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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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toARTICOLI DEL  19-27 dicembre 2008      #TOP



Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (75)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

La prima stranezza è la reazione degli amministratori pubblici e quindi dei politici. ... ( da "Alto Adige" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: In mancanza di spiegazioni ufficiali sul «taglio» del treno e su comprensibili spiegazioni da parte di Trenitalia, il tarlo del sospetto sta «lavorando» con sempre maggiore insistenza: vuoi che l'abolizione dell'Eurostar sia stata una manovra concordata per fare un favore al servizio di trasporto aereo? Ezio Danieli

Casini: l'Udc è il centro moderato ( da "Giornale di Brescia" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Nel programma del Pdl si prevede l'abolizione delle Province. Noi diciamo che vanno riviste le autonomie locali per non appesantire burocraticamente il cittadino e non aumentare la spesa». Il tema della giustizia può essere un terreno d'incontro trasversale alle forze politiche?

Concesio Polo scolastico, progetto da 4 milioni ( da "Giornale di Brescia" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici sulla prima casa. L'Ici era immediatamente disponibile per i Comuni, avendo optato per la riscossione diretta, ora invece si deve attendere la liquidazione dallo Stato con ripercussioni sul fondo di cassa. Nella manovra finanziaria per il 2009 è inoltre previsto un ulteriore taglio del contributo ordinario del 3%

Province da salvare ma risparmiare si può ( da "Arena, L'" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abbiano avviato una controffensiva efficace alla campagna di abolizione delle Province. Mi fa piacere constatare che anche il presidente Melilli non intende difendere l'indifendibile. Anche le Province stanno dalla parte di chi vuole combattere gli sprechi. Ci si è sbagliati al non opporsi in passato all'istituzione di quegli enti di dimensioni troppo piccole.

Il commissario Foscolo debutta al Platano ( da "Arena, L'" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: a me spetta fare una fotografia dell'ente, redigere una proposta di come far tornare tutto agli enti locali». L'abolizione delle comunità montane è servita per risparmiare: «La soppressione di alcuni di questi enti è stata prevista dalla Finanziaria proprio per conseguire dei risparmi nella spesa pubblica».

approvo il nuovo tracciato ( da "Messaggero Veneto, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: È molto più sicuro e comodo svoltare in via Mezzasacca, viale Centrale, piuttosto che in via Tridentina o via Mercato. Per la cronaca, segnalo che i civici dispari di via Tridentina raccolsero firme e ottennero l'abolizione dei pullman. Era ora di immettere gli autobus su viale Europa! Dottor Luca Cossutti

Zenti: Tavolo istituzionale per le famiglie in difficoltà ( da "Corriere del Veneto" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: avviare un tavolo di lavoro con la Provincia e alcuni sindaci in modo da concertare una serie di azioni positive a sostegno delle famiglie». L'incontro ha affrontato anche il tema dell'abolizione delle Province, che il vescovo ha difeso: «Se le province fossero abolite - ha detto Zenti - il rischio è forse di una statalizzazione delle Regioni lontane dai problemi del territorio»

Casini: Lega, no diktat Le province? Da abolire ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province». Così Pierferdinando Casini ieri sera a Brescia, poco prima di intervenire alla cena natalizia organizzata dal partito provinciale al PalaBrescia, e a cui sedevano 800 commensali. Reduce da un incontro con i segretari provinciali lombardi che non l'ha messo di buon umore, in una saletta abbastanza triste che non gli ha risollevato l'

NON ME ne voglia, ma a me questa battaglia per l'abolizione delle Province sembra un po... ( da "Nazione, La (Firenze)" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province sembra un po... NON ME ne voglia, ma a me questa battaglia per l?abolizione delle Province sembra un po? come quando Starace saltava nel cerchio di fuoco per dimostrare la virilità italiana. Una esibizione muscolare tutta apparenza e niente sostanza.

CARO NAZIONE, io non capisco perché anche il vostro giornale non conduca una campagn... ( da "Nazione, La (Firenze)" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. Mi chiedo da sempre, infatti, quale sia l?utilità reale di questo ente pubblico, se non quello di dare un posto di lavoro a qualche politico di professione. Un ente senza competenze forti e adesso privo anche di rappresentatività simbolica: da quando le targhe sono state cambiate,

Si vota il 6 e 7 giugno, Cesetti: <Impossibile che il Governo ci stoppi> ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sarebbe un atto gravissimo di esproprio dell?autorità del Parlamento, che ha approvato le leggi istitutive delle tre nuove Province, e della volontà popolare. Il disegno di legge costituzionale recentemente presentato sull?abolizione di tutte le Province seguirà il suo complesso iter e vedremo se troverà l?

i miei primi cinque anni di buon governo ( da "Nuova Venezia, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: in parte dismettendo le partecipazione dell'autostrada Venezia-Padova». Davide Zoggia sottolinea poi il virtuosismo dell'Ente: «Il meno indebitato del Veneto assieme a Verona - sottolinea -. Abbiamo rispettato in pieno il patto di stabilità». L'abolizione della Provincia? «Siamo pronti a ridiscuterne il ruolo - dice Zoggia -.

Consiglio Direttivo Upi: il 30 gennaio mobilitazione nazionale delle Province contro l'abolizione ( da "Sestopotere.com" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il 30 gennaio mobilitazione nazionale delle Province contro l?abolizione (19/12/2008 12:36) | (Sesto Potere)-Rimini-19 dicembre 2008 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini,

Contenimento della spesa e rispetto del patto di stabilità <Onorato il nostro mandato> ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Quanto all'accesa questione sull'abolizione o meno delle Province, Zoggia risponde così alle domande dei giornalisti: Sono disposto a parlarne, ma se si eliminano le Province allora deve essere riformato tutto il sistema dello Stato, a partire dalla riduzione del numero di parlamentari.

Il ruolo delle Province va affrontato Si fa la riforma o si va all'abolizione? ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: INTERVENTO Il ruolo delle Province va affrontato Si fa la riforma o si va all'abolizione? di Dante Buson * Da tempo in politica si dibatte sull'utilità delle province e sono molti coloro che sostengono che la loro abolizione porterebbe ai cittadini più benefici, in termini di riduzione della spesa pubblica, che svantaggi.

Sull'abolizione delle Provincia Agostini interroga Maroni ( da "Quotidiano.it, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sull'abolizione delle Provincia Agostini interroga Maroni Roma | Il parlamentare del Partito Democratico ha presentato un'interrogazione scritta al Ministro degli Interni per fare chiarezza sulla questione della divisione dei beni delle nuove Province.

Mosele fa l'ultimo bilancio e lancia Pastorello <Auspico la continuità> ( da "Corriere del Veneto" del 20-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Cosa ne pensa del dibattito sull'abolizione delle Province? «Il dibattito sul ruolo delle Province è sempre più attuale, dal momento che occorre fare i conti con le risorse a disposizione. Ma bisogna salvaguardare gli enti virtuosi, che operano nel rispetto delle regole e per gli interessi dei cittadini.

Podestà: <Non temo Penati, sono pronto alla sfida> ( da "Giornale.it, Il" del 20-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: chiacchierando con i cronisti a margine della festa natalizia del Popolo della Libertà ha anche ricordato che c'è un dibattito «in corso sul tema dell'eventuale abolizione della Provincia e che si attende ai livelli più alti una precisa definizione della questione». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

nessuna presenza "impropria" nell'ufficio della dirigente ( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: consiglio provinciale di Gorizia nel corso della quale ha trovato ampia eco la campagna stampa portata avanti a livello nazionale in particolare dal quotidiano "Libero" per l'abolizione delle Province. Il presidente del consiglio goriziano Alessandro Fabbro ha dato lettura di una lettera del presidente dell'Unione Province d'Italia (l'Upi) Fabio Melilli nella quale si sottolinea che «

Bruni sta con Frantellizzi <Carioni è troppo ideologico> ( da "Corriere Di Como, Il" del 20-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sul tema dell'abolizione dei Palazzi del Governo lanciato dal numero uno di Villa Saporiti. «Lo Stato sta facendo una strettissima e rigorosa riflessione sul contenimento dei costi - ha aggiunto il primo cittadino - Può darsi che la strutturazione attuale delle Prefetture non sia quella ideale e possa anche essere modificata e migliorata.

I Sindaci in Provincia per la Città Metropolitana ( da "Italia Sera" del 20-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'attuale Comune di Roma e della Provincia di Roma, nonché la trasformazione degli attuali municipi di Roma e dei 121 comuni della Provincia in comuni metropolitani. Questa è la sfida da vincere per dare risposte concrete ai cittadini di Roma e dell'hinterland, e per ridurre i livelli istituzionali da 5 a 3 a Roma e da 4 a 3 nei comuni della Provincia"

E se avessero soppresso il treno per dare una mano all'aereo? ( da "Trentino" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: In mancanza di spiegazioni ufficiali sul «taglio» del treno, il tarlo del sospetto sta lavorando con sempre maggiore insistenza: vuoi che l'abolizione dell'Eurostar sia stata una manovra concordata per fare un favore al servizio di trasporto aereo? Ezio Danieli

Ordine degli architetti: vogliamo una legge quadro ( da "Giornale di Brescia" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: crescita dei nuovi iscritti si mantiene sui livelli dello scorso anno (un incremento del 25% rispetto alla media del periodo 1990-2000). Luigi Mirizzi, del Consiglio nazionale degli Architetti, è entrato nel merito di problemi generali connessi alla legge sull'architettura e all'abolizione del tariffario minimo, a partire da una distinzione fra incarichi pubblici e incarichi privati.

sante sguotti dirà messa a natale concelebrerò anche con milingo - gianni biasetto ( da "Mattino di Padova, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: della Chiesa. In particolar modo quelle sull'abolizione del celibato nel clero e sulla piena riammissione dei cattolici divorziati e dei separati conviventi. «La visita di Milingo non era prevista, è stata decisa all'ultimo momento e non abbiamo avuto il tempo per parlarci - spiega Sante Sguotti - Nelle prossime ore penso di incontrarlo per programmare quelle che saranno le messe

promossa la giunta casarin ( da "Mattino di Padova, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: del ruolo di coordinamento delle attività dei Comuni, nonostante proprio Casarin abbia intuito in anticipo la «rivolta dei sindaci» nei confronti della Finanziaria. Gli amministratori di palazzo santo Stefano vengono «bocciati» solo in tre... materie. L'abolizione delle auto blu, che per il 59% sembra essere la minima dimostrazione di saper rinunciare ai privilegi della politica.

<Basta con la Provincia inutile tutta tasse e giochi finanziari> ( da "Giornale.it, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: la Provincia ha totalmente dimenticato il suo ruolo e si è data solo a investimenti finanziari e a incrementare le tasse». È in corso un dibattito per l'abolizione della Provincia. È davvero un ente inutile? «Oggi abolire la Provincia vuol dire mettere in discussione la manutenzione delle strade, delle infrastrutture e delle scuole.

Abolirle èuna perdita di democrazia ( da "Tempo, Il" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Tutti nei loro interventi, davanti ad una folta platea di studenti delle scuole superiori, si sono detti fortemente contrari alla abolizione delle Province. «La Costituzione è un testo chiaro - ha detto la Pezzopane - con qualche ruga che va eliminata, proprio come una donna di 60 anni».

Oderzo (an.fr.) Forza Italia è oggi in piazza per ... ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 21-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Forza Italia è oggi in piazza per raccogliere le firme a sostegno delle candidature di coloro che parteciperanno al primo congresso nazionale del Pdl. «Con l'occasione - dice il coordinatore Marcello Ferri - invitiano anche le persone a firmare per l'abolizione delle province, secondo il progetto che sta portando avanti il ministro Sacconi.

IL CONSIGLIO dei Ministri ha approvato giovedì i quatt... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 22-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: nelle classi prime delle superiori (se non vi saranno intoppi) dal settembre 2010. Ecco le principali novità in rapporto al nostro territorio. Scuola dell?infanzia: ci si potrà iscrivere a partire dai due anni e mezzo. Scuola elementare: abolizione del modulo dei docenti, introduzione progressiva (dalla classe prima) del maestro unico di riferimento,

L'ex palazzo comunale restaurato è un grande risultato, ma non è finita. Una... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 22-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: con il rinnovo di giunte e consigli comunali anche all'abolizione del decentramento e delle circoscrizioni. E sparirà anche la Sesta circoscrizione, quella del San Bartolo, che in questi anni si è battuta per ridare nuova linfa all'ex palazzo comunale di Fiorenzuola di Focara, inaugurato ieri mattina.

La casta, Upi: "il 30 gennaio mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province" ( da "Sestopotere.com" del 22-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il 30 gennaio mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province" (22/12/2008 09:41) | (Sesto Potere) - Roma - 22 dicembre 2008 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini,

ABRUZZO: PAGANO (PDL), SINISTRA FA SALTARE ABOLIZIONE NORMA SU PRECARI. ( da "Asca" del 22-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il tema della abrogazione della contestatissima norma relavita alla stabilizzazione dei Cococo e dei cosiddetti portaborse (art.24 e 25 della legge regionale 17/2008), gia' impugnata dal Consiglio dei Ministri. Tale provvedimento - ricorda Nazario Pagano, capogruppo di Fi nel Consiglio regioanle abruzzese - e' destinato ad essere cancellato,

Lo spurgo del Pd: doloroso, ma necessario ( da "Trentino" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sì ad un piano di sostegno dell''economia - che sia reale e non dia carità - con meno tasse in busta paga e pensioni più dignitose. Il tutto con fondi dove si dovrebbero reperire: abolizione delle Province nelle Regioni a Statuto Ordinario, lotta all'evasione fiscale (che quest'anno è aumentata del 30% con una perdita secca di 90 milardi di euro!

n Ricordo di Matteo Lunelli E così caro Matteo ci hai lasciato ( da "Adige, L'" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sì ad un piano di sostegno dell''economia, che sia reale, ma che non sia carità, con meno tasse in busta paga e pensioni più dignitose; il tutto con reperimento di fondi dove si dovrebbero reperire: abolizione delle Province nelle Regioni a Statuto Ordinario, lotta all'evasione fiscale (che quest'anno è aumentata del 30% con una perdita secca di 90 milardi di euro!

fontanini: prefetture inutili bastano le nostre autonomie ( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province? «In questi mesi la Lega si è dichiarata fortemente a difesa delle Province perché ci rendiamo conto che serve un ente che difenda un'identità e un ruolo di area vasta. Del resto, non posso immaginare un Friuli senza la Provincia di Udine, salvo non ristrutturare la nostra regione creando l'area metropolitana per Trieste e la Regione del Friuli»

<No a proposte per cancellare le province Il piano rifiuti pronto entro fine gennaio> ( da "Giorno, Il (Varese)" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province proprio non gli va giù. «Ci vuole un livello di governo intermedio - chiarisce - fra Comuni ed enti superiori, tanto più che le Province si occupano di questioni che le amministrazioni locali non possono trattare, come le strade di collegamento o le scuole».

Contro l'abolizione il 30 gennaio Consigli provinciali straordinari ( da "Eco di Bergamo, L'" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Unione Province d'Italia) per il 30 gennaio, quando in tutta la Penisola le Province convocheranno Consigli provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati e i cittadini, «per difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese»

Un'occupazione che cambiò le anime ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: urbinate presentò al Rettore una serie di richieste sui piani di studio delle Facoltà di Lettere-Filosofia, e di Magistero. Eccone alcune: «Abolizione di ogni forma di controllo preventivo quali tesine, colloqui ed altri» (n. 2). «Sessione continuata d?esami» (n. 3). «Libera scelta del corso monografico e facoltativa sostituzione con un lavoro individuale o collettivo di ricerca» (n.

<La Provincia è il seme del federalismo> ( da "Corriere del Veneto" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il loro mantenimento o la loro abolizione – ammonisce il presidente vicentino – essere una questione economica. Perché le risorse finanziarie derivano essenzialmente da prelievi locali e non dallo Stato centrale: possiamo dire che al momento le entrate della Provincia siano l'unico esempio di federalismo fiscale.

portaborse, lite sul ritiro delle legge ( da "Centro, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: di Maurizio Piccinino Portaborse, lite sul ritiro delle legge Passa il bilancio provvisorio sulle assunzioni il Pd si spacca PESCARA. Passa l'esercizio provvisorio del bilancio regionale ma è scontro sull'abolizione della norma sui portaborse. Uno stop alla legge fatta saltare da alcuni esponenti del Pd e dei Verdi.

Cara Lega, ora c'è bisogno di... ( da "Giornale.it, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Lo stesso rifiuto della Lega di accettare l?abolizione delle province mostra che l?interesse del partito di Bossi è quello espresso dagli amministratori locali delle province minori, l?elettorato valligiano in cui maggiormente si fonda la Lega. Se Bossi non ha compreso che i tempi della grande crisi mondiale partiti dall?

Fontanini: <Cancellare gli enti intermedi> ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: si potrebbe abolire anche la Provincia di Trieste. Tracciando un bilancio dell'anno che sta per concludersi l'Amministrazione provinciale fa il punto sul lavoro portato avanti in questi mesi e ribadisce la richiesta alla Regione per l'abolizione degli enti intermedi, in un'ottica di semplificazione amministrativa e razionalizzazione dei costi.

<Le Province non vanno abolite, bisogna rivedere le loro competenze> ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: quei settori in cui la dimensione intermedia della Provincia è l'unica in grado di garantire allo stesso tempo un intervento indirizzato alla comunità ma rispettoso del singolo.Piuttosto, allora, di parlare di abolizione delle Province sarebbe più opportuno razionalizzare la suddivisione delle competenze tra enti, in modo da non creare ridondanti sovrapposizioni e inutili doppioni.

<È una proposta lungimirante: se la stessa lungimiranza ... ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: idea del macrocomune Conegliano-Vittorio Veneto lanciato dai sindaci delle due città Maniero e Scottà: «Sarà la grande capitale della Sinistra Piave, l'idea di unire due grandi comuni sarebbe un esempio forte anche per l'Italia in un momento in cui si dibatte di abolizione delle Province e di aggregazione di comuni piccoli».

Macrocomune, Gava sottoscrive: <Partiamo> ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: diventare un punto di riferimento non solo per il Veneto ma anche per l'Italia in questo momento in cui tanto si dibatte di abolizione delle Province e di aggregazione di comuni piccoli». Piace a Fabio Gava, deputato coneglianese del Pdl, l'ipotesi, lanciata dai sindaci Maniero e Scottà, di creare un grande comune dell'Alta Marca, superando le attuali delimitazioni territoriali.

Un Natale indimenticabile auguri ai blogger ( da "Giornale.it, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Bilancio 2008, Confagricoltura: Spingere sull'export ( da "Velino.it, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province”. L?ombra della crisi si allunga e rischia nel 2009 di trasformarsi in una vera e propria recessione. E molte aziende, soprattutto quelle a conduzione familiare, non sono pronte per fronteggiare una situazione che si preannuncia molto difficile.

Per le Europee tra Pdl e Pd spunta la riforma del 90 minuto ( da "Panorama.it" del 23-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: definitivo tracollo della stagione veltroniana e forse la stessa sopravvivenza del partito che ha messo insieme Ds e Margherita. Senza contare che anche per Veltroni l'abolizione delle preferenze sarebbe vantaggiosa, consentendogli di attribuirsi la parola definitiva sulla scelta degli eletti a scapito dei suoi avversari interni,

Il decalogo del Carroccio ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: utilizzo di strutture non a norma per riunioni, assembramenti di persone di cui non sia immediatamente accertabile l'identità, eccetera); no a moschee o centri culturali islamici; accento sul concetto giuridico di cittadinanza. La Lega aggiunge idealmente anche il mantenimento delle Province e l'abolizione delle Prefetture. (r.n.)

venturi: la provincia, ente utile ( da "Tirreno, Il" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: lavoro e il piano di sviluppo rurale (39 milioni di euro dall'Ue per i due progetti), l'inaugurazione della variante del Fossetto in Valdinievole, il protocollo per il raddoppio della ferrovia Pistoia-Montecatini. Questi i risultati più importanti dell'anno di lavoro amministrativo. Eppure c'è chi fa il tifo per l'abolizione delle Province...

abolizione delle prefetture, stop di pdl e udc a fontanini ( da "Messaggero Veneto, Il" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Udine Abolizione delle Prefetture, stop di Pdl e Udc a Fontanini Ciani (An): perché difende le Province? Galasso (Fi): fuga in avanti. Tesolat (Udc): è competenza dello Stato La richiesta del presidente della Provincia Fontanini di azzerare le prefetture e ridimensionare e azzerare alcuni enti intermedi infiamma il dibattito dentro il centrodestra.

Impianti tecnologici, poca chiarezza Ipotizzata l'abolizione della categoria Og11 con la riforma ( da "Italia Oggi" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Indietro Impianti tecnologici, poca chiarezza Ipotizzata l'abolizione della categoria Og11 con la riforma APPALTI E QUALIFICAZIONE Di Pietro Sbaffi La proposta di Bentley Soa vuole riportare trasparenza nel sistema di qualificazione è luogo comune dire che ogni legge è perfettibile, ovvero suscettibile di miglioramento;

Dalla polizia alla politica, nel nome del padre ( da "Nazione, La (Firenze)" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Lotta dura agli sprechi della politica. Con un pallino: l?abolizione delle Province. Ecco una delle dichiarazioni (stile inconfondibile, Tonino insegna): «L?Italia dei Valori non sta ferma a guardare. Ogni anno aumentano a dismisura i costi della politica, nonostante gli impegni verbali che la classe politica prende in ogni campagna elettorale.

Non c'è tregua neanche a Natale, per la diatriba sulla tassa per la bonifica del Tevere-Ne... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Vittorio Contessa accusava già nei giorni scorsi gli abolizionistti di nascondere dietro al «falso problema» della tassa la visibilità politica, soprattutto per l'associzione Terni oltre. Ma è botta e risposta pure sui numeri. All'indomani degli incontri ad Attigliano e Lugnano gli abolizionisti, tramite il sito internet della Uil Fpl, parlano già di 600 richieste di ricorso raccolte.

Enti, le Province non sono il <male> ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Gli abolizionisti, infatti, usano l'argomento sbagliato e cioè i costiCon ben maggiore credibilità e seguito anche culturale si dovrebbe sostenere, piuttosto, la necessità della rivisitazione dell'attuale fisionomia della Provincia ed in un quadro che interessi le stesse Regioni e i Comuni.

Meno entrate, ma il <patto> resta ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: PROVINCIA 24-12-2008 LANGHIRANO APPROVATO IN CONSIGLIO COMUNALE IL BILANCIO DI PREVISONE PER IL 2009 Meno entrate, ma il «patto» resta LANGHIRANO L'abolizione dell'Ici ha contribuito a ridurre le capacità del Comune negli investimenti Samuele Tavani II Tempo di previsioni per l'amministrazione comunale di Langhirano che,

ROMA Pier Ferdinando Casini ne ha da dire al governo e all'opposizione. Ai partiti di ... ( da "Messaggero, Il" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Perché abbiamo posto il problema dell'abolizione delle province? Bisogna avere la garanzia che il federalismo non consista nella moltiplicazione dei centri di spesa. Se non si dà un segnale forte sulle province non si è credibili. Secondo: è in atto un grandissimo trasferimento di risorse dal Sud al Nord, attraverso i fondi del Fas.

Loggia di Fra' Giocondo, Ruzzenente il più presente E' Ambrosini la maglia nera ( da "Corriere del Veneto" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: in questi cinque anni è stato possibile instaurare un clima di confronto costruttivo, grazie alla collaborazione sia della maggioranza che della minoranza», ha dichiarato Galli Righi. è lui ad aver firmato un ordine del giorno contro l'abolizione delle Province, che è stato approvato a Roma il 18 dicembre e che verrà votato dai consiglieri provinciali italiani il 30 gennaio.

Sicilia, muro di Lombardo e Pdl Province <salvate> dall'abolizione ( da "Corriere della Sera" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana». «Oooh, finalmente un bel regalo di Natale! », direte voi. Macché: quelle parole erano nello Statuto di autonomia del 1946. Mai applicato. Anzi: l'abolizione (vera, stavolta) delle province siciliane è stata appena, e di nuovo, bocciata.

SICILIA, MURO DI LOMBARDO E PDL PROVINCE <SALVATE> DALL'ABOLIZIONE ( da "Wall Street Italia" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Sicilia, muro di Lombardo e Pdl Province «salvate» dall'abolizione -->Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd

Facciamo l'anagrafe dei politici Ora mentre si ... ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Facciamol'anagrafedei politiciOra mentre si lotta per l'abolizione delle Province, noi Radicali proponiamo ai candidati in pectore di tutti gli schieramenti l'anagrafe pubblica degli eletti proprio a partire da questi enti. Un modo per rendere trasparenti le istituzioni e per combattere l'antipolitica.

Il 18 ottobre scorso, alle 7 del mattino, mentre Doriano ... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: da anni legale della Lega abolizione caccia (Lac), considerati i danni subiti dalla sua attività agrituristica, l'impossibilità di offrire ai propri clienti la piena disponibilità dell'intera superficie dell'azienda, i danni morali e materiali subiti anche dai componenti della propria famiglia, lo scempio di animali domestici e non,

<Formuliamo da anni desideri semplici e sensati: lavorare ... ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 24-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: di ricavarsi un posto al sole in vista delle prossime elezioni»; la speranza di trovare sotto l'albero «uncredito non ridotto all'osso da parte del mondo bancario nei confronti di chi crede nel proprio lavoro», l'abolizione degli studi di settore, la lotta più decisa alla contraffazione e all'abusivismo, più sicurezza declinata in tre: nel lavoro,

Osnago: approva il bilancio preventivo Nell'ex acquedotto anche acqua gasata ( da "Merateonline.it" del 26-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: E così anche il tanto citato progetto della ?Casa dell?acqua? di Osnago sembra in procinto di realizzazione. Gabriele Caglio Un altro emendamento di Faro ha riguardato la richiesta di abolizione della fascia del reddito alto per i residenti riguardo agli sconti sul trasporto scolastico e sulla mensa.

Le province "provvisorie" della Sicilia ( da "Blogosfere" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Peccato che uno dei contrari fosse il Presidente della commissione (del gruppo di Raffaele Lombardo, nuovo Governatore della Sicilia e alleato col PdL) il cui voto in questi casi vale doppio. Fine della commedia, e province salve. Addio abolizione delle province in Sicilia, addio mossa-simbolo, addio modernizzazione e sburocratizzazione.

Caccia, la Lac contro Muraro: omertà sulle licenze ( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione della caccia attacca duramente la Provincia per il caso delle «licenze di caccia facili» concesse al presidente Leonardo Muraro e al sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo. «Dagli stralci dei verbali relativi all'inchiesta - afferma il presidente della Lac del Veneto Andrea Zanoni - emergono una serie di contraddizioni ed ombre che nessuno ha ancora chiarito.

invasione di doppiette, chiede i danni ( da "Nuova Venezia, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: spiccato il volo andandosi a sfracellare anche contro una vetrata della sala da pranzo dell'agriturismo». «Quello che è accaduto al signor Novello è una pura follia - commenta Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia - com'è possibile che il titolare del fondo chiuso venga a sapere dell'atto della Provincia di Venezia che liberalizza la caccia, dopo ben otto anni di tutela,

perse 26 mila firme già pronte per il referendum anti-province ( da "Nuova Venezia, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Pagina 33 - Provincia Perse 26 mila firme già pronte per il referendum anti-Province SAN DONA'. Abolizione delle Province, perse 26 mila firme dal comitato sandonatese. In base alla legislazione vigente, tra data di vidimazione dei primi moduli in consegna e consegna al Parlamento non devono trascorrere oltre sei mesi.

Perché il governo non taglia gli enti inutili? ( da "Riformista, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Tagli ai costi dell'amministrazione pubblica? Per adesso il Governo non ne vuole sapere. L'esecutivo di Silvio Berlusconi, oltre a far decantare la questione dell'abolizione delle Province che, secondo alcuni osservatori, sono semplicemente degli istituti burocraticamente costosi e superflui;

Appello per l'abolizione: Toglie la speranza ( da "Manifesto, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ERGASTOLO Appello per l'abolizione: «Toglie la speranza» Non solo aiuti alle famiglie che soffrono per la crisi economica. Il cardinal Dionigi Tettamanzi, ieri in carcere a Opera per la messa insieme ai detenuti, lancia un appello anche contro l'ergastolo. «Toglie la speranza e non rieduca», ha detto davanti ai carcerati.

ROMA - Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il go... ( da "Messaggero, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: insofferenza per la sequela di annunci del premier che peraltro seguono quasi alla lettera il programma di governo del centrodestra nel quale c'è il federalismo fiscale, ma anche l'abolizione delle province. Sullo sfondo si coglie già la sfida, evocata ieri dallo stesso Berlusconi, «delle amministrative molto importanti di giugno, insieme alle importantissime elezioni europee».

Riforme/ Cicchitto: "Prima il federalismo e poi la ( da "Virgilio Notizie" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: discuteremo dell'abolizione delle Province e anche del presidenzialismo". Sulle intercettazioni, però, né il Carroccio né An sembrano entusiasti. "La nostra posizione è quella del presidente del Consiglio - replica il capogruppo alla Camera del Pdl -, le intercettazioni vanno concentrate sui fatti che riguardano il terrorismo e la criminalità organizzata.

"sfidare saitta e porchietto? deciderò dopo le vacanze" - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Bisogna considerare però che al primo punto del nostro programma ci sarà l´abolizione delle province. L´abbiamo sostenuta e lo ripetiamo, anche a chi, come il Pdl, sembra essersene dimenticato perché ostaggio della Lega. Così come il Pd oggi è, d´altra parte, ostaggio di Di Pietro. In tutti e due gli schieramenti prevalgono gli atteggiamenti populistici e semplificatori.

un milione alle famiglie in crisi per mutui, tasse, scuola e sanità - zita dazzi ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il primo a parlare è il presidente della Provincia Filippo Penati, che sottolinea come «la crisi impone a tutti di rivedere le priorità e le scelte di spesa. L´ha fatto la Diocesi di Milano e l´ha fatto anche la Provincia, stanziando 25 milioni di euro, con obiettivi identici: sostenere famiglia e lavoro».

MARCO CONTI ROMA. PER QUANTO MI RIGUARDA è UN ANNO TERRIBILE QUELLO CHE HO DAVANTI PER... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-12-2008)
Argomenti: Province

Abstract: insofferenza per la sequela di annunci del premier che peraltro seguono quasi alla lettera il programma di governo del centrodestra nel quale c'è il federalismo fiscale, ma anche l'abolizione delle province. Sullo sfondo si coglie già la sfida, evocata ieri dallo stesso Berlusconi, «delle amministrative molto importanti di giugno, insieme alle importantissime elezioni europee».


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La prima stranezza è la reazione degli amministratori pubblici e quindi dei politici. ... (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 19-12-2008)

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La prima stranezza è la reazione degli amministratori pubblici e quindi dei politici. ... La prima stranezza è la reazione degli amministratori pubblici e quindi dei politici. Che l'Eurostar fosse destinato alla soppressione lo si sapeva da oltre un mese, se non di più. Già in fase di elaborazione del nuovo orario ferroviario il taglio era stato prima annunciato e poi deciso, senza alcuna reazione da parte delle autorità provinciali. Le proteste e quindi gli appelli per il ripristino sono arrivati soltanto nell'immediata vigilia e soprattutto dopo l'entrata in vigore, domenica 14 dicembre, del nuovo orario ferroviario. Seconda stranezza: Trenitalia da alcuni anni «taglia» soprattutto i treni non produttivi: sono quelli che trasportano un numero di passeggeri ridotto o comunque non sufficiente a pareggiare i conti. Tutto si può dire tranne che l'Eurostar Bolzano-Roma (ed ovviamente il Roma-Bolzano) fosse anti-economico anche se si considera soltanto il tratto dal capoluogo altoatesino fino a Verona. Terza stranezza: grazie alle competenze avute negli ultimi anni, la Provincia di Bolzano può gestire le linee «interne». I passi in avanti, in tal senso, sono stati rilevanti sulla Merano-Malles-Bolzano e - da domenica scorsa - anche sulla Fortezza-San Candido. Esemplari anche gli sforzi compiuti sulla linea del Brennero con il potenziamento dei «regionali» in modo da favorire soprattutto i pendolari per lavoro e per studio. Ma questo impegno ha creato un sistema di mobilità ferroviaria «chiuso», salvo poche eccezioni. In sostanza si circola su treni ad orario cadenzato - comodi e funzionali - soltanto all'interno della provincia: uscire dai confini (soprattutto verso sud) significa andare incontro a notevoli difficoltà. Oltre all'Eurostar Bolzano-Roma abolito, vi sono obiettive difficoltà di collegamento (anche per Milano) con necessità a Verona di cambiare convoglio e con coincidenze tutt'altro che in sintonia con le esigenze. Quarta stranezza: a giudicare da quello entrato in vigore domenica scorsa, l'impressione è che l'elaborazione dell'orario dei treni avvenga per compartimenti stagni. Ovvero la Provincia di Bolzano propone il suo a Trenitalia che lo integra con il proprio. Se le coincidenze funzionano si tratta di un colpo di fortuna; in caso contrario nulla (o quasi) viene modificato. Chi ha un po' di pazienza basta che consulti proprio il nuovo orario. Ma torniamo all'Eurostar cancellato. La mancanza di questo collegamento diretto da Bolzano a Roma penalizza anche chi ha bisogno di raggiungere Bologna e Firenze in tempi ragionevoli. Da domenica 14 dicembre comunque i disagi maggiori li sopportano tutti coloro che hanno bisogno di arrivare nella Capitale e che non possono sostenere i costi del viaggio in aereo, sempre ammesso che i velivoli riescano a decollare e quindi ad atterrare a San Giacomo. In mancanza di spiegazioni ufficiali sul «taglio» del treno e su comprensibili spiegazioni da parte di Trenitalia, il tarlo del sospetto sta «lavorando» con sempre maggiore insistenza: vuoi che l'abolizione dell'Eurostar sia stata una manovra concordata per fare un favore al servizio di trasporto aereo? Ezio Danieli

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Casini: l'Udc è il centro moderato (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 19-12-2008)

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Edizione: 19/12/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:la città Casini: l'Udc è il centro moderato L'ex presidente della Camera conferma la via dell'autonomia politica: non siamo più nel Polo Affida alle dirigenze lombarda e bresciana la scelta di valutare se confermare le intese locali con il Pdl partecipanti alla cena natalizia dell'Udc al PalaBrescia" title="Pier Ferdinando Casini festeggiato da alcuni degli 800 partecipanti alla cena natalizia dell'Udc al PalaBrescia" onClick="showImage('http://www.giornaledibrescia.it/gdbonline/contenuti/20081219/foto/full_brescia_218.jpg',600,295)"> Pier Ferdinando Casini festeggiato da alcuni degli 800 partecipanti alla cena natalizia dell'Udc al PalaBrescia «Noi abbiamo stretto un patto con gli elettori: siamo il centro moderato. La nostra regola è andare da soli. Chi ci vota lo ha compreso e ci sostiene. Dobbiamo trovare una classe dirigente che interpreta questo progetto politico e questo sentire popolare. Chi insegue le sirene berlusconiane, o non ha capito che non siamo più nella stagione del Polo, faccia pure le sue scelte. Se abbiamo tenuto in Abruzzo nonostante un abbandono in massa di consiglieri regionali uscenti, significa che rispondiamo ad una istanza profonda di una parte dell'elettorato». Pier Ferdinando Casini è a Brescia per la cena di Natale organizzata dall'Udc. Il PalaBrescia è gremito da ottocento commensali - amministratori, dirigenti e simpatizzanti - assicurano Quadrini e i suoi collaboratori. Aggiungono: altri avrebbero voluto intervenire, ma non c'era posto. Udc, Pdl, federalismo Casini, conversando con i giornalisti, conferma l'indicazione di andare da soli: «Dove noi facciamo alleanze con il Pdl è perché ci rispettano». È un modo per replicare ai paletti che la Lega bresciana pone alla presenza dell'Udc nella coalizione per il rinnovo del Broletto: «Saranno i lombardi e i bresciani, in una autonomia sturziana che rispettiamo, a valutare l'efficacia dell'attuale alleanza e se esistono le condizioni per continuarla. Il nostro non è un partito al governo nazionale, ma una forza che si colloca all'opposizione non in termini ideologici. Ciascuno assuma le sue responsabilità». La questione del federalismo? «Va fatta una valutazione molto seria sul federalismo: non deve moltiplicare i centri di spesa. Nel programma del Pdl si prevede l'abolizione delle Province. Noi diciamo che vanno riviste le autonomie locali per non appesantire burocraticamente il cittadino e non aumentare la spesa». Il tema della giustizia può essere un terreno d'incontro trasversale alle forze politiche? Per l'ex presidente della Camera la questione giustizia non riguarda Berlusconi ma i cittadini tutti. Quindi piena disponibilità a sedersi al tavolo del ministro Alfano e a respingere quelle che definisce le sirene demagogiche di Di Pietro. Che la situazione sia grave ed urgente, a suo avviso, è testimoniato dagli interventi irrituali del Presidente della Repubblica che chiede di porre freno agli stravolgimenti a cui quotidianamente si assiste nell'ambito della giustizia. Scontri tra palazzi della magistratura ma anche i verbali delle intercettazioni sulle vicende napoletane pubblicati sui giornali prima ancora che siano giunte nelle sedi parlamentari deputate a decidere. Tangentopoli, Pd, egemonie A proposito della rinnovata tangentopoli Casini è molto esplicito: la situazione è molto peggio che nella Prima Repubblica. Allora, esemplifica, era la politica ad intervenire in maniera distorcente su processi economici, ora sono centri di potere economico a condizionare la politica. La presente difficoltà del Pd potrebbe indurre Berlusconi a pensare di poter essere il solo protagonista vincente della politica italiana? Anche su questo Casini è netto: «La pesante crisi economica in atto, e i suoi duri impatti sociali, non possono far ritenere possibile a nessuna persona di buon senso di poter fare da solo. La difficoltà non è tanto o solo del Pd: è nella gente che non vuole andare a votare per sfiducia. I sondaggi, e i voti, danno l'Udc in crescita. Chi volesse distruggerci cooptando quadri dirigenti sbaglierebbe di grosso. La gente che c'è stasera, e quella che incontro in giro per l'Italia, dice che siamo una realtà politica». Adalberto Migliorati

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Concesio Polo scolastico, progetto da 4 milioni (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 19/12/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:valtrompia e lumezzane Concesio Polo scolastico, progetto da 4 milioni Presentato in Consiglio un nuovo piano d'investimento con il quale verrà chiesto un contributo a Regione e Provincia Presentato in consiglio il bilancio di previsione CONCESIOQuattro milioni per un nuovo polo scolastico. Sarà questo l'investimento più corposo a cui dovrà far fronte il Comune di Concesio nei prossimi anni. Lo si evince dal bilancio di previsione pluriennale 2009-2011 presentato dall'assessore Nicoletta Guerini nell'ultimo Consiglio comunale. Il nuovo polo scolastico assorbirà tutte le risorse disponibili per il prossimo triennio e per questo motivo una volta approvato il progetto verrà richiesto un contributo a Regione e Provincia per riuscire ad anticipare i tempi di costruzione della struttura. Nell'ultimo Consiglio l'Amministrazione si è anche impegnata ad approvare il bilancio di previsione per il 2009 al massimo entro i primi giorni di gennaio, permettendo così la piena operatività degli uffici comunali e per garantire il buon funzionamento dei servizi offerti. Anche il bilancio per il 2009 è stato impostato nel rispetto delle regole del patto di stabilità, e complessivamente il bilancio del Comune di Concesio ha un volume di 14 milioni di euro. Le linee di politica economica emerse durante la presentazione sono determinate dalle scelte a livello nazionale. A questo proposito molte sono le novità che in parte hanno già interessato anche l'anno che si sta chiudendo, a partire dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa. L'Ici era immediatamente disponibile per i Comuni, avendo optato per la riscossione diretta, ora invece si deve attendere la liquidazione dallo Stato con ripercussioni sul fondo di cassa. Nella manovra finanziaria per il 2009 è inoltre previsto un ulteriore taglio del contributo ordinario del 3%, che va ulteriormente ad incidere negativamente sul totale delle entrate correnti. A fronte di un incremento della popolazione, come si prevede avverrà per Concesio, e di una conseguente richiesta di servizi locali il Comune si vedrà costretto a far pagare a costo pieno alcuni servizi finora erogati a tariffe calmierate. L'unica vera risorsa che rimane al Comune sono i proventi per contravvenzioni al Codice della strada. Il bilancio 2009 e quello pluriennale 2009-2011 sono stati redatti senza attuare aggravi sulle tariffe per i servizi offerti ai cittadini, ma viene applicata una quota abbastanza rilevante degli oneri di urbanizzazione (62,7%) per coprire le spese correnti, soprattutto riferita alla manutenzione ordinaria del patrimonio.r. bon.

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Province da salvare ma risparmiare si può (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Venerdì 19 Dicembre 2008 CRONACA Pagina 17 PROVINCIA/1. Sprechi? Parte la controffensiva a chi chiede l'abolizione dei 109 enti italiani «Province da salvare ma risparmiare si può» Galli Righi: «Eliminare i doppioni e stabilire i ruoli, nasceranno le aree vaste». Oggi tensione per il voto sul Ptp È controffensiva vera e propria quella che il presidente dell'Upi (Unione Province italiane), Fabio Melilli, ed il rappresentante italiano dei presidenti dei Consigli provinciali, Massimo Galli Righi, vogliono opporre alla proposta di abolire le Province. A gennaio tutte le assemblee consiliari provinciali voteranno provvedimenti per rivedere le circoscrizioni territoriali provinciali, prevedendo confini di "area vasta" che superino i 600mila abitanti. Le 109 Province attuali si ridurrebbero così a 90. Definiranno poi in modo più preciso e dettagliato i ruoli e le competenze specifiche di Comuni, Province, Regioni e Stato, com'è stabilito dalla riforma del 2001 del titolo V della Costituzione. In questo modo si eviteranno sovrapposizioni fra Province e Agenzie regionali. Ci s'impegnerà, inoltre, a condurre una lotta agli sprechi, a partire dagli enti costituiti da personale di nomina, come ad esempio Aato, comunità montane e consorzi di bonifica, senza peraltro destituire gli amministratori eletti democraticamente che devono rispondere quindi ai cittadini. Dopo l'incontro avvenuto ieri mattina a Roma, il presidente Galli Righi era soddisfatto: «Abbiano avviato una controffensiva efficace alla campagna di abolizione delle Province. Mi fa piacere constatare che anche il presidente Melilli non intende difendere l'indifendibile. Anche le Province stanno dalla parte di chi vuole combattere gli sprechi. Ci si è sbagliati al non opporsi in passato all'istituzione di quegli enti di dimensioni troppo piccole. E' stato allora che si sono forniti gli argomenti a chi oggi ne chiede l'abolizione totale. Ma non è abolendo le Province che si tagliano i costi. Le funzioni esercitate oggi andrebbero comunque svolte e sono da preferire gli organismi democraticamente eletti e che quindi rispondono ai cittadini, piuttosto che agenzie con personale nominato, che quindi non ha un rapporto diretto con i cittadini». D'accordo su alcuni concetti anche il capogruppo del Pd in Provincia, Sergio Ruzzenente: «Così come sono oggi, le Province sarebbero da abolire, o quantomeno da modificare. Per far fronte alle deleghe effettive basterebbero quattro assessori, al posto degli otto attuali, con un risparmio di 1 milione 920mila euro solo per i loro emolumenti. Se aggiungiamo segretarie, dirigenti e spese varie, il conto sale parecchio. Cinquecento dipendenti costano 20 milioni l'anno ponendo la Provincia fra le prime cinque aziende veronesi, senza produrre nulla. Certo, è meglio che a gestire i soldi pubblici siano persone elette dal popolo e non nominate dai partiti». Oggi inoltre la Provincia è attesa a un passaggio molto delicato: l'approvazione in Giunta del Piano territoriale. O il voto sarà unanime o Mosele ha annunciato dimissioni. An ha fatto sapere che non consentirà alla Lega di distinguersi per cavalcare qualche protesta. Vedremo. R. C.  

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Il commissario Foscolo debutta al Platano (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Venerdì 19 Dicembre 2008 PROVINCIA Pagina 36 CAPRINO. La dirigente regionale ha conosciuto i dipendenti: i servizi per ora restano inalterati Il commissario Foscolo «debutta» al Platano Primi passi verso la chiusura della Comunità montana «Lavorerò qui per sei mesi e poi farò rapporto a Venezia» Sette grandi rose alle per accogliere il commissario straordinario della Comunità montana del Baldo. Giallo in amore significa «gelosia», in amministrazione non si sa. In ogni caso il bellissimo bouquet è stato il pensiero di Cipriano Castellani, presidente uscente della Comunità, che nella sede di Palazzo Malaspina Nichesola ha aperto le porte al commissario, Laura Foscolo. È lei, un tipo energico, 49 anni, di Treviso, laurea in giurisprudenza, madre di due figlie di 12 e 18 anni, incaricata dalla Giunta regionale di fare quello che ha definito «il punto zero» della nostra Comunità: una «fotografia dell'ente» che sarà poi sottoposta all'assessore regionale agli enti locali Flavio Silvestrin, insieme a quelle stilate dagli altri sette commissari delle Comunità destituite dalla legge sul riordino degli enti comunitari. Foscolo sarà a Verona sabato per il suo primo impegno ufficiale: alle 10, in Provincia, con Cipriano Castellani, presenterà «Baldus - Il Monte Baldo, lo spirito e la terra» volume appena edito dalla Comunità montana del Baldo, autori Stefano Lorenzetto, Vasco Senatore Gondola, Bartolo Fraccaroli, Cecilia Tomezzoli, Angelo Peretti, Eugenio Cipriani e Daniele Lira. La commissaria ha un contratto semestrale. «Ho conosciuto il personale e il presidente della Comunità», ha detto, «che molto cortesemente mi ha illustrato le funzioni dell'ente. Andremo avanti per passi e lavoreremo insieme al segretario un giorno la settimana», annuncia. «Per mandato devo fare la ricognizione di quali sono le funzioni dell'ente, lo stato patrimoniale, il rapporto tra attivi e passivi intendendo per questi i vari contratti ed appalti in essere, e il ruolo svolto per i Comuni». Si opererà su questi fronti per qualche mese: «Per arrivare a fine maggio o giugno a formulare una proposta alla giunta regionale, sia di devoluzione delle funzioni sovraccomunali sia dei rapporti attivi e passivi e contrattuali». In pratica si dovrà stilare una proposta su come far tornare le varie funzioni e proprietà della Comunità ai singoli Comuni, mentre nel frattempo questi dovranno decidere se restare amministrativamente singoli o attivarsi in altre modalità. Una di queste è la possibilità di creare una «Unione di Comuni», prevista nella delibera regionale, come proposto dal sindaco di Brentino Belluno Asileppi. Idea che il sindaco Sandri ha voluto discutere in municipio convocando i colleghi comunitari. «È un ipotesi», dice Foscolo, «la decisione sarà loro, a me spetta fare una fotografia dell'ente, redigere una proposta di come far tornare tutto agli enti locali». L'abolizione delle comunità montane è servita per risparmiare: «La soppressione di alcuni di questi enti è stata prevista dalla Finanziaria proprio per conseguire dei risparmi nella spesa pubblica». Nessun commento dell'ormai ex presidente della Comunità montana. Nonostante la calda accoglienza riservata alla dottoressa Foscolo, negli uffici l'atmosfera era rarefatta. Anche il personale non s'è pronunciato. Tutti continuano a lavorare: il segretario Giuliana Cristoforetti, il geometra Moreno Dal Borgo responsabile del servizio tecnico, Maria Palma e Cristiano Pastorello rispettivamente responsabili di quello economico-finanziario e di quello dell'agricoltura e Carla Lucchini, addetta all'ufficio segreteria. Per il momento i servizi comunitari procedono come d'abitudine. Il catasto è aperto il giovedì dalle 9 alle 12 e dalla 15 alle 17, lo sportello QuiEnel il lunedì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17. Si fanno visure della Camera del Commercio tutti i giorni, lo sportello del Servizio forestale regionale di Verona è attivo il martedì dalle 11 alle 13.  

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approvo il nuovo tracciato (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 19-12-2008)

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LIGNANO Approvo il nuovo tracciato Con la presente desidero ringraziare la Saf Spa e la Provincia di Udine per il bellissimo nuovo tracciato. Ripristinare le fermate di scuola media e Mezzasacca è stata la migliore cosa che la pubblica amministrazione abbia fatto a Lignano, oltre al senso unico di via Latisana. Ciò detto, chiedo che la presente deviazione diventi definitivo tracciato. È molto più sicuro e comodo svoltare in via Mezzasacca, viale Centrale, piuttosto che in via Tridentina o via Mercato. Per la cronaca, segnalo che i civici dispari di via Tridentina raccolsero firme e ottennero l'abolizione dei pullman. Era ora di immettere gli autobus su viale Europa! Dottor Luca Cossutti

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Zenti: Tavolo istituzionale per le famiglie in difficoltà (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 19-12-2008)

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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-12-19 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il vescovo Zenti: Tavolo istituzionale per le famiglie in difficoltà VERONA — «Nel 2009 dobbiamo affrontare il problema della povertà, i miei parroci mi informano di una crescente preoccupazione». Lo ha detto il vescovo Giuseppe Zenti che ieri ha ricevuto il presidente della Provincia Elio Mosele e alcuni rappresentanti della giunta per il tradizionale scambio degli auguri di Natale, da cui è uscita la proposta di un Tavolo di lavoro per le famiglie in difficoltà. Il vescovo a citato per esempio Borgo Roma, dove «il 30 per cento dei nostri fedeli sono extracomunitari, con tutti i problemi legati al precariato e ad una situazione generale di recessione». Zenti ha quindi lanciato la sua proposta: «Mi piacerebbe avviare un tavolo di lavoro con la Provincia e alcuni sindaci in modo da concertare una serie di azioni positive a sostegno delle famiglie». L'incontro ha affrontato anche il tema dell'abolizione delle Province, che il vescovo ha difeso: «Se le province fossero abolite - ha detto Zenti - il rischio è forse di una statalizzazione delle Regioni lontane dai problemi del territorio».

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Casini: Lega, no diktat Le province? Da abolire (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-12-2008)

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LA POLITICA. Il segretario nazionale dell'Udc al PalaBrescia: «Nella I repubblica i politici governavano le imprese, nella II le imprese governano la politica» Casini: «Lega, no diktat Le province? Da abolire» di Massimo Tedeschi L'Udc non accetta diktat dalla Lega. Nè scambi fra il via libera al federalismo e alleanze territoriali. Anzi rilancia la palla ai lumbard e li sfida: «L'Udc è favorevole a un federalismo virtuoso, che non moltiplichi i centri di spesa e vada verso un riordino del sistema degli enti locali che favorisca una semplificazione nei rapporti fra cittadino e burocrazia. Questo significa ad esempio attuare un punto che era nel programma del Pdl e del Pd, oltre che nostro: l'abolizione delle province». Così Pierferdinando Casini ieri sera a Brescia, poco prima di intervenire alla cena natalizia organizzata dal partito provinciale al PalaBrescia, e a cui sedevano 800 commensali. Reduce da un incontro con i segretari provinciali lombardi che non l'ha messo di buon umore, in una saletta abbastanza triste che non gli ha risollevato l'ottimismo, Casini ha spiegato alla stampa la strategia delle alleanze del suo partito: «Noi abbiamo fatto un patto con gli elettori, che è quello di un centro moderato che fa riferimento al Partito popolare europeo. La nostra linea è quella di andare da soli, a meno che ci siano esperienze locali di diverso segno. Gli amici di Brescia e della Lombardia, se valuteranno che l'esperienza di governo locale è soddisfacente, la confermeranno. Noi non facciamo alleanze locali con il Pdl dove non troviamo rispettati i nostri valori, i nostri programmi». AL RISCHIO di creare disorientamento fra gli elettori, Casini obietta: «Sarebbe più incomprensibile se facessimo alleanze identiche spalmate su tutto il territorio. E poi la nostra opposizione non è mai pregiudiziale, ideologica». Casini sa di essere alla guida di una barca su una rotta perigliosa, che i suoi ex alleati vorrebbero vedere affondare. Guardando al risultato dell'Abruzzo, dice: «Quando ho visto i risultati ho pensato che Dio esiste. Mi sarei consolato di un 3 per cento, abbiamo superato il 5 confermando il risultato delle politiche. Calcolando che tutti i consiglieri regionali uscenti ci erano stati portati via, abbiamo dimostrato che il tentativo di disintegrare l'Udc non riesce. Politicamente noi abbiamo sondaggi che ci danno in crescita: il problema è avere una classe dirigente che sappia interpretare questa linea. Noi siamo vedovi del Polo, che non c'è più». ALLA TENTAZIONE che il Pdl potrebbe avere di trascurare un confronto con l'opposizione, viste le cattive acque in cui naviga il Pd, Casini oppone un altro ragionamento: «Le difficoltà del Pd vanno in parallelo con la disaffezione della gente nei confronti del voto. In tempi di crisi economica come quelli che stiamo vivendo, credo che nessuno possa avere la tentazione di fare da solo. Chi governa ha bisogno degli altri». L'Udc di Casini, poi, tende la mano al Pdl sul tema della riforma della giustizia: «Il tema della giustizia non riguarda Silvio Berlusconi ma tutti i cittadini italiani. Noi ci siamo già seduti al tavolo del ministro Alfano per affrontare questo tema, e ci auguriamo che altrettanto faccia il Pd, e non ceda alle sirene demagogiche di Di Pietro. Nella magistratura è in atto una guerra fra bande, come dimostra il caso di Catanzaro e Salerno. È dimostrato che c'è un'emergenza». Infine gli sviluppi giudiziari delle ultime ore, che stanno investendo diverse amministrazioni locali a cominciare dalla Campania: «Tutto ciò - sostiene Casini - dimostra che la questione morale esiste ed è peggio che nella Prima repubblica: allora la politica governava le imprese, adesso sono le imprese che governano i politici. Detto questo nessuno va messo alla gogna: l'altra sera a Porta a Porta si è data notizia di intercettazioni che neppure sono ancora arrivate alla Camera. E questo, francamente...»

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NON ME ne voglia, ma a me questa battaglia per l'abolizione delle Province sembra un po... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 19-12-2008)

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LA PAGINA DEI LETTORI pag. 41 NON ME ne voglia, ma a me questa battaglia per l?abolizione delle Province sembra un po... NON ME ne voglia, ma a me questa battaglia per l?abolizione delle Province sembra un po? come quando Starace saltava nel cerchio di fuoco per dimostrare la virilità italiana. Una esibizione muscolare tutta apparenza e niente sostanza. Se davvero si vuol disboscare il privilegio, ben prima delle Province c?è una foresta fitta di enti superflui da radere al suolo. Si è mai chiesto perché esistano, ad esempio, gli enti di bonifica? O la metà delle agenzie regionali? O gli Ato, i Corecom, la miriade di comitatini che nessun cittadino conosce (e tantomeno elegge)? Esistono, mi creda, perché hanno l?utilità primaria di dare uno stipendio a migliaia di persone che vivono di politica, senza neppure il fastidio di dover essere eletti, come succede invece per le Province. Un posto nel cda, un bel gettone a fine mese e via, che passa la paura di dover lavorare. Se davvero la politica sentisse l?esigenza di riformarsi, da qui dovrebbe partire. Autonegandosi il privilegio. Ma solo Alice pensava fosse possibile festeggiare il non compleanno.

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CARO NAZIONE, io non capisco perché anche il vostro giornale non conduca una campagn... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

LA PAGINA DEI LETTORI pag. 41 CARO NAZIONE, io non capisco perché anche il vostro giornale non conduca una campagn... CARO NAZIONE, io non capisco perché anche il vostro giornale non conduca una campagna contro l?abolizione delle Province. Mi chiedo da sempre, infatti, quale sia l?utilità reale di questo ente pubblico, se non quello di dare un posto di lavoro a qualche politico di professione. Un ente senza competenze forti e adesso privo anche di rappresentatività simbolica: da quando le targhe sono state cambiate, infatti, non si può più neppure dire che queste servano a identificare un auto o lo spirito di campanile di chi la guida. Le Province sono così inutili che, anche in tempi in cui il federalismo sembra essere diventato una religione della politica, queste non vengono neppure considerate. Si parla di dare più poteri alle Regioni, ai Comuni, si parla perfino di dotare di maggiori risorse le aree metropolitane, ma le Province non vengono mai ricordate. Insomma: visto che la spesa pubblica continua ad affossare i nostri conti e l?economia del Paese, perché non dare una bella sforbiciata eliminando tutte e 110 le province italiane? Son convinto che nessuno ne sentirebbe la mancanza. Aldo Baroncelli - Firenze

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Si vota il 6 e 7 giugno, Cesetti: <Impossibile che il Governo ci stoppi> (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

FERMO PRIMO PIANO pag. 23 Si vota il 6 e 7 giugno, Cesetti: «Impossibile che il Governo ci stoppi» ?Ma serve subito la delibera sulla divisione? E? UFFICIALE: sabato 6 e domenica 7 giugno si voterà (oltre che per le europee e, in molti centri, le comunali) per eleggere il primo presidente e il primo Consiglio della Provincia di Fermo. «Al di là della legittima aspirazione degli schieramenti a vincere la competizione elettorale ? dice l?on. Fabrizio Cesetti ?, tutti debbono avere chiara la priorità delle priorità: e cioè che il nuovo ente sia messo in condizione di operare fin dal giorno successivo alle elezioni. Perché ciò avvenga, è necessario che l?attuale Giunta provinciale, recuperando il ritardo fin qui accumulato, adotti subito la delibera per la divisione del patrimonio e del personale». Altro aspetto fondamentale ? sottolinea Cesetti ? è «l?attivazione degli uffici periferici dello Stato: Prefettura, Questura, Inps, Ufficio scolastico e via dicendo. Qui il commissario De Feis dovrà continuare a svolgere il suo ruolo importantissimo, affinché il Governo dia attuazione alla legge, in modo che la nuova Provincia non nasca già in sofferenza». Per quanto riguarda la tormentata divisione del patrimonio, Cesetti ribadisce la sua contrarietà alla nomina, in mancanza di accordo, di un commissario ad acta: «Sarebbe pericoloso ? precisa ? perché daremmo l?impressione al Governo di non essere ancora pronti a partire». Ma come uscire dal vicolo cieco dell?ostruzionismo ascolano, che punta a rallentare il più possibile il processo di divisione, nella speranza che serva a far sì che il Governo rinvii le elezioni, in attesa di un?ipotetica riforma costituzionale? «Sono calcoli aberranti. Rinvio della divisione e delle elezioni? Come si può ipotizzare che un Governo posticipi la funzionalità della legge, impedendo le elezioni nelle tre nuove Province (anzi in sei, visto che la cosa riguarda anche le rimanenti parti delle Province ?madri?)? Sarebbe un atto gravissimo di esproprio dell?autorità del Parlamento, che ha approvato le leggi istitutive delle tre nuove Province, e della volontà popolare. Il disegno di legge costituzionale recentemente presentato sull?abolizione di tutte le Province seguirà il suo complesso iter e vedremo se troverà l?appoggio della necessaria amplissima maggioranza. Ma gli ascolani debbono sapere che non esiste che si sospenda l?attuazione di una legge, tanto meno in attesa della risposta del Governo a un?interpellanza dell?on. Agostini sul futuro delle Province». Paolo Marconi

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i miei primi cinque anni di buon governo (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 22 - Cronaca «I miei primi cinque anni di buon governo» Bilancio amministrativo del presidente della Provincia Davide Zoggia La questione morale? «Mi auguro che non abbia ripercussioni sulle prossime elezioni amministrative». Davide Zoggia, residente della Provincia, guarda con una certa preoccupazione alla bufera campana e abruzzese che ha visto coinvolti numerosi rappresentanti del Partito democratico. «Ciò che è accaduto - continua Zoggia - ci deve impegnare verso atteggiamenti irreprensibili. Certo, ci troviamo di fronte a situazioni particolari. Ma il centrosinistra deve continuare a mantenere un livello d'attenzione molto alto». Per l'appuntamento elettorale di giugno «spero che non ci siano ripercussioni. Ma dalle nostre parti esiste una grande predisposizione al voto. Non si dovrebbe dunque temere l'astensionismo. In questo periodo il Pd deve lavorare per cucire il rapporto con il proprio elettorato». Al di là della questione morale, Zoggia, durante gli auguri di Natale, sottolinea i meriti della sua giunta. «Sono molto soddisfatto per come stiamo lavorando - spiega -. Abbiamo investito molto per la scuola, il lavoro, le opere pubbliche, la viabilità, l'ambiente. In particolare per gli edifici scolastici abbiamo messo a disposizione 60 milioni di euro in quattro anni e mezzo, in parte dismettendo le partecipazione dell'autostrada Venezia-Padova». Davide Zoggia sottolinea poi il virtuosismo dell'Ente: «Il meno indebitato del Veneto assieme a Verona - sottolinea -. Abbiamo rispettato in pieno il patto di stabilità». L'abolizione della Provincia? «Siamo pronti a ridiscuterne il ruolo - dice Zoggia -. Ma allora bisogna procedere con una riforma complessiva delle istituzioni». Nel settore del turismo «va fatta una azione di promozione consistente, aggredendo i nuovi mercati». Nei prossimi sei mesi, ricorda il presidente della Provincia, verrà portato a termine il programma. Tutto bloccato invece per quanto riguarda la dismissione della azioni Save. Dopo due aste deserte, «non procederemo per ora a ulteriori vendite». (g.cod.)

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Consiglio Direttivo Upi: il 30 gennaio mobilitazione nazionale delle Province contro l'abolizione (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Consiglio Direttivo Upi: il 30 gennaio mobilitazione nazionale delle Province contro l?abolizione (19/12/2008 12:36) | (Sesto Potere)-Rimini-19 dicembre 2008 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. Lo hanno deciso oggi i rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell?Upi, approvando all?unanimità un ordine del giorno nel qual si ribadisce l?infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. “Pensare di abolire le Province - sostiene il Consiglio Direttivo dell?Upi - sarebbe dannoso e antieconomico, e rappresenterebbe invece una inutile perdita di tempo. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l?eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema”. “Basta con la delegittimazione delle Province, con l?attacco al personale politico e con la denigrazione del personale che lavora in queste amministrazioni - ha detto il Presidente dell?Upi, Fabio Melilli - Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere questioni che interessano le comunità . Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all?intero sistema della rappresentanza democratica che è a fondamento del nostro Paese”.

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Contenimento della spesa e rispetto del patto di stabilità <Onorato il nostro mandato> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Contenimento della spesa e rispetto del patto di stabilità «Onorato il nostro mandato» Davide Zoggia sull?approvazione del bilancio di previsione 2009 «Ci confermiamo tra le Province più virtuose del nostro paese » Contenimento della spesa, rispetto del patto di stabilità e l'indebitamento più basso tra tutte le Province del Veneto. Con questi dati, più che positivi, il consiglio provinciale di Venezia ha approvato ieri il bilancio di previsione per il 2009, chiudendo ad un pareggio totale di circa 210 milioni di euro i propri conti.Con l'approvazione di questo bilancio ha commentato soddisfatto il Presidente della Provincia di Venezia, Davide Zoggia onoriamo appieno il nostro mandato amministrativo. Nonostante le astruse regole sul patto di stabilità introdotte per decreto la scorsa estate i nostri conti tornano e ci confermano come una delle Province più virtuose del nostro Paese.Non aver sforato il Patto di Stabilità ha consentito infatti alla Provincia di Venezia di accendere mutui per la sicurezza delle strade e delle scuole per un importo pari a 15 milioni di euro che, sommati ai quattro recuperati completando le alienazioni di alcuni immobili, hanno costituito quell'importo che la Provincia avrebbe dovuto reperire dalla cessione delle azioni di SAVE, operazione per il momento sospesa a causa dell'improvviso crollo delle borse.Tale politica di bilancio, ha spiegato ieri il Presidente Zoggia durante la consueta conferenza stampa di fine anno, ha consentito alla Provincia di garantire elevati livelli di investimento, circa 40 milioni di euro all'anno, e di finanziare le proprie opere pubbliche.Molto è stato fatto per migliorare il patrimonio scolastico: in cinque anni l'amministrazione provinciale ha investito infatti 60 milioni di euro per rendere più moderni e sicuri gli istituti del territorio. E per ricavare i fondi, necessari ad integrare gli esigui finanziamenti dello Stato, ha venduto il 25\% delle società partecipate di sua proprietà.Zoggia ha poi sottolineato l'impegno dell'amministrazione a garantire maggiore sicurezza nel territorio. Emblematica la nuova caserma dei carabinieri nel quartiere Vaschette a Marghera, inaugurata pochi giorni fa, e per la quale la Provincia ha investito 850 mila euro.Ma i risultati importanti sono stati anche altri: il progetto di riqualificazione per il Vallone Moranzani (dove la Provincia gestirà la viabilità con una spesa di 40 milioni di euro) ma soprattutto l'approvazione del PTCP, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, ovvero lo strumento di pianificazione urbanistica che la nuova legge regionale ha affidato alla Provincia. Più di qualcuno pensava che non ce l'avremmo fatta, e invece il PTCP è stato votato da una maggioranza compatta ha affermato Zoggia.Per far fronte, invece, alla crisi economica e al dramma della disoccupazione in aumento anche nel veneziano, la Provincia ha deciso di stanziare 1 milione e 200 mila euro da consegnare alle imprese per pagare la cassa integrazione. E' una crisi grave e servono misure strutturali ha detto Zoggia grazie ad un accordo con l'Inps la Provincia anticiperà questi soldi che poi verranno restituiti.Quanto all'accesa questione sull'abolizione o meno delle Province, Zoggia risponde così alle domande dei giornalisti: Sono disposto a parlarne, ma se si eliminano le Province allora deve essere riformato tutto il sistema dello Stato, a partire dalla riduzione del numero di parlamentari.Sabrina Marcato

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Il ruolo delle Province va affrontato Si fa la riforma o si va all'abolizione? (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

L?INTERVENTO Il ruolo delle Province va affrontato Si fa la riforma o si va all'abolizione? di Dante Buson * Da tempo in politica si dibatte sull'utilità delle province e sono molti coloro che sostengono che la loro abolizione porterebbe ai cittadini più benefici, in termini di riduzione della spesa pubblica, che svantaggi. Vengono anche fornite cifre sul risparmio che ne conseguirebbe: si parla da 13 a 16 miliardi di euro.L'ipotesi di soppressione è seguita con favore anche da buona parte dell'opinione pubblica, in conseguenza di talune esagerazioni che si sono prodotte nella creazione di nuove province che insistono su estensioni territoriali che non giustificano affatto tali enti locali. L'esempio è dato dalla Sardegna, dove ben otto province governano lo stesso numero di abitanti amministrati da una sola provincia del nord Italia.Per chi ha modo di approfondire la questione, però, la realtà delle cose appare ben diversa da quanto una campagna mediatica e propagandistica sul tema vuol fare apparire.A tal scopo è sufficiente richiamare i dati ufficiali emersi nell'assemblea generale dell'UPI tenutasi lo scorso ottobre, dai quali risulta che negli ultimi anni, secondo i dati pubblicati nella Relazione unificata sull'economia e sulla finanza pubblica del 2008, la spesapubblica è cresciuta del 7\% a livello centrale, del 5\% a livello regionale e solo del 3,4\% per comuni e province, per questi ultimi quindi in linea con la crescita dell'inflazione.Il contributo al miglioramento della spesa pubblica fornito dalle province è attestato anche dalla Corte dei conti, dalla Ragioneria dello Stato e dall'Istat.Va tenuto conto, poi, che le province assicurano servizi fondamentali per la vita dei cittadini: dalla tutela del territorio alla protezione dell'ambiente, dalla viabilità ai trasporti, dalla formazione ed istruzione dei giovani alla promozione della cultura, del turismo e dello sport, dallo sviluppo dei servizi sociali ai sostegni all'imprenditoria giovanile e femminile, dalla promozione della ricerca alla diffusione delle energie alternative e delle fonti rinnovabili.In tutto, compresi i trasferimenti ai comuni ed i costi per gli acquisti e per gli investimenti nelle attrezzature, si arriva proprio a 13 miliardi di euro, di cui 2 miliardi per il costo del personale, che, immagino, nessuno possa considerare riducibile in tempi rapidi.Dunque, appare evidentemente fuori luogo sostenere che l'abolizione delle province comporterebbe un risparmio di 13 miliardi di euro, a meno che non s'intenda dire che si cancelleranno anche tutti i relativi servizi e gli investimenti e si licenzierà tutto il personale.Ma questo non risulta possibile. Come non è neppure possibile pensare di trasferire competenze e funzioni alle regioni; si rischierebbe di creare una sorta di centralismo regionale e poi le regioni esercitano già troppe funzioni amministrative che dovrebbero, invece, trasferire agli enti locali ai sensi dell'art. 118 della Costituzione.Da tutto ciò non appare più così conveniente abolire le province. Appare più utile, invece, riformarle, valorizzando il ruolo di presidio democratico del territorio che esse possono proficuamente svolgere, rivalutandone le funzioni ed assegnando loro anche quelle che oggi sono svolte da molti altri enti sovra comunali.Tale obiettivo può essere conseguito con la riforma del Codice delle autonomie locali, oramai indispensabile per ridefinire le funzioni fondamentali di comuni e province in attuazione dell'art. 117 della Costituzione e per assicurare un maggior coordinamento e raccordo tra le diverse autorità di governo in cui è articolato il sistema istituzionale italiano.*Capogruppo Pdin Comune

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Sull'abolizione delle Provincia Agostini interroga Maroni (sezione: Province)

( da "Quotidiano.it, Il" del 19-12-2008)

Argomenti: Province

Sull'abolizione delle Provincia Agostini interroga Maroni Roma | Il parlamentare del Partito Democratico ha presentato un'interrogazione scritta al Ministro degli Interni per fare chiarezza sulla questione della divisione dei beni delle nuove Province. Ecco il testo integrale del documento. L'On.le Luciano Agostini INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA presentata dall'On.le Luciano Agostini al Ministro dell'Interno On.le Roberto Maroni - Per sapere - premesso che: - in data 28/10/2008 per iniziativa dell'On. Scandroglio è stata presentata la proposta di legge costituzionale per la modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione ove si prevede la soppressione delle Province; - tale iniziativa parlamentare è stata assegnata (in data 17/11/2008) in sede referente alla I Commissione Affari Costituzionali, al fine di ottenere il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali; - in data 5/12/2008 il capo gruppo dell'IDV alla Camera On. Massimo Donadi ha annunciato la presentazione in Parlamento di legge costituzionale per la soppressione delle Province. - nella legge presentata il 28/10/2008 assegnata alla I commissione Affari Costituzionali ad iniziativa di deputati del PDL, all'art.9 (norma transitorie) testualmente al comma 2 si legge: "Fatta salva la possibilità di disciplinare diversamente la materia con legge dello Stato, i beni di proprietà delle Province alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale sono trasferiti alle Regioni, che li trasferiscono ai Comuni in relazione e in proporzione alle funzioni ad essi delegate ai sensi del comma 1". - al comma 3 testualmente si legge: "Fatta salva la possibilità di disciplinare diversamente la materia con legge dello Stato, i contratti di lavoro esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale tra le Province ed i rispettivi dipendenti sono trasferiti alle Regioni, che li cedono ai Comuni in relazione e in proporzione alle funzioni ad essi delegate ai sensi del comma 1". - le difficoltà furono avvertite già alla pubblicazione delle leggi istitutive, le quali, per ragioni ovviamente economiche, rimandarono l'effettiva attuazione dei nuovi enti ai cinque anni successivi dopo la pubblicazione dei testi normativi. A conferma di ciò, quest'anno, è stato emanato il decreto 30/06/2008 n. 113 che all'art. 3 ha stabilito il differimento al 30/06/2009 della costituzione degli Uffici decentrati dello Stato nei nuovi territori provinciali; - si sta procedendo alla definizione delle nuove Province, tra cui quella di Fermo costituita dalla L. n. 147/2004. Tale costituzione dovrebbe avvenire attraverso la divisione dei beni patrimoniali e del personale; - conseguentemente all'applicazione di tale legge nella nuova Provincia di Ascoli Piceno verrebbero a determinarsi gravi disavanzi di bilancio, che andrebbero a innestarsi nella già fragile realtà socio-economica del territorio; se alla luce del dibattito che si è aperto nel Paese e conseguentemente alla presentazione della proposta di legge da parte di alcuni parlamentari della maggioranza con primo firmatario l'On.le Scandroglio, il Governo abbia in atto iniziative tali da sospendere ovvero differire le procedure circa la divisione dei beni patrimoniali e del personale, previste dalla L. n. 147/2004 per la costituzione delle nuove Province. 19/12/2008

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Mosele fa l'ultimo bilancio e lancia Pastorello <Auspico la continuità> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 20-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-12-20 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Provincia Il punto sui progetti e le prospettive per il 2009 Mosele fa l'ultimo bilancio e lancia Pastorello «Auspico la continuità» Il presidente: sarei favorevole a una sua candidatura VERONA - Il conto alla rovescia è cominciato. Anche se alle elezioni provinciali mancano ancora sei mesi il suo mandato si sta sostanzialmente chiudendo. Così per lui, per il presidente della Provincia, Elio Mosele, è tempo di bilanci. Ieri ha incontrato i giornalisti per l'ultimo Natale ai vertici dei Palazzi Scaligeri. Assieme alla giunta ha tracciato il quadro dell'attività svolta nel quinquennio ma ha anche prospettato uno scenario per il suo successore. «Io non mi ricandido - ha detto il presidente, ribadendo una decisione già annunciata nei mesi scorsi - ma auspico la continuità in termini politici e amministrativi». In tal senso Mosele si dichiara personalmente favorevole a una possibile candidatura di Antonio Pastorello. «Candidatura che mi farebbe piacere». Presidente, questo dunque l'auspicio per il 2009. Ma quali sono stati i progetti più importanti realizzati in questo 2008? «Due sono le opere emblematiche: il ponte Romano-Posa tra Terrazzo e Villa Bartolomea e la conclusione dei lavori all'istituto Barbarani, dove il liceo Messedaglia ha cominciato l'anno scolastico in corso. Ma ci sono stati anche altri progetti innovativi a favore del territorio. Ad esempio, l'apertura dello Sportello del cittadino, che consente l'accesso on line ad atti e documenti, la Certificazione del sistema qualità e il Meta opac veronese, un sistema di ricerca bibliografica avanzata». Radicamento sul territorio, quindi, ma non solo. Anche progetti di ampio respiro, come la Comunità di azione del Brennero (Cab). In proposito, si sono da poco conclusi i suoi due anni di presidenza. Verona che cosa ha portato a casa? «La città ha guadagnato dal punto di vista della rilevanza nazionale e internazionale, agendo sui grandi traffici. Lo scorso 5 dicembre in Gran Guardia è stato nostro ospite il vicepresidente del-l'Ue, Tajani, che ha annunciato lo stanziamento di fondi per l'alta velocità ». Cosa ne pensa del dibattito sull'abolizione delle Province? «Il dibattito sul ruolo delle Province è sempre più attuale, dal momento che occorre fare i conti con le risorse a disposizione. Ma bisogna salvaguardare gli enti virtuosi, che operano nel rispetto delle regole e per gli interessi dei cittadini. In proposito, giovedì il presidente del consiglio, Massimo Galli Righi, si è recato a Roma per discutere il problema». Crisi, il vescovo Zenti ha lanciato nel corso dell'incontro con la giunta provinciale, la proposta di aprire un tavolo istituzionale per le famigle. Come si strutturerà? «Abbiamo accolto di buon grado il suggerimento del presule, che propone di avviare una collaborazione tra amministratori e parroci. Si è già attivato l'assessore al Lavoro, Virgilio Zampieri, per cercare di far fronte alle nuove povertà emergenti, per le quali occorrono ammortizzatori sociali». La precarietà del lavoro di certo non aiuta. Cosa direbbe al ministro Brunetta? «Che i tagli al personale non possono essere messi in atto in modo indiscriminato». Paola Arosio Provincia A destra il presidente Elio Mosele Sopra l'incontro di fine anno che si è svolto ieri (Toninelli/Fotoland)

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Podestà: <Non temo Penati, sono pronto alla sfida> (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 20-12-2008)

Argomenti: Province

n. 304 del 2008-12-20 pagina 4 Podestà: «Non temo Penati, sono pronto alla sfida» di Gianandrea Zagato Il premier in collegamento alla festa natalizia degli azzurri: «Per le provinciali è lui il nostro uomo» Prendete nota, please: «Per quanto mi riguarda, per quanto ci riguarda, abbiamo in casa un ottimo, bravissimo ed eccellente candidato: si chiama Guido Podestà». I cinquemila invitati che siedono ai tavoli del padiglione della Fiera di Milano per la festa del Popolo della Libertà esplodono in un applauso. Silvio Berlusconi riconferma, dunque, che lo sfidante di Filippo Penati alla guida della Provincia di Milano è il coordinatore regionale di Forza Italia. «Il presidente Berlusconi ha avuto nuovamente la cortesia di indicarmi e io sono sempre disponibile» afferma a caldo l'europarlamentare Podestà che, tra l'altro, aggiunge di «non aver timore di misurarmi. Quando l'ho fatto finora ho sempre vinto la sfida e ci sarò anche stavolta». Il resto sono applausi, pacche sulle spalle e la conferma che il numero uno regionale di Forza Italia è il futuro inquilino di Palazzo Isimbardi dove, tra l'altro, l'intesa sulle priorità politiche e programmatiche raggiunta da Penati con Rifondazione, Verdi, Sinistra democratica e Italia dei Valori è diventata carta straccia. Anche ieri Penati ha incassato il no di Pier Ferdinando Casini leader dell'Udc ad un'alleanza: «Non ipotizziamo di poter andare in una coalizione con l'attuale presidente della Provincia» ha detto e ridetto il leader dell'Unione di centro, ventilando piuttosto chiaramente l'idea di correre da soli alle amministrative. Ma Filippo Penati incassa un altro rifiuto ad un accordo elettorale è quello di Luigi Baruffi: «La necessità di un progetto riformatore della società interessa anche la Provincia non basta però per dirsi riformisti per mettersi tutti d'accordo». Dunque, l'ex sindaco comunista di Sesto San Giovanni resta solo e chiosa Bruno Dapei, capogruppo provinciale di Forza Italia «gli resta un testimonial del suo fallimento, Walter Veltroni. Davvero una scelta perfetta, per rimarcare i fallimenti di cinque anni di amministrazione rosso-verde a Palazzo Isimbardi, ma anche un testimonial d'eccezione per battezzare la nuova coalizione naturalmente, sarà sconfitta dal Pdl». Podestà, chiacchierando con i cronisti a margine della festa natalizia del Popolo della Libertà ha anche ricordato che c'è un dibattito «in corso sul tema dell'eventuale abolizione della Provincia e che si attende ai livelli più alti una precisa definizione della questione». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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nessuna presenza "impropria" nell'ufficio della dirigente (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-12-2008)

Argomenti: Province

Provincia, la Vito replica a Degrassi «Nessuna presenza "impropria" nell'ufficio della dirigente» Giù le mani dalla Province. Questo il tenore del dibattito che ha caratterizzato ieri la riunione del consiglio provinciale di Gorizia nel corso della quale ha trovato ampia eco la campagna stampa portata avanti a livello nazionale in particolare dal quotidiano "Libero" per l'abolizione delle Province. Il presidente del consiglio goriziano Alessandro Fabbro ha dato lettura di una lettera del presidente dell'Unione Province d'Italia (l'Upi) Fabio Melilli nella quale si sottolinea che «l'Upi ha intenzione di intraprendere una serie di azioni nei confronti dei partiti politici e dei gruppi parlamentari« e che è stato «chiesto ai sindacati di unirsi in questa battaglia perché denigrare le Province vuol dire anche denigrare le 61 mila persone che nelle Province lavorano». Nel corso del prossimo direttivo nazionale dell'Unione Province d'Italia verrà proposto un ordine del giorno da discutere poi all'interno dei vari consigli provinciali. Nella riunione di ieri, lo stesso Fabbro ha poi tracciato un bilancio dell'attività 2008 del consiglio «un'assemblea - ha detto - che ha saputo esprimersi sempre con saggezza ed equilibrio avendo la capacità di guardare all'interesse comune pur nel rispetto delle diversità e ha dato l'esempio di come dovrebbe essere l'impegno politico». Infine, l'assessore Sara Vito ha dichiarato, in risposta a un'interrogazione del capogruppo del Pdl Marino De Grassi, che lamentava la frequente presenza impropria della figlioletta (di 9-10 anni) di una dirigente dell'ufficio tecnico sul luogo di lavoro, che non vi sarebbero evidenze che confermino tale condotta impropria: De Grassi, con esplicita perplessità, ha preteso allora di sapere quale sia il percorso informativo che ha portato a tale risposta da parte dell'esponente della giunta.

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Bruni sta con Frantellizzi <Carioni è troppo ideologico> (sezione: Province)

( da "Corriere Di Como, Il" del 20-12-2008)

Argomenti: Province

Bruni sta con Frantellizzi «Carioni è troppo ideologico» «Con i diktat ideologici non si risolve niente, sulle Prefetture Carioni sbaglia». Così si è espresso il sindaco di Como, Stefano Bruni, sul tema dell'abolizione dei Palazzi del Governo lanciato dal numero uno di Villa Saporiti. «Lo Stato sta facendo una strettissima e rigorosa riflessione sul contenimento dei costi - ha aggiunto il primo cittadino - Può darsi che la strutturazione attuale delle Prefetture non sia quella ideale e possa anche essere modificata e migliorata. Ma il ruolo di questa istituzione, a Como, è stato molte volte importante e significativo. Eliminare in un colpo la Prefettura credo che lascerebbe un vuoto difficilmente colmabile da altri enti pubblici». Poi Bruni ha parlato esplicitamente del ruolo delle Province. «Anche su questo non si può ragionare con l'ideologia - ha detto il sindaco - Le Province troppo piccole potrebbero essere raggruppate o abolite, ma per esempio in una regione come la Lombardia, dove vivono 10 milioni di abitanti, è difficile pensare a un governo del territorio senza quelle istituzioni. Piuttosto - ha concluso Bruni - io abolirei il Cpt di Como, che la stessa Lega invece ha difeso, forse perché ne esprime il presidente». Nella foto: Il sindaco di Como, Stefano Bruni, negli studi di Etv durante una diretta del venerdì Home Identikit dell'incidente stradale nel Comasco L'allarme lanciato dal presidente Enrico Gelpi «Nel weekend sinistri in crescita del 300%» Nomine, passa la linea di Faverio Docenti in ferie, la scuola resta chiusa Cassa integrazione straordinaria alla Ratti «La situazione è seria. Tentiamo di stare tranquilli» In difficoltà 35 imprese. Gruppo bresciano salva la Defim di Alzate

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I Sindaci in Provincia per la Città Metropolitana (sezione: Province)

( da "Italia Sera" del 20-12-2008)

Argomenti: Province

Cronaca Roma Dopo la pausa delle festività i primi cittadini convocati per la concertazione I Sindaci in Provincia per la Città Metropolitana ?Il consigliere provinciale Walter Enrico Perandini, vice presidente Vicario della commissione Riforme Istituzionali della Provincia di Roma e sindaco di Ciampino, propone ai sindaci dei comuni della provincia di partecipare ad un convegno pubblico dal tema 'I comuni della prima fascia nella Città Metropolitana di Roma Capitale d'Italia'. Il convegno vuole essere la punta terminale di un processo di partecipazione delle 121 amministrazioni comunali della provincia di Roma, nella definizione del nuovo assetto istituzionale della capitale e dei comuni dell'hinterland, per il quale sono in corso un ampio dibattito e varie proposte di legge all'esame del Governo". Lo comunica, in una nota, la Provincia di Roma. "Dare vita alla Città Metropolitana di Roma oggi - afferma Perandini - non è più solo una possibilità, ma una necessità. Il mio auspicio è che nasca entro il 2009 la Città Metropolitana di Roma con status di Capitale d'Italia, con l'abolizione dell'attuale Comune di Roma e della Provincia di Roma, nonché la trasformazione degli attuali municipi di Roma e dei 121 comuni della Provincia in comuni metropolitani. Questa è la sfida da vincere per dare risposte concrete ai cittadini di Roma e dell'hinterland, e per ridurre i livelli istituzionali da 5 a 3 a Roma e da 4 a 3 nei comuni della Provincia". "Ritengo fondamentale - conclude Perandini - la partecipazione a questo storico processo di riforma dei Sindaci e delle Amministrazioni comunali che ogni giorno affrontano i problemi che spesso da soli non possono risolvere, e che, più di ogni altro, avrebbero bisogno di far sentire la loro voce nei luoghi dove vengono prese le decisioni che poi si ripercuotono anche sui loro territori. E' per questo che auspico il pervenire dei contributi di idee da parte di tutti per giungere ad un momento di sintesi insieme alla Giunta Zingaretti e formulare la proposta più condivisa possibile per costruire dal basso il nuovo ente di Governo dei nostri territori". Edizione n. 2076 del 20/12/2008

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E se avessero soppresso il treno per dare una mano all'aereo? (sezione: Province)

( da "Trentino" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

E se avessero soppresso il treno per dare una mano all'aereo? èstrana, molto strana la vicenda dell'Eurostar per Roma soppresso. Era l'unico treno comodo, pulito e rapido per la Capitale. E quando una vicenda è strana nascono i sospetti, che nessuno smentisce, il primo dei quali è che abolendo il treno è stato fatto un grosso favore al collegamento diretto fra Bolzano e Roma in aereo. La prima stranezza è la reazione degli amministratori pubblici e quindi dei politici. Che l'Eurostar fosse destinato alla soppressione lo si sapeva da oltre un mese, se non di più. Le proteste e quindi gli appelli per il ripristino sono arrivati soltanto nell'immediata vigilia e soprattutto dopo l'entrata in vigore, domenica 14 dicembre, del nuovo orario ferroviario. Seconda stranezza: Trenitalia da alcuni anni «taglia» soprattutto i treni non produttivi: sono quelli che trasportano un numero di passeggeri ridotto o comunque non sufficiente a pareggiare i conti. Tutto si può dire tranne che l'Eurostar Bolzano-Roma (ed ovviamente il Roma-Bolzano) fosse anti-economico anche se si considera soltanto il tratto dal capoluogo altoatesino fino a Verona. Terza stranezza: grazie alle competenze avute negli ultimi anni, la Provincia di Bolzano può gestire le linee «interne». Ma questo impegno ha creato un sistema di mobilità ferroviaria «chiuso», salvo poche eccezioni. In sostanza si circola su treni ad orario cadenzato - comodi e funzionali - soltanto all'interno della provincia. Quarta stranezza: a giudicare da quello entrato in vigore domenica scorsa, l'impressione è che l'elaborazione dell'orario dei treni avvenga per compartimenti stagni. Ovvero la Provincia di Bolzano propone il suo a Trenitalia che lo integra con il proprio. Se le coincidenze funzionano si tratta di un colpo di fortuna; in caso contrario nulla (o quasi) viene modificato. Chi ha un po' di pazienza basta che consulti proprio il nuovo orario. Ma torniamo all'Eurostar cancellato. La mancanza di questo collegamento diretto da Bolzano a Roma penalizza anche chi ha bisogno di raggiungere Bologna e Firenze in tempi ragionevoli. Da domenica 14 dicembre comunque i disagi maggiori li sopportano tutti coloro che hanno bisogno di arrivare nella Capitale e che non possono sostenere i costi del viaggio in aereo. In mancanza di spiegazioni ufficiali sul «taglio» del treno, il tarlo del sospetto sta lavorando con sempre maggiore insistenza: vuoi che l'abolizione dell'Eurostar sia stata una manovra concordata per fare un favore al servizio di trasporto aereo? Ezio Danieli

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Ordine degli architetti: vogliamo una legge quadro (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 21/12/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:la città Ordine degli architetti: vogliamo una legge quadro Al centro dell'assemblea annuale la necessità di una riforma delle professioni per non essere agli ultimi posti in Europa Ventura premia l'architetto Cavalli, presidente della Provincia n L'ancora pendente riforma delle professioni; la questione degli appalti e delle tariffe professionali; i temi dell'aggiornamento e della formazione; il sostegno costante ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro, con particolare attenzione ai laureati triennali che faticano a trovare un'integrazione negli ordini professionali. Questioni sempre in primo piano per l'Ordine degli Architetti della provincia di Brescia, che s'intrecciano oggi con lo scenario di una crisi finanziaria riguardante anche la platea dei liberi professionisti, nella realtà di un Paese ormai agli ultimi posti dell'Unione Europea per reddito pro capite. Se ne è parlato ieri nell'ambito dell'assemblea annuale degli architetti al Centro pastorale Paolo VI, alla presenza del presidente Paolo Ventura, che ha esposto la relazione dell'attività svolta dal Consiglio direttivo nel 2008; del segretario Gianfranco Camadini e del tesoriere Luigi Scanzi, che ha illustrato il bilancio consuntivo dell'anno in corso e il preventivo del 2009. È intervenuto, con gli assessori comunali Paola Vilardi e Maurizio Margaroli, il presidente dell'Amministrazione provinciale Alberto Cavalli, architetto, che è anche stato premiato - assieme ad altri 37 colleghi - per i trent'anni di iscrizione all'ordine professionale, mentre cinque professionisti hanno ricevuto il riconoscimento per i quarant'anni di attività. L'Ordine conta attualmente circa 2.200 soci - ha riferito il presidente Ventura -: la crescita dei nuovi iscritti si mantiene sui livelli dello scorso anno (un incremento del 25% rispetto alla media del periodo 1990-2000). Luigi Mirizzi, del Consiglio nazionale degli Architetti, è entrato nel merito di problemi generali connessi alla legge sull'architettura e all'abolizione del tariffario minimo, a partire da una distinzione fra incarichi pubblici e incarichi privati. Mirizzi ha sottolineato anche la «situazione quasi insopportabile» del sistema di gestione dei concorsi in Italia: «Credo che non possiamo andare avanti con una deregulation totale - ha detto -. Vogliamo una legge quadro sulle professioni. Gli architetti rappresentano una categoria che ha grande responsabilità nel cambiare e nel ristrutturare le città. Come Consiglio nazionale stiamo predisponendo i codici prestazionali per le opere di edilizia. Ma riteniamo che il principale obiettivo sia entrare in Europa ed avere una direttiva europea anche per impostare le tariffe degli architetti». Anita Loriana Ronchi

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sante sguotti dirà messa a natale concelebrerò anche con milingo - gianni biasetto (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 35 - Provincia Sante Sguotti dirà messa a Natale «Concelebrerò anche con Milingo» L'altare sarà allestito in una casa privata di Monterosso «Nei prossimi giorni vedrò monsignore» GIANNI BIASETTO ABANO. L'ex parroco di Monterosso Sante Sguotti celebrerà la messa di Natale per la sua famiglia (la compagna Tamara Vecil ed il bimbetto di poco più di anni, nato quando ancora era parroco) e per il gruppo di fedelissimi della sua ex parrocchia che continua a seguirlo anche dopo la riduzione da parte del Vaticano allo stato laicale. Il luogo dove l'ex prete, che lavora come camionista e vive con la compagna e il loro bimbo in un rustico in via San Rocco a Lovertino (Vicenza), celebrerà messa la mattina di Natale ancora non è noto. E' assai probabile, però, che sia in un'abitazione di Monterosso. «Il posto lo devo ancora decidere, per ora è certo che questa Santa Messa privata la dirò la mattina e non la notte di Natale», fa sapere Sguotti che, nonostante sia stato cacciato dalla Chiesa, continua ad avere un gruppo di fedeli della zona di Monterosso che frequenta i suoi momenti di preghiera. In questi giorni Sante Sguotti si vedrà anche con Manuel Milingo. L'ex arcivescovo di Lusaka, che al periodo della bufera che si era scatenata nel paese le porte di Abano sembrava volesse stringere un sodalizio con il «prete-papà», è atterrato ieri sera all'aeroporto Marco Polo di Venezia proveniente da Seul. «Monsignore è in Italia con un visto turistico e ci resterà per circa un mese. In questo periodo celebrerà diverse funzioni, compresa quella della mezzanotte di Natale, nella sua casa «Gesù è amore» a Grumolo delle Abbadesse», fanno sapere i suoi seguaci. Ad alcune di queste funzioni parteciperà anche Sante Sguotti che condivide le battaglie dell'esorcista africano sul cambiamento della Chiesa. In particolar modo quelle sull'abolizione del celibato nel clero e sulla piena riammissione dei cattolici divorziati e dei separati conviventi. «La visita di Milingo non era prevista, è stata decisa all'ultimo momento e non abbiamo avuto il tempo per parlarci - spiega Sante Sguotti - Nelle prossime ore penso di incontrarlo per programmare quelle che saranno le messe che concelebreremo». Nella sala «Gesù è Amore», uno spazio per una cinquantina di fedeli ricavato al primo piano di un fabbricato che ospita anche una carrozzeria, Milingo celebrerà messa alle 10 di stamattina, il 24 notte e alle 10 della mattina di Natale, Santo Stefano e di domenica 28. E' previsto anche un meeting di preghiera con i suoi seguaci nel corso del quale l'ex arcivescovo intende incontrare la stampa. «Spiegherà le cattiverie, le umiliazioni e le minacce che subisce tutti i giorni per portare avanti la sua battaglia».

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promossa la giunta casarin (sezione: Province)

( da "Mattino di Padova, Il" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

SONDAGGIO SWG. Sono cultura, turismo, istruzione, ambiente le carte vincenti della Provincia Promossa la giunta Casarin Soddisfa il 64% del centrodestra, ma la sicurezza delude La giunta Casarin viene «promossa» al termine del secondo mandato. Il sondaggio Swg (commissionato dal Partito Democratico alla vigilia della campagna elettorale) parla chiaro: il 64% del centrodestra si ritiene molto o abbastanza soddisfatto dall'attività amministrativa di palazzo santo Stefano. La percentuale scende al 50% nell'area elettorale del centro, ma clamorosamente ritorna maggioranza nell'opinione di chi si colloca nel centrosinistra: 53% di consensi. Un'eredità difficile da raccogliere anche per chi ambisce alla poltrona di Vittorio Casarin. Un hadicap in più per il Partito Democratico che fuori dall'area della città metropolitana sconta il monopolio di Lega Nord e Popolo della libertà. Nel dettaglio, si scopre che la Provincia brilla in particolare nella gestione della cultura (assessore Massimo Giorgetti) e del turismo (delega di competenza del presidente Casarin). Incassano la soddisfazione dei cittadini anche il leghista Roberto Marcato e Stefano Peraro (Udc): urbanistica e ambiente sono i settori della Provincia percepiti come soddisfacenti, insieme a servizi sportivi, istruzione e servizi sociali. Sotto la soglia del 50%, invece, altri due settori-chiave della Provincia: trasporti e viabilità. Un giudizio che vale anche nei confronti del ruolo di coordinamento delle attività dei Comuni, nonostante proprio Casarin abbia intuito in anticipo la «rivolta dei sindaci» nei confronti della Finanziaria. Gli amministratori di palazzo santo Stefano vengono «bocciati» solo in tre... materie. L'abolizione delle auto blu, che per il 59% sembra essere la minima dimostrazione di saper rinunciare ai privilegi della politica. Economia e sicurezza sono le altre delusioni: gli assessori Roberto Tosetto (Forza Italia) e Mario Verza (Alleanza nazionale) hanno deluso di più. E proprio sulla «tolleranza zero» è imperniata la visibilità politica del Carroccio. Il sondaggio Swg prefigura addirittura un testa a testa elettorale con il PdL, rilanciando così le ambizioni di Maurizio Conte. Tuttavia, il candidato presidente con più appeal si è rivelato Antonio De Poli dell'Udc a dimostrazione che nel territorio il vecchio scudocrociato resiste ad ogni stagione della «Seconda Repubblica». (e.m.)

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<Basta con la Provincia inutile tutta tasse e giochi finanziari> (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

n. 305 del 2008-12-21 pagina 3 «Basta con la Provincia inutile tutta tasse e giochi finanziari» di Sabrina Cottone Parla il candidato lanciato da Berlusconi alle elezioni di giugno: «Decideremo le mosse con An e Lega. Priorità metro, Tem e scuole» (...) Il dado è tratto e Guido Podestà è al lavoro con il suo staff per prepararsi a guidare Palazzo Isimbardi: «Non possiamo permettere che i cittadini subiscano ancora malgoverno e impoverimento. Sono stati sprecati anni preziosi in un momento in cui la crisi economica mette in difficoltà il territorio milanese. Sotto la guida del centrosinistra, la Provincia ha totalmente dimenticato il suo ruolo e si è data solo a investimenti finanziari e a incrementare le tasse». È in corso un dibattito per l'abolizione della Provincia. È davvero un ente inutile? «Oggi abolire la Provincia vuol dire mettere in discussione la manutenzione delle strade, delle infrastrutture e delle scuole. Il problema è evitare sprechi e utilizzi impropri. In questo Palazzo Isimbardi ha dato un pessimo esempio, preferendo spendere i soldi dei cittadini in speculazioni non dovute, non necessarie e non convenienti. Così si mette in dubbio il senso dell'esistenza della Provincia come istituzione». La Russa ricorda che era in ballo anche il nome di Riccardo De Corato, parla di sondaggi e dice che le decisioni sulle provinciali in Lombardia si devono prendere tutte insieme. Lei che cosa risponde? «Dico che non dobbiamo perdere tempo perché i nostri avversari sono già in campagna elettorale e i cittadini non capirebbero. I sondaggi sono un criterio a cui non ci sottraiamo, utili perché fotografano la situazione del momento, ma come dice la Russa, non possono essere il criterio determinante. Esistono sedi di partito adatte che decideranno anche i candidati per Monza, Bergamo, Brescia, Lodi, Sondrio. Sono sicuro che sia la parte del Pdl che fa riferimento ad An che la Lega saranno adeguatamente rappresentate». Le piacerebbe avere l'Udc nella sua maggioranza? «In Regione e a palazzo Marino governano con noi. È il cosiddetto metodo ambrosiano, nel quale l'alleanza con l'Udc non si è mai interrotta. Io mi auguro anche un riavvicinamento a livello nazionale, perché i loro elettori hanno i nostri stessi valori. Sono infinitamente di più le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono. È un discorso che vale anche per la Margherita e per i socialisti. Che cosa ci stanno a fare nel Pd?». Può già indicare quali saranno le priorità su cui intende intervenire? «Vogliamo realizzare le metropolitane e le infrastrutture viarie. La metro e la Tem sono state il grande tradimento dell'attuale giunta. A differenza dei nostri avversari, abbiamo una coesione che ci consente di agire sul serio. In questi anni la Provincia ha aumentato le tasse sui cittadini, in alcuni casi di nove volte come per l'imposta sulla compravendita delle auto. E dopo aver spremuto i contribuenti, invece di realizzare qualcosa di concreto, si è limitata a una politica di annunci ondivaga e confusa, tranne che per la Serravalle...». Pensa che l'operazione di acquisto delle azioni della Serravalle abbia danneggiato i cittadini? «Dobbiamo ancora capire quanto ci è costato e continua a costarci l'acquisto di azioni che erano del Comune e quindi in mano pubblica. Si parla di sette milioni di euro l'anno solo di interessi sul debito! È una somma incredibile, che si potrebbe destinare a ben altri scopi come appunto le metropolitane e la sicurezza degli edifici scolastici, spesso pericolanti. Questa è una responsabilità della Provincia, ma il centrosinistra ha preferito dare i soldi a Marcellino Gavio e alle banche». Pensa che esista anche nel Pd milanese la questione morale che sta facendo esplodere molte giunte in Italia? «Non tocca a me dirlo, ma mi chiedo la ratio di operazioni come quella di Serravalle. E non sono l'unico a interrogarmi. Anche l'ultima sentenza del lodo arbitrale getta ombre sull'accaduto». Ultima domanda. Pensa di vincere? «Finora ho sempre vinto. Vado fiero soprattutto dei successi da coordinatore provinciale di Forza Italia, quando abbiamo espugnato amministrazioni che erano rosse da sessant'anni. Ho già sconfitto una volta Penati, alle europee del 1999: lui non è stato eletto! Ma battute a parte, è un discorso che va al di là delle persone. La coalizione che il presidente Penati rappresenta purtroppo non è stata in grado di governare e, vista anche la deriva del Pd a livello nazionale, il territorio non può permettersi altri anni di tasse, impoverimento, investimenti finanziari incomprensibili e dannosi». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Abolirle èuna perdita di democrazia (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

stampa Province «Abolirle è una perdita di democrazia» «Le Province sono enti indispensabili, previsti dalla Costituzione, per governare vaste aree territoriali. Abolire un ente elettivo intermedio tra comuni e Stato, equivarrebbe ad una perdita di democrazia». è stato questo il passaggio centrale del discorso di Giuliano Amato (ex presidente del Consiglio dei Ministri), intervenuto ieri alla manifestazione, organizzata dalla Provincia, per una riflessione sul ruolo delle Province a 60 anni dalla Costituzione. Alla manifestazione erano presenti, oltre alla presidente Stefania Pezzopane, il prefetto Aurelio Cozzani, il prof. Vincenzo Cerulli Irelli, il questore dell'Aquila Filippo Piritore, il presidente del Consiglio provinciale Angelo Raffaele. Tutti nei loro interventi, davanti ad una folta platea di studenti delle scuole superiori, si sono detti fortemente contrari alla abolizione delle Province. «La Costituzione è un testo chiaro - ha detto la Pezzopane - con qualche ruga che va eliminata, proprio come una donna di 60 anni».

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Oderzo (an.fr.) Forza Italia è oggi in piazza per ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 21-12-2008)

Argomenti: Province

Oderzo (an.fr.) Forza Italia è oggi in piazza per ... Oderzo(an.fr.) Forza Italia è oggi in piazza per raccogliere le firme a sostegno delle candidature di coloro che parteciperanno al primo congresso nazionale del Pdl. «Con l'occasione - dice il coordinatore Marcello Ferri - invitiano anche le persone a firmare per l'abolizione delle province, secondo il progetto che sta portando avanti il ministro Sacconi. Auspichiamo che anche sindaci che stanno portando avanti la battaglia per trattenere nei Comuni il 20\% dell'Irpef, si impegnino a raccogliere firme per l'abolizione delle Province. È un'iniziativa specifica che non vuole «cancellare» la territorialità bensì convogliare sui sindaci maggiori poteri anche a livello provinciale. Verrebbe da una parte salvaguardata la specificità del territorio, e dall'altra si risparmierebbero parecchie risorse. Una stima fatta a livello nazionale parla di parecchi milioni di euro».

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IL CONSIGLIO dei Ministri ha approvato giovedì i quatt... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 22-12-2008)

Argomenti: Province

ROVIGO PRIMO PIANO pag. 24 IL CONSIGLIO dei Ministri ha approvato giovedì i quatt... IL CONSIGLIO dei Ministri ha approvato giovedì i quattro regolamenti attuativi della riforma della scuola, mentre la maggior parte delle istituzioni scolastiche provinciali sta adottando forme varie di ?sciopero bianco? e di lotta contro le prospettive di cambiamento indicate dal Governo. A gennaio, in Polesine, dovrebbe formalizzarsi la nascita di un coordinamento dei docenti dei vari istituti che hanno aderito al blocco chi dei viaggi di istruzione, chi delle attività ?non obbligatorie?, chi dei ?progetti?. Ma intanto l?iter della riforma è stato avviato, come si diceva, giovedì scorso dal Governo. Entrerà in vigore nelle classi prime delle elementari e delle medie dal prossimo settembre, nelle classi prime delle superiori (se non vi saranno intoppi) dal settembre 2010. Ecco le principali novità in rapporto al nostro territorio. Scuola dell?infanzia: ci si potrà iscrivere a partire dai due anni e mezzo. Scuola elementare: abolizione del modulo dei docenti, introduzione progressiva (dalla classe prima) del maestro unico di riferimento, con orario settimanale a 24, 17, 30 o 40 ore, ?a richiesta? delle famiglie. Una conseguenza però che potrebbe rivelarsi importante per il Polesine sarà, dal 2010, la progressiva chiusura dei plessi scolastici con meno di 50 alunni iscritti. Alcune decine i plessi a rischio nel nostro territorio con pesanti, possibili, conseguenze sul piano sociale e culturale per tante comunità. Scuola media: cresceranno le ore di inglese fino a 5 la settimana, per un monte ore settimanale di 29 o 30. Scuola superiore: dal 2010, se non ci saranno ripensamenti, la vera rivoluzione si avrà proprio alle superiori. Oggi in Polesine ci sono una quarantina di indirizzi tecnici e liceali, che si ridurranno di molto. E ancora, in Polesine, per assecondare quel 60-70% dei ragazzi che vive di pendolarismo si continuano a fare lezioni di 50 minuti, che spariranno per tornare a 60 minuti con inevitabili ricadute sul piano del trasporto scolastico. Gli istituti tecnici, che in provincia raccolgono nei vari corsi oltre il 40% degli studenti, avranno due soli settori di riferimento, economico e tecnologico. I licei, che hanno sviluppato negli anni variegati percorsi, ne vedranno riconosciuti solo nove, con due novità, il Liceo delle ?Scienze umane? e il Liceo ?Musicale e coreutico?. Una vera rivoluzione, con la partita che ora si sposta nel confronto con i sindacati, gli organismi interministeriali, le Regioni. Tante le incognite nel nostro territorio, legate soprattutto alle numerose sperimentazioni diffusesi negli anni e che ora dovranno confluire in pochi indirizzi, ma legate anche alle diverse centinaia di ?precari? della scuola in attesa di un posto in ruolo e, per effetto degli ipotizzati tagli orari in tutti i segmenti di scuola, a rischio pure di non vedersi attribuire la ?canonica? supplenza annuale. Il passaggio dei prossimi mesi, come non mai, si annuncia delicato. o.p.

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L'ex palazzo comunale restaurato è un grande risultato, ma non è finita. Una... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 22-12-2008)

Argomenti: Province

Lunedì 22 Dicembre 2008 Chiudi di THOMAS DELBIANCO «L'ex palazzo comunale restaurato è un grande risultato, ma non è finita. Una parte della struttura deve ancora essere completata e questo lo dovrà fare qualcuno al posto nostro, visto che tra qualche mese non ci saremo più». La prossima tornata amministrativa porterà, con il rinnovo di giunte e consigli comunali anche all'abolizione del decentramento e delle circoscrizioni. E sparirà anche la Sesta circoscrizione, quella del San Bartolo, che in questi anni si è battuta per ridare nuova linfa all'ex palazzo comunale di Fiorenzuola di Focara, inaugurato ieri mattina. Ma il presidente Stefano Mariani, nel suo discorso introduttivo durante la cerimonia, ha rivolto lo sguardo non solo a quello che è stato fatto, ma a ciò che ancora manca. E che il Comune dovrà portare a compimento senza l'apporto dell'istituzione decentrata, vicina alla chiusura. «Abbiamo salvaguardato un patrimonio pubblico che rischiava di essere venduto - continua Mariani - L'opera non è conclusa, l'intervento di recupero va completato. Speriamo che altri lo facciano al posto nostro dedicando attenzione a queste zone con lo stesso amore e valorizzazione del territorio che la circoscrizione ha sempre avuto verso il San Bartolo e Colombarone». Al taglio del nastro nell'ex palazzo comunale, sede della Sesta circoscrizione, della comunità del Parco San Bartolo e del museo permanente dell'Ente Parco, con esposizione di fossili e ceramiche, hanno partecipato rappresentanti istituzionali, ma anche abitanti del luogo e non solo, ai quali è stato donato il libro "I fossili del Monte Castellaro nel Parco San Bartolo" della paleontologa Nicoletta Bedosti. Tra i presenti, oltre a Mariani e al suo vice Massimo D'Angeli, anche il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli e l'onorevole Oriano Giovanelli. Non sono mancati nemmeno il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli e il presidente del Parco San Bartolo Acacia Scarpetti: tra i due è stato notato un po' di gelo, forse dovuto al fresco botta e risposta, con toni accesi, legato alla Comunità terapeutica femminile che, come sostenuto dal primo cittadino, non verrà realizzata nel San Bartolo, ma all'interno del Cuneo Verde. In precedenza Acacia Scarpetti aveva accusato i consiglieri comunali di essersi mostrati disponibili ad aiutare la comunità, votando poi contro la realizzazione della sede femminile nel Parco.

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La casta, Upi: "il 30 gennaio mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province" (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 22-12-2008)

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La casta, Upi: "il 30 gennaio mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province" (22/12/2008 09:41) | (Sesto Potere) - Roma - 22 dicembre 2008 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. Lo hanno deciso oggi i rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell'Upi, approvando all'unanimità un ordine del giorno nel qual si ribadisce l'infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. "Pensare di abolire le Province - sostiene il Consiglio Direttivo dell'Upi - sarebbe dannoso e antieconomico. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l'eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema". "Basta con la delegittimazione delle Province, con l'attacco al personale politico e con la denigrazione del personale che lavora nelle nostre amministrazioni - ha detto il Presidente dell'Upi, Fabio Melilli - Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere questioni che interessano le comunità . Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all'intero sistema della rappresentanza democratica che è a fondamento del nostro Paese". articolo di Barbara Perluigi

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ABRUZZO: PAGANO (PDL), SINISTRA FA SALTARE ABOLIZIONE NORMA SU PRECARI. (sezione: Province)

( da "Asca" del 22-12-2008)

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ABRUZZO: PAGANO (PDL), SINISTRA FA SALTARE ABOLIZIONE NORMA SU PRECARI (ASCA) - L'Aquila, 22 dic - Questa mattina la Commissione Bilancio, dopo aver approvato bilancio, esercizio provvisorio e un importante provveddimento che consente d'indennizzare chi e' stato danneggiato da complicanze irreversibili a seguito di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, ha affrontato, su proposta dei Capigruppo Pagano, Castiglione e Amicone, il tema della abrogazione della contestatissima norma relavita alla stabilizzazione dei Cococo e dei cosiddetti portaborse (art.24 e 25 della legge regionale 17/2008), gia' impugnata dal Consiglio dei Ministri. Tale provvedimento - ricorda Nazario Pagano, capogruppo di Fi nel Consiglio regioanle abruzzese - e' destinato ad essere cancellato, ma nel frattempo determina una situazione di impasse per la nuova maggioranza, che e' l'unica legittimata, come ho piu' volte affermato, ad affrontare il problema dei precari e risolverlo alla luce delle disponibilita' economiche e delle reali necessita' d'organico, fuori da ogni logica clientelare. Ma la sinistra - conclude Pagano - ancora una volta ha dato prova di scarso senso di responsabilita' e l'abbandono di alcuni Consiglieri ha fatto mancare il numero legale, per cui riproporremo l'abrogazione dei due articoli nella prossima seduta di Consiglio prevista per fine anno. red/mcc/ss (Asca)

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Lo spurgo del Pd: doloroso, ma necessario (sezione: Province)

( da "Trentino" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

Lo «spurgo» del Pd: doloroso, ma necessario I dirigenti nazionali del Pd, si riuniscono, si interrogano si arrovellano, tra correnti più o meno veltroniane, più o meno dalemiane, più o meno garantiste, più o meno "non solo ma anche". Il crollo dei consensi in Abruzzo, le inchieste della magistratura a Napoli, a Pescara ed in Basilicata, hanno staccato una slavina che non si sa dove andrà a fermarsi e quante "macerie" amministrative e di immagine lascerà sotto i cumuli di fango di questo inverno politicamente e meteorologicamente inclemente. Berlusconi blandisce gli avversari, mostrando solidarietà a chi dopo lui viene colpito da intercettazioni, ed invita i dirigenti del Pd a divincolarsi dall'abbraccio "mortale" di Di Pietro, per schierarsi finalmente dalla parte dei "non se ne può più di questi magistrati invadenti e ficcanaso". Intanto sull'altra sponda il leader dell'Italia dei Valori spinge sull'acceleratore delle autorizzazioni a procedere in Parlamento e l'uscita dalle giunte napoletane, sgombrando il campo da compromessi di ogni ordine e grado, Chi vincerà? Anche se in Italia siamo propensi ad una politica da stadio, pare che questo non sia il punto. Ma veniamo al dunque. Di Pietro ha già dimostrato di raccogliere consensi a mani basse, non tanto dalle disgrazie altrui, ma da una linea politica chiara, populista e spicciola fin che si vuole, giustizialista quanto basta, ma chiara. Chi avrà molto da perdere, se nessuno avrà il coraggio di dire un semplice " adesso basta", sarà la politica italiana, orfana di una vera sinistra, visto che il Pd - affossando la sinistra antagonista - pare intendesse avocare a se stesso le tematiche delle sinistra storica italiana. Ciò che il Pd ancora non ha capito è che, finito il tempo delle meline, degli individualismi, delle strategie per mantenere il potere, delle dichiarazioni ad effetto dietro le quali si nasconde il nulla. La gente esige risposte concrete, idee nuove e persone pulite. Dunque cari amici del Pd, dopo tante capriole al vostro interno, tatticismi, operazioni di facciata, tentativi di dialogo floppati, pare proprio che non rimanga che il coraggio. Non il coraggio di affondare l'opposizione, come vorrebbe Berlusconi, ma il coraggio di ammettere che l'unica strada possibile per un' opposizione che da dirompente diventi nel tempo costruttiva, in quanto condivisa e praticata, è quella che sta tracciando Antonio Di Pietro. Una linea - lo ribadiamo - semplice, ma molto netta,: no ad una giustizia asservita, no ad una stampa imbavagliata, no ai pregiudicati in parlamento, no a conflitti di interessi di qualsivoglia natura. Sì alle riforme infrastrutturali finanziate e improcrastinabili, sì ad un piano di sostegno dell''economia - che sia reale e non dia carità - con meno tasse in busta paga e pensioni più dignitose. Il tutto con fondi dove si dovrebbero reperire: abolizione delle Province nelle Regioni a Statuto Ordinario, lotta all'evasione fiscale (che quest'anno è aumentata del 30% con una perdita secca di 90 milardi di euro!), abolizione dell'Ici soltanto per i redditi più bassi, sostegno alle banche soltanto se dimostrano di sostenere il credito di piccole e medie aziende, famiglie e risparmiatori. Forza dunque cari amici del Pd, bevetevi uno sciroppo con il principio attivo ben visibile scritto sulla boccetta: "Umiltà e buona volontà". Evitate come la peste i personalismi, scaricate la zavorra, fate spazio alle forze sane e costruttive al vostro interno e ripartiamo insieme da un'unica opposizione non da "due opposizioni diverse"come ha dichiarato proprio oggi (ieri per chi legge) Walter Veltroni ai suoi riuniti in conclave. Ricordate il famoso detto "divide et impera"? A destra non aspettano altro e si strofinano le mani. Vogliamo proprio servire loro questo menù natalizio su un piatto d'argento e lasciare il quasi 40 per cento degli italiani che il 14 aprile ha votato a sinistra a "pane e acqua"? Elena Baiguera Feltrami Italia dei Valori Il Pd si trova in obiettiva difficoltà, perché i richiami ideali diversi e le storie amministrative frastagliate che lo compongono devono amalgamarsi, contro tutti e contro tutto. Questi inciampi fanno male, ma dimostrano che la strada imboccata è quella giusta. Mettere insieme Ds e Margherita, Popolari, Socialisti e Cattolici, mentre il Vaticano spara contro (poi ci pensa il nuovo "amico" ex fascista Fini a bacchettarlo sugli Ebrei! Ben gli sta)) non è facile. In realtà " è in corso lo spurgo", come ha scritto sulla sua ultima " e-mail" Giovanni Colombo, consigliere comunale del Pd a Milano, "libero pensatore" come si definisce, ex presidente della "Rosa Bianca": "E' in corso lo spurgo di decenni di cose tenute coperte, e allora questo spurgo lasciamolo uscire tutto, senza trattenerlo, com'è successo in passato". Occorre tornare a vivere onestamente e a dare a ciascuno il suo, per fare politica. La purificazione sarà anche dolorosa, ma è necessaria, giusta. E' una purificazione anche da una doppia ubriacatura, di modelli economici e politici: Bush e le banche,la finanza e il consumismo spinto. Occorre riprendere daccapo, più leggeri. Dopo di ché occorre sicuramente ritornare ad un'"unica opposizione", per bloccare sul nascere le derive dittatoriali, populiste e peroniste, di Berlusconi. Vuole farsi eleggere Presidente della Repubblica dal popolo delle sue televisioni, invece che dalle Camere riunite? Bisognerà attenderlo al varco, fermarlo, difendendo ad ogni costo la Costituzione. E' necessario che un fronte unico si compatti. Quanto a Di Pietro svolge un'opera essenziale, ma non prospetta gli strumenti per governare. Di Pietro e Pd sono così alleati necessari l'uno all'altro, ma non sufficienti l'uno all'altro. Devono capirlo e collaborare per il meglio, senza confondersi in un unico calderone.

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n Ricordo di Matteo Lunelli E così caro Matteo ci hai lasciato (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

n Ricordo di Matteo Lunelli E così caro Matteo ci hai lasciato n Ricordo di Matteo Lunelli E così caro Matteo ci hai lasciato. Caro vecchio tastierista del giornale l'Adige, noi le «donne» della tipografia, ti ricorderemo sempre. Quando ragazzine siamo arrivate al giornale sei stato uno dei pochi a donarci un sorriso, a farci ridere, a insegnarci con amore ciò che sapevi. Per questo, piene di gratitudine e d'affetto, ti abbracciamo forte e non ti dimenticheremo mai. Anna De Carlini, Santina Mosna Luisa Galli, Angela Panebianco Roberta Michielin, Daniela Chistè Floria Sardagna n Via l'Eurostar, mia figlia in stazione di notte V orrei anch'io dire la mia riguardo il treno eurostar soppresso. Parlo di quello che partiva da Rovereto alle ore 9.55. Ho una figlia che studia a Siena e quindi arrivava a Firenze alle 13.10 poi alle 14.25 prendeva il link sempre collegato all'eurostar (eliminato anche questo servizio) e finalmente alle 15.30 era a destinazione. Ora dovrà prendere quello delle 17 circa e trovarsi a Firenze dopo le 20 con la difficoltà di trovare il modo di arrivare a Siena a un'ora decente, e come genitore le devo dire che non mi tranquillizza per niente sapere una ragazza di 20 anni di notte in una stazione. Ma quello che mi fa davvero arrabbiare è la motivazione data e cioè la scarsità di passeggeri. Come mai allora una volta su tre bisognava prendere un biglietto in prima classe perchè non c'erano mai posti disponibili? E parlo di biglietti fatti anche 5/6 giorni prima della partenza e non sotto periodi festivi o altro.Tra il resto 44 euro da Rovereto a Siena non mi sembrano neanche così pochi, ma il viaggio era buono e soprattutto sicuro e puntuale, quindi... Io spero proprio che cambino idea e magari in fretta, intanto vi ringrazio per quello che state facendo e vi saluto cordialmente. Lidia Betta n Treni soppressi, problema non solo trentino G entile direttore, bene ha fatto il suo giornale a dare ampia evidenza alla soppressione dei collegamenti da e per Roma. Però il taglio delle notizie dà l'impressione che si tratti di un problema di isolamento del Trentino. A mio avviso non è così. Noi trentini abbiamo un po il vizio di guardarci troppo l'ombelico, sarebbe più utile tentare uno sguardo più ampio. Il disastro gestionale di Trenitalia è infatti generale, diffuso, tale da creare disagi su tutto il territorio nazionale e anche nei collegamenti con l'estero, penalizzando l'intero sistema paese sia dal punto di vista economico che ambientale. Sarebbe utile che il Trentino alzi la sua voce insieme a quella di altri territori per riportare l'azienda al suo ruolo di servizio pubblico, che da anni non sembra in grado di garantire. L'operazione Freccia Rossa al momento è un ennesimo disastro. Trenitalia si è dimostrata incapace di farla partire senza penalizzare gli spostamenti dei pendolari. Come non bastasse, la ha usata per aumentare surrettiziamente i costi ben oltre il valore del servizio. Le responsabilità non sono certo da cercare tra il personale Trenitalia, ma ai vertici. L'amministratore delegato Mauro Moretti ne prenda atto e faccia subito un passo indietro, ritornando agli orari precedenti. Fulvio Mattivi - Trento n Cancellato il treno che ho già prenotato I n questi giorni sono di grande attualità le polemiche connesse all'abolizione dell'Eurostar in partenza da Trento alle ore 9.46 che collegava direttamente e velocemente Trento a Roma, nonché del suo omologo del primo pomeriggio in senso inverso. All'interno di questa vicenda io sono vittima di un clamoroso disservizio. In data 15 novembre 2008 avevo prenotato, presso lo sportello delle ferrovie, quattro posti per il viaggio di andata per il giorno 24 dicembre 2008 e il ritorno per il giorno 28 dicembre 2008, appunto sull'Eurostar in questione. Come altri utenti abbiamo scoperto leggendo il giornale (tanti lo scopriranno il momento stesso fissato per il loro viaggio) che quel viaggio, con quelle modalità, cui le ferrovie si erano contrattualmente impegnate, non potrà avvenire, per via dell'abolizione del treno disposta successivamente alla prenotazione (fatta da ignari ed incolpevoli operatori delle ferrovie) e con decorrenza dal 14 dicembre 2008. Poiché è certo che non si decide di sopprimere un treno dall'oggi al domani, è chiaro che è mancata la necessaria coordinazione tra due servizi della stessa azienda. Ancora 30 anni fa un noto politico diceva che esistevano due tipi di pazzi: quelli che si credono Napoleone e quelli che credono di poter risanare le ferrovie. Tale frase è ancora di attualità. Ritengo che abbiamo diritto di conoscere il nome dell'autore di tale scelleratezza e di sapere quali provvedimenti sono stati adottati nei suoi confronti. Emilio Salvà - Cognola n Il Pd la smetta di litigare e lavori sodo I dirigenti nazionali del Pd, si riuniscono, si interrogano si arrovellano, tra correnti più o meno veltroniane, più o meno dalemiane, più o meno garantiste, più o meno «non solo ma anche». Il crollo dei consensi in Abruzzo, le inchieste della magistratura a Napoli, a Pescara ed in Basilicata, hanno staccato una slavina che non si sa dove andrà a fermarsi e quante «macerie» amministrative e di immagine lascerà sotto i cumuli di fango di questo inverno politicamente e metereoligicamente inclemente. Berlusconi blandisce gli avversari, mostrando solidarietà a chi dopo lui viene colpito da intercettazioni ed inchieste ed invita i dirigenti del Pd a divincolarsi dall'abbraccio mortale di Di Pietro, per schierarsi finalmente dalla parte dei «non se ne può più di questi magistrati invadenti e ficcanaso», mentre sull'altra sponda il leader dell'Italia dei Valori spinge sull'acceleratore delle autorizzazioni a procedere in Parlamento e l'uscita dalle giunte napoletane, sgombrando il campo da compromessi di ogni ordine e grado, Chi vincerà? Anche se in Italia siamo propensi ad una politica da stadio, pare che questo non sia il punto. Anzi a tal proposito sarebbe auspicabile abbandonare quanto prima questo modo di intendere la politica, per trasformarlo in qualcos'altro di più nobile e di più alto di uno scontro a testa bassa tra contendenti. Ma veniamo al dunque.. Di Pietro ha già dimostrato di raccogliere consensi a mani basse, non tanto dalle disgrazie altrui, ma da una linea politica chiara, populista e spicciola fin che si vuole, giustizialista quanto basta, ma chiara. Chi avrà molto da perdere se nessuno avrà il coraggio di dire un semplice «adesso basta», sarà la politica italiana, orfana di una vera sinistra, visto che il Pd affossando la sinistra antagonista pare intendesse avocare a se stessa le tematiche delle sinistra storica italiana. Ciò che il Pd ancora non ha capito è che finito il tempo delle meline, del politichese, degli individualismi, delle strategie per mantenere il potere, delle dichiarazioni ad effetto, dietro le quali si nasconde il nulla. La gente esige risposte concrete, punti di riferimento, idee nuove e persone pulite. Dunque cari amici del Pd, dopo tante capriole al vostro interno, tatticismi, operazioni di facciata, tentativi di dialogo floppati, pare proprio che non rimanga che il coraggio, ma non il coraggio di affondare l'opposizione come vorrebbe Berlusconi, ma il coraggio di ammettere che l'unica strada possibile per un' opposizione che da dirompente diventi nel tempo costruttiva, in quanto condivisa e praticata, è quella che sta tracciando Antonio Di Pietro. Una linea lo ribadiamo semplice, ma molto netta: no ad una giustizia asservita, no ad una stampa imbavagliata, no ai pregiudicati in parlamento, no a conflitti di interessi di qualsivoglia natura. Sì alle riforme infrastrutturali finanziate e improcrastinabili, sì ad un piano di sostegno dell''economia, che sia reale, ma che non sia carità, con meno tasse in busta paga e pensioni più dignitose; il tutto con reperimento di fondi dove si dovrebbero reperire: abolizione delle Province nelle Regioni a Statuto Ordinario, lotta all'evasione fiscale (che quest'anno è aumentata del 30% con una perdita secca di 90 milardi di euro!), abolizione dell'Ici soltanto per i redditi più bassi, sostegno alle banche soltanto se dimostrano di sostenere il credito di piccole e medie aziende, famiglie e risparmiatori. E molte altre cose ancora, semplici ma altrettanto sensate. Forza dunque cari amici del Pd, bevetevi uno sciroppo con il principio attivo ben visibile scritto sulla boccetta: «umiltà e buona volontà». Evitate come la peste i personalismi, scaricate la zavorra, fate spazio alle forze sane e costruttive al vostro interno e ripartiamo insieme da un'unica opposizione non da «due opposizioni diverse» come ha dichiarato Walter Veltroni ai suoi riuniti in conclave. Ricordate il famoso detto «divide et impera»? A destra non aspettano altro e si strofinano le mani. Vogliamo proprio servire loro questo menù natalizio su un piatto d'argento e lasciare il quasi 40% degli italiani che il 14 aprile ha votato a sinistra a «pane e acqua»? Elena Baiguera Beltrami n Ho trovato un portafoglio Chi l'ha peso si faccia vivo G irando per il centro di Trento fra le bancarelle di via Belenzani ho trovato un piccolo portamonete che non conteneva nessun documento o altro segno di riconoscimento. Mi piacerebbe restituire al proprietario il suo portafoglio, se non fosse possibile, donerò il suo contenuto a qualche associazione benefica fra qualche giorno. Fatemi sapere, scrivendo all'Adige e descrivendo il portamonete. A.R. - Trento 23/12/2008

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fontanini: prefetture inutili bastano le nostre autonomie (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

Intervista al presidente della Provincia: per Trieste l'area metropolitana e il resto una grande area vasta Fontanini: Prefetture inutili bastano le nostre autonomie POLITICA E PERSONAGGI «Alle amministrative? Con chi apprezzerà il nostro programma» «Eluana? Riconosco le sentenze, ma sono e rimango cattolico» «Ho parlato con Strache? Certamente, ma soltanto del futuro dell'Europa, non c'è feeling con la destra: vogliamo soltanto realizzare il federalismo» di DOMENICO PECILE Pietro Fontanini, friulanista Doc, segretario regionale della Lega Nord, presidente della giunta Provinciale di Udine, è stato senatore del Carroccio per tre legislature e sindaco di Campoformido per due mandati. Ha ricoperto il ruolo di consigliere regionale ed è stato pure presidente della giunta regionale. Insomma, un caso quasi unico per un politico nostrano. Presidente della Provincia da otto mesi. È in grado di fare un bilancio? «Sì, ed è un bilancio positivo». Perché? «Perché la Provincia è uscita da un commissariamento, da una vicenda grave, e quindi in questi otto mesi ho dovuto riqualificare l'immagine nei confronti dei cittadini. E, dunque, penso di avere ricuperato un'immagine positiva». Certo, l'immagine. E i risultati in termini operativi? «Abbiamo messo mano alla struttura burocratica e proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) licenzieremo in giunta la nuova pianta organica con la distribuzione delle aree dirigenziali». Pace fatta anche coi sindacati, dunque? «Penso di sì. Ma spetterà anche a loro dare un giudizio rispetto a questa riforma che licenziamo». Tutto a gonfie vele, pare di capire. Tranne qualche mal di pancia in maggioranza. E mi riferisco, a esempio, agli attacchi di Carlantoni. «Ma sì, ci fu qualche polemica relativa a quella vicenda». Quale? «Quella della IV novembre e alla mia mancata presenza a Redipuglia. Fu la sagra degli equivoci. Quel giorno, infatti, avevo preso un appuntamento molto prima per incontrare questi esponenti austriaci che venivano appositamente a Tarvisio per confrontarci sulla politica europea». Nessun calcolo politico nella sua assenza a Redipuglia? «No, assolutamente. Anche perché a Redipuglia ho mandato il mio vicepresidente». Torniamo ai dissapori con Carlantoni. «Con Carlantoni mi sono chiarito. Lui stesso si è preso l'impegno di organizzare un incontro tra me e il governatore della Carinzia anche con l'obiettivo di sfatare ogni dubbio sulla collaborazione che deve esistere tra noi e quel Land». Si vocifera di un possibile rimpasto in giunta tra l'assessore Virgili e l'ex capogruppo di Fi, Mauro Zanin. Che cosa c'è di vero? «Non ho ricevuto alcuna richiesta in tal senso. Del resto, dico bene degli attuali miei assessori». E a chi le dice che essere presidente della Provincia e capo di un partito crea qualche problema di ruolo, che cosa replica? «Che ci sono moltissimi casi in Italia di persone che ricoprono ambedue i ruoli. Penso a esempio al presidente Berlusconi. Insomma, quando i ruoli politico-amministrativi si avvicinano molto si riesce a essere molto più incisivi ed efficaci». Voi del Carroccio dite che la Lega non è né di destra, né di sinistra giacché è un movimento territoriale. Ma lei non si è un po' sbilanciato a destra nell'interloquire con il nazionalista Strache? «No, perché io ho voluto verificare con questo segretario di partito che ha ricevuto in Austria un consenso molto ampio quali fossero le sue idee sull'Europa. E ho trovato forti analogia con la Lega rispetto a quello che mi ha detto». Che in sintesi significa...? «Un'Europa in cui siano rappresentati i popoli, un'Europa meno burocratica e un'Europa che fa riferimento ai valori cristiani». Quindi nessun feeling con la destra? «Assolutamente no! Siamo un partito popolare che ha un obiettivo: quello di introdurre nel sistema istituzionale italiano il federalismo». E in questo siete molto machiavellici... «Sì, ci alleiamo con chi ci permette di raggiungere questo obiettivo». Stessa strategia bipartisan anche per le amministrative del 2009? «Noi guardiamo in primis ai nostri alleati in Regione e in Provincia. Tuttavia, non escludiamo di confrontarci e forse di poter amministrare con chi ci dà fiducia e rappresenta sul territorio una forza innovativa e federalista». E dell'inaspettato feeling regionale con l'Udc che cosa mi dice? «Con l'Udc abbiamo trovato comunanza di vedute soprattutto sui valori in riferimento alla famiglia e alla persona. E e su questo pensiamo di costruire un percorso anche politico. Del resto, sia in Regione sia in Provincia di Udine l'Udc fa parte della maggioranza». Quindi alle amministrative giocherete a 360 gradi? «Non proprio, perché siamo orientati verso gli attuali partner. Ma se troveremo difficoltà sul programma guarderemo anche altrove». Un passo indietro. Prima mi parlava di valori e famiglia. Un giudizio sul caso Eluana. «Noi, come partito, abbiamo stilato una carta dei valori che mette al primo punto la persona umana e che chiede di ispirare la propria attività amministrativa ai valori della persona stessa». Dunque? «Ora, con il caso Eluana, intravedo una sorta di eutanasia strisciante. E allora questo confligge con i riferimenti ideali che ci siamo dati». Certo, ma esiste pur sempre una sentenza definitiva... «Io riconosco sia le sentenza, sia la responsabilità che ha il padre di Eluana nel decidere. Ma da cattolico gli chiedo di non decidere per la morte di sua figlia e lasciarla ancora vivere dal momento che è assistita in una struttura che autonomamente le consente la vita». Cambiamo argomento: Natale e crisi economica. Che cosa dire ai friulani? «Che bisogna essere responsabili di fronte a una crisi che sarà abbastanza dura. Allo stesso tempo sono fiducioso che i friulani, abituati a essere molto pragmatici e tenaci, riusciranno a superare queste difficoltà. Bisognerà però puntare molto sul manifatturiero e ridimensionare le spinte che ci hanno portato alla proliferazione di molti centri commerciali. Dobbiamo ritornare alla produzione e al reddito prodotto dall'industria e non da finanze creative o terziari molto voluttuari». Presidente, lei è ottimista per forza o per convinzione? «Per convinzione perché conosco i friulani: gente dura, tenace, che sa sopportare i momenti difficili perché la storia ci ha messi alla prova molte volte». A fine mandato che cosa le piacerebbe fosse ricordato dai friulani? «L'avere unito le tre Province friulane». E come? «Attraverso forme di collaborazione come l'Assemblea delle Province. Vede, si è aperto un dibattito sul ruolo della Provincia in Italia. E per questo è necessario che le Province diano prova di sinergie e aggregazioni per ottenere risparmi e risposte più rapide». Ma non eravate favorevoli all'abolizione delle Province? «In questi mesi la Lega si è dichiarata fortemente a difesa delle Province perché ci rendiamo conto che serve un ente che difenda un'identità e un ruolo di area vasta. Del resto, non posso immaginare un Friuli senza la Provincia di Udine, salvo non ristrutturare la nostra regione creando l'area metropolitana per Trieste e la Regione del Friuli». Le Prefetture? «Sono favorevole alla loro abolizione perché sono superate. Nella nostra Regione basterebbe un'unica rappresentanza del governo giacché grazie al sistema delle nostre autonomie non servono altri di rappresentanza governativa». Questo è il vero progetto della Lega? «No, questa è un'aspirazione del presidente della Provincia di Udine». E ai friulani che cosa suggerisce? «Di essere più consapevoli della loro forza. Il Pil della regione esce dalle attività economiche di questa provincia. E se confrontato in percentuale agli altri Pil d'Italia lo colloca in posizione molto molto avanzata». Per cui? «I friulani devono essere coscienti della loro forza economica oltre che culturale e del fatto che con la globalizzazione non hanno perso posizioni a livello internazionale e che anzi sono, siamo, collocati ai vertici delle graduatorie economiche».

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<No a proposte per cancellare le province Il piano rifiuti pronto entro fine gennaio> (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Varese)" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

VARESE pag. 5 «No a proposte per cancellare le province Il piano rifiuti pronto entro fine gennaio» VILLA RECALCATI CERIMONIA DEGLI AUGURI CON IL PRESIDENTE DARIO GALLI ? VARESE ? IL PRESIDENTE della Provincia ha scelto una versione «buonista» per la cerimonia degli auguri di Natale a Villa Recalcati. C?è un dolcetto persino per l?opposizione apprezzata per la sua «ragionevolezza». Dario Galli si concede solo uno spunto polemico. La campagna per l?abolizione delle province proprio non gli va giù. «Ci vuole un livello di governo intermedio - chiarisce - fra Comuni ed enti superiori, tanto più che le Province si occupano di questioni che le amministrazioni locali non possono trattare, come le strade di collegamento o le scuole». L?alternativa di passare le competenze alla Regione che poi procederebbe alla creazione di un ufficio decentrato, per Galli, è da evitare. «Contravverebbe allo spirito democratico delle elezioni», spiega. Per il resto, resi gli omaggi ai suoi predecessori, i leghisti Reguzzoni e, soprattutto, Ferrario («con lui i varesini ebbero per la prima volta la percezione che la Provincia facesse qualcosa per il territorio»), ha fissato i paletti per i prossimi mesi di lavoro. I piani per i rifiuti e per l?acqua sono le priorità. «Saranno pronti entro la fine di gennaio», ha detto Galli. IL PRESIDENTE ha chiarito che non sarà costruito alcun nuovo inceneritore in provincia («non avrebbe senso economicamente») e ha garantito che sono in chiusura le trattative con alcuni operatori di settore per lo smaltimento degli scarti in altre zone della regione. L?obiettivo è arrivare «al 70 per cento di raccolta differenziata» in un paio di anni. Sull?acqua resta aperta la questione «dell?ente gestore». Galli ha auspicato una rapida conclusione dell?iter del federalismo fiscale che consentirebbe alle province di intervenire «con più concretezza nella crisi dell?economia e dell?occupazione». È stato annunciato l?aumento dei fondi per il sostegno al credito da un milione a un milione e mezzo di euro. L?ex sindaco di Tradate ha chiarito che l?amministrazione sta tagliando «i costi di funzionamento» La cerimonia, a cui ha partecipato la giunta, si è chiusa con un brindisi insieme ai dipendenti di Villa Recalcati. Enrico Camanzi

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Contro l'abolizione il 30 gennaio Consigli provinciali straordinari (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

Contro l'abolizione il 30 gennaio Consigli provinciali straordinari Una difesa trasversale e a spada tratta: le Province non si toccano. L'approvazione del Bilancio di previsione 2009, ieri in Consiglio provinciale, è stata anche l'occasione per ribadire (sia dal centrodestra sia dal centrosinistra) il ruolo fondamentale di coordinamento e programmazione svolto dall'ente di via Tasso. E per dirne quattro al direttore di «Libero» Vittorio Feltri che nei giorni scorsi ha lanciato una campagna di stampa per la loro abolizione. «Perché il ministro Brunetta non se la prende con quelli che vanno in tv prendendo sovvenzioni dallo Stato per disinformare?», ha attaccato l'azzurro Giuseppe Pirovano. E Flora Fiorina (Udc): «Anziché con le Province se la prendano con i giornali spreconi». Anche Bergamo, quindi, aderirà alla mobilitazione nazionale indetta dall'Upi (Unione Province d'Italia) per il 30 gennaio, quando in tutta la Penisola le Province convocheranno Consigli provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati e i cittadini, «per difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese». «Pensare di abolire le Province ? sostiene il Consiglio direttivo dell'Upi ? sarebbe dannoso e antieconomico. Rappresenterebbe una inutile perdita di tempo. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l'eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema». E ieri al presidente Valerio Bettoni il riconoscimento da parte del Consiglio (maggioranza e opposizione) di una presenza (e onnipresenza, ha detto qualcuno) sul territorio «che ha permesso alla Provincia di Bergamo di essere davvero visibile e punto di riferimento». Be. Ra.

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Un'occupazione che cambiò le anime (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

FOSSOMBRONE, CAGLI E URBANIA pag. 29 Un?occupazione che cambiò le anime Gli universitari di Urbino lanciarono proclami dall?Ateneo assediato QUARANT?ANNI FA Nelle foto, Carlo Bo in piazza Rinascimento, e, in basso, immagini a colori da uno scatto di Fausto Giaccone «NEGLI ANNI Cinquanta a Urbino c?era un?unica famiglia di studenti e professori. Queste sono cose che il ?68 ha buttato per aria: è venuto meno quel contatto quotidiano e quella forma di convivenza umana e civile. Oggi prevale la non preparazione». Su queste parole di Carlo Bo (intervista pubblicata nel ?Carlino? dell?8 marzo 1997, p. 20) dovrebbero meditare quanti, riferendosi anche all?università urbinate, sono soliti elogiare la contestazione studentesca cominciata quarant?anni fa, e contrassegnata dalle gesta di coloro che sono stati definiti «rivoltosi del Sessantotto» (titolo di un articolo pubblicato in questa pagina il 17 settembre 2008). Ha scritto Corrado Augias che l?università italiana è «nel complesso tra le più scassate d?Europa». Per capire alcune cause di questa deplorevole condizione torniamo al ?68, anzi, «andiamo a monte», come dicevano i contestatori. Il 27 marzo 1968, il «Movimento Studentesco» urbinate presentò al Rettore una serie di richieste sui piani di studio delle Facoltà di Lettere-Filosofia, e di Magistero. Eccone alcune: «Abolizione di ogni forma di controllo preventivo quali tesine, colloqui ed altri» (n. 2). «Sessione continuata d?esami» (n. 3). «Libera scelta del corso monografico e facoltativa sostituzione con un lavoro individuale o collettivo di ricerca» (n. 5). «Libera discussione del voto d?esame» (n. 8). «Abolizione del vincolo di precedenza degli esami scritti rispetto agli orali» (n. 10). E nella terza pagina del documento si aggiunge: «Il Movimento Studentesco (...), in via transitoria esige l?immediato accoglimento di tutte le proposte suddette e pone come scadenza il 3 aprile 1968». Una mozione del 10 maggio dice poi: «L?Assemblea di Lettere-Filosofia e Magistero occupate, presa visione delle risposte positive del corpo accademico alla richieste presentate, decide di sospendere l?occupazione, ribadendo che la lotta che il Movimento Studentesco conduce (...), trova le sue motivazioni profonde nella contestazione radicale della realtà sociale, economica e culturale chiaramente classista della società italiana». Ci sono tuttavia persone che, avendo fatto carriera ? soprattutto in ambito universitario ? anche grazie a prodezze sessantottesche, si ostinano a negare o a sottovalutare le illegalità e le violenze commesse durante la contestazione. Ma l?impudenza di tali individui (aggravata dal fatto che essi blaterano spesso di «onestà intellettuale»!) risalta ancora meglio quando si consideri che perfino Erri De Luca, ex dirigente del movimento «Lotta continua», ha riconosciuto ? parlando del ?68 ? che allora «c?era odio politico». Un odio alimentato anche dall?utopia di voler creare «l?uomo nuovo»; ha scritto infatti Pietro Citati che «l?utopia delle prime manifestazioni studentesche condusse, senza interruzione, fino al delitto Biagi» (?la Repubblica?, 20 novembre 2008, p. 47). Grazie poi al rinnovamento culturale che molti contestatori intendevano «portare avanti» (altra locuzione che dimostra la loro chiarezza concettuale e linguistica), da quegli anni «cominciarono a circolare rivoluzionari che confondevano il Rinascimento col Risorgimento» (parole di Enzo Biagi nel periodico «Sette» del 3 settembre 1998, p. 3). Questi sono fatti, non opinioni. Perciò Sergio Romano non sbaglia dicendo che in Italia «il ?68 si è cronicizzato e incancrenito». Tanto è vero che, mentre prima del ?68 nelle facoltà «umanistiche» sia la storia del mondo greco-latino sia la storia della filosofia erano insegnate senza inquinamenti ideologici, oggi invece quelle discipline non di rado sono pretesto ed occasione per fare propaganda politica. Infatti in molti corsi di filosofia si insegnano quasi soltanto Marx, Lenin, Nietzsche, Stalin, Gramsci; altri pensatori, non meno profondi, sono trascurati o disprezzati come «reazionari». E per combattere contro il pensiero cosiddetto «reazionario» ? aggettivo che può star bene durante un comizio, non in una lezione universitaria e men che meno in libri aventi la pretesa di essere scientifici ? certi professori esortano a tener vivo quell?odio nato durante la contestazione sessantottesca. «Bisogna restaurare l?odio di classe» ha detto infatti Edoardo Sanguineti, professore e famoso intellettuale candidatosi, l?anno scorso, come sindaco di Genova. E Domenico Losurdo, noto cattedratico urbinate di filosofia, scrive libri ricchi sì di dottrina, ma anche di affermazioni storico filosofiche tanto lontane da un minimo di obiettività e di ragionevolezza, che Sergio Ricossa, accademico dei Lincei, non esitò a chiamarle «losurdate» (nell?articolo «Un equivoco chiamato democrazia», pubblicato l?11 giugno 1993 ne «il Giornale», p. 3). Non c?è dunque da stupirsi del fatto che l?università italiana sia nel complesso diventata «Una fabbrica di spostati», come aveva preveduto nel ?73 Carlo Casalegno, poi ucciso da brigatisti rossi. E il matematico Giorgio Israel ha confermato la previsione di Casalegno dicendo: «Sforniamo studenti che non sanno leggere e scrivere». Ma anche «la qualità dei professori (universitari) è, purtroppo, mediamente bassa»; così ha scritto Giovanni Sartori. Su questi e simili guasti universitari, scaturiti in gran parte dalla contestazione sessantottesca, c?è una documentazione assai più ampia di quella brevemente qui riferita: ad esempio il libro «Miserabili quegli anni - Dalla contestazione al terrorismo», pubblicato nel 1999 dalle edizioni Tarab di Firenze. Sono guasti ormai irrimediabili, fra l?altro perché contro i disonesti e «contro gl?imbecilli anche gli dèi lottano invano», come ricorda Friedrich Schiller nella tragedia «La Pulzella d?Orléans» (Atto III, scena sesta; parole di Talbot). Image: 20081223/foto/5709.jpg

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<La Provincia è il seme del federalismo> (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: VICENZA2A - data: 2008-12-23 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La polemica Continua il dibattito sul futuro degli enti provinciali e il numero uno di palazzo Nievo difende il suo ruolo «La Provincia è il seme del federalismo» Schneck contro l'abolizione: considerazioni demagogiche e di propaganda Lettera aperta dopo le proposte di abolizione che hanno contraddistinto il dibattito politica VICENZA – «Le Province, assieme ai Comuni, sono il primo seme del federalismo. Non permettiamo che considerazioni demagogiche e propagandistiche ostacolino quelle riforme di federalismo amministrativo e fiscale che sono la vera grande occasione per riformare e rendere più moderno il nostro ordinamento ». Attilio Schneck, presidente di Palazzo Nievo, si schiera contro chi vuole abolire gli enti provinciali. «La critica – sottolinea Schneck intervenendo sul dibattito inerente la soppressione delle Province – viene fatta da soggetti politici, e non, che poco o niente conoscono della pubblica amministrazione. E che forse non hanno alcuna voglia di cambiare questo Paese. Quasi sempre attorno al tavolo sono chiamati solo gli incursori del fronte negazionista. Come se ogni confronto, ogni contraddittorio fosse superfluo, perché è così che comunque deve andare ». L'intento, quindi, è di difendere l'organismo, precisando che lo fa «non da presidente di Provincia, ma da presidente della Comunità Vicentina. Nell'interesse dei cittadini e del territorio». Centosei capoluoghi, a detta di Schneck, sono troppi: «Vi sono entità territoriali che andrebbero ripensate e riaccorpate. Ma da qui a dire che le Province sono inutili e costose ce ne passa. In realtà la vera domanda che tutti dovrebbero porsi non è quanto costa una Provincia, ma quali funzioni svolge, come le svolge e, soprattutto, se queste stesse funzioni potrebbero essere svolte meglio, in maniera più efficace ed efficiente, da un altro ente pubblico». Si parte dall'elenco delle competenze di base: «C'è il coordinamento degli enti minori, in settori che vanno dall'ambiente all'urbanistica, passando per lo sviluppo territoriale. Il livello di governo d'area vasta, identificabile nella dimensione provinciale, assume qui un'importanza strategica. Perché nel suo ragionare – continua Attilio Schneck – la Provincia passa al di sopra della logica di campanile, che troppo spesso guida le scelte delle amministrazioni comunali, e si fa mediatrice, cercando il confronto, la sinergia, la condivisione ». Altro punto preso in considerazione nell'attuale dibattito sono i costi: «Non può, il loro mantenimento o la loro abolizione – ammonisce il presidente vicentino – essere una questione economica. Perché le risorse finanziarie derivano essenzialmente da prelievi locali e non dallo Stato centrale: possiamo dire che al momento le entrate della Provincia siano l'unico esempio di federalismo fiscale. L'unico esempio di risorse investite per il bene della stessa comunità da cui sono state prelevate. Se poi ci guardiamo intorno e ci troviamo di fronte a 220 ambiti di acqua e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini imbriferi e innumerevoli agenzie, appare evidente che se fosse solo una questione di riduzione dei costi della politica, bisognerebbe cominciare a tagliare da questa pletora di enti intermedi ». Elfrida Ragazzo \\ La domanda da porsi non è quanto costa una Provincia, ma quali funzioni svolge, come le svolge e, soprattutto, se queste stesse funzioni potrebbero essere svolte meglio \\ Le risorse finanziarie derivano essenzialmente da prelievi locali e non dallo Stato centrale: le entrate della Provincia sino l'unico esempio di federalismo fiscale

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portaborse, lite sul ritiro delle legge (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

di Maurizio Piccinino Portaborse, lite sul ritiro delle legge Passa il bilancio provvisorio sulle assunzioni il Pd si spacca PESCARA. Passa l'esercizio provvisorio del bilancio regionale ma è scontro sull'abolizione della norma sui portaborse. Uno stop alla legge fatta saltare da alcuni esponenti del Pd e dei Verdi. Scenario delle tensioni è la Commissione bilancio nella sua ultima riunione tenuta ieri all'Aquila. La seduta ha avuto un andamento a singhiozzo con un primo tentativo andato a vuoto per mancanza di numero legale, alle 12 dopo un nuovo appello del presidente Angelo Orlando la Commissione ha raggiunto il numero legale ed ha approvato all'unanimità il documento per l'esercizio provvisorio. Superato l'esame della commissione, l'esercizio provvisorio del bilancio dovrà ora essere approvato dal vecchio Consiglio regionale che così dovrà riunirsi per l'ultima volta nonostante sia già stato eletto il nuovo consiglio che, tuttavia, non sarà operativo prima della metà di gennaio. L'esercizio provvisorio che dovrebbe durare tre mesi, definito «la bombola di ossigeno» per la giunta del neo presidente della Regione, Gianni Chiodi, servirà a scongiurare il rischio di blocco delle attività di ordinaria amministrazione, e anche per il pagamento degli stipendi dei dipendenti. Subito dopo l'approvazione della manovra di bilancio, si sono innescate le contrapposizioni che hanno anche fatto emergere nel centrosinistra una singolare spaccatura. Con un emendamento presentato a sorpresa dai consiglieri del Popolo della libertà: Pagano, Castiglione, Amicone e con loro dal dipietrista Augusto Di Stanislao, è stato chiesto l'abolizione degli articoli 24 e 25 della legge che ha permesso l'assunzione in Regione di mille precari, tra cui circa 400 «storici» Co.co.co. e una settantina di portaborse dei partiti, legge già impugnata dal Consiglio dei Ministri. L'iniziativa di Pdl e dipietristi ha suscitato per protesta l'uscita dalla commissione di esponenti del Partito democratico: Stefania Misticoni, Maria Rosaria La Morgia, e del Verde, Walter Caporale, che hanno fatto mancare il numero legale. In commissione sono rimasti oltre ai presentatori della legge, il presidente Orlando, i consiglieri Bruno Di Paolo, Angelo Di Paolo, Luciano Piluso, e anche Camillo D'Alessandro consigliere rieletto del Pd. Quest'ultimo era stato a novembre tra i sottoscrittori e promotori della maxi infornata, mentre ieri si è dichiarato per l'abrogazione totale della stessa legge. Assenti al momento del voto Melilla e De Matteis. «La sinistra», accusa Nazario Pagano, capogruppo di Forza Italia, «ha fatto saltare in Commisione l'abolizione della norma sui portaborse. Il provvedimento è destinato ad essere cancellato, ma nel frattempo determina una situazione di impasse per la nuova maggioranza, che è l'unica legittimata, ad affrontare il problema dei precari e risolverlo alla luce delle disponibilità economiche e delle reali necessità d'organico, fuori da ogni logica clientelare. Ma la sinistra ancora una volta ha dato prova di scarso senso di responsabilità e l'abbandono di alcuni Consiglieri ha fatto mancare il numero legale». Diversa la posizione e la ricostruzione di Stefania Misticoni consigliere Pd che rimarca come la decisione spetta «al nuovo consiglio regionale che appena si insedia», osserva, «saprà decidere cosa fare». Per il consigliere regionale dell'Italia dei valori, Augusto Di Stanislao, invece «la Regione Abruzzo continua a vivere un momento di autentica emergenza ed in tali circostanze è doveroso», osserva Di Stanislao, «provvedere all'abrogazione degli articoli riguardanti la legge regionale di stabilizzazione dei precari, una normativa che va cancellata al più presto».

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Cara Lega, ora c'è bisogno di... (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

n. 306 del 2008-12-23 pagina 1 Cara Lega, ora c?è bisogno di più Stato di Gianni Baget Bozzo Parlando di presidenzialismo il presidente del Consiglio non ha inteso certamente portare il Paese nelle secche di una riforma costituzionale globale di cui non ci sono le condizioni. La sinistra è troppo divisa in se stessa per poter reggere oggi l?impianto di un dibattito che richiederebbe una diretta legittimazione della maggioranza. Ma l?elettorato non gradisce nemmeno che l?oggetto della politica diventi solo il federalismo fiscale, come se esso potesse dare un contributo alla soluzione dei problemi che oggi attanagliano il Paese. Il federalismo fiscale è una riforma ragionevole, anche se non è detto che l?ecumenismo del progetto Calderoli sia la vera strada di questa riforma. Lo stesso rifiuto della Lega di accettare l?abolizione delle province mostra che l?interesse del partito di Bossi è quello espresso dagli amministratori locali delle province minori, l?elettorato valligiano in cui maggiormente si fonda la Lega. Se Bossi non ha compreso che i tempi della grande crisi mondiale partiti dall?America comandano in Italia dei provvedimenti a breve termine e non delle riforme di lungo percorso, non ha compreso l?occasione politica che Berlusconi gli ha offerto di giocare un ruolo determinante per lo stesso Nord nel governo del Paese. La finanza mondiale ha accentuato il ruolo dello Stato nazionale, l?unica istituzione che può prendere decisioni riguardanti l?economia del Paese sia nella sfera nazionale che nella sua rappresentanza internazionale. Le piccole e medie industrie del Veneto hanno problemi di cassa e di mercato, di stabilità sociale. E poiché l?economia italiana respira e vive nelle istituzioni europee e mondiali, è lo Stato che negozia per il sistema Italia nelle sedi decisionali che sono internazionali a cui solo l?Italia come Stato nazionale ha accesso. Il sistema Paese esiste perché l?Europa si è edificata come sistema di nazioni Stato e solo a questo livello è dotata di organismi che possono reagire a livello mondiale. Il governo Berlusconi gode buona salute nella stima degli italiani, perché ha interpretato con efficacia il sistema Paese di fronte alla globalizzazione che investe a un tempo temi di politica estera, di politica economica e di politica sociale. Esso si è mostrato duttile nel capire il variare dello scenario internazionale. Se la Lega aumenta i consensi, non è dovuto alla bozza Calderoli. Essa non ha soddisfatto nessuno, perché è sembrata piuttosto una spartizione degli introiti del fisco che una limitazione della pressione sui contribuenti. Ha giovato alla Lega invece il ministro Maroni, che ha agito in nome dello Stato sui temi della sicurezza e dell?immigrazione, cioè su competenze che solo lo Stato può affrontare. La crisi mondiale ha creato problemi nuovi nei tempi immediati che cambiano scenario alla politica italiana. Umberto Bossi era avviato a trattare il federalismo fiscale con l?opposizione oltre i confini della maggioranza di governo, preferendo al bene del governo del Paese la riforma fiscale. Allargando il fronte delle riforme, il presidente del Consiglio ha voluto porre l?accento sul fatto che la riforma deve rafforzare il governo centrale e per questo ha posto il problema. Lo ha fatto per demitizzare il federalismo fiscale, non per affossarlo. Esso sarà introdotto soltanto se il governo Berlusconi, di cui la Lega è parte costituente, reggerà con credibilità il Paese nella tempesta che esso attraversa. Berlusconi ha mostrato di comprendere la fiducia che gli italiani hanno nell?Italia: lo hanno fatto non riducendo nella misura possibile i loro consumi natalizi, come egli ha consigliato loro. Hanno compreso che il nostro Paese affronta la crisi in condizioni migliori che gli Stati Uniti e l?Inghilterra. Gli italiani hanno fiducia nel sistema Italia. Nonostante i profeti di sventura e i grandi lamenti dell?opposizione, il Paese approva il modo in cui il governo ha interpretato la grande crisi, ne incoraggi la prudenza e l?equilibrio. è nata una nuova politica e Bossi ne è parte, ma ora non può fare del federalismo fiscale la condizione unica del contributo che la Lega ha dato e dà al governo del Paese e alla fiducia che esso ha in se stesso. bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Fontanini: <Cancellare gli enti intermedi> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

Fontanini: «Cancellare gli enti intermedi» «Stop a Comunità montane, Ato, Aster, si potrebbe abolire anche la Provincia di Trieste» Non si stancherà mai di dirlo. Il presidente della provincia Pietro Fontanini chiede con forza la soppressione degli enti intermedi e il passaggio delle relative competenze a Province e comuni. Stop a Comunità montane, Ato e Aster e, perché no, si potrebbe abolire anche la Provincia di Trieste. Tracciando un bilancio dell'anno che sta per concludersi l'Amministrazione provinciale fa il punto sul lavoro portato avanti in questi mesi e ribadisce la richiesta alla Regione per l'abolizione degli enti intermedi, in un'ottica di semplificazione amministrativa e razionalizzazione dei costi.Accanto agli auspici per il 2009 si fa il riassunto dell'anno quasi passato, «un anno non completo - ricorda Fontanini dato che abbiamo iniziato a lavorare a maggio», ma per la giunta provinciale sono stati otto mesi da record, soprattutto per essere riusciti ad approvare il bilancio: per l'assessore Fabio Marchetti l'approvazione di un bilancio dopo un commissariamento non è certo cosa di tutti i giorni, bensì «significa stabilità politica».La Provincia ha fatto un minuzioso restyling per ridare lustro alla credibilità dell'ente. «Abbiamo ereditato una situazione difficile non per i conti che sono stati lasciati, ma come immagine sosteneva ieri Fontanini durante la conferenza sul bilancio di fine anno ; la precedente Provincia si è sciolta ed è stata commissariata, una pagina pesante per la storia della provincia di Udine». L'attuale giunta si è impegnata per riqualificare l'immagine dell'ente e dare ai cittadini un segnale di efficienza. «Il 2009 è un anno che si apre con alcune difficoltà ribadisce Fontanini noi ci sentiamo fortemente motivati e chiediamo alla Regione ulteriori competenze», fra queste la formazione professionale e le attuali competenze degli enti intermedi di cui si chiede l'abolizione.L'atteggiamento per il nuovo anno è all'insegna dell'ottimismo: «le crisi economiche non ci fanno tremare. I friulani sono abituati a lavorare, sono concreti e pragmatici in grado di affrontare le difficoltà senza isterismi e paure».La parola passa poi a ciascun assessore per fare il punto sul lavoro svolto finora. Tra gli impegni più importanti assunti dalla Provincia ci sono scuola, viabilità e ambiente. Dal rafforzamento dei servizi ai 20.500 studenti scuole della provincia alla «riorganizzazione efficiente ed efficace della cultura» tracciati dall'assessore Elena Lizzi ai cospicui investimenti su quello che Marchetti definisce «il patrimonio stradale più consistente della regione», dai finanziamenti per le stabilizzazioni al risparmio energetico, l'impegno della Provincia è a tutto campo e nel 2009 prevede anche un premio ai comuni più virtuosi per la raccolta differenziata.Lisa Zancaner

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<Le Province non vanno abolite, bisogna rivedere le loro competenze> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

SEGUE DALLA PRIMA «Le Province non vanno abolite, bisogna rivedere le loro competenze» Partiamo dalla competenza base: il coordinamento degli enti minori, in settori che vanno dall'ambiente all'urbanistica, passando per lo sviluppo territoriale. Il livello di governo d'area vasta, identificabile nella dimensione provinciale, assume qui un'importanza strategica. Perché nel suo ragionare la Provincia passa al di sopra della logica di campanile, che troppo spesso guida le scelte delle amministrazioni comunali, e si fa mediatrice, cercando il confronto, la sinergia, la condivisione. Non è un caso che le associazioni di categoria, gli ordini professionali, le Camere di Commercio abbiano una dimensione provinciale. Perché la visione d'area vasta non esclude una diretta conoscenza del territorio, delle sue esigenze e delle sue problematiche, e permette un'azione da un lato imparziale e quindi razionale, dall'altro vicina al cittadino e quindi di buon senso.Nel dettaglio, poi, delle funzioni proprie della Provincia, non è facile riassumerle in poche righe, soprattutto a seguito delle numerose deleghe pervenute negli ultimi anni dalla Regione. Sono comunque funzioni che vanno ben al di là della nota, giacchè storica, gestione della caccia e della pesca e passano in modo coerente dalle politiche del lavoro, della formazione e della programmazione scolastica, al governo delle risorse idriche ed energetiche, dalla gestione dei rifiuti, alla pianificazione e gestione del sistema dei trasporti e della mobilità. Potrebbe un Comune occuparsi di dimensionamento scolastico degli istituti superiori senza frapporre l'interesse della propria comunità alla più ampia crescita culturale di ragazzi residenti altrove? Non sarebbe neppure morale pretenderlo, visto che gli amministratori locali sono chiamati a fare il bene dei propri concittadini. In ugual maniera, però, non sarebbe in grado la Regione di aggiungere o togliere indirizzi scolastici, perché rischierebbe di farlo senza conoscere le reali esigenze del territorio. E' solo un esempio, fatto per la scuola ma valido anche per tutti quei settori in cui la dimensione intermedia della Provincia è l'unica in grado di garantire allo stesso tempo un intervento indirizzato alla comunità ma rispettoso del singolo.Piuttosto, allora, di parlare di abolizione delle Province sarebbe più opportuno razionalizzare la suddivisione delle competenze tra enti, in modo da non creare ridondanti sovrapposizioni e inutili doppioni. Piuttosto, e non lo dico solo per provocazione, rafforziamo il ruolo delle Province, proprio per il rispetto che deve essere portato agli enti vicini al territorio.Detto delle funzioni, proviamo a spostarci sul piano più strettamente economico di costo della Provincia. Non può, il loro mantenimento o la loro abolizione, essere una questione economica. Perché le risorse finanziarie derivano essenzialmente da prelievi locali e non dallo Stato centrale: possiamo dire che al momento le entrate della Provincia siano l'unico esempio di federalismo fiscale. L'unico esempio di risorse investite per il bene della stessa comunità da cui sono state prelevate.Se poi ci guardiamo intorno e ci troviamo di fronte a 220 ambiti di acqua e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini imbriferi e innumerevoli agenzie, appare evidente che se fosse solo una questione di riduzione dei costi della politica, bisognerebbe cominciare a tagliare da questa pletora di enti intermedi.E' poi inaccettabile la generalizzazione di estendere a tutte le Province, anche quelle che funzionano, un superficiale e affrettato giudizio di inutilità, smentendo il disposto costituzionale che attribuisce a Comuni e Province pari dignità con lo Stato e le Regioni nel governo del territorio. Furono i padri fondatori della Carta su cui poggiano le regole base del nostro vivere civile a riconoscere e dare dignità alle Province. Se riconosciamo loro un pensiero illuminato nella redazione di tanti altri articoli, non possiamo non riconoscerlo anche per questo.Non permettiamo, e concludo, che considerazioni demagogiche e propagandistiche ostacolino quelle riforme di federalismo amministrativo e fiscale che sono la vera grande occasione per riformare e rendere più moderno il nostro ordinamento.Attilio Schneckpresidente della Provincia di Vicenza

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<È una proposta lungimirante: se la stessa lungimiranza ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

«È una proposta lungimirante: se la stessa lungimiranza ... «È una proposta lungimirante: se la stessa lungimiranza l'avessero avuta certi politici degli anni '80 oggi probabilmente avremmo un ospedale unico, con vantaggi concreti per tutta l'area». Anche il parlamentare coneglianese Fabio Gava, del Pdl, applaude l'idea del macrocomune Conegliano-Vittorio Veneto lanciato dai sindaci delle due città Maniero e Scottà: «Sarà la grande capitale della Sinistra Piave, l'idea di unire due grandi comuni sarebbe un esempio forte anche per l'Italia in un momento in cui si dibatte di abolizione delle Province e di aggregazione di comuni piccoli». Gava suggerisce anche le prime due tappe da percorrere: la creazione di una commissione di studio e l'attivazione di due referendum popolari. Infine il nome: «Ha una sua rilevanza, non dobbiamo correre il rischio di cancellare l'aspetto storico e neppure quello culturale ed economico. Nodi che andranno sciolti dalla commissione formata da esperti in pubblica amministrazione, marketing e ovviamente politici locali».Gavaza pagina X

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Macrocomune, Gava sottoscrive: <Partiamo> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

La proposta rilanciata da Maniero e Scottà di unire Conegliano e Vittorio Veneto ampiamente condivisa dal parlamentare coneglianese Macrocomune, Gava sottoscrive: «Partiamo» «È un?idea lungimirante: subito una commissione di studio e due referendum da proporre ai cittadini» Conegliano«Il nuovo macrocomune sarà la grande capitale della Sinistra Piave: è una grande opportunità. In un mondo che deve diventare sempre più efficiente, ottimizzare e ridurre i costi, l'idea di unire due grandi comuni come Conegliano e Vittorio Veneto sarebbe un esempio forte, che potrebbe diventare un punto di riferimento non solo per il Veneto ma anche per l'Italia in questo momento in cui tanto si dibatte di abolizione delle Province e di aggregazione di comuni piccoli». Piace a Fabio Gava, deputato coneglianese del Pdl, l'ipotesi, lanciata dai sindaci Maniero e Scottà, di creare un grande comune dell'Alta Marca, superando le attuali delimitazioni territoriali. «Si tratta - aggiunge Gava - di una proposta lungimirante. Se la stessa lungimiranza l'avessero avuta certi politici degli anni 80 oggi probabilmente avremmo un ospedale unico, con vantaggi evidenti e concreti per tutta l'area. Purtroppo in quell'occasione prevalse una visione conservatrice e ottusa delle esigenze territoriali, troppo campanilistica e priva di autentico spirito progettuale». Gava, dopo essersi detto favorevole alla creazione del macrocomune, suggerisce anche quello che, a suo avviso dovrebbe essere l'iter procedurale. Due le tappe immediate: creazione di una commissione di studio e attivazione di due referendum popolari: «Si crei subito una commissione - suggerisce - per definire le azioni da mettere in campo e prospettare le possibili soluzioni di integrazione e riorganizzazione. Si dovrebbe, ad esempio, già cominciare a pensare a un sistema di collegamento veloce tra le due città. Occorrerà anche - aggiunge - sentire l'opinione dei cittadini: bisognerà assolutamente organizzare almeno due referendum, uno a Conegliano ed uno a Vittorio Veneto, che richiederanno un lavoro preparatorio e di comunicazione molto complesso e articolato».Questione non irrilevante, nell'ambito della definizione del futuro comune unico, è quella del nome: «Nome spiega Gava - che ha una sua rilevanza. Non dobbiamo infatti correre il rischio di cancellare l'aspetto storico, legato alle nostre radici, e qui parlo di Vittorio Veneto, e neppure l'aspetto culturale ed economico legato tanto alla denominazione Conegliano quanto alla sua importanza nel territorio in quanto città più densamente popolata, dopo Treviso. Per sciogliere tutti questi nodi - conclude - occorrerà la commissione nella quale andranno inseriti esperti in Pubblica amministrazione, marketing ed ovviamente anche politici locali».El.Ga.

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Un Natale indimenticabile auguri ai blogger (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetoo di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Non commentato » (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (5 votes, average: 2.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 109 ) » (22 votes, average: 4.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (36 votes, average: 3.94 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (26 votes, average: 2.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (114 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (65 votes, average: 3.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 69 ) » (51 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale. Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi: "Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 166 ) » (61 votes, average: 3.89 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: «Il diritto di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione». Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria «non hanno dimostrato una particolare volontà di integrazione». «Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori». Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli immigrati non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 112 ) » (38 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (55) Ultime discussioni roberto: gentile Taliani Per una volta Lei concorda con me ed io concordo con la sua risposta. Il problema non è la... ITALIANO: viva la cultura di SUPERMAN e dei suoi ministri che sbagliano i congiuntivi. certamente in Abruzzo la massa... federico: in primavera governo a casa, si accettano scommesse!!!!!! Umberto: Caro Roberto. Hai torto,le elezioni sono state vinte dalla destra. Infatti quel 48% di sinistrosi che non ha... Vincenzo Alias Il Contadino: Sì, AL DISCORSO DI BERLUSCONI DI FINE ANNO 2008, ora o mai più altrimenti avremo altri... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Appaltopoli, Di Pietro sfida le toghe: "Avanti tutta, non c'è figlio che tenga"Alitalia, caos di Natale: passeggeri infuriati Enac: rischio sanzioniCamorra, arrestato Carmine Schiavone: l'ha denunciato il figlioMilano, anziana scippata e trascinata: è in coma E' caccia all'aggressoreBondi: "Idv partito neofascista". 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Bilancio 2008, Confagricoltura: Spingere sull'export (sezione: Province)

( da "Velino.it, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO - Bilancio 2008, Confagricoltura: Spingere sull'export Roma, 23 dic (Velino) - “Il bilancio 2008 chiude con la conferma che l?export dell?agroalimentare va spinto in avanti. Sosteniamo il credito di imposta per le imprese che si impegnano in questo”. è questo quanto dichiara al VELINO il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni nel tirare le somme dell?anno che si sta per chiudere e nel fare previsioni per quello che si sta per aprire”. Quando si parla del comparto agroalimentare, spiega Vecchioni, “si parla di un comparto connotato dai consumi e da un aumento della spesa in termini di valore. Un comparto che richiede quindi non solo politiche per le famiglie per il rilancio del potere di acquisto ma anche politiche che diano alla produzione agricola nazionale opportunità di commercializzazione nazionale ed estera al fine di migliorare il reddito di tutta la filiera agroalimentare”. Dall?ultimo annuario dell?Inea emerge che l?export agroalimentare nazionale è in aumento mentre l?import è stabile. Ma l?Italia è ancora lontana dai competitors stranieri come Francia e Spagna “a causa di un sistema burocratico amministrativo che deve essere radicalmente riformato”, insiste il presidente di Confagricoltura. “Abbiamo degli oneri che gravano sul comparto produttivo che ci collocano in una condizione di competitività gravosa. Da qui la necessità – prosegue - di cogliere la crisi anche come opportunità per la riforma degli assetti istituzionali. Cosa che abbiamo più volte sollecitato, come l?abolizione delle province”. L?ombra della crisi si allunga e rischia nel 2009 di trasformarsi in una vera e propria recessione. E molte aziende, soprattutto quelle a conduzione familiare, non sono pronte per fronteggiare una situazione che si preannuncia molto difficile. Soprattutto tenendo conto che la crisi “virtuale” avvertita dalla finanza è destinata a trasformarsi in una reale crisi economica delle aziende. “La recessione è sicuramente più preoccupante di quanto si poteva immaginare per il 2009. Serviranno politiche appropriate”, insiste ancora il presidente di Confagricoltura. “In questa situazione noi sottolineiamo l?importanza dell?agricoltura in termini di stabilità economica perché il tema dell?approvigionamento e del rifornimento delle commodities in un paese come il nostro, ma anche per l?Europa, ha dimostrato in questi anni come un?economia esposta alle fluttuazioni internazionali sia decisamente più fragile”. La produzione, secondo Vecchioni, rappresenta un momento nel quale “la ricchezza non solo viene realizzata ma si consolida nel paese. Anche perché – conclude - la ricchezza non si misura con lo scambio ma con la produzione”. (esp) 23 dic 2008 14:12

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Per le Europee tra Pdl e Pd spunta la riforma del 90 minuto (sezione: Province)

( da "Panorama.it" del 23-12-2008)

Argomenti: Province

- Italia - http://blog.panorama.it/italia - Per le Europee tra Pdl e Pd spunta la riforma del 90 minuto Posted By redazione On 23/12/2008 @ 14:05 In Headlines | No Comments di Stefano Brusadelli Sia pure espresso nel linguaggio curiale della politica, il messaggio che i due negoziatori affidano a Panorama è inequivocabile: entrambi gli usci sono ancora aperti. Tra meno di sei mesi, [1] il 6 e 7 giugno, si vota per rinnovare il [2] Parlamento europeo, la maggioranza e l'opposizione sono ai ferri corti su quasi tutta l'agenda politica, ma la possibilità di riscrivere insieme le regole elettorali esiste ancora. A condizione di stringere un accordo in fretta, non oltre la fine di gennaio, e di procedere a una sorta di scambio in nome della reciproca utilità. Dice il v[3] icepresidente dei senatori del Pdl, [4] Gaetano Quagliariello, plenipotenziario di Silvio Berlusconi per le riforme istituzionali: "Sulla riforma della legge elettorale europea abbiamo scontato l'incertezza della linea del Pd dopo le politiche. Ma il Pd sa bene che se decide di tornare a perseguire la valorizzazione del bipartitismo, da parte nostra non troverà le porte sbarrate". Sull'altro versante ecco [5] Antonello Soro, presidente dei [6] deputati del Pd, il primo, dopo il voto di aprile, a proporre ai vincitori un tavolo per un accordo complessivo sulle regole: "Su tutte le riforme importanti non ci siamo mai sottratti al confronto. Ci vorrebbe un diverso clima politico generale, ma non siamo contrari a riprendere la discussione sulla riforma elettorale europea. A condizione però che questa legge consolidi il bipolarismo, e non consolidi invece la scelta verticistica degli eletti che c'è nella legge elettorale nazionale". Entrambi gli schieramenti avranno motivi di seria preoccupazione, se a giugno si dovesse applicare il sistema attuale, con le preferenze e senza soglia di sbarramento. Silvio Berlusconi teme che all'indomani del congresso di metà marzo, che sancirà l'avvio della fusione tra Fi e An, tra i due (ex?) partiti ricominci uno scontro fratricida per la raccolta delle preferenze; destinato, per di più, a concludersi con la prevalenza di An, partito più radicato. Walter Veltroni, soprattutto dopo l'esito [7] disastroso del voto abruzzese, ha un timore più corposo, e cioè che i minipartiti neutralizzati alle ultime politiche grazie alle soglie di sbarramento possano tornare in campo rubando voti e seggi al già esangue Pd. In base a un recente sondaggio della [8] Ipr Marketing, sarebbero ben cinque (Prc, Verdi, Sinistra democratica, Ps e Radicali) i partiti di centrosinistra che navigando sopra la soglia dell'1 per cento riuscirebbero a mandare almeno un rappresentante a Strasburgo. In queste condizioni sarebbe impossibile per Veltroni presentare il voto a queste liste come una scelta inutile, e al Pd mancherebbero probabilmente tra 4 e 5 punti percentuali, accelerando il [9] definitivo tracollo della stagione veltroniana e forse la stessa sopravvivenza del partito che ha messo insieme Ds e Margherita. Senza contare che anche per Veltroni l'abolizione delle preferenze sarebbe vantaggiosa, consentendogli di attribuirsi la parola definitiva sulla scelta degli eletti a scapito dei suoi avversari interni, Massimo D'Alema in primis. "Tra Berlusconi e Veltroni" ragiona il politologo Augusto Barbera, area Pd, "ci sono paradossalmente interessi convergenti, anche se non lo possono dire. Tutti e due sono interessati a cancellare le preferenze e a rafforzare l'evoluzione bipolare del sistema politico italiano contro chi vuole rimetterla in discussione". Fatto sta che gli sherpa dei due schieramenti hanno ripreso in questi giorni il filo del dialogo, mettendo sul tavolo anche un'idea inedita per tentare di superare lo scoglio delle preferenze. Mentre su una soglia di sbarramento al 4 per cento ci sarebbe già un'intesa di massima, sull'abolizione delle preferenze si tratterebbe di fare i conti non solo con la contrarietà di An e Udc, ma anche con quella di buona parte del Pd. Un po' perché (vedere le parole di Soro) in tal modo risulterebbe legittimata l'analoga abolizione esistente nella legge elettorale nazionale, contro la quale il partito è in polemica; un po' perché in nome della comune battaglia a favore delle preferenze si spera di agganciare i centristi di Pier Ferdinando Casini. La soluzione del rebus, stando ai contatti di questi ultimi giorni, potrebbe arrivare da nord. Cioè dai sistemi in vigore in Svezia e in Belgio che, in modo a dire il vero piuttosto complicato, mantengono le preferenze ma ridimensionandone il peso. In Svezia esiste un meccanismo per cui le preferenze possono sovvertire l'ordine di lista soltanto se superano una determinata percentuale. In Belgio, in base a una formula matematica, si computano i voti al partito non accompagnati dall'indicazione della preferenza come se fossero voti confermativi dell'ordine di lista. Due soluzioni salomoniche per salvare le preferenze, ma depotenziandole.

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Il decalogo del Carroccio (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Il decalogo del Carroccio Serie di regole per impostare futuri programmi elettorali AMMINISTRATIVE Più dialetto e cultura locale MANTOVA. Amministrative 2009: la Lega pone le sue pregiudiziali. Il Carroccio lancia un "decalogo", cui dovranno improntarsi i programmi elettorali; un modo anche per porre un freno alla costituzione di coalizioni locali con determinate forze politiche. Ad elencare i punti del decalogo è il segretario provinciale Claudio Bottari: «Primo: toponomastica in lingua locale, con cartellonistica stradale in italiano e dialetto. Secondo: promozione della cultura, delle tradizioni, del dialetto e delle tipicità locali. Terzo: valorizzazione di tutte le competenze che sostengano la cultura, lo sport, il volontariato e il sociale. Particolare riferimento alla famiglia naturale, da aiutare concretamente per la crescita e l'educazione dei figli (asili nidi aziendali, corsi pomeridiani, eccetera)». Per garantire uno sviluppo armonico del territorio, i candidati sostenuti dalla Lega dovranno impegnarsi a «controllare gli indici di urbanizzazione ed edificazione»; per porre un freno «alla diffusione incontrollata delle grandi strutture di vendita, che rischiano di compromettere la vivibilità delle città», si propongono invece la salvaguardia del commercio e dell'artigianato e il recupero dei centri storici. «I criteri dei concorsi pubblici - prosegue il decalogo - dovranno privilegiare la conoscenza del territorio e l'integrazione al rispettivo tessuto sociale: corsi propedeutici, residenza da un congruo lasso di tempo, eccetera. Idem per l'assegnazione degli alloggi pubblici, verificando eventualmente la sussistenza di condizioni di reciprocità nel Paese di provenienza rispetto alle richieste di alloggio avanzate da extracomunitari». Altri punti: controllo sistematico delle norme igienico-sanitarie (ad esempio in caso di carovane nomadi, utilizzo di strutture non a norma per riunioni, assembramenti di persone di cui non sia immediatamente accertabile l'identità, eccetera); no a moschee o centri culturali islamici; accento sul concetto giuridico di cittadinanza. La Lega aggiunge idealmente anche il mantenimento delle Province e l'abolizione delle Prefetture. (r.n.)

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venturi: la provincia, ente utile (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Ultima conferenza stampa di fine anno per il presidente uscente Venturi: «La Provincia, ente utile» PISTOIA. L'ultima conferenza stampa di fine anno di Gianfranco Venturi nella sua veste di presidente della Provincia è stata ancora all'insegna della soddisfazione per il lavoro svolto da gennaio a oggi. Venturi segnala l'adozione del Piano territoriale di coordinamento (e la prevista approvazione entro il mandato), il programma integrato di formazione scuola-lavoro e il piano di sviluppo rurale (39 milioni di euro dall'Ue per i due progetti), l'inaugurazione della variante del Fossetto in Valdinievole, il protocollo per il raddoppio della ferrovia Pistoia-Montecatini. Questi i risultati più importanti dell'anno di lavoro amministrativo. Eppure c'è chi fa il tifo per l'abolizione delle Province... «Chi dice, come il Giornale, che abolendo le proivince si risparmierebbero 16 miliardi di euro - sbotta Venturi - dice una stupidaggine. Quei soldi servono ad esempio per le strade e le scuole, sono soldi che comunque vanno spesi». Ma di abolizione delle provincie dell'area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia parla anche l'assessore regionale Agostino Fragai... «Condivido l'obiettivo di Fragai - ribatte Venturi - ma lui ci vuole arrivare facendo subito una grande provincia e riempiendola di contenuti. Io invece vorrei far lavorare insieme le province esistenti, fino al punto in cui si porrà naturalmente l'esigenza di accorpare anche le istituzioni. Insomma, un percorso inverso».

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abolizione delle prefetture, stop di pdl e udc a fontanini (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 2 - Udine Abolizione delle Prefetture, stop di Pdl e Udc a Fontanini Ciani (An): perché difende le Province? Galasso (Fi): fuga in avanti. Tesolat (Udc): è competenza dello Stato La richiesta del presidente della Provincia Fontanini di azzerare le prefetture e ridimensionare e azzerare alcuni enti intermedi infiamma il dibattito dentro il centrodestra. «Il ragionamento del presidente Fontanini sulla riduzione degli enti intermedi regionali è condiviso anche dall'Udc ed è parte integrante del programma di governo regionale. In particolare Aster, Ato e Comunità Montane dovranno essere aboliti e le relative funzioni trasferite ai Comuni e alle Province». Così il segretario provinciale dell'Udc, Tesolat. Che aggiunge: il quadro istituzionale prevede la Regione, le Province e i Comuni, enti che hanno una pari dignità ma differenti funzioni. «L'esistenza di entità così dette intermedie - insiste - non fa che appesantire i rapporti tra le diverse istituzioni o tra i cittadini e le istituzioni. Una Regione più leggera ed anche più efficiente deve eliminare tutti quei passaggi in più che allungano i tempi della burocrazia. La Provincia, in particolare, può svolgere le funzioni delle Comunità Montane senza che venga meno il rapporto diretto tra l'istituzione ed il territorio. Si tratta di impegni presi durante la campagna elettorale che devono essere mantenuti. Per quanto riguarda, invece, le Prefetture, queste attengono all'organizzazione periferica dello Stato quindi una loro eventuale revisione è argomento di competenza del Parlamento nell'ambito di un'eventuale riforma dell' ordinamento statale». da parte sua il consigliere regionale di Fi, Daniele Galasso dichiara che «la Prefettura rappresenta il governo» giacchè si tratta di «una presenza dello Stato e dunque mi pare difficile semplificarle. Certo, ci si può confrontare - dice ancora - per valutare quali sono le competenze che vanno dalla sicurezza all'ordine pubblico, ma va detto che in un momento di dibattito sulle riforme si dovrebbe parlare anche del futuro delle Province. E siccome una cosa è certa e cioè che non si possono tenere in piedi troppi organismi, il presidente Fontanini tende a individuare la semplificazione nelle prefetture. Ma, lo ripeto, per noi è un'operazione molto difficile». «Sicuramente - gli fa eco il consigliere regionale di An, Paolo Ciani - il presidente Fontanini fino a un anno fa, quando era ancora parlamentare, avrebbe chiesto l'abrogazione delle Province. Oggi lo vediamo difendere una sua posizione per cui la sparata sulle prefetture è una personale e congiunturale. Sull'abrogazione degli enti intermedi - conclude - la Regione provvederà a eliminare le Comunità montane senza sostituirle con altri enti intermedi, ma sulla devoluzione demandata alle Province avremo di che discutere. Non sempre le Province in questi anni sono state all'altezza dei compiti che la Regione gli ha affidato. Un esempio su tutti: l'ambiente. Da oltre 10 anni la politica ambientale della Provincia non esiste».

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Impianti tecnologici, poca chiarezza Ipotizzata l'abolizione della categoria Og11 con la riforma (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 305  pag. 18 del 24/12/2008 | Indietro Impianti tecnologici, poca chiarezza Ipotizzata l'abolizione della categoria Og11 con la riforma APPALTI E QUALIFICAZIONE Di Pietro Sbaffi La proposta di Bentley Soa vuole riportare trasparenza nel sistema di qualificazione è luogo comune dire che ogni legge è perfettibile, ovvero suscettibile di miglioramento; alla luce del quadro normativo attuale è tuttavia affermabile, con un neologismo, che le norme possono anche essere imperfettibili, ovvero passibili di peggioramento. Le disposizioni dettate in tema di qualificazione all'esecuzione di lavori pubblici, con specifico riferimento alla categoria Og11 (impianti tecnologici), sembrano essere tra queste. Sin dalla sua istituzione, operata con dpr. n. 34/2000, tale categoria ha presentato problematiche applicative di grande rilievo, sia dal lato delle stazioni appaltanti, in riferimento alla predisposizione dei bandi di gara, sia per le imprese operanti del settore, riguardo alla dimostrazione dei requisiti necessari alla qualificazione. Del resto, l'intervento dell'Autorità di vigilanza volto a fornire univoci criteri interpretativi ed indirizzi procedimentali testimonia delle difficoltà citate; anche la bozza di nuovo regolamento, pur nelle varie versioni succedutesi fino ad oggi, sull'argomento mostra una certa difficoltà nell'approntare una disciplina univoca ed inappuntabile: la fluttuazione delle percentuali di incidenza da attribuire alle singole lavorazioni impiantistiche che compongono la Og11 ne è una riprova. Nelle nuove previsioni, in assenza di interventi correttivi, la categoria Og11 soffrirà sin dalla nascita di un peccato originale, in quanto frutto di una commistione tra opere generali impiantistiche (da cui, la classificazione Og), sebbene da realizzarsi in maniera coordinata, e categorie specialistiche (come la Os3, la Os5, la Os28 e la Os30), egualmente relative a lavori impiantistici, ma singolarmente considerate. Per comprendere bene la problematica posta dalla norma, occorre fare un breve excursus storico. Come noto agli operatori del settore, la categoria in esame discende dalla categoria G11 introdotta con il d.m. n. 308/1998, precedentemente disciplinata dal d.m. n.172/89, che, richiamando la tabella delle categorie formulata con il d.m.. 770 del 25.02.1982, individuava singole categorie per specifiche attività impiantistiche. Specificatamente, venivano previste, ad esempio, una categoria 5A per gli impianti termici e di condizionamento, una categoria 5B per gli impianti idrico–sanitari, un'altra categoria 5C per gli impianti elettrici, telefonici, radiotelefonici e televisivi, ecc. Fin qui tutto bene. Con il citato d.m. 308/98 venne però riformulata la tabella delle lavorazioni con la creazione della categoria G11, relativa agli impianti elettrici, termici e di condizionamento, sancendo l'obbligo in capo alle imprese esecutrici del possesso dell'abilitazione di cui alla legge 46/90; per contro, gli impianti idrico-sanitari e gli impianti pneumatici ed antintrusione vennero riservate due distinte categorie (rispettivamente la S3 e la S5), senza l'obbligo dell'abilitazione sopra richiamata. Già con questa prima grande novella si cominciò a perdere chiarezza, suddividendo tra impianti generali, di cui alla categoria G11 e interventi evidentemente considerati più specialistici dal legislatore (categorie S3 e S5). Il d.p.r. n. 34/2000 si inserisce in tale alveo, introducendo un grande elemento di confusione (a scapito della certezza), per via della compresenza di una categoria generale di alcuni impianti dove sono richiamate lavorazioni afferenti alla parte elettrica ed alla parte termoidraulica (Og11) e di categorie specializzate (Os3, Os5, Os28 e Os30) riferite ai medesimi impianti indicati nella categoria generale, ma considerati separatamente. Come si è avuto modo di dire, successivamente all'entrata in vigore del d.p.r. n. 34/2000 l'Autorità di vigilanza ha adottato una apposita determinazione (n. 48 del 12.10.2000) in relazione alla categoria in esame. Con essa viene codificata l'articolazione della Og11 alla luce della declaratoria legislativa, stabilendosi che con tale categoria deve farsi riferimento ad un insieme di attività coordinate appartenenti ai sottosistemi impiantistici elettrico e termofluidico, avuto riguardo alle specifiche lavorazioni ricomprese nelle categorie Os3, Os5, Os28 e Os30. A ben vedere, tuttavia, le quattro categorie specializzate citate da ultimo anche nella determinazione dell'organo di vigilanza, non sono esaustive dell'oggetto esplicitato nella Og11, in quanto carenti delle lavorazioni relative a reti di elaborazione dati e simili, in realtà specificatamente disciplinata dalla categoria Os19. è appena il caso di segnalare come tale lavorazione sia invero presente nell'enunciato esplicativo dettato per la categoria Os30, sicché con l'emanazione del nuovo regolamento sarebbe opportuno fare chiarezza anche su tale ripetizione. Nella bozza del nuovo regolamento permane infatti l'esclusione della Os19 dall'articolazione della Og11 per quanto attiene la percentuale di incidenza delle singole categorie specializzate sull'insieme: sarebbe dunque da stabilire una volta per tutte se far appartenere la lavorazione in questione alla Os19 o alla Os30, ponendo fine agli inevitabili equivoci sino ad oggi sorti. Dalla lettura delle disposizioni al vaglio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, presieduto da Angelo Balducci, che dovranno costituire (tra l'altro) il nuovo testo di riferimento per il sistema di qualificazione, non sembra possibile ricavare segnali in controtendenza, volti a recuperare lo spirito cristallino con cui il legislatore del passato aveva ispirato la tabella delle categorie del d.m. 770/89: la coerenza e la linearità, l'assenza di duplicazioni di categorie e sovrapposizioni di lavorazioni, sembrano dunque ancora molto lontane. Per questo motivo, se la categoria 0g11 venisse eliminata del tutto, le singole categorie specializzate si riapproprierebbero dei loro spazi naturali, di fatto ristabilendo un certo ordine sistemico. Ciò, sembra ancor più auspicabile laddove si consideri che la questione dell'attività coordinata nella realizzazione dei vari impianti si presenta più come un problema dottrinale che non di natura pratica: è infatti intuitivo che, nell'esecuzione di qualsiasi lavorazione sorga l'imperativo tecnico di un coordinamento necessario tra tutti i soggetti coinvolti, ciascuno specializzato nel proprio campo. A titolo di esempio, si consideri quanto segue. Un intervento di urbanizzazione è caratterizzato da diversi interventi, che comportano specializzazioni lavorative necessariamente tra esse coordinate, quali il movimento terra (Os1), la realizzazione di un tracciato viario (Og3), la costruzione della rete idrico-fognaria (Og6), e così via. Tuttavia, sino ad oggi nessun legislatore ha mai ideato una super-categoria, caratterizzata dal coordinamento tra le diverse infrastrutture, e dunque risulta ancor più illogica una previsione in tal senso per lavorazioni impiantistiche. Un recupero della categoria Og11, potrà semmai provenire dalla soluzione di altri problemi posti dalla norma. La pratica di questi anni, infatti, ha dimostrato come nella quasi totalità dei casi l'esecuzione di impianti sia stata connessa alla gestione calore, venendo spesso configurata dalle committenze, sia pubbliche che private, come afferente alla categoria Og11, ovvero, laddove non considerata rientrante nella categoria citata, si è proceduto ad inquadrare il servizio e la realizzazione delle opere connesse come mera fornitura, con le conseguenze facilmente immaginabili ai fini del sistema di qualificazione. Nella prassi, le Soa hanno sempre cercato di ricostruire la quota afferente alle sole lavorazioni, spesso anche procedendo ad un taglio degli importi indicati nei certificati lavori, pur però tra mille dubbi interpretativi. Per questo, con l'emanazione delle nuove disposizioni la categoria Og11 potrebbe venire salvata, riferendola appunto ai cosiddetti servizi energia, ovviamente secondo regole da dettarsi ad hoc. Alternativamente, non può che invocarsi il regresso alla vecchia legge, che non ammetteva la coesistenza di più categorie per gli stessi lavori, con la conseguente necessaria scomparsa della categoria Og11. Alla luce dei contrasti evidenziati e suscitati dalla materia, invitiamo tutti gli operatori del settore a farci pervenire le proprie opinioni, in modo da poter formulare una concreta proposta da presentare nelle sedi idonee. Aspettiamo quindi i commenti e le repliche dei lettori a: matteoufficiostampa@bentleysoa.com oppure al numero verde 800540340.

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Dalla polizia alla politica, nel nome del padre (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

POLITICA pag. 10 Dalla polizia alla politica, nel nome del padre CHI E? CRISTIANO DI PIETRO ? ROMA ? PADRI e figli. Dilemma pirandelliano. Come a dire: i vecchi e i giovani. Renzo Bossi (il pluribocciato) figlio di Umberto, sempre dietro al padre. Bobo Craxi, figlio di Bettino, leader socialista morto laggiù, in Tunisia, esule secondo alcuni, latitante secondo altri, impegnato nel non facile compito di rilanciare i socialisti dopo la figuraccia di aprile. La politica, nel bene e nel male, è piena di ?figli di?. I La Malfa. I Franceschini. Rosa Russo Iervolino, De Unterrichter da parte di madre, deputata alla Costituente, più volte sottosegretario. E potremmo continuare all?infinito. Anche perché scatta il sospetto, puoi dare l?impressione di essere stato ?piazzato lì? apposta. OPPURE, ben che vada, scatta la competizione col padre. E devi dimostrare, dimostrare, dimostrare. Se poi il percorso è davvero molto simile a quello del padre, apriti cielo. Il caso di Cristiano è esemplare. Basta spulciare alcuni suoi dati biografici. Nato a Vasto (in provincia di Chieti), classe 1973, licenza di scuola media superiore, eletto consigliere provinciale di Campobasso il 28 maggio 2006 (ovviamente nell?Italia dei Valori), nel 1993, nemmeno ventenne, Di Pietro junior entra in Polizia. Anche Tonino, come noto, aveva fatto il commissario di polizia giudiziaria nell?allora Pubblica Sicurezza al IV distretto di via Carlo Poma a Milano. Centocinquanta i giovani chiamati al giuramento e Cristiano arriva primo nel corso ?operativo?, vale a dire quello in cui si impara ad arrestare il bandito (in teoria nel rispetto delle leggi). Alla cerimonia arriva all?ultimo momento anche papà Tonino, nonostante le inchieste su Tangentopoli da portare avanti. Altra tappa fondamentale della vita di Cristiano è la politica. Nessun dubbio: sta con l?Italia dei Valori. E ci crede. Lotta dura agli sprechi della politica. Con un pallino: l?abolizione delle Province. Ecco una delle dichiarazioni (stile inconfondibile, Tonino insegna): «L?Italia dei Valori non sta ferma a guardare. Ogni anno aumentano a dismisura i costi della politica, nonostante gli impegni verbali che la classe politica prende in ogni campagna elettorale. E? per questo che ho aderito alla proposta, mossa da un gruppo di cittadini, di un referendum costituzionale sull?abolizione delle Province». Lui, consigliere provinciale, parla così. POI, OVVIAMENTE il ?lodo Alfano?, visto dai dipietristi come il peggio del peggio. Peraltro, Cristiano non nasconde la fatica di essere ?figlio di?. Dal Corriere del 23 marzo 2005: «?Il figlio di Tonino sei? Beviamoci un vino cotto!? (...) Vogliono tutti bene a mio padre. Come volevano bene a mio nonno». Sì, è dura essere figli d?arte. E? dura per lui. Come per Renzo Bossi. Come per Bobo Craxi. Quasi fosse una colpa. O una maledizione. Francesco Ghidetti

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Non c'è tregua neanche a Natale, per la diatriba sulla tassa per la bonifica del Tevere-Ne... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Mercoledì 24 Dicembre 2008 Chiudi di PAOLO GRASSI Non c'è tregua neanche a Natale, per la diatriba sulla tassa per la bonifica del Tevere-Nera. Da una parte il consorzio che ha inviato 55 mila cartelle per il 2007, dall'altra il comitato abolizionista all'opera per i ricorsi. Ora i rappresentanti del consorzio che vanno alle assemblee pubbliche organizzate dagli abolizionisti vengono contestati. E' successo lunedì al presidente Vittorio Contessa ed al vicepresidente Emanuele Fausti ad Attigliano e ad alcuni dipendenti a Lugnano in Teverina. «Andate via! Dimettetevi!», gridavano a Contessa e Fausti. Loro, appreso dell'assemblea pubblica, erano andati lì per ascoltare e rappresentare le ragioni del consorzio. «Ma quello che è grave - dice Contessa - è che a Lugnano i dipendenti che avevamo inviato per spiegare ai cittadini il ruolo del consorzio non sono riusciti neanche a parlare. Mi chiedo se questa è democrazia». Ed infatti così è successo. I due "malcapitati" si sono sentiti dire frasi come: «Non siete stati invitati e non siete graditi. Anche perché quando veniamo a Terni a chiedere chiarimenti ci trattate con sufficienza». Il clima è surriscaldato, mentre il prossimo campo di battaglia sarà quello dei ricorsi. Gli abolizionisti, riguardo a questi, prevedono cifre da record. Annunciano che la quota prefissata dei 2 mila è già superata e che entro il 31 dicembre si potrebbe arrivare a 3 mila. Le sedi individuate per ricevere cittadini e ricorsi sono tempestate da persone che si lamentano, con in mano gli avvisi bonari di pagamento ricevuti ai quali non vogliono dare seguito. E' polemica aperta sul contributo fisso di 10,80 euro che molti dicono di essersi visti aggiungere alla cifra loro richiesta. Consorzio e comitato antitassa non si risparmiano frecciate. Il presidente Vittorio Contessa accusava già nei giorni scorsi gli abolizionistti di nascondere dietro al «falso problema» della tassa la visibilità politica, soprattutto per l'associzione Terni oltre. Ma è botta e risposta pure sui numeri. All'indomani degli incontri ad Attigliano e Lugnano gli abolizionisti, tramite il sito internet della Uil Fpl, parlano già di 600 richieste di ricorso raccolte. «Ad Attigliano - dice Vittorio Contessa - i contribuenti sono in tutto non più di 400. Non vedo proprio da dove ricavino quelle cifre».

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Enti, le Province non sono il <male> (sezione: Province)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2008-12-24 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE Punti di vista Enti, le Province non sono il «male» di GIANVITO MASTROLEO L e Province sembrano la madre degli italici guai e la loro soppressione è invocata ormai di qualunque cosa si parli. Si sostiene che pesino a dismisura sulla finanza pubblica e che avrebbero dovuto morire, come fa Vittorio Feltri che dell'idea si fa portabandiera, con la nascita delle regioni, essendo tutti i politici dell'epoca d'accordo. Piuttosto che affidarsi alla memoria Feltri avrebbe fatto meglio a consultare un po' di carte che nell'epoca di Internet sono facilmente reperibili. La verità è, infatti, l'esatto contrario di quel che ricorda Feltri: l'abolizione della Provincia era sostenuta con fermezza solo dal Partito repubblicano di La Malfa. La Dc, unanimemente la difendeva, nel Pci unico vero sostenitore della soppressione era Enzo Modica, direttore de Il Comune democratico, nel Psi prevaleva la convinzione della sua utilità; il Pli la pensava come la Dc. Negli anni '80 fra i Partiti ci fu un dibattito alto e partecipato sulla nuova legge sulle autonomie locali, che sarà approvata solo nel 1990; sicchè nel giugno 1982, per aiutare la discussione della Riforma, si ritenne di ascoltare la volontà del Parlamento provocando l'approvazione dal Senato di un Ordine del Giorno, passato con il solo voto contrario del Partito repubblicano, che riconobbe la Provincia unico livello di governo intermedio tra Comune e Regione. Oggi la questione appare riproposta per distrarre la discussione da questioni istituzionali di ben più rilevante gravità. Gli abolizionisti, infatti, usano l'argomento sbagliato e cioè i costiCon ben maggiore credibilità e seguito anche culturale si dovrebbe sostenere, piuttosto, la necessità della rivisitazione dell'attuale fisionomia della Provincia ed in un quadro che interessi le stesse Regioni e i Comuni. Sarebbe molto più interessante, infatti, invocare lo sfoltimento della giungla di Enti che si è via via formata; un minore numero di Consiglieri, ma soprattutto di Assessori; la fine, una volta per tutte, dell'istituzione di nuove Province; l'attuazione del principio sul quale ci fu unanimità, poi colpevolmente dimenticato, della non necessaria coincidenza tra Provincia e Organi periferici del Governo (Prefetture) o dell'Amministrazione statale (Questure, Provveditorati e quant'altro), evitando così che Province di nuova, e del tutto inopportuna istituzione, per reciproci veti di campanile, siano costrette a definirsi con un marchio simile a un dentifricio, piuttosto che orgogliosamente identificarsi con un territorio, e dunque con una comunità di uomini e un contesto economico e sociale. Ed infine, la sensibile riduzione delle indennità per gli amministratori delle Province, ma non solo per loro, e la regolamentazione rigorosa del lavoro delle Commissioni, con il divieto assoluto di abusare del numero e delle sedute, fino al dubbio sulla legittimità: come invece oggi è la regola. Piuttosto che la soppressione, gettando acqua sporca e bambino, questo parrebbe il contributo da chiedere, innanzitutto alle Province. \\ Chi vuole abolirle punta sui costi Meglio parlare di sfoltimento

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Meno entrate, ma il <patto> resta (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

PROVINCIA 24-12-2008 LANGHIRANO APPROVATO IN CONSIGLIO COMUNALE IL BILANCIO DI PREVISONE PER IL 2009 Meno entrate, ma il «patto» resta LANGHIRANO L'abolizione dell'Ici ha contribuito a ridurre le capacità del Comune negli investimenti Samuele Tavani II Tempo di previsioni per l'amministrazione comunale di Langhirano che, lunedì, ha presentato e messo in votazione il bilancio di previsione per il 2009, poi approvato con i soli voti della maggioranza. Un bilancio «che terrà fede al patto di stabilità» ma che, nello stesso tempo, «vede ridotta di un terzo la capacità di investimento del comune rispetto allo scorso triennio». Capacità ridotta a causa anche dall'abolizione dell'Ici che, spiega il sindaco Stefano Bovis, «non sarà del tutto corrisposta nemmeno quella del 2008». «Fare previsioni in tempi di recessione è difficile spiega Vincenzo Dieci, assessore al Bilancio - farlo senza nessuna certezza delle poste attive è impossibile e, questo, è lo stato in cui si trovano la maggior parte dei comuni italiani a causa della crisi economica e di una finanziaria che non tiene conto delle necessità degli enti locali ma è volta a manovre politiche di discutibile profilo». Il bilancio di previsione prevede investimenti per 3 milioni di euro nel sociale, 800 mila euro per l'ambiente e inoltre finanziamenti per il piano sulla sicurezza, «per vincere o almeno limitare i disagi dell'attuale insicurezza». Dieci sottolinea, alla fine della sua relazione, che il comune «ha rispettato gli obiettivi del patto di stabilità negli anni precedenti e ha previsto un bilancio triennale nel pieno rispetto del patto e dei servizi resi finora». Saranno investiti inoltre 1 milione e 200 mila euro nell'istruzione, 300 mila euro nella cultura, 130 mila euro nel turismo e 240 mila euro nello sport. Per Lia Cavatorta, capogruppo della Sinistra per Langhirano, il bilancio è assolutamente «non positivo. Il bilancio non è mai stato partecipativo, ed è totalmente fuori dalla realtà, con scelte sbagliate e inerzie totali verso molti settori sociali. C'è una grande e vera emergenza». Anche Giorgio Prati, della Civica Langhiranese, non «approva il bilancio per le lacune politiche che presenta». Importante anche l'interrogazione di Marco Ricchetti, della Civica Langhiranese, sulla situazione della sicurezza nel comune. «Ci stiamo muovendo per la realizzazione del progetto e per sistemare le telecamere spiega Bovis - ma la situazione è bloccata perchè dobbiamo attendere notizie dal Ministero della Difesa». «Sono soddisfatto - conclude Ricchetti - ma dobbiamo continuare ad investire nella sicurezza, sperando che parta il progetto e sperando che si lavori per la caserma. Si potrebbe comunque fare uno sforzo maggiore». Il Municipio di Langhirano

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ROMA Pier Ferdinando Casini ne ha da dire al governo e all'opposizione. Ai partiti di ... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Mercoledì 24 Dicembre 2008 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Pier Ferdinando Casini ne ha da dire al governo e all'opposizione. Ai partiti di regali ne fa pochi e c'è un po' di carbone per tutti. Mentre l'unico regalo vorrebbe farlo alle famiglie che si stanno impoverendo. Presidente Casini, l'ha letto l'ultimo dato Istat su 5% delle famiglie che non hanno da mangiare? E questo succedeva l'anno scorso, prima della crisi dei mercati. «E' importante il federalismo, è importante l'assetto presidenziale, ma qui non bisogna introdurre diversivi nella vita pubblica. Qui c'è un'emergenza economica drammatica. Rischiamo d'avere un milione di disoccupati nel 2009 e abbiamo già molti cassintegrati che vedono ridotto il loro stipendio e molte famiglie che si trovano sulla soglia della povertà. Una parte di ceto medio rischia di scivolare nella fascia di povertà». E dunque cosa chiede al governo? «Di intervenire con più risolutezza di quanto ha fatto. Sia chiaro, comprendo la prudenza del governo e del ministro dell'Economia. Non la biasimo. Abbiamo le aste dei titoli di Stato all'orizzonte, un debito pubblico pesante, però...il decisionista Berlusconi è ora che dimostri d'essere decisionista». Come? «In questo caso non è il presidenzialismo che deve fare, ma il decisionista. I mezzi li ha, non deve evocare mezzi eccezionali. Noi avevamo proposto un bonus di 100 euro mensili per figlio e 50 per il secondo a scalare, una spesa totale di 6 miliardi. Era una spesa possibile se non avessimo messo 3 miliardi su Alitalia e altrettanti per levare l'Ici della prima casa, creando ai comuni diversi problemi per garantire i servizi. Bisogna prendere misure espansive per l'economia, chiediamo un grande piano per le famiglie». Dare un po' di respiro ai consumi... «Certo, li rimette in moto. I consumi ristagnano proprio perché le famiglie non ce la fanno più». Il premier ripete a tutti: consumate, consumate. «Posso anche capire Berlusconi, il presidente del Consiglio deve dare un messaggio di ottimismo. Però il problema vero è che la fascia alta può consumare, quella medio bassa non è più nelle condizioni. Gli appelli sono comprensibili, ma rischiano di cadere nel vuoto». Dalla detassazione degli straordinari siamo passati al confronto sulla settimana corta: non ci vede un po' di schizofrenia? «C'è contraddizione, sì. Ma più che altro non c'è capacità di previsione su quanto sta capitando. Stavamo alla Robin Hood tax, per togliere soldi alle banche, invece ce li abbiamo messi. Prevedevano un corso espansivo con la detassazione degli straordinari...tutta questa preveggenza nel governo non c'era. Non dico che ci fosse nell'opposizione, non faccio demagogia, però...». Ma c'è uno spazio di dialogo sulle misure anti crisi? «Lo dico con sincerità: se fossi Berlusconi cercherei uno spazio di collaborazione con l'opposizione. Chi nell'opposizione lo chiama "Hitler" è un fanatico e un irresponsabile, e poi fa anche il gioco della maggioranza. Di Pietro è il loro avversario di comodo. Ma l'opposizione non è Di Pietro, è fatta anche di persone perbene che danno consigli sereni e tranquilli al premier». Da questo orecchio non pare ci senta. «Lui continua a spiegare di non averne bisogno. Evoca l'immagine dell'uomo solo al comando». Qualche giorno fa Fini ha parlato dei rischi del cesarismo, Aznar mette in guardia dal populismo. Che fanno, alludono? «Io non alludo a nessuno e alludo a tutti. Il problema è essere seri. Il populismo è una malattia gravissima, una degenerazione del popolarismo. Populismo e demagogia sono nemici del bene. Il bene è anche fare le scelte impopolari, perché le decisioni vanno prese e il Paese va guidato. Colgo in molte vicende come quelle, ad esempio, della formazione del Pdl, dei gazebo, metodologie molto diverse dalla grande partecipazione che c'è nei paesi presidenziali. Negli Usa l'apparato di Hillary Clinton è stato battuto e Obama ha avuto la sua opportunità, ma tutto secondo regole democratiche e partecipative». E qui invece? «Qui si evoca un bipartitismo senza partiti; un bipartitismo dove alla fine è importante levare il voto di preferenza perché i capi devono scegliere i parlamentari; il Parlamento considerato un impiccio sulla strada di un governo efficiente. Silvio, lo chiamo così affettuosamente, ritiene che tutti i mediatori, nel rapporto che lui ha col popolo, siano una perdita di tempo. Io ho un'idea diversa». Beh, qualcuno come Fini cerca di frenarlo. «Non so cosa pensi Fini. Quando si fondò un partito sul predellino io sono stato coerente e non ci sono entrato. Con tutto il rispetto per il Pdl e per chi ci sta». Un piccolo passo indietro. Ma del caos Alitalia che dice? «Che se ci fossimo risparmiati lo spot elettorale sulle spalle di Alitalia sarebbe stato meglio per tutti. l'Alitalia sarebbe andata ai francesi e i cittadini italiani non avrebbero pagato i debiti. Così l'Alitalia andrà ai francesi e gli italiani pagheranno i debiti. E i patrioti faranno un affare. E quello che sta capitando in queste ore la dice lunga». L'intesa sancita da Letta traballa parecchio. «Non ho mai detto una parola su Gianni Letta, se non positiva. Sia perché è un amico, sia perché lo stimo tantissimo e fa grandi servigi alla democrazia. In quel caso però dissi a Letta che quello era un pasticcio e non una crostata. Continuo a pensarlo». Passiamo alle riforme. Dell'Utri dice che tra cinque anni, col presidenzialismo, Berlusconi salirebbe al Quirinale. «E' legittimo che il premier aspiri ad andare al Quirinale, è l'uomo che prende più voti di tutti in Italia. Che ci riesca è un altro discorso». Del presidenzialismo che diciamo? «Che di per sé è un metodo democraticissimo. Ma qui mi sembra si pensi ad una cosa diversa: un presidenzialismo senza pesi e contrappesi, ad un rapporto diretto leader-popolo, a meccanismi in cui i partiti sono tali formalmente ma sostanzialmente non rispondono a quei criteri partecipativi dei grandi partiti europei. Il problema è la modalità con cui si chiede l'elezione diretta del presidente». Ma i partiti non erano già d'accordo sul premierato, cioé sul dare maggiori poteri al premier? «Questo è giusto. Non creiamoci alibi però: oggi sono le decisioni che mancano, non i poteri del premier». La riforma della giustizia, invece, si può fare? «Va fatta ed è il banco di prova del riformismo del Pd e del suo rapporto con Di Pietro. L'ultima direzione del Pd è sembrata molto "sì ma". Il Pd è nelle condizioni di dimostrare quello che sa fare, se vuole emanciparsi dal giustizialismo di Di Pietro, che peraltro pagano in prima persona. Basta seguire i consigli seri che ha dato Violante per capire da che parte deve andare». Il federalismo? C'è Bossi che incalza. «Perché abbiamo posto il problema dell'abolizione delle province? Bisogna avere la garanzia che il federalismo non consista nella moltiplicazione dei centri di spesa. Se non si dà un segnale forte sulle province non si è credibili. Secondo: è in atto un grandissimo trasferimento di risorse dal Sud al Nord, attraverso i fondi del Fas. Mi preoccupo molto per il Sud». E le intercettazioni? «C'era una legge proposta sotto il governo Prodi, è stata ripresa ma nessuno l'ha portata all'attenzione del Parlamento. E allora di cosa si lamenta il governo? Naturalmente bisogna salvaguardare la libertà di stampa e dare la possibilità di reprimere i reati contro la Pubblica amministrazione: favori ai corrotti non se ne possono fare». Chiudiamo con Roma. Di Alemanno che giudizio dà? «Francamente non ricordo cosa abbia fatto in questi primi mesi. La cosa più significativa mi pare la battaglia sulla pajata».

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Loggia di Fra' Giocondo, Ruzzenente il più presente E' Ambrosini la maglia nera (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 24-12-2008)

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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-12-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Consiglio provinciale Loggia di Fra' Giocondo, Ruzzenente il più presente E' Ambrosini la maglia nera VERONA — La Loggia di Fra' Giocondo ha chiuso i battenti, almeno per quest'anno. è quindi tempo di tirare le somme dell'attività svolta nel 2008 da consiglieri e assessori provinciali. Le sedute del consiglio sono state in tutto 29, a cui si aggiungono le 255 riunioni delle otto commissioni e le 32 della conferenza dei capigruppo. I numeri sono stati presentati ieri dal presidente del consiglio, Massimo Galli Righi, e dai due vicepresidenti, Ferdinando Sortino e Mario Zampedri. Nel registro delle presenze, il meno attivo è risultato il consigliere Damiano Ambrosini (Pd), che così si giustifica: «Nel corso dell'ultimo anno i miei impegni sono aumentati perché sono assessore a Legnago, nonché candidato sindaco per il 2009. Così ho partecipato solo ai consigli più importanti, delegando il resto dell'attività ai miei colleghi». Il più virtuoso è Sergio Ruzzenente (Pd) con 234 presenze, seguito da Marisa Velardita (221) e Niko Cordioli (215). Varie le principali delibere approvate durante l'anno, tra cui adesione della Provincia alla Fondazione Arena, cessione al Comune dell'area di Borgo Roma, raccolta differenziata in tutte le zone industriali veronesi, piano per la lotta allo smog e tutela delle comunità montane. «Anche se all'inizio del nostro mandato la situazione era difficile, in questi cinque anni è stato possibile instaurare un clima di confronto costruttivo, grazie alla collaborazione sia della maggioranza che della minoranza», ha dichiarato Galli Righi. è lui ad aver firmato un ordine del giorno contro l'abolizione delle Province, che è stato approvato a Roma il 18 dicembre e che verrà votato dai consiglieri provinciali italiani il 30 gennaio. P.A. Il resoconto Sono state 29 le sedute del consiglio, 255 le riunioni delle commissioni, 32 le conferenze dei capigruppo

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Sicilia, muro di Lombardo e Pdl Province <salvate> dall'abolizione (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 24-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-24 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il caso Fallisce il blitz per cancellare gli enti: le funzioni sarebbero passate ai Comuni Sicilia, muro di Lombardo e Pdl Province «salvate» dall'abolizione Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd La soppressione delle Province era prevista dallo stesso Statuto regionale del '46. I 315 consiglieri costano oltre 8 milioni «Articolo 15: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana». «Oooh, finalmente un bel regalo di Natale! », direte voi. Macché: quelle parole erano nello Statuto di autonomia del 1946. Mai applicato. Anzi: l'abolizione (vera, stavolta) delle province siciliane è stata appena, e di nuovo, bocciata. Non si toccano. Che i consiglieri provinciali nell'isola si prendano sul serio è notorio. Qualche anno fa il presidente catanese Nello Musumeci, che militava allora in An e aveva stipulato una polizza con la Reale Mutua Assicurazioni per coprire se stesso e i colleghi di giunta da eventuali condanne della Corte dei Conti, arrivò a presentare una delibera stupefacente. Delibera che, sulla base di certi studi storici secondo i quali «tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, i rappresentanti della Provincia costituivano l'Onorevole consiglio», riconosceva ai membri dell'assemblea il titolo di «onorevoli». Al punto che, votata a stragrande maggioranza la decisione con soli sei voti contrari della sinistra, il presidente del consiglio, Santo Pulvirenti, chiuse la seduta salutando tutti come «onorevoli colleghi ». Eppure, come dicevamo, le province siciliane più ancora delle altre non dovrebbero neppure esistere. Nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l'autonomia della Regione, il già citato articolo 15 non lasciava dubbi: abolizione. E ribadiva, se mai qualcuno fosse duro d'orecchio, che «l'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali». Tutto chiaro? Macché: restarono provvisoriamente in vita come amministrazioni straordinarie per un anno, due anni, tre anni, quattro anni... E poi ancora cinque e sei e sette... E poi ancora otto e nove e dieci... Finché nel 1986, dopo quarant'anni di proroghe, l'assemblea regionale decise infine di smetterla con quella ipocrisia. E le province provvisorie furono ribattezzate: d'ora in avanti si sarebbero chiamate Province Regionali. Cosa fanno? Boh... Distribuiscono incarichi e prebende, dirà qualcuno. Ultimo esempio, quello denunciato da «Il Dito», un settimanale online di Catania vicino a Enzo Bianco, che ha scoperto come Raffaele Lombardo, allora potentissimo presidente della provincia etnea, abbia passato il Natale dell'anno scorso firmando decine e decine di «nomine o proroghe di dirigenti, collaboratori esterni, consulenze varie»: 57 in due giorni. Uno sforzo pesante per il polso, ma utile elettoralmente, visto che il fondatore dell'Mpa stava per candidarsi alla presidenza regionale al posto di Cuffaro. Una chicca tra le tante: l'assegnazione nel 2006 a uno studio legale di un incarico per «l'assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, uno studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quelle nazioni e all'avvio di uno stand informativo presso la Provincia». Quanto costino nella sola Sicilia questi enti, che già il sindaco di Milano Emilio Caldara considerava un secolo fa «buoni solo per i manicomi e per le strade» ma che incassano un mucchio di denaro grazie soprattutto alle addizionali sull'energia elettrica e la Rc auto, lo dice un rapporto Istat sui bilanci 2006: 890 milioni di euro. Dei quali 237 spesi per stipendiare tutto il personale. E addirittura 228 (nel solo 2006!) per comperare beni immobili. Tema: che senso ha che un ente da decenni additato come inutile e da sopprimere faccia shopping immobiliare comprando sempre nuovi palazzi, nuovi uffici, nuove sedi distaccate? Quanto agli amministratori, il Sole 24 ore ha fatto i conti: di sole indennità (cioè la voce-base, alla quale vanno sommati i rimborsi, le diarie e altre voci che nel caso dei parlamentari nazionali o regionali fanno schizzare all'insù le entrate reali nette) i 315 consiglieri provinciali costano otto milioni e 300 mila euro. Una esagerazione. Che qua e là, scrive Nino Amadore, si fa ancora più eclatante: 98.089 di spesa di indennità ogni centomila abitanti a Palermo, 389.705 a Enna. E meno male che alle 9 province già esistenti (una ogni mezzo milione di abitanti, con un massimo di un milione e 235 mila nel caso di Palermo e un minimo di 177mila di Enna) non sono state (ancora) aggiunte le altre tre di cui si parla da anni: Caltagirone, Gela e Monti Nebrodi. Altrimenti le spese sarebbero ancora più vistose. Fatto sta che qualche giorno fa il presidente della commissione antimafia in Regione, il democratico Lillo Speziale, ha pensato che forse era arrivato il momento per tentare uno strappo. Prima l'insofferenza dei cittadini per i costi esorbitanti della politica nata dalle denunce del Corriere della Sera, poi la campagna di Libero benedetta da un diluvio di firme di lettori e dal consenso di autorevoli esponenti di diverse appartenenze politiche... Come dubitare del successo di un blitz siciliano se l'unico partito che si è ufficialmente schierato contro l'abolizione delle province è la Lega che nell'isola ha uno spicchio di successo piuttosto eccentrico nella sola Lampedusa? Non bastasse, come ricorda il leader storico dei Difensori Civici Lino Buscemi (che minaccia di raccogliere le firme per un referendum abrogativo) l'abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. A differenza che a Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: «Basterebbe un tratto di penna». E questo diceva infatti la proposta portata giorni fa in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale. Articolo 1: «Le province regionali sono soppresse ». Articolo 2: le loro funzioni sono «trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata». Articolo 3: i dipendenti passano «nei ruoli dell'amministrazione

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SICILIA, MURO DI LOMBARDO E PDL PROVINCE <SALVATE> DALL'ABOLIZIONE (sezione: Province)

( da "Wall Street Italia" del 24-12-2008)

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Sicilia, muro di Lombardo e Pdl Province «salvate» dall'abolizione -->Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd

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Facciamo l'anagrafe dei politici Ora mentre si ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 24-12-2008)

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Facciamo l'anagrafe dei politici Ora mentre si ... Facciamol'anagrafedei politiciOra mentre si lotta per l'abolizione delle Province, noi Radicali proponiamo ai candidati in pectore di tutti gli schieramenti l'anagrafe pubblica degli eletti proprio a partire da questi enti. Un modo per rendere trasparenti le istituzioni e per combattere l'antipolitica. Occorre garantire ai cittadini la possibilità di poter conoscere con facilità non soltanto l'attività svolta dai vari enti, ma anche quei dati inerenti l'attività degli eletti, integrale e senza filtri, rendere disponibili, di facile accesso e consultazione, atti e informazioni. Occorre dare a ognuno la possibilità di conoscere l'operato di ogni singolo consigliere e assessore regionale, comunale, provinciale, dei sindaci, e di tutti coloro che esercitano un'attività pubblica.Stefano SantarossaPresidente Radicali friulaniNatalee il miracolodei fagioliPer il mese di dicembre la valle dei tre Tramonti era in letargo. Attendeva il Natale. Noi aspettavamo anche il papà emigrante in Francia. I giorni erano corti e caliginosi. Il sole non scaldava. La brina preparava il tappeto alla neve, che sarebbe arrivata cessato il vento di tramontana. Il gelo sui muri faceva strani decori, e ghiacciava il contenuto dell'urinar. I moccoli si gelavano se non si soffiava il naso. I luoghi caldi erano la stalla con il fiato delle vacche e la cucina con lo spolert, che divorava ciocchi di faggio e di carpine. Era l'anno 1957.I comignoli fumavano. Dicevano che in quelle case c'era ancora vita. Alle quattro pomeridiane faceva buio. Anche i gatti restavano in casa. Era un'avventura uscire e andare nel condot. Verso le cinque la mamma e la nonna andavano nella stalla a regolà lis vacjes. Io e il nonno Felice restavamo in cucina. Lui seduto sullo sdraio dietro lo spolert fumava la pipa. Io appollaiato sul cassettone della legna sfamavo lo spolert, e controllavo che nella cjalderia bollisse l'acqua per fare la polenta. In un angolo stava il sacco pieno di fagioli secchi. Nell'altro angolo un abete era pronto per fare l'albero di Natale.Una lampadina da 25 candele a malapena illuminava la stanza.Finito il lavoro nella stalla, la mamma preparava la cena. La nonna intanto sgranava i fagioli, attenta a scartare quelli guasti. Io e il nonno l'aiutavamo. Quell'anno i fagioli sui rapiòns furono abbondanti ma settembre fu piovoso. Oltre la metà del raccolto annerì prendendo la muffa. Così fu anche per le patate. Legumi e tuberi erano così guasti che perfino il maiale stentava a mangiarli. Avremmo mangiato tanta polenta, ma meno frico. Vendendo il formaggio si acquistava più farina. Nel minestrone non due pugni di fasôi a testa ma uno solo. Per cena non il gran paiolo pieno di cartùfolas, ma tre patate per persona.La carestia colpì l'intera vallata. La nonna lo stesso raccontava qualche sua conta, e al termine rivolgendosi al Signour gli diceva: Guardaci dal peggio. Quale poteva essere non si sapeva.Un pomeriggio vedemmo arrivare l'arrotino, il ga fuarfès. Ritornava indietro dai tre Tramonti. Erano anni che passava per le case ad arrotare e riparare forbici, coltelli, scuri, coltellacci vari e ad aggiustare ombrelli. Veniva dalla valle del Resia. Ma l'arrotino che si presentò quell'inverno non era quello di sempre. Era più giovane, con barba e capelli lunghi. Vestiva una spessa tunica di tela, stretta da una cinta di corda, e calzava dei sandali. Se non fosse stato per la bicicletta con sopra la mola smeriglio, degli ombrelli legati alla canna e la cassetta degli attrezzi sul portapacchi, l'avremmo scambiato per un predicatore. Disse che l'aveva mandato suo padre, oramai anziano e stanco per fare lunghi viaggi.Ci chiese di ospitarlo nel fienile, solo per quella notte, giacché eravamo l'ultima famiglia del giro. L'indomani sarebbe partito appena finita l'affilatura gratuita dei nostri arnesi. Stavamo per addobbare l'albero di Natale, appendendo qualche mandarino, dei biscotti secchi e delle caramelle. Non avevamo palline colorate, candeline e stelle filanti. La neve finta si faceva con batuffoli di lana d'agnello.Eravamo lo stesso contenti, perché quel misero albero portava pace e gioia nei nostri cuori.L'arrotino cenò con noi quello che c'era, poi ci aiutò a sgranare i fagioli, dicendosi dispiaciuto per il raccolto rovinato. Cercò nel sacco il baccello più annerito e lo appese sulla punta dell'abete. Quel legume non pareva proprio la stella cometa. Disse che la Provvidenza con una mano toglieva e con l'altra restituiva. Alle volte anche di più. Dovevamo solo sperare e attendere con fiducia. Il nonno lo lasciò dormire sul suo sdraio vicino allo spolert, e gli raccomandò di mantenere vivo il fuoco.Arrivò il mattino e il cielo si presentò plumbeo. Prima di sera sarebbe caduta la neve.L'arrotino affilò coltelli, forbici, manàries e rimise a nuovo l'unico ombrello che avevamo. Non volendo soldi, la nonna gli diede un sacco per sorta di fagioli e patate, scegliendo i baccelli più sani e i tuberi meno marci. Diceva: Ciò che non sta bene a te, non sta bene neanche agli altri. L'arrotino a fatica accettò il compenso. Siccome cominciava a nevicare, ci augurò un buon Natale e partì.Il Natale arrivò. La neve nel frattempo era caduta abbondante. Quel Santo mattino in cucina, con gran meraviglia, trovammo il nostro misero abete piegato sotto il peso di una montagna di fagioli, che stavano appesi ai suoi rami come fossero addobbi. Quei legumi erano sani, maturi e già secchi. Bastava solo raccoglierli. Il baccello sulla punta era diventato una splendente stella cometa tutta d'orata. Nella dispensa trovammo i mucchi dei fagioli e delle patate senza muffa e marciume, e così aumentati che non riuscimmo ad entrare. Il miracolo di Natale era avvenuto proprio nella nostra casa. La nonna disse che i miracoli perché non andassero in fumo bisognava condividerli. Quasi tutto quel ben di Dio fu dato alle famiglie più bisognose della vallata, ma siccome era così abbondante anche le altre famiglie dei borghi, e dei tre Tramonti, portarono a casa una gerla piena di patate e una colma di fagioli.Giacomo MiniuttiSan Quirino

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Il 18 ottobre scorso, alle 7 del mattino, mentre Doriano ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 24-12-2008)

Argomenti: Province

Il 18 ottobre scorso, alle 7 del mattino, mentre Doriano ... Il 18 ottobre scorso, alle 7 del mattino, mentre Doriano Novello, titolare dell'agriturismo Praetto di Marcon, stava preparando la colazione ai clienti, nell'area di campagna esterna al suo agriturismo si è scatenato il finimondo. Un gruppo di sette cacciatori stava sparando a lepri e fagiani in un territorio protetto da oltre otto anni, ma che da qualche giorno prima, a seguito di un provvedimento della Provincia di decadimento del fondo chiuso, era stato riaperto alla caccia senza che il titolare del fondo ne fosse a conoscenza.Gli spari, la presenza dei cacciatori che rincorrevano le prede e i guaiti dei cani da caccia hanno terrorizzato a tal punto gli animali da cortile dell'agriturismo che alcune faraone spiccando il volo sono andate a sfracellarsi contro una vetrata della sala da pranzo dell'agriturismo, mandandola in frantumi e creando scompiglio e forte disagio tra gli ospiti.Il titolare, ben sapendo che la sua azienda di circa 15 ettari, che si estende tra il canale Fossa Storta e il fiume Dese, era chiusa alla caccia da almeno otto anni e dal 2007 dichiarato fondo chiuso, ha telefonato subito alla Polizia provinciale e ai carabinieri affinché l'attività di caccia illegale venisse bloccata con l'identificazione e la denuncia dei cacciatori responsabili.Guarda caso, verso mezzogiorno di quello stesso giorno, è arrivata però a Novello una raccomandata dall'Ufficio caccia della Provincia, con la quale gli veniva comunicato il decadimento con effetti 13 ottobre 2008 del provvedimento di fondo chiuso e la contestuale riapertura alla caccia.«Ero stato informato dell'avvio della pratica di decadimento a maggio di quest'anno spiega il titolare dell'agriturismo quando sono stato invitato dalla Provincia a formulare le controdeduzioni alla richiesta di riapertura del fondo. Ebbene, da quel momento non ho saputo più nulla, ma ero continua Novello - abbastanza tranquillo, perché la pretesa dei richiedenti di poter accedere al fondo attraverso la scarpata interna dell'argine della Fossa Storta era del tutto priva di fondamento, giacché una legge dello Stato del 1954 sostiene che l'argine interno è parte integrante dell'acqua e, dunque, non transitabile».Novello, tramite l'avvocato Maria Caburazzi di Venezia, da anni legale della Lega abolizione caccia (Lac), considerati i danni subiti dalla sua attività agrituristica, l'impossibilità di offrire ai propri clienti la piena disponibilità dell'intera superficie dell'azienda, i danni morali e materiali subiti anche dai componenti della propria famiglia, lo scempio di animali domestici e non, la conseguente perdita di clientela, con un ricorso depositato in questi giorni ha impugnato al Tar del Veneto l'atto della provincia di Venezia, chiedendo alla stessa i danni per una somma di 20mila euro.«Quello che è accaduto è una pura follia ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lac del Veneto. Come è possibile che il titolare del fondo chiuso venga a sapere dell'atto della Provincia che liberalizza la caccia, dopo ben otto anni di tutela, direttamente dalla sparatoria e dal massacro effettuato dai cacciatori? Com'è possibile che i cacciatori sapessero dell'atto della Provincia ancor prima delle stesse guardie provinciali preposte al controllo dell'attività venatoria? Cosa si nasconde dietro a questa vergognosa vicenda? E perché è stato fatto decadere questo fondo chiuso delimitato da ben due corsi d'acqua come prevede la legge sulla caccia?».Mauro De Lazzari

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<Formuliamo da anni desideri semplici e sensati: lavorare ... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 24-12-2008)

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«Formuliamo da anni desideri semplici e sensati: lavorare ... «Formuliamo da anni desideri semplici e sensati: lavorare serenamente, avere il coraggio di non avere paura in una città accessibile con trasporti intelligenti e un adeguato piano del commercio, ma finora Babbo Natale non ci è stato a sentire».Potrebbe essere la volta buona perchè Fernando Zilio, presidente dell'Ascom, ieri le sue richieste le ha scritte, imbustate, infiocchettate e imbucate nella cassetta delle lettere allestita dalle botteghe che sorgono attorno a ponte dei Tadi. «In tanti in città, in provincia e in regione, mi hanno detto che sono stato nel corso del 2008 un tantito cattivo, o meglio, che ho rotto le scatole. Lo so - scrive Zilio sornione - ma so anche che tu, Babbo Natale, alla fin fine sei sempre magnamino e così ho pensato bene di inviarti lo stesso questa letterina anche a nome dei colleghi commericanti, degli operatori dei servizi e di quelli del turismo».Innanzitutto, con le lezioni del 2009, «mi piacerebbe che tu portassi unaclasse politica più attenta alle esigenze del nostro settore, meno favorevole alla proliferazione di grandi strutture di vendita, meno propensa a distruggere il territorio, più orientata a valorizzare i centri storici delle città e dei tanti centri minori di cui è ricca la nostra realtà. Sai poi che sono anni - prende confidenza il presidente dell'Ascom - che attendo, per Padova, quei beiparcheggi centrali che consentirebbero di accogliere e non di respingere e che non sono mai diventati realtà per una falsa ecologia che ha nascosto pura ideologia». Quindi chiede la grazia di unpiano del commercio in grado di coordinare iniziative sia per il centro che per le periferie «in modo da evitare che le poche risorse disponibili finiscano per disperdersi in mille rivoli con scarsi ritorni».Più concretezza e meno proclami, seria collaborazione tra associazioni di categoria,meno guerre tra poveri («leggi agricoltori contro commercianti, consumatori contro commercianti e si aggiunga quello che si vuole, tanto è facile trovare qualcuno che, con i commercianti, ce l'abbia»), meno «capipopolo in vena di regalare oggi la pasta, domani il latte, dopodomani la frutta nel tentativo, nemmeno poi tanto nascosto, di ricavarsi un posto al sole in vista delle prossime elezioni»; la speranza di trovare sotto l'albero «uncredito non ridotto all'osso da parte del mondo bancario nei confronti di chi crede nel proprio lavoro», l'abolizione degli studi di settore, la lotta più decisa alla contraffazione e all'abusivismo, più sicurezza declinata in tre: nel lavoro, in casa, sulle strade. E ancora, più educazione all'ora dellospritz, giudicata necessaria forse più del pane, un bel regalo per la Guardia di Finanza sempre attenta a togliere dal mercato i giocattoli pericolosi e un ultimo desiderio: far capire alla gente che dietro il lavoro quotidiano c'è passione, c'è sacrificio, c'è una cultura territoriale da non disperdere.«A me - chiude Zilio, il bilico tra l'ottimismo e il pessimismo - il compito di insistere, caro Babbo Natale, nel caso tu fossi impossibilitato, con chi di dovere».Federica Cappellato

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Osnago: approva il bilancio preventivo Nell'ex acquedotto anche acqua gasata (sezione: Province)

( da "Merateonline.it" del 26-12-2008)

Argomenti: Province

Cronaca >> Cronaca dal territorio 26 / 12 / 2008 Osnago: approva il bilancio preventivo Nell?ex acquedotto anche acqua gasata E? stato approvato il bilancio 2009 dal consiglio comunale di Osnago. Dopo l?adozione sono stati presentati dalla minoranza Faro diversi (e a volte un po? ?distratti?) emendamenti ai quali Progetto Osnago ha via via risposto. A partire dalla richiesta di anticipare al 2009 i 100.000 euro circa previsti nel bilancio triennale come investimento per il 2011, da destinarsi alla sistemazione di piazza Vittorio Emanuele. L?assessore Gabriele Caglio e il sindaco Paolo Strina hanno risposto all?emendamento ricordando che se i soldi sono stati posti a bilancio per il 2011 significa che ora non si hanno a disposizione. In secondo luogo hanno ripercorso la storia della sistemazione della piazza: a inizio 2007 sono stati investiti 130.000 euro per il rifacimento della fognatura, a settembre-ottobre è stata indetta la gara per la pavimentazione che dovrebbe iniziare entro gennaio 2009. Sono previsti così altri 164.000 euro da investire; il rilento dei lavori è dovuto anche alle forti pressioni dei negozianti del centro storico che hanno chiesto ad esempio la sospensione lo scorso anno per il mese di dicembre e il periodo natalizio. ?Insieme alla pavimentazione? ha spiegato Caglio?recupereremo anche con l?aiuto di uno sponsor la struttura che anticamente era l?acquedotto, facendola diventare una fontana comunale di acqua gasata?. E così anche il tanto citato progetto della ?Casa dell?acqua? di Osnago sembra in procinto di realizzazione.     Gabriele Caglio   Un altro emendamento di Faro ha riguardato la richiesta di abolizione della fascia del reddito alto per i residenti riguardo agli sconti sul trasporto scolastico e sulla mensa. Faro infatti ha lamentato il fatto che i non residenti paghino di più dei residenti con reddito alto, chiedendo poi di abolire questa ultima fascia. Progetto non ha accettato questo emendamento perché ?equivarebbe ad aumentare il costo del trasporto per 118 famiglie e quello della mensa a 149 famiglie. Non possiamo inoltre generare squilibri di bilancio; la nostra scelta politica è di non aumentare i costi per gli osnaghesi. Inoltre le tariffe sono già state approvate dal Piano per il Diritto allo Studio?. Faro ha anche proposto all?amministrazione ?visto che vi richiamate sempre alla laicità dell?ente?, di stornare i fondi per le opere di culto e porli invece in qualcosa di utile per i cittadini. Caglio ha risposto che ?L?amministrazione è laica per istituzione e ricordo che il finanziamento per opere di culto non è una variabile. E? obbligatorio e proporzionato alle entrate per oneri di urbanizzazione?.     Il sindaco Paolo Strina   Dopo questo emendamento che ha lasciato perplessi molti dei consiglieri di maggioranza presenti, Faro è tornato sul tema ?incrocio Meucci-Copernico?, chiedendo di investire 100.000 euro per la sistemazione della rete fognaria di questa zona, che crea parecchi disagi ai cittadini, e la posa di dissuasori provvisori prima e dopo l?incrocio in attesa che venga messo in sicurezza con il semaforo intelligente. Caglio e Strina hanno però ricordato a Faro che ??già da novembre abbiamo incontrato i cittadini di questa zona per trovare un accordo comune e il progetto è stato presentato nella consulta del 24 novembre, dove c?erano presenti dei vostri esponenti. Sapete dunque già che è prevista la realizzazione, oltre che del semaforo, di marciapiedi sui due lati sotto i quali verranno canalizzate le acque chiare per sistemare la fogna. I soldi che voi chiedete sarebbero inutili in quanto la sistemazione della fogna è già prevista e compresa nel progetto". Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 26/12/2008 alle 18.21

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Le province "provvisorie" della Sicilia (sezione: Province)

( da "Blogosfere" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Dic 0827 Le province "provvisorie" della Sicilia Pubblicato da Giovanni Sena alle 00:01 in Centrodestra, Centrosinistra, Ideologia e liberismo Vi sono alcune notize che fanno proprio cadere le braccia. Ti danno proprio la sensazione che tutto sia inutile, che in Italia la melassa dentro cui si deve nuotare per realizzare certe riforme liberali sia semplicemnte troppo viscosa. In altri termini, la resistenza e' enorme, ad ogni livello sociale, ad ogni latitudine, in ogni schieramento politico. Modernizzare significa sempre calpestare i piedi di qualcuno, e fino a che vige la politica del piacione e del contentare tutti, e' evidente che nulla si potra' fare. Questa volta a farmi venire l'acidita' di stomaco e' stato il Popolo delle Liberta' nella regione Sicilia. E' solo il piu' recente degli esempi, purtroppo. Il fatto. In Sicila esistono nove province. Ma nello Statuto Speciale di questa regione gia' nel 1946 vi si leggeva l'abolizione di tali province provvisorie. Ora, sappiamo bene quanto l'abolizione delle province (tutte, non solo quelle Siciliane) sia un passo di buon senso e di semplificazione burocratica che piacerebbe tanto a chi vorrebbe uno Stato piu' al servizio del cittadino e meno circo a tre piste con tanto di nani e ballerine. Sappiamo anche come la Lega sia notoriamente contro questo passo, ma anche come a parole il PdL si sia invece piu' volte dichiarato a favore. Bene. Recentemente il PD aveva presentato una proposta nella Commissione Affari Costituzionali: Articolo 1: Le province regionali sono soppresse. Articolo 2: Le loro funzioni sono trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata. Articolo 3: I dipendenti passano nei ruoli dell'amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza. Articolo 4: I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni. Ottima idea, no? Il PdL dovrebbe solo cogliere l'occasione al balzo e far approvare in un batter d'occhio quello che sarebbe un precedente-simbolo. Un bell'esempio di politica bi-partisan per la modernizzazione e sburocratizzazione... eccetera, eccetera. Invece no. Tutto inutile, a rammentarci quanto distante sia la politica e chi la esercita da un piano strategico serio e coerente. Il risultato della votazione tra gli otto membri della commissione presenti (dovrebbero essere tredici, ma si vede che gli altri erano in vacanza): quattro voti (PD) a favore dell'abolizione delle province siciliane, e altri quattro (PdL) contro. Peccato che uno dei contrari fosse il Presidente della commissione (del gruppo di Raffaele Lombardo, nuovo Governatore della Sicilia e alleato col PdL) il cui voto in questi casi vale doppio. Fine della commedia, e province salve. Addio abolizione delle province in Sicilia, addio mossa-simbolo, addio modernizzazione e sburocratizzazione. Cadono le braccia e passa la voglia di stare qui a fare ragionamenti ad alta voce. Ditemi voi GS

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Caccia, la Lac contro Muraro: omertà sulle licenze (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Caccia, la Lac contro Muraro: omertà sulle licenze Attacco del presidente Andrea Zanoni dopo la pubblicazione dei verbali La Lega per l'Abolizione della caccia attacca duramente la Provincia per il caso delle «licenze di caccia facili» concesse al presidente Leonardo Muraro e al sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo. «Dagli stralci dei verbali relativi all'inchiesta - afferma il presidente della Lac del Veneto Andrea Zanoni - emergono una serie di contraddizioni ed ombre che nessuno ha ancora chiarito. Le ombre maggiori riguardano soprattutto il ruolo di Muraro e Gobbo che avrebbero beneficiato degli abusi d'ufficio e dei falsi accertati dalla magistratura a carico dei due funzionari condannati, nonché il ruolo dell'assessore della provincia di Treviso che segue la materia. Se non fosse stato per la meritoria denuncia di uno dei componenti della commissione d'esame, oggi per le nostre campagne ci sarebbero due persone che girano armate senza avere uno straccio di abilitazione sia all'uso delle armi sia al riconoscimento della fauna, con tutti i rischi che ciò può comportare. Per prima cosa viene da chiedersi quanti cacciatori ci sono in provincia di Treviso che girano con una licenza di caccia fasulla, ottenuta con abusi e falsi». Secondo Zanoni a Treviso non trova più riscontro nemmeno il proverbio «chi sbaglia paga»: «Tant'è che i due funzionari condannati continuano a svolgere il ruolo di dirigenti della provincia, uno dei due, Pagnani, addirittura nello stesso ufficio dov'era al tempo della commissione dei reati».

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invasione di doppiette, chiede i danni (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

MARCON. I SUOI CAMPI SONO STATI APERTI ALLA CACCIA Invasione di doppiette, chiede i danni Il titolare dell'agriturismo Praetto vuole 20.000 euro dalla Provincia MARCON. I terreni protetti dell'agriturismo Praetto vengono riaperti alla caccia all'insaputa del titolare, che ricorre al Tar e chiede 20mila euro di danni alla Provincia, che ha emesso il provvedimento di decadimento del fondo chiuso. Il fatto è avvenuto nel mese di ottobre, i cartelli con il divieto di accesso erano ancora affissi, che già i cacciatori invadevano il fondo. L'agriturismo si trova in via Praello, dove Doriano Novello, ha 15 ettari di terreni. Il proprietario per l'attività agrituristica ha sempre sfruttato i sentieri, i percorsi naturali, i canali del Dese e della Fossa Storta. Il 18 ottobre alle sette del mattino, è stato svegliato dagli spari dei fucili di un manipolo di cacciatori, che facevano razzia di lepri e cacciagione. L'azienda era territorio sottratto alla caccia da otto anni e fondo chiuso dal 2007. Un provvedimento dell'Ufficio Caccia della provincia datato 13 ottobre 2008, ha comunicato che il fondo chiuso era decaduto e quindi riconsegnato alle doppiette. Prima ancora che il provvedimento fosse recapitato all'interessato, i cacciatori erano già nel terreno. Da qui il ricorso al Tar depositato ad inizio settimana contro il provvedimento e la richiesta dei danni subiti dall'attività agrituristica, quantificata in 20mila euro. «Un gruppo di ben sette cacciatori - scrive la Lega per l'abolizione della Caccia del Veneto - ha compiuto una carneficina di lepri e fagiani, il tutto in un territorio protetto da oltre otto anni dove la fauna selvatica aveva trovato da tempo rifugio e protezione. Gli spari, la presenza dei cacciatori che rincorrevano le prede, i guaiti dei cani da caccia che continuavano a correre da tutte le parti hanno terrorizzato a tal punto gli animali da cortile, che alcune faraone hanno spiccato il volo andandosi a sfracellare anche contro una vetrata della sala da pranzo dell'agriturismo». «Quello che è accaduto al signor Novello è una pura follia - commenta Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia - com'è possibile che il titolare del fondo chiuso venga a sapere dell'atto della Provincia di Venezia che liberalizza la caccia, dopo ben otto anni di tutela, direttamente dalla sparatoria e dal massacro dei cacciatori? Com'è possibile che i cacciatori sapessero dell'atto della Provincia ancor prima delle stesse guardie che controllano l'attività venatoria? E perché è stato fatto decadere un fondo chiuso delimitato da ben due corsi d'acqua come prevede la legge sulla caccia?». Quesiti ai quali ora dovrà dare risposta un giudice.

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perse 26 mila firme già pronte per il referendum anti-province (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina 33 - Provincia Perse 26 mila firme già pronte per il referendum anti-Province SAN DONA'. Abolizione delle Province, perse 26 mila firme dal comitato sandonatese. In base alla legislazione vigente, tra data di vidimazione dei primi moduli in consegna e consegna al Parlamento non devono trascorrere oltre sei mesi. Con il 26 dicembre 2008, ben 26000 firme raccolte nella prima parte della campagna sono dunque scadute. Non ci sono stati i tempi tecnici per superare e consegnare in tempo le oltre 50.000 firme necessarie a margine della proposta di legge d'iniziativa popolare partita proprio dal Basso Piave. Ma il comitato comunque non molla e rilancia: si riparte dal patrimonio di firme degli ultimi due mesi, raccogliendone ancora lungo strade e piazze del territorio. «La proposta - spiega il comitato - è portata avanti da cittadini semplici, a prescindere da ogni appartenenza politica, senza alcuna organizzazione precostituita, con il solo scopo di raggiungere un obiettivo civile, con risorse proprie, accertato che la classe politica è un organismo a parte che persegue l'interesse proprio e non quello collettivo. Politica nuova dalla base al di fuori di interessi di gruppo e di singoli. La probabilità ora è più elevata perché la rete di persone impegnate nella raccolta è raddoppiata e interessa ormai tutte le regioni italiane. L'iniziativa è più conosciuta e diventa più facile l'afflusso di persone ai punti raccolta. Inoltre si avvicinano le elezioni provinciali in diverse aree e il tema ritorna di forte attualità. I cittadini hanno la grande opportunità di far sentire il proprio sdegno e la propria volontà». (g.ca.)

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Perché il governo non taglia gli enti inutili? (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Perché il governo non taglia gli enti inutili? Tagli ai costi dell'amministrazione pubblica? Per adesso il Governo non ne vuole sapere. L'esecutivo di Silvio Berlusconi, oltre a far decantare la questione dell'abolizione delle Province che, secondo alcuni osservatori, sono semplicemente degli istituti burocraticamente costosi e superflui; mette da parte anche la chiusura dei cosiddetti enti inutili, cioè tutti gli istituti, casse mutue, e associazioni che, ormai non più operativi, continuano a macinare soldi pubblici. Merito del decreto Milleproroghe approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, con cui l'esecutivo ha deciso di rinviare la chiusura degli enti inutili. Eppure la posizione del Governo era chiara. In una lettera pubblicata da Libero lo scorso 26 luglio, il ministro Renato Brunetta, scriveva che tutto l'esecutivo era «determinatissimo alla cancellazione di centinaia di piccoli e grandi enti inutili». La dismissione degli enti considerati inutili è una storia che parte da lontano. Era il 1956 quando il Governo guidato da Antonio Segni decise di istituire l'Iged - l'Ispettorato per la liquidazione di enti disciolti - che iniziò la sua opera stilando una classifica di 600 sigle, che passarono presto a 827 enti inutili. A oggi, dopo cinquantatrè anni dall'iniziativa, gli enti inutili rimasti in vita sono 101 e avranno ancora tempo - grazie al Milleproroghe - prima della definitiva dismissione. È bene ricordare alcuni costi che comportano all'erario statale: tra gli enti inutili vi è, per esempio, il "Comitato nazionale per il collegamento tra il Governo italiano e l'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura" che, riunitosi pochissime volte - la Corte dei Conti ha accertato che non si è mai riunito nel 2004, nemmeno per l'approvazione del bilancio - negli anni ha ricevuto milioni di euro di contributi pubblici. 27/12/2008

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Appello per l'abolizione: Toglie la speranza (sezione: Province)

( da "Manifesto, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

ERGASTOLO Appello per l'abolizione: «Toglie la speranza» Non solo aiuti alle famiglie che soffrono per la crisi economica. Il cardinal Dionigi Tettamanzi, ieri in carcere a Opera per la messa insieme ai detenuti, lancia un appello anche contro l'ergastolo. «Toglie la speranza e non rieduca», ha detto davanti ai carcerati. Per questo raccoglie «nell'intimo» il loro appello per l'abolizione del carcere a vita, che li rende «sepolti vivi».

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ROMA - Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il go... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Sabato 27 Dicembre 2008 Chiudi di MARCO CONTI ROMA - «Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto». Al telefono con i ragazzi della comunità di don Gelmini, Silvio Berlusconi rilancia per l'ennesima volta le due riforme che ancor oggi sollevano più di un dubbio tra gli alleati di governo e sulle quali non c'è ancora l'intesa. Lo fa davanti al presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri presente ad Amelia, che proprio prima di Natale, accompagnato dal compagno di partito Ignazio La Russa, si era recato a palazzo Grazioli per esprimere tutte le perplessità di An sulla possibilità di escludere dalle intercettazioni i reati di corruzione contro la pubblica amministrazione, come ieri confermava la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno. I dubbi di An, sommati alle resistenze della Lega, rischiano di rinviare la presentazione al primo consiglio dei ministri del primo pacchetto-giustizia messo a punto dal ministro Alfano. Berlusconi sembra però voler tirare diritto e ieri pomeriggio ha anche sostenuto di essere «assolutamente sereno», perchè «abbiamo due gruppi parlamentari che garantiscono di poter fare qualunque battaglia e di portare a casa la vittoria». Sottolineare la forza della maggioranza sembra voler escludere qualunque possibilità d'intesa con le opposizioni. D'altra parte, anche se ieri Michele Vietti ha rilanciato la disponibilità dell'Udc «a collaborare», il premier ha sempre creduto poco alla possibilità di un confronto costruttivo fuori dal recinto della sua maggioranza. Malgrado la vicenda di Pescara abbia avviato un dibattito nel partito Democratico, al punto che il senatore azzurro Gaetano Quagliariello invita il Pd a non essere garantista «solo con i suoi», sembrano difficili ammorbidimenti e ripensamenti dalla linea recentemente tracciata da Veltroni. Berlusconi traccia il profilo di un 2009 molto impegnativo per il suo governo che dovrà dividersi tra riforme da fare e gli appuntamenti dovuti alla presidenza del G8. Non una parola da parte del premier sulla situazione economica e sui primi dati sul calo dei consumi - anche se invita i giovani ad essere ottimisti - nè un riferimento al federalismo fiscale, riforma che per la Lega ha la priorità su qualunque altra. Pochi minuti dopo l'esternazione del premier, provvede il ministro Roberto Calderoli, a sopperire alla "dimenticanza", sottolineando in una nota che «le parole di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo. La riforma andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti...». A sua volta Calderoli non solo "dimentica" la legge sulle intercettazioni, avversata dal suo collega di partito Maroni laddove non dovesse prevedere l'intercettabilità per i reati contro la P.A., ma ribadisce ancora una volte le priorità del Carroccio, che il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto sottolinea e conferma. Il braccio di ferro dentro la maggioranza, continua anche se in maniera molto sorda, e tra gli alleati cresce l'insofferenza per la sequela di annunci del premier che peraltro seguono quasi alla lettera il programma di governo del centrodestra nel quale c'è il federalismo fiscale, ma anche l'abolizione delle province. Sullo sfondo si coglie già la sfida, evocata ieri dallo stesso Berlusconi, «delle amministrative molto importanti di giugno, insieme alle importantissime elezioni europee».

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Riforme/ Cicchitto: "Prima il federalismo e poi la (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Milano, 27 dic. (Apcom) - Patti chiari, amicizia lunga. Il federalismo è al primo posto nell'agenda del governo. Ma poi tocca alla riforma della giustizia e intercettazioni. Parole e musica di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Popolo della Libertà a Montecitorio. Un avvertimento e una garanzia indirizzata soprattutto alla Lega e affidata alle righe di un'intervista su "Libero" di oggi. Luciano Violante, a proposito delle inchieste che coinvolgono esponenti del Pd ha invitato la magistratura alla "prudenza" e a una "valutazione seria", messaggi criptici colti al volo da Cicchitto. "Sono cose che diciamo dal 1992. Sono contento che lui e Veltroni arrivino dopo 14 anni alla stessa riflessione. E' una questione grande come una casa, attinente all'uso politico della giustizia". Il calendario delle riforme è fissato. "Al primo punto c'è il federalismo, in uno stato più avanzato dal punto di vista parlamentare. Al secondo posto la riforma della giustizia - spiega Scajola. Poi, nel corso della legislatura, discuteremo dell'abolizione delle Province e anche del presidenzialismo". Sulle intercettazioni, però, né il Carroccio né An sembrano entusiasti. "La nostra posizione è quella del presidente del Consiglio - replica il capogruppo alla Camera del Pdl -, le intercettazioni vanno concentrate sui fatti che riguardano il terrorismo e la criminalità organizzata. Ci sarà un confronto ma dovremo tenere conto del punto di vista del presidente del Consiglio".

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"sfidare saitta e porchietto? deciderò dopo le vacanze" - marco trabucco (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina XI - Torino "Sfidare Saitta e Porchietto? Deciderò dopo le vacanze" Vietti e le Provinciali: alleanze solo al secondo turno Chiamparino dice cose condivisibili ma non ne trae le conseguenze. Io candidato nel 2011? Ogni cosa a suo tempo Il presidente uscente è troppo legato allo schema ulivista. Il Pdl non ha un progetto di rilancio per Torino MARCO TRABUCCO Onorevole Michele Vietti allora sarà lei il terzo incomodo, tra Claudia Porchietto e Antonio Saitta, nella sfida per la Provincia di Torino? «Gli amici dell´Udc mi hanno chiesto di candidarmi, ma non c´è niente di definitivo: li ringrazio, ma ho già un altro importante ruolo e mi piace far bene le cose che intraprendo. Abbiamo anche giovani bravi che potremmo lanciare, come il segretario regionale Goffi e quello provinciale Balagna. Dopo le vacanze si riuniranno gli organi del partito e decideremo. Nel frattempo anch´io rifletterò». Che sia lei o un altro il candidato a Torino, la sfida dell´Udc è lanciata. Perché avete scelto di correre da soli? «è chiaro che il passaggio elettorale di giugno sarà fondamentale per la verifica della strategia inaugurata, con le politiche del 2008 e cioè di proporci come alternativi sia a Berlusconi e sia Veltroni. In questo senso le elezioni provinciali che possono indicarci il radicamento nelle realtà locali, sono di grande interesse». Perché nonostante il loro corteggiamento avete detto no al Pd? «A Torino Saitta ripropone lo schema ulivista, sconfitto a ogni livello, e non fa alcun sforzo di fantasia per aprire a settori diversi. Anzi ripropone l´alleanza con una sinistra radicale che ha perso peso politico, ma non capacità di veto e che, come dimostrano le vicende del Comune, è disposta ad ogni compromesso pur di non lasciare le poltrone. In più c´è un Pd in profonda crisi di identità e a livello locale dilaniato da lotte intestine, con un suo importante rappresentante come Chiamparino che con toni polemici un giorno sì e l´altro pure ne annuncia la crisi definitiva. In queste condizioni non si poteva prendere in considerazione un´alleanza organica». E le sirene del Pdl? Ghigo più volte vi ha offerto amicizia, perché resistete? « A parte che chi decide è Berlusconi, non Ghigo, il Pdl si culla nel ricordo della vittoria nazionale, però ha difficoltà a mostrare la capacità di governare la grave crisi economico- sociale. A Roma come a Torino, dove non riesce a proporre un progetto di rilancio della città e del Piemonte. In più ha difficoltà di leadership come dimostra la ricerca di un candidato nella cosiddetta società civile». Correrete soli anche nel resto del Piemonte? «Lo faremo in tutte le province: le ragioni che valgono qui, valgono anche altrove. E siamo consapevoli che ovunque potremo essere determinanti perché si verifichino risultati non scontati al primo turno». Con chi vi alleerete in casi di ballottaggio? «Chi corre da solo si guadagna il diritto di scegliere. Al secondo turno valuteremo candidati e prospettive. Bisogna considerare però che al primo punto del nostro programma ci sarà l´abolizione delle province. L´abbiamo sostenuta e lo ripetiamo, anche a chi, come il Pdl, sembra essersene dimenticato perché ostaggio della Lega. Così come il Pd oggi è, d´altra parte, ostaggio di Di Pietro. In tutti e due gli schieramenti prevalgono gli atteggiamenti populistici e semplificatori. Noi invece vogliamo ripartire da un progetto politico davvero moderato». Non le sembra che questo disegno non sia lontano da quello di Chiamparino? «Il sindaco dice spesso cose condivisibili, dimostra di essere consapevole dell´insufficienza degli attuali schieramenti. Poi però è timido nel trarne le conseguenze. Pensare che sarebbe nella situazione ideale per rompere gli schemi e provare una convergenza tra una parte del Pd e del Pdl, con noi ovviamente al centro». Uno schema ideale per proporre poi lei candidato sindaco di Torino nel 2011, come si vocifera? «Non sono bravo come Ghigo nel vedere a così grande distanza: ogni giorno ha la sua pena. Da qui al 2011 ci saranno appuntamenti importanti ogni anno, vanno affrontati uno alla volta».

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un milione alle famiglie in crisi per mutui, tasse, scuola e sanità - zita dazzi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

Pagina II - Milano Il profitto Il carcere Un milione alle famiglie in crisi per mutui, tasse, scuola e sanità Ecco come verrà distribuito il fondo Tettamanzi L´origine dei mali è etica e sta a monte dell´economia che non mette al centro l´uomo ma il profitto da perseguire ad ogni costo La finanza virtuale ha perso di vista l´economia reale centrata sui bisogni della comunità umana è vero che l´ergastolo toglie la speranza, rende le persone sepolte vive e non rieduca. Legittimo chiederne l´abolizione Anche un detenuto che ha commesso delitti efferati può rientrare nella società e restituire quel che ha rubato ZITA DAZZI «Un interrogativo mi tormenta: io, come arcivescovo di Milano che cosa posso fare?». Deve essersi posto a lungo, nei giorni precedenti Natale, questa domanda, il cardinale Dionigi Tettamanzi. Nella festa di San Carlo aveva invitato i preti ambrosiani alla «sobrietà personale» e alla «generosità concreta» per far fronte ai problemi economici dei fedeli. E adesso ha deciso di dare per primo il buon esempio. Scelta maturata all´improvviso e annuncio, a sorpresa, dopo rapide consultazioni con i vertici della Curia, la notte di Natale, durante la tradizionale omelia in Duomo, davanti a oltre 5mila fedeli. «C´è una nuova primavera sociale fatta di volontariato, mutuo soccorso e cooperazione da far fiorire», ha premesso prima di arrivare al punto centrale: «Costituisco personalmente il fondo famiglia-lavoro per venire incontro a chi sta perdendo l´occupazione». La cifra iniziale - si tratta di una dotazione di partenza «che si spera di incrementare notevolmente» - sarà di un milione di euro. I commenti dei politici non si sono fatti attendere. Il primo a parlare è il presidente della Provincia Filippo Penati, che sottolinea come «la crisi impone a tutti di rivedere le priorità e le scelte di spesa. L´ha fatto la Diocesi di Milano e l´ha fatto anche la Provincia, stanziando 25 milioni di euro, con obiettivi identici: sostenere famiglia e lavoro». Stessa la linea del Governatore Roberto Formigoni: «è un gesto di grande sensibilità umana e cristiana, di grande valore simbolico. La Regione si è mossa da tempo lungo questa direzione». In serata, arriva anche il plauso del vicesindaco Riccardo De Corato che parla di «grande segnale per la città» e mette in chiaro: «Il Comune ha messo a bilancio un milione e 800mila euro e ha deciso di non ritoccare le rette per le famiglie povere, a cui devolveremo anche i 39 milioni per il mancato introito dell´Ici». Il consigliere comunale Basilio Rizzo propone di destinare al fondo della Curia anche quel che avanza in cassa ai gruppi consiliari di Palazzo Marino. Gratitudine a Tettamanzi viene espressa da Gianni Bottalico, presidente della Acli milanesi, «perché ci ha ricordato l´aspetto etico all´origine delle fatiche odierne». L´arcivescovo ha sottolineato che i fondi «non verranno distribuiti a pioggia» ma sulla base di «progetti mirati» presentati dai 74 decanati della Diocesi, dalle Caritas parrocchiali e dai circoli Acli sulla base di «una ricognizione e una rilevazione puntuale dei bisogni sociali a cui far fronte». L´obiettivo della Diocesi è avere un quadro dettagliato della situazione socio-economica sul territorio e varare un «progetto a carattere innanzitutto educativo». La Curia aprirà una sorta di bando che premierà i più seri e mirati «progetti di sostegno diretto al reddito» delle famiglie in crisi per la perdita del posto di lavoro. Ogni parrocchia potrà, per esempio, aiutare un determinato nucleo di lavoratori disoccupati o cassintegrati a pagare rate dei mutui, spese sanitarie, tasse scolastiche, debiti pregressi. Il tutto con la massima «discrezione» e nel «rispetto della dignità» delle persone. Forte è la preoccupazione di Tettamanzi di non cadere «nella logica dell´assistenzialismo, del contributo a fondo perso». E così, unica prerogativa per ottenere i fondi sarà la verifica della nascita «di nuove reti stabili di solidarietà a livello territoriale». Il cardinale ricorda ai suoi stessi preti e ai laici che lavorano in chiesa che «esiste dovere di concretizzare le scelte di fede intervenendo a favore dei più disagiati». Il fondo dovrà, dunque, essere una «leva per un processo virtuoso», un motore anche per la solidarietà futura, in quanto, spiegano in Curia «la sola elargizione di contributi economici, per quanto importante, non porta a nessun cambiamento strutturale». Così, a chi chiede il sostegno economico verrà fatta la «proposta» di partecipare a «iniziative di volontariato a favore di altre persone disagiate, come anziani, disabili, emarginati».

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MARCO CONTI ROMA. PER QUANTO MI RIGUARDA è UN ANNO TERRIBILE QUELLO CHE HO DAVANTI PER... (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-12-2008)

Argomenti: Province

MARCO CONTI Roma. «Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto». Al telefono con i ragazzi della comunità di don Gelmini, Silvio Berlusconi rilancia per l'ennesima volta le due riforme che ancora oggi sollevano più di un dubbio tra gli alleati di governo e sulle quali non c'è ancora l'intesa. Lo fa davanti al presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri presente ad Amelia, che proprio prima di Natale, accompagnato dal compagno di partito Ignazio La Russa, si era recato a palazzo Grazioli per esprimere tutte le perplessità di An sulla possibilità di escludere dalle intercettazioni i reati di corruzione contro la pubblica amministrazione, come ieri confermava la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno. I dubbi di An, sommati alle resistenze della Lega, rischiano di rinviare la presentazione al primo consiglio dei ministri del primo pacchetto-giustizia messo a punto dal ministro Alfano. Berlusconi sembra però voler tirare diritto e ieri pomeriggio ha anche sostenuto di essere «assolutamente sereno», perchè «abbiamo due gruppi parlamentari che garantiscono di poter fare qualunque battaglia e di portare a casa la vittoria». Sottolineare la forza della maggioranza sembra voler escludere qualunque possibilità d'intesa con le opposizioni. D'altra parte, anche se ieri Michele Vietti ha rilanciato la disponibilità dell'Udc «a collaborare», il premier ha sempre creduto poco alla possibilità di un confronto costruttivo fuori dal recinto della sua maggioranza. Malgrado la vicenda di Pescara abbia avviato un dibattito nel Partito democratico, al punto che il senatore azzurro Gaetano Quagliariello invita il Pd a non essere garantista «solo con i suoi», sembrano difficili ammorbidimenti e ripensamenti dalla linea recentemente tracciata da Veltroni. Berlusconi traccia il profilo di un 2009 molto impegnativo per il suo governo che dovrà dividersi tra riforme da fare e gli appuntamenti dovuti alla presidenza del G8. Non una parola da parte del premier sulla situazione economica e sui primi dati sul calo dei consumi - anche se invita i giovani ad essere ottimisti - nè un riferimento al federalismo fiscale, riforma che per la Lega ha la priorità su qualunque altra. Pochi minuti dopo l'esternazione del premier, provvede il ministro Roberto Calderoli, a sopperire alla "dimenticanza", sottolineando in una nota che «le parole di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo. La riforma andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti...». A sua volta Calderoli non solo "dimentica" la legge sulle intercettazioni, avversata dal suo collega di partito Maroni laddove non dovesse prevedere l'intercettabilità per i reati contro la P.A., ma ribadisce ancora una volte le priorità del Carroccio, che il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto sottolinea e conferma. Il braccio di ferro dentro la maggioranza, continua anche se in maniera molto sorda, e tra gli alleati cresce l'insofferenza per la sequela di annunci del premier che peraltro seguono quasi alla lettera il programma di governo del centrodestra nel quale c'è il federalismo fiscale, ma anche l'abolizione delle province. Sullo sfondo si coglie già la sfida, evocata ieri dallo stesso Berlusconi, «delle amministrative molto importanti di giugno, insieme alle importantissime elezioni europee».

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