radicamento in vasti territori del nord italia. Nel PdL abbiamo raccolto un vasto consenso sulla proposta di legge e anche in molti settori dell'opposizione trovano la cosa non solo opportuna ma indispensabile. E difatti ,nel centro e a sinistra non mancano aperture possibiliste sull'abolizione delle province, da quelle più convinte dell'U.D.C. e dell'I.D.V., a quelle più ambigue del PD". Nella legge presentata il 28/10/2008 assegnata alla I commissione Affari Costituzionali ad iniziativa di deputati del PdL, all'art.9 (norma transitorie) testualmente al comma 2 si legge: "Fatta salva la possibilità di disciplinare diversamente la materia con legge dello Stato, i beni di proprietà delle Province alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale sono trasferiti alle Regioni, che li trasferiscono ai Comuni in relazione e in proporzione alle funzioni ad essi delegate ai sensi del comma 1". Al comma 3 testualmente si legge: "Fatta salva la possibilità di disciplinare diversamente la materia con legge dello Stato, i contratti di lavoro esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale tra le province ed i rispettivi dipendenti sono trasferiti alle regioni, che li cedono ai Comuni in relazione e in proporzione alle funzioni ad essi delegate ai sensi del comma 1". La volontà che emerge dall'iniziativa dei deputati del PdL, condivisa anche da parte della minoranza parlamentare, è quella di sopprimere le province utilizzando, è vero, una certa demagogia, che può far presa in un momento di crisi economica congiunturale ove è facile cercare rimedi attraverso argomenti facili da cavalcare. C'è anche però da riflettere sul fatto che, in questo difficile momento, per la maggioranza dei cittadini italiani appare non interessante discutere l' utilità delle Province, al contrario sembrerebbe più facile comprendere che si agisce sui costi della politica individuando un ente (l'unico?) che viene identificato come inutile e costoso. Nella Provincia di Ascoli Piceno, oltretutto, la istituzione di una nuova provincia per un pezzo consistente del suo territorio ( nuova provincia di Fermo L.147/2004, da attuarsi con la divisione dei beni e del personale entro la tornata elettorale del 2009), questa nuova presa di posizione della maggioranza che governa questo paese, e che aveva approvato quella legge, appare ancor più sconcertante proprio perché , appunto, fu questo stesso governo ,nel 2004, con tamburi e squilli di trombe, ad annunciare la costituzione di n.3 nuove province (Monza Brianza; Fermo e Barletta Andria Trani), con provvedimenti legislativi lacunosi, di difficile applicazione, e senza copertura finanziaria. Le difficoltà, del resto, furono avvertite già alla pubblicazione delle leggi istitutive, le quali, per ragioni ovviamente economiche, rimandarono l'effettiva attuazione dei nuovi enti ai cinque anni successivi dopo la pubblicazione dei testi normativi. Addirittura, quest'anno, è stato emanato un decreto che ha spostato al 30/6/2009 la costituzione degli Uffici decentrati dello Stato nei nuovi territori provinciali. Ora, con questa legge, appare ancora di più priva di senso logico una divisione senza copertura finanziaria che rischia di essere vanificata in poco tempo, avendo prodotto nel frattempo irreparabili danni per le finanze della nuova provincia di Ascoli Piceno. Appare quindi doveroso per noi, per i cittadini che rappresentiamo, per quanto contenuto nell'art.9 (norme transitorie) della proposta di legge costituzionale n.1836, chiedere agli assessori del PD della Provincia di Ascoli Piceno di non adottare la delibera definitiva (della Giunta Provinciale) per la divisione dei beni patrimoniali e del personale fino a quando non si sia acquisita l'espressa volontà del Governo Nazionale, e per questo domandare al nostro parlamentare, l'On. Luciano Agostini, di presentare una apposita interpellanza/interrogazione sulla attualità o meno della divisione dei due territori, nella consapevolezza che gli atti che si stanno per compiere, senza copertura finanziaria, con costi e decisioni irrevocabili, potrebbero poi essere resi vani da un iter parlamentare che potrebbe concludersi entro tempi ragionevoli. 13/12/2008

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Il ministro Calderoli ai sindaci berici: <Il federalismo ha bisogno di voi> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

VERTICE A MONTECCHIO Il ministro Calderoli ai sindaci berici: «Il federalismo ha bisogno di voi» VicenzaLe "quattro colonne portanti" del federalismo fiscale: territorialità dell'imposta, cessazione dei trasferimenti agli enti locali, trasformazione della spesa pubblica locale, contributo alle aree con minore risorse disponibili. Ieri Roberto Calderoli le ha illustrate a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore, all'incontro sul tema della legge delega sul federalismo. Ma il ministro per la semplificazione ha anche lanciato alcuni messaggi. Il primo, di rassicurazione, al presidente della Provincia Attilio Schneck, allarmato per la ventilata proposta di abolizione degli enti provinciali. Il secondo, conciso e bipartisan, rivolto ai sindaci berici: «Aiutataci a fare questa riforma federale, il vostro contributo è importante».Calderoli, oltre ai contenuti che partono dal concetto di ridurre la spesa pubblica per diminuire la pressione fiscale - ha presentato anche i tempi per la realizzazione del progetto di legge: passaggio in senato il prossimo 20 gennaio 2009, federalismo fiscale ad aprile, riforma costituzionale a giugno 2010 i primi risultati entro 24 mesi. Inoltre, sul movimento del 20\% (la richiesta dei sindaci veneti di tenere in casa il 20\% dell'Irpef) ha precisato: «La battaglia è comune ma non ha senso parlare di percentuale perché in alcuni casi ci rimetterebbe lo Stato, facciamo un ragionamento più ampio con altri parametri» Il sindaco di Montecchio Maggiore, Maurizio Scalabrin praticamente l'unico di centrosinistra presente al meeting - ha ribattuto: «Continueremo la nostra battaglia sul 20\% come base di confronto e riflessione con il governo. Noi accogliamo l'invito di Calderoli perché qui non si tratta di una questione di schieramenti politici, il problema è che abbiamo bisogno di risorse in fretta e non possiamo permetterci di aspettare due o tre anni». Anche per il primo cittadino di Camisano (Pdl) Eleutherios Prezalis «bisogna far presto: in Veneto il 20\% dei Comuni ha sforato il patto di stabilità, il prossimo anno saremo il 60\% e per noi è umiliante chiedere agli industriali i soldi per le opere pubbliche».Sul Patto di Stabilità (che pone dei vincoli sui saldi di bilancio degli enti locali) si è soffermata anche Maria Rita Busetti, primo cittadino di Thiene: «Le date fornite fanno un po' di chiarezza però i tempi sono duri ed è sempre più difficile chiudere il bilancio: sulle scadenze terremo gli occhi bene aperti». Infine l'accorato intervento di Schneck: «La Provincia attualmente è l'unico sistema federalista del territorio: se portano via la Provincia portano via il territorio, anzi l'anima». Ma il ministro ha rassicurato: «Alcune Province sono indispensabili , altre sono poltrone per politici trombati: se la Provincia è utile bisogna tenerla, ma la valutazione va fatta non con parametri assoluti, bisogna considerare ogni singola realtà territoriale». Pietro RossiAltri servizi nel fascicolo nazionale

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Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto ... Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli ieri a Montecchio Maggiore, nel Vicentino, ha fatto il punto sulla situazione del Federalismo con sindaci e amministratori non solo del Carroccio. La Lega non si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Dobbiamo fare un'attenta valutazione dei compiti che svolgono e delle loro dimensioni: ci sono realtà che non potrebbero esistere senza la presenza delle Province e realtà dove la Provincia è inutile. In questo caso possono riorganizzarsi come associazioni di sindaci, a costo zero, senza assessori e gettoni. In altri casi, esistono problemi sovracomunali che ho qualche difficoltà a capire come possano essere gestiti dalla Regione. Non credo ad esempio che la provincia di Treviso possa sparire a fronte della nascita della città metropolitana di Venezia. Personalmente lascerei alle Regioni il compito di valutare quali province sono necessarie e quali meno. Ma la Costituzione non lo consente; quindi se ne parlerà nel Codice delle autonomie», il pensiero di Calderoli.A pagina 2

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Calderoli: via le Province ma solo quelle inutili Aperture del ministro leghista: parliamone seriamente senza usare slogan <Quella di Treviso non va sostituita con la città metropo (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Calderoli: via le Province ma solo quelle inutili Aperture del ministro leghista: parliamone seriamente senza usare slogan «Quella di Treviso non va sostituita con la città metropolitana di Venezia» Montecchio (Vicenza)NOSTRO INVIATO«Parliamone». La svolta moderata della Lega non riguarda solo il federalismo: è tutto un dialogare, un trovare la massima condivisione sulle cose da fare, uno smussare gli angoli e le asperità. Manco fosse la Dc. È la "Lega di Governo" incarnata dal ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, che ieri nel vicentino ha fatto il punto sulla situazione della riforma con sindaci e amministratori non solo del Carroccio. È la Lega che non si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Parliamone - replica Calderoli -. E affrontiamo la questione con serietà e senza slogan». I termini, secondo il ministro, sono paradossali: «Quando a luglio si affrontò la Finanziaria triennale, la Lega responsabilmente accettò la soppressione delle province cominciando da quelle che sarebbero state ricomprese nelle otto aree metropolitane che nasceranno. Il ministro Maroni prospettò una proroga delle amministrazioni che sarebbero andate a votare il prossimo anno proprio per non eleggere un presidente inutilmente. Nei fatti però tutte le forze politiche che sostengono la necessità di abolire le province hanno piazzato i loro candidati nelle rispettive caselle».Il solito vizio di predicare bene e razzolare male, insomma. Ma, assicura Calderoli, la Lega è pronta a discutere e avanza una proposta: abolire alcune province e accorparne altre. «Dobbiamo fare un'attenta valutazione dei compiti che svolgono e delle loro dimensioni: ci sono realtà che non potrebbero esistere senza la presenza delle Province e realtà dove la Provincia è inutile. In questo caso possono riorganizzarsi come associazioni di sindaci, a costo zero, senza assessori e gettoni. In altri casi, esistono problemi sovracomunali che ho qualche difficoltà a capire come possano essere gestiti dalla Regione. Non credo ad esempio che la provincia di Treviso possa sparire a fronte della nascita della città metropolitana di Venezia. Se dobbiamo razionalizzare e affrontare seriamente la cosa, bene; se invece ci si limita alla battuta, qualcuno dovrebbe spiegare che le province sono stabilite dalla Costituzione e non si possono eliminare con una legge ordinaria. Personalmente lascerei alle Regioni il compito di valutare quali province sono necessarie e quali meno. Ma la Costituzione non lo consente; quindi se ne parlerà nel Codice delle autonomie».Anche qui, dunque, è una questione di tempi. Come per il federalismo, che questa settimana inizierà ad essere votato in Commissione e che secondo Calderoli dovrebbe ottenere il voto del Senato «entro il 20 gennaio. Poi entro aprile ragionevolmente la Camera dovrebbe votare l'approvazione definitiva». Sempreché il percorso continui ad essere condiviso e non si aprano fratture tra maggioranza e opposizione. Le tensioni tra Berlusconi e Pd-Idv sulla riforma della giustizia preoccupano la Lega? «Davanti al federalismo, tutto il resto ha una valenza minore. Serve una riforma condivisa perché deve durare decenni e non una legislatura come è accaduto in passato. Da una parte e dall'altra abbiamo sperimentato l'errore di riforme fatte a colpi di maggioranza; ci vuole una maturazione rispetto agli errori commessi in passato. Se questa è la necessità del Paese, va affrontata da nord a sud e da destra a sinistra con l'intento di fare la miglior riforma possibile. Proprio ieri sera abbiamo concluso la raccolta di proposte provenienti da tutti gli schieramenti politici, comprese Idv e Udc, perché sia una riforma per il bene del paese e non per un orticello di partito».Ma se per la Lega il federalismo è al primo posto, è innegabile che per Berlusconi lo sia la riforma della giustizia. C'è un braccio di ferro sulla priorità? Calderoli non vede dietrologie nella reazione del premier contro la sinistra: «È sincero e spontaneo: non dimentichiamo che per decenni ha subìto insulti tremendi. La sera prima del suo attacco, ero da lui e aveva appena convinto i propri capigruppo della necessità che la Bicamerale potesse realizzarsi e che si dovesse trovare un percorso condiviso. Infatti lo stesso ministro Alfano si sta muovendo in tal senso».Ma un "eccesso di condivisione" non rischia di annacquare riforme radicali come il federalismo? Un paio di settimane fa il presidente degli industriali veneti Andrea Riello aveva espresso il timore che si produca una riforma non premiante per il Nord e non penalizzante per gli spreconi. «È un'analisi superficiale e non condivisibile - replica Calderoli -. Non premia Nord o Sud: premia l'efficienza e sanziona l'inefficienza. Sarà impossibile usare la superficialità nell'amministrazione pubblica. Il termine massimo per entrare a regime è di 5 anni: per una riforma così rivoluzionaria, ci metterei la firma».Ario Gervasutti

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La Russa (An): abolirle tutte tra cinque anni (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

La Russa (An): abolirle tutte tra cinque anni MilanoAbolire tutte le province, non subito ma tra cinque anni. Questa la proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa, coordinatore nazionale di An, in relazione aldibattito in corso sull'abolizione delle province. «È evidente che le province non possono essere abolite adesso che si sta andando a votare. Penso però che tra cinque anni debbano essere abolite tutte le province, non questa o quella, non ci deve essere una guerra tra le province, ma abolirle tutte al termine della legislatura provinciale che inizia l'anno prossimo. I prossimi cinque anni - ha spiegato il reggente di An - devono servire alle province per il passaggio delle deleghe alle regioni, ai comuni, o eventualmente alle aree metropolitane. Dobbiamo fare un programma per l'abolizione delle province e invito la Lega a non chiudere la porta a questo programma».Quanto all'allestimento dei gazebo del Popolo della Libertà in tutta Italia per la scelta di una parte dei delegati al congresso di unificazione di An e Forza Italia «è un passo avanti importante che fa vedere che il Pdl c'è e c'è con la formazione di un movimento con regole democratiche interne molto forti che stiamo elaborando e con una grande partecipazione popolare». Oggi, ha spiegato, «facciamo scegliere ai cittadini una parte dei delegati al congresso di unificazione , mentre un'altra parte la sceglieremo ciascuno in base al proprio statuto».

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L'abolizione dell'Ici non riguarda soltanto l'abitazione ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

L'abolizione dell'Ici non riguarda soltanto l'abitazione ... L'abolizione dell'Ici non riguarda soltanto l'abitazione principale ma anche le case ad essa assimilate. Ma quali sono esattamente gli immobili che possono ritenersi tali? A qualche giorno dalla scadenza del saldo 2008 del tributo comunale, fissata per martedì 16, sono ancora tanti i contribuenti che, alle prese con l'adempimento, si pongono l'interrogativo. E non a torto. L'equiparazione alla prima casa, salvo alcune fattispecie, è demandata dalla legge nazionale alle delibere od ai regolamenti già adottati da ciascun Comune entro il 29 maggio scorso. Delibere e regolamenti che tuttavia appaiono spesso poco chiari o comunque di non facile interpretazione, tanto da provocare legittime perplessità ed incertezze. Alcuni Comuni, come ad esempio Belluno e Ponte nelle Alpi, hanno diffuso da subito, all'indomani dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa un elenco degli immobili interessati. Ma è una rarità. Inoltre, il rimando dell'assimilazione alle decisioni comunali se da un lato rispetta l'autonomia impositiva dell'ente locale dall'altro provoca una difformità di trattamento tra comune e comune, anche limitrofi, che si manifesta in particolare per le case concesse in comodato a familiari e parenti. Lo evidenzia palesemente la tabella qui pubblicata che offre in proposito un quadro generale, sia pure non esaustivo, della casistica relativa alle abitazioni assimilate alla prima casa, presenti sull'intero territorio della provincia.Tra i 69 Comuni, per esempio, Belluno non consente nessuna equiparazione in caso di comodato a familiari o parenti; Seren del Grappa assimila ad abitazione principale solo l'immobile affidato come residenza principale al familiare discendente di primo grado (figli); Auronzo estende l'equiparazione a familiari e parenti sino al terzo grado in linea retta, collaterale ed affini. Nei confronti delle pertinenze prima casa ed assimilati Fonzaso, Soverzene e Vigo limitano il beneficio ad una sola unità immobiliare (o garage o cantina o soffitta). Belluno che ne riconosce solo due. Per legge l' equiparazione all'abitazione principale è scontata (anche se questo non è sempre contemplato nelle decisioni comunali) per: 1) gli alloggi di cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari; 2) gli alloggi assegnati da istituti autonomi per le case popolari o enti equipollenti (ad esempio Ater); 3) le abitazioni possedute da coniugi separati o divorziati, assegnate all'altro coniuge.Nella discrezionalità dei Comuni rientrano, sempre in tema si assimilazione alla prima casa: 1) gli immobili dati in comodato a parenti in linea retta o collaterale, che li destinano ad abitazione principale (gli affini non sono previsti dalla normativa, ma qualche Comune li prevede); 2) le abitazioni di anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che non risultino locate; 3) le abitazioni dei cittadini italiani residenti all'estero, purchè anch'esse non locate; 4) le case date in locazione, con contratti registrati, a soggetti che la utilizzano come abitazione principale (assimilazione presente in provincia a Cortina e San Vito). Coloro che in sede di acconto, in giugno, hanno versato erroneamente lIci sulla prima casa o sulle abitazioni ad essa assimilate hanno diritto al rimborso dellimposta.Franco Iudica

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Luca Claudio: <I padovani si sentono delusi> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Zanonato ha dimostrato di essere un "indecisionista", il centrodestra ha solamente pasticciato. «È ora di fare un po? di pulizia» Luca Claudio: «I padovani si sentono delusi» Il sindaco di Montegrotto è in procinto di abbracciare una nuova avventura politica nella civica "Padova città libera" «Francesco Storace mi ha dato il via libera, basta che vengano mantenuti i principi de "La Destra", il partito a cui appartengo. Ora sto analizzando la situazione e presto darò una risposta alla federazione di liste civiche che vanno sotto l'insegna "Padova città libera" e "Padova provincia libera" per la candidatura a sindaco di Padova o a presidente della Provincia. Ma sono in carica fino al 2011 e non vorrei mollare».Luca Claudio, il vulcanico sindaco di Montegrotto, è stato indicato da una federazione di gruppi che comprendono dai socialisti all'Udeur alla civica di Anna Bettella come uno dei condottieri nella prossima campagna elettorale. A lui che ha visto Padova in questi anni da "fuori" chiediamo che giudizio si è fatto del sindaco Zanonato...«Il suo principale problema, che poi riscontro anche nei suoi avversari politici di centrodestra, è la mancanza di vicinanza con la gente e i troppi compromessi che lo hanno portato a contraddire il programma. Così la gente non si sente nè rappresentata nè capita, ed è delusa. Non è un problema solo di persona, anche la sua squadra ha deluso e credo principalmente perché lui è un accentratore».Ci può fare un esempio?«La zona a traffico limitato. È vissuta male dai padovani, bisognerebbe modularla in un altro modo, non rendere il centro così blindato al punto che il commercio muore. Anche perché ci sono parcheggi a pagamenti dappertutto. Guardi, a Montegrotto ci sono 1milione e mezzo di auto l'anno ma abbiamo risolto tutto senza i park a pagamento. Per Padova direi che sarebbe il momento di sfruttare la verticalità».Parlando di politica, lei teme il dilagare della Lega anche in città?«Credo ci sia un limite fisiologico nella crescita, rappresentato dal fatto che la cultura dei padovani è diversa alla fine da quella rappresentata dai leghisti. Non solo: non vedo grandi interpreti in città, come possono esserlo Tosi o Gentilini. Mentre in provincia essendoci un attaccamento alla terra diverso fa più presa. Poi credo che l'alleanza fra Zanonato e Casarin abbia bloccato la sua forza».Anche lei convinto del patto fra destra e sinistra?«Perché, non si vede? Dall'Aps agli enti economici mettono sempre le stesse 4-5 persone dappertutto».Dunque nemmeno Forza Italia o An hanno avuto la forza di cambiare le cose oltre i leader?«Si è visto mi pare. Forza Italia uno giorno sì e uno pure è sui giornali con le correnti che litigano. An mostra sempre le stesse facce con Ascierto in mezzo tra Zanon e Saia. Mi creda, ci vorrebbe una pulizia generale della classe dirigente di qualsiasi parte. Ma se in Giunta ci sono assessori che hanno avuto meno preferenze di quelle che raccoglierebbero in un patronato? E poi lo vede l'assessore alla Sicurezza, Carrai? sa solo alzare le spalle davanti ai problemi. Sembra che viva in un altro mondo».Ecco, la sicurezza è uno dei problemi più sentiti dalla gente. Lei che ne pensa?«Basta venire una sera a Padova. È deserta. Dico, se ci fosse più gente in giro ci sarebbe anche meno delinquenza. Invece non si fa nulla per rivitalizzarla, i bar chiudono presto e poi i padovani hanno paura a camminare per strada».Il problema simbolo è quello dello spritz...«Qui bisogna educare senza vietare. Lo spritz è un rito, una tradizione, va difeso. Ma mettiamo un bel po' di vigili a dare 50 euro di multa a chi butta i bicchieri per terra. Secondo me dopo un po' di multe si stufano».Cosa pensa allora delle multe alle prostitute?«Che Zanonato è stato furbo, si è impossessato degli slogan della destra senza applicarli. Le prostitute si sono solo spostate».Lei potrebbe candidarsi anche per la Provincia...«Lo dico subito. Se mai diventassi presidente chiederei subito la loro abolizione. Se si dà il federalismo alle Regioni e si potenziano i comuni a che servono? È un ente costoso e troppo vicino al territorio ma allo stesso tempo bacino di clientele. Casarin? Non ha difeso il bacino termale degli Euganei, il Gra è ancora solo sulla carta. I Pati non sono obbligatori e non servono a nulla. Mi pare che come giudizio basti».Mauro Giacon

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Veltroni apre al piano per l'auto "Berlusconi non sa gestire la crisi" (sezione: Province)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Veltroni apre al piano per l'auto "Berlusconi non sa gestire la crisi" Walter Veltroni MILANO - Gli aiuti al settore dell'auto, la crisi economica, l'Alitalia, la riforma della giustizia, il potere di Berlusconi e una battuta: "Considero compimento della stranezza di questo paese il fatto che il più moderato sia Bossi, il mondo è capovolto". Sono alcuni degli argomenti toccati dal segretario del Pd, Walter Veltroni, a Milano nel corso di un incontro al teatro Strehler a sostegno della ricandidatura del presidente della Provincia Filippo Penati. Aiuti all'auto. Veltroni, ha spiegato che, di fronte a quella che ha definito una "riduzione gigantesca delle vendite di auto", se gli altri Paesi interverranno si "altererà la concorrenza e l'Italia pagherà di più". Per questo, ha detto, "se lo faranno gli altri invito a mettere in campo, anche noi, incentivi al settore delle auto". Governo inadeguato. "Il governo e il presidente del Consiglio sono inadeguati a governare e ad affrontare questa crisi", ha detto il segretario del Pd. "Stiamo entrando in una crisi che cambierà la vita di centinaia di migliaia di italiani. Nonostante questo, Berlusconi riceve a Palazzo Chigi le gemelle dell'Isola dei famosi come fosse un appuntamento istituzionale inderogabile rispetto alla cassa integrazione che sta colpendo migliaia di lavoratori. Non facciamo propaganda - ha aggiunto Veltroni - accusando il governo di questa situazione perché la crisi è mondiale, tuttavia Berlusconi è inadeguato a governare questa crisi". "Sbagliata ogni previsione". Il segretario del Pd ha quindi accusato Berlusconi e il suo governo "di avere sbagliato ogni previsione". "In Italia - ha detto - non è ancora stato predisposto un intervento per aiutare le figure sociali più deboli come gli operai delle fabbriche e i precari". Mentre è stata per esempio disposta la detassazione degli straordinari: "Quali straordinari? - ha chiesto Veltroni - I magazzini sono pieni di merce e le aziende vanno in cassa integrazione". Alitalia. "E' tempo di crisi e bisogna evitare di buttare i soldi dalla finestra. Il governo invece ha regalato miliardi di euro alla cordata per Alitalia e ha buttato denaro con l'abolizione dell'Ici", ha affermato il segretario del Pd. Giustizia. "Siamo disponibili a creare un tavolo che discutere della riforma della giustizia a favore dei cittadini e delle imprese", ha poi spiegato Veltroni. "Un tavolo - ha sottolineato - che non deve durare sei mesi ma 60 giorni, con la partecipazione di magistrati e avvocati. Siamo invece assolutamente contrario, e lo saremo in futuro, ad un controllo del governo sulla magistratura", ha detto ancora il segretario del Pd. Magistrati e intercettazioni. Secondo Veltroni dev'essere consentito ai magistrati l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche "anche per reati contro la corruzione, ma allo stesso tempo questi strumenti devono servire per le aule giudiziarie e non per i giornali tutti i giorni". "L'impero di Berlusconi si sta sgretolando". "Berlusconi - ha poi spiegato Veltroni - governa ormai da molti anni e deve smettere di far finta di venire da Marte, se l'Italia è quella che è lui ha le sue responsabilità. La gente si sta ricredendo. Si stanno accorgendo della differenza tra le promesse e i fatti, si stanno accorgendo di queste prese in giro. Ci vorrà del tempo, anche perché il controllo sull'informazione è asfissiante, ma stiamo vedendo che l'impero di Berlusconi si sta sgretolando". Al Cavaliere, Veltroni rimprovera poi di fare "con Di Pietro lo stesso gioco che faceva con Bertinotti, con l'obiettivo di scegliersi l'opposizione. Noi dobbiamo batterci per una grande forza riformista popolare". Bossi moderato. Infine la battuta sul leader della Lega: "Ho letto Bossi sulla giustizia e mi sembra che qualche cosa non funzioni in questo Paese se è lui ad essere il più moderato". "Bossi - ha proseguito Veltroni - dà atto del ruolo del presidente della Repubblica e parla di dialogo. Berlusconi invece dice solo cose da campagna elettorale perché non è capace di governare e sa fare solo quella". 14/12/2008 - 13:45

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Lombardia/ Mattioli: "Penati rende Milano e il Nord più (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 14-12-2008)

Argomenti: Province

Milano, 14 dic. (Apcom) - "Filippo Penati rende Milano, la Lombardia e il nord più forti". E' questo il commento del vicepresidente della Provincia di Milano, Alberto Mattioli, a margine dell'incontro di presentazione della candidatura per le elezioni provinciali 2009. "La nostra, ha proseguito Mattioli, è un esempio di buona amministrazione, poiché ha promosso con determinazione le istanze dei propri cittadini anche quando il governo è rimasto indifferente alle richieste di sindaco e presidente della Regione". Per questo motivo, ha aggiunto il vicepresidente, Penati è il candidato naturale per la prossima tornata elettorale e merita un ampio sostegno per il disegno riformista di cui è promotore: "Un progetto di rottura e innovazione con l'abolizione degli enti intermedi e la creazione di una grande città metropolitana, molto diverso dai piani conservatrici della Lega, che a tanti proclami non fa seguire fatti". "Sono sicuro - ha concluso Mattioli - che l'esperienza e la capacità di Filippo Penati porteranno a una grande coesione tra le diverse ispirazioni culturali che si riconoscono nel Pd e nei suoi alleati nonché tra tutti coloro che hanno apprezzato la nostra buona amministrazione".

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cordone rientra nel circondario (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 1 - Empoli Cordone rientra nel Circondario EMPOLI. Lo strappo si è ricomposto, Marco Cordone rientra nell'assemblea del Circondario, dopo averla abbandonata perché non fu discussa la sua mozione sugli autovelox. Cordone era pronto a rassegnare le sue dimissioni da consigliere nel caso in cui non avesse ricevuto le scuse dalla Giunta del Circondario. Così è stata convocata dal presidente Pampaloni una conferenza con i capigruppo del circondario, tra cui Pavese (An), Ancilotti (Pd), e il rappresentante della Giunta e sindaco di Capraia-Limite Enrico Sostegni, i quali si sono scusati personalmente con Marco Cordone. Anche il sindaco di Vinci, Dario Parrini, si era in precedenza scusato telefonicamente con Cordone. Il consigliere, prendendone atto, ha così deciso di rientrare nell'assemblea, presentandosi l'11 alla riunione della prima commissione, chiedendo l'abolizione dei consorzi di bonifica e il passaggio delle loro competenze alle province. Per quanto riguarda la risposta all'interrogazione, sarà data ufficialmente alla prossima assemblea.

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pdl: quasi 1,8 milioni ai gazebo (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Nonostante il maltempo, il Popolo delle libertà è soddisfatto. La Russa: strada giusta quella di Berlusconi e Fini Pdl: quasi 1,8 milioni ai gazebo Gottardo: nel Friuli Venezia Giulia si sono presentati in 10 mila IL CONGRESSO Formigoni esulta: sarà il più grande partito della storia ROMA. «Ancora una volta gli italiani e i nostri simpatizzanti hanno risposto nel migliore dei modi a questo nuovo modo di far politica, che coinvolge direttamente il popolo nelle scelte del partito». Denis Verdini, coordinatore di Fi, commenta così l'affluenza al voto per i delegati al congresso del Pdl che si è svolto nel fine settimana. «Se in un week-end martellato dalla pioggia e dal freddo, con una situazione ancor più grave a Roma, dove si è rischiata l'esondazione del Tevere, quasi un milione e 800 mila persone si sono recate presso i gazebo per partecipare alla formazione della nuova classe dirigente del Pdl, rappresentata dalla platea congressuale - afferma Verdini -, vuol dire che non solo gli italiani continuano a sostenere convintamente la svolta impressa da Silvio Berlusconi il 14 aprile scorso, con la scelta di unire sotto un unico simbolo quasi tutto il popolo del centrodestra, ma che essi reagiscono positivamente ogni qual volta vengono coinvolti direttamente nelle scelte da operare». «È chiaro - conclude Verdini - che un simile, straordinario risultato provvisorio rappresenta anche un innegabile viatico per l'eccezionale lavoro svolto fin qui dal governo Berlusconi». Sono circa 10.000 le persone che hanno espresso il loro voto tra sabato e ieri in Friuli Venezia Giulia per la scelta dei delegati al congresso costituente del Pdl nei vari gazebo allestiti nelle piazze. Lo ha reso noto l'onorevole Isidoro Gottardo coordinatore con l'onorevole Roberto Menia del Pdl regionale. «Seppur condizionato dal maltempo, questo primo fine settimana di allestimento dei gazebo - ha detto Gottardo - ha conseguito un'ottima partecipazione. Significativo è il desiderio di tanti cittadini di esprimere le proprie opinioni e molto forti sono state le raccomandazioni a promuovere le riforme, senza far venir meno la determinazione di questo primo scorcio di mandato». Complessivamente i gazebo allestiti in regione sono stati 123 e oltre 800 i militanti impegnati nella loro organizzazione. Sabato e domenica prossimi i gazebo per la raccolta delle preadesioni al Pdl saranno allestiti di nuovo nelle piazze della regione e saranno - ha precisato Gottardo - almeno 175. «Il dato di un milione e ottocento mila partecipanti che ci arriva dall'affluenza ai gazebo di tutta Italia per scegliere i delegati al congresso del Pdl, a cui bisogna aggiungere quelli non ancora pervenuti dai gazebo non informatizzati e pari a quasi il 40% del totale, dimostra che quella intrapresa da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è la strada giusta», ha dichiarato Ignazio La Russa ministro della Difesa e reggente di An. «Si tratta - ha aggiunto - di un grande successo popolare e significa che i cittadini sfidando anche il maltempo che ha colpito l'Italia continuano a dare fiducia al centro-destra. Il Pdl che nascerà a marzo sarà un partito che avrà al suo interno regole forti ma si avvarrà soprattutto di una grande partecipazione popolare». «Abbiamo l'ambizione di costruire il partito più grande della storia d'Italia», ha affermato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni. «È un cammino che parte insieme alla gente - ha aggiunto - nel mezzo delle città: il Popolo delle libertà è un'esperienza nuova e aperta a tutti i cittadini che ne vogliono far parte». Entrando nell'attualità del dibattito politico, a proposito dell'abolizione delle Province il numero uno del Pirellone ha lanciato la proposta di calcolare l'efficienza di tutte le pubbliche amministrazioni.

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assessori e consiglieri ai raggi x (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 7 - Pordenone «Assessori e consiglieri ai raggi X» I radicali chiedono l'anagrafe pubblica dell'attività di tutti gli eletti In attesa di riuscire ad abolirle, i Radicali friulani chiedono l'anagrafe pubblica di tutti coloro che le rappresentano. Riferimento dell'ennesima battaglia della forza politica le Province, di cui, spiega Stefano Santarossa, «siamo convinti sostenitori dell'abolizione, con la speranza che questo obiettivo possa contribuire a svegliare le coscienze riformatrici di maggioranza e governo. Auspichiamo da tempo la cancellazione di questi enti perché estranei alla devoluzione di reali competenze politiche e amministrative, mentre rappresentano un costo enorme per il bilancio dello Stato. Da trent'anni - continua - ci battiamo, anche per via referendaria, per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e abolire le Provincie va in questa direzione». Ora a fianco di questa dichiarazione d'intenti, i Radicali friulani propongono «ai candidati in pectore di tutti gli schieramenti politico l'anagrafe pubblica degli eletti proprio a partire da questi enti. Un modo per rendere trasparenti le istituzioni e per combattere l'antipolitica. Occorre garantire ai cittadini - sostiene Santarossa - la possibilità di poter conoscere con facilità non soltanto l'attività svolta dai vari enti, ma anche quei dati inerenti il lavoro degli eletti, integrale e senza filtri. In tal senso vanno resi disponibili, di facile accesso e consultazione, atti e informazioni. Occorre dare ad ognuno la possibilità di conoscere l'operato di ogni singolo consigliere e assessore regionale, comunale, provinciale, dei sindaci e di tutti coloro che esercitano un'attività pubblica».

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Veltroni sprona Berlusconi Aiuti all'industria dell'auto (sezione: Province)

( da "Unita, L'" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Veltroni sprona Berlusconi Aiuti all'industria dell'auto Veltroni attacca e propone. Censura netta di un governo che pensa di gestire la crisi con risorse irrisorie e senza sostenere i redditi. Sulla riforma della giustizia: strano paese, Bossi il più moderato. «Basta occuparsi di se stessi, è ora di andare nelle fabbriche, nelle scuole, là dove gli italiani vivono e soffrono questa crisi». Teatro Strehler di Milano, domenica mattina. Fuori, giornata uggiosa e freddo pungente. Dentro, tanta gente e il leader del Pd Walter Veltroni che vira di bordo e tira la riga: «basta farci del male da soli». Proposte, piuttosto. I temi, giustizia e crisi innanzitutto. Chiede aiuti per l'auto, senza i quali il settore «rischia di pagare per primo un prezzo molto alto alla crisi, in termini di occupazione, mercato, competitività» anche perchè «ovunque nel mondo si stanno prendendo provvedimenti: se in Italia invece si continuerà a chiacchierare a vuoto, subiremo un'alterazione della concorrenza che pagheremo molto cara». E lancia le proposte anticrisi del Pd, che verranno presentate domani nel dettaglio: a favore dei redditi, delle piccole imprese, a sostegno dei precari (estensione degli ammortizzatori sociali), oltre a un forte piano di infrastrutture. Dopo settimane ai limiti dell'implosione per il Pd, Veltroni chiama all'unità e ritrova la sintesi di fronte a una crisi che questo «governo narciso» non è all'altezza «nè per competenza nè per sensibilità sociale» di combattere, e che invece «dovrebbe essere un'ossessione», l'unico pensiero del governo del pensiero unico, «capace solo di fare campagna elettorale permanente». L'occasione è speciale: la ricandidatura di Filippo Penati a presidente della Provincia di Milano, per le amministrative di giugno. Una sfida complicata nel nord molto berlusconiano e parecchio leghista, per il quale la Provincia in questi anni è stata l'unica postazione di segno opposto. Veltroni benedice anche l'idea di Penati di una «lista per il presidente», alleata alla nuova coalizione (Pd, Idv, Socialisti, Sinistra democratica e Verdi) che lo sosterrà. La crisi, dunque. Che rischia di far precipitare sotto la soglia di povertà, oltre ai 7 milioni e passa di italiani che già ci stanno, altrettanti milioni fino a ieri ancorati al ceto medio. Malgrado questo, «Berlusconi riceve le gemelle dell'Isola dei famosi - riprende Veltroni - come fosse un appuntamento istituzionale inderogabile rispetto alla cassa integrazione che sta colpendo migliaia di lavoratori». «Berlusconi governa da molti anni. Non può continuare a fingere di venire da Marte, se l'Italia è quella che è lui ne è in gran parte responsabile. Ci vorrà del tempo, anche perchè il controllo sull'informazione è asfissiante, ma l'impero di Berlusconi inizia a sgretolarsi». Si sgretola perchè «va a marcia indietro», perchè «pattina», perchè invece di convogliarli nel piano anticrisi, continua a «buttare miliardi dalla finestra», come «ha fatto con Alitalia e con l'assurda abolizione totale dell'Ici». Un governo che spreca denaro e tempo: mesi buttati a parlare di maestro unico e grembiuli, e quel che resta per la scuola sono gli 8 miliardi e mezzo di tagli «contro i quali continueremo a batterci». La censura al governo è irrevocabile. La cifra che nulla funziona la dà «Bossi, il più moderato adesso in tema di giustizia», visto che è lui a dare atto del ruolo del presidente della Repubblica e a parlare di dialogo. «Berlusconi vuole cambiare la Costituzione per riformare la giustizia - chiude Veltroni - Noi riproponiamo una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di magistrati e avvocati che duri sessanta giorni». E una linea del Piave: «Saremo sempre contrari all'idea di portare la magistratura sotto il controllo del governo, qualunque esso sia». LAURA MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.it

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Campagna anti Province, ma è giustificata? (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

FERMO pag. 26 Campagna anti Province, ma è giustificata? IL DIBATTITO MENTRE INFURIANO, in sede locale, le schermaglie in vista delle candidature, monta ancora una volta la campagna nazionale (da destra come da sinistra) per l?abolizione delle Province. E? stato anche presentato un disegno di legge di riforma costituzionale. Lo stesso premier Berlusconi, che aveva inserito la questione nel programma di governo, è tornato a parlarne. E tanto è bastato per rinfocolare le mai sopite smanie ascolane di rivincita contro la ?provincetta? di Fermo. I vertici del Pd ascolano hanno subito intimato alla giunta Rossi di non approvare la delibera di divisione del patrimonio e del personale. L?on. Agostini ha annunciato un?interrogazione parlamentare. Se il Governo ha intenzione di abolire le Province ? è la sostanza del ragionamento ? cominci a bloccare la nascita delle nuove. Ma sarà poi vero che le Province sono questo cancro che si vuole far credere? Illuminante una dichiarazione all?Ansa di Palmiro Ucchielli (Pd), presidente della Provincia di Pesaro Urbino, che presiede anche l?Upi Marche, in risposta a Berlusconi. «Soprattutto dopo la riforma del titolo V della Costituzione ? ricorda Ucchielli ? le Province svolgono compiti importanti, con un riflesso diretto sulla vita dei cittadini: si pensi alle strade, alla formazione professionale, all?edilizia scolastica, alla manutenzione del suolo, alla prevenzione del rischio idraulico». Continuare a prospettare la loro abolizione dunque «serve solo a nascondere la mancanza di proposte realistiche per la riduzione dei costi della politica e della burocrazia».

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Il Pdl: la Carta va cambiata La Lega insiste sul dialogo (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-14 - pag: 12 autore: LA GIORNATA RIFORME/1 Il Pdl: la Carta va cambiata La Lega insiste sul dialogo Calderoli: il sì al federalismo entro aprile Per An le Province vanno abolite fra 5 anni I principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, il Pdl non cambia idea. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello - è il modo peggiore per servirla perché significa consentire che essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente ». Il federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv si dice pronta a collaborare. In questo solco la Lega invita ad andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, ricorda Calderoli, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perché la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Nell'attesa, la classe politica continua a discutere riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «è una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili », tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province! ». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province », replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no». Le Province, ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura.

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RIFORME: ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI PROVINCE. (sezione: Province)

( da "Asca" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

RIFORME: ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI PROVINCE (ASCA - Treviso, 15 dic - Prima la riforma federalista e, solo successivamente, quella della giustizia. Lo dichiara all'Asca il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia. ''Noi siamo al governo per il progetto di federalismo fiscale e per l'autonomia dei territori'', puntualizza l'esponente del Carroccio, ricordando che ''la Costituzione non e' stata scritta da centralisti, ma, purtroppo, e' stata spesso interpretata da centralismi''. Soffermandosi sulla proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo da essere ancora piu' competitive''. fdm/cam/lv

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auto, anche il pd chiede un piano di aiuti - rodolfo sala (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 9 - Economia Auto, anche il Pd chiede un piano di aiuti Veltroni: "Bisogna intervenire, altri lo fanno, Berlusconi non sa gestire la crisi" "Il paese vive un pesante inverno e il premier riceve le gemelle dell´Isola dei famosi" RODOLFO SALA MILANO - Lui sta bene, a dispetto delle voci che lo vorrebbero affetto da grave malattia. è la prima cosa che Walter Veltroni dice ai milanesi del Pd dal palco del teatro Strehler, dove il presidente della Provincia Filippo Penati apre con la benedizione del segretario la sua campagna elettorale. Chi se la passa maluccio sono piuttosto Berlusconi («il suo impero si sta sgretolando») e il governo, «del tutto inadeguato ad affrontare una crisi economica che nei prossimi mesi diventerà drammatica». Un´inadeguatezza che il leader del Pd cerca di fotografare con un´immagine: «è cominciato un inverno pesante per il Paese, e il premier riceve le gemelle dell´Isola dei famosi come se fosse un appuntamento istituzionale inderogabile». Ci sarebbe ben altro da fare. Per esempio, incalza Veltroni, pensare a un piano serio per aiutare un settore vitale come quello dell´auto, colpito da una «gigantesca riduzione delle vendite». Gli altri Paesi si stanno già attrezzando «e se dovessero intervenire con incentivi, l´Italia dovrebbe muoversi sulla stessa scia, altrimenti si altererebbe la concorrenza e noi saremmo costretti a pagare di più». Ma purtroppo «il governo si occupa d´altro», preso com´è da «frivolezze e narcisismo». Insomma: il dramma della crisi «non è nelle sue corde». Crisi mondiale, le colpe non sono di Berlusconi. Però l´esecutivo «ha sbagliato tutte le previsioni». E ha fatto «cose grottesche», come stanziare gli incentivi per gli straordinari: «Ma quali straordinari se le imprese chiudono e hanno giacenze di magazzino e ferie forzate?». Senza contare i ministri che «si prendono in giro tra di loro»: questa è per il fuoco amico che ha accolto l´ultima uscita di Brunetta sull´innalzamento dell´età pensionabile per le donne, con quel «Brunetto-scherzetto» sibilato dal leghista Calderoli. Ma c´è anche il caso Alitalia: «è tempo di crisi e il governo ha regalato miliardi alla cordata italiana dopo aver sprecato denaro pubblico con l´abolizione dell´Ici». E c´è la promessa di non fare sconti alla Gelmini: «Ci hanno detto che serviva il maestro unico e adesso è sparito: restano i tagli di otto miliardi contro i quali continueremo a batterci». Ma l´affondo più duro è ovviamente per Berlusconi, il premier che a Pescara ha comprato collane invitando gli italiani a spendere. «Inadeguato», appunto. E molto filone: «Fa finta di venire da Marte, ma ha governato il Paese per anni; se l´Italia è quella che è, lui ha le sue responsabilità». Però «la gente si sta ricredendo, si sta accorgendo della differenza tra promesse e fatti». A patto però - e qui Veltroni scatena l´ovazione della platea - che cessino gli aiutini da parte di qualche oppositore: «Dopo la manifestazione del Circo Massimo abbiamo avuto settimane difficili anche per colpa nostra, e se oggi i sondaggi sono più positivi dobbiamo smetterla di farci del male da soli». Il male, va da sé, sono «le correnti, le correntine, le associazioni» interne al Pd: i vari leader «la smettano di occuparsi di se stessi e della vita interna, si occupino dei problemi concreti dei cittadini». Altrimenti si torna a perdere.

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POTENZA, DOMANI CONSIGLIO PROVINCIALE (sezione: Province)

( da "Basilicanet.it" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

POTENZA, DOMANI CONSIGLIO PROVINCIALE 15/12/2008 09.44.19 [Basilicata] Il Consiglio provinciale è¨ fissato, in prima convocazione alle 10,30 di domani martedì¬ 16 e in seconda convocazione, sempre alla stessa ora, giovedì¬ 18 nellâ??aula consiliare della Provincia di Potenza. Tra i punti allâ??ordine del giorno la nomina del nuovo presidente del Cda del Collegio provinciale femminile â??Bentivengaâ? di San Chirico Raparo, le linee di intervento del piano di formazione 2008-2010, la riprogrammazione delle somme della Comunità  montana â??Val Sarmentoâ?, lâ??emissione di un prestito obbligazionario provinciale a tasso fisso e alcuni riconoscimenti di debiti fuori bilancio. Inoltre, saranno discussi cinque ordini del giorno, tre dei quali presentati dal consigliere provinciale Vincenzo Giuliano (Udc) sul rilancio della questione meridionale per un federalismo fiscale condiviso, la richiesta di commissariamento del Consorzio di bonifica dellâ??Alta Val dâ??Agri e lâ??istituzione della corsa bus Marmo Platano-Melandro-Piana del Sele per lâ??intero anno. Gli ultimi due ordini del giorno sono stati presentati dal consigliere Antonio Caivano (Psdi) sullâ??assegnazione di locali alle Associazioni richiedenti e della consigliera Rosaria Vicino (Pd) sullâ??abolizione del bollo auto e dellâ??Irap. BAS 04

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RIFORME: ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

(ASCA - Treviso, 15 dic - Prima la riforma federalista e, solo successivamente, quella della giustizia. Lo dichiara all'Asca il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia. ''Noi siamo al governo per il progetto di federalismo fiscale e per l'autonomia dei territori'', puntualizza l'esponente del Carroccio, ricordando che ''la Costituzione non e' stata scritta da centralisti, ma, purtroppo, e' stata spesso interpretata da centralismi''. Soffermandosi sulla proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo da essere ancora piu' competitive''.

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Viva le Province e i provinciali (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

VETRINA pag. 25 Viva le Province e i provinciali l?editoriale LA RUMOROSA campagna che è stata aperta per l?abolizione delle Province è inutile almeno quanto l?ultimo sciopero indetto dalla Cgil al grido di piove (o nevica) governo ladro. E inutilmente rumorosa (...)

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Penati punta alla riconferma (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

MILANO ATTUALITA' pag. 5 Penati punta alla riconferma Nella sua lista il primo nome è quello del sindaco di Melzo OGGI INCONTRO DEL PD CON VELTRONI ? MILANO ? ALLE ELEZIONI provinciali mancano quasi sei mesi, ma il Pd milanese è già in movimento. «Verso le elezioni provinciali 2009» è il titolo della manifestazione in programma questa mattina (dalle 9.30) al Piccolo Teatro Strehler per annunciare ufficialmente la ricandidatura di Filippo Penati alla guida della Provincia. Con Penati saranno il segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, e il segretario provinciale, Ezio Casati, invitati (si legge nel manifesto) a incontrare il Pd milanese. Esponenti del Partito Democratico in prima fila, quindi, ma all?incontro saranno sicuramente presenti anche rappresentanti degli altri partiti, che, salvo clamorosi ?ribaltoni? dell?ultimo momento, appoggeranno la ricandidatura del presidente: Italia dei Valori, Verdi, Socialisti, Sinistra democratica. UN PACCHETTO al quale si aggiungerà la ?Lista per il presidente?, «che - ha detto Penati - sarà portatrice di una progettualità autonoma e di una proposta innovativa». Ne faranno sicuramente parte esponenti del mondo della cultura, dell?artigianato, dei giovani e della produzione, manager, amministratori e politici. Per ora però è ancora impossibile fare nomi. Con una sola eccezione: il sindaco di Melzo, Paolo Sabbioni, che, nel tam tam delle indiscrezioni, è dato come primo nome sicuro della formazione. Sul fronte opposto, invece, il Pdl non ha ancora risolto il nodo della candidatura. La scelta sembra bloccata ad una alternativa fra il coordinatore regionale di An, Massimo Corsaro, e il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, anche se qualcuno ipotizza un ultimo tentativo di convincere Gabriele Albertini ad accettare una candidatura che ha già rifiutato nei mesi scorsi. Ufficialmente però il Pdl starebbe prendendo tempo in attesa della conclusione del dibattito sulla possibile abolizione delle Province. Lo ha detto lo stesso Podestà precisando che sarebbe prematuro formalizzare una scelta, senza essere certi dello svolgimento delle prossime elezioni. Una posizione definita dal leghista Matteo Salvini «una perdita di tempo» per mascherare le difficoltà a trovare un accordo. E ALLA TESI dell?«alibi» aderisce anche Penati. «Per l?abolozione delle Province - dice - mancano i tempi tecnici, perché si tratta di una modifica costituzionale che prevede una lunga procedura. Sarebbe invece stato possibile abolire la Provincia di Milano, sostituendola con la città metropolitana, prevista dalla Costituzione. Ma non lo hanno fatto». Gi. Gu.

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(segue dalla prima) (...) quanto l'emergenza Tevere, che, anche senza esondazione, ... (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Legnano)" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

I COMMENTI pag. 12 (segue dalla prima) (...) quanto l?emergenza Tevere, che, anche senza esondazione, ... (segue dalla prima) (...) quanto l?emergenza Tevere, che, anche senza esondazione, ha fatto vivere ai romani «un momento storico nella storia di Roma». Poveri romani, come sono ridotti. Non si vede la ragione di tanta veemenza nel sostenere l?abolizione di un ente territoriale che rappresenta la maggioranza degli italiani, giacché la maggioranza non vive nelle metropoli ma in provincia, nelle belle e benestanti città, grandi e piccole, della provincia. Parola antica, avuta in eredità giusto dalla Roma latina, che rappresenta oggi più che mai non solo una tradizione e una realtà ma un?aspirazione. Un modello di vita più equilibrato e adeguato. Prova ne è lo spostamento demografico dalle città ai piccoli centri della provincia, dove la vita è più tranquilla, dove si vive più sicuri, dove le case costano meno. Abolire la Provincia in quanto ente significherebbe non solo abolire l?ente che ne corrisponde ma un atto di censura della parola e dell?idea stessa di provincia, magari poi con il risultato di sostituire l?ente soppresso con un altro sicuramente più dispendioso, che si chiamerà in altro modo e nel quale i cittadini non si riconosceranno. La provincia al contrario è un?appartenenza, è un termine di identificazione che riassume diversità riconosciute, valori, storie diverse, perfino temperamenti definiti e riscontrabili, culture locali distinte. I sostenitori dell?abolizione vorrebbero un editto per abolire tutto questo, spiegando che senza le Province lo Stato risparmierebbe. Vogliamo aiutare lo Stato a spendere di meno? Noi qualche idea ce l?abbiamo, magari cominciando ad abolire quegli inutili enti che si chiamano authority, dove volano fior di stipendi e non si capisce a che cosa servano, perché la verità vera è che NON SERVONO A NULLA. E allora lasciateli in pace, i provinciali, che lo sono e vogliono con orgoglio continuare ad esserlo. Loro, che sono i primi ad uscire di casa e che ogni mattina salgono sui treni per andare al lavoro, su quelli vecchi e lenti, non le Frecce di lusso. Se nonostante tutto, loro, i provinciali, la loro vita non la cambierebbero con un?altra, una ragione ci sarà. Lasciateli in pace e non disturbate chi non vi chiede niente di più di quel poco che riceve. Evviva le Province.

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Scissione La guerra continua (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 15-12-2008)

Argomenti: Province

Interpellanza di Agostini Scissione La guerra continua ASCOLI - La guerra dei candidati non mette certo all'angolo quella istituzionale. Siamo sempre sul terreno rovente di Ascoli dove pochi giorni fa il Partito democratico ha stoppato la delibera sulla divisione dei beni e del personale della Provincia. Il nodo del contendere è sempre la scissione che dovrebbe portare alla nascita della nuova Provincia di Fermo, la quinta delle Marche. Si diceva dello stop che il Pd ha messo di traverso su cammino in salita da sempre: è stato maturato all'unanimità venerdì sera nel corso di un'assemblea provinciale, dove si è discusso della necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si esprimerà sull'abolizione delle Province, così come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal Pdl il 28 ottobre scorso. E per rafforzare il concetto dello stand by sulla divisione dei beni e del personale della Provincia il il capogruppo del Pd in consiglio provinciale, Lucio Ventura, ha fatto sapere che attraverso l'onorevole Luciano Agostini è stata messa in campo un'interpellanza urgente al governo con risposta scritta: "In maniera - ha detto Ventura - che ognuno si possa assumere le proprie responsabilità amministrative e politiche".

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Affari in calo, almeno chiudiamo la domenica (sezione: Province)

( da "Trentino" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

«Affari in calo, almeno chiudiamo la domenica» L'appello dei sindacati dopo il flop del week end: «Lasciate riposare i lavoratori» «Vanno ridotte le zone turistiche che possono tenere aperto nei festivi» JACOPO TOMASI TRENTO. Basta alle aperture domenicali dei negozi. Lo rivendicano i sindacati del commercio di fronte al flop delle prime "domeniche d'oro" nelle quali, tra crisi e maltempo, c'è stato un calo di affari di circa il 40 per cento rispetto all'anno scorso. Per questo lanciano un appello ai commercianti: "lasciate a casa i lavoratori". I sindacati vanno al contrattacco anche sullo status di città turistica a Trento: «Non ha alcun senso aprire i negozi per turismo, le amministrazioni si inventino altre iniziative». C'è crisi, i soldi sono pochi e la gente si può permettere poche spese pazze. Lo dimostrano i dati dello shopping durante le "domeniche d'oro" che hanno registrato un calo di circa il 40% degli affari e l'insoddisfazione dei commercianti. Dati che portano i sindacati a chiedere uno stop delle aperture domenicali. Battaglia sostenuta da tempo da Giovanni Agostini, segretario della Fisascat Cisl: «Ai datori di lavoro chiedo di ponderare con senso di responsabilità la necessità di tenere aperto e pretendere sacrifici da parte dei dipendenti. In questo periodo gli affari sono stati limitati e credo sia inutile aggiungere altro stress ai lavoratori: è assurdo tenere aperto tutte le domeniche di dicembre quando gli affari si fanno solo a ridosso di Natale». Poi il ragionamento coinvolge anche le istituzioni. «A breve chiederemo al neo assessore provinciale Olivi la riduzione delle zone turistiche e delle aperture domenicali». Al momento le domeniche nelle quali si può tenere aperto (l'apertura è comunque facoltativa) sono 48 nelle zone turistiche e 9 a Trento. «Un'esagerazione» per Agostini. Roland Caramelle della Filcams Cgil chiede addirittura l'abolizione delle aperture nei festivi: «La domenica è un giorno di apertura inutile dei negozi, frutto della nostra società consumistica. Anche l'idea di città turistica coi negozi aperti non ha senso: per attrarre turisti le amministrazioni devono inventarsi altri eventi come concerti e spettacoli. Bisogna garantire ai dipendenti delle attività commerciali il diritto al riposo domenicale. A maggior ragione in questo periodo in cui mancano i soldi credo che convenga anche agli imprenditori limitare le spese». Sulla stessa lunghezza d'onda Gianni Tomasi della Uiltucs: «Le domeniche aperte sono solo un aggravio di costi per le aziende. Da tempo chiediamo ai datori di lavoro di valutare con attenzione queste aperture e infatti molti tengono chiuso. Inoltre, non credo che i turisti vengano per acquistare nelle grandi catene, ma nei negozi tipici». Se i sindacati sono preoccupati dal flop degli acquisti, chi non drammatizza è Nicola Campagnolo presidente di Anva, associazione che rappresenta gli ambulanti iscritti a Confesercenti: «La fiera di Santa Lucia non è stata del tutto negativa, anche se i costi sono sempre più elevati e bisogna lavorare con Provincia e Comuni per evitare che altri eventi fieristici siano a rischio». Ma sul picco del costo dell'allacciamento per la luce (passato dai circa 50 euro del 2007 ai 147 euro di quest'anno) interviene Trenta Spa: «I costi sono dovuti alla normativa dell'Autorità per l'energia elettrica che ha incrementato le spese di allaccio. Trenta era conscia delle criticità ed ha cercato di affrontarle con Comune e Confesercenti, ma le soluzioni proposte non si sono potute concretizzare per motivi tecnici».

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Rifiuti e ambiente: l'autonomia senza controllo (sezione: Province)

( da "Trentino" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

Rifiuti e ambiente: l'autonomia senza controllo Caro Franco de Battaglia, metto insieme i pezzi scritti dai nostri giornali locali sulle discariche della Valsugana con quello su "Repubblica" di Paolo Rumiz sulle morti per amianto a Monfalcone. Fermiamoci a riflettere, e quindi ad agire. Nella nostra autonomia c'è qualcosa di importante, fondamentale che non funziona. Dobbiamo ammetterlo, i politici non posso fingere di non vedere. La terzietà dei controlli sul territorio sta venendo a mancare. C'è paura da parte dei pubblici dipendenti verso le ritorsioni che subirebbero dagli enti pubblici, Comuni e Provincia? Solo alcune fotografie di quanto accaduto in questi ultimi anni. Le lotte (anni '90) contro le discariche sui torrenti di Capriana e Scurelle e i giudizi che venivano espressi dalle conferenze dei servizi o dalle VIA. I rifiuti in Marmolada. Belluno si fa pagare 100.000 euro da Vascellari senza aver fatto nulla per ripulire. Trento, che per due anni ha inviato i suoi servizi (bacini montani) che hanno pulito zone di competenza della società funiviaria, non ha insistito per essere risarcita delle spese sostenute. Denuncia di Mountain Wilderness. La pista dei Contrabbandieri sul Tonale, abusiva, denunciata da Italia Nostra. Lo sfregio del ghiacciaio della Marmolada, denunciato da Mountain Wilderness. Lo sfregio della strada che porta a rifugio Erdemolo denunciato dalla SAT. Lo sfregio del Bus del Giaz sulla Paganella denunciato dagli speleologici della SAT. Il prelievo abusivo di acqua dai laghetti della Presena, denunciato da un consigliere provinciale. E tanti, troppi silenzi su quanto accade in estate sulle piste di sci, allargamenti, franamenti, ampliamenti di parcheggi concessi dopo banali istruttorie. E la Provincia, sempre, che paga anche questi passaggi. E poi le incertezze dell'APPA sulla qualità dei controlli riguardo l'acciaieria di Borgo Valsugana, il traffico in Valsugana. Ed ancora, l'impossibilità dei cittadini di ottenere dall'Azienda Sanitaria informazioni sulle malattie presenti sul nostro territorio. E' il sistema Trentino, quindi questa autonomia troppo territoriale, troppo controllata dal sistema politico, dai metodi spicci di Dellai che non funziona. Vittime di questo sistema sono i cittadini, le associazioni. Si è imposto il silenzio. E purtroppo su questo sistema tacciono partiti che dovrebbero esprimere diversità, come il PD, o i Verdi. Il cittadino che provi a parlare subisce le conseguenze, nel suo Comune, nel lavoro, come accaduto a tanti dirigenti di servizi in Provincia. Un quadro triste, una situazione da palude che vivremo per altri cinque lunghissimi anni. Luigi Casanova Di queste cose, caro Casanova, non parlano solo gli ambientalisti, ma i trentini nelle loro famiglie. Il giudizio è comune: il Trentino sta perdendo la faccia e l'autonomia la sua legittimità. Chi vive a Trento, ed è orgoglioso della storia di questa terra, si sente umiliato. Perché l'autonomia è innanzitutto "metodo" di responsabilità e controlli bilanciati, difesa di un territorio contro l'affarismo (interno o esterno) che tende a travolgerlo, ad appiattirlo. Lo scempio del paesaggio urbano dell'"autonomia", abbandonato a informi capannoni perché manca la volontà di un controllo provinciale, è sotto gli occhi di tutti e fa da comun denominatore all'elenco (abbastanza impressionante) delle trascuratezze (o complicità) di gestione. Non sono le mele ad essere marce, è la cassettina sporca che le fa marcire. Il sistema amministrativo inquinato viene da lontano. Lo denunciava già Paolo Prodi negli anni Ottanta. Deriva (anche) dall'abolizione sistematica e progressiva - non certo casuale - di tutte le figure istituzionali "terze" di garanzia: "Poiché siamo autonomi, e bravi, non ne abbiamo bisogno". E' la presunzione il virus dell'autonomia. Allora, via il sovrintendente ai monumenti e al paesaggio (averlo oggi, un professor Rasmo!) via la figura e l'ufficio del "medico provinciale", via il sovrintendente scolastico, appena tollerato il difensore civico...Il "sistema"ha per simbolo (è triste ripeterlo) lo stupro cinico e inutile della piccola Val Jumela. Perché fu in quell'occasione che un impianto normativo (la VIA) fu mutato "ad hoc" e i vecchi dirigenti trasferiti o mandati in pensione a soli 60 anni (la fantasia di Brunetta potrebbe esercitarsi). Fu in quell'occasione che stimati responsabili di istituzioni scientifiche furono "convinti" a non fare i "talebani" ("Parigi val bene una messa", un superedificio di scienza una piccola valle isolata) e chi voleva capire, all'interno dell'amministrazione provinciale, capì. Oggi è sotto gli occhi di tutti, anche dei cittadini che si rivolgono fuori provincia - nella vicina Enego degli altopiani cari a Rigoni Stern - che l'amministrazione provinciale è piena di buchi. Per tre ragioni. Perché i dirigenti vengono rotati a seconda delle esigenze politiche degli assessori e del presidente, impedendo un radicamento di" servizio civile" nella pubblica amministrazione. Perché il decentramento ai Comuni (ed ora alle Comunità di Valle) senza un rafforzato controllo al centro (bilanciamento dei poteri) crea lobby autoreferenziali complici. Perché la frammentazione delle competenze (le decine di settori che Dellai ha riservato a sé) sparigliano il ruolo e depotenziano l'autorevolezza dei servizi, perfino quello della Forestale. Non resta molto tempo per intervenire prima che sia la gente comune a chiedere di essere tutelata fuori Provincia. I segnali che vengono dagli artigiani e dalle famiglie cooperative non vanno forse in questa direzione?

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<Sui Comuni italianiuna scure da 500 milioni> (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

«Sui Comuni italianiuna scure da 500 milioni» la società presenta i conti Equitalia sta inviando richieste di rimborso per riscossioni mai avvenute roma. I comuni da una parte. Il governo dall'altra. Per tramite c'è Equitalia, la società per azioni a capitale pubblico - 51% dell'Agenzia delle entrate, 49% dell'Inps - incaricata dell'attività di riscossione nazionale dei tributi dopo che per anni il compito di riscossione è stato affidato in concessione a istituti bancari e privati. Comuni, governo, Equitalia. E un importo - 109 milioni e 915mila euro - che rappresenta, per adesso, la richiesta di rimborso che Equitalia spa sta inviando ai comuni italiani. La causa? Le anticipazioni effettuate dal 1988 in poi - in forza dell'obbligo del "non riscosso per riscosso" - da parte di numerosi agenti di riscossione agli enti locali. Riscossioni che rischiano di far saltare i bilanci degli stessi comuni, già in difficoltà per i mancati incassi a seguito dell'abolizione dell'Ici. Secondo la vecchia legislazione in materia, oggi superata, il concessionario, cui veniva affidata la riscossione delle tasse locali, anticipava ai comuni i soldi del futuro riscosso di cui, magari, riscuoteva una parte. Facciamo un esempio: il comune x affidava al riscossore y, la verifica e l'incasso di un tributo locale informando che, all'incirca, quel ruolo avrebbe portato un gettito di 100. L'agente della riscossione anticipava al comune i soldi, il "non riscosso come riscosso", su quella cifra e andava poi a fare il suo lavoro. Alla fine, però, anziché 100 si ritrovava 80. Oggi Equitalia cosa fa? Chiede agli enti locali di riavere quegli anticipi. L'Anutel, l'Associazione nazionale Uffici tributi enti locali, di cui fanno parte 2.143 comuni italiani, 24 province e 5 tra Consorzi, Unioni di Comuni e comunità montane, sta monitorando la situazione e teme che la cifra complessiva per gli enti locali sia destinata a salire, sino ad arrivare a 500 milioni di euro, visto che non tutti - a oggi - hanno fornito le informazioni alla stessa associazione, e il monitoraggio risulta parziale. Il pericolo è che se i Comuni si vedessero costretti a pagare, a sborsare in realtà potrebbe toccare ancora una volta ai contribuenti. Un dato: in Liguria, (per ora i comuni delle province di Genova e La Spezia devono far pervenire i dati all'Anutel) secondo le richieste di Equitalia nelle sole province di Savona e Imperia il "non riscosso come riscosso" richiesto ammonterebbe già a 1 milione e 294.779 euro, di cui 631.747 per i comuni dell'imperiese e il restante per quelli del savonese. L'Anutel, però, sulla questione è certa: i comuni non devono pagare niente a Equitalia. Il perché lo spiega il presidente Francesco Tuccio. «Gli agenti della riscossione hanno inoltrato ai comuni raccomandate, apparentemente interlocutorie, nelle quali assegnavano agli enti destinatari 60 giorni di tempo per produrre osservazioni o comunicazioni contrarie, affermando che in assenza di risposta nel termine indicato le anticipazioni, chieste a rimborso, erano da ritenersi confermate. In primis giova evidenziare che la procedura utilizzata dagli agenti di riscossione è da ritenersi alquanto anomala, a ciò aggiungasi che le richieste che gli enti oggi si trovano a dover fronteggiare (mai avanzate in precedenza) non solo non risultano circostanziate ma concernono annualità così remote (dal 1988 in poi) da rendere la verifica non solo difficile ma addirittura impossibile». Poi Tuccio sottolinea alcuni spunti di riflessione: «Il primo riguarda la verifica che occorre operare per accertare che le somme siano, realmente, spettanti. È pertanto indispensabile avere a disposizione la documentazione che ne comprovi il mancato incasso. Alcuni enti nel richiedere all'agente della riscossione la documentazione integrativa si sono sentiti rispondere che non occorre, poiché il riscontro richiesto prescinde dalla verifica sull'inesigibilità». E ancora: «È paradossale accettare che siano proprio gli agenti della riscossione (all'oscuro sull'esatta consistenza delle somme inesigibili stante il perdurare del termine ultimo per l'invio della relativa dichiarazione) a chiedere ai comuni (per giunta in totale assenza di documentazione idonea) di confermare il quantum sulla base delle loro incertezze. È legittimo domandarsi come mai ai comuni viene chiesto di attestare la consistenza di somme rilevanti, in totale assenza di documentazione idonea, quando proprio gli stessi agenti della riscossione, in proposito, non hanno ancora certezza, non avendo ancora adempiuto al deposito della dichiarazione di inesigibilità». Massimiliano Lenzi 16/12/2008

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NEO - DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 298  pag. 6 del 16/12/2008 | Indietro NEO - DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini Ho seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico, ci siamo posti la necessità di adeguare i modelli istituzionali ai mutamenti in corso e ai nuovi principi costituzionali introdotti dalla riforma del 2001. Tra questi principi vi è quello della sussidiarietà verticale, di derivazione europea, che tende ad allocare le funzioni amministrative al “livello più basso”, ossia più vicino ai cittadini, prevedendo un'imputazione ai livelli superiori secondo il principio di sostenibilità e di adeguatezza, già introdotto dalle leggi Bassanini, delle sole funzioni di “area vasta” che non possono svolgersi al livello comunale. Giurisprudenza costituzionale e dottrina si sono incaricate di approfondire questi concetti. Accanto a ciò si è sviluppato, nei processi economici reali accentuati dalla globalizzazione, il fenomeno della competitività tra territori che hanno piattaforme comuni di interessi, a prescindere dai tradizionali confini amministrativi delle province. La pubblica amministrazione risulta ora caratterizzata da forme di programmazione negoziata, per intese e accordi e da modelli di governance più che dai tradizionali modelli government, rigidi e gerarchici. Questi pochi, essenziali rilievi sono per dire che da tempo ho la convinzione, che non è solo personale, che le province non andrebbero mantenute come sono, con i relativi notevoli costi, e nemmeno cancellate, con le difficoltà di riforma costituzionale e politiche ben note, anche perchè vi è la necessità di svolgere a livello sovracomunale alcune funzioni di governo, sopratutto in materia di programmazione territoriale, ambientale e di trasporti. Le province andrebbero più realisticamente trasformate da enti strutturali, con confini determinati e 17 miliardi annui di spese correnti, in enti funzionali, sedi stabili di intese e accordi tra i comuni che aderiscono su base volontaria alle specifiche azioni e decisioni. Il modello funzionale delle province si occupa di amministrazione straordinaria e di programmazione di area vasta, si basa su una conferenza stabile di accordi, è organismo di secondo grado, non eletto direttamente, ma composto dai sindaci, o loro delegati, dei comuni maggiori, ha spese correnti inferiori alla metà delle attuali. Insomma minori costi, minori “caste”, più incentivi alla responsabile cooperazione senza perdere un livello di governance necessario: questo è il modello funzionale delle province che si può realizzare senza modifiche costituzionali. E' una visione coraggiosa ma coerente con le esigenze del Paese e politicamente sostenibile.

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UN MILIONE e 200 mila euro: questo il 'buco' di bilancio ... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 16-12-2008)

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ASCOLI PRIMO PIANO pag. 3 UN MILIONE e 200 mila euro: questo il ?buco? di bilancio ... UN MILIONE e 200 mila euro: questo il ?buco? di bilancio che la nuova Provincia di Ascoli erediterebbe dalla divisione così come attualmente concepita. Questo il dato che emerge dai calcoli illustrati dell?ex segretario dell?ente, Giovanni Alleva, sulla base del conto consuntivo del 2007 di Palazzo S.Filippo. E su questo dato si basa il nuovo fronte della protesta ascolana, quella passionale ed impagabile delle associazioni (da Provincia Nova al Movimento a difesa del cittadino, Cittadinanzattiva, comitato dei sindaci ed altri ancora), supportata dall?intervento dell?onorevole Luciano Agostini. Non si può ?partorire? una nuova Provincia che nasca già con l?handicap di un bilancio in netto disavanzo. Non si può, come sottolineano Micaela Girardi e Nazzareno Galanti, anche perché ?tra i tre criteri ispiratori della procedura di divisione indicati dalla stessa amministrazione provinciale, risulta quello della riduzione dell?impatto sociale e conflittuale dello stesso provvedimento di divisione?. Ed Agostini, proprio nella fase finale del convegno sul tema di questa dolorosa divisione istituzionale svoltosi ieri sera nelle sale della libreria Rinascita, indica come passaggio fondamentale un riscontro concreto, da parte della Provincia, di questo dato di bilancio allarmante, perché ?anche da assessore al bilancio della Regione Marche non avrei mai creduto, e parlo della Regione, di poter risanare un bilancio con oltre un miliardo di disavanzo per la spesa corrente??. Parallelamente, Agostini sceglie anche una seconda strada: quella di un?interpellanza parlamentare, che presenterà oggi, chiedendone la condivisione anche di altri parlamentari marchigiani, per chiedere se sia il caso di procedere e in che modo in questa fase in cui a livello nazionale si sta sostenendo una linea che potrebbe portare all?abolizione delle Province?. Ma il confronto su questa spaccatura istituzionale vive, in realtà, anche di tutti quei passaggi ormai noti agli addetti ai lavori ma praticamente sconosciuti alla città. Da quel conguaglio che dopo una cura dimagrante è sceso dai venti milioni iniziali ai quindici attuali. Ed a proposito del conguaglio si fa notare che la questione dei beni patrimoniali rappresenta solo il 5 per cento della grande ?torta? che include, invece, un 95 per cento fatto di scuole e strade. Scuole e strade che vedono Ascoli nella veste di creditore. Ma, in questo caso, non si parla di conguagli. Del personale, invece, parlano i sindacalisti Neroni, Cipollini e Martini (scettico per il metodo approssimativo con cui la Provincia ha posto l?ipotesi di lavoro) ribadendo i concetti già noti del ricorso inevitabile agli incentivi per far sì che i trasferimenti non arrivino in maniera coatta. Il vice presidente Mandozzi, invece, pone sul tavolo la questione di una crisi che mette paura e che non può vedere ?la soluzione concreta e condivisa dei problemi di questa divisione scavalcata solo nel nome di cronoprogrammi, quelli sì, che possono dare l?idea di strumentalizzazioni elettoralistiche?. Luca Marcolini

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Schifani: Allo studio la revoca di Villari (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-16 - pag: 19 autore: Vigilanza Rai. L'aut aut dell'opposizione: o si risolve o sarà ostruzionismo Schifani: «Allo studio la revoca di Villari» Barbara Fiammeri ROMA Traballa la poltrona di presidente della commissione di Vigilanza Rai " conquistata" da Riccardo Villari. Ieri Walter Veltroni ha incontrato il presidente della Camera Gianfranco Fini, per ribadirgli che il caso Villari – eletto alla guida della Vigilanza con i voti della maggioranza e per questo espulso dal Pd – non può protrarsi oltre. Il leader del Pd voleva un segnale chiaro. E poche ore dopo è arrivato. A manifestarlo è stato il presidente del Senato, Renato Schifani, che non solo ha nuovamente consigliato a Villari di «lasciare la guida della commissione », ma per la prima volta ha ventilato l'ipotesi della revoca dell'incarico. «Il passaggio d'ufficio del senatore Villari al gruppo misto (a seguito della sua espulsione dal Pd, ndr) altera gli equilibri della rappresentanza politica in vigilanza», ha sottolineato il presidente del Senato. Segnali di distensione, che giungono dopo il duro botta e risposta sulla Giustizia tra Silvio Berlusconi e il leader del Pd. Segnali attesi anche da Umberto Bossi, che nei giorni scorsi ha ripetutamente criticato il «nervosismo» del premier. Il Carroccio vuol portare a casa il federalismo entro aprile e il Senatur lo ribadirà nelle prossime ore al Cavaliere. La data è stata confermata ieri durante una riunione dei ministri del Carroccio Calderoli, Maroni e Zaia alla quale Bossi non ha partecipato. Un incontro servito anche per ribadire il no del Carroccio, oltre che allo scontro sulla Giustizia, anche all'abolizione delle province e alle modifiche al sistema previdenziale (innalzamento dell'età di pensionamento delle donne) sponsorizzate dal Pdl. Dal partito del premier però smorzano la polemica. «Tutto a posto – assicura Maurizio Gasparri capogruppo del Pdl al Senato –. Ho avuto contatti in queste ore con tutti i principali esponenti della Lega, escluso Bossi per non disturbarlo, e in realtà mi pare che il clima sia positivo e costruttivo. Quindi non si devono determinare tempeste in un bicchier d'acqua». Anche i presidenti delle Camere sono all'opera. Sia Fini che Schifani vogliono evitare il muro contro muro con l'opposizione. Sulla Rai come sulla giustizia. Pur senza entrare nel merito della proposta di Veltroni sulla commissione per la riforma dell'ordinamento giudiziario, i presidenti di Camera e Senato puntano al confronto con il Pd. Schifani parla di «clima costituente » citando la Bicamerale per le riforme presieduta da D'Alema: «Non è importante il metodo ma la volontà di riformare il Paese», dice. Lo stesso vale per il federalismo fiscale, per il quale oggi potrebbe arrivare il via libera al comitato ristretto bipartisan. Aperture che non sono sottovalutate dal Pd. Non a caso, dopo il colloquio di Veltroni con Fini e quasi contemporaneamente alle dichiarazioni di Schifani, il capogruppo dei democratici alla Camera, Antonello Soro, ha annunciato la rinuncia del Pd ai tempi par-lamentari, per accelerare la conversione dei decreti legge all'esame di Montecitorio, che devono improrogabilmente essere approvati prima di Natale. BOSSI INCALZA IL PREMIER Vertice del Carroccio in vista dell'incontro tra i leader: stop sulle Province e le pensioni delle donne, federalismo entro aprile

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In Italia la ripresa devepartire dall'innovazione (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-12-2008)

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In Italia la ripresa devepartire dall'innovazione david bidussa Molti si sono stupiti della marcia indietro del ministro Maria Stella Gelmini sulla scuola. Ammesso che concretamente si tratti di un ripensamento - cosa che è ancora tutta da vedere - non sarebbe l'unico esponente del governo attuale a ritornare sui suoi passi. È accaduto al ministro Renato Brunetta sulla questione del controllo fiscale sulle assenze da malattia; a Giulio Tremonti, uno che ha costruito la sua immagine pubblica sull'idea di rigore e sul fatto che non si fanno favori a nessuno, costretto in fretta a ripescare, tagliando un po' qui un po' lì, 120 milioni di euro in nome del consenso sociale e politico con il mondo cattolico. Da questa oscillazione non esce indenne neppure Silvio Berlusconi, che aveva promesso l'abolizione delle Province come enti inutili per poi dichiarare (giovedì scorso a Libero in risposta alla campagna di firme promossa da quel giornale) che non si può fare. Siamo forse in mano a un governo di ingenui che sognano e poi scoprono con il passare del tempo che "non si può fare", che la realtàè dura e punisce "i volonterosi"? Non credo. Credo che la politica degli annunci, e ancor di più quella della loro revoca per motivi di forza maggiore (perché qualcuno degli alleati non vuole; perché l'inerzia è più forte delle volontà;?.) corrisponda a un profilo politico preciso e ancor di più alla crisi di progetto di un Paese che non può non sognare, ma non è in grado da tempo di progettare. Progettare, a differenza di sognare, infatti, significa rinunciare a qualcosa al fine di conseguire un obiettivo., rispetto al quale si misurano costi, benefici, e su cui si dichiarano priorità. La politica del "non rinuncio a niente per avere tutto" non è mai stata una politica. Soprattutto non ha mai rappresentato un progetto concreto. Sia chiaro non riguarda solo l'attuale compagine di governo, ma coinvolge anche settori consistenti dell'attuale opposizione. In breve, rappresenta una cultura politica spalmata lungo l'intero asse politico destra-sinistra e chiama in causa appunto la questione non solo di ciò a cui si rinuncia, ma anche il timore degli effetti che la crisi stessa determina. Una cultura politica che preferisce risolvere le questioni strutturali del Paese come disputa ideologica, prima ancora che come progetto di riforme da avviare. Ne è un sintomo lo sciopero di venerdì scorso: un atto politico più che non la proposta di una piattaforma di cose da fare. Così, archiviato quell'atto dimostrativo indipendentemente dal tasso di adesione, non casualmente rimane sul piatto, tutto intero, il problema di quale scenario futuro si prospetti davanti a noi. La discussione apparentemente verte sui modi, i tempi, le misure con cui affrontare la crisi. Ovvero se affrontare una politica di contenimento della spesa, oppure favorire i consumi pensando che attraverso quella via si possa sostanzialmente fuoriuscire dal tunnel. Al fondo, il criterio con cui pensano una parte consistente sia delle parti sociali, sia del governo è quello del circuito virtuoso della fiducia: innalzamento dei redditi, maggior acquisti, incremento della sensazione di benessere, effetto di trascinamento per un nuovo ciclo di sviluppo. È un meccanismo, quand'anche fosse fondato, che non vale per noi. Si possono distribuire più soldi, ma comunque quella decisione non ha avrà effetti di lunga durata. In altri termini la ripresa non verrà da lì, non sarà conseguente a quella decisione. È facile comprendere perché. Il problema non è il ciclo produttivo che si è fermato non solo qui. Quello è un fenomeno che riguarda anche il Giappone, l'Australia, l'America Latina, tanto per considerare scenari economici e produttivi che negli ultimi anni hanno espresso numeri più consistenti di noi. Il dato a cui guardare concerne quanta innovazione abbiamo messo in essere negli ultimi dieci anni (tanto per considerare un periodo medio-lungo). Noi ne abbiamo messa poca. Sul piano delle infrastrutture, su quello della ricerca, su quello della conoscenza, su quello delle strutture e della promozione dell'iniziativa d'impresa. In una parola, abbiamo depresso la voglia di rischiare. Ma nemmeno ce la caviamo riscoprendo lo Stato che investe per spingere forzosamente i consumi. La questione che ci riguarda da vicino è la diagnosi non solo sulla durata, ma anche sulle forme con cui se ne esce. E tra le forme, per quanto nessuno lo dica, nel caso italiano non c'è la politica di sostegno che in parte ha in testa Barack Obama, oppure il rilancio delle opere pubbliche a cui per esempio stanno puntando Nicolas Sarkozy o Angela Mekel, neppure sotto la forma dell' "economia ambientale". Non è una questione di ideologia. La condizione che non ci consente di intraprendere questa scelta sta prima dell'ideologia. Nel caso di alcune realtà europee vale la dimensione del debito a renderla più possibile. Non è la nostra condizione. Se ne esce in un altro modo, lanciando le politiche associative dell'impresa, favorendo la costruzione delle cooperative di produzione, investendo sulle voglie e sulle competenze. In breve, investendo sulla forza, sulla volontà e anche l'inventiva di una nuova condizione del lavoro, sulla "generazione bit". E tuttavia per far questo non basta esortare, occorre comporre riforme con sostegno a strutture che consentano ai soggetti sollecitati e coinvolti di avere una quotidianità meno complicata. Non basta abbassare il gettito fiscale. Chiedere che le donne lavorino di più significa creare strutture che aiutino la crescita dei figli (e nei fatti, che piaccia o no, il disegno dell'abolizione del tempo pieno questo significa). Come sta questa cosa insieme a un'ideologia sulla famiglia che di fatto spinge alla ricostruzione della famiglia tradizionale, che ha favorito il ritorno a casa delle donne? Più sviluppo significa più diritti, più strutture, meno assistenzialismo. Non tutto deve essere pubblico, ma tutto deve essere accessibile, altrimenti che lo si dica o meno, ciò che si predica è il ritorno alla rete assistenziale della famiglia come sostitutivo di un servizio che non c'è. Ne vogliamo parlare o vogliamo ancora far finta? 16/12/2008 il problemaÈ stata depressa la voglia di rischiare sulla ricerca, le infrastrutture e la promozione dell'iniziativa d'impresa 16/12/2008 la soluzionePiù sviluppo significa più diritti, e meno assistenzialismo. Non tutto deve essere pubblico, ma accessibile 16/12/2008 pierfranco pellizzetti Giorni fa, sulle pagine economiche del giornale, Gilda Ferrari riferiva di come si stia ricomponendo un equilibrio in Confindustria Genova, dopo le spaccature che ne avevano accompagnato il rinnovo di presidenza. Ora vale la pena di ragionare sul significato di questi assetti faticosamente raggiunti. Che il nuovo leader Giovanni Calvini riassume nella formula "l'associazione è anzitutto un sindacato di categoria". Visione minimalista che rivela un preoccupante smarrimento di memoria storica proprio riguardo all'organizzazione di cui si è assunta la guida; la totale estraneità rispetto a quello che fu il dibattito interno sul ruolo della rappresentanza imprenditoriale. Perché, a partire dalla lontana riforma che porta il nome di Leopoldo Pirelli (1969), un presidente degli industriali (a maggior ragione se proveniente dal movimento giovanile) mai e poi mai si sarebbe presentato limitando tale ruolo alla difesa corporativa di interessi datoriali. Semmai avrebbe parlato in termini di "parte sociale": la propria categoria quale protagonista attivo delle relazioni industriali. D'altro canto, questo ritorno a un passato pre-pirelliano è segno evidente dei tempi, di tempi in cui è scomparsa ogni attitudine a pensare in grande. Relativamente al mondo delle imprese, quella politica industriale che fornisca cornici di accompagnamento allo sviluppo. Per cui - ad esempio - chi ce l'ha riesce a difendere la capacità competitiva di settori minacciati da crisi globali, chi non ce l'ha si limita a richiedere salvataggi dalla mano pubblica. Non certo partnership a sostegno di piani competitivi d'attacco. Tanto per dire, nonostante tutto l'industria dell'auto tedesca tiene ancora botta pur in una situazione congiunturale drammatica, la nostra Fiat può soltanto guardarsi attorno per trovare puntelli purchessia. Dunque, un problema nazionale di politiche industriali latitanti, che del resto non hanno consentito a un sistema distrettuale, oggi al lumicino, di evolvere in qualcosa di più strutturato del modello "a fungaia". Ma chi - se non gli imprenditori organizzati - avrebbe dovuto porre con forza il problema nella discussione pubblica italiana? Purtroppo - dagli anni Settanta - i passi all'indietro sono stati clamorosi, mentre il dibattito interno diventava sempre più asfittico e autoreferenziale, la gestione degli interessi comuni delegata a funzionari concentrati sul mantenimento del proprio controllo sulle macchine organizzative. Intanto i laboratori istituiti dai riformisti di quarant'anni fa, i Gruppi Piccola Industria e i Giovani Imprenditori, si riducevano a club per riti relazionali; il livello regionale (allora si chiamavano Federazioni) non è mai decollato per anemia da risorse finanziarie. Ne derivava una sedicente dirigenza sempre più affascinata dalla cerimonialità (nobilitata in "politica dell'immagine"), del tutto incapace di un'effettiva autonomia propositiva. Nella costante preoccupazione di posizionarsi utilmente rispetto agli schieramenti politici volta per volta prevalenti. Una notabilizzazione al ribasso che trova immediato riscontro anche nelle antiche controparti sindacali. Traduzione locale di questa rinuncia a un sano protagonismo è stata la completa assenza dalla ricerca di sentieri per lo sviluppo a livello civico, totalmente delegati ad altri soggetti; in particolare, classi politiche locali non adeguatamente strumentate. Questo per dire che la cittadinanza genovese non sa che farsene di una Confindustria Genova come sindacato di categoria. Di certo non è questa la strada per riacquistare uno smalto e un "peso" persi ormai da tempo. Non è certo questo che ci si attenderebbe da una presidenza "giovane". Quello che sarebbe lecito (e doveroso) attendersi è il ritorno a un impegno propositivo autonomo, recuperando magari quella memoria storica di cui si diceva. Del resto anche nella cerchia di Giovanni Calvini ci sono persone che potrebbero ragguagliarlo al riguardo, visto che tali esperienze le hanno vissute in prima persona. Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 16/12/2008

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non basta abolire le province - maurizio mistri (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 1 - Prima Pagina NON BASTA ABOLIRE LE PROVINCE MAURIZIO MISTRI Da parte di alcune forze politiche è in atto un pressing perché si giunga all'abolizione delle Province, considerate enti inutili e costosi. L'abolizione delle Province fu proposta da Ugo La Malfa agli inizi degli anni '70 e cioè nel momento in cui si dava vita alle Regioni. Se a quel tempo l'idea di abolire le Province appariva innovativa, oggi andrebbe ripensata perché sono avvenute radicali trasformazioni nel tessuto economico, sociale e territoriale del nostro Paese, quarant'anni fa impensabili, che impongono una riforma dell'assetto amministrativo-territoriale. In realtà, a costituire oggi un vero problema è l'assetto del sistema dei Comuni. I Comuni attuali sono chiamati a gestire processi economici e territoriali che oramai interessano più Comuni, come l'ubicazione di certe aree produttive, l'ubicazione di nodi infrastrutturali, le reti di trasporto locale e intercomunale, la pianificazione territoriale. In proposito, ci si richiama ai Pati (che sono piani territoriali di coordinamento) la cui capacità di incidenza, tuttavia, è limitata dalla forza dell'autonomismo comunale. SEGUE A PAGINA 22

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Micheloni (PdL) sceglie la linea pro-province (sezione: Province)

( da "Opinione, L'" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

Oggi è Mar, 16 Dic 2008 Edizione 271 del 16-12-2008 ?Aboliamo le partecipate? Micheloni (PdL) sceglie la linea pro-province di C. Ashnikov Ha preso corpo il dibattito sull?eventuale scelta di sopprimere le province. Un dibattito che nella provincia apuana, si va ad intrecciare con il secolare campanilismo tra le due città di Carrara e di Massa che dividono la denominazione provinciale, ma dove la seconda sembra aver ormai fatto la parte del leone nell?accaparrarsi uffici ed incarichi. ?In questi giorni - scrive Cesare Micheloni - si fa un gran parlare di riduzione dei costi della politica ed immancabilmente torna l?idea di sopprimere le Province, accusate di essere enti inutili e ?doppioni?, dimenticando invece il ruolo che svolgono in alcuni fondamentali settori come l?ambiente, i trasporti e la formazione professionale. Non bisogna sottovalutare l?entità delle risorse che le Province investono nell?edilizia scolastica, nella viabilità e nelle infrastrutture. Quando si parla di tagli dei costi della Pubblica Amministrazione è necessario puntare il dito verso quegli Enti pseudo-privatizzati ma solo in modo formale, poiché l?azionista di maggioranza restano il Comune o la Provincia e a pagare le perdite sono sempre i contribuenti. I profitti del sistema vengono elargiti con la distribuzione di posti ai clientes e con la scelta dei membri dei vari consigli di amministrazione, dei consulenti, dirigenti e manager, tutti legati a doppio filo alla politica, con il risultato di fornire compensi agli innumerevoli amministratori e lauti stipendi a dirigenti e manager che essendo virtualmente licenziabili percepiscono stipendi triplicati rispetto alle P.A. e magari ottenendo risultati catastrofici: Cermec, Gaia, Massa Servizi, Cat. In questo contesto è necessaria l?eliminazione degli enti intermedi: Ato, Agenzie, Consorzi, Enti Parchi; il riordino delle Comunità Montane e il ritorno delle partecipate riportando alla Provincia le naturali competenze. Questo porterebbe una riduzione delle spese. Le Province sono una risorsa per il territorio, poiché necessarie e indispensabili per la riforma delle Amministrazioni Pubbliche attraverso l?abolizione degli enti che creano un costo inutile e forniscono servizi scadenti?.

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Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 298  pag. 6 del 16/12/2008 | Indietro Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini NEO - DEM Ho seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico, ci siamo posti la necessità di adeguare i modelli istituzionali ai mutamenti in corso e ai nuovi principi costituzionali introdotti dalla riforma del 2001. Tra questi principi vi è quello della sussidiarietà verticale, di derivazione europea, che tende ad allocare le funzioni amministrative al “livello più basso”, ossia più vicino ai cittadini, prevedendo un'imputazione ai livelli superiori secondo il principio di sostenibilità e di adeguatezza, già introdotto dalle leggi Bassanini, delle sole funzioni di “area vasta” che non possono svolgersi al livello comunale. Giurisprudenza costituzionale e dottrina si sono incaricate di approfondire questi concetti. Accanto a ciò si è sviluppato, nei processi economici reali accentuati dalla globalizzazione, il fenomeno della competitività tra territori che hanno piattaforme comuni di interessi, a prescindere dai tradizionali confini amministrativi delle province. La pubblica amministrazione risulta ora caratterizzata da forme di programmazione negoziata, per intese e accordi e da modelli di governance più che dai tradizionali modelli government, rigidi e gerarchici. Questi pochi, essenziali rilievi sono per dire che da tempo ho la convinzione, che non è solo personale, che le province non andrebbero mantenute come sono, con i relativi notevoli costi, e nemmeno cancellate, con le difficoltà di riforma costituzionale e politiche ben note, anche perchè vi è la necessità di svolgere a livello sovracomunale alcune funzioni di governo, sopratutto in materia di programmazione territoriale, ambientale e di trasporti. Le province andrebbero più realisticamente trasformate da enti strutturali, con confini determinati e 17 miliardi annui di spese correnti, in enti funzionali, sedi stabili di intese e accordi tra i comuni che aderiscono su base volontaria alle specifiche azioni e decisioni. Il modello funzionale delle province si occupa di amministrazione straordinaria e di programmazione di area vasta, si basa su una conferenza stabile di accordi, è organismo di secondo grado, non eletto direttamente, ma composto dai sindaci, o loro delegati, dei comuni maggiori, ha spese correnti inferiori alla metà delle attuali. Insomma minori costi, minori “caste”, più incentivi alla responsabile cooperazione senza perdere un livello di governance necessario: questo è il modello funzionale delle province che si può realizzare senza modifiche costituzionali. E' una visione coraggiosa ma coerente con le esigenze del Paese e politicamente sostenibile.

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Non passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Province

Non passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione ... Non passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione delle Province. Ci provò il liberale Luigi Einaudi agli albori della Repubblica; ci riprovò il repubblicano Ugo La Malfa quando furono attuate le Regioni. Se ne parla spesso, l'altro giorno il ministro Calderoli ha detto che non è una priorità e il ministro La Russa che si può fare, ma non prima di cinque anni. Pericolo scongiurato almeno nell'immediato e tutto da rifare. Nel frattempo, si va al voto per rinnovare un bel po' di amministrazioni provinciali. La legge prevede l'elezione diretta del presidente.Ogni volta che si parla di sprechi della politica rispunta questo livello istituzionale intermedio ritenuto da alcuni inutile e da altri utilissimo, con competenze e poteri ampli e ancora un po' confusi, schiacciato tra Regione e Comune. Ma abolire le Province non è operazione da poco, bisognerebbe procedere a una revisione costituzionale perché sono previste come parte integrante della Repubblica. Perfino nella riforma dell'articolo 114 operata nel 2001, le Province non sono state abolite, ma sono uscite rafforzate: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti e poteri e funzioni...». C'è da aggiungere che da quando si è pensato di cancellarle, si sono moltiplicate. Oggi sono la bellezza di 109, alcune giù istituite e non ancora funzionanti: la provincia di Barletta-Andria-Trani; quella di Fermo; quella di Monza e Brianza. Ben 14 non raggiungono neppure i 200 mila abitanti che è la soglia minima richiesta per istituire nuove province. Ce ne sono 9 in Emilia Romagna, 10 in Toscana, 8 in Sardegna, 12 in Lombardia. Una volta a scuola s'imparavano a memoria già alle elementari, adesso un alunno si troverebbe in difficoltà. Al tempo di Giolitti erano 69, quando è nata la Repubblica erano 91 e subito, come si è detto, c'era chi pensava di abolirle anche per risparmiare. Trieste era la più piccola, Sassari la più estesa, Torino quella con più comuni. Spesso il termine Provincia viene affiancato a ente inutile con un accostamento non esattamente generoso. Secondo la Corte dei Conti gli enti inutili in Italia sono attualmente 110 ai quali va aggiunto l'Ispettorato generale per la liquidazione degli enti inutili. Ma una puntata di "Report" pare ne abbia contato il doppio. A cercare tra gli enti sopravvissuti a una legge che doveva cancellarli tutti, si scoprono curiosità e assurdità: ci sono enti che durano inutilmente da sessant'anni, qualcuno da novanta. È vero, c'è nell'elenco la Lati, le Linee Aeree Transcontinentali Italiane, creata nel 1938 su suggerimento di Balbo a Mussolini: la liquidazione fu disposta nel 1956 e attuata nel 2006. C'erano anche le Linee Aeree Littoriane, l'ente che le gestiva è stato chiuso solo di recente. Tra gli altri: l'Opera Nazionale Combattenti, eredità del fascismo; l'Ente Giuliano autonomo di Sardegna, per l'accoglienza dei profughi; la Cassa conguaglio Zucchero che non so bene di cosa si occupasse; tra i più recenti l'Ente Colombo '92 creato per gestire le manifestazioni per il cinquecentenario della scoperta dell'America e destinato evidentemente a sparire a conti fatti. E, per finire, l'Ente Nazionale per le Tre Venezie istituito dopo la Grande Guerra, nel 1919, capace di superare fascismo e repubblica e di riadattarsi negli anni '70 con compiti di sostegno all'agricoltura veneta. Già il Presidente Pertini aveva firmato il decreto di soppressione. In Italia sembra che la cosa più facile sia costituire un nuovo ente e farlo amministrare da un gruppo stipendiato dalla collettività. La cosa più difficile mandare tutti a casa.

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L'abolizione delle province è una buona idea, ma inutile (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 17-12-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 299  pag. 2 del 17/12/2008 | Indietro L'abolizione delle province è una buona idea, ma inutile I COMMENTI Di Marco Bertoncini IL PUNTO Una novantina di anni fa Giuseppe Prezzolini, nel caustico Codice della vita italiana (per intenderci, quello in cui identificò i «furbi» e i «fessi»), e più precisamente nel capitoletto «Dell'Italia e degli Italiani», così annotò: «La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale». Astrattismo burocratico: tale l'esatta definizione delle province, enti privi di storia, esclusivamente ricondotti al capoluogo, pur se, invece, la rappresentanza istituzionale, cioè il consiglio provinciale, ha sempre richiamato molto di più i residenti nei centri minori che non i disinteressati abitanti della piccola capitale. è dunque ben fondata la proposta di sopprimere le province, partita da un attento studio dell'Istituto Bruno Leoni (Abolire le Province, Rubbettino e Facco editori) e rilanciata dal quotidiano di Vittorio Feltri. Se dovessimo ragionare in termini di astratta razionalità, da sopprimere sarebbero prima di tutto le regioni, una cancrena in termini di costi, di danni amministrativi, di pesi normativi; e poi qualche migliaio di comuni, come quasi isolato continua a sgolarsi ad ammonire l'ex ministro Antonio Martino. Se, invece, vogliamo guardare all'immediata validità della polemica, senza dubbio quanti predicano l'abolizione dell'ente intermedio hanno ragioni da vendere, partendo dalle promesse elettorali del Pdl. Altra faccenda la praticabilità della proposta. La Lega è irosamente intervenuta con paginate de la Padania, oltre che con ripetute minacce dei propri vertici. Di fatto, poi, ben pochi, nella maggioranza come nell'opposizione, sono sinceramente pronti a battersi per un'iniziativa che recherebbe tanti vantaggi a milioni di cittadini, ma che danneggerebbe sclerotizzate posizioni di potere locale: le minoranze toccate (dai burocrati amici ai titolari di cariche) sono pronte a far quadrato. Perfino per enti assurdi come le comunità montane si è riusciti solo a produrre qualche riduzione di numero, non la soppressione. Lo stesso dicasi per i consorzi di bonifica, fra l'altro succhiatori di tributi specifici quasi sempre infondati giuridicamente. Moltiplicare gli enti è facile, ridurli arduo, abolirli titanico. Robusti sono gli interessi coincidenti degli avversari della proposta, che usano subito il trito argomento «non è una priorità», tradizionalmente frapposto a chi sostenga qualche sensata riforma. Infine, l'inserimento delle province nella carta costituzionale è argomento pretestuosamente usato a iosa per negare (senza fondamento) la realizzabilità dell'impresa.

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Marrazzo incontra le province <Danni superiori ai 50 milioni> (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 17-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-12-17 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il vertice Richiesta di fondi al governo per chi è stato colpito dal maltempo Marrazzo incontra le province «Danni superiori ai 50 milioni» Il governatore: stato di calamità per tutta la Regione Si fa la conta dei danni, a Roma e in tutto il Lazio. «Nel complesso - fa sapere il presidente della Regione Piero Marrazzo nell'incontrare i presidenti delle cinque province - secondo una prima sommaria stima sono valutati in 50 milioni di euro. Nei prossimi giorni i calcoli saranno più precisi». Una cifra destinata a salire non appena si andrà a conti più sicuri: «Ci sono danni seri a infrastrutture - ha aggiunto Marrazzo all'agricoltura e ai siti industriali». E per trovare i fondi e per affrontare con strumenti legislativi adeguati la situazione il presidente della Regione, dopo averlo decretato per Roma e per Tivoli, ha ieri firmato con una delibera lo «stato di calamità naturale » per tutta la Regione, oltre a chiedere al Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato «di emergenza nazionale ». «Una misura - ha poi spiegato Piero Marrazzo - che servirà anche a chiedere risorse per dare una risposta economica a chi ha subito dei danni». Le decisioni sono state prese ieri nel summit delle cinque province, dove sono stati mesi sul tavolo i problemi comuni di Roma, Latina, Rieti, Viterbo e Frosinone: «Bisogna pensare a chi è stato colpito - ha spiegato il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti - Per non fa sentire nessuno solo». E Nicola Zingaretti ha aggiunto: «Abbiamo avanzato la richiesta dell'abolizione dell'Ici e la riduzione del reddito agricolo. Ora c'è il problema delle infrastrutture - ha aggiunto - ma la richiesta di "calamità" per il Lazio è rivolta a questa problematica. Nei campi non c'è solo il problema delle coltivazioni: le grandi precipitazioni e alcune esondazioni hanno spazzato via le strade rurali. Ci sono quindi una serie di emergenze, è importante coordinarci». Allo scopo oggi si riunirà un tavolo, coordinato dall'assessore all'Agricoltura Daniela Valentini e aperto agli assessorati provinciali, dove si faranno le stime più precise dei danni alle coltivazioni e alle infrastrutture rurali: «Vogliamo attingere al fondo nazionale - ha detto daniela Valentini - perché l'agricoltura del Lazio ha bisogno di aver risarciti subito i danni. Le zone coinvolte sono tutte». Nei primi calcoli fatti ieri al tavolo della Regione, la provincia di Rieti ha parlato di poco meno di tre milioni (2,9) i danni per strade e allagamenti, riparazione buche e ripristino delle barriere di sicurezza: 300 mila euro solo per il Terminillo, dove è in pieno la stagione sciistica. Si aggirano sui 4-5 milioni a Frosinone, come ha riferito il presidente della Provincia Francesco Scalia: «Bisogna rimettere a posto strade e collegamenti », ha detto. Il 10 per cento della rete viaria di Latina è tutta da ricostruire: i danni si aggirano sui 5-6 milioni di euro, ma «entro due giorni saremo in grado quantificarli al millesimo», ha detto il presidente della Provincia Salvatore De Monaco. Particolarmente colpita la zona di Aprilia. Sei milioni i danni all'agricoltura a Viterbo secondo la Coldiretti, mentre all'incontro ha partecipato il presidente della Provincia Alessandro Mazzoli. E il presidente della Regione si dichiara pronto «a sostenere Gianni Alemanno fin dal 2009 per gli interventi sulla rete fognaria» e per «ulteriori finanziamenti per gli argini e gli interventi sui fiumi», ma ha rivendicato in polemica con il sindaco di Roma (che voleva un «commissario») la competenza regionale sul bacino del Tevere. «Ho dato l'intesa al ministro Stefania Prestigiacomo per la nomina dell'Autorità di bacino - ha detto Piero Marrazzo ma mi sembra che non ci siano le condizioni per il cosiddetto commissariamento: spetta alla giunta regionale preparare un piano di intervento ». Ed è allo studio un piano da sei milioni e mezzo di euro per l'Aniene fra Tivoli e Guidonia, mentre «sono pronto - ha concluso il presidente della Regione - a un piano triennale per gli argini dei fiumi». Lilli Garrone

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Federalismo, Bossi cerca un sì prima del voto (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-12-2008)

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n. 301 del 2008-12-17 pagina 8 Federalismo, Bossi cerca un sì prima del voto di Adalberto Signore Il Senatùr vuole snellire il dibattito per giungere in primavera all'approvazione della riforma in un ramo del Parlamento Ma sulla trattativa pesa la scadenza delle amministrative. Intanto il gruppo di An è scettico: «Prima tagliamo le Province» RomaSul dialogo con il Pd, nei giorni scorsi Bossi è stato piuttosto chiaro. Perché, è il ragionamento fatto dal Senatùr a Berlusconi, «la Lega non può perdere l'occasione di coinvolgere l'opposizione». Il punto, a differenza di quel che si dice, non è tanto che il federalismo fiscale rischia di essere sottoposto alla mannaia del referendum confermativo (come già accaduto nel 2006), visto che ormai da settimane Calderoli sta studiando il modo di introdurre la riforma per legge ordinaria. Il cruccio del Carroccio, è ben altro. E riguarda soprattutto i tempi di approvazione della riforma, perché un'intesa di massima con il Pd significherebbe snellire il dibattito parlamentare ed evitare il balletto degli emendamenti e dell'ostruzionismo. Per questo Bossi s'è tolto i panni del rivoluzionario e si è riscoperto mediatore, invitando Berlusconi «a non sparare», proponendo al Pd di «fare un accordo» e portando a casa «un comitato ristretto» bipartisan che «elaborerà un testo condiviso». Per la Lega un vero e proprio scivolo verso quello che in questo momento è l'obiettivo primario: approvare il federalismo almeno in una Camera (il Senato) prima delle elezioni di primavera. Sarebbe questo, infatti, il compromesso raggiunto tra Bossi e Berlusconi. Con il Senatùr che fa un passo indietro e non pretende più l'approvazione definitiva entro giugno e il Cavaliere che come al solito media con gli alleati che, complice anche la crisi, chiedono una decisa frenata, soprattutto finché la Lega non toglie il veto sull'abolizione delle Provincie. Tra gli scettici, infatti, non c'è solo il ministro per gli Affari regionali Fitto, ma pure la pattuglia di An (secondo il sottosegretario Urso è dall'abolizione delle Provincie che «si ricavano le risorse per attuare il federalismo») e molti dei piccoli. Il segretario del Pri Nucara, per dirne una, non ha problemi a spiegare che appena approvata la riforma «saremo i primi a fare ricorso alla Consulta». Eppoi, aggiunge Nucara dando voce alle perplessità di molti ministri che in privato concordano e in pubblico preferiscono la via della prudenza, «questa riforma come la vorrebbe la Lega equivale ad uno schiaffo al Sud». Uno schiaffo «che pagheremo in termini di voti già alle amministrative». E più che il timing con la riforma della giustizia, è proprio la tornata elettorale il nodo su cui si sta sviluppando la trattativa. Bossi, infatti, ha bisogno di una bandiera da sventolare in campagna elettorale, anche perché nelle base inizia a farsi largo qualche malumore visto che dopo i provvedimenti di Maroni sulla sicurezza e la vittoria di Zaia sulle quote latte del Carroccio si sono un perse le tracce. Per questo nella riunione ristretta di lunedì a via Bellerio non si è escluso di aprire il fronte delle alleanze alle amministrative nel caso il federalismo finisca per annacquarsi o, peggio, arenarsi. Partendo da quelle città - per esempio Bergamo e Brescia - dove il Carroccio è al 30% e nessuno potrebbe impedirgli di arrivare al ballottaggio pur correndo da solo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Diecimila trappole per tordi e cervi (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-12-2008)

Argomenti: Province

Provincia di Cagliari Pagina 1028 Capoterra. Blitz di attivisti e ambientalisti contro la caccia arrivati anche dall'estero Diecimila trappole per tordi e cervi Capoterra.. Blitz di attivisti e ambientalisti contro la caccia arrivati anche dall'estero Trovate da volontari e Forestale nella zona di Monte Arcosu --> Trovate da volontari e Forestale nella zona di Monte Arcosu Chiesti controlli nei confronti di macellai e ristoratori che propongono tordi alla griva dopo averli catturati illegalmente. Più di diecimila trappole per catturare merli, tordi e pettirossi e otto lacci in cavi d'acciaio per la cattura di cinghiali, gatti selvatici e cervi sono state distrutte dai volontari della Lipu in occasione del decimo campo antibracconaggio organizzato dalla Lega Italiana Protezione Uccelli per combattere il vasto fenomeno della cattura illegale con trappole e reti in provincia di Cagliari. Presenti anche gli attivisti della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso Sulcis, teatro di una cruenta attività illegale e molto redditizia per chi la pratica: nel mirino dei bracconieri soprattutto specie di uccelli come merlo, tordo bottaccio, pettirosso, verdone e codirosso, alcune delle quali, nonostante i divieti, rivendute a macellerie e ristoranti locali per la preparazione di piatti tipici, in particolare quello delle "grive", composto da otto uccelli messi a macerare e bollire in foglie di mirto. In vendita al dettagli a 40-50 euro. «Il consumo di carni animali non controllate dal servizio veterinario - sottolinea la Lipu - può causare gravi danni alla salute pubblica, in quanto gli uccelli vengono spesso lasciati per giorni a marcire nelle trappole prima di essere recuperati e rivenduti». «Da anni - dichiara Claudio Celada, direttore del reparto Conservazione Natura della Lipu, che ha partecipato al campo - denunciamo una gravissima situazione di illegalità nel Cagliaritano. Quest'anno l'utilizzo di tecnologie semplici come le microtelecamere che abbiamo installato nei boschi dimostrano come colpire questo fenomeno sconcertante sia possibile. Facciamo dunque appello alle autorità competenti affinché intervengano con urgenza a tutela della fauna selvatica». Contro i bracconieri ripresi dalle telecamere la Lipu ha effettuato una denuncia al Comando carabinieri di Capoterra. Graziella Zavalloni, coordinatrice della campagna anti-bracconaggio della L.A.C., in proposito ha dichiarato: «Siamo particolarmente soddisfatti dell'aiuto fornito a chi combatte il bracconaggio quotidianamente, ma chiediamo con forza un impegno incisivo nei confronti degli acquirenti e un deciso rafforzamento delle sanzioni: sequestri dei mezzi utilizzati per il bracconaggio, auto comprese, ispezioni in ristoranti e mercati. Il bracconaggio è un vero e proprio danno al patrimonio ambientale, è un vero e proprio furto ai danni di tutti noi».

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Trovate 10 mila trappole per catturare i tordi (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-12-2008)

Argomenti: Province

Provincia di Cagliari Pagina 1057 Monte Arcosu Blitz dei volontari e della Forestale Trovate 10 mila trappole per catturare i tordi Monte Arcosu. Blitz dei volontari e della Forestale --> Più di diecimila trappole per catturare merli, tordi e pettirossi e otto lacci in cavi d'acciaio per la cattura di cinghiali, gatti selvatici e cervi sono state distrutte dai volontari della Lipu in occasione del decimo campo antibracconaggio organizzato dalla Lega Italiana Protezione Uccelli per combattere il vasto fenomeno della cattura illegale con trappole e reti in provincia di Cagliari. Presenti anche gli attivisti della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso Sulcis, teatro di una cruenta attività illegale e molto redditizia per chi la pratica: nel mirino dei bracconieri soprattutto specie di uccelli come merlo, tordo bottaccio, pettirosso, verdone e codirosso, alcune delle quali, nonostante i divieti, rivendute a macellerie e ristoranti locali per la preparazione di piatti tipici, in particolare quello delle "grive", composto da otto uccelli messi a macerare e bollire in foglie di mirto. In vendita al dettagli a 40-50 euro. «Il consumo di carni animali non controllate dal servizio veterinario - sottolinea la Lipu - può causare gravi danni alla salute pubblica, in quanto gli uccelli vengono spesso lasciati per giorni a marcire nelle trappole prima di essere recuperati e rivenduti». «Da anni - dichiara Claudio Celada, direttore del reparto Conservazione Natura della Lipu, che ha partecipato al campo - denunciamo una gravissima situazione di illegalità nel Cagliaritano. Quest'anno l'utilizzo di tecnologie semplici come le microtelecamere che abbiamo installato nei boschi dimostrano come colpire questo fenomeno sconcertante sia possibile. Facciamo dunque appello alle autorità competenti affinché intervengano con urgenza a tutela della fauna selvatica». Contro i bracconieri ripresi dalle telecamere la Lipu ha effettuato una denuncia al Comando carabinieri di Capoterra.

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Questione morale figliadella non politica (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Questione morale figliadella non politica Carlo Rognoni Dopo la grandinata di avvisi di garanzia e di arresti che ha investito l'Abruzzo, la Basilicata e Napoli, "la questione morale" sembra improvvisamente diventata il problema numero uno del Pd. Ma davvero c'è chi pensa che "la questione morale" debba essere la preoccupazione numero uno di un partito e del Paese? Personalmente mi sono andato convincendo che quando la questione morale diventa la principale ossessione del sistema politico è per una ragione molto triste e molto banale: è perché la politica - come arte e capacità di affrontare e risolvere i grandi problemi -è scomparsa dal nostro orizzonte. Siamo alla vigilia di una crisi economica mondiale senza precedenti. C'è perfino chi dice che stiamo entrando in un periodo di tali drammatiche difficoltà che la grande crisi del '29 rischia di apparire oscurata. Non ho i dati - e nessuno li ha - per sostenerlo con sicurezza. Eppure il solo fatto che qualcuno ne parli la dice lunga sulla incertezza con la quale ci dobbiamo confrontare. Possiamo permetterci di perdere di vista le priorità con cui misurarci? Soprattutto se pensiamo di essere alla vigilia di una crisi che vedrà crescere il numero delle famiglie non in grado di arrivare alla fine del mese? La Confindustria, che in parte ha sposato la logica del premier, e cioè che dobbiamo consumare, spendere, vivere come se niente fosse - perché l'ottimismo paga - ci dice che nel primo semestre del 2009 dovremo comunque vedercela con 600 mila posti di lavoro in meno. E che prima del 2010 non c'è speranza di riprendersi dalla recessione che è partita già nell'ultimo trimestre del 2008. In questo scenario, chi governa dovrebbe farsi carico di un solo dovere: dire parole di verità, anche se sgradevoli. E soprattutto affrontare con coraggio le riforme di cui il Paese ha bisogno per resistere e combattere la crisi. C'è bisogno di diversi milioni di euro per fronteggiare la disoccupazione annunciata? Dove andiamo a prenderli? È così folle la proposta di intervenire sulle pensioni delle donne, aumentando - sia pure gradualmente - l'età, in modo da arrivare ai livelli del resto dell'Europa? Certo si tratta di lacrime e sangue. E chi le chiede deve sapersi spiegare. Deve essere credibile. Non deve accontentarsi di vendere sogni. Deve poter offrire in cambio qualcosa di molto serio e valido, come una modernizzazione reale del Paese, facendosi carico di smantellare le rendite di posizione, anche a costo di pagare un prezzo nella raccolta del consenso a breve termine. Ma vi ricordate quando Romano Prodi ci chiese una tassa per poter entrare nell'euro? Ebbene ci fu spiegato che questa scelta si sarebbe tradotta in maggior benessere per tutti. E la stragrande maggioranza degli italiani accettò la scommessa. E quella scommessa l'abbiamo vinta. Che cosa palesemente funziona male in questo nostro Paese? Siamo sicuri che non ci sia bisogno di un intervento coraggioso e radicale nella pubblica amministrazione? E sulla scuola? E c'è qualcuno che può dire che la giustizia così come è gli va bene? Non credo proprio. E per di più se la crisi morde alle caviglie il Paese, l'unico modo per tenere il sistema in piedi è di far fronte ai tanti problemi strutturali che ci portiamo dietro, e che continuiamo a rimandare. Forse che non toccherebbe proprio alla buona politica farsi carico di scelte illuminate e che guardano al domani? Ma chi può parlare di riforma della giustizia se il cittadino medio percepisce che l'obiettivo non è quello di fornirgli un servizio migliore ma semmai quello di fare l'interesse di qualcuno che la giustizia la considera e la vive come un suo problema personale? Si può affrontare la riforma della scuola dando l'impressione che l'unico problema è risparmiare, è tagliare il tagliabile, e non migliorare il servizio ai giovani, anche riducendo la spesa la dove si traduce in spreco di denaro pubblico? L'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la stragrande maggioranza degli italiani è figlia di una cattiva politica. Si traduce in una politica di annunci, tanti, troppi, che tuttavia restano al palo. Con un risultato: indispettire quelli che si sentono chiamati in causa. Dare al cittadino qualunque la sensazione sgradevole di essere preso in giro. E dire che di italiani pronti a fare la loro parte e a dare una mano per far fronte alla crisi, ce ne sarebbero. Questo governo ha davanti poco tempo. Del tempo avuto finora, una parte l'ha consumata in un gioco irresponsabile di dispetti all'opposizione. Non vi sembra infantile e puerile il modo in cui per esempio è stata gestita la vicenda Rai, della commissione di Vigilanza? Nel vuoto della politica, nella mancanza di una strategia chiara e coinvolgente di medio termine, si fa avanti "la questione morale". Che viene usata come arma impropria. Una volta se ne faceva scudo il centrosinistra. Fa riflettere, per esempio, quanto ha scritto qualche tempo fa Emanuele Macaluso, già direttore dell'Unità, un "migliorista" sempre critico nei confronti dell'ex Pci: «La sinistra si è fatta ammaliare dalla sirena del moralismo senza chiedersi perché Berlusconi è così capace di raccogliere consenso, lasciando covare un sentimento paradossale: quello di sostenere che la maggioranza dei cittadini sbaglia, è gaglioffa perché somiglia al Cavaliere. Perché dico io, non ci si pone la questione vera: e cioè che la gente lo vota perché ritiene che la sinistra, così come è, è incapace di risolvere i problemi del Paese»? Macaluso ha ragione. Oggi però, a parti rovesciate, a brandire l'arma della questione morale, per esempio contro il partito democratico, è il centrodestra. Da che pulpito! Anche in questo caso il sospetto è che la questione morale sia usata dal centrodestra come paravento rispetto alla propria incapacità ad affrontare i problemi veri del Paese. È dunque figlia della non politica. Forse che questo vuol dire che "la questione morale" non ci sia? Certo che no, lette anche le ultimissime cronache dal Sud, se si vuole che i cittadini tornino ad avvicinarsi alla politica - magari andando a votare e non astenendosi come in Abruzzo - bisogna che i partiti facciano pulizia dei tangentari e dei corrotti. Ma non è la questione morale la priorità. Il primo dovere di chi chiede i voti per governare è soprattutto un altro: offrire un progetto credibile, coraggioso, innovativo, per la modernizzazione del Paese. Solo in questo caso la crisi che ci aspetta non sarebbe solo una iattura, ma diventerebbe una occasione da sfruttare per emanciparsi dalla politica spettacolo, dalla politica vuota di idee e di capacità propositiva. Carlo Rognoni Dopo la grandinata di avvisi di garanzia e di arresti che ha investito l'Abruzzo, la Basilicata e Napoli, "la questione morale" sembra improvvisamente diventata il problema numero uno del Pd. Ma davvero c'è chi pensa che "la questione morale" debba essere la preoccupazione numero uno di un partito e del Paese? Personalmente mi sono andato convincendo che quando la questione morale diventa la principale ossessione del sistema politico è per una ragione molto triste e molto banale: è perché la politica - come arte e capacità di affrontare e risolvere i grandi problemi -è scomparsa dal nostro orizzonte. Siamo alla vigilia di una crisi economica mondiale senza precedenti. C'è perfino chi dice che stiamo entrando in un periodo di tali drammatiche difficoltà che la grande crisi del '29 rischia di apparire oscurata. Non ho i dati - e nessuno li ha - per sostenerlo con sicurezza. Eppure il solo fatto che qualcuno ne parli la dice lunga sulla incertezza con la quale ci dobbiamo confrontare. Possiamo permetterci di perdere di vista le priorità con cui misurarci? Soprattutto se pensiamo di essere alla vigilia di una crisi che vedrà crescere il numero delle famiglie non in grado di arrivare alla fine del mese? La Confindustria, che in parte ha sposato la logica del premier, e cioè che dobbiamo consumare, spendere, vivere come se niente fosse - perché l'ottimismo paga - ci dice che nel primo semestre del 2009 dovremo comunque vedercela con 600 mila posti di lavoro in meno. E che prima del 2010 non c'è speranza di riprendersi dalla recessione che è partita già nell'ultimo trimestre del 2008. In questo scenario, chi governa dovrebbe farsi carico di un solo dovere: dire parole di verità, anche se sgradevoli. E soprattutto affrontare con coraggio le riforme di cui il Paese ha bisogno per resistere e combattere la crisi. C'è bisogno di diversi milioni di euro per fronteggiare la disoccupazione annunciata? Dove andiamo a prenderli? È così folle la proposta di intervenire sulle pensioni delle donne, aumentando - sia pure gradualmente - l'età, in modo da arrivare ai livelli del resto dell'Europa? Certo si tratta di lacrime e sangue. E chi le chiede deve sapersi spiegare. Deve essere credibile. Non deve accontentarsi di vendere sogni. Deve poter offrire in cambio qualcosa di molto serio e valido, come una modernizzazione reale del Paese, facendosi carico di smantellare le rendite di posizione, anche a costo di pagare un prezzo nella raccolta del consenso a breve termine. Ma vi ricordate quando Romano Prodi ci chiese una tassa per poter entrare nell'euro? Ebbene ci fu spiegato che questa scelta si sarebbe tradotta in maggior benessere per tutti. E la stragrande maggioranza degli italiani accettò la scommessa. E quella scommessa l'abbiamo vinta. Che cosa palesemente funziona male in questo nostro Paese? Siamo sicuri che non ci sia bisogno di un intervento coraggioso e radicale nella pubblica amministrazione? E sulla scuola? E c'è qualcuno che può dire che la giustizia così come è gli va bene? Non credo proprio. E per di più se la crisi morde alle caviglie il Paese, l'unico modo per tenere il sistema in piedi è di far fronte ai tanti problemi strutturali che ci portiamo dietro, e che continuiamo a rimandare. Forse che non toccherebbe proprio alla buona politica farsi carico di scelte illuminate e che guardano al domani? Ma chi può parlare di riforma della giustizia se il cittadino medio percepisce che l'obiettivo non è quello di fornirgli un servizio migliore ma semmai quello di fare l'interesse di qualcuno che la giustizia la considera e la vive come un suo problema personale? Si può affrontare la riforma della scuola dando l'impressione che l'unico problema è risparmiare, è tagliare il tagliabile, e non migliorare il servizio ai giovani, anche riducendo la spesa la dove si traduce in spreco di denaro pubblico? L'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la stragrande maggioranza degli italiani è figlia di una cattiva politica. Si traduce in una politica di annunci, tanti, troppi, che tuttavia restano al palo. Con un risultato: indispettire quelli che si sentono chiamati in causa. Dare al cittadino qualunque la sensazione sgradevole di essere preso in giro. E dire che di italiani pronti a fare la loro parte e a dare una mano per far fronte alla crisi, ce ne sarebbero. Questo governo ha davanti poco tempo. Del tempo avuto finora, una parte l'ha consumata in un gioco irresponsabile di dispetti all'opposizione. Non vi sembra infantile e puerile il modo in cui per esempio è stata gestita la vicenda Rai, della commissione di Vigilanza? Nel vuoto della politica, nella mancanza di una strategia chiara e coinvolgente di medio termine, si fa avanti "la questione morale". Che viene usata come arma impropria. Una volta se ne faceva scudo il centrosinistra. Fa riflettere, per esempio, quanto ha scritto qualche tempo fa Emanuele Macaluso, già direttore dell'Unità, un "migliorista" sempre critico nei confronti dell'ex Pci: «La sinistra si è fatta ammaliare dalla sirena del moralismo senza chiedersi perché Berlusconi è così capace di raccogliere consenso, lasciando covare un sentimento paradossale: quello di sostenere che la maggioranza dei cittadini sbaglia, è gaglioffa perché somiglia al Cavaliere. Perché dico io, non ci si pone la questione vera: e cioè che la gente lo vota perché ritiene che la sinistra, così come è, è incapace di risolvere i problemi del Paese»? Macaluso ha ragione. Oggi però, a parti rovesciate, a brandire l'arma della questione morale, per esempio contro il partito democratico, è il centrodestra. Da che pulpito! Anche in questo caso il sospetto è che la questione morale sia usata dal centrodestra come paravento rispetto alla propria incapacità ad affrontare i problemi veri del Paese. È dunque figlia della non politica. Forse che questo vuol dire che "la questione morale" non ci sia? Certo che no, lette anche le ultimissime cronache dal Sud, se si vuole che i cittadini tornino ad avvicinarsi alla politica - magari andando a votare e non astenendosi come in Abruzzo - bisogna che i partiti facciano pulizia dei tangentari e dei corrotti. Ma non è la questione morale la priorità. Il primo dovere di chi chiede i voti per governare è soprattutto un altro: offrire un progetto credibile, coraggioso, innovativo, per la modernizzazione del Paese. Solo in questo caso la crisi che ci aspetta non sarebbe solo una iattura, ma diventerebbe una occasione da sfruttare per emanciparsi dalla politica spettacolo, dalla politica vuota di idee e di capacità propositiva. Carlo Rognoni Dopo la grandinata di avvisi di garanzia e di arresti che ha investito l'Abruzzo, la Basilicata e Napoli, "la questione morale" sembra improvvisamente diventata il problema numero uno del Pd. Ma davvero c'è chi pensa che "la questione morale" debba essere la preoccupazione numero uno di un partito e del Paese? Personalmente mi sono andato convincendo che quando la questione morale diventa la principale ossessione del sistema politico è per una ragione molto triste e molto banale: è perché la politica - come arte e capacità di affrontare e risolvere i grandi problemi -è scomparsa dal nostro orizzonte. Siamo alla vigilia di una crisi economica mondiale senza precedenti. C'è perfino chi dice che stiamo entrando in un periodo di tali drammatiche difficoltà che la grande crisi del '29 rischia di apparire oscurata. Non ho i dati - e nessuno li ha - per sostenerlo con sicurezza. Eppure il solo fatto che qualcuno ne parli la dice lunga sulla incertezza con la quale ci dobbiamo confrontare. Possiamo permetterci di perdere di vista le priorità con cui misurarci? Soprattutto se pensiamo di essere alla vigilia di una crisi che vedrà crescere il numero delle famiglie non in grado di arrivare alla fine del mese? La Confindustria, che in parte ha sposato la logica del premier, e cioè che dobbiamo consumare, spendere, vivere come se niente fosse - perché l'ottimismo paga - ci dice che nel primo semestre del 2009 dovremo comunque vedercela con 600 mila posti di lavoro in meno. E che prima del 2010 non c'è speranza di riprendersi dalla recessione che è partita già nell'ultimo trimestre del 2008. In questo scenario, chi governa dovrebbe farsi carico di un solo dovere: dire parole di verità, anche se sgradevoli. E soprattutto affrontare con coraggio le riforme di cui il Paese ha bisogno per resistere e combattere la crisi. C'è bisogno di diversi milioni di euro per fronteggiare la disoccupazione annunciata? Dove andiamo a prenderli? È così folle la proposta di intervenire sulle pensioni delle donne, aumentando - sia pure gradualmente - l'età, in modo da arrivare ai livelli del resto dell'Europa? Certo si tratta di lacrime e sangue. E chi le chiede deve sapersi spiegare. Deve essere credibile. Non deve accontentarsi di vendere sogni. Deve poter offrire in cambio qualcosa di molto serio e valido, come una modernizzazione reale del Paese, facendosi carico di smantellare le rendite di posizione, anche a costo di pagare un prezzo nella raccolta del consenso a breve termine. Ma vi ricordate quando Romano Prodi ci chiese una tassa per poter entrare nell'euro? Ebbene ci fu spiegato che questa scelta si sarebbe tradotta in maggior benessere per tutti. E la stragrande maggioranza degli italiani accettò la scommessa. E quella scommessa l'abbiamo vinta. Che cosa palesemente funziona male in questo nostro Paese? Siamo sicuri che non ci sia bisogno di un intervento coraggioso e radicale nella pubblica amministrazione? E sulla scuola? E c'è qualcuno che può dire che la giustizia così come è gli va bene? Non credo proprio. E per di più se la crisi morde alle caviglie il Paese, l'unico modo per tenere il sistema in piedi è di far fronte ai tanti problemi strutturali che ci portiamo dietro, e che continuiamo a rimandare. Forse che non toccherebbe proprio alla buona politica farsi carico di scelte illuminate e che guardano al domani? Ma chi può parlare di riforma della giustizia se il cittadino medio percepisce che l'obiettivo non è quello di fornirgli un servizio migliore ma semmai quello di fare l'interesse di qualcuno che la giustizia la considera e la vive come un suo problema personale? Si può affrontare la riforma della scuola dando l'impressione che l'unico problema è risparmiare, è tagliare il tagliabile, e non migliorare il servizio ai giovani, anche riducendo la spesa la dove si traduce in spreco di denaro pubblico? L'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la stragrande maggioranza degli italiani è figlia di una cattiva politica. Si traduce in una politica di annunci, tanti, troppi, che tuttavia restano al palo. Con un risultato: indispettire quelli che si sentono chiamati in causa. Dare al cittadino qualunque la sensazione sgradevole di essere preso in giro. E dire che di italiani pronti a fare la loro parte e a dare una mano per far fronte alla crisi, ce ne sarebbero. Questo governo ha davanti poco tempo. Del tempo avuto finora, una parte l'ha consumata in un gioco irresponsabile di dispetti all'opposizione. Non vi sembra infantile e puerile il modo in cui per esempio è stata gestita la vicenda Rai, della commissione di Vigilanza? Nel vuoto della politica, nella mancanza di una strategia chiara e coinvolgente di medio termine, si fa avanti "la questione morale". Che viene usata come arma impropria. Una volta se ne faceva scudo il centrosinistra. Fa riflettere, per esempio, quanto ha scritto qualche tempo fa Emanuele Macaluso, già direttore dell'Unità, un "migliorista" sempre critico nei confronti dell'ex Pci: «La sinistra si è fatta ammaliare dalla sirena del moralismo senza chiedersi perché Berlusconi è così capace di raccogliere consenso, lasciando covare un sentimento paradossale: quello di sostenere che la maggioranza dei cittadini sbaglia, è gaglioffa perché somiglia al Cavaliere. Perché dico io, non ci si pone la questione vera: e cioè che la gente lo vota perché ritiene che la sinistra, così come è, è incapace di risolvere i problemi del Paese»? Macaluso ha ragione. Oggi però, a parti rovesciate, a brandire l'arma della questione morale, per esempio contro il partito democratico, è il centrodestra. Da che pulpito! Anche in questo caso il sospetto è che la questione morale sia usata dal centrodestra come paravento rispetto alla propria incapacità ad affrontare i problemi veri del Paese. È dunque figlia della non politica. Forse che questo vuol dire che "la questione morale" non ci sia? Certo che no, lette anche le ultimissime cronache dal Sud, se si vuole che i cittadini tornino ad avvicinarsi alla politica - magari andando a votare e non astenendosi come in Abruzzo - bisogna che i partiti facciano pulizia dei tangentari e dei corrotti. Ma non è la questione morale la priorità. Il primo dovere di chi chiede i voti per governare è soprattutto un altro: offrire un progetto credibile, coraggioso, innovativo, per la modernizzazione del Paese. Solo in questo caso la crisi che ci aspetta non sarebbe solo una iattura, ma diventerebbe una occasione da sfruttare per emanciparsi dalla politica spettacolo, dalla politica vuota di idee e di capacità propositiva. 18/12/2008 assenza di progettiL'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la maggioranza degli italiani si traduce in troppi annunci che restano al palo 18/12/2008 via i corrottiSe si vuole che i cittadini tornino ad avvicinarsi alla politica, i partiti devono fare pulizia dei tangentari e dei corrotti 18/12/2008 carlo stagnaro Piuttosto che niente, è meglio piuttosto. Anche con le Province. La campagna per la loro abolizione, che in questi giorni viene cavalcata con grande enfasi dal quotidiano Libero ed è stata rilanciata da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, nasce lontano. Sorge, infatti, dalla mera osservazione della realtà: la provincia non è inutile in sé, ma lo diviene in un contesto istituzionale sovraffollato, dalle circoscrizioni all'Unione europea, su cui insiste da ormai vent'anni un processo riformatore magmatico, incoerente, fatto di passi avanti e salti indietro. Politicamente, cancellare le Province (o qualunque altra istituzione, se è per questo) richiede un sacrificio perché molti esponenti politici, oggi ben piazzati su poltrone presidenziali o di assessorati, o almeno sistemati pro tempore all'opposizione, dovranno essere ricollocati o congedati. Dal punto di vista più generale e meno cinico, non si può pensare semplicemente di disintegrare, dall'oggi al domani, delle strutture a cui comunque, bene o male, le norme in vigore assegnano un ruolo. Occorre ripensare attentamente le loro funzioni, anzitutto, e chiedersi se debbano necessariamente essere mantenute in capo a un ente pubblico o se le si possano, semplicemente, lasciar diradare; e, nel primo caso, a quale livello sia meglio trasferirle, se verso l'alto alle regioni o verso il basso ai comuni. Certo è che le Province, oggi, sono insostenibili: sono centri di spesa senza essere fonti di responsabilità, area di sosta per politici rampanti o anticamera della pensione per chi è a fine carriera. Il merito principale delle polemiche che le hanno investite, allora, è proprio quello di aver costretto il mondo politico, magari sull'onda del rigetto populistico della casta e non di più nobili pulsioni, a porsi il problema dei problemi: che fare? Si possono dare infinite risposte, semplicistiche o arzigogolate. Come Istituto Bruno Leoni, riteniamo che la via da seguire sia quella dell'autorganizzazione, come mostra il volume "Abolire le province", a cura di Silvio Boccalatte, presentato venerdì a Chiavari con Franco Monteverde, Renzo Lusetti (Pd) e Michele Scandroglio (Pdl), autore di una proposta di legge costituzionale sul tema. La questione non è di immediata soluzione, perché al di là di quei poteri che possono essere trasferiti ad altri enti o al mercato, le Province svolgono, in certa misura, un ruolo utile: quello di consentire il coordinamento dei piccoli comuni e la produzione di una serie di servizi che non sarebbe economico fornire in maniera disseminata sul territorio. La domanda, dunque, riguarda principalmente tematiche organizzative nell'offerta di beni pubblici; la nostra risposta è che anche le istituzioni, come la società, dovrebbero farsi liquide. In altre parole, la sfida è effettuare una rivoluzione copernicana: passare da un sistema basato sui soggetti a un sistema centrato sulle funzioni; non conta chi sei, ma cosa fai. A questo scopo, scrive Boccalatte, "si potrebbero delineare forme di accordi funzionali" in virtù dei quali, molto semplicemente, i Comuni formano dei "consorzi" e affidano a essi i compiti che non riescono a svolgere da sé. Il vantaggio sarebbe proprio che tali consorzi potrebbero essere fatti e disfatti, allargarsi o rimpicciolirsi, acquisire nuove competenze o perdere quelle vecchie: potrebbero, cioè, adattarsi al mutare delle condizioni esterne, cosa che oggi nessun soggetto pubblico è in grado di fare (e questo spiega in parte perché il pubblico è meno efficiente del privato). Naturalmente, questa logica può essere ampliata ed estesa: non si applica, cioè, alle sole Province. Perché, dunque, parlare di province e non di altro? È in fondo questo l'interrogativo che, sul Secolo XIX di giovedì, si poneva Dino Cofrancesco, il quale suggeriva di prestare attenzione al rischio che l'abolizione delle province scateni una sorta di reazione centralista da parte delle regioni. Vero. Lo stesso Cofrancesco, in effetti, aggiungeva che si dovrebbe quindi, contestualmente, rimettere in discussione l'istituzione regionale. Vero anche questo. Il punto è, però, che da qualche parte bisogna pur cominciare. L'abolizione delle province, rispetto ad altre proposte di riforma altrettanto utili e desiderabili, ha un vantaggio enorme: gode del supporto dell'opinione pubblica. Le resistenze da sconfiggere sono principalmente di natura politico-corporativa - ma, nella lunga catena di enti inutili o dannosi, le province sono l'anello debole. A differenza di altre riforme, non si tratterebbe di convincere gli elettori, ma di beneficiare del loro consenso: la vera e unica scommessa, qui, è di natura tecnica, e riguarda l'esigenza di non commettere errori pacchiani che costringano a rapide retromarce (un film già visto più volte sugli schermi della politica italiana). Non si vuole fare tutto e subito? Allora si parta dalle province che insistono su città metropolitane, un tema, tra l'altro, su cui sarebbe possibile coagulare una convergenza bipartisan. Le Province sono costosissimi ferrivecchi della politica. La loro principale funzione è quella di autoalimentarsi: forse, è giunto il momento di farle tranquillamente scivolare nell'innocua categoria dell'antiquariato istituzionale. carlo.stagnaro@brunoleoni.it Carlo Stagnaro è direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni 18/12/2008

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che fastidio (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 15 - Altre Che fastidio Che fastidio le sorprese dell'Actv Sono una cittadina del Comune di Marcon, anzi una pendolare e volevo esporre il problema relativo al cambio di orari e percorsi della linea 14 dell'Actv da Marcon per Mestre dal 15 dicembre. Il cambiamento è stato anche deciso insieme all'amministrazione di Marcon (tanto che il sindaco dice che si sposta in macchina). Protesto perché le persone che come me vanno a lavorare tutti i giorni ed è già diventata un'agonia arrivare fino a Mestre, sarebbe opportuno che la cittadinanza sia avvisata e almeno una settimana prima e magari con una segnalazione in ogni fermata mentre l'unica informazione era sul sito di Marcon e solo, dico solo, sulle fermate di viale San Marco: e le restanti? La gente si sogna al lunedì mattina che gli orari sono cambiati? Tenendo presente che sul sito dell'Actv ci sono ancora i vecchi orari, e questa è informazione!. Inoltre, lunedì un percorso, oggi un altro: che l'Actv si vergogni! Io non sarò più loro cliente dal prossimo anno, perché andrò in treno. Nicole Marcon Ignorato dalla Telecom Desidero segnalare il disservizio internet di Telecom a seguito della disdetta di un contratto ad Alice Home TV, stipulato telefonicamente alla fine del mese scorso. Dal 10 dicembre non ho la possibilità di accedere al servizio internet Alice Adsl dalla mia abitazione. Le mie continue sollecitazione al 187 per il ripristino del servizio internet preesistente sono risultate inutili per l'assoluta indifferenza e l'arroganza dei diversi operatori di Telecom Italia che si susseguono nel rispondere alle mie chiamate giornaliere, fornendo risposte evasive e incerte senza attivarsi per richiedere o accelerare l'intervento tecnico per la risoluzione dell'inefficienza alla mia utenza; danno anche l'impressione di essere estranei alla compagnia Telecom Italia per cui lavorano. Un mio fax e una lettera raccomandata urgente al servizio clienti residenziali non hanno avuto finora risposta. La mia esperienza negativa contrasta con la tabella sulla qualità dei servizi Telecom Italia, allegata alla bolletta telefonica, che riporta il tempo di riparazione dei malfunzionamenti completati entro 133 ore in percentuale 95%. Probabilmente sono tra quei 5% di utenti sfortunati che non raggiungono gli obiettivi di qualità dalla compagnia telefonica. Purtroppo conosco altri utenti nella mia stessa situazione. Giovanni Murgia Venezia Quella Mestre che sembra Napoli Molto spesso si legge sui giornali di come la città di Mestre, nell'ultimo decennio, sia diventata virtuosa per quanto riguarda la differenziazione dei rifiuti. In quasi tutte le zone della città si sta arrivando al 50%, risultato impensabile fino a qualche lustro fa. Tuttavia, girando per i vari quartieri si notano delle situazioni di degrado. Nella zona di Favaro, per esempio, in via Monte Celo, si vedono scene molto simili a quelle di Napoli pur essendo nella primissima periferia di Mestre: il non fare la raccolta differenziata è il problema minore perché si possono notare immondizie accatastate a terra vicino ai cassonetti vuoti, ingombranti di ogni tipo lasciati in strada ogni giorno, e si può anche vedere gente che svuota la spazzatura nell'umido per poi recuperare il sacchetto. Ci si domanda quindi: è intelligente sporcare il luogo in cui si abita? E' un problema di educazione? E soprattutto, tutti quegli ispettori ambientali che Veritas dice di aver sguinzagliato nel territorio esistono veramente? Lettera firmata Mestre Così ricordiamo Renato Caruti Nella notte del 15 dicembre ci ha lasciati Renato Caruti, dopo una lunga e invalidante malattia. Vogliamo ricordare tutti un uomo energico, dotato di grande generosità, inventiva e di capacità organizzativa fuori dal comune, che aveva creato dal nulla la Endar: un'impresa per l'organizzazione di congressi ed eventi culturali che da anni dà lustro alla città di Venezia. Da organizzatore di eventi a filantropo mosso dalla volontà di contrastare l'esodo dei veneziani, il passo è stato breve: egli metteva energia e passione in qualunque attività che potesse servire a diffondere un'immagine positiva di Venezia, nel mondo. Negli ultimi anni si era prodigato con ogni mezzo a difendere la città che tanto amava dall'invasione degli speculatori, dagli immobiliaristi di bassa lega e soprattutto da quei veneziani di nome, ma non di fatto, che con continui e impuniti abusi edilizi mettono sempre di più a repentaglio la stessa integrità della città. L'Associazione l'Altra Venezia, nata anche grazie al tuo impegno e alla tua generosità, ha voluto dedicare questo modesto tributo alla tua memoria, caro Renato, per tutto quello che hai fatto per noi e per la tua città. Uomini come te purtroppo non nascono tutti i giorni: speriamo che qualcun altro dopo di te possa seguire, con altrettanta passione, la strada che hai tracciato. Gli amici dell'Associazione L'Altra Venezia Venezia Abolire le Province Questo è il momento Si torna a parlare dell'abolizione delle Province, ma nessuno lo farà: sarebbe tempo di tagliare questa voce pesante dal bilancio del nostro Paese, soprattutto in tempi duri. Lettera firmata Mestre AI LETTORI Siate brevi, per una pubblicazione più veloce e integrale delle vostre lettere.

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Boiardi al lavoro per una lista civica (sezione: Province)

( da "Libertà" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Boiardi al lavoro per una lista civica «I contenuti del programma devono partire da due cardini fondamentali: lavoro e infrastrutture» piacenza - «I punti qualificanti della strategia elettorale del prossimo anno sono lavoro, infrastrutture, occupazione. Guardando al momento di crisi, c'è da correre: lo faremo all'interno di una lista civica, per definire un programma che intercetti le istanze dei cittadini. E da lì si costruirà la coalizione». Scopre le carte, il presidente della Provincia Gianluigi Boiardi, durante il tradizionale scambio di auguri con la stampa piacentina, rispondendo alle domande del direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto. «E' una chiamata a tutti coloro che si riconoscono in un'ossatura valoriale che c'è già - ha detto Boiardi, presente ieri insieme alla sua giunta - ha una sua identità ed è il modello Piacenza. Con il confronto con le forze politiche, si intercetteranno i bisogni veri dei cittadini per definire un programma. Non si può rispondere solo a delle paure, ma promuovere la coesione sociale. La coalizione sarà composta da tutti coloro che si riconoscono in quel modello. Io parto da un'esperienza già fatta: nessuno di noi aveva ricoperto il ruolo di assessore prima, ed abbiamo assolto questo compito con grande impegno». La scomparsa di Caracciolo - Il presidente Boiardi ha aperto l'incontro ricordando la scomparsa «del padre dell'editoria italiana. Un uomo, un italiano, un imprenditore con la schiena diritta. Circostanza che rende triste una giornata che vede la vittoria degli ultimi due ricorsi al Tar per il bando del ponte sul Trebbia». Il dramma dei pendolari - «La nostra diffida a Trenitalia rappresenta un primo passo. La Provincia non si fermerà a questo. Se sarà necessario un supplemento di impegno, non ci tireremo indietro. E' insopportabile che i nostri pendolari siano vittime della cattiva organizzazione dell'azienda. E l'amministratore delegato Mauro Moretti non se la cava dicendo che dobbiamo discuterne con le Regioni». Abolizione delle Province - «Le Province sono utili: prendiamo il nostro caso: l'ente coordina le necessità di 280mila abitanti distribuiti su un territorio molto vasto, con esigenze e necessità diverse. La nostra è un'amministrazione che funziona: investiamo nelle scuole, circa 19 milioni di euro nell'arco di questi anni, grazie al contributo dei nostri dirigenti e funzionari. In primavera procederemo alla risistemazione delle strade che hanno patito il maltempo di questi giorni. Le Province servono anche per dialogare tra loro, come si è visto con la Fondazione Nordovest e la Consulta del Po, per fare sistema e portare a casa risultati importanti, ad esempio in vista di Expo2015». L'impianto a biogas - «Abbiamo avviato un percorso partecipato con la definizione del nostro Ptcp: al suo interno troverà una soluzione anche il tema delle fonti energetiche alternative». L'attività del consiglio - Il presidente del consiglio provinciale Gabriele Gualazzini ne ha ripercorso l'attività. «Nell'ultimo anno abbiamo convocato 24 sedute, per un totale di 90 ore e una percentuale media di presenza che sfiora il 90 per cento. Per non parlare delle sedute e commissione aperte: una modalità di confronto che ci contraddistingue». 18/12/2008

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Abolire le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni (sezione: Province)

( da "Libertà" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Abolire le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni di GIACOMO MORANDI Le ricorrenti proposte di abolizione delle Province, bollate come enti inutili, motivate soprattutto dalla necessità di ridurre la spesa pubblica, non riescono a convincermi. Sarà perché le province italiane, con l'eccezione della decina o poco più di recente costituzione, sono esistite fin da molto prima dell'Unità d'Italia, anche quando erano in parte autonome o addirittura erano veri e propri stati e staterelli. Fin dall'infanzia sono stato abituato a considerare la mia provincia come un'entità geografica, economica, politica, culturale, linguistica a se stante, ben distinta dalle altre entità vicine. Piacenza non è solo la città, ma tutte le sue valli e la pianura circostante gravitano da sempre sul capoluogo e ciò è vero per la quasi totalità delle province italiane. Gran parte delle entità amministrative dello stato hanno uffici e sedi decentrate a livello provinciale: Prefettura, Questura, Comandi dei carabinieri, Agenzie delle Entrate e del Territorio, INPS, ASL e l'elenco è lungo. Anche le aziende private organizzano la loro presenza in modo da servire o appoggiarsi ai territori provinciali. L'Amministrazione Provinciale, come quella comunale, è più vicina ai cittadini di quella regionale, in particolare per noi piacentini che abbiamo sempre avuto poco a che fare con Bologna e gravitavamo e gravitiamo, se mai, più su Milano, ma soltanto perché è una metropoli e offre servizi e lavoro, non perché capoluogo regionale ma in quanto metropoli. Le Province hanno compiti molto importanti e capillari su tutto il territorio di competenza. Il signor Michele Giardino, pur favorevole alla loro abolizione, ne ha elencati molti nel suo recente intervento su "Libertà" e, sinceramente, non vedo come la maggior parte di essi possa essere trasferita a Bologna o, peggio, ai Comuni, la maggior parte dei quali sono di piccole o piccolissime dimensioni. Sarebbe invece proficuo, non solo allo scopo di ridurre la spesa pubblica, accorpare tutti i comuni inferiori ai 10.000 abitanti, molti dei quali, del resto, già sono costretti a consorziarsi per certi servizi, come la Polizia Municipale, le Segreterie, le biblioteche, ridurre il numero dei membri dei Consigli, unificare le comunità montane (una per provincia) e, perché no?, abolire le Prefetture, attuando un vecchio progetto che risale alla nascita della Repubblica Italiana, lasciandole soltanto nei capoluoghi regionali. Per la responsabilità sull'ordine pubblico dovrebbero essere sufficienti, a livello locale, Questura e Carabinieri. Il risparmio sulla spesa pubblica, in questo modo, sarebbe ben superiore. Federalismo (parola di moda anche se pochi ne conoscono il reale contenuto) significa decentramento dei poteri e delle funzioni, non ulteriore accentramento. 18/12/2008

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Un 'no' deciso all'abolizione delle Province (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

FERMO PRIMO PIANO pag. 17 Un ?no? deciso all?abolizione delle Province MOZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO CONSILIARE DELLA LEGA NORD IL GRUPPO consiliare della Lega Nord si esprime con forza contro l?abolizione delle Province e sull?argomento presenta una mozione che sarà discussa proprio in Consiglio, nella seduta di domani sera. Scrive nella mozione Andrea Mandolesi, capogruppo della Lega Nord: «Difendiamo il ruolo e la funzione delle Province, come baluardo non solo di identità, ma anche come veicolo per offrire risposte in tempi brevi ai cittadini». Mandolesi ricorda il ruolo fondamentale delle Province, che si occupano degli edifici scolastici, delle strade, dell?ambiente, curando progetti come ente di coordinamento di un territorio fatto da piccoli comuni: «I cittadini rimarrebbero privi di servizi essenziali e il governo rischia di trovarsi al centro di una discussione che poco ha a che fare con i veri problemi della gente e con una riforma storica come quella del federalismo fiscale, dove le Province sono protagoniste attive». Mandolesi parla di una riorganizzazione dell?ente Provincia, di una ottimizzazione dei servizi: «Restiamo convinti che la provincia di Fermo si farà e la Lega Nord ne sarà uno strenuo difensore politico. Il Consiglio comunale si pronunci contro l?abolizione delle Province e il Sindaco di Fermo faccia tutto quanto in suo potere per difendere il diritto costituzionale del nostro territorio».

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la provincia si può abolire - lino buscemi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina I - Palermo L´intervento La Provincia si può abolire LINO BUSCEMI Nell´ultima campagna elettorale la maggior parte dei partiti (di destra e di sinistra passando per il centro) si erano espressi per l´abolizione dell´ente provincia, ritenuto a ragion veduta inutile e centro di sperpero di danaro pubblico. Passata la «tormenta» della caccia al voto, un po´ tutti, come ormai si usa fare, si sono dati la consegna del silenzio dimenticando promesse e impegni solenni. Recentemente la campagna di stampa di un quotidiano ha in qualche modo riaperto il dibattito. SEGUE A PAGINA XVII

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la provincia si può abolire basta una legge regionale - lino buscemi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina XVII - Palermo LA PROVINCIA SI PUò ABOLIRE BASTA UNA LEGGE REGIONALE LINO BUSCEMI C i sono ostacoli di potere insormontabili e interessi ben consolidati, ma anc he problemi di natura legislativa di non poco conto. La Costituzione, all´articolo 114, afferma che «la Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dallo Stato». Dunque le province hanno un rango costituzionale e ci vuole una legge costituzionale, approvata con una speciale procedura, per abolirle. Vero è che teoricamente i numeri ci sarebbero visto lo «spontaneo» assenso comunque esternato dagli esponenti dei vari raggruppamenti politici. Ma è altrettanto vero che ci sono mugugni di un certo peso (vedi la Lega di Bossi) e il non chiaro orientamento del governo Berlusconi, che legittimamente inducono a far pensare che l´argomento non può essere iscritto all´ordine del giorno malgrado sia alle porte la discussione del disegno di legge sul federalismo. Vedremo come finirà la partita a Roma, una volta che calerà la pressione di quanti, a mio giudizio, hanno sposato una causa che può arrecare solo benefici alle pubbliche finanze ed alla pur necessaria azione di razionalizzazione e semplificazione dell´apparato pubblico. In Sicilia la questione dell´abolizione delle province è sicuramente, dal punto di vista legislativo, molto più semplice anche se bisogna stare attenti al complesso dei contesti in cui si registrano forti resistenze e difese di privilegi assolutamente incompatibili con l´esigenza di risanamento economico e con le precarie condizioni delle pubbliche finanze. L´articolo 15 dello Statuto speciale siciliano, sancisce, senza mezzi termini, che «le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell´ambito della Regione Siciliana». Dalla lettura di tale norma appare fin troppo chiaro che la provincia, in Sicilia, doveva scomparire del tutto fin dal 1946 (anno di promulgazione dello Statuto) e con essa gli organi e gli enti pubblici a essa connessi (primi fra tutti le Prefetture). Purtroppo le cose sono andate diversamente, calpestando una grande intuizione dei padri della autonomia regionale. Le province sono rimaste, fino al 1986 (cioè per quaranta anni!) a loro posto, sia pure sotto la denominazione di "Amministrazioni straordinarie". Poi, proprio nel 1986, con legge regionale numero 9, sono state, dopo una adeguata terapia intensiva, «resuscitate» e battezzate in maniera pasticciata: "Province regionali". In buona sostanza trattasi delle vecchie province con i loro annessi e connessi come avviene nelle altre regioni del Paese. Si è perduta ovviamente una grande occasione riformatrice e si è preferito, per ovvi motivi, tenere in piedi, nell´alveo di un conservatorismo senza eguali, costosi apparati ed una pletora di presidenti, assessori e consiglieri con indennità e gettoni di tutto riguardo per non parlare delle auto blu e di tutti i benefit che leggi e regolamenti assegnano loro. Ora la questione è questa: da Reggio Calabria a Milano, per abolire il carrozzone provincia ci vuole una legge di livello costituzionale, in Sicilia c´è solo bisogno di una normale e ordinarissima legge regionale di soppressione. La giunta regionale, presieduta da Raffaele Lombardo, sulla scia della tonificante azione di soppressione di enti clientelari e di strutture burocratiche superflue (anche con il voto dell´opposizione), ha tutti i titoli per propugnare l´approvazione di una norma che sopprima le nove province regionali siciliane, sia per valorizzare davvero i veri livelli di governo locale che per affrontare la prospettiva federalista all´insegna di un riordino delle strutture territoriali volte a favorire lo sviluppo senza aggravio di spesa, privilegiando rigore e lotta agli sprechi. Sarebbe un segnale politico assai positivo per tutta l´Italia, e riporterebbe, probabilmente, la nostra Regione ai tempi in cui poteva fregiarsi, con orgoglio, di essere laboratorio di idee e di riforme innovative sotto l´impulso di presidenti che godevano di prestigio e credibilità (penso a Piersanti Mattarella) in tutte le sedi decisionali. è sperabile che i piagnistei di coloro che grideranno allo scandalo (dagli addetti ai lavori nei palazzi delle province ai giuristi di comodo), non abbiano il sopravvento e non commuovano più nessuno per bloccare una scelta che può rivelarsi giusta e di alto contenuto riformatore. Purtroppo dieci giorni orsono si è verificato all´Ars un fatto che non lascia presagire nulla di buono. Il presidente dell´antimafia regionale, Lillo Speziale, ha presentato in Commissione affari istituzionali (presieduta da Minardo dell´Mpa) un emendamento soppressivo delle nove province (risparmio previsto un miliardo e 100 milioni di euro). L´emendamento ha ricevuto quattro voti a favore e quattro contrari, ma è stato bocciato perché il voto contrario del presidente della Commissione vale doppio. Ironia della sorte a votare contro sono stato il Pdl e Mpa che nazionalmente si sono espressi per l´abolizione delle province. Malgrado l´incidente di percorso, Speziale è intenzionato a ripresentare l´emendamento in aula nella discussione della legge finanziaria. è auspicabile, dopo un esame di coscienza, che il governo e parlamento regionale non frappongano ostacoli vista la posta in gioco. Se dovessero prevalere tendenze conservatrici, allora la parola non può che passare ai cittadini che potrebbero promuovere la raccolta delle firme necessarie per indire un referendum abrogativo della legge regionale (o parte di essa) numero 9 del 1986. La modernizzazione dell´apparato pubblico, visto i conti in rosso, oggi non è più rinviabile.

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La conversione tardiva di Zanolin Se all'inizio ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

La conversione tardiva di Zanolin Se all'inizio ... La conversionetardivadi ZanolinSe all'inizio dell'intervento che ho letto sul Gazzettino non fosse stato riportato nome e cognome dell'autore, avrei scommesso, almeno riguardo alla parte iniziale dello stesso, che chi scrive era come me di provata fede leghista. Ma purtroppo il nome svelato mi riporta alla triste realtà. Mi spiego, Giovanni Zanolin è da due mandati assessore alle Politiche sociali del Comune di Pordenone, lo stesso Comune che per anni ha spalancato le porte a tutti indistintamente, facendo diventare Pordenone leader nelle classifiche delle città con percentuale più alta di extracomunitari. Zanolin è lo stesso assessore che ironizzava quando la Lega e il sottoscritto prendevano posizione nei confronti di una immigrazione diventata ormai allarme sociale.Lo stesso assessore che si schierava, senza se e senza ma, contro quanti, compreso il sottoscritto, cercavano con i mezzi di cui disponevano di limitare per lo meno gli arrivi. Sempre in prima linea a difendere i diritti dei clandestini chiedendo a voce alta l'abolizione dei Cpt.Negli anni scorsi quando noi della Lega parlavamo di allarme sociale, sicurezza, esplosione abnorme di negozi etnici, tentativi di costruzione di moschee, puntuale, Zanolin e con lui il Suo Sindaco ci accusavano di xnefobia, razzismo, qualunquismo.Oggi, che tutto gli si rivolta contro, crede l'assessore che basti scrivere due righe, peraltro dense di buoni sentimenti che non possono non essere condivisi, su un quotidiano per passare ad altri le proprie colpe. Se siamo in questa situazione lo dobbiamo ad una crisi mondiale epocale, ma se a Pordenone a questo si sommano le richieste di centinaia di extracomunitari, i nomi dei responsabili sono noti. Come mai ad Azzano Decimo questa processione di stranieri non c'è? Se lo chieda Zanolin. Noi i paletti li abbiamo messi molti mesi fa, ben prima della crisi, perchè un buon Amministratore deve prevenire i problemi, non cercare quando si presentano di scaricarli ad altri.Enzo BortolottiSindaco di Azzano DecimoGrazie al sindacoper le pensilineche mancanoOramai le festività di Natale sono alle porte e come consuetudine vengono formulati i migliori auguri a chi ci sta vicino e talvolta con lo scambio di qualche dono utile. Ebbene, vorrei anch'io in tale occasione scambiare con il sindaco di Pordenone e con quant'altri responsabili dei doni preziosi che vengono offerti gentilmente dalla natura fin dai tempi remoti. Si può scegliere tra l'abbronzatura gratuita e integrale che si ottiene, al capolinea di via Oberdan (Autostazione Corriere Fs) durante le belle giornate oppure si può scegliere una doccia rinfrescante durante l'estate o un salutare bagno freddo in pieno inverno. Tutto ciò è possibile grazie alla mancanza di adeguate infrastrutture (pensiline) lungo le «piste» di sosta dei pullman. Mi auguro che il pensiero, del tutto sentito, possa essere apprezzato anche dal destinatario e da coloro i quali tutti i giorni della settimana non vi sostano all'autostazione al contrario di quanti altri che per motivi di lavoro o studio utilizzano i mezzi del trasporto pubblico.Gisberto BeltrameZoppolaGrazieper l'attenzioneai malati terminaliIl 10 agosto la nostra mamma ci ha lasciato. Ancora intenso è in noi il dolore ora però sentiamo l'obbligo di esprimere, attraverso il Gazzettino, i nostri più sinceri ringraziamenti al reparto "Cure Palliative" della casa di cura "San Giorgio" di Pordenone che, dal manifestarsi della malattia per sette mesi, ha seguito mamma giorno per giorno infondendole coraggio e speranza. Grazie dottoressa Loredana Plai, grazie Fabiana, Giusi, Claudia, dottoressa Zanolin e a tutto il persoanle per la professionalità, gentilezza e disponibilità dimostrate. Un grazie, inoltre, all'Hospice dell'ospedale di San Vito. Grazie dottoressa Maria Anna Conte e grazie a tutto il personale per la professionalità e la sensibilità umana che avete dedicato nella cura e nel sostegno degli ultimi giorni della nostra cara mamma. A tutti i medici e gli operatori che quotidianamente si occupano dei malati terminali auguriamo che venga riconosciuta a tutti i livelli l'importanza del loro lavoro.Fernanda PessaLiliana Pessafiglie di Vittoria CaverzanSui rifiutiha ragioneBolzonelloVorrei esprimere la mia opinione su due argomenti:1) spazzature: benché di fede politica diversa, e a malincuore devo ammettere che il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, ha ragione. Non si capisce più niente, e pare, che ad ogni ditta interessa il fatturato (pagato obbligatoriamente dagli utenti, siamo tutti capaci di fare ciò).2) maltempo: a Roma il Tevere non e' straripato. Dei barconi hanno ostruito un ponte. Suddetti barconi - chiatte o come vuol chiamare erano in regola con le varie concessioni comunali, provinciali, regionali, statali, e demaniali? In altre zone manca energia elettrica per 40mila. Mi sembra che non vi sia stato lo stesso tha ripreso vigore la polemica circa l'utilità dell' ente Provincia.Marco PasqualisSesto al ReghenaIl ruolodell'enteprovinciaDa tempo lo Stato delega compiti sempre maggiori ai Sindaci (e dico volutamente Sindaci anzichè Comuni vista la sempre maggiore autonomia di cui i primi cittadini godono); con le loro decisioni i Sindaci naturalmente privilegiano i desideri dei loro concittadini (ed elettori) sottovalutando o ignorando se il loro operato danneggi gli abitanti dei comuni vicini. Cito a puro titolo d'esempio discariche, impianti inquinanti, zone industriali posti al confine del proprio Comune, semafori collocati su strade nazionali a incroci secondari, limiti di velocità inutilmente bassi ecc. Secondo me l'Ente Provincia ha un'utile funzione di consulenza, coordinamento e disciplina di iniziative comunali, compito che non può essere delegato a funzionari regionali troppo distanti fisicamente e concettualmente dalle diverse realtà locali per poter intervenire positivamente, rapidamente ed economicamente. Essa Provincia può anche frenare la tendenza alla creazione di Consorzi o altri Enti fra più Comuni che rischiano di formare ulteriori dispendiose sovrastrutture di cui, qui si, non sentiamo il bisogno.Enrico GladulichRoveredo in Piano

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PROVINCE: IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE. (sezione: Province)

( da "Asca" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

PROVINCE: IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE (ASCA) - Roma, 18 dic - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignita' delle istituzioni e ribadire la necessita' di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. Lo hanno deciso oggi i rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell'Upi, approvando all'unanimita' un ordine del giorno nel qual si ribadisce l'infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessita' di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. ''Pensare di abolire le Province - sostiene il Consiglio Direttivo dell'Upi - sarebbe dannoso e antieconomico. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l'eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema''. ''Basta con la delegittimazione delle Province, con l'attacco al personale politico e con la denigrazione del personale che lavora nelle nostre amministrazioni - ha detto il Presidente dell'Upi, Fabio Melilli - Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere questioni che interessano le comunita' . Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all'intero sistema della rappresentanza democratica che e' a fondamento del nostro Paese''. Rus/mcc/rob (Asca)

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Pena morte/ Assemblea generale Onu rinnova risoluzione (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 18-12-2008)

Argomenti: Province

Roma, 18 dic. (Apcom) - L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 106 voti a favore, 46 contrari e 34 astenuti, il rinnovo della moratoria della pena di morte. "Il nuovo voto delle Nazioni Unite contro la pena di morte conferma l'evoluzione in atto nel mondo e premia la scelta della moratoria come via maestra per porre fine all'aberrante anacronismo di uno Stato che per difendere Abele diventa Caino", ha affermato il segretario dell'associazione radicale "Nessuno tocchi Caino", Sergio D'Elia, commentando l'approvazione della risoluzione pro moratoria, per il secondo anno consecutivo e con un voto ancor più positivo di quello dell'anno scorso. Nel 2007 i sì erano stati 104, i no 54, gli astenuti 29. "Occorre ora evitare", ha continuato D'Elia, "che questo successo sia presto consumato e logorato e, per questo, bisogna raddoppiare gli sforzi per dare applicazione concreta alla richiesta delle Nazioni Unite". A tal fine, ha detto il segretario di Nessuno tocchi Caino "è necessario che il segretario generale dell'Onu si doti di un suo Inviato Speciale che abbia il compito non solo di monitorare la situazione Paese per Paese esigendo che siano innanzitutto aboliti tutti i 'segreti di Stato' sulla pena di morte che sono la causa prima di un maggior numero di esecuzioni nel mondo, ma anche di continuare a persuadere chi ancora la pratica ad adottare la linea, non dell'abolizione immediata, ma della moratoria stabilita dalle Nazioni Unite". Anche la Comunità di Sant'Egidio saluta con soddisfazione il grande passo avanti alle Nazioni Unite segnato dall'approvazione da parte dell'Assemblea generale della nuova risoluzione per una Moratoria Universale della Pena Capitale. "E' un passo avanti verso una cultura della vita e per una giustizia che sempre sa rispettare la vita. Conclude un anno straordinario, che si è aperto con l'abolizione dellapena capitale in Uzbekistan, che ha visto l'abolizione in Burundi e che in questi giorni vede il Togo unirsi al numero dei paesi abolizionisti", si legge in un comunicato della Comunità. Per Sant'Egidio "si conferma un cambiato sentimento del mondo e una nuova soglia, più alta, di rispetto dei diritti umani. La pena capitale resta un residuo del passato, come a lungo sono stati schiavitù e tortura, poi rifiutati dalla coascienza del mondo. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, pur rispettando il diritto di ogni paese a scegliere gli strumenti più adatti per difendere i propri cittadini e per reprimere il crimine ha riaffermato che l'abolizione della pena di morte è un obiettivo per l'intera comunità internazionale, che tocca i diritti umani e che come tale è una questione che riguarda la comunità internazionale".

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