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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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toARTICOLI DEL  1-21 ottobre 2008      #TOP



Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (67)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Provincia, va riqualificato il ruolo dell'ente ( da "Libertà" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: e una definizione del ruolo delle città metropolitane, con l'abolizione delle Province che insistano su quei territori. Nel documento si chiede anche un vero federalismo fiscale, da attuare tenendo conto del disegno di legge approvato di recente dal Governo, che riconosca alle Province risorse legate sia alle entrate dei rispettivi territori,

Per le Province taglio antideficit ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La pubblicazione dell'Istituto Bruno Leoni Per le Province taglio antideficit ROMA "All'abolizione delle province ci arriveremo per necessità. Perché gli impegni assunti negli ultimi anni per ridurre la spesa corrente non bastano e l'Italia continuerà a garantire con grande difficoltà il rispetto del Patto di stabilità europeo".

La Regione non decide, azzerate 8 comunità montane ( da "Corriere del Veneto" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Io sono per l'abolizione delle comunità montane e delle Province ma ho detto alla maggioranza di trovare una soluzione seria, che non costringa il consiglio ad abdicare da un proprio ruolo essenziale per delegarlo allo Stato. Anche se la cosa non mi dispiacerebbe, perchè almeno così rimarrebbero in vigore le vere comunità montane,

Azzerate le due comunità montane veronesi La Regione non decide, azzerate 8 comunità montane ( da "Corriere del Veneto" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Io sono per l'abolizione delle comunità montane e delle Province ma ho detto alla maggioranza di trovare una soluzione seria, che non costringa il consiglio ad abdicare da un proprio ruolo essenziale per delegarlo allo Stato. Anche se la cosa non mi dispiacerebbe, perchè almeno così rimarrebbero in vigore le vere comunità montane,

Sindaci in missione a roma ( da "Nuova Venezia, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ci sarà anche il presidente della Provincia, Davide Zoggia; assente invece Massimo Cacciari. La protesta, nata per cercare di arginare i danni causati dall'abolizione dell'Ici e dal taglio dei trasferimenti, si svolgerà nelle strade della Capitale; il corteo arriverà davanti a Montecitorio.

C'è il Walter di lotta, la sinistra lo aspetta ( da "Manifesto, Il" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sarebbe costruire un fronte comune contro l'abolizione del voto di preferenza alle europee. Su questo Nichi Vendola, sabato scorso all'assemblea nazionale della sua area, è stato chiarissimo: "Ci batteremo contro l'abolizione delle preferenze perché si tratta di consegnare tutto il potere alle oligarchie dei partiti".

Federalismo, Tremonti apre la borsa ( da "Stampaweb, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: replica il governatore della Lombardia Formigoni insieme a Fitto e Calderoli. Ma nessuno specifica come verranno trovati 1,2 miliardi che i Comuni chiedono per i mancati introiti dovuti all'abolizione dell'Ici. E si ritorna sempre a Tremonti, che comunque è disposto ad essere più generoso per non andare in rotta di collisione con la Lega.

Baldo e Lessinia, addio alle comunità montane ( da "Arena.it, L'" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ha detto con riferimento alla proposta di giunta che riduceva il numero delle comunità montane da 19 a 12, ma avrebbe salvato le due veronesi e trevigiane. "È noto che io sono per l'abolizione delle comunità montane come anche delle Province. Qualcuno dice che sono in minoranza in giunta per questo, ma non forse tra la gente", aggiunge il presidente.

Commemorazione del "roditore ignoto": LAV & Co. pronti a marciare ( da "Varesenews" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione della Caccia, Legambiente - Circolo di Busto Arsizio, Movimento Antispecista - Delegazione Provinciale di Varese, Movimento UNA Uomo Natura Animali, Movimento vegetariano No alla caccia, OIPA Organizzazione Internazionale Protezione Animali - Delegazione Provinciale di Varese, Partito della Rifondazione Comunista -

FEDERALISMO: ECCO IL TESTO DI CALDEROLI ( da "Agi" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: E i rimborsi per i comuni, circa i minori trasferimenti subiti per la sovrastima dell'Ici sui fabbricati rurali, per quella dei risparmi in tema di 'costi della politica', nonche' per il totale reintegro delle entrate venute meno con la abolizione dell'Ici sulla prima casa. (AGI) - Roma, 1 ottobre.

Roma NOSTRA REDAZIONE Anche i Comuni avranno una ( da "Gazzettino, Il" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: per la sovrastima dell'Ici sui fabbricati rurali, per quella dei risparmi in tema di "costi della politica", nonché per il totale reintegro delle entrate venute meno con la abolizione dell'Ici sulla prima casa". L'Associazione preannuncia inoltre che, "finché non ci sarà questa certezza, non parteciperà alle riunioni della Conferenza unificata per discutere di federalismo fiscale"

Enti locali/ Alemanno: Sì all'abolizione delle province ( da "Virgilio Notizie" del 01-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: (Apcom) - L'abolizione delle Province è "una delle grandi riforme da portare avanti per alleggerire la pressione fiscale a carico dei contribuenti, snellendo tutta la filiera della burocrazia e del costo della politica". Lo afferma in una nota il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Seggi, in arrivo il blackberry ( da "Alto Adige" del 02-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: A far infuriare la deputata sono state le ultime dichiarazioni di Spagnolli in merito all'abolizione dell'Ici. "Ancora una volta - replica Biancofiore - un sindaco di centrosinistra critica il governo andando contro l'interesse dei cittadini. Tutti sono contenti di non dover pagare più l'Ici, invece Spagnolli calpesta i loro diritti solamente per fare campagna elettorale.

Sono sempre stato favorevole all'abolizione delle Province. Credo che sia una delle grand ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 02-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "Sono sempre stato favorevole all'abolizione delle Province. Credo che sia una delle grandi riforme da portare avanti non solo per alleggerire la pressione fiscale a carico dei contribuenti, snellendo tutta la filiera della burocrazia e del costo della politica", ha ribadito il sindaco, Gianni Alemanno.

'Tredicesima' anticipata per cento dipendenti ( da "Nazione, La (Umbria)" del 02-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: L'abolizione del Cosap entrerà in vigore dal 1° gennaio 2009. Del resto, non si capiva il motivo per cui un cittadino dovesse pagare per uscire di casa. La Provincia non è mai riuscita né a regolamentare né a disciplinare adeguatamente il pagamento di questa tassa che interessa tra i 15 e i 16mila utenti,

Il federalismo fiscale domani in Consiglio dei ministri ( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 02-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ministri di domani sarà approvato un decreto con il quale restituire agli enti locali il miliardo e mezzo di euro di tagli sofferti per l'abolizione dell'Ici. Le Regioni insistono invece per sciogliere il nodo sanità, 7 miliardi di fondo sanitario e 440 milioni di euro per i ticket che mancano all'appello e senza i quali è in forse anche il loro parere favorevole al disegno di legge.

La giunta del Parco preferisce la Regione ( da "Stampa, La" del 02-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La giunta dell'ente che ha sede a Varzo chiede che venga stralciato dal protocollo l'affidamento della gestione delle aree protette di importanza regionale. "Con l'abolizione degli enti di gestione dei parchi verrà perso un grande e fondamentale patrimonio di esperienze e professionalità costituito dal personale delle aree protette"

Salerno: IACP, approvato il Conto Consuntivo - Esercizio finanziario 2007 ( da "Salerno notizie" del 03-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sia a coronamento di quelle intraprese, sia in attuazione del rilancio nazionale dell'edilizia residenziale pubblica, di più cospicue entrate per vendite di alloggi e recupero della morosità, di una minore conflittualità con conseguente riduzione di spese legali, di altri fattori favorevoli come l'abolizione dell'ICI sulla prima casa".

RIFORME: FINI, SI DISCUTA DI PROVINCE MA NO ABOLIZIONE PREFETTI ( da "Adnkronos" del 03-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: anche discutere della possibile abolizione delle province, ma nessuno pensi di cancellare i prefetti, che rappresentano lo Stato". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini parlando nel corso di una manifestazione pubblica a Verona. "Il federalismo -ha aggiunto- non e' lo smantellamento dello Stato, ma e' la riorganizzazione dello Stato.

Federalismo/ Fini: Nessuno pensi di eliminare prefetti ( da "Virgilio Notizie" del 03-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dello Stato si può discutere dell'abolizione delle Province ma non della cancellazione della figura dei prefetti. "Nessuno pensi di eliminare i prefetti, che in un assetto federale rappresentano lo Stato", spiega Fini dichiarandosi pronto a "rivederne il ruolo", ma non ad eliminarli visto che "sopperiscono a lacune e intervengono in situazioni di emergenza"

Provincia, il Pd ricandida Saitta ( da "Stampa, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: i Moderati, oggi all'opposizione, non intendono più concedere cambiali in bianco e per il momento lavorano ad una loro candidatura. Anche il dibattito sull'abolizione o meno delle Province moltiplica le incertezze. Ma questa è un'altra storia.

Sì del governo al federalismo tremonti: riforma storica - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: alcun rischio di rottura dell'unità nazionale". Il presidente della Camera avverte però: "In tema di riforme si può anche discutere della possibile abolizione delle province, ma nessuno pensi di cancellare i prefetti, che rappresentano lo Stato". Dopo le polemiche dei giorni scorsi con il Cavaliere sull'abuso dei decreti e il ruolo del Parlamento,

Quale Italia vedràil federalismo fiscale? ( da "Secolo XIX, Il" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: passano inoltre sotto silenzio nodi che invece meriterebbero grande attenzione: nessuno discute più dell'abolizione delle Province, o dell'accorpamento dei piccoli Comuni, o della assurdità di avere 20 Regioni in una nazione piccola, con costi burocratici altissimi e con il rischio aggiuntivo del proliferare di tante caste politiche locali.

Addio pacchia di Stato Comuni e Regioni cammineranno da soli ( da "Giornale.it, Il" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici. Tremonti: riforma epocale da Roma "Quella del federalismo fiscale è una riforma storica". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non si è certo mascherato dietro un velo di falsa modestia. Il ddl delega approvato ieri in Consiglio dei ministri ha una portata epocale e come ha detto lo stesso titolare del Tesoro "

Tramonta definitivamente il sogno di portare in Canavese, nell'area ex Marxer di Loranzè, ( da "Stampa, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: accertamento delle entrate degli enti locali e i servizi catastali, ha risentito delle particolari modalità con cui si è realizzato il decentramento catastale, nonché della recente abolizione dell'imposta sulla prima casa". Infine: "Contestualmente si è rafforzata, con la costituzione del Consorzio Polo pubblica amministrazione,

Addio pacchia di Stato, arriva il federalismo ( da "Giornale.it, Il" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici. Tremonti: riforma epocale Roma - "Quella del federalismo fiscale è una riforma storica". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non si è certo mascherato dietro un velo di falsa modestia. Il ddl delega approvato ieri in Consiglio dei ministri ha una portata epocale e come ha detto lo stesso titolare del Tesoro "

Gli 800 posti svaniti al supercatasto ( da "Stampa, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: accertamento delle entrate degli enti locali e i servizi catastali, ha risentito delle particolari modalità con cui si è realizzato il decentramento catastale, nonché della recente abolizione dell'imposta sulla prima casa". Infine: "Contestualmente si è rafforzata, con la costituzione del Consorzio Polo pubblica amministrazione,

Un presidio con la Lac sul colle di San Zeno ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Lega abolizione caccia, sarà davvero particolare. LA CORNICE scelta è uno dei luoghi simbolo dello "scontro": la cresta del colle di San Zeno. Qui, alle prime luci dell'alba verrà organizzata una fiaccolata che prevedibilmente sarà accompagnata dal rimbombo delle fucilate, mentre più tardi, fino alle 12, terrà banco un presidio di quello che probabilmente è il "

Lo spot federalista ai tempi della crisi - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai Comuni di quanto hanno perso per l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e dell'Ici sulle seconde case ex rurali; alle Province per la totale mancanza di propri tributi con i quali sostenere i loro bilanci. Il totale di queste richieste, riconosciute legittime e dovute, è di 3,5 miliardi.

Federalismo, il Pd vuole una bicamerale Le proposte dei democratici: una commissione che vigili sull'applicazione delle norme ( da "Unita, L'" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Tra le proposte compare anche l'abolizione delle province "laddove verranno realizzate le nuove città metropolitane" e l'avvio di "sanzioni" per Regioni o Comuni "inadempienti" ("per garantire i cittadini di quei territori") e "sistemi di premialità per gli enti che raggiungono gli obiettivi fissati".

Lo spot federalista ai tempi della crisi ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai Comuni di quanto hanno perso per l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e dell'Ici sulle seconde case ex rurali; alle Province per la totale mancanza di propri tributi con i quali sostenere i loro bilanci. Il totale di queste richieste, riconosciute legittime e dovute, è di 3,5 miliardi.

Trieste Arrivano i soldi dell'Ici mancata. I circa 35 ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: TriesteArrivano i soldi dell'Ici mancata. I circa 35 milioni di euro assegnati dal ministero dell'Interno al Friuli Venezia Giulia per ristorare i Comuni dai mancati introiti dovuti all'abolizione dell'imposta sulla prima casa ariveranno a giorni. "Ormai è questione di giorni, una decina al massimo, perché le risorse si trovino materialmente nelle casse dei Comuni"

Dare un nuovo ruolo alle Province L'abolizione ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province, si ricorderà, è stato un tormentone della passata campagna elettorale, sbandierata da quasi tutti i candidati di sinistra e di destra, ma più principalmente dalla destra, che a una sua vittoria, cosa che è avvenuta, si sarebbe impegnata a tagliare la Provincia come principale soluzioni per tagliare la spesa pubblica.

Federalismo, il disegno di legge non convince i sindaci lariani ( da "Corriere Di Como, Il" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Dato che l'Ici per noi era liquidità, avevamo acconsentito all'abolizione dell'imposta a patto però che la copertura del mancato introito fosse totale. Se il federlismo andasse a senso unico, verso il Sud, sarebbe una beffa. Ma sono sicuro che la presenza della Lega nel governo garantirà le istanze del Nord".

LETTERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: i vertici dell'italico sindacalismo e tanti politici; c) l'abolizione della doppia pensione ai sindacalisti; d) l'abolizione del vitalizio e della indennità di fine mandato dei parlamentari, illegali perché stabiliti da una delibera dell'ufficio di Presidenza, in contrasto con l'articolo 69 della Costituzione: "I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge"

Federalismo/ Province lombarde: più soldi dai tributi sulle ( da "Virgilio Notizie" del 06-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Unione delle Province lombarde considera il disegno di legge sul federalismo fiscale "un importante segnale in controtendenza" rispetto ai tentativi di abolizione di questi enti, ma sottolinea anche la necessità di compensare con nuove entrate tributarie legate alle automobili i tagli previsti dal nuovo assetto istituzionale.

Stranieri, più tolleranza ( da "Alto Adige" del 07-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La Provincia avrebbe attuato con 5 anni di ritardo la misura relativa all'abolizione dei ticket sanitari sui ricoveri. "Senza un blocco delle tariffe di competenza pubblica, l'introduzione del cosìddetto redditometro a tutti i livelli e un sostegno reale a favore dei redditi più bassi, i possibili interventi sono destinati comunque ad essere insufficienti"

Nessun taglio alle Province? Si provi almeno a riformarle ( da "Gazzettino, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: L'abolizione delle province è stato un tormentone della passata campagna elettorale, sbandierata da quasi tutti i candidati di sinistra e di destra, ma soprattutto dalla destra, che in caso di vittoria, cosa avvenuta, si sarebbe impegnata a tagliare la Provincia come principale soluzione per tagliare la spesa pubblica.

<Irresponsabile abolire le Province sopprimiamo Ato ed enti secondari> ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 07-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ribadisce la neutralità del coinvolgimento delle assemblee elettive nella creazione del codice delle autonomie ".Sul ruolo e competenze delle Province il documento ritiene "fuorviante e anacronistico il dibattito che si è aperto sulla loro abolizione, alimentato irresponsabilmente anche da esponenti di primo piano di diverse forze politiche".

La Camera approva la fiducia sul decreto Gelmini: "Riforma? Una manutenzione" ( da "Quotidiano.net" del 08-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione del team di insegnanti alle elementari al posto di un unico docente. A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sarà reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi. Il decreto prevede che le ore del tempo pieno saranno coperte dallo stesso maestro unico,

Più forza ai contratti integrativi locali ( da "Alto Adige" del 08-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: tutti ritengono necessario semplificare il sistema dell'accesso alle prestazioni. Contrattazione integrativa. Nessuno si è espresso contrariamente. Abolizione addizionale regionale IRPEF. Il consenso è stato generale. Aumento della capacità ispettiva della provincia. Anche in questo caso il consenso è stato ampio e solo una lista ha espresso la propria contrarietà.

Nessuno ha toccato la casta ( da "Tirreno, Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Con fatica e non poche critiche da parte dell'opposizione. Ma per il resto il vento della riduzione dei costi della politica, dello smantellamento degli enti inutili e dell'abolizione di poltrone e poltroncine è durato lo spazio di una stagione, o poco più. LANCISI a pagina 3.

Comune, mancano 100 milioni ( da "Repubblica, La" del 09-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: tamponare un buco nei fondi che il governo si era impegnato a trasferire dopo l'abolizione dell'Ici: nel 2009 mancheranno 96 milioni per Milano. Per questo agli assessorati è stato chiesto di tagliare le spese del 6% e di aumentare le entrate locali del 10%. Maggiori incassi da oneri di urbanizzazione e imposte sulla pubblicità, ma tra le ipotesi ci saranno anche rincari degli affitti,

<Al Comune niente spese>Sortino ( da "Sicilia, La" del 09-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: di giorno vede triplicarsi le presenze per tutti i lavoratori delle varie aziende industriali che si trovano nella prossimità del centro abitato, che è al centro della zona del petrolchimico. Tra l'altro il Comune di Priolo già era stato penalizzato con l'abolizione della guardia medica 24 ore su 24. La chiusura era stata motivata per il riordino delle guardie mediche in Sicilia,

UPI BASILICATA, INCONTRO TRA I PRESIDENTI MARINO E SALICONE ( da "Basilicanet.it" del 09-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province, alimentato irresponsabilmente anche da esponenti di primo piano di diverse forze politiche. Richiediamo al contrario che vengano definite con chiarezza le competenze di ogni livello di governo previsto dalla Costituzione (chi fa che cosa) riconducendo in capo alle Province quelle funzioni di governo di area vasta â?

Testimoni di un incidente Cercansi testimoni che possano aver assistito all'incidente occors ( da "Nazione, La (Pisa)" del 10-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Saranno raccolte firme per chiedere l'abolizione della pena di morte in Giappone, Corea del Sud, Vietnam, India, Pakistan e Taiwan. Motorizzazione Civile Lunedì prossimo l'Ufficio della Motorizzazione Civile per la provincia di Pisa resterà chiuso al pubblico per qualsiasi operazione.

Un inutile doppione che frena l'efficienza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sono probabilmente tra le entità la cui abolizione, o almeno un drastico mutamento strutturale, non solo aiuterebbe ad abbassare il livello della spesa pubblica, ma faciliterebbe anche il recupero di un rapporto costruttivo e di fiducia tra i cittadini e la politica. Non tanto per l'onere di gettoni e indennità che spettano a consiglieri,assessori e presidenti,

Province, l'occasione dei tagli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. La spiegazione è logica: perché al fianco di tante strutture provinciali inefficienti esistono Province che ricoprono un ruolo importante per la struttura multilivello degli enti locali. Basta citare l'Emilia-Romagna e la Toscana, nelle quali esse svolgono funzioni spesso già prefigurate nella politica adottata dal Pci nelle Regioni di sua tradizionale

MILANO ONOREVOLE PODESTÀ, lei che è il c ( da "Giorno, Il (Milano)" del 10-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: snocciolate sui fronti dell'abolizione del ticket sanitario, materia, per altro, non di competenza della Provincia, sulla realizzazione di asili-nido rimasti sulla carta millimetrata, sull'abbassamento di tariffe e tasse assegnate a Palazzo Isimbardi, tutte puntualmente aumentate, sui Rom, per accogliere i quali ha acquistato con soldi pubblici addirittura un palazzo in via Varanini.

Provincia, spunta l'ipotesi Cimadoro ( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Oggi e domani i volontari dell'Italia dei Valori saranno in circa mille piazze italiane per avviare la raccolta firme per indire un referendum per l'abolizione del lodo Alfano, che garantisce l'immunità alle quattro più alte cariche dello Stato. "Una grande battaglia di legalità", spiega Cimadoro.

Parma ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province E in tema di enti locali Maroni si dice "contrario ad eliminare le Province. Ma noi vogliamo applicare il principio di sussidiarietà partendo dal basso, cioè dai Comuni. Eliminerei invece gli enti intermedi fra Comune e Provincia: quindi Comunità montane, enti parco, Ato, favorendo semmai i consorzi fra Comuni"

Vicenza Dei 5 principali comuni della provincia di ( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 11-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La riduzione nel 2007 dell'aliquota sulla prima casa e la successiva, nel 2008, totale abolizione dell'Ici hanno rivoluzionato l'entità del tributo. Dal 1998 al 2006 l'incidenza percentuale di questa tassa è aumentata, in tutti i casi, a volte in maniera anche molto consistente come a Schio, dove è passata dal 19 al 40 per cento,

L'Acl fa i conti in tasca agli ambientalisti ( da "Giornale di Brescia" del 12-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: quali stanziamenti e benefici economici a vario titolo e di quale importo abbiano avuto nel corso degli ultimi anni Wwf, Lac (Lega Abolizione Caccia), Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) e Legambiente. In particolare, spiega la nota dell'Acl, "la Lipu avrebbe ricevuto un incarico di consulenza da parte del passato Governo per individuazione delle Zone di Protezione Speciale".

<Aboliamo il contributo consortile> ( da "Nazione, La (Livorno)" del 12-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Forza Italia in regione ha presentato circa un anno fa una proposta di legge che prevede l'abolizione del contributo consortile, affidando alla Regione il compito di provvedere a finanziare le Province per le spese necessarie a garantire la valorizzazione delle produzioni agricole, la difesa del suolo, la regimazione delle acque, la tutela dell'ambiente e delle risorse naturali".

Proporzionale e sanità Tagnin (Pdl) contro il Pd ( da "Alto Adige" del 13-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della proporzionale nella sanità e Mario Tagnin, ex segretario Anaao e candidato del Pdl, va all'attacco: "Sorprende come a pochi giorni dal voto anche chi ha governato la Provincia in questi anni insieme all'Svp, difendendo strenuamente il sistema della proporzionale, improvvisamente si accorga che merito e proporzionale in sanità non possono andare d'

Candidato unico, la Lega frena ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: scherza il vicepresidente della Regione Franco Manzato - a quanto mi risulta i migliori gli ha la Lega". In palio, nella primavera 2009, una cuccagna di Comuni - di cui è principe il capoluogo padovano -, Comunelli e ben cinque Province. Fuori dai giochi solo le amministrazioni provinciali di Vicenza e Treviso, entrambe già saldamente in mano leghista.

UPI: MELILLI, PROVINCE DEVONO AVERE CORAGGIO DI CAMBIARE PELLE ( da "Asca" del 13-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Quanto ai possibili risparmi dell'abolizione delle province il presidente dell'Upi ricorda che ''su una spesa totale di 14 miliardi di euro, 2 miliardi e 300 milioni sono il costo per il personale, che immagino nessuno voglia considerare comprimibile, e 119 milioni sono i costi della politica, o meglio, della democrazia.

<Nelle Province venete solo presidenti leghisti> ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 14-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: delle Province, mentre Forza Italia e il Popolo delle Libertà si sono più volte schierati per l'abolizione di questi enti. Con che credibilità ­si chiede il capogruppo veneto della Lega- possono presentare dei loro candidati?" Simile ragionamento Bottacin lo fa per le Comunità montane, il cui riordino è inserito all'ordine del giorno del consiglio regionale iniziato ieri a Venezia.

Risposta a Chiamparino: "Fanno solo il loro dovere" ( da "Stampa, La" del 14-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: funzioni degli enti locali vanno ridefinite tenendo conto delle peculiarità territoriali, economiche e sociali", ha premesso Fitto. Per questo, "il dibattito sull'abolizione o meno delle Province è sbagliato". Se il Codice delle autonomie sarà uno dei prossimi provvedimenti al varo del Consiglio dei ministri, come ha ricordato il ministro, il Governo si muoverà con i piedi di piombo:

Nasce la Provincia piena di debiti ( da "Corriere Adriatico" del 15-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Gionni più pacato che vuole attivare un percorso condiviso nella risoluzione della complicata matassa. Purtroppo la sindrome dell'addormentata del bosco ha colpito il Pd" ha detto Brugni mentre Crescenzi ha ricordato che due suoi emendamenti sull'assegnazione del patrimonio su base territoriale e sull'abolizione del conguaglio a Fermo sono stati respinti proprio dal centrosinistra.

Serve un organismo che tuteli la montagna ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: però a porsi alcuni interrogativi su quale potrebbe essere il futuro delle piccole realtà montane senza un ente sovraccomunale che le tuteli". Belgrado sottolinea che le dichiarazioni sull'abolizione delle Comunità montane sono uno slogan vincente in questo momento, ma sarebbe più opportuno condurre una riflessione seria a tutto tondo e trasversale rispetto alle forze politiche.

Ciriani parla di cose che non conosce ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: non abolizione, quindi - delle Cm i cui contenuti cozzano contro ciò che Ciriani ha pubblicamente dichiarato. La verità è che da anni la Provincia, disconosciuta come istituzione anche dal presidente della Camera "amico", tenta di avocare a sé competenze che ha dimostrato di non avere e di non poter sottrarre ad alcuno,

Le Comunità montane resistono ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: BARCIS Il presidente Pieromano Anselmi attacca la Provincia sull'ipotesi di abolizione Le Comunità montane resistono Barcis(lor.pad.) Non si è fatta attendere la risposta del presidente della Comunità Montana, Pieromano Anselmi, alle affermazioni del presidente vicario della Provincia, Alessandro Ciriani, che è favorevole all'abolizione delle Comunità Montane stesse.

"La scuola resterà in montagna" ( da "Stampa, La" del 18-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Poi, l'affondo contro i bidelli. Dice Cattaneo: "In Italia sono 167 mila, più dei carabinieri che sono 116 mila. Con la riforma invece aumenteremo il tempo pieno del 50 per cento con l'abolizione delle ore di compresenza e il ritorno al maestro unico".

Provinciali, la Lega Nord alza le antenne ( da "Libertà" del 19-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il territorio della montagna - spiega Luigi Fogliazza - è quello che soffre maggiormente la distanza dalle scelte provinciali basti pensare, ad esempio, all'abolizione del distretto sanitario. In particolare la Valnure, oltre ad essere l'unica zona senza un presidio sanitario è anche quella in cui manca un istituto scolastico superiore.

Tasse, al top c'è Alassio ( da "Secolo XIX, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il sindaco punta poi il dito sull'effetto paradossale che crea l'abolizione dell'Ici prima casa e la sua trasformazione in trasferimenti erariali basati sugli introiti 2007: "La scelta penalizza i Comuni più virtuosi, che per la prima casa avevano mantenuto aliquote basse per i cittadini. Mentre, invece, chi stangava avrà molto".

Sospensione caccia in deroga allo Storno, posizione Provincia di Rimini ( da "Sestopotere.com" del 20-10-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 2008 16:58) | (Sesto Potere) - Rimini - 20 ottobre 2008 -Il TAR dell'Emilia Romagna, esprimendosi sul ricorso presentato dalla Lega per l'Abolizione della Caccia e da altri contro la delibera regionale del 29 luglio scorso relativa alle deroghe per la caccia, ha concesso la sospensiva della caccia in deroga allo storno.


Articoli

Provincia, va riqualificato il ruolo dell'ente (sezione: Province)

( da "Libertà" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Gualazzini ha partecipato all'assemblea dei presidenti di Consiglio provinciale Il presidente del Consiglio provinciale Gabriele Gualazzini ha partecipato all'Assemblea generale dei presidenti di Consiglio provinciale che si è tenuta a Cagliari in preparazione dell'Assemblea generale delle Province (Torino 13 - 15 ottobre). L'assemblea ha approvato un documento unitario che chiede la riqualificazione del ruolo dell'Ente Provincia. Vi si affronta, innanzitutto, il problema della riqualificazione del ruolo e delle competenze dell'Ente: si chiede che alla Provincia siano attribuite per legge funzioni certe, e non solo compiti delegati da livelli di governo superiori; si auspicano una riorganizzazione delle Comunità montane che le renda vere e proprie Unioni di Comuni (con l'auspicato accorpamento degli enti locali di dimensioni più limitate) e una definizione del ruolo delle città metropolitane, con l'abolizione delle Province che insistano su quei territori. Nel documento si chiede anche un vero federalismo fiscale, da attuare tenendo conto del disegno di legge approvato di recente dal Governo, che riconosca alle Province risorse legate sia alle entrate dei rispettivi territori, sia alle spese conseguenti e si auspica una riforma di Comuni e Province che consenta un riequilibrio di competenze tra Giunte e Consigli, la ridefinizione dello status dei consiglieri, per valorizzarne il ruolo, ed il riequilibrio delle rappresentanze di genere. Si sollecita, infine, un potenziamento del ruolo del Consiglio provinciale. "Nel mio intervento - commenta Gualazzini - ho sostenuto l'esigenza di un rafforzamento del legame tra Provincia e popolazione, anche attraverso una modifica della legge elettorale, e la necessità di forme di partecipazione più ampie delle attuali. C'è il rischio, altrimenti, che il territorio venga rappresentato solo dall'organo esecutivo, e questo sarebbe in contrasto con le forme della democrazia rappresentativa che la nostra Costituzione, prevede". 01/10/2008.

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Per le Province taglio antideficit (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-10-01 - pag: 20 autore: Enti da abolire. La pubblicazione dell'Istituto Bruno Leoni Per le Province taglio antideficit ROMA "All'abolizione delle province ci arriveremo per necessità. Perché gli impegni assunti negli ultimi anni per ridurre la spesa corrente non bastano e l'Italia continuerà a garantire con grande difficoltà il rispetto del Patto di stabilità europeo". L'ex Ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, non usa giri di parole per raccontare la sua personale "avversione per questi enti". E ricordando che la sola spesa per il welfare cresce ogni anno di circa 20 miliardi, non vede altra soluzione al pensionamento di strutture amministrative "che servono solo per piazzare personale politico e che sono del tutto superflue nell'architettura di uno Stato moderno". Monorchio è intervenuto ieri alla presentazione del libro "Abolire le Province" di Silvio Boccalatte (pubblicato nella collana Policy dell'Istituto Bruno Leoni; la prefazione è di Gianfranco Fabi) e ha incontrato un'unanimità di consensi tra i politici e gli studiosi che hanno partecipato al successivo dibattito. Nella settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il varo del Ddl delega sul federalismo fiscale, Chicco Testa e Giovanni Guzzetta, Marco Follini e Federica Guidi, hanno riaffermato la necessità di una semplificazione dei livelli di governo. "L'ente meno vicino aicittadini – ha detto la presidente dei giovani imprenditori di Confindustria – è proprio la Provincia e non possiamo più permetterci di mantenerlo". Tutti i relatori hanno tuttavia preso atto, con pessimismo, della storica resistenza opposta da larga parte della classe politica a questa prospettiva di riforma. "Bisognerebbe fare una campagna per l'astensione di massa alle elezioni provinciali" è stata la provocazione di Chicco Testa, mentre Marco Follini, che peraltro ha sollevato più di un dubbio sulla scelta di trasferire poteri chiave alle Regioni, ha concordato con gli autori del libro sulla possibilità di individuare "come punto intermedio per una semplificazione, il trasferimento delle attuali funzioni delle Province a sistemi di coordinamento tra i Comuni che in parte già funzionano ". Ma il senatore del Pd ha anche sottolineato come nello schema di federalismo cui sta lavorando il Governo "il ruolo delle Province viene invece confermato". Anche per Giovanni Guzzetta le speranze per un'abolizione "anche di una sola parte delle attuali Province in questa legislatura sono pressoché inesistenti". Il giurista, autore dei tre quesiti referendari sulla legge elettorale, ha invece ricordato come "storicamente il nostro legislatore ha sempre aggiunto qualche elemento al quadro ordinamentale; per i tagli non si è mai superato il livello del dibattito". D.Col. MONORCHIO "Ci arriveremo per necessità: gli impegni assunti negli ultimi anni per ridurre le uscite correnti e rispettare il Patto Ue non bastano".

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La Regione non decide, azzerate 8 comunità montane (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VENEZIA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-01 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La Regione non decide, azzerate 8 comunità montane Salta il numero legale in consiglio e scade il termine per legiferare: passa la riduzione decisa in Finanziaria VENEZIA - Alla fine, sulle comunità montane, il Consiglio regionale ha deciso di non decidere. Ieri, ultimo giorno utile imposto alle Regioni dalla Finanziaria 2006 firmata dal governo Prodi e recepita dall'attuale esecutivo Berlusconi per scegliere quante tagliarne, l'assemblea di Palazzo Ferro Fini ha tirato a campare fino all'ennesima e definitiva interruzione delle 20.04, indotta dalla mancanza del numero legale (Fi, An e Udc hanno abbandonato l'aula, presenti solo 23 consiglieri di Lega, Veneto Ppe e opposizione). Si stava ancora discutendo del progetto di legge - guarda caso presentato da un consigliere di An, Raffaele Zanon - inerente lo spostamento del servizio ispettivo sulla sanità dal controllo della giunta a quello del consiglio. Espediente che ha centrato l'obiettivo del Pdl di non arrivare al voto, per lasciare spazio ai poteri sostitutivi di Roma che, secondo i calcoli dei tecnici regionali, eliminerà 8 delle 19 comunità montane venete. E cioè le due della Marca (Grappa e Prealpi Trevigiane), le due veronesi (Baldo e Lessinia), le tre vicentine Astico- Brenta, Agno Chiampo e Leogra- Timonchio e una sola del Bellunese, ovvero Belluno-Ponte nelle Alpi, che si fonderà con la Val Belluna, capoluogo escluso. Da 171 Comuni si passerà a 68: 103 perderanno il diritto di far parte della comunità montana. Il tutto perchè, dopo una giornata di fuoco iniziata alle 10 con l'incontro tra i capigruppo di maggioranza e il presidente Giancarlo Galan e continuata con consultazioni a catena, riunioni con parte dei presidenti delle comunità montane e una serie di interruzioni al consiglio, Pdl e Lega non hanno trovato l'accordo. Il Carroccio, che in commissione Affari istituzionali aveva approvato insieme al Pd un progetto di legge per l'accorpamento di una sola comunità (Belluno Ponte nelle Alpi con la Val Belluna), era disposto a venire incontro agli azzurri, tagliandone 6. Cioè una trevigiana (Grappa, da fondere con la vicentina Alto Astico e Posina), due beriche (Leogra- Timonchio e dall'Astico al Brenta) e tre bellunesi (da definire). Ma An ha puntato i piedi: o si scende da 19 a 12, come proposto dalla giunta, o abbandoniamo l'aula. E così è saltato tutto. "Quando si tira troppo la corda, i risultati sono questi - dice il capogruppo Piergiorgio Cortelazzo - le comunità montane sono uno spreco, le loro funzioni possono essere tranquillamente svolte da Comuni e Province. Noi volevamo azzerarle, abbiamo accettato di scendere a 12, ma non oltre". Soddisfatto anche Remo Sernagiotto, capogruppo di Fi: "Ha vinto l'anima riformista del Paese, che vuole azzerare gli sprechi per aiutare le famiglie". Del resto lo stesso Galan alle 13, a lavori sospesi e dopo mesi di assenza, era finalmente comparso in aula, per dichiarare: "Io sono per l'abolizione delle comunità montane e delle Province ma ho detto alla maggioranza di trovare una soluzione seria, che non costringa il consiglio ad abdicare da un proprio ruolo essenziale per delegarlo allo Stato. Anche se la cosa non mi dispiacerebbe, perchè almeno così rimarrebbero in vigore le vere comunità montane, significherebbe che l'assemblea non è capace di deliberare su ciò che dovrebbe". Pronta la risposta di Giovanni Gallo, capogruppo del Pd: "Ma cosa sta dicendo? Nel marzo scorso presentò ricorso alla Consulta contro la Finanziaria, sostenendo che non spetta al governo ma alle Regioni decidere sul numero delle comunità montane, giudicate importantissime. Oggi si smentisce e pontifica in preda alla schizofrenia più totale. La verità è che ormai Galan, come un pugile suonato, non sa più da che parte del ring girarsi. Se avesse un minimo di dignità, dovrebbe dimettersi". Gallo ha poi chiesto al presidente del Consiglio, il leghista Marino Finozzi, di prendere provvedimenti nei confronti di un governatore che non si fa mai vedere in assemblea. Laconica la risposta: "Non ho gli strumenti, dotatemi di un regolamento ad hoc e lo farò". A proposito del Carroccio, il capogruppo Gianpaolo Bottacin avverte: "Attenzione, quella di oggi (ieri, ndr) non è una sconfitta della Lega ma dell'intera maggioranza: il Veneto doveva legiferare e invece è incorso in una figuraccia. Ha fatto passare la manovra Prodi, i nostri alleati non possono gioirne ". Va oltre Mariangelo Foggiato di Pne, che chiede "l'abolizione delle comunità montane e la loro trasformazione in assemblee dei sindaci". Michela Nicolussi Moro Palazzo Ferro Fini Il Consiglio regionale di ieri (foto Vision) Decurtate La Finanziaria 2006 ha diminuito le comunità montane.

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Azzerate le due comunità montane veronesi La Regione non decide, azzerate 8 comunità montane (sezione: Province)

( da "Corriere del Veneto" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-01 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Azzerate le due comunità montane veronesi La Regione non decide, azzerate 8 comunità montane Salta il numerolegalein consiglio e scade il termine per legiferare: passa la riduzione decisa in Finanziaria in consiglio e scade il termine per legiferare: passa la riduzione della Finanziaria VENEZIA - Alla fine, sulle comunità montane, il Consiglio regionale ha deciso di non decidere. Ieri, ultimo giorno utile imposto alle Regioni dalla Finanziaria 2006 firmata dal governo Prodi e recepita dall'attuale esecutivo Berlusconi per scegliere quante tagliarne, l'assemblea di Palazzo Ferro Fini ha tirato a campare fino all'ennesima e definitiva interruzione delle 20.04, indotta dalla mancanza del numero legale (Fi, An e Udc hanno abbandonato l'aula, presenti solo 23 consiglieri di Lega, Veneto Ppe e opposizione). Si stava ancora discutendo del progetto di legge - guarda caso presentato da un consigliere di An, Raffaele Zanon - inerente lo spostamento del servizio ispettivo sulla sanità dal controllo della giunta a quello del consiglio. Espediente che ha centrato l'obiettivo del Pdl di non arrivare al voto, per lasciare spazio ai poteri sostitutivi di Roma che, secondo i calcoli dei tecnici regionali, eliminerà 8 delle 19 comunità montane venete. E cioè le due della Marca (Grappa e Prealpi Trevigiane), le due veronesi (Baldo e Lessinia), le tre vicentine Astico- Brenta, Agno Chiampo e Leogra- Timonchio e una sola del Bellunese, ovvero Belluno-Ponte nelle Alpi, che si fonderà con la Val Belluna, capoluogo escluso. Da 171 Comuni si passerà a 68: 103 perderanno il diritto di far parte della comunità montana. Il tutto perchè, dopo una giornata di fuoco iniziata alle 10 con l'incontro tra i capigruppo di maggioranza e il presidente Giancarlo Galan e continuata con consultazioni a catena, riunioni con parte dei presidenti delle comunità montane e una serie di interruzioni al consiglio, Pdl e Lega non hanno trovato l'accordo. Il Carroccio, che in commissione Affari istituzionali aveva approvato insieme al Pd un progetto di legge per l'accorpamento di una sola comunità (Belluno Ponte nelle Alpi con la Val Belluna), era disposto a venire incontro agli azzurri, tagliandone 6. Cioè una trevigiana (Grappa, da fondere con la vicentina Alto Astico e Posina), due beriche (Leogra- Timonchio e dall'Astico al Brenta) e tre bellunesi (da definire). Ma An ha puntato i piedi: o si scende da 19 a 12, come proposto dalla giunta, o abbandoniamo l'aula. E così è saltato tutto. "Quando si tira troppo la corda, i risultati sono questi - dice il capogruppo Piergiorgio Cortelazzo - le comunità montane sono uno spreco, le loro funzioni possono essere tranquillamente svolte da Comuni e Province. Noi volevamo azzerarle, abbiamo accettato di scendere a 12, ma non oltre". Soddisfatto anche Remo Sernagiotto, capogruppo di Fi: "Ha vinto l'anima riformista del Paese, che vuole azzerare gli sprechi per aiutare le famiglie". Del resto lo stesso Galan alle 13, a lavori sospesi e dopo mesi di assenza, era finalmente comparso in aula, per dichiarare: "Io sono per l'abolizione delle comunità montane e delle Province ma ho detto alla maggioranza di trovare una soluzione seria, che non costringa il consiglio ad abdicare da un proprio ruolo essenziale per delegarlo allo Stato. Anche se la cosa non mi dispiacerebbe, perchè almeno così rimarrebbero in vigore le vere comunità montane, significherebbe che l'assemblea non è capace di deliberare su ciò che dovrebbe". Pronta la risposta di Giovanni Gallo, capogruppo del Pd: "Ma cosa sta dicendo? Nel marzo scorso presentò ricorso alla Consulta contro la Finanziaria, sostenendo che non spetta al governo ma alle Regioni decidere sul numero delle comunità montane, giudicate importantissime. Oggi si smentisce e pontifica in preda alla schizofrenia più totale. La verità è che ormai Galan, come un pugile suonato, non sa più da che parte del ring girarsi. Se avesse un minimo di dignità, dovrebbe dimettersi". Gallo ha poi chiesto al presidente del Consiglio, il leghista Marino Finozzi, di prendere provvedimenti nei confronti di un governatore che non si fa mai vedere in assemblea. Laconica la risposta: "Non ho gli strumenti, dotatemi di un regolamento ad hoc e lo farò". A proposito del Carroccio, il capogruppo Gianpaolo Bottacin avverte: "Attenzione, quella di oggi (ieri, ndr) non è una sconfitta della Lega ma dell'intera maggioranza: il Veneto doveva legiferare e invece è incorso in una figuraccia. Ha fatto passare la manovra Prodi, i nostri alleati non possono gioirne ". Va oltre Mariangelo Foggiato di Pne, che chiede "l'abolizione delle comunità montane e la loro trasformazione in assemblee dei sindaci". Michela Nicolussi Moro Palazzo Ferro Fini Il Consiglio regionale di ieri (foto Vision) Decurtate La Finanziaria 2006 ha diminuito le comunità montane.

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Sindaci in missione a roma (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Oggi la marcia degli amministratori locali davanti a Montecitorio: protestano per il taglio dell'Ici e dei trasferimenti Sindaci in missione a Roma In 300 dal Veneto, 30 dal Veneziano. "Vogliamo il 20% dell'Irpef" MESTRE. Trecento sindaci provenienti dal Veneto, una trentina dal Veneziano, parteciperanno oggi a Roma alla "marcia" per ottenere il 20% del gettito Irpef riscosso sul territorio. Ci sarà anche il presidente della Provincia, Davide Zoggia; assente invece Massimo Cacciari. La protesta, nata per cercare di arginare i danni causati dall'abolizione dell'Ici e dal taglio dei trasferimenti, si svolgerà nelle strade della Capitale; il corteo arriverà davanti a Montecitorio. CHIARIN A PAGINA 18.

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C'è il Walter di lotta, la sinistra lo aspetta (sezione: Province)

( da "Manifesto, Il" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Veltroni riscopre l'opposizione: Berlusconi dice balle Pronta un'agenda per gli ex arcobaleno: elezioni e Cgil Daniela Preziosi ROMA "Veltroni non può permettersi falli di reazione". Pierferdinando Casini non perde occasione per ribadire che non pensa ad alleanze con il Pd. Ma anche non perde occasione di richiamare all'ordine centrista il leader democratico. Così ieri a Roma, davanti a un pubblico che la pensava come e meglio di lui, quello dei cattolici della navata di Francesco Rutelli alla presentazione della nuova corrente Persone e Reti: "La sinistra è sconfitta. Se si pensa di creare un'alternativa a Berlusconi sul filone della sinistra politica, l'alternativa non ci sarà mai". Il Veltroni di lotta e dipietrista non miete molti consensi fuori dal perimetro democratico, dipietristi a parte. In realtà anche dentro quel perimetro, viste i distinguo con cui centristi, cattolici e dalemiani hanno accolto l'ultima svolta del segretario. Il fatto è che la stessa cautela regna a sinistra. Il primo interrogativo è se il Veltroni radicalmente antiberlusconiano durerà oltre la manifestazione del 25 ottobre. E comunque l'antiberlusconismo non è tema che commuova la sinistra radicale, almeno quella che guarda al Pd per la futura - anche se lontana - ricostruzione di un'alleanza di governo. A luglio, con l'ex pm a piazza Navona c'era la Rifondazione di Paolo Ferrero, e non quella di Nichi Vendola. Eppure il Veltroni di lotta, se dovesse essere premiato dal successo di popolo della manifestazione, e quindi consolidato alla guida del partito, potrebbe far riaffiorare en plein aire il fiume carsico dei rapporti con alcuni ex arcobaleno. Rapporti rarefatto, ma sin qui mai interrotti. Per esempio, organizzando incontri mattutini con il leader di sinistra democratica Claudio Fava, come il segretario Pd ha sottolineato pubblicamente un mese fa davanti alla platea della festa di Firenze. Se il Veltroni di lotta quindi resistesse oltre il giro di boa del 25, l'agenda di discussione di temi comuni con la sinistra potrebbe essere praticamente già scritta. In tre punti, innanzitutto. Questioni concrete, non dibattiti teorici su alleanze lontane. Il primo punto, il più immediato, sarebbe costruire un fronte comune contro l'abolizione del voto di preferenza alle europee. Su questo Nichi Vendola, sabato scorso all'assemblea nazionale della sua area, è stato chiarissimo: "Ci batteremo contro l'abolizione delle preferenze perché si tratta di consegnare tutto il potere alle oligarchie dei partiti". Certo, in cambio il Pd dovrebbe spendersi concretamente contro lo sbarramento al 4 o addirittura al 5 per cento che il Pdl vuole introdurre. Ma su questo il senatore Nicola Latorre, dalemiano e gran pontiere fra Pd e area vendoliana del Prc, si sente di dare le sue rassicurazioni: "Il Pd resterà saldamente sulla linea del 3 per cento, e mi auguro che anche il centrodestra alla fine si renderà conto che le leggi elettori non si possono fare a colpi di maggioranza". Anche perché, alla fine, "lo sbarramento al 5 rischierebbe di essere una misura solo contro Rifondazione. E prima che di prendere qualche seggio in più, il Pd ha il supremo interesse di preservare la tenuta democratica, e di non spingere quella forza verso l'estrema sinistra extraparlamentare". Secondo punto dell'agenda, il ritrovato rapporto con la Cgil. La consonanza fra Veltroni ed Epifani è storia antica, ma anche cronaca di oggi, con la conclusione della vicenda Alitalia e con la mobilitazione in tandem Pd-sindacato sulla scuola. Quella del Prc vendoliano, invece, è una sintonia ritrovata. Ancora alla riunione dell'area Rifondazione per la sinistra, più volte, fra gli interventi, è stato mandato in onda il comizio di Epifani dal palco romano della manifestazione sulla scuola. E la piazza dell'11 ottobre, per parte della minoranza vendoliana, è stata declinata "in collegamento" a quella del 25 e a quelle della Cgil, sciopero della scuola in primis. Infine, terza ma non ultima, c'è il nodo delle amministrative. Per l'ex segretario Prc Franco Giordano, la sua area "nelle province e nelle regioni dove ha la guida del partito (cioè nella metà del territorio nazionale, ndr ) promuoverà processi unitari a sinistra". "L'indicazione politica del congresso è quella di far decidere i territori", spiega Gennaro Migliore, "e così faremo. Ragioniamo sulla nostra propensione a investire sulla necessità di fare le liste unitarie". E magari anche in coalizioni con il Pd, non lo esclude affatto: "Sarebbe strano decidere a freddo di correre soli ovunque. Al contrario, dove ci sarà la possibilità, ovviamente dove c'è un accordo sul piano dei programmi e sulla base dell'esperienza di governo già fatta...". Intanto Walter tira dritto. Ieri al seminario dei senatori Pd a Frascati (Roma) ha di nuovo alzato la voce contro il premier. Che campeggiava sui giornali su con un "Meno male che c'era D'Alema" che avrebbe costretto Veltroni ed Epifani a firmare l'accordo sull'Alitalia. "Liberiamoci dalla bolla mediatica - ha tuonato che è un mondo a parte rispetto alla società, con giornali che hanno l'obiettivo non di influenzare l'opinione pubblica ma di parlare a quelli che decidono". Poi però: "Quelle di Berlusconi sono balle per ingannare gli italiani. E poi quei giochini di utilizzare me e D'Alema finiscono lì perché nessuno di noi due è disposto a prestarsi". Serissima, arriva anche la smentita del leader della Cgil ("ricostruzione priva di fondamento"). D'Alema anche smentisce, ma usa un altro registro: "Vorrei consigliare al presidente del consiglio di avere rispetto verso l'opposizione e non cercare di seminare zizzania. L'onorevole Veltroni è il leader del Pd e ha, tra l'altro, il poco invidiabile compito di dialogare con Berlusconi. Un compito che io non invidio e non gli voglio minimamente sottrarre, avendo già tentato anni fa purtroppo con scarso successo...". Foto: WALTER VELTRONI EMBLEMA IN BASSO GIULIA INNOCENZI.

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Federalismo, Tremonti apre la borsa (sezione: Province)

( da "Stampaweb, La" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

ROMA Il pressing di Bossi, l'amicizia e le convergenze politiche tra Tremonti e la Lega, stanno producendo il primo effetto: il Tesoro potrebbe aprire i cordoni della borsa, ma moderatamente. E' uno spiraglio, ancora non quantificato, per le richieste che vengono da Regioni, Province e Comuni dai quali dipende il via libera al federalismo fiscale. Ieri il premier ha sentito al telefono il leader della Lega e poi si è messo in contatto con Tremonti. Molto attivi sono stati anche i ministri Calderoli e Fitto che stanno preparando l'incontro di questa sera tra il presidente del Consiglio e le Regioni. Un incontro che era stato chiesto con insistenza da Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, e che era slittato di settimana in settimana. Ieri finalmente è arrivata la convocazione di Palazzo Chigi: un segnale di apertura, secondo Calderoli, che fa sperare in un accordo. "Abbiamo lavorato bene in queste ore, oggi sono più ottimista", confidava ieri il ministro leghista a margine della conferenza sul federalismo organizzata dai gruppi parlamentari del Pdl. A sciogliere in parte le tensioni è anche il nuovo testo sul federalismo che prevede la compartecipazione dei Comuni al gettito Irpef. Assicurazioni dal governo sono state date per le partite finanziarie preesistenti: forse ci sarà un decreto ad hoc, venerdì in Cdm, per garantire ai Comuni i trasferimenti a copertura dell'Ici rurale e dei tagli sul costo della politica. Potrebbe così avverarsi la profezia, che ha pure il sapore della minaccia, di Bossi: "Se passa il federalismo il governo dura cinque anni". Ma ci sono ancora molti problemi da risolvere. Sacconi sostiene che per il 2009 non ci sono i soldi (434 milioni) per evitare che le Regioni mettano i ticket sulla diagnostica. Per Fitto e Calderoli invece le risorse ci sono. Ma se le Regioni dovessero dire no al federalismo? Allora, avverte Sacconi, vuol dire che si tratta di una "scusa" di natura politica. "Invece si troverà una convergenza", replica il governatore della Lombardia Formigoni insieme a Fitto e Calderoli. Ma nessuno specifica come verranno trovati 1,2 miliardi che i Comuni chiedono per i mancati introiti dovuti all'abolizione dell'Ici. E si ritorna sempre a Tremonti, che comunque è disposto ad essere più generoso per non andare in rotta di collisione con la Lega. Tra l'altro ad essere arrabbiata ora è l'Anci. "Bene ha fatto Berlusconi a convocare le Regioni - dice Osvaldo Napoli, vicepresidente dell'Anci e vicecapogruppo del Pdl - ma i Comuni e le Province non possono subire l'umiliazione di non essere convocati da Calderoli e da Fitto. Mi auguro che non ci siano preferenze nei rapporti istituzionali". Ai Comuni poi non va bene la riformulazione di Calderoli al testo del federalismo fiscale in cui si prevede che le entrate erariali passino direttamente dallo Stato alle Regioni e da lì agli enti locali. L'Anci è inoltre convinta che nel testo ancora non ci sia la copertura per le proprie funzioni e che la compartecipazione all'Irpef non basta. Se stanno così le cose i Comuni non parteciperanno all'incontro con il governo. Insomma, non tutti i tasselli sono ancora andati a posto. Domani si riunisce la Conferenza congiunta di Regioni, Province e Comuni dalla quale dipende l'approdo del federalismo fiscale al Consiglio dei ministri di venerdì. Questa sera Berlusconi dovrà trovare la "quadra", per dirla con Bossi che in un'intervista alle "Iene" ha fatto alcune battute di avvertimento. Non solo ha detto che il governo dura cinque anni se passa il federalismo. Il giudizio su Berlusconi è stato: "È ricco ed è quello che ci dà i voti per fare il federalismo fiscale". Quanto a eventuali alleanze con la sinistra ha precisato: "Mai dire mai, vedremo a una settimana dalle elezioni". La verità è che si è chiusa ogni forma di comunicazione tra Lega e Pd, dopo l'irrigidimento di Veltroni nei confronti del governo. "Prendiamo atto che Veltroni non è più un interlocutore con cui dialogare", ha detto il ministro Ronchi, convinto che l'asse tra Berlusconi e Bossi non si può spezzare. Tantomeno quello fra Tremonti e il leader leghista.

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Baldo e Lessinia, addio alle comunità montane (sezione: Province)

( da "Arena.it, L'" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

I consiglieri regionali di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc escono dall'aula e fanno mancare il numero legale Baldo e Lessinia, addio alle comunità montane La Regione non vota all'ultima seduta utile e così verrà applicata la legge nazionale che sopprime gli enti. Fallite le mediazioni Io sono per l'abolizione delle Comunità montane e anche delle Province GIANCARLO GALAN PRESIDENTE GIUNTA VENETA Maggioranza spappolata Le lotte intestine paralizzano ogni iniziativa FRANCO BONFANTE CONSIGLIERE REGIONALE PD     Vittorio Zambaldo Baldo e Lessinia finiscono al tappeto: il colpo del ko l'ha dato il Consiglio regionale facendo mancare il numero legale. Escono dall'aula i consiglieri di Forza Italia, An e Udc e così impediscono la prosecuzione dei lavori. Alle 21 si è scritto l'epitaffio per le due comunità montane veronesi. In mancanza di una legge di riordino propria della Regione Veneto, chiamata dal governo a pronunciarsi entro il 30 settembre, diventa esecutivo il comma 20 dell'articolo 2 della legge 244/07 (legge finanziaria 2008): spariscono dall'elenco degli enti montani veneti le comunità veronesi di Baldo e Lessinia, quelle trevigiane (Grappa e Prealpi Trevigiane) una bellunese (Belluno-Ponte nelle Alpi) e tre vicentine (Astico-Brenta; Agno-Chiampo; Leogra-Timonchio). Delle 19 vive fino a ieri, restano in vita 11, con Belluno a fare la parte del leone (8) e Vicenza (3). La mediazione cercata con numerose interruzioni e ritardi nell'avvio dei lavori non è stata sufficiente a evitare quello che più di qualcuno temeva e altri si auguravano. Primo fra tutti il presidente Giancarlo Galan che durante una pausa dei lavori al mattino è intervenuto in aula: "Sono qui a difendere la mia proposta", ha detto con riferimento alla proposta di giunta che riduceva il numero delle comunità montane da 19 a 12, ma avrebbe salvato le due veronesi e trevigiane. "È noto che io sono per l'abolizione delle comunità montane come anche delle Province. Qualcuno dice che sono in minoranza in giunta per questo, ma non forse tra la gente", aggiunge il presidente. "Aspetto fino alle 14 poi prendo le valigie e vado a casa. Perché io non voglio delegare allo Stato una funzione che è proprio della Regione". Fra sospensioni estenuanti alla fine non s'è deciso nulla per mancanza del numero legale, una strategia adottata inizialmente da Forza Italia, che ha boicottato la discussione sul disegno di legge di riordino dell'attività ispettiva sulle Ulss, finora di competenza della giunta e che sarebbe dovuta passare al Consiglio, per evitare che il controllato sia anche il controllore di se stesso o dei suoi amici. Un nervo scoperto che ha fatto saltare i nervi e alla fine a rimetterci sono state le comunità montane. "Avevamo tentato la mediazione fino all'ultimo, disposti anche a fare una sola comunità veronese che unisse Baldo e Lessinia", racconta Vittorino Cenci (Lega). L'assessore Stefano Valdegamberi parla di "sfida pretestuosa della Lega che non capisco. Comunque il dramma vero è che i fondi sono talmente ridotti che la fine delle comunità è ormai scritta per tutti". Denuncia l'assessore Massimo Giorgetti: "La proposta della Lega di unire Baldo e Lessinia pur di salvarle non stava in piedi". Franco Bonfante (Pd) punta il dito su una "maggioranza spappolata. Il Consiglio per le loro lotte intestine ne esce bloccato e impossibilitato a decidere. In questa maniera tutti i contributi rimasti andranno solo ai Comuni bellunesi. È stato un grave errore del centrodestra a cui abbiamo risposto con la nostra coerenza, restando in aula. Ed è anche una magra figura per il tanto sbandierato federalismo: il Veneto è l'unica regione del Nord che non è riuscita a votare una propria legge di riordino".

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Commemorazione del "roditore ignoto": LAV & Co. pronti a marciare (sezione: Province)

( da "Varesenews" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

Busto Arsizio - Il 4 ottobre corteo con presidio al Comune e ai Molini Marzoli per il quinto anniversario della mai applicata "risoluzione di San Francesco" Commemorazione del "roditore ignoto": LAV & Co. pronti a marciare Sabato 4 ottobre torna l'ormai tradizionale manifestazione contro la vivisezione organizzata dalla LAV con l'appoggio di molte associazioni e movimenti "trasversali" rispetto all'arco politico. Si tratta di un evento, quello detto qualche volta dell'omaggio al "roditore ignoto" sacrificato alla ricerca, a carattere non più solo locale, bensì nazionale, contro l'uso di fondi pubblici per sovvenzionare la sperimentazione animale e in memoria degli animali impiegati per gli esperimenti. Come sempre l'obiettivo finale sarà manifestare sotto la sede bustocca dell'Università dell'Insubria, da sempre bersaglio degli animalisti, ma questa volta si terrà un regolare corteo. La partenza è alle ore 14:30 da Piazzale Plebiscito; alle 16 è previsto un presidio di fronte al Municipio, in via Fratelli d'Italia, dove parleranno esponenti della LAV e delle altre realtà aderenti; alle 17 il corteo si muoverà verso i Molini Marzoli (viale Cadorna,angolo via Alberto da Giussano) "dove verrà deposto un mazzo di fiori per commemorare gli animali vivisezionati e uccisi nei laboratori dell'ateneo bustese"; qui si terrà un presidio a oltranza.  "La sperimentazione animale è una pratica legale ed estremamente diffusa" ricorda la LAV nel pubblicizzare l'iniziativa. "In Italia sono quasi un milione gli animali uccisi ogni anno nei laboratori di ricerca ed il numero cresce a 12 milioni in Europa. La maggior parte di questi esperimenti è finanziata dallo Stato e dagli enti locali (comuni, province e regioni) e viene praticata da enti pubblici come ospedali ed università". Gli animalisti parlano di pratiche "moralmente inaccettabili" e di "frode scientifica" per le clamorose differenze genetiche fra uomo e animali. "Basti pensare che 4 molecole su 5 provenienti dalla ricerca animale vengono scartate quando si passa alla ricerca clinica, perché sull'uomo si rivelano inefficaci, dannose o addirittura letali. Pensate poi a quanti farmaci che avrebbero potuto salvare vite umane sono scartati perché sugli animali non hanno funzionato!" Tesi cui i ricercatori replicano, al contrario, sostenendo la perdurante indispensablità degli animali in alcuni ambiti scientifici sulla base dell'esperienza effettiva. La manifestazione di sabato 4 ottobre mira dunque a chiedere con forza che "i soldi pubblici stanziati per la ricerca vengano vincolati all'utilizzo esclusivo di metodi che non prevedano l'uso di animali, promuovendo una scienza etica e progressista". Tesi che troverà ovviamente opposizione in quanti ritengono che la scienza non debba porsi "paraocchi" ideologici; ma il problema etico rimane. A Busto Arsizio l'UnInsubria è "ospite" del Comune di Busto Arsizio, in edifici comunali, in virtù di una convenzione in fase di rinnovo. Da tempo gli animalisti chiedono, senza riscontro, che nella nuova convenzione sia inserito un vincolo di non utilizzo di animali nell'attività di ricerca scientifica. Quanto alla data del 4 ottobre, non è scelta a caso. Come ricorda la LAV è l'anniversario dell'approvazione della cosiddetta "Risoluzione di San Francesco 2003", con la quale il Consiglio Comunale di Busto Arsizio aveva chiesto all'amministrazione comunale che in città non si svolgessero più esperimenti su animali. Un documento politico importantissimo per gli animalisti, e tipicamente mai applicato. Da allora, ogni 4 ottobre, la LAV e varie altre associazioni, e persino partiti e movimenti politici delle "ali estreme", unite per una volta l'anno dalla causa animalista, ricordano l'impegno disatteso. Tanto più disatteso lamenta la LAV, perchè nel frattempo, nel frattempo Busto Arsizio ha anche partecipato alla cordata per l'istituzione di un altro istituto pubblico di sperimentazione animale, l'"Insubria's Biopark" di Gerenzano, anche questo finito rapidamente nel mirino degli animalisti. Aderiscono alla manifestazione di sabato le seguenti realtà associative e politiche: AIDAA Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, Animal's Emergency (Gaggiano), APAR Associazione Piccoli Animali Randagi (Busto Arsizio - Gallarate), Associazione Sanmarinese per la Protezione degli Animali, AVDI Associazione Veterinari per i Diritti degli Animali, AVI Associazione Vegetariana Italiana, Azione Giovani - Circolo di Busto Arsizio, Beppe Grillo Meetup Busto Arsizio, CEDA Comitato Europeo Difesa Animali (Brunate), Centro di Documentazione Eco-Animalista Piemonte, Centro Ricerca Cancro Senza Sperimentazione Animale (Genova), Circolo Culturale Excalibur (Lonate Pozzolo), Collettivo Animalista (Arese), Collettivo Antispecista (Como), Emi (Fagnano Olona), ENPA Ente Nazionale Protezione Animali - Delegazione Provinciale di Varese, ENPA Ente Nazionale Protezione Animali, LAC Lega per l'Abolizione della Caccia, Legambiente - Circolo di Busto Arsizio, Movimento Antispecista - Delegazione Provinciale di Varese, Movimento UNA Uomo Natura Animali, Movimento vegetariano No alla caccia, OIPA Organizzazione Internazionale Protezione Animali - Delegazione Provinciale di Varese,  Partito della Rifondazione Comunista - Circolo di Busto Arsizio, Progetto Gaia (Milano), Uniti a Sinistra Piemonte, Verdi - Circolo di Busto Arsizio, Verdi - Federazione Provinciale di Varese, Verdi - Federazione Regionale della Lombardia, Vitadacani (Arese - Magnago),  Vita Universale. Hanno espresso il loro appoggio i consiglieri regionali lombardi: Silvia Ferretto Clementi (AN), Monica Rizzi (Lega Nord), Sara Valmaggi (PD), Luciano Muhlbauer (PRC), Carlo Monguzzi, Marcello Saponaro (Verdi). Mercoledi 1 Ottobre 2008.

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FEDERALISMO: ECCO IL TESTO DI CALDEROLI (sezione: Province)

( da "Agi" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

SI ATTENDE L'OK DEGLI ENTI LOCALI FEDERALISMO: ECCO IL TESTO DI CALDEROLI Quotidiani online Difesa oggiPolizia oggiStato oggi Stretta finale sul federalismo fiscale. Lo schema di ddl, messo a punto dal ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli attende ora di conoscere il parere formale di regioni, province e comuni nella conferenza unificata calendarizzata per domani. Sara' poi la riunione dell'esecutivo previsto per dopodomani ad aprirgli le porte delle aule parlamentari. Nel nuovo testo molte delle proposte emendative che nei giorni scorsi l'arcipelago delle autonomie avevava sottolineato sono state accolte. In particolare, i Comuni avranno la compartecipazione all'Irpef, l'addizionale, tributi propri e un fondo perequativo. Quanto alle Province, ci sara' una razionalizzazione delle tasse sull'auto che sara' interamente sostitutiva delle imposte attualmente esistenti. Nel provvedimento ci sara' anche l'attenzione per le richieste avanzate delle regioni a statuto speciale, nel quale si specifica che a fronte dell'assegnazione di nuove funzioni, si definiranno modalita' di finanziamento attraverso forme di compartecipazione a tributi erariali propri e alle accise. Ma sull'avallo di Regioni, Province e Comuni ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Garanzie sulle risorse per la sanita', come chiesto dai presidenti di regione. E i rimborsi per i comuni, circa i minori trasferimenti subiti per la sovrastima dell'Ici sui fabbricati rurali, per quella dei risparmi in tema di 'costi della politica', nonche' per il totale reintegro delle entrate venute meno con la abolizione dell'Ici sulla prima casa. (AGI) - Roma, 1 ottobre.

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Roma NOSTRA REDAZIONE Anche i Comuni avranno una (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

RomaNOSTRA REDAZIONEAnche i Comuni avranno una compartecipazione all'Irpef: lo conferma, a margine del convegno del Pdl, il ministro Roberto Calderoli, determinato a portare dopodomani in consiglio dei ministri, per l'approvazione definitiva, il disegno dei legge sul federalismo fiscale, riveduto e corretto dopo le osservazioni delle autonomie. Ecco la risposta, dice Calderoli, anche ai sindaci veneti che oggi manifestano a Roma per chiedere il 20 per cento dell'Irpef a copertura dei buchi nel bilancio aperti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa.Il ministro Calderoli getta acqua sul fuoco: sono state accolte, sottolinea, le richieste dei Comuni, che volevano garanzie su un "paniere" di tributi: la compartecipazione all'Irpef, l'addizionale, i tributi propri e il fondo perequativo. "Tutto questo - specifica il ministro - è previsto, d'accordo con le Regioni, nell'ultima versione del testo, che prefigura un notevole aumento, in media fino all'85 per cento, dell'autonomia impositiva comunale. E qui c'è anche la risposta ai Comuni del Veneto che reclamano una percentuale dell'Irpef". Oggi riceverà i manifestanti? "Non li ricevo - risponde Calderoli - perché non hanno chiesto di essere ricevuti. Io dò risposte di contenuto. Io prevengo". Il titolare della Semplificazione normativa mostra di considerare quantomeno intempestiva la protesta: "Sono dieci anni che si parla di federalismo fiscale - ricorda - adesso siamo sulla linea di arrivo, il principio della compartecipazione è stato esteso anche ai Comuni con il beneplacito delle Regioni, il testo è stato messo in equilibrio: mi pare un passaggio importante che dà una risposta anche a sindaci veneti". Come dire, accontentatevi. Per quanto riguarda i tributi propri delle Province, il governo intende specificare che la base imponibile sarà legata alla circolazione degli autoveicoli. Le Regioni avranno un'aliquota riservata dell'Irpef, addizionali, tributi propri, tributi derivati eventualmente stabiliti dallo Stato.Tutto questo a regime. Intanto Comuni e Regioni guardano al presente a battono cassa. L'Anci, in un comunicato diffuso ieri, torna a chiedere "che nel prossimo Consiglio dei ministri venga approvato il decreto per il rimborso, ai Comuni, dei minori trasferimenti subiti per la sovrastima dell'Ici sui fabbricati rurali, per quella dei risparmi in tema di "costi della politica", nonché per il totale reintegro delle entrate venute meno con la abolizione dell'Ici sulla prima casa". L'Associazione preannuncia inoltre che, "finché non ci sarà questa certezza, non parteciperà alle riunioni della Conferenza unificata per discutere di federalismo fiscale". I Presidenti delle Regioni, invece, saranno ricevuti questo pomeriggio da Silvio Berlusconi, per sciogliere il nodo del fondo sanitario 2010-2011 sottostimato - secondo i Governatori - di 7 miliardi di euro. Con qualche riluttanza, il lombardo Roberto Formigoni ammette che l'obiettivo di ottenere un "parere positivo all'unanimità" dalla Conferenza delle Regioni è "di fatto collegato" alla trattativa sulla sanità. Il ministro Fitto (Affari regionali) è ottimista: "Berlusconi e le Regioni si incontran oggi e mi auguro che ci sia una convergenza di lavoro. Il federalismo è un provvedimento molto importante e sono convinto che ci sarà un punto di convergenza. Con il federalismo fiscale - conclude Fitto - si avvicinerà il livello decisionale ai cittadini e sono convinto che possa essere un passaggio decisivo per tutto il Paese, in particolare per il Mezzogiorno perché il testo garantisce livelli di prestazioni conformi". Tuttavia, contrario ad aprire troppo i rubinetti è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: "Credo - avverte - che sia stato significativo da parte del governo, nel difficile contesto attuale, garantire le stesse risorse del governo Prodi, più 170 milioni per la convenzione dei medici di medicina generale e 400 milioni per evitare i ticket, pensare a risorse aggiuntive per il 2009 non è compatibile con la finanziaria". E aggiunge: "Non credo che la richiesta di altri fondi per il 2009 debba determinare il fallimento del dibattito sul federalismo fiscale: non ci sarebbe proporzione tra le due cose, vorrebbe dire che è una scusa".Il Carroccio è concentratissimo nell'obiettivo di portare a casa il risultato e, dopo che lunedì Calderoli su questo tema era arrivato a minacciare l'uscita dal governo, ieri Umberto Bossi ha ribadito: "Se il federalismo passa il governo dura cinque anni". Ed ha chiosato: Roma è ancora "ladrona" e lo sarà, appunto, "fino all'approvazione del federalismo".Andrea Bianchi.

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Enti locali/ Alemanno: Sì all'abolizione delle province (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 01-10-2008)

Argomenti: Province

"Alleggerirebbe la pressione fiscale e snellirebbe la burocrazia" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 1 ott. (Apcom) - L'abolizione delle Province è "una delle grandi riforme da portare avanti per alleggerire la pressione fiscale a carico dei contribuenti, snellendo tutta la filiera della burocrazia e del costo della politica". Lo afferma in una nota il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. "Non è questione che riguarda specificatamente la Provincia di Roma - spiega - ma ricordo, a questo proposito, che l'Eurispes ha quantificato, a gennaio di quest'anno, in oltre 10 miliardi di euro, il risparmio che ne deriverebbe. Mi permetto, poi, di evidenziare che lo stesso Veltroni, il 16 febbraio scorso, ha lanciato l'idea di abolire le province nelle aree metropolitane. Idea che, lo stesso giorno, è stata approvata dallo stesso presidente Zingaretti. Credo, quindi, di essere in autorevole compagnia, quando affermo che sia una strada percorribile".

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Seggi, in arrivo il blackberry (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 02-10-2008)

Argomenti: Province

Biancofiore critica la Provincia e il Comune: "Sempre contro Berlusconi" Seggi, in arrivo il blackberry è pronto per ogni presidente: più velocità sui dati BOLZANO. Un blackberry per ogni presidente di seggio. è questa la grande novità per le prossime elezioni provinciali. A segnalarla è stata la deputata del Pdl Michaela Biancofiore, criticandola: "E non esiste neppure - ha aggiunto citando una circolare di palazzo Widmann - che la Provincia abbia ordinato ai Comuni di non comunicare i dati elettorali a nessuno, nemmeno al Commissariato del Governo a cui sarà la Provincia stessa ad inviare i dati". Sulla novità ai seggi in Provincia confermano: ognuna delle 486 sezioni elettorali sarà dotata di un blackberry (non sarà pagato dalla Provincia, ma messo a disposizione dalla Telecom per l'occasione). Per imparare ad usarlo sarà fatto un corso prima del voto, la nuova comunicazione in via telematica dovrebbe accelerare la comunicazione dei risultati elettorali. Blackberry a parte, nella conferenza stampa convocata nella sede di piazza Vittoria, Michaela Biancofiore si definisce "imbestialita". Ce l'ha con il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, soprattutto, ma anche con la Provincia. "Inutile continuare a parlare di dialogo quando qualsiasi provvedimento del governo Berlusconi viene respinto", sbotta. L'elenco che la deputata e capolista del Pdl presenta in una conferenza stampa convocata all'ultimo momento è lungo. Si parte dal decreto Gelmini sulla riforma della scuola, ma ce n'è anche per la Cassa di Risparmio ("aver rifiutato l'accordo sulla rinegoziazione dei mutui va contro gli interessi dei cittadini che vedrebbero abbassata la rata dei mutui"). Nel mirino finisce soprattutto il sindaco Luigi Spagnolli: "Fa campagna elettorale attiva sulla pelle dei cittadini. è inconcepibile, proprio lui che dovrebbe essere il sindaco di tutti", attacca Biancofiore. A far infuriare la deputata sono state le ultime dichiarazioni di Spagnolli in merito all'abolizione dell'Ici. "Ancora una volta - replica Biancofiore - un sindaco di centrosinistra critica il governo andando contro l'interesse dei cittadini. Tutti sono contenti di non dover pagare più l'Ici, invece Spagnolli calpesta i loro diritti solamente per fare campagna elettorale. Lo stesso vale per la mancata applicazione del decreto Maroni che consentirebbe di combattere l'accattonaggio e la prostituzione. (mi.m.).

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Sono sempre stato favorevole all'abolizione delle Province. Credo che sia una delle grand (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 02-10-2008)

Argomenti: Province

"Sono sempre stato favorevole all'abolizione delle Province. Credo che sia una delle grandi riforme da portare avanti non solo per alleggerire la pressione fiscale a carico dei contribuenti, snellendo tutta la filiera della burocrazia e del costo della politica", ha ribadito il sindaco, Gianni Alemanno. "Non è una questione che riguarda specificatamente la Provincia di Roma - continua Alemanno - ma ricordo, a questo proposito, che l'Eurispes ha quantificato, a gennaio di quest'anno in oltre 10 miliardi di euro, il risparmio che ne deriverebbe. Mi permetto, poi, di evidenziare che lo stesso Veltroni, il 16 febbraio scorso, ha lanciato l'idea di abolire le Province nelle aree metropolitane. Idea che, lo stesso giorno, è stata approvata dallo stesso presidente Zingaretti. Credo, quindi, di essere in autorevole compagnia, quando affermo che sia una strada percorribile". Pronta la risposta del presidente della Provincia, Nicola Zingaretti "ho letto le dichiarazioni di Alemanno. Stiamo cooperando in un Tavolo interistituzionale per affrontare questo tema. Forse è stata più una battuta". L'assessore provinciale al Bilancio, Antonio Rosati tiene a sottolineare: "Non è certo Alemanno a dover ricordare al presidente Zingaretti, che è stato tra i primi a sposare questa idea di cambiamento, l'importanza di un'innovazione che nessuno si è mai sognato di portare avanti e di decidere da solo. Per ottenere questo risultato sono fondamentali, però, un confronto serio e la piena condivisione dei tempi e delle modalità di trasformazione. La bozza Calderoli è una buona base di discussione che partendo da chi conosce il territorio prevede il mantenimento delle province e la trasformazione e l'istituzione delle aree metropolitane".

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'Tredicesima' anticipata per cento dipendenti (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 02-10-2008)

Argomenti: Province

CRONACA PERUGIA pag. 7 'Tredicesima' anticipata per cento dipendenti L'ACCORDO COMUNE E SINDACATI FIRMANO L'INTESA SUL FONDO. PREMI ARRETRATI DAL 2004 di CRISTINA BELVEDERE ? PERUGIA ? IL CONSIGLIO provinciale vota all'unanimità l'abolizione del Cosap (canone per l'occupazione permanente di spazi e aree pubbliche), applicato dal 1999, che rappresenta un'entrata di carattere patrimoniale (o extratributaria), concepita come corrispettivo dovuto al proprietario del bene demaniale per l'uso esclusivo dello stesso da parte di un concessionario. Il provvedimento è stato approvato con 18 voti a favore, unificando i documenti presentati da Luigi Andreani (Udc) e Lazzaro Bogliari (Pd), relativi al canone di occupazione di spazi e aree pubbliche. "La decisione di abolire il Cosap ? ha spiegato l'assessore al Bilancio Daniela Frullani ? è maturata da tempo all'interno della Giunta. Questa tassa vede assoggettate al canone 7.900 persone, un numero inferiore agli accessi presenti sulle strade provinciali; un dato oggettivo che dimostra la complessità dell'applicazione del tributo". SODDISFAZIONE è stata espressa dagli esponenti del Pdl in Consiglio provinciale (nella foto): "Oggi si chiude una battaglia che è durata tre legislature e che ci ha visti continuamente incalzare la maggioranza, a difesa dei diritti dei cittadini e contro una tassa iniqua ? ha detto l'azzurro Ivo Fagiolari ?. L'abolizione del Cosap entrerà in vigore dal 1° gennaio 2009. Del resto, non si capiva il motivo per cui un cittadino dovesse pagare per uscire di casa. La Provincia non è mai riuscita né a regolamentare né a disciplinare adeguatamente il pagamento di questa tassa che interessa tra i 15 e i 16mila utenti, metà dei quali tuttavia inadempienti". "Anno per anno ? gli ha fatto eco Bruno Biagiotti di An ? abbiamo incalzato questa maggioranza invitandola a non applicare una tassa iniqua. Per ammissione dello stesso assessore Frullani in sede di discussione del Bilancio '07 era emerso che oltre il 50% degli utenti non pagava, mentre sugli altri gravavano anche gli oneri degli adeguamenti tariffari. Inoltre gli incassi erano praticamente pari alle spese, dovute al personale e ai mezzi messi a disposizione dall'ente per i censimenti". "QUELLO DELLA COSAP ? ha commentato Luigi Andreani (Udc) ? era un balzello che divideva i cittadini di serie A da quelli di serie B". Tra i territori maggiormente interessati alla Cosap vi è Spoleto in quanto, come fatto notare da Giampiero Panfili (An), ha molte frazioni attraversate da strade provinciali: "In quest'area ? ha ricordato ? abbiamo messo a punto un grande lavoro di informazione, invitando i cittadini interessati a rivolgersi agli uffici provinciali in quanto buona parte di essi avevano già subito delle espropriazioni per l'ampliamento delle sedi stradali". Per Stefano Zuccarini (Fi) è una battaglia dalla valenza politica: "In questo modo ? ha detto ? il Pdl mostra come intende il governo dei territori e del Paese". Edoardo Alunni (Fi) si è augurato che tutto ciò non cada nel dimenticatoio, mentre Giovanni Ruggiano (An) ha fatto notare come "recentemente gli amministratori provinciali tendano a sviare da problemi non ancora risolti, primo tra tutti quello degli appalti".

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Il federalismo fiscale domani in Consiglio dei ministri (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 02-10-2008)

Argomenti: Province

Pranzo a Palazzo Madama con Schifani e i ministri leghisti e incontro a tarda sera a Palazzo Chigi con Berlusconi, Tremonti e i governatori alla vigilia del primo via libera del governo al federalismo fiscale. In ebollizione anche il fronte delle Regioni e dei Comuni. Questi ultimi premono per il rimborso dei mancati introiti dell'Ici che già figurano come voti nei bilanci approvati entro il 30 settembre ma che materialmente devono ancora essere erogati. I sindaci veneti hanno poi manifestato ieri a Roma per chiedere il trasferimento ai Comuni del 20% dell'Irpef. La compartecipazione all'Irpef e tasse di scopo per i Comuni dovrebbero figurare tra le novità dell'ultima versione del disegno di legge preparato dal ministro Roberto Calderoli, insieme alla tassa sugli autoveicoli per le Province e per le Regioni forme di compartecipazione a tributi erariali e alle accise. Sono le novità introdotte dopo le richieste delle autonomie locali ma il testo dovrà passare oggi l'esame della Conferenza unificata Stato-Regioni che si riunirà oggi pomeriggio. In mattinata invece il presidente Vasco Errani ha convocato poi stamane una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni in vista del parere sulla legge. Il presidente dell'Anci Leonardo Domenici ha annunciato che i Comuni non parteciperanno all'incontro col governo se prima non avranno assicurazione che nella seduta del Consiglio dei ministri di domani sarà approvato un decreto con il quale restituire agli enti locali il miliardo e mezzo di euro di tagli sofferti per l'abolizione dell'Ici. Le Regioni insistono invece per sciogliere il nodo sanità, 7 miliardi di fondo sanitario e 440 milioni di euro per i ticket che mancano all'appello e senza i quali è in forse anche il loro parere favorevole al disegno di legge. Umberto Bossi, che ha preso parte alla colazione di lavoro offerta dal presidente del Senato Renato Schifani, ha detto che il federalismo partirà dal Senato dove sarà presentato il ddl sul federalismo fiscale. Ma Calderoli ha aggiunto che federalismo fiscale e costituzionale procederanno in parallelo con l'istituzione di una Camera delle Regioni che "segnerà la fine del bicameralismo perfetto". "Schifani è estremamente coinvolto", ha detto Calderoli ma collegare il federalismo fiscale ad altre riforme istituzionali potrebbe allungare i tempi dell'iter del provvedimento. L'opposizione è molto critica. Per Massimo D'Alema la bozza Calderoli "non è seria perché è solo una dichiarazione di principi". "Finché non scopriranno carte e conti non so di cosa discutiamo", attacca l'ex premier del Pd, "non è scritto quali tasse ci saranno, quali quote e quali garanzie per l'unità del paese. Il governo dice che ci guadagneranno tutti ma questo non è possibile". Ma Calderoli replica a D'Alema che si tratta di una legge delega e quindi "si basa sui principi e non può contenere quei numeri che, invece, qualcuno continua a dare". Il Pd, in tempi di severi tagli ai bilanci comunali e di abolizione dell'Ici, giudica uno schiaffo per migliaia di amministratori locali la decisione del governo di erogare al Comune di Catania 140 milioni di euro per salvarlo dal collasso. "Finanziamenti a Catania e Roma: è questo il federalismo fiscale di Bossi e Calderoli?", scrive il deputato del Pd, componente della commissione Bilancio della Camera, Antonio Misiani, in una lettera aperta all'esecutivo firmata dai deputati settentrionali del Pd. (Marina Maresca, Aga).

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La giunta del Parco preferisce la Regione (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 02-10-2008)

Argomenti: Province

VEGLIA DEVERO.NO ALLA GESTIONE PROVINCIALE La giunta del Parco preferisce la Regione Anche la giunta del Parco Veglia Devero si schiera contro contro il trasferimento dell'ente da Regione a Provincia. "Nessuna amministrazione è stata coinvolta nelle decisioni preliminari - sottolinea Marco Piretti, presidente del parco -. che abbiamo appreso soltanto a cose fatte". Secondo la giunta dell'ente, la proposta contenuta nel Protocollo di intesa firmato da Regione e Provincia porterebbe ad un declassamento del Parco e della Riserva naturale di Fondotoce, nonché dell'istituendo Parco naturale dell'Alta Valle Antrona. "Altri parchi regionali che insistono sul territorio del Vco non subiscono la stessa sorte anche se il testo del protocollo recita diversamente" spiega Piretti. La giunta dell'ente che ha sede a Varzo chiede che venga stralciato dal protocollo l'affidamento della gestione delle aree protette di importanza regionale. "Con l'abolizione degli enti di gestione dei parchi verrà perso un grande e fondamentale patrimonio di esperienze e professionalità costituito dal personale delle aree protette". Il passaggio di competenze rientra nell'accordo firmato quest'estate da Bresso e Ravaioli per per dare maggiore autonomia amministrativa al Verbano Cusio Ossola. Il l trasferimento del 90% dei canoni idrici, del 30% sui canoni per l'utilizzo delle acque minerali e l'intera partita che riguarda lo sconto benzina (oltre a competenze esclusive su caccia, pesca e gestione delle aree protette) porterà circa 10 milioni di euro all'anno nelle casse della provincia.

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Salerno: IACP, approvato il Conto Consuntivo - Esercizio finanziario 2007 (sezione: Province)

( da "Salerno notizie" del 03-10-2008)

Argomenti: Province

Il Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Salerno ha approvato all'unanimità il Conto consuntivo - Esercizio finanziario 2007. Il presidente Raffaele Cammarano esprime la propria soddisfazione perché, a fronte delle difficoltà dell'IACP a finanziare con le proprie entrate correnti le relative spese, a causa della cessata contribuzione statale, dell'assenza di autonomia impositiva che impedisce di esigere canoni di locazione di mercato, dell'elevata pressione fiscale, con l'aumento dell'imposta di registro e, in particolare, dell'IRAP, l'Ente è riuscito a far fronte, con i propri mezzi, a tutti gli impegni programmati. Risultati positivi sono arrivati dal piano di recupero della morosità e di verifica delle autocertificazioni prodotte dagli assegnatari di alloggi popolari. Per la vendita degli stessi alloggi, se nel 2007 si è registrata un'ulteriore contrazione, dovuta alla scarsa propensione degli assegnatari all'acquisto, l'intervenuta approvazione di un nuovo piano di vendita, che comprende 1205 alloggi, lascia intravedere una fiducia maggiore in migliori introiti per l'anno in corso. E un contributo significativo viene anche dall'attività del Settore Tecnico dell'IACP sia nell'organizzazione e progettazione della manutenzione ordinaria e straordinaria della provincia di Salerno, sia nell'espletamento delle pratiche relative ad interventi per nuove costruzioni che si stanno realizzando nei territori della provincia di Salerno. Il rendiconto finanziario 2007 si chiude, comunque, con un disavanzo complessivo inferiore di circa 1 milione di euro rispetto a quello dell'anno precedente. Ma il presidente dell'Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Salerno, Raffaele Cammarano, ritiene che "nel 2008 la situazione possa migliorare in dipendenza di una più opportuna organizzazione dell'Istituto stesso, di maggiori attività del Settore Tecnico, sia a coronamento di quelle intraprese, sia in attuazione del rilancio nazionale dell'edilizia residenziale pubblica, di più cospicue entrate per vendite di alloggi e recupero della morosità, di una minore conflittualità con conseguente riduzione di spese legali, di altri fattori favorevoli come l'abolizione dell'ICI sulla prima casa". 03/10/2008.

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RIFORME: FINI, SI DISCUTA DI PROVINCE MA NO ABOLIZIONE PREFETTI (sezione: Province)

( da "Adnkronos" del 03-10-2008)

Argomenti: Province

FEDERALISMO E' RIORGANIZZAZIONE STATO NON SUO SMANTELLAMENTO ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Verona, 3 ott. (Adnkronos) - "In tema di riforme si puo' anche discutere della possibile abolizione delle province, ma nessuno pensi di cancellare i prefetti, che rappresentano lo Stato". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini parlando nel corso di una manifestazione pubblica a Verona. "Il federalismo -ha aggiunto- non e' lo smantellamento dello Stato, ma e' la riorganizzazione dello Stato. E i prefetti garantiscono il coordinamento, il controllo del territorio. Ci sono gangli vitali che possono essere riformati ma non possono essere cancellati".

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Federalismo/ Fini: Nessuno pensi di eliminare prefetti (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 03-10-2008)

Argomenti: Province

Rappresentano lo Stato postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Isola della Scala (Verona), 3 ott. (Apcom) - Nessuno può pensare di cancellare i prefetti. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, precisando che nel dibattito sul federalismo, che non significa "smantellamento" dello Stato si può discutere dell'abolizione delle Province ma non della cancellazione della figura dei prefetti. "Nessuno pensi di eliminare i prefetti, che in un assetto federale rappresentano lo Stato", spiega Fini dichiarandosi pronto a "rivederne il ruolo", ma non ad eliminarli visto che "sopperiscono a lacune e intervengono in situazioni di emergenza".

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Provincia, il Pd ricandida Saitta (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

IL CENTRODESTRA il caso Le manovre per le elezioni del 2009 Nessun altro nome, saltano le primarie Il Pdl indicherà il suo candidato prima di Natale Provincia, il Pd ricandida Saitta ALESSANDRO MONDO Ora tocca al centrodestra fare la sua mossa. Cosa che, hanno spiegato Agostino Ghiglia e Caterina Ferrero al battesimo del Coordinamento provinciale del Pdl, avverrà entro Natale con la presentazione di un candidato per scalare la Provincia alle elezioni provinciali del 2009. Ieri il Partito democratico ha fatto la sua ricandidando per acclamazione Antonio Saitta. La posta in palio è il secondo mandato dopo quello conquistato nel 2004 battendo Franco Maria Botta - assessore regionale all'Urbanistica in quota Udc, poi passato a Forza Italia -, con un distacco di quasi venti punti. Allora finì 51,8 contro 32,1. Questa volta un successo al primo turno non è così scontato. L'investitura ufficiale è avvenuta ieri pomeriggio da parte delle tre assemblee: cittadina, provinciale, Ivrea-Canavese. Presenti i vertici del partito. Presente Mercedes Bresso. Assente giustificato il sindaco Chiamparino. Tutti d'accordo: il che, trattandosi del Pd piemontese, è già un risultato. La mozione, proprio perchè unitaria, non è stata nemmeno messa ai voti. Scelta scontata, quella di Saitta. Nonostante qualche increspatura la scorsa primavera - "Potrebbe essere il candidato ma molto dipenderà dal contesto", frenò il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio (ieri ha avuto un lungo incontro con il presidente) - il Pd non ha mai espresso candidature alternative. Quanto è bastato per escludere il ricorso alle primarie (in compenso circola un documento che le propone per i collegi). Sempre a proposito di primarie, il 17 e il 18 ottobre anche in Piemonte si svolgeranno quelle per eleggere il segretario nazionale dei Giovani Democratici. In mattinata il segretario regionale Gianfranco Morgando, illustrando la mobilitazione in vista della manifestazione nazionale contro il Governo prevista il 25 ottobre a Roma sui temi del caro vita, dei salari e della scuola (dal Piemonte partiranno in 5 mila), ha anticipato la reinvestitura: "Non ci sono nomi alternativi a Saitta". Il quale è intervenuto snocciolato dati e numeri. In particolare quelli degli investimenti: 480 milioni dal 2004. Di questi, 350 per scuole e strade, 98 di contributi ai Comuni, 32 in partecipazioni strategiche. A fine mandato raggiungeranno quota 550 milioni. Parola d'ordine: "Non si torna indietro sul programma". Nel caso del secondo mandato,la formula significa cose precise: Tav, secondo inceneritore, corso Marche, Tangenziale est. Il confronto con gli alleati sollecitato da Claudio Lubatti, capogruppo Pd in Consiglio, si apre in un contesto più complesso rispetto a quello del 2004: i punti salienti del nuovo programma, come un eventuale alleanza con l'Udc, sono assai poco digeribili per Rifondazione e Comunisti italiani; la nascita del gruppo consiliare "Per la Costituente della Sinistra", e la fusione con quello di Sd, è una variabile da decifrare; Italia valori chiede più considerazione e un assessorato; i Moderati, oggi all'opposizione, non intendono più concedere cambiali in bianco e per il momento lavorano ad una loro candidatura. Anche il dibattito sull'abolizione o meno delle Province moltiplica le incertezze. Ma questa è un'altra storia.

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Sì del governo al federalismo tremonti: riforma storica - silvio buzzanca (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

Sì del governo al federalismo Tremonti: riforma storica Il Pd: un regalo alla Lega. Tra due anni i decreti Fini: nessun rischio per l'unità nazionale. Gelo sull'ipotesi di Berlusconi al Colle SILVIO BUZZANCA ROMA - Un fatto "storico", un momento "epocale". Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri mattina il disegno di legge delega sul federalismo fiscale. Adesso la palla passa al Parlamento che dovrà dare il suo via libera entro la fine dell'anno. La riforma sarà infatti presentata come collegato alla Finanziaria. Poi il governo avrà tempo due anni per emanare i decreti legislativi e riempire di contenuto il provvedimento. Infine ci saranno cinque anni di tempo per la transizione al nuovo modello. All'alba del 2015 tutto dovrebbe andare a regime. Silvio Berlusconi alla fine si dice "soddisfatto" del via libera del Cdm. Più trionfali i toni di Giulio Tremonti. "E' stato straordinario avere ieri il consenso di Regioni, Comuni e Province, quella del federalismo fiscale è una riforma storica. Ora dobbiamo costruire una banca di dati condivisi". Anche Roberto Calderoli punta sul grande risultato di avere convinto Regioni, Province e Comuni. Ma governatori e sindaci sono molto più cauti. "Le regioni vogliono il federalismo fiscale ma non vogliono "bufale"", ammonisce Vasco Errani. Secondo il presidente della Conferenza delle Regioni, "il varo del disegno di legge delega sul federalismo fiscale è solo il primo passo di un cammino lungo e impegnativo e i toni da propaganda allontanano dalla meta". Dello stesso tenore il commento dell'Anci. "E' un testo generale e generico. Si entrerà nel merito con l'attuazione dei decreti legislativi, un iter che va tenuto sotto controllo", spiega il presidente dei sindaci Leonardo Domenici. Anche il giudizio del Pd e dell'Udc è sospeso in attesa di vedere le cifre. "Allo stato delle cose sembra più una concessione alla Lega piuttosto che un disegno compiuto e unitario di riorganizzazione dello Stato", commenta Walter Veltroni. Anna Finocchiaro spiega: "Il progetto è più che altro una bandiera, un testo contraddittorio e pasticciato di cui non si capiscono i tempi di attuazione e soprattutto i costi". E Francesco Rutelli, aggiunge: "Per essere convinti di questo federalismo bisogna conoscere i numeri che ancora non si conoscono. Bisogna sapere chi paga, chi ci guadagna e chi ci rimette". Per Ferdinando Casini concorda: "Un federalismo senza numeri è un non federalismo, è un rinviare la risposta alle calende greche". A sinistra, Rifondazione non contesta la portata storica dell'evento. "Si tratta, infatti, di una storica fregatura, per gli italiani, talmente "storica" che, purtroppo, il nostro paese la pagherà a lungo", dice il leader Paolo Ferrero. Un giudizio positivo arriva invece da Gianfranco Fini che non vede nel progetto "alcun rischio di rottura dell'unità nazionale". Il presidente della Camera avverte però: "In tema di riforme si può anche discutere della possibile abolizione delle province, ma nessuno pensi di cancellare i prefetti, che rappresentano lo Stato". Dopo le polemiche dei giorni scorsi con il Cavaliere sull'abuso dei decreti e il ruolo del Parlamento, Fini non ha invece voluto commentare l'ipotesi dell'ascesa del Cavaliere alla presidenza della Repubblica limitandosi a dire: "Il presidente della Camera legge i giornali e tiene per sè le sue valutazioni, non le esprime pubblicamente".

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Quale Italia vedràil federalismo fiscale? (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

Massimo baldini Il disegno di legge delega sul federalismo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri non contiene novità sostanziali rispetto alle precedenti versioni. L'aspetto che più colpisce è la somiglianza dei suoi principi generali con quelli dei progetti di riforma elaborati dal vecchio governo Prodi. In breve, si stabilisce il superamento del modello della finanza derivata, in cui ogni ente riceve trasferimenti dal centro sulla base della spesa storica, a favore di un modello di autonomia impositiva in cui gli enti sono dotati di tributi propri con spazi di manovra nel fissare aliquote e basi imponibili. Gli enti locali dovranno essere messi nelle condizioni di erogare servizi a costi standard, uguali per tutti. Le regioni povere, con insufficiente capacità fiscale, riceveranno trasferimenti da un fondo perequativo gestito dallo Stato per garantire i livelli essenziali delle prestazioni, valutati ai costi standard. In questo modo si dovrebbero anche punire i politici inefficienti, qualora non fossero in grado di garantire ai propri cittadini questi livelli essenziali. Tutti principi condivisibili. Ma qui cominciano i problemi. Il testo del disegno di legge è infatti molto generico, e di fatto non va molto oltre le enunciazioni astratte. Ne è una prova il tempo molto lungo lasciato al Governo (dopo l'approvazione del disegno di legge) per emanare i decreti legislativi: ben due anni, a cui poi farà seguito un periodo transitorio per l'entrata a regime del nuovo sistema di almeno cinque anni. Chissà quali saranno le condizioni del nostro paese tra otto-dieci anni, quando lo schema abbozzato nel ddl dovrebbe entrare pienamente in vigore. Tutto il succo è quindi ancora da scrivere, in particolare: quali sono i tributi propri che le Regioni e gli enti locali potranno istituire? Con quali gradi di libertà? Come saranno definiti i livelli essenziali delle prestazioni in sanità, istruzione, assistenza e trasporto locale? Ad un livello minimale o generoso? Non si tratta proprio di dettagli. Per ora domina l'effetto annuncio: un cittadino disattento può avere l'impressione che la riforma federale sia già stata varata, invece siamo ancora ai principi non controversi. Ma questo unanimismo non è destinato a durare. Il processo di riforma federalista è guidato dalla Lega, che vuole ridurre il flusso di risorse da Nord al Sud, quindi il risultato sarà un aumento delle diseguaglianze tra le aree del paese. Già oggi l'Italia è il paese europeo con le maggiori differenze nei redditi medi regionali. Il concetto di federalismo solidale è un po' una contraddizione in termini, perchè il federalismo ha proprio il senso di esaltare le differenze tra gli enti locali, in modo da riflettere meglio le preferenze dei rispettivi cittadini. Il problema redistributivo, quindi, diventerà ben presto centrale. Visto il peso dell'elettorato meridionale nel sostegno al governo, è probabile che si arrivi ad un federalismo molto blando, che non metterà a rischio le poltrone dei tanti politici incapaci che abbiamo in Italia. Proprio ieri il governo ha regalato al Comune di Catania 140 milioni di euro (cioè 6 euro da ogni famiglia italiana) per ripianare il deficit provocato da una gestione fallimentare, ma nessun amministratore locale si è dimesso. Non proprio un buon viatico per il varo di un serio federalismo fiscale. Nel conformismo generale, passano inoltre sotto silenzio nodi che invece meriterebbero grande attenzione: nessuno discute più dell'abolizione delle Province, o dell'accorpamento dei piccoli Comuni, o della assurdità di avere 20 Regioni in una nazione piccola, con costi burocratici altissimi e con il rischio aggiuntivo del proliferare di tante caste politiche locali. Infine, resta l'assurdità della abolizione dell'Ici, pilastro della finanza locale in tutti gli Stati federali. 04/10/2008.

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Addio pacchia di Stato Comuni e Regioni cammineranno da soli (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

N. 238 del 2008-10-04 pagina 8 Addio pacchia di Stato Comuni e Regioni cammineranno da soli di Gian Maria De Francesco Il governo vara il disegno di legge che riforma i trasferimenti agli enti locali. Sarà ineleggibile chi non amministra bene. Trovati i soldi per Roma, Catania e l'abolizione dell'Ici. Tremonti: riforma epocale da Roma "Quella del federalismo fiscale è una riforma storica". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non si è certo mascherato dietro un velo di falsa modestia. Il ddl delega approvato ieri in Consiglio dei ministri ha una portata epocale e come ha detto lo stesso titolare del Tesoro "sarà nel bilancio dei Comuni che ognuno potrà leggere come è amministrato". Qual è la principale conseguenza del provvedimento che rivoluziona il sistema fiscale oltre a dare piena attuazione alla riforma costituzionale del 2001? È la responsabilizzazione dei centri di spesa locali e il controllo diretto dei cittadini sulle amministrazioni. Autonomia. Di fatto finisce l'epoca della finanza derivata in base alla quale le Regioni e gli altri enti locali ricevono la maggior parte delle loro risorse dallo Stato senza alcun controllo sulla qualità della spesa e su eventuali inefficienze e sprechi. Con l'entrata in vigore del federalismo fiscale (che sarà regolato da due decreti legislativi da emanarsi entro due anni dall'entrata in vigore della legge) gli enti locali saranno autonomi e responsabili e potranno imporre tributi finalizzati al finanziamento delle funzioni loro attribuite. Le spese non saranno libere. Il criterio della spesa storica sarà sostituito da quello dei costi standard, ovvero saranno fissati parametri di costo per ogni servizio offerto dalla pa. Meno Stato. L'autonomia impositiva delle Regioni (istituti dotati di potestà legislativa) non comporterà un aggravio della pressione fiscale. Il ddl prevede l'esclusione della doppia imposizione, fatte salve le addizionali locali, sulle materie di competenza locale. Le maggiori risorse finanziarie derivanti dalla riduzione delle spese determineranno una riduzione della pressione fiscale. Infine sarà istituita una vera e propria cabina di regia (la Conferenza permanente per il controllo della finanza pubblica) che dovrà verificare il buon funzionamento dei processi. Rapporti. Le spese direttamente riconducibili al vincolo costituzionale riguardano i settori della sanità, dell'assistenza e dell'istruzione. Per ognuno di questi settori saranno fissati dei costi standard associati ai livelli essenziali. Il trasporto pubblico locale, non ricompreso in questi ambiti, sarà comunque finanziato in maniera adeguata. In particolare, le Regioni disporranno per i finanziamenti delle spese di tributi propri, di un'aliquota o addizionale Irpef e della compartecipazione regionale all'Iva. Anche i Comuni potranno imporre tributi propri, partecipare all'Irpef e fissare tributi di scopo legati a flussi turistici o alla mobilità urbana. Perequazione. È prevista l'istituzione di un fondo perequativo da assegnare alle Regioni con minore capacità impositiva (cioè dotate di minore capacità fiscale per abitante anche perché meno popolose). Idem per le Province e le città metropolitane. Lo status di capitale di Roma sarà finanziato con l'attribuzione di un proprio patrimonio al Campidoglio. Premi e sanzioni. È prevista l'introduzione di un meccanismo di premi e sanzioni per le amministrazioni più o meno virtuose. Per i casi di dissesto finanziario è ipotizzata l'ineleggibilità degli amministratori. Per quanto riguarda la transizione al sistema dei costi standard il periodo è di 5 anni per le materie non fondamentali. Decreto legge. Il Consiglio dei ministri ha poi approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti per il riequilibrio economico e finanziario di regioni ed enti locali. Il dl stanzia complessivamente 1,31 miliardi di euro, ha spiegato il ministro Calderoli. Finanziati l'abolizione dell' Ici e del ticket e i Comuni di Roma (500 milioni) e Catania (134 milioni). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tramonta definitivamente il sogno di portare in Canavese, nell'area ex Marxer di Loranzè, (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

Il catasto unico della Provincia torinese. Tre anni e mezzo dopo la firma del protocollo d'intesa tra la Provincia e i sindacati sulla realizzazione a Loranzè del Polo della pubblica amministrazione, arriva la definitiva retromarcia. Si infrangono, dunque, le promesse fatte nel maggio del 2005, quando l'idea del Polo fu "venduta" come la soluzione delle soluzioni per rilanciare l'immagine del territorio e risolvere i suoi problemi occupazionali. Alla faccia dello snellimento della pubblica amministrazione, verrebbe da dire. L'idea, ambiziosa, era infatti quella di concentrare in un'unica area, a Loranzè appunto, la gestione dei servizi catastali in modo da velocizzare migliaia e migliaia di pratiche. Non solo: il Polo avrebbe risolto i problemi occupazionali di centinaia di famiglie finite in disgrazia in seguito al fallimento di Oliit e Cms, due aziende nate dalle ceneri di Op Computer. Invece, pochi giorni fa, è arrivata la mazzata. A comunicare il cambio di rotta è l'assessore provinciale al Bilancio e alle Attività produttive Carlo Chiama, che attraverso una lettera indirizzata alla Regione fa sapere che "gli interventi a sostegno del Polo della pubblica amministrazione vanno valutati alla luce dei cambiamenti avvenuti rispetto al periodo in cui fu sottoscritto il Protocollo d'Intesa". E precisa: "In particolare si deve sottolineare come l'attività inizialmente prevista nel Polo, cioè l'accertamento delle entrate degli enti locali e i servizi catastali, ha risentito delle particolari modalità con cui si è realizzato il decentramento catastale, nonché della recente abolizione dell'imposta sulla prima casa". Infine: "Contestualmente si è rafforzata, con la costituzione del Consorzio Polo pubblica amministrazione, la sinergia tra le imprese coinvolte, valorizzando gli elementi di innovazione del progetto". In sintesi: tre anni e mezzo di attesa, 4 milioni di euro arrivati dai Patti territoriali del Canavese e dallo Stato per le prime opere infrastrutturali non sono stati sufficienti a far decollare il progetto. L'idea del Polo, dunque, è sempre rimasta sulla carta, generando fin dall'inizio da una parte grandi aspettative tra i lavoratori e, dall'altra, forte scetticismo tra i sindacati (che comunque avevano sottoscritto il protocollo d'intesa nel 2005). "Era di difficile attuazione - spiega ora Enrico Capirone, assessore al Bilancio del Comune di Ivrea e fino a poco tempo fa anche direttore di Ribes Informatica, una delle aziende interessate ad entrare nel Polo - in particolare per la mancanza di commesse". Insomma, non esiste un mercato orientato alla gestione della Pubblica amministrazione. Ma il fatto più preoccupante, ora, è che nonostante siano già trascorsi tre anni e mezzo dalla firma del Protocollo di Intesa (e ci siano 4 milioni di euro a disposizione), ancora non è chiaro se e quando si farà il Polo e, soprattutto, che cosa la Provincia intende insediare al suo interno. Lo stesso Chiama puntualizza che, "ad oggi si profila l'idea di un Polo della Pubblica Amministrazione orientato all'offerta di soluzioni di customer support". Soluzione che proprio non piace ai sindacati. "Ci troveremo con l'ennesimo call center. Le promesse fatte dalla Provincia tre anni fa erano altre e hanno avuto solo un risultato: quello di creare false aspettative tra i lavoratori" fa notare Lino Malerba, della Fiom Cgil. Mentre Alberto Mancino, segretario canavesano Uilm parla "di un bluff annunciato". Fin da quando, anno dopo anno, sono slittati gli accordi sul reinserimento occupazionale dei lavoratori Cms e Oliit. Che, nel frattempo sono drasticamente calati di numero. Più della metà è andato in pensione. Gli altri, senza l'aiuto pubblico, si sono arrangiati con lavori precari e non.

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Addio pacchia di Stato, arriva il federalismo (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

N. 238 del 2008-10-04 pagina 0 Addio pacchia di Stato, arriva il federalismo di Gian Maria De Francesco Il governo vara il disegno di legge che riforma i trasferimenti agli enti locali. Sarà ineleggibile chi non amministra bene. Trovati i soldi per Roma, Catania e l'abolizione dell'Ici. Tremonti: riforma epocale Roma - "Quella del federalismo fiscale è una riforma storica". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non si è certo mascherato dietro un velo di falsa modestia. Il ddl delega approvato ieri in Consiglio dei ministri ha una portata epocale e come ha detto lo stesso titolare del Tesoro "sarà nel bilancio dei Comuni che ognuno potrà leggere come è amministrato". Qual è la principale conseguenza del provvedimento che rivoluziona il sistema fiscale oltre a dare piena attuazione alla riforma costituzionale del 2001? è la responsabilizzazione dei centri di spesa locali e il controllo diretto dei cittadini sulle amministrazioni. Autonomia. Di fatto finisce l'epoca della finanza derivata in base alla quale le Regioni e gli altri enti locali ricevono la maggior parte delle loro risorse dallo Stato senza alcun controllo sulla qualità della spesa e su eventuali inefficienze e sprechi. Con l'entrata in vigore del federalismo fiscale (che sarà regolato da due decreti legislativi da emanarsi entro due anni dall'entrata in vigore della legge) gli enti locali saranno autonomi e responsabili e potranno imporre tributi finalizzati al finanziamento delle funzioni loro attribuite. Le spese non saranno libere. Il criterio della spesa storica sarà sostituito da quello dei costi standard, ovvero saranno fissati parametri di costo per ogni servizio offerto dalla pa. Meno Stato. L'autonomia impositiva delle Regioni (istituti dotati di potestà legislativa) non comporterà un aggravio della pressione fiscale. Il ddl prevede l'esclusione della doppia imposizione, fatte salve le addizionali locali, sulle materie di competenza locale. Le maggiori risorse finanziarie derivanti dalla riduzione delle spese determineranno una riduzione della pressione fiscale. Infine sarà istituita una vera e propria cabina di regia (la Conferenza permanente per il controllo della finanza pubblica) che dovrà verificare il buon funzionamento dei processi. Rapporti. Le spese direttamente riconducibili al vincolo costituzionale riguardano i settori della sanità, dell'assistenza e dell'istruzione. Per ognuno di questi settori saranno fissati dei costi standard associati ai livelli essenziali. Il trasporto pubblico locale, non ricompreso in questi ambiti, sarà comunque finanziato in maniera adeguata. In particolare, le Regioni disporranno per i finanziamenti delle spese di tributi propri, di un'aliquota o addizionale Irpef e della compartecipazione regionale all'Iva. Anche i Comuni potranno imporre tributi propri, partecipare all'Irpef e fissare tributi di scopo legati a flussi turistici o alla mobilità urbana. Perequazione. è prevista l'istituzione di un fondo perequativo da assegnare alle Regioni con minore capacità impositiva (cioè dotate di minore capacità fiscale per abitante anche perché meno popolose). Idem per le Province e le città metropolitane. Lo status di capitale di Roma sarà finanziato con l'attribuzione di un proprio patrimonio al Campidoglio. Premi e sanzioni. è prevista l'introduzione di un meccanismo di premi e sanzioni per le amministrazioni più o meno virtuose. Per i casi di dissesto finanziario è ipotizzata l'ineleggibilità degli amministratori. Per quanto riguarda la transizione al sistema dei costi standard il periodo è di 5 anni per le materie non fondamentali. Decreto legge. Il Consiglio dei ministri ha poi approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti per il riequilibrio economico e finanziario di regioni ed enti locali. Il dl stanzia complessivamente 1,31 miliardi di euro, ha spiegato il ministro Calderoli. Finanziati l'abolizione dell' Ici e del ticket e i Comuni di Roma (500 milioni) e Catania (134 milioni). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gli 800 posti svaniti al supercatasto (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 04-10-2008)

Argomenti: Province

Polemica Loranzé beffata dal Polo pubblica amministrazione Gli 800 posti svaniti al supercatasto GIAMPIERO MAGGIO Tramonta definitivamente il sogno di portare in Canavese, nell'area ex Marxer di Loranzè, il catasto unico della Provincia torinese. Tre anni e mezzo dopo la firma del protocollo d'intesa tra la Provincia e i sindacati sulla realizzazione a Loranzè del Polo della pubblica amministrazione, arriva la definitiva retromarcia. Si infrangono, dunque, le promesse fatte nel maggio del 2005, quando l'idea del Polo fu "venduta" come la soluzione delle soluzioni per rilanciare l'immagine del territorio e risolvere i suoi problemi occupazionali. Alla faccia dello snellimento della pubblica amministrazione, verrebbe da dire. L'idea, ambiziosa, era infatti quella di concentrare in un'unica area, a Loranzè appunto, la gestione dei servizi catastali in modo da velocizzare migliaia e migliaia di pratiche. Non solo: il Polo avrebbe risolto i problemi occupazionali di centinaia di famiglie finite in disgrazia in seguito al fallimento di Oliit e Cms, due aziende nate dalle ceneri di Op Computer. Invece, pochi giorni fa, è arrivata la mazzata. A comunicare il cambio di rotta è l'assessore provinciale al Bilancio e alle Attività produttive Carlo Chiama, che attraverso una lettera indirizzata alla Regione fa sapere che "gli interventi a sostegno del Polo della pubblica amministrazione vanno valutati alla luce dei cambiamenti avvenuti rispetto al periodo in cui fu sottoscritto il Protocollo d'Intesa". E precisa: "In particolare si deve sottolineare come l'attività inizialmente prevista nel Polo, cioè l'accertamento delle entrate degli enti locali e i servizi catastali, ha risentito delle particolari modalità con cui si è realizzato il decentramento catastale, nonché della recente abolizione dell'imposta sulla prima casa". Infine: "Contestualmente si è rafforzata, con la costituzione del Consorzio Polo pubblica amministrazione, la sinergia tra le imprese coinvolte, valorizzando gli elementi di innovazione del progetto". In sintesi: tre anni e mezzo di attesa, 4 milioni di euro arrivati dai Patti territoriali del Canavese e dallo Stato per le prime opere infrastrutturali non sono stati sufficienti a far decollare il progetto. L'idea del Polo, dunque, è sempre rimasta sulla carta, generando fin dall'inizio da una parte grandi aspettative tra i lavoratori e, dall'altra, forte scetticismo tra i sindacati (che comunque avevano sottoscritto il protocollo d'intesa nel 2005). "Era di difficile attuazione - spiega ora Enrico Capirone, assessore al Bilancio del Comune di Ivrea e fino a poco tempo fa anche direttore di Ribes Informatica, una delle aziende interessate ad entrare nel Polo - in particolare per la mancanza di commesse". Insomma, non esiste un mercato orientato alla gestione della Pubblica amministrazione. Ma il fatto più preoccupante, ora, è che nonostante siano già trascorsi tre anni e mezzo dalla firma del Protocollo di Intesa (e ci siano 4 milioni di euro a disposizione), ancora non è chiaro se e quando si farà il Polo e, soprattutto, che cosa la Provincia intende insediare al suo interno. Lo stesso Chiama puntualizza che, "ad oggi si profila l'idea di un Polo della Pubblica Amministrazione orientato all'offerta di soluzioni di customer support". Soluzione che proprio non piace ai sindacati. "Ci troveremo con l'ennesimo call center. Le promesse fatte dalla Provincia tre anni fa erano altre e hanno avuto solo un risultato: quello di creare false aspettative tra i lavoratori" fa notare Lino Malerba, della Fiom Cgil. Mentre Alberto Mancino, segretario canavesano Uilm parla "di un bluff annunciato". Fin da quando, anno dopo anno, sono slittati gli accordi sul reinserimento occupazionale dei lavoratori Cms e Oliit. Che, nel frattempo sono drasticamente calati di numero. Più della metà è andato in pensione. Gli altri, senza l'aiuto pubblico, si sono arrangiati con lavori precari e non.

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Un presidio con la Lac sul colle di San Zeno (sezione: Province)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

Provincia pag. 20 Un presidio con la Lac sul colle di San Zeno Le "sirenate" e altre manifestazioni di disturbo dell'attività venatoria fanno parte da molti anni del patrimonio delle associazioni animaliste; ma la protesta organizzata nel Bresciano per domenica prossima dalla Lac, Lega abolizione caccia, sarà davvero particolare. LA CORNICE scelta è uno dei luoghi simbolo dello "scontro": la cresta del colle di San Zeno. Qui, alle prime luci dell'alba verrà organizzata una fiaccolata che prevedibilmente sarà accompagnata dal rimbombo delle fucilate, mentre più tardi, fino alle 12, terrà banco un presidio di quello che probabilmente è il "valico" più importante di tutto il Nord Italia per il passo degli uccelli migratori. E che proprio per questo, secondo la legge quadro nazionale sulla caccia che ora il centrodestra (e non pochi esponenti del centrosinistra) vuole cambiare, deve essere tutelato. I motivi della protesta? Sono più d'uno. Innanzitutto la Lac ricorda che la Provincia ha recepito solo in parte la sentenza del Tar di Brescia (Bresciaoggi ne ha riferito più volte) che sanciva la necessità di istituire qui (come in altri siti bresciani interessati dalle rotte migratorie) un divieto di caccia completo, mentre "quest'anno in località malga Foppella è stata creata solo una piccola zona di divieto alla vagante, interrompendo il tradizionale "tiro a volo" contro tutto ciò che passa su una superficie limitata. In pratica - dice la Lac - è stata creata una minuscola enclave che continua a essere circondata da appostamenti fissi pienamente funzionanti". E poi c'è un motivo più generale. Ed è rappresentato dal via libera dato dalla Regione Lombardia a una nuova legge per la caccia in deroga a specie altrimenti protette come il fringuello, la peppola e lo storno. "IL PIRELLONE ha permesso l'abbattimento di quote molto superiori rispetto al passato, autorizzando inoltre la caccia su un periodo più esteso - continua l'associazione -. E questo nonostante la Corte costituzionale abbia poco tempo fa dichiarato illegittimi questi provvedimenti, mentre proprio la Lombardia è oggetto di una procedura d'infrazione avviata dalla Commissione europea per via delle sue politiche venatorie che violano la "Direttiva uccelli"". Per saperne di più sulla manifestazione: 02-47711806; info@abolizionecaccia.it. P.BAL.

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Lo spot federalista ai tempi della crisi - (segue dalla prima pagina) (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

Commenti LO SPOT FEDERALISTA AI TEMPI DELLA CRISI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Anche in Europa il timore d'una recessione-stagnazione è sempre più incombente. In Francia e in Spagna è già una realtà; in Italia l'andamento del Pil sarà lo zero nell'anno in corso e poco al di sopra dello zero nel 2009. Nonostante questa situazione la Banca centrale europea nicchia ancora su una diminuzione del tasso di sconto sebbene per la prima volta il presidente della Bce abbia aperto qualche spiraglio in proposito rinviandone la decisione al prossimo novembre. Questa politica ha dell'incredibile, come abbiamo più volte segnalato. Il tasso di sconto è ormai da molto tempo fermo sul 4,25 per cento, più del doppio di quello americano. Nelle intenzioni di Trichet un livello così elevato doveva servire a fermare l'inflazione la quale però ha continuato ad aumentare. In pochi mesi siamo passati nell'area Ue da meno del 3 a più del 4 per cento. Adesso, in settembre, quel tasso è sceso al 3,8 a causa d'una caduta della domanda e del prezzo del petrolio e ad una generale flessione dei consumi e degli investimenti. Il livello del tasso di sconto è dunque stato del tutto ininfluente sia per arrestare l'inflazione sia per determinarne una riduzione. Ma non è invece stato neutrale sugli oneri dei prestiti bancari alle piccole e medie imprese. Insomma una politica sciagurata che ancora persiste nonostante l'evidenza, senza più alcuna plausibile motivazione. * * * Dopo un anno e mezzo di sottovalutazione della crisi finanziaria mondiale, il richiamo al 1929 è diventato un luogo comune. Essendo stati tra i primi a segnalare questa analogia vogliamo qui ricordare alcuni strumenti che il "New Deal" rooseveltiano creò per risalire la china della grande depressione. Il primo fu il "Social Security Act" che pose le basi del "welfare"; il secondo fu il "Securities Act" che creò il sistema dei controlli sulle Borse e la trasparenza delle operazioni; ma il terzo e forse il più importante per impedire il ripetersi di crisi bancarie fu il "Glass Stengall Act" che separò le banche di credito ordinario dalle operazioni di credito finanziario. Tra il 1932 e il '35 anche l'Italia fu investita dall'onda di crisi che travolse le nostre maggiori imprese industriali e l'intero sistema bancario nazionale. Gli strumenti messi in opera furono in parte simili a quelli rooseveltiani: le banche furono nazionalizzate attraverso il Crediop prima e l'Iri poi. La legge bancaria interdisse alle banche di praticare il credito a medio e lungo termine. Per soddisfare l'esigenza del finanziamento delle imprese nacquero Mediobanca e l'Imi, la prima di proprietà delle tre banche di interesse nazionale (Comit, Credit, Banco di Roma), il secondo come ente pubblico sotto la diretta vigilanza della Banca d'Italia. Ricordo queste vicende poiché proprio in questi giorni sono stati e saranno abbattuti i paletti che la legge bancaria del '36 mise per impedire che le banche di credito ordinario fossero controllate da imprese private e ? viceversa ? che quelle banche prendessero il controllo di imprese. La separatezza fu cioè considerata un valore. Ora, non si capisce il perché, quella separatezza è diventata incongrua e viene attuata invece una vera e propria "deregulation" in materia di rapporti tra banche e imprese, patrocinata dall'Abi, da Confindustria e dal ministro Tremonti. La crisi in corso ha rimesso in auge negli Usa la separatezza bancaria. Noi marciamo all'incontrario come già facemmo quando fu depenalizzato il reato di falso in bilancio. Non vi sembra un'altra non piccola anomalia italiana? * * * Tremonti vorrebbe un "fondo sovrano" europeo per le infrastrutture. L'Olanda ha proposto un fondo europeo sul modello americano per bonificare le banche dai titoli-spazzatura che hanno in corpo. Sarkozy ha probabilmente in testa qualche cosa di analogo e Berlusconi-Tremonti pure. Forse sono buone intenzioni. Forse possono accelerare il processo verso un vero e proprio governo federale europeo. Ma allo stato dei fatti sono progetti acchiappanuvole. Qualunque fondo europeo che abbia così alte ambizioni non può che essere gestito da un governo che abbia alle sue spalle la sovranità e la legalità di uno Stato. Ma uno Stato europeo non esiste. Si può incaricare una banca o una qualsiasi agenzia di una missione del genere che dovrebbe mobilitare a dir poco il 3 per cento del Pil di ogni paese membro dell'Ue? Via, questo è uno sciocchezzaio con soli fini mediatici. Basta poco per capire che si tratta di bubbole senza alcun senso di realtà. * * * L'avvio del federalismo, avvenuto il 3 ottobre con l'approvazione del disegno di legge delega da parte del Consiglio di ministri, ha avuto un antefatto che merita di esser messo in evidenza. Le Regioni, i Comuni e le Province, hanno chiesto e ottenuto il rispetto da parte del governo di una serie di impegni finanziari che erano stati presi parecchio tempo fa ma fino ad oggi non onorati. Si tratta del trasferimento alle Regioni di quanto loro spetta per evitare i ticket a carico dei cittadini; ai Comuni di quanto hanno perso per l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e dell'Ici sulle seconde case ex rurali; alle Province per la totale mancanza di propri tributi con i quali sostenere i loro bilanci. Il totale di queste richieste, riconosciute legittime e dovute, è di 3,5 miliardi. Una parte di questa cifra è stata "consacrata" in un ennesimo decreto legge varato dal Consiglio dei ministri nella stessa seduta dell'altro ieri. Un'altra parte dovrà trovar posto nella Finanziaria. Ma le richieste non sono finite perché l'Ici dovrà esser rimborsata ai Comuni anche nel 2008 e 2009. Forse anche nel 2010 fino a quando le finanze comunali non saranno definitivamente stabilizzate dai decreti delegati federativi. Non si tratta di piccole cifre ma di oltre un miliardo l'anno. Di tutte queste ingenti somme si ignora la copertura che tuttavia ci dovrà pur essere, come pure per le emergenze già versate al Comune di Roma e a quello di Catania. I rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali hanno vigorosamente negato che si sia trattato di un ricatto e di un "do ut des": erano impegni assunti dal governo molti mesi fa senza alcuna connessione col federalismo fiscale. Ma è pur vero che senza questo accordo preliminare la conferenza Stato-Regioni si sarebbe chiusa prima ancora di cominciare e il disegno di legge delega non ci sarebbe stato. Quel disegno di legge è soltanto una scatola vuota, ma è già costata un bel po' di soldi. L'avevamo scritto più volte che l'abolizione dell'Ici era una totale sciocchezza populistica perché sarebbe comunque ricaduta sulle spalle dei contribuenti. Ed è esattamente ciò che è avvenuto e avverrà. * * * Una scatola vuota, riempita di principi generici e di buone intenzioni, cioè appunto di bubbole. Tuttavia qualche contenuto c'è. Per esempio il metodo legislativo scelto. E la tempistica. Il disegno di legge sarà allegato alla Finanziaria e quindi approvato entro il 30 dicembre. Poiché nei due mesi e mezzo che ci stanno davanti bisognerà approvare anche la conversione di molti altri decreti in scadenza, le norme sulla scuola, la riforma della giustizia che il "premier" antepone ad ogni altra questione, l'esame della legge-quadro sul federalismo ne risulterà inevitabilmente limitato; la tentazione di strozzare il dibattito ci sarà e dipenderà dall'equità dei presidenti delle Camere. Non ci metterei la mano suo fuoco. Ma il tema è grosso; si tratta infatti di una legge delega, approvata la quale il governo procederà con decreti attuativi del contenuto dei quali il Parlamento sarà semplicemente informato e neppure in assemblea ma nella commissione degli Affari Regionali. Assisteremo così alla trasformazione radicale del sistema tributario in assenza del Parlamento, come ha rilevato con giusto allarme Andrea Manzella sul numero di ieri di Repubblica. Una soluzione ci sarebbe per evitare un "monstrum" di questo genere e l'hanno proposta lo stesso Manzella e il presidente dell'Anci, Leonardo Dominici: creare una commissione composta dal governo, dai rappresentanti delle Regioni ed Enti locali e dai rappresentanti della competente commissione parlamentare. Questa nuova entità sarebbe incaricata di raccogliere i dati necessari e preparare i decreti delegati. è una soluzione un po' barocca ma almeno non confisca completamente i poteri di legislazione del Parlamento. Se non sarà accettata verrà compiuto un atto molto grave contro il Parlamento, ai limiti della costituzionalità. Quanto alla tempistica, il governo avrà due anni di tempo per emanare i decreti, poi ci vorranno da un minimo di cinque ad un massimo di dieci anni per rodare il sistema. La fine del processo si avrà insomma intorno al 2020 se tutto andrà bene. * * * I problemi di merito sono due: i costi standard e la perequazione. Ne ho parlato a lungo con il professor Giarda, che è forse il massimo esperto indipendente in materia di federalismo fiscale. Nella sua narrazione costruire il costo standard è un'operazione da far tremare i polsi al più attrezzato cervellone, qualche cosa non molto dissimile dalla macchina di accelerazione delle particelle nucleari costruita a Ginevra per simulare il "Big Bang". Inoltre, ovviamente, c'è un costo standard per ogni servizio reso da una pubblica amministrazione e qui entra nel conto una quantità innumerevole di elementi: sociali, geografici, demografici, professionali, terapeutici, sessuali, culturali, censitari. Naturalmente si andrà per larghe approssimazioni, ma nasce un problema sul quale si è espresso con efficacia Luca Ricolfi sulla Stampa: il raffronto tra costi standard e spesa storica. è stata fin qui opinione corrente che la spesa storica, specie nelle Regioni povere, sarebbe stata superiore o eguale al costo standard. Di qui un risparmio significativo e un guadagno di efficienza. Invece non è così. In molte Regioni povere il costo standard risulta più elevato della spesa storica. Per di più i risultati finanziari varieranno secondo la scelta del "benchmark" cioè della Regione o gruppo di Regioni assunto come punto di riferimento. Ricolfi ha calcolato che se il punto di riferimento fosse la Lombardia (per quanto riguarda la spesa sanitaria che rappresenta buona parte di quella regionale) ci sarebbe un'economia netta di 4,7 miliardi; se fosse l'Emilia il risparmio sarebbe in un paio di miliardi; se fosse la Toscana ci sarebbe invece una maggiore spesa di 5 miliardi e forse più. Come si vede si tratta di cifre ballerine e tutto è ancora aperto. Il secondo problema è quello della perequazione, cioè dei trasferimenti che debbono esser fatti dalle Regioni con più alta capacità impositiva a quelle con più bassa capacità. Anche qui le difficoltà non sono poche poiché occorre calcolare la dimensione del "sommerso". Il fondo perequativo dev'essere alimentato anche dalle Regioni a statuto speciale e questo è un altro problema aggiuntivo che si proporrà comunque alla fine dell'intero processo federalistico. Ha un senso mantenerle in uno Stato federale? Tanto più che alcune di quelle Regioni hanno un livello di spesa pro-capite più basso di Regioni a statuto ordinario. Insomma un guazzabuglio. L'ipotesi più attendibile è che alla fine si procederà su uno schema a doppia velocità: alcune Regioni saranno in grado di entrare nel sistema federalistico mentre molte altre e probabilmente gran parte del Sud, ci arriverà quando potrà. Tutto ciò accade in una fase di grande difficoltà per la nostra finanza, per il nostro debito pubblico e per il nostro welfare. Se c'era un momento in cui sarebbe stato insensato parlare di federalismo fiscale, quel momento è esattamente l'autunno del 2008 cioè i giorni e i mesi che stiamo vivendo. Pensateci tutti molto bene e poi, almeno i credenti, si facciano il segno della croce prima che questo lungo viaggio cominci.

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Federalismo, il Pd vuole una bicamerale Le proposte dei democratici: una commissione che vigili sull'applicazione delle norme (sezione: Province)

( da "Unita, L'" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

Di Simone Collini / Roma DICIOTTO PAGINE scritte fitte, divise in capitoli e con diversi passaggi sottolineati. C'è il "giudizio critico" sul disegno di legge varato venerdì dal Consiglio dei ministri, ma è piazzato nella parte finale e non occupa più di 35 righe. Per il resto, lo spazio è occupato da materiale che verrà trasformato dal Pd in emendamenti e proposte di legge non appena il Parlamento inizierà a discutere di federalismo fiscale. Il documento per ora è nelle mani di Walter Veltroni e di pochi altri dirigenti del partito. Innanzitutto, si parla della necessità di istituire "una commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale e della carta delle autonomie locali" che diventi la "sentinella" durante la fase di applicazione sperimentale. Viene anche evidenziato il bisogno di riprendere il lavoro svolto dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, "sciaguratamente soppressa dai tagli della manovra economica di luglio", per evitare di partire da zero nel calcolo del rapporto tra costi e obiettivi di servizio essenziali (una delle critiche mosse al disegno di legge del governo è che in esso "non si fa cenno" a questi ultimi). Tra le proposte compare anche l'abolizione delle province "laddove verranno realizzate le nuove città metropolitane" e l'avvio di "sanzioni" per Regioni o Comuni "inadempienti" ("per garantire i cittadini di quei territori") e "sistemi di premialità per gli enti che raggiungono gli obiettivi fissati". Il documento sarà da domani sulle scrivanie di tutti i dipartimenti del Pd. Ci hanno iniziato a lavorare a fine luglio i responsabili delle varie arie tematiche insieme al governo ombra e ai gruppi parlamentari, coinvolgendo anche gli amministratori locali del partito. A coordinare i lavori è stata nell'ultima fase la vicepresidente dei deputati democratici Marina Sereni, mentre la redazione finale è stata affidata a Marco Causi, parlamentare del Pd che è stato, con Veltroni sindaco, assessore la Bilancio. Ma in più punti del documento si sottolinea che la questione del federalismo fiscale non può essere limitata a un discorso di calcoli finanziari. "Non si può discutere prima di risorse e poi di funzioni", è la critica principale mossa al disegno di legge generato dalla bozza Calderoli, insieme alla vaghezza dei tempi di attuazione. "Per il Pd il federalismo fiscale è un mezzo per rinnovare l'unità nazionale intorno a uno Stato riformato e a enti territoriali più autonomi e responsabili", è il punto politico sottolineato nel documento. Da qui l'importanza data alla "Carta delle autonomie": "La chiara identificazione dei compiti di ciascuna istituzione consentirà di abolire gli enti intermedi", si legge nel testo, insieme alla proposta di trasferire agli enti locali "gran parte delle funzioni svolte dagli uffici periferici di molti ministeri centrali". Quanto alla responsabilizzazione dei vari enti, si parla del "ruolo preminente dei comuni nell'offerta dei servizi di prossimità" ma si sottolinea anche la "contraddizione" del governo di avviare questa "stagione federalista con una riduzione della loro autonomia finanziaria", abolendo cioè una tassa di pertinenza comunale come l'Ici sulla prima casa.

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Lo spot federalista ai tempi della crisi (sezione: Province)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

I due temi hanno un sottofondo comune: la sovranità degli Stati nazionali e il mercato. Dopo anni di liberismo e di "deregulation" assistiamo ora ad un processo inverso: l'onda della crisi mondiale ha messo in moto un processo di rinazionalizzazione dell'economia. A Washington il Congresso ha finalmente approvato il provvedimento di 700 miliardi di dollari (aumentato a 850 miliardi) voluto da Bush per arginare la crisi del sistema bancario che nei giorni scorsi aveva coinvolto Wall Street. A Parigi proprio in queste ore Sarkozy ha riunito le delegazioni dei quattro maggiori Paesi dell'Unione europea per una risposta comune e per sostenere le banche minacciate da illiquidità. Il punto sensibile, ancora una volta, è il funzionamento dei sistemi bancari, inquinati dal virus dei titoli-spazzatura. Ma c'è anche una pressione più che comprensibile a consentire gli aiuti di Stato alle imprese e a rendere più flessibile il patto europeo di stabilità. Nel frattempo, mentre il nostro premier e il nostro ministro dell'Economia sono tra i più caldi fautori della rinazionalizzazione economica, quegli stessi due personaggi danno l'avvio al federalismo fiscale. Non c'è una notevole dose di incongruenza tra questi due processi così difformi, almeno in apparenza? * * * Le Borse americane non hanno dimostrato speciale entusiasmo per l'approvazione del provvedimento dei settecento miliardi di dollari sebbene esso abbia arginato il panico che si stava profilando sui mercati. La ragione d'un tale scetticismo è tuttavia spiegabile: dipende dallo spettro sempre più visibile di una lunga recessione. Infatti sembra imminente a Washington un ribasso del tasso di sconto; si discute se sarà di mezzo punto o di tre quarti di punto. Anche in Europa il timore d'una recessione-stagnazione è sempre più incombente. In Francia e in Spagna è già una realtà; in Italia l'andamento del Pil sarà lo zero nell'anno in corso e poco al di sopra dello zero nel 2009. Nonostante questa situazione la Banca centrale europea nicchia ancora su una diminuzione del tasso di sconto sebbene per la prima volta il presidente della Bce abbia aperto qualche spiraglio in proposito rinviandone la decisione al prossimo novembre. Questa politica ha dell'incredibile, come abbiamo più volte segnalato. Il tasso di sconto è ormai da molto tempo fermo sul 4,25 per cento, più del doppio di quello americano. Nelle intenzioni di Trichet un livello così elevato doveva servire a fermare l'inflazione la quale però ha continuato ad aumentare. In pochi mesi siamo passati nell'area Ue da meno del 3 a più del 4 per cento. Adesso, in settembre, quel tasso è sceso al 3,8 a causa d'una caduta della domanda e del prezzo del petrolio e ad una generale flessione dei consumi e degli investimenti. Il livello del tasso di sconto è dunque stato del tutto ininfluente sia per arrestare l'inflazione sia per determinarne una riduzione. Ma non è invece stato neutrale sugli oneri dei prestiti bancari alle piccole e medie imprese. Insomma una politica sciagurata che ancora persiste nonostante l'evidenza, senza più alcuna plausibile motivazione. * * * Dopo un anno e mezzo di sottovalutazione della crisi finanziaria mondiale, il richiamo al 1929 è diventato un luogo comune. Essendo stati tra i primi a segnalare questa analogia vogliamo qui ricordare alcuni strumenti che il "New Deal" rooseveltiano creò per risalire la china della grande depressione. Il primo fu il "Social Security Act" che pose le basi del "welfare"; il secondo fu il "Securities Act" che creò il sistema dei controlli sulle Borse e la trasparenza delle operazioni; ma il terzo e forse il più importante per impedire il ripetersi di crisi bancarie fu il "Glass Stengall Act" che separò le banche di credito ordinario dalle operazioni di credito finanziario. Tra il 1932 e il '35 anche l'Italia fu investita dall'onda di crisi che travolse le nostre maggiori imprese industriali e l'intero sistema bancario nazionale. Gli strumenti messi in opera furono in parte simili a quelli rooseveltiani: le banche furono nazionalizzate attraverso il Crediop prima e l'Iri poi. La legge bancaria interdisse alle banche di praticare il credito a medio e lungo termine. Per soddisfare l'esigenza del finanziamento delle imprese nacquero Mediobanca e l'Imi, la prima di proprietà delle tre banche di interesse nazionale (Comit, Credit, Banco di Roma), il secondo come ente pubblico sotto la diretta vigilanza della Banca d'Italia. Ricordo queste vicende poiché proprio in questi giorni sono stati e saranno abbattuti i paletti che la legge bancaria del '36 mise per impedire che le banche di credito ordinario fossero controllate da imprese private e - viceversa - che quelle banche prendessero il controllo di imprese. La separatezza fu cioè considerata un valore. Ora, non si capisce il perché, quella separatezza è diventata incongrua e viene attuata invece una vera e propria "deregulation" in materia di rapporti tra banche e imprese, patrocinata dall'Abi, da Confindustria e dal ministro Tremonti. La crisi in corso ha rimesso in auge negli Usa la separatezza bancaria. Noi marciamo all'incontrario come già facemmo quando fu depenalizzato il reato di falso in bilancio. Non vi sembra un'altra non piccola anomalia italiana? * * * Tremonti vorrebbe un "fondo sovrano" europeo per le infrastrutture. L'Olanda ha proposto un fondo europeo sul modello americano per bonificare le banche dai titoli-spazzatura che hanno in corpo. Sarkozy ha probabilmente in testa qualche cosa di analogo e Berlusconi-Tremonti pure. Forse sono buone intenzioni. Forse possono accelerare il processo verso un vero e proprio governo federale europeo. Ma allo stato dei fatti sono progetti acchiappanuvole. Qualunque fondo europeo che abbia così alte ambizioni non può che essere gestito da un governo che abbia alle sue spalle la sovranità e la legalità di uno Stato. Ma uno Stato europeo non esiste. Si può incaricare una banca o una qualsiasi agenzia di una missione del genere che dovrebbe mobilitare a dir poco il 3 per cento del Pil di ogni paese membro dell'Ue? Via, questo è uno sciocchezzaio con soli fini mediatici. Basta poco per capire che si tratta di bubbole senza alcun senso di realtà. * * * L'avvio del federalismo, avvenuto il 3 ottobre con l'approvazione del disegno di legge delega da parte del Consiglio di ministri, ha avuto un antefatto che merita di esser messo in evidenza. Le Regioni, i Comuni e le Province, hanno chiesto e ottenuto il rispetto da parte del governo di una serie di impegni finanziari che erano stati presi parecchio tempo fa ma fino ad oggi non onorati. Si tratta del trasferimento alle Regioni di quanto loro spetta per evitare i ticket a carico dei cittadini; ai Comuni di quanto hanno perso per l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e dell'Ici sulle seconde case ex rurali; alle Province per la totale mancanza di propri tributi con i quali sostenere i loro bilanci. Il totale di queste richieste, riconosciute legittime e dovute, è di 3,5 miliardi. Una parte di questa cifra è stata "consacrata" in un ennesimo decreto legge varato dal Consiglio dei ministri nella stessa seduta dell'altro ieri. Un'altra parte dovrà trovar posto nella Finanziaria. Ma le richieste non sono finite perché l'Ici dovrà esser rimborsata ai Comuni anche nel 2008 e 2009. Forse anche nel 2010 fino a quando le finanze comunali non saranno definitivamente stabilizzate dai decreti delegati federativi. Non si tratta di piccole cifre ma di oltre un miliardo l'anno. Di tutte queste ingenti somme si ignora la copertura che tuttavia ci dovrà pur essere, come pure per le emergenze già versate al Comune di Roma e a quello di Catania. I rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali hanno vigorosamente negato che si sia trattato di un ricatto e di un "do ut des": erano impegni assunti dal governo molti mesi fa senza alcuna connessione col federalismo fiscale. Ma è pur vero che senza questo accordo preliminare la conferenza Stato-Regioni si sarebbe chiusa prima ancora di cominciare e il disegno di legge delega non ci sarebbe stato. Quel disegno di legge è soltanto una scatola vuota, ma è già costata un bel po' di soldi. L'avevamo scritto più volte che l'abolizione dell'Ici era una totale sciocchezza populistica perché sarebbe comunque ricaduta sulle spalle dei contribuenti. Ed è esattamente ciò che è avvenuto e avverrà. * * * Una scatola vuota, riempita di principi generici e di buone intenzioni, cioè appunto di bubbole. Tuttavia qualche contenuto c'è. Per esempio il metodo legislativo scelto. E la tempistica. Il disegno di legge sarà allegato alla Finanziaria e quindi approvato entro il 30 dicembre. Poiché nei due mesi e mezzo che ci stanno davanti bisognerà approvare anche la conversione di molti altri decreti in scadenza, le norme sulla scuola, la riforma della giustizia che il "premier" antepone ad ogni altra questione, l'esame della legge-quadro sul federalismo ne risulterà inevitabilmente limitato; la tentazione di strozzare il dibattito ci sarà e dipenderà dall'equità dei presidenti delle Camere. Non ci metterei la mano suo fuoco. Ma il tema è grosso; si tratta infatti di una legge delega, approvata la quale il governo procederà con decreti attuativi del contenuto dei quali il Parlamento sarà semplicemente informato e neppure in assemblea ma nella commissione degli Affari Regionali. Assisteremo così alla trasformazione radicale del sistema tributario in assenza del Parlamento, come ha rilevato con giusto allarme Andrea Manzella sul numero di ieri di Repubblica. Una soluzione ci sarebbe per evitare un "monstrum" di questo genere e l'hanno proposta lo stesso Manzella e il presidente dell'Anci, Leonardo Dominici: creare una commissione composta dal governo, dai rappresentanti delle Regioni ed Enti locali e dai rappresentanti della competente commissione parlamentare. Questa nuova entità sarebbe incaricata di raccogliere i dati necessari e preparare i decreti delegati. È una soluzione un po' barocca ma almeno non confisca completamente i poteri di legislazione del Parlamento. Se non sarà accettata verrà compiuto un atto molto grave contro il Parlamento, ai limiti della costituzionalità. Quanto alla tempistica, il governo avrà due anni di tempo per emanare i decreti, poi ci vorranno da un minimo di cinque ad un massimo di dieci anni per rodare il sistema. La fine del processo si avrà insomma intorno al 2020 se tutto andrà bene. * * * I problemi di merito sono due: i costi standard e la perequazione. Ne ho parlato a lungo con il professor Giarda, che è forse il massimo esperto indipendente in materia di federalismo fiscale. Nella sua narrazione costruire il costo standard è un'operazione da far tremare i polsi al più attrezzato cervellone, qualche cosa non molto dissimile dalla macchina di accelerazione delle particelle nucleari costruita a Ginevra per simulare il "Big Bang". Inoltre, ovviamente, c'è un costo standard per ogni servizio reso da una pubblica amministrazione e qui entra nel conto una quantità innumerevole di elementi: sociali, geografici, demografici, professionali, terapeutici, sessuali, culturali, censitari. Naturalmente si andrà per larghe approssimazioni, ma nasce un problema sul quale si è espresso con efficacia Luca Ricolfi sulla Stampa: il raffronto tra costi standard e spesa storica. È stata fin qui opinione corrente che la spesa storica, specie nelle Regioni povere, sarebbe stata superiore o eguale al costo standard. Di qui un risparmio significativo e un guadagno di efficienza. Invece non è così. In molte Regioni povere il costo standard risulta più elevato della spesa storica. Per di più i risultati finanziari varieranno secondo la scelta del "benchmark" cioè della Regione o gruppo di Regioni assunto come punto di riferimento. Ricolfi ha calcolato che se il punto di riferimento fosse la Lombardia (per quanto riguarda la spesa sanitaria che rappresenta buona parte di quella regionale) ci sarebbe un'economia netta di 4,7 miliardi; se fosse l'Emilia il risparmio sarebbe in un paio di miliardi; se fosse la Toscana ci sarebbe invece una maggiore spesa di 5 miliardi e forse più. Come si vede si tratta di cifre ballerine e tutto è ancora aperto. Il secondo problema è quello della perequazione, cioè dei trasferimenti che debbono esser fatti dalle Regioni con più alta capacità impositiva a quelle con più bassa capacità. Anche qui le difficoltà non sono poche poiché occorre calcolare la dimensione del "sommerso". Il fondo perequativo dev'essere alimentato anche dalle Regioni a statuto speciale e questo è un altro problema aggiuntivo che si proporrà comunque alla fine dell'intero processo federalistico. Ha un senso mantenerle in uno Stato federale? Tanto più che alcune di quelle Regioni hanno un livello di spesa pro-capite più basso di Regioni a statuto ordinario. Insomma un guazzabuglio. L'ipotesi più attendibile è che alla fine si procederà su uno schema a doppia velocità: alcune Regioni saranno in grado di entrare nel sistema federalistico mentre molte altre e probabilmente gran parte del Sud, ci arriverà quando potrà. Tutto ciò accade in una fase di grande difficoltà per la nostra finanza, per il nostro debito pubblico e per il nostro welfare. Se c'era un momento in cui sarebbe stato insensato parlare di federalismo fiscale, quel momento è esattamente l'autunno del 2008 cioè i giorni e i mesi che stiamo vivendo. Pensateci tutti molto bene e poi, almeno i credenti, si facciano il segno della croce prima che questo lungo viaggio cominci. 05/10/2008 - 09:30.

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Trieste Arrivano i soldi dell'Ici mancata. I circa 35 (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

TriesteArrivano i soldi dell'Ici mancata. I circa 35 milioni di euro assegnati dal ministero dell'Interno al Friuli Venezia Giulia per ristorare i Comuni dai mancati introiti dovuti all'abolizione dell'imposta sulla prima casa ariveranno a giorni. "Ormai è questione di giorni, una decina al massimo, perché le risorse si trovino materialmente nelle casse dei Comuni", spiega Gabriella Di Blas, dirigente della Regione. Ma quanti soldi spettano ai Comuni principali? Al primo posto per densità abitativa e numero di prime case (ora divenute esenti da Ici) figura Trieste con 9.421.896 euro, seguita da Udine con 2.930.872 euro, Pordenone con 2.301.285 e infine Gorizia con 1,273.325. Considerando invece i territori provinciali, la 'classifica' vede al comando la provincia di Udine con 11.620.244 euro. Alle sue spalle si trova la provincia di Trieste con 10.834.407 euro, seguita dalle province di Pordenone con 8.238.493 euro e Gorizia con 4.431.992 euro. Questi denari, tuttavia, non rappresentano il rimborso complessivo, ma soltanto la sua metà.In regione.

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Dare un nuovo ruolo alle Province L'abolizione (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

Dare un nuovoruoloalle ProvinceL'abolizione delle Province, si ricorderà, è stato un tormentone della passata campagna elettorale, sbandierata da quasi tutti i candidati di sinistra e di destra, ma più principalmente dalla destra, che a una sua vittoria, cosa che è avvenuta, si sarebbe impegnata a tagliare la Provincia come principale soluzioni per tagliare la spesa pubblica. A tutt'oggi non ne vediamo la riforma. Che le province siano considerate ormai inutili buchi neri che assorbono fondi, e le cui funzioni appaiono poco chiare rispetto alle competenze di altri enti territoriali - comuni e regioni - ritenuti decisamente i nuovi fulcri del Governo locale, sono ormai note a tutti. Il grave problema, secondo il mio punto di vista è stata l'inerzia, l'immobilismo politico e la mancanza di idee nell'accogliere la smisurata crescita di domanda degli ultimi anni dei compiti degli enti locali, ma ancor più nel creare un serbatoio di accumulo clientelare e politico di personale, che ha aggravato ancor di più sullo sperpero di denaro pubblico (si veda pure il caso Alitalia). Di qui la voragine dei conti dello Stato che pesa ancora una volta sul cittadino comune con tasse e ancora tasse. Una seria riforma dell'ordinamento delle autonomie locali in Parlamento avrebbe permesso di dare ossigeno ad un ente locale ormai asfittico. Uno statuto come per la Regione avrebbe permesso di rompere l'attuale uniformità legislativa. Uno statuto per il Comune e uno per la Provincia che determini le attribuzioni di ogni singolo ente. E poi una riforma che riguardi di precisare il ruolo della Provincia come ente intermedio tra regione e comune, attribuendole compiti di coordinamento dei quali ne è attualmente priva. In questi giorni col federalismo fiscale, la destra sembra rimangiarsi la promessa delle elezioni ed è contro la chiusura delle province, con un Bossi tutto propenso ad enfatizzare la Provincia, con nuove tasse in accordo con la sinistra, restia a non sconvolgere l'immobilismo burocratico. Dunque nessuna soluzione sembra emergere, ancora una volta nella voragine dei conti pubblici. Quale soluzione? Se proprio desideriamo tenerci le province, la soluzione opportuna, sarebbe quelle di trasformarle; delegando ad esse una serie di specifiche funzioni di coordinamento e controllo, e fornendo loro una capacità effettiva d'intervento, liberandole da assessorati inutili, uffici e politiche non certo consone o ridondanti alle aspettative del cittadino. La filosofia è di non tagliare il tronco della pianta, ma sfrondarlo dei rami inutili in modo che la linfa venga concentrata sulle parti produttive dell'albero. Questo è il mio concetto. Se questo non fosse necessario, è quello di tagliare drasticamente la Provincia demandando al Comune tutti i suoi compiti.Maurizio BiancoMaseràGrazie al medicodi base, bravoe sensibileL'intento di questo scritto nasce dalla voglia di raccontare come sia vero che una medaglia ha sempre 2 facce...se non di più. La nostra mamma, malata terminale e lasciata vivere gli ultimi mesi nella dignità delle sole cure palliative ci ha fatto incontrare in questo periodo di angosce tante tipologie di medici: dall'Oncologo che è meglio sempre provare a far qualcosa ma che ha comunque il buon gusto di non farti sentire in colpa se decidi diversamente, al Medico del Pronto Soccorso che quando spieghi che non hai voluto usare metodiche invasive vista l'inutilità delle terapie ti dice e allora perché venite a farci perdere tempo ... dal Barone Universitario che ti prospetta una serie di proviamo male che vada entra in coma e non sente più nulla", al nostro meraviglioso medico di base che ha saputo capire, condividere e soprattutto guidare la nostra scelta di aborrire l'accanimento terapeutico e di tenere la mamma a casa e nel suo letto.E di questo dottore facciamo il nome: è il dott. Gianni Arrigoni che ha coniugato la deontologia medica con il buon senso (ma esiste ancora?), la pietà per il malato con la scelta terapeutica più appropriata, e la fermezza verso di noi figli che, in alcuni momenti di sofferenza emotiva, mettevamo in discussione il percorso intrapreso.Anche per lui è stata comunque una scelta più faticosa per l'impegno quotidiano che ne è derivato, ma non ha avuto un attimo di esitazione! Insomma ha saputo guidare ed accompagnare sia la mamma che noi lungo questa strada che portava inevitabile alla morte ,valorizzando ancor più il senso della famiglia, come nido dove si nasce e si muore.Per questo lo volevamo pubblicamente ringraziare, perché la competenza e la bravura non è detto che implichino sensibilità, buon senso e generosità queste virtù non c'è Università che le insegni... Io e mio fratello gli siamo debitori di una serenità che non conoscevamo.Luisa e Fabio FioritaNiente Bacco,tabacco e Veneree la vita si allungaBacco, Tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere, diceva un vecchio proverbio degli anni 50. Si comincia con la lotta al tabacco, terrore del tumore su tutti i fronti. Prosegue la lotta contro gli alcoolici, e infine, via tutte le prostitue. Risultato? La vita si allunga, l'uomo non va più in cenere. Una miriade di vecchi rimbambiti si aggira per la città (me compreso), ammorbando l'aria di vecchiaia. Non era meglio un ricambio veloce?Ruggero Broglio.

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Federalismo, il disegno di legge non convince i sindaci lariani (sezione: Province)

( da "Corriere Di Como, Il" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

Sotto accusa soprattutto le coperture dei debiti dei Comuni non virtuosi Federalismo fiscale a senso unico. Se il Nord Italia, che da anni chiede più libertà nel disporre e gestire i propri soldi, dovesse ritrovarsi con un pugno di mosche, rispetto a quanto invece aspetta da questa riforma, per i sindaci del Carroccio sarebbe "una beffa". Ne è convinto Alessandro Turati, primo cittadino di Mariano Comense, leghista e, perciò, più sensibile di altri al tema. In Lombardia, e pure in provincia di Como, serpeggia il timore (più o meno latente) che il federalismo finisca per beffare il Nord. Il disegno di legge sul decentramento tributario approvato venerdì parla anche di "fondo perequativo", una cassa attraverso cui si vorrebbe garantire assistenza alle Regioni in difficoltà. All'articolo 7, si dice in sostanza che questi soldi non verranno distribuiti alle Regioni con maggiore capacità fiscale (dove il rapporto gettito/abitante è superiore alla media nazionale). Tali Regioni, però dovranno contribuire ad alimentare il fondo destinato ai territori più poveri. Non solo. Sempre venerdì, è stato approvato anche un decreto legge con disposizioni urgenti per sistemare i conti degli enti locali. Valore della manovra: 1.300 milioni. Dei quali, però, quasi 700 andranno nelle casse dei Comuni di Roma (550 milioni) e Catania (140 milioni). Altri 260 milioni andranno a reintegrare il mancato introito dell'Ici sulla prima casa (abolita dal governo Berlusconi). Proprio su questo punto si è irritato il presidente dei sindaci lombardi (Anci Lombardia), Lorenzo Guerini, fiancheggiato anche dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Alla copertura del buco generato dall'abolizione dell'Ici mancherebbero infatti ancora 250 milioni, 50 nella sola Milano. Eppure, si trovano quasi 700 milioni per Roma e Catania. Un messaggio preoccupante, per molti sindaci del Nord, proprio mentre si vara il disegno di legge sul federalismo fiscale. "Apprendo ora di queste cifre - premette Turati - in effetti, sembra un controsenso. Noi, amministratori del Nord, stiamo aspettando da anni il federalismo per gestire meglio le nostre risorse. Dato che l'Ici per noi era liquidità, avevamo acconsentito all'abolizione dell'imposta a patto però che la copertura del mancato introito fosse totale. Se il federlismo andasse a senso unico, verso il Sud, sarebbe una beffa. Ma sono sicuro che la presenza della Lega nel governo garantirà le istanze del Nord". Molto più stringato, invece, il commento della collega Tiziana Sala, sindaco leghista di Cantù. "È necessario approfondire la questione prima di fare commenti, la materia è importante e delicata. A noi interessa che esista una perequazione vera, che tenga conto anche dei Comuni virtuosi". Rimanendo tra i sindaci lombardi del centrodestra, sull'avvio del federalismo fiscale Marcella Tili (Forza Italia) ammette: "forse, ci aspettavamo qualcosa di più. Ma - precisa il sindaco di Erba - ci riserviamo di approfondire la materia, con buonsenso e fiducia. Ci siamo già trovati con il sindaco di Milano, Letizia Moratti: insieme con molti altri colleghi avevamo steso un documento in cui si chiedeva una particolare attenzione per i Comuni virtuosi. Speriamo che la svolta del federalismo fiscale sia vantaggiosa anche per il nostro territorio. Certo è che, i 700 milioni a Catania e Roma, di primo acchito, lasciano perplessi". Anche i sindaci del centrosinistra concordano sulla necessità di arrivare al federalismo fiscale. Ma Mauro Guerra (Pd), sindaco di Tremezzo e presidente della consulta nazionale dei piccoli Comuni, sostiene che "ancora bisogna chiarire quali saranno i tributi affidati ai Comuni. Detto questo, nel disegno di legge approvato non ci sono i numeri, quindi è inutile allarmarsi prima del necessario". Guerra invece è preoccupato per la copertura dell'Ici. "Il governo deve garantire queste risorse. Siamo arrivati a ottobre senza certezze. Non si può abbassare la pressione fiscale usando i soldi dei Comuni. Su questo punto, saremo irremovibili". Non è certo leghista, ma non ha digerito i 700 milioni destinati a Roma e Catania Licia Viganò, sindaco di Orsenigo, preoccupata da un federalismo a senso unico. "Il buco del Comune di Taranto è stato coperto con i soldi dei cittadini italiani. Idem per Catania, con 140 milioni di euro. E poi ci sono i 550 milioni per Roma. Tutti soldi degli italiani, e in particolare nostri, dato che la maggior parte del gettito arriva dal Nord. Questo meccanismo di copertura fa veramente arrabbiare - dice la Viganò, ex diessina della corrente Mussi - i Comuni virtuosi vengono beffati due volte: prima, perché subiscono i tagli iniziali di trasferimenti. Poi, perché vedono i meno virtuosi godere comunque di una copertura. E non c'entrano gli schieramenti politici, tant'è che il buco di Taranto non è stato certo coperto dal centrodestra. Questo è l'esempio di come nessuno, a destra o a sinistra, sia stato ancora in grado di risolvere la questione del Mezzogiorno. Si ripianano i disavanzi delle amministrazioni come negli anni Settanta. È assurdo". Licia Viganò chiude con una chiara provocazione: "Dovremmo - dice - iniziare, noi sindaci, a gestire tutti i bilanci come Catania o Roma: se non si riesce a far quadrare i conti, pazienza. Qualcuno arriverà a saldare i nostri debiti". Andrea Bambace Home Pontiggia: "Con i soldi alla capitale minacciata l'autonomia del Nord" Sant'Anna bis, la vendita delle case non prima di un anno Manca il Titolo.... "Leggi spesso in ritardo sulla scienza medica" Conti: "Capisco il rammarico dei sanitari".

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LETTERE (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-10-2008)

Argomenti: Province

Lettere Basta privilegi aiutiamo i pensionati Giuseppe Valencich - ROMA Eureka! La legge è uguale per tutti. I pensionati ed i pubblici dipendenti esultano, pensando di poter richiedere il trattamento riservato ai magistrati, cioè l'aggancio automatico della pensione alla retribuzione e la carriera amministrativa, che consente di raggiungere il trattamento economico del vertice della carriera. Illusi, certi trattamenti sono riservati solo ai superprivilegiati ed alle caste. Al Cavaliere, dopo gli innegabili successi (Napoli, sicurezza, Alitalia, ecc.), chiediamo di por mano alla riforma delle pensioni, ordinarie e di reversibilità, con la rivalutazione delle stesse nella misura dell'1,50% per ogni anno dalla data di collocamento in quiescenza. Per la copertura finanziaria, un taglio netto dei privilegi e degli sperperi: a) la immediata riduzione delle auto blu, applicando il comma 122, articolo 2 della legge 662/1966: "Tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo e che sono cessati dalla carica perdono il diritto all'uso dell'autovettura"; b) l'abolizione delle pensioni concesse a più di 40.000 personaggi (legge 252/1974). Tra i destinatari i vertici dell'italico sindacalismo e tanti politici; c) l'abolizione della doppia pensione ai sindacalisti; d) l'abolizione del vitalizio e della indennità di fine mandato dei parlamentari, illegali perché stabiliti da una delibera dell'ufficio di Presidenza, in contrasto con l'articolo 69 della Costituzione: "I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge". L'art.4 della legge 1261/1965, stabilisce: "Il periodo trascorso in aspettativa per mandato parlamentare è considerato a tutti gli effetti periodo di attività di servizio ed è computato per intero ai fini della progressione di carriera, dell'attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e di previdenza". Un vitalizio, una pensione e due indennità di fine rapporto non possono essere tollerati. Tanti altri privilegi e sperperi dovrebbero essere ridimensionati (finanziamento dei partiti, Authority, Agenzie, Garanti, Comitati, Commissioni, Consulenti, Enti Previdenziali, riduzione dei parlamentari (250 sarebbero anche troppi), ma riteniamo che quelli sopra indicati sarebbero più che sufficienti per rivalutare le pensioni e per risolvere tanti altri problemi. On. Berlusconi, non deluda i pensionati, molti dei quali, a parità di servizio, e qualifica, collocati in quiescenza 20-25 anni fa, percepiscono meno della metà dei colleghi andati in pensione in questi ultimi anni. Rinascita artistica cessa l'attività Gino Cappa - NAPOLI La rinascita artistica, un sodalizio diretto dal tenore Lino Cavallaro, la cui finalità era protesa alla diffusione della canzone e della poesia napoletana, ha cessato l'attività. Questa associazione organizzava mensilmente (l'ultimo lunedì del mese) una manifestazione rievocativa di un autore scomparso o vivente di canzoni o poesie napoletane. Purtroppo, a Napoli le lodevoli iniziative sono destinate fatalmente a finire, confermando la validità del motto coniato da Eduardo De Filippo: "Vulite fa 'na cosa a Napule? Fuitevenne!". La rinascita artistica, che aveva sede presso il teatro della chiesa dell'Immacolata al Vomero, era un punto d'incontro di artisti ed amanti dell'arte poetica e canora napoletana, per ravvivare negli anziani il ricordo delle canzoni antiche di successo, nonché i loro autori; ai giovani invece far conoscere questa forma d'arte. Massiccia l'affluenza di pubblico composto da soggetti anziani che avevano superato e di molto, gli "anta", nonché di tanti giovani. Un oratore in genere, uno scrittore o giornalista come Pietro Gargano o Mimmo Liguoro tratteggiavano la figura e l'opera dell'autore da rievocare, le sue canzoni interpretate da cantanti come Antonio Basurto, purtroppo scomparso, Mimmo di Francia, Nora Palladino, Enrico Mosiello, Mario Maglione, Mario Thomas, Simone Cuomo, Carla Buonerba e altri. Le poesie venivano recitate in genere da un attore. L'ultimo incontro è avvenuto il 26 maggio con la rievocazione di Roberto Murolo. Purtroppo questo gradevole ed istruttivo svago per i napoletani è venuto a finire. Probabilmente si saranno presentati problemi di natura finanziaria. Le istituzioni locali (Regione, Provincia e Comune) in tal caso, potrebbero intervenire per consentire la ripresa dell'attività di questo sodalizio per i napoletani e specialmente per i vomeresi. ambini strumentalizzati Francesco Castracani - NAPOLI Dopo l'indecoroso spettacolo dei drappi e delle fasce di lutto alle finestre e al braccio delle maestre elementari, a Bologna, genitori e maestre, hanno portato i bambini a dormire per due notti nelle palestre delle stesse scuole e a sfilare in corteo contro la "riforma Gelmini". A prescindere dalle questioni socio-economico-pedagogiche, due considerazioni sono scaturite nella mia mente: a) la sensibilità e il rispetto per l'infanzia dimostrate da queste signore maestre non differisce moralmente da quella dimostrata dal defunto impiccato dittatore iracheno Saddam Hussein, quando, dopo avere invaso il Kuwait nel 1991, in manifesta inferiorità militare contro quasi tutti i Paesi del mondo (compreso il nostro, quando caddero prigionieri degli iracheni gli indimenticati piloti Bellini e Cocciolone), fece legare i bambini sui carri armati per accusare poi americani e alleati di sparare sui bambini; b) mi aguro che fra gli ideatori, organizzatori e manifestanti di questa miserabile strumentalizzazione dei bambini, non ci sia nessuno che si proclami cattolico, altrimenti bisognerebbe dedurne che essi non conoscono neppure i più noti precetti evangelici, ed in particolare, per il caso specifico, quello dei "sepolcri imbiancati", relativo agli ipocriti, ma soprattutto quello ancora più noto dello scandalo che si dà ai bambini. In futuro il Vomero senza mezzi pubblici Sabino Genovese - NAPOLI Solo oggi abbiamo avuto la possibilità di vedere come sarà la Ztl del Vomero e di conseguenza il rivoluzionamento delle linee di trasporto Anm. La perplessità maggiore è che ci saranno tantissime strade del quartiere che non saranno più servite dai mezzi pubblici per cui saranno penalizzate innanzitutto le persone anziane che per un percorso di pochi chilometri saranno soggette a trasbordare da un bus all'altro. Inoltre non si riesce ad immaginare ad esempio come il C30, lungo circa 12 mt proveniente da via Cilea imbocchi via M.Preti per poi svoltare a sinistra su via Cimarosa, la stessa cosa vale per il C31( basta un auto ferma all'incrocio di via Preti con via Cimarosa e andrà in tilt l'intera circolazione ). Considerato che la totalità dei mezzi Anm transiterà nel tratto di via Gemito (da via Ribera a via Cilea), prevediamo in questa strada il blocco totale della circolazione che và ad aggiungersi all'inferno quotidiano della viabiltà di via Cilea/Belvedere/S.M. Libera. Infine ci chiediamo per quale motivo non è stata presa in considerazione una vecchia proposta di far arrivare le linee C31, C33 e 181 a Largo Europa e trasbordare i passeggeri su bus di piccole dimensioni che possano attraversare facilmente tutte le strade del quartiere compreso anche via Luca Giordano (in altre città anche in presenza di isole pedonali transitano piccoli bus). Lo stesso discorso potrebbe essere valido per il C30 senza farlo attraversare tutto il Vomero. Camorrista non imprenditore Lidio Tuccio - NAPOLI Nel corso di un servizio andato in onda sul Tg1 dedicato all'arresto di uno dei tanti camorristi di spicco venivano descritte le attività economico affaristiche di questa persona. È stato filmato dalle telecamere mentre veniva portato via in manette dalle forze dell'ordine, è stato definito imprenditore, il suo core business era il traffico di armi, di droga ed estorsione. Un sentito grazie dai milioni di imprenditori, quelli veri che ogni mattina si recano nella loro azienda per lavorare onestamente e che dopo essere stati definiti evasori fiscali dalla passata maggioranza obnubilata dalle ideologie, ora vengono accostati a camorristi, mafiosi e altri malfattori dei quali faremmo volentieri a meno. Crisi finanziaria e mutui immobiliari Massimo Coppa Zenari - NAPOLI Berlusconi si è compiaciuto che da noi le banche finanzino solo il 50-60% del valore degli immobili. Il disastro dei mutui immobiliari toglie ogni speranza a chi non ha una casa. In un tentativo di frenare l'isteria della Borsa italiana, Silvio Berlusconi ha detto che in Italia non si può mai verificare quanto accaduto negli Stati Uniti, perché da noi il mercato dei mutui si basa sulla copertura solo del 50-60% del costo degli immobili. Viene quindi confermato quel luogo comune per cui le banche prestano i soldi a chi li ha già: un vecchio esercizio di realismo in economia, a cui tuttavia si sperava si potesse porre fine anche grazie alla lezione morale di quei nuovi economisti provenienti dal Terzo Mondo che puntano sulla redistribuzione delle risorse e sull'umanizzazione del capitalismo. Invece, oggi, addirittura un capo di governo si compiace del fatto che per comprare una casa le persone come me devono avere in tasca già la metà del suo valore, altrimenti devono rinunciare. La disastrosa gestione americana significa che in Italia non si proseguirà sulla strada del finanziamento totale dell'acquisto? Si continueranno a dare soldi solo a chi ne ha già? Lo stesso discorso, immagino, varrà sempre più per chi volesse inventarsi imprenditore. La favola della persona comune che, dotata di capacità, può diventare un grande industriale è destinata a rimanere tale senza l'accesso al credito Rifiuti, chi provvede all'ordinario Salvatore Giannini - NAPOLI Che il dottor Bertolaso dovesse gestire l'emergenza rifiuti in Campania è un fatto oramai noto a tutto il mondo civile, che lo abbia fatto o come lo abbia fatto può essere fonte di dibattito, ma oggi chi deve gestire l'ordinario? Chi deve pulire giornalmente piazza Dante, piazzale Tecchio, piazza Nazionale, il Centro Direzionale, via Toledo ecc.? Forse dobbiamo aspettare che diventino delle discariche così ci pensa il dottor Bertolaso?.

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Federalismo/ Province lombarde: più soldi dai tributi sulle (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 06-10-2008)

Argomenti: Province

Auto Carioni(Lega): noi enti virtuosi, ma così non ce la facciamo più postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Milano, 6 ott. (Apcom) - L'Unione delle Province lombarde considera il disegno di legge sul federalismo fiscale "un importante segnale in controtendenza" rispetto ai tentativi di abolizione di questi enti, ma sottolinea anche la necessità di compensare con nuove entrate tributarie legate alle automobili i tagli previsti dal nuovo assetto istituzionale. E' quanto ha deliberato oggi l'assemblea generale dell'Upl riunita a Palazzo Isimbardi. Un documento firmato al termine dalla riunione ricorda infatti che le Province di Bergamo, Brescia, Como, Milano e Varese, oltre ad aver subito l'azzeramento dei trasferimenti statali, "in relazione al personale Ata, passato dalle Province allo Stato, ma anche ai maggiori introiti derivati da Ipt, Rcauto e addizionale sui consumi di energia elettrica, restituiscono annualmente e dunque 'finanziano' lo Stato e gli altri Enti locali, quasi 150 milioni di euro, un cifra per di più in costante aumento". Per questo le Province chiedono, tra l'altro, che il nuovo sistema di entrate provinciali, se legato esclusivamente al mercato dell'auto come prevede il ddl, non sia "ancorato soltanto agli attuali tributi", ma faccia riferimento anche "ad altri tributi afferenti gli autoveicoli nonché a quote di accise sui carburanti". A penalizzare negli ultimi mesi questi enti è stato, tra l'altro, il calo del 20% in Lombardia delle immatricolazioni di auto e quindi della conseguente imposta. "A fronte di ripianamenti veloci di alcuni buchi nei bilanci come avvenuto a Catania con 140 milioni di euro da parte dello Stato - ha detto il presidente Leonardo Carioni (Lega Nord) - noi facciamo notare che non ce la facciamo più. Abbiamo bisogno di qualche fondo in più, perché il Paese non è tutto uguale. Tra noi ci sono Province virtuose, come quella di Como, con più di un milione di abitanti. Qui servono tanti investimenti, ma non possiamo farli visto che sono compresi nel calcolo del Patto di stabilità e rischiamo di splafonare".

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Stranieri, più tolleranza (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 07-10-2008)

Argomenti: Province

La Sinistra: altrimenti si alimentano solo guerre tra poveri "Stranieri, più tolleranza" Lista unitaria per Rifondazione comunista, Sd e socialisti Tra i punti cardine del programma la lotta al carovita e la dignità del lavoro con la battaglia sul precariato "Sì alla scuola plurilingue, senza aspettare la riforma dell'articolo 19" MAURIZIO DALLAGO BOLZANO. La Sinistra c'è. Lo affermano a chiare lettere i responsabili di Rifondazione comunista, Partito socialista e Sinistra democratica. Lotta al carovita, dignità del lavoro, edilizia sociale, immigrazione, scuola, politica energetica e ambientale. Questi i temi del programma. Il tutto condito in un quadro che veda la laicità delle istituzioni - sta molto a cuore alla tradizione socialista - ed una riforma della politica. Per le provinciali del 26 ottobre tre sigle unite nella lista di "Sinistra dell'Alto Adige-Linke fÜr SÜdtirol". Non c'è un capolista, i candidati sono rigorosamente in ordine alfabetico, ma nessuna delle tre formazioni politiche fa mistero di indicare almeno un nome al proprio elettore. Oreste Galletti per Rifondazione, Ardelio Michielli per i socialisti, Guido Margheri per Sd. Si può quantificare il peso elettorale della Sinistra? Lasciamo perdere il risultato negativo alle ultime politiche, con il fallito tentativo dell'Arcobaleno. Due anni prima, alle politiche 2006 Rifondazione prese 4711 voti. Alle europee del 2004 i voti furono 2553, mentre alle ultime provinciali, nel 2003, il partito - allora di Bertinotti - contribuì con Pace e diritti all'elezione di Luisa Gnecchi. Per socialisti e Sd ci si può rifare ad una fotografia dell'attuale consiglio comunale nel capoluogo, dove entrambi sono rappresentati. Ma al di là dei numeri ed anche delle persone, contano i programmi. Ed ecco che in campagna elettorale la Sinistra ha già puntato il dito contro il carovita. Le proposte? Serve un piano per la grande distribuzione commerciale, di concerto con sindacati, consumatori e comuni. La Provincia avrebbe attuato con 5 anni di ritardo la misura relativa all'abolizione dei ticket sanitari sui ricoveri. "Senza un blocco delle tariffe di competenza pubblica, l'introduzione del cosìddetto redditometro a tutti i livelli e un sostegno reale a favore dei redditi più bassi, i possibili interventi sono destinati comunque ad essere insufficienti", afferma la Sinistra. Se come arrivare a fine mese è un problema per molti, non meno importante è la dignità del lavoro. Ed ecco che si propone "la limitazione della precarietà nei rapporti di lavoro, con l'introduzione di nuove norme sulla sicurezza". Anche qui un appello alla Provincia affinché "si impegni di più". E se per quanto riguarda l'edilizia sociale si deve rispondere al criterio del bisogno e non a quello etnico, proprio per gli immigrati serve una nuova legge provinciale. "Dev'essere basata su politiche che promuovano l'integrazione e la multiculturalità e non sul rifiuto e sull'esclusione come propone la destra", sottolinea la Sinistra. Il motivo? "Altrimenti si rischia di alimentare tensioni, guerre tra poveri, precarietà, degrado e insicurezza". Ma il futuro è dei giovani. Ed allora si pensi alla scuola, con un plurilinguismo "senza dover aspettare la riforma dell'articolo 19". Libertà nell'insegnamento, ma anche al momento di iscrivere i bimbi alla scuola materna. Dove si vuole. Nel programma anche le questioni dell'economia. Sotto i riflettori della Sinistra "il conflitto di interessi a livello di politica energetica, con la Provincia che, attraverso la Sel, penalizza le aziende dei Comuni, ed in particolare Ae". Infine, la questione morale. "Occorre una riforma della politica", dice la Sinistra. "Nessuno viene da Marte - spiega Guido Margheri - riferendosi ai politici con la faccia tosta". "Il nostro comportamento è diverso: abbiamo proposto rigorose incompatibilità, il divieto del cumulo delle cariche, l'abolizione delle ricche indennità derivanti dai cda". Così Margheri, all'attacco di Svp, ma anche di Pd e Pdl.

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Nessun taglio alle Province? Si provi almeno a riformarle (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Province

L'abolizione delle province è stato un tormentone della passata campagna elettorale, sbandierata da quasi tutti i candidati di sinistra e di destra, ma soprattutto dalla destra, che in caso di vittoria, cosa avvenuta, si sarebbe impegnata a tagliare la Provincia come principale soluzione per tagliare la spesa pubblica. A tutt'oggi non ne vediamo la riforma. Che le province siano considerate ormai inutili buchi neri che assorbono fondi, con funzioni appaiono poco chiare rispetto alle competenze di altri enti territoriali - Comuni e Regioni - ritenuti decisamente i nuovi fulcri del Governo locale, sono cose ormai note a tutti. Il grave problema è l'immobilismo politico.Una seria riforma dell'ordinamento delle autonomie locali in Parlamento avrebbe permesso di dare ossigeno ad un ente locale ormai asfittico. Uno statuto come per la Regione avrebbe permesso di rompere l'attuale uniformità legislativa. Uno statuto per il Comune e uno per la Provincia che determini le attribuzioni di ogni singolo ente. E poi una riforma per precisare il ruolo della Provincia come ente intermedio tra Regione e Comune, attribuendole compiti di coordinamento dei quali ne è attualmente priva. In questi giorni col federalismo fiscale, la destra sembra rimangiarsi la promessa delle elezioni, con un Bossi tutto propenso ad enfatizzare la Provincia, con nuove tasse in accordo con la sinistra, restia a non sconvolgere l'immobilismo burocratico. Dunque nessuna soluzione sembra emergere, ancora una volta nella voragine dei conti pubblici. Quale soluzione? Se proprio desideriamo tenerci le Province, la soluzione opportuna sarebbe quelle di trasformarle, delegando ad esse una serie di specifiche funzioni di coordinamento e controllo e fornendo loro una capacità effettiva d'intervento, liberandole da assessorati inutili, uffici e politiche non certo consone o ridondanti rispetto alle aspettative del cittadino.Maurizio BiancoMaserà di Padova.

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<Irresponsabile abolire le Province sopprimiamo Ato ed enti secondari> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 07-10-2008)

Argomenti: Province

Cappato illustra il documento unanime dei 104 presidenti dei consigli in Italia "Irresponsabile abolire le Province sopprimiamo Ato ed enti secondari" (im) Ridefinizione del ruolo e delle competenze delle Province; semplificazione amministrativa; federalismo fiscale; codice delle autonomie locali; ruolo e potenziamento delle assemblee elettive. Sono questi i cinque punti cardine che saranno discussi il 13-15 ottobre a Torino dall'Assemblea generale delle 104 Province italiane, con l'obiettivo di ribadire l'importanza e rilanciare la funzione di queste realtà amministrative, secondo qualcuno invece inutili e da abolire."Il documento che definisce i contenuti di tali punti - spiega la presidente del consiglio provinciale Fiorella Cappato - è uscito dall'assemblea di tutti i presidenti riunita a Cagliari. È stato votato all'unanimità. Ha un sostegno trasversale. Ribadisce la neutralità del coinvolgimento delle assemblee elettive nella creazione del codice delle autonomie ".Sul ruolo e competenze delle Province il documento ritiene "fuorviante e anacronistico il dibattito che si è aperto sulla loro abolizione, alimentato irresponsabilmente anche da esponenti di primo piano di diverse forze politiche". Sulla semplificazione amministrativa "proponiamo la soppressione degli enti di secondo livello (Ato acque e rifiuti, consorzi, enti parco); la riorganizzazione delle comuità montane; la riconduzione delle competenze oggi disperse; una valutazione sulle competenze e la conformazione delle città metropolitane". Sul codice delle autonomie il documento chiede: "La ridefinizione dello status di consiglieri, ai fini della rivalorizzazione del loro ruolo; un riequilibrio delle competenze fra esecutivi e assemblee elettive, per un distinto bilanciamento dei poteri; il riequilibrio della rappresentanze dei generi, visto che attualmente ci sono solo 9 presidenti del consiglio e 9 di giunta donne su 104 Province, neanche il 10\%".

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La Camera approva la fiducia sul decreto Gelmini: "Riforma? Una manutenzione" (sezione: Province)

( da "Quotidiano.net" del 08-10-2008)

Argomenti: Province

Il ministro dell'Istruzione: "Forse più che sponsorizzare solo squadre di calcio, c'è la necessità di farlo per i progetti migliori delle scuole"

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Il ritorno al maestro unico e ai voti decimali, compreso quello in condotta, il grembiule e l'insegnamento dell'educazione civica, sono alcuni degli aspetti che caratterizzano il provvedimento. Vediamo di che cosa si tratta: - MAESTRO UNICO: Abolizione del team di insegnanti alle elementari al posto di un unico docente. A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sarà reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi. Il decreto prevede che le ore del tempo pieno saranno coperte dallo stesso maestro unico, che dovrebbe lavorare un maggior numero di ore. Il decreto prevede che per le ore di insegnamento aggiuntive, rispetto all'orario d'obbligo, si possa attingere per il 2009 dalle casse delle singole scuole. - GRADUATORIE: Per l'immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale. - RITORNO AI VOTI DECIMALI: Un altro ritorno, ossia quello del voto in pagella alle elementari e alle medie. Nella primaria il voto decimale sarà affiancato da un giudizio, nella scuola media invece saranno previsti soltanto voti decimali. Nessun pericolo bocciatura per i bambini delle elementari e delle medie con una sola insufficienza. Il testo prevede infatti che nella primaria si arriverà alla bocciatura "solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione, con decisione assunta all'unanimità dai docenti", mentre alla secondaria di I grado dovrà essere d'accordo la maggioranza dei professori. - RITORNO VOTO IN CONDOTTA: Torna il voto in condotta, perchè come ha spiegato ieri il ministro Gelmini "è urgente rispondere al fenomeno del bullismo". Il decreto prevede la valutazione della condotta che sarà determinante per il giudizio finale dell'alunno: con il 5 in pagella, si può correre il rsichio della bocciatura. - LIBRI DI TESTO: Contro il caro libri il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie). - EDUCAZIONE CIVICA: Ritorna nelle aule lo studio dell'educazione civica: Cittadinanza e Costituzione. - EDILIZIA SCOLASTICA: Come annunciato dal ministro Gelmini nei giorni scorsi sono previste risorse destinate al finanziamento di interventi per l'edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, impianti e strutture sportive. Nell'articolo 7 bis è previsto che per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sia assegnato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse periodicamente assegnate per il finanziamento del programma delle infrastrutture strategiche. - SSIS: Gli studenti che frequentano il nono ciclo della Ssis, la scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario, e attualmente esclusi saranno rimessi in graduatoria in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti. IL MINISTRO GELMINI Intervenendo ad un convegno organizzato da Luca Barbareschi, il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini preferisce non parlare di riforma della scuola: "Credo sia una manutenzione". "Pur in un momento di ristrettezza economica - dice - la scuola a cui pensa la sottoscritta e il presidente Berlusconi è una scuola che recupera dal passato principi attuali e guarda al futuro, ammodernandola". Si rivolge poi alle grandi imprese italiane, rappresentate da diversi esponenti del mondo della comunicazione e dei trasporti all'appuntamento di oggi: "Mi sembra corretto far appello alla generosità delle aziende: forse più che sponsorizzare solo squadre di calcio, c'è la necessità di sponsorizzare anche i progetti migliori delle scuole e delle università". Giuste le contestazioni nelle scuole contro il decreto Gelmini? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 07/10/2008 14:10 Luka Mi sembra una buona idea e all'estero lo fanno già con buoni risultati. Ma si sà che in italia le cose importanti sono il calcio, gli "amici" di maria, il grande fratello. Ma la speranza è l'ultima amorire, speriamo in bene..... intanto complimenti al ministro che ha fatto la proposta. 07/10/2008 14:31 ivan "a cui pensano", non "a cui pensa". una ministra dell'istruzione che sbaglia a coniugare i verbi è sintomatico dello scempio a cui siamo giunti (non fosse bastata la notizia che la tipa è andata a dare l'esame di stato a reggio calabria come solo una minoranza degli esaminandi ha fatto). bassezze di stato e fantasia al potere: le aziende che sponsorizzano la scuola pubblica. ma dai, e poi in pieno crack finanziario! sveglia!!!! 07/10/2008 14:38 mauro toselli la riforma della scuola non si fa con decreti legge e voti di fiducia ,ma con modalita condivise con tutte le parti in causa; con questi metodi la riforma Gelmini/Tremonti/Berlusconi fara' la stessa fine della riforma della Moratti/ Berlusconi ; questo non e' sfascismo ma fascismo moderno e gli italiani lo stanno capendo ( vedi la manifestazione dei 40000 a torino ) 07/10/2008 15:11 roberto l'idea è giusta le imprese dovrebbero lasciare perdere i giochi da popolino e dare soldi alla scuola e alla ricerca ne avrebbero nel medio termine un buon ritorno. Un domani avremmo dei totti ricchissimi in meno delle veline che fanno le commesse, ma dei dottori o ricercatori a livello europeo in più. Non c'è paragone credo, soprattutto in un momento che l'economia reale deve tornare ad essere quella che produce il reddito. 07/10/2008 15:33 elena E' un'ottima idea, sempre che si trovino industrie disposte ad investire capitali nelle scuole e nelle università. Questi ragazzi, i nostri ragazzi, sono quelli che domani dovranno prendere il nostro posto e continuare il nostro lavoro... solo che rende di più sponsorizzare una ferrari o una squadra di calcio. Spero di essere sonoramente smentita dai fatti... 07/10/2008 15:52 alberto Ahahah, siamo in pieno crack finanziario e la ministra chiede i soldi alle imprese, questo fa capire chi ha messo al governo il vostro amato presidente. Oltretutto con le sue riforme doveva far risparmiare soldi alla scuola pubblica mentre ora li chiede alle imprese, c'è qualcosa che non torna (il fatto è che il governo berlusconi ha tagliato i fondi alle scuole). 07/10/2008 16:55 adriano Si mettiamo lo sponsor sui grembiulini.Chiedete a Colaninno se è interessato a mangiarsi pure le merendine dei bimbi. 07/10/2008 17:06 nino per ivan, non pretendere che la nostra santa ministra all'istruzione sappia parlare correttamente l'italiano, il suo compito è solo quello di eseguire gli ordini di berlusconi e tremonti. 07/10/2008 17:58 Luka x ivan Adesso fai le pulci al discorso riportato da un giornalista sul sito, invece quando si parla di di pietro va tutto bene. Possibile che non ti vada mai bene niente, non è che per caso ragioni per partito preso? Quindi secondo te le imprese è meglio che continuino a sponsorizzare solo squadre di calcio e programmi idioti? Potresti dare una rsiposta chiara? se sei contrario hai altre proposte? 07/10/2008 18:14 Vanny X LUKA - ti ritrovo anche su questo post chino a 90 gradi ad incensare il potere. Su Luka un pò di dignità, affermare che il ministro gelmini e brava è una cosa un pò avventata, l'operazione che tenta di fare poichè è a corto di idee è di riportare la scuola ai tempi degli anni 50 quando l'italia non era propriamente messa bene. La ragazza studi e si appliche a trovare soluzioni che possano veramente traghettare la scuola italiana verso un futuro e non verso la restaurazione del passato. 07/10/2008 18:19 mauro toselli poiche' il Papa ha detto che i soldi non sono nulla, propongo alla Ministra di dirottare l'8 per mille della chiesa cattolica alla scuola pubblica 07/10/2008 18:24 Arcangelo Le parole della Gelmini vanno lette alla luce dei decreti precedenti. Il DL 112 dice che le universita' si possono trasformare in fondazioni private. Cioe' si privatizzano, cosi' poi possono essere vendute alle aziende. E adesso parla di sponsorizzazione. La sponsorizzazione si poteva gia' fare prima, quello che il Governo Berlusconi ha introdotto e' la possibilita' di vendere l'intero ateneo, con dentro i docenti, gli impiegati, ecc. 07/10/2008 18:24 daniela Io non sono in grado di valutare il problema della sponsorizzazione. Mi chiedo: che tipo di problemi potrebbe generare? Una sola cosa posso dire: il futuro della nostra società è nei giovani e nella scuola. Quindi investire nella cultura è fondamentale, ma fatto in modo intelligente, a partire dalla selezione del corpo docente. I concorsi a cattedra valutavano esclusivamente la preparazione specifica( che devi averla se sei laureato!) e qualche elemento di didattica. Fondamentale sarebbe far fare dei test psicologici per valutare invece l'attitudine di una persona a svolgere questo lavoro.Quanto e come sa comunicare? E' una persona svalutante o positiva? ecc...E, ad attitudine verificata, far fare dei corsi di base sulla psicologia relativa all'età dei ragazzi con cui si viene a contatto. I danni che facciamo( io sono n'insegnante delle scuole medie superiori) non sono evidenti come quelli di un chirurgo, ma alla lunga pesano sullo sviluppo dell'ndividuo e sull'intera società. 07/10/2008 18:37 Gustavo Vada signora ministra GELMINI, vada pure avanti. Lei è perfettamente in sintonia con le esigenze di formazione e di qualificazione del nostro paese. Chi contro la sua azione mente, sapendo di mentire. Se poi dalle manifestazioni di massa organizzate da sinistra e sindacati avverso la sua azione governativa, si dimostreranno la solita passerella di violenti, terroristi e delinquenti, che sia pugno duro contro l'eversione e l'estremismo di piazza. Avanti tutta, italiani. Avanti, verso il futuro. Gustavo Varese 07/10/2008 18:49 egel L'idea di far sponsorizzare i progetti delle scuole dalle imprese sarebbe anche una buona idea. C'è però un problemino di non poco conto: questa modernizzazione della scuola, così come la definisce la signora Gelmini, riduce drasticamente il personale, ed è tutta in funzione della riduzione della spesa. Chi farà allora questi progetti bene farebbe a spiegarlo. L'insegnante unico alle elementari dovrà in brevissimo tempo provvedere anche alla lingua e all'informatica, oltre che insegnare a leggere, scrivere e fare di conto. Dove si pensa di trovare gli spazi per i progetti?Le scuole superiori difettano assai dell'insegnamento della matematica, ormai lo sanno tutti. Questa modernizzazione cosa porta in più per ovviare a questo annoso problema? 07/10/2008 18:57 Carlo Sui figli è l' ultima cosa su cui si taglia. Quando si discute di questioni fondamentali e questa lo è si deve avere capacità di ascolto. Non si mischiano fatti eterogenei in questa maniera! Non è un bell'esempio che su questa questione si faccia equilibrismo politico. 07/10/2008 19:19 daniela Per egel Non è che la scuola italiana difetti nell'insegnamento della matematica. E' che i ragazzi non sono come eravamo noi! Per farli impegnare, visto che le famiglie sono spesso latitanti o assolutamente critiche contro gli insegnanti, tu insegnante devi conquistarti la fiducia degli alunni e trovare il modo di motivarli a studiare. E' diventato difficilissimo fare questo lavoro. Abbiamo bisogno di maggiori strumenti e di solidarietà con le famiglie che sono invece eccessivamente protettivenei confronti dei figli. 07/10/2008 20:13 sara ma perche' non privatizzare tutte le scuole?!! cosi solo chi ha soldi potra' studiare, e gli altri a zappare la terra!!! piu' va avanti piu' e' ridicola, andra a finire che i figli degli imprenditori passeranno a pieni voti, mentre i figli degli operai, anche se piu' intelligenti si ritroveranno con un misero voto per far spazio ai soliti raccomandati... questo governo, non so, forse dicano ste cose per prenderci in giro e farsi du risate in parlamento, perche' non sono cose che possono essere dette seriamente 07/10/2008 21:41 Lucrezia Borgia riforma peggio di quella della moratti e per quel che riguarda i soldi dovevate pensarci prima,ma prima nessuno diceva niente perchè cerano i governi dc-psi e buona parte dei loro componenti ora sono nella pdl. 08/10/2008 00:08 Max Ma se i bambini sono così disorientati dalla pluralità di maestri, se il nostro modello di scuola è così inefficiente da doverlo azzerare, come si spiega che la nostra scuola elementare è ai primi posti nella classifica europea per la preparazione degli studenti? E non tiriamo in ballo che il maestro unico c'è negli altri paesi europei: in Olanda c'è il maestro unico, ma ci sono 15 alunni per classe. Noi arriviamo a 25 alunni per classe senza sforzo. Io sono contrario. Sono presenti 20 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1 Nome: Email: Commento: Caratteri rimasti Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro consenso al trattamento dei dati consenso allargato I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Chi vorresti come tuo sindaco e chi alla guida della Provincia? 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Uno così non può essere presidente"23:55:21 - @nicco se clicchi 2 volte sull'immagine piccola diventa a schermo intero[...] TV: 2009, anno dello streaming Tanti tornei e (forse) limitazioni territoriali Vienna, Stoccolma e Mosca: vedremo tutto23:54:31 - Per Veltroni, Berlusconi se ne dovrebbe andare, secondo ha rovinato l'Italia, ha fatto questo e ha f[...] Veltroni: "Siamo pronti a collaborare" Berlusconi: "Non me ne frega niente" Ascoli: il presidente della Provincia pensa alle dimissioni, sei d'accordo?Permesso di soggiorno a punti per gli immigrati, sei d'accordo?Giuste le contestazioni nelle scuole contro il decreto Gelmini?Benedizione vietataCrisi finanziaria, giusto che lo Stato garantisca i risparmiatori?Juve, quale allenatore per il dopo-Ranieri?Al volante a 16 anni, sei d'accordo?Giusto che l'Arma, la polizia o la Gdf proibiscano agli sportivi di andare in tv?'Miracolo a Sant'Anna'. Hai visto il film? Dì la tua...Pesaro: il Bollino Blu diventa facoltativo, sei d'accordo?Il maestro unicoCinema Odeon, giusta la chiusura?Giusto ammettere gli stranieri a scuola solo se sanno l'italiano?Berlusconi presidente della Repubblica, uno scenario possibile?Due anni di stop a Riccardo Riccò, sei d'accordo con la squalifica? La foto del giorno Buon compleanno Mali Mali (Jasmine) mangia la torta fatta di verdure alla festa organizzata per il suo 42esimo compleanno al Dusit Zoo di Bangkok, Thailandia. Mali fu donata nel 1970 da uno zoo olandese. E' uno dei più amati animali a Bangkok - Guarda le foto RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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Più forza ai contratti integrativi locali (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 08-10-2008)

Argomenti: Province

SINDACATO E POLITICA Più forza ai contratti integrativi locali BOLZANO. E' stato positivo il confronto che la SgbCisl ha avviato con i partiti su un "decalogo" di richieste di carattere economico alla vigilia del voto per il rinnovo della giunta provinciale. "Al nostro appello per un confronto sui temi - hanno sottolineato Michele Buonerba e Anton von Hartungen della SgbCisl - sii sono presentati tutti partiti ad eccezione della Lega SÜdtirol e dei Comunisti Italiani". Queste le posizioni enmerse: Redditometro. Con la sola eccezione di 1 partito, che però non si è detto contrario, tutti ritengono necessario semplificare il sistema dell'accesso alle prestazioni. Contrattazione integrativa. Nessuno si è espresso contrariamente. Abolizione addizionale regionale IRPEF. Il consenso è stato generale. Aumento della capacità ispettiva della provincia. Anche in questo caso il consenso è stato ampio e solo una lista ha espresso la propria contrarietà. Rappresentatività sindacale. Anche in questo caso la grande maggioranza ha convenuto che la rappresentanza etnica mal si coniuga con la rappresentanza degli interessi e solo 2 partiti si sono detti contrari a sostenere la richiesta della SGBCISL. Fondo sanitario integrativo. Questa proposta è stata dai più accolta con sorpresa ma al termine della discussione solo 2 partiti si sono detti contrari. Integrazione dei cittadini stranieri. In relazione alle attese, pur in assenza di palesi pareri contrari, ben 7 partiti hanno espresso posizioni prudenti. Apertura del commercio al dettaglio nelle zone produttive. Si tratta della proposta che ha riscosso in assoluto il minor consenso. Ben 5 i partiti assolutamente contrari.

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Nessuno ha toccato la casta (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 08-10-2008)

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Prima Pagina Nessuno ha toccato la Casta Un anno fa la denuncia degli sprechi della politica Anche in Toscana molte promesse ma pochi tagli FIRENZE. La Casta è ancora lì, intoccabile. Ricordate, un anno fa, sull'onda del successo del libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, quante promesse giacobine di tagli, ritagli e accorpamenti. Le Province? Via. Le Comunità montane? Cancellare. I Consorzi di bonifica? Abolire. Le Apt (Aziende di promozione turistica)? Tagliare. Il numero dei consiglieri regionali? Ridurre drasticamente. I piccoli Comuni, le agenzie e gli enti? Accorpare, ridurre, tagliare, semplificare, risparmiare... E un anno dopo? Tutto come prima, o quasi. Solo il piano Martini per la razionalizzazione degli enti regionali sta procedendo. Con fatica e non poche critiche da parte dell'opposizione. Ma per il resto il vento della riduzione dei costi della politica, dello smantellamento degli enti inutili e dell'abolizione di poltrone e poltroncine è durato lo spazio di una stagione, o poco più. LANCISI a pagina 3.

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Comune, mancano 100 milioni (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 09-10-2008)

Argomenti: Province

Pagina III - Milano Per il 2009 la Moratti cala la scure su spese, consulenze ed eventi. Rincari in vista per affitti, "gratta e sosta" e mense Comune, mancano 100 milioni Allo studio tagli e aumenti. Penati: 30 milioni alle famiglie povere In Comune parte la stesura del bilancio preventivo 2009 che dovrà essere una manovra da poco meno di 100 milioni di euro. Palazzo Marino dovrà soprattutto tamponare un buco nei fondi che il governo si era impegnato a trasferire dopo l'abolizione dell'Ici: nel 2009 mancheranno 96 milioni per Milano. Per questo agli assessorati è stato chiesto di tagliare le spese del 6% e di aumentare le entrate locali del 10%. Maggiori incassi da oneri di urbanizzazione e imposte sulla pubblicità, ma tra le ipotesi ci saranno anche rincari degli affitti, "gratta e sosta", acquedotto o mense scolastiche. Intanto, la Provincia annuncia un fondo tra i 25 e i 30 milioni di euro per aiutare 25mila famiglie colpite dalla crisi finanziaria internazionale. Ennesima fumata nera per la società che dovrà gestire l'Expo: il decreto per istituirla arriverà tra una settimana. PIANO E SALA ALLE PAGINE II, III E V.

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<Al Comune niente spese>Sortino (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 09-10-2008)

Argomenti: Province

"Al Comune niente spese"Sortino. I consiglieri di opposizione contestano la riduzione dei revisori dei conti a uno solo Priolo. È stato ripreso da ieri notte, da parte della Sise (Siciliana servizio emergenze), il servizio del 118 a Priolo, così come negli altri centri in cui era stato disattivato: Noto, Sortino, Buscemi, Canicattini, Fontane Bianche. A confermarlo è stato il deputato regionale Vincenzo Vinciullo, che fa parte della commissione Sanità dell'Ars. La società che gestisce il servizio del 118 aveva annunciato, senza nessun preavviso, la chiusura del presidio di Priolo. Il sindaco Antonello Rizza, in seguito a quanto annunciato, aveva inviato una nota al direttore dell'Asl 8 di Siracusa chiedendo "notizie certe in merito, al fine di poter rassicurare la popolazione che usufruisce di questo servizio". La decisione, senza nessun preavviso, presa dalla Sise, la cui convenzione con la Regione siciliana scadrà il prossimo 31 dicembre, era scaturita dal fatto che mantenendo il servizio del 118 nel Comune di Priolo e in qualche altro Comune della provincia, avrebbe sforato il tetto del budget che la stessa Regione aveva stabilito. Inoltre la Sise lamentava il mancato trasferimento dei fondi, da parte della Regione, con i quali doveva pagare il lavoro straordinario a propri dipendenti. Nel corso della riunione della commissione Sanità dell'Ars, come ha riferito Vinciullo, sono state appianate tutte le questioni finanziarie e nei prossimi giorni la Regione provvederà a soddisfare le esigenze economiche della Sise. Per questi ultimi due mesi, pertanto, non ci dovrebbero più essere sorprese per questo servizio del 118, che soprattutto per il Comune di Priolo riveste un'importanza particolare. Infatti il Comune di Priolo conta più di 12 mila abitanti, ma di giorno vede triplicarsi le presenze per tutti i lavoratori delle varie aziende industriali che si trovano nella prossimità del centro abitato, che è al centro della zona del petrolchimico. Tra l'altro il Comune di Priolo già era stato penalizzato con l'abolizione della guardia medica 24 ore su 24. La chiusura era stata motivata per il riordino delle guardie mediche in Sicilia, che disciplinava anche gli orari di servizio sanitario in queste strutture periferiche. Pertanto anche nel Comune di Priolo era stato stabilito che la guardia medica rimanesse aperta dalle 20 alle 8 del mattino, durante i giorni feriali, e 24 ore su 24 nel weekend. Ora era arrivata, ma per fortuna è stata scongiurata, l'abolizione del servizio 118. Paolo Mangiafico.

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UPI BASILICATA, INCONTRO TRA I PRESIDENTI MARINO E SALICONE (sezione: Province)

( da "Basilicanet.it" del 09-10-2008)

Argomenti: Province

14.35.25 [Basilicata] Si è¨ tenuto ieri sera a Matera, un incontro tra il presidente del Consiglio provinciale di Matera, Nicola Marino ed il suo omologo della Provincia di Potenza, il neo eletto Antonio Salicone, per discutere del ruolo delle Assemblee elettive in vista dellâ??assemblea generale dellâ??Upi (Unione province italiane) che si terrà  a Torino nei giorni 13-14-15 di ottobre, ed in vista anche della emanazione del nuovo codice delle autonomie locali. Marino e Salicone hanno anche parlato della legge sul Federalismo fiscale che interesserà  il nuovo disegno costituzionale del riordino totale delle autonomie. I due presidenti, inoltre, hanno affrontato la questione relativa alla nuova organizzazione dellâ??Upi regionale, in considerazione del fatto che la Basilicata comprende soltanto due province. Iniziative analoghe â?" hanno annunciato i diretti interessati â?" seguiranno nelle prossime settimane. â??I provvedimenti che il Governo sta predisponendo - ha spiegato il presidente Nicola Marino - hanno lâ??obiettivo fondamentale di dare finalmente attuazione alle disposizioni costituzionali, approvate con la riforma del 2001, che riconoscono i comuni, le Province, le città  metropolitane, le Regioni e lo Stato come elementi costitutivi della Repubblica. Riteniamo pertanto fuorviante ed anacronistico â?" ha continuato - il dibattito che si è¨ aperto da mesi sui mezzi dâ?? informazione e tra le forze politiche sullâ??abolizione delle Province, alimentato irresponsabilmente anche da esponenti di primo piano di diverse forze politiche. Richiediamo al contrario che vengano definite con chiarezza le competenze di ogni livello di governo previsto dalla Costituzione (chi fa che cosa) riconducendo in capo alle Province quelle funzioni di governo di area vasta â??indispensabiliâ? per il governo del territorio del nostro Paese. Auspichiamo â?" ha concluso Marino - che nel processo di riordino istituzionale ogni livello di governo eserciti il ruolo ed i compiti propri assegnati, evitando inutili e dispendiose sovrapposizioni e soprattutto evitando di passare dal centralismo statale ad un â??neocentralismoâ? regionale.â? BAS 05.

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Testimoni di un incidente Cercansi testimoni che possano aver assistito all'incidente occors (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Pisa)" del 10-10-2008)

Argomenti: Province

AGENDA PISA pag. 11 Testimoni di un incidente Cercansi testimoni che possano aver assistito all'incidente occors... Testimoni di un incidente Cercansi testimoni che possano aver assistito all'incidente occorso presso la stazione di Pisa tra una moto e una Mercedes domenica 28 settembre intorno alle 10.30. Pregasi contattare 'La Nazione' al numero 050 3139711. Rassegna di scienze Nella sala Bianchi della "Scuola Normale" di Pisa, parte domani l'edizione 2008 di "Pianeta Galileo", rassegna scientifica promossa in collaborazione con le Provincie e Università toscane, la "Scuola Superiore Sant'Anna" e la "Scuola Normale". Incontri, seminari, laboratori e visite guidate a centri di ricerca oltre che di osservazione astronomica. Amnesty International Oggi è la "giornata internazionale contro la pena di morte" e sarà allestito un tavolino di Amnesty International Largo Ciro Menotti con orari 10.30-13 e 15.30-20. Saranno raccolte firme per chiedere l'abolizione della pena di morte in Giappone, Corea del Sud, Vietnam, India, Pakistan e Taiwan. Motorizzazione Civile Lunedì prossimo l'Ufficio della Motorizzazione Civile per la provincia di Pisa resterà chiuso al pubblico per qualsiasi operazione. Ciò in occasione della "Giornata Europea della Sicurezza Stradale". La manifestazione avrà luogo lo stesso giorno presso i locali dell'Ufficio in via Lenin a San Giuliano Terme.

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Un inutile doppione che frena l'efficienza (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-10 - pag: 23 autore: Un inutile doppione che frena l'efficienza di Gianfranco Fabi "T agliare la spesa pubblica". Uno slogan, un ritornello, un modo di dire. Molto raramente un chiaro progetto politico. Ancora più raramente una decisione esecutiva capace di incidere sul fiume dei costi di gestione degli apparati statali. E,così,un Paese come l'Italia si trova ad essere per metà gestito direttamente dallo Stato (dicono le statistiche che le entrate complessive dello Stato si avvicinano al 50% del Prodotto interno lordo). E per l'altra metà soggetto a vincoli, autorizzazioni, procedure, permessi, oneri indiretti, concessioni e tributi. Le Province, non tanto come dimensione geografica ma come struttura politica, sono probabilmente tra le entità la cui abolizione, o almeno un drastico mutamento strutturale, non solo aiuterebbe ad abbassare il livello della spesa pubblica, ma faciliterebbe anche il recupero di un rapporto costruttivo e di fiducia tra i cittadini e la politica. Non tanto per l'onere di gettoni e indennità che spettano a consiglieri,assessori e presidenti,quanto per il fatto che ognuno di loro è un centro di costo, un moltiplicatore di benemerite iniziative, un attivista dedito a consolidare il consenso per garantirsi una tranquilla rielezione. Chi difende l'ente Provincia fa leva sulle competenze previste dalle leggi, in particolare da quelle di attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione approvata all'inizio degli anni 2000. Ma abolire il livello politico elettivo della Provincia non vorrebbe certo dire che dal giorno successivo nessuno si occupi più di scuole, strade, tutela dell'ambiente, promozione del turismo e ripopolamento dei laghi di montagna. Gli uffici amministrativi chiamati a mettere in atto le direttive politiche su questi e su altri temi resterebbero alle dipendenze dell'istanza superiore, cioè la Regione, che peraltro avrebbe la possibilità di una loro più facile razionalizzazione. Infatti, su molti elementi su cui hanno competenza le Province, una programmazione a più vasto orizzonte, come quello regionale, sarebbe non solo utile, ma anche maggiormente efficace se non quasi indispensabile. Regioni e Province sono ormai un inutile doppione.C'è tuttavia un elemento che si pone di traverso sulla possibilità di attuare una scelta politico-istituzionale di così forte rilevanza: il coraggio. Ci vorrebbe un bel coraggio a stabilire che gli oltre 3mila consiglieri provinciali alla naturale scadenza del proprio mandato dovranno tornare alle loro precedenti occupazioni, in molti casi più utili alla collettività. Ci vorrebbe altrettanto coraggio a intervenire per la prima volta riducendo il perimetro della spesa pubblica e dei meccanismi politici.E a chiudere quei consigli provinciali che molti politici guardano con nostalgia perché è in quei consigli che hanno mosso i primi passi (e fatto i primi danni). Ma anche se il coraggio, diceva il Manzoni, uno non se lo può dare,resta fondamentale ogni battaglia perché lo Stato sappia rispondere ai criteri di efficienza e razionalità. La modernità di uno Stato si misura infatti sulla capacità di adeguare le proprie strutture alle esigenze di una società in movimento. In questa prospettiva l'Italia ha bisogno di istituzioni pubbliche nello stesso tempo più forti e meno estese.Più forti perché capaci di rispondere alle esigenze di una società in movimento, aperta ai mercati globali, capace di premiare il merito e l'imprenditorialità. Meno estese per ridurre al minimo i costi e quindi il peso di tasse e contributi che ora gravano non solo sulle persone, ma anche e soprattutto sulle imprese. "Tagliare la spesa pubblica" non deve restare uno slogan. Deve diventare una priorità della politica. Proprio perché chi ama lo Stato e la democrazia non può che favorire le medicine necessarie a combattere l'obesità delle istituzioni, l'ipertensione delle competenze e la paralisi della burocrazia.

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Province, l'occasione dei tagli (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-10 - pag: 23 autore: Province, l'occasione dei tagli Il federalismo fiscale opportunità per razionalizzare la rete istituzionale di Carlo Carboni è possibile prendere provvedimenti razionali in merito all'architettura multilivello delle istituzioni locali, che presenta difetti strepitosi? Come, ad esempio, quello di avere Province anche in piccolissime Regioni come la Basilicata, il Molise e l'Umbria. O come il "battesimo", in primavera, di una nuova (Fermo) nelle piccole Marche, dopo aver frammentato le realtà provinciali di alcune regioni, come la Sardegna e la Calabria. O il difetto di presentarsi come un'opportunità di mera "sistemazione" per ceti politici ristretti, spesso bersaglio dei dissacratori della casta. Per non parlare di costi e delle lungaggini bizantine dell'intermediazione locale affidata a una pletora di enti. Il Sole 24 Ore è tornato di recente sulla questione controversa delle Province, citando la contrarietà anche di due autorevoli governatori, Galan, che ha invocato provvedimenti per limitare l'ipertrofia della rete istituzionale locale, e Formigoni, amareggiato che, nell'accordo sul federalismo fiscale, non fosse neppure preso in considerazione un possibile ridimensionamento delle Province. Insomma, c'è anche tra il ceto politico ristretto chi ritiene il federalismo fiscale un'occasione per razionalizzare la fitta rete istituzionale locale. Soprattutto in questo momento depressivo in cui occorre asciugare e impiegare bene le risorse. Lo stesso presidente del Consiglio, qualche tempo fa da Vespa, ha dato una qualche disponibilità a riprendere in mano la questione. Quando si ascoltano gli italiani, il dito, comunque, è sempre puntato sulle Province, che anche in un'indagine condotta dalla Facoltà di economia Giorgio Fuà dell'Università Politecnica delle Marche sono risultate riscuotere la metà della fiducia accordata dalla popolazione agli altri enti locali (comunità montane comprese) e metà dell'utilità. Anche quando la popolazione si pronuncia sulla possibile abolizione di un livello istituzionale, la prima scelta ricade sulle Province, la seconda sui piccoli Comuni. Tuttavia, attenzione: circa il 42% degli italiani non vuole l'abolizione delle Province. La spiegazione è logica: perché al fianco di tante strutture provinciali inefficienti esistono Province che ricoprono un ruolo importante per la struttura multilivello degli enti locali. Basta citare l'Emilia-Romagna e la Toscana, nelle quali esse svolgono funzioni spesso già prefigurate nella politica adottata dal Pci nelle Regioni di sua tradizionale egemonia. Come del resto le Province sono un elemento irrinunciabile per il local commitment leg hista. Contrario è anche l'insieme trasversale dei ceti politici ristretti, che vedrebbe restringersi le opportunità di "sistemazione" rispetto alle attuali 180mila cariche elettive locali. Inoltre, non rinuncerebbe al suo potere vischioso e ostativo anche quell'ampia parte di popolazione che vive più direttamente una dipendenza dal mercato politico (non solo nel Mezzogiorno, non solo tra la cittadinanza, ma anche tra le classi dirigenti). Per dribblare queste vischiosità, resistenze e opposizione, Guido Gentili, su questo quotidiano, ha proposto di assegnare alle Regioni la facoltà (sacrosanta) di decidere, magari assieme ai grandi Comuni, se abolire le Province o meno. In ogni caso, le classi dirigenti acquisirebbero autorevolezza prendendo una decisione a favore almeno di un ridimensionamento delle funzioni delle Province, soprattutto se Bossi si convincesse che il local commitment porta ad applicare innanzitutto a se stessi ciò che si desidera per l'intero Stato federalista, vale a dire, una semplificazione della catena del decision making e un dimagrimento dell'ipertrofia delle cariche elettive. Non dimentichiamo che, conservando le Province, con l'attuale accordo sul federalismo fiscale, sarebbero addirittura quattro gli enti di imposizione fiscale (Stato, Province, Comuni e Regioni), una rischiosa frammentazione dei centri decisionali e una conseguente incomprensibile polverizzazione delle imposte stesse. Circa il 95% degli italiani ritiene che comunque le cose non possano restare come sono attualmente nell'architettura degli enti locali. La "saggezza popolare", prima di passare ai metodi forti (abolizione delle Province 50% circa), suggerisce una chiara redistribuzione razionale delle funzioni tra gli attuali enti locali (80%) accompagnata da una riduzione dei consiglieri regionali, provinciali e comunali (77%). Tutto sommato, iniziare con questi passi, aggiungendo magari l'abolizione delle Province nelle aree metropolitane e nelle piccole Regioni, sarebbe un bel segnale di razionalità democratica da poter lanciare per restituire maggior fiducia tra cittadini e ceto politico-istituzionale locale, il quale, in molti casi, non è apparso migliore di quello nazionale. Ci sembra che il momento di grave crisi sia il più opportuno per un taglio dei costi e una semplificazione dell'intermediazione politico-istituzionale: magari per finanziare una parziale detassazione dei redditi a maggior sofferenza. Morale: ci vuole il federalismo fiscale, ma non bisogna dimenticare che, in momenti di grave crisi, è il senso di comunità nazionale la chiave di volta. c.carboni@univpm.it.

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MILANO ONOREVOLE PODESTÀ, lei che è il c (sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 10-10-2008)

Argomenti: Province

MILANO ATTUALITA' pag. 2 ? MILANO ? ONOREVOLE PODESTÀ, lei che è il c... ? MILANO ? ONOREVOLE PODESTÀ, lei che è il candidato "in pectore" del Pdl per la presidenza della Provincia, come giudica la proposta avanzata da Filippo Penati di distribuire a 25.000 famiglie i 25-30 milioni di euro cui ammonterebbe l'utile di Palazzo Isimbardi? "Il presidente uscente, evidentemente, continua a prendere in giro la gente. Come se non l'avesse già fatto con le promesse da marinaio snocciolate sui fronti dell'abolizione del ticket sanitario, materia, per altro, non di competenza della Provincia, sulla realizzazione di asili-nido rimasti sulla carta millimetrata, sull'abbassamento di tariffe e tasse assegnate a Palazzo Isimbardi, tutte puntualmente aumentate, sui Rom, per accogliere i quali ha acquistato con soldi pubblici addirittura un palazzo in via Varanini. E, poi, sul patto metropolitano per la casa, inghiottito dal nulla, sui bilanci partecipativi e sociali, spariti nella nebbia, sulla collaborazione con i Comuni (ha convinto i sindaci di centrosinistra a far mancare il numero legale alla Conferenza convocata per recepire il Piano territoriale di coordinamento provinciale), sull'abbattimento dei tempi di percorrenza stradale e sul potenziamento del trasporto pubblico locale. Ci troviamo davanti, insomma, a una reincarnazione di Doctor Jeckyll e Mister Hide che smentisce con i suoi atti quello che progetta a parole. Con le promesse mancate potrei continuare ripartendo da Serravalle ma..." Ma non ci ancora detto cosa ne pensa del cosiddetto "bonus anticrisi"... "Forse perché, visti i precedenti accumulati da Penati in ordine a provvedimenti di matrice sociale e ricordando che, non più di due mesi fa, il presidente aveva dichiarato di voler investire gli stessi 25-30 milioni di euro nell'acquisizione di una quota consistente di Alitalia, sono sicuro che questo tipo di sostegno non verrà mai erogato. Penati sbandiera piani che non porta mai a compimento". D'accordo. Ma se il presidente intendesse davvero condividere con il Pdl la decisione di erogare un contributo straordinario alle famiglie il suo partito gli negherebbe un nulla osta? "Ammesso e non concesso che stanziamenti di questa natura rientrino veramente nelle prerogative della Provincia, ritengo che il Pdl potrebbe valutare solo la possibilità di creare un fondo per le piccole e medie imprese. Tale destinazione, difatti, costituirebbe una reale risposta alla difficile congiuntura economica dal momento che il tessuto produttivo va difeso perché garantisce i posti di lavoro a rischio. Dico di più: il Pdl si dichiarerebbe favorevole all'ipotesi di riversare il fondo per le piccole e medie imprese nel sistema bancario, che, a causa della tempesta finanziaria attraversata dagli Stati Uniti e dall'Europa, si rivelerà sempre meno disposto a concedere prestiti agli imprenditori in grado di far ripartire l'economia milanese e lombarda". Proprio non la convince, dunque, la spartizione a pioggia? "Ma cosa risolverebbe una famiglia in difficoltà con 1.000 euro in una situazione nella quale padre e madre possono rimanere disoccupati? Niente. La verità, invece, è che Penati si ritrova già da mesi in campagna elettorale e si ostina a fare promesse". Torniamo alla conqusita del controllo di Serravalle? "Con piacere. Penati ha acquistato a otto euro le azioni in mano a Marcellino Gavio che valevano al massimo cinque con l'unico risultato di indebitare per 260 milioni la Provincia e di bloccare la realizzazione di Tem, Pedemontana e Brebemi garantita in sede di programma. Grazie a quest'operazione, insomma, il Milanese ha perso anni di modernizzazione". Corrado Dragotto.

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Provincia, spunta l'ipotesi Cimadoro (sezione: Province)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 11-10-2008)

Argomenti: Province

Da soli in Provincia, almeno al primo turno, e nessuna alleanza scontata per Palafrizzoni. L'Italia dei Valori pensa alle amministrative e decide di misurare le forze: per la poltrona di via Tasso il partito di Di Pietro correrà da solo (si vocifera di una candidatura del deputato Gabriele Cimadoro), per poi eventualmente associarsi al centrosinistra al momento del ballottaggio. E per le comunali? Il coordinatore regionale (e assessore della Giunta Bruni) Sergio Piffari ribadisce la sua "ampia fiducia nel sindaco", ma ricorda che "gli accordi non si rinnovano in automatico per altri cinque anni. Ci aspettiamo da Bruni dei segnali forti di apertura alle forze più moderate e un eventuale cambio di squadra". La bordata, si sa, è rivolta a Rifondazione. Oggi e domani i volontari dell'Italia dei Valori saranno in circa mille piazze italiane per avviare la raccolta firme per indire un referendum per l'abolizione del lodo Alfano, che garantisce l'immunità alle quattro più alte cariche dello Stato. "Una grande battaglia di legalità", spiega Cimadoro. In città si potrà firmare oggi e domani dalle 10 alle 19 a Porta Nuova e a Colle Aperto. Stamattina le firme si raccolgono anche al mercato in zona stadio. Consultare il sito www.italiadeivalori.it.

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Parma (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 11-10-2008)

Argomenti: Province

PARMA 11-10-2008 Parma SICUREZZA CASO EMMANUEL, INTERVIENE IL TITOLARE DELL'INTERNO: "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI" Maroni: "Chi sbaglia paga Ma anche chi dice il falso" Il ministro ribadisce la validità della Carta di Parma: "Presto una riunione" Marco Federici II "Bisogna colpire chi commette abusi, ma anche chi dice il falso: la legge è uguale per tutti". Roberto Maroni sbarca a Parma quando la bufera è ancora lontana dall'esaurire la sua forza. Il caso Emmanuel, il giovane ghanese che sostiene di essere stato pestato dai vigili urbani, è tutt'altro che chiuso. E se da una parte il ministro dell'Interno si tiene alla larga dalle polemiche ("non riesco a stargli dietro"), dall'altra non fa sconti a nessuno. Chi ha sbagliato pagherà "Stiamo predisponendo la riforma della polizia locale - dichiara Maroni - ma adesso vengono applicate le norme che ci sono e che funzionano. Se qualcuno della polizia locale ha commesso abusi o violazioni delle norme stesse va colpito, così come chi denuncia aggressioni o atti di razzismo che non ci sono stati". Nuovo summit a Parma Non fa sconti a nessuno, il ministro. Ma soprattutto non fa passi indietro sulla Carta di Parma. I soliti occhialini rossi calati sul naso, Maroni prima di salire le scale del Paganini per partecipare al convegno nazionale dei prefetti, dà un nuovo appuntamento ai sindaci: tornerà presto in città per fare il punto sulla sicurezza. "Nel decreto - continua Maroni - abbiamo ripreso molte norme contenute proprio nella Carta di Parma: il lavoro fatto dal sindaco Vignali è stato utile. Per cui faremo una nuova riunione in questa città per vedere cosa mettere nel disegno di legge che il Senato ha cominciato a discutere. Nel decreto è stato messo il punto fondamentale: quello che consente ai sindaci di emettere ordinanze. Molti le hanno emesse e noi le stiamo raccogliendo e valutando ". E il nuovo summit servirà proprio a "capire quali sono i temi principali che i sindaci hanno affrontato utilizzando lo strumento dell'ordinanza". Le critiche sui sindaci "sceriffi" incapaci di gestire i compiti che gli sono stati assegnati non scuotono il ministro. "Non capisco perché la sinistra abbia accusato questa norma visto che molti sindaci di sinistra l'hanno applicata - dichiara Maroni - Chi fa l'amministratore sa che invece è utile: le polemiche vengono da chi a sinistra sta in Parlamento e non ha mai fatto nemmeno il consigliere comunale. Le polemiche sono francamente inutili, anzi sono pericolose perchè inducono a considerare fenomeni che non ci sono e a enfatizzare casi che appartengono alla criminalità comune". Quindi una critica ai media. "Al di là di qualche esagerazione dei giornali - dice Maroni - l'azione di polizia, carabinieri e polizia locale in questi mesi è stata encomiabile ed ha aumentato il livello di sicurezza nelle nostre città assieme ai militari che abbiamo schierato". Più poteri alle prefetture Poi Maroni si "dedica" ai prefetti. E prova a rassicurarli con una proposta: "Quando ero ministro del Welfare - aggiunge Maroni - sono stato il solo a voler dare alle prefetture più poteri. Adesso dobbiamo trasformarle in un front office, dietro il quale ci sono tutte le articolazioni dello Stato. Dovranno svolgere una funzione di coordinamento di tutti gli uffici del Governo, come quelli del lavoro e delle finanze. Era il disegno di Bassanini che io condivido perchè sono federalista, ma che finora non si è attuato. La sfida è riuscire a riempire di contenuti la struttura periferica del governo, condensando le articolazioni territoriali dei poteri centrali: questo è coerente con un sistema federale, il governo centrale dimagrisce ma si rafforza". No all'abolizione delle Province E in tema di enti locali Maroni si dice "contrario ad eliminare le Province. Ma noi vogliamo applicare il principio di sussidiarietà partendo dal basso, cioè dai Comuni. Eliminerei invece gli enti intermedi fra Comune e Provincia: quindi Comunità montane, enti parco, Ato, favorendo semmai i consorzi fra Comuni". Roberto Maroni Il ministro dell'Interno ieri a Parma durante il convegno dei prefetti.

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Vicenza Dei 5 principali comuni della provincia di (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Vicenza)" del 11-10-2008)

Argomenti: Province

VicenzaDei 5 principali comuni della provincia di Vicenza, compreso il capoluogo, è Bassano quello che fa pagare più tasse ai suoi cittadini. Ed è anche l'unico Comune, assieme a Schio, in cui la pressione tributaria è aumentata nell'arco di tempo compreso tra il 1998 ed il 2006. L'analisi emerge dal nono rapporto Nobel-Ires, promosso dall'Anci e dala Cgil Veneto. La relazione, che fotografa annualmente i bilanci delle città venete, è stata presentata ieri nella sala Stucchi del Comune di Vicenza.Se l'analisi dei principali temi sulla finanza locale è stata sviluppata con la lettura dei dati di bilancio dell'insieme dei Comuni veneti, un discorso a parte è stato fatto sulla gestione finanziaria di un campione di 29 amministrazioni comunali. Tra queste, appunto, figurano 5 vicentine: Arzignano, Bassano, Schio, Valdagno e Vicenza. Ma a quanto ammonta la pressione tributaria, cioè le tasse comunali dirette in relazione alla popolazione, di questi Comuni? A Valdagno la media di tasse pagate da ogni cittadino nel 2006 era di 293 euro, la più bassa del campione vicentino; a Vicenza, seconda in classifica, 330 euro; ad Arzignano 340 euro ; a Schio 466 euro; a Bassano 498 euro.È comunque importante ricordare che la pressione tributaria è fortemente influenzata dal fenomeno delle esternalizzazioni dei servizi pubblici. In sostanza alcune amministrazioni potrebbero avere più gettito perché si sono tenute all'interno un determinato servizio e dunque la relativa tassa che in altri casi magari è pagata ad un'azienda esterna. C'è però un altro problema. La principale fonte di entrate per il Comune, con un gettito notevole, è l'Ici. La riduzione nel 2007 dell'aliquota sulla prima casa e la successiva, nel 2008, totale abolizione dell'Ici hanno rivoluzionato l'entità del tributo. Dal 1998 al 2006 l'incidenza percentuale di questa tassa è aumentata, in tutti i casi, a volte in maniera anche molto consistente come a Schio, dove è passata dal 19 al 40 per cento, e Arzignano, dal 38\% al 53\%. Ma il conto finale si deve fare sulla tassa sulla prima casa. Su questa, ogni cittadino bassanese versava al proprio Comune 52 euro, ogni scledense 47, ogni vicentino 31, ogni arzignanese 44 ed ogni valdagnese 32. Con l'abolizione dell'Ici sulla prima abitazione questi soldi non entreranno più nelle casse dei Comuni dalle tasche dei cittadini ma saranno versati dallo Stato. E quindi, alla fine, è andata meglio a chi abita a Bassano, che pagava di Ici molto di più di chi abita a Valdagno. Ma è andata meglio anche all'amministrazione di Bassano, che riceverà dal Governo più soldi di quello di Valdagno.Pietro Rossi.

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L'Acl fa i conti in tasca agli ambientalisti (sezione: Province)

( da "Giornale di Brescia" del 12-10-2008)

Argomenti: Province

Edizione: 12/10/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:LA PROVINCIA L'Acl fa i conti in tasca agli ambientalisti BRESCIA Nuovo capitolo nello scontro tra l'Acl ed alcune sigle ambientaliste. L'Associazione cacciatori lombardi ha espresso in una nota la propria soddisfazione "nel vedere concretizzate le richieste avanzate nel corso della manifestazione organizzata la scorsa settimana nell'Oasi Wwf della Valpredida. I senatori del Pdl Valerio Carrara e Sergio Vetrella hanno infatti presentato l'8 ottobre una Interrogazione Parlamentare - Atto di Sindacato Ispettivo ai Ministri dell'Ambiente, delle Politiche Agricole e Forestali e dell'Economia e delle Finanze". Nell'interrogazione i due richiedono quali stanziamenti e benefici economici a vario titolo e di quale importo abbiano avuto nel corso degli ultimi anni Wwf, Lac (Lega Abolizione Caccia), Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) e Legambiente. In particolare, spiega la nota dell'Acl, "la Lipu avrebbe ricevuto un incarico di consulenza da parte del passato Governo per individuazione delle Zone di Protezione Speciale". Intanto l'associazione venatoria "condanna senza attenuanti le azioni di bracconaggio che si sono svolte in provincia di Brescia. Esse non trovano alcuna giustificazione e nella fattispecie, per quanto ci risulta, sono state compiute non da cacciatori".

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<Aboliamo il contributo consortile> (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 12-10-2008)

Argomenti: Province

ELBA ARCIPELAGO pag. 12 "Aboliamo il contributo consortile" PORTOFERRAIO FORZA ITALIA INTERVIENE SULLA "BONIFICA" "IL GRUPPO di Forza Italia in regione ha presentato circa un anno fa una proposta di legge che prevede l'abolizione del contributo consortile, affidando alla Regione il compito di provvedere a finanziare le Province per le spese necessarie a garantire la valorizzazione delle produzioni agricole, la difesa del suolo, la regimazione delle acque, la tutela dell'ambiente e delle risorse naturali". Lo ricorda il consigliere regionale elbano Leopoldo Provenzali prendendo posizione contro il nuovo "balzello" chiesto in questi giorni ai proprietrari di case e terreni all'Elba. "Sul pagamento del contributo di bonifica ? dice Provenzali - è aperta una discussione giurisprudenziale. Alcune sentenze prevedono che devono pagare il contributo di bonifica solo i proprietari di immobili che hanno ricevuto un beneficio diretto da un intervento realizzato dal consorzio. Mentre non dovrebbero pagare nessun contributo coloro che non lo hanno avuto. Riteniamo il contributo di bonifica un balzello ingiusto e da abolire".

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Proporzionale e sanità Tagnin (Pdl) contro il Pd (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 13-10-2008)

Argomenti: Province

"Cambio di rotta a pochi giorni dalle elezioni" Proporzionale e sanità Tagnin (Pdl) contro il Pd BOLZANO. Il Pd chiede l'abolizione della proporzionale nella sanità e Mario Tagnin, ex segretario Anaao e candidato del Pdl, va all'attacco: "Sorprende come a pochi giorni dal voto anche chi ha governato la Provincia in questi anni insieme all'Svp, difendendo strenuamente il sistema della proporzionale, improvvisamente si accorga che merito e proporzionale in sanità non possono andare d'accordo. Stupisce che proprio il segretario del Pd Tommasini si accorga che la libera professione all'interno degli ospedali debba essere introdotta anche qui, quando fino a poco tempo fa l'aveva bollata come foriera di una sanità a due velocità. In passato, a parte qualche rara eccezione, solo il sottoscritto ripeteva che in Alto Adige non è garantito ai cittadini l'esercizio del diritto della libera scelta del medico all'interno delle strutture pubbliche. Per quanto infine riguarda il rapporto pubblico-privato in sanità, strumentalmente si addita a modello negativo la Lombardia, dimenticando che molti altoatesini, proprio per la rigidità del sistema sanitario altoatesino, sono costretti a rivolgersi a medici che operano nella Sanità lombarda o veneta".

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Candidato unico, la Lega frena (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-10-2008)

Argomenti: Province

Bottacin al Pdl: "Come possono pensare che corriamo insieme per le Province Provinciali se loro le vogliono abolire?" Candidato unico, la Lega frena Manzato: "Da Roma non abbiamo avuto alcuna indicazione" VENEZIA. Magari è semplicemente colpa del postino, che si è preso tardi con le consegne. Tant'è. In casa Lega nessuno ha ancora ricevuto indicazioni, né tantomeno inviti o segnali per correre in tandem con il Pdl alle amministrative 2009. Nulla. Anzi, mentre il Pdl - dopo il vertice di sabato in casa Ghedini - si prepara a sotterrare asce di guerra, coltelli e taglierini di sorta in nome della ragion di coalizione, il Carroccio tira dritto per la sua strada. Amministrative insieme? "Non abbiamo avuto alcuna indicazione" oppure "nel migliore dei casi sarà molto difficile" rispondono. "Il Pdl sta selezionando i nomi migliori da sottoporci? - scherza il vicepresidente della Regione Franco Manzato - a quanto mi risulta i migliori gli ha la Lega". In palio, nella primavera 2009, una cuccagna di Comuni - di cui è principe il capoluogo padovano -, Comunelli e ben cinque Province. Fuori dai giochi solo le amministrazioni provinciali di Vicenza e Treviso, entrambe già saldamente in mano leghista. "Noi non abbiamo ricevuto alcun input a correre con il Pdl - sostiene il capogruppo in consiglio regionale Gianpaolo Bottacin - del resto come può pensare Fi, che ogni giorno spara a zero sulle Province chiedendone l'abolizione, che ci presentiamo con loro? Che credibilità pensano di avere di fronte agli elettori? Se pensano che siano inutili non dovrebbero nemmeno candidarsi. Lo stesso vale nei rapporti con l'Udc: ci vuole coerenza". Percorso diverso, uguale risultato per i Comuni: "Noi raccogliamo le istanze che vengono dal territorio - chiarisce Manzato - e da qui ci arriva una forte richiesta di correre da soli. La gente ha fiducia nel nostro operato e ci chiede di governare. Noi vogliamo puntare sui giovani garantendo il ricambio ai loro predecessori che sono andati in Parlamento. Senza contare che gli ultimi candidati di Fi non hanno dato i riscontri che volevamo e che certo non dovrà esserci un secondo caso Vicenza". Sul piatto oltre a Padova - realtà in cui il Pdl è sminuzzato e, per una volta, il Pd è il partito da battere - anche qualche decina di municipi da assegnare: "Galan deve smettere di dire che quando siamo forti corriamo da soli e quando ci sentiamo deboli cerchiamo l'alleanza - prosegue Bottacin - la verità è che non c'è scritto da nessuna parte che dobbiamo presentarci con il Pdl, l'unico vincolo che riconosciamo è quello della valutazione del programma, tant'è che, in passato, in un Comune ci siamo alleati con il Pd. Lo stesso vale nel rapporto con il centrodestra: misuriamoci sugli obiettivi e, laddove ci sia corrispondenza, possiamo pensare di correre insieme. Ma, per quanto mi riguarda, con il nostro candidato". Fin qui in Veneto. Ma a Roma si dice qualcosa in più: che a Bossi non interessa nulla di "chi" e "con chi" si candida il proprio aspirante sindaco. Lascia fare a Gobbo e affini che, di contro, gli garantiscono risultati e amministrazione secondo il sistema Lega. A meno che. A meno che il Senatùr non abbia bisogno di spedire qualche messaggio. Nel 2004 c'era da sciogliere il nodo della devolution. Ora c'è quello del federalismo fiscale su cui il Carroccio spinge a manetta. Senza garanzie di sostegno assoluto dalla coalizione in Parlamento. E potrebbe essere necessario trovare il modo per evitare che qualche malintenzionato sia tentato ad azzoppare la corsa del Carroccio. Ma per decidere queste cose non si organizzano pranzi. (s.zan.).

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UPI: MELILLI, PROVINCE DEVONO AVERE CORAGGIO DI CAMBIARE PELLE (sezione: Province)

( da "Asca" del 13-10-2008)

Argomenti: Province

(ASCA) - Torino, 13 ott - Le province devono avere il coraggio di cambiare pelle, ma nello stesso tempo devono respingere il tentativo di destrutturare la pubblica amministrazione. lo ha detto il presidente dell'Upi Fabio Melilli all'assemblea dell'Upi, Unione delle province d'Italia, in svolgimento a Torino. Non si puo' affrontare il problema dell'inefficienza della pubblica amministrazione pensando semplicemente di tagliarne un pezzo. E piu' che pensare all'abolizione delle province occorre chiarire meglio le competenze di tutti i livelli di governo evitando ingorghi istituzionali. Melilli lancia anche la proposta di superare gli attuali modelli di responsabilita' e l'organizzazione gestionale degli assessorati, che non sembrano piu' adeguati ai tempi. ''Dobbiamo ragionare per obiettivi veri, per assi di sviluppo e non piu' per assessorati'', dice Melilli. Quanto ai possibili risparmi dell'abolizione delle province il presidente dell'Upi ricorda che ''su una spesa totale di 14 miliardi di euro, 2 miliardi e 300 milioni sono il costo per il personale, che immagino nessuno voglia considerare comprimibile, e 119 milioni sono i costi della politica, o meglio, della democrazia. I restanti 11 miliardi e 600 milioni di euro sono servizi fondamentali, come la viabilita', i trasporti, la tutela del territorio e la protezione dell'ambiente, la formazione e l'istruzione dei nostri giovani, la manutenzione delle scuole, lo sviluppo economico, la diffusione delle energie alternative. Nessuno puo' davvero credere che queste siano risorse che possono essere tagliate. L'unico risparmio effettivo sarebbero i 119 milioni della politica, ribadisco, della democrazia, che rappresentano solo lo 0,84% dei bilanci delle Province. In realta' chi attacca le Province ha un obiettivo ben chiaro: destrutturare la Pubblica Amministrazione e privatizzare i servizi pubblici, per abbassare il controllo democratico ed entrare nella gestione dei grandi servizi di rete, dai trasporti alle risorse idriche, dai rifiuti alla viabilita', alle infrastrutture materiali e immateriali''. ''Occorre eliminare sovrapposizioni - ha aggiunto - e ricomporre gli ambiti ottimali per lo svolgimento delle diverse funzioni amministrative intorno ai Comuni e alle Province, a cui deve essere ricondotta la gran parte delle funzioni di amministrazione e di gestione in base al principio di sussidiarieta'. Nel riordino del sistema amministrativo e' infatti indispensabile che ogni livello di governo sia disponibile a concentrarsi sulla propria specifica missione istituzionale, evitando di invadere quella degli altri''. Quanto alle citta' metropolitane Melilli ha osservato che ''non possono limitarsi ad un'annessione delle funzioni provinciali nei Comuni capoluogo, come qualche Sindaco pretende e come anche qualche singolo esponente del Governo tenta di far passare. Nel Decreto legge 112/08 il Governo ha provato ad inserire una disposizione che prevedeva l'abolizione tout court delle Province in queste aree e il trasferimento delle loro competenze ai Comuni al momento della scadenza del loro mandato, senza istituire le Citta' metropolitane. Un tentativo simile e' avvenuto su Roma capitale con l'emendamento presentato nella delega sul federalismo fiscale''. eg/mcc/ss.

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<Nelle Province venete solo presidenti leghisti> (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 14-10-2008)

Argomenti: Province

"Nelle Province venete solo presidenti leghisti" (md) "La Lega Nord chiede di avere tutti i candidati a presidente della Province del Veneto che andranno a elezioni la prossima primavera". Lo afferma il capogruppo del Carroccio in consiglio regionale del Veneto, Gianpaolo Bottacin. "Il ragionamento è semplice spiega Bottacin Noi abbiamo sempre sostenuto un potenziamento delle Province, mentre Forza Italia e il Popolo delle Libertà si sono più volte schierati per l'abolizione di questi enti. Con che credibilità ­si chiede il capogruppo veneto della Lega- possono presentare dei loro candidati?" Simile ragionamento Bottacin lo fa per le Comunità montane, il cui riordino è inserito all'ordine del giorno del consiglio regionale iniziato ieri a Venezia. "Anche in questo caso Forza Italia ha sempre dichiarato di voler abolire le Comunità montane ricorda Bottacin quindi sarebbe giusto che, per correttezza, si dimettessero tutti i consiglieri, gli assessori e i presidenti di quel partito. La Lega, durante il consiglio comunale in cui si è cercato in extremis di fare una legge di riordino, era sempre presente tutti in aula con tutti i suoi effettivi. Così non è accaduto per altri". Bottacin puntualizza che per un riordino da parte della Regione c'è ancora tempo. "Vedremo se anche gli altri sono d'accordo conclude C'è un nostro progetto di legge già approvato sul quale siamo sempre pronti a discutere per trovare una mediazione adeguata".

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Risposta a Chiamparino: "Fanno solo il loro dovere" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 14-10-2008)

Argomenti: Province

Nessuno discute la collaborazione sulle politiche di area vasta, dall'acqua all'energia, che nel nostro caso sono ottime. Peccato che questi e altri servizi siano pagati in modo più che proporzionale dal Comune di Torino: o la cosa si risolve o la virtuosità del sistema rischia di andare in crisi". Parola di Sergio Chiamparino. "Caro Sergio, è vero: le Province redistribuiscono le risorse dalle aree concentrate a quelle esterne, dai grandi ai piccoli Comuni, garantendo servizi uniformi sul territorio. Ma questo è esattamente il loro compito". Parola di Mercedes Bresso. Il botta e risposta tra il sindaco di Torino e la presidente della Regione è andato in scena davanti ai presidenti delle Province italiane convocati fino a mercoledì da Fabio Melilli per l'Assemblea generale dell'Upi. A fare gli onori di casa Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e strenuo difensore del ruolo dell'ente, che ha accolto gli ospiti, un vero esercito, nella sede appena inaugurata in corso Inghilterra: "Le Province devono riappropiarsi di tutte le funzioni trasferite negli anni ad una pletora di enti grandi e piccoli, che oltretutto non sono stati eletti dal popolo". Altro che sbaraccare. L'intervento di Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha chiuso la prima giornata. In sala si è materializzato anche Osvaldo Napoli, Forza Italia-Pdl, vicepresidente dell'Anci e accreditato come lo sfidante di Saitta alle provinciali del 2009: quando si dice il caso. Il tema dell'appuntamento - "Le Province. La strada per il futuro attraverso il cuore del Paese" - è quasi un atto di fede. Impossibile sottrarsi al dibattito sul ruolo e sull'esistenza stessa dell'ente come lo conosciamo. "Un livello intermedio tra Regione e Comuni ci vuole, ma in Italia sono troppi", ha detto il sindaco. Secondo Chiamparino ogni discussione deve partire dai dati dell'economia reale: "Servono scelte di priorità sull'utilizzo delle risorse, a cominciare dal Governo. Oggi gli investimenti statali sul territorio sono la metà di quelli a carico dei sistemi locali". "In una Regione come la nostra l'ente intermedio è indispensabile", ha ribadito la "zarina" confermando l'asse con Saitta. Ne è talmente convinta da lanciare un avvertimento a Fitto: "Quando sento parlare di abolizione dell'ente mi ricordo la battuta che feci a D'Alema nella Commissione Bicamerale: chi tocca le Province muore". Questione di ruoli, ma anche di interessi e di rappresentanza politica sul territorio. "Vedrete che non cambierà nulla - ha aggiunto prima di abbandonare il palazzo -. Le Province sono sempre state tutelate, prima dalla Dc ed ora, lo scoprirete presto, dalla Lega. Chiamparino pone un giusto problema, che però si può risolvere aumentando gli stanziamenti per i Comuni capoluogo. I fondi concessi dal Governo a Roma capitale, esagerati e secondo me da correggere, di fatto hanno chiuso la partita". In questa fase il Governo non è intenzionato a forzare la mano. "Le funzioni degli enti locali vanno ridefinite tenendo conto delle peculiarità territoriali, economiche e sociali", ha premesso Fitto. Per questo, "il dibattito sull'abolizione o meno delle Province è sbagliato". Se il Codice delle autonomie sarà uno dei prossimi provvedimenti al varo del Consiglio dei ministri, come ha ricordato il ministro, il Governo si muoverà con i piedi di piombo: studiando un nuovo modello per evitare sovrapposizioni tra enti ma adottando un assetto a geometria variabile se e quando quel modello dovesse cozzare contro particolarità territoriali. Parole accolte con cauto ottimismo dalla platea presidenziale, un poco sollevata dopo gli sfracelli attesi negli ultimi mesi: l'abolizione per decreto sembra un ricordo.

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Nasce la Provincia piena di debiti (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 15-10-2008)

Argomenti: Province

I futuri amministratori dovranno tagliare i servizi per evitare il dissesto finanziario. Brugni e Crescenzi potrebbero presentare il ricorso al Tar Ogni ascolano, bambini inclusi, dovrà subito pagare 15 euro a causa della scissione Nasce la Provincia piena di debiti ASCOLI - Appena la nuova Provincia di Ascoli esprimerà il suo primo vagito già sulle spalle degli ascolani, bambini compresi, graverà il peso di un debito di 15 euro. E' quanto si deduce dalle simulazioni sui bilanci delle due nasciture province di Ascoli e Fermo. Se la giunta provinciale proseguirà nella sua linea assegnando ai fermani un conguaglio di 16 milioni di euro (dodici in patrimonio e quattro con mutuo da contrarre) lasciando ad Ascoli altri 38 dipendenti e due dirigenti che dovrebbero essere trasferiti a Fermo, al milione mezzo di disavanzo "strutturale" dovrebbe aggiungersi la stessa somma per il personale. In totale tre milioni di euro da spalmare sui circa 200.000 cittadini ascolani. Ma ciò che preoccupa maggiormente gli amministratori ascolani è l'eredità che riceveranno nella prossima primavera. Nel nuovo bilancio, già gravato da tanti oneri, dovranno aggiungersi quelli del personale (attualmente la spesa è del 35% sul totale delle uscite), l'indebitamento dei mutui e i minori trasferimenti erariali che il governo ha intenzione di applicare. Ne deriva un bilancio ingessato che comporterà automaticamente una riduzione dei servizi e delle spese se non si vuole arrivare a un vero e proprio disavanzo (per non pronunciare la parola dissesto) finanziario. In attesa che la giunta deliberi sulla divisione della Provincia, l'avvocato Santori ha suggerito una soluzione per rimettere in discussione l'istituzione dei due nuovi enti. "Secondo me - ha detto - spettava al commissario e non al consiglio provinciale pronunciarsi sulla divisione dei beni perchè inevitabilmente sia gli ascolani che i fermani sono incappati in un palese conflitto d'interesse". Ma chi presenterà il ricorso al Tar? "A presentare il ricorso dovrebbero essere quei consiglieri che erano assenti o hanno votato contro la delibera sugli indirizzi" tiene a precisare il consigliere regionale di Forza Italia tirando in ballo Brugni e Crescenzi di An che hanno votato contro. Intanto proprio i due di An sono intervenuti sul consiglio comunale di lunedì sera "Quale è vero volto del Pd? Quello di Allevi, perfettamente cosciente delle responsabilità del suo partito nella scellerata divisione provinciale, che con il sangue ai denti ricerca di addossare responsabilità al centrodestra ascolano cercando in maniera patetica di togliere le castagne dal fuoco alla sua compagine, adducendo argomentazioni astratte. Oppure il volto del PD è quello di Mauro Gionni più pacato che vuole attivare un percorso condiviso nella risoluzione della complicata matassa. Purtroppo la sindrome dell'addormentata del bosco ha colpito il Pd" ha detto Brugni mentre Crescenzi ha ricordato che due suoi emendamenti sull'assegnazione del patrimonio su base territoriale e sull'abolizione del conguaglio a Fermo sono stati respinti proprio dal centrosinistra. Crescenzi ha attaccato anche la commissione paritetica che ha fallito perchè aveva il solo scopo di nascondere le responsabilità della giunta Rossi alla quale spetta per legge decidere. MARIO PACI,.

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Serve un organismo che tuteli la montagna (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Province

Pordenone "Serve un organismo che tuteli la montagna" BELGRADO BARCIS. Non ha mancato di scatenare polemiche politiche la dichiarazione del presidente vicario della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, in merito alla funzione delle Comunità montane, che definisce "inutili e costose", proponendo alla Regione la loro cancellazione. Nel dibattito interviene il sindaco di Maniago, Alessio Belgrado. "Come ex presidente della Comunità montana - sostiene - è difficile che io mi dichiari contrario a tali enti. Se dobbiamo però fare una fotografia di come funzionano oggi, si assiste a una lunga e inutile agonia che porta però a porsi alcuni interrogativi su quale potrebbe essere il futuro delle piccole realtà montane senza un ente sovraccomunale che le tuteli". Belgrado sottolinea che le dichiarazioni sull'abolizione delle Comunità montane sono uno slogan vincente in questo momento, ma sarebbe più opportuno condurre una riflessione seria a tutto tondo e trasversale rispetto alle forze politiche. "Il futuro delle Comunità montane è un problema di tutti - ha ribadito Belgrado -. A essere assenti in questo dibattito sono però gli stessi protagonisti, gli amministratori della montagna, che denotano una certa debolezza e una scarsa propensione al lavoro di squadra". Rispetto alle dichiarazioni di Ciriani affinché la Regione commissari tali enti e ne trasferisca competenze e funzioni alla Provincia, Belgrado augura a Ciriani che l'ente di largo San Giorgio riesca a far fronte a questo impegno, ma, "escludendo alcune singole personalità che hanno lavorato per la montagna, come l'ex presidente Elio De Anna e poche altre, la Provincia non ha mai dimostrato di svolgere un ruolo positivo nei confronti della montagna". (l.v.).

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Ciriani parla di cose che non conosce (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Province

Non è piaciuta la richiesta alla Regione di abolire le Comunità montane. Il presidente: "Il vero problema è il taglio dei finanziamenti" "Ciriani parla di cose che non conosce" Anselmi: sono le Province le maggiori indiziate a essere cancellate BARCIS. "Mi stupiscono le dichiarazioni del presidente vicario della Provincia, Alessandro Ciriani. Propone di abolire le Comunità montane aggiungendo, cito testualmente dalle cronache, di "affidare alle maggiori forze e capacità dell'ente Provincia la rinascita del territorio montano", quando soltanto pochi giorni fa Gianfranco Fini, già segretario del partito al quale proprio Ciriani fa riferimento tuttora sotto altra egida, ha proposto di cancellare le Province dalla Costituzione". Non si è fatta attendere la reazione del presidente di Pieromano Anselmi alle dichiarazioni di Ciriani che si è rivolto alla Regione chiedendo la cancellazione delle Comunità montane. Il presidente di quella del Friuli occidentale, nonché sindaco di Montereale, sottolinea come "ancora una volta si sia persa l'occasione per anteporre ragionamento e concretezza ai proclami da spottino elettorale. Mi pare che Ciriani parli di qualcosa che, pur accadendo a pochi chilometri dalla lussuosa sede di corso Garibaldi, gli risulta totalmente sconosciuto. Le Comunità montane, ricordo allo smemorato, hanno da tempo coinvolto la giunta regionale in un dibattito sul proprio futuro. Lo hanno fatto incontrando il presidente Tondo e sottoscrivendo una nota congiunta con l'Uncem. In quell'occasione, era il 12 giugno, Tondo, oltre ad avere auspicato l'avvio di un tavolo tecnico, ha assicurato la massima disponibilità a confrontarsi con l'Unione nazionale Comuni, Comunità ed enti montani e con le altre associazioni degli enti locali per individuare, in modo concertato, le strategie e le soluzioni più confacenti alla salvaguardia e alla crescita della montagna regionale. Non ricordo null'altro che non fosse questo, nel senso che mi sfuggono epiteti del tipo "trombati" e francesismi sui generis. Evidentemente Tondo e Ciriani la pensano, vedono e soprattutto raccontano in maniera diversa". "Proprio Tondo - osserva ancora Anselmi -, oggi (ieri per chi legge, ndr) sui giornali, ha anticipato un progetto di riforma - non abolizione, quindi - delle Cm i cui contenuti cozzano contro ciò che Ciriani ha pubblicamente dichiarato. La verità è che da anni la Provincia, disconosciuta come istituzione anche dal presidente della Camera "amico", tenta di avocare a sé competenze che ha dimostrato di non avere e di non poter sottrarre ad alcuno, men che meno alla Comunità montana. Quella di Ciriani, insomma, è come sempre aria fritta. Il dato di concretezza vero e drammatico, al di là delle uscite a effetto, è che i finanziamenti Aster per il 2008 destinati alla montagna pordenonese dalla giunta Tondo sono stati ridotti da un milione 100 mila euro a 240 mila euro. Complessivamente, in regione, c'è stato un taglio superiore ai due terzi e la Destra Tagliamento se l'è vista peggio di tutti. E meno male che il presidente della Regione fa parte, come Ciriani, del Pdl e proviene da Tolmezzo, che non è propriamente costeggiata dal mare Adriatico".

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Le Comunità montane resistono (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 16-10-2008)

Argomenti: Province

BARCIS Il presidente Pieromano Anselmi attacca la Provincia sull'ipotesi di abolizione Le Comunità montane resistono Barcis(lor.pad.) Non si è fatta attendere la risposta del presidente della Comunità Montana, Pieromano Anselmi, alle affermazioni del presidente vicario della Provincia, Alessandro Ciriani, che è favorevole all'abolizione delle Comunità Montane stesse. "Mi stupisce tale sortita è l'esordio dell'amministratore pubblico sopratutto quando Ciriani aggiunge di voler affidare alle maggiori forze e capacità dell'ente Provincia la rinascita del territorio montano. Parole che cozzano con quanto, solo pochi giorni fa, pronunciava Gianfranco Fini, già segretario del partito cui proprio Ciriani faceva e fa riferimento tutt'ora, con le quali ha proposto di cancellare le Province dalla faccia della Costituzione". Secondo Anselmi, "ancora una volta, semmai ve ne fosse stato dubbio, si è persa l'occasione per anteporre ragionamento e concretezza ai proclami da spottino elettorale. Mi pare che Ciriani parli di qualcosa che, pur accadendo a pochi chilometri dalla lussuosa sede di corso Garibaldi, gli risulta totalmente sconosciuto". "Le Comunità Montane rammenta il presidente rivolto al suo omologo - hanno da tempo coinvolto la Giunta regionale in un dibattito sul proprio futuro. Lo hanno fatto incontrando il presidente Tondo e sottoscrivendo una nota congiunta con l'Uncem. In quell'occasione, Tondo, oltre ad aver auspicato l'avvio di un tavolo tecnico, ha assicurato la massima disponibilità a confrontarsi coi vari soggetti per individuare, in modo concertato, le strategie e le soluzioni più confacenti alla salvaguardia ed alla crescita della montagna regionale". "Non ricordo null'altro che non fosse questo aggiunge sarcastico Anselmi - nel senso che mi sfuggono epiteti del tipo trombati e francesismi vari. Evidentemente Tondo e Ciriani la pensano, vedono, ma soprattutto raccontano in maniera diversa. Proprio Tondo, ieri, sui giornali, ha anticipato un progetto di riforma non abolizione, quindi delle Comunità Montane i cui contenuti cozzano contro ciò che Ciriani ha pubblicamente dichiarato".

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"La scuola resterà in montagna" (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 18-10-2008)

Argomenti: Province

DOMODOSSOLA.IL PDL RISPONDE ALLA MOBILITAZIONE ANTI-GELMINI "La scuola resterà in montagna" [FIRMA]RENATO BALDUCCI DOMODOSSOLA "Gli italiani ci danno ragione. L'88 per cento è favorevole al voto in condotta. Il 71 per cento all'introduzione del grembiulino. L'83 per cento alla valutazione numerica. Il 62 per cento al maestro unico. E l'89 per cento allo studio dell'educazione civile". Si presenta con un sondaggio lo staff provinciale del Popolo delle Libertà, schierato in grande stile nel corso di una conferenza stampa a Domodossola per difendere la riforma del ministro Mariastella Gelmini. "Proprio lei - garantisce il parlamentare Valter Zanetta - ci ha confermato che non ci saranno tagli alle nostre scuole". Il senatore di Baceno ci tiene a rassicurare i suoi compaesani: "Le scuole di montagna non saranno chiuse. A Formazza stiano tranquilli. Come a Gurro o in altre parti della provincia dove la disinformazione della sinistra sta creando preoccupazione. Il ministro ha detto che saranno riviste le strutture organizzative ma non chiusi i plessi scolastici. Che nella nostra provincia hanno già subito una buona riorganizzazione. La scuola è semmai appesantita dal personale: il 97 per cento del bilancio dell'istruzione va in stipendi". Una riforma che coinvolge invece altri aspetti. Come la reintroduzione del grembiulino. "Proprio ieri a Baceno - sottolinea Zanetta - c'era chi mi diceva che si guarda di più al vestito firmato. Introdurre il grembiulino significa più ordine e meno discriminazioni". A difendere la linea del Governo c'era gran parte del partito di Berlusconi: Valerio Cattaneo, Luigi Songa, Rino Porini, Eugenio Fornaroli, Gianmauro Mottini, Fabio Basta, Marina Oliva, Damiano Ferrera, Piero Piretti, Arturo Lincio. Il Pdl, compatto, ha accusato il centrosinistra. "Fa disinformazione per nascondere i danni in Provincia e Regione" rilancia Valerio Cattaneo. "Abbiamo già mobilitato i nostri giovani per il 25 ottobre" aggiunge Songa. "Tutti noi siamo cresciuti con il grembiulino ed abbiamo fatto strada lo stesso" rilancia il vicesindaco di Domodossola, Eugenio Fornaroli, che non teme la chiusura della scuola di Calice: "Sono solo illazioni, ma nella peggiore delle ipotesi faremo valere la specificità montana". Poi, l'affondo contro i bidelli. Dice Cattaneo: "In Italia sono 167 mila, più dei carabinieri che sono 116 mila. Con la riforma invece aumenteremo il tempo pieno del 50 per cento con l'abolizione delle ore di compresenza e il ritorno al maestro unico".

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Provinciali, la Lega Nord alza le antenne (sezione: Province)

( da "Libertà" del 19-10-2008)

Argomenti: Province

"La Provincia che vorrei", ciclo di incontri con i cittadini. Focus sulla montagna La Lega Nord cala le antenne tra i cittadini per mettere a punto il programma delle Provinciali del 2009 e lo fa con un ciclo di incontri e con la diffusione di un questionario. Si chiede di segnalare i punti in cui l'amministrazione Boiardi "ha lasciato a desiderare" e di esprimersi in quali settori la nuova amministrazione che verrà dovrà incidere maggiormente. Il percorso di ascolto chiamato "La Provincia che vorrei" inizia venerdì 24 ottobre da Farini. Promotore il gruppo consiliare della Provincia formato da Massimiliano Dosi e Luigi Fogliazza, ma sostenuto da tutti gli eletti e dal partito alla presentazione del ciclo di incontri anche Maurizio Parma, consigliere regionale e Pietro Pisani responsabile enti locali della Lega. Al centro dell'attenzione soprattutto la montagna, le zone ad essere più trascurate e ad avere difficoltà nel rapporto con l'Amministrazione provinciale. "Si vuole in questo modo - puntualizza Maurizio Parma, consigliere regionale - mettere l'accento sulle valli, ma senza trascurare le problematiche legate alla città. L'ultimo appuntamento in calendario il 28 novembre, infatti si terrà a Piacenza ed avrà ospite il presidente della Provincia di Varese ingegner Carlo Galli". Le Provinciali costituiscono un passaggio politico fondamentale delle scadenze del prossimo anno e quindi ci mettiamo in ascolto dei cittadini e degli amministratori affinché il nostro programma sia il più possibile aderente alle loro aspettative. Ma sarà anche l'occasione - ha rimarcato Parma - per mettere in evidenza i problemi che si riscontreranno nel rapporto con l'attuale amministrazione provinciale. Il consigliere regionale si dice del tutto contrario a ipotesi di scioglimento delle Province: "Costerebbe molto di più di quanto costi mantenere gli enti in vita" dice. "La montagna è stato uno degli argomenti che costantemente si ripropone alla nostra attenzione di consiglieri provinciali - ha spiegato Massimiliano Dosi - da qui la decisione di iniziare il percorso senza escludere che si possano organizzare analoghi incontri anche in pianura". Il territorio della montagna - spiega Luigi Fogliazza - è quello che soffre maggiormente la distanza dalle scelte provinciali basti pensare, ad esempio, all'abolizione del distretto sanitario. In particolare la Valnure, oltre ad essere l'unica zona senza un presidio sanitario è anche quella in cui manca un istituto scolastico superiore. Una Provincia che voglia il bene della montagna deve innanzitutto pensare questi problemi. Un confronto con i cittadini che, per Pietro Pisani ha un "significato politico preciso e assolve - ha detto - il nostro ruolo di movimento popolare. Del resto l'ascolto dei cittadini avviene costantemente attraverso i 180 militanti sul territorio che raccolgono gli umori della gente". Una partenza anticipata che non investe le candidature. Presto per parlarne e poi questo è un capitolo che investe anche il Pdl. Segnalano i rappresentanti del Carroccio. Oltre a Farini e Piacenza gli altri incontri si svolgeranno il 30 ottobre a Lugagnano, il 7 novembre a Ziano, il 14 novembre a Gazzola, il 21 novembre a Rivergaro. a.le. 19/10/2008.

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Tasse, al top c'è Alassio (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Province

Seguono albenga e le albissole. varazze, vado e savona le più virtuose La pressione fiscale è più bassa nei comuni che ospitano impianti per i rifiuti METTERE le mani nelle tasche dei cittadini è quanto di più impopolare un Comune possa fare, tanto più in tempi di stagnazione economica. D'altro canto, i trasferimenti statali scendono costantemente ormai da anni e nell'ultimo biennio si è assistito a tagli quasi selvaggi. L'unica imposta federale - l'Ici - è stata abolita dal governo Berlusconi e trasformata anch'essa in trasferimento erariale, ma con una sforbiciata vicina al 10% sul 2008 (prendendo a parametro gli incassi 2007). Nei conti dei Comuni si è aperta una voragine: per il solo capoluogo si tratta di circa 400 mila euro d'incasso in meno, rispetto ai 3 milioni e 900 mila preventivati per il 2008. Un quadro fosco per le casse dei Comuni - alle prese d'altronde con la necessità di non intaccare la spesa sociale e fronteggiare la crescita costante della domanda di servizi pubblici - all'interno del quale le principali città della provincia si muovono in modo differenziato. Si discute molto di rifiuti e del completamento del Piano provinciale. È interessante osservare, in proposito, che i Comuni in grado di mantenere la pressione fiscale più bassa (non solo la Tarsu, ma addirittura l'addizionale Irpef, che pure non è legata ai rifiuti) sono quelli sui cui territori si trovano impianti di smaltimento: evidente il beneficio generale che ne deriva per le casse pubbliche e, di conseguenza, per le politiche di investimento e per quelle fiscali. Le città più virtuose in assoluto sono infatti Varazze (niente addizionale Irpef e Tarsu a 1,57 euro al metro quadro) e Vado (addizionale allo 0,30% e Tarsu a 1,468 euro a metro quadro), dove si trovano, rispettivamente, Ramognina e Boscaccio. Al terzo posto, in questa classifica ideale, si piazza Savona, che ha un'addizionale Irpef molto bassa (0,33%) e la Tarsu a 1,77 euro a metro quadro. Proprio Savona, tuttavia, non ha un proprio impianto di smaltimento, dopo la chiusura di Cima Montà e lo stop della Provincia al progetto Passeggi: in questo quadro, Palazzo Sisto ha già annunciato un aumento della Tarsu intorno al 12%, che farà salire la tariffa da 1,77 euro al metro quadro ad una cifra collocata tra 1,95 e i 2 euro a metro quadro. Comunque al di sotto della maggior parte dei grandi Comuni: Albenga e Alassio sono a 2,52, Albissola a 2,51, Albisola e Finale sono passate alla Tia, sistema di tariffazione che penalizza le famiglie numerose. Discorso a parte meritano i maggiori Comuni della Valbormida, dove la Tarsu si colloca ai livelli più bassi, ma dove invece l'addizionale Irpef è elevata (0,80% è il tetto massimo fissato per legge). I più virtuosi. Come detto, ad esercitare la minore pressione fiscale sui propri cittadini sono, nell'ordine, Varazze, Vado e Savona. Quest'ultima è anche al terzo posto nella classifica annuale dei capoluogi di provincia meno esosi del Nord Ovest, con tributi pro capite per 390 euro. Le tariffe e imposte comunali, tra l'altro, sono ferme dal 2004, dopo una crescita costante tra il 1999 e il 2003. Secondo la stessa ricerca del Sole 24ore, la pressione fiscale comunale è diminuita di 2 punti tra il 2005 e il 2007. i più esosi. Il podio dei più esosi è occupato da Alassio (addizionale al tetto massimo, Tarsu 2,52 euro al metro quadro), Albisola Superiore (addizionale massima e Tia) e Albissola Marina (addizionale massima e Tarsu a 2,51 euro). Appena un gradino sotto Albenga (Tarsu a 2,52 euro a metro; Irpef allo 0,60%). Poi Finale (addizionale allo 0,60% e Tia) e Loano, con una addizionale massima, ma una Tarsu decisamente contenuta (1,72 euro). Discorso a parte le città della Valbormida: la Tarsu è molto contenuta, ma l'addizionale Irpef è sfruttata al massimo o quasi. Spiega il sindaco di Savona, Federico Berruti: "Nonostante l'aumento della Tarsu previsto per il 2009, manterremo una pressione fiscale relativamente bassa". Aggiunge: "L'aliquota Irpef era e resta bassissima, la Tarsu andrà a collocarsi in una fascia intermedia: i Comuni più grandi della Provincia avranno comunque una tariffa molto più alta della nostra. Manteniamo con convinzione una politica fiscale molto prudente, pur nelle difficoltà dei bilanci e nella convinzione di sostenere la spesa pubblica, a partire dal sociale". Il sindaco punta poi il dito sull'effetto paradossale che crea l'abolizione dell'Ici prima casa e la sua trasformazione in trasferimenti erariali basati sugli introiti 2007: "La scelta penalizza i Comuni più virtuosi, che per la prima casa avevano mantenuto aliquote basse per i cittadini. Mentre, invece, chi stangava avrà molto". Prosegue Berruti: "Al di là di ogni convinzione politica, non c'è dubbio che sul piano normativo questo provvedimento è il contrario del federalismo fiscale". Conclude il sindaco: "L'altro effetto antifederalista della misura è che "fotografa" e fissa una situazione: un Comune che cresce, come è il caso di Savona che da due anni ha invertito il trend demografico, non avrà la possibilità di adeguare le proprie entrate dallo Stato. Chi decresce, a sua volta, manterrà gli stessi introiti". Antonella Granero granero@ilsecoloxix.it 20/10/2008 ' 20/10/2008 paradossipoliticiL'abolizione dell'Ici penalizza i Comuni che avevano badato a mantenere le aliquote basse federico berrutisindaco di Savona 20/10/2008.

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Sospensione caccia in deroga allo Storno, posizione Provincia di Rimini (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 20-10-2008)

Argomenti: Province

(20/10/2008 16:58) | (Sesto Potere) - Rimini - 20 ottobre 2008 -Il TAR dell'Emilia Romagna, esprimendosi sul ricorso presentato dalla Lega per l'Abolizione della Caccia e da altri contro la delibera regionale del 29 luglio scorso relativa alle deroghe per la caccia, ha concesso la sospensiva della caccia in deroga allo storno. Per il secondo anno consecutivo la Regione Emilia-Romagna ha deliberato, lo scorso 29 luglio, la caccia in deroga per alcune specie che danneggiano l'agricoltura. Nel caso del territorio della Provincia di Rimini, la delibera regionale ha previsto la possibilità di cacciare lo storno su tutto il territorio a monte della SS16, e più precisamente lo storno dal 1° settembre al 15 novembre in appostamento e dal 16 novembre al 15 dicembre solamente nelle vicinanze di vigneti, frutteti e oliveti Questo non a caso. La concessione della deroga per la caccia allo storno, pratica popolare e tradizionale per tutta la Romagna, si impone per le caratteristiche del nostro ambiente e della nostra agricoltura, contraddistinta dalla coltivazione intensiva di frutteti, vigneti, orti e oliveti, in cui i danni alle produzioni agricole da parte dello storno sono diffusi e costanti. A differenza delle altre province romagnole di Forlì-Cesena e Ravenna, la Provincia di Rimini non ha richiesto il prelievo in deroga per il passero, così come proposto da tutte le Associazioni Venatorie e agricole (oltre a quelle ambientaliste) della Provincia di Rimini, con la consapevolezza che tale specie è in notevole calo numerico, quindi da preservare. La deroga per la caccia allo storno si è resa necessaria per contenere i gravi e ricorrenti danni alle nostre produzioni agricole (in particolare uva, olive, girasole e ciliegie), per un totale di danni accertati da storno nel 2007 pari a 6.850 euro, in calo del 23% rispetto al 2006 proprio grazie alla possibilità di caccia in deroga concessa lo scorso anno (nel 2007 risultano abbattuti 25.105 storni). Proprio questa mattina è giunta notizia che il TAR dell'Emilia Romagna, Sezione II di Bologna, esprimendosi sul ricorso presentato dalla LAC (Lega per l'Abolizione della Caccia) ed altri contro la Delibera Regionale del 29 luglio scorso relativa alle deroghe per la caccia, ha concesso la sospensiva del provvedimento. "Ritengo tale decisione un fatto gravissimo - dichiara l'assessore provinciale all'Agricoltura Mauro Morri - , una decisione intempestiva essendo la caccia allo storno già avviata da settembre. Si tratta di un provvedimento che rischia di azzerare senza motivi ogni sforzo per il mantenimento del numero degli storni sotto controllo ai fini della tutela delle coltivazioni (le olive sono in maturazione e la raccolta è prevista il prossimo mese)." Peraltro, sono molti i cacciatori riminesi, soprattutto i più anziani, che hanno rinnovato ad agosto la licenza di caccia nella certezza di poter cacciare lo storno, e questa decisione del TAR a caccia avviata interrompe l'attività venatoria in corso. E, va da sé, che la decisione nel merito, quale sarà la data di discussione, avverrà "fuori tempo massimo". "Siamo disponibili da subito - conclude Morri - a sostenere la Regione per riproporre un atto che possa consentire il proseguimento degli abbattimenti di storni nel territorio romagnolo, e ripresentiamo l'invito al Governo italiano affinché prosegua l'iniziativa intrapresa dal precedente Ministro De Castro di reinserire lo storno tra le specie cacciabili in Italia, senza richiederne ogni anno la deroga per il prelievo venatorio.".

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