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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE”

 

 

 

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TUTTI I DOSSIER


 

Report "Province"  1-18 luglio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

GRANDE interesse lunedì sera, presso il ristorante Al Caminetto', per la presentazio... ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 01-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Pierferdinando Casini, che ha assistito alla presentazione: «Questo testimonia sottolinea l'onorevole del Pdl il buon feeling che c'è con Casini. E' una presenza molto significativa».Tra i temi di cui si è discusso durante la serata, l'abolizione delle province e lo strapotere dei baroni universitari.

oltre 400 firme contro il cda rifiuti ( da "Centro, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: è soddisfatto Pino Valente (nella foto), presidente dell'associazione culturale Frentania Provincia. Lungo corso Trento e Trieste, l'Associazione ha lanciato la petizione per l'abolizione del Cda nel consorzio smaltimento rifiuti, proponendo, con i 200mila euro risparmiati dagli emolumenti, di destinare un fondo a chi ha perso il lavoro.

Addio ai marchi dop e stg? ( da "AltaLex" del 01-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della protezione dell?uso esclusivo del nome del prodotto con marchio STG comporterebbe la possibilità di una sua utilizzazione da parte di qualsiasi produttore, ma con l?obbligo dell?indicazione del logo STG. In altre parole, se oggi per poter utilizzare il nome di un prodotto registrato STG (si pensi ad esempio alla pizza napoletana STG)

L'Asl sistema i conti e risparmia 5 milioni ( da "Alto Adige" del 02-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Asl ha speso meno dell'anno scorso per l'assistenza in Austria alla Clinica universitaria di Innsbruck e per il Centro di riabilitazione di Bad HÄring e per altri centri austriaci ecc. che l'ha portata a risparmiare 1 milione e 300 mila euro. L'abolizione del ticket per il ricovero ha comportato invece un minor introito di 500 mila euro.

( da "Giorno, Il (Milano)" del 02-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Morandini teme burocrazia e ritardi e si chiede che fine abbia fatto l'abolizione di Province ed enti inutili e quando partiranno le grandi opere per 17 miliardi. Torretta critica il piano di ricostruzione in Abruzzo «calato dall'alto secondo vecchie logiche stataliste». Squinzi sintetizza: «Il governo sembra un alunno che avrebbe le capacità, ma non si impegna».

abbonamenti avanti a tutta i tifosi ritrovano l'entusiasmo>( da "Tirreno, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Roma che verranno all'Ardenza e con l'abolizione che c'è stata della «giornata amaranto». La prelazione durerà fino al 17 luglio. Anche in provincia c'è stata una buona adesione. Previsioni alquanto positive per toccare e magari superare il numero di diecimila abbonati che costituirebbe il record assoluto.

Le Province sono un esempio di federalismo che parte dal basso. Ma l'auspicio è che ... ( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 04-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: quella abolizionista». Così il presidente di palazzo Gentili, Alessandro Mazzoli, in occasione de "La sfida del federalismo", convegno organizzato dal Censis a Roma. E a supporto della tesi, ha portato l'esempio di Viterbo. Oltre a Mazzoli erano presenti il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il sindaco di Parma Pietro Vignali,

Azione dei Cristiani per l'Abolizione della Tortura: e se le vittime fossimo noi? ( da "Blogosfere" del 04-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Lug 09 4 Azione dei Cristiani per l'Abolizione della Tortura: e se le vittime fossimo noi? Pubblicato da Eleonora Bianchini, Blogosfere Staff alle 07:00 in In evidenza Francesco Russo su SpotX ci segnala l'interessante l'effetto scenico (e morale) dell'ambient media di Acat, un'associazione che si prefigge di cancellare e abolire i sistemi di tortura.

Crisi, il 55,5% dei cittadini boccia l'operato degli enti pubblici in difesa di famiglie e imprese ( da "Sestopotere.com" del 04-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: poi è ricomparso un variegato fronte abolizionista, che ha preso di mira anche altri enti come le Comunità montane, improvvisamente additati come inutili, da sopprimere o ridurre. Al di là dell?accresciuto tasso di astensionismo (-6,4% alle europee rispetto alle precedenti elezioni, stemperato al I turno delle provinciali e comunali, con una riduzione rispettivamente del 3,

Il 90% dei Itea agli italiani ( da "Adige, L'" del 05-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'Ici sia gli sgravi per le ristrutturazioni (che favoriscono chi la casa ce l'ha e non chi è in affitto) penalizzino ulteriormente gli stranieri. In qualche modo, la Provincia sembrerebbe accogliere la loro tesi perché le domande finanziate agli stranieri per l'integrazione al canone di locazione hanno superato quelle degli italiani.

Schuler: ( da "Corriere Alto Adige" del 08-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Noi dobbiamo tutelare il principio che sono i Comuni a stabilire i dettagli, non solo ratificare le decisioni della Provincia. Ogni Comune ha esigenze diverse e dee poter contare su un margine di manovra per agire in queste materie. Questa decisione della Provincia tende a eliminare questa capacità decisionale». Damiano Vezzosi Critico Arnold Schuler

PROVINCIA PZ, MOSSUTO (VERDI): DIMINUIRE I GRUPPI CONSILIARI ( da "Basilicanet.it" del 08-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: oppure si ritorna ad un vecchio schema di appannaggi o posizionamenti a discapito dellâ??economia dellâ??enteâ?. Per Mossuto â??anche lâ??abolizione di eventuali monogruppi (5) non è¨ scritta nel programma, ma ove attuata per il tramite di una modifica allâ??attuale norma, apporterebbe una diminuzione notevole dei costi che va al di là del semplice enunciato.

(m.f.) La Provincia è un ente di cui da decenni si contesta l'utilità e di cui il pre... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 08-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: La Provincia è un ente di cui da decenni si contesta l'utilità e di cui il presidente Berlusconi aveva promesso l'abolizione in campagna elettorale. Eppure, nonostante ciò, attorno alle dodici poltrone di assessore che avrà la giunta Zaccariotto si è scatenata una lotta senza esclusione di colpi tra le varie anime del centrodestra.

Balcani/ Barrot: Conto sul 'sì' dei 27 su abolizione visti ( da "Virgilio Notizie" del 08-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: liberalizzazione dei visti Ue riguarderà solo i cittadini della Serbia 'vera e propria', escludendo i serbi che vivono in Kosovo, l'ex provincia che ha dichiarato la propria indipendenza da Belgrado il 17 febbraio 2008. "La proposta di liberalizzazione dei visti si applica ai cittadini che vivono nel territorio della Serbia, ma non ai cittadini che vivono nel territorio del Kosovo nell'

montagna, commissariate le comunità ( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Province Montagna, commissariate le Comunità Vana la protesta dei sindaci ricevuti da Tondo. La decisione ieri in aula I POTERI LA RIFORMAx La richiesta delle delegazioni era improntata al mantenimento dell'autonomia Abolizione contenuta in un emendamento alla legge sulle variazioni di bilancio Il Consiglio regionale ha approvato ieri un emendamento al disegno di legge di assestamento

Lavori pubblici più a rischio ( da "Alto Adige" del 11-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: anche le imprese del fondovalle e delle città locali, nei confronti di quelle dei Comuni più piccoli, ma comunque ricchi ed in grado di garantire un buon numero di lavori pubblici alle imprese dei loro territori. Ma con l'abolizione dei due articoli si apriranno, di fatto, le porte a tutte le imprese che troveranno conveniente trasferire la propria organizzazione d'

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: in campagna elettorale si era impegnata per la nascita della provincia di Monza e Brianza che personalmente continuo a considerare inutile e inutilmente dispendiosa, tanto più nella prospettiva della abolizione delle province. Per dimostrare coerenza e fedeltà all'impegno, una volta eletta la Colli conferì una delega specifica e istituì un apposito assessorato.>

LIGURIA: WWF-LAC-ENPA, REGIONE TENTA SANATORIA EDILIZIA PER CACCIATORI. ( da "Asca" del 13-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: hanno frequentemente visto soccombenti le province di Genova e Savona. Se il Governo vuol varare il ''piano casa'', la Giunta ligure sembra rispondere con un piano di appostamenti per contraerea ai volatili, affermano le sezioni liguri di WWF, ENPA e Lega Abolizione Caccia. Una proposta indecente che merita di essere ritirata, cosi' come il ben piu' grave cemento dell'

Arriva domani sul tavolo del Consiglio dei ministri il Codice delle autonomie. Il concetto di fondo ... ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: sotto i mille abitanti il sindaco possa fare a meno della giunta e che comunque i comuni più piccoli "facciano rete" intersecando i loro compiti. Cala la scure anche su comunità montane ed enti parchi, mentre più complicata è la questione dell'abolizione delle Province. Previste dalla Costituzione, infatti, un'abolizione sic et simpliciter è impossibile: in alternativa è previsto l'

COSTI A CONFRONTO ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Segreterio della Lega, il problema non è l'abolizione delle Province ma una più razionale ed efficiente Pubblica Amministrazione a partire dai costi dello Stato e dai micro Comuni. Anselmo Formizzi Consigliere Provinciale Pd SICUREZZA Lo sportello immigrati noi non lo vogliamo Come al solito la sinistra attraverso i suoi portavoce,

Controllo capillare del territorio a Trento e Bolzano ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 15-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: responsabile della ripartizione Agricoltura della Provincia di Bolzano, sostiene che l'abolizione degli enti di bonifica comporterebbe una maggiore spesa per l'erario pubblico valutabile in almeno3 milioni annui per le spese di gestione. Quanto a realizzazione e manutenzione delle opere, il maggior onere è stimato in5 milioni l'anno (

L'uomo della montagna curerà conti e palazzi ( da "Arena, L'" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Soprattutto in considerazione dell'assurda campagna per l'abolizione delle Province messa in atto da alcuni media. La verità è che le Province virtuose come la nostra hanno funzioni democraticamente molto importanti. Dovremmo invece dare maggiore importanza agli enti elettivi veramente utili dotandoli sempre di più dei poteri veri e non fittizi,

Atteso da tempo, finalmente il cosidetto codice delle autonomie firmato Calderoli è stato approvato ieri mattina in consiglio dei ministri. ( da "Tempo, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: delle autonomie firmato Calderoli è stato approvato ieri mattina in consiglio dei ministri. Non prevede però — come più volte era stato annunciato nel corso del lungo dibattito che ne ha preceduto il via libera del Cdm — l'abolizione delle province per le quali si andrà piuttosto ad una ridefinizione dei perimetri territoriali mentre le comunità montane saranno soppresse.

Facciamo lavorare di più le Province ( da "Tempo, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: stampa Facciamo lavorare di più le Province Con il solleone di questi giorni, l'abolizione delle Province sembra diventata una specie di miraggio, un po' come l'acqua nel deserto: tutti la vogliono, come la famosa «tittina» di Alberto Sordi, ma poi nessuno la fa e le amministrazioni provinciali restano ancora là.

Federalismo: sì al codice delle autonomie, salvate le Province ( da "Secolo XIX, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento e carta delle autonomie locali») non prevede l'abolizione delle Province, ma va verso una ridefinizione dei perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione di enti e organismi che operano in ambito locale e regionale, la modifica della composizione dei Consigli e delle Giunte degli enti locali (

RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale d... ( da "Nazione, La (Firenze)" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: 7 RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale d... RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale dello Stato, ed abolizione di quelli che vengono definiti enti inutili', come consorzi di bonifica ed Ato.

Province sì, ma più limitate ( da "Manifesto, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il disegno di legge non prevede l'abolizione delle province, ma va verso una ridefinizione dei perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione di enti e organismi che operano in ambito locale e regionale, la modifica della composizione dei Consigli e delle Giunte degli enti locali (art.

ROMA - Via libera dal Consiglio dei ministri allo schema di disegno di legge sul codice ... ( da "Messaggero, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: sul codice delle autonomie locali. Il testo non prevede l'abolizione delle Province, ma ridefinisce i perimetri territoriali. Prevede la soppressione di enti e organismi operanti in ambito locale e regionale; la modifica della composizione dei Consigli e Giunte degli enti locali con una netta riduzione del numero di consiglieri ed assessori;

Nutrie: si riaccende la polemica sulle modalità di abbattimento ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Lega anti-caccia) per l'abolizione della caccia all'animale, aveva sospeso a fine giugno le ordinanze emesse dai sindaci di Busseto e Colorno con cui si dava il via libera alla caccia delle nutrie come forma di abbattimento degli esemplari in eccesso. La stessa cosa era già accaduta, nelle settimane precedenti, a Polesine.

Casta, subito a casa 18mila pesi morti: risparmiati sei miliardi ( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ci guadagneranno le casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti) dall?abolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate - se il codice dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche -

( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Molti chiedevano l'abolizione delle province... «Quando aboliremo definitivamente questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno ai legittimi titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle». Però ridefinirete. Qualcuna dovrà per forza chiudere.

enti, roma e firenze litigano ( da "Tirreno, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: Il disegno di legge, che non prevede l'abolizione delle Province, stabilisce, ad esempio, che i consigli comunali possono essere composti, a seconda del numero di abitanti, da un massimo di 40 membri (se la popolazione supera i 500mila abitanti) ad un minino di 6 se hanno meno di 3mila abitanti.

Colpo alla casta, a casa oltre 18mila pesi morti: si risparmiano sei miliardi ( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ci guadagneranno le casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti) dall?abolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate - se il codice dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche -

Calderoli annuncia: Via 34 mila enti inutili che bruciano ( da "Virgilio Notizie" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: A chi chiedeva l'abolizione delle province il ministro risponde: "Quando aboliremo definitivamente questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno ai legittimi titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle".

La CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego ( da "Agenzia di Viaggi, L'" del 17-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: ATTUALITA' La CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego La CE: abolizione del visto per Macedonia, Serbia e Montenego Jaques Barrot, vice presidente della Comunità Europea ha proposto l?abolizione del visto per i cittadini di Macedonia, Montenegro e Serbia dal 1 gennaio per i paesi Schengen.

L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta pro... ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 18-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta pro... L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta propria dal Governo ha mandato su tutte le furie Oreste Giurlani, presidente dell'Uncem Toscana, sindaco di Fabbriche di Vallico, paese della Media Valle e pesciatino doc.

PD: D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA ( da "Wall Street Italia" del 18-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: NO ABOLIZIONE SINISTRA -->''Il segretario piu' adatto? Bersani. Per rilanciare il progetto serve anche un bel po' di riformismo emiliano... ''. Lo afferma Massimo D'Alema in un'ampia intervista al quotidiano 'L'Unita'' in cui sostiene che ''c'e' qualcuno che vuole abolire la sinistra'' e che ''senza radici il Pd e' una.

PD: D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA. ( da "Asca" del 18-07-2009)
Argomenti: Province

Abstract: mi dimisi e l'iter della legge non venne completato alla Camera. Giusto rilanciare il conflitto d'interessi, purche' la riflessione non diventi occasione per messaggi allusivi da battaglia congressuale''. d - Lei parla spesso di ''scosse'' che investirebbero Berlusconi, immagina un'implosione imminente?


Articoli

GRANDE interesse lunedì sera, presso il ristorante Al Caminetto', per la presentazio... (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 01-07-2009)

Argomenti: Province

VETRINA CERVIA E MILANO MARITTIMA pag. 17 GRANDE interesse lunedì sera, presso il ristorante Al Caminetto', per la presentazio... GRANDE interesse lunedì sera, presso il ristorante Al Caminetto', per la presentazione del libro scritto dal parlamentare del Pdl, Giancarlo Mazzuca (nella foto con Pierferdinando Casini), a quattro mani con Aldo Forbice. Il volume, intitolato I Faraoni. Come mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia, è un saggio che fa luce sui costi abnormi degli apparati pubblici e sulle molte altre caste' che fino a ora non erano state adeguatamente investigate. Il tutto avvalendosi di dati aggiornati e in gran parte inediti. «Oltre ai politici spiega Giancarlo Mazzuca ci sono tante altre corporazioni che continuano a sopravvivere e che stanno portando il Paese allo sfascio». Particolarmente aprezzata da Mazucca la presenza del leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, che ha assistito alla presentazione: «Questo testimonia sottolinea l'onorevole del Pdl il buon feeling che c'è con Casini. E' una presenza molto significativa».Tra i temi di cui si è discusso durante la serata, l'abolizione delle province e lo strapotere dei baroni universitari.

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oltre 400 firme contro il cda rifiuti (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 01-07-2009)

Argomenti: Province

LA PETIZIONE Oltre 400 firme contro il Cda rifiuti LANCIANO. «La raccolta firme è stata un successo e andremo avanti: abbiamo raccolto oltre 400 firme in due giorni e puntiamo adesso a quota 600»: è soddisfatto Pino Valente (nella foto), presidente dell'associazione culturale Frentania Provincia. Lungo corso Trento e Trieste, l'Associazione ha lanciato la petizione per l'abolizione del Cda nel consorzio smaltimento rifiuti, proponendo, con i 200mila euro risparmiati dagli emolumenti, di destinare un fondo a chi ha perso il lavoro. «C'è stata grande partecipazione da parte dei cittadini», commenta Valente, «e soprattutto molta indignazione nell'apprendere i costi di questo carrozzone. Da parte di tutti è arrivata la richiesta di dare un taglio agli sprechi della politica e soprattutto di effettuare scelte meritocratiche per gli incarichi di presidenza di enti pubblici, e non stabilire le poltrone in base alle appartenenze o alle simpatie poltiche».

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Addio ai marchi dop e stg? (sezione: Province)

( da "AltaLex" del 01-07-2009)

Argomenti: Province

Addio ai marchi dop e stg? Articolo di Nicola Coppola 01.07.2009 Commenta | Stampa | Segnala | Condividi La Commissione Europea ha presentato in data 28 Maggio 2009 una Comunicazione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli, frutto di un processo di indagine su tale importante parte della PAC avviato dall’ente comunitario già fin dal 2006. Il presente articolo fornisce una prima analisi delle problematiche del settore che sono emerse durante i lavori di preparazione e delle possibili opzioni che la Commissione si appresta ad adottare per superarle. In particolare, dopo una analisi generale relativa all’approccio al problema e alla sua compatibilità col sistema di politiche agricole europee di qualità e con gli obiettivi della PAC, si esaminano le singole proposte emerse in tema di marchi DOP, IGP ed STG, dando conto della auspicata razionalizzazione degli schemi di certificazione. Tale analisi viene condotta senza tralasciare il possibile impatto sociale ed economico, sia in ambito intracomunitario che a livello globale, delle modifiche proposte, con particolare accento sui riflessi sui consumatori. In conclusione,l’articolo mette in evidenza come le modifiche proposte comportino la necessità di nuovi sviluppi di ricerca ed analisi dei dati, con l’obiettivo di verificare se le azioni proposte, una volta attuate, saranno state in grado di aumentare la consapevolezza dei consumatori circa l’importanza dei prodotti certificati, su cui si fonda il successo di tutto il sistema relativo alle politiche agricole di qualità portato avanti dall’Unione europea. Addio ai marchi dop e stg? Orientamenti recenti della commissione europea in tema di marchi di qualità agroalimentare di Nicola Coppola 1. La politica europea di qualita’ agroalimentare nel quadro dei mutati obiettivi della pac La PAC (Politica Agricola Comunitaria)1 è stata sviluppata dai Paesi aderenti alla Comunità Economica Europea nel secondo dopoguerra per far fonte alla scarsità della produzione alimentare nel vecchio continente messo in ginocchio dal conflitto. Alla base di essa v’era un articolato sistema basato sia su sussidi alla produzione, che sulla costituzione di scorte volte a spingere in basso i prezzi dei beni agricoli, attraverso la creazione di surplus di taluni prodotti. In seguito, con le riforme intraprese a partire dalla fine degli anni ’80 ed inizi degli anni ’90, gli obiettivi della PAC sono stati rideterminati al fine di rimuovere le eccedenze alimentari, e la strada dei meri sussidi alla produzione è stata soppiantata da nuovi meccanismi di finanziamento e politiche volte a valorizzare la qualità della produzione, piuttosto che la quantità. Fra tali politiche, una delle più importanti è la “Politica agricola europea di qualità”, che mira appunto a valorizzare le produzioni di pregio della Comunità, tutelando al tempo stesso la specificità di determinati metodi di produzione. A tal fine, agli inizi degli anni ’90 sono stati introdotti a livello comunitario i marchi DOP, IGP o STG, oltre a quello di Agricoltura Biologica, per garantire l’autenticità dei metodi di fabbricazione di quei prodotti agricoli, soprattutto ad uso alimentare, che hanno un legame con una determinata area geografica. Il legame in questione è più stretto nel caso dei prodotti DOP, le cui fasi del processo produttivo devono essere vincolate essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico, mentre per i prodotti IGP il grado di collegamento con l’area geografica è meno stretto, essendo sufficiente che a quest’ultima siano attribuibili una specifica qualità o altre caratteristiche particolari. Le STG (Specialità Tradizionali Garantite) hanno invece lo scopo di proteggere degli specifici metodi tradizionali di produzione indipendentemente dal legame del prodotto con una data area geografica, ponendo unenfasi particolare sulla “tradizionalità” del processo di lavorazione seguito. Per tale motivo, l’uso del nome non è riservato in via esclusiva ai produttori di una determinata area, potendo essere utilizzato da chiunque rispetti le condizioni previste e registrate per quella produzione. L’iter di certificazione e gli effetti giuridici del riconoscimento sono stati fissati dai regolamenti (CE) n. 2081/92 per DOP e IGP e n. 2082/92 per STG. Tali atti normativi sono rimasti sostanzialmente immutati, salvo piccole modifiche, fino alla decisione WTO del 20052 che, nel promuovere un maggiore allineamento delle norme europee alle regole multilaterali degli scambi internazionali, ha portato all’emanazione dei regolamenti (CE) n. 509/06 e n. 510/06. Questi ultimi, i quali hanno sostituito i sopra citati regolamenti (CE) n. 2081/92 e n. 2082/92, prevedono fra l’altro, oltre ad una procedura di registrazione delle domande maggiormente semplificata, una fondamentale apertura del sistema di certificazione a produzioni non europee. Ciò significa, in sostanza, che i produttori dei Paesi terzi possono ora richiedere le certificazioni europee DOP, IGP o STG direttamente alla Commissione, senza dover passare per il vaglio delle proprie autorità nazionali.3 Il Reg. (CE) n. 510/06 ha dunque mantenuto la distinzione fra DOP e IGP4, in coerenza con l’orientamento politico della Commissione fino ad ora adottato, volto a rimarcare le differenze fra prodotti maggiormente legati al territorio, che quindi possono aspirare all’ottenimento della DOP, e quelli che hanno un minor vincolo con esso, certificabili come IGP. In linea con tale orientamento, nel tentativo di rimarcare visivamente la differenza fra i due tipi di riconoscimento, si è posto mano al sistema di etichettatura, assegnando il colore rosso-oro al logo DOP e quello blu-oro all’IGP. Prima dell’adozione del Reg. (CE) n. 628/08 infatti, (che ha introdotto tale modifica), i loghi erano dello stesso colore, ed apparivano troppo simili e dunque poco distinguibili dal consumatore.5 Ma basta tale espediente affinché il consumatore medio europeo possa finalmente apprezzare il valore di un simbolo, e le peculiarità qualitative che esso incorpora? In realtà, la differenza fra DOP e IGP risulta difficile nella pratica ed a volte francamente un po’ forzata. 6 Essa può infatti essere frutto, più che delle caratteristiche del prodotto, della legittima scelta dei produttori che fanno domanda per ottenere la certificazione, essendo la procedura di domanda ispirata ad sistema a base volontaria. Ciò genera una serie di conseguenze non solo di tipo teorico, ma anche pratico, in quanto è chiaro che gli schemi di certificazione non possono raggiungere i propri obiettivi a meno che i destinatari finali, ossia i consumatori europei, non siano messi in grado di comprenderne la portata: bisogna cioè dare concretezza al simbolo, rendendo possibile una scelta informata da parte dei consumatori. La necessità di sviluppare attività promozionali riguardo ai simboli DOP e IGP sia da parte degli Stati membri che della Commissione europea è stata oggetto di specifiche raccomandazioni nell’ambito del report della London Economics, "Evaluation of the CAP policy on protected designations of origin (PDO) and protected geographical indications (PGI)", pubblicato a Londra nel novembre 2008. Tale indagine, finanziata dalla Commissione Europea, mette in luce come il livello di riconoscibilità e comprensione dei simboli PDO e PGI sia molto basso fra i consumatori europei, e conseguentemente elabora la raccomandazione di cui sopra. La Commissione, nel commissionare tale indagine, si è dunque resa conto della necessità di procedere ad una revisione in profondità delle politiche concernenti i prodotti agricoli di qualità: una Comunicazione ufficiale che illustra gli orientamenti strategici in questo campo è stata pubblicata il 28 maggio 2009. Se ne esaminano di seguito i contenuti relativi ai marchi DOP, IGP ed STG, potendosi in questa sede solo far cenno agli altri schemi di qualità presi in esame da detta Comunicazione7. 2. La comunicazione della commissione europea del 28 maggio 2009 La Comunicazione della Commissione Europea del 28 Maggio 20098 costituisce il momento finale di un processo di verifica cominciato nel 2006 relativamente alle politiche agricole europee di qualità. Dall’Ottobre 2008 data furono poi avviate delle consultazioni che hanno coinvolto imprese, produttori, consumatori ed associazioni di tutta Europa, invitati a presentare le proprie considerazioni con riferimento alla cosiddetto “Libro Verde” sulla qualità dei prodotti agricoli.9 Ben 560 contributi sono stati ricevuti in risposta a tale Libro Verde, e sulla base di essi, nonché degli atti della Conferenza di Alto Livello organizzata dalla Presidenza Ceca dell’UE nel Marzo 2009, la Commissione Europea ha elaborato una serie di opzioni in materia che sono state pubblicate nella Comunicazione.10 L’orientamento generale che si ricava dalla Comunicazione rende esplicita la ricerca di semplificazione e razionalizzazione degli schemi di qualità alimentare che sta emergendo a livello comunitario 11. Preliminarmente, occorre ricordare che la UE ha elaborato vari meccanismi di azione al fine di garantire le caratteristiche dei prodotti agricoli, definendo per alcuni prodotti determinati livelli di qualità affinché essi possano essere venduti o commercializzati all’interno dell’Unione.12 Sono stati elaborati in particolare: marketing standards o norme di commercializzazione (etichettatura)13, come ad esempio le norme che definiscono le caratteristiche di determinati prodotti agricoli (es. definizione di “latte”, “succo di frutta”, “vino”), classificazione dei prodotti (es. il minimo quantitativo di grasso che deve essere contenuto nel “latte parzialmente scremato”), sistemi di etichettatura che garantiscano la rintracciabilità di alcuni prodotti14, ecc… schemi di qualità dei prodotti agricoli comunitari (certificazione). Gli schemi attualmente in vigore sono quelli DOP e IGP, STG, Agricoltura Biologica e Prodotti di Regioni ultraperiferiche15 schemi di qualità per i vini (certificazione) e i liquori (certificazione), con caratteristiche simili alle DOP e IGP per gli alimenti per quanto riguarda l’indicazione geografica dei prodotti, ma con specificità proprie ed un meccanismo di tutela separato. Tali meccanismi hanno portato all’adozione di una selva di norme comunitarie che hanno posto requisiti molto stringenti ai produttori comunitari, i quali, dal canto loro, si sono molto impegnati nel mantenere un livello di produzione qualitativamente assai elevato e soprattutto, rispettoso della rigida normativa ambientale e veterinaria. Gli standard minimi fissati sono inoltre spesso ampiamente superati dai produttori, ma la eccessiva frammentazione normativa ha impedito uno sviluppo coerente della politica agricola nel suo complesso (si pensi solo alla differenziazione fra schemi per i vini e schemi per i prodotti agroalimentari), limitando le potenzialità di mercato. Come dare dunque il giusto riconoscimento a tali sforzi, consentendo ai consumatori una scelta consapevole ed informata? 16 La strada prescelta dalla Commissione europea sembra essere quella della semplificazione e della razionalizzazione della relativa regolamentazione di settore. Nella sopra citata Comunicazione in particolare, grande enfasi viene posta sulle norme di commercializzazione o marketing standards che garantiscono l’identità dei prodotti, stabilendo ad esempio che si faccia un maggior uso dei “termini riservati”, onde evitare utilizzazioni abusive di termini quali “alimenti a basso contenuto di grassi” ecc… Simile attenzione è riservata alla rintracciabilità degli alimenti, per verificare che gli stessi provengano effettivamente dal luogo in cui si dichiara siano stati prodotti o raccolti, e ciò indipendentemente dall’ottenimento o meno di una certificazione di origine quale la DOP o l’IGP. Nella stessa ottica di semplificazione e chiarezza per i consumatori, si può solo accennare alle proposte di riforma che stanno investendo gli “schemi” di qualità agroalimentare europei come ad esempio agricoltura biologica. Con riferimento a quest’ultima, la Commissione evidenzia come l’adozione di schemi dissimili nei singoli Paesi membri stia rappresentando un ostacolo alla libera circolazione di tali prodotti in ambito comunitario, e si propone pertanto di eliminare tali impedimenti con una serie di misure, quale ad esempio la creazione di un nuovo logo organico europeo da apporre obbligatoriamente sui prodotti biologici che si commercializzano in Europa. 17 Quanto infine agli schemi di certificazione adottati dai singoli Paesi, e spesso da operatori privati, sebbene si evidenzi come gli stessi non siano totalmente affidabili, si ritiene al momento di non dover intervenire con provvedimenti normativi, lasciando che sia il mercato a determinarne le sorti. Pur sottolineando infatti come tali regimi possano a volte ingenerare confusione nei consumatori, che non sono in grado di distinguerli da quelli ufficiali, si ritiene di non dover intervenire in quanto si assiste in ambito internazionale ai primi tentativi di armonizzazione del settore . 18 Esaminiamo ora in modo più dettagliato le proposte avanzate per gli schemi DOP,IGP ed STG: in questo contesto si darà pure conto di una proposta di fusione di questi schemi con quelli elaborati per i vini, nonché della necessità di rafforzare l’impatto delle politica agricola europea di qualità in ambito internazionale, aspetto particolarmente importante evidenziato nella Comunicazione. 2.1. DOP e IGP Come si è accennato sopra, il report della London Economics ha evidenziato la scarsa consapevolezza dei consumatori europei riguardo le certificazioni di qualità in genere, e la differenza fra DOP ed IGP in particolare. Tale affermazione si è rivelata essere valida soprattutto in quei Paesi in cui, per tradizione, vi è una minore convergenza dell’attenzione di consumatori, imprese e istituzioni circa i prodotti del territorio. Pare dunque evidente che, a parte nicchie di conoscitori dei prodotti alimentari e di studiosi della materia, risulti alquanto difficile che il consumatore medio europeo si possa soffermare su tale differenziazione.19 Gli interventi comunitari volti a promuovere i simboli DOP e IGP, a cominciare dalla differenziazione nel sistema di etichettatura di cui si è detto, non appaiono sufficienti a garantire l’efficacia del sistema di informazione per i consumatori, se non accompagnati da ulteriori interventi promozionali volti a spiegarne il significato. Ciò rischia di vanificare l’intera politica agricola europea di qualità agroalimentare, di cui il sistema delle certificazioni DOP e IGP rappresenta uno dei pilastri, ma che non può certo prescindere dai consumatori finali. Come espressamente denunciato dalla Commissione Europea20, l’assenza di ulteriori interventi da parte dell’UE comporterebbe deleterie conseguenze: i costi sostenuti dai produttori per l’ottenimento delle certificazioni non sarebbero più compensati dal valore aggiunto di mercato, e ciò spingerebbe gli stessi ad uscire dagli schemi di certificazione; gli oneri amministrativi per gli stati Membri e l’UE crescerebbero a dismisura, soprattutto a seguito dell’apertura del sistema ai produttori dei Paesi Terzi e agli accordi bilaterali, col rischio di una applicazione disomogenea delle norme; in assenza di regole condivise circa i diritti di proprietà intellettuale, la credibilità dell’intero sistema delle Indicazioni Geografiche potrebbe essere compromesso. Al legislatore e agli altri organismi dell’Unione Europea si pone dunque la seguente alternativa: o promuovere campagne per aumentare la consapevolezza dei consumatori europei riguardo alle politiche agricole di qualità e sforzarsi nel sottolineare le peculiarità dei marchi DOP e IGP, oppure concentrarsi sul primo e più generale obiettivo, sacrificando la distinzione fra DOP e IGP. Pare proprio quest’ultimo orientamento quello che sta emergendo in seno alla Commissione Europea, onde non rischiare che un sistema troppo complicato agli occhi dei consumatori possa compromettere l’intera politica Europea di qualità agroalimentare, che rappresenta uno dei punti di forza delle politiche UE e che tuttora assorbe una larga fetta del bilancio comunitario. Il marchio DOP, in definitiva, verrebbe abolito e tutte le DOP esistenti verrebbero automaticamente trasformate in IGP. Non mancano, naturalmente, proposte meno drastiche, come il mantenimento dell’attuale sistema affiancato ad una semplificazione e chiarificazione delle procedure di ottenimento delle certificazioni, anche in riferimento alla loro durata. Si è inoltre pensato ad una eventuale estensione degli obblighi di certificazione ad altri operatori della catena di approvvigionamento, come gli importatori e i distributori, alla stregua di quanto oggi avviene per i prodotti biologici. Restano tuttavia aperte altre opzioni che pure sono attualmente allo studio della Commissione. Fra esse, la creazione di un sistema di protezione comune per vini e prodotti agro-alimentari, oggi differenziati, con l’adozione di un unico schema di certificazione e tutela; la creazione di un sistema parallelo di protezione nazionale che operi all’interno dei singoli Paesi membri e che costituisca il presupposto per la richiesta di protezione a livello europeo, con la conservazione dei marchi DOP e IGP; la sostituzione del sistema attualmente vigente con uno basato sui trademarks, quindi con lo stesso livello di protezione assicurato dall’accordo internazionale TRIPS,21 ma con effetti limitati al territorio comunitario. Sono invece state escluse altre opzioni, quali ad esempio l’emanazione di una Direttiva che deleghi gli Stati membri circa la definizione di interventi nel settore delle politiche agricole di qualità, o addirittura l’abolizione completa della disciplina EU , perché non in linea con la politica di armonizzazione oramai consolidata nel settore. Allo stesso modo, pare poco probabile, al momento, l’opzione di una auto-regolamentazione del settore, essendo lo stesso troppo frammentato fra ONG, organismi sociali e lobby economiche. Non viene invece abbandonata, sebbene in una prospettiva a lungo termine, la possibilità di una ri-modulazione complessiva della disciplina comunitaria in seno al WIPO ed al WTO e dunque in un ambito internazionale: molto dipenderà dai negoziati con altri Paesi (Stati Uniti e Australia in particolare) che adottano un approccio completamente diverso da quello EU con riferimento alle Indicazioni Geografiche, non riconoscendo ad esse alcun diritto di proprietà intellettuale.22 In tale contesto di difesa dei diritti di proprietà intellettuale derivanti dall’ottenimento della certificazione, sarebbe molto utile includere le indicazioni geografiche nel campo di applicazione dell’Accordo commerciale anticontraffazione23 e del costituendo “Osservatorio europeo sulla contraffazione e la pirateria”. 2.2. STG Discorso a parte, ma in un certo senso simile per quel che attiene alle tendenze di semplificazione che stanno emergendo a livello europeo, riguarda lo schema di certificazione ed il connesso marchio STG. Tale schema, in realtà, non è mai decollato, essendovi attualmente solo 20 prodotti registrati in tutta Europa. Ci si è dunque resi conto che non è utile proseguire con lo schema attuale in quanto non in grado di assicurare, da un lato, un vantaggio competitivo ai produttori, dall’altro una corretta informazione dei consumatori. Per tale motivo, alcune proposte alternative sono al vaglio della Commissione, tra le quali due prevedono la conservazione delle STG nel quadro degli schemi di politiche agricole di qualità, e due ne prevedono l’uscita. Cominciando dalle prime, si discute se il marchio STG (che verrebbe così ad essere conservato), debba garantire la tutela con riserva al diritto al nome oppure senza quest’ultimo. Nel primo caso non ci sarebbero sostanziali modifiche alla disciplina attualmente in vigore; nel secondo, l’abolizione della protezione dell’uso esclusivo del nome del prodotto con marchio STG comporterebbe la possibilità di una sua utilizzazione da parte di qualsiasi produttore, ma con l’obbligo dell’indicazione del logo STG. In altre parole, se oggi per poter utilizzare il nome di un prodotto registrato STG (si pensi ad esempio alla pizza napoletana STG), i produttori devono dimostrare di utilizzare metodi tradizionali, ciò non avverrebbe nel caso in cui la tutela del diritto al nome venga abolita, purchè si indichi il marchio STG: tutti potrebbero sfornare una “pizza napoletana” a condizione che assieme al nome venga indicato anche il marchio comunitario STG. Si comprende come tale soluzione sia volta a svuotare di contenuto la tutela offerta dal marchio europeo STG, che è invece strettamente connessa, al pari dei marchi DOP e IGP, alla tutela esclusiva del nome stesso del prodotto. Sempre nell’ottica di una minor tutela, che potrebbe peraltro essere comprensibile dato l’insuccesso finora avuto, si è proposto di far uscire le STG dal quadro degli schemi di politiche agricole di qualità, e di proteggere il termine “tradizionale” dandone una definizione legislativa simile a quella di altri prodotti, sotto forma di marketing standards europei. Ultima proposta, quella di lasciare la regolamentazione delle specialità tradizionali al settore privato o ai singoli Stati membri, con un abbandono dunque di ogni regolamentazione a livello comunitario. Tale proposta troverebbe già pronta l’Italia, nel quale Paese è già in vigore un normativa nazionale dedicata ai “Prodotti Agrolimentari Tradizionali”24. Anche in Belgio vi è una normativa nazionale rivolta all’identificazione dei prodotti tradizionali fiamminghi. 3. Conclusioni Dovremo dunque dire addio ai marchi DOP e STG? Una risposta precisa non è possibile in questo momento, in quanto la Comunicazione del 28 Maggio 2009 non fa altro che impostare delle linee guida per le politiche future, per cui nel concreto bisognerà seguire i lavori e gli orientamenti politici che emergeranno a livello comunitario nei prossimi mesi. Detto ciò, tale conclusione risulta più probabile con riferimento a STG, data anche la loro scarsa diffusione, se non altro nel senso di una loro uscita dagli schemi di politiche agricole di qualità. Per quanto riguarda invece i marchi DOP, al momento l’opzione preferibile appare quella di chiarificare le regole di DOP e IGP, nel quadro di un approccio politico generale volto a semplificare le politiche agricole europee di qualità. Tale semplificazione porterà, con molta probabilità, ad una razionalizzazione dei sistemi di certificazione per gli schemi di tutela delle indicazioni geografiche, con una probabile fusione dei registri di vini, spiriti e prodotti agroalimentari in un unico sistema, premessa indispensabile ad un rilancio su scala globale del riconoscimento dei sistemi europei di qualità alimentare. Resta però da capire se, una volta attuate le azioni proposte, i consumatori saranno messi nelle condizioni di comprendere le nuove informazioni riportate sui prodotti ed i nuovi schemi di qualità, o se non vengano piuttosto disorientati da continue modifiche e dalla possibilità di deroghe. Ciò apre nuove possibilità di ricerca per quel che attiene lo studio del comportamento dei consumatori e la loro percezione delle politiche europee di qualità alimentare, nel quadro di una più ampia indagine riguardante non solo la riconoscibilità dei simboli ma anche la stessa comprensione dell’importanza del sistema DOP-IGP ed STG, soprattutto in quei Paesi in cui il numero dei prodotti registrati risulta inferiore rispetto a quanto ci si aspetterebbe dato il peso del loro comparto agricolo. ______________ 1 Sulla PAC in generale si veda: D. Bianchi, Politique Agricole Commune-Dèveloppment Rural, Joly, Communautaire, 2004; R.C. Hine, K.A: Ingersent, A.J. Rayner The Reform of the Common Agricultural Policy, Basingstoke, 1998; L.Beurdley, Politique Agricole Comune, Paris, 1996; J. Lamo De Espinosa, La nueva politica agraria de la Union Europea, Madrid, 1998; G. Tesauro, Diritto Comunitario, parteII. Il mercato comune Padova, Cedam, 1995. 2 WT/DS 290/R. 3 Un esempio di prodotto extraeuropeo cui è stato riconosciuto il marchio DOP è il Caffè di Colombia. 4 Così recita il primo comma dell’art 2 del Regolamento citato: “Ai fini del presente regolamento, si intende per: a) «denominazione d'origine», il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: — originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese, — la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico, inclusi i fattori naturali e umani, e — la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata; b) «indicazione geografica», il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: — come originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e — del quale una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche possono essere attribuite a tale origine geografica e — la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata”. 5 N. Coppola, “Etichette DOP IGP STG logo europeo”, in Il Doganalista, Maggio-Giugno 2009, n. 4. 6 La tematica è sentita sia nell’Europa Continentale che in Gran Bretagna: in Consorzio del Prosciutto di Parma v. Asda Stores Ltd [2002] ECJ, C-108/01 FSR 3,44, para.8, Lord Hoffmann afferma, a proposito della somiglianza fra DOP e IGP , che “ il nesso causale tra il luogo di origine e la qualità del prodotto può essere un fatto di reputazione più che un fatto verificabile”. 7 La comunicazione in oggetto, in realtà, prende in considerazione tutti gli aspetti delle politiche agricole di qualità, fra cui gli orientamenti che stanno emergendo in sede europea con riferimento all’agricoltura biologica. Per un approfondimento di questi temi che vada oltre i cenni che saranno forniti qui di seguito, si rimanda al sito ufficiale della Commissione Europea: http://ec.europa.eu/agriculture/quality/policy/com2009_234_lt.pdf 8 Bruxelles, 28.5.2009, COM(2009) 234 definitivo, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo sulla politica di qualità dei prodotti agricoli, {SEC(2009) 670}, {SEC(2009) 671}. 9 “Green Paper” o Libro Verde sulla qualità dei prodotti agricoli: norme di prodotto, requisiti di produzione e sistemi di qualità, COM(2008) 641 del 15.10.2008. 10 L’Impact Assessment Summary che correda la Comunicazione fornisce dati importanti per quel che attiene le proposte che avranno una maggiore probabilità di essere portate avanti in futuro, ma ciò dipenderà, appunto, dagli orientamenti politici che emergeranno in commissione nei prossimi mesi: su tal punto si veda oltre nel testo. 11 Come evidenziato nella Comunicazione, la Commissione ha ravvisato tre tematiche fondamentali da sviluppare nella futura politica di qualità dei prodotti agricoli: – informazione: migliorare la comunicazione tra produttori, acquirenti e consumatori sulle qualità dei prodotti agricoli; – coerenza: rendere più coerenti gli strumenti della politica di qualità dell’UE; – complessità: rendere più facili agli agricoltori, ai produttori e ai consumatori la comprensione e l’uso dei vari regimi e delle diciture riportate in etichetta 12 Tali disposizioni vanno comunque considerate nel quadro delle regole generali sulla libera circolazione delle merci fissate dai trattati istitutivi della comunità europea e dalla giurisprudenza comunitaria, come ad esempio la regola del mutuo riconoscimento dei prodotti, secondo la quale ogni Stato membro deve accettare che nel suo territorio siano commercializzati prodotti ottenuti e commercializzati negli altri Stati membri. Tale principio garantisce la libera circolazione delle merci e dei servizi senza dover ricorrere all'armonizzazione delle legislazioni nazionali, ma incontra a volte difficoltà applicative. Devono anche essere prese in considerazione le norme volte a prevenire l’immissione in commercio di alimenti non salubri, fra cui i provvedimenti-cardine del cd. “pacchetto igiene”: Reg. (CE) n. 852/04 sull’igiene dei prodotti alimentari, Reg. (CE) n. 853/04 sull’igiene degli alimenti di origine animale e Reg. (CE) n. 854/04 sull’organizzazione dei controlli sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano. Il "pacchetto igiene" è stato infine integrato dal Reg. (CE) 183/2005, che stabilisce i requisiti per l'igiene dei mangimi. 13 Sia l’etichettatura che la certificazione possono attestare che un prodotto risponde a dei requisiti minimi; le certificazioni hanno però una funzione più complessa, e sono utilizzate per prodotti “di punta” per i quali è anche previsto un sistema di controlli periodici. 14 L’indicazione obbligatoria del paese di origine e/o del luogo di produzione nell’etichettatura è in vigore in Australia (per tutti i prodotti agricoli e alimentari) e negli Stati Uniti (solo per determinati comparti di produzione agricola), come pure in altri paesi del mondo. Nell’UE, l’indicazione del luogo di produzione è obbligatoria per carni bovine, ortofrutticoli, uova, pollame, vino, miele, olio d’oliva (dal 2009) e prodotti biologici recanti il marchio UE (dal 2010). L’indicazione dell’origine si applica anche ai prodotti dell’acquacoltura. 15 Le cosiddette “Outermost Regions” dell’UE includono i Dipartimenti Francesi d’Oltremare (Guadalupa, Guyana Francese, Rèunion e Martinica) , le Azzorre e Madeira e le Isole Canarie (Spagna), in cui si producono banane, meloni, ananas ed altra frutta esotica. 16 Si riporta la frase di apertura della Comunicazione: “Acquistare cibi e bevande prodotti nell’UE significa acquistare prodotti di qualità, scegliendoli su un’ampia varietà di prodotti scaturiti dalle diverse tradizioni regionali della Comunità. I consumatori di ogni parte del mondo lo sanno: il settore agroalimentare dell’UE gode di una reputazione di alta qualità grazie a decenni, se non secoli, di duro lavoro, di investimenti, di innovazione e di dedizione all’eccellenza”. Tale dedizione all’eccellenza da parte dei produttori europei è stata più volte sottolineata da Mariann Fischer Boel, Commissario Europeo all’Agricoltura e Sviluppo Rurale, ponendo l’accento agli aspetti relativi alla competitività dei prodotti europei ed alla necessità di una migliore informazione diretta ai consumatori, ma anche alla necessità di una semplificazione degli schemi di etichettatura e certificazione. 17 Ciò verrà fatto anche al fine di impedire la sovrapposizione del marchio di qualità ecologica Ecolabel , che si propone di estendere ai prodotti alimentari e a i mangimi, con l’attuale marchio biologico. 18 La Commissione sta inoltre approntando comunicazioni sui marchi “Commercio equo e solidale” e “Benessere degli animali” e ha in progetto la definizione di criteri minimi per regimi volontari di pesca sostenibile. 19 Una Opinione rilasciata nel Marzo 2008 dal Comitato Economico e Sociale Europeo afferma come il riconoscimento “degli schemi di certificazione europei e dei rispettivi simboli e loghi appare ancora inadeguato e molto lacunoso”. Si veda: Opinion of the European Economic and Social Committee on Geographical indications and designations (Own-initiative opinion) NAT 372, Brussels, 12 March 2008. 20 Allegato B dell’ Impact Assessment Summary, p. 52. 21 Il TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) Agreement, è un accordo internazionale amministrato dal WTO che fissa standard minimi di tutela per diverse forme di proprietà intellettuale. Per quanto riguarda i prodotti agricoli, la tutela stabilita non è particolarmente stringente, e sicuramente inferiore a quella riservata a vini e spiriti: solo per questi ultimi è infatti prevista, ad esempio, una protezione contro l’uso ingannevole della indicazione geografica nel caso in cui la traduzione si accompagni ad espressioni quali “tipo”, “stile”, “imitazione” od altre simili. Anche per l’accordo TRIPS sono state avanzate delle proposte di armonizzazione del sistema previsto per vini e spiriti con quello previsto per gli altri prodotti agricoli: si veda D Rangnekar, Geographical Indications A Review of Proposals at the TRIPS Council: Extending Article 23 to Products other than Wines and Spirits, UNCTAD-ICTSD Project on Intellectual Property Rights and Sustainable Development. 22 T. Josling, What’s in a Name? The economics, law and politics of Geographical Indications for food and beverages (Freeman-Spogli institute for International Studies, Stanford University, n. 109, January 2006). 23 L’ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) è ancora alla fase delle trattative: i Paesi interessati, fra cui l’UE, hanno fin dal 2008 affermato il loro impegno a favore di un accordo teso a intensificare la lotta alle contraffazioni e alla pirateria mediante una maggiore collaborazione internazionale. La necessità dell’inclusione delle indicazioni geografiche in tale cruciale accordo è stata vigorosamente sostenuta da molti degli esperti intervenuti durante la Conferenza di Alto Livello sulle politiche agricole di qualità organizzata dalla Presidenza Ceca dell’UE nel Marzo 2009: http://www.qpc.cz/index.php?lchan=1&lred=1; allo stesso indirizzo è possibile reperire gli interventi degli esperti e dei rappresentanti dei produttori che hanno partecipato alla conferenza citata, fra i quali si segnala quello di M. Vittori, PDOs/PGIs: The point of view of GI producers – origin. 24 Basati sul decreto legislativo 173/98 e sulle regole di attuazione contenute nel D.M. 350/99, i cui aspetti più rilevanti sono: Art. 1, (Finalità), comma 1: Prodotti agroalimentari tradizionali sono quelli le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo (almeno 25 anni); comma 2: le Regioni accertano che le suddette metodiche sono praticate sul proprio territorio in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo comunque per un periodo non inferiore ai 25 anni. Art. 2 (Elenchi regionali), comma 1: Le Regioni e province autonome predispongono gli elenchi dei propri prodotti agroalimentari tradizionali; che definisce prodotti agroalimentari tradizionali quelli le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo da almeno 25 anni. Commenta | Stampa | Segnala | Condividi |

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L'Asl sistema i conti e risparmia 5 milioni (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 02-07-2009)

Argomenti: Province

Più costi per personale, case di riposo, cliniche e farmaci. Maggiori entrate grazie ai ticket ed i pazienti che vengono da fuori L'Asl sistema i conti e risparmia 5 milioni Fabi: «Spesi un miliardo e 166 milioni di euro». Theiner: «L'accorpamento funziona» Il direttore: siamo una Asl tra le più grandi d'Italia ma differentemente da altre regioni le cifre sono in ordine BOLZANO. «L'Asl naviga in buone acque. Nonostante la crisi ed il pesante aumento delle spese il budget è stato più che rispettato». Sorrisi tra il direttore generale Andreas Fabi e l'assessore Richard Theiner alla presentazione del bilancio 2008, il secondo dall'istituzione dell'Azienda unica: «Registriamo un avanzo di 5 milioni di euro che finiranno nel bilancio preventivo del 2009». «L'Asl con quasi novemila collaboratori e dei costi complessivi per un ammontare di 1 miliardo e 166 milioni di euro - spiegano Fabi e Theiner - è una delle più grandi d'Italia ma differentemente da quel che succede del resto della penisola ha i conti perfettamente in ordine. Oltre a tutto dobbiamo dire che abbiamo sempre più pazienti che vengono a farsi curare da fuori provincia, merito questo della professionalità dei nostri medici e dei nostri infermieri, grazie ai quali abbiamo incassato 10 milioni di euro». Ricordiamo a questo punto che il primo bilancio dell'Asl (presentato a luglio 2007) aveva registrato un avanzo di 280 mila euro a fronte di uno stanziamento di 1 miliardo e 15 milioni di euro. La spesa, come si vede, corre. Ma quella che si respirava ieri tra i vertici della sanità altoatesina era tutt'altra aria rispetto allo scorso aprile quando il direttore generale aveva lanciato l'allarme: «La Provincia ha sottofinanziato di 26 milioni il bilancio di previsione - aveva detto Fabi - e per questo ci mancano soldi. Sei milioni rientreranno con gli utili ma ne servono altri venti. L'anno scorso, in corso di aggiustamento di bilancio, ci erano stati concessi 35 milioni in più. Quest'anno ne chiediamo solo 20, ben 15 di meno, ma li chiediamo. Speriamo di riceverli altrimenti non potremo presentare conti in ordine». E i soldi alla fine sono arrivati. Theiner spiega che è stato giusto così: «La crescita della spesa è fisiologica, più di tanto anche stando attentissimi e razionalizzando non si può abbattere e non c'era altro da fare». I costi della sanità - infatti - continuano a salire sia per i nuovi metodi di trattamento che per le nuove apparecchiature, che per i farmaci, soprattutto gli antitumorali. Fabi non ha dubbi: «L'Asl unica che conta 7 ospedali, 20 distretti, 990 medici e 3.164 infermieri ha ottenuto un ottimo risultato nonostante il forte aumento dei costi. Abbiamo speso quasi l'8% in più per i medicinali, il 10% in più tra presidi sanitari e case di riposo ed il 4,9% in più per gli stipendi del personale». E alla fine, incassato l'aggiustamento di bilancio, Fabi è riuscito anche a risparmiare 5 milioni di euro: «Bene così. Finiranno direttamente nel bilancio preventivo dell'anno prossimo». Guai a parlare di tagli perchè la parola d'ordine è razionalizzare. «Razionalizzazione che a breve - ricorda Fabi - ci porterà a stilare il nuovo organigramma amministrativo. In due anni siamo riusciti a ridurre di un terzo gli attuali posti per dirigenti ed alla fine dai 123 iniziali arriveremo ad 81». E adesso altri numeri. L'Asl ha speso meno dell'anno scorso per l'assistenza in Austria alla Clinica universitaria di Innsbruck e per il Centro di riabilitazione di Bad HÄring e per altri centri austriaci ecc. che l'ha portata a risparmiare 1 milione e 300 mila euro. L'abolizione del ticket per il ricovero ha comportato invece un minor introito di 500 mila euro. Ma la riforma c'è, non c'è, va avanti, si ferma. Che fa? «Eccome se va avanti. Abbiamo elaborato all'incirca una dozzina di progetti clinici importanti che vanno dall'assistenza clinica a pazienti colpiti da ictus, alle cure palliative, ad uno sviluppo della riabilitazione e ad uno dell'ortopedia ed ancora all'apertura di un reparto di psichiatria infantile dell'età evolutiva ed avanti così». Sia per il direttore generale che per l'assessore la riforma sta dando i suoi frutti e l'accorpamento ha permesso di stoppare gli aumenti degli anni passati: «Siamo riusciti a fare tutto questo migliorando lo standard di qualità e la quantità dei servizi e riuscendo anche ad assumere 8 medici e 56 infermieri. E in tempi di crisi non ci sembra affatto cosa da poco».

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(sezione: Province)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 02-07-2009)

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ECONOMIA pag. 18 «Contro la crisi misure insufficienti E il piano casa rischia d'essere un flop» Allarme all'assemblea Federlegno-Arredo. Anche il governo nel mirino MILANO C'È UNA FETTA importante degli imprenditori italiani che, esasperati dalla crisi e dalla latitanza della politica, parrebbe sul punto di dare «i cinque giorni» al governo. Sono i costruttori, il mondo dell'arredamento, la chimica e, in generale, il tessuto delle piccole e medie imprese, riuniti ieri a Milano per l'assemblea di Federlegno-Arredo. Complessivamente una fetta del Pil superiore a 100 miliardi, con un export che sfiora il 35%. Non gradiscono, per cominciare, l'appello generico all'ottimismo. La recessione è grave, dicono tutti, e segnali di ripresa non se ne vedono. «Pessimista» si definisce Andrea Negri, vicepresidente di Federcostruzioni; e il collega Piero Torretta dell'Ance dà perfino i numeri: meno 20% il giro d'affari, il che porterebbe in autunno a un teorico taglio di circa 200mila addetti nel settore. Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica, aggiunge che «la chimica anticipa i cicli di circa otto mesi: beh, per il momento è calma piatta»; Giuseppe Morandini, presidente di piccola e media industria di Confindustria valuta fra il meno 30 e il meno 50 il fatturato di gran parte dei suoi associati, e sposta la ripresa direttamente al 2010. «C'è negatività in giro sintetizza il presidente del Censis Giuseppe De Rita Abbiamo retto meglio di altri all'inizio, ma ora siamo appesantiti, non capiamo da dove ripartire». ECCO, una strategia di ripartenza. Questo vorrebbero tutti «e non una sventagliata di misure generiche» quali sono, per De Rita, il «piano casa» e il decreto anticrisi di venerdì scorso. Perchè, chiedono per esempio costruttori e arredatori, la «Tremonti-Ter» incentiva solo gli investimenti in macchinari e non negli edifici? Perchè è esclusa la spesa in ricerca e innovazione? E perchè il piano casa non coglie l'occasione di «ridisegnare le città», «rottamare» le orride periferie anni 50 per riedificarle secondo moderni criteri di sostenibilità ambientale e risparmio energetico? «Le idee sono anche buone dice Negri ma le misure non sono sostanziali. Così si fa solo propaganda». L'architetto Mario Cucinella, che per la Federazione curerà il progetto del nuovo teatro de L'Aquila, interamente in legno, parla di «crisi genetica», qualcosa da cui non si tornerà indietro. Si può solo avanzare sulla direttrice ambiente-sostenibilità-energia-risparmio. Morandini teme burocrazia e ritardi e si chiede che fine abbia fatto l'abolizione di Province ed enti inutili e quando partiranno le grandi opere per 17 miliardi. Torretta critica il piano di ricostruzione in Abruzzo «calato dall'alto secondo vecchie logiche stataliste». Squinzi sintetizza: «Il governo sembra un alunno che avrebbe le capacità, ma non si impegna». La platea applaude. CONCLUDE il presidente di Federlegno-Arredo, Rosario Messina, partendo dai brutti dati del primo semestre: l'export è crollato di 40 punti, mentre il mercato domestico dal -25% della fine dello scorso anno è risalito all'attuale -15%. Ciò l'induce a chiedere di privilegiare il sostegno ai consumi piuttosto che forme di assistenzialismo alle imprese: «In Italia i soldi ci sono, ma la gente è spaventata e non compra»; così anche il «piano casa rischia di essere un flop». Conclusione: le imprese facciano squadra e si presentino al governo con un piano strategico. O si tratta di un ultimatum? Massimo Degli Esposti>Torna all'inizio


abbonamenti avanti a tutta i tifosi ritrovano l'entusiasmo (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 03-07-2009)

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Pagina 11 - Livorno Abbonamenti avanti a tutta I tifosi ritrovano l'entusiasmo LIVORNO. Mille abbonamenti già rinnovati soltanto al «Punto amaranto» nei tre giorni di apertura. Un andamento molto sostenuto, oltre le previsioni, mentre sono cominciate le prenotazioni nei vari club per cui la cifra è sicuramente più alta. Una risposta molto sostenuta da parte dei tifosi dopo aver ritrovato la serie A con squadroni come Inter, Milan, Juve, Roma che verranno all'Ardenza e con l'abolizione che c'è stata della «giornata amaranto». La prelazione durerà fino al 17 luglio. Anche in provincia c'è stata una buona adesione. Previsioni alquanto positive per toccare e magari superare il numero di diecimila abbonati che costituirebbe il record assoluto. Come ha detto Roberto Spinelli lo stadio dovrà essere una roccaforte dei tifosi, come lo è stato contro il Brescia, per accompagnare la squadra contro gli avversari.

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Le Province sono un esempio di federalismo che parte dal basso. Ma l'auspicio è che ... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 04-07-2009)

Argomenti: Province

Sabato 04 Luglio 2009 Chiudi «Le Province sono un esempio di federalismo che parte dal basso. Ma l'auspicio è che sia davvero l'avvio di una riorganizzazione dello Stato e del riordino dei poteri locali, con una discussione su chi fa cosa. Su questo siamo disponibili a parlare, superando però una logica fuori luogo: quella abolizionista». Così il presidente di palazzo Gentili, Alessandro Mazzoli, in occasione de "La sfida del federalismo", convegno organizzato dal Censis a Roma. E a supporto della tesi, ha portato l'esempio di Viterbo. Oltre a Mazzoli erano presenti il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il sindaco di Parma Pietro Vignali, il presidente e il direttore generale del Censis, rispettivamente Giuseppe De Rita e Giuseppe Rossi. L'analisi è partita dal distretto ceramico di Civita Castellana. «Su circa 4.000 addetti - ha spiegato Mazzoli - 1.600 sono in cassa integrazione e 500 espulsi: la metà della forza lavoro è ferma. Abbiamo quindi dato il via a bandi regionali su innovazione e risparmio energetico che hanno messo in moto 34 milioni di euro». Poi il discorso si è allargato alla crisi in generale. «In funzione di questa - ha proseguito - è stato rimodulato il Por 2007-2013; insieme alla Camera di Commercio abbiamo messo a disposizione dei Consorzi fidi 650.000 euro per facilitare l'accesso al credito delle imprese; ancora grazie alla concertazione, le convenzioni con gli istituti di credito per l'anticipazione della cassa integrazione. Quindi l'impegno di Regione Lazio e Provincia sul programma di investimenti pubblici per il 2009: per la manutenzione delle strade e delle scuole, insieme alla realizzazione di due nuovi istituti scolastici, abbiamo stanziato complessivamente 40 milioni di euro». Re. Vi.

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Azione dei Cristiani per l'Abolizione della Tortura: e se le vittime fossimo noi? (sezione: Province)

( da "Blogosfere" del 04-07-2009)

Argomenti: Province

Lug 09 4 Azione dei Cristiani per l'Abolizione della Tortura: e se le vittime fossimo noi? Pubblicato da Eleonora Bianchini, Blogosfere Staff alle 07:00 in In evidenza Francesco Russo su SpotX ci segnala l'interessante l'effetto scenico (e morale) dell'ambient media di Acat, un'associazione che si prefigge di cancellare e abolire i sistemi di tortura. "Le vitime sono proprio persione come me e te", è il messaggio dell'adesivo speciale che va a rivestire il retro dei sedili, a prescindere che siano di un cinema o di un mezzo pubblico. L'operazione è di Advico Y&R Zurigo. Guarda lo spot qui!

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Crisi, il 55,5% dei cittadini boccia l'operato degli enti pubblici in difesa di famiglie e imprese (sezione: Province)

( da "Sestopotere.com" del 04-07-2009)

Argomenti: Province

Crisi, il 55,5% dei cittadini boccia l'operato degli enti pubblici in difesa di famiglie e imprese (4/7/2009 11:36) | (Sesto Potere) - Roma - 4 luglio 2009 - La crisi è un test di affidabilità per tutti i soggetti pubblici. Ma al momento gli italiani si mostrano scettici. Secondo un’indagine del Censis condotta ad aprile, il 55,5% dei cittadini (con giudizi più severi nel Mezzogiorno) non ha apprezzato l’operato dei soggetti pubblici nel supportare famiglie e imprese di fronte alla crisi. Se però si focalizza l’attenzione sulle risposte, emerge un ruolo non secondario attribuito agli enti territoriali. Regioni, Province e Comuni raccolgono insieme il 15% dei consensi. In particolare, nel Nord-Est vengono indicati come i soggetti più attivi dal 22,5% dei cittadini. Un’indagine del Censis su un campione di sindaci di Comuni capoluogo di provincia conferma che la quasi totalità delle amministrazioni comunali (94%) è intervenuta con misure straordinarie. In gran parte dei casi con un potenziamento del welfare per le fasce deboli della popolazione (76,5% dei Comuni), ma anche con interventi su target specifici di cittadini particolarmente colpiti (38%) o affidando la scelta degli interventi a tavoli di concertazione con altri soggetti locali e istituzionali (41%). La maggioranza dei Comuni (65%) si è mossa intervenendo volta per volta sulle singole emergenze. Ma negli ultimi mesi circa un terzo delle amministrazioni comunali ha varato «pacchetti anticrisi» per il 2009 molto articolati, rivolti a lavoratori in mobilità, cassaintegrati, commercianti, artigiani e famiglie in difficoltà. Emerge lo sforzo di coordinamento con le altre istituzioni locali, sia in «orizzontale» (il 29% con altri Comuni, il 50% con la Camera di commercio, il 54% con i sindacati, il 42% con le organizzazioni di rappresentanza datoriali), sia in «verticale» (il 58% con le Province, il 42% con le Regioni). I sindaci interpellati denunciano, tuttavia, forti penalizzazioni nel loro concreto operare. Il 67% fa riferimento all’impossibilità di utilizzare le risorse provenienti dagli avanzi di amministrazione. A queste si aggiungono i proventi della vendita di quote azionarie o porzioni del patrimonio immobiliare (il 36% delle risposte), anch’essi di fatto indisponibili per i vincoli imposti dal patto di stabilità interno. La crisi economica, del resto, colpendo in maniera differenziata settori produttivi, territori economici, soggetti particolarmente esposti, ha evidenziato la fragilità dell’architettura dei rapporti tra i diversi livelli di governo. Gli interventi messi in campo, anche quando caratterizzati da buona volontà e competenza, lasciano emergere vuoti, sovrapposizioni, ridondanze, soprattutto a causa dell’assenza di una precisa e collaudata articolazione dei poteri territoriali. Ma la modalità con cui gli enti locali si sono attivati in questa circostanza ƒ{ - un concreto operare del federalismo, al di là di astratti disegni di riforma istituzionale - costituisce una prova di quella assunzione di responsabilità, modulata localmente, che è l’ingrediente di base per la ricetta federalista del Paese. Veniamo da almeno tre stagioni di spinta federalista ormai bruciate. La prima ha preso il via con l’elezione diretta dei sindaci. Scontrandosi con l’impossibilità di programmare i budget degli interventi e con meccanismi di contenimento della spesa pubblica locale, ha finito per insterilirsi. Poi c’è stata la stagione inaugurata dall’elezione diretta dei «governatori» regionali e dalla devoluzione di funzioni dallo Stato centrale alle Regioni. Ma è stata una stagione di vertenzialità prima in alto, con i poteri statali, poi in basso, per la mancata o parziale attuazione del processo di «devolution della devolution» verso le autonomie locali. Non sono state colte appieno le opportunità connesse al processo di revisione statutaria e si è impoverito il ruolo delle assemblee elettive. Tutto ciò in un contesto di progressivo indebolimento finanziario legato in gran parte alla difficoltà di presidiare la deriva della spesa sanitaria. La terza stagione, infine, è quella del protagonismo degli enti intermedi, del presidio dell’area vasta, del governo per condensazione soggettuale. Nel giro di pochi anni, prima è divampata una inedita «voglia di Provincia», con le tante proposte di legge presentate in Parlamento per la costituzione di nuovi enti, poi è ricomparso un variegato fronte abolizionista, che ha preso di mira anche altri enti come le Comunità montane, improvvisamente additati come inutili, da sopprimere o ridurre. Al di là dell’accresciuto tasso di astensionismo (-6,4% alle europee rispetto alle precedenti elezioni, stemperato al I turno delle provinciali e comunali, con una riduzione rispettivamente del 3,9% e del 2,6% dei votanti), all’indomani del voto amministrativo i nuovi equilibri politici che si sono stabiliti a livello locale hanno determinato un bilanciamento nella guida delle giunte comunali e provinciali del Paese. Il Pdl, la Lega Nord e altri (il centrodestra) amministrano oggi un numero di province (55, concentrate al Nord-Ovest e nel Mezzogiorno) pari a quelle guidate da Pd, Italia dei Valori e altri (il centrosinistra). Le Province amministrate dal centrodestra corrispondono a una porzione di territorio in cui risiede il 55,7% della popolazione e si produce il 54,1% della ricchezza italiana. Alle amministrazioni provinciali di centrosinistra resta una porzione di territorio in cui vive il 44,3% della popolazione e si realizza il 45,9% del valore aggiunto. Il quadro cambia, tuttavia, quando si passa in rassegna il colore politico delle amministrazioni dei Comuni capoluogo, perché ovviamente vi sono amministrazioni provinciali con una guida politica diversa da quella del Comune principale (si pensi, ad esempio, alla Provincia e al Comune di Roma). Le giunte comunali di centrodestra amministrano oggi territori che corrispondono al 52,3% del valore aggiunto realizzato nelle grandi città, mentre alle giunte di centrosinistra fa capo il restante 47,7% del valore aggiunto dei grandi Comuni. Il centrodestra, alla guida della metà delle amministrazioni provinciali italiane, ha oggi la responsabilità di oltre il 53% della spesa pubblica delle Province (che ammonta a circa 17 miliardi di euro l’anno nel complesso) e, in particolare, a più del 58% della spesa in conto capitale, fissando così un netto cambiamento rispetto al recente passato. Il dibattito sulla riforma federalista perde così i connotati di una disputa essenzialmente politica e si inquadra finalmente nei termini di una riforma necessariamente trasversale alle coalizioni partitiche, funzionale ad attivare processi virtuosi di riequilibrio territoriale attraverso la valorizzazione del ruolo delle autonomie locali. La funzione di sindacato di territorio esercitata dal sistema delle autonomie (nei confronti delle Regioni, dello Stato centrale, della politica in senso più ampio) deve tradursi nella realizzazione di una governance locale finalizzata a far funzionare i rapporti tra i diversi soggetti attivi sul territorio (soggetti istituzionali, intermedi e semplici) secondo un assetto di poliarchia matura e responsabile.

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Il 90% dei Itea agli italiani (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 05-07-2009)

Argomenti: Province

il pubblico Svolta due anni fa dopo il picco del 15% agli immigrati del 2006 Il 90% dei «posti» Itea agli italiani Per quattro anni, tra il 2002 ed il 2005, la distribuzione percentuale è rimasta stabile, tra il 12,6 ed il 13%. Poi l'«impennata» del 2006 con 81 alloggi assegnati agli stranieri, pari al 15,4%. Quindi una brusca retromarcia nel corso dell'esercizio successivo: 517 appartamenti agli italiani e 58 agli immigrati (89,9 contro 10,1%). È quasi un'altalena la distribuzione da parte di Itea degli alloggi pubblici. La percentuale destinata agli stranieri è superiore alla loro incidenza sulla popolazione (circa l'8%, ultimo e recentissimo dato), ma è fuori dubbio che quello della casa, come osservano gli studiosi Giampiero Dalla Zuanna, Patrizia Farina e Salvatore Strozza nel loro studio «Nuovi italiani» (Il Mulino), sia uno dei nodi cruciali per una integrazione equilibrata. I docenti universitari (insegnano a Padova) rilevano come sia l'abolizione dell'Ici sia gli sgravi per le ristrutturazioni (che favoriscono chi la casa ce l'ha e non chi è in affitto) penalizzino ulteriormente gli stranieri. In qualche modo, la Provincia sembrerebbe accogliere la loro tesi perché le domande finanziate agli stranieri per l'integrazione al canone di locazione hanno superato quelle degli italiani. Il sorpasso è avvenuto nel 2007: 1.118 contro 1.028. Tuttavia, il dato non distingue tra comunitari (cui non possono venire negati diritti analoghi a quelli degli italiani) ed extra. Tra le «emergenze» rilevate dalla ricerca nel confronto con Itea ci sono morosità e abusivismo. Entrambi sono un «problema trasversale» a etnie e cittadinanza. Sono un caso a parte i nomadi, i quali chiedono una roulotte («e mi fai felice») o i soldi per comprarla. Secondo la ricerca «Da immigrati a vicini di casa», occorre «lavorare sul versante della sensibilizzazione dell'intera popolazione, al fine di ridurre i pregiudizi e gli stereotipi... e avvicinare i proprietari immobiliari alla complessa realtà migratoria». Un'altra necessità è quella di «tutelare il locatore, assicurando alla scadenza del contratto la liberazione dell'alloggio in tempi brevi». M. E. 05/07/2009

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Schuler: (sezione: Province)

( da "Corriere Alto Adige" del 08-07-2009)

Argomenti: Province

Corriere dell'Alto Adige sezione: PRIMOPIANO data: 08/07/2009 - pag: 3 Il presidente Uno dei punti di disaccordo: i garage. La critica: Palazzo Widmann deve solo dare direttive Schuler: «Non ci hanno interpellato» BOLZANO Il presidente del Consorzio dei Comuni Arnold Schuler critica metodo e merito del nuovo regolamento urbanistico della Provincia, anche se annuncia che le amministrazioni locali non chiederanno sotto forma di contributi provinciali ciò che perderanno sotto forma di imposte comunali. Perché il Consorzio dei Comuni ha dato parere negativo? «Perché non ci hanno interpellato. È vero che la Provincia ha organizzato una tavola rotonda alla quale ha partecipato anche un nostro esponente (il sindaco di Castelrotto Hartmann Reichhalter, ndr ) il quale ha contribuito a scrivere il testo. Per la verità hanno chiesto il nostro parere, ma hanno approvato il provvedimento prima che lo fornissimo. La Provincia ha approvato il provvedimento di lunedì, mentre noi lo avevamo all'ordine del giorno per il venerdì successivo » . I Comuni non sono l'unica categoria che attendeva il nuovo regolamento. Cosa pensano gli altri? «È vero che il nuovo regolamento per le concessioni edilizie doveva essere approvato ed era molto atteso. Su questo argomento si sono espresse molte altre realtà oltre ai Comuni: contadini, albergatori e altri ancora. Tutti avevano il proprio punto di vista e la giunta ha approvato un regolamento che lascia qualcuno più contento e altri meno». Il problema maggiore per i Comuni è economico? «Sì, anche se sapevamo che questa direttiva avrebbe tolto qualcosa. La cosa più significativa in questo senso è l'abolizione dei contributi di urbanizzazione primaria sui parcheggi. Questo fa male alle città, soprattutto al capoluogo. Finora i Comuni sapevano di poter incassare qualcosa sui garage e adesso non accadrà più». Chiederete alla Provincia di restituirvi in altro modo quello che taglia con questa norma? «Non credo proprio. Dopo mesi di discussione è stato approvato il nuovo regolamento. Ci sono dei tagli che in qualche misura erano previsti e in tempo di crisi i Comuni sapranno essere responsabili. Questo non vuol dire che siamo contenti». Come giudica le nuove norme dal punto di vista tecnico? «La Provincia ha iniziato di nuovo a regolare i più piccoli dettagli e noi abbiamo dato parere negativo perché dobbiamo tutelare l'autonomia dei singoli Comuni. Sono i Comuni a dover stabilire i dettagli, mentre la Provincia deve fissare solo le direttive generali. Fabbricati rurali prevedono caratteristiche precise per l'urbanizzazione primaria. Noi dobbiamo tutelare il principio che sono i Comuni a stabilire i dettagli, non solo ratificare le decisioni della Provincia. Ogni Comune ha esigenze diverse e dee poter contare su un margine di manovra per agire in queste materie. Questa decisione della Provincia tende a eliminare questa capacità decisionale». Damiano Vezzosi Critico Arnold Schuler

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PROVINCIA PZ, MOSSUTO (VERDI): DIMINUIRE I GRUPPI CONSILIARI (sezione: Province)

( da "Basilicanet.it" del 08-07-2009)

Argomenti: Province

PROVINCIA PZ, MOSSUTO (VERDI): DIMINUIRE I GRUPPI CONSILIARI 08/07/2009 09.11.03 [Basilicata] “Prendiamo atto dell’avvio della Giunta Lacorazza all’insegna della diminuzione dei costi e conveniamo che “la riduzione degli assessori non era scritto da nessuna parte e men che mai nel programma elettoraleâ€. Riteniamo cosa saggia lanciare un nuovo messaggio di una nuova e virtuosa politica, che però² non può² prescinder di avere per tutti lo stesso peso e la stessa misura e non può² essere fatta a discapito dei più¹ deboliâ€. Lo afferma, in un comunicato stampa, Giovanni MOssuto, segretario provinciale dei Verdi. “Avremmo immaginato anche una non proliferazione di gruppi Consiliari che capo alla stessa forza politica come, ad esempio, “Provincia futuro†(autobus seconda corsa del Pd), dove gli eletti sono regolarmente tesserati al Pd, o il gruppo misto (doppione dei Dec). Probabilmente tale scelta, poco comprensibile ai più¹ , scaturisce o da una divisione interna dei partiti maggiori, quindi una nascita correntizia, oppure si ritorna ad un vecchio schema di appannaggi o posizionamenti a discapito dell’economia dell’enteâ€. Per Mossuto “anche l’abolizione di eventuali monogruppi (5) non è¨ scritta nel programma, ma ove attuata per il tramite di una modifica all’attuale norma, apporterebbe una diminuzione notevole dei costi che va al di là  del semplice enunciato. Siamo certi che il Presidente Lacorazza all’insegna della parsimonia, nell’espletare il suo mandato, farà  riforme epocali dimostrando ai più¹ perplessi , anche in assenza di uomini, di saper ben governare l’Ente di cui è¨ a capoâ€. (BAS - 04)

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(m.f.) La Provincia è un ente di cui da decenni si contesta l'utilità e di cui il pre... (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 08-07-2009)

Argomenti: Province

Mercoledì 8 Luglio 2009, (m.f.) La Provincia è un ente di cui da decenni si contesta l'utilità e di cui il presidente Berlusconi aveva promesso l'abolizione in campagna elettorale. Eppure, nonostante ciò, attorno alle dodici poltrone di assessore che avrà la giunta Zaccariotto si è scatenata una lotta senza esclusione di colpi tra le varie anime del centrodestra. Anzi, quella in atto è una guerra di trincea in cui le richieste dei rispettivi gruppi politici sono fossilizzate: la componente di An del Pdl vuole 3 assessorati, quella di Forza Italia ne vuole 4 e altrettanti ne pretende la Lega, che ha espresso il presidente entrante. La somma farebbe 11, il che significa che difficilmente sarà possibile mantenere il patto siglato con l'Udc prima dei ballottaggi. Anzi, pare ormai assodato che il partito di Casini avrà in dote un solo assessorato. A confermarlo non sono solamente indiscrezioni di corridoio, ma le stesse parole di presidente e vicepresidente entranti i quali più volte hanno affermato che occorre valutare l'apporto concreto di quel partito al risultato finale. All'inizio del mese, poi, il coordinatore del Pdl Moreno Teso, aveva dichiarato senza mezze misure sul Gazzettino: «Due assessori all'Udc? Troppi. Certo, gli impegni vanno rispettati, ma bisogna chiedersi se l'Udc ha rispettato il suo di impegno». Quanto al toto-assessori, sono ancora pochi i nomi della squadra. A parte il vicepresidente Mario Dalla Tor, i sicuri sembrano solo Raffaele Speranzon al Turismo e Paolo Fontana al Bilancio.

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Balcani/ Barrot: Conto sul 'sì' dei 27 su abolizione visti (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 08-07-2009)

Argomenti: Province

Entro la fine del 2009 saranno eliminati i visti per i viaggiatori provenienti da alcuni Paesi balcanici. E' il solido auspicio espresso oggi dal commissario europeo alla Giustizia Jacques Barrot, il quale non ha però voluto esprimersi sui Paesi che godranno di questo beneficio. Secondo fonti comunitarie, la proposta dovrebbe riguardare Macedonia, Montenegro e Serbia, ma non i serbi che vivono in Kosovo. "Lei è bene informato, ma non posso anticipare quanto diremo martedì in una conferenza stampa con il commissario all'Allargamento Olli Rehn - ha spiegato Barrot rispondendo ad una domanda nella quale si citavano Serbia e Montenegro. "Stiamo andando verso una proposta di soppressione dei visti per alcuni Paesi balcanici che hanno offerto garanzie. Ritengo che possiamo procedere". Barrot ha assicurato che "sono state prese tutte le precauzioni perchè questo ossa avvenire entro la fine dell'anno. Certamente la proposta deve essere approvata dal Consiglio ma abbiamo preparato un fascicolo abbondantemente dettagliato da essere convincente". Secondo le anticipazioni pubblicate nel corso del fine settimana dal quotidiano serbo Dnevnik, la liberalizzazione dei visti Ue riguarderà solo i cittadini della Serbia 'vera e propria', escludendo i serbi che vivono in Kosovo, l'ex provincia che ha dichiarato la propria indipendenza da Belgrado il 17 febbraio 2008. "La proposta di liberalizzazione dei visti si applica ai cittadini che vivono nel territorio della Serbia, ma non ai cittadini che vivono nel territorio del Kosovo nell'ambito della risoluzione 1244" del Consiglio di sicurezza Onu, si legge nella bozza della proposta di Barrot e Rehn. Un orientamento che è stato accolto con soddisfazione dal governo di Pristina, che lo ha letto come un riconoscimento implicito della 'diversità' dei serbo-kosovari rispetto ai cittadini della Serbia.

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montagna, commissariate le comunità (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Province

Funzioni affidate a Comuni e Province Montagna, commissariate le Comunità Vana la protesta dei sindaci ricevuti da Tondo. La decisione ieri in aula I POTERI LA RIFORMAx La richiesta delle delegazioni era improntata al mantenimento dell'autonomia Abolizione contenuta in un emendamento alla legge sulle variazioni di bilancio Il Consiglio regionale ha approvato ieri un emendamento al disegno di legge di assestamento al bilancio che prevede il commissariamento delle quattro comunità montane. L'emendamento è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza di centrodestra e quello contrario delle opposizioni. L'emendamento individua nelle Province e nei Comuni, singoli e associati, gli enti deputati a esercitarne le funzioni. Con decreto del presidente della Regione verrà nominato un commissario straordinario per ciascuna Comunità. Il riordino delle funzioni amministrative degli enti commissariati sarà attuato con legge regionale, d'intesa con le amministrazioni dei Comuni facenti parte delle Comunità montane. La decisione dovrà essere presa entro il 30 settembre 2009 in apposita Conferenza dei sindaci. Rispondendo in aula alle critiche, il presidente della Regione Tondo ha rivendicato «la piena assunzione di responsabilità della scelta», sottolineando che «l'emarginazione e il depauperamento della montagna non c'entra con le Comunità montane». «È del tutto evidente che le difficoltà della montagna, specie le problematiche dello spopolamento, non dipendono dalla presenza o meno di questi Enti intermedi, bensì dalle condizioni socioeconomiche generali» ha detto Tondo. La decisione è stata presa proprio nel giorno in cui sindaci e amministratori delle Comunità montane dell'Alto Friuli avevano manifestato in Consiglio regionale proprio contro il commissariamento. «Abbiamo manifestato - spiega il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not - perchè non ritenevamo giusta l'intenzione della Regione di procedere al commissariamento prima della riforma. Una riforma degli enti intermedi è necessaria, ma per farla è necessario sederci tutti attorno a un tavolo e non affidare la gestione provvisoria degli enti a un funzionario regionale azzerando gli organi delle comunità montane». Ora la decisione è stata presa e la Regione nominerà un commissario per ognuno dei quattro enti. Nessuna marcia indietro, quindi, da parte del presidente Tondo che però, ieri mattina durante l'incontro con i sindaci, che hanno ribadito la strategicità delle Comunità, si era detto disponibile a istituire un tavolo di concertazione insieme alle amministrazioni locali delle aree montane per stabilire il percorso di riforma. Critico sulla decisione della maggioranza il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Gianfranco Moretton secondo cui «il presidente Renzo Tondo e il Pdl sono stati costretti a pagare quotidianamente la cambiale alla Lega Nord che ha preteso il commissariamento delle stesse Comunità montane».

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Lavori pubblici più a rischio (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 11-07-2009)

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La nuova normativa europea costringe la Provincia Autonoma a modificare la legge sugli appalti Lavori pubblici più «a rischio» La Cna: «Così si spalancano le porte alle imprese extraprovinciali» BOLZANO. L'Alto Adige - SÜdtirol sta sempre più spesso trovando sulla sua strada le normative europee che ne condizionano i provvedimenti talvolta eccessivamente "autarchici". Ne è una conferma la legge sui lavori pubblici che ora la Provincia di Bolzano deve modificare. «In tal modo si spalancano le porte alle imprese extraprovinciali» denuncia preoccupata la Cna/Shv. «La Provincia è stata costretta a riconoscere che alcune norme contenute nella legge provinciale 6/98 sui lavori pubblici sono in contrasto con la normativa europea e con quella nazionale - sottolinea a tale proposito Nerio Lazzarotto presidente dell'Unione costruzioni della Cna altoatesina - Si tratta in particolare degli articoli 3-bis e 34 comma 4. Il primo consentiva la suddivisione in lotti più piccoli dei lavori "sotto la soglia comunitaria", cioè sotto l'importo (variabile) che impone di pubblicare il bando di gara sulla gazzetta europea; il secondo consentiva di non pubblicizzare i lavori di importo inferiore a 1 milione di euro. Queste due norme avevano lo scopo, palese, di favorire in una certa misura le imprese locali. In primo luogo perché suddividendo i lavori in importi più piccoli, questi perdevano di interesse per le imprese extra-provinciali e poi perché i bandi venivano in qualche modo "nascosti" agli occhi di quelle stesse imprese». «A onor del vero c'è da dire che queste norme penalizzavano, in parte, anche le imprese del fondovalle e delle città locali, nei confronti di quelle dei Comuni più piccoli, ma comunque ricchi ed in grado di garantire un buon numero di lavori pubblici alle imprese dei loro territori. Ma con l'abolizione dei due articoli si apriranno, di fatto, le porte a tutte le imprese che troveranno conveniente trasferire la propria organizzazione d'impresa in provincia, per partecipare agli appalti pubblici. La norma aveva delle caratteristiche smaccatamente protezionistiche e andava certamente abolita, ma cosa succederà adesso - osserva Lazzarotto - che in tutto il resto del Paese il governo non è in grado di muovere un euro in opere pubbliche, in barba alle reiterate promesse e chiacchiere elettorali, mentre il nostro sistema provinciale riesce ancora a garantirci qualche risorsa, da investire in strade, scuole, gallerie, ecc.?». Nerio Lazzarotto teme ora «una forte riduzione delle commesse che coincide con un momento di già preoccupante contrazione del mercato edile».

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(sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Province

articolo di lunedì 13 luglio 2009 «La moschea? Nessuno ce l'ha mai chiesta» di Redazione Nel Pgt manca un luogo di culto. L'assessore: «I musulmani non hanno fatto domanda» Che valutazione dare della nuova giunta provinciale di Milano? Nessuna, naturalmente: una squadra si giudica vedendola giocare e dai risultati. Altrimenti non si tratta di giudizi ma di pre-giudizi, cioè giudizi dati prima, prima di avere elementi di valutazione. Un'osservazione però ci sentiamo di fare: ci sembra che alla giunta Podestà manchi qualcosa di importante; non ci risulta, a meno che non ci sia sfuggita, una delega alla città metropolitana. Per la verità l'argomento non è stato centrale nella campagna elettorale riguardando lo strumento principale dello sviluppo di un'area che, senza la trasformazione in città metropolitana, è inevitabilmente condannata al declino, con o senza Expo. Quella trasformazione, inoltre, sarebbe un'esplicita dimostrazione che il centrodestra non ha dimenticato - come invece sembrerebbe finora - l'impegno elettorale di abolire le >province passando attraverso la nascita delle città metropolitane. Un'esplicita delega alla città metropolitana, magari conferita a una personalità di rilievo e indipendente, sarebbe stato un segnale forte in questo senso. Una maggioranza trasversale di elettori del Milanese è favorevole a questa decisiva riforma, della quale si parla vanamente da decenni, come accade sempre in Italia per tutte le riforme importanti. Quella maggioranza merita un segnale chiaro. La giunta Colli, precedente quella di Penati, in campagna elettorale si era impegnata per la nascita della provincia di Monza e Brianza che personalmente continuo a considerare inutile e inutilmente dispendiosa, tanto più nella prospettiva della abolizione delle province. Per dimostrare coerenza e fedeltà all'impegno, una volta eletta la Colli conferì una delega specifica e istituì un apposito assessorato. Risultato: la provincia di Monza (purtroppo) si è fatta. L'impegno elettorale di Podestà per la città metropolitana non è stato altrettanto forte e esplicito. Tuttavia ci saremmo aspettati, a giunta fatta, almeno un segnale, il conferimento di una delega specifica alla città metropolitana. Ma siamo ancora in tempo. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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LIGURIA: WWF-LAC-ENPA, REGIONE TENTA SANATORIA EDILIZIA PER CACCIATORI. (sezione: Province)

( da "Asca" del 13-07-2009)

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LIGURIA: WWF-LAC-ENPA, REGIONE TENTA SANATORIA EDILIZIA PER CACCIATORI (ASCA) - Roma, 13 lug - Una proposta di leggina regionale, concepita dall'assessore regionale ligure all'Agricoltura Cassini (dopo le sanzioni contestate nel savonese per volumi abusivi di capanni di caccia) mira a liberalizzare la costruzione di palchi ed ''altane'' usati per sparacchiare in autunno principalmente ai colombacci selvatici''. Lo denuncia una nota congiunta di WWF, LAC -Lega Abolizione Caccia ed ENPA. Specialmente il ponente genovese (alture di Voltri, Pegli, Sestri, ma anche alcune altre aree sia del Savonese costiero che del levante ligure), spesso in aree di pineta, e' pieno di quelle orribili strutture - avvertono le associazioni - alcune alte anche 10 metri, costruite ultimamente con tubi-innocenti (simili a quelli dei ponteggi) su cui poggiano soppalchi e baracchette a livello della chioma dell'albero, da cui si spara ai migratori. Il testo proposto, escogitando un privilegio per i cacciatori e modificando la legge edilizia regionale del 2008 - affermano Lac, WWF ed Enpa - mira ad escludere questi vere e propri ''obbrobri agresti'' dagli obblighi della comunicazione o dichiarazione di inizio attivita' (D.I.A.) che sono in capo a tutti gli altri comuni cittadini che effettuano piccoli interventi edilizi di nuova costruzione o di semplice manutenzione straordinaria. Via libera poi, sempre senza obbligo di comunicazione alcuna ai comuni, e men che meno di permessi, a ''strutture per attivita' ludiche agro-silvo-pastorali'', in modo da far rientrare nella arzigogolata definizione -una sanatoria di fatto- anche baracche e baracchette varie, comunemente usate per nascondere i fucili alla vista dei migratori di passaggio. Il testo aggiunge anche la possibilita', per legge, di sparare dal 1 gennaio al 15 marzo ai giovani di capriolo di pochi mesi, al fine malcelato di cautelare le delibere provinciali da possibili ricorsi al TAR che, negli anni scorsi, hanno frequentemente visto soccombenti le province di Genova e Savona. Se il Governo vuol varare il ''piano casa'', la Giunta ligure sembra rispondere con un piano di appostamenti per contraerea ai volatili, affermano le sezioni liguri di WWF, ENPA e Lega Abolizione Caccia. Una proposta indecente che merita di essere ritirata, cosi' come il ben piu' grave cemento dell'imminente piano casa reigonale. res-mpd/mcc/rob (Asca)

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Arriva domani sul tavolo del Consiglio dei ministri il Codice delle autonomie. Il concetto di fondo ... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2009)

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Martedì 14 Luglio 2009 Chiudi Arriva domani sul tavolo del Consiglio dei ministri il Codice delle autonomie. Il concetto di fondo che guida il testo messo a punto dal ministro leghista Roberto Calderoli, e che rappresenta una delle attuazioni del federalismo fiscale, è quello di disboscare nella fitta rete di competenze e controlli locali. Per questo si prevede, per esempio, che nei comuni sotto i mille abitanti il sindaco possa fare a meno della giunta e che comunque i comuni più piccoli "facciano rete" intersecando i loro compiti. Cala la scure anche su comunità montane ed enti parchi, mentre più complicata è la questione dell'abolizione delle Province. Previste dalla Costituzione, infatti, un'abolizione sic et simpliciter è impossibile: in alternativa è previsto l'accorpamento per popolazione ed estensione territoriale.

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COSTI A CONFRONTO (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 15-07-2009)

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COSTI A CONFRONTO COSTI A CONFRONTO Abolire le Province? No, meglio razionalizzare Spesso si parla dell'inutilità dell'Ente Provincia a sproposito. Nel 2007 il totale dei pagamenti del settore pubblico (Sato, Regioni ed Enti locali) è stato di 761 miliardi di euro, così distribuiti: 443 miliardi lo Stato, 160 miliardi le Regioni, 66 miliardi i Comuni, 14 miliardi le Povince, 78 miliardi altri enti pubblici. Ciò si ricava dalla relazione unificata sull'economia della finanza pubblica 2008. I 14 miliardi spesi dalle Province sono così distribuiti. Viabilità: gestione di circa 145.000 km di strade nazionali extraurbane (comprese ex Anas). Spesa complessiva 2 miliardi 900 milioni di euro. Servizi e infrastrutture per la tutela ambientale: difesa del suolo, prevenzione della calamità, tutela delle risorse idriche ed energetiche, smaltimento dei rifiuti. Spesa complessiva 1 miliardo di euro. Edilizia scolastica e funzionamento delle scuole: gestione di oltre 5000 edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi. Spesa: 1 miliardo 700 milioni di euro. Sviluppo economico: sostegno all'imprenditoria, all'agricoltura, alla pesca, promozione delle energie e delle fonti innovabili. Spesa complessiva 1 miliardo di euro. Formazione professionale: organizzazione e gestione corsi di formazione professionale. Spesa: 800 milioni di euro. Trasporti e mobilità: gestione trasporto pubblico extraurbano. Spesa: 1 miliardo 200 milioni di euro. Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l'impiego. Spesa: 500 milioni di euro. Promozione della Cultura, del turismo e dello sport. Spesa: 500 milioni di euro. Servizi sociali. Spesa complessiva 400 milioni di euro. Costo del personale. Spesa: 2 miliardi 300 milioni di euro. Spese generali dell'amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio. Spesa: 800 milioni di euro. Indennità amministratori: Spesa: 119 milioni di euro. Come si evince, il costo degli amministratori delle Province è quasi insignificante rispetto a quelli per lo svolgimento delle funzioni assegnate e, comunque, con la soppressione delle Province, i relativi costi dovrebbero essere caricati ad altri enti. Come ha ben sottolineato Claudio Bottari, Segreterio della Lega, il problema non è l'abolizione delle Province ma una più razionale ed efficiente Pubblica Amministrazione a partire dai costi dello Stato e dai micro Comuni. Anselmo Formizzi Consigliere Provinciale Pd SICUREZZA Lo sportello immigrati noi non lo vogliamo Come al solito la sinistra attraverso i suoi portavoce, ben pagati e garantiti, strumentalizza le idee della Lega. Come può il signor Banzi obbligare tutti i sindaci della provincia ad aprire uno sportello di Segretariato sociale per consentire a tutti gli immigrati di accedere ai servizi per la preparazione, compilazione e presentazione dei documenti per ottenere il permesso di soggiorno senza distinzione tra clandestini e regolari? E' necessario distinguere gli immigrati regolari da quelli clandestini: per noi i regolari hanno gli stessi diritti/doveri di noi italiani, mentre i clandestini devono essere espulsi non avendo alcun diritto in quanto illegalmente sul suolo italiano. La posizione di Banzi lede i diritti/doveri degli italiani e degli immigrati regolari e rappresenta appieno il classico modus operandi del cattocomunismo che tanti danni ha provocato a questo Paese promuovendo sempre e comunque i furbi e i mascalzoni. Non a caso in questi ultimi giorni è sceso in campo il «partito delle badanti» che vede schierati sia esponenti di sinistra che di destra, con l'intento di spacciare queste persone come le salvatrici della Patria, glissando sul fatto che una buona metà di esse rappresentano un danno per la società, essendo sconosciute al fisco perché lavoratrici in nero che spediscono i proventi guadagnati al loro paese d'origine: denari che non ritornano in circolo in Italia. Il piano è chiaro: scardinare la legge sulla sicurezza appena approvata. Con quali soldi e con quale personale il signor Banzi intende aprire il suo sportello per gli immigrati? Ovviamente con i soldi dei mantovani. Inizi lui per primo, dando il buon esempio e prestando la sua opera a titolo gratuito per non far pesare il suo sportello sulla collettività virgiliana. Certi politici dimenticano che ci sono migliaia di giovani mantovani che stanno facendo i salti mortali per iniziare la loro vita, ma non riuscendo a trovare un lavoro continuano a restare a casa dei genitori pesando loro malgrado sui bilanci familiari, oppure sono costretti a emigrare in altre città (forse è questo il gioco di certa sinistra: sostituire i mantovani emigrati con gli extraUe). Sez. Lega Nord Mantova PEGOGNAGA Nessuno sia lasciato solo Neppure l'istruttore Il Pd sta conducendo una battaglia per difendere il lavoro. In molte drammatiche vicende si è mobilitato per cercare di attenuare le ricadute sul mondo del lavoro della pesante crisi e ha tentato di correggere l'eccessiva disinvoltura utilizzata da una parte del mondo dell'impresa verso i loro dipendenti. Una particolare attenzione è rivolta ai precari. «Nessuno deve essere lasciato solo» è stata la nostra parola d'ordine, che ha ispirato numerose proposte parlamentari per cercare di tutelare questi lavoratori privi di qualsiasi protezione sociale. Proposte puntualmente bocciate dalla destra. Tuttavia, il Pd continuerà a battersi perché nessun precario sia lasciato a casa. Questo dovrà valere sia quando in gioco ci sono decine di posti, sia quando in discussione ce n'è uno solo; e dovrà valere sia di fronte a un'impresa privata sia nei confronti della pubblica amministrazione. E' in questo contesto che mi sento di riproporre all'attenzione la triste vicenda che riguarda un istruttore della piscina di Pegognaga. Dal 1º aprile è a casa. Il contratto sottoscritto tra le parti conferma che si era in presenza di un rapporto di lavoro tra il datore e l'istruttore. Ed è quello stesso contratto che il datore di lavoro ha unilateralmente interrotto, umiliando e lasciando in difficoltà economica una famiglia. Nessun problema è insormontabile: con la buona volontà e la sensibilità sociale, il caso potrebbe risolversi. Con questo spirito riconciliativo ripeto la proposta: il datore di lavoro riconsideri la decisione assunta e riassuma l'istruttore. Talvolta, inserire la retromarcia è indice di intelligenza. Le forze politiche e sociali facciano sentire la loro voce. «Nessuno deve essere lasciato solo» è un principio che va fatto vivere negli atteggiamenti concreti e che non può cadere nel buio. On. Marco Carra CASTEL D'ARIO Autovelox in servizio Ma non tutti sono informati Un amico, attento a quanto succede nel mio paese, Castel d'Ario, si è premurato di informarmi che nella bacheca comunale e in diversi bar e luoghi pubblici del paese sono stati affissi avvisi comunali con i quali si informano i residenti che dal 13 al 22 luglio nel territorio di Castel d'Ario sarà attivo l'autovelox. Dato che con il mio lavoro uso continuamente l'auto, ho ringraziato l'amico che mi ha informato. Ma mi chiedo, dato che i residenti, come le altre persone che transitano per il paese, sono informati della presenza dell'autovelox dalla relativa segnaletica stradale se è corretto da parte di un'Amministrazione Pubblica adottare due pesi e due misure fra residenti e non residenti, per far sì che i residenti non incorrano in sanzioni. Oltre alle leggi ad-personam ci sono anche i regolamenti comunali ad-personam? Mi sembrerebbe molto grave perché vuol dire che ci sono cittadini di serie A (i residenti che frequentano i luoghi pubblici o che hanno amici sensibili che li informano) e cittadini di serie B (i residenti che per motivi di lavoro non frequentano i bar o che non hanno informatori solerti e i non residenti). Inoltre questo fatto conferma che l'autovelox viene usato dagli amministratori comunali non per rendere i centri abitati più sicuri ma semplicemente per far cassa. Lettera firmata

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Controllo capillare del territorio a Trento e Bolzano (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 15-07-2009)

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Nord-Est sezione: EST data: 2009-07-15 - pag: 3 autore: PICCOLE STRUTTURE BALUARDO DELL'IRRIGAZIONE Controllo capillare del territorio a Trento e Bolzano Risparmio per l'erario nel breve periodo, ma rischi per la gestione del territorio nel medio-lungo termine. In Trentino-Alto Adige l'abolizione dei quattro enti di bonifica (si veda il grafico in pagina) influirebbe su un sistema partecipativo che vede gli agricoltori intervenire in maniera puntuale sulle scelte dei consorzi. Questi ultimi lavorano infatti in stretta relazione con i consorzi di miglioramento fondiario (230 in Trentino, 254 in Alto Adige) che si occupano di tutti gli impianti di irrigazione e assicurano un controllo capillare del territorio. Organizzati su base volontaria, i consorzi di miglioramento fondiario finora hanno funzionato come cinghia di trasmissione tra la base dei contribuenti e gli enti di bonifica per la manutenzione di opere idrauliche. «La bozza Calderoli li ha ignorati – sottolinea Claudio Geat, segretario dell'Unione provinciale Consorzi di bonifica del Trentino-A.A. –ma ognuno di questi enti si occupa di una porzione di territorio, spesso anche minima, dove gestisce tutti gli impianti di irrigazionea servizio di frutteti e vigneti pregiati». Anche in Alto Adige la vera incognita riguarda gli interventi irrigui. Martin Pazeller, responsabile della ripartizione Agricoltura della Provincia di Bolzano, sostiene che l'abolizione degli enti di bonifica comporterebbe una maggiore spesa per l'erario pubblico valutabile in almeno3 milioni annui per le spese di gestione. Quanto a realizzazione e manutenzione delle opere, il maggior onere è stimato in5 milioni l'anno (non si tratterebbe più di erogare contributi variabili dal 40% al 75% ma tutta la spesa per opere pubbliche sarebbe a carico della Provincia). «Non vedo come la Provincia potrebbe gestire gli interventi irrigui che da noi hanno carattere collettivo. L'irrigazione richiede decisioni tempestive con procedure non burocratiche, cosa che nella nostra realtà i consorzi di bonifica, grazie alla loro struttura interna, sono in grado di garantire». Il risultato sarebbe un aumento di oneri pubblici, oltre a un allontanamento degli agricoltori dalla gestione degli interventi che li riguardano, con una burocratizzazione del sistema. Problemi anche per alcuni Comuni. Quello di Mori in Trentino, ad esempio, ha chiesto di includere il proprio territorio nel comprensorio del consorzio di bonifica Trentino per affidargli servizi come taglio erba e gestione della stazione di pompaggio per le frequenti alluvioni. Risparmi contenuti anche sul fronte delle spese di gestione. In Trentino i 3 consorzi occupano 15 dipendenti più una trentina di stagionali per lo sfalcio erba. A Bolzano i 5 enti di bonifica impiegano circa 35 dipendenti fissi tra dirigenti, impiegati e operai oltre a un centinaio di stagionali per la gestione degli interventi irrigui. Complessivamente l'attività comprende la gestione dell'irrigazione a pioggia ea goccia per 27mila ettari, la manutenzione di 300 chilometri di canali (in Trentino 170) con8 impianti idrovori, 400 chilometri di strade di bonificae 2.000 di strade interpoderali, la gestione di 141 punti di consegna acqua peri trattamenti antiparassitari e di 117 stazioni agrometereologiche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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L'uomo della montagna curerà conti e palazzi (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 16-07-2009)

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Giovedì 16 Luglio 2009 CRONACA Pagina 14 I NUOVI ASSESSORI PROVINCIALI/6. Stefano Marcolini, Lega Nord, 45 anni, viene da Roverè L'uomo della montagna curerà conti e palazzi Deleghe a Bilancio, Edilizia e Patrimonio. «Un ufficio specializzato nella ricerca di contributi europei» È un uomo di montagna, Stefano Marcolini, molto legato ai suoi luoghi, ai paesaggi dove il tempo sembra essersi fermato, alle sane tradizioni edalla sua gente, che nei 21 anni di percorso politico l'ha sempre sostenuto. Nato il 4 gennaio 1964, il nuovo assessore provinciale della Lega Nord, malgrado sia appena quarantacinquenne, ha una lunga esperienza di pubblica amministrazione. Inizia a fare l'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Roverè veronese nel 1988. Vicesindaco dal 1997 al 2001 e poi finalmente sindaco del suo paese. Dal 2004 al 2008 è nominato presidente della Comunità montana e del Parco naturale regionale della Lessinia. Nel 2006 viene rieletto primo cittadino. Perfino il suo lavoro ha attinenza con i monti che tanto ama, infatti è direttore amministrativo del calzaturificio Gronel di San Rocco di Roverè, specializzato in calzature da montagna. È sposato e ha due figli maschi di 16 e 13 anni. In Provincia ha ricevuto dal presidente Giovanni Miozzi le deleghe a Bilancio, Patrimonio e Edilizia. Anche in questo caso c'è stata una razionalizzazione delle competenze con il raggruppamento di deleghe che con Mosele erano ripartite tra Antonio Pastorello e Davide Bendinelli (entrambi di Forza Italia). I primi passi da assessore provinciale? «Ci stiamo coordinando con il presidente ;Miozzi e gli altri assessori per decidere quali siano, all'interno del programma, le priorità del primo anno di amministrazione. Ho previsto anche un primo contatto con i dirigenti per fare il punto su patrimonio e bilancio. Salta subito all'occhio che dovremo avere più risorse per soddisfare tutte le esigenze del nostro territorio, quindi intendiamo creare un ufficio specializzato nella ricerca di contributi europei che possano integrare le disponibilità della Provincia per la ricaduta positiva sulle comunità della nostra zona. Essendo rappresentante della Lessinia, inoltre, sarò sempre il più convinto promotore di tutte le iniziative a favore della montagna e dei suoi abitanti», spiega l'assessore provinciale. Ma qual è a suo parere la caratteristica saliente della giunta Miozzi? «Sono molto soddisfatto dell'intera squadra di Consiglio e Giunta provinciale. È una compagine di giovani che hanno entusiasmo e tanta voglia di fare bene. È un bel messaggio per la gente. Soprattutto in considerazione dell'assurda campagna per l'abolizione delle Province messa in atto da alcuni media. La verità è che le Province virtuose come la nostra hanno funzioni democraticamente molto importanti. Dovremmo invece dare maggiore importanza agli enti elettivi veramente utili dotandoli sempre di più dei poteri veri e non fittizi, necessari al collegamento fra le piccole realtà comunali e la Regione. È una questione di giustizia dare voce anche alle realtà minori in modo imparziale e non si può fare di tutta l'erba un fascio, confondendo enti inutili e spreconi con quelli che hanno motivo di esistere», sottolinea Stefano Marcolini. Il neo assessore conclude: «Ringrazio i miei elettori e la dirigenza della Lega per questo importante incarico che mi attende nei prossimi cinque anni».  

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Atteso da tempo, finalmente il cosidetto codice delle autonomie firmato Calderoli è stato approvato ieri mattina in consiglio dei ministri. (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 16-07-2009)

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stampa Atteso da tempo, finalmente il cosidetto codice delle autonomie firmato Calderoli è stato approvato ieri mattina in consiglio dei ministri. Non prevede però — come più volte era stato annunciato nel corso del lungo dibattito che ne ha preceduto il via libera del Cdm — l'abolizione delle province per le quali si andrà piuttosto ad una ridefinizione dei perimetri territoriali mentre le comunità montane saranno soppresse. Ora il testo dovrà passare all'esame delle autonomie che già esprimono perplessità. Nei 36 articoli che compongono il testo si parla delle funzioni fondamentali di Comuni, province e città metropolitane prevedendo l'assegnazione di nuove risorse. Si parla dei costi della politica attraverso una ridefinizione del numero dei consiglieri comunali e provinciali in base al numero degli abitanti ed è prevista anche una drastica riduzione degli enti intermedi, con la soppressione dei difensori civici, delle comunità montane e isolane e anche delle circoscrizioni di decentramento comunale, dei consorzi e dei bacini imbriferi montani; in totale — la stima è dell'Anci — gli enti intermedi sono 6.700. Uno specifico capitolo è dedicato ai piccoli comuni per i quali si incentiva la gestione associata delle Unioni. Lo schema di disegno di legge prevede anche il riordino del sistema dei controlli interni. Sembra al contrario ancora da definire un'intesa sulla definizione del potere legislativo delle Regioni in relazione alle nuove funzioni fondamentali degli enti locali. «Con l'eliminazione dei cosiddetti Enti inutili — ha detto il ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli — ci sarà una riduzione dei costi per la macchina pubblica ai massimi livelli. Della quantificazione del risparmio se ne occuperà la Ragioneria ma possono dire che si tratta di diversi miliardi». Soddisfatto anche il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto: «Siamo sulla strada giusta; mi auguro che si apra, sin d'ora, una fase più avanzata di elaborazione comune che veda ancora Governo, Regioni ed Enti Locali dialogare positivamente su un progetto di riforma condiviso». Più cauti i rappresentanti degli Enti locali, a cominciare dall'Anci, che parla di «luci e ombre». Per il presidente delle Regioni, Vasco Errani, nulla è ancora scontato: «La Conferenza delle Regioni - dice - si riserva un esame puntuale del Codice e la presentazione di eventuali proposte modificative o integrative per dare maggiore efficacia e funzionalità alle norme previste».

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Facciamo lavorare di più le Province (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 16-07-2009)

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stampa Facciamo lavorare di più le Province Con il solleone di questi giorni, l'abolizione delle Province sembra diventata una specie di miraggio, un po' come l'acqua nel deserto: tutti la vogliono, come la famosa «tittina» di Alberto Sordi, ma poi nessuno la fa e le amministrazioni provinciali restano ancora là. Più che una favola, sembra proprio una barzelletta. A parole appaiono davvero tutti d'accordo (tranne la Lega) sul fatto che le Province siano ormai una zavorra inutile. A parole, nelle ultime campagne elettorali c'era l'impegno solenne dei partiti (tranne la Lega) di mettere la parola «fine» a una struttura pubblica che costa agli italiani qualcosa come 16 miliardi di euro l'anno senza adeguate contropartite. Ma poi non si muove una foglia perché tutto si arena nelle sabbie mobili delle «lobbies» e delle spinte corporative e, come gli ufficiali della Marina borbonica, si continua a fare «ammuina»: tanti spostamenti per non cambiare nulla. Per la verità, qualcosa viene modificato, ma nel senso opposto, nel senso, cioè, che, tra una censura e l'altra, tra un veto e l'altro, le Province non solo non spariscono, ma aumentano di numero perché dal cilindro del prestigiatore salta fuori a sorpresa (ma fino a un certo punto...) qualche amministrazione in più da aggiungere alla lista per accontentare il pretendente di turno a un posto al sole. E, allora, piuttosto che incassare l'ennesima sconfitta ed essere costretti a fare buon viso a cattivo gioco, mi chiedo: non è il caso di farle lavorare di più? In altre parole, il problema delle Province non è legato ai loro costi, che anzi pesano mediamente meno sul bilancio dello Stato rispetto al altri organismi pubblici, ma dipende soprattutto dall'attività residua che queste benedette amministrazioni esercitano ancora. Negli anni, le loro deleghe sono state svuotate (soprattutto a favore delle Regioni) e oggi i principali compiti delle Province sono sostanzialmente tre: l'edilizia scolastica, la viabilità e la gestione dei piani regolatori. Perché, allora, non attribuire loro nuovi compiti abolendo, così, altri enti inutili (o quasi)? Il Ministro per le Riforme, Calderoli, ha riproposto di recente la possibilità di cancellare i Consorzi di bonifica, ormai obsoleti ed inutili, trasferendo le loro competenze proprio alle Province. Mi sembra una buona idea, così come quella rilanciata giorni fa dal Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliari, di abolire i piccoli Comuni dando una parte delle loro deleghe, aggiungo io, alle stesse Province. Non è la stessa cosa? Pazienza, l'importante è essere concreti.

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Federalismo: sì al codice delle autonomie, salvate le Province (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-07-2009)

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Federalismo: sì al codice delle autonomie, salvate le Province primo passo verso il riassetto delle amministrazioni territoriali Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri va ora all'esame degli enti locali. Che già esprimono molte perplessità 16/07/2009 Roma. Via libera del Consiglio dei ministri al Codice delle Autonomie, provvedimento che taglia centinaia di enti considerati «inutili» (6.700 la stima di Anci), dalle Comunità montane ai bacini imbriferi, e riduce giunte e consigli comunali. Lo schema del disegno di legge ora verrà inviato alla Conferenza unificata per il necessario parere. E su questo l'Anci (Associazione nazionale dei Comuni) si è già fatta sentire: «Può essere migliorato». Il ddl (l'esatta dicitura è: «schema di disegno di legge recante disposizioni in materia di organi e funzioni degli enti locali, semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento e carta delle autonomie locali») non prevede l'abolizione delle Province, ma va verso una ridefinizione dei perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione di enti e organismi che operano in ambito locale e regionale, la modifica della composizione dei Consigli e delle Giunte degli enti locali (art.24), prevedendo una significativa riduzione del numero di consiglieri e assessori; la modifica delle funzioni del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale; la razionalizzazione e la soppressione di enti e strutture pubbliche; la modifica della disciplina inerente ai Direttori generali degli enti locali; la modifica delle norme relative ai controlli negli enti locali. Stabilisce, tra l'altro, che i Consigli comunali possano essere composti a secondo del numero di abitanti del comuni, oltre che dal sindaco, da un massimo di 40 membri (popolazione superiore a 500.000 abitanti) a un minino di 6 membri nei Comuni fino a 3.000 abitanti. I Consigli provinciali oltre che dal presidente della Provincia è composto da un massimo di 30 membri nelle Province con popolazione residente superiore a 1.400.000 abitanti a un minimo di 12 membri nelle altre Province con meno di 300 mila abitanti. Sul testo Anci puntualizza: «Ci sono luci e ombre» e spera «di poter lavorare per definire un assetto del sistema comunale equilibrato, che valorizzi il ruolo dei Comuni sulla base di una prospettiva di riforma e rinnovamento del sistema Paese». Attente, per altri versi, anche le Regioni: «Valuteremo puntualmente il testo» ha assicurato il presidente Vasco Errani. [+] www.ilsecoloxix.it Il testo integrale del provedimento 16/07/2009 Il "Secolo XIX" ha dedicato nei giorni scorsi quattro articoli alle nuove prospettive di vita "allungata". Il tema è stato affrontato da Maurizio Ferraris, docente di Filosofia teoretica all'Università di Torino 16/07/2009

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RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale d... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 16-07-2009)

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PRIMO PIANO FIRENZE pag. 7 RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale d... RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale dello Stato, ed abolizione di quelli che vengono definiti enti inutili', come consorzi di bonifica ed Ato. Elementi portanti, questi, dell'attività che la Lega Nord intende svolgere in Provincia. Il partito del Senatur' è presente, per la prima volta, tra i banchi del Consiglio di Palazzo Medici Riccardi con il consigliere Marco Cordone. Che garantisce di non far passare inosservata la propria presenza nel corso dei prossimi cinque anni. «Difendere le Province dice Cordone può apparire controcorrente, ma la Lega Nord non ha mai paura di essere scomoda».

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Province sì, ma più limitate (sezione: Province)

( da "Manifesto, Il" del 16-07-2009)

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PASSA IL CODICE DELLE AUTONOMIE Province sì, ma più «limitate» Il consiglio dei ministri approva il codice delle autonomie, primo passo per l'attuazione del federalismo che prevede il riordino e la soppressione di alcuni organismi decentrati tra cui le comunità montane e le circoscrizioni.Il disegno di legge non prevede l'abolizione delle province, ma va verso una ridefinizione dei perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione di enti e organismi che operano in ambito locale e regionale, la modifica della composizione dei Consigli e delle Giunte degli enti locali (art.24), prevedendo una significativa riduzione del numero di consiglieri ed assessori; la modifica delle funzioni del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale; la razionalizzazione e la soppressione di enti e strutture pubbliche; la modifica della disciplina inerente ai Direttori generali degli enti locali; la modifica delle norme relative ai controlli negli enti locali. Nell'art. 24 si stabilisce, tra l'altro, che i Consigli comunali possono essere composti a secondo del numero di abitanti del comuni, oltre che dal sindaco, da un massimo di 40 membri (popolazione superiore a 500.000 abitanti) ad un minino di 6 membri. Il consiglio provinciale oltre che dal presidente della Provincia è composto da un massimo di 30 membri nelle Province con popolazione residente superiore a 1.400.000 abitanti a un minimo di 12.

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ROMA - Via libera dal Consiglio dei ministri allo schema di disegno di legge sul codice ... (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 16-07-2009)

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Giovedì 16 Luglio 2009 Chiudi ROMA - Via libera dal Consiglio dei ministri allo «schema di disegno di legge» sul codice delle autonomie locali. Il testo non prevede l'abolizione delle Province, ma ridefinisce i perimetri territoriali. Prevede la soppressione di enti e organismi operanti in ambito locale e regionale; la modifica della composizione dei Consigli e Giunte degli enti locali con una netta riduzione del numero di consiglieri ed assessori; la modifica delle funzioni dei Consigli comunale e provinciale; la razionalizzazione e soppressione di enti e strutture pubbliche; la modifica della disciplina sui Direttori generali e sui controlli negli enti locali. Si stabilisce poi che i Consigli comunali possano avere, a seconda degli abitanti nel Comune, da un massimo di 40 membri oltre il sindaco (sopra 500.000 abitanti) a un minimo di 6 nei Comuni fino a 3.000 abitanti. Per le Province, oltre al Presidente, previsto un tetto di 30 consiglieri se la popolazione supera 1,4 milioni di abitanti e un minimo di 12 nelle Province sotto 300 mila abitanti.

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Nutrie: si riaccende la polemica sulle modalità di abbattimento (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 17-07-2009)

Argomenti: Province

PROVINCIA 17-07-2009 AMBIENTE UNA SENTENZA AVEVA SOSPESO LE ORDINANZE CHE AUTORIZZAVANO LA CACCIA Nutrie: si riaccende la polemica sulle modalità di abbattimento Il presidente dell'Atc Pr1: «La Lega anti-caccia è poco obiettiva» BUSSETO Paolo Panni II E' «bufera», nella Bassa, sul problema nutrie. La sezione del Tar di Parma, accogliendo il reclamo proposto dalla Lac (Lega anti-caccia) per l'abolizione della caccia all'animale, aveva sospeso a fine giugno le ordinanze emesse dai sindaci di Busseto e Colorno con cui si dava il via libera alla caccia delle nutrie come forma di abbattimento degli esemplari in eccesso. La stessa cosa era già accaduta, nelle settimane precedenti, a Polesine. Daniele Pisaroni, presidente dell'Atc Pr 1 (zona della Bassa Ovest), non ha usato mezzi termini nel definire la posizione assunta dalla Lac come «frutto dell'odio nei confronti dei cacciatori » ed ha attaccato la stessa Lac definendola «poco obiettiva rispetto al problema». Secondo Pisaroni, il ricorso al Tar in seguito al quale è stata sospesa l'ordinanza dei sindaci che autorizzava alcuni cacciatori ad abbattere le nutrie col fucile «rientra nelle battaglie che questa associazione combatte. Forse - ha precisato - potrebbe concentrarsi su problemi molto più importanti e sentiti». Secondo il presidente dell'Atc Pr 1 «vista l'impossibilità, in certi comuni, di operare nei modi indicati dalla Provincia perché mancano mezzi, uomini e soldi, e considerata la continua richiesta dei cittadini ad intervenire per eliminare questi roditori, valutato il danno che si arreca alle colture e agli argini, oltre che gli spiacevoli incontri che sovente avvengono in giardini e cortili, ritengo opportuno che il sindaco possa emettere la specifica ordinanza richiedendo l'aiuto dei cacciatori». A questo proposito Pisaroni ha ricordato anche che il sindaco «è la principale autorità locale in fatto di salute pubblica e protezione civile» e che l'autorizzazione all'uso del fucile per l'abbattimento delle nutrie viene rilasciata solo ad alcuni cacciatori in possesso di abilitazione conseguita dopo aver frequentato il corso specifico. «Per l'aspetto tecnico - ha aggiunto - ritengo che l'abbattimento col fucile sia meno traumatico ed incisivo rispetto all'uso delle gabbie che vengono controllate ogni 24-36 ore. A tal proposito è facile immaginare che grado di stress possa accumulare una nutria che resta in gabbia per diverse. Se non muore prima per asfissia o altro, viene presa, addormentata ed infine colpita a bastonate sulla testa». Per quanto concerne la competenza, Pisaroni ha ritenuto che «la Provincia non sia in grado di valutare le singole situazioni dei molti comuni interessati dal fenomeno nutrie e non possa nemmeno rendersi responsabile di operazioni che comportano un enorme dispendio di tempo e quindi potrebbe giustamente effettuare un'integrazione al Piano faunistico provinciale, già approvato, dando precise deroghe ai sindaci». Nutrie La loro presenza è diffusa in tutto il territorio della Bassa.

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Casta, subito a casa 18mila pesi morti: risparmiati sei miliardi (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2009)

Argomenti: Province

articolo di venerdì 17 luglio 2009 Casta, subito a casa 18mila pesi morti: risparmiati sei miliardi di Antonio Signorini Tagli alle poltrone di Province e Comuni: salterà un consigliere su tre. Abolite le comunità montane mangiasoldi. Via assessori e 2.400 direttori generali. Calderoli: "Certi enti bruciano risorse solo per sopravvivere" Roma - Tutti se lo chiedono e nessuno risponde. Nemmeno il ministro Roberto Calderoli, anche se mercoledì aveva stuzzicato la curiosità di tutti annunciando che il nuovo codice delle autonomie, appena approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, avrebbe fatto risparmiare allo Stato «diversi miliardi». Bocche cucite anche perché il confronto con le autonomie locali deve ancora iniziare e i margini della delega sono molto ampi. Per capire quanto ci guadagneranno le casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti) dall’abolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate - se il codice dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche - si potrebbero avvicinare a quella di una manovra. Per arrivare alla cifra a nove zeri basta mettere nel conto l’abolizione delle comunità montane, messa nero su bianco nel Codice. Costano, in trasferimenti, una cifra tra i tre e i cinque miliardi all’anno che - questa la ragione dell’abolizione - impegnano in larga parte per fare funzionare la macchina amministrativa. Se si vuole aggiungere un altro miliardo, basta considerare altre due misure. I consorzi di bonifica, che sono tra i soggetti che dovranno essere riorganizzati oppure aboliti, ogni anno incassano circa 520 milioni di contributi. Sono meno di 200. Se si contassero le altre migliaia di enti che secondo il piano di Calderoli dovrebbero essere aboliti, è facile immaginare che al conto si dovrebbe aggiungere qualche zero. Risparmi notevoli anche da misure apparentemente minori, come l’eliminazione della figura del direttore generale dai comuni più piccoli. Attualmente sono 2.800 quelli che ce l’hanno, Calderoli vorrebbe lasciarli solo a circa 400 amministrazioni. Anche in questo caso il risparmio potrebbe essere intorno al mezzo miliardo. Considerando solo queste misure si arriva a quasi sei miliardi di euro all’anno. E non fanno parte del conto le altre misure, anche se c’è chi scommette che somme rilevanti si risparmieranno anche dal drastico taglio ai difensori civici, che dovrebbero rimanere solo nelle amministrazioni provinciali. Poi l’eliminazione delle circoscrizioni nei comuni sotto i 250 mila abitanti. Enti minori, ma dove ormai i gettoni per i consiglieri e i costi di funzionamento hanno raggiunto livelli di tutto rispetto. Difficile da definire quanto si risparmierà dalla razionalizzazione delle province. La delega al governo è ampia e non è possibile dire se e quanti enti saranno aboliti. Razionalizzazioni in vista anche per le prefetture. Il disegno di legge, che ora passa all’esame della conferenza unificata per poi tornare a palazzo Chigi per l’approvazione definitiva, prevede che tutti gli uffici decentrati del governo siano accentrati in un unico organismo. Restano fuori, quindi autonome, le amministrazioni periferiche degli Affari esteri, della Giustizia e della Difesa. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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(sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2009)

Argomenti: Province

articolo di venerdì 17 luglio 2009 «Via 34mila enti inutili Bruciano risorse solo per sopravvivere» di Antonio Signorini Il ministro per la Semplificazione: «Basta ambiguità Così funzioni e poteri tornano a Comuni e Regioni» RomaMinistro Roberto Calderoli, avete abolito un ente, le comunità montane. «Ma di enti inutili ne sono già stati aboliti tanti». Ma questo è un ente territoriale... «Ho visto le polemiche di oggi. Ma noi abbiamo solo affrontato un tema che tutti evitavano». Quale? «I problemi creati dall'ambiguità della riforma del titolo quinto della Costituzione». La riforma varata dal centrosinistra? «Sì. Lo Stato ha delegato funzioni alle Regioni, ma su molti temi c'è un'assoluta incertezza sul chi fa che cosa. Noi abbiamo preso il coraggio e siamo arrivati a una definizione delle funzioni». E avete sforbiciato pezzi di amministrazione che tutti volevano abolire, ma che nessuno ha mai toccato. «Ci sarà spazio per correzioni, ma la base di partenza è che ci siamo accorti che negli anni sono stati creati tanti livelli intermedi, enti che svolgono funzioni che sarebbero competenza di comuni e regioni. Consorzi, di tutti i colori e varietà». Avete fatto un censimento per capire quali potevano essere utili? «Non siamo riusciti ad avere un quadro preciso nemmeno quando lo abbiamo chiesto. In tutto sono 34mila, tutti con i loro presidenti, consigli di amministrazione. E spesso svolgono compiti che non gli spettano». E costano ai contribuenti... «Non è solo quello. Hanno consigli di amministrazione e non sono organismi elettivi. Le funzioni che svolgono sono quindi sottratte al controllo e alla gestione dei cittadini elettori. Il consiglio comunale è espropriato». Torniamo alle comunità montane... «Con la legge stabiliamo che non esistono più. Poi le regioni possono decidere se mantenerle come forma associativa definita e regolata. Alcune regioni ad esempio hanno già provveduto a fare leggi in questo senso, ma molti di questi soggetti usano le risorse solo per mantenere se stessi». Perché non avete deciso direttamente voi quali mantenere e quali no? «Da Roma non si può capire. Le regioni conoscono il territorio e decideranno». Colpisce l'abolizione dei Bacini imbriferi montani. Ma cosa sono? «Sono consorzi che gestiscono lo sfruttamento delle acque e degli impianti idroelettici». Riposeranno in pace... «Come per gli altri organismi saranno le regioni a decidere quali devono esistere e quali no. Certo se un bacino imbrifero spende 70mila euro per i propri dipendenti è bene sopprimerlo, magari per sostituirlo con un altro soggetto che utilizzi le risorse per dare servizi invece che per vivere le proprie strutture». I tagli ai consiglieri comunali? «Capisco che facciano notizia, ma è molto più importante l'obbligo per i piccoli comuni di riunirsi in associazione. Cosi costeranno di meno e riusciranno a dare servizi che prima non si potevano permettere». E i consiglieri? «È assurdo che oggi un comune, diciamo di 32 abitanti per legge possa avere un consiglio di 12 persone e una giunta di quattro. Esclusi i minorenni, i cittadini sono tutti impegnati nell'amministrazione. Comunque abbiamo stabilito un numero di consiglieri massimo che dipende dal numero dei residenti. È un limite un po' severo, ma ci sono spazi per modifiche». Tutte brutte notizie per gli amministratori locali... «No, pochi hanno parlato della revisione del patto di stabilità. Già è stato deciso un allentamento dei vincoli per le spese di investimento. Un provvedimento, per così dire, tampone. Ma con il codice il patto diventa da annuale a triennale. Questo vuole dire che gli amministratori virtuosi avranno più possibilità di scegliere come e quando spendere i soldi». Molti chiedevano l'abolizione delle province... «Quando aboliremo definitivamente questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno ai legittimi titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle». Però ridefinirete. Qualcuna dovrà per forza chiudere... «Bisogna vedere che dimensioni hanno e quali funzionano. Se funzionano non ha senso l'abolizione. Un soggetto intermedio tra il comune e le regioni deve restare». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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enti, roma e firenze litigano (sezione: Province)

( da "Tirreno, Il" del 17-07-2009)

Argomenti: Province

Pagina 13 - Toscana Enti, Roma e Firenze litigano Il governo: via i consorzi di bonifica. La Regione non ci sta Disaccordo anche sulle Comunità montane: Calderoli vorrebbe abolirle, il governatore le ha soltanto ridotte di Carlo Bartoli FIRENZE. Il governo si accinge a dare una sforbiciata alle autonomie locali, riducendo enti, consigli e assessori e per una volta Roma e Firenze non sono in rotta di collisione. Nel nuovo codice delle autonomie, il governo parrebbe intenzionato a dare il via a una serie di misure drastiche. La prima riguarda l'abolizione dei consigli di circoscrizione nelle città con meno di 250mila abitanti. Il che, in Toscana, consentirebbe solo a Firenze di mantenere i «quartieri». Una seconda misura determina un robusto dimagrimento dei consigli comunali e provinciali e delle relative giunte. In particolare, verrebbe istituito un tetto alle giunte provinciali di 8 assessori e a quelle comunali di dieci, riducendo progressivamente il numero a seconda della popolazione. Il disegno di legge, che non prevede l'abolizione delle Province, stabilisce, ad esempio, che i consigli comunali possono essere composti, a seconda del numero di abitanti, da un massimo di 40 membri (se la popolazione supera i 500mila abitanti) ad un minino di 6 se hanno meno di 3mila abitanti. Per i consigli provinciali, il massimo è di 30 rappresentanti (con una popolazione di oltre 1,4 milioni) e un minimo di 12 negli enti sotto i 300mila abitanti. Sparirebbero le Comunità montane, che la Regione recentemente aveva ridotto da venti a 14, per un risparmio stimato in oltre 3 milioni di euro l'anno. Dovrebbero inoltre essere cassati i Consorzi di bonifica, per i quali è in via di approvazione una legge regionale che prevede la riduzione da 13 a 7 e una contemporanea riduzione degli organismi elettivi e delle deputazioni amministratrici che dovrebbe consentire di ridurre i costi da oltre un milione a circa 475mila euro. Un ulteriore taglio dovrebbe, infine, coinvolgere i consorzi tra enti locali, a partire dai bacini imbriferi montani. Se la Regione (vedi scheda a parte) non è affatto ostile alla sforbiciata, insorgono i Comuni montani che se la prendono contro la vena «antifederalista» del ministro Calderoli e con il governo. «Dopo ripetute modifiche indotte dalle varie Finanziarie che hanno portato le Regioni - spiega Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana - a tagliare drasticamente sia il numero delle Comunità che i rappresentanti ed i compensi, arriva ancora una decisione centralizzata che vuole abolire ogni cosa». Ma l'abolizione delle Comunità montane, aggiunge Giurlani, «metterebbe in discussione la democrazia di base e il ruolo dei piccoli comuni. E' riduttivo focalizzare il tema sulle Comunità montane che non sono nient'altro che una forma organizzativa dei piccoli Comuni di montagna prevista dalla Costituzione. In Toscana si è formato un vero e proprio sistema-montagna che non può essere disarticolato».

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Colpo alla casta, a casa oltre 18mila pesi morti: si risparmiano sei miliardi (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2009)

Argomenti: Province

articolo di venerdì 17 luglio 2009 Colpo alla casta, a casa oltre 18mila pesi morti: si risparmiano sei miliardi di Antonio Signorini Tagli alle poltrone di Province e Comuni: salterà un consigliere su tre. Abolite le comunità montane mangiasoldi. Calderoli: "Certi enti bruciano risorse solo per sopravvivere" Roma - Tutti se lo chiedono e nessuno risponde. Nemmeno il ministro Roberto Calderoli, anche se mercoledì aveva stuzzicato la curiosità di tutti annunciando che il nuovo codice delle autonomie, appena approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, avrebbe fatto risparmiare allo Stato «diversi miliardi». Bocche cucite anche perché il confronto con le autonomie locali deve ancora iniziare e i margini della delega sono molto ampi. Per capire quanto ci guadagneranno le casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti) dall’abolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate - se il codice dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche - si potrebbero avvicinare a quella di una manovra. Per arrivare alla cifra a nove zeri basta mettere nel conto l’abolizione delle comunità montane, messa nero su bianco nel Codice. Costano, in trasferimenti, una cifra tra i tre e i cinque miliardi all’anno che - questa la ragione dell’abolizione - impegnano in larga parte per fare funzionare la macchina amministrativa. Se si vuole aggiungere un altro miliardo, basta considerare altre due misure. I consorzi di bonifica, che sono tra i soggetti che dovranno essere riorganizzati oppure aboliti, ogni anno incassano circa 520 milioni di contributi. Sono meno di 200. Se si contassero le altre migliaia di enti che secondo il piano di Calderoli dovrebbero essere aboliti, è facile immaginare che al conto si dovrebbe aggiungere qualche zero. Risparmi notevoli anche da misure apparentemente minori, come l’eliminazione della figura del direttore generale dai comuni più piccoli. Attualmente sono 2.800 quelli che ce l’hanno, Calderoli vorrebbe lasciarli solo a circa 400 amministrazioni. Anche in questo caso il risparmio potrebbe essere intorno al mezzo miliardo. Considerando solo queste misure si arriva a quasi sei miliardi di euro all’anno. E non fanno parte del conto le altre misure, anche se c’è chi scommette che somme rilevanti si risparmieranno anche dal drastico taglio ai difensori civici, che dovrebbero rimanere solo nelle amministrazioni provinciali. Poi l’eliminazione delle circoscrizioni nei comuni sotto i 250 mila abitanti. Enti minori, ma dove ormai i gettoni per i consiglieri e i costi di funzionamento hanno raggiunto livelli di tutto rispetto. Difficile da definire quanto si risparmierà dalla razionalizzazione delle province. La delega al governo è ampia e non è possibile dire se e quanti enti saranno aboliti. Razionalizzazioni in vista anche per le prefetture. Il disegno di legge, che ora passa all’esame della conferenza unificata per poi tornare a palazzo Chigi per l’approvazione definitiva, prevede che tutti gli uffici decentrati del governo siano accentrati in un unico organismo. Restano fuori, quindi autonome, le amministrazioni periferiche degli Affari esteri, della Giustizia e della Difesa. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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Calderoli annuncia: Via 34 mila enti inutili che bruciano (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 17-07-2009)

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Scompariranno circa 34mila enti "inutili che bruciano risorse solo per sopravvivere". Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, in un'intervista al Giornale anticipa quale sarà una delle principali novità prevista dal Codice delle Autonomie che accompagna la riforma federalista. Secondo uno studio effettuato dal governo gli enti "inutili" sono "in tutto sono 34mila, tutti con i loro presidenti, consigli di amministrazione. E spesso svolgono compiti che non gli spettano" spiega il ministro, ma "saranno le regioni a decidere quali eliminare". Nel Codice sono previsti anche tagli ai consiglieri comunali. "È assurdo che oggi un comune, diciamo di 32 abitanti per legge possa avere un consiglio di 12 persone e una giunta di quattro - osserva Calderoli -. Esclusi i minorenni, i cittadini sono tutti impegnati nell'amministrazione. Comunque abbiamo stabilito un numero di consiglieri massimo che dipende dal numero dei residenti. È un limite un po' severo, ma ci sono spazi per modifiche". A chi chiedeva l'abolizione delle province il ministro risponde: "Quando aboliremo definitivamente questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno ai legittimi titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle".

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La CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego (sezione: Province)

( da "Agenzia di Viaggi, L'" del 17-07-2009)

Argomenti: Province

ATTUALITA' La CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego La CE: abolizione del visto per Macedonia, Serbia e Montenego Jaques Barrot, vice presidente della Comunità Europea ha proposto l’abolizione del visto per i cittadini di Macedonia, Montenegro e Serbia dal 1 gennaio per i paesi Schengen. Dopo vent’anni i cittadini di questi paesi potrenno tornare a viaggiare liberamente in Europa. La proposta dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo. La Commissione punta a liberalizzare dal visto anche i cittadini di Albania, Bosnia e Herzegovina, ma non essendo ancora finalizzate le procedure d’obbligo, la nuova proposta si sposta al 2010. NUMERO: Giornale online DATA: 20-07-2009

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L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta pro... (sezione: Province)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 18-07-2009)

Argomenti: Province

PESCIA/VALDINIEVOLE pag. 25 L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta pro... L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta propria dal Governo ha mandato su tutte le furie Oreste Giurlani, presidente dell'Uncem Toscana, sindaco di Fabbriche di Vallico, paese della Media Valle e pesciatino doc. Motivo questo, del tutto giustificato, perché sia Fabbriche di Vallico e Pescia fanno parte di due Comunità Montane, quella della Media Garfagnana e quella dell'Appennino Pistoiese. Dopo aver ricordato che per effetto di Finanziarie governative è stato tagliato drasticamente il numero delle Comunità, dei rappresentanti dei Comuni e dei compensi, Giurlani ha detto che «tale abolizione metterebbe in discussione la democrazia di base e il ruolo dei piccoli comuni. E' riduttivo focalizzare il tema sulle Comunità Montane che non sono nient'altro che una forma organizzativa dei piccoli comuni di montagna prevista dalla Costituzione». Secondo Giurlani, «si vuole consegnare il futuro di questi enti a unioni sovracomunali prive di conoscenza diretta delle esigenze delle popolazioni. Le funzioni associate vengono già esercitate dalle Comunità Montane, che hanno dalle regioni una serie di deleghe come accade in Toscana dive si è formato un vero e proprio sistema-montagna che non può essere disarticolato da u na legge centralistica che niente ha a che vedere con il tanto pubblicizzato federalismo».

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PD: D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA (sezione: Province)

( da "Wall Street Italia" del 18-07-2009)

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PD: D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA -->''Il segretario piu' adatto? Bersani. Per rilanciare il progetto serve anche un bel po' di riformismo emiliano... ''. Lo afferma Massimo D'Alema in un'ampia intervista al quotidiano 'L'Unita'' in cui sostiene che ''c'e' qualcuno che vuole abolire la sinistra'' e che ''senza radici il Pd e' una.

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PD: D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA. (sezione: Province)

( da "Asca" del 18-07-2009)

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PD: D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA (ASCA) - Roma, 18 lug - ''Il segretario piu' adatto? Bersani. Per rilanciare il progetto serve anche un bel po' di riformismo emiliano... ''. Lo afferma Massimo D'Alema in un'ampia intervista al quotidiano 'L'Unita'' in cui sostiene che ''c'e' qualcuno che vuole abolire la sinistra'' e che ''senza radici il Pd e' una palafitta''. ''La nostra gente -dice ancora D'Alema- ci chiede di non litigare, ma il modo migliore perche' la discussione non si traduca in uno scontro tra pochi e' la partecipazione larga del nostro popolo''. D - Franceschini da' al centrosinistra la colpa di non aver varato il conflitto d'interessi tra il '96 e il 2001. Lei e' stato premier in quella stagione, perche' la legge non venne approvata?. D'ALEMA ''Sono d'accordo, noi avremmo dovuto portare a casa una legge seria. Non riuscimmo a vararla, ma non sarebbe giusto addossarne a me la colpa. Sono quello che ci provo' con maggiore impegno. Lo ha ricordato Stefano Passigli, uno dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio, che elaboro' quel testo. L'altro era Franceschini che ricordera' ancora come andarono le cose... ''. D - Cioe'?. D'ALEMA - ''Presentammo una proposta approvata dal Senato, all'inizio del 2000. Poi perdemmo le regionali, mi dimisi e l'iter della legge non venne completato alla Camera. Giusto rilanciare il conflitto d'interessi, purche' la riflessione non diventi occasione per messaggi allusivi da battaglia congressuale''. d - Lei parla spesso di ''scosse'' che investirebbero Berlusconi, immagina un'implosione imminente?. D'ALEMA - ''Io faccio analisi politiche e non preannuncio azioni giudiziarie. Dietro l'immagine di forza, la maggioranza mostra crepe evidenti e il rapporto con il Paese non e' quell'idillio che vorrebbe Berlusconi. Alle europee un terzo degli elettori si e' astenuto. Tra chi ha votato, il 45% si e' espresso a favore del governo. Tutti gli altri hanno scelto i partiti d'opposizione. Non siamo, quindi, un Paese berlusconizzato''. D - Malgrado cio' manca un'alternativa credibile... D'ALEMA - ''Il problema e' che, di fronte a una maggioranza del tutto inadeguata, toccherebbe a noi mettere in campo un'alternativa di governo in grado di aggregare. Emerge ancora, pero', la nostra debolezza. Spero che il congresso possa rilanciare su basi piu' robuste il progetto del Pd. E' l'assenza di una forte alternativa che consente al governo di tirare avanti''. D - Il Pd non decolla perche', parole sue, ''si e' lasciata alla destra l'idea di comunita', solidarieta', protezione delle fasce piu' deboli''?. D'ALEMA - ''Un grande partito deve avere un'identita' e questa c'e' se e' radicata nella storia del Paese. Gramsci distingueva tra coloro che costruiscono gli edifici, che hanno le fondamenta, e quelli che mettono in piedi palafitte fragili''. min/sam/ss

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