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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli |
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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE” |
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Laffranco
(Pdl): <Ridurre gli enti Così si diminuiscono gli sprechi>
( da "Nazione,
La (Umbria)" del 11-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle Province». Lo ha dichiarato il deputato Pietro Laffranco del Pdl (nella
foto), componente la commissione Affari Costituzionali, che ha aggiunto:
«Ritengo che l'abolizione delle Province sia maggiormente idonea a rispondere
alle istanze dei nostri elettori, credo però che l'obbligo è fare una scelta in
tempi rapidi per tagliare i costi della politica»
Approvato
dal consiglio comunale di Bologna odg sul diritto di accedere cure mediche
senza distinzione nazionalità ( da "Sestopotere.com"
del 11-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione,
all?art. 39, del comma 5 dell?art.35 del Decreto legislativo 286 del 1998, che
vieta al personale medico e ospedaliero la segnalazione alle autorità degli
stranieri non in regola con il permesso di soggiorno che accedano alle
strutture sanitarie;
Regioni,
Chiarella: "Le riforme non fermino il lavoro delle commissioni"
( da "Giornale
di Calabria, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
del listino, con la conseguente elezione del numero dei consiglieri ad esso
assegnati, nelle cinque province calabresi, integrando di fatto,
proporzionalmente, le liste provinciali attuali e consentendo al territorio di
rafforzarsi nel numero delle proprie rappresentanze elette con preferenza e non
con meccanismi che vanno in direzione opposta dal volere degli elettori.
<Residenza
e welfare, occorre abbassare il limite dei 5 anni>
( da "Corriere
Alto Adige" del 12-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Corriere
dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: REGIONE - data: 2009-02-12 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE Cgil «Residenza e welfare, occorre abbassare il limite
dei 5 anni» TRENTO — La Cgil chiede l'abolizione dei limiti temporali di
residenza per accedere alle prestazioni assistenziali.
Il
bilancio 2009 approda in Consiglio comunale. E' cominciata la lunga maratona in
aula... ( da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 12-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Un bilancio
di 44 milioni di euro che vede un incremento delle entrate nonostante il blocco
dell'imposizione fiscale. Oltre all'abolizione dell'Ici sulla prima casa,
restano ferme l'addizionale Irpef allo 0,4 per mille, e le tariffe dei servizi
a domanda individuale come trasporti, mense, impianti sportivi.
Dall'abolizione
Ici vantaggi a famiglie ( da "Italia Oggi"
del 13-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
del 13/2/2009
| Indietro Dall'abolizione Ici vantaggi a famiglie IMPOSTE E TASSE Di Giovanni
Galli Studio Isae ha valutato gli effetti distributivi L'abolizione dell'Ici ha
portato vantaggi al 68% delle famiglie, mentre la parziale deducibilità
dell'Irap ha portato vantaggi soprattutto alle imprese di maggiori dimensioni.
patto
stabilità, carpinetti scrive al capo dello stato
( da "Nuova
Venezia, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
autonomia
finanziaria di entrata e di spesa per Comuni, Province e Regioni, oggi solo
apparente, per i vincoli imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione
dell'Ici, unica tassa veramente locale». Il sindaco Carpinetti si appella al
presidente per riuscire a dare risposte ai cittadini che chiedono assistenza e
opere pubbliche.
Senza
qualifica triennale gli istituti professionali morirebbero
( da "Gazzettino,
Il (Belluno)" del 13-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
un boom che
anche altri istituti professionali della provincia, sia pure in proporzioni
diverse, stanno conoscendo. Ma ora questo settore dell'istruzione secondaria
teme la riforma Gelmini, che prevede l'abolizione della qualifica professionale
al terzo dei cinque anni di studio. A lanciare un appello è Michele Sardo,
dirigente dell'Istituto Catullo,
Autonomia
finanziara? Pura illusione ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 13-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Province e
Regioni, ma oggi è solo apparente per i vincoli imposti dal patto di stabilità
e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa veramente locale. Non ci resta che
contare sui trasferimenti ma anche quelli sono diminuiti. Come è pensabile che
i Comuni possano in questo modo finanziare integralmente le funzioni pubbliche
loro attribuite,
piccoli
comuni in rosso senza entrate ici
( da "Centro,
Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
una delibera
il cui scopo è far recuperare ai Comuni i fondi venuti meno con l'abolizione
dell'Ici sulla prima casa. Il provvedimento è stato illustrato nel corso di una
conferenza nella sede della Provincia, a Chieti, del sindaco di Ripa Teatina,
Mauro Petrucci, e dal vicepresidente nazionale dell'Anci, sindaco di
Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio.
<Secessione?
No, grazie> ( da "Corriere Alto Adige"
del 15-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
L'idea
dell'autodeterminazione è un'idea del 19esimo secolo, noi viviamo nel 21esimo e
abbiamo alle spalle due guerre mondiali nate dal nazionalismo. L'integrazione,
l'abolizione delle frontiere, queste sono le idee portanti della cultura
europea vigente».
Svp
anacronistica, lontana dalla realtà
( da "Alto
Adige" del 16-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
«La Svp su
temi quali l'abolizione dei 4 anni per esercitare il diritto di voto,
l'autodeterminazione, i monumenti fascisti o i fondi da destinare a Bolzano ha
posizioni anacronistiche, lontane dalla realtà delle cose. A ridestare dal
torpore la Stella Alpina sarà la crisi, che colpirà anche l'Alto Adige.
Una
guerra sotterranea tra il presidente della provincia Nicola Zingaretti e il
presidente dell’... ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)"
del 17-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
piuttosto che
insistere in un dibattito sterile sull'abolizione delle Province, sarebbe più
opportuno, e più utile ad un reale contenimento dei costi della politica,
riordinare le competenze dei vari enti di nomina pubblica presenti sul
territorio, tra cui anche le Autorità». «Tutto qui - conclude Zingaretti -.
Comunità
montane, si parte ( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)"
del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
volte agli
onori della cronaca, della auspicata semplificazione amministrativa con
relativa sparizione di enti e agenzie considerate non essenziali, è rimasto ben
poco. E come insegna il recente dibattito sulla nuova carta delle autonomie
riguardo all'abolizione delle province, un forte partito trasversale agli
schieramenti sta recuperando terreno per mantenere in vita tutto o quasi.
La
ripresa? Partire dalle città ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
l'abolizione
delle Province consentirebbe utili risparmi da impiegare per "aprire"
un'agenda governativa di urban policies con nuovi strumenti concettuali e
operativi. COMPETITIVITà Il Pil di Londra dal 2001 al 2007 è cresciuto a un
tasso quasi quadruplo di quello di Milano - Pagella negativa anche per Roma
PARAFRASANDO
il grande Nino Manfredi, mi chiedo: <Fosse che fosse la volta &...
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
E' una vita,
ormai, che parliamo di abolizione delle Province. Gli stessi Padri costituenti
cominciarono a discutere sull'opportunità di mantenerle o no; poi, alla fine
degli anni Sessanta, Ugo La Malfa , e con lui le menti più illuminate dell'area
liberale, condussero una battaglia inutile.
Riforme
in aula tra le polemiche ( da "Denaro, Il"
del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
delle regole
per scegliere i componenti del parlamentino campano, con l'abolizione del
listino e il premio di maggioranza che vede contrari Forza Italia, Nuovo Psi,
una parte del gruppo Pd e, trasversalmente, le esponenti femminili dei partiti,
insoddisfatte delle norme previste a garanzia delle pari opportunità (almeno il
50 per cento delle presenze in lista riservate alle donne)
Enti
locali. Anticipata l'erogazione della prima rata dei trasferimenti erariali
2009 ( da "Sestopotere.com"
del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
fa seguito a
quello già avvenuto nel mese di dicembre 2008 con cui si era provveduto
all'erogazione ai Comuni della seconda tranche di trasferimenti erariali
compensativi dei minori introiti derivante dall?abolizione dell?ICI sugli
immobili destinati a prima casa di abitazione, e con il contestuale saldo dei
trasferimenti ordinari dovuti per l?anno 2008.
di
Gianmaria Pica L'iniziativa lanciata dal presidente della Fiat, Luca di
Montezemolo, secondo cui per fronteggiare la crisi e per una ripresa
dell'economia italiana c'è bisogno d
( da "Riformista,
Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
A cominciare
da riflessioni più banali, come l'abolizione delle Province. Demagogia? In un
momento in cui c'è gente che rimane disoccupata e non ha nemmeno un
ammortizzatore sociale, non è demagogia chiedere alla pubblica amministrazione
di tagliare le spese inutili per concentrare il denaro laddove serve».
Abolire
le province: anche Vignali aderisce
( da "Merateonline.it"
del 20-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
2009 Abolire
le province: anche Vignali aderisce Anche il parlamentare lecchese del Pdl
Raffaello Vignali ha aderito al “partito” trasversale a favore dell?abolizione
delle province, partito che ha debuttato oggi a Montecitorio nella Sala del
Mappamondo dove Santo Versace (Pdl) ha chiamato a raccolta i colleghi di tutti
gli schieramenti per &
Un
tesino punta al municipio ( da "Trentino"
del 21-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
E poi la
revisione del Prg con l'abolizione della perequazione, che passa sotto lo
slogan "Una casa per tutti senza furto ai privati" ed il ripristino
della fontana di Egidio Casagrande "esempio della laboriosità dei nostri
artigiani", all'interno della rotatoria ovest. (m.c.
Il
Governo: Città metropolitana con 22 Comuni
( da "Corriere
del Veneto" del 21-02-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
della Provincia. Il disegno di legge sull'istituzione di nove Città
metropolitane è approdato ieri in consiglio dei ministri dopo l'approvazione a
gennaio da parte del Senato del testo sul federalismo. Un altro passo in
avanti, nonostante Massimo Cacciari sia convinto che «la città metropolitana
non si farà mai»
( da "Nazione, La (Umbria)" del 11-02-2009)
Argomenti: Province
PRIMO PIANO pag. 4
Laffranco (Pdl): «Ridurre gli enti Così si diminuiscono gli sprechi» «LA
QUESTIONE riguardante la riduzione degli enti per diminuire gli sprechi delle
risorse e ottimizzare i servizi per i cittadini è a un punto di svolta. Alla
Camera abbiamo due importanti proposte: una, primo firmatario l'onorevole
Valducci, chiede l'abolizione degli enti intermedi; l'altra, primo firmatario
l'onorevole Scandroglio, cui ho apposto la mia firma, indica invece la
soluzione nell'abolizione delle Province». Lo ha dichiarato
il deputato Pietro Laffranco del Pdl (nella foto), componente la commissione
Affari Costituzionali, che ha aggiunto: «Ritengo che l'abolizione delle
Province sia maggiormente idonea a rispondere alle istanze dei nostri elettori,
credo però che l'obbligo è fare una scelta in tempi rapidi per tagliare i costi
della politica».
( da "Sestopotere.com" del 11-02-2009)
Argomenti: Province
Approvato dal
consiglio comunale di Bologna odg sul diritto di accedere cure mediche senza
distinzione nazionalità (11/2/2009 16:31) | (Sesto Potere) - Bologna - 11
febbraio 2009 - Nella seduta odierna il Consiglio Comunale ha approvato con 20
voti favorevoli (gruppi PD e SD), 2 voti contrarii (LTB, FI-PDL) e un astenuto
(AN-PDL), un ordine del giorno in merito al Decreto 733 "Disposizioni in
materia di sicurezza pubblica", presentato dai consiglieri Melega, Milena
Naldi, Lo Giudice, Mumolo, Barcelò, Delli Quadri, Lombardelli, Suprani, Natali,
Pinelli, Sofri. IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA PREMESSO CHE Il Decreto 733
“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” approvato dal Senato il 5
febbraio scorso introduce nuove norme che, lontane dal fornire nuovi strumenti
utili ad affrontare in modo efficace il fenomeno dell?immigrazione irregolare,
intervengono con misure propagandistiche ed inutilmente vessatorie, come la
nuova tassa sul permesso di soggiorno o l?attesa di due anni per la cittadinanza
per i coniugi di cittadini italiani; Fra le misure che sarebbero introdotte dal
decreto, se approvato in via definitiva, risulta particolarmente ingiusta e
pericolosa l?abolizione, all?art. 39, del comma 5 dell?art.35 del Decreto
legislativo 286 del 1998, che vieta al personale medico e ospedaliero la
segnalazione alle autorità degli stranieri non in regola con il permesso di
soggiorno che accedano alle strutture sanitarie; CONSIDERATO CHE L?accesso alle
cure mediche è un diritto fondamentale tutelato dalla dichiarazione Universale
dei Diritti Umani ed indipendente dall?origine nazionale e dalla condizione di
cittadinanza; escludere di fatto dall?accesso al servizio sanitario una fascia
della popolazione sulla base del possesso o meno di un titolo di permanenza sul
territorio italiano significa favorire la diffusione di servizi sanitari
irregolari e non controllati, così come la pratica di gravidanze o aborti
clandestini; una tale misura inoltre, come segnalato fra gli altri dal
Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio e da diverse associazione
come Medici senza Frontiere metterebbe a rischio l?incolumità generale della
popolazione data la maggiore difficoltà di tenere sotto controllo malattie
infettive come la tubercolosi, la sifilide o l?AIDS; l?abolizione del divieto
di denuncia da parte dei medici, unita all?introduzione del reato di
immigrazione clandestina, fa sì che l?abolizione del divieto diventi di fatto
l?introduzione di un obbligo; INVITA La Camera dei Deputati a rivedere il
decreto, con particolare riferimento all?art.
( da "Giornale di Calabria, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Province
Regioni, Chiarella:
?Le riforme non fermino il lavoro delle commissioni? REGGIO CALABRIA.
?L?iniziativa dei partiti del centro sinistra per riformare lo statuto e la
legge elettorale è lodevole. Non vorrei però che questo impegno porti alla
paralisi di tutte le altre commissioni e quindi all?impossibilità di
concentrarsi sulle cose necessarie per la popolazione calabrese?. Lo afferma in
una nota il consigliere regionale, Egidio Chiarella, componente l?assemblea
nazionale del Pd. ?Penso - prosegue - alle risorse europee, al piano sanitario
che doveva essere licenziato entro il 31 luglio scorso, al dissesto
idrogeologico, ai problemi relativi al nostro mare, al piano sociale che
aspetta la sua approvazione dal 2003, al precariato e al lavoro. Non vorrei che
quindi per un anno intero parlassimo solo di strategie legate alle prossime
elezioni, perché la gente non ci capirebbe, in quanto stanca di una politica
che rafforza sempre di più la sua scellerata propensione ad autocelebrarsi o
raggiungere obbiettivi di singoli individui?. ?Per quanto riguarda la riforma
elettorale - aggiunge Chiarella - in molti pensiamo che potrebbero bastare solo
piccoli accorgimenti, che non necessitano di mesi interi di discussione. Siamo
perciò d?accordo con Rifondazione comunista, quando propone l?abolizione del listino, con la conseguente elezione del numero
dei consiglieri ad esso assegnati, nelle cinque province
calabresi, integrando di fatto, proporzionalmente, le liste provinciali attuali
e consentendo al territorio di rafforzarsi nel numero delle proprie
rappresentanze elette con preferenza e non con meccanismi che vanno in
direzione opposta dal volere degli elettori. Per Chiarella, ?é
necessaria una riunione di maggioranza per individuare i percorsi capaci di
privilegiare la realizzazione di obiettivi concreti, già messi in cantiere o
sollecitati dalle troppe emergenze di questi ultimi tempi. La popolazione
calabrese ha di fatto bisogno di sentire concretamente la vicinanza del Governo
e della Regione, rispetto a problemi centrali e vitali, in grado di migliorare
la qualità della vita delle nostre comunità?. ?Andare in un?altra direzione -
conclude - significherebbe chiudere in anticipo e senza avere la possibilità di
fermare le probabili ricadute elettorali non favorevoli per il centro sinistra,
la legislatura in corso, che è già passata alla storia, per i fatti a tutti
noti, come la più tormentata esperienza politico - istituzionale, mai avuta in
Calabria, dall?avvio del regionalismo nel nostro Paese?. (11-02-09)
( da "Corriere Alto Adige" del 12-02-2009)
Argomenti: Province
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: REGIONE - data: 2009-02-12 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Cgil «Residenza e welfare, occorre abbassare il limite dei 5 anni»
TRENTO — La Cgil chiede l'abolizione dei limiti temporali di residenza per
accedere alle prestazioni assistenziali. «Dovrà essere superata una volta per
tutte l'insana pratica di fissare limiti all'accesso al welfare in base agli
anni di residenza che anche l'Unione europea ha messo sotto la lente
d'ingrandimento», ha detto ieri Paolo Burli, neosegretario di via Muredei,
durante il discorso di insediamento. Mentre a Roma la questione si appresta ad
approdare sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni e a Trento il governatore
Dellai si dichiara intenzionato a non mollare nonostante le pressioni
dell'Unione Europea, il sindacato chiede un approccio «più moderno al welfare».
L'analisi è di Franco Ianeselli, membro della segreteria della Cgil, che
difende il requisito della residenza come criterio per l'erogazione delle
prestazioni assistenziali, ma non il limite temporale, cinque anni per la
Regione, tre per la Provincia. «Certamente vanno evitati trasferimenti
opportunistici di persone da altre regioni solo per usufruire delle provvidenze
del nostro sistema di welfare — dice Ianeselli — ma siamo molto critici sul
limite dei tre anni in provincia, per esempio sull'edilizia pubblica. Ci sono
persone che arrivano in Trentino e si possono trovarsi in grave difficoltà
proprio nei primi anni. Ottenuta la residenza, serve un anno per poter votare.
Perché imporne tre di attesa per accedere alle prestazioni sociali?». Ianeselli
non intende banalizzare il problema. «Sul reddito di cittadinanza è giusto
mettere un limite, ma tre anni sono troppi, sarebbe opportuno abbassare la
soglia ». A. Pap.
( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 12-02-2009)
Argomenti: Province
Giovedì 12 Febbraio
2009 Chiudi di GIULIA MANCINELLI Il bilancio 2009 approda in Consiglio
comunale. E' cominciata la lunga maratona in aula che dovrà portare, entro
domani, all'approvazione del documento economico. La seduta di ieri si è aperta
con le interrogazioni. Tra queste, la richiesta di chiarimenti, sollevata da
Mauro Gaggiottini del Pd, sulla nuova caserma dei carabinieri. Il Comune ha
individuato da anni un'area, tra via Cimarosa e via Mascagni, dove il ministero
dell'Interno dovrebbe costruire la nuova struttura. A causa del blocco degli
investimenti deciso dal governo, il progetto è al momento congelato. L'Arma
continuerà a restare in via Marchetti, nell'edificio di proprietà della
Provincia che ha promesso interventi di manutenzione e riorganizzazione della
caserma. Ampia parte del dibattito è stata riservato alla mozione presentata
dai consiglieri Roberto Mancini (Prc) e Andrea Bacchiocchi (Gruppo Misto) per
la conferma della destinazione urbanistica dell'Hotel Marche. I due consiglieri
avevamo espresso preoccupazione per la previsione fatta dalla Provincia
(proprietaria dell'immobile) di modificare la destinazione d'uso prevedendo,
fra le possibili funzioni, anche quella di residenza. Una mozione con cui i due
hanno proposto al Consiglio (cui spetta l'ultima parola sull'eventuale variante
urbanistica) di impegnarsi a mantenere la funzione turistica dell'ex Hotel
Bagni. «Il rischio che corriamo e che non vogliamo - dice Bacchiocchi - è di
ritrovarci una struttura per metà albergo e per metà con appartamenti, con
annessa costruzione del quinto piano». A chiarire la posizione del Comune, il
sindaco Luana Angeloni. «Siamo sempre stati contrari a una previsione che
cambiasse la destinazione turistica dell'Hotel Marche e questa volontà è stata
subito ribadita anche alla Provincia. Al Consiglio spetterà la parola finale,
ma voglio che sia ben chiaro che la nostra volontà è quella di far sì che
l'Hotel Marche torni ad essere una struttura ricettiva». Per una volta
maggioranza e opposizione si sono trovate d'accordo e con qualche modifica al
testo originario, la mozione è stata approvata all'unanimità. Alle 20 la parola
è stata presa dall'assessore alle finanze Michelangelo Guzzonato che illustrato
la manovra economica per il 2009. Un bilancio di 44 milioni
di euro che vede un incremento delle entrate nonostante il blocco
dell'imposizione fiscale. Oltre all'abolizione dell'Ici sulla prima casa,
restano ferme l'addizionale Irpef allo 0,4 per mille, e le tariffe dei servizi
a domanda individuale come trasporti, mense, impianti sportivi. Unica
eccezione è rappresentata dalla Tarsu che aumenterà dell'1,5% secondo l'indice
Istat «a fronte però - come spiegato da Guzzonato - di un aumento del costo di
trasporto e conferimento dei rifiuti del 5%». La novità, ampiamente anticipata
dal Messaggero, è rappresentata dall'istituzione del fondo sociale di garanzia,
di durata biennale, di un ammontare, per il 2009, di 100 mila euro. I lavori in
aula riprenderanno oggi alle 17.
( da "Italia Oggi" del 13-02-2009)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
037 pag. 30 del 13/2/2009 | Indietro Dall'abolizione Ici
vantaggi a famiglie IMPOSTE E TASSE Di Giovanni Galli Studio Isae ha valutato
gli effetti distributivi L'abolizione dell'Ici ha portato vantaggi al 68% delle
famiglie, mentre la parziale deducibilità dell'Irap ha portato vantaggi
soprattutto alle imprese di maggiori dimensioni. Sono alcuni dei risultati di
uno studio dell'Isae che ha valutato, attraverso esercizi di microsimulazione,
gli [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 2
( da "Nuova Venezia, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Province
Mira. «E'
impossibile l'autonomia finanziaria» Patto stabilità, Carpinetti scrive al Capo
dello Stato MIRA. Il sindaco Michele Carpinetti solleva un problema di
costituzionalità sul patto di stabilità che vincola i bilanci comunali e ieri
mattina ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «L'articolo
119 della Costituzione - si legge nella missiva a Napolitano spedita ieri
mattina dal sindaco - sancisce l'autonomia finanziaria di
entrata e di spesa per Comuni, Province e Regioni, oggi solo apparente, per i
vincoli imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa
veramente locale». Il sindaco Carpinetti si appella al presidente per riuscire
a dare risposte ai cittadini che chiedono assistenza e opere pubbliche.
«Sono il sindaco di Mira - scrive Carpinetti - sono stato eletto nel giugno del
2007 e nell'iniziare il mio mandato di amministratore ero mosso da un profondo
entusiasmo, purtroppo ho toccato con mano quanto questo entusiasmo fosse
illusorio». Il sindaco prosegue nella lettera indicando come la Costituzione
assegni a Comuni, Province e regioni autonomia finanziaria di entrata e di
spesa. «Ebbene - scrive Carpinetti a Napolitano - tale autonomia anche a Mira è
solo apparente da quando è stato eliminata l'Ici, l' unico tributo realmente
locale, per sostituirla parzialmente con trasferimenti statali. Il risultato è
che non possiamo spendere i soldi di cui pure disponiamo a bilancio. Come è
pensabile che i Comuni possano in finanziare le funzioni pubbliche loro
attribuite, come previsto, dalla Costituzione?». (a.ab.)
( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 13-02-2009)
Argomenti: Province
«Senza qualifica
triennale gli istituti professionali morirebbero» Venerdì 13 Febbraio 2009, Nel
giro di sette anni gli iscritti al Catullo di Belluno sono passati da
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 13-02-2009)
Argomenti: Province
«Autonomia
finanziara? Pura illusione» «Niente Ici e in compenso i forti vincoli imposti
dal patto di stabilità, tutto questo è incostituzionale» Venerdì 13 Febbraio
2009, Mira «Così non possiamo andare avanti. Non possiamo spendere i soldi
disposti a bilancio, non possiamo assumere, non possiamo ricorrere al credito,
non possiamo nemmeno pianificare eventuali alienazioni. Tutto ciò è
incostituzionale». Inizia così la lettera del sindaco di Mira, Michele
Carpinetti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra
l'eliminazione dell'Ici prima casa e la diminuzione dei trasferimenti dallo
Stato nelle casse del Comune di Mira ci sono circa 700mila euro in meno. Nel
contempo le proteste aumentano, mancano i servizi e le opere pubbliche e la
colpa per i cittadini è sempre dell'istituzione più vicina, il sindaco. Ma il
primo cittadino di Mira non ci sta e così ha preso carta e penna e ha scritto
direttamente al Presidente Giorgio Napolitano. «Sono il sindaco di Mira -
scrive Carpinetti - responsabile di una comunità di poco meno di 40mila
cittadini, impossibilitato a prendere qualsivoglia decisione in materia di
pianificazione della spesa, di investimento, di fornitura di servizi. Sono
stato eletto nel giugno del 2007 mosso da un profondo entusiasmo, pur nella
consapevolezza delle difficoltà. Devo dirLe che in questi mesi ho purtroppo
toccato con mano quanto questo entusiasmo fosse illusorio». Ma la missiva di
Carpinetti a Napolitano non è solo lo sfogo di un sindaco alla più alta carica
dello Stato è qualcosa di più, è la volontà di evidenziare come l'autonomia
finanziaria tanto decantata è solo apparente al punto da diventare incostituzionale.
«L'articolo 119 della Costituzione - si legge nella missiva a Napolitano -
sancisce l'autonomia finanziaria di entrata e di spesa per Comuni, Province e Regioni, ma oggi è solo apparente per i vincoli
imposti dal patto di stabilità e dall'abolizione dell'Ici, unica tassa
veramente locale. Non ci resta che contare sui trasferimenti ma anche quelli
sono diminuiti. Come è pensabile che i Comuni possano in questo modo finanziare
integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite, come previsto, ancora,
dalla Costituzione?» Di questo passo, secondo Carpinetti, viene meno la
funzione portante di un'amministrazione pubblica, nell'erogare quei servizi e
realizzare quelle opere, non accessorie ma prioritarie e fondamentali per la
cittadinanza. «In questi giorni, sui temi più diversi, ogni Suo intervento -
conclude Carpinetti - è stato per me motivo di conforto nel cogliere che c'è
ancora un'autorità prestigiosa che interviene per il bene comune al di là di
ogni schematismo ideologico. Per questo mi auguro che anche per quanto riguarda
l'attività degli Enti Locali, Lei possa efficacemente spingere il Parlamento e
chi ci governa ad assumere scelte che rompano l'attuale freno all'attuazione di
quell'autonomia finanziaria che la Costituzione ci riconosce». Luisa Giantin
( da "Centro, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Province
Ripa, tre proposte
al governo Piccoli Comuni in «rosso» senza entrate Ici CHIETI. Parte dal Comune
di Ripa Teatina e approda all'associazione nazionale dei Comuni italiani
(Anci), che la inserirà nel pacchetto di proposte da presentare al governo in
materia di Finanziaria, una delibera il cui scopo è far
recuperare ai Comuni i fondi venuti meno con l'abolizione dell'Ici sulla prima
casa. Il provvedimento è stato illustrato nel corso di una conferenza nella
sede della Provincia, a Chieti, del sindaco di Ripa Teatina, Mauro Petrucci, e
dal vicepresidente nazionale dell'Anci, sindaco di Fossacesia, Enrico Di
Giuseppantonio. Tre le proposte di intervento contenute nella delibera:
la prima è la riduzione permanente, almeno della metà, dell'attuale aliquota
Iva al 20% sui lavori pubblici. La seconda, prevede che la quota dell'8 per
mille devoluta alla diretta gestione statale venga ripartita in favore dei
Comuni senza vincolo di destinazione poiché attualmente i contributi vengono
concessi principalmente per interventi straordinari di conservazione sui beni
sottoposti al vincolo del ministero dei Beni culturali. La terza proposta, che
lo stesso Petrucci ha definito provocatoria, prevede il trasferimento ai Comuni
della somma che lo Stato risparmierebbe se, in base alla norma sul
finanziamento pubblico dei partiti, in seguito alla fine anticipata della
legislatura iniziata a primavera 2006, i partiti politici che non hanno avuto
candidati eletti non continuassero a percepire i finanziamenti pubblici fino al
2011, data della naturale scadenza della quindicesima legislatura, che di fatto
però si è conclusa nel 2008. «Paghiamo il prezzo di una promessa elettorale
fatta dal governo in campagna elettorale» ha detto Petrucci «e non sappiamo
come e quando ci ridaranno queste somme. Nel frattempo, soprattutto i piccoli
Comuni sono più esposti dal punto di vista del sociale avendo però a
disposizione somme minori».
( da "Corriere Alto Adige" del 15-02-2009)
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Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-02-15 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ritorno del nazionalismo pantirolese:
martedì dibattito a Bressanone «Secessione? No, grazie» Il professor Pallaver:
«Teniamoci le garanzie costituzionali Nessuno Stato della Ue appoggerebbe
l'autodeterminazione» di GABRIELE DI LUCA BOLZANO — Martedì, all'Accademia
Cusano di Bressanone (ore 20.00) ci sarà una discussione pubblica sul tema
«Vision Freistaat» (Stato libero: una visione) con Martha Stocker (Svp), Pius
Leitner (Freiheitlichen), Eva Klotz (SÜd-Tiroler Freiheit) e Riccardo Dello
Sbarba (Verdi). Il politologo GÜnther Pallaver (Università di Innsbruck)
introdurrà e modererà l'incontro. Professore, da qualche tempo è tornato in
auge il tema dell'autodeterminazione. Secondo lei, quali sono i motivi di una
simile Selbstbestimmungsrenaissance? «Il tema dell'autodeterminazione si
ripresenta periodicamente, un po' a ondate. Prima del pacchetto e
dell'approvazione del secondo statuto era l'espressione di gruppi che non
accettavano l'autonomia come soluzione del problema sudtirolese. Inoltre, la
richiesta d'autodeterminazione si affaccia sempre in momenti di crisi
economica. A parte gli attentati di Ein Tirol (1978-88) e la breve riflessione
della Volkspartei durante il periodo della disgregazione yugoslava, in cui
affiorò l'ipotesi di una via slovena, le istanze autodeterministe si sono
smorzate anche in virtù della conclusione della controversia tra l'Italia e
l'Austria davanti all'Onu. Adesso, con la crisi economica e sociale rinascono.
Ma come avevano già notato 100 anni fa i teorici della socialdemocrazia
austriaca è la crisi che riesce a trasformare le questioni sociali in questioni
nazionali». L'autonomia è una soluzione di compromesso che però ha dato buona
prova di sé sia in termini di benessere garantito a tutti i gruppi linguistici
sia in rapporto al controllo delle pulsioni conflittuali sempre latenti. Chi
chiede l'autodeterminazione ritiene insufficienti questi risultati. Perché?
«Ovunque la nostra autonomia riscuote consensi. Riceviamo delegazioni
provenienti da tutto il mondo. Ciò significa che l'autonomia del Sudtirolo è
riuscita in un'impresa che all'inizio non era scontata. Potevamo finire come in
Irlanda del Nord o nei Paesi Baschi. Certo, l'autonomia non è perfetta, il
sistema tende a disattivare le occasioni di conflitto separando i gruppi
linguistici e non vengono perseguite in modo esplicito politiche
d'integrazione. Vorrei però richiamare l'attenzione sul processo della sua
costruzione: qui si è cercato sempre di coinvolgere tutti gli attori in gioco,
senza esclusioni. è prevalso il compromesso, il buon senso e così abbiamo
evitato esiti cruenti. Chi confronta la nostra con la situazione di altre minoranze
dovrebbe vedere i vantaggi dell'autonomia. Il futuro è nel miglioramento
dell'autonomia, non nell'autodeterminazione. » I fautori
dell'autodeterminazione ritengono che la provincia di Bolzano possa staccarsi
dall'Italia con un referendum. Si citano gli esempi di Montenegro, Kosovo o
Groenlandia. Ma che cosa dovrebbe accadere, concretamente, per attivare un
processo del genere anche qui? «Esiste, a livello popolare, l'idea errata che
l'autodeterminazione implichi la secessione. Nulla di più sbagliato. Il diritto
internazionale non prevede un diritto di secessione. Certo,
l'autodeterminazione non è vietata però osserviamo che la sua rivendicazione si
connette a violenza e guerre. Vogliamo questo? Studi documentano che se venisse
riconosciuto il diritto alla secessione avremmo circa tra 1.500 e 3.000 Stati.
Se già con 192 abbiamo una montagna di problemi, figurarsi con quel numero.
Sarebbe peggio di una bolgia dantesca. Cosa dovrebbe succedere per attivare un
processo del genere in Sudtirolo? Un conflitto armato, cioè una guerra.
Chiunque lo auspichi è una persona irresponsabile». Ritiene che gli
indipendentisti nostrani potrebbero contare ancora sulla solidarietà della
"madrepatria" e più in generale degli altri stati dell'Ue? «Da alcune
indagini risulta che una parte ancora consistente appoggerebbe la
riunificazione del Sudtirolo con il Tirolo del Nord. Ma i risultati oscillano a
seconda delle domande e dell'umore del momento. Possiamo essere certi che una
volta confrontati con la realtà, gli intervistati offrirebbero risposte
diverse. L'Austria fa parte dell'Ue e a nessuno di questi Stati passerebbe per
la mente di appoggiare una rivendicazione secessionista. Nessuno ha voglia di
mettere in moto una valanga. L'idea dell'autodeterminazione
è un'idea del 19esimo secolo, noi viviamo nel 21esimo e abbiamo alle spalle due
guerre mondiali nate dal nazionalismo. L'integrazione, l'abolizione delle
frontiere, queste sono le idee portanti della cultura europea vigente».
Se nascesse lo Stato indipendente del Sudtirolo oppure se la provincia di
Bolzano venisse annessa all'Austria quali sarebbero le conseguenze sul nostro
modello di convivenza? «Chi rivendica il diritto all'autodeterminazione
sottolinea che gli italiani sarebbero tutelati come lo sono i tedeschi in
Italia. Ciò significa che la situazione attuale non è così male. Ma se penso a
come l'Austria tutela le sue minoranze, allora il mio scetticismo si acuisce.
Basta dare uno sguardo alla Carinzia, dove vive la minoranza slovena. Confesso
che in uno Stato sovrano avrei paura del nazionalismo tedesco, dei suoi impulsi
vendicativi. Solo fino a pochi anni fa gli SchÜtzen dichiaravano che gli
italiani sono solo ospiti in questa terra, un'assurdità che contrasta i diritti
fondamentali dell'uomo, poiché ogni cittadino dell'Ue ha il diritto di
residenza in tutti i suoi Stati membri. Preferisco le certezze di oggi:
garanzie costituzionali e internazionali e una cultura politica europea di
democrazia e tolleranza. Alle promesse di un radioso futuro preferisco le
sicurezze del presente». Qualche anno fa si parlava molto di Euregio. è
possibile che, almeno in risposta alle tendenze più estremistiche, il progetto
di una regione alpina transfrontaliera e plurilingue possa riprendere vigore?
«Sin dagli anni '50 sono sorti numerosi progetti, in vari paesi europei,
orientati a una collaborazione transfrontaliera. Quando nacque, l'Euregio
tirolese fu un progetto calato dall'alto, con il Sudtirolo ed il Tirolo che
cercavano di far rientrare l'autodeterminazione dalla finestra, perché la porta
era sbarrata. Ma già pochi anni dopo hanno capito che il progetto, se voleva
avere qualche possibilità di riuscita, doveva essere allargato al Trentino,
cercando di sensibilizzare la popolazione di tutte e tre le regioni in gioco.
Mi meraviglio che la classe politica dominante non abbia approfondito il
discorso dell'Euregio davanti alle rivendicazioni degli autodeterministi. Fatto
sta che la Svp, al momento, è occupata con se stessa e non ha né energie né
idee chiare per il futuro». Pragmatico Il politologo GÜnther Pallaver
dell'Università di Innsbruck
( da "Alto Adige" del 16-02-2009)
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di Massimiliano Bona
«Svp anacronistica, lontana dalla realtà» Frattini: «Su autonomia, monumento e
diritto di voto tesi insostenibili» Il capo della Farnesina non lesina
critiche: «A ridestare la Stella Alpina dal torpore sarà l'onda lunga della
crisi economica» BOLZANO. Non è un attacco frontale, ma una sveglia. Il
ministro degli Esteri Franco Frattini, pur difendendo l'autonomia altoatesina,
ha confermato ieri che il vento a Roma è cambiato. «La Svp
su temi quali l'abolizione dei 4 anni per esercitare il diritto di voto,
l'autodeterminazione, i monumenti fascisti o i fondi da destinare a Bolzano ha
posizioni anacronistiche, lontane dalla realtà delle cose. A ridestare dal
torpore la Stella Alpina sarà la crisi, che colpirà anche l'Alto Adige.
L'Italia è la sesta potenza mondiale, ma ha il terzo debito pubblico. Non siamo
più in grado di elargire risorse senza sapere come vengono impiegate». Il
deputato del Pdl Giorgio Holzmann ha presentato un disegno di legge per
l'abolizione dei 4 anni di residenza per poter esercitare il diritto di voto in
Alto Adige. E ha trovato il consenso del Pd. Auspica un'intesa bipartisan per
"piegare" l'Svp? «è una delle discriminazioni più gravi in Alto Adige
e va rimossa. L'intesa con il Pd deve portare ad un risultato: ne va della
nostra credibilità». Già, ma l'onorevole della Stella Alpina Siegfried Brugger
ha fatto intendere di essere pronto a chiedere l'intervento di Vienna. Si
profila un braccio di ferro? «Anche Brugger sa bene che viviamo in Europa.
Siamo pronti a ratificare il Trattato di Lisbona ed abbiamo completato
l'estensione del patto di Schengen. La Svp, forse, è rimasta al congresso di
Vienna e ha posizioni anacronistiche, lontane dalla realtà delle cose. è
ridicolo doverne ancora discutere: in ambito comunitario dovrebbero spiegare le
loro tesi in tedesco, perchè in inglese rischierebbero di non essere nemmeno
compresi». Le limitazioni al diritto di voto attivo colpiscono soprattutto
militari e forze dell'ordine. Come spiega l'intransigenza a riguardo della
Sammelpartei? «è incomprensibile, a meno che l'obiettivo non sia quello di
gestire anche polizia e carabinieri. Idea, peraltro, irrealizzabile e fuori da
ogni logica». Il ministro Calderoli venerdì è stato chiaro: sì all'autonomia e
no ai privilegi. è questa la linea del Governo? «Sicuramente. L'autonomia va
garantita, prova ne sia che, pur in un periodo di crisi, abbiamo sbloccato i
fondi per l'ippodromo di Maia, così come abbiamo consentito alle due province di divenire parte attiva nella costruzione del Bbt
grazie ai fondi accantonati dall'A22. Premesso questo è bene ricordare che
l'Italia, pur essendo la sesta o settima potenza mondiale, ha il terzo debito
pubblico. Il nostro Paese, pertanto, non è più nelle condizioni di elargire
risorse senza sapere come vengono impiegate». E questo cosa significa?
«Garantiremo le risorse per far funzionare l'autonomia, ma non ci saranno più
privilegi. L'Alto Adige dovrà motivare certi trattamenti ad hoc, altrimenti
rischia di perderli». Monumento alla Vittoria: nel mondo tedesco c'è chi lo
vuole spostare altrove o musealizzare. In aprile, a Brunico, ci sarà l'ennesima
sfilata degli SchÜtzen 'contro i relitti fascisti'. Qual è la strada per non
doverne più parlare? «Ho letto proprio sull'Alto Adige le parole intelligenti
di Michael Seeber, presidente del gruppo Leitner: spieghiamo bene alle nuove
generazioni di cosa si tratta e non discutiamone più. Si tratta di simboli del
passato e basta: niente celebrazioni ma accantoniamo per sempre anche l'idea di
mettere al Monumento le rotelle per spostarlo altrove». La destra tedesca e
parte dell'Svp ciclicamente ripropongono il tema dell'autodeterminazione. Sono
richieste fuori dal tempo? «Sono esternazioni che fanno sorridere. Queste
persone, evidentemente, non conoscono i drammi veri come quelli dell'Ossezia,
dell'Abkhazia o dell'ex Jugoslavia». Secondo l'Svp il vento è cambiato e Roma è
sempre più ostile. è così? «A ridestare dal torpore la Stella Alpina sarà la
crisi, che colpirà anche l'Alto Adige. Con tutto il rispetto: è fallita la
Lehmann Brothers, non può reggere in eterno il sistema protezionistico
altoatesino».
( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del
17-02-2009)
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Martedì 17 Febbraio
2009 Chiudi Una guerra sotterranea tra il presidente della provincia Nicola
Zingaretti e il presidente dell'Autorità portuale Fabio Ciani? Niente di tutto
questo. Ad affermarlo è il capo di palazzo valentini che ieri ha diffuso una
nota nella qquale precisa il contenuto di alcune sue dichiarazioni. Tipo
l'«Autorità portuale è un ente troppo dispendioso, ce ne vorrebbe uno più
snello e meno costoso». Zingaretti smentisce anche di aver parlato, riferendosi
ai porti, all'ente civitavecchiese ed afferma di aver trattao la questione in
generale senza nessuna collocazione specifica. «Smentisco nella maniera più
categorica i virgolettati contenuti nell'articolo - afferma il presidente della
giunta provinciale - . Si tratta di affermazioni che non ho mai fatto né in
pubblico, né tanto meno in privato. Solo in un'occasione, ormai due settimane
fa, ho segnalato, nell'ambito di una seduta pubblica del consiglio provinciale
nella quale si discuteva il futuro del nostro ente, come, piuttosto
che insistere in un dibattito sterile sull'abolizione delle Province, sarebbe
più opportuno, e più utile ad un reale contenimento dei costi della politica,
riordinare le competenze dei vari enti di nomina pubblica presenti sul
territorio, tra cui anche le Autorità». «Tutto qui - conclude Zingaretti -.
Senza che ci sia nulla di più da inventare. Nulla che riguardi le vicende
locali di Civitavecchia. E nulla che abbia a che fare con una rottura dei
rapporti con l'Autorità portuale. Ribadisco, anzi, nei confronti del presidente
Fabio Ciani, la massima stima e la massima amicizia».
( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)" del
18-02-2009)
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FORLI' PROVINCIA
pag. 8 Comunità montane, si parte PREDAPPIO LA MONTAGNA o, meglio, le comunità
montane hanno partorito il topolino? La prima impressione per un cittadino
normale è questa. Infatti dopo un lungo dibattito, balzato più volte agli onori della cronaca, della auspicata semplificazione
amministrativa con relativa sparizione di enti e agenzie considerate non
essenziali, è rimasto ben poco. E come insegna il recente dibattito sulla nuova
carta delle autonomie riguardo all'abolizione delle province, un forte
partito trasversale agli schieramenti sta recuperando terreno per mantenere in
vita tutto o quasi. A onor del vero la Regione ha portato un po'
d'ordine con la riduzione delle comunità montane, degli Ato, dei consorzi di
bonifica e con la diminuizione delle poltrone nei consigli di amministrazione
degli enti, uno sforzo significativo ma altro resta da fare. Nello specifico del
territorio provinciale, con la legge regionale 10 passiamo da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-18 - pag: 10 autore: La ripresa?
Partire dalle città di Carlo Carboni P roprio in questi anni, tra il 2007 e il
2010, la popolazione urbana supererà nel mondo quella rurale. Mentre nel 1900
solo 150 milioni di persone vivevano nelle grandi città, nel 2050, la
popolazione urbana rappresenterà i due terzi di quella mondiale. Oggi un quinto
del Pil mondiale è generato dalle dieci metropoli economicamente più rilevanti.
Milano e Roma producono circa il 13% del Pil nazionale e gli undici sistemi
locali del lavoro più popolosi un terzo del Pil italiano ( Anci 2008). Nelle
principali città del mondo sono fortemente cresciuti nuovi ceti professionali a
vocazione creativa e innovativa. Con la globalizzazione, anche la competizione
tra città si è ampliata per attrarre centri direzionali transnazionali e,
soprattutto, capitali umani e finanziari. Tutto ciò ha reso le principali città
mondiali veri e propri nodi visibili delle reti che ormai avvolgono il mondo.
Tuttavia, le principali città italiane, sul piano della trasformazione
imprenditiva e delle comunità professionali, hanno faticato a tal punto che il
loro andamento non brillante a partire dal 2002- 2003 spiega gran parte del
declino relativo del Paese, cioè della "perdita di terreno" rispetto
ai principali partner europei. Il Pil londinese dal 2001 al 2007 si è
sviluppato con un tasso quasi quadruplo di quello di Milano, che pure è decima
al mondo in quanto incidenza percentuale di professioni creative sulla sua
popolazione totale ( circa 1 su 4). Dunque le città, che dovrebbero essere il
"tigre nel motore" del Paese, hanno in parte deluso. Roma si è
sviluppata a tassi significativi fino al 2002, poi si è allineata alla crescita
mediocre del Paese. Il capitalismo relazionale, di cui si parla come una delle
cause dellacrisi finanziaria attuale, è in effetti delizia e croce del profilo
imprenditivo-professionale delle nostre città: ne è delizia poiché è normale
che un lavoro sempre più terziarizzato e mentale si concretizzi in maggiore
relazionalità e comunicazione; ma ne è la croce perché il capitalismo
relazionale tende a degenerare nel crony capitalism e nel rischio
dell'arbitrarietàe delle baronie, pubbliche e private. I "pochissimi"
al vertice hanno prevalso sui migliori, imponendo comportamenti routinari e
rendite di posizione clientelari nelle nostre principali città e i processi di
liberalizzazione delle professioni e dei servizi sono stati apertamente
osteggiati a danno di comportamenti virtuosi. Non solo non va la "città
imprenditiva", spesso soffocata dal mercato politico e dal capitalismo
relazionale dei nepotismi e dei comportamenti autoreferenziali e cetuali. Ma,
nelle nostre grandi città, declina anche la qualità della vita (si veda Il Sole
24 ore del 29 dicembre scorso). Disagio sociale e disoccupazione, servizi e
ambiente, sicurezza e degrado sono alcuni dei temi che affliggono la solitudine
consumista dei cittadini, ora frustrata dalla grave crisi finanziaria. A
Palermo, Napoli e Bari la disoccupazione è doppia di quella media nazionale e
intanto i fallimenti di piccole società incalzano spinti dalla crisi. A Milano,
Torino e Firenze, per ogni dieci residenti c'è poco più di uno straniero (Istat
2008). Per metà dei giorni dell'anno a Torino vengono superati i limiti
previsti per il Pm 10 (Istat 2007). Tra il 1996 e il 2006, nonostante il calo
riscontrato per furti e scippi in tutte le nostre principali città, a Torino i
borseggi sono aumentati del 220%, a Napoli le rapine del 123% e a Bologna gli
omicidi volontari del 120% (a Bari del 106%). Forse, per ripensare il nostro
percorso nazionale, mentre navighiamo a vista in una crisi finanziaria ormai
trasformata in aperta recessione, dovremmo prendere più sul serio che il 55%
della popolazione del nostro Paese vive in aree urbane ( una delle percentuali
più alte al mondo). Le nostre grandi città disperse - cresciute in coalescenza
con comuni contigui - dovrebbero costituire piattaforme per impostare una
"riscossa", far emergere nuovi talenti e forze in grado di vincere il
conformismo che ci preclude una cultura d'innovazione, di cui ha scritto
Innocenzo Cipolletta sul Sole di ieri. Non è sufficiente che la riforma
federalista preveda la creazione delle aree metropolitane e che quindi
"domani si vedrà". Ci vuole molto di più per rilanciare il nostro
tessuto urbano. La porta girevole per capire come innovare è l'emergere delle
città disperse (o diffuse) che ha cambiato il nostro paesaggio economico e
territoriale: richiede servizi e infrastrutture, ma soprattutto una coalescenza
istituzionale che sostituisca le tradizionali entità amministrative
provinciali. Del resto, l'abolizione delle Province
consentirebbe utili risparmi da impiegare per "aprire" un'agenda
governativa di urban policies con nuovi strumenti concettuali e operativi.
COMPETITIVITà Il Pil di Londra dal 2001 al 2007 è cresciuto a un tasso quasi
quadruplo di quello di Milano - Pagella negativa anche per Roma
( da "Giorno, Il (Milano)" del 18-02-2009)
Argomenti: Province
I COMMENTI pag. 12
PARAFRASANDO il grande Nino Manfredi, mi chiedo: «Fosse che fosse la volta
&... PARAFRASANDO il grande Nino Manfredi, mi chiedo: «Fosse che fosse la
volta 'bbona?». E' una vita, ormai, che parliamo di
abolizione delle Province. Gli stessi Padri costituenti cominciarono a
discutere sull'opportunità di mantenerle o no; poi, alla fine degli anni
Sessanta, Ugo La Malfa , e con lui le menti più illuminate dell'area liberale,
condussero una battaglia inutile. Ci ritentò, negli anni Novanta, la
Bicamerale guidata da D'Alema con esito altrettanto negativo. Oggi l'argomento
torna sul tappeto e, considerando i precedenti, con scarse possibilità di
successo, ne sono convinto, tante sono le pressioni e tanti gli interessi
coinvolti. Eppure ci proviamo: domani verrà presentata alla Camera una proposta
di legge costituzionale in 10 articoli, firmata da 50 deputati (primi firmatari
Santo Versace e il sottoscritto). Cosa ha di diverso, questa proposta, rispetto
alle precedenti? Intanto, stavolta sono molti i Don Chisciotte pronti a
combattere contro i mulini a vento degli sprechi e della burocrazia. E sono
anche trasversali, nel senso che c'è stata l'adesione all'iniziativa di quasi
tutti i partiti (domani, alla conferenza stampa di presentazione, ci saranno
Casini e il pd Calearo). Manca all'appello solo la Lega, ma mi auguro che ci
sarà presto un ripensamento di Bossi perché l'abolizione delle Province,
checché ne dicano i soliti lobbisti, si sposa perfettamente con il federalismo
fiscale prossimo venturo. In questi giorni, ci sono state in Italia vere e
proprio crociate al grido di: «Giù le mani dalle Province!». Ma alzi la mano
chi può sostenere ancora che non siano un costo inutile per le casse pubbliche
(circa 16 miliardi di euro all'anno, l'1 per cento del prodotto interno lordo).
Ma non è solo un problema di sprechi. Si tratterebbe, infatti, di semplificare
il quadro amministrativo, evitando inutili doppioni: le competenze più
propriamente politiche delle Province potrebbero, a questo punto, essere
trasferite alle Regioni, mentre le altre funzioni (in verità, poche) dovrebbero
passare ai Comuni che assorbirebbero anche buona parte del personale. Più
semplice di così... Non vorrei, però, che tutto si risolvesse in una bolla di
sapone e, anzi, in un altro boomerang. Due soli dati che confermano i mei
sospetti: tra il 1992 e il 2005, sono state create 12 nuove Province e, nelle
ultime due legislature,in piena battaglia anti-Province in corso, è stata
proposta l'istituzione di altre quindici. Provare per credere. * deputato del
Pdl
( da "Denaro, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Campania regione
Riforme in aula tra le polemiche Venerdì legge elettorale e Statuto all'esame
del Consiglio. Spaccature sul listino Antonio Bassolino li ha definiti la
"vera priorità dell'attuale legislatura". Statuto e legge elettorale,
missione incompiuta della precedente Assemblea regionale, si avviano a tagliare
un primo traguardo. Venerdì prossimo entrambi i testi approderanno in Consiglio
(la Carta costituzionale per la seconda lettura), ma già si annunciano
barricate in aula. Specie contro la riforma delle regole
per scegliere i componenti del parlamentino campano, con l'abolizione del
listino e il premio di maggioranza che vede contrari Forza Italia, Nuovo Psi,
una parte del gruppo Pd e, trasversalmente, le esponenti femminili dei partiti,
insoddisfatte delle norme previste a garanzia delle pari opportunità (almeno il
50 per cento delle presenze in lista riservate alle donne). Abrogazione
del listino; garanzia di rappresentanza di tutte le province;
la presenza obbligatoria di almeno un terzo dei candidati di ogni genere
(percentuale che sarà aumentata al 50 per cento grazie a un emendamento
annunciato dal capogruppo Pd Pietro Ciarlo); il premio di maggioranza spalmato
sulle liste con non oltre il 65 per cento da parte della coalizione vincente.
Sono le principali novità contenute nei sei articoli della nuova legge che ha
avuto una gestione travagliata in commissione statuto. Pari opportunità E'
l'articolo 5 la norma più contestata. Tramontata l'ipotesi di garantire una
quota di elette tra gli scranni del Consiglio (lo stesso presidente Sandra
Lonardo aveva proposto una riserva di 20 posti sicuri), alle donne viene
garantita solo parità di presenze nelle liste elettorali. In particolare, in
ogni lista, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura
superiore ai due terzi dei candidati. E qualora la composizione non rispetti
questo rapporto percentuale, l'Ufficio centrale circoscrizionale inviterà i
presentatori della lista ad integrarla in modo da rientrare nei limiti entro
tre giorni dalla comunicazione ai presentatori. Decorso tale termine la lista
sarà dichiarata inammissibile. Premio di maggioranza Va via il listino del
presidente: l'assegnazione dei seggi avviene unicamente sulla base del premio
di maggioranza. In particolare, la coalizione di liste o il gruppo di liste non
unite in coalizione collegate al candidato governatore che vince le elezioni
otterrà almeno il 60 per cento dei seggi del Consiglio se il nuovo presidente
della Giunta ha conseguito più del 45 per cento dei voti validi. Se la
percentuale di voti è, invece, inferiore al 45 per cento, le liste collegate
otterranno solo il 55 per cento dei seggi. Alla coalizione vincente non potrà
comunque essere attribuita una quota superiore al 65 per cento dei seggi. A
differenza di quanto accaduto in passato, con la nuova legge sarà garantita la
presenza di almeno un consigliere regionale per ogni circoscrizione. Autonomie
locali e Crel Ancora più consistenti le novità, rispetto alla carta
costituzionale approvata nel 1971, contenute nel nuovo Statuto della Regione
Campania, approvato in prima lettura nel giugno del 2008. Sventato il tentativo
di portare il numero di consiglieri a 80 (resteranno 60, compreso il presidente
della Giunta), la legge prevede l'istituzione di nuovi organismi di garanzia. A
partire dal Consiglio delle autonomie locali, struttura regionale di
partecipazione e consultazione dei Comuni, delle Province, delle Città
metropolitane e delle Comunità montane . Il Consiglio sarà composto da quaranta
membri, compresi i presidenti delle province e i
sindaci delle città capoluogo che ne fanno parte di diritto, garantendo che
siano rappresentati proporzionalmente anche i piccoli comuni, nel rispetto di
una presenza equilibrata di donne ed uomini. Altra novità è la nascita del
Crel, il Consiglio regionale dell'economia e del lavoro: organismo composto da
rappresentanti del sistema camerale regionale e da esperti e rappresentanti
delle forze sindacali e imprenditoriali che potrà esercitare iniziativa
legislativa e regolamentare in materia economica e sociale. Il ruolo
dell'opposizione La nuova carta costituzionale ha previsto anche una serie di
norme a tutela dell'opposizione a cui viene garantito, con il voto favorevole
di almeno un terzo dei componenti, del Consiglio regionale, l'istituzione di
commissioni d'inchiesta con durata massima di sei mesi. All'opposizione viene
anche riconosciuta una riserva di tempi per l'esercizio del sindacato ispettivo
e una riserva di argomenti e proposte di legge da porre all'ordine del giorno
del Consiglio. E' prevista, infine, per regolamento la figura del relatore di
minoranza. No al trasformismo Per evitare la frammentazione dei gruppi che ha
caratterizzato tutte le consiliature, specie negli ultimi anni, il nuovo
Statuto ha previsto un limite di almeno 5 consiglieri per ciascun gruppo. Con
un'eccezione: potranno essere costituiti anche gruppi con soli due consiglieri,
purché siano stati eletti nella stessa lista elettorale e abbiano
rappresentanza nel parlamento nazionale o in quello europeo. E' stato previsto
anche un valido deterrente al trasformismo: il consigliere regionale che nel
corso del mandato cambierà gruppo di appartenenza non porterà al nuovo gruppo i
benefici economici e di status connessi alla carica. Consulta campana Infine
una novità su cui si è arenato a lungo il Consiglio nel corso della prima
lettura: la Regione potrà istituire con propria legge la Consulta di garanzia
statutaria. Corte costituzionale made in Campania, il nuovo organismo potrà
esprimere pareri sulla legittimità delle leggi, regolamenti regionali, atti
preparatori con cui la Regione partecipa alle decisioni dirette alla formazione
degli atti normativi comunitari, schemi di accordo con Stati esteri e schemi di
intese con enti territoriali interni a un altro Stato. La Consulta, composta
fino a cinque membri eletti dal Consiglio (scelti tra i professori universitari
in materie giuridiche, magistrati anche a riposo delle giurisdizioni, avvocati dopo
venti anni di esercizio) potrà decidere anche sull'ammissibilità dei referendum
regionali. In breve La Carta costituzionale in pillole Istituzione del
Consiglio delle autonomie locali, organismo regionale di partecipazione e
consultazione dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle
Comunità montane. Nascita del Crel (Consiglio regionale dell'economia e del
lavoro) organismo con iniziativa legislativa e regolamentare in materia
economica e sociale. Resta a quota sessanta, compreso il presidente della
Giunta, il numero dei consiglieri regionali Previsione dello statuto
dell'opposizione, con una serie di garanzie a tutela della minoranza E' fissato
un limite di almeno 5 consiglieri per ciascun gruppo. Chi, nel corso del
mandato, cambierà gruppo di appartenenza non porterà al nuovo gruppo i benefici
economici e di status connessi alla carica Sono previste Commissioni permanenti
in sede redigente (esaminano le leggi che dovranno essere approvate dal
Consiglio) e in sede deliberante (l'esame e l'approvazione dei provvedimenti
legislativi sono deferiti integralmente alle commissioni). Sfiducia, non
gradimento, censura: il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei
confronti del presidente della Giunta o di un singolo assessore. L'approvazione
della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta comporta
l'obbligo di dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.
Istituzione della Consulta di garanzia statutaria con legge regionale:
l'organismo sarà chiamato a esprimere pareri sulla legittimità delle leggi e
dei regolamenti regionali e a decidere sull'ammissibilità dei referendum
regionali. Pari opportunità solo in lista Pari opportunità alle donne viene
garantita solo parità di presenze nelle liste elettorali. In particolare, in
ogni lista, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura
superiore ai due terzi dei candidati, pena l'inammissibilità della lista Va via
il listino del presidente: l'assegnazione dei seggi avviene unicamente sulla
base del premio di maggioranza. Alla coalizione vincente non potrà comunque
essere attribuita una quota superiore al 65 per cento dei seggi Rappresentanza
a tutte le circoscrizioni: a differenza di quanto accaduto in passato, con la
nuova legge sarà garantita la presenza di almeno un consigliere regionale per
ogni circoscrizione del 18-02-2009 num.
( da "Sestopotere.com" del 18-02-2009)
Argomenti: Province
Enti locali.
Anticipata l'erogazione della prima rata dei trasferimenti erariali 2009
(18/2/2009 17:00) | (Sesto Potere) - Roma - 18 febbraio 2009 - «Abbiamo voluto
venire incontro alle esigenze degli Enti locali anticipando l?erogazione della
prima rata dei trasferimenti erariali spettanti per l?anno 2009, certi di
contribuire agli equilibri monetari degli Enti». Così il sottosegretario del
ministero dell?Interno Michelino Davico informa che – in anticipo sul termine
previsto del 28 febbraio 2009 – gli uffici del ministero dell?Interno,
Dipartimento affari interni e territoriali, Direzione centrale della finanza
locale hanno completato le procedure di erogazione alle Province e ai Comuni
della prima rata dei trasferimenti erariali 2009, per un importo complessivo di
3.163 milioni di euro. In particolare, sono stati attribuiti agli Enti locali
1.978 milioni a titolo di fondo ordinario, 731 milioni a titolo di fondo
consolidato, 293 milioni a titolo di fondo perequativo e 161 milioni per il
federalismo amministrativo. Tale attribuzione - che tiene fede agli impegni
presi dal Governo - fa seguito a quello già avvenuto nel mese di dicembre 2008
con cui si era provveduto all'erogazione ai Comuni della seconda tranche di
trasferimenti erariali compensativi dei minori introiti derivante
dall?abolizione dell?ICI sugli immobili destinati a prima casa di abitazione, e
con il contestuale saldo dei trasferimenti ordinari dovuti per l?anno 2008.
NOTA METODOLOGICA ESPLICATIVA E? possibile visualizzare sul sito della
Direzione centrale della finanza locale gli importi delle spettanze 2009 con
relativa nota metodologica esplicativa aggiornata al 6 febbraio 2009. Le
informazioni contenute nella nota hanno lo scopo di chiarire la metodologia
utilizzata per la determinazione dei trasferimenti erariali e di altre
assegnazioni spettanti agli Enti locali che saranno erogati durante l?esercizio
stesso, secondo le modalità di cui al D.M. 21 febbraio 2002, anche al fine di facilitare
la predisposizione del bilancio di previsione. Si invita, pertanto, a
consultare periodicamente queste pagine internet sulle quali verranno divulgati
successivi aggiornamenti delle spettanze. Eventuali chiarimenti potranno essere
chiesti via mail a: finloc@interno.it, oppure telefonando ai numeri 06 465
48199 – 06 465 48198
( da "Riformista, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Province
di Gianmaria Pica
L'iniziativa lanciata dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, secondo
cui per fronteggiare la crisi e per una ripresa dell'economia italiana c'è
bisogno di riunire gli Stati generali - cioè tutti i protagonisti della vita
politica, economica e sindacale - sta trovando consensi Iniziative. Per una
rapida ripresa dell'economia italiana, il presidente della Fiat ha chiesto
«iniziative forti» a tutti i protagonisti della vita politica, economica e
sindacale. Nicola Rossi è d'accordo. di Gianmaria Pica L'iniziativa lanciata
dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, secondo cui per fronteggiare la
crisi e per una ripresa dell'economia italiana c'è bisogno di riunire gli Stati
generali - cioè tutti i protagonisti della vita politica, economica e sindacale
- sta trovando consensi. Stefano Fassina, consigliere economico del governo
ombra del Pd, considera «utile» la proposta di Montezemolo: «Ci sarebbe bisogno
- dice - di cooperazione tra forze sociali per un minimo comune denominatore di
politiche economiche. Ma il governo è molto carente da questo punto di vista.
Come Pd abbiano presentato a tutte le parti sociali un piano anticrisi
sistematico e completo». Il problema politico, spiega Fassina, è trovare
consenso intorno a una piattaforma comune: «Pierluigi Bersani a dicembre portò
le proposte del Pd a Giulio Tremonti auspicando una collaborazione per
affrontare temi essenziali come gli ammortizzatori sociali. Noi del Pd abbiamo
le idee giuste e sappiamo trovare il modo per finanziarle». Anche l'economista
e senatore Pd, Nicola Rossi, concorda con l'iniziativa del presidente della
Fiat: «Con Stati generali - dice Rossi - Montezemolo ha voluto dire che, in
questo momento, c'è la necessità di trovare in Italia obiettivi condivisi».
Ora, tutti - spiega Rossi - si devono rendere conto della profonda difficoltà,
perché la crisi può essere superata anche realizzando tutte le proposte di
riforma strutturale che sono rimaste in sospeso da 15 anni (come dice anche
LCdM): «Tutti sappiamo cosa c'è da fare, non sono novità. Lo diciamo e
scriviamo da anni. Non credo che ci sia bisogno di grandi studi e ricerche. Il
problema è che manca, a destra e a sinistra, la volontà di metterle in pratica
queste cose». Per Rossi, il fatto che la maggioranza stia cercando una riforma
condivisa per rilanciare l'economica italiana, «è una storia che attiene a un
ordine di problemi di carattere internazionale. Ora dobbiamo pensare alle
questioni domestiche. E su queste la maggioranza non ha molta voglia di fare. A cominciare da riflessioni più banali, come l'abolizione delle
Province. Demagogia? In un momento in cui c'è gente che rimane disoccupata e
non ha nemmeno un ammortizzatore sociale, non è demagogia chiedere alla
pubblica amministrazione di tagliare le spese inutili per concentrare il denaro
laddove serve». Sulla richiesta di Montezemolo di creare un piano «di
riforme strutturali» a cominciare dal sistema previdenziale, Rossi spiega che
«quello che è stato fatto sulle pensioni dalla sinistra un anno fa è stato un grandissimo
errore. Con la crisi milioni di persone rischiano di rimanere a casa senza
lavoro. C'è assolutamente bisogno di una riforma civile e moderna degli
ammortizzatori sociali, cioè che copra tutti i rischi di disoccupazione». Anche
nel sindacato c'è interesse sull'idea degli Stati generali. Il segretario
generale della Uil, Luigi Angeletti, commentando la proposta, ha affermato che
possono funzionare se non si perde tempo: «Ci vuole un tavolo per decidere e
non per discutere. È necessario fare un'intesa tra governo, imprese e sindacali
per una moratoria sui licenziamenti per tutto l'anno in corso, assicurando
cassa integrazione o forme analoghe». 19/02/2009
( da "Merateonline.it" del 20-02-2009)
Argomenti: Province
Cronaca >>
Cronache nazionali 20 / 2 / 2009 Abolire le province:
anche Vignali aderisce Anche il parlamentare lecchese del Pdl Raffaello Vignali
ha aderito al “partito” trasversale a favore dell?abolizione delle province, partito che ha debuttato oggi a Montecitorio nella
Sala del Mappamondo dove Santo Versace (Pdl) ha chiamato a raccolta i colleghi
di tutti gli schieramenti per “formare” il partito di coloro che vogliono
l`abolizione delle province contro il “partito di
quelli che le vogliono mantenere”. Oltre a Vignali hanno aderito, tra gli
altri, Michele Scandroglio e Giancarlo Mazzucca (Pdl) ma anche Massimo Calearo
(Pd) e Pier Ferdinando Casini (Udc). Insieme, hanno presentato la Proposta di
legge costituzionale per l`abolizione delle province.
Tra le proposte “un referendum popolare con il quale la gente possa scegliere
se tenersi o meno la provincia e farsi carico dei relativi costi”. Raffaello
Vignali ha criticato in particolare “il fattore di blocco dello sviluppo che
tutta questa burocrazia ha per le imprese. Abbiamo troppi livelli di Governo,
troppi enti con le stesse competenze. I cittadini vogliono uno Stato snello e
tonico, non uno Stato pancione e lento. Le province ci
costano 16 miliardi all`anno. Se non tagliamo i costi di uno Stato che si
mangia più della metà del Pil non riusciremo mai ad abbassare le tasse, per
lasciare le risorse alle famiglie e alle imprese”. Articoli Correlati:
(c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco
Scritto il 20/2/2009 alle 17.20
( da "Trentino" del 21-02-2009)
Argomenti: Province
Un tesino punta al
municipio La Lega Nord corre da sola: il candidato è Enzo Boso BORGO. Quando il
Trentino (era i l 6 gennaio) uscì con la notizia di Enzo Erminio Boso candidato
sindaco a Borgo, i più pensarono si trattasse di una provocazione, l'ennesinma,
dell'europarlamentare tesino. Alcuni ipotizzarono anche che la Lega Nord a
Borgo non sarebbe riuscita a fare una lista. Invece la lista c'è, e anche Boso,
che però negli ultimi giorni non si è visto ai confronti fra candidati, in quanto
a letto, colpito dal mal di schiena. Boso nel suo programma punta su
inquinamento, ospedale, viabilità e centro storico. Il "cavallo di
battaglia" è sicuramente l'Acciaieria, o meglio "il mostro" o
"la fonderia" come la definisce lo stesso Boso, al primo posto nei
suoi impegni. «Bisogna chiuderla, ricollocare il personale ed abbatterla», ha
ripetuto più volte negli incontri pubblici. Per "Obelix" il personale
va assunto dalla Provincia attraverso progetti specifici mentre alla domanda di
un giovane, «Quali i passi concreti per abbattere l'azienda?», rispose: «La
Forestale di Enego metterà i sigilli. Poi chiamiamo gli artificieri, quattro
spolette e quello che rimane lo rimandiamo a Brescia». Altro punto fermo la
realizzazione della Valdastico. Due interventi racchiusi nello slogan
"Perché Borgo respiri aria pulita". Altro motto "Sanità più
sicura", che passa per il potenziamento dell'ospedale e la riapertura del
punto nascite, ma anche per una chirurgia d'eccellenza, diagnostica e servizi
d'avanguardia. Si parla anche di "commercio più solido", con misure a
sostegno delle attività del centro storico: abolizione dei ticket in prossimità
dei negozi, togliere gli "assurdi" divieti di traffico, dalle Ztl ai
sensi unici, e revisione della viabilità interna, affinchè la gente si fermi e
faccia acquisti. «Non possiamo risolvere la crisi mondiale, ma permettere alla
gente di andare a far la spesa in centro si», spiegano. E
poi la revisione del Prg con l'abolizione della perequazione, che passa sotto
lo slogan "Una casa per tutti senza furto ai privati" ed il
ripristino della fontana di Egidio Casagrande "esempio della laboriosità
dei nostri artigiani", all'interno della rotatoria ovest. (m.c.)
( da "Corriere del Veneto" del 21-02-2009)
Argomenti: Province
Corriere del Veneto
- VENEZIA - sezione: VENEZIA - data: 2009-02-21 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il Governo: Città metropolitana con 22 Comuni Il parere della
Regione non è vincolante. Per eleggere il supersindaco voto disgiunto vietato
La richiesta dovrà essere fatta da Venezia e dalla Provincia. Referendum senza
quorum per approvarla VENEZIA — Non solo Venezia. Ma anche (almeno) il 50 per
cento dei Comuni del territorio. E naturalmente con l'abolizione
della Provincia. Il disegno di legge sull'istituzione di nove Città
metropolitane è approdato ieri in consiglio dei ministri dopo l'approvazione a
gennaio da parte del Senato del testo sul federalismo. Un altro passo in
avanti, nonostante Massimo Cacciari sia convinto che «la città metropolitana
non si farà mai». Adesso il pacchetto andrà al vaglio della Conferenza
unificata per arrivare ad una stesura concordata del documento che
rivoluzionerà la geografia istituzionale di nove aree (Torino, Milano, Genova,
Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Venezia). «Mi pare troppo burocratico,
la cosa dovrebbe partire dal basso», dice secco il presidente della Provincia Davide
Zoggia. Il governo sembra avere già deciso e soprattutto avere le idee
piuttosto chiare su quello che bisogna a fare. Le nove Città metropolitane
dovranno comprendere non solo la città capoluogo, come era sembrato possibile
fare in un primo momento, ma anche almeno il 50 per cento dei Comuni
attualmente compresi nel territorio. Saranno abolite le Province e il parere
della Regione nons arà più vincolante: il provvedimento dovrà essere sottoposto
a referendum confermativo senza quorun nel caso di parere favorevole della
Regione, col 30 per cento di aventi diritto nel caso la Regione invece sia
contraria. Il sistma di elezione sarà quello attuale dei Comuni sopra i 15 mila
abitanti, ma con una novità: per il «supersindaco » sarà abolito il voto
disgiunto (la facoltà di votare per un sindaco e per una lista dello
schieramento avverso) grazie al quale proprio Massimo Cacciari è stato eletto a
Ca' Farsetti nel