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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!” |
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toARTICOLI DEL 12-18 dicembre 2008
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Articoli
Province (102)
Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la
sinistra, il premier abbassi i toni
( da "Rai
News 24" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle province Silvio Berlusconi spiega che c'è solo un punto "in cui ho difficolta' serie con gli alleati ed è quello delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da Feltri.
Scuola
irriformabile: maestra unica a picco
( da "Blogosfere"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Si veda l'iter dell'abolizione delle province, a parole voluto da tutti (come il federalismo), nei fatti ancora in stallo, come la storia della Bella di Torriglia, che tutti vogliono ma che nessuno se la piglia. Certo c'è il progetto di abolizione presentato alla Camera a fine ottobre, ma insomma.
Poletti,
ok dall'Udc ( da "Corriere delle Alpi"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: giorni fa ha ricordato al presidente della Provincia Reolon di essere stato lui l'ideatore di un referendum provinciale sull'autonomia. Altro capitolo - ma correlato - l'abolizione delle province: «E' importante avere un'idea chiara del futuro che vogliamo. Noi dell'Udc ce l'abbiamo: crediamo che la provincia di Belluno o sarà autonoma, con un riconoscimento della sua specificità,
Province,
Forza Italia convoca Szumski & Co.
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Province, Forza Italia convoca Szumski & Co. Avevano criticato Sernagiotto sull'abolizione degli enti Province da eliminare, scoppia la bufera nel Popolo della Libertà: il direttivo provinciale azzurro ha deciso di convocare i consiglieri provinciali Riccardo Szumski, Guido Marson e Gianfranco Giovine,
Aboliamo
le Province ( da "Arena, L'"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province. I rimanenti 6 milioni di euro potrebbero andare incontro alle innumerevoli difficoltà delle famiglie italiane accogliendo la proposta dell'Udc di erogare 100 euro al mese per il primo figlio e 50 per gli altri. È meglio quindi avere delle Amministrazioni provinciali alla ricerca del potere perduto,
Trancia
la Provincia ( da "Stampa, La"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Buongiorno Trancia la Provincia Massimo Gramellini Aderisco alla campagna di Vittorio Feltri per l'abolizione delle Province. Nessun dibattito rivela l'inanità della politica quanto il comizio infinito sulla morte di quegli enti nobili, ma ormai utili solo a risolvere le caselle orizzontali del cruciverba.
con
la riforma 100 maestri elementari in meno
( da "Centro,
Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Per questo la Cgil chiede l'indizione di un referendum per l'abolizione della legge 169 che reintroduce il maestro unico alle elementari. I PIANI. Entro oggi le Province dovranno presentare alla Regione, su indicazione dei Comuni, il cosiddetto piano di dimensionamento scolastico. Saranno accorpate le scuole con meno di 500 alunni iscritti.
il
record dei dipendenti? e' a grosseto - mario lancisi
( da "Tirreno,
Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Grosseto è la provincia italiana - in percentuale - con il maggior numero di dipendenti: 256 ogni 100mila. Un record denunciato dal quotidiano Libero di Vittorio Feltri, che sta conducendo una battaglia per l'abolizione delle province. Di contro Prato è la provincia toscana più virtuosa perché con 227.
Un
fondo sociale di garanzia per le famiglie più disagiate. E' il regalo che la
Gi... ( da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Anci di attendere l'approvazione della Legge Finanziaria, anche perchè ad oggi non abbiamo ancora certezze sulle entrate garantite agli enti locali dallo Stato, su come il governo intende compensare le minori entrate derivanti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e quali saranno i trasferimenti ordinari ai Comuni».
Scontro
in Forza Italia, consiglieri <ammoniti>
( da "Corriere
del Veneto" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: criticato aspramente la presa di posizione del capogruppo in Regione Remo Sernagiotto per l'abolizione delle Province. Di nuovo caos interno quindi in Forza Italia fra la corrente sacconiana e quella gaviana. Ad accendere le polveri è stato l'appello lanciato da Sernagiotto al presidente del Consiglio per chiedere la chiusura delle amministrazioni provinciali, definite «inutili ».
E
Silvio fa i conti <La Lega mi ha stufato>
( da "Corriere
della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece... ». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato ». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio
Il
Cavaliere all'attacco di magistrati e Murdoch
( da "Corriere
della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: consiglio europeo Berlusconi nega che le critiche della Lega siano spia di un malessere dentro la maggioranza. Lo nega anche facendo riferimento all'abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, che i leghisti non vogliono. Due opinioni diverse non significa contrasto: «Fosse per me le Province potrebbero essere abolite, facendo riassorbire il personale dai Comuni,
Cirilli
si avvicina al Pdl ( da "Tempo, Il"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Eppure Cirilli sposa il referendum per l'abolizione dell'ente Provincia. Al suo posto in Comune ci sarà Manlio Scalzi, 46 anni agente immobiliare, sposato e con due bambini. «Entrò con la voglia di fare bene e mi atterrò alle decisioni del gruppo» ha affermato Scalzi, nipote di Sante Palumbo, un nome storico per la città di Latina.
Province,
enti da abolire? ( da "Opinione, L'"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
parlerà oggi
a Chiavari in un incontro pubblico nelle sale della Società Economica Province,
enti da abolire? di Paolo Della Sala Oggi pomeriggio alle ore 16 e
Penati:
"Vincerò le provinciali"
( da "Affari
Italiani (Online)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province e in special modo di quelle che rientrano nelle aree metropolitane come Milano". Lo ha detto il coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, questa mattina al Pdl point di corso Vittorio Emanuele per presentare l'iniziativa dei gazebo per l'elezione dei delegati al primo congresso nazionale del Pdl,
Penati:
"Vincerò le provinciali" pag.1
( da "Affari
Italiani (Online)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Vediamo se abolire la Provincia" Venerdí 12.12.2008 14:37 Quello dell'abolizione delle province, ha spiegato Podestà, "è un dibattito in corso e aperto. Ci sono delle prese di posizione del presidente del consiglio e altre di Bossi. A noi sembra che, pur avendo in molti la disponibilità a confrontarsi con la sinistra per la provincia di Milano,
Federalismo/
Fiore: Meglio abolire Regioni che Province
( da "Virgilio
Notizie" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: interviene a proposito della questione dell'abolizione delle province, su cui il Premier ha dato parere favorevole, e spiega che "più che sull'abolizione delle province, mi concentrerei sull'abolizione delle Regioni". "Le stesse infatti - spiega - non sono esistite fino agli anni '70 ed il nostro paese funzionava anche meglio.
Il
Cavaliere: <La Lega mi ha stufato>
( da "Corriere.it"
del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece...». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio
Costituzione,
Berlusconi al Colle: non cambio principi fondamentali Carta
( da "Corriere.it"
del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: e in merito alle indiscrezioni su un regolamento di conti tra il premier e il Carroccio circa l'abolizione delle province. «Non c'è niente di niente, nessun problema» nelle relazioni tra Silvio Berlusconi e il leader del Carrocio, ha assicurato il premier. «Sapete bene che dovevate montare la panna su una frase presa così su cui si è ricamato.
La
Provincia spende senza deleghe ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: E sulle tasse invoca aliquote di rischio e status «La Provincia spende senza deleghe» Sernagiotto torna alla carica: assessori e fondi per l'agricoltura, che spreco Sarà perché anche Berlusconi è sbottato, in questi giorni, non celando l'insofferenza per la resistenza leghista all'abolizione delle Province.
Marani:
Possiamo fare la banca dei costruttori
( da "Arena,
L'" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: di alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo.
L'Udc:
no ai nuovismi ipocriti ( da "Libertà"
del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Unione di Centro è favorevole alla abolizione delle Province e a una più razionale ed efficace riorganizzazione delle autonomie locali, finalizzata a un efficiente e partecipato governo delle comunità territoriali. È quanto si legge in una nota dell'Udc a firma del segretario provinciale Pier Paolo Gallini che nella riunione della direzione nazionale dell'
Voto
per le Province, il Pdl nel caos E Veltroni lancia la candidatura Penati
( da "Corriere
della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Aspettiamo prima di capire l'esito del dibattito sulla possibile abolizione delle Province». I vertici lombardi della Pdl frenano sugli sviluppi della corsa per Palazzo Isimbardi, come ribadisce l'europarlamentare Guido Podestà, per altro investito della candidatura alla presidenza dallo stesso Silvio Berlusconi, la scorsa primavera.
<Basta,
aboliamo le Province a costo di rompere con la Lega>
( da "Corriere
del Veneto" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: è un solo punto in cui ho difficoltà serie con gli alleati ed è quello dell'abolizione delle Province. Siamo ancora convinti che sarebbe utile per risparmiare, ma la Lega ha una posizione molto ferma». Al capogruppo veneto sono brillati gli occhi. «Nella prima seduta di gennaio – ha annunciato Sernagiotto sull'onda dell'entusiasmo –
Non
penalizzare ulteriormente la stazione di Fiorenzuola
( da "Libertà"
del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione dal 01/01/09 dell'IC-Pass gratutito (o meglio per il 20% a spese della regione Emilia Romagna e quindi sempre soldi nostri), introdotto come contentino dopo l'abolizione dei treni Interregionali da dicembre 2005 chiunque dovesse per esigenze di studio o di lavoro utilizzare treni Intercity dovrà fare un abbonamento mensile Eurostar-
In
piazza i gazebo della libertà Nasce il futuro del centrodestra
( da "Giornale.it,
Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: che la scorsa primavera hanno avviato una decisiva semplificazione della politica». È invece ancora presto per conosce il nome del candidato di centrodestra alle Provinciali. «Finché non terminerà il dibattito sull'eventuale abolizione delle Province non saremo in grado di indicare un nome», conclude Podestà.
Città
metropolitana, Pdl senza candidato presidente sino al termine del confronto
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: PRIMA di ufficializzare il proprio candidato presidente per la Provincia di Milano, il Pdl attende l?esito del dibattito sulla possibile abolizione delle province. L?ha riferito ieri il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Podestà, nominato direttamente da Silvio Berlusconi sfidante dell?uscente e ricandidato Filippo Penati.
Salvini:
subito il candidato, Podestà e Corsaro non perdano tempo
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province e la conseguente nascita delle città metropolitane in atto all?interno della maggioranza di Governo. Onorevole, non le sembra convincente l?argomentazione di Podestà? «Per niente. La verità è che, a pochi mesi dal congresso costitutivo del Pdl, Forza Italia e An si stanno scannando su tutto il territorio nazionale per la scelta dei candidati alle Amministrative
Marani:
<Possiamo fare la banca dei costruttori>
( da "Arena.it,
L'" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: di alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo.
ATTENZIONE
TERREMOTO A CASORIA ABITANTI PARCO SIE - NAPOLI ATTENZIONE! TERREMOTO A CASO...
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: L'abolizione delle Province Candido Munopano - NAPOLI Si vogliono abolire le Province e risparmiare in tal modo un certo quantitativo di soldi. Sulla validità della proposta si può essere concordi o meno, sulla sua realizzabilità i dubbi sono invece enormi.
Federalismo/
Ronconi: Per realizzarlo bisogna disfare le
( da "Virgilio
Notizie" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: con centri di spesa periferici intoccabili, cerca di mantenere un reticolo clientelare spacciandolo con il federalismo". "Si affianchi al disegno di legge sul federalismo fiscale - conclude Ronconi - un disegno di legge costituzionale per l'abolizione delle province assicurando un iter parlamentare privilegiato".
Riforme/
La Russa: Abolire le province tra cinque anni
( da "Virgilio
Notizie" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e coordinatore nazionale di An, propone di abolire tutte le delle Province tra cinque anni. Nel pieno del dibattito sull'abolizione degli enti provinciali, il ministro La Russa dà la sua ricetta, alla vigilia dell'appuntamento elettorale del 2009: "Le Province non possono essere abolite adesso che si sta per andare a votare -
Bankitalia,
più debiti per i Comuni ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: incertezza arriva delle entrate relative all'abolizione dell'Ici prima casa e il taglio che la Finanziaria ha operato su numerosi fondi: basti pensare alla riduzione di circa un terzo (275 milioni) del fondo per le politiche sociali». Per quanto riguarda il debito in settembre, nel centro-Italia le amministrazion hanno accumulato più debito:
Giustizia,
il Governo insiste per la sua strada
( da "Libertà"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».
federalismo,
legge entro aprile ( da "Mattino di Padova, Il"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Calderoli si è poi dilungato sul tema dell'abolizione delle Province, diventata un tormentone: «Mi sono proprio stufato di sentir chiacchiere a vuoto e balle su questa faccenda. Qui c'è gente che difende le Province inutili che già avrebbero potuto essere abolite, come le città metropolitane, ma che sono ancora in ballo perché, trasversalmente,
c'è
crisi ma si continua a costruire case
( da "Tirreno,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: è crisi ma si continua a costruire case Boom di nuovi appartamenti in provincia: sono cresciuti del 10% in un anno Alcuni sindaci frenano lo sviluppo perché dopo l'abolizione dell'Ici per i Comuni non ci sono più entrate Altri puntano sugli oneri PONTEDERA. Altro che crisi, per l'edilizia. Il mattone tira tira, si continua a costruire più che altrove, in provincia di Pisa.
Il
Pdl: <La Costituzione si può cambiare>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perchè non si può fare «alcune sì e altre no».
Federalismo,
Calderoli: la riforma sia condivisa
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».
<La
Provincia?Argine contro la crisi>
( da "Giorno,
Il (Lodi)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Quindi le Province non sono inutili? «L?ipotesi dell?abolizione delle Province, aldilà dei loro limiti, agita da tempo il dibattito nazionale con venature populiste. Io porto l?esempio lodigiano: credo sia un modello di successo. L?autonomia ci ha emancipato dal rischio dell?
Nuova
strategia del Cavaliere <Stop and go> per le riforme
( da "Resto
del Carlino, Il (Ravenna)" del
14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: continua a fare sul tema dell?abolizione delle province: «Il Carroccio ci prende in contropiede su argomenti demagogici ma in questo campo si dimostra conservatore: la gente vuole eliminarle, e Berlusconi conduce una battaglia popolare ai danni degli alleati», conferma Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera.
Salta
il "banco" sulla divisione della Provincia. Chiediamo ai nostri
assessori -affer... ( da "Messaggero, Il (Marche)"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: caso di abolizione delle Province, i beni e il personale vengano ripartiti ai Comuni. E se noi diamo i beni e il personale ai fermani e poi vengono cancellate le Province? E' una eventualità che vorremmo evitare». «Il Governo -rincara il segretario Gionni- ci metta per iscritto cosa vuole fare su Fermo provincia perché in questo momento siamo noi a trovarci con il cerino in mano.
Muraro
sfida Feltri e Stella Sacconi: <Siano associazioni>
( da "Corriere
del Veneto" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: lanciata ieri dalle colonne de «La Padania», è di Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso. «è ora di smetterla di sparare sul mucchio – attacca Muraro -. Questa storia dell'abolizione delle Province ha davvero stancato: che si facciano le dovute distinzioni, fra chi lavora male e chi lavora bene, come noi».
<Silvio?
Saltati i nervi. Noi trattiamo>
( da "Corriere
della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Ma in questi giorni un altro tema disturba il capo leghista: la campagna per l'abolizione delle Province. Sull'argomento, Bossi torna tranciante: «Chi non vuole le Province mira alla cementificazione. Vuole soltanto avere le mani libere sui piani regolatori. Ma la Lega è una forza di territorio e difenderà il territorio».
NEGLI
USA SI VIVE A CREDITO MA IN EUROPA SI RISPARMIA
( da "Corriere
della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Sono convinto che ci sarebbe un risparmio maggiore dell'abolizione delle province. Oreste Mazzi afror@libero.it Caro Mazzi, I l presidente del Consiglio non è il solo italiano che suggerisce ai suoi connazionali di consumare. In un articolo apparso su La Stampa del 6 dicembre, l'economista Mario Deaglio indirizza lo stesso suggerimento a tutti gli europei.
il
pdl insiste: costituzione da aggiornare
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perchè non si può fare «alcune sì e altre no».
<Il
federalismo ad aprile e dialogo sulle riforme È Berlusconi che lo vuole>
( da "Giornale.it,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Sempre a favore della separazione delle carriere? «Assolutamente necessaria». Passiamo al nodo Province. Si dice sempre che la Lega sia contraria alla loro abolizione. «Bisogna affrontare il tema in maniera seria, con responsabilità, senza facili slogan. Anche perché, ci sono territori in cui la loro presenza serve, in cui hanno un significato.
Giustizia,
Bossi insiste sul dialogo "Napolitano è un uomo saggio"
( da "Repubblica.it"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Che cosa pensa della campagna per l'abolizione delle Province? "È sbagliata. Tra l'altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio". (14 dicembre 2008
Calderoli:
Riforme solo se condivise Ma il Pdl insiste: La Costituzione non è un totem
intoccabile. Il monito di Napolitano non è per noi (
da "Giornale
di Brescia" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».
"napolitano
è un uomo saggio proporrò io una mediazione al pd" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Con tutti i limiti degli accordi politici». Che cosa pensa della campagna per l´abolizione delle Province? «è sbagliata. Tra l´altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio».
Federalismo/
Farinone(Pd): Pdl chiarisca su abolizione
( da "Virgilio
Notizie" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: vicepresidente della Commissione Affari Europei, chiede al Governo "parole di chiarezza" sul federalismo e in particolare sull'abolizione delle province. "La Lega - spiega il deputato Pd - apre al dialogo sul federalismo, ma su temi cruciali, come l'abolizione delle province, serve una parola di chiarezza da parte dell'intero centrodestra.
Il
Pd non vota la divisione dei beni
( da "Corriere
Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: dove si è discusso della necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si esprimerà in maniera chiara sull'abolizione delle Province, così come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal PdL il 28 ottobre scorso, ove si prevede la soppressione delle Province, già in Commissione Affari Costituzionali.
E'
stabile il debito degli Enti locali
( da "Corriere
Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: incertezza delle entrate relative all'abolizione dell'Ici prima casa e il taglio che la legge finanziaria ha operato su numerosi fondi: basti pensare al taglio di circa un terzo, pari a 275 milioni di euro, del fondo per le politiche sociali". Per quanto riguarda il debito in settembre, nel centro-Italia le amministrazioni locali che hanno accumulato più debito,
La
Lega chiede riforme condivise ( da "Corriere Adriatico"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili", tuona Calderoli. E poi, osserva, "ci sono province e province!". "Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province", replica La Russa, perchè non si può fare "alcune sì e altre no".
Si
va verso l'abolizione delle Province?
( da "Quotidiano.it,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Si va verso l'abolizione delle Province? Ascoli Piceno | Sembra che alla Camera l'iter per sopprimere le Province sia partito in modo spedito. A questo punto il Partito Democratico piceno si chiede: "E' giusto proseguire nella divisione della Provincia di Ascoli Piceno?
Il
ministro Calderoli ai sindaci berici: <Il federalismo ha bisogno di voi>
( da "Gazzettino,
Il (Vicenza)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Ieri Roberto Calderoli le ha illustrate a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore, all'incontro sul tema della legge delega sul federalismo. Ma il ministro per la semplificazione ha anche lanciato alcuni messaggi. Il primo, di rassicurazione, al presidente della Provincia Attilio Schneck, allarmato per la ventilata proposta di abolizione degli enti provinciali.
Il
ministro per la Semplificazione normativa Roberto ...
( da "Gazzettino,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: La Lega non si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Dobbiamo fare un'attenta valutazione dei compiti che svolgono e delle loro dimensioni: ci sono realtà che non potrebbero esistere senza la presenza delle Province e realtà dove la Provincia è inutile. In questo caso possono riorganizzarsi come associazioni di sindaci, a costo zero,
Calderoli:
via le Province ma solo quelle inutili Aperture del ministro leghista:
parliamone seriamente senza usare slogan <Quella di Treviso non va sostituita
con la città metropo ( da "Gazzettino, Il"
del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: che ieri nel vicentino ha fatto il punto sulla situazione della riforma con sindaci e amministratori non solo del Carroccio. È la Lega che non si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Parliamone - replica Calderoli -. E affrontiamo la questione con serietà e senza slogan».
La
Russa (An): abolirle tutte tra cinque anni
( da "Gazzettino,
Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolirle tutte tra cinque anni MilanoAbolire tutte le province, non subito ma tra cinque anni. Questa la proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa, coordinatore nazionale di An, in relazione aldibattito in corso sull'abolizione delle province. «È evidente che le province non possono essere abolite adesso che si sta andando a votare.
L'abolizione
dell'Ici non riguarda soltanto l'abitazione ...
( da "Gazzettino,
Il (Belluno)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: all'indomani dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa un elenco degli immobili interessati. Ma è una rarità. Inoltre, il rimando dell'assimilazione alle decisioni comunali se da un lato rispetta l'autonomia impositiva dell'ente locale dall'altro provoca una difformità di trattamento tra comune e comune, anche limitrofi,
Luca
Claudio: <I padovani si sentono delusi>
( da "Gazzettino,
Il (Padova)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Padova provincia libera" per la candidatura a sindaco di Padova o a presidente della Provincia. Ma sono in carica fino al 2011 e non vorrei mollare».Luca Claudio, il vulcanico sindaco di Montegrotto, è stato indicato da una federazione di gruppi che comprendono dai socialisti all'Udeur alla civica di Anna Bettella come uno dei condottieri nella prossima campagna elettorale.
Veltroni
apre al piano per l'auto "Berlusconi non sa gestire la crisi"
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione dell'Ici", ha affermato il segretario del Pd. Giustizia. "Siamo disponibili a creare un tavolo che discutere della riforma della giustizia a favore dei cittadini e delle imprese", ha poi spiegato Veltroni. "Un tavolo - ha sottolineato - che non deve durare sei mesi ma 60 giorni, con la partecipazione di magistrati e avvocati.
Lombardia/
Mattioli: "Penati rende Milano e il Nord più
( da "Virgilio
Notizie" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione degli enti intermedi e la creazione di una grande città metropolitana, molto diverso dai piani conservatrici della Lega, che a tanti proclami non fa seguire fatti". "Sono sicuro - ha concluso Mattioli - che l'esperienza e la capacità di Filippo Penati porteranno a una grande coesione tra le diverse ispirazioni culturali che si riconoscono nel Pd e nei suoi alleati nonché
cordone
rientra nel circondario ( da "Tirreno, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: ha così deciso di rientrare nell'assemblea, presentandosi l'11 alla riunione della prima commissione, chiedendo l'abolizione dei consorzi di bonifica e il passaggio delle loro competenze alle province. Per quanto riguarda la risposta all'interrogazione, sarà data ufficialmente alla prossima assemblea.
pdl:
quasi 1,8 milioni ai gazebo ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: nel mezzo delle città: il Popolo delle libertà è un'esperienza nuova e aperta a tutti i cittadini che ne vogliono far parte». Entrando nell'attualità del dibattito politico, a proposito dell'abolizione delle Province il numero uno del Pirellone ha lanciato la proposta di calcolare l'efficienza di tutte le pubbliche amministrazioni.
assessori
e consiglieri ai raggi x ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: mentre rappresentano un costo enorme per il bilancio dello Stato. Da trent'anni - continua - ci battiamo, anche per via referendaria, per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e abolire le Provincie va in questa direzione». Ora a fianco di questa dichiarazione d'intenti, i Radicali friulani propongono «ai candidati in pectore di tutti gli schieramenti politico l'
Veltroni
sprona Berlusconi Aiuti all'industria dell'auto
( da "Unita,
L'" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: come «ha fatto con Alitalia e con l'assurda abolizione totale dell'Ici». Un governo che spreca denaro e tempo: mesi buttati a parlare di maestro unico e grembiuli, e quel che resta per la scuola sono gli 8 miliardi e mezzo di tagli «contro i quali continueremo a batterci». La censura al governo è irrevocabile.
Campagna
anti Province, ma è giustificata?
( da "Resto
del Carlino, Il (Ascoli)" del
15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: 26 Campagna anti Province, ma è giustificata? IL DIBATTITO MENTRE INFURIANO, in sede locale, le schermaglie in vista delle candidature, monta ancora una volta la campagna nazionale (da destra come da sinistra) per l?abolizione delle Province. E? stato anche presentato un disegno di legge di riforma costituzionale.
Il
Pdl: la Carta va cambiata La Lega insiste sul dialogo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: è una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili », tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province! ». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province », replica La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no».
RIFORME:
ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI PROVINCE.
( da "Asca"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Soffermandosi sulla proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo da essere ancora piu' competitive''.
auto,
anche il pd chiede un piano di aiuti - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione dell´Ici». E c´è la promessa di non fare sconti alla Gelmini: «Ci hanno detto che serviva il maestro unico e adesso è sparito: restano i tagli di otto miliardi contro i quali continueremo a batterci». Ma l´affondo più duro è ovviamente per Berlusconi, il premier che a Pescara ha comprato collane invitando gli italiani a spendere.
POTENZA,
DOMANI CONSIGLIO PROVINCIALE ( da "Basilicanet.it"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Gli ultimi due ordini del giorno sono stati presentati dal consigliere Antonio Caivano (Psdi) sullâ??assegnazione di locali alle Associazioni richiedenti e della consigliera Rosaria Vicino (Pd) sullâ??abolizione del bollo auto e dellâ??Irap. BAS 04
RIFORME:
ZAIA, PRIMA FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI
( da "Virgilio
Notizie" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Soffermandosi sulla proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo da essere ancora piu' competitive''.
Viva
le Province e i provinciali ( da "Giorno, Il (Lodi)"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: 25 Viva le Province e i provinciali l?editoriale LA RUMOROSA campagna che è stata aperta per l?abolizione delle Province è inutile almeno quanto l?ultimo sciopero indetto dalla Cgil al grido di piove (o nevica) governo ladro. E inutilmente rumorosa (...
Penati
punta alla riconferma ( da "Giorno, Il (Lodi)"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: starebbe prendendo tempo in attesa della conclusione del dibattito sulla possibile abolizione delle Province. Lo ha detto lo stesso Podestà precisando che sarebbe prematuro formalizzare una scelta, senza essere certi dello svolgimento delle prossime elezioni. Una posizione definita dal leghista Matteo Salvini «una perdita di tempo» per mascherare le difficoltà a trovare un accordo.
(segue
dalla prima) (...) quanto l'emergenza Tevere, che, anche senza esondazione, ...
( da "Giorno,
Il (Legnano)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione di un ente territoriale che rappresenta la maggioranza degli italiani, giacché la maggioranza non vive nelle metropoli ma in provincia, nelle belle e benestanti città, grandi e piccole, della provincia. Parola antica, avuta in eredità giusto dalla Roma latina, che rappresenta oggi più che mai non solo una tradizione e una realtà ma un?
Scissione
La guerra continua ( da "Corriere Adriatico"
del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: della necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si esprimerà sull'abolizione delle Province, così come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal Pdl il 28 ottobre scorso. E per rafforzare il concetto dello stand by sulla divisione dei beni e del personale della Provincia il il capogruppo del Pd in consiglio provinciale,
Affari
in calo, almeno chiudiamo la domenica
( da "Trentino"
del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Roland Caramelle della Filcams Cgil chiede addirittura l'abolizione delle aperture nei festivi: «La domenica è un giorno di apertura inutile dei negozi, frutto della nostra società consumistica. Anche l'idea di città turistica coi negozi aperti non ha senso: per attrarre turisti le amministrazioni devono inventarsi altri eventi come concerti e spettacoli.
Rifiuti
e ambiente: l'autonomia senza controllo
( da "Trentino"
del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Deriva (anche) dall'abolizione sistematica e progressiva - non certo casuale - di tutte le figure istituzionali "terze" di garanzia: "Poiché siamo autonomi, e bravi, non ne abbiamo bisogno". E' la presunzione il virus dell'autonomia. Allora, via il sovrintendente ai monumenti e al paesaggio (averlo oggi, un professor Rasmo!
<Sui
Comuni italianiuna scure da 500 milioni>
( da "Secolo
XIX, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Le
anticipazioni effettuate dal
NEO
- DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate
( da "Italia
Oggi" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini Ho seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico,
UN
MILIONE e 200 mila euro: questo il 'buco' di bilancio ...
( da "Resto
del Carlino, Il (Ascoli)" del
16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province?. Ma il confronto su questa spaccatura istituzionale vive, in realtà, anche di tutti quei passaggi ormai noti agli addetti ai lavori ma praticamente sconosciuti alla città. Da quel conguaglio che dopo una cura dimagrante è sceso dai venti milioni iniziali ai quindici attuali.
Schifani:
Allo studio la revoca di Villari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: oltre che allo scontro sulla Giustizia, anche all'abolizione delle province e alle modifiche al sistema previdenziale (innalzamento dell'età di pensionamento delle donne) sponsorizzate dal Pdl. Dal partito del premier però smorzano la polemica. «Tutto a posto – assicura Maurizio Gasparri capogruppo del Pdl al Senato –
In
Italia la ripresa devepartire dall'innovazione
( da "Secolo
XIX, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province come enti inutili per poi dichiarare (giovedì scorso a Libero in risposta alla campagna di firme promossa da quel giornale) che non si può fare. Siamo forse in mano a un governo di ingenui che sognano e poi scoprono con il passare del tempo che "non si può fare", che la realtàè dura e punisce "i volonterosi"
non
basta abolire le province - maurizio mistri
( da "Mattino
di Padova, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Prima Pagina NON BASTA ABOLIRE LE PROVINCE MAURIZIO MISTRI Da parte di alcune forze politiche è in atto un pressing perché si giunga all'abolizione delle Province, considerate enti inutili e costosi. L'abolizione delle Province fu proposta da Ugo La Malfa agli inizi degli anni '70 e cioè nel momento in cui si dava vita alle Regioni.
Micheloni
(PdL) sceglie la linea pro-province
( da "Opinione,
L'" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Questo porterebbe una riduzione delle spese. Le Province sono una risorsa per il territorio, poiché necessarie e indispensabili per la riforma delle Amministrazioni Pubbliche attraverso l?abolizione degli enti che creano un costo inutile e forniscono servizi scadenti?.
Nè
mantenute nè abolite le province vanno trasformate
( da "Italia
Oggi" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Indietro Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini NEO - DEM Ho seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico,
Non
passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione ...
( da "Gazzettino,
Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione ... Non passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione delle Province. Ci provò il liberale Luigi Einaudi agli albori della Repubblica; ci riprovò il repubblicano Ugo La Malfa quando furono attuate le Regioni. Se ne parla spesso, l'altro giorno il ministro Calderoli ha detto che non è una priorità e il ministro La Russa che si può fare,
L'abolizione
delle province è una buona idea, ma inutile
( da "Italia
Oggi" del 17-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Indietro L'abolizione delle province è una buona idea, ma inutile I COMMENTI Di Marco Bertoncini IL PUNTO Una novantina di anni fa Giuseppe Prezzolini, nel caustico Codice della vita italiana (per intenderci, quello in cui identificò i «furbi» e i «fessi»), e più precisamente nel capitoletto «Dell'Italia e degli Italiani»,
Marrazzo
incontra le province <Danni superiori ai 50 milioni>
( da "Corriere
della Sera" del 17-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Abbiamo avanzato la richiesta dell'abolizione dell'Ici e la riduzione del reddito agricolo. Ora c'è il problema delle infrastrutture - ha aggiunto - ma la richiesta di "calamità" per il Lazio è rivolta a questa problematica. Nei campi non c'è solo il problema delle coltivazioni: le grandi precipitazioni e alcune esondazioni hanno spazzato via le strade rurali.
Federalismo,
Bossi cerca un sì prima del voto ( da "Giornale.it, Il"
del 17-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: soprattutto finché la Lega non toglie il veto sull'abolizione delle Provincie. Tra gli scettici, infatti, non c'è solo il ministro per gli Affari regionali Fitto, ma pure la pattuglia di An (secondo il sottosegretario Urso è dall'abolizione delle Provincie che «si ricavano le risorse per attuare il federalismo») e molti dei piccoli.
Diecimila
trappole per tordi e cervi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 17-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Presenti anche gli attivisti della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso Sulcis,
Trovate
10 mila trappole per catturare i tordi
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
17-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Presenti anche gli attivisti della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso Sulcis,
Questione
morale figliadella non politica ( da "Secolo XIX, Il"
del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: alle sole Province. Perché, dunque, parlare di province e non di altro? È in fondo questo l'interrogativo che, sul Secolo XIX di giovedì, si poneva Dino Cofrancesco, il quale suggeriva di prestare attenzione al rischio che l'abolizione delle province scateni una sorta di reazione centralista da parte delle regioni.
che
fastidio ( da "Nuova Venezia, La"
del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Gli amici dell'Associazione L'Altra Venezia Venezia Abolire le Province Questo è il momento Si torna a parlare dell'abolizione delle Province, ma nessuno lo farà: sarebbe tempo di tagliare questa voce pesante dal bilancio del nostro Paese, soprattutto in tempi duri.
Boiardi
al lavoro per una lista civica ( da "Libertà"
del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Abolizione delle Province - «Le Province sono utili: prendiamo il nostro caso: l'ente coordina le necessità di 280mila abitanti distribuiti su un territorio molto vasto, con esigenze e necessità diverse. La nostra è un'amministrazione che funziona: investiamo nelle scuole, circa 19 milioni di euro nell'arco di questi anni,
Abolire
le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni
( da "Libertà"
del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Abolire le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni di GIACOMO MORANDI Le ricorrenti proposte di abolizione delle Province, bollate come enti inutili, motivate soprattutto dalla necessità di ridurre la spesa pubblica, non riescono a convincermi. Sarà perché le province italiane, con l'eccezione della decina o poco più di recente costituzione,
Un
'no' deciso all'abolizione delle Province
( da "Resto
del Carlino, Il (Ascoli)" del
18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province MOZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO CONSILIARE DELLA LEGA NORD IL GRUPPO consiliare della Lega Nord si esprime con forza contro l?abolizione delle Province e sull?argomento presenta una mozione che sarà discussa proprio in Consiglio, nella seduta di domani sera.
la
provincia si può abolire - lino buscemi
( da "Repubblica,
La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Pagina I - Palermo L´intervento La Provincia si può abolire LINO BUSCEMI Nell´ultima campagna elettorale la maggior parte dei partiti (di destra e di sinistra passando per il centro) si erano espressi per l´abolizione dell´ente provincia, ritenuto a ragion veduta inutile e centro di sperpero di danaro pubblico.
la
provincia si può abolire basta una legge regionale - lino buscemi
( da "Repubblica,
La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: dell´apparato pubblico. In Sicilia la questione dell´abolizione delle province è sicuramente, dal punto di vista legislativo, molto più semplice anche se bisogna stare attenti al complesso dei contesti in cui si registrano forti resistenze e difese di privilegi assolutamente incompatibili con l´esigenza di risanamento economico e con le precarie condizioni delle pubbliche finanze.
La
conversione tardiva di Zanolin Se all'inizio ...
( da "Gazzettino,
Il (Pordenone)" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Sempre in prima linea a difendere i diritti dei clandestini chiedendo a voce alta l'abolizione dei Cpt.Negli anni scorsi quando noi della Lega parlavamo di allarme sociale, sicurezza, esplosione abnorme di negozi etnici, tentativi di costruzione di moschee, puntuale, Zanolin e con lui il Suo Sindaco ci accusavano di xnefobia, razzismo, qualunquismo.
PROVINCE:
IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE.
( da "Asca"
del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: PROVINCE: IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE (ASCA) - Roma, 18 dic - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini,
Pena
morte/ Assemblea generale Onu rinnova risoluzione
( da "Virgilio
Notizie" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abstract: non dell'abolizione immediata, ma della moratoria stabilita dalle Nazioni Unite". Anche la Comunità di Sant'Egidio saluta con soddisfazione il grande passo avanti alle Nazioni Unite segnato dall'approvazione da parte dell'Assemblea generale della nuova risoluzione per una Moratoria Universale della Pena Capitale.
( da "Rai News 24" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Roma | 11 dicembre
2008 Bossi: sulla giustizia dialogo possibile con la sinistra, il premier abbassi
i toni Umberto Bossi Qualche ostacolo per il federalisno fiscale nelle
commissioni. Le opposizioni hanno cambiato atteggiamento dopo le parole di ieri
di Silvio Berlusconi. Umberto Bossi dice che dopo la riunione di oggi delle tre
commissioni chiamerà il premier. "Berlusconi ora è in Europa e proverò a
chiamarlo per spiegargli che abbiamo qualche difficoltà perché le opposizioni
vogliono evidentemente una correzione del tiro. Lui dirà che lo attaccano ma a
volte bisogna saper mandare giù, saper inghiottire. Non vince -dice Bossi ai
giornalisti- chi attacca di più. A volte il miglior attacco è la difesa".
Berlusconi: la Lega non vuole l'abolizione delle province Silvio Berlusconi spiega che
c'è solo un punto "in cui ho difficolta' serie con gli alleati ed è quello
delle abolizioni delle province". Nonostante la campagna di "Libero" il
presidente del Consiglio, parlando a Bruxelles con i cronisti, riferisce che
non si potrà procedere nella direzione auspicata dal quotidiano diretto da
Feltri. "Siamo - dice il premier - ancora convinti che sarebbe
utile abolire le provincie per risparmiare ma la Lega ha una posizione ferma ed
io non ho il 51%. Devo accettare quello che i miei alleati ritengono che non si
possa fare". Sulla giustizia Berlusconi deve abbassare i toni
"Sì", risponde il leader della Lega ai giornalisti che gli chiedevano
se fossero auspicabile toni più pacati da parte del presidente del Consiglio.
"Le dichiarazioni di Berlusconi sulla giustizia ci mettono in difficoltà
perché possono ritardare il federalismo". D'altronde con il Pd la Lega
aveva "cucito", spiega Bossi, e "avevamo già un accordo"
sul federalismo fiscale. Quindi per la Lega "il dialogo con la sinistra e'
possibile". "Berlusconi e' intelligente, ha già capito". Così ha
risposto il ministro per le Riforme alla domanda se sia necessario un
chiarimento per evitare che il federalismo possa bloccarsi. Sarebbe auspicabile
– ha concluso Bossi - che Berlusconi confermasse che il governo non ha cambiato
indirizzo". La nota del premier: giustizia e federalismo, priorità
assoluta "Il federalismo fiscale e la riforma della giustizia sono due
punti del programma del governo e quindi rappresentano una priorità
indiscussa". Lo sottolinea il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
in una nota letta di fronte alle Commissioni Finanze, Affari costituzionali e
Bilancio del Senato, dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Aldo
Brancher dopo la richiesta da parte delle opposizioni di un chiarimento
politico sulle dichiarazioni di ieri del premier sul dialogo con il
centrosinistra.
( da "Blogosfere" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Dic 0812 Scuola irriformabile:
maestra unica a picco Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 00:38 in
Politica, Scuola Ehm, oggi il governo ha fatto un bel buco nell'acqua. Non
entro nel merito della "Riforma" Gelmini, e specifico che è vero che
fin dall'inizio era già stato previsto l'inserimento della "Maestra
unica" dietro specifica richiesta dei genitori. Mi domando a cosa sono
serviti occupazioni, scioperi e parole a fiumi. Certo ci sarà un maestro
responsabile per ogni classe, ma insomma... Nessuna semplificazione, nessun
risparmio da allocare per le strutture, fatiscenti come la formazione e la
didattica. Evvai con i bambini a scuola per tutta la giornata, a volte (spero
in rari casi) solo per permettere alla famiglia decaduta, più che il guadagno
della sacrosanta pagnotta, una settimana di sci d'inverno e quindici giorni in
Spagna d'estate. Oppure le due auto, da cambiare ogni tre anni, oh yes. E
naturalmente la colf e la baby sitter, che non sia mai che ci si occupi dei
propri figli. Sì, ma tanto il figlio è solo uno, e si romperebbe a stare a casa
da solo con la Play. Mica vanno giù in cortile: lo vieta la legge e la prassi.
Le riforme si fanno o non si fanno. Immagino che anche nel 2010 non succederà
nulla, se nel frattempo si saranno eseguite le solite manovre di "concertazione
sconcertante". Un buon governo non si deve limitare solo ad amministrare
bene (il che -detto di passaggio- sarebbe già ottima cosa, visti gli standard),
ma deve fare riforme serie, profonde, strutturali e culturali. Niente riformicchie,
niente gattopardismi, niente balbettii. Se le riforme sono malfatte, gli
elettori manderanno a casa gli incapaci, comme il faut. I governi devono
riformare ciò che non funziona, e velocemente. Si veda
l'iter dell'abolizione delle province, a parole voluto da tutti (come il federalismo), nei fatti
ancora in stallo, come la storia della Bella di Torriglia, che tutti vogliono
ma che nessuno se la piglia. Certo c'è il progetto di abolizione presentato
alla Camera a fine ottobre, ma insomma... Così come la scuola, arrivano
gli scioperi generali in un periodo in cui governo, sindacati e imprenditori
dovrebbero invece richiedere ai lavoratori di devolvere una giornata al mese di
lavoro gratis (ipotizzo un sabato), per creare un fondo da destinare ai
lavoratori in difficoltà, per migliorare il nostro deficit statale o per mille
altre necessità che sappiamo benissimo. Deliri da periodo ipotetico
dell'irrealtà. La riforma che non c'è ma per la quale ci si è azzuffati per
tutto l'autunno... La scuola eternamente rimandata a settembre. Dell'anno dopo.
I docenti indecenti nel difendere i loro miserelli interessi corporativi, nel
non pretendere di poter migliorare il proprio livello di sapere, nel non
pretendere un miglioramento minimo nell'edilizia scolastica. Gli studenti che
sembrano avere perenni ciucci e biberon in bocca, tutti col troller (ultima
moda), impastati di trasmissioni fatte apposta per ingrassare il loro senso di
giustizia (che c'è, ed è un bene) con stronzate demagogiche utili solo a fini
partitici. Che scuola è una scuola incapace di pretendere un vero pluralismo,
persino nella scelta dei quotidiani di classe, dove impera come ai tempi di
Mussolini solo un giornale, quello di Scalfari? Si regala un anno di tempo alla
scuola superiore per «dare modo alle scuole e alle famiglie di essere
correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli
indirizzi: in particolare sul secondo ciclo si aprirà un confronto con tutti i
soggetti della scuola sull'applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti».
Un anno intero per informarsi? E' cosa vera o una presa per il sedere? In un
anno si può leggere l'Enciclopedia Treccani. In un anno Einstein ha scritto la
Relatività (ipotizzo). In un anno un mio amico si è laureato al MIT di Boston
(vero). Viviamo forse nell'età della pietra? Forse sì, e dalla maestra unica
siamo tornati alla maestra punica.
( da "Corriere delle Alpi" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
VERSO IL TRENTINO
Poletti, ok dall'Udc Da Rin Zanco dice sì alla secessione BELLUNO. L'Udc sta
con Renzo Poletti e la sua idea di un referendum secessionista per tutto il
Bellunese. A dirlo attraverso una nota è il segretario provinciale del partito
Marco Da Rin Zanco. «E' forse l'ultima grande occasione per attirare sulla
nostra provincia le dovute attenzioni del potere centrale. Proprio per questo
riteniamo che non debba essere sentito come motivo di divisione ma che debba
trovare una vasta convergenza: stiamo ragionando per il bene della gente
bellunese e non per il trionfo di una parte». Da Rin giudica «importante»
l'apertura del forzista Maurizio Paniz, che pochi giorni fa
ha ricordato al presidente della Provincia Reolon di essere stato lui
l'ideatore di un referendum provinciale sull'autonomia. Altro capitolo - ma
correlato - l'abolizione delle province: «E' importante avere un'idea chiara del futuro che vogliamo.
Noi dell'Udc ce l'abbiamo: crediamo che la provincia di Belluno o sarà
autonoma, con un riconoscimento della sua specificità, o il gioco non
vale la candela. Tanto vale abolirla, trasferendo le competenze ad altri enti».
Incassa l'appoggio e ringrazia il leader lamonese Renzo Poletti, che ammette:
«Stiamo lavorando al progetto».
( da "Tribuna di Treviso, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Province,
Forza Italia convoca Szumski & Co. Avevano criticato Sernagiotto
sull'abolizione degli enti Province da eliminare, scoppia la bufera nel Popolo
della Libertà: il direttivo provinciale azzurro ha deciso di convocare i
consiglieri provinciali Riccardo Szumski, Guido Marson e Gianfranco Giovine, «rei» di aver contestato il
capogruppo forzista in Regione Remo Sernagiotto. Nella polemica sugli enti
provinciali, Sernagiotto ha ribadito la sua posizione: «Sono enti inutili,
scriverò a Berlusconi perché li elimini quanto prima, come prevede il programma
di Forza Italia, permettendo così allo Stato di avere 16 miliardi di euro a
disposizione per far fronte alla crisi economica». Una uscita contestata da
Szumski & Co, che hanno difeso l'ente. Una polemica consumata sulla stampa
che ha spinto l'ultimo direttivo provinciale a prendere posizione, accentuando
di fatto la frattura, che sembrava sanata, tra gavian-galaniani (Szumski &
co.) e sacconiani (Sernagiotto). A conferma che il direttivo sembra calato da
Marte: è perlopiù composto da gaviani eppure i vertici, in testa il
coordinatore provinciale Annalisa Basso, sono in mano ai sacconiani. Una
situazione di conflitto che certo non può essere digerita da esponenti come
Giampiero Aloisi, coordinatore del capoluogo. Eppure la nota del direttivo
parla chiaro: «La struttura organizzativa provinciale del Popolo della Libertà,
nelle esecuzioni delle direttive decise per il corretto rispetto delle regole
di manifestazione pubblica delle linee di partito, convocherà Szumski, Marson e
Giovine per rimarcare che dichiarazioni confliggenti con le posizioni assunte
con coerenza istituzionale da altri appartenenti al partito non possono più
essere consentite». La miccia è accesa. (a.z.)
( da "Arena, L'" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Venerdì 12 Dicembre
2008 LETTERE Pagina 23 RISPARMI Aboliamo le Province Le Province nel 1960 erano
in numero di 92, molti hanno sentenziato la loro inutilità, addirittura le
amministrazioni regionali sono sorte con quell'intento, poi alterne vicende
politiche hanno prodotto nuove deleghe, anche l'attuale maggioranza di governo,
nel suo programma ha previsto l'abolizione delle Province, oggi sono in numero
di 110 e 25 sono le nuove richieste al vaglio delle commissioni parlamentari.
Sopprimendole, ripartendo le 63mila unità del personale e le competenze alle
dipendenze di altri Enti , il governo avrebbe a disposizione secondo un recente
calcolo di Eurispes, istituto di ricerca , ben 10,6 miliardi di euro all'anno.
Il grave problema della casa popolare con "l'estinzione" delle
Province potrebbe essere risolto, tre miliardi di euro all'anno per dieci anni,
permetterebbero di accendere un mutuo capace di implementare il patrimonio di
edilizia residenziale pubblica di 250mila unità abitative, che aggiunte alle
750mila già esistenti in Italia, risolverebbero la grave carenza di
appartamenti Erp, sarebbero almeno circa 1.000 nuovi appartamenti per Verona,
che metterebbero in movimento, in un periodo di grave crisi economica, almeno
un indotto, quello dell'edilizia e affini, anch'esso in grave sofferenza. Un
secondo piano "Fanfani" a favore delle famiglie che non possono
sostenere affitti pari al 50% e più dello stipendio che percepiscono , la
difficile strada del federalismo fiscale compiuto e non solo annunciato, passa
anche e non solo attraverso l'abolizione delle Province. I
rimanenti 6 milioni di euro potrebbero andare incontro alle innumerevoli
difficoltà delle famiglie italiane accogliendo la proposta dell'Udc di erogare
100 euro al mese per il primo figlio e 50 per gli altri. È meglio quindi avere
delle Amministrazioni provinciali alla ricerca del potere perduto,
distanti dalla gente o 250mila appartamenti erp e un sostegno vero per le
famiglie con figli minori a carico? Giancarlo Frigo VERONA
( da "Stampa, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Buongiorno
Trancia la Provincia Massimo Gramellini Aderisco alla campagna di Vittorio
Feltri per l'abolizione delle Province. Nessun dibattito rivela l'inanità della
politica quanto il comizio infinito sulla morte di quegli enti nobili, ma ormai
utili solo a risolvere le caselle orizzontali del cruciverba. Alla vigilia delle elezioni tutti
i partiti si dichiarano sdegnati e quasi stupiti della loro esistenza. In clima
di processo alla Casta, sembrava questione di giorni. Una sforbiciata alle
centodieci Province il lunedì, una ai mille parlamentari il martedì, e il
mercoledì ci saremmo svegliati in un Paese quasi normale. Sono passati i
lunedì, i martedì e le feste comandate, ma le Province sono sempre lì, mentre
altre spingono per entrare. Persino la Lega, rivoluzionaria per statuto,
allenta i cordoni dell'indignazione quando si tratta di difendere palmo a palmo
le cadreghe padane. Poiché non si è mai visto un tacchino farsi la festa a
Natale, gli unici a poter sprovincializzare l'Italia sono i cittadini.
Basterebbe restituire in bianco la scheda, la prossima volta che si andrà a
votare per il Consiglio provinciale. Purché lo si faccia davvero, e non ci si
produca nel solito numero del bertoldo che si lamenta del potente e poi lo
vota, lo insulta e poi gli chiede un favore. Conosco l'obiezione: con la faccia
tosta che si ritrovano, i politici non toccherebbero le Province neppure se le
schede bianche rasentassero il 50%. Vero, ma se quel 50 diventasse 80, sarebbero
costretti ad abolirle. Conosco anche la seconda obiezione: le farebbero
rinascere subito dopo, cambiandogli il nome in «comunità intercomunali». E
stavolta mi arrendo.
( da "Centro, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 15 - Pescara
Con la riforma 100 maestri elementari in meno Allarme per l'istituto
professionale, potrebbe essere dato in gestione alla Regione In calo anche le
supplenze, accorpate tre presidenze. L'Itis perderà 30 posti Il sindacato punta
a un referendum CHIETI. Cento insegnanti di scuola elementare e quaranta
supplenze in meno sul territorio provinciale a partire dal prossimo anno scolastico.
E ancora tre presidenze accorpate, con tutti i disagi del caso per docenti e
collaboratori, oltre alla perdita di cento cattedre negli istituti industriali.
Queste le previsioni della Cgil scuola che oggi scende in piazza per lo
sciopero generale. La manifestazione di protesta, che coinvolgerà molti altri
comparti, è in programma questa mattina a Lanciano, nucleo delle rivendicazioni
provinciali. Si annuncia numerosa la delegazione di insegnanti, personale Ata e
genitori che si muoveranno dal capoluogo teatino. Anche perché la riforma del
ministro Maria Stella Gelmini e i tagli annunciati nelle amministrazioni
pubbliche dal ministro Renato Brunetta promettono di ridisegnare
l'organizzazione scolastica locale. Che vive una fase di oggettiva difficoltà e
di incertezza. Specie negli istituti tecnici superiori. «Non a caso», afferma
Mariella D'Orsogna, segretario provinciale Cgil scuola, «il termine ultimo per
le iscrizioni è slittato a fine febbraio. La riforma, poi, mette in discussione
diversi ordinamenti di studio come l'istituto d'arte, il professionale e
l'istituto per programmatori». IL MAESTRO UNICO. Il ritorno del maestro unico
alle elementari, sostiene dati alla mano la Cgil, comporterà una drastica
diminuzione delle docenze di ruolo a Chieti e provincia. «Calcoliamo la perdita
in pianta organica di cento insegnanti di scuola elementare. Numeri
significativi», riprende D'Orsogna, «che infliggeranno un colpo mortale alle
aspirazioni della categoria». Le conseguenze negative di questa contrazione di posti
in ruolo graveranno, ovviamente, sui precari della scuola. Emblematiche, in tal
senso, le previsioni della Cgil. «Ci saranno, in media, quaranta supplenze in
meno rispetto a quest'anno nei circoli didattici della provincia. Le
graduatorie resteranno ingessate», dice D'Orsogna, «e il posto di ruolo
diventerà sempre più una chimera». Per questo la Cgil
chiede l'indizione di un referendum per l'abolizione della legge 169 che
reintroduce il maestro unico alle elementari. I PIANI. Entro oggi le Province
dovranno presentare alla Regione, su indicazione dei Comuni, il cosiddetto
piano di dimensionamento scolastico. Saranno accorpate le scuole con meno di
500 alunni iscritti. Gli accorpamenti, al momento, riguarderanno solo le
presidenze. In provincia, secondo la Cgil, scompariranno tre presidenze. A
Chieti la media Ortiz verrà unita alla vicina Mezzanotte mentre c'è un punto
interrogativo per l'istituto d'arte che potrebbe essere accorpato al liceo
classico Vico. «In totale passeremo da
( da "Tirreno, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 13 - Toscana
Il record dei dipendenti? E' a Grosseto Province: anche Massa ai primi posti
d'Italia, la più virtuosa è Prato Il presidente Scheggi spiega il primato
negativo: «E' un territorio grande con molte incombenze impegnative E non ci
sono ditte sufficienti per appaltare i servizi» MARIO LANCISI FIRENZE. Grosseto è la provincia italiana - in percentuale - con il
maggior numero di dipendenti: 256 ogni 100mila. Un record denunciato dal
quotidiano Libero di Vittorio Feltri, che sta conducendo una battaglia per
l'abolizione delle province.
Di contro Prato è la provincia toscana più virtuosa perché con 227.886
abitanti ha 180 dipendenti, ilc he significa 79 impiegati ogni 100mila
abitanti. Come tutte le classifiche anche quella di Libero si presta
sicuramente a rilievi e approssimazioni, però è indicativo che la Toscana non è
poi così snella come spesso i politici si affrettano a evidenziare. Infatti
sono solo due su dieci le province con meno di 100
dipendenti ogni 100mila abitanti: Prato, come si è visto, e Firenze (88). In
testa alla classifica dei troppi dipendenti ci sono, oltre a Grosseto, anche
Siena (203) e Massa Carrara (190). Provincia troppo estesa. Come si difende Lio
Scheggi, presidente della provincia di Grosseto? Con due argomenti. Primo:
«Siamo tra le province più estese della penisola: 4700
kmq. con una densità di 48 abitanti per kmq,
( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Venerdì 12 Dicembre
2008 Chiudi di GIULIA MANCINELLI Un fondo sociale di garanzia per le famiglie
più disagiate. E' il regalo che la Giunta Angeloni si appresta a confezionare
sotto l'albero di Natale anche se i benefici saranno effettivi solo dopo
l'approvazione del bilancio 2009. Il documento economico per la prima volta non
sarà approvato entro la fine dell'anno, rinviando a gennaio la messa a punto
delle voci a corredo dei capitoli di entrata e uscita. Questo in attesa di
conoscere le conseguenze sugli enti locali che arriveranno dalla Finanziaria.
Alcune novità sono però confermate al Messaggero dal sindaco Luana Angeloni.
Dall'apertura di un fondo sociale di garanzia per le famiglie più bisognose al
blocco dell'imposizione fiscale fino a interventi strutturali. «Quest'anno
purtroppo non possiamo approvare il bilancio entro Natale, ma non dipende dalla
nostra volontà», spiega la Angeloni. «Abbiamo aderito all'appello lanciato
dall'Anci di attendere l'approvazione della Legge
Finanziaria, anche perchè ad oggi non abbiamo ancora certezze sulle entrate
garantite agli enti locali dallo Stato, su come il governo intende compensare
le minori entrate derivanti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e quali
saranno i trasferimenti ordinari ai Comuni». Se dalla Finanziaria
discende anche il blocco dell'addizionale Irpef, il Comune di Senigallia ha
scelto comunque di non ritoccare né Tarsu (tassa sui rifiuti) né le tariffe dei
servizi a domanda individuale. «Abbiamo deciso di non aumentare alcun tributo
data la grave situazione di difficoltà economica che le nostre famiglie stanno
attraversando. Il governo centrale ci lascia come uniche leve la tassa sui
rifiuti e le tariffe dei servizi a domanda individuale per far fronte alle
maggiori spese, ma non vogliamo né possiamo gravare sulle imprese e sulle famiglie.
Nonostante tutto, considerati le minore entrate, abbiamo già ben chiare le
linee di intervento entro cui ci muoveremo per continuare a offrire servizi di
qualità ai nostri cittadini». Le politiche sociali e per l'infanzia faranno
forza sull'apertura di un nuovo centro per l'infanzia a Marzocca, cento nuovi
alloggi per l'edilizia residenziale pubblica, l'attivazione dello sportello
Infomadonna e della Consulta comunale degli immigrati, l'apertura di un centro
di aggregazione giovanile a Cesano. L'arte e la cultura faranno perno attorno
alla struttura simbolo della spiaggia di velluto, vale a dire la Rotonda,
confermando per il 2009 i principali eventi come il "Caterraduno" e
il "Summer Jamboree". Per i lavori pubblici e l'urbanistica il
bilancio prevede finanziamenti per il potenziamento del trasporto pubblico
locale, per un nuovo campo da tennis al Vivere Verde, il campo in erba
sintetica alle Saline e all'antistadio a Marzocca, il completamento del
restauro di Palazzetto Baviera. Il 2009 sarà anche l'anno della conclusione dei
lavori al porto e dell'avvio di quelli per la complanare e terza corsia
dell'A14. «Per la prima volta istituiremo un fondo sociale di garanzia per le
nuove povertà. É un atto dovuto alla nostra collettività», prosegue la Angeloni.
«Il comune è l'istituzione più vicina al cittadino e per questo anche in un
periodo di crisi deve potenziare opere e servizi o si va verso la depressione.
Il ruolo delle Province? Hanno acquisito compiti di area vasta dai quali è
difficile prescindere e svolgono un importante ruolo di coordinamento tra i
Comuni e le Regioni. Certamente per le Province è necessaria una
semplificazione che non implica un aumento del loro numero».
( da "Corriere del Veneto" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere del Veneto
- TREVISO - sezione: TREVISO - data: 2008-12-12 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE
Il caso Marson, Giovine e Szumski richiamati all'ordine. E sui comuni di
confine la Lega attacca Galan Scontro in Forza Italia, consiglieri «ammoniti»
TREVISO — «Certe dichiarazioni non possono più essere consentite». Annalisa
Basso, coordinatrice provinciale di Forza Italia, richiama all'ordine i tre
consiglieri provinciali Guido Marson, Gianfranco Giovine e Riccardo Szumski. La
loro «colpa »? Aver criticato aspramente la presa di
posizione del capogruppo in Regione Remo Sernagiotto per l'abolizione delle
Province. Di nuovo caos interno quindi in Forza Italia fra la corrente
sacconiana e quella gaviana. Ad accendere le polveri è stato l'appello lanciato
da Sernagiotto al presidente del Consiglio per chiedere la chiusura delle
amministrazioni provinciali, definite «inutili ». Una proposta che
riemerge periodicamente scatenando accesi dibattiti fra le forze politiche e
che non è per niente piaciuta non solo alla Lega ma neppure ai tre consiglieri
provinciali degli azzurri legati all'asse Galan- Gava. A Silvio Berlusconi, il
capogruppo azzurro in Regione chiede di eliminare tutte le Province e di
mettere in circolo i soldi risparmiati, ben 16 miliardi di euro. Una richiesta
che ha fatto andare su tutte le furie Marson, Giovine e Szumski, che si sono dissociati
dalla presa di posizione di Sernagiotto. «Quello che non è accettabile - hanno
detto è che si voglia strumentalmente attaccare gli enti provinciali quali
esempio di inefficienza quando sono ben altri i livelli che bisognerebbe
tarpare chirurgicamente per ridurre le vere e proprie voragini». Ma ieri, dopo
il botta e risposta, è arrivato il siluro della coordinatrice provinciale,
Annalisa Basso. Poche righe di nota, frasi stringate ma chiarissime. «La
struttura organizzativa provinciale del Popolo della Libertà – scrive Basso -
nel rispetto delle regole di manifestazione pubblica delle linee di partito,
convocherà i consiglieri provinciali Marson, Giovine e Suzmki, per rimarcare
loro che dichiarazioni confliggenti con le posizioni assunte con coerenza istituzionale
da altri appartenenti al partito non possono più essere consentite ». E ieri
scontro a distanza sui comuni di confine tra il senatore leghista Piergiorgio
Stiffoni e il governatore Giancarlo Galan. «L'emendamento di 71 milioni di euro
a favore dei comuni di confine - ha tuonato Stiffoni è solo opera della Lega
Nord al senato. E' vergognoso che in Veneto la Lega debba trattare con
personaggi come il governatore e il suo portabandiera». «Sono all'oscuro della
questione - ha replicato Galan - spero solo ci siano vantaggi reali per i
comuni». Federica Baretti \\ Basso: intollerabili le dichiarazioni dei
consiglieri, confliggono con le linee del partito
( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE E Silvio fa i conti «La Lega mi ha stufato» «L'addio alle Province
è nei patti, quei soldi servono» SEGUE DALLA PRIMA Ecco il motivo per cui
Berlusconi ha brandito il tema della magistratura come un'arma. E non c'è
dubbio che intenda riformarla, ma non è questa oggi la priorità: in cima ai
suoi pensieri c'era e c'è la crisi. La giustizia è stata usata come un
diversivo. Perché il Cavaliere è consapevole che la partita della legislatura
si gioca sull'economia, ruota attorno a quella che Confalonieri ha definito la
«sana dialettica » con Tremonti, e riguarda la linea da adottare per affrontare
l'emergenza. Sostenendo che «non si può dialogare con l'opposizione », il
premier ha voluto spostare l'attenzione dei media dalla crisi, e soprattutto
mettere sull'avviso Bossi. Quando l'ha fatto, nel pomeriggio di mercoledì, si
era già assicurato tre obiettivi: aveva appena sbloccato — dopo un braccio di
ferro durato oltre un mese — i primi 16 mi-liardi da investire nelle
infrastrutture; aveva ottenuto l'aumento «fino a un miliardo almeno» dei fondi
per i lavoratori che dovranno ricorrere alla cassa integrazione; e — cosa
importante — aveva garantito alla Gelmini il via libera per chiudere l'intesa
con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil.
Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla, con i danni che
rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla stabilità del governo.
Una stabilità che Berlusconi misura quotidianamente attraverso il termometro
del consenso. E non è un caso se due giorni fa — annunciando una ripresa negli
indici di gradimento — aveva spiegato il precedente calo nei sondaggi: «Colpa
delle polemiche sull'Iva a Sky, e delle vicende legate alla scuola». La scuola
prometteva di rimanere una minaccia, perciò ha impegnato Gianni Letta per
arrivare al patto con i sindacati, mettendo nel conto che l'opposizione
l'avrebbe criticato e si sarebbe attribuita il successo della vertenza. Ma il
sentiero andava bonificato da quella mina. E l'intesa porta la sua firma. Come
raccontava ieri il leader della Cisl Bonanni, «fino all'ultimo il Tesoro ha
resistito, prima che Berlusconi si imponesse». Si era imposto la mattina
precedente, durante un incontro a tratti molto teso con Tremonti e il titolare
dell'Istruzione. A quell'incontro era seguito un vertice che il premier ha
rivelato durante la presentazione del libro di Vespa: «Ci siamo appena visti
con Tremonti, Scajola e Fitto...». Non ha detto in pubblico quel che ha
spiegato ai suoi collaboratori, e cioè che «la riunione è stata accesa ma
indispensabile ». è stato dopo quel vertice che è andato allo scontro sulla
giustizia con il Pd. Berlusconi ha parlato a Veltroni perché Bossi intendesse.
Lo spiega senza mezzi termini il fedelissimo Valducci: «è tutta una partita
interna. Sembrerà un paradosso ma c'è un motivo se Berlusconi cita i sondaggi,
perché con quelli è costretto a governare. Nel senso che, appena ha avuto un
momento di flessione, hanno cercato di metterlo in difficoltà. Sulla scuola è
stata la Lega, sull'Iva per Sky è stata An. Così, appena si è rilanciato nel
rapporto con l'opinione pubblica, ha voluto farsi sentire». A Bossi che ieri
gli rammentava l'accordo sul federalismo, il premier ha ribattuto ricordandogli
che «l'abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda
il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece... ».
Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato ». Si è stufato
di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della
mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio solo la
social card, che non lo entusiasma. è a caccia di soldi Berlusconi, in vista di
un 2009 che si preannuncia economicamente duro e politicamente importante,
perché incrocerà il test delle Amministrative e il voto per Strasburgo. Certo,
l'economia italiana non è minacciata dai mutui che negli Usa hanno avuto
l'effetto di un ordigno sul sistema, ma può esser minata dal credito al
consumo, che agisce come un cecchino sui singoli cittadini e rischia di spezzare
il meccanismo. Il vertice di mercoledì con Tremonti, Scajola e Fitto è servito
al premier per vederci chiaro: sul piatto ci sono infatti 110 miliardi, tra
fondi europei e fondi per le aree sottoutilizzate. Come verrà spesa questa
montagna di soldi? Ecco la partita della legislatura, non la giustizia.
Francesco Verderami
( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Da Bruxelles «Pm e giudici culo e camicia» Il Cavaliere all'attacco
di magistrati e Murdoch DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES — «Ma quale clima
negativo, il clima con la Lega è fantastico. Bossi parla anche ai suoi
elettori, ci sono anche delle ragioni per certe dichiarazioni, per farsi amare
da chi lo vota. Con Umberto non c'è alcun problema, federalismo e giustizia
andranno di pari passo, come abbiamo sempre detto, c'è accordo su tutto, e
soprattutto fiducia reciproca. Vado ora a fargli una telefonata... ». A margine
del consiglio europeo Berlusconi nega che le critiche della
Lega siano spia di un malessere dentro la maggioranza. Lo nega anche facendo
riferimento all'abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, che
i leghisti non vogliono. Due opinioni diverse non significa contrasto: «Fosse
per me le Province potrebbero essere abolite, facendo riassorbire il personale
dai Comuni, ci sono mille modi, però sapete la posizione del nostro
alleato, pazienza...». Il presidente del Consiglio arriva nella capitale
lasciandosi alle spalle le polemiche sulla giustizia. Torna immediatamente
sull'argomento, prima di entrare al vertice del Ppe, all'ora di pranzo: «Gli
italiani sanno che la riforma è indispensabile. Serve per dare garanzie di un
processo equo, che oggi non c'è». E se le prime cariche dello Stato, dal Colle
al presidente Fini, lo invitano a dialogare con l'opposizione, la risposta è la
stessa dei giorni scorsi: «Anche io vorrei tanto il dialogo, lo avrei voluto,
ma...». Il «ma» del premier è più argomentato che in altre occasioni: «Ditemi
come si può dialogare con chi dice che sei un dittatore, che c'è un regime ed è
colpa tua, che sei Hitler, Videla, il diavolo, un corruttore politico. Voi vi
siedereste al tavolo con chi ha questa opinione? Sarebbe una farsa
inaccettabile. Di Pietro si comporta da eversore». Eppure esiste anche uno
spiraglio, almeno nelle intenzioni: «Se in Parlamento ci fosse la possibilità
di sederci a un tavolo io non pongo ostacoli, va benissimo». Insomma tavolo e
dialogo possono starci, «ma non pensino di coinvolgere direttamente me dopo
avermi insultato, e soprattutto non pensino, con il dialogo, di stravolgere la
nostra idea di riforma ». Berlusconi entra anche nel merito, rimarcando che la
riforma non sarà pronta prima di Natale: «Occorre parlare non di separazione
delle carriere bensì degli ordini: la magistratura non è un potere dello Stato,
bensì un ordine, cosa profondamente diversa». Mentre parla di giustizia il
premier scherza, mostra anche un orologio con sfondo blu e bianco, raffigurato
dentro il volto di Obama: «L'ho portato per far fare due risate ai miei
colleghi». Poi prosegue con l'obiettivo della riforma: «Noi pensiamo di
dividere gli ordini: gli avvocati dell'accusa con gli stessi diritti degli
avvocati della difesa, per avere una reale parità delle parti». E in serata
parlando della riforma ai giovani del Ppe rivela che in Italia «pm e giudici
sono culo e camicia». Sulle intercettazioni, aggiunge il Cavaliere,
«presenteremo un emendamento, per limitarle solo ai reati più gravi». Alla fine
anche una battuta su Rupert Murdock e la vicenda Sky: «è monopolista del
satellite, non ha limiti di pubblicità, è posseduta da un cittadino straniero
che si porta via tutti i soldi e che mi sembra abbia ancora privilegi tali da
poter essere non contento ma supercontento ». L'orologio di Obama Il premier ha
mostrato ai giovani del Ppe a Bruxelles un vistoso orologio sfilato dalla
tasca: fondo blu, stelle bianche per il quadrante e l'immagine di Barack Obama
Marco Galluzzo
( da "Tempo, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
stampa
PoliticaL'esponente della Regione contro i doppi incarichi, si dimette da
consigliere comunale Ma apre al partito unico del centro destra: «E' un grande
contenitore». Feeling con FI Cirilli si avvicina al Pdl Marco Battistini Nella
giornata che sancisce il suo addio al consiglio comunale, Fabrizio Cirilli
sterza decisamente verso il Pdl. Il consigliere regionale ha motivato la
decisione di dimettersi dal Comune, con la scelta di non avere doppi incarichi.
Il suo è un discorso improntato sulla necessità di cambiare il modo di fare
politica. «Rinuncio al mio unico doppio incarico -ha affermato Cirilli- per
dare spazio ad una nuova classe politica. Se quello che facciamo noi con il
nostro gruppo lo facessero anche gli altri si innesterebbe una vera e propria
rivoluzione. Scelgo di stare in consiglio regionale perché mi hanno votato
direttamente gli elettori e perché ritengo che il voto appartenga a loro pur
rispettando le posizioni di chi dice che i voti appartengono al partito». Pur
senza sbilanciarsi, Cirilli nel corso della conferenza stampa di ieri, ha fatto
intendere di guardare con maggiore attenzione al versante di centro-destra.
«Berlusconi ha auspicato un rinnovamento della politica -ha sottolineato il consigliere
regionale indipendente- il Pdl è un grande contenitore, adesso credo sia giunto
il momento di vedere chi è credibile». Sui rapporti fra politica ed affari,
Cirilli ha assunto un atteggiamento imparziale, chiamando in causa anche la
magistratura inquirente. «Se le cose non funzionano è giusto chiedere perchè la
Procura non fa nulla». Nessuna critica a Forza Italia. Il leader de «L'altra
faccia della politica» mantiene buoni rapporti sia con il duo Cusani-Fazzone,
che con Gianfranco Conte. Al tempo stesso, non sono mancate alcune
«frecciatine» nei confronti di An e del consigliere fuoriuscito Rinaldo Di
Fazio. «Tutti i segretari di An che si sono susseguiti in Provincia -ha detto
Cirilli- hanno posto il problema dei doppi incarichi, ma nessuno li ha eliminati.
Di Fazio ? se n'è andato quattro volte...». Di certo il suo movimento si
presenterà alle prossime elezioni provinciali. «Giochiamo a carte scoperte -ha
aggiunto Cirilli- per quanto ci riguarda niente inciuci». Plausibile ancora la
pista che porta alla lista civica. Eppure Cirilli sposa il
referendum per l'abolizione dell'ente Provincia. Al suo posto in Comune ci sarà
Manlio Scalzi, 46 anni agente immobiliare, sposato e con due bambini. «Entrò
con la voglia di fare bene e mi atterrò alle decisioni del gruppo» ha affermato
Scalzi, nipote di Sante Palumbo, un nome storico per la città di Latina.
Scalzi ha una parentela «indiretta» anche con l'assessore ai Trasporti, Felice
Palumbo. Dovrebbe spettare ancora al gruppo di Cirilli, la presidenza della commissione
Trasparenza, lasciata vacante. Il fratello Fabio è in pole per la successione.
( da "Opinione, L'" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Oggi è Ven, 12 Dic
2008 Edizione 268 del 12-12-2008 Se ne parlerà oggi a Chiavari in un incontro
pubblico nelle sale della Società Economica Province, enti da abolire? di Paolo
Della Sala Oggi pomeriggio alle ore 16 e
( da "Affari Italiani (Online)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Provinciali Milano/
Penati: "Ce la farò". Podestà: "Vediamo se abolire la
Provincia" Venerdí 12.12.2008 14:37 IL MANIFESTO DI FILIPPO PENATI
L'intervista di Affari al Presidente della Provincia Sono due gli elementi che
voglio sottolineare. Un tratto fortemente riformista, un tratto fortemente
innovatore. Questo è il mio impegno: Milano deve tornare ad essere un
laboratorio politico... LEGGI TUTTO Dibattito Pd Milano/ Poche idee ma confuse.
La lettera di Maurizio De Caro a Filippo Penati Nicola Licci (Pd) ad Affari:
"Faccio sbarcare Filippo Penati su Facebook" "Milano merita di
tornare a essere la capitale del riformismo. Pensiamo che si debba costruire
una proposta politica del territorio su problemi specifici che, come solitamente
da sempre accade, poi diventano nazionali perché Milano anticipa, nel bene e
nel male; dal fascismo alla Lega a Forza Italia. Siamo impegnati a giocare una
partita difficile, vogliamo costruire un laboratorio politico per un nuovo
riformismo ed è questo che diremo a Veltroni". Così, il presidente della
Provincia, Filippo Penati, ha sinteticamente illustrato il progetto che lo
porterà alla candidatura alle prossime provinciali, previste per il giugno
2009. La candidatura dell'ex sindaco di Sesto sarà ufficialmente presentata dal
segretario nazionale del Partito Democratico, Walter Veltroni, domenica
mattina. Il presidente uscente di palazzo Isimbardi è fiducioso e guarda con
serenità al voto di giugno. "Credo di potercela fare perché in questi
quattro anni e mezzo abbiamo ben lavorato. Abbiamo fatto molto anche innovando,
abbiamo rimesso al centro dell'azione amministrativa i cittadini. C' bisogno di
spingere all'innovazione politica e c'è la necessità di offrire ai milanesi,
dopo 20 anni, una vera proposta politica riformista, realmente riformista, che
spinga fortemente verso una rinascita". "Non ci abbiamo neanche
pensato a prendere la scorciatoia dell'alleanza con la Lega: noi sfidiamo la
Lega, il centrodestra, sui singoli punti". A dirlo è il presidente della
Provincia, Filippo Penati, parlando delle possibili alleanze in vista delle
prossime provinciale a giugno 2009 e confermando che la lista per il
presidente, sarà affiancata da Partito Democratico, Italia dei Valori,
socialisti, verdi e sinistra democratica ma "è una base, se sarà solo così
lo scopriremo solo vivendo". Lo conferma anche Ezio Casati, coordinatore
metropolitano del Pd: "Questa la piattaforma che abbiamo in mente".
"Chiediamo a tutti coloro che aderiranno alle nostre liste di rispettare
il codice etico del Partito Democratico. Chiediamo che gli altri candidati
rispettino gli stessi requisiti dei candidati del Pd. Chiediamo analoga
attenzione nella scelta dei candidati e il rispetto del codice etico".
Filippo Penati, presidente della Provincia, ribadisce l'invito rivolto già ieri
a quanti si schiereranno a sostegno della lista per il presidente in vista
delle prossime provinciali, in calendario per giugno 2009. PODESTA' -
"Credo che in questo momento vi è una riflessione sul fatto di arrivare da
subito all'abolizione delle Province e in special modo di
quelle che rientrano nelle aree metropolitane come Milano". Lo ha detto il
coordinatore regionale di Forza Italia, Guido Podestà, questa mattina al Pdl
point di corso Vittorio Emanuele per presentare l'iniziativa dei gazebo per
l'elezione dei delegati al primo congresso nazionale del Pdl, a chi gli
chiedeva quando ci sarà la scelta del candidato di centrodestra per le elezioni
provinciali di Milano. pagina successiva >>
( da "Affari Italiani (Online)" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Provinciali Milano/
Penati: "Ce la farò". Podestà: "Vediamo se
abolire la Provincia" Venerdí 12.12.2008 14:37 Quello dell'abolizione
delle province, ha spiegato
Podestà, "è un dibattito in corso e aperto. Ci sono delle prese di
posizione del presidente del consiglio e altre di Bossi. A noi sembra che, pur
avendo in molti la disponibilità a confrontarsi con la sinistra per la
provincia di Milano, sia in questo momento prematuro andare a dare
indicazioni di nomi nel momento in cui vi è aperto il dibattito se mantenere o
no le province". "Le province
- ha aggiunto il coordinatore regionale di Forza Italia - hanno una propria
funzione ma si cerca anche di arrivare a una più razionale organizzazione sul
territorio dei momenti di governo e anche a un contenimento della spesa per la
politica. Il significato di riflettere su questo è un significato che non
possiamo considerare positivo". Se ci sono i tempi tecnici per arrivare ad
abolire le province, Podestà ha risposto: "i
tempi sono molto stretti. Però in certi momenti bisogna prendere la palla al
balzo e decidere" CASATI - Il candidato di centrodestra alle provinciali?
"Dovranno scegliere chi perderà le elezioni". A dirlo è Ezio Casati,
segretario metropolitano del partito democratico, in merito all'avversario del
presidente uscente di palazzo Isimbardi, Filippo Penati, di cui sarà ufficializzata
la candidatura alle provinciali del giugno 2009 domenica con il segretario
nazionale del Pd, Walter Veltroni. Il Pd, ha spiegato Casati, "è compatto
nel sostenere Filippo Penati, puntiamo sul buon lavoro fatto dalla Provincia in
questi anni per cittadini, le imprese e nel lavoro di supporto verso i
comuni". < < pagina precedente
( da "Virgilio Notizie" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
Roma, 12 dic.
(Apcom) - Il Segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, interviene
a proposito della questione dell'abolizione delle province, su cui il Premier ha dato parere favorevole, e spiega che
"più che sull'abolizione delle province, mi concentrerei sull'abolizione delle Regioni". "Le
stesse infatti - spiega - non sono esistite fino agli anni '70 ed il nostro
paese funzionava anche meglio. Le province
possono avere una qualche utilità, essendo enti vicini al territorio, mentre le
regioni, oltre ad essere enti astratti, concentrano una grande quantità di
sprechi pubblici e di corruzione. Basti pensare agli svariati casi di
malasanità, dove le Regioni si sono distinte per truffe organizzate e ruberire
ai danni dei cittadini. "
( da "Corriere.it" del 12-12-2008)
Argomenti: Province
il pdl - i nodi E Silvio
fa i conti «La Lega mi ha stufato» «L'addio alle Province è nei patti, quei
soldi servono» L o scontro sulla giustizia è servito a Berlusconi per regolare
i conti nella maggioranza, ristabilire i rapporti di forza e porre un paletto
alla tattica movimentista della Lega, che stava stringendo accordi con il Pd
sul federalismo. Ecco il motivo per cui Berlusconi ha brandito il tema della
magistratura come un'arma. E non c'è dubbio che intenda riformarla, ma non è
questa oggi la priorità: in cima ai suoi pensieri c'era e c'è la crisi. La
giustizia è stata usata come un diversivo. Perché il Cavaliere è consapevole
che la partita della legislatura si gioca sull'economia, ruota attorno a quella
che Confalonieri ha definito la «sana dialettica» con Tremonti, e riguarda la
linea da adottare per affrontare l'emergenza. Sostenendo che «non si può
dialogare con l'opposizione», il premier ha voluto spostare l'attenzione dei
media dalla crisi, e soprattutto mettere sull'avviso Bossi. Quando l'ha fatto,
nel pomeriggio di mercoledì, si era già assicurato tre obiettivi: aveva appena
sbloccato dopo un braccio di ferro durato oltre un mese i primi 16 miliardi da
investire nelle infrastrutture; aveva ottenuto l'aumento «fino a un miliardo
almeno» dei fondi per i lavoratori che dovranno ricorrere alla cassa
integrazione; e cosa importante aveva garantito alla Gelmini il via libera per
chiudere l'intesa con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero
generale della Cgil. Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla,
con i danni che rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla
stabilità del governo. Una stabilità che Berlusconi misura quotidianamente
attraverso il termometro del consenso. E non è un caso se due giorni fa
annunciando una ripresa negli indici di gradimento aveva spiegato il precedente
calo nei sondaggi: «Colpa delle polemiche sull'Iva a Sky, e delle vicende
legate alla scuola». La scuola prometteva di rimanere una minaccia, perciò ha
impegnato Gianni Letta per arrivare al patto con i sindacati, mettendo nel
conto che l'opposizione l'avrebbe criticato e si sarebbe attribuita il successo
della vertenza. Ma il sentiero andava bonificato da quella mina. E l'intesa
porta la sua firma. Come raccontava ieri il leader della Cisl Bonanni, «fino
all'ultimo il Tesoro ha resistito, prima che Berlusconi si imponesse». Si era
imposto la mattina precedente, durante un incontro a tratti molto teso con
Tremonti e il titolare dell'Istruzione. A quell'incontro era seguito un vertice
che il premier ha rivelato durante la presentazione del libro di Vespa: «Ci
siamo appena visti con Tremonti, Scajola e Fitto...». Non ha detto in pubblico
quel che ha spiegato ai suoi collaboratori, e cioè che «la riunione è stata
accesa ma indispensabile». È stato dopo quel vertice che è andato allo scontro
sulla giustizia con il Pd. Berlusconi ha parlato a Veltroni perché Bossi
intendesse. Lo spiega senza mezzi termini il fedelissimo Valducci: «È tutta una
partita interna. Sembrerà un paradosso ma c'è un motivo se Berlusconi cita i
sondaggi, perché con quelli è costretto a governare. Nel senso che, appena ha
avuto un momento di flessione, hanno cercato di metterlo in difficoltà. Sulla
scuola è stata la Lega, sull'Iva per Sky è stata An. Così, appena si è
rilanciato nel rapporto con l'opinione pubblica, ha voluto farsi sentire». A
Bossi che ieri gli rammentava l'accordo sul federalismo, il premier ha
ribattuto ricordandogli che «l'abolizione delle province è parte del mio programma». Da
tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati
potremmo fare molte cose, invece...». Invece la Lega ha sempre risposto picche,
«e io mi sono stufato». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha
dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha
ottenuto in cambio solo la social card, che non lo entusiasma. È a
caccia di soldi Berlusconi, in vista di un 2009 che si preannuncia
economicamente duro e politicamente importante, perché incrocerà il test delle
Amministrative e il voto per Strasburgo. Certo, l'economia italiana non è
minacciata dai mutui che negli Usa hanno avuto l'effetto di un ordigno sul
sistema, ma può esser minata dal credito al consumo, che agisce come un
cecchino sui singoli cittadini e rischia di spezzare il meccanismo. Il vertice
di mercoledì con Tremonti, Scajola e Fitto è servito al premier per vederci
chiaro: sul piatto ci sono infatti 110 miliardi, tra fondi europei e fondi per
le aree sottoutilizzate. Come verrà spesa questa montagna di soldi? Ecco la
partita della legislatura, non la giustizia. Francesco Verderami stampa |
( da "Corriere.it" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
RINVIO DELLA RIFORMA
DELLE sUPERIORI, IL CAVALIERE: «NON è CAMBIATO NULLA» Costituzione, Berlusconi
al Colle: non cambio principi fondamentali Carta Il premier replica al monito
di Napolitano sulla Costituzione. E su Bossi assicura: «Nessun problema» Silvio
Berlusconi (Ansa/Epa) BRUXELLES - È una replica a distanza quella di Silvio
Berlusconi al presidente Napolitano sulle ipotesi di un cambiamento della
Costituzione. Il presidente del Consiglio da Bruxelles ha assicurato che non ha
intenzione di mettere mano ai principi fondamentali della Carta. «Su quelli -
ha detto il premier - non c'è nulla da cambiare. I principi fondamentali sono
riconosciuti e non vogliamo certo cambiarli». «Ci sono altre parti - ha
aggiunto il premier - che non sono fondamentali, ad esempio il Csm non è una
parte fondamentale». In precedenza dal Colle era arrivato il monito sulla
Costituzione e in particolare sugli «immodificabili» i principi fondamentali
della Costituzione. «Con Napolitano - ha però assicurato il premier - ho un
rapporto tranquillo, conviviale ed adesso lo chiamerò per informarlo dei
risultati del Consiglio Europeo». IL RAPPORTO CON BOSSI - A Bruxelles il
Cavaliere è anche tornato sul rapporto con Umberto Bossi all'indomani delle
preoccupazioni espresse dal Senatùr sul federalismo (che lo aveva invitato ad
abbassare i toni sulla riforma della giustizia ed evitare di rallentare il
cammino del federalismo) e in merito alle indiscrezioni su
un regolamento di conti tra il premier e il Carroccio circa l'abolizione delle province. «Non c'è niente di niente,
nessun problema» nelle relazioni tra Silvio Berlusconi e il leader del
Carrocio, ha assicurato il premier. «Sapete bene che dovevate montare la panna
su una frase presa così su cui si è ricamato... non c'è niente di
sostanziale» ha aggiunto Berlusconi rispondendo ai giornalisti che a Bruxelles
domandavano conto al premier dei presunti dissapori con la Lega. SCUOLA - Nel
corso della conferenza stampa tenuta al termine del Consiglio europeo, Berlusconi
ha affrontato tra le altre cose il tema della scuola. «Non è cambiato nulla e
al riguardo ha già parlato il ministro Gelmini. Avevamo sempre fatto
riferimento al cosiddetto maestro prevalente e non al maestro unico» ha detto
il premier difendendo la riforma della scuola presentata dal suo governo e
anche lo slittamento della sua attuazione al 2010. «Non cambia nulla, se una
classe richiede che ci sia un doposcuola dopo l'orario normale, allora ci
saranno i due maestri, uno la mattina e uno il pomeriggio. Se i genitori, per
esempio, non riterranno opportuni ulteriori prolungamenti di orario, allora non
ci sarà il doposcuola. Ma questo non vuol dire assolutamente che il secondo
maestro sarà licenziato» ha aggiunto il premier. In ogni caso «si può sempre migliorare
in corso d'opera» ha voluto sottolineare il Cavaliere. CRISI - Inevitabile un
accenno del presidente del Consiglio alla crisi, con un invito preciso rivolto
agli italiani. «Non è il momento di risparmiare, ma di spendere per evitare che
la crisi diventi troppo profonda nel tempo». Da Bruxelles dunque il premier
ribadisce la necessità di gestire questa fase di crisi con «fiducia» anche da
parte dei cittadini. Per questo chiede di «spendere» per i regali di Natale
anche per evitare che si entri in una «crisi troppo profonda». E per chi vuole
investire «il miglior investimento e il più sicuro restano i titoli di Stato».
stampa |
( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Ennesima bordata:
«Non ce l'ho con Treviso, ma con tutti gli enti: è una grande battaglia del
nostro partito». E sulle tasse invoca aliquote di rischio e
status «La Provincia spende senza deleghe» Sernagiotto torna alla carica:
assessori e fondi per l'agricoltura, che spreco Sarà perché anche Berlusconi è
sbottato, in questi giorni, non celando l'insofferenza per la resistenza
leghista all'abolizione delle Province. O forse perché della battaglia
contro questi enti ne fa una questione politica prioritaria da anni. Fatto sta
che Remo Sernagiotto, il consigliere forzista, è tornato alla carica ieri. Con
un paio di bordate potenti. «A chi difende le Province dico che ad esempio
l'ente non avrebbe alcuna delega sull'agricoltura, eppure continuano a esserci
assessori e fondi stanziati in bilancio...» ha esordito il capogruppo azzurro
in Regione. Fischieranno le orecchie anche a Zaia, che in quel referato ha
cominciato la sua folgorante carriera ora arrivata a palazzo Chigi? Fonti di
via Battisti dicono che ora le spese superano i 500 mila euro l'anno, ma che in
passato fossero più sostanziose (almeno 700 mila lo scorso anno). E un big
della maggioranza fa notare che se si parla di deleghe, la Provincia si occupa
di altri settori ove non ha deleghe. «E solo per venire incontro ai cittadini,
vedi i mutui...» L'imprenditore «pneumatico» di Montebelluna precisa di non
avercela con la giunta, di cui fa parte Forza Italia. «Attenti, queste cose le
dicevo al mio amico Bizzotto quando voleva diventare presidente della provincia
di Bassano, sono sempre stato contrario - puntualizza - l'alleanza con la Lega?
Loro fanno le loro grandi battaglie, noi non dovremmo sostenere le nostre? E'
urgente semplificare la pubblica amministrazione. Si può risparmiare, e mica
solo sulle province, penso a prefetture, questura,
camere di commercio. Se una commissione d' esperti potesse, come nuova
Costituente, riscrivere la seconda parte della Costituzione...» Sernagiotto ne
ha anche per la Regione. Sogna un referendum in cui tutto il Veneto, se fra 2
anni non vede federalismo, possa passare con Bolzano. Senza mezzi termini. E la
candidatura a governatore? «Il primo nome è Galan, certo per lui sarebbe il
quarto mandato, ma se quello è il problema abbiamo altri candiati autorevoli:
Ghedini, Casellati, Scarpa, e non cito Sacconi solo perchè lui sta bene a
Roma». Ultimo fronte le tasse. «Ci vuole una riforma radicale, si devono pagare
in proporzione a rischi del lavoro, conidizioni più o meno usuranti, statura
dell'azienda».
( da "Arena, L'" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Sabato 13 Dicembre
2008 ECONOMIA Pagina 45 EDILIZIA. Assemblea annuale dell'Ance Verona: è crisi e
il presidente lancia l'allarme e una provocazione Marani: «Possiamo fare la
banca dei costruttori» Gli imprenditori edili: «no» a stretta del credito. E al
governo: sgravi fiscali e un piano di opere urbane ANDREA MARANI «Care Banche
ricordatevi che siamo in tanti, e come chiudete i rubinetti voi possiamo anche
noi ritirare le nostre risorse e, perché no, creare da noi la Banca del
Costruttore». Parte in polemica, il discorso del presidente del Collegio
Costruttori Edili - Ance Verona, Andrea Marani, durante l'assemblea annuale
svoltasi ieri a Verona. L'Ance, che nella provincia scaligera conta 400 imprese
aderenti, le quali occupano circa il 40% degli addetti del settore scaligero,
rivela la preoccupazione per la previsione dell'acuirsi della crisi nel 2009.
«I Costruttori sono pronti a reagire», aggiunge Marani, «ma hanno bisogno che
il sistema finanziario li sostenga, che dia fiducia a tutte quelle imprese
oneste che sono ancora una volta pronte ad essere in prima linea per il
rilancio dell'economia della città». Il settore delle costruzioni rappresenta
il 52,6% degli investimenti fissi del Paese, l'11,1% del Pil ed il 27,9%
dell'occupazione industriale, e non può crescere per proprio conto, con le sue
sole forze. Strumento per emergere da questa crisi potrebbe essere, secondo
l'Ance la creazione di un bond nazionale finalizzato alla realizzazione di
opere di piccola media dimensione necessarie all'efficienza del territorio e
delle città. Secondo quanto si apprende l'associazione chiede, inoltre, al
governo di destinare una quota (circa il 10%) delle risorse recentemente
previste per le grandi opere al varo di un piano di opere urbane e territoriali
di connessione e supporto alle grandi opere infrastrutturali. Altra richiesta
formalizzata, tramite l'Ance nazionale, è la revisione di
alcune norme fiscali in particolare il ripristino dell'Iva e non la decadenza
dopo i 4 anni sulle cessioni immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità
degli interessi passivi ottenuti per la realizzazione delle opere,
l'eliminazione del principio del valore normale nella compravendita di immobili
e il poter eseguire direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo.
«Tutte cose logiche e che in Europa si hanno, come pure la revisione prezzi»,
commenta Marani e aggiunge, «vanno anche ridefinite le regole per l'affidamento
delle concessioni ad iniziativa privata che, dopo l'abolizione del diritto di
prelazione, stanno mostrando chiari segnali di difficoltà». «Bisogna puntare
sulle grandi opere, ma non solo» afferma il presidente nazionale Paolo
Buzzetti, «il tessuto imprenditoriale edile è fatto, soprattutto, di piccole
medie imprese, le infrastrutture di certo avvantaggiano il Paese ma non favoriscono
la rinascita economica, non generano nuova occupazione. Chiediamo fortemente al
nostro Governo di appoggiare lo sviluppo anche di lavori più piccoli», conclude
Buzzetti. Tutto però deve partire dal rispetto delle norme dell'edilizia per
arrivare alla regolarità dei cantieri, per fare questo non basta l'iscrizione
alla Camera di Commercio. L'Ance nazionale sta, infatti, elaborando un codice
di comportamento nel quale saranno definite le fattispecie per cui le imprese
coinvolte nell'utilizzo di manodopera in nero, una volta accertati i fatti
illeciti, saranno allontanate dall'associazione. Dal 2007 al 2008 la manodopera
è calata del 10%, anche se la massa salari è aumentata del 3%. «Questo aumento
si è verficato perché da sempre ci battiamo per alzare il livello del monte
ore», spiega Renzo Begalli presidente della cassa edile. «L'obiettivo è di
arrivare a monitorare tutte le imprese della provincia. Stimiamo che su 2650
siano circa 1300 le imprese che denunciano lavoro part-time o un monte di
ore-lavoro non congruente con l'importo delle commesse realizzate. Sono imprese
che fanno concorrenza sleale a chi opera nel rispetto delle norme: come la
maggior parte degli associati di ance Verona», conclude Begalli.
( da "Libertà" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
L'Udc: no ai
nuovismi ipocriti Elezioni, il partito sulle liste. Incarico a Bruno Cassinari
L'Unione di Centro è favorevole alla abolizione delle
Province e a una più razionale ed efficace riorganizzazione delle autonomie
locali, finalizzata a un efficiente e partecipato governo delle comunità
territoriali. È quanto si legge in una nota dell'Udc a firma del segretario
provinciale Pier Paolo Gallini che nella riunione della direzione nazionale
dell'Udc ha chiesto ai vertici del partito di predisporre un disegno di
legge per «ridurre il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori, in
attesa che si crei il necessario consenso politico per arrivare alla abolizione
dell'Ente Provincia». La direzione ha confermato anche «la linea finora seguita
nei confronti del governo che si concretizza in una opposizione costruttiva,
aperta al dialogo, nell'interesse del Paese». Quanto alle alleanze alle
amministrative di giugno, l'Udc ribadisce di essere «interessata a siglare
accordi con formazioni che abbiano progetti compatibili con la specificità
democristiana dell'Udc e con il Ppe». Il segretario Pier Paolo Gallini
sottolinea che «le liste saranno aperte a indipendenti, donne e giovani, senza
scadere in forme ipocrite di nuovismo che spesso sono sostenute da coloro che
amano circondarsi da persone con basso profilo politico». Una considerazione,
quest'ultima, che forse non a caso precede il passaggio del comunicato dedicato
a Bruno Cassinari, politico di lungo corso di recente passato all'Udc dopo
essere stato per anni nella Democrazia cristiana (ha rivestito l'incarico di
assessore alla cultura al Comune di Piacenza) e poi avere aderito a Forza
Italia fino al 2002 quando si è avvicinato al centrosinistra della prima giunta
Reggi. Nei giorni scorsi, informa la nota dell'Udc, Cassinari è stato nominato
coordinatore della segreteria provinciale: si occuperà, tra l'altro, della
presenza politica dell'Unione di Centro nel Comune di Piacenza. Si è provveduto
anche a nominare i referenti locali in alcuni Comuni: a Podenzano Giuliano
Palmieri, a Castelsangiovanni Paolo Bersani, a Gragnano Elena Morganti, a
Vigolzone Luca Moschini, a Caorso Roberto Biselli. 13/12/2008
( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-12-13 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Alle urne Podestà (FI): presto per fare un nome.
Stefania Craxi: sospetta la riabilitazione di mio padre da parte del Pd Voto
per le Province, il Pdl nel caos E Veltroni lancia la candidatura Penati An e
Forza Italia non trovano l'intesa su Milano e Monza. Il rebus Brescia Gli
schieramenti politici si preparano per le elezioni di primavera: dubbi nel
centrodestra e continuità in casa del centrosinistra Il nome per le
provinciali? «Aspettiamo prima di capire l'esito del
dibattito sulla possibile abolizione delle Province». I vertici lombardi della
Pdl frenano sugli sviluppi della corsa per Palazzo Isimbardi, come ribadisce
l'europarlamentare Guido Podestà, per altro investito della candidatura alla
presidenza dallo stesso Silvio Berlusconi, la scorsa primavera. Ma sono
in molti a pensare che, dietro alle spiegazioni ufficiali, ci siano problemi
interni alla coalizione di centrodestra sulla scelta del nome. Non sono
trascorse molte settimane, infatti, da quando An bloccò la corsa di Podestà
prendendo a pretesto il passaggio della consigliera comunale Barbara Ciabò a
Fi. Al di là del casus belli era parsa chiara la volontà di Alleanza Nazionale
di alzare il prezzo sulla vicenda Palazzo Isimbardi, forse anche solo per
rivedere il complesso scacchiere delle candidature delle province
lombarde che la prossima primavera andranno al voto. Oltre a Milano, ad
esempio, c'è da scegliere il candidato per la Provincia di Monza: su questa
piazza punterebbe Alleanza Nazionale, con Roberto Alboni. Ma anche Forza Italia
ha mire espansionistiche sulla città di Teodolinda, con un pool di papabili (il
sottosegretario Paolo Romani, l'assessore Massimo Ponzoni e il vicesindaco
Stefano Carugo). An ha poi come obiettivo la Provincia di Brescia: ma anche qui
deve fare i conti con le aspirazioni di Fi e dell'onorevole Giuseppe Romele.
C'è poi il caso Lega, cui andrebbe la Provincia di Cremona dove però potrebbe
vincere il centrosinistra: meglio quindi puntare su Bergamo (si vota anche per
il sindaco) o su Lecco. Intanto, da oggi nelle piazze della Lombardia, il Pdl
allestirà 1.040 gazebo (20 soltanto nella città di Milano), per la
consultazione popolare con cui sarà scelta una parte dei delegati per il primo
congresso costituente del nuovo partito, nato dalla fusione di Fi e An. Al
voto, che proseguirà anche domenica 14 e il successivo fine settimana, potranno
partecipare, una sola volta, tutti i cittadini, anche quelli non iscritti a Fi
e An, purché residenti della provincia dove compileranno la scheda. Sono invece
fatti i giochi, almeno per la Provincia di Milano, in casa centrosinistra.
Domani il leader del Pd, Walter Veltroni, sarà a Milano a dare il via alla
campagna elettorale del presidente uscente Filippo Penati, per altro al lavoro
per la definizione di una propria lista civica che si allarghi al mondo
riformista e moderato, al popolo delle partite Iva e al ceto medio. In
quest'ottica, è dei giorni scorsi l'elogio di Penati alle giunte riformiste
dell'epoca di Carlo Tognoli e l'invito a distinguere fra le vicende giudiziarie
e la storia politica di Bettino Craxi, che ha «lati positivi da recuperare ».
«Sono contenta — commenta Stefania Craxi, — che ogni tanto si usino parole di
verità parlando di Craxi e della Milano degli anni 80. Aggiungo però che i
riconoscimenti qualche mese prima di un voto insospettiscono..». Elisabetta
Soglio Voto Provincia, si rinnova il governo
( da "Corriere del Veneto" del 13-12-2008)
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Corriere del Veneto -
PADOVA - sezione: REGIONE - data: 2008-12-13 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Politica e sprechi Il capogruppo di Forza Italia in Regione
presenterà un ordine del giorno nel direttivo del partito: «Questa è la linea»
«Basta, aboliamo le Province a costo di rompere con la Lega» L'affondo di
Sernagiotto: vere riforme o falliremo Galvanizzato da Berlusconi, l'azzurro
rilancia: «Non mi aspetto che capisca la base, attendo segnali dai dirigenti,
Zaia e Gobbo su tutti» VENEZIA — Rischia di consumarsi sulle Province il nuovo
strappo fra Pdl e Lega. Anzi, la possibilità di un ennesimo scontro interno al
centrodestra è decisamente concreta, a giudicare dalla beata soddisfazione con
cui Remo Sernagiotto ieri leggeva e rileggeva le dichiarazioni del premier sulla
necessità di sopprimere quegli enti. «Le parole del presidente del Consiglio
rendono splendida questa mia giornata – gongolava il capogruppo dei forzisti in
consiglio regionale – e se il Carroccio non vuole proprio sentirci su questo
fronte, beh sappia che Silvio Berlusconi è in grado di vincere da solo le
prossime elezioni». L'avviso ai naviganti arriva da Treviso, dove Sernagiotto
ha partecipato ad un incontro con Maurizio Sacconi, lui che del ministro del
Welfare (oltre che del responsabile della Pubblica Amministrazione, Renato
Brunetta) rappresenta l'uomo di fiducia in Veneto. E proprio quello trevigiano
è un caso illuminante sulla questione. L'altro giorno il direttivo di Forza
Italia ha infatti richiamato ufficialmente all'ordine, con tanto di contestuale
comunicazione agli organi d'informazione, tre consiglieri provinciali azzurri
(Riccardo Szumski, Guido Marson e Gianfranco Giovine) che avevano criticato la
posizione del leader a Palazzo Ferro Fini. «Niente di grave – ha minimizzato
Sernagiotto – è stato solo ricordato loro che all'unanimità era stato approvato
il divieto di contestare i punti del programma elettorale ». Quel programma di
cui Berlusconi in persona ha citato, come unico cruccio, un preciso paragrafo:
«C'è un solo punto in cui ho difficoltà serie con gli
alleati ed è quello dell'abolizione delle Province. Siamo ancora convinti che
sarebbe utile per risparmiare, ma la Lega ha una posizione molto ferma». Al
capogruppo veneto sono brillati gli occhi. «Nella prima seduta di gennaio – ha
annunciato Sernagiotto sull'onda dell'entusiasmo – chiederò alla
direzione regionale del partito di votare per l'abolizione delle Province, in
nome di un federalismo vero e non di facciata». Probabile altra allusione al
Carroccio, che il forzista definisce «un movimento per il cambiamento che mi
auguro non dirà di no ad una così giusta riforma». Le premesse, in realtà,
sembrano tutt'altro che favorevoli. La cancellazione delle Province
comporterebbe non soltanto la perdita di una notevole quantità di poltrone leghiste
– grazie alle alleanze raggiunte a Treviso come a Verona, a Padova e pure a
Vicenza – ma anche la trasformazione di Venezia, per il Carroccio, in una
centralistica nuova Roma su scala veneta. Senza contare che la Lega ha ancora
il dente avvelenato per i tagli alle comunità montane. «Ma io sono fiducioso –
ha ribadito Sernagiotto – sul fatto che magari non la base, ma sicuramente la
classe dirigente rappresentata da Luca Zaia e Gian Paolo Gobbo, saprà capire
che il Paese sta con Berlusconi. E se c'è qualcosa che disturba Berlusconi, al
punto da spronarlo eventualmente anche a correre da solo senza paura, sono gli
sprechi e i privilegi delle Province». I maligni sospettano che il capogruppo
in parli da rappresentante di un ente che non solo non verrebbe cancellato, ma
uscirebbe addirittura rafforzato dal restyling costituzionale. «Invece vi giuro
– ha detto Sernagiotto – che se fossi un consigliere provinciale voterei contro
me stesso. Facciamo così: aboliamo le Province e poi diamo questo loro nome alle
Regioni, così stiamo tutti contenti. E già che ci siamo, riduciamo pure gli
enti regionali. Al Nord, ad esempio, possono bastarne benissimo tre». Angela
Pederiva Determinato Remo Sernagiotto da tempo è entrato in rotta di collisione
col Carroccio sul tema dell'abolizione delle province.
Una posizione che gli è costata anche alcune critiche dal Pdl
( da "Libertà" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Non penalizzare
ulteriormente la stazione di Fiorenzuola Con l'abolizione
dal 01/01/09 dell'IC-Pass gratutito (o meglio per il 20% a spese della regione
Emilia Romagna e quindi sempre soldi nostri), introdotto come contentino dopo
l'abolizione dei treni Interregionali da dicembre 2005 chiunque dovesse per
esigenze di studio o di lavoro utilizzare treni Intercity dovrà fare un
abbonamento mensile Eurostar-City che costa circa il 50% in più di un
abbonamento ordinario per treni regionali con l'aggiunta del 5% del prezzo di
un abbonamento regionale: senza questo 5% aggiuntivo un abbonato Eurostar-City
non potrà utilizzare un treno di categoria inferiore (cose dell'altro mondo).
Ma il punto dolente soprattutto per i "valdardesi" è che: 1) A
Fiorenzuola ferma un solo Intercity (21.00) 2) Gli Intercity che fermano a
Piacenza, essendo in ritardo, spesso e volentieri anche di soli 5', non
consentono ai pendolari valdardesi di usufruire delle coincidenze per
Fiorenzuola sbandierate nel dicembre 2005, sia da Trenitalia che dalla stessa
Regione Emilia Romagna, per dimostrare, a loro dire, che la stazione di
Fiorenzuola non veniva declassata, di fatto il declassamento della stazione di
Fiorenzuola era già in atto: a) dal dicembre 2005 con l'abolizione degli
Interregionali b) acuito dall'agosto 2007 con l'introduzione dell'orario
part-time della biglietteria (quando non completamente chiusa) c) ora si
aggrava anche per quel che riguarda i notevoli maggiori costi che i pendolari
valdardesi dovranno subire per poter usufruire dello stesso numero di treni del
2005 (più lenti!), che tuttavia non fermano alla stazione di Fiorenzuola. Noi
pensiamo e denunciamo da tempo che questo sia solo l'inizio, perchè con la
progressiva chiusura della biglietteria ci sarà anche una ulteriore e
progressiva diminuzione dei treni che si fermeranno, fino a diventare né più né
meno come le stazioni di Alseno o di Pontenure. Chiediamo ancora una volta la
massima attenzione da parte dei politici di tutta la Valdarda, del comune di
Piacenza, di Fiorenzuola, della Provincia e della Regione affinchè non si
penalizzi ulteriormente un bacino d'utenza di circa 70.000 abitanti, e che in
tutta la provincia di Piacenza non rimanga una sola stazione cioè quella di
Piacenza. Chiediamo che tutte le forze politiche locali si facciano carico di
questa responsabilità, che tutti i parlamentari piacentini sentano la necessità
e l'obbligo morale nei confronti dei loro elettori di risolvere positivamente
quello che sarebbe per tutta la Valdarda un pericoloso ed inesorabile
isolamento anche culturale, con grave danno soprattutto alle future generazioni
che verrebbero a trovarsi in condizioni di palese inferiorità rispetto ai
coetanei della città. Associazioni Pendolari Valdarda 13/12/2008
( da "Giornale.it, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
n. 298 del
2008-12-13 pagina
( da "Giorno, Il (Milano)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
MILANO ATTUALITA'
pag. 6 Città metropolitana, Pdl senza candidato presidente sino al termine del
confronto ? MILANO ? PRIMA di ufficializzare il proprio candidato presidente
per la Provincia di Milano, il Pdl attende l?esito del dibattito sulla
possibile abolizione delle province. L?ha riferito
ieri il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Podestà, nominato
direttamente da Silvio Berlusconi sfidante dell?uscente e ricandidato Filippo
Penati. C?è un dibattito in corso sul tema dell?eventuale abolizione delle
Province - ha affermato, infatti, Podestà comparendo insieme con il parigrado
di An Massimo Corsaro alla presentazione delle consultazioni cittadine in
Lombardia per scegliere i delegati del primo congresso del Popolo delle libertà
-. Attendiamo, quindi, che a livelli più alti maturi una definizione della
questione». Per Podestà risulta, dunque, «prematuro» indicare ora un candidato
presidente visto che nella coalizione di Governo si è aperto un confronto sulla
cancellazione delle Province e sulla costituzione della città metropolitana.
«MOLTI DI NOI, io per primo, siamo disponibili ad assumerci la responsabilità
di correre alle Provinciali - ha aggiunto Podestà -. Ma per il momento è
prematuro indicare un nome. Il coordinatore regionale di Forza Italia non ha
nascosto, comunque, che i tempi per l?abolizione delle Province prima della
chiamata alle urne prevista per il giugno 2009 siano serrati. «I tempi sono
stretti - ha scandito Podestà - ma, in ben determinati momenti storici, occorre
prendere la palla al balzo e decidere». PER QUANTO riguarda, invece, la scelta
dei delegati per il congresso costitutivo del Pdl, si apriranno oggi e nei
giorni 14, 20 e 21 dicembre, dalle 9 del mattino alle 19 di sera, i gazebo di
Forza Italia per la sottoscrizione di liste e nomi. Sul territorio nazionale saranno
presenti 27 liste. Una per ogni circoscrizione della Camera dei deputati.
Questo comporterà l?elezione con i banchetti di 3.100 delegati, 300 di An e
2.800 di Forza Italia, cui si aggiungeranno i 2.900 membri aventi diritto che
sono: consiglieri e assessori regionali, deputati, membri del consiglio
nazionale, il presidente, che potrà nominare fino a 100 delegati di diritto, i
sindaci delle città sopra i 50.000 abitanti e i rappresentanti dei piccoli
partiti, per un totale di 6.000 delegati. In Lombardia gli eletti ai banchetti
saranno 639 di cui
( da "Giorno, Il (Milano)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
MILANO ATTUALITA'
pag. 7 Salvini: subito il candidato, Podestà e Corsaro non perdano tempo «Basta
inventare scuse come quella del dibattito sull?abolizione delle Province. Forza
Italia e An la smettano di litigare» LEGA ALL?ATTACCO MA DISPONIBILE A
MOBILITARSI PER «CACCIARE LA SINISTRA» DA PALAZZO ISIMBARDI ? MILANO ? «SERVE
un candidato presidente. E subito. Guido Podestà e Massimo Corsaro stanno
perdendo troppo tempo e, con il loro atteggiamento, finiscono per favorire
Filippo Penati». L?ex Gian Burrasca del Carroccio Matteo Salvini ieri ha preso
malissimo l?ennesimo rinvio nell?ufficializzazione del concorrente «targato»
Pdl al gran premio con in palio Palazzo Isimbardi che soprattutto il
coordinatore regionale di Forza Italia, indicato da Silvio Berlusconi in
persona come sfidante di Penati, ha spiegato con l?opportunità di attendere i
titoli di coda sul «confronto circa l?abolizione delle Province e la
conseguente nascita delle città metropolitane in atto all?interno della maggioranza
di Governo. Onorevole, non le sembra convincente l?argomentazione di Podestà?
«Per niente. La verità è che, a pochi mesi dal congresso costitutivo del Pdl,
Forza Italia e An si stanno scannando su tutto il territorio nazionale per la
scelta dei candidati alle Amministrative programmate dal ministro dell?Interno
Roberto Maroni nel giugno 2009». Lei, dunque, ritiene che il mancato semaforo
verde al candidato presidente del Pdl non sia, in realtà. riconducibile al
confronto «sull?abolizione delle Province»? «Non mi pare proprio che questo
tema sia, al momento, prioritario. Anche perché alle emergenze economica e
istituzionale il Governo deve rispondere in un modo solo: il federalismo.
Suggerisco, invece, a Forza Italia e ad An di piantarla con le liti e di
investire chi vogliono del ruolo di anti-Penati. Il rischio, infatti, è di
riconsegnare Via Vivaio nelle mani del centrosinistra. Domani, del resto, verrà
a Milano addirittura Walter Veltroni per lanciare la campagna elettorale del
presidente uscente. E noi del centrodestra siamo ancora senza candidato
ufficiale». Ma voi del Sole delle Alpi non avete mai manifestato contrarietà
alla creazione delle città metropolitane... «Lo ripeto: al momento la
cancellazione delle Province non risulta all?ordine del giorno. Podestà e
Corsaro non possono nascondere gli scontri tra Forza Italia, che caldeggia
Podestà, e An, che non ha rinunciato all?ipotesi di fare correre Riccardo De
Corato, dietro la maschera delle Province da destrutturare. Si andrà a votare
tra sei mesi. Il che significa che a marzo si dovranno presentare le liste alla
Corte d?appello. Basta perdere settimane. È ora di partire con la campagna
elettorale». Già... Nel 2004 il centrodestra concesse almeno due mesi di
vantaggio al centrosinistra e Ombretta Colli venne battuta da Penati. Ma va
detto che al primo turno la Lega appoggiò il suo uomo Massimo Zanello. State
pensando anche stavolta di affidarvi a un vostro candidato? «No. La Lega rimane
disponibile a mobilitarsi con tutte le sue forze per favorire già dalla
campagna elettorale un candidato di Forza Italia o di An. E, al primo turno, i
nostri voti non mancheranno. Bisogna cacciare il centrosinistra da Palazzo
Isimbardi». Corrado Dragotto
( da "Arena.it, L'" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Marani: «Possiamo
fare la banca dei costruttori» EDILIZIA. Assemblea annuale dell'Ance Verona: è
crisi e il presidente lancia l'allarme e una provocazione Gli imprenditori
edili: «no» a stretta del credito. E al governo: sgravi fiscali e un piano di
opere urbane ANDREA MARANI 13/12/2008 rss e-mail print All'assemblea di Ance
Verona ieri c'era anche il presidente Ance nazionale , Paolo Buzzetti FOTO
MARCHIORI «Care Banche ricordatevi che siamo in tanti, e come chiudete i
rubinetti voi possiamo anche noi ritirare le nostre risorse e, perché no,
creare da noi la Banca del Costruttore». Parte in polemica, il discorso del
presidente del Collegio Costruttori Edili - Ance Verona, Andrea Marani, durante
l'assemblea annuale svoltasi ieri a Verona. L'Ance, che nella provincia
scaligera conta 400 imprese aderenti, le quali occupano circa il 40% degli
addetti del settore scaligero, rivela la preoccupazione per la previsione
dell'acuirsi della crisi nel 2009. «I Costruttori sono pronti a reagire»,
aggiunge Marani, «ma hanno bisogno che il sistema finanziario li sostenga, che
dia fiducia a tutte quelle imprese oneste che sono ancora una volta pronte ad
essere in prima linea per il rilancio dell'economia della città». Il settore
delle costruzioni rappresenta il 52,6% degli investimenti fissi del Paese,
l'11,1% del Pil ed il 27,9% dell'occupazione industriale, e non può crescere
per proprio conto, con le sue sole forze. Strumento per emergere da questa
crisi potrebbe essere, secondo l'Ance la creazione di un bond nazionale
finalizzato alla realizzazione di opere di piccola media dimensione necessarie
all'efficienza del territorio e delle città. Secondo quanto si apprende
l'associazione chiede, inoltre, al governo di destinare una quota (circa il
10%) delle risorse recentemente previste per le grandi opere al varo di un
piano di opere urbane e territoriali di connessione e supporto alle grandi
opere infrastrutturali. Altra richiesta formalizzata, tramite l'Ance nazionale,
è la revisione di alcune norme fiscali in particolare il
ripristino dell'Iva e non la decadenza dopo i 4 anni sulle cessioni
immobiliari, l'abolizione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi
ottenuti per la realizzazione delle opere, l'eliminazione del principio del
valore normale nella compravendita di immobili e il poter eseguire direttamente
le opere di urbanizzazione a scomputo. «Tutte cose logiche e che in
Europa si hanno, come pure la revisione prezzi», commenta Marani e aggiunge,
«vanno anche ridefinite le regole per l'affidamento delle concessioni ad
iniziativa privata che, dopo l'abolizione del diritto di prelazione, stanno
mostrando chiari segnali di difficoltà». «Bisogna puntare sulle grandi opere,
ma non solo» afferma il presidente nazionale Paolo Buzzetti, «il tessuto
imprenditoriale edile è fatto, soprattutto, di piccole medie imprese, le
infrastrutture di certo avvantaggiano il Paese ma non favoriscono la rinascita
economica, non generano nuova occupazione. Chiediamo fortemente al nostro
Governo di appoggiare lo sviluppo anche di lavori più piccoli», conclude
Buzzetti. Tutto però deve partire dal rispetto delle norme dell'edilizia per
arrivare alla regolarità dei cantieri, per fare questo non basta l'iscrizione
alla Camera di Commercio. L'Ance nazionale sta, infatti, elaborando un codice
di comportamento nel quale saranno definite le fattispecie per cui le imprese
coinvolte nell'utilizzo di manodopera in nero, una volta accertati i fatti
illeciti, saranno allontanate dall'associazione. Dal 2007 al 2008 la manodopera
è calata del 10%, anche se la massa salari è aumentata del 3%. «Questo aumento
si è verficato perché da sempre ci battiamo per alzare il livello del monte
ore», spiega Renzo Begalli presidente della cassa edile. «L'obiettivo è di
arrivare a monitorare tutte le imprese della provincia. Stimiamo che su 2650
siano circa 1300 le imprese che denunciano lavoro part-time o un monte di
ore-lavoro non congruente con l'importo delle commesse realizzate. Sono imprese
che fanno concorrenza sleale a chi opera nel rispetto delle norme: come la
maggior parte degli associati di ance Verona», conclude Begalli. Elisa Costanzo
Elisa Costanzo
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Attenzione terremoto
a Casoria Abitanti Parco Sie - NAPOLI Attenzione! Terremoto a Casoria con
epicentro in Via Domenico Cimarosa e adiacenze dove le scosse sussultorie
vengono avvertite ripetutamente dalla popolazione locale che subisce lesioni
agli scarichi idrici (fecali e pluviali) privati e stradali, caduta di
calcinacci provenienti anche da fabbricati recentemente ristrutturati, con
rischio reale di compromissioni ancora più gravi. Il fenomeno è iniziato circa
tre anni fa e più precisamente dal momento in cui il Comune decise di
posizionare sul manto stradale una serie di dossi non a norma rispetto al
limite di velocità (
( da "Virgilio Notizie" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Roma, 13 dic. (Apcom)
- Maurizio Ronconi dell'Udc è convinto che "per fare il federalismo
fiscale bisogna disfare le province". "Chi
immagina un federalismo fiscale con assetto istituzionale invariato - spiega
Ronconi -, con centri di spesa periferici intoccabili,
cerca di mantenere un reticolo clientelare spacciandolo con il
federalismo". "Si affianchi al disegno di legge sul federalismo
fiscale - conclude Ronconi - un disegno di legge costituzionale per
l'abolizione delle province
assicurando un iter parlamentare privilegiato".
( da "Virgilio Notizie" del 13-12-2008)
Argomenti: Province
Milano, 13 dic.
(Apcom) - Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e
coordinatore nazionale di An, propone di abolire tutte le delle Province tra
cinque anni. Nel pieno del dibattito sull'abolizione degli enti provinciali, il
ministro La Russa dà la sua ricetta, alla vigilia dell'appuntamento elettorale
del 2009: "Le Province non possono essere abolite adesso che si sta per
andare a votare - ha detto a margine di un incontro presso il gazebo del
Pdl in San Babila - ritengo che fra cinque anni debbano essere abolite tutte le
Province e che subito dopo il voto venga fatta una legge che preveda il
passaggio delle deleghe provinciali al termine del prossimo mandato a Comuni,
Regioni o aree metropolitane". Il ministro ha voluto richiamare anche
l'attenzione della Lega sul tema delle Province: "Ci dobbiamo dotare di un
programma per l'abolizione e invito la Lega a non chiudere a questo programma.
Penso che tutte le Province vadano abolite e non alcune sì e alcune no: questa
è un'ipotesi che tutto il Pdl deve scartare". Quanto invece ai candidati
del Pdl per le provinciali milanesi per le quali da tempo circolano molti nomi
ma ancora il partito non si è pronunciato ufficialmente, La Russa ha ribadito:
"Sia con Albertini che con la Moratti i candidati sono stati scelti poco
prima della scadenza elettorale. Penati, visto che è così indietro, fa bene a
correre". Domani, infatti, il Partito democratico, alla presenza del
segretario nazionale Walter Veltroni, lancia le proprie candidature per le
provinciali 2009.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
nazionale pag. 3
Bankitalia, più debiti per i Comuni Stabile in settembre il debito di Regioni, Province
e Comuni. Secondo il supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia, gli
scostamenti rispetto ad agosto, sono stati di lieve entità. Il debito contratto
dai Comuni ha però registrato un aumento, passando dai 47,7 miliardi in agosto
ai 48,3 miliardi di settembre (600 milioni in più). Più contenute le variazioni
per le Regioni: il debito si attesta a 42,3 miliardi (42,1 ad agosto); e le
Province (da
( da "Libertà" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Giustizia, il
Governo insiste per la sua strada ROMA - I principi fondamentali della
Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna
aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il
giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della
Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio
Napolitano non è certo riferibile al Governo o alla maggioranza: lo aveva già
osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i
vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni forzate
delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl
alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue -
condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia,
però, non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è
condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato
va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il
commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo
peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi
inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che
definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di
modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva
il vicepresidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione
politica e istituzionale». Perchè la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente
per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e
quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La
Russa, «procederanno contemporaneamente». Il federalismo, però, annuncia il
ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi
visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una
riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo
negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi
aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per
«reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si
dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinchè
questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti,
si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è
tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa
classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una
maturazione...». Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre
sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti
volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche,
come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una
campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede
l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi,
osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a non opporsi alla
chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perché non si può fare
«alcune sì e altre no». Le province, ribadisce,
vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra
cinque anni. Cioè a fine legislatura. Anna Laura Bussa 14/12/2008
( da "Mattino di Padova, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
In un convegno della
Lega a Montecchio Maggiore (Vicenza) prospettata la tempistica «Federalismo,
legge entro aprile» Il ministro Calderoli: ma la riforma dev'essere condivisa
«La polemica sulle Province è strumentale L'abolizione deve riguardare solo
quelle inutili» MONTECCHIO MAGGIORE (VICENZA). Entro aprile è prevista
l'approvazione definitiva da parte dei due rami del Parlamento della legge
delega sul federalismo fiscale. A indicarlo a Montecchio Maggiore, ad un
convegno su «Legge delega sul federalismo fiscale» promosso dalla Lega Nord, è
il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: «Questa settimana - ha
annunciato Calderoli - inizieremo a votare il progetto in comissione:
l'approvazione da parte del Senato arriverà entro il 20 gennaio. Poi mi auguro
che ragionevolmente arrivi l'approvazione definitiva entro aprile».
Naturalmente la riforma federalista «dovrà essere una riforma condivisa».
Calderoli lo ha ribadito: «E' una condizione necessaria perché la riforma abbia
una durata di decenni e non di una legislatura, come è accaduto in passato
quando riforme fatte a colpi di maggioranza venivano cancellate nella
legislatura successiva». Calderoli ha ricordato che la riforma federalista «è
un percorso che il paese attende da decenni, è una cosa obbligatoria, indicata
da tutti come unica possibile soluzione alla crisi internazionale, ma anche a
una spesa pubblica sempre più crescente e insostenibile». «Abbiamo chiuso ieri
sera - ha aggiunto il ministro - la raccolta di tutte le proposte avanzate
dagli schieramenti politici, compresi Italia dei Valori e Udc. Questo proprio
perché sia la riforma del Paese e non un semplice orticello di partito». Calderoli si è poi dilungato sul tema dell'abolizione delle
Province, diventata un tormentone: «Mi sono proprio stufato di sentir chiacchiere
a vuoto e balle su questa faccenda. Qui c'è gente che difende le Province
inutili che già avrebbero potuto essere abolite, come le città metropolitane,
ma che sono ancora in ballo perché, trasversalmente, c'è chi ha bisogno
di poltrone su cui piazzare i propri uomini, almeno per un'altra legislatura.
Se vogliamo esser seri e dibattere davvero la questione, allora mettiamoci
intorno ad un tavolo e facciamo due conti. In primo luogo il bilancio delle
Province incide molto meno di quello che fanno, ad esempio, vari enti di
sottogoverno. E poi ci sono Province e Province: alcune zone, per motivi
geografici e storici, hanno la necessità di un ente intermedio come appunto la
Provincia, mentre ci sono regioni e aree in cui le Province sono inutili sovrastrutture
o sono state fatte per motivi di becero campanilismo e interesse. Queste vanno
abolite». Quante Province allora potrebbero rimanere in Italia? «Un conto su
due piedi non è serio - risponde Calderoli - ma direi che un 50% delle attuali
potrebbe essere abolito. Ci sono Regioni con un numero di Province spropositato
e ridicolo. E se parliamo di costi e nel contempo di rispetto delle realtà
locali, posso arrivare ad ipotizzare che se la Regione vuole avere più Province
faccia pure, purché i costi gravino sul suol bilancio e non su quello
dell'intero Paese come avviene ora».
( da "Tirreno, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 1 - Pontedera
C'è crisi ma si continua a costruire case Boom di nuovi
appartamenti in provincia: sono cresciuti del 10% in un anno Alcuni sindaci
frenano lo sviluppo perché dopo l'abolizione dell'Ici per i Comuni non ci sono
più entrate Altri puntano sugli oneri PONTEDERA. Altro che crisi, per
l'edilizia. Il mattone tira tira, si continua a costruire più che altrove, in
provincia di Pisa. Si realizzano più case e più uffici, ma anche negozi
e capannoni, per le attività produttive e le industrie. Gli immobili destinati
a centri commerciali sono passati da 17, che sono quelli realizzati nel
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
14-12-2008)
Argomenti: Province
Primo Piano Pagina
102 Giustizia Il Pdl: «La Costituzione si può cambiare» Giustizia --> ROMA I
principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la
Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere considerata «un totem
intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non
toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che
ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo o alla
maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo
hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni
forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo
Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue
- condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia,
però, non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è
condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato
va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il
commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo
peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi
inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che
definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di
modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva
il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione
politica e istituzionale». Perché la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente
per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e
quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La
Russa, «procederanno contemporaneamente». Il federalismo, però, annuncia il
ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi
visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una
riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo
negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi
aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per
«reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si
dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinchè
questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti,
si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è
tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa
classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una
maturazione...». Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre
sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti
volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche,
come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una
campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede
l'abolizione delle province
come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perchè non
si può fare «alcune sì e altre no». Le province,
ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione
avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Federalismo,
Calderoli: la riforma sia condivisa Il ministro del Carroccio: «Concludere
entro aprile 2009» Costituzione, il Pdl insiste: va cambiata. Lite
Miccichè-Tremonti ROMA I principi fondamentali della Costituzione devono essere
salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non può essere
considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il giorno dopo l'appello del capo
dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione, non cambia idea. Del
resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo riferibile al governo
o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il premier Silvio
Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici dei gruppi parlamentari. «Non si
possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della
Repubblica», dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.
Affermazioni, che peraltro «noi ? prosegue ? condividiamo pienamente». «La
Carta non è intoccabile» Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però,
non si torna indietro: «L'impostazione del Guardasigilli Alfano è
condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato
va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile ? è il
commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello ? è il modo
peggiore per servirla perché significa consentire che essa invecchi e diventi
inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che
definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di
modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva
il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione
politica e istituzionale». Perché la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente
per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e
quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La
Russa, «procederanno contemporaneamente». I tempi del federalismo Il
federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto
Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle
Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella
sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che
Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette
Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione.
Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare
avanti con i programmi affinché questi siano il più possibile condivisi.
Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione,
se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perché la legislatura
successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata
di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Il capitolo delle province Nell'attesa, la classe politica continua a
discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo:
quello delle province, enti che, in campagna
elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che
oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo
quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non
si può fare «alcune sì e altre no». Le province,
ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione
avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. A far discutere la
maggioranza, comunque, è anche la politica economica del governo. Duro infatti
l'attacco del sottosegretario Gianfranco Miccichè contro il ministro
dell'Economia Giulio Tremonti e l'esecutivo: «Per Tremonti ? dice ? esiste solo
la Lombardia» e l'attuale è «un governo monocolore della Lega» che soffre «di
voltastomaco» quando si parla di Sicilia. Il primo premier che «metterà un
politico all'Economia, probabilmente, governerà 40 anni».
( da "Giorno, Il (Lodi)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
PRIMO PIANO pag. 2
«La Provincia?Argine contro la crisi» Il presidente a tutto campofra progetti,
economia ed elezioni L?INTERVISTA AOSVALDO FELISSARI di GUIDO BANDERA ? LODI ?
OSVALDO FELISSARI affronta gli ultimi mesi del suo primo mandato in Provincia,
in attesa della battaglia elettorale di giugno. A lui chiediamo di tracciare il
bilancio delle cose riuscite e di quelle ancora da fare. Presidente, iniziamo
dalla crisi. Molti posti di lavoro non ci sono più. Cosa si sta facendo? «È un
periodo difficile; è evidente che la crisi si sente anche in un distretto
produttivo come il nostro. Una seria politica nazionale non dovrebbe trascurare
3 elementi chiave: il sostegno al reddito per lavoratori e pensionati,
l?appoggio alle imprese, in particolare per assicurare loro il credito e,
terzo, l?allargamento degli ammortizzatori sociali a chi non li ha. È
importante, specie in un territorio come il nostro dove le piccole imprese sono
la maggioranza». E il settore lavoro della Provincia quali interventi ha fatto?
«Abbiamo messo in campo 1,5 milioni di ammortizzatori, più altri 500mila euro
per i reinserimenti lavorativi. Ci sono poi i progetti di riqualificazione
professionale. Grazie al fatto che la nostra è una realtà piccola, ma con una
forte capacità di cooperazione fra i soggetti sociali, siamo riusciti a
stringere accordi con gli artigiani e il Confidi in anticipo. Con questo
dialogo oggi possiamo affrontare una situazione che è passata dalla stagnazione
alla recessione, grazie a investimenti importanti, come il piano strategico con
500 milioni di investimenti, coperti al 90%, fra cui Lodiprogress, che aprirà
in primavera la sua struttura». Quindi le Province non sono inutili? «L?ipotesi
dell?abolizione delle Province, aldilà dei loro limiti, agita da tempo il
dibattito nazionale con venature populiste. Io porto l?esempio lodigiano: credo
sia un modello di successo. L?autonomia ci ha emancipato dal rischio
dell?asservimento a esigenze esterne. Senza la Provincia chi rappresenterebbe
gli interessi della gente? La Regione? Diventeremmo una periferia, debole per
numeri e istituzioni. Un dato: il rapporto fra quanto si investiva sul
territorio prima dell?autonomia e dopo è di
( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del
14-12-2008)
Argomenti: Province
POLITICA pag. 11
Nuova strategia del Cavaliere «Stop and go» per le riforme Premier preoccupato
da lungaggini istituzionali e Lega di ANTONELLA COPPARI ? ROMA ? LA PRIMA
metafora che gli viene in mente, manco a dirlo, è militare: «In molte battaglie
di Napoleone gli avversari al mattino dissero che le truppe francesi stavano
ritirandosi per accorgersi la sera che avevano subito una spaventosa
sconfitta». Paolo Bonaiuti, uno dei consiglieri più ascoltati del premier,
prova a spegnere così le grida del centrosinistra sulle ?giravolte? del
Cavaliere. Altro che discese ardite e risalite sull?onda dell?emozione: le
sterzate sono il frutto di un?accorta strategia politica, dicono a Palazzo
Chigi. Cui non è estraneo il desiderio di Berlusconi di mostrare che il suo
piglio decisionista, ahilui, cozza contro le lungaggini istituzionali. E? vero,
dietro ogni dietrofront c?è una storia diversa ma, secondo i suoi colonnelli,
la trama ha due fili conduttori. Da un lato, il desiderio di non perdere
consensi nell?opinione pubblica. Dall?altro, quello di imbrigliare la Lega. LO
STOP AND GO sulla scuola rientra nel primo filone. I sondaggi l?hanno mostrato:
l?annuncio di riforme in questo campo ha prodotto un repentino calo della
popolarità del premier fra i 3 e i 5 punti. «Tutto è stato superato ? assicura
Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, la società di indagini
d?opinione di cui più si fida il Cavaliere ? ora sia lui sia il governo godono
di una fiducia molto alta fra gli italiani». Per evitare un nuovo tracollo, si
è deciso di far slittare al 2010-11 la riforma delle scuole superiori. Conferma
il ministro Fitto: «Serve tempo per far assimilare i cambiamenti, inutile
fomentare gli scontri: avremmo rischiato di vedere in piazza professori,
famiglie di centrosinistra e di centrodestra, oltre a saldare di nuovo la Cgil
con Cisl e Uil». Mentre tutti negano una retromarcia analoga sul maestro unico,
nel Pdl si ammette l?amarezza per la «gestione dissennata» della comunicazione
da parte del ministero dell?Istruzione. Nessuno si scaglia contro la Gelmini
che, avverte il ministro Rotondi, «deve essere promossa a pieni voti». MA IL
SUO ENTOURAGE non se la cava altrettanto bene. Problemi all?esterno, dunque. E
problemi nella maggioranza. A preoccupare Berlusconi è pure l?atteggiamento
?dialogante? della Lega con l?opposizione. E proprio la necessità di far
saltare il tavolo ? già apparecchiato da Calderoli ? con il Pd l?avrebbe spinto
a fare il rilancio sulla giustizia, minacciando modifiche costituzionali a
colpi di maggioranza e aprendo lo scontro a fuoco con Veltroni. «Una mossa
tattica riuscitissima ? ridono i vertici azzurri ? il tavolo sul federalismo è
saltato. Il premier ha colpito il bersaglio, ricordando pure a Bossi che se
vuole il federalismo deve fare con noi la giustizia, senza mai polemizzare
pubblicamente con la Lega». Cosa che, invece, continua a fare sul tema
dell?abolizione delle province: «Il Carroccio ci
prende in contropiede su argomenti demagogici ma in questo campo si dimostra
conservatore: la gente vuole eliminarle, e Berlusconi conduce una battaglia
popolare ai danni degli alleati», conferma Valducci, presidente della commissione
Trasporti della Camera. Tutto si tiene: federalismo, giustizia, tensioni
interne e opinione pubblica. Sì, perchè l?allungamento dei tempi per la riforma
annunciata dal guardasigilli Alfano si spiegherebbe non solo con le frizioni
nel centrodestra ma pure con la necessità di non ?friggere? inutilmente sui
giornali: «E? insensato portare il pacchetto in consiglio dei ministri il 19
dicembre e poi tenerlo appeso venti giorni in attesa della riapertura delle
Camere permettendo ai mass-media di triturarlo».
( da "Messaggero, Il (Marche)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Domenica 14 Dicembre
2008 Chiudi di RENATO PIERANTOZZI Salta il "banco" sulla divisione
della Provincia. «Chiediamo ai nostri assessori -afferma una nota ufficiale
della direzione provinciale del Pd ascolano - di non adottare la delibera
definitiva della giunta provinciale per la divisione dei beni e del personale
fino a quando non si sia acquisita l'espressa volontà del Governo nazionale».
«Questo documento -sottolinea il segretario Mauro Gionni- è stato approvato
all'unanimità senza aver avuto il bisogno di metterlo ai voti». Ma come si è
arrivati a questo punto? «La stessa maggioranza di centro destra -spiega il
capogruppo provinciale, Lucio Ventura- ha presentato una proposta di legge
(primo firmatario l'on. Michele Scandroglio, ndr) per abolire le Province.
Questa proposta è stata già sottoposta all'attenzione della commissione
"Affari istituzionali" della Camera. Per questo motivo vogliamo
chiedere al Governo, con una interpellanza a risposta scritta presentata
dall'on. Luciano Agostini, cosa intende fare riguardo alla Provincia di Fermo.
Non vogliamo fare azioni dilatorie -aggiunge Ventura- o bloccare la nascita del
nuovo Ente. Vogliamo solamente avere la piena consapevolezza delle intenzioni
del Governo per poi agire di conseguenza. Ad esempio, la proposta di legge
prevede che in caso di abolizione delle Province, i beni e
il personale vengano ripartiti ai Comuni. E se noi diamo i beni e il personale
ai fermani e poi vengono cancellate le Province? E' una eventualità che
vorremmo evitare». «Il Governo -rincara il segretario Gionni- ci metta per
iscritto cosa vuole fare su Fermo provincia perché in questo momento siamo noi
a trovarci con il cerino in mano. Vogliamo anche smascherare i
"brindatori" da campagna elettorale che vanno da Berlusconi a Teramo.
Non vogliamo mettere in discussione gli esponenti dell'attuale maggioranza, ma
vogliamo solamente ottenere il massimo risultato e il minor danno possibile per
Ascoli». E il rischio legato all'arrivo del commissario? «Il termine per le
divisioni -risponde il capogruppo Ventura- è scaduto il 30 giugno scorso e
questa minaccia mi sembra poco intelligente anche perché a Barletta si è fatto
meno di niente per la divisione del patrimonio». Intanto, domani (ore 17,45
libreria Rinascita di piazza Roma) si tiene il nuovo incontro "Piceno
diviso, ma a spese di chi?" organizzato da Provincia Nova e dalle altre
associazioni ascolane che non mollano nonostante gli
"sbeffeggiamenti" che arrivano anche da alcuni vertici istituzionali.
« Quanto sta accadendo da noi sarebbe stato da ritenere probabilmente
inconcepibile in tante altre parti d'Italia -accusa Provincia Nova- La
divisione della nostra Provincia iniziò male, con una commissione paritetica
"sbilanciata" a favore del Fermano. Rischia di finire peggio, con la
nuova Provincia di Ascoli "condannata" a pagare con fabbricati, mutui
ed un bilancio tendenziale in disavanzo, con uno sviluppo che rischia d'essere
bloccato per anni... Cercheremo di approfondire e comprendere meglio alcuni
aspetti dei tanti problemi determinati dalla divisione del personale e dei
beni».
( da "Corriere del Veneto" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere del Veneto
- TREVISO - sezione: TREVISO - data: 2008-12-14 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Province da abolire: si e no Muraro sfida Feltri e Stella Sacconi:
«Siano associazioni» TREVISO — Un dibattito pubblico a Treviso per mostrare a
Vittorio Feltri e a Gian Antonio Stella il valore e l'importanza delle Province
che lavorano bene. La sfida, lanciata ieri dalle colonne de
«La Padania», è di Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso. «è
ora di smetterla di sparare sul mucchio – attacca Muraro -. Questa storia
dell'abolizione delle Province ha davvero stancato: che si facciano le dovute
distinzioni, fra chi lavora male e chi lavora bene, come noi». Muraro
l'ha detto chiaro e tondo anche ieri, davanti alle telecamere di «Ballarò». Una
troupe di Giovanni Floris è infatti calata su Treviso per andare a curiosare
fra i conti e le attività dell'ente di via Battisti. «Il principio su cui si
regge il nostro operato – afferma Muraro – è quello della massima trasparenza».
Porte aperte, dunque, a chiunque voglia capirne di più. Compresi i giornalisti
Feltri e Stella, all'attacco degli sprechi di denaro pubblico e delle Province.
«Li incontrerei volentieri e pubblicamente – spiega Muraro – proprio in via
Battisti, magari in sala Marton, per far loro capire come e quanto lavoriamo».
Per il resto, il presidente si dice «tranquillo»: le Province non spariranno.
Ma magari, lascia intendere il ministro Maurizio Sacconi, impegnato in un lungo
weekend trevigiano, si trasformeranno. «Potrebbero diventare associazioni dei
Comuni, con un presidente sindaco eletto dai colleghi», suggerisce il titolare
del Welfare. O fare della Provincia - suggerisce Franco Zanata, sindaco di
centrosinistra di Preganziol - un ente di secondo grado, intermedio tra Comuni
e Regione, i cui rappresentanti sono eletti dai Comuni». «Agli enti locali,
dunque, il compito di nominare i consiglieri provinciali facendo sintesi delle
dinamiche territoriali. La Provincia sarebbe così molto più orientata ad
affrontare e risolvere i problemi». Fe.Ba. Leonardo Muraro
( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-14 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il colloquio Il capo leghista: «Condivido assolutamente l'appello
di Napolitano: lui è saggio» «Silvio? Saltati i nervi. Noi trattiamo» Il
senatur: non si può cambiare una cosa così con una sola parte politica «Il
federalismo è fermo. Le opposizioni hanno un potere enorme, ciascun emendamento
può essere discusso a lungo» CESANO MADERNO (Milano) — «Non puoi cambiare una
cosa come la giustizia con una sola parte politica». Umberto Bossi il
mediatore, Umberto Bossi il pontiere, lo dichiara senza esitazioni: basta
scontri, le riforme non possono che essere condivise. Persino quella sulla
Giustizia, che nel Pdl di osservanza azzurra è il più delicato dei temi. Il
capo del Carroccio è ormai entrato completamente nei panni di uomo del dialogo
che ha cominciato a indossare sul finire dell'estate. Sa bene che il
federalismo fiscale potrebbe subire ritardi serissimi con un'opposizione messa
di traverso. E sa che, peggio ancora, sull'altrettanto importante federalismo
istituzionale— che dovrebbe incominciare il suo iter dopo le feste — il Partito
democratico potrebbe addirittura trascinare il Paese a un referendum che non
soltanto suscita nel Carroccio gli amarissimi fantasmi del 2006. Ma potrebbe,
in caso di nuova bocciatura, archiviare per sempre il sogno del Senato delle
Regioni e degli altri temi di riforma costituzionale cari ai padani. E così,
Umberto Bossi risponde senza esitazioni alla domanda sull'appello del
presidente della Repubblica a rispettare la Costituzione: «Lo condivido
assolutamente». E aggiunge: «Giorgio Napolitano è saggio». In un umidissimo
pomeriggio invernale, il gran capo leghista sceglie l'incontro con il
presidente del Gran Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi, per avvisare i
naviganti. Del resto, Bossi è convinto che Berlusconi il suo no al dialogo con
l'opposizione lo abbia «detto così... senza crederci veramente». Il fatto è,
spiega il leader padano, che «a volte saltano i nervi. Quando tutti i giorni ti
sparano addosso, a te e magari anche alla tua famiglia, può succedere. Ma non
credo che Berlusconi pensi davvero quel che ha detto». L'afflato dialogante di
Umberto bossi ha comunque una ragione pragmatica assai: «Sapete? Il federalismo
è fermo. Si è bloccato la settimana scorsa nella commissione del Senato ». E se
l'iter si è interrotto, aggiunge Bossi, è «perché Berlusconi ha sparato
sull'opposizione ». Bossi lo ammette apertamente, come prima non aveva mai
fatto: «Diciamo la verità: noi in questo periodo abbiamo sempre cucito con la
sinistra, non abbiamo mai smesso di discutere e di tenere aperto il canale».
Senonché, allarga le braccia «Berlusconi l'altro giorno ha detto "mai con
questa opposizione". Era meglio stare un po' più cauti ». Perché «loro hanno
preso la palla al balzo: se Berlusconi dice questo, allora chiudiamo anche
noi». Nel senso, spiega Bossi, che «al Senato le opposizioni hanno un potere
enorme. Ciascun emendamento può essere discusso per non so quanto tempo». Il
risultato, per la Lega, sarebbe tragico: «Rischiamo di fermare tutto per dei
mesi». Su un tema che già richiederà parecchi anni prima di andare a regime. E
dunque, non c'è un'altra strada: «La Lega — annuncia il senatùr — continuerà a
cucire, ricucire e cucire ancora». Ma in questi giorni un
altro tema disturba il capo leghista: la campagna per l'abolizione delle
Province. Sull'argomento, Bossi torna tranciante: «Chi non vuole le Province
mira alla cementificazione. Vuole soltanto avere le mani libere sui piani
regolatori. Ma la Lega è una forza di territorio e difenderà il territorio».
Ma è l'unico spunto polemico: anche il segretario leghista nasce incendiario e
poi diventa pompiere? «Quando sono entrato per la prima volta in Senato — ride
lui — me lo avevano pronosticato». Marco Cremonesi
( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-12-14 num: - pag: 35
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano NEGLI USA SI VIVE A CREDITO MA IN
EUROPA SI RISPARMIA Come fa il presidente Berlusconi a chiedere agli italiani
di consumare di più in questo clima di incertezza per il futuro? Se una
famiglia ha un piccolo risparmio lo deve spendere per far lavorare le
industrie? La civiltà contadina ci ha insegnato che nei periodi di vacche
grasse bisogna risparmiare per i periodi di vacche magre, invece la civiltà
attuale ci insegna a spendere e sperperare a più non posso senza pensare al
domani. Ora siamo costretti a fermarci perché siamo scoppiati. La soluzione (a
lungo termine) potrebbe essere quella di indirizzare gli investimenti verso i
Paesi del Terzo Mondo (con uno sforzo globale) e far ripartire la domanda da
questi Paesi. Province e Comuni: in Italia ci sono circa 8.100 Comuni con una
media di 7.400 abitanti per Comune compresi quelli delle città grandi e
piccole. Prima di pensare ad abolire le Province perché non pensiamo ad
unificare i Comuni più piccoli fino a un minimo di 25.000 abitanti per Comune. Sono convinto che ci sarebbe un risparmio maggiore
dell'abolizione delle province. Oreste Mazzi afror@libero.it Caro Mazzi, I l presidente del
Consiglio non è il solo italiano che suggerisce ai suoi connazionali di
consumare. In un articolo apparso su La Stampa del 6 dicembre, l'economista
Mario Deaglio indirizza lo stesso suggerimento a tutti gli europei. E
giustifica le sue considerazioni ricordando che fra gli americani e i cittadini
dell'Ue esiste una fondamentale differenza. Gli americani hanno vissuto per due
generazioni al di sopra dei loro mezzi: «Le famiglie sono state abituate a
spendere oggi i soldi che presumono di incassare domani; per anni i consumi
sono stati alimentati dai guadagni di Borsa, ora la riduzione dei consumi è
determinata anche dalle perdite del listino; le loro carte di credito non hanno
più credito residuo, i conti in banca sono quasi sempre in rosso. Non si può
quindi far conto su un sussulto della voglia di consumare che non sarebbe
accompagnata, sempre nel breve periodo, da alcuno strumento finanziario per
soddisfarla ». La situazione nell'Ue è alquanto diversa perché, secondo
Deaglio, «quando spendono o, viceversa, decidono di non spendere, gli europei —
con l'eccezione degli inglesi — spendono o non spendono soldi propri».
L'analisi di Deaglio è confermata da un grafico sul risparmio europeo
pubblicato dal Sole 24 Ore del 7 dicembre. Quasi tutti i Paesi dell'Ue hanno un
risparmio mediamente superiore al 6%, mentre due di essi (Italia e Francia)
sfiorano il 12%. Questi dati hanno una considerevole influenza, tra l'altro,
sull'affidabilità delle cartelle del debito pubblico che i singoli Paesi
lanceranno sul mercato nei prossimi mesi allo scopo di finanziare le maggiori
spese stanziate per i risanamenti delle banche, gli aiuti all'industria,
soprattutto automobilistica, e il credito al consumo. Il governo italiano
sostiene che il «rating » di uno Stato, vale a dire la sua capacità di onorare
i debiti, non debba essere deciso soltanto sulla base del suo debito pubblico
(in Italia particolarmente elevato: 104% del Pil), ma anche su quella del
risparmio delle famiglie. Il Belgio, per esempio, ha un debito pubblico inferiore
al nostro (80%), ma il risparmio delle sue famiglie è inferiore di due punti a
quello dell'Italia. Il problema verrà discusso al prossimo G20 (la nuova
formazione collaudata a Washington nelle scorse settimane), ma il mercato e le
agenzie di rating, secondo il Sole 24 Ore, «si sono già mossi in questa
direzione». Naturalmente, ricorda Deaglio, non si tratta di «"consumare
per consumare", ma di non rinunciare a consumi abituali per paure
irrazionali; si può così costituire uno "zoccolo duro" di tenuta nei prossimi
mesi sul quale provare a costruire una ripresa, magari con nuovi prodotti più a
buon mercato». Quanto alla fusione dei Comuni, caro Mazzi, non escludo che
l'operazione possa essere in alcuni casi giustificata e produrre, a medio o
lungo termine, buoni risultati. Ma l'esperienza insegna che a breve termine,
nella maggior parte dei casi, questi matrimoni hanno per effetto la somma degli
organici dei due coniugi. Provi a immaginare quante persone dovrebbero essere
licenziate se l'operazione venisse realizzata su vasta scala con i criteri che
lei sembra suggerire. A quante insurrezioni comunali dovrebbe fare fronte il
governo?
( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Ora scoppia la lite
anche sul futuro delle Province E Miccichè attacca Tremonti: pensa solo alla
Lombardia Il Pdl insiste: Costituzione da aggiornare «Non è un totem
intoccabile». Calderoli sul federalismo: sia condiviso IL CONFRONTO
ISTITUZIONALE Vivace dibattito dopo l'appello di Napolitano a non toccare i
principi fondamentali Il ministro per la Semplificazione: dialogo con
l'opposizione perché il lavoro duri ROMA. I principi fondamentali della
Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna
aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il
giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della
Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio
Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già
osservato venerdì il premier Silvio Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i
vertici dei gruppi parlamentari. «Non si possono dare interpretazioni forzate
delle affermazioni del presidente della Repubblica», dice il capogruppo Pdl
alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che peraltro «noi - prosegue -
condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però,
non si torna indietro: «L'impostazione del guardasigilli Alfano è
condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era prefissato
va rispettato. Considerare la Costituzione «un totem intoccabile - è il
commento del vicecapogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliarello - è il modo
peggiore per servirla perchè significa consentire che essa invecchi e diventi
inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo Maurizio Gasparri che
definisce poi «indispensabile la riforma sulla giustizia». Pensare di
modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della Costituzione», osserva
il vicepresidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è «un'illusione
politica e istituzionale». Perchè la «nostra Carta», sostiene, «è eccellente
per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi le riforme si faranno e
quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La
Russa, «procederanno contemporaneamente». Il federalismo, però, annuncia il
ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi
visto che potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una
riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo
negli occhi, è pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi
aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette il leghista Calderoli, ma lo
aveva fatto per «reagire agli insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo
suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere la calma e andare avanti con i
programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi. Riforme come il
federalismo, infatti, si devono fare insieme all'opposizione, se si vuole che
durino, altrimenti è tutto inutile perchè la legislatura successiva potrebbe
cancellarle. Questa classe politica, è infine la stoccata di Calderoli, «ha
necessità di una maturazione...». Nell'attesa, la classe politica continua a
discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un vecchio capitolo:
quello delle province, enti che, in campagna
elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi. E che
oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare. Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e piena di provincialismo
quella di chi chiede l'abolizione delle Province come enti inutili», tuona
Calderoli. E poi, osserva, «ci sono Province e Province!». «Invito la Lega a
non opporsi alla chiusura di tutte le Province», replica La Russa, perchè non
si può fare «alcune sì e altre no». Le Province, ribadisce, vanno
soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione avvenisse tra cinque
anni. Cioè a fine legislatura. A far discutere la maggioranza, comunque, è
anche la politica economica del governo. Duro, infatti, l'attacco del
sottosegretario Gianfranco Miccichè contro il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti e l'esecutivo: «Per Tremonti - dice - esiste solo la Lombardia» e
l'attuale è «un governo monocolore della Lega» che soffre «di voltastomaco»
quando si parla di Sicilia. Il primo premier che «metterà un politico all'Economia,
probabilmente, governerà 40 anni».
( da "Giornale.it, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
n. 299 del
2008-12-14 pagina 3 «Il federalismo ad aprile e dialogo sulle riforme È
Berlusconi che lo vuole» di Vincenzo La Manna Il titolare alla Semplificazione:
«Quello del premier non è un bluff ma l'opposizione lo massacra da anni» Roma«Verrebbe
quasi da dire, meno male che c'è la crisi... ». Un paradosso? «Sì, ovvio, per
carità. Ma può diventare lo stimolo giusto». Per cosa? «Per approvare
finalmente le riforme, a partire dal federalismo fiscale». Messa così va
meglio... «In ogni caso, non c'è più via d'uscita». Ministro Calderoli, va
davvero così male? «Siamo pesanti, ci portiamo dietro una sorta di
"civiltà del burro"... ». Ne è proprio convinto? «Non lo dico solo
io». E chi altri? «Censis, Fmi... ». Cosa mettono in luce? «Il primo rileva la
vulnerabilità del nostro sistema Paese, in cui a causa dell'assistenzialismo si
è ampliata la forchetta tra Nord e Sud». E il secondo istituto? «Denuncia che,
nonostante il nostro attrezzato settore manifatturiero e il sistema del credito
che ci ha messi un po' al riparo, pagheremo la crisi per le mancate riforme».
Intanto, in primavera la Lega incasserà l'ok al federalismo. «È stato un nostro
vecchio pallino, ma ora il discorso non vale solo per noi. Tutti si sono resi
conto che si tratta dell'unica soluzione possibile, anche per far fronte a una
spesa pubblica sempre più insostenibile». Verrà approvato ad aprile? «Sì, entro
il 20 gennaio dovrebbe arrivare il sì del Senato, poi quello della Camera». Usa
il condizionale? «Questa è la road map possibile, che verrà rispettata se
rimarrà la volontà comune. Detto questo, sa, i misteri del mondo... ».
(Calderoli sorride) Ecco perché il Senatùr, per evitare scherzetti, ha chiesto
al premier di abbassare i toni e favorire il dialogo? «Bossi ha suonato, diciamo
così, un campanellino d'allarme. Lui non parla mai a caso e ci becca
praticamente sempre». E non ha citato la secessione... «Guardi, oggi (ieri,
ndr) sono stato in Veneto, a Montecchio, per un convegno sul federalismo, e ho
sentito forte l'alternativa della spinta secessionista. Perché la questione è
semplice: quando la gente ha i piatti vuoti, s'incazza. E poi... ». E poi? «È
venuto a trovarmi un sindaco "di peso" del centrosinistra». Cosa
voleva? «Pur di far quadrare i conti, è pronto a fare fronte comune al Nord e
rompere su questo punto il suo partito». Qual è? Il Pd? «Non lo dico». Chi è?
«Idem». Va bene, va bene, passiamo al capitolo giustizia. Berlusconi auspica il
confronto con l'opposizione, ma non vuole sedersi in prima persona al tavolo...
«La sua reazione è stata sincera, istintiva, in risposta a chi per anni l'ha
massacrato, insultato. Ma rimango un po' perplesso». Perché? «Perché io ero
presente quando, la sera prima dello sfogo, ha confermato la linea da seguire,
per arrivare a un confronto con l'altra parte, attivandosi molto anche per
convincere chi, tra i suoi, avanzava dubbi». Insomma, il Cavaliere non bluffa
sul dialogo... «No. Anzi, l'ha sempre voluto. E sia lui che Bossi mi diedero
l'ok prima che iniziassi a confrontarmi con i vari partiti. Mica si può pensare
che mi sia mosso per conto mio... ». Stavolta è il Guardasigilli Alfano ad
avere il «mandato». «Sta facendo un ottimo lavoro di ricognizione per avviare
il confronto. In generale, credo che le riforme costituzionali non possano
essere patrimonio di un solo schieramento». Per evitarlo, basta seguire il
«metodo Calderoli»? «Direi di sì, bisogna ricercare la collaborazione di tutti,
purché non si faccia solo finta di tentare. Io le ho provate tutte e adesso il
testo sul federalismo è ottimo, grazie al 30-40% di emendamenti
dell'opposizione che ho recepito. E i miei primi interlocutori furono proprio
Comuni, Province e Regioni». Seguendo lo schema, Alfano dovrebbe ascoltare in
prima battuta avvocati e magistrati... «Sì, proprio così». E se si mettessero
di traverso? «Gli interessi corporativi esistono, ma credo che la
politicizzazione riguardi solo una parte ristretta. In ogni caso, la
maggioranza che governa ha l'obbligo di presentare la sua proposta, trovare un
punto d'equilibrio, ma alla fine fare le sue scelte. Magari scontentando un po'
tutti, ma non può rinunciare a dare l'impronta del cambiamento, per
razionalizzare le spese e abbattere i tempi dei processi». Sempre
a favore della separazione delle carriere? «Assolutamente necessaria». Passiamo
al nodo Province. Si dice sempre che la Lega sia contraria alla loro
abolizione. «Bisogna affrontare il tema in maniera seria, con responsabilità,
senza facili slogan. Anche perché, ci sono territori in cui la loro presenza
serve, in cui hanno un significato. In altri casi, invece, sono enti
inutili da sostituirsi a costo zero, magari, con associazioni di sindaci. E
poi, fosse stato per noi, alcune sarebbero già state eliminate». Cioè? «Lo
scorso giugno avevo preparato gli emendamenti al decreto legge 112, per
sopprimere le Province nelle 8 aree metropolitane. L'idea era di mantenerle in
prorogatio per 2-3 mesi, rispetto al loro mandato, evitando di andare nel 2009
alle urne. Ma in molti dissero di aspettare, forse perché avevano già in mente
i loro candidati da presentare. Quindi, è la Lega ad aver coraggio e a parlar
chiaro». Infine, legge elettorale per le Europee. Partita persa? «La mia
proposta di mediazione non fu condivisa e suggerii a Berlusconi di lasciar
perdere: era inutile andare avanti. A questo punto, sembra si vada a votare con
l'attuale legge». Non le piace? «Non va molto bene... ». © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
CESANO MADERNO -
"Napolitano è un saggio". Umberto Bossi, sempre più in versione di uomo
del dialogo, condivide il richiamo del Capo dello Stato in difesa della
Costituzione. E annuncia una "iniziativa politica della Lega" sul
tema caldissimo della giustizia: "La riforma non può essere fatta a colpi
di maggioranza, dobbiamo coinvolgere anche l'opposizione". Come farete,
ministro Bossi: dopo le uscite del presidente del Consiglio, a cui è seguita la
secca replica di Napolitano, il clima è quello che è... "Inutile girarci
intorno, bisogna sedersi tutti quanti attorno a un tavolo, altrimenti non si va
avanti. Tutti, le forze di governo e quelle dell'opposizione". Intendete
riproporre lo schema che vi ha già visti protagonisti sul tema del federalismo
fiscale? La Lega che dialoga con il Pd e cerca arrivare a un testo condiviso?
"Il mio ruolo è quello del mediatore. Ma lo sono sempre stato: fin
dall'inizio, quando non mi credeva nessuno. Ora più che mai bisogna cucire e
ricucire". Ma con il presidente della Repubblica è d'accordo anche quando
dice che i fondamenti della Costituzione non si toccano? "Napolitano ha
ragione, della sua saggezza non ho mai dubitato". Ritiene che anche la
nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i
sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? "È una questione
di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene". Però
anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie,
qualche problema c'è. "Bisogna prenderne atto: in questo momento il
federalismo è fermo. Si è fermato in commissione al Senato, dove comunque noi
contiamo di concludere i lavori entro la metà di gennaio per poi passare
all'aula, perché Berlusconi ha sparato sulla sinistra". E voi vi sete
messi le mani nei capelli... "Le nostre preoccupazioni sono giuste. Io non
dimentico che a causa del regolamento del Senato, l'opposizione ha un potere
enorme". Nel senso che potrebbe rallentare l'iter del provvedimento?
"Sì. In un momento così sarebbe stato molto meglio stare un po'
cauti". E infatti lei ha subito invitato il premier ad abbassare i toni.
"Diciamo la verità: noi avevamo ricucito con la sinistra, cercando con
grande tenacia il dialogo. Poi Berlusconi ha annunciato che non avrebbe mai più
parlato con l'opposizione, e loro, quelli del Pd, hanno preso la palla al balzo".
Cioè? "Hanno fatto capire che dopo queste uscite del presidente del
Consiglio si sarebbero attenuti strettamente al regolamento del Senato. E
siccome ogni emendamento può essere illustrato, siccome ogni singolo
parlamentare può parlare per tanto tempo, è chiaro che se si va avanti così la
discussione sul federalismo si ferma almeno per qualche mese". Quindi?
"Noi non ci schiodiamo: continueremo a cucire e ricucire. Del resto io
sono convinto che Berlusconi quelle cose le abbia dette un po' così". Un
po' così come? "Non ci crede neppure lui che il dialogo con l'opposizione
vada interrotto. È che a volte quando ti sparano addosso, quando ti attaccano
pesantemente sul piano personale, come ha fatto l'opposizione, i nervi possono
saltarti". Dunque secondo lei si può riprendere il filo del dialogo: sul
federalismo e addirittura sulla riforma della giustizia? "È quello che
faremo. Un passo alla volta, e vedrete che dopo la pausa delle feste di Natale
il testo sul federalismo arriverà in aula. E sarà un testo condiviso". Lei
qui a Cesano ha incontrato il presidente dell'Assemblea del Canton Ticino
Norman Gobbi: la Svizzera resta un modello? "Loro al federalismo ci sono
arrivati in modo militare; noi democraticamente, attraverso un accordo
politico. Con tutti i limiti degli accordi politici". Che
cosa pensa della campagna per l'abolizione delle Province? "È sbagliata.
Tra l'altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se
sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del
territorio". (14 dicembre 2008
( da "Giornale di Brescia" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Edizione: 14/12/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:in primo piano La politica La Lega frena
Calderoli: «Riforme solo se condivise» Ma il Pdl insiste: «La Costituzione non è
un totem intoccabile. Il monito di Napolitano non è per noi» Il ministro per la
Semplificazione Roberto Calderoli, ha dichiarato ieri che le riforme si possono
fare solo se condivise (AP Photo) ROMA I principi fondamentali della
Costituzione devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna
aggiornarla. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il Pdl, il
giorno dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della
Costituzione, non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio
Napolitano non è certo riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già
osservato l'altro ieri il premier Berlusconi, lo hanno ripetuto ieri i vertici
dei gruppi parlamentari. Pdl, non è un totem intoccabile «Non si possono dare
interpretazioni forzate delle affermazioni del presidente della Repubblica»,
dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Affermazioni, che
peraltro «noi - prosegue - condividiamo pienamente». Sul federalismo e sulla
riforma della giustizia, però, non si torna indietro: «L'impostazione del
Guardasigilli Alfano è condivisibile», aggiunge Cicchitto, e l'iter
parlamentare che si era prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione
«un totem intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano
Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perché significa consentire che
essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo
Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla
giustizia». Pensare di modernizzare l'Italia «senza una profonda modifica della
Costituzione», osserva il vice presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo
Bocchino, è «un'illusione politica e istituzionale». Perché la «nostra Carta»,
sostiene, «è eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri». Quindi
le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo, assicura il ministro
della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno contemporaneamente». Lega, le
riforme devono essere condivise Il federalismo, però, annuncia il ministro per
la Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che
potrebbe essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la
quale anche l'Idv, che vede quella sulla giustizia come il fumo negli occhi, è
pronta a collaborare. È vero che Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la
voce sulla giustizia, ammette Calderoli, ma lo aveva fatto per «reagire agli
insulti» dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre
mantenere la calma e andare avanti con i programmi affinché questi siano il più
possibile condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare
insieme all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile
perché la legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica,
è infine la stoccata di Calderoli, «ha necessità di una maturazione...». Il
dibattito sulle province Nell'attesa, la classe
politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle riforme. Riaprendo un
vecchio capitolo: quello delle province, enti che, in
campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli
sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono salvare.
Almeno in parte. «È una campagna mediatica superficiale e
piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili», tuona
Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!».
«Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province», replica La Russa, perché non
si può fare «alcune sì e altre no». Le province,
ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione
avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. Scontro Miccichè Tremonti A
far discutere la maggioranza, comunque, è anche la politica economica del
governo. Duro infatti l'attacco del sottosegretario Gianfranco Miccichè contro
il ministro dell'Economia Tremonti e l'esecutivo: «Per Tremonti - dice - esiste
solo la Lombardia» e l'attuale è «un governo monocolore della Lega» che soffre
«di voltastomaco» quando si parla di Sicilia». Sergio D'Antoni, responsabile
Mezzogiorno del Pd, commenta le accuse di Miccichè a Tremonti: «Se le critiche
che avanziamo da mesi contro la squadra di Berlusconi trovano riscontro nelle
parole di un esponente dell'esecutivo, per giunta dello stesso partito del
ministro - dice - vuol dire che siamo ormai alla commedia dell'assurdo».
( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 7 - Interni
La giustizia Il federalismo "Napolitano è un uomo saggio proporrò io una
mediazione al Pd" Bossi insiste sul dialogo: a Berlusconi sono saltati i
nervi La riforma della giustizia non può essere fatta a colpi di maggioranza,
va coinvolta anche l´opposizione Il federalismo si è fermato al Senato perché
il premier ha sparato sulla sinistra Le province?
Abolirle sarebbe sbagliato RODOLFO SALA DAL NOSTRO INVIATO CESANO MADERNO -
«Napolitano è un saggio». Umberto Bossi, sempre più in versione di uomo del
dialogo, condivide il richiamo del Capo dello Stato in difesa della
Costituzione. E annuncia una «iniziativa politica della Lega» sul tema
caldissimo della giustizia: «La riforma non può essere fatta a colpi di
maggioranza, dobbiamo coinvolgere anche l´opposizione». Come farete, ministro
Bossi: dopo le uscite del presidente del Consiglio, a cui è seguita la secca
replica di Napolitano, il clima è quello che è... «Inutile girarci intorno,
bisogna sedersi tutti quanti attorno a un tavolo, altrimenti non si va avanti.
Tutti, le forze di governo e quelle dell´opposizione». Intendete riproporre lo
schema che vi ha già visti protagonisti sul tema del federalismo fiscale? La
Lega che dialoga con il Pd e cerca arrivare a un testo condiviso? «Il mio ruolo
è quello del mediatore. Ma lo sono sempre stato: fin dall´inizio, quando non mi
credeva nessuno. Ora più che mai bisogna cucire e ricucire». Ma con il
presidente della Repubblica è d´accordo anche quando dice che i fondamenti
della Costituzione non si toccano? «Napolitano ha ragione, della sua saggezza
non ho mai dubitato». Ritiene che anche la nuova versione della riforma
Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a
ricostruire un clima di confronto? «è una questione di principio: quando si
riesce a trovare un accordo, va sempre bene». Però anche sul federalismo, che
per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c´è.
«Bisogna prenderne atto: in questo momento il federalismo è fermo. Si è fermato
in commissione al Senato, dove comunque noi contiamo di concludere i lavori
entro la metà di gennaio per poi passare all´aula, perché Berlusconi ha sparato
sulla sinistra». E voi vi sete messi le mani nei capelli... «Le nostre
preoccupazioni sono giuste. Io non dimentico che a causa del regolamento del
Senato, l´opposizione ha un potere enorme». Nel senso che potrebbe rallentare
l´iter del provvedimento? «Sì. In un momento così sarebbe stato molto meglio
stare un po´ cauti». E infatti lei ha subito invitato il premier ad abbassare i
toni. «Diciamo la verità: noi avevamo ricucito con la sinistra, cercando con
grande tenacia il dialogo. Poi Berlusconi ha annunciato che non avrebbe mai più
parlato con l´opposizione, e loro, quelli del Pd, hanno preso la palla al
balzo». Cioè? «Hanno fatto capire che dopo queste uscite del presidente del
Consiglio si sarebbero attenuti strettamente al regolamento del Senato. E
siccome ogni emendamento può essere illustrato, siccome ogni singolo
parlamentare può parlare per tanto tempo, è chiaro che se si va avanti così la
discussione sul federalismo si ferma almeno per qualche mese». Quindi? «Noi non
ci schiodiamo: continueremo a cucire e ricucire. Del resto io sono convinto che
Berlusconi quelle cose le abbia dette un po´ così». Un po´ così come? «Non ci
crede neppure lui che il dialogo con l´opposizione vada interrotto. è che a
volte quando ti sparano addosso, quando ti attaccano pesantemente sul piano
personale, come ha fatto l´opposizione, i nervi possono saltarti». Dunque
secondo lei si può riprendere il filo del dialogo: sul federalismo e
addirittura sulla riforma della giustizia? «è quello che faremo. Un passo alla
volta, e vedrete che dopo la pausa delle feste di Natale il testo sul
federalismo arriverà in aula. E sarà un testo condiviso». Lei qui a Cesano ha
incontrato il presidente dell´Assemblea del Canton Ticino Norman Gobbi: la
Svizzera resta un modello? «Loro al federalismo ci sono arrivati in modo militare;
noi democraticamente, attraverso un accordo politico. Con
tutti i limiti degli accordi politici». Che cosa pensa della campagna per
l´abolizione delle Province? «è sbagliata. Tra l´altro le Province controllano
i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che
vogliono la cementificazione del territorio».
( da "Virgilio Notizie" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Roma, 14 dic.
(Apcom) -Il Pd, con Enrico Farinone, vicepresidente della
Commissione Affari Europei, chiede al Governo "parole di chiarezza"
sul federalismo e in particolare sull'abolizione delle province. "La Lega - spiega il
deputato Pd - apre al dialogo sul federalismo, ma su temi cruciali, come
l'abolizione delle province,
serve una parola di chiarezza da parte dell'intero centrodestra. Non è
possibile continuare con questo equivoco. Berlusconi e tutto il Pdl sono silenziosi
perché sanno che la Lega non è d'accordo, mentre il Carroccio vuole eliminare
le prefetture". "Bossi vuole eliminare le prefetture e salvare le province. Insomma, è doveroso chiedere parole di chiarezza
al centrodestra, senza le quali la sua ambiguità sarebbe assoluta e, a questo
punto, intollerabile - conclude Farinone - E onestà intellettuale vuole che
anche chi sostiene più o meno palesemente il centro destra, soprattutto al
Nord, associazioni, organi di stampa, movimenti ponga questa domanda cruciale
al Popolo della Libertà e alla Lega".
( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Interrogazione parlamentare
di Agostini. E sulle infrastrutture Ciccanti propone una holding regionale per
la realizzazione della Mezzina Ventura: "Vogliamo sapere dal governo se
intende davvero abolire le Province" Il Pd non vota la divisione dei beni
ASCOLI Il Pd stoppa la delibera sulla divisione dei beni e del personale della
Provincia. Uno stop maturato all'unanimità venerdì sera nel corso di
un'assemblea provinciale, dove si è discusso della
necessità di non prendere alcuna decisione sino a quando il governo non si
esprimerà in maniera chiara sull'abolizione delle Province, così come avanzato
nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal PdL il 28
ottobre scorso, ove si prevede la soppressione delle Province, già in
Commissione Affari Costituzionali. "Siamo di fronte ad una novità
sostanziale ha esordito il capogruppo del Pd in consiglio provinciale, Lucio
Ventura - circa il fatto che la stessa maggioranza che nel 2004 istituì la
nuova provincia di Fermo, ora afferma di volerle abolire tutte. Bisogna che su
questo tema si faccia estrema chiarezza, tanto che abbiamo presentato,
attraverso l'onorevole Luciano Agostini, un'interpellanza urgente al governo
con risposta scritta, in maniera che ognuno si possa assumere le proprie
responsabilità amministrative e politiche". "La volontà che emerge
dall'iniziativa dei deputati del PdL si può leggere nel documento votato
dall'assemblea del Pd -, condivisa anche da parte della minoranza parlamentare,
è quella di sopprimere le province, utilizzando una
certa demagogia che può far presa in un momento di crisi economica ove si
cercano rimedi attraverso argomenti facili da cavalcare". Preoccupato, il
Pd, dal fatto che quello che si potrebbe arrivare a decidere oggi sulla
divisione dei beni e del personale, sarebbe rimesso in gioco nel momento in cui
si desse seguito alla proposta di legge in oggetto. "Il rischio - ha
dichiarato ancora Ventura - è che tra un anno, oltre a vederci annullare la
divisione, sia i beni che il personale potrebbero essere assegnati alla Regione,
che li girerebbe' ai Comuni, in questo caso Ascoli e Fermo. Non vogliamo
bloccare alcun procedimento, ma prima dobbiamo sapere dal governo se questa
divisione è ancora attuale o no. Motivo per cui tutto il Pd invita i propri
assessori in giunta provinciale a non firmare alcun atto definitivo sulla
divisione". "Berlusconi ha fatto e disfatto, e spetta dunque a lui
dirci se le Province continueranno ad esistere oppure ci si appresta a
sopprimerle. Magari smascherando chi brinda per la campagna elettorale nostrana
- ha aggiunto il coordinatore Mauro Gionni, con la bordata indirizzata ai
sindaci Allevi, Mariani e Falcioni - mentre noi cerchiamo solo di fare il
nostro dovere cercando di limitare al minimo i danni per il nostro
territorio". Intanto ieri a Pagliare si è tenuto il convegno su mobilità,
trasporto ed infrastrutture, organizzato da Ecodem dove oltre a vari esponenti
del Pd tra cui l'assessore Maroni, è intervenuto anche l'onorevole Ciccanti,
che ha rilanciato la proposta di dare vita ad "una holding regionale per
partecipare a società di costruzione e gestione in 'Projet financing' di
superstrade a quattro corsie a pedaggio: Fano-Grosseto, Quadrilatero e Mezzina
(Teramo-Ascoli-Fermo), recuperando a tale scopo anche i finanziamenti pubblici
della Quadrilatero". Sulla elettrificazione della ferrovia
Ascoli-S.Benedetto, il parlamentare Udc ha inoltre sostenuto che la necessità
di spostare i binari dentro la città di Ascoli, integrando la rete extraurbana
con la rete urbana. PIERO LUCIANI,
( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Bankitalia: nel mese
di settembre lieve variazione rispetto ad agosto E' stabile il debito degli
Enti locali ROMA - Stabile nel mese di settembre il debito di Regioni, Province
e Comuni. Secondo quanto diffuso dalla Banca d'Italia nel supplemento al
Bollettino statistico, gli scostamenti rispetto al mese precedente, agosto,
sono stati infatti di lieve entità. In particolare, il debito contratto dai
comuni ha registrato un maggiore scostamento verso l'alto, passando dai 47,7
miliardi in agosto ai 48,3 miliardi di settembre (600 milioni in più). Più
contenute le variazioni per le Regioni: il debito si attesta a 42,3 miliardi
(42,1 ad agosto); e le Province (da
( da "Corriere Adriatico" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Riesplode la
polemica sulle province, enti che in campagna
elettorale tutti i partiti volevano sopprimere per ridurre gli sprechi Dopo gli
ultimi scontri Calderoli mette i paletti su federalismo e giustizia La Lega
chiede riforme condivise ROMA - I principi fondamentali della Costituzione
devono essere salvaguardati, ma la Carta va cambiata. Bisogna aggiornarla. Non
può essere considerata "un totem intoccabile". Il Pdl, il giorno dopo
l'appello del Capo dello Stato a non toccare i fondamenti della Costituzione,
non cambia idea. Del resto, quello che ha detto Giorgio Napolitano non è certo
riferibile al governo o alla maggioranza: lo aveva già osservato venerdì il
premier Silvio Berlusconi, lo ripetono i vertici dei gruppi parlamentari.
"Non si possono dare interpretazioni forzate delle affermazioni del
Presidente della Repubblica", dice il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio
Cicchitto. Affermazioni, che peraltro "noi - prosegue - condividiamo
pienamente". Sul federalismo e sulla riforma della giustizia, però, non si
torna indietro: "L'impostazione del Guardasigilli Alfano è
condivisibile", aggiunge Cicchitto, e l'iter parlamentare che si era
prefissato va rispettato. Considerare la Costituzione "un totem
intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano
Quagliarello - è il modo peggiore per servirla perchè significa consentire che
essa invecchi e diventi inattuale". Pensare di modernizzare l'Italia
"senza una profonda modifica della Costituzione", osserva il vice
presidente dei deputati Pdl alla Camera Italo Bocchino, è "un'illusione
politica e istituzionale". Perché la "nostra Carta", sostiene, "è
eccellente per alcuni aspetti, ma anacronistica per altri". Il
federalismo, però, annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto
Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe essere licenziato dalle
Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale anche l'Idv, che vede quella
sulla giustizia come il fumo negli occhi, è pronta a collaborare. E' vero che
Berlusconi nei giorni scorsi aveva alzato la voce sulla giustizia, ammette
Calderoli, ma lo aveva fatto per "reagire agli insulti"
dell'opposizione. Invece, è il suo suggerimento, si dovrebbe sempre mantenere
la calma e andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile
condivisi. Riforme come il federalismo, infatti, si devono fare insieme
all'opposizione, se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perchè la
legislatura successiva potrebbe cancellarle. Questa classe politica, è infine
la stoccata di Calderoli, "ha necessità di una maturazione...".
Nell'attesa, la classe politica continua a discutere. Sempre sul fronte delle
riforme. Riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province,
enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per
ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche, come la Lega, vogliono
salvare. Almeno in parte. "E' una campagna mediatica
superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili", tuona
Calderoli. E poi, osserva, "ci sono province e province!".
"Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le province", replica La Russa, perchè
non si può fare "alcune sì e altre no". Le province,
ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione
avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura. ANNA LAURA BUSSA,
( da "Quotidiano.it, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Si
va verso l'abolizione delle Province? Ascoli Piceno | Sembra che alla Camera
l'iter per sopprimere le Province sia partito in modo spedito. A questo punto
il Partito Democratico piceno si chiede: "E' giusto proseguire nella
divisione della Provincia di Ascoli Piceno? Agostini interroghi il
Governo". L'Aula della Camera dei Deputati Dalla Assemblea Provinciale di
Ascoli Piceno del Partito Democratico riceviamo e pubblichiamo quanto segue:
Per iniziativa dell'On. Scandroglio, ed altri del PdL, il 28/10/2008, è stata
presentata la proposta di legge costituzionale per la modifica del titolo V
della parte seconda della Costituzione ove si prevede la soppressione delle
Province. Tale iniziativa parlamentare è stata assegnata (in data 17/11/2008)
in sede referente alla I Commissione Affari Costituzionali, al fine di ottenere
il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali. In data
5/12/2008 il capo gruppo dell'IDV alla Camera On. Massimo Donadi ha annunciato
la presentazione in Parlamento di legge costituzionale per la soppressione
delle Province. L'On. Scandroglio di Forza Italia, primo firmatario della
legge, ha pubblicato sul sito ligure di Forza Italia la seguente dichiarazione:
"Nel 1970 le Province erano 94, oggi sono 110. Rispetto alle ridottissime
competenze di cui sono titolari, la presenza delle province
comporta spese assolutamente sproporzionate che si aggirano sui 16 miliardi di
Euro. Le spese del personale sono passate da € 1,35 miliardi a 2,1 miliardi di
€ nel 2005 con un incremento del 34%. Un budget importante che potrebbe essere
impiegato per la detassazione dei redditi più bassi e per la defiscalizzazione
delle tredicesime in modo permanente. La LEGA, tuttavia, non vuol sentir
parlare di soppressione delle Province perché significherebbe rinunciare a
quella fitta rete di piccoli poteri intessuta negli anni, indice visibile del suo
radicamento in vasti territori del nord italia. Nel PdL abbiamo raccolto un
vasto consenso sulla proposta di legge e anche in molti settori
dell'opposizione trovano la cosa non solo opportuna ma indispensabile. E
difatti ,nel centro e a sinistra non mancano aperture possibiliste
sull'abolizione delle province, da quelle più convinte
dell'U.D.C. e dell'I.D.V., a quelle più ambigue del PD". Nella legge
presentata il 28/10/2008 assegnata alla I commissione Affari Costituzionali ad
iniziativa di deputati del PdL, all'art.9 (norma transitorie) testualmente al
comma 2 si legge: "Fatta salva la possibilità di disciplinare diversamente
la materia con legge dello Stato, i beni di proprietà delle Province alla data
di entrata in vigore della presente legge costituzionale sono trasferiti alle
Regioni, che li trasferiscono ai Comuni in relazione e in proporzione alle
funzioni ad essi delegate ai sensi del comma 1". Al comma 3 testualmente
si legge: "Fatta salva la possibilità di disciplinare diversamente la materia
con legge dello Stato, i contratti di lavoro esistenti alla data di entrata in
vigore della presente legge costituzionale tra le province
ed i rispettivi dipendenti sono trasferiti alle regioni, che li cedono ai
Comuni in relazione e in proporzione alle funzioni ad essi delegate ai sensi
del comma 1". La volontà che emerge dall'iniziativa dei deputati del PdL,
condivisa anche da parte della minoranza parlamentare, è quella di sopprimere
le province utilizzando, è vero, una certa demagogia,
che può far presa in un momento di crisi economica congiunturale ove è facile
cercare rimedi attraverso argomenti facili da cavalcare. C'è anche però da
riflettere sul fatto che, in questo difficile momento, per la maggioranza dei
cittadini italiani appare non interessante discutere l' utilità delle Province,
al contrario sembrerebbe più facile comprendere che si agisce sui costi della
politica individuando un ente (l'unico?) che viene identificato come inutile e
costoso. Nella Provincia di Ascoli Piceno, oltretutto, la istituzione di una
nuova provincia per un pezzo consistente del suo territorio ( nuova provincia
di Fermo L.147/2004, da attuarsi con la divisione dei beni e del personale
entro la tornata elettorale del 2009), questa nuova presa di posizione della
maggioranza che governa questo paese, e che aveva approvato quella legge,
appare ancor più sconcertante proprio perché , appunto, fu questo stesso
governo ,nel 2004, con tamburi e squilli di trombe, ad annunciare la
costituzione di n.3 nuove province (Monza Brianza; Fermo
e Barletta Andria Trani), con provvedimenti legislativi lacunosi, di difficile
applicazione, e senza copertura finanziaria. Le difficoltà, del resto, furono
avvertite già alla pubblicazione delle leggi istitutive, le quali, per ragioni
ovviamente economiche, rimandarono l'effettiva attuazione dei nuovi enti ai
cinque anni successivi dopo la pubblicazione dei testi normativi. Addirittura,
quest'anno, è stato emanato un decreto che ha spostato al 30/6/2009 la
costituzione degli Uffici decentrati dello Stato nei nuovi territori
provinciali. Ora, con questa legge, appare ancora di più priva di senso logico
una divisione senza copertura finanziaria che rischia di essere vanificata in
poco tempo, avendo prodotto nel frattempo irreparabili danni per le finanze della
nuova provincia di Ascoli Piceno. Appare quindi doveroso per noi, per i
cittadini che rappresentiamo, per quanto contenuto nell'art.9 (norme
transitorie) della proposta di legge costituzionale n.1836, chiedere agli
assessori del PD della Provincia di Ascoli Piceno di non adottare la delibera
definitiva (della Giunta Provinciale) per la divisione dei beni patrimoniali e
del personale fino a quando non si sia acquisita l'espressa volontà del Governo
Nazionale, e per questo domandare al nostro parlamentare, l'On. Luciano
Agostini, di presentare una apposita interpellanza/interrogazione sulla
attualità o meno della divisione dei due territori, nella consapevolezza che
gli atti che si stanno per compiere, senza copertura finanziaria, con costi e
decisioni irrevocabili, potrebbero poi essere resi vani da un iter parlamentare
che potrebbe concludersi entro tempi ragionevoli. 13/12/2008
( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
VERTICE A MONTECCHIO
Il ministro Calderoli ai sindaci berici: «Il federalismo ha bisogno di voi»
VicenzaLe "quattro colonne portanti" del federalismo fiscale:
territorialità dell'imposta, cessazione dei trasferimenti agli enti locali,
trasformazione della spesa pubblica locale, contributo alle aree con minore
risorse disponibili. Ieri Roberto Calderoli le ha
illustrate a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore, all'incontro sul tema
della legge delega sul federalismo. Ma il ministro per la semplificazione ha
anche lanciato alcuni messaggi. Il primo, di rassicurazione, al presidente
della Provincia Attilio Schneck, allarmato per la ventilata proposta di
abolizione degli enti provinciali. Il secondo, conciso e bipartisan,
rivolto ai sindaci berici: «Aiutataci a fare questa riforma federale, il vostro
contributo è importante».Calderoli, oltre ai contenuti che partono dal concetto
di ridurre la spesa pubblica per diminuire la pressione fiscale - ha presentato
anche i tempi per la realizzazione del progetto di legge: passaggio in senato
il prossimo 20 gennaio 2009, federalismo fiscale ad aprile, riforma
costituzionale a giugno 2010 i primi risultati entro 24 mesi. Inoltre, sul
movimento del 20\% (la richiesta dei sindaci veneti di tenere in casa il 20\%
dell'Irpef) ha precisato: «La battaglia è comune ma non ha senso parlare di
percentuale perché in alcuni casi ci rimetterebbe lo Stato, facciamo un
ragionamento più ampio con altri parametri» Il sindaco di Montecchio Maggiore,
Maurizio Scalabrin praticamente l'unico di centrosinistra presente al meeting -
ha ribattuto: «Continueremo la nostra battaglia sul 20\% come base di confronto
e riflessione con il governo. Noi accogliamo l'invito di Calderoli perché qui
non si tratta di una questione di schieramenti politici, il problema è che
abbiamo bisogno di risorse in fretta e non possiamo permetterci di aspettare
due o tre anni». Anche per il primo cittadino di Camisano (Pdl) Eleutherios
Prezalis «bisogna far presto: in Veneto il 20\% dei Comuni ha sforato il patto
di stabilità, il prossimo anno saremo il 60\% e per noi è umiliante chiedere
agli industriali i soldi per le opere pubbliche».Sul Patto di Stabilità (che
pone dei vincoli sui saldi di bilancio degli enti locali) si è soffermata anche
Maria Rita Busetti, primo cittadino di Thiene: «Le date fornite fanno un po' di
chiarezza però i tempi sono duri ed è sempre più difficile chiudere il
bilancio: sulle scadenze terremo gli occhi bene aperti». Infine l'accorato
intervento di Schneck: «La Provincia attualmente è l'unico sistema federalista
del territorio: se portano via la Provincia portano via il territorio, anzi
l'anima». Ma il ministro ha rassicurato: «Alcune Province sono indispensabili ,
altre sono poltrone per politici trombati: se la Provincia è utile bisogna
tenerla, ma la valutazione va fatta non con parametri assoluti, bisogna
considerare ogni singola realtà territoriale». Pietro RossiAltri servizi nel
fascicolo nazionale
( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Il ministro per la
Semplificazione normativa Roberto ... Il ministro per la Semplificazione
normativa Roberto Calderoli ieri a Montecchio Maggiore, nel Vicentino, ha fatto
il punto sulla situazione del Federalismo con sindaci e amministratori non solo
del Carroccio. La Lega non si scompone nemmeno di fronte a
chi la accusa di opporsi all'abolizione delle Province: «Dobbiamo fare
un'attenta valutazione dei compiti che svolgono e delle loro dimensioni: ci
sono realtà che non potrebbero esistere senza la presenza delle Province e
realtà dove la Provincia è inutile. In questo caso possono riorganizzarsi come
associazioni di sindaci, a costo zero, senza assessori e gettoni. In
altri casi, esistono problemi sovracomunali che ho qualche difficoltà a capire
come possano essere gestiti dalla Regione. Non credo ad esempio che la
provincia di Treviso possa sparire a fronte della nascita della città
metropolitana di Venezia. Personalmente lascerei alle Regioni il compito di
valutare quali province sono necessarie e quali meno.
Ma la Costituzione non lo consente; quindi se ne parlerà nel Codice delle
autonomie», il pensiero di Calderoli.A pagina 2
( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Calderoli: via le
Province ma solo quelle inutili Aperture del ministro leghista: parliamone
seriamente senza usare slogan «Quella di Treviso non va sostituita con la città
metropolitana di Venezia» Montecchio (Vicenza)NOSTRO INVIATO«Parliamone». La
svolta moderata della Lega non riguarda solo il federalismo: è tutto un dialogare,
un trovare la massima condivisione sulle cose da fare, uno smussare gli angoli
e le asperità. Manco fosse la Dc. È la "Lega di Governo" incarnata
dal ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, che ieri nel vicentino ha fatto il punto sulla situazione della
riforma con sindaci e amministratori non solo del Carroccio. È la Lega che non
si scompone nemmeno di fronte a chi la accusa di opporsi all'abolizione delle
Province: «Parliamone - replica Calderoli -. E affrontiamo la questione con
serietà e senza slogan». I termini, secondo il ministro, sono
paradossali: «Quando a luglio si affrontò la Finanziaria triennale, la Lega
responsabilmente accettò la soppressione delle province
cominciando da quelle che sarebbero state ricomprese nelle otto aree
metropolitane che nasceranno. Il ministro Maroni prospettò una proroga delle
amministrazioni che sarebbero andate a votare il prossimo anno proprio per non
eleggere un presidente inutilmente. Nei fatti però tutte le forze politiche che
sostengono la necessità di abolire le province hanno
piazzato i loro candidati nelle rispettive caselle».Il solito vizio di
predicare bene e razzolare male, insomma. Ma, assicura Calderoli, la Lega è
pronta a discutere e avanza una proposta: abolire alcune province
e accorparne altre. «Dobbiamo fare un'attenta valutazione dei compiti che
svolgono e delle loro dimensioni: ci sono realtà che non potrebbero esistere
senza la presenza delle Province e realtà dove la Provincia è inutile. In
questo caso possono riorganizzarsi come associazioni di sindaci, a costo zero,
senza assessori e gettoni. In altri casi, esistono problemi sovracomunali che
ho qualche difficoltà a capire come possano essere gestiti dalla Regione. Non
credo ad esempio che la provincia di Treviso possa sparire a fronte della
nascita della città metropolitana di Venezia. Se dobbiamo razionalizzare e
affrontare seriamente la cosa, bene; se invece ci si limita alla battuta,
qualcuno dovrebbe spiegare che le province sono
stabilite dalla Costituzione e non si possono eliminare con una legge
ordinaria. Personalmente lascerei alle Regioni il compito di valutare quali province sono necessarie e quali meno. Ma la Costituzione
non lo consente; quindi se ne parlerà nel Codice delle autonomie».Anche qui,
dunque, è una questione di tempi. Come per il federalismo, che questa settimana
inizierà ad essere votato in Commissione e che secondo Calderoli dovrebbe
ottenere il voto del Senato «entro il 20 gennaio. Poi entro aprile ragionevolmente
la Camera dovrebbe votare l'approvazione definitiva». Sempreché il percorso
continui ad essere condiviso e non si aprano fratture tra maggioranza e
opposizione. Le tensioni tra Berlusconi e Pd-Idv sulla riforma della giustizia
preoccupano la Lega? «Davanti al federalismo, tutto il resto ha una valenza
minore. Serve una riforma condivisa perché deve durare decenni e non una
legislatura come è accaduto in passato. Da una parte e dall'altra abbiamo
sperimentato l'errore di riforme fatte a colpi di maggioranza; ci vuole una
maturazione rispetto agli errori commessi in passato. Se questa è la necessità
del Paese, va affrontata da nord a sud e da destra a sinistra con l'intento di
fare la miglior riforma possibile. Proprio ieri sera abbiamo concluso la raccolta
di proposte provenienti da tutti gli schieramenti politici, comprese Idv e Udc,
perché sia una riforma per il bene del paese e non per un orticello di
partito».Ma se per la Lega il federalismo è al primo posto, è innegabile che
per Berlusconi lo sia la riforma della giustizia. C'è un braccio di ferro sulla
priorità? Calderoli non vede dietrologie nella reazione del premier contro la
sinistra: «È sincero e spontaneo: non dimentichiamo che per decenni ha subìto
insulti tremendi. La sera prima del suo attacco, ero da lui e aveva appena
convinto i propri capigruppo della necessità che la Bicamerale potesse
realizzarsi e che si dovesse trovare un percorso condiviso. Infatti lo stesso
ministro Alfano si sta muovendo in tal senso».Ma un "eccesso di condivisione"
non rischia di annacquare riforme radicali come il federalismo? Un paio di
settimane fa il presidente degli industriali veneti Andrea Riello aveva
espresso il timore che si produca una riforma non premiante per il Nord e non
penalizzante per gli spreconi. «È un'analisi superficiale e non condivisibile -
replica Calderoli -. Non premia Nord o Sud: premia l'efficienza e sanziona
l'inefficienza. Sarà impossibile usare la superficialità nell'amministrazione
pubblica. Il termine massimo per entrare a regime è di 5 anni: per una riforma
così rivoluzionaria, ci metterei la firma».Ario Gervasutti
( da "Gazzettino, Il" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
La Russa (An): abolirle tutte tra cinque anni MilanoAbolire tutte le province, non subito ma tra cinque anni.
Questa la proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa, coordinatore
nazionale di An, in relazione aldibattito in corso sull'abolizione delle province. «È evidente che le province non possono essere abolite
adesso che si sta andando a votare. Penso però che tra cinque anni
debbano essere abolite tutte le province, non questa o
quella, non ci deve essere una guerra tra le province,
ma abolirle tutte al termine della legislatura provinciale che inizia l'anno
prossimo. I prossimi cinque anni - ha spiegato il reggente di An - devono
servire alle province per il passaggio delle deleghe
alle regioni, ai comuni, o eventualmente alle aree metropolitane. Dobbiamo fare
un programma per l'abolizione delle province e invito
la Lega a non chiudere la porta a questo programma».Quanto all'allestimento dei
gazebo del Popolo della Libertà in tutta Italia per la scelta di una parte dei
delegati al congresso di unificazione di An e Forza Italia «è un passo avanti
importante che fa vedere che il Pdl c'è e c'è con la formazione di un movimento
con regole democratiche interne molto forti che stiamo elaborando e con una
grande partecipazione popolare». Oggi, ha spiegato, «facciamo scegliere ai
cittadini una parte dei delegati al congresso di unificazione , mentre un'altra
parte la sceglieremo ciascuno in base al proprio statuto».
( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
L'abolizione
dell'Ici non riguarda soltanto l'abitazione ... L'abolizione dell'Ici non
riguarda soltanto l'abitazione principale ma anche le case ad essa assimilate.
Ma quali sono esattamente gli immobili che possono ritenersi tali? A qualche
giorno dalla scadenza del saldo 2008 del tributo comunale, fissata per martedì
16, sono ancora tanti i contribuenti che, alle prese con l'adempimento, si
pongono l'interrogativo. E non a torto. L'equiparazione alla prima casa, salvo
alcune fattispecie, è demandata dalla legge nazionale alle delibere od ai
regolamenti già adottati da ciascun Comune entro il 29 maggio scorso. Delibere
e regolamenti che tuttavia appaiono spesso poco chiari o comunque di non facile
interpretazione, tanto da provocare legittime perplessità ed incertezze. Alcuni
Comuni, come ad esempio Belluno e Ponte nelle Alpi, hanno diffuso da subito, all'indomani dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa un elenco
degli immobili interessati. Ma è una rarità. Inoltre, il rimando
dell'assimilazione alle decisioni comunali se da un lato rispetta l'autonomia
impositiva dell'ente locale dall'altro provoca una difformità di trattamento
tra comune e comune, anche limitrofi, che si manifesta in particolare
per le case concesse in comodato a familiari e parenti. Lo evidenzia
palesemente la tabella qui pubblicata che offre in proposito un quadro
generale, sia pure non esaustivo, della casistica relativa alle abitazioni
assimilate alla prima casa, presenti sull'intero territorio della provincia.Tra
i 69 Comuni, per esempio, Belluno non consente nessuna equiparazione in caso di
comodato a familiari o parenti; Seren del Grappa assimila ad abitazione
principale solo l'immobile affidato come residenza principale al familiare
discendente di primo grado (figli); Auronzo estende l'equiparazione a familiari
e parenti sino al terzo grado in linea retta, collaterale ed affini. Nei
confronti delle pertinenze prima casa ed assimilati Fonzaso, Soverzene e Vigo
limitano il beneficio ad una sola unità immobiliare (o garage o cantina o
soffitta). Belluno che ne riconosce solo due. Per legge l' equiparazione all'abitazione
principale è scontata (anche se questo non è sempre contemplato nelle decisioni
comunali) per: 1) gli alloggi di cooperative edilizie a proprietà indivisa,
adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari; 2) gli alloggi assegnati
da istituti autonomi per le case popolari o enti equipollenti (ad esempio
Ater); 3) le abitazioni possedute da coniugi separati o divorziati, assegnate
all'altro coniuge.Nella discrezionalità dei Comuni rientrano, sempre in tema si
assimilazione alla prima casa: 1) gli immobili dati in comodato a parenti in
linea retta o collaterale, che li destinano ad abitazione principale (gli
affini non sono previsti dalla normativa, ma qualche Comune li prevede); 2) le
abitazioni di anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di
ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che non
risultino locate; 3) le abitazioni dei cittadini italiani residenti all'estero,
purchè anch'esse non locate; 4) le case date in locazione, con contratti
registrati, a soggetti che la utilizzano come abitazione principale
(assimilazione presente in provincia a Cortina e San Vito). Coloro che in sede
di acconto, in giugno, hanno versato erroneamente lIci sulla prima casa o sulle
abitazioni ad essa assimilate hanno diritto al rimborso dellimposta.Franco
Iudica
( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Zanonato ha
dimostrato di essere un "indecisionista", il centrodestra ha
solamente pasticciato. «È ora di fare un po? di pulizia» Luca Claudio: «I
padovani si sentono delusi» Il sindaco di Montegrotto è in procinto di
abbracciare una nuova avventura politica nella civica "Padova città
libera" «Francesco Storace mi ha dato il via libera, basta che vengano
mantenuti i principi de "La Destra", il partito a cui appartengo. Ora
sto analizzando la situazione e presto darò una risposta alla federazione di
liste civiche che vanno sotto l'insegna "Padova città libera" e
"Padova provincia libera" per la candidatura a
sindaco di Padova o a presidente della Provincia. Ma sono in carica fino al
2011 e non vorrei mollare».Luca Claudio, il vulcanico sindaco di Montegrotto, è
stato indicato da una federazione di gruppi che comprendono dai socialisti
all'Udeur alla civica di Anna Bettella come uno dei condottieri nella prossima
campagna elettorale. A lui che ha visto Padova in questi anni da
"fuori" chiediamo che giudizio si è fatto del sindaco Zanonato...«Il
suo principale problema, che poi riscontro anche nei suoi avversari politici di
centrodestra, è la mancanza di vicinanza con la gente e i troppi compromessi
che lo hanno portato a contraddire il programma. Così la gente non si sente nè
rappresentata nè capita, ed è delusa. Non è un problema solo di persona, anche
la sua squadra ha deluso e credo principalmente perché lui è un
accentratore».Ci può fare un esempio?«La zona a traffico limitato. È vissuta
male dai padovani, bisognerebbe modularla in un altro modo, non rendere il
centro così blindato al punto che il commercio muore. Anche perché ci sono
parcheggi a pagamenti dappertutto. Guardi, a Montegrotto ci sono 1milione e
mezzo di auto l'anno ma abbiamo risolto tutto senza i park a pagamento. Per
Padova direi che sarebbe il momento di sfruttare la verticalità».Parlando di
politica, lei teme il dilagare della Lega anche in città?«Credo ci sia un
limite fisiologico nella crescita, rappresentato dal fatto che la cultura dei padovani
è diversa alla fine da quella rappresentata dai leghisti. Non solo: non vedo
grandi interpreti in città, come possono esserlo Tosi o Gentilini. Mentre in
provincia essendoci un attaccamento alla terra diverso fa più presa. Poi credo
che l'alleanza fra Zanonato e Casarin abbia bloccato la sua forza».Anche lei
convinto del patto fra destra e sinistra?«Perché, non si vede? Dall'Aps agli
enti economici mettono sempre le stesse 4-5 persone dappertutto».Dunque nemmeno
Forza Italia o An hanno avuto la forza di cambiare le cose oltre i leader?«Si è
visto mi pare. Forza Italia uno giorno sì e uno pure è sui giornali con le
correnti che litigano. An mostra sempre le stesse facce con Ascierto in mezzo
tra Zanon e Saia. Mi creda, ci vorrebbe una pulizia generale della classe
dirigente di qualsiasi parte. Ma se in Giunta ci sono assessori che hanno avuto
meno preferenze di quelle che raccoglierebbero in un patronato? E poi lo vede
l'assessore alla Sicurezza, Carrai? sa solo alzare le spalle davanti ai
problemi. Sembra che viva in un altro mondo».Ecco, la sicurezza è uno dei
problemi più sentiti dalla gente. Lei che ne pensa?«Basta venire una sera a
Padova. È deserta. Dico, se ci fosse più gente in giro ci sarebbe anche meno
delinquenza. Invece non si fa nulla per rivitalizzarla, i bar chiudono presto e
poi i padovani hanno paura a camminare per strada».Il problema simbolo è quello
dello spritz...«Qui bisogna educare senza vietare. Lo spritz è un rito, una
tradizione, va difeso. Ma mettiamo un bel po' di vigili a dare 50 euro di multa
a chi butta i bicchieri per terra. Secondo me dopo un po' di multe si
stufano».Cosa pensa allora delle multe alle prostitute?«Che Zanonato è stato
furbo, si è impossessato degli slogan della destra senza applicarli. Le
prostitute si sono solo spostate».Lei potrebbe candidarsi anche per la
Provincia...«Lo dico subito. Se mai diventassi presidente chiederei subito la
loro abolizione. Se si dà il federalismo alle Regioni e si potenziano i comuni
a che servono? È un ente costoso e troppo vicino al territorio ma allo stesso
tempo bacino di clientele. Casarin? Non ha difeso il bacino termale degli
Euganei, il Gra è ancora solo sulla carta. I Pati non sono obbligatori e non
servono a nulla. Mi pare che come giudizio basti».Mauro Giacon
( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Veltroni apre al
piano per l'auto "Berlusconi non sa gestire la crisi" Walter Veltroni
MILANO - Gli aiuti al settore dell'auto, la crisi economica, l'Alitalia, la
riforma della giustizia, il potere di Berlusconi e una battuta: "Considero
compimento della stranezza di questo paese il fatto che il più moderato sia
Bossi, il mondo è capovolto". Sono alcuni degli argomenti toccati dal
segretario del Pd, Walter Veltroni, a Milano nel corso di un incontro al teatro
Strehler a sostegno della ricandidatura del presidente della Provincia Filippo
Penati. Aiuti all'auto. Veltroni, ha spiegato che, di fronte a quella che ha
definito una "riduzione gigantesca delle vendite di auto", se gli
altri Paesi interverranno si "altererà la concorrenza e l'Italia pagherà
di più". Per questo, ha detto, "se lo faranno gli altri invito a
mettere in campo, anche noi, incentivi al settore delle auto". Governo
inadeguato. "Il governo e il presidente del Consiglio sono inadeguati a
governare e ad affrontare questa crisi", ha detto il segretario del Pd. "Stiamo
entrando in una crisi che cambierà la vita di centinaia di migliaia di
italiani. Nonostante questo, Berlusconi riceve a Palazzo Chigi le gemelle
dell'Isola dei famosi come fosse un appuntamento istituzionale inderogabile
rispetto alla cassa integrazione che sta colpendo migliaia di lavoratori. Non
facciamo propaganda - ha aggiunto Veltroni - accusando il governo di questa
situazione perché la crisi è mondiale, tuttavia Berlusconi è inadeguato a
governare questa crisi". "Sbagliata ogni previsione". Il segretario
del Pd ha quindi accusato Berlusconi e il suo governo "di avere sbagliato
ogni previsione". "In Italia - ha detto - non è ancora stato
predisposto un intervento per aiutare le figure sociali più deboli come gli
operai delle fabbriche e i precari". Mentre è stata per esempio disposta
la detassazione degli straordinari: "Quali straordinari? - ha chiesto
Veltroni - I magazzini sono pieni di merce e le aziende vanno in cassa
integrazione". Alitalia. "E' tempo di crisi e bisogna evitare di
buttare i soldi dalla finestra. Il governo invece ha regalato miliardi di euro
alla cordata per Alitalia e ha buttato denaro con l'abolizione
dell'Ici", ha affermato il segretario del Pd. Giustizia. "Siamo
disponibili a creare un tavolo che discutere della riforma della giustizia a favore
dei cittadini e delle imprese", ha poi spiegato Veltroni. "Un tavolo
- ha sottolineato - che non deve durare sei mesi ma 60 giorni, con la
partecipazione di magistrati e avvocati. Siamo invece assolutamente
contrario, e lo saremo in futuro, ad un controllo del governo sulla
magistratura", ha detto ancora il segretario del Pd. Magistrati e
intercettazioni. Secondo Veltroni dev'essere consentito ai magistrati
l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche "anche per reati contro la
corruzione, ma allo stesso tempo questi strumenti devono servire per le aule
giudiziarie e non per i giornali tutti i giorni". "L'impero di
Berlusconi si sta sgretolando". "Berlusconi - ha poi spiegato
Veltroni - governa ormai da molti anni e deve smettere di far finta di venire da
Marte, se l'Italia è quella che è lui ha le sue responsabilità. La gente si sta
ricredendo. Si stanno accorgendo della differenza tra le promesse e i fatti, si
stanno accorgendo di queste prese in giro. Ci vorrà del tempo, anche perché il
controllo sull'informazione è asfissiante, ma stiamo vedendo che l'impero di
Berlusconi si sta sgretolando". Al Cavaliere, Veltroni rimprovera poi di
fare "con Di Pietro lo stesso gioco che faceva con Bertinotti, con
l'obiettivo di scegliersi l'opposizione. Noi dobbiamo batterci per una grande
forza riformista popolare". Bossi moderato. Infine la battuta sul leader
della Lega: "Ho letto Bossi sulla giustizia e mi sembra che qualche cosa
non funzioni in questo Paese se è lui ad essere il più moderato". "Bossi
- ha proseguito Veltroni - dà atto del ruolo del presidente della Repubblica e
parla di dialogo. Berlusconi invece dice solo cose da campagna elettorale
perché non è capace di governare e sa fare solo quella". 14/12/2008 -
13:45
( da "Virgilio Notizie" del 14-12-2008)
Argomenti: Province
Milano, 14 dic.
(Apcom) - "Filippo Penati rende Milano, la Lombardia e il nord più forti".
E' questo il commento del vicepresidente della Provincia di Milano, Alberto
Mattioli, a margine dell'incontro di presentazione della candidatura per le
elezioni provinciali 2009. "La nostra, ha proseguito Mattioli, è un
esempio di buona amministrazione, poiché ha promosso con determinazione le
istanze dei propri cittadini anche quando il governo è rimasto indifferente
alle richieste di sindaco e presidente della Regione". Per questo motivo,
ha aggiunto il vicepresidente, Penati è il candidato naturale per la prossima
tornata elettorale e merita un ampio sostegno per il disegno riformista di cui
è promotore: "Un progetto di rottura e innovazione con l'abolizione degli enti intermedi e la creazione di una grande
città metropolitana, molto diverso dai piani conservatrici della Lega, che a
tanti proclami non fa seguire fatti". "Sono sicuro - ha concluso
Mattioli - che l'esperienza e la capacità di Filippo Penati porteranno a una
grande coesione tra le diverse ispirazioni culturali che si riconoscono nel Pd
e nei suoi alleati nonché tra tutti coloro che hanno apprezzato la
nostra buona amministrazione".
( da "Tirreno, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 1 - Empoli
Cordone rientra nel Circondario EMPOLI. Lo strappo si è ricomposto, Marco
Cordone rientra nell'assemblea del Circondario, dopo averla abbandonata perché
non fu discussa la sua mozione sugli autovelox. Cordone era pronto a rassegnare
le sue dimissioni da consigliere nel caso in cui non avesse ricevuto le scuse
dalla Giunta del Circondario. Così è stata convocata dal presidente Pampaloni
una conferenza con i capigruppo del circondario, tra cui Pavese (An), Ancilotti
(Pd), e il rappresentante della Giunta e sindaco di Capraia-Limite Enrico
Sostegni, i quali si sono scusati personalmente con Marco Cordone. Anche il
sindaco di Vinci, Dario Parrini, si era in precedenza scusato telefonicamente
con Cordone. Il consigliere, prendendone atto, ha così
deciso di rientrare nell'assemblea, presentandosi l'11 alla riunione della
prima commissione, chiedendo l'abolizione dei consorzi di bonifica e il
passaggio delle loro competenze alle province. Per quanto riguarda la risposta all'interrogazione, sarà data
ufficialmente alla prossima assemblea.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Nonostante il
maltempo, il Popolo delle libertà è soddisfatto. La Russa: strada giusta quella
di Berlusconi e Fini Pdl: quasi 1,8 milioni ai gazebo Gottardo: nel Friuli
Venezia Giulia si sono presentati in 10 mila IL CONGRESSO Formigoni esulta:
sarà il più grande partito della storia ROMA. «Ancora una volta gli italiani e
i nostri simpatizzanti hanno risposto nel migliore dei modi a questo nuovo modo
di far politica, che coinvolge direttamente il popolo nelle scelte del
partito». Denis Verdini, coordinatore di Fi, commenta così l'affluenza al voto
per i delegati al congresso del Pdl che si è svolto nel fine settimana. «Se in
un week-end martellato dalla pioggia e dal freddo, con una situazione ancor più
grave a Roma, dove si è rischiata l'esondazione del Tevere, quasi un milione e
800 mila persone si sono recate presso i gazebo per partecipare alla formazione
della nuova classe dirigente del Pdl, rappresentata dalla platea congressuale -
afferma Verdini -, vuol dire che non solo gli italiani continuano a sostenere
convintamente la svolta impressa da Silvio Berlusconi il 14 aprile scorso, con
la scelta di unire sotto un unico simbolo quasi tutto il popolo del
centrodestra, ma che essi reagiscono positivamente ogni qual volta vengono
coinvolti direttamente nelle scelte da operare». «È chiaro - conclude Verdini -
che un simile, straordinario risultato provvisorio rappresenta anche un
innegabile viatico per l'eccezionale lavoro svolto fin qui dal governo
Berlusconi». Sono circa 10.000 le persone che hanno espresso il loro voto tra
sabato e ieri in Friuli Venezia Giulia per la scelta dei delegati al congresso
costituente del Pdl nei vari gazebo allestiti nelle piazze. Lo ha reso noto
l'onorevole Isidoro Gottardo coordinatore con l'onorevole Roberto Menia del Pdl
regionale. «Seppur condizionato dal maltempo, questo primo fine settimana di
allestimento dei gazebo - ha detto Gottardo - ha conseguito un'ottima
partecipazione. Significativo è il desiderio di tanti cittadini di esprimere le
proprie opinioni e molto forti sono state le raccomandazioni a promuovere le
riforme, senza far venir meno la determinazione di questo primo scorcio di
mandato». Complessivamente i gazebo allestiti in regione sono stati 123 e oltre
800 i militanti impegnati nella loro organizzazione. Sabato e domenica prossimi
i gazebo per la raccolta delle preadesioni al Pdl saranno allestiti di nuovo
nelle piazze della regione e saranno - ha precisato Gottardo - almeno 175. «Il
dato di un milione e ottocento mila partecipanti che ci arriva dall'affluenza
ai gazebo di tutta Italia per scegliere i delegati al congresso del Pdl, a cui
bisogna aggiungere quelli non ancora pervenuti dai gazebo non informatizzati e
pari a quasi il 40% del totale, dimostra che quella intrapresa da Silvio
Berlusconi e Gianfranco Fini è la strada giusta», ha dichiarato Ignazio La
Russa ministro della Difesa e reggente di An. «Si tratta - ha aggiunto - di un
grande successo popolare e significa che i cittadini sfidando anche il maltempo
che ha colpito l'Italia continuano a dare fiducia al centro-destra. Il Pdl che
nascerà a marzo sarà un partito che avrà al suo interno regole forti ma si
avvarrà soprattutto di una grande partecipazione popolare». «Abbiamo
l'ambizione di costruire il partito più grande della storia d'Italia», ha
affermato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni. «È un cammino che
parte insieme alla gente - ha aggiunto - nel mezzo delle
città: il Popolo delle libertà è un'esperienza nuova e aperta a tutti i
cittadini che ne vogliono far parte». Entrando nell'attualità del dibattito
politico, a proposito dell'abolizione delle Province il numero uno del
Pirellone ha lanciato la proposta di calcolare l'efficienza di tutte le
pubbliche amministrazioni.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 7 - Pordenone
«Assessori e consiglieri ai raggi X» I radicali chiedono l'anagrafe pubblica
dell'attività di tutti gli eletti In attesa di riuscire ad abolirle, i Radicali
friulani chiedono l'anagrafe pubblica di tutti coloro che le rappresentano.
Riferimento dell'ennesima battaglia della forza politica le Province, di cui,
spiega Stefano Santarossa, «siamo convinti sostenitori dell'abolizione, con la
speranza che questo obiettivo possa contribuire a svegliare le coscienze
riformatrici di maggioranza e governo. Auspichiamo da tempo la cancellazione di
questi enti perché estranei alla devoluzione di reali competenze politiche e
amministrative, mentre rappresentano un costo enorme per il
bilancio dello Stato. Da trent'anni - continua - ci battiamo, anche per via
referendaria, per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e abolire
le Provincie va in questa direzione». Ora a fianco di questa dichiarazione
d'intenti, i Radicali friulani propongono «ai candidati in pectore di tutti gli
schieramenti politico l'anagrafe pubblica degli eletti proprio a partire
da questi enti. Un modo per rendere trasparenti le istituzioni e per combattere
l'antipolitica. Occorre garantire ai cittadini - sostiene Santarossa - la
possibilità di poter conoscere con facilità non soltanto l'attività svolta dai
vari enti, ma anche quei dati inerenti il lavoro degli eletti, integrale e
senza filtri. In tal senso vanno resi disponibili, di facile accesso e
consultazione, atti e informazioni. Occorre dare ad ognuno la possibilità di
conoscere l'operato di ogni singolo consigliere e assessore regionale,
comunale, provinciale, dei sindaci e di tutti coloro che esercitano un'attività
pubblica».
( da "Unita, L'" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Veltroni sprona
Berlusconi Aiuti all'industria dell'auto Veltroni attacca e propone. Censura
netta di un governo che pensa di gestire la crisi con risorse irrisorie e senza
sostenere i redditi. Sulla riforma della giustizia: strano paese, Bossi il più
moderato. «Basta occuparsi di se stessi, è ora di andare nelle fabbriche, nelle
scuole, là dove gli italiani vivono e soffrono questa crisi». Teatro Strehler
di Milano, domenica mattina. Fuori, giornata uggiosa e freddo pungente. Dentro,
tanta gente e il leader del Pd Walter Veltroni che vira di bordo e tira la
riga: «basta farci del male da soli». Proposte, piuttosto. I temi, giustizia e
crisi innanzitutto. Chiede aiuti per l'auto, senza i quali il settore «rischia
di pagare per primo un prezzo molto alto alla crisi, in termini di occupazione,
mercato, competitività» anche perchè «ovunque nel mondo si stanno prendendo
provvedimenti: se in Italia invece si continuerà a chiacchierare a vuoto,
subiremo un'alterazione della concorrenza che pagheremo molto cara». E lancia
le proposte anticrisi del Pd, che verranno presentate domani nel dettaglio: a
favore dei redditi, delle piccole imprese, a sostegno dei precari (estensione
degli ammortizzatori sociali), oltre a un forte piano di infrastrutture. Dopo
settimane ai limiti dell'implosione per il Pd, Veltroni chiama all'unità e
ritrova la sintesi di fronte a una crisi che questo «governo narciso» non è
all'altezza «nè per competenza nè per sensibilità sociale» di combattere, e che
invece «dovrebbe essere un'ossessione», l'unico pensiero del governo del
pensiero unico, «capace solo di fare campagna elettorale permanente».
L'occasione è speciale: la ricandidatura di Filippo Penati a presidente della
Provincia di Milano, per le amministrative di giugno. Una sfida complicata nel
nord molto berlusconiano e parecchio leghista, per il quale la Provincia in
questi anni è stata l'unica postazione di segno opposto. Veltroni benedice
anche l'idea di Penati di una «lista per il presidente», alleata alla nuova
coalizione (Pd, Idv, Socialisti, Sinistra democratica e Verdi) che lo sosterrà.
La crisi, dunque. Che rischia di far precipitare sotto la soglia di povertà,
oltre ai 7 milioni e passa di italiani che già ci stanno, altrettanti milioni
fino a ieri ancorati al ceto medio. Malgrado questo, «Berlusconi riceve le
gemelle dell'Isola dei famosi - riprende Veltroni - come fosse un appuntamento
istituzionale inderogabile rispetto alla cassa integrazione che sta colpendo
migliaia di lavoratori». «Berlusconi governa da molti anni. Non può continuare
a fingere di venire da Marte, se l'Italia è quella che è lui ne è in gran parte
responsabile. Ci vorrà del tempo, anche perchè il controllo sull'informazione è
asfissiante, ma l'impero di Berlusconi inizia a sgretolarsi». Si sgretola
perchè «va a marcia indietro», perchè «pattina», perchè invece di convogliarli
nel piano anticrisi, continua a «buttare miliardi dalla finestra», come «ha fatto con Alitalia e con l'assurda abolizione totale
dell'Ici». Un governo che spreca denaro e tempo: mesi buttati a parlare di
maestro unico e grembiuli, e quel che resta per la scuola sono gli 8 miliardi e
mezzo di tagli «contro i quali continueremo a batterci». La censura al governo
è irrevocabile. La cifra che nulla funziona la dà «Bossi, il più
moderato adesso in tema di giustizia», visto che è lui a dare atto del ruolo
del presidente della Repubblica e a parlare di dialogo. «Berlusconi vuole
cambiare la Costituzione per riformare la giustizia - chiude Veltroni - Noi
riproponiamo una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di
magistrati e avvocati che duri sessanta giorni». E una linea del Piave: «Saremo
sempre contrari all'idea di portare la magistratura sotto il controllo del
governo, qualunque esso sia». LAURA MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.it
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
15-12-2008)
Argomenti: Province
FERMO pag. 26
Campagna anti Province, ma è giustificata? IL DIBATTITO MENTRE INFURIANO, in
sede locale, le schermaglie in vista delle candidature, monta ancora una volta
la campagna nazionale (da destra come da sinistra) per l?abolizione delle
Province. E? stato anche presentato un disegno di legge di riforma
costituzionale. Lo stesso premier Berlusconi, che aveva inserito la questione
nel programma di governo, è tornato a parlarne. E tanto è bastato per
rinfocolare le mai sopite smanie ascolane di rivincita contro la ?provincetta? di Fermo. I vertici del Pd ascolano hanno
subito intimato alla giunta Rossi di non approvare la delibera di divisione del
patrimonio e del personale. L?on. Agostini ha annunciato un?interrogazione
parlamentare. Se il Governo ha intenzione di abolire le Province ? è la
sostanza del ragionamento ? cominci a bloccare la nascita delle nuove. Ma sarà
poi vero che le Province sono questo cancro che si vuole far credere?
Illuminante una dichiarazione all?Ansa di Palmiro Ucchielli (Pd), presidente
della Provincia di Pesaro Urbino, che presiede anche l?Upi Marche, in risposta
a Berlusconi. «Soprattutto dopo la riforma del titolo V della Costituzione ?
ricorda Ucchielli ? le Province svolgono compiti importanti, con un riflesso
diretto sulla vita dei cittadini: si pensi alle strade, alla formazione
professionale, all?edilizia scolastica, alla manutenzione del suolo, alla
prevenzione del rischio idraulico». Continuare a prospettare la loro abolizione
dunque «serve solo a nascondere la mancanza di proposte realistiche per la
riduzione dei costi della politica e della burocrazia».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-14 - pag: 12 autore: LA GIORNATA
RIFORME/1 Il Pdl: la Carta va cambiata La Lega insiste sul dialogo Calderoli: il
sì al federalismo entro aprile Per An le Province vanno abolite fra 5 anni I
principi fondamentali della Costituzione devono essere salvaguardati, ma la
Carta va cambiata. Non può essere considerata «un totem intoccabile». Il giorno
dopo l'appello del capo dello Stato a non toccare i fondamenti della
Costituzione, il Pdl non cambia idea. Considerare la Costituzione «un totem
intoccabile - è il commento del vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano
Quagliariello - è il modo peggiore per servirla perché significa consentire che
essa invecchi e diventi inattuale». Un giudizio analogo a quello del capogruppo
Maurizio Gasparri che definisce poi «indispensabile la riforma sulla
giustizia». Quindi le riforme si faranno e quelle su giustizia e federalismo,
assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «procederanno
contemporaneamente ». Il federalismo, però, annuncia il ministro per la
Semplificazione Roberto Calderoli, dovrà avere tempi rapidi visto che potrebbe
essere licenziato dalle Camere entro aprile. Ed è una riforma per la quale
anche l'Idv si dice pronta a collaborare. In questo solco la Lega invita ad
andare avanti con i programmi affinchè questi siano il più possibile condivisi.
Riforme come il federalismo, ricorda Calderoli, si devono fare insieme all'opposizione,
se si vuole che durino, altrimenti è tutto inutile perché la legislatura
successiva potrebbe cancellarle. Nell'attesa, la classe politica continua a
discutere riaprendo un vecchio capitolo: quello delle province,
enti che, in campagna elettorale, tutti i partiti volevano sopprimere per
ridurre gli sprechi. E che oggi invece forze politiche come la Lega, vogliono
salvare. Almeno in parte. «è una campagna mediatica
superficiale e piena di provincialismo quella di chi chiede l'abolizione delle province come enti inutili », tuona
Calderoli. E poi, osserva, «ci sono province e province!
». «Invito la Lega a non opporsi alla chiusura di tutte le Province », replica
La Russa, perché non si può fare «alcune sì e altre no». Le Province,
ribadisce, vanno soppresse tutte. Però sarebbe meglio che la soppressione
avvenisse tra cinque anni. Cioè a fine legislatura.
( da "Asca" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
RIFORME: ZAIA, PRIMA
FEDERALISMO, POI GIUSTIZIA. NO TAGLI PROVINCE (ASCA - Treviso, 15 dic - Prima
la riforma federalista e, solo successivamente, quella della giustizia. Lo
dichiara all'Asca il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia. ''Noi siamo
al governo per il progetto di federalismo fiscale e per l'autonomia dei
territori'', puntualizza l'esponente del Carroccio, ricordando che ''la
Costituzione non e' stata scritta da centralisti, ma, purtroppo, e' stata
spesso interpretata da centralismi''. Soffermandosi sulla
proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro
del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai
bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo
da essere ancora piu' competitive''. fdm/cam/lv
( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 9 - Economia
Auto, anche il Pd chiede un piano di aiuti Veltroni: "Bisogna intervenire,
altri lo fanno, Berlusconi non sa gestire la crisi" "Il paese vive un
pesante inverno e il premier riceve le gemelle dell´Isola dei famosi"
RODOLFO SALA MILANO - Lui sta bene, a dispetto delle voci che lo vorrebbero
affetto da grave malattia. è la prima cosa che Walter Veltroni dice ai milanesi
del Pd dal palco del teatro Strehler, dove il presidente della Provincia
Filippo Penati apre con la benedizione del segretario la sua campagna
elettorale. Chi se la passa maluccio sono piuttosto Berlusconi («il suo impero
si sta sgretolando») e il governo, «del tutto inadeguato ad affrontare una
crisi economica che nei prossimi mesi diventerà drammatica». Un´inadeguatezza
che il leader del Pd cerca di fotografare con un´immagine: «è cominciato un
inverno pesante per il Paese, e il premier riceve le gemelle dell´Isola dei
famosi come se fosse un appuntamento istituzionale inderogabile». Ci sarebbe
ben altro da fare. Per esempio, incalza Veltroni, pensare a un piano serio per
aiutare un settore vitale come quello dell´auto, colpito da una «gigantesca
riduzione delle vendite». Gli altri Paesi si stanno già attrezzando «e se
dovessero intervenire con incentivi, l´Italia dovrebbe muoversi sulla stessa
scia, altrimenti si altererebbe la concorrenza e noi saremmo costretti a pagare
di più». Ma purtroppo «il governo si occupa d´altro», preso com´è da
«frivolezze e narcisismo». Insomma: il dramma della crisi «non è nelle sue
corde». Crisi mondiale, le colpe non sono di Berlusconi. Però l´esecutivo «ha
sbagliato tutte le previsioni». E ha fatto «cose grottesche», come stanziare
gli incentivi per gli straordinari: «Ma quali straordinari se le imprese
chiudono e hanno giacenze di magazzino e ferie forzate?». Senza contare i
ministri che «si prendono in giro tra di loro»: questa è per il fuoco amico che
ha accolto l´ultima uscita di Brunetta sull´innalzamento dell´età pensionabile
per le donne, con quel «Brunetto-scherzetto» sibilato dal leghista Calderoli.
Ma c´è anche il caso Alitalia: «è tempo di crisi e il governo ha regalato
miliardi alla cordata italiana dopo aver sprecato denaro pubblico con l´abolizione dell´Ici». E c´è la promessa di non fare sconti alla
Gelmini: «Ci hanno detto che serviva il maestro unico e adesso è sparito:
restano i tagli di otto miliardi contro i quali continueremo a batterci». Ma
l´affondo più duro è ovviamente per Berlusconi, il premier che a Pescara ha comprato
collane invitando gli italiani a spendere. «Inadeguato», appunto. E
molto filone: «Fa finta di venire da Marte, ma ha governato il Paese per anni;
se l´Italia è quella che è, lui ha le sue responsabilità». Però «la gente si
sta ricredendo, si sta accorgendo della differenza tra promesse e fatti». A
patto però - e qui Veltroni scatena l´ovazione della platea - che cessino gli
aiutini da parte di qualche oppositore: «Dopo la manifestazione del Circo
Massimo abbiamo avuto settimane difficili anche per colpa nostra, e se oggi i
sondaggi sono più positivi dobbiamo smetterla di farci del male da soli». Il
male, va da sé, sono «le correnti, le correntine, le associazioni» interne al
Pd: i vari leader «la smettano di occuparsi di se stessi e della vita interna,
si occupino dei problemi concreti dei cittadini». Altrimenti si torna a
perdere.
( da "Basilicanet.it" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
POTENZA, DOMANI
CONSIGLIO PROVINCIALE 15/12/2008 09.44.19 [Basilicata] Il Consiglio provinciale
è¨ fissato, in prima convocazione alle 10,30 di domani martedì¬ 16 e in seconda
convocazione, sempre alla stessa ora, giovedì¬ 18 nellâ??aula consiliare della
Provincia di Potenza. Tra i punti allâ??ordine del giorno la nomina del nuovo
presidente del Cda del Collegio provinciale femminile â??Bentivengaâ? di
San Chirico Raparo, le linee di intervento del piano di formazione 2008-2010,
la riprogrammazione delle somme della Comunità montana â??Val Sarmentoâ?,
lâ??emissione di un prestito obbligazionario provinciale a tasso fisso e alcuni
riconoscimenti di debiti fuori bilancio. Inoltre, saranno discussi cinque
ordini del giorno, tre dei quali presentati dal consigliere provinciale
Vincenzo Giuliano (Udc)
sul rilancio della questione meridionale per un federalismo fiscale condiviso,
la richiesta di commissariamento del Consorzio di bonifica dellâ??Alta Val
dâ??Agri e lâ??istituzione della corsa bus Marmo Platano-Melandro-Piana del
Sele per lâ??intero anno. Gli ultimi due ordini del giorno sono stati
presentati dal consigliere Antonio Caivano (Psdi) sullâ??assegnazione di locali
alle Associazioni richiedenti e della consigliera Rosaria Vicino (Pd) sullâ??abolizione
del bollo auto e dellâ??Irap. BAS 04
( da "Virgilio Notizie" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
(ASCA - Treviso, 15
dic - Prima la riforma federalista e, solo successivamente, quella della
giustizia. Lo dichiara all'Asca il ministro delle politiche agricole, Luca
Zaia. ''Noi siamo al governo per il progetto di federalismo fiscale e per l'autonomia
dei territori'', puntualizza l'esponente del Carroccio, ricordando che ''la
Costituzione non e' stata scritta da centralisti, ma, purtroppo, e' stata
spesso interpretata da centralismi''. Soffermandosi sulla
proposta di abolizione delle Province - lo ha detto a Treviso anche il ministro
del welfare, Maurizio Sacconi -, Zaia precisa. ''Le Province hanno semmai
bisogno di maggiori competenze, nel contesto del ridisegno federalista, in modo
da essere ancora piu' competitive''.
( da "Giorno, Il (Lodi)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
VETRINA pag. 25 Viva
le Province e i provinciali l?editoriale LA RUMOROSA campagna che è stata
aperta per l?abolizione delle Province è inutile almeno quanto l?ultimo
sciopero indetto dalla Cgil al grido di piove (o nevica) governo ladro. E
inutilmente rumorosa (...)
( da "Giorno, Il (Lodi)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
MILANO ATTUALITA'
pag. 5 Penati punta alla riconferma Nella sua lista il primo nome è quello del
sindaco di Melzo OGGI INCONTRO DEL PD CON VELTRONI ? MILANO ? ALLE ELEZIONI
provinciali mancano quasi sei mesi, ma il Pd milanese è già in movimento.
«Verso le elezioni provinciali 2009» è il titolo della manifestazione in
programma questa mattina (dalle 9.30) al Piccolo Teatro Strehler per annunciare
ufficialmente la ricandidatura di Filippo Penati alla guida della Provincia.
Con Penati saranno il segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, e il
segretario provinciale, Ezio Casati, invitati (si legge nel manifesto) a
incontrare il Pd milanese. Esponenti del Partito Democratico in prima fila,
quindi, ma all?incontro saranno sicuramente presenti anche rappresentanti degli
altri partiti, che, salvo clamorosi ?ribaltoni? dell?ultimo momento,
appoggeranno la ricandidatura del presidente: Italia dei Valori, Verdi,
Socialisti, Sinistra democratica. UN PACCHETTO al quale si aggiungerà la ?Lista
per il presidente?, «che - ha detto Penati - sarà portatrice di una
progettualità autonoma e di una proposta innovativa». Ne faranno sicuramente
parte esponenti del mondo della cultura, dell?artigianato, dei giovani e della
produzione, manager, amministratori e politici. Per ora però è ancora
impossibile fare nomi. Con una sola eccezione: il sindaco di Melzo, Paolo
Sabbioni, che, nel tam tam delle indiscrezioni, è dato come primo nome sicuro
della formazione. Sul fronte opposto, invece, il Pdl non ha ancora risolto il
nodo della candidatura. La scelta sembra bloccata ad una alternativa fra il
coordinatore regionale di An, Massimo Corsaro, e il coordinatore regionale di
Forza Italia, Guido Podestà, anche se qualcuno ipotizza un ultimo tentativo di
convincere Gabriele Albertini ad accettare una candidatura che ha già rifiutato
nei mesi scorsi. Ufficialmente però il Pdl starebbe
prendendo tempo in attesa della conclusione del dibattito sulla possibile
abolizione delle Province. Lo ha detto lo stesso Podestà precisando che sarebbe
prematuro formalizzare una scelta, senza essere certi dello svolgimento delle
prossime elezioni. Una posizione definita dal leghista Matteo Salvini «una perdita
di tempo» per mascherare le difficoltà a trovare un accordo. E ALLA TESI
dell?«alibi» aderisce anche Penati. «Per l?abolozione delle Province - dice -
mancano i tempi tecnici, perché si tratta di una modifica costituzionale che
prevede una lunga procedura. Sarebbe invece stato possibile abolire la
Provincia di Milano, sostituendola con la città metropolitana, prevista dalla
Costituzione. Ma non lo hanno fatto». Gi. Gu.
( da "Giorno, Il (Legnano)" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
I COMMENTI pag. 12
(segue dalla prima) (...) quanto l?emergenza Tevere, che, anche senza
esondazione, ... (segue dalla prima) (...) quanto l?emergenza Tevere, che,
anche senza esondazione, ha fatto vivere ai romani «un momento storico nella
storia di Roma». Poveri romani, come sono ridotti. Non si vede la ragione di
tanta veemenza nel sostenere l?abolizione di un ente territoriale che
rappresenta la maggioranza degli italiani, giacché la maggioranza non vive
nelle metropoli ma in provincia, nelle belle e benestanti città, grandi e
piccole, della provincia. Parola antica, avuta in eredità giusto dalla Roma
latina, che rappresenta oggi più che mai non solo una tradizione e una realtà
ma un?aspirazione. Un modello di vita più equilibrato e adeguato. Prova ne è lo
spostamento demografico dalle città ai piccoli centri della provincia, dove la
vita è più tranquilla, dove si vive più sicuri, dove le case costano meno.
Abolire la Provincia in quanto ente significherebbe non solo abolire l?ente che
ne corrisponde ma un atto di censura della parola e dell?idea stessa di provincia,
magari poi con il risultato di sostituire l?ente soppresso con un altro
sicuramente più dispendioso, che si chiamerà in altro modo e nel quale i
cittadini non si riconosceranno. La provincia al contrario è un?appartenenza, è
un termine di identificazione che riassume diversità riconosciute, valori,
storie diverse, perfino temperamenti definiti e riscontrabili, culture locali
distinte. I sostenitori dell?abolizione vorrebbero un editto per abolire tutto
questo, spiegando che senza le Province lo Stato risparmierebbe. Vogliamo
aiutare lo Stato a spendere di meno? Noi qualche idea ce l?abbiamo, magari
cominciando ad abolire quegli inutili enti che si chiamano authority, dove
volano fior di stipendi e non si capisce a che cosa servano, perché la verità vera
è che NON SERVONO A NULLA. E allora lasciateli in pace, i provinciali, che lo
sono e vogliono con orgoglio continuare ad esserlo. Loro, che sono i primi ad
uscire di casa e che ogni mattina salgono sui treni per andare al lavoro, su
quelli vecchi e lenti, non le Frecce di lusso. Se nonostante tutto, loro, i
provinciali, la loro vita non la cambierebbero con un?altra, una ragione ci
sarà. Lasciateli in pace e non disturbate chi non vi chiede niente di più di
quel poco che riceve. Evviva le Province.
( da "Corriere Adriatico" del 15-12-2008)
Argomenti: Province
Interpellanza di
Agostini Scissione La guerra continua ASCOLI - La guerra dei candidati non
mette certo all'angolo quella istituzionale. Siamo sempre sul terreno rovente
di Ascoli dove pochi giorni fa il Partito democratico ha stoppato la delibera
sulla divisione dei beni e del personale della Provincia. Il nodo del
contendere è sempre la scissione che dovrebbe portare alla nascita della nuova
Provincia di Fermo, la quinta delle Marche. Si diceva dello stop che il Pd ha
messo di traverso su cammino in salita da sempre: è stato maturato
all'unanimità venerdì sera nel corso di un'assemblea provinciale, dove si è
discusso della necessità di non prendere alcuna decisione
sino a quando il governo non si esprimerà sull'abolizione delle Province, così
come avanzato nel testo della proposta di legge costituzionale presentata dal
Pdl il 28 ottobre scorso. E per rafforzare il concetto dello stand by sulla
divisione dei beni e del personale della Provincia il il capogruppo del Pd in
consiglio provinciale, Lucio Ventura, ha fatto sapere che attraverso
l'onorevole Luciano Agostini è stata messa in campo un'interpellanza urgente al
governo con risposta scritta: "In maniera - ha detto Ventura - che ognuno
si possa assumere le proprie responsabilità amministrative e politiche".
( da "Trentino" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
«Affari in calo,
almeno chiudiamo la domenica» L'appello dei sindacati dopo il flop del week end:
«Lasciate riposare i lavoratori» «Vanno ridotte le zone turistiche che possono
tenere aperto nei festivi» JACOPO TOMASI TRENTO. Basta alle aperture domenicali
dei negozi. Lo rivendicano i sindacati del commercio di fronte al flop delle
prime "domeniche d'oro" nelle quali, tra crisi e maltempo, c'è stato
un calo di affari di circa il 40 per cento rispetto all'anno scorso. Per questo
lanciano un appello ai commercianti: "lasciate a casa i lavoratori".
I sindacati vanno al contrattacco anche sullo status di città turistica a
Trento: «Non ha alcun senso aprire i negozi per turismo, le amministrazioni si
inventino altre iniziative». C'è crisi, i soldi sono pochi e la gente si può
permettere poche spese pazze. Lo dimostrano i dati dello shopping durante le "domeniche
d'oro" che hanno registrato un calo di circa il 40% degli affari e
l'insoddisfazione dei commercianti. Dati che portano i sindacati a chiedere uno
stop delle aperture domenicali. Battaglia sostenuta da tempo da Giovanni
Agostini, segretario della Fisascat Cisl: «Ai datori di lavoro chiedo di
ponderare con senso di responsabilità la necessità di tenere aperto e
pretendere sacrifici da parte dei dipendenti. In questo periodo gli affari sono
stati limitati e credo sia inutile aggiungere altro stress ai lavoratori: è
assurdo tenere aperto tutte le domeniche di dicembre quando gli affari si fanno
solo a ridosso di Natale». Poi il ragionamento coinvolge anche le istituzioni.
«A breve chiederemo al neo assessore provinciale Olivi la riduzione delle zone turistiche
e delle aperture domenicali». Al momento le domeniche nelle quali si può tenere
aperto (l'apertura è comunque facoltativa) sono 48 nelle zone turistiche e 9 a
Trento. «Un'esagerazione» per Agostini. Roland Caramelle
della Filcams Cgil chiede addirittura l'abolizione delle aperture nei festivi:
«La domenica è un giorno di apertura inutile dei negozi, frutto della nostra
società consumistica. Anche l'idea di città turistica coi negozi aperti non ha
senso: per attrarre turisti le amministrazioni devono inventarsi altri eventi
come concerti e spettacoli. Bisogna garantire ai dipendenti delle
attività commerciali il diritto al riposo domenicale. A maggior ragione in
questo periodo in cui mancano i soldi credo che convenga anche agli
imprenditori limitare le spese». Sulla stessa lunghezza d'onda Gianni Tomasi
della Uiltucs: «Le domeniche aperte sono solo un aggravio di costi per le
aziende. Da tempo chiediamo ai datori di lavoro di valutare con attenzione
queste aperture e infatti molti tengono chiuso. Inoltre, non credo che i
turisti vengano per acquistare nelle grandi catene, ma nei negozi tipici». Se i
sindacati sono preoccupati dal flop degli acquisti, chi non drammatizza è
Nicola Campagnolo presidente di Anva, associazione che rappresenta gli ambulanti
iscritti a Confesercenti: «La fiera di Santa Lucia non è stata del tutto
negativa, anche se i costi sono sempre più elevati e bisogna lavorare con
Provincia e Comuni per evitare che altri eventi fieristici siano a rischio». Ma
sul picco del costo dell'allacciamento per la luce (passato dai circa 50 euro
del 2007 ai 147 euro di quest'anno) interviene Trenta Spa: «I costi sono dovuti
alla normativa dell'Autorità per l'energia elettrica che ha incrementato le
spese di allaccio. Trenta era conscia delle criticità ed ha cercato di
affrontarle con Comune e Confesercenti, ma le soluzioni proposte non si sono
potute concretizzare per motivi tecnici».
( da "Trentino" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Rifiuti e ambiente:
l'autonomia senza controllo Caro Franco de Battaglia, metto insieme i pezzi
scritti dai nostri giornali locali sulle discariche della Valsugana con quello
su "Repubblica" di Paolo Rumiz sulle morti per amianto a Monfalcone.
Fermiamoci a riflettere, e quindi ad agire. Nella nostra autonomia c'è qualcosa
di importante, fondamentale che non funziona. Dobbiamo ammetterlo, i politici
non posso fingere di non vedere. La terzietà dei controlli sul territorio sta
venendo a mancare. C'è paura da parte dei pubblici dipendenti verso le
ritorsioni che subirebbero dagli enti pubblici, Comuni e Provincia? Solo alcune
fotografie di quanto accaduto in questi ultimi anni. Le lotte (anni '90) contro
le discariche sui torrenti di Capriana e Scurelle e i giudizi che venivano
espressi dalle conferenze dei servizi o dalle VIA. I rifiuti in Marmolada.
Belluno si fa pagare 100.000 euro da Vascellari senza aver fatto nulla per
ripulire. Trento, che per due anni ha inviato i suoi servizi (bacini montani)
che hanno pulito zone di competenza della società funiviaria, non ha insistito
per essere risarcita delle spese sostenute. Denuncia di Mountain Wilderness. La
pista dei Contrabbandieri sul Tonale, abusiva, denunciata da Italia Nostra. Lo
sfregio del ghiacciaio della Marmolada, denunciato da Mountain Wilderness. Lo
sfregio della strada che porta a rifugio Erdemolo denunciato dalla SAT. Lo
sfregio del Bus del Giaz sulla Paganella denunciato dagli speleologici della
SAT. Il prelievo abusivo di acqua dai laghetti della Presena, denunciato da un
consigliere provinciale. E tanti, troppi silenzi su quanto accade in estate
sulle piste di sci, allargamenti, franamenti, ampliamenti di parcheggi concessi
dopo banali istruttorie. E la Provincia, sempre, che paga anche questi
passaggi. E poi le incertezze dell'APPA sulla qualità dei controlli riguardo
l'acciaieria di Borgo Valsugana, il traffico in Valsugana. Ed ancora,
l'impossibilità dei cittadini di ottenere dall'Azienda Sanitaria informazioni
sulle malattie presenti sul nostro territorio. E' il sistema Trentino, quindi
questa autonomia troppo territoriale, troppo controllata dal sistema politico,
dai metodi spicci di Dellai che non funziona. Vittime di questo sistema sono i
cittadini, le associazioni. Si è imposto il silenzio. E purtroppo su questo
sistema tacciono partiti che dovrebbero esprimere diversità, come il PD, o i
Verdi. Il cittadino che provi a parlare subisce le conseguenze, nel suo Comune,
nel lavoro, come accaduto a tanti dirigenti di servizi in Provincia. Un quadro
triste, una situazione da palude che vivremo per altri cinque lunghissimi anni.
Luigi Casanova Di queste cose, caro Casanova, non parlano solo gli
ambientalisti, ma i trentini nelle loro famiglie. Il giudizio è comune: il
Trentino sta perdendo la faccia e l'autonomia la sua legittimità. Chi vive a
Trento, ed è orgoglioso della storia di questa terra, si sente umiliato. Perché
l'autonomia è innanzitutto "metodo" di responsabilità e controlli
bilanciati, difesa di un territorio contro l'affarismo (interno o esterno) che
tende a travolgerlo, ad appiattirlo. Lo scempio del paesaggio urbano
dell'"autonomia", abbandonato a informi capannoni perché manca la
volontà di un controllo provinciale, è sotto gli occhi di tutti e fa da comun
denominatore all'elenco (abbastanza impressionante) delle trascuratezze (o
complicità) di gestione. Non sono le mele ad essere marce, è la cassettina
sporca che le fa marcire. Il sistema amministrativo inquinato viene da lontano.
Lo denunciava già Paolo Prodi negli anni Ottanta. Deriva
(anche) dall'abolizione sistematica e progressiva - non certo casuale - di
tutte le figure istituzionali "terze" di garanzia: "Poiché siamo
autonomi, e bravi, non ne abbiamo bisogno". E' la presunzione il virus
dell'autonomia. Allora, via il sovrintendente ai monumenti e al paesaggio
(averlo oggi, un professor Rasmo!) via la figura e l'ufficio del
"medico provinciale", via il sovrintendente scolastico, appena
tollerato il difensore civico...Il "sistema"ha per simbolo (è triste
ripeterlo) lo stupro cinico e inutile della piccola Val Jumela. Perché fu in
quell'occasione che un impianto normativo (la VIA) fu mutato "ad hoc"
e i vecchi dirigenti trasferiti o mandati in pensione a soli 60 anni (la
fantasia di Brunetta potrebbe esercitarsi). Fu in quell'occasione che stimati
responsabili di istituzioni scientifiche furono "convinti" a non fare
i "talebani" ("Parigi val bene una messa", un superedificio
di scienza una piccola valle isolata) e chi voleva capire, all'interno
dell'amministrazione provinciale, capì. Oggi è sotto gli occhi di tutti, anche
dei cittadini che si rivolgono fuori provincia - nella vicina Enego degli
altopiani cari a Rigoni Stern - che l'amministrazione provinciale è piena di
buchi. Per tre ragioni. Perché i dirigenti vengono rotati a seconda delle
esigenze politiche degli assessori e del presidente, impedendo un radicamento
di" servizio civile" nella pubblica amministrazione. Perché il
decentramento ai Comuni (ed ora alle Comunità di Valle) senza un rafforzato
controllo al centro (bilanciamento dei poteri) crea lobby autoreferenziali
complici. Perché la frammentazione delle competenze (le decine di settori che
Dellai ha riservato a sé) sparigliano il ruolo e depotenziano l'autorevolezza
dei servizi, perfino quello della Forestale. Non resta molto tempo per
intervenire prima che sia la gente comune a chiedere di essere tutelata fuori
Provincia. I segnali che vengono dagli artigiani e dalle famiglie cooperative
non vanno forse in questa direzione?
( da "Secolo XIX, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
«Sui Comuni
italianiuna scure da 500 milioni» la società presenta i conti Equitalia sta
inviando richieste di rimborso per riscossioni mai avvenute roma. I comuni da
una parte. Il governo dall'altra. Per tramite c'è Equitalia, la società per
azioni a capitale pubblico - 51% dell'Agenzia delle entrate, 49% dell'Inps -
incaricata dell'attività di riscossione nazionale dei tributi dopo che per anni
il compito di riscossione è stato affidato in concessione a istituti bancari e
privati. Comuni, governo, Equitalia. E un importo - 109 milioni e 915mila euro
- che rappresenta, per adesso, la richiesta di rimborso che Equitalia spa sta
inviando ai comuni italiani. La causa? Le anticipazioni
effettuate dal 1988 in poi - in forza dell'obbligo del "non riscosso per
riscosso" - da parte di numerosi agenti di riscossione agli enti locali.
Riscossioni che rischiano di far saltare i bilanci degli stessi comuni, già in
difficoltà per i mancati incassi a seguito dell'abolizione dell'Ici.
Secondo la vecchia legislazione in materia, oggi superata, il concessionario,
cui veniva affidata la riscossione delle tasse locali, anticipava ai comuni i
soldi del futuro riscosso di cui, magari, riscuoteva una parte. Facciamo un
esempio: il comune x affidava al riscossore y, la verifica e l'incasso di un
tributo locale informando che, all'incirca, quel ruolo avrebbe portato un
gettito di 100. L'agente della riscossione anticipava al comune i soldi, il
"non riscosso come riscosso", su quella cifra e andava poi a fare il
suo lavoro. Alla fine, però, anziché 100 si ritrovava 80. Oggi Equitalia cosa
fa? Chiede agli enti locali di riavere quegli anticipi. L'Anutel,
l'Associazione nazionale Uffici tributi enti locali, di cui fanno parte 2.143
comuni italiani, 24 province e 5 tra Consorzi, Unioni
di Comuni e comunità montane, sta monitorando la situazione e teme che la cifra
complessiva per gli enti locali sia destinata a salire, sino ad arrivare a 500
milioni di euro, visto che non tutti - a oggi - hanno fornito le informazioni
alla stessa associazione, e il monitoraggio risulta parziale. Il pericolo è che
se i Comuni si vedessero costretti a pagare, a sborsare in realtà potrebbe
toccare ancora una volta ai contribuenti. Un dato: in Liguria, (per ora i
comuni delle province di Genova e La Spezia devono far
pervenire i dati all'Anutel) secondo le richieste di Equitalia nelle sole province di Savona e Imperia il "non riscosso come
riscosso" richiesto ammonterebbe già a 1 milione e 294.779 euro, di cui
631.747 per i comuni dell'imperiese e il restante per quelli del savonese.
L'Anutel, però, sulla questione è certa: i comuni non devono pagare niente a
Equitalia. Il perché lo spiega il presidente Francesco Tuccio. «Gli agenti
della riscossione hanno inoltrato ai comuni raccomandate, apparentemente
interlocutorie, nelle quali assegnavano agli enti destinatari 60 giorni di
tempo per produrre osservazioni o comunicazioni contrarie, affermando che in
assenza di risposta nel termine indicato le anticipazioni, chieste a rimborso,
erano da ritenersi confermate. In primis giova evidenziare che la procedura
utilizzata dagli agenti di riscossione è da ritenersi alquanto anomala, a ciò
aggiungasi che le richieste che gli enti oggi si trovano a dover fronteggiare
(mai avanzate in precedenza) non solo non risultano circostanziate ma
concernono annualità così remote (dal 1988 in poi) da rendere la verifica non
solo difficile ma addirittura impossibile». Poi Tuccio sottolinea alcuni spunti
di riflessione: «Il primo riguarda la verifica che occorre operare per
accertare che le somme siano, realmente, spettanti. È pertanto indispensabile
avere a disposizione la documentazione che ne comprovi il mancato incasso.
Alcuni enti nel richiedere all'agente della riscossione la documentazione
integrativa si sono sentiti rispondere che non occorre, poiché il riscontro
richiesto prescinde dalla verifica sull'inesigibilità». E ancora: «È
paradossale accettare che siano proprio gli agenti della riscossione
(all'oscuro sull'esatta consistenza delle somme inesigibili stante il perdurare
del termine ultimo per l'invio della relativa dichiarazione) a chiedere ai
comuni (per giunta in totale assenza di documentazione idonea) di confermare il
quantum sulla base delle loro incertezze. È legittimo domandarsi come mai ai
comuni viene chiesto di attestare la consistenza di somme rilevanti, in totale
assenza di documentazione idonea, quando proprio gli stessi agenti della
riscossione, in proposito, non hanno ancora certezza, non avendo ancora
adempiuto al deposito della dichiarazione di inesigibilità». Massimiliano Lenzi
16/12/2008
( da "Italia Oggi" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
298 pag. 6 del 16/12/2008 | Indietro NEO - DEM Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini Ho seguito
con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale diretto da
Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza
parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico,
ci siamo posti la necessità di adeguare i modelli istituzionali ai mutamenti in
corso e ai nuovi principi costituzionali introdotti dalla riforma del 2001. Tra
questi principi vi è quello della sussidiarietà verticale, di derivazione
europea, che tende ad allocare le funzioni amministrative al “livello più
basso”, ossia più vicino ai cittadini, prevedendo un'imputazione ai livelli
superiori secondo il principio di sostenibilità e di adeguatezza, già
introdotto dalle leggi Bassanini, delle sole funzioni di “area vasta” che non
possono svolgersi al livello comunale. Giurisprudenza costituzionale e dottrina
si sono incaricate di approfondire questi concetti. Accanto a ciò si è
sviluppato, nei processi economici reali accentuati dalla globalizzazione, il
fenomeno della competitività tra territori che hanno piattaforme comuni di
interessi, a prescindere dai tradizionali confini amministrativi delle province. La pubblica amministrazione risulta ora
caratterizzata da forme di programmazione negoziata, per intese e accordi e da
modelli di governance più che dai tradizionali modelli government, rigidi e
gerarchici. Questi pochi, essenziali rilievi sono per dire che da tempo ho la
convinzione, che non è solo personale, che le province
non andrebbero mantenute come sono, con i relativi notevoli costi, e nemmeno
cancellate, con le difficoltà di riforma costituzionale e politiche ben note,
anche perchè vi è la necessità di svolgere a livello sovracomunale alcune
funzioni di governo, sopratutto in materia di programmazione territoriale,
ambientale e di trasporti. Le province andrebbero più
realisticamente trasformate da enti strutturali, con confini determinati e 17
miliardi annui di spese correnti, in enti funzionali, sedi stabili di intese e
accordi tra i comuni che aderiscono su base volontaria alle specifiche azioni e
decisioni. Il modello funzionale delle province si
occupa di amministrazione straordinaria e di programmazione di area vasta, si
basa su una conferenza stabile di accordi, è organismo di secondo grado, non
eletto direttamente, ma composto dai sindaci, o loro delegati, dei comuni
maggiori, ha spese correnti inferiori alla metà delle attuali. Insomma minori
costi, minori “caste”, più incentivi alla responsabile cooperazione senza
perdere un livello di governance necessario: questo è il modello funzionale
delle province che si può realizzare senza modifiche
costituzionali. E' una visione coraggiosa ma coerente con le esigenze del Paese
e politicamente sostenibile.
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
16-12-2008)
Argomenti: Province
ASCOLI PRIMO PIANO
pag. 3 UN MILIONE e 200 mila euro: questo il ?buco? di bilancio ... UN MILIONE
e 200 mila euro: questo il ?buco? di bilancio che la nuova Provincia di Ascoli
erediterebbe dalla divisione così come attualmente concepita. Questo il dato
che emerge dai calcoli illustrati dell?ex segretario dell?ente, Giovanni
Alleva, sulla base del conto consuntivo del 2007 di Palazzo S.Filippo. E su
questo dato si basa il nuovo fronte della protesta ascolana, quella passionale
ed impagabile delle associazioni (da Provincia Nova al Movimento a difesa del
cittadino, Cittadinanzattiva, comitato dei sindaci ed altri ancora), supportata
dall?intervento dell?onorevole Luciano Agostini. Non si può ?partorire? una
nuova Provincia che nasca già con l?handicap di un bilancio in netto disavanzo.
Non si può, come sottolineano Micaela Girardi e Nazzareno Galanti, anche perché
?tra i tre criteri ispiratori della procedura di divisione indicati dalla
stessa amministrazione provinciale, risulta quello della riduzione dell?impatto
sociale e conflittuale dello stesso provvedimento di divisione?. Ed Agostini,
proprio nella fase finale del convegno sul tema di questa dolorosa divisione
istituzionale svoltosi ieri sera nelle sale della libreria Rinascita, indica
come passaggio fondamentale un riscontro concreto, da parte della Provincia, di
questo dato di bilancio allarmante, perché ?anche da assessore al bilancio
della Regione Marche non avrei mai creduto, e parlo della Regione, di poter
risanare un bilancio con oltre un miliardo di disavanzo per la spesa
corrente??. Parallelamente, Agostini sceglie anche una seconda strada: quella
di un?interpellanza parlamentare, che presenterà oggi, chiedendone la condivisione
anche di altri parlamentari marchigiani, per chiedere se sia il caso di
procedere e in che modo in questa fase in cui a livello nazionale si sta
sostenendo una linea che potrebbe portare all?abolizione delle Province?. Ma il
confronto su questa spaccatura istituzionale vive, in realtà, anche di tutti
quei passaggi ormai noti agli addetti ai lavori ma praticamente sconosciuti
alla città. Da quel conguaglio che dopo una cura dimagrante è sceso dai venti
milioni iniziali ai quindici attuali. Ed a proposito del conguaglio si fa
notare che la questione dei beni patrimoniali rappresenta solo il 5 per cento
della grande ?torta? che include, invece, un 95 per cento fatto di scuole e
strade. Scuole e strade che vedono Ascoli nella veste di creditore. Ma, in questo
caso, non si parla di conguagli. Del personale, invece, parlano i sindacalisti
Neroni, Cipollini e Martini (scettico per il metodo approssimativo con cui la
Provincia ha posto l?ipotesi di lavoro) ribadendo i concetti già noti del
ricorso inevitabile agli incentivi per far sì che i trasferimenti non arrivino
in maniera coatta. Il vice presidente Mandozzi, invece, pone sul tavolo la
questione di una crisi che mette paura e che non può vedere ?la soluzione
concreta e condivisa dei problemi di questa divisione scavalcata solo nel nome
di cronoprogrammi, quelli sì, che possono dare l?idea di strumentalizzazioni
elettoralistiche?. Luca Marcolini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-16 - pag: 19 autore: Vigilanza Rai.
L'aut aut dell'opposizione: o si risolve o sarà ostruzionismo Schifani: «Allo
studio la revoca di Villari» Barbara Fiammeri ROMA Traballa la poltrona di
presidente della commissione di Vigilanza Rai " conquistata" da
Riccardo Villari. Ieri Walter Veltroni ha incontrato il presidente della Camera
Gianfranco Fini, per ribadirgli che il caso Villari – eletto alla guida della
Vigilanza con i voti della maggioranza e per questo espulso dal Pd – non può
protrarsi oltre. Il leader del Pd voleva un segnale chiaro. E poche ore dopo è
arrivato. A manifestarlo è stato il presidente del Senato, Renato Schifani, che
non solo ha nuovamente consigliato a Villari di «lasciare la guida della
commissione », ma per la prima volta ha ventilato l'ipotesi della revoca
dell'incarico. «Il passaggio d'ufficio del senatore Villari al gruppo misto (a
seguito della sua espulsione dal Pd, ndr) altera gli equilibri della
rappresentanza politica in vigilanza», ha sottolineato il presidente del
Senato. Segnali di distensione, che giungono dopo il duro botta e risposta
sulla Giustizia tra Silvio Berlusconi e il leader del Pd. Segnali attesi anche
da Umberto Bossi, che nei giorni scorsi ha ripetutamente criticato il
«nervosismo» del premier. Il Carroccio vuol portare a casa il federalismo entro
aprile e il Senatur lo ribadirà nelle prossime ore al Cavaliere. La data è stata
confermata ieri durante una riunione dei ministri del Carroccio Calderoli,
Maroni e Zaia alla quale Bossi non ha partecipato. Un incontro servito anche
per ribadire il no del Carroccio, oltre che allo scontro
sulla Giustizia, anche all'abolizione delle province e alle modifiche al sistema previdenziale (innalzamento dell'età
di pensionamento delle donne) sponsorizzate dal Pdl. Dal partito del premier
però smorzano la polemica. «Tutto a posto – assicura Maurizio Gasparri
capogruppo del Pdl al Senato –. Ho avuto contatti in queste ore con
tutti i principali esponenti della Lega, escluso Bossi per non disturbarlo, e
in realtà mi pare che il clima sia positivo e costruttivo. Quindi non si devono
determinare tempeste in un bicchier d'acqua». Anche i presidenti delle Camere
sono all'opera. Sia Fini che Schifani vogliono evitare il muro contro muro con
l'opposizione. Sulla Rai come sulla giustizia. Pur senza entrare nel merito
della proposta di Veltroni sulla commissione per la riforma dell'ordinamento
giudiziario, i presidenti di Camera e Senato puntano al confronto con il Pd.
Schifani parla di «clima costituente » citando la Bicamerale per le riforme
presieduta da D'Alema: «Non è importante il metodo ma la volontà di riformare
il Paese», dice. Lo stesso vale per il federalismo fiscale, per il quale oggi
potrebbe arrivare il via libera al comitato ristretto bipartisan. Aperture che
non sono sottovalutate dal Pd. Non a caso, dopo il colloquio di Veltroni con
Fini e quasi contemporaneamente alle dichiarazioni di Schifani, il capogruppo
dei democratici alla Camera, Antonello Soro, ha annunciato la rinuncia del Pd
ai tempi par-lamentari, per accelerare la conversione dei decreti legge
all'esame di Montecitorio, che devono improrogabilmente essere approvati prima
di Natale. BOSSI INCALZA IL PREMIER Vertice del Carroccio in vista
dell'incontro tra i leader: stop sulle Province e le pensioni delle donne,
federalismo entro aprile
( da "Secolo XIX, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
In Italia la ripresa
devepartire dall'innovazione david bidussa Molti si sono stupiti della marcia indietro
del ministro Maria Stella Gelmini sulla scuola. Ammesso che concretamente si
tratti di un ripensamento - cosa che è ancora tutta da vedere - non sarebbe
l'unico esponente del governo attuale a ritornare sui suoi passi. È accaduto al
ministro Renato Brunetta sulla questione del controllo fiscale sulle assenze da
malattia; a Giulio Tremonti, uno che ha costruito la sua immagine pubblica
sull'idea di rigore e sul fatto che non si fanno favori a nessuno, costretto in
fretta a ripescare, tagliando un po' qui un po' lì, 120 milioni di euro in nome
del consenso sociale e politico con il mondo cattolico. Da questa oscillazione
non esce indenne neppure Silvio Berlusconi, che aveva promesso l'abolizione delle Province come enti inutili per poi dichiarare
(giovedì scorso a Libero in risposta alla campagna di firme promossa da quel
giornale) che non si può fare. Siamo forse in mano a un governo di ingenui che
sognano e poi scoprono con il passare del tempo che "non si può
fare", che la realtàè dura e punisce "i volonterosi"? Non
credo. Credo che la politica degli annunci, e ancor di più quella della loro
revoca per motivi di forza maggiore (perché qualcuno degli alleati non vuole;
perché l'inerzia è più forte delle volontà;?.) corrisponda a un profilo
politico preciso e ancor di più alla crisi di progetto di un Paese che non può
non sognare, ma non è in grado da tempo di progettare. Progettare, a differenza
di sognare, infatti, significa rinunciare a qualcosa al fine di conseguire un
obiettivo., rispetto al quale si misurano costi, benefici, e su cui si
dichiarano priorità. La politica del "non rinuncio a niente per avere
tutto" non è mai stata una politica. Soprattutto non ha mai rappresentato
un progetto concreto. Sia chiaro non riguarda solo l'attuale compagine di
governo, ma coinvolge anche settori consistenti dell'attuale opposizione. In
breve, rappresenta una cultura politica spalmata lungo l'intero asse politico
destra-sinistra e chiama in causa appunto la questione non solo di ciò a cui si
rinuncia, ma anche il timore degli effetti che la crisi stessa determina. Una
cultura politica che preferisce risolvere le questioni strutturali del Paese
come disputa ideologica, prima ancora che come progetto di riforme da avviare.
Ne è un sintomo lo sciopero di venerdì scorso: un atto politico più che non la
proposta di una piattaforma di cose da fare. Così, archiviato quell'atto
dimostrativo indipendentemente dal tasso di adesione, non casualmente rimane
sul piatto, tutto intero, il problema di quale scenario futuro si prospetti
davanti a noi. La discussione apparentemente verte sui modi, i tempi, le misure
con cui affrontare la crisi. Ovvero se affrontare una politica di contenimento
della spesa, oppure favorire i consumi pensando che attraverso quella via si
possa sostanzialmente fuoriuscire dal tunnel. Al fondo, il criterio con cui
pensano una parte consistente sia delle parti sociali, sia del governo è quello
del circuito virtuoso della fiducia: innalzamento dei redditi, maggior
acquisti, incremento della sensazione di benessere, effetto di trascinamento
per un nuovo ciclo di sviluppo. È un meccanismo, quand'anche fosse fondato, che
non vale per noi. Si possono distribuire più soldi, ma comunque quella
decisione non ha avrà effetti di lunga durata. In altri termini la ripresa non
verrà da lì, non sarà conseguente a quella decisione. È facile comprendere
perché. Il problema non è il ciclo produttivo che si è fermato non solo qui.
Quello è un fenomeno che riguarda anche il Giappone, l'Australia, l'America
Latina, tanto per considerare scenari economici e produttivi che negli ultimi
anni hanno espresso numeri più consistenti di noi. Il dato a cui guardare
concerne quanta innovazione abbiamo messo in essere negli ultimi dieci anni
(tanto per considerare un periodo medio-lungo). Noi ne abbiamo messa poca. Sul
piano delle infrastrutture, su quello della ricerca, su quello della
conoscenza, su quello delle strutture e della promozione dell'iniziativa
d'impresa. In una parola, abbiamo depresso la voglia di rischiare. Ma nemmeno ce
la caviamo riscoprendo lo Stato che investe per spingere forzosamente i
consumi. La questione che ci riguarda da vicino è la diagnosi non solo sulla
durata, ma anche sulle forme con cui se ne esce. E tra le forme, per quanto
nessuno lo dica, nel caso italiano non c'è la politica di sostegno che in parte
ha in testa Barack Obama, oppure il rilancio delle opere pubbliche a cui per
esempio stanno puntando Nicolas Sarkozy o Angela Mekel, neppure sotto la forma
dell' "economia ambientale". Non è una questione di ideologia. La
condizione che non ci consente di intraprendere questa scelta sta prima
dell'ideologia. Nel caso di alcune realtà europee vale la dimensione del debito
a renderla più possibile. Non è la nostra condizione. Se ne esce in un altro
modo, lanciando le politiche associative dell'impresa, favorendo la costruzione
delle cooperative di produzione, investendo sulle voglie e sulle competenze. In
breve, investendo sulla forza, sulla volontà e anche l'inventiva di una nuova
condizione del lavoro, sulla "generazione bit". E tuttavia per far
questo non basta esortare, occorre comporre riforme con sostegno a strutture
che consentano ai soggetti sollecitati e coinvolti di avere una quotidianità
meno complicata. Non basta abbassare il gettito fiscale. Chiedere che le donne
lavorino di più significa creare strutture che aiutino la crescita dei figli (e
nei fatti, che piaccia o no, il disegno dell'abolizione del tempo pieno questo
significa). Come sta questa cosa insieme a un'ideologia sulla famiglia che di
fatto spinge alla ricostruzione della famiglia tradizionale, che ha favorito il
ritorno a casa delle donne? Più sviluppo significa più diritti, più strutture,
meno assistenzialismo. Non tutto deve essere pubblico, ma tutto deve essere
accessibile, altrimenti che lo si dica o meno, ciò che si predica è il ritorno
alla rete assistenziale della famiglia come sostitutivo di un servizio che non
c'è. Ne vogliamo parlare o vogliamo ancora far finta? 16/12/2008 il problemaÈ
stata depressa la voglia di rischiare sulla ricerca, le infrastrutture e la
promozione dell'iniziativa d'impresa 16/12/2008 la soluzionePiù sviluppo
significa più diritti, e meno assistenzialismo. Non tutto deve essere pubblico,
ma accessibile 16/12/2008 pierfranco pellizzetti Giorni fa, sulle pagine
economiche del giornale, Gilda Ferrari riferiva di come si stia ricomponendo un
equilibrio in Confindustria Genova, dopo le spaccature che ne avevano
accompagnato il rinnovo di presidenza. Ora vale la pena di ragionare sul
significato di questi assetti faticosamente raggiunti. Che il nuovo leader
Giovanni Calvini riassume nella formula "l'associazione è anzitutto un
sindacato di categoria". Visione minimalista che rivela un preoccupante
smarrimento di memoria storica proprio riguardo all'organizzazione di cui si è
assunta la guida; la totale estraneità rispetto a quello che fu il dibattito
interno sul ruolo della rappresentanza imprenditoriale. Perché, a partire dalla
lontana riforma che porta il nome di Leopoldo Pirelli (1969), un presidente
degli industriali (a maggior ragione se proveniente dal movimento giovanile)
mai e poi mai si sarebbe presentato limitando tale ruolo alla difesa
corporativa di interessi datoriali. Semmai avrebbe parlato in termini di
"parte sociale": la propria categoria quale protagonista attivo delle
relazioni industriali. D'altro canto, questo ritorno a un passato
pre-pirelliano è segno evidente dei tempi, di tempi in cui è scomparsa ogni
attitudine a pensare in grande. Relativamente al mondo delle imprese, quella
politica industriale che fornisca cornici di accompagnamento allo sviluppo. Per
cui - ad esempio - chi ce l'ha riesce a difendere la capacità competitiva di
settori minacciati da crisi globali, chi non ce l'ha si limita a richiedere
salvataggi dalla mano pubblica. Non certo partnership a sostegno di piani
competitivi d'attacco. Tanto per dire, nonostante tutto l'industria dell'auto
tedesca tiene ancora botta pur in una situazione congiunturale drammatica, la
nostra Fiat può soltanto guardarsi attorno per trovare puntelli purchessia.
Dunque, un problema nazionale di politiche industriali latitanti, che del resto
non hanno consentito a un sistema distrettuale, oggi al lumicino, di evolvere
in qualcosa di più strutturato del modello "a fungaia". Ma chi - se
non gli imprenditori organizzati - avrebbe dovuto porre con forza il problema
nella discussione pubblica italiana? Purtroppo - dagli anni Settanta - i passi
all'indietro sono stati clamorosi, mentre il dibattito interno diventava sempre
più asfittico e autoreferenziale, la gestione degli interessi comuni delegata a
funzionari concentrati sul mantenimento del proprio controllo sulle macchine
organizzative. Intanto i laboratori istituiti dai riformisti di quarant'anni
fa, i Gruppi Piccola Industria e i Giovani Imprenditori, si riducevano a club
per riti relazionali; il livello regionale (allora si chiamavano Federazioni)
non è mai decollato per anemia da risorse finanziarie. Ne derivava una
sedicente dirigenza sempre più affascinata dalla cerimonialità (nobilitata in
"politica dell'immagine"), del tutto incapace di un'effettiva
autonomia propositiva. Nella costante preoccupazione di posizionarsi utilmente
rispetto agli schieramenti politici volta per volta prevalenti. Una
notabilizzazione al ribasso che trova immediato riscontro anche nelle antiche
controparti sindacali. Traduzione locale di questa rinuncia a un sano
protagonismo è stata la completa assenza dalla ricerca di sentieri per lo
sviluppo a livello civico, totalmente delegati ad altri soggetti; in
particolare, classi politiche locali non adeguatamente strumentate. Questo per
dire che la cittadinanza genovese non sa che farsene di una Confindustria
Genova come sindacato di categoria. Di certo non è questa la strada per
riacquistare uno smalto e un "peso" persi ormai da tempo. Non è certo
questo che ci si attenderebbe da una presidenza "giovane". Quello che
sarebbe lecito (e doveroso) attendersi è il ritorno a un impegno propositivo
autonomo, recuperando magari quella memoria storica di cui si diceva. Del resto
anche nella cerchia di Giovanni Calvini ci sono persone che potrebbero
ragguagliarlo al riguardo, visto che tali esperienze le hanno vissute in prima
persona. Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@fastwebnet.it) è opinionista di
Micromega. 16/12/2008
( da "Mattino di Padova, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 1 - Prima Pagina NON BASTA ABOLIRE LE PROVINCE MAURIZIO MISTRI Da
parte di alcune forze politiche è in atto un pressing perché si giunga
all'abolizione delle Province, considerate enti inutili e costosi. L'abolizione
delle Province fu proposta da Ugo La Malfa agli inizi degli anni '70 e cioè nel
momento in cui si dava vita alle Regioni. Se a quel tempo l'idea di
abolire le Province appariva innovativa, oggi andrebbe ripensata perché sono
avvenute radicali trasformazioni nel tessuto economico, sociale e territoriale
del nostro Paese, quarant'anni fa impensabili, che impongono una riforma
dell'assetto amministrativo-territoriale. In realtà, a costituire oggi un vero
problema è l'assetto del sistema dei Comuni. I Comuni attuali sono chiamati a
gestire processi economici e territoriali che oramai interessano più Comuni,
come l'ubicazione di certe aree produttive, l'ubicazione di nodi
infrastrutturali, le reti di trasporto locale e intercomunale, la
pianificazione territoriale. In proposito, ci si richiama ai Pati (che sono
piani territoriali di coordinamento) la cui capacità di incidenza, tuttavia, è
limitata dalla forza dell'autonomismo comunale. SEGUE A PAGINA 22
( da "Opinione, L'" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Oggi è Mar, 16 Dic
2008 Edizione 271 del 16-12-2008 ?Aboliamo le partecipate? Micheloni (PdL)
sceglie la linea pro-province di C. Ashnikov Ha preso
corpo il dibattito sull?eventuale scelta di sopprimere le province.
Un dibattito che nella provincia apuana, si va ad intrecciare con il secolare
campanilismo tra le due città di Carrara e di Massa che dividono la
denominazione provinciale, ma dove la seconda sembra aver ormai fatto la parte
del leone nell?accaparrarsi uffici ed incarichi. ?In questi giorni - scrive
Cesare Micheloni - si fa un gran parlare di riduzione dei costi della politica
ed immancabilmente torna l?idea di sopprimere le Province, accusate di essere
enti inutili e ?doppioni?, dimenticando invece il ruolo che svolgono in alcuni
fondamentali settori come l?ambiente, i trasporti e la formazione
professionale. Non bisogna sottovalutare l?entità delle risorse che le Province
investono nell?edilizia scolastica, nella viabilità e nelle infrastrutture.
Quando si parla di tagli dei costi della Pubblica Amministrazione è necessario
puntare il dito verso quegli Enti pseudo-privatizzati ma solo in modo formale,
poiché l?azionista di maggioranza restano il Comune o la Provincia e a pagare
le perdite sono sempre i contribuenti. I profitti del sistema vengono elargiti
con la distribuzione di posti ai clientes e con la scelta dei membri dei vari
consigli di amministrazione, dei consulenti, dirigenti e manager, tutti legati
a doppio filo alla politica, con il risultato di fornire compensi agli
innumerevoli amministratori e lauti stipendi a dirigenti e manager che essendo
virtualmente licenziabili percepiscono stipendi triplicati rispetto alle P.A. e
magari ottenendo risultati catastrofici: Cermec, Gaia, Massa Servizi, Cat. In
questo contesto è necessaria l?eliminazione degli enti intermedi: Ato, Agenzie,
Consorzi, Enti Parchi; il riordino delle Comunità Montane e il ritorno delle
partecipate riportando alla Provincia le naturali competenze. Questo porterebbe
una riduzione delle spese. Le Province sono una risorsa per il territorio,
poiché necessarie e indispensabili per la riforma delle Amministrazioni
Pubbliche attraverso l?abolizione degli enti che creano un costo inutile e
forniscono servizi scadenti?.
( da "Italia Oggi" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
298 pag. 6 del 16/12/2008 | Indietro
Nè mantenute nè abolite le province vanno trasformate PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini NEO - DEM Ho
seguito con interesse l'intensa campagna sulle pagine di Libero, il giornale
diretto da Vittorio Feltri, per l'abolizione delle province. Rifletto sul tema ben da prima della mia attuale esperienza
parlamentare quando, tra costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico,
ci siamo posti la necessità di adeguare i modelli istituzionali ai mutamenti in
corso e ai nuovi principi costituzionali introdotti dalla riforma del 2001. Tra
questi principi vi è quello della sussidiarietà verticale, di derivazione
europea, che tende ad allocare le funzioni amministrative al “livello più
basso”, ossia più vicino ai cittadini, prevedendo un'imputazione ai livelli
superiori secondo il principio di sostenibilità e di adeguatezza, già
introdotto dalle leggi Bassanini, delle sole funzioni di “area vasta” che non
possono svolgersi al livello comunale. Giurisprudenza costituzionale e dottrina
si sono incaricate di approfondire questi concetti. Accanto a ciò si è
sviluppato, nei processi economici reali accentuati dalla globalizzazione, il
fenomeno della competitività tra territori che hanno piattaforme comuni di
interessi, a prescindere dai tradizionali confini amministrativi delle province. La pubblica amministrazione risulta ora
caratterizzata da forme di programmazione negoziata, per intese e accordi e da
modelli di governance più che dai tradizionali modelli government, rigidi e
gerarchici. Questi pochi, essenziali rilievi sono per dire che da tempo ho la
convinzione, che non è solo personale, che le province
non andrebbero mantenute come sono, con i relativi notevoli costi, e nemmeno
cancellate, con le difficoltà di riforma costituzionale e politiche ben note,
anche perchè vi è la necessità di svolgere a livello sovracomunale alcune
funzioni di governo, sopratutto in materia di programmazione territoriale,
ambientale e di trasporti. Le province andrebbero più
realisticamente trasformate da enti strutturali, con confini determinati e 17
miliardi annui di spese correnti, in enti funzionali, sedi stabili di intese e
accordi tra i comuni che aderiscono su base volontaria alle specifiche azioni e
decisioni. Il modello funzionale delle province si
occupa di amministrazione straordinaria e di programmazione di area vasta, si
basa su una conferenza stabile di accordi, è organismo di secondo grado, non
eletto direttamente, ma composto dai sindaci, o loro delegati, dei comuni
maggiori, ha spese correnti inferiori alla metà delle attuali. Insomma minori
costi, minori “caste”, più incentivi alla responsabile cooperazione senza
perdere un livello di governance necessario: questo è il modello funzionale
delle province che si può realizzare senza modifiche
costituzionali. E' una visione coraggiosa ma coerente con le esigenze del Paese
e politicamente sostenibile.
( da "Gazzettino, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Province
Non passa
legislatura senza che venga chiesta l'abolizione ... Non
passa legislatura senza che venga chiesta l'abolizione delle Province. Ci provò
il liberale Luigi Einaudi agli albori della Repubblica; ci riprovò il
repubblicano Ugo La Malfa quando furono attuate le Regioni. Se ne parla spesso,
l'altro giorno il ministro Calderoli ha detto che non è una priorità e il
ministro La Russa che si può fare, ma non prima di cinque anni. Pericolo
scongiurato almeno nell'immediato e tutto da rifare. Nel frattempo, si va al
voto per rinnovare un bel po' di amministrazioni provinciali. La legge prevede
l'elezione diretta del presidente.Ogni volta che si parla di sprechi della
politica rispunta questo livello istituzionale intermedio ritenuto da alcuni
inutile e da altri utilissimo, con competenze e poteri ampli e ancora un po'
confusi, schiacciato tra Regione e Comune. Ma abolire le Province non è
operazione da poco, bisognerebbe procedere a una revisione costituzionale
perché sono previste come parte integrante della Repubblica. Perfino nella
riforma dell'articolo 114 operata nel 2001, le Province non sono state abolite,
ma sono uscite rafforzate: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le
Regioni sono enti autonomi con propri statuti e poteri e funzioni...». C'è da
aggiungere che da quando si è pensato di cancellarle, si sono moltiplicate.
Oggi sono la bellezza di 109, alcune giù istituite e non ancora funzionanti: la
provincia di Barletta-Andria-Trani; quella di Fermo; quella di Monza e Brianza.
Ben 14 non raggiungono neppure i 200 mila abitanti che è la soglia minima
richiesta per istituire nuove province. Ce ne sono 9
in Emilia Romagna, 10 in Toscana, 8 in Sardegna, 12 in Lombardia. Una volta a
scuola s'imparavano a memoria già alle elementari, adesso un alunno si
troverebbe in difficoltà. Al tempo di Giolitti erano 69, quando è nata la
Repubblica erano 91 e subito, come si è detto, c'era chi pensava di abolirle
anche per risparmiare. Trieste era la più piccola, Sassari la più estesa,
Torino quella con più comuni. Spesso il termine Provincia viene affiancato a
ente inutile con un accostamento non esattamente generoso. Secondo la Corte dei
Conti gli enti inutili in Italia sono attualmente 110 ai quali va aggiunto
l'Ispettorato generale per la liquidazione degli enti inutili. Ma una puntata
di "Report" pare ne abbia contato il doppio. A cercare tra gli enti
sopravvissuti a una legge che doveva cancellarli tutti, si scoprono curiosità e
assurdità: ci sono enti che durano inutilmente da sessant'anni, qualcuno da
novanta. È vero, c'è nell'elenco la Lati, le Linee Aeree Transcontinentali
Italiane, creata nel 1938 su suggerimento di Balbo a Mussolini: la liquidazione
fu disposta nel 1956 e attuata nel 2006. C'erano anche le Linee Aeree
Littoriane, l'ente che le gestiva è stato chiuso solo di recente. Tra gli
altri: l'Opera Nazionale Combattenti, eredità del fascismo; l'Ente Giuliano
autonomo di Sardegna, per l'accoglienza dei profughi; la Cassa conguaglio
Zucchero che non so bene di cosa si occupasse; tra i più recenti l'Ente Colombo
'92 creato per gestire le manifestazioni per il cinquecentenario della scoperta
dell'America e destinato evidentemente a sparire a conti fatti. E, per finire,
l'Ente Nazionale per le Tre Venezie istituito dopo la Grande Guerra, nel 1919,
capace di superare fascismo e repubblica e di riadattarsi negli anni '70 con
compiti di sostegno all'agricoltura veneta. Già il Presidente Pertini aveva
firmato il decreto di soppressione. In Italia sembra che la cosa più facile sia
costituire un nuovo ente e farlo amministrare da un gruppo stipendiato dalla
collettività. La cosa più difficile mandare tutti a casa.
( da "Italia Oggi" del 17-12-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
299 pag. 2 del 17/12/2008 | Indietro
L'abolizione delle province
è una buona idea, ma inutile I COMMENTI Di Marco Bertoncini IL PUNTO Una
novantina di anni fa Giuseppe Prezzolini, nel caustico Codice della vita
italiana (per intenderci, quello in cui identificò i «furbi» e i «fessi»), e
più precisamente nel capitoletto «Dell'Italia e degli Italiani», così
annotò: «La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è
l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento
generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico,
come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette
ed egoistiche, come l'internazionale». Astrattismo burocratico: tale l'esatta
definizione delle province, enti privi di storia,
esclusivamente ricondotti al capoluogo, pur se, invece, la rappresentanza
istituzionale, cioè il consiglio provinciale, ha sempre richiamato molto di più
i residenti nei centri minori che non i disinteressati abitanti della piccola
capitale. è dunque ben fondata la proposta di sopprimere le province,
partita da un attento studio dell'Istituto Bruno Leoni (Abolire le Province,
Rubbettino e Facco editori) e rilanciata dal quotidiano di Vittorio Feltri. Se
dovessimo ragionare in termini di astratta razionalità, da sopprimere sarebbero
prima di tutto le regioni, una cancrena in termini di costi, di danni
amministrativi, di pesi normativi; e poi qualche migliaio di comuni, come quasi
isolato continua a sgolarsi ad ammonire l'ex ministro Antonio Martino. Se,
invece, vogliamo guardare all'immediata validità della polemica, senza dubbio
quanti predicano l'abolizione dell'ente intermedio hanno ragioni da vendere,
partendo dalle promesse elettorali del Pdl. Altra faccenda la praticabilità
della proposta. La Lega è irosamente intervenuta con paginate de la Padania,
oltre che con ripetute minacce dei propri vertici. Di fatto, poi, ben pochi,
nella maggioranza come nell'opposizione, sono sinceramente pronti a battersi
per un'iniziativa che recherebbe tanti vantaggi a milioni di cittadini, ma che
danneggerebbe sclerotizzate posizioni di potere locale: le minoranze toccate
(dai burocrati amici ai titolari di cariche) sono pronte a far quadrato.
Perfino per enti assurdi come le comunità montane si è riusciti solo a produrre
qualche riduzione di numero, non la soppressione. Lo stesso dicasi per i
consorzi di bonifica, fra l'altro succhiatori di tributi specifici quasi sempre
infondati giuridicamente. Moltiplicare gli enti è facile, ridurli arduo,
abolirli titanico. Robusti sono gli interessi coincidenti degli avversari della
proposta, che usano subito il trito argomento «non è una priorità»,
tradizionalmente frapposto a chi sostenga qualche sensata riforma. Infine,
l'inserimento delle province nella carta
costituzionale è argomento pretestuosamente usato a iosa per negare (senza
fondamento) la realizzabilità dell'impresa.
( da "Corriere della Sera" del 17-12-2008)
Argomenti: Province
Corriere della Sera -
ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-12-17 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il vertice Richiesta di fondi al governo per chi è stato colpito
dal maltempo Marrazzo incontra le province «Danni
superiori ai 50 milioni» Il governatore: stato di calamità per tutta la Regione
Si fa la conta dei danni, a Roma e in tutto il Lazio. «Nel complesso - fa
sapere il presidente della Regione Piero Marrazzo nell'incontrare i presidenti
delle cinque province - secondo una prima sommaria
stima sono valutati in 50 milioni di euro. Nei prossimi giorni i calcoli
saranno più precisi». Una cifra destinata a salire non appena si andrà a conti
più sicuri: «Ci sono danni seri a infrastrutture - ha aggiunto Marrazzo
all'agricoltura e ai siti industriali». E per trovare i fondi e per affrontare
con strumenti legislativi adeguati la situazione il presidente della Regione,
dopo averlo decretato per Roma e per Tivoli, ha ieri firmato con una delibera
lo «stato di calamità naturale » per tutta la Regione, oltre a chiedere al Consiglio
dei ministri di dichiarare lo stato «di emergenza nazionale ». «Una misura - ha
poi spiegato Piero Marrazzo - che servirà anche a chiedere risorse per dare una
risposta economica a chi ha subito dei danni». Le decisioni sono state prese
ieri nel summit delle cinque province, dove sono stati
mesi sul tavolo i problemi comuni di Roma, Latina, Rieti, Viterbo e Frosinone:
«Bisogna pensare a chi è stato colpito - ha spiegato il presidente della
provincia di Roma Nicola Zingaretti - Per non fa sentire nessuno solo». E
Nicola Zingaretti ha aggiunto: «Abbiamo avanzato la
richiesta dell'abolizione dell'Ici e la riduzione del reddito agricolo. Ora c'è
il problema delle infrastrutture - ha aggiunto - ma la richiesta di
"calamità" per il Lazio è rivolta a questa problematica. Nei campi
non c'è solo il problema delle coltivazioni: le grandi precipitazioni e alcune
esondazioni hanno spazzato via le strade rurali. Ci sono quindi una
serie di emergenze, è importante coordinarci». Allo scopo oggi si riunirà un
tavolo, coordinato dall'assessore all'Agricoltura Daniela Valentini e aperto
agli assessorati provinciali, dove si faranno le stime più precise dei danni
alle coltivazioni e alle infrastrutture rurali: «Vogliamo attingere al fondo
nazionale - ha detto daniela Valentini - perché l'agricoltura del Lazio ha
bisogno di aver risarciti subito i danni. Le zone coinvolte sono tutte». Nei
primi calcoli fatti ieri al tavolo della Regione, la provincia di Rieti ha
parlato di poco meno di tre milioni (2,9) i danni per strade e allagamenti,
riparazione buche e ripristino delle barriere di sicurezza: 300 mila euro solo
per il Terminillo, dove è in pieno la stagione sciistica. Si aggirano sui 4-5
milioni a Frosinone, come ha riferito il presidente della Provincia Francesco
Scalia: «Bisogna rimettere a posto strade e collegamenti », ha detto. Il 10 per
cento della rete viaria di Latina è tutta da ricostruire: i danni si aggirano
sui 5-6 milioni di euro, ma «entro due giorni saremo in grado quantificarli al
millesimo», ha detto il presidente della Provincia Salvatore De Monaco.
Particolarmente colpita la zona di Aprilia. Sei milioni i danni all'agricoltura
a Viterbo secondo la Coldiretti, mentre all'incontro ha partecipato il
presidente della Provincia Alessandro Mazzoli. E il presidente della Regione si
dichiara pronto «a sostenere Gianni Alemanno fin dal 2009 per gli interventi
sulla rete fognaria» e per «ulteriori finanziamenti per gli argini e gli
interventi sui fiumi», ma ha rivendicato in polemica con il sindaco di Roma
(che voleva un «commissario») la competenza regionale sul bacino del Tevere.
«Ho dato l'intesa al ministro Stefania Prestigiacomo per la nomina
dell'Autorità di bacino - ha detto Piero Marrazzo ma mi sembra che non ci siano
le condizioni per il cosiddetto commissariamento: spetta alla giunta regionale
preparare un piano di intervento ». Ed è allo studio un piano da sei milioni e
mezzo di euro per l'Aniene fra Tivoli e Guidonia, mentre «sono pronto - ha
concluso il presidente della Regione - a un piano triennale per gli argini dei
fiumi». Lilli Garrone
( da "Giornale.it, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Province
n. 301 del 2008-12-17
pagina 8 Federalismo, Bossi cerca un sì prima del voto di Adalberto Signore Il
Senatùr vuole snellire il dibattito per giungere in primavera all'approvazione
della riforma in un ramo del Parlamento Ma sulla trattativa pesa la scadenza
delle amministrative. Intanto il gruppo di An è scettico: «Prima tagliamo le
Province» RomaSul dialogo con il Pd, nei giorni scorsi Bossi è stato piuttosto
chiaro. Perché, è il ragionamento fatto dal Senatùr a Berlusconi, «la Lega non
può perdere l'occasione di coinvolgere l'opposizione». Il punto, a differenza
di quel che si dice, non è tanto che il federalismo fiscale rischia di essere
sottoposto alla mannaia del referendum confermativo (come già accaduto nel
2006), visto che ormai da settimane Calderoli sta studiando il modo di
introdurre la riforma per legge ordinaria. Il cruccio del Carroccio, è ben
altro. E riguarda soprattutto i tempi di approvazione della riforma, perché
un'intesa di massima con il Pd significherebbe snellire il dibattito
parlamentare ed evitare il balletto degli emendamenti e dell'ostruzionismo. Per
questo Bossi s'è tolto i panni del rivoluzionario e si è riscoperto mediatore,
invitando Berlusconi «a non sparare», proponendo al Pd di «fare un accordo» e
portando a casa «un comitato ristretto» bipartisan che «elaborerà un testo
condiviso». Per la Lega un vero e proprio scivolo verso quello che in questo
momento è l'obiettivo primario: approvare il federalismo almeno in una Camera
(il Senato) prima delle elezioni di primavera. Sarebbe questo, infatti, il
compromesso raggiunto tra Bossi e Berlusconi. Con il Senatùr che fa un passo
indietro e non pretende più l'approvazione definitiva entro giugno e il
Cavaliere che come al solito media con gli alleati che, complice anche la
crisi, chiedono una decisa frenata, soprattutto finché la
Lega non toglie il veto sull'abolizione delle Provincie. Tra gli scettici,
infatti, non c'è solo il ministro per gli Affari regionali Fitto, ma pure la
pattuglia di An (secondo il sottosegretario Urso è dall'abolizione delle Provincie
che «si ricavano le risorse per attuare il federalismo») e molti dei piccoli.
Il segretario del Pri Nucara, per dirne una, non ha problemi a spiegare che
appena approvata la riforma «saremo i primi a fare ricorso alla Consulta».
Eppoi, aggiunge Nucara dando voce alle perplessità di molti ministri che in
privato concordano e in pubblico preferiscono la via della prudenza, «questa
riforma come la vorrebbe la Lega equivale ad uno schiaffo al Sud». Uno schiaffo
«che pagheremo in termini di voti già alle amministrative». E più che il timing
con la riforma della giustizia, è proprio la tornata elettorale il nodo su cui
si sta sviluppando la trattativa. Bossi, infatti, ha bisogno di una bandiera da
sventolare in campagna elettorale, anche perché nelle base inizia a farsi largo
qualche malumore visto che dopo i provvedimenti di Maroni sulla sicurezza e la
vittoria di Zaia sulle quote latte del Carroccio si sono un perse le tracce.
Per questo nella riunione ristretta di lunedì a via Bellerio non si è escluso
di aprire il fronte delle alleanze alle amministrative nel caso il federalismo
finisca per annacquarsi o, peggio, arenarsi. Partendo da quelle città - per
esempio Bergamo e Brescia - dove il Carroccio è al 30% e nessuno potrebbe
impedirgli di arrivare al ballottaggio pur correndo da solo. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-12-2008)
Argomenti: Province
Provincia di
Cagliari Pagina 1028 Capoterra. Blitz di attivisti e ambientalisti contro la
caccia arrivati anche dall'estero Diecimila trappole per tordi e cervi
Capoterra.. Blitz di attivisti e ambientalisti contro la caccia arrivati anche
dall'estero Trovate da volontari e Forestale nella zona di Monte Arcosu -->
Trovate da volontari e Forestale nella zona di Monte Arcosu Chiesti controlli
nei confronti di macellai e ristoratori che propongono tordi alla griva dopo
averli catturati illegalmente. Più di diecimila trappole per catturare merli,
tordi e pettirossi e otto lacci in cavi d'acciaio per la cattura di cinghiali,
gatti selvatici e cervi sono state distrutte dai volontari della Lipu in occasione
del decimo campo antibracconaggio organizzato dalla Lega Italiana Protezione
Uccelli per combattere il vasto fenomeno della cattura illegale con trappole e
reti in provincia di Cagliari. Presenti anche gli attivisti
della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento
giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela
dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari
provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso
Sulcis, teatro di una cruenta attività illegale e molto redditizia per
chi la pratica: nel mirino dei bracconieri soprattutto specie di uccelli come
merlo, tordo bottaccio, pettirosso, verdone e codirosso, alcune delle quali,
nonostante i divieti, rivendute a macellerie e ristoranti locali per la
preparazione di piatti tipici, in particolare quello delle "grive",
composto da otto uccelli messi a macerare e bollire in foglie di mirto. In
vendita al dettagli a 40-50 euro. «Il consumo di carni animali non controllate
dal servizio veterinario - sottolinea la Lipu - può causare gravi danni alla
salute pubblica, in quanto gli uccelli vengono spesso lasciati per giorni a
marcire nelle trappole prima di essere recuperati e rivenduti». «Da anni - dichiara
Claudio Celada, direttore del reparto Conservazione Natura della Lipu, che ha
partecipato al campo - denunciamo una gravissima situazione di illegalità nel
Cagliaritano. Quest'anno l'utilizzo di tecnologie semplici come le
microtelecamere che abbiamo installato nei boschi dimostrano come colpire
questo fenomeno sconcertante sia possibile. Facciamo dunque appello alle
autorità competenti affinché intervengano con urgenza a tutela della fauna
selvatica». Contro i bracconieri ripresi dalle telecamere la Lipu ha effettuato
una denuncia al Comando carabinieri di Capoterra. Graziella Zavalloni,
coordinatrice della campagna anti-bracconaggio della L.A.C., in proposito ha
dichiarato: «Siamo particolarmente soddisfatti dell'aiuto fornito a chi
combatte il bracconaggio quotidianamente, ma chiediamo con forza un impegno
incisivo nei confronti degli acquirenti e un deciso rafforzamento delle
sanzioni: sequestri dei mezzi utilizzati per il bracconaggio, auto comprese,
ispezioni in ristoranti e mercati. Il bracconaggio è un vero e proprio danno al
patrimonio ambientale, è un vero e proprio furto ai danni di tutti noi».
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
17-12-2008)
Argomenti: Province
Provincia di
Cagliari Pagina 1057 Monte Arcosu Blitz dei volontari e della Forestale Trovate
10 mila trappole per catturare i tordi Monte Arcosu. Blitz dei volontari e
della Forestale --> Più di diecimila trappole per catturare merli, tordi e
pettirossi e otto lacci in cavi d'acciaio per la cattura di cinghiali, gatti
selvatici e cervi sono state distrutte dai volontari della Lipu in occasione
del decimo campo antibracconaggio organizzato dalla Lega Italiana Protezione
Uccelli per combattere il vasto fenomeno della cattura illegale con trappole e
reti in provincia di Cagliari. Presenti anche gli attivisti
della Lega per l'abolizione della Caccia (L.A.C.) e del gruppo di intervento
giuridico, una comitiva di volontari tedeschi del Comitato per la tutela
dell'avifauna, sotto il coordinamento del corpo forestale Decine di volontari
provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nei boschi del basso
Sulcis, teatro di una cruenta attività illegale e molto redditizia per
chi la pratica: nel mirino dei bracconieri soprattutto specie di uccelli come
merlo, tordo bottaccio, pettirosso, verdone e codirosso, alcune delle quali,
nonostante i divieti, rivendute a macellerie e ristoranti locali per la preparazione
di piatti tipici, in particolare quello delle "grive", composto da
otto uccelli messi a macerare e bollire in foglie di mirto. In vendita al
dettagli a 40-50 euro. «Il consumo di carni animali non controllate dal
servizio veterinario - sottolinea la Lipu - può causare gravi danni alla salute
pubblica, in quanto gli uccelli vengono spesso lasciati per giorni a marcire
nelle trappole prima di essere recuperati e rivenduti». «Da anni - dichiara
Claudio Celada, direttore del reparto Conservazione Natura della Lipu, che ha
partecipato al campo - denunciamo una gravissima situazione di illegalità nel
Cagliaritano. Quest'anno l'utilizzo di tecnologie semplici come le
microtelecamere che abbiamo installato nei boschi dimostrano come colpire
questo fenomeno sconcertante sia possibile. Facciamo dunque appello alle
autorità competenti affinché intervengano con urgenza a tutela della fauna
selvatica». Contro i bracconieri ripresi dalle telecamere la Lipu ha effettuato
una denuncia al Comando carabinieri di Capoterra.
( da "Secolo XIX, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Questione morale figliadella
non politica Carlo Rognoni Dopo la grandinata di avvisi di garanzia e di
arresti che ha investito l'Abruzzo, la Basilicata e Napoli, "la questione
morale" sembra improvvisamente diventata il problema numero uno del Pd. Ma
davvero c'è chi pensa che "la questione morale" debba essere la
preoccupazione numero uno di un partito e del Paese? Personalmente mi sono
andato convincendo che quando la questione morale diventa la principale
ossessione del sistema politico è per una ragione molto triste e molto banale:
è perché la politica - come arte e capacità di affrontare e risolvere i grandi
problemi -è scomparsa dal nostro orizzonte. Siamo alla vigilia di una crisi
economica mondiale senza precedenti. C'è perfino chi dice che stiamo entrando
in un periodo di tali drammatiche difficoltà che la grande crisi del '29
rischia di apparire oscurata. Non ho i dati - e nessuno li ha - per sostenerlo
con sicurezza. Eppure il solo fatto che qualcuno ne parli la dice lunga sulla
incertezza con la quale ci dobbiamo confrontare. Possiamo permetterci di
perdere di vista le priorità con cui misurarci? Soprattutto se pensiamo di
essere alla vigilia di una crisi che vedrà crescere il numero delle famiglie
non in grado di arrivare alla fine del mese? La Confindustria, che in parte ha
sposato la logica del premier, e cioè che dobbiamo consumare, spendere, vivere
come se niente fosse - perché l'ottimismo paga - ci dice che nel primo semestre
del 2009 dovremo comunque vedercela con 600 mila posti di lavoro in meno. E che
prima del 2010 non c'è speranza di riprendersi dalla recessione che è partita
già nell'ultimo trimestre del 2008. In questo scenario, chi governa dovrebbe
farsi carico di un solo dovere: dire parole di verità, anche se sgradevoli. E
soprattutto affrontare con coraggio le riforme di cui il Paese ha bisogno per
resistere e combattere la crisi. C'è bisogno di diversi milioni di euro per
fronteggiare la disoccupazione annunciata? Dove andiamo a prenderli? È così
folle la proposta di intervenire sulle pensioni delle donne, aumentando - sia
pure gradualmente - l'età, in modo da arrivare ai livelli del resto
dell'Europa? Certo si tratta di lacrime e sangue. E chi le chiede deve sapersi
spiegare. Deve essere credibile. Non deve accontentarsi di vendere sogni. Deve
poter offrire in cambio qualcosa di molto serio e valido, come una
modernizzazione reale del Paese, facendosi carico di smantellare le rendite di
posizione, anche a costo di pagare un prezzo nella raccolta del consenso a
breve termine. Ma vi ricordate quando Romano Prodi ci chiese una tassa per
poter entrare nell'euro? Ebbene ci fu spiegato che questa scelta si sarebbe
tradotta in maggior benessere per tutti. E la stragrande maggioranza degli
italiani accettò la scommessa. E quella scommessa l'abbiamo vinta. Che cosa
palesemente funziona male in questo nostro Paese? Siamo sicuri che non ci sia
bisogno di un intervento coraggioso e radicale nella pubblica amministrazione?
E sulla scuola? E c'è qualcuno che può dire che la giustizia così come è gli va
bene? Non credo proprio. E per di più se la crisi morde alle caviglie il Paese,
l'unico modo per tenere il sistema in piedi è di far fronte ai tanti problemi
strutturali che ci portiamo dietro, e che continuiamo a rimandare. Forse che
non toccherebbe proprio alla buona politica farsi carico di scelte illuminate e
che guardano al domani? Ma chi può parlare di riforma della giustizia se il
cittadino medio percepisce che l'obiettivo non è quello di fornirgli un
servizio migliore ma semmai quello di fare l'interesse di qualcuno che la
giustizia la considera e la vive come un suo problema personale? Si può
affrontare la riforma della scuola dando l'impressione che l'unico problema è
risparmiare, è tagliare il tagliabile, e non migliorare il servizio ai giovani,
anche riducendo la spesa la dove si traduce in spreco di denaro pubblico?
L'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la stragrande maggioranza
degli italiani è figlia di una cattiva politica. Si traduce in una politica di
annunci, tanti, troppi, che tuttavia restano al palo. Con un risultato:
indispettire quelli che si sentono chiamati in causa. Dare al cittadino
qualunque la sensazione sgradevole di essere preso in giro. E dire che di
italiani pronti a fare la loro parte e a dare una mano per far fronte alla
crisi, ce ne sarebbero. Questo governo ha davanti poco tempo. Del tempo avuto
finora, una parte l'ha consumata in un gioco irresponsabile di dispetti
all'opposizione. Non vi sembra infantile e puerile il modo in cui per esempio è
stata gestita la vicenda Rai, della commissione di Vigilanza? Nel vuoto della
politica, nella mancanza di una strategia chiara e coinvolgente di medio
termine, si fa avanti "la questione morale". Che viene usata come
arma impropria. Una volta se ne faceva scudo il centrosinistra. Fa riflettere,
per esempio, quanto ha scritto qualche tempo fa Emanuele Macaluso, già
direttore dell'Unità, un "migliorista" sempre critico nei confronti
dell'ex Pci: «La sinistra si è fatta ammaliare dalla sirena del moralismo senza
chiedersi perché Berlusconi è così capace di raccogliere consenso, lasciando
covare un sentimento paradossale: quello di sostenere che la maggioranza dei
cittadini sbaglia, è gaglioffa perché somiglia al Cavaliere. Perché dico io,
non ci si pone la questione vera: e cioè che la gente lo vota perché ritiene
che la sinistra, così come è, è incapace di risolvere i problemi del Paese»?
Macaluso ha ragione. Oggi però, a parti rovesciate, a brandire l'arma della
questione morale, per esempio contro il partito democratico, è il centrodestra.
Da che pulpito! Anche in questo caso il sospetto è che la questione morale sia
usata dal centrodestra come paravento rispetto alla propria incapacità ad
affrontare i problemi veri del Paese. È dunque figlia della non politica. Forse
che questo vuol dire che "la questione morale" non ci sia? Certo che
no, lette anche le ultimissime cronache dal Sud, se si vuole che i cittadini
tornino ad avvicinarsi alla politica - magari andando a votare e non
astenendosi come in Abruzzo - bisogna che i partiti facciano pulizia dei
tangentari e dei corrotti. Ma non è la questione morale la priorità. Il primo
dovere di chi chiede i voti per governare è soprattutto un altro: offrire un
progetto credibile, coraggioso, innovativo, per la modernizzazione del Paese.
Solo in questo caso la crisi che ci aspetta non sarebbe solo una iattura, ma
diventerebbe una occasione da sfruttare per emanciparsi dalla politica
spettacolo, dalla politica vuota di idee e di capacità propositiva. Carlo
Rognoni Dopo la grandinata di avvisi di garanzia e di arresti che ha investito
l'Abruzzo, la Basilicata e Napoli, "la questione morale" sembra
improvvisamente diventata il problema numero uno del Pd. Ma davvero c'è chi
pensa che "la questione morale" debba essere la preoccupazione numero
uno di un partito e del Paese? Personalmente mi sono andato convincendo che
quando la questione morale diventa la principale ossessione del sistema
politico è per una ragione molto triste e molto banale: è perché la politica -
come arte e capacità di affrontare e risolvere i grandi problemi -è scomparsa
dal nostro orizzonte. Siamo alla vigilia di una crisi economica mondiale senza
precedenti. C'è perfino chi dice che stiamo entrando in un periodo di tali
drammatiche difficoltà che la grande crisi del '29 rischia di apparire
oscurata. Non ho i dati - e nessuno li ha - per sostenerlo con sicurezza.
Eppure il solo fatto che qualcuno ne parli la dice lunga sulla incertezza con
la quale ci dobbiamo confrontare. Possiamo permetterci di perdere di vista le
priorità con cui misurarci? Soprattutto se pensiamo di essere alla vigilia di
una crisi che vedrà crescere il numero delle famiglie non in grado di arrivare
alla fine del mese? La Confindustria, che in parte ha sposato la logica del
premier, e cioè che dobbiamo consumare, spendere, vivere come se niente fosse -
perché l'ottimismo paga - ci dice che nel primo semestre del 2009 dovremo
comunque vedercela con 600 mila posti di lavoro in meno. E che prima del 2010
non c'è speranza di riprendersi dalla recessione che è partita già nell'ultimo
trimestre del 2008. In questo scenario, chi governa dovrebbe farsi carico di un
solo dovere: dire parole di verità, anche se sgradevoli. E soprattutto
affrontare con coraggio le riforme di cui il Paese ha bisogno per resistere e
combattere la crisi. C'è bisogno di diversi milioni di euro per fronteggiare la
disoccupazione annunciata? Dove andiamo a prenderli? È così folle la proposta
di intervenire sulle pensioni delle donne, aumentando - sia pure gradualmente -
l'età, in modo da arrivare ai livelli del resto dell'Europa? Certo si tratta di
lacrime e sangue. E chi le chiede deve sapersi spiegare. Deve essere credibile.
Non deve accontentarsi di vendere sogni. Deve poter offrire in cambio qualcosa
di molto serio e valido, come una modernizzazione reale del Paese, facendosi
carico di smantellare le rendite di posizione, anche a costo di pagare un
prezzo nella raccolta del consenso a breve termine. Ma vi ricordate quando
Romano Prodi ci chiese una tassa per poter entrare nell'euro? Ebbene ci fu
spiegato che questa scelta si sarebbe tradotta in maggior benessere per tutti.
E la stragrande maggioranza degli italiani accettò la scommessa. E quella
scommessa l'abbiamo vinta. Che cosa palesemente funziona male in questo nostro
Paese? Siamo sicuri che non ci sia bisogno di un intervento coraggioso e
radicale nella pubblica amministrazione? E sulla scuola? E c'è qualcuno che può
dire che la giustizia così come è gli va bene? Non credo proprio. E per di più
se la crisi morde alle caviglie il Paese, l'unico modo per tenere il sistema in
piedi è di far fronte ai tanti problemi strutturali che ci portiamo dietro, e
che continuiamo a rimandare. Forse che non toccherebbe proprio alla buona
politica farsi carico di scelte illuminate e che guardano al domani? Ma chi può
parlare di riforma della giustizia se il cittadino medio percepisce che
l'obiettivo non è quello di fornirgli un servizio migliore ma semmai quello di
fare l'interesse di qualcuno che la giustizia la considera e la vive come un
suo problema personale? Si può affrontare la riforma della scuola dando
l'impressione che l'unico problema è risparmiare, è tagliare il tagliabile, e
non migliorare il servizio ai giovani, anche riducendo la spesa la dove si
traduce in spreco di denaro pubblico? L'incapacità di coinvolgere in un
progetto-Paese la stragrande maggioranza degli italiani è figlia di una cattiva
politica. Si traduce in una politica di annunci, tanti, troppi, che tuttavia
restano al palo. Con un risultato: indispettire quelli che si sentono chiamati
in causa. Dare al cittadino qualunque la sensazione sgradevole di essere preso
in giro. E dire che di italiani pronti a fare la loro parte e a dare una mano
per far fronte alla crisi, ce ne sarebbero. Questo governo ha davanti poco
tempo. Del tempo avuto finora, una parte l'ha consumata in un gioco
irresponsabile di dispetti all'opposizione. Non vi sembra infantile e puerile
il modo in cui per esempio è stata gestita la vicenda Rai, della commissione di
Vigilanza? Nel vuoto della politica, nella mancanza di una strategia chiara e
coinvolgente di medio termine, si fa avanti "la questione morale".
Che viene usata come arma impropria. Una volta se ne faceva scudo il
centrosinistra. Fa riflettere, per esempio, quanto ha scritto qualche tempo fa
Emanuele Macaluso, già direttore dell'Unità, un "migliorista" sempre
critico nei confronti dell'ex Pci: «La sinistra si è fatta ammaliare dalla
sirena del moralismo senza chiedersi perché Berlusconi è così capace di
raccogliere consenso, lasciando covare un sentimento paradossale: quello di
sostenere che la maggioranza dei cittadini sbaglia, è gaglioffa perché somiglia
al Cavaliere. Perché dico io, non ci si pone la questione vera: e cioè che la
gente lo vota perché ritiene che la sinistra, così come è, è incapace di
risolvere i problemi del Paese»? Macaluso ha ragione. Oggi però, a parti
rovesciate, a brandire l'arma della questione morale, per esempio contro il
partito democratico, è il centrodestra. Da che pulpito! Anche in questo caso il
sospetto è che la questione morale sia usata dal centrodestra come paravento
rispetto alla propria incapacità ad affrontare i problemi veri del Paese. È
dunque figlia della non politica. Forse che questo vuol dire che "la
questione morale" non ci sia? Certo che no, lette anche le ultimissime
cronache dal Sud, se si vuole che i cittadini tornino ad avvicinarsi alla
politica - magari andando a votare e non astenendosi come in Abruzzo - bisogna
che i partiti facciano pulizia dei tangentari e dei corrotti. Ma non è la
questione morale la priorità. Il primo dovere di chi chiede i voti per
governare è soprattutto un altro: offrire un progetto credibile, coraggioso,
innovativo, per la modernizzazione del Paese. Solo in questo caso la crisi che
ci aspetta non sarebbe solo una iattura, ma diventerebbe una occasione da
sfruttare per emanciparsi dalla politica spettacolo, dalla politica vuota di
idee e di capacità propositiva. Carlo Rognoni Dopo la grandinata di avvisi di
garanzia e di arresti che ha investito l'Abruzzo, la Basilicata e Napoli,
"la questione morale" sembra improvvisamente diventata il problema
numero uno del Pd. Ma davvero c'è chi pensa che "la questione morale"
debba essere la preoccupazione numero uno di un partito e del Paese?
Personalmente mi sono andato convincendo che quando la questione morale diventa
la principale ossessione del sistema politico è per una ragione molto triste e
molto banale: è perché la politica - come arte e capacità di affrontare e
risolvere i grandi problemi -è scomparsa dal nostro orizzonte. Siamo alla
vigilia di una crisi economica mondiale senza precedenti. C'è perfino chi dice
che stiamo entrando in un periodo di tali drammatiche difficoltà che la grande
crisi del '29 rischia di apparire oscurata. Non ho i dati - e nessuno li ha -
per sostenerlo con sicurezza. Eppure il solo fatto che qualcuno ne parli la
dice lunga sulla incertezza con la quale ci dobbiamo confrontare. Possiamo
permetterci di perdere di vista le priorità con cui misurarci? Soprattutto se
pensiamo di essere alla vigilia di una crisi che vedrà crescere il numero delle
famiglie non in grado di arrivare alla fine del mese? La Confindustria, che in
parte ha sposato la logica del premier, e cioè che dobbiamo consumare,
spendere, vivere come se niente fosse - perché l'ottimismo paga - ci dice che
nel primo semestre del 2009 dovremo comunque vedercela con 600 mila posti di
lavoro in meno. E che prima del 2010 non c'è speranza di riprendersi dalla
recessione che è partita già nell'ultimo trimestre del 2008. In questo
scenario, chi governa dovrebbe farsi carico di un solo dovere: dire parole di
verità, anche se sgradevoli. E soprattutto affrontare con coraggio le riforme
di cui il Paese ha bisogno per resistere e combattere la crisi. C'è bisogno di
diversi milioni di euro per fronteggiare la disoccupazione annunciata? Dove
andiamo a prenderli? È così folle la proposta di intervenire sulle pensioni
delle donne, aumentando - sia pure gradualmente - l'età, in modo da arrivare ai
livelli del resto dell'Europa? Certo si tratta di lacrime e sangue. E chi le
chiede deve sapersi spiegare. Deve essere credibile. Non deve accontentarsi di
vendere sogni. Deve poter offrire in cambio qualcosa di molto serio e valido,
come una modernizzazione reale del Paese, facendosi carico di smantellare le
rendite di posizione, anche a costo di pagare un prezzo nella raccolta del
consenso a breve termine. Ma vi ricordate quando Romano Prodi ci chiese una
tassa per poter entrare nell'euro? Ebbene ci fu spiegato che questa scelta si
sarebbe tradotta in maggior benessere per tutti. E la stragrande maggioranza
degli italiani accettò la scommessa. E quella scommessa l'abbiamo vinta. Che
cosa palesemente funziona male in questo nostro Paese? Siamo sicuri che non ci
sia bisogno di un intervento coraggioso e radicale nella pubblica
amministrazione? E sulla scuola? E c'è qualcuno che può dire che la giustizia
così come è gli va bene? Non credo proprio. E per di più se la crisi morde alle
caviglie il Paese, l'unico modo per tenere il sistema in piedi è di far fronte
ai tanti problemi strutturali che ci portiamo dietro, e che continuiamo a
rimandare. Forse che non toccherebbe proprio alla buona politica farsi carico
di scelte illuminate e che guardano al domani? Ma chi può parlare di riforma
della giustizia se il cittadino medio percepisce che l'obiettivo non è quello
di fornirgli un servizio migliore ma semmai quello di fare l'interesse di
qualcuno che la giustizia la considera e la vive come un suo problema
personale? Si può affrontare la riforma della scuola dando l'impressione che
l'unico problema è risparmiare, è tagliare il tagliabile, e non migliorare il
servizio ai giovani, anche riducendo la spesa la dove si traduce in spreco di
denaro pubblico? L'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la stragrande
maggioranza degli italiani è figlia di una cattiva politica. Si traduce in una
politica di annunci, tanti, troppi, che tuttavia restano al palo. Con un
risultato: indispettire quelli che si sentono chiamati in causa. Dare al
cittadino qualunque la sensazione sgradevole di essere preso in giro. E dire
che di italiani pronti a fare la loro parte e a dare una mano per far fronte
alla crisi, ce ne sarebbero. Questo governo ha davanti poco tempo. Del tempo
avuto finora, una parte l'ha consumata in un gioco irresponsabile di dispetti
all'opposizione. Non vi sembra infantile e puerile il modo in cui per esempio è
stata gestita la vicenda Rai, della commissione di Vigilanza? Nel vuoto della
politica, nella mancanza di una strategia chiara e coinvolgente di medio
termine, si fa avanti "la questione morale". Che viene usata come
arma impropria. Una volta se ne faceva scudo il centrosinistra. Fa riflettere,
per esempio, quanto ha scritto qualche tempo fa Emanuele Macaluso, già
direttore dell'Unità, un "migliorista" sempre critico nei confronti
dell'ex Pci: «La sinistra si è fatta ammaliare dalla sirena del moralismo senza
chiedersi perché Berlusconi è così capace di raccogliere consenso, lasciando
covare un sentimento paradossale: quello di sostenere che la maggioranza dei
cittadini sbaglia, è gaglioffa perché somiglia al Cavaliere. Perché dico io,
non ci si pone la questione vera: e cioè che la gente lo vota perché ritiene
che la sinistra, così come è, è incapace di risolvere i problemi del Paese»?
Macaluso ha ragione. Oggi però, a parti rovesciate, a brandire l'arma della
questione morale, per esempio contro il partito democratico, è il centrodestra.
Da che pulpito! Anche in questo caso il sospetto è che la questione morale sia
usata dal centrodestra come paravento rispetto alla propria incapacità ad
affrontare i problemi veri del Paese. È dunque figlia della non politica. Forse
che questo vuol dire che "la questione morale" non ci sia? Certo che
no, lette anche le ultimissime cronache dal Sud, se si vuole che i cittadini
tornino ad avvicinarsi alla politica - magari andando a votare e non
astenendosi come in Abruzzo - bisogna che i partiti facciano pulizia dei
tangentari e dei corrotti. Ma non è la questione morale la priorità. Il primo
dovere di chi chiede i voti per governare è soprattutto un altro: offrire un
progetto credibile, coraggioso, innovativo, per la modernizzazione del Paese.
Solo in questo caso la crisi che ci aspetta non sarebbe solo una iattura, ma
diventerebbe una occasione da sfruttare per emanciparsi dalla politica
spettacolo, dalla politica vuota di idee e di capacità propositiva. 18/12/2008
assenza di progettiL'incapacità di coinvolgere in un progetto-Paese la
maggioranza degli italiani si traduce in troppi annunci che restano al palo
18/12/2008 via i corrottiSe si vuole che i cittadini tornino ad avvicinarsi
alla politica, i partiti devono fare pulizia dei tangentari e dei corrotti
18/12/2008 carlo stagnaro Piuttosto che niente, è meglio piuttosto. Anche con
le Province. La campagna per la loro abolizione, che in questi giorni viene
cavalcata con grande enfasi dal quotidiano Libero ed è stata rilanciata da Gian
Antonio Stella sul Corriere della Sera, nasce lontano. Sorge, infatti, dalla
mera osservazione della realtà: la provincia non è inutile in sé, ma lo diviene
in un contesto istituzionale sovraffollato, dalle circoscrizioni all'Unione
europea, su cui insiste da ormai vent'anni un processo riformatore magmatico,
incoerente, fatto di passi avanti e salti indietro. Politicamente, cancellare
le Province (o qualunque altra istituzione, se è per questo) richiede un
sacrificio perché molti esponenti politici, oggi ben piazzati su poltrone
presidenziali o di assessorati, o almeno sistemati pro tempore all'opposizione,
dovranno essere ricollocati o congedati. Dal punto di vista più generale e meno
cinico, non si può pensare semplicemente di disintegrare, dall'oggi al domani,
delle strutture a cui comunque, bene o male, le norme in vigore assegnano un
ruolo. Occorre ripensare attentamente le loro funzioni, anzitutto, e chiedersi
se debbano necessariamente essere mantenute in capo a un ente pubblico o se le
si possano, semplicemente, lasciar diradare; e, nel primo caso, a quale livello
sia meglio trasferirle, se verso l'alto alle regioni o verso il basso ai
comuni. Certo è che le Province, oggi, sono insostenibili: sono centri di spesa
senza essere fonti di responsabilità, area di sosta per politici rampanti o
anticamera della pensione per chi è a fine carriera. Il merito principale delle
polemiche che le hanno investite, allora, è proprio quello di aver costretto il
mondo politico, magari sull'onda del rigetto populistico della casta e non di
più nobili pulsioni, a porsi il problema dei problemi: che fare? Si possono
dare infinite risposte, semplicistiche o arzigogolate. Come Istituto Bruno
Leoni, riteniamo che la via da seguire sia quella dell'autorganizzazione, come
mostra il volume "Abolire le province", a
cura di Silvio Boccalatte, presentato venerdì a Chiavari con Franco Monteverde,
Renzo Lusetti (Pd) e Michele Scandroglio (Pdl), autore di una proposta di legge
costituzionale sul tema. La questione non è di immediata soluzione, perché al
di là di quei poteri che possono essere trasferiti ad altri enti o al mercato,
le Province svolgono, in certa misura, un ruolo utile: quello di consentire il
coordinamento dei piccoli comuni e la produzione di una serie di servizi che
non sarebbe economico fornire in maniera disseminata sul territorio. La
domanda, dunque, riguarda principalmente tematiche organizzative nell'offerta
di beni pubblici; la nostra risposta è che anche le istituzioni, come la
società, dovrebbero farsi liquide. In altre parole, la sfida è effettuare una
rivoluzione copernicana: passare da un sistema basato sui soggetti a un sistema
centrato sulle funzioni; non conta chi sei, ma cosa fai. A questo scopo, scrive
Boccalatte, "si potrebbero delineare forme di accordi funzionali" in
virtù dei quali, molto semplicemente, i Comuni formano dei "consorzi"
e affidano a essi i compiti che non riescono a svolgere da sé. Il vantaggio sarebbe
proprio che tali consorzi potrebbero essere fatti e disfatti, allargarsi o
rimpicciolirsi, acquisire nuove competenze o perdere quelle vecchie:
potrebbero, cioè, adattarsi al mutare delle condizioni esterne, cosa che oggi
nessun soggetto pubblico è in grado di fare (e questo spiega in parte perché il
pubblico è meno efficiente del privato). Naturalmente, questa logica può essere
ampliata ed estesa: non si applica, cioè, alle sole
Province. Perché, dunque, parlare di province e non di altro? È in fondo questo l'interrogativo che, sul
Secolo XIX di giovedì, si poneva Dino Cofrancesco, il quale suggeriva di
prestare attenzione al rischio che l'abolizione delle province scateni una sorta di reazione centralista da parte delle
regioni. Vero. Lo stesso Cofrancesco, in effetti, aggiungeva che si
dovrebbe quindi, contestualmente, rimettere in discussione l'istituzione
regionale. Vero anche questo. Il punto è, però, che da qualche parte bisogna
pur cominciare. L'abolizione delle province, rispetto
ad altre proposte di riforma altrettanto utili e desiderabili, ha un vantaggio
enorme: gode del supporto dell'opinione pubblica. Le resistenze da sconfiggere
sono principalmente di natura politico-corporativa - ma, nella lunga catena di
enti inutili o dannosi, le province sono l'anello debole.
A differenza di altre riforme, non si tratterebbe di convincere gli elettori,
ma di beneficiare del loro consenso: la vera e unica scommessa, qui, è di
natura tecnica, e riguarda l'esigenza di non commettere errori pacchiani che
costringano a rapide retromarce (un film già visto più volte sugli schermi
della politica italiana). Non si vuole fare tutto e subito? Allora si parta
dalle province che insistono su città metropolitane,
un tema, tra l'altro, su cui sarebbe possibile coagulare una convergenza bipartisan.
Le Province sono costosissimi ferrivecchi della politica. La loro principale
funzione è quella di autoalimentarsi: forse, è giunto il momento di farle
tranquillamente scivolare nell'innocua categoria dell'antiquariato
istituzionale. carlo.stagnaro@brunoleoni.it Carlo Stagnaro è direttore ricerche
e studi dell'Istituto Bruno Leoni 18/12/2008
( da "Nuova Venezia, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina 15 - Altre
Che fastidio Che fastidio le sorprese dell'Actv Sono una cittadina del Comune
di Marcon, anzi una pendolare e volevo esporre il problema relativo al cambio
di orari e percorsi della linea 14 dell'Actv da Marcon per Mestre dal 15 dicembre.
Il cambiamento è stato anche deciso insieme all'amministrazione di Marcon
(tanto che il sindaco dice che si sposta in macchina). Protesto perché le
persone che come me vanno a lavorare tutti i giorni ed è già diventata
un'agonia arrivare fino a Mestre, sarebbe opportuno che la cittadinanza sia
avvisata e almeno una settimana prima e magari con una segnalazione in ogni
fermata mentre l'unica informazione era sul sito di Marcon e solo, dico solo,
sulle fermate di viale San Marco: e le restanti? La gente si sogna al lunedì
mattina che gli orari sono cambiati? Tenendo presente che sul sito dell'Actv ci
sono ancora i vecchi orari, e questa è informazione!. Inoltre, lunedì un
percorso, oggi un altro: che l'Actv si vergogni! Io non sarò più loro cliente dal
prossimo anno, perché andrò in treno. Nicole Marcon Ignorato dalla Telecom
Desidero segnalare il disservizio internet di Telecom a seguito della disdetta
di un contratto ad Alice Home TV, stipulato telefonicamente alla fine del mese
scorso. Dal 10 dicembre non ho la possibilità di accedere al servizio internet
Alice Adsl dalla mia abitazione. Le mie continue sollecitazione al 187 per il
ripristino del servizio internet preesistente sono risultate inutili per
l'assoluta indifferenza e l'arroganza dei diversi operatori di Telecom Italia
che si susseguono nel rispondere alle mie chiamate giornaliere, fornendo
risposte evasive e incerte senza attivarsi per richiedere o accelerare
l'intervento tecnico per la risoluzione dell'inefficienza alla mia utenza; danno
anche l'impressione di essere estranei alla compagnia Telecom Italia per cui
lavorano. Un mio fax e una lettera raccomandata urgente al servizio clienti
residenziali non hanno avuto finora risposta. La mia esperienza negativa
contrasta con la tabella sulla qualità dei servizi Telecom Italia, allegata
alla bolletta telefonica, che riporta il tempo di riparazione dei
malfunzionamenti completati entro 133 ore in percentuale 95%. Probabilmente
sono tra quei 5% di utenti sfortunati che non raggiungono gli obiettivi di
qualità dalla compagnia telefonica. Purtroppo conosco altri utenti nella mia
stessa situazione. Giovanni Murgia Venezia Quella Mestre che sembra Napoli
Molto spesso si legge sui giornali di come la città di Mestre, nell'ultimo
decennio, sia diventata virtuosa per quanto riguarda la differenziazione dei
rifiuti. In quasi tutte le zone della città si sta arrivando al 50%, risultato
impensabile fino a qualche lustro fa. Tuttavia, girando per i vari quartieri si
notano delle situazioni di degrado. Nella zona di Favaro, per esempio, in via
Monte Celo, si vedono scene molto simili a quelle di Napoli pur essendo nella
primissima periferia di Mestre: il non fare la raccolta differenziata è il
problema minore perché si possono notare immondizie accatastate a terra vicino
ai cassonetti vuoti, ingombranti di ogni tipo lasciati in strada ogni giorno, e
si può anche vedere gente che svuota la spazzatura nell'umido per poi
recuperare il sacchetto. Ci si domanda quindi: è intelligente sporcare il luogo
in cui si abita? E' un problema di educazione? E soprattutto, tutti quegli
ispettori ambientali che Veritas dice di aver sguinzagliato nel territorio
esistono veramente? Lettera firmata Mestre Così ricordiamo Renato Caruti Nella
notte del 15 dicembre ci ha lasciati Renato Caruti, dopo una lunga e
invalidante malattia. Vogliamo ricordare tutti un uomo energico, dotato di
grande generosità, inventiva e di capacità organizzativa fuori dal comune, che
aveva creato dal nulla la Endar: un'impresa per l'organizzazione di congressi
ed eventi culturali che da anni dà lustro alla città di Venezia. Da
organizzatore di eventi a filantropo mosso dalla volontà di contrastare l'esodo
dei veneziani, il passo è stato breve: egli metteva energia e passione in
qualunque attività che potesse servire a diffondere un'immagine positiva di
Venezia, nel mondo. Negli ultimi anni si era prodigato con ogni mezzo a
difendere la città che tanto amava dall'invasione degli speculatori, dagli
immobiliaristi di bassa lega e soprattutto da quei veneziani di nome, ma non di
fatto, che con continui e impuniti abusi edilizi mettono sempre di più a
repentaglio la stessa integrità della città. L'Associazione l'Altra Venezia,
nata anche grazie al tuo impegno e alla tua generosità, ha voluto dedicare
questo modesto tributo alla tua memoria, caro Renato, per tutto quello che hai
fatto per noi e per la tua città. Uomini come te purtroppo non nascono tutti i
giorni: speriamo che qualcun altro dopo di te possa seguire, con altrettanta
passione, la strada che hai tracciato. Gli amici
dell'Associazione L'Altra Venezia Venezia Abolire le Province Questo è il
momento Si torna a parlare dell'abolizione delle Province, ma nessuno lo farà:
sarebbe tempo di tagliare questa voce pesante dal bilancio del nostro Paese,
soprattutto in tempi duri. Lettera firmata Mestre AI LETTORI Siate
brevi, per una pubblicazione più veloce e integrale delle vostre lettere.
( da "Libertà" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Boiardi al lavoro
per una lista civica «I contenuti del programma devono partire da due cardini
fondamentali: lavoro e infrastrutture» piacenza - «I punti qualificanti della
strategia elettorale del prossimo anno sono lavoro, infrastrutture,
occupazione. Guardando al momento di crisi, c'è da correre: lo faremo
all'interno di una lista civica, per definire un programma che intercetti le
istanze dei cittadini. E da lì si costruirà la coalizione». Scopre le carte, il
presidente della Provincia Gianluigi Boiardi, durante il tradizionale scambio
di auguri con la stampa piacentina, rispondendo alle domande del direttore di
Libertà, Gaetano Rizzuto. «E' una chiamata a tutti coloro che si riconoscono in
un'ossatura valoriale che c'è già - ha detto Boiardi, presente ieri insieme
alla sua giunta - ha una sua identità ed è il modello Piacenza. Con il
confronto con le forze politiche, si intercetteranno i bisogni veri dei
cittadini per definire un programma. Non si può rispondere solo a delle paure,
ma promuovere la coesione sociale. La coalizione sarà composta da tutti coloro
che si riconoscono in quel modello. Io parto da un'esperienza già fatta:
nessuno di noi aveva ricoperto il ruolo di assessore prima, ed abbiamo assolto
questo compito con grande impegno». La scomparsa di Caracciolo - Il presidente
Boiardi ha aperto l'incontro ricordando la scomparsa «del padre dell'editoria
italiana. Un uomo, un italiano, un imprenditore con la schiena diritta.
Circostanza che rende triste una giornata che vede la vittoria degli ultimi due
ricorsi al Tar per il bando del ponte sul Trebbia». Il dramma dei pendolari -
«La nostra diffida a Trenitalia rappresenta un primo passo. La Provincia non si
fermerà a questo. Se sarà necessario un supplemento di impegno, non ci tireremo
indietro. E' insopportabile che i nostri pendolari siano vittime della cattiva
organizzazione dell'azienda. E l'amministratore delegato Mauro Moretti non se
la cava dicendo che dobbiamo discuterne con le Regioni». Abolizione delle Province - «Le Province sono utili: prendiamo il nostro
caso: l'ente coordina le necessità di 280mila abitanti distribuiti su un
territorio molto vasto, con esigenze e necessità diverse. La nostra è
un'amministrazione che funziona: investiamo nelle scuole, circa 19 milioni di
euro nell'arco di questi anni, grazie al contributo dei nostri dirigenti
e funzionari. In primavera procederemo alla risistemazione delle strade che
hanno patito il maltempo di questi giorni. Le Province servono anche per
dialogare tra loro, come si è visto con la Fondazione Nordovest e la Consulta
del Po, per fare sistema e portare a casa risultati importanti, ad esempio in
vista di Expo2015». L'impianto a biogas - «Abbiamo avviato un percorso
partecipato con la definizione del nostro Ptcp: al suo interno troverà una
soluzione anche il tema delle fonti energetiche alternative». L'attività del
consiglio - Il presidente del consiglio provinciale Gabriele Gualazzini ne ha
ripercorso l'attività. «Nell'ultimo anno abbiamo convocato 24 sedute, per un
totale di 90 ore e una percentuale media di presenza che sfiora il 90 per
cento. Per non parlare delle sedute e commissione aperte: una modalità di
confronto che ci contraddistingue». 18/12/2008
( da "Libertà" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Abolire
le Province? No, meglio accorpare i piccoli comuni di GIACOMO MORANDI Le
ricorrenti proposte di abolizione delle Province, bollate come enti inutili,
motivate soprattutto dalla necessità di ridurre la spesa pubblica, non riescono
a convincermi. Sarà perché le province italiane, con
l'eccezione della decina o poco più di recente costituzione, sono esistite fin da molto prima
dell'Unità d'Italia, anche quando erano in parte autonome o addirittura erano
veri e propri stati e staterelli. Fin dall'infanzia sono stato abituato a
considerare la mia provincia come un'entità geografica, economica, politica,
culturale, linguistica a se stante, ben distinta dalle altre entità vicine.
Piacenza non è solo la città, ma tutte le sue valli e la pianura circostante
gravitano da sempre sul capoluogo e ciò è vero per la quasi totalità delle province italiane. Gran parte delle entità amministrative
dello stato hanno uffici e sedi decentrate a livello provinciale: Prefettura,
Questura, Comandi dei carabinieri, Agenzie delle Entrate e del Territorio,
INPS, ASL e l'elenco è lungo. Anche le aziende private organizzano la loro
presenza in modo da servire o appoggiarsi ai territori provinciali.
L'Amministrazione Provinciale, come quella comunale, è più vicina ai cittadini
di quella regionale, in particolare per noi piacentini che abbiamo sempre avuto
poco a che fare con Bologna e gravitavamo e gravitiamo, se mai, più su Milano,
ma soltanto perché è una metropoli e offre servizi e lavoro, non perché
capoluogo regionale ma in quanto metropoli. Le Province hanno compiti molto
importanti e capillari su tutto il territorio di competenza. Il signor Michele
Giardino, pur favorevole alla loro abolizione, ne ha elencati molti nel suo
recente intervento su "Libertà" e, sinceramente, non vedo come la
maggior parte di essi possa essere trasferita a Bologna o, peggio, ai Comuni,
la maggior parte dei quali sono di piccole o piccolissime dimensioni. Sarebbe
invece proficuo, non solo allo scopo di ridurre la spesa pubblica, accorpare
tutti i comuni inferiori ai 10.000 abitanti, molti dei quali, del resto, già
sono costretti a consorziarsi per certi servizi, come la Polizia Municipale, le
Segreterie, le biblioteche, ridurre il numero dei membri dei Consigli,
unificare le comunità montane (una per provincia) e, perché no?, abolire le
Prefetture, attuando un vecchio progetto che risale alla nascita della
Repubblica Italiana, lasciandole soltanto nei capoluoghi regionali. Per la
responsabilità sull'ordine pubblico dovrebbero essere sufficienti, a livello
locale, Questura e Carabinieri. Il risparmio sulla spesa pubblica, in questo
modo, sarebbe ben superiore. Federalismo (parola di moda anche se pochi ne
conoscono il reale contenuto) significa decentramento dei poteri e delle
funzioni, non ulteriore accentramento. 18/12/2008
( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del
18-12-2008)
Argomenti: Province
FERMO PRIMO PIANO
pag. 17 Un ?no? deciso all?abolizione delle Province MOZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO
CONSILIARE DELLA LEGA NORD IL GRUPPO consiliare della Lega Nord si esprime con
forza contro l?abolizione delle Province e sull?argomento presenta una mozione
che sarà discussa proprio in Consiglio, nella seduta di domani sera. Scrive
nella mozione Andrea Mandolesi, capogruppo della Lega Nord: «Difendiamo il
ruolo e la funzione delle Province, come baluardo non solo di identità, ma
anche come veicolo per offrire risposte in tempi brevi ai cittadini». Mandolesi
ricorda il ruolo fondamentale delle Province, che si occupano degli edifici
scolastici, delle strade, dell?ambiente, curando progetti come ente di
coordinamento di un territorio fatto da piccoli comuni: «I cittadini
rimarrebbero privi di servizi essenziali e il governo rischia di trovarsi al centro
di una discussione che poco ha a che fare con i veri problemi della gente e con
una riforma storica come quella del federalismo fiscale, dove le Province sono
protagoniste attive». Mandolesi parla di una riorganizzazione dell?ente
Provincia, di una ottimizzazione dei servizi: «Restiamo convinti che la
provincia di Fermo si farà e la Lega Nord ne sarà uno strenuo difensore
politico. Il Consiglio comunale si pronunci contro l?abolizione delle Province
e il Sindaco di Fermo faccia tutto quanto in suo potere per difendere il
diritto costituzionale del nostro territorio».
( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina
I - Palermo L´intervento La Provincia si può abolire LINO BUSCEMI Nell´ultima
campagna elettorale la maggior parte dei partiti (di destra e di sinistra
passando per il centro) si erano espressi per l´abolizione dell´ente provincia,
ritenuto a ragion veduta inutile e centro di sperpero di danaro pubblico. Passata la «tormenta» della caccia
al voto, un po´ tutti, come ormai si usa fare, si sono dati la consegna del
silenzio dimenticando promesse e impegni solenni. Recentemente la campagna di
stampa di un quotidiano ha in qualche modo riaperto il dibattito. SEGUE A
PAGINA XVII
( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Pagina XVII -
Palermo LA PROVINCIA SI PUò ABOLIRE BASTA UNA LEGGE REGIONALE LINO BUSCEMI C i
sono ostacoli di potere insormontabili e interessi ben consolidati, ma anc he
problemi di natura legislativa di non poco conto. La Costituzione, all´articolo
114, afferma che «la Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dallo
Stato». Dunque le province hanno un rango costituzionale
e ci vuole una legge costituzionale, approvata con una speciale procedura, per
abolirle. Vero è che teoricamente i numeri ci sarebbero visto lo «spontaneo»
assenso comunque esternato dagli esponenti dei vari raggruppamenti politici. Ma
è altrettanto vero che ci sono mugugni di un certo peso (vedi la Lega di Bossi)
e il non chiaro orientamento del governo Berlusconi, che legittimamente
inducono a far pensare che l´argomento non può essere iscritto all´ordine del
giorno malgrado sia alle porte la discussione del disegno di legge sul
federalismo. Vedremo come finirà la partita a Roma, una volta che calerà la
pressione di quanti, a mio giudizio, hanno sposato una causa che può arrecare
solo benefici alle pubbliche finanze ed alla pur necessaria azione di
razionalizzazione e semplificazione dell´apparato pubblico.
In Sicilia la questione dell´abolizione delle province è sicuramente, dal punto di vista legislativo, molto più
semplice anche se bisogna stare attenti al complesso dei contesti in cui si registrano
forti resistenze e difese di privilegi assolutamente incompatibili con
l´esigenza di risanamento economico e con le precarie condizioni delle
pubbliche finanze. L´articolo 15 dello Statuto speciale siciliano,
sancisce, senza mezzi termini, che «le circoscrizioni provinciali e gli organi
ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell´ambito della Regione
Siciliana». Dalla lettura di tale norma appare fin troppo chiaro che la
provincia, in Sicilia, doveva scomparire del tutto fin dal 1946 (anno di
promulgazione dello Statuto) e con essa gli organi e gli enti pubblici a essa
connessi (primi fra tutti le Prefetture). Purtroppo le cose sono andate
diversamente, calpestando una grande intuizione dei padri della autonomia
regionale. Le province sono rimaste, fino al 1986
(cioè per quaranta anni!) a loro posto, sia pure sotto la denominazione di
"Amministrazioni straordinarie". Poi, proprio nel 1986, con legge
regionale numero 9, sono state, dopo una adeguata terapia intensiva, «resuscitate»
e battezzate in maniera pasticciata: "Province regionali". In buona
sostanza trattasi delle vecchie province con i loro
annessi e connessi come avviene nelle altre regioni del Paese. Si è perduta
ovviamente una grande occasione riformatrice e si è preferito, per ovvi motivi,
tenere in piedi, nell´alveo di un conservatorismo senza eguali, costosi
apparati ed una pletora di presidenti, assessori e consiglieri con indennità e
gettoni di tutto riguardo per non parlare delle auto blu e di tutti i benefit
che leggi e regolamenti assegnano loro. Ora la questione è questa: da Reggio
Calabria a Milano, per abolire il carrozzone provincia ci vuole una legge di
livello costituzionale, in Sicilia c´è solo bisogno di una normale e
ordinarissima legge regionale di soppressione. La giunta regionale, presieduta
da Raffaele Lombardo, sulla scia della tonificante azione di soppressione di
enti clientelari e di strutture burocratiche superflue (anche con il voto
dell´opposizione), ha tutti i titoli per propugnare l´approvazione di una norma
che sopprima le nove province regionali siciliane, sia
per valorizzare davvero i veri livelli di governo locale che per affrontare la
prospettiva federalista all´insegna di un riordino delle strutture territoriali
volte a favorire lo sviluppo senza aggravio di spesa, privilegiando rigore e
lotta agli sprechi. Sarebbe un segnale politico assai positivo per tutta
l´Italia, e riporterebbe, probabilmente, la nostra Regione ai tempi in cui
poteva fregiarsi, con orgoglio, di essere laboratorio di idee e di riforme
innovative sotto l´impulso di presidenti che godevano di prestigio e
credibilità (penso a Piersanti Mattarella) in tutte le sedi decisionali. è
sperabile che i piagnistei di coloro che grideranno allo scandalo (dagli
addetti ai lavori nei palazzi delle province ai
giuristi di comodo), non abbiano il sopravvento e non commuovano più nessuno
per bloccare una scelta che può rivelarsi giusta e di alto contenuto
riformatore. Purtroppo dieci giorni orsono si è verificato all´Ars un fatto che
non lascia presagire nulla di buono. Il presidente dell´antimafia regionale,
Lillo Speziale, ha presentato in Commissione affari istituzionali (presieduta
da Minardo dell´Mpa) un emendamento soppressivo delle nove province
(risparmio previsto un miliardo e 100 milioni di euro). L´emendamento ha
ricevuto quattro voti a favore e quattro contrari, ma è stato bocciato perché
il voto contrario del presidente della Commissione vale doppio. Ironia della
sorte a votare contro sono stato il Pdl e Mpa che nazionalmente si sono espressi
per l´abolizione delle province. Malgrado l´incidente
di percorso, Speziale è intenzionato a ripresentare l´emendamento in aula nella
discussione della legge finanziaria. è auspicabile, dopo un esame di coscienza,
che il governo e parlamento regionale non frappongano ostacoli vista la posta
in gioco. Se dovessero prevalere tendenze conservatrici, allora la parola non
può che passare ai cittadini che potrebbero promuovere la raccolta delle firme
necessarie per indire un referendum abrogativo della legge regionale (o parte
di essa) numero 9 del 1986. La modernizzazione dell´apparato pubblico, visto i
conti in rosso, oggi non è più rinviabile.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
18-12-2008)
Argomenti: Province
La conversione
tardiva di Zanolin Se all'inizio ... La conversionetardivadi ZanolinSe
all'inizio dell'intervento che ho letto sul Gazzettino non fosse stato
riportato nome e cognome dell'autore, avrei scommesso, almeno riguardo alla
parte iniziale dello stesso, che chi scrive era come me di provata fede
leghista. Ma purtroppo il nome svelato mi riporta alla triste realtà. Mi
spiego, Giovanni Zanolin è da due mandati assessore alle Politiche sociali del
Comune di Pordenone, lo stesso Comune che per anni ha spalancato le porte a
tutti indistintamente, facendo diventare Pordenone leader nelle classifiche
delle città con percentuale più alta di extracomunitari. Zanolin è lo stesso
assessore che ironizzava quando la Lega e il sottoscritto prendevano posizione
nei confronti di una immigrazione diventata ormai allarme sociale.Lo stesso
assessore che si schierava, senza se e senza ma, contro quanti, compreso il sottoscritto,
cercavano con i mezzi di cui disponevano di limitare per lo meno gli arrivi. Sempre in prima linea a difendere i diritti dei clandestini
chiedendo a voce alta l'abolizione dei Cpt.Negli anni scorsi quando noi della
Lega parlavamo di allarme sociale, sicurezza, esplosione abnorme di negozi
etnici, tentativi di costruzione di moschee, puntuale, Zanolin e con lui il Suo
Sindaco ci accusavano di xnefobia, razzismo, qualunquismo.Oggi, che
tutto gli si rivolta contro, crede l'assessore che basti scrivere due righe,
peraltro dense di buoni sentimenti che non possono non essere condivisi, su un
quotidiano per passare ad altri le proprie colpe. Se siamo in questa situazione
lo dobbiamo ad una crisi mondiale epocale, ma se a Pordenone a questo si
sommano le richieste di centinaia di extracomunitari, i nomi dei responsabili
sono noti. Come mai ad Azzano Decimo questa processione di stranieri non c'è?
Se lo chieda Zanolin. Noi i paletti li abbiamo messi molti mesi fa, ben prima
della crisi, perchè un buon Amministratore deve prevenire i problemi, non
cercare quando si presentano di scaricarli ad altri.Enzo BortolottiSindaco di
Azzano DecimoGrazie al sindacoper le pensilineche mancanoOramai le festività di
Natale sono alle porte e come consuetudine vengono formulati i migliori auguri
a chi ci sta vicino e talvolta con lo scambio di qualche dono utile. Ebbene,
vorrei anch'io in tale occasione scambiare con il sindaco di Pordenone e con
quant'altri responsabili dei doni preziosi che vengono offerti gentilmente dalla
natura fin dai tempi remoti. Si può scegliere tra l'abbronzatura gratuita e
integrale che si ottiene, al capolinea di via Oberdan (Autostazione Corriere
Fs) durante le belle giornate oppure si può scegliere una doccia rinfrescante
durante l'estate o un salutare bagno freddo in pieno inverno. Tutto ciò è
possibile grazie alla mancanza di adeguate infrastrutture (pensiline) lungo le
«piste» di sosta dei pullman. Mi auguro che il pensiero, del tutto sentito,
possa essere apprezzato anche dal destinatario e da coloro i quali tutti i
giorni della settimana non vi sostano all'autostazione al contrario di quanti
altri che per motivi di lavoro o studio utilizzano i mezzi del trasporto
pubblico.Gisberto BeltrameZoppolaGrazieper l'attenzioneai malati terminaliIl 10
agosto la nostra mamma ci ha lasciato. Ancora intenso è in noi il dolore ora
però sentiamo l'obbligo di esprimere, attraverso il Gazzettino, i nostri più
sinceri ringraziamenti al reparto "Cure Palliative" della casa di
cura "San Giorgio" di Pordenone che, dal manifestarsi della malattia
per sette mesi, ha seguito mamma giorno per giorno infondendole coraggio e
speranza. Grazie dottoressa Loredana Plai, grazie Fabiana, Giusi, Claudia,
dottoressa Zanolin e a tutto il persoanle per la professionalità, gentilezza e
disponibilità dimostrate. Un grazie, inoltre, all'Hospice dell'ospedale di San
Vito. Grazie dottoressa Maria Anna Conte e grazie a tutto il personale per la
professionalità e la sensibilità umana che avete dedicato nella cura e nel
sostegno degli ultimi giorni della nostra cara mamma. A tutti i medici e gli
operatori che quotidianamente si occupano dei malati terminali auguriamo che
venga riconosciuta a tutti i livelli l'importanza del loro lavoro.Fernanda
PessaLiliana Pessafiglie di Vittoria CaverzanSui rifiutiha
ragioneBolzonelloVorrei esprimere la mia opinione su due argomenti:1)
spazzature: benché di fede politica diversa, e a malincuore devo ammettere che
il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, ha ragione. Non si capisce più
niente, e pare, che ad ogni ditta interessa il fatturato (pagato
obbligatoriamente dagli utenti, siamo tutti capaci di fare ciò).2) maltempo: a
Roma il Tevere non e' straripato. Dei barconi hanno ostruito un ponte. Suddetti
barconi - chiatte o come vuol chiamare erano in regola con le varie concessioni
comunali, provinciali, regionali, statali, e demaniali? In altre zone manca
energia elettrica per 40mila. Mi sembra che non vi sia stato lo stesso tha
ripreso vigore la polemica circa l'utilità dell' ente Provincia.Marco PasqualisSesto
al ReghenaIl ruolodell'enteprovinciaDa tempo lo Stato delega compiti sempre
maggiori ai Sindaci (e dico volutamente Sindaci anzichè Comuni vista la sempre
maggiore autonomia di cui i primi cittadini godono); con le loro decisioni i
Sindaci naturalmente privilegiano i desideri dei loro concittadini (ed
elettori) sottovalutando o ignorando se il loro operato danneggi gli abitanti
dei comuni vicini. Cito a puro titolo d'esempio discariche, impianti
inquinanti, zone industriali posti al confine del proprio Comune, semafori
collocati su strade nazionali a incroci secondari, limiti di velocità
inutilmente bassi ecc. Secondo me l'Ente Provincia ha un'utile funzione di
consulenza, coordinamento e disciplina di iniziative comunali, compito che non
può essere delegato a funzionari regionali troppo distanti fisicamente e
concettualmente dalle diverse realtà locali per poter intervenire
positivamente, rapidamente ed economicamente. Essa Provincia può anche frenare
la tendenza alla creazione di Consorzi o altri Enti fra più Comuni che
rischiano di formare ulteriori dispendiose sovrastrutture di cui, qui si, non
sentiamo il bisogno.Enrico GladulichRoveredo in Piano
( da "Asca" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
PROVINCE:
IL 30 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO ABOLIZIONE (ASCA) - Roma, 18 dic - Il 30 gennaio
prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali
straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle
imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignita' delle
istituzioni e ribadire la necessita' di aprire un confronto reale sulla
riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. Lo hanno deciso oggi i
rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell'Upi,
approvando all'unanimita' un ordine del giorno nel qual si ribadisce
l'infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessita'
di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. ''Pensare di abolire le
Province - sostiene il Consiglio Direttivo dell'Upi - sarebbe dannoso e antieconomico.
Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la
definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l'eliminazione degli enti
strumentali e la semplificazione del sistema''. ''Basta con la delegittimazione
delle Province, con l'attacco al personale politico e con la denigrazione del
personale che lavora nelle nostre amministrazioni - ha detto il Presidente
dell'Upi, Fabio Melilli - Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni
giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno
si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi
industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai
cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori,
sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere
questioni che interessano le comunita' . Questo continuo gettare discredito nei
nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all'intero sistema della
rappresentanza democratica che e' a fondamento del nostro Paese''. Rus/mcc/rob
(Asca)
( da "Virgilio Notizie" del 18-12-2008)
Argomenti: Province
Roma, 18 dic.
(Apcom) - L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 106 voti a
favore, 46 contrari e 34 astenuti, il rinnovo della moratoria della pena di
morte. "Il nuovo voto delle Nazioni Unite contro la pena di morte conferma
l'evoluzione in atto nel mondo e premia la scelta della moratoria come via
maestra per porre fine all'aberrante anacronismo di uno Stato che per difendere
Abele diventa Caino", ha affermato il segretario dell'associazione
radicale "Nessuno tocchi Caino", Sergio D'Elia, commentando
l'approvazione della risoluzione pro moratoria, per il secondo anno consecutivo
e con un voto ancor più positivo di quello dell'anno scorso. Nel 2007 i sì
erano stati 104, i no 54, gli astenuti 29. "Occorre ora evitare", ha
continuato D'Elia, "che questo successo sia presto consumato e logorato e,
per questo, bisogna raddoppiare gli sforzi per dare applicazione concreta alla
richiesta delle Nazioni Unite". A tal fine, ha detto il segretario di
Nessuno tocchi Caino "è necessario che il segretario generale dell'Onu si
doti di un suo Inviato Speciale che abbia il compito non solo di monitorare la
situazione Paese per Paese esigendo che siano innanzitutto aboliti tutti i
'segreti di Stato' sulla pena di morte che sono la causa prima di un maggior
numero di esecuzioni nel mondo, ma anche di continuare a persuadere chi ancora
la pratica ad adottare la linea, non dell'abolizione
immediata, ma della moratoria stabilita dalle Nazioni Unite". Anche la
Comunità di Sant'Egidio saluta con soddisfazione il grande passo avanti alle
Nazioni Unite segnato dall'approvazione da parte dell'Assemblea generale della
nuova risoluzione per una Moratoria Universale della Pena Capitale.
"E' un passo avanti verso una cultura della vita e per una giustizia che
sempre sa rispettare la vita. Conclude un anno straordinario, che si è aperto
con l'abolizione dellapena capitale in Uzbekistan, che ha visto l'abolizione in
Burundi e che in questi giorni vede il Togo unirsi al numero dei paesi
abolizionisti", si legge in un comunicato della Comunità. Per Sant'Egidio
"si conferma un cambiato sentimento del mondo e una nuova soglia, più
alta, di rispetto dei diritti umani. La pena capitale resta un residuo del
passato, come a lungo sono stati schiavitù e tortura, poi rifiutati dalla
coascienza del mondo. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, pur rispettando
il diritto di ogni paese a scegliere gli strumenti più adatti per difendere i
propri cittadini e per reprimere il crimine ha riaffermato che l'abolizione della
pena di morte è un obiettivo per l'intera comunità internazionale, che tocca i
diritti umani e che come tale è una questione che riguarda la comunità
internazionale".