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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE”

 

 

 

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Report "Province"  9-30 Giugno 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

la solitudine di gino "roma mi ha aiutato qui il pd era distratto" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: se è vero che da ministro avevo firmato per l´abolizione delle Province». In Provincia va l´uomo che ha rifiutato ogni confronto. «Mi spiace. Avremo un presidente che non s´è mai espresso. Forse questo era il momento giusto per cambiare, per l´alternanza, però sarebbe stato meglio con qualcun altro?

( da "Giorno, Il (Como)" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Continueremo la nostra battaglia a livello nazionale per l'abolizione delle Province. Sono curioso di vedere come se la caverà Nava con la sua Provincia "utile e poco costosa". Onore invece al perdente. Fossero andati al ballottaggio avremo sostenuto il candidato col programma più in linea col nostro.

L'Italia si aspetta le riforme promesse ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: dalla legge sul fine vita alla modifica della Carta costituzionale, dall'abolizione delle province alla riduzione del numero dei parlamentari. Berlusconi ha dimostrato grande efficienza nel gestire l'emergenza, da quella dei rifiuti di Napoli alla crisi finanziaria fino al terremoto d'Abruzzo, ma per quanto riguarda le riforme non ha dimostrato la stessa risolutezza della Lega,

Nicolais, lo sfogo dello sconfitto: <È vero, il Pd è stato un problema>( da "Corriere del Mezzogiorno" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: penso al caso Romeo e all'emergenza rifiuti che hanno messo in crisi la credibilità della classe dirigente napoletana». Ma poi ha deciso di candidarsi lo stesso. «Me lo ha chiesto il partito per arginare questa fuga di elettori. All'inizio non volevo, essendo stato tra l'altro il ministro che ha firmato la norma per l'abolizione delle Province.

BRUXELLES - Credono nella libertà del web e nell'abolizione del copyright e ora la battaglia pe... ( da "Messaggero, Il" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Credono nella libertà del web e nell'abolizione del copyright e ora la battaglia per rendere legale lo scambio di musica e film la porteranno a Strasburgo: il Partito Pirata svedese (Piratpartiet, Pp) ha vinto un solo seggio, ma è già forte della simpatia di migliaia di giovani europei, già pronti a sostenere i suoi cloni in altri Paesi.

Affari: rivoluzione">Dal web al Comune. Grillo ad Affari: rivoluzione ( da "Affari Italiani (Online)" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Ma non la Provincia visto che siamo per l'abolizione". Quindi da oggi inizia una nuova era... "Ci saranno molti ballottaggi ma i nostri voti non sono in vendita, nessuno si allea a delle salme o a dei malati terminali anche per non prendere malattie. Stiamo procedendo bene".

RAI: SEGRETARIATO SOCIALE A KINSHASA PER ABOLIZIONE PENA DI MORTE ( da "Prima Comunicazione" del 09-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo alla conferenza a sostegno dell'abolizione della pena di morte. L'iniziativa, promossa da Nessuno Tocchi Caino, ha il sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano e il patrocinio del Segretariato sociale Rai, e si svolge sotto l'egida del Presidente del Senato e del Presidente della Camera della Repubblica Democratica del Congo.

il popolo dei grillini vola nell'urna - alessandro cori ( da "Repubblica, La" del 10-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: in quasi tutti i quartieri della città dove hanno preso percentuali superiori al 5%: come al Savena o al Porto tanto per citarne alcuni. Per non parlare dei paesi della provincia dove in certi casi esistono delle vere e proprie enclave di «grillini» se si pensa che a Castenaso la lista civica ha raggiunto l´11,8% e a Monte San Pietro il 15,

Imposte comunali in ritirata nel Veneto ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 10-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Per le amministrazioni venete quindi c'è stato un calo del 18% e questo prima dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Ma il sollievo per i cittadini è meno avvertito in quanto sono aumentati i trasferimenti erariali (che sempre gettito fiscale è, anche se erariale), le tariffe e in generale le entrate extratributarie.

Termine dell'anno scolastico e incognite della scuola del territorio bolognese ( da "Sestopotere.com" del 10-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: L'abolizione della "compresenza" nelle ore di laboratorio dell'insegnante di teoria e di quello tecnico renderà poi poco utili anche le ore rimaste, tenuto conto anche dell'aumento degli alunni per classe e quindi dell'impossibilità di seguire seriamente queste attività.

Delbono è pronto al ballottaggio. Cazzola un po' meno ( da "Emilianet" del 10-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Ma non la Provincia, visto che siamo per l'abolizione". E in vista del secondo turno, il comico genovese assicura che "i nostri voti non sono in vendita, nessuno si allea a delle salme o a dei malati terminali, anche per non prendere malattie". Infine, fresca di riconferma, parla la presidente della Provincia Beatrice Draghetti.

Il Pab sceglierà su Facebook ( da "Corriere delle Alpi" del 11-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: «La Provincia non tira». Ne è convinto Giovanni Patriarca del movimento per il non voto che mira all'abolizione delle Province. Patriarca aveva tentato di candidarsi per conquistare spazi di tribuna elettorale, ma non era riuscito a raccogliere le firme.

Ma l'Europa raccomanda di farlo ( da "Trentino" del 11-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: europeo e fatti propri da tutti gli stati membri dell'Unione (con l'unica curiosa eccezione dell'Italia, da sempre priva di un Difensore civico nazionale) e minaccia pericolosamente l'esistenza di una delle tutele cui i cittadini hanno diritto, i cui caratteri di gratuità e di indipendenza costituiscono un indispensabile argine anche alle possibili prevaricazioni del potere politico»

l'abolizione dell'autonomia non ci salva dal malgoverno - piero longo ( da "Repubblica, La" del 11-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell´autonomia non ci salva dal malgoverno PIERO LONGO La provocazione di Salvatore Butera che ipotizzava di abrogare lo Statuto del ?47, cioè l´Autonomia regionale, ha riscosso consensi tra i lettori del nostro giornale. E molti si dicono pronti disposti a impegnarsi per mettere fine alla politica clientelare che nei sessanta e più anni di autonomia ha procurato effetti

l'abolizione dell'autonomia - piero longo ( da "Repubblica, La" del 11-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: forse risolvere i problemi della Sicilia e del suo malgoverno con l´abolizione dell´Autonomia? O non dovremmo piuttosto liberare noi stessi da noi, dai nostri pregiudizi? Da noi, appunto, dato che abbiamo sempre avuto bisogno di qualcuno da sostituire nella gestione del potere che ci appartiene ma che pensiamo di gestire attraverso l´azione di coloro che sembrano più capaci e rapaci,

ad arese l'ennesimo stop "l'alfa muore con noi" - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 11-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delegato Rsu della Fiom, che richiama «chi ha preso gli impegni a rispettarli, come la Regione con il suo piano di reindustrializzazione». All´assemblea di ieri mattina Regione, Provincia e Comuni (Milano, Arese, Garbagnate, Lainate, Rho), non c´erano. Si è visto solo Vladimiro Merlin, consigliere a Palazzo Marino per Rifondazione.

ESPOSITO HA ORGANIZZATO UN TOUR NEI QUARTIERI, BIGLIARDO ANNUNCERà TAGLI DELLA TARSU E L'ABOLIZIONE DELLA SOSTA A PAGAMENTO ( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 11-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Esposito ha organizzato un tour nei quartieri, Bigliardo annuncerà tagli della Tarsu e l'abolizione della sosta a pagamento

Difficilmente il Terzo Polo si apparenterà con uno dei candidati rimasti in corsa per d... ( da "Messaggero, Il (Frosinone)" del 12-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: «Già nel mio programma c'era l'abolizione dell'ente provincia e quindi....Penso comunque che lascerò il mio posto a qualcun altro dopo un annetto. Ero e resto un politico fuori dagli schemi». Se l'apparentamento appare difficile è partita però l'offensiva per la conquista del voto di centro.

Raffaele Sampaolesi non è un ragazzino e proprio la sua età è stato uno dei motivi di perplessità nella maggioranza, che alla fine però si è rassegnata a quella che è stata giudica ( da "Adige, L'" del 12-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Cosa pensa della funzione del difensore civico? Penso che sia utile per la cittadinanza e anche se a livello nazionale si discute della sua abolizione ritengo che la nostra provincia autonoma dovrebbe tenere questa istituzione perché fino ad oggi ha dato buoni risultato grazie a chi ha svolto questo ruolo prima di me.

Iannarilli: Â ( da "Tempo, Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Paliotta chiede un ultimo sforzo Luca Sergio Antonello Iannarilli, candidato del centrodestra al vertice dell'Amministrazione provinciale nel ballottaggio di domenica 21 e di lunedì 22 giugno, si sta già muovendo da presidente. E così ieri ha lanciato la sua prima proposta che sarà particolarmente gradita a migliaia di elettori: l'abolizione della Cosap.

Luca Sergio Antonello Iannarilli, candidato del centrodestra al vertice dell'Amministrazione provinciale nel ballottaggio di domenica 21 e di lunedì 22 giugno, si sta già muovendo ( da "Tempo, Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: stampa Luca Sergio Antonello Iannarilli, candidato del centrodestra al vertice dell'Amministrazione provinciale nel ballottaggio di domenica 21 e di lunedì 22 giugno, si sta già muovendo da presidente. E così ieri ha lanciato la sua prima proposta che sarà particolarmente gradita a migliaia di elettori: l'abolizione della Cosap.

La Lega avverte gli alleati del Pdl: ( da "Secolo XIX, Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: dopo il voto del 6 e 7 giugno ed in vista dei ballottaggi previsti per il 21, la Lega va giù duro e mette uno stop all'abolizione delle province. A parlare per primo, dando corpo e voce ai sentimenti di del Carroccio che ha superato il 10% dei consensi allargando la sua geografia politica ben oltre il Po, è Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso.

L'ABOLIZIONE degli esami di riparazione autunnali per i licei, quindici anni fa, fu la conc... ( da "Messaggero, Il (Latina)" del 13-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: col crollo della spinta a far bene anche tra gli studenti migliori, si creò un appiattimento generale. Il messaggio stimolava l'opportunismo: «chi me lo fa fare di studiare se anche l'ultimo della classe va avanti lo stesso?». Tutti i marchingegni escogitati negli anni successivi dall'invenzione dei nefasti "debiti formativi" che non venivano mai recuperati,

Per errore, subito corretto, erano state cancellate l'abolizione della pena di morte, ... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 13-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 11 Per errore, subito corretto, erano state cancellate l'abolizione della pena di morte,<... Per errore, subito corretto, erano state cancellate l'abolizione della pena di morte, le norme sull'Antitrust e l'istituzione della Corte dei Conti

Legge elettorale, le ragioni di un voto ( da "Denaro, Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della possibilità di presentare una candidatura in più circoscrizioni, come spiega Armando Vittoria, ricercatore di Storia delle Istituzioni dell'Università Federico II. Sulle ragioni del sì e su quelle del no si sono confrontati, presso la sede del Denaro, Amedeo Lepore, presidente del Comitato per il Sì nel Mezzogiorno e docente di Storia economica presso l'

A Troina scontro in Consiglio tra maggioranza e opposizione ( da "Sicilia, La" del 13-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Iva, in quanto l'acqua è ?bene di prima necessità elargita dalla natura? che deve essere solo distribuita; eliminazione dell'adeguamento agli indici Istat, in quanto la natura non ha collegamenti con gli adeguamenti al costo della vita e continua ad elargire il suo bene prezioso gratuitamente;>

Kessler: Tra Pd e Upt rapporti da correggere ( da "Trentino" del 14-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: battaglia messa in campo nelle ultime settimane dal centrodestra, all'abolizione delle cosiddette porte girevoli. Lo scambio assessore-consigliere. Costi della politica. Il Consiglio che presiede ha sottoposto a cura dimagrante la voce uscite nel nuovo bilancio ed ha pure restituito un po' di budget 2008 avanzato alla Provincia.

Ici, buco nelle casse comunali Entrate ridotte di 763mila euro ( da "Tempo, Il" del 14-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: esame del consiglio Fabio Benvenuti È di 763mila euro il buco nel bilancio del Comune di Latina prodotto dall'abolizione dell'Ici 2008 sulla prima casa. Il dato emerge dai risultati dell'indagine di «Legautonomie», l'associazione che riunisce oltre 2.500 enti tra Comuni, Province, Regioni e Comunità montane di tutta Italia, e pubblicati dal quotidiano «Il Sole 24 Ore».

In arrivo la scure sugli enti locali ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 15-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Codice delle autonomie In arrivo la scure sugli enti locali C i hanno provato tre governi, dal 2001 ad oggi, ma questa probabilmente è la volta buona. Il testo unico degli enti locali, che stabilisce funzioni e organizzazione di Comuni e Province alla luce della riforma federalista della Costituzione, è nelle mani del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli,

ANTONIO VASTARELLI Il fronte dei piccoli imprenditori si rinsalda nel corso del congresso provinc... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 15-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: modi per rendere più incisivo il punto di vista delle pmi, a cominciare dall'abolizione dai bandi della pratica del massimo ribasso») e dal leader di Casartigiani Napoli, Fabrizio Luongo, il quale spera che la prossima elezione di Maddaloni alla presidenza della Camera di commercio partenopea possa far recuperare alle pmi l'attenzione che finora è mancata.

Parcheggi per invalidi? Troppo pochi nei paesi ( da "Arena, L'" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: educazione della gente, il rispetto delle regole e l'abolizione dei privilegi». E aggiunge: «Voglio sperare che chi è invalido ma ha ottenuto un permesso di parcheggio anche se cammina non brandisca quel tagliando arancione vantando tutti i diritti, ma ogni tanto si ricordi delle persone più disagiate perché, per esperienza personale,

Savoia "vota" Pdle spacca l'Udc ligure ( da "Secolo XIX, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Prevede: abolizione del "listino"; premio di maggioranza, con assegnazione alla coalizione vincente del 60% dei seggi, (ma non oltre il 65% dei seggi); riserva del 35% dei seggi all'opposizione, a tutela delle minoranze; applicazione della formula elettorale, per la trasformazione dei voti in seggi, con il metodo d'Hondt,

falsità sul consorzio ombrone ( da "Tirreno, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: termini per definire le dichiarazioni della candidata del centrodestra alla presidenza della Provincia, Cristina Attucci che nei giorni scorsi si è espressa a favore dell'abolizione di questi enti definendoli "carrozzoni burocratici". Ora il centrosinistra passa al contrattacco. «Viene travisata completamente la realtà dei fatti e dell'importante ruolo svolto dal Consorzio Ombrone,

L'Udc: ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Risultato positivo Saremo in Provincia per fare opposizione a favore del territorio» II L'Udc di Parma sceglie di non sostenere nessuno dei due candidati al ballottaggio per la poltrona di presidente della Provincia. L'onorevole Mauro Libè, che si era candidato al primo turno ottenendo il 5,12%, ha spiegato ieri alla stampa le motivazioni che hanno portato a questa scelta.

Parcheggi per invalidi? ( da "Arena.it, L'" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: educazione della gente, il rispetto delle regole e l'abolizione dei privilegi». E aggiunge: «Voglio sperare che chi è invalido ma ha ottenuto un permesso di parcheggio anche se cammina non brandisca quel tagliando arancione vantando tutti i diritti, ma ogni tanto si ricordi delle persone più disagiate perché, per esperienza personale,

Oltre 5.300 alunni delle medie affrontano le prove finali ( da "Corriere Di Como, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'esame per la licenza elementare, quello di terza media per molti ragazzi sarà il primo, vero esame da affrontare». Il voto di licenza media è ancora un biglietto da visita valido, per presentarsi ai professori delle superiori' «Questo lo si dovrebbe chiedere ai colleghi delle superiori - risponde Grassotti -

Problema casa ad Avellino e Provincia: un patrimonio caratterizzato da inadeguatezze strutturali, as... ( da "Mattino, Il (Avellino)" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: circa delle famiglie chiede una abitazione in fitto ma con l'abolizione dell'equo canone il divario tra domanda e offerta non trova punti d'incontro. Chiediamo al Governo un sostegno economico per consentire alle famiglie di avere una casa in fitto, contestualmente chiediamo la realizzazione di alloggi popolari e di edilizia sociale.

L'Udc: ( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 16-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: candidati al ballottaggio per la poltrona di presidente della Provincia. L'onorevole Mauro Libè, che si era candidato al primo turno ottenendo il 5,12%, ha spiegato ieri alla stampa le motivazioni che hanno portato a questa scelta. «Abbiamo sempre sostenuto la necessità di una Provincia più leggera e meno invadente, per iniziare un percorso che voleva concludersi con la sua abolizione -

In 63 anni alle urne per 61 referendum ( da "Eco del Chisone" del 17-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: alla pubblicità televisiva durante la trasmissione dei film e "no" alla liberalizzazione dell?orario dei negozi. 1997: non si raggiunge il quorum sui sette referendum proposti, tra questi l?abolizione dell?Ordine dei giornalisti. 1999: altro flop, perché non passa l?abolizione del 25 per cento dei seggi assegnati con il sistema proporzionale alla Camera.

gli elettori hanno diritto alla chiarezza, devono sapere dove finisce il loro voto ( da "Nuova Sardegna, La" del 17-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: «Mi auguro che venga raggiunto, ma non vedo grandi entusiasmi». Il fallimento del referendum sarebbe una battuta d'arresto per le riforme? «Il rischio c'è. Come successe con l'abolizione del bicameralismo, cancellata proprio da un referendum».

, incalza Rossella Angiolini alle porte del ballott... ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 17-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: La politica è troppo spesso un teatrino sostiene Piero Ducci dell'Italia dei Valori e nel centrodestra c'è gente che vuole l'abolizione delle province per poi stringere accordi contronatura pur di aggiudicarsi la vittoria. Mi chiedo dove stia la coerenza». Anche Scatragli porta a Vasai l'appoggio dei radicali, «lo abbiamo sostenuto dice anche alle elezioni primarie».

Addio ai quartieri con nostalgia ( da "Nazione, La (Firenze)" del 17-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: tranne Roberto Vinciguerra, presidente della circoscrizione di Casellina. «Sarà compito della prossima giunta e del consiglio comunale - ha concluso il sindaco Gheri - creare il nuovo assetto per favorire la partecipazione. Penso anche a internet come strumento per raccogliere opinioni, dare il proprio parere.

Domenica si torna alle urne per votare i tre referendum sulla `legge elettorale` ( da "Merateonline.it" del 17-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: per il 21 giugno 2009 lo svolgimento dei tre Referendum sulla riforma della Legge Elettorale e sull`abolizione delle candidature multiple. I Referendum si svolgono con un anno di ritardo rispetto alla raccolta delle firme, a causa dello scioglimento del Parlamento italiano nella passata legislatura, accaduto in tempi troppo ravvicinati alla data dello svolgimento del referendum;

Andamento del credito. Al via a Treviso le riunioni del tavolo di confronto banche-imprese ( da "Sestopotere.com" del 17-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della commissione di massimo scoperto, ai ritardi nel pagamento dei crediti alle imprese da parte delle Pubbliche Amministrazioni, e alla necessità di rivedere i tassi di soglia dell'usura. Alla riunione - la prima di una serie di incontri periodici per confrontarsi su proposte concrete - hanno preso parte Provincia,

Ecco i referendum sulla legge elettorale ( da "Stampa, La" del 18-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Infine la scheda di colore verde è per l'abolizione delle candidature multiple. Si vorrebbe vietare a qualsiasi candidato di essere presente in più circoscrizioni perché il «plurieletto» di fatto si trova poi nella condizione di scegliere chi gli subentrerà nel seggio al quale rinuncia.

San Camillo mal organizzato Senza offendere chi ci lavora ma è evidente che i... ( da "Leggo" del 18-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Si è fatto un gran parlare dell'iniqua tassa che gravava sui costi di ricarica delle schede prepagate telefoniche, finché si è giunti all'abolizione del balzello in questione, risultato giustamente osannato da tutti. Ma perché tale gabella continua ad essere presente sulle varie tipologie di abbonamento?

Galli e Renzi, spareggio in cinque punti ( da "Nazione, La (Firenze)" del 18-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Sono il presidente della Provincia uscente. L'elemento di novità vero sono state le primarie e il fatto che ho detto: se perdo vado a casa. LA NAZIONE: E dopo, quanto ha inciso il Pd su di lei? RENZI: Questo lo dimostrerà la concretezza dell'azione di governo. Ho detto cose nuove e le ho già dimostrate: non ho fatto accordi con Matulli e Cioni.

 ( da "Tempo, Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: innanzitutto della abolizione del canone Cosap/tosap sui passi carrabili, della predisposizione di un piano strategico per affrontare l'emergenza nel settore del sociale ad iniziare da azioni specifiche a garanzia dell'occupazione per i disabili. I tagli agli sprechi saranno inoltre utilizzati per la stabilizzazione degli lsu ancora in attesa di un contratto a tempo indeterminato»

PERUGIA QUELLO CHE SI DICE andare di gran carriera. Pietro Laffr... ( da "Nazione, La (Umbria)" del 19-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: fa parte anche della Vigilanza Rai ed è componente della Commissione Affari istituzionali, dove è in discussione un disegno di legge, firmato anche dall'onorevole perugino, che chiede l'abolizione delle Province. Un superlavoro, insomma. «E nella classifica delle presenze alle votazioni in aula aggiunge Laffranco sono ai primi posti.

Montagna, Lavagetto attacca ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 19-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: elezioni è quindi potenziare in modo significativo questo fondo di garanzia relativo al mondo delle imprese. Inoltre sempre a favore delle piccole e medie imprese del territorio montano una serie di agevolazioni fiscali tra cui l'abolizione dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica per la piccola e media impresa oggi applicata ai valori massimi dal presidente Bernazzoli».

Domani e lunedì i referendum elettorali ( da "Corriere delle Alpi" del 20-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Abrogazione della possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione", scheda verde chiaro. I primi due referendum riguardano l'elezione della Camera e del Senato e propongono l'abolizione della legge che attribuisce il premio di maggioranza alla coalizione più votata.

Iannarilli: Â ( da "Tempo, Il" del 20-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: di chiarire alcuni punti del suo programma nel caso in cui fosse eletto alla presidenza della provincia: riduzione delle tariffe sull'acqua e sui rifiuti, abolizione della Cosap, aiuti alle fasce più deboli, stabilizzazione del bacino degli lpu, sostegno alle imprese che vorranno assumere i disoccupati con oltre 40 anni. E, in tempi di crisi, sono argomenti che possono far presa.

Ballottaggi e referendum, le istruzioni per districarsi in una marea di schede Ludovici, primo cittadino "tris"ringrazia e batte subito cassa ( da "Secolo XIX, Il" del 20-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: elezione del presidente della Provincia e dei sindaci che si svolgerà con il referendum sulla riforma della legge elettorale e l'abolizione delle candidature multiple (tre schede), si voterà domenica, dalle 8 alle 22 e lunedì 22 dalle 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle votazioni e dell'

Provincia: ecco il duello ( da "Nazione, La (Prato)" del 20-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Votare per me significa voltare le spalle ad un passato fallimentare e investire su idee nuove, dare fiducia ai giovani, al ruolo delle donne e al sogno di libertà che solo noi rappresentiamo. * candidata presidente della Provincia del centrodestra

la grafica ( da "Centro, Il" del 20-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della grandezza del debito pubblico italiano: l'«euro-luce». Potremmo concordare di «tagliare» gli ultimi sei zeri della cifra imitando così quanto si è fatto con gli «anni-luce». Antonio Fantini Lanciano Dopo le elezioni viva le Province Signor direttore, il risultato delle elezioni amministrative, con la vittoria del centrodestra che è riuscito a strappare soprattutto molte amministrazioni

Referendum, al voto 145 mila ( da "Stampa, La" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Infine la scheda di colore verde è per l'abolizione delle candidature multiple. Si vorrebbe vietare a qualsiasi candidato di essere presente in più circoscrizioni perché il «plurieletto» di fatto si trova poi nella condizione di scegliere chi gli subentrerà nel seggio al quale rinuncia.

Maggio 1974 Divorzio In Italia gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare o meno la l... ( da "Stampa, La" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Giugno 1997 Giudici e giornalisti Abolizione del sistema automatico di progressione delle carriere dei magistrati e l'abolizione degli incarichi extragiudiziari. Abolizione dell'ordine dei giornalisti. Abolizione del ministero dell'agricoltura; l'eliminazione dei limiti per l'obiezione di coscienza al servizio militare;

Oggi e domattina urne aperte per i tre referendum ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il terzo referendum, invece, propone l'abolizione della possibilità per gli aspiranti onorevoli di candidarsi in più di una circoscrizione per volta. Il referendum è abrogativo e come accade sempre in questi casi sarà valido solamente se avrà un'affluenza del 50% più uno degli aventi diritto al voto.

SONO 209.590 gli elettori nella provincia di Siena chiamati nuovamente alle urne ... ( da "Nazione, La (Siena)" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il primo quesito (scheda viola) chiede l'abolizione della possibilità di collegamento tra le liste (con il premio di maggioranza che alla Camera andrebbe non più alla coalizione, come avviene ora, ma alla lista che ottiene il maggior numero di seggi) e pone al 4 per cento la soglia di sbarramento per essere rappresentati alla Camera.

Per Penati e Podestà è il grande giorno Elettori al referendum senza interesse ( da "Giorno, Il (Milano)" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle candidature multiple. Ovvero: la facoltà, quasi sempre sfruttata dai leader dei partiti di centrodestra come di centrosinistra, per i candidati a di presentarsi in più collegi. MA, IN OGNI CASO, gli elettori che preferiscono esprimere il proprio voto solo per quanto riguarda le Amministrative (il big match rimane quello per la presidenza della Provincia tra il candidato

Viabilità contestata <È un voltagabbana Caviglia si dimetta>( da "Secolo XIX, Il" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: prossime decisioni della giunta Berruti «e in particolare cosa significheranno le due corsie in via San Lorenzo e l'abolizione delle soste in via Piave». Anche perché ormai il termine del primo di luglio per avviare le modifiche del traffico a Villapiana annunciate da Caviglia è imminente e la gente si aspetta che la sperimentazione avviata da Livio Di Tullio conosca la parola fine.

Gli abolizionisti vacillano e cominciano a perdere i ricorsi contro la tassa di bonifica. Il... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della commissione tributaria provinciale. La sentenza che accomuna i 169 ricorsi esaminati è firmata dal giudice Giorgio Castellucci, lo stesso che in passato accoglieva i ricorsi degli abolizionisti. Ora tiene conto anche di recenti sentenze della Corte di cassazione secondo le quali non sono più i consorzi a dover dimostrare il beneficio ma è il ricorrente a dover provare di non

Ballottaggi e referendum quattro milioni di veneti al voto ( da "Corriere del Veneto" del 21-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: nonché l'abolizione delle candidature multiple (cioè la stessa persona candidata contemporaneamente in più circoscrizioni) per la Camera. Agli elettori che, oltre al referendum, votano anche per i ballottaggi, si presenta questa possibilità: qualora non volessero contribuire al raggiungimento del quorum, possono decidere,

tondo: la sostituzione di lenna? decido io c'è l'ok della lega, ma insiste sulle deleghe ( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-06-2009)
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Abstract: La Lega chiede l'abolizione di alcuni enti inutili come i Consorzio e le Comunità montane, l'accertamento dei Comuni in grave difficoltà economica, la sburocratizzazione della macchina amministrativa. Sulla Sanità, il Carroccio punta il dito contro la pletora delle Direzioni regionali: «Dalle attuali 14, bisogna scendere subito a 10.

Referendum: le urne sono aperte ( da "Brescia Oggi" del 21-06-2009)
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Abstract: sono chiamati ad esprimersi sull'abolizione delle coalizioni e l'attribuzione del premio di maggioranza al solo partito che ha ottenuto più voti: nelle circoscrizioni del territorio nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato. Il terzo propone l'abolizione delle candidature multiple in più circoscrizioni.

Referendum solo al 12% Lontanissimi dal quorum ( da "Stampa, La" del 22-06-2009)
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Abstract: Il record di votanti è detenuto proprio dalla consultazione per l'abrogazione delle legge Fortuna-Baslini con l'87,7% (vinsero i no con una percentuale superiore al 70%). La soglia dell'80% venne oltrepassata anche nel 1978 (abrogazione della legge Reale e abolizione del finanziamento ai partiti) con vittoria del «no» in entrambi i casi;

REGGIO EMILIA - SRL: ABOLITO IL LIBRO SOCI ( da "marketpress.info" del 22-06-2009)
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Abstract: incontro è stato moderato dal Conservatore del Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Reggio Emilia, Avv. Francesco Tumbiolo, che ha ricordato il ruolo sempre più importante del Registro delle Imprese, al quale, come principale conseguenza delle semplificazioni relative all?abolizione del libro soci cartaceo, viene ora collegata l?

Seggi deserti, il referendum ha fatto flop ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 22-06-2009)
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Abstract: La scheda verde, per l'abolizione delle candidature in più circoscrizioni. Rifiutate le altre due (viola e beige) per l'abolizione del premio di maggioranza alle coalizioni. Messaggio da leggere forse come un no alla legge elettorale attuale ma anche a quella che potrebbe uscire dal voto.

L'affluenza più alta ad Abbadia Cerreto con il 20,44 per cento di partecipanti; nella giornata di oggi seggi aperti fino alle 15 ( da "Cittadino, Il" del 22-06-2009)
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Abstract: La prima riguardava l'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera, la seconda riguardava l'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato, mentre la terza l'abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione elettorale.

RIVA DEL GARDA - Promosso in serie B il Povoli Team comincia a pensare alla prossima stagione passando anche dai più giovani ( da "Adige, L'" del 22-06-2009)
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Abstract: abolizione dei «farm team» nel futsal trentino. Nei giorni scorsi l'accordo fra le due società per integrare fra loro questa formazione che sarà denominata Povoli Team Hdi Assicurazioni e che potrà così giocare un campionato nazionale. Un'idea importante per provare a far emergere il futsal giovanile nella nostra provincia.

CI VORREBBE un miracolo oggi per raggiungere il quorum del 50%. Il referendum non... ( da "Nazione, La (Siena)" del 22-06-2009)
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Abstract: per i primi due quesiti abolizione della possibilità di collegamento tra liste e attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste alla Camera (n.1) e al SeEnato (n.2) mentre ha raggiunto il 13,75% per il terzo dove si chiedeva di abrogare la possibilità per uno stesso candidato di presentare il nome in più di una circoscrizione.

Pioggia, tanta pioggia mista a grandine sulla prima giornata del secondo turno per le elezioni provi... ( da "Messaggero, Il (Rieti)" del 22-06-2009)
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Abstract: A fine giornata c'è anche chi si è rifiutato di votare di votare per il ballottaggio: si tratta di due votanti iscritti al primo seggio che hanno preferito le schede colorate dei tre referendum, aprendo la pista ai fautori dell'abolizione della Provincia.

Alle urne un parmigiano su tre ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 22-06-2009)
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Abstract: con una leggera prevalenza del quesito numero 3, relativo all'abolizione delle candidature multiple, che è arrivato poco sopra al 32% (32,24% per l'esattezza), mentre gli altri due si sono fermati un punto più sotto, al 31,13% e 31,15%.. Di poco superiore il dato complessivo della provincia, con il 31,48% complessivo.

ici prima casa abolita tre milioni e mezzo persi dai comuni del veneziano ( da "Nuova Venezia, La" del 22-06-2009)
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Abstract: Ecco tradotto in numeri il mancato introito in provincia di Venezia derivante dall'abolizione dell'Ici prima casa decisa a suo tempo dal governo Berlusconi. I rimborsi statali trasferiti nel 2008 coprono circa il 90 per cento del gettito fiscale registrato nel 2007, penalizzando in particolare il capoluogo il cui bilancio perde oltre 2 milioni di euro.

Referendum, alle urne con il contagocce ( da "Corriere Adriatico" del 22-06-2009)
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Abstract: Il primo e il secondo interrogano infatti entrambi gli italiani sulla possibile abolizione delle coalizioni. Se dovesse vincere il sì, allora sia alla Camera che al Senato non prenderebbero più il premio di maggioranza le coalizioni, ma il partito che ha ottenuto più voti. Il terzo quesito invece propone il divieto per i candidati di presentarsi in più circoscrizioni.

MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Il quorum resta un miraggio di fronte a un affluenza che, ieri sera a... ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 22-06-2009)
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Abstract: lievemente più alto: si riferisce all'abolizione delle candidature multiple, mentre gli altri due definiscono una diversa attribuzione del premio di maggioranza (non più alla coalizione ma al partito che ha ottenuto più voti). L'affluenza più alta è in Emilia-Romangna, mentre la più bassa se la contendono le isole.

FARMACI. Movimento Consumatori: "No all'abolizione del farmacista per farmaci di automedicazione" ( da "HelpConsumatori" del 22-06-2009)
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Abstract: "Non è liberalizzazione l'abolizione della figura professionale - si legge in un comunicato del Movimento Consumatori - Così come il disegno assurdo di abolire le parafarmacie. E' liberalizzazione la possibilità di trovare lo stesso prodotto in posti non coperti da farmacie convenzionate.

Desideri: ecco il vota Antonio di "Casa Marrazzo" ( da "Italia Sera" del 22-06-2009)
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Abstract: abolizione della Carta Senior. Quest?ultima, lo ricordo, permetteva a tutti i pensionati sociali del Lazio ? tutti ? di viaggiare gratis su ogni tipo di mezzo pubblico e di fare acquisti scontati del 5 e del 10 per cento nei supermercati e nei mercati.

Alle urne un mantovano su cinque ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 23-06-2009)
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Abstract: con affluenze che restano comunque le peggiori della storia referendaria: 23,4% per i primi due quesiti e 24,1% per il terzo) risente verosimilmente anche dell'assenza di ballottaggi per le amministrative nella nostra provincia. In città l'affluenza è stata di poco superiore al dato complessivo del Mantovano: 20,9 % per le prime due schede e il 21,

Affluenza inferiore persino a quella nazionale, ad Abbadia vota il 36 per cento mentre a Maccastorna solo sette persone ( da "Cittadino, Il" del 23-06-2009)
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Abstract: 88 per cento dei partecipanti si è detto favorevole all'abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione.Nei centri più grandi del Lodigiano - Lodi, Lodi Vecchio, Casale, Codogno e Sant'Angelo -, mentre i "sì" per i primi due quesiti si aggiravano attorno all'80 per cento, quelli a favore del terzo hanno raggiunto persino il 90.

Referendum, nella Marca ai seggi neanche il 19% ( da "Tribuna di Treviso, La" del 23-06-2009)
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Abstract: ma anche alle consultazioni precedenti: solo nel 2003 (altro referendum durato due giorni, quello sull'abolizione dell'articolo 18) venne registrata una affluenza più bassa: il 23,26%. Ma con l'ultimo referendum siamo al picco più negativo. Ricordiamo che gli elettori sono stati chiamati a votare per il referendum sul sistema elettorale per le politiche.

Referendum, vota il 27,28% ( da "Gazzetta di Modena,La" del 23-06-2009)
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Abstract: sull'abrogazione delle possibilità di collegamento alla Camera dei deputati tra liste e premio di maggioranza, nei 47 comuni della provincia l'81,50% dei votanti si è detto favorevole, il 18,50% contrario. Referendum 2 (colore beige), relativo a collegamento tra liste e premio di maggioranza al senato, i sì sono stati l'81,

nella capitale record di sì in prati il boom dei votanti - viola giannoli ( da "Repubblica, La" del 23-06-2009)
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Abstract: ben al di sopra della media nazionale. In particolare, l´ «abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera» ha ottenuto l´80,69% di "sì" contro il 19,31% di "no". Per l´ «abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato» si è registrato l´80,77% di "sì" contro il 19,

votanti tra il 14 e il 20% ( da "Tirreno, Il" del 23-06-2009)
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Abstract: tre referendum quello che dappertutto ha riscosso maggiori consensi è stato il terzo, che proponeva l'abolizione della candidatura della stessa persona in più collegi. Dappertutto è stato il più votato. Ma che posizione ha espresso la sparuta minoranza che ha scelto di aprire e contrassegnare le schede? Nessuna sorpresa: dalle urne è uscito un flusso pressoché ininterrotto di sì.

Snobbati i tre referendum ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 23-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della candidatura in più circoscrizioni. IN SOSTANZA, in tutto il Lodigiano, alle urne si sono presentati poco più di 30mila elettori, contro gli oltre 170mila aventi diritto. Addirittura al di sotto della media nazionale, dove l'affluenza è stata del 23%, grazie anche a un parziale effetto-traino dei ballottaggi per Comuni e Province.

Il giorno (decisivo?) della lunga agonia dei referendum visti da ( da "Riformista, Il" del 23-06-2009)
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Abstract: a perdifiato in tutti i commenti politici dei risultati delle urne, non è avvenuta certamente ieri. Sono almeno dodici anni, dal 1997, che tornate referendarie convocate sui più diversi argomenti, comprese le leggi elettorali (abolizione della quota proporzionale) e quella sulla fecondazione artificiale, falliscono per mancato raggiungimento del quorum e per astensione crescente,

Berlusconi: sinistra battuta respinti gli attacchi eversivi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: decidere chi sarà il presidente della Provincia in base non ai consensi maa chi è riuscito a convincere il maggior numero di persone a non andare in vacanza o al mare ». La nuova soglia è fissata dal ministro della Difesa al 40 per cento. Ragionamenti che nel Pd si incarica lo stesso Franceschini di commentare: «La proposta di eliminare i ballottaggi che arriva in queste ore dal centro-

2 ABOLIZIONE MINISTERI AGRICOLTURA E TURISMO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2009)
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Abstract: 2 ABOLIZIONE MINISTERI AGRICOLTURA E TURISMO Risorgono due dicasteri su tre Nella tornata referendaria del '93 vengono eliminati tre ministeri: Partecipazioni statali, Agricoltura e Turismo.Ma gli ultimi due rinascono:il primo già l'anno dopo anche se con un nome diverso (Risorse agricole), il secondo un paio di mesi fa con la nomina di Michela Vittoria Brambilla

Affluenza flop, mai così in basso: vota solo il 20,6% ( da "Libertà" del 23-06-2009)
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Abstract: quello per l'abolizione delle candidature multiple dove la percentuale dei sì è arrivata al 90,20 per cento, contrario solo il 9,8 per cento. Tornando all'affluenza, tra i Comuni della provincia di Piacenza dove l'afflenza è stata più alta si segnalano Alseno (23 per cento), Calendasco (22 per cento), Fiorenzuola (24 per cento),

In Puglia più votanti della media ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-06-2009)
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Abstract: nella provincia di Lecce è stato sfiorato In Puglia più votanti della media ROMA Anche in Puglia, come nel resto del Paese, non è stato raggiunto il quorum, cioè il 50% più uno dei voti necessari per rendere validi i referendum. Nella regione la percentuale è stata leggermente superiore alla media nazionale,

Referendum, flop anche nelle province dove si votava ( da "Corriere del Veneto" del 23-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Per il quesito 3 (abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione) ha votato infine il 27,11%: l'87,55% (803.252 voti) ha barrato il «Sì», il 12,44% (114.172) il «No». Si tratta del peggior risultato nella storia dei referendum: il precedente primato negativo risale al 2003, con il 25,

Anche nella Tuscia viterbese niente quorum. La giornata referendaria è stata contrasseg... ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 23-06-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: 896 aventi diritto, hanno votato, per il primo quesito (abolizione del premio di maggioranza alla Camera) 39.400 elettori, pari al 15,64 per cento; per il secondo quesito (abolizione del premio di maggioranza al Senato) 39.405, pari al 15,64; per il terzo quesito (abolizione della candidature multiple), 39.

Libè: ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 23-06-2009)
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Abstract: ho lasciato libertà di voto agli elettori dell'Udc. Prendo atto di un risultato che dà un'ulteriore prova di fiducia al presidente uscente, al quale faccio tanti auguri. Noi però - ricorda - avevamo un'idea di Provincia differente, quella di una provincia più leggera, nella prospettiva di un'abolizione di questo ente».

Il centrosinistra riduce i danni ( da "Italia Oggi" del 23-06-2009)
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Abstract: abolizione delle candidature multiple invalidando la richiesta di modifica. L'affluenza registrata per i ballottaggi delle elezioni comunali ha raggiunto il 61,2% (al primo turno aveva votato il 76,4% degli aventi diritto) mentre alle provinciali il secondo turno elettorale ha raggiunto un il 45,4% (contro il 71% del primo turno)

La vittoria degli astensionisti ( da "Denaro, Il" del 23-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Gli elettori campani non sono interessati alle modifiche della legge elettorale che sono state proposte. Lo dimostrano i dati sull'affluenza che in Campania fanno registrare una media del 14 per cento superata soltanto per il terzo quesito, relativo all'abolizione delle candidature multiple. I numeri relativi all'affluenza dicono anche che qualcosa, nel meccanismo dei referendum,

Gli elettori sanniti non si sono mai appassionati particolarmente ai referendum: anche nel 2005, in ... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: invece nel 2000 sull'abolizione della quota proporzionale in Parlamento si pronunciò il 23,6% dei sanniti. Un'eccezione positiva si è però registrata nel 2006, in occasione del referendum consultivo sulla legge di modifica della seconda parte della Costituzione: nel capoluogo è andato a votare il 49,56% degli aventi diritto,

Affluenza bassasi ferma al 13,7% ( da "Sicilia, La" del 23-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: per il primo referendum sull'abolizione del collegamento tra liste e attribuzione del premio di maggioranza alla Camera, e per il secondo riguardante la stessa abolizione al Senato. Per il terzo referendum sull'abrogazione della possibilità di candidare una stessa persona per più circoscrizioni hanno votato 105 elettori in più, raggiungendo l'11,

Solo Massimo Gatti potrà sedersi in aula: ( da "Cittadino, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è infine la dichiarazione dell'unico sudmilanese in viaggio verso la Provincia, Gatti -. Da domenica ricominciamo una sfida che vede "Un'Altra Provincia" e alleati impegnati in un percorso che sarà l'esatto contrario della testimonianza da sopravvissuti. Per prima cosa chiederò un consiglio provinciale straordinario sulla crisi economica».

Per il premier Lega e scandali sono un cappio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: L'abolizione delle province è finita nel dimenticatoio, i fondi per le grandi infrastrutture sono virtuali; in compenso il Fas, il fondo per il Sud, viene saccheggiato per le più disparate finalità, ancorchè in alcuni casi nobili come la ricostruzione in Abruzzo.>

( da "Eco di Bergamo, L'" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il centrodestra, a livello nazionale, ha proposto l'abolizione del ballottaggio. Cosa pensa? «Nell'ottica della semplificazione e della riduzione dei costi è un'idea che potrebbe anche essere presa in considerazione». Primo obiettivo da sindaco? «Prendere confidenza con la macchina amministrativa.

Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle commissioni di massimo scoperto ha portato a un boom dei costi bancari sui fidi inutilizzati. Questa la denuncia degli industriali della Toscana. In tutte le province vengono segnalati casi anomali: ad esempio gli industriali di Prato hanno rilevato che per una piccola impresa gli oneri passano da 500 a 8mila euro.

Il momento della verità ( da "Tempo, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: In ultimo auguro buon lavoro al nuovo presidente della Provincia Antonello Iannarilli, che avrà il compito mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, come la risoluzione del problema ambientale e la prevista abolizione della Cosap, la tassa sui passi carrabili».

Eletto al primo turno chi supera il 40"">"I ballottaggi? Sono anti-democratici Eletto al primo turno chi supera il 40" ( da "Affari Italiani (Online)" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: it Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Popolo della Libertà. Un esempio? "La provincia di Milano. Al primo turno Podestà ha avuto quasi 800mila voti e al secondo turno ne ha persi circa 250mila perché molta gente pensava che avesse già vinto o è andata al mare.

Rilancio del Mezzogiorno: così l'intervento pubblico ( da "Denaro, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: prevedeva una spesa di dieci volte inferiore a quella erogata dalla Giunta di sinistra della Campania senza peraltro risolvere il problema. Un ruolo importante è quello delle infrastrutture amministrative. Ai fini di un loro adeguamento, si dovrebbe prioritariamente ridefinire gli enti locali con l'abolizione della provincia e la corrispondente istituzione della Città Metropolitana.

"I ballottaggi sono un sistema anti-democratico" ( da "Affari Italiani (Online)" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: it Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Popolo della Libertà. Un esempio? "La provincia di Milano. Al primo turno Podestà ha avuto quasi 800mila voti e al secondo turno ne ha persi circa 250mila perché molta gente pensava che avesse già vinto o è andata al mare.

Variante e Asite accendono lo scontro ( da "Corriere Adriatico" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della scuola media Leonardo Da Vinci. Infine si dovrebbero approvare tre mozioni (sul federalismo fiscale, sulla abolizione delle Province, sulla depurazione del Tenna) e due ordini del giorno sulla costituzione di parte civile da parte del Comune sul procedimento penale riguardante il deposito di sabbia di Marina Palmense e contro gli accorpamenti e i tagli di plessi scolastici

Comune, il momento della verità ( da "Tempo, Il" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: In ultimo auguro buon lavoro al nuovo presidente della Provincia Antonello Iannarilli, che avrà il compito mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, come la risoluzione del problema ambientale e la prevista abolizione della Cosap, la tassa sui passi carrabili».

Bipartitismo versus bipolarismo: oppure oltre? ( da "AprileOnline.info" del 24-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: cui si è dato seguito in occasione di esiti referendari riusciti (finanziamento ai partiti, abolizione di ministeri, ecc,ecc.). Questi dati rafforzano la tesi della crisi di fondo del bipartitismo e, dal nostro punto di vista, appare necessario chiedere con forza al PD di chiudere definitivamente con l'idea balzana, e adesso del tutto fuori luogo, della "vocazione maggioritaria.

conti correnti, raffica di balzelli ( da "Tirreno, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ma gli istituti aggirano l'abolizione della commissione massimo scoperto FIRENZE. «Ancora una volta il sistema bancario, nonostante gli appelli che arrivano da tutti i livelli, si mostra sordo ai problemi delle imprese impegnate a fronteggiare la crisi che sta mettendo in ginocchio le economie occidentali».

Crisi, è l'assemblea più difficile di Unindustria ( da "Nuova Ferrara, La" del 25-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della commissione massimo scoperto fa pensare ad una sorta di "cartello". Unindustria si presenta all'ospite d'onore Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria per l'Europa, a Tiziano Tagliani e Marcella Zappaterra, alla prima uscita da sindaco e presidente della Provincia, con numeri simili all'anno scorso:

Via Verdi: raccolta firme contro la Ztl ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 25-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: istituzione della Ztl, è stato pubblicamente denunciato senza ottenere, tut- L'abolizione della Ztl «Non possiamo non essere in piena sintonia con residenti e commercianti sull'incontestabile fatto - aggiungono i rappresentanti di Lega Nord e Lega Consumatori - che via Verdi è stata elevata a polo di "eccellenza" da parte della micro-

Stop all'uccisione delle nutrie: accolto il ricorso della Lac ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 25-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: alla caccia alle nutrie come forma di abbattimento dell'animale. Lo ha deciso la Prima Sezione staccata di Parma del Tar accogliendo il reclamo proposto dalla Lac, Lega per l'abolizione della caccia. Il ricorso, si legge nella motivazione, «appare fondato nella parte in cui deduce la competenza della Provincia in materia di determinazione delle modalità di controllo della nutria,

Friulano, scure sui fondi e i progetti aspettano ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 25-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Venezia Giulia per la tutela e la valorizzazione della lingua friulana. A sua volta la Regione, attraverso un riparto autonomo, eroga i fondi agli enti pubblici in base ai progetti presentati da Comuni, Province, Aziende sanitarie e Comunità montane, ovvero gli enti locali. Fra questi, il Comune di Udine è impegnato da alcuni anni nelle iniziative di promozione della marilenghe,

Cambio di fase ( da "Foglio, Il" del 25-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: vedi la separazione delle carriere dei magistrati o l?abolizione delle province) vengano affrontati con referendum propostivi non abrogativi. Una sorta di nuovo quesito: volete la monarchia o la repubblica. Questa via di un gollismo “concordato” può aiutare a superare le trame dei vari topetti tipo Udc o Idv,

Ufficiali in ferma senza buonuscita ( da "Italia Oggi" del 26-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: rispondendo ad apposite richieste di chiarimento sulla possibilità di corresponsione dell'indennità di buonuscita. L'abolizione della levaGli «ufficiali in ferma prefissata» è la nuova figura scaturente dall'abolizione del servizio militare di leva (legge n. 331/2000) che sostituisce la precedente figura «dell'ufficiale di complemento».

Probabilmente la maggioranza politica, e quella del paese, è contraria all'abolizion... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 26-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'ergastolo e che all'inizio dello spettacolo è stato letto un loro intervento. «Benvenuti -hanno detto agli spettatori- solo poche parole per dirvi che noi prigionieri attori crediamo che il teatro in carcere sia importante perché se un uomo spende tutta la sua vita compiendo poche semplici operazioni in una cella chiusa a chiave per giorni,

Le mani del presidente della commissione elettorale del Tribunale di Frosinone, Tommaso Scia... ( da "Messaggero, Il (Latina)" del 26-06-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: e poi sull'abolizione della Cosap, uno degli ultimi impegni presi in campagna elettorale. Dopo la stretta di mano e un sospiro di sollievo, dal Tribunale una lunga fila di auto si è incamminata verso piazza Gramsci. Il corteo si è ricongiunto sulle scalinate del palazzo dove ad attenderlo c'erano il resto degli eletti,

STADIO L'inversione di rotta del Pd nLe chiedo cortese ospitalit... ( da "Giornale di Brescia" del 27-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle perdite su crediti avrebbe come conseguenza il mancato pagamento di imposte su utili fittizi e bilanci più veritieri. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, è senz'altro auspicabile l'abolizione dell'Irap, parzialmente compensata, eventualmente, da un aumento dell'aliquota Ires/ Irpef, in modo da evitare la ridicola e paradossale situazione per cui alcune imprese italiane

petizione ( da "Centro, Il" del 27-06-2009)
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Abstract: Pagina 9 - Chieti PETIZIONE LANCIANO. Oggi e domani, dalle 17,30 alle 21, Frentania Provincia raccoglie firme per l'abolizione del Cda del consorzio rifiuti in corso Trento e Trieste. Con i 200mila euro risparmiati, propone un fondo per chi ha perso il lavoro.

una proposta di legge per le demolizioni ( da "Nuova Sardegna, La" del 27-06-2009)
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Abstract: gli Amici della terra, il Gruppo d'intervento giuridico e la Lega per l'abolizione della caccia - hanno presentato ieri il «Dossier coste della Sardegna». Lo studio approfondito parte dall'analisi del piano paesaggistico regionale ancora in vigore, quello predisposto dalla precedente maggioranza alla Regione, dalle ragioni del giudizio sostanziemente positivo,

LANCIANO. Fino a domani, nel Foyer del Fenaroli, esposizione collettiva "(Con)fusioni 2009: mostra ... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 27-06-2009)
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Abstract: Francescantonio con la collaborazione dell'associazione culturale "Arena7". LANCIANO. Oggi e domani, dalle 17.30 alle 21, lungo Corso Trento e Trieste, l'associazione "Frentania Provincia" raccoglie firme a sostegno della proposta di abolizione del Cda del Consorzio Smaltimento Rifiuti di Lanciano, con devoluzione della somma risparmiata a favore lavoratori che hanno perso il posto.

L'eroe dell'abolizionismo aveva dato in garanzia 88 servi per un debito di 3 mila sterline ( da "Stampa, La" del 28-06-2009)
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Abstract: UNA DELUSIONE NAZIONALE L'eroe dell'abolizionismo aveva dato in garanzia 88 servi per un debito di 3 mila sterline

La nuova Tremonti? Deludente ( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-06-2009)
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Abstract: segretario provinciale della Cgil -: sono positivi i segnali sugli ammortizzatori sociali, ma qui il problema è creare nuova occupazione, nuova ricchezza. E anche l'abolizione del ticket mi sembra una misura una tantum, provvisoria, non strutturale. Avrei allargato l'area no-tax anche ad altri investimenti, allo scopo appunto di liberare risorse da investire nella creazione di ricchezza»

una discarica unica per ventisei comuni della provincia ( da "Nuova Sardegna, La" del 28-06-2009)
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Abstract: avvio della «normalizzazione» dopo che, circa un anno fa, dopo l'abolizione della Comunità Montana, la regione affidò la gestione degli impianti al comune di Carbonia. Ciò che lascia perplessi è il fatto che i comuni del bacino di conferimento di Iglesias, che sono «ospiti» nella discarica cittadina in quanto titolari di un altra discarica che non funziona,

dai rothschild ai freshfields così i banchieri della city facevano soldi con gli schiavi - enrico franceschini ( da "Repubblica, La" del 28-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Freshfields così i banchieri della City facevano soldi con gli schiavi Scoop del Financial Times sulla famiglia che passò alla storia come abolizionista Un portavoce della famiglia: "Nathan Rothschild era un noto attivista per le libertà civili" ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente londra - A causa della recessione, un banchiere perde il suo ben pagato lavoro alla JP Morgan,

Attali: ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 28-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Delle trecentosedici proposte consegnate dalla sua Commissione, alcune sono state rigettate, come l'abolizione dei dipartimenti. Anche in Italia è prevista l'abolizione dell e Province. Malgrado il federalismo, i territori devono subìre qualche sacrificio?

Idee a confronto ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 28-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Delle trecentosedici proposte consegnate dalla sua Commissione, alcune sono state rigettate, come l'abolizione dei dipartimenti. Anche in Italia è prevista l'abolizione dell e Province. Malgrado il federalismo, i territori devono subìre qualche sacrificio?

Maestrelli si insedia: Sarò il sindaco di tutti ( da "Arena, L'" del 28-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della maggioranza e che mette al primo posto l'attenzione alle fasce più deboli. Una proclamazione di intenti molto ampia, che tra gli altri contempla punti come la moratoria di cinque anni per nuove lottizzazioni e l'abolizione della commissione edilizia, mentre, su traffico e viabilità, prevede la sostituzione degli impianti semaforici coi rondò e il recupero delle vecchie strade

( da "Sicilia, La" del 28-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: smentisce l'abolizione dell'evento «Il tradizionale Carnevale estivo non si tocca» f.g.) Sono 6 i milioni di euro assegnati alle imprese artigiane siciliane che hanno assunto apprendisti nel 2003. L'Agenzia per l'Impiego ha emanato il decreto di impegno delle somme e ha già erogato i contributi alle aziende che avevano presentato,

ANNIBALE DISCEPOLO Ore febbrili, di riflessione per alcuni e, per certi versi, d'angoscia pe... ( da "Mattino, Il (Avellino)" del 28-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: l'abolizione di qualsiasi forma di contestazione e l'accettazione di un programma ridimensionato nelle ambizioni rispetto al passato, ma paletto necessario per garantire l'inizio di un nuovo rapporto e la continuità della tradizione calcistica irpina, sempre e comunque sotto la bandiera dell'Us Avellino 1912.

ADUC: CANONE/IMPOSTA RAI. VERSO L'ABOLIZIONE ANCHE IN POLONIA... IN ITALIA IL GOVERNO NON RISPONDE NEANCHE ALLE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI... ( da "marketpress.info" del 29-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: dello Stato. Il governo liberale di Donald Tusk ha ottenuto questo successo, con la forte opposizione di conservatori e socialdemocratici. Ora si aspetta la firma del presidente della Repubblica, il conservatore Lech Kaczynski. Il canone/imposta delle tv di Stato e´ un problema per tutti i Paesi, che´ ovunque i contribuenti non digeriscono questa imposizione che deve essere pagata

Conti in rosso verso il restyling ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 29-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: se è vero che le stime del comparto delle amministrazioni comunali portano ad un incremento delle entrate correnti del 7,9% spinte sia da un incremento delle imposte (proprio nell'anno dell'abolizione dell'Ici), sia dei trasferimenti da enti pubblici (in questo caso giustificati dal rimborso del mancato gettito dell'imposta venuta meno).

Tremila enti verso l'addio ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 29-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: destinati a passare i loro compiti alle Province, che con l'agenda piena di nuove attribuzioni sarebbero al riparo dall'eterno dibattito sulla loro abolizione. La compagnia destinata al gorgo del nuovo taglia-enti è delle più variegate. Ci sono realtà diventate celebri (loro malgrado) come le comunità montane osconosciute ai non addetti ai lavori come i bacini imbriferi montani,

Riformenon manovre ( da "Sicilia, La" del 29-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province sottolinea un altro gigantesco problema: l'assurdità del nostro apparato di governo composto da circoscrizioni, un numero spropositato di comuni, province che continuano ad aumentare di numero, regioni che dilapidano senza ritegno il pubblico denaro, comunità montane (anche al livello del mare!

Caccia ai valichi, piano faunistico provinciale da rivedere ( da "Giornale di Brescia" del 30-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Lega per l'abolizione della caccia), la quale chiede l'annullamento della citata deliberazione provinciale, e per conseguenza il divieto di caccia nei nove siti - sette individuati dall'Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica) e due autonomamente dalla Provincia - resi fruibili per l'attività venatoria (roccoli,

Tanti cinghiali in Umbria, forse troppi. E vanno in giro nelle campagne con la prole, razziando colt... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 30-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione di qualunque franchigia, mentre l'attuale legge prevede il risarcimento fino al 70 per cento. In questo senso avranno importantissimi compiti gli Atc (Ambiti territoriali di caccia), che provvederanno, a fronte delle domande degli agricoltori, ad erogare le risorse per l'installazione di strumenti atti a prevenire l'

Le primarie sono una delle maggiori novità introdotte dal Pd fin dal suo apparire. Con le prima... ( da "Messaggero, Il" del 30-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: pattuglia della "sinistra del Pd" guidata da Vita e Nerozzi ha presentato un ordine del giorno che chiedeva sic et simpliciter l'abolizione delle priamrie per la scelta del leader. Nel duello annunciato tra Franceschini e Bersani potrebbe anche accadere che il secondo vinca nella conta tra gli iscritti e il primo prevalga poi nelle primarie aperte agli elettori e non solo ai tesserati.

Meno tassema non per tuttiperché sul debitocasca l'asino ( da "Secolo XIX, Il" del 30-06-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Anche senza tornare sulla faccenda delle Province (sia il centrodestra sia il centrosinistra erano favorevoli alla loro abolizione in campagna elettorale, adesso nessuno ne parla più e anzi, alle ultime amministrative, abbiamo votato per tre nuove Province), ci sono i calcoli dell'economista Luca Ricolfi, secondo il quale si potrebbe ridurre la spesa per la sanità e l'


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la solitudine di gino "roma mi ha aiutato qui il pd era distratto" - angelo carotenuto (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 09-06-2009)

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Pagina III - Napoli Nicolais: "Bassolino? Ho creduto nella discontinuità" La solitudine di Gino "Roma mi ha aiutato qui il Pd era distratto" "Rottura fra elettori e partito. Per i rifiuti, gli assessori arrestati e il caso Romeo" "Mi spiace. Avremo un presidente che non s´è espresso Non ha mai detto come la pensa" ANGELO CAROTENUTO (segue dalla prima di cronaca) Nell´ora della sconfitta gli tengono compagnia Anna Rea ed Eugenio Mazzarella. Solo, Nicolais s´è sentito sin dall´inizio. «Il partito romano mi ha sostenuto, sì. Con Franceschini, D´Alema, Veltroni, Fioroni. Roma ha coperto i due terzi della spesa, arrivata a 206 mila euro. Ma qui…». Qui, Napoli. E qui? «Intanto c´era un commissariamento. Poi molti erano distratti dalla campagna per le europee... Rosetta Iervolino s´è offerta per fare piccole cose con lei. Quanto a Bassolino: be´, per essere coerente con la linea della discontinuità, con Bassolino ho pensato che fosse opportuno tenere un rapporto amichevole senza fare campagna insieme. Io credo nella discontinuità». Continuerà a crederci seguendo la vita del partito da Roma, dove Nicolais torna a fare politica. Alla Camera, da deputato. «Non mi ero candidato per fare il capo dell´opposizione. Né voglio fare l´assessore, come propone Cesaro. è serio quando lo dice. La destra mi stima, gli credo. Ma non se ne parla proprio. Stona. Non c´entra». Si esclude dalla corsa per la Regione. «Ci tenevo tanto, lo sanno tutti. Ma credo di aver compiuto il mio lavoro. Insomma, non mi pare opportuno. Non posso pensare di essere di nuovo in pista fra 6 mesi. Non sono un uomo per tutte le stagioni». E la segreteria provinciale? «Dissi sì quando non si trovava un nome condiviso. Ora serve un segretario giovane, capace, grintoso. E sia chiaro: io non voglio fare una componente. L´ho detto anche ai ragazzi che mi seguono: io ho delle idee, non ho una corrente. Su un tema posso essere d´accordo con uno, su un tema con un altro». Mergellina, il comitato di Nicolais. Su una cartina, le punesse colorate raccontano le tappe percorse. Una decina di ragazzi ai computer. Blog, social network, mail. «Ma ho anche imparato a tenere i comizi». Un occhio al pc, un altro a Sky. Nicolais racconta i frammenti della campagna, ora che è finita. «Quando ho accettato, Cesaro era dato al 70 per cento e noi al 30». Il motivo, eccolo: «Esisteva una rottura fra l´elettorato e il partito. Per i rifiuti. Per gli arresti degli assessori e il caso Romeo. Per i rapporti difficili interni al partito. Fatale. La gente pensa: io non arrivo a fine mese, e questi litigano per una poltrona. Ecco qual era, il quadro. Non volevo accettare. L´ho fatto per mettere un argine. Mi sono persino dovuto costruire un motivo razionale per dire sì alla candidatura, se è vero che da ministro avevo firmato per l´abolizione delle Province». In Provincia va l´uomo che ha rifiutato ogni confronto. «Mi spiace. Avremo un presidente che non s´è mai espresso. Forse questo era il momento giusto per cambiare, per l´alternanza, però sarebbe stato meglio con qualcun altro… Un presidente è come un direttore d´orchestra. Deve conoscere tutti gli spartiti. Non può limitarsi all´ordinaria amministrazione. Deve accendere. Lui invece non ci ha mai detto come la pensa. Non s´è fatto vedere». è quasi più cattivo adesso, Nicolais. «Non sono stato aggressivo né volevo esserlo. Non volevo attaccare Cesaro su vicende giudiziarie. Di questo la gente è stufa. Vengo dal campo della ricerca universitario. Lì se hai una proposta la esponi, non vai a dir male della proposta dell´altro». La coalizione Nicolais ha battuto quella di Cesaro a San Giovanni a Teduccio, Avvocata, Arenella, Vomero, Fuorigrotta, Chiaia-San Ferdinando; in provincia a Portici e San Giorgio. Il Pd è primo partito solo a San Giovanni, Poggioreale, Fuorigrotta e Torre Annunziata. Per un posto in consiglio spoglio a rilento. Nel Pd avanti Patrizia Sannino, Giuseppe Balzamo, Massimo Cilenti, Massimo Costa, Anna Rosa, Livio Falcone, Giosi Ferrandino; un posto o due fra Capasso, Del Prete, Giorgiano, Bocchetti, Gambardella e Guerriero. In Sl sperano Morra, Carfora, Cacciola e Lauri; Rosalba, De Falco, Vitiello, Pace, Caso (per Idv), Vaiano e Sorrentino (lista Nicolais).

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(sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Como)" del 09-06-2009)

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ELEZIONI 2009 pag. 3 «Continueremo a lavorare sul territorio» Tre gli esclusi. Solo Marco Cariboni con l'Udc ha conquistato un seggio PROVINCIALI LECCO LECCO NONOSTANTE gli sforzi, sono tre i grandi esclusi di questa tornata elettorale per l'amministrazione della Provincia: Mario Moschetti (Rifondazione comunista), Samuele Rigamonti (Lega Lombardo Veneta) e Franco Benoffi Gambarova (lista civica Provincie? No grazie), in ordine secondo le preferenze che si sono accaparrati tra sabato e domenica. Ha invece conquistato almeno un seggio in provincia Marco Cariboni (Udc). «Ha vinto la logica e con lei il Centrodestra - commenta Cariboni, 3,44% delle preferenze -. D'altro canto bisogna dire che ha vinto la Lega e l'Italia dei Valori. Per quanto ci riguarda abbiamo usato una formula piccola, anche in campagna elettorale, con la scelta di correre da soli. La cosa che stupisce di più è la differenza tra i voti ottenuti dall'Udc alle europee e quelli delle provinciali. Saremo comunque presenti in consiglio con una sorta di formazione a rotazione. Io sarò il primo e poi mi dimetterò a favore di quello dopo di me e così via affinchè tutti si possano rodare in vista delle prossime comunali alle quali mi presenterò». DELUSIONE invece per il candidato del Prc con il 2,02% di voti. «C'è un po' di amarezza - dice Mario Moschetti -. I nostri obiettivi erano il 4% alle europee e il 3% in Provincia. Non abbiamo raggiunto nessuno dei due. Forse siamo stati danneggiati dal voto unico per il Centrosinistra o forse è stato il blocco culturale e sociale legato ai partiti di Centrodestra che ha portato quest'ondata in tutto il territorio. Ora analizzeremo quelli che evidentemente sono stati i nostri errori in campagna elettorale ma noi ci siamo ancora e il nostro lavoro continua cercando un unità con le altre forze di Sinistra. Non siamo stati capiti dai cittadini su temi a loro cari, come ad esempio l'occupazione. Ci aspettavamo invece una sconfitta così schiacciante non tanto per la persona di Brivio o per la nostra assenza, ma per la politica intrapresa dal Pd così simile alle proposte della Destra». «RINGRAZIAMO i lecchesi che ci hanno votato ma evidentemente abbiamo sbagliato i nostri messaggi in campagna elettorale - sottolinea Franco Benoffi Gambarova di Provincie? No grazie con lo 0,58% dei voti -. Forse già il simbolo non è stato capito. E poi abbiamo avuto pochi soldi per la campagna e abbiamo tralasciato zone come l'Alto Lago e il Meratese. Continueremo la nostra battaglia a livello nazionale per l'abolizione delle Province. Sono curioso di vedere come se la caverà Nava con la sua Provincia "utile e poco costosa". Onore invece al perdente. Fossero andati al ballottaggio avremo sostenuto il candidato col programma più in linea col nostro. Ma questa possibilità non c'è stata». Tra gli «sconfitti» voce fuori dal coro quella di Samuele Rigamonti, candidato di Lega Lombardo Veneta con l'1,58% delle preferenze. «Il nostro è stato un risultato eccezionale - esulta Rigamonti -. Siamo partiti solo 6 mesi fa, abbiamo speso poco più di 10 mila euro per la campagna elettorale in tutte le province per rispetto di chi è senza lavoro o in cassintegrazione, e abbiamo già ottenuto quasi un 1,6% di voti. È un risultato che nessun altro partito avrebbe raggiunto. Ci aspetta la Regione l'anno prossimo e abbiamo sicuramente più tempo per organizzarci e faremo meglio. Non siamo in Provincia ma il nostro lavoro continua». C.E.

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L'Italia si aspetta le riforme promesse (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-06-2009)

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Prima Pagina Pagina 2 Un segnale per il Cavaliere L'Italia si aspetta le riforme promesse Un segnale per il Cavaliere di Gaetano Di Chiara --> di Gaetano Di Chiara Irisultati delle elezioni europee sono chiari: rispetto alle politiche il Pdl perde 3 punti e mezzo, il Pd 7 punti e la forbice tra i due partiti aumenta da 4 a 7 punti. La Lega supera quota 10% e l'Idv quasi raddoppia. L'Udc guadagna 1 punto mentre le sinistre estreme non raggiungono il quorum. Nonostante la chiarezza, l'interpretazione di questi dati varia a seconda del punto di vista. Se si giudica sulla base degli slogan, il Pdl è rimasto al 35%, lontano dal 40% auspicato dal premier, e il Pd non è andato sotto la soglia del 25%, considerata il minimo per la sua sopravvivenza. Secondo questa logica il Pdl dovrebbe essere costernato, mentre il Pd dovrebbe tirare un sospiro di sollievo. Ma è possibile pensare esattamente il contrario. Infatti, nonostante la campagna di delegittimazione orchestrata da una parte della stampa italiana e di quella estera e nonostante la crisi economica, il Pdl ha tenuto. Il Pd invece, anche se non è scomparso, è in forte sofferenza. E' improbabile che il risultato del Pdl sia il frutto della campagna di delegittimazione del premier. Si tratta piuttosto di un segnale dell'elettorato che ha votato il Pdl convinto dalle promesse di riforme, che ancora attendono di essere varate: dalla riforma dell'università a quella della giustizia, dalla riduzione delle tasse al piano casa, dalla legge sul fine vita alla modifica della Carta costituzionale, dall'abolizione delle province alla riduzione del numero dei parlamentari. Berlusconi ha dimostrato grande efficienza nel gestire l'emergenza, da quella dei rifiuti di Napoli alla crisi finanziaria fino al terremoto d'Abruzzo, ma per quanto riguarda le riforme non ha dimostrato la stessa risolutezza della Lega, che è arrivata a minacciare la crisi di governo pur di fare approvare in parlamento le leggi promosse da Bossi. A dimostrazione di questa interpretazione, mentre gli elettori hanno lanciato un segnale al Pdl, hanno invece premiato la Lega. Per quanto riguarda il voto in Sardegna, anche in questo caso l'interpretazione non lascia dubbi: l'isola aveva premiato il Pdl con un buon risultato alle elezioni politiche e con un ancora più largo consenso a quelle regionali. La vittoria del Pd a La Maddalena e la bassa affluenza alle urne dimostrano che la Sardegna ha voluto esprimere al governo una richiesta forte di attenzione. Le elezioni europee, si sa, non modificano le maggioranze parlamentari. Tuttavia, la delusione potrebbe trasformarsi in perdita di consensi se dovesse ripetersi la condizione del secondo governo Berlusconi e cioè, di arrivare a fine legislatura senza aver attuato almeno il 70% delle riforme promesse.

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Nicolais, lo sfogo dello sconfitto: <È vero, il Pd è stato un problema>(sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 09-06-2009)

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Corriere del Mezzogiorno sezione: INPRIMOPIANO data: 09/06/2009 - pag: 2 Il professore ex ministro Nicolais, lo sfogo dello sconfitto: «È vero, il Pd è stato un problema» NAPOLI I primi dati sono drammatici: Luigi Cesaro supera il 60 per cento. Il prof Luigi, detto Gino, Nicolais guarda lo schermo del pc e dice: «Mi dispiace non potere affrontare Cesaro al ballottaggio, visto che l'ho cercato per tutta la campagna elettorale. Avremo un presidente che non ha mai espresso quello che pensa». Passa un'ora, il suo avversario è al 58 per cento. L'ex ministro: «Mi dispiace, c'era bisogno di cambiamento vero e quindi mi dispiace che abbia vinto Cesaro perché non credo sappia affrontare la gente. Sarebbe andato bene come assessore, ma non come presidente. Il maestro d'orchestra deve conoscere tutti gli spartiti». Quando il dato è ormai quasi certo ed è Cesaro il nuovo presidente della Provincia di Napoli, targata Pdl, e ci sono anche gli euroeletti, Nicolais dice: «E mi dispiace, sì mi dispiace anche che abbiano vinto Cozzolino, Mastella e De Mita». Onorevole ma non se l'aspettava? «Sapevo che era una missione quasi impossibile. Quando ho accettato la candidatura stavamo 70 a 30. All'epoca la situazione era difficile, c'era una frattura quasi insanabile tra elettori e partito. Anche e soprattutto a causa dei cattivi rapporti con le amministrazioni comunale e regionale: penso al caso Romeo e all'emergenza rifiuti che hanno messo in crisi la credibilità della classe dirigente napoletana». Ma poi ha deciso di candidarsi lo stesso. «Me lo ha chiesto il partito per arginare questa fuga di elettori. All'inizio non volevo, essendo stato tra l'altro il ministro che ha firmato la norma per l'abolizione delle Province. Alla fine forse ho accettato anche per questo, per avviare un processo di innovazione istituzionale, per traghettare l'ente verso l'area metropolitana. Poi la cronaca ha imposto altri temi come il lavoro, i disoccupati sono scesi in piazza, e io ho portato avanti l'idea che la pubblica amministrazione non deve dare lavoro, lo deve creare». E ha cominciato a macinare chilometri e perdere chili, dodici per la precisione. «Già. Ho portato in giro questo marchio arancione. L'ho portato in giro con la lista Nicolais. Che voleva essere un'opportunità per gli elettori che non si identificavano nei partiti. Lo so che quell'arancione, pure l'arancione, non è piaciuto, è stato criticato dagli opinionisti perché non era in linea con i colori della storia, dei partiti. Beh, io l'ho scelto proprio per questo e perché ha rappresentato la lotta per i monaci buddhisti. Ma si sa in campagna elettorale tutti possono e vogliono parlare». Lei ha condotto una battaglia in solitaria. È nel suo comitato e non c'è un esponente del partito. Scusi ma il Pd dov'è? «Il partito è stato un problema. Solo il nazionale mi ha dato una mano, anche economica, ha pagato i 2/3 dei 205 mila euro spesi. Una cosa sobria tanto sarebbe stata una lotta impari vista la copertura a tappeto dei manifesti di Cesaro». E il Pd locale? «Un problema, perché c'è un commissariamento e gli altri diciamo che erano distratti dalle Europee». E Bassolino e Iervolino? «Con la Iervolino ho fatto qualche iniziativa ». Con Bassolino? «Con Bassolino ho pensato di mantenere un rapporto amichevole, ma di non presentarmi con lui ai comizi, agli incontri. Se volevo parlare di discontinuità era giusto che lo facessi da solo». Visto il risultato si è pentito? «No. Io ci credo nella discontinuità a costo di perdere come è successo. Posso fare anche altro nella vita. Il Partito democratico è un partito nuovo, diverso dal passato. Ma non è necessario che la rivoluzione la faccia io. Per lo stesso motivo mi candidai alla segreteria provinciale contro Andrea Cozzolino, perché non si raggiunse un accordo per un segretario unitario. Allora non ritenni che dovesse prevalere una sola parte su un'altra, che la vittoria fosse di un gruppo solo. Tentai, vinsi ed è stato difficilissimo». Perché? «Perché io non ho una storia di partito alle spalle. Entrava gente nella mia stanza che io neanche conoscevo. Quella partita si chiuse in modo traumatico perché non riuscimmo a cambiare la percezione negativa della gente nei confronti delle amministrazioni locali. Ma resto della mia idea fino in fondo. Non puoi aprire un partito alle giovani generazioni se non cambi la lingua, se non gli offri qualcosa di diverso rispetto al passato». Cosa farà ora? «In questo momento mi prendo una pausa. Sono stanco. Ma mi piace la politica». Farà il capo dell'opposizione? «Non mi sono candidato per questo né per fare l'assessore di Cesaro, ci mancherebbe. Ma non posso abbandonare del tutto tanta gente che mi ha sostenuto». Pensa ancora di correre per la Regione Campania? «Ho fatto il mio lavoro. Pensare di mettermi in discussione per la Regione ora lo escludo. Non me la sento io di farlo. E ci tenevo. Darò una mano, ma non posso essere l'uomo che va bene per tutte le stagioni». E nel partito quanto peserà questo suo sacrificio? «Nulla. Non c'è la componente Nicolais, l'ho detto anche ai miei ragazzi. Un partito moderno non può ragionare così. Il distacco coi cittadini deriva anche dalle nostre divisioni interne». Ora bisogna eleggere il segretario provinciale. «E dovrà essere un segretario giovane, capace ». Pensa di aver sbagliato campagna elettorale? «No. Sono fatto così, non faccio le cose tanto per farle. Non sono aggressivo e non ho trovato giusto cambiare tattica, attaccare Cesaro. La gente è stufa di questi litigi, per andare avanti non si può denigrare l'avversario ». Simona Brandolini \\ Solo il partito nazionale mi ha dato una mano, ha pagato due terzi dei 205 mila euro spesi per una campagna sobria \\ Mi spiace che abbia vinto Cesaro, ma mi dispiace anche che abbiano vinto Cozzolino, Mastella e De Mita Deluso Luigi Nicolais ha perso dodici chili a causa dello stress per l'intensa campagna elettorale cui si è sottoposto

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BRUXELLES - Credono nella libertà del web e nell'abolizione del copyright e ora la battaglia pe... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 09-06-2009)

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Martedì 09 Giugno 2009 Chiudi BRUXELLES - Credono nella libertà del web e nell'abolizione del copyright e ora la battaglia per rendere legale lo scambio di musica e film la porteranno a Strasburgo: il Partito Pirata svedese (Piratpartiet, Pp) ha vinto un solo seggio, ma è già forte della simpatia di migliaia di giovani europei, già pronti a sostenere i suoi cloni in altri Paesi. Solo tre gli argomenti nella sua agenda politica: la riforma della legge sul copyright, l'abolizione del sistema dei brevetti e il rispetto per il diritto alla privacy. Obiettivi chiari che sono bastati a convincere i circa 200 mila elettori ed a consacrare il Pp quinto partito in Svezia, di certo il più popolare tra gli under 30, i più difficili da portare ai seggi. I ragazzi - sono tutti sotto i 30 - del Partito Pirata sono arrivati al 7,4%: «Abbiamo appena scritto una pagina della storia della politica», ha detto Rick Falkvinge, fondatore del movimento.

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Affari: rivoluzione">Dal web al Comune. Grillo ad Affari: rivoluzione (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 09-06-2009)

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Politica Giovanni Favia, dal web al Comune. Beppe Grillo ad Affari: rivoluzione a Bologna Martedí 09.06.2009 14:30 Un grillino nel consiglio comunale di Bologna, Giovanni Favia, classe 1981, alla prima esperienza politica. "Ho doppiato Monteventi, ho staccato Pasquino" dice, in Comune, sorridendo. "Siamo la quarta forza bolognese, se la destra avesse corso unita saremmo stata la terza. Tutto questo è fenomenale". "Ha pagato il nostro lavoro. E' dal 2005 che facciamo banchetti, che lavoriamo su temi concreti, insomma ci siamo fatti conoscere, nel tempo", spiega Favia. "Nessuno di noi riprende Favia aveva mai fatto una campagna elettorale, abbiamo avuto sgambetti da parte delle istituzioni, ma con il web abbiamo messo in rete diverse persone". Ma quale sarà la strategia in consiglio comunale? "Porteremo fuori le informazioni, porteremo avanti le nostre inchieste e le nostre denunce in maniera più incisiva, ma porteremo soprattutto in commissione le idee che mancano a questa città", conclude. Beppe Grillo: da Bologna la rivoluzione "Comincia una grande rivoluzione", parola di Beppe Grillo che ad Affaritaliani.it svela: "Con lui dentro sarà difficile mantenere giochini". E annuncia: "D'ora in poi ogni consiglio sarà pubblicato in rete. I cittadini finalmente sapranno, vedranno e verificheranno. Si incomincia dal basso". E avverte: "I nostri voti non sono in vendita, non ci alleeremo con le salme. E la prossima volta conquisteremo il Comune e la Regione". Giovanni Favia raggiunge il 3,27% e viene eletto in consiglio comunale a Bologna, proprio nella città dove un anno e mezzo fa si è tenuto il V-Day. Un ottimo risultato? "A noi le percentuali non ci interessano, ci interessa avere un consigliere in Comune". E ora? "Lo chieda ai consiglieri comunali... con dentro Giovanni sarà difficile mantenere giochini. D'ora in poi ogni Consiglio sarà pubblicato in rete. I cittadini finalmente sapranno, vedranno e verificheranno attraverso Giovanni, la rete e il mio blog. Comincia una grande rivoluzione". Ovvero? "I cittadini finalmente parteciperanno, sapranno e agiranno. Dal basso, si incomincia così. Da oggi non sarà più lo stesso. E la prossima volta conquisteremo i Comuni. Dopo i consiglieri, anche i sindaci e la Regione. Ma non la Provincia visto che siamo per l'abolizione". Quindi da oggi inizia una nuova era... "Ci saranno molti ballottaggi ma i nostri voti non sono in vendita, nessuno si allea a delle salme o a dei malati terminali anche per non prendere malattie. Stiamo procedendo bene". Perchè hanno votato Giovanni Favia? "Basta leggere la carta di Fienze. Raccolta differenziata porta a porta, edifici messi a norma con tecnologie di efficienza energetica, energie rinnovabili, mobilità attraverso la rete, accesso alla rete libera e gratuita. Ce ne sono di cose da fare... Ecco perché hanno votato Giovanni Favia. Avrà speso 1.200-1.500 euro, questa è la grandezza. Con 2.000 euro è stato eletto, gli altri hanno speso milioni... Da oggi non hanno più scampo". IL PROGRAMMA DI GIOVANNI FAVIA I PARTE II PARTE Il primo spot televisivo della lista civica Beppe Grillo di Bologna tags: Beppe Grillo elezioni amministrative comune di Bologna

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RAI: SEGRETARIATO SOCIALE A KINSHASA PER ABOLIZIONE PENA DI MORTE (sezione: Province)

( da "Prima Comunicazione" del 09-06-2009)

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- Prima Comunicazione - http://www.primaonline.it - RAI: SEGRETARIATO SOCIALE A KINSHASA PER ABOLIZIONE PENA DI MORTE Prima Comunicazione, 09/06/2009 RAI: SEGRETARIATO SOCIALE A KINSHASA PER ABOLIZIONE PENA DI MORTE (ASCA) - Roma, 9 giu - Il Segretariato Sociale della Rai partecipera' il 10 giugno a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo alla conferenza a sostegno dell'abolizione della pena di morte. L'iniziativa, promossa da Nessuno Tocchi Caino, ha il sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano e il patrocinio del Segretariato sociale Rai, e si svolge sotto l'egida del Presidente del Senato e del Presidente della Camera della Repubblica Democratica del Congo. Saranno presenti inoltre il Primo Ministro congolese Adolphe Muzito, il Ministro della Giustizia Luzolo Bambi e il Ministro dei Diritti umani Upio Kakura Wapol. Alla conferenza partecipera', tra gli ospiti internazionali, la Vice Presidente del Senato Emma Bonino. Il seminario sulla comunicazione (11-13 giugno) co-promosso con l'associazione della Stampa congolese sara' tenuto da Oliviero Toscani. Carlo Romeo, dirigente responsabile del Segretariato Sociale Rai, interverra' alla conferenza. "Negli ultimi anni - ha detto -siamo stati in Darfur, in Bosnia, in Burkina, nei campi palestinesi del Libano per iniziative di comunicazione sociale della Rai, su richiesta del Ministero Affari Esteri, per fare formazione agli operatori della comunicazione sociale. L'appuntamento di Kinshasa segna un ulteriore momento significativo, in vista anche del fatto che nel corso del Prix Italia 2009 a Torino, la Rai dedichera' una intera giornata alla comunicazione sociale nel continente africano."

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il popolo dei grillini vola nell'urna - alessandro cori (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 10-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina VI - Bologna Il popolo dei grillini vola nell´urna Giovani, sconosciuti, ma attivissimi. Ecco la ricetta del successo Un risultato diffuso anche in provincia dove ha conquistato consensi alti ALESSANDRO CORI L´invasione dei «grillini» è appena iniziata. Perché come ha detto ieri il loro padre putativo Beppe Grillo: «Dopo i consiglieri conquisteremo i sindaci e la Regione». In attesa dei futuri risultati i ragazzi della lista civica BeppeGrillo. it, dopo un lusinghiero quanto inaspettato 3,27% alle ultime comunali, si godono l´approdo nell´assemblea di Palazzo d´Accursio con il loro candidato sindaco, Giovanni Favia, e mettono un piede, anzi due, in quasi tutti i quartieri della città dove hanno preso percentuali superiori al 5%: come al Savena o al Porto tanto per citarne alcuni. Per non parlare dei paesi della provincia dove in certi casi esistono delle vere e proprie enclave di «grillini» se si pensa che a Castenaso la lista civica ha raggiunto l´11,8% e a Monte San Pietro il 15,76%. Ingegneri, documentaristi, impiegati, terapeuti, in maggioranza trentenni o poco più, da perfetti estranei al mondo della politica, almeno fino a pochi giorni fa, gli attivisti del comico genovese rimangono coi piedi per terra e ci tengono a precisare che la loro storia è iniziata lontano, quattro anni fa. In mezzo l´exploit del Vday nel settembre del 2007 che ne svela l´esistenza, quando Beppe Grillo portò in piazza Maggiore cinquantamila persone, tante biciclettate ambientaliste, una scissione interna, documentari realizzati e diffusi in rete per smascherare «le bugie di Cofferati» e poi una sorta di primarie per scegliere il proprio candidato sindaco. E i numeri? Certo, anche quelli contano visto che come spiega Valerio D´Alessio «all´inizio, nel 2005, a Bologna gli attivisti erano in 6 o 7 mentre ora il meetup 14 - il blog dove i simpatizzanti di Beppe Grillo si scambiano opinioni e raccolgono proposte - è arrivato a contare circa 1500 iscritti». Durante gli incontri della lista civica (una sorta di emanazione del meetup bolognese) che si tengono di solito al Cortile di via Nazario Sauro oppure in altri locali presi in affitto per una serata, le persone sono 200/300. «Quando ci vediamo, non conoscendoci - dice Valerio - ognuno si presenta e dice il suo nickname utilizzato in rete e affrontiamo i temi su cui poi ci battiamo. Come l´utilizzo di energia pulita e decentralizzata, il riciclaggio dei rifiuti, l´abolizione dei doppi incarichi in politica e cosi via». Ogni volta che Grillo viene a Bologna per fare uno spettacolo fa salire i «suoi» ragazzi sul palco, racconta quello che fanno e li fa conoscere al pubblico. Telecamera e internet sono le loro «armi», visto che con un «gruppo d´assalto video» in questi anni hanno realizzato diverse inchieste - come quella sulla mafia e gli appalti per la costruzione di case, a cui ha contribuito anche l´ex assessore della giunta Cofferati Antonio Amorosi - e affrontato personaggi della politica (vedi D´Alema e Casini) con «domande scomode». Nel settembre del 2008 una parte del gruppo, più politicizzata, si stacca in disaccordo con il mondo di portare avanti alcune tematiche degli amici di Beppe Grillo» e fonda un´altra lista. Tre mesi fa poi i «grillini» fanno le loro primarie e Favia trionfa con l´80% dei consensi (un centinaio i votanti). Il resto è cronaca di questi giorni, con il successo alle elezioni comunali. «Con Giovanni dentro sarà difficile mantenere i giochini - dice Beppe Grillo ad Affaritaliani. it - D´ora in poi il consiglio sarà pubblicato in rete. I nostri voti, in vista dei ballottaggi non sono in vendita. Favia è stato eletto con soli 2mila euro, gli altri hanno speso milioni. Da oggi non hanno più scampo».

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Imposte comunali in ritirata nel Veneto (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 10-06-2009)

Argomenti: Province

Nord-Est sezione: EST data: 2009-06-10 - pag: 21 autore: Enti locali. Nei conti del 2007 una frenata del 18% Imposte comunali in ritirata nel Veneto Alla regione il record della carenza di entrate PADOVA Marino Massaro Secco calo delle entrate tributarie per i Comuni veneti. E tutto in breve tempo. Imposte e tasse nel 2005 avevano fruttato quasi 2.272 milioni di euro (pari a 479 euro per abitante). Tre anni dopo, nel 2007, l'incasso si è fermato a 1.861 milioni, pari a 391 euro pro capite. Più stabili le situazioni dei Comuni del FriuliVenezia Giulia (entrate tributarie per 432 milioni nel 2005, 446 due anni dopo) e per i municipi del Trentino-Alto Adige ( 258 milioni scesi a 237). Per le amministrazioni venete quindi c'è stato un calo del 18% e questo prima dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Ma il sollievo per i cittadini è meno avvertito in quanto sono aumentati i trasferimenti erariali (che sempre gettito fiscale è, anche se erariale), le tariffe e in generale le entrate extratributarie. In definitiva nel giro dei tre anni i sindaci veneti hanno visto crescere complessivamente del 4,37% le entrate correnti. Il confronto è basato sui dati Istat relativi ai conti consuntivi (quindi certi e non previsti). L'Istituto di statistica ha infatti pubblicato ai primi di giugno le elaborazioni relative al 2007. Per quanto riguarda il FriuliVenezia Giulia e il TrentinoAlto Adige, nella prima regione c'è stato un incremento rispetto al 2005 delle entrate tributarie del 3,2%, mentre per le due Province autonome c'è stato un calo dell'8 per cento. I principali indicatori economico- strutturali dei Comuni del Triveneto (si veda la tabella a lato) mostrano questa dinamica in modo chiaro. Nel 2007 le entrate tributarie proprie dei Comuni veneti hanno rappresentato il 50,5% delle entrate correnti, contro un 64,4% del 2006. Mentre in Friuli-V.G. e in Trentino Alto Adige i valori sono rimasti stabili. A favore delle amministrazioni locali venete spicca l'incidenza delle spese per il personale sul totale delle entrate correnti: solo il 27,9%, dato in calo rispetto al già basso valore del 2006 (30,2%). Un indice di virtuosità che peraltro accomuna un po' tutto il Nord-Est. Nell'area l'incidenza dei costi del personale è comunque inferiore alle media nazionale (30,6%). Resta tuttavia sempre alto il divario tra le capacità di spesa del Veneto rispetto alle due Regioni autonome. Per i sindaci veneti sono a disposizione in media 774,31 euro per ogni abitante. In Trentino-Alto Adige i Comuni ricavano 1.376,38 euro per abitante e in Friuli-Venezia Giulia 1.149,86 euro sempre procapite. La disponibilità di risorse si riflette sull'entità della spesa. Anche qui Comuni veneti costretti al risparmio con solo 701 euro per abitante, contro una media nazionale di oltre 828 euro. Il Veneto si colloca su scala nazionale al secondo posto nella classifica di "povertà" di spesa. Sul podio la Puglia con 632 euro procapite. Sul terzo scalino la Calabria con 711 euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Termine dell'anno scolastico e incognite della scuola del territorio bolognese (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 10-06-2009)

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Termine dell'anno scolastico e incognite della scuola del territorio bolognese (10/6/2009 15:13) | (Sesto Potere) - Bologna - 10 giugno 2009 - Mentre 5.470 studenti sono alla vigilia degli esami di Stato nelle scuole superiori bolognesi (compresi 340 privatisti), non sono poche le incognite che riguardano il mondo della scuola, i giovani e le loro famiglie. La prima è stata sciolta solo nei giorni scorsi e riguarda il cambiamento nelle votazioni minime per l'ammissione stessa agli esami di stato. Sino all'anno scorso, anche se la media non raggiungeva il sei, con motivazione del consiglio di classe si poteva essere ammessi all'esame. Da quest'anno, secondo gli intendimenti ministeriali, sarebbe stato necessario il sei (come minimo) in ogni materia, ma questa disposizione (che avrebbe comportato la mancata ammissione di almeno il 40% degli studenti, o in alternativa, come più probabile, un semplice innalzamento dei voti insufficienti) è stata rinviata al prossimo anno, e si è passati al minimo del sei come media di tutte le materie e della condotta. Alla fine potrà essere proprio il voto in condotta, già pubblicizzato come mezzo di "nuovo rigore" nella scuola, a far ammettere chi ha qualche insufficienza. La seconda novità riguarda il punteggio della maturità: aumenta il peso (da 20 a 25 punti) della valutazione dei risultati ottenuti negli ultimi tre anni di studio, mentre si abbassa quello delle prove orali (da 35 a 30) e resta invariato quello delle prove scritte (45). Rimane il fatto che l'approccio ministeriale è solo tecnico-amministrativo e non tiene conto dei problemi reali della scuola, del perché nelle superiori è così alto l'insuccesso scolastico e formativo, del perché la scuola media inferiore costituisca un "buco nero" dopo il quale, al primo anno dei licei, dei tecnici e dei professionali, più della metà dei giovani trovano molta difficoltà a proseguire gli studi. E soprattutto continua a non voler tenere conto che quanto più la scuola è "di massa" o meglio "per tutti" (nel Bolognese il 100% di chi finisce la media) tanto più occorre dedicare attenzione a ciascuno. Gli organici di diritto sono ormai definitivi e per la provincia di Bologna il "buco" è di 450 docenti. Se non si provvederà con gli organici di fatto che verranno decisi nelle prossime settimane, la nostra scuola subirà un duro colpo in tutti gli ordini e gradi, specialmente negli istituti di montagna e in quelli di periferia. Solamente per la scuola dell'infanzia mancano 43 insegnanti (38 per le nuove sezioni e 5 per il completamento nelle sezioni dove si fa scuola solo la mattina). E se aggiungiamo le richieste di statalizzazione per 24 sezioni gestite dai Comuni, mancano ben 91 insegnanti. Nessuna risposta è stata data ai Comuni che hanno allestito, a proprie spese, nuove aule per l'aumento dei bambini e delle bambine della scuola dell'infanzia. Sono 600 in lista d'attesa nei comuni di Bologna, Anzola Emilia, S. Giovanni in Persiceto, Sant'Agata Bolognese, Casalecchio di Reno, Castello di Serravalle, Zola Predosa, Argelato, Baricella, Budrio, Castel Maggiore, San Pietro in Casale, Molinella, Pieve di Cento, Castel Guelfo, Imola, Medicina, Castel San Pietro, Loiano e Monterenzio. A pagare caro saranno gli studenti più deboli e le loro famiglie, quelle le cui condizioni sociali ed economiche non consentono di supplire con apporti privati per ripetizioni, per coprire le ore in meno nella scuola, per le lingue, per le attività extra-curriculari. Ci sono incognite anche per i posti di sostegno agli studenti con disabilità. E' un tema grave, per il quale il Ministero si sottrae a ogni confronto (salvo limitarsi ad affermare che tutto, compreso le cosiddette "riforme", è basato sui tagli economici stabiliti a priori con la legge finanziaria). E anche a livello territoriale, le competenze per la programmazione dell'offerta formativa di Regione, Province, Comuni vengono di fatto vanificate dalla mancanza di interlocutori. Altrettanto grave è il taglio di 1.600 posti di lavoro in due anni nel nostro territorio (la più grande "azienda" della provincia), mentre gli altri Paesi aumentano gli investimenti nell'istruzione e nella ricerca come "volano" per superare la crisi. Infine, senza alcun dibattito nel mondo scolastico e neppure nelle aule del Parlamento, il 4 giugno è stato presentato dal Ministro della Scuola il regolamento di riforma dei licei, dopo che il Governo ha approvato il 28 maggio la riforma dell'istruzione tecnica e professionale. Si tratta di provvedimenti importantissimi per il Paese, per il futuro dei giovani e delle singole comunità, per il loro sviluppo culturale, civile ed economico. Il superamento della frammentazione di indirizzi e specializzazioni è opportuno, ma la riduzione del 30% delle attività di laboratorio nei tecnici e nei professionali risponde a una logica di tagli economici che impoverisce proprio il "cuore" di quelle scuole. L'abolizione della "compresenza" nelle ore di laboratorio dell'insegnante di teoria e di quello tecnico renderà poi poco utili anche le ore rimaste, tenuto conto anche dell'aumento degli alunni per classe e quindi dell'impossibilità di seguire seriamente queste attività. Le ore di economia e di diritto vengono abolite negli ultimi tre anni dei tecnici, dopo che si era parlato di estenderle a tutte le scuole superiori, come base di "educazione alla cittadinanza". Insomma, per i giovani che si sono iscritti a febbraio nelle prime classi delle superiori non mancheranno le sorprese, ma neppure per quelli che arrivano in seconda (la riforma parte appunto contemporaneamente nelle prime e nelle seconde). Inoltre il taglio di otto ore di insegnamento alla settimana sarà praticato anche nelle terze e quarte, senza fornire alcun criterio di coerenza con i piani di studio. A dispetto delle dichiarazioni di continuità rispetto ai piani di riforma del Ministro Fioroni, non si trova altra logica, anche in questo segmento di istruzione, che non sia quella dei tagli alle risorse per la scuola, come del resto esplicitato dal Piano che fa riferimento alle "misure di contenimento della spesa" per l'intero sistema scolastico (con il taglio nel triennio di ben 21.000 posti nella sola scuola superiore).

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Delbono è pronto al ballottaggio. Cazzola un po' meno (sezione: Province)

( da "Emilianet" del 10-06-2009)

Argomenti: Province

Delbono è pronto al ballottaggio. Cazzola un po' meno A poche ore dalla conclusione dello spoglio elettorale relativo al comune di Bologna, il candidato del Pd ha già assorbito la delusione per la mancata vittoria e lancia la sfida al suo avversario. Che si dichiara "irreperibile" fino a giovedì BOLOGNA, 9 GIU. 2009 - La mancata vittoria al primo turno, che gli è sfuggita di mano nelle ultime battute dello spoglio elettorale, gli avrà sicuramente lasciato un po' di amaro in bocca. Quest'oggi però, dopo aver dormito qualche ora, Flavio Delbono si è presentato in conferenza stampa con una faccia stanca ma fiduciosa. Già ieri notte si era detto "molto soddisfatto" dell'andamento del voto e pronto ad andare "serenamente al ballottaggio, fiducioso di vincere - se serve - al secondo turno". E oggi, senza perdere tempo, ha annunciato la strategia in vista dei "tempi supplementari" della campagna per l'elezione a sindaco di Bologna, che si concluderanno il 21 e 22 giugno. "In questa campagna elettorale - ha detto il candidato del centrosinistra - c'é stato affetto, c'é stata partecipazione, ci sono state le proposte: sono mancati solo 500 voti". Ecco perchè non è previsto nessun apparentamento con altri partiti. "La coalizione è questa, e non ci saranno cambi pro-ballottaggio", ha dichiarato in maniera categorica Delbono, che poi ha lanciato una sfida al suo sfidante Alfredo Cazzola. "Rivolgo un appello ai cittadini - ha detto Delbono - perché la scelta sarà fra il centrosinistra e la fotocopia locale di Berlusconi. Io sono disponibilissimo ad un confronto in tv, sperando che il mio avversario non sfugga al confronto come ha fatto nell'unica occasione in cui c'eravamo tutti". Il candidato di Pdl e Lega, dal canto suo, prende tempo. Ieri notte è stato estremamente prudente e ha dato via ai festeggiamenti per la conquista del ballottaggio solo a tre seggi dal termine dello scrutinio. "Adesso si apre una campagna elettorale nuova: dalla prossima settimana saremo molto impegnati nell'affrontare nuovamente i cittadini facendo altre proposte", ha dichiarato nel suo quartiere elettorale una volta sicuro del risultato. Alfredo Cazzola ha riconosciuto che il distacco che lo separa da Delbono è molto elevato, "ma noi dobbiamo fare i conti con un quadro complessivo che ci avvicina molto di quanto dimostrano i numeri - ha rilanciato - A conti fatti si tratta di 6-7 punti, che rappresentano una cifra tutto sommato non insuperabile". E a chi gli ha chiesto notizie di un'imminente arrivo di Berlusconi in città per sotenerlo, l'ex patron del Bologna calcio ha risposto che non vuole continuare a parlarne: "Perderò o vincerò io. Sono un candidato civico, ho degli alleati che mi sostengono, però questa partita la gioco io a tutto tondo, così come ho sempre fatto". Insomma, a caldo sembrava avere le idee puttosto chiare. Oggi però il suo ufficio stampa ha fatto sapere che "Alfredo Cazzola fino a giovedì sarà impegnato in riunioni di staff e non sarà reperibile". Il prossimo appuntamento con il candidato è infatti in programma l'11 giugno a mezzogiorno, ora in cui è prevista una conferenza stampa nel suo comitato elettorale. Chi invece ha già parlato è Giorgio Guazzaloca, che il il giorno dopo l'esclusione dal ballottaggio per la poltrona di sindaco di Bologna, ha incontrato i giornalisti nella sede del suo comitato elettorale. "Stavolta ho perso ma, come disse Lincoln, non sono caduto, sono solo scivolato", ha esordito il candidato sostenuto dall'Udc. "So di avere condotto una battaglia giusta, ci sarà tempo e modo per verificare la bontà delle nostre proposte", ha aggiunto, rincarando con le citazioni e ricorrendo a Napoleone. "Il tempo è la grande arte dell'uomo, diceva lui. Quindi il tempo si incaricherà di decidere". Guazzaloca ha subito stoppato chi gli stava per chiedere se darà qualche indicazione riguardo al ballottaggio, su come utilizzare il 12,7% di voti che ha raccolto nella sfida per Palazzo d' Accursio. Nessun accenno nemmeno a Cazzola, suo avversario diretto all'interno del centrodestra. Su Delbono, invece, l'ex sindaco ha ribadito di non credere che "la sua amministrazione della città possa garantire un salto di qualità a Bologna. Sono dieci anni che mi batto per voltare pagina. Ci sono riuscito in una occasione che fu storica. Poi, le altre due tornate amministrative hanno confermato la fiducia in quell'ex modello ormai obsoleto. E questo nonostante i cinque anni di Cofferati", ha concluso l'ormai ex candidato. Dai vinti ai vincitori. Beppe Grillo, sul quotidiano online Affaritaliani.it, ha parlato di Giovanni Favia, candidato sindaco a Bologna per i grillini, arrivato a sorpresa quarto con il 3,32% dopo i tre big. Favia entrerà quasi sicuramente in Consiglio comunale. "Con dentro Giovanni sarà difficile mantenere giochini. D' ora in poi - ha annunciato Grillo - ogni Consiglio sarà pubblicato in rete. I cittadini finalmente sapranno, vedranno e verificheranno attraverso Giovanni, la rete e il mio blog. I cittadini finalmente parteciperanno, sapranno e agiranno. Dal basso, si comincia così. Da oggi non sarà più lo stesso. E la prossima volta conquisteremo i Comuni. Dopo i consiglieri, anche i sindaci e la Regione. Ma non la Provincia, visto che siamo per l'abolizione". E in vista del secondo turno, il comico genovese assicura che "i nostri voti non sono in vendita, nessuno si allea a delle salme o a dei malati terminali, anche per non prendere malattie". Infine, fresca di riconferma, parla la presidente della Provincia Beatrice Draghetti. A margine di un incontro organizzato a palazzo Malvezzi per commentare l'esito del voto, ha risposto a una domanda sui rapporti e sulla differenza di stile, emersa più volte, fra lei e Sergio Cofferati e spesso al centro di polemiche e divergenze. "Cofferati? Appartiene alla mia vita precedente", ha detto ricalcando un'espressione più volte usata dal sindaco uscente per parlare della sua passata esperienza di sindacalista. Draghetti ha aggiunto che non ha avuto alcun contatto telefonico con Cofferati e, sul risultato elettorale da lui ottenuto alle elezioni europee, si è limitata a dire: "Non mi sono dedicata alle vicende elettorali di altri". PROVINCIALI: IL CENTROSINISTRA TIENE, MA NON FA IL PIENO |

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Il Pab sceglierà su Facebook (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 11-06-2009)

Argomenti: Province

Il Pab sceglierà su Facebook Bampo ha aperto un gruppo per votare il "meno peggio" Il movimento del "non voto": «Guardate oltre le montagne» OUTSIDER La collocazione di chi è fuori BELLUNO. «La Provincia non tira». Ne è convinto Giovanni Patriarca del movimento per il non voto che mira all'abolizione delle Province. Patriarca aveva tentato di candidarsi per conquistare spazi di tribuna elettorale, ma non era riuscito a raccogliere le firme. I numeri però indicano la propensione all'astensionismo: «Complice anche l'assuefazione dei cittadini bellunesi al tema dell'autonomia», sottolinea Patriarca. «Le schede bianche e le schede nulle sono state 6939 vale a dire il 6,08%, l'astensione aumenta sia rispetto alle precendeti elezioni (dal 64,17% al 59,23%), sia rispetto alle contemporanee elezioni europee (62,42%) in cui spesso si eleggono sconosciuti. Noi non siamo così presuntuosi da credere che sia il risultato della nostra campagna per il "non voto", noi volevamo solo intercettare e rendere visibile alle istituzioni il sentimento dei bellunesi di apertura verso l'europa piuttosto che il rinchiudersi all'interno dei confini montani, oltre naturalmente al disinteresse e alla disillusione per un'istituzione poco utile e molto costosa. Chiediamo», conclude Patriarca, «al nuovo presidente che sarà eletto, oltre che la trasparenza in tutti gli atti amministrativi anche di guardare oltre le montagne». Il Pab su Facebook. Gli attivisti del Pab di Paolo Bampo si sono riuniti per l'analisi del voto e hanno preso una decisione: «Il Pab ha deciso di indicare agli elettori "il meno peggio" tra Reolon e Bottacin aprendo un gruppo su Facebook nel quale, lo "zoccolo duro" del Pab, potrà esprimere la propria preferenza». L'invito è ad esprimere la propria posizione con un messaggio in bacheca o privato nella posta del gruppo "Dillo al Pab". La posizione potrà essere resa nota anche inviando una mail a: pab.mov@libero.it, o un sms al 366 4310045, o una lettera alla la casella postale nº24 - 32020 Limana.

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Ma l'Europa raccomanda di farlo (sezione: Province)

( da "Trentino" del 11-06-2009)

Argomenti: Province

L'INTERVENTO «Ma l'Europa raccomanda di farlo» Borgonovo Re perplessa sui rumors di abolizione. Il Friuli però lo ha tolto TRENTO. Mentre in aula si mena il can per l'aia sul suo successore, l'attuale difensore civico, Donata Borgonovo Re, sul tema ha più di un aspetto da puntualizzare: «Non stupisce che alcuni partiti ritengano inaccettabile l'esistenza di un'istituzione che tutela i cittadini nei loro rapporti con le pubbliche amministrazioni sottraendo le questioni in discussione a logiche clientelari o di parte per assicurare ad ogni cittadino, indipendentemente dalle sue idee e dalla sua appartenenza, un servizio imparziale di garanzia non contenziosa. Attraverso la mediazione del difensore civico ed il suo ausilio giuridico, vengono infatti evitati possibili contenziosi e vengono sanate le situazioni di conflitto, potenziale o attuale, determinate da errori o disfunzioni dell'amministrazione, agevolando così i rapporti tra queste ed i cittadini». Osserva la Borgonovo Re: «Non va dimenticato, come ho avuto modo di sottolineare nelle relazioni annuali, che l'istituto del difensore civico è sostenuto con forza dall'Unione europea (dotata di un proprio Médiateur) e dal Consiglio d'Europa, le cui raccomandazioni e risoluzioni invitano gli stati europei che ancora non lo avessero fatto, ad istituire mediatori regionali e locali per la difesa dei diritti dei cittadini di fronte alle disfunzioni delle pubbliche amministrazioni. Per usare le parole del Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa: "l'istituzione del Mediatore/Difensore civico (europeo, nazionale, regionale, provinciale, comunale ecc) contribuisce sia a rafforzare il sistema di tutela dei diritti dell'uomo, sia a migliorare i rapporti tra la pubblica amministrazione e gli utenti" .La discussione che si è aperta a livello nazionale (che riguarda esclusivamente il destino dei Difensori civici comunali e provinciali) e che sta pericolosamente aprendosi anche a livello provinciale va nettamente contro i principi guida adottati dall'ordinamento europeo e fatti propri da tutti gli stati membri dell'Unione (con l'unica curiosa eccezione dell'Italia, da sempre priva di un Difensore civico nazionale) e minaccia pericolosamente l'esistenza di una delle tutele cui i cittadini hanno diritto, i cui caratteri di gratuità e di indipendenza costituiscono un indispensabile argine anche alle possibili prevaricazioni del potere politico». Morale: «Pur ricordando che in una notte della scorsa estate, il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha eliminato l'istituto del difensore civico operante da più di vent'anni, incurante degli effetti di tale decisione (ed insensibile ai richiami istituzionali formulati dal Mèdiateur europeo e dalla Conferenza dei Difensori civici regionali italiani), sono convinta che la nostra Provincia saprà salvaguardare l'esistenza di un istituto prezioso tanto per i cittadini quanto per le amministrazioni, la cui utilità è documentata da anni di lavoro appassionato e da centinaia di problemi, piccoli e grandi, risolti in via bonaria. Credo che i cittadini trentini sapranno chiedere conto a chi li rappresenta dell'eventuale decisione di cancellare il difensore civico provinciale, consapevoli che una simile scelta è destinata a renderli più deboli ed indifesi».

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l'abolizione dell'autonomia non ci salva dal malgoverno - piero longo (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 11-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina I - Palermo L´abolizione dell´autonomia non ci salva dal malgoverno PIERO LONGO La provocazione di Salvatore Butera che ipotizzava di abrogare lo Statuto del ‘47, cioè l´Autonomia regionale, ha riscosso consensi tra i lettori del nostro giornale. E molti si dicono pronti disposti a impegnarsi per mettere fine alla politica clientelare che nei sessanta e più anni di autonomia ha procurato effetti disastrosi per l´economia e la società siciliana. SEGUE A PAGINA XV

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l'abolizione dell'autonomia - piero longo (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 11-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina XV - Palermo L´abolizione dell´autonomia PIERO LONGO A lla luce degli ultimi risultati elettorali e considerando l´assenteismo dei votanti siciliani, si potrebbero fare molte riflessioni ma la prima riguarda proprio quell´impegno civile che a parole tutti professano e che invece viene sistematicamente eluso. Certo gli interessi personalistici sono tanti e mantenere lo status quo giova a molti, ma non è la prima volta che la società civile assume atteggiamenti che vanno contro la generale accettazione fatalistica tipica dei siciliani e dei palermitani in particolare. Auspicare poi, come ha fatto qualche interlocutore, un nuovo "vespro" per liberarsi di una cattiva classe dirigente, è infatti la più ingenua delle utopie, poiché l´autonomia e la democrazia non possono scambiarsi con la cattiva gestione del potere e con lo stravolgimento del diritto. Senza considerare poi che cosa significò quel "vespro" nel lontano 1282 e quanto lo stesso Amari ebbe a scriverne quando se ne riparlò romanticamente al tempo della unificazione nazionale: nell´epoca dei Vespri, la Sicilia fu offerta agli Aragonesi per liberarla dagli Angioini e popolo e nobiltà si trovarono concordi in quella decisione oculatamente proposta in nome di un miope nazionalismo. Oggi, dunque con la stessa miopia, ci si vorrebbe liberare dai rappresentanti politici eletti dagli stessi siciliani. Ma come? Abolendo quell´unica opportunità che è lo Statuto il quale fa parte della Costituzione italiana e avrebbe dovuto consentire alla Sicilia di mettersi alla pari con le altre regioni. Non vogliamo considerare lo Statuto siciliano come l´ultima memoria dello storico regno di Sicilia né l´ultima ricompensa che lo Stato repubblicano abbia voluto darle considerando l´alto prezzo pagato dai siciliani che vennero a far parte della Nazione Italiana nata anche con i proventi del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli. Guarda caso, ancora oggi però queste sono le regioni più dissestate e nelle quali a causa della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra, nascono, secondo la comune opinione, tutti i problemi politici e sociali del nostro paese. Ma è questa la vera storia? Non è forse troppo semplicistica e comoda una simile opinione che condanna tutto il Sud ignorando la questione meridionale? Il fatto è che abbiamo dimenticato e stravolto la storia e che l´incultura regna nei paesi che riconoscono il denaro come unico sovrano. Si possono forse risolvere i problemi della Sicilia e del suo malgoverno con l´abolizione dell´Autonomia? O non dovremmo piuttosto liberare noi stessi da noi, dai nostri pregiudizi? Da noi, appunto, dato che abbiamo sempre avuto bisogno di qualcuno da sostituire nella gestione del potere che ci appartiene ma che pensiamo di gestire attraverso l´azione di coloro che sembrano più capaci e rapaci, convinti che non sia stato mai possibile governare con onestà e rettitudine? Ipotizzare nuovi vespri e rinunciare all´autonomia significherebbe ammettere che in Sicilia non può esistere la democrazia poiché manca ai siciliani la capacità decisionale e la forza politica per gestire la cultura e l´economia del territorio. Rinunciare pure all´Autonomia perché è stata mal gestita e perché «causa della odierna rovina e confusione e del malaffare politico» vorrebbe dire ammettere definitivamente l´impotenza dei siciliani i quali dal 1130 al 1812 sono rimasti servi della gleba e che in Sicilia, dall´Unità a oggi, soltanto le organizzazioni mafiose hanno meritato e meritano di gestire il potere. Rifiutare l´autonomia significherebbe dunque arrendersi e rinunciare all´utopia e alla possibilità del mutamento.

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ad arese l'ennesimo stop "l'alfa muore con noi" - stefano rossi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 11-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina VII - Milano Il bilancio Il futuro L´azienda ferma 355 lavoratori. E nessuno crede nel ritorno Ad Arese l´ennesimo stop "L´Alfa muore con noi" Il centro-stile era il nostro baluardo, ora che chiude non ci resta più niente Abbiamo sperato invano nel rilancio Sono venuto al Nord per avere sicurezza, ho lavorato qui vent´anni Come vivremo con 870 euro al mese? STEFANO ROSSI (segue dalla prima di Milano) Una assemblea aperta ieri mattina, davanti alla portineria centrale, ha ufficializzato che la scure è caduta anche su di loro. Cassa integrazione da lunedì per sette settimane, poi ferie per altre tre. Si dovrebbe riprendere l´attività il 24 agosto. Non ci crede nessuno. Alle 17 esce il turno dai cancelli della fabbrica. Negli anni ‘80, quando all´Alfa lavoravano in ventimila, era una fiumana orgogliosa. Oggi è un rivolo gonfio solo di preoccupazione. «Si va in cassa in due fasce - spiega Paolo - con l´indennità di 780 euro per chi ne prende 1.200 di stipendio e di 900 per chi ne prende 1.500». Come gli altri, Paolo ha passato da poco i quaranta: «Troppo giovane per la pensione, troppo vecchio per il mercato del lavoro». Ma tutti con dei figli da crescere e un mutuo da pagare. Giuseppe Catanese, 45 anni, riassume l´amarezza di tutti: «Vengo dalla Calabria e in vent´anni di Alfa sono diventato un quadro, mi occupo delle modifiche e migliorie della 159. Per l´azienda sono stato in Svezia e in Thailandia e in cassa prenderò 870 euro con una rata del mutuo di 800. Mia moglie rischia il posto di insegnante con il ritorno al maestro unico e abbiamo due ragazzine di 14 e 8 anni. Ero emigrato dal Sud per trovare la sicurezza e devo mandare in giro i curriculum. Ma finora nessuno ha risposto». La lettera con su scritto «cassa integrazione» sarà recapitata domani. Nel frattempo al centro stile hanno già cominciato a fare l´inventario, a ritirare i pc portatili e disattivare le schede telefoniche. La progettazione dei nuovi motori a sei cilindri è ferma: «Vedrete che useranno quelli della Chrysler», azzarda Carlo Pariani (Flmu Cub). La gente esce dai cancelli con le borse: «Abbiamo iniziato a sbaraccare». Vanno in cig 110 lavoratori su 180 della Powertrain (motori) e 245 su 320 di centro stile, sperimentazione e progettazione. I 70 che restano di questi reparti sono del commerciale. «è il colpo mortale. La Fiat sta per chiudere l´Alfa», riflette Ernesto Ierardi, delegato Rsu della Fiom, che richiama «chi ha preso gli impegni a rispettarli, come la Regione con il suo piano di reindustrializzazione». All´assemblea di ieri mattina Regione, Provincia e Comuni (Milano, Arese, Garbagnate, Lainate, Rho), non c´erano. Si è visto solo Vladimiro Merlin, consigliere a Palazzo Marino per Rifondazione. Il governatore Formigoni ha inviato una lettera di solidarietà, la segretaria della Fiom Maria Sciancati la rimanda al mittente: «Servono fatti concreti». Corso Marconi intanto va avanti. «La cassa ordinaria ha un limite di 52 settimane in due anni e la Fiat vuole raggiungerlo entro aprile del 2010, dichiarando poi l´esubero dei lavoratori», prevede Ierardi. Significherebbe non tornare mai più in fabbrica. «Ma io già non ce la facevo con lo stipendio, figuriamoci adesso», dice Paolo Parini. Per questo il sindacato chiede l´abolizione del tetto che rende teorico l´80 per cento del salario previsto come indennità di cassa. «Un po´ però ce lo dovevamo aspettare», obietta Andrea Andreis. è già dalla fine di dicembre che due settimane al mese si fanno a casa. Eppure sette consecutive - dieci con le ferie - non se le aspettavano. Non al centro stile, dove hanno disegnato la Mito. Tanti, nei reparti di punta, pensavano che a loro non sarebbe toccato. Non così. Anche quando nel dicembre 2002 venivano mandati in cig 1.024 operai. Anche assistendo allo smantellamento delle linee di produzione, al calvario di proroghe della cassa straordinaria e infine al licenziamento degli ultimi 68 di questi 1.024 (dopo pensionamenti, uscite incentivate, dimissioni spontanee) nel marzo del 2008. «Abbiamo sperato anche nel rilancio grazie al museo, che attrae visitatori da tutto il mondo», spiega Giovanni Pillonca: «Il centro stile era il nostro baluardo, ora non ci resta più niente». Al massimo, la Fiat offre il trasferimento a Torino. Chi ha accettato si alza alle 4 della mattina e rientra alle 9 di sera. «Io però glielo dicevo, che prima o poi sarebbe toccato anche a noi», sospira Daniela Bonvini, delegato Rsu. Invece, malgrado tutto, c´è persino un po´ di sorpresa ad avvelenare il cuore trafitto dell´Alfa. Il 24 giugno del 2010 l´Anonima lombarda fabbrica automobili compirebbe un secolo. Ma più che un anniversario, sembra un funerale.

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ESPOSITO HA ORGANIZZATO UN TOUR NEI QUARTIERI, BIGLIARDO ANNUNCERà TAGLI DELLA TARSU E L'ABOLIZIONE DELLA SOSTA A PAGAMENTO (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 11-06-2009)

Argomenti: Province

Esposito ha organizzato un tour nei quartieri, Bigliardo annuncerà tagli della Tarsu e l'abolizione della sosta a pagamento

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Difficilmente il Terzo Polo si apparenterà con uno dei candidati rimasti in corsa per d... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Frosinone)" del 12-06-2009)

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Venerdì 12 Giugno 2009 Chiudi di LUCIANO D'ARPINO Difficilmente il Terzo Polo si apparenterà con uno dei candidati rimasti in corsa per diventare presidente della Provincia: Antonello Iannarilli del centrodestra e Gianfranco Schietroma del centrosinistra. A dirlo è il candidato a presidente del Terzo Polo Domenico Marzi, uno dei sicuri vincitori morali di questa elezione con i suoi 38.205 pari al 12,84%, diventato il vero ago della bilancia con l'Udc di questa tornata elettorale. «Non penso - dice infatti Marzi - che vi siano le condizioni per andare con uno dei due contendenti. Se poi Casini dovesse decidere in modo contrario, mi consulterei prima in modo approfondito con tutti». Cosa prova dopo questa affermazione nei confronti del centrosinistra che l'ha scaricata dopo 9 anni di guida del Comune capoluogo? «La smorfia della mia soddisfazione è stata pari al ghigno cadaverico di alcuni personaggi dell'altro campo». I suoi sondaggi non si sono rivelati illusori come quelli di Iannarilli che avrebbe dovuto vincere facile al primo turno... «Sono stati veritieri: mi avevano detto che i miei consensi sarebbero oscillati dal 12 al 14% e così è stato. A Frosinone ho ottenuto mille voti personali in più solo stringendo le mani e grazie al voto d'opinione prescindendo da improbabili offerte di primariati e posti di lavoro». Di nuovo sindaco del capoluogo, consigliere regionale o deputatto: cosa vede adesso nel suo futuro politico? «Escludo categoricamnete il ruolo di sindaco. Per il resto è troppo presto per parlarne. Mi sono candidato perché avevo voglia di dire la mia» Si impegnerà adesso a fare il consigliere provinciale o lascerà dopo un po' di tempo? «Già nel mio programma c'era l'abolizione dell'ente provincia e quindi....Penso comunque che lascerò il mio posto a qualcun altro dopo un annetto. Ero e resto un politico fuori dagli schemi». Se l'apparentamento appare difficile è partita però l'offensiva per la conquista del voto di centro. Va in questo senso infatti l'invito lanciato da Adriano Roma, coordinatore provinciale del Pdl per l'area sud della Ciociaria: «Faccio un appello agli elettori dell'Udc - dice - una forza politica per sua natura moderata e cattolica, che non ha nulla a che vedere né con l'anticlericalismo del nostro avversario né tanto meno con i radicalismi della sinistra estrema, che è parte integrante della coalizione di Schietroma e che ha tentato in più occasioni di scardinare addirittura la famiglia, il fulcro della nostra società. L'Udc non ha niente in comune con tutto ciò, ed è vicina, invece, agli ideali del nostro candidato Antonello Iannarilli e della coalizione che lo sostiene. Per questo, invito gli elettori dell'Udc a sostenerci, per garantire alla nostra Provincia un governo capace di cambiare davvero le cose tenendo fede a quelli che sono i principi e i valori comuni di riferimento». A dar manforte al candidato del centrosinistra Gianfranco Schietroma, invece, scendono in campo il governatore del Lazio Piero Marrazzo e l'assessore regionale Francesco Scalia, presidente della Provincia uscente: «Credo nell'allargamento dell'alleanza all'Udc ma bisogna lavorarci - ha detto Marrazzio - Si sta lavorando come sempre ma non riduciamo tutto ad un accordo elettorale. Cerchiamo di guardare lontano». E Scalia aggiunge: «C'è bisogno più che mai di quella determinazione che ha sempre contraddistinto gli uomini del centro sinistra ed io, in continuità con quanto fatto finora, non mi risparmierò. La Provincia di Frosinone viene da un'esperienza di governo che ha ottenuto risultati importanti Per questo occorre fare squadra e non interrompere mai il dialogo con il territorio. La politica deve raccogliere istanze e bisogni, per confezionare poi, nel migliore dei modi, le risposte che i cittadini si aspettano».

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Raffaele Sampaolesi non è un ragazzino e proprio la sua età è stato uno dei motivi di perplessità nella maggioranza, che alla fine però si è rassegnata a quella che è stata giudica (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 12-06-2009)

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Raffaele Sampaolesi non è un ragazzino e proprio la sua età è stato uno dei motivi di perplessità nella maggioranza, che alla fine però si è rassegnata a quella che è stata giudicata l'unica opzione possibile Raffaele Sampaolesi non è un ragazzino e proprio la sua età è stato uno dei motivi di perplessità nella maggioranza, che alla fine però si è rassegnata a quella che è stata giudicata l'unica opzione possibile. Nato a Terni 72 anni fa, Sampaolesi ha lavorato alla Banca d'Italia dal '61 fino a diventare direttore della sede di Trento dal 1989 al '95 quando è andato in pensione. Da allora e fino ad oggi ha svolto le funzioni di giudice di pace di Trento e reggente degli uffici di Fiera di Primiero e Pergine. E proprio a Pergine, dove si trovava al lavoro, Sampaolesi è stato raggiunto dalla notizia della sua elezione. Ieri prima del voto il consigliere provinciale Mauro Ottobre (Patt) aveva evidenziato l'aspetto critico che così verrà a sguarnirsi ulteriormente l'ufficio del giudice di pace, che già oggi è in affanno nel coprire le udienze in tutte le 11 sede periferiche oltre a Trento che sono Borgo, Cavalese, Cles, Malé, Fiera di Primiero, Fondo, Mezzolombardo, Pergine, Riva, Rovereto Tione. Dottor Sampaolesi, come è nata la sua candidatura? Mi è stata chiesta la disponibilità da alcuni consiglieri provinciali che mi conoscono da anni per la mia esperienza professionale alla Banca d'Italia e l'attività di giudice di pace negli ultimi 14 anni, ritenendo che fossero utili a questi fini. Questa elezione mi onora per l'importanza del ruolo. Cosa pensa della funzione del difensore civico? Penso che sia utile per la cittadinanza e anche se a livello nazionale si discute della sua abolizione ritengo che la nostra provincia autonoma dovrebbe tenere questa istituzione perché fino ad oggi ha dato buoni risultato grazie a chi ha svolto questo ruolo prima di me. Conosce il difensore civico uscente, Donata Borgonovo Re? Sì, l'ho conosciuta ad un convegno, ha svolto in modo molto valido il suo compito. E lei come intende muoversi? Io l'esperienza in questo ruolo non ce l'ho ma me la farò. Da quest'anno il difensore civico svolge anche le funzioni di garante dei minori. Lei ha esperienza in questo campo? No, ma penso che il garante sia molto utile per aspetti di tutela fondamentali al di là degli aspetti di cui si occupa il tribunale dei minorenni. L'ufficio del giudice di pace è da anni a ranghi super-ridotti, la sua nomina a difensore civico lo sguarnirà ulteriormente. Si troverà una soluzione? La situazione è difficile ma non dipende da noi ma dal Consiglio superiore della magistratura che deve fare le nomine. Prevedo tempi lunghi e non brevi. Ma oggi quanti giudici di pace mancano? La pianta organica è di 36 giudici di cui 5 a Rovereto invece in servizio ce ne sono 10 in tutto di cui 7 Trento, senza di me scenderanno a 6. 12/06/2009

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Iannarilli: Â (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 12-06-2009)

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stampa Ballottaggio Primo impegno del candidato del centrodestra Iannarilli: «Toglieremo la famigerata Cosap» La componente ex An spinge per un accordo con i centristi. Paliotta chiede un ultimo sforzo Luca Sergio Antonello Iannarilli, candidato del centrodestra al vertice dell'Amministrazione provinciale nel ballottaggio di domenica 21 e di lunedì 22 giugno, si sta già muovendo da presidente. E così ieri ha lanciato la sua prima proposta che sarà particolarmente gradita a migliaia di elettori: l'abolizione della Cosap. Ricordiamo che il famigerato balzello mise in cattiva luce la prima amministrazione di centrosinistra che fu sommersa da una marea di critiche da parte di due esponenti del centrodestra: Fabio Bracaglia e Pasquale Purificato. «Se il popolo ciociaro ci confermerà il suo consenso – ha dichiarato – il primo impegno della nuova maggioranza sarà quello di abolire questo canone. Si tratta di un canone che sta creando un grosso contenzioso. Dà luogo a notevoli disparità di trattamento e si rivela spesso iniquo. Innanzitutto incomprensibile è il motivo per cui un cittadino debba pagare per uscire di casa. Inoltre l'Amministrazione provinciale non è mai riuscita né a regolamentare, né a disciplinare adeguatamente il pagamento di questa tassa che spesso ricade su terreni già espropriati per l'ampliamento delle sedi stradali e dunque non più di proprietà dei privati cittadini. Per non parlare degli incassi assolutamente non proporzionati rispetto alle spese». «Un impegno che prendiamo sin da ora – ha concluso Iannarilli – per eliminare incongruenze e metterci dalla parte dei cittadini. Concretamente». Grande soddisfazione per il risultato ottenuto dal movimento MCL presieduto da Giuseppe Paliotta, terza lista di centrodestra con il 3.14% e 9033 preferenze su tutto il territorio provinciale. «Determinante – ha rilevato Paliotta – è stato il progetto della nuova regione Lazio senza Roma, vera novità di questa campagna elettorale, che insieme ai temi di cambiamento e di rinnovamento, hanno permesso la collocazione della lista MCL nella classifica delle liste di centro-destra più votate. Infatti la troviamo subito dopo quello del PDL e di Rialzati Ciociaria. Si classifica al primo posto il candidato di Atina Mario Giannandrea con il 14,03%, subito dopo Fabrizio Martini per il collegio di Fiuggi con 11,95% ed infine Paolo Castaldi per il collegio di Ceprano con 11,71%. Un ringraziamento a tutti i cittadini che ci hanno sostenuto esprimendo la propria preferenza per il nostro movimento». «Ora però – ha sottolienato concludendo – bisogna concentrarsi sul ballottaggio, motivando gli elettori sulla necessità di realizzare il cambiamento alla provincia dopo quindici anni di inefficiente dell'Amministrazione provinciale di sinistra». Intanto, sia a livello provinciale ma soprattutto regionale e nazionale si susseguono i contatti tra gli schieramenti per raggiunge un'intesa che possa sbloccare il turno di ballottaggio, il quale si avvicina a grandi passi. Il partito corteggiato è ovviamente l'Udc che in provincia, con il Terzo polo, dopo il lusinghiero risultato elettorale ha il coltello dalla parte del manico. La componente ex An del Pdl spinge per un accordo con l'Udc. Dopo l'intervista pubblicata ieri con il vice capogruppo Pdl al Senato Oreste Tofani, che per tempo si era espresso in questo senso, ieri sono scesi in campo due suoi importanti esponenti. «È utile concentrarsi nei prossimi ballottaggi di Frosinone e Rieti e sulla possibilità di aprire un dialogo proficuo con l'Udc», ha detto il sen. Andrea Augello e sulla medesima linea si è espresso il deputato Fabio Rampelli: «Occorre pensare a cose serie, a comporre il quadro provinciale per il varo di una stagione di buongoverno nel territorio con la vittoria ai ballottaggi di Frosinone e Rieti ma anche a strutturare il partito a Roma e nel Lazio per prepararci alle elezioni regionali del 2010».

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Luca Sergio Antonello Iannarilli, candidato del centrodestra al vertice dell'Amministrazione provinciale nel ballottaggio di domenica 21 e di lunedì 22 giugno, si sta già muovendo (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 12-06-2009)

Argomenti: Province

stampa Luca Sergio Antonello Iannarilli, candidato del centrodestra al vertice dell'Amministrazione provinciale nel ballottaggio di domenica 21 e di lunedì 22 giugno, si sta già muovendo da presidente. E così ieri ha lanciato la sua prima proposta che sarà particolarmente gradita a migliaia di elettori: l'abolizione della Cosap. Ricordiamo che il famigerato balzello mise in cattiva luce la prima amministrazione di centrosinistra che fu sommersa da una marea di critiche da parte di due esponenti del centrodestra: Fabio Bracaglia e Pasquale Purificato. «Se il popolo ciociaro ci confermerà il suo consenso – ha dichiarato – il primo impegno della nuova maggioranza sarà quello di abolire questo canone. Si tratta di un canone che sta creando un grosso contenzioso. Dà luogo a notevoli disparità di trattamento e si rivela spesso iniquo. Innanzitutto incomprensibile è il motivo per cui un cittadino debba pagare per uscire di casa. Inoltre l'Amministrazione provinciale non è mai riuscita né a regolamentare, né a disciplinare adeguatamente il pagamento di questa tassa che spesso ricade su terreni già espropriati per l'ampliamento delle sedi stradali e dunque non più di proprietà dei privati cittadini. Per non parlare degli incassi assolutamente non proporzionati rispetto alle spese». «Un impegno che prendiamo sin da ora – ha concluso Iannarilli – per eliminare incongruenze e metterci dalla parte dei cittadini. Concretamente». Grande soddisfazione per il risultato ottenuto dal movimento MCL presieduto da Giuseppe Paliotta, terza lista di centrodestra con il 3.14% e 9033 preferenze su tutto il territorio provinciale. «Determinante – ha rilevato Paliotta – è stato il progetto della nuova regione Lazio senza Roma, vera novità di questa campagna elettorale, che insieme ai temi di cambiamento e di rinnovamento, hanno permesso la collocazione della lista MCL nella classifica delle liste di centro-destra più votate. Infatti la troviamo subito dopo quello del PDL e di Rialzati Ciociaria. Si classifica al primo posto il candidato di Atina Mario Giannandrea con il 14,03%, subito dopo Fabrizio Martini per il collegio di Fiuggi con 11,95% ed infine Paolo Castaldi per il collegio di Ceprano con 11,71%. Un ringraziamento a tutti i cittadini che ci hanno sostenuto esprimendo la propria preferenza per il nostro movimento». «Ora però – ha sottolienato concludendo – bisogna concentrarsi sul ballottaggio, motivando gli elettori sulla necessità di realizzare il cambiamento alla provincia dopo quindici anni di inefficiente dell'Amministrazione provinciale di sinistra». Intanto, sia a livello provinciale ma soprattutto regionale e nazionale si susseguono i contatti tra gli schieramenti per raggiunge un'intesa che possa sbloccare il turno di ballottaggio, il quale si avvicina a grandi passi. Il partito corteggiato è ovviamente l'Udc che in provincia, con il Terzo polo, dopo il lusinghiero risultato elettorale ha il coltello dalla parte del manico. La componente ex An del Pdl spinge per un accordo con l'Udc. Dopo l'intervista pubblicata ieri con il vice capogruppo Pdl al Senato Oreste Tofani, che per tempo si era espresso in questo senso, ieri sono scesi in campo due suoi importanti esponenti. «È utile concentrarsi nei prossimi ballottaggi di Frosinone e Rieti e sulla possibilità di aprire un dialogo proficuo con l'Udc», ha detto il sen. Andrea Augello e sulla medesima linea si è espresso il deputato Fabio Rampelli: «Occorre pensare a cose serie, a comporre il quadro provinciale per il varo di una stagione di buongoverno nel territorio con la vittoria ai ballottaggi di Frosinone e Rieti ma anche a strutturare il partito a Roma e nel Lazio per prepararci alle elezioni regionali del 2010».

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La Lega avverte gli alleati del Pdl: (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-06-2009)

Argomenti: Province

La Lega avverte gli alleati del Pdl: «Guai a chi pensa di abolire le Province» dopo la tornata elettorale Smentite le dichiarazioni del ministro Brunetta che aveva parlato della necessità di "svuotare" gli enti locali intermedi 13/06/2009 Roma. Guai a chi tocca le province, parola della Lega nord. Se ne parla da diversi mesi ma oggi, dopo il voto del 6 e 7 giugno ed in vista dei ballottaggi previsti per il 21, la Lega va giù duro e mette uno stop all'abolizione delle province. A parlare per primo, dando corpo e voce ai sentimenti di del Carroccio che ha superato il 10% dei consensi allargando la sua geografia politica ben oltre il Po, è Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso. «Gli elettori - dice - hanno bocciato la lobby industriale che avrebbe voluto abolirle. Il voto ha sconfitto il movimento anti-Province». Il braccio di ferro sul futuro di questa istituzione era stato al centro del dibattito nel centrodestra alla vigilia del voto. Da una parte la Lega che vede nella provincia un tassello fondamentale del legame con la gente, dall'altra pezzi della maggioranza tra cui anche il Ministro antifannulloni Renato Brunetta, per il quale le province sarebbero da eliminare al punto che in un'intervista aveva avvertito: «Si è detto tante volte ma nessuno ha mai osato abolire le province. Accadrà adesso - anche se "abolire"è un termine non corretto: gli enti intermedi che stanno a metà strada tra Comune e regione saranno svuotati». Macché? dice oggi la Lega - non se ne parla proprio. «Il movimento anti-Province - notava ieri Muraro - è stato sconfitto, nel segno della Lega. L'ultima tornata elettorale non ha soltanto confermato la crescita del Carroccio a livello nazionale e locale, ma ha emanato anche un altro verdetto: chi diceva che la popolarità delle Province era ormai al tracollo è stato palesemente sconfessato. L'affluenza per i rinnovi delle Amministrazioni provinciali ha superato il 70% a livello nazionale nel Nord soprattutto». Poche ore prima del voto Umberto Bossi era stato ancora più chiaro: «Io sono amico di Berlusconi - queste le parole del Senatùr - e ogni grande patto è sacro». Poi, riferendosi alle amministrative, aggiungeva: «Niente mani libere, Berlusconi è una brava persona: io non cambio uno che mantiene le promesse. Mi aspetto di vincere nei comuni e nelle province. Quelli mi interessano». Un discorso chiaro che, a scanso di equivoci, Bossi precisava ulteriormente riferendosi alla futura leadership del centrodestra: «Il leader per adesso è Berlusconi. E non è giusto per lui parlare ora dei suoi successori. Fini poi non ha nessuna intenzione a fare le scarpe a Berlusconi». Del resto nel testo proposto dalla maggioranza, rivisitato e corretto, della Carta delle autonomie che dovrebbe cominciare il suo iter istituzionale subito dopo le elezioni, non è prevista nessuna abolizione delle province. E, a scanso di equivoci, il sottosegretario all'Interno con delega agli Enti Locali, Michelino Davico (Lega nord), ha più volte smentito che le Province saranno cancellate definendo le dichiarazioni del ministro Renato Brunetta "un contributo che non è nel testo". Davico, poi, - anticipando alcuni contenuti del provvedimento sul quale sono in corso incontri di governo - ha spiegato come il testo sulle autonomie preveda l'abolizione di alcuni degli enti intermedi che si calcola siano alcune decine di migliaia. «Ci sono dati diversi in proposito - ha detto - ma sicuramente il risparmio è maggiore se si aboliscono questi enti intermedi piuttosto che le Province per le quali potrebbe esserci una maggiore razionalizzazione. Le Province - ha aggiunto - sono previste dalla Costituzione dunque non si possono abolire così». Massimiliano Lenzi 13/06/2009

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L'ABOLIZIONE degli esami di riparazione autunnali per i licei, quindici anni fa, fu la conc... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Latina)" del 13-06-2009)

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Sabato 13 Giugno 2009 Chiudi di GIORGIO ISRAEL L'ABOLIZIONE degli esami di riparazione autunnali per i licei, quindici anni fa, fu la conclusione di un processo iniziato da anni, ma la decisione del ministro D'Onofrio aprì una faglia che è andata sempre più allargandosi. Non che non vi fossero ragioni serie per modificare una situazione piena di inconvenienti, a partire dal costo delle ripetizioni estive per le famiglie. Ma fu una leggerezza scassare un sistema collaudato senza disporre di un'alternativa ben pensata e applicabile; e, di fatto, l'alternativa non l'aveva in mente nessuno. L'assenza di regole non poteva non determinare una caduta del rigore e non poteva non solleticare tendenze demagogiche al lassismo. Chi ricorda il clima di quegli anni sa bene che il mondo degli insegnanti lo aveva capito e che ha sofferto di sentirsi sottrarre uno strumento importante sia per stimolare il rendimento scolastico sia per mantenere la disciplina in classe. Di fatto, col crollo della spinta a far bene anche tra gli studenti migliori, si creò un appiattimento generale. Il messaggio stimolava l'opportunismo: «chi me lo fa fare di studiare se anche l'ultimo della classe va avanti lo stesso?». Tutti i marchingegni escogitati negli anni successivi dall'invenzione dei nefasti "debiti formativi" che non venivano mai recuperati, a quella del "6 rosso", erede dei famigerati "6 politico" e "18 politico" di sessantottina memoria hanno continuato a trasmettere quel messaggio opportunista e lassista. Ha trionfato una demagogia permissiva ispirata da un'ideologia imperniata su due principi: tutti debbono andare avanti allo stesso modo e l'obiettivo di riferimento non è il rendimento massimo (ovvero il primo della classe), bensì un rendimento minimale o, come fu detto con una penosa locuzione, la "media minima"; la scuola deve gestire i nuovi problemi in base al principio dell'"autonomia", di per sé ottimo ma realizzato in modo da travolgerla sotto una valanga di burocrazia e di adempimenti formali. Il modo con cui è stata concepita l'autonomia scolastica come quella universitaria lungi dall'alleggerire la struttura l'ha appesantita enormemente con una miriade di organismi e adempimenti che la distolgono dalla sua funzione istituzionale.

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Per errore, subito corretto, erano state cancellate l'abolizione della pena di morte, ... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 13-06-2009)

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POLITICA pag. 11 Per errore, subito corretto, erano state cancellate l'abolizione della pena di morte,<... Per errore, subito corretto, erano state cancellate l'abolizione della pena di morte, le norme sull'Antitrust e l'istituzione della Corte dei Conti

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Legge elettorale, le ragioni di un voto (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 13-06-2009)

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Campania Riforme istituzionali Legge elettorale, le ragioni di un voto Nuova chiamata alle urne il prossimo 21 giugno. A due settimana di distanza dalle elezioni europee e amministrative, si voterà per il referendum elettorale, finalizzato alla modifica parziale del testo di legge del 2005. Sulle ragioni del sì e su quelle del no, giovedì scorso, si sono confrontati, presso la sede de Il Denaro, Amedeo Lepore, presidente del Comitato per il Sì nel Mezzogiorno e docente di Storia economica presso l'Università di Bari, e Geppi Rippa, esponente del Comitato per il No e direttore dei Quaderni Radicali. L'evento è stato organizzato dal Denaro in collaborazione con Mezzogiorno Europa, Demios e Rodinò 22 ed è stato trasmesso da Radio Radicale. L'integrale è disponibile sul sito del Denaro all'indirizzo www.denaro.it. daniela russo Premio di maggioranza alla lista più votata e abrogazione delle candidature multiple: queste le modifiche principali che il referendum del 21 giugno potrebbe apportare all'attuale legge elettorale. Tre i quesiti per gli elettori. I primi due sono relativi all'assegnazione del premio di maggioranza, per Camera e Senato, non più alla lista o alla coalizione con il maggior numero di voti, ma alla sola lista. Il terzo quesito, invece, prevede l'abolizione della possibilità di presentare una candidatura in più circoscrizioni, come spiega Armando Vittoria, ricercatore di Storia delle Istituzioni dell'Università Federico II. Sulle ragioni del sì e su quelle del no si sono confrontati, presso la sede del Denaro, Amedeo Lepore, presidente del Comitato per il Sì nel Mezzogiorno e docente di Storia economica presso l'Università di Bari, e Geppi Rippa, esponente del Comitato per il No e direttore dei Quaderni Radicali. Entrambi hanno argomentato le proprie ragioni in maniera anche accorata. La vittoria dei sì, secondo Amedeo Lepore, rappresenterebbe uno stimolo per una seria riflessione finalizzata alla riforma elettorale. "La spinta popolare spiega Lepore rimetterebbe in discussione il Porcellum. Il sì, inoltre, eviterebbe un'eccessiva frammentazione delle liste, garantendo maggiore stabilità ai Governi, espressione di un unico schieramento, e più ordine nei rapporti tra i partiti stessi". "Il pluralismo continua - non sarà messo in pericolo dalle soglie di sbarramento, pari al 4 per cento per la Camera e all'8 per cento per il Senato. La rappresentanza di tutte le identità politiche sarà tutelata e garantita". Il premio di maggioranza alla lista più votata, per Lepore, consentirebbe a questa ultima di non essere soggetta "ai ricatti delle forze minori". Per il comitato del sì, il terzo quesito ha grande importanza "perché non ci sarebbe più la possibilità di cedere il proprio seggio in Parlamento ai non eletti, garantendo maggiore trasparenza nei confronti degli elettori". PENALIZZATI?I?PICCOLI "Il referendum elettorale - dice Geppi Rippa elimina gli ultimi spazi di partitocrazia, perfezionando il Porcellum". Per l'esponente del partito Radicale, i quesiti del 21 giugno sono solo uno strumento per radicalizzare gli aspetti peggiori della legge del 2005. "" illusorio credere che il sì possa favorire la riforma. dice Rippa La modifica del testo di legge, così come prevista del referendum, non sanerà gli errori dell'attuale legge". Non saranno reintrodotte le preferenze e si rafforzerà la tendenza bipartitica, con l'abolizione delle coalizioni e il premio di maggioranza assegnato alla lista più votata. A farne le spese, secondo il direttore dei Quaderni Radicali, saranno soprattutto i partiti politici più piccoli. "Il referendum, però, - sottolinea Rippa è uno strumento partecipativo, espressione della democrazia popolare. " importante andare a votare e non bisogna nascondersi dietro l'astensionismo". I quesiti 1 - scheda di colore VERDE (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera dei Deputati) Votando SI si approva la modifica alla legge elettorale attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora, alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 2 - scheda di colore BIANCO (premio di maggioranza alla lista più votata al Senato della Repubblica) Votando SI si approva la modifica alla legge elettorale attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza al Senato della Repubblica, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora, alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 3- scheda di colore ROSSO (abolizione delle candidature multiple) Votando SI si vieta a qualsiasi candidato di essere presente su più circoscrizioni e si obbliga ognuno a scegliere in quale collegio/sezione elettorale candidarsi. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. del 13-06-2009 num.

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A Troina scontro in Consiglio tra maggioranza e opposizione (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 13-06-2009)

Argomenti: Province

A Troina scontro in Consiglio tra maggioranza e opposizione Leonforte. Continuano le iniziative per risolvere le problematiche legate alla fornitura dell'acqua e quanto ciò comporta in fatto di costi, taglio dei contatori, morosità. Mercoledì, infatti, il comitato civico “Principe Branciforti”, di cui è il coordinatore Franco Ferragosto, unitamente al coordinamento provinciale e regionale, ha invitato tutti i cittadini leonfortesi a scendere in piazza, “per manifestare il proprio sdegno per i soprusi subiti da parte dell'Ente gestore Acquaenna ”. Nell'annunciare che il raggruppamento della cittadinanza avverrà in piazza Grillo e che la manifestazione di protesta avverrà sul corso Umberto e arriverà in piazza Margherita, per concludersi con il comizio in piazza IV Novembre, Franco Ferragosto scrive: “I cittadini, i rappresentanti delle istituzioni e della politica, i sindacati, le associazioni, che hanno a cuore la soluzione di un problema che diventa più spinoso a danno della collettività, devono fare sentire forte la loro voce di protesta nei confronti di coloro che fanno speculazione su un bene primario ed imprescindibile: la nostra acqua, la nostra vita”. E poi le proposte di modifica del sistema di sfruttamento dell'acqua. Abolizione degli Ato idrico; gestione degli acquedotti per la distribuzione da parte dei Comuni; apertura in ogni Comune di sportelli al servizio dei cittadini; creazione di una fascia di utenza, garanzia di metri cubi 50 pro-capite annua (per ogni componente il nucleo familiare) ad un costo di 0,65 euro al mc.; maggior consumo da calcolare, per eventuale esubero ad un costo di 0,90 euro mc.; eliminazione del “canone fisso”; abolizione dell'Iva, in quanto l'acqua è “bene di prima necessità elargita dalla natura” che deve essere solo distribuita; eliminazione dell'adeguamento agli indici Istat, in quanto la natura non ha collegamenti con gli adeguamenti al costo della vita e continua ad elargire il suo bene prezioso gratuitamente; divieto di stacco delle utenze per morosità; semestrali letture dei contatori, prima dell'emissione delle bollette a lettura rilevata e non presunta; tariffazione certa e determinata per i nuovi allacciamenti-utenze; restituzione o conguaglio immediato delle somme incassate dal gestore per servizi non prestati o inadeguatezza degli stessi”. E c'è praticamente tutto ciò che gli utenti vorrebbero si facesse. Carmelo Pontorno

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Kessler: Tra Pd e Upt rapporti da correggere (sezione: Province)

( da "Trentino" del 14-06-2009)

Argomenti: Province

Colloquio con il presidente del Consiglio provinciale. A tutto tondo Kessler: «Tra Pd e Upt rapporti da correggere» E sui costi della politica: «Al prezzo più basso non si ha sempre il prodotto migliore» Dellai ha detto che non si possono prendere voti usando il telecomando ma lui ha dato indicazioni non a favore del Pd TRENTO. Costi della politica. Rapporti (non proprio fraterni) tra Pd e Upt. Ed una riflessione, a bocce ferme, sulle recenti elezioni europee. In un colloquio di ampio respiro il presidente del Consiglio Gianni Kessler affronta temi che lo riguardano come garante dell'aula ma, smesso il ruolo istituzionale, affronta anche temi squisitamente politici come la sponsorizzazione di Lorenzo Dellai per il candidato dell'Udc, Ivo Tarolli, alle elezioni europee di sette giorni fa: «E' vero che Dellai ha detto che i voti non sono teleguidati con un telecomando, che l'elettore sceglie con la propria testa. E per fortuna. Ma anche è vero che delle indicazioni le ha date, ed erano diverse da quelle di votare Pd. E se non avevano un senso tanto valeva non darle». Costi della politica. Ha senso tagliare con la mannaia giusto per farlo? «Attenzione. Non è che tutto quello che costa meno sia meglio. Questo vale per la vita quotidiana ma il concetto si applica anche per il funzionamento delle istituzioni. Per il Consiglio si può spendere la metà, ma significherebbe non metterlo più in condizione di lavorare. O farlo contare poco o niente. Quello che conta di più non è la somma finale che si va a spendere ma se le istituzioni democratiche fanno bene il loro lavoro. I nostri Consigli, sia quello provinciale che quello regionale, lo fanno senza sprecare soldi». Kessler non è favorevole, battaglia messa in campo nelle ultime settimane dal centrodestra, all'abolizione delle cosiddette porte girevoli. Lo scambio assessore-consigliere. Costi della politica. Il Consiglio che presiede ha sottoposto a cura dimagrante la voce uscite nel nuovo bilancio ed ha pure restituito un po' di budget 2008 avanzato alla Provincia. Tutto bene o si può dare di più? «Abbiamo dimostrato che si può funzionare bene spendendo meno. I costi del Consiglio sono in diminuzione, questo è più che un segnale. Ma attenzione: non è che tutto quello che costa meno sia meglio. Questo vale per la vita quotidiana ma il concetto si applica anche per il funzionamento delle istituzioni. Per il Consiglio si può spendere la metà, ma significherebbe non metterlo più in condizione di lavorare. O farlo contare poco o niente. Quello che conta di più non è la somma finale che si va a spendere ma se le istituzioni democratiche fanno bene il loro lavoro. I nostri Consigli, sia quello provinciale che quello regionale, lo fanno senza sprecare soldi». Presidente in quest'ottica di risparmio il centrodestra vorrebbe mettere mano alla legge elettorale provinciale. Cancellando le porte girevoli, ovvero consiglieri che diventati assessori lasciano ad altri il loro posto in aula, Lei che ne pensa? «Mi sembra una regola che, avrà anche un costo ma che deve rimanere nell'interesse proprio della democrazia, dividendo senza ambiguità il potere esecutivo, quello della giunta, da quello legislativo che è proprio dei consiglieri. Se una buona parte dei consiglieri provinciali, quasi la metà della maggioranza, sedesse allo stesso tempo in giunta (come avveniva o avviene ancora a Bolzano) il risultato sarebbe quello di un Consiglio molto più debole nella sua opera di controllo e di indirizzo del governo. Per questi consiglieri con doppia veste di prefigurerebbe così un conflitto di interessi, politici. Una legge giusta è stata quella di limitare il numero degli assessori: mi pare che l'equilibrio raggiunto sia ottimale tra costi e benefici». E il ritorno a casa di un consigliere sostituito se decade l'assessore di cui ha preso il posto? «Regola sacrosanta, non ha costi. Diversamente gli assessori scelti dal presidente sarebbero completamente nelle mani del leader dell'esecutivo». Come valuta, da esponente del Pd, la qualità dei rapporti tra il suo partito e l'altra gamba del centrosinistra, l'Upt? In questa parte di legislatura, vicenda difensore civico in primis, non sono sembrati granché. «La faticosa elezione del difensore civico lo dimostra: in questa legislatura i due partiti non hanno trovato un metodo comune di lavoro. In questo caso significa darsi degli obiettivi. Pd ed Upt sembrano sul difensore civico aver seguito l'idea di capire se un candidato fosse dell'uno o dell'altro e cosa fare per stoppare l'elezioni di quello non considerato "proprio". C'è bisogno, ed in fretta, di trovare un metodo di lavoro comune. Ora non c'è. Sono sicuro che si troverà». Dalle elezioni europee è trascorsa una settimana. Siamo senza parlamentari trentini. Il vostro Nicoletti ha fatto bene ma ha anche lamentato la mancanza di un appoggio compatto della coalizione. «E' un fatto che il presidente Lorenzo Dellai abbia detto che i voti non sono teleguidati con un telecomando, che l'elettore sceglie con la propria testa. E per fortuna. Ma anche è vero che delle indicazioni le ha date, ed erano diverse da quelle di votare Pd. E se non avevano un senso tanto valeva non darle... Su queste elezioni tuttavia non si è sottolineata abbastanza la capacità di risposta degli elettori quando si fanno delle proposte nuove e convincenti. La gente vota se la proposta contiene in se delle idee di cambiamento e non solo un'idea di spettacolo o di mera contrapposizione. Il Pd, sia con la Serracchiani che con Nicoletti, ha fatto delle proposte di nuova classe dirigente».

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Ici, buco nelle casse comunali Entrate ridotte di 763mila euro (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 14-06-2009)

Argomenti: Province

stampa Quantificato il mancato introito per il capoluogo al netto dei trasferimenti statali Ici, buco nelle casse comunali Entrate ridotte di 763mila euro Finanze Si corre ai ripari, domani bilancio all'esame del consiglio Fabio Benvenuti È di 763mila euro il buco nel bilancio del Comune di Latina prodotto dall'abolizione dell'Ici 2008 sulla prima casa. Il dato emerge dai risultati dell'indagine di «Legautonomie», l'associazione che riunisce oltre 2.500 enti tra Comuni, Province, Regioni e Comunità montane di tutta Italia, e pubblicati dal quotidiano «Il Sole 24 Ore». L'indagine ha messo a confronto i dati inerenti il mancato gettito Ici in base alla documentazione che gli stessi Comuni hanno inviato al ministero dell'Interno entro il 30 aprile scorso, con le quote dei cosiddetti trasferimenti statali erogati a compensazione dell'Ici in base a quanto deciso dallo stesso ministero per il 2008. In termini assoluti, il buco del capoluogo pontino è il secondo subito dopo quello della capitale (ben 51,8 milioni di euro pari al -14,3% di entrate), mentre in termini percentuali Latina fa segnare un -14,1%. Seguono Rieti, che con 727mila euro è la città che in termini percentuali subisce il danno più pesante (-20,6%), Viterbo (220mila euro) e Frosinone (124mila). In totale il buco dei Comuni capoluogo del Lazio è di 53,6 milioni. C'è da considerare anche che i calcoli sono stati fatti al netto dei trasferimenti compensativi dello Stato e quindi si tratta già di un mancato introito su cui l'ente comunale non potrà contare. Ora per Latina si apre il capitolo del buco da ricoprire, una somma considerevole se si tiene conto delle ristrettezze in cui versano le casse comunali. Il tema verrà probabilmente affrontato anche domani, nel corso della seduta del consiglio comunale dedicata alla prosecuzione della discussione sul bilancio, anche se da diverse settimane gli uffici di piazza del Popolo stanno cercando di porre rimedio alla prevedibile mancata entrata causata dalla perdita del gettito Ici per la prima casa. Non sarà facile, dunque, riuscire a far quadrare i conti, anche in considerazione del fatto che i trasferimenti statali sono in costante diminuzione.

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In arrivo la scure sugli enti locali (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 15-06-2009)

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Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-15 - pag: 3 autore: Codice delle autonomie In arrivo la scure sugli enti locali C i hanno provato tre governi, dal 2001 ad oggi, ma questa probabilmente è la volta buona. Il testo unico degli enti locali, che stabilisce funzioni e organizzazione di Comuni e Province alla luce della riforma federalista della Costituzione, è nelle mani del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, che ha già presentato qualche «bozzaccia» (parole sue) al confronto con le autonomie. La parola d'ordine, anche in onore al nome del suo ministero, sono i tagli dell'apparato. In previsione ci sono riduzioni anche del 50% nel numero di consiglieri e assessori, e l'addio alla foresta di enti (le stime parlano di 3mila) che si affiancano a Comuni e Province per gestire parchi regionali, comunità montane, ambiti territoriali, bonifiche, bacini imbriferi montani e via organizzando. Destinati a scomparire anche i consigli di quartiere, tranne che nelle città sotto i 250mila abitanti. Oltre a tagliare, le bozze Calderoli si preoccupano anche di definire una volta per tutte le funzioni fondamentali di Comuni e Province. Le attività degli enti intermedi destinati al tramonto toccheranno a queste ultime, che con un pacchetto di compiti rafforzato dovrebbero superare una volta per tutte il dibattito sulla loro abolizione. G.Tr. LA DIETA Previsto il dimezzamento di molte giunte e consigli e l'addio definitivo a comunità montane, Ato e consorzi di bonifica

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ANTONIO VASTARELLI Il fronte dei piccoli imprenditori si rinsalda nel corso del congresso provinc... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 15-06-2009)

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ANTONIO VASTARELLI Il fronte dei piccoli imprenditori si rinsalda nel corso del congresso provinciale della Confederazione nazionale artigiani di Napoli che, alla presenza del vice presidente nazionale della Cna Lino Pompili, rielegge leader Giuseppe Oliviero, al vertice dell'associazione dal 2007. A guidarne le fila è il presidente di Confcommercio Campania e del coordinamento regionale delle pmi, Maurizio Maddaloni, il quale afferma che l'obiettivo comune delle aziende che non fanno parte del sistema confindustriale è quello di «determinare una rivoluzione copernicana che porti alla centralità delle piccole e medie imprese» nel sistema economico regionale, sui problemi del credito, della sicurezza e della burocrazia («veri e propri disvalori aggiunti», osserva), a cominciare dalla «mancanza di ammortizzatori sociali» per i lavoratori delle piccole aziende in questo momento di crisi. Un'esigenza ribadita dalla presidente di Legacoop Campania, Wanda Spoto («Dobbiano trovare - osserva - modi per rendere più incisivo il punto di vista delle pmi, a cominciare dall'abolizione dai bandi della pratica del massimo ribasso») e dal leader di Casartigiani Napoli, Fabrizio Luongo, il quale spera che la prossima elezione di Maddaloni alla presidenza della Camera di commercio partenopea possa far recuperare alle pmi l'attenzione che finora è mancata. La ricetta che presenta Oliviero alla sua platea congressuale per traghettare l'artigianato napoletano oltre la crisi si basa sulla necessità di far partire al più presto la Città metropolitana, anche ai fini di una semplificazione della burocrazia. «Pensate - sottolinea - che le aziende del nostro comune che stanno partecipando ai bandi per le aree Pip dei comuni vicini, se tutto va bene, dovranno rifare 50 atti amministrativi per poter operare». Nel frattempo, è necessario fondare un modello di concertazione che non sia solo formale ma, al tempo stesso, riformare il sistema della rappresentanza imprenditoriale, oggi è troppo frammentato. E per questo debole nei confronti delle amministrazioni locali alle quali bisogna chiedere con forza di sostenere gli investimenti, soprattutto nelle opere già cantierabili, malgrado le «scelte poco condivisibili del governo nazionale che continua a sottrarre fondi al Sud». In chiusura, l'assessore comunale allo Sviluppo, Mario Raffa, garantisce l'impegno dell'amministrazione cittadina su «legalità, decoro e sicurezza del territorio» sottolineando, però, che sono mete impossibili da raggiungere senza «la cooperazione di tutte le parti interessate». I 63 delegati del congresso della Cna, in rappresentanza di tremila iscritti, ieri hanno eletto i 31 membri della direzione e i 6 che affiancheranno Oliviero nella presidenza: Giuseppe Esposito, Salvatore Maglione, Pietro Storia, Peppe Turino, Assunta Gaudino e Lucia Azzurro.

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Parcheggi per invalidi? Troppo pochi nei paesi (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

Martedì 16 Giugno 2009 PROVINCIA Pagina 23 IL CASO. Aldo Orlandi, consigliere provinciale del Gruppo animazione lesionati midollari, solleva una delicata questione Parcheggi per invalidi? «Troppo pochi nei paesi» A Verona sono quasi 6.000, in provincia con il triplo degli abitanti appena 2.500 Colpa dei Comuni: «Solo 30 hanno aderito» Nella città di Verona che conta 250 mila abitanti ci sono quasi 6.000 permessi per invalidi e nemmeno 2.500 in tutta la provincia, che di abitanti ne conta quasi il triplo. Perché questa disparità?». Lo chiede Aldo Orlandi, 55 anni, residente a San Pietro di Morubio. Orlandi, paraplegico dal luglio 2006 quando perse l'uso delle gambe per una caduta durante una gara di mountain bike a Grenoble, è oggi consigliere provinciale del Galm (Gruppo animazione lesionati midollari) oltre che presidente nazionale dei sindaci revisori dei conti della Federazione italiana paratetraplegici. Dopo due mesi di coma e gravi complicazioni, è riuscito a reinserirsi fino a ottenere un'ottima riabilitazione ed è sempre vigile sulla difesa dei diritti delle persone con lesione midollare. Non gli è sfuggita un'intervista pubblicata sulla rivista «L'Informatore» numero 147, (maggio-giugno), dove il comandante della polizia municipale di Verona Luigi Altamura, alla precisa domanda «Quanti contrassegni per disabili sono stati emessi nel Comune di Verona?» risponde che «i permessi concessi sono stati 5.939 nel comune di Verona e 2.491 in Provincia». Orlandi si chiede: «Chi firma i permessi non ha notato questo squilibrio? Possibile che la malasorte colpisca solo chi abita in città? Nessuno ha notato la vistosa sproporzione fra il bacino del comune scaligero e quello della provincia?». Altamura, comandante della polizia municipale di Verona, risponde che «solo trenta comuni su novantasette hanno aderito al progetto City Pass, consegnando i loro dati e dunque il confronto è limitato a questi». Il comandante precisa anche che la procedura è gestita dall'Asl e quindi il Comune deve rilasciare i permessi, che sono aumentati anche a causa delle Ztl, le zone a traffico limitato. Ma attenzione. Perché i controlli sono severi e molto presto verranno divulgati i risultati di una massiccia azione contro coloro che usano i permessi abusivamente, addirittura contro chi li ha contraffatti. Va anche detto che i contrassegni handicap non vengono rilasciati solo a chi è sulla sedia a rotelle, ma anche a chi è affetto da altre gravi patologie e dunque deve poter contare su un parcheggio facile. Ma Orlandi incalza: «Ha lo stesso valore un permesso rilasciato a una persona che cammina e uno concesso a chi si deve servire della carrozzina? Mi pare ci sia una bella differenza fra un paraplegico e uno che sta male ma che comunque può camminare». Orlandi ci tiene a sottolineare che non vuole scatenare una guerra fra persone che soffrono e che, in ogni caso, non hanno avuto fortuna. «Rispetto profondamente tutte le malattie degli altri», dice, «ma per favore non mettiamo nello stesso calderone patologie di gravità diversa perchè vi assicuro che non è facile salire e scendere da un'auto con una sedia a rotelle: serve spazio, servono parcheggi adeguati, servono soprattutto l'educazione della gente, il rispetto delle regole e l'abolizione dei privilegi». E aggiunge: «Voglio sperare che chi è invalido ma ha ottenuto un permesso di parcheggio anche se cammina non brandisca quel tagliando arancione vantando tutti i diritti, ma ogni tanto si ricordi delle persone più disagiate perché, per esperienza personale, chi è provato nella sua salute e incolumità di solito ha più sensibilità. A meno che non stia benone». Dalla segreteria del Galm, sempre molto attiva nella difesa dei diritti ma anche nel rispetto dei doveri, ecco allora una originale proposta: «Visto come vanno le cose, proponiamo due parcheggi per disabili. Uno per chi è costretto a usare la carrozzina e ha bisogno di uno spazio adeguato per salire e scendere, un altro per tutte le disabilità che non contemplano la paralisi delle gambe».  

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Savoia "vota" Pdle spacca l'Udc ligure (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

Savoia "vota" Pdle spacca l'Udc ligure ballottaggio a savona Monteleone: «Nessun sostegno a Vaccarezza». Broglia, ex Pd, segue Emanuele Filiberto: «Lascio la maggioranza» 16/06/2009 Genova. «Parenti? No, grazie». Così l'Udc segna la differenza da Emanuele Filiberto di Savoia che, dopo aver corso per le Europee con la maglietta del partito di Casini, nelle ultime ore ha esternato per il ballottaggio per la Provincia di Savona (si torna al voto il 21) il suo sostegno al candidato del Pdl Angelo Vaccarezza. Èâ??il segretario regionale Rosario Monteleone a ribadire che quelle del principe «sono posizioni personali e pure incaute», aggiungendo subito dopo che «non esistono le condizioni generali di garanzia per fare qualsiasi tipo di apparentamento e una scelta così ora sarebbe soltanto un'aggregazione e potrebbe essere vista come un'annessione anche in vista di appuntamenti elettorali futuri». Insomma né con il centrodestra né con il centrosinistra, ma libertà di coscienza agli elettori. Ma è a questo che si aggrappa il sindaco di Alassio Marco Melgrati: «Appunto, saranno gli elettori dell'Udc senza bisogno di apparentamento, a decidere di votare per il centro destra e per Angelo Vaccarezza presidente, perchéè nel Dna di questi elettori l'anticomunismo e la vicinanza con il centrodestra». E se anche la sua indicazione di voto non sarà presa alla lettera, comunque sia il rampollo di casa Savoia il segno in Liguria lo lasciato. È di ieri la notizia che il consigliere regionale del gruppo misto Fabio Broglia (nel 2005 unico eletto dell'Udc, ma in seguito padre fondatore del Pd dopo una breve parentesi in Italia di mezzo) ha ufficializzato la sua uscita dalla maggioranza con una lettera aperta al presidente della Regione Claudio Burlando e ai capigruppo del centro-sinistra. Ma le grandi manovre non si limitano al ballottaggio savonese. Così se ieri Idv e Pd hanno siglato un accordo blindato per le elezioni regionali del 2010, il Pdl ha presentato la sua idea per modificare la legge elettorale con cui si voterà il prossimo anno. Prevede: abolizione del "listino"; premio di maggioranza, con assegnazione alla coalizione vincente del 60% dei seggi, (ma non oltre il 65% dei seggi); riserva del 35% dei seggi all'opposizione, a tutela delle minoranze; applicazione della formula elettorale, per la trasformazione dei voti in seggi, con il metodo d'Hondt, così come previsto per i Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, salvo le necessarie modifiche apportate dalla presente legge; clausola di sbarramento al 5%, valida per ogni singola lista provinciale, e dunque per ogni partito, a prescindere dalla percentuale di preferenze ottenute dalla lista regionale collegata o dalla coalizione; previsione di un'effettiva rappresentanza di genere. Proposta che soprattutto per quanto riguarda lo sbarramento del 5% ha già incassato il no dei democratici. Al.Cost. 16/06/2009

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falsità sul consorzio ombrone (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina 7 - Prato Falsità sul consorzio Ombrone Sindaco e vicesindaco di Poggio attaccano Attucci POGGIO A CAIANO. Falsità sui consorzi di bonifica. Sindaco e vice sindaco di Poggio a Caiano non usano mezzi termini per definire le dichiarazioni della candidata del centrodestra alla presidenza della Provincia, Cristina Attucci che nei giorni scorsi si è espressa a favore dell'abolizione di questi enti definendoli "carrozzoni burocratici". Ora il centrosinistra passa al contrattacco. «Viene travisata completamente la realtà dei fatti e dell'importante ruolo svolto dal Consorzio Ombrone, a salvaguardia del nostro territorio - scrivono in una lettera Marco Martini e Antonio Marra - La cosa è ancora più grave perché tali affermazioni sono state fatte da una cittadina poggese che ha vissuto il dramma dell'alluvione del'92 e che quindi dovrebbe ben conoscere l'importanza di avere un ente operativo di riferimento a tutela del territorio e del rischio idraulico e questo dimostra l'inadeguatezza della Attucci a guidare la Provincia. E' poi completamente sbagliato il concetto che gli oneri dovuti ai consorzi riguardano solo gli operatori agricoli. Le quote di partecipazione o contributi consortili sono dovuti dai cittadini proprietari di immobili ubicati nelle zone che beneficiano dei lavori forniti di consorzi». Il contrattacco della giunta poggese prosegue ricordando quanto realizzato in questi anni dai consorzi: «Vada a vedere Attucci - proseguono sindaco e vicesindaco - la realizzazione della stazione idraulica di Castelletti e potrà verificare come concretamente lavorano questi enti a servizio dei cittadini di tutta la piana pratese-fiorentina oppure la cassa di espansione in località Castelnuovo che ha dimostrato concretamente la sua piena funzionalità nel recente autunno evitando gli allagamenti in via Roma». E.B.

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L'Udc: (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

CRONACA 16-06-2009 L'Udc: «Libertà di voto E per i referendum rifiutate le schede» Libè: «Risultato positivo Saremo in Provincia per fare opposizione a favore del territorio» II L'Udc di Parma sceglie di non sostenere nessuno dei due candidati al ballottaggio per la poltrona di presidente della Provincia. L'onorevole Mauro Libè, che si era candidato al primo turno ottenendo il 5,12%, ha spiegato ieri alla stampa le motivazioni che hanno portato a questa scelta. «Abbiamo sempre sostenuto la necessità di una Provincia più leggera e meno invadente, per iniziare un percorso che voleva concludersi con la sua abolizione - ha dichiarato il deputato -. Pur con tutta la stima e il rispetto che, a livello personale, nutriamo per i candidati, ci sembra che nessuno dei due abbia sposato la stessa linea. Se da una parte Vincenzo Bernazzoli ha sempre sostenuto il ruolo forte, decisionale e invadente dell'ente di piazzale della Pace, dall'altra Gianpaolo Lavagetto è a favore di quel federalismo fiscale che ha aumentato i trasferimenti di risorse proprio alle Province. La sua alleanza con la Lega poi, di cui non condividiamo la politica, ci rende impossibile sostenerlo ». Una scelta logica, anche perché, come ha ricordato l'onorevole, l'Udc continua a sostenere l'alleanza civica con cui guida l'amministrazione comunale: «un'alleanza di cui la Lega non fa parte - ha sottolineato Libè - e che lo stesso Carroccio ha sempre criticato». Per l'Udc, quindi, nessuna scelta di campo; gli elettori saranno liberi di votare come meglio credono al secondo turno. «Chiediamo però loro di scegliere in base alla credibilità del candidato, e di votare colui che ritengono possa meglio governare la Provincia nei prossimi anni», ha aggiunto. Quel che è certo è che qualunque risultato uscirà dalle urne l'Udc sarà presente sui banchi del Consiglio Provinciale, per svolgere il suo ruolo di opposizione.' Un'opposizione costruttiva - ha precisato Libè - basata sul merito delle proposte che riterremo utili per i cittadini e per il nostro territorio». Per quanto riguarda il referendum elettorale, l'invito di Libè agli elettori «che legittimamente andranno a votare, è di rifiutare la scheda. Questo referendum - ha spiegato - contribuisce non ad aumentare a diminuire la democrazia». Un ringraziamento particolare è stato rivolto da Mauro Libè a tutti gli elettori che lo hanno votato: «Siamo soddisfatti del risultato elettorale, quasi raddoppiato rispetto alle precedenti votazioni. Quando abbiamo iniziato la campagna elettorale sapevamo che sulla carta non potevamo competere per un ballottaggio, ma in tanti hanno scelto comunque di sostenerci e questo ci ha permesso di non far chiudere la partita la primo turno, di non regalare al presidente uscente una vittoria scontata». In merito alle dichiarazioni del ministro La Russa, che durante la sua visita a Parma ha annunciato la possibilità di inviare qui i militari dell'esercito Libè si è detto «perplesso». «Sono convinto che serva un maggiore controllo sul territorio - ha spiegato - ma dover ricorrere all'esercito è una sconfitta del Governo. Vuol dire ammettere di non aver fornito alle forze dell'ordine le risorse e gli strumenti necessari per svolgere il loro compito. Non si può dichiarare di volere più sicurezza e poi tagliare i fondi a chi se ne deve occupare». l. u. Unione di Centro Il parlamentare Mauro Libè.

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Parcheggi per invalidi? (sezione: Province)

( da "Arena.it, L'" del 16-06-2009)

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Nella città di Verona che conta 250 mila abitanti ci sono quasi 6.000 permessi per invalidi e nemmeno 2.500 in tutta la provincia, che di abitanti ne conta quasi il triplo. Perché questa disparità?». Lo chiede Aldo Orlandi, 55 anni, residente a San Pietro di Morubio. Orlandi, paraplegico dal luglio 2006 quando perse l'uso delle gambe per una caduta durante una gara di mountain bike a Grenoble, è oggi consigliere provinciale del Galm (Gruppo animazione lesionati midollari) oltre che presidente nazionale dei sindaci revisori dei conti della Federazione italiana paratetraplegici. Dopo due mesi di coma e gravi complicazioni, è riuscito a reinserirsi fino a ottenere un'ottima riabilitazione ed è sempre vigile sulla difesa dei diritti delle persone con lesione midollare. Non gli è sfuggita un'intervista pubblicata sulla rivista «L'Informatore» numero 147, (maggio-giugno), dove il comandante della polizia municipale di Verona Luigi Altamura, alla precisa domanda «Quanti contrassegni per disabili sono stati emessi nel Comune di Verona?» risponde che «i permessi concessi sono stati 5.939 nel comune di Verona e 2.491 in Provincia». Orlandi si chiede: «Chi firma i permessi non ha notato questo squilibrio? Possibile che la malasorte colpisca solo chi abita in città? Nessuno ha notato la vistosa sproporzione fra il bacino del comune scaligero e quello della provincia?». Altamura, comandante della polizia municipale di Verona, risponde che «solo trenta comuni su novantasette hanno aderito al progetto City Pass, consegnando i loro dati e dunque il confronto è limitato a questi». Il comandante precisa anche che la procedura è gestita dall'Asl e quindi il Comune deve rilasciare i permessi, che sono aumentati anche a causa delle Ztl, le zone a traffico limitato. Ma attenzione. Perché i controlli sono severi e molto presto verranno divulgati i risultati di una massiccia azione contro coloro che usano i permessi abusivamente, addirittura contro chi li ha contraffatti. Va anche detto che i contrassegni handicap non vengono rilasciati solo a chi è sulla sedia a rotelle, ma anche a chi è affetto da altre gravi patologie e dunque deve poter contare su un parcheggio facile. Ma Orlandi incalza: «Ha lo stesso valore un permesso rilasciato a una persona che cammina e uno concesso a chi si deve servire della carrozzina? Mi pare ci sia una bella differenza fra un paraplegico e uno che sta male ma che comunque può camminare». Orlandi ci tiene a sottolineare che non vuole scatenare una guerra fra persone che soffrono e che, in ogni caso, non hanno avuto fortuna. «Rispetto profondamente tutte le malattie degli altri», dice, «ma per favore non mettiamo nello stesso calderone patologie di gravità diversa perchè vi assicuro che non è facile salire e scendere da un'auto con una sedia a rotelle: serve spazio, servono parcheggi adeguati, servono soprattutto l'educazione della gente, il rispetto delle regole e l'abolizione dei privilegi». E aggiunge: «Voglio sperare che chi è invalido ma ha ottenuto un permesso di parcheggio anche se cammina non brandisca quel tagliando arancione vantando tutti i diritti, ma ogni tanto si ricordi delle persone più disagiate perché, per esperienza personale, chi è provato nella sua salute e incolumità di solito ha più sensibilità. A meno che non stia benone». Dalla segreteria del Galm, sempre molto attiva nella difesa dei diritti ma anche nel rispetto dei doveri, ecco allora una originale proposta: «Visto come vanno le cose, proponiamo due parcheggi per disabili. Uno per chi è costretto a usare la carrozzina e ha bisogno di uno spazio adeguato per salire e scendere, un altro per tutte le disabilità che non contemplano la paralisi delle gambe». Danilo Castellarin Danilo Castellarin

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Oltre 5.300 alunni delle medie affrontano le prove finali (sezione: Province)

( da "Corriere Di Como, Il" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

Oltre 5.300 alunni delle medie affrontano le prove finali Licenza media inferiore Meno blasonati e meno selettivi della maturità, ma altrettanto importanti per i ragazzi che li affrontano: sono partiti ieri in alcune scuole gli esami di licenza media inferiore, il primo scoglio per gli studenti dopo l'abolizione dell'esame di quinta elementare. Ai nastri di partenza circa 5.300 studenti comaschi. Ogni scuola decide quale calendario seguire. Alcuni istituiti hanno iniziato ieri, come detto. Altri cominceranno oggi. L'unica boa fissa è la prova "Invalsi", nazionale e uguale per tutti, che verrà svolta giovedì 18 giugno. In totale, i ragazzini delle scuole medie dovranno affrontare cinque prove: quattro scritti (italiano, matematica, lingua straniera, Invalsi) e un orale, il "colloquio pluridisciplinare". Secondo quanto riportato dal ministero dell'Istruzione, quest'anno la votazione finale sarà in decimi. «La commissione o le eventuali sottocommissioni - si legge sul sito del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) - concludono l'esame di ogni candidato con un voto finale espresso in decimi, alla cui determinazione concorrono le valutazioni delle prove scritte, la valutazione della prova scritta nazionale e quella del colloquio pluridisciplinare». Il ministero, ovviamente, specifica che per ottenere la licenza media è necessario raggiungere almeno il "sei". «In sostanza, l'esame di terza media è quasi identico a quello dell'anno scorso. Non ci sono grandi novità - spiega Francesco Grassotti, preside dell'Istituto comprensivo Como Lago, che partirà oggi con la prima prova scritta - Per i ragazzi, comunque, rappresenta sempre un passaggio molto importante: come disse Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai. Meglio abituarsi sin da giovani. Dopo l'abolizione dell'esame per la licenza elementare, quello di terza media per molti ragazzi sarà il primo, vero esame da affrontare». Il voto di licenza media è ancora un biglietto da visita valido, per presentarsi ai professori delle superiori' «Questo lo si dovrebbe chiedere ai colleghi delle superiori - risponde Grassotti - Ad ogni modo, mi pare scontato che l'abito di presentazione abbia ancora una certa importanza. Certo, oggi c'è anche chi va alla Scala in jeans, ma la valutazione ricevuta alle scuole medie ha il suo peso. Un giudizio che, durante il percorso scolastico, lo studente può sempre confermare o smentire». In provincia di Como sono 5.307 gli studenti candidati all'esame di Stato di terza media. O, meglio, gli alunni iscritti alla terza media, ai quali bisogna sottrarre l'esigua percentuale di quei pochi che non sono stati ammessi all'esame. Andrea Bambace Nella foto: Gli studenti della scuola media devono affrontare quattro prove scritte Home Sant'Anna e dormitorio, il Pd illustra i suoi quesiti Le sfide politiche su voto e cedro a "30 Denari" "Magistri", promosso soltanto uno studente su due Docenti preoccupati per i continui tagli ai fondi Oggi Asl-S.Anna al Sinigaglia Morbillo tra i banchi di scuola Sono 10 gli studenti contagiati Una folla in città attirata dalle note Ipertesi in aumento a causa della crisi Festa della Musica, modello vincente

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Problema casa ad Avellino e Provincia: un patrimonio caratterizzato da inadeguatezze strutturali, as... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Avellino)" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

Problema casa ad Avellino e Provincia: un patrimonio caratterizzato da inadeguatezze strutturali, assenza di criteri antisismici per numerose abitazioni e soprattutto una forbice sempre più incolmabile tra la domanda di case da fittare e l'offerta a prezzi abbordabili , soprattutto per pensionati, giovani coppie e lavoratori precari. Un viaggio nell'universo casa irpino sotto il profilo dell'edilizia, tenendo presenti le considerazioni di carattere sociale che si legano al disagio abitativo. «Da oltre un ventennio si registra l'aumento vertiginoso dei fitti - spiega Fiorentino Lieto segretario provinciale Servizio Casa Cgil - mentre i salari non crescono allo stesso passo. In Campania il 30% circa delle famiglie chiede una abitazione in fitto ma con l'abolizione dell'equo canone il divario tra domanda e offerta non trova punti d'incontro. Chiediamo al Governo un sostegno economico per consentire alle famiglie di avere una casa in fitto, contestualmente chiediamo la realizzazione di alloggi popolari e di edilizia sociale. Aumentando la disponibilità di unità abitative potremmo giungere ad un abbassamento dei fitti e ad una maggiore disponibilità per le fasce economicamente più deboli. In questo ambito apprezziamo lo sforzo della regione Campania che negli ultimi due anni ha stanziato 110 milioni di euro, ma riteniamo che ancora molto debba essere fatto». Un impulso all'edilizia popolare e sociale viene salutato con favore anche da Antonio Famiglietti, segretario provinciale della Fillea: «Sarebbe un importante passo per rilanciare il settore delle costruzioni in Irpinia. Gran parte del patrimonio abitativo - continua Famiglietti - è inadeguato. Occorre recuperare in Irpinia criteri di eco compatibilità e rispondenza alle norme antisismiche moderne. Agli enti locali, comuni, Provincia ed enti di servizio, chiediamo di predisporre piani per la realizzazione degli interventi, con tempi certi e impegni di spesa adeguati». Aspetti che verranno trattati nel convegno sull'emergenza casa e sul disagio abitativo sociali organizzato per oggi dalla Cgil di Avellino, presso la Camera di Commercio di Avellino, con la presenza di ospiti di eccezione, come il segretario della Fillea nazionale, Walter Schiavella e Carla Cantone, segretaria nazionale dei Pensionati. Presenti anche Michele Gravano della Cgil Campania e l'assessore regionale all'Urbanistica, Gabriella Cundari. L'iniziativa della Cgil di Avellino, voluta dalle tre organizzazioni, Fillea, Spi e Servizio casa prende le mosse dalla ricerca effettuata dall'architetto Michelangelo Sullo, sul patrimonio residenziale presente in provincia di Avellino. E Sullo sottolinea il dato relativo alla vetustà delle abitazioni residenziali «notevole proprio nell'edilizia residenziale pubblica sovvenzionata realizzata a cavallo degli anni '50 e '80. Inoltre, il dato relativo ai movimenti demografici nella provincia indica una concentrazione dell'edificato nei paesi circostanti il capoluogo: è necessario, pertanto, una programmazione di carattere provinciale degli interventi di edilizia residenziale».

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L'Udc: (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 16-06-2009)

Argomenti: Province

L'Udc: «Libertà di voto L'Udc di Parma sceglie di non sostenere nessuno dei due candidati al ballottaggio per la poltrona di presidente della Provincia. L'onorevole Mauro Libè, che si era candidato al primo turno ottenendo il 5,12%, ha spiegato ieri alla stampa le motivazioni che hanno portato a questa scelta. «Abbiamo sempre sostenuto la necessità di una Provincia più leggera e meno invadente, per iniziare un percorso che voleva concludersi con la sua abolizione - ha dichiarato il deputato -. Pur con tutta la stima e il rispetto che, a livello personale, nutriamo per i candidati, ci sembra che nessuno dei due abbia sposato la stessa linea. Se da una parte Vincenzo Bernazzoli ha sempre sostenuto il ruolo forte, decisionale e invadente dell’ente di piazzale della Pace, dall’altra Gianpaolo Lavagetto è a favore di quel federalismo fiscale che ha aumentato i trasferimenti di risorse proprio alle Province. La sua alleanza con la Lega poi, di cui non condividiamo la politica, ci rende impossibile sostenerlo». Una scelta logica, anche perché, come ha ricordato l’onorevole, l’Udc continua a sostenere l’alleanza civica con cui guida l’amministrazione comunale: «un’alleanza di cui la Lega non fa parte - ha sottolineato Libè - e che lo stesso Carroccio ha sempre criticato». Per l’Udc, quindi, nessuna scelta di campo; gli elettori saranno liberi di votare come meglio credono al secondo turno. «Chiediamo però loro di scegliere in base alla credibilità del candidato, e di votare colui che ritengono possa meglio governare la Provincia nei prossimi anni», ha aggiunto. Quel che è certo è che qualunque risultato uscirà dalle urne l’Udc sarà presente sui banchi del Consiglio Provinciale, per svolgere il suo ruolo di opposizione."Un’opposizione costruttiva - ha precisato Libè - basata sul merito delle proposte che riterremo utili per i cittadini e per il nostro territorio». Per quanto riguarda il referendum elettorale, l’invito di Libè agli elettori «che legittimamente andranno a votare, è di rifiutare la scheda. Questo referendum - ha spiegato - contribuisce non ad aumentare a diminuire la democrazia». Un ringraziamento particolare è stato rivolto da Mauro Libè a tutti gli elettori che lo hanno votato: «Siamo soddisfatti del risultato elettorale, quasi raddoppiato rispetto alle precedenti votazioni. Quando abbiamo iniziato la campagna elettorale sapevamo che sulla carta non potevamo competere per un ballottaggio, ma in tanti hanno scelto comunque di sostenerci e questo ci ha permesso di non far chiudere la partita la primo turno, di non regalare al presidente uscente una vittoria scontata». In merito alle dichiarazioni del ministro La Russa, che durante la sua visita a Parma ha annunciato la possibilità di inviare qui i militari dell’esercito Libè si è detto «perplesso». «Sono convinto che serva un maggiore controllo sul territorio - ha spiegato - ma dover ricorrere all’esercito è una sconfitta del Governo. Vuol dire ammettere di non aver fornito alle forze dell’ordine le risorse e gli strumenti necessari per svolgere il loro compito. Non si può dichiarare di volere più sicurezza e poi tagliare i fondi a chi se ne deve occupare».l. u.

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In 63 anni alle urne per 61 referendum (sezione: Province)

( da "Eco del Chisone" del 17-06-2009)

Argomenti: Province

Edizione del 17 giugno 2009Con il primo nel 1946, gli italiani dovettero scegliere tra Monarchia o Repubblica In 63 anni alle urne per 61 referendum Dal 1997 nessuna consultazione referendaria ha raggiunto il quorum È dal 1997 che i referendum in Italia non ottengono l’esito sperato da chi ha raccolto le firme. Forse perché se ne è abusato. Dopo gli argomenti seri riguardanti le istituzioni e problemi di coscienza si sono proposti anche referendum per vietare il passaggio dei cavi elettrici sulla proprietà privata. L’inflazione dei quesiti ha portato al disinteresse dell’elettorato, chiamato ad esprimersi su ardue questioni tecniche e di ingegneria costituzionale che il Parlamento dovrebbe risolvere. Dal 1946 ad oggi 2 giugno 1946: Repubblica o Monarchia? La Repubblica ottiene il 54,3 per cento. Umberto II, "Re di maggio", va in esilio in Portogallo. 1974: divorzio. Il 59,3 per cento degli italiani vuole mantenerlo. 1978: Legge reale sull’ordine pubblico e finanziamento dei partiti. No alla loro abolizione. 1981: cinque quesiti (due sull’aborto con il "no" all’abolizione), uno sull’ergastolo, sulla legge Cossiga, sull’ordine pubblico e sul porto d’armi che non passa. 1985: taglio dei punti della scala mobile. Vinse il "no". Tra i partiti solo Pci, Dp e Verdi erano per il no. Idem la Cgil. 1987: sì sulle responsabilità dei giudici, che Craxi sentiva avvicinarsi, e sulla Commissione inquirente. Poi tre domande sul nucleare. Vincono tre sì. 1990: è l’ora della caccia e dei pesticidi usati in agricoltura. Non si raggiunse il 50 per cento dei votanti. 1991: consultazione sull’elezione dei componenti della Camera dei deputati. Vittoria dei sì. 1993: abbuffata di 8 referendum con 8 sì: dall’abolizione del ministero dell’Agricoltura (che cambiò solo nome) a quello delle Partecipazioni statali, ad alcune norme contro la tossicodipendenza, all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. 1995: record di 12 schede in una sola volta. Alcuni risultati: "sì" al soggiorno obbligato per i mafiosi, "sì" alla pubblicità televisiva durante la trasmissione dei film e "no" alla liberalizzazione dell’orario dei negozi. 1997: non si raggiunge il quorum sui sette referendum proposti, tra questi l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. 1999: altro flop, perché non passa l’abolizione del 25 per cento dei seggi assegnati con il sistema proporzionale alla Camera. 2000: altri sette. Tra questi: licenziamenti, trattenute sindacali, finanziamento pubblico dei partiti. Non si raggiunse il quorum del 50 per cento dei votanti. 2003: urne quasi deserte con il 25 per cento dei votanti sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla servitù coatta di un elettrodotto. 2005: quattro referendum sulla fecondazione assistita e sulle cellule staminali. Non si raggiunge il quorum, partecipa al voto solo il 25,9 per cento degli elettori. 2009: tre modifiche alla legge elettorale. Gli argomenti più sottoposti a referendum in una sessantina d’anni sono stati il divorzio, l’aborto, il ruolo dei sindacati e dei magistrati, il nucleare e il finanziamento pubblico ai partiti. A cura di Ezio Marchisio

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gli elettori hanno diritto alla chiarezza, devono sapere dove finisce il loro voto (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 17-06-2009)

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Voto Sì. Intervista a Mariano Delogu, coordinatore del Pdl «Gli elettori hanno diritto alla chiarezza, devono sapere dove finisce il loro voto» CAGLIARI. Mariano Delogu, senatore, è il coordinatore regionale del Pdl. Che indicazione dà agli elettori? «Andare a votare Sì». Con quale obiettivo? «Gli elettori stessi ci chiedono di semplificare il quadro politico». Non è già abbastanza semplificato? «Prendiamo le Province. L'Udc sta un po' con noi, un po' con la sinistra». Il bipolarismo non ha funzionato? «Ha consentito di fare un grosso passo in avanti». Perché arrivare al bipartitismo? «Perché gli elettori sappiano dove finisce il loro voto». Sta con Fini o con Berlusconi? «Chi ha firmato, come me, è giusto che vada a votare». E' un vincolo per tutto il partito? «C'è assoluta libertà per ciascuno, ma io chiedo che si vada a votare». Perché abolire la candidatura plurima tanto cara a Berlusconi? «Per chiarezza. Prendiamo l'elezione di Uggias al Parlamento europeo». Cosa c'è che non va? «Come sardo sono contento, ma perché prevedere due rinunce e due opzioni per poter eleggere il quinto?». Previsione sul quorum? «Mi auguro che venga raggiunto, ma non vedo grandi entusiasmi». Il fallimento del referendum sarebbe una battuta d'arresto per le riforme? «Il rischio c'è. Come successe con l'abolizione del bicameralismo, cancellata proprio da un referendum».

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, incalza Rossella Angiolini alle porte del ballott... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 17-06-2009)

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CRONACA AREZZO pag. 7 «IL NUOVO siamo noi», incalza Rossella Angiolini alle porte del ballott... «IL NUOVO siamo noi», incalza Rossella Angiolini alle porte del ballottaggio. «E Lucia Tanti aggiunge può davvero vincere». «Io vengo dalla gente rilancia Roberto Vasai sono stato sindaco a lungo, ho vissuto in mezzo ai cittadini e con loro sono sempre rimasto. Sarò il presidente di tutti». Trepidano le due coalizioni a pochi giorni dal voto. Il centrosinistra ha riunito ieri pe run incontro tutti i rappresentanti dell'alleanza: con Vasai anche il segretario del pd Marco Meacci, Piero Ducci dell'Idv, Giuseppe Brogi di Sinistra e Libertà, Francesco Scatragli in rappresentanza dei radicali. Di qua e di là sono gli apparentamenti, fatto o mancati, all'ordine del giorno. Dice Rossella Angiolini, consigliere comunale del pdl: «Abbiamo perseguito con convinzione l'accordo con l'Udc, la comunanza di valori non poteva svanire in vista di un traguardo storico come la conquista della Provincia. Già aver portato Vasai al ballotaggio è un grande successo che ci rende profondamente ottimisti, anche per la acapacità di Lucia Tanti che ha dimostrato di essere una candidata forte». Angiolini ha parole di apprezzamento per Alfio Nicotra, il leader di Rifondazione Comunista: «Su alcuni temi, vedi la ripubblicizzazione delle acque abbiamo molto in Comune. E poi Nicotra, con cui ho avuto grandi contrasti, è un comunista vero, conosci le sue idee, è un avversario politico schietto, sincero e leale. Non posso dire le stesse cose della coalizione di centrosinistra». NICOTRA, appunto. E' stato il convitato di pietra all'incontro con Pd e alleati. «Non potevamo in una settimana ha sostenuto Vasai risolvere ciò che non avevamo risolto in quaranta giorni di trattative. Ciononostante abbiamo parlato, il dialogo non è mancato e un certo tipo di percorso, che continua in tante amministrazioni locali, potrà proseguire anche in futuro». Gli stessi concetti sono stati espressi da Marco Meacci: «Andiamo avanti coerenti con l'impostazione che ci eravamo dati, siamo una coalizione compatta che parte da un risultato molto importante, visto che al primo turno un elettore su due ha messo la crcoe sul nome di Vasai. Nell'altro campo vedo un accordicchio, vedo il diavolo e l'acqua santa che si mettono insieme. Mi chiedo come possa l'Udc stare a fianco della Destra di Storace». Spiega Beppe Brogi, di Sinistra e Libertà: «Conosco Vasai da anni e so che è una persona per bene e un amministratore capace, espressione del popolo vero. Ha saputo cogliere, negli incontri avuti dopo il primo turno, elementi positivi del programma portato avanti da Prc e Pdci con i quali il dialogo prosegue anche se non siamo apparentati. Ho letto con favore la dichiarazione nella quale i due partiti invitano a sbarrare il passo alle destre, non c'è alcuna convenienza a sinistra se vincesse la Tanti». «La politica è troppo spesso un teatrino sostiene Piero Ducci dell'Italia dei Valori e nel centrodestra c'è gente che vuole l'abolizione delle province per poi stringere accordi contronatura pur di aggiudicarsi la vittoria. Mi chiedo dove stia la coerenza». Anche Scatragli porta a Vasai l'appoggio dei radicali, «lo abbiamo sostenuto dice anche alle elezioni primarie». L'INTERO centrosinistra serra dunque le file. Non si sente tranquillo nonostante il 49,8% del primo turno, ma si sa che il ballottaggio è tutta un'altra cosa. Si parte da zero e ogni voto va riconquistato. «In ogni caso a concludere è il parlamentare del Pdl Maurizio Bianconi siamo di fronte a una svolta storica. La Tanti è brava e può vincere, ma se non vince si va avanti lo stesso perché abbiamo colpito al cuore il sistema di governo della sinistra». sergio rossi

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Addio ai quartieri con nostalgia (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 17-06-2009)

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METROPOLI E PROVINCIA FIRENZE pag. 15 Addio ai quartieri con nostalgia Due sedi in affitto chiuderanno. Quattro dei 5 presidenti entrano in Consiglio IL CASO IL SINDACO STA PENSANDO A NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE FRA CUI INTERNET di FABRIZIO MORVIDUCCI REQUIEM per i quartieri. E' la novità più importante di queste amministrative a Scandicci. Una rivoluzione epocale, che porta alla scomparsa per questo istituto di partecipazione diretta che ha un senso in città con tanti abitanti, ma diventano inutili e superati in realtà come Scandicci che arriva di poco sopra i 50mila cittadini. La fine dei quartieri era nell'aria, da tempo se ne parlava, ma stavolta è deciso. Ma cosa succederà? «La partecipazione popolare - ha detto il sindaco Gheri - è per noi importante. Per questo pensiamo a forme associative che uniscano quanti più cittadini possibile per svolgere quel ruolo che avevano i quartieri fino a ieri». Ma la semplificazione politica imponeva la soppressione di questo livello base della istituzione. Un cammino che è andato avanti per gradi. «Con la scorsa legislatura - ha aggiunto il primo cittadino - è stato abolito il gettone di presenza per i consiglieri di quartiere, non c'erano dipendenti nelle sedi decentrate. Come costi vivi restavano solo gli affitti per la sede di Casellina e San Giusto. Le altre sedi di quartiere erano tutte nella nostra disponibilità». Queste sedi resteranno comunque comunali, e non è escluso possano servire per assemblee cittadine per illustrare progetti o discutere di varie tematiche di interesse pubblico. I presidenti di quartiere, almeno coloro che secondo il Pd potevano garantire ancora una continuità con la base, coi cittadini, sono stati tutti ricandidati in consiglio comunale, tranne Roberto Vinciguerra, presidente della circoscrizione di Casellina. «Sarà compito della prossima giunta e del consiglio comunale - ha concluso il sindaco Gheri - creare il nuovo assetto per favorire la partecipazione. Penso anche a internet come strumento per raccogliere opinioni, dare il proprio parere. L'abolizione dei quartieri non vuol dire sopprimere l'attenzione che l'amministrazione ha nei confronti dei cittadini». Resta dunque da vedere come sarà possibile coniugare rappresentanza e partecipazione. Se la morte dei quartieri non farà venire meno la volontà di consultare i cittadini sulle varie tematiche. Nella scorsa legislatura i quartieri hanno avuto un ruolo di non poco conto, soprattutto quello del Vingone, per fare fronte alle varie problematiche derivanti dai cantieri della terza corsia. E nel quartiere del centro, si è parlato di cantieri della tramvia. Nelle scelte che verranno c'è bisogno di consultare gli scandiccesi. E per questo servono nuove forme di partecipazione.

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Domenica si torna alle urne per votare i tre referendum sulla `legge elettorale` (sezione: Province)

( da "Merateonline.it" del 17-06-2009)

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Cronaca >> Cronache nazionali 17 / 6 / 2009 Domenica si torna alle urne per votare i tre referendum sulla `legge elettorale` Domenica si torna alle urne. In votazione ci sono i tre referendum elettorali proposti dal gruppo di Mariotto Segni e sostenuti in un primo momento da tutto il Popolo della Libertà e dal Partito Democratico. Solo successivamente le posizioni si sono annacquate fino alle ultime dichiarazioni del Premier che non è più indispensabile andare a votare. Chiara la volontà di assecondare il NO secco di Bossi. La ragione è semplice: uno dei tre quesiti chiede che il premio di maggioranza vada al partito che ottiene più voti e non alla coalizione. Il Pdl risulterebbe così, almeno in questa fase, il più votato e potrebbe fare a meno dell’appoggio della Lega Nord. Domani potrebbe essere il PD ad avere la maggioranza e governare senza la mediazione estenuante con i partiti minori. Di converso però c’è che una società variegata come la nostra è presumibilmente più orientata verso una forma di proporzionale con elementi di maggioritario che non viceversa e in questo senso l’esito positivo del referendum sarebbe deleterio alla rappresentatività del Governo rispetto al Paese. Comunque sia ecco i tre quesiti con tutte le spiegazioni del caso illustrate dagli stessi promotori. Si vota domenica e lunedì fino alla 15. Poi inizia lo spoglio delle schede. Si può ipotizzare che quasi ovunque non sarà raggiunto il quorum della metà più uno dei votanti e se ciò accadrà, sarà il fallimento per i referendari. Merateonline e Casateonline seguiranno in diretta le operazioni di scrutinio delle schede come per le amministrative e le europee del 6 e 7 giugno scorsi. A proposito dobbiamo ringraziare i lettori che hanno letteralmente invaso il sito rendendolo per ore e ore inaccessibile per esaurimento spazi d’accesso. E i risultati alla fine della giornata sono stati a dir poco straordinari. Nel solco della nostra linea della trasparenza (cui ci auguriamo seguano anche le testate cartacee) ecco due dati riassuntivi: Merateonline giorno 8 giugno: 36.445 accessi unici per 59.316 pagine viste – giorno 9 giugno 18.255 accessi unici per 25.084 pagine viste. Casateonline giorno 8 giugno: 8.500 visitatori unici (il sito “puntava su MOL per i risultati) per 10.700 pagine viste – giorno 9 giugno 10.800 visitatori per 14mila pagine viste. I referendum sulla legge elettorale Di Giovanni Guzzetta 1° Quesito Modulo colore Verde Premio di maggioranza alla lista più votata CAMERA DEI DEPUTATI 2° Quesito Modulo colore Bianco Premio di maggioranza alla lista più votata SENATO 3° Quesito Modulo colore Rosso Abrogazione delle candidature multiple Il 1° e il 2° quesito: premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata. Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Un secondo effetto del referendum è il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioè, le liste debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato. In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento. All’esito dell’abrogazione, resteranno comunque in vigore le norme vigenti relative all’indicazione del “capo della forza politica” (il candidato premier) ed al programma elettorale. Gli effetti politico-istituzionali del 1° e del 2° quesito Il sistema elettorale risultante dal referendum spingerà gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche e incentivando la riaggregazione nel sistema partitico. Si potrà aprire, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica. La frammentazione si ridurrà drasticamente. Non essendoci più le coalizioni scomparirà l’attuale schizofrenia tra identità collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti nella coalizione. Con l’effetto che i partiti sono insieme il giorno delle elezioni e, dal giorno successivo, si combattono dentro la coalizione. Sulla scheda apparirà un solo simbolo, un solo nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi ad ottenere il premio di maggioranza. Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria “quota” di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile. L’eliminazione di composite e rissose coalizioni imporrà al sistema politico una sterzata esattamente opposta all’attuale. Piuttosto che l’inarrestabile frammentazione in liste e listine, minacce di scissioni e continue trattative tra i partiti, il nuovo sistema imporrà una notevole semplificazione, lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle forze che non intendano correre per ottenere una maggioranza di Governo, purché abbiano un consenso significativo e superino la soglia di sbarramento. Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica Un terzo quesito referendario colpisce un altro aspetto di scandalo. Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il “plurieletto”). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati “non eletti” della propria lista in quella circoscrizione gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se sceglie per sé il seggio “A” favorisce l’elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione “B”; se sceglie il seggio “B” favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione “A”. Nell’attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione! E’ inevitabile che una tale disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Inoltre i parlamentari subentranti (1/3, come si è detto) debbono la propria elezione non alle proprie capacità, ma alla fedeltà ad un notabile, che li premia scegliendoli per sostituirlo. Con l’approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato. Il Governo italiano ha fissato per il 21 giugno 2009 lo svolgimento dei tre Referendum sulla riforma della Legge Elettorale e sull`abolizione delle candidature multiple. I Referendum si svolgono con un anno di ritardo rispetto alla raccolta delle firme, a causa dello scioglimento del Parlamento italiano nella passata legislatura, accaduto in tempi troppo ravvicinati alla data dello svolgimento del referendum; la coincidenza è vietata dalla Costituzione. Per cosa si vota: I cittadini italiani maggiorenni saranno chiamati ad esprimere il proprio parere sui seguenti tre quesiti: 1 - scheda di colore VERDE (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera dei Deputati) Votando SI si approva la modifica alla legge elettorale attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora, alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 2 - scheda di colore BIANCO (premio di maggioranza alla lista più votata al Senato della Repubblica) Votando SI si approva la modifica alla legge elettorale attuale nella parte in cui assegna il premio di maggioranza al Senato della Repubblica, che verrebbe assegnato alla lista con più voti e non più, come ora, alla coalizione di partiti con più voti. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. 3- scheda di colore ROSSO (abolizione delle candidature multiple) Votando SI si vieta a qualsiasi candidato di essere presente su più circoscrizioni e si obbliga ognuno a scegliere in quale collegio/sezione elettorale candidarsi. Votando NO si lascia invariata la legge attuale. Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 17/6/2009 alle 09.52

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Andamento del credito. Al via a Treviso le riunioni del tavolo di confronto banche-imprese (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 17-06-2009)

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Andamento del credito. Al via a Treviso le riunioni del tavolo di confronto banche-imprese (17/6/2009 09:43) | (Sesto Potere) - Treviso - 17 giugno 2009 Difficoltà di accedere al credito da parte delle imprese, tempi troppo lunghi di istruttoria da parte delle banche, aumento degli 'spread' applicati, diminuzione degli importi erogati rispetto all'investimento per cui si chiede il finanziamento. Questi e altri aspetti legati all'andamento del credito nel territorio trevigiano sono stati l'oggetto del tavolo di confronto tra banche e imprese che si è aperto oggi presso la prefettura di Treviso, presieduto dal prefetto Vittorio Capocelli. I rappresentanti della realtà economico-produttiva locale e dei principali istituti bancari della Marca Trevigiana hanno affrontato anche, nel corso della riunione, i problemi dell'aumento delle garanzie richieste, della mancata erogazione del credito nonostante l'intervento dei Confidi, dell'introduzione di nuove commissioni. Tra le problematiche sul tavolo della discussione, la delegazione provinciale dell'Associazione bancaria italiana (Abi) si è impegnata a portare a breve a livello regionale e nazionale quelle relative all'abolizione della commissione di massimo scoperto, ai ritardi nel pagamento dei crediti alle imprese da parte delle Pubbliche Amministrazioni, e alla necessità di rivedere i tassi di soglia dell'usura. Alla riunione - la prima di una serie di incontri periodici per confrontarsi su proposte concrete - hanno preso parte Provincia, Camera di commercio, industria e artigianato, Banca d'Italia, Abi, Unindustria, Associazione nazionale dei costruttori edili, Confcommercio,Confartigianato, Confederazione nazionale artigianato, Artigianato Trevigiano Casartigiani, Istituti di credito e Confidi.

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Ecco i referendum sulla legge elettorale (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 18-06-2009)

Argomenti: Province

ALLE URNE. SI VOTA FINO A LUNEDÌ ALLE 15 POI INIZIERÀ LO SCRUTINIO Domande a Domande a Ecco i referendum sulla legge elettorale "La vittoria del sì annulli l'obbrobrio" Gianluca Buonanno "Quesiti ormai vecchi e superati dai fatti" Giorgio Simonelli [FIRMA]FRANCO COTTINI VERCELLI Dopo Europee e amministrative si torna alle urne. Questa volta per i tre referendum sulla legge elettorale, appuntamento che sembra interessare poco o punto l'elettorato: secondo le ultime indagini, un italiano su due neppure sa di cosa ci sia in discussione. Un dato sconfortante, da qualunque punto di vista lo si osservi. E come sempre sul voto grava come un macigno l'astensionismo: un vercellese su quattro non va più alle urne per propria posizione personale (in provincia comunque le affluenze restano sensibilmente superiori alle medie nazionali) e nei referendum chi vota «no» ormai diserta il voto. Vademecum Le schede saranno tre. Quella di colore viola presenterà il quesito per la modifica del premio di maggioranza alla Camera. Ora è attribuito alla lista o alla coalizione di liste più votata e i referendari vorrebbero che fosse assegnato solo alla lista in modo da evitare che governi un raggruppamento troppo frazionato con tutti i rischi di veti o di ricatti che ne potrebbero conseguire. La scheda beige è ancora sul premio di maggioranza, ma questa volta per il Senato: la proposta è sostanzialmente identica, premio alla lista e non alla coalizione. Con l'abrogazione della norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere la rappresentanza parlamentare le liste debbono comunque raggiungere almeno un consenso del 4 per cento alla Camera e dell'8 al Senato. Infine la scheda di colore verde è per l'abolizione delle candidature multiple. Si vorrebbe vietare a qualsiasi candidato di essere presente in più circoscrizioni perché il «plurieletto» di fatto si trova poi nella condizione di scegliere chi gli subentrerà nel seggio al quale rinuncia. Gli orari Dopo il voto al sabato per rispettare i tempi dettati dalle Europee si torna alla normalità. I seggi - 219 in provincia compresi i 49 del capoluogo - apriranno domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizierà subito dopo e dovrà comunque essere portato al termine, qualunque sia l'affluenza registrata in sede locale: il quorum del 50 per cento più uno dei votanti viene infatti calcolato su base nazionale.3Un referendum superato dai fatti e quindi inutile. E' per questo presupposto che la Lega Nord lo boicotta e propugna senza mezzi termini l'astensionismo, come ribadisce il segretario provinciale Gianluca Buonanno. Perché vecchio? «Perché aveva un certo qual senso l'anno scorso, prima che lo scioglimento delle Camere lo facesse slittare a oggti. Proprio l'esito del Politiche del 2008 dimostra che il bipolarismo è già avviato: nella scorsa legislatura in Parlamento c'erano 27 gruppi e quel numero oggi si è già ridotto per volontà degli italiani. Quindi c'è già stato un voto che ha dato il via alla semplificazione». E perché inutile? «Una nuova legge elettorale è già nella scaletta dei lavori del governo e sarà varata entro il termine della legislatura. Non potrà certo essere questo referendum ad accelerare i tempi dell'approvazione per cui qualunque sia l'esito del voto di domenica e lunedì non avrà alcun riflesso pratico nè sull'azione del governo nè sulla data di approvazione della riforma». No o astensione? «Astensione, senza alcun dubbio. Non credo proprio che si raggiungerà il quorum e questo è un'ulteriore dimostrazione dell'inutilità di questi referendum. Poi ogni elettore è libero di comportarsi come meglio crede per cui parlo per sensazioni. Ma davvero mi stupirei se si arrivasse al quorum». 3Giorgio Simonelli, segretario cittadino del Partito democratico, non ha dubbi: ai referendum bisogna andare a votare e naturalmente, da suo punto di vista, votare «sì». Perchè? «Il parere più convincente è quello che ho sentito esprimere da D'Alema. Bisogna andare alle urne per votare "sì" non tanto perché ciò comporti automaticamente una nuova legge elettorale, bensì per creare un vuoto legislativo. In questo modo si obbligherà il governo a predisporre una legge elettorale che sia davvero condivisa, che cancelli l'attuale "porcellum" e inserisca le novità previste più rilevanti dei tre quesiti». Quale passaggio considera irrinunciabile nella prossima legge elettorale? «Sicuramente il ritorno alle preferenze, gli elettori devono avere la possibilità di scegliere personalmente i propri rappresentanti. Gli italiani si dicono contro le segreterie dei partiti considerandole centri del potere. Con questi referendum adesso hanno in mano lo strumento per mandare un segnale forte e concreto». Crede nella vittoria dei sì? «Penso che sia molto difficile. Negli ultimi anni i referendum hanno raggiunto il quorum soltanto in pochissime occasione e temo che anche questa volta sarà l'astensione a prevalere. Il buonsenso invece consiglierebbe di andare a votare perché il referendum sarà anche un pochettino arzigogolato, ma è importante strumento di democrazia».

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San Camillo mal organizzato Senza offendere chi ci lavora ma è evidente che i... (sezione: Province)

( da "Leggo" del 18-06-2009)

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San Camillo mal organizzato Senza offendere chi ci lavora ma è evidente che il pronto soccorso del S. Camillo è male organizzato. Il 15 giugno alle 18.00 ho portato li mio figlio di 11 anni poichè ricopertosi di chiazze rosse e si lamentava. Condivido la priorità dei casi più urgenti ma alle 23.00, dopo 5 ore di attesa anche con l'altro bambin0 di 6 anni, non sapendo quanto ancora aspettare ce ne siamo andati. L'infermiera spiegava che è la prassi poichè c'è poco personale. Se questo è il S. Camillo di Roma... Dino B. Telefonia e balzelli... Si è fatto un gran parlare dell'iniqua tassa che gravava sui costi di ricarica delle schede prepagate telefoniche, finché si è giunti all'abolizione del balzello in questione, risultato giustamente osannato da tutti. Ma perché tale gabella continua ad essere presente sulle varie tipologie di abbonamento? Sono cliente Vodafone dal lontano 1996 e fin dall'inizio scelsi la formula dell'abbonamento, un po' perché all'epoca era l'unica tipologia disponibile, e un po' perché le tariffe sembravano più convenienti per le chiamate interurbane rispetto alle tariffe di rete fissa. Ora, facendo un semplice conto, risulta che devolvo al mio gestore telefonico ben 120 euro annuali (più IVA, ovviamente) che non trovano giustificazione alcuna, tranne quella, appunto, del canone di abbonamento. Ma non si era detto che i costi telefonici deveno essere esclusivamente basati sul consumo reale? Sarei molto grato a chiunque potesse darmi spiegazioni in merito. Grazie e buon lavoro. Mauro Moggia --------- Pronti, come sempre, ad ospitare l'eventuale replica della Vodafone. I furbi a Porta Furba... Utilizzo abitualmente la linea A della metro dalla stazione di Porta Furba-Quadraro ad ore diverse della mattina e del pomeriggio, ma fin da quando sono stati installati i tornelli la maggior parte delle volte in cui ho occasione di passare vedo con disappunto che un varco (quello disabili) viene sistematicamente lasciato aperto, con grande soddisfazione di chi approfitta della situazione (e sono molti) senza logicamente pagare biglietto. Venerdì 12 la cosa si è puntualmente ripetuta verso le 9.15 e quando sono tornato verso le 12.20 il varco era ancora aperto ed inoltre la stazione sembrava "impresenziata" (non essendoci nessuno dentro il box del personale, che risultava chiuso). Scendendo, poi, alla stazione Vittorio Emanuele, da qualche giorno vedo che anche lì varco disabili è aperto senza apparenti motivi. Mi sembrano dei comportamenti anomali ed ingiusti verso coloro che pagano regolarmente biglietto o abbonamento, che, peraltro, in tutte la altre stazioni non ho mai verificato. Penso che sarebbe opportuno che l'Azienda evitasse il ripetersi di tale situazione, anche per una maggiore credibilità della politica di rigore e controlli, che ha voluto attuare dallo scorso anno. (e-mail) Che strane tariffe sulla Fr1 Trenitalia ha istituito strane tariffe sulla Fr1: fino a Ponte Galeria si paga il semplice BIT di 1 euro, da Parco Leonardo in poi fino a Fiumicino Areoporto il biglietto arriva a costare 5 euro, nonostante il numero di km percorsi non cambino. Inoltre credo che le tariffe vigenti sul Leonard Express siano eccessive: sborsare 11 euro solo andata per l'areoporto, viaggiando su un treno regionale di seconda classe, che semplicemente effettua corse dirette con qualche minuto di anticipo mi sembra un po' troppo... lor. Degrado a Ponte Galeria Sono andato a Ponte Galeria per una visita medica e davanti ai miei occhi si è presentato uno scenario segnata da un forte degrado. Le strade dissestate,mancanza di marciapiedi e passaggi pedonali, trasporti dell'Atac inesistenti (l'unica linea che vi circola è lo 023 che transita ogni 90 minuti), è una zona servita soltanto dalla ferrovia Roma-Fiumicino. Non so se Ponte Galeria rientra nelle competenze del comune di Roma o della Provincia, ma stanziassero qualche soldo per riqualificarla! Lorenzo Gli abusivi a via Sannio... Sono un operatore regolare del mercato di via Sannio, ridotto quasi sul lastrico, non per mia imperizia (difatti mi sostengo ancora e per poco con il lavoro di un giorno a settimana mel mercato di portaportese). Per favore non cerco favoritismi ma solo la possibilità di lavorare onestamente e dignitosamente senza essere schiacciato dalla concorrenza di abusivi forniti di tutto ciò che può essere contaraffatto. laser73

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Galli e Renzi, spareggio in cinque punti (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 18-06-2009)

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PRIMO PIANO FIRENZE pag. 2 Galli e Renzi, spareggio in cinque punti Intesa solo sull'aeroporto. Divisi su tramvia, Tav, stadio e sicurezza. Dibattito pubblico, ancora veleni IL DUELLO PER LA POLTRONA DI SINDACO LA NAZIONE: Qual è il progetto forte per lo sviluppo di Firenze, una città importante, megalopoli per la sua conoscenza universale, ma non per le sue dimensioni? RENZI: Mondo sempre più globale, Firenze sempre più piccina. In questa contraddizione sta la grande sfida di una città che continua ad avere un appeal straordinario. Immagino una Firenze che torni ad essere la città delle opportunità. Sì, ci serve una presenza sul mercato mondiale più forte con l'aeroporto. Dobbiamo cambiare l'orientamento della pista per rendere migliore la qualità della vita al bambino nel passeggino di Quaracchi, ma anche perché da Firenze si possa raggiungere Mosca, San Pietroburgo, Dubai, Abu Dhabi. GALLI: Il risanamento dell'amministrazione deve ripartire con uno sviluppo diverso che si fondi sul concetto di area metropolitana. Anche e soprattutto nella realizzazione delle opere infrastrutturali, nella mobilità. Per questo lavorerò, mi batterò, se sarà necessario, perché si possa realizzare un sottoattraversamento diverso da quello progettato per l'Alta velocità, meno invasivo: toccherà ai tecnici capire come intervenire. Lavoreremo alla crescita dell'aeroporto e allo sviluppo della mobilità, senza tramvia. Affronteremo il tema della sicurezza in modo incisivo. Dobbiamo rilanciare l'artigianato e le nostre peculiarità di città di cultura e d'arte, unica al mondo. Più che all'illusione tecnologica dobbiamo guardare con occhio attento alla nostra tradizione. LA NAZIONE: Riflettori sul centro storico. Di fatto ci si vive sempre peggio: dal traffico all'ordine pubblico. Ma il centro di Firenze può tornare a vivere? Oppure farete una scelta diversa: solo affitti per gli stranieri e uso commerciale? RENZI: Da quindici anni, questa città ha perso la capacità di far vivere il suo centro. Servono servizi, trasporti, per migliorare la qualità della vita. Non penso solo ai giardini per i bambini, ma alle donne che devono poter tornare a casa con tranquillità a qualsiasi ora. Già gli interventi in via Faenza hanno dato buoni risultati. Poi è importante investire bene sui contenitori vuoti. A tal proposito, il ministro Bondi dovrebbe ricordarsi di firmare i documenti definitivi per il passaggio di Sant'Orsola, dal demanio agli enti locali. E poi è chiaro che, per San Firenze, per esempio, non penso a degli uffici pubblici. Il centro deve tornare ad avere un'anima. GALLI: Alcune scelte dell'amministrazione hanno penalizzato chi abita in centro. Mi riferisco, per esempio, ai permessi per le auto: chi ha due macchine una la deve lasciare fuori dalla ztl. E' logico che per riportare la vita nel centro servono regole per i locali notturni. La città deve avere un decoro accettabile. E la sicurezza dev'essere assicurata 24 ore su 24. Per far vivere il centro servono servizi pubblici efficienti. LA NAZIONE: Avete pensato di dedicare spazi alle disabilità sensoriali? RENZI: Sulle disabilità molto resta da fare. Sono d'accordo sull'idea di utilizzare uno dei contenitori vuoti per questo. Ma a proposito dei disabili vorrei citare quello che è il primo dei problemi: la condizione delle strade cittadine. Dalle buche sui marciapiedi alle cacche dei cani, che per un disabile possono diventare una tragedia. GALLI: Le persone diversamente abili devono essere una risorsa per la città. I disabili chiedono servizi che consentano loro di fare una vita normale, non un'assistenza che li costringa a stare a casa. Chiedono anche l'abolizione degli accertamenti sui redditi perché anche chi riesce ad avere un lavoro finisce per non avere più diritto ad alcun contributo. LA NAZIONE: Due candidati nuovi' e molti problemi in comune da risolvere. Avete pensato non solo a un governo nuovo, ma anche a un'opposizione diversa? RENZI: Sono certamente meno nuovo' di Galli. Vengo da una parte politica precisa. Sono il presidente della Provincia uscente. L'elemento di novità vero sono state le primarie e il fatto che ho detto: se perdo vado a casa. LA NAZIONE: E dopo, quanto ha inciso il Pd su di lei? RENZI: Questo lo dimostrerà la concretezza dell'azione di governo. Ho detto cose nuove e le ho già dimostrate: non ho fatto accordi con Matulli e Cioni. Non ho accettato accordicchi con la sinistra per il ballottaggio. Non mi interessa un ruolo nazionale nel partito. Voglio fare il sindaco di Firenze. Ma penso che aprire la fase congressuale durante i ballottaggi sia stato un errore da parte del Pd. GALLI: Il sottoscritto è la novità vera e propria. All'inizio, quando ho accettato la candidatura, avevo le preoccupazioni di chi si presenta e mette sul piatto cinquant'anni della sua storia. Poi il risultato della mia lista, che è il terzo partito in città dopo Pd e Pdl, mi ha fatto capire che sono riuscito a trasmettere la mia volontà di cambiare la città da sindaco prima cittadino. Il mio Progetto per Firenze è totalmente diverso da quello di Matteo Renzi. LA NAZIONE: Avrete entrambi problemi nel rapporto con la Regione: per l'aeroporto, ma anche sul degrado e sull'immigrazione. RENZI: Il problema con la Regione esiste. C'è una parte che fa fatica a riconoscere a Firenze il ruolo di capoluogo. E' una scommessa persa da quando non c'è più stato un governatore fiorentino. Sull'aeroporto scontiamo ancora i retaggio del vecchio Pci. Checché ne pensino gli assessori regionali di turno, si prende l'aereo sulla base della proprio comodità. La soluzione per l'aeroporto è ruotare la pista. GALLI: L'ho detto prima io e poi te non sei stato così chiaro (e tira fuori il programma in cento punti di Renzi, ndr) RENZI: Non mi sbilancerei. L'ho detto in tempi non sospetti GALLI: Per l'aeroporto credo che la soluzione sia dislocare diversamente la pista, con un'angolatura differente. Quanto all'immigrazione, ritengo indispensabile pensare a una città multietnica: è importante dare accoglienza ma ci deve essere il rispetto delle nostre tradizioni. LA NAZIONE: Avete un'occasione di convergenza straordinaria: disegnare per Firenze un turismo nuovo. RENZI: Biblioteche aperte, musei e chiese aperti fino a mezzanotte. Nei miei cento punti ho spiegato che vorrei un turismo qualificato e ridurre le presenze mordi e fuggi. GALLI: Ho pensato a un assessore unico per turismo e cultura. Perché credo che il turismo nella nostra città sia legato all'offerta culturale che deve essere ampliata e spalmata su 365 giorni all'anno. LA NAZIONE: Molti comuni sforano il patto di stabilità a suo tempo fissato da Prodi. In Italia ci sono oltre 6500 partecipate con oltre 25mila consiglieri di amministrazione. La Toscana è fra le regioni dove questi numeri sono fra i più alti. Anche Firenze. Come affronterete il problema? RENZI: Disboscare la selva delle aziende partecipate è un obbligo. Resto comunque convinto che in Emilia Romagna con la multi-utilities Era' siano più avanti. Nel territorio fiorentino ci sono cinque aziende che si occupano di rifiuti e non è ancora stata completata la fusione fra Quadrifoglio e Safi. L'impegno deve essere alla semplificazione. GALLI: Chiederò di certificare il bilancio: chi ha amministrato per dieci anni deve assumersi le sue responsabilità. Deve rispondere delle spese in consulenze, degli investimenti e delle perdite. Io non me la sento di ripianare il bilancio spremendo il portafogli dei cittadini con 50 milioni di euro in multe. E' troppo comodo chiedere agli altri il conto di una gestione sbagliata. LA NAZIONE: Problema degli investimenti ad alto rischio (Swap), che ne pensate? RENZI: Come presidente della Provincia non ne ho voluti fare. Non sono d'accordo. Dovremo rivedere la situazione. GALLI: Sulla scelta degli investimenti rischiosi non sono d'accordo. LA NAZIONE: Farete o no il confronto pubblico, davanti alla città, sul quale siete in polemica da settimane? RENZI: Bastava metterci d'accordo a suo tempo. Mai avuto niente in contrario. Basta fissare insieme delle regole... GALLI: Fissale te, non ci sono problemi... RENZI: Basta solo decidere se vogliamo uno scontro civile, com'è stato finora, o uno scontro all'ok Corral. E qui il confronto può dirsi concluso: anche se la discussione non si è placata. Anzi. E sono partite le accuse reciproche. Renzi ha affermato che gli addetti stampa si erano sentiti per telefono senza riuscire a trovare un accordo: «noi li abbiamo anche registrati» ha detto Renzi con un sorriso. Lo staff di Galli non ha gradito la battuta, apostrofando il candidato del centrosinistra come il «grande fratello». Due irrequiete' ore sul ring sono lunghe anche per combattenti esperti.

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 (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 19-06-2009)

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stampa «C'è voglia di cambiamento» Iannarilli Questa sera chiusura di campagna elettorale con comizi a Frosinone e Cassino È tutto pronto per la chiusura della campagna elettorale di Antonello Iannarilli. L'appuntamento è per questa sera alle 22 in largo Turriziani a Frosinone, con il comizio alla presenza di tutti i protagonisti del Pdl e dei partiti della coalizione di centrodestra. «Dopo il primo turno - commenta Antonello Iannarilli - abbiamo affrontato altri 15 giorni di campagna elettorale appassionata ed entusiasmante. La gente ha continuato a manifestarci consenso e grande disponibilità. La voglia di cambiamento è diffusa e condivisa, da nord a sud del territorio si vuole cambiare per determinare la rinascita della Ciociaria. Il sostegno del governo nazionale e dei vertici del Pdl è stato straordinario, a cominciare dal Presidente Berlusconi che è sceso in campo in prima persona per la comune battaglia nella nostra provincia. Il nostro impegno è stato assoluto e speriamo sia stato compreso dalla gente che domenica e lunedì, tornando a votare, potrà scegliere un presidente e un programma per dare la possibilità al centrodestra di applicare il buon governo di Silvio Berlusconi e far rialzare la Ciociaria. Gli obiettivi che ci proponiamo sono seri e concreti e mirano a risolvere i problemi della nostra provincia in maniera pragmatica. Abbiamo puntato sul problema dell'acqua e sulla cattiva gestione dell'Acea Ato5, sulla viabilità (l'elenco dei caduti sulle strade aumenta ogni giorno), emblematico è l'esempio della Monti Lepini con il silenzio assordante del Comune di Frosinone, che da 9 anni deve mettere in sicurezza la strada, sulla carenza delle infrastrutture, sull'inquinamento e sulla formazione, tutti elementi contenuti nel nostro programma elettorale. Ascoltando la gente e le associazioni di categoria, in queste settimane, sono emerse altre criticità che ci siamo ugualmente impegnati ad affrontare da subito. Si tratta innanzitutto della abolizione del canone Cosap/tosap sui passi carrabili, della predisposizione di un piano strategico per affrontare l'emergenza nel settore del sociale ad iniziare da azioni specifiche a garanzia dell'occupazione per i disabili. I tagli agli sprechi saranno inoltre utilizzati per la stabilizzazione degli lsu ancora in attesa di un contratto a tempo indeterminato». Quindi prosegue: «Al contrario degli slogan i nostri avversari non si sono mostrati né coerenti né coesi. Al di là delle dichiarazioni di facciata, i sostenitori di Schietroma al loro interno sono spaccati da fratture incolmabili. Nessuno si aspetta che un dipietrista voti un cattolico democratico o che un sostenitore dei valori della famiglia voti chi è per i pacs. Siamo certi che l'unione delle clientele, come l'ha definito il premier, non riuscirà a convincere il popolo ciociaro a votare a sinistra». Anche Cassino si sta organizzando per il comizio di chiusura della campagna elettorale, che si terrà sempre questa sera, alla presenza dell'onorevole Iannarilli, dalle ore 21 in piazza Sant'Antonio.

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PERUGIA QUELLO CHE SI DICE andare di gran carriera. Pietro Laffr... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 19-06-2009)

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CRONACA PERUGIA pag. 8 PERUGIA QUELLO CHE SI DICE andare di gran carriera. Pietro Laffr... PERUGIA QUELLO CHE SI DICE andare di gran carriera. Pietro Laffranco (nella foto), deputato perugino doc, è stato nominato vicepresidente del gruppo PdL a Montecitorio. Collaborerà strettamente con il presidente degli onorevoli di maggioranza, Fabrizio Cicchitto, e coordinerà il lavoro dei 260 deputati compresi nel nuovo partito nato da Forza Italia e Alleanza Nazionale. «Fino a una settimana fa dice Laffranco ero segretario del gruppo parlamentare. Ora sono stato inserito tra i vicepresidenti. Onestamente è una bella soddisfazione, sono orgoglioso di aver ricevuto questo incarico così prestigioso e difficile dopo solo un anno di presenza in Parlamento. Ora devo dimostrare di meritarlo». Cosa deve fare il Laffranco salito di grado? «Ho il compito di coordinare le iniziative esterne dei nostri parlamentari e la loro presenza nelle varie commissioni. Un lavoro difficile e complicato, che mi terrà a Roma cinque giorni alla settimana». Possibili ripercussioni sul ruolo di vicecoordinatore del partito in Umbria? «Conciliare i due impegni non è facile, proprio per questioni logistiche. Se sono a Roma non posso essere a Perugia e viceversa. Per le elezioni ho chiesto al partito di essere più presente in Umbria, ora vediamo come organizzarci». Pietro Laffranco, a Montecitorio, fa parte anche della Vigilanza Rai ed è componente della Commissione Affari istituzionali, dove è in discussione un disegno di legge, firmato anche dall'onorevole perugino, che chiede l'abolizione delle Province. Un superlavoro, insomma. «E nella classifica delle presenze alle votazioni in aula aggiunge Laffranco sono ai primi posti. Ho partecipato al 99% degli atti. Ho visto la classifica stilata da Cittadinanzattiva che prende in esame, nelle gradutorie di impegno parlamentare, anche la presentazione di interrogazioni e interpellanze come titolo di merito. Ma io faccio parte della maggioranza, non posso andare in aula sbandierando documenti o richieste che vanno contro il Governo. Ecco perchè questa graduatoria sull'attività dei parlamentari parte da un presupposto sbagliato». Image: 20090619/foto/7712.jpg

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Montagna, Lavagetto attacca (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 19-06-2009)

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PROVINCIA 19-06-2009 ELEZIONI/1 «CRISI DELLE IMPRESE: POTENZIEREMO IL FONDO DI GARANZIA» Montagna, Lavagetto attacca «Sinistra bocciata. Ora occorre lo sforzo finale per voltare pagina» II E' la crisi della Montagna Ovest l'argomento del giorno nel Centro-destra. Una crisi «che ha colpito sia la Fincuoghi, che la piccola e media impresa della elettromeccanica legata ai motorini elettrici», come sottolinea Giampaolo Lavagetto. Per il candidato di Pdl e Lega «va preso atto che dopo 6 mesi di tavoli di concertazione la Regione Emilia-Romagna, a due giorni dal voto, arriva con uno spot elettorale a favore del candidato Bernazzoli in forte difficoltà di consensi quasi considerando le difficoltà di quelle famiglie come strumenti da utilizzare a fini propagandistici e non per i problemi seri che purtroppo li affliggono. Lo sbandierato fondo di garanzia è il miglior biglietto da visita di quella Provincia che noi non vogliamo più vedere. Infatti questo fondo è costituito per un apporto di 25mila euro del Comune di Bedonia, per 50mila euro dal Comune di Borgotaro, il quale non ci risulta avere disponibile tale somma in bilancio, per 100mila euro dalla Comunità Montana, per la quale ancora non siamo riusciti a vedere la delibera relativa, e, pensate, ben 70mila euro dell'Amministrazione Provinciale: 245 mila euro in totale a sostegno di un'importante tessuto economico della montagna che è poco al di sotto degli oltre 250 mila euro annui che paghiamo per il direttore generale dell'ente provinciale. Il primo intervento che noi faremo se dovessimo vincere le elezioni è quindi potenziare in modo significativo questo fondo di garanzia relativo al mondo delle imprese. Inoltre sempre a favore delle piccole e medie imprese del territorio montano una serie di agevolazioni fiscali tra cui l'abolizione dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica per la piccola e media impresa oggi applicata ai valori massimi dal presidente Bernazzoli». «Ma è soprattutto sulle strade - continua Lavagetto - che dovrà rendersi maggiormente incisiva l'azione della Provincia. Il quadro è desolante, si pensi al tratto di strada provinciale tra Varsi e Bardi, al tratto di strada provinciale dell'Alta Val Ceno, ma soprattutto si pensi ai lavori finan- ziati dalla Provincia di un co-progetto che vede il Comune di Borgotaro appaltare l'opera che è quella del ponte di San Rocco a Borgotaro. Uno spreco di denaro pubblico che grida vendetta. Infine i proclami di questa Amministrazione Provinciale sull'utilizzo dell'innovazione tecnologica per rendere i territori montani più vicini al resto della Provincia, basta pensare che ogni giorno parte un tecnico da quasi ogni Comune del territorio con l'automezzo di servizio, a spese quindi dei cittadini, per recarsi nella sede della Provincia di Parma in città e rimanere impegnato 4 ore per la giornaliera conferenza dei servizi. In attesa della banda larga la Provincia di Parma, come fa qualsiasi cittadino che ha le rudimentali nozioni di internet, potrebbe utilizzare uno dei numerosi sistemi gratuiti per fare già oggi videoconferenze telematiche facendo perdere meno tempo ai tecnici comunali della montagna con relativo risparmio economico per i cittadini. In conclusione bene ha fatto il territorio montano a dare una prima bocciatura al lavoro del presidente uscente. Ora serve il coraggio finale per voltare pagina anche per la montagna». Centrodestra Lavagetto ha analizzato i problemi della montagna.

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Domani e lunedì i referendum elettorali (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 20-06-2009)

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Pd e Pdl invitano a votare sì, la Lega e altri spingono per l'astensionismo perché con un voto in più si può governare Domani e lunedì i referendum elettorali Tre schede per decidere se passare al bipartitismo o se mantenere le coalizioni Il terzo quesito vieta le candidature in più circoscrizioni BELLUNO. Domenica e lunedì gli elettori sono chiamati alle urne per scegliere il presidente della Provincia, nel ballottaggio tra Sergio Reolon e Gianpaolo Bottacin, ma anche per esprimersi in merito ai tre quesiti referendari sulla legge elettorale. I tre quesiti proposti dal comitato promotore intervengono sulla legge elettorale del 2005 e su quelle precedenti in vigore. Il primo quesito recita: "Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste", scheda viola. Il secondo quesito è: "Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste", scheda beige scuro. Il terzo quesito è: "Abrogazione della possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione", scheda verde chiaro. I primi due referendum riguardano l'elezione della Camera e del Senato e propongono l'abolizione della legge che attribuisce il premio di maggioranza alla coalizione più votata. Se vince il sì un solo partito, con un voto in più degli altri, potrà governare da solo. Con il terzo referendum invece si propone di vietare ai candidati di presentarsi in più di una circoscrizione. Il quorum è calcolato per ciascuna scheda. Ogni elettore può recarsi ai seggi per votare il ballottaggio delle elezioni provinciali e per il referednum, ma può anche rifiutare le schede del referendum, tutte e tre o solo in parte. Le posizioni politiche sono molto differenti. I partiti maggiori, Pdl e Pd, chiedono di votare sì e in caso di vittoria potranno dire addio agli alleati e battersi per ottenere semplicemente un voto in più. La vittoria del sì indirizza il Paese verso il bipartitismo, ma non c'è alcuna soglia minima per il premio di maggioranza. Gli altri partiti invitano a disertare le urne o a rifiutare le schede. (i.a.)

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Iannarilli: Â (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 20-06-2009)

Argomenti: Province

stampa Giovedì sera i big del Pdl in piazza S. Maria Maggiore per spiegare agli elettori le ragioni di un voto al centrodestra Iannarilli: «Cambiare rotta» Alatri Il ministro Matteoli propone un tavolo tecnico per discutere delle infrastrutture Pietro Antonucci ALATRI Il ministro Matteoli e il capogruppo dei deputati PdL alla Camera Cicchitto, il senatore Tofani e l'europarlamentare Pallone, e poi Cutrufo, Fiorito, D'Ovidio, Roma, Mastrangeli, Pigliacelli, oltre al sindaco della città ernica Magliocca e a tutta l'amministrazione locale. C'erano tanti big del PdL a sostenere, giovedì sera, Antonello Iannarilli nella corsa alla presidenza della Provincia: tutti sul palco allestito in Piazza Santa Maria Maggiore per spiegare le ragioni per le quali sarebbe ora di cambiare volto (e guida politica) alla Ciociaria. Tutti pregnanti gli interventi: il capogruppo al Comune Giorgio Pongelli ha ricordato i risultati ottenuti ad Alatri dal PdL ed ha invitato l'elettorato a recarsi alle urne per il passo decisivo, evidenziando che «L'aver costretto gli avversari al ballottaggio è già un grande risultato che va confermato ed ampliato»; Costantino Magliocca ha chiesto ad Alatri «Un voto compatto ed unanime sul nome di Iannarilli»; il senatore Oreste Tofani ha illustrato i perché di una scelta politica che deve essere chiara e, insieme a Fiorito, ha sottolineato alcuni guasti prodotti sul territorio da 15 anni di amministrazione ininterrotta a marchio centro-sinistra. Quindi è stato il turno degli illustri ospiti. Fabrizio Chicchitto ha ricordato come il PdL sia uscito più forte dal voto del 6 e 7 giugno scorsi ed ha messo in rilievo la contraddizione di un UdC che si schiera al fianco della sinistra, sostenendo che l'elettorato moderato e cattolico non seguirà quella direzione. Il ministro Altero Matteoli, da par suo, ha garantito la sua disponibilità a metter su insieme a Iannarilli un tavolo tecnico per discutere delle infrastrutture da realizzare nel territorio provinciale, tra cui l'aeroporto. A chiudere, naturalmente, il candidato Antonello Iannarilli, che ha ringraziato i presenti per il loro sostegno e le loro parole, facendo inoltre una disamina sulla situazione politica: dai dubbi sulle scelte compiute dall'UdC alla necessità di mutare rotta per cancellare «Quei disastri compiuti in provincia di Frosinone dai governi di centro-sinistra che si sono succeduti». Sempre nel pomeriggio di giovedì Iannarilli aveva avuto modo di chiarire alcuni punti del suo programma nel caso in cui fosse eletto alla presidenza della provincia: riduzione delle tariffe sull'acqua e sui rifiuti, abolizione della Cosap, aiuti alle fasce più deboli, stabilizzazione del bacino degli lpu, sostegno alle imprese che vorranno assumere i disoccupati con oltre 40 anni. E, in tempi di crisi, sono argomenti che possono far presa. Ieri sera, infine, la chiusura della campagna elettorale in Largo Turriziani a Frosinone.

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Ballottaggi e referendum, le istruzioni per districarsi in una marea di schede Ludovici, primo cittadino "tris"ringrazia e batte subito cassa (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 20-06-2009)

Argomenti: Province

Ballottaggi e referendum, le istruzioni per districarsi in una marea di schede Ludovici, primo cittadino "tris"ringrazia e batte subito cassa novi ligure basaluzzo PER IL TURNO di ballottaggio per l'elezione del presidente della Provincia e dei sindaci che si svolgerà con il referendum sulla riforma della legge elettorale e l'abolizione delle candidature multiple (tre schede), si voterà domenica, dalle 8 alle 22 e lunedì 22 dalle 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle votazioni e dell'accertamento del numero dei votanti. Le prime schede esaminate saranno quelle referendarie, successivamente , senza interruzione, si procederà allo spoglio delle schede relative all'elezione del presidente della Provincia e poi di quelle relative alla nomina dei sindaci. Nella scheda dei ballottaggi sarà soltanto riportato il nome dei due candidati (per Provincia o Comune), accompagnati dai simboli dei partiti che li sostengono. .x/20/0906 BASALUZZO. Ringraziamento del sindaco. Poi brindisi e taglio della torta. È il programma della festa organizzata da Gian Franco Ludovici per condividere il suo risultato elettorale con "Insieme per Basaluzzo, il cuore torna a battere". Stasera alle 21 sulla piazza ex sferisterio Ludovici, dopo cinque anni di pausa amministrativa festeggia il terzo mandato. Ieri sera nel primo consiglio comunale ha nominato la giunta: vicesindaco Cesare Demicheli, Antonino Rotondi, Luigi Tartaglione, Silvana Cravenna, che nel 2004 si candidò sindaco con Ludovici come vice. Ma che non fu premiata. Stessa sorte nel 2009 per Maddalena Paola Spagnolo: sostenuta dal sindaco uscente, Remo Bollano, ha ottenuto 524 voti. «Ne riparleremo tra 5 anni» promette Spagnolo. Ludovici ha invece centrato il rientro con 828 voti e s'è messo subito al lavoro. Ha gia esaminato il Prg e ha preso visione della situazione finanziaria. Mercoledìè andato in Regione «per avviare le prime pratiche di reperimento fondi: europei per i Comuni e strutturali per le imprese». E sottolinea: «Sviluppo non è solo nuovi insediamenti, ma migliori servizi socio-assistenziali e nuovi spazi per giovani e anziani». Il fondatore della prima unione di servizi, ideata insieme a Predosa e Capriata, poi sciolta nel 2004 dai nuovi sindaci, assicura: «Iride non verrà ricostituita ma il futuro dei piccoli Comuni è nella collaborazione». Daniela Terragni .x/20/0906

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Provincia: ecco il duello (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Prato)" del 20-06-2009)

Argomenti: Province

PRIMO PIANO pag. 2 Provincia: ecco il duello BALLOTTAGGIO: ULTIMI APPELLI di CRISTINA ATTUCCI* LO STRAORDINARIO risultato elettorale ottenuto al primo turno, con il raggiungimento del ballottaggio, ci ha dato una spinta straordinaria da questo grande consenso elettorale e ha dato vita a un movimento di idee e di persone che ci dà la concreta possibilità di far vincere il cambiamento. I pratesi che hanno coraggio, i pratesi liberi di pensare, i pratesi che amano la propria Provincia, sanno che non si può più andare avanti così: siamo ormai vicini al limite di non ritorno, o si cambia adesso o Prato e la sua Provincia saranno destinate a un rapido declino. Prato non deve morire: i problemi ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. Le responsabilità sono chiare, sono solo di coloro che da sempre occupano ogni spazio del potere. La Provincia, amministrata finora dalla sinistra, non ha realizzato niente di veramente importante. Voglio dare ai pratesi un messaggio di sereno ottimismo: la mia storia personale, di giovane donna impegnata nel lavoro e nella famiglia, è garanzia di cambiamento. Io rappresento una netta e inequivocabile alternativa rispetto a chi ci ha governati finora. Taglieremo le spese inutili, aboliremo gli sprechi: tutto ciò che risparmieremo sarà rivolto alle famiglie e ai servizi sociali a cominciare dagli asili e dal sostegno alle famiglie che assistono in casa i loro anziani. Proporrò l'adozione di normative regionali per il finanziamento degli oratori e dei centri di aggregazione giovanile, riconoscendone il ruolo fondamentale, che sinora la sinistra ha ignorato per puro pregiudizio ideologico. La mia amministrazione sarà in prima linea contro l'illegalità e porrà fine a quel falso buonismo che ha consentito l'arrivo di migliaia di immigrati clandestini. La vera accoglienza è solo quella che possiamo offrire a coloro a cui siamo in grado di garantire un posto di lavoro per farli vivere con dignità. Quanto alla crisi del distretto, condivido in pieno il grande progetto di Roberto Cenni per il rilancio del cardato rigenerato. Dobbiamo valorizzare tutte le risorse del territorio, anche per intercettare nuove opportunità di sviluppo. Penso al terziario e ai servizi, alle infrastrutture e al turismo, alla cultura e ai giovani. Varerò un nuovo piano territoriale di coordinamento che scoraggi l'ulteriore cementificazione del territorio, sostenendo invece le operazioni di riqualificazione, risanamento e recupero del patrimonio edilizio esistente. Per la Val di Bisenzio sarà necessario realizzare finalmente la bretella con l'autostrada del Sole, per dare nuovo impulso all'economia di quel territorio e facilitare i collegamenti con Firenze; per Poggio a Caiano, dovremo portare a conclusione la circonvallazione per liberare il paese dal traffico e dall'inquinamento. Ci batteremo per l'abolizione dei consorzi di bonifica: un ulteriore odioso balzello che grava sulle spalle dei cittadini e che in questi giorni, non a caso, ha ricevuto la difesa a spada tratta dei dirigenti del Pd. Votare per me significa voltare le spalle ad un passato fallimentare e investire su idee nuove, dare fiducia ai giovani, al ruolo delle donne e al sogno di libertà che solo noi rappresentiamo. * candidata presidente della Provincia del centrodestra

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la grafica (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 20-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina 20 - Pagina Aperta La grafica La grafica è migliorata Gentile direttore, la ringrazio per aver cambiato la grafica del suo giornale. Avendo problemi di vista, i caratteri più grandi mi facilitano la lettura degli articoli. Paola Sanpeoli e-mail Deficit pubblico cifre da vertigini Gentile direttore, i dati della Banca d'Italia, relativi al debito pubblico del nostro Paese, confermano che le rassicurazioni del governo circa gli spiragli «che incominciano ad intravvedersi all'orizzonte» sono solo propaganda. Questo i poveri cittadini lo sanno benissimo e da tempo. La realtà, purtroppo, è quella che viene fuori dalle aride cifre, che dicono che i consumi calano vistosamente, che le esportazioni crollano, che il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, straordinaria e speciale ha raggiunto livelli stellari, così come le indennità di disoccupazione e quelle relative ad altre forme di sostegno al reddito. Il dato del debito pubblico a fine aprile ha raggiunto la cifra record di 1.750 miliardi di euro. Mi permetterei di introdurre l'uso una nuova unità di misura della grandezza del debito pubblico italiano: l'«euro-luce». Potremmo concordare di «tagliare» gli ultimi sei zeri della cifra imitando così quanto si è fatto con gli «anni-luce». Antonio Fantini Lanciano Dopo le elezioni viva le Province Signor direttore, il risultato delle elezioni amministrative, con la vittoria del centrodestra che è riuscito a strappare soprattutto molte amministrazioni provinciali al centrosinistra, ha definitivamente affossato il dibattito attorno alla soppressione di questi enti locali. Definiti inutili, un pozzo di spesa senza controllo, ci aveva pensato il Cavaliere, dopo la vittoria alle ultime elezioni politiche, a gridare con forza: «Abolirò le Province». Ma è bastato che la Lega gli lanciasse occhiatacce, per accantonare il progetto; tenuto conto che se venissero abolite le Province, i partiti da dove trarrebbero il proprio humus per essere presenti sul territorio? Tradotto in pratica: come farebbero le oligarchie locali sempre pronte a compiere voli migratori da uno schieramento all'altro a gestire il potere senza una strada da asfaltare o una sagra da finanziare? Se il centrodestra fosse coerente, dovrebbe rilanciare proprio adesso che ha vinto l'idea per l'abolizione di questi enti locali. Antonio Francia Torre de' Passeri Cinquanta artiste e le donne di Onna Non posso fare a meno di commuovermi nel leggere del progetto «donna d'Onna» ideato da Laura Pausini che coinvolge cinquanta artiste, tra le quali anche Gianna Nannini, per aiutare Onna in particolare, ma l'intera provincia dell'Aquila, a risorgere dopo l'evento devastante del 6 aprile. Laura Pausini e Gianna Nannini nella composizione delle loro musiche che presenteranno insieme ad altre artiste il 21 giugno nel concerto a San Siro, sono state ispirate dalla grande forza di carattere delle donne di Onna. E «Donne d'Onna» è il significativo titolo di uno dei loro brani. Tanta sensibilità e tanta umanità, oltre a commuovermi, mi porta a convincermi che l'esternazione della voce dell'anima attraverso la musica e le parole, motore della umana esistenza per ognuno di noi, avvicinano anche così velocemente le persone nel dolore e nella disperazione, con la promessa che tutti insieme non sarà difficile risorgere. Ines Di gregorio Secinaro

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Referendum, al voto 145 mila (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

TRE I QUESITI.SU PREMIO DI MAGGIORANZA E CANDIDATURE MULTIPLE Referendum, al voto 145 mila Urne aperte oggi e domani in provincia, ma il quorum è a rischio Dopo Europee e amministrative si torna alle urne, oggi e domani, per i referendum. Gli elettori, in provincia, sono 145.166, nel capoluogo 37.355. Le schede saranno tre. Quella di colore viola presenterà il quesito per la modifica del premio di maggioranza alla Camera. Ora è attribuito alla lista o alla coalizione di liste più votata e i referendari vorrebbero che fosse assegnato solo alla lista in modo da evitare che governi un raggruppamento troppo frazionato con tutti i rischi di veti o di ricatti che ne potrebbero conseguire. La scheda beige è ancora sul premio di maggioranza, ma questa volta per il Senato: la proposta è sostanzialmente identica, premio alla lista e non alla coalizione. Con l'abrogazione della norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere la rappresentanza parlamentare le liste debbono comunque raggiungere almeno un consenso del 4 per cento alla Camera e dell'8 al Senato. Infine la scheda di colore verde è per l'abolizione delle candidature multiple. Si vorrebbe vietare a qualsiasi candidato di essere presente in più circoscrizioni perché il «plurieletto» di fatto si trova poi nella condizione di scegliere chi gli subentrerà nel seggio al quale rinuncia. I seggi sono aperti oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizierà subito dopo e dovrà essere portato a termine, qualunque sia l'affluenza registrata in sede locale: il quorum del 50 per cento più uno dei votanti viene infatti calcolato su base nazionale. \

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Maggio 1974 Divorzio In Italia gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare o meno la l... (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

Maggio 1974 Divorzio In Italia gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini del 1970, con la quale era stato introdotto in Italia il divorzio. Vinse il «no» sostenuto soprattutto dai Radicali e dai socilisti. Maggio 1981 Aborto Abrogazione di alcune norme della legge 194 sull'aborto per rendere più libero il ricorso all'interruzione di gravidanza. Promosso dai Radicali. Abrogazione di alcune norme della legge 194 sull'aborto per restringere i casi di liceità dell'aborto. Di segno opposto al primo quesito. Promosso dal Movimento per la vita. Il quorum fu raggiunto, ma entrambi persero il referendum. Giugno 1997 Giudici e giornalisti Abolizione del sistema automatico di progressione delle carriere dei magistrati e l'abolizione degli incarichi extragiudiziari. Abolizione dell'ordine dei giornalisti. Abolizione del ministero dell'agricoltura; l'eliminazione dei limiti per l'obiezione di coscienza al servizio militare; di nuovo il divieto per i cacciatori di entrare nei fondi privati. Quorum mancato. Aprile 1999 Proporzionale L'abolizione della quota proporzionale nelle elezioni politiche. L'intento era di arrivare ad un sistema maggioritario. Quorum mancato. Maggio 2000 Soldi ai partiti Abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti; eliminazione della quota proporzionale nelle elezioni; la separazione delle carriere dei giudici; la modifica dell'elezione dei giudici del Csm; ancora lo stop agli incarichi extragiudiziari dei magistrati. Abrogazione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori; Abrogazione delle trattenere automatiche per la quota di adesione a un sindacato. Quorum mancato. Giugno 2005 Procreazione assistita Abrogazione dei limiti alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni; abrogazione delle norme sui limiti all'accesso alla procreazione medicalmente assistita; Norme su finalità, diritti, soggetti coinvolti e limiti all'accesso alla procreazione medicalmente assistita; abrogazione del divieto di fecondazione eterologa. Quorum mancato.

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Oggi e domattina urne aperte per i tre referendum (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

LODIGIANO pag. 6 Oggi e domattina urne aperte per i tre referendum LODI OLTRE 172mila lodigiani oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15 sono chiamati di nuovo alle urne per i tre referendum elettorali. Nelle 214 sezioni aperte in scuole e istituti superiori della Provincia gli elettori troveranno tre schede (viola, beige e verde) che proporranno, nell'ordine, di abolire per la Camera e per il Senato, il premio di maggioranza (seggi in più) dato alla coalizione che prende più voti. Se passerà il «sì» i seggi saranno dati al partito più votato. Il terzo referendum, invece, propone l'abolizione della possibilità per gli aspiranti onorevoli di candidarsi in più di una circoscrizione per volta. Il referendum è abrogativo e come accade sempre in questi casi sarà valido solamente se avrà un'affluenza del 50% più uno degli aventi diritto al voto. R.Lo.

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SONO 209.590 gli elettori nella provincia di Siena chiamati nuovamente alle urne ... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Siena)" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

CRONACA SIENA pag. 6 SONO 209.590 gli elettori nella provincia di Siena chiamati nuovamente alle urne ... SONO 209.590 gli elettori nella provincia di Siena chiamati nuovamente alle urne oggi e domani per esprimersi sui tre quesiti referendari sulla legge elettorale. Di questi 100.077 uomini e 109.513 donne che voteranno in 298 sezioni sparse sul territorio. Nel comune di Siena gli aventi diritto al voto sono 43.448 (di cui 19.895 maschi e 23.553 femmine) in 50 sezioni elettorali. Nell'intera regione Toscana gli elettori sono quasi 3 milioni (2.989.740), in Italia più di 50 milioni. Le urne resteranno aperte oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Subito dopo la chiusura dei seggi si procederà allo spoglio. Ricordiamo che i referendum risulteranno validi solo se, su base nazionale, almeno il 50 per cento più uno degli elettori avrà ritirato la scheda (anche se poi dovessero votare bianca o nulla). Le schede per il referendum contengono solo due opzioni: "sì" per l'abrogazione e "no" contro l'abrogazione. Il primo quesito (scheda viola) chiede l'abolizione della possibilità di collegamento tra le liste (con il premio di maggioranza che alla Camera andrebbe non più alla coalizione, come avviene ora, ma alla lista che ottiene il maggior numero di seggi) e pone al 4 per cento la soglia di sbarramento per essere rappresentati alla Camera.Il secondo quesito (scheda beige) chiede che anche al Senato venga attribuito il premio di maggioranza alla lista che ottiene più seggi e pone all'otto per cento la soglia di sbarramento per essere rappresentati. Il terzo quesito (scheda verde) riguarda invece le candidature chiedendo il divieto di "candidature multiple", ossia quelle di uno stesso candidato in più circoscrizioni.

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Per Penati e Podestà è il grande giorno Elettori al referendum senza interesse (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

MILANO AL VOTO pag. 2 Per Penati e Podestà è il grande giorno Elettori al referendum senza interesse di CORRADO DRAGOTTO MILANO NUOVA CHIAMATA alle urne per i 2.447.299 aventi diritto al voto di città (998.661) e Comuni del Milanese (1.448.638). E, se il primo turno (6-7 giugno)delle Amministrative aveva racchiuso in sé pure le Europee, i ballottaggi (seggi aperti dalle 8 alle 22 di oggi e dalle 7 alle 15 di domani) incorporano anche il referendum sulla legge elettorale. I tre quesiti posti al corpo elettorale, che, per rendere valida la consultazione popolare dovrebbe superare il quorum (metà degli aventi diritto più uno), risultano meno complicati di quanto si sia portati a pensare. Perché, al di là della lunghezza chilometrica che caratterizza le domande stampate sulle schede, i cittadini devono decidere se sono favorevoli o no ad attribuire il premio di maggioranza per la Camera (scheda viola) e per il Senato (scheda grigia) non più alla coalizione uscita vincente dallo scrutinio ma al partito più votato. Il terzo quesito (scheda verde) riguarda, al contrario, il via libera o meno all'abolizione delle candidature multiple. Ovvero: la facoltà, quasi sempre sfruttata dai leader dei partiti di centrodestra come di centrosinistra, per i candidati a di presentarsi in più collegi. MA, IN OGNI CASO, gli elettori che preferiscono esprimere il proprio voto solo per quanto riguarda le Amministrative (il big match rimane quello per la presidenza della Provincia tra il candidato della coalizione Pdl-Lega-Dc-Nuovo Psi Guido Podestà e il presidente uscente del cartello Pd-Idv Filippo Penati) possono benissimo ritirare al seggio solo la scheda delle Provinciali e delle Comunali (tra i più accesi gli scontri per il sindaco di Cinisello Balsamo e Cologno Monzese) e rifiutare le tre schede inerenti il referendum. È la linea, peraltro, data ai propri elettori non solo dalla Lega Nord, mobilitata con tutti i mezzi disponibili a informare iscritti e simpatizzanti di votare per Podestà, ma anche da alcuni partiti della sinistra radicale come Prc e Pdci. Lo stesso Podestà (48,82% al primo turno contro il 38,79%) ha annunciato il 14 giugno scorso a Pontida che non ritirerà le schede del referendum e si farà consegnare solo quella necessaria per votare le Provinciali. Problemi, insomma, non ne esistono. Anche perché i presidenti di seggio hanno ricevuto dal Viminale precise istruzioni su come salvaguardare il diritto degli elettori di votare per i ballottaggi e di non ritirare le schede dei quesiti referendari.

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Viabilità contestata <È un voltagabbana Caviglia si dimetta>(sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

Viabilità contestata «È un voltagabbana Caviglia si dimetta» il comitato di villapiana All'assessore contestata la mancata retromarciasu via Torino. Mesi fa gli stessi strali su Di Tullio Savona. L'assalto a Paolo Caviglia, assessore al traffico, ha raggiunto ormai livelli espliciti. In città ieri sono comparsi manifestini con i quali gli si chiede di «rimettere la delega» non mancando di definirlo un «voltagabbana». Insomma un attacco diretto al neo assessore per la vicenda della gestione della rotatoria di piazza Saffi, ma soprattutto per la sistemazione avviata due ani fa nell'intero quartiere di Villapiana. Dimissioni che lo stesso comitato Villapiana aveva chiesto in passato a Caviglia nel caso non avesse accolto una rivisitazione della situazione. «Abitanti di Villapiana ricordate nell'urna l'aria che vi fanno respirare e i soccorsi che potrebbero non arrivare o bloccarsi»è la continuazione del volantino anonimo e che evidenzia l'intenzione di spostare la vicenda sul piano politico, partendo però dagli aspetti tecnici. Politico, perché l'attacco arriva alla vigilia del ballottaggio per la nomina del presidente della Provincia e l'argomento potrebbe avere un peso sull'esito del voto a Villapiana. «Il comitato si deve riunire» sono le uniche parole che arrivano dai paladini di un ritorno al passato e che come ha chiarito l'assessore Caviglia nei giorni scorsi «erano contrari alla bretella tra via Brignoni e via Boselli». Una soluzione che Caviglia aveva subito buttato sul tavolo, ma che di fronte alla volontà della giunta ha dovuto ritrattare. Ma ora, di fronte all'ennesimo cambiamento di rotta il comitato sembra intenzionato a uscire nuovamente allo scoperto per combattere le scelte dell'amministrazione comunale. Prima di passare all'assalto finale, però, i cittadini vogliono verificare le prossime decisioni della giunta Berruti «e in particolare cosa significheranno le due corsie in via San Lorenzo e l'abolizione delle soste in via Piave». Anche perché ormai il termine del primo di luglio per avviare le modifiche del traffico a Villapiana annunciate da Caviglia è imminente e la gente si aspetta che la sperimentazione avviata da Livio Di Tullio conosca la parola fine. La settimana scorsa era toccato al sindaco finire nel mirino delle critiche ma dopo il «non si torna indietro» il comitato gli ha rivolto attenzioni non proprio leggere: «La motivazione è la diminuzione degli incidenti. La zona è più sicura e quindi lo stesso amministratore non vuole assumersi la responsabilità in caso di incidente mortale. Benissimo, ma allora si dovrà assumere la responsabilità per il continuo assorbimento di polveri e gas nocivi a noi e ai nostri bambini: oltre a responsabilità per ritardi nei soccorsi o stress da traffico». G. Cio. 21/06/2009

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Gli abolizionisti vacillano e cominciano a perdere i ricorsi contro la tassa di bonifica. Il... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

Domenica 21 Giugno 2009 Chiudi di PAOLO GRASSI Gli abolizionisti vacillano e cominciano a perdere i ricorsi contro la tassa di bonifica. Il Consorzio canta vittoria. La Commissione tributaria provinciale ha fino ad oggi emesso sentenza per 169 dei quasi 5 mila ricorsi presentati da cittadini e raccolti dal comitato antitassa e li ha tutti respinti, ma il comitato dice che andrà avanti e cercherà di impugnare le sentenze. I dirigenti del consorzio Tevere-Nera sottolineano come si sia dimostrato che pagare la tassa è lecito per i benefici che gli immobili dei ricorrenti traggono dai lavori, a partire da quelli per la difesa idraulica del territorio dai rischi di esondazione. In più la stessa Commissione chiarisce l'aspetto del perimetro di contribuenza, che secondo gli abolizionisti non esiste. Il perimetro c'è e corrisponde a quello del comprensorio di bonifica. L'eterna guerra sulla tassa di bonifica sembra essersi riaccesa con botte e risposte, mentre dietro l'angolo fa capolino l'imminente invio di 66 mila cartelle per l'anno 2008. La novità rispetto al passato è data proprio dalle decisioni della commissione tributaria provinciale. La sentenza che accomuna i 169 ricorsi esaminati è firmata dal giudice Giorgio Castellucci, lo stesso che in passato accoglieva i ricorsi degli abolizionisti. Ora tiene conto anche di recenti sentenze della Corte di cassazione secondo le quali non sono più i consorzi a dover dimostrare il beneficio ma è il ricorrente a dover provare di non averlo ricevuto. I cittadini che si vedono respinti i ricorsi (basati sugli avvisi bonari) non hanno prodotto elementi concreti per provare di non avere il beneficio. Il consorzio, invece, ha fornito dati sui benefici delle proprie opere sulle zone di competenza. I ricorrenti ricadono proprio in quelle zone. In più si riconosce un perimetro di contribuenza, coincidente «a quello del comprensorio di bonifica, come risulta dalla delibera di approvazione del Consiglio regionale in data 8 maggio 2007». Il consorzio ha pure messo sul tavolo il resoconto di interventi svolti nel 2007. Ma soprattutto ha portato il piano di assetto idrogeologico dell'Autorità di bacino, secondo cui una teorica esondazione dei corsi d'acqua fino ad un metro sopra i livelli di norma coinvolgerebbe anche aree limitrofe o corrispondenti ai punti in cui si trovano gli immobili dei ricorrenti. Sono esondazioni ipotizzate, ma per Castellucci il fatto che questo rischio non si è mai verificato induce a ritenere efficaci gli interventi del consorzio. Riferimenti anche sugli oneri legati agli interventi: Pur aggiungendo che una rilevante parte dell'attività svolta è delegata da enti pubblici ed in particolare dalla Regione, si ritiene che il consorzio distingua chiaramente nel bilancio le opere a carico dalla regione da quelle il cui carico è ripartito tra i consorzi. Respinta anche la non assoggettabilità al contributo legato al pagamento della tariffa idrica del Sii: l'esenzione del pagamento riguarda solo le acque reflue versate nella rete fognaria, ma per il beneficio diretto e specifico dalle opere del consorzio per la difesa idraulica del territorio la tassa si paga. Ed ora la nuova normativa, non retroattiva, entrata in vigore lo scorso novembre toglie proprio gli aggettivi "diretto" e "specifico", considerando il beneficio in modo generico e su questo basare l'emissione della tassa. Tassa che il consorzio può imporre in base a ciò che Stato e Regione gli riconoscono in quanto "persona giuridica pubblica". «La sentenza - dice il presidente del consorzio tevere-Nera Vittorio Contressa - dimostra che quanto stiamo facendo è legittimo». E adesso si va verso luglio, in cui arriveranno altre sentenze delle ed in cui si conta di inviare i nuovi ruoli contributiuvi. Ma si potrebbe anche considerare l'ipotesi di non includere tra i destinatari di avvisi e cartelle i ricorrenti ancora in attesa di sentenza. I dirigenti del consorzio temono tempi lunghi. «Quando saranno stati esaminati tutti i ricorsi - dicono - saranno passati almeno due anni». E temono pure una spesa enorme a carico dell'ente, anche perché la sentenza stabilisce la compensazione tra le parti delle spese del giudizio. Ad oggi, eventuali aumenti della tassa sembrano esclusi. «Sacrificheremo - dice Contessa - importanti lavori sul territorio». Si annunciano progetti legati alla bonifica della rupe dell'ospedale ed alla lotta alle zanzare con metodi biologici (come gli allevamenti di pipistrelli). Si conta di rinnovare gli impianti di irrigazione e di attuare un progetto per l'energia da fonti rinnovabili. Mentre il comitato abolizionista promette ancora battaglia. Dice il legale Maurizio D'Ammando: «Vediamo come si pronunceranno gli altri collegi. Abbiamo assistito ad un'inversione di giurisprudenza, ma si sa che la Regione cambia leggi e regole in corso di gioco. Impugneremo le sentenze ricorrendo alla Commissione tributaria regionale». La quale ha da poco accolto gli appelli del consorzio su alcuni ricorsi vinti in sede provinciale proprio perché i consorziati ricorrenti non provavano il mancato beneficio.

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Ballottaggi e referendum quattro milioni di veneti al voto (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto sezione: PRIMOPIANO data: 21/06/2009 - pag: 2 Ballottaggi e referendum quattro milioni di veneti al voto Tre leghisti sostenuti dal Pdl all'assalto di tre Province di centrosinistra A Padova sfida chiave per il Comune: braccio di ferro Zanonato-Marin PADOVA Ballottaggi più referendum, i 3,8 milioni di elettori veneti sono di nuovo precettati. Il voto amministrativo interessa le province di Venezia, Rovigo e Belluno, la città di Padova e altri quindici comuni sopra i quindicimila abitanti; quello referendario, almeno in linea teorica, interessa tutti, anche se gli espliciti inviti all'astensione da parte di alcune forze politiche (la Lega Nord davanti a tutte) e una campagna d'informazione tutt'altro che tambureggiante, lasciano prevedere larghe falle nella partecipazione popolare. Si vota per l'intera giornata di oggi, dalle 8 alle 22, e anche domani dalle 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio avranno inizio immediatamente, cominciando dalle tre schede del referendum e proseguendo, senza interruzione, con i voti per l'elezione dei presidenti di Provincia e dei sindaci. Nella serata di domani si avrà il panorama dei nuovi eletti. L'ultimo atto I ballottaggi sono l'ultimo atto di una lunghissima campagna elettorale, che ha visto sfilare nel Veneto tutti i big della politica italiana (più di centrodestra che di centrosinistra, per la verità). Epicentro e fronte avanzato di tanto movimento è stata la città di Padova, considerata - insieme con la Provincia di Venezia - un bastione da espugnare da parte delle truppe governative. In effetti, allo scontro finale si arriva con una situazione di sostanziale equilibrio: Flavio Zanonato, lo Sceriffo Rosso che governa la città - con un'interruzione in mezzo - ormai da un quindicennio, ha un vantaggio di mille voti scarsi su Marco Marin, il dentista e campione olimpico di scherma lanciato dal centrodestra. Nel frattempo, Marin ha stretto apparentamenti ufficiali con Udc, Mpa e Intesa Veneta per puntare al sorpasso. Il vento politico soffia indubbiamente alle sue spalle ma, rispetto al primo turno, questa volta non potrà contare sull'abbinamento con il voto per l'Europa. Tre Province in bilico È la resa dei conti anche nelle tre province - Venezia, Rovigo e Belluno - dove più aspro è il confronto tra i due schieramenti. In tutti e tre i casi, infatti, le amministrazioni uscenti sono di centrosinistra ma gli sfidanti - candidati leghisti in coalizione con il Pdl - partono in vantaggio dopo il primo turno. Riflettori su Venezia, la più importante fra le terre «rosse» del Veneto: Francesca Zaccariotto ha un allungo di 7 punti percentuali (trentamila voti) sul presidente uscente, Davide Zoggia. Ancor più consistente il vantaggio del centrodestra a Rovigo, mentre a Belluno si gioca la partita più equilibrata: Gian Paolo Bottacin, l'uomo del Carroccio, è davanti di 6 punti rispetto all'uscente Sergio Reolon. Qui, a differenza di Venezia e Rovigo (dove si è accordata e appoggia ufficialmente il centrodestra), l'Udc ha lasciato libertà di voto ai suoi elettori. L'incognita referendum Come sempre, l'interrogativo è uno solo: verrà raggiunto il quorum del 50 più uno? Nell'attesa, bisogna ricordare che i quesiti, e quindi le relative schede, sono tre e riguardano le modalità di attribuzione del premio di maggioranza alla Camera e al Senato, nonché l'abolizione delle candidature multiple (cioè la stessa persona candidata contemporaneamente in più circoscrizioni) per la Camera. Agli elettori che, oltre al referendum, votano anche per i ballottaggi, si presenta questa possibilità: qualora non volessero contribuire al raggiungimento del quorum, possono decidere, una volta al seggio, di non ritirare le tre schede referendarie. R.P. I candidati e i voti raccolti al 1Ú turno (percentuali) Segui lo spoglio dei risultati da domani pomeriggio su www.corriereveneto. it Lunedì alle 15 E' il termine ultimo per votare, poi lo spoglio. Prima i referendum, a seguire le elezioni amministrative

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tondo: la sostituzione di lenna? decido io c'è l'ok della lega, ma insiste sulle deleghe (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

Il Carroccio: non c'è fretta, ma revisione inevitabile. Intanto spunta l'ipotesi che il presidente non avrebbe alcuna intenzione di modificare gli assetti di giunta Tondo: la sostituzione di Lenna? Decido io C'è l'ok della Lega, ma insiste sulle deleghe di DOMENICO PECILE UDINE. Il presidente Tondo è pronto a sostituire in Giunta l'assessore Vanni Lenna (Pdl) che al Senato prenderà il posto dell'europarlamentare, Giovanni Collino. La Lega conferma che la decisione della surroga è di competenza del governatore salvo poi aggiungere: ma le deleghe vanno assolutamente ridiscusse. Tondo, però, la pensa diversamente. «Il nodo delle deleghe - conferma il coordinatore regionale del Carroccio, Pietro Fontanini - è soltanto rinviato. Rimane un capitolo aperto del dibattito che si è aperto dentari la maggioranza che guida la Regione. Noi non abbiamo fretta. Siamo certi che il presidente Tondo prima affronterà la questione della surroga di Lenna, poi affronterà il tema della redistribuzione delle deleghe. Quando? Lo ripeto, non c'è fretta, ma sono certo che anche lui voglia rivedere gli assetti dell'esecutivo. Magari nei prossimi mesi». La lega però potrebbe incappare in un'amara delusione. Stando ai si dice che rimbalzano da palazzo, infatti, la Lega farebbe i conti senza l'oste, senza cioè i piani del governatore che pare intenzionato a non mettere mano ad alcuna revisione delle deleghe. Ma andiamo con ordine. La Lega dice che sulla revisione delle deleghe non ha fretta. «Quella - insiste Fontanini - ce l'abbiamo su altre questioni come quella del riordino degli enti e della sanità. Su questi due fronti bisogna agire in fretta, perché non c'è altro tempo da perdere». La Lega chiede l'abolizione di alcuni enti inutili come i Consorzio e le Comunità montane, l'accertamento dei Comuni in grave difficoltà economica, la sburocratizzazione della macchina amministrativa. Sulla Sanità, il Carroccio punta il dito contro la pletora delle Direzioni regionali: «Dalle attuali 14, bisogna scendere subito a 10. Basterebbe questa scelta - argomenta il coordinatore leghista - per realizzare un risparmio da 10 milioni di euro l'anno». Per quanto riguarda le deleghe, il Carroccio conferma di rivendicare la Protezione civile e l'Energia. Paiono superate, invece, le critiche all'assessore all'università, Rosolen, mentre restano attuali le richieste all'assessore alla Cultura, Molinaro, di dare un segnale di discontinuità rispetto al suo predecessore Antonaz e di «ricordarsi che la Provincia di Udine ha più abitanti di quelle di Gorizia e Trieste». Già, e Tondo? Il presidente - come detto - è pronto alla surroga di Lenna. Governatore e forze politiche di centrodestra concordano che il posto spetta al Pdl. In pista ci sono Daniele Galasso e Luigi Cacitti. Quello che invece non è stato ancora ufficializzato, ma che sta prendendo corpo e che viene confermato dagli uomini del presidente, è che lo stesso Tondo avrebbe riferito ai più stretti collaboratori di non avere alcuna intenzione di mettere mano alle deleghe. Con buona pace del Carroccio e degli equilibri interni al centrodestra.

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Referendum: le urne sono aperte (sezione: Province)

( da "Brescia Oggi" del 21-06-2009)

Argomenti: Province

Referendum: le urne sono aperte BRESCIANI AL VOTO. Per 907 mila elettori in provincia è il momento di esprimersi. Ad ognuno dei quesiti serve il quorum. Si può ritirare anche una sola scheda Oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Poi lo spoglio Tre diverse proposte di modifica alla legge elettorale 21/06/2009 rss e-mail print Una famiglia alle urne per il referendum del 2005, I bresciani chiamati al voto sono oltre 907 mila Da questa mattina 907 mila bresciani sono chiamati a votare per il referendum che modifica la legge elettorale (non abrogandola). Le urne resteranno aperte oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15, dopodiché si procederà immediatamente con lo spoglio. I BRESCIANI che si recheranno ai seggi riceveranno tre schede. Con le prime due (scheda viola e beige) sono chiamati ad esprimersi sull'abolizione delle coalizioni e l'attribuzione del premio di maggioranza al solo partito che ha ottenuto più voti: nelle circoscrizioni del territorio nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato. Il terzo propone l'abolizione delle candidature multiple in più circoscrizioni. Per votare è necessario presentare come sempre carta d'identità e tessera elettorale. Le anagrafi cittadine osserveranno orari straordinari di apertura (nel medesimo arco di tempo in cui si svolgono le votazioni) per chi le avesse smarrite. Per essere valido, ciascun quesito deve obbligatoriamente raggiungere il quorum (50 per cento più uno degli elettori). È possibile ritirare anche solo una scheda, non contribuendo in alcun modo al raggiungimento del quorum delle altre due. Intanto, negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli ad andare a votare o a disertare le urne. A lato quelli del promotore bresciano del Comitato referendario, Ciro Ramaschiello, e di Claudio Bragaglio, portavoce insieme a Federico Manzoni del Comitato per l'astensionismo. Natalia Danesi Natalia Danesi

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Referendum solo al 12% Lontanissimi dal quorum (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

ELEZIONI. ATTESA PER IL RISULTATI NELL'ALESSANDRINO, CUNEESE E A COSSATO Referendum solo al 12% Lontanissimi dal quorum Affluenza più alta nei centri chiamati ai ballottaggi [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO Urne aperte ieri e ancora oggi (dalle 7 alle 15) in tutto il Piemonte e Valle d'Aosta per i referendum. Sono in programma anche i ballottaggi: per la Provincia a Torino e ad Alessandria (dove è andato alle urne il 34%); per il sindaco nei comuni di Alba (53% al voto), Bra (51,8%), Fossano (45,2%) e Saluzzo (47%) tutti in calo rispetto al primo turno. Casale, Novi e Tortona nell'Alessandrino, oltre a Cossato nel Biellese. Si è votato anche nel piccolo comune cuneese di Aisone dove al primo turno i due candidati a sindaco si erano divisi esattamente i duecento voti. Ovunque bassa l'affluenza ai seggi per il referendum. Nell'Astigiano non è andata oltre il 12,5% (11,7 ad Asti città). Situazione più o meno analoga a Vercelli (12,9% in provincia, 13,6% in città). In linea anche Novara (12,1%); inferiore il Verbano-Cusio-Ossola (10,5%). Ad Alessandria il ballottaggio, com'era prevedibile, ha fatto da traino al referendum (29%). Superiore alla media anche Cuneo dove alle 22 di ieri sera si era recato alle urne il 17,3% degli aventi diritto. Dal 1974, anno della consultazione sul divorzio, ad oggi i piemontesi sono stati chiamati a votare per quindici referendum abrogativi (compreso quello che si sta svolgendo in queste ore). Il record di votanti è detenuto proprio dalla consultazione per l'abrogazione delle legge Fortuna-Baslini con l'87,7% (vinsero i no con una percentuale superiore al 70%). La soglia dell'80% venne oltrepassata anche nel 1978 (abrogazione della legge Reale e abolizione del finanziamento ai partiti) con vittoria del «no» in entrambi i casi; l'affluenza si fermò al 79,4% il 17 maggio 1981 (79,4% con ben cinque schede consegnate agli elettori nel seggio), al 77,9% nel giugno '85 (la consultazione riguardava l'eliminazione della scala mobile) e al 65,1% due anni dopo (cinque quesiti anche in questo caso). La partecipazione degli elettori al referendum vacillò nel 1990 (tre schede due riguardanti la caccia e un terzo sull'uso dei pesticidi in agricoltura): 42,9% l'affluenza. Il quorum verrà al contrario raggiunto nel 1991 (riduzione del numero di preferenze nelle liste per la Camera, 62,5%), nel 1993 (77% di elettori impegnati a districarsi con otto schede) e ancora nel 1995 quando dodici quesiti non scoraggiarono l'elettorato (57,2 la partecipazione alle urne). Da allora e sino al 2005 il quorum non è mai stato più raggiunto, toccando percentuali irrisorie soprattutto nel 2003 (25,5%) e nel 2005 (25,6%).

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REGGIO EMILIA - SRL: ABOLITO IL LIBRO SOCI (sezione: Province)

( da "marketpress.info" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

Lunedì 22 Giugno 2009 REGGIO EMILIA - SRL: ABOLITO IL LIBRO SOCI Reggio Emilia, 22 giugno 2009 - Negli ultimi mesi numerose novità legislative hanno riguardato la vita delle Società a Responsabilità Limitata semplificando, almeno negli intenti, gli adempimenti cui le stesse S. R. L. In precedenza soggiacevano: dal trasferimento delle quote sociali (Legge 133/08) all’abolizione del libro soci cartaceo (L. 2/09). Questi i temi principali affrontati nel convegno “La gestione delle delibere assembleari di Società a responsabilità limitata a seguito dell’abolizione del Libro soci cartaceo e delle nuove modalità di trasferimento quote” organizzato da Camera di Commercio, dall’Ordine degli Avvocati, dalla Fondazione dei Dottori Commercialisti, dal Consiglio Notarile, con il patrocinio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Reggio Emilia. Il convegno ha avuto luogo all’Hotel Classic, davanti ad una platea gremita composta da professionisti, Giudici dei Registri, aziende, Conservatori dei Registri delle Imprese, funzionari camerali. Grande successo quindi per una delle prime esperienze in Italia nella quale gli ordini e collegi professionali maggiormente interessati da queste innovazioni normative, si uniscono agli enti pubblici per illustrare agli intervenuti i nuovi aspetti normativi e studiare insieme nuove soluzioni e strumenti tecnologici d’ausilio per gli adempimenti societari. L’incontro è stato moderato dal Conservatore del Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Reggio Emilia, Avv. Francesco Tumbiolo, che ha ricordato il ruolo sempre più importante del Registro delle Imprese, al quale, come principale conseguenza delle semplificazioni relative all’abolizione del libro soci cartaceo, viene ora collegata l’unica conoscibilità delle vicende relative alle quote delle S. R. L. Il convegno ha visto come relatori Chiara Micarelli, Ricercatrice dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili che ha relazionato in merito alla modalità di formazione del consenso per iscritto o in sede assembleare, sulla verifica della legittimazione ad esprimere il consenso o ad intervenire in assemblea e sugli effetti dell’abolizione del libro soci e sui quorum assembleari costitutivi e deliberativi; a seguire Giovanni Varchetta, Notaio in Reggio Emilia, ha relazionato sulle criticità nella gestione del libro soci virtuale. A seguire Francesca Bertani del Foro di Reggio Emilia ha individuato nella proprio intervento gli scenari di potenziale invalidità delle delibere assembleari delle S. R. L. Generate dalla recente riforma. Ha concluso la giornata di studio Matteo Ruozzi, Responsabile del Servizio Relazione Esterne, E-government e Tutela del Mercato della Camera di Commercio di Reggio Emilia, illustrando il ruolo ed i servizi innovativi che la Camera di Commercio mette a disposizione delle imprese e dei professionisti nella delicata fase di transizione. . <<BACK

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Seggi deserti, il referendum ha fatto flop (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

Hanno risposto ai quesiti soprattutto gli over cinquanta. Oggi le urne rimarranno aperte dalle 7 alle 15 Seggi deserti, il referendum ha fatto flop Primo giorno di affluenza: va a votare soltanto il 14 percento dei mantovani La percentuale più alta a Pieve di Coriano: quasi uno su quattro Maturo d'età, diligente nelle operazioni di voto e disposto a rispondere a tutti e tre i quesiti. Ma terribilmente raro. è il profilo dell'elettore mantovano che ieri è andato alle urne per i referendum sulla legge elettorale. Affluenza minima: in provincia ha votato solo il 14,18%. Un breve giro per le scuole, già a metà pomeriggio, era sufficiente a confermare l'unico responso della giornata. Il non voto. Numeri. Elementari don Mazzolari, sezione 26: «Ha votato l'8% degli aventi diritto». La 27: «Siamo al 10%». Nuovo seggio, l'elementare Ardigò: «Affluenza bassa, decisamente bassa - dice il presidente della 32, Maurizio Penna - in dieci ore hanno votato soltanto in 55». Record alla sezione 23 delle Mazzolari: il 16 percento. Età dell'elettorato, dai cinquanta in su. Pochissimi i giovani. Qualche anziano che come da tradizione si è presentato alle 8. Nessun errore o dimenticanza. Una nota politica? In qualche caso gli elettori hanno chiesto di poter votare soltanto per il terzo quesito referendario. La scheda verde, per l'abolizione delle candidature in più circoscrizioni. Rifiutate le altre due (viola e beige) per l'abolizione del premio di maggioranza alle coalizioni. Messaggio da leggere forse come un no alla legge elettorale attuale ma anche a quella che potrebbe uscire dal voto. Ma si è trattato di pochi casi. Otto elettori alla sezione 2 delle Pomponazzo (dato delle ore 18), ed è il record. Per il resto, aule deserte e scrutatori indaffarati nella compilazioni di sudoku e settimane enigmistiche. E a raccontarsi gli unici aneddoti: una persona scivolata su una scheda elettorale (nulla di grave, scheda sostituita), e un cane che improvvisamente si è messo ad abbaiare alle Ardigò. Il primo cittadino, Fiorenza Brioni, ha votato ieri mattina alla Pomponazzo. Non l'hanno seguita in molti. Il risultato migliore, alle 22, si registrava a Pieve di Coriano con il 23%. Oggi si vota dalle 7 alle 15.

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L'affluenza più alta ad Abbadia Cerreto con il 20,44 per cento di partecipanti; nella giornata di oggi seggi aperti fino alle 15 (sezione: Province)

( da "Cittadino, Il" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

Referendum, i lodigiani disertano le urne Alle 19 in provincia aveva votato solamente il 10,34 per cento n La maggior parte dei lodigiani ha preferito stare alla larga dalle urne. Alle 19 di ieri, infatti, solamente il 10,34 per cento degli elettori aveva deciso di partecipare al referendum sulla legge elettorale. Una cifra che non stupisce, perché i lodigiani non avevano nemmeno l' "incentivo" delle elezioni amministrative e dei ballottaggi, che potesse in qualche modo fare da "traino". Semplicemente, hanno preferito disertare l'appuntamento e magari godersi la loro domenica senza affanno.In ogni caso, il risultato è stato deludente su tutto il territorio nazionale. Nel tardo pomeriggio l'affluenza ha raggiunto l'11 per cento in tutto lo Stivale, un risultato molto lontano dal quorum e capace di mettere in discussione la buona riuscita della consultazione. Se non si raggiungerà il 50 per cento più uno degli aventi diritto, il referendum non sarà valido.In passato, però, i lodigiani si sono dimostrati molto più diligenti: nel 2006, in occasione del referendum indetto per modificare la Costituzione, il 31,7 per cento dei cittadini aveva partecipato all'evento, un dato provvisorio che nel corso della giornata era salito al 43,4 per cento. Nel 2005, invece, quando i cittadini furono convocati per esprimersi sulla procreazione assistita, in provincia di Lodi si recò ai seggi il 19,4 per cento dei lodigiani.Coloro che hanno votato, si sono trovati di fronte a tre schede con diversi quesiti. La prima riguardava l'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera, la seconda riguardava l'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato, mentre la terza l'abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione elettorale.Il "record" dei partecipanti al referendum è stato raggiunto ad Abbadia Cerreto, con il 20,44 di affluenza, mentre la "maglia nera" spetta a Meleti, con appena il 3,76. Nella città del Barbarossa ci si è fermati all'11,68 per cento, una soglia che gli altri centri più grandi del Lodigiano non si sono nemmeno sognati di superare. Casalpusterlengo, infatti, ha toccato il 10,33 per cento, Codogno il 9,53 e Sant'Angelo l'8,62. Più in generale, sono 19 i comuni che sono riusciti a oltrepassare il 10 per cento dei votanti, ma tutti sono rimasti all'interno di una fascia che spazia dall'11 al 13 per cento. Si tratta di Bertonico, Brembio, Lodi, Cavacurta, Corno Giovine, Cornovecchio, Crespiatica, Graffignana, Guardamiglio, Livraga, Montanaso, Ospedaletto, Ossago, Secugnago, Senna, Sordio, Tavazzano, Turano e Zelo.Nella giornata di oggi, però, ci sarà ancora tempo per votare e anche i più ritardatari potranno cogliere l'occasione: le urne resteranno aperte fino alle 15.Greta Boni

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RIVA DEL GARDA - Promosso in serie B il Povoli Team comincia a pensare alla prossima stagione passando anche dai più giovani (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

RIVA DEL GARDA - Promosso in serie B il Povoli Team comincia a pensare alla prossima stagione passando anche dai più giovani RIVA DEL GARDA - Promosso in serie B il Povoli Team comincia a pensare alla prossima stagione passando anche dai più giovani. Essendo obbligatoria, altrimenti scatta una pesante pena pecuniaria, l'iscrizione al campionato under 21 nazionale di una propria formazione giovanile; il sodalizio gardesano si è accordato con l'Hdi Assicurazioni per l'allestimento di tale compagine. Infatti il sodalizio del presidente Zazzini aveva iscritto l'anno scorso una squadra B in serie D composta da giovani under che, nella prossima stagione, non avrebbero più potuto giocare in tale categoria per l'abolizione dei «farm team» nel futsal trentino. Nei giorni scorsi l'accordo fra le due società per integrare fra loro questa formazione che sarà denominata Povoli Team Hdi Assicurazioni e che potrà così giocare un campionato nazionale. Un'idea importante per provare a far emergere il futsal giovanile nella nostra provincia. Nei prossimi giorni saranno stabiliti anche i dettagli tecnici. 22/06/2009

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CI VORREBBE un miracolo oggi per raggiungere il quorum del 50%. Il referendum non... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Siena)" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

CRONACA SIENA pag. 3 CI VORREBBE un miracolo oggi per raggiungere il quorum del 50%. Il referendum non... CI VORREBBE un miracolo oggi per raggiungere il quorum del 50%. Il referendum non ha calamitato l'attenzione dei cittadini che, forse stanchi della politica e poco attratti dai temi proposti, seppure importanti, hanno disertato i seggi. E se l'affluenza è andata a picco dove c'erano i ballottaggi per sindaci e presidenti della Provincia, figuriamoci nel Senese dove invece la tornata amministrativa è terminata senza bis. Nel capoluogo alle 22 il dato era di poco più del 13% per i primi due quesiti abolizione della possibilità di collegamento tra liste e attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste alla Camera (n.1) e al SeEnato (n.2) mentre ha raggiunto il 13,75% per il terzo dove si chiedeva di abrogare la possibilità per uno stesso candidato di presentare il nome in più di una circoscrizione. L'affluenza a livello provinciale è stata del 14,549% per il quesito 3, 14,244% per il 2 e 14,243% per il numero 1. A mezzogiorno alle urne si erano recati poco più di un migliaio di senesi. In provincia la situazione si rivela leggermente diversa: alle 22 è Trequanda ad aggiudicarsi il primato dell'affluenza con il 20,51%, inseguita dalla «solita» Radicondoli con 19,19%. Fanalino di coda è stato Radicofani: 9,34%. Poco meglio hanno fatto Chianciano e Murlo dove si è espresso solo il 10,40% degli aventi diritto. Il 17,21% si è registrato a Chiusdino, il 17,04% a San Quirico, il 16,40% a Poggibonsi, il 15,99% a Colle, solo per citarne alcuni. Oggi le urne restano aperte fino alle 15, poi inizia lo spoglio. Ma il quorum resta un miraggio. Fu raggiunto in tre Comuni Abbadia, Radicondoli e Trequanda in occasione dell'ultima consultazione referendaria sulla fecondazione del giugno 2005. Già all'epoca si disse che occorreva prendere atto dell'usura del referendum, forse perché abusato, vuoi per lo stabilizzarsi dell'astensionismo ora incoraggiato anche dai partiti. Laura Valdesi

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Pioggia, tanta pioggia mista a grandine sulla prima giornata del secondo turno per le elezioni provi... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Rieti)" del 22-06-2009)

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Lunedì 22 Giugno 2009 Chiudi Pioggia, tanta pioggia mista a grandine sulla prima giornata del secondo turno per le elezioni provinciali e referendarie. Il maltempo accompagna i votanti fin dall'ora di pranzo quando la prima delle tre percentuali di voto previste nell'arco della giornata è stata già rilanciata sul sito delle Prefettura. Ed è un risultato assai modesto perché si ferma ad un 8.54% contro un opinabile 22.20% del 6 giugno alla stessa ora. Dunque ai due candidati alla presidenza della Provincia tocca sospirare e attendere per sapere in che direzione tira il vento. Ma ai seggi ieri mattina, oltre l'incognita astensionismo, occupava la scena anche un altro fenomemo: il rifiuto delle schede per votare i tre referendum. Sono in tanti a entrare al seggio e a dichiarare espressamente: «Voto solo per la Provincia». Quando va meglio chiedono anche una sola scheda dei tre referendum, la terza, quella verde chiaro. Insomma un dato interessante su cui riflettere per cercarne le motivazioni più profonde e trovare una risposta. Alle sette della sera la pioggia lascia il posto al sole e i seggi sembrano rianimarsi. Dal seggio numero 1, quello allestito nel Palazzo comunale, cui fa capo il seggio speciale del carcere di Santa Scolastica, arriva la notizia che questa volta i detenuti hanno espresso la volontà di votare, al contrario del primo turno quando diedero forfait al 100%. Così questa mattina metteranno le loro schede nell'urna volante. Sarà così anche per gli 11 anziani ospiti dell'ex Manni, il cui seggio però è di competenza del n° 2 allestito alla scuola Sacchetti Sassetti di piazza Mazzini. Anche qui per l'intera giornata si è battuta la fiacca, solo verso sera la scena si è animata. E sempre verso sera la forbice tra il numero dei votanti al ballottaggio e quelli del referendum si è leggermente richiusa in molti seggi. A fine giornata c'è anche chi si è rifiutato di votare di votare per il ballottaggio: si tratta di due votanti iscritti al primo seggio che hanno preferito le schede colorate dei tre referendum, aprendo la pista ai fautori dell'abolizione della Provincia.

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Alle urne un parmigiano su tre (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

PARMA 22-06-2009 VOTAZIONI LA PRIMA GIORNATA DELLA CONSULTAZIONE CHE VEDE ACCORPATI IL SECONDO TURNO DELLE PROVINCIALI E I REFERENDUM Alle urne un parmigiano su tre Parma sopra la media nazionale. Affluenza più alta per il ballottaggio che per i referendum II Poco meno di un elettore su tre al voto: dopo la prima giornata di votazioni il quorum del 50%, necessario per dare validità ai tre referendum elettorali, sembra essere molto difficile da raggiungere anche a Parma e nel Parmense, dove pure si è votato quasi il doppio rispetto alla media nazionale. Ieri sera alle 22, quando si sono chiusi i seggi, infatti gli elettori che hanno inserito la scheda nelle tre urne per i referendum hanno superato di poco la percentuale del 30% in città, con una leggera prevalenza del quesito numero 3, relativo all'abolizione delle candidature multiple, che è arrivato poco sopra al 32% (32,24% per l'esattezza), mentre gli altri due si sono fermati un punto più sotto, al 31,13% e 31,15%.. Di poco superiore il dato complessivo della provincia, con il 31,48% complessivo. Più votanti per il ballottaggio Il dato più significativo riguarda poi lo scarto dei votanti per il ballottaggio fra Vincenzo Bernazzoli e Giampaolo Lavagetto per la presidenza della Provincia e quelli per i referendum: la percentuale di parmigiani che ha votato per le provinciali, al 37,15% in città, supera infatti fra il 5 e il 6 per cento quella di chi ha votato anche per i referendum. Lo scarto è ancora maggiore a Fidenza, dove il voto per il ballottaggio per il sindaco ha ottenuto una percentuale del 52,77%, mentre per i referendum hanno ottenuto una percentuale di otto punti e mezzo inferiore. A Neviano la «maglia nera» E' comunque proprio a Fidenza che si è registrata la maggior percentuale di votanti per i referendum, con il 44,25% degli aventi diritto che ha votato per i quesiti referendari. Nessun altro comune ha superato il 40%, «avvicinato » solo da Tizzano con il 38,27%. La «maglia nera» della provincia spetta invece al comune di Neviano Arduini, dove, con il 24,91% dei votanti, neppure un elettore su 4 ha esercitato il proprio diritto al voto al termine della prima giornata di consultazioni. Oggi le urne rimarranno aperte dalle 7 alle 15 e quindi inizierà lo scrutinio, prima per i referendum (anche se mancasse il quorum) e poi per il ballottaggio. g.l.z.

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ici prima casa abolita tre milioni e mezzo persi dai comuni del veneziano (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

di Gianluca Codognato Ici prima casa abolita tre milioni e mezzo persi dai Comuni del Veneziano I trasferimenti statali coprono solo il 90 per cento il capoluogo è il più penalizzato: in fumo due milioni «Stangata» per Torre di Mosto, Fossò e Gruaro Il centro studi Sintesi «Non è stato un provvedimento indolore per la fiscalità locale» Tre milioni e mezzo di euro. Ecco tradotto in numeri il mancato introito in provincia di Venezia derivante dall'abolizione dell'Ici prima casa decisa a suo tempo dal governo Berlusconi. I rimborsi statali trasferiti nel 2008 coprono circa il 90 per cento del gettito fiscale registrato nel 2007, penalizzando in particolare il capoluogo il cui bilancio perde oltre 2 milioni di euro. Gli effetti dell'abolizione dell'imposta per le abitazioni principali, quelle cioè dove il contribuente ha la residenza, sono descritti da una ricerca del Centro Studi Sintesi di Mestre, che fotografa la variegata realtà veneziana. «I Comuni meno penalizzati dal provvedimento - confermano i ricercatori del Centro Studi di Mestre - sono quelli del litorale (vedi Jesolo), che possono contare su un gran numero di seconde case. Va peggio alle amministrazioni (come Spinea) che puntavano invece sull'introito Ici derivante dalle abitazioni destinate ad abitazione principale». Nel 2007 sono quasi 35 i milioni intascati dalle casse comunali grazie all'imposta sulla prima casa. Il rimborso statale nel 2008 si è fermato invece invecea circa 31 milioni e 400 mila euro, l'89 per cento di quanto in realtà dovuto. Naturalmente il grosso delle entrate deriva della seconde e terze case che, sempre nel 2007, hanno fruttato un bottino che si aggira attorno ai 150 milioni di euro. Nel Veneziano l'incidenza dell'Ici prima casa sul totale dell'imposta è di poco superiore al 20 per cento. Nel Capoluogo la «tassa» sempre nel 2007 ha fatto guadagnare a Cà Farsetti oltre 70 milioni di euro. Circa 15 milioni sono gli euro derivanti dall'imposta sulla prima casa, ora abolita. La compensazione giunta nel 2008 dallo Stato copre l'85 per cento del gettito. Tradotto, a Venezia mancano più di 2 milioni di euro. Soldi che sarebbero risultati utilissimi per le casse del Comune lagunare, già di per sé in difficoltà per il taglio ai trasferimenti registrato negli ultimi anni. I rimborsi dello Stato sono particolarmente ridotti a Torre di Mosto, Fossò e Gruaro, dove coprono poco più del 60 per cento del gettito 2007. Altre realtà realtàhanno ottenuto nel 2008 quasi la stessa cifra persa con l'abolizione dell'Ici prima casa. Dove abbondano le seconde case non ci sono molti problemi per le amministrazioni. A Jesolo, per esempio, degli 11 milioni e 700 mila euro guadagnati due anni fa con l'imposta sugli immobili, solo l'1,3 per cento (149 mila euro) sono imputabili ad abitazioni principali. In altre zone, come Spinea, l'Ici prima casa rappresentava invece un introito importante, riguardando il 43 per cento del gettito complessivo. Per Annone e Martellago non è stato possibile fare una stima coerente, a causa di dati non completi. Qui secondo i calcoli parziali, risulta addirittura un rimborso superiore al precedente introito datato 2007. L'abolizione dell'Ici - già prevista in parte già dal governo Prodi - non è dunque indolore per i Comuni veneziani. «I rimborsi risultano in ogni caso inferiori al gettito derivante dalla prima casa prima dell'abolizione dell'imposta - spiegano dal Centro Studi -. In più, com'è ovvio, i trasferimento statali hanno richiesto tagli di altre spese e poste di giro». La scorsa settimana, intanto, i contribuenti sono stati chiamati a pagare l'Ici per l'abitazione non principale.

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Referendum, alle urne con il contagocce (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

Referendum, alle urne con il contagocce Jesi Referendum, alle ore 19 di ieri sia i seggi di Jesi che quelli di Fabriano hanno fatto registrare una bassissima percentuale di votanti, comunque superiori di circa tre punti rispetto alla media nazionale. O meglio, a Fabriano alle ore 19 la percentuale dei votanti sfiorava a l'11% per i primi due referendum, mentre superava di poco l'11 per il terzo. A Jesi, sempre alle 19, il primo e il secondo quesito avevano ottenuto la stessa percentuale dei votanti, ovvero il 12,23%; il terzo il 12,42 per cento. Jesi e Fabriano, dunque, sopra la media nazionale, almeno fino alle ore 19 di ieri, ma con percentuali che si confermano comunque estremamente fiacche rispetto ad altre consultazioni. Unici luoghi, in Italia, dove il dato leggermente s'impenna sono i comuni e le provincie in cui si è andati al ballottaggio. E' utile comunque ricordare che le urne rimarranno aperte anche per la giornata di oggi fino alle 15, dopo di che potrebbe avvenire lo spoglio anche se, senza il 50 per cento più uno delle presenze - ovviamente a livello nazionale - il referendum viene considerato nullo. Potrebbero così non avere risposta i tre quesiti due dei quali molto simili. Il primo e il secondo interrogano infatti entrambi gli italiani sulla possibile abolizione delle coalizioni. Se dovesse vincere il sì, allora sia alla Camera che al Senato non prenderebbero più il premio di maggioranza le coalizioni, ma il partito che ha ottenuto più voti. Il terzo quesito invece propone il divieto per i candidati di presentarsi in più circoscrizioni. Problematiche complesse, proposte a degli italiani che sono andati a votare già due settimane fa per le europee, le provinciali e le comunali. Si riconferma quindi il dato per cui l'affezione degli italiani alle urne è in netto calo.

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MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Il quorum resta un miraggio di fronte a un affluenza che, ieri sera a... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Il quorum resta un miraggio di fronte a un affluenza che, ieri sera alle 22, supera solo il 16%. Solo una svolta imprevista potrebbe far sì che entro oggi alle 15, orario di chiusura delle urne, si rechi a votare il 50% più uno degli aventi diritto. Ma nessuno crede realisticamente che accada. Si preannuncia un clamoroso flop per il referendum sulla legge elettorale. La Lega esulta, gli altri partiti rinviano a oggi ogni commento, mentre il comitato promotore lamenta difficoltà degli elettori nel ricevere le schede. Bassa anche l'affluenza ai ballottaggi per eleggere i presidenti in 22 Province (sul 32%) mentre è molto più alto il numero dei votanti per la scelta dei sindaci in 99 Comuni, di cui 16 capoluogo (attorno al 45). Tuttavia, va evidenziato che lo scarto tra i votanti per il referendum e per i ballotaggi cresce proprio nelle aree dove la Lega è più forte. Referendum. Giovanni Guzzetta, tra i promotori, è furente: «Non c'è che dire. Le intimidazioni del ministro dell'Interno Roberto Maroni hanno proprio funzionato: in molti seggi non volevano nemmeno dare le schede per i referendum. Molti presidenti sono terrorizzati e stanno venendo meno al loro dovere». Il riferimento è alle parole di Maroni che nei giorni scorsi li aveva invitati a «non fare i furbi», in quanto gli elettori per le amministrative avevano il diritto, a richiesta, di non ritirare le schede per il referendum. A Guzzetta il Carroccio replica definendo le sue affermazioni «farneticanti». Amarezza da parte di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, anche lui tra i promotori: «La scarsa affluenza è un peccato perché i quesiti avrebbero aiutato a costruire una legge elettorale più efficiente». Il Pd si presenta in ordine sparso, nonostante l'indicazione dei vertici per tre sì; prova ne sia che ieri a Roma il presidente della Regione Lazio ha optato per l'astensione. Massimo D'Alema, invece, giudica il voto importante «perché è l'unico modo per cambiare una brutta legge elettorale, sperando che poi si possa fare una riforma». Il ministro Ignazio La Russa, di fronte a una affluenza così bassa, propone di ripensare il quorum, fissandolo a un 35% circa. Al contempo, però, suggerisce di aumentare il numero di firme necessarie per promuovere la consultazioni popolari. Ieri hanno già votato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (alle 18 nel rione Monti a Roma), il premier Silvio Berlusconi (alle 12,20 alla scuola media Dante Alighieri a Milano), il presidente del Senato Renato Schifani (nel tardo pomeriggio a Palermo). Dei tre quesiti sottoposti agli elettori, è il terzo a destare maggiore interesse stando al dato sull'affluenza, lievemente più alto: si riferisce all'abolizione delle candidature multiple, mentre gli altri due definiscono una diversa attribuzione del premio di maggioranza (non più alla coalizione ma al partito che ha ottenuto più voti). L'affluenza più alta è in Emilia-Romangna, mentre la più bassa se la contendono le isole. Le sfide. Occhi puntati sulla Provincia di Milano, dove Filippo Penati, Pd, cerca la riconferma contro Guido Podestà, Pdl. L'Udc ha lasciato libertà di voto, il che complica la partita per il presidente uscente che al primo turno è stato distaccato dall'avversario di ben 10 punti percentuali. Alla Provincia di Torino i centristi hanno scelto l'apparentamento con l'attuale presidente in carica Antonino Saitta, Pd, che parte da un 44,3%; Claudia Porchietto, Pdl, si è fermata al 41,5%. Partita interessante anche a Firenze: per la poltrona di sindaco Matteo Renzi, Pd, se la deve vedere con l'ex calciatore Giovanni Galli, Pdl. Tra i due 15 punti percentuali di distacco - a favore di Renzi - e l'incognita Udc che ha lasciato libertà di voto. Non si è schierato neanche Valdo Spini che al primo turno ha ottenuto l'8,3% con la sinistra radicale. A Bologna è favorito Flavio Delbono, Pd, contro Alfredo Cazzola, Pdl; lo scontro, nonostante i veleni giudiziari, sembra definito. A Padova Flavio Zanonato, sindaco-sceriffo del Pd, è incalzato da Marco Marin. Ieri nel capoluogo veneto sono stati stracciati manifesti di Zanonato, durante un corteo di festeggiamenti per la promozione in B della squadra cittadina.

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FARMACI. Movimento Consumatori: "No all'abolizione del farmacista per farmaci di automedicazione" (sezione: Province)

( da "HelpConsumatori" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

News FARMACI. Movimento Consumatori: "No all'abolizione del farmacista per farmaci di automedicazione" 22/06/2009 - 15:07 Profonda preoccupazione sulla proposta del Governo di cancellare la figura del farmacista per la vendita dei farmaci di automedicazione arriva dal Movimento Consumatori. "Non è liberalizzazione l'abolizione della figura professionale - si legge in un comunicato del Movimento Consumatori - Così come il disegno assurdo di abolire le parafarmacie. E' liberalizzazione la possibilità di trovare lo stesso prodotto in posti non coperti da farmacie convenzionate. Oltretutto non sempre presenti sul territorio. Ma sempre e solo in condizione di totale sicurezza". "La proposta di legge in discussione in questi giorni, prevede l'introduzione del farmaco di automedicazione monodose - spiega Rossella Miracapillo, responsabile Farmaci e Salute del Movimento Consumatori - una modalità che, secondo il Governo, non renderebbe necessaria la presenza del farmacista. Come dire: una dose sola non dà problemi di sicurezza". "Bisogna ricordare a chi vuole abolire la figura del farmacista, che proprio i farmaci, secondo quanto relazionato dal Centro Antiveleni di Milano diretto dalla Dott. Davanzo, sono il primo motivo di incidenti domestici" - continua la dottoressa Miracapillo che specifica: "Abuso di farmaci, scambio, errore di posologia, sono le cause del 43% di incidenti". "Farmaco e farmacista, solo insieme sono una reale garanzia per gli utenti, - conclude la responsabile Farmaci e Salute del Movimento Consumatori - Per questo chiediamo che il Governo faccia subito un passo indietro e faccia chiarezza su come intende tutelare il cittadino". 2009 - redattore: GA

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Desideri: ecco il vota Antonio di "Casa Marrazzo" (sezione: Province)

( da "Italia Sera" del 22-06-2009)

Argomenti: Province

Cronaca Roma Desideri: ecco il vota Antonio di “Casa Marrazzo” Una nuova Rsa in provincia di Rieti, una nuova uscita autostradale a Guidonia, un nuovo centro sanitario polifunzionale a Guidonia, nuovi consulenti, tutti della provincia di Frosinone, per la Regione Lazio. La sezione democratica di Casa Marrazzo è attivissima da giorni sul fronte della reclame. Cosa lega le province di Rieti e di Frosinone e il comune di Guidonia? La domanda è retorica, ovviamente. Il Pd ha imbracciato il megafono e sta gridando “votantonio” a tutti i condomini. Ma non finisce qui. Oggi è stato promesso il trasporto gratis per gli under 25. Due giorni fa il democratico vicepresidente del Consiglio, Lucherini Carlo di Monterotondo, ha tenuto a precisare che “lunedì prossimo si apriranno le buste per l’appalto che riguarda tutti i presidi di prossimità della provincia di Roma, compreso quello di Guidonia, che avrà la priorità”. Una sublime, o subliminale?, dichiarazione. Da Prima Repubblica. Il fatto che lunedì sia il giorno conclusivo del voto è assolutamente casuale. Insomma, i democratici di Casa Marrazzo ce la stanno mettendo tutta, almeno in fatto di annunci, dato che oltre non si va: è storia arcinota di questi quattro anni. Ma, come dire, chissà mai che qualcuno ci caschi”. Lo ha dichiarato Fabio Desideri (Pdl), vicepresidente della commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Lazio.  “Fin qui la propaganda. Poi – ha aggiunto Desideri – ci sono i fatti concreti, inconfutabili. I democratici, compresi quelli che stanno lavorando per scongiurare la ricandidatura del democratico Marrazzo, evitano in questi giorni qualsiasi argomento scivoloso: i super-disservizi dei treni regionali, la chiusura degli ospedali, i super-ticket sanitari, le super-tasse per gli imprenditori, le super-liste di attesa e, visto che siamo in tema, l’abolizione della Carta Senior. Quest’ultima, lo ricordo, permetteva a tutti i pensionati sociali del Lazio – tutti – di viaggiare gratis su ogni tipo di mezzo pubblico e di fare acquisti scontati del 5 e del 10 per cento nei supermercati e nei mercati. La Carta Senior non esiste più, perché Marrazzo, che per una cena a quattro ha speso ben 1300 euro pubblici, la considerava una tessera della povertà”. Edizione n. 2213 del 22/06/2009

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Alle urne un mantovano su cinque (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Referendum. In città la partecipazione è stata inferiore alla media nazionale Alle urne un mantovano su cinque In nessun Comune il quorum, record di affluenza a Pieve di Coriano I promotori: la scelta dei candidati resterà nelle mani dei partiti Solo un mantovano su cinque ha votato per i referendum. L'affluenza alle urne, tra città e provincia, è stata anche più bassa di quella registrata a livello nazionale: 19,83% per il primo quesito, 19,84 per il secondo e 20,10 per il terzo. Come era prevedibile, tra gli oltre 61mila mantovani che hanno deciso di andare alle urne, hanno largamente prevalso i sì all'abolizione dei premi di maggioranza alle coalizioni vincenti per Canera e senato e alle candidature multiple (cioè in più colegi elettorali). Nei primi due quesiti ha votato sì rispettivamente l'80,15% e l'80,06%, mentre nel terzo la percentuale ha raggiunto l'89,51. Ma è ovvio che queste percentuali, come quelle nazionali, non hanno alcuna conseguenza sulla legge elettorale. La stragrande maggioranza dei mantovani aventi diritto ha preferito disertare le urne. Il leggero scarto rispetto al dato nazionale (con affluenze che restano comunque le peggiori della storia referendaria: 23,4% per i primi due quesiti e 24,1% per il terzo) risente verosimilmente anche dell'assenza di ballottaggi per le amministrative nella nostra provincia. In città l'affluenza è stata di poco superiore al dato complessivo del Mantovano: 20,9 % per le prime due schede e il 21,36% per la terza. Visto il quadro, il fatto che Pieve di Coriano abbia avuto la partecipazione più elevata con oltre il 32%, seguito da Carbonara Po e Pegognaga, ha un semplice valore statistico. I commenti delle forze politiche locali sul flop referendario vanno dai toni euforici della Lega (che ha invitato gli elettori a disertare le urne) a quelli di segno opposto dei rappresentanti locali del comitato promotore. Tra questi c'è Paolo Rampi. «Mi sembra - afferma - che la bassa partecipazione sia una sconfitta per la democrazia. Chi canta vittoria, si rallegra per la disaffezione dei cittadini italiani per la politica. Questo la dice lunga sullo stile e il senso democratico di alcuni partiti. E' stato fatto di tutto perchè i cittadini non partecipassero, in questo modo i soliti noti possano governare senza essere disturbati». Meglio cambiare le regole per i referendum? «La soglia potrebbe esere rivista - dice - resta la sconfitta per la cultura politica del Paese. Il centrodestra ha messo nelle mani delle segreterie dei partiti l'esclusiva sulla scelta dei parlamentari».

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Affluenza inferiore persino a quella nazionale, ad Abbadia vota il 36 per cento mentre a Maccastorna solo sette persone (sezione: Province)

( da "Cittadino, Il" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Referendum, "flop" storico alle urne Quorum lontanissimo, a Lodi va alle urne solo il 18,73 per cento n Il referendum sulla legge elettorale non è valido, anche in provincia di Lodi l'affluenza alle urne è stata bassissima. Solamente il 18,72 per cento dei cittadini ha deciso di partecipare alla consultazione, una cifra inferiore persino al dato nazionale, pari al 20 per cento. Non appena sono iniziati a circolare i risultati, sono partiti i commenti dei leader politici: da una parte i leghisti che esultavano per quella che considerano una vittoria, dall'altra chi sottolineava che si trattava di un argomento troppo tecnico per gli elettori.Secondo le cifre diffuse dal Viminale nella giornata di ieri, per nessuno dei tre quesiti è stato raggiunto il quorum. Sul territorio lodigiano, il 78 per cento dei votanti si è dichiarato favorevole alla prima domanda, l'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera. Alla seconda domanda, invece, il 77,88 per cento degli elettori ha detto sì all'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato. Il terzo quesito si è rivelato quello più "gettonato", ha registrato il numero più elevato di votanti e l'87,88 per cento dei partecipanti si è detto favorevole all'abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione.Nei centri più grandi del Lodigiano - Lodi, Lodi Vecchio, Casale, Codogno e Sant'Angelo -, mentre i "sì" per i primi due quesiti si aggiravano attorno all'80 per cento, quelli a favore del terzo hanno raggiunto persino il 90.In provincia di Lodi, il record di presenze si è registrato ad Abbaddia Cerreto, con il 36 per cento di votanti. All'ultimo posto della classifica, invece, si piazza Massalengo con il 14,29. Curioso il caso di Maccastorna, dove solo 7 persone su 45 si sono presentate ai seggi, ma una di queste ha preferito lasciare la scheda bianca.I ballottaggi per le amministrative hanno funzionato come una sorta di traino per il referendum, al punto che in alcuni grandi centri chiamati a scegliere il sindaco o il presidente della provincia, il quorum, di fatto, è stato raggiunto. In provincia di Milano il 35,93 per cento degli aventi diritto si è presentato ai seggi, anche se in diversi comuni dell'hinterland si è superata la soglia del 40 per cento. A San Giuliano, dove si votava anche per le amministrative (sia comunali che provinciali) si è toccato il 46,97, lo stesso è accaduto a Peschiera con il 47,20.In ogni caso, il "flop" è stato così evidente da spingere il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a intervenire sulla necessità di «ripensare lo strumento referendario».Greta Boni

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Referendum, nella Marca ai seggi neanche il 19% (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Referendum, nella Marca ai seggi neanche il 19% Affluenza molto bassa per tutti e tre i quesiti. Nel capoluogo appena sopra il 20 per cento L'affluenza al referendum ha registrato nella Marca un record negativo: in provincia il primo e secondo quesito hanno totalizzato entrambi il 18,73%, il terzo il 19,17%. Nel capoluogo, sempre il primo e secondo quesito hanno raccolto il 20,63%, il terzo 21,38%. Risultati sconfortanti anche se rapportati all'ultima chiamata referendaria con quorum, sulla procreazione assistita, del 2005. Anche in quel caso vinse nettamente il partito dell'astensione: alla fine il referendum sulla procreazione assistita richiamò alle urne della Marca solo il 25,1% degli aventi diritto. Una media che risultò bassa rispetto a quella nazionale (25,9%) ma anche alle consultazioni precedenti: solo nel 2003 (altro referendum durato due giorni, quello sull'abolizione dell'articolo 18) venne registrata una affluenza più bassa: il 23,26%. Ma con l'ultimo referendum siamo al picco più negativo. Ricordiamo che gli elettori sono stati chiamati a votare per il referendum sul sistema elettorale per le politiche. Erano tre i quesiti abrogativi di alcune parti della legge. La prima scheda, viola, riguardava la modalità di elezione della Camera dei deputati. L'attuale legge prevede che il premio di maggioranza (circa il 55% dei seggi, assegnato su base nazionale) vada alla «lista o coalizione di liste» che abbia raggiunto il maggior numero di voti. Il primo quesito chiedeva di cancellare le parole «o coalizione di liste» attribuendo così il premio alla sola lista che abbia ottenuto il maggiore consenso. La seconda scheda, beige, riguardava l'elezione del Senato. L'attuale legge prevede l'attribuzione del premio di maggioranza, su base regionale, alla «lista o coalizione di liste» che ottenga più voti. Il quesito chiedeva di approvare la cancellazione della dizione «o coalizione di liste», attribuendo il premio solo alla lista che abbia avuto il maggior consenso. La terza scheda, verde, interveniva sulle candidature per Camera e Senato: proponeva di abrogare la possibilità per una persona di candidarsi in più circoscrizioni.

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Referendum, vota il 27,28% (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Anche a Modena niente quorum, ma a tenere banco sono i temi del ballottaggio Referendum, vota il 27,28% Dopo i 2 turni elettorali per Pd e Pdl iniziano le riflessioni Il centro-sinistra deve costruire giunte che recuperino consenso tra la gente Per il Pdl il rimpianto di un'occasione perduta di Andrea Marini Solo il 27,28% dei modenesi si è presentato alle urne per esprimere il proprio parere sui tre quesiti referendari. Un flop provinciale visto che nei 47 Comuni ha votato il 30,07% per il primo quesito, la stessa percentuale per il secondo. Per il terzo, il più 'gradito', il 30,55%. Referendum senza quorum, quindi non valido. Tuttavia i modenesi si sono espressi. Vediamo come. Per quanto riguarda il referendum 1, (scheda viola), sull'abrogazione delle possibilità di collegamento alla Camera dei deputati tra liste e premio di maggioranza, nei 47 comuni della provincia l'81,50% dei votanti si è detto favorevole, il 18,50% contrario. Referendum 2 (colore beige), relativo a collegamento tra liste e premio di maggioranza al senato, i sì sono stati l'81,50% e i no il 18,50%. Infine sul terzo referendum, (scheda verde), sull'abolizione di pluricandidatura per lo stesso candidato in più circoscrizioni: i favorevoli all'abrogazione sono stati al 90,13% e il 9,87% ha detto no. Un referendum che, sul piano politico, sembra non lasciare alcuna traccia visto che nessun politico locale si è preso la briga di commentare il dato. L'attenzione di tutti era concentrata sui tre ballottaggi nei Comuni di Mirandola, Vignola e Sassuolo. Dopo l'esito dello spoglio il tema principale era uno solo: che accadrà ora nel Pd e quali saranno le conseguenze per il centro sinistra? In casa dei Democratici si sta già cercando di far passare la linea che, in fondo, a Sassuolo c'era da aspettarselo. Che la corsa era in salita (complici le liti in casa Pd) ed essere arrivati ad una manciata di voti dalla riconferma è già tanto. Ma questo non può bastare. Ora la chiusura dei ballottaggi deve aprire il tempo delle analisi, sin qui sospese. Analisi che non devono riguardare solo il voto di Sassuolo, ma l'andamento del partito in tutta la provincia. Partendo da un dato: per il centro sinistra è il peggiore risultato dal dopoguerra. Figlio di una serie di concause. Su tutte, al di là dei temi legati alla sicurezza, c'è una realtà di cui il Pd deve prendere atto. Il partito è in crisi, ha meno appeal sugli elettori modenesi che, dopo anni in cui, seppur mugugnando, hanno votato compatti a sinistra, ora hanno iniziato a capire che l'alternanza non è eresia. A Modena si è schivato il ballottaggio di poche decine di voti e, al di là dell'abisso tra Pighi e Pellacani, che probabilmente non avrebbe creato problemi in caso di spareggio, restano le voragini di voti apertesi in quartieri della città: Albareto - 8%, Quattroville - 7,2%, San Faustino - 7%. Qui c'è un partito che deve chiedersi che cosa vuole diventare, perché invece di avvicinare la gente l'allontana. E deve farlo in fretta: tra meno di un anno ci sono le Regionali. C'è da capire il perché di questo allontanamento, del calo di iscritti, e capire come riavvicinare i modenesi. Il problema vale anche e soprattutto per i sindaci appena eletti, per i quali, mai come questa volta, la scelta degli assessori diventerà fondamentale per garantirsi il governo fra 5 anni. Servono giunte "forti" in grado di governare le città lasciando il segno, dando le risposte che chiedono i cittadini. Altrimenti fra 5 anni il ballottaggio sarà la regola. In pratica servono anche assessori capaci e non messi lì sulla base di improbabili spartizioni di posti. In casa Pd, poi, Sassuolo può contribuire ad allontanare le tentazioni di autosufficienza, imponendo di coltivare e potenziare - come evidenzia qui sotto Sinistra per Modena - la coalizione di centro sinistra, cercando di rilanciarla. Quanto agli alleati, il problema principale è capire quale strada intraprendere per evitare l'estinzione. E in casa Pdl? La vittoria di Sassuolo deve essere una lezione. Hanno vinto il municipio al ballottaggio sostenendo con convinzione, uniti con la Lega, e senza sgambetti reciproci, Caselli. Che sarebbe accaduto a Modena se si fosse scelto un candidato giovane, motivato e, soprattutto, sostenuto con convinzione da tutto il centro destra? La risposta a Giovanardi, Bertolini e Aimi.

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nella capitale record di sì in prati il boom dei votanti - viola giannoli (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2009)

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Pagina IV - Roma Affluenza più bassa della media nazionale. I dati quartiere per quartiere Nella capitale record di Sì in Prati il boom dei votanti VIOLA GIANNOLI (segue dalla prima di cronaca) Nel XVII municipio, infatti, la percentuale dei votanti ha sfiorato il 20,45 per cento per il primo e il secondo quesito e il 21,49 per cento per il terzo. La curiosità? Nei seggi del quartiere Prati si sono presentati soprattutto uomini. E tra questi anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, al voto nella scuola media Belli in via Mordini. Affluenze positive pure nei municipi IX e XI, San Giovanni e Ostiense, le uniche altre due ex circoscrizioni di Roma in cui l´affluenza ha superato il 20 per cento. Il record in negativo spetta, invece, a Tor Bella Monaca, dove l´affluenza si è fermata poco sopra il 15 per cento e a "snobbare" le urne sono state in maggioranza le donne. Percentuali bassissime, che superano di poco il 17 per cento, anche nel XIII e nel XX municipio: Ostia e Cassia. Cifre ben lontane dal quorum. E amarezza doppia, forse, per i promotori del fallito referendum visto che a Roma, come un po´ in tutta la regione, il "sì" ha stravinto con percentuali schiaccianti tra l´80 e il 90 per cento, ben al di sopra della media nazionale. In particolare, l´ «abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera» ha ottenuto l´80,69% di "sì" contro il 19,31% di "no". Per l´ «abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato» si è registrato l´80,77% di "sì" contro il 19,23% di "no". E la terza scheda, relativa alla «abrogazione delle candidature multiple», ha visto il 91,25% di "sì" contro l´8,75% di "no".

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votanti tra il 14 e il 20% (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina 4 - Pistoia Votanti tra il 14 e il 20% Dentro le schede un'alluvione di sì PISTOIA. Trascinati dai ballottaggi per eleggere i nuovi sindaci, solo a Pescia e Montecatini Terme i tre referendum sono riusciti a ottenere, in provincia di Pistoia, il fatidico quorum del 50% più un voto. Negli altri comuni la percentuale di affluenza al voto è oscillata tra il 14,9% di Abetone e il 21 e spiccioli di Massa e Cozzile. Nel capoluogo l'affluenza ai seggi si è fermata al 19%, un risultato neanche da disprezzare considerando la media provinciale. Da notare che dei tre referendum quello che dappertutto ha riscosso maggiori consensi è stato il terzo, che proponeva l'abolizione della candidatura della stessa persona in più collegi. Dappertutto è stato il più votato. Ma che posizione ha espresso la sparuta minoranza che ha scelto di aprire e contrassegnare le schede? Nessuna sorpresa: dalle urne è uscito un flusso pressoché ininterrotto di sì. Fermandosi all'area pistoiese, il comune più propenso all'abolizione degli articoli del "Porcellum" è stato Sambuca, con l'85% di voti favorevoli al primo referendum (premio di maggioranza al partito e non alla coalizione vincenti alla Camera) e il 93,6 al terzo (no alle pluricandidature).

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Snobbati i tre referendum (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

ELEZIONI 2009 pag. 2 Snobbati i tre referendum Ai seggi solo due su dieci: meno che nel resto d'Italia I QUESITI SULLA LEGGE ELETTORALE di GUIDO BANDERA LODI A QUESTI referendum non ha creduto che poco meno di due lodigiani su dieci. L'affluenza boccia senza pietà i tre quesiti che puntavano a modificare la legge elettorale per il Senato e per la Camera. A Lodi non sono bastati a convincere la gente ad andare alle urne neppure gli appelli del Pd e di autorevoli esponenti del Pdl. Il caldo invito all'astensione della Lega, unito allo scarso appeal dei referendum negli ultimi anni ha deciso il risultato, che appariva chiaro già domenica mattina. POCHE PERSONE ai seggi: scrutatori impegnati ad ammazzare il tempo. A far capire che con ogni probabilità i referendum non avrebbero sortito alcun esito, non solo i dati dell'affluenza, che pure erano sconfortanti per i sostenitori del «sì». Desolatamente vuoti, alla fine, erano anche gli uffici dell'Anagrafe di Palazzo Broletto, aperti anche la domenica per l'assistenza ai seggi, agli scrutatori e agli eventuali ritardatari a caccia di un documento o di una tessera elettorale. Alla fine il responso è stato schiacciante: 18,72% di votanti per il primo e il secondo quesito (quelli sul premio di maggioranza da attribuire non più alle coalizioni, ma ai partiti) e un non meno deciso 19,01% sul terzo quesito, che proponeva l'abolizione della candidatura in più circoscrizioni. IN SOSTANZA, in tutto il Lodigiano, alle urne si sono presentati poco più di 30mila elettori, contro gli oltre 170mila aventi diritto. Addirittura al di sotto della media nazionale, dove l'affluenza è stata del 23%, grazie anche a un parziale effetto-traino dei ballottaggi per Comuni e Province. Che a Lodi non c'erano. Ma non dovunque i risultati sono stati gli stessi: per capire la dinamica del voto, basta confrontare i risultati dell'affluenza fra grandi e piccoli Comuni del territorio. A Lodi, ad esempio, l'affluenza è stata poco più alta rispetto alla media provinciale: 19,98%. Poco meno di un punto percentuale in più rispetto agli altri Comuni. Il record «positivo» di affluenza spetta comunque al piccolo Comune di Abbadia Cerreto: qui l'affluienza per il terzo quesito (il più premiato dagli elettori), ma anche per il primo e il secondo, è arrivata addirittura al 36% tondo tondo. Nonostante gli abitanti siano poche decine. Posizione opposta, invece, per gli abitanti del Comune più piccolo del Lodigiano, Maccastorna, dove per lo stesso quesito è andato ai seggi soltanto il 15,55% degli elettori. Casalpusterlengo, invece, si piazza allo stesso livello del capoluogo, con un'affluenza del 19,64 per cento degli aventi diritto. Due punti percentuali in meno, invece, per la percentuale di Codogno, sempre nella Bassa, dove alle urne è andato il 17,38 per cento degli elettori. Sant'Angelo, roccaforte del centrodestra per eccellenza, invece, ha fatto anche «peggio», con il 16,89 per cento degli elettori che sono usciti di casa e sono andati a votare. A Brembio, invece, paese guidato da un'amministrazione di centrosinistra, con un forte e radicato voto a sinistra, alle urne è andato il 22,02% degli elettori. Così non è accaduto, invece, a Lodi Vecchio, tradizionale roccaforte «rossa» del territorio. Qui, alle urne, c'è andato solamente il 18 per cento degli aventi diritto. VISTO che, di fatto, chi era contrario al referendum (come è puntualmente accaduto negli ultimi 15 anni) ha invitato non a votare contro, ma a non andare a votare, ovvia è stata la preponderanza dei «sì» nel responso delle urne, che pure non sarà tenuto in nessun conto, visto che non si è raggiunto il quorum del 50 per cento più uno degli elettori. I risultati, benché non validi, premiano dunque la proposta dei referendum elettorali. Al primo quesito (18,72% di affluenza) i favorevoli sono stati il 77,83 per cento degli elettori che sono andati al seggio. I CONTRARI, invece, 6.657, pari al 22,17 per cento dei votanti. Situazione molto simile, peraltro, anche nel caso del secondo referendum (che come il primo proponeva per uno dei due rami del Parlamento il premio di maggioranza al partito più votato). Qui il 77,86 degli elettori (23.390 persone) ha detto «sì», mentre i «no» sono stati 6.653 pari al 22,14 per cento del totale. Al terzo referendum (affluenza 19.01%) hanno votato «sì» in 27.366, pari all'87,88% del totale. I «no» sono stati il 12,12% (pari a 3.773 voti).

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Il giorno (decisivo?) della lunga agonia dei referendum visti da (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Il giorno (decisivo?) della lunga agonia dei referendum visti da Sono 12 anni, dal '97, che falliscono per non raggiungimento del quorum. Più che alla morte si è assistito a una mancata resurrezione La morte del referendum, celebrata a perdifiato in tutti i commenti politici dei risultati delle urne, non è avvenuta certamente ieri. Sono almeno dodici anni, dal 1997, che tornate referendarie convocate sui più diversi argomenti, comprese le leggi elettorali (abolizione della quota proporzionale) e quella sulla fecondazione artificiale, falliscono per mancato raggiungimento del quorum e per astensione crescente, fino alle vette di quest'ultima volta. Più che alla morte, quindi, si è assistito a una mancata resurrezione, prevedibile, come ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, e ampiamente prevista quando fu deciso di abbinare il voto alla domenica dei ballottaggi. Se un referendum, che per essere valido ha bisogno della metà più uno degli elettori (mal contati, più di ventidue milioni e mezzo di cittadini), viene votato in un giorno in cui gli elettori interessati a votare per i comuni e le province sono circa quattordici milioni, sarebbe sorprendente che gli otto milioni che mancano, ammesso che tutti gli altri siano referendari convinti, corrano alle urne per salvare la consultazione. E il paragone, abusato, con il referendum elettorale del 1991, quando Bettino Craxi invitò ad «andare al mare» gli elettori, che invece si recarono in oltre il novanta per cento a votare, non è valido. Quella fu davvero una rivolta contro la partitocrazia: pur di liberarsi, anche a torto, della vecchia classe politica che fu poi falcidiata da Tangentopoli, gli elettori sarebbero andati a votare anche per una formula matematica. E non c'è dubbio che molti lo fecero senza neppure sapere per cosa votavano e senza capire la differenza tra sistema proporzionale e uninominale maggioritario. Se poi è abbastanza ridicolo - oggi come ieri - vedere i partiti astensionisti, dalla Lega Nord alla sinistra radicale, che proprio dall'attuale legge elettorale è stata tagliata fuori dal Parlamento, annettersi l'ottanta per cento o più degli elettori che non sono andati alle urne, come se davvero avessero aderito al loro appello, gli altri, quelli che per il referendum si erano impegnati a mobilitare l'elettorato, dovrebbero riflettere sulla risposta che hanno ricevuto. A cominciare dal Partito democratico, che aveva aderito freddamente, e non ufficialmente, ma solo a livello di singoli esponenti del partito, alla promozione dell'iniziativa referendaria ai tempi del governo di Romano Prodi (quando un'iniezione di bipartitismo avrebbe potuto consolidare la debole vittoria del centrosinistra alle elezioni del 2006), successivamente se ne era distaccato, salvo poi riscoprirla dopo che Silvio Berlusconi aveva siglato con Umberto Bossi il patto astensionista dell'8 giugno. Ecco: se il leader del Partito democratico pensava di sollevare una rivolta degli elettori contro il Cavaliere e il Senatur, e prendersi così una rivincita, dovrà prendere atto che questa intuizione s'è rivelata sbagliata. Dei quasi quattordici milioni di elettori chiamati alle urne, molti di meno hanno ritirato e compilato le schede referendarie, gli altri hanno invece rivendicato il diritto a votare solo per sindaci e presidenti di province. Perché è andato in crisi un istituto così importante di democrazia diretta come il referendum, grazie al quale, non va dimenticato, sono state introdotte in Italia riforme molto importanti come il divorzio e l'aborto, e prese grandi decisioni come quella di bloccare il nucleare? Innanzitutto, va detto, perché se ne è abusato, fin dai tempi dei pacchetti referendari degli anni Ottanta in cui a un quesito mobilitante, tipo le liquidazioni o le tasse in busta paga, venivano associate sei o sette questioni molto particolari, di cui la gente faticava a interessarsi. Poi, come non si stancano di ripetere Marco Pannella e i radicali, per mancanza o assenza di informazione. È bastato che il presidente del Consiglio, per salvare l'alleanza con la Lega Nord, si schierasse per l'astensione, per far sparire i referendum da telegiornali e talk-show, e più in generale dalla televisione. Che oggi sono, come sappiamo, il vero luogo della politica, molto più del Parlamento in cui i referendum venivano in passato a scombinare le maggioranze precostituite della Prima Repubblica, spaccando la Democrazia cristiana, costringendo i comunisti a schierarsi con i radicali e aprendo la strada ad alleanze inedite e innovative. Ora invece il vero referendum è diventato il sondaggio quotidiano proposto da tutti i canali televisivi, dai programmi più disparati, dalle radio, dai siti Internet dei giornali, dal governo, dai partiti, e perfino nelle aule universitarie, dove gli studenti, sondati periodicamente, esprimono il loro gradimento sui professori. C'è davvero da stupirsi se dopo aver risposto in ogni momento a un'incessante serie di domande, al telefono o con il telecomando, i cittadini, al momento di andare alle urne, se ne restano a casa? di Anna Chimenti 23/06/2009

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Berlusconi: sinistra battuta respinti gli attacchi eversivi (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-23 - pag: 2 autore: Berlusconi: sinistra battuta respinti gli attacchi eversivi Franceschini: destra al declino - Pdl: abolire i ballottaggi Riccardo Ferrazza ROMA «Una nuova, sonora sconfitta » per la sinistra. L'inizio del «declino della destra». Non potrebbero essere più distanti le letture fornite dai leader dei due principali schieramenti ai risultato del ballottaggio per le amministrative. Diversi anche i tempi scelti per uscire allo scoperto: se Dario Franceschini si presenta davanti alle telecamere in prima serata quando da poco nel Pd ci si è resi conto che la tornata è andata meglio del previsto, più cauto è il premier che si affida invece a una nota un paio di ore più tardi. Il suo giudizio, però, è netto: «Il Popolo della libertà, la Lega, la maggioranza e il governo escono ulteriormente rafforzati da queste elezioni ». Poi il riferimento alla bufera che lo ha travolto e che occupa le pagine dei giornali da mesi,dalla vicenda Noemi all'inchiesta di Bari sul giro di escort: «distorsioni mediatiche» e «attacchi eversivi rivolti da un gruppo editoriale contro il presidente del Consiglio e il suo governo » che non hanno avuto effetto sulle scelte dell'elettorato. «Hanno cercano di indebolirmi in tutti modi – avrebbe ribadito il Cavaliere ai suoi collaboratori – ma io vado avanti perché ci sono ancora molte cose da fare». Completamente rovesciato il film della giornata visto dal Pd. «è cominciato il declino della destra, chi non è andato a votare ha scelto di mandare un segnale molto chiaro al governo» è la lettura del segretario Dario Franceschini che nel voto vede la conferma della sua intenzione di candidarsi al congresso. Certo, il Partito democratico non gode di grande salute ma «per noi questa è la base di partenza per portare avanti un percorso di cambiamento del Paese». Parallelo alla lettura dei dati che uscivano dagli scrutini, c'è stato il confronto aspro su una proposta avanzata dal Pdl a urne appena chiuse: l'abolizione o limitazione del ballottaggio alle elezioni provinciali. A venire allo scoperto sul tema è uno dei tre coordinatori del Pdl Ignazio La Russa: «Il ballottaggio – ha detto pensando soprattutto al caso di Milano, dove Penati è quasi riuscito nell'impresa di riacciuffare Podestà – si deve mantenere quando nessun candidato raggiunge un numero accettabile di consensi. In caso contrario è uno spreco di denaro e non si può far decidere chi sarà il presidente della Provincia in base non ai consensi maa chi è riuscito a convincere il maggior numero di persone a non andare in vacanza o al mare ». La nuova soglia è fissata dal ministro della Difesa al 40 per cento. Ragionamenti che nel Pd si incarica lo stesso Franceschini di commentare: «La proposta di eliminare i ballottaggi che arriva in queste ore dal centro- destra è una chiara ammissione di sconfitta. Una proposta surreale, come a dire che siccome c'è un risultato negativo allora si cambia la legge. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere ». Intanto chi si considera vincitore del voto è l'Udc, il partito di Pier Ferdinando Casini che ha fatto la differenza in molti ballottaggi ma appoggiando candidati a seconda della realtà territoriale di centro- destra o centrosinistra. Voti centristi sono stati decisivi a Bari per il sindaco uscente del centro-sinistra Michele Emiliano, così come nelle provinciali di Torino Antonio Saitta si è aggiudicato la vittoria. A Venezia l'Udc era schierata con il centro- destra e la candidata del Pdl Francesca Zaccariotto è riuscita a imporsi. E ai centristi è dedicato il primo commento a caldo di Francesco Rutelli: «Emerge nettamente l'importanza positiva degli accordi con l'Udc ». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 ABOLIZIONE MINISTERI AGRICOLTURA E TURISMO (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-23 - pag: 5 autore: 2 ABOLIZIONE MINISTERI AGRICOLTURA E TURISMO Risorgono due dicasteri su tre Nella tornata referendaria del '93 vengono eliminati tre ministeri: Partecipazioni statali, Agricoltura e Turismo.Ma gli ultimi due rinascono:il primo già l'anno dopo anche se con un nome diverso (Risorse agricole), il secondo un paio di mesi fa con la nomina di Michela Vittoria Brambilla

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Affluenza flop, mai così in basso: vota solo il 20,6% (sezione: Province)

( da "Libertà" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Affluenza flop, mai così in basso: vota solo il 20,6% A Fiorenzuola e Sarmato il dato più alto (24%), Pecorara maglia nera (12%) Nemmeno al referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si era andati così in basso. Era il 2003, a Piacenza i votanti si fermarono al 24,35 per cento e per la prima volta la nostra città restò sotto la media nazionale (25,7 per cento). Circostanza ripetutasi pure ieri ai referendum elettorali, su livelli generali di affluenza ancora più bassi: il 20,64 per cento a Piacenza contro il 23,4 per cento in Italia (solo il terzo quesito, quello contro le candidature multiple, è riuscito a spingersi fino al 24,1 per cento). Neppure all'ultima consultazione referendaria - quella del 2005 sulla procreazione assistita - si andò tanto distanti: la media italiana fu del 25,9 per cento, Piacenza si scostò di poco - 28,3 per cento - superando comunque l'asticella nazionale. La morale cambia poco. Quorum del 50 per cento lontanissimo, referendum nulli. Ha dunque un valore accademico, per così dire, andare a guardare la ripartizione tra Sì e No nelle schede che sono state comunque scrutinate. Il quesito numero 1 interveniva sulla legge elettorale per la camera chiedendo l'abrogazione del premio di maggioranza per la coalizione attribuendolo così al partito di maggioranza relativa. L'80,39 per cento dei votanti si è detto favorevole, contrario il 19,61 per cento. Il secondo quesito proponeva la stessa modifica normativa alla legge elettorale per il Senato: qui l'80,65 per cento si espresso favorevolmente, il 19,35 per cento contro. Ancora più alto il numero dei sì, quello per l'abolizione delle candidature multiple dove la percentuale dei sì è arrivata al 90,20 per cento, contrario solo il 9,8 per cento. Tornando all'affluenza, tra i Comuni della provincia di Piacenza dove l'afflenza è stata più alta si segnalano Alseno (23 per cento), Calendasco (22 per cento), Fiorenzuola (24 per cento), Gossolengo (24 per cento) e Sarmato (23,4 per cento). Superiore alla media provinciale anche il capoluogo attestatosi sul 23 per cento. Anche i dati parziali dell'affluenza alle urne nelle due giornate di votazione si erano mantenuti, a Piacenza, sotto la media nazionale. Alle 22 di domenica sera si era recato alle urne il 14,55 per cento degli aventi diritto (leggermente più alta - al 14,76 per cento - l'affluenza per il referendum numero 3 rispetto ai primi due quesiti), con una media del Paese intorno al 16 per cento. Qualche ora prima, alle 19 di domenica, nel Piacentino l'affluenza era stata del 10,6 per cento. Da ricordare che nella nostra provincia, ad differenza di altri territori, non si è potuto verificare alcun effetto traino delle altre elezioni amministrative - comunali e/o provinciali - non essendoci in programma nessun turno di ballottaggio. Gustavo Roccella gustavo. roccella@liberta. it 23/06/2009

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In Puglia più votanti della media (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Mezzogiorno sezione: INPRIMOPIANO data: 23/06/2009 - pag: 2 Referendum A Bari e Brindisi è stato superato il quorum, nella provincia di Lecce è stato sfiorato In Puglia più votanti della media ROMA Anche in Puglia, come nel resto del Paese, non è stato raggiunto il quorum, cioè il 50% più uno dei voti necessari per rendere validi i referendum. Nella regione la percentuale è stata leggermente superiore alla media nazionale, cioè il 28,55% al primo quesito, il 28,20% al secondo e il 29,55% al terzo quesito, contro - rispettivamente - 21,70%, 21,73% e 22,17%. Insomma, un flop gigantesco che si iscrive nella serie negativa iniziata nel 1997, da quando, cioè, non è mai stato raggiunto il quorum, a differenza di quanto accadeva in precedenza. Il primo, come è noto, è stato il referendum per scegliere la forma di Stato: repubblicana o monarchica e allora, nel 1946, si raggiunse la percentuale più alta di votanti: 89,1%, un dato mai più uguagliato nei successivi 62 referendum. Così ieri, a caldo, la maggior parte dei commenti verteva sulla necessità di rivedere i meccanismi referendari, mentre i promotori hanno duramente polemizzato contro l'oscuramento dei media, tv in testa, sull'appuntamento elettorale e sul merito dei quesiti. Il primo dei quali proponeva l'abolizione del premio di maggioranza alla coalizione vincente alla Camera; il secondo proponeva lo stesso meccanismo per il Senato; il terzo - quello che anche se in misura pressoché irrilevante ha ottenuto ovunque un margine di voti in più - proponeva l'abrogazione della possibilità per i candidati di presentarsi in più di una circoscrizione elettorale. Naturalmente i sì hanno ottenuto l'80% circa ovunque, anche in Puglia, perché chi si è recato alle urne era fortemente motivato a modificare le norme vigenti. Se guardiamo ai singoli territori troviamo che nelle province di Brindisi e di Lecce il quorum è stato «a portata di voto». Nella prima, infatti, si è avuto - rispettivamente al primo, secondo e terzo quesito - il 47,64%, 47,62% e 48,11%; nella seconda 42,84%, 42,85%, 43,62%. E, dato nel dato, nella città di Brindisi il quorum è stato raggiunto e superato (come nel capoluogo regionale): ma questo risultato non è stato sufficiente a formare una media positiva a livello provinciale. Nel territorio di Lecce, invece, gli elettori del capoluogo hanno fornito dati inferiori alla media provinciale (37,71%, 37,71%, 38,98% contro 42,84%, 42,85%, 43,62%). All'opposto il dato peggiore è quello della provincia Bat, dove ha votato poco più del 12% di aventi diritto: 12,34%, 12,34% e 12,41%. Tra i tre Comuni capoluogo il più «referendario» è stato Trani con il 14,32%, 14,31% e 14,41%. Andria e Barletta, invece, si sono attestati tra il 12%-13%. Anche a Bari città è stato superato il quorum (con percentuali più alte di quelle brindisine), evidentemente la politicizzazione del voto di ballottaggio comunale tra Michele Emiliano e Simone Di Cagno Abbrescia ha influenzato anche il voto referendario. Questo sembrerebbe tanto più vero se si considera che complessivamente il dato provinciale è stato deludente: 26,33%, 26,33% 26,80%. Discorso simile si può fare per il rapporto tra provincia e capoluogo di Foggia, anche se non è stato raggiunto il quorum: 20,54%, 20,54%, 20,72% e 46,89%, 46,89% e 47,44%. Infine Taranto: voto mediano, senza distanza significativa tra capoluogo e territorio: in città 35,50%, 35,50% e 36,02%, nella provincia 39,71%, 39,71%, 40,15%. Rosanna Lampugnani

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Referendum, flop anche nelle province dove si votava (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto sezione: PRIMOPIANO data: 23/06/2009 - pag: 2 L'altra sfida In Veneto una percentuale superiore rispetto al dato nazionale ma non si va oltre il 27%. Più affluenza a Padova e a Venezia Referendum, flop anche nelle province dove si votava VENEZIA Il referendum è naufragato anche in Veneto, con una misera percentuale media di votanti del 27%, appena un po' sopra il 23-24% nazionale. Va detto che nelle città teatro dei ballottaggi la percentuale è più alta: a Padova raggiunge il 28,90% nei primi due quesiti e il 30,03% nel terzo, a Venezia rispettivamente il 38,91% e il 40,16%, a Belluno il 35,12% e il 36,66%, a Rovigo il 37,97% e 38,97%. Se si fosse raggiunto il quorum, anche nella nostra regione avrebbero vinto i «Sì». Per il primo quesito (abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera) ha votato il 26,26% degli aventi diritto: il 75,53% di questi (653.382 preferenze) ha optato per il «Sì», il 24,46% (211.639) per il «No». Per il quesito 2 (abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato) ha votato sempre il 26,27%: il 75,62% (646.992 preferenze) ha tracciato la croce sul «Sì», il 24,37% (208.513) ha scelto il «No». Per il quesito 3 (abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione) ha votato infine il 27,11%: l'87,55% (803.252 voti) ha barrato il «Sì», il 12,44% (114.172) il «No». Si tratta del peggior risultato nella storia dei referendum: il precedente primato negativo risale al 2003, con il 25,5% di affluenza alle urne in occasione del referendum sul reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati. Esulta il Carroccio, che aveva invitato gli italiani a disertare le urne. «Il risultato di questa consultazione referendaria rafforza la posizione della Lega Nord e dimostra che con la democrazia non si scherza dichiara Roberto Ciambetti, vicecapogruppo in consiglio regionale . Gli elettori hanno dimostrato una grande maturità e di non cadere nella trappola di falsi obiettivi. Le vere riforme sono quelle sostenute dalla Lega, ad iniziare dal federalismo fiscale e dal potenziamento delle autonomie locali, premiando le Regioni e gli enti che hanno dimostrato di essere capaci di governarsi con efficienza ed economicità. Dopo aver fermato il tentativo maldestro di far fuori l'unica forza democraticamente riformista, i cittadini chiedono al Parlamento di fare il suo mestiere, lavorare per le riforme vere e non sprecare altro tempo in giochi e manovre di palazzo». «Il dato di partecipazione era scontato osserva Felice Casson, senatore del Pd per lo scarso interesse suscitato nella gente e anche a causa della campagna fortemente a favore della diserzione delle urne. Non solo da questa, ma dalle ultime tornate di referendum si capisce che ormai tale istituto è vecchio, perchè pensato per un'altra epoca storica. Va rivisto e inserito nelle riforme istituzionali». La ricetta per ridare vigore a «una forma di partecipazione democratica al governo del Paese», secondo Casson si articola nell'eliminazione del quorum, «impostazione scorretta che parifica chi se ne frega a chi teme di non raggiungere la maggioranza degli elettori», e nell'aumento delle firme necessarie a richiederlo. «Ormai le 500 mila non sono più un campione rappresentativo di una popolazione decisamente aumentata », chiude il senatore veneziano. Dal fronte del Pdl il giudizio si allinea con quello espresso dal presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Quesiti troppo tecnici e stanchezza da parte degli elettori, che praticamente votano ogni anno». Michela Nicolussi Moro

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Anche nella Tuscia viterbese niente quorum. La giornata referendaria è stata contrasseg... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 23-06-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Viterbo))

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Martedì 23 Giugno 2009 Chiudi di CARLO MARIA PONZI Anche nella Tuscia viterbese niente quorum. La giornata referendaria è stata contrassegnata, come nel resto del Paese, dal massiccio assenteismo alle 294 sezioni elettorali. Tra sabato e domenica, infatti, sui 251.896 aventi diritto, hanno votato, per il primo quesito (abolizione del premio di maggioranza alla Camera) 39.400 elettori, pari al 15,64 per cento; per il secondo quesito (abolizione del premio di maggioranza al Senato) 39.405, pari al 15,64; per il terzo quesito (abolizione della candidature multiple), 39.810, pari al 15,80 per cento; nel capoluogo, il 16,69. I Comuni più astensionisti? Monte Romano, dove ha votato l'11,10; Bolsena, l'11,55; Civita Castellana, l'11,62, Carbognano, 12,94, Latera, 12,54. Su tutti e tre i referendum, al termine dello spoglio è stata netta la prevalenza di schede contrassegnate dal sì. Per quanto riguarda il primo quesito, la riposta affermativa è stati pari all'83,25 per cento in tutta la provincia. A Viterbo città il sì è stato sbarrato dall'83,77 per cento dei votanti; a Castiglione in Teverina ha sfiorato il 90 per cento (89,74, per la precisione); a seguire, Bomarzo, 88,28; a Castel S. Elia, 87,55; Acquapendente, 84,86; Civita Castellana, 84,85; Montalto di Castro, 83,08; Tarquinia, 81,81 per cento; a Tessennano, invece, ha di poco superato il 50 per cento, fermandosi a quota 61,36. L'esito del secondo quesito: complessivamente, il sì ha convinto l'83,17 per cento dei votanti. Nel capoluogo hanno detto sì l'82,94 per cento dei votanti; a Canepina, l'89, 24; a Latera, l'89,22; a San Lorenzo Nuovo, 87,88; a Tuscania, 86,88; Civita Castellana, 85,52; il risultato peggiore (si fa per dire), sempre a Tessenanno, curiosamente con la stessa percentuale del primo quesito: 61,36 per cento. E andiamo al terzo quesito, quello relativo all'abrogazione delle candidature multiple: il sì ha superato il 90 per cento (90,34 per l'esattezza). E anche in vari centri, esiti per così dire "bulgaro": a Viterbo il sì ha raggiunto quota 91,65 per cento. Mentre a Capodimonte, il 95,83; Piansano il 94,28; a Bomarzo il 93,83; a Farnese, il 92,70; Civita Castellana, 91, 61; Acquapendente, il 90,99; Bagnoregio, il 90,89; Tessennano, sempre lui, regala al sì la quota più bassa tra i sessanta Comuni della Tuscia, pari al 75,56.

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Libè: (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 23-06-2009)

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ELEZIONI 23-06-2009 UDC «OPPOSIZIONE COSTRUTTIVA» Libè: «Prendiamo atto del voto degli elettori» II Al primo turno aveva deciso di correre da solo con il suo partito, l'Udc, ottenendo più del 5%. Il ballottaggio Mauro Libè l'ha quindi guardato da lontano, soprattutto perché non c'era stato alcun apparentamento con i due candidati andati al secondo turno. «Dopo aver fatto la mia campagna elettorale - ricorda l'onorevole Libè -, ho lasciato libertà di voto agli elettori dell'Udc. Prendo atto di un risultato che dà un'ulteriore prova di fiducia al presidente uscente, al quale faccio tanti auguri. Noi però - ricorda - avevamo un'idea di Provincia differente, quella di una provincia più leggera, nella prospettiva di un'abolizione di questo ente». L'opposizione che il suo partito farà in consiglio provinciale? «Sarà costruttiva, sostenendo l'Amministrazione nelle cose che riterremo possano far bene al territorio e opponendoci con fermezza a tutte quelle che riterremo sbagliate». Conferma che inizialmente sarà presente in consiglio, per poi dimettersi per dedicarsi all'attività di parlamentare. Un altro candidato entrerà al suo posto. E per l'Udc è comunque un buon risultato: «L'altra volta non eravamo presenti e rispetto alle precedenti provinciali abbiamo quasi raddoppiato i voti».

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Il centrosinistra riduce i danni (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

ItaliaOggi sezione: Primo Piano data: 23/06/2009 - pag: 7 autore: di Paolo Silvestrelli Il centrodestra conquista in tutto anche 8 comuni capoluoghi ma paga astensionismo e i voti dell'Udc Il centrosinistra riduce i danni Ballottaggi ok per Franceschini & co. che perdono 21 province Fallisce il referendum elettorale che non raggiunge il quorum mentre non si allunga l'onda dei risultati del primo turno delle elezioni provinciali e comunali.L'affluenza per il referendum che doveva cambiare il sistema elettorale si è fermato al minimo storico del 23,4% per i primi due quesiti referendari che modificavano il premio di maggioranza alla camera e al senato e al 24% per il terzo sull'abolizione delle candidature multiple invalidando la richiesta di modifica. L'affluenza registrata per i ballottaggi delle elezioni comunali ha raggiunto il 61,2% (al primo turno aveva votato il 76,4% degli aventi diritto) mentre alle provinciali il secondo turno elettorale ha raggiunto un il 45,4% (contro il 71% del primo turno). Dati che se da una parete bocciano il bipolarismo dall'altra fanno registrare un'inversione di tendenza rispetto ai risultati del primo turno dove il centro destra ha fatto il pieno di voti strappando alle amministrazioni del centrosinistra 36 province e 4 comuni. Delle 22 province che sono andati al ballattoggio, a scrutinio ancora in corso nel momento di pubblicazione di questo di articolo, 15 province sono assegnate al centro sinistra mentre le rimanenti 7 al centro destra. Viene quindi riequilibrato l'esito finale delle elezioni amministrative dove il centro destra ottiene 33 province contro le 29 del centro sinistra. C'è da segnalare però che la vittoria che sembra di misura del centro destra in realtà è da considerare più netta perché la sinistra rispetto alle precedente elezioni ha perso ben 21 amministrazioni provinciali che sono passate mentre il passo in avanti del centro destra è di ben più 25.Al ballottaggio il centro sinistra ha fatto il pieno in Toscana, Emilia Romagna, Puglia e Calabria più Torino mentre il centro destra ha conquistato Venezia, Savona, Ascoli Piceno, Savona, Frosinone, Belluno mentre a Milano fino all'ultimo l'esito è incerto. Dario Franceschini, leader del Pd ha commentato così i risultati parziali dei ballottaggi: «Possiamo dire senza contestazioni che comincia il declino della destra». «Sarà un percorso lungo» ha poi aggiunto Franceschini ma noi con il lavoro e l'impegno porteremo avanti un percorso di cambiamento». Per Denis Verdini, invece il risultato è stato condizionato dall'astensionismo, ma nonostante ciò il coordinatore del Pdl ha affermato: «Ricordo che andavano al ballottaggio 22 province governate tutte dal centrosinistra e noi ne portiamo a casa 8 o 9, che sommate a quelle vinte al primo turno portano al centrodestra più della metà delle amministrazioni». Francesco Rutelli, ha così cercato di dare una spiegazione al bottino che il centro sinistra è riuscito a guadagnare alla seconda tornata elettorale: «Dai dati disponibili del ballottaggio scaturisce un arretramento del centrodestra che lascia ben sperare ed emerge nettamente l'importanza positiva degli accordi con l'Udc». L'Udc aveva lasciato libera scelta ai propri elettori su come votare. La differenze dei voti in molte province è stata infatti molto sottile e la sfida è stata all'ultimo voto proprio come nel caso di Milano. Il vice presidente della Camera, Maurizio Lupi ha un'altra lettura ancora e harisposto così all'entusiasmo manifestato dal leader del Pd: «la sinistra è scomparsa in Veneto e in Lombardia e Franceschini saluta come una vittoria la tenuta nella provincia di Torino, che è uno storico baluardo della sinistra e che per noi è stato un successo portare al ballottaggio». Per quanto riguarda i 12 comuni capoluogo in ballottaggio, 10 vanno al centro sinistra tra cui Firenze, Bologna e Bari e 2 al centro destra che conquista Cremona e Caltanissetta. Anche qui, facendo un conto totale il centro sinistra si aggiudica 18 comuni capoluogo ma ne aveva 26 e ne perde quindi 8, mentre il centrodestra se ne aggiudica 12 e ne aveva 4, guadagnando alla fine 8 nuovi comuni capoluogo di provincia, proprio quelli persi dal centrosinistra.

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La vittoria degli astensionisti (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Campania referendum abrogativo La vittoria degli astensionisti Campania: alle urne il 14 per cento. Solo il terzo quesito convince i votanti Quando il comitato per l'astensione si è riunito presso il Caffé Gambrinus per celebrare la propria vittoria con un brindisi a base di vino è calato il sipario anche su questo referendum. Affluenza, in Campania come nel resto d'Italia, lontana anni luce dal quorum, elettori disinteressati, solite ed immancabili polemiche. La storia racconta che l'ultimo referendum abrogativo a raggiungere il tetto fissato per la validità della deliberazione risale all'11 giugno 1995, quando gli elettori sono stati chiamati a decidere su dodici quesiti. Enzo Senatore La consultazione di domenica e lunedì ha offerto un quadro definito. Gli elettori campani non sono interessati alle modifiche della legge elettorale che sono state proposte. Lo dimostrano i dati sull'affluenza che in Campania fanno registrare una media del 14 per cento superata soltanto per il terzo quesito, relativo all'abolizione delle candidature multiple. I numeri relativi all'affluenza dicono anche che qualcosa, nel meccanismo dei referendum, va rivista. L'ultima consultazione in assoluto ad aver raggiunto il quorum è quella costituzionale del 25 giugno 2006, quando gli elettori sono stati convocati alle urne per deliberare su alcune proposte di modifica della Carta. I dati impogono una riflessione seria e approfondita perché ogni referndum comporta costi ingenti per lo Stato e certamente non si può pensare di continuare ad allestire una macchina elettorale per mandare alle urne un quarto degli aventi diritto. Il dato della Campania (affluenza complessiva al 14,93 per cento) è tra i peggiori del Paese. Al di sotto di questa media sono andate soltanto Sardegna (12,17), Sicilia (13,89) e Valle d'Aosta (14,29). Per quanto riguarda le province campane in testa, sempre ragionando sui dati dell'affluenza, c'è Avellino (23,65 per cento) e non potrebbe essere altrimenti poiché nel capoluogo irpinio si votava anche per il ballottaggio alle Comunali. Seguono Salerno (17,42), Benevento (14,18), Napoli (13,77) e Caserta (11,63). Impietosa l'analisi degli esponenti del comitato pro astensionismo, riunitosi ieri a Napoli. "Abbiamo evitato la superporcata elettorale. Ora bisogna ragionare su una nuova legge e farlo seriamente mediante il ripristino dei collegi uninominali e delle preferenze". Del comitato fanno parte l'assessore uscente della Provincia di Napoli, Francesco Emilio Borrelli, il consigliere comunale Gianni Palladino, il consigliere della Municipalità Vomero, Norberto Gallo, rappresentanti degli studenti e del mondo dell'imprenditoria. L'affluenza in regione Quesito numero 1 Istituzione del premio di maggioranza per il partito 14,97 per cento più votato alla Camera dei Deputati (media nazionale 23,4) Quesito numero 2 Istituzione del premio di maggioranza per 14,96 per cento il partito più votato al Senato della Repubblica (media nazionale 23,4) Quesito numero 3 Abolizione delle candidature multiple 15,07 per cento (media nazionale 24,1) del 23-06-2009 num.

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Gli elettori sanniti non si sono mai appassionati particolarmente ai referendum: anche nel 2005, in ... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

Gli elettori sanniti non si sono mai appassionati particolarmente ai referendum: anche nel 2005, in occasione del voto sulla legge sulla fecondazione assistita, andò a votare circa il 14 per cento degli aventi diritto; invece nel 2000 sull'abolizione della quota proporzionale in Parlamento si pronunciò il 23,6% dei sanniti. Un'eccezione positiva si è però registrata nel 2006, in occasione del referendum consultivo sulla legge di modifica della seconda parte della Costituzione: nel capoluogo è andato a votare il 49,56% degli aventi diritto, e in alcuni comuni della provincia si è andati addirittura oltre la soglia del 50% dei votanti.

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Affluenza bassasi ferma al 13,7% (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 23-06-2009)

Argomenti: Province

referendum elettorali Affluenza bassa si ferma al 13,7% È poco più del 13,7% l'affluenza alle urne del referendum in provincia. Su quasi 324.892 elettori solo 44.681 si sono presentati per esprimersi sul cambiamento della vigente legge elettorale. Pachino alza la media per la coincidenza con il secondo turno delle elezioni amministrative. Il comune di Siracusa non ha mantenuto lo stesso dato percentuale complessivo e ha fatto registrare l'11,8% rispetto al 13,75% provinciale, ma per altri comuni è sceso anche al di sotto dell'8%. Come Ferla che raggiunge solo l'8,5%, facendo rilevare solo 189 votanti rispetto ai 2000 aventi diritto. È Pachino che ha fatto registrare la maggiore affluenza alle urne, oltre il 50%. Chiamato a votare anche per il ballottaggio, il dato differisce però del 20,2% rispetto al primo turno delle amministrative. Al secondo posto si piazza Buccheri con un'affluenza del 16,2%. Il dato curioso è la coincidenza della percentuale per tutti e tre i quesiti, mentre tutti gli altri comuni hanno fatto rilevare una differenza seppur minima tra le risposte. Di seguito è Sortino con 15,7% e di poco distante Buscemi con 15,3%. Palazzolo Acreide raggiunge il 14,6% e si avvicina Augusta con il 14,4%. Carlentini fa registrare il 12,8% contro il 12,3% del comune di Francofonte. Poco distanti tra loro sono i comuni di Noto (11,7%), Solarino (11,6%), Floridia (11,4%), Cassaro (11,3%), Lentini (11,2%) e Canicattini Bagni(11,1%). Priolo Gargallo arriva al 10,9%. Avola e Melilli sono i comuni che raggiungono quasi la stessa percentuale, differenziandosi di poco. Il primo con 9,72% e il secondo con 9,7%. Poco prima di Ferla arrivano Portopalo con 9,5% e Rosolini con 9,4%. Riassumendo i dati finali, si sono recati a votare lo steso numero di elettori, 11,6%, per il primo referendum sull'abolizione del collegamento tra liste e attribuzione del premio di maggioranza alla Camera, e per il secondo riguardante la stessa abolizione al Senato. Per il terzo referendum sull'abrogazione della possibilità di candidare una stessa persona per più circoscrizioni hanno votato 105 elettori in più, raggiungendo l'11,8% degli aventi diritto. Il primo quesito ha riportato l'81,9% per il sì e il 18,1% per il no, con 383 schede bianche e 360 nulle. Il secondo l'81,88% contro il 18,12%, 374 bianche e 380 nulle. Il terzo 89,9% contro 10,09%, 217 schede bianche e 315 le nulle. Mariolina Lo Bello

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Solo Massimo Gatti potrà sedersi in aula: (sezione: Province)

( da "Cittadino, Il" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Sudmilano a bocca asciutta in provincia San Donato, San Giuliano e Melegnano resteranno senza consiglieri n Un Sudmilano decisamente "dimagrito" nel prossimo consiglio provinciale. I portavoce della zona compresa fra Locate Triulzi e Peschiera Borromeo passano da quattro a uno dopo la vittoria di Guido Podestà, che ha dato fisionomia definitiva all'assise provinciale con 27 consiglieri al centrodestra (Pdl e Lega nord), e 18 alle varie opposizioni comprese Udc e alleanza Un'Altra Provincia-Rifondazione-Comunisti Italiani. Ma fra tutti solo Massimo Gatti ha una biografia che porta al Sudmilano. C'è però il caso davvero rocambolesco di Claudia Ferrari, la candidata del Popolo della Libertà nel collegio 35 Melegnano. La Ferrari è prima dei non eletti per cinque voti. Cinque schede, un niente, la separano dal diciannovesimo più votato in casa Pdl, l'ultimo a farcela. «Ma non ne faccio una malattia - dichiara ironicamente - anzi sono soddisfatta proprio perchè correvo in un collegio difficile come Melegnano. In consiglio provinciale è probabile che entri o con le nomine di giunta, o forse più avanti: ma ripeto, per adesso godiamoci la vittoria e il cambiamento di rotta alle porte, con la provincia del decidere anzichè del bloccare tutto». Sempre in casa Pdl resta fuori Fabio Raimondo, assessore melegnanese ai servizi sociali (collegio 43 San Donato). Anche Raimondo non fa tragedie: «Non è necessario che ci sia fisicamente un mio rappresentante in un'assise perchè quell'assise mi ascolti - afferma- l'elemento cruciale a Milano era ottenere una sintonia politica con Regione e comune ambrosiano, e adesso si è ottenuta.» Il Sudmilano alla deriva lo vedono eccome invece nel Pd, anche perchè Partito Democratico e alleati hanno scontato un singolare paradosso nella seconda tornata elettorale. San Donato, San Giuliano, Melegnano al ballottaggio hanno spinto avanti Penati, "ricompensati" però con zero consiglieri. «La scomparsa della zona sud-est è un problema serio - commenta Arianna Censi, consigliera uscente Pd, locatese, non rieletta - fra ombre di inceneritori e piani casa che si possono fare solo qui. Ed è un problema interno di noi Pd, che abbiamo sbilanciato tutta la griglia delle candidature». Non torna in via Vivaio per deficit di 185 voti Pietro Mezzi, addirittura assessore uscente al territorio: «Ma in Europa i Verdi salgono - annota - sono al 16 per cento in Francia e al 12 in Germania». Secondo Mezzi «per frenare la disaffezione al voto (anche se nel '99 Ombretta Colli vinse al secondo turno con 30mila voti più di Podestà oggi, ndr) non serve cambiare il sistema elettorale; bisogna essere vicini alla gente per prendere voti veri». Per un cambiamento di sistema elettorale, con auspicabile abolizione del ballottaggio, si pronuncia invece Denis Zanaboni, candidato a Melegnano per la Lega nord, fuori dal consiglio assieme al collega di partito Massimo Vigorelli di San Donato. «La vittoria di Podestà è stato un giorno da non festeggiare per i ceti deboli di Milano, per i lavoratori, per chi difende l'ambiente - >è infine la dichiarazione dell'unico sudmilanese in viaggio verso la Provincia, Gatti -. Da domenica ricominciamo una sfida che vede "Un'Altra Provincia" e alleati impegnati in un percorso che sarà l'esatto contrario della testimonianza da sopravvissuti. Per prima cosa chiederò un consiglio provinciale straordinario sulla crisi economica».Emanuele Dolcini

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Per il premier Lega e scandali sono un cappio (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-06-24 - pag: 19 autore: INTERVISTA Pier Ferdinando Casini «Per il premier Lega e scandali sono un cappio» Barbara Fiammeri ROMA C'è chi sostiene che il presunto complotto, ribatezzato «la scossa», ai danni di Silvio Berlusconi sarebbe stato ordito da Massimo D'Alema perportare a Palazzo Chigi Pierferdinando Casini. Il leader dell'Udc da buon doroteo resta saldamente ancorato con i piedi a terra: «Non mi sembra che Palazzo Chigi sia vacante... ». Casini sorride, preferisce intrattenersi sui risultati di questa tornata elettorale, che per i centristi è stata decisamente positiva. E guarda avanti: «Ci sono le condizioni per avviare una fase politica nuova ma non bisogna avere fretta, serve il tempo per far maturare alcune riflessioni sia dentro il Pdl che dentro il Pd». Lei dunque non crede a un Berlusconi traballante sotto il peso degli scandali... Gli effetti di quanto stiamo vedendo sono sgradevoli per il premier e soprattutto per l'Italia, perchè contribuiscono ad approfondire il fossato tra la politica e i cittadini, i quali, invece di avere rassicurazioni e risposte sulla crisi, hanno a che fare con un capo del Governo che deve pensare anzitutto a risolvere i suoi problemi personali. E continuare a evocare il complotto della stampa... come fa Berlusconi è la peggior difesa: a nessun premier di un Paese democratico verrebbe in mente di prendersela con i giornali anzichè fornire i chiarimenti per quel che viene riportato. Ma scommetterebbe sulla tenuta dell'attuale governo per l'intera legislatura? Il problema non è quanto dura Berlusconi, ma come. E il fatto che oggi il tema della giustizia e delle intercettazioni sia, per il premier e la sua maggioranza, la priorità delle priorità la dice lunga. Stiamo perdendo un'occasione. Questa crisi doveva rappresentare il pretesto per consentire alla politica di aggredire e colmare i buchi neri italiani e invece... Lei più volte ha fatto riferimento alla necessità di rimettere mano alle pensioni. Non è una nostra fissazione ma un'esigenza reale, come ci ha nuovamente ricordato l'Ocse oggi (ieri, ndr). E poi non siamo fermi purtroppo solo sulle pensioni. Per le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali siamo addirittura tornati indietro rispetto al ddl Lanzillotta emendato da Rifondazione comunista! L'abolizione delle province è finita nel dimenticatoio, i fondi per le grandi infrastrutture sono virtuali; in compenso il Fas, il fondo per il Sud, viene saccheggiato per le più disparate finalità, ancorchè in alcuni casi nobili come la ricostruzione in Abruzzo. Lo scenario che tratteggia è preoccupante però la maggioranza tiene e la Lega avanza. Già la Lega vince e Berlusconi, e quindi il Pdl, è sempre più ostaggio di Bossi: il combinato disposto delle vicende del premier e del risultato elettorale sono un cappio che diventa ogni giorno più stretto. Ieri i veti su pensioni, province e liberalizzazioni domani la richiesta della presidenza del Veneto e non solo, e poi? Lei cosa spera? Che si apra una riflessione seria. Sbaglia che si illude che basti confermarsi a Torino e Bari per aprire una stagione nuova. Il Pd deve decidere che vuol fare da grande, smetterla di farsi strattonare da Di Pietro e dalla sinistra e il Pdl...beh auspico che nel Pdl cominci a farsi strada la consapevolezza che in questo modo non si può andare avanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Leader Udc. Pier Ferdinando Casini CAMBIO DI SCENARIO «Ci sono le condizioni per una fase politica nuova, ma ora non dobbiamo avere fretta» LE VELINE «Quello che accade è sgradevole perché accentua il fossato con i cittadini» IMAGOECONOMICA

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(sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

«Un sogno per Romano? Il turismo culturale» --> Il nuovo sindaco Lamera: cartellone di iniziative per tutto l'anno. Subito al lavoro per il tavolo sulla sicurezza Mercoledì 24 Giugno 2009 PROVINCIA, pagina 23 e-mail print RomanoÈ arrivato in Comune alle 10,30 per un giro «conoscitivo» tra i dipendenti. Prima uscita da sindaco la «Festa della frutta» alla scuola per l'infanzia statale. Michele Lamera, 35 anni, è il nuovo primo cittadino di Romano, espressione dell'alleanza tra Lega e Pdl. Ha dormito poco, dopo la notte di festa tra piazza e pizzeria. Ora bisognerà rimboccarsi le maniche. «Erano già rivoltate il giorno del ballottaggio, segno che il lavoro non ci spaventa». Soddisfatto del 61,48% ottenuto contro il 38,52% di Emilio Tognoli? «È un risultato importante che non lascia ombre sulla vittoria che ci consegna la responsabilità di amministrare». Il centrodestra, a livello nazionale, ha proposto l'abolizione del ballottaggio. Cosa pensa? «Nell'ottica della semplificazione e della riduzione dei costi è un'idea che potrebbe anche essere presa in considerazione». Primo obiettivo da sindaco? «Prendere confidenza con la macchina amministrativa. Ho già fatto una riunione con i responsabili di servizio». Dopo 34 anni di governo tra Longhi e i suoi eredi, c'è il cambio della guardia in Comune. Farà tabula rasa? «Nessuno spoil system all'americana. Si parte e si valuta quello che c'è, per correggere le cose migliorabili. Ma non siamo entrati in Comune per fare i falciatori di teste». Dopo essere stato il coordinatore di Forza Italia dal 2007, entra in Comune per la prima volta. Un vantaggio o no? «Un vantaggio. Ci entro come una tavola bianca con la quale si può lavorare, senza retaggi o scontri alle spalle. Anche questa è stata una scelta per cambiare rotta». Oltre a Mario Suardi (segretario della sezione locale del Carroccio) che sarà vicesindaco, c'è già qualche nome per la Giunta? «Ci stiamo lavorando. Questione di pochi giorni». Quanti assessori? «Saranno sei. Anche il vicesindaco avrà una delega, ma non posso anticipare quale». Terrà qualche competenza specifica per sé? «Penso di sì, ma stiamo valutando. Di sicuro non sarò un accentratore. Questa dovrà essere ricordata come un'amministrazione tout court, non come l'amministrazione del sindaco. Col ruolo che mi compete, certo, perché non intendo scansare le responsabilità che mi spettano». A proposito di squadra. Alla vittoria ha contribuito decisamente la Lega. Non teme possa rivelarsi un alleato «scomodo»? «La Lega è stato un alleato fondamentale per la vittoria, con il quale c'è un rapporto leale sia a livello politico sia a livello personale. E il fatto che il rapporto sia basato sulla stima tra le persone penso sia una risorsa, non un ostacolo per l'amministrazione». Ovviamente per il contributo al risultato la Lega chiederà qualcosa in cambio... «Daremo a Cesare quel che è di Cesare. Il risultato elettorale andrà premiato, perché è la gente che l'ha decretato». Vuol dire che la Lega avrà più assessorati? «Il riconoscimento non sarà limitato al numero di poltrone, perché non facciamo politica per questo. Comunque ci sarà una giusta ridistribuzione». Con la sua vittoria, i 17 Comuni della Bassa «guidati» da Romano si spostano tutti sul versante di centrodestra. Sarà più facile collaborare? «Avere vicine tante amministrazioni con la nostra filosofia di governo renderà più facile il dialogo, ma le porte saranno aperte anche a quelle amministrazioni senza il nostro colore. Il risultato dice comunque della bontà della direzione presa dai nostri partiti a livello nazionale e del radicamento sul territorio». La collaborazione partirà dal tema della sicurezza? «Il primo obiettivo è proprio partire con un tavolo di confronto con le forze di sicurezza sul territorio». Un sogno per Romano? «Che la città possa esprimere a pieno la sua vocazione culturale. Credo che il vestito di città orientata al turismo culturale le calzi a pennello. Per il futuro penseremo anche a un cartellone di iniziative per tutto l'anno, coinvolgendo le associazioni e le realtà del territorio». Benedetta Ravizza 24/06/2009 nascosto-->

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Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-06-24 - pag: 1 autore: TOSCANA Le aziende denunciano: costi alle stelle per i fidi L'abolizione delle commissioni di massimo scoperto ha portato a un boom dei costi bancari sui fidi inutilizzati. Questa la denuncia degli industriali della Toscana. In tutte le province vengono segnalati casi anomali: ad esempio gli industriali di Prato hanno rilevato che per una piccola impresa gli oneri passano da 500 a 8mila euro. Confindustria Firenze invece denuncia tassi fino al 3% sui fondi non utilizzati. u pagina 11 Unindustria Bologna: «Meno fisco» Imposizione meno oppressiva, specie per le start up e le imprese che si convertono per reagire alla crisi. Sono queste alcune delle richieste di Unindustria Bologna all'assemblea del 29 giugno. u pagina 10 L'Umbria sostiene le giovani Pmi Sono un migliaio le giovani imprese create in Umbria negli ultimi 10 anni con la legge 12 del 1995. Sono circa tremila gli occupati e 70 milioni gli investimenti realizzati. u pagina 14 In difficoltà il polo di Larciano Il polo di Larciano, in provincia di Pistoia, specializzato nella realizzazione di scope e spazzole, è in difficoltà. Pesano in modo particolare la crisi e la concorrenza asiatica. u pagina 13

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Il momento della verità (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

stampa Ceccano L'analisi politica del capogruppo del Partito socialista Angelo Ciotoli Gli errori e le responsabilità degli amministratori e gli scenari possibili Il momento della verità Si apre un'estate difficile per gli equilibri interni alla giunta Marco Pirri CECCANO Il capogruppo del Partito Socialista Angelo Ciotoli commenta l'esito delle elezioni provinciali, analizzando in modo particolare il dato della città fabraterna, soffermandosi sui temi più importanti che la riguardano e auspicando un confronto con tutti i partiti della maggioranza. «Sicuramente – esordisce Ciotoli – sulla vittoria del centrodestra a Frosinone ha influito il trend che riguarda tutta Italia, mentre il centrosinistra ha saputo lottare fino alla fine grazie alla candidatura di un uomo equilibrato come Gian Franco Schietroma». Ciotoli spiega anche come «l'apparentamento con il terzo polo per il ballottaggio non ci ha dato la spinta che ci aspettavamo». Per quanto riguarda la situazione ceccanese il capogruppo dei socialisti non nasconde che «l'alta astensione del nostro elettorato, è senza dubbio un dato preoccupante, con il quale i cittadini ci hanno voluto inviare un segnale forte. Il risultato ottenuto a Ceccano, infatti, sebbene sia stato a noi favorevole, non ci soddisfa e deve spingere tutta la maggioranza cittadina a rimboccarsi le maniche e a trovare i correttivi migliori per dare risposte ai cittadini sui problemi più importanti, come l'ospedale civile e l'inquinamento del Sacco. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità». Un richiamo, quello dell'ex segretario del Partito Socialista, che si somma a quelli dei giorni scorsi dell'esponente dei Comunisti Italiani Angelino Loffredi e del presidente del consiglio comunale Pietro Masi e che fanno pensare che gli equilibri all'interno della maggioranza sono destinati a cambiare nelle prossime settimane. Non manca, da parte di Ciotoli, la richiesta, ai referenti regionali del centrosinistra, di maggiore attenzione ai problemi della città fabraterna. «Le scelte della Regione, come quella di escludere Ceccano da finanziamenti importanti, come quello per la manutenzione degli edifici scolastici, ci hanno penalizzato. Soltanto con i fondi di bilancio, infatti, non riusciamo a dare risposte a tutte le esigenze dei cittadini. Da Marrazzo – continua Ciotoli – aspettiamo una risposta più fattiva anche sulle problematiche legate all'inquinamento. Per questo a ottobre gli chiederemo un nuovo incontro, dopo quello tenutosi lo scorso mese di marzo, per fare il punto della situazione e per capire quanto è stato realmente fatto per affrontare l'emergenza. Chiederemo, inoltre, chiarezza anche sulla vicenda dell'ospedale. Vogliamo che l'accordo firmato dall'assessore regionale alla sanità e dal sindaco Antonio Ciotoli sia attivato contemporaneamente all'apertura del Dea di secondo livello a Frosinone. In ultimo auguro buon lavoro al nuovo presidente della Provincia Antonello Iannarilli, che avrà il compito mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, come la risoluzione del problema ambientale e la prevista abolizione della Cosap, la tassa sui passi carrabili».

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Eletto al primo turno chi supera il 40"">"I ballottaggi? Sono anti-democratici Eletto al primo turno chi supera il 40" (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Politica Elezioni/ La Russa (Pdl) ad Affaritaliani.it: i ballottaggi sono anti-democratici Mercoledí 24.06.2009 10:25 FORUM/ Sei favorevole all'abolizione dei ballottaggi per le elezioni comunali e provinciali? Elezioni/ Pdl e Lega strappano Milano e Venezia alla sinistra. La mappa BALLOTTAGGI & REFERENDUM/ TUTTI I RISULTATI "E' assurdo mantenere i ballottaggi, sia perché sono un costo inutile sia perché producono un risultato che è l'opposto della democrazia". Ovvero? "Consentono in molti casi che venga eletto un candidato che ha avuto meno voti rispetto a quelli che l'avversario ne ha incassati al primo turno. Siccome va a votare meno gente, il ballottaggio diventa la gara a chi perde meno consensi". Lo afferma ad Affaritaliani.it Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Popolo della Libertà. Un esempio? "La provincia di Milano. Al primo turno Podestà ha avuto quasi 800mila voti e al secondo turno ne ha persi circa 250mila perché molta gente pensava che avesse già vinto o è andata al mare. Penati ne ha persi soltanto 91mila e se Podestà ne avesse persi 255mila avrebbe vinto Penati con meno di 300mila voti rispetto a quanti ne aveva avuti Podestà al primo turno. Un risultato del tutto anti-democratico. Si mantiene questo sistema perché la sinistra dice che dà maggiore garanzia di stabilità ma è una bugia grande come una casa, perché la maggiore stabilità ce l'hanno le Regioni, dove si vota con un turno unico. Questo vale per Formigoni in Lombardia e anche per le giunte di sinistra". Quindi sistema delle Regionali anche per Comuni e Province "oppure, se proprio la sinistra è così restìa a eliminare un sistema che gli dà un vantaggio perché gli consente di vincere senza avere la necessaria maggioranza, motivi poco nobili ma che vanno tenuti presente, almeno facciamo in modo che il ballottaggio sia riservato solo nei casi in cui nessun candidato superi il 40%. Anche se uno è al 48 e l'altro 47,9 scatta il sistema delle Regionali e chi ha più voti vince. Sotto il 40% si può immaginare che ci sia stato un terzo candidato abbastanza forte". E infine: "Spetta a noi eliminare le difficoltà di partecipazioni al voto e non far diventare il voto una corsa a ostacoli come chi ci fa votare quando le scuole sono chiuse due volte in quindici giorni. La sinistra tende a trasformare le elezioni in una gara a ostacoli per gli elettori, noi dobbiamo rendere la strada in discesa e favorire la partecipazione". tags: ignazio la russa ballottaggio elezioni

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Rilancio del Mezzogiorno: così l'intervento pubblico (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Commenti sviluppo Rilancio del Mezzogiorno: così l'intervento pubblico Angelo Scognamiglio* Un adeguato intervento pubblico per il rilancio dell'economia del Sud Mezzogiorno potrebbe articolarsi, per grandi linee, in tre successive e complementari tipologie. Un primo intrervento va mirato alla costruzione o ammodernamento delle infrastrutture necessarie per un adeguato sviluppo del Sud e tra queste al primo posto il ponte sullo Stretto di Messina. Altre iniziative sono date dall'allestimento di nuove reti per l'alta velocità ferroviaria e il trasporto merci insieme alla creazione di sistemi di portualità e al rilancio della cantieristica. Particolare attenzione merita l'edilizia popolare che rappresenta la prioritaria infrastruttura civile. Tutte queste opere pubbliche, oltre ad avere autonomia e grande importanza, hanno alti effetti moltiplicativi sul Pil. Un discorso a parte merita la ricerca e la produzione di energie rinnovabili. Innanzitutto l'utilizzo dei rifiuti per ottenere nuove fonti di energie (ma anche alcune tipologie di materie prime) è qualcosa di più, comunque, di una grande opportunità per il superamento della grave crisi del petrolio che determina una grande instabilità del suo prezzo dovuta a una sua crescente richiesta dai paesi emergenti e da un sempre più prossimo esaurimento e quindi dalla ricerca di nuove fonti di energia. Ecco perché un siffatto utilizzo dei rifiuti rappresenta nel panorama della storia economica l'alba di una nuova Rivoluzione industriale. Se a questa fonte di produzione dell'energia consideriamo anche quella solare, il Sud è naturalmente dotato di una grande ricchezza se opportunamente utilizzata. In concreto, in questa sede si dovrebbe recuperare il modello integrato di raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti del tipo progettato dalla Giunta Rastrelli, che prevedeva una spesa di dieci volte inferiore a quella erogata dalla Giunta di sinistra della Campania senza peraltro risolvere il problema. Un ruolo importante è quello delle infrastrutture amministrative. Ai fini di un loro adeguamento, si dovrebbe prioritariamente ridefinire gli enti locali con l'abolizione della provincia e la corrispondente istituzione della Città Metropolitana. Una seconda tipologia è data da un calibrato recupero della grande impresa, ma fuori dal precedente e fallito modello imitativo della grande impresa del Nord. Si tratta ora alla luce della pregressa esperienza, di creare le precondizioni necessarie per l'insediamento di quei grandi centri di produzione capaci di svolgere il ruolo richiesto, quello di una sorta di impresa motrice dell'economia del rispettivo settore e territorio. Ruolo che non deve essere concorrenziale rispetto al preesistente tessuto produttivo locale ma complementare e di supporto. La tradizionale politica statale dei sussidi alla disoccupazione sin qui praticata, rappresentando un'inevitabile propensione al lavoro in nero prevalentemente nelle piccole imprese, si è di fatto risolta in un inevitabile sostegno sia pure indiretto all'economia sommersa. Ecco perché bisogna alzare il livello di progettualità prioritariamente in termini di legalità e indipendentemente da esiti produttivistici. Ma c'è un'altra filosofia che deve ispirare la regolamentazione delle relazioni industriali, che afferisce alla nostra tradizione storica: l'affermazione del proficuo principio della collaborazione tra parti sociali (con garanzia dello Stato) in sostituzione di quello fallimentare (soprattutto per i lavoratori) della conflittualità. Una terza tipologia, infine, riguarda il vasto mondo delle Pmi che rappresenta pur sempre il dato più peculiare della tradizionale produzione del Sud. Si deve proporre una politica meridionale capace di favorire il processo di formazione dei distretti industriali, turistici e culturali, cioè di quel vasto e articolato tessuto produttivo che si costituisce con un forte connotato sociale e territoriale: l'impresa come "progetto di vita", che va ben oltre il dato meramente speculativo. Il conseguimento del reddito è l'inedulibile prerequisito di qualunque attività economica ma non ne rappresenta l'elemento teleologico. Una siffatta categoria d'impresa, oltre ad essere impermeabile alle ricorrenti infiltrazioni camorristiche, rappresenta anche la più significativa e visibile alternativa a quel vasto e pernicioso sottobosco di imprese precarie. *presidente Associazione Spazi Nuovi del 24-06-2009 num.

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"I ballottaggi sono un sistema anti-democratico" (sezione: Province)

( da "Affari Italiani (Online)" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Politica Elezioni/ La Russa (Pdl) ad Affaritaliani.it: i ballottaggi sono anti-democratici Mercoledí 24.06.2009 12:20 FORUM/ Sei favorevole all'abolizione dei ballottaggi per le elezioni comunali e provinciali? Elezioni/ Pdl e Lega strappano Milano e Venezia alla sinistra. La mappa BALLOTTAGGI & REFERENDUM/ TUTTI I RISULTATI "E' assurdo mantenere i ballottaggi, sia perché sono un costo inutile sia perché producono un risultato che è l'opposto della democrazia". Ovvero? "Consentono in molti casi che venga eletto un candidato che ha avuto meno voti rispetto a quelli che l'avversario ne ha incassati al primo turno. Siccome va a votare meno gente, il ballottaggio diventa la gara a chi perde meno consensi". Lo afferma ad Affaritaliani.it Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Popolo della Libertà. Un esempio? "La provincia di Milano. Al primo turno Podestà ha avuto quasi 800mila voti e al secondo turno ne ha persi circa 250mila perché molta gente pensava che avesse già vinto o è andata al mare. Penati ne ha persi soltanto 91mila e se Podestà ne avesse persi 255mila avrebbe vinto Penati con meno di 300mila voti rispetto a quanti ne aveva avuti Podestà al primo turno. Un risultato del tutto anti-democratico. Si mantiene questo sistema perché la sinistra dice che dà maggiore garanzia di stabilità ma è una bugia grande come una casa, perché la maggiore stabilità ce l'hanno le Regioni, dove si vota con un turno unico. Questo vale per Formigoni in Lombardia e anche per le giunte di sinistra". Quindi sistema delle Regionali anche per Comuni e Province "oppure, se proprio la sinistra è così restìa a eliminare un sistema che gli dà un vantaggio perché gli consente di vincere senza avere la necessaria maggioranza, motivi poco nobili ma che vanno tenuti presente, almeno facciamo in modo che il ballottaggio sia riservato solo nei casi in cui nessun candidato superi il 40%. Anche se uno è al 48 e l'altro 47,9 scatta il sistema delle Regionali e chi ha più voti vince. Sotto il 40% si può immaginare che ci sia stato un terzo candidato abbastanza forte". E infine: "Spetta a noi eliminare le difficoltà di partecipazioni al voto e non far diventare il voto una corsa a ostacoli come chi ci fa votare quando le scuole sono chiuse due volte in quindici giorni. La sinistra tende a trasformare le elezioni in una gara a ostacoli per gli elettori, noi dobbiamo rendere la strada in discesa e favorire la partecipazione". tags: ignazio la russa ballottaggio elezioni

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Variante e Asite accendono lo scontro (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Si torna a parlare dei problemi del capoluogo. Polemiche in vista sulla ricapitalizzazione della Pharma Variante e Asite accendono lo scontro Fermo Dopo la sconfitta nelle elezioni a presidente della Provincia del sindaco Saturnino Di Ruscio, non sarà certo facile per lui il consiglio comunale che si terrà oggi pomeriggio. Non tanto per gli argomenti in se stessi, per la maggior parte superati dai tempi, quanto per le sicure polemiche che si innescheranno per la notevole perdita di voti dello schieramento del centrodestra in città diventato ora minoranza. Ma per venire ai temi del dibattito sono tre le interrogazioni presentate da parte del Partito democratico a cui il sindaco, o chi per lui, dovrà rispondere: sui lavori della variante del Ferro, sul mutuo contratto dalla Asite con ipoteca sul centro agricolo San Martino per la realizzazione dei suoi uffici e in merito alle dimissioni a suo tempo date dagli amministratori della stessa Asite. Non mancheranno le polemiche sulla ricapitalizzazione della società Pharma Com srl che gestisce la farmacia comunale e che da due anni presenta il bilancio in passivo. Nel 2008 è di 17.094 euro il passivo a cui il Comune dovrà far fronte con 20.082 euro ancora disponibili dell'avanzo di amministrazione. Si discuterà anche del bilancio del Ciip e della convenzione per la gestione del centro sportivo Tre Archi con relativo riconoscimento di un debito fuori bilancio. Non poche le variazioni al piano delle opere pubbliche per l'anno 2009, compresa una diminuzione di finanziamento per il previsto nuovo edificio della scuola media Leonardo Da Vinci. Infine si dovrebbero approvare tre mozioni (sul federalismo fiscale, sulla abolizione delle Province, sulla depurazione del Tenna) e due ordini del giorno sulla costituzione di parte civile da parte del Comune sul procedimento penale riguardante il deposito di sabbia di Marina Palmense e contro gli accorpamenti e i tagli di plessi scolastici a seguito della riforma Gelmini. Per quanto riguarda Marina Palmense la costituzione di parte civile era stata chiesta nei mesi scorsi, dopo la notizia in merito al procedimento penale in cui è coinvolto anche il sindaco Di Ruscio, da parte dell'opposizione. Anche il Pd, per bocca di Sandro Vallasciani, più di una volta si è lamentato (ne riferiamo sopra) per la latitanza del primo cittadino, preso dalla campagna elettorale per la Provincia. LUCIANO BONFIGLI,

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Comune, il momento della verità (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

stampa Ceccano Comune, il momento della verità Il capogruppo del Partito Socialista Angelo Ciotoli commenta l'esito delle elezioni provinciali, analizzando in modo particolare il dato della città fabraterna, soffermandosi sui temi più importanti che la riguardano e auspicando un confronto con tutti i partiti della maggioranza. «Sicuramente – esordisce Ciotoli – sulla vittoria del centrodestra a Frosinone ha influito il trend che riguarda tutta Italia, mentre il centrosinistra ha saputo lottare fino alla fine grazie alla candidatura di un uomo equilibrato come Gian Franco Schietroma». Ciotoli spiega anche come «l'apparentamento con il terzo polo per il ballottaggio non ci ha dato la spinta che ci aspettavamo». Per quanto riguarda la situazione ceccanese il capogruppo dei socialisti non nasconde che «l'alta astensione del nostro elettorato, è senza dubbio un dato preoccupante, con il quale i cittadini ci hanno voluto inviare un segnale forte. Il risultato ottenuto a Ceccano, infatti, sebbene sia stato a noi favorevole, non ci soddisfa e deve spingere tutta la maggioranza cittadina a rimboccarsi le maniche e a trovare i correttivi migliori per dare risposte ai cittadini sui problemi più importanti, come l'ospedale civile e l'inquinamento del Sacco. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità». Un richiamo, quello dell'ex segretario del Partito Socialista, che si somma a quelli dei giorni scorsi dell'esponente dei Comunisti Italiani Angelino Loffredi e del presidente del consiglio comunale Pietro Masi e che fanno pensare che gli equilibri all'interno della maggioranza sono destinati a cambiare nelle prossime settimane. Non manca, da parte di Ciotoli, la richiesta, ai referenti regionali del centrosinistra, di maggiore attenzione ai problemi della città fabraterna. «Le scelte della Regione, come quella di escludere Ceccano da finanziamenti importanti, come quello per la manutenzione degli edifici scolastici, ci hanno penalizzato. Soltanto con i fondi di bilancio, infatti, non riusciamo a dare risposte a tutte le esigenze dei cittadini. Da Marrazzo – continua Ciotoli – aspettiamo una risposta più fattiva anche sulle problematiche legate all'inquinamento. Per questo a ottobre gli chiederemo un nuovo incontro, dopo quello tenutosi lo scorso mese di marzo, per fare il punto della situazione e per capire quanto è stato realmente fatto per affrontare l'emergenza. Chiederemo, inoltre, chiarezza anche sulla vicenda dell'ospedale. Vogliamo che l'accordo firmato dall'assessore regionale alla sanità e dal sindaco Antonio Ciotoli sia attivato contemporaneamente all'apertura del Dea di secondo livello a Frosinone. In ultimo auguro buon lavoro al nuovo presidente della Provincia Antonello Iannarilli, che avrà il compito mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, come la risoluzione del problema ambientale e la prevista abolizione della Cosap, la tassa sui passi carrabili».

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Bipartitismo versus bipolarismo: oppure oltre? (sezione: Province)

( da "AprileOnline.info" del 24-06-2009)

Argomenti: Province

Bipartitismo versus bipolarismo: oppure oltre? Franco Astengo, 23 giugno 2009, 19:25 Dibattito Non è il momento di ricostituire un nuovo centro - sinistra, può essere invece il momento di una alleanza temporanea tra sinistra e centro democratico per sconfiggere questo centrodestra, con l'obiettivo di mutare le regole del gioco, tornando ad un sistema proporzionale che garantisca rappresentatività e governabilità. Ci sono esempi, in questo senso: dal sistema tedesco, ad una variante del doppio turno francese, riducendo il numero dei parlamentari garantendo rappresentanza geografica e politica, ed affrontando il nodo del bicameralismo paritario Dichiariamo subito, scanso equivoci, che questa sommaria analisi dei dati relativi al turno elettorale del Giugno 2009 (Europee. Amministrative, Referendum) ci ha portato a rinnovare il discorso riguardante l'esigenza, urgente ed imprescindibile, di costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana. Abbiamo cercato, infatti, di sviluppare un ragionamento attorno a tutti e tre i livelli, quello del referendum sul sistema elettorale, quello relativo alle elezioni amministrative soprattutto in relazione al passaggio tra il I ed il II turno, l'esito delle elezioni europee ed il dato complessivo che ci pare emergere e che sottoponiamo all'attenzione di tutti è quello della carenza di rappresentatività del sistema e dell'estrema debolezza delle forze politiche nella loro capacità e/o possibilità di fornire un quadro sufficiente di orientamento rivolto all'opinione pubblica. Non si tratta semplicemente della partecipazione al voto, al riguardo della quale pure ci soffermeremo un poco, ma soprattutto di presenza sociale, di forza mobilitante: il dato della partecipazione al voto rappresenta soltanto uno degli indicatori consultabili, ma è certo che quando in ballo non c'è il solito referendum attorno alla figura del solito noto, i risultati sono quelli che sono, ed il calo è evidente (anche se la scienza politica, oggi, propende per considerare una quota dell'astensionismo come scelta "consapevole": ma tant'è, quando le dimensioni sono tali..). L'esito del referendum sul sistema elettorale può ben essere considerato un pericolo scongiurato: da lì, però, occorre partire per ragionare sul rapporto tra "bipartitismo" e "bipolarismo" (due cose ben diverse, che molti tendono a confondere). L'analisi del voto referendario ci fa vedere un quadro omogeneo sul territorio nazionale, dal Sud al Nord: infatti le percentuali più elevate si raggiungono laddove si sono svolti importanti turni di ballottaggio come in Emilia, in Lombardia, in Toscana e in Puglia. Attenzione, però, il passaggio è molto brusco: alla europee in Lombardia hanno votato il 76,35% degli aventi diritto, al referendum il 23,58%; in Emilia l'81,50 al 7 Giugno ed il 34,39% al 21 Giugno; in Toscana dal 77,88% al 29,13%, nelle Puglie dal 71,93% al 31,62%.. Il resto del Sud, salvo la Calabria impegnata nei ballottaggi di Cosenza e Crotone è ben al di sotto della media nazionale e al Nord le regioni a statuto speciale si situano bel al di sotto del 20%. C'è comunque da tener conto, e lo segnaliamo come punto di scrupolo di pura onestà intellettuale, che si trattava dell'ennesimo fallimento di un referendum legato ai temi elettorali, proposto sempre dallo stesso personaggio: ci dovrebbe essere dei limiti nella reiterazione del temi da sottoporre a referendum (e forse è questo il punto vero su cui riflettere, anziché sull'innalzamento del numero di firme da raccogliere e sull'abbassamento del quorum), oltre ad una analisi sulla reale concretezza legislativa cui si è dato seguito in occasione di esiti referendari riusciti (finanziamento ai partiti, abolizione di ministeri, ecc,ecc.). Questi dati rafforzano la tesi della crisi di fondo del bipartitismo e, dal nostro punto di vista, appare necessario chiedere con forza al PD di chiudere definitivamente con l'idea balzana, e adesso del tutto fuori luogo, della "vocazione maggioritaria. Anche il bipolarismo fondato sulle coalizioni pre-costituite appare in forte difficoltà: un sistema che produce poco sul piano politico, ad esempio al riguardo della crisi economica, laddove il Governo si è mosso molto male ma l'opposizione non è riuscita ad impostare una campagna efficace tra la gente, attorno al nodo della condizione materiale di vita dei ceti più deboli, dell'immigrazione, dello stato sociale e così si naviga a vista. Il rapporto tra partecipazione al voto nel referendum e nei ballottaggi ci dice, prima di tutto, che alle elezioni provinciali il dato della scarsa affluenza si è visibilmente "accompagnato" tra le due elezioni (tanto da far pensare che il discorso sull'utilità delle Province rappresenterebbe un tema su cui riflettere: almeno dal punto di vista della riforma dell'istituzione, se non della sua abolizione). Tutti i candidati protagonisti nei ballottaggi alle elezioni provinciali hanno lasciato sul terreno migliaia e migliaia di voti, tra un turno e l'altro: a Milano, Podestà del centrodestra circa 250.000, ma anche Penati, del centro-sinistra 90.000; a Torino Saitta del centrosinistra circa 90.000 e la candidata del centrodestra 166.000 voti; a Cosenza circa 26.000 a testa; a Lecce 30.000 e 16.000; perfino a Prato e a Rovigo le cosiddette "rimonte" sono avvenute in discesa, avendo perso i candidati vincenti circa 7.000 voti. Quindi, in questi casi, del tutto inefficaci gli eventuali apparentamenti o dichiarazioni di voto da parte dei candidati sconfitti al primo turno: ed è questo un altro elemento da considerare, mentre si è già sviluppato un incauto dibattito sul coinvolgimento dell'UDC, protagonista principe del ritorno alla politica dei "due forni". Diverso il discorso sulle elezioni comunali, laddove invece, almeno nella situazioni più importanti come Bologna e Firenze i candidati protagonisti al ballottaggio hanno aumentato i voti tra un turno e l'altro o,almeno, hanno "tenuto": questo fatto apre il discorso sull'importanza dei diversi livelli di governo agli occhi dell'elettorato e, sicuramente, il livello comunale è quello più coinvolgente. La sostanza di questo discorso, collegandoci anche all'analisi sviluppata in occasione delle elezioni europee, ci dice che ci troviamo in una fase di sottorappresentazione di quote consistenti dell'elettorato, in particolare a sinistra, che il PD non riesce assolutamente a intercettare ( annotiamo soltanto come, sempre al riguardo al referendum, il PD avesse fornito l'indicazione di votare tre Sì, con l'esito che abbiamo già documentato e dimostrando una assoluta lontananza dagli intendimenti e dalle aspirazioni di importanti quote di opinione pubblica, di orientamento sicuramente progressista). Ci avviamo verso una fase politica probabilmente contrassegnata da forti elementi di crisi e ci si dovrà preparare a momenti di scontro molto acuti, con il rischio di un riempimento di vuoto politico da parte di istanze pericolosamente estremiste, ma molto radicate, come quelle rappresentate dalla Lega Nord. Il vero pericolo è questo e non quello di una fantastica "balcanizzazione" che ci sarebbe stata nel sistema politico, qualche tempo fa. Non è il momento di ricostituire un nuovo centro - sinistra, può essere invece il momento di una alleanza temporanea tra sinistra e centro democratico per sconfiggere questo centrodestra, con l'obiettivo di mutare le regole del gioco, tornando ad un sistema proporzionale che garantisca rappresentatività e governabilità. Ci sono esempi, in questo senso: dal sistema tedesco, ad una variante del doppio turno francese (primo turno per la rappresentanza, secondo turno per il governo), riducendo il numero dei parlamentari garantendo rappresentanza geografica e politica, ed affrontando il nodo del bicameralismo paritario. Un quadro di questo genere richiede una nuova soggettività politica organizzata della sinistra, non vincolata preventivamente a meccanismi di alleanza costrittivi, posta in grado di fornire un contributo di idee, di forza, di presenza politica, ad un progetto di rinnovamento dell'intero sistema politico italiano, nel quadro di un accelerato processo di modernizzazione in atto sul piano internazionale.

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conti correnti, raffica di balzelli (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 25-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina 11 - Toscana Conti correnti, raffica di balzelli Commercianti e artigiani: banche sorde alla crisi Aziende e privati in ginocchio, ma gli istituti aggirano l'abolizione della commissione massimo scoperto FIRENZE. «Ancora una volta il sistema bancario, nonostante gli appelli che arrivano da tutti i livelli, si mostra sordo ai problemi delle imprese impegnate a fronteggiare la crisi che sta mettendo in ginocchio le economie occidentali». E' questo, in estrema sintesi, l'allarme lanciato dai presidenti regionali di Confartigianato, Confcommercio, Cna e Confesercenti che, in modo corale, denunciano un "artificio" ideato dagli istituti di credito per eludere l'abolizione della commissioni di massimo scoperto prevista dal decreto anticrisi varato dal governo a livello nazionale. «Siamo in un momento molto delicato - spiegano a questo proposito i presidenti - e la Toscana non fa eccezione. Gli ultimi dati dell'Irpet dimostrano come proprio adesso si giochi il futuro del nostro territorio e in un momento come questo, dove tutti dovremmo remare nella stessa direzione, è arrivata la polpetta avvelenata della commissione "travestita" di massimo scoperto». In particolare, le organizzazioni ricordano come tutti i titolari di conto corrente bancari, imprenditori e famiglie, abbiamo già ricevuto dalle rispettive banche una lettera che modifica in maniera unilaterale le condizioni contrattuali del conto corrente, relativamente alla commissione di massimo scoperto, abolita insieme con altre penali, in ottemperanza al decreto anticrisi convertito successivamente in legge appena il 28 gennaio scorso. «L'intento del provvedimento - spiegano le associazioni regionali - era quello di sottrarre alle banche la possibilità di stangare con interessi spropositati i propri clienti che superavano, anche per pochi giorni, gli affidamenti concessi. Ma fatta la legge trovato l'inganno, le banche, infatti, con la stessa lettera hanno comunicato ai loro clienti di aver introdotto spese probabilmente ancora più eccessive di quelle precedenti praticando un'operazione di maquillage: il massimo scoperto adesso ha lasciato spazio, tanto per fare qualche esempio, alla commissione per mancanza di fondi, a quella di messa a disposizione di somme, a quella per indisponibilità fondi». Per questo Confartigianato, Cna, Confesercenti e Confcommercio della Toscana si sono già mobilitate e, spiegano, contribuiranno nel modo più efficace possibile a segnalare la situazione direttamente al ministro Tremonti, autore del decreto anticrisi, affinché possa dare piena efficacia all'abolizione della commissione relativa al massimo scoperto.

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Crisi, è l'assemblea più difficile di Unindustria (sezione: Province)

( da "Nuova Ferrara, La" del 25-06-2009)

Argomenti: Province

Oggi pomeriggio alla Pinacoteca nazionale il presidente Puglioli chiederà interventi anche ai neoeletti Tagliani e Zappaterra Crisi, è l'assemblea più difficile di Unindustria Fatturati in calo, pagamenti dilazionati: e in autunno la Cassa integrazione si esaurirà Piero Puglioli imbocca nell'assemblea di oggi la parte conclusiva del suo percorso da presidente di Unindustria, nel peggior momento possibile. «Certo, speravo in un ultimo anno di mandato migliore, ma non mi sottrarrò ad un'analisi realistica» diceva ieri. Il momento dell'industria è pesantissimo, con cali medi del fatturato del 20-25% con punte del 50%, pagamenti ritardati da parte non solo della pubblica amministrazione ma anche dei privati, che mettono alle strette edilizia e subfornitura. Per questo Puglioli, alle 17.30 nella Pinacoteca nazionale di Palazzo dei Diamanti, partirà dall'esigenza di ampliare i tempi di utilizzo della Cassa integrazione, che gli industriali vogliono portare da 52 a 104 settimane l'anno. Tra settembre e dicembre quasi tutte le aziende ferraresi avranno esaurito la disponibilità di Cig, e se per allora non ci sarà una ripresa al momento nemmeno annunciata, saranno guai seri. Corollario delicato del ragionamento Unindustria: i soldi per gli ammortizzatori in deroga, a quei settori come artigianato e servizi che non sono coperti da Cig, non possono essere sottratti all'industria, che i contributi per questi strumenti li paga da sempre. Il credito è il terzo fronte aperto, perchè se è vero che a Ferrara le banche locali sono meno avare, resta vero pure che l'aumento generalizzato dei costi sugli affidamenti non utilizzati in coincidenza con l'abolizione della commissione massimo scoperto fa pensare ad una sorta di "cartello". Unindustria si presenta all'ospite d'onore Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria per l'Europa, a Tiziano Tagliani e Marcella Zappaterra, alla prima uscita da sindaco e presidente della Provincia, con numeri simili all'anno scorso: circa 500 aziende con 20mila dipendenti. Il fatto è che 12 mesi fa gli addetti erano impegnati per 8 ore al giorno, oggi la maggioranza è in Cig. Alcune piccole aziende sono uscite, compensate da nuovi ingressi. (s.c.)

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Via Verdi: raccolta firme contro la Ztl (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 25-06-2009)

Argomenti: Province

PARMA 25-06-2009 MICROCRIMINALITA' L'INIZIATIVA LANCIATA DA LEGA NORD E LEGA CONSUMATORI Via Verdi: raccolta firme contro la Ztl tavia, un riscontro oggettivo in termini di iniziative concrete nè da parte degli amministratori locali nè da parte delle forze di Polizia: città che, a detta dell'amministrazione comunale in carica, riveste un ruolo importante per le eccellenze del territorio». «Questa zona è diventata un vero triangolo della paura» II Il segretario cittadino della Lega Nord, Andrea Zorandi, ed il presidente della Lega Consumatori, Filippo Greci, «denunciano il grave stato di abbandono in cui versa la centralissima via Verdi, vero e proprio biglietto da visita all'ingresso di Parma per chi arriva dalla stazione». «Via Verdi, anni fa, si presentava come una zona operosa, viva, produttiva, fiorente di attività commerciali ed uffici; basti ricordare che la via annoverava, tra le altre, sedi importanti come quella della Provincia e dell'Enel: ricordi - dicono Zorandi e Greci -. Nella nottata di lunedì scorso un negozio di abbigliamento è stato bersaglio, per la terza volta in un mese e mezzo, di una incursione notturna dei soliti ignoti. In effetti, da quando è stata istituita la Ztl in via Verdi, il commercio dei negozianti pre- senti ha registrato una robusta diminuzione del fatturato, provocando anche la fuga non solamente di residenti, ma di molte società di servizi che avevano i propri uffici nella zona, stanchi delle sanzioni comminate ai propri clienti dai "solerti" poliziotti municipali». «A ciò si aggiunge - dicono Zorandi e Greci - che la via, una volta sul far della sera, ora anche di giorno, diviene luogo di un vero e proprio sottobosco di microcriminalità legata allo spaccio di droga ed altre attività illecite, che si snoda lungo tutta la via Verdi stessa ed ha il suo naturale terminale in prossimità dei portici della Pilotta, adiacenti alla Camera di Commercio. Un vero e proprio triangolo della paura, se si include anche via Garibaldi e la Pilotta, in cui è vivamente sconsigliato farsi sorprendere dopo le 18 di sera». «Più volte - conclude la nota - questo stato di degrado intollerabile per la civilissima città di Parma, coinciso con l'istituzione della Ztl, è stato pubblicamente denunciato senza ottenere, tut- L'abolizione della Ztl «Non possiamo non essere in piena sintonia con residenti e commercianti sull'incontestabile fatto - aggiungono i rappresentanti di Lega Nord e Lega Consumatori - che via Verdi è stata elevata a polo di "eccellenza" da parte della micro-criminalità che agisce impunemente e spudoratamente alla faccia delle forze dell'ordine e di coloro che via abitano, vi lavorano da una vita, ma che ora sono decisi più che mai a non arrendersi al degrado. A breve, la Lega Nord e la Lega Consumatori attueranno una raccolta di firma in via Verdi per l'abolizione della Zona a traffico limitato e per la presenza più costante di forze dell'ordine». Spaccata La vetrina di «Setti» infranta dai ladri.

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Stop all'uccisione delle nutrie: accolto il ricorso della Lac (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 25-06-2009)

Argomenti: Province

PROVINCIA 25-06-2009 SENTENZA A COLORNO E BUSSETO Stop all'uccisione delle nutrie: accolto il ricorso della Lac II Così come era già accaduto ad inizio aprile per il comune di Polesine, anche Colorno e Busseto devono sospendere l'ordinanza con cui davano via libera alla caccia alle nutrie come forma di abbattimento dell'animale. Lo ha deciso la Prima Sezione staccata di Parma del Tar accogliendo il reclamo proposto dalla Lac, Lega per l'abolizione della caccia. Il ricorso, si legge nella motivazione, «appare fondato nella parte in cui deduce la competenza della Provincia in materia di determinazione delle modalità di controllo della nutria, ivi compresi eventuali piani di abbattimento supplementari in relazione a specifiche esigenze territoriali». Tocca dunque eventualmente alla Provincia, e non ai singoli Comuni, prendere decisioni relative alla possibilità o meno di cacciare e uccidere le nutrie con metodi violenti. Il Comune di Colorno, che aveva dato il via libera all'abbattimento con un'ordinanza dello scorso 21 aprile, aveva comunque chiesto ai «cacciatori» di redigere un resoconto degli animali abbattuti. Secondo la Lac, le nutrie dovrebbero essere catturate con trappole e poi uccise in modo non cruento. Come succede ad esempio a Trecasali, dove negli ultimi quattro anni sono stati catturati oltre mille esemplari. Danni Le nutrie divorano le coltivazioni e trivellano gli argini.

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Friulano, scure sui fondi e i progetti aspettano (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 25-06-2009)

Argomenti: Province

Friulano, scure sui fondi e i progetti aspettano L'assessore Franzil: «Il prossimo anno valuteremo se utilizzare le nostre risorse finanziarie» Giovedì 25 Giugno 2009, La polemica sul Grant Dizionari ha fatto nascere alcuni punti interrogativi sull'utilizzo dei fondi destinati alla tutela della marilenghe che da tempo è entrata a pieno titolo nelle attività degli enti pubblici. Qual è il percorso che porta i fondi dallo Stato ai Comuni? I finanziamenti per il friulano derivano dalla legge 482 del 1999: in base a questa normativa il ministero per gli affari regionali stabilisce ogni anno una quota da destinare alla Regione Friuli Venezia Giulia per la tutela e la valorizzazione della lingua friulana. A sua volta la Regione, attraverso un riparto autonomo, eroga i fondi agli enti pubblici in base ai progetti presentati da Comuni, Province, Aziende sanitarie e Comunità montane, ovvero gli enti locali. Fra questi, il Comune di Udine è impegnato da alcuni anni nelle iniziative di promozione della marilenghe, portando avanti una serie di progetti che oggi, però, rischiano di non avere un futuro a causa della sforbiciata che il ministero ha deciso di dare ai fondi per la 482. «I fondi si dimezzano di anno in anno, eppure fanno riferimento a una legge di derivazione costituzionale; intanto si accumula il ritardo storico nell'erogazione dei fondi» sostiene con amarezza l'assessore con delega alle lingue minoritarie Kristian Franzil. Il Comune utilizza oggi i fondi del 2006, pari a 167.600 euro. La voce di spesa più alta è quella relativa al notiziario radiotelevisivo "Udin e conte" che va in onda su tutte le emittenti locali: 102 mila euro che comprendono anche i compensi per i tre collaboratori esterni cui il Comune ha affidato la realizzazione del progetto: 40 mila euro per due incarichi ad affidamento diretto più un terzo affidato tramite concorso pubblico. Un'altra voce di spesa, pari a 8000 euro, è destinata alla traduzione di atti, modulistica, avvisi e sito web e ulteriori 57.600 euro se ne vanno per la cartellonistica stradale, dove il bilengâl spopola ormai da tempo. «Stiamo cercando di concordare con la Regione l'uso dei finanziamenti per la cartellonistica in città - precisa Franzil - andiamo avanti facendo un passo alla volta ma il taglio dei fondi crea molte difficoltà». La prospettiva per il futuro non è delle più rosee: i finanziamenti sono in calo e il Comune sarà forse costretto a rivedere le tanti voci che fanno parte del progetto in marilenghe, "il prossimo anno - spiega l'assessore con la delega alle lingue minoritarie Kristian Franzil - valuteremo se il Comune dovrà utilizzare fondi propri per la valorizzazione della lingua friulana». I fondi assegnati per il 2007 e suddivisi in due voci ammontano infatti a 50 mila euro per il notiziario e 30 mila euro per la segnaletica: l'esatta metà rispetto agli anni precedenti, mentre i fondi per il 2008 sono ancora in attesa del riparto che farà la Regione. Le iniziative in prospettiva sono tante dalla pubblicazione di un periodico, dopo l'abolizione di Ud.Info causa alti costi di spedizione, al sito dedicato a Friuli Doc anche in versione friulana. Lisa Zancaner

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Cambio di fase (sezione: Province)

( da "Foglio, Il" del 25-06-2009)

Argomenti: Province

25 giugno 2009 Cambio di fase Per uscire dall'impasse nazionale serve un gollismo "concordato" con l'opposizione ragionevole Il 25 aprile Berlusconi si è allacciato un fazzoletto da partigiano in terra d’Abruzzo e ha lanciato un messaggio di conciliazione. Subito dopo è scattata la campagna d’aggressione che ha messo insieme di tutto: eurocandidate, feste di compleanno, foto scattate per tre anni a Villa Certosa, Mills fino alle memorie documentate di un’escort. Certo, una diffusa sbadataggine ha dato materiale alla “campagna”. Tuttavia la quantità di materiale accumulato, in lunghe stagioni, per essere scagliato contro Berlusconi non è improvvisabile, come ha notato acutamente lo storico Aldo Giannuli. Il senso della “campagna” è chiaro: spezzare il circuito riconciliatorio avviato. Le ragioni sono articolate. C’è la paura per l’eccesso di popolarità berlusconiana. Ci sono, poi, le trattative sugli esiti postconciliatori: chi accederà a un Quirinale stabilizzatore di tanti poteri? Quali equilibri in un mondo che viene richiamato ad aiutare i disperati bisogni di certi gruppi finanziari-editoriali? Poi, i condizionamenti internazionali, non solo americani, che vedono con piacere una Roma più debole. Infine i settori più militanti e corporativi della magistratura che vogliono impedire la separazione delle carriere. Il risultato di inceppare “la riconciliazione” come immaginata da Berlusconi è stato ottenuto: il Pdl non ha raggiunto il 40 per cento dei voti, si sono evitate sconfitte clamorose (Firenze, Bologna, Bari, provincia di Torino) che avrebbero disgregato il centrosinistra. Ma non si è andati oltre a questi risultati: il centrodestra ha ottenuto il voto europeo forse migliore per le coalizioni al governo in Europa. Alle amministrative sono cadute realtà storiche del potere della sinistra: Verbania. Pavia, Orvieto, Cremona, Sassuolo, la provincia di Venezia. La sconfitta alla provincia di Milano è un durissimo colpo al potere “materiale” del Pd (autostrade, Fondazione Cariplo, Sea, Expo). Inoltre la disfatta del referendum segna la fine di chi contrappone società civile a società politica: un segnale su cui i giustizialisti dovrebbero meditare con cura. Ora il lavorìo di coloro che vogliono sconfiggere il centrodestra via intrigo si concentra sul costruire ed esasperare le possibili contrapposizioni interne: leghisti contro Pdl, il governo tecnico Fini (proposto sia dal rétore trasandato Eugenio Scalfari sia da un nevrotizzato Giuliano Amato), le estenuate trame casiniane. E che cosa succederà? Serve più che mai un rapporto con l’opposizione politica: tutti i gesti di insofferenza verso i tentativi pasticciati del centrosinistra di trovare qualche base di dialogo hanno fatto sì che l’unica opposizione reale diventasse quella degli snasa-patte (annusa mutande), molto più distruttiva per il paese di qualsiasi sciocchezza di quelli del Pd. Corrispettivamente bisogna cogliere con senso critico le tentazioni di onnipotenza (con annessi cali di attenzione allo stile) che si sono determinate. L’Italia è una società libera e aperta, per questo motivo ha licenziato il prodismo, e perciò non accetterà nessuno che non ne rispetti il carattere di fondo. Berlusconi è popolare perché è stato letto come la garanzia (sia pure un po’ anarcoide) di questo sentimento di fondo, qualunque scarto rispetto a questa immagine, qualunque tendenza a dimostrarsi “autorizzato a tutto” diventa immediatamente esplosiva. I margini per svolgere un ruolo di guida positiva ci sono tutti, si tratta di concentrarsi su due obiettivi: l’iniziativa in campo economico-sociale, e quella per le riforme istituzionali su cui è indispensabile un dialogo con l’opposizione. Anche l’iniziativa economico-sociale va fatta con spirito aperto, come quello in questi mesi con soggetti non certo organici al centrodestra (dalla Cisl a Intesa San Paolo alla conferenza delle regioni guidata da Vasco Errani). Deve avere però un centro propulsivo autonomo (di cui la guida tremontiana è buona garanzia) capace di iniziativa continua. Tre i settori prioritari: soldi alle imprese, assistenza ai lavoratori senza lavoro, decollo delle opere pubbliche. Per imprese e opere pubbliche si tratta di costruire un circuito virtuoso tra due fattori: l’enorme risparmio degli italiani amministrato sonnacchiosamente dalle grandi banche e l’enorme patrimonio pubblico. Siccome alienare il patrimonio pubblico diventa una delle tante imprese italiane impossibili, bisognerebbe spingere soprattutto gli enti locali a usarlo come garanzia per credito alle imprese e alle opere pubbliche. Per quel che riguarda le riforme istituzionali, è evidente come non si possa farle alla gollista cioè con una certa torsione autoritaria perché mancano sia l’autorevolezza sia i legami con gli apparati dello stato (vedi esercito) che aveva il generale francese. Bisogna farle dunque anche con il consenso dell’opposizione. Indispensabile in questo senso il contributo della Lega che ha già fatto vedere sul federalismo fiscale la sua capacità di essere forza di governo. Con la sinistra bisognerebbe trovare un modo per consentire che certi nodi (vedi la separazione delle carriere dei magistrati o l’abolizione delle province) vengano affrontati con referendum propostivi non abrogativi. Una sorta di nuovo quesito: volete la monarchia o la repubblica. Questa via di un gollismo “concordato” può aiutare a superare le trame dei vari topetti tipo Udc o Idv, che non vogliono che le grandi questioni siano risolte per aumentare la propria utilità roditoria. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Lodovico Festa

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Ufficiali in ferma senza buonuscita (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 26-06-2009)

Argomenti: Province

ItaliaOggi sezione: Professioni data: 26/06/2009 - pag: 42 autore: di Carla De Lellis L'Inpdap sull'abolizione della leva Ufficiali in ferma senza buonuscita Gli ufficiali delle forze armate in ferma prefissata non sono iscrivibili al fondo di previdenza gestito dall'Inpdap. Lo precisa lo stesso istituto di previdenza nella nota operativa n. 10/2009, rispondendo ad apposite richieste di chiarimento sulla possibilità di corresponsione dell'indennità di buonuscita. L'abolizione della levaGli «ufficiali in ferma prefissata» è la nuova figura scaturente dall'abolizione del servizio militare di leva (legge n. 331/2000) che sostituisce la precedente figura «dell'ufficiale di complemento». Ai nuovi ufficiali si applicano le stesse norme di stato giuridico e il trattamento economico già previsti per gli ufficiali di complemento. Sulla possibilità di iscrizione dei nuovi ufficiali all'Inpdap ai fini della riscossione della buonuscita, spiega l'ente di previdenza, è stato richiesto parere al ministero dell'economia, il quale ha precisato che gli stessi «fanno parte della più complessa categoria degli ufficiali ausiliari, al pari degli ufficiali di complemento, categoria non più alimentata dalla sospensione della legge». Il parere ministeriale ha aggiunto che «gli ufficiali in ferma prefissata possono essere reclutati solo al fine di soddisfare specifiche e mirate esigenze delle singole forze armate connesse alla carenza di professionalità tecniche nei rispettivi ruoli»; che «gli ufficiali di complemento non hanno mai avuto un rapporto d'impiego ma solo un rapporto di servizio e, conseguentemente, il rapporto di lavoro degli ufficiali in ferma prefissata non può assumere tutte le connotazioni del pubblico impiego». Il ministero, inoltre, ha evidenziato che, ai sensi del dpr n. 1032/1973 (Tu sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello stato), conseguono il diritto all'indennità di buonuscita, tra gli altri, gli ufficiali di complemento «trattenuti» e «richiamati sulla base di specifiche disposizioni e che, pertanto, non rientrando nelle predette fattispecie, gli ufficiali in ferma prefissata non possono essere iscritti al fondo di previdenza».Il rimborsoL'Inpdap, infine, precisa che qualora il ministero della difesa abbia indebitamente versato contributi (pari al 9,60%) per tale personale, potrà chiederne la restituzione con apposita istanza alla direzione centrale entrate, ufficio II, riscossione e vigilanza.

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Probabilmente la maggioranza politica, e quella del paese, è contraria all'abolizion... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 26-06-2009)

Argomenti: Province

Venerdì 26 Giugno 2009 Chiudi «Probabilmente la maggioranza politica, e quella del paese, è contraria all'abolizione dell'ergastolo, ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano. Essere in molti non significa di per sé che si abbia ragione»: lo scrivono i detenuti condannati all'ergastolo e reclusi nel carcere di massima sicurezza di Maiano. Raccontano che recentemente c'è stato uno spettacolo teatrale dal titolo "Fuori dall'ombra" proprio per appoggiare e sostenere l'abolizione dell'ergastolo e che all'inizio dello spettacolo è stato letto un loro intervento. «Benvenuti -hanno detto agli spettatori- solo poche parole per dirvi che noi prigionieri attori crediamo che il teatro in carcere sia importante perché se un uomo spende tutta la sua vita compiendo poche semplici operazioni in una cella chiusa a chiave per giorni, mesi e anni, spesso per una vita intera, e non ha nessuna occasione di applicare la sua intelligenza o di esercitare la sua inventiva, si riduce ad essere meno di un animale. Noi prigionieri attori crediamo che il teatro possa aiutarci a crescere, progettare, programmare, a lanciare segnali di fumo e a farci uscire dall'isolamento di un carcere, per questo noi speriamo che l'istituzione carceraria, gli enti locali e la società esterna siano sensibili e ci diano degli incentivi e finanziamenti per andare avanti. Noi prigionieri attori crediamo che la pena dovrebbe tendere al reinserimento sociale e non alla vendetta sociale, per questo dedichiamo questo spettacolo all'abolizione dell'ergastolo ostativo ai benefici, perché essere considerati colpevoli per sempre è un crimine contro la persona e l'umanità. Molti di noi prigionieri attori sono ergastolani con oltre venti anni di pena espiata, alcuni entrati in carcere all'età di diciannove anni. Il pensiero che un giorno potremmo uscire, ma che forse non potremmo mai uscire, non ci dà pace né di giorno né di notte. E non c'è tortura che possa essere più dolorosa del dubbio della propria sorte. L'incertezza del proprio destino ci procura più dolore di qualsiasi altro dolore. Il dolore è la trama del nostro spettacolo . Forte, crudo ma vero perché dopo tanti anni di carcere l'ergastolano diventa un uomo senza colpe, senza ricordi, senza passato, diventa un uomo solo. Diventa un uomo innocente perché ormai è un uomo diverso».

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Le mani del presidente della commissione elettorale del Tribunale di Frosinone, Tommaso Scia... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Latina)" del 26-06-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Frosinone))

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Venerdì 26 Giugno 2009 Chiudi di DENISE COMPAGNONE Le mani del presidente della commissione elettorale del Tribunale di Frosinone, Tommaso Sciascia, e quelle del presidente facente funzione Filippo Materiale, hanno suggellato ieri pomeriggio ufficialmente la proclamazione di Antonello Iannarilli a presidente della Provincia di Frosinone. Il primo l'ha salutato dandogli gli auguri dopo l'ultimazione dei lavori della commissione, chiusi con l'invio via fax della comunicazione dell'avvenuto conteggio prima al Prefetto Piero Cesari e in seguito all'amministrazione provinciale. Il secondo gli ha consegnato, nell'ufficio del presidente di Palazzo Gramsci, la fascia blu dai bordi d'oro e con lo stemma della provincia in fondo. Poi gliel'ha messa al collo. In che direzione? "A destra Antonè, a destra" quella suggerita dal pubblico. Erano le 15 circa quando, accompagnato da sua figlia, come ormai sta diventando abitudine, dal suo vicepresidente Fabio De Angelis e dai suoi intimi, Iannarilli è arrivato in Tribunale ed ha atteso, chiacchierando nell'atrio con i suoi, la proclamazione ufficiale con la quale sancire l'apertura dei suoi giochi. In sala toni pacati e risate moderate, ma anche qualche spunto di riflessione, sul passato e sul futuro. Su quello che farà una volta nell'ufficio del presidente, per esempio: controllare tutte le carte, controllare tutti gli atti ed eventualmente bloccarne se si presentano degli illegittimi. Controllare, verificare, monitorare le parole d'ordine. A questo saranno dedicati i primi cento giorni di governo. Il presidente ha detto di non volersi dedicare ad un tema in particolare, se non la richiesta alla Regione della delega al Piano di Sviluppo Rurale, "perchè sono tutti molto complessi e molto importanti" ma dovendo scegliere, si è soffermato sulla gestione Acea "ma prima dovrò controllare tutte le carte, non posso mica fare come Schietroma che diceva di convocare subito la conferenza dei sindaci..." e poi sull'abolizione della Cosap, uno degli ultimi impegni presi in campagna elettorale. Dopo la stretta di mano e un sospiro di sollievo, dal Tribunale una lunga fila di auto si è incamminata verso piazza Gramsci. Il corteo si è ricongiunto sulle scalinate del palazzo dove ad attenderlo c'erano il resto degli eletti, amici, conoscenti. Poi la trionfale salita fino all'ufficio al primo piano; poi la cerimonia della consegna della fascia, con tanto di emozione per "la vittoria più bella perché eletto dal popolo", poi il brindisi nel salone della rappresentanza. «Gli do il mio benvenuto - ha detto Materiale - Gli auguro buon lavoro. Ha la fortuna di guidare una provincia bella e di poter contare su risorse umane qualificate». «Siamo operativi sin da subito» ha affermato colui che si è definito "il presidente di tutti, nessuno escluso". E intanto, con un'urgente questione da trattare già sul tavolo, ha inviato due lettere ai dipendenti: una di buon lavoro e l'altra per avere una relazione dettagliata da tutti i settori.

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STADIO L'inversione di rotta del Pd nLe chiedo cortese ospitalit... (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 27-06-2009)

Argomenti: Province

Edizione: 27/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE STADIO L'inversione di rotta del Pd nLe chiedo cortese ospitalità sul suo giornale per condividere con lei e con i suoi lettori alcune riflessioni in ordine alla vicenda dello stadio del Brescia Calcio che, da tempo, è oggetto di ricorrenti prese di posizione da parte delle forze politiche e sociali della città e della provincia. Gli antefatti sono noti. Come note sono le polemiche che hanno diviso il mondo politico bresciano, salvo poi ricomporlo in «anomale» trasversalità. Desidero, in particolare, registrare le recenti prese di posizione di alcuni autorevoli rappresentanti del Partito democratico in Loggia che, in modo chiaro e netto, si sono pronunciati a favore del recupero dello Stadio Rigamonti di Mompiano ritenendolo idoneo ad ospitare le partite di campionato della nostra squadra. Con dovizia di argomenti i rappresentanti del Pd hanno sviluppato un interessante ragionato teso a delegittimare il progetto della Giunta Paroli di inserire lo stadio nell'ambito della «cittadella dello sport» a S. Polo. Tuttavia è opportuno considerare che la posizione degli esponenti del Pd, del tutto legittima in quanto espressa da una forza politica che, seppure all'opposizione, intende dare il proprio contributo alla soluzione dell'annosa vicenda dello stadio, non è coerente con quanto espresso nel passato anche recente. Sono infatti note le frequenti ed esplicite prese di posizione dell'on. Rebecchi a favore dello Stadium Global Center, con annesso centro commerciale, motivandole con la necessità assoluta di disporre di una struttura più adeguata ad ospitare le partite di calcio. Lo stesso ex sindaco di Brescia on. Paolo Corsini non mancò di dichiarare alla stampa locale, sin dal lontano 2006 come fosse «irrealistico pensare di rifare il Rigamonti» sollevando in tal senso seri problemi urbanistici. «In questi anni - afferma Corsini - c'è stata una grande densificazione attorno allo stadio. La posizione non è più compatibile anche per ragioni di sicurezza... se ci fossero incidenti verrebbero coinvolti ambiti urbani. La viabilità è in condizioni critiche». Ancora l'on. Rebecchi, in evidente polemica con l'ex assessore Venturini colpevole di non condividere la scelta di Castenedolo, esprimeva la necessità di abbandonare Mompiano. Su questo c'è ampia letteratura. Ricordo inoltre un comunicato molto chiaro del gruppo Ds in Provincia che avvalorava ulteriormente le opinioni dell'on. Rebecchi. Ora constato che la posizione del Pd è radicalmente cambiata. L'opzione Castenedolo viene definitivamente abbandonata e la soluzione Rigamonti è ritenuta l'unica veramente praticabile. Se da un lato saluto con soddisfazione questa radicale inversione di rotta, dall'altro permane in me la convinzione che ciò sia il portato di un'aprioristica contrapposizione al progetto della Giunta Paroli che, invece, a me pare interessante e come tale degna di essere oggetto di un'obiettiva valutazione. Alessio Merigo Brescia ECONOMIA Qualche ricetta per affrontare la lunga crisi nChiusi i seggi, assimilati i risultati elettorali, il Governo è tornato ad occuparsi della realtà di tutti i giorni, fatta di famiglie, lavoro, progetti per il futuro, e molto presto renderà pubblica la prima bozza della Legge finanziaria per il 2010, tenuto conto che ci troviamo in piena crisi economica, la prima dell'era della globalizzazione e di fronte alla quale ci sentiamo impotenti: i singoli Governi, infatti, non hanno più piena sovranità sulla macroeconomia e, per cercare di controllarla, sono costretti a riunirsi in gruppo, in maniera da rappresentare almeno le dieci economie più sviluppate del mondo. Proprio quando la congiuntura è sfavorevole è più facile accorgersi dell'importanza del buon funzionamento delle aziende (della loro competitività, del loro radicamento e della loro permanenza sul territorio anche in ragione dell'occupazione) e del mercato (che, attraverso il gioco della domanda e dell'offerta sui prezzi e sulle decisioni produttive, trasforma l'egoismo individuale nel benessere collettivo), dell'eticità del profitto (e del suo potere di diffondere il benessere), della necessità di tutela della libera iniziativa ma anche di efficaci controlli. La crisi riverbera i propri effetti sui conti delle aziende. I bilanci del 2008 si son chiusi con risultati decisamente inferiori a quelli dell'anno precedente. Per il 2009 le previsioni sono per un ulteriore, generalizzato peggioramento. Per il 2010 si azzardano ipotesi che vanno da un cauto ottimismo ad un più probabile e realistico pessimismo. È facile prevedere, dunque, che anche l'Erario conseguirà minori entrate, proprio quando lo sforzo dello Stato è maggiore per sostenere l'economia ed i redditi. Tuttavia è impensabile, in queste circostanze, imporre nuove tassazioni, tanto più che il livello impositivo italiano è tra i più elevati al mondo. Servono, invece, coraggio ed incentivi alle aziende anche sotto il profilo tributario che, tra l'altro, può essere uno dei motivi di attrazione di capitali dall'estero. Per esempio, le leggi Tremonti di qualche anno fa sortirono ottimi effetti e generarono nuovi investimenti dando, così, impulso all'economia. Servirebbe anche una legge che incentivi realmente la ricapitalizzazione delle imprese. Le due norme potrebbero agire in sintonia: maggiori vantaggi fiscali connessi agli investimenti in caso di apporto di nuovi mezzi finanziari con vincolo di capitale cui si potrebbe aggiungere una riduzione dell'aliquota d'imposta (il Governo Prodi, nel 1997, introdusse la DIT che, però, deluse gli imprenditori ed ebbe scarso seguito atteso che i benefici erano troppo limitati). Anche il ritorno alla possibilità di conteggiare ammortamenti anticipati, magari subordinati proprio ad una maggior capitalizzazione, potrebbe indurre a nuovi investimenti, mentre una maggior elasticità circa la deducibilità delle perdite su crediti avrebbe come conseguenza il mancato pagamento di imposte su utili fittizi e bilanci più veritieri. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, è senz'altro auspicabile l'abolizione dell'Irap, parzialmente compensata, eventualmente, da un aumento dell'aliquota Ires/ Irpef, in modo da evitare la ridicola e paradossale situazione per cui alcune imprese italiane si trovano con risultati ante imposte negativi e, ciononostante, anche imposte sul «reddito». La compensazione tra l'abolizione dell'Irap ed una maggior Ires, pur comportando una semplificazione, non sarà particolarmente gradita alle imprese di maggiori dimensioni quali, ad esempio, le multinazionali che determinano l'imponibile escludendo le quote di reddito conseguite all'estero: e qui si torna all'annoso problema per cui i Governi di sinistra sono avvezzi a premiare le grandi aziende ed a punire le piccole. Bisogna ricordare, infatti, che l'Irap venne introdotta dal ministro Visco del Governo Prodi nel 1997 ed apparve subito contraddittoria quanto meno sotto il profilo della disincentivazione del lavoro dipendente: essa, infatti, tassa le aziende anche in proporzione alla forza lavoro. Maggior coraggio ed incentivi sono necessari in tema di aggregazioni aziendali: le imprese italiane soffrono per la limitata dimensione media rispetto alle concorrenti estere. L'ultimo Governo di centrosinistra introdusse norme incentivanti, prorogate dal Governo Berlusconi nel 2009 ma, visti i risultati e lo scarsissimo ricorso a tali benefici, appare chiaro che serve molto di più. Improrogabile appare la sistemazione del pasticcio causato dal decreto Bersani dell'agosto 2006 in tema di imponibilità Iva sulla compravendita di immobili da parte delle imprese e ritorno allo status quo ante. Così pure, sembra opportuno ristabilire la deducibilità degli oneri finanziari delle società di capitali ridotta dall'ultimo Governo Prodi che aveva emanato tale norma in periodo congiunturale completamente diverso dall'attuale (allora si parlava di «tesoretto», termine tanto atecnico quanto fuorviante). Anche un cospicuo aumento dell'attuale limite di 516mila euro alla compensazione tra le varie imposte gioverebbe alla liquidità aziendale. Gli incentivi nel settore auto, da sempre trainante nella vecchia Europa, sono stati un toccasana, ma per esplicare maggior efficacia dovrebbero essere accompagnati anche da un aumento della deducibilità dei costi relativi alle vetture aziendali - pesantemente ridotta tempo fa dal già citato ministro Visco - e dall'inclusione dell'acquisto di auto nuove tra gli investimenti agevolabili dall'eventuale Tremonti-ter. Anche l'abolizione del bollo auto, compensata da un aumento del prezzo dei carburanti e dei combustibili per autotrazione, porterebbe ad una gradita semplificazione, ad un risparmio per lo Stato in termini di esazione e controllo e nessuna riduzione di gettito, posto che le automobili consumano in proporzione alla cilindrata ed alla potenza del loro motore. Anche nel campo agricolo le aziende italiane hanno dimensioni troppo limitate: la ridotta estensione della superficie media coltivata (7 ettari in Italia contro, per esempio, i 35 in Germania ed i 48 in Francia) contrasta con l'esigenza di moderni e costosi impianti e macchinari; la politica agricola europea grava pesantemente sul bilancio comunitario, ma i redditi degli agricoltori sono del tutto insoddisfacenti. Si dovranno aumentare le percentuali di compensazione dell'Iva dei vari prodotti e ridurre drasticamente le imposte sui passaggi di proprietà dei terreni agricoli, che oggi arrivano al 18%, per favorire un miglior assetto dimensionale ed eliminare i diritti di prelazione e tutto ciò che limita la libertà di contrattazione tra proprietari e conduttori. Il processo di razionalizzazione sarà necessariamente lungo; nel frattempo, considerato il particolare sistema forfettario-catastale di determinazione del reddito e le attuali risorse delle imprese agricole, si dovrà semplificare loro la vita consentendogli di dedicarsi di più all'azienda ed al mercato, piuttosto che alle scartoffie, ai contributi, ai mille registri ed all'afflizione degli adempimenti burocratici. Infine, provvedere all'anticipo totale della Pac e, nel sub comparto cerealicolo, riflettere sul ripristino del set-aside. Per tornare all'incentivazione degli investimenti esteri, può essere interessante riportare l'iniziativa delle autorità svizzere che, con il "Programma Copernico", da qualche anno offrono assistenza burocratica, agevolazioni finanziarie e, soprattutto, tributarie alle imprese che aprono nuove attività nel Canton Ticino. Secondo i dati camerali ticinesi, su 500 imprese industriali, oltre un centinaio ha una matrice tricolore: imprenditore, azionisti o management; dai gruppi più strutturati alle imprese artigiane aderenti al Plat (Progetto di Lavoro Transfrontaliero Artigiano). La duttilità della Pubblica Amministrazione svizzera è un forte incentivo e, per un imprenditore, poter definire con certezza, per investimenti e start-up, i costi e gli standard di tassazione, unitamente ad una fiscalità di vantaggio e contributi a fondo perduto (compresi tra il 10% ed il 25% degli investimenti in beni materiali ed immateriali) costituisce la base ideale per una nuova attività imprenditoriale. Analoghe misure sono state adottate da Austria e Slovenia, ma anche altre nazioni, Stati Uniti in testa, hanno programmi di incentivazione all'insediamento di imprese estere. Nell'era della globalizzazione i Governi non riescono a controllare la ricchezza che si sposta a seconda dell'attrattività e della remuneratività di un Paese; l'attuale crisi economica spinge a decisioni gravi e radicali; da più parti si chiede un nuovo Piano Marshall. Di certo c'è che all'Italia dobbiamo pensare, in primis, proprio noi italiani. Potrebbe essere l'occasione buona, nell'elaborazione e promulgazione della Legge Finanziaria per il 2010, di incentivare le imprese italiane anche sotto il profilo tributario e di creare le condizioni affinché anche il nostro Paese partecipi alla competizione internazionale (purché sana, onesta e leale) per l'attrattività di capitali ed imprese estere. Dott. Giambattista Bruni Conter Circolo Einaudi Brescia GAVARDO «Mettete un bar nell'ufficio postale...» n«Tra poco ci metteranno anche un bar nell'ufficio postale, così potranno venderti il caffè mentre aspetti tutta la mattina di ritirare la raccomandata» mi ha detto la giovane mamma con bambino di tre mesi che, insieme al sottoscritto, ha atteso oltre 40 minuti sabato mattina all'ufficio postale di Gavardo. Anch'io come altri gavardesi ho atteso decine di minuti prima di poter ritirare la mia raccomandata. Speravo di risolvere velocemente la questione ed invece dopo aver prelevato lo scontrino che regola la fila alle ore 10.54 ho dovuto attendere le 11.35 prima di accedere allo sportello dove una gentilissima impiegata si è prontamente scusata per l'incredibile attesa e nel giro di pochi secondi mi ha consegnato l'agognata busta Questo perché allo stesso sportello per il ritiro delle raccomandate si rivolgono, soprattutto il sabato, tutti gli immigrati che consegnano la pratica per il rinnovo del permesso di soggiorno. Ogni pratica occupa l'operatore per circa 9 minuti ed il conto è presto fatto. Vorrei quindi consigliare all'amministratore delegato delle poste, Massimo Sarmi, ed ai suoi collaboratori di prestare maggiore attenzione al servizio pubblico più importante ed antico di cui si dovrebbero occupare gli uffici postali: la corrispondenza cartacea. Dovrebbero essere in grado di garantire un servizio di eccellenza per la consegna ed il ritiro delle lettere prima di accollarsi la gestione di pratiche amministrative, buoni postali, telefonia, vendita libri, sponsorizzazioni sportive, dischi, manuali di cucina, etc. etc. Ora tanti postini non suonano più e preferiscono abbandonare il tagliandino giallo nella cassetta, obbligando gli utenti a recarsi all'ufficio postale. Se poi all'ufficio postale il sabato mattina c'è un solo operatore che deve sobbarcarsi ogni genere di pratiche... Preso atto dell'impressionante utile delle Poste Italiane è troppo chiedere un secondo operatore per il sabato mattina alle poste di Gavardo? Daniele Comini Gavardo CONVIVENZA Piazzale Arnaldo: intervengano le istituzioni nLa lettera del sig. Franceschini sullo stato di vicolo Ortaglia pubblicata il giorno 19 giugno mi induce ad alcune riflessioni. Nella zona di piazza Arnaldo e vie adiacenti sono da tempo in gioco (non voglio usare il termine «contrasto») le aspettative di residenti, commercianti e frequentatori serali. A priori sono tutte giuste e legittime, ma il problema è che a volte vanno per così dire in conflitto; quale soluzione allora «tra persone civili»: che tutti rispettino tre cose fondamentali, cioè le norme in vigore, il buon senso ed il rispetto degli altri. Purtroppo questo non è sempre scontato ed automatico, ed allora deve intervenire chi ha istituzionalmente il compito, anzi il dovere, di far rispettare le norme e di «contenere» gli eventuali eccessi, se buon senso e rispetto degli altri vengono meno. Penso ad esempio che le normali regole sui parcheggi debbano essere rispettate tutta la giornata (cioè per le 24 ore), ovvero che i comportamenti lamentati dal sig. Franceschini siano non solo censurabili, ma probabilmente anche sanzionati con multe ed ammende (non conosco in modo approfondito il regolamento comunale, ma se è sanzionato lo sputare per terra...!) o anche che il rispetto degli orari degli esercizi pubblici e gli schiamazzi notturni possano e debbano essere controllati e se necessario contenuti. Sotto tali profili la presenza delle istituzioni è a dir poco carente, se non totalmente assente: va bene incentivare la frequentazione del centro storico con vantaggi e soddisfazione di commercianti e frequentatori, ma l'Amministrazione comunale, se non vuole venire meno ad uno dei suoi compiti istituzionali, deve anche garantire, con una presenza costante e non sporadica, che il vivere civile sia garantito a tutti. Carlo Bianchi Brescia

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petizione (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 27-06-2009)

Argomenti: Province

Pagina 9 - Chieti PETIZIONE LANCIANO. Oggi e domani, dalle 17,30 alle 21, Frentania Provincia raccoglie firme per l'abolizione del Cda del consorzio rifiuti in corso Trento e Trieste. Con i 200mila euro risparmiati, propone un fondo per chi ha perso il lavoro.

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una proposta di legge per le demolizioni (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 27-06-2009)

Argomenti: Province

ASSOCIAZIONI ECOLOGISTE Una proposta di legge per le demolizioni CAGLIARI. Tre associazioni ambientaliste - gli Amici della terra, il Gruppo d'intervento giuridico e la Lega per l'abolizione della caccia - hanno presentato ieri il «Dossier coste della Sardegna». Lo studio approfondito parte dall'analisi del piano paesaggistico regionale ancora in vigore, quello predisposto dalla precedente maggioranza alla Regione, dalle ragioni del giudizio sostanziemente positivo, dalle modifiche che, secondo le tre associazioni, sarebbero necessarie. In particolare viene messo in discussione il ruolo dell'intesa Regione-Provincia-Comune di cui viene chiesta l'abrogazione. Il dossier prosegue con un esame molto dettagliato degli abusi edilizi sulle coste della Sardegna e si conclude con la proposta di riprendere le demolizioni degli abusi edilizi insanabili e il ripristino ambientale. A supporto di questa proposta viene presentata una proposta di legge regionale che agevoli le demolizioni.

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LANCIANO. Fino a domani, nel Foyer del Fenaroli, esposizione collettiva "(Con)fusioni 2009: mostra ... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 27-06-2009)

Argomenti: Province

Sabato 27 Giugno 2009 Chiudi LANCIANO. Fino a domani, nel Foyer del Fenaroli, esposizione collettiva "(Con)fusioni 2009: mostra collettiva fotografica sul soggetto mosso e sfocato"; apertura dalle 10 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 21. La mostra nasce da un'dea del graphic designer Luca Di Francescantonio con la collaborazione dell'associazione culturale "Arena7". LANCIANO. Oggi e domani, dalle 17.30 alle 21, lungo Corso Trento e Trieste, l'associazione "Frentania Provincia" raccoglie firme a sostegno della proposta di abolizione del Cda del Consorzio Smaltimento Rifiuti di Lanciano, con devoluzione della somma risparmiata a favore lavoratori che hanno perso il posto. LANCIANO. Inaugurazione oggi, ore 19, in contrada Nasuti di Lanciano, del "Monumento ai caduti e dispersi in guerra nativi di Nasuti". I del locale comitato promotore, presidente Sebastiano Nasuti, e del Comune di Lanciano. "Il monumento, dice Nasuti, vuole essere un omaggio al sacrificio ai nostri concittadini che hanno perso la vita in guerra per la Patria". L'opera è dello scultore Antonio La Pietra. LANCIANO. Ennesimo affondo dei carabinieri contro la guida in stato di ubriachezza, con denuncia di due lancianesi, S.F.(26) e C.T.(28), i quali hanno avuto anche la patente ritirata. I carabinieri li hanno sorpresi alla guida con un alto tasso alcol emico. Il capitano Geremia Lugibello ricorda "per chi guida ubriaco scatta anche la confisca del mezzo. Ai giovani rammento di astenersi dal bere alcolici quando si pongono alla guida".

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L'eroe dell'abolizionismo aveva dato in garanzia 88 servi per un debito di 3 mila sterline (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 28-06-2009)

Argomenti: Province

UNA DELUSIONE NAZIONALE L'eroe dell'abolizionismo aveva dato in garanzia 88 servi per un debito di 3 mila sterline

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La nuova Tremonti? Deludente (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-06-2009)

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La nuova Tremonti? Deludente Imprenditori e sindacalisti concordi: «E' insufficiente» Buoro: detassare gli investimenti in ricerca Colomban: misure insufficienti, serve una riforma radicale di Daniele Ferrazza La Tremonti-ter? Un topolino. E' critico il giudizio dei principali attori imprenditoriali sulla manovra varata dal governo che detassa il 50% degli utili d'impresa investiti in beni strumentali. Un coro di delusi che va dagli industriali agli artigiani: «La crisi non si aggredisce così. Ci aspettavamo di più» Tra gli imprenditori, serpeggia una certa delusione: «Per carità, è sempre una boccata di ossigeno - commenta Lauro Buoro, presidente della Nice di Oderzo -. Ma avrei preferito decisioni più radicali e più articolate. Magari detassando anche gli investimenti in ricerca e innovazione, che sono il vero gap del nostro sistema impresa. Così sarebbe stato di stimolo a tutti. E' su questo che dobbiamo intervenire, altrimenti il sistema si ferma». Molto critico anche Massimo Colomban, protagonista della crescita di Permasteelisa e oggi presidente del Parco scientifico Vega di Venezia: «Questa manovra è insufficiente, mi sarei aspettato di più. L'Italia è un paese dove la crisi colpisce di più perché abbiamo costi del lavoro e costi sulle imprese più alti che altrove. Da dieci anni, invece, siamo fermi: tutti i governi - di destra come di sinistra - non hanno capito che il paese ha bisogno di riforme radicali. Abbiamo una produzione industriale in calo del 5 per cento, cui va aggiunta l'inflazione. Stiamo scivolando fuori dai paesi ricchi, il reddito pro capite scende inesorabilmente. E i nostri politici non hanno coraggio, tirano a campare». Dal mondo imprenditoriale, dunque, un coro di delusione. E anche se queste voci non rappresentano la posizione ufficiale di Unindustria - più aperta a raccogliere il segnale positivo della Tremonti-ter - confermano il malessere del mondo delle imprese. A cui fa seguito anche la posizione di Mario Pozza, presidente provinciale di Confartigianato, tredicimila imprese: «La direzione della manovra è giusta, ma speravo di più. In particolare, il premier aveva promesso di abbassare l'aliquota Inail per imprese artigiane, di fornire più garanzie al credito artigiano, di abolire le fasce orarie nei consumi elettrici. Per non parlare degli studi di settore, sui quali siamo ancora fermi al palo. Insomma: mi aspettavo francamente di più. Speriamo che in Parlamento la lobbie trevigiana faccia il suo dovere». Molto critiche anche le voci che si avvertono nel mondo sindacale: «La direzione è giusta - ammette Franco Lorenzon, segretario provinciale della Cisl -. Ma temiamo che misure di questo genere non siano sufficienti. La crisi sarà ancora lunga e il peggio lo avvertiremo nel prossimo autunno. Per il resto, bene gli ammortizzatori sociali, bene i pagamenti pubblici più rapidi, bene l'abolizione dei ticket. Ma alla ripresa autunnale dovremo adottare questo slogan: resistere, resistere, resistere. Per questo servono decisioni rapide, decise, efficaci. Insomma: non bisogna fermarsi a questo. Ma proseguire nella strada tracciata». «Tutto questo non basta - aggiunge Paolino Barbiero, segretario provinciale della Cgil -: sono positivi i segnali sugli ammortizzatori sociali, ma qui il problema è creare nuova occupazione, nuova ricchezza. E anche l'abolizione del ticket mi sembra una misura una tantum, provvisoria, non strutturale. Avrei allargato l'area no-tax anche ad altri investimenti, allo scopo appunto di liberare risorse da investire nella creazione di ricchezza». Treviso, insomma, si conferma provincia ribelle: e pretende di più dal governo-amico che ha sostenuto l'anno scorso. Ma tenere insieme l'Italia, evidentemente, è più difficile del previsto.

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una discarica unica per ventisei comuni della provincia (sezione: Province)

( da "Nuova Sardegna, La" del 28-06-2009)

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CONSIGLIO COMUNALE Una discarica unica per ventisei comuni della provincia CARBONIA. Appuntamento mercoledì prossimo alle 18, per il consiglio comunale cittadino, per il quale sembra esere messa in conto anche un'altra seduta, prima della fine del mese, per l'esame e le decisioni sulle osservazioni presentate dai cittadini sullo strumento urbanistico. Mercoledì la seduta prevede l'esame di sei punti all'ordine del giorno. Oltre alle interrogazioni e interpellanze, e al rinnovo del Collegio dei revisori dei conti per il triennio 2009-2011 sono previsti alcuni atti di variazioni di bilancio. Il punto più importante è quello che prevede l'approvazione dello schema di convenzione tra il Comune di Carbonia e gli altri 26 comuni dell'area provinciale, per la gestione della discarica consortile di Carbonia e di tutti gli altri impianti che fanno parte del sito. In pratica, si tratta dell'avvio della «normalizzazione» dopo che, circa un anno fa, dopo l'abolizione della Comunità Montana, la regione affidò la gestione degli impianti al comune di Carbonia. Ciò che lascia perplessi è il fatto che i comuni del bacino di conferimento di Iglesias, che sono «ospiti» nella discarica cittadina in quanto titolari di un altra discarica che non funziona, entrino nella gestione, partecipando agli utili, quando i loro conferimenti conribuiscono a diminuire la vita della discarica stessa, con un danno per i comuni del bacino.(g.f.n.)

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dai rothschild ai freshfields così i banchieri della city facevano soldi con gli schiavi - enrico franceschini (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 28-06-2009)

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Pagina 17 - Esteri Dai Rothschild ai Freshfields così i banchieri della City facevano soldi con gli schiavi Scoop del Financial Times sulla famiglia che passò alla storia come abolizionista Un portavoce della famiglia: "Nathan Rothschild era un noto attivista per le libertà civili" ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente londra - A causa della recessione, un banchiere perde il suo ben pagato lavoro alla JP Morgan, uno dei templi della City, e ne approfitta per tornare alla sua passione giovanile: si rimette a studiare, iscrivendosi a un dottorato di ricerca all´University College London. Passa lunghi pomeriggi ai National Archives, gli archivi nazionali di stato britannici. Un giorno, per caso, apre una cassa di documenti marcati solo da una sigla priva di significato: T71. Dentro ci sono centinaia di fogli di carta color seppia, fragili e quasi resi trasparenti dal tempo. Il ricercatore si accorge quasi subito che risalgono a 170 anni prima e capisce di essere probabilmente il primo a leggerli da quando furono archiviati. Gli ci vuole un po´ più di tempo per capire di avere fatto quello che, in gergo giornalistico, si chiamerebbe uno scoop: quelle carte contengono la prova che una delle più grandi dinastie di banchieri della storia, i Rothschild, trassero segretamente cospicui vantaggi dallo schiavismo, sebbene in pubblico fossero stati tra i primi a denunciarlo e a battersi per la sua abolizione. La scoperta è finita sul pagine Financial Times, che ha messo immediatamente i documenti ritrovati da Nick Draper, questo il nome dell´ex-banchiere, sul proprio sito (www.ft.com/slavery). Altri grossi nomi del mondo finanziario britannico appaiono nel dossier ritrovato, tra cui quello dei Freshfields, uno dei più antichi studi legali della City. Ma la previsione dell´autorevole giornale è che, dentro quelle casse siano celate ulteriori rivelazioni in grado di scuotere la cittadella della finanza. Il documento che ha attirato per primo l´attenzione di Draper è una lettera scritta da Nathan Mayer Rothschild a suo fratello, il barone James de Rothschild, per richiedere allo Stato una compensazione di 3 mila sterline. La lettera descrive un accordo trai due fratelli: le 3 mila sterline dovute a un certo Lord James O´Bryen dagli acquirenti della sua proprietà nell´isola caraibica di Antigua sarebbero state garantite da un´ipoteca sugli 88 schiavi che vivevano in quella proprietà. Se il debitore fosse fallito, in sostanza, gli schiavi sarebbero stati ceduti al posto del debito. E poiché il debitore fece bancarotta, i Rothschild usarono l´accordo per ottenere dallo Stato, dopo l´abolizione dello schiavismo nel Regno Unito, le 3 mila sterline pattuite. L´episodio non appare negli archivi della famiglia Rothschild, né nella biografia scritta dallo storico Nial Ferguson. L´unico legame finora conosciuto trai Rothschild e lo schiavismo era il ruolo avuto dai banchieri per abolirlo. E in effetti, commentando la scoperta, un portavoce della famiglia ricorda che Nathan Rothschild «era un ben noto attivista per l´uguaglianza e le libertà civili» e le nuove accuse «appaiono inconsistenti e non rappresentano la sua etica». Ma il Financial Times giudica la scoperta rilevante, perché fa luce su pratiche legali dell´epoca, adottate non solo dai Rothschild ma da altre banche e uffici legali, per usare gli schiavi nelle colonie dell´Impero britannico come forma di "ipoteca" su prestiti e debiti, ipoteca che in certi casi veniva riscossa in cambio di contanti, sfruttando il piano di compensazioni offerto dal governo dopo l´abolizione dello schiavismo. Del resto, negli ultimi anni, numerose banche americane, dalla JP Morgan alla Lehman Brothers, e perfino università come Yale e Brown, hanno riconosciuto i propri legami con lo schiavismo e fatto ammenda per gli errori del passato.

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Attali: (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 28-06-2009)

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Corriere del Mezzogiorno sezione: INPRIMOPIANO data: 28/06/2009 - pag: 3 Attali: «Trasferite nel Mezzogiorno i funzionari statali del Nord» L'economista di Sarkozy: «Così la burocrazia diverrà efficiente Napoli punti sul suo ruolo strategico nei rapporti con l'Africa» NAPOLI Sulla terrazza della sede della Fondazione SDN a Gianturco, il padrone di casa, il professore Marco Salvatore, accoglie con una macedonia di frutta Jacques Attali, l'economista ed ex consigliere del presidente Mitterrand che nell'agosto del 2007 Nicolas Sarkozy ha voluto al suo fianco, affidandogli la presidenza di una commissione di studio indipendente («multipartisan » l'hanno definita i due componenti italiani: Mario Monti e Franco Bassanini) per «esaminare le condizioni per la liberazione della crescita francese». Professore Attali, sarebbe auspicabile un lavoro come quello eseguito dalla sua commissione per rilanciare il Mezzogiorno d'Italia, magari con altre trecentosedici proposte per risolvere il gap tra Nord e Sud? «È semplicemente una questione di volontà più che di numero di proposte. Per ridurre le distanze tra Nord e Sud occorrerebbe investire fortemente sulla rete infrastrutturale, sia tradizionale che tecnologica ». Considerando quali priorità? Le direttrici principali sono: lo sviluppo dell'economia del sapere, inteso nel senso di una riforma strutturale complessiva dell'intero ciclo formativo scolastico, dalle elementari all'università, con interventi a favore della creatività, della curiosità dei bambini, dell'apprendimento della lingua inglese. Quindi, affrontare la questione della mobilità, che comprende, oltre all'aspetto economico, quello sociale, geografico, culturale, della innovazione, dell'accettazione degli immigrati e della libera concorrenza. Infine, resta da sciogliere anche qui in Italia il nodo della governance: rendere lo Stato efficiente, moderno, trasparente, in grado di investire sulle nuove tecnologie e di controllare le politiche della spesa pubblica». In Italia occorrerebbe partire da una riforma radicale della Pubblica amministrazione? «In Francia vantiamo un'amministrazione pubblica tradizionalmente efficiente. E sa perché? Nel XII secolo il re decise di inviare tutti i suoi bravi funzionari statali dal Nord al Sud e quelli del Sud al Nord nel tentativo di cementare l'unità nazionale. Non avendo alcun vincolo con i territori e con i governanti, i funzionari del re esercitarono il loro ruolo unicamente nell'interesse dello Stato». Oggi consiglierebbe di fare altrettanto anche all'Italia? «Sicuramente, se si vuole uno Stato efficiente». Tuttavia, in Italia vi sono emergenze diverse da quelle francesi. «Qui, infatti, diversamente dalla Francia, esiste un problema non trascurabile: quello del bassissimo tasso di natalità. In Francia le ultime statistiche rilevano che vi sono più di due bambini per ogni donna; mentre in Italia la natalità è vicina allo zero. E questo costituisce un problema demografico, ma anche democratico». Democratico? «Certo, se non si fanno figli significa che non si ha la possibilità di farne. Significa che le donne non si sentono garantite. Che mancano le strutture adatte per l'accoglienza dei bambini. Che non si è investito abbastanza sugli operatori dell'intero ciclo formativo. Che il diritto alla carriera lavorativa è avvertito dalla donna come minacciato o vulnerabile. Insomma, anche questi sono temi di democrazia avanzata. La Francia costituisce un modello interessante su questo versante: sin dal 1950 lo Stato, infatti, fornisce ogni mezzo a sostegno della donna, per la sua promozione sociale e lavorativa. Sono previste, per esempio, un'adeguata politica degli alloggi e specifiche condizioni di vantaggio per affrontare i disagi derivanti dalla maternità». Torniamo al gap tra Nord e Sud. Un tentativo di ricostituire le forze è quello esperito dai governatori delle regioni meridionali, i quali soprattutto in chiave politica pensano di far fronte unico a difesa del Mezzogiorno. Ritiene sia questo un modo giusto per accorciare le distanze? «La storia d'Italia è molto differente da quella francese e in molti aspetti presenta aspetti di vantaggio, come la diffusa rete di città, ognuna con una propria storia. Si tratta di eccellenti centri culturali, industriali, tecnologici. In Francia, viceversa, tutto è concentrato a Parigi, sebbene contiamo su tante grandi industrie. In Italia, poi, vi è una rete capillare di piccole e medie imprese: ed è questo il vantaggio qualitativo della diversità. Insomma, nei due paesi occorrerebbe attuare processi opposti: decentralizzazione in Francia e centralizzazione in Italia. Non so, poi, se i governatori del Sud facciano bene a unirsi contro il Governo centrale per cercare una soluzione ai problemi del Mezzogiorno». Il Sud, evidentemente, gioca una partita diversa rispetto al Nord, sia per far fronte ai problemi derivanti dal federalismo, sia perché conta su specifiche potenzialità economiche. Ritiene inevitabile una tale diversità di posizioni? «Napoli vanta una formidabile collocazione geografica e può diventare la sponda continentale di quei paesi africani che, nel prossimo futuro, saranno ancora di più considerati come interlocutori privilegiati dell'Europa. Perciò ritengo sia necessario puntare sullo sviluppo delle biotecnologie, dell'agricoltura, del turismo, dell'istruzione. Insomma, su quei settori che esercitano un forte richiamo d'interesse sulle popolazioni africane. Credo si tratti di uno sforzo che potrebbe essere sostenuto d'intesa con il Governo centrale». Professore Attali, l'Italia e il Sud devono fare i conti con la spinta separatista della Lega, fortemente in espansione dal Nord al Centro-Nord e protagonista delle politiche governative. Qual è la sua valutazione del fenomeno? «Nel XX secolo i paesi poveri si sono rivoltati contro quelli ricchi. Ora sono le regioni ricche a rivoltarsi contro quelle povere. Si tratta di un fenomeno diffuso: si è verificato già in Cecoslovacchia. E in Belgio si è riusciti a contenere gli impeti autonomisti delle Fiandre perché hanno capito in tempo che la separazione non avrebbe prodotto convenienze a favore di nessuno. Spero si comprenda la lezione anche altrove». Come valuta la politica dei respingimenti attuata dal Governo italiano? «È penalizzante per qualunque paese negare l'accoglienza agli stranieri. Le intelligenze non sono rappresentate esclusivamente da chi possiede un diploma, ma da persone che hanno volontà di integrarsi. Oggi in Europa registriamo quattro persone che lavorano per una che va in pensione. Tra venti anni ci saranno due persone che lavorano per una che andrà in pensione. L'Italia può attuare le scelte che ritiene più opportune. Ma le conseguenze saranno fortemente rischiose ». Delle trecentosedici proposte consegnate dalla sua Commissione, alcune sono state rigettate, come l'abolizione dei dipartimenti. Anche in Italia è prevista l'abolizione dell e Province. Malgrado il federalismo, i territori devono subìre qualche sacrificio? «Circa la metà delle nostre proposte ha trovato già applicazione. La riforma dei dipartimenti, invece, è stata ripresa l'altro giorno dal presidente Sarkozy nella sua conferenza di Versailles. Dunque, non è stata del tutto respinta. Anzi, credo che in Francia ci avvieremo verso una profonda ristrutturazione della pubblica amministrazione. Ma non per questo dovrà avvenire a detrimento dei territori». Ritiene sia giusto applicare su scala locale l'impostazione multipartisan della sua commissione o potrebbe costituire un alibi, sul piano politico, per dar vita ad una riedizione del consociativismo? «Io distinguerei il piano politico da quello consultivo della mia commissione. Sì, certo, se competenze e intelligenze accettano di lavorare assieme su progetti a lungo termine, nel tentativo di dar voce alle nuove generazioni, ben vengano altre commissioni. Ma la politica deve restarne fuori, deve fare un altro lavoro, tutelare gli interessi della democrazia fondati sulla diversità delle posizioni rappresentate ». Angelo Agrippa Idee a confronto A sinistra: Marco Salvatore A destra: Jacques Attali \\ Replicare la mia Commissione multipartisan su scala locale? Sì, se competenze ed esperienze decidono di lavorare per il futuro, ma non come surrogato politico

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Idee a confronto (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 28-06-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Mezzogiorno sezione: INPRIMOPIANO data: 28/06/2009 - pag: 3 Idee a confronto A sinistra: Marco Salvatore A destra: Jacques Attali anche altrove». Come valuta la politica dei respingimenti attuata dal Governo italiano? «È penalizzante per qualunque paese negare l'accoglienza agli stranieri. Le intelligenze non sono rappresentate esclusivamente da chi possiede un diploma, ma da persone che hanno volontà di integrarsi. Oggi in Europa registriamo quattro persone che lavorano per una che va in pensione. Tra venti anni ci saranno due persone che lavorano per una che andrà in pensione. L'Italia può attuare le scelte che ritiene più opportune. Ma le conseguenze saranno fortemente rischiose ». Delle trecentosedici proposte consegnate dalla sua Commissione, alcune sono state rigettate, come l'abolizione dei dipartimenti. Anche in Italia è prevista l'abolizione dell e Province. Malgrado il federalismo, i territori devono subìre qualche sacrificio? «Circa la metà delle nostre proposte ha trovato già applicazione. La riforma dei dipartimenti, invece, è stata ripresa l'altro giorno dal presidente Sarkozy nella sua conferenza di Versailles. Dunque, non è stata del tutto respinta. Anzi, credo che in Francia ci avvieremo verso una profonda ristrutturazione della pubblica amministrazione. Ma non per questo dovrà avvenire a detrimento dei territori». Ritiene sia giusto applicare su scala locale l'impostazione multipartisan della sua commissione o potrebbe costituire un alibi, sul piano politico, per dar vita ad una riedizione del consociativismo? «Io distinguerei il piano politico da quello consultivo della mia commissione. Sì, certo, se competenze e intelligenze accettano di lavorare assieme su progetti a lungo termine, nel tentativo di dar voce alle nuove generazioni, ben vengano altre commissioni. Ma la politica deve restarne fuori, deve fare un altro lavoro, tutelare gli interessi della democrazia fondati sulla diversità delle posizioni rappresentate ». Angelo Agrippa

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Maestrelli si insedia: Sarò il sindaco di tutti (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 28-06-2009)

Argomenti: Province

Domenica 28 Giugno 2009 PROVINCIA Pagina 25 SAN PIETRO IN CARIANO. Seduta senza scossoni, Accordini lascia il posto a Giovanna Righetti Maestrelli si insedia: «Sarò il sindaco di tutti» Il suo vice è Claudio Benetti, in giunta Galvanini, Zardini Sterza, Conati e Alberto Postal come nomina esterna Il primo consiglio comunale dell'era Maestrelli si apre con il forfait ufficiale di Giorgio Accordini. Un addio annunciato, quello del sindaco uscente, che era nell'aria da tempo, ma che solo venerdì pomeriggio è diventato formale. Al suo posto, all'opposizione, è subentrata l'ex vicesindaco Giovanna Righetti. Seduta sostanzialmente tranquilla la prima, con le minoranze che promettono controllo rigoroso ma anche collaborazione, pur non risparmiando qualche affondo. Il Consiglio si è aperto come da regolamento, con il sindaco Gabriele Maestrelli in fascia tricolore, a leggere la formula di rito del giuramento per passare alla lettura della composizione della giunta. L'elenco degli assessori comprende Claudio Benetti, vicesindaco e assessore alle attività produttive, tributi, commercio e protezione civile; Stiliano Galvanini, lavori pubblici; Cesare Zardini, sport e cultura; Alessandro Sterza, sicurezza, trasporti e viabilità; Alberto Conati, patrimonio e arredo urbano. In giunta siederà anche l'assessore esterno Alberto Postal, all'urbanistica e all'edilizia privata. Gabriele Maestrelli è passato quindi alla lettura del programma amministrativo, che ricalca quello elettorale della maggioranza e che mette al primo posto l'attenzione alle fasce più deboli. Una proclamazione di intenti molto ampia, che tra gli altri contempla punti come la moratoria di cinque anni per nuove lottizzazioni e l'abolizione della commissione edilizia, mentre, su traffico e viabilità, prevede la sostituzione degli impianti semaforici coi rondò e il recupero delle vecchie strade comunali in disuso. Per quanto riguarda i lavori pubblici, Maestrelli ha assicurato il completamento delle opere già in atto. Ed inoltre: «Riqualificazione e cura dei parchi giochi esistenti e aumento delle aree verdi attrezzate», ma anche la «sistemazione delle piazze di Pedemonte e San Floriano», «sostegno ed incremento di ogni iniziativa a favore dei più deboli e lo studio di parcheggi per il capoluogo». Il programma agevola anche uno sportello unico per la gestione delle attività produttive, l'interazione tra le aziende vitivinicole e la facoltà universitaria di Enologia di San Floriano, l'apertura di piccole attività commerciali nei centri storici e la variazione del mercato settimanale del capoluogo, che sia «ad evento settimanale con lo studio di adeguati parcheggi». In ambito scolastico è contemplato anche il trasporto gratuito per gli studenti e i bambini residenti. «Lavoreremo per tutti i carianesi», ha precisato Maestrelli, «anche per quelli che non ci hanno votato». Dai banchi delle minoranze, il primo ad intervenire è stato Mario Lonardi, il quale ha sottolineato che «alla luce dei risultati elettorali, l'elezione del nuovo sindaco è avvenuta con il 43,63 per cento dei voti, ciò significa che i gruppi di minoranza rappresentano il 53,37 per cento dei cittadini, cioè la maggioranza dei carianesi». Lonardi ha quindi assicurato una opposizione per il bene comune, senza preconcetti e ricorsi alla Procura o alla Corte dei conti. «Sul blocco all'attività edilizia», ha concluso Lonardi, «ci aspettiamo che alle dichiarazioni seguano i fatti». Elisa Cavazza ha inoltre sollevato dubbi sul programma della maggioranza, anche per quanto riguarda le pari opportunità e le politiche giovanili. «Ritengo poco produttivo discutere sui programmi ora», ha concluso per l'opposizione Carlo Battistella, «le cose le valuteremo sui fatti e su quelli poi ci confronteremo con l'amministrazione».  

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(sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 28-06-2009)

Argomenti: Province

Agira. Il Commissario del Comune, Spatafora, smentisce l'abolizione dell'evento «Il tradizionale Carnevale estivo non si tocca» f.g.) Sono 6 i milioni di euro assegnati alle imprese artigiane siciliane che hanno assunto apprendisti nel 2003. L'Agenzia per l'Impiego ha emanato il decreto di impegno delle somme e ha già erogato i contributi alle aziende che avevano presentato, il 15 dicembre 2003, la richiesta di ammissione ai benefici previsti, e che erano già state inserite negli elenchi delle istanze ammissibili al contributo. Per queste aziende era stato pubblicato un bando per accedere allo scorrimento delle graduatorie, allo scopo di erogare i contribuiti agli artigiani ed evitare il disimpegno, da parte dell'Unione Europea, delle somme non utilizzate. Si tratta di risorse di Agenda 2000, recuperate attraverso le economie e le revoche di finanziamenti, che erano stati impegnati per i contributi alle aziende artigiane che avevano assunto apprendisti. Alla Provincia di Enna sono stati assegnati 249.197 mila euro. Sull'erogazione alle aziende c'è un ricorso della Cna perché alcune aziende sono state escluse dalla concessione dei contributi.

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ANNIBALE DISCEPOLO Ore febbrili, di riflessione per alcuni e, per certi versi, d'angoscia pe... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Avellino)" del 28-06-2009)

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ANNIBALE DISCEPOLO Ore febbrili, di riflessione per alcuni e, per certi versi, d'angoscia per altri. Sono questi i sentimenti in campo in queste ore decisive per la sorte dell'Us Avellino 1912. Che, stando ai rumors e alle dichiarazioni ufficiali è appesa ad un filo di speranza. I tifosi lo individuano nell'auspicato esito favorevole della trattativa che l'assessore Salvatore Biazzo ha ancora in fase embrionale con una cordata di imprenditori, al momento ancora «blindati» da un riserbo che, se prima appariva istituzionalmente doveroso, ora comincia a far trasparire incertezze e perplessità agli occhi degli spettatori. Sarebbe oramai più che opportuno, infatti, conoscere i soggetti «moderatamente interessati» al progetto del vecchio-nuovo Avellino. Di cui Massimo Pugliese resta al momento ancora amministatore unico pienamente operativo, come dimostra la conclusione favorevole al club biancoverde della risoluzione delle operazioni delle cosiddette buste relative alle due comproprietà di Sestu e Ciotola che, risolte abilmente col riscatto porta alla società il diritto patrimoniale sui contratti dei due calciatori. Domani la cordata di imprenditori dovrà comunque dare una risposta certa e trasformare il «moderato interesse» o in una manifestazione concreta o in una controproposta, oppure abbandonando, dopo uno screening articolato delle carte, il tavolo della trattativa. Ed a quel punto rientrerebbe, probabilmente forzatamente, come unica àncora di salvezza del club, il patron. Ma non da solo, visto che negli ultimi giorni, direttamente ed indirettamente, sono tanti gli input costruttivi che gli giungono dalla tifoseria affinchè ci si possa confrontare, incontrare per costruire insieme quel feeling necessario per giungere ad una favorevole conclusione in grado di impedire la morte sportiva dell'Us Avellino 1912, proprio a meno di mille giorni del centenario. I tifosi sarebbero infatti disposti concretamente a sostenere il patron nella difficile operazione di salvataggio, cercando di garantirgli parte di quella liquidità necessaria per adempiere a tutte le prescrizioni imposte dal regolemento per l'ammissione al campionato di Lega Pro. Questo certificherebbe, naturalmente, visto il momento delicato, l'abolizione di qualsiasi forma di contestazione e l'accettazione di un programma ridimensionato nelle ambizioni rispetto al passato, ma paletto necessario per garantire l'inizio di un nuovo rapporto e la continuità della tradizione calcistica irpina, sempre e comunque sotto la bandiera dell'Us Avellino 1912. I tifosi, infatti, avrebbero intenzione di proporre al patron una serie di progetti diretti a reperire risorse utili: dalla sottoscrizione anticipata degli abbonamenti ad un prezzo calibrato (intorno i 200 euro per la curva) alla vendita di magliette con la scritta Salviamo il lupo da offrire, per ottenerne una diffusione più capillare, utilizzando anche i siti internet ufficiali e non collegati all'Us Avellino. Ma il sostegno dovrà necessariamente giungere anche dalle istituzioni: Comune, Provincia, enti come la Camera di commercio, ordini professionali e soprattutto dalla partecipazione degli imprenditori, attraverso l' acquisizione di abbonamenti a costo «da sostenitore» della tribuna Montevergine, oppure con quella anticipata degli spazi pubblicitari del Partenio. E nell'utilizzo delle potenzialità della ristorazione irpina, un'altra possibilità potrebbe essere quella di destinare gli incassi di una giornata che si potrebbe chiamare «salviamo il lupo», alle casse dell'Avellino per esaltare un simbolo di questa provincia: la squadra di calcio. Realtà possibile o pura utopia?

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ADUC: CANONE/IMPOSTA RAI. VERSO L'ABOLIZIONE ANCHE IN POLONIA... IN ITALIA IL GOVERNO NON RISPONDE NEANCHE ALLE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI... (sezione: Province)

( da "marketpress.info" del 29-06-2009)

Argomenti: Province

Lunedì 29 Giugno 2009 ADUC: CANONE/IMPOSTA RAI. VERSO L´ABOLIZIONE ANCHE IN POLONIA... IN ITALIA IL GOVERNO NON RISPONDE NEANCHE ALLE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI... Firenze, 29 Giugno 2009 – Aduc rende noto che la Dieta polacca ha deciso di abolire il canone sulla tv di Stato e gli spot commerciali nei programmi. I media pubblici saranno finanziati direttamente dal bilancio dello Stato. Il governo liberale di Donald Tusk ha ottenuto questo successo, con la forte opposizione di conservatori e socialdemocratici. Ora si aspetta la firma del presidente della Repubblica, il conservatore Lech Kaczynski. Il canone/imposta delle tv di Stato e´ un problema per tutti i Paesi, che´ ovunque i contribuenti non digeriscono questa imposizione che deve essere pagata per il solo fatto di possedere un apparecchio tv, anche se non si guardano mai i programmi di Stato. Ma non tutti i Paesi europei la pensano allo stesso modo. Al prossimo ingresso della Polonia, tra i Paesi che hanno abolito la gabella, sono gia´ senza canone/imposta Olanda, Ungheria, Bulgaria, Spagna, Belgio fiammingo, Lussemburgo, Portogallo, Lituania, Lettonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Turchia. Pagano invece il canone, ma non hanno pubblicita´ commerciale: Francia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia. In Italia, dove il problema e´ molto sentito: questa gabella risulta essere la piu´ odiata dagli italiani e -secondo la Rai- oltre il 30% dei presunti possessori di apparecchi tv risulta evasore. La situazione e´ ovviamente a livelli paradossali e tragico-ridicoli: la materia e´ disciplinata da una legge del 1938 (quando non c´era neanche un tv in Italia) e il Governo non risponde da anni a diverse interrogazioni parlamentari che cercano di fare il punto sulla controversa campagna della Rai per esigere la gabella e su metodi di applicazione della stessa che partono dal presupposto che non tutti sono uguali di fronte alla legge. Non solo, ma in Italia ci portiamo dietro il fardello -inattuato- di un referendum che nel 1995 aveva visto la maggioranza degli italiani chiedere che la tv di Stato fosse privatizzata. Tutto questo oltre a pareri della Corte dei Conti, del Garante del Contribuente e petizioni popolari firmate da centinaia di migliaia di cittadini che condannano l´ attuale sistema del canone/imposta. Diversi soldati polacchi vennero in Italia negli anni ´940 per liberarci dal nazi-fascismo, dobbiamo sperare che arrivino anche per liberarci dal monopolio e contribuire alla nostra liberta´ d´antenna e di informazione? . <<BACK

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Conti in rosso verso il restyling (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 29-06-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: AUTONOMIE LOCALI E PA data: 2009-06-29 - pag: 49 autore: Patto di stabilità. In programma la reintroduzione della base di calcolo triennale e dei vincoli di cassa e competenza Conti in rosso verso il restyling La revisione delle stime Istat riporta i Comuni sotto un deficit pesante Gianmarco Conti I bilanci dei Comuni sono ancora in profondo rosso. Il conto consolidato della pubblica amministrazione diffuso dal-l'Istat (su cui si veda anche «Il Sole 24 Ore» del 23 giugno) riporta in territorio negativo le performance dei Comuni, che nei dati sui bilanci pubblicati lo scorso anno erano invece stati accreditati, per il 2007, di un +325 milioni. La revisione, che riguarda le serie storiche fin dal 2005, sentenzia al contrario per i Comuni un pesante indebitamento, pari a 2.332 milioni, con una revisione verso il basso di 2.657 milioni. Situazione migliore nel 2008, quando l'indebitamento è di "soli" 1.119 milioni. La rivisitazione dei conti provinciali rivela invece una sorpresa positiva. I dati corretti mostrano un dimezzamento dell'indebitamento, passando da –1.270 milioni a –557. I nuovi numeri arrivano alla vigilia del processo di revisione che inevitabilmente coinvolgerà anche quest'anno i vincoli di finanza pubblica per gli enti locali. Le regole varate con la manovra estiva del 2008, che pure avevano ambizioni almeno triennali, hanno aperto numerosi problemi ( alcuni dei quali, come il trattamento da riservare alle entrate da dismissioni, "risolte" solo tre settimane fa dal decreto dell'Economia sugli obiettivi). E soprattutto appare ormai insostenibile il blocco della cassa che frena i pagamenti ai fornitori anche quando le risorse ci sono; il tema ha infiammato il dibattito da parte di tutti gli operatori economici, e sarà addirittura oggetto di un giudizio di legittimità costituzionale (si veda anche l'articolo in basso). è presto per dire quali saranno gli interventi sulle regole per il 2010, anche se alcune direttrici sono già filtrate negli incontri dei mesi scorsi con il ministero dell'Economia.In cima all'agenda, espressa anche dal sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas, ci sono due restaurazioni: la base di calcolo triennale, in sostituzione di quella annnuale prevista per il 2009, e l'obbligo del rispetto dei vincoli sia di competenza che di cassa. Il primo intervento ha il pregio della flessibilità, per evitare di penalizzare gli enti che nell'anno preso a riferimento sono influenzati da condizioni particolari (come accaduto quest'anno, a partire da Brescia), mentre il secondo prova a superare le obiezioni di un meccanismo di calcolo mai entrato pienamente nelle corde di molti operatori. Rimane, comunque, il problema dello sblocco dei pagamenti, che produrrebbe un nuovo incremento del debito pubblico che già è tornato a viaggiare a livelli da record. Difficile, poi, trovare regole in grado di adattarsi a tutte le tipologie di enti. I conti consolidati dell'Istat, come accennato, mostrano strade divergenti per Comuni e Province. Secondo gli ultimi dati pubblicati i Comuni hanno registrato un incremento dell'indebitamento pari al 172% tra il 2006 e il 2007 e una contrazione nell'anno successivo del 52% (passando da 2.332 milioni di euro a 1.119). Percorso esattamente inverso ha registrato le Province con un miglioramento dei conti del 2007 del 57,8% ed un peggioramento l'anno successivo del 63,4 per cento. I dati 2008, però, sono da prendere con le molle, se è vero che le stime del comparto delle amministrazioni comunali portano ad un incremento delle entrate correnti del 7,9% spinte sia da un incremento delle imposte (proprio nell'anno dell'abolizione dell'Ici), sia dei trasferimenti da enti pubblici (in questo caso giustificati dal rimborso del mancato gettito dell'imposta venuta meno). Il miglioramento dei conti economici comunali per il 2008 è difficilmente spiegabile anche considerando una manovra di quell'anno molto meno restrittiva rispetto a quella del 2007. L'obiettivo per il comparto, ai fini del rispetto del Patto di stabilità, era infatti nel 2008 nettamente inferiore a quello imposto l'anno precedente, ed è difficile giustificare un dimezzamento dell'indebitamento a fronte di una manovra di finanza pubblica espansiva sul comparto. L'unica plausibile ragione di questo miglioramento può essere ricercata nel meccanismo di calcolo degli obiettivi del patto. Il 2008, infatti, si è caratterizzato per il debutto del saldo misto quale unico obiettivo per Comuni e Province. Anche il ministero dell'Economia, del resto, ha spiegato in passato che la competenza mista rappresenta l'approssimazione migliore dei bilanci comunali ai metodi di calcolo adottati in ambitocomunitario per la determinazione del deficit e del debito nazionale. Ma se questo è vero per i Comuni, la stessa affermazione non vale per le Province che, al contrario, hanno un indebitamento stimato in linea con l'allentamento della manovra decisa dal Governo Prodi nel 2008. © RIPRODUZIONE RISERVATA I NUMERI Secondo gli ultimi dati i sindaci hanno chiuso in deficit il 2007 e il 2008 mentre i risultati precedenti avevano il segno positivo

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Tremila enti verso l'addio (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 29-06-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-06-29 - pag: 12 autore: Federalismo. Gli effetti del Codice delle autonomie preparato dal ministro per la Semplificazione Tremila enti verso l'addio L'abolizione dovrebbe colpire consorzi, parchi e comunità montane Gianni Trovati Per gestire il territorio bastano Comuni, Province, Regioni e nulla più. Se riuscirà a portare fino al traguardo questa impostazione, rispettosa alla lettera della Costituzione, il disegno di legge "Calderoli" che riscrive gli ordinamenti delle autonomie locali cancellerà con un colpo di penna almeno 3mila enti, in cui ha una poltrona, una seggiola o uno sgabello un esercito stimabile tra le 20 e le 30mila persone. La fotografia è prudenziale, anche perché alcune rilevazioni abbracciano per ora solo una parte della Pa, mentre un'altra resta completamente nell'ombra.All'esodo si aggiungerebbero inoltre gli 86mila politici locali che si vedrebbero portare via il seggio dalla riduzione dei consigli e delle giunte in Comuni e Province (si veda l'articolo in basso). Il disegno è ambizioso, e per il momento sta solo muovendo i primi passi nelle "bozzacce" che il ministro per la Semplificazione ha sottoposto a un primo confronto e che, una volta affinate, approderanno in consiglio dei ministri per il primo via libera. Ma la strategia sembra decisa e vuole mantenere sul palcoscenico dell'amministrazione locale solo i tre attori previsti dalla Costituzione: che sono appunto Regioni, Province e Comuni. Molti dei comprimari, dai consorzi di bonifica ai parchi regionali, secondo il progetto saranno destinati a passare i loro compiti alle Province, che con l'agenda piena di nuove attribuzioni sarebbero al riparo dall'eterno dibattito sulla loro abolizione. La compagnia destinata al gorgo del nuovo taglia-enti è delle più variegate. Ci sono realtà diventate celebri (loro malgrado) come le comunità montane osconosciute ai non addetti ai lavori come i bacini imbriferi montani, organizzazioni storiche come i consorzi di bonifica o seminuove come gli Ato (ambiti territoriali ottimali) per la gestione dei rifiuti, che sembrano destinati ad avviarsi al tramonto molto prima di una loro compiuta attuazione. Un censimento preciso di questi enti è un'opera titanica, e sul numero di rappresentanti, consiglieri e amministratori occorre fermarsi alle stime, perché il dedalo delle regole locali non consente calcoli definitivi. In gioco, però, ci sono le migliaia di presidenze, vicepresidenze e poltrone di consigli di amministrazione, mentre non corrono alcun pericolo i dipendenti a tempo indeterminato, tutti destinati a trasferirsi, insieme alle funzioni degli enti che spariscono. Discorso diverso, invece, per le varie forme di lavoro flessibile, che al momento non trovano nessuna clausola di salvaguardia. Nelle Comunità montane, per fare un esempio, l'ultimo conto annuale del personale stilato dalla Ragioneria generale dello Stato (e relativo al 2007) conta 4.679 dipendenti stabili e 752 contratti a termine. La strategia, in realtà, più che sul taglio di indennità e gettoni punta le proprie speranze di risparmio sulla semplificazione della catena decisionale. Il valore delle poltrone dipende dalle regole locali, che variano anche quando si rimane nella stessa tipologia di ente. All'Ato del Bacchiglione, che gestisce il servizio idrico integrato in 140 Comuni nelle province di Padova, Vicenza e Venezia, presidente e consiglio di amministrazione (7 membri) costano all'anno 133mila euro, il 48% in meno di quanto costavano nel 2004. Nell'Ato della Basilicata, che fa lo stesso servizio per i 131 Comuni lucani, il presidente e i 12 membri del consiglio esecutivo ricevono per regolamento la stessa indennità che spetta al presidente e agli assessori di una Provincia con un numero di abitanti pari a quelli serviti dall'Ato. A conti fatti, si tratta di circa 6-700mila euro all'anno (i bilanci dell'Ato non sono consultabili online). I 91 Ato per il servizio idrico, che gestiscono la fornitura di acqua e la depurazione e stabiliscono le tariffe, sono previsti dalla legge Galli (la 36/1994) e abbracciano oggi tutti i Comuni italiani, ognuno dei quali ha quindi un proprio rappresentante nelle assemblee. La stessa regola (un rappresentante per Comune) torna negli Ato dedicati ai rifiuti (che sono 131, ma non abbracciano tutti gli enti locali), negli enti parco e in tutto il resto del variegato mondo consortile che ora il Ddl Calderoli si propone di cancellare. © RIPRODUZIONE RISERVATA FEDELTà ALLA «CARTA» Il progetto conta di trasferire tutte le funzioni alle uniche realtà amministrative previste dalla Costituzione

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Riformenon manovre (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 29-06-2009)

Argomenti: Province

Riforme non manovre Dei numerosi commenti al decreto anti crisi approvato venerdì dal Consiglio dei ministri mi ha particolarmente colpito quello del Foglio. Il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara non può essere accusato di pregiudiziale ostilità al governo ed è quindi significativo il suo giudizio sul provvedimento del governo: "Nessuna delle molteplici misure appare dotata dell'incisività necessaria ai fini del rilancio economico." Puntualmente l'editoriale passa in rassegna tutti i punti del decreto sottolineandone la scarsa o dubbia efficacia e perviene ad una conclusione che, come sanno i lettori di questo giornale, da sempre condivido: "La crisi congiunturale dovrebbe invece stimolare il governo ad affrontare le nostre debolezze strutturali e le riforme necessarie per dare slancio all'economia e alleggerire il debito pensionistico che pesa sulla nostra finanza pubblica. Il piccolo cabotaggio - seppure comprensibile - adesso va superato con una scossa riformatrice". Va segnalato incidentalmente che questo articolo mette in evidenza una peculiarità tutta italiana della nostra politica: dal momento che le opposizioni si guardano bene dal fare il loro mestiere, che dovrebbe consistere nello stimolare il governo a fare quanto si ritiene necessario, e preferiscono occuparsi di altro anziché di politica, a fare la loro parte deve provvedere la maggioranza. Che sia un giornale amico del governo a pungolarlo dimostra la latitanza delle opposizioni. Ma lasciamo i sinistri al loro infausto destino e torniamo alla tesi del Foglio. Una delle argomentazioni addotte a giustificazione del rinvio delle riforme è che la crisi in atto non le rende possibili. La tesi è assai poco convincente: un Paese dissestato, tartassato, indebitato, e con un'economia ingessata può sopravvivere (male) quando le cose vanno bene, ma quando è colpito da una crisi globale non può sperare di superarla continuando a rinviare le riforme di cui necessita e che l'Italia attende invano da decenni. Correttamente il Foglio accenna in particolare al problema dell'enorme debito pensionistico: cosa aspettiamo a rimediare alle insensatezze di un sistema insostenibile, iniquo, farraginoso e costosissimo? La speranza di vita delle donne è mediamente superiore a quella degli uomini di dieci anni... e le mandiamo in pensione prima! Date le tendenze demografiche che inequivocabilmente dimostrano che l'Italia è moribonda, come provvederemo a pagare le pensioni ad un numero crescente di anziani che peraltro vivono sempre più a lungo, dato che il numero dei giovani che finanziano il sistema cresce assai poco? Riteniamo davvero che sia politica sensata dare per scontato che, dal momento che il problema diverrà drammatico solo in futuro, saranno i governanti futuri a doverlo risolvere? La sacrosanta battaglia patrocinata da Libero per l'abolizione delle province sottolinea un altro gigantesco problema: l'assurdità del nostro apparato di governo composto da circoscrizioni, un numero spropositato di comuni, province che continuano ad aumentare di numero, regioni che dilapidano senza ritegno il pubblico denaro, comunità montane (anche al livello del mare!), parchi nazionali, autorità indipendenti, per non parlare dello Stato e dell'Unione Europea. Ognuno di questi livelli di amministrazione impiega burocrazia, foraggia politicanti, spende e spande per gli obiettivi più discutibili e rappresenta un macigno che stronca le nostre possibilità di sviluppo. Possiamo permetterci lo spreco di non riformarlo, specie in un periodo di crisi? La fiscalità si porta via circa la metà di tutto ciò che l'Italia produce, rendendo difficile risparmiare ed investire, scoraggiando il lavoro e penalizzando l'occupazione. La crisi rende indilazionabile la riforma fiscale, con la drastica riduzione delle aliquote e la chiusura delle troppe scappatoie fiscali. Anch'io, come l'editorialista del Foglio, sono convinto che l'Italia abbia bisogno di riforme non di manovre, e sono certo che anche la maggioranza degli italiani la pensa allo stesso modo. Le sinistre hanno dimostrato in modo inequivocabile che non sono in grado nemmeno di gestire l'esistente, dal nostro governo mi attendo che lo modifichi profondamente per salvare l'Italia.

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Caccia ai valichi, piano faunistico provinciale da rivedere (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 30-06-2009)

Argomenti: Province

Edizione: 30/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:la provincia Caccia ai valichi, piano faunistico provinciale da rivedere Il Tar in sede cautelare ha sospeso la delibera del Broletto che autorizzava l'attività venatoria al Colle San Zeno e al Maniva Il Tar s'è pronunciato sulla caccia in alcuni valichi BRESCIAIl neoeletto Consiglio provinciale dovrà rivedere, aggiustare e rimotivare la delibera con la quale lo scorso 31 marzo l'Amministrazione Cavalli, nel quadro di riassetto del Piano faunistico-venatorio provinciale, ha autorizzato la caccia in prossimità di alcuni valichi alpini interessati da flussi di uccelli migratori soggetti a salvaguardia. È questo il senso dell'ordinanza cautelare licenziata venerdì dalla seconda sezione del Tar di Brescia (presidente Giorgio Calderoni; giudice relatore-estensore Stefano Tenca; primo referendario Francesco Gambato Spisani), che ha accolto l'istanza incidentale del ricorso promosso dalla Lac (Lega per l'abolizione della caccia), la quale chiede l'annullamento della citata deliberazione provinciale, e per conseguenza il divieto di caccia nei nove siti - sette individuati dall'Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica) e due autonomamente dalla Provincia - resi fruibili per l'attività venatoria (roccoli, da appostamento fisso e in forma vagante). Sul fronte opposto l'Amministrazione provinciale, l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ex Infs), la Federazione italiana della caccia e tre associazioni venatorie, costituitesi in giudizio, hanno insistito per il rigetto dell'istanza e la convalida, invece, delle scelte del Broletto. Giova precisare che l'ordinanza del Tar, pubblicata ieri, è un provvedimento cautelare. In altre parole essa sospende solo temporaneamente gli effetti della avversata delibera provinciale. La questione, infatti, dovrà poi essere affrontata nel merito, e in quella sede approfondita e poi decisa. Il ricorso esaminato dal Tribunale amministrativo regionale ha riguardato e riguarda in particolare i valichi del Colle San Zeno e del Giogo del Maniva che, date le loro caratteristiche, sono off limits per la caccia, salvo deroghe specifiche, ma solo se limitate e se sorrette da congrua motivazione. Congruità che il Tar pare non abbia per ora riscontrato nel caso in esame, cioè nella delibera della Provincia, la quale, affermano i giudici, «in assenza di acquisizioni scientifiche certe non ha sufficientemente motivato» una diminuita esigenza di salvaguardia nelle aree che fanno capo ai valichi di San Zeno e del Maniva. Perciò il Tribunale ha sospeso gli effetti della delibera provinciale e ordinato all'Amministrazione di Palazzo Broletto di «determinarsi nuovamente» perchè le misure disposte contrastano con i risultati delle rilevazioni compiute nei siti in esame e che per questo non le giustificano. esseci

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Tanti cinghiali in Umbria, forse troppi. E vanno in giro nelle campagne con la prole, razziando colt... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 30-06-2009)

Argomenti: Province

Martedì 30 Giugno 2009 Chiudi Tanti cinghiali in Umbria, forse troppi. E vanno in giro nelle campagne con la prole, razziando colture di pregio. Risultato: agricoltori disperati. In fila davanti agli Atc e agli uffici regionali per ottenere i risarcimenti. Ma adesso le norme della Regione cambiano: prevenzione; eliminazione della franchigia sul risarcimento del danno (i danni sotto i cento euro non venivano rimborsati); rimborso in tempi più brevi; certezza finanziaria delle risorse, già individuate e aumentate del dieci per cento. Sono queste le linee principali del disegno di legge regionale "Norme per l'attuazione del Fondo regionale per la prevenzione e l'indennizzo dei danni arrecati alla produzione agricola dalla fauna selvatica ed inselvatichita e dall'attività venatoria". La nuova legge ha cominciato ieri il suo iter in Seconda Commissione, sostenuta dall'assessore regionale all'Ambiente, Lamberto Bottini. Il ddl apporta una integrale revisione alla legge regionale 23/1996. Sul tavolo della Commissione anche una proposta di legge analoga del consigliere Raffaele Nevi (Pdl), relativa ad alcune modifiche del vecchio testo legislativo, poi ritirata visto il superamento integrale della normativa. «La modifica sulla precedente normativa relativa ai danni provocati all'agricoltura dalla fauna selvatica (90 per cento dai cinghiali) - ha detto Bottini - si impone poichè, nel tempo, la quantificazione dei danni ha assunto cifre caratterizzate da un incremento, soprattutto nel 2007 e 2008, esponenziale». Tra i punti principali del ddl c'è, quindi l'abolizione di qualunque franchigia, mentre l'attuale legge prevede il risarcimento fino al 70 per cento. In questo senso avranno importantissimi compiti gli Atc (Ambiti territoriali di caccia), che provvederanno, a fronte delle domande degli agricoltori, ad erogare le risorse per l'installazione di strumenti atti a prevenire l'accesso ai campi da parte dei cinghiali. Tuttavia, per gli agricoltori che non porranno il problema della realizzazione dei recinti, il rimborso per i danni rilevati verrà decurtato fino al 50 per cento. I danni annuali derivanti dalla fauna selvatica sull'agricoltura sono quantificabili in 600-700 mila euro. La legge prevede anche che i nuovi Enti gestori delle aree protette, cioè le Comunità montane, in maniera prevalente, dovranno stipulare accordi con gli Atc e con le Province al fine di intervenire sui contenimenti riguardanti le aree protette. risorse di altra provenienza. Il presidente della II Commissione Franco Tomassoni, ha detto che l'obiettivo è quello di portare l'atto in Aula, per l'approvazione, prima delle ferie estive. Per mercoledì 8 luglio è prevista un'audizione a palazzo Cesaroni con le Associazioni di categoria, gli Atc, le Province e i vari soggetti interessati.

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Le primarie sono una delle maggiori novità introdotte dal Pd fin dal suo apparire. Con le prima... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 30-06-2009)

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Martedì 30 Giugno 2009 Chiudi Le primarie sono una delle maggiori novità introdotte dal Pd fin dal suo apparire. Con le primarie fu incoronato candidato premier Romano Prodi, con le primarie fu incoronato leader Walter Veltroni, con le primarie sarà scelto il segretario prossimo venturo del Pd. Con le primarie, ancora, sono stati scelti molti dei candidati a sindaco o a presidente della Provincia delle recenti amministrative, è accaduto a Firenze per Renzi con ben cinque candidati in lizza, è accaduto a Bologna per Delbono successore di Cofferati, e per tanti altri candidati. Una sbornia di primarie, tanto che all'ultima direzione democrat la pattuglia della "sinistra del Pd" guidata da Vita e Nerozzi ha presentato un ordine del giorno che chiedeva sic et simpliciter l'abolizione delle priamrie per la scelta del leader. Nel duello annunciato tra Franceschini e Bersani potrebbe anche accadere che il secondo vinca nella conta tra gli iscritti e il primo prevalga poi nelle primarie aperte agli elettori e non solo ai tesserati.

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Meno tassema non per tuttiperché sul debitocasca l'asino (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-06-2009)

Argomenti: Province

Meno tassema non per tuttiperché sul debitocasca l'asino Silvio Berlusconi intende detassare gli utili delle imprese purché siano destinati ad investimenti, partendo da un semplice assioma: il governo rinuncia a una parte delle entrate fiscali con l'obiettivo di assicurarsi in futuro, per l'auspicata espansione delle attività produttive, maggiori imposte dirette (Ire) ed indirette (Iva). Lo stesso assioma potrebbe valere se il governo si decidesse a diminuire il carico fiscale sulle buste paga dei lavoratori dipendenti (il più alto in Europa): una diminuzione del gettito dell'Irpef a fronte di una conseguente espansione dei consumi e quindi un correlato maggiore gettito delle imposte dirette e indirette. Potrebbe rappresentare un volano di non poco conto per la tanto attesa ripresa e adombrato in più di una occasione dallo stesso Berlusconi. Già, ma se non c'è liquidità come si fa a consumare? Questa riflessione nasce spontanea: prima l'Alitalia, poi le banche, ora la detassazione alle imprese. I sacrifici sono riservati solo ai lavoratori e ai pensionati a reddito fisso chiamati, senza nessuna possibilità di evasione, a tenere in piedi tutta la baracca. Enzo Fazio SPOTORNO (SV) 30/06/2009 tax corner i quesiti su imposte e tasse avvocato SARA ARMELLA Scrivere a: Il Secolo XIX piazza Piccapietra 21 rubrica: Tax Corner - 16121 Genova fax. 010 8595201; e-mail: segreteria@studioarmella.com 30/06/2009 Abbassare le tasse, sia alle imprese che ai contribuenti, sarebbe un'ottima idea. Il problema è che si aprirebbe un buco nei conti dello Stato e, con i livelli di debito italiano, l'Unione europea non gradirebbe. Dunque, la condizione essenziale per rivedere le aliquote è tagliare le spese. Qui, come al solito, cascano tutti gli asini. Anche senza tornare sulla faccenda delle Province (sia il centrodestra sia il centrosinistra erano favorevoli alla loro abolizione in campagna elettorale, adesso nessuno ne parla più e anzi, alle ultime amministrative, abbiamo votato per tre nuove Province), ci sono i calcoli dell'economista Luca Ricolfi, secondo il quale si potrebbe ridurre la spesa per la sanità e l'instruzione di un terzo, mantenendo lo stesso livello di servizi. Insomma, se volesse, la classe politica (non solo la maggioranza) avrebbe l'imbarazzo della scelta: ma non ci sono evidenze che ne abbia la pur minima intenzione. Il nodo sta tutto qui. Va detto però che la volontà politica è necessaria ma non sufficiente. La vischiosità del mondo del lavoro, che rende difficile la mobilità, è una foglia di fico dietro la quale è facile nascondersi. L'Alitalia ne è un ottimo esempio: a ridurla in quello stato fu proprio la determinazione dei politici a usarla come riserva clientelare accoppiata alla cecità sindacale di guardare agli svantaggi immediati piuttosto che ai vantaggi di medio-lungo periodo. Quanto alle banche, esse non hanno ricevuto regali: gli interessi sui Tremonti-bond devono pagarli. 30/06/2009 Questa rubrica è anche nel programma radiofonico Il Condominio ogni lunedì mattina su Radio 19 30/06/2009

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