HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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toARTICOLI DEL 1-31 gennaio 2009
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Articoli
Province (118)
Passi carrai ecco chi non paga Agevolazioni per il
commercio ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 02-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: nella maratona di approvazione della Finanziaria, l'abolizione della tassa regionale sui passi carrabili. Una manovra che, oltre a indurre un risparmio per il contribuente, introduce una regolamentazione su un tema piuttosto confuso. L'emendamento della giunta alla Finanziaria 2009 - che ha in parte accolto una proposta del centrosinistra - è stato votato quasi all'
pioli:
consolidata l'economia del borgo ( da "Tirreno, Il"
del 03-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: spazi esterni e la realizzazione del museo della storia di Suvereto, e il progetto della raccolta differenziata porta a porta e di potenziamento delle isole ecologiche. «Alcuni interventi hanno subito qualche ritardo, dovuto alle nuove difficoltà economiche causate dalla totale abolizione dell'Ici sulla prima casa che ci hanno creato problemi di cassa - sostiene Giampaolo Pioli -
Riformare
la giustizia ( da "Riformista, Il"
del 03-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: la riforma più urgente da fare è quella della giustizia. Il 19% invece vorrebbe che fosse ridotto il numero dei parlamentari. L'abolizione delle province, tema molto popolare, costituisce una priorità per il 15% dei votanti, mentre realizzare il federalismo e cambiare la legge elettorale è la scelta, per entrambe le proposte, del 14%.
Si
tirano stoccafissima anche stivali
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
I primi a
lamentarsi dell'abolizione di questa attività sono state le stesse
"vittime": Manuel Wackenheim -
L'appello:
Galan, fermi la caccia ( da "Corriere delle Alpi"
del 06-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Il presidente della Lega per l'abolizione della caccia del Veneto Andrea Zanoni ha inviato al governatore Giancarlo Galan, una istanza urgente per chiedere l'immediata sospensione della caccia, «perchè le avverse condizioni meteorologiche e ambientali stanno decimando per fame e per gelo gli animali selvatici».
Lac:
Il gelo decima gli animali Fermate la caccia
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: La Lega che si batte per l'abolizione della caccia sottolinea di aver ricevuto segnalazioni che a Belluno i cervi e i caprioli vengono uccisi in condizioni di svantaggio perchè rimangono immobilizzati dalla neve. L'istanza al presidente della Regione ricorda le temperature registrate ieri nelle province venete, tutte sotto lo zero,
Più
care le mense scolastiche e la retta della casa di riposo
( da "Stampa,
La" del 07-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: conto dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa intervenuta nel corso del 2008». Una condizione che, per le casse comunali, impone di «non poter più intervenire sull'imposta che rappresentava la fonte di finanziamento principale per i Comuni, obbligando soltanto a gestire il flusso di cassa del bilancio affidandoci al fatto che i trasferimenti dello Stato avvengano in modo costante»
renzi
vuole chiudere firenze parcheggi ( da "Repubblica, La"
del 07-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Il programma del presidente uscente della Provincia per il momento non lo dice. Si precisa solo che la nuova società della mobilità, in una seconda fase, dovrebbe trovare la sua logica continuazione nella fusione con Ataf. E che farebbe comunque parte di una «holding Firenze», sotto il cui cappello riunire tutte le Spa partecipate oggi dal Comune.
30
gennaio: mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province
( da "Sestopotere.com"
del 07-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province (7/1/2009 15:43) | (Sesto Potere) - Roma - 7 gennaio 2009 - Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto
Boom
cassa integrazione Sacconi apre sui contratti
( da "Riformista,
Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
cui modifica
appare necessaria al miglioramento della performance specialmente con
l'abolizione di caselle giudicate superflue, obsolete o il cui ruolo appare sovrapposto.
La riduzione di personale riguarda circa 400 persone,
cantagallo
punta sull'economia verde ( da "Tirreno, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Gricigliana e Gavigno prenderanno il via nel corso della prossima primavera. Anche nel 2008 le casse comunali hanno dovuto fare i conti con l'emergenza frane, che ogni anno sottrae diversi fondi ai già esigui bilanci dell'ente. «Nonostante questo e le minori entrate dovute all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, abbiamo manetenuto un buon standard di servizi sociali per le famiglie.
Caccia
Animalisti contro la Provincia ( da "Giornale.it, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Caccia Animalisti contro la Provincia di Redazione Quale sia la differenza per un animale ad essere cacciato sulla neve o in una giornata di sole è difficile da spiegare. Fatto sta che la Lega Abolizione della Caccia ha attaccato la Provincia di Genova e la Regione Liguria che non avrebbe bloccato la caccia al capriolo iniziata il primo di gennaio e attiva fino alla metà di marzo.
Neve,
ma Milano non è Marsiglia (per fortuna)
( da "Giornale.it,
Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
Uno
spiraglio sull'abolizione del valore legale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: ODG SULLA LAUREA Uno spiraglio sull'abolizione del valore legale Della fase due di riforma dell'università, più volte annunciata dal ministro Gelmini, dovrebbe fare parte anche l'abolizione del valore legale della laurea. Un'indicazione è arrivata ieri da Montecitorio, dove l'assemblea ha approvato un ordine del giorno, presentato dalla Lega nord,
La
difficile strada delle riforme ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: altra strada ma apportando un correttivo: che al primo posto siano inserite le riforme capaci di migliorare la condizione economica dei cittadini. Tra le riforme prioritarie vi è anche l'abolizione delle province e delle aziende municipalizzate, dato che queste riforme comporteranno un risparmio notevole per le casse dello Stato.
Neve
Azzurra 2009 Il sindaco dello scandalo
( da "Tempo,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: ipotesi di abolizione delle province Cicchitto ha detto di essere favorevole pur sapendo che occorre una attenta riflessione in merito alle competenze che vanno ridislocate. Per la giornata odierna invece, il programma prevede, dopo la presentazione del libro «La famiglia Gramsci in Russia» l'intervento del ministro Maurizio Sacconi e dell'
Consiglio
Verona contro l'abolizione delle Province
( da "Sestopotere.com"
del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: è stato invitato a Roma a partecipare all'incontro indetto dal presidente dell'UPI (Unione Province Italiane) Fabio Melilli per decidere le azioni di contrasto alla campagna sull'abolizione delle Province. E? stato scritto un documento che sarà messa al voto dei consigli provinciali italiani nel prossimo 30 gennaio.
Neve,
ma Milano non è Marsiglia nè Madrid (per fortuna)
( da "Giornale.it,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
Dopo
l'abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali...
( da "Resto
del Carlino, Il (Pesaro)" del
10-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: VETRINA PESARO pag. 1 Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali... Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la qualità dell?aria. E? stato il classico BOLLINO DI SAPONE.
"paradosso
il pd che attacca se stesso" - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: è anche un elemento di battaglia politica nel partito», spiega la filosofia della proposta: «Non si possono aspettare i tempi del federalismo fiscale se no i Comuni arrivano stecchiti, perché dopo l´abolizione dell´Ici, e a differenza di quello che accade in tutti gli altri Paesi europei, non hanno uno straccio di tassa autonoma».
E'
scattata l'abolizione del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non sono
liberi per tutti ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 11-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non sono liberi per tutti CHI
VINCE E CHI PERDE CON LA NORMA SCATTATA IL PRIMO GENNAIO LA LEGGE 133 del
la
mostra dei lorena? un mezzo flop ( da "Tirreno, Il"
del 12-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: ultimo discendente della dinastia, ed evento nell'evento, va segnalata l'esposizione della prima legge al mondo che sanciva l'abolizione della tortura e della pena di morte, firmata a Pisa dal Granduca Leopoldo nel 1786. «è stato - conclude l'assessore Landucci - un momento denso di significato, perché coincideva con la Festa della Toscana e il presidente del consiglio regionale,
Primo
bilancio positivo per i saldi Gli sconti attirano la gente
( da "Tempo,
Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione». Mattia prosegue affermando che entrambe le posizioni sono legittime e lancia una proposta: «Manteniamo i saldi per le boutiques che vendono capi d'abbigliamento delle grandi firme, e aboliamoli per i negozi di città, a cui andrebbe data la possibilità di effettuare vendite promozionale nelle modalità e nei tempi desiderati,
Manifestano
le amministrazioni provinciali italiane: <Vogliamo vivere>
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: combattere contro la loro abolizione, di cui la politica discute da diversi mesi e che lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vorrebbe mettere in atto per risparmiare sui costi mentre la Lega si oppone. La manifestazione delle Province è stata decisa durante il Consiglio Direttivo dell'Upi (l'Unione delle Province italiane) dove è stato approvato all'
pieroni
guadagna 21 posizioni ( da "Tirreno, Il"
del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: una rimonta che avviene proprio in capo al periodo in cui più si è discusso sul ruolo delle Province, con molte voci sulla loro abolizione. «Una posizione questa ormai stucchevole - dice Pieroni -. Un livello di governo intermedio esiste in tutti i Paesi europei». Per Pieroni si avvicina il momento dell'impegno per la campagna elettorale, che metterà alla prova tutto il Pd.
Allora
è proprio vero le tasse aumentano
( da "Riformista,
Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: risorse necessarie per realizzare una diminuzione dell'incidenza fiscale sui cittadini». Secondo la Cgia di Mestre, abbiamo visto, il peso dei tributi sui contribuenti italiani non è diminuito, nonstante l'abolizione dell'Ici e le imposte indirette sono aumentate ancora nel 2008. È vero però che, come ricorda spesso Tremonti, il debito pubblico italiano lascia poco margine di manovra.
D'Alema,
preavviso di sfratto a Veltroni ( da "Giornale.it, Il"
del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
Gradimento
degli elettori: Bruni perde posizioni, bene Carioni
( da "Corriere
Di Como, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occupava la 48esima posizione della classifica stilata dal giornale della Confindustria. Leonardo Carioni si gode invece un 11esimo posto tra i presidenti di Provincia e un gradimento di 63 punti, due in più rispetto all'anno scorso. Due punti che garantiscono all'esponente del Carroccio anche di avvicinarsi alla top ten dei presidenti di Provincia dove figurano altri due leghisti:
"destra
senza uomini né politica ecco la tragedia della campania"
( da "Repubblica,
La" del 14-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Peraltro sono fortemente a favore dell´abolizione della Province. Penso che sarebbe meglio dedicare tempo a un dibattito su quello che l´ente ha fatto o non fatto, al denaro che gestisce, alle sue spese, anziché al dibattito sui nomi». E Salvo Iavarone, coordinatore regionale di Italia Protagonista, boccia: «Cesaro a Napoli e Cirielli a Salerno sono stati protagonisti fin dall´
I
costi della politica ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 14-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: 21 I costi della politica La ricetta di Dante Buson (Pd) per ridurli ALCUNE SETTIMANE fa sono intervenuto a sostegno dell'utilità del ruolo svolto dalle province, cercando di dimostrare, con dati e cifre, che i cittadini non trarrebbero concreti vantaggi dalla loro abolizione.
L'Enna
costruisce la salvezza naccio ( da "Sicilia, La"
del 15-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Nei miei due lavori ho cercato di dimostrare che il questionario giuridico garantisce maggiore celerità della giustizia, come ha anche evidenziato Felice Casson nel suo emendamento in commissione. Mi auguro che il Senato valuti i rischi connessi all'abolizione del questionario consistenti nella negazione di fatto dell'accesso alla giustizia superiore".
<Gradimento>,
le liti con Gianfranco costano al premier 5 punti in meno
( da "Corriere
della Sera" del 16-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa.
Gradimento
del premier in calo: le liti con Fini costano cinque punti
( da "Corriere.it"
del 16-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa.
Luca
Barbini (Piave) eletto vice ( da "Corriere delle Alpi"
del 17-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Valentino Vascellari che è intervenuto sul tema delle Province, rivolgendosi direttamente al ministro veneto Luca Zaia. Gli industriali bellunesi, per bocca proprio di Vascellari, chiedono l'abolizione delle Province e respingono l'ipotesi di una'specialità per la montagna veneta. Alla richiesta di abolizione, il ministro delle Politiche agricole ha espresso parere contrario all'
"Nocivo
sarai tu" Animalisti in guerra
( da "Stampa,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: alterneranno più oratori a rappresentare la lunga cordata degli organizzatori: Lega per l'abolizione della caccia, Legambiente di Vercelli, Diamoci la zampa, Enpa, Lega antivivisezione, Lipu e Pro Natura Piemonte. Parleranno Gian Piero Godio, Roberto Piana, Piero Belletti, Marco Dinetti, il veterinario, presidente Avda e consigliere regionale Enrico Moriconi, l'avvocato Andrea Fenoglio.
Tomat
eletto presidente Servono coraggio e più risorse E il patto non andava sforato
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Sfondamenti di tipo Roma o Catania mi sembrano poco di questo tipo» Condivide l'abolizione delle Provincie per risparmiare sulla politica? «Penso che la strada migliore sia quella seguita anche in Veneto di mettere insieme Comuni e i loro servizi con modalità di risparmio dei costi e poi alla fine ci si accorgerà di che cosa è meglio cancellare e che cosa è meglio trasformare.
Un'assistente
sociale per l'emergenza ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province e che prossimamente in Veneto spenderà alcuni milioni di euro per festeggiamenti vari sulle radici venete. Credo che le competenze delle Province possano essere divise fra Regione e Comuni con un notevole risparmio da poter girare alle famiglie in difficoltà e le radici venete si possano più dignitosamente festeggiare aiutando quelle persone che da generazioni
Lincoln
& Co. Barack sfida la Storia ( da "Riformista, Il"
del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: All'origine della secessione, non la condizione dei neri, ma il sistema della schiavitù. Il Sud era dipendente economicamente dalla disponibilità di mano d'opera a costo nullo. L'abolizione della schiavitù avrebbe comportato il collasso dell'economia sudista e, di conseguenza, la sua struttura sociale.
Federalismo,
Casini tentato dal no ( da "Corriere della Sera"
del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: evidenziando che dell'abolizione delle Province al momento «non c'è traccia», malgrado fosse stata una delle «promesse elettorali » di Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere finora non ha potuto avviare il progetto per il veto del Carroccio. Il leader dell'Udc, insomma, nella lunga volata verso le elezioni europee, proverebbe a coprire uno spazio caro a quella che definisce la «
La
corsa (a ostacoli) delle Province
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
18-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: delle Province Enti sardi nel mirino di Mauro Pistis* --> di Mauro Pistis* Ogni tanto compaiono all'attenzione dell'opinione pubblica notizie su tentativi, veri o presunti, di abolizione di tutte le Province italiane, accusate, per il semplice fatto di esistere, di tutti i mali della pubblica amministrazione: dallo sperpero del denaro pubblico alle inefficienze organizzative.
Tutti
i Consigli provinciali in seduta il 30 gennaio
( da "Sicilia,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: delle Province Italiane che sintetizza il punto di vista degli amministratori locali in ordine alle riforme che il Governo nazionale dovrà varare per il riordino della Pubblica Amministrazione. Si parlerà anche della ventilata abolizione delle Province e della necessità che invece vengano mantenute in vita in quanto ritenute in piena coerenza con la trasformazione dello Stato in
auto,
la provincia incassa ma non spende per i servizi - antonio coppola
( da "Repubblica,
La" del 19-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: A questo punto ci si chiede, in epoca di contenimento degli sprechi e della spesa pubblica, perché continuare a tenere in vita forme di governo territoriale che assorbono soltanto risorse, senza dare niente in cambio ai cittadini? Che fine hanno fatto i progetti di riforma che prevedevano l´abolizione delle Province?
Citta'
del vino: rischio crack per abolizione dell'Ici
( da "Trend-online"
del 19-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione dell'Ici non compensata da risorse alternative. E' l'allarme lanciato dall'associazione delle Citta' del Vino. 'Modelli di vita ideali e per questo 'vetrine a cielo aperto' del made in Italy - sottolinea l'associazione - i comuni d'eccellenza del vino, con l'abolizione dell'Ici, non riescono a far quadrare i loro bilanci,
Caccia,
Enpa: "Contro le armi ai sedicenni intervenga il Ministro degli
Interni" ( da "Sestopotere.com"
del 19-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: il primo ieri ad Avellino che ha causato il ferimento di un cercatore di tartufi, il secondo oggi in provincia di Treviso – che, secondo i dati diffusi dalla LAC (Lega Abolizione Caccia), hanno ulteriormente incrementato il numero delle vittime delle “doppiette” nella stagione 2008-2009 portandolo a 31 morti e 65 feriti. “
La
Provincia non si trasformi in un Soviet
( da "Trentino"
del 20-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Questi tempi di crisi dovrebbero far riflettere e da parte dell'ente pubblico ci si aspetterebbe un segnale chiaro e forte: essere al servizio del cittadino ma mostrandosi anche parsimonioso e gestendo con oculatezza le risorse di cui dispone. L'abolizione delle "porte girevoli" ossia quella legge elettorale per cui, pur essendo stati eletti i 35 consiglieri provinciali,
Macché
Tarsu ridotta Aumenterà dell'1,5 per cento
( da "Resto
del Carlino, Il (Ancona)" del
20-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: confermata l'abolizione dell'Ici per la prima casa, l'imposta sugli immobili produrrà un gettito di 8 milioni di euro. Per bilanciare l'Ici abolita nel 2008, lo Stato doveva risarcirci 2.400.000 euro; ne sono arrivati però solo 1.900.000, anche se abbiamo messo tra le entrate anche gli altri 500 mila euro che ci spettano''.
Il
nodo costi frena il via bipartisan
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: si è dichiarata pronta a «fare una bella legge» in presenza di proposte «sensate», sebbene provenienti dalla Lega. Rilanciando sull'abolizione (per ora impossibile, ndr) delle Province. L'ITER Bocciate le tre questioni di costituzionalità presentate dai centristi, all'esame 400 emendamenti, il voto finale è previsto domani
Recco
invita Obama per i <fuochi>
( da "Giornale.it,
Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: fuochi» di Redazione In risposta all'abolizione dello spettacolo pirotecnico di insediamento Verrà a Genova il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, sabato, per ricordare le vittime degli anni di piombo e il sindacalista Guido Rossa nel trentesimo anniversario del suo assassinio da parte delle Brigate Rosse.
Il
tabarro di Capanna è mio ( da "Stampa, La"
del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: referendum da parte del sindaco e della giunta, come sollecitato dall'ordine del giorno, poichè il primo cittadino deve essere sempre al di sopra delle parti, in quanto rappresenta tutta la città». Nonostante la citazione di Capanna il dibattito sull'abolizione del lodo Alfano, che garantisce l'immunità penale alle cinque più alte cariche dello Stato (Presidenti della Repubblica,
Caccia,
leggi da cambiare in fretta ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: provoca una dura posizione della Lega per l'Abolizione della Caccia, che accusa i cacciatori, ma anche i politici, di troppa faciloneria. «Le attuali leggi sulla caccia - dice Andrea Zanoni, presidente della Lac Veneto - sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate.
Ultimissima
chiamata per la Cgil ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Come la riforma delle pensioni, l'abolizione delle Province e la ripresa del progetto di liberalizzazioni, specie nei servizi locali, di cui non parla più nessuno. E vi sono le condizioni politiche per una mossa così impegnativa? Certo sono consapevole che ciò ha un costo politico molto alto.
Vendola:
"Rifondazione addio" ( da "Giornale.it, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
Italia,
Marcegaglia: a rischio 600.000 posti,governo agisca
( da "Reuters
Italia" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: liberalizzazioni e abolizione delle province - e serve un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture e degli investimenti. E' questo l'appello lanciato al governo dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. in un'intervista pubblicata oggi dal Sole 24 Ore in vista dell'incontro di oggi pomeriggio con l'
Lario
assente dalla Bit e beffato ( da "Corriere Di Como, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: il Pirellone tiene 54mila euro dei fondi a noi spettanti dopo l'abolizione delle Apt per realizzare lo stand fieristico», conclude Achille Mojoli. Esisterebbe anche la possibilità, oltre allo spazio istituzionale, di creare un ulteriore corner dedicato. Ma ciò comporterebbe un esborso di risorse aggiuntivo, considerato eccessivo dall'assessore provinciale.
Incidenti
stradali, in Parlamento il 'decalogo' della Lega Nord
( da "RomagnaOggi.it"
del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: incremento delle sanzioni ma anche abolizione della normativa sul divieto di somministrazione degli alcolici dopo le ore due. Sono solo alcune delle norme elencate dalla Lega Nord nel decalogo che i parlamentari del Carroccio Gianluca Pini e Alessandro Montagnoli hanno presentato oggi in Parlamento.
Calabria,
una regione dove non si comunica ( da "Italia Oggi (Enti Locali)"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: il complesso delle entrate tributarie dei comuni calabresi ha superato il totale dei contributi e trasferimenti erogati, in coerenza con il passaggio ad un sistema federale, immediatamente interrotto, però, con l'abolizione dell'Ici che è costata ai nostri comuni tre punti percentuali di autonomia finanziaria.
"veltroni
cerca il dialogo con la lega ma questa riforma è un salto nel buio" -
gianluca luzi ( da "Repubblica, La"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c´è». Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per voi l´abolizione era così importante? «L´abolizione delle Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni.
Ha
fondi il piano Marshall ( da "Italia Oggi"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: leggi di Roberto Calderoli l'abolizione del decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato n.261 del 1947 recante «Disposizioni per l'alloggio dei rimasti senza tetto in seguito a eventi bellici e per l'attuazione dei piani di ricostruzione». Ci sono ancora i soldi in bilancio dello stato, l'opera non è finita e il parlamento non molla.
Vincenzi:
l'obiettivo èsnellire la burocraziaRepetto: più chiarezza
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: più chiarezza l'abolizione delle province n Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. Otto città, otto Province, intese come enti, che potrebbero sparire, secondo quanto previsto dalla nuova formulazione di un apposito articolo del disegno di legge per il federalismo fiscale approvato ieri al Senato.
NON
CI SARA' nessuna parte civile nel processo che rig...
( da "Resto
del Carlino, Il (Rovigo)" del
23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: della natura e dell'ambiente che aveva chiesto un risarcimento di 200.000 euro e per la Lega per l'abolizione della caccia che aveva fatto la stessa richiesta. Il procedimento giudiziario riguarda gli scarichi idrici nel Po di Levante a Porto Viro che, secondo l'accusa, non sarebbero stati autorizzati durante il cantiere di relizzazione del gasdotto mentre il processo sulle sabbie
Al
Senato primo passo (quasi bipartisan) del federalismo fiscale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Il segretario democraticoWalter Veltroni annuncia che senza conti l'atteggiamento del suo partito alla Camera potrebbe cambiare. Tra le novità dell'ultima ora:abolizione delle Province con la nascita di otto Città metropolitane. Servizi u pagine 6 e 7 con Il Punto di Stefano Folli l'articolo prosegue alle pagine 6
Addio
alle prime otto Province ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: 6 autore: Addio alle prime otto Province Saranno abolite nelle aree metropolitane - «Roma capitale» passa in versione soft Eugenio Bruno ROMA Sempre annunciata ma poi accantonata, l'abolizione delle Province torna improvvisamente d'attualità. E lo fa nella maniera forse più inaspettata, sbucando nel Ddl sul federalismo fiscale.
Sul
fiume solo lenze da mosca, scatta la rivolta dei pescatori
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Così attraverso la raccolta di firme si chiede l'abolizione del nuovo regolamento e l'azzeramento del consiglio da poco eletto: «Abolizione del prolungamento dell'ambito 2 e richiesta di una riunione straordinaria dell'assemblea dei soci per far decadere il consiglio», questo si domanda nella petizione.
Una
donna giovane, con un sorriso simpatico, determinata e concreta come chi deve
dirigere un'a... ( da "Stampa, La"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: E' vero che le competenze delle Province sono più numerose e importanti di quelle che comunemente si conoscono. E' vero che i risparmi per la loro abolizione non sarebbero straordinari. E' vero che la voce dei piccoli Comuni potrebbe essere schiacciata da quella dei più grandi.
Aspettiamo
a cantare il De Profundis per il Pd
( da "Trentino"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: non è delle più travolgenti. Certo l'esilio di Prodi si fa sentire. Ma se Atene piange Sparta non ride. Quale nuovo coniglio bianco possono ancora estrarre dal cappello gli apprendisti stregoni della compagine berlusconiana? Dopo la demagogica abolizione dell'Ici e l'incredibile, costosissimo pasticcio Alitalia oggi tutti misurano l'
"Veltroni
cerca il dialogo con la Lega ma questa riforma è un salto nel buio"
( da "Repubblica.it"
del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c'è". Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per voi l'abolizione era così importante? "L'abolizione delle Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni.
Berlusconi
rilancia il piano casa: faremo "new town" per i giovani
( da "Stampaweb,
La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Abolizione dell?Ici, rinegoziazione dei mutui e a breve, con il piano casa, la realizzazione di nuove abitazioni per le oltre 600.000 famiglie italiane in attesa di una casa: questo è quanto -conclude Mantovani- il nostro governo sta portando avanti, coerentemente al programma elettorale e nonostante le note difficoltà economiche»
"ora
creiamo la città metropolitana" - cecilia gentile
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: fondi destinati alle famiglie disagiate e a quei comuni che soffrono per l´abolizione dell´Ici. Ma pensiamo anche al futuro con i temi della mobilità e della digital divede. Vogliamo assicurare il wi fi gratuito a tutta la provincia, una forma di democrazia digitale per cui abbiamo investito 8 milioni di euro». Nel 2009 ci saranno investimenti su scuole (42,6 mln), viabilità (60,
mariani
il governo dia i soldi ( da "Tirreno, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione dell'Ici, non ancora compensata da un aumento dei trasferimenti statali». «Mercoledì prossimo - riprende Mariani - discuteremo in commissione la risoluzione, da me presentata alla fine di dicembre, con la quale chiediamo al ministro dell'economia e delle finanze Tremonti di assegnare risorse congrue al settore della protezione civile e dell'
treni,
regione e pendolari in marcia su roma - ava zunino
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: contro l´abolizione dei treni interregionali, che però fu una battaglia persa». L´incontro ieri in Regione ha coinciso con una giornata nera per i passeggeri dei treni che a causa dello sciopero regionale indetto dal sindacato Or.S.A. hanno visto la soppressione di numerosi treni nelle fasce non garantite e ritardi.
pienone
per le signore delle primarie ( da "Tirreno, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Costi della politica. Pier Giorgio Pacini ha posto l'accento sui costi della politica. Fratoni. «I costi troppo alti di certa politica sono legati alla sua inefficienza». Gai. E' concorde con Federica Fratoni. «Si parla di abolizione delle Province, dovremmo parlare di altri enti in cui si riciclano politici e amministratori che passano da un incarico all'
Il
grido di dolore delle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: mail Piccoli Comuni è diventato un ritornello ricorrente "l'abolizione delle Province"; personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed efficace possibile. Perché non si pensa di abolire quei Comuni al di sotto dei 5mila abitanti e, magari, vicini tra di loro,
IMPRENDITORIALI
E IL MONDO POLITICO, POSSA PRODURRE RISULTATI CONCRETI SOPRATTUTTO PER I
LAVORATORI E ... ( da "Corriere delle Alpi"
del 25-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Purtroppo, l'abolizione dell'Ici, i costi assurdi per l'operazione Alitalia, e le regalie elargite, quali il "decreto salva Catania", il contributo di 500 milioni di euro per Roma e altre iniziative del genere, hanno sottratto allo Stato risorse importanti per fronteggiare la crisi.
Muraro
chiede il sì alle Province: scontro
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione voluta da premier e Pdl. La Lega invita sindaci, categoria, sindacati. I sacconiani: inutili, si eliminino Muraro chiede il sì alle Province: scontro In consiglio si vota la difesa dell'ente. Fi si spacca, tensione in maggioranza Solo la corrente Gava apre al Carroccio Sernagiotto furente: «Tutti gli azzurri lascino l'
JESI
UNA RACCOLTA firme per abolire l'obbligatorietà d...
( da "Resto
del Carlino, Il (Ancona)" del
25-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: auspicio di raccoglierne 10mila nella provincia. Firme con cui chiederemo alla Giunta e al Consiglio Regionale di adoperarsi per approvare l'abolizione della certificazione obbligatoria, come avviene in Toscana e in Veneto e come prevedeva un disegno di legge del governo Prodi, o in via subordinata che ne sia disposta la totale gratuità».
Vendola:
"Rifondazione addio". ( da "Giornale.it, Il"
del 27-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
Abolizione
del quadro Ac, respinto l'emendamento
( da "Italia
Oggi" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Abolizione del quadro Ac, respinto l'emendamento ANACI Il proposto emendamento all'art. 16 del dl anti-crisi (riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese) per l'abolizione del quadro AC, presentato dall'onorevole Antonio Mazzocchi su richiesta del CSN Anaci, è stato dichiarato inammissibile dalla commissione finanze e bilancio della camera per estraneità di materia,
C'è
<tensione> sui conti di Sant'Angelo in Lizzola
( da "Resto
del Carlino, Il (Pesaro)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: diventare causa della eventuale mancata copertura dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Non solo aggiunge in quanto il calo delle attività produttive determinerà conseguenze sulle entrate tributarie locali, perché i cittadini faranno fatica a pagare le tariffe dei servizi locali, facendo scattare la rabbia nei confronti di Comuni e Province accusati a quel punto di vessazione.
<Salviamo
le Province, non sono enti inutili>
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: come enti inutili e costosi e mentre si trovano sotto la spada di Damocle di otto proposte di legge costituzionale per la loro abolizione, le 104 Province d'Italia (escludendo le 3 autonome, Trento Bolzano e Aosta) hanno deciso di passare alla riscossa. Per venerdì prossimo, 30 gennaio l'Upi (Unione province d'Italia) ha infatti indetto la giornata nazionale della partecipazione.
Province
venete al top per efficienza ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: delle entrate Province venete al top per efficienza Spese di personale ai minimi italiani Abolizione, o in subordine una riorganizzazione dei livelli di governo territoriale riducendo sprechi e inefficienze. La richiesta del mondo imprenditoriale di abrogare le Province si scontra ovviamente con la posizione degli amministratori locali che non nascondono tuttavia la questione di
I
servizi vanno effettuati ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: direttore dell'Unione delle Province del Friuli-Venezia Giulia, ha le idee ben chiare sull'argomento. «Le Province vanno mantenute a tutti i costi - sottolinea -. Francamente non comprendo la battaglia per la loro abolizione; i contrari, che tanto vanno di moda in questo periodo, mi dimostrino con i fatti che sono degli enti inutili»
Gli
industriali. ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province è una tema valido, ma se non è attuabile, almeno si pensi ad accorparle come avviene già a livello di Comuni. Tutte le sovrastrutture che portano poco valore vanno eliminate». Gli industriali rodigini accusano la loro Provincia di non essersi spesa abbastanza su progetti legati al fabbisogno energetico nazionale,
Scarsa
autonomia per le Province ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: enti da tempo al centro di un dibattito sull'esigenza di abolizione. Abolizione in realtà già decretata per otto di essi in Italia che ricadono nel territorio delle Città metropolitane la cui istituzione è contemplata nel Ddl Calderoli sul federalismo varato la scorsa settimana dal Senato (al Sud solo Napoli e Bari).
Province,
conto da 3,5 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: per far sentire la propria voce in un momento in cui da più parti se ne chiede l'abolizione, daranno vita dopodomani a una giornata di mobilitazione indetta dall'Upi (Unione delle Province italiane) con Consigli straordinari aperti ai cittadini, alle forze economiche, politiche e sociali. Sulla base dei dati raccolti, è Siena l'ente con il valore pro capite più alto –
Più
poltrone che autonomia ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Indicatori che non fanno troppo onore alle 26 Province del Mezzogiorno. Tanto per cominciare, il grado di autonomia finanziaria ( incidenza delle entrate proprie sul totale delle entrate correnti) è tendenzialmente più basso della media nazionale: nelle Province lucane è del 24,5%, in quelle calabresi del 36,6% e in Campania del 45,7%, a fronte di un dato italiano pari al 56,
In
fermento le due città metropolitane
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: sulfederalismo prevede la costituzione di otto città metropolitane e l'abolizione delle Province territorialmente concomitanti. Nel Centro-Nord sono interessate a questo processo di riforma le province di Bologna e Firenze. Nel capoluogo emiliano il dibattito sulla riforma istituzionale verte sul fatto che i confini dell'area metropolitana ipotizzata non coincidono con quelli provinciali.
Sistemi
che duplicano tutto al solo servizio della politica
( da "Sole
24 Ore, Il (Centro Nord)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Sistemi che duplicano tutto al solo servizio della politica» è un sostenitore accanito di quella che lui stesso definisce "la teoria abolizionista" favorevole cioè all'abolizione di Regioni o di Province nel momento in cui rappresentano una duplicazione inutile dei costi a carico dello Stato, derivata dalla ripetizione di funzioni su diversi livelli e dal loro mancato coordinamento.
Enti
senza significato baluardo dei cacicchi
( da "Sole
24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Ecco allora che il suo approccio alla questione di riordino della macchina amministrativa del Paese parte proprio da storia e cultura delle «diverse specificità di popolo» che abitano l'Italia. Professor Casavola, Silvio Berlusconi annunciò più volte in campagna elettorale l'abolizione delle Province.
Sono
realtà troppo onerose, meglio la graduale abolizione
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione» «L a Corte dei Conti e l'Eurispes dicono che le province costano dai 15 ai 20 miliardi di euro. Ne vale la pena? Non credo». Si schiera decisamente per l'abolizione il professor Carlo Manacorda, 67 anni, docente di Scienza delle Finanze e Bilanci pubblici all'Università di Torino, anche se non nasconde che sia un percorso più difficile di quanto non possa sembrare e che
Cautela
da Genova e Torino ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: CITTà METROPOLITANE Cautela da Genova e Torino «è stato improprio inserire la questione delle città metropolitane nel pacchetto del federalismo fiscale ». A sostenerlo è Antonio Saitta, presidente della provincia di Torino e dell'Upi Piemonte che così risponde all'ipotesi dell'abolizione delle province nelle aree interessate dai nuovi enti.
La
ricetta delle categorie: meno costi e iter veloci
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: inefficienza della Pa». Chiosa che per rilanciare la produttività del sistema Italia «non è più possibile procrastinare la Riforma degli enti pubblici». Favorevole all'abolizione delle province e regionalista convinto si dichiara Massimo Sola, direttore di Confindustria Liguria, che sottolinea come «orientarsi in questo momento di crisi verso la soppressione di un ente intermedio,
Digitale
bizzoso e canone Rai: molte proteste
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Il Codacons chiede la pubblicazione immediata del decreto attuativo e gli spot sulla Rai che annuncino l'esenzione del canone. Propone, anzi, di estenderne l'abolizione a tutti i possessori della social card e e alle famiglie con figli sotto i 3 anni di età. ( ni. me. )
Il
federalismo di Cacciari Tutte le tasse riscosse dai comuni aboliti Catasto,
Entrate e Demanio ( da "Corriere delle Alpi"
del 28-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Province
Abstract: L'abolizione del Catasto e dell'Agenzia delle Entrate, del Territorio e del Demanio. Una «Banca regionale degli Investimenti». E ampia libertà agli enti locali per la gestione dell'Iva e la lotta all'evasione. E' una vera rivoluzione il progetto per il «Federalismo fiscale» elaborato dal Comune di Venezia.
Sulla
difesa delle Province Zambon sta con la Lega
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: eliminazione delle province inutili». Di parere opposto invece il consigliere regionale azzurro, Remo Sernagiotto, che invita i sette consiglieri provinciali di Forza Italia ad astenersi dal voto. «L'abolizione delle province è uno dei punti del programma di Forza Italia - ribadisce Sernagiotto - Su questo tema la posizione del Pdl è chiara.
"La
Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari"
( da "Stampa,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: LEGA NORD "La Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari" Anche a Savona la Lega Nord si schiera contro l'abolizione delle Province. Andrea Bronda, segretario provinciale del Carroccio, ieri è intervenuto sostenendo che non è abolendo le Province che si risolveranno i problemi di bilancio dello Stato.
Progetto
troppo complesso ( da "Corriere delle Alpi"
del 29-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Province
Abstract: prevede la riscossione delle tasse diretta per Comuni e Regioni, l'abolizione di Catasto, Agenzia delle Entrate, del Territorio e Demanio e una Banca regionale per gli investimenti. «Si tratta di una proposta suggestiva, condivisibile, ma difficilmente realizzabile» sostiene Daniele Ferrazza (Pd), sindaco di Asolo nonché esponente del Movimento «
Il
federalismo fiscale è una riforma parzialesenza il varo della Carta delle
autonomie locali ( da "Secolo XIX, Il"
del 29-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione dell'Ici sulla prima casa e mancata compensazione integrale per i Comuni; blocco dell'autonomia impositiva di Comuni, Province e Regioni; tagli ai trasferimenti erariali; una manovra finanziaria particolarmente penalizzante per gli Enti locali (secondo l'Anci 8 Comuni su 10 rischiano di non rispettare il patto di stabilità interno nel 2009)
Le
Province delle Marche si mobilitano
( da "Resto
del Carlino, Il (Ancona)" del
29-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli scende in campo per difendere ruolo e funzioni delle Province. Si schiera contro la loro abolizione, ventilata dal Governo, e annuncia per oggi ad Ancona una seduta straordinaria del consiglio provinciale del capoluogo, al Liceo classico Rinaldini, «per sensibilizzare la popolazione e varare proposte in difesa della dignita' dell'istituzione».
Di
Pietro tribuno senza popolo ( da "Giornale.it, Il"
del 29-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
In
Consiglio provinciale di Ferrara approvato il Bilancio di previsione 2009
( da "Sestopotere.com"
del 29-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Sul tema delle entrate non bisogna mai dimenticare che per le province questa voce cambia di mese in mese a seconda delle vendite delle auto. Il calo drastico delle vendite in corso ha implicazioni per il bilancio della Provincia. Sul discorso abolizione dell?Ente, non vorrei entrare troppo nel merito ritenendo di nessun valore il dibattito: le province hanno competenze chiare,
"La
Provincia non si tocca Se mai servono più deleghe"
( da "Stampa,
La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: visto che l'appello alla giornata di mobilitazione arriva direttamente dall'Unione delle Province d'Italia: «L'abolizione delle Province è un attacco alla democrazia - tuonano dall'Upi -, si vuole il ritorno al centralismo a scapito dell'autonomia e della responsabilità delle diverse istituzioni costitutive della Repubblica».
Province,
i vertici Pdl per l'astensione ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province, mentre la corrente di Fabio Gava appare più possibilista. Mentre il capogruppo azzurro di via Battisti Gian Pietro Favaro annuncia il voto favorevole dei forzisti, il sernagiottiano De Mitri è pronto ad astenersi. E lo stesso Sernagiotto ribadisce: «La maggioranza del direttivo è per l'astensione,
Melilli:
<Non sono le Province la vera zavorra>
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: La Lega vi difende. E il Pd, che è il suo partito? «Nel programma elettorale il Pd prevedeva l'abolizione delle Province solo nelle città metropolitane, com' è giusto. Ora vedo che ci sono opinioni differenti. Vorrei capire qual è la linea, finalmente».
Il
federalismo in Emilia piace soltanto a metà
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: solidale e ci sarà un aggravio di prelievo fiscale soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Avrei preferito presentare contestualmente il federalismo fiscale e l'abolizione delle province, istituzioni obsolete e anacronistiche. A spesa costante vi dovrebbe essere un riequilibrio dei diritti ai servizi per le persone, anche per evitare l'esplosione della spesa sanitaria.
scuola
di musei, guardare non basta - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: preside della facoltà di Scienze della formazione, parte da questa piccola provocazione, rievocando il testo di legge sull´abolizione della schiavitù emesso dal Comune di Bologna nel 1256, per presentare un ciclo di incontri, «Patrimonio in movimento», dedicato ai metodi più innovativi per educare alla storia dell´arte.
Quale
ruolo per la Provincia Forlì-Cesena? Seduta 'straordinaria e aperta' del
consiglio : la cronaca ( da "Sestopotere.com"
del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: assetto istituzionale del Paese e dei reali costi della politica. Nell?opinione pubblica è nata questa critica sul ruolo della cosiddetta casta, ma nessuna forza politica, tranne il Pri , è favorevole all?abolizione delle Province”. Il Capogruppo del PRI Giovanni Lucchi ha ricordato che l?
Abolizione
Province? Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità
istituzionale" ( da "Sestopotere.com"
del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Abolizione Province? Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità istituzionale" (30/1/2009 14:15) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - 'L'odierna mobilitazione delle Province, promossa e organizzata dall'Upi, si innesta in un percorso di forte responsabilita' istituzionale con cui il sistema delle Regioni e delle Autonomie locali sta cercando di caratterizzare il
Abolizione
Province? Domenici (Anci): "Sistema-Paese sia competitivo"
( da "Sestopotere.com"
del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Abolizione Province? Domenici (Anci): "Sistema-Paese sia competitivo" (30/1/2009 14:10) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - ??La discussione sul ruolo delle Province va riportata nell?alveo ben piu? importante del dibattito sull?assetto innovato e piu?
Gagliano
(MPA): Commissione Statuto verso il pieno accordo sulla nuova legge elettorale
( da "Salerno
notizie" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Ercole, Coordinatore dell?Opposizione e, naturalmente, il Presidente della Commissione, Salvatore Gagliano) c?è stata la quasi totale convergenza su quelli che saranno i punti fondanti della nuova legge elettorale regionale: abolizione del listino; disciplina dell?
Provincia
Cagliari: giornata nazionale della partecipazione
( da "Sardegna
oggi" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: 2009 Provincia Cagliari: giornata nazionale della partecipazione ?L?abolizione delle Province è innanzitutto un attacco alla democrazia, poiché tutta la società civile italiana è organizzata a livello provinciale e verrebbe meno l?unico ente che sul territorio provinciale ha la legittimazione democratica e la capacità di rappresentanza generale dei diversi interessi organizzati?
Di
Pietro tribuno senza popolo. ( da "Giornale.it, Il"
del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: occasione vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto all'infinito: governo insufficiente,
Entro
la fine dell'anno i lavori per togliere i passaggi a livello
( da "Stampa,
La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: È una soluzione imprescindibile, alla luce della vocazione dell'Alessandrino a retroporto di Genova». Ora il nulla osta spetta alla Conferenza dei servizi, in programma il 12 febbraio in Provincia. Poi mappe, grafici e planimetrie saranno inviate a Roma, al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l'ok definitivo.
La
"prima casa" si allarga
( da "Stampa,
La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: ABOLIZIONE DELL'ICI La "prima casa" si allarga Il Consiglio approva il bilancio di previsione e modifica lo Statuto dell'associazione L'Eve [FIRMA]GIANPAOLO CHARRERE POLLEIN Sbarca anche a Pollein il concetto di «prima casa», estendendolo alle abitazioni usate da parenti di primo grado, anche se non sono proprietari.
All'unanimità
è passato l'odg salva-provincia ( da "Corriere delle Alpi"
del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: Unione delle province italiane, ma adattato alle specificità del territorio montano dalla terza commissione. «L'odg vuole essere una risposta alla campagna sull'abolizione delle province, che rientra nell'ambito di una politica di tagli dei costi della politica», ha esordito il presidente Sergio Reolon nel suo intervento,
ANCHE
IL PD SALVA LA CASTA ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
partito di
Veltroni non è riuscito a fornire una sola giustificazione valida della scelta
di limitare l'abolizione delle Province, come recita il programma, alle sole
aree metropolitane (
in
sicilia record di spesa pubblica la provincia in testa per gli stipendi -
antonio fraschilla ( da "Repubblica, La"
del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province, rivendicando anzi l´attribuzione di maggiori poteri. La Sicilia, inoltre, è in testa alla classifica delle «occasioni mancate», stilata dall´Eurispes in materia di fondi europei. Gran parte dei 9,9 miliardi di euro a rischio restituzione per mancanza di progetti sono proprio a carico della Sicilia.
<Le
Province? Aboliamo invece i vari enti inutili>
( da "Resto
del Carlino, Il (Pesaro)" del
31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: ha evidenziato qualche perplessità nei confronti dell'abolizione delle Comunità Montane. «E' facile dire di voler sciogliere le Comunità montane, però poi bisogna gestire i servizi, senza mettere in difficoltà i cittadini. Se si tratta di abolire alcuni rami secchi, come i Consorzi di bonifica, allora vanno eliminati quelli».
Anche
a Ravenna giornata nazionale di mobilitazione delle Province
( da "Sestopotere.com"
del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province. Alla seduta erano presenti anche i Sindaci dei Comuni di Castelbolognese, Massalombarda e Riolo Terme; i vice Sindaci di Bagnara e Faenza e il presidente del consiglio comunale di Ravenna. Dopo il messaggio, in videoconferenza, del presidente dell?
( da "Tribuna di Treviso, La" del 02-01-2009)
Argomenti: Province
di Simonetta Zanetti
Passi carrai ecco chi non paga Agevolazioni per il commercio Fino a
( da "Tirreno, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 11 - Grosseto
Pioli: consolidata l'economia del borgo «Bene agricoltura di qualità e turismo
oltre a opere pubbliche e nuovi progetti» Nel 2009 restauro del Chiostro di S.
Francesco e rifacimento della mensa scolastica SUVERETO. «Siamo riusciti a
esaltare le nostre specificità: territorio, prodotti di eccellenza, proposta
culturale, qualità della vita. E ciò perché siamo riusciti a portare un
contributo a un territorio, la Val di Cornia, che è fatto di realtà molto
diverse, che si possono esaltare e valorizzare a vicenda se sapranno stare
insieme e programmare il proprio futuro, con il riformismo coraggioso mostrato
in questi anni». è quanto sostiene il sindaco di Suvereto Giampaolo Pioli
tirando le somme dell'anno di attività amministrativa concluso. Un ruolo che
Pioli vede riconosciuto nella sua nomina a presidente del Circondario. Il
( da "Riformista, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Province
Riformare la
giustizia Riformare la giustizia. Lo dice il 35% Abbiamo chiesto ai nostri
lettori qual è la riforma più urgente da fare nel nostro Paese. In molti hanno
espresso la propria preferenza al sondaggio sul nostro sito
(www.ilriformista.it) e partecipato al relativo dibattito. Per il 35%, la
maggioranza relativa, dei votanti non c'è dubbio: la
riforma più urgente da fare è quella della giustizia. Il 19% invece vorrebbe
che fosse ridotto il numero dei parlamentari. L'abolizione delle province, tema molto popolare,
costituisce una priorità per il 15% dei votanti, mentre realizzare il
federalismo e cambiare la legge elettorale è la scelta, per entrambe le
proposte, del 14%. Fanalino di coda è il presidenzialismo: cambiare in
questo senso la forma di governo nel nostro Paese è urgente solo per il 2% dei
votanti. Il dibattito è stato caratterizzato anche da molte altre proposte non
incluse tra quelle inserite nel sondaggio. Tra queste, quella di Luciano
Ferrari: «La riforma più urgente è quella della creazione del lavoro, con il
lavoro ai giovani si risolvono tante cose». 03/01/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Province
Si tirano
stoccafissima anche stivali viaggio nelle altre "discipline" a tema
L'APPUNTAMENTO è per domenica 18 alle 14: nella piazza principale di Molare, in
provincia di Alessandria, si svolgerà l'edizione 2009 della gara di lancio di
stoccafisso a squadre: cinque i componenti per ogni team. In Liguria infatti,
soprattutto nella Riviera di Ponente e nell'ex Oltregiogo (le terre piemontesi
che culturalmente sono legate alla Liguria e un tempo facevano parte della
Repubblica di Genova), in attesa del lancio del telefonino prevale storicamente
questo tipo di competizione. È una gara con profonde tradizioni anche a Silvano
d'Orba o a Cantalupo, una frazione collinare di Varazze.Ogni anno si ripete il
rito del lancio - più lontano possibile - del pesce essiccato: sono eventi che
attirano numerosi turisti, e a margine delle competizioni ci sono sagre
gastronomiche a base, ovviamente, di stoccafisso. Non è l'unica gara di lancio
curiosa: nel mondo si vede di tutto. Nel
( da "Corriere delle Alpi" del 06-01-2009)
Argomenti: Province
Sos del presidente
Lac L'appello: «Galan, fermi la caccia» BELLUNO. Il
presidente della Lega per l'abolizione della caccia del Veneto Andrea Zanoni ha
inviato al governatore Giancarlo Galan, una istanza urgente per chiedere
l'immediata sospensione della caccia, «perchè le avverse condizioni
meteorologiche e ambientali stanno decimando per fame e per gelo gli animali
selvatici». La Lac Veneto sottolinea di aver ricevuto segnalazioni che a
Belluno i cervi e i caprioli vengono uccisi in condizioni di svantaggio perchè
rimangono immobilizzati dalla neve. L'istanza al presidente della Regione
ricorda le temperature registrate domenica nelle province
venete (Belluno -13ºC, Padova -8ºC, Rovigo -7ºC, Treviso -9ºC, Venezia -5ºC,
Verona -7ºC, Vicenza -8ºC), tutte sotto lo zero, e mette in evidenza che nella
laguna di Venezia tutte le valli interne sono ricoperte dal ghiaccio. «Solo
degli individui privi di scrupoli e senza pietà possono uccidere barbaramente e
a sangue freddo dei cuccioli e delle femmine gravide immobilizzati nella neve e
stremati dalla fame», sono le parole del presidente Zanoni, «o uccidere delle
anatre inermi intrappolate dal ghiaccio e senza cibo da diversi giorni». «La
nostra speranza», conclude Zanoni, «è che questa barbarie, questa vergogna,
questo insulto alle legge e alle persone civili possa trovare fine con
l'accoglimento della nostra istanza per vietare la caccia in tutta la regione,
istanza che abbiamo trasmesso oggi al presidente della Regione del Veneto».
( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Province
Lac: «Il gelo decima
gli animali Fermate la caccia» VENEZIA. Il Presidente della Lac del Veneto
Andrea Zanoni ha inviato al governatore del Veneto Giancarlo Galan, una istanza
urgente per chiedere l'immediata sospensione della caccia perchè le avverse
condizioni meteorologiche ed ambientali stanno decimando per fame e per gelo
gli animali selvatici. La Lega che si batte per
l'abolizione della caccia sottolinea di aver ricevuto segnalazioni che a
Belluno i cervi e i caprioli vengono uccisi in condizioni di svantaggio perchè
rimangono immobilizzati dalla neve. L'istanza al presidente della Regione
ricorda le temperature registrate ieri nelle province venete, tutte sotto lo zero, e mette in evidenza che
nella laguna di Venezia tutte le valli interne sono ricoperte dal ghiaccio.
( da "Stampa, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Province
SANTHIÀ. IL BILANCIO
2009 Più care le mense scolastiche e la retta della casa di riposo
[FIRMA]GABRIELE MARTELOZZO SANTHIÀ Nessun aumento alle imposte e solo alcuni
ritocchi alle tariffe dei servizi pubblici. È quanto previsto dal bilancio di
previsione per il 2009 del Comune di Santhià come confermato dall'assessore
Massimo Simion. «Per quanto riguarda le entrate tributarie - ha dichiarato -
non ci sono grandi trasformazioni rispetto l'anno scorso, ovvero non aumentano
le imposte, tenendo anche conto dell'abolizione dell'Ici
sulla prima casa intervenuta nel corso del 2008». Una condizione che, per le casse
comunali, impone di «non poter più intervenire sull'imposta che rappresentava
la fonte di finanziamento principale per i Comuni, obbligando soltanto a
gestire il flusso di cassa del bilancio affidandoci al fatto che i
trasferimenti dello Stato avvengano in modo costante». Se l'addizionale
Irpef rimane invariata, per la Tarsu (tassa smaltimento rifiuti) il discorso «è
più complesso perché il consorzio obbligatorio per i rifiuti Covevar sta
predisponendo la gara per affidare il servizio di raccolta e gestione per tutto
il territorio della provincia di Vercelli, ad eccezione del capoluogo e di
Borgosesia». A subire alcuni ritocchi saranno le entrate extra-tributarie
derivanti dalle tariffe delle mensa scolastica (scuola materna 4,05 euro a
pasto, scuola elementare 4,4 e scuola media 4,7) così come per la retta della
casa di riposo (più 15 per cento) «per assicurare agli ospiti l'attuale livello
di assistenza, pur contenendo i prezzi delle rette al di sotto di quelli di
mercato. Rimangono invariate, invece, quelle dell'asilo nido». Una notizia
favorevole è relativa ai titoli in possesso del Comune. La diminuzione dei
tassi intervenuti nell'ultimo periodo «porteranno un vantaggio contabile e, per
prudenza, vorremmo liberarcene anche se, fino ad oggi, non abbiamo mai avuto
problemi». Da parte sua, il gruppo consiliare «Unione per Santhià» ha proposto
due emendamenti al bilancio, non accolti in fase di discussione. Nel primo era
stato proposto di destinare ulteriori 25 mila euro a interventi
socio-assistenziali trasferendoli dalle attività culturali. Nel secondo era
stato suggerito di commissionare lo studio (costo previsto 10 mila euro) per la
realizzazione di un impianto fotovoltaico su terreno pubblico.
( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina V - Firenze
Nel programma del candidato c´è anche l´abolizione dei vigilini, già annunciata
settimane fa Renzi vuole chiudere Firenze Parcheggi Project o non project?
Mentre la Firenze Parcheggi cerca una via di fuga dal project-financing che
l´ha costretta nel 2008 ad un bilancio in rosso e mentre l´assessore Tea Albini
contribuisce a togliere il sonno ai vertici di Firenze Parcheggi annunciando di
«non voler dare un euro alla società del project», Matteo Renzi ha una sua
ricetta: chiudere Firenze Parcheggi. Metterci una pietra sopra. E´ tutto
scritto nel programma elettorale che il candidato si appresta a presentare il
prossimo 17 gennaio. Un «pamplet» saltato fuori da un gruppo di lavoro
coordinato da Cristina Giachi, ricercatrice universitaria, che ha nel capitolo
«società partecipate» uno dei punti di forza. Chiudere Firenze Parcheggi
dunque, c´è scritto nel capitolo coordinato dall´avvocato Giacomo Bei.
Chiuderla per dare vita ad una società unica della mobilità con la Sas, la
società interamente controllata da Palazzo Vecchio che oggi gestisce la sosta
di superficie e anche la Silfi, la società dell´illuminazione a prevalente
capitale privato (ma si fa a fondere una società che non si controlla?) che
gestisce anche il sistema semaforico. Secondo Renzi l´operazione «addio alla
Firenze Parcheggi» è da considerarsi una priorità, una decisione da prendere
nei primi 100 giorni del nuovo governo comunale. Con l´assicurazione che
nessuno dei dipendenti delle società in questione se ne andrà a casa, perché
tutti verranno ricollocati nella nuova società unificata. La chiusura della
Firenze Parcheggi dovrebbe, secondo Renzi, accompagnarsi anche con la
cancellazione dei vigilini. Due mosse concepite con l´obiettivo dichiarato di
stemperare la «disaffezione» accumulata dalla grande parte dei fiorentini nei
confronti delle società della sosta. E non a caso messe in cima alla lista del
programma elettorale del candidato. Come pensa Renzi di affrontare invece tutto
il capitolo del project-financing che, anche senza la Firenze Parcheggi,
resterebbe comunque sul tavolo? Chi pagherebbe gli oneri finanziari che oggi si
sobbarca, sottoforma di canoni pagati alla società del project, la Firenze
Parcheggi? Il programma del presidente uscente della
Provincia per il momento non lo dice. Si precisa solo che la nuova società
della mobilità, in una seconda fase, dovrebbe trovare la sua logica continuazione
nella fusione con Ataf. E che farebbe comunque parte di una «holding Firenze»,
sotto il cui cappello riunire tutte le Spa partecipate oggi dal Comune.
Renzi annuncia però che i prossimi sabato e domenica almeno 200 volontari
saranno a suo nome in 20 piazze della città per raccogliere il sostegno al suo
programma elettorale. «Vogliamo sapere cosa pensano i fiorentini delle nostre
proposte, dell´apertura delle biblioteche fino alle 24 o della pulizia delle
strade senza bisogno di spostare la macchina, dei parcheggi gratuiti a Careggi
o della nuova pista parallela dell´aeroporto», annuncia Renzi in una nota. Ma
l´intenzione è anche quella di raccogliere nuove proposte: «Chiederemo ai
fiorentini di segnalarci quali idee sono prioritarie per loro ma anche quali
sono i problemi nel quartiere dove vivono». (m.v.)
( da "Sestopotere.com" del 07-01-2009)
Argomenti: Province
30 gennaio:
mobilitazione nazionale contro l'abolizione delle Province
(7/1/2009 15:43) | (Sesto Potere) - Roma - 7 gennaio 2009 - Il 30 gennaio
prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari
per discutere con i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati,
delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e
ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla
riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. Lo hanno deciso oggi i
rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell?Upi,
approvando all?unanimità un ordine del giorno nel qual si ribadisce
l?infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di
proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. “Pensare di abolire le
Province – sostiene il Consiglio Direttivo dell?Upi – sarebbe dannoso e
antieconomico, e rappresenterebbe invece una inutile perdita di tempo.
Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la
definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l?eliminazione degli enti
strumentali e la semplificazione del sistema”. “Basta con la delegittimazione
delle Province, con l?attacco al personale politico e con la denigrazione del
personale che lavora in queste amministrazioni – ha detto il Presidente
dell?Upi, Fabio Melilli - Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni
giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno
si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi
industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai
cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori,
sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere
questioni che interessano le comunità . Questo continuo gettare discredito nei
nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all?intero sistema della
rappresentanza democratica che è a fondamento del nostro Paese”.
( da "Riformista, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province
le notizie Boom cassa
integrazione Sacconi apre sui contratti Cig, a dicembre ancora in crescita. Per
la Cassa integrazione guadagni ordinaria nel mese scorso si segnala un
incremento annuale, cioè rispetto al dicembre 2007, del 525 per cento, mentre
quella straordinaria fa registrare una flessione dell'11,61 per cento. Le cifre
sono state anticipate dal Ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, che ha
annunciato: «Entro il mese di gennaio, o anche nei prossimi giorni, convocherò
un incontro per registrare il consenso per la riforma dei contratti». Per
quanto riguarda invece tutto il 2008, secondo l'Inps è raddoppiato il ricorso
alla cassa ordinaria, con un aumento del 96,84 per cento. Guai di casa nostra.
Sulla scia di quanto sta accadendo a livello globale, nel settore automobilistico
ma non solo, anche in Italia si avvertono i riflessi pesanti della crisi. Si
vende di meno, si produce di meno e l'occupazione ne risente. Fiat Group
Automobiles ha annunciato ieri ai sindacati che nelle prime due settimane di
febbraio scatterà la cassa integrazione per circa 2 mila dipendenti, per lo più
impiegati. Il provvedimento interesserà circa 1.200 dipendenti degli enti
centrali di Mirafiori, Volvera e Orbassano. Altri 800 lavoratori interessati
dalla Cig sono addetti della Powertrain di Mirafiori e Stura. In compenso, dopo
più di un mese di cassa integrazione per circa 1000 lavoratori, si sono
riaperte ieri le porte dello stabilimento Fiat di Termoli, in provincia di
Campobasso. Sono tutti dipendenti del settore motori otto valvole, rimasti
fermi dal 25 novembre scorso a causa del calo delle commesse. Dal 12 gennaio
toccherà, inoltre, ai dipendenti del reparto 16 valvole. Il 26 gennaio, infine,
sarà il turno del settore cambi. Entro fine mese, quindi, la fabbrica dovrebbe
tornare a pieno regime con tutti e 2600 lavoratori di nuovo operativi.
Disoccupazione americana. A dicembre negli Stati Uniti sono stati persi 693
mila posti di lavoro nel settore privato non agricolo. È quanto rileva un
rapporto dell'istituto di ricerca Adp. Il dato è maggiore di quello di novembre
(476mila posti di lavoro in meno) e di quello atteso dagli analisti, che
prevedevano un taglio di 493mila posti di lavoro. «La rapida caduta
dell'occupazione nelle piccole e medie imprese indica chiaramente che la
recessione si è espansa ben oltre l'industria e il settore immobiliare» si
legge nel rapporto. E la ripresa arriverà nel 2010. Per il 2009 nessuna
speranza: il pil statunitense segnerà una contrazione del 2,2 per cento.
Bisognerà aspettare un anno per vedere il segno positivo: nel 2010 dovrebbe
tornare la crescita con il pil a +1,5 per cento. L'Ufficio del Bilancio del
Congresso (cbo) «prevede che l'attuale recessione, cominciata nel dicembre
2007, durerà fino alla seconda metà del 2009 - si legge nel documento - ciò che
ne fa la più lunga recessione dalla Seconda Guerra Mondiale». Il cbo stima
anche un tasso di disoccupazione che crescerà all'8,3 per cento nel 2009 e al 9
nel 2010. Bancarotta per LyondellBasell. Ha chiesto la tutela dai creditori,
ricorrendo al Chapter 11, il terzo gruppo mondiale del petrolchimico,
l'olandese LyondellBasell che concentra la maggioranza delle sue attività
nell'area di Houston. Le pratiche per la bancarotta sono state avviare presso
il tribunale del Southern District di New York, dopo un'estenuante trattativa
con i creditori andata avanti fino a martedì anche se i termini per la
rinegoziazione del debito erano scaduti già da due giorni. Licenziamenti, dalle
banche... La banca britannica Barclays taglierà 408 posti di lavoro con
l'obiettivo di recuperare efficienza sulla scia della crisi economica.
«Barclays rivede costantemente le sue operazioni e risorse per essere - si
legge in una nota - il più efficiente possibile adeguandosi alle necessità del
business e alle evoluzioni nelle richieste della clientela». Come parte di
questo processo, l'istituo ha individuato alcuni aspetti operativi e
organizzativi la cui modifica appare necessaria al
miglioramento della performance specialmente con l'abolizione di caselle
giudicate superflue, obsolete o il cui ruolo appare sovrapposto. La riduzione
di personale riguarda circa 400 persone,
( da "Tirreno, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 6 - Prato
Cantagallo punta sull'economia verde Una centralina a biomasse per
tele-riscaldare il paese di Luicciana Bugetti fa il punto sull'anno appena
concluso «Il massimo sforzo sulla viabilità, la priorità del 2009 sarà il
lavoro». Nuova sfida elettorale CANTAGALLO. Sostenere l'occupazione, puntare
sulla green economy, non aumentare la pressione fiscale sui cittadini. Sono i
grandi temi sui quali ha lavorato Ilaria Bugetti, sindaco di Cantagallo, nel
2008 e sui quali punta anche nel 2009 per impostare la prossima campagna
elettorale che la vede unica candidata per il Pd. Se si traccia un bilancio
dell'anno appena concluso la prima cosa che il sindaco sottolinea riguarda
l'impegno per migliorare la viabilità comunale. «Da due anni lavoriamo forte su
questo fronte - spiega - Nel 2008 abbiamo concluso la progettazione per quanto
riguarda gli interventi sulle strade». «Grazie a fondi regionali, provinciali e
all'accensione di un mutuo comunale, per un totale di oltre un milione di euro
- prosegue il sindaco - abbiamo portato a termine i lavori sulla strada della
Rasa, versante pistoiese, sulla strada di Presentino (nel 2009 verrà concluso
il secondo lotto), sulla strada di Campalleri (tutt'ora in corso). Inoltre su
tutto il territorio abbiamo lavorato per garantire la manutenzione ordinaria
delle strade». Infine altri lavori a Migliana, Gricigliana
e Gavigno prenderanno il via nel corso della prossima primavera. Anche nel 2008
le casse comunali hanno dovuto fare i conti con l'emergenza frane, che ogni
anno sottrae diversi fondi ai già esigui bilanci dell'ente. «Nonostante questo
e le minori entrate dovute all'abolizione dell'Ici sulla prima casa, abbiamo
manetenuto un buon standard di servizi sociali per le famiglie. Abbiamo
aumentato le risorse per la compartecipazione al servizio di mensa e trasporto
scolastico per aiutare chi era in difficoltà, mentre la quota di trasferimento
all'Asl per i servizi sociali nel
( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province
n. 7 del 2009-01-08
pagina 2 Caccia Animalisti contro la Provincia di Redazione
Quale sia la differenza per un animale ad essere cacciato sulla neve o in una
giornata di sole è difficile da spiegare. Fatto sta che la Lega Abolizione della Caccia ha attaccato la
Provincia di Genova e la Regione Liguria che non avrebbe bloccato la caccia al
capriolo iniziata il primo di gennaio e attiva fino alla metà di marzo.
«La Regione Liguria non rispetta la legge nazionale - attaccano gli animalisti
-. È una vera vergogna che in questi giorni di forte difficoltà di
alimentazione per la fauna selvatica, caprioli inclusi, causata dalle gelate e
soprattutto dalle scarse possibilità di accedere ad aree con vegetazione erbosa
ed arbustiva idonea, sia consentito ai soliti privilegiati di abbattere animali
che si trovano in palesi situazioni di rischio e svantaggio». Il calendario
venatorio di quest'anno consentirebbe alle singole Provincie di vietare la
caccia in momenti di forte criticità climatica. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Province
(AGI/AFP) -
Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città
portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni
sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili
e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-09 - pag: 13 autore: ODG SULLA LAUREA Uno spiraglio sull'abolizione del valore legale
Della fase due di riforma dell'università, più volte annunciata dal ministro
Gelmini, dovrebbe fare parte anche l'abolizione del valore legale della laurea.
Un'indicazione è arrivata ieri da Montecitorio, dove l'assemblea ha approvato
un ordine del giorno, presentato dalla Lega nord, che vincola in questo
senso il Governo. A spiegare l'obiettivo della proposta è stato il primo
firmatario, il deputato del Carroccio Paolo Grimoldi. Ricordando la battaglia
che il suo partito conduce in questa direzione da un decennio e riprendendo di
fatto quanto già sostenuto dal suo capogruppo, Roberto Cota, nel corso delle
dichiarazioni di voto sul decreto Gelmini, Grimoldi ha sottolineato: «Abolire
il valore legale del titolo di studio rappresenterebbe il primo passo per
premiare gli studenti che meritano e aiutare le università che fanno realmente
formazione ». E questo perché – ha aggiunto – «si cancellerebbe la falsa
concorrenza agli atenei del nord da parte delle università meridionali che si
sono trasformate in laureifici». Almeno su questo punto l'opposizione ha votato
insieme alla maggioranza. Spiega le ragioni del «sì» dei democratici la
deputata Maria Antonietta Farina Coscioni. Intervistata da Radio radicale, la
Coscioni ha commentato: «Credo che questo sia un buon inizio per una riforma
del sistema universitario basato sul merito, sulla qualità dell'insegnamento e
della ricerca».
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
09-01-2009)
Argomenti: Province
Prima Pagina Pagina
2 Berlusconi e la Lega La difficile strada delle riforme Berlusconi e la Lega
di Gaetano Di Chiara --> di Gaetano Di Chiara Il programma di governo con il
quale il centro-destra ha vinto le elezioni politiche si articolava in due aspetti
principali: gli interventi urgenti e le riforme strutturali. Per questi primi
otto mesi il governo Berlusconi si è occupato soprattutto di emergenze: i
rifiuti di Napoli, l'ordine pubblico, l'Alitalia, la manovra triennale
anticipata, gli aiuti (bonus, social card) ai ceti più colpiti dalla crisi. Al
contrario di Veltroni («Il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a
fronteggiare la crisi»), l'opinione pubblica, la Confindustria e una parte dei
sindacati mostrano di apprezzare. Per quanto riguarda le riforme, un primo
assaggio il governo lo ha fornito su un tema di grande impatto popolare come la
scuola e l'università. Berlusconi ha forse sottovalutato il potenziale di
protesta di piazza connesso a una riforma di questo settore, procedendo con lo
stesso piglio interventista mostrato nell'emergenza rifiuti ma senza una
adeguata campagna esplicativa volta a tranquillizzare le famiglie, con il
risultato di irrigidire gli studenti e aumentare le ansie dei genitori. Dopo
esser corso ai ripari, spiegando e ammorbidendo il suo atteggiamento, sulle
riforme il premier sembra ora aver imboccato la via della cautela. Molte sono
infatti le difficoltà da superare. Un elemento di incertezza viene dalla Lega,
che ha il federalismo come meta obbligata ma è cosciente del fatto che questa
riforma è guardata con diffidenza da quella parte dell'Italia che sta a sud
della Padania. Per raggiungere il suo scopo la Lega ha rinunciato ai toni duri,
ricercando un accordo con il Pd e sottoponendo Berlusconi a una scelta: tutte
le volte che questi accenna a mettere mano a una riforma, ecco che la Lega pone
sull'altro piatto della bilancia il tema del federalismo. A questo punto sono
molte le false partenze sulle riforme: dalla riforma della legge elettorale per
le europee, alla riforma dell'istituto dell'immunità parlamentare, dalla
riforma della giustizia a quella delle province. Con
l'acuirsi della crisi economico-finanziaria, si è aggiunta un'altra difficoltà:
la necessità di impiegare risorse non previste a supporto del sistema finanziario.
Inoltre, la riduzione del potere d'acquisto dei salari ha avuto l'effetto di
attenuare la priorità delle riforme istituzionali rispetto ad interventi
diretti a supportare le famiglie. Il governo si trova quindi di fronte a un
dilemma: continuare con la politica dell'emergenza o procedere a marce forzate
sulla strada delle riforme. Probabilmente sarà necessario seguire l'una e l'altra strada ma apportando un correttivo: che al primo posto
siano inserite le riforme capaci di migliorare la condizione economica dei
cittadini. Tra le riforme prioritarie vi è anche l'abolizione delle province e delle aziende
municipalizzate, dato che queste riforme comporteranno un risparmio notevole
per le casse dello Stato.
( da "Tempo, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
stampa Maurizio
Gasparri e Fabrizio Cicchitto criticano Luciano D'Alfonso Neve Azzurra 2009 Il
sindaco dello «scandalo» Claudia Sette ROCCARASO «Il certificato medico di
D'Alfonso è falso. Chiederò un'immediata visita fiscale che mi auguro venga
compiuta dal Ministero o dall'azienda per cui lavora». A parlare è il
presidente dei senatori Maurizio Gasparri, intervenuto ieri, insieme a Fabrizio
Cicchitto, alla seconda giornata di Neve Azzurra a Roccaraso intervenendo sul
caso del sindaco di Pescara, argomento che ha tenuto banco anche nel corso
della kermesse del Pdl che si concluderà domenica, giorno in cui è previsto
l'intervento di Silvio Berlusconi. «Non entro nelle questioni giudiziarie
essendoci in corso accertamenti da parte della magistratura - ha aggiunto - ma
se gli sono stati revocati gli arresti domiciliari è perchè si era dimesso. Il
suo è stato un comportamento ingannevole nei confronti dell'elettorato e se sta
bene come credo che stia, lo invito a dimettersi perchè questo comportamento
sta creando imbarazzo anche all'interno del Pd». Continuando poi sul caso del
sindaco di Pescara, Gasparri si è rivolto allo stesso Veltroni chiedendogli una
dichiarazione sull'accaduto, lui «da sempre abituato a fare la morale a tutti».
Parole altrettanto critiche sono venute da Fabrizio Cicchitto il quale sul caso
D'Alfonso ha dichiarato: «Non nascondo di aver avuto un moto di soddisfazione
quando il gip ha revocato gli arresti domiciliari al sindaco di Pescara, ma mi
ha messo a disagio il suo comportamento successivo. Ritirare le dimissioni - ha
aggiunto Cicchitto - e presentare un certificato medico mi ha completamente disarmato
anche perchè ritengo che non abbia fatto un servizio a nessuno, neppure a se
stesso. Non voglio cavalcare una tigre giustizialista, ma dopo quanto accaduto
ritengo che nessuno potrà più venire a farci lezioni morali». Sul tavolo della
discussione oltre al caso D'Alfonso tante altre questioni, in primis quella
relativa al costituendo partito delle Libertà, argomento sul quale Gasparri ha
detto: «Ho sostenuto questo progetto da sempre e il tema dell'identità non deve
preoccupare nessuno perchè ci sarà gloria per tutti», mentre in merito all'ipotesi di abolizione delle province Cicchitto ha detto di essere favorevole pur sapendo che occorre
una attenta riflessione in merito alle competenze che vanno ridislocate. Per la
giornata odierna invece, il programma prevede, dopo la presentazione del libro
«La famiglia Gramsci in Russia» l'intervento del ministro Maurizio Sacconi e
dell'onorevole Cesare Damiano, mentre alle 18 sarà la volta del ministro
dell'Economia Giulio Tremonti. Non mancano, infine, anche gli appuntamenti di
tono più leggero; per sabato, ad esempio, è in fase di organizzazione una gara
del Pdl sulle piste da sci.
( da "Sestopotere.com" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
Consiglio Verona
contro l?abolizione delle Province (9/1/2009 15:06) | (Sesto Potere) - Verona -
9 gennaio 2009 - Il presidente del Consiglio Provinciale di Verona Massimo Galli
Righi , in qualità di membro della giunta nazionale che rappresenta i
presidenti dei consigli provinciali, è stato invitato a Roma a partecipare
all'incontro indetto dal presidente dell'UPI (Unione Province Italiane) Fabio
Melilli per decidere le azioni di contrasto alla campagna sull'abolizione delle
Province. E? stato scritto un documento che sarà messa al voto dei consigli
provinciali italiani nel prossimo 30 gennaio. · Rivedere le circoscrizioni
territoriali delle Province, prevedendo confini di “area vasta” e che superino
i 600.000 abitanti. In questo modo le 109 province
attuali si ridurrebbero a 90. · Definire in modo più preciso e dettagliato i
ruoli e le competenze specifiche di Comuni, Province, Regioni e Stato, così
come è stato definito nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione.
In questo modo si evitano sovrapposizioni, che ad esempio avvengono fra le
Province e le Agenzie regionali · Condurre la lotta agli sprechi a partire
dagli enti costituiti da personale nominato (ad esempio aato, comunità montane
e consorzi di bonifica), senza destituire gli amministratori eletti
democraticamente che rispondono quindi direttamente ai cittadini.. · Attivare
un serio dibattito televisivo con tempi certi e paritari, per discutere il
problema in maniera approfondita e trovare soluzioni concrete. Il presidente
Galli Righi, citando la relazione 2008 del ministero delle Finanze. ha anche
elencato gli incrementi nei pagamenti degli enti pubblici nel 2007, che vede lo
Stato e le Regioni in crescita (+ 4,11% e + 1,61%), mentre Province e Comuni
sono in calo (-2,15%). “L?Upi ha deciso di reagire alla campagna contro le
Province”, ha concluso Galli Righi. “Gli sprechi di denaro non stanno
nell?esistenza delle Province ma nel permanere di doppioni con soggetti che
fanno la stessa cosa senza avere il controllo democratico dell?elezione diretta
dei cittadini. Mi riferisco a tutti gli enti che sono amministrati da personale
nominato. Ricordo anche che Francia, Spagna, Germania hanno un ordinamento
territoriale simile al nostro. Le Province non sono una anomalia italiana, nel
resto d?Europa esistono enti di area vasta a cui sono stati assegnati compiti
ben precisi”.
( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Province
(AGI/AFP) -
Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città
portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni
sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili
e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del
10-01-2009)
Argomenti: Province
VETRINA PESARO pag. 1
Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la quali...
Dopo l?abolizione del bollino blu, a Pesaro è nettamente migliorata la qualità
dell?aria. E? stato il classico BOLLINO DI SAPONE.
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 4 - Interni
"Paradosso il Pd che attacca se stesso" Veltroni: "A volte mi
sento Penelope". Al Nord nasce il programma degli amministratori Burlando:
"Sarebbe stato difficile tenere una riunione come questa a Roma" Il
segretario "Nessuno abboccherà agli ami lanciati da Cesa e Casini"
RODOLFO SALA MILANO - Si sente come Penelope, Walter Veltroni. Una Penelope con
i nemici in casa, impegnati a disfare la sua trama. «Faccio ancora una volta
appello al Pd e ai suoi dirigenti - dice il leader all´Unità in edicola oggi -
Occupiamoci dell´Italia, siamo al paradosso di una destra che attacca il Pd e del
Pd che attacca se stesso, per di più nel momento più drammatico della nostra
storia recente». Uno sfogo amaro, che vale anche come risposta agli «ami
lanciati da Cesa e Casini», i demoni tentatori dell´Udc pronti gettare lo
scompiglio nelle fila dei democratici con profferte di leadership a «persone
che sono fondatori del nostro partito». «Nessuno abboccherà», avverte Veltroni:
e chissà se a Letta o a Rutelli fischiano le orecchie. Poi l´attacco al
«governo inerte che da tre mesi non produce più nulla», a Berlusconi che non fa
il premier, ma solo «campagna elettorale». A Milano ci provano, i nordisti del
Pd, a mettere insieme qualche proposta che non riguardi gli assetti interni, ma
la vita della gente. Ci provano con il battesimo del coordinamento del Nord,
che in prima battuta mette insieme «cacicchi» (sindaci, governatori, presidenti
di Provincia) e segretari delle Regioni sopra il Po. Per contendere al
centrodestra, ma soprattutto alla Lega, un ruolo di primo piano in partibus
infidelium, come dice Massimo Cacciari. Gira una bozza, la tengono nascosta
forse perché al primo punto c´è scritto qualcosa che lo stesso Bossi di recente
ha ritenuto un po´ eccessivo: riconoscere ai Comuni una quota di Irpef e di
Iva. Ma subito, nel giro di qualche mese, e senza aspettare che entri in vigore
la riforma complessiva del titolo V della Costituzione. Si chiama «anticipo del
federalismo», misura ritenuta necessaria per far fronte a una crisi economica
dall´avamposto del Nord, più esposto alla concorrenza e dunque più bisognoso di
risorse in grado di «far ripartire la locomotiva che si è sempre trascinata
dietro l´intero Paese», insiste la governatrice del Piemonte Mercedes Bresso.
Sergio Chiamparino, per il quale il coordinamento del Nord «è anche un elemento di battaglia politica nel partito», spiega la
filosofia della proposta: «Non si possono aspettare i tempi del federalismo
fiscale se no i Comuni arrivano stecchiti, perché dopo l´abolizione dell´Ici, e
a differenza di quello che accade in tutti gli altri Paesi europei, non hanno
uno straccio di tassa autonoma». Ma tiene banco anche il «patto tra
produttori» da sottoscrivere nelle Regioni del Nord. Sintesi di Tiziano Treu:
«Lavoriamo tutti di più, e in cambio le imprese ci danno più soldi». La Bresso
parla di «nuovo welfare territoriale», ma il concetto è lo stesso: «Anche da
queste parti si lavora troppo poco, quindi per rilanciare la competitività si
possono allungare orari ed età pensionabile, e in cambio ci vogliono tutele per
i più deboli». Con il ministero del Welfare (dice la bozza) che potrebbe
sperimentare al Nord un «sussidio unico di disoccupazione di tipo europeo».
Maurizio Martina, il trentenne che guida il Pd lombardo, è soddisfatto:
«Finalmente stiamo passando dalla teoria alla pratica». «Basta con gli annunci
- aggiunge il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati - qui al Nord
noi siano una forza di governo che sfida la Lega sui risultati concreti: loro
hanno prodotto solo fallimenti, e il caso Malpensa è esemplare». Esce Claudio
Burlando, presidente della Liguria, e sorride: «In questo momento sarebbe stato
difficile tenere una riunione come questa a Roma: per la prima volta non so
dire da che partito provenivano quelli che non conoscevo; spero non ci siano
ritorsioni», conclude un po´ al veleno.
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
11-01-2009)
Argomenti: Province
VETRNA FAMIGLIA pag.
27 E? scattata l?abolizione del divieto di cumulo Ma stipendio e rendita non
sono liberi per tutti CHI VINCE E CHI PERDE CON LA NORMA SCATTATA IL PRIMO
GENNAIO LA LEGGE 133 del
( da "Tirreno, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 1 - Pisa La mostra
dei Lorena? Un mezzo flop Ha recuperato visitatori soltanto nel finale grazie
alle scuole PISA. La mostra "Pisa e i Lorena" ha recuperato in
extremis i visitatori che, grazie all'infornata delle scuole, hanno superato le
10.000 unità. «Abbiamo raggiunto un risultato accettabile», commenta Nicola
Landucci, assessore provinciale alla cultura. Di queste 10.276 persone che
hanno calcato le sale del Palazzo Reale, sede della mostra, i non paganti sono
stati 1.833 che si sono concentrati il giorno dell'inaugurazione e nelle due
giornate di accesso gratuito alla mostra. La mostra ha chiuso i battenti il 14
dicembre, un peccato perché forse i visitatori sarebbero aumentati nel periodo
delle feste natalizie. La media dei visitatori nei tre mesi di esposizione è
stata di 120 persone al giorno. Dire se la mostra abbia ottenuto i risultati di
pubblico attesi è alquanto arduo, perché è difficilmente paragonabile con altre
mostre di carattere storico in giro per la Toscana. Da un lato questo è un
segno distintivo, non v'è dubbio; dall'altro, l'occhio, forse con una certa
invidia, cade sui dati di affluenza per la mostra a Firenze del quadro di
Raffaello - la Madonna del Cardellino - che in una sola settimana ha fatto
15.000 visitatori paganti, a fronte dei
( da "Tempo, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Province
stampa Antonio
Mattia auspica una revisione della normativa sulle vendite promozionali Primo
bilancio positivo per i saldi Gli sconti attirano la gente Ilaria Pietropaoli
Il tracollo dei consumi durante i saldi non c'è stato anzi, in barba alle
previsioni più nere, la gente ha comprato. Sebbene sia ancora presto per fare
un bilancio vero e proprio del periodo e, nonostante i pareri tra i
commercianti siano diversificati a proposito delle vendite, un dato sembra
inequivocabile: le promozioni invernali hanno attirato l'attenzione dei
consumatori. Una boccata d'ossigeno quindi per i cittadini nell'«annus
horribilis» dell'economia mondiale. La provincia di Frosinone, infatti, come è
noto è nelle ultime posizioni per quanto riguarda la qualità della vita e
registra un tasso di disoccupazione rilevante. Se si aggiunge che alcune
industrie storiche del territorio vivono in momento di crisi e che tra
ammortizzatori sociali e precariato il potere d'acquisto degli stipendi cala a
picco, è facile comprendere come i saldi diventino per molti l'unica occasione
per poter acquistare almeno il necessario. Per quanto riguarda i commercianti i
bilanci sono eterogenei. C'è chi parla addirittura di aumenti di vendite
rispetto allo scorso anno, chi di diminuzione degli acquisti, limitati ad
articoli dal prezzo contenuto. Come ogni anno, quando si tocca questo tema,
inoltre, si aprono dibattiti e riflessioni su come e quando applicare sconti.
Antonio Mattia, presidente dell'Associazione regionale del Lazio dei centri
commerciali naturali così riassume la querelle: «C'è una spaccatura,
all'interno della categoria degli esercenti tra chi ritiene che i saldi siano
un evento di richiamo per i consumatori e chi, al contrario, ne propone l'abolizione». Mattia prosegue affermando che entrambe le posizioni
sono legittime e lancia una proposta: «Manteniamo i saldi per le boutiques che
vendono capi d'abbigliamento delle grandi firme, e aboliamoli per i negozi di
città, a cui andrebbe data la possibilità di effettuare vendite promozionale
nelle modalità e nei tempi desiderati, sia in maniera isolata sia con
iniziative comuni da parte dei centri commerciali naturali, come nel caso degli
"shopping day", un esperimento che si è dimostrato vincente». Per
Mattia, infatti, il saldo conviene alle grandi griffes che, rivolgendosi a un
certo target d'utenza, solitamente abituato a spendere, comunque lavorano
sempre e necessitano dei saldi per svuotare le proprie boutiques. Differente
sarebbe la situazione del negoziante ordinario che, inoltre, subirebbe la
rigidità della legislazione attuale che impedisce, ad esempio, di effettuare
vendite promozionali trenta giorni prima del periodo di saldi. Per il
presidente dell'Associazione regionale dei centri commerciali naturali,
bisognerebbe rendere più elastica la normativa, in modo tale da permettere ai
commercianti di rispondere meglio alle esigenze proprie e degli acquirenti.
Mattia chiude poi con un appello ai consumatori: «Comprate nella nostra
provincia così i soldi rimangono nel territorio».
( da "Secolo XIX, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Manifestano le
amministrazioni provinciali italiane: «Vogliamo vivere» il caso Tutti i
consigli riuniti in seduta straordinaria il prossimo 30 gennaio contro la ricorrente
ipotesi di abolire gli enti 13/01/2009 Roma. «Non ci abolite, non siamo una
casta». Il 30 gennaio prossimo, in tutta Italia, le 104 amministrazioni
provinciali convocheranno i rispettivi Consigli in seduta straordinaria per
discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, quelli delle imprese e
dei sindacati, le forze sociali e con i cittadini, sul loro ruolo nel sistema
amministrativo e politico italiano. L'obbiettivo: difendere la dignità delle
istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto sulla
riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese. In una parola, combattere contro la loro abolizione, di cui la politica discute
da diversi mesi e che lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
vorrebbe mettere in atto per risparmiare sui costi mentre la Lega si oppone. La
manifestazione delle Province è stata decisa durante il Consiglio Direttivo
dell'Upi (l'Unione delle Province italiane) dove è stato approvato all'unanimità
un ordine del giorno che ribadisce «l'infondatezza delle argomentazioni usate
contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere
riforme». «Pensare di abolire le Province - sostiene il Consiglio Direttivo
dell'Upi - sarebbe dannoso e antieconomico. Piuttosto bisogna proseguire con la
riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna
istituzione, l'eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del
sistema». Il presidente dell'Upi, Fabio Melilli, guida la controffensiva.
«Siamo stanchi - avverte - di questa campagna che offende chi ogni giorno
lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che si aprono sui
territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai
disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni
giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti,
imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le questioni che interessano
le comunità. Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo
manca di rispetto a noi, ma all'intero sistema della rappresentanza democratica
che è a fondamento del nostro Paese». Nella lettera che invita alla
mobilitazione in tutta Italia, per il 30 gennaio prossimo, tra le altre cose si
legge: «Il coordinamento dei Consigli provinciali inizierà da subito a lavorare
per organizzare la giornata di mobilitazione delle Province, per ribadire il
valore della democrazia rappresentato nei territori dalle istituzioni locali».
Nel sottolineare il richiamo alla protesta, poi, il coordinatore dei presidenti
di Consiglio delle Province, Mauro Boscolo, presidente di Venezia, sottolinea
quanto «i consigli provinciali siano rappresentanze democratiche elette dai
cittadini, e per questo chiamati a rispondere di un mandato che ne guida l'azione
politica. Siamo stanchi di essere considerati degli sprechi da tagliare.
Piuttosto bisogna proseguire nelle riforme che davvero possono portare la
semplificazione della pubblica amministrazione, dal Codice delle Autonomie al
federalismo fiscale». Una vera e propria sfida di controinformazione che dovrà
fare i conti con le denunce giornalistiche e politiche sulla Casta e sui costi
della classe dirigente nazionale. Le Province, per esempio, costano circa 14
miliardi di euro all'anno agli italiani (le Regioni ne costano 160, lo Stato
443, i Comuni 66 ed altri enti pubblici 78). Una cifra consistente, in tempi di
crisi per la spesa pubblica. Così, con la Lega che le difende, il presidente
Berlusconi che vorrebbe abolirle e il centrosinistra metà e metà, la domanda è
soprattutto una: servono o no, per rendere migliore la vita dei cittadini
italiani? Nell'attesa di una risposta, loro, le Province, convinte di servire,
marciano e si riuniscono. Perché, come si dice in questi casi, "primum
vivere". Massimiliano Lenzi 13/01/2009
( da "Tirreno, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 4 - Pisa
Pieroni guadagna 21 posizioni Supera il 50% dei consensi. «è il frutto del
lavoro svolto» PISA. Ecco quello che può essere definito un exploit. Il Sole 24
Ore ha pubblicato ieri le consuete graduatorie di inizio anno sul gradimento
degli amministratori locali. Ebbene, per quanto riguarda le Province, Andrea
Pieroni compie un balzo di 21 posizioni nella classifica nazionale. Il
presidente della Provincia di Pisa era 85º dodici mesi fa (decimo e ultimo in
Toscana), adesso è salito fino al 64º posto (sesto in regione), ad un tiro di
schioppo ormai dal collega fiorentino Renzi (56º con vari pari merito). Ma, a
ben guardare l'esito del sondaggio commissionato dal Sole 24 Ore (per le province sono stati intervistati 800 cittadini tra settembre
e dicembre scorsi), è un altro il numero che conviene sottolineare: il
presidente della Provincia di Pisa, infatti, migliora il consenso ottenuto il
giorno dell'elezione, nella tarda primavera del 2004, passando dal 52,3 al
53,5% (+1,2%). Insomma, se queste cifre dovessero essere confermate nella
tornata elettorale del 6 e 7 giugno prossimi, quando si voterà per la Provincia
(e per tanti Comuni pisani), Andrea Pieroni passerebbe al primo turno, senza
bisogno di ricorso al ballottaggio. Vista la situazione del Partito
democratico, su scala italiana, non è un rilievo da poco. In Toscana, prima di
Pisa, si trovano la solita Siena, ma anche Livorno, Massa Carrara, Pistoia e,
appena sopra, Firenze. Seguono invece Prato, Arezzo, Grosseto e Lucca.
Rimanendo nell'ambito dell'area vasta, buona la performance del livornese
Kutufà: 19º assoluto e +1,7% rispetto al dato elettorale. Al contrario il
lucchese Baccelli diventa nuovo fanalino di coda: 77º assoluto, con un -3%.
Questo il primo commento di Andrea Pieroni: «I sondaggi vanno presi nel modo
giusto, senza enfatizzare o estremizzare i risultati, in un senso o nell'altro.
Di sicuro si può notare un'inversione di tendenza rispetto alle rilevazioni del
Sole 24 Ore degli anni passati. Di getto voglio pensare, e sperare, che si
tratti in una certa misura di un gradimento che sale quasi al termine del
percorso di questa legislatura, guardando a quanto si è fatto e che ora stiamo
portando a compimento nei vari settori di attività dell'amministrazione. Sono
alla prima esperienza, come molti altri in giunta e in consiglio. C'è voluto un
po' di rodaggio iniziale, ma lo spirito di squadra ha sempre prevalso.
Arriviamo in fondo come siamo partiti: non è poco». I precedenti sondaggi
vedevano il presidente della Provincia sotto il 50%; questo invece lo riporta
ben oltre la soglia, anzi con un guadagno nei confronti dell'affermazione alle
urne di cinque anni fa. Un motivo di riflessione deriva da una considerazione
immediata: una rimonta che avviene proprio in capo al
periodo in cui più si è discusso sul ruolo delle Province, con molte voci sulla
loro abolizione. «Una posizione questa ormai stucchevole - dice Pieroni -. Un
livello di governo intermedio esiste in tutti i Paesi europei». Per Pieroni si
avvicina il momento dell'impegno per la campagna elettorale, che metterà alla
prova tutto il Pd. «Voglio considerare l'esito di questo sondaggio un
buon viatico e uno stimolo ad andare avanti lungo la strada tracciata, oltre
che un contributo al partito. Mi auguro che i cittadini siano riusciti a
percepire lo sforzo fatto dalla Provincia, non come ente freddo, ma vicino alle
esigenze del territorio e presente nelle singole realtà. Quando facciamo e
attuiamo programmi da 150 milioni di euro sulla viabilità (dalla Fi-Pi-Li alla
Bretella del Cuoio, alla 68 della Valdicecina) o spendiamo 31 milioni di euro come
stiamo facendo sugli edifici delle scuole superiori, o potenziamo i centri per
l'impiego (con un milione di euro per il 2009 anti-disoccupazione), non
pensiamo di essere lontani dalla gente».
( da "Riformista, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Allora è proprio
vero le tasse aumentano TASSE/1. Secondo il Corriere della Sera il carico fiscale
per i contribuenti italiani cresce. Invece di seguire Stati Uniti e Germania,
in Italia i tagli fiscali non vanno più. di Fabrizio Goria Non è bastata
l'abrogazione dell'ICI per far diminuir il peso dei tributi: le imposte
indirette, secondo la CGIA di Mestre sono aumentate nel 2008, vanificando di
fatto la misura sull'imposta comunale. Secondo il centro studi degli artigiani
nel 2008, la pressione fiscale è scesa rispetto al 2007 (al 42,8 per cento del
pil), ma si prepara a risalire nel 2009 fino al 43 per cento del pil. Nel 2009
dovremo lavorare due giorni in più rispetto al 2008 per pagare le tasse.
Risulta dall'annuale statistica del Corriere della Sera, Tax Freedom Day, che
calcola quanti giorni lavorativi sono necessari a un cittadino per far fronte
agli impegni fiscali. Si dovrà lavorare a favore delle tasse fino al 23 giugno
2009, calcola il Corriere, mentre nel 2008 bastava il 20 giugno. Il calcolo
prende come base un nucleo familiare composto da tre persone: un impiegato con
moglie e figlio a carico. Considerando che il 2008 è stato bisestile, sono due
i giorni in più per soddisfare le richieste tributarie.Se si considerano come
sostanzialmente neutre le piccole variazioni (dovute anche all'andamento del
pil), la verità politica è che la pressione fiscale non accenna a diminuire. Ma
la riduzione delle tasse non era «l'obiettivo principale del governo», secondo
il ministro dell'Economia Giulio Tremonti? Come ha sempre fatto dal 1994 in
poi, anche nell'ultima campagna elettorale Silvio Berlusconi ha promesso che le
tasse sarebbero diminuite nettamente fin da subito, a partire dall'abolizione
dell'Ici. Ma già poche settimane dopo la vittoria le prime decisioni del
Governo hanno dimostrato che non sarebbe stato proprio così, almeno stando ai
numeri del Documento di programmazione conomica e finanziaria (Dpef) triennale
varato a giugno: il carico fiscale, che ha raggiunto il 43 per cento nel 2008,
rimarrà praticamente invariato fino al 2013, addirittura aumentando di due
decimali nel 2010. La Finanziaria, da circa 34,8 miliardi in tre anni, ha
previsto l'abolizione di quel che restava dell'Ici e di una parte del cuneo
fiscale per le imprese. Il 17 settembre, nella settimana più nera di Wall
Street, Tremonti ha rasserenato i cittadini italiani affermando che «in 120
giorni abbiamo detassato due cespiti fondamentali, la casa e il lavoro». Il 2
ottobre, il ministro torna sull'argomento, ribadendo che «il risanamento dei
conti pubblici e il federalismo fiscale consentiranno di liberare le risorse necessarie per realizzare una diminuzione dell'incidenza
fiscale sui cittadini». Secondo la Cgia di Mestre, abbiamo visto, il peso dei
tributi sui contribuenti italiani non è diminuito, nonstante l'abolizione
dell'Ici e le imposte indirette sono aumentate ancora nel 2008. È vero però
che, come ricorda spesso Tremonti, il debito pubblico italiano lascia poco
margine di manovra. E in questi giorni arrivano altri dati preoccupanti.
Secondo Bankitalia, lo scorso ottobre si attesta su 1670,6 miliardi di euro di
debito, massimo storico dopo il picco registrato ad agosto 2008. Unica nota
positiva: crescono le entrate tributarie per i primi undici mesi del 2008, per
344 miliardi complessivi, il 2,8 per cento in più rispetto al 2007. Molti
analisti temono che si sforerà anche il rapporto deficit/Pil che secondo
Maastricht non deve superare il 3 per cento. A complicare le cose c'è la
recessione che, come prevedono tutti (dal Fmi alla Bce), non risparmierà
l'Italia. Nel dibattito su quali siano le misure per uscirne prima e ritrovare
la crescita, molti economisti chiedono proprio i tagli alle tasse, sia per i
privati sia per le imprese. Se ne discute molto anche sul sito lavoce.info
animato da Tito Boeri che non perdono occasione per ricordare quanto sia
elevata la pressione fiscale anche sotto l'attuale Governo: la tesi più
sostenuta è che servirebbe una riduzione del carico fiscale che pesa sui
lavoratori dipendenti. Anche i liberisti dell'Istituto Bruno Leoni continuano a
denunciare il troppo vessante sistema fiscale italiano e anche Mario Draghi, il
governatore della Banca d'Italia, sostiene che per superare la crisi l'unica
soluzione sia ridurre il peso del fisco. Intanto la Gran Bretagna di Gordon
Brown diminuisce l'Iva, Barack Obama annuncia tagli e spesa pubblica e la rigorista
Angela Merkel si è rassegnata a usare il bilancio dello Stato per contrastare
la crisi. 13/01/2009
( da "Giornale.it, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Tanto tuonò che
Massimo D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno:
Walter Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e
quelle europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è
una notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per
bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed
ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione
morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio
Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il
partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di
voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per
appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo
macerie.). Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa
politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare
i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo,
intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne
di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di
responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee
invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da
tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto
ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli
ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del
partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione
splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano
un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non
demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta
le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per
rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di
rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto
chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà
Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E come riuscirà, Walter,
a tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un
simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il
centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e
gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un
fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando
Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa,
segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di
nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per
quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della
Margherita, chiama già Centro Riformatore. Scritto in Varie Non commentato » (2
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Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. -
Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della
Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i
trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi.
Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei
autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila
automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in
città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per
la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni
treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale.
Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso
l'aeroporto. (nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta
cari amici, piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già,
perché a leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata
praticamente in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa
quantità di neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a
Milano.". Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è
Marsiglia, per fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la
Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole
aperte o chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della
Provincia che ha annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi
essere smentito dal sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il
sale che mancava con i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo,
problemi e criticità, disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra
scambi di tram gelati e spalatori che mancavano (si possono solo pescare da
apposite liste interinali e se sono meno quel che serve ciccia.) problemi
insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in questi casi la sinistra insorga
come da copione eccettera eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per
una città orgogliosa come Milano che però da un po' di tempo mostra un
preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande
Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e
ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa
(giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che provocò disagi
(soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a causa dei rami di
alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse polemiche di
oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i marciapiedi
non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo facevano in
barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato lungo le
linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto
che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era
bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi
che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto,
soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e
dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato.
Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto libera". di intralciare e
aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme da neve si è messo di traverso
magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i
mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti chiusi (e riaperti in
anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A Parigi, alla vigilia di
Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi negli aeroporti: strano ci
sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si risolve tutto è merito. della
pioggia. L'importante è il "mugugno", come lo chiamano a Genova. e se
qualche problema viene risolto di chi è il merito? Ma della pioggia,
naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi
ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo
aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE,
AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen.
(Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale
spagnola è completamente paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto
internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo arriva o parte anche le
principali autostrade che portano in città sono praticamente bloccate, con
incolonamenti, code e decine di incidenti. Il portavoce della direzione
generale al traffico della regione ha sottolineato che la «circolazione è molto
difficile in utto il centro della Spagna» e ha invitato la popolazione a
«evitare di spostarsi in automobile». Il governo della regione di Madrid, in
considerazione dell'eccezionalità della precipitazione (la più intensa che la
storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha organizzato un «gabinetto di crisi» per
coordinare gli interventi necessari. Sul fronte previsioni, tutto lascia
pensare che la situazione critica dovrebbe protrarsi almeno sino a domani.
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questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile. auguri ai blogger E'
davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è
poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che ringrazio tutti per la loro
appassionata partecipazione alle nostre discussioni, questo è post natalizio,
di auguri. Una pausa serve, un brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora.
E guardiamo avanti con un po' di ottimismo. "Ecco il
"berlusconiano" che instiste - direte. - anche a Natale". No,
tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti che m'inducono
all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato l'ultimo
"muro di Berlino": quello della "superiorità morale" della
sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato la politica
italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga tutta la classe
politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda delle poltrone
occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste napoletane, la
vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e quello che potrà
ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare il cambiamento.
Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee e
amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero. Soprattutto
nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande equivoco" della
leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd
così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da quelle parti ci sarà un
leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con nettezza fra dialogo con
il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in un caso o nell'altro, di
condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento della Cgil. E fare
chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza spuria
basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista che la
impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le riforme
istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono
rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla
tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione
vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista,
su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi
pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e
certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan,
ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più.
Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono
importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su
tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla
Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con
decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e
altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo
è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che
il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del
qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per
chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma
chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di
santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti (
30 ) » (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec
08 Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma
ora. Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul
"Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo
provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha
sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del
rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà
pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre
in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e
di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire,
discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas
"Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione
dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è
davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della
vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E'
proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei
confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata
alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle
istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche
dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra
in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un
ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella
cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una
diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle
fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre
lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli
articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas
"Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra
gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra
moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La
destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di
Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di
Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera
politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la
Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da
salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 68 ) » (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che
non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti
per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla
protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso
quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in
realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti
in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto
da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro.
Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal
palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a
sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani?
Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la
protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè
sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso,
magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami
politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non
in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei
concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la
Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda.
"Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul
Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il
ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi
"baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che
dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento
(ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo
numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il
settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana,
prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte
accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi"
del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è
quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che
"nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083.
Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza
notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti
a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque
università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante",
il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei
docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla
"creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli
alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli
insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese".
Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come
va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai sindacalisti
in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che se ne
intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per
carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto
allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME
FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie
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un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi
clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il
rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far
notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già,
l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una
volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la
cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in
questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo,
soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di
rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il
mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini
mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e
l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci
sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine
del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi,
ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle
commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle
commissioni di valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12
persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad
aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la
credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su
questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al concetto di
"meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è davvero
bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti logora
chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano
Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla
meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (39 votes, average: 3.82
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo.
Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche.
Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici
pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai
sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti
pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo
secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la
politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il
cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa
maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul
sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet
Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il
paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere
e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) .
ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera,
Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi
ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere,
ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e
operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di
regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso
dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift,
che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che
il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (28 votes, average: 2.5 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come
sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in
piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai
diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì
corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno
tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si
"okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via
andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina,
assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un
docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di
nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi
clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come
sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di
centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le
nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a
fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto
cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma
vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci
sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a
studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E
c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che
stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd
attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol
fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue
proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia?
Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente?
Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi
bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano:
"LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato
dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più
meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia
nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4)
Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una
governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica
del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno
lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il
diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le
università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto
Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (116
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08
Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in
versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la
pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla
svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla
Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa
bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre,
una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e
che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo
al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il
Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro,
parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela
perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma,
invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la
piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza
il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti
popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo
addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e
Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale
dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un
copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd,
proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata
una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro
apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema
non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema
presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato
perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a
lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno
Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro
sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone
o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e
contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si
eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra
leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di
fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità
interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei
due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd)
critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale
(sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria:
"La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La
contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo?
Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di
Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 )
» (67 votes, average: 3.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08
Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i
risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento,
ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne
arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil,
piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la
possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il
governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl,
Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei
lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si
pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi
dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava
diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un
sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo
"copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e
confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si
basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono
eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del
governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62%
dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello
Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%).
Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa
l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della
compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si
tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare
dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella
sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e
per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO
leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA
ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 69 ) » (52 votes, average: 3.62 out of 5)
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (57) Ultime discussioni Talita: Gentile
Taliani, ancora a proposito della cultura cosiddetta "di sinistra"
non posso fare a meno di... Alberto Taliani: Caro Stefano, Milano pianura padana.
Puntualizzo perché - ripeto - non è che... ITALIANO: ADESSO BASTA LA NEVE E'
SCIOLTA..AL 90% DEGLI ITALIANI NON FREGA NULLA, HANNO BEN ALTRI... stefano:
Marsiglia= costa azzurra Milano= prealpi Le devo anche tirare fuori i dati
delle precipitazioni nevose degli... Alberto Taliani: Caro Stefano, penso che
la famiglia che lei cita non abbia partecipato alla corsa pazza alle spese... I
più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il
senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il
rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier
ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile
degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di
concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito
dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Nuova Alitalia, il decollo è già un
caos: i lavoratori bloccano Malpensa e LinateLe truppe israeliane entrano a
Gaza CityCorteo pro Palestina, scontri a Milano: 5 feritiAffari
'ndrangheta-politica Manette in Calabria per il "Re dei
videopoker"Gas, Mosca riapre i rubinetti verso l'EuropaI bus contro Dio
arrivano sotto casa di BagnascoIn Italia 31 milioni di case E in 2mila vivono
nei castelliFurlan libero, ma col chiodo fisso: "Eliminare il male".
Come Ludwig...Tutti copiano le bollicine italiane Ora il prosecco vuole il
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(università 2008) Recent Posts D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Neve,
ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un Natale indimenticabile.
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sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel
mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e
D'Alema furioso Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di
Repubblica.it e i risultati. Pagine About Disclaimer Filo diretto con il
lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS
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( da "Corriere Di Como, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Province
Gradimento degli
elettori: Bruni perde posizioni, bene Carioni La classifica del "Sole 24
Ore" Scivolone inatteso per il sindaco del capoluogo, Stefano Bruni, nel
gradimento degli elettori. Conferma, invece, con un ulteriore passo avanti, per
il presidente della Provincia, Leonardo Carioni. È questo, in sintesi, il
quadro che emerge dalle classifiche sulla Governance Poll pubblicate ieri dal
quotidiano economico Il Sole-24 Ore. Stefano Bruni si colloca oggi al 92esimo
posto tra i sindaci dei capoluoghi italiani con un gradimento di 49 punti, 6 in
meno di un anno fa quando occupava la 48esima posizione
della classifica stilata dal giornale della Confindustria. Leonardo Carioni si
gode invece un 11esimo posto tra i presidenti di Provincia e un gradimento di
63 punti, due in più rispetto all'anno scorso. Due punti che garantiscono
all'esponente del Carroccio anche di avvicinarsi alla top ten dei presidenti di
Provincia dove figurano altri due leghisti: il sondriese Fiorello
Provera (gradimento 66) e il varesino Dario Galli (gradimento 64). «L'esito di
questo sondaggio è, probabilmente, la risposta migliore a quanti chiedono di
continuo l'abolizione delle Province - commenta un Carioni visibilmente
soddisfatto - Si comprende, leggendo i dati, quanto la provincia comasca sia
sentita come importante dai cittadini. Se non interessasse, nessuno forse
avrebbe espresso un voto o un giudizio. Confesso che il sondaggio mi ha dato
una grande soddisfazione, anche personale». I motivi del consenso e del
successo di immagine e di popolarità sono spiegati da Carioni anche in una
chiave più prettamente politica. «Senz'altro va presa in considerazione l'onda
lunga del voto alla Lega Nord. Lo scorso anno il mio gradimento era di 61 punti
ma noi non eravamo al governo, adesso evidentemente con il lavoro fatto in
Parlamento e nell'esecutivo qualcosa è cambiato e in meglio». Se Carioni
esprime soddisfazione per l'esito del sondaggio, Bruni preferisce invece non
commentare. E nessun giudizio giunge nemmeno dal portavoce del sindaco. Il
brusco calo di popolarità registrato dal quotidiano economico sul nome di Bruni
potrebbe essere stato l'effetto delle ultime polemiche interne a Forza Italia.
Il fronte di polemica aperto dai cosiddetti "frondisti" è stato
aperto infatti in estate, vale a dire a ridosso delle interviste effettuate dai
ricercatori incaricati del monitoraggio politico. Il sondaggio del "Sole
24 Ore" è stato infatti condotto tra il 15 settembre e il 10 dicembre 2008
dalla società Ipr Marketing attraverso un campione telefonico di 800 persone
per ciascuna provincia e di 600 persone per ciascun capoluogo. Ogni campione è
stato disaggregato per sesso, età e area di residenza. Le interviste dei
ricercatori di Ipr Marketing hanno avuto esito positivo nell'84% dei casi.
Nella foto: Stefano Bruni Home Sfida politica sulla Como del futuro Pena
interrotta, era libero di muoversi dallo scorso agosto «Sorveglianza dei
soggetti a rischio, questione grave» Incubo traffico e parcheggi per i residenti
della Circoscrizione 5 Anziani, polisportiva, banda Nella sede di via Grossi
l'attività dei gruppi di volontari «Il quartiere sarebbe più vivibile senza
l'ultimo tratto di ferrovia» Rimpasto di giunta, D'Alessando rischia
( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina II - Napoli Il
dibattito sulla difficoltà di un´alternanza di governo. E c´è chi teme il
"partito dell´astensione" "Destra senza uomini né politica ecco
la tragedia della Campania" Iavarone: "Cesaro e Cirielli sono stati
protagonisti di un progetto mai esistito" La proposta: verificare quali
risultati concreti ha raggiunto l´ente provinciale Il vuoto. «Cesaro? Ma allora
non hanno uomini, non hanno politica, non hanno niente. Mi ero illuso che dal
centrodestra potesse arrivare qualcosa. Invece no». Biagio de Giovanni, filosofo
ed ex parlamentare europeo, la chiama «una tragedia politica» e la racconta
così: «Di fronte a una caduta verticale di consenso e considerazione nel campo
di centrosinistra, dall´altro lato si manifesta una totale insufficienza per
garantire un´alternanza valida. Un vero dramma: c´è una classe politica
interamente delegittimata». A 5 mesi dalle elezioni, già s´intravede la
rinascita del "partito dell´astensione". «Io non andrei a votare. Non
avrei mai immaginato - continua - di pensare che la soluzione fosse una lista
civica. Comincio a credere che sia la volta buona». Vista dalla facoltà di
scienze politiche di Bologna, «la vicenda è imbarazzante, deludente e
preoccupante». Parole del professor Gianfranco Pasquino, politologo, direttore
della rivista Il Mulino fra �80 e �84, senatore a sinistra negli anni
Novanta. «è una conferma del fatto che in 15 anni il centrodestra non ha fatto
crescere la sua classe dirigente. Forse il Pdl pensa di poter vincere così,
senza dover rischiare. è preoccupante perché lo pensa, ed è preoccupante perché
potrebbe davvero succedere. Questo è il punto su cui centrodestra e
centrosinistra dovrebbero trovare un accordo per la riforma del sistema
giudiziario. Sarebbe straordinario, se un giorno decidessero insieme di non
candidare mai più degli inquisiti». Per Maurizio Zanardi, fondatore della casa
editrice Cronopio, prevale «l´impossibilità di credere nella rigenerazione
autonoma dell´élite politica. è un´illusione che siamo costretti ad
abbandonare. Da questo circolo vizioso non si esce. è una vicenda che in
Campania ha una sua intensità particolare, ma che non è molto diversa dal
quadro nazionale». Mentre Andrea Morniroli, operatore sociale, tra i fondatori
della rete "Segnali di fumo", sottolinea che «nelle amministrazioni
locali campane, opposizioni e maggioranze hanno amministrato con le stesse
logiche. Se ne esce ripartendo dalle espressioni autonome, piccole e fragili».
Gianfranco Borrelli, docente di storia delle dottrine politiche alla Federico
II, non si sorprende: «Da un lato c´è un sistema di potere reticolare, non solo
politico, difficile da scardinare e spesso invisibile per la maggioranza dei
cittadini, di cui Bassolino e la Iervolino sono i portavoce. Dall´altro c´è
un´inadeguatezza culturale, con un ceto radicato sul territorio in termini di
mercato del voto ben definito. Se Bassolino e Iervolino rappresentano fino in
fondo il vecchio, il centrodestra non pare in grado di articolare nessun
discorso politico». Marco Rossi-Doria vede il rischio di un «centrosinistra
sciolto al sole dinanzi a qualunque candidato proposto dall´altra parte, per i
suoi errori e per la sua immagine. Ma se davvero il centrodestra si dovesse
presentare così alle elezioni, significherebbe che pur avendo la vittoria in
tasca ancora esita a contrastare seriamente il centrosinistra. A contrastarlo
sui progetti, dico. Peraltro sono fortemente a favore
dell´abolizione della Province. Penso che sarebbe meglio dedicare tempo a un
dibattito su quello che l´ente ha fatto o non fatto, al denaro che gestisce,
alle sue spese, anziché al dibattito sui nomi». E Salvo Iavarone, coordinatore
regionale di Italia Protagonista, boccia: «Cesaro a Napoli e Cirielli a Salerno
sono stati protagonisti fin dall´alba del regno di Bassolino di un
progetto politico, quello della Cdl in Campania, di fatto mai esistito». (an.
car.)
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del
14-01-2009)
Argomenti: Province
ROVIGO AGENDA pag. 21 I costi della politica La ricetta di Dante Buson (Pd) per
ridurli ALCUNE SETTIMANE fa sono intervenuto a sostegno dell'utilità del ruolo
svolto dalle province,
cercando di dimostrare, con dati e cifre, che i cittadini non trarrebbero
concreti vantaggi dalla loro abolizione. Ritengo, infatti, sia
inaccettabile la generalizzazione ed estendere a tutte le province,
anche quelle che funzionano e che raggiungono buoni livelli di servizio e
qualità, un superficiale ed affrettato giudizio di inutilità. Se lo scopo è,
dunque, conseguire risparmi della spesa pubblica, non vale la pena modificare
l'assetto istituzionale costituzionalmente previsto per conseguirli applicando,
con rigore, la normativa che il centro-sinistra ha specificatamente voluto per
la riduzione dei costi della politica, per il taglio dei doppioni di pubbliche
amministrazioni e l'eliminazione degli enti intermedi inutili. Mi riferisco al
comma 634 dell'art. 2 della legge Finanziaria 2008, che prevede il riordino, la
trasformazione o soppressione e messa in liquidazione di enti ed organismi
pubblici statali, nonché di strutture pubbliche statali o partecipate dallo
Stato, soprattutto di quelli che svolgono attività in materie devolute alla
competenza legislativa regionale ovvero attività relative a funzioni
amministrative conferite alle regioni o agli enti locali. Ed ancora, al comma
33 del medesimo art. 2 della legge Finanziaria 2008, che assegna allo Stato e
alle regioni il compito di provvedere all'accorpamento o alla soppressione
degli enti, agenzie od organismi, comunque denominati, titolari di funzioni in
tutto o in parte coincidenti con quelle assegnate agli enti territoriali,
nonché al comma successivo che affida agli enti locali l'onere di sopprimere
gli enti, agenzie ed organismi, istituiti dagli stessi e titolari di funzioni
in tutto o in parte coincidenti con quelle svolte da comuni e province. Altrettanto efficace risulta il comma 38 che
attribuisce alle regioni il compito di rideterminare gli ambiti territoriali
ottimali per la gestione del servizio idrico integrato e del servizio di
gestione integrata dei rifiuti (ATO), secondo i principi dell'efficienza e
della riduzione della spesa. Questa norma appare particolarmente interessante
in quanto le regioni, in sede di delimitazione, dovranno prioritariamente
considerare i territori provinciali quali ambiti territoriali ottimali ai fini
dell'attribuzione alle stesse amministrazioni provinciali delle funzioni in
materia di rifiuti e di servizio idrico integrato, o, in alternativa, assegnare
le medesime funzioni ad una delle forme associative tra comuni di cui agli
articoli 30 e seguenti del Tuel (ad es. i consorzi), composte da sindaci o loro
delegati che vi partecipano senza percepire alcun compenso. Come si vede, ci
sono le norme per contenere sensibilmente i costi dell'amministrazione pubblica
attraverso la riduzione di enti ed organismi di secondo grado, basta essere
convinti ed applicarle. Credo, pertanto, che il Partito Democratico bene
farebbe a perseguire questa strada con determinazione, cercando anche
attraverso questa semplificazione di recuperare quel rapporto tra cittadini e
la politica oggigiorno sempre più in crisi. Dante Buson Vice capogruppo PD
Comune di Rovigo
( da "Sicilia, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Province
L'Enna costruisce la
salvezza naccio @@La sconfitta con l'Acireale è un brutto ricordo, ora i gialloverdi
possono rifarsi sul Camaro Nicosia. Pubblicata su Internet la seconda parte
delle osservazioni critiche dell'avvocato Giuseppe Agozzino alla riforma del
processo in cassazione, che è in corso di esame presso le Commissioni Affari
Costituzionali e Giustizia del Senato. Il legale da tempo conduce una ricerca
sul tema nella sua veste di responsabile della formazione forense del Consiglio
dell'Ordine degli avvocati di Nicosia e le sue considerazioni vengono
pubblicate sulla più importante rivista on line di diritto e, puntualmente,
invia al Senatore Delogu, relatore presso la Commissione Affari Costituzionali
del Senato le sue osservazioni. Recentemente il Governo ha corretto il testo
della riforma del processo in Cassazione eliminando con un emendamento uno dei
punti controversi indicati proprio dal civilista nicosiano. "Il punto
centrale della questione è che attualmente, per potersi rivolgere alla
Cassazione - spiega l'avvocato Agozzino - occorre formulare una o più domande
ben precise, tecnicamente chiamate quesiti di diritto. Alla Corte bisogna dire
con chiarezza in cosa ha sbagliato il giudice e quale diversa decisione avrebbe
dovuto adottare". Cosa cambia con la riforma in corso di esame al Senato?
"L'emendamento del Governo prevede l'abolizione del quesito di diritto
rimettendo ogni valutazione circa l'ammissibilità del ricorso alla Corte di
Cassazione. Il punto è che risulta molto più semplice fare una domanda e
chiedere cosa si vuole ottenere dalla Corte che scrivere pagine e pagine di
ricorso che non portano da nessuna parte". Vuol fare un esempio? "Con
la l'attuale legge, se il cittadino ritiene che una sentenza è errata, indica
alla cassazione perché è errata e quale avrebbe dovuto essere la decisione
corretta. La Corte legge i quesiti posti dal ricorrente e decide. Una sorta di
questionario giuridico. Invece, con il progetto di riforma approvato alla
Camera e rielaborato dal Governo, è sufficiente che il giudice di primo grado
si richiami a sentenze precedenti della Corte ma che non hanno alcuna attinenza
col caso in esame e il ricorso sarà dichiarato inammissibile". Che
possibilità vi sono di evitare l'abolizione del questionario? "Nei miei due lavori ho cercato di dimostrare che il questionario
giuridico garantisce maggiore celerità della giustizia, come ha anche
evidenziato Felice Casson nel suo emendamento in commissione. Mi auguro che il
Senato valuti i rischi connessi all'abolizione del questionario consistenti
nella negazione di fatto dell'accesso alla giustizia superiore".
Giulia Martorana
( da "Corriere della Sera" del 16-01-2009)
Argomenti: Province
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-01-16 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Cresce lo scontento tra gli elettori di Alleanza
nazionale e Lega «Gradimento», le liti con Gianfranco costano al premier 5
punti in meno ROMA — Cinque punti in meno nell'indice di gradimento, tutti in
un colpo, come accade nelle giornate nere di Wall Street. Chissà se Berlusconi
è rimasto stupito nel leggere quei dati, o se vi ha scorto la conferma dei suoi
timori: perché un conto sono le liti sui provvedimenti di governo, dove il
confronto inevitabilmente precede la mediazione; altra cosa sono invece le
polemiche verbali, i diverbi fini a se stessi. Sui primi l'opinione pubblica è
disposta a concedere fiducia, infatti il Cavaliere per mesi ha potuto registrare
consensi bulgari. Ma da un paio di settimane gli screzi nella maggioranza sono
diventati quotidiani, finendo per intaccare l'immagine del premier. Ecco il
motivo della pesante flessione nel diagramma, sebbene l'appeal del Cavaliere
rimanga ancora nettamente sopra il 60%. A provocare la caduta è stato anzitutto
lo scontro con il presidente della Camera. L'incarico istituzionale di Fini
amplifica la portata della polemica agli occhi dell'opinione pubblica, perciò
secondo gli analisti ha un impatto superiore. Nell'entourage berlusconiano c'è
chi ha ripreso dagli archivi i «report» della legislatura 2001-2006: a quei
tempi furono proprio i contrasti con Casini, che sedeva al posto di Fini, a
causare i maggiori danni all'immagine di Berlusconi. A contribuire al crollo
negli indici di gradimento del premier è stata poi la polemica su Malpensa
sollevata dalla Moratti. è come se il sindaco di Milano — vista dagli elettori
lombardi come figura istituzionale — avesse offerto all'opinione pubblica una
chiave di interpretazione negativa su Alitalia. Di recente infatti, secondo i
sondaggi, gli elettori erano apparsi «confusi » sull'esito del caso Az: in
bilico cioè tra la soddisfazione di avere ancora una «compagnia di bandiera», e
lo scontento per il «caos negli scali» e il «costo dei biglietti». Insomma, per
una volta a pagare è Berlusconi, penalizzato soprattutto da quanti si
dichiarano di An e della Lega. Gli elettori oggi sono «infastiditi » dalle
beghe, primo stadio della disaffezione che al secondo livello si trasforma in
«incredulità», prima di sfociare nel «distacco». Per ora nei suoi sondaggi il
Pdl continua a fluttuare tra il 40 e il 42% dei consensi. Ma se il dato viene
sezionato, si capisce il motivo delle tensioni nel Pdl tra l'area forzista e
quella di destra: nei consensi An sarebbe stata raggiunta dalla Lega, il testa
a testa si giocherebbe sulla soglia del 10%. è vero che il partito di Fini
dalle Politiche non si è più contato, ma l'idea che il Carroccio possa
virtualmente strappargli il ruolo di seconda forza della coalizione desta
grande allarme. E non solo perché l'elettorato di Bossi è concentrato al Nord,
ma perché nella cartina del Paese la capacità di penetrazione della Lega
somiglia a una mano verde che s'infila nello Stivale. Epperò anche il Senatùr
ha dei problemi. Nonostante i valori alti, nella base si scorgono le prime
avvisaglie di scontento. Gli stessi elettori leghisti infatti non sembrano aver
accolto di buon grado le polemiche verbali del loro leader, che fino a qualche
tempo fa urlava sì, ma per il federalismo. I «padani» non
si accontentano della battaglia per Malpensa (che interessa solo una
piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre «priorità»: non accettano di
pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire perché il Carroccio si batte
contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa. Comunque la Lega resta
forte nei sondaggi. E per fermarne l'avanzata, Berlusconi si è convinto di
dover «competere lealmente» con l'alleato. Ma non potrà farlo senza prima aver dato
vita al Pdl. L'intesa con Fini è nelle cose, il Cavaliere sa di dover
raggiungere un compromesso con il leader di An. Contraccolpi politici a parte,
se l'operazione fallisse, fallirebbe agli occhi degli elettori il suo
«progetto», verrebbe intaccata l'immagine di chi — dal predellino di un'auto —
lanciò l'idea del Popolo delle libertà. A quel punto i diagrammi
descriverebbero per Berlusconi una storia peggiore di una semplice giornata
nera a Wall Street. Il caso Malpensa Il premier ha pagato cara anche la
polemica sollevata da Letizia Moratti sulla vicenda Alitalia Francesco
Verderami
( da "Corriere.it" del 16-01-2009)
Argomenti: Province
Il RETROSCENA La
lite con Fini costa a Berlusconi 5 punti Il gradimento del premier: cresce lo
scontento tra gli elettori di Alleanza nazionale e Lega ROMA - Cinque punti in
meno nell'indice di gradimento, tutti in un colpo, come accade nelle giornate
nere di Wall Street. Chissà se Berlusconi è rimasto stupito nel leggere quei
dati, o se vi ha scorto la conferma dei suoi timori: perché un conto sono le
liti sui provvedimenti di governo, dove il confronto inevitabilmente precede la
mediazione; altra cosa sono invece le polemiche verbali, i diverbi fini a se
stessi. Sui primi l'opinione pubblica è disposta a concedere fiducia, infatti
il Cavaliere per mesi ha potuto registrare consensi bulgari. Ma da un paio di
settimane gli screzi nella maggioranza sono diventati quotidiani, finendo per
intaccare l'immagine del premier. Ecco il motivo della pesante flessione nel
diagramma, sebbene l'appeal del Cavaliere rimanga ancora nettamente sopra il
60%. A provocare la caduta è stato anzitutto lo scontro con il presidente della
Camera. L'incarico istituzionale di Fini amplifica la portata della polemica
agli occhi dell'opinione pubblica, perciò secondo gli analisti ha un impatto
superiore. Nell'entourage berlusconiano c'è chi ha ripreso dagli archivi i
«report» della legislatura 2001-2006: a quei tempi furono proprio i contrasti
con Casini, che sedeva al posto di Fini, a causare i maggiori danni
all'immagine di Berlusconi. A contribuire al crollo negli indici di gradimento
del premier è stata poi la polemica su Malpensa sollevata dalla Moratti. È come
se il sindaco di Milano vista dagli elettori lombardi come figura istituzionale
avesse offerto all'opinione pubblica una chiave di interpretazione negativa su
Alitalia. Di recente infatti, secondo i sondaggi, gli elettori erano apparsi
«confusi » sull'esito del caso Az: in bilico cioè tra la soddisfazione di avere
ancora una «compagnia di bandiera», e lo scontento per il «caos negli scali» e
il «costo dei biglietti». Insomma, per una volta a pagare è Berlusconi,
penalizzato soprattutto da quanti si dichiarano di An e della Lega. Gli
elettori oggi sono «infastiditi » dalle beghe, primo stadio della disaffezione
che al secondo livello si trasforma in «incredulità», prima di sfociare nel
«distacco». Per ora nei suoi sondaggi il Pdl continua a fluttuare tra il 40 e
il 42% dei consensi. Ma se il dato viene sezionato, si capisce il motivo delle
tensioni nel Pdl tra l'area forzista e quella di destra: nei consensi An
sarebbe stata raggiunta dalla Lega, il testa a testa si giocherebbe sulla
soglia del 10%. È vero che il partito di Fini dalle Politiche non si è più
contato, ma l'idea che il Carroccio possa virtualmente strappargli il ruolo di
seconda forza della coalizione desta grande allarme. E non solo perché
l'elettorato di Bossi è concentrato al Nord, ma perché nella cartina del Paese
la capacità di penetrazione della Lega somiglia a una mano verde che s'infila
nello Stivale. Epperò anche il Senatùr ha dei problemi. Nonostante i valori alti,
nella base si scorgono le prime avvisaglie di scontento. Gli stessi elettori
leghisti infatti non sembrano aver accolto di buon grado le polemiche verbali
del loro leader, che fino a qualche tempo fa urlava sì, ma per il federalismo. I «padani» non si accontentano della battaglia per Malpensa (che
interessa solo una piccolissima parte del-l'elettorato) e hanno altre
«priorità»: non accettano di pagare più tasse rispetto al Sud e vogliono capire
perché il Carroccio si batte contro l'abolizione delle province, viste come un centro di spesa.
Comunque la Lega resta forte nei sondaggi. E per fermarne l'avanzata,
Berlusconi si è convinto di dover «competere lealmente» con l'alleato. Ma non
potrà farlo senza prima aver dato vita al Pdl. L'intesa con Fini è nelle cose,
il Cavaliere sa di dover raggiungere un compromesso con il leader di An.
Contraccolpi politici a parte, se l'operazione fallisse, fallirebbe agli occhi
degli elettori il suo «progetto», verrebbe intaccata l'immagine di chi dal
predellino di un'auto lanciò l'idea del Popolo delle libertà. A quel punto i
diagrammi descriverebbero per Berlusconi una storia peggiore di una semplice
giornata nera a Wall Street. Francesco Verderami stampa |
( da "Corriere delle Alpi" del 17-01-2009)
Argomenti: Province
Luca Barbini (Piave)
eletto vice E Vascellari chiede a Zaia di abolire le province
e di evitare la specialità LA NOMINA E' nella giunta di Assindustria MESTRE. Un
industriale bellunese alla vicepresidenza di Confindustria veneta: si tratta di
Luca Barbini, amministratore delegato della Piave Maitex di Feltre che
affiancherà il neoeletto presidente Tomat insieme con l'altro vice Favrin.
Barbini ricopre già incarichi in Assindustria bellunese, da diverso tempo: a
Villa Doglioni Dalmas siede già nella giunta Vascellari. In Assindustria locale
è stato alla guida della sezione tessili ed è inoltre presidente del gruppo
moda. Bellunesi sotto i riflettori in assemblea a Mestre, ieri, dunque: ad
attirare l'attenzione anche il presidente di Assindustria, Valentino
Vascellari che è intervenuto sul tema delle Province, rivolgendosi direttamente
al ministro veneto Luca Zaia. Gli industriali bellunesi, per bocca proprio di
Vascellari, chiedono l'abolizione delle Province e respingono l'ipotesi di
una'specialità per la montagna veneta. Alla richiesta di abolizione, il
ministro delle Politiche agricole ha espresso parere contrario all'idea,
in linea con quanto sostiene la Lega, che non ritiene le Province un soggetto
che incide negativamente sulla spesa pubblica. Ha tenuto quindi banco
l'elezione di Tomat, tra i colleghi delle sette province.
«Conosco bene Andrea Tomat e sono orgoglioso del fatto che sia stato eletto
all'unanimità dai miei colleghi imprenditori. In più ha scelto due
vicepresidenti con cui forma una bella squadra e sono ottimista, so che potrà
fare molto bene». è questo il commento di Andrea Riello, da oggi ex Presidente
di Confindustria Veneto, in occasione dell'insediamento di Tomat. «Il momento è
difficile e preoccupante - spiega l'imprenditore - ma noi continueremo a
presidiare due aree importanti dell'economia, il credito e i rapporti con le
risorse umane». Un momento delicato che il Governo ha affrontato con misure
utili, ma insufficienti, secondo i rappresentanti degli organi territoriali di
Confindustria Veneto. «Si tratta di una serie di misure a saldo zero che sono
benvenute, ma che purtroppo non sono assolutamente sufficienti» commenta
Antonio Favrin, Presidente Confindustria Venezia. «Capiamo anche che in questo
momento non si potesse fare di più. Per risolvere il problema bisogna stare
sempre sul campo, pronti ad intervenire». Della stessa opinione Roberto
Zuccato, presidente Confindustria Vicenza. «Si sarebbe potuto far di più, però
c'è da fare i conti con quella che è la situazione del debito pubblico e quindi
con una disponibilità molto ridotta. Bisognerebbe focalizzarsi sui problemi
degli imprenditori per dare slancio alle aziende come per esempio togliere
l'indeducibilità degli oneri fiscali introdotta lo scorso anno». Una richiesta
di interventi ordinari prima che straordinari arriva da Alessandro Vardanega:
«In questa fase tutto aiuta, anche i provvedimenti straordinari presi dal
Governo, ma c'è bisogno anche di una serie di interventi ordinari. Parlo della
modernizzazione del Paese, dalla semplificazione burocratica ai processi di
stimolo della domanda attraverso una gestione dinamica degli aspetti fiscali».
Incentivi fiscali quindi, spiega l'imprenditore trevigiano, per tutte le
imprese che riprendono a fare investimenti. Chiede misure a favore delle
imprese più mirate Andrea Rana, presidente a Verona. «Il governo dovrebbe pensare
a misure più selettive, aiutando le imprese che vanno bene o che possono andare
bene nel futuro. Inutile pensare a provvedimenti a pioggia. Aumentano l'agonia
di certe imprese e non sono utili al sistema». Sulla deroga per Roma al patto
di stabilità, i rappresentanti di Confindustria si dicono solidali con i primi
cittadini.
( da "Stampa, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Province
il caso «No» al
piano per il controllo di alcune specie "Nocivo sarai tu" Animalisti
in guerra ROBERTA MARTINI VERCELLI «Nocivo sarai tu». Parola di animalisti e
ambientalisti vercellesi, che si schierano contro il piano per il controllo
numerico di alcune specie - cinghiali, corvi, nutrie, volpi, piccioni e
cormorani - concordato dalla Provincia con l'Istituto nazionale per la fauna
selvatica di Bologna. Il protocollo d'intesa è stato approvato in luglio, a
maggioranza, Legambiente e altre associazioni hanno presentato ricorso al Tar e
oggi alla Soms organizzano il primo dibattito pubblico per spiegare i motivi
del loro «no». Quello che per la Provincia è un piano mirato, che comunque
garantisce la salvaguardia della specie, per animalisti e ambientalisti è uno
«sterminio di animali», che proseguirà sino al 2013, anno in cui scadrà
l'accordo. Alla Società operaia di via Francesco Borgogna, dalle 15, si alterneranno più oratori a rappresentare la lunga cordata degli
organizzatori: Lega per l'abolizione della caccia, Legambiente di Vercelli,
Diamoci la zampa, Enpa, Lega antivivisezione, Lipu e Pro Natura Piemonte.
Parleranno Gian Piero Godio, Roberto Piana, Piero Belletti, Marco Dinetti, il
veterinario, presidente Avda e consigliere regionale Enrico Moriconi,
l'avvocato Andrea Fenoglio. «La Provincia - spiega Godio - vorrebbe
semplificare di molto le procedure che permettono l'uccisione degli animali
selvatici che creano problemi: noi crediamo che l'uccisione dovrebbe essere
sempre esclusa. In ogni caso ci rifiutiamo di pensare che possa diventare un
fatto di ordinaria amministrazione». Secondo ambientalisti e animalisti, sul
territorio della provincia i danni causati dagli animali selvatici ammontano
solo al 3 per cento dei danni pagati nell'intero Piemonte: «Se le altre province ne pagano in misura maggiore, perchè voler agire
così crudelmente proprio qui?». «Ci pare particolarmente emblematico il caso
della volpe - anticipa Godio - per la quale è prevista l'uccisione dei piccoli
dentro alle tane, con l'utilizzo di cani addestrati appositamente per
sbranarli: una vera e propria barbarie». Se non piace agli animalisti,
l'approvazione del piano in Provincia è invece stata accolta con favore dal
mondo agricolo. Per le specie ritenute nocive sono previsti interventi che
vanno dalla dissuasione degli animali a frequentare determinate aree, a
tecniche per prevenire i danni, sino all'abbattimento. Che non potrà mai essere
affidato ai cacciatori, ma soltanto a guardie venatorie volontarie o
provinciali. Subito dopo il voto, l'assessore alla Valorizzazione e protezione
della fauna Massimo Camandona, tra i fautori dell'intesa insieme all'ex
dirigente del settore Edo Jussich, è stato categorico: «Gli animali che
compaiono nel piano di contenimento sono nocivi all'uomo, ai raccolti e alla
stessa fauna». E ha elencato esempi opposti a quelli ambientalisti: «Il rischio
cinghiali è elevatissimo in tutta la provincia, anche in risaia. Corvi e nutrie
danneggiano seriamente campagne e argini, i cormorani stanno distruggendo la
fauna ittica e i piccioni, oltre a rovinare edifici, sono grandi devastatori di
raccolti».
( da "Tribuna di Treviso, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Province
di Alessandra Carini
Tomat eletto presidente «Servono coraggio e più risorse E il patto non andava
sforato» Banche e costo del denaro «Ci sono troppe avarizie No alla tassa sugli
immigrati» MESTRE.Se non fosse per maglione a collo alto chiaro, di
marchioniana memoria, che il presidente di Venezia, Antonio Favrin, indossa con
noncuranza, i sette presidenti delle territoriali del Veneto, seduti in fila e
in abito inesorabilmente scuro per l'occasione, potrebbero somigliare ad una
fotografia degli uomini del futurismo. In mezzo a loro, c'è il «neoincoronato»
Andrea Tomat, eletto ieri all' unanimità a capo di Confindustria del Veneto,
con vice lo stesso Favrin e Luca Barbini, che risponde alle domande dei
giornalisti con tono pacato, senza l'aria di volere dare neanche una miccia a
qualche polvere che faccia scoppiare polemiche. Parla di tessitura, di
continuità, cita la Germania della Merkel, per mostrare un «uso intelligente e
stimolante delle risorse contro la crisi», ma misura le frasi quando risponde
su governo e i suoi provvedimenti, sulle banche e la loro «avarizia» nel
concedere il credito, perfino sull'immigrazione, bocciando con giudizio la
proposta della Lega sulla tassa immigrati, ma sostenendo che l'immigrazione
sarà ancora necessaria nel futuro Che cosa pensa delle misure anticrisi del
governo? «La dimensione delle risorse non è sufficiente, ma c'è spazio, anche
se sono modeste, per una politica che tuteli e garantisca il capitale umano. La
seconda necessità urgente è che si spinga il sistema bancario a garantire
l'erogazione e un costo contenuto del credito, attraverso un' azione di moral
suasion, di controllo con le banche del territorio, su costi e garanzie
richieste» Quali provvedimenti per il lavoro in questa crisi? «L'estensione
della tutela alle categorie che non sono protette, l'uso delle risorse per
riqualificare la manodopera. E' importante anche indirizzare le competenze
perchè ci sono ancora settori che scontano delle carenze di figure
professionali. Penso ancora a misure a favore delle imprese che accolgono
questi lavoratori.» E d'accordo con la tassa sugli immigrati sostenuta dalla
Lega? «Francamente non ne capisco l'obbiettivo. Se è quello di punire o scoraggiare
in qualche modo l'immigrazione, francamente no. Se è una misura per proporre un
contributo si può anche vedere. Comunque credo che di immigrati ne avremo
ancora bisogno, perchè ci sono qualifiche basse che gli italiani non vogliono e
figure molto specializzate che sono scoperte» Che cosa pensa del patto di
stabilità violato e delle polemiche in Veneto? «Credo che sia necessario un uso
parsimonioso e intelligente delle risorse per fare sì che i sistemi industriali
siano in grado di contenere questa fase critica e per destinare le risorse a
queste necessità. Sfondamenti di tipo Roma o Catania mi
sembrano poco di questo tipo» Condivide l'abolizione delle Provincie per
risparmiare sulla politica? «Penso che la strada migliore sia quella seguita
anche in Veneto di mettere insieme Comuni e i loro servizi con modalità di
risparmio dei costi e poi alla fine ci si accorgerà di che cosa è meglio
cancellare e che cosa è meglio trasformare. Ma bisogna partire con il
cominciare a fare piuttosto che con gli annunci» Nel programma si parla di
rappresentanza e organizzazione: che vuol dire? «Portare avanti quel processo,
iniziato dalla presidenza Riello, che ha consentito di dare voce e forza alle
istanze dell'imprenditoria del Veneto, organizzando un contenimento dei costi,
qualificando e aumentando i servizi alle imprese, facendo di Confindutsria
anche un modello per le altre rappresentanze, politiche o istituzionali che
siano» Si arriverà ad un'unione di tutte le territoriali dal punto di vista dei
servizi? «Si andrà avanti con la formula scelta che è quella di un assetto a
geometria variabile che tenga conto della specificità delle singole
territoriali e delle loro sensibilità. Quindi un progetto di aggregazione sulla
base delle competenze, della complementarietà e della sussidiarietà» Il Veneto
è cresciuto grazie anche ad alcune caratteristiche presenti nel suo modello di
sviluppo. Crede che siano ancora valide? «All'etica del lavoro e alla forte
capacità creativa si è aggiunta in questi anni, con l' esperienza, il passaggio
attraverso alcune crisi, come quella della globalizzazione, la capacità di
cambiare questo modello. Questa capacità di trasformazione, che ha portato ai
risultati del 2006-2007, deve continuare anche se il momento è difficile: siamo
ad un pit stop che non deve fare disperdere le comptenze ma darci la spinta a
ripartire».
( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Province
La crisi alla
Plastal. I dipendenti: «Non meritiamo speculazioni dei politici». Il
coordinatore del Pdl: «I lavoratori sono d'accordo sui tagli» Un'assistente
sociale per l'emergenza Il sindaco alla Lega: «Sarà l'unica assunzione, non taglio
gli assessori» ODERZO. Meglio tenere i due assessori e assumere un'assistente
sociale. E' la risposta del sindaco Pietro Dalla Libera all'emendamento al
bilancio della Lega Nord che propone di ridurre da sette a cinque gli assessori
per creare un fondo a favore delle famiglie in difficoltà. Una cifra destinata
magari a chi ha perso il lavoro, in particolare i dipendenti della Plastal, la
più grande impresa opitergina costretta ad una drastica ristrutturazione. Ma la
proposta leghista non piace nemmeno ai lavoratori dell'impresa che chiedono
alla Lega Nord di intervenire a livello governativo per eliminare i privilegi
della politica invece di chiedere sacrifici ai Comuni. «Credo che i lavoratori
Plastal, che uniti hanno contribuito in questi anni alla crescita di una realtà
unica a livello provinciale, non si meritino bieche speculazioni politiche -
scrive Antonio Canevese, lavoratore Plastal privo di tessere politiche - credo
che proporre la riduzione di due assessorati con un risparmio di circa 30mila euro
sia quantomeno paradossale se questa proposta viene da un esponente locale di
una forza politica che si batte fortemente contro l'abolizione
delle Province e che prossimamente in Veneto spenderà alcuni milioni di euro
per festeggiamenti vari sulle radici venete. Credo che le competenze delle
Province possano essere divise fra Regione e Comuni con un notevole risparmio
da poter girare alle famiglie in difficoltà e le radici venete si possano più
dignitosamente festeggiare aiutando quelle persone che da generazioni
con i loro sacrifici hanno contribuito a far divenire il Veneto quello che è».
Su questa linea si colloca il sindaco Dalla Libera. «E' una proposta
inaccettabile - dice - avere due assessori in più non è un privilegio
soprattutto tenendo conto che guadagnano da 500 a 900 euro al mese. Sarebbe il
caso di togliere i privilegi, magari le pensioni, agli ex-consiglieri regionali
e ai parlamentari». «Nel 2009 faremo una sola assunzione e sarà un'assistente
sociale proprio per affrontare l'emergenza - spiega il sindaco - in questo modo
intentiamo aiutare concretamente le famiglie in difficoltà come nel caso dei
licenziati alla Plastal e di tante altre imprese. La Lega farebbe meglio a
pensare di intervenire per farci arrivare più soldi da Roma invece di fare
proposte fuori luogo». Ma c'è chi afferma che la situazione economica sarebbe
meno tragica di quanto si dipinge. «Il governo ben conosce la situazione
Plastal e ha già messo a disposizione il fondo anticrisi - afferma Marcello
Ferri, coordinatore del Pdl - con Maurizio Castro abbiamo incontrato più volte
la dirigenza e siamo certi che tutto avviene in accordo con i lavoratori. Anzi
questi sono contenti e concordi sulle soluzioni prospettate». (Barbara
Battistella)
( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Lincoln & Co.
Barack sfida la Storia Pantheon. Il liberatore dei neri lanciò una rivoluzione politica.
Roosevelt una sfida economica. Il comunicatore Reagan una svolta culturale.
Adesso tocca all'uomo del «Change we can believe in». Ma il giorno
dell'insediamento non è sempre degno di una nuova era. di Enrico Beltramini San
Francisco. La storia ama la grandi sfide, ma queste difficilmente sono lanciate
il giorno dell'insediamento di un nuovo presidente degli Stati Uniti. Martedì,
Barack Obama giurerà sulla stessa Bibbia sulla quale, un secolo e mezzo fa,
poggiò la mano un altro politico dell'Illinois. Un uomo austero, poco
religioso, ma profondamente credente in Dio. Diverso il mese. Era la fine di
febbraio 1861, quando Abraham Lincoln arrivò a Washington per diventare
presidente. Il Paese era sulla soglia del disfacimento. Dal giorno della sua elezione,
pochi mesi prima, sette stati avevano proclamato la secessione. Altri otto
erano pronti a seguirli. Tutti attendevano il discorso con cui Lincoln avrebbe
accompagnato il suo insediamento. Una parola ancora contro la schiavitù, e il
Paese si sarebbe disintegrato. Lincoln era stato eletto anche grazie alla sua
simpatia per la causa abolizionista, che aveva apertamente appoggiato durante
il suo unico biennio al Congresso. Ma nei mesi successivi aveva compreso che
l'obiettivo della sua presidenza non sarebbe stato l'abolizione della
schiavitù, ma l'unità del Paese. Gli abolizionisti rimasero delusi dal suo
discorso d'insediamento. Lincoln misurò le parole: accusò i cittadini degli
stati secessionisti, ma non gli stati. Sperava così, disinnescando un potenziale
conflitto tra governo federale e stati schiavisti, di salvare l'Unione. Il suo
discorso fu ben accolto, e l'emorragia per il momento bloccata. Nei mesi
immediatamente successivi al suo insediamento, lasciò addirittura che fossero
riconsegnati al Sud gli schiavi fuggiti al nord. Ma fu tutto inutile. Alla fine
i confederati assalirono Fort Sumter, Lincoln diede ordine all'esercito del
Nord di riprenderne il controllo, e la guerra civile iniziò. All'origine della secessione, non la condizione dei neri, ma il
sistema della schiavitù. Il Sud era dipendente economicamente dalla
disponibilità di mano d'opera a costo nullo. L'abolizione della schiavitù
avrebbe comportato il collasso dell'economia sudista e, di conseguenza, la sua
struttura sociale. Da qui, la secessione. Sessant'anni dopo, un politico
del New England, un uomo provato dalla vita ma dai nervi d'acciaio e
dall'ottimismo innato era trascinato a Washington dalla più grande crisi
economica nella storia del Paese. Il suo discorso d'insediamento passò alla
storia meno dei suoi monologhi al caminetto, diffusi in tutto il Paese dalla
radio. Ma fin dal giorno del giuramento, il Paese iniziò a conoscere Franklin D
Roosevelt, l'uomo che si era dato come missione quella di guidare la nazione
attraverso le secche della depressione economica. A partire dal 1933, il
governo federale lanciò piani per stimolare l'industria del Nord, offrire
un'abitazione dignitosa alla parte della popolazione più indigente, e una terra
agli agricoltori del Sud in bancarotta. Assunse centinaia di migliaia di
persone, promosse l'istituto della pensione, creò le premesse per il servizio
medico pubblico. Quando non poté intervenire direttamente, promosse il Work
Projects Administration, la distribuzione di cibo, abiti e altri beni di prima
necessità. L'inaugurazione fu anche l'occasione in cui il Paese fece la
conoscenza di Eleanor, la moglie del presidente, destinata a diventare, grazie
al dispositivo disposto dell'infermità del marito e del suo carattere
indipendente ed emancipato, la donna più potente nella storia degli Stati
Uniti. Giocherà un ruolo fondamentale, prima come collettore di istanze
sociali, poi come filtro inaggirabile per arrivare al presidente, infine come
suggeritore politico del marito. Passa un altro mezzo secolo, e un politico
della California, un uomo dall'amabile abilità di far sembrare facile anche
l'impegno più gravoso, e semplice la questione più complessa, volava a
Washington per celebrare una rivoluzione. La crisi che Ronald Reagan doveva
fronteggiare non era politica (come per Lincoln) o economica (Roosevelt), ma
culturale. Il Paese versava in uno stato depressivo che ne erodeva dall'interno
l'auto-stima. Stretto tra l'impotenza in politica estera e la paura del
declino, stava perdendo il primato economico, era ricattato dai rivoluzionari
islamici iraniani e sfidato dalla potenza militare sovietica. Nel gennaio 1981,
il quasi settantenne Reagan si tolse il cappotto e giurò davanti alla moglie
Nancy, adorante. Il suo programma era semplice: rimettere in discussione tutto
ciò che era stato indiscutibile. La guerra fredda e la strategia del negoziato.
L'integrazione razziale. L'approccio keynesiano all'economia. Il ruolo del
governo federale. Ma nel suo discorso parlò soprattutto di politica interna.
Appena eletto, fece approvare dal Congresso piani che rilanciavano la
produttività, riducevano la sfera d'influenza dei sindacati e riconsegnavano
agli stati la gestione della politica razziale. Gli stati del Sud ne
approfittarono per porre immediatamente in essere legislazioni discriminatorie.
Cinque giorni prima del giuramento, Washington fu invasa da 100 mila persone
che chiedevano a gran voce l'istituzione del Martin Luther King Day, la festa
dedicata al campione dei diritti civili. Reagan non si pronunciò quel giorno, e
neppure durante il discorso d'insediamento. Lasciò appesa la questione per
dieci mesi poi, di fronte alla marea montante anche nel suo stesso partito,
cedette. Firmò l'atto davanti alla moglie di King, Coretta. 18/01/2009
( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-01-18 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Il leader dell'Udc pronto a far saltare le «larghe
intese» tra i leghisti e il Pd Federalismo, Casini tentato dal no ROMA — «Noi
non abbiamo nessun complesso d'inferiorità verso la Lega». Con queste parole
d'ordine Pier Ferdinando Casini sta meditando una mossa a sorpresa per mettere
in difficoltà il Pd e far saltare le «larghe intese» sul federalismo fiscale,
cioè quell'accordo che i leghisti avevano anzitempo definito «storico», visto
che — se si realizzasse — unirebbe per la prima volta maggioranza e opposizione
su una riforma di sistema. Il leader dell'Udc è infatti «tentato dall'idea di
votare contro» il disegno di legge del governo, che l'Aula del Senato si
accinge ad esaminare. Se si tratti di una spericolata mossa tattica o di una
scelta strategica, si vedrà. è certo che l'ex presidente della Camera ha preso
in considerazione l'idea avanzata in un vertice di partito dal segretario
Lorenzo Cesa, secondo il quale «non ci sono margini nemmeno per astenersi» a
palazzo Madama, sebbene così si fosse espressa l'Udc in commissione. In
principio Casini si era mostrato dubbioso: «Ma se pensavamo di votare a favore
», ha commentato. Poi è andato convincendosi della proposta. Probabilmente l'ha
fatto anche per motivi interni, per tenere unite le varie anime del partito,
dove in molti — per svariati motivi — sono ostili al federalismo fiscale
«voluto e dettato dalla Lega»: dall'area che fa capo ai «nordisti» Bruno
Tabacci e Savino Pezzotta, ai «sudisti» guidati dal vicesegretario Totò Cuffaro.
Di necessità virtù, l'ex presidente della Camera ha colto l'occasione e sta
abbozzando una manovra rischiosa quanto potenzialmente fruttuosa. Le critiche
ai contenuti del ddl stanno dentro tre concetti. La riforma che sta per vedere
la luce «è una finzione»: perché «un federalismo fiscale senza conti non è
federalismo fiscale»; perché «produrrebbe una moltiplicazione dei centri di
spesa, visto che non si aboliscono le Province»; e perché «così com'è stato
congegnato finirebbe per penalizzare il Sud». In questo ragionamento
s'intravede la sfida che intende lanciare al Pdl. è un modo per parlare agli
elettori di centrodestra del Nord, avvisandoli che verranno «buggerati» da un
sistema «farraginoso», i cui meccanismi «non cambieranno loro la vita». Ed è un
modo per conquistare consensi nel Mezzogiorno, attraversato da forti
preoccupazioni per una riforma «sperequativa». Casini prova inoltre a innescare
tensioni nella maggioranza, evidenziando che
dell'abolizione delle Province al momento «non c'è traccia», malgrado fosse
stata una delle «promesse elettorali » di Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere
finora non ha potuto avviare il progetto per il veto del Carroccio. Il leader
dell'Udc, insomma, nella lunga volata verso le elezioni europee, proverebbe a
coprire uno spazio caro a quella che definisce la «destra tradizionale»,
e a fare un «investimento al Sud», dove tra i maggiorenti del Pdl si coltivano
riserve sulla riforma. Epperò a sinistra che il progetto di Casini creerebbe
subito seri problemi. Se è vero che il Pd si accinge ad astenersi anche
nell'Aula del Senato, dopo averlo fatto in commissione, la mossa dei centristi
amplificherebbe i dubbi di molti dirigenti democratici. Non è un caso che nelle
conversazioni riservate con alcuni di loro, il leader dell'Udc abbia battuto il
tasto sull'«incapacità» del Pd di «esprimere una linea alternativa al governo
»: «State lì a fare le pulci alle loro leggi, senza offrire progetti
complessivi». «E ora — ha commentato con i suoi — si sono addirittura messi a
scimmiottare la Lega». Se i democrats hanno inaugurato la stagione del dialogo
con il Carroccio, forse il motivo sta nella frase pronunciata a più riprese da
Umberto Bossi: «Non saremo mai alleati con chi vota contro la nostra riforma».
Un messaggio raccolto dai dirigenti del «partito del Nord», che non fanno
mistero di puntare in futuro ad accordi elettorali con il Carroccio sul
territorio. Come si comporterebbe il Pd sul federalismo fiscale in Parlamento
se l'Udc votasse contro? Nei suoi disegni il capo dei centristi mira a far
esplodere le contraddizioni in quel partito, per impedire che l'abbraccio
maggioranza-opposizione lo schiacci. «Il Pd — secondo Casini — ha un complesso
d'inferiorità verso la Lega. Noi non l'abbiamo. E non andiamo dietro le mode.
Se il ddl non cambia, noi voteremo contro». è un grande azzardo definire «una
moda» il federalismo, così come sarebbe un grande azzardo votare «no» alla
riforma: potrebbero saltare le eventuali intese sul territorio per le
Amministrative con il centrodestra. «Intanto in Veneto — ha spiegato —
nonostante la Lega l'abbia chiesto, il Pdl non ci ha cacciato dalla Giunta. E
non perché ci amano ma per non restare sempre più succubi del Carroccio ». Il
leader dell'Udc fa mostra di non curarsi dello «splendido isolamento» in cui si
trova: «Anzi, alle Amministrative credo andremo da soli dappertutto». è una
scelta strategica o una mossa tattica? Contro le Province Il leader udc Pier
Ferdinando Casini contesta la mancata abolizione delle Province Francesco
Verderami
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-01-2009)
Argomenti: Province
Commenti Pagina 349 enti
sardi nel mirino La corsa (a ostacoli) delle Province Enti sardi nel mirino di
Mauro Pistis* --> di Mauro Pistis* Ogni tanto compaiono all'attenzione
dell'opinione pubblica notizie su tentativi, veri o presunti, di abolizione di
tutte le Province italiane, accusate, per il semplice fatto di esistere, di
tutti i mali della pubblica amministrazione: dallo sperpero del denaro pubblico
alle inefficienze organizzative. È noto che queste disfunzioni e diseconomie
non sono da attribuire solamente all'ente Provincia, diventato comodo capro
espiatorio contro il quale inveire e fare proclami di abrogazione (espressi
anche da importanti personalità politiche); ma appartengono, purtroppo, a tutta
la pubblica amministrazione, sia nella parte rappresentativa e istituzionale
sia in quella burocratica e organizzativa. Certamente i nemici delle nuove e
vecchie Province ritengono che l'abolizione sia la via più comoda e più breve
per arrivare a risparmiare sulle magrissime risorse finanziare da destinare ad
altre gestioni pubbliche. Nonostante i vigorosi proclami, non sarà facile
eliminare le Province, per una serie di ragioni. Innanzitutto bisogna
considerare che sono previste dalla nostra Costituzione e per abolirle occorre
l'abrogazione delle norme costituzionali che le prevedono (articolo 114 e
seguenti), con tutte le difficoltà che comporta l'attivazione delle procedure.
Anche se l'attuale Governo ha un'ampia maggioranza in Parlamento, alcuni
componenti importanti di questa (come la Lega Nord) sono decisamente contrari a
eliminare le Province. Sarà, inoltre, molto difficile trovare un accordo su
questo tema con una revisione costituzionale, cercando una convergenza fra
maggioranza e opposizione, tenuto conto delle forti contrapposizioni presenti
ora in Parlamento. Non si capisce, quindi, perché per trovare soluzioni e
rimedi alle inefficienze e diseconomie delle Province si scelga la strada più
difficile e complessa dell'abrogazione di norme costituzionali piuttosto che la
via, certamente non facile ma meno complicata, della legge ordinaria. Con
quest'ultima è possibile stabilire: la riduzione del numero dei componenti del
Consiglio e della Giunta per Province, Comuni e circoscrizioni decentrate;
l'abolizione o la limitazione delle indennità di carica fino al rimborso spese
per presidenti, assessori e consiglieri degli enti locali sopra indicati;
durata dell'incarico istituzionale per esecutivo e Consiglio fino al massimo di
due mandati (dieci anni); mandato gratuito, salvo rimborso spese, per tutti i
componenti delle circoscrizioni comunali e di altri organi decentrati come i
circondari provinciali. Per la parte meridionale della Sardegna il vero
problema è un altro: avere una reale rappresentanza istituzionale e
organizzativa corrispondente alle particolari esigenze del nostro territorio di
Cagliari e della sua conurbazione. In sostanza la vera Provincia da abolire è
proprio quella cagliaritana, ma per costituire un organo intermedio, superiore
e più qualificato, come l'Area Metropolitana di Cagliari (già previsto dalla nostra
Costituzione e dalle leggi vigenti), perché non è più possibile gestire con lo
strumento tradizionale della Provincia un territorio con le sue problematiche
dove vive un terzo della popolazione della Sardegna e a volte transita per più
giorni quasi la metà degli abitanti della nostra Isola. Trasporti di ogni tipo,
viabilità e traffico, edilizia e urbanistica, commercio e servizi, vigilanza e
sicurezza territoriale non possono essere gestiti da una ventina di Comuni
sardi (Cagliari e il suo hinterland) semplicemente in forme associative e di
cooperazione con organismi e strumenti non più adeguati quali consorzi di
Comuni. In Italia sono previste 9 Aree Metropolitane per le regioni a Statuto
ordinario (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e
Bari); a queste vanno aggiunte almeno le 3 Aree Metropolitane riconosciute
dalle regioni a Statuto speciale: Cagliari, Palermo e Trieste. La potestà
legislativa d'istituire l'Area Metropolitana di Cagliari, così come quella di
costituire o modificare le Province sarde, appartiene al Consiglio della
Regione Sardegna, presso il quale esistono alcune e diverse proposte di legge
regionale. Conseguentemente, con l'istituzione dell'Area Metropolitana di
Cagliari, le tre Province limitrofe e meridionali (Carbonia-Iglesias, Medio
Campidano e Ogliastra) potranno allargare i loro territori, con più Comuni e
più popolazione, avendo una dimensione accettabile per la loro programmazione e
una migliore organizzazione funzionale del territorio. Nel frattempo si mettano
l'anima in pace gli "abolizionisti" delle nuove e vecchie Province,
perché proprio nella primavera del 2009 saranno già operative tre nuove
Province già istituite: Monza e Brianza in Lombardia, Fermo nelle Marche,
Barletta-Andria-Trani in Puglia. *Comitato Decentramento Servizi e Uffici Sud
Sardegna
( da "Sicilia, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Province
Tutti i Consigli
provinciali in seduta il 30 gennaio s.f.) Tutti i consigli provinciali
d'Italia, e quindi anche quello di Agrigento, il prossimo 30 gennaio si
riuniranno per tenere una seduta aperta alla cittasdinanza, alle forze
economiche e sociali, ai segretari provinciali dei sindacati ed ai sindaci del
territorio, nonché con la presenza dei deputati nazionali e regionali.
L'iniziativa parte dall'Unione delle Province d'Italia allo scopo di
sollecitare il Parlamento ed il Governo nazionale alla rapida approvazione di
norme finalizzate alla semplificazione ed alla razionalizzazione delle funzioni
di ogni livello di governo così come previsto dalla Carta Costituzionale. E'
probabile che il Consiglio faccia proprio l'ordine del giorno stilato
dall'Unione delle Province Italiane che sintetizza il punto
di vista degli amministratori locali in ordine alle riforme che il Governo
nazionale dovrà varare per il riordino della Pubblica Amministrazione. Si
parlerà anche della ventilata abolizione delle Province e della necessità che
invece vengano mantenute in vita in quanto ritenute in piena coerenza con la
trasformazione dello Stato in senso federale. Viene anche osservato, in
proposito, che anche nei tre principali stati europei, Francia, Germania e
Spagna, c'é un'organizzazione amministrativa che si basa su tre livelli, quelli
regionale, quello provinciale e quello comunale: L'Italia infatti ha 8.103
Comuni, 104 Province e 20 Regioni, delle quali cinque a statuto speciale; la
Francia 36.565 comuni, 96 province (i departements),
22 regioni; la Germania 13.854 comuni, 323 province
(Kreise) e 16 stati federali ( i Land).
( da "Repubblica, La" del 19-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina IV - Napoli
auto, La provincia incassa ma non spende per i servizi ANTONIO COPPOLA trano
destino quello dell´automobile nel nostro Paese. Se il mercato delle quattro ruote
non tira, si parla subito di crisi dell´economia nazionale (e non solo); se,
invece, le automobili si vendono ci si lamenta del traffico, dell´inquinamento
e dell´invivibilità delle città a causa del loro uso. Di certo, questo veicolo
rappresenta, da sempre, una cospicua fonte di entrata per lo Stato e gli enti
locali, e un volano per l´intera economia del sistema-Paese. Ogni anno,
infatti, il solo gettito fiscale che grava sul settore della motorizzazione
ammonta a oltre 61 miliardi. Una somma rilevante, di cui una bella fetta è
destinata agli enti locali. Nel 2007, l´Imposta di trascrizione (Ipt) dovuta
alle Province sugli acquisti dei nuovi veicoli e sui passaggi di proprietà
dell´usato, da registrare al Pra dell´Aci, è stata complessivamente di 1 miliardo
e 317 milioni in Italia, di cui 47 milioni sono stati incassati dalla Provincia
di Napoli (circa 100 milioni in tutta la regione). A questa vanno, poi,
aggiunte le imposte che gravano sui premi della polizza obbligatoria della Rc
auto: un introito di circa 100 milioni annui confluisce nelle casse dell´ente
di piazza Matteotti. Ebbene, a fronte di questo fiume di denaro, ci saremmo
aspettati, quanto meno, servizi decenti destinati alla mobilità nel suo
complesso, non necessariamente, quindi, agli automobilisti, ma alla generale
riorganizzazione dei trasporti delle persone e delle merci. In altri termini,
l´aspettativa dei cittadini è che il "sacrificio" compiuto con il
pagamento delle tasse venga, poi, compensato da tangibili miglioramenti sul
piano delle condizioni di vivibilità nel territorio. Invece, la rete stradale,
non solo cittadina, ma ancor più quella extraurbana di competenza provinciale
(almeno la gran parte), resta una terra di nessuno, abbandonata all´incuria sia
sotto il profilo della manutenzione ordinaria che straordinaria (voragini,
avvallamenti, rifiuti abbandonati, assenza di illuminazione, segnaletica
carente). Sul piano dei trasporti pubblici poco o nulla è stato fatto per
migliorare l´offerta del servizio su gomma, né sono mai state adottate
iniziative per contribuire a una maggiore sensibilità ambientale. Si pensi, ad
esempio, agli incentivi offerti in altre province
italiane per la rottamazione di veicoli vetusti e inquinanti o per la loro
trasformazione a forme di alimentazione più "ecologiche", come per
esempio il gpl o il metano. Al contrario, a Napoli si è pensato soltanto di far
cassa, maggiorando nel 2008 l´Ipt, prevedendo illegittimamente, come da noi
puntualmente denunciato, addirittura la retroattività dell´aumento. Ma che ne
sarà di questi fondi per la mobilità è difficile sapere, anche se è facile
intuirlo. Nemmeno un´estensione delle agevolazioni per le utenze disabili sono
state ipotizzate, sulla scia di quanto, invece, è stato fatto altrove. A questo punto ci si chiede, in epoca di contenimento degli
sprechi e della spesa pubblica, perché continuare a tenere in vita forme di
governo territoriale che assorbono soltanto risorse, senza dare niente in
cambio ai cittadini? Che fine hanno fatto i progetti di riforma che prevedevano
l´abolizione delle Province? Intanto incombono nuove elezioni e il
"carrozzone" continua, imperterrito, per la sua strada� L´autore è
direttore dell´Automobil Club di Napoli
( da "Trend-online" del 19-01-2009)
Argomenti: Province
Citta' del vino:
rischio crack per abolizione dell'Ici ANSA NEWS, clicca qui per leggere la
rassegna di Ansa , 19.01.2009 14:33 Scopri le migliori azioni per fare trading
questa settimana!! (ANSA)- ROMA, 19 GEN - I comuni a piu' alta vocazione
vitivinicola rischiano il crack in seguito all'abolizione
dell'Ici non compensata da risorse alternative. E' l'allarme lanciato dall'associazione
delle Citta' del Vino. 'Modelli di vita ideali e per questo 'vetrine a cielo
aperto' del made in Italy - sottolinea l'associazione - i comuni d'eccellenza
del vino, con l'abolizione dell'Ici, non riescono a far quadrare i loro
bilanci, perdendo in funzionalita' e in qualita' dei servizi ai
cittadini.
( da "Sestopotere.com" del 19-01-2009)
Argomenti: Province
Caccia, Enpa:
"Contro le armi ai sedicenni intervenga il Ministro degli Interni"
(19/1/2009 16:55) | (Sesto Potere) - Roma - 19 gennaio 2009 - Negli ultimi due
giorni si sono verificati due distinti incidenti venatori – il primo ieri ad
Avellino che ha causato il ferimento di un cercatore di tartufi, il secondo
oggi in provincia di Treviso – che, secondo i dati diffusi dalla LAC (Lega Abolizione Caccia), hanno ulteriormente incrementato il
numero delle vittime delle “doppiette” nella stagione 2008-2009 portandolo a 31
morti e 65 feriti. “Questi nuovi, gravissimi, episodi – commentano alla
Protezione Animali – dimostrano ancora una volta l?importanza di bloccare i
disegni di legge di deregulation venatoria in discussione al Senato”. In
particolare, destano preoccupazione quelle norme che, se approvate,
abbasserebbero a 16 anni il limite d?età per imbracciare la “doppietta” e
porrebbero gravissimi problemi di ordine pubblico. “Ci auguriamo – concludono
dalla Protezione Animali – che il Ministro degli Interni, l?Onorevole Roberto
Maroni, esprima tutta la sua contrarietà nei confronti di un provvedimento che
aumenterebbe la diffusione delle armi sul territorio italiano e armerebbe anche
i minorenni”.
( da "Trentino" del 20-01-2009)
Argomenti: Province
Il neocentralismo La
Provincia non si trasformi in un Soviet RUGGERO BELLOTTI Con l'esito del voto
referendario del 30 novembre scorso, a larga maggioranza, sei comuni della
Valle di Ledro hanno scelto di fondersi in uno solo. Una scelta ottima, credo
ponderata a lungo e che porterà ad eccellenti risultati e benefici. Le
cittadinanze hanno mostrato di aver superato i vecchi campanilismi, avendo
compreso che oggigiorno le forze unite di sei piccoli paesi possono ottenere
dei risultati migliori sia economici che funzionali per il beneficio di tutta
la comunità, cosa che non avrebbero ottenuto se avessero marciato da soli. Un
segnale forte e positivo da cui la classe politica trentina dovrebbe trovare
esempio. Pure le municipalità di Arco e Riva hanno intrapreso un cammino verso
questa direzione, dal momento che per alcuni servizi si sono associate o hanno
delegato una municipalizzata per dare risposte più efficienti e rispondenti
alle esigenze dei loro concittadini. Forse, lo ignoro, quanto è successo o sta
accadendo qui nel Basso Sarca, in altre realtà trentine è già avvenuto o in via
di accadimento. Queste istanze, queste spinte provenienti dal basso, volute dai
cittadini avranno un futuro certo, perché sentite dalla comunità come
necessarie ed improrogabili. Invece la nuova riforma istituzionale voluta dalla
Provincia, cioè quella che prevede le Comunità di Valle, va proprio in senso
opposto, perché non sono più i cittadini a decidere quale forma di
associazionismo fra i comuni dia maggior garanzie e abbia a cuore di perseguire
i propri interessi, ma la PAT decide per tutti quale sia la miglior opportunità.
Malgrado negli statuti ci sia un capitolo dedicato alla sussidiarietà, questa
sussidiarietà è interpretata dalla riforma in maniera inversa, ossia invece che
partire dal basso, viene imposta dall'alto non tenendo in alcun conto le
peculiarità e singolarità dei vari comuni. Ci stiamo incamminando sempre più
verso una novella sovietizzazione della nostra Provincia. Che questa riforma
incontri ostilità anche da parte dei primi cittadini, è cosa arcinota, e non
bastano le danarose lusinghe della PAT a indorare la pillola. Complicare la
vita del cittadino in un inutile e dispendioso carrozzone quale la Comunità di
Valle, che drena denaro e risorse alla gente, non credo sia una risposta
adeguata. Questi tempi di crisi dovrebbero far riflettere e
da parte dell'ente pubblico ci si aspetterebbe un segnale chiaro e forte:
essere al servizio del cittadino ma mostrandosi anche parsimonioso e gestendo
con oculatezza le risorse di cui dispone. L'abolizione delle "porte
girevoli" ossia quella legge elettorale per cui, pur essendo stati eletti
i 35 consiglieri provinciali, poi per un meccanismo perverso in cui un
assessore non può essere consigliere, ci si ritrova con 40 e più effettivi,
sarebbe già un piccolo segnale, ma, a mio avviso, importante. Come importante
sarebbe pure la revisione della cosiddetta legge Amistadi, quella che
stabilisce le indennità dei singoli amministratori, perché, così com'è, sembra
un po' troppo "esuberante". Un risparmio di ben poco conto, si
potrebbe obiettare, per un bilancio provinciale quale il nostro, ma importante
è cominciare, perché qualsiasi risorsa risparmiata, può essere investita in
interventi più utili e necessari. consigliere comunale TORBOLE SUL GARDA
( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del
20-01-2009)
Argomenti: Province
SENIGALLIA pag. 15
Macché Tarsu ridotta Aumenterà dell'1,5 per cento Sindaco e assessore: «E'
l'unica tassa che lievita» di SANDRO GALLI SENIGALLIA INCREMENTO dell'1,5 %
(secondo il tasso di inflazione programmata) per la tassa rifiuti. E' questa
l'unica voce per i cittadini che l'Amministrazione comunale aumenterà nel 2009.
Per il resto i costi dei servizi e le imposte non faranno registrare rialzi. A
confermarlo è l'assessore comunale alle finanze, Michelangelo Guzzonato. 'La
pressione fiscale dei cittadini non sarà ulteriormente aggravata spiega
l'assessore grazie a tariffe bloccate per trasporti scolastici, scuole, mense,
biblioteca, occupazione suolo pubblico. L'addizionale Irpef rimane ferma per
legge allo 0,4% e l'Ici sulla prima casa abbattuta. Unico ritocco dell' 1,5%
per la Tarsu''. Ciò nonostante l'assessore provinciale all'ambiente Marcello
Mariani qualche giorno fa proprio al Carlino avesse anticipato la riduzione per
il Comune di Senigallia da 15 a 6 euro a tonnellata dell'ecotassa versata per
il conferimento rifiuti, con relativa possibilità di abbattere i costi per gli
utenti... 'Con l'avvio della raccolta differenziata e la possibilità di
recuperare e rivendere i rifiuti, per l'Amministrazione comunale i ricavi si
traducono in un blocco per due anni dei costi del servizio, cioè nei confronti
dell'impresa che gestisce l'appalto'' spiega Guzoznato. «Quanto poi a dati
sulla riduzione dell'ecotassa, se ci sarà un effettivo miglioramento,
attenderemo che la Provincia ci comunichi come tali benefici saranno spalmati'
sul territorio''. UNA MANOVRA, quella del 2009, di 45 milioni di euro. 'Con la
spada di Damocle delle regole legate al patto di stabilità' che concede poche
manovre ai Comuni osserva Guzzonato bbiamo approntato un bilancio che riguardo
alle entrate ordinarie risente del taglio del 2,5% per il fondo unico del
governo rispetto al 2008. Rispetto allo scorso anno il fondo unico per i
servizi alla persona che ci arriva dallo Stato tramite la Regione, ha subito un
taglio del 50%. Sempre rispetto alle entrate, confermata
l'abolizione dell'Ici per la prima casa, l'imposta sugli immobili produrrà un
gettito di 8 milioni di euro. Per bilanciare l'Ici abolita nel 2008, lo Stato
doveva risarcirci 2.400.000 euro; ne sono arrivati però solo 1.900.000, anche
se abbiamo messo tra le entrate anche gli altri 500 mila euro che ci
spettano''. TRE LE VOCI relative alle entrate straordinarie. 'La prima
riguarda gli oneri di urbanizzazione ed i fondi derivanti da nuove costruzioni.
Rispetto a quanto avevamo programmato per il 2008, le entrate hanno fatto
registrare una flessione di 250 mila euro, sintomo della crisi che stava
avanzando. Per il 2009 invece ci sono buone prospettive dall'avvio della
Variante Arceviese, della ex Veco, ex Sacelit ed ex colonie Enel, dove sono
previsti insediamenti residenziali''. «La seconda voce è quella delle alienazioni
e dismissioni. Il Comune nel 2009 cederà i propri diritti edificatori nell'area
del parco della Cesanella, con un introito stimato in 3.400.000 di euro». «L'
ultima voce delle entrate straordinarie quest'anno non ci sarà; sì, perchè
l'Amministrazione comunale ha deciso per il primo anno, di non accendere mutui
pensando invece di ridurre i debiti che si sono accumulati negli anni
precedenti''. ''Nonostante i paletti' ed i vincoli che complicano la
predisposizione del bilancio afferma il sindaco, Luana Angeloni abbiamo
perseguito una politica di equità nelle entrate, solidarietà e comunque di
sviluppo nelle uscite. A proposito di questo, l'estensione dei servizi alla
persona ed in genere del welfare per le fasce deboli con un intervento
complessivo di 5.200.000 euro; a questi vanno aggiunti i 100 mila euro del
Fondo di solidarietà che destineremo a lavori socialmente utili con il
coinvolgimento delle associazioni e degli organismi del volontariato''. Come
reperire fondi in questa situazione? 'Proseguiremo nell'azione di recupero
dell'elusione e dell'evasione delle imposte e tasse comunali; dalla tassa
rifiuti dovuta e non versata negli anni precedenti, contiamo di ricavare 800
mila euro. C'è poi l'adeguamento dal 2004 al 2009 dell'Ici sulle aree edificabili,
che porterà altre risorse che stiamo quantificando. E' prevista una riduzione
di 50 mila euro per le attività di accoglienza e spettacoli in genere, ma
soprattutto abbiamo operato un taglio del 20% sugli oltre 11 milioni di euro
relativi ad interventi tecnologici. Miglior gestione di manutenzione ordinaria,
immobili, razionalizzazione spese per metano ed energia elettrica''. Image:
20090120/foto/212.jpg
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-21 - pag: 14 autore: Federalismo.
Oggi vertice tra Calderoli e i Democratici sulle città metropolitane - Bossi:
se non dialogano sono fuori dai giochi Il nodo costi frena il via bipartisan Pd
e Udc: dal Tesoro subito i numeri delle modifiche - Tremonti risponderà in Aula
Eugenio Bruno ROMA Gli ultimi ostacoli sulla strada del federalismo fiscale si
chiamano costi della riforma e Città metropolitane. E se sui primi la risposta
spetta soprattutto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sulle seconde
l'iniziativa appartiene al titolare della Semplificazione, Roberto Calderoli.
Dando ormai per assodato il voto contrario dell'Udc, nell'immediato, in palio
c'è solo l'astensione del Pd. Se ne saprà di più stamani quando Governo e
democratici faranno il punto. Probabilmente quello definitivo. Poi il Senato
comincerà a esaminare gli oltre 400 emendamenti al provvedimento così da
arrivare al "sì"entro domani. Tutto ciò mentre il ministro delle
Riforme, Umberto Bossi, siè detto «ottimista» sull'esito finale ma, in vista
delle altre riforme, ha avvisato la minoranza: «è difficile stare fuori da
tutti i giochi e gli errori si pagano a caro prezzo ». Giornata interlocutoria,
dunque, quella di ieri. Specie in Aula dove, alla presenza di Calderoli e
Bossi, si è svolta la discussione generale. Niente votazioni, invece, tranne la
bocciatura delle tre questioni di costituzionalità presentate dai centristi. A
riassumere il risultato del lavoro svolto in commissione c'ha pensato il
relatore di maggioranza, Antonio Azzollini ( Pdl).Che ha sottolineato le
modifiche «in profondità» apportate al testo, in particolare su funzioni fondamentali
e autonomia tributaria di Comuni e Province, rinviando ai decreti legislativi
per lo scioglimento dei «nodi attuativi». Laddove il relatore di minoranza
Walter Vitali ( Pd) ha ricordato i punti ancora aperti: perequazione verticale,
trasporto pubblico locale, manovrabilità dell'aliquote Irpef e, appunto, Città
metropolitane. Dopo avere dato atto al Governo di «un'apertura autentica al
confronto con le proposte provenienti dall'opposizione », Vitali ha ribadito
che sul tavolo ci sono anche cornice istituzionale in cui il federalismo verrà
inserito, rimborso Ici ai Comuni e mancanza assoluta di numeri. A proposito di
cifre, l'ex sindaco di Bologna ha criticato la perdurante assenza del ministro
dell'Economia Giulio Tremonti definendolo «il convitato di pietra della
discussione sul federalismo fiscale». Un tema rilanciato più tardi dal suo
segretario Walter Veltroni: il Tesoro «dica quanto costa questa riforma», ha
ammonito l'ex sidaco di Roma. Mentre, più o meno nelle stesse ore, anche il
leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, rilanciava lo stesso monito
minacciando di nuovo il " no"del suo partito. E chissà che una prima
rispostanon arrivi oggi dallo stesso Tremonti, atteso in Aula per le repliche
dell'Esecutivo. Come confermato dal capogruppo Anna Finocchiaro, le scelte del
Pd dipenderanno dalla soluzioni trovate «alle questioni irrisolte ». In primis
le Città metropolitane. L'ipotesi provvisoria (in attesa dell'agognata Carta
delle autonomie) a cui Calderoli sta lavorando è quella, molto elastica, già
illustrata a Regioni, Comuni e Province: prevedere che nascano su iniziativa
popolare, lasciare ai diretti interessati la scelta di comprendere o meno
l'intera Provincia; confermarle con referendum popolare. Ma sul punto bisogna
fare i conti con le autonomie locali. E se l'Anci si è detta disponibile a
intervenire da subito, scrivendolo anche nella lettera che i sindaci delle
future aree metropolitane hanno inviato a Calderoli il 13 gennaio scorso
(«Purchè si tenga conto di alcune problematiche come per i Comuni, ad esempio a
Torino, che distano 100 chilometri dal capoluogo» ha sottolineato il
vicepresidente Osvaldo Napoli) le Province rinvierebbero tutto alla Carta delle
autonomie. Come avrebbero fatto per Roma capitale. Una strada attendista che al
Pd non piacerebbe affatto. Mentre l'Idv, tramite Antonio Di Pietro, si è dichiarata pronta a «fare una bella legge» in presenza di
proposte «sensate», sebbene provenienti dalla Lega. Rilanciando sull'abolizione
(per ora impossibile, ndr) delle Province. L'ITER Bocciate le tre questioni di
costituzionalità presentate dai centristi, all'esame 400 emendamenti, il voto
finale è previsto domani
( da "Giornale.it, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Province
n. 18 del 2009-01-21
pagina 3 Recco invita Obama per i «fuochi» di Redazione In
risposta all'abolizione dello spettacolo pirotecnico di insediamento Verrà a
Genova il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, sabato, per
ricordare le vittime degli anni di piombo e il sindacalista Guido Rossa nel
trentesimo anniversario del suo assassinio da parte delle Brigate Rosse.
Lo conferma il consulente del Comune Nando Dalla Chiesa, precisando che
Veltroni parteciperà ad una manifestazione organizzata dal Pd a Sestri Ponente,
cui interverranno l'onorevole Sabina Rossa, il sindaco Marta Vincenzi, il
presidente della Provincia Alessandro Repetto e il presidente della Regione
Claudio Burlando. E sempre in ricordo delle vittime del terrorismo il Comune
organizza una serie di altre iniziative. In particolare, Rossa verrà
commemorato nell'officina centrale dello stabilimento Ilva di Cornigliano,
venerdì alle 9. Lo stesso giorno, quasi in contemporanea, in via Fracchia
un'altra cerimonia ricorderà l'eccidio e in piazza Piccapietra sarà posta una
corona presso il monumento al sindacalista ucciso. In serata il film «Anni
spietati», coprodotto da Rai e Comune di Genova, sarà presentato in anteprima
nazionale nell'auditorium di Strada Nuova. Sabato, dalle 9 e 30 alle 13,
Palazzo Ducale ospiterà iniziative e dibattiti organizzati da Cgil, Cisl e Uil,
Provincia e Comune. «Il futuro nasce dalla storia, non dalla cancellazione del
passato - sottolinea Marta Vincenzi -, perciò dobbiamo colmare ogni vuoto di
memoria in un Paese come il nostro a democrazia recente». «Organizzeremo in
città - spiega Dalla Chiesa - un premio riservato agli studenti della Facoltà
di Architettura e dell'Accademia Ligustica per chi realizzerà il monumento più
significativo dedicato alle vittime del terrorismo». Inoltre il Comune ha
annunciato che provvederà al restauro di tutte le lapidi dedicate alle vittime
del terrorismo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Stampa, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Retroscena In Consiglio
durante il dibattito su libertà e giustizia Il tabarro di Capanna è mio CARLO
GIORDANO CUNEO Perché io Mario Capanna lo conosco. Mi deve anche un tabarro,
che gli avevo prestato negli Anni '60 a Milano». Nelle polemiche in Consiglio
comunale a Cuneo, tra lodo Alfano e guerra a Gaza, a tirare in ballo l'ex
leader dei «sessantottini», è stato il notaio Carlo Alberto Parola, ex
candidato sindaco del centrodestra, ora nelle file del Pdl. Nel dibattito
sull'ordine del giorno per invitare sindaco e giunta ad aderire al referendum
contro il lodo Alfano, Parola ha citato un articolo di Capanna, pubblicato
martedì dal quotidiano «Libero», dal titolo «I cattolici e la coerenza del
Vangelo». Si tratta di alcune riflessioni sulla campagna pubblicitaria a sostegno
dell'ateismo prevista sui pullman di Genova. L'intento era portare
all'attenzione dell'aula il concetto di libertà, descritto nell'articolo dal
leader di Democrazia proletaria. «Ho sempre stimato e ammirato Capanna per le
sue qualità intellettuali anche se non sono mai stato dalla sua parte politica
- attacca Parola -. Riconosco che non è mai stato un contestatore da salotto.
Ho avuto modo di conoscerlo nel Anni '60 a Milano. Entrambi frequentavamo
l'Università Cattolica, io Legge, lui Filosofia. Ero ospite del collegio
Augustinianum, fondato da Padre Agostino Gemelli, per offrire agli studenti
della Cattolica un posto letto. In città c'erano le prime avvisaglie della
grande contestazione del '68. Durante un'assemblea studentesca, io portavo un
mantello, di quelli che usavano i nostri vecchi, legato con un gancetto di
ferro. Un tabarro che avevo comprato dal sarto Bongiovanni di Busca. Capanna,
che era già un leader del movimento, rimase colpito da quel mio mantello, tanto
che mi chiese se glielo imprestavo. Lo indossò e incominciò a parlare alla
folla di studenti. Da allora, però, non me lo ha più restituito. Ebbi poi
occasione d'incrociarlo diverse volte a Milano. Lui era sempre circondato da
studenti; non ho mai più avuto occasione di chiedergli la restituzione del
tabarro. Non ricordo l'anno esatto di questi avvenimenti. Eravamo, comunque,
prima del fatidico '68». «Ho sempre provato simpatia per Mario Capanna - spiega
ancora Parola -. Credo che sia stato colpito dal mio tabarro perchè
rappresentava un capo d'abbigliamento tipico della classe operaia. Per un
leader contestatore quel mantello era il vestito ideale. Alcune settimane fa è
venuto in provincia di Cuneo per la presentazione di un suo libro. L'avessi
saputo per tempo sarei andato a salutarlo, cogliendo l'occasione anche per
chiedergli indietro il tabarro». «Ho apprezzato il suo recente intervento su
"Libero" sull'ateismo, nel quale difende il rispetto reciproco e ho
pensato di citarlo in Consiglio comunale - dice ancora Parola -. Per quanto
riguarda l'ordine del giorno sul referendum contro il lodo Alfano, sono
d'accordo sulla necessità di organizzare una consultazione popolare su questa
legge. Non condivido, invece, la presa di posizione ufficiale pro referendum da parte del sindaco e della giunta, come sollecitato
dall'ordine del giorno, poichè il primo cittadino deve essere sempre al di
sopra delle parti, in quanto rappresenta tutta la città». Nonostante la
citazione di Capanna il dibattito sull'abolizione del lodo Alfano, che
garantisce l'immunità penale alle cinque più alte cariche dello Stato
(Presidenti della Repubblica, Senato, Camera, Consiglio e Corte
Costituzionale), per l'intera durata del loro mandato, è stato molto acceso.
«Il varo di questa legge - ha ricordato polemicamente Mauro Mantelli,
capogruppo del Pd -, mette a nudo ancora una volta la tecnica dell'attuale
Presidente del Consiglio che punta a difendersi non nel processo, ma dal
processo». L'ordine del giorno, presentato dai consiglieri Fabio Di Stefano
(gruppo misto di maggioranza), Liliana Meinero (La Città Aperta), Mauro
Mantelli (Partito Democratico), Fabio Panero (Rifondazione Comunista) è stato
approvato a maggioranza con 21 si e 8 no.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
L'ultimo incidente
accaduto a Onigo scatena le dure critiche di Andrea Zanoni, presidente della
Lac Veneto «Caccia, leggi da cambiare in fretta» Nel 2008 in Italia novantasei
incidenti con 31 morti e 65 feriti: è ora di dire basta PEDEROBBA. L'incidente
di caccia successo la scorsa settimana a Pederobba, che ha provocato il grave
ferimento di un cacciatore, provoca una dura posizione
della Lega per l'Abolizione
della Caccia, che accusa i cacciatori, ma anche i politici, di troppa
faciloneria. «Le attuali leggi sulla caccia - dice Andrea Zanoni, presidente
della Lac Veneto - sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna
come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate.
Bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i
cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non c'è da
stupirsene, viste le condizioni in cui si caccia con un altissimo numero di
persone che esercitano la loro attività pericolosa in un territorio tra i più
densamente popolati al mondo. Si tratta di una schiera di dilettanti perchè i
cacciatori italiani non hanno avuto un addestramento professionale all'uso
delle armi, la maggior parte di loro non ha neanche superato l'esame in
proposito perchè ha preso la licenza di caccia prima che le leggi lo
prevedessero». La Lac tira in ballo la lunga serie di incidenti di caccia
avvenuti in Italia nella stagione 2008-2009: ben novantasei, con sessantacinque
feriti e ben trentun morti. Quello di Onigo è stato causato dalla caduta del
fucile che ha fatto esplodere le due cartucce. «Purtroppo non è da
meravigliarsi se nella nostra provincia i cacciatori prendono sottogamba le
norme di sicurezza - aggiunge Andrea Zanoni- le quali prevedono distanze di 100
metri dalle case e di 50 metri dalle strade. Abbiamo infatti esempi poco
edificanti di ministri (il riferimento chiarissimo è Luca Zaia, ndr) che si
sono fatti in quattro per liberare dal carcere un cacciatore di Corbanese di
Tarzo, che aveva violato la legge sulla caccia in Croazia». E la critica
prosegue col caso delle licenze facili in provincia di Treviso. «Si tratta di
esempi negativi - dice ancor ail presidente della Lac Veneto - che non giocano
a favore del rispetto delle norme che disciplinano la caccia. Trovo, comunque,
aberrante che, dopo lo strazio causato agli animali da quindici giorni di gelo
e neve, ci sia ancora chi ha il coraggio di uccidere questi esseri decimati e stremati,
il tutto, tra l'altro, in una zona di protezione speciale che l'Europa
considera degna di tutela per gli uccelli migratori». (e.f.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-22 - pag: 3 autore: «Ultimissima chiamata
per la Cgil» Aiuti all'auto? A indotto e meccanica, non solo alla Fiat - Difendo
Malpensa ma esco da Cai «S a che cosa ho pensato? Che mi piacerebbe che anche
da noi un giorno si potesse apprezzare questo tipo di orgoglio nazionale, che
anche l'Italia si trasformasse, e ne abbiamo le capacità, in una terra dei
progetti senza confini, magari anche per un immigrato, come lo è in fondo
Obama. Allora potremmo dire che la nostra cultura, compresa quella d'impresa,
ha avuto il pieno successo che merita...». Presidente, torniamo in Italia.
Preoccupata? Molto, la recessione è più dura del previsto. La produzione
industriale scende del 13%, il prodotto interno lordo del due. I dati su ordini
e fatturato negativi. Noi stimiamo che ci saranno, nei prossimi mesi, almeno
600mila disoccupati in più. Io penso che si possa uscire da questa crisi, ma sa
che cosa rischiamo veramente? Posso immaginarlo, ma lo dica lei. Di affrontare
l'inverno della recessione con un vestito troppo leggero. La politica economica
è in mezzo al guado, da una parte la necessità del sostegno ai consumi e alle
imprese, dall'altrala preoccupazione, sacrosanta, di mantenere il rigore sui
conti pubblici. Noi diamo atto al Governo di aver fatto scelte corrette, e
nella giusta direzione, con la blindatura dei conti e la manovra finanziaria
triennale. Ma ora il quadro è drammaticamente cambiato. Non possiamo più
consolarci dicendo che gli altri stanno peggio. Vogliamo guardare agli altri?
Bene. Rispetto ai 73 miliardi di euro messi in campo dalla Germania per
stimolare l'economia, ai 41 della Spagna, ai 26 della Francia e ai 24 del Regno
Unito, i nostri 5 sono pochi. Sì, ma bisogna aggiungere, a quella somma, gli
investimenti nelle opere pubbliche, gli 8 miliardi annunciati per il nuovo
fondo di garanzia per gli ammortizzatori sociali. L'operazione di utilizzo e di
riorientamento del Fondo Sociale Europeo, anche per sostegno al reddito di chi
perde il posto di lavoro, è interessante. Il problema è la dimensione delle
risorse disponibili e la tempestività del loro utilizzo. La crisi morde adesso,
la gente perde il posto ora e non può aspettare. Le Regioni facciano fino in
fondo il loro dovere ma il Governo sia pronto a stanziare nuovi fondi qualora
fosse necessario. Questa è una priorità assoluta. Ma dove trovarli tutti questi
fondi aggiuntivi con un deficit che viaggia verso il 3,8% e il debito che
cresce? Tremonti non ha torto. Riconosco a Tremonti molti meriti, ma bisogna
cambiare passo. Subito. E come? Ci vuole coraggio. Osare di più e varare un
piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle
infrastrutture e degli investimenti. Dobbiamo anche rimodulare i fondi
strutturali su queste tre priorità, ma poiché abbiamo un debito pubblico
eccessivo, è urgente fare quelle riforme sempre rinviate. Come
la riforma delle pensioni, l'abolizione delle Province e la ripresa del
progetto di liberalizzazioni, specie nei servizi locali, di cui non parla più
nessuno. E vi sono le condizioni politiche per una mossa così impegnativa?
Certo sono consapevole che ciò ha un costo politico molto alto. Ma sarei
tentata di rispondere: se non ora quando? La maggioranza è forte, l'opposizione
potrebbe cogliere l'occasione per uscire dall'angolo. L'economia non è meno
importante della giustizia e qui ci piacerebbe vedere una forte collaborazione
tra le forze politiche e non l'ennesima e dannosa occasione di scontro. Il
quadro non è del tutto negativo, però. I consumi tengono. Molti settori
resistono ed esportano. Appunto per questo un intervento d'urgenza più ampio
nell'economia, con riforme di struttura profonde, non è più rinviabile. Per aiutare
chi è in difficoltà e consentire a chi va bene, e sono ancora tanti, di
continuare a esportare, ad assumeree creare reddito. Dobbiamo pensare a una
gigantesca operazione di fiducia, un progetto sul quale far convergere tutte le
forze vitali del Paese, un patto generazionale che guardi a giovani, precari e
famiglie a basso reddito, assicuri più competitività alle imprese e il rilancio
dello sviluppo del Mezzogiorno. L'auto e la meccanica soffrono più degli altri.
Il settore automobilistico è aiutato da tutti, persino dalla Cina. Martedì il
Governo francese ha varato un piano da 6 miliardi. E noi? Noi dobbiamo
preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di altri governi, penso
in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche all'America di
Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno
indiretto e serio per noi se resteremo fermi. Dunque, va sostenuta la Fiat?
Diciamo più correttamente che va aiutata l'intera filiera a partire dalle
piccole imprese dell'indotto che oggi soffrono molto. La Fiat occupa in Italia
60mila addetti, con l'indotto si arriva a un milione. Sì a incentivi che siano
indirizzati all'efficienza energetica, alla mobilità ecologicamente
compatibile, al rinnovamento dei prodotti. Forse possiamo aggiornare il vecchio
adagio, peraltro d'importazione americana, che diceva "ciò che fa bene
alla Fiat fa bene all'Italia"? Possiamo aggiornarlo così, se vuole:
"Quello che fa bene all'intero settore automobilistico e della meccanica
fa bene al Paese". Ma non c'è solo l'auto. E bisogna, a differenza di
altre occasioni, avere un'attenzione maggiore per la piccola impresa di tutti i
settori produttivi. Quali altri strumenti? Riduzioni d'orario? Orari ridotti
possono essere già realizzati facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria
o ai contratti di solidarietà. Ma vi sono anche altri strumenti. Le rigidità in
questa situazione non servono, si spezzano nella disoccupazione. Dove è
profondalaculturadellavoroèpiùstret-toilrapportotraimprenditorielavorato-rieinsiemesitrovanosoluzioniinnovati-vepersalvarel'occ
pazioneeilpatrimonio professionale. Oggi è in programma un incontro fra Governo
e parti sociali sul nuovo modello contrattuale. A che punto siamo? è un
incontro chiesto anche da noi per affrontare la crisi e, nello stesso tempo,
rilanciare la competitività e la crescita nel nostro Paese. Parleremo anche di
assetti contrattuali. Di un sistema di relazioni sindacali che sostenga il
reddito dei lavoratori, aumenti la produttività, dia regole certe e affermi una
cultura della condivisione superando la logica del conflitto. Una priorità per
tutti. Non solo nostra. La novità importantissima è che tutte le associazioni
d'impresa, compreso auspicabilmente il pubblico impiego, convergono su un
documento quadro che fissa per tutti i lavoratori le stesse condizioni di base.
La crisi si è aggravata e dobbiamo trovare nuove convergenze. Non possiamo più
perdere tempo. Gli altri sindacati stanno mostrando realismo e senso di
responsabilità. Ultima chiamata per la Cgil? Ultimissima. E se si trovasse
un'intesa? Si aprirebbe una nuova stagione. Positiva. Per la prima volta, dopo
il '93, vi sarebbe un accordo generale a difesa di salari e produttività. Mi
auguro che Epifani non guardi ad altri obiettivi, come le elezioni europee.
Infrastrutture: come cambiare passo? In una fase come questa le infrastrutture
possono giocare un ruolo determinante per il rilancio economico. è necessario
stanziare per quest'anno un volume di spesa superiore a quella programmata (che
per il 2009 è esigua) per finanziare prioritariamente i grandi lavori già in
corso e le opere minori, comprese le manutenzioni straordinarie oggi bloccate
dal patto di stabilità interno. Bisogna utilizzare anche strumenti eccezionali
per sbloccare i processi decisionali e realizzativi delle opere. è
inaccettabile bloccare investimenti privati e pubblici pronti a partire per
veti strumentali e privi di motivazione. L'Expo 2015, una grande occasione, che
rischiamo di sprecare? Un'opportunità irripetibile per rinnovare anche la
dotazione infrastrutturale di Milano e della Lombardia, per valorizzare le
nostre eccellenze nazionali e dare una straordinaria vetrina al nostro turismo,
settore strategico che resiste e bene alla crisi. Si è perso troppo tempo. Vi
sono degli impegni internazionali da rispettare. Che cosa fare per le piccole
imprese, che patiscono la crisi più delle grandi? Le piccole imprese hanno uno
straordinario ruolo sociale oltre che economico. Non possiamo lasciarle sole e
dobbiamo dare loro segnali di fiducia. Siamo convinti che si debbano studiare
misure per il loro rafforzamento patrimoniale. Ad esempio prevedere sgravi
fiscali per chi fa apporti di capitale o reinveste gli utili o per chi si
aggrega. E poi ci sono gli arretrati nei pagamenti della pubblica amministrazione
con ritardi che arrivano ai due anni. Ho trovato sinceramente inaccettabile
l'ipotesi di accelerare i pagamenti a fronte di sconti sui corrispettivi. Ma è
positivo, anche se va migliorato, il sistema individuato con la certificazione
regionale e la possibilità di scontare i crediti con gli istituti bancari. Il
credito è più caro e più raro? Gli ultimi dati disponibili segnalano un calo a
novembre dei crediti all'industria dell'1,4 per cento. In dicembre, secondo
l'indagine Bankitalia-Sole 24 Ore, il 40,6% degli imprenditori ha visto
peggiorare le condizioni di accesso al credito. Certo nuove linee di credito
non se ne aprono. Stiamo lavorando con le banche per superare le attuali
criticità e per mettere a disposizione delle piccole imprese nuovi strumenti di
supporto. Lei aveva difeso le ragioni di Malpensa. E, ora, dopo il varo della
nuova Alitalia, le proteste del Nord hanno ancora senso? Continuo a difendere
le ragioni di Malpensa. Anche se le colpe non sono tutte di Alitalia. E lei fa
parte della cordata Cai... Ho più volte ribadito i motivi della mia adesione
alla cordata.Adesso l'operazione si è conclusa. Il mio compito, quindi, si è
esaurito. Perciò, esco da Cai. (f. de b.) I PIANI ANTI-RECESSIONE «La Germania
ha messo in campo 73 miliardi, la Spagna 41, la Francia 26 e 24 il Regno Unito.
Noi solo 5: sono davvero pochi» FONDO SOCIALE EUROPEO «Il suo riorientamento
verso chi perde il posto di lavoro è interessante. Le Regioni devono fare il
loro dovere fino in fondo» GIUSTIZIA «Non è meno importante dell'economia.
Vorremmo vedere forte collaborazione tra le forze politiche non l'ennesimo
scontro» Emma Marcegaglia. Presidente di Confindustria DISEGNO DI DARIUSH
RADPOUR
( da "Giornale.it, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Nichi Vendola lascia
Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In
un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a
Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la
crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta
individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un
reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche
parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la
vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava -
il candidato su cui scommettere, l'uomo che bertinotti avrebbe voluto alla
guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del
partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani
seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista,
corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Non
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13Jan 09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo
D'Alema (ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter
Veltroni. Con un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle
europee?). Il partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una
notizia, ormai), logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per
bande intestine e dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed
ex della Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione
morale e della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio
Berlusconi. A Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il
partito dei sindaci è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di
voti a livello locale annusano l'aria pronti al salto della quaglia per
appoggiare chi vincerà il braccio di ferro (sperando che non restino solo
macerie.). E incombe lo spettro del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e
corretto. Così Massimo D'Alema è tornato all'attacco di Veltroni con un accusa
politica pesante: "Il Pd non è governato". "Anzichè demonizzare
i miei convegni ci si doveva occupare di governare il partito". Massimo,
intervistato da Red tv, definisce "amareggianti" le polemiche interne
di questi mesi al Pd, sottolinea che c'è "confusione, mancanza di
responsabilità in diversi", e a proposito della tregua fino alle europee
invocata da Walter dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da
tempo". Ma il presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto
ingiusto il clima di astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli
ultimi mesi: "È stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del
partito, alimentare una campagna per cui il Pd si trovava in una situazione
splendida tranne D'Alema, non capendo che le iniziative che abbiamo presoerano
un contribuito per il partito che dovevano essere apprezzate e non
demonizzate". Quindi il messaggio: "Oggi è giusto chiamare a raccolta
le maggiori personalità del partito per vedere cosa si può fare per
rilanciarlo". "Spero che il processo fondativo trovi un momento di
rilancio con la conferenza programmatica. Io resto pronto, non ho ricevuto
chiamate, sono disponibile". Già, nessuna chiamata per Massimo. La farà
Veltroni, o si sente davvero così forte da non farla? E D'Alema è davvero
l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo aperto alla sinistra
frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime elezioni che l'hanno messa
fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a tenere unite le anime sparse,
perse e divise del Pd che ormai pare solo un simulacro di partito? Perché
mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il centro del partito potrebbe
sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e gli ulivisti: chi lascerà
per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un fallimento annunciato già il
giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando Casini ha di nuovo battuto un
colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa, segretario dell'Udc): mettiamoci
assieme. nel segno delle "alleanze di nuovo conio" evocate proprio da
Rutelli. Insomma, lavori in corso per quello che Dellai, presidente della
provincia di Trento, inventore della Margherita, chiama già Centro Riformatore.
Leggi l'articolo "Il big bang della sinistra fa risorgere l'Unione di
Prodi" di Roberto Scafuri Scritto in Varie Commenti ( 47 ) » (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jan 09 Neve, ma
Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. -
Marsiglia è stretta nella morsa della neve. La città portuale del sud della
Francia è praticamente paralizzata: 10mila abitazioni sono senza elettricità, i
trasporti su terra e binari sono fermi, scuole, asili e università sono chiusi.
Sulla Bocca del Rodano sono caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei
autostrade intorno alla seconda città del Paese sono chiuse. Circa tremila
automobilisti sono rimasti intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in
città; 2.600 persone sono state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per
la notte: un migliaio si è riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni
treni riscaldati messi a disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale.
Disagi anche in altre città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto.
(nella prima foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici,
piaccia o non piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a
leggere questa agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente
in contemporanea con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di
neve caduta) mi sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.".
Già, perché poteva succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per
fortuna". Caos, paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e
Palazzo Marino, segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o
chiuse (pessima la figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha
annunciato ben due giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal
sindaco almeno per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con
i camion in (lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità,
disagi e disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e
spalatori che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e
se sono meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze.
Ovvio che in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera
eccetera. Ma parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come
Milano che però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al
lamento.). Scusate, ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a
lavorare al Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola
- piazza Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De
Corato) un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni
delle linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui
fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste
per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi
perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una
ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto
meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari
dal Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti
dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il
sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la
neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600,
all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass:
meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a
chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o
autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco?
E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato
indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino
con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi
se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il
"mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene
risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e
ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è
Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno
Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione
bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata
straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente
paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato
chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano
in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di
incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha
sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della
Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il
governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della
precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha
organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari.
Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe
protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (7 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale indimenticabile.
auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile, questo. Dire che il
2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici del blog, che
ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle nostre
discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un brindisi
per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un po' di
ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste - direte. -
anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non c'entra. I fatti
che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che finalmento è crollato
l'ultimo "muro di Berlino": quello della "superiorità
morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco che ha avvelenato
la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco, perché obbliga
tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima fila. a seconda
delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione seria. Le inchieste
napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la questione fiorentina e
quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni, potrebbero accelerare
il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno si voterà per europee
e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto. Almeno lo spero.
Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il "grande
equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra Veltroni e
dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma forse anche da
quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di scegliere con
nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la conseguenza, in
un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche l'atteggiamento
della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra nota dolente di un'alleanza
spuria basata su una gamba, quella giustizialista, che ha in Tonino il solista
che la impugna come clava prima di tutto proprio contro il Pd. Poi ci sono le
riforme istituzionali: presidenzialismo e federalismo si intrecciano, possono
rappresentare (a seconda del modello, c'è chi preferisce il cancellierato alla
tedesca) una svolta epocale e possono anche essere l'occasione
vera per ridurre costi della politica e dello Stato. Voglio essere ottimista,
su questo punto, anche se il no della Lega all'abolizione della Province non mi
pare un bel gesto.). Infine l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e
certe analisi "semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan,
ripetuto all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più.
Lasciamo gli slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono
importante ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su
tutto), "con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla
Fiat di Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con
decisione, ha messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e
altri ancora ne prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo
è un Natale indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che
il Paese può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del
qualunquismo di maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per
chiunque sia al governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma
chi fa è più santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di
santità. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti (
30 ) » (10 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08
Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora.
Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul
"Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo
provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha
sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del
rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà
pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre
in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e
di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire,
discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas
"Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione
dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è
davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della
vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E'
proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei
confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata
alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle
istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche
dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra
in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un
ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella
cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una
diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle
fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre
lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli
articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas
"Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra
gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra
moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La
destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di
Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di
Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera
politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la
Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da
salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che
non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti
per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla
protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso
quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in
realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti
in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto
da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro.
Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal
palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a
sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani?
Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la
protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè
sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso,
magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami
politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non
in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei
concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la
Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda.
"Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul
Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il
ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi
"baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che
dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento
(ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo
numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il
settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana,
prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte
accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi"
del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è
quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che
"nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083.
Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza
notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti
a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque
università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è
pressante", il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di
selezione dei docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi"
e alla "creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli
alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli
insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese".
Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come
va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai
sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che
se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per
carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto
allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME
FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie
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un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi
clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il
rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far
notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già,
l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una
volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la
cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in
questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo,
soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di
rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa.
Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro
Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila
cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla
fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la
Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto -
resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di
composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio".
Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che
"verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate quattro".
Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si cambia. Ed è bene
farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero cambiare, si
misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un senso al
concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti, è
davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché altrimenti
logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di
Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi truffa e via alla
meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (40 votes, average: 3.75
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Oct 08 Delitto di leso Grillo.
Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche.
Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici
pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai
sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti
pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo
secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la
politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il
cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa
maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul
sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet
Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il
paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere
e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) .
ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera,
Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi
ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere,
ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e
operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di
regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso
dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift,
che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che
il suo. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) » (30 votes, average: 2.4 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni"
e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie
d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si
ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le
"partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend
lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al
ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò"
contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con
la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un
rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non
ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a
toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto
spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è
"okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più
facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra
destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non
mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella
sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai
riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che
continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene
che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto
nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il
partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il
ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma,
chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma
della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte
alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere
i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le
"okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA
APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte
per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno
nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3)
Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con
procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile,
efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai
migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la
qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per
garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di
finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via
definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (117 votes, average: 3.62 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema
furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è
arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.".
Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana
pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che
rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un
linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake
della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui,
in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al
Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il
Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro,
parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela
perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma,
invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la
piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza
il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti
popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo
addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e
Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale
dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un
copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd,
proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata
una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro
apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema
non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema
presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato
perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a
lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno
Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro
sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone
o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e
contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si
eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra
leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di
fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità
interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei
due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd)
critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando)
e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La
democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel
Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto.
Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno
strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (69 votes,
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( da "Reuters Italia" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
MILANO (Reuters) -
L'Italia non ha fatto abbastanza per affrontare una crisi più dura del
previsto, che nei prossimi mesi creerà 600.000 disoccupati in più. E' questo il
momento di attuare le riforme da sempre rinviate, - su pensioni, liberalizzazioni e abolizione delle province - e serve un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori
sociali, delle infrastrutture e degli investimenti. E' questo l'appello
lanciato al governo dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. in un'intervista
pubblicata oggi dal Sole 24 Ore in vista dell'incontro di oggi pomeriggio con
l'esecutivo a palazzo Chigi. "Ci vuole coraggio. Osare di più e
varare un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle
infrastrutture e degli investimenti", spiega Marcegaglia. "Dobbiamo
anche rimodulare i fondi strutturali su queste tre priorità, ma poichè abbiamo
un debito pubblico eccessivo è urgente fare quelle riforme sempre rinviate.
Come la riforma delle pensioni, l'abolizione delle province
e la ripresa del progetto di liberalizzazioni (...)". RISCHIO
COMPETITIVITA' In confronto ad altri paesi europei è stato fatto troppo poco e
questo rischia di danneggiare la competitività italiana. "Rispetto ai 73
miliardi messi in campo dalla Germania, ai 41 della Spagna, ai 26 della Francia
e ai 24 del Regno Unito, i nostri 5 sono pochi", ha commentato,
aggiungendo che, nei prossimi mesi "stimiamo che ci saranno almeno 600.000
disoccupati in più". Numeri ancora più preoccupanti, considerando che gli
interventi degli altri governi "finiranno per creare gravi distorsioni
alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi".
Continua...
( da "Corriere Di Como, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
Lario assente dalla
Bit e beffato Palcoscenico mondiale del turismo Per lo stand del Pirellone
anche 54mila euro nostri Dare il massimo della visibilità alle bellezze del
nostro lago. Una missione da compiere nell'ormai imminente edizione della Bit,
la prestigiosa fiera del turismo che si terrà a Milano a partire dal prossimo
19 febbraio. Un obiettivo che però non sembra essere facilmente raggiungibile.
Infatti anche quest'anno, come nella passata edizione, le bellezze del Lago di
Como saranno presentate ai visitatori all'interno di un unico stand che metterà
tutte insieme le diverse realtà territoriali lombarde. Il rischio è dunque di
non vedere sufficientemente valorizzate le proposte culturali e turistiche
locali. La volontà della Regione Lombardia è di presentare uno spazio
espositivo globale. Il filo conduttore della Bit di quest'anno sarà
l'innovazione. E verrà realizzato e presentato un percorso multimediale specifico
per illustrare, nei diversi campi, tutte le migliori proposte offerte dalla
Lombardia. Scelta che fa sorgere alcuni dubbi. «Sarebbe più indicato
evidenziare maggiormente il marchio Como. La nostra terra, infatti, è ormai
famosa nel mondo e non vorremmo rischiare di accomunare troppe realtà
territoriali differenti all'interno di un unico spazio», dice l'assessore
provinciale al Turismo, Achille Mojoli. «Il prossimo lunedì è prevista una
riunione in Regione proprio per discutere le strategie in vista della fiera di
febbraio», specifica l'assessore Mojoli. L'anno passato la Bit propose come
tema di fondo "l'arte, la montagna e il lago". «Tre tematiche che ben
ci rappresentavano, visto che Como ha in sé tutte queste caratteristiche. La
nuova edizione rischia di metterci in ombra. Saremo in ogni caso presenti».
Un'attenzione maggiore quella richiesta, che deriva anche dal fatto che «il Pirellone tiene 54mila euro dei fondi a noi spettanti dopo
l'abolizione delle Apt per realizzare lo stand fieristico», conclude Achille
Mojoli. Esisterebbe anche la possibilità, oltre allo spazio istituzionale, di
creare un ulteriore corner dedicato. Ma ciò comporterebbe un esborso di risorse
aggiuntivo, considerato eccessivo dall'assessore provinciale. Posizioni
chiare che vengono appoggiate anche dagli albergatori comaschi. «È necessario
che la presenza di Como abbia un forte impatto. Visivo e fisico. Bisogna
mettere il più in luce possibile l'enorme offerta di servizi e di bellezze che
il lago può offrire ai turisti», dice il presidente degli albergatori comaschi,
Alberto Proserpio. «Anche noi come categoria ci riuniremo la prossima settimana
per affrontare il problema. Como non deve "affogare" in uno spazio
espositivo dove si parla di tutte le province lombarde
insieme», conclude Proserpio. Dello stesso parere anche Giansilvio Primavesi,
presidente della Confcommercio di Como. «Anche per noi commercianti è basilare
riuscire a proporre il nostro territorio nel miglior modo possibile». Fabrizio
Barabesi Nella foto: Un'immagine dello stand della Regione Lombardia
nell'ultima edizione della Bit, la Borsa internazionale del Turismo in
programma dal 19 al 22 febbraio a Fieramilano Home Crisi del mercato
dell'automobile In un anno 4mila veicoli in meno L'avvocato: «Cattaneo vuole chiarire
la propria posizione davanti al magistrato» La Notte Bianca sarà
"anticrisi" Duro scontro tra assessori E il sindaco censura Gaddi La
Lega congela le tessere Via al repulisti degli iscritti
( da "RomagnaOggi.it" del 22-01-2009)
Argomenti: Province
22 gennaio 2009 -
14.24 (Ultima Modifica: 22 gennaio 2009) Tasso alcolico a soglia zero per i
neopatentati o per gli autotrasportatori di merce pericolosa, mantenimento del
limite di 0,5 g/l per tutti gli altri guidatori, incremento
delle sanzioni ma anche abolizione della normativa sul divieto di
somministrazione degli alcolici dopo le ore due. Sono solo alcune delle norme
elencate dalla Lega Nord nel decalogo che i parlamentari del Carroccio Gianluca
Pini e Alessandro Montagnoli hanno presentato oggi in Parlamento.
"Lo Stato deve tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Appare indifferibile
un intervento risolutivo per quello che è la prima causa di morte in Europa per
le fasce d'età comprese tra i 15 e i 35 anni. L'azione che i cittadini
auspicano deve essere trasversale, non ispirata da uno spirito esclusivamente
punitivo e vessatorio: c'è la necessità di uno Stato che attui politiche
educative" sostengono Pini e Montagnoli in materia di circolazione e di
sicurezza stradale in riferimento alle proposte di ieri del Ministro Sacconi e
ai dati forniti oggi dal Ministro Matteoli. Dieci punti chiave che racchiudono
le linee guida proposte dalla Lega per tutelare i cittadini in considerazione
del fatto che l'80% degli incidenti hanno luogo soprattutto nei centri urbani.
1)Tasso soglia zero per le fasce più deboli, cioè i giovani guidatori con età
comprese tra i 18 ed i 21 anni e i guidatori che abbiano ottenuto la patente di
guida da meno di tre anni, a cui vanno aggiunte le categorie professionali più
a rischio come gli autisti che trasportano persone e merci pericolose; 2)
Mantenimento del limite di 0,5 grammi per litro per tutti gli altri guidatori,
in linea con le normative applicati negli altri stati dell'Unione appare
congrua; 3) Abolizione dell'attuale normativa sul divieto
di somministrazione dopo le due che non ha dato i frutti sperati per la
presenza soprattutto di chioschi o attività abusive. Va quindi abolita: chi
guida con non deve bere, va inserito il guidatore designato; 4) Incremento
delle sanzioni per chi commette alcune delle più odiose e dannose infrazioni:
chi non rispetta l'obbligo di occupare la corsia a destra più libera, chi non
da la precedenza ai pedoni, chi occupa il parcheggio riservato ai disabili; 5)
Innalzamento delle sanzioni per chi deturpa, danneggia e rovina le varie
strade; 6) Introduzione della possibilità di dotare i semafori di segnalatori
segna secondi, che possano aiutare gli automobilisti evitando corse inutili
allo scattare del colore giallo. Va inoltre definita la presenza dei vari sistemi
semaforici che elevano sanzioni e che oggi sono troppo spesso utilizzati per
fare cassa e non prevenzione; 7) Obbligo di segnalazione dei sistemi di
rilevamento della velocità, sia fissi che mobili, con cartelli luminosi,
seguendo le indicazioni date da una recente circolare del Ministero dei
Trasporti, per evitare che i comuni usino entrambi i sistemi di rilevamento. 8)
Assegnazione dei mezzi confiscati alle Forze che hanno operato, su richiesta;
9) Utilizzo degli ausiliari del traffico per le mansioni più semplici di
polizia urbana: in momenti in cui i comuni hanno problemi di bilancio questa
norma può essere considerata una boccata di ossigeno, in un ottica di gestione
delle nostre città, al fine di aumentare i controlli; 10) Incremento dei fondi
destinati ai controlli sulle strade, soprattutto al controllo degli
autotrasportatori esteri, anche comunitari, che entrano nel nostro Paese e,
sotto gli effetti di alcool e droghe hanno provocato molti danni e morti.
( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
019 pag. 20 del 23/1/2009 | Indietro Calabria, una regione
dove non si comunica AUTONOMIE LOCALI Di Claudio Cavaliere segretario regionale
Legautonomie Calabria il rapporto sullo stato delle autonomie locali calabresi
Con il «Rapporto 2008 sullo stato delle autonomie locali calabresi» siamo
arrivati al nostro ottavo appuntamento annuale. Vi arriviamo in un nuovo anno
che si preannuncia di straordinaria difficoltà. La recente visita del
presidente della repubblica ci ha spronati a non indulgere nel pessimismo. Ci
ha spronati a non soccombere al contesto, al giudizio frettoloso e sbrigativo
su persone e luoghi, soprattutto se questo luogo si chiama Calabria, una
regione ricacciata negli stereotipi del passato. I contenuti del rapporto (su
www.autonomiecalabria.it ) fanno emergere quattro evidenze. 1) Occorre,
anzitutto, dare atto ai indaci degli sforzi prodotti in questi anni. Per la
prima volta nella storia, nel corso del 2006, il complesso
delle entrate tributarie dei comuni calabresi ha superato il totale dei
contributi e trasferimenti erogati, in coerenza con il passaggio ad un sistema
federale, immediatamente interrotto, però, con l'abolizione dell'Ici che è
costata ai nostri comuni tre punti percentuali di autonomia finanziaria.
Lo sforzo fiscale prodotto dai nostri sindaci in questi anni non ha avuto
eguali in Italia soprattutto considerando le basi imponibili di riferimento. Il
contributo dei comuni calabresi è stato maggiore di altre regioni se è vero che
solo il 3% del totale dei comuni che hanno sforato il patto di stabilità sono
calabresi. 2) La seconda evidenza è un dato di preoccupazione. Della Calabria
rischia di rimanere solo il contorno. E' come se la nostra regione si stesse
spezzando perdendo tutto ciò che non è il suo profilo. Anche qui sono i dati a
dircelo. Il calo demografico dei piccoli paesi interni che continua nonostante
il sempre maggiore afflusso di residenti stranieri e una loro accentuata
rigidità strutturale che rischia di comprometterne la stessa funzione. 3) La
terza evidenza è che la nostra si conferma una regione di incomunicabilità.
Incomunicabilità fra classi dirigenti depositarie di eguali responsabilità
istituzionali, primarie per il futuro della Calabria, una incomunicabilità che
stiamo pagando caro e non possiamo più permetterci. Basta guardare i dati sulla
spesa sociale, che denotano una scarsissima comunicabilità tra gli stessi
sindaci e ci confinano in cosa alle classifiche nazionali. Sullo stesso
versante dell'incomunicabilità vi è poi lo scarso ruolo della regione che aveva
il compito di ricollocare la funzione dei comuni calabresi, ripensando il
sistema delle funzioni tenendo conto della peculiarità dei nostri comuni, della
loro dimensione, delle loro difficoltà ma anche delle loro potenzialità. Una
attività in forte ritardo. 4) Infine, i dati sulle intimidazioni verso i nostri
amministratori. Nel 2008, con 72 atti censiti, si è registrato un calo del
fenomeno rispetto al precedente anno. Ha fatto eccezione la provincia di Vibo
con un incremento rispetto al 2007. Nel periodo 2000-2008, in valori assoluti
solo la provincia di Crotone non è ancora a “tripla cifra” con circa 700
episodi nell'intera regione, una cifra “agghiacciante”. Anche qui sono i dati a
dirci che i sindaci calabresi non si sono mai sottratti alle loro
responsabilità. Nemmeno quando molti mettono a rischio la loro incolumità personale
per rappresentare le loro comunità. Quando devono fare i conti con auto
incendiate, familiari intimiditi, spari contro le loro case, devastazione delle
loro proprietà in un disastro che non sta negli eventi; sta in ciò che si
ripete ogni giorno e, ripetendosi, non fa più notizia. Il dramma è diventata la
normalità delle centinaia di attentati agli amministratori calabresi. Su questo
argomento proporremo alle altre associazioni autonomistiche una manifestazione
corale a Roma, affinché tutti i 409 sindaci calabresi si facciano interpreti di
un disagio non più sopportabile verso le loro comunità e verso il loro stesso
quotidiano impegno.
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 6 - Interni
Casini spiega il voto contrario: ci ha convinti Tremonti quando ha detto che il
costo non è quantificabile "Veltroni cerca il dialogo con la Lega ma
questa riforma è un salto nel buio" Perché dovremmo approvare un manifesto
di propaganda del Carroccio? Non c´è neanche l´abolizione delle province e il rischio è che salga la pressione fiscale
GIANLUCA LUZI ROMA - «Nebbia in Val Padana, si potrebbe dire. Nebbia e
indeterminatezza. Che senso avrebbe votare a favore di un manifesto di
propaganda della Lega?». Pierferdinando Casini, leader dell´Udc, ex alleato
scomodissimo di Berlusconi e di Bossi un paio di legislature fa, ha detto no al
federalismo così come è stato presentato in Parlamento. Si astiene invece il Pd
di Veltroni in attesa di vedere cosa cambierà alla Camera. Cosa l´ha convinta a
votare no, onorevole Casini? «Se avevamo dei dubbi, ci ha convinto l´ottimo
ministro Tremonti che è una persona seria, quando ha detto onestamente che non
può quantificare i costi del federalismo, le risorse e le coperture necessarie.
Così com´è la riforma è un salto nel buio che rischia di moltiplicare i centri
di spesa con costi enormi che saranno a carico dei cittadini. Ancora non c´è la
Carta delle autonomie con la conseguenza di perpetuare la confusione sul
riparto di competenze tra Stato, Regioni e autonomie locali prodotta dalla
riforma voluta nel 2001 dal centrosinistra. E senza certezze di funzioni non vi
può essere certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria. Il
Codice avrebbe dovuto fissare cosa fanno e con quali risorse le Regioni, le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma
che non c´è». Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha
impedito. Per voi l´abolizione era così importante? «L´abolizione delle
Province sarebbe stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che
si faceva carico di evitare sprechi e duplicazioni. Dopo le elezioni il
tema non è stato più evocato e il fatto che il governo non ne parli più è la
controprova dei nostri sospetti». Tutto da buttare, quindi? «Il superamento
della spesa storica e l´introduzione del concetto di fabbisogno standard sono
da condividere, ma in presenza di aree che scontano differenze così
drammatiche, per il Mezzogiorno occorrono tempi più lunghi di quelli dettati
dalla Lega. E i costi si scaricheranno naturalmente sulla fiscalità generale e
locale». Ma il presidente del consiglio giura che con il federalismo i
cittadini pagheranno meno tasse. «E´ vero il contrario. Tutti gli osservatori
più obiettivi intravvedono il rischio di un appesantimento della pressione
fiscale». Berlusconi assicura anche che il Mezzogiorno non sarà penalizzato,
anzi il federalismo sarà un´occasione di riscatto. «C´è il pericolo di
penalizzare il Sud nella fase transitoria, anche perchè a decidere gli
interventi infrastrutturali saranno i ministri dell´Economia, delle Riforme,
della Semplificazione e dei Rapporti con le Regioni. Cioè tre del Nord e uno
del Sud». Bossi l´accusa di votare no per diventare un paladino del Sud,
insomma per raccogliere consensi nel Mezzogiorno. «Paladino del Sud ma anche
del Nord che non è certamente avvantaggiato dalla riforma federalista. Al Nord
si aspettavano l´abolizione delle Province e non l´hanno avuta. Volevano la
liberalizzazione dei servizi pubblici locali e in questi mesi siamo andati
indietro non solo rispetto al progetto Lanzillotta, ma indietro anche rispetto
alle modifiche apportate da Rifondazione comunista». L´Udc vota contro, il Pd
invece si astiene. Opposizione divisa? «I poli sono tre. All´opposizione c´è il
nostro e quello del Pd. Non voglio polemizzare con il Pd e rispetto la loro
scelta. Ma i poli sono tre e noi votiamo no. Non facciamo come Veltroni che ha
fatto il ragionamento contrario, dicendo ci asteniamo e poi vediamo. Noi non
parliamo politichese. Ci interessa il federalismo, ma non abbiamo interesse a
votare un manifesto della Lega. Se il Pd ha interesse a tenere un rapporto
politico con la Lega fa benissimo. Altre volte abbiamo detto sì al governo e il
Pd ha detto no». In conclusione, linea dura anche alla Camera? «Se le cose
miglioreranno il voto contrario potrà cambiare. A noi gli slogan non
interessano e un federalismo al buio non si può votare. è irresponsabile varare
ora, in tempi di crisi, un provvedimento che rischia di avere effetti
devastanti sui conti pubblici».
( da "Italia Oggi" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
019 pag. 1 del 23/1/2009 | Indietro Ha fondi il piano
Marshall PRIMO PIANO Di Franco Bechis Calderoli non può cassare la legge del
47: la ricostruzione è in corso Il piano Marshall del 1947 è ancora in vigore
in Italia, e i fondi di allora non sono stati tutti spesi in ben 62 anni in cui
evidentemente la ricostruzione non è terminata. Per questo non si può inserire
nel taglia-leggi di Roberto Calderoli l'abolizione del
decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato n.261 del 1947 recante
«Disposizioni per l'alloggio dei rimasti senza tetto in seguito a eventi
bellici e per l'attuazione dei piani di ricostruzione». Ci sono ancora i soldi
in bilancio dello stato, l'opera non è finita e il parlamento non molla.
E non è l'unico caso. Perché molte delle proposte di Calderoli hanno trovato un
muro in commissione. Tutto in Italia si può tagliare, meno che le leggi.
Necessarissime, anche se di un secolo fa... Al primo giro nella Camera dei
deputati l'elenco che orgoglioso aveva presentato il povero Calderoli ha già
subito una bella sforbiciata. Un centinaio di leggi, alcune anche
dell'Ottocento, uscite dalla porta sono rientrate dalla finestra. Perché senza
di loro si mette a rischio o la convivenza civile o la cassa generale. E'
impossibile ad esempio abrogare la tassa sul caffè e i surrogati istituita nel
lontano 1921, un anno prima della marcia su Roma di Benito Mussolini: offre
ancora qualche euro necessario alla finanza pubblica. Deve tornarare in vigore
tutto il complesso di regi decreti del 1917, in piena guerra mondiale: senza
quelle norme tutti i militari che ne hanno diritto rischiano di perdere
l'alloggio e di vedersi decurtare parte dello stipendio che naturalmente negli
anni si è rivalutato. Impossibile- e qui il motivo sembra assai oscuro-
abrogare la legge del 1869 che assegnava al signor Angelo Ranieri un pezzetto
della spiaggia di Maronti sull'isola di Ischia. Senza quelle norme gli eredi
che si sono trasmessi di padre in figlio quella sabbia potrebbero innescare
contenziosi legali con lo Stato assai più cari del valore della spiaggetta.
Anche se a portare via il possedimento negli ultimi anni ci hanno pensato le
maree. Grido d'allarme raccolto dal mondo universitario: se Calderoli avesse
cancellato, come si proponeva di fare, una leggina del 1871 che autorizzò la
vendita della tenuta di Portici alla provincia di Napoli, potrebbe essere
sfrattata da lì la Facoltà di agraria dell'ateneo partenopeo. Altro che abolire
le province, qui non si riesce nemmeno a sanare vecchi
passaggi di proprietà disposti da papiri che dovrebbero trovare posto solo in
un museo. Intoccabili le leggi valutarie del 1928, obbligatoria la spesa per il
perfezionamento del sistema metrico stabilita nel 1923. E dalle leggi inutili
continueremo ad essere seppelliti... Franco Bechis
( da "Secolo XIX, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Vincenzi:
l'obiettivo èsnellire la burocraziaRepetto: più chiarezza
l'abolizione delle province
n Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. Otto città,
otto Province, intese come enti, che potrebbero sparire, secondo quanto
previsto dalla nuova formulazione di un apposito articolo del disegno di legge
per il federalismo fiscale approvato ieri al Senato. L'articolo al quale
l'aula ha acceso il disco verde prevede che Comune e Provincia possano
procedere di pari passo e che, nel caso non ci sia intesa, uno dei due enti
possa fare la proposta per l'istituzione della città metropolitana: lo
"sbarramento"è che occorre l'accordo di almeno il 50% dei comuni
della provincia che rappresentino almeno la metà della popolazione di essa,
dopodiché si va al referendum tra tutti i cittadini, senza quorum se la Regione
è favorevole. Con l'istituzione della città metropolitana, si legge nel testo
«la provincia di riferimento cessa di esistere e sono soppressi tutti i
relativi organi a decorrere dalla data di insediamento degli organi della città
metropolitana». Tre le funzioni fondamentali delle città metropolitane:
pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali;
strutturazione di sistemi coordinati di gestione di servizi pubblici;
promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale. Marta Vincenzi,
sindaco di Genova, è una delle sostenitrici delle città metropolitane. «Già dai
tempi in cui ero alla presidenza della Provincia», specifica, «ma non per
abolire l'ente, provvedimento che preso da solo non significa nulla, occorre
capire l'impianto istituzionale che si va a creare». Nel senso, spiega
Vincenzi, «che se lo statuto venisse riconosciuto per quello che è i due
livelli amministrativi si sovrappongono e allora occorre scegliere, io credo
nelle città metropolitane ma esclusivamente nel contesto del federalismo fiscale».
La conclusione del sindaco è che «i due livelli dovrebbero coincidere, con la
forza in più data dalla dimensione dei comuni e con la possibilità di
semplificare i passaggi della burocrazia». Voce allora all'attuale presidente
della Provincia di Genova, Alessandro Repetto. «L'abolizione? Non avrei remore
a dire sì se sapessi che va nell'interesse dei cittadini, mi pare tuttavia
discutibile che un aspetto istituzionale di questo tipo finisca in un testo sul
federalismo fiscale». Il problema, è l'opinione di Repetto, «è capire come
nasce il nuovo impianto quando non si sa quali sono risorse e competenze, sugli
stessi argomenti oggi possono a vario titolo intervenire magari cinque enti e
sette consorzi, si dovrebbe procedere affiancando federalismo fiscale e Codice
delle autonomie, e individuare quali materie spettano a chi. Mi pare ci sia una
grande confusione e una scarsa conoscenza dei problemi». Repetto e la Provincia
possono comunque dormire sonni tranquilli fino al 2012. «Il mandato scadrà
allora, nel frattempo continueremo a garantire quella necessaria funzione di
equilibrio tra capoluogo e resto del territorio, credo occorra rispetto per le
comunità locali che hanno anche un grande peso economico, vedi il Tigullio».
agosti@ilsecoloxix.it il giudizioSindaco e presidente dell'ente da tagliare
d'accordo sui contenuti 23/01/2009
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del
23-01-2009)
Argomenti: Province
VETRINA ADRIA-DELTA
pag. 7 NON CI SARA' nessuna parte civile nel processo che rig... NON CI SARA'
nessuna parte civile nel processo che riguarda la realizzazione del terminal
gasiero di Porto Levante che dovrebbe entrare in funzione la prossima estate. A
deciderlo, ieri mattina al tribunale di Adria, è stato il giudice Lorenzo
Miazzi che, per la tradività delle richieste o vizi di forma, ha escluso tutte
le richieste. Ossia quelle del ministero dell'Ambiente, di due associazioni
ambientaliste e del Consorzio di Bonifica «Delta Po Adige» che aveva chiesto
250.000 euro. Nulla da fare nemmeno per l'Associazione nazionale per la
protezione degli animali, della natura e dell'ambiente che
aveva chiesto un risarcimento di 200.000 euro e per la Lega per l'abolizione
della caccia che aveva fatto la stessa richiesta. Il procedimento giudiziario
riguarda gli scarichi idrici nel Po di Levante a Porto Viro che, secondo
l'accusa, non sarebbero stati autorizzati durante il cantiere di relizzazione
del gasdotto mentre il processo sulle sabbie dell'isolotto costruito a
largo della costa adriatica come base logistica per le trivellazioni verso il
mare e le autorizzazioni paesaggistiche partirà nel mese di febbraio. PER
QUANTO riguarda invece il procedimento odierno, il sostituto procuratore
Manuela Fasolato, nel febbraio del 2007, diede disposizione di porre i sigilli
ad un tubo di scarico del cantiere necessario alla realizzazione del
metanodotto. Si trattava della parte della condotta che dovrebbe portare il gas
liquefatto dalla struttura off shore alla rete energetica nazionale via
Minerbio.Secondo l'accusa Terminale Gnl Adriatico, che stava eseguendo l'opera,
avrebbe scaricato - senza la necessaria autorizzazione di Provincia e Arpav -
l'acqua che si sarebbe mescolata agli scarti di lavorazione del cantiere e il
tutto sarebbe finito nel ramo del Po. Tesi sempre respinta al mittente dalla
difese. GLI IMPUTATI sono l'industriale padovano Piergiorgio Baita, presidente
dell'impresa di costruzioni «Ing E. Mantovani Spa, il progect manager
dell'impresa padovana, Graziano Ingegneri, il consigliere di Terminale
Adriatico Raimondo Riccio Cobucci e l'amministratore delegato americano della
società Douglas Scott Miller. LA PROSSIMA udienza si terrà il 19 febbraio, data
di inizio dell'altro procedimento che riguarda il teminal. Anche per questo
secondo procedimento verrà valutata l'ammissibilità delle parti civili.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-01-23 - pag: 1 autore: Il Pd si astiene sul Ddl della
Lega, no Udc Al Senato primo passo (quasi bipartisan) del federalismo fiscale
Primo sì per il federalismo fiscale. Con 156 voti a favore, 6 contrari e 108
astenuti l'assemblea di Palazzo Madama ha approvato ieri il Ddl Calderoli che
passa alla Camera per il via libera definitivo. Oltre al "no"
dell'Udc degna di nota è l'astensione del Pd e dell'Idv, a conferma del clima
di collaborazione tra i poli. Il leader della Lega Umberto Bossi ringrazia
l'opposizione e rilancia: ora trattare sulla giustizia. Il premier Silvio
Berlusconi si dice certo: con la riforma meno tasse. Il
segretario democraticoWalter Veltroni annuncia che senza conti l'atteggiamento
del suo partito alla Camera potrebbe cambiare. Tra le novità dell'ultima
ora:abolizione delle Province con la nascita di otto Città metropolitane.
Servizi u pagine 6 e 7 con Il Punto di Stefano Folli l'articolo prosegue alle
pagine 6 7
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 6 autore: Addio
alle prime otto Province Saranno abolite nelle aree metropolitane - «Roma capitale»
passa in versione soft Eugenio Bruno ROMA Sempre annunciata ma poi accantonata,
l'abolizione delle Province torna improvvisamente d'attualità. E lo fa nella
maniera forse più inaspettata, sbucando nel Ddl sul federalismo fiscale.
A prevederla, anche se per i soli otto territori in cui nasceranno le Città
metropolitane, è un articolo inserito ieri in Aula nel Ddl Calderoli.
Un'aggiunta che dà anche la misura di quanto e come il provvedimento sia
cambiato rispetto al varo in Consiglio dei ministri il 3 ottobre scorso.
L'obiettivo della riforma è quello di assicurare autonomia di entrata e spesa
agli enti locali. E di sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di
governo, il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per i
servizi fondamentali. Si passa così dal meccanismo dei trasferimenti a quello
delle compartecipazioni ai tributi erariali. Una perequazione al 100% è
prevista sul fabbisogno standard. A dare il parere sui decreti attuativi sarà
una commissione bicamerale. Il provvedimento, poi, prevede che, attraverso i
decreti , «sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della
pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo ». E
con una clausola si specifica che non vengano prodotti aumenti della pressione
fiscale complessiva anche nel corso della fase transitoria del provvedimento.
Ma, in effetti, non ci sono ancora vincoli stringenti su questo punto. Questi i
punti base. Ma nel ripercorrere il restyling bipartisan subito dall'articolato
conviene partire dalla fine. Dunque dalle Città metropolitane. In attesa della
Carta delle autonomie, che secondo il ministro della Semplificazione Roberto
Calderoli dovrebbe uscire da Palazzo Chigi la prossima settimana, il testo
prevede una procedura d'istituzione temporanea (definita però «inutile»
dall'Anci) e valida solo per Torino, Milano Venezia, Genova, Bologna, Firenze,
Bari e Napoli (e non Cagliari, Catania e Palermo perché rientranti in una
Regione speciale): istituzione su richiesta di Comune e Provincia che indichi
anche l'estensione; statuto provvisorio; referendum confermativo con quorum
variabile a seconda che ci sia o meno il "sì" della Regione;
scomparsa della relativa amministrazione provinciale. Previsto inoltre un primo
elenco di funzioni fondamentali ( cioè pianificazione di territorio e
infrastrutture, coordinamento della gestione di servizi pubblici, promozione e
coordinamento dello sviluppo economico e sociale). Strettamente connessa è la
questione di Roma capitale. La nuova versione del Ddl opera una limatura dei
suoi poteri, che per ora spetteranno al Comune di Roma salvo poi passare (una
volta creata) alla corrispondente Città metropolitana. Pur mantenendo la
compartecipazione alla valorizzazione dei beni culturali, storici e artistici
l'assemblea capitolina perde le funzioni amministrative relative alla loro
tutela, così vede abolito il comma sulla valutazione d'impatto ambientale che
rimane di potestà della Regione Lazio. Oltre al tetto sulla pressione fiscale,
altra novità dell'ultimora la comparsa tra i parametri della futura
perequazione infra-strutturale, che serve a limitare i gap territoriali su
strade, ferrovie, aereoporti, durante la transizione (fissata in 5 anni) verso
il federalismo fiscale, anche «del divario di sviluppo economico derivante
dall'insularità ». Potere di un emendamento dell'insolito tandem Carlo
Vizzini(Pdl)-Enzo Bianco( Pd). Proseguendo a ritroso con le new entry delle
settimane precedenti spicca l'inserimento di due proposte qualificanti dei
democratici: la previsione che a pronunciarsi sui decreti attuativi (il primo
dei quali dovrà arrivare in 12 mesi insieme ai tanto attesi "numeri"
e i successivi nei seguenti 12, più altri due anni per gli eventuali
correttivi) sia una commissione bicamerale composta da 15 deputati e 15
senatori; l'introduzione in Finanziaria di un «patto di convergenza » che
accompagni i territori nello storico passaggio dalla spesa storica ai costi
standard, previsto per le funzioni fondamentali di tutti i livelli di governo
(per le quali si veda, così come per le fonti di gettito, lo schema qui sotto,
ndr). Aiutando nel frattempo chi rimane indietro. RIVOLUZIONE Il criterio della
spesa storica sostituito da quello dei costi standard, dai trasferimenti si
passa a compartecipazioni ai tributi erariali
( da "Tribuna di Treviso, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Sul fiume solo lenze
da mosca, scatta la rivolta dei pescatori I soci de «La Piave» chiedono
l'azzeramento del vertice: regole cambiate a gioco iniziato SUSEGANA. Sono in
rivolta i pescatori dell'«Aps La Piave» di Susegana, per un cambio delle regole
della pesca lungo il fiume, che «blinda» il tratto dal ponte della ferrovia di
Ponte della Priula sino alla diga di Nervesa, favorendo «pochi eletti». Il
consiglio direttivo della società, che ha in concessione dalla Provincia quel
tratto di Piave, ha deciso di farlo diventare ambito 2, non permettendo per
chilometri la pesca tradizionale ma solo quella a mosca. Un tipo di pesca che
ha costi più elevati e sarebbe legato ad un cerchio limitato di persone, con
diverse restrizioni e un permesso giornaliero da ritirare. Centinaia i
pescatori del Coneglianese che verrebbero così esclusi, inoltre c'è il rischio
di andare incontro a pesanti sanzioni con multe fino a 300 euro e ritiro della
licenza. Alcuni soci si oppongono al cambiamento che si prospetta alla pesca in
quel tratto di Piave e così hanno avviato una raccolta di firme: «Il «Parco
degli aquiloni» rappresenta un'isola felice per tutti i pescatori e facile da
raggiunge, mentre in altri tratti il Piave è molto impervio - si sostiene nella
petizione -. I cambiamenti creano numerosi disagi in particolare a pescatori
anziani, disabili e ragazzi in quanto impossibilitati a raggiungere altre zone
e sarebbero privati della pesca tradizionale». La stagione di pesca aprirà ad
inizio marzo, ma la decisione di blindare quella zona del fiume sacro alla
Patria è arrivata in questi giorni ed ha mandato su tutte le furie i soci
dell'Aps Piave, soprattutto quelli che hanno già pagato la quota associativa
annuale e si sono ritrovati le regole cambiate successivamente. Per protesta
hanno anche collocato dei manifesti lungo la Pontebbana all'altezza del ponte
sul Piave: «La riserva personale di pochi eletti, vergogna» recita uno dei
cartelli. Così attraverso la raccolta di firme si chiede
l'abolizione del nuovo regolamento e l'azzeramento del consiglio da poco
eletto: «Abolizione del
prolungamento dell'ambito 2 e richiesta di una riunione straordinaria
dell'assemblea dei soci per far decadere il consiglio», questo si domanda nella
petizione. Alcuni soci si sono già attivati per raccogliere le adesioni,
per firmare la sottoscrizione è possibile recarsi anche presso il negozio
«Cavallino sport» di viale Italia a Conegliano, nel complesso commerciale
Giano. (di.b.)
( da "Stampa, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Una donna giovane,
con un sorriso simpatico, determinata e concreta come chi deve dirigere
un'azienda, con quel pizzico di sana ingenuità politica che deve avere chi
proviene dalla società civile e non sopporta le ipocrisie, le lungaggini, i
compromessi del professionismo nei palazzi del potere. L'intervista a Claudia
Porchietto sulla Stampa di ieri, candidata del Pdl alla Provincia, sembra
promettere una sfida competitiva ad Antonio Saitta. Del resto, l'attuale
presidente, in cerca di una conferma, è persona perbene, che, a ragione, può
vantare buoni risultati nel suo primo mandato a Palazzo Cisterna. Sperando,
perciò, in una campagna elettorale corretta e non meschinamente astiosa, auguri
a tutti e due e vinca il migliore. In tempi di federalismo, colpisce, però,
sempre nell'intervista citata, come Claudia Porchietto definisca il ruolo dell'ente
di cui aspira alla presidenza: «Cinghia di trasmissione tra Comuni e Regioni».
Il paragone automobilistico è certamente familiare al territorio del quale si
ambisce alla guida. Ma suggerisce immediatamente l'idea di un ingranaggio che
si aggiunge ad altri ingranaggi, appesantendo la già macchinosa articolazione
della burocrazia nella quale si trova ogni giorno immerso il cittadino.
Insomma, Comuni e Regioni, non potrebbero fare a meno di parlarsi attraverso
questa cinghia di trasmissione e ricorrere, per esempio, al telefono? E' vero che le competenze delle Province sono più numerose e
importanti di quelle che comunemente si conoscono. E' vero che i risparmi per
la loro abolizione non sarebbero straordinari. E' vero che la voce dei piccoli
Comuni potrebbe essere schiacciata da quella dei più grandi. Ma come si
può pensare che il grande progetto di trasformazione di uno Stato centralista
come il nostro in un modello a base federale possa lasciare intatti i compiti,
le strutture burocratiche e, persino, il numero di questi enti? Già, perché,
così com'è stato per le Università, la moltiplicazione delle Province, negli
ultimi decenni, è servita principalmente a moltiplicare clientele politiche ed
assistenzialismo occupazionale e certamente non per rispondere a esigenze di
funzionalità. Può essere abbastanza provocatorio chiedere ai candidati per la
presidenza di un'istituzione di unirsi a coloro che vogliono abolire la
poltrona per cui si sfidano. Ma senza arrivare a questi eccessi di autolesionismo,
forse porsi almeno il problema di una riforma, uno snellimento delle strutture,
una riduzione dei costi, una semplificazione del groviglio di competenze
potrebbe essere utile. Einaudi e Guido Carli parlavano dei «lacci e lacciuoli»
che troppo imbrigliano la società italiana. Non aggiungiamo, per carità, anche
le cinghie di trasmissione.
( da "Trentino" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
Aspettiamo a cantare
il De Profundis per il Pd Il confronto tra Kessler e Dellai circa la natura del
Pd lascia intravedere una legislatura vivace, ben diversa dalla precedente.
Dellai sostiene che il Pd non è altro che un moderno partito socialista dove la
cultura del popolarismo, impersonata dai margheritini è stata completamente
archiviata. E conclude che il progetto di fondere le culture della sinistra
post Pci e della Dc è già fallito. Le reazioni di Pacher ma soprattutto quella
di Kessler non si sono fatte attendere. Più pacata quella di Pacher: «Quella di
Dellai è una analisi superficiale». Molto più dura quella di Kessler: «Il Pd
non è una riedizione del partito socialista. In esso si incontrano, senza
prevaricazioni, persone provenienti da esperienze culturali e politiche
diverse... Il Presidente della giunta può benissimo non essere d'accordo con le
proposte del Pd, ma il disprezzo che mostra per il suo interlocutore rischia di
farlo apparire poco attento all'esigenza dell'esercizio democratico del
potere». L'analisi di Dellai è condivisa da molti osservatori. Lo stesso
Berselli, intervenuto pochi giorni fa al Teatro Sociale, ha parlato in questo
senso. La fusione a freddo di Margherita e dei Ds ha prodotto un Pd privo di
una forte identità, incapace di decidere su vari temi, non ultimi quelli dei
Dico, della bioetica, del testamento biologico. Dellai invece fondando un nuovo
partito, l'Upt, territoriale, di ispirazione cattolica, omogeneo, ha occupato
il centro e portato chiarezza nei rapporti con il Pd. è la rinascita, sotto
mentite spoglie della Margherita? Può darsi. Ma ben vengano le reminescenze se
i fatti gli danno ragione. Se ne sta accorgendo anche Rutelli il quale afferma:
«Nel Pd c'è un po' di confusione». Perciò meglio divisi e vincenti che uniti e
perdenti. Una lezione anche per la politica nazionale. Dice l'on. Monaco: «Il
Pd si sta decomponendo». Lo stesso Veltroni, dicono, abbia l'incubo della
scissione. Ben venga. Franco Marognoli TRENTO *** Caro Marognoli, i tempi sono
difficili per tutti, anche per le forze politiche, ma andrei cauto nel vendere
la pelle dell'orso (pardòn, del Partito Democratico) prima di chiuderlo almeno
in gabbia. Ci provano in tanti, a vari livelli, nazionali e locali: lo svuotano,
lo tirano, lo provocano. Certo la «leadership» non è delle
più travolgenti. Certo l'esilio di Prodi si fa sentire. Ma se Atene piange
Sparta non ride. Quale nuovo coniglio bianco possono ancora estrarre dal
cappello gli apprendisti stregoni della compagine berlusconiana? Dopo la
demagogica abolizione dell'Ici e l'incredibile, costosissimo pasticcio Alitalia
oggi tutti misurano l'ampiezza della voragine che quelle due scelte
inopinate hanno aperto nei conti pubblici. E il federalismo, il separatismo, su
cui frena lo stesso ministro del Tesoro Tremonti, perché si accorge che porterà
ad un aumento di spese pubbliche «incalcolabile» (titolo dei giornali di ieri)
oltre a consegnare il Sud (il maggior problema, ma anche la maggior risorsa
d'Italia) chiavi in mano, alle mafie, che ne faranno la loro piattaforma
operativa mondiale? Il Partito Democratico, fra queste tempeste è un vascello
che non ha ancora messo le vele al vento, ma che possiede una robusta carena,
perché non è improvvisata, ma costruita con il fasciame della più intensa
storia politica d'Italia: cattolici, popolari, marxisti, socialisti, Concilio,
Resistenza, laici. E' anche la base storica dell'autonomia trentina: cattolici,
socialisti, liberali. Della stessa Asar: autonomisti «tirolesi» e socialisti
riformisti. Certo è difficile mettere d'accordo tante provenienze, soprattutto
avendo contro un Vaticano che sta allontandosi dalle impostazioni conciliari.
Ma si stanno incaricando la storia (le guerre, le troppe violenze ovunque) e la
rivoluzione informatica, che entra fin nelle famiglie, di rimescolare tabù e
appartenenze. Certo il travaglio sarà lungo, ma occorre lavorare e pazientare.
Dall'America, con la «rivoluzione Obama» (perché questo è, forze incalcolabili
si sono messe in moto) sta arrivando un nuovo vento. Si tratta di saperlo
cogliere. Anche nel Trentino le cose stanno cambiando. Lorenzo Dellai teme e
ostacola il PD, che pur gli ha dato la vittoria, perché, con il suo fiuto,
avverte che è portatore di potenzialità alternative. Nonostante la sua mitezza
non potrà fare con Alberto Pacher ciò che ha fatto con Andreolli. Gianni
Kessler ne è consapevole e sicuramente non si farà chiudere in un ruolo
istituzionale. Tutto è in movimento. Il Sudtirolo e Durnwalder tornano ad aver
bisogno di Trento, il Patt di Ugo Rossi e Franco Panizza si prepara a sfruttare
l'occasione irripetibile. Il Patt collaborerà, ma non sarà mai prono all'Upt
che è partito personale più che territoriale. Vota Dellai in Provincia e si
disperde nelle altre elezioni. Le prossime elezioni per il sindaco di Trento,
in questo contesto, sono più politiche che amministrative. Dovranno definire il
ruolo della città: laboratorio di vivibilità, di ordine, di lavoro e cultura, o
feudo proconsolare della Provincia, rivincita, attraverso Bortolotti, per Mauro
Betta e Silvano Grisenti che lo sponsorizzano? Le strane «primarie di
coalizione» che si terranno il 22 febbraio saranno quindi un test decisivo,
quasi referendario, nel confronto fra Andreatta e Bortolotti. Lì si vedrà se
ancora una volta, «dal basso», l'anima popolare trentina del Partito
Democratico, riuscirà a superare le esitazioni dei suoi vertici.
( da "Repubblica.it" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
ROMA - "Nebbia
in Val Padana, si potrebbe dire. Nebbia e indeterminatezza. Che senso avrebbe
votare a favore di un manifesto di propaganda della Lega?". Pierferdinando
Casini, leader dell'Udc, ex alleato scomodissimo di Berlusconi e di Bossi un
paio di legislature fa, ha detto no al federalismo così come è stato presentato
in Parlamento. Si astiene invece il Pd di Veltroni in attesa di vedere cosa
cambierà alla Camera. Cosa l'ha convinta a votare no, onorevole Casini?
"Se avevamo dei dubbi, ci ha convinto l'ottimo ministro Tremonti che è una
persona seria, quando ha detto onestamente che non può quantificare i costi del
federalismo, le risorse e le coperture necessarie. Così com'è la riforma è un
salto nel buio che rischia di moltiplicare i centri di spesa con costi enormi
che saranno a carico dei cittadini. Ancora non c'è la Carta delle autonomie con
la conseguenza di perpetuare la confusione sul riparto di competenze tra Stato,
Regioni e autonomie locali prodotta dalla riforma voluta nel 2001 dal
centrosinistra. E senza certezze di funzioni non vi può essere certezza di
risorse economiche e quindi di copertura finanziaria. Il Codice avrebbe dovuto
fissare cosa fanno e con quali risorse le Regioni, le
Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c'è".
Berlusconi avrebbe voluto abolire le Province, Bossi glielo ha impedito. Per
voi l'abolizione era così importante? "L'abolizione delle Province sarebbe
stata la prova che si voleva fare un federalismo virtuoso che si faceva carico
di evitare sprechi e duplicazioni. Dopo le elezioni il tema non è stato
più evocato e il fatto che il governo non ne parli più è la controprova dei
nostri sospetti". Tutto da buttare, quindi? "Il superamento della
spesa storica e l'introduzione del concetto di fabbisogno standard sono da
condividere, ma in presenza di aree che scontano differenze così drammatiche,
per il Mezzogiorno occorrono tempi più lunghi di quelli dettati dalla Lega. E i
costi si scaricheranno naturalmente sulla fiscalità generale e locale". Ma
il presidente del consiglio giura che con il federalismo i cittadini pagheranno
meno tasse. "E' vero il contrario. Tutti gli osservatori più obiettivi intravvedono
il rischio di un appesantimento della pressione fiscale". Berlusconi
assicura anche che il Mezzogiorno non sarà penalizzato, anzi il federalismo
sarà un'occasione di riscatto. "C'è il pericolo di penalizzare il Sud
nella fase transitoria, anche perché a decidere gli interventi infrastrutturali
saranno i ministri dell'Economia, delle Riforme, della Semplificazione e dei
Rapporti con le Regioni. Cioè tre del Nord e uno del Sud". Bossi l'accusa
di votare no per diventare un paladino del Sud, insomma per raccogliere
consensi nel Mezzogiorno. "Paladino del Sud ma anche del Nord che non è
certamente avvantaggiato dalla riforma federalista. Al Nord si aspettavano
l'abolizione delle Province e non l'hanno avuta. Volevano la liberalizzazione
dei servizi pubblici locali e in questi mesi siamo andati indietro non solo
rispetto al progetto Lanzillotta, ma indietro anche rispetto alle modifiche
apportate da Rifondazione comunista". L'Udc vota contro, il Pd invece si
astiene. Opposizione divisa? "I poli sono tre. All'opposizione c'è il
nostro e quello del Pd. Non voglio polemizzare con il Pd e rispetto la loro
scelta. Ma i poli sono tre e noi votiamo no. Non facciamo come Veltroni che ha
fatto il ragionamento contrario, dicendo ci asteniamo e poi vediamo. Noi non
parliamo politichese. Ci interessa il federalismo, ma non abbiamo interesse a
votare un manifesto della Lega. Se il Pd ha interesse a tenere un rapporto
politico con la Lega fa benissimo. Altre volte abbiamo detto sì al governo e il
Pd ha detto no". In conclusione, linea dura anche alla Camera? "Se le
cose miglioreranno il voto contrario potrà cambiare. A noi gli slogan non
interessano e un federalismo al buio non si può votare. È irresponsabile varare
ora, in tempi di crisi, un provvedimento che rischia di avere effetti
devastanti sui conti pubblici". (23 gennaio 2009
( da "Stampaweb, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Province
ROMA Il presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, rilancia il piano casa. Nel corso di alcuni
colloqui con i presidenti delle Regioni Piemonte e Molise, il premier ha
spiegato che l?intento del Governo «è quello di realizzare delle "new
town" vicino ai capoluoghi di provincia per aiutare chi non ha la casa o
le giovani coppie che non possono permettersi di acquistare un appartamento».
Il piano prevede, avrebbe spiegato Berlusconi, «il pagamento di rate di mutuo
addirittura inferiori agli attuali canoni di affitto». Solo ieri il sindaco di
Roma, Gianni Alemanno, in una intervista rilasciata al programma
"Economix" di Rai Educational aveva messo sottolineato i problemi
della capitale: «Se qui non si fa un grande sforzo sul piano casa a Roma il
problema rischia di diventare una bomba sociale». «Dobbiamo trovare nuovi
terreni cioè aree non occupate, non costruite, senza intaccare nuove aree
agricole», è la ricetta del sindaco. «Noi vogliamo fare case popolari,
l?housing sociale, se queste case non vengono costruite si rischia di far
saltare il sistema sociale di questa città. Il piano regolatore c?è - prosegue
Alemanno - e sarebbe un errore andarlo a rivedere tutto. Bisogna rivedere solo
alcune parti: il patto prevede soltanto settemila alloggi bisogna fare in modo
che ci sia la possibilità di intervenire sulle centralità, aree che non sono
definite». «Certamente al centro del Piano Casa del governo c?è e ci sarà la
famiglia», promette intanto Mario Mantovani, sottosegretario al ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti con delega all?edilizia abitativa e statale.
«Credere nel futuro del Paese significa innanzitutto incoraggiare e sostenere
la famiglia come soggetto sociale che garantisce nel tempo serenità, educazione
e solidarietà. Anche per tali ragioni -continua Mantovani- il piano casa che il
governo Berlusconi sta avviando mira ad incrementare in modo significativo nei
prossimi anni i proprietari di case, da nord al sud del Paese». «Abolizione dell?Ici, rinegoziazione dei mutui e a breve, con
il piano casa, la realizzazione di nuove abitazioni per le oltre 600.000
famiglie italiane in attesa di una casa: questo è quanto -conclude Mantovani-
il nostro governo sta portando avanti, coerentemente al programma elettorale e
nonostante le note difficoltà economiche».
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina XI - Roma
"Ora creiamo la città metropolitana" Provincia, approvato il
bilancio. Zingaretti: "Siamo un ente utile" CECILIA GENTILE Con 28
voti favorevoli, 10 contrari e un astenuto ieri il consiglio provinciale ha
approvato il bilancio 2009: 148,62 milioni di euro di investimenti e 479,84
milioni per le spese correnti. «E adesso via alla fase costituente della città
metropolitana di Roma», dice il presidente della Provincia Nicola Zingaretti al
termine della seduta in aula. L´approvazione in Senato della norma su Roma Capitale
ha dato nuova linfa alla sua idea di città metropolitana, che Zingaretti vuole
realizzare attivandosi su due fronti: gli incontri con il sindaco Alemanno, a
cui già ieri mattina ha chiesto un incontro, e il confronto con i sindaci dei
120 comuni della Provincia, che cominceranno lunedì prossimo. «La Provincia è
un ente utile - ripete - Roma e il territorio intorno sono strettamente
connessi. Basta pensare all´agenda politica degli ultimi otto mesi: Alitalia,
aeroporto di Ciampino, rifiuti, inceneritore di Albano, turismo, porto di
Civitavecchia. Roma non può risolvere i suoi problemi da sola. E il testo su
Roma Capitale approvato dal Senato dimostra di aver recepito questa
impostazione, diversa da quella iniziale del vicesindaco Cutrufo. Poteri e risorse
sono dati alla città di Roma in fase transitoria, in vista dell´istituzione
della città metropolitana». Ente utile, dunque la Provincia. E Zingaretti cerca
di dimostrarlo anche con i contenuti del bilancio appena approvato. «In questo
bilancio - spiega - diamo un segnale forte a chi è debole con fondi destinati alle famiglie disagiate e a quei comuni che
soffrono per l´abolizione dell´Ici. Ma pensiamo anche al futuro con i temi
della mobilità e della digital divede. Vogliamo assicurare il wi fi gratuito a
tutta la provincia, una forma di democrazia digitale per cui abbiamo investito
8 milioni di euro». Nel 2009 ci saranno investimenti su scuole (42,6 mln),
viabilità (60,7 mln), mobilità (15,2 mln). Riguardo alla spesa corrente,
invece, per il 2009 sono previsti incrementi rispetto al 2008 delle risorse per
economia e lavoro (pari a 78,1 mln), welfare (96,2 mln), ambiente e protezione
civile (15,3 mln). Zingaretti ha confermato l´impegno ad aprire almeno due
corridoi della mobilità al termine del mandato e ad eliminare 10 passaggi a
livello sulle linee ferroviarie dei pendolari per velocizzare il servizio.
Entro il 2011 sarà realizzato il corridoio Roma-Fiumicino e verranno avviati i
lavori delle tratte Pantano-Zagarolo e Roma-Ardea. Il bilancio della Provincia
ha stanziato anche un milione e mezzo di euro a favore dei municipi della
capitale. «Spero che nelle prossime settimane tutta l´aula si unisca per
chiedere al ministro Gelmini e al presidente Berlusconi di togliere dal Patto
di stabilità gli investimenti per la scuola - dichiara Zingaretti - Lo si è
fatto per Roma, lo si faccia per tutte le scuole della Provincia». Infine, il
ringraziamento alla Regione, che ha sbloccato 90 milioni di euro di debito
pregresso che aveva con la Provincia.
( da "Tirreno, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
I danni alla
viabilità Mariani «Il governo dia i soldi» LUCCA. «L'emergenza maltempo che ha colpito,
a partire dal mese di novembre, la provincia di Lucca e la regione Toscana non
può essere scaricata sui bilanci dei Comuni e degli enti locali». Lo sostiene
Raffaella Mariani, capogruppo Pd in commissione ambiente alla Camera dei
Deputati. «Il governo - spiega l'onorevole Mariani - ha azzerato l'operatività
del fondo regionale di protezione civile e ha drasticamente tagliato i
finanziamenti destinati a tutti i capitoli inerenti la protezione civile, sia
in bilancio sia in finanziaria». «Una situazione preoccupante - prosegue la
parlamentare - che adesso rischia di compromettere la messa in sicurezza delle
zone colpite dai fenomeni alluvionali degli ultimi mesi. La regione Toscana e
la provincia di Lucca, dopo un'attenta ricognizione dei danni, si sono dovute
scontrare con la mancanza dei finanziamenti necessari. Da qui la necessità di
chiedere una compartecipazione del 20% ai comuni, già fortemente penalizzati
dall'abolizione dell'Ici, non ancora compensata da un
aumento dei trasferimenti statali». «Mercoledì prossimo - riprende Mariani -
discuteremo in commissione la risoluzione, da me presentata alla fine di
dicembre, con la quale chiediamo al ministro dell'economia e delle finanze
Tremonti di assegnare risorse congrue al settore della protezione civile e
dell'assetto idrogeologico e di rifinanziare il fondo regionale di
protezione civile».
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina IX - Genova
Treni, Regione e pendolari in marcia su Roma Il 4 febbraio manifestazione
davanti alla Camera contro rincari e disservizi In piazza anche l´assessore ai
Trasporti Enrico Vesco "Il governo deve fare la sua parte" AVA ZUNINO
Su un paio di cose sono tutti d´accordo: per far funzionare il servizio
ferroviario occorrono risorse, sia per il contratto di servizio che per
acquistare nuovi treni; occorrono tariffe eque e norme che consentano ai pendolari
di detrarre la spesa degli abbonamenti dalla loro dichiarazione dei redditi.
Così, su questa base, tra una decina di giorni e precisamente mercoledì quattro
febbraio, i pendolari liguri insieme alle associazioni dei consumatori e alla
Regione Liguria, rappresentata dall´assessore ai trasporti Enrico Vesco,
andranno a Roma a manifestare davanti a palazzo Chigi. Tutti in piazza,
cittadini e istituzione per chiedere al governo di intervenire: «perché
ciascuno faccia la sua parte», è stata la parola d´ordine. La decisione di
scendere in piazza tutti sotto la stessa bandiera, quella di un servizio
ferroviario che funzioni, è arrivata ieri pomeriggio. E´ successo durante
l´incontro convocato dall´assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco con le
associazioni dei consumatori, sul piede di guerra per la vicenda della Carta
Tuttotreno Liguria, che, dicono, al prezzo di 150 euro nelle fasce di 100
chilometri di percorso, è troppo cara, per non parlare dei 250 euro chiesti a
chi si muove dai 101 chilometri in su. Le associazioni dei consumatori chiedono
di tornare alle tariffe dell´anno scorso. I liguri non saranno soli, perché il
passa-parola della protesta coinvolge anche Piemonte, Lombardia ed Emilia. «Ci
muoveremo insieme come Regioni del patto di Voghera», dice il vice presidente
nazionale di Assoutenti Furio Truzzi che ricorda anche come nacque quel patto:
«nel 2005, contro l´abolizione dei treni interregionali,
che però fu una battaglia persa». L´incontro ieri in Regione ha coinciso con
una giornata nera per i passeggeri dei treni che a causa dello sciopero
regionale indetto dal sindacato Or.S.A. hanno visto la soppressione di numerosi
treni nelle fasce non garantite e ritardi. Il tutto acuito
dall´incidente della prima mattinata con un locomotore che ha preso fuoco ad
Albenga. Tuttavia con le associazioni dei consumatori, l´assessore Vesco ha
assicurato l´intenzione della Regione: «di riaprire il tavolo di confronto con
Trenitalia per chiedere l´estensione della Tutto treno Liguria da 150 euro a
tutti i pendolari della Regione e a quelli della Genova-Milano». Quanto al
resto, l´assessore Vesco parla di: «un nuovo patto tra comitati dei pendolari,
associazioni dei consumatori e Regione Liguria che si sono impegnati a
procedere in parallelo nel rispetto delle reciproche competenze, finalizzato al
miglioramento dei servizi e delle tariffe in previsione del prossimo rinnovo
del contratto di servizio con Trenitalia». Mercoledì intanto sempre sul tema
del servizio dei treni e delle tariffe, l´assessore Vesco incontrerà i
rappresentanti delle Province e dei Comuni liguri: «per sentire le richieste
del territorio». La piattaforma delle questioni da sottoporre al governo nella
manifestazione del 4 febbraio parte dai 430 milioni che l´esecutivo nazionale
ha già stanziato per il trasporto regionale ma che non ha mai ripartito tra le
Regioni.
( da "Tirreno, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina 5 - Pistoia
Pienone per le signore delle primarie Al circolo Arci di Olmi confronto
pubblico tra Turco, Fratoni e Gai L'assessore uscente: vinco io oppure mi
ritiro dalla politica PISTOIA. Oltre 150 persone hanno assistito giovedì sera
al circolo Arci di Olmi al confronto pubblico tra le candidate alle primarie
del centrosinistra per la presidenza della Provincia Daniela Gai, Federica
Fratoni e Cecilia Turco. Politici, esponenti di associazioni e di enti,
imprenditori vicini al centrosinistra, ma anche tanti cittadini, non hanno
voluto disertare la prima possibilità pubblica di vedere le tre contendenti
alla carica di Gianfranco Venturi. Rimarcando ciascuna le peculiarità della
loro candidatura: improntata ad un rinnovamento riformista e pragmatico Federica
Fratoni; forte di dieci anni di esperienza in politica come amministratore al
bilancio, al sociale e alle politiche giovanili Daniela Gai; per una sinistra
che ritrovi la passione civile fondendo pragmatismo e idealità, riconquisti gli
elettori disaffezionati e non consegni la bandiera del cambiamento alla destra
Cecilia Turco. Le tre signore della politica pistoiese hanno comunque
dimostrato scioltezza e preparazione, rispettando i tempi dettati da Marco
Giunti, presidente del collegio dei garanti. L'incontro, iniziato con un
ritardo di circa 45 minuti, è proseguito poi su binari di scorrevolezza,
terminando dopo due ore. Al momento delle conclusioni, Daniela Gai ha
annunciato che, in caso di mancata vittoria, lascerà la vita politica. «Ho
buone speranze di vincere - afferma - ma se non vincerò m'impegno a ritirarmi
dalla politica attiva e a non accettare incarichi. Non credo nel riciclaggio».
Vediamo ora in sintesi le diverse posizioni su alcune questioni poste dal
pubblico. Centri per l'impiego. Valentina Chiericoni ha chiesto alle candidate
se li ritengono uno strumento utile. Turco. «Così come sono non possono dare
risposte efficaci. Formazione professionale e rapporto con il mondo del lavoro
non possono essere visti con l'ottica del passato». Tra i suoi obiettivi in
caso di vittoria il completamento della rete wireless. Fratoni. «Al centro per
l'impiego adesso ci si rivolge quando non si hanno più risorse. Devono essere
rivisti e migliorati, diventare il luogo vero della domanda e dell'offerta». Gai.
«Da quando i vecchi uffici di collocamento si sono trasformati in centri per
l'impiego passi in avanti ne sono stati fatti. L'incontro domanda - offerta è
migliorato, ma dobbiamo ancora lavorare. Il problema è l'efficacia: dare
risposte concrete ai lavoratori e alle aziende». Costi
della politica. Pier Giorgio Pacini ha posto l'accento sui costi della
politica. Fratoni. «I costi troppo alti di certa politica sono legati alla sua
inefficienza». Gai. E' concorde con Federica Fratoni. «Si parla di abolizione
delle Province, dovremmo parlare di altri enti in cui si riciclano politici e
amministratori che passano da un incarico all'altro». Turco. «E' uno dei
miei cavalli di battaglia: dobbiamo recuperare il rigore. Non possiamo pagare
costosi viaggi di assessori quando non hanno benefici per la comunità, o
sopportare spese per procedure amministrative dovute a scarsa attenzione di
dirigenti che non ne risponderanno mai. In caso di vittoria, effettuerò uno
screening delle aziende partecipate, per verificare se sono utili, o utili
uffici di collocamento di incollocabili». Ciclo dei rifiuti. Con linguaggio
alquanto tecnico - e la Turco non ha mancato di rimarcarlo - il primo cittadino
di Agliana, Paolo Magnanensi, ha chiesto alle candidate la loro posizione sul potenziamento
dell'inceneritore. Turco. «Al primo posto vi sono la tutela ambientale e la
salute. Nel breve periodo non possiamo fare a meno dell'inceneritore di
Montale, ma cerchiamo di guardare più lontano, al suo ridimensionamento in
un'ottica di riduzione dei rifiuti. I cittadini devono essere resi partecipi di
ogni iniziativa. I dati non devono essere interpretati, bensì diffusi in modo
rigoroso, trasparente e leggibile». Fratoni. «Siamo entrati a far parte di un
ambito di area metropolitana e la realtà dei fatti ci spinge verso la
termovalorizzazione. Se non diamo seguito agli obiettivi contenuti nel piano
regionale rischiamo di trovarci un altro inceneritore al Calice. Per i prossimi
15-20 anni non possiamo prescindere dall'impianto di Montale. Disegnare una
realtà che non ci è dato di conoscere - sostiene entrando nel merito delle
dichiarazioni di Cecilia Turco - mi sembra un po' surreale. Mi rendo conto
dell'onere sopportato dalla popolazione della zona, che dovrà ricevere tutte le
garanzie di sicurezza e servizi in cambio della presenza dell'impianto». Gai.
«Dobbiamo mantenere fede agli impegni del Piano, compresa la percentuale di
raccolta differenziata del 65% entro il 2012. Per il futuro puntiamo a qualcosa
di diverso: più sobrietà, meno consumi». Rischio idrogeologico. La domanda di
maggior interesse locale. Daniele Manetti, esponente di Legambiente e del
Comitato di Olmi, ha chiesto spiegazioni sui programmi delle candidate in
merito al piano idrogeologico provinciale e i tempi di realizzazione della
cassa di espansione per le acque basse della Querciola, a Caserana. Gai. «I
finanziamenti per la Querciola ci sono, si tratta di dare attuazione al
progetto, che è molto atteso dalla popolazione della Piana. I ritardi vanno
colmati rapidamente, è poco comprensibile che sia stato perso tutto questo
tempo". Turco. «Non saprei spiegare i motivi dei ritardi sulla Querciola.
Quel che so è che l'emergenza idraulica non è un incidente - o un accidente -.
Il territorio è cambiato. Se a giugno sarò presidente m'impegnerò a capire
quello che è successo, e cosa ha bloccato la realizzazione della cassa di
espansione». Fratoni. «Quando più enti hanno la competenza su un'opera arrivare
ad un rislutato è complicato. Il progetto preliminare è pronto, mancano la
convenzione con il Consorzio Ombrone e la progettazione definitiva. E' stata
comunque realizzata la cassa di espansione ad Olmi, che ha già lavorato quattro
volte. Se vincerò procederò per arrivare velocemente alla sottoscrizione della
convenzione con il Consorzio». Tiziana Gori
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Province
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-24 - pag: 8 autore: Il grido di dolore delle
Pmi Mi permetto di inviare alcuni dati consuntivi relativi a piccole aziende
italiane di cui sono amministratore. La redditività aziendale è crollata a
partire dal 2001 per diversi fattori (indipendenti dalla gestione), elencati in
ordine di importanza: effettivo incremento delle imposte e incidenza delle
indeducibilità fiscali; costi delle energie (+40% dal 2003 al 2008 per
elettricitàe metano); costo del lavoro (e riduzione da 40 a 37,5 ore
settimanali); crisi generalizzata delle aziende manifatturiere che producono in
Europa, soprattutto dopo la sconsiderata apertura del laWto alla Cina senza
regole e/o reciprocità.Dall'analisi dei dati forniti si deduce inequivocabilmente
che per le aziende manifatturiere (operanti nel rispetto delle leggi) non
esiste possibilità alcuna di sopravvivenza e sviluppo. Da qui la folle corsa
agli investimenti finanziarie immobiliari che hanno condotto all'attuale grave
crisi mondiale (che, al solito, sarà pagata non dai responsabili e da coloro
che ne hanno tratto vantaggi, ma principalmente da coloro che hanno un'attività
produttiva in Italia,non delocalizzata). Conclusioni: non ci sono mai risorse
per ridurre un'insopportabile gravame fiscale e normativo sulle piccole
aziende, ci sono risorse illimitate per banche, assicurazioni, dipendenti ed
enti pubblici e sprechi vari. Guido Zannini Presidente Zincometal Spa E cco
riassunti (anche) i termini della "questione settentrionale", che la
crisi finanziaria ed economica rischia ora di esasperare. Mettendo in moto, per
di più, una catena di risentimento ulteriore sulla disparità di trattamento che
lo Stato soccorritore riserverebbe a seconda delle dimensioni, e della
conseguente influenza, di chi deve essere soccorso.Visti i tempi,l'ultima cosa
di cui abbiamo bisogno è una guer-ra tra ricchi e poveri, una contrapposizione
tra grandi e piccoli, il radicamento della percezione che lo Stato si fa
patrigno. Per sgonfiare questo "fantoccio polemico", lo Stato deve
mostrarsi capace di non trascurare la complessità del sistema produttivo
italiano, che è anche la sua forza; e di suonare tutti i tasti per renderlo più
competitivo: il fisco, certo, ma anche la burocrazia, le infrastrutture, le
risorse immateriali. Potrebbe esserequestoilnostroNewDeal. • Allarme corruzione
L'Italia occupa un posto ditutto riguardo nella classifica mondiale della
corruzione. Siamo ai primi posti per livello di corruzione degli apparati
pubblici, come nei peggiori regimi del Terzo mondo. Ma, seguendo le cronache
attuali, sembra che alla corruzione non ci sia rimedio. L'unica differenza tra
l'Italia e gli altri Paesi industrializzati è che, anche se corrotti, questi
almeno hanno dei servizi pubblici efficienti. Quindi anche in Italia abbiamo
qualche speranza... Alessandro Romeo e-mail Piccoli Comuni
è diventato un ritornello ricorrente "l'abolizione delle Province";
personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono
offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed
efficace possibile. Perché non si pensa di abolire quei Comuni al di sotto dei
5mila abitanti e, magari, vicini tra di loro, che sicuramente non
riescono ad offrire autonomamente ed economicamente servizi quali quelli di
nettezza urbana, polizia urbana, eccetera? Prova ne è che alcuni Comuni si sono
dovuti consorziare per offrire tali servizi in maniera più economica. In alcune
parti d'Italia basta passeggiare a piedi per dieci minuti per attraversare due
o tre Comuni piccolissimi la cui esistenzaè finalizzata al mantenimento di un
Consiglio comunale, di una Giunta e di alcuni impiegati. Tale proposta
rientrerebbe sicuramente tra quelle riforme strutturali che assicurerebbero
vantaggi economici anche alle generazioni future. Credo che manchi solo il
coraggio per una tale riforma. Alfredo De Laurentis Modena
( da "Corriere delle Alpi" del 25-01-2009)
Argomenti: Province
IMPRENDITORIALI E IL
MONDO POLITICO, POSSA PRODURRE RISULTATI CONCRETI SOPRATTUTTO PER I LAVORATORI
E ... imprenditoriali e il mondo politico, possa produrre risultati concreti
soprattutto per i lavoratori e le loro famiglie. è assolutamente prioritario
impegnarsi sugli effetti immediati della crisi. Penso anche sia poi necessario
preoccuparsi sul come meglio affrontarla politicamente, tanto più che la
Commissione europea parla ormai di «una recessione tra le più gravi che
l'Europa abbia conosciuto» e l'economia italiana è particolarmente esposta.
Infatti, l'Economic Survey per l'Area Euro dell'Ocse attribuisce al nostro
Paese la maglia nera. Nel periodo dal 2003 al 2007 la crescita del Pil in
Italia è stata solo dell'1.1%, mentre il Pil dell'eurozona ha segnato una
crescita del 2%. Dal canto suo, la Banca d'Italia nel Bollettino Economico di
gennaio prevede che il 2009 si chiuderà con un calo del Pil del 2 per cento.
Secondo la Confindustria «In Italia occorre riallocare in fretta un ammontare
di risorse ben maggiore dei circa 4 miliardi previsti dal decreto anti-crisi
per il 2009». I sindacati chiedono che «il Governo convochi subito un tavolo di
confronto con le autonomie e le forze sociali per contrastare gli effetti della
crisi, rilanciare lo sviluppo e tutelare l'occupazione», convinti che, come ha
dichiarato il leader della Cisl, Bonanni, "I provvedimenti che il governo
sta adottando possono valere per l'ordinaria amministrazione, non per la
straordinarietà. Questo vale per previdenza e pensioni, così come per politiche
di infrastrutture, energia, scuola, mercato del lavoro, welfare". Purtroppo, l'abolizione dell'Ici, i costi assurdi per
l'operazione Alitalia, e le regalie elargite, quali il "decreto salva
Catania", il contributo di 500 milioni di euro per Roma e altre iniziative
del genere, hanno sottratto allo Stato risorse importanti per fronteggiare la
crisi. Il perché della maglia nera che ci viene attribuita, si spiega
osservando i dati Eurostat, che indicano come i nostri livelli di produttività
della manodopera per persona occupata e per ora di lavoro, siano tra i più
bassi dei paesi dell'euro e in costante diminuzione nel corso degli ultimi
anni. Lo stesso dicasi per il volume di spese destinate alle risorse umane e
per quelle della Ricerca e lo Sviluppo, nonché per la percentuale di studenti
universitari nelle discipline scientifiche sulla popolazione dai 25 ai 29 anni.
Vale anche per la percentuale di risorse umane in scienze e tecnologie rispetto
al totale degli occupati. Da rilevare che i costi della manodopera e della
protezione sociale per abitante del nostro Paese, frequentemente ritenuti più
elevati che altrove e considerati causa principale del nostro ritardo, in
realtà sono più bassi rispetto alla media dell'UE15. Nonostante l'aumento della
spesa pubblica, il governo nazionale non ha saputo affrontare questi problemi e
continua a sottovalutare la crisi. Cosi come lo fa la Regione del Veneto. Scriveva
recentemente Eugenio Scalfari che «C'è un Nord ricco di fronte ad un Sud
povero, ma anche un Nord ricco di fronte ad un Nord povero in via di
progressivo ulteriore impoverimento». La provincia di Belluno, per quanto la
riguarda, è ricca per la sue bellezze naturali incomparabili, per la
laboriosità, intraprendenza e spirito d'iniziativa della sua gente. Ma è anche
una provincia che non gode delle stesse opportunità del mondo che la circonda.
Un mondo che, particolarmente a livello politico, spesso ignora i suoi problemi
specifici, rifiutandosi di riconoscere le difficoltà intrinseche nel dotarsi di
quell'insieme d'infrastrutture indispensabili allo sviluppo economico.
L'autonomia rimane certo una condicio sine qua non, ma nel frattempo i
responsabili degli enti pubblici locali, al di là e al di sopra delle diverse
tendenze politiche e per quanto di loro competenza, dovrebbero trovare un
comune denominatore per contribuire a facilitare la ripresa. Questo può essere
fatto assecondando le iniziative della Provincia elaborate attraverso un'ampia
concertazione con le istituzioni pubbliche e private del territorio. E' vero, i
Comuni sono più vicini alla popolazione, ma la natura dei problemi con i quali
siamo confrontati, necessita un approccio a livello dell'insieme del
territorio. Credo anche che le parti sociali, e le organizzazioni
imprenditoriali in particolare, dovrebbero coinvolgersi in maniera più
effettiva in questo processo. In regime di economia di mercato e di libera
iniziativa, moltissimo dipende dalla buona volontà degli imprenditori. è anche
tempo, credo, di costruire un giusto compromesso tra la difesa del prezioso
ambiente e le necessità delle imprese. Bisogna farlo se vogliamo che queste
continuino ad operare e ad investire nel nostro territorio, in modo da
trattenere nella terra natia le nuove generazioni e assicurare ai salariati un
lavoro stabile e decente. Enzo Friso
( da "Tribuna di Treviso, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Province
Venerdì all'Eden
mozione Upi contro l'abolizione voluta da premier e Pdl. La
Lega invita sindaci, categoria, sindacati. I sacconiani: inutili, si eliminino Muraro
chiede il sì alle Province: scontro In consiglio si vota la difesa dell'ente.
Fi si spacca, tensione in maggioranza Solo la corrente Gava apre al Carroccio
Sernagiotto furente: «Tutti gli azzurri lascino l'aula Scelta
gravissima» Venerdì prossimo consiglio provinciale straordinario al Teatro
Eden. Unico punto all'ordine del giorno: votare il documento dell'Upi che
ribadisce l'importanza delle Province. Invitati tutti i sindaci della Marca, le
associazioni di categoria e i sindacati. Ma la vigilia promette tempesta: la
Lega approverà il documento, ma i forzisti sacconiani annunciano: «Usciremo
dalla sala: noi siamo contro le Province». Lo stesso documento dell'Upi a
favore delle province verrà firmato lo stesso giorno
da tutti i consiglii provinciali d'Italia. Ma i sacconiani di via Battisti
minacciano l'ostruzionismo. Sono quattro dei 7 consiglieri provinciali azzurri
in seno alla maggioranza di via Battisti formata da Lega e Pdl guidata dal
presidente Muraro: Alessio De Mitri, Marco Fighera e Speranza Marostica e lo
stesso capogruppo Gian Pietro Favaro, che però la pensa diversamente dai
barricaderi della corrente che, da mesi, ha innescato una polemica furibonda
contro l'ente di cui pure fanno parte. A capeggiare la rivolta dell'ala
sacconiana è, a livello regionale, il capogruppo consiliare a Venezia Remo
Sernagiotto, che in vista del consiglio di venerdì promette un colpo di scena:
«I miei uomini in Provincia - dice Sernagiotto - al momento di votare a favore
del documento dell'Upi, l'unione province italiane,
usciranno dal teatro. Una scelta forte ma nel rispetto di quanto dice a chiare
lettere il programma elettorale del Pdl, ossia che le Province vanno soppresse.
E tutti i forzisti seduti in Provincia dovrebbero fare altrettanto». A guidare
la protesta sarà Alessio De Mitri: «Prima della conferenza dei capigruppo di
lunedì (domani, ndr) chiederà un incontro volante di tutto il gruppo forzista
per orchestrare l'uscita al momento del voto di venerdì. Non so se tutti mi
seguiranno, so di certo che il sottoscritto uscirà dalla sala al momento del
voto. Lo stesso progetto di legge della Lega sul federalismo fiscale che
abbiamo votato in Senato parla della trasformazione delle attuali province in strutture diverse, per aree metropolitane, primo
passo, di fatto, verso la loro eliminazione. Al quale va però accompagnata la
fusione dei piccoli Comuni e l'eleminazione anche delle Regioni inutili». Ma
Favaro, ago della bilancia del gruppo consiliare, sacconiano soft, domani
cercherà di far cambiare idea ai colleghi anche per non dare «spettacolo»
all'Eden, esibendo una maggioranza di centrodestra spaccata di fronte alla
platea gremita da associazioni di categoria, sindacati e semplici cittadini.
«Io dico infatti - sottolinea Favaro - che il progetto di legge sul federalismo
conferma la presenza delle Province. E dato che il Pdl ha votato a favore in
Senato, anche noi dobbiamo allinearci».
( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del
25-01-2009)
Argomenti: Province
JESI pag. 11 JESI
UNA RACCOLTA firme per abolire l'obbligatorietà d... JESI UNA RACCOLTA firme
per abolire l'obbligatorietà del certificato medico per l'attività sportiva non
agonistica. E' l'iniziativa promossa dall'Uisp, unione italiana sport per
tutti, di Jesi. «E' ingiusto ha spiegato il presidente Claudio Coppari che
l'attività motoria ricreativa che ha effetti terapeutici e preventivi su molte
patologie più ricorrenti e migliora la qualità della vita, necessiti di un
certificato medico del costo di 50 euro, spesso non preceduto da accertamenti».
Soprattutto in questa situazione di crisi economica questa è una limitazione
all'attività sportiva. Per questo aggiunge Coppari raccoglieremo 5mila firme
cartacee e altrettante on line (su www.uisp.it/jesi) con l'auspicio
di raccoglierne 10mila nella provincia. Firme con cui chiederemo alla Giunta e
al Consiglio Regionale di adoperarsi per approvare l'abolizione della
certificazione obbligatoria, come avviene in Toscana e in Veneto e come
prevedeva un disegno di legge del governo Prodi, o in via subordinata che ne
sia disposta la totale gratuità». «Siamo consapevoli che questo porterà
qualche piccolo malumore, ma dobbiamo affrontare la realtà, consapevoli che
potrà portarci dei nemici». Già in precedenza i componenti Uisp si sono
rivolti, senza risultato, alla Regione e in particolare agli assessori alla
sanità Mezzolani e prima Melappioni per sanare questo «controsenso di dover
pagare il medico di famiglia che dovrebbe verificare il nostro stato di salute
per un certificato che ci consenta di fare quell'attività che ci consente di
stare meglio». «L'esercizio dell'attività motoria sostiene la Uisp sia in forma
libera che secondo codificate discipline, non necessita di un preventivo
accertamento sanitario essendo esternazione di naturali potenzialità fisiche».
Da lunedì sarà possibile firmare, dalle 16 in poi, al Palatriccoli poi a
Chiaravalle e in varie palestre e associazioni. Sono circa mille gli over 60
che da Serra S. Quirico fino a Chiaravalle svolgono attività motoria grazie
alla Uisp. Sara Ferreri
( da "Giornale.it, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Province
Nichi Vendola lascia
Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In
un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a
Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la
crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta
individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un
reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche
parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la
vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava -
il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida
del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del
partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani
seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista,
corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti (
12 ) » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09
D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema
(ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con
un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il
partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai),
logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e
dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della
Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e
della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A
Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci
è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale
annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il
braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro
del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è
tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non
è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva
occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv,
definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd,
sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi",
e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io
sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di
Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio
riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato
sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna
per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non
capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito
che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio:
"Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per
vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo
fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io
resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna
chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non
farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo
aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime
elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a
tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un
simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il
centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e
gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un
fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando
Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa,
segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di
nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per
quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della
Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang
della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto
in Varie Commenti ( 49 ) » (13 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il
Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per
fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della
neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata:
10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono
fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono
caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda
città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti
intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono
state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è
riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a
disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre
città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima
foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non
piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa
agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea
con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi
sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva
succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos,
paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni
e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura
dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni
di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel
che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta)
marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi
mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che
mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno
quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in
questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare
di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da
un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io
ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi
feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo
pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che
provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a
causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse
polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i
marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo
facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato
lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito
per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono
venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi.
Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La
Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il
quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il
vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto
libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme
da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato
allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti
chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A
Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi
negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si
risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno",
come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il
merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di
equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per
fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/
MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche
nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito
Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve.
Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo
arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono
praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il
portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato
che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha
invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo
della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della
precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha
organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari.
Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe
protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (7 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale
indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile,
questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici
del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle
nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un
brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con
un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste -
direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non
c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che
finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della
"superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco
che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco,
perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima
fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione
seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la
questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni,
potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno
si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto.
Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il
"grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra
Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma
forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di
scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la
conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche
l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra
nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista,
che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio
contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e
federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi
preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche
essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e
dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della
Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine
l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi
"semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto
all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli
slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante
ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto),
"con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di
Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha
messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne
prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale
indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese
può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di
maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al
governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più
santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità.
Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (10
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra,
consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema
impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale"
dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché
la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di
interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di
"area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e
che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul "Giornale.it"
per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche ai lettori del blog che
vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile base di partenza è il
secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra sceglie di fare la
Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi". Poi ci metto
qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero scelto di
fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come
partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha mai superato
il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale della sinistra
che era strettamenhte legata alla "tattica del salame" (occupare
posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da poter
"governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze speso
deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a
cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del potere" o è in
grado di incidere nella cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area
di consenso con una diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata
agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del governare? E infine, la
Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI
LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha paura della
Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di destra"
di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno tradito" di
Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione" di
Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società più
della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le
cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è
fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di
fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da
salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che
non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti
per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla
protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso
quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in
realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti
in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto
da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro.
Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal
palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a
sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani?
Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la
protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè
sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso,
magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami
politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non
in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi.
L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini
qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda.
"Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul
Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il
ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi
"baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che
dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento
(ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo
numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il
settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana,
prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte
accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi"
del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è
quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che
"nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083.
Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza
notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti
a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università
in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il
progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei
docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla
"creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli
alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli
insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese".
Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come
va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai
sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che
se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per
carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto
allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME
FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie
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06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi clamorosi,
inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il rassegnato:
l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far notizia su tutti
media con il Giornale che ha tirato la volata. Già, l'Italietta dei baroni e di
quelli che "tengono famiglia" ancora una volta protagonista.
concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la cornucopia dei soldi
pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in questo strano Paese. E'
davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo, soprattutto in tempi di
crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di rispetto dei cittadini e
delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa. Il mondo universitario non
ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro Gelmini mette mano ai concorsi
farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila cattedre e l'assunzione di 3mila
ricercatori è già avviato e per questo, alla fine, non ci sarà nessun blocco
dei concorsi banditi, come ha spiegato la Gelmini al termine del Consiglio dei
ministri. "I concorsi - ha detto - resteranno banditi, ma abbiamo
introdotto un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni
esaminatrici, introducendo il sorteggio". Sui membri delle commissioni di
valutazione il ministro ha detto che "verranno elette 12 persone e fra
queste ne verranno sorteggiate quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro
interno. Insomma, si cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della
politica, di chi vuole davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E'
il miglior modo per dare un senso al concetto di "meritocrazia":
bella parola, che piace a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di
"contenuti" perché altrimenti logora chi la usa solo come slogan.
Ecco cosa cambia, leggi l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon
senso. Basta concorsi truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti
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31Oct 08 Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e
delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti
arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello
sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle
piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e
dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui
nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il
proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci
scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che
è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli
amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà
(in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in
questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria
indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del
Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa
AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì
inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto
Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per
Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è
grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E'
proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove
chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti (
48 ) » (30 votes, average: 2.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct
08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo,
a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti
scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle
"okkupazioni", ormai diventato come le "partenze
intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì
lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è
in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri:
Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni
fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma
era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra
marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la
scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e
male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è
"okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più
facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra
destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non
mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella
sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai
riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che
continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene
che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto
nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il
partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il
ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma,
chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di
riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle
proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per
risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le
"okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA
APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte
per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno
nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3)
Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con
procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile,
efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai
migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la
qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per
garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di
finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via
definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (117 votes, average: 3.62 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema
furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è
arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.".
Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana
pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che
rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un
linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake
della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui,
in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al
Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il
Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro,
parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela
perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma,
invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la
piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza
il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti
popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo
addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e
Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale
dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un
copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd,
proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata
una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro
apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema
non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema
presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato
perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a
lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno
Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro
sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone
o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e
contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si
eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra
leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di
fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità
interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei
due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd)
critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale
(sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria:
"La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La
contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo?
Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di
Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 125 )
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (58)
Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Da Lama, in linea di principio sono
d'accordo con lei ma il problema vero è in Italia... Paolo Da Lama: Caro
Taliani, io trovo esagerato che si reputino degne di attenzione notizie e
vicende riguardanti... valentino: Ma quale Rifondazione !? Su che cosa, che é
crollato tutto dalle fondamenta !!! Ma che la smettano con... Talita: Caro
Taliani, ho qualche richiesta anch'io. Appena avrà tempo, parliamo pure del
fatto che: - questo... Alberto Taliani: Per "il vecchio": la notizia
che o postato su Vendola non era affatto vecchia, visto che... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi
gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2
Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il bel mondo di
concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito
dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Guidonia, confessa uno strupratore
"Bastardi" e la folla tenta il linciaggioCrisi auto, Epifani: "No
a misure tampone" Vertice governo-FiatCaso Battisti, l'Italia richiama
l'ambasciatore: "Molto grave il rifiuto"Gaza, tregua già violata:
Hamas torna all'attacco Israele risponde: raidPortland, giovane spara al bar:
italiana è graveObama alla tv araba: gli Stati Uniti non sono contro
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operazione dei Nas: sequestrate mille tonnellateScuola, la Gelmini: "La
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sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un
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( da "Italia Oggi" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
ItaliaOggi Numero
023 pag. 38 del 28/1/2009 | Indietro Abolizione del quadro Ac, respinto l'emendamento ANACI Il proposto
emendamento all'art. 16 del dl anti-crisi (riduzione dei costi amministrativi a
carico delle imprese) per l'abolizione del quadro AC, presentato dall'onorevole
Antonio Mazzocchi su richiesta del CSN Anaci, è stato dichiarato inammissibile
dalla commissione finanze e bilancio della camera per estraneità di materia,
senza tener conto che la semplificazione (come altre ammesse a modifica del
testo iniziale) determina minori costi per gli amministratori e indirettamente
per tutti gli utenti del condominio. L'Anaci proporrà nuovamente l'abolizione
dell'inutile quadro AC in sede di conversione del Milleproroghe trattandosi di
un adempimento oneroso senza alcun contributo per l'emersione del sommerso.
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
PESARO E PIAN DEL
BRUSCOLO pag. 9 C'è «tensione» sui conti di Sant'Angelo in Lizzola Sindaco e
opposizione si scontrano sul bilancio SANT'ANGELO IN LIZZOLA LE conseguenze della
recessione pesano anche sul Comune di Sant'Angelo in Lizzola, che si è visto
costretto a un ripensamento delle politiche d'investimento nel bilancio di
previsione 2009 suscitando le critiche dell'opposizione. Il sindaco Guido
Formica (foto a destra) parla di un piano d'investimenti virtuoso nonostante le
difficoltà: «L'attuale fase di recessione dice ha portato il governo a
intervenire in termini pesanti sui trasferimenti finanziari alle banche o in
termini di garanzie sui conti correnti. Per gli enti locali questo è fonte di
preoccupazione in quanto potrebbe diventare causa della
eventuale mancata copertura dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Non solo
aggiunge in quanto il calo delle attività produttive determinerà conseguenze
sulle entrate tributarie locali, perché i cittadini faranno fatica a pagare le
tariffe dei servizi locali, facendo scattare la rabbia nei confronti di Comuni
e Province accusati a quel punto di vessazione. Ad ogni modo il Comune
presenta un bilancio che salvaguarda la qualità dei servizi rivolti ai
cittadini, in particolare quelli che caratterizzano il welfare e si mantiene
una capacità di investimenti compatibile con l'equilibrio finanziario del
triennio. Nel dettaglio spendiamo, relativamente alla parte corrente, il 23,25%
per il personale, il 40,85% per servizi e il 22,67% per trasferimenti, il 7,06%
per interessi. Il piano delle opere pubbliche, finanziato con introiti
derivanti da alienazioni, da mutui, contributi o altre forme di finanziamento,
dimostra quanto l'ente voglia rispondere alle priorità indicate dalla comunità:
interventi di sviluppo, promozione e valorizzazione del territorio». DA PARTE
sua il consigliere d'opposizione Enrico Tiboni (foto in alto a sinistra)
ricorda però una delle prime spese come emblema di pessima programmazione: «Sul
Piano Urbano del Traffico sono stati spesi circa 200mila euro per poi fare
marcia indietro dopo neanche un mese. Soldi dei cittadini gettati via». Allo
stesso modo le critiche aumentano guardando al futuro: «Sul finanziamento delle
opere pubbliche tramite alienazione viene da domandarsi a quali ci si riferisca
e per quali importi. Forse si vogliono vendere i terreni utilizzati a orti dai
cittadini? Quali contributi e forme di finanziamento sono previste?». Non
mancano perplessità nemmeno sul Centro Civico, di cui il sindaco evidenzia che
«al di là dell'ipotetica opera, esso rappresenta un progetto strategico anche
dal punto di vista culturale, per Montecchio, per il Comune di Sant'Angelo in
Lizzola, per l'intera Unione Pian del Bruscolo di notevole importanza». Tiboni
si chiede: «perché si parli di opera ipotetica visto che sono già stati spesi
380mila euro per la progettazione. Se poi è definita strategica per tutta
l'Unione, perché non ha trovato consenso da parte degli altri Comuni e non ha
assunto le caratteristiche di un carro trainante per l'intera Unione di Pian
del Bruscolo? Noi sappiamo solo che servono 6 milioni di euro e che al momento
ne mancano due». Micaela Vitri Image: 20090128/foto/10166.jpg
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
CRONACHE pag. 18
«Salviamo le Province, non sono enti inutili» VENERDI' SUMMIT NAZIONALE
DELL'UPI: APPELLO DI PIER GIORGIO DALL'ACQUA, PRESIDENTE REGIONALE di
ALESSANDRO GOLDONI BOLOGNA DOPO aver preso schiaffi' da destra e da sinistra,
dopo esser state additate come enti inutili e costosi e
mentre si trovano sotto la spada di Damocle di otto proposte di legge
costituzionale per la loro abolizione, le 104 Province d'Italia (escludendo le
3 autonome, Trento Bolzano e Aosta) hanno deciso di passare alla riscossa. Per
venerdì prossimo, 30 gennaio l'Upi (Unione province d'Italia) ha infatti indetto la giornata nazionale della
partecipazione. I cittadini sono invitati alle sedute aperte dei
consigli provinciali. L'appello interessa quindi anche gli emiliano romagnoli.
Costruiamo insieme il nuovo sistema paese', è lo slogan della campagna del
riscatto, che è anche un'implicita risposta agli abolizionisti, Udc e Idv in
testa, (la posizione del Pdl è più sfumata mentre Lega e Pd sono a favore del
mantenimento). «Sì, perché le Province sono previste dalla stessa
Costituzione», sottolinea Pier Giorgio Dall'Acqua, presidente dell'Upi Emilia
Romagna, «mentre non lo sono, gli Ato, i consorzi di bonifica e altri enti che
si sono accaparrati compiti e funzioni nostre». Istituzioni costose che pesano
sulla collettività: c'è chi dice che tagliando le province
si risparmierebbero 15 miliardi. «Ma è un falso ideologico continua Dall'Acqua
solo con la manutenzione delle strade e l'edilizia scolastica la spesa delle
Province arriva al 45%. E queste sono ovviamente spese insopprimibili. I costi
della politica? Non arrivano all'1%». La difesa' smonta pure una tesi
dell'accusa che vede nel personale delle Province un esempio di casta': un
consigliere regionale percepisce attorno ai 4 mila euro mensili mentre un
consigliere provinciale raggiunge la stessa cifra in un anno. E' vero che la
Regione è un ente con facoltà legislativa, ricorda il presidente Upi Emilia
Romagna, ma proprio per questa caratteristica, le Province dovrebbero aver più
intervento in campo amministrativo e gestionale, «Per esempio gestendo le opere
idrauliche e i servizi tecnici di bacino». In ogni caso, le Province di lavoro
ne hanno già tanto. dalle strade alle scuole alla difesa ambientale, perché si
pensi di abolirle dalla sera alla mattina..
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Nord-Est sezione: NORD
EST data: 2009-01-28 - pag: 1 autore: Enti locali. Nel Nord-Est prevista una
riduzione delle entrate Province venete al top per
efficienza Spese di personale ai minimi italiani Abolizione, o in subordine una riorganizzazione dei livelli di governo territoriale
riducendo sprechi e inefficienze. La richiesta del mondo imprenditoriale di
abrogare le Province si scontra ovviamente con la posizione degli
amministratori locali che non nascondono tuttavia la questione di meglio
governare e ridurre le spese. D'altro canto allo stato attuale il sistema dei
governi provinciali gestisce un budget complessivo di oltre 12 miliardi su
scala nazionale. A Nord Est le sette Province venete gestiscono quest'anno
1.122 milioni di euro e le tre del Friuli Venezia Giulia (Gorizia non ha
fornito i dati) oltre 453 milioni per un totale nordestino di quasi 1,7
miliardi. Entrate però che per effetto della crisi economica stanno subendo
forti contrazioni rispetto al 2008 con un calo complessivo del 6,30% sulle due
regioni e del 7,88% per le sole amministrazioni del Veneto. Inevitabili i
tagli, assicurano i presidenti delle Province. Ad essere maggiormente colpiti
saranno gli investimenti. Verona prevede nel bilancio 2009 una riduzione del
64% della spesa in conto capitale; Rovigo addirittura dell'80 per cento.
Minori, per problemi di parziale incomprimibilità delle spese, i tagli sulla
parte corrente. Gli indicatori finanziari comunque mostrano una situazione
positiva per quanto riguarda la spesa per il personale. La media veneta è di 26
euro per abitante, quella del FriuliVenezia Giulia è di 37 euro procapite
contro una media nazionale di 40 euro. Cavallaro e Canazza u pagina 2
l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Nord-Est sezione:
NORD EST data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: Perché sì. Rodolfo Ziberna,
direttore Upi Friuli-Venezia Giulia «I servizi vanno effettuati» Rodolfo
Ziberna, direttore dell'Unione delle Province del
Friuli-Venezia Giulia, ha le idee ben chiare sull'argomento. «Le Province vanno
mantenute a tutti i costi - sottolinea -. Francamente non comprendo la battaglia
per la loro abolizione; i contrari, che tanto vanno di moda in questo periodo,
mi dimostrino con i fatti che sono degli enti inutili». Per spiegare il
suo pensiero Ziberna si avvale di una curiosa metafora: «Prendiamo il caso di
chi abita in condominio. Non è la singola famiglia che si occupa dell'acquisto
del gasolio o della pulizia delle scale: c'è un apposito amministratore che
sbriga tutte queste pratiche. Lo stesso accade per l'ente provinciale, vero e
proprio amministratore condominale allorché ci sono delle strade da costruire o
degli edifici scolastici da sistemare. Non credo che un Comune abbia adeguate
risorse per adempiere a questi doveri. Si dirà allora: trasferiamo le
competenze dalle stesse Province ai municipi. Benissimo. Provate dopo a mettere
d'accordo i Comuni sul percorso di una strada che nessuno vuole. Qui in
FriuliVenezia Giulia è successo: ci sono voluti quarant'anni per studiare a
tavolino, di concerto, il tragitto della strada 56 bis che collega Gorizia a
Udine. Anche le altre competenze delle Province- come la gestione dell'acqua,
dei rifiuti e del trasporto pubblico - sono significative: si tratta di servizi
che possono essere organizzati solo in un abito sovra comunale. Agli
abolizionisti presento a mia volta una proposta provocatoria. Togliamo pure le
Regioni ed eleggiamo un solo prefetto regionale; suvvia, non credo sia la
soluzione migliore togliere uno strumento di democrazia». Ziberna precisa anche
i costi di mantenimento delle Province: «A questo proposito parlerei di un
giusto costo della democrazia. Ad esempio, ogni cittadino della nostra Regione
paga 2,5 euro all'anno per il mantenimento dell'ente: una cifra irrisoria.» «Mi
preme sottolineare che – prosegue – se le Province verranno abolite qualcuno
dovrà pur sborsare le somme per tenere in piedi i diversi servizi resi.
Piuttosto sarebbe il caso di colpire quei consigli di amministrazione di
società miste, centri di spreco di denaro pubblico. In Friuli-Venezia Giulia
esiste una società che gestisce 700 km. di strade, con tanto di rivoli di spese
inutili; le nostre quattro Province si prendono cura di 2.200 km. di strade e
non chiedono un centesimo in più in termini di tasse. Possiamo ragionare sul
numero dei consiglieri comunali. Tuttavia, i mali dell'Italia non dipendono dal
loro gettone di presenza». Ziberna conclude la sua disamina: «Chiamiamole
Province o compartimenti, il nocciolo non cambia: in tutti i Paesi d'Europa
esistono degli enti che fanno da intermediari. La domanda non è se servono o
meno, ma come farle funzionare al meglio». LA PROVOCAZIONE Abolire le Regioni e
le tante società miste migliorando invece la gestione delle competenze di area
vasta
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Nord-Est sezione:
NORD EST data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: Gli industriali. Le categorie
produttive sono per l'abolizione o per l'accorpamento di competenze Le imprese:
più semplificazione Nicoletta Canazza Gli industriali non hanno dubbi sulle
Province. Abolirle prima possibile o altrimenti accorparle, se questa prima
opzione non fosse praticabile, sull'esempio delle unioni di Comuni, che hanno
aggregato strutture e servizi. Secondo Andrea Tomat, presidente di
Confindustria Veneto: «Il costo della politica è troppo elevato e la
frammentazione di competenze provoca inefficienze, lungaggini e aggravi
intollerabili per cittadini e imprese. Nel privato si punta da tempo a
semplificazione, qualità dei servizi e contenimento del livello dei costi.
Anche il pubblico deve fare uno sforzo in questa direzione. Aggregare dal
basso, a livello comunale, si può fare subito. Ma va messo anche a punto un
piano di accorpamento delle competenze per ridurre da tre a due i livelli di
governo territoriale ». Province ormai superate dai tempi e nelle funzioni,
quindi, con competenze che potrebbero tornare tranquillamente alle Regioni e
per svolgere le quali si tengono in piedi apparati elefantiaci con consigli, assessorati,
presidenze, aziende controllate, consulenze, costi fissi di personale e di
gestione. «Ogni organizzazione- afferma Valentino Vascellari, presidente di
Assindustria Belluno ha margini per migliorare la propria attività, anche il
comparto pubblico. In un momento in cui le aziende mettono in cassa
integrazione centinaia di persone, vedere che la Pa non fa niente per
ottimizzare la propria struttura e comprimere la spesa può portare a tensioni
sociali ». Una riflessione che prende ad esempio il bellunese. «Un territorio
con 230mila abitanti ripartiti tra 69 Comuni, alcuni quasi irrilevanti e
nemmeno abbarbicati in cima a montagna, in pratica residui di esperienze
storiche che resterebbero tali anche come frazioni di altri Comuni - rincara
Vascellari -. Accorparli significherebbe eliminare consigli, apparati,
funzionari, stabili, oneri di manutenzione. è nei momenti di crisi che si
devono cogliere le occasioni per fare ordine». Bocciata quindi l'ipotesi di
trasformare Belluno in Provincia autonoma mentre alle Comunità montane si
propone di condividere azioni e competenze con gli enti gemelli di vicentino e
veronese sull'esempio di quanto fanno le unioni di Comuni. «Il momento-
dichiara Fabrizio Rossi, presidente di Unindustria Rovigo- impone una razionalizzazione
di tutti gli enti e uno sfoltimento a tutti i livelli. L'abolizione
delle Province è una tema valido, ma se non è attuabile, almeno si pensi ad
accorparle come avviene già a livello di Comuni. Tutte le sovrastrutture che
portano poco valore vanno eliminate». Gli industriali rodigini accusano la loro
Provincia di non essersi spesa abbastanza su progetti legati al fabbisogno
energetico nazionale, ma considerati importanti anche per lo sviluppo
economico del Polesine. «Su rigassificatore e centrale Enel conclude
Rossi-l'ente si è rivelata un peso e non un aiuto. Meglio ha fatto in altri
settori. In campo scolastico, ad esempio, ha avviato un progetto intelligente
di integrazione negli edifici scolastici di fonti rinnovabili». In
Friuli-Venezia Giulia non va meglio. Per la Provincia di Udine, ad esempio,
l'accusa è di essersi trasformata suo malgrado (per tempi di decisione e
complessità delle normative) in un freno allo sviluppo. «Per un meccanismo
perverso di regole e burocrazie - afferma Adriano Luci, presidente di
Confindustria Udine - sono rimaste al palo iniziative che avrebbero potuto dare
respiro all'economia, tra l'imbarazzo degli imprenditori per gli strascichi
giudiziari legati a provvedimenti che avrebbero invece dovuto facilitare la
loro azione. Visto che i tempi di abolizione delle Province sarebbero comunque
lunghissimi, facciamo almeno funzionare ciò che esiste. La Giunta in carica ha
mostrato volontà di migliorare le cose. Ci aspettiamo di vedere motivata con i
fatti questa intenzione». LE ACCUSE La Pa non fa niente per migliorare la
propria attività e ottimizzare le strutture esistenti IN VENETO Sul
rigassificatore e sulla centrale Enel l'organismo di Rovigo è stato un peso;
meglio sulla scuola IN FRIULI-VENEZIA GIULIA Tempi di decisione e normative
complesse frenano lo sviluppo Attesa per le promesse della Giunta regionale
Confindustria. Andrea Tomat presidente del Veneto Belluno. Valentino Vascellari
presidente di Assindustria
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Sud sezione: SUD
data: 2009-01-28 - pag: 1 autore: Enti locali. La fotografia dei 26 organismi Scarsa
autonomia per le Province Un plotone di amministratori e un esercito di
dipendenti. Ma funzioni limitate e scarsa autonomia finanziaria, fatta salva
qualche eccezione. Questa la fotografia delle 26 Province del Sud, enti da tempo al centro di un dibattito sull'esigenza di
abolizione. Abolizione in
realtà già decretata per otto di essi in Italia che ricadono nel territorio
delle Città metropolitane la cui istituzione è contemplata nel Ddl Calderoli
sul federalismo varato la scorsa settimana dal Senato (al Sud solo Napoli e
Bari). Spulciando i bilanci consuntivi 2007 emerge un tasso di autonomia
finanziaria sensibilmente più basso della media nazionale. Figurano inoltre
17.219 lavoratori, il 30% del dato nazionale, e 1.064 tra assessori e
consiglieri. Intanto, nelle elezioni del 6 e 7 giugno, debutteranno al voto
altre tre Province tra cui, al Sud, quelle di Barletta, Andria e Trani.
Servizio u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: Province, conto da 3,5 miliardi Lo
scorso anno costo pro capite record a Siena con 510 euro PAGINA A CURA DI
Mariangela Latella Tre miliardi di euro, come dire 287 euro per abitante. Tanto
sono costate le Province del Centro- Nord nel 2007 mentre i primi dati
assestati sul 2008 - come emerge da una ricerca de «Il Sole-24 Ore CentroNord»
– proiettano verso quota 3,5 miliardi, con una crescita del 15%, la spesa
complessiva di questi enti che, per far sentire la propria voce in un momento
in cui da più parti se ne chiede l'abolizione, daranno vita dopodomani a una
giornata di mobilitazione indetta dall'Upi (Unione delle Province italiane) con
Consigli straordinari aperti ai cittadini, alle forze economiche, politiche e
sociali. Sulla base dei dati raccolti, è Siena l'ente con il valore pro capite
più alto – 521 euro nel 2007 e 510 nel 2008 (a parità di popolazione) – mentre
Bologna è quella con il costo minore per abitante (185 euro nel 2007, 260 nel
2008). A livello regionale è nelle Marche che si incontra la media più alta,
con un valore per abitante di 308 euro nel 2007 che si preannuncia in salita di
oltre il 20% nel 2008 e con previsioni di ulteriore incremento quest'anno con
il debutto della Provincia di Fermo. è invece toscano il record di pressione
tributaria: 105 euro per cittadino, 20 euro più della media nazionale. Oltre il
60% delle spese totali viene destinato al funzionamento delle amministrazioni
(le spese correnti) mentre alle uscite in conto capitale (tra cui investimenti
sul territorio come manutenzione di strade o scuole) va il 33 per cento. Tra le
province più "autoreferenziali", dove cioè
il costo per spese correnti supera quello per investimenti, c'è la Provincia di
Terni, le cui spese di gestione ammontano a 67 euro pro capite contro i 46 per
investimenti, seguita da Perugia (60 euro di spese correnti e 42 per
investimenti) e Lucca (52 euro contro 37). E va proprio a Perugia il primato
negativo per rigidità di spesa, con esborsi per personale e rimborso prestiti
che assorbono quasi la metà delle entrate correnti (dati 2007, Centro studi
Sintesi), seguita da Bologna (43%) e Terni (37%). Sul fronte della pressione
fiscale, le città con una maggiore stretta impositiva sono Pisa (118 euro di
tributi provinciali pro capite), Siena (113) e Parma (111); per contro, i
balzelli provinciali pesano meno a Terni (94 euro per abitan-te), Prato e
Modena (95 euro), Bologna (97 euro) e Reggio Emilia (99). Nel 2008 le Province
hanno peraltro registrato un calo di entrate tributarie per via della riduzione
del gettito da imposte legate al mercato dell'auto come l'Ipt, i cui introiti
l'anno scorso sono scesi del 7,7% rispetto al 2007. «Anche per queste minori
entrate – spiega Francesco Capuano, dg di Reggio Emilia, il cui gettito Ipt è
sceso del 6,8%nel 2008 –stiamo implementando una politica di contrazione della
spesa corrente che ha portato a una riduzione dei dirigenti (da 28 a 20) con un
risparmio di 600mila euro». Già nel 2007 Reggio Emilia era seconda solo a Prato
per bassa incidenza pro capite della spesa per il personale: 28 euro quest'ultima,
37 euro nella città del Tricolore contro il record di 87 euro a Grosseto. La
spesa per il personale è comunque rimasta sostanzialmente invariata negli
ultimi anni (35mila euro in media nel 2007 per addetto nelle Province del
CentroNord con un'incidenza sulleuscite correnti del 28%) così come sono
rimasti stabili gli addetti a tempo indeterminato. Per contro c'è stata una
impennata del personale assunto con contratti a tempo determinato e/o atipici;
componente "precaria" addirittura raddoppiata a Firenze (da 56 del
2006 a 102 del 2008). «A Prato – spiega l'assessore provinciale al Bilancio
Andrea Monni –la politica di contenimento dei costi di gestione ha liberato
maggiori risorse per gli investimenti: abbiamo ipotizzato un piano di spesa di
20 milioni per l'ammodernamento del sistema viario, l'installazione della banda
larga su tutto il territorio e gli aiuti alle imprese». A livello di autonomia
finanziaria (incidenza delle entrate proprie, tributarie ed extratributarie,
sul totale entrate correnti) è il Bolognese il territorio più
"indipendente" del Centro-Nord con un indice dell'82%, oltre il
doppio rispetto al 38% registrato nel 2007 dalla Provincia di Siena. Firenzeè
il primo ente toscano per autonomia (con un indice del 63,6%) e per far fronte
alla contrazione di entrate punta ora a tagliare del 10% le spese di gestione:
«Stiamo cercando di gestire meglio la nostra liquidità – spiega Rocco Conte,
dirigente del settore Politiche finanziarie del capoluogo – e abbiamo tra
l'altro estinto anticipatamente mutui per 5 milioni, attivato una convenzione
con la Banca europea spuntando interessi più vantaggiosi rispetto a quelli
della Cassa depositi e prestiti e attivato operazioni di pronti contro termine
sui titoli di Stato a tassi attivi più alti rispetto a quelli della tesoreria
unica». Pisa è in testa, nella graduatoria 2007, per risorse destinate alle
spese in conto capitale (256 euro pro capite) contro una media di 101 euro nel
Paese e di 38 euro a Lucca. Ma la cifra si riduce ad appena 13 euro per abitante
se si guardano i soli investimenti reali, visto che il 95% delle uscite
dell'ente pisano è legato a operazioni finanziarie (concessioni di crediti e
anticipazioni). «Con gli investimenti ci siamo in effetti fermati – spiega
l'assessore provinciale al Bilancio, Mario Silvi – dopo un quinquennio di
grandi opere infrastrutturali sul sistema della viabilità (con un intervento di
circa 110 milioni) sulla messa in sicurezza delle scuole, altri 60 milioni ».
Al netto delle operazioni finanziarie, le Province che hanno investito di più
sul territorio sono invece Siena (179 euro pro capite); Parma (144) e Ferrara
(129). In coda alla classifica tutti i capoluoghi regionali: Ancona (47 euro
pro capite), Firenze (45); Bologna (44) e Perugia (72). UMBRIA AL LIMITE Terni
e Perugia i territori dove le spese di gestione incidono maggiormente rispetto
alle risorse destinate agli investimenti FISCO SALATO IN TOSCANA Nel Granducato
i cittadini pagano 105 euro di tributi, 20 euro in più rispetto alla media
italiana Picco di 118 euro a Pisa
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Sud sezione: PRIMO PIANO
data: 2009-01-28 - pag: 3 autore: Più poltrone che autonomia Oltre mille tra
assessori e consiglieri, ma poche entrate proprie PAGINA A CURA DI Francesco
Prisco Godono di scarsa autonomia finanziaria, sono caratterizzate quasi tutte
da una marcata rigidità della spesa a fronte di funzioni svolte piuttosto
limitate. Di ragioni per abolire le Province, al Sud più che in ogni altra
parte d'Italia,non ne mancano. Il tema, cavallo di battaglia di Silvio
Berlusconi nell'ultima campagna elettorale è molto più concreto da giovedì
scorso, quando è passato in Senato il ddl Calderoli sul federalismo fiscale che
prevede l'istituzione di otto Città metropolitane (al Sud Napoli e Bari, le
uniche che ricardono in regionia statuto ordinario) e la cancellazione delle corrispondenti
Province. Disegno che, chiaramente, non piace a chi queste particolari
istituzioni le amministra. L'Unione delle Province italiane già non ha digerito
i vincoli di spesa contenuti nel Decreto anticrisi ( Dl 185/2008), contro il
quale ha organizzato una mobilitazione il prossimo 30 gennaio, figurarsi una
riforma che, adiuvando il ddl Calderoli, parta proprio dall'abolizione di
questi Enti. Un contributo al dibattito viene dalla fotografia scattata dal
Centro Studi Sintesi che ha calcolato una serie di indicatori finanziari sulla
base dei bilanci consuntivi 2007. Indicatori che non fanno
troppo onore alle 26 Province del Mezzogiorno. Tanto per cominciare, il grado
di autonomia finanziaria ( incidenza delle entrate proprie sul totale delle
entrate correnti) è tendenzialmente più basso della media nazionale: nelle
Province lucane è del 24,5%, in quelle calabresi del 36,6% e in Campania del
45,7%, a fronte di un dato italiano pari al 56,5 per cento. Se, a
livello nazionale, i trasferimenti correnti procapite a questi Enti hanno
un'incidenza di 75 euro, in Provincia di Potenza, per esempio, saliamo a quota
187 euro. Già meglio stanno le Province siciliane (50,8%) mentre la Puglia, con
un grado di autonomia del 61%, rappresenta un caso positivo. Eloquente anche la
questione della rigidità della spesa ( rapporto tra spese per il personale e
per rimborso prestiti e entrate correnti): la media italiana si colloca al
29,9%, le Province siciliane sono al 44,2%, quelle calabresi al 38,2% e quelle
lucane al 31,2 per cento. Chi sostiene l'esigenza di abolire le Province, punta
il dito innanzitutto contro i costi del personale. Al Sud, secondo la
Ragio-neria dello Stato, da questi enti dipendono 17.219 lavoratori, il 30% del
dato nazionale. Primeggiano le nove Province siciliane (5.679 dipendenti),
seguite da quelle campane con 3.939 unità al proprio servizio. La performance
pro-capite della spesa per il personale a livello italiano è pari a 40 euro e,
se si escludono i dati delle Province pugliesi (23 euro) e campane (29 euro),
il Sud fa sempre peggio: a ciascun cittadino lucano i dipendenti delle Province
costano 75 euro, a ciascun calabrese 71 euro e a ogni siciliano 49 euro. Senza
contare i costi della politica. Nei 26 Enti del Sud, infatti, sono attivi 1.064
tra assessori e consiglieri provinciali, più di un quarto del dato nazionale.
Non mancano i paradossi. «Il mio Ente - racconta il presidente della Provincia
di Bari Vincenzo Divella - ha di fatto solo le funzioni alla viabilità e
all'edilizia scolastica. Eppure ho 15 assessori, 45 consiglieri che lavorano in
9 commissioni. Invece delle Città metropolitane serve valorizzare questi Enti,
eliminando gli sprechi reali e aumentando le nostre competenze». Ma intanto, se
da un lato in prospettiva si taglieranno le otto Province delle istituende
Città metropolitane, dall'altro, nelle elezioni del 6 e 7 giugno, debutteranno
al voto altre tre Province tra cui, al Sud, quella di Barletta, Andria e Trani.
«Siamo all'assurdo - dichiara Dino Di Palma, presidente della Provincia di
Napoli - con il Governo che, piuttosto che tagliare agenzie del territorio e
Ato, vuole fare economia sulle nostre spalle». Per il presidente della
Provincia di Palermo Giovanni Avanti, «le Province sono Enti indispensabili,
tanto più che si misurano costantemente, sul piano elettorale, con il
territorio». E, se vogliamo, proprio quest'ultimo aspetto da 60 anni a questa
parte ne ha impedito l'abolizione.
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: In fermento le due città
metropolitane L'introduzione dellariforma sulfederalismo
prevede la costituzione di otto città metropolitane e l'abolizione delle
Province territorialmente concomitanti. Nel Centro-Nord sono interessate a
questo processo di riforma le province di Bologna e Firenze. Nel capoluogo emiliano il dibattito sulla
riforma istituzionale verte sul fatto che i confini dell'area metropolitana
ipotizzata non coincidono con quelli provinciali. Spinte centrifughe si
registrano da parte dei Comuni montani e del Comune di Imola che, da anni, ha
dato vita all'esperienza del circondario, organo di governo di secondo livello.
«Per Imola – spiega Giacomo Venturi, vicepresidente della Provincia – bisognerà
capire quali strumenti attuativi trovare. Quanto agli altri Comuni, la riforma
va vista come un'opportunità anche in termini di maggiori risorse locali». A
Firenze la questione è stabilire una scala territoriale di riferimento, ossia
se l'area metropolitana debba riguardare solo il capoluogo o anche Prato e
Pistoia. «Sono territori –dice Andrea Barducci, vicepresidente della Provincia
– che già stanno sperimentando una gestione sovraprovinciale con l'esperienza
dell'area vasta. Tuttavia in tal caso, prevedo che il percorso concertativo tra
istituzioni sarà piuttosto complesso ».
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: INTERVISTA Gianfranco Pasquino
Politologo «Sistemi che duplicano tutto al solo servizio
della politica» è un sostenitore accanito di quella che lui stesso definisce
"la teoria abolizionista" favorevole cioè all'abolizione di Regioni o
di Province nel momento in cui rappresentano una duplicazione inutile dei costi
a carico dello Stato, derivata dalla ripetizione di funzioni su diversi livelli
e dal loro mancato coordinamento. Gianfranco Pasquino – 67 anni,
politologo, docente all'Università di Bologna nonché fondatore dell'associazione
"Cittadini per Bologna" di cui è presidente – pur riconoscendo alle
Province il ruolo importante di volàno, nel coordinamento delle istituzioni
operanti sul territorio, per la crescita di economie di scala, insiste sulla
necessità del contenimento della spesa e della riorganizzazione del sistema
provinciale. Province sì o Province no? Bisogna riflettere sul senso della
proliferazione delle Province (una quindicina) cui si è assistito negli ultimi
dieci anni. Se il loro ruolo è essenzialmente di coordinamento funzionalizzato
alla produzione di economie di scala, c'è da chiedersi in che modo tale
funzione possa essere svolta adeguatamente in contesti territoriali molto
piccoli. La riforma sul federalismo abolisce, tra l'altro, le Province laddove
si istituiranno le aree metropolitane, otto in tutto tra cui Bologna e
Firenze... è chiaro che in questo caso la corrispondente amministrazione
provinciale cessa di avere una funzione strumentale nel coordinamento del
territorio. Temo però che alcuni passaggi non saranno affatto indolori, perché
alcuni Comuni inglobati nelle aree metropolitane perderanno risorse e funzioni
e perché le contrattazioni saranno inevitabilmente difficili. Tuttavia, credo
che a Bologna si dovrebbe riuscire a concludere il processo in un paio d'anni.
Quali i principali gap di efficienza del sistema provinciale? Innanzitutto c'è
il fatto che si possano creare dei punti di frizione con gli altri enti
presenti sul territorio, come i Comuni: non sono infrequenti, infatti, ipotesi di
conflitti di competenza. Ma il vero nodo sono gli straordinari costi dati dalla
moltiplicazione della burocrazia. La verità è che le cariche provinciali sono
considerate una manna dalla classe politica. Cioè? Le Province da un lato sono
strutture che producono denaro, dall'altro rappresentano uno dei gradini della
scalata politica. Spesso i politici passano da un seggio comunale a quello
provinciale e viceversa. Si pensi, ad esempio, al candidato Pd del Comune di
Firenze, Matteo Renzi, attuale presidente della Provincia, oppure,a
Bologna,all'attuale presidente del Consiglio provinciale, Maurizio Cevenini,
che proviene dalla guida del Consiglio comunale. A chi si lamenta
dell'esistenza di una casta io dico: la casta c'è. Abolizionista. Gianfranco
Pasquino politologo e docente all'Alma Mater GRAZIA NERI
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Sud sezione: PRIMO
PIANO data: 2009-01-28 - pag: 3 autore: INTERVISTA Francesco Paolo Casavola
«Enti senza significato baluardo dei cacicchi» «Le Province? Il rischio sempre
più concreto è che periscano per inanizione, muoiano, cioè, quasi di morte
naturale». Sulla sorte di questi controversi enti locali, il punto di vista del
costituzionalista Francesco Paolo Casavola, 78 anni, presidente emerito della
Corte costituzionale, per anni preside della facoltà di Giurisprudenza
dell'Università Federico II di Napoli e oggi a capo della Treccani, è quanto
mai pragmatico. Celebre la sua massima secondo la quale «dietro e dentro ogni
costituzione c'è sempre, e più di ogni altra cosa, la storia e la cultura di un
popolo». Ecco allora che il suo approccio alla questione di
riordino della macchina amministrativa del Paese parte proprio da storia e
cultura delle «diverse specificità di popolo» che abitano l'Italia. Professor
Casavola, Silvio Berlusconi annunciò più volte in campagna elettorale
l'abolizione delle Province. Da quasi un anno è al Governo e il disegno
alimenta un dibattito molto acceso sia tra le file della maggioranza che
dell'opposizione. Condivide questo approccio? Il tema non è affatto nuovo. Già
nell'Assemblea costituente che produsse l'attuale Carta si discusse in termini
assai animati sul progetto di abolizione delle Province. C'era infatti chi
sosteneva la necessità di creare una vera e propria Repubblica delle Autonomie,
con le Regioni che andavano ad affiancarsi ai Comuni, senza la necessità di
questi che a tutti gli effetti erano e restano enti intermedi. Tale modello non
ebbe successo ma, periodicamente dagli anni Settanta in poi, è stato
riproposto. Con esiti paradossali, ad ogni modo. Quali? Mentre a Roma si
studiava l'ipotesi di abolire le Province, questi enti finivano per
moltiplicarsi, anche a causa dell'incredibile esplosione demografica di alcune
aree del Paese. Nel Centronord, per esempio, nacque Prato, al Sud Crotone e
Vibo Valentia. In Sardegna le Province sono diventate addirittura otto. Eppure
si tratta di enti in gran parte svuotati di significato che, anzi, ostacolano
il cammino che porta Regioni e Comuni all'ottenimento di maggiori poteri
amministrativi. Nel dibattito c'è poi chi sostiene che le Province si
estingueranno da sole, vittime dello svuotamento di compito di cui già oggi
soffrono. Posizione condivisibile. C'è da considerare che i tagli alla spesa
pubblica esigono una razionalizzazione delle autonomie locali. Ben venga allora
la soppressione degli enti inutili. In più, determinate questioni economiche e
infrastrutturali necessitano di soluzioni interregionali. A che servono
Province e Comunità montane, con scenari di questo tipo? La nascita delle Città
metropolitane può rappresentare una svolta in questo senso? Il concetto di Città
metropolitana ha acquistato un nuovo protagonismo con la riforma del Titolo
quinto della Costituzione. Le trasformazione delle poche grandi conurbazioni
del nostro Paese, come Roma, Milano e Napoli, in Città metropolitane potrà
costituire un importante laboratorio per l'abolizione delle Province. Ma si
tratta comunque di un processo tutt'altro che semplice: ci sarà, infatti, da
superare gli innumerevoli particolarismi del nostro territorio. Proprio
quest'ultimo aspetto rappresenta un ostacolo notevole all'abolizione delle
Province. Non le sorge il dubbio che chi si oppone al progetto lo fa per
tutelare il proprio consenso elettorale sul territorio? Non è un dubbio, è una
certezza. Fin quando ci saranno le Province, abbonderanno i cacicchi e
sopravvivrà quella dimensione tribale della politica che impedisce all'Italia
di essere un Paese moderno. Per molti il tema delle Province fa rima con quello
del federalismo. Condivide la svolta in chiave federalista dello Stato? In
Italia del federalismo si è sempre parlato a sproposito. Non siamo la Germania,
dove nell'Ottocento convivevano duecento Stati territoriali, dove in mezzora di
calesse si varcava un confine. Lì il federalismo è stato il punto d'arrivo
naturale di un complesso processo storico. L'Italia, nata da sette Stati
preunitari, sta andando molto più semplicemente verso una riforma dello Stato
in cui le necessità di un territorio saranno legate sempre di più ai talenti
delle popolazioni che lo abitano. E il Sud, se saprà valorizzare i suoi giovani
di talento e far sì che restino, non avrà nulla da perdere. «Con loro continua
a sopravvivere la dimensione tribale della politica» Costituzionalista.
Francesco Paolo Casavola IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Nord-Ovest sezione:
PRIMO PIANO (Bilanci Prov.) data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: LA CRITICA Carlo
Manacorda Università di Torino «Sono realtà troppo onerose, meglio la graduale abolizione» «L a Corte dei Conti e l'Eurispes dicono che le province costano dai 15 ai 20 miliardi
di euro. Ne vale la pena? Non credo». Si schiera decisamente per l'abolizione
il professor Carlo Manacorda, 67 anni, docente di Scienza delle Finanze e
Bilanci pubblici all'Università di Torino, anche se non nasconde che sia un
percorso più difficile di quanto non possa sembrare e che potrebbe
comportare tempo e tappe intermedie. La soppressione non porterebbe a un buco
di competenze e alla mancanza di coordinamento tra i comuni? Le province prima della costituzione delle regioni erano l'ente
intermedio tra il Comune e lo Stato, mentre ora sono diventate intermedie tra
le regioni e i comuni, così come definito dalla legge 142 del 1990 sulla
riforma delle autonomie locali. Le funzioni che devono svolgere questi enti
però sono rimaste piuttosto vaghe, e,tra l'altro,con la stessa legge è stato
istituito un altro ente dello stesso tipo: la città metropolitana. Invece
dell'abolizione, attraverso l'affermazione del principio di sussidiarietà, è
stato agevolato il trasferimento di competenze alle province.
Un problema quindi di duplicazione e sovrapposizione di ruoli e competenze? C'è
una contraddittorietà di fondo tra i processi di semplificazione e la creazione
di un numero eccessivo di enti che svolgono ruoli simili nelle stesse materie,
contro ogni principio di organizzazione aziendale e di efficienza nella
gestione della cosa pubblica. Il principio di sussidiarietà va salvaguardato,
ma anche quelli di differenziazione e adeguatezza. Esiste una spesa molto
elevata che se fosse ripartita tra gli altri enti, di certo avrebbe risultati
maggiori per il territorio. Molti rivendicano per le province
un ruolo di tutela delle parti più deboli del territorio. L'abolizione non
comporterebbe questo rischio? Le funzioni di base riguardano istruzione e
viabilità. Le regioni, cha hanno già compiti di programmazione e collegamento,
e l'Anas potrebbero bastare grazie alle rispettive competenze. Il punto è che
siamo davanti a un momento di precarietà eccezionale dei conti pubblici, eppure
si mantengono in vita enti con compiti e soprattutto utilità non del tutto ben
definiti. Questo vale soprattutto per gli enti più piccoli, anche a livello
comunale, dove sempre più spesso si ricorre a consorzi per la gestione
condivisa di servizi senza rinunciare al gonfalone. L'aggregazione tra province però difficilmente può funzionare: ci sono già le
regioni. Emiliano Sgambato «Esiste un numero eccessivo di istituzioni che fanno
cose simili nelle stesse materie» Professore. Carlo Manacorda insegna
all'Università di Torino IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Nord-Ovest sezione:
PRIMO PIANO (Bilanci Prov.) data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: CITTà METROPOLITANE Cautela da Genova e Torino «è stato improprio
inserire la questione delle città metropolitane nel pacchetto del federalismo
fiscale ». A sostenerlo è Antonio Saitta, presidente della provincia di Torino
e dell'Upi Piemonte che così risponde all'ipotesi dell'abolizione delle province nelle aree interessate dai
nuovi enti.«è un tema –spiega – da inserire all'interno del Codice delle
autonomie. D'altronde per come è stato affrontato rimane un nodo irrisolto».
Non è preoccupato per il futuro delle province:
«Permane il principio che si deciderà insieme ». Sulla stessa linea Alessandro
Repetto, presidente della Provincia di Genova:«Pregiudizialmente non sono
contrario – spiega – ma deve essere fatta chiarezza sugli obiettivi da
raggiungere. Non è il numero degli enti che fa la differenza, ma una divisione
chiara delle competenze. Se la città metropolitana non si estende al territorio
provinciale, ma comprende solo la città capoluogo e qualche centro limitrofo,
si rischia solo di moltiplicare gli enti». Ch. G.
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Nord-Ovest sezione: PRIMO
PIANO (Bilanci Prov.) data: 2009-01-28 - pag: 2 autore: La ricetta delle
categorie: meno costi e iter veloci Sarah Tavella Più snellezza e minori costi.
Così rispondono pressocché all'unisono i soggetti produttivi del Nord-Ovest, di
fronte alla discussa questione che punta il faro sul futuro delle province. Querelle che non si pone in Valle d'Aosta, regione
a statuto speciale dove l'ente non è previsto (le funzioni provinciali sono
assolte dalla Regione). «Quando si parla di intaccare posti di lavoro e
poltrone di potere è normale che vi sia tensione – sottolinea il presidente di
Confcommercio Liguria, Gianfranco Bianchi – ma per ridurre i costi della spesa
pubblica da qualche parte bisogna pur cominciare ». Spiega: «In diverse realtà
le province ricoprono ruoli eccessivi. Ciò non
significa abolirle tout court bensì ridimensionarle, attribuendo loro un
incarico meno politico e più tecnico-funzionale, soprattutto nel campo della
formazione». Dunque, rivederne il profilo alla luce della necessità di una riforma
di governance del territorio. è cauto Silvano Berna, segretario di
Confartigianato Piemonte che invita ad affrontare l'argomento con una visione
ad ampio spettro. Tiene a precisare: «Concordo sull'esigenza di semplificazione
e razionalizzazione, ma che la Provincia sia l'istituzione da sacrificare per
ottenere l'obiettivo è da valutare ». Quindi, no all'abolizione a spada tratta,
ma no anche ad una difesa a oltranza. Secondo Berna la soluzione per tagliare i
costi e ottimizzare le risorse è da ricercare in strategie parallele, come
l'accorpamento delle province più piccole. Prosegue:
«Andrebbe ampliato il compito della Regione che dovrebbe farsi carico delle
competenze provinciali, in particolare quelle relative alla viabilità». Sul
tema si confronta anche il mondo confindustriale. Evidenzia la presidente di
Confindustria Piemonte, Mariella Enoc: «Oggi le nostre imprese lottano per
uscire quanto prima da una forte recessione di portata mondiale. Per poterlo
fare hanno bisogno, più che nel passato, di uno Stato che le aiuti e che non
ponga ulteriori ostacoli a questo cammino». Il sistema istituzionale costruito
nei decenni in Italia, precisa la Enoc, è il più frammentato del mondo
occidentale con sette livelli di governo e di rappresentanza: circoscrizioni,
comuni, città metropolitane, comunità montane, province,
regioni, stato. Puntualizza: «Un numero assurdo di sovrapposizioni di funzioni
e competenze. Per paradosso gli imprenditori si sentono soli di fronte a uno
Stato pesante e distante, costretti a pagare ogni giorno, oltre a tasse
elevate, una vera e propria tassa nascosta, ovvero l'inefficienza
della Pa». Chiosa che per rilanciare la produttività del sistema Italia «non è
più possibile procrastinare la Riforma degli enti pubblici». Favorevole all'abolizione
delle province e
regionalista convinto si dichiara Massimo Sola, direttore di Confindustria
Liguria, che sottolinea come «orientarsi in questo momento di crisi verso la
soppressione di un ente intermedio, con ruolo peraltro residuale, possa
contribuire ad alleggerire il discorso finanziario ». Le competenze provinciali
ritornerebbero in carico alla Regione che, a sua volta, deve recuperare potere
e implementare personale. Operazione che potrebbe risultare da un
"travaso" delle migliori professionalità ora in forza alla Provincia.
Prosegue Sola: «Il ragionamento ha ancora più ragion d'essere prendendo in
esame la questione delle aree metropolitane. Se scompaiono province
grandi e strutturate come Genova, inutile tenerle nelle città più piccole».
L'analisi si sposta poi ai comuni: quelli piccoli dovrebbero essere accorpati,
costituendo magari dei consorzi. Rimarca infine che «con l'eliminazione della
Provincia e una Regione più protagonista nel tessuto socio- economico, i
cittadini potrebbero avvicinarsi in maniera più semplice e chiara alle
istituzioni e il rapporto ne guadagnerebbe ». CONFINDUSTRIA Mariella Enoc, a
capo della federazione subalpina: «Le imprese hanno bisogno di uno Stato che le
aiuti e che non ponga ostacoli»
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-01-2009)
Argomenti: Province
Prov Ogliastra Pagina
6021 Televisione Digitale bizzoso e canone Rai: molte proteste Televisione
--> Il digitale terrestre continua a fare le bizze e il caso approda in
Provincia. Enzo Russo (Fortza Paris) annuncia un'interpellanza al presidente
Piero Carta per chiedergli di adottare tutte le iniziative utili a tutela dei
cittadini. Tra cinque giorni 5 giorni scadono i termini di versamento del
tributo, che ancora una volta rischia di essere pagato dai meno abbienti,
nonostante una Legge del 2007 li avesse esentati .Il Codacons di Tortolì
denuncia: «Il ministro dell'Economia e delle Finanze non ha ancora pubblicato
il decreto attuativo della Legge finanziaria 2008 che stabilisce come le
persone di età pari o superiore a 75 anni con reddito proprio o del coniuge non
superiore a 516,46 euro per tredici mensilità, potevano non pagare il canone
Rai. Il Governo sta aspettando che i consumatori paghino anche il canone 2009
prima di esentarli». Il Codacons chiede la pubblicazione
immediata del decreto attuativo e gli spot sulla Rai che annuncino l'esenzione
del canone. Propone, anzi, di estenderne l'abolizione a tutti i possessori
della social card e e alle famiglie con figli sotto i 3 anni di età. ( ni. me.
)
( da "Corriere delle Alpi" del 28-01-2009)
Pubblicato anche in: (Tribuna di Treviso, La)
Argomenti: Province
di Alberto Vitucci Il
federalismo di Cacciari Tutte le tasse riscosse dai comuni aboliti Catasto,
Entrate e Demanio Ai sindaci imposte e controlli Poteri su Iva ed evasione
fiscale E tutte le regioni italiane trasformate a statuto speciale VENEZIA. Le
tasse, anche quelle statali, riscosse direttamente dai Comuni e dalle Regioni. L'abolizione del Catasto e dell'Agenzia delle Entrate, del
Territorio e del Demanio. Una «Banca regionale degli Investimenti». E ampia
libertà agli enti locali per la gestione dell'Iva e la lotta all'evasione. E'
una vera rivoluzione il progetto per il «Federalismo fiscale» elaborato dal
Comune di Venezia. Il sindaco Massimo Cacciari, da sempre sostenitore
del progetto federalista, ha istituito due mesi fa nuova la figura del
consigliere delegato per il federalismo. E in questi giorni il lavoro è stato
completato. Un malloppo di un centinaio di pagine con proposte, studi e tabelle
che sarà illustrato domani agli Ordini professionali e poi inviato all'Anci,
l'associazione dei comuni italiani, per farlo diventare una proposta di legge
da presentare al governo. Il mago del federalismo made in Venice si chiama
Maurizio Baratello. Commercialista di fama, consigliere comunale del Pd ex Ds
ha lavorato («Gratis», ci tiene a dire) raccogliendo dati ed elaborandoli al
computer. Adesso la «consulenza» è conclusa, e il rapporto è sulla scrivania di
Cacciari. «Siamo il primo comune in Italia», dice soddisfatto. Il decalogo sarà
illustrato in un grande convegno programmato per aprile. E intanto il dibattito
è aperto. Le imposte La vera grande rivoluzione consiste nel modificare alla
radice il sistema della riscossione delle imposte. Non più le tasse versate
allo Stato e poi distribuite con i trasferimenti. Ma il percorso inverso:
l'esazione diretta da parte dei comuni anche delle imposte statali, con poteri
di accertamento e di controllo. Sarà istituita una Conferenza
Stato-Regioni-Enti locali per la redistribuzione tra regioni ricche e povere.
Agenzia delle Entrate Nella proposta Cacciari sono destinate a essere abolite
le Agenzie del ministero delle Finanze a cominciare dalle Entrate. «E' il
Comune che deve riscuotere direttamente le imposte», dice Baratello, «avviando
accertamenti in sede locale. I comuni sono in fibrillazione, perché
l'abolizione dell'Ici (9 miliardi di euro nel 2007) si è aggiunta al taglio
netto dei trasferimenti, ridotti dal 2003 del 38 per cento». Il Demanio Una
delle parole d'ordine del sindaco Cacciari è quella che il Comune «torni
padrone del suo territorio». A Venezia soprattutto, ma anche in altri comuni,
ampie porzioni di territorio sono sottratte alla giurisdizione dei sindaci, E'
il caso delle aree militari, delle acque demaniali, delle aree aeroportuali e
portuali. La riforma proposta prevede l'assegnazione dei Beni demaniali agli
enti locali (i comuni in accordo con le regioni) con il compito della
valorizzazione urbanistica, della produzione di cultura e reddito. In laguna
clamorosi sono gli esempi dell'isola di Sant'Andrea e dell'Idroscalo,
porticcioli ideali ancora in carico all'Esercito. Oppure dei Forti e delle
caserme inutilizzate, che i comuni devono pagare per poter utilizzare. L'Iva
«Non convincono», secondo lo studio di Cacciari, le proposte fin qui avanzate
dell'assegnazione ai comuni di una percentuale delle entrate del'Irpef. Molto
meglio la tassazione decentrata. La principale fonte di finanziamento degli
enti locali sarà la compartecipazione all'Iva (tassa sui consumi
indifferenziata), in modo da ridurre l'evasione, molto alta in Puglia e
Campania, e aumentare i controlli. Oggi il finanziamento arriva invece
dall'Irap regionale, la tassa sulle aziende utilizzata in questi anni per
finanziare il 37 per cento della spesa sanitaria regionale. Il gettito Iva
nazionale, secondo gli studi Unioncamere, ammonta a circa 70 miliardi di euro
l'anno. La Regione con il gettito più alto è l'Emilia Romagna con 7 miliardi e
300 milioni di euro (1889 per abitante), seguita dalla Lombardia con 15,4 (1753
euro per abitante) e dal veneto con con 7,7 miliardi, 1743 euro l'anno pro
capite. Il Catasto Altra rivoluzione prevede l'abolizione del Catasto e il suo
passaggio ai comuni. La Tassa del Registro (circa 3 miliardi e 197 milioni di
euro) dovrebbe essere applicata sui passaggi di proprietà da destinare al
comune dove si trova l'immobile. Appalti e grandi opere Il testo prevede anche
di garantire alle regioni «capacità di autonomia legislativa», estendendo le
attuali competenze fissate dai decreti Bassanini alla normativa sugli appalti.
Per infrastrutture e progetti di interesse regionale è prevista l'istituzione
della Bri, la Banca regionale per gli investimenti, modello «federalista ta»
della Bei che possa fornire prestiti e finanziamenti «senza scopi di lucro».
Uno strumento per far accedere ai mutui gli enti locali monitorando in tempo
reale il loro stato di indebitamento. Legge Speciale Insieme a Roma, l'altra
città «speciale» è senza dubbio Venezia, per cui lo Stato ha previsto due leggi
speciali e finanziamenti per proteggere un patrimonio dell'umanità. Senza
finanziamenti statali basterebbe, conclude la proposta, consentire lo
sforamento del Patto di stabilità. E dunque la possibilità di aprire il mercato
anche a capitali esteri. Statuto speciale Obiettivo finale è quello di
riconoscere anche alle Regioni a Statuto ordinario lo Statuto speciale. Oggi,
conclude lo studio, la Sicilia spende il 150 per cento di quello che produce,
il Trentino il 118. I trasferimenti a queste regioni sono in media 4350 euro a
cittadino (con punte di 11 mila per Valle d'Aosta e 8900 per Bolzano. Una
sperequazione che va eliminata, mantenendo anche per le regioni più povere le
garanzie dei servizi essenziali.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-01-2009)
Argomenti: Province
Il voto venerdì
all'Eden, in Fi palese spaccatura Sulla difesa delle Province Zambon sta con la
Lega Forza Italia si spacca sulle province. Il
vice-presidente della giunta provinciale, l'azzurro Floriano Zambon, invita i
consiglieri di via Battisti ad approvare il documento dell'Upi (Unione province italiane), che sarà messo al voto venerdì sera al
teatro Eden. «Il documento non è una difesa d'ufficio delle province
- spiega - Elenca invece una serie di riforme per il riassetto dello Stato,
compresa la razionalizzazione del sistema e l'eliminazione delle province inutili. Anche nel programma di Forza Italia si
parla dell'eliminazione delle province inutili». Di parere opposto invece il consigliere regionale
azzurro, Remo Sernagiotto, che invita i sette consiglieri provinciali di Forza
Italia ad astenersi dal voto. «L'abolizione delle province è uno dei punti del programma di Forza Italia - ribadisce
Sernagiotto - Su questo tema la posizione del Pdl è chiara. I consiglieri
rispettino la linea del partito». Lunedì sera i vertici azzurri si sono riuniti
in un summit, per discutere la linea di voto di venerdì: astenersi (creando una
bufera in seno all'alleanza con la Lega, favorevole invece alle provincie) o
votare a favore? Alla fine si è deciso di rimandare la decisione alla
segreteria provinciale del partito, ossia ad Annalisa Basso. Il presidente
dell'ente di via Battisti, Leonardo Muraro, lancia un appello: «Io non chiedo a
nessuno di uscire dal consiglio, ma è una questione di coerenza». Intanto il
capo-gruppo dell'Udc, Fiorenzo Silvestri, annuncia il voto favorevole al
documento.(l.c.)
( da "Stampa, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Province
LEGA
NORD "La Provincia non va abolita Riduciamo i parlamentari" Anche a
Savona la Lega Nord si schiera contro l'abolizione delle Province. Andrea
Bronda, segretario provinciale del Carroccio, ieri è intervenuto sostenendo che
non è abolendo le Province che si risolveranno i problemi di bilancio dello
Stato. Secondo
il segretario Bronda le Province non vanno abolite ma rese più operative,
snelle ed efficienti. «Devono diventare enti al servizio del cittadino
sfruttando le numerose professionalità di valore presenti nell'ambito del
personale. Se si vuole veramente ridurre la spesa pubblica, bisogna partire dal
numero dei parlamentari e dall'ammontare degli emolumenti. Per questo
difenderemo il ruolo e l'importanza della Provincia con un volantinaggio che
verrà effettuato domani davanti a Palazzo Nervi».
( da "Corriere delle Alpi" del 29-01-2009)
Pubblicato anche in: (Tribuna di Treviso, La)
Argomenti: Province
«Progetto troppo
complesso» Bocciatura bipartisan. Irpef, oggi patto sindaci-artigiani VENEZIA.
Un progetto eccessivamente complesso e tardivo. E' il giudizio - bipartisan -
sull'idea di riforma federalista elaborata per il Comune di Venezia con
l'obiettivo di trasformarlo in una proposta di legge. Una lettura
dell'autonomia fiscale troppo articolata per essere concretamente applicabile
in un Paese in cui un federalismo molto più soft stenta a decollare. Intanto,
questa mattina, il Movimento dei sindaci per il 20% dell'Irpef firmerà a Rubano
un accordo con le associazioni di artigiani e piccole imprese. Questo prevede
un matrimonio d'intenti, ovvero: i sindaci sosterranno gli imprenditori nella
battaglia sugli studi di settore mentre, questi ultimi, aderiranno alla
raccolta firme lanciata dagli amministratori locali. La "proposta
Cacciari" prevede la riscossione delle tasse diretta
per Comuni e Regioni, l'abolizione di Catasto, Agenzia delle Entrate, del
Territorio e Demanio e una Banca regionale per gli investimenti. «Si tratta di
una proposta suggestiva, condivisibile, ma difficilmente realizzabile» sostiene
Daniele Ferrazza (Pd), sindaco di Asolo nonché esponente del Movimento «Non
riusciamo ad abolire enti come le comunità montane e le Province, figuriamoci
se si riesce ad intraprendere un progetto così ambizioso. Credo che l'approccio
complessivo sia auspicabile, ma manchi la volontà necessaria: siamo di fronte
ad un progetto bello ed impossibile». Sulla stessa linea il sindaco di Teolo,
Lino Ravazzolo, anch'egli nelle fila del Movimento, fronte centrodestra: «Le
proposte di Cacciari mi sembrano molto ambiziose, ma irraggiungibili - conferma
il primo cittadino - già solo portare a casa il 20% dell'Irpef si sta rivelando
molto difficile. Non solo: sono 13 anni che proviamo a portare le funzioni del
Catasto in corpo ai Comuni, processo che si è rivelato lentissimo, lasciando
per altro la capacità impositiva allo Stato. Al massimo, questa iniziativa
potrebbe rientrare in un passo successivo, un "federalismo 2", ma al
momento mi sembra un puro esercizio filosofico». «Ormai siamo al voto sul
federalismo fiscale, tutte le altre proposte sono ormai superate - chiude il
sindaco di Treviso Gianpaolo Gobbo (Lega) - adesso è facile parlare, mi domando
perché però non ci abbiano pensato prima». Più articolata la lettura del
vicegovernatore del Veneto: «Ora tutto si gioca sui decreti attuativi -
sostiene Franco Manzato - le Regioni devono avere un'autonomia finanziaria per
competere con i cantoni svizzeri e i territori europei. Per questo è necessario
che le Regioni possano contare sulla leva fiscale. Solo in questo modo è
possibile applicare una politica economica espansiva, che punti cioè ad
abbassare le tasse o a investire sulle infrastrutture. Diversamente, oggi la
fiscalità non dà frutti». Nello specifico, quanto alla proposta del Comune di
Venezia, il leghista Manzato appare più conciliante: «Nella proposta Cacciari,
mi sembra che ci siano una serie di spunti interessanti - prosegue - tuttavia,
a questo punto, diventa fondamentale capire quanto il sindaco di Venezia possa
spingere le sue idee all'interno del Pd a livello nazionale. L'unica
possibilità è questa, dato che ora le Commissioni andranno a valutare i decreti
attuativi». (s.zan.)
( da "Secolo XIX, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Province
Il federalismo
fiscale è una riforma parzialesenza il varo della Carta delle autonomie locali
Andrea Orlando, Roberta Pinotti, Mario Tullo Il federalismo fiscale serve all'Italia:
per rafforzare l'autonomia e la responsabilità degli enti territoriali sancita
dal nuovo Titolo V della Costituzione; per accrescere la qualità dei servizi
pubblici offerti ai cittadini; per impiegare al meglio i soldi dei
contribuenti. La condivisibile scelta del Pd di astenersi nella votazione
finale al Senato sul disegno di legge Calderoli dimostra che il dialogo
auspicato a più riprese dal Presidente Napolitano non è un'utopia, ma è
concretamente possibile. Su una delle riforme cruciali per il futuro
dell'Italia i democratici hanno saputo accettare la sfida del cambiamento, per
concorrere responsabilmente alla modernizzazione del Paese. La Lega Nord e il
Pdl avevano proposto inizialmente un modello di federalismo fiscale - quello
cosiddetto "lombardo" - decisamente lontano, con la sua impostazione
localistica, dall'articolo 119 della Costituzione. Il disegno di legge
approvato in prima lettura dal Senato - che pure continua a presentare parecchi
limiti e contraddizioni - grazie al contributo di idee del Pd risulta assai più
coerente con il dettato della Costituzione e molto più simile nei suoi
contenuti alla proposta presentata dal governo Prodi nell'estate del 2007. Nel
merito, sono numerose le proposte avanzate dal Pd e accolte dal governo e dalla
maggioranza: la costituzione di una Commissione parlamentare per l'attuazione
del federalismo fiscale, che rafforzerà il ruolo delle due camere nella
delicata fase di discussione dei decreti delegati (che definiranno nel concreto
il funzionamento del nuovo sistema); l'introduzione del "patto di
convergenza", che allarga l'orizzonte del federalismo fiscale includendo
esplicitamente tra i suoi obiettivi la progressiva omogeneità sul territorio
dell'offerta quantitativa e qualitativa dei servizi pubblici essenziali
(sanità, assistenza, istruzione,ecc.), impiegando a tal scopo una parte delle
risorse risparmiate con l'applicazione dei costi standard in tutto il Paese;
l'armonizzazione di tutti i bilanci pubblici, essenziale per avere numeri certi
per quanto riguarda la finanza degli enti territoriali; il superamento del
principio di territorialità delle imposte contenuto nella formulazione
originaria del disegno di legge del governo, incompatibile con il carattere
unitario della Repubblica; una definizione più precisa dei riferimenti
dell'autonomia tributaria dei Comuni (gli immobili) e delle Province (il
trasporto su gomma), come avviene negli altri Paesi europei; l'introduzione del
metodo della programmazione pluriennale per gli interventi speciali per la coesione
e il Mezzogiorno; una accelerazione dei tempi di adozione dei decreti delegati
(un anno per il primo schema di decreto legislativo) e di transizione al nuovo
ordinamento (cinque anni, anziché il generico "periodo di tempo
sostenibile" della versione iniziale del disegno di legge). Sono modifiche
significative, che hanno migliorato sensibilmente il disegno di legge rispetto
alla proposta originaria del governo. Nonostante ciò, rimangono aperti nodi
importanti, che condizioneranno il giudizio finale sul provvedimento. Per il Pd
il federalismo fiscale è un elemento importante, ma non esaustivo rispetto
all'obiettivo di completare e rafforzare l'ordinamento federalista definito dal
nuovo Titolo V della Costituzione. È necessario varare la Carta delle autonomie
locali, così come creare un Senato federale in cui gli enti territoriali
possano intervenire nel processo di formazione delle leggi nazionali. Senza
un'accelerazione su questi fronti, il federalismo fiscale è una riforma
parziale e insufficiente. A ciò si aggiunge il problema della quantificazione
degli effetti finanziari della riforma, essenziale per apportare tutte le
correzioni necessarie per evitare scompensi ingiustificati nella dotazione di
risorse dei diversi territori del Paese o un aumento incontrollato della
pressione fiscale complessiva. Il governo del Pdl e della Lega Nord ha un forte
problema di credibilità, nei confronti del sistema delle autonomie. Tutti i
principali provvedimenti assunti dall'inizio della legislatura sono improntati
ad un rigido e soffocante centralismo: abolizione dell'Ici
sulla prima casa e mancata compensazione integrale per i Comuni; blocco
dell'autonomia impositiva di Comuni, Province e Regioni; tagli ai trasferimenti
erariali; una manovra finanziaria particolarmente penalizzante per gli Enti
locali (secondo l'Anci 8 Comuni su 10 rischiano di non rispettare il patto di
stabilità interno nel 2009); gli scambi politico-clientelari a favore di
singole realtà (i finanziamenti straordinari per Catania e Roma, con l'esenzione
di quest'ultima dal patto di stabilità interno; il trattamento di favore che lo
stesso disegno di legge sul federalismo fiscale riserva a Roma Capitale;
ecc...). Tutto questo avviene in una fase in cui gli enti locali sono in prima
linea di fronte alla recessione economica: da una parte devono fare fronte a
buona parte delle ricadute sociali della crisi; dall'altra potrebbero diventare
protagonisti della ripresa (i Comuni realizzano il 43 per cento di tutti gli
investimenti pubblici), se solo venissero allentati (per tutti, non solo per
Roma) i vincoli soffocanti che il patto di stabilità pone alle spese in conto
capitale. È necessario cambiare rotta, e bisogna farlo rapidamente. La
scommessa, per il Pd, quindi, è duplice. Migliorare e rafforzare il testo
approvato dal Senato, naturalmente. Ma anche incalzare il governo perché passi
rapidamente dalle parole ai fatti, anticipando l'entrata in vigore di alcuni
elementi del federalismo fiscale, a partire dalla compartecipazione Irpef per i
Comuni. Gli enti locali non possono rimanere in mezzo al guado, nell'attesa dei
tempi lunghi (due anni per i decreti delegati, e cinque anni per l'entrata a
regime) di attuazione della riforma nel suo insieme. Andrea ORLANDO e Mario
TULLO sono deputati del Pd. Roberta PINOTTI è senatrice del Pd 29/01/2009
( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del
29-01-2009)
Argomenti: Province
CRONACHE MARCHE pag.
19 Le Province delle Marche si mobilitano LA PROTESTADA OGGI MANIFESTAZIONI
CONTRO LA VENTILATA CHIUSURA DELL'ENTE ANCONA IL PRESIDENTE dell'Unione
regionale delle Province marchigiane e della Provincia di
Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli scende in campo per difendere ruolo e
funzioni delle Province. Si schiera contro la loro abolizione, ventilata dal
Governo, e annuncia per oggi ad Ancona una seduta straordinaria del consiglio
provinciale del capoluogo, al Liceo classico Rinaldini, «per sensibilizzare la
popolazione e varare proposte in difesa della dignita' dell'istituzione».
Ucchielli ha detto di sentirsi «amareggiato per la campagna delegittimatoria
nei confronti di chi giornalmente si impegna con il suo lavoro a far funzionare
un'istituzione la cui esistenza è sancita dal Titolo V della Costituzione, e
confermata nel 2006 dal secondo referendum costituzionale della storia della
Repubblica». «Tutti gli organismi istituzionali presenti nel Paese ha ricordato
, dai sindacati, ai partiti, alle forze dell'ordine, hanno una suddivisione
territoriale basata sulle province, per essere più
vicini alla gente e garantire l'esercizio della democrazia». Ucchielli ha anche
rivelato di aver «dato mandato all'Ufficio legale di verificare se la campagna
denigratoria in corso contro l'ente ne danneggi l'immagine, per chiedere
eventuali danni a chi delegittima il nostro lavoro». Alla seduta del consiglio
provinciale di Ancona faranno seguito il giorno successivo analoghe
convocazioni di tutti i consigli provinciali delle Marche per discutere del
problema con partiti, sindacati, imprese e forze sociali. Con i Comuni, ha
ricordato Ucchielli, le Province sono l'ente cui i cittadini possono rivolgersi
direttamente, e che ha competenze su scuola ed edilizia scolastica, formazione,
lavoro, informatica, trasporti, mobilità, turismo e ambiente. «La riforma
federalista ha concluso deve servire a definire meglio le loro funzioni e ad
erogare le risorse necessarie per svolgerle, tenendo presente quanti enti,
agenzie, authorities (in media 30 per ogni regione) svolgono sul territorio
compiti tipici delle Province».
( da "Giornale.it, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Province
Di Pietro 1. È il
sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei
confronti del presidente della Repubblica («Napolitano dorme, l'Italia
insorge») a scatenare Antonio Di Pietro a piazza Farnese. Vogliono farci lo scherzetto
di piazza Navona ma in una piazza civile c'è tutto il diritto a manifestare?»,
si chiede protestando per il sequestro del manifesto. In una piazza «può essere
accolto chi non è d'accordo con alcuni silenzi» del Capo dello Stato),
prosegue. Poi aggiunge: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a
volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo». Di Pietro affe rma poi che
questa critica è «fatta del tutto rispettosamente». Quindi conclude: «Il
silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso per questo io voglio
dire quello che penso». (Ansa) Di Pietro 2. «Mi amareggia molto - dice in una
nota il leader dell'Italia dei Valori - per l'oggettiva disinformazione che
contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto, il comunicato del
residente della Repubblica in merito al mio intervento di questa mattina. Ho
detto e ribadisco che, a mio avviso, è stato ingiusto e ingiustificato non
avere permesso ad alcuni manifestanti i tenere esposto uno striscione non
offensivo, ma di critica politica». «In democrazia - prosegue Di Pietro - deve
essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi. Non ho mai detto che a
far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho
mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato
pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non a lui che mi
riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui
potenti di Stato». (Apcom) Il Tonino-pensiero è arrivato (forse) alle estreme
conseguenze dell'invettiva politica con la frase e il giudizio sul Presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano (guarda il video). Dal palco,
l'autonominatosi tribuno del popolo lancia il suo atto d'accusa più grave
colpendo la più alta istituzione dell'Italia repubblicana. quella parola,
"mafioso", rimbalza e rotola in quella piazza che oceanica non è
perché Tonino sta perdendo per strada il suo popolo (dopotutto una questione
morale come si è visto esisste anche per lui, il Grande Moralizzatore).
Rimbalza fra lo stupore di chi l'ascolta, arriva fino al Colle ma poi
ridiscende (accusa rispedita seccamente e duramente al mittente da Napolitano)
verso la piazza, rimbalza ancora ed esplode come una bomba impazzita sul palco
da dove è partita. In mano a Di Pietro. Che poi fa una goffa, lunare
retromarcia, vorrebbe metterci una pezza "ma è peggio del buco" come
scrive Antonio Polito sul Riformista. Di Pietro-Grillo-Travaglio, le madonne
addolorate del giustizialismo italiano, del neo-qualunquismo politico in
versione aggiornata erano insieme, in quella piazza. giusto così. Gli italiani
li hanno visti all'opera, a ciascuno la sua parte nella sceneggiata sul palco
di piazza Farnese, Roma, Italia. Il pubblico giudichi. Inutile stavolta
spendere troppe parole su Di Pietro e i suoi amici. Una parola invece la vorrei
spendere sul Partito Democratico e sul Walter Veltroni: ha già detto per due
volte di aver rotto con Di Pietro, poi è andato avanti tutto come prima.
Romperà allo stesso modo per la terza volta? O il centrosinistra riformista (ma
lo è davvero?) dovrà aspettare che all'alba il gallo canti ancora? Walter avrà
finalmente capito, come hanno già capito molti esponenti democratici, che si è
avvinto in un abbraccio mortale? Già, perché Di Pietro e i neo-girotondini
aspettano le elezioni europee, continuando ad alzare il tiro per prendere i
voti proprio al Pd e ai cespugli della sinistra. I conti li faranno dopo. Il
demagogo in trappola di Mario Giordano Tonino, messia al tramonto tra scandali
e parole a vuoto di Filippo Facci Il gioco di Tonino è durato poco.
L'antipolitica l'ha già scaricato di Paolo Granzotto Scritto in Varie Commenti
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Jan 09
Vendola: "Rifondazione addio" Nichi Vendola lascia Rifondazione
comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In
un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a Chianciano,
"chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la crisi
travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta
individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un
reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche
parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la
vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava -
il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla guida
del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del
partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani
seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista,
corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti (
23 ) » (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan 09
D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema
(ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con
un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il
partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai),
logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e
dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della
Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e
della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A
Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci
è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale
annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il
braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro
del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è
tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non
è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva
occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv,
definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd,
sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in diversi",
e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter dice: "Io
sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il presidente di
Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di astio
riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È stato
sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna
per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non
capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito
che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio:
"Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per
vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo
fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io
resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna
chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non
farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo
aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime
elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a
tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un
simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il
centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e
gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un
fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando
Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa,
segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di
nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per
quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della
Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang
della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto
in Varie Commenti ( 49 ) » (13 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per
fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della
neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata:
10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono
fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono
caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda
città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti
intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono
state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è
riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a
disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre
città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima
foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non
piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa
agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea
con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi
sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva
succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos,
paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino, segnalazioni
e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la figura
dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due giorni
di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno per quel
che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in (lenta)
marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e disservizi
mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori che
mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono meno
quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che in
questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma parlare
di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che però da
un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate, ma io
ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al Giornale mi
feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza Cordusio). E ricordo
pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato) un'altra nevicata che
provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle linee aeree dei tram a
causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui fili).. Più o meno le stesse
polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste per il traffico a rilento e i
marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi perché troppi condomini non lo
facevano in barba all'obbligo). Ricorso una ricognizione notturna di De Corato
lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto meno. Qualcuno poi si è stupito
per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal Friuli: meno male che sono
venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti dov'erano i volontari milanesi.
Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il sindaco ha chiesto al ministro La
Russa e ottenuto, soldati per spalare la neve: sono già al lavoro (tutto il
quattro ore) e dovrebbero essere circa 600, all'opera, ha spiegato il
vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass: meglio "auto
libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a chi senza gomme
da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o autobus. Sbagliato
allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco? E gli aeroporti
chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato indicato?) . A
Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino con bivacchi
negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi se si
risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il "mugugno",
come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene risolto di chi è il
merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e ripeto, a scanso di
equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è Marsiglia (per
fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno Madrid. SPAGNA/
MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione bloccata anche
nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata straordinaria ha colpito
Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente paralizzata dalla neve.
Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato chiuso e nessun volo
arriva o parte anche le principali autostrade che portano in città sono
praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di incidenti. Il
portavoce della direzione generale al traffico della regione ha sottolineato
che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della Spagna» e ha
invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il governo
della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della
precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha
organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari.
Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe
protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale
indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile,
questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici
del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle
nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un
brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con
un po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste -
direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non
c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che
finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della
"superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco
che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco,
perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima
fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione
seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la
questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni,
potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno
si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto.
Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il
"grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra
Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma
forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di
scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la
conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche
l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra
nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista,
che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio
contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e
federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è chi
preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono anche
essere l'occasione vera per ridurre costi della politica e
dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il no della
Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine
l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi
"semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto
all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli
slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante
ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto),
"con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di
Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha
messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne
prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale
indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese
può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di
maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al
governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più
santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità.
Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (11
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08 Destra,
consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora. Tema
impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul "Giornale"
dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo provocatorio "Perché
la Destra ha paura della cultura". Tema che ha sollecitato una serie di
interventi "alti" sulla questione del rapporto fra intellettuali di
"area" e Popolo della Libertà pubblicati da "Giornale" e
che ho deciso di raccogliere e riproporre in un dossier sul
"Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e di dibattitto anche
ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire, discutere. Utile
base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas "Se questa Destra
sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione dei diversi interventi".
Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è davvero così? La Destra ha davvero
scelto di fare la stessa strada della vecchia Balena Bianca orami defunta
(almeno come partito di massa moderato)? E' proprio vero che la Destra non ha
mai superato il complesso d'inferiorità nei confronti dell'egemonia culturale
della sinistra che era strettamenhte legata alla "tattica del salame"
(occupare posti di potere, nelle istituzioni e nella società civile in modo da
poter "governare" anche dall'opposizione condizionando maggioranze
speso deboli e divise?). E la Destra in un'Italia che cambia e che sta
contribuendo a cambiare, ha solamente un ruolo di mera "gestione del
potere" o è in grado di incidere nella cultura, nel fare cultura
allargando quindi la sua area di consenso con una diversa forma di radicamento,
più profonda e meno legata agli accadimenti, alle fortune o alle sfortune del
governare? E infine, la Destra ha saputo trarre lezione dall'egemonia culturale
della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli articoli: "Perché la Destra ha
paura della Cultura" di Stenio Solinas "Torniamo a dire qualcosa di
destra" di Mario Cervi "A Destra gli intellettuali hanno
tradito" di Alessandro Campi "La Destra moderna è intuizione, non riflessione"
di Gianni Baget Bozzo "La destra culturalmente povera? Capisce la società
più della sinistra" di Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le
cianfrusaglie" di Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è
fare vera politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di
fare la Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da
salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (11 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che
non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti
per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla
protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso
quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in
realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti
in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto
da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro.
Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal
palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a sbagliare,
qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani? Bisognerebbe
chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la protesta, la
sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè sospinto. Ma
tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso, magari
trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami politico.
Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non in realtà
ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei concorsi.
L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la Gelmini
qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda.
"Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul
Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il
ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi
"baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che
dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento
(ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo
numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il
settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana,
prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte
accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi"
del "nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è
quello di uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che
"nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083.
Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza
notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti
a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque università
in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante", il
progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei
docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla
"creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli
alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli
insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese".
Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come
va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai
sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che
se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per
carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto
allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME
FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie
Commenti ( 119 ) » (27 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi
clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il
rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far
notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già,
l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una
volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la
cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in
questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo,
soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di
rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa.
Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro
Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila
cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla
fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la
Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto -
resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di
composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio".
Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che
"verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate
quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si
cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole
davvero cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per
dare un senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace
a tutti, è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché
altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi
l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi
truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (41
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Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle
occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino
politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da
Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze
come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e
dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui
nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il
proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci
scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che
è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli
amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà
(in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in
questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria
indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del
Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa
AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì
inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto
Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per
Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è
grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E'
proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove
chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti (
48 ) » (31 votes, average: 2.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci
risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli
studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle
"okkupazioni", ormai diventato come le "partenze
intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì
lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è
in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri:
Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni
fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma
era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra
marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la
scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e
male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è
"okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più
facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate
a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i
sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di
baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a
cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e
insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la
"livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle
vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di
Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini,
contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o
ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola?
Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su
cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi
(che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi
l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI"
Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole.
1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2)
Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali
sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti
e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente.
6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più
giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca.
9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10)
Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e
bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti (
303 ) » (118 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Alberto Taliani: Rebecca M. scrive via mail: "L'attacco
a Napolitano è la logica conseguenza delle... Alberto Taliani: Caro Italiano,
per carità, bastano le parole dette da Di Pietro. ci risparmi Grillo. Quanto...
Talita: Signor Nico, lei valuta le prestazioni di un sistema, però ha sbagliato
comunque obiettivo. Si vede che... ITALIANO: PURTROPPO L'ITALIA E' UN POPOLI DI
PECORONI CREDULONI E DI GENTE CON LA MEMORIA CORTA!!!! E POI... Danilo: Di
Pietro è un rozzo aizzatore di popolo, per fini propri facilmente intuibili;
farebbe meglio a moralizzare... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5
Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il
bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News "Camere a gas?
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auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della
sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini La Gelmini e il bel
mondo di concorsopoli Delitto di leso Grillo. Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice Pagine About Disclaimer Filo
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( da "Sestopotere.com" del 29-01-2009)
Argomenti: Province
In Consiglio
provinciale di Ferrara approvato il Bilancio di previsione 2009 (29/1/2009
15:34) | (Sesto Potere) - Ferrara - 29 gennaio 2009 - Approvazione ufficiale in
Castello Estense del bilancio di previsione annuale 2009 della Provincia di
Ferrara. Dopo la relazione di presentazione, avvenuta nella seduta del 17
dicembre da parte del vicepresidente con delega al Bilancio Davide Nardini, si
è tenuto il dibattito. Al termine della discussione il bilancio è stato
approvato: 27 i presenti al momento del voto, 18 i voti favorevoli della
maggioranza di centrosinistra e 9 i voti contrari dell?opposizione. Gli
interventi nel corso del dibattito: Rossano Scanavini (Udc – popolari liberali
verso il Pdl): La relazione di Nardini mi ha lasciato perplesso. E? un
resoconto troppo misero con pochi spunti su cui ragionare. Do atto al
presidente della Provincia per essersi impegnato ma i risultati di questi anni,
che non dipendono solo da lui, sono scarsi. Quale piano di sviluppo per la
Provincia avete immaginato, qual è la filosofia? Non c?è un piano strategico,
un?idea di sviluppo della provincia non si vede. Isabetta Gomedi (Pd): Il
bilancio contiene molte positività: contenimento delle spese e investimenti mirati
in un regime di patto di stabilità. C?è stato un piano di riorganizzazione
scolastica importante e concertato. La situazione economica - come tutti
sappiamo - è precaria ma positivo è l?impegno avviato per favorire l?accesso al
credito per le imprese e le famiglie. Nei momenti difficili come quello attuale
deve prevalere la coesione sociale. Vittorio Anselmi (Fi – Pdl): Mancano la
capacità di incidere e la progettazione. Dieci anni fa non stavamo tanto bene e
oggi non abbiamo fatto tanti passi in avanti. Occorrerebbe ascoltare di più le
imprese e le loro esigenze. Si continua a non fare niente per semplificare la
macchina burocratica. Il ruolo della Provincia è tutto da ripensare, c?è un
bilancio fallimentare di anni con i progetti positivi di questa amministrazione
che si contano sulle dita di una mano. Brunella Lugli (Verdi): Realizzando il
bilancio occorre pensare alle categorie più deboli, non si possono scaricare
disagi sulle fasce più in difficoltà della società. Occorrono più sforzi
nell?ente per ridurre il deficit, occorre un contenimento del debito e un alto
impegno per la formazione. Non tutte le opere pubbliche vanno ugualmente bene:
occorre in questo settore valutare bene l?impatto ambientale che queste creano
sul territorio. Assessore Diego Carrara: Ho sentito affermazioni ingenerose.
Non si può dire che la Provincia sia assente: si può dire che non sono piaciute
le politiche realizzate ma non si può parlare di assenza. Si è lavorato per
dare sostegno alle imprese, si è rafforzata per quanto possibile la creazione
di nuove attività, sono state create delle nuove infrastrutture, anche
tecnologiche, come la rete telematica. Fatti che sono sotto gli occhi di tutti.
C?è azione, si può non condividerla, ma non parlare di assenza. Davide Verri
(An – Pdl): Nessuno vuole disconoscere il denaro investito dalla Provincia. C?è
però un dato oggettivo, la Provincia è lontana dalle persone, la gente non
riesce a capire il loro ruolo. Occorre una maggiore concretezza: il bilancio -
ad esempio - è ingessato dalla spesa del personale e dai mutui. Occorre partire
con un grosso lavoro di riorganizzazione della macchina amministrativa
burocratica. Va superata la difficoltà della gente a percepire le competenze.
Giovanni Nardini (Pd): Siamo in una fase di recessione tecnica. I dati dei
fallimenti sono sconfortanti. Occorre uno sforzo per pensare alle priorità del
nostro territorio, la Provincia non ha una autonomia impositiva e c?è una
sofferenza dal punto di vista delle entrate anche per il calo dei trasferimenti
regionali. Positivi in questo ambito quindi sono gli accordi per
l?anticipazione della cassa integrazione. Le province
sono fondamentali per la coesione del territorio. Neda Barbieri (ApF): La
relazione del vicepresidente è sulla difensiva nei contenuti. Ci sono opere non
fatte, l?Idrovia ad esempio è un discorso fermo, il progetto Ermitage è
sicuramente importante ma non sta dando i frutti che ci aspettavamo, occorre
rimettere in moto il progetto Ferrara Città d?Arte. Occorre guardare con
attenzione le cifre: estendere le opportunità per le piccole e medie aziende.
Ritengo fondamentale una flessibilizzazione del patto di stabilità. Giovanni
Cavicchi (Lega Nord): Quando ci si trova in condizioni di difficoltà di solito
si è abituati a prendere “a male parole” il governo. Noi siamo qui per votare
il bilancio della Provincia che è deludente. Ci sarebbe piaciuto vedere
chiaramente dove si tagliava per verificare in contemporanea anche dove si
andava ad investire. La Lega Nord è per una profonda riforma anche delle autonomie:
occorre procedere ad una aggregazione dei comuni minori. Rino Conventi (Gruppo
Misto): Serve una razionalizzazione degli organi periferici dello Stato. Ci
sono competenze sovrapposte e si potrebbe fare una lista infinita di spese
discutibili. Perché la Provincia non si occupa maggiormente - ad esempio -
della Sacca di Goro con la manutenzione delle chiuse e dei canali. Servirebbe
un dialogo maggiore tra maggioranza e opposizione, spesso ho l?impressione che
si boccino in maniera preconcetta istanze che arrivano dall?opposizione. Ugo
Taddeo (Fi – Pdl): E? un bilancio che mi ha deluso molto. Non si capisce che
cosa ci attende e verso che cosa ci porta. Io ho espresso grandissimo
entusiasmo su questi banchi, per la possibilità dell?Ermitage. Ora però ci sono
grandi ombre e non è stato fatto un salto di qualità che mi aspettavo. Non c?è
una riduzione di consulenze e incarichi così corposa come mi sarei aspettato:
si poteva in generale fare molto di più e meglio. Mario Castelluzzo (Pd):
Occorre partire dalla seria crisi finanziaria in atto. La Provincia di Ferrara
vista la sua natura è stata fortemente toccata e gli ordinativi sono in forte
calo. Il mercato auto incide sul bilancio: in questo quadro fosco e difficile,
l?ente ha tagliato dove si poteva tagliare, ha investito dove si poteva su
viabilità ed edilizia scolastica. Ha intrapreso opere e ha dato sostegno alle
imprese. Sulle famiglie si può fare ancora di più ma il giudizio sul bilancio è
positivo. Filippo Farinelli (Prc): Il bilancio preventivo deve tenere conto
della situazione nazionale. Non si può andare oltre a ciò che non si ha. E? uno
dei momenti più brutti di crisi economica in Italia e nel mondo e gli enti
locali nei loro bilanci non possono fare dei miracoli. C?è un bilancio coerente
con importanti investimenti principalmente in due settori vitali, quello delle
infrastrutture e dell?edilizia scolastica e quindi il mio voto è certamente
positivo. Ha fatto seguito la replica del vicepresidente Davide Nardini:Nella
relazione ho cercato di essere il più concreto possibile. Sul tema delle
entrate non bisogna mai dimenticare che per le province
questa voce cambia di mese in mese a seconda delle vendite delle auto. Il calo
drastico delle vendite in corso ha implicazioni per il bilancio della Provincia.
Sul discorso abolizione dell?Ente, non vorrei entrare troppo nel merito
ritenendo di nessun valore il dibattito: le province
hanno competenze chiare, svolgono un importante ruolo con deleghe precise e di
coordinamento. Tutti concordano che in questa fase di crisi ciò che manca
veramente è un grande piano strategico nazionale. Occorre un grande sforzo
nazionale per guardare alle imprese, ai cittadini e ai lavoratori che sono in
grande difficoltà. Noi, nel nostro territorio, per quanto di nostra competenza
abbiamo attivato una serie di misure a favore e a sostegno di imprese e
famiglie. Ha fatto seguito l?intervento del presidente della Provincia Pier
Giorgio Dall?Acqua: Si tratta di un bilancio che tiene conto della crisi in
atto nel nostro paese e che nonostante tutto mantiene un forte impegno sul
versante degli investimenti e del contenimento delle spese. L?aumento delle ore
di cassa integrazione nell?ultimo anno è stato esponenziale, ognuno è libero di
dire anche che è colpa della Provincia ma io credo che ci sia arrivata una
tegola di livello mondiale. Nel nostro territorio ci sono industrie
manifatturiere e meccaniche e ci sono ricadute impressionanti e da una crisi
economica può anche arrivare una crisi sociale che ci deve preoccupare. Con
l?obiettivo di dare sostegno a imprese e famiglie per quanto nelle nostre
possibilità, abbiamo convocato a novembre la Consulta dell?Economia e del
lavoro fornendo primi strumenti per le aziende. Con la collaborazione delle
Fondazioni Carife e Caricento abbiamo avviato una forma di anticipazione della
cassa integrazione, insieme con Camera di Commercio e tutti i comuni del
territorio abbiamo stanziato risorse per favorire l?accesso al credito per le
nostre imprese. Infine abbiamo verificato una importante disponibilità di
Carife e Caricento per varare ulteriori misure a sostegno delle famiglie
particolarmente disagiate oltre alle risorse già previste dai piani di zona.
Credo anche che occorra dare la possibilità agli enti locali di attivare una
politica di investimenti. In questa situazione è anche fondamentale non
abbandonare le infrastrutture avviate, Cispadana e Tangenziale Est avranno una
loro conclusione; sull?Idrovia abbiamo il finanziamento con i fondi che si
possono utilizzare solo per quel progetto specifico e credo che rappresenti una
opportunità per il nostro territorio con una riqualificazione importante anche
dell?asta fluviale. Il turismo è un settore importante di questa provincia e
abbiamo avviato un ragionamento continuo con strategie condivise con la Camera
di Commercio e con il sistema delle imprese. Infine su Ermitage Italia credo
che debba essere considerata come una grande opportunità in più di questa
città. Occorre uscire da discorsi di autoreferenzialità e percepire questa
presenza come un bene per città e provincia. Si sono poi esaminati e votati gli
emendamenti al bilancio presentati. E? stato RESPINTO un emendamento presentato
dal consigliere Rino Conventi (Gruppo Misto) finalizzato all?attuazione delle
commissioni consiliari in teleconferenza. Votazione 9 favorevoli, 17 contrari.
E?stato RESPINTO un emendamento presentato dal consigliere Rino Conventi
(Gruppo Misto) che chiedeva uno studio di un tracciato di collegamento tra
Strada Provinciale Gran Linea e tangenziale di Ferrara. Votazione 5 favorevoli,
17 contrari. E? stato RESPINTO un emendamento presentato dal consigliere Rino
Conventi (Gruppo Misto) che chiedeva la realizzazione di uno studio per lo
spostamento degli uffici provinciali dal Castello Estense. Votazione 8
favorevoli, 18 contrari. E? stato ACCOLTO un emendamento presentato dai
consiglieri Lugli, Panizza, Gramolelli, Farinelli, Cuoghi, che prevede uno
studio di fattibilità per il completamento del tratto ferroviario tra Ostellato
e Porto Garibaldi “per contribuire a spostare traffico di persone e merci da
mezzi su gomma a mezzi su rotaia”. L?emendamento è stato approvato
all?unanimità. E? stato ACCOLTO un emendamento presentato dai consiglieri
Panizza, Cuoghi, Lugli, Farinelli, Nalin, che prevede un aumento di capitale
sociale in ACFT. E? l?acquisizione di quote di partecipazione in Acft Spa dei
Comuni allo scopo di omogeneizzare la composizione societaria in analogia alla
composizione societaria di ATC Spa di Bologna in funzione della fusione per
incorporazione di ACFT in ATC. L?emendamento è stato approvato all?unanimità.
Dopo la fase di dichiarazioni di voto si è poi proceduto all?approvazione del
bilancio. Votazione finale: 27 presenti, 18 voti favorevoli, 9 voti contrari.
( da "Stampa, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
MOBILITAZIONE
NAZIONALE.CONTRO L'ABOLIZIONE "La Provincia non si tocca Se mai servono
più deleghe" Consiglio straordinario questa sera a palazzo Flaim
[FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA Le bandiere, questa volta, restano nell'angolo. Se
c'è di mezzo la sopravvivenza della Provincia, il presidente di centrosinistra
e i parlamentari di centrodestra fanno fronte compatto. E questa sera alle
20,30, al consiglio provinciale straordinario a palazzo Flaim di Verbania
saranno dalla stessa parte, a difendere la sudata autonomia. Come in tutta
Italia, del resto, visto che l'appello alla giornata di mobilitazione
arriva direttamente dall'Unione delle Province d'Italia: «L'abolizione delle
Province è un attacco alla democrazia - tuonano dall'Upi -, si vuole il ritorno
al centralismo a scapito dell'autonomia e della responsabilità delle diverse
istituzioni costitutive della Repubblica». Il primo a puntare i piedi è
il presidente Paolo Ravaioli: «Giù le mani dalle Province, soprattutto dalla
nostra. I costi, tra l'altro minimi, non giustificano l'abolizione, saremmo
solo capri espiatori per la crisi». Non che sia tutto rose e fiori: «Al momento
c'è troppa confusione sui ruoli - ammette Ravaioli -, pensiamo ad esempio al
turismo, di cui si occupano Regione, Provincia, Distretto dei laghi. Ognuno fa
qualcosa, mentre andrebbero definite meglio le competenze, con relativa
dotazione di fondi. La riforma davvero necessaria, quindi, riguarda
l'autonomia: alle Province vanno delegate le funzioni che attualmente
appartengono ai consorzi, ad esempio su rifiuti e acqua. Cosa che, tra l'altro,
noi perseguiamo da tempo». Pochi mesi fa, infatti, il presidente della Regione
Mercedes Bresso - che oggi sarà in Valle Anzasca per la consegna dei lavori
della galleria di Ceppo Morelli - ha firmato il protocollo d'intesa con
Ravaioli per l'«autonomia possibile» del Vco, ossia maggiori deleghe (e
rispettivi introiti). Ma ancora non basta, secondo il deputato del Pdl Marco
Zacchera, che stasera mancherà all'appello poiché all'estero: «Così com'è la
Provincia non ha un ruolo sufficiente a giustificarne l'esistenza. Deve avere
più compiti, ma finora la Regione non ha mai risposto alla richiesta in maniera
convincente: la Provincia deve diventare il suo braccio esecutivo». Il senatore
leghista Enrico Montani alza il tiro: «Tutto ciò che da Roma passa in mano a
Regione, Province e Comuni è positivo, visto che è i veri sprechi da tagliare
appartengono allo Stato. Al di là delle appartenenze politiche, poi, bisogna
ammettere che nel Vco gli sprechi sono davvero pochi o nulli, non ci sono
cattedrali nel deserto. Pensiamo piuttosto ad eliminare i doppioni
rappresentati dai vari consorzi». Anche il senatore Valter Zanetta punta
all'aumento di deleghe. «Demanio idrico, piani regolatori, autorizzazioni: sono
tutte funzioni che toccherebbero alle Province - dice -, cui deve abbinarsi una
burocrazia più snella, per aiutare davvero l'economia. Lo slogan "Aprire
un'azienda in un giorno", insomma, deve diventare realtà: così la
Provincia sarebbe davvero vicina ai cittadini». Le matasse da sbrogliare non
mancano e la soluzione, secondo l'Upi, è «la rapida approvazione di norme per
la semplificazione e razionalizzazione delle funzioni di ogni livello di
governo previsto dalla Costituzione». Ossia il disegno di legge delega sul
federalismo fiscale, la nuova Carta delle autonomie locali e l'individuazione delle
funzioni fondamentali di Comuni e Province.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Province, i vertici
Pdl per l'astensione Oggi il consiglio (aperto) della verità. Azzurri
tesissimi, Lega attendista Province da eliminare? Sì, almeno per 6 membri su 10
del direttivo trevigiano del Pdl. Direttivo che mercoledì sera si è espresso
chiaramente anche in merito al comportamento da tenere al consiglio provinciale
in programma per questa sera, alle ore 19.30, al teatro Eden, alla presenza di
sindaci e associazioni di categoria. Un consiglio con un unico ordine del
giorno: votare il documento dell'unione province
italiane a sostegno appunto del mantenimento degli enti Provincia. La Lega è
pronta a votare a favore, anche le opposizioni. Ma nel Pdl è maretta: gli
azzurri della corrente Sacconi-Sernagiotto vogliono astenersi poiché il
programma del Pdl mira all'abolizione delle Province,
mentre la corrente di Fabio Gava appare più possibilista. Mentre il capogruppo
azzurro di via Battisti Gian Pietro Favaro annuncia il voto favorevole dei
forzisti, il sernagiottiano De Mitri è pronto ad astenersi. E lo stesso
Sernagiotto ribadisce: «La maggioranza del direttivo è per l'astensione,
e così sarà». Ma potrebbe anche darsi che passi la linea dell'assenza
strategica, come quelle di Davì e Fighera. Insomma, stasera sarà la resa dei
conti. Anche in seno al Pdl. (a.z.)
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
30-01-2009)
Argomenti: Province
POLITICA pag. 12
Melilli: «Non sono le Province la vera zavorra» INTERVISTA di ITTI DRIOLI ROMA
OGGI è la grande giornata delle Province, che hanno indetto una mobilitazione
nazionale per rispondere a chi le vorrebbe abolire. Fabio Melilli (nella foto
LaPresse), Pd, è presidente della Provincia di Rieti, e presidente dell'Upi,
l'Unione delle province italiane. Anche voi, dunque,
impegnati in una difesa corporativa? «Tutt'altro. Vogliamo mettere in evidenza
le contraddizioni di un dibattito un po' demagogico che si riaccende proprio
quando il federalismo fiscale avanza, ed è la dimostrazione che Regioni, Comuni
e Province vanno rafforzati. Altro che far scomparire queste ultime!». Perché
andrebbero rafforzate? «Perché per raggiungere gli obiettivi di semplificazione
del sistema tributario e di riduzione della pressione fiscale si deve dire
chiaramente chi fa che cosa. Si deve rformare la Pubblica amministrazione e
definire finalmente le funzioni dei tre livelli di governo nel territorio. Sono
tre in tutti i Paesi d'Europa». Ma da qualche parte bisogna anche tagliare.
«Certo. Anche noi partiamo all'assunto che il sistema pubblico è inefficiente.
Si può risparmiare sopprimendo funzioni concorrenti e spesso sovrapposte. La
strada è abolire tutto quello che negli ultimi 20 anni si è frapposto fra i tre
livelli di governo. Regioni e Stato hanno creato Enti non elettivi che oggi
spendono molto di più delle Province». Ad esempio? C'è un proliferare di
Consorzi, di Autorità con tanto di consigli di amministrazione e gettoni di
presenza i cui membri non sono sottoposi al giudizio dei cittadini ma costano,
e tanto, ai cittadini. Non dico che le Province debbano restare come sono. Le
loro funzioni vanno riviste: un assessore alle politiche sociali, ad esempio,
può non servire, ma 180mila chilometri di strade provinciali non possono essere
di competenza dei Comuni». La Lega vi difende. E il Pd, che
è il suo partito? «Nel programma elettorale il Pd prevedeva l'abolizione delle
Province solo nelle città metropolitane, com' è giusto. Ora vedo che ci sono
opinioni differenti. Vorrei capire qual è la linea, finalmente».
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
30-01-2009)
Argomenti: Province
CRONACHE pag. 18 Il
federalismo in Emilia piace soltanto a metà IL DIBATTITO ALLA CISL REGIONALE
BOLOGNA IL FEDERALISMO fiscale piace, come principio, alla Cisl regionale. Ma,
pochi giorni dopo il via libera del Senato alla legge delega del ministro
Calderoli, non mancano i distinguo, e aleggia il timore che le specificità
locali finiscano col far perdere di vista la necessità di fare sistema come
Paese. L'argomento è stato oggetto ieri di una tavola rotonda organizzata dalla
Cisl Emilia-Romagna alla quale hanno partecipato anche il vicepresidente della
Regione, Flavio Delbono, Giancarlo Pola, docente di Scienza delle finanze
all'ateneo di Ferrara e Maurizio Bernava, segretario Cisl Sicilia. «Con il
federalismo fiscale ha detto Piero Ragazzini, segretario generale Cisl
Emilia-Romagna finirà il sistema di finanza derivata basata sulla spesa
storica. Si passerà all'autonomia impositiva sul territorio e al criterio dei
costi standard di una media buona amministrazione. Ma serve un nuovo Codice
delle autonomie che stabilisca chi fa cosa' e l'istituzione di una seconda
camera delle autonomie con compiti e funzioni ben definite». Il sindacalista
chiede che nell'attuazione del ddl vadano coinvolti anche i soggetti della
società, a cominciare dal sindacato. «Ma occorre risolvere chiede Ragazzini la
modalità di perequazione fra Regioni: un gettito Irpef può variare dai 1.700
euro pro capite dell'Emilia-Romagna ai 660 della Calabria, va rivista la
tassazione delle persone fisiche e definite a livello locale le tariffe
dell'acqua e dei rifiuti». DIVERSI i dubbi emersi nell'intervento di Antonio
Uda, segretario generale pensionati Cisl. «Sono molto preoccupato ha detto .
Non sarà un federalismo solidale e ci sarà un aggravio di
prelievo fiscale soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Avrei
preferito presentare contestualmente il federalismo fiscale e l'abolizione
delle province, istituzioni
obsolete e anacronistiche. A spesa costante vi dovrebbe essere un riequilibrio
dei diritti ai servizi per le persone, anche per evitare l'esplosione della
spesa sanitaria. Ma non ci credo». Più aperta la posizione di Giorgio
Santini, segretario nazionale confederale Cisl. «Il ddl attuativo va nella
giusta direzione: occorre migliorare l'efficacia delle istituzioni collegandole
di più al territorio, mantenendo saldo il legame e la coesione sociale nel
Paese». Pur elencando elementi positivi, Delbono rimane scettico sulla
realizzazione della legge. «Mi chiedo ha detto quale sarà il livello delle
funzioni che verranno delegate alle Regioni, e che devono essere garantite
ovunque in base al fabbisogno standard. Per non parlare del prelievo Iva da
parte dei Comuni al posto dell'Irpef». m. t.
( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina XVI - Bologna
Scuola di musei, guardare non basta Un ciclo di incontri per rimeditare la vita
dell´arte Scienze della Formazione inizia da oggi la serie "Patrimonio in
movimento": relatori storici e professori, ma anche manager culturali
ILARIA VENTURI «CHIEDETE a un taxista bolognese di portarvi in piazza Liber
Paradisus. Saprà dov´è, ma difficilmente saprà dirvi perché si chiama così».
Luigi Guerra, preside della facoltà di Scienze della
formazione, parte da questa piccola provocazione, rievocando il testo di legge
sull´abolizione della schiavitù emesso dal Comune di Bologna nel 1256, per presentare
un ciclo di incontri, «Patrimonio in movimento», dedicato ai metodi più
innovativi per educare alla storia dell´arte. Il primo appuntamento è
oggi, alle 15.30, all´aula magna di Scienze della formazione, in via Filippo
Re: di didattica dell´arte parleranno il docente Marco Dallari ed Eloisa
Gennaro, responsabile del sistema museale della provincia di Ravenna. Tra i
relatori dei prossimi incontri, sino a maggio, figurano storici dell´arte come
Eugenio Riccomini, che interverrà il 13 febbraio su «I volti del patrimonio»,
professori come Roberto Balzani, esperti nella gestione dei musei, manager
della cultura come Mauro Felicori, storici e insegnanti. «L´obiettivo più
ambizioso è quello di aprire una scuola per la didattica della storia e del
patrimonio», anticipa lo storico Rolando Dondarini, del Centro internazionale
di didattica della storia del patrimonio che promuove l´iniziativa. Chi
gestisce un museo si confronterà con chi deve portare gli studenti a vederlo o
con chi deve promuovere politiche di formazione e di diffusione della
conoscenza del patrimonio culturale. «Non è più pensabile che uno vada a vedere
i quadri della Pinacoteca e basta - spiega Guerra -. Oggi ci sono le aule
didattiche che aiutano non solo a vedere un´opera artistica, ma a ricostruirla,
magari recuperando gli stessi materiali utilizzati dall´autore. La didattica di
tipo illustrativo ormai è superata: non basta più far vedere bene un quadro o
una statua». Guerra fa riferimento a un concetto di patrimonio che, grazie
all´opera dell´Unesco, comprende non più solo i monumenti, ma anche il
paesaggio, le bellezze naturali, i manufatti legati al lavoro. «Altra scommessa
- spiega il preside di Scienze della formazione - è quella delle nuove
tecnologie, che non devono servire solo per esporre le opere in modo più
accattivante e fantasioso, ma anche per permettere a chi le guarda di
instaurare una relazione più profonda: scaricare immagini e musiche, lasciare
un commento personale, creare una propria visita guidata al museo». Con l´obiettivo,
conclude, di «creare cittadinanza, identità» in una città sempre più popolata
dai �nuovi bolognesi´. Il programma completo è nel sito: dipast. scform.
unibo. it SEGUE A PAGINA V
( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Quale ruolo per la
Provincia Forlì-Cesena? Seduta ?straordinaria e aperta? del consiglio : la
cronaca (30/1/2009 13:05) | (Sesto Potere) - Forlì - 30 gennaio 2009 – Aderendo
all?invito dell?Upi (Unione delle Province italiane) il presidente del
consiglio provinciale di Forlì-Cesena Bruna Baravelli, in avvio di seduta, ha
spiegato che questa assemblea aperta a rappresentanti delle istituzioni, delle
associazioni di categoria, dei sindacati e delle forze sociali e politiche si
svolge in contemporanea in tutte le 104 province
d?Italia (escluse le autonome Trento, Bolzano e Aosta) , mentre in
Emilia-Romagna Modena e Bologna l?hanno già celebrata. “E? necessario – ha
spiegato Bruna Baravelli - chiarire il ruolo di questo ente e dei costi reali
che sostiene, altri sono i soggetti che si dovrebbero abolire, c?è stato un
atteggiamento di facile propaganda che non tiene conto della realtà. Cioè dei
numeri: i Comuni costano in media al cittadino 1100 euro l?anno, 2660 euro le
Regioni , 7380 lo Stato , gli altri enti più di mille euro l?anno , mentre le province 233 euro”. Il presidente della giunta provinciale
Massimo Bulbi spiega che: “Questa seduta nasce dalla volontà delle province italiane di fare chiarezza contro questa campagna
denigratoria in atto, una campagna populista e rischiosa. Ciascuno di noi, ed
io per primo, ritiene che sia legittimo affrontare una ragionamento sulla
riduzione dei costi e la ridefinizione delle deleghe e dell?eliminazione delle
duplicazione e delle funzioni burocratiche. Ma assistiamo ad una
criminalizzazione in atto che ha colpito non soltanto l?immagine dell?ente ma
anche le persone che lo fanno funzionare”. “Altri sono gli sprechi – ha
sostenuto Bulbi - . E altrove dovremmo verificare modalità di programmazione e
utilizzo della spesa pubblica. Per fare un esempio: il governo investe un euro
ogni 10 che incassa, mentre la nostra provincia un 1,5 ”. Semmai la mancanza di
risorse adeguate trasferite agli enti locali (Province comprese) è il vero
problema. C?è chi ha detto in un articolo pubblicato dal Sole 24 ore che le
Province si estingueranno da sole per mancanza di risorse. Anche il Censis , in
una recente indagine, ha ribadito che il ruolo delle Province può essere quello
di centro di compensazione di area vasta, facendo tesoro delle proprie
peculiarità, quale altro ente potrebbe fare tesoro delle esigenze delle aree
montane e dei piccoli Comuni? Siamo d?accordo nel taglio dei rami secchi, ma
allora lo si faccia a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari , si
dia avvio al taglio delle spese di funzionamento degli organi periferici dello
Stato, si aboliscano i privilegi che aumentano, si chiudano enti e agenzie che
non hanno una reale rapporto con i cittadini”. S?è aperto il dibattito ed hanno
preso la parola fra gli altri: il professor Zurla, dell?Università ; il presidente
della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Alessandrini , che ha difeso il
ruolo delle Province come interfaccia fra Comuni e Regione e di supporto ai
piccoli e piccolissimi Comuni ha indicato un?incongruenza: “da una parte c?è
chi chiede l?abolizione delle province e dall?altra
c?è chi riesce a farne nascere altre che magari non hanno un reale collegamento
con il territorio”; il direttore di Confindustria di Forlì-Cesena , Zambianchi,
che ha ricordato il ruolo che il nostro comprensorio riveste nelle statistiche
(8° posto in Italia su 103, 20° posto per qualità della vita) difendendo il
metodo condiviso del ?Patto dello sviluppo? ma ricordando anche la fase
congiunturale della crisi che attanaglia anche la nostra economia con effetti
negativi dal mese di ottobre; la presidente della Commissione Pari opportunità
del Comune di Forlì , Maria Maltoni, che ha salutato positivamente l?iniziativa
ragionando sul fatto che forse proprio la cattiva proliferazione del numero
delle Province negli ultimi può averne fatto godere di peggiore stampa; Corzani
, della Confesercenti e Bernacci, di Confartigianato che hanno ricordato come
in realtà certa indignazione popolare contro gli enti locali in genere nasca
soprattutto dal fatto che “s?è tarato il giudizio sull?attività svolta da certe
province del Meridione che hanno dimostrato negli anni
vaste sacche di inefficienza e sperpero di denaro pubblico”; Monica Donini
presidente dell?assemblea regionale dell?Emilia-Romagna che ha indirizzato il
suo ragionamento nell?analisi fra: “innovatori e conservatori dell?assetto
istituzionali del Paese” aggiungendo che “non si può liquidare la richiesta di
un riassetto democratico e istituzionale , senza che la nostra posizione appaia
come una semplice difesa dello status quo”; Giorgio Giorgini per il
coordinamento di volontariato della Protezione civile; il sindaco di
Verghereto, Camillini , e il sindaco di Portico , Betti , che hanno denunciato
come i piccoli Comuni vivano la “lontananza” dai luoghi decisionali come la
Regioni ed hanno difeso il ruolo intermedio delle Province che garantiscono
politiche di sostegno e strutture. Erano presenti anche i sindaci dei Comuni
montani come, fra gli altri, Longiano, Premilcuore e Tredozio… Poi hanno preso
la parola gli eletti. Il capogruppo di Forza Italia /Pdl Stefano Gagliardi ha
definito uno “spot elettorale inutile e dannosa” questa manifestazione
aggiungendo che : “non è con passerelle politiche e demagogiche di questo tipo
o con i contributi a pioggia ed i soldi pubblici gettati al vento (per E-Bus,
Fiera Forlì e Seaf, per esempio) che si dimostra l?utilità delle Province,
questi enti devono dimostrare con i fatti e le opere concrete di essere utili
al territorio” , critiche dall?esponente azzurro anche alla reale utilità del
?Patto per lo sviluppo? e stupore per l?assenza a questo appuntamento di ?alte?
personalità politiche e degli amministratori di Forlì e Cesena in sostituzione
dei sindaci dei due Comuni capoluogo impegnati contestualmente in una riunione
in Prefettura. Luca Bartolini (An) nel ricordare che chi come lui (Zavalloni,
Brandolini) ricopre l?incarico di consigliere con doppio incarico istituzionale
(consigliere regionale, presidente comunale o deputato, ndr) partecipa ai
lavori a ?costo zero? ha puntato l?indice sulla ?lontananza? di certi soggetti
istituzionali (Anas , Regioni , Stato, etc...) che per ruolo e scelte anche
politiche alla fine non si dimostrano vicine ai territori locali: “lo si vede
nelle lungaggini burocratiche pertinenti a lavori pubblici e infrastrutture, soprattutto”
ed ha caldeggiato una riforma costituzionale . E Giuliano Pedulli (Pd): “Ogni
confronto pubblico, ed anche questo, è un arricchimento del dibattito
democratico. E proprio da un confronto di merito è possibile avviare un?analisi
seria sull?assetto istituzionale del Paese e dei reali costi della politica.
Nell?opinione pubblica è nata questa critica sul ruolo della cosiddetta casta,
ma nessuna forza politica, tranne il Pri , è favorevole all?abolizione delle
Province”. Il Capogruppo del PRI Giovanni Lucchi ha ricordato che l?Edera da
decenni sostiene l?inutilità degli enti provinciali evidenziando che perfino i
Costituenti intendevano la validità di una funzione provinciale soltanto come
sede per allocarvi soprattutto uffici periferici statali (come le Prefetture) o
distretti sanitari (come i manicomi!). E anche a partire dal dibattito – 30
anni dopo - sulla necessità di far nascere altri livelli di rappresentanza
amministrativa il Pri si era detto perplesso: “oggi l?Italia ospita il maggior
numero in Europa di soggetti periferici amministrativi decisionali e di
governo: Stato, Regioni, province, Comuni, Città
metropolitane, Unioni, Comunità montane, Circoscrizioni e Quartieri: con il
risultato che i soggetti produttivi ed anche i cittadini vivono gli effetti di
un apparato decisionale e burocratico elefantiaco e infinita”. Il capogruppo
del PRC Piergiorgio Poeta ha esibito in aula (poi sono stati fatti rimuovere)
due maxicartelli con il simbolo di Rifondazione che denunciano lo “Sbarramento
del 4% nella soglia elettorale alle Europee, e lamentano “l?attacco in corso di
Pdl e Pd alla democrazia”. Il capogruppo del PDCI Agostino Mantegazza ha
ricordato che il dibattito sull?utilità delle Province parte da lontano, prima
ancora che ne venisse ridefinito il ruolo, e che oggi vive una nuova stagione a
causa del dibattito sui costi della casta, il ruolo della Provincia è utile e
indispensabile , semmai si dovrebbe discutere della loro proliferazione e della
necessità dell?esistenza di alcune , come Trieste, che ricalca quasi i confini
del… Comune. Il capogruppo del PD (Partito Democratico) Daniele Zoffoli,
spiega: “Le Province sono avamposti di democrazia, come del resto gli altri
enti locali: sono presidi di democrazia e in quanto tali è importante
salvaguardali a difesa del territorio e dei cittadini. Semmai, si potrebbe
discuterli su come renderli efficienti, dando loro le giuste risorse per
consentire loro di adempiere ai compiti istituzionalmente riconosciuti.
Dobbiamo investire nelle Province che realmente servono e sono necessarie , e
successivamente discutere anche di Province inutili. Ma altra cosa è
delegittimarne il ruolo a suon di slogan nelle piazze. Mi spaventa l?idea che
qualcun altro , magari , chieda di abolire altri enti locali, spalancando la porta
a chi invoca un uomo solo al comando”. Il vicecapogruppo del Gruppo della
Libertà/Gruppo Misto Rotilio Biserna ha parlato del ruolo della politica e del
distacco maturato tra cittadini ed enti locali: “il discrimine è forse proprio
nell?atteggiamento di chi fra gli stessi consiglieri ed amministratori svolge
il suo mandato con passione e competenza a stretto contatto il territorio di
pertinenza. La casta è insensibile alle richieste dei cittadini e ne derivano
anche lo sperpero o le spese incongrue”. Il capogruppo dei Verdi Stefano
Brigidi ha ricordato , anche per sua esperienza diretta di ex amministratore di
un piccolo Comune, come il ruolo delle Province sia insostituibile e s?è detto
dispiaciuto dell?assenza dei rappresentanti dei due Comuni principali del
comprensorio di Forlì e Cesena. Il capogruppo di AN/Pdl Vittorio Dall?Amore
censura il passaggio dell?ordine del giorno che definisce come “attacco alla
democrazia” l?atteggiamento di chi chiede l?abolizione delle Province e chiede
la rimozione dei capoversi del documento che adombra il licenziamento dei
dipendenti delle province (61mila dipendenti) nel caso
vengano abolite. Sono intervenuti anche Fabio Dellamotta (Fi/Pdl) che ha
presentato un altro emendamento all?ordine del giorno. Richieste di modifica
respinte. In conclusione, il consiglio provinciale straordinario ha approvato a
maggioranza ( hanno votato contro: Fi/PdL, An/PdL e Pri; astenuto GdL/PdL ) un
ordine del giorno che sarà inviato a Governo e Parlamento e che – fra l?altro –
ribadisce la proposta quando si darà corso al federalismo fiscale di garantire
alle Province la certezza delle risorse finanziaria necessarie per l?esercizio
delle funzioni istituzionali.
( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abolizione Province?
Errani (Regioni): "Un percorso di forte responsabilità istituzionale"
(30/1/2009 14:15) | (Sesto Potere) - Roma - 30 gennaio 2009 - 'L'odierna
mobilitazione delle Province, promossa e organizzata dall'Upi, si innesta in un
percorso di forte responsabilita' istituzionale con cui il sistema delle
Regioni e delle Autonomie locali sta cercando di caratterizzare il confronto con il Governo e il
Parlamento'. Lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni,
Vasco Errani, commentando l'iniziativa dell'Unione delle Province d'Italia e
l'impegno che sta vedendo i Consigli provinciali impegnarsi in 'un confronto
sulle riforme e sul futuro assetto istituzionale del Paese'. 'Una strada - ha
proseguito Errani - che coniuga il necessario processo di autoriforma con
urgenti cambiamenti legislativi, penso, in primo luogo al federalismo fiscale e
al codice delle Autonomie per i quali e' indispensabile una concertazione
fondata sulla leale collaborazione istituzionale, su una puntuale definizione
delle competenze e su una trasparente individuazione delle risorse'.
( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Abolizione Province? Domenici (Anci):
"Sistema-Paese sia competitivo" (30/1/2009 14:10) | (Sesto Potere) -
Roma - 30 gennaio 2009 - ??La discussione sul ruolo delle Province va riportata
nell?alveo ben piu? importante del dibattito sull?assetto innovato e piu?
efficiente del sistema amministrativo del nostro Paese??. Cosi? Leonardo
Domenici, Sindaco di Firenze e Presidente dell?ANCI, interviene sulla questione
della soppressione delle Province da tempo oggetto di una campagna stampa.
??Disfunzioni, sovrapposizioni, superfetazioni esistono – aggiunge Domenici - e
toccano le responsabilita? di tutti i livelli di governo, nessuno escluso.
Occorre fare ordine e far si? che ciascun livello di governo eserciti i poteri
assegnati, garantendo il piu? possibile a chi si avvicina all?amministrazione
risposte rapide e certe??. ??Ciascuno deve fare la propria parte perche? il
sistema Paese sia piu? competitivo, migliorando la gestione interna, i servizi
in qualita?, tempi, costi/benefici, solidarieta?. Le Province, come i Comuni,
come le Citta? metropolitane, le Regioni e infine lo Stato devono essere
protagonisti di un grande processo di riforma istituzionale che elimini le
inefficienze, che razionalizzi il quadro istituzionale e migliori la
governabilita? complessiva. Deve essere ben chiaro pero? che sono questi gli
Enti costitutivi della Repubblica??.
( da "Salerno notizie" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Gagliano (MPA):
Commissione Statuto verso il pieno accordo sulla nuova legge elettorale Si è
svolta, in Commissione Statuto, la sottocommissione per l?esame delle proposte
di legge giacenti e l?elaborazione di un testo di legge elettorale condiviso.
Dopo ampia discussione tra i presenti (i Consiglieri Regionali Ronghi del Mpa,
Caputo del PD, Brancaccio dell?Udeur, Rosania di Rifondazione Comunista,
D?Ercole, Coordinatore dell?Opposizione e, naturalmente, il Presidente della
Commissione, Salvatore Gagliano) c?è stata la quasi totale convergenza su
quelli che saranno i punti fondanti della nuova legge elettorale regionale:
abolizione del listino; disciplina dell?elezione del presidente della giunta;
premio di maggioranza spalmato sulle liste (60% alla coalizione vincente ed il
restante 40% all?altra coalizione); previsione di norme di garanzia per la
rappresentanza di genere, con, all?incirca, il 60% da attribuire ad uno e il
40% all?altro; garanzie per la rappresentanza dei territori di tutte le cinque
le province campane. Viva soddisfazione ha espresso il
Presidente Gagliano che ha dichiarato: ?Sono molto soddisfatto del lavoro
odierno, in quanto finalmente sembra si stia trovando la quadratura del
cerchio. Ho convocato la Commissione per lunedì? 2 febbraio p.v., alle ore
13,30, nella speranza di approvare le indicazioni odierne e, di conseguenza,
andare in Aula regolarmente il giorno 4, come previsto, per l?esame dello
Statuto in seconda lettura e della nuova legge elettorale regionale. Esiste
ancora qualche distinguo da parte di qualche forza politica, ma, di certo, si
potrà superare proprio nell?incontro di lunedì. Spero in una forte condivisione
della proposta, evitando scontri in Aula, che potrebbero rallentarne
l?approvazione?. COMUNICATO STAMPA UFFICIALE SALVATORE GAGLIANO CONSIGLIERE
REGIONALE DELLA CAMPANIA 30/01/2009
( da "Sardegna oggi" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
venerdì, 30 gennaio
2009 Provincia Cagliari: giornata nazionale della partecipazione ?L?abolizione
delle Province è innanzitutto un attacco alla democrazia, poiché tutta la
società civile italiana è organizzata a livello provinciale e verrebbe meno
l?unico ente che sul territorio provinciale ha la legittimazione democratica e
la capacità di rappresentanza generale dei diversi interessi organizzati?. E'
quanto si legge in un documento approvato in Consiglio provinciale a Cagliari.
-->CAGLIARI - Un documento approvato all?unanimità che parla di ?attacco
alla democrazia?, è stato approvato durante la seduta del consiglio provinciale
di Cagliari che si è svolta in contemporanea con quasi tutte le assemblee
consiliari italiane, in occasione della manifestazione ?Costruiamo insieme il
nuovo sistema paese?, giornata di mobilitazione promossa dall?Upi (Unione
Province Italiane) per difendere la dignità dell?istituzione Provincia da
ulteriori attacchi denigratori. ?Gli obiettivi della mobilitazione organizzata
dall?UPI - ha affermato il presidente del consiglio provinciale, Roberto Pili,
aprendo i lavori dell?assemblea ? sono chiari: sollecitare il Governo e il
Parlamento alla rapida approvazione di norme per la razionalizzazione e la
semplificazione delle funzioni di ogni livello e ribadire il ruolo
insostituibile delle Province nel promuovere lo sviluppo integrato dei
territori?.Quanto ai costi della politica, Pili ha rilevato che, mediamente,
nel 2008 i consiglieri provinciali hanno percepito un emolumento lordo pari a
1.413,13 euro, con un diminuzione pari al 37,74% rispetto al 2006, in cui il
compenso mensile ammontava a 2.113 euro lorde. Il presidente della Provincia Graziano
Milia che ha concluso la seduta, dopo un intervento dai banchi della
maggioranza e uno dai banchi dell?opposizione, ha ribadito che il problema dei
costi della politica è un problema reale, ma non è da mettere in relazione con
il progressivo distacco dei cittadini dalla politica.?Si avvii una vera
discussione ? ha affermato ? sulla riforma degli assetti istituzionali che non
veda le Province e i suoi rappresentanti in una situazione difensiva, ma tutti
consapevoli della necessità imprescindibile di un governo sovracomunale. Si
potrebbe arrivare anche all?abolizione delle Province, ma ciò che spaventa ? ha
aggiunto Milia - è l?assenza di ragionamento dietro alcune proposte?. -->
( da "Giornale.it, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Province
Di Pietro 1. È il
sequestro in piazza di un manifesto che riportava una scritta critica nei
confronti del presidente della Repubblica («Napolitano dorme, l'Italia
insorge») a scatenare Antonio Di Pietro a piazza Farnese. Vogliono farci lo
scherzetto di piazza Navona ma in una piazza civile c'è tutto il diritto a
manifestare?», si chiede protestando per il sequestro del manifesto. In una
piazza «può essere accolto chi non è d'accordo con alcuni silenzi» del Capo
dello Stato), prosegue. Poi aggiunge: «A lei che dovrebbe essere arbitro
possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo». Di
Pietro affe rma poi che questa critica è «fatta del tutto rispettosamente».
Quindi conclude: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso
per questo io voglio dire quello che penso». (Ansa) Di Pietro 2. «Mi amareggia
molto - dice in una nota il leader dell'Italia dei Valori - per l'oggettiva
disinformazione che contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto,
il comunicato del residente della Repubblica in merito al mio intervento di
questa mattina. Ho detto e ribadisco che, a mio avviso, è stato ingiusto e
ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti i tenere esposto uno
striscione non offensivo, ma di critica politica». «In democrazia - prosegue Di
Pietro - deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi. Non ho
mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della
Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato
quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché
non a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati
che indagano sui potenti di Stato». (Apcom) Il Tonino-pensiero è arrivato
(forse) alle estreme conseguenze dell'invettiva politica con la frase e il
giudizio sul Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (guarda il video).
Dal palco, l'autonominatosi tribuno del popolo lancia il suo atto d'accusa più
grave colpendo la più alta istituzione dell'Italia repubblicana. quella parola,
"mafioso", rimbalza e rotola in quella piazza che oceanica non è
perché Tonino sta perdendo per strada il suo popolo (dopotutto una questione
morale come si è visto esisste anche per lui, il Grande Moralizzatore).
Rimbalza fra lo stupore di chi l'ascolta, arriva fino al Colle ma poi
ridiscende (accusa rispedita seccamente e duramente al mittente da Napolitano)
verso la piazza, rimbalza ancora ed esplode come una bomba impazzita sul palco
da dove è partita. In mano a Di Pietro. Che poi fa una goffa, lunare
retromarcia, vorrebbe metterci una pezza "ma è peggio del buco" come
scrive Antonio Polito sul Riformista. Di Pietro-Grillo-Travaglio, le madonne
addolorate del giustizialismo italiano, del neo-qualunquismo politico in
versione aggiornata erano insieme, in quella piazza. giusto così. Gli italiani
li hanno visti all'opera, a ciascuno la sua parte nella sceneggiata sul palco
di piazza Farnese, Roma, Italia. Il pubblico giudichi. Inutile stavolta
spendere troppe parole su Di Pietro e i suoi amici. Una parola invece la vorrei
spendere sul Partito Democratico e sul Walter Veltroni: ha già detto per due
volte di aver rotto con Di Pietro, poi è andato avanti tutto come prima.
Romperà allo stesso modo per la terza volta? O il centrosinistra riformista (ma
lo è davvero?) dovrà aspettare che all'alba il gallo canti ancora? Walter avrà
finalmente capito, come hanno già capito molti esponenti democratici, che si è
avvinto in un abbraccio mortale? Già, perché Di Pietro e i neo-girotondini
aspettano le elezioni europee, continuando ad alzare il tiro per prendere i
voti proprio al Pd e ai cespugli della sinistra. I conti li faranno dopo. I
COSTITUZIONALISTI: "IPOTIZZABILE IL REATO DI VILIPENDIO" - Leggi Il
demagogo in trappola di Mario Giordano Tonino, messia al tramonto tra scandali
e parole a vuoto di Filippo Facci Il gioco di Tonino è durato poco.
L'antipolitica l'ha già scaricato di Paolo Granzotto Scritto in Varie Commenti
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21Jan 09 Vendola: "Rifondazione addio" Nichi Vendola lascia
Rifondazione comunista. L'ex partito di Bertinotti perde pezzi (importanti). In
un'intervista al Tg3, il governatore della Puglia annuncia: sabato a
Chianciano, "chiuderemo una stagione politica e faremo i conti con la
crisi travolgente della politica". La decisione di Vendola, per ora, resta
individuale: "Io parlo per me, non voglio una leve militare, non chiedo un
reclutamento. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza". Poche
parole che sanciscono l'inizio della spaccatura già alle viste subito dopo la
vittoria di Ferrero e la conquista delle segreteria. Vendola era - o sembrava -
il candidato su cui scommettere, l'uomo che Bertinotti avrebbe voluto alla
guida del partito e invece. Dopo il ribaltone e la vicenda del quotidiano del
partito, "Liberazione", l'addio era inevitabile. Quanti vendoliani
seguiranno Nichi, e quale sarà il loro approdo? Forse la riedizione rivista,
corretta e allargata dell'Ulivo post veltroniano? Scritto in Varie Commenti (
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© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jan
09 D'Alema, preavviso di sfratto a Veltroni Tanto tuonò che Massimo D'Alema
(ri)uscì allo scoperto contro l'eterno avversario interno: Walter Veltroni. Con
un preavviso di sfratto (dopo le elezioni amministrative e quelle europee?). Il
partito democratico ormai è allo sbando (ma questa non è una notizia, ormai),
logorato e indebolito prima spaccato poi dalle guerre per bande intestine e
dalle "diversità" fra ex Ds ex prodian-uliviti ed ex della
Margherita. Infine infilzato sul tema sensibilissimo della questione morale e
della "diversità" rispetto al centrodestra e a Silvio Berlusconi. A
Nord si pensa a un centro-sinistra autonomo e federato e il partito dei sindaci
è in rivolta mentre i "cacicchi" portatori di voti a livello locale
annusano l'aria pronti al salto della quaglia per appoggiare chi vincerà il
braccio di ferro (sperando che non restino solo macerie.). E incombe lo spettro
del tirono all'Ulivo prodiano, rivisto e corretto. Così Massimo D'Alema è
tornato all'attacco di Veltroni con un accusa politica pesante: "Il Pd non
è governato". "Anzichè demonizzare i miei convegni ci si doveva
occupare di governare il partito". Massimo, intervistato da Red tv,
definisce "amareggianti" le polemiche interne di questi mesi al Pd,
sottolinea che c'è "confusione, mancanza di responsabilità in
diversi", e a proposito della tregua fino alle europee invocata da Walter
dice: "Io sono unilateralmente impegnato in questo da tempo". Ma il
presidente di Italianieuropei sembra ritenere soprattutto ingiusto il clima di
astio riservato, a suo giudizio, alle ue iniziative degli ultimi mesi: "È
stato sbagliato, anzichè affrontare i problemi del partito, alimentare una campagna
per cui il Pd si trovava in una situazione splendida tranne D'Alema, non
capendo che le iniziative che abbiamo presoerano un contribuito per il partito
che dovevano essere apprezzate e non demonizzate". Quindi il messaggio:
"Oggi è giusto chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per
vedere cosa si può fare per rilanciarlo". "Spero che il processo
fondativo trovi un momento di rilancio con la conferenza programmatica. Io
resto pronto, non ho ricevuto chiamate, sono disponibile". Già, nessuna
chiamata per Massimo. La farà Veltroni, o si sente davvero così forte da non
farla? E D'Alema è davvero l'uomo giyusto per rilanciare il Pd, magari di nuovo
aperto alla sinistra frammentata e distrutta (con i verdi) dalle ultime
elezioni che l'hanno messa fuori dal parlamento? E come riuscirà, Walter, a
tenere unite le anime sparse, perse e divise del Pd che ormai pare solo un
simulacro di partito? Perché mentre lo scontro si consuma fra gli ex Ds, il
centro del partito potrebbe sfaldarsi clamorosamente. Rutelli, Letta, Parisi e
gli ulivisti: chi lascerà per primo? Chi dirà addio senza rimpianti per un
fallimento annunciato già il giorno dopo la sconfitta di Prodi? Pierferdinando
Casini ha di nuovo battuto un colpo verso Rutelli e Letta (lanciato da Cesa,
segretario dell'Udc): mettiamoci assieme. nel segno delle "alleanze di
nuovo conio" evocate proprio da Rutelli. Insomma, lavori in corso per
quello che Dellai, presidente della provincia di Trento, inventore della
Margherita, chiama già Centro Riformatore. Leggi l'articolo "Il big bang
della sinistra fa risorgere l'Unione di Prodi" di Roberto Scafuri Scritto
in Varie Commenti ( 49 ) » (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08Jan 09 Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per
fortuna) (AGI/AFP) - Marsiglia, 8 gen. - Marsiglia è stretta nella morsa della
neve. La città portuale del sud della Francia è praticamente paralizzata:
10mila abitazioni sono senza elettricità, i trasporti su terra e binari sono
fermi, scuole, asili e università sono chiusi. Sulla Bocca del Rodano sono
caduti dai 20 ai 40 centimetri di neve e sei autostrade intorno alla seconda
città del Paese sono chiuse. Circa tremila automobilisti sono rimasti
intrappolati ieri sulle autostrade e un migliaio in città; 2.600 persone sono
state costrette a trovarsi un rifugio di fortuna per la notte: un migliaio si è
riparata nei terminal dell'aeroporto e 200 in alcuni treni riscaldati messi a
disposizione dalle ferrovie nella stazione centrale. Disagi anche in altre
città della Francia, come Tolosa, dove è stato chiuso l'aeroporto. (nella prima
foto a sinistra un'immagine di Marsiglia) Stavolta cari amici, piaccia o non
piaccia, vado controcorrente parlando di neve. Già, perché a leggere questa
agenzia di stampa che descrive una bella nevicata praticamente in contemporanea
con quella di Milano (e più o meno con la stessa quantità di neve caduta) mi
sono detto: "Chissà se fosse successo a Milano.". Già, perché poteva
succedere ma non è successo. Milano non è Marsiglia, per fortuna". Caos,
paralisi, proteste, la sinistra contro la Moratti e Palazzo Marino,
segnalazioni e proteste sui blog, polemiche su scuole aperte o chiuse (pessima la
figura dell'assessore all'Istruzione della Provincia che ha annunciato ben due
giorni di chiusra delle superiori, per poi essere smentito dal sindaco almeno
per quel che riguardava la città). E poi il sale che mancava con i camion in
(lenta) marcia su Milano causa neve. Certo, problemi e criticità, disagi e
disservizi mezzi in ritardo ci sono stati fra scambi di tram gelati e spalatori
che mancavano (si possono solo pescare da apposite liste interinali e se sono
meno quel che serve ciccia.) problemi insomma tipici delle emergenze. Ovvio che
in questi casi la sinistra insorga come da copione eccettera eccetera. Ma
parlare di disastro mi sembra troppo per una città orgogliosa come Milano che
però da un po' di tempo mostra un preoccupante propensione al lamento.). Scusate,
ma io ho vissuto la Grande Nevicata del 1985 e per andare a lavorare al
Giornale mi feci a piedi andata e ritorno il tragitto piazza Piola - piazza
Cordusio). E ricordo pochi anni fa (giunta Albertini, vicesindaco De Corato)
un'altra nevicata che provocò disagi (soprattutto per le interruzioni delle
linee aeree dei tram a causa dei rami di alberi spezzati che cadevano sui
fili).. Più o meno le stesse polemiche di oggi, disagi anche allora, proteste
per il traffico a rilento e i marciapiedi non puliti (in gran parte come oggi
perché troppi condomini non lo facevano in barba all'obbligo). Ricorso una
ricognizione notturna di De Corato lungo le linee dei tram. Eppure nevicò molto
meno. Qualcuno poi si è stupito per il fatto che sono arrivati 750 volontari dal
Friuli: meno male che sono venuti, ce n'era bisogno. Mi chiedo infatti
dov'erano i volontari milanesi. Meglio lamentarsi che spalare? Tanto che il
sindaco ha chiesto al ministro La Russa e ottenuto, soldati per spalare la
neve: sono già al lavoro (tutto il quattro ore) e dovrebbero essere circa 600,
all'opera, ha spiegato il vicesindaco De Corato. Poi la polemica sull'Ecopass:
meglio "auto libera". di intralciare e aumentare i disagi, chiedere a
chi senza gomme da neve si è messo di traverso magari bloccando spazzaneve o
autobus. Sbagliato allora l'appello a usare i mezzi pubblici fatto dal sindaco?
E gli aeroporti chiusi (e riaperti in anticipo rispetto a quanto era stato
indicato?) . A Parigi, alla vigilia di Befana c'è stato lo stesso problemino
con bivacchi negli aeroporti: strano ci sono maxi-nevicate anche in Francia.Poi
se si risolve tutto è merito. della pioggia. L'importante è il
"mugugno", come lo chiamano a Genova. e se qualche problema viene
risolto di chi è il merito? Ma della pioggia, naturalmente. La pianto qui e
ripeto, a scanso di equivoci: disagi e disservizi ci sono stati ma Milano non è
Marsiglia (per fortuna). E faccio un piccolo aggiornamento, non è nemmeno
Madrid. SPAGNA/ MADRID PARALIZZATA DALLA NEVE, AEROPORTO CHIUSO La circolazione
bloccata anche nell eautostrade Roma, 9 gen. (Apcom) - Una nevicata
straordinaria ha colpito Madrid e adesso la capitale spagnola è completamente
paralizzata dalla neve. Mentre l'aeroporto internazionale di Barajas è stato
chiuso e nessun volo arriva o parte anche le principali autostrade che portano
in città sono praticamente bloccate, con incolonamenti, code e decine di
incidenti. Il portavoce della direzione generale al traffico della regione ha
sottolineato che la «circolazione è molto difficile in utto il centro della
Spagna» e ha invitato la popolazione a «evitare di spostarsi in automobile». Il
governo della regione di Madrid, in considerazione dell'eccezionalità della
precipitazione (la più intensa che la storia ricordi, sottolinea El Mundo) ha
organizzato un «gabinetto di crisi» per coordinare gli interventi necessari.
Sul fronte previsioni, tutto lascia pensare che la situazione critica dovrebbe
protrarsi almeno sino a domani. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (9 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Dec 08 Un Natale
indimenticabile. auguri ai blogger E' davvero un Natale indimenticabile,
questo. Dire che il 2008 chiude col botto, è poco. Non voglio tediare gli amici
del blog, che ringrazio tutti per la loro appassionata partecipazione alle
nostre discussioni, questo è post natalizio, di auguri. Una pausa serve, un
brindisi per Capodanno pure. Alziamo i calici, allora. E guardiamo avanti con un
po' di ottimismo. "Ecco il "berlusconiano" che instiste -
direte. - anche a Natale". No, tranquilli, Berlusconi c'entra e non
c'entra. I fatti che m'inducono all'ottimismo sono diversi. Il primo è che
finalmento è crollato l'ultimo "muro di Berlino": quello della
"superiorità morale" della sinistra mettendo fine al grande equivoco
che ha avvelenato la politica italiana da Tangentopoli in avanti. Non è poco,
perché obbliga tutta la classe politica (di prima, seconda, terza e ultima
fila. a seconda delle poltrone occupate) a fare finalmente una riflessione
seria. Le inchieste napoletane, la vicenda abruzzese, la Basilicata, la
questione fiorentina e quello che potrà ancora saltare fuori a Roma e dintorni,
potrebbero accelerare il cambiamento. Non subito, credo, anche perché a giugno
si voterà per europee e amministrative, ma poi vedrete che cambierà molto.
Almeno lo spero. Soprattutto nel centro sinistra, ancora alle prese con il
"grande equivoco" della leadership. Vedremo chi la spunterà fra
Veltroni e dalemiani, vedremo se il Pd così com'è avrà ancora un futuro. Ma
forse anche da quelle parti ci sarà un leader riconosciuto e saldo in grado di
scegliere con nettezza fra dialogo con il governo e il Pdl o scontro. Con la
conseguenza, in un caso o nell'altro, di condizionare in qualche misura anche
l'atteggiamento della Cgil. E fare chiarezza sui rapporti con Di Pietro, altra
nota dolente di un'alleanza spuria basata su una gamba, quella giustizialista,
che ha in Tonino il solista che la impugna come clava prima di tutto proprio
contro il Pd. Poi ci sono le riforme istituzionali: presidenzialismo e
federalismo si intrecciano, possono rappresentare (a seconda del modello, c'è
chi preferisce il cancellierato alla tedesca) una svolta epocale e possono
anche essere l'occasione vera per ridurre costi della
politica e dello Stato. Voglio essere ottimista, su questo punto, anche se il
no della Lega all'abolizione della Province non mi pare un bel gesto.). Infine
l'economia, la crisi. La vulgata propagandistica e certe analisi
"semplicotte" in molti casi si riducono a uno slogan, ripetuto
all'infinito: governo insufficiente, poteva fare di più. Lasciamo gli
slogan all'opposizione (e io non sono fra quelli che ritengono importante
ascoltare l'opposizione perché non è che abbia sempre torto su tutto),
"con gli slogan non si mangia", diceva mio nonno operaio alla Fiat di
Marina di Pisa. Il governo sul fronte della crisi si è mosso con decisione, ha
messo in campo investimenti, molti provvedimenti importanti e altri ancora ne
prenderà, soprattutto sul versante sociale. Ecco perché questo è un Natale
indimenticabile e l'ottimismo degli italiani, la consapevolezza che il Paese
può farcela, che non si ferma nonostante tutto, il rifiuto del qualunquismo di
maniera sono davvero l'arma in più nei momenti difficili. Per chiunque sia al
governo. Scrisse Giovanni Pascoli: "Chi è santo prega, ma chi fa è più
santo". Spero che tutti riescano a guadagnarsi un pezzetto di santità.
Buon Natale e felice anno nuovo a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) » (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Dec 08
Destra, consenso e cultura. C'era una volta l'egemonia della sinistra ma ora.
Tema impegnativo, ammetto, quello lanciato sabato scorso sul
"Giornale" dal nostro Stenio Solinas con un articolo dal titolo
provocatorio "Perché la Destra ha paura della cultura". Tema che ha
sollecitato una serie di interventi "alti" sulla questione del
rapporto fra intellettuali di "area" e Popolo della Libertà
pubblicati da "Giornale" e che ho deciso di raccogliere e riproporre
in un dossier sul "Giornale.it" per fornire spunti di riflessione e
di dibattitto anche ai lettori del blog che vogliono dire la loro, intervenire,
discutere. Utile base di partenza è il secondo articolo di Stenio Solinas
"Se questa Destra sceglie di fare la Dc", che riassume le posizione
dei diversi interventi". Poi ci metto qualcosa di mio e chiedo, ma è
davvero così? La Destra ha davvero scelto di fare la stessa strada della
vecchia Balena Bianca orami defunta (almeno come partito di massa moderato)? E'
proprio vero che la Destra non ha mai superato il complesso d'inferiorità nei
confronti dell'egemonia culturale della sinistra che era strettamenhte legata
alla "tattica del salame" (occupare posti di potere, nelle
istituzioni e nella società civile in modo da poter "governare" anche
dall'opposizione condizionando maggioranze speso deboli e divise?). E la Destra
in un'Italia che cambia e che sta contribuendo a cambiare, ha solamente un
ruolo di mera "gestione del potere" o è in grado di incidere nella
cultura, nel fare cultura allargando quindi la sua area di consenso con una
diversa forma di radicamento, più profonda e meno legata agli accadimenti, alle
fortune o alle sfortune del governare? E infine, la Destra ha saputo trarre
lezione dall'egemonia culturale della sinistra? A VOI LA PAROLA. Leggi gli
articoli: "Perché la Destra ha paura della Cultura" di Stenio Solinas
"Torniamo a dire qualcosa di destra" di Mario Cervi "A Destra
gli intellettuali hanno tradito" di Alessandro Campi "La Destra
moderna è intuizione, non riflessione" di Gianni Baget Bozzo "La
destra culturalmente povera? Capisce la società più della sinistra" di
Sandro Bondi "Non colmiamo il vuoto con le cianfrusaglie" di
Gianfranco de Turris "Appropriazioni? No, questo è fare vera
politica" di Luciano Lanna "Se questa Destra sceglie di fare la
Dc" di Stenio Solinas "Destra, le cose da buttare e quelle da
salvare" di Luigi Mascheroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) » (12 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Nov 08 Quell'Onda che
non travolge le Gelmini Ancora in piazza, ancora contro il governo e il
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Studenti e sindacati (non tutti
per la verità, visto che la Cisl e Snals Confsal si sono sfilati dalla
protesta). Il copione di "protesta continua" si ripete, compreso
quello del "siamo in..". Anche se quanti sono non conta molto, in
realtà. Bisognerebbe contare quanti studenti e quanti insegnanti sono rimasti
in aula. ma questo non si può, non è politicamente corretto, soprattutto visto
da sinistra. Non marciano in piazza? Non contano niente, peggio per loro.
Infatti il segretario della Cgil Gugliemo Epifani grida tranquillamente dal
palco "chi non è qui sbaglia". Ma è davvero così? Non è che a
sbagliare, qualche volta (non sempre per carità) si proprio Epifani?
Bisognerebbe chiederlo a chi non era in piazza a Roma, a chi non condivide la
protesta, la sua politicizzazione, la politica del "no" ad ogni piè
sospinto. Ma tant'è, ai rituali ci si abitua. L'Onda deve fare il suo corso,
magari trasformandosi come si augurano molti manifestanti, in uno tsunami
politico. Poco importa se si protesta contro la riforma universitaria che non
in realtà ancora non c'è. Poco importa se si è posto mano alle regole dei
concorsi. L'importante è dire no. E in piazza. Poi si scopre che magari la
Gelmini qualcosa di giusto lo sta facendo e che non sarà travolta dall'Onda.
"Onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito" ha scritto sul
Corriere il professor Giovanni Sartori. Che promuove il maestro unico, il
ritorno al voto e al voto in condotta e se la prende con i tantissimi
"baroncini" in cattedra troppo speso non all'altezza di ciò che
dovrebbero insegnare. E che dire dell'Economist? Torna ancora sull'argomento
(ma come, si schiera dalla parte del governo berlusconi?) e scrive sull'ultimo
numero che la riforma della Gelmini, "merita di trovare udienza". Il
settimanale dà giudizi abbastanza pesanti sullo stato dell'università italiana,
prigioniera di "baroni" che hanno "potere di vita e morte
accademica" e contribuiscono a alimentare i fenomeni "diffusi" del
"nepotismo e del favoritismo". "Lo schema più comune è quello di
uniforme mediocrità", scrive l'Economist, il quale fa notare che
"nessuna istituzione italiana è nelle 100 migliori università del 20083.
Negli ultimi anni i baroni, si continua, hanno esercitato "un'influenza
notevole sui governi, in particolare quelli di centro-sinistra, e sono riusciti
a seppellire molti tentativi di riforma". Ma ora, con "cinque
università in bancarotta" il "bisogno di cambiamento è pressante",
il progetto della Gelmini punta alla modifica del processo di selezione dei
docenti universitari e dei ricercatori, a "evitare abusi" e alla
"creazione di finanziamenti per sussidi agli studenti e per gli
alloggi". "Dovrebbe essere una buona notizia per gli studenti e gli
insegnanti, ma gli studenti hanno dato vita a proteste in tutto il Paese".
Ma no, anche il professor Sartori e l'Economist sbagliano, naturalmente. Come
va fatta la riforma dell'università dovrebbero chiederlo a Epifani e ai
sindacalisti in prima fila in piazza e negli istituti. Loro, di scuola, sì che
se ne intendono. E i risultati in questi anni si sono visti. Senza ironia, per
carità. A proposito: perché sul decreto 180 del governo che tratta di diritto
allo studio, premio al merito, lotta ai baronati neanche una parola? COME
FUNZIONA L'UNIVERSITA' IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA Scritto in Varie
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un amico 06Nov 08 La Gelmini e il bel mondo di concorsopoli Denunce di casi
clamorosi, inchieste, commenti di lettori fra l'indignato e (purtroppo) il
rassegnato: l'Italietta della concorsopoli universitaria è tornata a far
notizia su tutti media con il Giornale che ha tirato la volata. Già,
l'Italietta dei baroni e di quelli che "tengono famiglia" ancora una
volta protagonista. concorsopoli, sprecopoli. l'importante che ci sia la
cornucopia dei soldi pubblici (nostri) da cui poter attingere. Bel mondo, in
questo strano Paese. E' davvero tempo di voltare pagina su questo andazzo,
soprattutto in tempi di crisi. Ma soprattutto per una questione di equità, di
rispetto dei cittadini e delle pari opportunità di chi concorrere a qualcosa.
Il mondo universitario non ha dato buona prova, in questo. Ora il ministro
Gelmini mette mano ai concorsi farsa. Il piano per l'assegnazione di 4mila
cattedre e l'assunzione di 3mila ricercatori è già avviato e per questo, alla
fine, non ci sarà nessun blocco dei concorsi banditi, come ha spiegato la
Gelmini al termine del Consiglio dei ministri. "I concorsi - ha detto -
resteranno banditi, ma abbiamo introdotto un cambiamento nei meccanismi di
composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio".
Sui membri delle commissioni di valutazione il ministro ha detto che
"verranno elette 12 persone e fra queste ne verranno sorteggiate
quattro". Che andranno ad aggiungersi al membro interno. Insomma, si
cambia. Ed è bene farlo perché la credibilità della politica, di chi vuole davvero
cambiare, si misura anche su questo terreno. E' il miglior modo per dare un
senso al concetto di "meritocrazia": bella parola, che piace a tutti,
è davvero bipartisan. Basta riempirla di "contenuti" perché
altrimenti logora chi la usa solo come slogan. Ecco cosa cambia, leggi
l'articolo di Stefano Zecchi "Ha vinto il buon senso. Basta concorsi
truffa e via alla meritocrazia" Scritto in Varie Commenti ( 49 ) » (42
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Delitto di leso Grillo. Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle
occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino
politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da
Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze
come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e
dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui
nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il
proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci
scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che
è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli
amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà
(in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in
questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria
indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del
Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa
AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì
inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto
Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per
Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è
grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E'
proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove
chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti (
48 ) » (32 votes, average: 2.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci
risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli
studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle
"okkupazioni", ormai diventato come le "partenze
intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì
lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è
in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri:
Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni
fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma
era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra
marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la
scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e
male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è
"okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più
facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra
destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non
mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella
sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai
riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che
continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene
che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto
nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il
partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il
ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma,
chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di
riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle
proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per
risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le
"okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA
APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte
per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno
nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3)
Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con
procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile,
efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai
migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la
qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per
garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di
finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via
definitva Scritto in Varie Commenti ( 303 ) » (119 votes, average: 3.64 out of
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (59) Ultime discussioni Alberto Taliani:
Caro Athos, Tonino disposto a farsi indagare? Quando un magistrato decide di
indagarti hai voglia di... Talita: Caro Romolo, vorrei dirti la mia opinione
sull'argomento che hai introdotto. A me non sembra tanto centrale... athos:
credo anche che il popolo del tribuno Di Pietro esista: vedasi le firme contro
il "Dolo"... athos: parlo a titolo personale..io non ho offeso
nessuno.evidentemente ha ritenuto il mio post provocatorio o... Rodolfo
Vezzosi: Come si fa a meravigliarsi del modo,dei toni e delle frasi dette da Di
Pietro. La sua poca... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5
Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails La Gelmini e il
bel mondo di concorsopoli - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza
e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Ultime News Battisti: "Sono
innocente. Ecco i nomi" Lula rilancia: l'Italia faccia pure ricorsoCrisi,
il pil Usa a picco: mai così giù da 27 anni Obama: "Un
disastro"Guidonia, la denuncia: "I romeni arrestati picchiati in
caserma"Un triumvirato per il Pdl: Bondi-Verdini-La RussaImmigrazione,
Maroni: "L'Europa non fa niente"Sanremo, Baschetti fuori:
"Richieste troppo esose"VIAGGIO NELLA DROGA "Anfetamine a
colazione"Europee, Veltroni: uniti vinciamo Ma la sinistra estrema non ci
staFidel: Obama restituisci GuantanamoLa minaccia ecologica negli scatti di
MacLean Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il
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senza popolo Vendola: "Rifondazione addio" D'Alema, preavviso di
sfratto a Veltroni Neve, ma Milano non è Marsiglia. nè Madrid (per fortuna) Un
Natale indimenticabile. auguri ai blogger Destra, consenso e cultura. C'era una
volta l'egemonia della sinistra ma ora. Quell'Onda che non travolge le Gelmini
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"okkupazioni" e quel che il Pd non dice Pagine About Disclaimer Filo
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( da "Stampa, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
FERROVIE.EX STATALE
DEL TURCHINO Entro la fine dell'anno i lavori per togliere i passaggi a livello
[FIRMA]MIRIAM MASSONE OVADA Hanno i mesi contati i tre passaggi a livello lungo
l'ex statale 456 del Turchino, in frazione Gnocchetto, alle porte di Ovada. Il
progetto definitivo di soppressione degli impianti (sbarre e semafori),
presentato da Rfi per la Valutazione dell'impatto ambientale, è esposto
all'albo pretorio del Comune con l'indicazione delle parti catastali
interessate dagli eventuali espropri. Finora però nessuno ha presentato osservazioni
e dalla Provincia ricordano che il tempo sta per scadere: «Chi avesse bisogno
di informazioni può telefonare all'ufficio progetti allo 0131 304571 o 0131
304580». Partendo da Ovada, al posto del primo e del terzo passaggio a livello
(quello sul ponte di ferro), gli ingegneri ferroviari hanno previsto la
costruzione di due cavalcavia: la strada cioè verrà rialzata di qualche metro
per scavalcare i binari della linea Ovada - Genova. Per il secondo passaggio a
livello, operazione inversa: l'ex statale sarà abbassata e la ferrovia scorrerà
sopra. È un intervento delicato, che costerà 17,5 milioni di euro. Il progetto,
annunciato ormai da 2 anni, ha richiesto numerose modifiche per riuscire a
garantire, proprio durante la fase del cantiere, il normale defluire del
traffico e la tenuta della sponda dello Stura. «Miglioreranno i collegamenti
con Rossiglione, Campo Ligure e Masone, che gravitano su Ovada, ma anche con i
porti della Liguria - aggiunge Franco Piana, assessore a Viabilità e Lavori
pubblici -. È una soluzione imprescindibile, alla luce
della vocazione dell'Alessandrino a retroporto di Genova». Ora il nulla osta
spetta alla Conferenza dei servizi, in programma il 12 febbraio in Provincia.
Poi mappe, grafici e planimetrie saranno inviate a Roma, al ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti per l'ok definitivo. Solo a quel punto, e
dopo aver reperito i finanziamenti necessari, saranno appaltati i lavori. Se
l'iter proseguirà senza intoppi il cantiere potrebbe aprire entro il 2009.
Intanto, resta da chiarire il problema del passaggio a livello di corso
Saracco: la sua abolizione, per ora, non rientra nelle priorità di Rfi, ma in
quelle di Ovada si, come confermato Piana. Gianni Viano, candidato sindaco per
il centrodestra, è stato promotore di una campagna per salvare corso Saracco
dall'ipotizzato incremento di treni merci: «La proposta, già caldeggiata con
Rfi in passato, è di una variante ferroviaria che contempli la deviazione della
linea all'altezza dell'ultimo passaggio a livello, arrivando da Genova, per far
correre le rotaie a fianco di Belforte e parallele all'A26 per circa 7
chilometri, fino a località Caraffa, vicino a Silvano: qui la linea si
ricongiungerebbe con quella esistente».
( da "Stampa, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
IMPOSTE. ABOLIZIONE DELL'ICI La "prima casa" si allarga Il
Consiglio approva il bilancio di previsione e modifica lo Statuto dell'associazione
L'Eve [FIRMA]GIANPAOLO CHARRERE POLLEIN Sbarca anche a Pollein il concetto di
«prima casa», estendendolo alle abitazioni usate da parenti di primo grado,
anche se non sono proprietari. Il Consiglio comunale, convocato per
approvare il bilancio di previsione, ha approvato la modifica al regolamento.
Un concetto importante, perché è legato all'abolizione dell'Ici per
l'abitazione principale. La stima è che il Comune rinunci a un introito di
circa 11.500 euro. «In momenti di crisi - dice il sindaco Paolo Gippaz - più
che promettere tagli alle spese con una mano per riprendersi tutto con l'altra,
ritengo convenga fare ogni sforzo possibile per far pagare a tutti il giusto».
E aggiunge: «Le famiglie sono abituate a fare sacrifici, e li affrontano meglio
se sanno che le tasse sono eque e sanno dove vanno a finire i soldi. Se
l'abitazione è realmente principale, l'Ici non si paga». Il bilancio di
previsione 2009 pareggia sulla somma di tre milioni e 990 mila euro. Due
milioni e 267 mila euro servono a pagare le spese correnti, il resto è
destinato agli investimenti. «E' un bilancio ingessato - dice ancora Gippaz -
con spazi minimi di operatività». Tra le somme destinate agli investimenti, la
realizzazione della biblioteca e il rifacimento del tetto delle scuole. Per il
2009 sono previsti 386 mila euro, per l'anno successivo 146 mila, per il 2011
38 mila. Altri 71 mila euro serviranno alla pista ciclabile e saranno usati per
espropri e spese di progettazione. Altri 25 mila euro sono stati destinati ad
acquistare quote della società Autoporto, operazione necessaria per mantenere
la percentuale di partecipazione dell'1 per cento, come quella
dell'amministrazione comunale di Brissogne (il resto delle quote è in carico
all'amministrazione regionale). «Nella parte corrente del bilancio - dice
ancora Gippaz - incide la scelta di portare da 5 a 12 i posti all'asilo nido La
Ninfa. Una valutazione fatta per salvaguardare le spese legate al settore
sociale, l'istruzione e la cultura». Il Consiglio comunale ha approvato anche
Statuto e convenzione dell'associazione di Comuni «L'Eve». E' il soggetto che
raggruppa i 18 comuni del Conseil de la Plaine d'Aoste, per gestire depurazione
e collettori fognari. Con la modifica dello Statuto, è stato ufficializzato
l'ingresso del Comune di Fénis e il coinvolgimento dell'intero territorio di
Nus. L'assemblea ha sancito anche la trasformazione in società a responsabilità
limitata del Consorzio dell'Envers, che raggruppa Pollein, Charvensod, Gressan
e Jovençan.
( da "Corriere delle Alpi" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
di Paola Dall'Anese
All'unanimità è passato l'odg salva-provincia Consiglieri compatti: «Ente utile
per la democrazia e la coesione territoriale» BELLUNO. Le Province non vanno
abolite, «ma anzi il Parlamento deve approvare una apposita legge
costituzionale che preveda l'istituzione delle Province speciali montane dotate
di particolari forme di autonomia». E' questa la richiesta contenuta
nell'ordine del giorno discusso ieri nel consiglio provinciale di Belluno e
votato all'unanimità dai consiglieri. Il testo del documento partiva da quello
trasmesso dall'Upi, l'Unione delle province italiane, ma adattato alle
specificità del territorio montano dalla terza commissione. «L'odg vuole essere
una risposta alla campagna sull'abolizione delle province, che rientra nell'ambito di una politica di tagli dei costi
della politica», ha esordito il presidente Sergio Reolon nel suo intervento,
dove ha ribadito che la provincia ha costi limitati a differenza invece delle
spese che è costretta a sostenere. «In questi 4 anni e mezzo Palazzo Piloni ha
investito, solo per fare un esempio, 23 milioni di euro per ristrutturare le
scuole, ricevendone dallo Stato soltanto 1,5 milioni. Inoltre, la Provincia non
è inutile, ma si pone come intermediaria tra il ruolo dei comuni e quello della
Regione. Togliendo le Province si andrebbe incontro a una lievitazione dei
costi e a una riduzione della tenuta democratica. La Provincia è un istituto
fondamentale perchè garantisce servizi e opera per il territorio. Se in pianura
hanno dovuto istituire le aree metropolitane, in montagna, non avendo città
grandi, gli enti provinciali svolgono in ruolo di coesione». L'odg è riuscito
ad ottenere anche l'adesione della Lega che tramite il suo capogruppo, Nunzio
Gorza, ha definito l'idea dell'abolizione, «una pura sparata. Sarebbe un danno
gravissimo abolire la provincia, mentre si deve pensare a un trasferimento di
nuove competenze e a una sua nuova riorganizzazione». E sul fronte delle nuove
compentenze che potrebbero andare alla Provincia è passato anche l'emendamento
proposto dal consigliere Matteo Toscani che introduce quelle delle prefetture.
A favore della salvezza delle province anche An, che
con il consigliere Raffaele Addamiano ha chiesto che venisse introdotto un
emendamento in cui si chiarisce «che la provincia si pone come unico ente a livello
sovracomunale a dare legittimità democratica». Che i costi delle province siano limitati, lo ha dimostrato il consigliere
della Margherita, Michele Dal Farra che ha elencato i "lauti"
guadagni da amministratore. «Io sono costato nel 2007», ha detto Dal Farra,
«quasi 500 euro ai cittadini tra gettone presenze e rimborso spese. Anzi, a
questo punto fare il consigliere per me, libero professionista, non è certo un
guadagno». Infine anche Forza Italia, malgrado le critiche alla politica
provinciale soprattutto per il Ptcp "troppo rigido", si è schierata a
favore delle Province.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
IL COMMENTO ANCHE IL
PD SALVA LA CASTA SEGUE DALLA PRIMA italiane) in difesa di quello che, fino a
qualche mese fa, tutti quanti erano d'accordo nel definire l'«ente inutile».
Erano i tempi del successo editoriale della «Casta» di Gian Antonio Stella e,
ancora durante la campagna elettorale per le politiche 2008, centrodestra e
centrosinistra apparivano convinti nel chiederne l'abolizione. La prima a
mettersi di traverso fu la Lega, spinta dall'inconfessabile volontà di
salvaguardare una parte del proprio ceto politico dirigente (vedi Treviso). Ma
se l'adesione degli uomini di Muraro era scontata, stupisce il voto favorevole
del Pd. Per due ragioni. La prima di ordine politico. Il partito
di Veltroni non è riuscito a fornire una sola giustificazione valida della
scelta di limitare l'abolizione delle Province, come recita il programma, alle
sole aree metropolitane (9 in tutto, nelle regioni ordinarie, mentre le
Province sono 110). Bisognerebbe spiegare bene, dati alla mano, perché si
ritiene ancora sostenibile, specialmente in tempi di recessione come questo,
un ente che ci costa oltre 61 milioni di euro, solo per pagare gli stipendi di
un esercito di 4.200 politici. La seconda ragione è di ordine tattico. Per
l'opposizione era un'ottima occasione per provare a mettere in crisi una
maggioranza che era apparsa spaccata fra Lega Nord e Pdl, con quest'ultimo che,
fino a giovedì sera, sembrava orientato a votare contro. Numeri alla mano, il
voto contrario dei 14 consiglieri di centrosinistra avrebbe comportato la
bocciatura dell'ordine del giorno, anche con la semplice astensione del Pdl. A
quel punto si sarebbe aperto un caso politico, nel centrodestra, proprio alla
vigilia della campagna elettorale per le Comunali di primavera. Il Pd avrebbe
potuto approfittarne. Niente di tutto ciò. Anche a Treviso il partito di
Veltroni continua nell'incomprensibile linea di inseguire la Lega, di provare
addirittura a scavalcarla a destra (vedi sicurezza e immigrazione),
dimenticando che la gente, quando deve comprare qualcosa, preferisce sempre
l'originale alle imitazioni. Quella di ieri era stata chiamata pomposamente la
«giornata dell'orgoglio provinciale» perché in tutt'Italia si era deciso di
mettere ai voti queste mozioni per la difesa dell'ente. Ma non c'è niente da essere
orgogliosi nel voto di ieri sera in consiglio. Neanche per il Pdl che alla fine
ha calato le braghe, alla faccia delle campagne di «Libero». Non è certo il
miglior modo per inaugurare la stagione del federalismo, quello di salvare
un'istituzione le cui uniche competenze si riducono all'edilizia scolastica e a
quel poco di strade che l'Anas non considera di proprio interesse. L'unico
segnale di novità, ieri, è così venuto dall'accordo firmato fra 13 Comuni del
Coneglianese. Con il patrocinio di Unindustria, hanno deciso di consorziarsi in
una serie di servizi, dagli appalti all'anagrafe. Un bel modo, questo sì, di
cominciare a tagliare la spesa pubblica. Enrico Pucci
( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Pagina III - Palermo
"No all´abolizione" L´Eurispes: l´ente territoriale costa 194 milioni
all´anno contro una media nazionale di 139 In Sicilia record di spesa pubblica
la Provincia in testa per gli stipendi I dipendenti della Regione sono costati
1,2 miliardi, quelli di tutte le altre Regioni italiane 4,4 miliardi ANTONIO
FRASCHILLA La Regione spende per stipendi un quinto della spesa complessiva
nazionale delle regioni italiane per i propri dipendenti. La Sicilia è in testa
alla classifica delle «occasioni mancate» con i fondi europei. Le Province
costano in Italia 14 miliardi di euro e quelle siciliane sono tra le più
costose, con Palermo che si piazza al diciassettesimo posto con una spesa di
194 milioni di euro. In sintesi, la spesa pubblica in Italia vede la Sicilia in
testa per costi e inefficienze, almeno stando ai numeri messi nero su bianco dal
rapporto Eurispes 2009. La spesa delle Regioni, nel 2007, è stata di oltre
233,4 miliardi di euro, con una media per regione di 10,6 miliardi di euro, che
vede chiaramente la Sicilia superare questa soglia, con una spesa di oltre 12
miliardi. Il primato della spesa pubblica regionale, comprensiva delle risorse
destinate alla gestione corrente, alla gestione in conto capitale, al rimborso
di prestiti e alla contabilità speciale, spetta alla Lombardia che, con 42,4
miliardi di euro, ha concentrato quasi un quinto della spesa complessiva. La
Sicilia comunque ha la più alta incidenza media nella gestione corrente, che
assorbe oltre i due terzi delle risorse (71,1 per cento) complessive. Ma c´è di
più: relativamente alla spesa per il personale, che ammonta a 5,6 miliardi di
euro, la Regione lo scorso anno ha destinato a questa voce di bilancio oltre
1,2 miliardi di euro, un quinto del totale nazionale. Anche i Comuni siciliani
sono tra i più spendaccioni d´Italia, facendo diventare la Sicilia la seconda
regione per spese degli enti locali dopo la Lombardia. La spesa complessiva
sostenuta dagli oltre 8.000 Comuni italiani, lo scorso anno, è stata di oltre
82 miliardi di euro (un terzo della spesa pubblica delle regioni e cinque volte
la spesa pubblica delle province), con un valore medio
di 10,2 milioni di euro per amministrazione comunale. Quelli siciliani, da
soli, hanno speso 7,1 miliardi di euro, quasi il 10 per cento del totale. Non
va meglio sul fronte delle Province, che costano al sistema Italia 14 miliardi
di euro, anche se quelle siciliane complessivamente hanno sostenuto una spesa
media inferiore rispetto a quella italiana, 57 milioni di euro contro una media
nazionale di 139,8 milioni. Ma fanno eccezione Palermo e Catania: la prima ha
una spesa di 194 milioni di euro, la seconda invece di 170 milioni di euro. Le
9 Province siciliane registrano comunque il record nell´incidenza della spesa
corrente sul totale, superiore al 65 per cento: in sintesi, secondo l´Eurispes,
si tratta di stipendifici, perché Palermo solo per spesa corrente eroga 127
milioni di euro. Ciò nonostante, proprio ieri il Consiglio provinciale di
Palermo ha votato all´unanimità (unica eccezione la consigliera di Idv Luisa La
Colla) tre ordini del giorno contro l´abolizione delle
Province, rivendicando anzi l´attribuzione di maggiori poteri. La Sicilia,
inoltre, è in testa alla classifica delle «occasioni mancate», stilata
dall´Eurispes in materia di fondi europei. Gran parte dei 9,9 miliardi di euro
a rischio restituzione per mancanza di progetti sono proprio a carico della
Sicilia. «Il 31 dicembre 2008 - spiegano dall´Eurispes - è scattata la
restituzione automatica a Bruxelles delle risorse stanziate dall´Unione europea
per lo sviluppo locale nelle regioni del Mezzogiorno e a giugno del 2008
risultavano ancora inutilizzati e, dunque, a rischio restituzione, 2,9 miliardi
in Sicilia, 2,2 in Campania e 2,1 in Puglia».
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del
31-01-2009)
Argomenti: Province
PESARO pag. 4 «Le
Province? Aboliamo invece i vari enti inutili» Approvato dal consiglio il documento
dell'Upi E' STATO approvato dal consiglio provinciale, con l'astensione dei
consiglieri del Pdl Settimio Bravi, Ugo Tapponi, Roberto Busca, Antonio
Baldelli, Enzo Di Tommaso e Giancarlo Rossi, il documento che l'Upi nazionale
(Unione delle Province d'Italia) ha sottoposto ai consigli provinciali di tutta
Italia, dal titolo "Costruiamo insieme il nostro sistema Paese", a
difesa del ruolo, delle funzioni e della dignità delle Province "da
ulteriori attacchi denigratori". Dopo l'intervento del presidente del
consiglio provinciale Leonardo Talozzi (che ha evidenziato anche l'adesione
della Lega delle Autonomie all'iniziativa), ha preso la parola il presidente
della Provincia Palmiro Ucchielli. «Dopo 30 anni di dibattito sull'assetto
della nostra Repubblica, che è una Repubblica delle autonomie, non pensavo ci
fosse bisogno di ritornare sul ruolo e sull'importanza delle Province. Il
centralismo statale non ha motivo di esistere. Ci sono state trasferite
importantissime funzioni nei settori del lavoro (i Centri per l'impiego hanno
sostituito i vecchi e polverosi uffici di collocamento), istruzione e
formazione professionale, agricoltura, urbanistica e difesa del suolo,
valorizzazione delle risorse idriche, smaltimento dei rifiuti, lotta
all'inquinamento idrico e atmosferico, viabilità e trasporti, protezione
civile. Siamo gli enti più vicini, insieme ai Comuni, alle esigenze della
gente, abbiamo un ruolo di cerniera, di trait d'union tra i piccoli Comuni.
Quelli che vanno aboliti ha aggiunto sono gli enti inutili, le Agenzie,
Autorità, Ambiti, tutti gli organismi che non sono eletti dal popolo.
Smettiamola dunque con questa campagna vergognosa contro le Province, sostenuta
recentemente anche da Confindustria». Critico sul documento proposto dall'Upi
il consigliere di An Antonio Baldelli. «L'ordine del giorno chiede di
attribuire alle Province le funzioni di governo di diversi organismi ed enti,
tra cui le Comunità Montane. Quando noi dell'opposizione anni fa mettemmo in
discussione l'utilità delle Comunità montane, ci fu detto che volevamo creare
difficoltà all'entroterra. Sono d'accordo nell'abolire le Comunità montane, ma
allora si aboliscano tutte, perché altrimenti si creano difficoltà nella
gestione dei servizi ai cittadini». «IN QUESTI giorni ha detto il capogruppo Pd
Giorgio Londei abbiamo depositato alla Camera, e ci apprestiamo a depositarlo
anche al Senato, un disegno di legge che prevede un cambiamento epocale, con la
riorganizzazione di tutti gli organi dello Stato, lo spostamento di compiti
dallo Stato alle Regioni e Province e l'acquisizione, da parte delle Province,
di alcuni compiti che oggi sono delle Prefetture». Da parte sua, il consigliere
di FI Ugo Tapponi, nel considerare il documento dell'Upi una sorta di
«autocelebrazione delle Province», ha informato che il Pdl ha depositato una
richiesta di soppressione di enti intermedi, tra cui circoscrizioni comunali,
consorzi, enti parco, Comunità montane, Aato, entri strumentali regionali.
Carlo Ruggeri del Gruppo misto, che ha approvato il documento insieme alla
maggioranza, ha sottolineato come in questi anni abbia notato la vicinanza
della Provincia alle esigenze dei cittadini. «Non riesco invece a sopportare ha
aggiunto l'esistenza delle Regioni, più volte ho avuto la dimostrazione che
questi enti sono calderoni, senza alcun costrutto nel rapporto con cittadini ed
enti locali». Da parte sua Orlando Lustrissimini di Rc, pur appoggiando il
documento, ha evidenziato qualche perplessità nei confronti
dell'abolizione delle Comunità Montane. «E' facile dire di voler sciogliere le
Comunità montane, però poi bisogna gestire i servizi, senza mettere in
difficoltà i cittadini. Se si tratta di abolire alcuni rami secchi, come i
Consorzi di bonifica, allora vanno eliminati quelli». Image:
20090131/foto/9596.jpg
( da "Sestopotere.com" del 31-01-2009)
Argomenti: Province
Anche a Ravenna
giornata nazionale di mobilitazione delle Province (31/1/2009 17:02) | (Sesto
Potere) - Ravenna, 31 gennaio 2009 - Si è svolta la seduta straordinaria del
consiglio provinciale convocata in occasione della Giornata nazionale della
partecipazione indetta dall?Unione delle Province Italiane contro l?abolizione
delle Province. Alla seduta erano presenti anche i Sindaci dei Comuni di
Castelbolognese, Massalombarda e Riolo Terme; i vice Sindaci di Bagnara e
Faenza e il presidente del consiglio comunale di Ravenna. Dopo il messaggio, in
videoconferenza, del presidente dell?UPI, Fabio Melilli, che ha ribadito
“l?infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità
di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme istituzionali”, la
presidente del consiglio provinciale, Elena Rambelli, ha preso la parola: “E?
indispensabile accompagnare la riforma del federalismo fiscale con la riforma
istituzionale, procedendo spediti verso la definizione della Carta delle
Autonomie locali. Questa è la vera e grande occasione”. Nel corso del dibattito
si sono espressi i consiglieri Fiorenza Campidelli, Paola Pula, Guido Fabbri e
Roberto Gualandi (Pd); i capigruppo Vincenzo Galassini (FI PdL), Francesco
Morini (Udc), Massimo Mazzolani (AN PdL) e Roberto Bolognesi (RC). Sono infine
stati votati due o.d.g. . Il primo dell?UPI nazionale e regionale, presentato
dai gruppi di maggioranza, è stato approvato col voto contrario di FI PdL, AN
PdL e Udc. Il secondo, presentato dai gruppi di minoranza, è stato respinto col
voto contrario di Pd, RC e Comunisti Italiani.