HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


toARTICOLI DEL 1-31 gennaio 2009       #TOP



Report "Province"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Province (118)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Passi carrai ecco chi non paga Agevolazioni per il commercio ( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: nella maratona di approvazione della Finanziaria, l'abolizione della tassa regionale sui passi carrabili. Una manovra che, oltre a indurre un risparmio per il contribuente, introduce una regolamentazione su un tema piuttosto confuso. L'emendamento della giunta alla Finanziaria 2009 - che ha in parte accolto una proposta del centrosinistra - è stato votato quasi all'

pioli: consolidata l'economia del borgo ( da "Tirreno, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: spazi esterni e la realizzazione del museo della storia di Suvereto, e il progetto della raccolta differenziata porta a porta e di potenziamento delle isole ecologiche. «Alcuni interventi hanno subito qualche ritardo, dovuto alle nuove difficoltà economiche causate dalla totale abolizione dell'Ici sulla prima casa che ci hanno creato problemi di cassa - sostiene Giampaolo Pioli -

Riformare la giustizia ( da "Riformista, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: la riforma più urgente da fare è quella della giustizia. Il 19% invece vorrebbe che fosse ridotto il numero dei parlamentari. L'abolizione delle province, tema molto popolare, costituisce una priorità per il 15% dei votanti, mentre realizzare il federalismo e cambiare la legge elettorale è la scelta, per entrambe le proposte, del 14%.

Si tirano stoccafissima anche stivali ( da "Secolo XIX, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: I primi a lamentarsi dell'abolizione di questa attività sono state le stesse "vittime": Manuel Wackenheim - 116 centimetri - si è appellato all'Onu dicendo che in questo modo è rimasto sul lastrico e che essendo adulto può decidere di farsi lanciare quando gli pare.

L'appello: Galan, fermi la caccia ( da "Corriere delle Alpi" del 06-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il presidente della Lega per l'abolizione della caccia del Veneto Andrea Zanoni ha inviato al governatore Giancarlo Galan, una istanza urgente per chiedere l'immediata sospensione della caccia, «perchè le avverse condizioni meteorologiche e ambientali stanno decimando per fame e per gelo gli animali selvatici».

Lac: Il gelo decima gli animali Fermate la caccia ( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: La Lega che si batte per l'abolizione della caccia sottolinea di aver ricevuto segnalazioni che a Belluno i cervi e i caprioli vengono uccisi in condizioni di svantaggio perchè rimangono immobilizzati dalla neve. L'istanza al presidente della Regione ricorda le temperature registrate ieri nelle province venete, tutte sotto lo zero,

Più care le mense scolastiche e la retta della casa di riposo ( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: conto dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa intervenuta nel corso del 2008». Una condizione che, per le casse comunali, impone di «non poter più intervenire sull'imposta che rappresentava la fonte di finanziamento principale per i Comuni, obbligando soltanto a gestire il flusso di cassa del bilancio affidandoci al fatto che i trasferimenti dello Stato avvengano in modo costante»

renzi vuole chiudere firenze parcheggi ( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il programma del presidente uscente della Provincia per il momento non lo dice. Si precisa solo che la nuova società della mobilità, in una seconda fase, dovrebbe trovare la sua logica continuazione nella fusione con Ataf. E che farebbe comunque parte di una «holding Firenze», sotto il cui cappello riunire tutte le Spa partecipate oggi dal Comune.

30 gennaio: mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province ( da "Sestopotere.com" del 07-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province (7/1/2009 15:43) | (Sesto Potere) - Roma - 7 gennaio 2009 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto

Boom cassa integrazione Sacconi apre sui contratti ( da "Riformista, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: cui modifica appare necessaria al miglioramento della performance specialmente con l'abolizione di caselle giudicate superflue, obsolete o il cui ruolo appare sovrapposto. La riduzione di personale riguarda circa 400 persone, 158 a tempo indeterminato e 250 con contratti temporanei. Tutte le unità interessate dal taglio sono in Gran Bretagna, soprattutto nel Cheshire e a Londra.

cantagallo punta sull'economia verde ( da "Tirreno, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Gricigliana e Gavigno prenderanno il via nel corso della prossima primavera. Anche nel 2008 le casse comunali hanno dovuto fare i conti con l'emergenza frane, che ogni anno sottrae diversi fondi ai già esigui bilanci dell'ente. «Nonostante questo e le minori entrate dovute all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, abbiamo manetenuto un buon standard di servizi sociali per le famiglie.

Caccia Animalisti contro la Provincia ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Caccia Animalisti contro la Provincia di Redazione Quale sia la differenza per un animale ad essere cacciato sulla neve o in una giornata di sole è difficile da spiegare. Fatto sta che la Lega Abolizione della Caccia ha attaccato la Provincia di Genova e la Regione Liguria che non avrebbe bloccato la caccia al capriolo iniziata il primo di gennaio e attiva fino alla metà di marzo.

Neve, ma Milano non è Marsiglia (per fortuna) ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Uno spiraglio sull'abolizione del valore legale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ODG SULLA LAUREA Uno spiraglio sull'abolizione del valore legale Della fase due di riforma dell'università, più volte annunciata dal ministro Gelmini, dovrebbe fare parte anche l'abolizione del valore legale della laurea. Un'indicazione è arrivata ieri da Montecitorio, dove l'assemblea ha approvato un ordine del giorno, presentato dalla Lega nord,

La difficile strada delle riforme ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: altra strada ma apportando un correttivo: che al primo posto siano inserite le riforme capaci di migliorare la condizione economica dei cittadini. Tra le riforme prioritarie vi è anche l'abolizione delle province e delle aziende municipalizzate, dato che queste riforme comporteranno un risparmio notevole per le casse dello Stato.

Neve Azzurra 2009 Il sindaco dello scandalo ( da "Tempo, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ipotesi di abolizione delle province Cicchitto ha detto di essere favorevole pur sapendo che occorre una attenta riflessione in merito alle competenze che vanno ridislocate. Per la giornata odierna invece, il programma prevede, dopo la presentazione del libro «La famiglia Gramsci in Russia» l'intervento del ministro Maurizio Sacconi e dell'

Consiglio Verona contro l'abolizione delle Province ( da "Sestopotere.com" del 09-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è stato invitato a Roma a partecipare all'incontro indetto dal presidente dell'UPI (Unione Province Italiane) Fabio Melilli per decidere le azioni di contrasto alla campagna sull'abolizione delle Province. E? stato scritto un documento che sarà messa al voto dei consigli provinciali italiani nel prossimo 30 gennaio.

Neve, ma Milano non è Marsiglia nè Madrid (per fortuna) ( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Dopo l'abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali... ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 10-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: VETRINA PESARO pag. 1 Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali... Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la qualità dell?aria. E? stato il classico BOLLINO DI SAPONE.

"paradosso il pd che attacca se stesso" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è anche un elemento di battaglia politica nel partito», spiega la filosofia della proposta: «Non si possono aspettare i tempi del federalismo fiscale se no i Comuni arrivano stecchiti, perché dopo l´abolizione dell´Ici, e a differenza di quello che accade in tutti gli altri Paesi europei, non hanno uno straccio di tassa autonoma».

E' scattata l'abolizione del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non sono liberi per tutti ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 11-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non sono liberi per tutti CHI VINCE E CHI PERDE CON LA NORMA SCATTATA IL PRIMO GENNAIO LA LEGGE 133 del 2008 ha messo fine, a partire da quest?anno, alla lunga vicenda delle trattenute per i pensionati che continuano a lavorare.

la mostra dei lorena? un mezzo flop ( da "Tirreno, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ultimo discendente della dinastia, ed evento nell'evento, va segnalata l'esposizione della prima legge al mondo che sanciva l'abolizione della tortura e della pena di morte, firmata a Pisa dal Granduca Leopoldo nel 1786. «è stato - conclude l'assessore Landucci - un momento denso di significato, perché coincideva con la Festa della Toscana e il presidente del consiglio regionale,

Primo bilancio positivo per i saldi Gli sconti attirano la gente ( da "Tempo, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione». Mattia prosegue affermando che entrambe le posizioni sono legittime e lancia una proposta: «Manteniamo i saldi per le boutiques che vendono capi d'abbigliamento delle grandi firme, e aboliamoli per i negozi di città, a cui andrebbe data la possibilità di effettuare vendite promozionale nelle modalità e nei tempi desiderati,

Manifestano le amministrazioni provinciali italiane: <Vogliamo vivere> ( da "Secolo XIX, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: combattere contro la loro abolizione, di cui la politica discute da diversi mesi e che lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vorrebbe mettere in atto per risparmiare sui costi mentre la Lega si oppone. La manifestazione delle Province è stata decisa durante il Consiglio Direttivo dell'Upi (l'Unione delle Province italiane) dove è stato approvato all'

pieroni guadagna 21 posizioni ( da "Tirreno, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: una rimonta che avviene proprio in capo al periodo in cui più si è discusso sul ruolo delle Province, con molte voci sulla loro abolizione. «Una posizione questa ormai stucchevole - dice Pieroni -. Un livello di governo intermedio esiste in tutti i Paesi europei». Per Pieroni si avvicina il momento dell'impegno per la campagna elettorale, che metterà alla prova tutto il Pd.

Allora è proprio vero le tasse aumentano ( da "Riformista, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: risorse necessarie per realizzare una diminuzione dell'incidenza fiscale sui cittadini». Secondo la Cgia di Mestre, abbiamo visto, il peso dei tributi sui contribuenti italiani non è diminuito, nonstante l'abolizione dell'Ici e le imposte indirette sono aumentate ancora nel 2008. È vero però che, come ricorda spesso Tremonti, il debito pubblico italiano lascia poco margine di manovra.

D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni ( da "Giornale.it, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Gradimento degli elettori: Bruni perde posizioni, bene Carioni ( da "Corriere Di Como, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occupava la 48esima posizione della classifica stilata dal giornale della Confindustria. Leonardo Carioni si gode invece un 11esimo posto tra i presidenti di Provincia e un gradimento di 63 punti, due in più rispetto all'anno scorso. Due punti che garantiscono all'esponente del Carroccio anche di avvicinarsi alla top ten dei presidenti di Provincia dove figurano altri due leghisti:

"destra senza uomini né politica ecco la tragedia della campania" ( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Peraltro sono fortemente a favore dell´abolizione della Province. Penso che sarebbe meglio dedicare tempo a un dibattito su quello che l´ente ha fatto o non fatto, al denaro che gestisce, alle sue spese, anziché al dibattito sui nomi». E Salvo Iavarone, coordinatore regionale di Italia Protagonista, boccia: «Cesaro a Napoli e Cirielli a Salerno sono stati protagonisti fin dall´

I costi della politica ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 14-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 21 I costi della politica La ricetta di Dante Buson (Pd) per ridurli ALCUNE SETTIMANE fa sono intervenuto a sostegno dell'utilità del ruolo svolto dalle province, cercando di dimostrare, con dati e cifre, che i cittadini non trarrebbero concreti vantaggi dalla loro abolizione.

L'Enna costruisce la salvezza naccio ( da "Sicilia, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Nei miei due lavori ho cercato di dimostrare che il questionario giuridico garantisce maggiore celerità della giustizia, come ha anche evidenziato Felice Casson nel suo emendamento in commissione. Mi auguro che il Senato valuti i rischi connessi all'abolizione del questionario consistenti nella negazione di fatto dell'accesso alla giustizia superiore".

<Gradimento>, le liti con Gianfranco costano al premier 5 punti in meno ( da "Corriere della Sera" del 16-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa.

Gradimento del premier in calo: le liti con Fini costano cinque punti ( da "Corriere.it" del 16-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa.

Luca Barbini (Piave) eletto vice ( da "Corriere delle Alpi" del 17-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Valentino Vascellari che è intervenuto sul tema delle Province, rivolgendosi direttamente al ministro veneto Luca Zaia. Gli industriali bellunesi, per bocca proprio di Vascellari, chiedono l'abolizione delle Province e respingono l'ipotesi di una'specialità per la montagna veneta. Alla richiesta di abolizione, il ministro delle Politiche agricole ha espresso parere contrario all'

"Nocivo sarai tu" Animalisti in guerra ( da "Stampa, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: alterneranno più oratori a rappresentare la lunga cordata degli organizzatori: Lega per l'abolizione della caccia, Legambiente di Vercelli, Diamoci la zampa, Enpa, Lega antivivisezione, Lipu e Pro Natura Piemonte. Parleranno Gian Piero Godio, Roberto Piana, Piero Belletti, Marco Dinetti, il veterinario, presidente Avda e consigliere regionale Enrico Moriconi, l'avvocato Andrea Fenoglio.

Tomat eletto presidente Servono coraggio e più risorse E il patto non andava sforato ( da "Tribuna di Treviso, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Sfondamenti di tipo Roma o Catania mi sembrano poco di questo tipo» Condivide l'abolizione delle Provincie per risparmiare sulla politica? «Penso che la strada migliore sia quella seguita anche in Veneto di mettere insieme Comuni e i loro servizi con modalità di risparmio dei costi e poi alla fine ci si accorgerà di che cosa è meglio cancellare e che cosa è meglio trasformare.

Un'assistente sociale per l'emergenza ( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province e che prossimamente in Veneto spenderà alcuni milioni di euro per festeggiamenti vari sulle radici venete. Credo che le competenze delle Province possano essere divise fra Regione e Comuni con un notevole risparmio da poter girare alle famiglie in difficoltà e le radici venete si possano più dignitosamente festeggiare aiutando quelle persone che da generazioni

Lincoln & Co. Barack sfida la Storia ( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: All'origine della secessione, non la condizione dei neri, ma il sistema della schiavitù. Il Sud era dipendente economicamente dalla disponibilità di mano d'opera a costo nullo. L'abolizione della schiavitù avrebbe comportato il collasso dell'economia sudista e, di conseguenza, la sua struttura sociale.

Federalismo, Casini tentato dal no ( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: evidenziando che dell'abolizione delle Province al momento «non c'è traccia», malgrado fosse stata una delle «promesse elettorali » di Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere finora non ha potuto avviare il progetto per il veto del Carroccio. Il leader dell'Udc, insomma, nella lunga volata verso le elezioni europee, proverebbe a coprire uno spazio caro a quella che definisce la «

La corsa (a ostacoli) delle Province ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle Province Enti sardi nel mirino di Mauro Pistis* --> di Mauro Pistis* Ogni tanto compaiono all'attenzione dell'opinione pubblica notizie su tentativi, veri o presunti, di abolizione di tutte le Province italiane, accusate, per il semplice fatto di esistere, di tutti i mali della pubblica amministrazione: dallo sperpero del denaro pubblico alle inefficienze organizzative.

Tutti i Consigli provinciali in seduta il 30 gennaio ( da "Sicilia, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle Province Italiane che sintetizza il punto di vista degli amministratori locali in ordine alle riforme che il Governo nazionale dovrà varare per il riordino della Pubblica Amministrazione. Si parlerà anche della ventilata abolizione delle Province e della necessità che invece vengano mantenute in vita in quanto ritenute in piena coerenza con la trasformazione dello Stato in

auto, la provincia incassa ma non spende per i servizi - antonio coppola ( da "Repubblica, La" del 19-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: A questo punto ci si chiede, in epoca di contenimento degli sprechi e della spesa pubblica, perché continuare a tenere in vita forme di governo territoriale che assorbono soltanto risorse, senza dare niente in cambio ai cittadini? Che fine hanno fatto i progetti di riforma che prevedevano l´abolizione delle Province?

Citta' del vino: rischio crack per abolizione dell'Ici ( da "Trend-online" del 19-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici non compensata da risorse alternative. E' l'allarme lanciato dall'associazione delle Citta' del Vino. 'Modelli di vita ideali e per questo 'vetrine a cielo aperto' del made in Italy - sottolinea l'associazione - i comuni d'eccellenza del vino, con l'abolizione dell'Ici, non riescono a far quadrare i loro bilanci,

Caccia, Enpa: "Contro le armi ai sedicenni intervenga il Ministro degli Interni" ( da "Sestopotere.com" del 19-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: il primo ieri ad Avellino che ha causato il ferimento di un cercatore di tartufi, il secondo oggi in provincia di Treviso – che, secondo i dati diffusi dalla LAC (Lega Abolizione Caccia), hanno ulteriormente incrementato il numero delle vittime delle “doppiette” nella stagione 2008-2009 portandolo a 31 morti e 65 feriti. “

La Provincia non si trasformi in un Soviet ( da "Trentino" del 20-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Questi tempi di crisi dovrebbero far riflettere e da parte dell'ente pubblico ci si aspetterebbe un segnale chiaro e forte: essere al servizio del cittadino ma mostrandosi anche parsimonioso e gestendo con oculatezza le risorse di cui dispone. L'abolizione delle "porte girevoli" ossia quella legge elettorale per cui, pur essendo stati eletti i 35 consiglieri provinciali,

Macché Tarsu ridotta Aumenterà dell'1,5 per cento ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 20-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: confermata l'abolizione dell'Ici per la prima casa, l'imposta sugli immobili produrrà un gettito di 8 milioni di euro. Per bilanciare l'Ici abolita nel 2008, lo Stato doveva risarcirci 2.400.000 euro; ne sono arrivati però solo 1.900.000, anche se abbiamo messo tra le entrate anche gli altri 500 mila euro che ci spettano''.

Il nodo costi frena il via bipartisan ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: si è dichiarata pronta a «fare una bella legge» in presenza di proposte «sensate», sebbene provenienti dalla Lega. Rilanciando sull'abolizione (per ora impossibile, ndr) delle Province. L'ITER Bocciate le tre questioni di costituzionalità presentate dai centristi, all'esame 400 emendamenti, il voto finale è previsto domani

Recco invita Obama per i <fuochi> ( da "Giornale.it, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: fuochi» di Redazione In risposta all'abolizione dello spettacolo pirotecnico di insediamento Verrà a Genova il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, sabato, per ricordare le vittime degli anni di piombo e il sindacalista Guido Rossa nel trentesimo anniversario del suo assassinio da parte delle Brigate Rosse.

Il tabarro di Capanna è mio ( da "Stampa, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: referendum da parte del sindaco e della giunta, come sollecitato dall'ordine del giorno, poichè il primo cittadino deve essere sempre al di sopra delle parti, in quanto rappresenta tutta la città». Nonostante la citazione di Capanna il dibattito sull'abolizione del lodo Alfano, che garantisce l'immunità penale alle cinque più alte cariche dello Stato (Presidenti della Repubblica,

Caccia, leggi da cambiare in fretta ( da "Tribuna di Treviso, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: provoca una dura posizione della Lega per l'Abolizione della Caccia, che accusa i cacciatori, ma anche i politici, di troppa faciloneria. «Le attuali leggi sulla caccia - dice Andrea Zanoni, presidente della Lac Veneto - sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate.

Ultimissima chiamata per la Cgil ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Come la riforma delle pensioni, l'abolizione delle Province e la ripresa del progetto di liberalizzazioni, specie nei servizi locali, di cui non parla più nessuno. E vi sono le condizioni politiche per una mossa così impegnativa? Certo sono consapevole che ciò ha un costo politico molto alto.

Vendola: "Rifondazione addio" ( da "Giornale.it, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Italia, Marcegaglia: a rischio 600.000 posti,governo agisca ( da "Reuters Italia" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: liberalizzazioni e abolizione delle province - e serve un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture e degli investimenti. E' questo l'appello lanciato al governo dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. in un'intervista pubblicata oggi dal Sole 24 Ore in vista dell'incontro di oggi pomeriggio con l'

Lario assente dalla Bit e beffato ( da "Corriere Di Como, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: il Pirellone tiene 54mila euro dei fondi a noi spettanti dopo l'abolizione delle Apt per realizzare lo stand fieristico», conclude Achille Mojoli. Esisterebbe anche la possibilità, oltre allo spazio istituzionale, di creare un ulteriore corner dedicato. Ma ciò comporterebbe un esborso di risorse aggiuntivo, considerato eccessivo dall'assessore provinciale.

Incidenti stradali, in Parlamento il 'decalogo' della Lega Nord ( da "RomagnaOggi.it" del 22-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: incremento delle sanzioni ma anche abolizione della normativa sul divieto di somministrazione degli alcolici dopo le ore due. Sono solo alcune delle norme elencate dalla Lega Nord nel decalogo che i parlamentari del Carroccio Gianluca Pini e Alessandro Montagnoli hanno presentato oggi in Parlamento.

Calabria, una regione dove non si comunica ( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: il complesso delle entrate tributarie dei comuni calabresi ha superato il totale dei contributi e trasferimenti erogati, in coerenza con il passaggio ad un sistema federale, immediatamente interrotto, però, con l'abolizione dell'Ici che è costata ai nostri comuni tre punti percentuali di autonomia finanziaria.

"veltroni cerca il dialogo con la lega ma questa riforma è un salto nel buio" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c´è». Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per voi l´abolizione era così importante? «L´abolizione delle Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni.

Ha fondi il piano Marshall ( da "Italia Oggi" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: leggi di Roberto Calderoli l'abolizione del decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato n.261 del 1947 recante «Disposizioni per l'alloggio dei rimasti senza tetto in seguito a eventi bellici e per l'attuazione dei piani di ricostruzione». Ci sono ancora i soldi in bilancio dello stato, l'opera non è finita e il parlamento non molla.

Vincenzi: l'obiettivo èsnellire la burocraziaRepetto: più chiarezza ( da "Secolo XIX, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: più chiarezza l'abolizione delle province n Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. Otto città, otto Province, intese come enti, che potrebbero sparire, secondo quanto previsto dalla nuova formulazione di un apposito articolo del disegno di legge per il federalismo fiscale approvato ieri al Senato.

NON CI SARA' nessuna parte civile nel processo che rig... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: della natura e dell'ambiente che aveva chiesto un risarcimento di 200.000 euro e per la Lega per l'abolizione della caccia che aveva fatto la stessa richiesta. Il procedimento giudiziario riguarda gli scarichi idrici nel Po di Levante a Porto Viro che, secondo l'accusa, non sarebbero stati autorizzati durante il cantiere di relizzazione del gasdotto mentre il processo sulle sabbie

Al Senato primo passo (quasi bipartisan) del federalismo fiscale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il segretario democraticoWalter Veltroni annuncia che senza conti l'atteggiamento del suo partito alla Camera potrebbe cambiare. Tra le novità dell'ultima ora:abolizione delle Province con la nascita di otto Città metropolitane. Servizi u pagine 6 e 7 con Il Punto di Stefano Folli l'articolo prosegue alle pagine 6

Addio alle prime otto Province ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 6 autore: Addio alle prime otto Province Saranno abolite nelle aree metropolitane - «Roma capitale» passa in versione soft Eugenio Bruno ROMA Sempre annunciata ma poi accantonata, l'abolizione delle Province torna improvvisamente d'attualità. E lo fa nella maniera forse più inaspettata, sbucando nel Ddl sul federalismo fiscale.

Sul fiume solo lenze da mosca, scatta la rivolta dei pescatori ( da "Tribuna di Treviso, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Così attraverso la raccolta di firme si chiede l'abolizione del nuovo regolamento e l'azzeramento del consiglio da poco eletto: «Abolizione del prolungamento dell'ambito 2 e richiesta di una riunione straordinaria dell'assemblea dei soci per far decadere il consiglio», questo si domanda nella petizione.

Una donna giovane, con un sorriso simpatico, determinata e concreta come chi deve dirigere un'a... ( da "Stampa, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: E' vero che le competenze delle Province sono più numerose e importanti di quelle che comunemente si conoscono. E' vero che i risparmi per la loro abolizione non sarebbero straordinari. E' vero che la voce dei piccoli Comuni potrebbe essere schiacciata da quella dei più grandi.

Aspettiamo a cantare il De Profundis per il Pd ( da "Trentino" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: non è delle più travolgenti. Certo l'esilio di Prodi si fa sentire. Ma se Atene piange Sparta non ride. Quale nuovo coniglio bianco possono ancora estrarre dal cappello gli apprendisti stregoni della compagine berlusconiana? Dopo la demagogica abolizione dell'Ici e l'incredibile, costosissimo pasticcio Alitalia oggi tutti misurano l'

"Veltroni cerca il dialogo con la Lega ma questa riforma è un salto nel buio" ( da "Repubblica.it" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c'è". Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per voi l'abolizione era così importante? "L'abolizione delle Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni.

Berlusconi rilancia il piano casa: faremo "new town" per i giovani ( da "Stampaweb, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione dell?Ici, rinegoziazione dei mutui e a breve, con il piano casa, la realizzazione di nuove abitazioni per le oltre 600.000 famiglie italiane in attesa di una casa: questo è quanto -conclude Mantovani- il nostro governo sta portando avanti, coerentemente al programma elettorale e nonostante le note difficoltà economiche»

"ora creiamo la città metropolitana" - cecilia gentile ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: fondi destinati alle famiglie disagiate e a quei comuni che soffrono per l´abolizione dell´Ici. Ma pensiamo anche al futuro con i temi della mobilità e della digital divede. Vogliamo assicurare il wi fi gratuito a tutta la provincia, una forma di democrazia digitale per cui abbiamo investito 8 milioni di euro». Nel 2009 ci saranno investimenti su scuole (42,6 mln), viabilità (60,

mariani il governo dia i soldi ( da "Tirreno, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici, non ancora compensata da un aumento dei trasferimenti statali». «Mercoledì prossimo - riprende Mariani - discuteremo in commissione la risoluzione, da me presentata alla fine di dicembre, con la quale chiediamo al ministro dell'economia e delle finanze Tremonti di assegnare risorse congrue al settore della protezione civile e dell'

treni, regione e pendolari in marcia su roma - ava zunino ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: contro l´abolizione dei treni interregionali, che però fu una battaglia persa». L´incontro ieri in Regione ha coinciso con una giornata nera per i passeggeri dei treni che a causa dello sciopero regionale indetto dal sindacato Or.S.A. hanno visto la soppressione di numerosi treni nelle fasce non garantite e ritardi.

pienone per le signore delle primarie ( da "Tirreno, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Costi della politica. Pier Giorgio Pacini ha posto l'accento sui costi della politica. Fratoni. «I costi troppo alti di certa politica sono legati alla sua inefficienza». Gai. E' concorde con Federica Fratoni. «Si parla di abolizione delle Province, dovremmo parlare di altri enti in cui si riciclano politici e amministratori che passano da un incarico all'

Il grido di dolore delle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: mail Piccoli Comuni è diventato un ritornello ricorrente "l'abolizione delle Province"; personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed efficace possibile. Perché non si pensa di abolire quei Comuni al di sotto dei 5mila abitanti e, magari, vicini tra di loro,

IMPRENDITORIALI E IL MONDO POLITICO, POSSA PRODURRE RISULTATI CONCRETI SOPRATTUTTO PER I LAVORATORI E ... ( da "Corriere delle Alpi" del 25-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Purtroppo, l'abolizione dell'Ici, i costi assurdi per l'operazione Alitalia, e le regalie elargite, quali il "decreto salva Catania", il contributo di 500 milioni di euro per Roma e altre iniziative del genere, hanno sottratto allo Stato risorse importanti per fronteggiare la crisi.

Muraro chiede il sì alle Province: scontro ( da "Tribuna di Treviso, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione voluta da premier e Pdl. La Lega invita sindaci, categoria, sindacati. I sacconiani: inutili, si eliminino Muraro chiede il sì alle Province: scontro In consiglio si vota la difesa dell'ente. Fi si spacca, tensione in maggioranza Solo la corrente Gava apre al Carroccio Sernagiotto furente: «Tutti gli azzurri lascino l'

JESI UNA RACCOLTA firme per abolire l'obbligatorietà d... ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 25-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: auspicio di raccoglierne 10mila nella provincia. Firme con cui chiederemo alla Giunta e al Consiglio Regionale di adoperarsi per approvare l'abolizione della certificazione obbligatoria, come avviene in Toscana e in Veneto e come prevedeva un disegno di legge del governo Prodi, o in via subordinata che ne sia disposta la totale gratuità».

Vendola: "Rifondazione addio". ( da "Giornale.it, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Abolizione del quadro Ac, respinto l'emendamento ( da "Italia Oggi" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione del quadro Ac, respinto l'emendamento ANACI Il proposto emendamento all'art. 16 del dl anti-crisi (riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese) per l'abolizione del quadro AC, presentato dall'onorevole Antonio Mazzocchi su richiesta del CSN Anaci, è stato dichiarato inammissibile dalla commissione finanze e bilancio della camera per estraneità di materia,

C'è <tensione> sui conti di Sant'Angelo in Lizzola ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: diventare causa della eventuale mancata copertura dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Non solo aggiunge in quanto il calo delle attività produttive determinerà conseguenze sulle entrate tributarie locali, perché i cittadini faranno fatica a pagare le tariffe dei servizi locali, facendo scattare la rabbia nei confronti di Comuni e Province accusati a quel punto di vessazione.

<Salviamo le Province, non sono enti inutili> ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: come enti inutili e costosi e mentre si trovano sotto la spada di Damocle di otto proposte di legge costituzionale per la loro abolizione, le 104 Province d'Italia (escludendo le 3 autonome, Trento Bolzano e Aosta) hanno deciso di passare alla riscossa. Per venerdì prossimo, 30 gennaio l'Upi (Unione province d'Italia) ha infatti indetto la giornata nazionale della partecipazione.

Province venete al top per efficienza ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle entrate Province venete al top per efficienza Spese di personale ai minimi italiani Abolizione, o in subordine una riorganizzazione dei livelli di governo territoriale riducendo sprechi e inefficienze. La richiesta del mondo imprenditoriale di abrogare le Province si scontra ovviamente con la posizione degli amministratori locali che non nascondono tuttavia la questione di

I servizi vanno effettuati ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: direttore dell'Unione delle Province del Friuli-Venezia Giulia, ha le idee ben chiare sull'argomento. «Le Province vanno mantenute a tutti i costi - sottolinea -. Francamente non comprendo la battaglia per la loro abolizione; i contrari, che tanto vanno di moda in questo periodo, mi dimostrino con i fatti che sono degli enti inutili»

Gli industriali. ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province è una tema valido, ma se non è attuabile, almeno si pensi ad accorparle come avviene già a livello di Comuni. Tutte le sovrastrutture che portano poco valore vanno eliminate». Gli industriali rodigini accusano la loro Provincia di non essersi spesa abbastanza su progetti legati al fabbisogno energetico nazionale,

Scarsa autonomia per le Province ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: enti da tempo al centro di un dibattito sull'esigenza di abolizione. Abolizione in realtà già decretata per otto di essi in Italia che ricadono nel territorio delle Città metropolitane la cui istituzione è contemplata nel Ddl Calderoli sul federalismo varato la scorsa settimana dal Senato (al Sud solo Napoli e Bari).

Province, conto da 3,5 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: per far sentire la propria voce in un momento in cui da più parti se ne chiede l'abolizione, daranno vita dopodomani a una giornata di mobilitazione indetta dall'Upi (Unione delle Province italiane) con Consigli straordinari aperti ai cittadini, alle forze economiche, politiche e sociali. Sulla base dei dati raccolti, è Siena l'ente con il valore pro capite più alto –

Più poltrone che autonomia ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Indicatori che non fanno troppo onore alle 26 Province del Mezzogiorno. Tanto per cominciare, il grado di autonomia finanziaria ( incidenza delle entrate proprie sul totale delle entrate correnti) è tendenzialmente più basso della media nazionale: nelle Province lucane è del 24,5%, in quelle calabresi del 36,6% e in Campania del 45,7%, a fronte di un dato italiano pari al 56,

In fermento le due città metropolitane ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: sulfederalismo prevede la costituzione di otto città metropolitane e l'abolizione delle Province territorialmente concomitanti. Nel Centro-Nord sono interessate a questo processo di riforma le province di Bologna e Firenze. Nel capoluogo emiliano il dibattito sulla riforma istituzionale verte sul fatto che i confini dell'area metropolitana ipotizzata non coincidono con quelli provinciali.

Sistemi che duplicano tutto al solo servizio della politica ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Sistemi che duplicano tutto al solo servizio della politica» è un sostenitore accanito di quella che lui stesso definisce "la teoria abolizionista" favorevole cioè all'abolizione di Regioni o di Province nel momento in cui rappresentano una duplicazione inutile dei costi a carico dello Stato, derivata dalla ripetizione di funzioni su diversi livelli e dal loro mancato coordinamento.

Enti senza significato baluardo dei cacicchi ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Ecco allora che il suo approccio alla questione di riordino della macchina amministrativa del Paese parte proprio da storia e cultura delle «diverse specificità di popolo» che abitano l'Italia. Professor Casavola, Silvio Berlusconi annunciò più volte in campagna elettorale l'abolizione delle Province.

Sono realtà troppo onerose, meglio la graduale abolizione ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione» «L a Corte dei Conti e l'Eurispes dicono che le province costano dai 15 ai 20 miliardi di euro. Ne vale la pena? Non credo». Si schiera decisamente per l'abolizione il professor Carlo Manacorda, 67 anni, docente di Scienza delle Finanze e Bilanci pubblici all'Università di Torino, anche se non nasconde che sia un percorso più difficile di quanto non possa sembrare e che

Cautela da Genova e Torino ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: CITTà METROPOLITANE Cautela da Genova e Torino «è stato improprio inserire la questione delle città metropolitane nel pacchetto del federalismo fiscale ». A sostenerlo è Antonio Saitta, presidente della provincia di Torino e dell'Upi Piemonte che così risponde all'ipotesi dell'abolizione delle province nelle aree interessate dai nuovi enti.

La ricetta delle categorie: meno costi e iter veloci ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: inefficienza della Pa». Chiosa che per rilanciare la produttività del sistema Italia «non è più possibile procrastinare la Riforma degli enti pubblici». Favorevole all'abolizione delle province e regionalista convinto si dichiara Massimo Sola, direttore di Confindustria Liguria, che sottolinea come «orientarsi in questo momento di crisi verso la soppressione di un ente intermedio,

Digitale bizzoso e canone Rai: molte proteste ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il Codacons chiede la pubblicazione immediata del decreto attuativo e gli spot sulla Rai che annuncino l'esenzione del canone. Propone, anzi, di estenderne l'abolizione a tutti i possessori della social card e e alle famiglie con figli sotto i 3 anni di età. ( ni. me. )

Il federalismo di Cacciari Tutte le tasse riscosse dai comuni aboliti Catasto, Entrate e Demanio ( da "Corriere delle Alpi" del 28-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: L'abolizione del Catasto e dell'Agenzia delle Entrate, del Territorio e del Demanio. Una «Banca regionale degli Investimenti». E ampia libertà agli enti locali per la gestione dell'Iva e la lotta all'evasione. E' una vera rivoluzione il progetto per il «Federalismo fiscale» elaborato dal Comune di Venezia.

Sulla difesa delle Province Zambon sta con la Lega ( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: eliminazione delle province inutili». Di parere opposto invece il consigliere regionale azzurro, Remo Sernagiotto, che invita i sette consiglieri provinciali di Forza Italia ad astenersi dal voto. «L'abolizione delle province è uno dei punti del programma di Forza Italia - ribadisce Sernagiotto - Su questo tema la posizione del Pdl è chiara.

"La Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari" ( da "Stampa, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: LEGA NORD "La Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari" Anche a Savona la Lega Nord si schiera contro l'abolizione delle Province. Andrea Bronda, segretario provinciale del Carroccio, ieri è intervenuto sostenendo che non è abolendo le Province che si risolveranno i problemi di bilancio dello Stato.

Progetto troppo complesso ( da "Corriere delle Alpi" del 29-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Province

Abstract: prevede la riscossione delle tasse diretta per Comuni e Regioni, l'abolizione di Catasto, Agenzia delle Entrate, del Territorio e Demanio e una Banca regionale per gli investimenti. «Si tratta di una proposta suggestiva, condivisibile, ma difficilmente realizzabile» sostiene Daniele Ferrazza (Pd), sindaco di Asolo nonché esponente del Movimento «

Il federalismo fiscale è una riforma parzialesenza il varo della Carta delle autonomie locali ( da "Secolo XIX, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici sulla prima casa e mancata compensazione integrale per i Comuni; blocco dell'autonomia impositiva di Comuni, Province e Regioni; tagli ai trasferimenti erariali; una manovra finanziaria particolarmente penalizzante per gli Enti locali (secondo l'Anci 8 Comuni su 10 rischiano di non rispettare il patto di stabilità interno nel 2009)

Le Province delle Marche si mobilitano ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 29-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli scende in campo per difendere ruolo e funzioni delle Province. Si schiera contro la loro abolizione, ventilata dal Governo, e annuncia per oggi ad Ancona una seduta straordinaria del consiglio provinciale del capoluogo, al Liceo classico Rinaldini, «per sensibilizzare la popolazione e varare proposte in difesa della dignita' dell'istituzione».

Di Pietro tribuno senza popolo ( da "Giornale.it, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

In Consiglio provinciale di Ferrara approvato il Bilancio di previsione 2009 ( da "Sestopotere.com" del 29-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Sul tema delle entrate non bisogna mai dimenticare che per le province questa voce cambia di mese in mese a seconda delle vendite delle auto. Il calo drastico delle vendite in corso ha implicazioni per il bilancio della Provincia. Sul discorso abolizione dell?Ente, non vorrei entrare troppo nel merito ritenendo di nessun valore il dibattito: le province hanno competenze chiare,

"La Provincia non si tocca Se mai servono più deleghe" ( da "Stampa, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: visto che l'appello alla giornata di mobilitazione arriva direttamente dall'Unione delle Province d'Italia: «L'abolizione delle Province è un attacco alla democrazia - tuonano dall'Upi -, si vuole il ritorno al centralismo a scapito dell'autonomia e della responsabilità delle diverse istituzioni costitutive della Repubblica».

Province, i vertici Pdl per l'astensione ( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province, mentre la corrente di Fabio Gava appare più possibilista. Mentre il capogruppo azzurro di via Battisti Gian Pietro Favaro annuncia il voto favorevole dei forzisti, il sernagiottiano De Mitri è pronto ad astenersi. E lo stesso Sernagiotto ribadisce: «La maggioranza del direttivo è per l'astensione,

Melilli: <Non sono le Province la vera zavorra> ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: La Lega vi difende. E il Pd, che è il suo partito? «Nel programma elettorale il Pd prevedeva l'abolizione delle Province solo nelle città metropolitane, com' è giusto. Ora vedo che ci sono opinioni differenti. Vorrei capire qual è la linea, finalmente».

Il federalismo in Emilia piace soltanto a metà ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: solidale e ci sarà un aggravio di prelievo fiscale soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Avrei preferito presentare contestualmente il federalismo fiscale e l'abolizione delle province, istituzioni obsolete e anacronistiche. A spesa costante vi dovrebbe essere un riequilibrio dei diritti ai servizi per le persone, anche per evitare l'esplosione della spesa sanitaria.

scuola di musei, guardare non basta - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: preside della facoltà di Scienze della formazione, parte da questa piccola provocazione, rievocando il testo di legge sull´abolizione della schiavitù emesso dal Comune di Bologna nel 1256, per presentare un ciclo di incontri, «Patrimonio in movimento», dedicato ai metodi più innovativi per educare alla storia dell´arte.

Quale ruolo per la Provincia Forlì-Cesena? Seduta 'straordinaria e aperta' del consiglio : la cronaca ( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: assetto istituzionale del Paese e dei reali costi della politica. Nell?opinione pubblica è nata questa critica sul ruolo della cosiddetta casta, ma nessuna forza politica, tranne il Pri , è favorevole all?abolizione delle Province”. Il Capogruppo del PRI Giovanni Lucchi ha ricordato che l?

Abolizione Province? Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità istituzionale" ( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione Province? Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità istituzionale" (30/1/2009 14:15) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - 'L'odierna mobilitazione delle Province, promossa e organizzata dall'Upi, si innesta in un percorso di forte responsabilita' istituzionale con cui il sistema delle Regioni e delle Autonomie locali sta cercando di caratterizzare il

Abolizione Province? Domenici (Anci): "Sistema-Paese sia competitivo" ( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione Province? Domenici (Anci): "Sistema-Paese sia competitivo" (30/1/2009 14:10) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - ??La discussione sul ruolo delle Province va riportata nell?alveo ben piu? importante del dibattito sull?assetto innovato e piu?

Gagliano (MPA): Commissione Statuto verso il pieno accordo sulla nuova legge elettorale ( da "Salerno notizie" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Ercole, Coordinatore dell?Opposizione e, naturalmente, il Presidente della Commissione, Salvatore Gagliano) c?è stata la quasi totale convergenza su quelli che saranno i punti fondanti della nuova legge elettorale regionale: abolizione del listino; disciplina dell?

Provincia Cagliari: giornata nazionale della partecipazione ( da "Sardegna oggi" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 2009 Provincia Cagliari: giornata nazionale della partecipazione ?L?abolizione delle Province è innanzitutto un attacco alla democrazia, poiché tutta la società civile italiana è organizzata a livello provinciale e verrebbe meno l?unico ente che sul territorio provinciale ha la legittimazione democratica e la capacità di rappresentanza generale dei diversi interessi organizzati?

Di Pietro tribuno senza popolo. ( da "Giornale.it, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,

Entro la fine dell'anno i lavori per togliere i passaggi a livello ( da "Stampa, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: È una soluzione imprescindibile, alla luce della vocazione dell'Alessandrino a retroporto di Genova». Ora il nulla osta spetta alla Conferenza dei servizi, in programma il 12 febbraio in Provincia. Poi mappe, grafici e planimetrie saranno inviate a Roma, al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l'ok definitivo.

La "prima casa" si allarga ( da "Stampa, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ABOLIZIONE DELL'ICI La "prima casa" si allarga Il Consiglio approva il bilancio di previsione e modifica lo Statuto dell'associazione L'Eve [FIRMA]GIANPAOLO CHARRERE POLLEIN Sbarca anche a Pollein il concetto di «prima casa», estendendolo alle abitazioni usate da parenti di primo grado, anche se non sono proprietari.

All'unanimità è passato l'odg salva-provincia ( da "Corriere delle Alpi" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Unione delle province italiane, ma adattato alle specificità del territorio montano dalla terza commissione. «L'odg vuole essere una risposta alla campagna sull'abolizione delle province, che rientra nell'ambito di una politica di tagli dei costi della politica», ha esordito il presidente Sergio Reolon nel suo intervento,

ANCHE IL PD SALVA LA CASTA ( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: partito di Veltroni non è riuscito a fornire una sola giustificazione valida della scelta di limitare l'abolizione delle Province, come recita il programma, alle sole aree metropolitane (9 in tutto, nelle regioni ordinarie, mentre le Province sono 110). Bisognerebbe spiegare bene, dati alla mano, perché si ritiene ancora sostenibile, specialmente in tempi di recessione come questo,

in sicilia record di spesa pubblica la provincia in testa per gli stipendi - antonio fraschilla ( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province, rivendicando anzi l´attribuzione di maggiori poteri. La Sicilia, inoltre, è in testa alla classifica delle «occasioni mancate», stilata dall´Eurispes in materia di fondi europei. Gran parte dei 9,9 miliardi di euro a rischio restituzione per mancanza di progetti sono proprio a carico della Sicilia.

<Le Province? Aboliamo invece i vari enti inutili> ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ha evidenziato qualche perplessità nei confronti dell'abolizione delle Comunità Montane. «E' facile dire di voler sciogliere le Comunità montane, però poi bisogna gestire i servizi, senza mettere in difficoltà i cittadini. Se si tratta di abolire alcuni rami secchi, come i Consorzi di bonifica, allora vanno eliminati quelli».

Anche a Ravenna giornata nazionale di mobilitazione delle Province ( da "Sestopotere.com" del 31-01-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. Alla seduta erano presenti anche i Sindaci dei Comuni di Castelbolognese, Massalombarda e Riolo Terme; i vice Sindaci di Bagnara e Faenza e il presidente del consiglio comunale di Ravenna. Dopo il messaggio, in videoconferenza, del presidente dell?


Articoli

Passi carrai ecco chi non paga Agevolazioni per il commercio (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-01-2009)

Argomenti: Province

di Simonetta Zanetti Passi carrai ecco chi non paga Agevolazioni per il commercio Fino a 4 metri non si paga Se non supera i 6 metri canone di 20 euro annui VENEZIA. Saltata via come un tappo di champagne a ridosso del Capodanno. Il consiglio regionale ha votato, nella maratona di approvazione della Finanziaria, l'abolizione della tassa regionale sui passi carrabili. Una manovra che, oltre a indurre un risparmio per il contribuente, introduce una regolamentazione su un tema piuttosto confuso. L'emendamento della giunta alla Finanziaria 2009 - che ha in parte accolto una proposta del centrosinistra - è stato votato quasi all'unanimità (49 sì e 2 astenuti) e stabilisce che a pagare il canone annuo di 20 euro debbano essere solo gli accessi sulle strade regionali gestite da Veneto Strade che abbiano una larghezza massima di sei metri lineari, confermando l'esenzione per gli accessi fino a 4 metri. L'esenzione vale solo nel caso in cui il cittadino sia titolare di un solo accesso alla proprietà. Diversamente, qualora fosse in possesso di due passi carrabili da quattro metri ciascuno, finirà per pagarne uno dai sei, sborsando una somma forfettaria di 20 euro. Oltre, ci si affida alle tariffe Anas cui faceva capo il servizio prima di passare in capo alla società della Regione. «La maggior parte dei comuni e delle province del Veneto hanno da tempo abrogato la tassa di occupazione degli spazi pubblici sui passi carrai - ricorda il consigliere del Pd Diego Bottacin sostenitore dell'emendamento - ritengo sia privo di senso che la Regione, tramite Veneto Strade, continui a esigere il pagamento di questo balzello con relativo accertamento degli arretrati, che in certi casi ammontano a diverse centinaia di euro». Per il consigliere del Partito Democratico la situazione era arrivata al punto da rappresentare una discriminazione incomprensibile ai danni dei cittadini: «Non è raro, infatti, il caso - spiega Bottacin - in cui due abitazioni situate nella stessa via siano oggetto di diversi regimi. Se una delle due case risulta essere parte del centro storico allora la famiglia che ci abita è esentata dal pagare il canone per il passo carraio mentre l'altra è sotto la giurisdizione regionale e quindi è costretta a pagare». Tra le novità previste dall'emendamento, l'estensione dell'agevolazione a un canone di 20 euro, anche agli accessi ad uso produttivo e commerciale, oltre che privato ed agricolo (a questi due è limitata invece l'esenzione negli accessi di quattro metri). Secondo una prima stima approssimativa, Veneto Strade gestisce 9000 passi carrabili. Ma proprio il censimento, resosi necessario dopo il passaggio dall'Anas a Veneto Strade, risulta particolarmente complicato, così come la riscossione dei debiti pregressi. Per questo Veneto Strade, nei mesi scorsi aveva avviato una campagna di "autodenuncia" (conclusa il 31 dicembre) che, condotta al fianco degli accertamenti bonari, dava il diritto ad uno sconto del 40% sugli arretrati. Sconto che avrà valore anche qualora l'utente provveda alla riduzione dell'accesso all'interno dei parametri stessi (larghezza e numero). Nei prossimi mesi, quindi, partiranno i controlli della società nel tentativo di mappare definitivamente l'esistente. «Era una tassa iniqua, che doveva essere eliminata - conferma Federico Caner, esponente del Carroccio - finalmente siamo riusciti a trovare un accordo in maggioranza per cancellare un esborso di denaro che generava sperequazioni e disuguaglianze, anche fra abitazioni contigue. Questo provvedimento rientra nella lotta a quella burocrazia che allontana sempre più i cittadini, vessandolo e mettendolo in difficoltà. Ma la strada per la semplificazione è ancora lunga».

Torna all'inizio


pioli: consolidata l'economia del borgo (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 03-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 11 - Grosseto Pioli: consolidata l'economia del borgo «Bene agricoltura di qualità e turismo oltre a opere pubbliche e nuovi progetti» Nel 2009 restauro del Chiostro di S. Francesco e rifacimento della mensa scolastica SUVERETO. «Siamo riusciti a esaltare le nostre specificità: territorio, prodotti di eccellenza, proposta culturale, qualità della vita. E ciò perché siamo riusciti a portare un contributo a un territorio, la Val di Cornia, che è fatto di realtà molto diverse, che si possono esaltare e valorizzare a vicenda se sapranno stare insieme e programmare il proprio futuro, con il riformismo coraggioso mostrato in questi anni». è quanto sostiene il sindaco di Suvereto Giampaolo Pioli tirando le somme dell'anno di attività amministrativa concluso. Un ruolo che Pioli vede riconosciuto nella sua nomina a presidente del Circondario. Il 2008 a Suvereto ha registrato l'entrata a regime di servizi come la palestra e l'asilo nido comunale. E da ciò muove il bilancio dell'azione amministrativa. «Abbiamo portato a termine importanti lavori nel centro storico, come il restauro di piazza D'Annunzio che ha restituito alla comunità uno spazio bello e fruibile anche per eventi culturali e promozionali - dice Pioli - Tra gli interventi minori la messa in sicurezza idraulica del Parco degli Ulivi, che è in fase di completamento. Ma abbiamo gettato le basi anche per una serie di lavori che partiranno all'inizio di quest'anno, come il restauro del Chiostro di San Francesco e il rifacimento della mensa scolastica, entrambi già assegnati». Un anno di programmazione. «Abbiamo gettato le basi di grandi interventi e azioni strategiche per Suvereto - spiega il sindaco Pioli - Il regolamento urbanistico, che, in accordo con Piombino e Campiglia, porteremo all'adozione prima della fine del nostro mandato. Un lavoro che risponde a due principi forti: recuperare l'esistente e evitare nuove espansioni, una tutela rigorosa del territorio e del paesaggio rurale di pregio». Inoltre, all'attivo della giunta lo studio di fattibilità, concluso nei giorni scorsi in collaborazione con Regione e Provincia, della variante stradale alla 398, che si ropone di aggirare il centro abitato, con l'obietivo di concludere la progettazione entro il 2009. Ma anche la progettazione dell'ultimo stralcio del recupero della Rocca Aldobrandesca, con il recupero estetico e funzionale degli spazi esterni e la realizzazione del museo della storia di Suvereto, e il progetto della raccolta differenziata porta a porta e di potenziamento delle isole ecologiche. «Alcuni interventi hanno subito qualche ritardo, dovuto alle nuove difficoltà economiche causate dalla totale abolizione dell'Ici sulla prima casa che ci hanno creato problemi di cassa - sostiene Giampaolo Pioli - Ma tutti i lavori stanno andando verso la loro felice conclusione». Il 2009, con le elezioni amministrative, sarà l'occasione di un bilancio consuntivo dell'intero mandato del sindaco Pioli e della sua giunta. «Intendiamo elaborare un vero e proprio rendiconto elencando per filo e per segno ciò che è stato fatto e permettere ai cittadini di giudicare se abbiamo rispettato gli impegni - anticipa il sindaco Pioli - A noi pare di sì. Possiamo vantare anche realizzazioni che non erano nel programma o che facevano parte, da decenni, del mondo dei sogni come l'asilo nido. Abbiamo lavorato per il consolidamento dei pilastri della nostra economia locale, fatta di agricoltura di qualità e di turismo sostenibile. Siamo cresciuti: grandi investimenti nell'agricoltura moderna, aumento degli addetti del settore, incremento della notorietà dei nostri prodotti e del territorio. E ciò avendo sempre al centro della nostra attenzione la coesione sociale, l'aiuto a chi è in difficoltà, la qualità della vita della nostra gente: l'aumento della spesa con fini sociali e culturali è lì a testimoniarlo». A premiare il borgo è la demografia. «Gli abitanti sono aumentati, superando ormai abbondantemente i 3mila - aggiunge Giampaolo Pioli - A Suvereto nascono più bambini e vengono a vivere giovani coppie. è un bel segno».

Torna all'inizio


Riformare la giustizia (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 03-01-2009)

Argomenti: Province

Riformare la giustizia Riformare la giustizia. Lo dice il 35% Abbiamo chiesto ai nostri lettori qual è la riforma più urgente da fare nel nostro Paese. In molti hanno espresso la propria preferenza al sondaggio sul nostro sito (www.ilriformista.it) e partecipato al relativo dibattito. Per il 35%, la maggioranza relativa, dei votanti non c'è dubbio: la riforma più urgente da fare è quella della giustizia. Il 19% invece vorrebbe che fosse ridotto il numero dei parlamentari. L'abolizione delle province, tema molto popolare, costituisce una priorità per il 15% dei votanti, mentre realizzare il federalismo e cambiare la legge elettorale è la scelta, per entrambe le proposte, del 14%. Fanalino di coda è il presidenzialismo: cambiare in questo senso la forma di governo nel nostro Paese è urgente solo per il 2% dei votanti. Il dibattito è stato caratterizzato anche da molte altre proposte non incluse tra quelle inserite nel sondaggio. Tra queste, quella di Luciano Ferrari: «La riforma più urgente è quella della creazione del lavoro, con il lavoro ai giovani si risolvono tante cose». 03/01/2009

Torna all'inizio


Si tirano stoccafissima anche stivali (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-01-2009)

Argomenti: Province

Si tirano stoccafissima anche stivali viaggio nelle altre "discipline" a tema L'APPUNTAMENTO è per domenica 18 alle 14: nella piazza principale di Molare, in provincia di Alessandria, si svolgerà l'edizione 2009 della gara di lancio di stoccafisso a squadre: cinque i componenti per ogni team. In Liguria infatti, soprattutto nella Riviera di Ponente e nell'ex Oltregiogo (le terre piemontesi che culturalmente sono legate alla Liguria e un tempo facevano parte della Repubblica di Genova), in attesa del lancio del telefonino prevale storicamente questo tipo di competizione. È una gara con profonde tradizioni anche a Silvano d'Orba o a Cantalupo, una frazione collinare di Varazze.Ogni anno si ripete il rito del lancio - più lontano possibile - del pesce essiccato: sono eventi che attirano numerosi turisti, e a margine delle competizioni ci sono sagre gastronomiche a base, ovviamente, di stoccafisso. Non è l'unica gara di lancio curiosa: nel mondo si vede di tutto. Nel 2002 l'Alto Commissariato per i diritti umani dell'Onu ha proibito il lancio del nano, uno "sport" diffusissimo in Australia, Stati Uniti e alcune discoteche di Ibiza con una variante tipica in Provenza: nel 1986 in Australia si è anche svolto il campionato del mondo. Il "lanciato" doveva essere non più alto di 99 centimetri - anche se alcuni "campioni" sono più alti - e, dopo essere stato imbragato e dotato di casco, paragomiti e ginocchiere, veniva spinto contro dei cuscini di protezione. I primi a lamentarsi dell'abolizione di questa attività sono state le stesse "vittime": Manuel Wackenheim - 116 centimetri - si è appellato all'Onu dicendo che in questo modo è rimasto sul lastrico e che essendo adulto può decidere di farsi lanciare quando gli pare. Altri giochi decisamente pittoreschi sono il lancio dello sterco di mucca (essiccato) praticato in Irlanda oppure l'antico sport celtico del lancio del gatto. La Scandinavia è la culla del lancio dello stivale, del quale esiste un campionato mondiale: esistono criteri validi a livello planetario perché il lancio, in competizione ufficiale, sia valido. Per gli uomini la taglia deve essere una 43 e pesare 950 grammi, mentre per le donne la taglia è la 38 e il peso di 650 grammi. Lo stivale da lanciare è esclusivamente il destro. Il record maschile è di 47 metri. G. Gn. 04/01/2009

Torna all'inizio


L'appello: Galan, fermi la caccia (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 06-01-2009)

Argomenti: Province

Sos del presidente Lac L'appello: «Galan, fermi la caccia» BELLUNO. Il presidente della Lega per l'abolizione della caccia del Veneto Andrea Zanoni ha inviato al governatore Giancarlo Galan, una istanza urgente per chiedere l'immediata sospensione della caccia, «perchè le avverse condizioni meteorologiche e ambientali stanno decimando per fame e per gelo gli animali selvatici». La Lac Veneto sottolinea di aver ricevuto segnalazioni che a Belluno i cervi e i caprioli vengono uccisi in condizioni di svantaggio perchè rimangono immobilizzati dalla neve. L'istanza al presidente della Regione ricorda le temperature registrate domenica nelle province venete (Belluno -13ºC, Padova -8ºC, Rovigo -7ºC, Treviso -9ºC, Venezia -5ºC, Verona -7ºC, Vicenza -8ºC), tutte sotto lo zero, e mette in evidenza che nella laguna di Venezia tutte le valli interne sono ricoperte dal ghiaccio. «Solo degli individui privi di scrupoli e senza pietà possono uccidere barbaramente e a sangue freddo dei cuccioli e delle femmine gravide immobilizzati nella neve e stremati dalla fame», sono le parole del presidente Zanoni, «o uccidere delle anatre inermi intrappolate dal ghiaccio e senza cibo da diversi giorni». «La nostra speranza», conclude Zanoni, «è che questa barbarie, questa vergogna, questo insulto alle legge e alle persone civili possa trovare fine con l'accoglimento della nostra istanza per vietare la caccia in tutta la regione, istanza che abbiamo trasmesso oggi al presidente della Regione del Veneto».

Torna all'inizio


Lac: Il gelo decima gli animali Fermate la caccia (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Province

Lac: «Il gelo decima gli animali Fermate la caccia» VENEZIA. Il Presidente della Lac del Veneto Andrea Zanoni ha inviato al governatore del Veneto Giancarlo Galan, una istanza urgente per chiedere l'immediata sospensione della caccia perchè le avverse condizioni meteorologiche ed ambientali stanno decimando per fame e per gelo gli animali selvatici. La Lega che si batte per l'abolizione della caccia sottolinea di aver ricevuto segnalazioni che a Belluno i cervi e i caprioli vengono uccisi in condizioni di svantaggio perchè rimangono immobilizzati dalla neve. L'istanza al presidente della Regione ricorda le temperature registrate ieri nelle province venete, tutte sotto lo zero, e mette in evidenza che nella laguna di Venezia tutte le valli interne sono ricoperte dal ghiaccio.

Torna all'inizio


Più care le mense scolastiche e la retta della casa di riposo (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Province

SANTHIÀ. IL BILANCIO 2009 Più care le mense scolastiche e la retta della casa di riposo [FIRMA]GABRIELE MARTELOZZO SANTHIÀ Nessun aumento alle imposte e solo alcuni ritocchi alle tariffe dei servizi pubblici. È quanto previsto dal bilancio di previsione per il 2009 del Comune di Santhià come confermato dall'assessore Massimo Simion. «Per quanto riguarda le entrate tributarie - ha dichiarato - non ci sono grandi trasformazioni rispetto l'anno scorso, ovvero non aumentano le imposte, tenendo anche conto dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa intervenuta nel corso del 2008». Una condizione che, per le casse comunali, impone di «non poter più intervenire sull'imposta che rappresentava la fonte di finanziamento principale per i Comuni, obbligando soltanto a gestire il flusso di cassa del bilancio affidandoci al fatto che i trasferimenti dello Stato avvengano in modo costante». Se l'addizionale Irpef rimane invariata, per la Tarsu (tassa smaltimento rifiuti) il discorso «è più complesso perché il consorzio obbligatorio per i rifiuti Covevar sta predisponendo la gara per affidare il servizio di raccolta e gestione per tutto il territorio della provincia di Vercelli, ad eccezione del capoluogo e di Borgosesia». A subire alcuni ritocchi saranno le entrate extra-tributarie derivanti dalle tariffe delle mensa scolastica (scuola materna 4,05 euro a pasto, scuola elementare 4,4 e scuola media 4,7) così come per la retta della casa di riposo (più 15 per cento) «per assicurare agli ospiti l'attuale livello di assistenza, pur contenendo i prezzi delle rette al di sotto di quelli di mercato. Rimangono invariate, invece, quelle dell'asilo nido». Una notizia favorevole è relativa ai titoli in possesso del Comune. La diminuzione dei tassi intervenuti nell'ultimo periodo «porteranno un vantaggio contabile e, per prudenza, vorremmo liberarcene anche se, fino ad oggi, non abbiamo mai avuto problemi». Da parte sua, il gruppo consiliare «Unione per Santhià» ha proposto due emendamenti al bilancio, non accolti in fase di discussione. Nel primo era stato proposto di destinare ulteriori 25 mila euro a interventi socio-assistenziali trasferendoli dalle attività culturali. Nel secondo era stato suggerito di commissionare lo studio (costo previsto 10 mila euro) per la realizzazione di un impianto fotovoltaico su terreno pubblico.

Torna all'inizio


renzi vuole chiudere firenze parcheggi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina V - Firenze Nel programma del candidato c´è anche l´abolizione dei vigilini, già annunciata settimane fa Renzi vuole chiudere Firenze Parcheggi Project o non project? Mentre la Firenze Parcheggi cerca una via di fuga dal project-financing che l´ha costretta nel 2008 ad un bilancio in rosso e mentre l´assessore Tea Albini contribuisce a togliere il sonno ai vertici di Firenze Parcheggi annunciando di «non voler dare un euro alla società del project», Matteo Renzi ha una sua ricetta: chiudere Firenze Parcheggi. Metterci una pietra sopra. E´ tutto scritto nel programma elettorale che il candidato si appresta a presentare il prossimo 17 gennaio. Un «pamplet» saltato fuori da un gruppo di lavoro coordinato da Cristina Giachi, ricercatrice universitaria, che ha nel capitolo «società partecipate» uno dei punti di forza. Chiudere Firenze Parcheggi dunque, c´è scritto nel capitolo coordinato dall´avvocato Giacomo Bei. Chiuderla per dare vita ad una società unica della mobilità con la Sas, la società interamente controllata da Palazzo Vecchio che oggi gestisce la sosta di superficie e anche la Silfi, la società dell´illuminazione a prevalente capitale privato (ma si fa a fondere una società che non si controlla?) che gestisce anche il sistema semaforico. Secondo Renzi l´operazione «addio alla Firenze Parcheggi» è da considerarsi una priorità, una decisione da prendere nei primi 100 giorni del nuovo governo comunale. Con l´assicurazione che nessuno dei dipendenti delle società in questione se ne andrà a casa, perché tutti verranno ricollocati nella nuova società unificata. La chiusura della Firenze Parcheggi dovrebbe, secondo Renzi, accompagnarsi anche con la cancellazione dei vigilini. Due mosse concepite con l´obiettivo dichiarato di stemperare la «disaffezione» accumulata dalla grande parte dei fiorentini nei confronti delle società della sosta. E non a caso messe in cima alla lista del programma elettorale del candidato. Come pensa Renzi di affrontare invece tutto il capitolo del project-financing che, anche senza la Firenze Parcheggi, resterebbe comunque sul tavolo? Chi pagherebbe gli oneri finanziari che oggi si sobbarca, sottoforma di canoni pagati alla società del project, la Firenze Parcheggi? Il programma del presidente uscente della Provincia per il momento non lo dice. Si precisa solo che la nuova società della mobilità, in una seconda fase, dovrebbe trovare la sua logica continuazione nella fusione con Ataf. E che farebbe comunque parte di una «holding Firenze», sotto il cui cappello riunire tutte le Spa partecipate oggi dal Comune. Renzi annuncia però che i prossimi sabato e domenica almeno 200 volontari saranno a suo nome in 20 piazze della città per raccogliere il sostegno al suo programma elettorale. «Vogliamo sapere cosa pensano i fiorentini delle nostre proposte, dell´apertura delle biblioteche fino alle 24 o della pulizia delle strade senza bisogno di spostare la macchina, dei parcheggi gratuiti a Careggi o della nuova pista parallela dell´aeroporto», annuncia Renzi in una nota. Ma l´intenzione è anche quella di raccogliere nuove proposte: «Chiederemo ai fiorentini di segnalarci quali idee sono prioritarie per loro ma anche quali sono i problemi nel quartiere dove vivono». (m.v.)

Torna all'inizio


30 gennaio: mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 07-01-2009)

Argomenti: Province

30 gennaio: mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province (7/1/2009 15:43) | (Sesto Potere) - Roma - 7 gennaio 2009 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. Lo hanno deciso oggi i rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell?Upi, approvando all?unanimità un ordine del giorno nel qual si ribadisce l?infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. “Pensare di abolire le Province – sostiene il Consiglio Direttivo dell?Upi – sarebbe dannoso e antieconomico, e rappresenterebbe invece una inutile perdita di tempo. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l?eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema”. “Basta con la delegittimazione delle Province, con l?attacco al personale politico e con la denigrazione del personale che lavora in queste amministrazioni – ha detto il Presidente dell?Upi, Fabio Melilli - Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere questioni che interessano le comunità . Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all?intero sistema della rappresentanza democratica che è a fondamento del nostro Paese”.

Torna all'inizio


Boom cassa integrazione Sacconi apre sui contratti (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Province

le notizie Boom cassa integrazione Sacconi apre sui contratti Cig, a dicembre ancora in crescita. Per la Cassa integrazione guadagni ordinaria nel mese scorso si segnala un incremento annuale, cioè rispetto al dicembre 2007, del 525 per cento, mentre quella straordinaria fa registrare una flessione dell'11,61 per cento. Le cifre sono state anticipate dal Ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, che ha annunciato: «Entro il mese di gennaio, o anche nei prossimi giorni, convocherò un incontro per registrare il consenso per la riforma dei contratti». Per quanto riguarda invece tutto il 2008, secondo l'Inps è raddoppiato il ricorso alla cassa ordinaria, con un aumento del 96,84 per cento. Guai di casa nostra. Sulla scia di quanto sta accadendo a livello globale, nel settore automobilistico ma non solo, anche in Italia si avvertono i riflessi pesanti della crisi. Si vende di meno, si produce di meno e l'occupazione ne risente. Fiat Group Automobiles ha annunciato ieri ai sindacati che nelle prime due settimane di febbraio scatterà la cassa integrazione per circa 2 mila dipendenti, per lo più impiegati. Il provvedimento interesserà circa 1.200 dipendenti degli enti centrali di Mirafiori, Volvera e Orbassano. Altri 800 lavoratori interessati dalla Cig sono addetti della Powertrain di Mirafiori e Stura. In compenso, dopo più di un mese di cassa integrazione per circa 1000 lavoratori, si sono riaperte ieri le porte dello stabilimento Fiat di Termoli, in provincia di Campobasso. Sono tutti dipendenti del settore motori otto valvole, rimasti fermi dal 25 novembre scorso a causa del calo delle commesse. Dal 12 gennaio toccherà, inoltre, ai dipendenti del reparto 16 valvole. Il 26 gennaio, infine, sarà il turno del settore cambi. Entro fine mese, quindi, la fabbrica dovrebbe tornare a pieno regime con tutti e 2600 lavoratori di nuovo operativi. Disoccupazione americana. A dicembre negli Stati Uniti sono stati persi 693 mila posti di lavoro nel settore privato non agricolo. È quanto rileva un rapporto dell'istituto di ricerca Adp. Il dato è maggiore di quello di novembre (476mila posti di lavoro in meno) e di quello atteso dagli analisti, che prevedevano un taglio di 493mila posti di lavoro. «La rapida caduta dell'occupazione nelle piccole e medie imprese indica chiaramente che la recessione si è espansa ben oltre l'industria e il settore immobiliare» si legge nel rapporto. E la ripresa arriverà nel 2010. Per il 2009 nessuna speranza: il pil statunitense segnerà una contrazione del 2,2 per cento. Bisognerà aspettare un anno per vedere il segno positivo: nel 2010 dovrebbe tornare la crescita con il pil a +1,5 per cento. L'Ufficio del Bilancio del Congresso (cbo) «prevede che l'attuale recessione, cominciata nel dicembre 2007, durerà fino alla seconda metà del 2009 - si legge nel documento - ciò che ne fa la più lunga recessione dalla Seconda Guerra Mondiale». Il cbo stima anche un tasso di disoccupazione che crescerà all'8,3 per cento nel 2009 e al 9 nel 2010. Bancarotta per LyondellBasell. Ha chiesto la tutela dai creditori, ricorrendo al Chapter 11, il terzo gruppo mondiale del petrolchimico, l'olandese LyondellBasell che concentra la maggioranza delle sue attività nell'area di Houston. Le pratiche per la bancarotta sono state avviare presso il tribunale del Southern District di New York, dopo un'estenuante trattativa con i creditori andata avanti fino a martedì anche se i termini per la rinegoziazione del debito erano scaduti già da due giorni. Licenziamenti, dalle banche... La banca britannica Barclays taglierà 408 posti di lavoro con l'obiettivo di recuperare efficienza sulla scia della crisi economica. «Barclays rivede costantemente le sue operazioni e risorse per essere - si legge in una nota - il più efficiente possibile adeguandosi alle necessità del business e alle evoluzioni nelle richieste della clientela». Come parte di questo processo, l'istituo ha individuato alcuni aspetti operativi e organizzativi la cui modifica appare necessaria al miglioramento della performance specialmente con l'abolizione di caselle giudicate superflue, obsolete o il cui ruolo appare sovrapposto. La riduzione di personale riguarda circa 400 persone, 158 a tempo indeterminato e 250 con contratti temporanei. Tutte le unità interessate dal taglio sono in Gran Bretagna, soprattutto nel Cheshire e a Londra. Alle vendite al dettaglio. La crisi economica tocca anche il gigante britannico delle vendite al dettaglio (dai vestiti al cibo) Marks & Spencer: verranno tagliati 1.230 posti di lavoro e chiusi 27 negozi. La notizia arriva dopo l'annuncio della situazione disperata di un altro colosso del commercio, Woolworths. Tornando a M&S, le vendite sono calate del 7,1 per cento a dicembre. Il gruppo ha annunciato che taglierà 780 posti di lavoro nel settore vendite e altri 450 nei servizi amministrativi. Per tutti i dipendenti, verranno ridotti i benefits. In questo modo, verranno risparmiati 175-200 milioni di sterline (193-220 milioni di euro). 08/01/2009

Torna all'inizio


cantagallo punta sull'economia verde (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 6 - Prato Cantagallo punta sull'economia verde Una centralina a biomasse per tele-riscaldare il paese di Luicciana Bugetti fa il punto sull'anno appena concluso «Il massimo sforzo sulla viabilità, la priorità del 2009 sarà il lavoro». Nuova sfida elettorale CANTAGALLO. Sostenere l'occupazione, puntare sulla green economy, non aumentare la pressione fiscale sui cittadini. Sono i grandi temi sui quali ha lavorato Ilaria Bugetti, sindaco di Cantagallo, nel 2008 e sui quali punta anche nel 2009 per impostare la prossima campagna elettorale che la vede unica candidata per il Pd. Se si traccia un bilancio dell'anno appena concluso la prima cosa che il sindaco sottolinea riguarda l'impegno per migliorare la viabilità comunale. «Da due anni lavoriamo forte su questo fronte - spiega - Nel 2008 abbiamo concluso la progettazione per quanto riguarda gli interventi sulle strade». «Grazie a fondi regionali, provinciali e all'accensione di un mutuo comunale, per un totale di oltre un milione di euro - prosegue il sindaco - abbiamo portato a termine i lavori sulla strada della Rasa, versante pistoiese, sulla strada di Presentino (nel 2009 verrà concluso il secondo lotto), sulla strada di Campalleri (tutt'ora in corso). Inoltre su tutto il territorio abbiamo lavorato per garantire la manutenzione ordinaria delle strade». Infine altri lavori a Migliana, Gricigliana e Gavigno prenderanno il via nel corso della prossima primavera. Anche nel 2008 le casse comunali hanno dovuto fare i conti con l'emergenza frane, che ogni anno sottrae diversi fondi ai già esigui bilanci dell'ente. «Nonostante questo e le minori entrate dovute all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, abbiamo manetenuto un buon standard di servizi sociali per le famiglie. Abbiamo aumentato le risorse per la compartecipazione al servizio di mensa e trasporto scolastico per aiutare chi era in difficoltà, mentre la quota di trasferimento all'Asl per i servizi sociali nel 2008 ha sfiorato i 190 mila euro che per le nostre "tasche" rappresentano davvero una grossa cifra». Green economy. Ma è la green economy il vero cavallo di battaglia del sindaco Bugetti. «Puntiamo molto sulle energie rinnovabili. Il 2008 si è chiuso con la consegna del progetto esecutivo, curato da Consiag, del tele-riscaldamento tramite una centralina a bio-masse del paese di Luicciana, oggi riscaldato solo grazie al gpl. Il progetto si concretizzerà nel 2009 e questo rappresenterà un risparmio per le famiglie, ma anche un modo per attivare l'economia locale nella produzione di bio-masse». Il 2008 è stato anche l'anno che ha consacrato Cantagallo come il comune più verde della provincia attraverso l'ottenimento della certificazione ambientale Emas. Nel 2009 per sottolineare l'ottenimento dell'importante traguardo il sindaco promette una grande festa con la Regione e il ministero dell'ambiente. Lavoro e occupazione. In tema di occupazione per il primo cittadino di Cantagallo la parola d'ordine è diversificare. «Nel 2008 è nata l'associazione dei castanicoltori ed abbiamo approvato la progettazione preliminare di Casale, dove dovrebbe sorgere il centro consortile della castagna. Ma parallelamente al sostegno all'agricoltura il Comune ha voluto sostenere chi continua a mantenere la propria azienda a Cantagallo. Il 70% dei nostri cittadini lavora ancora nel tessile e quindi abbiamo aiutato queste ditte concedendo loro la concessione per ampliamenti temporanei degli spazi produttivi». Anche il piano regolatore di Cantagallo è stato rivisto e migliorato «per cercare di creare occasioni occupazionali per chi vorrà scommettere sul territorio». Rifiuti e opere. Sempre sull'ambiente il 2008 ha registrato un positivo aumento della raccolta differenziata passata dal 25% al 45 % e l'obbiettivo dell'amministrazione è di tenere invariate anche nel 2009 tutte le tariffe. Sul fronte dei lavori pubblici Bugetti ricorda gli interventi di riqualificazione agli impianti sportivi di Usella e la manutenzione straordinaria alla scuola elementare di Carmignanello con l'adeguamento dell'accesso per l'handicap, la realizzazione di un passaggio coperto con la palestra e la sistemazione esterna dell'area di sosta degli scuola bus. «Se tutto procederà secondo i programmi nel 2009 vedremo anche la realizzazione della pista ciclabile a Carmignanello: il progetto esecutivo è pronto». Cultura e turismo. Bugetti registra tra i successi l'inaugurazione alle porte della riserva naturale dell'opera di Giuliano Mauri, ma poi anche la scoperta della "misteriosa" necropoli all'interno della Rocca Cerbaia, in conseguenza della quale nel 2009 arriveranno altri fondi per approfondire gli studi su questo straordinario sito archeologico. Sarà colpa della crisi, ma il turismo fuori porta ha conosciuto un grande sviluppo, tanto che nel 2008 nella riserva Acquerino Cantagallo si è registrato un forte incremento di visitatori, merito di un forte investimento della Provincia che ha sistemato due importanti vie d'accesso come la strada di Luogomano e delle Cavallaie. Nel 2009, infine, verrà scelto il miglior progetto artistico per la realizzazione della balaustra della strada comunale di Luicciana ed a farlo saranno proprio i cittadini insieme al Comune. Le promesse. Infine, Bugetti parla dell'imminente campagna elettorale e promette: «Voglio lavorare per migliorare l'arredo e il decoro urbano di tutte le frazioni del comune. Inoltre spero di riuscire a chiudere tutti i cantieri in corso ed aprire quelli che sono previsti sulla carta. Ma il mio pensiero più grande va a i giovani, che spero sul territorio possano trovare opportunità di lavoro e di crescita professionale». Letizia Magnolfi

Torna all'inizio


Caccia Animalisti contro la Provincia (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Province

n. 7 del 2009-01-08 pagina 2 Caccia Animalisti contro la Provincia di Redazione Quale sia la differenza per un animale ad essere cacciato sulla neve o in una giornata di sole è difficile da spiegare. Fatto sta che la Lega Abolizione della Caccia ha attaccato la Provincia di Genova e la Regione Liguria che non avrebbe bloccato la caccia al capriolo iniziata il primo di gennaio e attiva fino alla metà di marzo. «La Regione Liguria non rispetta la legge nazionale - attaccano gli animalisti -. È una vera vergogna che in questi giorni di forte difficoltà di alimentazione per la fauna selvatica, caprioli inclusi, causata dalle gelate e soprattutto dalle scarse possibilità di accedere ad aree con vegetazione erbosa ed arbustiva idonea, sia consentito ai soliti privilegiati di abbattere animali che si trovano in palesi situazioni di rischio e svantaggio». Il calendario venatorio di quest'anno consentirebbe alle singole Provincie di vietare la caccia in momenti di forte criticità climatica. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


Neve, ma Milano non è Marsiglia (per fortuna) (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Province

(AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia. Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). Scritto in Varie Commenti ( 5 ) » (3 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 67 ) » (8 votes, average: 2.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 116 ) » (24 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (39 votes, average: 3.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (28 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (116 votes, average: 3.64 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (67 votes, average: 3.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 69 ) » (52 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale. Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi: "Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 166 ) » (63 votes, average: 3.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (56) Ultime discussioni Alberto Taliani: Francesca scrive via mail Con la nevicata i problemi ci sono stati, soprattutto concentrati di prima... Janis: Giusto Taliani, l'hai detto. Milano non è Marsiglia e non capisco perchè, se nevica è colpa della... cantastorie: Ricordo una decina d'anni fa a Parigi che si paralizzò per 4 o 5 centimetri di neve. che... Giuseppe: .la nevicata dell'85, che ricordo. Anch'io, come te, mi attrezzai di giaccone e scarpone... Sara: Milano non è Marsiglia, ma i milanesi non se ne sono accorti. Bastano 4 fiocchi per far incazzare signore... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Berlusconi: Air France in vantaggio Bossi chiede garanzie per MalpensaTragedia sulle Ande: una vittima italiana Gravi altri tre alpinistiGas, è saltato l'accordo tra Russia e Ucraina Putin: chiamo BerlusconiCrisi, il piano Obama: "Energie alternative e rimborsi fiscali"Gaza, Usa: "Allungare l'orario della tregua" Lanci di razzi dal Libano colpiscono IsraeleCaso Calabresi, Sofri: "Sono corresponsabile"Porno Usa: 5 miliardi di dollari per risvegliare il desiderioItalia al primo posto per numero di ricercati fuggiti in BrasileAnsia da prestazione sul set? Rosario imbarazza Will Smith...Cristiano Ronaldo distrugge la Ferrari Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (1) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Neve, ma Milano non è Marsiglia. (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e D'Alema furioso Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. Scuola, chi ha paura della Gelmini Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


Uno spiraglio sull'abolizione del valore legale (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-09 - pag: 13 autore: ODG SULLA LAUREA Uno spiraglio sull'abolizione del valore legale Della fase due di riforma dell'università, più volte annunciata dal ministro Gelmini, dovrebbe fare parte anche l'abolizione del valore legale della laurea. Un'indicazione è arrivata ieri da Montecitorio, dove l'assemblea ha approvato un ordine del giorno, presentato dalla Lega nord, che vincola in questo senso il Governo. A spiegare l'obiettivo della proposta è stato il primo firmatario, il deputato del Carroccio Paolo Grimoldi. Ricordando la battaglia che il suo partito conduce in questa direzione da un decennio e riprendendo di fatto quanto già sostenuto dal suo capogruppo, Roberto Cota, nel corso delle dichiarazioni di voto sul decreto Gelmini, Grimoldi ha sottolineato: «Abolire il valore legale del titolo di studio rappresenterebbe il primo passo per premiare gli studenti che meritano e aiutare le università che fanno realmente formazione ». E questo perché – ha aggiunto – «si cancellerebbe la falsa concorrenza agli atenei del nord da parte delle università meridionali che si sono trasformate in laureifici». Almeno su questo punto l'opposizione ha votato insieme alla maggioranza. Spiega le ragioni del «sì» dei democratici la deputata Maria Antonietta Farina Coscioni. Intervistata da Radio radicale, la Coscioni ha commentato: «Credo che questo sia un buon inizio per una riforma del sistema universitario basato sul merito, sulla qualità dell'insegnamento e della ricerca».

Torna all'inizio


La difficile strada delle riforme (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-01-2009)

Argomenti: Province

Prima Pagina Pagina 2 Berlusconi e la Lega La difficile strada delle riforme Berlusconi e la Lega di Gaetano Di Chiara --> di Gaetano Di Chiara Il programma di governo con il quale il centro-destra ha vinto le elezioni politiche si articolava in due aspetti principali: gli interventi urgenti e le riforme strutturali. Per questi primi otto mesi il governo Berlusconi si è occupato soprattutto di emergenze: i rifiuti di Napoli, l'ordine pubblico, l'Alitalia, la manovra triennale anticipata, gli aiuti (bonus, social card) ai ceti più colpiti dalla crisi. Al contrario di Veltroni («Il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a fronteggiare la crisi»), l'opinione pubblica, la Confindustria e una parte dei sindacati mostrano di apprezzare. Per quanto riguarda le riforme, un primo assaggio il governo lo ha fornito su un tema di grande impatto popolare come la scuola e l'università. Berlusconi ha forse sottovalutato il potenziale di protesta di piazza connesso a una riforma di questo settore, procedendo con lo stesso piglio interventista mostrato nell'emergenza rifiuti ma senza una adeguata campagna esplicativa volta a tranquillizzare le famiglie, con il risultato di irrigidire gli studenti e aumentare le ansie dei genitori. Dopo esser corso ai ripari, spiegando e ammorbidendo il suo atteggiamento, sulle riforme il premier sembra ora aver imboccato la via della cautela. Molte sono infatti le difficoltà da superare. Un elemento di incertezza viene dalla Lega, che ha il federalismo come meta obbligata ma è cosciente del fatto che questa riforma è guardata con diffidenza da quella parte dell'Italia che sta a sud della Padania. Per raggiungere il suo scopo la Lega ha rinunciato ai toni duri, ricercando un accordo con il Pd e sottoponendo Berlusconi a una scelta: tutte le volte che questi accenna a mettere mano a una riforma, ecco che la Lega pone sull'altro piatto della bilancia il tema del federalismo. A questo punto sono molte le false partenze sulle riforme: dalla riforma della legge elettorale per le europee, alla riforma dell'istituto dell'immunità parlamentare, dalla riforma della giustizia a quella delle province. Con l'acuirsi della crisi economico-finanziaria, si è aggiunta un'altra difficoltà: la necessità di impiegare risorse non previste a supporto del sistema finanziario. Inoltre, la riduzione del potere d'acquisto dei salari ha avuto l'effetto di attenuare la priorità delle riforme istituzionali rispetto ad interventi diretti a supportare le famiglie. Il governo si trova quindi di fronte a un dilemma: continuare con la politica dell'emergenza o procedere a marce forzate sulla strada delle riforme. Probabilmente sarà necessario seguire l'una e l'altra strada ma apportando un correttivo: che al primo posto siano inserite le riforme capaci di migliorare la condizione economica dei cittadini. Tra le riforme prioritarie vi è anche l'abolizione delle province e delle aziende municipalizzate, dato che queste riforme comporteranno un risparmio notevole per le casse dello Stato.

Torna all'inizio


Neve Azzurra 2009 Il sindaco dello scandalo (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Province

stampa Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto criticano Luciano D'Alfonso Neve Azzurra 2009 Il sindaco dello «scandalo» Claudia Sette ROCCARASO «Il certificato medico di D'Alfonso è falso. Chiederò un'immediata visita fiscale che mi auguro venga compiuta dal Ministero o dall'azienda per cui lavora». A parlare è il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, intervenuto ieri, insieme a Fabrizio Cicchitto, alla seconda giornata di Neve Azzurra a Roccaraso intervenendo sul caso del sindaco di Pescara, argomento che ha tenuto banco anche nel corso della kermesse del Pdl che si concluderà domenica, giorno in cui è previsto l'intervento di Silvio Berlusconi. «Non entro nelle questioni giudiziarie essendoci in corso accertamenti da parte della magistratura - ha aggiunto - ma se gli sono stati revocati gli arresti domiciliari è perchè si era dimesso. Il suo è stato un comportamento ingannevole nei confronti dell'elettorato e se sta bene come credo che stia, lo invito a dimettersi perchè questo comportamento sta creando imbarazzo anche all'interno del Pd». Continuando poi sul caso del sindaco di Pescara, Gasparri si è rivolto allo stesso Veltroni chiedendogli una dichiarazione sull'accaduto, lui «da sempre abituato a fare la morale a tutti». Parole altrettanto critiche sono venute da Fabrizio Cicchitto il quale sul caso D'Alfonso ha dichiarato: «Non nascondo di aver avuto un moto di soddisfazione quando il gip ha revocato gli arresti domiciliari al sindaco di Pescara, ma mi ha messo a disagio il suo comportamento successivo. Ritirare le dimissioni - ha aggiunto Cicchitto - e presentare un certificato medico mi ha completamente disarmato anche perchè ritengo che non abbia fatto un servizio a nessuno, neppure a se stesso. Non voglio cavalcare una tigre giustizialista, ma dopo quanto accaduto ritengo che nessuno potrà più venire a farci lezioni morali». Sul tavolo della discussione oltre al caso D'Alfonso tante altre questioni, in primis quella relativa al costituendo partito delle Libertà, argomento sul quale Gasparri ha detto: «Ho sostenuto questo progetto da sempre e il tema dell'identità non deve preoccupare nessuno perchè ci sarà gloria per tutti», mentre in merito all'ipotesi di abolizione delle province Cicchitto ha detto di essere favorevole pur sapendo che occorre una attenta riflessione in merito alle competenze che vanno ridislocate. Per la giornata odierna invece, il programma prevede, dopo la presentazione del libro «La famiglia Gramsci in Russia» l'intervento del ministro Maurizio Sacconi e dell'onorevole Cesare Damiano, mentre alle 18 sarà la volta del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Non mancano, infine, anche gli appuntamenti di tono più leggero; per sabato, ad esempio, è in fase di organizzazione una gara del Pdl sulle piste da sci.

Torna all'inizio


Consiglio Verona contro l'abolizione delle Province (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 09-01-2009)

Argomenti: Province

Consiglio Verona contro l?abolizione delle Province (9/1/2009 15:06) | (Sesto Potere) - Verona - 9 gennaio 2009 - Il presidente del Consiglio Provinciale di Verona Massimo Galli Righi , in qualità di membro della giunta nazionale che rappresenta i presidenti dei consigli provinciali, è stato invitato a Roma a partecipare all'incontro indetto dal presidente dell'UPI (Unione Province Italiane) Fabio Melilli per decidere le azioni di contrasto alla campagna sull'abolizione delle Province. E? stato scritto un documento che sarà messa al voto dei consigli provinciali italiani nel prossimo 30 gennaio. · Rivedere le circoscrizioni territoriali delle Province, prevedendo confini di “area vasta” e che superino i 600.000 abitanti. In questo modo le 109 province attuali si ridurrebbero a 90. · Definire in modo più preciso e dettagliato i ruoli e le competenze specifiche di Comuni, Province, Regioni e Stato, così come è stato definito nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione. In questo modo si evitano sovrapposizioni, che ad esempio avvengono fra le Province e le Agenzie regionali · Condurre la lotta agli sprechi a partire dagli enti costituiti da personale nominato (ad esempio aato, comunità montane e consorzi di bonifica), senza destituire gli amministratori eletti democraticamente che rispondono quindi direttamente ai cittadini.. · Attivare un serio dibattito televisivo con tempi certi e paritari, per discutere il problema in maniera approfondita e trovare soluzioni concrete. Il presidente Galli Righi, citando la relazione 2008 del ministero delle Finanze. ha anche elencato gli incrementi nei pagamenti degli enti pubblici nel 2007, che vede lo Stato e le Regioni in crescita (+ 4,11% e + 1,61%), mentre Province e Comuni sono in calo (-2,15%). “L?Upi ha deciso di reagire alla campagna contro le Province”, ha concluso Galli Righi. “Gli sprechi di denaro non stanno nell?esistenza delle Province ma nel permanere di doppioni con soggetti che fanno la stessa cosa senza avere il controllo democratico dell?elezione diretta dei cittadini. Mi riferisco a tutti gli enti che sono amministrati da personale nominato. Ricordo anche che Francia, Spagna, Germania hanno un ordinamento territoriale simile al nostro. Le Province non sono una anomalia italiana, nel resto d?Europa esistono enti di area vasta a cui sono stati assegnati compiti ben precisi”.

Torna all'inizio


Neve, ma Milano non è Marsiglia nè Madrid (per fortuna) (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Province

(AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 11 ) » (4 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) » (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 67 ) » (8 votes, average: 2.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 116 ) » (24 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (39 votes, average: 3.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (28 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (116 votes, average: 3.64 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (67 votes, average: 3.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 69 ) » (52 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale. Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi: "Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 166 ) » (63 votes, average: 3.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (56) Ultime discussioni nadia: i "lamentamenti" sono all'ordine del giorno specialmente se succede qualcosa dove c'è... Alberto Taliani: Cara Talita, fra Capodanno e Befana, un po' lavorando e pò facendo vacanza, ero in Trentino,... Talita: Caro Taliani, mi permetta un piccolo sberleffo civettuolo alla faccia di chi gufa per partito preso Sembra... Talita: Caro Taliani, ho l'impressione che attenersi alla realtà non sia un comportamento che piaccia molto a noi... Talita: Stefano, DAVVERO hai 42 anni?!? Stefano, DAVVERO siamo in un forum (veramente è un blog, ma fa niente) e io... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Lega: stranieri paghino permessi e Iva Fini contrario: "No a discriminazioni"Terrorismo, Obama: "Mai più torture Diplomazia con l'Iran"Stati Uniti, nel 2008 persi 2,6 milioni di impieghi: è il peggior dato dal 1945Napoli, rapinata disabile: muore per lo spaventoIl cda di Air France approva l'ingresso in Alitalia Tremonti: "Fondamentale che Malpensa tenga"Down muore in ospedale: senza cibo per un meseDa dieci anni orfani di Faber Ascolta e vota le sue canzoniCosì Di Pietro ha creato la sua Italia del mattoneIl Torcolato si "spreme" in piazzaBeckham per un giorno diventa "re" di Roma Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (1) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e D'Alema furioso Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. Scuola, chi ha paura della Gelmini Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


Dopo l'abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 10-01-2009)

Argomenti: Province

VETRINA PESARO pag. 1 Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali... Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la qualità dell?aria. E? stato il classico BOLLINO DI SAPONE.

Torna all'inizio


"paradosso il pd che attacca se stesso" - rodolfo sala (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 4 - Interni "Paradosso il Pd che attacca se stesso" Veltroni: "A volte mi sento Penelope". Al Nord nasce il programma degli amministratori Burlando: "Sarebbe stato difficile tenere una riunione come questa a Roma" Il segretario "Nessuno abboccherà agli ami lanciati da Cesa e Casini" RODOLFO SALA MILANO - Si sente come Penelope, Walter Veltroni. Una Penelope con i nemici in casa, impegnati a disfare la sua trama. «Faccio ancora una volta appello al Pd e ai suoi dirigenti - dice il leader all´Unità in edicola oggi - Occupiamoci dell´Italia, siamo al paradosso di una destra che attacca il Pd e del Pd che attacca se stesso, per di più nel momento più drammatico della nostra storia recente». Uno sfogo amaro, che vale anche come risposta agli «ami lanciati da Cesa e Casini», i demoni tentatori dell´Udc pronti gettare lo scompiglio nelle fila dei democratici con profferte di leadership a «persone che sono fondatori del nostro partito». «Nessuno abboccherà», avverte Veltroni: e chissà se a Letta o a Rutelli fischiano le orecchie. Poi l´attacco al «governo inerte che da tre mesi non produce più nulla», a Berlusconi che non fa il premier, ma solo «campagna elettorale». A Milano ci provano, i nordisti del Pd, a mettere insieme qualche proposta che non riguardi gli assetti interni, ma la vita della gente. Ci provano con il battesimo del coordinamento del Nord, che in prima battuta mette insieme «cacicchi» (sindaci, governatori, presidenti di Provincia) e segretari delle Regioni sopra il Po. Per contendere al centrodestra, ma soprattutto alla Lega, un ruolo di primo piano in partibus infidelium, come dice Massimo Cacciari. Gira una bozza, la tengono nascosta forse perché al primo punto c´è scritto qualcosa che lo stesso Bossi di recente ha ritenuto un po´ eccessivo: riconoscere ai Comuni una quota di Irpef e di Iva. Ma subito, nel giro di qualche mese, e senza aspettare che entri in vigore la riforma complessiva del titolo V della Costituzione. Si chiama «anticipo del federalismo», misura ritenuta necessaria per far fronte a una crisi economica dall´avamposto del Nord, più esposto alla concorrenza e dunque più bisognoso di risorse in grado di «far ripartire la locomotiva che si è sempre trascinata dietro l´intero Paese», insiste la governatrice del Piemonte Mercedes Bresso. Sergio Chiamparino, per il quale il coordinamento del Nord «è anche un elemento di battaglia politica nel partito», spiega la filosofia della proposta: «Non si possono aspettare i tempi del federalismo fiscale se no i Comuni arrivano stecchiti, perché dopo l´abolizione dell´Ici, e a differenza di quello che accade in tutti gli altri Paesi europei, non hanno uno straccio di tassa autonoma». Ma tiene banco anche il «patto tra produttori» da sottoscrivere nelle Regioni del Nord. Sintesi di Tiziano Treu: «Lavoriamo tutti di più, e in cambio le imprese ci danno più soldi». La Bresso parla di «nuovo welfare territoriale», ma il concetto è lo stesso: «Anche da queste parti si lavora troppo poco, quindi per rilanciare la competitività si possono allungare orari ed età pensionabile, e in cambio ci vogliono tutele per i più deboli». Con il ministero del Welfare (dice la bozza) che potrebbe sperimentare al Nord un «sussidio unico di disoccupazione di tipo europeo». Maurizio Martina, il trentenne che guida il Pd lombardo, è soddisfatto: «Finalmente stiamo passando dalla teoria alla pratica». «Basta con gli annunci - aggiunge il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati - qui al Nord noi siano una forza di governo che sfida la Lega sui risultati concreti: loro hanno prodotto solo fallimenti, e il caso Malpensa è esemplare». Esce Claudio Burlando, presidente della Liguria, e sorride: «In questo momento sarebbe stato difficile tenere una riunione come questa a Roma: per la prima volta non so dire da che partito provenivano quelli che non conoscevo; spero non ci siano ritorsioni», conclude un po´ al veleno.

Torna all'inizio


E' scattata l'abolizione del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non sono liberi per tutti (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 11-01-2009)

Argomenti: Province

VETRNA FAMIGLIA pag. 27 E? scattata l?abolizione del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non sono liberi per tutti CHI VINCE E CHI PERDE CON LA NORMA SCATTATA IL PRIMO GENNAIO LA LEGGE 133 del 2008 ha messo fine, a partire da quest?anno, alla lunga vicenda delle trattenute per i pensionati che continuano a lavorare. Il divieto di cumulo, iniziato il 1° gennaio 1995, va in pensione. Ma non per tutti. DIPENDENTI. L?abolizione del divieto di cumulo si applica ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, iscritti ai fondi pubblici di previdenza (Inps, Inpdap, Enpals). La norma è retroattiva: non ci saranno più trattenute non solo per chi andrà in pensione dal 1° gennaio 2009, ma anche per chi è già pensionato in regime di cumulo parziale. Molti pensionati, però, non erano soggetti al divieto parziale di cumulo: oltre, naturalmente, a quelli che non esercitano alcuna attività lavorativa, erano già esonerati i titolari di pensione di vecchiaia e coloro che, pensionati di anzianità, hanno raggiunto la soglia anagrafica della pensione di vecchiaia (60 anni per le donne e 65 per gli uomini). Esonerato, inoltre, chi era andato in pensione con almeno 58 anni di età e 37 di contributi. I dipendenti non più soggetti al divieto di cumulo potranno, dopo il pensionamento, svolgere attività lavorativa autonoma o rioccuparsi come dipendenti, senza sacrificare neanche un euro sulla pensione. AUTONOMI. Stesso discorso per artigiani, commercianti e coltivatori diretti, iscritti nelle gestioni speciali Inps. LE ECCEZIONI. Il divieto di cumulo resta: per chi ha scelto il part time e percepisce una parte di stipendio e una parte di pensione; per i titolari di pensione liquidata con il sistema contributivo e che non abbiano compiuto 60 anni (donne) e 65 (uomini) o che, in alternativa, non abbiano almeno 40 di contributi; i pensionati di reversibilità e d?invalidità con redditi superiori ai limiti stabiliti per legge. LIBERI PROFESSIONISTI. Una doccia fredda colpisce i professionisti iscritti alle Casse professionali, privatizzate dal ?94: queste non seguono la normativa degli enti pubblici, ma sono regolate dai propri statuti. Per nessuna scatta obbligatoriamente, quindi, l?abolizione del divieto di cumulo. Alcune casse, come quella dei geometri, prevedono una trattenuta per il pensionato di anzianità, mentre nessuna trattenuta scatta per la vecchiaia. Altre casse, fra cui l?Inarcassa non concedono alcuna possibilità: per ottenere la pensione di anzianità è necessario cancellarsi dall?Albo. Nessuna trattenuta, invece, è prevista per il pensionato di vecchiaia. c. m.

Torna all'inizio


la mostra dei lorena? un mezzo flop (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 1 - Pisa La mostra dei Lorena? Un mezzo flop Ha recuperato visitatori soltanto nel finale grazie alle scuole PISA. La mostra "Pisa e i Lorena" ha recuperato in extremis i visitatori che, grazie all'infornata delle scuole, hanno superato le 10.000 unità. «Abbiamo raggiunto un risultato accettabile», commenta Nicola Landucci, assessore provinciale alla cultura. Di queste 10.276 persone che hanno calcato le sale del Palazzo Reale, sede della mostra, i non paganti sono stati 1.833 che si sono concentrati il giorno dell'inaugurazione e nelle due giornate di accesso gratuito alla mostra. La mostra ha chiuso i battenti il 14 dicembre, un peccato perché forse i visitatori sarebbero aumentati nel periodo delle feste natalizie. La media dei visitatori nei tre mesi di esposizione è stata di 120 persone al giorno. Dire se la mostra abbia ottenuto i risultati di pubblico attesi è alquanto arduo, perché è difficilmente paragonabile con altre mostre di carattere storico in giro per la Toscana. Da un lato questo è un segno distintivo, non v'è dubbio; dall'altro, l'occhio, forse con una certa invidia, cade sui dati di affluenza per la mostra a Firenze del quadro di Raffaello - la Madonna del Cardellino - che in una sola settimana ha fatto 15.000 visitatori paganti, a fronte dei 10.000 in tre mesi per i Lorena. Fatto sta che è solo grazie all'afflusso corposissimo delle scuole dell'intera provincia che si è potuto arrivare a una cifra di una certa rilevanza. Landucci commenta: «Ben vengano le scuole. La mostra è stata pensata per fare luce su un periodo storico importante, ma che non è mai stato valorizzato quanto la Pisa repubblicana, medievale e rinascimentale». Giusto e meritorio, quindi, aver concentrato sforzi economici e organizzativi su "Pisa e i Lorena", ma va ricordato che, stando alla tabella delle esenzioni e degli sconti sui biglietti, gli studenti accompagnati dagli insegnanti hanno pagato la metà del biglietto: 3 euro invece di 6. Come dire che al "botteghino" la mostra sui Lorena non è stato un successo economico, visto che l'incasso è stato - a essere di manica larga - di alcune decine di migliaia di euro. Il costo dell'evento espositivo si è aggirato intorno a un milione di euro. Quasi la metà, a carico degli enti promotori: Provincia, Fondazione Cassa di Risparmio, Università, Soprintendenza e Comune di Pisa. «La mostra dei Lorena - ribatte Landucci - non era stata pensata come esposizione da botteghino, da boom di incassi, ma grazie a questa iniziativa e alla visibilità nazionale che ne hanno dato i media, è stato valorizzato l'intero territorio pisano». E visto che a Pisa ci si lamenta sempre della scarsa comunicazione degli eventi, il battage informativo è stato esemplare sui media locali, regionali e nazionali. L'esposizione a Palazzo Reale ha richiamato un pubblico di una certa caratura intellettuale, di nicchia, o comunque appassionati di storia. «Se ci mettiamo ad analizzare i dati di afflusso - dice ancora Landucci - vediamo che c'è un incremento notevole di visitatori nell'ultimo mese, a testimonianza di un apprezzamento che aumentava e si diffondeva anche grazie al passa parola». Tra gli ospiti d'eccezione va ricordato l'Arciduca Sigismondo D'Asburgo, ultimo discendente della dinastia, ed evento nell'evento, va segnalata l'esposizione della prima legge al mondo che sanciva l'abolizione della tortura e della pena di morte, firmata a Pisa dal Granduca Leopoldo nel 1786. «è stato - conclude l'assessore Landucci - un momento denso di significato, perché coincideva con la Festa della Toscana e il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, ha ricordato il ruolo dei Lorena nella legislazione all'avanguardia per i diritti umani, e ha dato ampio risalto alla mostra pisana». Carlo Venturini

Torna all'inizio


Primo bilancio positivo per i saldi Gli sconti attirano la gente (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Province

stampa Antonio Mattia auspica una revisione della normativa sulle vendite promozionali Primo bilancio positivo per i saldi Gli sconti attirano la gente Ilaria Pietropaoli Il tracollo dei consumi durante i saldi non c'è stato anzi, in barba alle previsioni più nere, la gente ha comprato. Sebbene sia ancora presto per fare un bilancio vero e proprio del periodo e, nonostante i pareri tra i commercianti siano diversificati a proposito delle vendite, un dato sembra inequivocabile: le promozioni invernali hanno attirato l'attenzione dei consumatori. Una boccata d'ossigeno quindi per i cittadini nell'«annus horribilis» dell'economia mondiale. La provincia di Frosinone, infatti, come è noto è nelle ultime posizioni per quanto riguarda la qualità della vita e registra un tasso di disoccupazione rilevante. Se si aggiunge che alcune industrie storiche del territorio vivono in momento di crisi e che tra ammortizzatori sociali e precariato il potere d'acquisto degli stipendi cala a picco, è facile comprendere come i saldi diventino per molti l'unica occasione per poter acquistare almeno il necessario. Per quanto riguarda i commercianti i bilanci sono eterogenei. C'è chi parla addirittura di aumenti di vendite rispetto allo scorso anno, chi di diminuzione degli acquisti, limitati ad articoli dal prezzo contenuto. Come ogni anno, quando si tocca questo tema, inoltre, si aprono dibattiti e riflessioni su come e quando applicare sconti. Antonio Mattia, presidente dell'Associazione regionale del Lazio dei centri commerciali naturali così riassume la querelle: «C'è una spaccatura, all'interno della categoria degli esercenti tra chi ritiene che i saldi siano un evento di richiamo per i consumatori e chi, al contrario, ne propone l'abolizione». Mattia prosegue affermando che entrambe le posizioni sono legittime e lancia una proposta: «Manteniamo i saldi per le boutiques che vendono capi d'abbigliamento delle grandi firme, e aboliamoli per i negozi di città, a cui andrebbe data la possibilità di effettuare vendite promozionale nelle modalità e nei tempi desiderati, sia in maniera isolata sia con iniziative comuni da parte dei centri commerciali naturali, come nel caso degli "shopping day", un esperimento che si è dimostrato vincente». Per Mattia, infatti, il saldo conviene alle grandi griffes che, rivolgendosi a un certo target d'utenza, solitamente abituato a spendere, comunque lavorano sempre e necessitano dei saldi per svuotare le proprie boutiques. Differente sarebbe la situazione del negoziante ordinario che, inoltre, subirebbe la rigidità della legislazione attuale che impedisce, ad esempio, di effettuare vendite promozionali trenta giorni prima del periodo di saldi. Per il presidente dell'Associazione regionale dei centri commerciali naturali, bisognerebbe rendere più elastica la normativa, in modo tale da permettere ai commercianti di rispondere meglio alle esigenze proprie e degli acquirenti. Mattia chiude poi con un appello ai consumatori: «Comprate nella nostra provincia così i soldi rimangono nel territorio».

Torna all'inizio


Manifestano le amministrazioni provinciali italiane: <Vogliamo vivere> (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Province

Manifestano le amministrazioni provinciali italiane: «Vogliamo vivere» il caso Tutti i consigli riuniti in seduta straordinaria il prossimo 30 gennaio contro la ricorrente ipotesi di abolire gli enti 13/01/2009 Roma. «Non ci abolite, non siamo una casta». Il 30 gennaio prossimo, in tutta Italia, le 104 amministrazioni provinciali convocheranno i rispettivi Consigli in seduta straordinaria per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, quelli delle imprese e dei sindacati, le forze sociali e con i cittadini, sul loro ruolo nel sistema amministrativo e politico italiano. L'obbiettivo: difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. In una parola, combattere contro la loro abolizione, di cui la politica discute da diversi mesi e che lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vorrebbe mettere in atto per risparmiare sui costi mentre la Lega si oppone. La manifestazione delle Province è stata decisa durante il Consiglio Direttivo dell'Upi (l'Unione delle Province italiane) dove è stato approvato all'unanimità un ordine del giorno che ribadisce «l'infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme». «Pensare di abolire le Province - sostiene il Consiglio Direttivo dell'Upi - sarebbe dannoso e antieconomico. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l'eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema». Il presidente dell'Upi, Fabio Melilli, guida la controffensiva. «Siamo stanchi - avverte - di questa campagna che offende chi ogni giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le questioni che interessano le comunità. Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all'intero sistema della rappresentanza democratica che è a fondamento del nostro Paese». Nella lettera che invita alla mobilitazione in tutta Italia, per il 30 gennaio prossimo, tra le altre cose si legge: «Il coordinamento dei Consigli provinciali inizierà da subito a lavorare per organizzare la giornata di mobilitazione delle Province, per ribadire il valore della democrazia rappresentato nei territori dalle istituzioni locali». Nel sottolineare il richiamo alla protesta, poi, il coordinatore dei presidenti di Consiglio delle Province, Mauro Boscolo, presidente di Venezia, sottolinea quanto «i consigli provinciali siano rappresentanze democratiche elette dai cittadini, e per questo chiamati a rispondere di un mandato che ne guida l'azione politica. Siamo stanchi di essere considerati degli sprechi da tagliare. Piuttosto bisogna proseguire nelle riforme che davvero possono portare la semplificazione della pubblica amministrazione, dal Codice delle Autonomie al federalismo fiscale». Una vera e propria sfida di controinformazione che dovrà fare i conti con le denunce giornalistiche e politiche sulla Casta e sui costi della classe dirigente nazionale. Le Province, per esempio, costano circa 14 miliardi di euro all'anno agli italiani (le Regioni ne costano 160, lo Stato 443, i Comuni 66 ed altri enti pubblici 78). Una cifra consistente, in tempi di crisi per la spesa pubblica. Così, con la Lega che le difende, il presidente Berlusconi che vorrebbe abolirle e il centrosinistra metà e metà, la domanda è soprattutto una: servono o no, per rendere migliore la vita dei cittadini italiani? Nell'attesa di una risposta, loro, le Province, convinte di servire, marciano e si riuniscono. Perché, come si dice in questi casi, "primum vivere". Massimiliano Lenzi 13/01/2009

Torna all'inizio


pieroni guadagna 21 posizioni (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 4 - Pisa Pieroni guadagna 21 posizioni Supera il 50% dei consensi. «è il frutto del lavoro svolto» PISA. Ecco quello che può essere definito un exploit. Il Sole 24 Ore ha pubblicato ieri le consuete graduatorie di inizio anno sul gradimento degli amministratori locali. Ebbene, per quanto riguarda le Province, Andrea Pieroni compie un balzo di 21 posizioni nella classifica nazionale. Il presidente della Provincia di Pisa era 85º dodici mesi fa (decimo e ultimo in Toscana), adesso è salito fino al 64º posto (sesto in regione), ad un tiro di schioppo ormai dal collega fiorentino Renzi (56º con vari pari merito). Ma, a ben guardare l'esito del sondaggio commissionato dal Sole 24 Ore (per le province sono stati intervistati 800 cittadini tra settembre e dicembre scorsi), è un altro il numero che conviene sottolineare: il presidente della Provincia di Pisa, infatti, migliora il consenso ottenuto il giorno dell'elezione, nella tarda primavera del 2004, passando dal 52,3 al 53,5% (+1,2%). Insomma, se queste cifre dovessero essere confermate nella tornata elettorale del 6 e 7 giugno prossimi, quando si voterà per la Provincia (e per tanti Comuni pisani), Andrea Pieroni passerebbe al primo turno, senza bisogno di ricorso al ballottaggio. Vista la situazione del Partito democratico, su scala italiana, non è un rilievo da poco. In Toscana, prima di Pisa, si trovano la solita Siena, ma anche Livorno, Massa Carrara, Pistoia e, appena sopra, Firenze. Seguono invece Prato, Arezzo, Grosseto e Lucca. Rimanendo nell'ambito dell'area vasta, buona la performance del livornese Kutufà: 19º assoluto e +1,7% rispetto al dato elettorale. Al contrario il lucchese Baccelli diventa nuovo fanalino di coda: 77º assoluto, con un -3%. Questo il primo commento di Andrea Pieroni: «I sondaggi vanno presi nel modo giusto, senza enfatizzare o estremizzare i risultati, in un senso o nell'altro. Di sicuro si può notare un'inversione di tendenza rispetto alle rilevazioni del Sole 24 Ore degli anni passati. Di getto voglio pensare, e sperare, che si tratti in una certa misura di un gradimento che sale quasi al termine del percorso di questa legislatura, guardando a quanto si è fatto e che ora stiamo portando a compimento nei vari settori di attività dell'amministrazione. Sono alla prima esperienza, come molti altri in giunta e in consiglio. C'è voluto un po' di rodaggio iniziale, ma lo spirito di squadra ha sempre prevalso. Arriviamo in fondo come siamo partiti: non è poco». I precedenti sondaggi vedevano il presidente della Provincia sotto il 50%; questo invece lo riporta ben oltre la soglia, anzi con un guadagno nei confronti dell'affermazione alle urne di cinque anni fa. Un motivo di riflessione deriva da una considerazione immediata: una rimonta che avviene proprio in capo al periodo in cui più si è discusso sul ruolo delle Province, con molte voci sulla loro abolizione. «Una posizione questa ormai stucchevole - dice Pieroni -. Un livello di governo intermedio esiste in tutti i Paesi europei». Per Pieroni si avvicina il momento dell'impegno per la campagna elettorale, che metterà alla prova tutto il Pd. «Voglio considerare l'esito di questo sondaggio un buon viatico e uno stimolo ad andare avanti lungo la strada tracciata, oltre che un contributo al partito. Mi auguro che i cittadini siano riusciti a percepire lo sforzo fatto dalla Provincia, non come ente freddo, ma vicino alle esigenze del territorio e presente nelle singole realtà. Quando facciamo e attuiamo programmi da 150 milioni di euro sulla viabilità (dalla Fi-Pi-Li alla Bretella del Cuoio, alla 68 della Valdicecina) o spendiamo 31 milioni di euro come stiamo facendo sugli edifici delle scuole superiori, o potenziamo i centri per l'impiego (con un milione di euro per il 2009 anti-disoccupazione), non pensiamo di essere lontani dalla gente».

Torna all'inizio


Allora è proprio vero le tasse aumentano (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Province

Allora è proprio vero le tasse aumentano TASSE/1. Secondo il Corriere della Sera il carico fiscale per i contribuenti italiani cresce. Invece di seguire Stati Uniti e Germania, in Italia i tagli fiscali non vanno più. di Fabrizio Goria Non è bastata l'abrogazione dell'ICI per far diminuir il peso dei tributi: le imposte indirette, secondo la CGIA di Mestre sono aumentate nel 2008, vanificando di fatto la misura sull'imposta comunale. Secondo il centro studi degli artigiani nel 2008, la pressione fiscale è scesa rispetto al 2007 (al 42,8 per cento del pil), ma si prepara a risalire nel 2009 fino al 43 per cento del pil. Nel 2009 dovremo lavorare due giorni in più rispetto al 2008 per pagare le tasse. Risulta dall'annuale statistica del Corriere della Sera, Tax Freedom Day, che calcola quanti giorni lavorativi sono necessari a un cittadino per far fronte agli impegni fiscali. Si dovrà lavorare a favore delle tasse fino al 23 giugno 2009, calcola il Corriere, mentre nel 2008 bastava il 20 giugno. Il calcolo prende come base un nucleo familiare composto da tre persone: un impiegato con moglie e figlio a carico. Considerando che il 2008 è stato bisestile, sono due i giorni in più per soddisfare le richieste tributarie.Se si considerano come sostanzialmente neutre le piccole variazioni (dovute anche all'andamento del pil), la verità politica è che la pressione fiscale non accenna a diminuire. Ma la riduzione delle tasse non era «l'obiettivo principale del governo», secondo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti? Come ha sempre fatto dal 1994 in poi, anche nell'ultima campagna elettorale Silvio Berlusconi ha promesso che le tasse sarebbero diminuite nettamente fin da subito, a partire dall'abolizione dell'Ici. Ma già poche settimane dopo la vittoria le prime decisioni del Governo hanno dimostrato che non sarebbe stato proprio così, almeno stando ai numeri del Documento di programmazione conomica e finanziaria (Dpef) triennale varato a giugno: il carico fiscale, che ha raggiunto il 43 per cento nel 2008, rimarrà praticamente invariato fino al 2013, addirittura aumentando di due decimali nel 2010. La Finanziaria, da circa 34,8 miliardi in tre anni, ha previsto l'abolizione di quel che restava dell'Ici e di una parte del cuneo fiscale per le imprese. Il 17 settembre, nella settimana più nera di Wall Street, Tremonti ha rasserenato i cittadini italiani affermando che «in 120 giorni abbiamo detassato due cespiti fondamentali, la casa e il lavoro». Il 2 ottobre, il ministro torna sull'argomento, ribadendo che «il risanamento dei conti pubblici e il federalismo fiscale consentiranno di liberare le risorse necessarie per realizzare una diminuzione dell'incidenza fiscale sui cittadini». Secondo la Cgia di Mestre, abbiamo visto, il peso dei tributi sui contribuenti italiani non è diminuito, nonstante l'abolizione dell'Ici e le imposte indirette sono aumentate ancora nel 2008. È vero però che, come ricorda spesso Tremonti, il debito pubblico italiano lascia poco margine di manovra. E in questi giorni arrivano altri dati preoccupanti. Secondo Bankitalia, lo scorso ottobre si attesta su 1670,6 miliardi di euro di debito, massimo storico dopo il picco registrato ad agosto 2008. Unica nota positiva: crescono le entrate tributarie per i primi undici mesi del 2008, per 344 miliardi complessivi, il 2,8 per cento in più rispetto al 2007. Molti analisti temono che si sforerà anche il rapporto deficit/Pil che secondo Maastricht non deve superare il 3 per cento. A complicare le cose c'è la recessione che, come prevedono tutti (dal Fmi alla Bce), non risparmierà l'Italia. Nel dibattito su quali siano le misure per uscirne prima e ritrovare la crescita, molti economisti chiedono proprio i tagli alle tasse, sia per i privati sia per le imprese. Se ne discute molto anche sul sito lavoce.info animato da Tito Boeri che non perdono occasione per ricordare quanto sia elevata la pressione fiscale anche sotto l'attuale Governo: la tesi più sostenuta è che servirebbe una riduzione del carico fiscale che pesa sui lavoratori dipendenti. Anche i liberisti dell'Istituto Bruno Leoni continuano a denunciare il troppo vessante sistema fiscale italiano e anche Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia, sostiene che per superare la crisi l'unica soluzione sia ridurre il peso del fisco. Intanto la Gran Bretagna di Gordon Brown diminuisce l'Iva, Barack Obama annuncia tagli e spesa pubblica e la rigorista Angela Merkel si è rassegnata a usare il bilancio dello Stato per contrastare la crisi. 13/01/2009

Torna all'inizio


D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Province

Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Scritto in Varie Non commentato » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) » (5 votes, average: 2.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 68 ) » (8 votes, average: 2.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 116 ) » (24 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (39 votes, average: 3.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (28 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (116 votes, average: 3.64 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (67 votes, average: 3.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 69 ) » (52 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (57) Ultime discussioni Talita: Gentile Taliani, ancora a proposito della cultura cosiddetta "di sinistra" non posso fare a meno di... Alberto Taliani: Caro Stefano, Milano pianura padana. Puntualizzo perché - ripeto - non è che... ITALIANO: ADESSO BASTA LA NEVE E' SCIOLTA..AL 90% DEGLI ITALIANI NON FREGA NULLA, HANNO BEN ALTRI... stefano: Marsiglia= costa azzurra Milano= prealpi Le devo anche tirare fuori i dati delle precipitazioni nevose degli... Alberto Taliani: Caro Stefano, penso che la famiglia che lei cita non abbia partecipato alla corsa pazza alle spese... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Nuova Alitalia, il decollo è già un caos: i lavoratori bloccano Malpensa e LinateLe truppe israeliane entrano a Gaza CityCorteo pro Palestina, scontri a Milano: 5 feritiAffari 'ndrangheta-politica Manette in Calabria per il "Re dei videopoker"Gas, Mosca riapre i rubinetti verso l'EuropaI bus contro Dio arrivano sotto casa di BagnascoIn Italia 31 milioni di case E in 2mila vivono nei castelliFurlan libero, ma col chiodo fisso: "Eliminare il male". Come Ludwig...Tutti copiano le bollicine italiane Ora il prosecco vuole il copyrightMourinho alla Juve: "Io non ho paura" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (2) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e D'Alema furioso Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


Gradimento degli elettori: Bruni perde posizioni, bene Carioni (sezione: Province)

( da "Corriere Di Como, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Province

Gradimento degli elettori: Bruni perde posizioni, bene Carioni La classifica del "Sole 24 Ore" Scivolone inatteso per il sindaco del capoluogo, Stefano Bruni, nel gradimento degli elettori. Conferma, invece, con un ulteriore passo avanti, per il presidente della Provincia, Leonardo Carioni. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dalle classifiche sulla Governance Poll pubblicate ieri dal quotidiano economico Il Sole-24 Ore. Stefano Bruni si colloca oggi al 92esimo posto tra i sindaci dei capoluoghi italiani con un gradimento di 49 punti, 6 in meno di un anno fa quando occupava la 48esima posizione della classifica stilata dal giornale della Confindustria. Leonardo Carioni si gode invece un 11esimo posto tra i presidenti di Provincia e un gradimento di 63 punti, due in più rispetto all'anno scorso. Due punti che garantiscono all'esponente del Carroccio anche di avvicinarsi alla top ten dei presidenti di Provincia dove figurano altri due leghisti: il sondriese Fiorello Provera (gradimento 66) e il varesino Dario Galli (gradimento 64). «L'esito di questo sondaggio è, probabilmente, la risposta migliore a quanti chiedono di continuo l'abolizione delle Province - commenta un Carioni visibilmente soddisfatto - Si comprende, leggendo i dati, quanto la provincia comasca sia sentita come importante dai cittadini. Se non interessasse, nessuno forse avrebbe espresso un voto o un giudizio. Confesso che il sondaggio mi ha dato una grande soddisfazione, anche personale». I motivi del consenso e del successo di immagine e di popolarità sono spiegati da Carioni anche in una chiave più prettamente politica. «Senz'altro va presa in considerazione l'onda lunga del voto alla Lega Nord. Lo scorso anno il mio gradimento era di 61 punti ma noi non eravamo al governo, adesso evidentemente con il lavoro fatto in Parlamento e nell'esecutivo qualcosa è cambiato e in meglio». Se Carioni esprime soddisfazione per l'esito del sondaggio, Bruni preferisce invece non commentare. E nessun giudizio giunge nemmeno dal portavoce del sindaco. Il brusco calo di popolarità registrato dal quotidiano economico sul nome di Bruni potrebbe essere stato l'effetto delle ultime polemiche interne a Forza Italia. Il fronte di polemica aperto dai cosiddetti "frondisti" è stato aperto infatti in estate, vale a dire a ridosso delle interviste effettuate dai ricercatori incaricati del monitoraggio politico. Il sondaggio del "Sole 24 Ore" è stato infatti condotto tra il 15 settembre e il 10 dicembre 2008 dalla società Ipr Marketing attraverso un campione telefonico di 800 persone per ciascuna provincia e di 600 persone per ciascun capoluogo. Ogni campione è stato disaggregato per sesso, età e area di residenza. Le interviste dei ricercatori di Ipr Marketing hanno avuto esito positivo nell'84% dei casi. Nella foto: Stefano Bruni Home Sfida politica sulla Como del futuro Pena interrotta, era libero di muoversi dallo scorso agosto «Sorveglianza dei soggetti a rischio, questione grave» Incubo traffico e parcheggi per i residenti della Circoscrizione 5 Anziani, polisportiva, banda Nella sede di via Grossi l'attività dei gruppi di volontari «Il quartiere sarebbe più vivibile senza l'ultimo tratto di ferrovia» Rimpasto di giunta, D'Alessando rischia

Torna all'inizio


"destra senza uomini né politica ecco la tragedia della campania" (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina II - Napoli Il dibattito sulla difficoltà di un´alternanza di governo. E c´è chi teme il "partito dell´astensione" "Destra senza uomini né politica ecco la tragedia della Campania" Iavarone: "Cesaro e Cirielli sono stati protagonisti di un progetto mai esistito" La proposta: verificare quali risultati concreti ha raggiunto l´ente provinciale Il vuoto. «Cesaro? Ma allora non hanno uomini, non hanno politica, non hanno niente. Mi ero illuso che dal centrodestra potesse arrivare qualcosa. Invece no». Biagio de Giovanni, filosofo ed ex parlamentare europeo, la chiama «una tragedia politica» e la racconta così: «Di fronte a una caduta verticale di consenso e considerazione nel campo di centrosinistra, dall´altro lato si manifesta una totale insufficienza per garantire un´alternanza valida. Un vero dramma: c´è una classe politica interamente delegittimata». A 5 mesi dalle elezioni, già s´intravede la rinascita del "partito dell´astensione". «Io non andrei a votare. Non avrei mai immaginato - continua - di pensare che la soluzione fosse una lista civica. Comincio a credere che sia la volta buona». Vista dalla facoltà di scienze politiche di Bologna, «la vicenda è imbarazzante, deludente e preoccupante». Parole del professor Gianfranco Pasquino, politologo, direttore della rivista Il Mulino fra �80 e �84, senatore a sinistra negli anni Novanta. «è una conferma del fatto che in 15 anni il centrodestra non ha fatto crescere la sua classe dirigente. Forse il Pdl pensa di poter vincere così, senza dover rischiare. è preoccupante perché lo pensa, ed è preoccupante perché potrebbe davvero succedere. Questo è il punto su cui centrodestra e centrosinistra dovrebbero trovare un accordo per la riforma del sistema giudiziario. Sarebbe straordinario, se un giorno decidessero insieme di non candidare mai più degli inquisiti». Per Maurizio Zanardi, fondatore della casa editrice Cronopio, prevale «l´impossibilità di credere nella rigenerazione autonoma dell´élite politica. è un´illusione che siamo costretti ad abbandonare. Da questo circolo vizioso non si esce. è una vicenda che in Campania ha una sua intensità particolare, ma che non è molto diversa dal quadro nazionale». Mentre Andrea Morniroli, operatore sociale, tra i fondatori della rete "Segnali di fumo", sottolinea che «nelle amministrazioni locali campane, opposizioni e maggioranze hanno amministrato con le stesse logiche. Se ne esce ripartendo dalle espressioni autonome, piccole e fragili». Gianfranco Borrelli, docente di storia delle dottrine politiche alla Federico II, non si sorprende: «Da un lato c´è un sistema di potere reticolare, non solo politico, difficile da scardinare e spesso invisibile per la maggioranza dei cittadini, di cui Bassolino e la Iervolino sono i portavoce. Dall´altro c´è un´inadeguatezza culturale, con un ceto radicato sul territorio in termini di mercato del voto ben definito. Se Bassolino e Iervolino rappresentano fino in fondo il vecchio, il centrodestra non pare in grado di articolare nessun discorso politico». Marco Rossi-Doria vede il rischio di un «centrosinistra sciolto al sole dinanzi a qualunque candidato proposto dall´altra parte, per i suoi errori e per la sua immagine. Ma se davvero il centrodestra si dovesse presentare così alle elezioni, significherebbe che pur avendo la vittoria in tasca ancora esita a contrastare seriamente il centrosinistra. A contrastarlo sui progetti, dico. Peraltro sono fortemente a favore dell´abolizione della Province. Penso che sarebbe meglio dedicare tempo a un dibattito su quello che l´ente ha fatto o non fatto, al denaro che gestisce, alle sue spese, anziché al dibattito sui nomi». E Salvo Iavarone, coordinatore regionale di Italia Protagonista, boccia: «Cesaro a Napoli e Cirielli a Salerno sono stati protagonisti fin dall´alba del regno di Bassolino di un progetto politico, quello della Cdl in Campania, di fatto mai esistito». (an. car.)

Torna all'inizio


I costi della politica (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 14-01-2009)

Argomenti: Province

ROVIGO AGENDA pag. 21 I costi della politica La ricetta di Dante Buson (Pd) per ridurli ALCUNE SETTIMANE fa sono intervenuto a sostegno dell'utilità del ruolo svolto dalle province, cercando di dimostrare, con dati e cifre, che i cittadini non trarrebbero concreti vantaggi dalla loro abolizione. Ritengo, infatti, sia inaccettabile la generalizzazione ed estendere a tutte le province, anche quelle che funzionano e che raggiungono buoni livelli di servizio e qualità, un superficiale ed affrettato giudizio di inutilità. Se lo scopo è, dunque, conseguire risparmi della spesa pubblica, non vale la pena modificare l'assetto istituzionale costituzionalmente previsto per conseguirli applicando, con rigore, la normativa che il centro-sinistra ha specificatamente voluto per la riduzione dei costi della politica, per il taglio dei doppioni di pubbliche amministrazioni e l'eliminazione degli enti intermedi inutili. Mi riferisco al comma 634 dell'art. 2 della legge Finanziaria 2008, che prevede il riordino, la trasformazione o soppressione e messa in liquidazione di enti ed organismi pubblici statali, nonché di strutture pubbliche statali o partecipate dallo Stato, soprattutto di quelli che svolgono attività in materie devolute alla competenza legislativa regionale ovvero attività relative a funzioni amministrative conferite alle regioni o agli enti locali. Ed ancora, al comma 33 del medesimo art. 2 della legge Finanziaria 2008, che assegna allo Stato e alle regioni il compito di provvedere all'accorpamento o alla soppressione degli enti, agenzie od organismi, comunque denominati, titolari di funzioni in tutto o in parte coincidenti con quelle assegnate agli enti territoriali, nonché al comma successivo che affida agli enti locali l'onere di sopprimere gli enti, agenzie ed organismi, istituiti dagli stessi e titolari di funzioni in tutto o in parte coincidenti con quelle svolte da comuni e province. Altrettanto efficace risulta il comma 38 che attribuisce alle regioni il compito di rideterminare gli ambiti territoriali ottimali per la gestione del servizio idrico integrato e del servizio di gestione integrata dei rifiuti (ATO), secondo i principi dell'efficienza e della riduzione della spesa. Questa norma appare particolarmente interessante in quanto le regioni, in sede di delimitazione, dovranno prioritariamente considerare i territori provinciali quali ambiti territoriali ottimali ai fini dell'attribuzione alle stesse amministrazioni provinciali delle funzioni in materia di rifiuti e di servizio idrico integrato, o, in alternativa, assegnare le medesime funzioni ad una delle forme associative tra comuni di cui agli articoli 30 e seguenti del Tuel (ad es. i consorzi), composte da sindaci o loro delegati che vi partecipano senza percepire alcun compenso. Come si vede, ci sono le norme per contenere sensibilmente i costi dell'amministrazione pubblica attraverso la riduzione di enti ed organismi di secondo grado, basta essere convinti ed applicarle. Credo, pertanto, che il Partito Democratico bene farebbe a perseguire questa strada con determinazione, cercando anche attraverso questa semplificazione di recuperare quel rapporto tra cittadini e la politica oggigiorno sempre più in crisi. Dante Buson Vice capogruppo PD Comune di Rovigo

Torna all'inizio


L'Enna costruisce la salvezza naccio (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Province

L'Enna costruisce la salvezza naccio @@La sconfitta con l'Acireale è un brutto ricordo, ora i gialloverdi possono rifarsi sul Camaro Nicosia. Pubblicata su Internet la seconda parte delle osservazioni critiche dell'avvocato Giuseppe Agozzino alla riforma del processo in cassazione, che è in corso di esame presso le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. Il legale da tempo conduce una ricerca sul tema nella sua veste di responsabile della formazione forense del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Nicosia e le sue considerazioni vengono pubblicate sulla più importante rivista on line di diritto e, puntualmente, invia al Senatore Delogu, relatore presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato le sue osservazioni. Recentemente il Governo ha corretto il testo della riforma del processo in Cassazione eliminando con un emendamento uno dei punti controversi indicati proprio dal civilista nicosiano. "Il punto centrale della questione è che attualmente, per potersi rivolgere alla Cassazione - spiega l'avvocato Agozzino - occorre formulare una o più domande ben precise, tecnicamente chiamate quesiti di diritto. Alla Corte bisogna dire con chiarezza in cosa ha sbagliato il giudice e quale diversa decisione avrebbe dovuto adottare". Cosa cambia con la riforma in corso di esame al Senato? "L'emendamento del Governo prevede l'abolizione del quesito di diritto rimettendo ogni valutazione circa l'ammissibilità del ricorso alla Corte di Cassazione. Il punto è che risulta molto più semplice fare una domanda e chiedere cosa si vuole ottenere dalla Corte che scrivere pagine e pagine di ricorso che non portano da nessuna parte". Vuol fare un esempio? "Con la l'attuale legge, se il cittadino ritiene che una sentenza è errata, indica alla cassazione perché è errata e quale avrebbe dovuto essere la decisione corretta. La Corte legge i quesiti posti dal ricorrente e decide. Una sorta di questionario giuridico. Invece, con il progetto di riforma approvato alla Camera e rielaborato dal Governo, è sufficiente che il giudice di primo grado si richiami a sentenze precedenti della Corte ma che non hanno alcuna attinenza col caso in esame e il ricorso sarà dichiarato inammissibile". Che possibilità vi sono di evitare l'abolizione del questionario? "Nei miei due lavori ho cercato di dimostrare che il questionario giuridico garantisce maggiore celerità della giustizia, come ha anche evidenziato Felice Casson nel suo emendamento in commissione. Mi auguro che il Senato valuti i rischi connessi all'abolizione del questionario consistenti nella negazione di fatto dell'accesso alla giustizia superiore". Giulia Martorana

Torna all'inizio


<Gradimento>, le liti con Gianfranco costano al premier 5 punti in meno (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 16-01-2009)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-01-16 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Cresce lo scontento tra gli elettori di Alleanza nazionale e Lega «Gradimento», le liti con Gianfranco costano al premier 5 punti in meno ROMA — Cinque punti in meno nell'indice di gradimento, tutti in un colpo, come accade nelle giornate nere di Wall Street. Chissà se Berlusconi è rimasto stupito nel leggere quei dati, o se vi ha scorto la conferma dei suoi timori: perché un conto sono le liti sui provvedimenti di governo, dove il confronto inevitabilmente precede la mediazione; altra cosa sono invece le polemiche verbali, i diverbi fini a se stessi. Sui primi l'opinione pubblica è disposta a concedere fiducia, infatti il Cavaliere per mesi ha potuto registrare consensi bulgari. Ma da un paio di settimane gli screzi nella maggioranza sono diventati quotidiani, finendo per intaccare l'immagine del premier. Ecco il motivo della pesante flessione nel diagramma, sebbene l'appeal del Cavaliere rimanga ancora nettamente sopra il 60%. A provocare la caduta è stato anzitutto lo scontro con il presidente della Camera. L'incarico istituzionale di Fini amplifica la portata della polemica agli occhi dell'opinione pubblica, perciò secondo gli analisti ha un impatto superiore. Nell'entourage berlusconiano c'è chi ha ripreso dagli archivi i «report» della legislatura 2001-2006: a quei tempi furono proprio i contrasti con Casini, che sedeva al posto di Fini, a causare i maggiori danni all'immagine di Berlusconi. A contribuire al crollo negli indici di gradimento del premier è stata poi la polemica su Malpensa sollevata dalla Moratti. è come se il sindaco di Milano — vista dagli elettori lombardi come figura istituzionale — avesse offerto all'opinione pubblica una chiave di interpretazione negativa su Alitalia. Di recente infatti, secondo i sondaggi, gli elettori erano apparsi «confusi » sull'esito del caso Az: in bilico cioè tra la soddisfazione di avere ancora una «compagnia di bandiera», e lo scontento per il «caos negli scali» e il «costo dei biglietti». Insomma, per una volta a pagare è Berlusconi, penalizzato soprattutto da quanti si dichiarano di An e della Lega. Gli elettori oggi sono «infastiditi » dalle beghe, primo stadio della disaffezione che al secondo livello si trasforma in «incredulità», prima di sfociare nel «distacco». Per ora nei suoi sondaggi il Pdl continua a fluttuare tra il 40 e il 42% dei consensi. Ma se il dato viene sezionato, si capisce il motivo delle tensioni nel Pdl tra l'area forzista e quella di destra: nei consensi An sarebbe stata raggiunta dalla Lega, il testa a testa si giocherebbe sulla soglia del 10%. è vero che il partito di Fini dalle Politiche non si è più contato, ma l'idea che il Carroccio possa virtualmente strappargli il ruolo di seconda forza della coalizione desta grande allarme. E non solo perché l'elettorato di Bossi è concentrato al Nord, ma perché nella cartina del Paese la capacità di penetrazione della Lega somiglia a una mano verde che s'infila nello Stivale. Epperò anche il Senatùr ha dei problemi. Nonostante i valori alti, nella base si scorgono le prime avvisaglie di scontento. Gli stessi elettori leghisti infatti non sembrano aver accolto di buon grado le polemiche verbali del loro leader, che fino a qualche tempo fa urlava sì, ma per il federalismo. I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa. Comunque la Lega resta forte nei sondaggi. E per fermarne l'avanzata, Berlusconi si è convinto di dover «competere lealmente» con l'alleato. Ma non potrà farlo senza prima aver dato vita al Pdl. L'intesa con Fini è nelle cose, il Cavaliere sa di dover raggiungere un compromesso con il leader di An. Contraccolpi politici a parte, se l'operazione fallisse, fallirebbe agli occhi degli elettori il suo «progetto», verrebbe intaccata l'immagine di chi — dal predellino di un'auto — lanciò l'idea del Popolo delle libertà. A quel punto i diagrammi descriverebbero per Berlusconi una storia peggiore di una semplice giornata nera a Wall Street. Il caso Malpensa Il premier ha pagato cara anche la polemica sollevata da Letizia Moratti sulla vicenda Alitalia Francesco Verderami

Torna all'inizio


Gradimento del premier in calo: le liti con Fini costano cinque punti (sezione: Province)

( da "Corriere.it" del 16-01-2009)

Argomenti: Province

Il RETROSCENA La lite con Fini costa a Berlusconi 5 punti Il gradimento del premier: cresce lo scontento tra gli elettori di Alleanza nazionale e Lega ROMA - Cinque punti in meno nell'indice di gradimento, tutti in un colpo, come accade nelle giornate nere di Wall Street. Chissà se Berlusconi è rimasto stupito nel leggere quei dati, o se vi ha scorto la conferma dei suoi timori: perché un conto sono le liti sui provvedimenti di governo, dove il confronto inevitabilmente precede la mediazione; altra cosa sono invece le polemiche verbali, i diverbi fini a se stessi. Sui primi l'opinione pubblica è disposta a concedere fiducia, infatti il Cavaliere per mesi ha potuto registrare consensi bulgari. Ma da un paio di settimane gli screzi nella maggioranza sono diventati quotidiani, finendo per intaccare l'immagine del premier. Ecco il motivo della pesante flessione nel diagramma, sebbene l'appeal del Cavaliere rimanga ancora nettamente sopra il 60%. A provocare la caduta è stato anzitutto lo scontro con il presidente della Camera. L'incarico istituzionale di Fini amplifica la portata della polemica agli occhi dell'opinione pubblica, perciò secondo gli analisti ha un impatto superiore. Nell'entourage berlusconiano c'è chi ha ripreso dagli archivi i «report» della legislatura 2001-2006: a quei tempi furono proprio i contrasti con Casini, che sedeva al posto di Fini, a causare i maggiori danni all'immagine di Berlusconi. A contribuire al crollo negli indici di gradimento del premier è stata poi la polemica su Malpensa sollevata dalla Moratti. È come se il sindaco di Milano vista dagli elettori lombardi come figura istituzionale avesse offerto all'opinione pubblica una chiave di interpretazione negativa su Alitalia. Di recente infatti, secondo i sondaggi, gli elettori erano apparsi «confusi » sull'esito del caso Az: in bilico cioè tra la soddisfazione di avere ancora una «compagnia di bandiera», e lo scontento per il «caos negli scali» e il «costo dei biglietti». Insomma, per una volta a pagare è Berlusconi, penalizzato soprattutto da quanti si dichiarano di An e della Lega. Gli elettori oggi sono «infastiditi » dalle beghe, primo stadio della disaffezione che al secondo livello si trasforma in «incredulità», prima di sfociare nel «distacco». Per ora nei suoi sondaggi il Pdl continua a fluttuare tra il 40 e il 42% dei consensi. Ma se il dato viene sezionato, si capisce il motivo delle tensioni nel Pdl tra l'area forzista e quella di destra: nei consensi An sarebbe stata raggiunta dalla Lega, il testa a testa si giocherebbe sulla soglia del 10%. È vero che il partito di Fini dalle Politiche non si è più contato, ma l'idea che il Carroccio possa virtualmente strappargli il ruolo di seconda forza della coalizione desta grande allarme. E non solo perché l'elettorato di Bossi è concentrato al Nord, ma perché nella cartina del Paese la capacità di penetrazione della Lega somiglia a una mano verde che s'infila nello Stivale. Epperò anche il Senatùr ha dei problemi. Nonostante i valori alti, nella base si scorgono le prime avvisaglie di scontento. Gli stessi elettori leghisti infatti non sembrano aver accolto di buon grado le polemiche verbali del loro leader, che fino a qualche tempo fa urlava sì, ma per il federalismo. I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa. Comunque la Lega resta forte nei sondaggi. E per fermarne l'avanzata, Berlusconi si è convinto di dover «competere lealmente» con l'alleato. Ma non potrà farlo senza prima aver dato vita al Pdl. L'intesa con Fini è nelle cose, il Cavaliere sa di dover raggiungere un compromesso con il leader di An. Contraccolpi politici a parte, se l'operazione fallisse, fallirebbe agli occhi degli elettori il suo «progetto», verrebbe intaccata l'immagine di chi dal predellino di un'auto lanciò l'idea del Popolo delle libertà. A quel punto i diagrammi descriverebbero per Berlusconi una storia peggiore di una semplice giornata nera a Wall Street. Francesco Verderami stampa |

Torna all'inizio


Luca Barbini (Piave) eletto vice (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 17-01-2009)

Argomenti: Province

Luca Barbini (Piave) eletto vice E Vascellari chiede a Zaia di abolire le province e di evitare la specialità LA NOMINA E' nella giunta di Assindustria MESTRE. Un industriale bellunese alla vicepresidenza di Confindustria veneta: si tratta di Luca Barbini, amministratore delegato della Piave Maitex di Feltre che affiancherà il neoeletto presidente Tomat insieme con l'altro vice Favrin. Barbini ricopre già incarichi in Assindustria bellunese, da diverso tempo: a Villa Doglioni Dalmas siede già nella giunta Vascellari. In Assindustria locale è stato alla guida della sezione tessili ed è inoltre presidente del gruppo moda. Bellunesi sotto i riflettori in assemblea a Mestre, ieri, dunque: ad attirare l'attenzione anche il presidente di Assindustria, Valentino Vascellari che è intervenuto sul tema delle Province, rivolgendosi direttamente al ministro veneto Luca Zaia. Gli industriali bellunesi, per bocca proprio di Vascellari, chiedono l'abolizione delle Province e respingono l'ipotesi di una'specialità per la montagna veneta. Alla richiesta di abolizione, il ministro delle Politiche agricole ha espresso parere contrario all'idea, in linea con quanto sostiene la Lega, che non ritiene le Province un soggetto che incide negativamente sulla spesa pubblica. Ha tenuto quindi banco l'elezione di Tomat, tra i colleghi delle sette province. «Conosco bene Andrea Tomat e sono orgoglioso del fatto che sia stato eletto all'unanimità dai miei colleghi imprenditori. In più ha scelto due vicepresidenti con cui forma una bella squadra e sono ottimista, so che potrà fare molto bene». è questo il commento di Andrea Riello, da oggi ex Presidente di Confindustria Veneto, in occasione dell'insediamento di Tomat. «Il momento è difficile e preoccupante - spiega l'imprenditore - ma noi continueremo a presidiare due aree importanti dell'economia, il credito e i rapporti con le risorse umane». Un momento delicato che il Governo ha affrontato con misure utili, ma insufficienti, secondo i rappresentanti degli organi territoriali di Confindustria Veneto. «Si tratta di una serie di misure a saldo zero che sono benvenute, ma che purtroppo non sono assolutamente sufficienti» commenta Antonio Favrin, Presidente Confindustria Venezia. «Capiamo anche che in questo momento non si potesse fare di più. Per risolvere il problema bisogna stare sempre sul campo, pronti ad intervenire». Della stessa opinione Roberto Zuccato, presidente Confindustria Vicenza. «Si sarebbe potuto far di più, però c'è da fare i conti con quella che è la situazione del debito pubblico e quindi con una disponibilità molto ridotta. Bisognerebbe focalizzarsi sui problemi degli imprenditori per dare slancio alle aziende come per esempio togliere l'indeducibilità degli oneri fiscali introdotta lo scorso anno». Una richiesta di interventi ordinari prima che straordinari arriva da Alessandro Vardanega: «In questa fase tutto aiuta, anche i provvedimenti straordinari presi dal Governo, ma c'è bisogno anche di una serie di interventi ordinari. Parlo della modernizzazione del Paese, dalla semplificazione burocratica ai processi di stimolo della domanda attraverso una gestione dinamica degli aspetti fiscali». Incentivi fiscali quindi, spiega l'imprenditore trevigiano, per tutte le imprese che riprendono a fare investimenti. Chiede misure a favore delle imprese più mirate Andrea Rana, presidente a Verona. «Il governo dovrebbe pensare a misure più selettive, aiutando le imprese che vanno bene o che possono andare bene nel futuro. Inutile pensare a provvedimenti a pioggia. Aumentano l'agonia di certe imprese e non sono utili al sistema». Sulla deroga per Roma al patto di stabilità, i rappresentanti di Confindustria si dicono solidali con i primi cittadini.

Torna all'inizio


"Nocivo sarai tu" Animalisti in guerra (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 17-01-2009)

Argomenti: Province

il caso «No» al piano per il controllo di alcune specie "Nocivo sarai tu" Animalisti in guerra ROBERTA MARTINI VERCELLI «Nocivo sarai tu». Parola di animalisti e ambientalisti vercellesi, che si schierano contro il piano per il controllo numerico di alcune specie - cinghiali, corvi, nutrie, volpi, piccioni e cormorani - concordato dalla Provincia con l'Istituto nazionale per la fauna selvatica di Bologna. Il protocollo d'intesa è stato approvato in luglio, a maggioranza, Legambiente e altre associazioni hanno presentato ricorso al Tar e oggi alla Soms organizzano il primo dibattito pubblico per spiegare i motivi del loro «no». Quello che per la Provincia è un piano mirato, che comunque garantisce la salvaguardia della specie, per animalisti e ambientalisti è uno «sterminio di animali», che proseguirà sino al 2013, anno in cui scadrà l'accordo. Alla Società operaia di via Francesco Borgogna, dalle 15, si alterneranno più oratori a rappresentare la lunga cordata degli organizzatori: Lega per l'abolizione della caccia, Legambiente di Vercelli, Diamoci la zampa, Enpa, Lega antivivisezione, Lipu e Pro Natura Piemonte. Parleranno Gian Piero Godio, Roberto Piana, Piero Belletti, Marco Dinetti, il veterinario, presidente Avda e consigliere regionale Enrico Moriconi, l'avvocato Andrea Fenoglio. «La Provincia - spiega Godio - vorrebbe semplificare di molto le procedure che permettono l'uccisione degli animali selvatici che creano problemi: noi crediamo che l'uccisione dovrebbe essere sempre esclusa. In ogni caso ci rifiutiamo di pensare che possa diventare un fatto di ordinaria amministrazione». Secondo ambientalisti e animalisti, sul territorio della provincia i danni causati dagli animali selvatici ammontano solo al 3 per cento dei danni pagati nell'intero Piemonte: «Se le altre province ne pagano in misura maggiore, perchè voler agire così crudelmente proprio qui?». «Ci pare particolarmente emblematico il caso della volpe - anticipa Godio - per la quale è prevista l'uccisione dei piccoli dentro alle tane, con l'utilizzo di cani addestrati appositamente per sbranarli: una vera e propria barbarie». Se non piace agli animalisti, l'approvazione del piano in Provincia è invece stata accolta con favore dal mondo agricolo. Per le specie ritenute nocive sono previsti interventi che vanno dalla dissuasione degli animali a frequentare determinate aree, a tecniche per prevenire i danni, sino all'abbattimento. Che non potrà mai essere affidato ai cacciatori, ma soltanto a guardie venatorie volontarie o provinciali. Subito dopo il voto, l'assessore alla Valorizzazione e protezione della fauna Massimo Camandona, tra i fautori dell'intesa insieme all'ex dirigente del settore Edo Jussich, è stato categorico: «Gli animali che compaiono nel piano di contenimento sono nocivi all'uomo, ai raccolti e alla stessa fauna». E ha elencato esempi opposti a quelli ambientalisti: «Il rischio cinghiali è elevatissimo in tutta la provincia, anche in risaia. Corvi e nutrie danneggiano seriamente campagne e argini, i cormorani stanno distruggendo la fauna ittica e i piccioni, oltre a rovinare edifici, sono grandi devastatori di raccolti».

Torna all'inizio


Tomat eletto presidente Servono coraggio e più risorse E il patto non andava sforato (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 17-01-2009)

Argomenti: Province

di Alessandra Carini Tomat eletto presidente «Servono coraggio e più risorse E il patto non andava sforato» Banche e costo del denaro «Ci sono troppe avarizie No alla tassa sugli immigrati» MESTRE.Se non fosse per maglione a collo alto chiaro, di marchioniana memoria, che il presidente di Venezia, Antonio Favrin, indossa con noncuranza, i sette presidenti delle territoriali del Veneto, seduti in fila e in abito inesorabilmente scuro per l'occasione, potrebbero somigliare ad una fotografia degli uomini del futurismo. In mezzo a loro, c'è il «neoincoronato» Andrea Tomat, eletto ieri all' unanimità a capo di Confindustria del Veneto, con vice lo stesso Favrin e Luca Barbini, che risponde alle domande dei giornalisti con tono pacato, senza l'aria di volere dare neanche una miccia a qualche polvere che faccia scoppiare polemiche. Parla di tessitura, di continuità, cita la Germania della Merkel, per mostrare un «uso intelligente e stimolante delle risorse contro la crisi», ma misura le frasi quando risponde su governo e i suoi provvedimenti, sulle banche e la loro «avarizia» nel concedere il credito, perfino sull'immigrazione, bocciando con giudizio la proposta della Lega sulla tassa immigrati, ma sostenendo che l'immigrazione sarà ancora necessaria nel futuro Che cosa pensa delle misure anticrisi del governo? «La dimensione delle risorse non è sufficiente, ma c'è spazio, anche se sono modeste, per una politica che tuteli e garantisca il capitale umano. La seconda necessità urgente è che si spinga il sistema bancario a garantire l'erogazione e un costo contenuto del credito, attraverso un' azione di moral suasion, di controllo con le banche del territorio, su costi e garanzie richieste» Quali provvedimenti per il lavoro in questa crisi? «L'estensione della tutela alle categorie che non sono protette, l'uso delle risorse per riqualificare la manodopera. E' importante anche indirizzare le competenze perchè ci sono ancora settori che scontano delle carenze di figure professionali. Penso ancora a misure a favore delle imprese che accolgono questi lavoratori.» E d'accordo con la tassa sugli immigrati sostenuta dalla Lega? «Francamente non ne capisco l'obbiettivo. Se è quello di punire o scoraggiare in qualche modo l'immigrazione, francamente no. Se è una misura per proporre un contributo si può anche vedere. Comunque credo che di immigrati ne avremo ancora bisogno, perchè ci sono qualifiche basse che gli italiani non vogliono e figure molto specializzate che sono scoperte» Che cosa pensa del patto di stabilità violato e delle polemiche in Veneto? «Credo che sia necessario un uso parsimonioso e intelligente delle risorse per fare sì che i sistemi industriali siano in grado di contenere questa fase critica e per destinare le risorse a queste necessità. Sfondamenti di tipo Roma o Catania mi sembrano poco di questo tipo» Condivide l'abolizione delle Provincie per risparmiare sulla politica? «Penso che la strada migliore sia quella seguita anche in Veneto di mettere insieme Comuni e i loro servizi con modalità di risparmio dei costi e poi alla fine ci si accorgerà di che cosa è meglio cancellare e che cosa è meglio trasformare. Ma bisogna partire con il cominciare a fare piuttosto che con gli annunci» Nel programma si parla di rappresentanza e organizzazione: che vuol dire? «Portare avanti quel processo, iniziato dalla presidenza Riello, che ha consentito di dare voce e forza alle istanze dell'imprenditoria del Veneto, organizzando un contenimento dei costi, qualificando e aumentando i servizi alle imprese, facendo di Confindutsria anche un modello per le altre rappresentanze, politiche o istituzionali che siano» Si arriverà ad un'unione di tutte le territoriali dal punto di vista dei servizi? «Si andrà avanti con la formula scelta che è quella di un assetto a geometria variabile che tenga conto della specificità delle singole territoriali e delle loro sensibilità. Quindi un progetto di aggregazione sulla base delle competenze, della complementarietà e della sussidiarietà» Il Veneto è cresciuto grazie anche ad alcune caratteristiche presenti nel suo modello di sviluppo. Crede che siano ancora valide? «All'etica del lavoro e alla forte capacità creativa si è aggiunta in questi anni, con l' esperienza, il passaggio attraverso alcune crisi, come quella della globalizzazione, la capacità di cambiare questo modello. Questa capacità di trasformazione, che ha portato ai risultati del 2006-2007, deve continuare anche se il momento è difficile: siamo ad un pit stop che non deve fare disperdere le comptenze ma darci la spinta a ripartire».

Torna all'inizio


Un'assistente sociale per l'emergenza (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-01-2009)

Argomenti: Province

La crisi alla Plastal. I dipendenti: «Non meritiamo speculazioni dei politici». Il coordinatore del Pdl: «I lavoratori sono d'accordo sui tagli» Un'assistente sociale per l'emergenza Il sindaco alla Lega: «Sarà l'unica assunzione, non taglio gli assessori» ODERZO. Meglio tenere i due assessori e assumere un'assistente sociale. E' la risposta del sindaco Pietro Dalla Libera all'emendamento al bilancio della Lega Nord che propone di ridurre da sette a cinque gli assessori per creare un fondo a favore delle famiglie in difficoltà. Una cifra destinata magari a chi ha perso il lavoro, in particolare i dipendenti della Plastal, la più grande impresa opitergina costretta ad una drastica ristrutturazione. Ma la proposta leghista non piace nemmeno ai lavoratori dell'impresa che chiedono alla Lega Nord di intervenire a livello governativo per eliminare i privilegi della politica invece di chiedere sacrifici ai Comuni. «Credo che i lavoratori Plastal, che uniti hanno contribuito in questi anni alla crescita di una realtà unica a livello provinciale, non si meritino bieche speculazioni politiche - scrive Antonio Canevese, lavoratore Plastal privo di tessere politiche - credo che proporre la riduzione di due assessorati con un risparmio di circa 30mila euro sia quantomeno paradossale se questa proposta viene da un esponente locale di una forza politica che si batte fortemente contro l'abolizione delle Province e che prossimamente in Veneto spenderà alcuni milioni di euro per festeggiamenti vari sulle radici venete. Credo che le competenze delle Province possano essere divise fra Regione e Comuni con un notevole risparmio da poter girare alle famiglie in difficoltà e le radici venete si possano più dignitosamente festeggiare aiutando quelle persone che da generazioni con i loro sacrifici hanno contribuito a far divenire il Veneto quello che è». Su questa linea si colloca il sindaco Dalla Libera. «E' una proposta inaccettabile - dice - avere due assessori in più non è un privilegio soprattutto tenendo conto che guadagnano da 500 a 900 euro al mese. Sarebbe il caso di togliere i privilegi, magari le pensioni, agli ex-consiglieri regionali e ai parlamentari». «Nel 2009 faremo una sola assunzione e sarà un'assistente sociale proprio per affrontare l'emergenza - spiega il sindaco - in questo modo intentiamo aiutare concretamente le famiglie in difficoltà come nel caso dei licenziati alla Plastal e di tante altre imprese. La Lega farebbe meglio a pensare di intervenire per farci arrivare più soldi da Roma invece di fare proposte fuori luogo». Ma c'è chi afferma che la situazione economica sarebbe meno tragica di quanto si dipinge. «Il governo ben conosce la situazione Plastal e ha già messo a disposizione il fondo anticrisi - afferma Marcello Ferri, coordinatore del Pdl - con Maurizio Castro abbiamo incontrato più volte la dirigenza e siamo certi che tutto avviene in accordo con i lavoratori. Anzi questi sono contenti e concordi sulle soluzioni prospettate». (Barbara Battistella)

Torna all'inizio


Lincoln & Co. Barack sfida la Storia (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)

Argomenti: Province

Lincoln & Co. Barack sfida la Storia Pantheon. Il liberatore dei neri lanciò una rivoluzione politica. Roosevelt una sfida economica. Il comunicatore Reagan una svolta culturale. Adesso tocca all'uomo del «Change we can believe in». Ma il giorno dell'insediamento non è sempre degno di una nuova era. di Enrico Beltramini San Francisco. La storia ama la grandi sfide, ma queste difficilmente sono lanciate il giorno dell'insediamento di un nuovo presidente degli Stati Uniti. Martedì, Barack Obama giurerà sulla stessa Bibbia sulla quale, un secolo e mezzo fa, poggiò la mano un altro politico dell'Illinois. Un uomo austero, poco religioso, ma profondamente credente in Dio. Diverso il mese. Era la fine di febbraio 1861, quando Abraham Lincoln arrivò a Washington per diventare presidente. Il Paese era sulla soglia del disfacimento. Dal giorno della sua elezione, pochi mesi prima, sette stati avevano proclamato la secessione. Altri otto erano pronti a seguirli. Tutti attendevano il discorso con cui Lincoln avrebbe accompagnato il suo insediamento. Una parola ancora contro la schiavitù, e il Paese si sarebbe disintegrato. Lincoln era stato eletto anche grazie alla sua simpatia per la causa abolizionista, che aveva apertamente appoggiato durante il suo unico biennio al Congresso. Ma nei mesi successivi aveva compreso che l'obiettivo della sua presidenza non sarebbe stato l'abolizione della schiavitù, ma l'unità del Paese. Gli abolizionisti rimasero delusi dal suo discorso d'insediamento. Lincoln misurò le parole: accusò i cittadini degli stati secessionisti, ma non gli stati. Sperava così, disinnescando un potenziale conflitto tra governo federale e stati schiavisti, di salvare l'Unione. Il suo discorso fu ben accolto, e l'emorragia per il momento bloccata. Nei mesi immediatamente successivi al suo insediamento, lasciò addirittura che fossero riconsegnati al Sud gli schiavi fuggiti al nord. Ma fu tutto inutile. Alla fine i confederati assalirono Fort Sumter, Lincoln diede ordine all'esercito del Nord di riprenderne il controllo, e la guerra civile iniziò. All'origine della secessione, non la condizione dei neri, ma il sistema della schiavitù. Il Sud era dipendente economicamente dalla disponibilità di mano d'opera a costo nullo. L'abolizione della schiavitù avrebbe comportato il collasso dell'economia sudista e, di conseguenza, la sua struttura sociale. Da qui, la secessione. Sessant'anni dopo, un politico del New England, un uomo provato dalla vita ma dai nervi d'acciaio e dall'ottimismo innato era trascinato a Washington dalla più grande crisi economica nella storia del Paese. Il suo discorso d'insediamento passò alla storia meno dei suoi monologhi al caminetto, diffusi in tutto il Paese dalla radio. Ma fin dal giorno del giuramento, il Paese iniziò a conoscere Franklin D Roosevelt, l'uomo che si era dato come missione quella di guidare la nazione attraverso le secche della depressione economica. A partire dal 1933, il governo federale lanciò piani per stimolare l'industria del Nord, offrire un'abitazione dignitosa alla parte della popolazione più indigente, e una terra agli agricoltori del Sud in bancarotta. Assunse centinaia di migliaia di persone, promosse l'istituto della pensione, creò le premesse per il servizio medico pubblico. Quando non poté intervenire direttamente, promosse il Work Projects Administration, la distribuzione di cibo, abiti e altri beni di prima necessità. L'inaugurazione fu anche l'occasione in cui il Paese fece la conoscenza di Eleanor, la moglie del presidente, destinata a diventare, grazie al dispositivo disposto dell'infermità del marito e del suo carattere indipendente ed emancipato, la donna più potente nella storia degli Stati Uniti. Giocherà un ruolo fondamentale, prima come collettore di istanze sociali, poi come filtro inaggirabile per arrivare al presidente, infine come suggeritore politico del marito. Passa un altro mezzo secolo, e un politico della California, un uomo dall'amabile abilità di far sembrare facile anche l'impegno più gravoso, e semplice la questione più complessa, volava a Washington per celebrare una rivoluzione. La crisi che Ronald Reagan doveva fronteggiare non era politica (come per Lincoln) o economica (Roosevelt), ma culturale. Il Paese versava in uno stato depressivo che ne erodeva dall'interno l'auto-stima. Stretto tra l'impotenza in politica estera e la paura del declino, stava perdendo il primato economico, era ricattato dai rivoluzionari islamici iraniani e sfidato dalla potenza militare sovietica. Nel gennaio 1981, il quasi settantenne Reagan si tolse il cappotto e giurò davanti alla moglie Nancy, adorante. Il suo programma era semplice: rimettere in discussione tutto ciò che era stato indiscutibile. La guerra fredda e la strategia del negoziato. L'integrazione razziale. L'approccio keynesiano all'economia. Il ruolo del governo federale. Ma nel suo discorso parlò soprattutto di politica interna. Appena eletto, fece approvare dal Congresso piani che rilanciavano la produttività, riducevano la sfera d'influenza dei sindacati e riconsegnavano agli stati la gestione della politica razziale. Gli stati del Sud ne approfittarono per porre immediatamente in essere legislazioni discriminatorie. Cinque giorni prima del giuramento, Washington fu invasa da 100 mila persone che chiedevano a gran voce l'istituzione del Martin Luther King Day, la festa dedicata al campione dei diritti civili. Reagan non si pronunciò quel giorno, e neppure durante il discorso d'insediamento. Lasciò appesa la questione per dieci mesi poi, di fronte alla marea montante anche nel suo stesso partito, cedette. Firmò l'atto davanti alla moglie di King, Coretta. 18/01/2009

Torna all'inizio


Federalismo, Casini tentato dal no (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)

Argomenti: Province

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-01-18 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Il leader dell'Udc pronto a far saltare le «larghe intese» tra i leghisti e il Pd Federalismo, Casini tentato dal no ROMA — «Noi non abbiamo nessun complesso d'inferiorità verso la Lega». Con queste parole d'ordine Pier Ferdinando Casini sta meditando una mossa a sorpresa per mettere in difficoltà il Pd e far saltare le «larghe intese» sul federalismo fiscale, cioè quell'accordo che i leghisti avevano anzitempo definito «storico», visto che — se si realizzasse — unirebbe per la prima volta maggioranza e opposizione su una riforma di sistema. Il leader dell'Udc è infatti «tentato dall'idea di votare contro» il disegno di legge del governo, che l'Aula del Senato si accinge ad esaminare. Se si tratti di una spericolata mossa tattica o di una scelta strategica, si vedrà. è certo che l'ex presidente della Camera ha preso in considerazione l'idea avanzata in un vertice di partito dal segretario Lorenzo Cesa, secondo il quale «non ci sono margini nemmeno per astenersi» a palazzo Madama, sebbene così si fosse espressa l'Udc in commissione. In principio Casini si era mostrato dubbioso: «Ma se pensavamo di votare a favore », ha commentato. Poi è andato convincendosi della proposta. Probabilmente l'ha fatto anche per motivi interni, per tenere unite le varie anime del partito, dove in molti — per svariati motivi — sono ostili al federalismo fiscale «voluto e dettato dalla Lega»: dall'area che fa capo ai «nordisti» Bruno Tabacci e Savino Pezzotta, ai «sudisti» guidati dal vicesegretario Totò Cuffaro. Di necessità virtù, l'ex presidente della Camera ha colto l'occasione e sta abbozzando una manovra rischiosa quanto potenzialmente fruttuosa. Le critiche ai contenuti del ddl stanno dentro tre concetti. La riforma che sta per vedere la luce «è una finzione»: perché «un federalismo fiscale senza conti non è federalismo fiscale»; perché «produrrebbe una moltiplicazione dei centri di spesa, visto che non si aboliscono le Province»; e perché «così com'è stato congegnato finirebbe per penalizzare il Sud». In questo ragionamento s'intravede la sfida che intende lanciare al Pdl. è un modo per parlare agli elettori di centrodestra del Nord, avvisandoli che verranno «buggerati» da un sistema «farraginoso», i cui meccanismi «non cambieranno loro la vita». Ed è un modo per conquistare consensi nel Mezzogiorno, attraversato da forti preoccupazioni per una riforma «sperequativa». Casini prova inoltre a innescare tensioni nella maggioranza, evidenziando che dell'abolizione delle Province al momento «non c'è traccia», malgrado fosse stata una delle «promesse elettorali » di Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere finora non ha potuto avviare il progetto per il veto del Carroccio. Il leader dell'Udc, insomma, nella lunga volata verso le elezioni europee, proverebbe a coprire uno spazio caro a quella che definisce la «destra tradizionale», e a fare un «investimento al Sud», dove tra i maggiorenti del Pdl si coltivano riserve sulla riforma. Epperò a sinistra che il progetto di Casini creerebbe subito seri problemi. Se è vero che il Pd si accinge ad astenersi anche nell'Aula del Senato, dopo averlo fatto in commissione, la mossa dei centristi amplificherebbe i dubbi di molti dirigenti democratici. Non è un caso che nelle conversazioni riservate con alcuni di loro, il leader dell'Udc abbia battuto il tasto sull'«incapacità» del Pd di «esprimere una linea alternativa al governo »: «State lì a fare le pulci alle loro leggi, senza offrire progetti complessivi». «E ora — ha commentato con i suoi — si sono addirittura messi a scimmiottare la Lega». Se i democrats hanno inaugurato la stagione del dialogo con il Carroccio, forse il motivo sta nella frase pronunciata a più riprese da Umberto Bossi: «Non saremo mai alleati con chi vota contro la nostra riforma». Un messaggio raccolto dai dirigenti del «partito del Nord», che non fanno mistero di puntare in futuro ad accordi elettorali con il Carroccio sul territorio. Come si comporterebbe il Pd sul federalismo fiscale in Parlamento se l'Udc votasse contro? Nei suoi disegni il capo dei centristi mira a far esplodere le contraddizioni in quel partito, per impedire che l'abbraccio maggioranza-opposizione lo schiacci. «Il Pd — secondo Casini — ha un complesso d'inferiorità verso la Lega. Noi non l'abbiamo. E non andiamo dietro le mode. Se il ddl non cambia, noi voteremo contro». è un grande azzardo definire «una moda» il federalismo, così come sarebbe un grande azzardo votare «no» alla riforma: potrebbero saltare le eventuali intese sul territorio per le Amministrative con il centrodestra. «Intanto in Veneto — ha spiegato — nonostante la Lega l'abbia chiesto, il Pdl non ci ha cacciato dalla Giunta. E non perché ci amano ma per non restare sempre più succubi del Carroccio ». Il leader dell'Udc fa mostra di non curarsi dello «splendido isolamento» in cui si trova: «Anzi, alle Amministrative credo andremo da soli dappertutto». è una scelta strategica o una mossa tattica? Contro le Province Il leader udc Pier Ferdinando Casini contesta la mancata abolizione delle Province Francesco Verderami

Torna all'inizio


La corsa (a ostacoli) delle Province (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-01-2009)

Argomenti: Province

Commenti Pagina 349 enti sardi nel mirino La corsa (a ostacoli) delle Province Enti sardi nel mirino di Mauro Pistis* --> di Mauro Pistis* Ogni tanto compaiono all'attenzione dell'opinione pubblica notizie su tentativi, veri o presunti, di abolizione di tutte le Province italiane, accusate, per il semplice fatto di esistere, di tutti i mali della pubblica amministrazione: dallo sperpero del denaro pubblico alle inefficienze organizzative. È noto che queste disfunzioni e diseconomie non sono da attribuire solamente all'ente Provincia, diventato comodo capro espiatorio contro il quale inveire e fare proclami di abrogazione (espressi anche da importanti personalità politiche); ma appartengono, purtroppo, a tutta la pubblica amministrazione, sia nella parte rappresentativa e istituzionale sia in quella burocratica e organizzativa. Certamente i nemici delle nuove e vecchie Province ritengono che l'abolizione sia la via più comoda e più breve per arrivare a risparmiare sulle magrissime risorse finanziare da destinare ad altre gestioni pubbliche. Nonostante i vigorosi proclami, non sarà facile eliminare le Province, per una serie di ragioni. Innanzitutto bisogna considerare che sono previste dalla nostra Costituzione e per abolirle occorre l'abrogazione delle norme costituzionali che le prevedono (articolo 114 e seguenti), con tutte le difficoltà che comporta l'attivazione delle procedure. Anche se l'attuale Governo ha un'ampia maggioranza in Parlamento, alcuni componenti importanti di questa (come la Lega Nord) sono decisamente contrari a eliminare le Province. Sarà, inoltre, molto difficile trovare un accordo su questo tema con una revisione costituzionale, cercando una convergenza fra maggioranza e opposizione, tenuto conto delle forti contrapposizioni presenti ora in Parlamento. Non si capisce, quindi, perché per trovare soluzioni e rimedi alle inefficienze e diseconomie delle Province si scelga la strada più difficile e complessa dell'abrogazione di norme costituzionali piuttosto che la via, certamente non facile ma meno complicata, della legge ordinaria. Con quest'ultima è possibile stabilire: la riduzione del numero dei componenti del Consiglio e della Giunta per Province, Comuni e circoscrizioni decentrate; l'abolizione o la limitazione delle indennità di carica fino al rimborso spese per presidenti, assessori e consiglieri degli enti locali sopra indicati; durata dell'incarico istituzionale per esecutivo e Consiglio fino al massimo di due mandati (dieci anni); mandato gratuito, salvo rimborso spese, per tutti i componenti delle circoscrizioni comunali e di altri organi decentrati come i circondari provinciali. Per la parte meridionale della Sardegna il vero problema è un altro: avere una reale rappresentanza istituzionale e organizzativa corrispondente alle particolari esigenze del nostro territorio di Cagliari e della sua conurbazione. In sostanza la vera Provincia da abolire è proprio quella cagliaritana, ma per costituire un organo intermedio, superiore e più qualificato, come l'Area Metropolitana di Cagliari (già previsto dalla nostra Costituzione e dalle leggi vigenti), perché non è più possibile gestire con lo strumento tradizionale della Provincia un territorio con le sue problematiche dove vive un terzo della popolazione della Sardegna e a volte transita per più giorni quasi la metà degli abitanti della nostra Isola. Trasporti di ogni tipo, viabilità e traffico, edilizia e urbanistica, commercio e servizi, vigilanza e sicurezza territoriale non possono essere gestiti da una ventina di Comuni sardi (Cagliari e il suo hinterland) semplicemente in forme associative e di cooperazione con organismi e strumenti non più adeguati quali consorzi di Comuni. In Italia sono previste 9 Aree Metropolitane per le regioni a Statuto ordinario (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari); a queste vanno aggiunte almeno le 3 Aree Metropolitane riconosciute dalle regioni a Statuto speciale: Cagliari, Palermo e Trieste. La potestà legislativa d'istituire l'Area Metropolitana di Cagliari, così come quella di costituire o modificare le Province sarde, appartiene al Consiglio della Regione Sardegna, presso il quale esistono alcune e diverse proposte di legge regionale. Conseguentemente, con l'istituzione dell'Area Metropolitana di Cagliari, le tre Province limitrofe e meridionali (Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Ogliastra) potranno allargare i loro territori, con più Comuni e più popolazione, avendo una dimensione accettabile per la loro programmazione e una migliore organizzazione funzionale del territorio. Nel frattempo si mettano l'anima in pace gli "abolizionisti" delle nuove e vecchie Province, perché proprio nella primavera del 2009 saranno già operative tre nuove Province già istituite: Monza e Brianza in Lombardia, Fermo nelle Marche, Barletta-Andria-Trani in Puglia. *Comitato Decentramento Servizi e Uffici Sud Sardegna

Torna all'inizio


Tutti i Consigli provinciali in seduta il 30 gennaio (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 18-01-2009)

Argomenti: Province

Tutti i Consigli provinciali in seduta il 30 gennaio s.f.) Tutti i consigli provinciali d'Italia, e quindi anche quello di Agrigento, il prossimo 30 gennaio si riuniranno per tenere una seduta aperta alla cittasdinanza, alle forze economiche e sociali, ai segretari provinciali dei sindacati ed ai sindaci del territorio, nonché con la presenza dei deputati nazionali e regionali. L'iniziativa parte dall'Unione delle Province d'Italia allo scopo di sollecitare il Parlamento ed il Governo nazionale alla rapida approvazione di norme finalizzate alla semplificazione ed alla razionalizzazione delle funzioni di ogni livello di governo così come previsto dalla Carta Costituzionale. E' probabile che il Consiglio faccia proprio l'ordine del giorno stilato dall'Unione delle Province Italiane che sintetizza il punto di vista degli amministratori locali in ordine alle riforme che il Governo nazionale dovrà varare per il riordino della Pubblica Amministrazione. Si parlerà anche della ventilata abolizione delle Province e della necessità che invece vengano mantenute in vita in quanto ritenute in piena coerenza con la trasformazione dello Stato in senso federale. Viene anche osservato, in proposito, che anche nei tre principali stati europei, Francia, Germania e Spagna, c'é un'organizzazione amministrativa che si basa su tre livelli, quelli regionale, quello provinciale e quello comunale: L'Italia infatti ha 8.103 Comuni, 104 Province e 20 Regioni, delle quali cinque a statuto speciale; la Francia 36.565 comuni, 96 province (i departements), 22 regioni; la Germania 13.854 comuni, 323 province (Kreise) e 16 stati federali ( i Land).

Torna all'inizio


auto, la provincia incassa ma non spende per i servizi - antonio coppola (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 19-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina IV - Napoli auto, La provincia incassa ma non spende per i servizi ANTONIO COPPOLA trano destino quello dell´automobile nel nostro Paese. Se il mercato delle quattro ruote non tira, si parla subito di crisi dell´economia nazionale (e non solo); se, invece, le automobili si vendono ci si lamenta del traffico, dell´inquinamento e dell´invivibilità delle città a causa del loro uso. Di certo, questo veicolo rappresenta, da sempre, una cospicua fonte di entrata per lo Stato e gli enti locali, e un volano per l´intera economia del sistema-Paese. Ogni anno, infatti, il solo gettito fiscale che grava sul settore della motorizzazione ammonta a oltre 61 miliardi. Una somma rilevante, di cui una bella fetta è destinata agli enti locali. Nel 2007, l´Imposta di trascrizione (Ipt) dovuta alle Province sugli acquisti dei nuovi veicoli e sui passaggi di proprietà dell´usato, da registrare al Pra dell´Aci, è stata complessivamente di 1 miliardo e 317 milioni in Italia, di cui 47 milioni sono stati incassati dalla Provincia di Napoli (circa 100 milioni in tutta la regione). A questa vanno, poi, aggiunte le imposte che gravano sui premi della polizza obbligatoria della Rc auto: un introito di circa 100 milioni annui confluisce nelle casse dell´ente di piazza Matteotti. Ebbene, a fronte di questo fiume di denaro, ci saremmo aspettati, quanto meno, servizi decenti destinati alla mobilità nel suo complesso, non necessariamente, quindi, agli automobilisti, ma alla generale riorganizzazione dei trasporti delle persone e delle merci. In altri termini, l´aspettativa dei cittadini è che il "sacrificio" compiuto con il pagamento delle tasse venga, poi, compensato da tangibili miglioramenti sul piano delle condizioni di vivibilità nel territorio. Invece, la rete stradale, non solo cittadina, ma ancor più quella extraurbana di competenza provinciale (almeno la gran parte), resta una terra di nessuno, abbandonata all´incuria sia sotto il profilo della manutenzione ordinaria che straordinaria (voragini, avvallamenti, rifiuti abbandonati, assenza di illuminazione, segnaletica carente). Sul piano dei trasporti pubblici poco o nulla è stato fatto per migliorare l´offerta del servizio su gomma, né sono mai state adottate iniziative per contribuire a una maggiore sensibilità ambientale. Si pensi, ad esempio, agli incentivi offerti in altre province italiane per la rottamazione di veicoli vetusti e inquinanti o per la loro trasformazione a forme di alimentazione più "ecologiche", come per esempio il gpl o il metano. Al contrario, a Napoli si è pensato soltanto di far cassa, maggiorando nel 2008 l´Ipt, prevedendo illegittimamente, come da noi puntualmente denunciato, addirittura la retroattività dell´aumento. Ma che ne sarà di questi fondi per la mobilità è difficile sapere, anche se è facile intuirlo. Nemmeno un´estensione delle agevolazioni per le utenze disabili sono state ipotizzate, sulla scia di quanto, invece, è stato fatto altrove. A questo punto ci si chiede, in epoca di contenimento degli sprechi e della spesa pubblica, perché continuare a tenere in vita forme di governo territoriale che assorbono soltanto risorse, senza dare niente in cambio ai cittadini? Che fine hanno fatto i progetti di riforma che prevedevano l´abolizione delle Province? Intanto incombono nuove elezioni e il "carrozzone" continua, imperterrito, per la sua strada� L´autore è direttore dell´Automobil Club di Napoli

Torna all'inizio


Citta' del vino: rischio crack per abolizione dell'Ici (sezione: Province)

( da "Trend-online" del 19-01-2009)

Argomenti: Province

Citta' del vino: rischio crack per abolizione dell'Ici ANSA NEWS, clicca qui per leggere la rassegna di Ansa , 19.01.2009 14:33 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! (ANSA)- ROMA, 19 GEN - I comuni a piu' alta vocazione vitivinicola rischiano il crack in seguito all'abolizione dell'Ici non compensata da risorse alternative. E' l'allarme lanciato dall'associazione delle Citta' del Vino. 'Modelli di vita ideali e per questo 'vetrine a cielo aperto' del made in Italy - sottolinea l'associazione - i comuni d'eccellenza del vino, con l'abolizione dell'Ici, non riescono a far quadrare i loro bilanci, perdendo in funzionalita' e in qualita' dei servizi ai cittadini.

Torna all'inizio


Caccia, Enpa: "Contro le armi ai sedicenni intervenga il Ministro degli Interni" (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 19-01-2009)

Argomenti: Province

Caccia, Enpa: "Contro le armi ai sedicenni intervenga il Ministro degli Interni" (19/1/2009 16:55) | (Sesto Potere) - Roma - 19 gennaio 2009 - Negli ultimi due giorni si sono verificati due distinti incidenti venatori – il primo ieri ad Avellino che ha causato il ferimento di un cercatore di tartufi, il secondo oggi in provincia di Treviso – che, secondo i dati diffusi dalla LAC (Lega Abolizione Caccia), hanno ulteriormente incrementato il numero delle vittime delle “doppiette” nella stagione 2008-2009 portandolo a 31 morti e 65 feriti. “Questi nuovi, gravissimi, episodi – commentano alla Protezione Animali – dimostrano ancora una volta l?importanza di bloccare i disegni di legge di deregulation venatoria in discussione al Senato”. In particolare, destano preoccupazione quelle norme che, se approvate, abbasserebbero a 16 anni il limite d?età per imbracciare la “doppietta” e porrebbero gravissimi problemi di ordine pubblico. “Ci auguriamo – concludono dalla Protezione Animali – che il Ministro degli Interni, l?Onorevole Roberto Maroni, esprima tutta la sua contrarietà nei confronti di un provvedimento che aumenterebbe la diffusione delle armi sul territorio italiano e armerebbe anche i minorenni”.

Torna all'inizio


La Provincia non si trasformi in un Soviet (sezione: Province)

( da "Trentino" del 20-01-2009)

Argomenti: Province

Il neocentralismo La Provincia non si trasformi in un Soviet RUGGERO BELLOTTI Con l'esito del voto referendario del 30 novembre scorso, a larga maggioranza, sei comuni della Valle di Ledro hanno scelto di fondersi in uno solo. Una scelta ottima, credo ponderata a lungo e che porterà ad eccellenti risultati e benefici. Le cittadinanze hanno mostrato di aver superato i vecchi campanilismi, avendo compreso che oggigiorno le forze unite di sei piccoli paesi possono ottenere dei risultati migliori sia economici che funzionali per il beneficio di tutta la comunità, cosa che non avrebbero ottenuto se avessero marciato da soli. Un segnale forte e positivo da cui la classe politica trentina dovrebbe trovare esempio. Pure le municipalità di Arco e Riva hanno intrapreso un cammino verso questa direzione, dal momento che per alcuni servizi si sono associate o hanno delegato una municipalizzata per dare risposte più efficienti e rispondenti alle esigenze dei loro concittadini. Forse, lo ignoro, quanto è successo o sta accadendo qui nel Basso Sarca, in altre realtà trentine è già avvenuto o in via di accadimento. Queste istanze, queste spinte provenienti dal basso, volute dai cittadini avranno un futuro certo, perché sentite dalla comunità come necessarie ed improrogabili. Invece la nuova riforma istituzionale voluta dalla Provincia, cioè quella che prevede le Comunità di Valle, va proprio in senso opposto, perché non sono più i cittadini a decidere quale forma di associazionismo fra i comuni dia maggior garanzie e abbia a cuore di perseguire i propri interessi, ma la PAT decide per tutti quale sia la miglior opportunità. Malgrado negli statuti ci sia un capitolo dedicato alla sussidiarietà, questa sussidiarietà è interpretata dalla riforma in maniera inversa, ossia invece che partire dal basso, viene imposta dall'alto non tenendo in alcun conto le peculiarità e singolarità dei vari comuni. Ci stiamo incamminando sempre più verso una novella sovietizzazione della nostra Provincia. Che questa riforma incontri ostilità anche da parte dei primi cittadini, è cosa arcinota, e non bastano le danarose lusinghe della PAT a indorare la pillola. Complicare la vita del cittadino in un inutile e dispendioso carrozzone quale la Comunità di Valle, che drena denaro e risorse alla gente, non credo sia una risposta adeguata. Questi tempi di crisi dovrebbero far riflettere e da parte dell'ente pubblico ci si aspetterebbe un segnale chiaro e forte: essere al servizio del cittadino ma mostrandosi anche parsimonioso e gestendo con oculatezza le risorse di cui dispone. L'abolizione delle "porte girevoli" ossia quella legge elettorale per cui, pur essendo stati eletti i 35 consiglieri provinciali, poi per un meccanismo perverso in cui un assessore non può essere consigliere, ci si ritrova con 40 e più effettivi, sarebbe già un piccolo segnale, ma, a mio avviso, importante. Come importante sarebbe pure la revisione della cosiddetta legge Amistadi, quella che stabilisce le indennità dei singoli amministratori, perché, così com'è, sembra un po' troppo "esuberante". Un risparmio di ben poco conto, si potrebbe obiettare, per un bilancio provinciale quale il nostro, ma importante è cominciare, perché qualsiasi risorsa risparmiata, può essere investita in interventi più utili e necessari. consigliere comunale TORBOLE SUL GARDA

Torna all'inizio


Macché Tarsu ridotta Aumenterà dell'1,5 per cento (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 20-01-2009)

Argomenti: Province

SENIGALLIA pag. 15 Macché Tarsu ridotta Aumenterà dell'1,5 per cento Sindaco e assessore: «E' l'unica tassa che lievita» di SANDRO GALLI SENIGALLIA INCREMENTO dell'1,5 % (secondo il tasso di inflazione programmata) per la tassa rifiuti. E' questa l'unica voce per i cittadini che l'Amministrazione comunale aumenterà nel 2009. Per il resto i costi dei servizi e le imposte non faranno registrare rialzi. A confermarlo è l'assessore comunale alle finanze, Michelangelo Guzzonato. 'La pressione fiscale dei cittadini non sarà ulteriormente aggravata spiega l'assessore grazie a tariffe bloccate per trasporti scolastici, scuole, mense, biblioteca, occupazione suolo pubblico. L'addizionale Irpef rimane ferma per legge allo 0,4% e l'Ici sulla prima casa abbattuta. Unico ritocco dell' 1,5% per la Tarsu''. Ciò nonostante l'assessore provinciale all'ambiente Marcello Mariani qualche giorno fa proprio al Carlino avesse anticipato la riduzione per il Comune di Senigallia da 15 a 6 euro a tonnellata dell'ecotassa versata per il conferimento rifiuti, con relativa possibilità di abbattere i costi per gli utenti... 'Con l'avvio della raccolta differenziata e la possibilità di recuperare e rivendere i rifiuti, per l'Amministrazione comunale i ricavi si traducono in un blocco per due anni dei costi del servizio, cioè nei confronti dell'impresa che gestisce l'appalto'' spiega Guzoznato. «Quanto poi a dati sulla riduzione dell'ecotassa, se ci sarà un effettivo miglioramento, attenderemo che la Provincia ci comunichi come tali benefici saranno spalmati' sul territorio''. UNA MANOVRA, quella del 2009, di 45 milioni di euro. 'Con la spada di Damocle delle regole legate al patto di stabilità' che concede poche manovre ai Comuni osserva Guzzonato bbiamo approntato un bilancio che riguardo alle entrate ordinarie risente del taglio del 2,5% per il fondo unico del governo rispetto al 2008. Rispetto allo scorso anno il fondo unico per i servizi alla persona che ci arriva dallo Stato tramite la Regione, ha subito un taglio del 50%. Sempre rispetto alle entrate, confermata l'abolizione dell'Ici per la prima casa, l'imposta sugli immobili produrrà un gettito di 8 milioni di euro. Per bilanciare l'Ici abolita nel 2008, lo Stato doveva risarcirci 2.400.000 euro; ne sono arrivati però solo 1.900.000, anche se abbiamo messo tra le entrate anche gli altri 500 mila euro che ci spettano''. TRE LE VOCI relative alle entrate straordinarie. 'La prima riguarda gli oneri di urbanizzazione ed i fondi derivanti da nuove costruzioni. Rispetto a quanto avevamo programmato per il 2008, le entrate hanno fatto registrare una flessione di 250 mila euro, sintomo della crisi che stava avanzando. Per il 2009 invece ci sono buone prospettive dall'avvio della Variante Arceviese, della ex Veco, ex Sacelit ed ex colonie Enel, dove sono previsti insediamenti residenziali''. «La seconda voce è quella delle alienazioni e dismissioni. Il Comune nel 2009 cederà i propri diritti edificatori nell'area del parco della Cesanella, con un introito stimato in 3.400.000 di euro». «L' ultima voce delle entrate straordinarie quest'anno non ci sarà; sì, perchè l'Amministrazione comunale ha deciso per il primo anno, di non accendere mutui pensando invece di ridurre i debiti che si sono accumulati negli anni precedenti''. ''Nonostante i paletti' ed i vincoli che complicano la predisposizione del bilancio afferma il sindaco, Luana Angeloni abbiamo perseguito una politica di equità nelle entrate, solidarietà e comunque di sviluppo nelle uscite. A proposito di questo, l'estensione dei servizi alla persona ed in genere del welfare per le fasce deboli con un intervento complessivo di 5.200.000 euro; a questi vanno aggiunti i 100 mila euro del Fondo di solidarietà che destineremo a lavori socialmente utili con il coinvolgimento delle associazioni e degli organismi del volontariato''. Come reperire fondi in questa situazione? 'Proseguiremo nell'azione di recupero dell'elusione e dell'evasione delle imposte e tasse comunali; dalla tassa rifiuti dovuta e non versata negli anni precedenti, contiamo di ricavare 800 mila euro. C'è poi l'adeguamento dal 2004 al 2009 dell'Ici sulle aree edificabili, che porterà altre risorse che stiamo quantificando. E' prevista una riduzione di 50 mila euro per le attività di accoglienza e spettacoli in genere, ma soprattutto abbiamo operato un taglio del 20% sugli oltre 11 milioni di euro relativi ad interventi tecnologici. Miglior gestione di manutenzione ordinaria, immobili, razionalizzazione spese per metano ed energia elettrica''. Image: 20090120/foto/212.jpg

Torna all'inizio


Il nodo costi frena il via bipartisan (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-21 - pag: 14 autore: Federalismo. Oggi vertice tra Calderoli e i Democratici sulle città metropolitane - Bossi: se non dialogano sono fuori dai giochi Il nodo costi frena il via bipartisan Pd e Udc: dal Tesoro subito i numeri delle modifiche - Tremonti risponderà in Aula Eugenio Bruno ROMA Gli ultimi ostacoli sulla strada del federalismo fiscale si chiamano costi della riforma e Città metropolitane. E se sui primi la risposta spetta soprattutto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sulle seconde l'iniziativa appartiene al titolare della Semplificazione, Roberto Calderoli. Dando ormai per assodato il voto contrario dell'Udc, nell'immediato, in palio c'è solo l'astensione del Pd. Se ne saprà di più stamani quando Governo e democratici faranno il punto. Probabilmente quello definitivo. Poi il Senato comincerà a esaminare gli oltre 400 emendamenti al provvedimento così da arrivare al "sì"entro domani. Tutto ciò mentre il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, siè detto «ottimista» sull'esito finale ma, in vista delle altre riforme, ha avvisato la minoranza: «è difficile stare fuori da tutti i giochi e gli errori si pagano a caro prezzo ». Giornata interlocutoria, dunque, quella di ieri. Specie in Aula dove, alla presenza di Calderoli e Bossi, si è svolta la discussione generale. Niente votazioni, invece, tranne la bocciatura delle tre questioni di costituzionalità presentate dai centristi. A riassumere il risultato del lavoro svolto in commissione c'ha pensato il relatore di maggioranza, Antonio Azzollini ( Pdl).Che ha sottolineato le modifiche «in profondità» apportate al testo, in particolare su funzioni fondamentali e autonomia tributaria di Comuni e Province, rinviando ai decreti legislativi per lo scioglimento dei «nodi attuativi». Laddove il relatore di minoranza Walter Vitali ( Pd) ha ricordato i punti ancora aperti: perequazione verticale, trasporto pubblico locale, manovrabilità dell'aliquote Irpef e, appunto, Città metropolitane. Dopo avere dato atto al Governo di «un'apertura autentica al confronto con le proposte provenienti dall'opposizione », Vitali ha ribadito che sul tavolo ci sono anche cornice istituzionale in cui il federalismo verrà inserito, rimborso Ici ai Comuni e mancanza assoluta di numeri. A proposito di cifre, l'ex sindaco di Bologna ha criticato la perdurante assenza del ministro dell'Economia Giulio Tremonti definendolo «il convitato di pietra della discussione sul federalismo fiscale». Un tema rilanciato più tardi dal suo segretario Walter Veltroni: il Tesoro «dica quanto costa questa riforma», ha ammonito l'ex sidaco di Roma. Mentre, più o meno nelle stesse ore, anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, rilanciava lo stesso monito minacciando di nuovo il " no"del suo partito. E chissà che una prima rispostanon arrivi oggi dallo stesso Tremonti, atteso in Aula per le repliche dell'Esecutivo. Come confermato dal capogruppo Anna Finocchiaro, le scelte del Pd dipenderanno dalla soluzioni trovate «alle questioni irrisolte ». In primis le Città metropolitane. L'ipotesi provvisoria (in attesa dell'agognata Carta delle autonomie) a cui Calderoli sta lavorando è quella, molto elastica, già illustrata a Regioni, Comuni e Province: prevedere che nascano su iniziativa popolare, lasciare ai diretti interessati la scelta di comprendere o meno l'intera Provincia; confermarle con referendum popolare. Ma sul punto bisogna fare i conti con le autonomie locali. E se l'Anci si è detta disponibile a intervenire da subito, scrivendolo anche nella lettera che i sindaci delle future aree metropolitane hanno inviato a Calderoli il 13 gennaio scorso («Purchè si tenga conto di alcune problematiche come per i Comuni, ad esempio a Torino, che distano 100 chilometri dal capoluogo» ha sottolineato il vicepresidente Osvaldo Napoli) le Province rinvierebbero tutto alla Carta delle autonomie. Come avrebbero fatto per Roma capitale. Una strada attendista che al Pd non piacerebbe affatto. Mentre l'Idv, tramite Antonio Di Pietro, si è dichiarata pronta a «fare una bella legge» in presenza di proposte «sensate», sebbene provenienti dalla Lega. Rilanciando sull'abolizione (per ora impossibile, ndr) delle Province. L'ITER Bocciate le tre questioni di costituzionalità presentate dai centristi, all'esame 400 emendamenti, il voto finale è previsto domani

Torna all'inizio


Recco invita Obama per i <fuochi> (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 21-01-2009)

Argomenti: Province

n. 18 del 2009-01-21 pagina 3 Recco invita Obama per i «fuochi» di Redazione In risposta all'abolizione dello spettacolo pirotecnico di insediamento Verrà a Genova il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, sabato, per ricordare le vittime degli anni di piombo e il sindacalista Guido Rossa nel trentesimo anniversario del suo assassinio da parte delle Brigate Rosse. Lo conferma il consulente del Comune Nando Dalla Chiesa, precisando che Veltroni parteciperà ad una manifestazione organizzata dal Pd a Sestri Ponente, cui interverranno l'onorevole Sabina Rossa, il sindaco Marta Vincenzi, il presidente della Provincia Alessandro Repetto e il presidente della Regione Claudio Burlando. E sempre in ricordo delle vittime del terrorismo il Comune organizza una serie di altre iniziative. In particolare, Rossa verrà commemorato nell'officina centrale dello stabilimento Ilva di Cornigliano, venerdì alle 9. Lo stesso giorno, quasi in contemporanea, in via Fracchia un'altra cerimonia ricorderà l'eccidio e in piazza Piccapietra sarà posta una corona presso il monumento al sindacalista ucciso. In serata il film «Anni spietati», coprodotto da Rai e Comune di Genova, sarà presentato in anteprima nazionale nell'auditorium di Strada Nuova. Sabato, dalle 9 e 30 alle 13, Palazzo Ducale ospiterà iniziative e dibattiti organizzati da Cgil, Cisl e Uil, Provincia e Comune. «Il futuro nasce dalla storia, non dalla cancellazione del passato - sottolinea Marta Vincenzi -, perciò dobbiamo colmare ogni vuoto di memoria in un Paese come il nostro a democrazia recente». «Organizzeremo in città - spiega Dalla Chiesa - un premio riservato agli studenti della Facoltà di Architettura e dell'Accademia Ligustica per chi realizzerà il monumento più significativo dedicato alle vittime del terrorismo». Inoltre il Comune ha annunciato che provvederà al restauro di tutte le lapidi dedicate alle vittime del terrorismo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


Il tabarro di Capanna è mio (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

Retroscena In Consiglio durante il dibattito su libertà e giustizia Il tabarro di Capanna è mio CARLO GIORDANO CUNEO Perché io Mario Capanna lo conosco. Mi deve anche un tabarro, che gli avevo prestato negli Anni '60 a Milano». Nelle polemiche in Consiglio comunale a Cuneo, tra lodo Alfano e guerra a Gaza, a tirare in ballo l'ex leader dei «sessantottini», è stato il notaio Carlo Alberto Parola, ex candidato sindaco del centrodestra, ora nelle file del Pdl. Nel dibattito sull'ordine del giorno per invitare sindaco e giunta ad aderire al referendum contro il lodo Alfano, Parola ha citato un articolo di Capanna, pubblicato martedì dal quotidiano «Libero», dal titolo «I cattolici e la coerenza del Vangelo». Si tratta di alcune riflessioni sulla campagna pubblicitaria a sostegno dell'ateismo prevista sui pullman di Genova. L'intento era portare all'attenzione dell'aula il concetto di libertà, descritto nell'articolo dal leader di Democrazia proletaria. «Ho sempre stimato e ammirato Capanna per le sue qualità intellettuali anche se non sono mai stato dalla sua parte politica - attacca Parola -. Riconosco che non è mai stato un contestatore da salotto. Ho avuto modo di conoscerlo nel Anni '60 a Milano. Entrambi frequentavamo l'Università Cattolica, io Legge, lui Filosofia. Ero ospite del collegio Augustinianum, fondato da Padre Agostino Gemelli, per offrire agli studenti della Cattolica un posto letto. In città c'erano le prime avvisaglie della grande contestazione del '68. Durante un'assemblea studentesca, io portavo un mantello, di quelli che usavano i nostri vecchi, legato con un gancetto di ferro. Un tabarro che avevo comprato dal sarto Bongiovanni di Busca. Capanna, che era già un leader del movimento, rimase colpito da quel mio mantello, tanto che mi chiese se glielo imprestavo. Lo indossò e incominciò a parlare alla folla di studenti. Da allora, però, non me lo ha più restituito. Ebbi poi occasione d'incrociarlo diverse volte a Milano. Lui era sempre circondato da studenti; non ho mai più avuto occasione di chiedergli la restituzione del tabarro. Non ricordo l'anno esatto di questi avvenimenti. Eravamo, comunque, prima del fatidico '68». «Ho sempre provato simpatia per Mario Capanna - spiega ancora Parola -. Credo che sia stato colpito dal mio tabarro perchè rappresentava un capo d'abbigliamento tipico della classe operaia. Per un leader contestatore quel mantello era il vestito ideale. Alcune settimane fa è venuto in provincia di Cuneo per la presentazione di un suo libro. L'avessi saputo per tempo sarei andato a salutarlo, cogliendo l'occasione anche per chiedergli indietro il tabarro». «Ho apprezzato il suo recente intervento su "Libero" sull'ateismo, nel quale difende il rispetto reciproco e ho pensato di citarlo in Consiglio comunale - dice ancora Parola -. Per quanto riguarda l'ordine del giorno sul referendum contro il lodo Alfano, sono d'accordo sulla necessità di organizzare una consultazione popolare su questa legge. Non condivido, invece, la presa di posizione ufficiale pro referendum da parte del sindaco e della giunta, come sollecitato dall'ordine del giorno, poichè il primo cittadino deve essere sempre al di sopra delle parti, in quanto rappresenta tutta la città». Nonostante la citazione di Capanna il dibattito sull'abolizione del lodo Alfano, che garantisce l'immunità penale alle cinque più alte cariche dello Stato (Presidenti della Repubblica, Senato, Camera, Consiglio e Corte Costituzionale), per l'intera durata del loro mandato, è stato molto acceso. «Il varo di questa legge - ha ricordato polemicamente Mauro Mantelli, capogruppo del Pd -, mette a nudo ancora una volta la tecnica dell'attuale Presidente del Consiglio che punta a difendersi non nel processo, ma dal processo». L'ordine del giorno, presentato dai consiglieri Fabio Di Stefano (gruppo misto di maggioranza), Liliana Meinero (La Città Aperta), Mauro Mantelli (Partito Democratico), Fabio Panero (Rifondazione Comunista) è stato approvato a maggioranza con 21 si e 8 no.

Torna all'inizio


Caccia, leggi da cambiare in fretta (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

L'ultimo incidente accaduto a Onigo scatena le dure critiche di Andrea Zanoni, presidente della Lac Veneto «Caccia, leggi da cambiare in fretta» Nel 2008 in Italia novantasei incidenti con 31 morti e 65 feriti: è ora di dire basta PEDEROBBA. L'incidente di caccia successo la scorsa settimana a Pederobba, che ha provocato il grave ferimento di un cacciatore, provoca una dura posizione della Lega per l'Abolizione della Caccia, che accusa i cacciatori, ma anche i politici, di troppa faciloneria. «Le attuali leggi sulla caccia - dice Andrea Zanoni, presidente della Lac Veneto - sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate. Bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non c'è da stupirsene, viste le condizioni in cui si caccia con un altissimo numero di persone che esercitano la loro attività pericolosa in un territorio tra i più densamente popolati al mondo. Si tratta di una schiera di dilettanti perchè i cacciatori italiani non hanno avuto un addestramento professionale all'uso delle armi, la maggior parte di loro non ha neanche superato l'esame in proposito perchè ha preso la licenza di caccia prima che le leggi lo prevedessero». La Lac tira in ballo la lunga serie di incidenti di caccia avvenuti in Italia nella stagione 2008-2009: ben novantasei, con sessantacinque feriti e ben trentun morti. Quello di Onigo è stato causato dalla caduta del fucile che ha fatto esplodere le due cartucce. «Purtroppo non è da meravigliarsi se nella nostra provincia i cacciatori prendono sottogamba le norme di sicurezza - aggiunge Andrea Zanoni- le quali prevedono distanze di 100 metri dalle case e di 50 metri dalle strade. Abbiamo infatti esempi poco edificanti di ministri (il riferimento chiarissimo è Luca Zaia, ndr) che si sono fatti in quattro per liberare dal carcere un cacciatore di Corbanese di Tarzo, che aveva violato la legge sulla caccia in Croazia». E la critica prosegue col caso delle licenze facili in provincia di Treviso. «Si tratta di esempi negativi - dice ancor ail presidente della Lac Veneto - che non giocano a favore del rispetto delle norme che disciplinano la caccia. Trovo, comunque, aberrante che, dopo lo strazio causato agli animali da quindici giorni di gelo e neve, ci sia ancora chi ha il coraggio di uccidere questi esseri decimati e stremati, il tutto, tra l'altro, in una zona di protezione speciale che l'Europa considera degna di tutela per gli uccelli migratori». (e.f.)

Torna all'inizio


Ultimissima chiamata per la Cgil (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-22 - pag: 3 autore: «Ultimissima chiamata per la Cgil» Aiuti all'auto? A indotto e meccanica, non solo alla Fiat - Difendo Malpensa ma esco da Cai «S a che cosa ho pensato? Che mi piacerebbe che anche da noi un giorno si potesse apprezzare questo tipo di orgoglio nazionale, che anche l'Italia si trasformasse, e ne abbiamo le capacità, in una terra dei progetti senza confini, magari anche per un immigrato, come lo è in fondo Obama. Allora potremmo dire che la nostra cultura, compresa quella d'impresa, ha avuto il pieno successo che merita...». Presidente, torniamo in Italia. Preoccupata? Molto, la recessione è più dura del previsto. La produzione industriale scende del 13%, il prodotto interno lordo del due. I dati su ordini e fatturato negativi. Noi stimiamo che ci saranno, nei prossimi mesi, almeno 600mila disoccupati in più. Io penso che si possa uscire da questa crisi, ma sa che cosa rischiamo veramente? Posso immaginarlo, ma lo dica lei. Di affrontare l'inverno della recessione con un vestito troppo leggero. La politica economica è in mezzo al guado, da una parte la necessità del sostegno ai consumi e alle imprese, dall'altrala preoccupazione, sacrosanta, di mantenere il rigore sui conti pubblici. Noi diamo atto al Governo di aver fatto scelte corrette, e nella giusta direzione, con la blindatura dei conti e la manovra finanziaria triennale. Ma ora il quadro è drammaticamente cambiato. Non possiamo più consolarci dicendo che gli altri stanno peggio. Vogliamo guardare agli altri? Bene. Rispetto ai 73 miliardi di euro messi in campo dalla Germania per stimolare l'economia, ai 41 della Spagna, ai 26 della Francia e ai 24 del Regno Unito, i nostri 5 sono pochi. Sì, ma bisogna aggiungere, a quella somma, gli investimenti nelle opere pubbliche, gli 8 miliardi annunciati per il nuovo fondo di garanzia per gli ammortizzatori sociali. L'operazione di utilizzo e di riorientamento del Fondo Sociale Europeo, anche per sostegno al reddito di chi perde il posto di lavoro, è interessante. Il problema è la dimensione delle risorse disponibili e la tempestività del loro utilizzo. La crisi morde adesso, la gente perde il posto ora e non può aspettare. Le Regioni facciano fino in fondo il loro dovere ma il Governo sia pronto a stanziare nuovi fondi qualora fosse necessario. Questa è una priorità assoluta. Ma dove trovarli tutti questi fondi aggiuntivi con un deficit che viaggia verso il 3,8% e il debito che cresce? Tremonti non ha torto. Riconosco a Tremonti molti meriti, ma bisogna cambiare passo. Subito. E come? Ci vuole coraggio. Osare di più e varare un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture e degli investimenti. Dobbiamo anche rimodulare i fondi strutturali su queste tre priorità, ma poiché abbiamo un debito pubblico eccessivo, è urgente fare quelle riforme sempre rinviate. Come la riforma delle pensioni, l'abolizione delle Province e la ripresa del progetto di liberalizzazioni, specie nei servizi locali, di cui non parla più nessuno. E vi sono le condizioni politiche per una mossa così impegnativa? Certo sono consapevole che ciò ha un costo politico molto alto. Ma sarei tentata di rispondere: se non ora quando? La maggioranza è forte, l'opposizione potrebbe cogliere l'occasione per uscire dall'angolo. L'economia non è meno importante della giustizia e qui ci piacerebbe vedere una forte collaborazione tra le forze politiche e non l'ennesima e dannosa occasione di scontro. Il quadro non è del tutto negativo, però. I consumi tengono. Molti settori resistono ed esportano. Appunto per questo un intervento d'urgenza più ampio nell'economia, con riforme di struttura profonde, non è più rinviabile. Per aiutare chi è in difficoltà e consentire a chi va bene, e sono ancora tanti, di continuare a esportare, ad assumeree creare reddito. Dobbiamo pensare a una gigantesca operazione di fiducia, un progetto sul quale far convergere tutte le forze vitali del Paese, un patto generazionale che guardi a giovani, precari e famiglie a basso reddito, assicuri più competitività alle imprese e il rilancio dello sviluppo del Mezzogiorno. L'auto e la meccanica soffrono più degli altri. Il settore automobilistico è aiutato da tutti, persino dalla Cina. Martedì il Governo francese ha varato un piano da 6 miliardi. E noi? Noi dobbiamo preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di altri governi, penso in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche all'America di Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi. Dunque, va sostenuta la Fiat? Diciamo più correttamente che va aiutata l'intera filiera a partire dalle piccole imprese dell'indotto che oggi soffrono molto. La Fiat occupa in Italia 60mila addetti, con l'indotto si arriva a un milione. Sì a incentivi che siano indirizzati all'efficienza energetica, alla mobilità ecologicamente compatibile, al rinnovamento dei prodotti. Forse possiamo aggiornare il vecchio adagio, peraltro d'importazione americana, che diceva "ciò che fa bene alla Fiat fa bene all'Italia"? Possiamo aggiornarlo così, se vuole: "Quello che fa bene all'intero settore automobilistico e della meccanica fa bene al Paese". Ma non c'è solo l'auto. E bisogna, a differenza di altre occasioni, avere un'attenzione maggiore per la piccola impresa di tutti i settori produttivi. Quali altri strumenti? Riduzioni d'orario? Orari ridotti possono essere già realizzati facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria o ai contratti di solidarietà. Ma vi sono anche altri strumenti. Le rigidità in questa situazione non servono, si spezzano nella disoccupazione. Dove è profondalaculturadellavoroèpiùstret-toilrapportotraimprenditorielavorato-rieinsiemesitrovanosoluzioniinnovati-vepersalvarel'occ pazioneeilpatrimonio professionale. Oggi è in programma un incontro fra Governo e parti sociali sul nuovo modello contrattuale. A che punto siamo? è un incontro chiesto anche da noi per affrontare la crisi e, nello stesso tempo, rilanciare la competitività e la crescita nel nostro Paese. Parleremo anche di assetti contrattuali. Di un sistema di relazioni sindacali che sostenga il reddito dei lavoratori, aumenti la produttività, dia regole certe e affermi una cultura della condivisione superando la logica del conflitto. Una priorità per tutti. Non solo nostra. La novità importantissima è che tutte le associazioni d'impresa, compreso auspicabilmente il pubblico impiego, convergono su un documento quadro che fissa per tutti i lavoratori le stesse condizioni di base. La crisi si è aggravata e dobbiamo trovare nuove convergenze. Non possiamo più perdere tempo. Gli altri sindacati stanno mostrando realismo e senso di responsabilità. Ultima chiamata per la Cgil? Ultimissima. E se si trovasse un'intesa? Si aprirebbe una nuova stagione. Positiva. Per la prima volta, dopo il '93, vi sarebbe un accordo generale a difesa di salari e produttività. Mi auguro che Epifani non guardi ad altri obiettivi, come le elezioni europee. Infrastrutture: come cambiare passo? In una fase come questa le infrastrutture possono giocare un ruolo determinante per il rilancio economico. è necessario stanziare per quest'anno un volume di spesa superiore a quella programmata (che per il 2009 è esigua) per finanziare prioritariamente i grandi lavori già in corso e le opere minori, comprese le manutenzioni straordinarie oggi bloccate dal patto di stabilità interno. Bisogna utilizzare anche strumenti eccezionali per sbloccare i processi decisionali e realizzativi delle opere. è inaccettabile bloccare investimenti privati e pubblici pronti a partire per veti strumentali e privi di motivazione. L'Expo 2015, una grande occasione, che rischiamo di sprecare? Un'opportunità irripetibile per rinnovare anche la dotazione infrastrutturale di Milano e della Lombardia, per valorizzare le nostre eccellenze nazionali e dare una straordinaria vetrina al nostro turismo, settore strategico che resiste e bene alla crisi. Si è perso troppo tempo. Vi sono degli impegni internazionali da rispettare. Che cosa fare per le piccole imprese, che patiscono la crisi più delle grandi? Le piccole imprese hanno uno straordinario ruolo sociale oltre che economico. Non possiamo lasciarle sole e dobbiamo dare loro segnali di fiducia. Siamo convinti che si debbano studiare misure per il loro rafforzamento patrimoniale. Ad esempio prevedere sgravi fiscali per chi fa apporti di capitale o reinveste gli utili o per chi si aggrega. E poi ci sono gli arretrati nei pagamenti della pubblica amministrazione con ritardi che arrivano ai due anni. Ho trovato sinceramente inaccettabile l'ipotesi di accelerare i pagamenti a fronte di sconti sui corrispettivi. Ma è positivo, anche se va migliorato, il sistema individuato con la certificazione regionale e la possibilità di scontare i crediti con gli istituti bancari. Il credito è più caro e più raro? Gli ultimi dati disponibili segnalano un calo a novembre dei crediti all'industria dell'1,4 per cento. In dicembre, secondo l'indagine Bankitalia-Sole 24 Ore, il 40,6% degli imprenditori ha visto peggiorare le condizioni di accesso al credito. Certo nuove linee di credito non se ne aprono. Stiamo lavorando con le banche per superare le attuali criticità e per mettere a disposizione delle piccole imprese nuovi strumenti di supporto. Lei aveva difeso le ragioni di Malpensa. E, ora, dopo il varo della nuova Alitalia, le proteste del Nord hanno ancora senso? Continuo a difendere le ragioni di Malpensa. Anche se le colpe non sono tutte di Alitalia. E lei fa parte della cordata Cai... Ho più volte ribadito i motivi della mia adesione alla cordata.Adesso l'operazione si è conclusa. Il mio compito, quindi, si è esaurito. Perciò, esco da Cai. (f. de b.) I PIANI ANTI-RECESSIONE «La Germania ha messo in campo 73 miliardi, la Spagna 41, la Francia 26 e 24 il Regno Unito. Noi solo 5: sono davvero pochi» FONDO SOCIALE EUROPEO «Il suo riorientamento verso chi perde il posto di lavoro è interessante. Le Regioni devono fare il loro dovere fino in fondo» GIUSTIZIA «Non è meno importante dell'economia. Vorremmo vedere forte collaborazione tra le forze politiche non l'ennesimo scontro» Emma Marcegaglia. Presidente di Confindustria DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

Torna all'inizio


Vendola: "Rifondazione addio" (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava - il candidato su cui scommettere, l'uomo che bertinotti avrebbe voluto alla guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista, corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Non commentato » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 47 ) » (13 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (7 votes, average: 1.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (10 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (10 votes, average: 1.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 117 ) » (26 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (40 votes, average: 3.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (30 votes, average: 2.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (117 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (69 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (58) Ultime discussioni Talita: Ciao, Athos. Pensavo che oggi l'ermetismo fosse appannaggio solo dei/delle cartomanti e affini.... Matteo: Ma come? Voi berluscones non siete contenti? Avete un pretesto per dare addosso all'avversario: i panni... athos: Interventi alti? ah ah ah Alberto Taliani: Caro Nico, ecco due articoli interessanti su Alitalia, Prodi e i sindacati. quando dissero no... Nico: "Caro Stefano, le sue obiezioni da oppositore del governo le lascio volentieri a lei che ha diritto di... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Washington, le prime mosse di Obama Guantanamo e pace in Medio OrienteTangenti e camorra: l?affare sporco delle intercettazioniGiustizia, Berlusconi: maggioranza unita al votoIslam, Maroni vieta le preghiere in piazzaLatte contaminato, in Cina 2 condanne a morteCimmino: "Così fui raggirato da Di Pietro"Leila Virzì: "Dopo Vallettopoli costretta a fare la cameriera"Il Papa cancella la scomunica ai vescovi nominati da LefebvreGf: ecco il primo topless è della bionda FedericaSilenzi e volti: 10 anni di arte contemporanea Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (3) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Vendola: "Rifondazione addio" D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e D'Alema furioso Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


Italia, Marcegaglia: a rischio 600.000 posti,governo agisca (sezione: Province)

( da "Reuters Italia" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

MILANO (Reuters) - L'Italia non ha fatto abbastanza per affrontare una crisi più dura del previsto, che nei prossimi mesi creerà 600.000 disoccupati in più. E' questo il momento di attuare le riforme da sempre rinviate, - su pensioni, liberalizzazioni e abolizione delle province - e serve un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture e degli investimenti. E' questo l'appello lanciato al governo dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. in un'intervista pubblicata oggi dal Sole 24 Ore in vista dell'incontro di oggi pomeriggio con l'esecutivo a palazzo Chigi. "Ci vuole coraggio. Osare di più e varare un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture e degli investimenti", spiega Marcegaglia. "Dobbiamo anche rimodulare i fondi strutturali su queste tre priorità, ma poichè abbiamo un debito pubblico eccessivo è urgente fare quelle riforme sempre rinviate. Come la riforma delle pensioni, l'abolizione delle province e la ripresa del progetto di liberalizzazioni (...)". RISCHIO COMPETITIVITA' In confronto ad altri paesi europei è stato fatto troppo poco e questo rischia di danneggiare la competitività italiana. "Rispetto ai 73 miliardi messi in campo dalla Germania, ai 41 della Spagna, ai 26 della Francia e ai 24 del Regno Unito, i nostri 5 sono pochi", ha commentato, aggiungendo che, nei prossimi mesi "stimiamo che ci saranno almeno 600.000 disoccupati in più". Numeri ancora più preoccupanti, considerando che gli interventi degli altri governi "finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi". Continua...

Torna all'inizio


Lario assente dalla Bit e beffato (sezione: Province)

( da "Corriere Di Como, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

Lario assente dalla Bit e beffato Palcoscenico mondiale del turismo Per lo stand del Pirellone anche 54mila euro nostri Dare il massimo della visibilità alle bellezze del nostro lago. Una missione da compiere nell'ormai imminente edizione della Bit, la prestigiosa fiera del turismo che si terrà a Milano a partire dal prossimo 19 febbraio. Un obiettivo che però non sembra essere facilmente raggiungibile. Infatti anche quest'anno, come nella passata edizione, le bellezze del Lago di Como saranno presentate ai visitatori all'interno di un unico stand che metterà tutte insieme le diverse realtà territoriali lombarde. Il rischio è dunque di non vedere sufficientemente valorizzate le proposte culturali e turistiche locali. La volontà della Regione Lombardia è di presentare uno spazio espositivo globale. Il filo conduttore della Bit di quest'anno sarà l'innovazione. E verrà realizzato e presentato un percorso multimediale specifico per illustrare, nei diversi campi, tutte le migliori proposte offerte dalla Lombardia. Scelta che fa sorgere alcuni dubbi. «Sarebbe più indicato evidenziare maggiormente il marchio Como. La nostra terra, infatti, è ormai famosa nel mondo e non vorremmo rischiare di accomunare troppe realtà territoriali differenti all'interno di un unico spazio», dice l'assessore provinciale al Turismo, Achille Mojoli. «Il prossimo lunedì è prevista una riunione in Regione proprio per discutere le strategie in vista della fiera di febbraio», specifica l'assessore Mojoli. L'anno passato la Bit propose come tema di fondo "l'arte, la montagna e il lago". «Tre tematiche che ben ci rappresentavano, visto che Como ha in sé tutte queste caratteristiche. La nuova edizione rischia di metterci in ombra. Saremo in ogni caso presenti». Un'attenzione maggiore quella richiesta, che deriva anche dal fatto che «il Pirellone tiene 54mila euro dei fondi a noi spettanti dopo l'abolizione delle Apt per realizzare lo stand fieristico», conclude Achille Mojoli. Esisterebbe anche la possibilità, oltre allo spazio istituzionale, di creare un ulteriore corner dedicato. Ma ciò comporterebbe un esborso di risorse aggiuntivo, considerato eccessivo dall'assessore provinciale. Posizioni chiare che vengono appoggiate anche dagli albergatori comaschi. «È necessario che la presenza di Como abbia un forte impatto. Visivo e fisico. Bisogna mettere il più in luce possibile l'enorme offerta di servizi e di bellezze che il lago può offrire ai turisti», dice il presidente degli albergatori comaschi, Alberto Proserpio. «Anche noi come categoria ci riuniremo la prossima settimana per affrontare il problema. Como non deve "affogare" in uno spazio espositivo dove si parla di tutte le province lombarde insieme», conclude Proserpio. Dello stesso parere anche Giansilvio Primavesi, presidente della Confcommercio di Como. «Anche per noi commercianti è basilare riuscire a proporre il nostro territorio nel miglior modo possibile». Fabrizio Barabesi Nella foto: Un'immagine dello stand della Regione Lombardia nell'ultima edizione della Bit, la Borsa internazionale del Turismo in programma dal 19 al 22 febbraio a Fieramilano Home Crisi del mercato dell'automobile In un anno 4mila veicoli in meno L'avvocato: «Cattaneo vuole chiarire la propria posizione davanti al magistrato» La Notte Bianca sarà "anticrisi" Duro scontro tra assessori E il sindaco censura Gaddi La Lega congela le tessere Via al repulisti degli iscritti

Torna all'inizio


Incidenti stradali, in Parlamento il 'decalogo' della Lega Nord (sezione: Province)

( da "RomagnaOggi.it" del 22-01-2009)

Argomenti: Province

22 gennaio 2009 - 14.24 (Ultima Modifica: 22 gennaio 2009) Tasso alcolico a soglia zero per i neopatentati o per gli autotrasportatori di merce pericolosa, mantenimento del limite di 0,5 g/l per tutti gli altri guidatori, incremento delle sanzioni ma anche abolizione della normativa sul divieto di somministrazione degli alcolici dopo le ore due. Sono solo alcune delle norme elencate dalla Lega Nord nel decalogo che i parlamentari del Carroccio Gianluca Pini e Alessandro Montagnoli hanno presentato oggi in Parlamento. "Lo Stato deve tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Appare indifferibile un intervento risolutivo per quello che è la prima causa di morte in Europa per le fasce d'età comprese tra i 15 e i 35 anni. L'azione che i cittadini auspicano deve essere trasversale, non ispirata da uno spirito esclusivamente punitivo e vessatorio: c'è la necessità di uno Stato che attui politiche educative" sostengono Pini e Montagnoli in materia di circolazione e di sicurezza stradale in riferimento alle proposte di ieri del Ministro Sacconi e ai dati forniti oggi dal Ministro Matteoli. Dieci punti chiave che racchiudono le linee guida proposte dalla Lega per tutelare i cittadini in considerazione del fatto che l'80% degli incidenti hanno luogo soprattutto nei centri urbani. 1)Tasso soglia zero per le fasce più deboli, cioè i giovani guidatori con età comprese tra i 18 ed i 21 anni e i guidatori che abbiano ottenuto la patente di guida da meno di tre anni, a cui vanno aggiunte le categorie professionali più a rischio come gli autisti che trasportano persone e merci pericolose; 2) Mantenimento del limite di 0,5 grammi per litro per tutti gli altri guidatori, in linea con le normative applicati negli altri stati dell'Unione appare congrua; 3) Abolizione dell'attuale normativa sul divieto di somministrazione dopo le due che non ha dato i frutti sperati per la presenza soprattutto di chioschi o attività abusive. Va quindi abolita: chi guida con non deve bere, va inserito il guidatore designato; 4) Incremento delle sanzioni per chi commette alcune delle più odiose e dannose infrazioni: chi non rispetta l'obbligo di occupare la corsia a destra più libera, chi non da la precedenza ai pedoni, chi occupa il parcheggio riservato ai disabili; 5) Innalzamento delle sanzioni per chi deturpa, danneggia e rovina le varie strade; 6) Introduzione della possibilità di dotare i semafori di segnalatori segna secondi, che possano aiutare gli automobilisti evitando corse inutili allo scattare del colore giallo. Va inoltre definita la presenza dei vari sistemi semaforici che elevano sanzioni e che oggi sono troppo spesso utilizzati per fare cassa e non prevenzione; 7) Obbligo di segnalazione dei sistemi di rilevamento della velocità, sia fissi che mobili, con cartelli luminosi, seguendo le indicazioni date da una recente circolare del Ministero dei Trasporti, per evitare che i comuni usino entrambi i sistemi di rilevamento. 8) Assegnazione dei mezzi confiscati alle Forze che hanno operato, su richiesta; 9) Utilizzo degli ausiliari del traffico per le mansioni più semplici di polizia urbana: in momenti in cui i comuni hanno problemi di bilancio questa norma può essere considerata una boccata di ossigeno, in un ottica di gestione delle nostre città, al fine di aumentare i controlli; 10) Incremento dei fondi destinati ai controlli sulle strade, soprattutto al controllo degli autotrasportatori esteri, anche comunitari, che entrano nel nostro Paese e, sotto gli effetti di alcool e droghe hanno provocato molti danni e morti.

Torna all'inizio


Calabria, una regione dove non si comunica (sezione: Province)

( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 019  pag. 20 del 23/1/2009 | Indietro Calabria, una regione dove non si comunica AUTONOMIE LOCALI Di Claudio Cavaliere segretario regionale Legautonomie Calabria il rapporto sullo stato delle autonomie locali calabresi Con il «Rapporto 2008 sullo stato delle autonomie locali calabresi» siamo arrivati al nostro ottavo appuntamento annuale. Vi arriviamo in un nuovo anno che si preannuncia di straordinaria difficoltà. La recente visita del presidente della repubblica ci ha spronati a non indulgere nel pessimismo. Ci ha spronati a non soccombere al contesto, al giudizio frettoloso e sbrigativo su persone e luoghi, soprattutto se questo luogo si chiama Calabria, una regione ricacciata negli stereotipi del passato. I contenuti del rapporto (su www.autonomiecalabria.it ) fanno emergere quattro evidenze. 1) Occorre, anzitutto, dare atto ai indaci degli sforzi prodotti in questi anni. Per la prima volta nella storia, nel corso del 2006, il complesso delle entrate tributarie dei comuni calabresi ha superato il totale dei contributi e trasferimenti erogati, in coerenza con il passaggio ad un sistema federale, immediatamente interrotto, però, con l'abolizione dell'Ici che è costata ai nostri comuni tre punti percentuali di autonomia finanziaria. Lo sforzo fiscale prodotto dai nostri sindaci in questi anni non ha avuto eguali in Italia soprattutto considerando le basi imponibili di riferimento. Il contributo dei comuni calabresi è stato maggiore di altre regioni se è vero che solo il 3% del totale dei comuni che hanno sforato il patto di stabilità sono calabresi. 2) La seconda evidenza è un dato di preoccupazione. Della Calabria rischia di rimanere solo il contorno. E' come se la nostra regione si stesse spezzando perdendo tutto ciò che non è il suo profilo. Anche qui sono i dati a dircelo. Il calo demografico dei piccoli paesi interni che continua nonostante il sempre maggiore afflusso di residenti stranieri e una loro accentuata rigidità strutturale che rischia di comprometterne la stessa funzione. 3) La terza evidenza è che la nostra si conferma una regione di incomunicabilità. Incomunicabilità fra classi dirigenti depositarie di eguali responsabilità istituzionali, primarie per il futuro della Calabria, una incomunicabilità che stiamo pagando caro e non possiamo più permetterci. Basta guardare i dati sulla spesa sociale, che denotano una scarsissima comunicabilità tra gli stessi sindaci e ci confinano in cosa alle classifiche nazionali. Sullo stesso versante dell'incomunicabilità vi è poi lo scarso ruolo della regione che aveva il compito di ricollocare la funzione dei comuni calabresi, ripensando il sistema delle funzioni tenendo conto della peculiarità dei nostri comuni, della loro dimensione, delle loro difficoltà ma anche delle loro potenzialità. Una attività in forte ritardo. 4) Infine, i dati sulle intimidazioni verso i nostri amministratori. Nel 2008, con 72 atti censiti, si è registrato un calo del fenomeno rispetto al precedente anno. Ha fatto eccezione la provincia di Vibo con un incremento rispetto al 2007. Nel periodo 2000-2008, in valori assoluti solo la provincia di Crotone non è ancora a “tripla cifra” con circa 700 episodi nell'intera regione, una cifra “agghiacciante”. Anche qui sono i dati a dirci che i sindaci calabresi non si sono mai sottratti alle loro responsabilità. Nemmeno quando molti mettono a rischio la loro incolumità personale per rappresentare le loro comunità. Quando devono fare i conti con auto incendiate, familiari intimiditi, spari contro le loro case, devastazione delle loro proprietà in un disastro che non sta negli eventi; sta in ciò che si ripete ogni giorno e, ripetendosi, non fa più notizia. Il dramma è diventata la normalità delle centinaia di attentati agli amministratori calabresi. Su questo argomento proporremo alle altre associazioni autonomistiche una manifestazione corale a Roma, affinché tutti i 409 sindaci calabresi si facciano interpreti di un disagio non più sopportabile verso le loro comunità e verso il loro stesso quotidiano impegno.

Torna all'inizio


"veltroni cerca il dialogo con la lega ma questa riforma è un salto nel buio" - gianluca luzi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 6 - Interni Casini spiega il voto contrario: ci ha convinti Tremonti quando ha detto che il costo non è quantificabile "Veltroni cerca il dialogo con la Lega ma questa riforma è un salto nel buio" Perché dovremmo approvare un manifesto di propaganda del Carroccio? Non c´è neanche l´abolizione delle province e il rischio è che salga la pressione fiscale GIANLUCA LUZI ROMA - «Nebbia in Val Padana, si potrebbe dire. Nebbia e indeterminatezza. Che senso avrebbe votare a favore di un manifesto di propaganda della Lega?». Pierferdinando Casini, leader dell´Udc, ex alleato scomodissimo di Berlusconi e di Bossi un paio di legislature fa, ha detto no al federalismo così come è stato presentato in Parlamento. Si astiene invece il Pd di Veltroni in attesa di vedere cosa cambierà alla Camera. Cosa l´ha convinta a votare no, onorevole Casini? «Se avevamo dei dubbi, ci ha convinto l´ottimo ministro Tremonti che è una persona seria, quando ha detto onestamente che non può quantificare i costi del federalismo, le risorse e le coperture necessarie. Così com´è la riforma è un salto nel buio che rischia di moltiplicare i centri di spesa con costi enormi che saranno a carico dei cittadini. Ancora non c´è la Carta delle autonomie con la conseguenza di perpetuare la confusione sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e autonomie locali prodotta dalla riforma voluta nel 2001 dal centrosinistra. E senza certezze di funzioni non vi può essere certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria. Il Codice avrebbe dovuto fissare cosa fanno e con quali risorse le Regioni, le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c´è». Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per voi l´abolizione era così importante? «L´abolizione delle Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni. Dopo le elezioni il tema non è stato più evocato e il fatto che il governo non ne parli più è la controprova dei nostri sospetti». Tutto da buttare, quindi? «Il superamento della spesa storica e l´introduzione del concetto di fabbisogno standard sono da condividere, ma in presenza di aree che scontano differenze così drammatiche, per il Mezzogiorno occorrono tempi più lunghi di quelli dettati dalla Lega. E i costi si scaricheranno naturalmente sulla fiscalità generale e locale». Ma il presidente del consiglio giura che con il federalismo i cittadini pagheranno meno tasse. «E´ vero il contrario. Tutti gli osservatori più obiettivi intravvedono il rischio di un appesantimento della pressione fiscale». Berlusconi assicura anche che il Mezzogiorno non sarà penalizzato, anzi il federalismo sarà un´occasione di riscatto. «C´è il pericolo di penalizzare il Sud nella fase transitoria, anche perchè a decidere gli interventi infrastrutturali saranno i ministri dell´Economia, delle Riforme, della Semplificazione e dei Rapporti con le Regioni. Cioè tre del Nord e uno del Sud». Bossi l´accusa di votare no per diventare un paladino del Sud, insomma per raccogliere consensi nel Mezzogiorno. «Paladino del Sud ma anche del Nord che non è certamente avvantaggiato dalla riforma federalista. Al Nord si aspettavano l´abolizione delle Province e non l´hanno avuta. Volevano la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e in questi mesi siamo andati indietro non solo rispetto al progetto Lanzillotta, ma indietro anche rispetto alle modifiche apportate da Rifondazione comunista». L´Udc vota contro, il Pd invece si astiene. Opposizione divisa? «I poli sono tre. All´opposizione c´è il nostro e quello del Pd. Non voglio polemizzare con il Pd e rispetto la loro scelta. Ma i poli sono tre e noi votiamo no. Non facciamo come Veltroni che ha fatto il ragionamento contrario, dicendo ci asteniamo e poi vediamo. Noi non parliamo politichese. Ci interessa il federalismo, ma non abbiamo interesse a votare un manifesto della Lega. Se il Pd ha interesse a tenere un rapporto politico con la Lega fa benissimo. Altre volte abbiamo detto sì al governo e il Pd ha detto no». In conclusione, linea dura anche alla Camera? «Se le cose miglioreranno il voto contrario potrà cambiare. A noi gli slogan non interessano e un federalismo al buio non si può votare. è irresponsabile varare ora, in tempi di crisi, un provvedimento che rischia di avere effetti devastanti sui conti pubblici».

Torna all'inizio


Ha fondi il piano Marshall (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 019  pag. 1 del 23/1/2009 | Indietro Ha fondi il piano Marshall PRIMO PIANO Di Franco Bechis Calderoli non può cassare la legge del 47: la ricostruzione è in corso Il piano Marshall del 1947 è ancora in vigore in Italia, e i fondi di allora non sono stati tutti spesi in ben 62 anni in cui evidentemente la ricostruzione non è terminata. Per questo non si può inserire nel taglia-leggi di Roberto Calderoli l'abolizione del decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato n.261 del 1947 recante «Disposizioni per l'alloggio dei rimasti senza tetto in seguito a eventi bellici e per l'attuazione dei piani di ricostruzione». Ci sono ancora i soldi in bilancio dello stato, l'opera non è finita e il parlamento non molla. E non è l'unico caso. Perché molte delle proposte di Calderoli hanno trovato un muro in commissione. Tutto in Italia si può tagliare, meno che le leggi. Necessarissime, anche se di un secolo fa... Al primo giro nella Camera dei deputati l'elenco che orgoglioso aveva presentato il povero Calderoli ha già subito una bella sforbiciata. Un centinaio di leggi, alcune anche dell'Ottocento, uscite dalla porta sono rientrate dalla finestra. Perché senza di loro si mette a rischio o la convivenza civile o la cassa generale. E' impossibile ad esempio abrogare la tassa sul caffè e i surrogati istituita nel lontano 1921, un anno prima della marcia su Roma di Benito Mussolini: offre ancora qualche euro necessario alla finanza pubblica. Deve tornarare in vigore tutto il complesso di regi decreti del 1917, in piena guerra mondiale: senza quelle norme tutti i militari che ne hanno diritto rischiano di perdere l'alloggio e di vedersi decurtare parte dello stipendio che naturalmente negli anni si è rivalutato. Impossibile- e qui il motivo sembra assai oscuro- abrogare la legge del 1869 che assegnava al signor Angelo Ranieri un pezzetto della spiaggia di Maronti sull'isola di Ischia. Senza quelle norme gli eredi che si sono trasmessi di padre in figlio quella sabbia potrebbero innescare contenziosi legali con lo Stato assai più cari del valore della spiaggetta. Anche se a portare via il possedimento negli ultimi anni ci hanno pensato le maree. Grido d'allarme raccolto dal mondo universitario: se Calderoli avesse cancellato, come si proponeva di fare, una leggina del 1871 che autorizzò la vendita della tenuta di Portici alla provincia di Napoli, potrebbe essere sfrattata da lì la Facoltà di agraria dell'ateneo partenopeo. Altro che abolire le province, qui non si riesce nemmeno a sanare vecchi passaggi di proprietà disposti da papiri che dovrebbero trovare posto solo in un museo. Intoccabili le leggi valutarie del 1928, obbligatoria la spesa per il perfezionamento del sistema metrico stabilita nel 1923. E dalle leggi inutili continueremo ad essere seppelliti... Franco Bechis

Torna all'inizio


Vincenzi: l'obiettivo èsnellire la burocraziaRepetto: più chiarezza (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Vincenzi: l'obiettivo èsnellire la burocraziaRepetto: più chiarezza l'abolizione delle province n Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. Otto città, otto Province, intese come enti, che potrebbero sparire, secondo quanto previsto dalla nuova formulazione di un apposito articolo del disegno di legge per il federalismo fiscale approvato ieri al Senato. L'articolo al quale l'aula ha acceso il disco verde prevede che Comune e Provincia possano procedere di pari passo e che, nel caso non ci sia intesa, uno dei due enti possa fare la proposta per l'istituzione della città metropolitana: lo "sbarramento"è che occorre l'accordo di almeno il 50% dei comuni della provincia che rappresentino almeno la metà della popolazione di essa, dopodiché si va al referendum tra tutti i cittadini, senza quorum se la Regione è favorevole. Con l'istituzione della città metropolitana, si legge nel testo «la provincia di riferimento cessa di esistere e sono soppressi tutti i relativi organi a decorrere dalla data di insediamento degli organi della città metropolitana». Tre le funzioni fondamentali delle città metropolitane: pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali; strutturazione di sistemi coordinati di gestione di servizi pubblici; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale. Marta Vincenzi, sindaco di Genova, è una delle sostenitrici delle città metropolitane. «Già dai tempi in cui ero alla presidenza della Provincia», specifica, «ma non per abolire l'ente, provvedimento che preso da solo non significa nulla, occorre capire l'impianto istituzionale che si va a creare». Nel senso, spiega Vincenzi, «che se lo statuto venisse riconosciuto per quello che è i due livelli amministrativi si sovrappongono e allora occorre scegliere, io credo nelle città metropolitane ma esclusivamente nel contesto del federalismo fiscale». La conclusione del sindaco è che «i due livelli dovrebbero coincidere, con la forza in più data dalla dimensione dei comuni e con la possibilità di semplificare i passaggi della burocrazia». Voce allora all'attuale presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto. «L'abolizione? Non avrei remore a dire sì se sapessi che va nell'interesse dei cittadini, mi pare tuttavia discutibile che un aspetto istituzionale di questo tipo finisca in un testo sul federalismo fiscale». Il problema, è l'opinione di Repetto, «è capire come nasce il nuovo impianto quando non si sa quali sono risorse e competenze, sugli stessi argomenti oggi possono a vario titolo intervenire magari cinque enti e sette consorzi, si dovrebbe procedere affiancando federalismo fiscale e Codice delle autonomie, e individuare quali materie spettano a chi. Mi pare ci sia una grande confusione e una scarsa conoscenza dei problemi». Repetto e la Provincia possono comunque dormire sonni tranquilli fino al 2012. «Il mandato scadrà allora, nel frattempo continueremo a garantire quella necessaria funzione di equilibrio tra capoluogo e resto del territorio, credo occorra rispetto per le comunità locali che hanno anche un grande peso economico, vedi il Tigullio». agosti@ilsecoloxix.it il giudizioSindaco e presidente dell'ente da tagliare d'accordo sui contenuti 23/01/2009

Torna all'inizio


NON CI SARA' nessuna parte civile nel processo che rig... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

VETRINA ADRIA-DELTA pag. 7 NON CI SARA' nessuna parte civile nel processo che rig... NON CI SARA' nessuna parte civile nel processo che riguarda la realizzazione del terminal gasiero di Porto Levante che dovrebbe entrare in funzione la prossima estate. A deciderlo, ieri mattina al tribunale di Adria, è stato il giudice Lorenzo Miazzi che, per la tradività delle richieste o vizi di forma, ha escluso tutte le richieste. Ossia quelle del ministero dell'Ambiente, di due associazioni ambientaliste e del Consorzio di Bonifica «Delta Po Adige» che aveva chiesto 250.000 euro. Nulla da fare nemmeno per l'Associazione nazionale per la protezione degli animali, della natura e dell'ambiente che aveva chiesto un risarcimento di 200.000 euro e per la Lega per l'abolizione della caccia che aveva fatto la stessa richiesta. Il procedimento giudiziario riguarda gli scarichi idrici nel Po di Levante a Porto Viro che, secondo l'accusa, non sarebbero stati autorizzati durante il cantiere di relizzazione del gasdotto mentre il processo sulle sabbie dell'isolotto costruito a largo della costa adriatica come base logistica per le trivellazioni verso il mare e le autorizzazioni paesaggistiche partirà nel mese di febbraio. PER QUANTO riguarda invece il procedimento odierno, il sostituto procuratore Manuela Fasolato, nel febbraio del 2007, diede disposizione di porre i sigilli ad un tubo di scarico del cantiere necessario alla realizzazione del metanodotto. Si trattava della parte della condotta che dovrebbe portare il gas liquefatto dalla struttura off shore alla rete energetica nazionale via Minerbio.Secondo l'accusa Terminale Gnl Adriatico, che stava eseguendo l'opera, avrebbe scaricato - senza la necessaria autorizzazione di Provincia e Arpav - l'acqua che si sarebbe mescolata agli scarti di lavorazione del cantiere e il tutto sarebbe finito nel ramo del Po. Tesi sempre respinta al mittente dalla difese. GLI IMPUTATI sono l'industriale padovano Piergiorgio Baita, presidente dell'impresa di costruzioni «Ing E. Mantovani Spa, il progect manager dell'impresa padovana, Graziano Ingegneri, il consigliere di Terminale Adriatico Raimondo Riccio Cobucci e l'amministratore delegato americano della società Douglas Scott Miller. LA PROSSIMA udienza si terrà il 19 febbraio, data di inizio dell'altro procedimento che riguarda il teminal. Anche per questo secondo procedimento verrà valutata l'ammissibilità delle parti civili.

Torna all'inizio


Al Senato primo passo (quasi bipartisan) del federalismo fiscale (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-23 - pag: 1 autore: Il Pd si astiene sul Ddl della Lega, no Udc Al Senato primo passo (quasi bipartisan) del federalismo fiscale Primo sì per il federalismo fiscale. Con 156 voti a favore, 6 contrari e 108 astenuti l'assemblea di Palazzo Madama ha approvato ieri il Ddl Calderoli che passa alla Camera per il via libera definitivo. Oltre al "no" dell'Udc degna di nota è l'astensione del Pd e dell'Idv, a conferma del clima di collaborazione tra i poli. Il leader della Lega Umberto Bossi ringrazia l'opposizione e rilancia: ora trattare sulla giustizia. Il premier Silvio Berlusconi si dice certo: con la riforma meno tasse. Il segretario democraticoWalter Veltroni annuncia che senza conti l'atteggiamento del suo partito alla Camera potrebbe cambiare. Tra le novità dell'ultima ora:abolizione delle Province con la nascita di otto Città metropolitane. Servizi u pagine 6 e 7 con Il Punto di Stefano Folli l'articolo prosegue alle pagine 6 7

Torna all'inizio


Addio alle prime otto Province (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 6 autore: Addio alle prime otto Province Saranno abolite nelle aree metropolitane - «Roma capitale» passa in versione soft Eugenio Bruno ROMA Sempre annunciata ma poi accantonata, l'abolizione delle Province torna improvvisamente d'attualità. E lo fa nella maniera forse più inaspettata, sbucando nel Ddl sul federalismo fiscale. A prevederla, anche se per i soli otto territori in cui nasceranno le Città metropolitane, è un articolo inserito ieri in Aula nel Ddl Calderoli. Un'aggiunta che dà anche la misura di quanto e come il provvedimento sia cambiato rispetto al varo in Consiglio dei ministri il 3 ottobre scorso. L'obiettivo della riforma è quello di assicurare autonomia di entrata e spesa agli enti locali. E di sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per i servizi fondamentali. Si passa così dal meccanismo dei trasferimenti a quello delle compartecipazioni ai tributi erariali. Una perequazione al 100% è prevista sul fabbisogno standard. A dare il parere sui decreti attuativi sarà una commissione bicamerale. Il provvedimento, poi, prevede che, attraverso i decreti , «sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo ». E con una clausola si specifica che non vengano prodotti aumenti della pressione fiscale complessiva anche nel corso della fase transitoria del provvedimento. Ma, in effetti, non ci sono ancora vincoli stringenti su questo punto. Questi i punti base. Ma nel ripercorrere il restyling bipartisan subito dall'articolato conviene partire dalla fine. Dunque dalle Città metropolitane. In attesa della Carta delle autonomie, che secondo il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli dovrebbe uscire da Palazzo Chigi la prossima settimana, il testo prevede una procedura d'istituzione temporanea (definita però «inutile» dall'Anci) e valida solo per Torino, Milano Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli (e non Cagliari, Catania e Palermo perché rientranti in una Regione speciale): istituzione su richiesta di Comune e Provincia che indichi anche l'estensione; statuto provvisorio; referendum confermativo con quorum variabile a seconda che ci sia o meno il "sì" della Regione; scomparsa della relativa amministrazione provinciale. Previsto inoltre un primo elenco di funzioni fondamentali ( cioè pianificazione di territorio e infrastrutture, coordinamento della gestione di servizi pubblici, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale). Strettamente connessa è la questione di Roma capitale. La nuova versione del Ddl opera una limatura dei suoi poteri, che per ora spetteranno al Comune di Roma salvo poi passare (una volta creata) alla corrispondente Città metropolitana. Pur mantenendo la compartecipazione alla valorizzazione dei beni culturali, storici e artistici l'assemblea capitolina perde le funzioni amministrative relative alla loro tutela, così vede abolito il comma sulla valutazione d'impatto ambientale che rimane di potestà della Regione Lazio. Oltre al tetto sulla pressione fiscale, altra novità dell'ultimora la comparsa tra i parametri della futura perequazione infra-strutturale, che serve a limitare i gap territoriali su strade, ferrovie, aereoporti, durante la transizione (fissata in 5 anni) verso il federalismo fiscale, anche «del divario di sviluppo economico derivante dall'insularità ». Potere di un emendamento dell'insolito tandem Carlo Vizzini(Pdl)-Enzo Bianco( Pd). Proseguendo a ritroso con le new entry delle settimane precedenti spicca l'inserimento di due proposte qualificanti dei democratici: la previsione che a pronunciarsi sui decreti attuativi (il primo dei quali dovrà arrivare in 12 mesi insieme ai tanto attesi "numeri" e i successivi nei seguenti 12, più altri due anni per gli eventuali correttivi) sia una commissione bicamerale composta da 15 deputati e 15 senatori; l'introduzione in Finanziaria di un «patto di convergenza » che accompagni i territori nello storico passaggio dalla spesa storica ai costi standard, previsto per le funzioni fondamentali di tutti i livelli di governo (per le quali si veda, così come per le fonti di gettito, lo schema qui sotto, ndr). Aiutando nel frattempo chi rimane indietro. RIVOLUZIONE Il criterio della spesa storica sostituito da quello dei costi standard, dai trasferimenti si passa a compartecipazioni ai tributi erariali

Torna all'inizio


Sul fiume solo lenze da mosca, scatta la rivolta dei pescatori (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Sul fiume solo lenze da mosca, scatta la rivolta dei pescatori I soci de «La Piave» chiedono l'azzeramento del vertice: regole cambiate a gioco iniziato SUSEGANA. Sono in rivolta i pescatori dell'«Aps La Piave» di Susegana, per un cambio delle regole della pesca lungo il fiume, che «blinda» il tratto dal ponte della ferrovia di Ponte della Priula sino alla diga di Nervesa, favorendo «pochi eletti». Il consiglio direttivo della società, che ha in concessione dalla Provincia quel tratto di Piave, ha deciso di farlo diventare ambito 2, non permettendo per chilometri la pesca tradizionale ma solo quella a mosca. Un tipo di pesca che ha costi più elevati e sarebbe legato ad un cerchio limitato di persone, con diverse restrizioni e un permesso giornaliero da ritirare. Centinaia i pescatori del Coneglianese che verrebbero così esclusi, inoltre c'è il rischio di andare incontro a pesanti sanzioni con multe fino a 300 euro e ritiro della licenza. Alcuni soci si oppongono al cambiamento che si prospetta alla pesca in quel tratto di Piave e così hanno avviato una raccolta di firme: «Il «Parco degli aquiloni» rappresenta un'isola felice per tutti i pescatori e facile da raggiunge, mentre in altri tratti il Piave è molto impervio - si sostiene nella petizione -. I cambiamenti creano numerosi disagi in particolare a pescatori anziani, disabili e ragazzi in quanto impossibilitati a raggiungere altre zone e sarebbero privati della pesca tradizionale». La stagione di pesca aprirà ad inizio marzo, ma la decisione di blindare quella zona del fiume sacro alla Patria è arrivata in questi giorni ed ha mandato su tutte le furie i soci dell'Aps Piave, soprattutto quelli che hanno già pagato la quota associativa annuale e si sono ritrovati le regole cambiate successivamente. Per protesta hanno anche collocato dei manifesti lungo la Pontebbana all'altezza del ponte sul Piave: «La riserva personale di pochi eletti, vergogna» recita uno dei cartelli. Così attraverso la raccolta di firme si chiede l'abolizione del nuovo regolamento e l'azzeramento del consiglio da poco eletto: «Abolizione del prolungamento dell'ambito 2 e richiesta di una riunione straordinaria dell'assemblea dei soci per far decadere il consiglio», questo si domanda nella petizione. Alcuni soci si sono già attivati per raccogliere le adesioni, per firmare la sottoscrizione è possibile recarsi anche presso il negozio «Cavallino sport» di viale Italia a Conegliano, nel complesso commerciale Giano. (di.b.)

Torna all'inizio


Una donna giovane, con un sorriso simpatico, determinata e concreta come chi deve dirigere un'a... (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Una donna giovane, con un sorriso simpatico, determinata e concreta come chi deve dirigere un'azienda, con quel pizzico di sana ingenuità politica che deve avere chi proviene dalla società civile e non sopporta le ipocrisie, le lungaggini, i compromessi del professionismo nei palazzi del potere. L'intervista a Claudia Porchietto sulla Stampa di ieri, candidata del Pdl alla Provincia, sembra promettere una sfida competitiva ad Antonio Saitta. Del resto, l'attuale presidente, in cerca di una conferma, è persona perbene, che, a ragione, può vantare buoni risultati nel suo primo mandato a Palazzo Cisterna. Sperando, perciò, in una campagna elettorale corretta e non meschinamente astiosa, auguri a tutti e due e vinca il migliore. In tempi di federalismo, colpisce, però, sempre nell'intervista citata, come Claudia Porchietto definisca il ruolo dell'ente di cui aspira alla presidenza: «Cinghia di trasmissione tra Comuni e Regioni». Il paragone automobilistico è certamente familiare al territorio del quale si ambisce alla guida. Ma suggerisce immediatamente l'idea di un ingranaggio che si aggiunge ad altri ingranaggi, appesantendo la già macchinosa articolazione della burocrazia nella quale si trova ogni giorno immerso il cittadino. Insomma, Comuni e Regioni, non potrebbero fare a meno di parlarsi attraverso questa cinghia di trasmissione e ricorrere, per esempio, al telefono? E' vero che le competenze delle Province sono più numerose e importanti di quelle che comunemente si conoscono. E' vero che i risparmi per la loro abolizione non sarebbero straordinari. E' vero che la voce dei piccoli Comuni potrebbe essere schiacciata da quella dei più grandi. Ma come si può pensare che il grande progetto di trasformazione di uno Stato centralista come il nostro in un modello a base federale possa lasciare intatti i compiti, le strutture burocratiche e, persino, il numero di questi enti? Già, perché, così com'è stato per le Università, la moltiplicazione delle Province, negli ultimi decenni, è servita principalmente a moltiplicare clientele politiche ed assistenzialismo occupazionale e certamente non per rispondere a esigenze di funzionalità. Può essere abbastanza provocatorio chiedere ai candidati per la presidenza di un'istituzione di unirsi a coloro che vogliono abolire la poltrona per cui si sfidano. Ma senza arrivare a questi eccessi di autolesionismo, forse porsi almeno il problema di una riforma, uno snellimento delle strutture, una riduzione dei costi, una semplificazione del groviglio di competenze potrebbe essere utile. Einaudi e Guido Carli parlavano dei «lacci e lacciuoli» che troppo imbrigliano la società italiana. Non aggiungiamo, per carità, anche le cinghie di trasmissione.

Torna all'inizio


Aspettiamo a cantare il De Profundis per il Pd (sezione: Province)

( da "Trentino" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

Aspettiamo a cantare il De Profundis per il Pd Il confronto tra Kessler e Dellai circa la natura del Pd lascia intravedere una legislatura vivace, ben diversa dalla precedente. Dellai sostiene che il Pd non è altro che un moderno partito socialista dove la cultura del popolarismo, impersonata dai margheritini è stata completamente archiviata. E conclude che il progetto di fondere le culture della sinistra post Pci e della Dc è già fallito. Le reazioni di Pacher ma soprattutto quella di Kessler non si sono fatte attendere. Più pacata quella di Pacher: «Quella di Dellai è una analisi superficiale». Molto più dura quella di Kessler: «Il Pd non è una riedizione del partito socialista. In esso si incontrano, senza prevaricazioni, persone provenienti da esperienze culturali e politiche diverse... Il Presidente della giunta può benissimo non essere d'accordo con le proposte del Pd, ma il disprezzo che mostra per il suo interlocutore rischia di farlo apparire poco attento all'esigenza dell'esercizio democratico del potere». L'analisi di Dellai è condivisa da molti osservatori. Lo stesso Berselli, intervenuto pochi giorni fa al Teatro Sociale, ha parlato in questo senso. La fusione a freddo di Margherita e dei Ds ha prodotto un Pd privo di una forte identità, incapace di decidere su vari temi, non ultimi quelli dei Dico, della bioetica, del testamento biologico. Dellai invece fondando un nuovo partito, l'Upt, territoriale, di ispirazione cattolica, omogeneo, ha occupato il centro e portato chiarezza nei rapporti con il Pd. è la rinascita, sotto mentite spoglie della Margherita? Può darsi. Ma ben vengano le reminescenze se i fatti gli danno ragione. Se ne sta accorgendo anche Rutelli il quale afferma: «Nel Pd c'è un po' di confusione». Perciò meglio divisi e vincenti che uniti e perdenti. Una lezione anche per la politica nazionale. Dice l'on. Monaco: «Il Pd si sta decomponendo». Lo stesso Veltroni, dicono, abbia l'incubo della scissione. Ben venga. Franco Marognoli TRENTO *** Caro Marognoli, i tempi sono difficili per tutti, anche per le forze politiche, ma andrei cauto nel vendere la pelle dell'orso (pardòn, del Partito Democratico) prima di chiuderlo almeno in gabbia. Ci provano in tanti, a vari livelli, nazionali e locali: lo svuotano, lo tirano, lo provocano. Certo la «leadership» non è delle più travolgenti. Certo l'esilio di Prodi si fa sentire. Ma se Atene piange Sparta non ride. Quale nuovo coniglio bianco possono ancora estrarre dal cappello gli apprendisti stregoni della compagine berlusconiana? Dopo la demagogica abolizione dell'Ici e l'incredibile, costosissimo pasticcio Alitalia oggi tutti misurano l'ampiezza della voragine che quelle due scelte inopinate hanno aperto nei conti pubblici. E il federalismo, il separatismo, su cui frena lo stesso ministro del Tesoro Tremonti, perché si accorge che porterà ad un aumento di spese pubbliche «incalcolabile» (titolo dei giornali di ieri) oltre a consegnare il Sud (il maggior problema, ma anche la maggior risorsa d'Italia) chiavi in mano, alle mafie, che ne faranno la loro piattaforma operativa mondiale? Il Partito Democratico, fra queste tempeste è un vascello che non ha ancora messo le vele al vento, ma che possiede una robusta carena, perché non è improvvisata, ma costruita con il fasciame della più intensa storia politica d'Italia: cattolici, popolari, marxisti, socialisti, Concilio, Resistenza, laici. E' anche la base storica dell'autonomia trentina: cattolici, socialisti, liberali. Della stessa Asar: autonomisti «tirolesi» e socialisti riformisti. Certo è difficile mettere d'accordo tante provenienze, soprattutto avendo contro un Vaticano che sta allontandosi dalle impostazioni conciliari. Ma si stanno incaricando la storia (le guerre, le troppe violenze ovunque) e la rivoluzione informatica, che entra fin nelle famiglie, di rimescolare tabù e appartenenze. Certo il travaglio sarà lungo, ma occorre lavorare e pazientare. Dall'America, con la «rivoluzione Obama» (perché questo è, forze incalcolabili si sono messe in moto) sta arrivando un nuovo vento. Si tratta di saperlo cogliere. Anche nel Trentino le cose stanno cambiando. Lorenzo Dellai teme e ostacola il PD, che pur gli ha dato la vittoria, perché, con il suo fiuto, avverte che è portatore di potenzialità alternative. Nonostante la sua mitezza non potrà fare con Alberto Pacher ciò che ha fatto con Andreolli. Gianni Kessler ne è consapevole e sicuramente non si farà chiudere in un ruolo istituzionale. Tutto è in movimento. Il Sudtirolo e Durnwalder tornano ad aver bisogno di Trento, il Patt di Ugo Rossi e Franco Panizza si prepara a sfruttare l'occasione irripetibile. Il Patt collaborerà, ma non sarà mai prono all'Upt che è partito personale più che territoriale. Vota Dellai in Provincia e si disperde nelle altre elezioni. Le prossime elezioni per il sindaco di Trento, in questo contesto, sono più politiche che amministrative. Dovranno definire il ruolo della città: laboratorio di vivibilità, di ordine, di lavoro e cultura, o feudo proconsolare della Provincia, rivincita, attraverso Bortolotti, per Mauro Betta e Silvano Grisenti che lo sponsorizzano? Le strane «primarie di coalizione» che si terranno il 22 febbraio saranno quindi un test decisivo, quasi referendario, nel confronto fra Andreatta e Bortolotti. Lì si vedrà se ancora una volta, «dal basso», l'anima popolare trentina del Partito Democratico, riuscirà a superare le esitazioni dei suoi vertici.

Torna all'inizio


"Veltroni cerca il dialogo con la Lega ma questa riforma è un salto nel buio" (sezione: Province)

( da "Repubblica.it" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

ROMA - "Nebbia in Val Padana, si potrebbe dire. Nebbia e indeterminatezza. Che senso avrebbe votare a favore di un manifesto di propaganda della Lega?". Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, ex alleato scomodissimo di Berlusconi e di Bossi un paio di legislature fa, ha detto no al federalismo così come è stato presentato in Parlamento. Si astiene invece il Pd di Veltroni in attesa di vedere cosa cambierà alla Camera. Cosa l'ha convinta a votare no, onorevole Casini? "Se avevamo dei dubbi, ci ha convinto l'ottimo ministro Tremonti che è una persona seria, quando ha detto onestamente che non può quantificare i costi del federalismo, le risorse e le coperture necessarie. Così com'è la riforma è un salto nel buio che rischia di moltiplicare i centri di spesa con costi enormi che saranno a carico dei cittadini. Ancora non c'è la Carta delle autonomie con la conseguenza di perpetuare la confusione sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e autonomie locali prodotta dalla riforma voluta nel 2001 dal centrosinistra. E senza certezze di funzioni non vi può essere certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria. Il Codice avrebbe dovuto fissare cosa fanno e con quali risorse le Regioni, le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c'è". Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per voi l'abolizione era così importante? "L'abolizione delle Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni. Dopo le elezioni il tema non è stato più evocato e il fatto che il governo non ne parli più è la controprova dei nostri sospetti". Tutto da buttare, quindi? "Il superamento della spesa storica e l'introduzione del concetto di fabbisogno standard sono da condividere, ma in presenza di aree che scontano differenze così drammatiche, per il Mezzogiorno occorrono tempi più lunghi di quelli dettati dalla Lega. E i costi si scaricheranno naturalmente sulla fiscalità generale e locale". Ma il presidente del consiglio giura che con il federalismo i cittadini pagheranno meno tasse. "E' vero il contrario. Tutti gli osservatori più obiettivi intravvedono il rischio di un appesantimento della pressione fiscale". Berlusconi assicura anche che il Mezzogiorno non sarà penalizzato, anzi il federalismo sarà un'occasione di riscatto. "C'è il pericolo di penalizzare il Sud nella fase transitoria, anche perché a decidere gli interventi infrastrutturali saranno i ministri dell'Economia, delle Riforme, della Semplificazione e dei Rapporti con le Regioni. Cioè tre del Nord e uno del Sud". Bossi l'accusa di votare no per diventare un paladino del Sud, insomma per raccogliere consensi nel Mezzogiorno. "Paladino del Sud ma anche del Nord che non è certamente avvantaggiato dalla riforma federalista. Al Nord si aspettavano l'abolizione delle Province e non l'hanno avuta. Volevano la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e in questi mesi siamo andati indietro non solo rispetto al progetto Lanzillotta, ma indietro anche rispetto alle modifiche apportate da Rifondazione comunista". L'Udc vota contro, il Pd invece si astiene. Opposizione divisa? "I poli sono tre. All'opposizione c'è il nostro e quello del Pd. Non voglio polemizzare con il Pd e rispetto la loro scelta. Ma i poli sono tre e noi votiamo no. Non facciamo come Veltroni che ha fatto il ragionamento contrario, dicendo ci asteniamo e poi vediamo. Noi non parliamo politichese. Ci interessa il federalismo, ma non abbiamo interesse a votare un manifesto della Lega. Se il Pd ha interesse a tenere un rapporto politico con la Lega fa benissimo. Altre volte abbiamo detto sì al governo e il Pd ha detto no". In conclusione, linea dura anche alla Camera? "Se le cose miglioreranno il voto contrario potrà cambiare. A noi gli slogan non interessano e un federalismo al buio non si può votare. È irresponsabile varare ora, in tempi di crisi, un provvedimento che rischia di avere effetti devastanti sui conti pubblici". (23 gennaio 2009

Torna all'inizio


Berlusconi rilancia il piano casa: faremo "new town" per i giovani (sezione: Province)

( da "Stampaweb, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Province

ROMA Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rilancia il piano casa. Nel corso di alcuni colloqui con i presidenti delle Regioni Piemonte e Molise, il premier ha spiegato che l?intento del Governo «è quello di realizzare delle "new town" vicino ai capoluoghi di provincia per aiutare chi non ha la casa o le giovani coppie che non possono permettersi di acquistare un appartamento». Il piano prevede, avrebbe spiegato Berlusconi, «il pagamento di rate di mutuo addirittura inferiori agli attuali canoni di affitto». Solo ieri il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in una intervista rilasciata al programma "Economix" di Rai Educational aveva messo sottolineato i problemi della capitale: «Se qui non si fa un grande sforzo sul piano casa a Roma il problema rischia di diventare una bomba sociale». «Dobbiamo trovare nuovi terreni cioè aree non occupate, non costruite, senza intaccare nuove aree agricole», è la ricetta del sindaco. «Noi vogliamo fare case popolari, l?housing sociale, se queste case non vengono costruite si rischia di far saltare il sistema sociale di questa città. Il piano regolatore c?è - prosegue Alemanno - e sarebbe un errore andarlo a rivedere tutto. Bisogna rivedere solo alcune parti: il patto prevede soltanto settemila alloggi bisogna fare in modo che ci sia la possibilità di intervenire sulle centralità, aree che non sono definite». «Certamente al centro del Piano Casa del governo c?è e ci sarà la famiglia», promette intanto Mario Mantovani, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con delega all?edilizia abitativa e statale. «Credere nel futuro del Paese significa innanzitutto incoraggiare e sostenere la famiglia come soggetto sociale che garantisce nel tempo serenità, educazione e solidarietà. Anche per tali ragioni -continua Mantovani- il piano casa che il governo Berlusconi sta avviando mira ad incrementare in modo significativo nei prossimi anni i proprietari di case, da nord al sud del Paese». «Abolizione dell?Ici, rinegoziazione dei mutui e a breve, con il piano casa, la realizzazione di nuove abitazioni per le oltre 600.000 famiglie italiane in attesa di una casa: questo è quanto -conclude Mantovani- il nostro governo sta portando avanti, coerentemente al programma elettorale e nonostante le note difficoltà economiche».

Torna all'inizio


"ora creiamo la città metropolitana" - cecilia gentile (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina XI - Roma "Ora creiamo la città metropolitana" Provincia, approvato il bilancio. Zingaretti: "Siamo un ente utile" CECILIA GENTILE Con 28 voti favorevoli, 10 contrari e un astenuto ieri il consiglio provinciale ha approvato il bilancio 2009: 148,62 milioni di euro di investimenti e 479,84 milioni per le spese correnti. «E adesso via alla fase costituente della città metropolitana di Roma», dice il presidente della Provincia Nicola Zingaretti al termine della seduta in aula. L´approvazione in Senato della norma su Roma Capitale ha dato nuova linfa alla sua idea di città metropolitana, che Zingaretti vuole realizzare attivandosi su due fronti: gli incontri con il sindaco Alemanno, a cui già ieri mattina ha chiesto un incontro, e il confronto con i sindaci dei 120 comuni della Provincia, che cominceranno lunedì prossimo. «La Provincia è un ente utile - ripete - Roma e il territorio intorno sono strettamente connessi. Basta pensare all´agenda politica degli ultimi otto mesi: Alitalia, aeroporto di Ciampino, rifiuti, inceneritore di Albano, turismo, porto di Civitavecchia. Roma non può risolvere i suoi problemi da sola. E il testo su Roma Capitale approvato dal Senato dimostra di aver recepito questa impostazione, diversa da quella iniziale del vicesindaco Cutrufo. Poteri e risorse sono dati alla città di Roma in fase transitoria, in vista dell´istituzione della città metropolitana». Ente utile, dunque la Provincia. E Zingaretti cerca di dimostrarlo anche con i contenuti del bilancio appena approvato. «In questo bilancio - spiega - diamo un segnale forte a chi è debole con fondi destinati alle famiglie disagiate e a quei comuni che soffrono per l´abolizione dell´Ici. Ma pensiamo anche al futuro con i temi della mobilità e della digital divede. Vogliamo assicurare il wi fi gratuito a tutta la provincia, una forma di democrazia digitale per cui abbiamo investito 8 milioni di euro». Nel 2009 ci saranno investimenti su scuole (42,6 mln), viabilità (60,7 mln), mobilità (15,2 mln). Riguardo alla spesa corrente, invece, per il 2009 sono previsti incrementi rispetto al 2008 delle risorse per economia e lavoro (pari a 78,1 mln), welfare (96,2 mln), ambiente e protezione civile (15,3 mln). Zingaretti ha confermato l´impegno ad aprire almeno due corridoi della mobilità al termine del mandato e ad eliminare 10 passaggi a livello sulle linee ferroviarie dei pendolari per velocizzare il servizio. Entro il 2011 sarà realizzato il corridoio Roma-Fiumicino e verranno avviati i lavori delle tratte Pantano-Zagarolo e Roma-Ardea. Il bilancio della Provincia ha stanziato anche un milione e mezzo di euro a favore dei municipi della capitale. «Spero che nelle prossime settimane tutta l´aula si unisca per chiedere al ministro Gelmini e al presidente Berlusconi di togliere dal Patto di stabilità gli investimenti per la scuola - dichiara Zingaretti - Lo si è fatto per Roma, lo si faccia per tutte le scuole della Provincia». Infine, il ringraziamento alla Regione, che ha sbloccato 90 milioni di euro di debito pregresso che aveva con la Provincia.

Torna all'inizio


mariani il governo dia i soldi (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Province

I danni alla viabilità Mariani «Il governo dia i soldi» LUCCA. «L'emergenza maltempo che ha colpito, a partire dal mese di novembre, la provincia di Lucca e la regione Toscana non può essere scaricata sui bilanci dei Comuni e degli enti locali». Lo sostiene Raffaella Mariani, capogruppo Pd in commissione ambiente alla Camera dei Deputati. «Il governo - spiega l'onorevole Mariani - ha azzerato l'operatività del fondo regionale di protezione civile e ha drasticamente tagliato i finanziamenti destinati a tutti i capitoli inerenti la protezione civile, sia in bilancio sia in finanziaria». «Una situazione preoccupante - prosegue la parlamentare - che adesso rischia di compromettere la messa in sicurezza delle zone colpite dai fenomeni alluvionali degli ultimi mesi. La regione Toscana e la provincia di Lucca, dopo un'attenta ricognizione dei danni, si sono dovute scontrare con la mancanza dei finanziamenti necessari. Da qui la necessità di chiedere una compartecipazione del 20% ai comuni, già fortemente penalizzati dall'abolizione dell'Ici, non ancora compensata da un aumento dei trasferimenti statali». «Mercoledì prossimo - riprende Mariani - discuteremo in commissione la risoluzione, da me presentata alla fine di dicembre, con la quale chiediamo al ministro dell'economia e delle finanze Tremonti di assegnare risorse congrue al settore della protezione civile e dell'assetto idrogeologico e di rifinanziare il fondo regionale di protezione civile».

Torna all'inizio


treni, regione e pendolari in marcia su roma - ava zunino (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina IX - Genova Treni, Regione e pendolari in marcia su Roma Il 4 febbraio manifestazione davanti alla Camera contro rincari e disservizi In piazza anche l´assessore ai Trasporti Enrico Vesco "Il governo deve fare la sua parte" AVA ZUNINO Su un paio di cose sono tutti d´accordo: per far funzionare il servizio ferroviario occorrono risorse, sia per il contratto di servizio che per acquistare nuovi treni; occorrono tariffe eque e norme che consentano ai pendolari di detrarre la spesa degli abbonamenti dalla loro dichiarazione dei redditi. Così, su questa base, tra una decina di giorni e precisamente mercoledì quattro febbraio, i pendolari liguri insieme alle associazioni dei consumatori e alla Regione Liguria, rappresentata dall´assessore ai trasporti Enrico Vesco, andranno a Roma a manifestare davanti a palazzo Chigi. Tutti in piazza, cittadini e istituzione per chiedere al governo di intervenire: «perché ciascuno faccia la sua parte», è stata la parola d´ordine. La decisione di scendere in piazza tutti sotto la stessa bandiera, quella di un servizio ferroviario che funzioni, è arrivata ieri pomeriggio. E´ successo durante l´incontro convocato dall´assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco con le associazioni dei consumatori, sul piede di guerra per la vicenda della Carta Tuttotreno Liguria, che, dicono, al prezzo di 150 euro nelle fasce di 100 chilometri di percorso, è troppo cara, per non parlare dei 250 euro chiesti a chi si muove dai 101 chilometri in su. Le associazioni dei consumatori chiedono di tornare alle tariffe dell´anno scorso. I liguri non saranno soli, perché il passa-parola della protesta coinvolge anche Piemonte, Lombardia ed Emilia. «Ci muoveremo insieme come Regioni del patto di Voghera», dice il vice presidente nazionale di Assoutenti Furio Truzzi che ricorda anche come nacque quel patto: «nel 2005, contro l´abolizione dei treni interregionali, che però fu una battaglia persa». L´incontro ieri in Regione ha coinciso con una giornata nera per i passeggeri dei treni che a causa dello sciopero regionale indetto dal sindacato Or.S.A. hanno visto la soppressione di numerosi treni nelle fasce non garantite e ritardi. Il tutto acuito dall´incidente della prima mattinata con un locomotore che ha preso fuoco ad Albenga. Tuttavia con le associazioni dei consumatori, l´assessore Vesco ha assicurato l´intenzione della Regione: «di riaprire il tavolo di confronto con Trenitalia per chiedere l´estensione della Tutto treno Liguria da 150 euro a tutti i pendolari della Regione e a quelli della Genova-Milano». Quanto al resto, l´assessore Vesco parla di: «un nuovo patto tra comitati dei pendolari, associazioni dei consumatori e Regione Liguria che si sono impegnati a procedere in parallelo nel rispetto delle reciproche competenze, finalizzato al miglioramento dei servizi e delle tariffe in previsione del prossimo rinnovo del contratto di servizio con Trenitalia». Mercoledì intanto sempre sul tema del servizio dei treni e delle tariffe, l´assessore Vesco incontrerà i rappresentanti delle Province e dei Comuni liguri: «per sentire le richieste del territorio». La piattaforma delle questioni da sottoporre al governo nella manifestazione del 4 febbraio parte dai 430 milioni che l´esecutivo nazionale ha già stanziato per il trasporto regionale ma che non ha mai ripartito tra le Regioni.

Torna all'inizio


pienone per le signore delle primarie (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina 5 - Pistoia Pienone per le signore delle primarie Al circolo Arci di Olmi confronto pubblico tra Turco, Fratoni e Gai L'assessore uscente: vinco io oppure mi ritiro dalla politica PISTOIA. Oltre 150 persone hanno assistito giovedì sera al circolo Arci di Olmi al confronto pubblico tra le candidate alle primarie del centrosinistra per la presidenza della Provincia Daniela Gai, Federica Fratoni e Cecilia Turco. Politici, esponenti di associazioni e di enti, imprenditori vicini al centrosinistra, ma anche tanti cittadini, non hanno voluto disertare la prima possibilità pubblica di vedere le tre contendenti alla carica di Gianfranco Venturi. Rimarcando ciascuna le peculiarità della loro candidatura: improntata ad un rinnovamento riformista e pragmatico Federica Fratoni; forte di dieci anni di esperienza in politica come amministratore al bilancio, al sociale e alle politiche giovanili Daniela Gai; per una sinistra che ritrovi la passione civile fondendo pragmatismo e idealità, riconquisti gli elettori disaffezionati e non consegni la bandiera del cambiamento alla destra Cecilia Turco. Le tre signore della politica pistoiese hanno comunque dimostrato scioltezza e preparazione, rispettando i tempi dettati da Marco Giunti, presidente del collegio dei garanti. L'incontro, iniziato con un ritardo di circa 45 minuti, è proseguito poi su binari di scorrevolezza, terminando dopo due ore. Al momento delle conclusioni, Daniela Gai ha annunciato che, in caso di mancata vittoria, lascerà la vita politica. «Ho buone speranze di vincere - afferma - ma se non vincerò m'impegno a ritirarmi dalla politica attiva e a non accettare incarichi. Non credo nel riciclaggio». Vediamo ora in sintesi le diverse posizioni su alcune questioni poste dal pubblico. Centri per l'impiego. Valentina Chiericoni ha chiesto alle candidate se li ritengono uno strumento utile. Turco. «Così come sono non possono dare risposte efficaci. Formazione professionale e rapporto con il mondo del lavoro non possono essere visti con l'ottica del passato». Tra i suoi obiettivi in caso di vittoria il completamento della rete wireless. Fratoni. «Al centro per l'impiego adesso ci si rivolge quando non si hanno più risorse. Devono essere rivisti e migliorati, diventare il luogo vero della domanda e dell'offerta». Gai. «Da quando i vecchi uffici di collocamento si sono trasformati in centri per l'impiego passi in avanti ne sono stati fatti. L'incontro domanda - offerta è migliorato, ma dobbiamo ancora lavorare. Il problema è l'efficacia: dare risposte concrete ai lavoratori e alle aziende». Costi della politica. Pier Giorgio Pacini ha posto l'accento sui costi della politica. Fratoni. «I costi troppo alti di certa politica sono legati alla sua inefficienza». Gai. E' concorde con Federica Fratoni. «Si parla di abolizione delle Province, dovremmo parlare di altri enti in cui si riciclano politici e amministratori che passano da un incarico all'altro». Turco. «E' uno dei miei cavalli di battaglia: dobbiamo recuperare il rigore. Non possiamo pagare costosi viaggi di assessori quando non hanno benefici per la comunità, o sopportare spese per procedure amministrative dovute a scarsa attenzione di dirigenti che non ne risponderanno mai. In caso di vittoria, effettuerò uno screening delle aziende partecipate, per verificare se sono utili, o utili uffici di collocamento di incollocabili». Ciclo dei rifiuti. Con linguaggio alquanto tecnico - e la Turco non ha mancato di rimarcarlo - il primo cittadino di Agliana, Paolo Magnanensi, ha chiesto alle candidate la loro posizione sul potenziamento dell'inceneritore. Turco. «Al primo posto vi sono la tutela ambientale e la salute. Nel breve periodo non possiamo fare a meno dell'inceneritore di Montale, ma cerchiamo di guardare più lontano, al suo ridimensionamento in un'ottica di riduzione dei rifiuti. I cittadini devono essere resi partecipi di ogni iniziativa. I dati non devono essere interpretati, bensì diffusi in modo rigoroso, trasparente e leggibile». Fratoni. «Siamo entrati a far parte di un ambito di area metropolitana e la realtà dei fatti ci spinge verso la termovalorizzazione. Se non diamo seguito agli obiettivi contenuti nel piano regionale rischiamo di trovarci un altro inceneritore al Calice. Per i prossimi 15-20 anni non possiamo prescindere dall'impianto di Montale. Disegnare una realtà che non ci è dato di conoscere - sostiene entrando nel merito delle dichiarazioni di Cecilia Turco - mi sembra un po' surreale. Mi rendo conto dell'onere sopportato dalla popolazione della zona, che dovrà ricevere tutte le garanzie di sicurezza e servizi in cambio della presenza dell'impianto». Gai. «Dobbiamo mantenere fede agli impegni del Piano, compresa la percentuale di raccolta differenziata del 65% entro il 2012. Per il futuro puntiamo a qualcosa di diverso: più sobrietà, meno consumi». Rischio idrogeologico. La domanda di maggior interesse locale. Daniele Manetti, esponente di Legambiente e del Comitato di Olmi, ha chiesto spiegazioni sui programmi delle candidate in merito al piano idrogeologico provinciale e i tempi di realizzazione della cassa di espansione per le acque basse della Querciola, a Caserana. Gai. «I finanziamenti per la Querciola ci sono, si tratta di dare attuazione al progetto, che è molto atteso dalla popolazione della Piana. I ritardi vanno colmati rapidamente, è poco comprensibile che sia stato perso tutto questo tempo". Turco. «Non saprei spiegare i motivi dei ritardi sulla Querciola. Quel che so è che l'emergenza idraulica non è un incidente - o un accidente -. Il territorio è cambiato. Se a giugno sarò presidente m'impegnerò a capire quello che è successo, e cosa ha bloccato la realizzazione della cassa di espansione». Fratoni. «Quando più enti hanno la competenza su un'opera arrivare ad un rislutato è complicato. Il progetto preliminare è pronto, mancano la convenzione con il Consorzio Ombrone e la progettazione definitiva. E' stata comunque realizzata la cassa di espansione ad Olmi, che ha già lavorato quattro volte. Se vincerò procederò per arrivare velocemente alla sottoscrizione della convenzione con il Consorzio». Tiziana Gori

Torna all'inizio


Il grido di dolore delle Pmi (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-24 - pag: 8 autore: Il grido di dolore delle Pmi Mi permetto di inviare alcuni dati consuntivi relativi a piccole aziende italiane di cui sono amministratore. La redditività aziendale è crollata a partire dal 2001 per diversi fattori (indipendenti dalla gestione), elencati in ordine di importanza: effettivo incremento delle imposte e incidenza delle indeducibilità fiscali; costi delle energie (+40% dal 2003 al 2008 per elettricitàe metano); costo del lavoro (e riduzione da 40 a 37,5 ore settimanali); crisi generalizzata delle aziende manifatturiere che producono in Europa, soprattutto dopo la sconsiderata apertura del laWto alla Cina senza regole e/o reciprocità.Dall'analisi dei dati forniti si deduce inequivocabilmente che per le aziende manifatturiere (operanti nel rispetto delle leggi) non esiste possibilità alcuna di sopravvivenza e sviluppo. Da qui la folle corsa agli investimenti finanziarie immobiliari che hanno condotto all'attuale grave crisi mondiale (che, al solito, sarà pagata non dai responsabili e da coloro che ne hanno tratto vantaggi, ma principalmente da coloro che hanno un'attività produttiva in Italia,non delocalizzata). Conclusioni: non ci sono mai risorse per ridurre un'insopportabile gravame fiscale e normativo sulle piccole aziende, ci sono risorse illimitate per banche, assicurazioni, dipendenti ed enti pubblici e sprechi vari. Guido Zannini Presidente Zincometal Spa E cco riassunti (anche) i termini della "questione settentrionale", che la crisi finanziaria ed economica rischia ora di esasperare. Mettendo in moto, per di più, una catena di risentimento ulteriore sulla disparità di trattamento che lo Stato soccorritore riserverebbe a seconda delle dimensioni, e della conseguente influenza, di chi deve essere soccorso.Visti i tempi,l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una guer-ra tra ricchi e poveri, una contrapposizione tra grandi e piccoli, il radicamento della percezione che lo Stato si fa patrigno. Per sgonfiare questo "fantoccio polemico", lo Stato deve mostrarsi capace di non trascurare la complessità del sistema produttivo italiano, che è anche la sua forza; e di suonare tutti i tasti per renderlo più competitivo: il fisco, certo, ma anche la burocrazia, le infrastrutture, le risorse immateriali. Potrebbe esserequestoilnostroNewDeal. • Allarme corruzione L'Italia occupa un posto ditutto riguardo nella classifica mondiale della corruzione. Siamo ai primi posti per livello di corruzione degli apparati pubblici, come nei peggiori regimi del Terzo mondo. Ma, seguendo le cronache attuali, sembra che alla corruzione non ci sia rimedio. L'unica differenza tra l'Italia e gli altri Paesi industrializzati è che, anche se corrotti, questi almeno hanno dei servizi pubblici efficienti. Quindi anche in Italia abbiamo qualche speranza... Alessandro Romeo e-mail Piccoli Comuni è diventato un ritornello ricorrente "l'abolizione delle Province"; personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed efficace possibile. Perché non si pensa di abolire quei Comuni al di sotto dei 5mila abitanti e, magari, vicini tra di loro, che sicuramente non riescono ad offrire autonomamente ed economicamente servizi quali quelli di nettezza urbana, polizia urbana, eccetera? Prova ne è che alcuni Comuni si sono dovuti consorziare per offrire tali servizi in maniera più economica. In alcune parti d'Italia basta passeggiare a piedi per dieci minuti per attraversare due o tre Comuni piccolissimi la cui esistenzaè finalizzata al mantenimento di un Consiglio comunale, di una Giunta e di alcuni impiegati. Tale proposta rientrerebbe sicuramente tra quelle riforme strutturali che assicurerebbero vantaggi economici anche alle generazioni future. Credo che manchi solo il coraggio per una tale riforma. Alfredo De Laurentis Modena

Torna all'inizio


IMPRENDITORIALI E IL MONDO POLITICO, POSSA PRODURRE RISULTATI CONCRETI SOPRATTUTTO PER I LAVORATORI E ... (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 25-01-2009)

Argomenti: Province

IMPRENDITORIALI E IL MONDO POLITICO, POSSA PRODURRE RISULTATI CONCRETI SOPRATTUTTO PER I LAVORATORI E ... imprenditoriali e il mondo politico, possa produrre risultati concreti soprattutto per i lavoratori e le loro famiglie. è assolutamente prioritario impegnarsi sugli effetti immediati della crisi. Penso anche sia poi necessario preoccuparsi sul come meglio affrontarla politicamente, tanto più che la Commissione europea parla ormai di «una recessione tra le più gravi che l'Europa abbia conosciuto» e l'economia italiana è particolarmente esposta. Infatti, l'Economic Survey per l'Area Euro dell'Ocse attribuisce al nostro Paese la maglia nera. Nel periodo dal 2003 al 2007 la crescita del Pil in Italia è stata solo dell'1.1%, mentre il Pil dell'eurozona ha segnato una crescita del 2%. Dal canto suo, la Banca d'Italia nel Bollettino Economico di gennaio prevede che il 2009 si chiuderà con un calo del Pil del 2 per cento. Secondo la Confindustria «In Italia occorre riallocare in fretta un ammontare di risorse ben maggiore dei circa 4 miliardi previsti dal decreto anti-crisi per il 2009». I sindacati chiedono che «il Governo convochi subito un tavolo di confronto con le autonomie e le forze sociali per contrastare gli effetti della crisi, rilanciare lo sviluppo e tutelare l'occupazione», convinti che, come ha dichiarato il leader della Cisl, Bonanni, "I provvedimenti che il governo sta adottando possono valere per l'ordinaria amministrazione, non per la straordinarietà. Questo vale per previdenza e pensioni, così come per politiche di infrastrutture, energia, scuola, mercato del lavoro, welfare". Purtroppo, l'abolizione dell'Ici, i costi assurdi per l'operazione Alitalia, e le regalie elargite, quali il "decreto salva Catania", il contributo di 500 milioni di euro per Roma e altre iniziative del genere, hanno sottratto allo Stato risorse importanti per fronteggiare la crisi. Il perché della maglia nera che ci viene attribuita, si spiega osservando i dati Eurostat, che indicano come i nostri livelli di produttività della manodopera per persona occupata e per ora di lavoro, siano tra i più bassi dei paesi dell'euro e in costante diminuzione nel corso degli ultimi anni. Lo stesso dicasi per il volume di spese destinate alle risorse umane e per quelle della Ricerca e lo Sviluppo, nonché per la percentuale di studenti universitari nelle discipline scientifiche sulla popolazione dai 25 ai 29 anni. Vale anche per la percentuale di risorse umane in scienze e tecnologie rispetto al totale degli occupati. Da rilevare che i costi della manodopera e della protezione sociale per abitante del nostro Paese, frequentemente ritenuti più elevati che altrove e considerati causa principale del nostro ritardo, in realtà sono più bassi rispetto alla media dell'UE15. Nonostante l'aumento della spesa pubblica, il governo nazionale non ha saputo affrontare questi problemi e continua a sottovalutare la crisi. Cosi come lo fa la Regione del Veneto. Scriveva recentemente Eugenio Scalfari che «C'è un Nord ricco di fronte ad un Sud povero, ma anche un Nord ricco di fronte ad un Nord povero in via di progressivo ulteriore impoverimento». La provincia di Belluno, per quanto la riguarda, è ricca per la sue bellezze naturali incomparabili, per la laboriosità, intraprendenza e spirito d'iniziativa della sua gente. Ma è anche una provincia che non gode delle stesse opportunità del mondo che la circonda. Un mondo che, particolarmente a livello politico, spesso ignora i suoi problemi specifici, rifiutandosi di riconoscere le difficoltà intrinseche nel dotarsi di quell'insieme d'infrastrutture indispensabili allo sviluppo economico. L'autonomia rimane certo una condicio sine qua non, ma nel frattempo i responsabili degli enti pubblici locali, al di là e al di sopra delle diverse tendenze politiche e per quanto di loro competenza, dovrebbero trovare un comune denominatore per contribuire a facilitare la ripresa. Questo può essere fatto assecondando le iniziative della Provincia elaborate attraverso un'ampia concertazione con le istituzioni pubbliche e private del territorio. E' vero, i Comuni sono più vicini alla popolazione, ma la natura dei problemi con i quali siamo confrontati, necessita un approccio a livello dell'insieme del territorio. Credo anche che le parti sociali, e le organizzazioni imprenditoriali in particolare, dovrebbero coinvolgersi in maniera più effettiva in questo processo. In regime di economia di mercato e di libera iniziativa, moltissimo dipende dalla buona volontà degli imprenditori. è anche tempo, credo, di costruire un giusto compromesso tra la difesa del prezioso ambiente e le necessità delle imprese. Bisogna farlo se vogliamo che queste continuino ad operare e ad investire nel nostro territorio, in modo da trattenere nella terra natia le nuove generazioni e assicurare ai salariati un lavoro stabile e decente. Enzo Friso

Torna all'inizio


Muraro chiede il sì alle Province: scontro (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Province

Venerdì all'Eden mozione Upi contro l'abolizione voluta da premier e Pdl. La Lega invita sindaci, categoria, sindacati. I sacconiani: inutili, si eliminino Muraro chiede il sì alle Province: scontro In consiglio si vota la difesa dell'ente. Fi si spacca, tensione in maggioranza Solo la corrente Gava apre al Carroccio Sernagiotto furente: «Tutti gli azzurri lascino l'aula Scelta gravissima» Venerdì prossimo consiglio provinciale straordinario al Teatro Eden. Unico punto all'ordine del giorno: votare il documento dell'Upi che ribadisce l'importanza delle Province. Invitati tutti i sindaci della Marca, le associazioni di categoria e i sindacati. Ma la vigilia promette tempesta: la Lega approverà il documento, ma i forzisti sacconiani annunciano: «Usciremo dalla sala: noi siamo contro le Province». Lo stesso documento dell'Upi a favore delle province verrà firmato lo stesso giorno da tutti i consiglii provinciali d'Italia. Ma i sacconiani di via Battisti minacciano l'ostruzionismo. Sono quattro dei 7 consiglieri provinciali azzurri in seno alla maggioranza di via Battisti formata da Lega e Pdl guidata dal presidente Muraro: Alessio De Mitri, Marco Fighera e Speranza Marostica e lo stesso capogruppo Gian Pietro Favaro, che però la pensa diversamente dai barricaderi della corrente che, da mesi, ha innescato una polemica furibonda contro l'ente di cui pure fanno parte. A capeggiare la rivolta dell'ala sacconiana è, a livello regionale, il capogruppo consiliare a Venezia Remo Sernagiotto, che in vista del consiglio di venerdì promette un colpo di scena: «I miei uomini in Provincia - dice Sernagiotto - al momento di votare a favore del documento dell'Upi, l'unione province italiane, usciranno dal teatro. Una scelta forte ma nel rispetto di quanto dice a chiare lettere il programma elettorale del Pdl, ossia che le Province vanno soppresse. E tutti i forzisti seduti in Provincia dovrebbero fare altrettanto». A guidare la protesta sarà Alessio De Mitri: «Prima della conferenza dei capigruppo di lunedì (domani, ndr) chiederà un incontro volante di tutto il gruppo forzista per orchestrare l'uscita al momento del voto di venerdì. Non so se tutti mi seguiranno, so di certo che il sottoscritto uscirà dalla sala al momento del voto. Lo stesso progetto di legge della Lega sul federalismo fiscale che abbiamo votato in Senato parla della trasformazione delle attuali province in strutture diverse, per aree metropolitane, primo passo, di fatto, verso la loro eliminazione. Al quale va però accompagnata la fusione dei piccoli Comuni e l'eleminazione anche delle Regioni inutili». Ma Favaro, ago della bilancia del gruppo consiliare, sacconiano soft, domani cercherà di far cambiare idea ai colleghi anche per non dare «spettacolo» all'Eden, esibendo una maggioranza di centrodestra spaccata di fronte alla platea gremita da associazioni di categoria, sindacati e semplici cittadini. «Io dico infatti - sottolinea Favaro - che il progetto di legge sul federalismo conferma la presenza delle Province. E dato che il Pdl ha votato a favore in Senato, anche noi dobbiamo allinearci».

Torna all'inizio


JESI UNA RACCOLTA firme per abolire l'obbligatorietà d... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 25-01-2009)

Argomenti: Province

JESI pag. 11 JESI UNA RACCOLTA firme per abolire l'obbligatorietà d... JESI UNA RACCOLTA firme per abolire l'obbligatorietà del certificato medico per l'attività sportiva non agonistica. E' l'iniziativa promossa dall'Uisp, unione italiana sport per tutti, di Jesi. «E' ingiusto ha spiegato il presidente Claudio Coppari che l'attività motoria ricreativa che ha effetti terapeutici e preventivi su molte patologie più ricorrenti e migliora la qualità della vita, necessiti di un certificato medico del costo di 50 euro, spesso non preceduto da accertamenti». Soprattutto in questa situazione di crisi economica questa è una limitazione all'attività sportiva. Per questo aggiunge Coppari raccoglieremo 5mila firme cartacee e altrettante on line (su www.uisp.it/jesi) con l'auspicio di raccoglierne 10mila nella provincia. Firme con cui chiederemo alla Giunta e al Consiglio Regionale di adoperarsi per approvare l'abolizione della certificazione obbligatoria, come avviene in Toscana e in Veneto e come prevedeva un disegno di legge del governo Prodi, o in via subordinata che ne sia disposta la totale gratuità». «Siamo consapevoli che questo porterà qualche piccolo malumore, ma dobbiamo affrontare la realtà, consapevoli che potrà portarci dei nemici». Già in precedenza i componenti Uisp si sono rivolti, senza risultato, alla Regione e in particolare agli assessori alla sanità Mezzolani e prima Melappioni per sanare questo «controsenso di dover pagare il medico di famiglia che dovrebbe verificare il nostro stato di salute per un certificato che ci consenta di fare quell'attività che ci consente di stare meglio». «L'esercizio dell'attività motoria sostiene la Uisp sia in forma libera che secondo codificate discipline, non necessita di un preventivo accertamento sanitario essendo esternazione di naturali potenzialità fisiche». Da lunedì sarà possibile firmare, dalle 16 in poi, al Palatriccoli poi a Chiaravalle e in varie palestre e associazioni. Sono circa mille gli over 60 che da Serra S. Quirico fino a Chiaravalle svolgono attività motoria grazie alla Uisp. Sara Ferreri

Torna all'inizio


Vendola: "Rifondazione addio". (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Province

Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava - il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista, corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti ( 12 ) » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (13 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (7 votes, average: 1.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (10 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (10 votes, average: 1.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 119 ) » (26 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (40 votes, average: 3.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (30 votes, average: 2.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (117 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (69 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (58) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Da Lama, in linea di principio sono d'accordo con lei ma il problema vero è in Italia... Paolo Da Lama: Caro Taliani, io trovo esagerato che si reputino degne di attenzione notizie e vicende riguardanti... valentino: Ma quale Rifondazione !? Su che cosa, che é crollato tutto dalle fondamenta !!! Ma che la smettano con... Talita: Caro Taliani, ho qualche richiesta anch'io. Appena avrà tempo, parliamo pure del fatto che: - questo... Alberto Taliani: Per "il vecchio": la notizia che o postato su Vendola non era affatto vecchia, visto che... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Guidonia, confessa uno strupratore "Bastardi" e la folla tenta il linciaggioCrisi auto, Epifani: "No a misure tampone" Vertice governo-FiatCaso Battisti, l'Italia richiama l'ambasciatore: "Molto grave il rifiuto"Gaza, tregua già violata: Hamas torna all'attacco Israele risponde: raidPortland, giovane spara al bar: italiana è graveObama alla tv araba: gli Stati Uniti non sono contro l'islamYahoo vuole il New York TimesBerlino, maxi-furto al KaDeWeCibi scaduti, operazione dei Nas: sequestrate mille tonnellateScuola, la Gelmini: "La condotta farà media" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (3) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Vendola: "Rifondazione addio" D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e D'Alema furioso Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


Abolizione del quadro Ac, respinto l'emendamento (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

ItaliaOggi Numero 023  pag. 38 del 28/1/2009 | Indietro Abolizione del quadro Ac, respinto l'emendamento ANACI Il proposto emendamento all'art. 16 del dl anti-crisi (riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese) per l'abolizione del quadro AC, presentato dall'onorevole Antonio Mazzocchi su richiesta del CSN Anaci, è stato dichiarato inammissibile dalla commissione finanze e bilancio della camera per estraneità di materia, senza tener conto che la semplificazione (come altre ammesse a modifica del testo iniziale) determina minori costi per gli amministratori e indirettamente per tutti gli utenti del condominio. L'Anaci proporrà nuovamente l'abolizione dell'inutile quadro AC in sede di conversione del Milleproroghe trattandosi di un adempimento oneroso senza alcun contributo per l'emersione del sommerso.

Torna all'inizio


C'è <tensione> sui conti di Sant'Angelo in Lizzola (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

PESARO E PIAN DEL BRUSCOLO pag. 9 C'è «tensione» sui conti di Sant'Angelo in Lizzola Sindaco e opposizione si scontrano sul bilancio SANT'ANGELO IN LIZZOLA LE conseguenze della recessione pesano anche sul Comune di Sant'Angelo in Lizzola, che si è visto costretto a un ripensamento delle politiche d'investimento nel bilancio di previsione 2009 suscitando le critiche dell'opposizione. Il sindaco Guido Formica (foto a destra) parla di un piano d'investimenti virtuoso nonostante le difficoltà: «L'attuale fase di recessione dice ha portato il governo a intervenire in termini pesanti sui trasferimenti finanziari alle banche o in termini di garanzie sui conti correnti. Per gli enti locali questo è fonte di preoccupazione in quanto potrebbe diventare causa della eventuale mancata copertura dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Non solo aggiunge in quanto il calo delle attività produttive determinerà conseguenze sulle entrate tributarie locali, perché i cittadini faranno fatica a pagare le tariffe dei servizi locali, facendo scattare la rabbia nei confronti di Comuni e Province accusati a quel punto di vessazione. Ad ogni modo il Comune presenta un bilancio che salvaguarda la qualità dei servizi rivolti ai cittadini, in particolare quelli che caratterizzano il welfare e si mantiene una capacità di investimenti compatibile con l'equilibrio finanziario del triennio. Nel dettaglio spendiamo, relativamente alla parte corrente, il 23,25% per il personale, il 40,85% per servizi e il 22,67% per trasferimenti, il 7,06% per interessi. Il piano delle opere pubbliche, finanziato con introiti derivanti da alienazioni, da mutui, contributi o altre forme di finanziamento, dimostra quanto l'ente voglia rispondere alle priorità indicate dalla comunità: interventi di sviluppo, promozione e valorizzazione del territorio». DA PARTE sua il consigliere d'opposizione Enrico Tiboni (foto in alto a sinistra) ricorda però una delle prime spese come emblema di pessima programmazione: «Sul Piano Urbano del Traffico sono stati spesi circa 200mila euro per poi fare marcia indietro dopo neanche un mese. Soldi dei cittadini gettati via». Allo stesso modo le critiche aumentano guardando al futuro: «Sul finanziamento delle opere pubbliche tramite alienazione viene da domandarsi a quali ci si riferisca e per quali importi. Forse si vogliono vendere i terreni utilizzati a orti dai cittadini? Quali contributi e forme di finanziamento sono previste?». Non mancano perplessità nemmeno sul Centro Civico, di cui il sindaco evidenzia che «al di là dell'ipotetica opera, esso rappresenta un progetto strategico anche dal punto di vista culturale, per Montecchio, per il Comune di Sant'Angelo in Lizzola, per l'intera Unione Pian del Bruscolo di notevole importanza». Tiboni si chiede: «perché si parli di opera ipotetica visto che sono già stati spesi 380mila euro per la progettazione. Se poi è definita strategica per tutta l'Unione, perché non ha trovato consenso da parte degli altri Comuni e non ha assunto le caratteristiche di un carro trainante per l'intera Unione di Pian del Bruscolo? Noi sappiamo solo che servono 6 milioni di euro e che al momento ne mancano due». Micaela Vitri Image: 20090128/foto/10166.jpg

Torna all'inizio


<Salviamo le Province, non sono enti inutili> (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

CRONACHE pag. 18 «Salviamo le Province, non sono enti inutili» VENERDI' SUMMIT NAZIONALE DELL'UPI: APPELLO DI PIER GIORGIO DALL'ACQUA, PRESIDENTE REGIONALE di ALESSANDRO GOLDONI BOLOGNA DOPO aver preso schiaffi' da destra e da sinistra, dopo esser state additate come enti inutili e costosi e mentre si trovano sotto la spada di Damocle di otto proposte di legge costituzionale per la loro abolizione, le 104 Province d'Italia (escludendo le 3 autonome, Trento Bolzano e Aosta) hanno deciso di passare alla riscossa. Per venerdì prossimo, 30 gennaio l'Upi (Unione province d'Italia) ha infatti indetto la giornata nazionale della partecipazione. I cittadini sono invitati alle sedute aperte dei consigli provinciali. L'appello interessa quindi anche gli emiliano romagnoli. Costruiamo insieme il nuovo sistema paese', è lo slogan della campagna del riscatto, che è anche un'implicita risposta agli abolizionisti, Udc e Idv in testa, (la posizione del Pdl è più sfumata mentre Lega e Pd sono a favore del mantenimento). «Sì, perché le Province sono previste dalla stessa Costituzione», sottolinea Pier Giorgio Dall'Acqua, presidente dell'Upi Emilia Romagna, «mentre non lo sono, gli Ato, i consorzi di bonifica e altri enti che si sono accaparrati compiti e funzioni nostre». Istituzioni costose che pesano sulla collettività: c'è chi dice che tagliando le province si risparmierebbero 15 miliardi. «Ma è un falso ideologico continua Dall'Acqua solo con la manutenzione delle strade e l'edilizia scolastica la spesa delle Province arriva al 45%. E queste sono ovviamente spese insopprimibili. I costi della politica? Non arrivano all'1%». La difesa' smonta pure una tesi dell'accusa che vede nel personale delle Province un esempio di casta': un consigliere regionale percepisce attorno ai 4 mila euro mensili mentre un consigliere provinciale raggiunge la stessa cifra in un anno. E' vero che la Regione è un ente con facoltà legislativa, ricorda il presidente Upi Emilia Romagna, ma proprio per questa caratteristica, le Province dovrebbero aver più intervento in campo amministrativo e gestionale, «Per esempio gestendo le opere idrauliche e i servizi tecnici di bacino». In ogni caso, le Province di lavoro ne hanno già tanto. dalle strade alle scuole alla difesa ambientale, perché si pensi di abolirle dalla sera alla mattina..

Torna all'inizio


Province venete al top per efficienza (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2009-01-28 - pag: 1 autore: Enti locali. Nel Nord-Est prevista una riduzione delle entrate Province venete al top per efficienza Spese di personale ai minimi italiani Abolizione, o in subordine una riorganizzazione dei livelli di governo territoriale riducendo sprechi e inefficienze. La richiesta del mondo imprenditoriale di abrogare le Province si scontra ovviamente con la posizione degli amministratori locali che non nascondono tuttavia la questione di meglio governare e ridurre le spese. D'altro canto allo stato attuale il sistema dei governi provinciali gestisce un budget complessivo di oltre 12 miliardi su scala nazionale. A Nord Est le sette Province venete gestiscono quest'anno 1.122 milioni di euro e le tre del Friuli Venezia Giulia (Gorizia non ha fornito i dati) oltre 453 milioni per un totale nordestino di quasi 1,7 miliardi. Entrate però che per effetto della crisi economica stanno subendo forti contrazioni rispetto al 2008 con un calo complessivo del 6,30% sulle due regioni e del 7,88% per le sole amministrazioni del Veneto. Inevitabili i tagli, assicurano i presidenti delle Province. Ad essere maggiormente colpiti saranno gli investimenti. Verona prevede nel bilancio 2009 una riduzione del 64% della spesa in conto capitale; Rovigo addirittura dell'80 per cento. Minori, per problemi di parziale incomprimibilità delle spese, i tagli sulla parte corrente. Gli indicatori finanziari comunque mostrano una situazione positiva per quanto riguarda la spesa per il personale. La media veneta è di 26 euro per abitante, quella del FriuliVenezia Giulia è di 37 euro procapite contro una media nazionale di 40 euro. Cavallaro e Canazza u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina

Torna all'inizio


I servizi vanno effettuati (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: Perché sì. Rodolfo Ziberna, direttore Upi Friuli-Venezia Giulia «I servizi vanno effettuati» Rodolfo Ziberna, direttore dell'Unione delle Province del Friuli-Venezia Giulia, ha le idee ben chiare sull'argomento. «Le Province vanno mantenute a tutti i costi - sottolinea -. Francamente non comprendo la battaglia per la loro abolizione; i contrari, che tanto vanno di moda in questo periodo, mi dimostrino con i fatti che sono degli enti inutili». Per spiegare il suo pensiero Ziberna si avvale di una curiosa metafora: «Prendiamo il caso di chi abita in condominio. Non è la singola famiglia che si occupa dell'acquisto del gasolio o della pulizia delle scale: c'è un apposito amministratore che sbriga tutte queste pratiche. Lo stesso accade per l'ente provinciale, vero e proprio amministratore condominale allorché ci sono delle strade da costruire o degli edifici scolastici da sistemare. Non credo che un Comune abbia adeguate risorse per adempiere a questi doveri. Si dirà allora: trasferiamo le competenze dalle stesse Province ai municipi. Benissimo. Provate dopo a mettere d'accordo i Comuni sul percorso di una strada che nessuno vuole. Qui in FriuliVenezia Giulia è successo: ci sono voluti quarant'anni per studiare a tavolino, di concerto, il tragitto della strada 56 bis che collega Gorizia a Udine. Anche le altre competenze delle Province- come la gestione dell'acqua, dei rifiuti e del trasporto pubblico - sono significative: si tratta di servizi che possono essere organizzati solo in un abito sovra comunale. Agli abolizionisti presento a mia volta una proposta provocatoria. Togliamo pure le Regioni ed eleggiamo un solo prefetto regionale; suvvia, non credo sia la soluzione migliore togliere uno strumento di democrazia». Ziberna precisa anche i costi di mantenimento delle Province: «A questo proposito parlerei di un giusto costo della democrazia. Ad esempio, ogni cittadino della nostra Regione paga 2,5 euro all'anno per il mantenimento dell'ente: una cifra irrisoria.» «Mi preme sottolineare che – prosegue – se le Province verranno abolite qualcuno dovrà pur sborsare le somme per tenere in piedi i diversi servizi resi. Piuttosto sarebbe il caso di colpire quei consigli di amministrazione di società miste, centri di spreco di denaro pubblico. In Friuli-Venezia Giulia esiste una società che gestisce 700 km. di strade, con tanto di rivoli di spese inutili; le nostre quattro Province si prendono cura di 2.200 km. di strade e non chiedono un centesimo in più in termini di tasse. Possiamo ragionare sul numero dei consiglieri comunali. Tuttavia, i mali dell'Italia non dipendono dal loro gettone di presenza». Ziberna conclude la sua disamina: «Chiamiamole Province o compartimenti, il nocciolo non cambia: in tutti i Paesi d'Europa esistono degli enti che fanno da intermediari. La domanda non è se servono o meno, ma come farle funzionare al meglio». LA PROVOCAZIONE Abolire le Regioni e le tante società miste migliorando invece la gestione delle competenze di area vasta

Torna all'inizio


Gli industriali. (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: Gli industriali. Le categorie produttive sono per l'abolizione o per l'accorpamento di competenze Le imprese: più semplificazione Nicoletta Canazza Gli industriali non hanno dubbi sulle Province. Abolirle prima possibile o altrimenti accorparle, se questa prima opzione non fosse praticabile, sull'esempio delle unioni di Comuni, che hanno aggregato strutture e servizi. Secondo Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto: «Il costo della politica è troppo elevato e la frammentazione di competenze provoca inefficienze, lungaggini e aggravi intollerabili per cittadini e imprese. Nel privato si punta da tempo a semplificazione, qualità dei servizi e contenimento del livello dei costi. Anche il pubblico deve fare uno sforzo in questa direzione. Aggregare dal basso, a livello comunale, si può fare subito. Ma va messo anche a punto un piano di accorpamento delle competenze per ridurre da tre a due i livelli di governo territoriale ». Province ormai superate dai tempi e nelle funzioni, quindi, con competenze che potrebbero tornare tranquillamente alle Regioni e per svolgere le quali si tengono in piedi apparati elefantiaci con consigli, assessorati, presidenze, aziende controllate, consulenze, costi fissi di personale e di gestione. «Ogni organizzazione- afferma Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno ha margini per migliorare la propria attività, anche il comparto pubblico. In un momento in cui le aziende mettono in cassa integrazione centinaia di persone, vedere che la Pa non fa niente per ottimizzare la propria struttura e comprimere la spesa può portare a tensioni sociali ». Una riflessione che prende ad esempio il bellunese. «Un territorio con 230mila abitanti ripartiti tra 69 Comuni, alcuni quasi irrilevanti e nemmeno abbarbicati in cima a montagna, in pratica residui di esperienze storiche che resterebbero tali anche come frazioni di altri Comuni - rincara Vascellari -. Accorparli significherebbe eliminare consigli, apparati, funzionari, stabili, oneri di manutenzione. è nei momenti di crisi che si devono cogliere le occasioni per fare ordine». Bocciata quindi l'ipotesi di trasformare Belluno in Provincia autonoma mentre alle Comunità montane si propone di condividere azioni e competenze con gli enti gemelli di vicentino e veronese sull'esempio di quanto fanno le unioni di Comuni. «Il momento- dichiara Fabrizio Rossi, presidente di Unindustria Rovigo- impone una razionalizzazione di tutti gli enti e uno sfoltimento a tutti i livelli. L'abolizione delle Province è una tema valido, ma se non è attuabile, almeno si pensi ad accorparle come avviene già a livello di Comuni. Tutte le sovrastrutture che portano poco valore vanno eliminate». Gli industriali rodigini accusano la loro Provincia di non essersi spesa abbastanza su progetti legati al fabbisogno energetico nazionale, ma considerati importanti anche per lo sviluppo economico del Polesine. «Su rigassificatore e centrale Enel conclude Rossi-l'ente si è rivelata un peso e non un aiuto. Meglio ha fatto in altri settori. In campo scolastico, ad esempio, ha avviato un progetto intelligente di integrazione negli edifici scolastici di fonti rinnovabili». In Friuli-Venezia Giulia non va meglio. Per la Provincia di Udine, ad esempio, l'accusa è di essersi trasformata suo malgrado (per tempi di decisione e complessità delle normative) in un freno allo sviluppo. «Per un meccanismo perverso di regole e burocrazie - afferma Adriano Luci, presidente di Confindustria Udine - sono rimaste al palo iniziative che avrebbero potuto dare respiro all'economia, tra l'imbarazzo degli imprenditori per gli strascichi giudiziari legati a provvedimenti che avrebbero invece dovuto facilitare la loro azione. Visto che i tempi di abolizione delle Province sarebbero comunque lunghissimi, facciamo almeno funzionare ciò che esiste. La Giunta in carica ha mostrato volontà di migliorare le cose. Ci aspettiamo di vedere motivata con i fatti questa intenzione». LE ACCUSE La Pa non fa niente per migliorare la propria attività e ottimizzare le strutture esistenti IN VENETO Sul rigassificatore e sulla centrale Enel l'organismo di Rovigo è stato un peso; meglio sulla scuola IN FRIULI-VENEZIA GIULIA Tempi di decisione e normative complesse frenano lo sviluppo Attesa per le promesse della Giunta regionale Confindustria. Andrea Tomat presidente del Veneto Belluno. Valentino Vascellari presidente di Assindustria

Torna all'inizio


Scarsa autonomia per le Province (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Sud sezione: SUD data: 2009-01-28 - pag: 1 autore: Enti locali. La fotografia dei 26 organismi Scarsa autonomia per le Province Un plotone di amministratori e un esercito di dipendenti. Ma funzioni limitate e scarsa autonomia finanziaria, fatta salva qualche eccezione. Questa la fotografia delle 26 Province del Sud, enti da tempo al centro di un dibattito sull'esigenza di abolizione. Abolizione in realtà già decretata per otto di essi in Italia che ricadono nel territorio delle Città metropolitane la cui istituzione è contemplata nel Ddl Calderoli sul federalismo varato la scorsa settimana dal Senato (al Sud solo Napoli e Bari). Spulciando i bilanci consuntivi 2007 emerge un tasso di autonomia finanziaria sensibilmente più basso della media nazionale. Figurano inoltre 17.219 lavoratori, il 30% del dato nazionale, e 1.064 tra assessori e consiglieri. Intanto, nelle elezioni del 6 e 7 giugno, debutteranno al voto altre tre Province tra cui, al Sud, quelle di Barletta, Andria e Trani. Servizio u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina

Torna all'inizio


Province, conto da 3,5 miliardi (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: Province, conto da 3,5 miliardi Lo scorso anno costo pro capite record a Siena con 510 euro PAGINA A CURA DI Mariangela Latella Tre miliardi di euro, come dire 287 euro per abitante. Tanto sono costate le Province del Centro- Nord nel 2007 mentre i primi dati assestati sul 2008 - come emerge da una ricerca de «Il Sole-24 Ore CentroNord» – proiettano verso quota 3,5 miliardi, con una crescita del 15%, la spesa complessiva di questi enti che, per far sentire la propria voce in un momento in cui da più parti se ne chiede l'abolizione, daranno vita dopodomani a una giornata di mobilitazione indetta dall'Upi (Unione delle Province italiane) con Consigli straordinari aperti ai cittadini, alle forze economiche, politiche e sociali. Sulla base dei dati raccolti, è Siena l'ente con il valore pro capite più alto – 521 euro nel 2007 e 510 nel 2008 (a parità di popolazione) – mentre Bologna è quella con il costo minore per abitante (185 euro nel 2007, 260 nel 2008). A livello regionale è nelle Marche che si incontra la media più alta, con un valore per abitante di 308 euro nel 2007 che si preannuncia in salita di oltre il 20% nel 2008 e con previsioni di ulteriore incremento quest'anno con il debutto della Provincia di Fermo. è invece toscano il record di pressione tributaria: 105 euro per cittadino, 20 euro più della media nazionale. Oltre il 60% delle spese totali viene destinato al funzionamento delle amministrazioni (le spese correnti) mentre alle uscite in conto capitale (tra cui investimenti sul territorio come manutenzione di strade o scuole) va il 33 per cento. Tra le province più "autoreferenziali", dove cioè il costo per spese correnti supera quello per investimenti, c'è la Provincia di Terni, le cui spese di gestione ammontano a 67 euro pro capite contro i 46 per investimenti, seguita da Perugia (60 euro di spese correnti e 42 per investimenti) e Lucca (52 euro contro 37). E va proprio a Perugia il primato negativo per rigidità di spesa, con esborsi per personale e rimborso prestiti che assorbono quasi la metà delle entrate correnti (dati 2007, Centro studi Sintesi), seguita da Bologna (43%) e Terni (37%). Sul fronte della pressione fiscale, le città con una maggiore stretta impositiva sono Pisa (118 euro di tributi provinciali pro capite), Siena (113) e Parma (111); per contro, i balzelli provinciali pesano meno a Terni (94 euro per abitan-te), Prato e Modena (95 euro), Bologna (97 euro) e Reggio Emilia (99). Nel 2008 le Province hanno peraltro registrato un calo di entrate tributarie per via della riduzione del gettito da imposte legate al mercato dell'auto come l'Ipt, i cui introiti l'anno scorso sono scesi del 7,7% rispetto al 2007. «Anche per queste minori entrate – spiega Francesco Capuano, dg di Reggio Emilia, il cui gettito Ipt è sceso del 6,8%nel 2008 –stiamo implementando una politica di contrazione della spesa corrente che ha portato a una riduzione dei dirigenti (da 28 a 20) con un risparmio di 600mila euro». Già nel 2007 Reggio Emilia era seconda solo a Prato per bassa incidenza pro capite della spesa per il personale: 28 euro quest'ultima, 37 euro nella città del Tricolore contro il record di 87 euro a Grosseto. La spesa per il personale è comunque rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni (35mila euro in media nel 2007 per addetto nelle Province del CentroNord con un'incidenza sulleuscite correnti del 28%) così come sono rimasti stabili gli addetti a tempo indeterminato. Per contro c'è stata una impennata del personale assunto con contratti a tempo determinato e/o atipici; componente "precaria" addirittura raddoppiata a Firenze (da 56 del 2006 a 102 del 2008). «A Prato – spiega l'assessore provinciale al Bilancio Andrea Monni –la politica di contenimento dei costi di gestione ha liberato maggiori risorse per gli investimenti: abbiamo ipotizzato un piano di spesa di 20 milioni per l'ammodernamento del sistema viario, l'installazione della banda larga su tutto il territorio e gli aiuti alle imprese». A livello di autonomia finanziaria (incidenza delle entrate proprie, tributarie ed extratributarie, sul totale entrate correnti) è il Bolognese il territorio più "indipendente" del Centro-Nord con un indice dell'82%, oltre il doppio rispetto al 38% registrato nel 2007 dalla Provincia di Siena. Firenzeè il primo ente toscano per autonomia (con un indice del 63,6%) e per far fronte alla contrazione di entrate punta ora a tagliare del 10% le spese di gestione: «Stiamo cercando di gestire meglio la nostra liquidità – spiega Rocco Conte, dirigente del settore Politiche finanziarie del capoluogo – e abbiamo tra l'altro estinto anticipatamente mutui per 5 milioni, attivato una convenzione con la Banca europea spuntando interessi più vantaggiosi rispetto a quelli della Cassa depositi e prestiti e attivato operazioni di pronti contro termine sui titoli di Stato a tassi attivi più alti rispetto a quelli della tesoreria unica». Pisa è in testa, nella graduatoria 2007, per risorse destinate alle spese in conto capitale (256 euro pro capite) contro una media di 101 euro nel Paese e di 38 euro a Lucca. Ma la cifra si riduce ad appena 13 euro per abitante se si guardano i soli investimenti reali, visto che il 95% delle uscite dell'ente pisano è legato a operazioni finanziarie (concessioni di crediti e anticipazioni). «Con gli investimenti ci siamo in effetti fermati – spiega l'assessore provinciale al Bilancio, Mario Silvi – dopo un quinquennio di grandi opere infrastrutturali sul sistema della viabilità (con un intervento di circa 110 milioni) sulla messa in sicurezza delle scuole, altri 60 milioni ». Al netto delle operazioni finanziarie, le Province che hanno investito di più sul territorio sono invece Siena (179 euro pro capite); Parma (144) e Ferrara (129). In coda alla classifica tutti i capoluoghi regionali: Ancona (47 euro pro capite), Firenze (45); Bologna (44) e Perugia (72). UMBRIA AL LIMITE Terni e Perugia i territori dove le spese di gestione incidono maggiormente rispetto alle risorse destinate agli investimenti FISCO SALATO IN TOSCANA Nel Granducato i cittadini pagano 105 euro di tributi, 20 euro in più rispetto alla media italiana Picco di 118 euro a Pisa

Torna all'inizio


Più poltrone che autonomia (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Sud sezione: PRIMO PIANO data: 2009-01-28 - pag: 3 autore: Più poltrone che autonomia Oltre mille tra assessori e consiglieri, ma poche entrate proprie PAGINA A CURA DI Francesco Prisco Godono di scarsa autonomia finanziaria, sono caratterizzate quasi tutte da una marcata rigidità della spesa a fronte di funzioni svolte piuttosto limitate. Di ragioni per abolire le Province, al Sud più che in ogni altra parte d'Italia,non ne mancano. Il tema, cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi nell'ultima campagna elettorale è molto più concreto da giovedì scorso, quando è passato in Senato il ddl Calderoli sul federalismo fiscale che prevede l'istituzione di otto Città metropolitane (al Sud Napoli e Bari, le uniche che ricardono in regionia statuto ordinario) e la cancellazione delle corrispondenti Province. Disegno che, chiaramente, non piace a chi queste particolari istituzioni le amministra. L'Unione delle Province italiane già non ha digerito i vincoli di spesa contenuti nel Decreto anticrisi ( Dl 185/2008), contro il quale ha organizzato una mobilitazione il prossimo 30 gennaio, figurarsi una riforma che, adiuvando il ddl Calderoli, parta proprio dall'abolizione di questi Enti. Un contributo al dibattito viene dalla fotografia scattata dal Centro Studi Sintesi che ha calcolato una serie di indicatori finanziari sulla base dei bilanci consuntivi 2007. Indicatori che non fanno troppo onore alle 26 Province del Mezzogiorno. Tanto per cominciare, il grado di autonomia finanziaria ( incidenza delle entrate proprie sul totale delle entrate correnti) è tendenzialmente più basso della media nazionale: nelle Province lucane è del 24,5%, in quelle calabresi del 36,6% e in Campania del 45,7%, a fronte di un dato italiano pari al 56,5 per cento. Se, a livello nazionale, i trasferimenti correnti procapite a questi Enti hanno un'incidenza di 75 euro, in Provincia di Potenza, per esempio, saliamo a quota 187 euro. Già meglio stanno le Province siciliane (50,8%) mentre la Puglia, con un grado di autonomia del 61%, rappresenta un caso positivo. Eloquente anche la questione della rigidità della spesa ( rapporto tra spese per il personale e per rimborso prestiti e entrate correnti): la media italiana si colloca al 29,9%, le Province siciliane sono al 44,2%, quelle calabresi al 38,2% e quelle lucane al 31,2 per cento. Chi sostiene l'esigenza di abolire le Province, punta il dito innanzitutto contro i costi del personale. Al Sud, secondo la Ragio-neria dello Stato, da questi enti dipendono 17.219 lavoratori, il 30% del dato nazionale. Primeggiano le nove Province siciliane (5.679 dipendenti), seguite da quelle campane con 3.939 unità al proprio servizio. La performance pro-capite della spesa per il personale a livello italiano è pari a 40 euro e, se si escludono i dati delle Province pugliesi (23 euro) e campane (29 euro), il Sud fa sempre peggio: a ciascun cittadino lucano i dipendenti delle Province costano 75 euro, a ciascun calabrese 71 euro e a ogni siciliano 49 euro. Senza contare i costi della politica. Nei 26 Enti del Sud, infatti, sono attivi 1.064 tra assessori e consiglieri provinciali, più di un quarto del dato nazionale. Non mancano i paradossi. «Il mio Ente - racconta il presidente della Provincia di Bari Vincenzo Divella - ha di fatto solo le funzioni alla viabilità e all'edilizia scolastica. Eppure ho 15 assessori, 45 consiglieri che lavorano in 9 commissioni. Invece delle Città metropolitane serve valorizzare questi Enti, eliminando gli sprechi reali e aumentando le nostre competenze». Ma intanto, se da un lato in prospettiva si taglieranno le otto Province delle istituende Città metropolitane, dall'altro, nelle elezioni del 6 e 7 giugno, debutteranno al voto altre tre Province tra cui, al Sud, quella di Barletta, Andria e Trani. «Siamo all'assurdo - dichiara Dino Di Palma, presidente della Provincia di Napoli - con il Governo che, piuttosto che tagliare agenzie del territorio e Ato, vuole fare economia sulle nostre spalle». Per il presidente della Provincia di Palermo Giovanni Avanti, «le Province sono Enti indispensabili, tanto più che si misurano costantemente, sul piano elettorale, con il territorio». E, se vogliamo, proprio quest'ultimo aspetto da 60 anni a questa parte ne ha impedito l'abolizione.

Torna all'inizio


In fermento le due città metropolitane (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: In fermento le due città metropolitane L'introduzione dellariforma sulfederalismo prevede la costituzione di otto città metropolitane e l'abolizione delle Province territorialmente concomitanti. Nel Centro-Nord sono interessate a questo processo di riforma le province di Bologna e Firenze. Nel capoluogo emiliano il dibattito sulla riforma istituzionale verte sul fatto che i confini dell'area metropolitana ipotizzata non coincidono con quelli provinciali. Spinte centrifughe si registrano da parte dei Comuni montani e del Comune di Imola che, da anni, ha dato vita all'esperienza del circondario, organo di governo di secondo livello. «Per Imola – spiega Giacomo Venturi, vicepresidente della Provincia – bisognerà capire quali strumenti attuativi trovare. Quanto agli altri Comuni, la riforma va vista come un'opportunità anche in termini di maggiori risorse locali». A Firenze la questione è stabilire una scala territoriale di riferimento, ossia se l'area metropolitana debba riguardare solo il capoluogo o anche Prato e Pistoia. «Sono territori –dice Andrea Barducci, vicepresidente della Provincia – che già stanno sperimentando una gestione sovraprovinciale con l'esperienza dell'area vasta. Tuttavia in tal caso, prevedo che il percorso concertativo tra istituzioni sarà piuttosto complesso ».

Torna all'inizio


Sistemi che duplicano tutto al solo servizio della politica (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: INTERVISTA Gianfranco Pasquino Politologo «Sistemi che duplicano tutto al solo servizio della politica» è un sostenitore accanito di quella che lui stesso definisce "la teoria abolizionista" favorevole cioè all'abolizione di Regioni o di Province nel momento in cui rappresentano una duplicazione inutile dei costi a carico dello Stato, derivata dalla ripetizione di funzioni su diversi livelli e dal loro mancato coordinamento. Gianfranco Pasquino – 67 anni, politologo, docente all'Università di Bologna nonché fondatore dell'associazione "Cittadini per Bologna" di cui è presidente – pur riconoscendo alle Province il ruolo importante di volàno, nel coordinamento delle istituzioni operanti sul territorio, per la crescita di economie di scala, insiste sulla necessità del contenimento della spesa e della riorganizzazione del sistema provinciale. Province sì o Province no? Bisogna riflettere sul senso della proliferazione delle Province (una quindicina) cui si è assistito negli ultimi dieci anni. Se il loro ruolo è essenzialmente di coordinamento funzionalizzato alla produzione di economie di scala, c'è da chiedersi in che modo tale funzione possa essere svolta adeguatamente in contesti territoriali molto piccoli. La riforma sul federalismo abolisce, tra l'altro, le Province laddove si istituiranno le aree metropolitane, otto in tutto tra cui Bologna e Firenze... è chiaro che in questo caso la corrispondente amministrazione provinciale cessa di avere una funzione strumentale nel coordinamento del territorio. Temo però che alcuni passaggi non saranno affatto indolori, perché alcuni Comuni inglobati nelle aree metropolitane perderanno risorse e funzioni e perché le contrattazioni saranno inevitabilmente difficili. Tuttavia, credo che a Bologna si dovrebbe riuscire a concludere il processo in un paio d'anni. Quali i principali gap di efficienza del sistema provinciale? Innanzitutto c'è il fatto che si possano creare dei punti di frizione con gli altri enti presenti sul territorio, come i Comuni: non sono infrequenti, infatti, ipotesi di conflitti di competenza. Ma il vero nodo sono gli straordinari costi dati dalla moltiplicazione della burocrazia. La verità è che le cariche provinciali sono considerate una manna dalla classe politica. Cioè? Le Province da un lato sono strutture che producono denaro, dall'altro rappresentano uno dei gradini della scalata politica. Spesso i politici passano da un seggio comunale a quello provinciale e viceversa. Si pensi, ad esempio, al candidato Pd del Comune di Firenze, Matteo Renzi, attuale presidente della Provincia, oppure,a Bologna,all'attuale presidente del Consiglio provinciale, Maurizio Cevenini, che proviene dalla guida del Consiglio comunale. A chi si lamenta dell'esistenza di una casta io dico: la casta c'è. Abolizionista. Gianfranco Pasquino politologo e docente all'Alma Mater GRAZIA NERI

Torna all'inizio


Enti senza significato baluardo dei cacicchi (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Sud sezione: PRIMO PIANO data: 2009-01-28 - pag: 3 autore: INTERVISTA Francesco Paolo Casavola «Enti senza significato baluardo dei cacicchi» «Le Province? Il rischio sempre più concreto è che periscano per inanizione, muoiano, cioè, quasi di morte naturale». Sulla sorte di questi controversi enti locali, il punto di vista del costituzionalista Francesco Paolo Casavola, 78 anni, presidente emerito della Corte costituzionale, per anni preside della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli e oggi a capo della Treccani, è quanto mai pragmatico. Celebre la sua massima secondo la quale «dietro e dentro ogni costituzione c'è sempre, e più di ogni altra cosa, la storia e la cultura di un popolo». Ecco allora che il suo approccio alla questione di riordino della macchina amministrativa del Paese parte proprio da storia e cultura delle «diverse specificità di popolo» che abitano l'Italia. Professor Casavola, Silvio Berlusconi annunciò più volte in campagna elettorale l'abolizione delle Province. Da quasi un anno è al Governo e il disegno alimenta un dibattito molto acceso sia tra le file della maggioranza che dell'opposizione. Condivide questo approccio? Il tema non è affatto nuovo. Già nell'Assemblea costituente che produsse l'attuale Carta si discusse in termini assai animati sul progetto di abolizione delle Province. C'era infatti chi sosteneva la necessità di creare una vera e propria Repubblica delle Autonomie, con le Regioni che andavano ad affiancarsi ai Comuni, senza la necessità di questi che a tutti gli effetti erano e restano enti intermedi. Tale modello non ebbe successo ma, periodicamente dagli anni Settanta in poi, è stato riproposto. Con esiti paradossali, ad ogni modo. Quali? Mentre a Roma si studiava l'ipotesi di abolire le Province, questi enti finivano per moltiplicarsi, anche a causa dell'incredibile esplosione demografica di alcune aree del Paese. Nel Centronord, per esempio, nacque Prato, al Sud Crotone e Vibo Valentia. In Sardegna le Province sono diventate addirittura otto. Eppure si tratta di enti in gran parte svuotati di significato che, anzi, ostacolano il cammino che porta Regioni e Comuni all'ottenimento di maggiori poteri amministrativi. Nel dibattito c'è poi chi sostiene che le Province si estingueranno da sole, vittime dello svuotamento di compito di cui già oggi soffrono. Posizione condivisibile. C'è da considerare che i tagli alla spesa pubblica esigono una razionalizzazione delle autonomie locali. Ben venga allora la soppressione degli enti inutili. In più, determinate questioni economiche e infrastrutturali necessitano di soluzioni interregionali. A che servono Province e Comunità montane, con scenari di questo tipo? La nascita delle Città metropolitane può rappresentare una svolta in questo senso? Il concetto di Città metropolitana ha acquistato un nuovo protagonismo con la riforma del Titolo quinto della Costituzione. Le trasformazione delle poche grandi conurbazioni del nostro Paese, come Roma, Milano e Napoli, in Città metropolitane potrà costituire un importante laboratorio per l'abolizione delle Province. Ma si tratta comunque di un processo tutt'altro che semplice: ci sarà, infatti, da superare gli innumerevoli particolarismi del nostro territorio. Proprio quest'ultimo aspetto rappresenta un ostacolo notevole all'abolizione delle Province. Non le sorge il dubbio che chi si oppone al progetto lo fa per tutelare il proprio consenso elettorale sul territorio? Non è un dubbio, è una certezza. Fin quando ci saranno le Province, abbonderanno i cacicchi e sopravvivrà quella dimensione tribale della politica che impedisce all'Italia di essere un Paese moderno. Per molti il tema delle Province fa rima con quello del federalismo. Condivide la svolta in chiave federalista dello Stato? In Italia del federalismo si è sempre parlato a sproposito. Non siamo la Germania, dove nell'Ottocento convivevano duecento Stati territoriali, dove in mezzora di calesse si varcava un confine. Lì il federalismo è stato il punto d'arrivo naturale di un complesso processo storico. L'Italia, nata da sette Stati preunitari, sta andando molto più semplicemente verso una riforma dello Stato in cui le necessità di un territorio saranno legate sempre di più ai talenti delle popolazioni che lo abitano. E il Sud, se saprà valorizzare i suoi giovani di talento e far sì che restino, non avrà nulla da perdere. «Con loro continua a sopravvivere la dimensione tribale della politica» Costituzionalista. Francesco Paolo Casavola IMAGOECONOMICA

Torna all'inizio


Sono realtà troppo onerose, meglio la graduale abolizione (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Bilanci Prov.) data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: LA CRITICA Carlo Manacorda Università di Torino «Sono realtà troppo onerose, meglio la graduale abolizione» «L a Corte dei Conti e l'Eurispes dicono che le province costano dai 15 ai 20 miliardi di euro. Ne vale la pena? Non credo». Si schiera decisamente per l'abolizione il professor Carlo Manacorda, 67 anni, docente di Scienza delle Finanze e Bilanci pubblici all'Università di Torino, anche se non nasconde che sia un percorso più difficile di quanto non possa sembrare e che potrebbe comportare tempo e tappe intermedie. La soppressione non porterebbe a un buco di competenze e alla mancanza di coordinamento tra i comuni? Le province prima della costituzione delle regioni erano l'ente intermedio tra il Comune e lo Stato, mentre ora sono diventate intermedie tra le regioni e i comuni, così come definito dalla legge 142 del 1990 sulla riforma delle autonomie locali. Le funzioni che devono svolgere questi enti però sono rimaste piuttosto vaghe, e,tra l'altro,con la stessa legge è stato istituito un altro ente dello stesso tipo: la città metropolitana. Invece dell'abolizione, attraverso l'affermazione del principio di sussidiarietà, è stato agevolato il trasferimento di competenze alle province. Un problema quindi di duplicazione e sovrapposizione di ruoli e competenze? C'è una contraddittorietà di fondo tra i processi di semplificazione e la creazione di un numero eccessivo di enti che svolgono ruoli simili nelle stesse materie, contro ogni principio di organizzazione aziendale e di efficienza nella gestione della cosa pubblica. Il principio di sussidiarietà va salvaguardato, ma anche quelli di differenziazione e adeguatezza. Esiste una spesa molto elevata che se fosse ripartita tra gli altri enti, di certo avrebbe risultati maggiori per il territorio. Molti rivendicano per le province un ruolo di tutela delle parti più deboli del territorio. L'abolizione non comporterebbe questo rischio? Le funzioni di base riguardano istruzione e viabilità. Le regioni, cha hanno già compiti di programmazione e collegamento, e l'Anas potrebbero bastare grazie alle rispettive competenze. Il punto è che siamo davanti a un momento di precarietà eccezionale dei conti pubblici, eppure si mantengono in vita enti con compiti e soprattutto utilità non del tutto ben definiti. Questo vale soprattutto per gli enti più piccoli, anche a livello comunale, dove sempre più spesso si ricorre a consorzi per la gestione condivisa di servizi senza rinunciare al gonfalone. L'aggregazione tra province però difficilmente può funzionare: ci sono già le regioni. Emiliano Sgambato «Esiste un numero eccessivo di istituzioni che fanno cose simili nelle stesse materie» Professore. Carlo Manacorda insegna all'Università di Torino IMAGOECONOMICA

Torna all'inizio


Cautela da Genova e Torino (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Bilanci Prov.) data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: CITTà METROPOLITANE Cautela da Genova e Torino «è stato improprio inserire la questione delle città metropolitane nel pacchetto del federalismo fiscale ». A sostenerlo è Antonio Saitta, presidente della provincia di Torino e dell'Upi Piemonte che così risponde all'ipotesi dell'abolizione delle province nelle aree interessate dai nuovi enti.«è un tema –spiega – da inserire all'interno del Codice delle autonomie. D'altronde per come è stato affrontato rimane un nodo irrisolto». Non è preoccupato per il futuro delle province: «Permane il principio che si deciderà insieme ». Sulla stessa linea Alessandro Repetto, presidente della Provincia di Genova:«Pregiudizialmente non sono contrario – spiega – ma deve essere fatta chiarezza sugli obiettivi da raggiungere. Non è il numero degli enti che fa la differenza, ma una divisione chiara delle competenze. Se la città metropolitana non si estende al territorio provinciale, ma comprende solo la città capoluogo e qualche centro limitrofo, si rischia solo di moltiplicare gli enti». Ch. G.

Torna all'inizio


La ricetta delle categorie: meno costi e iter veloci (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Bilanci Prov.) data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: La ricetta delle categorie: meno costi e iter veloci Sarah Tavella Più snellezza e minori costi. Così rispondono pressocché all'unisono i soggetti produttivi del Nord-Ovest, di fronte alla discussa questione che punta il faro sul futuro delle province. Querelle che non si pone in Valle d'Aosta, regione a statuto speciale dove l'ente non è previsto (le funzioni provinciali sono assolte dalla Regione). «Quando si parla di intaccare posti di lavoro e poltrone di potere è normale che vi sia tensione – sottolinea il presidente di Confcommercio Liguria, Gianfranco Bianchi – ma per ridurre i costi della spesa pubblica da qualche parte bisogna pur cominciare ». Spiega: «In diverse realtà le province ricoprono ruoli eccessivi. Ciò non significa abolirle tout court bensì ridimensionarle, attribuendo loro un incarico meno politico e più tecnico-funzionale, soprattutto nel campo della formazione». Dunque, rivederne il profilo alla luce della necessità di una riforma di governance del territorio. è cauto Silvano Berna, segretario di Confartigianato Piemonte che invita ad affrontare l'argomento con una visione ad ampio spettro. Tiene a precisare: «Concordo sull'esigenza di semplificazione e razionalizzazione, ma che la Provincia sia l'istituzione da sacrificare per ottenere l'obiettivo è da valutare ». Quindi, no all'abolizione a spada tratta, ma no anche ad una difesa a oltranza. Secondo Berna la soluzione per tagliare i costi e ottimizzare le risorse è da ricercare in strategie parallele, come l'accorpamento delle province più piccole. Prosegue: «Andrebbe ampliato il compito della Regione che dovrebbe farsi carico delle competenze provinciali, in particolare quelle relative alla viabilità». Sul tema si confronta anche il mondo confindustriale. Evidenzia la presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc: «Oggi le nostre imprese lottano per uscire quanto prima da una forte recessione di portata mondiale. Per poterlo fare hanno bisogno, più che nel passato, di uno Stato che le aiuti e che non ponga ulteriori ostacoli a questo cammino». Il sistema istituzionale costruito nei decenni in Italia, precisa la Enoc, è il più frammentato del mondo occidentale con sette livelli di governo e di rappresentanza: circoscrizioni, comuni, città metropolitane, comunità montane, province, regioni, stato. Puntualizza: «Un numero assurdo di sovrapposizioni di funzioni e competenze. Per paradosso gli imprenditori si sentono soli di fronte a uno Stato pesante e distante, costretti a pagare ogni giorno, oltre a tasse elevate, una vera e propria tassa nascosta, ovvero l'inefficienza della Pa». Chiosa che per rilanciare la produttività del sistema Italia «non è più possibile procrastinare la Riforma degli enti pubblici». Favorevole all'abolizione delle province e regionalista convinto si dichiara Massimo Sola, direttore di Confindustria Liguria, che sottolinea come «orientarsi in questo momento di crisi verso la soppressione di un ente intermedio, con ruolo peraltro residuale, possa contribuire ad alleggerire il discorso finanziario ». Le competenze provinciali ritornerebbero in carico alla Regione che, a sua volta, deve recuperare potere e implementare personale. Operazione che potrebbe risultare da un "travaso" delle migliori professionalità ora in forza alla Provincia. Prosegue Sola: «Il ragionamento ha ancora più ragion d'essere prendendo in esame la questione delle aree metropolitane. Se scompaiono province grandi e strutturate come Genova, inutile tenerle nelle città più piccole». L'analisi si sposta poi ai comuni: quelli piccoli dovrebbero essere accorpati, costituendo magari dei consorzi. Rimarca infine che «con l'eliminazione della Provincia e una Regione più protagonista nel tessuto socio- economico, i cittadini potrebbero avvicinarsi in maniera più semplice e chiara alle istituzioni e il rapporto ne guadagnerebbe ». CONFINDUSTRIA Mariella Enoc, a capo della federazione subalpina: «Le imprese hanno bisogno di uno Stato che le aiuti e che non ponga ostacoli»

Torna all'inizio


Digitale bizzoso e canone Rai: molte proteste (sezione: Province)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Prov Ogliastra Pagina 6021 Televisione Digitale bizzoso e canone Rai: molte proteste Televisione --> Il digitale terrestre continua a fare le bizze e il caso approda in Provincia. Enzo Russo (Fortza Paris) annuncia un'interpellanza al presidente Piero Carta per chiedergli di adottare tutte le iniziative utili a tutela dei cittadini. Tra cinque giorni 5 giorni scadono i termini di versamento del tributo, che ancora una volta rischia di essere pagato dai meno abbienti, nonostante una Legge del 2007 li avesse esentati .Il Codacons di Tortolì denuncia: «Il ministro dell'Economia e delle Finanze non ha ancora pubblicato il decreto attuativo della Legge finanziaria 2008 che stabilisce come le persone di età pari o superiore a 75 anni con reddito proprio o del coniuge non superiore a 516,46 euro per tredici mensilità, potevano non pagare il canone Rai. Il Governo sta aspettando che i consumatori paghino anche il canone 2009 prima di esentarli». Il Codacons chiede la pubblicazione immediata del decreto attuativo e gli spot sulla Rai che annuncino l'esenzione del canone. Propone, anzi, di estenderne l'abolizione a tutti i possessori della social card e e alle famiglie con figli sotto i 3 anni di età. ( ni. me. )

Torna all'inizio


Il federalismo di Cacciari Tutte le tasse riscosse dai comuni aboliti Catasto, Entrate e Demanio (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 28-01-2009)
Pubblicato anche in: (Tribuna di Treviso, La)

Argomenti: Province

di Alberto Vitucci Il federalismo di Cacciari Tutte le tasse riscosse dai comuni aboliti Catasto, Entrate e Demanio Ai sindaci imposte e controlli Poteri su Iva ed evasione fiscale E tutte le regioni italiane trasformate a statuto speciale VENEZIA. Le tasse, anche quelle statali, riscosse direttamente dai Comuni e dalle Regioni. L'abolizione del Catasto e dell'Agenzia delle Entrate, del Territorio e del Demanio. Una «Banca regionale degli Investimenti». E ampia libertà agli enti locali per la gestione dell'Iva e la lotta all'evasione. E' una vera rivoluzione il progetto per il «Federalismo fiscale» elaborato dal Comune di Venezia. Il sindaco Massimo Cacciari, da sempre sostenitore del progetto federalista, ha istituito due mesi fa nuova la figura del consigliere delegato per il federalismo. E in questi giorni il lavoro è stato completato. Un malloppo di un centinaio di pagine con proposte, studi e tabelle che sarà illustrato domani agli Ordini professionali e poi inviato all'Anci, l'associazione dei comuni italiani, per farlo diventare una proposta di legge da presentare al governo. Il mago del federalismo made in Venice si chiama Maurizio Baratello. Commercialista di fama, consigliere comunale del Pd ex Ds ha lavorato («Gratis», ci tiene a dire) raccogliendo dati ed elaborandoli al computer. Adesso la «consulenza» è conclusa, e il rapporto è sulla scrivania di Cacciari. «Siamo il primo comune in Italia», dice soddisfatto. Il decalogo sarà illustrato in un grande convegno programmato per aprile. E intanto il dibattito è aperto. Le imposte La vera grande rivoluzione consiste nel modificare alla radice il sistema della riscossione delle imposte. Non più le tasse versate allo Stato e poi distribuite con i trasferimenti. Ma il percorso inverso: l'esazione diretta da parte dei comuni anche delle imposte statali, con poteri di accertamento e di controllo. Sarà istituita una Conferenza Stato-Regioni-Enti locali per la redistribuzione tra regioni ricche e povere. Agenzia delle Entrate Nella proposta Cacciari sono destinate a essere abolite le Agenzie del ministero delle Finanze a cominciare dalle Entrate. «E' il Comune che deve riscuotere direttamente le imposte», dice Baratello, «avviando accertamenti in sede locale. I comuni sono in fibrillazione, perché l'abolizione dell'Ici (9 miliardi di euro nel 2007) si è aggiunta al taglio netto dei trasferimenti, ridotti dal 2003 del 38 per cento». Il Demanio Una delle parole d'ordine del sindaco Cacciari è quella che il Comune «torni padrone del suo territorio». A Venezia soprattutto, ma anche in altri comuni, ampie porzioni di territorio sono sottratte alla giurisdizione dei sindaci, E' il caso delle aree militari, delle acque demaniali, delle aree aeroportuali e portuali. La riforma proposta prevede l'assegnazione dei Beni demaniali agli enti locali (i comuni in accordo con le regioni) con il compito della valorizzazione urbanistica, della produzione di cultura e reddito. In laguna clamorosi sono gli esempi dell'isola di Sant'Andrea e dell'Idroscalo, porticcioli ideali ancora in carico all'Esercito. Oppure dei Forti e delle caserme inutilizzate, che i comuni devono pagare per poter utilizzare. L'Iva «Non convincono», secondo lo studio di Cacciari, le proposte fin qui avanzate dell'assegnazione ai comuni di una percentuale delle entrate del'Irpef. Molto meglio la tassazione decentrata. La principale fonte di finanziamento degli enti locali sarà la compartecipazione all'Iva (tassa sui consumi indifferenziata), in modo da ridurre l'evasione, molto alta in Puglia e Campania, e aumentare i controlli. Oggi il finanziamento arriva invece dall'Irap regionale, la tassa sulle aziende utilizzata in questi anni per finanziare il 37 per cento della spesa sanitaria regionale. Il gettito Iva nazionale, secondo gli studi Unioncamere, ammonta a circa 70 miliardi di euro l'anno. La Regione con il gettito più alto è l'Emilia Romagna con 7 miliardi e 300 milioni di euro (1889 per abitante), seguita dalla Lombardia con 15,4 (1753 euro per abitante) e dal veneto con con 7,7 miliardi, 1743 euro l'anno pro capite. Il Catasto Altra rivoluzione prevede l'abolizione del Catasto e il suo passaggio ai comuni. La Tassa del Registro (circa 3 miliardi e 197 milioni di euro) dovrebbe essere applicata sui passaggi di proprietà da destinare al comune dove si trova l'immobile. Appalti e grandi opere Il testo prevede anche di garantire alle regioni «capacità di autonomia legislativa», estendendo le attuali competenze fissate dai decreti Bassanini alla normativa sugli appalti. Per infrastrutture e progetti di interesse regionale è prevista l'istituzione della Bri, la Banca regionale per gli investimenti, modello «federalista ta» della Bei che possa fornire prestiti e finanziamenti «senza scopi di lucro». Uno strumento per far accedere ai mutui gli enti locali monitorando in tempo reale il loro stato di indebitamento. Legge Speciale Insieme a Roma, l'altra città «speciale» è senza dubbio Venezia, per cui lo Stato ha previsto due leggi speciali e finanziamenti per proteggere un patrimonio dell'umanità. Senza finanziamenti statali basterebbe, conclude la proposta, consentire lo sforamento del Patto di stabilità. E dunque la possibilità di aprire il mercato anche a capitali esteri. Statuto speciale Obiettivo finale è quello di riconoscere anche alle Regioni a Statuto ordinario lo Statuto speciale. Oggi, conclude lo studio, la Sicilia spende il 150 per cento di quello che produce, il Trentino il 118. I trasferimenti a queste regioni sono in media 4350 euro a cittadino (con punte di 11 mila per Valle d'Aosta e 8900 per Bolzano. Una sperequazione che va eliminata, mantenendo anche per le regioni più povere le garanzie dei servizi essenziali.

Torna all'inizio


Sulla difesa delle Province Zambon sta con la Lega (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-01-2009)

Argomenti: Province

Il voto venerdì all'Eden, in Fi palese spaccatura Sulla difesa delle Province Zambon sta con la Lega Forza Italia si spacca sulle province. Il vice-presidente della giunta provinciale, l'azzurro Floriano Zambon, invita i consiglieri di via Battisti ad approvare il documento dell'Upi (Unione province italiane), che sarà messo al voto venerdì sera al teatro Eden. «Il documento non è una difesa d'ufficio delle province - spiega - Elenca invece una serie di riforme per il riassetto dello Stato, compresa la razionalizzazione del sistema e l'eliminazione delle province inutili. Anche nel programma di Forza Italia si parla dell'eliminazione delle province inutili». Di parere opposto invece il consigliere regionale azzurro, Remo Sernagiotto, che invita i sette consiglieri provinciali di Forza Italia ad astenersi dal voto. «L'abolizione delle province è uno dei punti del programma di Forza Italia - ribadisce Sernagiotto - Su questo tema la posizione del Pdl è chiara. I consiglieri rispettino la linea del partito». Lunedì sera i vertici azzurri si sono riuniti in un summit, per discutere la linea di voto di venerdì: astenersi (creando una bufera in seno all'alleanza con la Lega, favorevole invece alle provincie) o votare a favore? Alla fine si è deciso di rimandare la decisione alla segreteria provinciale del partito, ossia ad Annalisa Basso. Il presidente dell'ente di via Battisti, Leonardo Muraro, lancia un appello: «Io non chiedo a nessuno di uscire dal consiglio, ma è una questione di coerenza». Intanto il capo-gruppo dell'Udc, Fiorenzo Silvestri, annuncia il voto favorevole al documento.(l.c.)

Torna all'inizio


"La Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 29-01-2009)

Argomenti: Province

LEGA NORD "La Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari" Anche a Savona la Lega Nord si schiera contro l'abolizione delle Province. Andrea Bronda, segretario provinciale del Carroccio, ieri è intervenuto sostenendo che non è abolendo le Province che si risolveranno i problemi di bilancio dello Stato. Secondo il segretario Bronda le Province non vanno abolite ma rese più operative, snelle ed efficienti. «Devono diventare enti al servizio del cittadino sfruttando le numerose professionalità di valore presenti nell'ambito del personale. Se si vuole veramente ridurre la spesa pubblica, bisogna partire dal numero dei parlamentari e dall'ammontare degli emolumenti. Per questo difenderemo il ruolo e l'importanza della Provincia con un volantinaggio che verrà effettuato domani davanti a Palazzo Nervi».

Torna all'inizio


Progetto troppo complesso (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 29-01-2009)
Pubblicato anche in: (Tribuna di Treviso, La)

Argomenti: Province

«Progetto troppo complesso» Bocciatura bipartisan. Irpef, oggi patto sindaci-artigiani VENEZIA. Un progetto eccessivamente complesso e tardivo. E' il giudizio - bipartisan - sull'idea di riforma federalista elaborata per il Comune di Venezia con l'obiettivo di trasformarlo in una proposta di legge. Una lettura dell'autonomia fiscale troppo articolata per essere concretamente applicabile in un Paese in cui un federalismo molto più soft stenta a decollare. Intanto, questa mattina, il Movimento dei sindaci per il 20% dell'Irpef firmerà a Rubano un accordo con le associazioni di artigiani e piccole imprese. Questo prevede un matrimonio d'intenti, ovvero: i sindaci sosterranno gli imprenditori nella battaglia sugli studi di settore mentre, questi ultimi, aderiranno alla raccolta firme lanciata dagli amministratori locali. La "proposta Cacciari" prevede la riscossione delle tasse diretta per Comuni e Regioni, l'abolizione di Catasto, Agenzia delle Entrate, del Territorio e Demanio e una Banca regionale per gli investimenti. «Si tratta di una proposta suggestiva, condivisibile, ma difficilmente realizzabile» sostiene Daniele Ferrazza (Pd), sindaco di Asolo nonché esponente del Movimento «Non riusciamo ad abolire enti come le comunità montane e le Province, figuriamoci se si riesce ad intraprendere un progetto così ambizioso. Credo che l'approccio complessivo sia auspicabile, ma manchi la volontà necessaria: siamo di fronte ad un progetto bello ed impossibile». Sulla stessa linea il sindaco di Teolo, Lino Ravazzolo, anch'egli nelle fila del Movimento, fronte centrodestra: «Le proposte di Cacciari mi sembrano molto ambiziose, ma irraggiungibili - conferma il primo cittadino - già solo portare a casa il 20% dell'Irpef si sta rivelando molto difficile. Non solo: sono 13 anni che proviamo a portare le funzioni del Catasto in corpo ai Comuni, processo che si è rivelato lentissimo, lasciando per altro la capacità impositiva allo Stato. Al massimo, questa iniziativa potrebbe rientrare in un passo successivo, un "federalismo 2", ma al momento mi sembra un puro esercizio filosofico». «Ormai siamo al voto sul federalismo fiscale, tutte le altre proposte sono ormai superate - chiude il sindaco di Treviso Gianpaolo Gobbo (Lega) - adesso è facile parlare, mi domando perché però non ci abbiano pensato prima». Più articolata la lettura del vicegovernatore del Veneto: «Ora tutto si gioca sui decreti attuativi - sostiene Franco Manzato - le Regioni devono avere un'autonomia finanziaria per competere con i cantoni svizzeri e i territori europei. Per questo è necessario che le Regioni possano contare sulla leva fiscale. Solo in questo modo è possibile applicare una politica economica espansiva, che punti cioè ad abbassare le tasse o a investire sulle infrastrutture. Diversamente, oggi la fiscalità non dà frutti». Nello specifico, quanto alla proposta del Comune di Venezia, il leghista Manzato appare più conciliante: «Nella proposta Cacciari, mi sembra che ci siano una serie di spunti interessanti - prosegue - tuttavia, a questo punto, diventa fondamentale capire quanto il sindaco di Venezia possa spingere le sue idee all'interno del Pd a livello nazionale. L'unica possibilità è questa, dato che ora le Commissioni andranno a valutare i decreti attuativi». (s.zan.)

Torna all'inizio


Il federalismo fiscale è una riforma parzialesenza il varo della Carta delle autonomie locali (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Province

Il federalismo fiscale è una riforma parzialesenza il varo della Carta delle autonomie locali Andrea Orlando, Roberta Pinotti, Mario Tullo Il federalismo fiscale serve all'Italia: per rafforzare l'autonomia e la responsabilità degli enti territoriali sancita dal nuovo Titolo V della Costituzione; per accrescere la qualità dei servizi pubblici offerti ai cittadini; per impiegare al meglio i soldi dei contribuenti. La condivisibile scelta del Pd di astenersi nella votazione finale al Senato sul disegno di legge Calderoli dimostra che il dialogo auspicato a più riprese dal Presidente Napolitano non è un'utopia, ma è concretamente possibile. Su una delle riforme cruciali per il futuro dell'Italia i democratici hanno saputo accettare la sfida del cambiamento, per concorrere responsabilmente alla modernizzazione del Paese. La Lega Nord e il Pdl avevano proposto inizialmente un modello di federalismo fiscale - quello cosiddetto "lombardo" - decisamente lontano, con la sua impostazione localistica, dall'articolo 119 della Costituzione. Il disegno di legge approvato in prima lettura dal Senato - che pure continua a presentare parecchi limiti e contraddizioni - grazie al contributo di idee del Pd risulta assai più coerente con il dettato della Costituzione e molto più simile nei suoi contenuti alla proposta presentata dal governo Prodi nell'estate del 2007. Nel merito, sono numerose le proposte avanzate dal Pd e accolte dal governo e dalla maggioranza: la costituzione di una Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, che rafforzerà il ruolo delle due camere nella delicata fase di discussione dei decreti delegati (che definiranno nel concreto il funzionamento del nuovo sistema); l'introduzione del "patto di convergenza", che allarga l'orizzonte del federalismo fiscale includendo esplicitamente tra i suoi obiettivi la progressiva omogeneità sul territorio dell'offerta quantitativa e qualitativa dei servizi pubblici essenziali (sanità, assistenza, istruzione,ecc.), impiegando a tal scopo una parte delle risorse risparmiate con l'applicazione dei costi standard in tutto il Paese; l'armonizzazione di tutti i bilanci pubblici, essenziale per avere numeri certi per quanto riguarda la finanza degli enti territoriali; il superamento del principio di territorialità delle imposte contenuto nella formulazione originaria del disegno di legge del governo, incompatibile con il carattere unitario della Repubblica; una definizione più precisa dei riferimenti dell'autonomia tributaria dei Comuni (gli immobili) e delle Province (il trasporto su gomma), come avviene negli altri Paesi europei; l'introduzione del metodo della programmazione pluriennale per gli interventi speciali per la coesione e il Mezzogiorno; una accelerazione dei tempi di adozione dei decreti delegati (un anno per il primo schema di decreto legislativo) e di transizione al nuovo ordinamento (cinque anni, anziché il generico "periodo di tempo sostenibile" della versione iniziale del disegno di legge). Sono modifiche significative, che hanno migliorato sensibilmente il disegno di legge rispetto alla proposta originaria del governo. Nonostante ciò, rimangono aperti nodi importanti, che condizioneranno il giudizio finale sul provvedimento. Per il Pd il federalismo fiscale è un elemento importante, ma non esaustivo rispetto all'obiettivo di completare e rafforzare l'ordinamento federalista definito dal nuovo Titolo V della Costituzione. È necessario varare la Carta delle autonomie locali, così come creare un Senato federale in cui gli enti territoriali possano intervenire nel processo di formazione delle leggi nazionali. Senza un'accelerazione su questi fronti, il federalismo fiscale è una riforma parziale e insufficiente. A ciò si aggiunge il problema della quantificazione degli effetti finanziari della riforma, essenziale per apportare tutte le correzioni necessarie per evitare scompensi ingiustificati nella dotazione di risorse dei diversi territori del Paese o un aumento incontrollato della pressione fiscale complessiva. Il governo del Pdl e della Lega Nord ha un forte problema di credibilità, nei confronti del sistema delle autonomie. Tutti i principali provvedimenti assunti dall'inizio della legislatura sono improntati ad un rigido e soffocante centralismo: abolizione dell'Ici sulla prima casa e mancata compensazione integrale per i Comuni; blocco dell'autonomia impositiva di Comuni, Province e Regioni; tagli ai trasferimenti erariali; una manovra finanziaria particolarmente penalizzante per gli Enti locali (secondo l'Anci 8 Comuni su 10 rischiano di non rispettare il patto di stabilità interno nel 2009); gli scambi politico-clientelari a favore di singole realtà (i finanziamenti straordinari per Catania e Roma, con l'esenzione di quest'ultima dal patto di stabilità interno; il trattamento di favore che lo stesso disegno di legge sul federalismo fiscale riserva a Roma Capitale; ecc...). Tutto questo avviene in una fase in cui gli enti locali sono in prima linea di fronte alla recessione economica: da una parte devono fare fronte a buona parte delle ricadute sociali della crisi; dall'altra potrebbero diventare protagonisti della ripresa (i Comuni realizzano il 43 per cento di tutti gli investimenti pubblici), se solo venissero allentati (per tutti, non solo per Roma) i vincoli soffocanti che il patto di stabilità pone alle spese in conto capitale. È necessario cambiare rotta, e bisogna farlo rapidamente. La scommessa, per il Pd, quindi, è duplice. Migliorare e rafforzare il testo approvato dal Senato, naturalmente. Ma anche incalzare il governo perché passi rapidamente dalle parole ai fatti, anticipando l'entrata in vigore di alcuni elementi del federalismo fiscale, a partire dalla compartecipazione Irpef per i Comuni. Gli enti locali non possono rimanere in mezzo al guado, nell'attesa dei tempi lunghi (due anni per i decreti delegati, e cinque anni per l'entrata a regime) di attuazione della riforma nel suo insieme. Andrea ORLANDO e Mario TULLO sono deputati del Pd. Roberta PINOTTI è senatrice del Pd 29/01/2009

Torna all'inizio


Le Province delle Marche si mobilitano (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 29-01-2009)

Argomenti: Province

CRONACHE MARCHE pag. 19 Le Province delle Marche si mobilitano LA PROTESTADA OGGI MANIFESTAZIONI CONTRO LA VENTILATA CHIUSURA DELL'ENTE ANCONA IL PRESIDENTE dell'Unione regionale delle Province marchigiane e della Provincia di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli scende in campo per difendere ruolo e funzioni delle Province. Si schiera contro la loro abolizione, ventilata dal Governo, e annuncia per oggi ad Ancona una seduta straordinaria del consiglio provinciale del capoluogo, al Liceo classico Rinaldini, «per sensibilizzare la popolazione e varare proposte in difesa della dignita' dell'istituzione». Ucchielli ha detto di sentirsi «amareggiato per la campagna delegittimatoria nei confronti di chi giornalmente si impegna con il suo lavoro a far funzionare un'istituzione la cui esistenza è sancita dal Titolo V della Costituzione, e confermata nel 2006 dal secondo referendum costituzionale della storia della Repubblica». «Tutti gli organismi istituzionali presenti nel Paese ha ricordato , dai sindacati, ai partiti, alle forze dell'ordine, hanno una suddivisione territoriale basata sulle province, per essere più vicini alla gente e garantire l'esercizio della democrazia». Ucchielli ha anche rivelato di aver «dato mandato all'Ufficio legale di verificare se la campagna denigratoria in corso contro l'ente ne danneggi l'immagine, per chiedere eventuali danni a chi delegittima il nostro lavoro». Alla seduta del consiglio provinciale di Ancona faranno seguito il giorno successivo analoghe convocazioni di tutti i consigli provinciali delle Marche per discutere del problema con partiti, sindacati, imprese e forze sociali. Con i Comuni, ha ricordato Ucchielli, le Province sono l'ente cui i cittadini possono rivolgersi direttamente, e che ha competenze su scuola ed edilizia scolastica, formazione, lavoro, informatica, trasporti, mobilità, turismo e ambiente. «La riforma federalista ha concluso deve servire a definire meglio le loro funzioni e ad erogare le risorse necessarie per svolgerle, tenendo presente quanti enti, agenzie, authorities (in media 30 per ogni regione) svolgono sul territorio compiti tipici delle Province».

Torna all'inizio


Di Pietro tribuno senza popolo (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Province

Di Pietro 1. È il sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei confronti del presidente della Repubblica («Napolitano dorme, l'Italia insorge») a scatenare Antonio Di Pietro a piazza Farnese. Vogliono farci lo scherzetto di piazza Navona ma in una piazza civile c'è tutto il diritto a manifestare?», si chiede protestando per il sequestro del manifesto. In una piazza «può essere accolto chi non è d'accordo con alcuni silenzi» del Capo dello Stato), prosegue. Poi aggiunge: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo». Di Pietro affe rma poi che questa critica è «fatta del tutto rispettosamente». Quindi conclude: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso per questo io voglio dire quello che penso». (Ansa) Di Pietro 2. «Mi amareggia molto - dice in una nota il leader dell'Italia dei Valori - per l'oggettiva disinformazione che contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto, il comunicato del residente della Repubblica in merito al mio intervento di questa mattina. Ho detto e ribadisco che, a mio avviso, è stato ingiusto e ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti i tenere esposto uno striscione non offensivo, ma di critica politica». «In democrazia - prosegue Di Pietro - deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi. Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato». (Apcom) Il Tonino-pensiero è arrivato (forse) alle estreme conseguenze dell'invettiva politica con la frase e il giudizio sul Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (guarda il video). Dal palco, l'autonominatosi tribuno del popolo lancia il suo atto d'accusa più grave colpendo la più alta istituzione dell'Italia repubblicana. quella parola, "mafioso", rimbalza e rotola in quella piazza che oceanica non è perché Tonino sta perdendo per strada il suo popolo (dopotutto una questione morale come si è visto esisste anche per lui, il Grande Moralizzatore). Rimbalza fra lo stupore di chi l'ascolta, arriva fino al Colle ma poi ridiscende (accusa rispedita seccamente e duramente al mittente da Napolitano) verso la piazza, rimbalza ancora ed esplode come una bomba impazzita sul palco da dove è partita. In mano a Di Pietro. Che poi fa una goffa, lunare retromarcia, vorrebbe metterci una pezza "ma è peggio del buco" come scrive Antonio Polito sul Riformista. Di Pietro-Grillo-Travaglio, le madonne addolorate del giustizialismo italiano, del neo-qualunquismo politico in versione aggiornata erano insieme, in quella piazza. giusto così. Gli italiani li hanno visti all'opera, a ciascuno la sua parte nella sceneggiata sul palco di piazza Farnese, Roma, Italia. Il pubblico giudichi. Inutile stavolta spendere troppe parole su Di Pietro e i suoi amici. Una parola invece la vorrei spendere sul Partito Democratico e sul Walter Veltroni: ha già detto per due volte di aver rotto con Di Pietro, poi è andato avanti tutto come prima. Romperà allo stesso modo per la terza volta? O il centrosinistra riformista (ma lo è davvero?) dovrà aspettare che all'alba il gallo canti ancora? Walter avrà finalmente capito, come hanno già capito molti esponenti democratici, che si è avvinto in un abbraccio mortale? Già, perché Di Pietro e i neo-girotondini aspettano le elezioni europee, continuando ad alzare il tiro per prendere i voti proprio al Pd e ai cespugli della sinistra. I conti li faranno dopo. Il demagogo in trappola di Mario Giordano Tonino, messia al tramonto tra scandali e parole a vuoto di Filippo Facci Il gioco di Tonino è durato poco. L'antipolitica l'ha già scaricato di Paolo Granzotto Scritto in Varie Commenti ( 5 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Jan 09 Vendola: "Rifondazione addio" Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava - il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista, corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti ( 23 ) » (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (13 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (8 votes, average: 2.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (11 votes, average: 3.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (11 votes, average: 2.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 119 ) » (27 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (41 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (31 votes, average: 2.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (118 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (59) Ultime discussioni Alberto Taliani: Rebecca M. scrive via mail: "L'attacco a Napolitano è la logica conseguenza delle... Alberto Taliani: Caro Italiano, per carità, bastano le parole dette da Di Pietro. ci risparmi Grillo. Quanto... Talita: Signor Nico, lei valuta le prestazioni di un sistema, però ha sbagliato comunque obiettivo. Si vede che... ITALIANO: PURTROPPO L'ITALIA E' UN POPOLI DI PECORONI CREDULONI E DI GENTE CON LA MEMORIA CORTA!!!! E POI... Danilo: Di Pietro è un rozzo aizzatore di popolo, per fini propri facilmente intuibili; farebbe meglio a moralizzare... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News "Camere a gas? Usate per disinfettare" Intervista choc di un prete lefebvrianoDi Pietro spacca l'Idv Donadi: "Napolitano, il giudizio è positivo"Caso Di Girolamo, Pdl battuto al SenatoBattisti si difende: "Non ho mai ucciso"Crisi, il governo chiede alle Regioni 2,65 miliardiVIAGGIO NELLA DROGA "Anfetamine a colazione"Sanremo, ecco la Baschetti: "Non porto solo il mio corpo"L'Inter vince anche in 10: ora è a +6 sulla Juve Milan fermato dal Genoa, Totti lancia la RomaFrancia: è sciopero generaleCapodanno, intervistato in tv prima dello stupro Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (4) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Di Pietro tribuno senza popolo Vendola: "Rifondazione addio" D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


In Consiglio provinciale di Ferrara approvato il Bilancio di previsione 2009 (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 29-01-2009)

Argomenti: Province

In Consiglio provinciale di Ferrara approvato il Bilancio di previsione 2009 (29/1/2009 15:34) | (Sesto Potere) - Ferrara - 29 gennaio 2009 - Approvazione ufficiale in Castello Estense del bilancio di previsione annuale 2009 della Provincia di Ferrara. Dopo la relazione di presentazione, avvenuta nella seduta del 17 dicembre da parte del vicepresidente con delega al Bilancio Davide Nardini, si è tenuto il dibattito. Al termine della discussione il bilancio è stato approvato: 27 i presenti al momento del voto, 18 i voti favorevoli della maggioranza di centrosinistra e 9 i voti contrari dell?opposizione. Gli interventi nel corso del dibattito: Rossano Scanavini (Udc – popolari liberali verso il Pdl): La relazione di Nardini mi ha lasciato perplesso. E? un resoconto troppo misero con pochi spunti su cui ragionare. Do atto al presidente della Provincia per essersi impegnato ma i risultati di questi anni, che non dipendono solo da lui, sono scarsi. Quale piano di sviluppo per la Provincia avete immaginato, qual è la filosofia? Non c?è un piano strategico, un?idea di sviluppo della provincia non si vede. Isabetta Gomedi (Pd): Il bilancio contiene molte positività: contenimento delle spese e investimenti mirati in un regime di patto di stabilità. C?è stato un piano di riorganizzazione scolastica importante e concertato. La situazione economica - come tutti sappiamo - è precaria ma positivo è l?impegno avviato per favorire l?accesso al credito per le imprese e le famiglie. Nei momenti difficili come quello attuale deve prevalere la coesione sociale. Vittorio Anselmi (Fi – Pdl): Mancano la capacità di incidere e la progettazione. Dieci anni fa non stavamo tanto bene e oggi non abbiamo fatto tanti passi in avanti. Occorrerebbe ascoltare di più le imprese e le loro esigenze. Si continua a non fare niente per semplificare la macchina burocratica. Il ruolo della Provincia è tutto da ripensare, c?è un bilancio fallimentare di anni con i progetti positivi di questa amministrazione che si contano sulle dita di una mano. Brunella Lugli (Verdi): Realizzando il bilancio occorre pensare alle categorie più deboli, non si possono scaricare disagi sulle fasce più in difficoltà della società. Occorrono più sforzi nell?ente per ridurre il deficit, occorre un contenimento del debito e un alto impegno per la formazione. Non tutte le opere pubbliche vanno ugualmente bene: occorre in questo settore valutare bene l?impatto ambientale che queste creano sul territorio. Assessore Diego Carrara: Ho sentito affermazioni ingenerose. Non si può dire che la Provincia sia assente: si può dire che non sono piaciute le politiche realizzate ma non si può parlare di assenza. Si è lavorato per dare sostegno alle imprese, si è rafforzata per quanto possibile la creazione di nuove attività, sono state create delle nuove infrastrutture, anche tecnologiche, come la rete telematica. Fatti che sono sotto gli occhi di tutti. C?è azione, si può non condividerla, ma non parlare di assenza. Davide Verri (An – Pdl): Nessuno vuole disconoscere il denaro investito dalla Provincia. C?è però un dato oggettivo, la Provincia è lontana dalle persone, la gente non riesce a capire il loro ruolo. Occorre una maggiore concretezza: il bilancio - ad esempio - è ingessato dalla spesa del personale e dai mutui. Occorre partire con un grosso lavoro di riorganizzazione della macchina amministrativa burocratica. Va superata la difficoltà della gente a percepire le competenze. Giovanni Nardini (Pd): Siamo in una fase di recessione tecnica. I dati dei fallimenti sono sconfortanti. Occorre uno sforzo per pensare alle priorità del nostro territorio, la Provincia non ha una autonomia impositiva e c?è una sofferenza dal punto di vista delle entrate anche per il calo dei trasferimenti regionali. Positivi in questo ambito quindi sono gli accordi per l?anticipazione della cassa integrazione. Le province sono fondamentali per la coesione del territorio. Neda Barbieri (ApF): La relazione del vicepresidente è sulla difensiva nei contenuti. Ci sono opere non fatte, l?Idrovia ad esempio è un discorso fermo, il progetto Ermitage è sicuramente importante ma non sta dando i frutti che ci aspettavamo, occorre rimettere in moto il progetto Ferrara Città d?Arte. Occorre guardare con attenzione le cifre: estendere le opportunità per le piccole e medie aziende. Ritengo fondamentale una flessibilizzazione del patto di stabilità. Giovanni Cavicchi (Lega Nord): Quando ci si trova in condizioni di difficoltà di solito si è abituati a prendere “a male parole” il governo. Noi siamo qui per votare il bilancio della Provincia che è deludente. Ci sarebbe piaciuto vedere chiaramente dove si tagliava per verificare in contemporanea anche dove si andava ad investire. La Lega Nord è per una profonda riforma anche delle autonomie: occorre procedere ad una aggregazione dei comuni minori. Rino Conventi (Gruppo Misto): Serve una razionalizzazione degli organi periferici dello Stato. Ci sono competenze sovrapposte e si potrebbe fare una lista infinita di spese discutibili. Perché la Provincia non si occupa maggiormente - ad esempio - della Sacca di Goro con la manutenzione delle chiuse e dei canali. Servirebbe un dialogo maggiore tra maggioranza e opposizione, spesso ho l?impressione che si boccino in maniera preconcetta istanze che arrivano dall?opposizione. Ugo Taddeo (Fi – Pdl): E? un bilancio che mi ha deluso molto. Non si capisce che cosa ci attende e verso che cosa ci porta. Io ho espresso grandissimo entusiasmo su questi banchi, per la possibilità dell?Ermitage. Ora però ci sono grandi ombre e non è stato fatto un salto di qualità che mi aspettavo. Non c?è una riduzione di consulenze e incarichi così corposa come mi sarei aspettato: si poteva in generale fare molto di più e meglio. Mario Castelluzzo (Pd): Occorre partire dalla seria crisi finanziaria in atto. La Provincia di Ferrara vista la sua natura è stata fortemente toccata e gli ordinativi sono in forte calo. Il mercato auto incide sul bilancio: in questo quadro fosco e difficile, l?ente ha tagliato dove si poteva tagliare, ha investito dove si poteva su viabilità ed edilizia scolastica. Ha intrapreso opere e ha dato sostegno alle imprese. Sulle famiglie si può fare ancora di più ma il giudizio sul bilancio è positivo. Filippo Farinelli (Prc): Il bilancio preventivo deve tenere conto della situazione nazionale. Non si può andare oltre a ciò che non si ha. E? uno dei momenti più brutti di crisi economica in Italia e nel mondo e gli enti locali nei loro bilanci non possono fare dei miracoli. C?è un bilancio coerente con importanti investimenti principalmente in due settori vitali, quello delle infrastrutture e dell?edilizia scolastica e quindi il mio voto è certamente positivo. Ha fatto seguito la replica del vicepresidente Davide Nardini:Nella relazione ho cercato di essere il più concreto possibile. Sul tema delle entrate non bisogna mai dimenticare che per le province questa voce cambia di mese in mese a seconda delle vendite delle auto. Il calo drastico delle vendite in corso ha implicazioni per il bilancio della Provincia. Sul discorso abolizione dell?Ente, non vorrei entrare troppo nel merito ritenendo di nessun valore il dibattito: le province hanno competenze chiare, svolgono un importante ruolo con deleghe precise e di coordinamento. Tutti concordano che in questa fase di crisi ciò che manca veramente è un grande piano strategico nazionale. Occorre un grande sforzo nazionale per guardare alle imprese, ai cittadini e ai lavoratori che sono in grande difficoltà. Noi, nel nostro territorio, per quanto di nostra competenza abbiamo attivato una serie di misure a favore e a sostegno di imprese e famiglie. Ha fatto seguito l?intervento del presidente della Provincia Pier Giorgio Dall?Acqua: Si tratta di un bilancio che tiene conto della crisi in atto nel nostro paese e che nonostante tutto mantiene un forte impegno sul versante degli investimenti e del contenimento delle spese. L?aumento delle ore di cassa integrazione nell?ultimo anno è stato esponenziale, ognuno è libero di dire anche che è colpa della Provincia ma io credo che ci sia arrivata una tegola di livello mondiale. Nel nostro territorio ci sono industrie manifatturiere e meccaniche e ci sono ricadute impressionanti e da una crisi economica può anche arrivare una crisi sociale che ci deve preoccupare. Con l?obiettivo di dare sostegno a imprese e famiglie per quanto nelle nostre possibilità, abbiamo convocato a novembre la Consulta dell?Economia e del lavoro fornendo primi strumenti per le aziende. Con la collaborazione delle Fondazioni Carife e Caricento abbiamo avviato una forma di anticipazione della cassa integrazione, insieme con Camera di Commercio e tutti i comuni del territorio abbiamo stanziato risorse per favorire l?accesso al credito per le nostre imprese. Infine abbiamo verificato una importante disponibilità di Carife e Caricento per varare ulteriori misure a sostegno delle famiglie particolarmente disagiate oltre alle risorse già previste dai piani di zona. Credo anche che occorra dare la possibilità agli enti locali di attivare una politica di investimenti. In questa situazione è anche fondamentale non abbandonare le infrastrutture avviate, Cispadana e Tangenziale Est avranno una loro conclusione; sull?Idrovia abbiamo il finanziamento con i fondi che si possono utilizzare solo per quel progetto specifico e credo che rappresenti una opportunità per il nostro territorio con una riqualificazione importante anche dell?asta fluviale. Il turismo è un settore importante di questa provincia e abbiamo avviato un ragionamento continuo con strategie condivise con la Camera di Commercio e con il sistema delle imprese. Infine su Ermitage Italia credo che debba essere considerata come una grande opportunità in più di questa città. Occorre uscire da discorsi di autoreferenzialità e percepire questa presenza come un bene per città e provincia. Si sono poi esaminati e votati gli emendamenti al bilancio presentati. E? stato RESPINTO un emendamento presentato dal consigliere Rino Conventi (Gruppo Misto) finalizzato all?attuazione delle commissioni consiliari in teleconferenza. Votazione 9 favorevoli, 17 contrari. E?stato RESPINTO un emendamento presentato dal consigliere Rino Conventi (Gruppo Misto) che chiedeva uno studio di un tracciato di collegamento tra Strada Provinciale Gran Linea e tangenziale di Ferrara. Votazione 5 favorevoli, 17 contrari. E? stato RESPINTO un emendamento presentato dal consigliere Rino Conventi (Gruppo Misto) che chiedeva la realizzazione di uno studio per lo spostamento degli uffici provinciali dal Castello Estense. Votazione 8 favorevoli, 18 contrari. E? stato ACCOLTO un emendamento presentato dai consiglieri Lugli, Panizza, Gramolelli, Farinelli, Cuoghi, che prevede uno studio di fattibilità per il completamento del tratto ferroviario tra Ostellato e Porto Garibaldi “per contribuire a spostare traffico di persone e merci da mezzi su gomma a mezzi su rotaia”. L?emendamento è stato approvato all?unanimità. E? stato ACCOLTO un emendamento presentato dai consiglieri Panizza, Cuoghi, Lugli, Farinelli, Nalin, che prevede un aumento di capitale sociale in ACFT. E? l?acquisizione di quote di partecipazione in Acft Spa dei Comuni allo scopo di omogeneizzare la composizione societaria in analogia alla composizione societaria di ATC Spa di Bologna in funzione della fusione per incorporazione di ACFT in ATC. L?emendamento è stato approvato all?unanimità. Dopo la fase di dichiarazioni di voto si è poi proceduto all?approvazione del bilancio. Votazione finale: 27 presenti, 18 voti favorevoli, 9 voti contrari.

Torna all'inizio


"La Provincia non si tocca Se mai servono più deleghe" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

MOBILITAZIONE NAZIONALE.CONTRO L'ABOLIZIONE "La Provincia non si tocca Se mai servono più deleghe" Consiglio straordinario questa sera a palazzo Flaim [FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA Le bandiere, questa volta, restano nell'angolo. Se c'è di mezzo la sopravvivenza della Provincia, il presidente di centrosinistra e i parlamentari di centrodestra fanno fronte compatto. E questa sera alle 20,30, al consiglio provinciale straordinario a palazzo Flaim di Verbania saranno dalla stessa parte, a difendere la sudata autonomia. Come in tutta Italia, del resto, visto che l'appello alla giornata di mobilitazione arriva direttamente dall'Unione delle Province d'Italia: «L'abolizione delle Province è un attacco alla democrazia - tuonano dall'Upi -, si vuole il ritorno al centralismo a scapito dell'autonomia e della responsabilità delle diverse istituzioni costitutive della Repubblica». Il primo a puntare i piedi è il presidente Paolo Ravaioli: «Giù le mani dalle Province, soprattutto dalla nostra. I costi, tra l'altro minimi, non giustificano l'abolizione, saremmo solo capri espiatori per la crisi». Non che sia tutto rose e fiori: «Al momento c'è troppa confusione sui ruoli - ammette Ravaioli -, pensiamo ad esempio al turismo, di cui si occupano Regione, Provincia, Distretto dei laghi. Ognuno fa qualcosa, mentre andrebbero definite meglio le competenze, con relativa dotazione di fondi. La riforma davvero necessaria, quindi, riguarda l'autonomia: alle Province vanno delegate le funzioni che attualmente appartengono ai consorzi, ad esempio su rifiuti e acqua. Cosa che, tra l'altro, noi perseguiamo da tempo». Pochi mesi fa, infatti, il presidente della Regione Mercedes Bresso - che oggi sarà in Valle Anzasca per la consegna dei lavori della galleria di Ceppo Morelli - ha firmato il protocollo d'intesa con Ravaioli per l'«autonomia possibile» del Vco, ossia maggiori deleghe (e rispettivi introiti). Ma ancora non basta, secondo il deputato del Pdl Marco Zacchera, che stasera mancherà all'appello poiché all'estero: «Così com'è la Provincia non ha un ruolo sufficiente a giustificarne l'esistenza. Deve avere più compiti, ma finora la Regione non ha mai risposto alla richiesta in maniera convincente: la Provincia deve diventare il suo braccio esecutivo». Il senatore leghista Enrico Montani alza il tiro: «Tutto ciò che da Roma passa in mano a Regione, Province e Comuni è positivo, visto che è i veri sprechi da tagliare appartengono allo Stato. Al di là delle appartenenze politiche, poi, bisogna ammettere che nel Vco gli sprechi sono davvero pochi o nulli, non ci sono cattedrali nel deserto. Pensiamo piuttosto ad eliminare i doppioni rappresentati dai vari consorzi». Anche il senatore Valter Zanetta punta all'aumento di deleghe. «Demanio idrico, piani regolatori, autorizzazioni: sono tutte funzioni che toccherebbero alle Province - dice -, cui deve abbinarsi una burocrazia più snella, per aiutare davvero l'economia. Lo slogan "Aprire un'azienda in un giorno", insomma, deve diventare realtà: così la Provincia sarebbe davvero vicina ai cittadini». Le matasse da sbrogliare non mancano e la soluzione, secondo l'Upi, è «la rapida approvazione di norme per la semplificazione e razionalizzazione delle funzioni di ogni livello di governo previsto dalla Costituzione». Ossia il disegno di legge delega sul federalismo fiscale, la nuova Carta delle autonomie locali e l'individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni e Province.

Torna all'inizio


Province, i vertici Pdl per l'astensione (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Province, i vertici Pdl per l'astensione Oggi il consiglio (aperto) della verità. Azzurri tesissimi, Lega attendista Province da eliminare? Sì, almeno per 6 membri su 10 del direttivo trevigiano del Pdl. Direttivo che mercoledì sera si è espresso chiaramente anche in merito al comportamento da tenere al consiglio provinciale in programma per questa sera, alle ore 19.30, al teatro Eden, alla presenza di sindaci e associazioni di categoria. Un consiglio con un unico ordine del giorno: votare il documento dell'unione province italiane a sostegno appunto del mantenimento degli enti Provincia. La Lega è pronta a votare a favore, anche le opposizioni. Ma nel Pdl è maretta: gli azzurri della corrente Sacconi-Sernagiotto vogliono astenersi poiché il programma del Pdl mira all'abolizione delle Province, mentre la corrente di Fabio Gava appare più possibilista. Mentre il capogruppo azzurro di via Battisti Gian Pietro Favaro annuncia il voto favorevole dei forzisti, il sernagiottiano De Mitri è pronto ad astenersi. E lo stesso Sernagiotto ribadisce: «La maggioranza del direttivo è per l'astensione, e così sarà». Ma potrebbe anche darsi che passi la linea dell'assenza strategica, come quelle di Davì e Fighera. Insomma, stasera sarà la resa dei conti. Anche in seno al Pdl. (a.z.)

Torna all'inizio


Melilli: <Non sono le Province la vera zavorra> (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

POLITICA pag. 12 Melilli: «Non sono le Province la vera zavorra» INTERVISTA di ITTI DRIOLI ROMA OGGI è la grande giornata delle Province, che hanno indetto una mobilitazione nazionale per rispondere a chi le vorrebbe abolire. Fabio Melilli (nella foto LaPresse), Pd, è presidente della Provincia di Rieti, e presidente dell'Upi, l'Unione delle province italiane. Anche voi, dunque, impegnati in una difesa corporativa? «Tutt'altro. Vogliamo mettere in evidenza le contraddizioni di un dibattito un po' demagogico che si riaccende proprio quando il federalismo fiscale avanza, ed è la dimostrazione che Regioni, Comuni e Province vanno rafforzati. Altro che far scomparire queste ultime!». Perché andrebbero rafforzate? «Perché per raggiungere gli obiettivi di semplificazione del sistema tributario e di riduzione della pressione fiscale si deve dire chiaramente chi fa che cosa. Si deve rformare la Pubblica amministrazione e definire finalmente le funzioni dei tre livelli di governo nel territorio. Sono tre in tutti i Paesi d'Europa». Ma da qualche parte bisogna anche tagliare. «Certo. Anche noi partiamo all'assunto che il sistema pubblico è inefficiente. Si può risparmiare sopprimendo funzioni concorrenti e spesso sovrapposte. La strada è abolire tutto quello che negli ultimi 20 anni si è frapposto fra i tre livelli di governo. Regioni e Stato hanno creato Enti non elettivi che oggi spendono molto di più delle Province». Ad esempio? C'è un proliferare di Consorzi, di Autorità con tanto di consigli di amministrazione e gettoni di presenza i cui membri non sono sottoposi al giudizio dei cittadini ma costano, e tanto, ai cittadini. Non dico che le Province debbano restare come sono. Le loro funzioni vanno riviste: un assessore alle politiche sociali, ad esempio, può non servire, ma 180mila chilometri di strade provinciali non possono essere di competenza dei Comuni». La Lega vi difende. E il Pd, che è il suo partito? «Nel programma elettorale il Pd prevedeva l'abolizione delle Province solo nelle città metropolitane, com' è giusto. Ora vedo che ci sono opinioni differenti. Vorrei capire qual è la linea, finalmente».

Torna all'inizio


Il federalismo in Emilia piace soltanto a metà (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

CRONACHE pag. 18 Il federalismo in Emilia piace soltanto a metà IL DIBATTITO ALLA CISL REGIONALE BOLOGNA IL FEDERALISMO fiscale piace, come principio, alla Cisl regionale. Ma, pochi giorni dopo il via libera del Senato alla legge delega del ministro Calderoli, non mancano i distinguo, e aleggia il timore che le specificità locali finiscano col far perdere di vista la necessità di fare sistema come Paese. L'argomento è stato oggetto ieri di una tavola rotonda organizzata dalla Cisl Emilia-Romagna alla quale hanno partecipato anche il vicepresidente della Regione, Flavio Delbono, Giancarlo Pola, docente di Scienza delle finanze all'ateneo di Ferrara e Maurizio Bernava, segretario Cisl Sicilia. «Con il federalismo fiscale ha detto Piero Ragazzini, segretario generale Cisl Emilia-Romagna finirà il sistema di finanza derivata basata sulla spesa storica. Si passerà all'autonomia impositiva sul territorio e al criterio dei costi standard di una media buona amministrazione. Ma serve un nuovo Codice delle autonomie che stabilisca chi fa cosa' e l'istituzione di una seconda camera delle autonomie con compiti e funzioni ben definite». Il sindacalista chiede che nell'attuazione del ddl vadano coinvolti anche i soggetti della società, a cominciare dal sindacato. «Ma occorre risolvere chiede Ragazzini la modalità di perequazione fra Regioni: un gettito Irpef può variare dai 1.700 euro pro capite dell'Emilia-Romagna ai 660 della Calabria, va rivista la tassazione delle persone fisiche e definite a livello locale le tariffe dell'acqua e dei rifiuti». DIVERSI i dubbi emersi nell'intervento di Antonio Uda, segretario generale pensionati Cisl. «Sono molto preoccupato ha detto . Non sarà un federalismo solidale e ci sarà un aggravio di prelievo fiscale soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Avrei preferito presentare contestualmente il federalismo fiscale e l'abolizione delle province, istituzioni obsolete e anacronistiche. A spesa costante vi dovrebbe essere un riequilibrio dei diritti ai servizi per le persone, anche per evitare l'esplosione della spesa sanitaria. Ma non ci credo». Più aperta la posizione di Giorgio Santini, segretario nazionale confederale Cisl. «Il ddl attuativo va nella giusta direzione: occorre migliorare l'efficacia delle istituzioni collegandole di più al territorio, mantenendo saldo il legame e la coesione sociale nel Paese». Pur elencando elementi positivi, Delbono rimane scettico sulla realizzazione della legge. «Mi chiedo ha detto quale sarà il livello delle funzioni che verranno delegate alle Regioni, e che devono essere garantite ovunque in base al fabbisogno standard. Per non parlare del prelievo Iva da parte dei Comuni al posto dell'Irpef». m. t.

Torna all'inizio


scuola di musei, guardare non basta - ilaria venturi (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina XVI - Bologna Scuola di musei, guardare non basta Un ciclo di incontri per rimeditare la vita dell´arte Scienze della Formazione inizia da oggi la serie "Patrimonio in movimento": relatori storici e professori, ma anche manager culturali ILARIA VENTURI «CHIEDETE a un taxista bolognese di portarvi in piazza Liber Paradisus. Saprà dov´è, ma difficilmente saprà dirvi perché si chiama così». Luigi Guerra, preside della facoltà di Scienze della formazione, parte da questa piccola provocazione, rievocando il testo di legge sull´abolizione della schiavitù emesso dal Comune di Bologna nel 1256, per presentare un ciclo di incontri, «Patrimonio in movimento», dedicato ai metodi più innovativi per educare alla storia dell´arte. Il primo appuntamento è oggi, alle 15.30, all´aula magna di Scienze della formazione, in via Filippo Re: di didattica dell´arte parleranno il docente Marco Dallari ed Eloisa Gennaro, responsabile del sistema museale della provincia di Ravenna. Tra i relatori dei prossimi incontri, sino a maggio, figurano storici dell´arte come Eugenio Riccomini, che interverrà il 13 febbraio su «I volti del patrimonio», professori come Roberto Balzani, esperti nella gestione dei musei, manager della cultura come Mauro Felicori, storici e insegnanti. «L´obiettivo più ambizioso è quello di aprire una scuola per la didattica della storia e del patrimonio», anticipa lo storico Rolando Dondarini, del Centro internazionale di didattica della storia del patrimonio che promuove l´iniziativa. Chi gestisce un museo si confronterà con chi deve portare gli studenti a vederlo o con chi deve promuovere politiche di formazione e di diffusione della conoscenza del patrimonio culturale. «Non è più pensabile che uno vada a vedere i quadri della Pinacoteca e basta - spiega Guerra -. Oggi ci sono le aule didattiche che aiutano non solo a vedere un´opera artistica, ma a ricostruirla, magari recuperando gli stessi materiali utilizzati dall´autore. La didattica di tipo illustrativo ormai è superata: non basta più far vedere bene un quadro o una statua». Guerra fa riferimento a un concetto di patrimonio che, grazie all´opera dell´Unesco, comprende non più solo i monumenti, ma anche il paesaggio, le bellezze naturali, i manufatti legati al lavoro. «Altra scommessa - spiega il preside di Scienze della formazione - è quella delle nuove tecnologie, che non devono servire solo per esporre le opere in modo più accattivante e fantasioso, ma anche per permettere a chi le guarda di instaurare una relazione più profonda: scaricare immagini e musiche, lasciare un commento personale, creare una propria visita guidata al museo». Con l´obiettivo, conclude, di «creare cittadinanza, identità» in una città sempre più popolata dai �nuovi bolognesi´. Il programma completo è nel sito: dipast. scform. unibo. it SEGUE A PAGINA V

Torna all'inizio


Quale ruolo per la Provincia Forlì-Cesena? Seduta 'straordinaria e aperta' del consiglio : la cronaca (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Quale ruolo per la Provincia Forlì-Cesena? Seduta ?straordinaria e aperta? del consiglio : la cronaca (30/1/2009 13:05) | (Sesto Potere) - Forlì - 30 gennaio 2009 – Aderendo all?invito dell?Upi (Unione delle Province italiane) il presidente del consiglio provinciale di Forlì-Cesena Bruna Baravelli, in avvio di seduta, ha spiegato che questa assemblea aperta a rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categoria, dei sindacati e delle forze sociali e politiche si svolge in contemporanea in tutte le 104 province d?Italia (escluse le autonome Trento, Bolzano e Aosta) , mentre in Emilia-Romagna Modena e Bologna l?hanno già celebrata. “E? necessario – ha spiegato Bruna Baravelli - chiarire il ruolo di questo ente e dei costi reali che sostiene, altri sono i soggetti che si dovrebbero abolire, c?è stato un atteggiamento di facile propaganda che non tiene conto della realtà. Cioè dei numeri: i Comuni costano in media al cittadino 1100 euro l?anno, 2660 euro le Regioni , 7380 lo Stato , gli altri enti più di mille euro l?anno , mentre le province 233 euro”. Il presidente della giunta provinciale Massimo Bulbi spiega che: “Questa seduta nasce dalla volontà delle province italiane di fare chiarezza contro questa campagna denigratoria in atto, una campagna populista e rischiosa. Ciascuno di noi, ed io per primo, ritiene che sia legittimo affrontare una ragionamento sulla riduzione dei costi e la ridefinizione delle deleghe e dell?eliminazione delle duplicazione e delle funzioni burocratiche. Ma assistiamo ad una criminalizzazione in atto che ha colpito non soltanto l?immagine dell?ente ma anche le persone che lo fanno funzionare”. “Altri sono gli sprechi – ha sostenuto Bulbi - . E altrove dovremmo verificare modalità di programmazione e utilizzo della spesa pubblica. Per fare un esempio: il governo investe un euro ogni 10 che incassa, mentre la nostra provincia un 1,5 ”. Semmai la mancanza di risorse adeguate trasferite agli enti locali (Province comprese) è il vero problema. C?è chi ha detto in un articolo pubblicato dal Sole 24 ore che le Province si estingueranno da sole per mancanza di risorse. Anche il Censis , in una recente indagine, ha ribadito che il ruolo delle Province può essere quello di centro di compensazione di area vasta, facendo tesoro delle proprie peculiarità, quale altro ente potrebbe fare tesoro delle esigenze delle aree montane e dei piccoli Comuni? Siamo d?accordo nel taglio dei rami secchi, ma allora lo si faccia a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari , si dia avvio al taglio delle spese di funzionamento degli organi periferici dello Stato, si aboliscano i privilegi che aumentano, si chiudano enti e agenzie che non hanno una reale rapporto con i cittadini”. S?è aperto il dibattito ed hanno preso la parola fra gli altri: il professor Zurla, dell?Università ; il presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Alessandrini , che ha difeso il ruolo delle Province come interfaccia fra Comuni e Regione e di supporto ai piccoli e piccolissimi Comuni ha indicato un?incongruenza: “da una parte c?è chi chiede l?abolizione delle province e dall?altra c?è chi riesce a farne nascere altre che magari non hanno un reale collegamento con il territorio”; il direttore di Confindustria di Forlì-Cesena , Zambianchi, che ha ricordato il ruolo che il nostro comprensorio riveste nelle statistiche (8° posto in Italia su 103, 20° posto per qualità della vita) difendendo il metodo condiviso del ?Patto dello sviluppo? ma ricordando anche la fase congiunturale della crisi che attanaglia anche la nostra economia con effetti negativi dal mese di ottobre; la presidente della Commissione Pari opportunità del Comune di Forlì , Maria Maltoni, che ha salutato positivamente l?iniziativa ragionando sul fatto che forse proprio la cattiva proliferazione del numero delle Province negli ultimi può averne fatto godere di peggiore stampa; Corzani , della Confesercenti e Bernacci, di Confartigianato che hanno ricordato come in realtà certa indignazione popolare contro gli enti locali in genere nasca soprattutto dal fatto che “s?è tarato il giudizio sull?attività svolta da certe province del Meridione che hanno dimostrato negli anni vaste sacche di inefficienza e sperpero di denaro pubblico”; Monica Donini presidente dell?assemblea regionale dell?Emilia-Romagna che ha indirizzato il suo ragionamento nell?analisi fra: “innovatori e conservatori dell?assetto istituzionali del Paese” aggiungendo che “non si può liquidare la richiesta di un riassetto democratico e istituzionale , senza che la nostra posizione appaia come una semplice difesa dello status quo”; Giorgio Giorgini per il coordinamento di volontariato della Protezione civile; il sindaco di Verghereto, Camillini , e il sindaco di Portico , Betti , che hanno denunciato come i piccoli Comuni vivano la “lontananza” dai luoghi decisionali come la Regioni ed hanno difeso il ruolo intermedio delle Province che garantiscono politiche di sostegno e strutture. Erano presenti anche i sindaci dei Comuni montani come, fra gli altri, Longiano, Premilcuore e Tredozio… Poi hanno preso la parola gli eletti. Il capogruppo di Forza Italia /Pdl Stefano Gagliardi ha definito uno “spot elettorale inutile e dannosa” questa manifestazione aggiungendo che : “non è con passerelle politiche e demagogiche di questo tipo o con i contributi a pioggia ed i soldi pubblici gettati al vento (per E-Bus, Fiera Forlì e Seaf, per esempio) che si dimostra l?utilità delle Province, questi enti devono dimostrare con i fatti e le opere concrete di essere utili al territorio” , critiche dall?esponente azzurro anche alla reale utilità del ?Patto per lo sviluppo? e stupore per l?assenza a questo appuntamento di ?alte? personalità politiche e degli amministratori di Forlì e Cesena in sostituzione dei sindaci dei due Comuni capoluogo impegnati contestualmente in una riunione in Prefettura. Luca Bartolini (An) nel ricordare che chi come lui (Zavalloni, Brandolini) ricopre l?incarico di consigliere con doppio incarico istituzionale (consigliere regionale, presidente comunale o deputato, ndr) partecipa ai lavori a ?costo zero? ha puntato l?indice sulla ?lontananza? di certi soggetti istituzionali (Anas , Regioni , Stato, etc...) che per ruolo e scelte anche politiche alla fine non si dimostrano vicine ai territori locali: “lo si vede nelle lungaggini burocratiche pertinenti a lavori pubblici e infrastrutture, soprattutto” ed ha caldeggiato una riforma costituzionale . E Giuliano Pedulli (Pd): “Ogni confronto pubblico, ed anche questo, è un arricchimento del dibattito democratico. E proprio da un confronto di merito è possibile avviare un?analisi seria sull?assetto istituzionale del Paese e dei reali costi della politica. Nell?opinione pubblica è nata questa critica sul ruolo della cosiddetta casta, ma nessuna forza politica, tranne il Pri , è favorevole all?abolizione delle Province”. Il Capogruppo del PRI Giovanni Lucchi ha ricordato che l?Edera da decenni sostiene l?inutilità degli enti provinciali evidenziando che perfino i Costituenti intendevano la validità di una funzione provinciale soltanto come sede per allocarvi soprattutto uffici periferici statali (come le Prefetture) o distretti sanitari (come i manicomi!). E anche a partire dal dibattito – 30 anni dopo - sulla necessità di far nascere altri livelli di rappresentanza amministrativa il Pri si era detto perplesso: “oggi l?Italia ospita il maggior numero in Europa di soggetti periferici amministrativi decisionali e di governo: Stato, Regioni, province, Comuni, Città metropolitane, Unioni, Comunità montane, Circoscrizioni e Quartieri: con il risultato che i soggetti produttivi ed anche i cittadini vivono gli effetti di un apparato decisionale e burocratico elefantiaco e infinita”. Il capogruppo del PRC Piergiorgio Poeta ha esibito in aula (poi sono stati fatti rimuovere) due maxicartelli con il simbolo di Rifondazione che denunciano lo “Sbarramento del 4% nella soglia elettorale alle Europee, e lamentano “l?attacco in corso di Pdl e Pd alla democrazia”. Il capogruppo del PDCI Agostino Mantegazza ha ricordato che il dibattito sull?utilità delle Province parte da lontano, prima ancora che ne venisse ridefinito il ruolo, e che oggi vive una nuova stagione a causa del dibattito sui costi della casta, il ruolo della Provincia è utile e indispensabile , semmai si dovrebbe discutere della loro proliferazione e della necessità dell?esistenza di alcune , come Trieste, che ricalca quasi i confini del… Comune. Il capogruppo del PD (Partito Democratico) Daniele Zoffoli, spiega: “Le Province sono avamposti di democrazia, come del resto gli altri enti locali: sono presidi di democrazia e in quanto tali è importante salvaguardali a difesa del territorio e dei cittadini. Semmai, si potrebbe discuterli su come renderli efficienti, dando loro le giuste risorse per consentire loro di adempiere ai compiti istituzionalmente riconosciuti. Dobbiamo investire nelle Province che realmente servono e sono necessarie , e successivamente discutere anche di Province inutili. Ma altra cosa è delegittimarne il ruolo a suon di slogan nelle piazze. Mi spaventa l?idea che qualcun altro , magari , chieda di abolire altri enti locali, spalancando la porta a chi invoca un uomo solo al comando”. Il vicecapogruppo del Gruppo della Libertà/Gruppo Misto Rotilio Biserna ha parlato del ruolo della politica e del distacco maturato tra cittadini ed enti locali: “il discrimine è forse proprio nell?atteggiamento di chi fra gli stessi consiglieri ed amministratori svolge il suo mandato con passione e competenza a stretto contatto il territorio di pertinenza. La casta è insensibile alle richieste dei cittadini e ne derivano anche lo sperpero o le spese incongrue”. Il capogruppo dei Verdi Stefano Brigidi ha ricordato , anche per sua esperienza diretta di ex amministratore di un piccolo Comune, come il ruolo delle Province sia insostituibile e s?è detto dispiaciuto dell?assenza dei rappresentanti dei due Comuni principali del comprensorio di Forlì e Cesena. Il capogruppo di AN/Pdl Vittorio Dall?Amore censura il passaggio dell?ordine del giorno che definisce come “attacco alla democrazia” l?atteggiamento di chi chiede l?abolizione delle Province e chiede la rimozione dei capoversi del documento che adombra il licenziamento dei dipendenti delle province (61mila dipendenti) nel caso vengano abolite. Sono intervenuti anche Fabio Dellamotta (Fi/Pdl) che ha presentato un altro emendamento all?ordine del giorno. Richieste di modifica respinte. In conclusione, il consiglio provinciale straordinario ha approvato a maggioranza ( hanno votato contro: Fi/PdL, An/PdL e Pri; astenuto GdL/PdL ) un ordine del giorno che sarà inviato a Governo e Parlamento e che – fra l?altro – ribadisce la proposta quando si darà corso al federalismo fiscale di garantire alle Province la certezza delle risorse finanziaria necessarie per l?esercizio delle funzioni istituzionali.

Torna all'inizio


Abolizione Province? Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità istituzionale" (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Abolizione Province? Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità istituzionale" (30/1/2009 14:15) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - 'L'odierna mobilitazione delle Province, promossa e organizzata dall'Upi, si innesta in un percorso di forte responsabilita' istituzionale con cui il sistema delle Regioni e delle Autonomie locali sta cercando di caratterizzare il confronto con il Governo e il Parlamento'. Lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, commentando l'iniziativa dell'Unione delle Province d'Italia e l'impegno che sta vedendo i Consigli provinciali impegnarsi in 'un confronto sulle riforme e sul futuro assetto istituzionale del Paese'. 'Una strada - ha proseguito Errani - che coniuga il necessario processo di autoriforma con urgenti cambiamenti legislativi, penso, in primo luogo al federalismo fiscale e al codice delle Autonomie per i quali e' indispensabile una concertazione fondata sulla leale collaborazione istituzionale, su una puntuale definizione delle competenze e su una trasparente individuazione delle risorse'.

Torna all'inizio


Abolizione Province? Domenici (Anci): "Sistema-Paese sia competitivo" (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Abolizione Province? Domenici (Anci): "Sistema-Paese sia competitivo" (30/1/2009 14:10) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - ??La discussione sul ruolo delle Province va riportata nell?alveo ben piu? importante del dibattito sull?assetto innovato e piu? efficiente del sistema amministrativo del nostro Paese??. Cosi? Leonardo Domenici, Sindaco di Firenze e Presidente dell?ANCI, interviene sulla questione della soppressione delle Province da tempo oggetto di una campagna stampa. ??Disfunzioni, sovrapposizioni, superfetazioni esistono – aggiunge Domenici - e toccano le responsabilita? di tutti i livelli di governo, nessuno escluso. Occorre fare ordine e far si? che ciascun livello di governo eserciti i poteri assegnati, garantendo il piu? possibile a chi si avvicina all?amministrazione risposte rapide e certe??. ??Ciascuno deve fare la propria parte perche? il sistema Paese sia piu? competitivo, migliorando la gestione interna, i servizi in qualita?, tempi, costi/benefici, solidarieta?. Le Province, come i Comuni, come le Citta? metropolitane, le Regioni e infine lo Stato devono essere protagonisti di un grande processo di riforma istituzionale che elimini le inefficienze, che razionalizzi il quadro istituzionale e migliori la governabilita? complessiva. Deve essere ben chiaro pero? che sono questi gli Enti costitutivi della Repubblica??.

Torna all'inizio


Gagliano (MPA): Commissione Statuto verso il pieno accordo sulla nuova legge elettorale (sezione: Province)

( da "Salerno notizie" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Gagliano (MPA): Commissione Statuto verso il pieno accordo sulla nuova legge elettorale Si è svolta, in Commissione Statuto, la sottocommissione per l?esame delle proposte di legge giacenti e l?elaborazione di un testo di legge elettorale condiviso. Dopo ampia discussione tra i presenti (i Consiglieri Regionali Ronghi del Mpa, Caputo del PD, Brancaccio dell?Udeur, Rosania di Rifondazione Comunista, D?Ercole, Coordinatore dell?Opposizione e, naturalmente, il Presidente della Commissione, Salvatore Gagliano) c?è stata la quasi totale convergenza su quelli che saranno i punti fondanti della nuova legge elettorale regionale: abolizione del listino; disciplina dell?elezione del presidente della giunta; premio di maggioranza spalmato sulle liste (60% alla coalizione vincente ed il restante 40% all?altra coalizione); previsione di norme di garanzia per la rappresentanza di genere, con, all?incirca, il 60% da attribuire ad uno e il 40% all?altro; garanzie per la rappresentanza dei territori di tutte le cinque le province campane. Viva soddisfazione ha espresso il Presidente Gagliano che ha dichiarato: ?Sono molto soddisfatto del lavoro odierno, in quanto finalmente sembra si stia trovando la quadratura del cerchio. Ho convocato la Commissione per lunedì? 2 febbraio p.v., alle ore 13,30, nella speranza di approvare le indicazioni odierne e, di conseguenza, andare in Aula regolarmente il giorno 4, come previsto, per l?esame dello Statuto in seconda lettura e della nuova legge elettorale regionale. Esiste ancora qualche distinguo da parte di qualche forza politica, ma, di certo, si potrà superare proprio nell?incontro di lunedì. Spero in una forte condivisione della proposta, evitando scontri in Aula, che potrebbero rallentarne l?approvazione?. COMUNICATO STAMPA UFFICIALE SALVATORE GAGLIANO CONSIGLIERE REGIONALE DELLA CAMPANIA 30/01/2009

Torna all'inizio


Provincia Cagliari: giornata nazionale della partecipazione (sezione: Province)

( da "Sardegna oggi" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

venerdì, 30 gennaio 2009 Provincia Cagliari: giornata nazionale della partecipazione ?L?abolizione delle Province è innanzitutto un attacco alla democrazia, poiché tutta la società civile italiana è organizzata a livello provinciale e verrebbe meno l?unico ente che sul territorio provinciale ha la legittimazione democratica e la capacità di rappresentanza generale dei diversi interessi organizzati?. E' quanto si legge in un documento approvato in Consiglio provinciale a Cagliari. -->CAGLIARI - Un documento approvato all?unanimità che parla di ?attacco alla democrazia?, è stato approvato durante la seduta del consiglio provinciale di Cagliari che si è svolta in contemporanea con quasi tutte le assemblee consiliari italiane, in occasione della manifestazione ?Costruiamo insieme il nuovo sistema paese?, giornata di mobilitazione promossa dall?Upi (Unione Province Italiane) per difendere la dignità dell?istituzione Provincia da ulteriori attacchi denigratori. ?Gli obiettivi della mobilitazione organizzata dall?UPI - ha affermato il presidente del consiglio provinciale, Roberto Pili, aprendo i lavori dell?assemblea ? sono chiari: sollecitare il Governo e il Parlamento alla rapida approvazione di norme per la razionalizzazione e la semplificazione delle funzioni di ogni livello e ribadire il ruolo insostituibile delle Province nel promuovere lo sviluppo integrato dei territori?.Quanto ai costi della politica, Pili ha rilevato che, mediamente, nel 2008 i consiglieri provinciali hanno percepito un emolumento lordo pari a 1.413,13 euro, con un diminuzione pari al 37,74% rispetto al 2006, in cui il compenso mensile ammontava a 2.113 euro lorde. Il presidente della Provincia Graziano Milia che ha concluso la seduta, dopo un intervento dai banchi della maggioranza e uno dai banchi dell?opposizione, ha ribadito che il problema dei costi della politica è un problema reale, ma non è da mettere in relazione con il progressivo distacco dei cittadini dalla politica.?Si avvii una vera discussione ? ha affermato ? sulla riforma degli assetti istituzionali che non veda le Province e i suoi rappresentanti in una situazione difensiva, ma tutti consapevoli della necessità imprescindibile di un governo sovracomunale. Si potrebbe arrivare anche all?abolizione delle Province, ma ciò che spaventa ? ha aggiunto Milia - è l?assenza di ragionamento dietro alcune proposte?. -->

Torna all'inizio


Di Pietro tribuno senza popolo. (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 30-01-2009)

Argomenti: Province

Di Pietro 1. È il sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei confronti del presidente della Repubblica («Napolitano dorme, l'Italia insorge») a scatenare Antonio Di Pietro a piazza Farnese. Vogliono farci lo scherzetto di piazza Navona ma in una piazza civile c'è tutto il diritto a manifestare?», si chiede protestando per il sequestro del manifesto. In una piazza «può essere accolto chi non è d'accordo con alcuni silenzi» del Capo dello Stato), prosegue. Poi aggiunge: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo». Di Pietro affe rma poi che questa critica è «fatta del tutto rispettosamente». Quindi conclude: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso per questo io voglio dire quello che penso». (Ansa) Di Pietro 2. «Mi amareggia molto - dice in una nota il leader dell'Italia dei Valori - per l'oggettiva disinformazione che contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto, il comunicato del residente della Repubblica in merito al mio intervento di questa mattina. Ho detto e ribadisco che, a mio avviso, è stato ingiusto e ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti i tenere esposto uno striscione non offensivo, ma di critica politica». «In democrazia - prosegue Di Pietro - deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi. Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato». (Apcom) Il Tonino-pensiero è arrivato (forse) alle estreme conseguenze dell'invettiva politica con la frase e il giudizio sul Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (guarda il video). Dal palco, l'autonominatosi tribuno del popolo lancia il suo atto d'accusa più grave colpendo la più alta istituzione dell'Italia repubblicana. quella parola, "mafioso", rimbalza e rotola in quella piazza che oceanica non è perché Tonino sta perdendo per strada il suo popolo (dopotutto una questione morale come si è visto esisste anche per lui, il Grande Moralizzatore). Rimbalza fra lo stupore di chi l'ascolta, arriva fino al Colle ma poi ridiscende (accusa rispedita seccamente e duramente al mittente da Napolitano) verso la piazza, rimbalza ancora ed esplode come una bomba impazzita sul palco da dove è partita. In mano a Di Pietro. Che poi fa una goffa, lunare retromarcia, vorrebbe metterci una pezza "ma è peggio del buco" come scrive Antonio Polito sul Riformista. Di Pietro-Grillo-Travaglio, le madonne addolorate del giustizialismo italiano, del neo-qualunquismo politico in versione aggiornata erano insieme, in quella piazza. giusto così. Gli italiani li hanno visti all'opera, a ciascuno la sua parte nella sceneggiata sul palco di piazza Farnese, Roma, Italia. Il pubblico giudichi. Inutile stavolta spendere troppe parole su Di Pietro e i suoi amici. Una parola invece la vorrei spendere sul Partito Democratico e sul Walter Veltroni: ha già detto per due volte di aver rotto con Di Pietro, poi è andato avanti tutto come prima. Romperà allo stesso modo per la terza volta? O il centrosinistra riformista (ma lo è davvero?) dovrà aspettare che all'alba il gallo canti ancora? Walter avrà finalmente capito, come hanno già capito molti esponenti democratici, che si è avvinto in un abbraccio mortale? Già, perché Di Pietro e i neo-girotondini aspettano le elezioni europee, continuando ad alzare il tiro per prendere i voti proprio al Pd e ai cespugli della sinistra. I conti li faranno dopo. I COSTITUZIONALISTI: "IPOTIZZABILE IL REATO DI VILIPENDIO" - Leggi Il demagogo in trappola di Mario Giordano Tonino, messia al tramonto tra scandali e parole a vuoto di Filippo Facci Il gioco di Tonino è durato poco. L'antipolitica l'ha già scaricato di Paolo Granzotto Scritto in Varie Commenti ( 58 ) » (11 votes, average: 4.27 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Jan 09 Vendola: "Rifondazione addio" Nichi Vendola lascia Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava - il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista, corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti ( 23 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (9 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (12 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (12 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro. Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda. "Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi "baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento (ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana, prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che "nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083. Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese". Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie Commenti ( 119 ) » (28 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (42 votes, average: 3.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (32 votes, average: 2.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (119 votes, average: 3.64 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (59) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Athos, Tonino disposto a farsi indagare? Quando un magistrato decide di indagarti hai voglia di... Talita: Caro Romolo, vorrei dirti la mia opinione sull'argomento che hai introdotto. A me non sembra tanto centrale... athos: credo anche che il popolo del tribuno Di Pietro esista: vedasi le firme contro il "Dolo"... athos: parlo a titolo personale..io non ho offeso nessuno.evidentemente ha ritenuto il mio post provocatorio o... Rodolfo Vezzosi: Come si fa a meravigliarsi del modo,dei toni e delle frasi dette da Di Pietro. La sua poca... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Battisti: "Sono innocente. Ecco i nomi" Lula rilancia: l'Italia faccia pure ricorsoCrisi, il pil Usa a picco: mai così giù da 27 anni Obama: "Un disastro"Guidonia, la denuncia: "I romeni arrestati picchiati in caserma"Un triumvirato per il Pdl: Bondi-Verdini-La RussaImmigrazione, Maroni: "L'Europa non fa niente"Sanremo, Baschetti fuori: "Richieste troppo esose"VIAGGIO NELLA DROGA "Anfetamine a colazione"Europee, Veltroni: uniti vinciamo Ma la sinistra estrema non ci staFidel: Obama restituisci GuantanamoLa minaccia ecologica negli scatti di MacLean Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille January 2009 M T W T F S S « Dec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post January 2009 (4) December 2008 (2) November 2008 (2) October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Di Pietro tribuno senza popolo Vendola: "Rifondazione addio" D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

Torna all'inizio


Entro la fine dell'anno i lavori per togliere i passaggi a livello (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

FERROVIE.EX STATALE DEL TURCHINO Entro la fine dell'anno i lavori per togliere i passaggi a livello [FIRMA]MIRIAM MASSONE OVADA Hanno i mesi contati i tre passaggi a livello lungo l'ex statale 456 del Turchino, in frazione Gnocchetto, alle porte di Ovada. Il progetto definitivo di soppressione degli impianti (sbarre e semafori), presentato da Rfi per la Valutazione dell'impatto ambientale, è esposto all'albo pretorio del Comune con l'indicazione delle parti catastali interessate dagli eventuali espropri. Finora però nessuno ha presentato osservazioni e dalla Provincia ricordano che il tempo sta per scadere: «Chi avesse bisogno di informazioni può telefonare all'ufficio progetti allo 0131 304571 o 0131 304580». Partendo da Ovada, al posto del primo e del terzo passaggio a livello (quello sul ponte di ferro), gli ingegneri ferroviari hanno previsto la costruzione di due cavalcavia: la strada cioè verrà rialzata di qualche metro per scavalcare i binari della linea Ovada - Genova. Per il secondo passaggio a livello, operazione inversa: l'ex statale sarà abbassata e la ferrovia scorrerà sopra. È un intervento delicato, che costerà 17,5 milioni di euro. Il progetto, annunciato ormai da 2 anni, ha richiesto numerose modifiche per riuscire a garantire, proprio durante la fase del cantiere, il normale defluire del traffico e la tenuta della sponda dello Stura. «Miglioreranno i collegamenti con Rossiglione, Campo Ligure e Masone, che gravitano su Ovada, ma anche con i porti della Liguria - aggiunge Franco Piana, assessore a Viabilità e Lavori pubblici -. È una soluzione imprescindibile, alla luce della vocazione dell'Alessandrino a retroporto di Genova». Ora il nulla osta spetta alla Conferenza dei servizi, in programma il 12 febbraio in Provincia. Poi mappe, grafici e planimetrie saranno inviate a Roma, al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l'ok definitivo. Solo a quel punto, e dopo aver reperito i finanziamenti necessari, saranno appaltati i lavori. Se l'iter proseguirà senza intoppi il cantiere potrebbe aprire entro il 2009. Intanto, resta da chiarire il problema del passaggio a livello di corso Saracco: la sua abolizione, per ora, non rientra nelle priorità di Rfi, ma in quelle di Ovada si, come confermato Piana. Gianni Viano, candidato sindaco per il centrodestra, è stato promotore di una campagna per salvare corso Saracco dall'ipotizzato incremento di treni merci: «La proposta, già caldeggiata con Rfi in passato, è di una variante ferroviaria che contempli la deviazione della linea all'altezza dell'ultimo passaggio a livello, arrivando da Genova, per far correre le rotaie a fianco di Belforte e parallele all'A26 per circa 7 chilometri, fino a località Caraffa, vicino a Silvano: qui la linea si ricongiungerebbe con quella esistente».

Torna all'inizio


La "prima casa" si allarga (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

IMPOSTE. ABOLIZIONE DELL'ICI La "prima casa" si allarga Il Consiglio approva il bilancio di previsione e modifica lo Statuto dell'associazione L'Eve [FIRMA]GIANPAOLO CHARRERE POLLEIN Sbarca anche a Pollein il concetto di «prima casa», estendendolo alle abitazioni usate da parenti di primo grado, anche se non sono proprietari. Il Consiglio comunale, convocato per approvare il bilancio di previsione, ha approvato la modifica al regolamento. Un concetto importante, perché è legato all'abolizione dell'Ici per l'abitazione principale. La stima è che il Comune rinunci a un introito di circa 11.500 euro. «In momenti di crisi - dice il sindaco Paolo Gippaz - più che promettere tagli alle spese con una mano per riprendersi tutto con l'altra, ritengo convenga fare ogni sforzo possibile per far pagare a tutti il giusto». E aggiunge: «Le famiglie sono abituate a fare sacrifici, e li affrontano meglio se sanno che le tasse sono eque e sanno dove vanno a finire i soldi. Se l'abitazione è realmente principale, l'Ici non si paga». Il bilancio di previsione 2009 pareggia sulla somma di tre milioni e 990 mila euro. Due milioni e 267 mila euro servono a pagare le spese correnti, il resto è destinato agli investimenti. «E' un bilancio ingessato - dice ancora Gippaz - con spazi minimi di operatività». Tra le somme destinate agli investimenti, la realizzazione della biblioteca e il rifacimento del tetto delle scuole. Per il 2009 sono previsti 386 mila euro, per l'anno successivo 146 mila, per il 2011 38 mila. Altri 71 mila euro serviranno alla pista ciclabile e saranno usati per espropri e spese di progettazione. Altri 25 mila euro sono stati destinati ad acquistare quote della società Autoporto, operazione necessaria per mantenere la percentuale di partecipazione dell'1 per cento, come quella dell'amministrazione comunale di Brissogne (il resto delle quote è in carico all'amministrazione regionale). «Nella parte corrente del bilancio - dice ancora Gippaz - incide la scelta di portare da 5 a 12 i posti all'asilo nido La Ninfa. Una valutazione fatta per salvaguardare le spese legate al settore sociale, l'istruzione e la cultura». Il Consiglio comunale ha approvato anche Statuto e convenzione dell'associazione di Comuni «L'Eve». E' il soggetto che raggruppa i 18 comuni del Conseil de la Plaine d'Aoste, per gestire depurazione e collettori fognari. Con la modifica dello Statuto, è stato ufficializzato l'ingresso del Comune di Fénis e il coinvolgimento dell'intero territorio di Nus. L'assemblea ha sancito anche la trasformazione in società a responsabilità limitata del Consorzio dell'Envers, che raggruppa Pollein, Charvensod, Gressan e Jovençan.

Torna all'inizio


All'unanimità è passato l'odg salva-provincia (sezione: Province)

( da "Corriere delle Alpi" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

di Paola Dall'Anese All'unanimità è passato l'odg salva-provincia Consiglieri compatti: «Ente utile per la democrazia e la coesione territoriale» BELLUNO. Le Province non vanno abolite, «ma anzi il Parlamento deve approvare una apposita legge costituzionale che preveda l'istituzione delle Province speciali montane dotate di particolari forme di autonomia». E' questa la richiesta contenuta nell'ordine del giorno discusso ieri nel consiglio provinciale di Belluno e votato all'unanimità dai consiglieri. Il testo del documento partiva da quello trasmesso dall'Upi, l'Unione delle province italiane, ma adattato alle specificità del territorio montano dalla terza commissione. «L'odg vuole essere una risposta alla campagna sull'abolizione delle province, che rientra nell'ambito di una politica di tagli dei costi della politica», ha esordito il presidente Sergio Reolon nel suo intervento, dove ha ribadito che la provincia ha costi limitati a differenza invece delle spese che è costretta a sostenere. «In questi 4 anni e mezzo Palazzo Piloni ha investito, solo per fare un esempio, 23 milioni di euro per ristrutturare le scuole, ricevendone dallo Stato soltanto 1,5 milioni. Inoltre, la Provincia non è inutile, ma si pone come intermediaria tra il ruolo dei comuni e quello della Regione. Togliendo le Province si andrebbe incontro a una lievitazione dei costi e a una riduzione della tenuta democratica. La Provincia è un istituto fondamentale perchè garantisce servizi e opera per il territorio. Se in pianura hanno dovuto istituire le aree metropolitane, in montagna, non avendo città grandi, gli enti provinciali svolgono in ruolo di coesione». L'odg è riuscito ad ottenere anche l'adesione della Lega che tramite il suo capogruppo, Nunzio Gorza, ha definito l'idea dell'abolizione, «una pura sparata. Sarebbe un danno gravissimo abolire la provincia, mentre si deve pensare a un trasferimento di nuove competenze e a una sua nuova riorganizzazione». E sul fronte delle nuove compentenze che potrebbero andare alla Provincia è passato anche l'emendamento proposto dal consigliere Matteo Toscani che introduce quelle delle prefetture. A favore della salvezza delle province anche An, che con il consigliere Raffaele Addamiano ha chiesto che venisse introdotto un emendamento in cui si chiarisce «che la provincia si pone come unico ente a livello sovracomunale a dare legittimità democratica». Che i costi delle province siano limitati, lo ha dimostrato il consigliere della Margherita, Michele Dal Farra che ha elencato i "lauti" guadagni da amministratore. «Io sono costato nel 2007», ha detto Dal Farra, «quasi 500 euro ai cittadini tra gettone presenze e rimborso spese. Anzi, a questo punto fare il consigliere per me, libero professionista, non è certo un guadagno». Infine anche Forza Italia, malgrado le critiche alla politica provinciale soprattutto per il Ptcp "troppo rigido", si è schierata a favore delle Province.

Torna all'inizio


ANCHE IL PD SALVA LA CASTA (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

IL COMMENTO ANCHE IL PD SALVA LA CASTA SEGUE DALLA PRIMA italiane) in difesa di quello che, fino a qualche mese fa, tutti quanti erano d'accordo nel definire l'«ente inutile». Erano i tempi del successo editoriale della «Casta» di Gian Antonio Stella e, ancora durante la campagna elettorale per le politiche 2008, centrodestra e centrosinistra apparivano convinti nel chiederne l'abolizione. La prima a mettersi di traverso fu la Lega, spinta dall'inconfessabile volontà di salvaguardare una parte del proprio ceto politico dirigente (vedi Treviso). Ma se l'adesione degli uomini di Muraro era scontata, stupisce il voto favorevole del Pd. Per due ragioni. La prima di ordine politico. Il partito di Veltroni non è riuscito a fornire una sola giustificazione valida della scelta di limitare l'abolizione delle Province, come recita il programma, alle sole aree metropolitane (9 in tutto, nelle regioni ordinarie, mentre le Province sono 110). Bisognerebbe spiegare bene, dati alla mano, perché si ritiene ancora sostenibile, specialmente in tempi di recessione come questo, un ente che ci costa oltre 61 milioni di euro, solo per pagare gli stipendi di un esercito di 4.200 politici. La seconda ragione è di ordine tattico. Per l'opposizione era un'ottima occasione per provare a mettere in crisi una maggioranza che era apparsa spaccata fra Lega Nord e Pdl, con quest'ultimo che, fino a giovedì sera, sembrava orientato a votare contro. Numeri alla mano, il voto contrario dei 14 consiglieri di centrosinistra avrebbe comportato la bocciatura dell'ordine del giorno, anche con la semplice astensione del Pdl. A quel punto si sarebbe aperto un caso politico, nel centrodestra, proprio alla vigilia della campagna elettorale per le Comunali di primavera. Il Pd avrebbe potuto approfittarne. Niente di tutto ciò. Anche a Treviso il partito di Veltroni continua nell'incomprensibile linea di inseguire la Lega, di provare addirittura a scavalcarla a destra (vedi sicurezza e immigrazione), dimenticando che la gente, quando deve comprare qualcosa, preferisce sempre l'originale alle imitazioni. Quella di ieri era stata chiamata pomposamente la «giornata dell'orgoglio provinciale» perché in tutt'Italia si era deciso di mettere ai voti queste mozioni per la difesa dell'ente. Ma non c'è niente da essere orgogliosi nel voto di ieri sera in consiglio. Neanche per il Pdl che alla fine ha calato le braghe, alla faccia delle campagne di «Libero». Non è certo il miglior modo per inaugurare la stagione del federalismo, quello di salvare un'istituzione le cui uniche competenze si riducono all'edilizia scolastica e a quel poco di strade che l'Anas non considera di proprio interesse. L'unico segnale di novità, ieri, è così venuto dall'accordo firmato fra 13 Comuni del Coneglianese. Con il patrocinio di Unindustria, hanno deciso di consorziarsi in una serie di servizi, dagli appalti all'anagrafe. Un bel modo, questo sì, di cominciare a tagliare la spesa pubblica. Enrico Pucci

Torna all'inizio


in sicilia record di spesa pubblica la provincia in testa per gli stipendi - antonio fraschilla (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

Pagina III - Palermo "No all´abolizione" L´Eurispes: l´ente territoriale costa 194 milioni all´anno contro una media nazionale di 139 In Sicilia record di spesa pubblica la Provincia in testa per gli stipendi I dipendenti della Regione sono costati 1,2 miliardi, quelli di tutte le altre Regioni italiane 4,4 miliardi ANTONIO FRASCHILLA La Regione spende per stipendi un quinto della spesa complessiva nazionale delle regioni italiane per i propri dipendenti. La Sicilia è in testa alla classifica delle «occasioni mancate» con i fondi europei. Le Province costano in Italia 14 miliardi di euro e quelle siciliane sono tra le più costose, con Palermo che si piazza al diciassettesimo posto con una spesa di 194 milioni di euro. In sintesi, la spesa pubblica in Italia vede la Sicilia in testa per costi e inefficienze, almeno stando ai numeri messi nero su bianco dal rapporto Eurispes 2009. La spesa delle Regioni, nel 2007, è stata di oltre 233,4 miliardi di euro, con una media per regione di 10,6 miliardi di euro, che vede chiaramente la Sicilia superare questa soglia, con una spesa di oltre 12 miliardi. Il primato della spesa pubblica regionale, comprensiva delle risorse destinate alla gestione corrente, alla gestione in conto capitale, al rimborso di prestiti e alla contabilità speciale, spetta alla Lombardia che, con 42,4 miliardi di euro, ha concentrato quasi un quinto della spesa complessiva. La Sicilia comunque ha la più alta incidenza media nella gestione corrente, che assorbe oltre i due terzi delle risorse (71,1 per cento) complessive. Ma c´è di più: relativamente alla spesa per il personale, che ammonta a 5,6 miliardi di euro, la Regione lo scorso anno ha destinato a questa voce di bilancio oltre 1,2 miliardi di euro, un quinto del totale nazionale. Anche i Comuni siciliani sono tra i più spendaccioni d´Italia, facendo diventare la Sicilia la seconda regione per spese degli enti locali dopo la Lombardia. La spesa complessiva sostenuta dagli oltre 8.000 Comuni italiani, lo scorso anno, è stata di oltre 82 miliardi di euro (un terzo della spesa pubblica delle regioni e cinque volte la spesa pubblica delle province), con un valore medio di 10,2 milioni di euro per amministrazione comunale. Quelli siciliani, da soli, hanno speso 7,1 miliardi di euro, quasi il 10 per cento del totale. Non va meglio sul fronte delle Province, che costano al sistema Italia 14 miliardi di euro, anche se quelle siciliane complessivamente hanno sostenuto una spesa media inferiore rispetto a quella italiana, 57 milioni di euro contro una media nazionale di 139,8 milioni. Ma fanno eccezione Palermo e Catania: la prima ha una spesa di 194 milioni di euro, la seconda invece di 170 milioni di euro. Le 9 Province siciliane registrano comunque il record nell´incidenza della spesa corrente sul totale, superiore al 65 per cento: in sintesi, secondo l´Eurispes, si tratta di stipendifici, perché Palermo solo per spesa corrente eroga 127 milioni di euro. Ciò nonostante, proprio ieri il Consiglio provinciale di Palermo ha votato all´unanimità (unica eccezione la consigliera di Idv Luisa La Colla) tre ordini del giorno contro l´abolizione delle Province, rivendicando anzi l´attribuzione di maggiori poteri. La Sicilia, inoltre, è in testa alla classifica delle «occasioni mancate», stilata dall´Eurispes in materia di fondi europei. Gran parte dei 9,9 miliardi di euro a rischio restituzione per mancanza di progetti sono proprio a carico della Sicilia. «Il 31 dicembre 2008 - spiegano dall´Eurispes - è scattata la restituzione automatica a Bruxelles delle risorse stanziate dall´Unione europea per lo sviluppo locale nelle regioni del Mezzogiorno e a giugno del 2008 risultavano ancora inutilizzati e, dunque, a rischio restituzione, 2,9 miliardi in Sicilia, 2,2 in Campania e 2,1 in Puglia».

Torna all'inizio


<Le Province? Aboliamo invece i vari enti inutili> (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

PESARO pag. 4 «Le Province? Aboliamo invece i vari enti inutili» Approvato dal consiglio il documento dell'Upi E' STATO approvato dal consiglio provinciale, con l'astensione dei consiglieri del Pdl Settimio Bravi, Ugo Tapponi, Roberto Busca, Antonio Baldelli, Enzo Di Tommaso e Giancarlo Rossi, il documento che l'Upi nazionale (Unione delle Province d'Italia) ha sottoposto ai consigli provinciali di tutta Italia, dal titolo "Costruiamo insieme il nostro sistema Paese", a difesa del ruolo, delle funzioni e della dignità delle Province "da ulteriori attacchi denigratori". Dopo l'intervento del presidente del consiglio provinciale Leonardo Talozzi (che ha evidenziato anche l'adesione della Lega delle Autonomie all'iniziativa), ha preso la parola il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli. «Dopo 30 anni di dibattito sull'assetto della nostra Repubblica, che è una Repubblica delle autonomie, non pensavo ci fosse bisogno di ritornare sul ruolo e sull'importanza delle Province. Il centralismo statale non ha motivo di esistere. Ci sono state trasferite importantissime funzioni nei settori del lavoro (i Centri per l'impiego hanno sostituito i vecchi e polverosi uffici di collocamento), istruzione e formazione professionale, agricoltura, urbanistica e difesa del suolo, valorizzazione delle risorse idriche, smaltimento dei rifiuti, lotta all'inquinamento idrico e atmosferico, viabilità e trasporti, protezione civile. Siamo gli enti più vicini, insieme ai Comuni, alle esigenze della gente, abbiamo un ruolo di cerniera, di trait d'union tra i piccoli Comuni. Quelli che vanno aboliti ha aggiunto sono gli enti inutili, le Agenzie, Autorità, Ambiti, tutti gli organismi che non sono eletti dal popolo. Smettiamola dunque con questa campagna vergognosa contro le Province, sostenuta recentemente anche da Confindustria». Critico sul documento proposto dall'Upi il consigliere di An Antonio Baldelli. «L'ordine del giorno chiede di attribuire alle Province le funzioni di governo di diversi organismi ed enti, tra cui le Comunità Montane. Quando noi dell'opposizione anni fa mettemmo in discussione l'utilità delle Comunità montane, ci fu detto che volevamo creare difficoltà all'entroterra. Sono d'accordo nell'abolire le Comunità montane, ma allora si aboliscano tutte, perché altrimenti si creano difficoltà nella gestione dei servizi ai cittadini». «IN QUESTI giorni ha detto il capogruppo Pd Giorgio Londei abbiamo depositato alla Camera, e ci apprestiamo a depositarlo anche al Senato, un disegno di legge che prevede un cambiamento epocale, con la riorganizzazione di tutti gli organi dello Stato, lo spostamento di compiti dallo Stato alle Regioni e Province e l'acquisizione, da parte delle Province, di alcuni compiti che oggi sono delle Prefetture». Da parte sua, il consigliere di FI Ugo Tapponi, nel considerare il documento dell'Upi una sorta di «autocelebrazione delle Province», ha informato che il Pdl ha depositato una richiesta di soppressione di enti intermedi, tra cui circoscrizioni comunali, consorzi, enti parco, Comunità montane, Aato, entri strumentali regionali. Carlo Ruggeri del Gruppo misto, che ha approvato il documento insieme alla maggioranza, ha sottolineato come in questi anni abbia notato la vicinanza della Provincia alle esigenze dei cittadini. «Non riesco invece a sopportare ha aggiunto l'esistenza delle Regioni, più volte ho avuto la dimostrazione che questi enti sono calderoni, senza alcun costrutto nel rapporto con cittadini ed enti locali». Da parte sua Orlando Lustrissimini di Rc, pur appoggiando il documento, ha evidenziato qualche perplessità nei confronti dell'abolizione delle Comunità Montane. «E' facile dire di voler sciogliere le Comunità montane, però poi bisogna gestire i servizi, senza mettere in difficoltà i cittadini. Se si tratta di abolire alcuni rami secchi, come i Consorzi di bonifica, allora vanno eliminati quelli». Image: 20090131/foto/9596.jpg

Torna all'inizio


Anche a Ravenna giornata nazionale di mobilitazione delle Province (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 31-01-2009)

Argomenti: Province

Anche a Ravenna giornata nazionale di mobilitazione delle Province (31/1/2009 17:02) | (Sesto Potere) - Ravenna, 31 gennaio 2009 - Si è svolta la seduta straordinaria del consiglio provinciale convocata in occasione della Giornata nazionale della partecipazione indetta dall?Unione delle Province Italiane contro l?abolizione delle Province. Alla seduta erano presenti anche i Sindaci dei Comuni di Castelbolognese, Massalombarda e Riolo Terme; i vice Sindaci di Bagnara e Faenza e il presidente del consiglio comunale di Ravenna. Dopo il messaggio, in videoconferenza, del presidente dell?UPI, Fabio Melilli, che ha ribadito “l?infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme istituzionali”, la presidente del consiglio provinciale, Elena Rambelli, ha preso la parola: “E? indispensabile accompagnare la riforma del federalismo fiscale con la riforma istituzionale, procedendo spediti verso la definizione della Carta delle Autonomie locali. Questa è la vera e grande occasione”. Nel corso del dibattito si sono espressi i consiglieri Fiorenza Campidelli, Paola Pula, Guido Fabbri e Roberto Gualandi (Pd); i capigruppo Vincenzo Galassini (FI PdL), Francesco Morini (Udc), Massimo Mazzolani (AN PdL) e Roberto Bolognesi (RC). Sono infine stati votati due o.d.g. . Il primo dell?UPI nazionale e regionale, presentato dai gruppi di maggioranza, è stato approvato col voto contrario di FI PdL, AN PdL e Udc. Il secondo, presentato dai gruppi di minoranza, è stato respinto col voto contrario di Pd, RC e Comunisti Italiani.

Torna all'inizio