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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

 


Report "Province"   11-21 febbraio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Laffranco (Pdl): <Ridurre gli enti Così si diminuiscono gli sprechi> ( da "Nazione, La (Umbria)" del 11-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province». Lo ha dichiarato il deputato Pietro Laffranco del Pdl (nella foto), componente la commissione Affari Costituzionali, che ha aggiunto: «Ritengo che l'abolizione delle Province sia maggiormente idonea a rispondere alle istanze dei nostri elettori, credo però che l'obbligo è fare una scelta in tempi rapidi per tagliare i costi della politica»

Approvato dal consiglio comunale di Bologna odg sul diritto di accedere cure mediche senza distinzione nazionalità ( da "Sestopotere.com" del 11-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione, all?art. 39, del comma 5 dell?art.35 del Decreto legislativo 286 del 1998, che vieta al personale medico e ospedaliero la segnalazione alle autorità degli stranieri non in regola con il permesso di soggiorno che accedano alle strutture sanitarie;

Regioni, Chiarella: "Le riforme non fermino il lavoro delle commissioni" ( da "Giornale di Calabria, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione del listino, con la conseguente elezione del numero dei consiglieri ad esso assegnati, nelle cinque province calabresi, integrando di fatto, proporzionalmente, le liste provinciali attuali e consentendo al territorio di rafforzarsi nel numero delle proprie rappresentanze elette con preferenza e non con meccanismi che vanno in direzione opposta dal volere degli elettori.

<Residenza e welfare, occorre abbassare il limite dei 5 anni> ( da "Corriere Alto Adige" del 12-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: REGIONE - data: 2009-02-12 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Cgil «Residenza e welfare, occorre abbassare il limite dei 5 anni» TRENTO — La Cgil chiede l'abolizione dei limiti temporali di residenza per accedere alle prestazioni assistenziali.

Il bilancio 2009 approda in Consiglio comunale. E' cominciata la lunga maratona in aula... ( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 12-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Un bilancio di 44 milioni di euro che vede un incremento delle entrate nonostante il blocco dell'imposizione fiscale. Oltre all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, restano ferme l'addizionale Irpef allo 0,4 per mille, e le tariffe dei servizi a domanda individuale come trasporti, mense, impianti sportivi.

Dall'abolizione Ici vantaggi a famiglie ( da "Italia Oggi" del 13-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: del 13/2/2009 | Indietro Dall'abolizione Ici vantaggi a famiglie IMPOSTE E TASSE Di Giovanni Galli Studio Isae ha valutato gli effetti distributivi L'abolizione dell'Ici ha portato vantaggi al 68% delle famiglie, mentre la parziale deducibilità dell'Irap ha portato vantaggi soprattutto alle imprese di maggiori dimensioni.

patto stabilità, carpinetti scrive al capo dello stato ( da "Nuova Venezia, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: autonomia finanziaria di entrata e di spesa per Comuni, Province e Regioni, oggi solo apparente, per i vincoli imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa veramente locale». Il sindaco Carpinetti si appella al presidente per riuscire a dare risposte ai cittadini che chiedono assistenza e opere pubbliche.

Senza qualifica triennale gli istituti professionali morirebbero ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 13-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: un boom che anche altri istituti professionali della provincia, sia pure in proporzioni diverse, stanno conoscendo. Ma ora questo settore dell'istruzione secondaria teme la riforma Gelmini, che prevede l'abolizione della qualifica professionale al terzo dei cinque anni di studio. A lanciare un appello è Michele Sardo, dirigente dell'Istituto Catullo,

Autonomia finanziara? Pura illusione ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 13-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Province e Regioni, ma oggi è solo apparente per i vincoli imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa veramente locale. Non ci resta che contare sui trasferimenti ma anche quelli sono diminuiti. Come è pensabile che i Comuni possano in questo modo finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite,

piccoli comuni in rosso senza entrate ici ( da "Centro, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: una delibera il cui scopo è far recuperare ai Comuni i fondi venuti meno con l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Il provvedimento è stato illustrato nel corso di una conferenza nella sede della Provincia, a Chieti, del sindaco di Ripa Teatina, Mauro Petrucci, e dal vicepresidente nazionale dell'Anci, sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio.

<Secessione? No, grazie> ( da "Corriere Alto Adige" del 15-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: L'idea dell'autodeterminazione è un'idea del 19esimo secolo, noi viviamo nel 21esimo e abbiamo alle spalle due guerre mondiali nate dal nazionalismo. L'integrazione, l'abolizione delle frontiere, queste sono le idee portanti della cultura europea vigente».

Svp anacronistica, lontana dalla realtà ( da "Alto Adige" del 16-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: «La Svp su temi quali l'abolizione dei 4 anni per esercitare il diritto di voto, l'autodeterminazione, i monumenti fascisti o i fondi da destinare a Bolzano ha posizioni anacronistiche, lontane dalla realtà delle cose. A ridestare dal torpore la Stella Alpina sarà la crisi, che colpirà anche l'Alto Adige.

Una guerra sotterranea tra il presidente della provincia Nicola Zingaretti e il presidente dell’... ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 17-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: piuttosto che insistere in un dibattito sterile sull'abolizione delle Province, sarebbe più opportuno, e più utile ad un reale contenimento dei costi della politica, riordinare le competenze dei vari enti di nomina pubblica presenti sul territorio, tra cui anche le Autorità». «Tutto qui - conclude Zingaretti -.

Comunità montane, si parte ( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)" del 18-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: volte agli onori della cronaca, della auspicata semplificazione amministrativa con relativa sparizione di enti e agenzie considerate non essenziali, è rimasto ben poco. E come insegna il recente dibattito sulla nuova carta delle autonomie riguardo all'abolizione delle province, un forte partito trasversale agli schieramenti sta recuperando terreno per mantenere in vita tutto o quasi.

La ripresa? Partire dalle città ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: l'abolizione delle Province consentirebbe utili risparmi da impiegare per "aprire" un'agenda governativa di urban policies con nuovi strumenti concettuali e operativi. COMPETITIVITà Il Pil di Londra dal 2001 al 2007 è cresciuto a un tasso quasi quadruplo di quello di Milano - Pagella negativa anche per Roma

PARAFRASANDO il grande Nino Manfredi, mi chiedo: <Fosse che fosse la volta &... ( da "Giorno, Il (Milano)" del 18-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: E' una vita, ormai, che parliamo di abolizione delle Province. Gli stessi Padri costituenti cominciarono a discutere sull'opportunità di mantenerle o no; poi, alla fine degli anni Sessanta, Ugo La Malfa , e con lui le menti più illuminate dell'area liberale, condussero una battaglia inutile.

Riforme in aula tra le polemiche ( da "Denaro, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle regole per scegliere i componenti del parlamentino campano, con l'abolizione del listino e il premio di maggioranza che vede contrari Forza Italia, Nuovo Psi, una parte del gruppo Pd e, trasversalmente, le esponenti femminili dei partiti, insoddisfatte delle norme previste a garanzia delle pari opportunità (almeno il 50 per cento delle presenze in lista riservate alle donne)

Enti locali. Anticipata l'erogazione della prima rata dei trasferimenti erariali 2009 ( da "Sestopotere.com" del 18-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: fa seguito a quello già avvenuto nel mese di dicembre 2008 con cui si era provveduto all'erogazione ai Comuni della seconda tranche di trasferimenti erariali compensativi dei minori introiti derivante dall?abolizione dell?ICI sugli immobili destinati a prima casa di abitazione, e con il contestuale saldo dei trasferimenti ordinari dovuti per l?anno 2008.

di Gianmaria Pica L'iniziativa lanciata dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, secondo cui per fronteggiare la crisi e per una ripresa dell'economia italiana c'è bisogno d ( da "Riformista, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: A cominciare da riflessioni più banali, come l'abolizione delle Province. Demagogia? In un momento in cui c'è gente che rimane disoccupata e non ha nemmeno un ammortizzatore sociale, non è demagogia chiedere alla pubblica amministrazione di tagliare le spese inutili per concentrare il denaro laddove serve».

Abolire le province: anche Vignali aderisce ( da "Merateonline.it" del 20-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 2009 Abolire le province: anche Vignali aderisce Anche il parlamentare lecchese del Pdl Raffaello Vignali ha aderito al “partito” trasversale a favore dell?abolizione delle province, partito che ha debuttato oggi a Montecitorio nella Sala del Mappamondo dove Santo Versace (Pdl) ha chiamato a raccolta i colleghi di tutti gli schieramenti per &

Un tesino punta al municipio ( da "Trentino" del 21-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: E poi la revisione del Prg con l'abolizione della perequazione, che passa sotto lo slogan "Una casa per tutti senza furto ai privati" ed il ripristino della fontana di Egidio Casagrande "esempio della laboriosità dei nostri artigiani", all'interno della rotatoria ovest. (m.c.

Il Governo: Città metropolitana con 22 Comuni ( da "Corriere del Veneto" del 21-02-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della Provincia. Il disegno di legge sull'istituzione di nove Città metropolitane è approdato ieri in consiglio dei ministri dopo l'approvazione a gennaio da parte del Senato del testo sul federalismo. Un altro passo in avanti, nonostante Massimo Cacciari sia convinto che «la città metropolitana non si farà mai»


Articoli

Laffranco (Pdl): <Ridurre gli enti Così si diminuiscono gli sprechi> (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 11-02-2009)

Argomenti: Province

PRIMO PIANO pag. 4 Laffranco (Pdl): «Ridurre gli enti Così si diminuiscono gli sprechi» «LA QUESTIONE riguardante la riduzione degli enti per diminuire gli sprechi delle risorse e ottimizzare i servizi per i cittadini è a un punto di svolta. Alla Camera abbiamo due importanti proposte: una, primo firmatario l'onorevole Valducci, chiede l'abolizione degli enti intermedi; l'altra, primo firmatario l'onorevole Scandroglio, cui ho apposto la mia firma, indica invece la soluzione nell'abolizione delle Province». Lo ha dichiarato il deputato Pietro Laffranco del Pdl (nella foto), componente la commissione Affari Costituzionali, che ha aggiunto: «Ritengo che l'abolizione delle Province sia maggiormente idonea a rispondere alle istanze dei nostri elettori, credo però che l'obbligo è fare una scelta in tempi rapidi per tagliare i costi della politica».

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Approvato dal consiglio comunale di Bologna odg sul diritto di accedere cure mediche senza distinzione nazionalità (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 11-02-2009)

Argomenti: Province

Approvato dal consiglio comunale di Bologna odg sul diritto di accedere cure mediche senza distinzione nazionalità (11/2/2009 16:31) | (Sesto Potere) - Bologna - 11 febbraio 2009 - Nella seduta odierna il Consiglio Comunale ha approvato con 20 voti favorevoli (gruppi PD e SD), 2 voti contrarii (LTB, FI-PDL) e un astenuto (AN-PDL), un ordine del giorno in merito al Decreto 733 "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", presentato dai consiglieri Melega, Milena Naldi, Lo Giudice, Mumolo, Barcelò, Delli Quadri, Lombardelli, Suprani, Natali, Pinelli, Sofri. IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA PREMESSO CHE Il Decreto 733 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” approvato dal Senato il 5 febbraio scorso introduce nuove norme che, lontane dal fornire nuovi strumenti utili ad affrontare in modo efficace il fenomeno dell?immigrazione irregolare, intervengono con misure propagandistiche ed inutilmente vessatorie, come la nuova tassa sul permesso di soggiorno o l?attesa di due anni per la cittadinanza per i coniugi di cittadini italiani; Fra le misure che sarebbero introdotte dal decreto, se approvato in via definitiva, risulta particolarmente ingiusta e pericolosa l?abolizione, all?art. 39, del comma 5 dell?art.35 del Decreto legislativo 286 del 1998, che vieta al personale medico e ospedaliero la segnalazione alle autorità degli stranieri non in regola con il permesso di soggiorno che accedano alle strutture sanitarie; CONSIDERATO CHE L?accesso alle cure mediche è un diritto fondamentale tutelato dalla dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed indipendente dall?origine nazionale e dalla condizione di cittadinanza; escludere di fatto dall?accesso al servizio sanitario una fascia della popolazione sulla base del possesso o meno di un titolo di permanenza sul territorio italiano significa favorire la diffusione di servizi sanitari irregolari e non controllati, così come la pratica di gravidanze o aborti clandestini; una tale misura inoltre, come segnalato fra gli altri dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio e da diverse associazione come Medici senza Frontiere metterebbe a rischio l?incolumità generale della popolazione data la maggiore difficoltà di tenere sotto controllo malattie infettive come la tubercolosi, la sifilide o l?AIDS; l?abolizione del divieto di denuncia da parte dei medici, unita all?introduzione del reato di immigrazione clandestina, fa sì che l?abolizione del divieto diventi di fatto l?introduzione di un obbligo; INVITA La Camera dei Deputati a rivedere il decreto, con particolare riferimento all?art. 39, a tutela dei diritti fondamentali delle persone e a protezione della salute pubblica; il Ministero del Welfare ad attivare formalmente una procedura di valutazione dell?impatto che le misure previste potrebbero avere sulla sanità pubblica coinvolgendo tutte le strutture competenti; la Regione Emilia Romagna ad individuare ogni strada utile a tutelare la libertà dei medici e del personale ospedaliero di svolgere la propria attività professionale nel rispetto dei principi deontologici e il diritto di ogni persona ad accedere alle cure mediche senza distinzione di nazionalità o di possesso di un titolo di permanenza sul territorio italiano.

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Regioni, Chiarella: "Le riforme non fermino il lavoro delle commissioni" (sezione: Province)

( da "Giornale di Calabria, Il" del 11-02-2009)

Argomenti: Province

Regioni, Chiarella: ?Le riforme non fermino il lavoro delle commissioni? REGGIO CALABRIA. ?L?iniziativa dei partiti del centro sinistra per riformare lo statuto e la legge elettorale è lodevole. Non vorrei però che questo impegno porti alla paralisi di tutte le altre commissioni e quindi all?impossibilità di concentrarsi sulle cose necessarie per la popolazione calabrese?. Lo afferma in una nota il consigliere regionale, Egidio Chiarella, componente l?assemblea nazionale del Pd. ?Penso - prosegue - alle risorse europee, al piano sanitario che doveva essere licenziato entro il 31 luglio scorso, al dissesto idrogeologico, ai problemi relativi al nostro mare, al piano sociale che aspetta la sua approvazione dal 2003, al precariato e al lavoro. Non vorrei che quindi per un anno intero parlassimo solo di strategie legate alle prossime elezioni, perché la gente non ci capirebbe, in quanto stanca di una politica che rafforza sempre di più la sua scellerata propensione ad autocelebrarsi o raggiungere obbiettivi di singoli individui?. ?Per quanto riguarda la riforma elettorale - aggiunge Chiarella - in molti pensiamo che potrebbero bastare solo piccoli accorgimenti, che non necessitano di mesi interi di discussione. Siamo perciò d?accordo con Rifondazione comunista, quando propone l?abolizione del listino, con la conseguente elezione del numero dei consiglieri ad esso assegnati, nelle cinque province calabresi, integrando di fatto, proporzionalmente, le liste provinciali attuali e consentendo al territorio di rafforzarsi nel numero delle proprie rappresentanze elette con preferenza e non con meccanismi che vanno in direzione opposta dal volere degli elettori. Per Chiarella, ?é necessaria una riunione di maggioranza per individuare i percorsi capaci di privilegiare la realizzazione di obiettivi concreti, già messi in cantiere o sollecitati dalle troppe emergenze di questi ultimi tempi. La popolazione calabrese ha di fatto bisogno di sentire concretamente la vicinanza del Governo e della Regione, rispetto a problemi centrali e vitali, in grado di migliorare la qualità della vita delle nostre comunità?. ?Andare in un?altra direzione - conclude - significherebbe chiudere in anticipo e senza avere la possibilità di fermare le probabili ricadute elettorali non favorevoli per il centro sinistra, la legislatura in corso, che è già passata alla storia, per i fatti a tutti noti, come la più tormentata esperienza politico - istituzionale, mai avuta in Calabria, dall?avvio del regionalismo nel nostro Paese?. (11-02-09)

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<Residenza e welfare, occorre abbassare il limite dei 5 anni> (sezione: Province)

( da "Corriere Alto Adige" del 12-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: REGIONE - data: 2009-02-12 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Cgil «Residenza e welfare, occorre abbassare il limite dei 5 anni» TRENTO — La Cgil chiede l'abolizione dei limiti temporali di residenza per accedere alle prestazioni assistenziali. «Dovrà essere superata una volta per tutte l'insana pratica di fissare limiti all'accesso al welfare in base agli anni di residenza che anche l'Unione europea ha messo sotto la lente d'ingrandimento», ha detto ieri Paolo Burli, neosegretario di via Muredei, durante il discorso di insediamento. Mentre a Roma la questione si appresta ad approdare sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni e a Trento il governatore Dellai si dichiara intenzionato a non mollare nonostante le pressioni dell'Unione Europea, il sindacato chiede un approccio «più moderno al welfare». L'analisi è di Franco Ianeselli, membro della segreteria della Cgil, che difende il requisito della residenza come criterio per l'erogazione delle prestazioni assistenziali, ma non il limite temporale, cinque anni per la Regione, tre per la Provincia. «Certamente vanno evitati trasferimenti opportunistici di persone da altre regioni solo per usufruire delle provvidenze del nostro sistema di welfare — dice Ianeselli — ma siamo molto critici sul limite dei tre anni in provincia, per esempio sull'edilizia pubblica. Ci sono persone che arrivano in Trentino e si possono trovarsi in grave difficoltà proprio nei primi anni. Ottenuta la residenza, serve un anno per poter votare. Perché imporne tre di attesa per accedere alle prestazioni sociali?». Ianeselli non intende banalizzare il problema. «Sul reddito di cittadinanza è giusto mettere un limite, ma tre anni sono troppi, sarebbe opportuno abbassare la soglia ». A. Pap.

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Il bilancio 2009 approda in Consiglio comunale. E' cominciata la lunga maratona in aula... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 12-02-2009)

Argomenti: Province

Giovedì 12 Febbraio 2009 Chiudi di GIULIA MANCINELLI Il bilancio 2009 approda in Consiglio comunale. E' cominciata la lunga maratona in aula che dovrà portare, entro domani, all'approvazione del documento economico. La seduta di ieri si è aperta con le interrogazioni. Tra queste, la richiesta di chiarimenti, sollevata da Mauro Gaggiottini del Pd, sulla nuova caserma dei carabinieri. Il Comune ha individuato da anni un'area, tra via Cimarosa e via Mascagni, dove il ministero dell'Interno dovrebbe costruire la nuova struttura. A causa del blocco degli investimenti deciso dal governo, il progetto è al momento congelato. L'Arma continuerà a restare in via Marchetti, nell'edificio di proprietà della Provincia che ha promesso interventi di manutenzione e riorganizzazione della caserma. Ampia parte del dibattito è stata riservato alla mozione presentata dai consiglieri Roberto Mancini (Prc) e Andrea Bacchiocchi (Gruppo Misto) per la conferma della destinazione urbanistica dell'Hotel Marche. I due consiglieri avevamo espresso preoccupazione per la previsione fatta dalla Provincia (proprietaria dell'immobile) di modificare la destinazione d'uso prevedendo, fra le possibili funzioni, anche quella di residenza. Una mozione con cui i due hanno proposto al Consiglio (cui spetta l'ultima parola sull'eventuale variante urbanistica) di impegnarsi a mantenere la funzione turistica dell'ex Hotel Bagni. «Il rischio che corriamo e che non vogliamo - dice Bacchiocchi - è di ritrovarci una struttura per metà albergo e per metà con appartamenti, con annessa costruzione del quinto piano». A chiarire la posizione del Comune, il sindaco Luana Angeloni. «Siamo sempre stati contrari a una previsione che cambiasse la destinazione turistica dell'Hotel Marche e questa volontà è stata subito ribadita anche alla Provincia. Al Consiglio spetterà la parola finale, ma voglio che sia ben chiaro che la nostra volontà è quella di far sì che l'Hotel Marche torni ad essere una struttura ricettiva». Per una volta maggioranza e opposizione si sono trovate d'accordo e con qualche modifica al testo originario, la mozione è stata approvata all'unanimità. Alle 20 la parola è stata presa dall'assessore alle finanze Michelangelo Guzzonato che illustrato la manovra economica per il 2009. Un bilancio di 44 milioni di euro che vede un incremento delle entrate nonostante il blocco dell'imposizione fiscale. Oltre all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, restano ferme l'addizionale Irpef allo 0,4 per mille, e le tariffe dei servizi a domanda individuale come trasporti, mense, impianti sportivi. Unica eccezione è rappresentata dalla Tarsu che aumenterà dell'1,5% secondo l'indice Istat «a fronte però - come spiegato da Guzzonato - di un aumento del costo di trasporto e conferimento dei rifiuti del 5%». La novità, ampiamente anticipata dal Messaggero, è rappresentata dall'istituzione del fondo sociale di garanzia, di durata biennale, di un ammontare, per il 2009, di 100 mila euro. I lavori in aula riprenderanno oggi alle 17.

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Dall'abolizione Ici vantaggi a famiglie (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 13-02-2009)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 037  pag. 30 del 13/2/2009 | Indietro Dall'abolizione Ici vantaggi a famiglie IMPOSTE E TASSE Di Giovanni Galli Studio Isae ha valutato gli effetti distributivi L'abolizione dell'Ici ha portato vantaggi al 68% delle famiglie, mentre la parziale deducibilità dell'Irap ha portato vantaggi soprattutto alle imprese di maggiori dimensioni. Sono alcuni dei risultati di uno studio dell'Isae che ha valutato, attraverso esercizi di microsimulazione, gli [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 2      

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patto stabilità, carpinetti scrive al capo dello stato (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 13-02-2009)

Argomenti: Province

Mira. «E' impossibile l'autonomia finanziaria» Patto stabilità, Carpinetti scrive al Capo dello Stato MIRA. Il sindaco Michele Carpinetti solleva un problema di costituzionalità sul patto di stabilità che vincola i bilanci comunali e ieri mattina ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «L'articolo 119 della Costituzione - si legge nella missiva a Napolitano spedita ieri mattina dal sindaco - sancisce l'autonomia finanziaria di entrata e di spesa per Comuni, Province e Regioni, oggi solo apparente, per i vincoli imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa veramente locale». Il sindaco Carpinetti si appella al presidente per riuscire a dare risposte ai cittadini che chiedono assistenza e opere pubbliche. «Sono il sindaco di Mira - scrive Carpinetti - sono stato eletto nel giugno del 2007 e nell'iniziare il mio mandato di amministratore ero mosso da un profondo entusiasmo, purtroppo ho toccato con mano quanto questo entusiasmo fosse illusorio». Il sindaco prosegue nella lettera indicando come la Costituzione assegni a Comuni, Province e regioni autonomia finanziaria di entrata e di spesa. «Ebbene - scrive Carpinetti a Napolitano - tale autonomia anche a Mira è solo apparente da quando è stato eliminata l'Ici, l' unico tributo realmente locale, per sostituirla parzialmente con trasferimenti statali. Il risultato è che non possiamo spendere i soldi di cui pure disponiamo a bilancio. Come è pensabile che i Comuni possano in finanziare le funzioni pubbliche loro attribuite, come previsto, dalla Costituzione?». (a.ab.)

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Senza qualifica triennale gli istituti professionali morirebbero (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 13-02-2009)

Argomenti: Province

«Senza qualifica triennale gli istituti professionali morirebbero» Venerdì 13 Febbraio 2009, Nel giro di sette anni gli iscritti al Catullo di Belluno sono passati da 483 a 835 con un trend pressoché costante, grazie anche a un'offerta formativa sempre più ampia con i corsi di turismo, servizi sociali, tencnico di gestione aziendale, grafico pubblicitario e la sezione serale. E' un boom che anche altri istituti professionali della provincia, sia pure in proporzioni diverse, stanno conoscendo. Ma ora questo settore dell'istruzione secondaria teme la riforma Gelmini, che prevede l'abolizione della qualifica professionale al terzo dei cinque anni di studio. A lanciare un appello è Michele Sardo, dirigente dell'Istituto Catullo, sulla scorta del piano programmatico del ministro da novembre in commissione istruzione della Camera. «Se passasse questa impostazione, il percorso delle scuole professionali, oltre che impoverito di un'importante opportunità di accedere al lavoro per molti studenti che non intendono restare a lungo sui banchi di scuola, di fatto sarebbe assimilabile a quello dell'istruzione tecnica. Anzi, secondo lo schema del decreto, lo stesso tipo di corso non potrà convivere sia negli istituti professionali che in quelli tecnici». «Credo che debba essere rivista questa riforma, anche ricordando che gli istituti professionali hanno un grande valore sul piano della coesione sociale e culturale. Basti pensare a quanti ragazzi "difficili" vi studiano e quante situazioni di fragilità si nascondono. E questo tipo di scuola, con quella qualifica di terzo anno che dà loro la possibilità di lavorare, avendo anche "annusato" dove, attraverso gli stages aziendali, è una sponda non indifferente, un appiglio a volte determinante, specie per i soggetti più deboli, come i diversamente abili e gli stranieri». In attesa di un regolamento sugli istituti professionali, che tarda a essere emanato forse anche per i dubbi sulle competenze (Regione e/o Stato), resta questa spada di Damocle che potrebbe anche condizionare le iscrizioni. Condivide l'appello anche Carmelo Correnti, dirigente dell'Istituto professionale industriale e artigianale Rizzarda di Feltre: «Sarebbe una perdita enorme, specie per queste piccole realtà di montagna, perché verrebbe meno uno studio più specifico, rispetto agli istituti tecnici, sulla personalizzazione del prodotto. Anche da noi gli iscritti sono in aumento. Per esempio, l'operatore socio-sanitario, orientato sempre più verso la terza età, e le qualifiche di meccanico e di elettricista, tirano molto. Ed è vero quanto afferma Sardo, che in fondo questi istituti sono porte spalancate anche al disagio e ai problemi. Il 14 per cento dei 220 iscritti circa è extracomunitario (il nostro è la prima scuola in provincia), che non vuol dire certo livello scadente». Più prudente è Osvaldo Trame, vice dirigente dell'Istituto Brustolon di Belluno, con i suoi 240 alunni e gli indirizzi di meccanica, elettrico, elettronica, abbigliamento e moda. «E' una preoccupazione mia personale, perché non ci siamo ancora confrontati su questo tema. Penso che la riforma mantenga un taglio diverso fra professionali e tecnici, per questo non necessariamente assimiliabili. La formazione di un tecnico è diversa da quella di un perito. Invece sono convinto che cancellare la qualifica al terzo anno significhi togliere una possibilità a tanti ragazzi di entrare nel mondo del lavoro con un minimo di specializzazione senza completare il ciclo dei cinque anni che dà accesso all'università». Flavio Olivo

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Autonomia finanziara? Pura illusione (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 13-02-2009)

Argomenti: Province

«Autonomia finanziara? Pura illusione» «Niente Ici e in compenso i forti vincoli imposti dal patto di stabilità, tutto questo è incostituzionale» Venerdì 13 Febbraio 2009, Mira «Così non possiamo andare avanti. Non possiamo spendere i soldi disposti a bilancio, non possiamo assumere, non possiamo ricorrere al credito, non possiamo nemmeno pianificare eventuali alienazioni. Tutto ciò è incostituzionale». Inizia così la lettera del sindaco di Mira, Michele Carpinetti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra l'eliminazione dell'Ici prima casa e la diminuzione dei trasferimenti dallo Stato nelle casse del Comune di Mira ci sono circa 700mila euro in meno. Nel contempo le proteste aumentano, mancano i servizi e le opere pubbliche e la colpa per i cittadini è sempre dell'istituzione più vicina, il sindaco. Ma il primo cittadino di Mira non ci sta e così ha preso carta e penna e ha scritto direttamente al Presidente Giorgio Napolitano. «Sono il sindaco di Mira - scrive Carpinetti - responsabile di una comunità di poco meno di 40mila cittadini, impossibilitato a prendere qualsivoglia decisione in materia di pianificazione della spesa, di investimento, di fornitura di servizi. Sono stato eletto nel giugno del 2007 mosso da un profondo entusiasmo, pur nella consapevolezza delle difficoltà. Devo dirLe che in questi mesi ho purtroppo toccato con mano quanto questo entusiasmo fosse illusorio». Ma la missiva di Carpinetti a Napolitano non è solo lo sfogo di un sindaco alla più alta carica dello Stato è qualcosa di più, è la volontà di evidenziare come l'autonomia finanziaria tanto decantata è solo apparente al punto da diventare incostituzionale. «L'articolo 119 della Costituzione - si legge nella missiva a Napolitano - sancisce l'autonomia finanziaria di entrata e di spesa per Comuni, Province e Regioni, ma oggi è solo apparente per i vincoli imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa veramente locale. Non ci resta che contare sui trasferimenti ma anche quelli sono diminuiti. Come è pensabile che i Comuni possano in questo modo finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite, come previsto, ancora, dalla Costituzione?» Di questo passo, secondo Carpinetti, viene meno la funzione portante di un'amministrazione pubblica, nell'erogare quei servizi e realizzare quelle opere, non accessorie ma prioritarie e fondamentali per la cittadinanza. «In questi giorni, sui temi più diversi, ogni Suo intervento - conclude Carpinetti - è stato per me motivo di conforto nel cogliere che c'è ancora un'autorità prestigiosa che interviene per il bene comune al di là di ogni schematismo ideologico. Per questo mi auguro che anche per quanto riguarda l'attività degli Enti Locali, Lei possa efficacemente spingere il Parlamento e chi ci governa ad assumere scelte che rompano l'attuale freno all'attuazione di quell'autonomia finanziaria che la Costituzione ci riconosce». Luisa Giantin

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piccoli comuni in rosso senza entrate ici (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 14-02-2009)

Argomenti: Province

Ripa, tre proposte al governo Piccoli Comuni in «rosso» senza entrate Ici CHIETI. Parte dal Comune di Ripa Teatina e approda all'associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), che la inserirà nel pacchetto di proposte da presentare al governo in materia di Finanziaria, una delibera il cui scopo è far recuperare ai Comuni i fondi venuti meno con l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Il provvedimento è stato illustrato nel corso di una conferenza nella sede della Provincia, a Chieti, del sindaco di Ripa Teatina, Mauro Petrucci, e dal vicepresidente nazionale dell'Anci, sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio. Tre le proposte di intervento contenute nella delibera: la prima è la riduzione permanente, almeno della metà, dell'attuale aliquota Iva al 20% sui lavori pubblici. La seconda, prevede che la quota dell'8 per mille devoluta alla diretta gestione statale venga ripartita in favore dei Comuni senza vincolo di destinazione poiché attualmente i contributi vengono concessi principalmente per interventi straordinari di conservazione sui beni sottoposti al vincolo del ministero dei Beni culturali. La terza proposta, che lo stesso Petrucci ha definito provocatoria, prevede il trasferimento ai Comuni della somma che lo Stato risparmierebbe se, in base alla norma sul finanziamento pubblico dei partiti, in seguito alla fine anticipata della legislatura iniziata a primavera 2006, i partiti politici che non hanno avuto candidati eletti non continuassero a percepire i finanziamenti pubblici fino al 2011, data della naturale scadenza della quindicesima legislatura, che di fatto però si è conclusa nel 2008. «Paghiamo il prezzo di una promessa elettorale fatta dal governo in campagna elettorale» ha detto Petrucci «e non sappiamo come e quando ci ridaranno queste somme. Nel frattempo, soprattutto i piccoli Comuni sono più esposti dal punto di vista del sociale avendo però a disposizione somme minori».

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<Secessione? No, grazie> (sezione: Province)

( da "Corriere Alto Adige" del 15-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-02-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ritorno del nazionalismo pantirolese: martedì dibattito a Bressanone «Secessione? No, grazie» Il professor Pallaver: «Teniamoci le garanzie costituzionali Nessuno Stato della Ue appoggerebbe l'autodeterminazione» di GABRIELE DI LUCA BOLZANO — Martedì, all'Accademia Cusano di Bressanone (ore 20.00) ci sarà una discussione pubblica sul tema «Vision Freistaat» (Stato libero: una visione) con Martha Stocker (Svp), Pius Leitner (Freiheitlichen), Eva Klotz (SÜd-Tiroler Freiheit) e Riccardo Dello Sbarba (Verdi). Il politologo GÜnther Pallaver (Università di Innsbruck) introdurrà e modererà l'incontro. Professore, da qualche tempo è tornato in auge il tema dell'autodeterminazione. Secondo lei, quali sono i motivi di una simile Selbstbestimmungsrenaissance? «Il tema dell'autodeterminazione si ripresenta periodicamente, un po' a ondate. Prima del pacchetto e dell'approvazione del secondo statuto era l'espressione di gruppi che non accettavano l'autonomia come soluzione del problema sudtirolese. Inoltre, la richiesta d'autodeterminazione si affaccia sempre in momenti di crisi economica. A parte gli attentati di Ein Tirol (1978-88) e la breve riflessione della Volkspartei durante il periodo della disgregazione yugoslava, in cui affiorò l'ipotesi di una via slovena, le istanze autodeterministe si sono smorzate anche in virtù della conclusione della controversia tra l'Italia e l'Austria davanti all'Onu. Adesso, con la crisi economica e sociale rinascono. Ma come avevano già notato 100 anni fa i teorici della socialdemocrazia austriaca è la crisi che riesce a trasformare le questioni sociali in questioni nazionali». L'autonomia è una soluzione di compromesso che però ha dato buona prova di sé sia in termini di benessere garantito a tutti i gruppi linguistici sia in rapporto al controllo delle pulsioni conflittuali sempre latenti. Chi chiede l'autodeterminazione ritiene insufficienti questi risultati. Perché? «Ovunque la nostra autonomia riscuote consensi. Riceviamo delegazioni provenienti da tutto il mondo. Ciò significa che l'autonomia del Sudtirolo è riuscita in un'impresa che all'inizio non era scontata. Potevamo finire come in Irlanda del Nord o nei Paesi Baschi. Certo, l'autonomia non è perfetta, il sistema tende a disattivare le occasioni di conflitto separando i gruppi linguistici e non vengono perseguite in modo esplicito politiche d'integrazione. Vorrei però richiamare l'attenzione sul processo della sua costruzione: qui si è cercato sempre di coinvolgere tutti gli attori in gioco, senza esclusioni. è prevalso il compromesso, il buon senso e così abbiamo evitato esiti cruenti. Chi confronta la nostra con la situazione di altre minoranze dovrebbe vedere i vantaggi dell'autonomia. Il futuro è nel miglioramento dell'autonomia, non nell'autodeterminazione. » I fautori dell'autodeterminazione ritengono che la provincia di Bolzano possa staccarsi dall'Italia con un referendum. Si citano gli esempi di Montenegro, Kosovo o Groenlandia. Ma che cosa dovrebbe accadere, concretamente, per attivare un processo del genere anche qui? «Esiste, a livello popolare, l'idea errata che l'autodeterminazione implichi la secessione. Nulla di più sbagliato. Il diritto internazionale non prevede un diritto di secessione. Certo, l'autodeterminazione non è vietata però osserviamo che la sua rivendicazione si connette a violenza e guerre. Vogliamo questo? Studi documentano che se venisse riconosciuto il diritto alla secessione avremmo circa tra 1.500 e 3.000 Stati. Se già con 192 abbiamo una montagna di problemi, figurarsi con quel numero. Sarebbe peggio di una bolgia dantesca. Cosa dovrebbe succedere per attivare un processo del genere in Sudtirolo? Un conflitto armato, cioè una guerra. Chiunque lo auspichi è una persona irresponsabile». Ritiene che gli indipendentisti nostrani potrebbero contare ancora sulla solidarietà della "madrepatria" e più in generale degli altri stati dell'Ue? «Da alcune indagini risulta che una parte ancora consistente appoggerebbe la riunificazione del Sudtirolo con il Tirolo del Nord. Ma i risultati oscillano a seconda delle domande e dell'umore del momento. Possiamo essere certi che una volta confrontati con la realtà, gli intervistati offrirebbero risposte diverse. L'Austria fa parte dell'Ue e a nessuno di questi Stati passerebbe per la mente di appoggiare una rivendicazione secessionista. Nessuno ha voglia di mettere in moto una valanga. L'idea dell'autodeterminazione è un'idea del 19esimo secolo, noi viviamo nel 21esimo e abbiamo alle spalle due guerre mondiali nate dal nazionalismo. L'integrazione, l'abolizione delle frontiere, queste sono le idee portanti della cultura europea vigente». Se nascesse lo Stato indipendente del Sudtirolo oppure se la provincia di Bolzano venisse annessa all'Austria quali sarebbero le conseguenze sul nostro modello di convivenza? «Chi rivendica il diritto all'autodeterminazione sottolinea che gli italiani sarebbero tutelati come lo sono i tedeschi in Italia. Ciò significa che la situazione attuale non è così male. Ma se penso a come l'Austria tutela le sue minoranze, allora il mio scetticismo si acuisce. Basta dare uno sguardo alla Carinzia, dove vive la minoranza slovena. Confesso che in uno Stato sovrano avrei paura del nazionalismo tedesco, dei suoi impulsi vendicativi. Solo fino a pochi anni fa gli SchÜtzen dichiaravano che gli italiani sono solo ospiti in questa terra, un'assurdità che contrasta i diritti fondamentali dell'uomo, poiché ogni cittadino dell'Ue ha il diritto di residenza in tutti i suoi Stati membri. Preferisco le certezze di oggi: garanzie costituzionali e internazionali e una cultura politica europea di democrazia e tolleranza. Alle promesse di un radioso futuro preferisco le sicurezze del presente». Qualche anno fa si parlava molto di Euregio. è possibile che, almeno in risposta alle tendenze più estremistiche, il progetto di una regione alpina transfrontaliera e plurilingue possa riprendere vigore? «Sin dagli anni '50 sono sorti numerosi progetti, in vari paesi europei, orientati a una collaborazione transfrontaliera. Quando nacque, l'Euregio tirolese fu un progetto calato dall'alto, con il Sudtirolo ed il Tirolo che cercavano di far rientrare l'autodeterminazione dalla finestra, perché la porta era sbarrata. Ma già pochi anni dopo hanno capito che il progetto, se voleva avere qualche possibilità di riuscita, doveva essere allargato al Trentino, cercando di sensibilizzare la popolazione di tutte e tre le regioni in gioco. Mi meraviglio che la classe politica dominante non abbia approfondito il discorso dell'Euregio davanti alle rivendicazioni degli autodeterministi. Fatto sta che la Svp, al momento, è occupata con se stessa e non ha né energie né idee chiare per il futuro». Pragmatico Il politologo GÜnther Pallaver dell'Università di Innsbruck

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Svp anacronistica, lontana dalla realtà (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 16-02-2009)

Argomenti: Province

di Massimiliano Bona «Svp anacronistica, lontana dalla realtà» Frattini: «Su autonomia, monumento e diritto di voto tesi insostenibili» Il capo della Farnesina non lesina critiche: «A ridestare la Stella Alpina dal torpore sarà l'onda lunga della crisi economica» BOLZANO. Non è un attacco frontale, ma una sveglia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, pur difendendo l'autonomia altoatesina, ha confermato ieri che il vento a Roma è cambiato. «La Svp su temi quali l'abolizione dei 4 anni per esercitare il diritto di voto, l'autodeterminazione, i monumenti fascisti o i fondi da destinare a Bolzano ha posizioni anacronistiche, lontane dalla realtà delle cose. A ridestare dal torpore la Stella Alpina sarà la crisi, che colpirà anche l'Alto Adige. L'Italia è la sesta potenza mondiale, ma ha il terzo debito pubblico. Non siamo più in grado di elargire risorse senza sapere come vengono impiegate». Il deputato del Pdl Giorgio Holzmann ha presentato un disegno di legge per l'abolizione dei 4 anni di residenza per poter esercitare il diritto di voto in Alto Adige. E ha trovato il consenso del Pd. Auspica un'intesa bipartisan per "piegare" l'Svp? «è una delle discriminazioni più gravi in Alto Adige e va rimossa. L'intesa con il Pd deve portare ad un risultato: ne va della nostra credibilità». Già, ma l'onorevole della Stella Alpina Siegfried Brugger ha fatto intendere di essere pronto a chiedere l'intervento di Vienna. Si profila un braccio di ferro? «Anche Brugger sa bene che viviamo in Europa. Siamo pronti a ratificare il Trattato di Lisbona ed abbiamo completato l'estensione del patto di Schengen. La Svp, forse, è rimasta al congresso di Vienna e ha posizioni anacronistiche, lontane dalla realtà delle cose. è ridicolo doverne ancora discutere: in ambito comunitario dovrebbero spiegare le loro tesi in tedesco, perchè in inglese rischierebbero di non essere nemmeno compresi». Le limitazioni al diritto di voto attivo colpiscono soprattutto militari e forze dell'ordine. Come spiega l'intransigenza a riguardo della Sammelpartei? «è incomprensibile, a meno che l'obiettivo non sia quello di gestire anche polizia e carabinieri. Idea, peraltro, irrealizzabile e fuori da ogni logica». Il ministro Calderoli venerdì è stato chiaro: sì all'autonomia e no ai privilegi. è questa la linea del Governo? «Sicuramente. L'autonomia va garantita, prova ne sia che, pur in un periodo di crisi, abbiamo sbloccato i fondi per l'ippodromo di Maia, così come abbiamo consentito alle due province di divenire parte attiva nella costruzione del Bbt grazie ai fondi accantonati dall'A22. Premesso questo è bene ricordare che l'Italia, pur essendo la sesta o settima potenza mondiale, ha il terzo debito pubblico. Il nostro Paese, pertanto, non è più nelle condizioni di elargire risorse senza sapere come vengono impiegate». E questo cosa significa? «Garantiremo le risorse per far funzionare l'autonomia, ma non ci saranno più privilegi. L'Alto Adige dovrà motivare certi trattamenti ad hoc, altrimenti rischia di perderli». Monumento alla Vittoria: nel mondo tedesco c'è chi lo vuole spostare altrove o musealizzare. In aprile, a Brunico, ci sarà l'ennesima sfilata degli SchÜtzen 'contro i relitti fascisti'. Qual è la strada per non doverne più parlare? «Ho letto proprio sull'Alto Adige le parole intelligenti di Michael Seeber, presidente del gruppo Leitner: spieghiamo bene alle nuove generazioni di cosa si tratta e non discutiamone più. Si tratta di simboli del passato e basta: niente celebrazioni ma accantoniamo per sempre anche l'idea di mettere al Monumento le rotelle per spostarlo altrove». La destra tedesca e parte dell'Svp ciclicamente ripropongono il tema dell'autodeterminazione. Sono richieste fuori dal tempo? «Sono esternazioni che fanno sorridere. Queste persone, evidentemente, non conoscono i drammi veri come quelli dell'Ossezia, dell'Abkhazia o dell'ex Jugoslavia». Secondo l'Svp il vento è cambiato e Roma è sempre più ostile. è così? «A ridestare dal torpore la Stella Alpina sarà la crisi, che colpirà anche l'Alto Adige. Con tutto il rispetto: è fallita la Lehmann Brothers, non può reggere in eterno il sistema protezionistico altoatesino».

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Una guerra sotterranea tra il presidente della provincia Nicola Zingaretti e il presidente dell’... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 17-02-2009)

Argomenti: Province

Martedì 17 Febbraio 2009 Chiudi Una guerra sotterranea tra il presidente della provincia Nicola Zingaretti e il presidente dell'Autorità portuale Fabio Ciani? Niente di tutto questo. Ad affermarlo è il capo di palazzo valentini che ieri ha diffuso una nota nella qquale precisa il contenuto di alcune sue dichiarazioni. Tipo l'«Autorità portuale è un ente troppo dispendioso, ce ne vorrebbe uno più snello e meno costoso». Zingaretti smentisce anche di aver parlato, riferendosi ai porti, all'ente civitavecchiese ed afferma di aver trattao la questione in generale senza nessuna collocazione specifica. «Smentisco nella maniera più categorica i virgolettati contenuti nell'articolo - afferma il presidente della giunta provinciale - . Si tratta di affermazioni che non ho mai fatto né in pubblico, né tanto meno in privato. Solo in un'occasione, ormai due settimane fa, ho segnalato, nell'ambito di una seduta pubblica del consiglio provinciale nella quale si discuteva il futuro del nostro ente, come, piuttosto che insistere in un dibattito sterile sull'abolizione delle Province, sarebbe più opportuno, e più utile ad un reale contenimento dei costi della politica, riordinare le competenze dei vari enti di nomina pubblica presenti sul territorio, tra cui anche le Autorità». «Tutto qui - conclude Zingaretti -. Senza che ci sia nulla di più da inventare. Nulla che riguardi le vicende locali di Civitavecchia. E nulla che abbia a che fare con una rottura dei rapporti con l'Autorità portuale. Ribadisco, anzi, nei confronti del presidente Fabio Ciani, la massima stima e la massima amicizia».

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Comunità montane, si parte (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)" del 18-02-2009)

Argomenti: Province

FORLI' PROVINCIA pag. 8 Comunità montane, si parte PREDAPPIO LA MONTAGNA o, meglio, le comunità montane hanno partorito il topolino? La prima impressione per un cittadino normale è questa. Infatti dopo un lungo dibattito, balzato più volte agli onori della cronaca, della auspicata semplificazione amministrativa con relativa sparizione di enti e agenzie considerate non essenziali, è rimasto ben poco. E come insegna il recente dibattito sulla nuova carta delle autonomie riguardo all'abolizione delle province, un forte partito trasversale agli schieramenti sta recuperando terreno per mantenere in vita tutto o quasi. A onor del vero la Regione ha portato un po' d'ordine con la riduzione delle comunità montane, degli Ato, dei consorzi di bonifica e con la diminuizione delle poltrone nei consigli di amministrazione degli enti, uno sforzo significativo ma altro resta da fare. Nello specifico del territorio provinciale, con la legge regionale 10 passiamo da 3 a 2 comunità montane, quella dell'appennino cesenate, quella dell'appennino forlivese con sede a Predappio e la neonata unione dei Comuni che prende il posto della comunità montana dell'Acquacheta. E' stato un percorso irto di ostacoli e che ha portato a questo nuovo assetto amministrativo che la regione entro il 28 febbraio delibererà formalmente. I passaggi sono stati illustrati dall'assessore ai servizi sociali e al volontariato della comunità montana forlivese, Jonny Grifoni (nella foto). «In un documento unitario di fine agosto la conferenza dei sindaci e la giunta della nostra comunità montana avevano delineato la nascita di una sola comunità montana con i territori di 11 comuni e una apertura a quelli di Bertinoro e Forlimpopoli per la gestione di servizi associati al posto delle due comunità attuali. Questo era il percorso indicato poi, all'ultimo momento, forzature politiche e territoriali di varia natura, hanno rimesso in gioco il tutto con la conseguente uscita dei comuni di Dovadola, Rocca San Casciano, Portico, Tredozio e Modigliana che hanno preferito la scelta di una Unione dei comuni dell'Acquacheta comprendente anche il comune di Castrocaro». L'attuale comunità montana forlivese gestisce un bilancio di 300 mila euro l'anno anche se i tagli di Tremonti ne avevano portato la dotazione a soli 31 mila euro. Poi è intervenuta la regione a ripianare il bilancio per il 2008 e la promessa è che ciò avvenga anche per l'anno in scorso. «Gestiamo le deleghe statali in materia di agricoltura, forestazione, vincolo idrogeologico, raccolta funghi, programmazione territoriale, gestione vivai e patrimonio demaniale oltre a 17 servizi associati che ci sono stati delegati dai comuni, dalla polizia municipale, ai contratti, ai servizi sociali e scolastici, alle attività produttive, ai tributi, etc.Una mole di deleghe importanti per i cittadini della montagna e della collina forlivese. Non siamo quindi un ente inutile». Entro il 30 giugno la nuova comunità montana più snella anche negli organi (il consiglio passa da 18 a 16 consiglieri) sarà operativa, ma la speranza dell'assessore Grifoni è che dopo le elezioni si torni a una unica comunità montana. Oscar Bandini Image: 20090218/foto/5943.jpg

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La ripresa? Partire dalle città (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-18 - pag: 10 autore: La ripresa? Partire dalle città di Carlo Carboni P roprio in questi anni, tra il 2007 e il 2010, la popolazione urbana supererà nel mondo quella rurale. Mentre nel 1900 solo 150 milioni di persone vivevano nelle grandi città, nel 2050, la popolazione urbana rappresenterà i due terzi di quella mondiale. Oggi un quinto del Pil mondiale è generato dalle dieci metropoli economicamente più rilevanti. Milano e Roma producono circa il 13% del Pil nazionale e gli undici sistemi locali del lavoro più popolosi un terzo del Pil italiano ( Anci 2008). Nelle principali città del mondo sono fortemente cresciuti nuovi ceti professionali a vocazione creativa e innovativa. Con la globalizzazione, anche la competizione tra città si è ampliata per attrarre centri direzionali transnazionali e, soprattutto, capitali umani e finanziari. Tutto ciò ha reso le principali città mondiali veri e propri nodi visibili delle reti che ormai avvolgono il mondo. Tuttavia, le principali città italiane, sul piano della trasformazione imprenditiva e delle comunità professionali, hanno faticato a tal punto che il loro andamento non brillante a partire dal 2002- 2003 spiega gran parte del declino relativo del Paese, cioè della "perdita di terreno" rispetto ai principali partner europei. Il Pil londinese dal 2001 al 2007 si è sviluppato con un tasso quasi quadruplo di quello di Milano, che pure è decima al mondo in quanto incidenza percentuale di professioni creative sulla sua popolazione totale ( circa 1 su 4). Dunque le città, che dovrebbero essere il "tigre nel motore" del Paese, hanno in parte deluso. Roma si è sviluppata a tassi significativi fino al 2002, poi si è allineata alla crescita mediocre del Paese. Il capitalismo relazionale, di cui si parla come una delle cause dellacrisi finanziaria attuale, è in effetti delizia e croce del profilo imprenditivo-professionale delle nostre città: ne è delizia poiché è normale che un lavoro sempre più terziarizzato e mentale si concretizzi in maggiore relazionalità e comunicazione; ma ne è la croce perché il capitalismo relazionale tende a degenerare nel crony capitalism e nel rischio dell'arbitrarietàe delle baronie, pubbliche e private. I "pochissimi" al vertice hanno prevalso sui migliori, imponendo comportamenti routinari e rendite di posizione clientelari nelle nostre principali città e i processi di liberalizzazione delle professioni e dei servizi sono stati apertamente osteggiati a danno di comportamenti virtuosi. Non solo non va la "città imprenditiva", spesso soffocata dal mercato politico e dal capitalismo relazionale dei nepotismi e dei comportamenti autoreferenziali e cetuali. Ma, nelle nostre grandi città, declina anche la qualità della vita (si veda Il Sole 24 ore del 29 dicembre scorso). Disagio sociale e disoccupazione, servizi e ambiente, sicurezza e degrado sono alcuni dei temi che affliggono la solitudine consumista dei cittadini, ora frustrata dalla grave crisi finanziaria. A Palermo, Napoli e Bari la disoccupazione è doppia di quella media nazionale e intanto i fallimenti di piccole società incalzano spinti dalla crisi. A Milano, Torino e Firenze, per ogni dieci residenti c'è poco più di uno straniero (Istat 2008). Per metà dei giorni dell'anno a Torino vengono superati i limiti previsti per il Pm 10 (Istat 2007). Tra il 1996 e il 2006, nonostante il calo riscontrato per furti e scippi in tutte le nostre principali città, a Torino i borseggi sono aumentati del 220%, a Napoli le rapine del 123% e a Bologna gli omicidi volontari del 120% (a Bari del 106%). Forse, per ripensare il nostro percorso nazionale, mentre navighiamo a vista in una crisi finanziaria ormai trasformata in aperta recessione, dovremmo prendere più sul serio che il 55% della popolazione del nostro Paese vive in aree urbane ( una delle percentuali più alte al mondo). Le nostre grandi città disperse - cresciute in coalescenza con comuni contigui - dovrebbero costituire piattaforme per impostare una "riscossa", far emergere nuovi talenti e forze in grado di vincere il conformismo che ci preclude una cultura d'innovazione, di cui ha scritto Innocenzo Cipolletta sul Sole di ieri. Non è sufficiente che la riforma federalista preveda la creazione delle aree metropolitane e che quindi "domani si vedrà". Ci vuole molto di più per rilanciare il nostro tessuto urbano. La porta girevole per capire come innovare è l'emergere delle città disperse (o diffuse) che ha cambiato il nostro paesaggio economico e territoriale: richiede servizi e infrastrutture, ma soprattutto una coalescenza istituzionale che sostituisca le tradizionali entità amministrative provinciali. Del resto, l'abolizione delle Province consentirebbe utili risparmi da impiegare per "aprire" un'agenda governativa di urban policies con nuovi strumenti concettuali e operativi. COMPETITIVITà Il Pil di Londra dal 2001 al 2007 è cresciuto a un tasso quasi quadruplo di quello di Milano - Pagella negativa anche per Roma

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PARAFRASANDO il grande Nino Manfredi, mi chiedo: <Fosse che fosse la volta &... (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 18-02-2009)

Argomenti: Province

I COMMENTI pag. 12 PARAFRASANDO il grande Nino Manfredi, mi chiedo: «Fosse che fosse la volta &... PARAFRASANDO il grande Nino Manfredi, mi chiedo: «Fosse che fosse la volta 'bbona?». E' una vita, ormai, che parliamo di abolizione delle Province. Gli stessi Padri costituenti cominciarono a discutere sull'opportunità di mantenerle o no; poi, alla fine degli anni Sessanta, Ugo La Malfa , e con lui le menti più illuminate dell'area liberale, condussero una battaglia inutile. Ci ritentò, negli anni Novanta, la Bicamerale guidata da D'Alema con esito altrettanto negativo. Oggi l'argomento torna sul tappeto e, considerando i precedenti, con scarse possibilità di successo, ne sono convinto, tante sono le pressioni e tanti gli interessi coinvolti. Eppure ci proviamo: domani verrà presentata alla Camera una proposta di legge costituzionale in 10 articoli, firmata da 50 deputati (primi firmatari Santo Versace e il sottoscritto). Cosa ha di diverso, questa proposta, rispetto alle precedenti? Intanto, stavolta sono molti i Don Chisciotte pronti a combattere contro i mulini a vento degli sprechi e della burocrazia. E sono anche trasversali, nel senso che c'è stata l'adesione all'iniziativa di quasi tutti i partiti (domani, alla conferenza stampa di presentazione, ci saranno Casini e il pd Calearo). Manca all'appello solo la Lega, ma mi auguro che ci sarà presto un ripensamento di Bossi perché l'abolizione delle Province, checché ne dicano i soliti lobbisti, si sposa perfettamente con il federalismo fiscale prossimo venturo. In questi giorni, ci sono state in Italia vere e proprio crociate al grido di: «Giù le mani dalle Province!». Ma alzi la mano chi può sostenere ancora che non siano un costo inutile per le casse pubbliche (circa 16 miliardi di euro all'anno, l'1 per cento del prodotto interno lordo). Ma non è solo un problema di sprechi. Si tratterebbe, infatti, di semplificare il quadro amministrativo, evitando inutili doppioni: le competenze più propriamente politiche delle Province potrebbero, a questo punto, essere trasferite alle Regioni, mentre le altre funzioni (in verità, poche) dovrebbero passare ai Comuni che assorbirebbero anche buona parte del personale. Più semplice di così... Non vorrei, però, che tutto si risolvesse in una bolla di sapone e, anzi, in un altro boomerang. Due soli dati che confermano i mei sospetti: tra il 1992 e il 2005, sono state create 12 nuove Province e, nelle ultime due legislature,in piena battaglia anti-Province in corso, è stata proposta l'istituzione di altre quindici. Provare per credere. * deputato del Pdl

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Riforme in aula tra le polemiche (sezione: Province)

( da "Denaro, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Province

Campania regione Riforme in aula tra le polemiche Venerdì legge elettorale e Statuto all'esame del Consiglio. Spaccature sul listino Antonio Bassolino li ha definiti la "vera priorità dell'attuale legislatura". Statuto e legge elettorale, missione incompiuta della precedente Assemblea regionale, si avviano a tagliare un primo traguardo. Venerdì prossimo entrambi i testi approderanno in Consiglio (la Carta costituzionale per la seconda lettura), ma già si annunciano barricate in aula. Specie contro la riforma delle regole per scegliere i componenti del parlamentino campano, con l'abolizione del listino e il premio di maggioranza che vede contrari Forza Italia, Nuovo Psi, una parte del gruppo Pd e, trasversalmente, le esponenti femminili dei partiti, insoddisfatte delle norme previste a garanzia delle pari opportunità (almeno il 50 per cento delle presenze in lista riservate alle donne). Abrogazione del listino; garanzia di rappresentanza di tutte le province; la presenza obbligatoria di almeno un terzo dei candidati di ogni genere (percentuale che sarà aumentata al 50 per cento grazie a un emendamento annunciato dal capogruppo Pd Pietro Ciarlo); il premio di maggioranza spalmato sulle liste con non oltre il 65 per cento da parte della coalizione vincente. Sono le principali novità contenute nei sei articoli della nuova legge che ha avuto una gestione travagliata in commissione statuto. Pari opportunità E' l'articolo 5 la norma più contestata. Tramontata l'ipotesi di garantire una quota di elette tra gli scranni del Consiglio (lo stesso presidente Sandra Lonardo aveva proposto una riserva di 20 posti sicuri), alle donne viene garantita solo parità di presenze nelle liste elettorali. In particolare, in ogni lista, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati. E qualora la composizione non rispetti questo rapporto percentuale, l'Ufficio centrale circoscrizionale inviterà i presentatori della lista ad integrarla in modo da rientrare nei limiti entro tre giorni dalla comunicazione ai presentatori. Decorso tale termine la lista sarà dichiarata inammissibile. Premio di maggioranza Va via il listino del presidente: l'assegnazione dei seggi avviene unicamente sulla base del premio di maggioranza. In particolare, la coalizione di liste o il gruppo di liste non unite in coalizione collegate al candidato governatore che vince le elezioni otterrà almeno il 60 per cento dei seggi del Consiglio se il nuovo presidente della Giunta ha conseguito più del 45 per cento dei voti validi. Se la percentuale di voti è, invece, inferiore al 45 per cento, le liste collegate otterranno solo il 55 per cento dei seggi. Alla coalizione vincente non potrà comunque essere attribuita una quota superiore al 65 per cento dei seggi. A differenza di quanto accaduto in passato, con la nuova legge sarà garantita la presenza di almeno un consigliere regionale per ogni circoscrizione. Autonomie locali e Crel Ancora più consistenti le novità, rispetto alla carta costituzionale approvata nel 1971, contenute nel nuovo Statuto della Regione Campania, approvato in prima lettura nel giugno del 2008. Sventato il tentativo di portare il numero di consiglieri a 80 (resteranno 60, compreso il presidente della Giunta), la legge prevede l'istituzione di nuovi organismi di garanzia. A partire dal Consiglio delle autonomie locali, struttura regionale di partecipazione e consultazione dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Comunità montane . Il Consiglio sarà composto da quaranta membri, compresi i presidenti delle province e i sindaci delle città capoluogo che ne fanno parte di diritto, garantendo che siano rappresentati proporzionalmente anche i piccoli comuni, nel rispetto di una presenza equilibrata di donne ed uomini. Altra novità è la nascita del Crel, il Consiglio regionale dell'economia e del lavoro: organismo composto da rappresentanti del sistema camerale regionale e da esperti e rappresentanti delle forze sindacali e imprenditoriali che potrà esercitare iniziativa legislativa e regolamentare in materia economica e sociale. Il ruolo dell'opposizione La nuova carta costituzionale ha previsto anche una serie di norme a tutela dell'opposizione a cui viene garantito, con il voto favorevole di almeno un terzo dei componenti, del Consiglio regionale, l'istituzione di commissioni d'inchiesta con durata massima di sei mesi. All'opposizione viene anche riconosciuta una riserva di tempi per l'esercizio del sindacato ispettivo e una riserva di argomenti e proposte di legge da porre all'ordine del giorno del Consiglio. E' prevista, infine, per regolamento la figura del relatore di minoranza. No al trasformismo Per evitare la frammentazione dei gruppi che ha caratterizzato tutte le consiliature, specie negli ultimi anni, il nuovo Statuto ha previsto un limite di almeno 5 consiglieri per ciascun gruppo. Con un'eccezione: potranno essere costituiti anche gruppi con soli due consiglieri, purché siano stati eletti nella stessa lista elettorale e abbiano rappresentanza nel parlamento nazionale o in quello europeo. E' stato previsto anche un valido deterrente al trasformismo: il consigliere regionale che nel corso del mandato cambierà gruppo di appartenenza non porterà al nuovo gruppo i benefici economici e di status connessi alla carica. Consulta campana Infine una novità su cui si è arenato a lungo il Consiglio nel corso della prima lettura: la Regione potrà istituire con propria legge la Consulta di garanzia statutaria. Corte costituzionale made in Campania, il nuovo organismo potrà esprimere pareri sulla legittimità delle leggi, regolamenti regionali, atti preparatori con cui la Regione partecipa alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari, schemi di accordo con Stati esteri e schemi di intese con enti territoriali interni a un altro Stato. La Consulta, composta fino a cinque membri eletti dal Consiglio (scelti tra i professori universitari in materie giuridiche, magistrati anche a riposo delle giurisdizioni, avvocati dopo venti anni di esercizio) potrà decidere anche sull'ammissibilità dei referendum regionali. In breve La Carta costituzionale in pillole Istituzione del Consiglio delle autonomie locali, organismo regionale di partecipazione e consultazione dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Comunità montane. Nascita del Crel (Consiglio regionale dell'economia e del lavoro) organismo con iniziativa legislativa e regolamentare in materia economica e sociale. Resta a quota sessanta, compreso il presidente della Giunta, il numero dei consiglieri regionali Previsione dello statuto dell'opposizione, con una serie di garanzie a tutela della minoranza E' fissato un limite di almeno 5 consiglieri per ciascun gruppo. Chi, nel corso del mandato, cambierà gruppo di appartenenza non porterà al nuovo gruppo i benefici economici e di status connessi alla carica Sono previste Commissioni permanenti in sede redigente (esaminano le leggi che dovranno essere approvate dal Consiglio) e in sede deliberante (l'esame e l'approvazione dei provvedimenti legislativi sono deferiti integralmente alle commissioni). Sfiducia, non gradimento, censura: il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del presidente della Giunta o di un singolo assessore. L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta comporta l'obbligo di dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. Istituzione della Consulta di garanzia statutaria con legge regionale: l'organismo sarà chiamato a esprimere pareri sulla legittimità delle leggi e dei regolamenti regionali e a decidere sull'ammissibilità dei referendum regionali. Pari opportunità solo in lista Pari opportunità alle donne viene garantita solo parità di presenze nelle liste elettorali. In particolare, in ogni lista, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, pena l'inammissibilità della lista Va via il listino del presidente: l'assegnazione dei seggi avviene unicamente sulla base del premio di maggioranza. Alla coalizione vincente non potrà comunque essere attribuita una quota superiore al 65 per cento dei seggi Rappresentanza a tutte le circoscrizioni: a differenza di quanto accaduto in passato, con la nuova legge sarà garantita la presenza di almeno un consigliere regionale per ogni circoscrizione del 18-02-2009 num.

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Enti locali. Anticipata l'erogazione della prima rata dei trasferimenti erariali 2009 (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 18-02-2009)

Argomenti: Province

Enti locali. Anticipata l'erogazione della prima rata dei trasferimenti erariali 2009 (18/2/2009 17:00) | (Sesto Potere) - Roma - 18 febbraio 2009 - «Abbiamo voluto venire incontro alle esigenze degli Enti locali anticipando l?erogazione della prima rata dei trasferimenti erariali spettanti per l?anno 2009, certi di contribuire agli equilibri monetari degli Enti». Così il sottosegretario del ministero dell?Interno Michelino Davico informa che – in anticipo sul termine previsto del 28 febbraio 2009 – gli uffici del ministero dell?Interno, Dipartimento affari interni e territoriali, Direzione centrale della finanza locale hanno completato le procedure di erogazione alle Province e ai Comuni della prima rata dei trasferimenti erariali 2009, per un importo complessivo di 3.163 milioni di euro. In particolare, sono stati attribuiti agli Enti locali 1.978 milioni a titolo di fondo ordinario, 731 milioni a titolo di fondo consolidato, 293 milioni a titolo di fondo perequativo e 161 milioni per il federalismo amministrativo. Tale attribuzione - che tiene fede agli impegni presi dal Governo - fa seguito a quello già avvenuto nel mese di dicembre 2008 con cui si era provveduto all'erogazione ai Comuni della seconda tranche di trasferimenti erariali compensativi dei minori introiti derivante dall?abolizione dell?ICI sugli immobili destinati a prima casa di abitazione, e con il contestuale saldo dei trasferimenti ordinari dovuti per l?anno 2008. NOTA METODOLOGICA ESPLICATIVA E? possibile visualizzare sul sito della Direzione centrale della finanza locale gli importi delle spettanze 2009 con relativa nota metodologica esplicativa aggiornata al 6 febbraio 2009. Le informazioni contenute nella nota hanno lo scopo di chiarire la metodologia utilizzata per la determinazione dei trasferimenti erariali e di altre assegnazioni spettanti agli Enti locali che saranno erogati durante l?esercizio stesso, secondo le modalità di cui al D.M. 21 febbraio 2002, anche al fine di facilitare la predisposizione del bilancio di previsione. Si invita, pertanto, a consultare periodicamente queste pagine internet sulle quali verranno divulgati successivi aggiornamenti delle spettanze. Eventuali chiarimenti potranno essere chiesti via mail a: finloc@interno.it, oppure telefonando ai numeri 06 465 48199 – 06 465 48198

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di Gianmaria Pica L'iniziativa lanciata dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, secondo cui per fronteggiare la crisi e per una ripresa dell'economia italiana c'è bisogno d (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Province

di Gianmaria Pica L'iniziativa lanciata dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, secondo cui per fronteggiare la crisi e per una ripresa dell'economia italiana c'è bisogno di riunire gli Stati generali - cioè tutti i protagonisti della vita politica, economica e sindacale - sta trovando consensi Iniziative. Per una rapida ripresa dell'economia italiana, il presidente della Fiat ha chiesto «iniziative forti» a tutti i protagonisti della vita politica, economica e sindacale. Nicola Rossi è d'accordo. di Gianmaria Pica L'iniziativa lanciata dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, secondo cui per fronteggiare la crisi e per una ripresa dell'economia italiana c'è bisogno di riunire gli Stati generali - cioè tutti i protagonisti della vita politica, economica e sindacale - sta trovando consensi. Stefano Fassina, consigliere economico del governo ombra del Pd, considera «utile» la proposta di Montezemolo: «Ci sarebbe bisogno - dice - di cooperazione tra forze sociali per un minimo comune denominatore di politiche economiche. Ma il governo è molto carente da questo punto di vista. Come Pd abbiano presentato a tutte le parti sociali un piano anticrisi sistematico e completo». Il problema politico, spiega Fassina, è trovare consenso intorno a una piattaforma comune: «Pierluigi Bersani a dicembre portò le proposte del Pd a Giulio Tremonti auspicando una collaborazione per affrontare temi essenziali come gli ammortizzatori sociali. Noi del Pd abbiamo le idee giuste e sappiamo trovare il modo per finanziarle». Anche l'economista e senatore Pd, Nicola Rossi, concorda con l'iniziativa del presidente della Fiat: «Con Stati generali - dice Rossi - Montezemolo ha voluto dire che, in questo momento, c'è la necessità di trovare in Italia obiettivi condivisi». Ora, tutti - spiega Rossi - si devono rendere conto della profonda difficoltà, perché la crisi può essere superata anche realizzando tutte le proposte di riforma strutturale che sono rimaste in sospeso da 15 anni (come dice anche LCdM): «Tutti sappiamo cosa c'è da fare, non sono novità. Lo diciamo e scriviamo da anni. Non credo che ci sia bisogno di grandi studi e ricerche. Il problema è che manca, a destra e a sinistra, la volontà di metterle in pratica queste cose». Per Rossi, il fatto che la maggioranza stia cercando una riforma condivisa per rilanciare l'economica italiana, «è una storia che attiene a un ordine di problemi di carattere internazionale. Ora dobbiamo pensare alle questioni domestiche. E su queste la maggioranza non ha molta voglia di fare. A cominciare da riflessioni più banali, come l'abolizione delle Province. Demagogia? In un momento in cui c'è gente che rimane disoccupata e non ha nemmeno un ammortizzatore sociale, non è demagogia chiedere alla pubblica amministrazione di tagliare le spese inutili per concentrare il denaro laddove serve». Sulla richiesta di Montezemolo di creare un piano «di riforme strutturali» a cominciare dal sistema previdenziale, Rossi spiega che «quello che è stato fatto sulle pensioni dalla sinistra un anno fa è stato un grandissimo errore. Con la crisi milioni di persone rischiano di rimanere a casa senza lavoro. C'è assolutamente bisogno di una riforma civile e moderna degli ammortizzatori sociali, cioè che copra tutti i rischi di disoccupazione». Anche nel sindacato c'è interesse sull'idea degli Stati generali. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, commentando la proposta, ha affermato che possono funzionare se non si perde tempo: «Ci vuole un tavolo per decidere e non per discutere. È necessario fare un'intesa tra governo, imprese e sindacali per una moratoria sui licenziamenti per tutto l'anno in corso, assicurando cassa integrazione o forme analoghe». 19/02/2009

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Abolire le province: anche Vignali aderisce (sezione: Province)

( da "Merateonline.it" del 20-02-2009)

Argomenti: Province

Cronaca >> Cronache nazionali 20 / 2 / 2009 Abolire le province: anche Vignali aderisce Anche il parlamentare lecchese del Pdl Raffaello Vignali ha aderito al “partito” trasversale a favore dell?abolizione delle province, partito che ha debuttato oggi a Montecitorio nella Sala del Mappamondo dove Santo Versace (Pdl) ha chiamato a raccolta i colleghi di tutti gli schieramenti per “formare” il partito di coloro che vogliono l`abolizione delle province contro il “partito di quelli che le vogliono mantenere”. Oltre a Vignali hanno aderito, tra gli altri, Michele Scandroglio e Giancarlo Mazzucca (Pdl) ma anche Massimo Calearo (Pd) e Pier Ferdinando Casini (Udc). Insieme, hanno presentato la Proposta di legge costituzionale per l`abolizione delle province. Tra le proposte “un referendum popolare con il quale la gente possa scegliere se tenersi o meno la provincia e farsi carico dei relativi costi”. Raffaello Vignali ha criticato in particolare “il fattore di blocco dello sviluppo che tutta questa burocrazia ha per le imprese. Abbiamo troppi livelli di Governo, troppi enti con le stesse competenze. I cittadini vogliono uno Stato snello e tonico, non uno Stato pancione e lento. Le province ci costano 16 miliardi all`anno. Se non tagliamo i costi di uno Stato che si mangia più della metà del Pil non riusciremo mai ad abbassare le tasse, per lasciare le risorse alle famiglie e alle imprese”. Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 20/2/2009 alle 17.20

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Un tesino punta al municipio (sezione: Province)

( da "Trentino" del 21-02-2009)

Argomenti: Province

Un tesino punta al municipio La Lega Nord corre da sola: il candidato è Enzo Boso BORGO. Quando il Trentino (era i l 6 gennaio) uscì con la notizia di Enzo Erminio Boso candidato sindaco a Borgo, i più pensarono si trattasse di una provocazione, l'ennesinma, dell'europarlamentare tesino. Alcuni ipotizzarono anche che la Lega Nord a Borgo non sarebbe riuscita a fare una lista. Invece la lista c'è, e anche Boso, che però negli ultimi giorni non si è visto ai confronti fra candidati, in quanto a letto, colpito dal mal di schiena. Boso nel suo programma punta su inquinamento, ospedale, viabilità e centro storico. Il "cavallo di battaglia" è sicuramente l'Acciaieria, o meglio "il mostro" o "la fonderia" come la definisce lo stesso Boso, al primo posto nei suoi impegni. «Bisogna chiuderla, ricollocare il personale ed abbatterla», ha ripetuto più volte negli incontri pubblici. Per "Obelix" il personale va assunto dalla Provincia attraverso progetti specifici mentre alla domanda di un giovane, «Quali i passi concreti per abbattere l'azienda?», rispose: «La Forestale di Enego metterà i sigilli. Poi chiamiamo gli artificieri, quattro spolette e quello che rimane lo rimandiamo a Brescia». Altro punto fermo la realizzazione della Valdastico. Due interventi racchiusi nello slogan "Perché Borgo respiri aria pulita". Altro motto "Sanità più sicura", che passa per il potenziamento dell'ospedale e la riapertura del punto nascite, ma anche per una chirurgia d'eccellenza, diagnostica e servizi d'avanguardia. Si parla anche di "commercio più solido", con misure a sostegno delle attività del centro storico: abolizione dei ticket in prossimità dei negozi, togliere gli "assurdi" divieti di traffico, dalle Ztl ai sensi unici, e revisione della viabilità interna, affinchè la gente si fermi e faccia acquisti. «Non possiamo risolvere la crisi mondiale, ma permettere alla gente di andare a far la spesa in centro si», spiegano. E poi la revisione del Prg con l'abolizione della perequazione, che passa sotto lo slogan "Una casa per tutti senza furto ai privati" ed il ripristino della fontana di Egidio Casagrande "esempio della laboriosità dei nostri artigiani", all'interno della rotatoria ovest. (m.c.)

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Il Governo: Città metropolitana con 22 Comuni (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 21-02-2009)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VENEZIA - sezione: VENEZIA - data: 2009-02-21 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il Governo: Città metropolitana con 22 Comuni Il parere della Regione non è vincolante. Per eleggere il supersindaco voto disgiunto vietato La richiesta dovrà essere fatta da Venezia e dalla Provincia. Referendum senza quorum per approvarla VENEZIA — Non solo Venezia. Ma anche (almeno) il 50 per cento dei Comuni del territorio. E naturalmente con l'abolizione della Provincia. Il disegno di legge sull'istituzione di nove Città metropolitane è approdato ieri in consiglio dei ministri dopo l'approvazione a gennaio da parte del Senato del testo sul federalismo. Un altro passo in avanti, nonostante Massimo Cacciari sia convinto che «la città metropolitana non si farà mai». Adesso il pacchetto andrà al vaglio della Conferenza unificata per arrivare ad una stesura concordata del documento che rivoluzionerà la geografia istituzionale di nove aree (Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Venezia). «Mi pare troppo burocratico, la cosa dovrebbe partire dal basso», dice secco il presidente della Provincia Davide Zoggia. Il governo sembra avere già deciso e soprattutto avere le idee piuttosto chiare su quello che bisogna a fare. Le nove Città metropolitane dovranno comprendere non solo la città capoluogo, come era sembrato possibile fare in un primo momento, ma anche almeno il 50 per cento dei Comuni attualmente compresi nel territorio. Saranno abolite le Province e il parere della Regione nons arà più vincolante: il provvedimento dovrà essere sottoposto a referendum confermativo senza quorun nel caso di parere favorevole della Regione, col 30 per cento di aventi diritto nel caso la Regione invece sia contraria. Il sistma di elezione sarà quello attuale dei Comuni sopra i 15 mila abitanti, ma con una novità: per il «supersindaco » sarà abolito il voto disgiunto (la facoltà di votare per un sindaco e per una lista dello schieramento avverso) grazie al quale proprio Massimo Cacciari è stato eletto a Ca' Farsetti nel 2005, in quanto si legge nella bozza del disegno di legge «questa modalità ha reso molto complesso e lungo lo scrutinio per le difficoltà in sede di corretta interpretazione della volontà dell'elettore ed in alcuni casi è stata anche causa di difficile governabilità». Un testo che conferma le proposte emerse in Parlamento e che lascia piuttosto fredda Ca' Corner («Non vorrei che i cittadini non comprendessero a fondo il passaggio da Provincia a Città metropolitana », spiega Zoggia), mentre Mario Dalla Tor, candidato in pectore anche se non ancora ufficializzato del Pdl sottolinea come la nuova forma sia «un'opportunità al di là delle perplessità tecniche». «E' un modo per rilanciare Venezia come capitale del Veneto », dice. Adesso ci sarà da convincere però gli altri Comuni del territorio, tutt'altro che convinti a confluire su Venezia. L'autonomia fa gola a tutti e la Città metropolitana di certo va ad eliminare posizioni che sono state guadagnate negli ultimi anni. Del resto l'obiettivo è quello di risparmiare e di far funzionare meglio servizi e la macchina politica. Non a caso il provvedimento sottolinea che l'attuazione della nuova legge non deve portare a maggiori spese. Più facile a dirsi che a farsi, convincere almeno 22 Comuni non è poca cosa. Tutto dipende da Ca' Farsetti che assieme a Ca' Corner può far partire l'iter di costituzione della Città metropolitana. La proposta di istituzione infatti deve partire dal Comune capoluogo congiuntamente alla Provincia. Massimo Cacciari è già pronto, avendo più volte sottolineato come la Città metropolitana sia già una realtà per quanto riguarda i servizi ai cittadini. Acqua, rifiuti e trasporti, le amministrazioni si sono infatti già unite. «Facciamo la Città metropolitana grande come tutta la provincia — dice il sindaco di Venezia — così come avevamo proposto nel 1993. Ma sono passati sedici anni e fino a questo momento ho sentito solo tante parole ». Francesco Bottazzo

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