Abstract: in campagna elettorale si era impegnata per la nascita della provincia di Monza e Brianza che personalmente continuo a considerare inutile e inutilmente dispendiosa, tanto più nella prospettiva della abolizione delle province. Per dimostrare coerenza e fedeltà all'impegno, una volta eletta la Colli conferì una delega specifica e istituì un apposito assessorato.>
LIGURIA:
WWF-LAC-ENPA, REGIONE TENTA SANATORIA EDILIZIA PER CACCIATORI.
( da "Asca" del 13-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
hanno
frequentemente visto soccombenti le province di Genova e Savona. Se il Governo
vuol varare il ''piano casa'', la Giunta ligure sembra rispondere con un piano
di appostamenti per contraerea ai volatili, affermano le sezioni liguri di WWF,
ENPA e Lega Abolizione Caccia. Una proposta indecente che merita di essere
ritirata, cosi' come il ben piu' grave cemento dell'
Arriva
domani sul tavolo del Consiglio dei ministri il Codice delle autonomie. Il
concetto di fondo ... ( da "Messaggero, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
sotto i
mille abitanti il sindaco possa fare a meno della giunta e che comunque i
comuni più piccoli "facciano rete" intersecando i loro compiti. Cala
la scure anche su comunità montane ed enti parchi, mentre più complicata è la
questione dell'abolizione delle Province. Previste dalla Costituzione, infatti,
un'abolizione sic et simpliciter è impossibile: in alternativa è previsto l'
COSTI
A CONFRONTO ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 15-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Segreterio
della Lega, il problema non è l'abolizione delle Province ma una più razionale
ed efficiente Pubblica Amministrazione a partire dai costi dello Stato e dai
micro Comuni. Anselmo Formizzi Consigliere Provinciale Pd SICUREZZA Lo
sportello immigrati noi non lo vogliamo Come al solito la sinistra attraverso i
suoi portavoce,
Controllo
capillare del territorio a Trento e Bolzano
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del
15-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
responsabile
della ripartizione Agricoltura della Provincia di Bolzano, sostiene che
l'abolizione degli enti di bonifica comporterebbe una maggiore spesa per
l'erario pubblico valutabile in almeno3 milioni annui per le spese di gestione.
Quanto a realizzazione e manutenzione delle opere, il maggior onere è stimato
in5 milioni l'anno (
L'uomo
della montagna curerà conti e palazzi
( da "Arena, L'" del
16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Soprattutto
in considerazione dell'assurda campagna per l'abolizione delle Province messa
in atto da alcuni media. La verità è che le Province virtuose come la nostra
hanno funzioni democraticamente molto importanti. Dovremmo invece dare maggiore
importanza agli enti elettivi veramente utili dotandoli sempre di più dei
poteri veri e non fittizi,
Atteso
da tempo, finalmente il cosidetto codice delle autonomie firmato Calderoli è
stato approvato ieri mattina in consiglio dei ministri.
( da "Tempo, Il" del
16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
delle
autonomie firmato Calderoli è stato approvato ieri mattina in consiglio dei
ministri. Non prevede però — come più volte era stato annunciato nel corso del
lungo dibattito che ne ha preceduto il via libera del Cdm — l'abolizione delle
province per le quali si andrà piuttosto ad una ridefinizione dei perimetri
territoriali mentre le comunità montane saranno soppresse.
Facciamo
lavorare di più le Province ( da "Tempo, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
stampa
Facciamo lavorare di più le Province Con il solleone di questi giorni,
l'abolizione delle Province sembra diventata una specie di miraggio, un po'
come l'acqua nel deserto: tutti la vogliono, come la famosa «tittina» di
Alberto Sordi, ma poi nessuno la fa e le amministrazioni provinciali restano ancora
là.
Federalismo:
sì al codice delle autonomie, salvate le Province
( da "Secolo XIX, Il" del
16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
semplificazione
e razionalizzazione dell'ordinamento e carta delle autonomie locali») non
prevede l'abolizione delle Province, ma va verso una ridefinizione dei
perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione di enti e organismi
che operano in ambito locale e regionale, la modifica della composizione dei
Consigli e delle Giunte degli enti locali (
RAFFORZARE
il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale d...
( da "Nazione, La (Firenze)" del
16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
7
RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma federale
d... RAFFORZARE il ruolo delle Province, elemento strategico per la riforma
federale dello Stato, ed abolizione di quelli che vengono definiti enti
inutili', come consorzi di bonifica ed Ato.
Province
sì, ma più limitate ( da "Manifesto, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Il disegno
di legge non prevede l'abolizione delle province, ma va verso una ridefinizione
dei perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione di enti e
organismi che operano in ambito locale e regionale, la modifica della
composizione dei Consigli e delle Giunte degli enti locali (art.
ROMA
- Via libera dal Consiglio dei ministri allo schema di disegno di legge sul
codice ... ( da "Messaggero, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
sul codice
delle autonomie locali. Il testo non prevede l'abolizione delle Province, ma
ridefinisce i perimetri territoriali. Prevede la soppressione di enti e
organismi operanti in ambito locale e regionale; la modifica della composizione
dei Consigli e Giunte degli enti locali con una netta riduzione del numero di
consiglieri ed assessori;
Nutrie:
si riaccende la polemica sulle modalità di abbattimento
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Lega
anti-caccia) per l'abolizione della caccia all'animale, aveva sospeso a fine
giugno le ordinanze emesse dai sindaci di Busseto e Colorno con cui si dava il
via libera alla caccia delle nutrie come forma di abbattimento degli esemplari
in eccesso. La stessa cosa era già accaduta, nelle settimane precedenti, a
Polesine.
Casta,
subito a casa 18mila pesi morti: risparmiati sei miliardi
( da "Giornale.it, Il" del
17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
ci
guadagneranno le casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti)
dall?abolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento
di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il
riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate -
se il codice dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche -
(
da "Giornale.it, Il" del
17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Molti
chiedevano l'abolizione delle province... «Quando aboliremo definitivamente
questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno ai legittimi
titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle». Però
ridefinirete. Qualcuna dovrà per forza chiudere.
enti,
roma e firenze litigano ( da "Tirreno, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
Il disegno
di legge, che non prevede l'abolizione delle Province, stabilisce, ad esempio,
che i consigli comunali possono essere composti, a seconda del numero di
abitanti, da un massimo di 40 membri (se la popolazione supera i 500mila
abitanti) ad un minino di 6 se hanno meno di 3mila abitanti.
Colpo
alla casta, a casa oltre 18mila pesi morti: si risparmiano sei miliardi
( da "Giornale.it, Il" del
17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
ci
guadagneranno le casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti)
dall?abolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento
di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il
riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate -
se il codice dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche -
Calderoli
annuncia: Via 34 mila enti inutili che bruciano
( da "Virgilio Notizie" del
17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
A chi
chiedeva l'abolizione delle province il ministro risponde: "Quando
aboliremo definitivamente questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono
torneranno ai legittimi titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe
senso abolirle".
La
CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego
( da "Agenzia di Viaggi, L'" del
17-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
ATTUALITA'
La CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego La CE: abolizione
del visto per Macedonia, Serbia e Montenego Jaques Barrot, vice presidente
della Comunità Europea ha proposto l?abolizione del visto per i cittadini di
Macedonia, Montenegro e Serbia dal 1 gennaio per i paesi Schengen.
L'IPOTESI
di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta
pro... ( da "Nazione, La (Pistoia)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
IPOTESI di
abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta
pro... L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal ministro
Calderoni e fatta propria dal Governo ha mandato su tutte le furie Oreste
Giurlani, presidente dell'Uncem Toscana, sindaco di Fabbriche di Vallico, paese
della Media Valle e pesciatino doc.
PD:
D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA
( da "Wall Street Italia" del
18-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
NO
ABOLIZIONE SINISTRA -->''Il segretario piu' adatto? Bersani. Per rilanciare
il progetto serve anche un bel po' di riformismo emiliano... ''. Lo afferma
Massimo D'Alema in un'ampia intervista al quotidiano 'L'Unita'' in cui sostiene
che ''c'e' qualcuno che vuole abolire la sinistra'' e che ''senza radici il Pd
e' una.
PD:
D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA.
( da "Asca" del 18-07-2009)
Argomenti: Province
Abstract:
mi dimisi
e l'iter della legge non venne completato alla Camera. Giusto rilanciare il
conflitto d'interessi, purche' la riflessione non diventi occasione per
messaggi allusivi da battaglia congressuale''. d - Lei parla spesso di
''scosse'' che investirebbero Berlusconi, immagina un'implosione imminente?
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)"
del 01-07-2009)
Argomenti: Province
VETRINA CERVIA E
MILANO MARITTIMA pag. 17 GRANDE interesse lunedì sera, presso il ristorante Al
Caminetto', per la presentazio... GRANDE interesse lunedì sera, presso il
ristorante Al Caminetto', per la presentazione del libro scritto dal parlamentare
del Pdl, Giancarlo Mazzuca (nella foto con Pierferdinando Casini), a quattro
mani con Aldo Forbice. Il volume, intitolato I Faraoni. Come mille caste del
potere pubblico stanno dissanguando l'Italia, è un saggio che fa luce sui costi
abnormi degli apparati pubblici e sulle molte altre caste' che fino a ora non
erano state adeguatamente investigate. Il tutto avvalendosi di dati aggiornati
e in gran parte inediti. «Oltre ai politici spiega Giancarlo Mazzuca ci sono
tante altre corporazioni che continuano a sopravvivere e che stanno portando il
Paese allo sfascio». Particolarmente aprezzata da Mazucca la presenza del
leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, che ha assistito
alla presentazione: «Questo testimonia sottolinea l'onorevole del Pdl il buon feeling
che c'è con Casini. E' una presenza molto significativa».Tra i temi di cui si è
discusso durante la serata, l'abolizione delle province e lo strapotere dei baroni universitari.
Torna all'inizio
( da "Centro, Il" del
01-07-2009)
Argomenti: Province
LA PETIZIONE
Oltre 400 firme contro il Cda rifiuti LANCIANO. «La raccolta firme è stata un
successo e andremo avanti: abbiamo raccolto oltre 400 firme in due giorni e
puntiamo adesso a quota 600»: è soddisfatto Pino Valente
(nella foto), presidente dell'associazione culturale Frentania Provincia. Lungo
corso Trento e Trieste, l'Associazione ha lanciato la petizione per
l'abolizione del Cda nel consorzio smaltimento rifiuti, proponendo, con i
200mila euro risparmiati dagli emolumenti, di destinare un fondo a chi ha perso
il lavoro. «C'è stata grande partecipazione da parte dei cittadini»,
commenta Valente, «e soprattutto molta indignazione nell'apprendere i costi di
questo carrozzone. Da parte di tutti è arrivata la richiesta di dare un taglio
agli sprechi della politica e soprattutto di effettuare scelte meritocratiche
per gli incarichi di presidenza di enti pubblici, e non stabilire le poltrone
in base alle appartenenze o alle simpatie poltiche».
Torna all'inizio
( da "AltaLex" del
01-07-2009)
Argomenti: Province
Addio ai marchi
dop e stg? Articolo di Nicola Coppola 01.07.2009 Commenta | Stampa | Segnala |
Condividi La Commissione Europea ha presentato in data 28 Maggio 2009 una
Comunicazione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli, frutto di un
processo di indagine su tale importante parte della PAC avviato dallente
comunitario già fin dal 2006. Il presente articolo fornisce una prima analisi
delle problematiche del settore che sono emerse durante i lavori di
preparazione e delle possibili opzioni che la Commissione si appresta ad adottare
per superarle. In particolare, dopo una analisi generale relativa allapproccio
al problema e alla sua compatibilità col sistema di politiche agricole europee
di qualità e con gli obiettivi della PAC, si esaminano le singole proposte emerse in tema di
marchi DOP, IGP ed STG, dando conto della auspicata razionalizzazione degli
schemi di certificazione. Tale analisi viene condotta senza tralasciare il
possibile impatto sociale ed economico, sia in ambito intracomunitario che a
livello globale, delle modifiche proposte, con particolare accento sui riflessi
sui consumatori. In conclusione,larticolo mette in
evidenza come le modifiche proposte comportino la necessità di nuovi sviluppi
di ricerca ed analisi dei dati, con lobiettivo di verificare se le azioni
proposte, una volta attuate, saranno state in grado di aumentare la
consapevolezza dei consumatori circa limportanza dei
prodotti certificati, su cui si fonda il successo di tutto il sistema relativo
alle politiche agricole di qualità portato avanti dallUnione europea.
Addio ai marchi dop e stg? Orientamenti recenti della commissione europea in
tema di marchi di qualità agroalimentare di Nicola Coppola 1. La politica
europea di qualita agroalimentare nel quadro dei mutati obiettivi della pac La PAC
(Politica Agricola Comunitaria)1 è stata sviluppata dai Paesi aderenti alla
Comunità Economica Europea nel secondo dopoguerra per far fonte alla scarsità
della produzione alimentare nel vecchio continente messo in ginocchio dal conflitto.
Alla base di essa vera un articolato sistema basato sia su
sussidi alla produzione, che sulla costituzione di scorte volte a spingere in
basso i prezzi dei beni agricoli, attraverso la creazione di surplus di taluni
prodotti. In seguito, con le riforme intraprese a partire dalla fine degli anni 80
ed inizi degli anni 90, gli obiettivi della PAC sono stati rideterminati
al fine di
rimuovere le eccedenze alimentari, e la strada dei meri sussidi alla produzione
è stata soppiantata da nuovi meccanismi di finanziamento e politiche volte a
valorizzare la qualità della produzione, piuttosto che la quantità. Fra tali
politiche, una delle più importanti è la Politica agricola
europea di qualità, che mira appunto a valorizzare le produzioni di
pregio della
Comunità, tutelando al tempo stesso la specificità di determinati metodi di
produzione. A tal fine, agli inizi degli anni 90
sono stati introdotti a livello comunitario i marchi DOP, IGP o STG, oltre a
quello di Agricoltura Biologica, per garantire lautenticità dei metodi di
fabbricazione di quei prodotti agricoli, soprattutto ad uso alimentare, che
hanno un legame con una determinata area geografica. Il legame in questione è
più stretto nel caso dei prodotti DOP, le cui fasi del processo produttivo devono
essere vincolate essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente
geografico, mentre per i prodotti IGP il grado di collegamento con larea
geografica è meno stretto, essendo sufficiente che a questultima siano
attribuibili una specifica qualità o altre caratteristiche particolari. Le STG
(Specialità Tradizionali Garantite) hanno invece lo scopo di proteggere degli
specifici metodi tradizionali di produzione indipendentemente dal legame del
prodotto con una data area geografica, ponendo unenfasi particolare sulla tradizionalità
del processo di lavorazione seguito. Per tale motivo, luso del nome non è
riservato in via esclusiva ai produttori di una determinata area, potendo
essere utilizzato da chiunque rispetti le condizioni previste e registrate per quella produzione. Liter
di certificazione e gli effetti giuridici del riconoscimento sono stati fissati
dai regolamenti (CE) n. 2081/92 per DOP e IGP e n. 2082/92 per STG. Tali atti
normativi sono rimasti sostanzialmente immutati, salvo piccole modifiche, fino alla decisione
WTO del 20052 che, nel promuovere un maggiore allineamento delle norme europee
alle regole multilaterali degli scambi internazionali, ha portato allemanazione
dei regolamenti (CE) n. 509/06 e n. 510/06. Questi ultimi, i quali hanno sostituito i sopra
citati regolamenti (CE) n. 2081/92 e n. 2082/92, prevedono fra laltro,
oltre ad una procedura di registrazione delle domande maggiormente
semplificata, una fondamentale apertura del sistema di certificazione a
produzioni non
europee. Ciò significa, in sostanza, che i produttori dei Paesi terzi possono
ora richiedere le certificazioni europee DOP, IGP o STG direttamente alla
Commissione, senza dover passare per il vaglio delle proprie autorità
nazionali.3 Il Reg. (CE) n. 510/06 ha dunque mantenuto la distinzione fra DOP e
IGP4, in coerenza con lorientamento politico della
Commissione fino ad ora adottato, volto a rimarcare le differenze fra prodotti
maggiormente legati al territorio, che quindi possono aspirare
allottenimento
della DOP, e quelli che hanno un minor vincolo con esso, certificabili come
IGP. In linea con tale orientamento, nel tentativo di rimarcare visivamente la
differenza fra i due tipi di riconoscimento, si è posto mano al sistema di
etichettatura, assegnando il colore rosso-oro al logo DOP e quello blu-oro allIGP.
Prima delladozione del Reg. (CE) n. 628/08 infatti, (che ha introdotto
tale modifica), i loghi erano dello stesso colore, ed apparivano troppo simili
e dunque poco distinguibili dal consumatore.5 Ma basta tale espediente affinché
il consumatore medio europeo possa finalmente apprezzare il valore di un
simbolo, e le peculiarità qualitative che esso incorpora? In realtà, la
differenza fra DOP e IGP risulta difficile nella pratica ed a volte francamente
un po forzata. 6 Essa può infatti essere frutto, più che delle
caratteristiche del prodotto, della legittima scelta dei produttori che fanno
domanda per ottenere la certificazione, essendo la procedura di domanda
ispirata ad sistema a base volontaria. Ciò genera una serie di conseguenze non solo di
tipo teorico, ma anche pratico, in quanto è chiaro che gli schemi di
certificazione non possono raggiungere i propri obiettivi a meno che i
destinatari finali, ossia i consumatori europei, non siano messi in grado di
comprenderne la portata: bisogna cioè dare concretezza al simbolo, rendendo
possibile una scelta informata da parte dei consumatori. La necessità di
sviluppare attività promozionali riguardo ai simboli DOP e IGP sia da parte
degli Stati membri che della Commissione europea è stata oggetto di specifiche
raccomandazioni nellambito del report della London
Economics, "Evaluation of the CAP policy on protected designations of
origin (PDO) and protected geographical indications (PGI)", pubblicato a
Londra nel
novembre 2008. Tale indagine, finanziata dalla Commissione Europea, mette in
luce come il livello di riconoscibilità e comprensione dei simboli PDO e PGI
sia molto basso fra i consumatori europei, e conseguentemente elabora la
raccomandazione di cui sopra. La Commissione, nel commissionare tale indagine,
si è dunque resa conto della necessità di procedere ad una revisione in
profondità delle politiche concernenti i prodotti agricoli di qualità: una
Comunicazione ufficiale che illustra gli orientamenti strategici in questo
campo è stata pubblicata il 28 maggio 2009. Se ne esaminano di seguito i
contenuti relativi ai marchi DOP, IGP ed STG, potendosi in questa sede solo far
cenno agli altri schemi di qualità presi in esame da detta Comunicazione7. 2. La
comunicazione della commissione europea del 28 maggio 2009 La Comunicazione
della Commissione Europea del 28 Maggio 20098 costituisce il momento finale di
un processo di verifica cominciato nel 2006 relativamente alle politiche
agricole europee di qualità. DallOttobre 2008 data
furono poi avviate delle consultazioni che hanno coinvolto imprese, produttori,
consumatori ed associazioni di tutta Europa, invitati a presentare le proprie
considerazioni con riferimento alla cosiddetto Libro Verde sulla
qualità dei
prodotti agricoli.9 Ben 560 contributi sono stati ricevuti in risposta a tale
Libro Verde, e sulla base di essi, nonché degli atti della Conferenza di Alto
Livello organizzata dalla Presidenza Ceca dellUE
nel Marzo 2009, la Commissione Europea ha elaborato una serie di opzioni in
materia che sono state pubblicate nella Comunicazione.10 Lorientamento
generale che si ricava dalla Comunicazione rende esplicita la ricerca di
semplificazione e razionalizzazione degli schemi di qualità alimentare che sta emergendo a livello comunitario
11. Preliminarmente, occorre ricordare che la UE ha elaborato vari meccanismi
di azione al fine di garantire le caratteristiche dei prodotti agricoli,
definendo per alcuni prodotti determinati livelli di qualità affinché essi
possano essere venduti o commercializzati allinterno
dellUnione.12 Sono stati elaborati in particolare: marketing standards o
norme di commercializzazione (etichettatura)13, come ad esempio le norme che
definiscono le caratteristiche di determinati prodotti agricoli (es. definizione di
latte, succo di frutta, vino),
classificazione dei prodotti (es. il minimo quantitativo di grasso che deve
essere contenuto nel latte parzialmente scremato), sistemi di
etichettatura che garantiscano la rintracciabilità di alcuni prodotti14, ecc
schemi di qualità dei prodotti agricoli comunitari (certificazione). Gli schemi
attualmente in vigore sono quelli DOP e IGP, STG, Agricoltura Biologica e
Prodotti di Regioni ultraperiferiche15 schemi di qualità per i vini (certificazione) e i liquori
(certificazione), con caratteristiche simili alle DOP e IGP per gli alimenti
per quanto riguarda lindicazione geografica dei
prodotti, ma con specificità proprie ed un meccanismo di tutela separato. Tali
meccanismi hanno portato alladozione di una selva di norme comunitarie
che hanno posto requisiti molto stringenti ai produttori comunitari, i quali,
dal canto loro, si sono molto impegnati nel mantenere un livello di produzione
qualitativamente assai elevato e soprattutto, rispettoso della rigida normativa
ambientale e veterinaria. Gli standard minimi fissati sono inoltre spesso
ampiamente superati dai produttori, ma la eccessiva frammentazione normativa ha
impedito uno sviluppo coerente della politica agricola nel suo complesso (si
pensi solo alla differenziazione fra schemi per i vini e schemi per i prodotti
agroalimentari), limitando le potenzialità di mercato. Come dare dunque il
giusto riconoscimento a tali sforzi, consentendo ai consumatori una scelta
consapevole ed informata? 16 La strada prescelta dalla Commissione europea
sembra essere quella della semplificazione e della razionalizzazione della
relativa regolamentazione di settore. Nella sopra citata Comunicazione in
particolare, grande enfasi viene posta sulle norme di commercializzazione o
marketing standards che garantiscono lidentità dei
prodotti, stabilendo ad esempio che si faccia un maggior uso dei termini
riservati, onde evitare utilizzazioni abusive di termini quali
alimenti a basso contenuto di grassi ecc
Simile attenzione è
riservata alla rintracciabilità degli alimenti, per verificare che gli stessi
provengano effettivamente dal luogo in cui si dichiara siano stati prodotti o
raccolti, e ciò indipendentemente dallottenimento o meno di una certificazione di origine quale la DOP o lIGP.
Nella stessa ottica di semplificazione e chiarezza per i consumatori, si può
solo accennare alle proposte di riforma che stanno investendo gli
schemi di qualità agroalimentare europei come ad esempio
agricoltura biologica.
Con riferimento a questultima, la Commissione evidenzia
come ladozione di schemi dissimili nei singoli Paesi membri stia
rappresentando un ostacolo alla libera circolazione di tali prodotti in ambito
comunitario, e si propone pertanto di eliminare tali impedimenti con una serie di
misure, quale ad esempio la creazione di un nuovo logo organico europeo da
apporre obbligatoriamente sui prodotti biologici che si commercializzano in
Europa. 17 Quanto infine agli schemi di certificazione adottati dai singoli
Paesi, e spesso da operatori privati, sebbene si evidenzi come gli stessi non
siano totalmente affidabili, si ritiene al momento di non dover intervenire con
provvedimenti normativi, lasciando che sia il mercato a determinarne le sorti.
Pur sottolineando infatti come tali regimi possano a volte ingenerare
confusione nei consumatori, che non sono in grado di distinguerli da quelli
ufficiali, si ritiene di non dover intervenire in quanto si assiste in ambito
internazionale ai primi tentativi di armonizzazione del settore . 18 Esaminiamo
ora in modo più dettagliato le proposte avanzate per gli schemi DOP,IGP ed STG:
in questo contesto si darà pure conto di una proposta di fusione di questi
schemi con quelli elaborati per i vini, nonché della necessità di rafforzare limpatto
delle politica agricola europea di qualità in ambito internazionale, aspetto
particolarmente importante evidenziato nella Comunicazione. 2.1. DOP e IGP Come
si è accennato sopra, il report della London Economics ha evidenziato la scarsa
consapevolezza
dei consumatori europei riguardo le certificazioni di qualità in genere, e la
differenza fra DOP ed IGP in particolare. Tale affermazione si è rivelata
essere valida soprattutto in quei Paesi in cui, per tradizione, vi è una minore
convergenza dellattenzione di consumatori, imprese e
istituzioni circa i prodotti del territorio. Pare dunque evidente che, a parte
nicchie di conoscitori dei prodotti alimentari e di studiosi della materia,
risulti alquanto difficile che il consumatore medio europeo si possa soffermare su tale
differenziazione.19 Gli interventi comunitari volti a promuovere i simboli DOP
e IGP, a cominciare dalla differenziazione nel sistema di etichettatura di cui
si è detto, non appaiono sufficienti a garantire lefficacia
del sistema di
informazione per i consumatori, se non accompagnati da ulteriori interventi
promozionali volti a spiegarne il significato. Ciò rischia di vanificare lintera
politica agricola europea di qualità agroalimentare, di cui il sistema delle
certificazioni
DOP e IGP rappresenta uno dei pilastri, ma che non può certo prescindere dai
consumatori finali. Come espressamente denunciato dalla Commissione Europea20,
lassenza di ulteriori interventi da parte dellUE
comporterebbe deleterie conseguenze: i costi sostenuti dai produttori per lottenimento
delle certificazioni non sarebbero più compensati dal valore aggiunto di
mercato, e ciò spingerebbe gli stessi ad uscire dagli schemi di certificazione;
gli oneri amministrativi per gli stati Membri e lUE crescerebbero a dismisura, soprattutto a
seguito dellapertura del sistema ai produttori dei
Paesi Terzi e agli accordi bilaterali, col rischio di una applicazione
disomogenea delle norme; in assenza di regole condivise circa i diritti di
proprietà intellettuale, la credibilità dellintero sistema delle
Indicazioni Geografiche potrebbe essere compromesso. Al legislatore e agli
altri organismi dellUnione Europea si pone dunque la seguente
alternativa: o promuovere campagne per aumentare la consapevolezza dei consumatori europei riguardo alle
politiche agricole di qualità e sforzarsi nel sottolineare le peculiarità dei
marchi DOP e IGP, oppure concentrarsi sul primo e più generale obiettivo,
sacrificando la distinzione fra DOP e IGP. Pare proprio questultimo
orientamento
quello che sta emergendo in seno alla Commissione Europea, onde non rischiare
che un sistema troppo complicato agli occhi dei consumatori possa compromettere
lintera politica Europea di qualità agroalimentare, che
rappresenta uno dei punti di forza delle politiche UE e che tuttora assorbe una larga fetta
del bilancio comunitario. Il marchio DOP, in definitiva, verrebbe abolito e
tutte le DOP esistenti verrebbero automaticamente trasformate in IGP. Non
mancano, naturalmente, proposte meno drastiche, come il mantenimento dellattuale
sistema affiancato ad una semplificazione e chiarificazione delle procedure di
ottenimento delle certificazioni, anche in riferimento alla loro durata. Si è
inoltre pensato ad una eventuale estensione degli obblighi di certificazione ad altri operatori della
catena di approvvigionamento, come gli importatori e i distributori, alla
stregua di quanto oggi avviene per i prodotti biologici. Restano tuttavia
aperte altre opzioni che pure sono attualmente allo studio della Commissione.
Fra esse, la creazione di un sistema di protezione comune per vini e prodotti
agro-alimentari, oggi differenziati, con ladozione di un
unico schema di certificazione e tutela; la creazione di un sistema parallelo
di protezione nazionale che operi allinterno dei singoli Paesi membri e
che costituisca il presupposto per la richiesta di protezione a livello
europeo, con la conservazione dei marchi DOP e IGP; la sostituzione del sistema
attualmente vigente con uno basato sui trademarks, quindi con lo stesso livello di protezione
assicurato dallaccordo internazionale TRIPS,21 ma con
effetti limitati al territorio comunitario. Sono invece state escluse altre
opzioni, quali ad esempio lemanazione di una Direttiva che deleghi gli
Stati membri circa la definizione di interventi nel settore delle politiche agricole
di qualità, o addirittura labolizione completa
della disciplina EU , perché non in linea con la politica di armonizzazione
oramai consolidata nel settore. Allo stesso modo, pare poco probabile, al momento, lopzione
di una auto-regolamentazione del settore, essendo lo stesso troppo frammentato
fra ONG, organismi sociali e lobby economiche. Non viene invece abbandonata,
sebbene in una prospettiva a lungo termine, la possibilità di una
ri-modulazione
complessiva della disciplina comunitaria in seno al WIPO ed al WTO e dunque in
un ambito internazionale: molto dipenderà dai negoziati con altri Paesi (Stati
Uniti e Australia in particolare) che adottano un approccio completamente
diverso da quello EU con riferimento alle Indicazioni Geografiche, non
riconoscendo ad esse alcun diritto di proprietà intellettuale.22 In tale
contesto di difesa dei diritti di proprietà intellettuale derivanti dallottenimento
della certificazione, sarebbe molto utile includere le indicazioni geografiche nel
campo di applicazione dellAccordo commerciale
anticontraffazione23 e del costituendo Osservatorio europeo sulla contraffazione e la
pirateria. 2.2. STG Discorso a parte, ma in un certo
senso simile per quel che attiene alle tendenze di semplificazione che stanno emergendo a
livello europeo, riguarda lo schema di certificazione ed il connesso marchio
STG. Tale schema, in realtà, non è mai decollato, essendovi attualmente solo 20
prodotti registrati in tutta Europa. Ci si è dunque resi conto che non è utile
proseguire con lo schema attuale in quanto non in grado di assicurare, da un
lato, un vantaggio competitivo ai produttori, dallaltro
una corretta informazione dei consumatori. Per tale motivo, alcune proposte
alternative
sono al vaglio della Commissione, tra le quali due prevedono la conservazione
delle STG nel quadro degli schemi di politiche agricole di qualità, e due ne
prevedono luscita. Cominciando dalle prime, si discute
se il marchio STG (che verrebbe così ad essere conservato), debba garantire la
tutela con riserva al diritto al nome oppure senza questultimo.
Nel primo caso non ci sarebbero sostanziali modifiche alla disciplina
attualmente in vigore; nel secondo, labolizione della protezione
delluso esclusivo del nome del prodotto con marchio STG comporterebbe la possibilità di
una sua utilizzazione da parte di qualsiasi produttore, ma con lobbligo
dellindicazione del logo STG. In altre parole, se oggi per poter
utilizzare il nome di un prodotto registrato STG (si pensi ad esempio alla pizza
napoletana STG), i produttori devono dimostrare di utilizzare metodi
tradizionali, ciò non avverrebbe nel caso in cui la tutela del diritto al nome
venga abolita, purchè si indichi il marchio STG: tutti potrebbero sfornare una pizza
napoletana a condizione che assieme al nome venga indicato anche il
marchio comunitario STG. Si comprende come tale soluzione sia volta a svuotare
di contenuto la tutela offerta dal marchio europeo STG, che è invece
strettamente connessa, al pari dei marchi DOP e IGP, alla tutela esclusiva del nome
stesso del prodotto. Sempre nellottica di una minor
tutela, che potrebbe peraltro essere comprensibile dato linsuccesso
finora avuto, si è proposto di far uscire le STG dal quadro degli schemi di politiche agricole di qualità, e di
proteggere il termine tradizionale dandone una
definizione legislativa simile a quella di altri prodotti, sotto forma di
marketing standards europei. Ultima proposta, quella di lasciare la
regolamentazione delle specialità tradizionali al settore privato o ai singoli Stati
membri, con un abbandono dunque di ogni regolamentazione a livello comunitario.
Tale proposta troverebbe già pronta lItalia, nel quale Paese
è già in vigore un normativa nazionale dedicata ai Prodotti Agrolimentari Tradizionali24.
Anche in Belgio vi è una normativa nazionale rivolta allidentificazione
dei prodotti tradizionali fiamminghi. 3. Conclusioni Dovremo dunque dire addio
ai marchi DOP e STG? Una risposta precisa non è possibile in questo momento, in quanto la Comunicazione del
28 Maggio 2009 non fa altro che impostare delle linee guida per le politiche
future, per cui nel concreto bisognerà seguire i lavori e gli orientamenti
politici che emergeranno a livello comunitario nei prossimi mesi. Detto ciò,
tale conclusione risulta più probabile con riferimento a STG, data anche la
loro scarsa diffusione, se non altro nel senso di una loro uscita dagli schemi
di politiche agricole di qualità. Per quanto riguarda invece i marchi DOP, al
momento lopzione preferibile appare quella di chiarificare le
regole di DOP e IGP, nel quadro di un approccio politico generale volto a
semplificare le politiche agricole europee di qualità. Tale semplificazione
porterà, con molta probabilità, ad una razionalizzazione dei sistemi di
certificazione per gli schemi di tutela delle indicazioni geografiche, con una
probabile fusione dei registri di vini, spiriti e prodotti agroalimentari in un
unico sistema, premessa indispensabile ad un rilancio su scala globale del
riconoscimento dei sistemi europei di qualità alimentare. Resta però da capire
se, una volta attuate le azioni proposte, i consumatori saranno messi nelle
condizioni di comprendere le nuove informazioni riportate sui prodotti ed i
nuovi schemi di qualità, o se non vengano piuttosto disorientati da continue
modifiche e dalla possibilità di deroghe. Ciò apre nuove possibilità di ricerca
per quel che attiene lo studio del comportamento dei consumatori e la loro
percezione delle politiche europee di qualità alimentare, nel quadro di una più
ampia indagine riguardante non solo la riconoscibilità dei simboli ma anche la
stessa comprensione dellimportanza del sistema DOP-IGP ed
STG, soprattutto in quei Paesi in cui il numero dei prodotti registrati risulta
inferiore rispetto
a quanto ci si aspetterebbe dato il peso del loro comparto agricolo.
______________ 1 Sulla PAC in generale si veda: D. Bianchi, Politique Agricole
Commune-Dèveloppment Rural, Joly, Communautaire, 2004; R.C. Hine, K.A:
Ingersent, A.J. Rayner The Reform of the Common Agricultural Policy,
Basingstoke, 1998; L.Beurdley, Politique Agricole Comune, Paris, 1996; J. Lamo
De Espinosa, La nueva politica agraria de la Union Europea, Madrid, 1998; G.
Tesauro, Diritto Comunitario, parteII. Il mercato comune Padova, Cedam, 1995. 2
WT/DS 290/R. 3 Un esempio di prodotto extraeuropeo cui è stato riconosciuto il
marchio DOP è il Caffè di Colombia. 4 Così recita il primo comma dellart
2 del Regolamento citato: Ai fini del presente regolamento, si intende
per: a) «denominazione
d'origine», il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi
eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o
alimentare: originario di tale regione, di tale luogo
determinato o di tale paese, la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute
essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico, inclusi
i fattori naturali e umani, e la cui produzione,
trasformazione e elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata; b)
«indicazione geografica»,
il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un
paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare:
come originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e
del quale una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche possono
essere attribuite a tale origine geografica e
la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono nella zona
geografica delimitata. 5 N. Coppola, Etichette DOP IGP STG logo
europeo,
in Il Doganalista, Maggio-Giugno 2009, n. 4. 6 La tematica è sentita sia nellEuropa
Continentale che in Gran Bretagna: in Consorzio del Prosciutto di Parma v. Asda
Stores Ltd [2002] ECJ, C-108/01 FSR 3,44, para.8, Lord Hoffmann afferma, a
proposito della
somiglianza fra DOP e IGP , che il nesso causale tra
il luogo di origine e la qualità del prodotto può essere un fatto di
reputazione più che un fatto verificabile. 7 La comunicazione in oggetto,
in realtà, prende in considerazione tutti gli aspetti delle politiche agricole di qualità,
fra cui gli orientamenti che stanno emergendo in sede europea con riferimento
allagricoltura biologica. Per un approfondimento di questi temi che
vada oltre i cenni che saranno forniti qui di seguito, si rimanda al sito ufficiale della Commissione
Europea: http://ec.europa.eu/agriculture/quality/policy/com2009_234_lt.pdf 8
Bruxelles, 28.5.2009, COM(2009) 234 definitivo, Comunicazione della Commissione
al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo
sulla politica di qualità dei prodotti agricoli, {SEC(2009) 670}, {SEC(2009)
671}. 9 Green Paper o Libro Verde sulla
qualità dei prodotti agricoli: norme di prodotto, requisiti di produzione e
sistemi di qualità, COM(2008) 641 del 15.10.2008. 10 LImpact Assessment Summary che
correda la Comunicazione fornisce dati importanti per quel che attiene le
proposte che avranno una maggiore probabilità di essere portate avanti in
futuro, ma ciò dipenderà, appunto, dagli orientamenti politici che emergeranno
in commissione nei prossimi mesi: su tal punto si veda oltre nel testo. 11 Come
evidenziato nella Comunicazione, la Commissione ha ravvisato tre tematiche
fondamentali da sviluppare nella futura politica di qualità dei prodotti
agricoli: informazione: migliorare la comunicazione tra
produttori, acquirenti e consumatori sulle qualità dei prodotti agricoli;
coerenza: rendere più coerenti gli strumenti della politica di qualità
dellUE; complessità: rendere più facili agli agricoltori, ai
produttori e ai
consumatori la comprensione e luso dei vari regimi e
delle diciture riportate in etichetta 12 Tali disposizioni vanno comunque
considerate nel quadro delle regole generali sulla libera circolazione delle
merci fissate dai trattati istitutivi della comunità europea e dalla giurisprudenza
comunitaria, come ad esempio la regola del mutuo riconoscimento dei prodotti,
secondo la quale ogni Stato membro deve accettare che nel suo territorio siano
commercializzati prodotti ottenuti e commercializzati negli altri Stati membri.
Tale principio garantisce la libera circolazione delle merci e dei servizi
senza dover ricorrere all'armonizzazione delle legislazioni nazionali, ma
incontra a volte difficoltà applicative. Devono anche essere prese in
considerazione le norme volte a prevenire limmissione
in commercio di alimenti non salubri, fra cui i provvedimenti-cardine del cd.
pacchetto igiene: Reg. (CE) n. 852/04 sulligiene dei prodotti
alimentari, Reg. (CE) n. 853/04 sulligiene degli alimenti di origine animale
e Reg. (CE) n.
854/04 sullorganizzazione dei controlli sui prodotti
di origine animale destinati al consumo umano. Il "pacchetto igiene"
è stato infine integrato dal Reg. (CE) 183/2005, che stabilisce i requisiti per
l'igiene dei mangimi. 13 Sia letichettatura che la certificazione possono
attestare che un prodotto risponde a dei requisiti minimi; le certificazioni
hanno però una funzione più complessa, e sono utilizzate per prodotti di
punta per i quali è anche previsto un sistema di controlli periodici. 14 Lindicazione
obbligatoria del paese di origine e/o del luogo di produzione
nelletichettatura è in vigore in Australia (per tutti i prodotti agricoli
e alimentari) e negli Stati Uniti (solo per determinati comparti di produzione
agricola), come pure in altri paesi del mondo. NellUE,
lindicazione del luogo di produzione è obbligatoria per carni bovine,
ortofrutticoli, uova, pollame, vino, miele, olio doliva (dal 2009) e
prodotti biologici recanti il marchio UE (dal 2010). Lindicazione
dellorigine si
applica anche ai prodotti dellacquacoltura. 15 Le
cosiddette Outermost Regions dellUE includono i Dipartimenti
Francesi dOltremare (Guadalupa, Guyana Francese, Rèunion e Martinica) ,
le Azzorre e Madeira e le Isole Canarie (Spagna), in cui si producono banane, meloni, ananas ed
altra frutta esotica. 16 Si riporta la frase di apertura della Comunicazione: Acquistare
cibi e bevande prodotti nellUE significa acquistare prodotti di qualità,
scegliendoli su unampia varietà di prodotti scaturiti dalle diverse tradizioni regionali della
Comunità. I consumatori di ogni parte del mondo lo sanno: il settore
agroalimentare dellUE gode di una reputazione di alta qualità
grazie a decenni, se non secoli, di duro lavoro, di investimenti, di
innovazione e di dedizione alleccellenza. Tale dedizione
alleccellenza da parte dei produttori europei è stata più volte
sottolineata da Mariann Fischer Boel, Commissario Europeo allAgricoltura
e Sviluppo Rurale, ponendo laccento agli aspetti relativi alla
competitività dei
prodotti europei ed alla necessità di una migliore informazione diretta ai
consumatori, ma anche alla necessità di una semplificazione degli schemi di
etichettatura e certificazione. 17 Ciò verrà fatto anche al fine di impedire la
sovrapposizione del marchio di qualità ecologica Ecolabel , che si propone di
estendere ai prodotti alimentari e a i mangimi, con lattuale
marchio biologico. 18 La Commissione sta inoltre approntando comunicazioni sui
marchi Commercio equo e solidale e Benessere degli animali
e ha in progetto la definizione di criteri minimi per regimi volontari di pesca
sostenibile. 19 Una Opinione rilasciata nel Marzo 2008 dal Comitato Economico e
Sociale Europeo afferma come il riconoscimento degli schemi di
certificazione europei e dei rispettivi simboli e loghi appare ancora inadeguato e
molto lacunoso. Si veda: Opinion of the European Economic and Social
Committee on Geographical indications and designations (Own-initiative opinion)
NAT 372, Brussels, 12 March 2008. 20 Allegato B dell
Impact Assessment Summary, p. 52. 21 Il TRIPS (Trade Related Aspects of
Intellectual Property Rights) Agreement, è un accordo internazionale
amministrato dal WTO che fissa standard minimi di tutela per diverse forme di
proprietà intellettuale. Per quanto riguarda i prodotti agricoli, la tutela stabilita non è
particolarmente stringente, e sicuramente inferiore a quella riservata a vini e
spiriti: solo per questi ultimi è infatti prevista, ad esempio, una protezione
contro luso ingannevole della indicazione geografica nel caso in cui la
traduzione si accompagni ad espressioni quali tipo,
stile, imitazione od altre simili. Anche per
laccordo TRIPS sono state avanzate delle proposte di armonizzazione del
sistema previsto per vini e spiriti con quello previsto per gli altri prodotti
agricoli: si veda D Rangnekar, Geographical Indications A Review of Proposals
at the TRIPS Council: Extending Article 23 to Products other than Wines and
Spirits, UNCTAD-ICTSD Project on Intellectual Property Rights and Sustainable
Development. 22 T. Josling, Whats in a Name? The economics, law and
politics of Geographical Indications for food and beverages (Freeman-Spogli
institute for International Studies, Stanford University, n. 109, January
2006). 23 LACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) è
ancora alla fase delle trattative: i Paesi interessati, fra cui lUE,
hanno fin dal 2008 affermato il loro impegno a favore di un accordo teso a
intensificare la lotta alle contraffazioni e alla pirateria mediante una
maggiore
collaborazione internazionale. La necessità dellinclusione
delle indicazioni geografiche in tale cruciale accordo è stata vigorosamente
sostenuta da molti degli esperti intervenuti durante la Conferenza di Alto
Livello sulle politiche agricole di qualità organizzata dalla Presidenza Ceca
dellUE nel Marzo 2009: http://www.qpc.cz/index.php?lchan=1&lred=1; allo stesso indirizzo
è possibile reperire gli interventi degli esperti e dei rappresentanti dei
produttori che hanno partecipato alla conferenza citata, fra i quali si segnala
quello di M. Vittori, PDOs/PGIs: The point of view of GI producers
origin. 24 Basati sul decreto legislativo 173/98 e sulle regole di attuazione
contenute nel D.M. 350/99, i cui aspetti più rilevanti sono: Art. 1,
(Finalità), comma
1: Prodotti agroalimentari tradizionali sono quelli le cui metodiche di
lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo
(almeno 25 anni); comma 2: le Regioni accertano che le suddette metodiche sono
praticate sul proprio territorio in maniera omogenea e secondo regole
tradizionali e protratte nel tempo comunque per un periodo non inferiore ai 25
anni. Art. 2 (Elenchi regionali), comma 1: Le Regioni e province
autonome predispongono gli elenchi dei propri prodotti agroalimentari tradizionali;
che definisce prodotti agroalimentari tradizionali quelli le cui metodiche di
lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo da
almeno 25 anni. Commenta | Stampa | Segnala | Condividi |
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( da "Alto Adige" del
02-07-2009)
Argomenti: Province
Più costi per
personale, case di riposo, cliniche e farmaci. Maggiori entrate grazie ai
ticket ed i pazienti che vengono da fuori L'Asl sistema i conti e risparmia 5
milioni Fabi: «Spesi un miliardo e 166 milioni di euro». Theiner:
«L'accorpamento funziona» Il direttore: siamo una Asl tra le più grandi
d'Italia ma differentemente da altre regioni le cifre sono in ordine BOLZANO.
«L'Asl naviga in buone acque. Nonostante la crisi ed il pesante aumento delle
spese il budget è stato più che rispettato». Sorrisi tra il direttore generale
Andreas Fabi e l'assessore Richard Theiner alla presentazione del bilancio
2008, il secondo dall'istituzione dell'Azienda unica: «Registriamo un avanzo di
5 milioni di euro che finiranno nel bilancio preventivo del 2009». «L'Asl con
quasi novemila collaboratori e dei costi complessivi per un ammontare di 1
miliardo e 166 milioni di euro - spiegano Fabi e Theiner - è una delle più
grandi d'Italia ma differentemente da quel che succede del resto della penisola
ha i conti perfettamente in ordine. Oltre a tutto dobbiamo dire che abbiamo
sempre più pazienti che vengono a farsi curare da fuori provincia, merito
questo della professionalità dei nostri medici e dei nostri infermieri, grazie
ai quali abbiamo incassato 10 milioni di euro». Ricordiamo a questo punto che
il primo bilancio dell'Asl (presentato a luglio 2007) aveva registrato un
avanzo di 280 mila euro a fronte di uno stanziamento di 1 miliardo e 15 milioni
di euro. La spesa, come si vede, corre. Ma quella che si respirava ieri tra i
vertici della sanità altoatesina era tutt'altra aria rispetto allo scorso
aprile quando il direttore generale aveva lanciato l'allarme: «La Provincia ha
sottofinanziato di 26 milioni il bilancio di previsione - aveva detto Fabi - e
per questo ci mancano soldi. Sei milioni rientreranno con gli utili ma ne
servono altri venti. L'anno scorso, in corso di aggiustamento di bilancio, ci
erano stati concessi 35 milioni in più. Quest'anno ne chiediamo solo 20, ben 15
di meno, ma li chiediamo. Speriamo di riceverli altrimenti non potremo
presentare conti in ordine». E i soldi alla fine sono arrivati. Theiner spiega
che è stato giusto così: «La crescita della spesa è fisiologica, più di tanto
anche stando attentissimi e razionalizzando non si può abbattere e non c'era
altro da fare». I costi della sanità - infatti - continuano a salire sia per i
nuovi metodi di trattamento che per le nuove apparecchiature, che per i
farmaci, soprattutto gli antitumorali. Fabi non ha dubbi: «L'Asl unica che
conta 7 ospedali, 20 distretti, 990 medici e 3.164 infermieri ha ottenuto un
ottimo risultato nonostante il forte aumento dei costi. Abbiamo speso quasi
l'8% in più per i medicinali, il 10% in più tra presidi sanitari e case di
riposo ed il 4,9% in più per gli stipendi del personale». E alla fine,
incassato l'aggiustamento di bilancio, Fabi è riuscito anche a risparmiare 5
milioni di euro: «Bene così. Finiranno direttamente nel bilancio preventivo
dell'anno prossimo». Guai a parlare di tagli perchè la parola d'ordine è
razionalizzare. «Razionalizzazione che a breve - ricorda Fabi - ci porterà a
stilare il nuovo organigramma amministrativo. In due anni siamo riusciti a
ridurre di un terzo gli attuali posti per dirigenti ed alla fine dai 123
iniziali arriveremo ad 81». E adesso altri numeri. L'Asl ha
speso meno dell'anno scorso per l'assistenza in Austria alla Clinica universitaria
di Innsbruck e per il Centro di riabilitazione di Bad HÄring e per altri centri
austriaci ecc. che l'ha portata a risparmiare 1 milione e 300 mila euro.
L'abolizione del ticket per il ricovero ha comportato invece un minor introito
di 500 mila euro. Ma la riforma c'è, non c'è, va avanti, si ferma. Che
fa? «Eccome se va avanti. Abbiamo elaborato all'incirca una dozzina di progetti
clinici importanti che vanno dall'assistenza clinica a pazienti colpiti da
ictus, alle cure palliative, ad uno sviluppo della riabilitazione e ad uno
dell'ortopedia ed ancora all'apertura di un reparto di psichiatria infantile
dell'età evolutiva ed avanti così». Sia per il direttore generale che per
l'assessore la riforma sta dando i suoi frutti e l'accorpamento ha permesso di
stoppare gli aumenti degli anni passati: «Siamo riusciti a fare tutto questo
migliorando lo standard di qualità e la quantità dei servizi e riuscendo anche
ad assumere 8 medici e 56 infermieri. E in tempi di crisi non ci sembra affatto
cosa da poco».
Torna all'inizio
(
da "Giorno, Il (Milano)"
del 02-07-2009)
Argomenti: Province
ECONOMIA pag. 18 «Contro la crisi misure insufficienti E il piano casa rischia d'essere un flop» Allarme all'assemblea Federlegno-Arredo. Anche il governo nel mirino MILANO C'È UNA FETTA importante degli imprenditori italiani che, esasperati dalla crisi e dalla latitanza della politica, parrebbe sul punto di dare «i cinque giorni» al governo. Sono i costruttori, il mondo dell'arredamento, la chimica e, in generale, il tessuto delle piccole e medie imprese, riuniti ieri a Milano per l'assemblea di Federlegno-Arredo. Complessivamente una fetta del Pil superiore a 100 miliardi, con un export che sfiora il 35%. Non gradiscono, per cominciare, l'appello generico all'ottimismo. La recessione è grave, dicono tutti, e segnali di ripresa non se ne vedono. «Pessimista» si definisce Andrea Negri, vicepresidente di Federcostruzioni; e il collega Piero Torretta dell'Ance dà perfino i numeri: meno 20% il giro d'affari, il che porterebbe in autunno a un teorico taglio di circa 200mila addetti nel settore. Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica, aggiunge che «la chimica anticipa i cicli di circa otto mesi: beh, per il momento è calma piatta»; Giuseppe Morandini, presidente di piccola e media industria di Confindustria valuta fra il meno 30 e il meno 50 il fatturato di gran parte dei suoi associati, e sposta la ripresa direttamente al 2010. «C'è negatività in giro sintetizza il presidente del Censis Giuseppe De Rita Abbiamo retto meglio di altri all'inizio, ma ora siamo appesantiti, non capiamo da dove ripartire». ECCO, una strategia di ripartenza. Questo vorrebbero tutti «e non una sventagliata di misure generiche» quali sono, per De Rita, il «piano casa» e il decreto anticrisi di venerdì scorso. Perchè, chiedono per esempio costruttori e arredatori, la «Tremonti-Ter» incentiva solo gli investimenti in macchinari e non negli edifici? Perchè è esclusa la spesa in ricerca e innovazione? E perchè il piano casa non coglie l'occasione di «ridisegnare le città», «rottamare» le orride periferie anni 50 per riedificarle secondo moderni criteri di sostenibilità ambientale e risparmio energetico? «Le idee sono anche buone dice Negri ma le misure non sono sostanziali. Così si fa solo propaganda». L'architetto Mario Cucinella, che per la Federazione curerà il progetto del nuovo teatro de L'Aquila, interamente in legno, parla di «crisi genetica», qualcosa da cui non si tornerà indietro. Si può solo avanzare sulla direttrice ambiente-sostenibilità-energia-risparmio. Morandini teme burocrazia e ritardi e si chiede che fine abbia fatto l'abolizione di Province ed enti inutili e quando partiranno le grandi opere per 17 miliardi. Torretta critica il piano di ricostruzione in Abruzzo «calato dall'alto secondo vecchie logiche stataliste». Squinzi sintetizza: «Il governo sembra un alunno che avrebbe le capacità, ma non si impegna». La platea applaude. CONCLUDE il presidente di Federlegno-Arredo, Rosario Messina, partendo dai brutti dati del primo semestre: l'export è crollato di 40 punti, mentre il mercato domestico dal -25% della fine dello scorso anno è risalito all'attuale -15%. Ciò l'induce a chiedere di privilegiare il sostegno ai consumi piuttosto che forme di assistenzialismo alle imprese: «In Italia i soldi ci sono, ma la gente è spaventata e non compra»; così anche il «piano casa rischia di essere un flop». Conclusione: le imprese facciano squadra e si presentino al governo con un piano strategico. O si tratta di un ultimatum? Massimo Degli Esposti>Torna all'inizio
(
da "Tirreno, Il"
del 03-07-2009)
Argomenti: Province
Pagina
11 - Livorno Abbonamenti avanti a tutta I tifosi ritrovano l'entusiasmo
LIVORNO. Mille abbonamenti già rinnovati soltanto al «Punto amaranto» nei tre
giorni di apertura. Un andamento molto sostenuto, oltre le previsioni, mentre
sono cominciate le prenotazioni nei vari club per cui la cifra è sicuramente
più alta. Una risposta molto sostenuta da parte dei tifosi dopo aver ritrovato
la serie A con squadroni come Inter, Milan, Juve, Roma che
verranno all'Ardenza e con l'abolizione che c'è stata della «giornata
amaranto». La prelazione durerà fino al 17 luglio. Anche in provincia c'è stata
una buona adesione. Previsioni alquanto positive per toccare e magari superare
il numero di diecimila abbonati che costituirebbe il record assoluto.
Come ha detto Roberto Spinelli lo stadio dovrà essere una roccaforte dei
tifosi, come lo è stato contro il Brescia, per accompagnare la squadra contro
gli avversari.
(
da "Messaggero, Il
(Viterbo)" del 04-07-2009)
Argomenti: Province
Sabato
04 Luglio 2009 Chiudi «Le Province sono un esempio di federalismo che parte dal
basso. Ma l'auspicio è che sia davvero l'avvio di una riorganizzazione dello
Stato e del riordino dei poteri locali, con una discussione su chi fa cosa. Su
questo siamo disponibili a parlare, superando però una logica fuori luogo: quella abolizionista». Così il presidente di palazzo Gentili,
Alessandro Mazzoli, in occasione de "La sfida del federalismo",
convegno organizzato dal Censis a Roma. E a supporto della tesi, ha portato
l'esempio di Viterbo. Oltre a Mazzoli erano presenti il presidente della
Regione Lazio Piero Marrazzo, il sindaco di Parma Pietro Vignali, il
presidente e il direttore generale del Censis, rispettivamente Giuseppe De Rita
e Giuseppe Rossi. L'analisi è partita dal distretto ceramico di Civita
Castellana. «Su circa 4.000 addetti - ha spiegato Mazzoli - 1.600 sono in cassa
integrazione e 500 espulsi: la metà della forza lavoro è ferma. Abbiamo quindi
dato il via a bandi regionali su innovazione e risparmio energetico che hanno
messo in moto 34 milioni di euro». Poi il discorso si è allargato alla crisi in
generale. «In funzione di questa - ha proseguito - è stato rimodulato il Por
2007-2013; insieme alla Camera di Commercio abbiamo messo a disposizione dei
Consorzi fidi 650.000 euro per facilitare l'accesso al credito delle imprese;
ancora grazie alla concertazione, le convenzioni con gli istituti di credito
per l'anticipazione della cassa integrazione. Quindi l'impegno di Regione Lazio
e Provincia sul programma di investimenti pubblici per il 2009: per la
manutenzione delle strade e delle scuole, insieme alla realizzazione di due
nuovi istituti scolastici, abbiamo stanziato complessivamente 40 milioni di
euro». Re. Vi.
(
da "Blogosfere"
del 04-07-2009)
Argomenti: Province
Lug 09 4 Azione dei Cristiani per l'Abolizione
della Tortura: e se le vittime fossimo noi? Pubblicato da Eleonora Bianchini,
Blogosfere Staff alle 07:00 in In evidenza Francesco Russo su SpotX ci segnala
l'interessante l'effetto scenico (e morale) dell'ambient media di Acat,
un'associazione che si prefigge di cancellare e abolire i sistemi di tortura. "Le vitime
sono proprio persione come me e te", è il messaggio dell'adesivo speciale
che va a rivestire il retro dei sedili, a prescindere che siano di un cinema o
di un mezzo pubblico. L'operazione è di Advico Y&R Zurigo. Guarda lo spot
qui!
(
da "Sestopotere.com"
del 04-07-2009)
Argomenti: Province
Crisi,
il 55,5% dei cittadini boccia l'operato degli enti pubblici in difesa di
famiglie e imprese (4/7/2009 11:36) | (Sesto Potere) - Roma - 4 luglio 2009 -
La crisi è un test di affidabilità per tutti i soggetti pubblici. Ma al momento
gli italiani si mostrano scettici. Secondo unindagine
del Censis condotta ad aprile, il 55,5% dei cittadini (con giudizi più severi
nel Mezzogiorno) non ha apprezzato loperato dei soggetti pubblici nel
supportare famiglie e imprese di fronte alla crisi. Se però si focalizza lattenzione sulle risposte, emerge un ruolo non
secondario attribuito agli enti territoriali. Regioni, Province e Comuni
raccolgono insieme il 15% dei consensi. In particolare, nel Nord-Est vengono
indicati come i soggetti più attivi dal 22,5% dei cittadini. Unindagine del Censis su un campione di sindaci di Comuni
capoluogo di provincia conferma che la quasi totalità delle amministrazioni
comunali (94%) è intervenuta con misure straordinarie. In gran parte dei casi
con
un potenziamento del welfare per le fasce deboli della popolazione (76,5% dei
Comuni), ma anche con interventi su target specifici di cittadini
particolarmente colpiti (38%) o affidando la scelta degli interventi a tavoli
di concertazione con altri soggetti locali e istituzionali (41%). La
maggioranza dei Comuni (65%) si è mossa intervenendo volta per volta sulle
singole emergenze. Ma negli ultimi mesi circa un terzo delle amministrazioni
comunali ha varato «pacchetti anticrisi» per il 2009 molto articolati, rivolti
a lavoratori in mobilità, cassaintegrati, commercianti, artigiani e famiglie in
difficoltà. Emerge lo sforzo di coordinamento con le altre istituzioni locali,
sia in «orizzontale» (il 29% con altri Comuni, il 50% con la Camera di
commercio, il 54% con i sindacati, il 42% con le organizzazioni di
rappresentanza datoriali), sia in «verticale» (il 58% con le Province, il 42%
con le Regioni). I sindaci interpellati denunciano, tuttavia, forti
penalizzazioni nel loro concreto operare. Il 67% fa riferimento allimpossibilità di utilizzare le risorse provenienti
dagli avanzi di amministrazione. A queste si aggiungono i proventi della
vendita di quote azionarie o porzioni del patrimonio immobiliare (il 36% delle
risposte), anchessi di fatto indisponibili per i vincoli imposti dal patto
di stabilità interno. La crisi economica, del resto, colpendo in maniera
differenziata settori produttivi, territori economici, soggetti particolarmente
esposti, ha evidenziato la fragilità dellarchitettura
dei rapporti tra i diversi livelli di governo. Gli interventi messi in
campo, anche quando caratterizzati da buona volontà e competenza, lasciano
emergere vuoti, sovrapposizioni, ridondanze, soprattutto a causa dellassenza di una precisa e collaudata articolazione dei poteri
territoriali. Ma la modalità con cui gli enti locali si sono attivati in questa
circostanza ƒ{ - un concreto operare del federalismo, al di là di astratti
disegni di riforma istituzionale - costituisce una prova di quella assunzione
di responsabilità, modulata localmente, che è lingrediente
di base per la ricetta federalista del Paese. Veniamo da almeno tre stagioni di
spinta federalista ormai bruciate. La prima ha preso il via con lelezione
diretta dei sindaci. Scontrandosi con limpossibilità di programmare i
budget degli interventi e con meccanismi di contenimento della spesa pubblica
locale, ha finito per insterilirsi. Poi cè
stata la stagione inaugurata dallelezione diretta dei «governatori»
regionali e dalla devoluzione di funzioni dallo Stato centrale alle
Regioni. Ma è stata una stagione di vertenzialità prima in alto, con i poteri
statali, poi in basso, per la mancata o parziale attuazione del processo di
«devolution della devolution» verso le autonomie locali. Non sono state colte
appieno le opportunità connesse al processo di revisione statutaria e si è
impoverito il ruolo delle assemblee elettive. Tutto ciò in un contesto di
progressivo indebolimento finanziario legato in gran parte alla difficoltà di
presidiare la deriva della spesa sanitaria. La terza stagione, infine, è quella
del protagonismo degli enti intermedi, del presidio dellarea vasta, del governo per condensazione soggettuale.
Nel giro di pochi anni, prima è divampata una inedita «voglia di Provincia»,
con le tante proposte di legge presentate in Parlamento per la costituzione di nuovi
enti, poi è ricomparso un variegato fronte abolizionista, che ha preso di mira
anche altri enti come le Comunità montane, improvvisamente additati come
inutili, da sopprimere o ridurre. Al di là dellaccresciuto
tasso di astensionismo (-6,4% alle europee rispetto alle precedenti elezioni,
stemperato al I turno delle provinciali e comunali, con una riduzione
rispettivamente del 3,9% e del 2,6% dei votanti), allindomani del voto
amministrativo i nuovi equilibri politici che si sono stabiliti a livello
locale hanno determinato un bilanciamento nella guida delle giunte comunali e
provinciali del Paese. Il Pdl, la Lega Nord e altri (il centrodestra)
amministrano oggi un numero di province (55, concentrate
al Nord-Ovest e nel Mezzogiorno) pari a quelle guidate da Pd, Italia dei Valori
e altri (il centrosinistra). Le Province amministrate dal centrodestra
corrispondono a una porzione di territorio in cui risiede il 55,7% della
popolazione e si produce il 54,1% della ricchezza italiana. Alle
amministrazioni provinciali di centrosinistra resta una porzione di territorio
in cui vive il 44,3% della popolazione e si realizza il 45,9% del valore
aggiunto. Il quadro cambia, tuttavia, quando si passa in rassegna il colore
politico delle amministrazioni dei Comuni capoluogo, perché ovviamente vi sono
amministrazioni provinciali con una guida politica diversa da quella del Comune
principale (si pensi, ad esempio, alla Provincia e al Comune di Roma). Le
giunte comunali di centrodestra amministrano oggi territori che corrispondono
al 52,3% del valore aggiunto realizzato nelle grandi città, mentre alle giunte
di centrosinistra fa capo il restante 47,7% del valore aggiunto dei grandi
Comuni. Il centrodestra, alla guida della metà delle amministrazioni
provinciali italiane, ha oggi la responsabilità di oltre il 53% della spesa
pubblica delle Province (che ammonta a circa 17 miliardi di euro lanno nel complesso) e, in particolare, a più del 58%
della spesa in conto capitale, fissando così un netto cambiamento rispetto al
recente passato. Il dibattito sulla riforma federalista perde così i connotati
di una disputa essenzialmente politica e si inquadra finalmente nei termini di
una riforma necessariamente trasversale alle coalizioni partitiche, funzionale
ad attivare processi virtuosi di riequilibrio territoriale attraverso la
valorizzazione del ruolo delle autonomie locali. La funzione di sindacato di
territorio esercitata dal sistema delle autonomie (nei confronti delle Regioni,
dello Stato centrale, della politica in senso più ampio) deve tradursi nella
realizzazione di una governance locale finalizzata a far funzionare i rapporti
tra i diversi soggetti attivi sul territorio (soggetti istituzionali, intermedi
e semplici) secondo un assetto di poliarchia matura e responsabile.
(
da "Adige, L'"
del 05-07-2009)
Argomenti: Province
il
pubblico Svolta due anni fa dopo il picco del 15% agli immigrati del 2006 Il
90% dei «posti» Itea agli italiani Per quattro anni, tra il 2002 ed il 2005, la
distribuzione percentuale è rimasta stabile, tra il 12,6 ed il 13%. Poi
l'«impennata» del 2006 con 81 alloggi assegnati agli stranieri, pari al 15,4%.
Quindi una brusca retromarcia nel corso dell'esercizio successivo: 517
appartamenti agli italiani e 58 agli immigrati (89,9 contro 10,1%). È quasi
un'altalena la distribuzione da parte di Itea degli alloggi pubblici. La
percentuale destinata agli stranieri è superiore alla loro incidenza sulla
popolazione (circa l'8%, ultimo e recentissimo dato), ma è fuori dubbio che
quello della casa, come osservano gli studiosi Giampiero Dalla Zuanna, Patrizia
Farina e Salvatore Strozza nel loro studio «Nuovi italiani» (Il Mulino), sia
uno dei nodi cruciali per una integrazione equilibrata. I docenti universitari
(insegnano a Padova) rilevano come sia l'abolizione
dell'Ici sia gli sgravi per le ristrutturazioni (che favoriscono chi la casa ce
l'ha e non chi è in affitto) penalizzino ulteriormente gli stranieri. In
qualche modo, la Provincia sembrerebbe accogliere la loro tesi perché le
domande finanziate agli stranieri per l'integrazione al canone di locazione
hanno superato quelle degli italiani. Il sorpasso è avvenuto nel 2007:
1.118 contro 1.028. Tuttavia, il dato non distingue tra comunitari (cui non
possono venire negati diritti analoghi a quelli degli italiani) ed extra. Tra
le «emergenze» rilevate dalla ricerca nel confronto con Itea ci sono morosità e
abusivismo. Entrambi sono un «problema trasversale» a etnie e cittadinanza.
Sono un caso a parte i nomadi, i quali chiedono una roulotte («e mi fai
felice») o i soldi per comprarla. Secondo la ricerca «Da immigrati a vicini di
casa», occorre «lavorare sul versante della sensibilizzazione dell'intera
popolazione, al fine di ridurre i pregiudizi e gli stereotipi... e avvicinare i
proprietari immobiliari alla complessa realtà migratoria». Un'altra necessità è
quella di «tutelare il locatore, assicurando alla scadenza del contratto la
liberazione dell'alloggio in tempi brevi». M. E. 05/07/2009
(
da "Corriere Alto Adige"
del 08-07-2009)
Argomenti: Province
Corriere
dell'Alto Adige sezione: PRIMOPIANO data: 08/07/2009 - pag: 3 Il presidente Uno
dei punti di disaccordo: i garage. La critica: Palazzo Widmann deve solo dare
direttive Schuler: «Non ci hanno interpellato» BOLZANO Il presidente del
Consorzio dei Comuni Arnold Schuler critica metodo e merito del nuovo
regolamento urbanistico della Provincia, anche se annuncia che le
amministrazioni locali non chiederanno sotto forma di contributi provinciali
ciò che perderanno sotto forma di imposte comunali. Perché il Consorzio dei
Comuni ha dato parere negativo? «Perché non ci hanno interpellato. È vero che
la Provincia ha organizzato una tavola rotonda alla quale ha partecipato anche
un nostro esponente (il sindaco di Castelrotto Hartmann Reichhalter, ndr ) il
quale ha contribuito a scrivere il testo. Per la verità hanno chiesto il nostro
parere, ma hanno approvato il provvedimento prima che lo fornissimo. La
Provincia ha approvato il provvedimento di lunedì, mentre noi lo avevamo
all'ordine del giorno per il venerdì successivo » . I Comuni non sono l'unica
categoria che attendeva il nuovo regolamento. Cosa pensano gli altri? «È vero
che il nuovo regolamento per le concessioni edilizie doveva essere approvato ed
era molto atteso. Su questo argomento si sono espresse molte altre realtà oltre
ai Comuni: contadini, albergatori e altri ancora. Tutti avevano il proprio
punto di vista e la giunta ha approvato un regolamento che lascia qualcuno più
contento e altri meno». Il problema maggiore per i Comuni è economico? «Sì,
anche se sapevamo che questa direttiva avrebbe tolto qualcosa. La cosa più
significativa in questo senso è l'abolizione dei contributi di urbanizzazione
primaria sui parcheggi. Questo fa male alle città, soprattutto al capoluogo.
Finora i Comuni sapevano di poter incassare qualcosa sui garage e adesso non
accadrà più». Chiederete alla Provincia di restituirvi in altro modo quello che
taglia con questa norma? «Non credo proprio. Dopo mesi di discussione è stato
approvato il nuovo regolamento. Ci sono dei tagli che in qualche misura erano
previsti e in tempo di crisi i Comuni sapranno essere responsabili. Questo non
vuol dire che siamo contenti». Come giudica le nuove norme dal punto di vista
tecnico? «La Provincia ha iniziato di nuovo a regolare i più piccoli dettagli e
noi abbiamo dato parere negativo perché dobbiamo tutelare l'autonomia dei
singoli Comuni. Sono i Comuni a dover stabilire i dettagli, mentre la Provincia
deve fissare solo le direttive generali. Fabbricati rurali prevedono
caratteristiche precise per l'urbanizzazione primaria. Noi
dobbiamo tutelare il principio che sono i Comuni a stabilire i dettagli, non
solo ratificare le decisioni della Provincia. Ogni Comune ha esigenze diverse e
dee poter contare su un margine di manovra per agire in queste materie. Questa
decisione della Provincia tende a eliminare questa capacità decisionale».
Damiano Vezzosi Critico Arnold Schuler
(
da "Basilicanet.it"
del 08-07-2009)
Argomenti: Province
PROVINCIA
PZ, MOSSUTO (VERDI): DIMINUIRE I GRUPPI CONSILIARI 08/07/2009 09.11.03
[Basilicata] âPrendiamo atto
dellâavvio della Giunta Lacorazza allâinsegna della
diminuzione dei costi e conveniamo che âla riduzione degli
assessori non era scritto da nessuna parte e men che mai nel programma
elettoraleâ. Riteniamo cosa saggia lanciare un nuovo
messaggio di una nuova e virtuosa politica, che però² non può² prescinder di
avere per tutti lo stesso peso e la stessa misura e non può² essere fatta a
discapito
dei più¹ deboliâ. Lo afferma, in un
comunicato stampa, Giovanni MOssuto, segretario provinciale dei Verdi.
âAvremmo immaginato anche una non proliferazione di gruppi
Consiliari che capo alla stessa forza politica come, ad esempio,
âProvincia futuroâ (autobus seconda corsa
del Pd), dove gli eletti sono regolarmente tesserati al Pd, o il gruppo misto
(doppione dei Dec). Probabilmente tale scelta, poco comprensibile ai più¹ ,
scaturisce o da una divisione interna dei partiti maggiori, quindi una nascita
correntizia, oppure si ritorna ad un vecchio schema di appannaggi o
posizionamenti a discapito dellâeconomia
dellâenteâ. Per Mossuto âanche
lâabolizione di eventuali monogruppi (5) non è¨ scritta nel
programma, ma ove attuata per il tramite di una modifica allâattuale norma, apporterebbe una diminuzione
notevole dei costi che va al di là del semplice enunciato. Siamo certi
che il Presidente Lacorazza allâinsegna della parsimonia,
nellâespletare il suo mandato, farà riforme epocali dimostrando ai
più¹ perplessi , anche in assenza di uomini, di saper ben governare lâEnte di cui è¨ a capoâ. (BAS - 04)
(
da "Gazzettino, Il
(Venezia)" del 08-07-2009)
Argomenti: Province
Mercoledì
8 Luglio 2009, (m.f.) La Provincia è un ente di cui da
decenni si contesta l'utilità e di cui il presidente Berlusconi aveva promesso
l'abolizione in campagna elettorale. Eppure, nonostante ciò, attorno alle
dodici poltrone di assessore che avrà la giunta Zaccariotto si è scatenata una
lotta senza esclusione di colpi tra le varie anime del centrodestra.
Anzi, quella in atto è una guerra di trincea in cui le richieste dei rispettivi
gruppi politici sono fossilizzate: la componente di An del Pdl vuole 3
assessorati, quella di Forza Italia ne vuole 4 e altrettanti ne pretende la
Lega, che ha espresso il presidente entrante. La somma farebbe 11, il che
significa che difficilmente sarà possibile mantenere il patto siglato con l'Udc
prima dei ballottaggi. Anzi, pare ormai assodato che il partito di Casini avrà
in dote un solo assessorato. A confermarlo non sono solamente indiscrezioni di corridoio,
ma le stesse parole di presidente e vicepresidente entranti i quali più volte
hanno affermato che occorre valutare l'apporto concreto di quel partito al
risultato finale. All'inizio del mese, poi, il coordinatore del Pdl Moreno
Teso, aveva dichiarato senza mezze misure sul Gazzettino: «Due assessori
all'Udc? Troppi. Certo, gli impegni vanno rispettati, ma bisogna chiedersi se
l'Udc ha rispettato il suo di impegno». Quanto al toto-assessori, sono ancora
pochi i nomi della squadra. A parte il vicepresidente Mario Dalla Tor, i sicuri
sembrano solo Raffaele Speranzon al Turismo e Paolo Fontana al Bilancio.
(
da "Virgilio Notizie"
del 08-07-2009)
Argomenti: Province
Entro la
fine del 2009 saranno eliminati i visti per i viaggiatori provenienti da alcuni
Paesi balcanici. E' il solido auspicio espresso oggi dal commissario europeo
alla Giustizia Jacques Barrot, il quale non ha però voluto esprimersi sui Paesi
che godranno di questo beneficio. Secondo fonti comunitarie, la proposta
dovrebbe riguardare Macedonia, Montenegro e Serbia, ma non i serbi che vivono
in Kosovo. "Lei è bene informato, ma non posso anticipare quanto diremo
martedì in una conferenza stampa con il commissario all'Allargamento Olli Rehn
- ha spiegato Barrot rispondendo ad una domanda nella quale si citavano Serbia
e Montenegro. "Stiamo andando verso una proposta di soppressione dei visti
per alcuni Paesi balcanici che hanno offerto garanzie. Ritengo che possiamo
procedere". Barrot ha assicurato che "sono state prese tutte le
precauzioni perchè questo ossa avvenire entro la fine dell'anno. Certamente la
proposta deve essere approvata dal Consiglio ma abbiamo preparato un fascicolo
abbondantemente dettagliato da essere convincente". Secondo le
anticipazioni pubblicate nel corso del fine settimana dal quotidiano serbo
Dnevnik, la liberalizzazione dei visti Ue riguarderà solo i
cittadini della Serbia 'vera e propria', escludendo i serbi che vivono in
Kosovo, l'ex provincia che ha dichiarato la propria indipendenza da Belgrado il
17 febbraio 2008. "La proposta di liberalizzazione dei visti si applica ai
cittadini che vivono nel territorio della Serbia, ma non ai cittadini che
vivono nel territorio del Kosovo nell'ambito della risoluzione
1244" del Consiglio di sicurezza Onu, si legge nella bozza della proposta
di Barrot e Rehn. Un orientamento che è stato accolto con soddisfazione dal
governo di Pristina, che lo ha letto come un riconoscimento implicito della 'diversità'
dei serbo-kosovari rispetto ai cittadini della Serbia.
(
da "Messaggero Veneto,
Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Province
Funzioni
affidate a Comuni e Province Montagna, commissariate le
Comunità Vana la protesta dei sindaci ricevuti da Tondo. La decisione ieri in
aula I POTERI LA RIFORMAx La richiesta delle delegazioni era improntata al
mantenimento dell'autonomia Abolizione contenuta in un emendamento alla legge sulle variazioni di
bilancio Il Consiglio regionale ha approvato ieri un emendamento al disegno di
legge di assestamento al bilancio che prevede il commissariamento delle
quattro comunità montane. L'emendamento è stato approvato con il voto
favorevole della maggioranza di centrodestra e quello contrario delle
opposizioni. L'emendamento individua nelle Province e nei Comuni, singoli e
associati, gli enti deputati a esercitarne le funzioni. Con decreto del presidente
della Regione verrà nominato un commissario straordinario per ciascuna
Comunità. Il riordino delle funzioni amministrative degli enti commissariati
sarà attuato con legge regionale, d'intesa con le amministrazioni dei Comuni
facenti parte delle Comunità montane. La decisione dovrà essere presa entro il
30 settembre 2009 in
apposita Conferenza dei sindaci. Rispondendo in aula alle critiche, il
presidente della Regione Tondo ha rivendicato «la piena assunzione di
responsabilità della scelta», sottolineando che «l'emarginazione e il
depauperamento della montagna non c'entra con le Comunità montane». «È del
tutto evidente che le difficoltà della montagna, specie le problematiche dello
spopolamento, non dipendono dalla presenza o meno di questi Enti intermedi, bensì
dalle condizioni socioeconomiche generali» ha detto Tondo. La decisione è stata
presa proprio nel giorno in cui sindaci e amministratori delle Comunità montane
dell'Alto Friuli avevano manifestato in Consiglio regionale proprio contro il
commissariamento. «Abbiamo manifestato - spiega il presidente della Comunità
montana della Carnia, Lino Not - perchè non ritenevamo giusta l'intenzione
della Regione di procedere al commissariamento prima della riforma. Una riforma
degli enti intermedi è necessaria, ma per farla è necessario sederci tutti
attorno a un tavolo e non affidare la gestione provvisoria degli enti a un
funzionario regionale azzerando gli organi delle comunità montane». Ora la
decisione è stata presa e la Regione nominerà un commissario per ognuno dei
quattro enti. Nessuna marcia indietro, quindi, da parte del presidente Tondo
che però, ieri mattina durante l'incontro con i sindaci, che hanno ribadito la
strategicità delle Comunità, si era detto disponibile a istituire un tavolo di
concertazione insieme alle amministrazioni locali delle aree montane per
stabilire il percorso di riforma. Critico sulla decisione della maggioranza il
capogruppo del Pd in consiglio regionale, Gianfranco Moretton secondo cui «il
presidente Renzo Tondo e il Pdl sono stati costretti a pagare quotidianamente
la cambiale alla Lega Nord che ha preteso il commissariamento delle stesse
Comunità montane».
(
da "Alto Adige"
del 11-07-2009)
Argomenti: Province
La nuova
normativa europea costringe la Provincia Autonoma a modificare la legge sugli
appalti Lavori pubblici più «a rischio» La Cna: «Così si spalancano le porte
alle imprese extraprovinciali» BOLZANO. L'Alto Adige - SÜdtirol sta sempre più
spesso trovando sulla sua strada le normative europee che ne condizionano i
provvedimenti talvolta eccessivamente "autarchici". Ne è una conferma
la legge sui lavori pubblici che ora la Provincia di Bolzano deve modificare.
«In tal modo si spalancano le porte alle imprese extraprovinciali» denuncia
preoccupata la Cna/Shv. «La Provincia è stata costretta a riconoscere che
alcune norme contenute nella legge provinciale 6/98 sui lavori pubblici sono in
contrasto con la normativa europea e con quella nazionale - sottolinea a tale
proposito Nerio Lazzarotto presidente dell'Unione costruzioni della Cna
altoatesina - Si tratta in particolare degli articoli 3-bis e 34 comma 4. Il
primo consentiva la suddivisione in lotti più piccoli dei lavori "sotto la
soglia comunitaria", cioè sotto l'importo (variabile) che impone di
pubblicare il bando di gara sulla gazzetta europea; il secondo consentiva di
non pubblicizzare i lavori di importo inferiore a 1 milione di euro. Queste due
norme avevano lo scopo, palese, di favorire in una certa misura le imprese
locali. In primo luogo perché suddividendo i lavori in importi più piccoli,
questi perdevano di interesse per le imprese extra-provinciali e poi perché i
bandi venivano in qualche modo "nascosti" agli occhi di quelle stesse
imprese». «A onor del vero c'è da dire che queste norme penalizzavano, in
parte, anche le imprese del fondovalle e delle città
locali, nei confronti di quelle dei Comuni più piccoli, ma comunque ricchi ed
in grado di garantire un buon numero di lavori pubblici alle imprese dei loro
territori. Ma con l'abolizione dei due articoli si apriranno, di fatto, le
porte a tutte le imprese che troveranno conveniente trasferire la propria
organizzazione d'impresa in provincia, per partecipare agli appalti
pubblici. La norma aveva delle caratteristiche smaccatamente protezionistiche e
andava certamente abolita, ma cosa succederà adesso - osserva Lazzarotto - che
in tutto il resto del Paese il governo non è in grado di muovere un euro in
opere pubbliche, in barba alle reiterate promesse e chiacchiere elettorali,
mentre il nostro sistema provinciale riesce ancora a garantirci qualche
risorsa, da investire in strade, scuole, gallerie, ecc.?». Nerio Lazzarotto
teme ora «una forte riduzione delle commesse che coincide con un momento di già
preoccupante contrazione del mercato edile».
(
da "Giornale.it, Il"
del 13-07-2009)
Argomenti: Province
articolo di lunedì 13 luglio 2009 «La moschea? Nessuno ce l'ha mai chiesta» di Redazione Nel Pgt manca un luogo di culto. L'assessore: «I musulmani non hanno fatto domanda» Che valutazione dare della nuova giunta provinciale di Milano? Nessuna, naturalmente: una squadra si giudica vedendola giocare e dai risultati. Altrimenti non si tratta di giudizi ma di pre-giudizi, cioè giudizi dati prima, prima di avere elementi di valutazione. Un'osservazione però ci sentiamo di fare: ci sembra che alla giunta Podestà manchi qualcosa di importante; non ci risulta, a meno che non ci sia sfuggita, una delega alla città metropolitana. Per la verità l'argomento non è stato centrale nella campagna elettorale riguardando lo strumento principale dello sviluppo di un'area che, senza la trasformazione in città metropolitana, è inevitabilmente condannata al declino, con o senza Expo. Quella trasformazione, inoltre, sarebbe un'esplicita dimostrazione che il centrodestra non ha dimenticato - come invece sembrerebbe finora - l'impegno elettorale di abolire le >province passando attraverso la nascita delle città
metropolitane. Un'esplicita delega alla città metropolitana, magari conferita a
una personalità di rilievo e indipendente, sarebbe stato un segnale forte in
questo senso. Una maggioranza trasversale di elettori del Milanese è favorevole
a questa decisiva riforma, della quale si parla vanamente da decenni, come accade
sempre in Italia per tutte le riforme importanti. Quella maggioranza merita un
segnale chiaro. La giunta Colli, precedente quella di Penati, in campagna elettorale si era impegnata per la nascita della
provincia di Monza e Brianza che personalmente continuo a considerare inutile e
inutilmente dispendiosa, tanto più nella prospettiva della abolizione delle province. Per dimostrare coerenza e
fedeltà all'impegno, una volta eletta la Colli conferì una delega specifica e
istituì un apposito assessorato. Risultato: la provincia di Monza
(purtroppo) si è fatta. L'impegno elettorale di Podestà per la città
metropolitana non è stato altrettanto forte e esplicito. Tuttavia ci saremmo
aspettati, a giunta fatta, almeno un segnale, il conferimento di una delega specifica
alla città metropolitana. Ma siamo ancora in tempo. © IL GIORNALE ON LINE
S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961
(
da "Asca"
del 13-07-2009)
Argomenti: Province
LIGURIA:
WWF-LAC-ENPA, REGIONE TENTA SANATORIA EDILIZIA PER CACCIATORI (ASCA) - Roma, 13
lug - Una proposta di leggina regionale, concepita dall'assessore regionale
ligure all'Agricoltura Cassini (dopo le sanzioni contestate nel savonese per
volumi abusivi di capanni di caccia) mira a liberalizzare la costruzione di
palchi ed ''altane'' usati per sparacchiare in autunno principalmente ai
colombacci selvatici''. Lo denuncia una nota congiunta di WWF, LAC -Lega Abolizione Caccia ed ENPA. Specialmente il ponente genovese
(alture di Voltri, Pegli, Sestri, ma anche alcune altre aree sia del Savonese
costiero che del levante ligure), spesso in aree di pineta, e' pieno di quelle
orribili strutture - avvertono le associazioni - alcune alte anche 10 metri, costruite
ultimamente con tubi-innocenti (simili a quelli dei ponteggi) su cui poggiano
soppalchi e baracchette a livello della chioma dell'albero, da cui si spara ai migratori.
Il testo proposto, escogitando un privilegio per i cacciatori e modificando la
legge edilizia regionale del 2008 - affermano Lac, WWF ed Enpa - mira ad
escludere questi vere e propri ''obbrobri agresti'' dagli obblighi della
comunicazione o dichiarazione di inizio attivita' (D.I.A.) che sono in capo a
tutti gli altri comuni cittadini che effettuano piccoli interventi edilizi di
nuova costruzione o di semplice manutenzione straordinaria. Via libera poi,
sempre senza obbligo di comunicazione alcuna ai comuni, e men che meno di
permessi, a ''strutture per attivita' ludiche agro-silvo-pastorali'', in modo
da far rientrare nella arzigogolata definizione -una sanatoria di fatto- anche
baracche e baracchette varie, comunemente usate per nascondere i fucili alla
vista dei migratori di passaggio. Il testo aggiunge anche la possibilita', per
legge, di sparare dal 1 gennaio al 15 marzo ai giovani di capriolo di pochi
mesi, al fine malcelato di cautelare le delibere provinciali da possibili
ricorsi al TAR che, negli anni scorsi, hanno frequentemente
visto soccombenti le province di Genova e Savona. Se il Governo vuol varare il ''piano casa'',
la Giunta ligure sembra rispondere con un piano di appostamenti per contraerea
ai volatili, affermano le sezioni liguri di WWF, ENPA e Lega Abolizione Caccia. Una proposta
indecente che merita di essere ritirata, cosi' come il ben piu' grave cemento
dell'imminente piano casa reigonale. res-mpd/mcc/rob
(Asca)
(
da "Messaggero, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Province
Martedì
14 Luglio 2009 Chiudi Arriva domani sul tavolo del Consiglio dei ministri il
Codice delle autonomie. Il concetto di fondo che guida il testo messo a punto
dal ministro leghista Roberto Calderoli, e che rappresenta una delle attuazioni
del federalismo fiscale, è quello di disboscare nella fitta rete di competenze
e controlli locali. Per questo si prevede, per esempio, che nei comuni sotto i mille abitanti il sindaco possa fare a meno della giunta
e che comunque i comuni più piccoli "facciano rete" intersecando i
loro compiti. Cala la scure anche su comunità montane ed enti parchi, mentre
più complicata è la questione dell'abolizione delle Province. Previste dalla
Costituzione, infatti, un'abolizione sic et simpliciter è impossibile: in
alternativa è previsto l'accorpamento per popolazione ed estensione
territoriale.
(
da "Gazzetta di
Mantova, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Province
COSTI A
CONFRONTO COSTI A CONFRONTO Abolire le Province? No, meglio razionalizzare
Spesso si parla dell'inutilità dell'Ente Provincia a sproposito. Nel 2007 il
totale dei pagamenti del settore pubblico (Sato, Regioni ed Enti locali) è
stato di 761 miliardi di euro, così distribuiti: 443 miliardi lo Stato, 160
miliardi le Regioni, 66 miliardi i Comuni, 14 miliardi le Povince, 78 miliardi
altri enti pubblici. Ciò si ricava dalla relazione unificata sull'economia
della finanza pubblica 2008. I 14 miliardi spesi dalle Province sono così
distribuiti. Viabilità: gestione di circa 145.000 km di strade
nazionali extraurbane (comprese ex Anas). Spesa complessiva 2 miliardi 900
milioni di euro. Servizi e infrastrutture per la tutela ambientale: difesa del
suolo, prevenzione della calamità, tutela delle risorse idriche ed energetiche,
smaltimento dei rifiuti. Spesa complessiva 1 miliardo di euro. Edilizia
scolastica e funzionamento delle scuole: gestione di oltre 5000 edifici, quasi
120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi. Spesa: 1 miliardo 700
milioni di euro. Sviluppo economico: sostegno all'imprenditoria,
all'agricoltura, alla pesca, promozione delle energie e delle fonti innovabili.
Spesa complessiva 1 miliardo di euro. Formazione professionale: organizzazione
e gestione corsi di formazione professionale. Spesa: 800 milioni di euro.
Trasporti e mobilità: gestione trasporto pubblico extraurbano. Spesa: 1
miliardo 200 milioni di euro. Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei
servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l'impiego. Spesa: 500 milioni
di euro. Promozione della Cultura, del turismo e dello sport. Spesa: 500
milioni di euro. Servizi sociali. Spesa complessiva 400 milioni di euro. Costo
del personale. Spesa: 2 miliardi 300 milioni di euro. Spese generali
dell'amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio. Spesa: 800 milioni
di euro. Indennità amministratori: Spesa: 119 milioni di euro. Come si evince,
il costo degli amministratori delle Province è quasi insignificante rispetto a
quelli per lo svolgimento delle funzioni assegnate e, comunque, con la
soppressione delle Province, i relativi costi dovrebbero essere caricati ad
altri enti. Come ha ben sottolineato Claudio Bottari, Segreterio
della Lega, il problema non è l'abolizione delle Province ma una più razionale
ed efficiente Pubblica Amministrazione a partire dai costi dello Stato e dai
micro Comuni. Anselmo Formizzi Consigliere Provinciale Pd SICUREZZA Lo
sportello immigrati noi non lo vogliamo Come al solito la sinistra attraverso i
suoi portavoce, ben pagati e garantiti, strumentalizza le idee della
Lega. Come può il signor Banzi obbligare tutti i sindaci della provincia ad
aprire uno sportello di Segretariato sociale per consentire a tutti gli
immigrati di accedere ai servizi per la preparazione, compilazione e
presentazione dei documenti per ottenere il permesso di soggiorno senza
distinzione tra clandestini e regolari? E' necessario distinguere gli immigrati
regolari da quelli clandestini: per noi i regolari hanno gli stessi
diritti/doveri di noi italiani, mentre i clandestini devono essere espulsi non
avendo alcun diritto in quanto illegalmente sul suolo italiano. La posizione di
Banzi lede i diritti/doveri degli italiani e degli immigrati regolari e
rappresenta appieno il classico modus operandi del cattocomunismo che tanti
danni ha provocato a questo Paese promuovendo sempre e comunque i furbi e i
mascalzoni. Non a caso in questi ultimi giorni è sceso in campo il «partito
delle badanti» che vede schierati sia esponenti di sinistra che di destra, con
l'intento di spacciare queste persone come le salvatrici della Patria,
glissando sul fatto che una buona metà di esse rappresentano un danno per la
società, essendo sconosciute al fisco perché lavoratrici in nero che spediscono
i proventi guadagnati al loro paese d'origine: denari che non ritornano in
circolo in Italia. Il piano è chiaro: scardinare la legge sulla sicurezza
appena approvata. Con quali soldi e con quale personale il signor Banzi intende
aprire il suo sportello per gli immigrati? Ovviamente con i soldi dei
mantovani. Inizi lui per primo, dando il buon esempio e prestando la sua opera
a titolo gratuito per non far pesare il suo sportello sulla collettività
virgiliana. Certi politici dimenticano che ci sono migliaia di giovani
mantovani che stanno facendo i salti mortali per iniziare la loro vita, ma non
riuscendo a trovare un lavoro continuano a restare a casa dei genitori pesando
loro malgrado sui bilanci familiari, oppure sono costretti a emigrare in altre
città (forse è questo il gioco di certa sinistra: sostituire i mantovani
emigrati con gli extraUe). Sez. Lega Nord Mantova PEGOGNAGA Nessuno sia lasciato
solo Neppure l'istruttore Il Pd sta conducendo una battaglia per difendere il
lavoro. In molte drammatiche vicende si è mobilitato per cercare di attenuare
le ricadute sul mondo del lavoro della pesante crisi e ha tentato di correggere
l'eccessiva disinvoltura utilizzata da una parte del mondo dell'impresa verso i
loro dipendenti. Una particolare attenzione è rivolta ai precari. «Nessuno deve
essere lasciato solo» è stata la nostra parola d'ordine, che ha ispirato
numerose proposte parlamentari per cercare di tutelare questi lavoratori privi
di qualsiasi protezione sociale. Proposte puntualmente bocciate dalla destra.
Tuttavia, il Pd continuerà a battersi perché nessun precario sia lasciato a
casa. Questo dovrà valere sia quando in gioco ci sono decine di posti, sia
quando in discussione ce n'è uno solo; e dovrà valere sia di fronte a
un'impresa privata sia nei confronti della pubblica amministrazione. E' in
questo contesto che mi sento di riproporre all'attenzione la triste vicenda che
riguarda un istruttore della piscina di Pegognaga. Dal 1º aprile è a casa. Il
contratto sottoscritto tra le parti conferma che si era in presenza di un
rapporto di lavoro tra il datore e l'istruttore. Ed è quello stesso contratto
che il datore di lavoro ha unilateralmente interrotto, umiliando e lasciando in
difficoltà economica una famiglia. Nessun problema è insormontabile: con la
buona volontà e la sensibilità sociale, il caso potrebbe risolversi. Con questo
spirito riconciliativo ripeto la proposta: il datore di lavoro riconsideri la
decisione assunta e riassuma l'istruttore. Talvolta, inserire la retromarcia è
indice di intelligenza. Le forze politiche e sociali facciano sentire la loro
voce. «Nessuno deve essere lasciato solo» è un principio che va fatto vivere
negli atteggiamenti concreti e che non può cadere nel buio. On. Marco Carra
CASTEL D'ARIO Autovelox in servizio Ma non tutti sono informati Un amico,
attento a quanto succede nel mio paese, Castel d'Ario, si è premurato di
informarmi che nella bacheca comunale e in diversi bar e luoghi pubblici del
paese sono stati affissi avvisi comunali con i quali si informano i residenti
che dal 13 al 22 luglio nel territorio di Castel d'Ario sarà attivo
l'autovelox. Dato che con il mio lavoro uso continuamente l'auto, ho ringraziato
l'amico che mi ha informato. Ma mi chiedo, dato che i residenti, come le altre
persone che transitano per il paese, sono informati della presenza
dell'autovelox dalla relativa segnaletica stradale se è corretto da parte di
un'Amministrazione Pubblica adottare due pesi e due misure fra residenti e non
residenti, per far sì che i residenti non incorrano in sanzioni. Oltre alle
leggi ad-personam ci sono anche i regolamenti comunali ad-personam? Mi
sembrerebbe molto grave perché vuol dire che ci sono cittadini di serie A (i
residenti che frequentano i luoghi pubblici o che hanno amici sensibili che li
informano) e cittadini di serie B (i residenti che per motivi di lavoro non
frequentano i bar o che non hanno informatori solerti e i non residenti). Inoltre
questo fatto conferma che l'autovelox viene usato dagli amministratori comunali
non per rendere i centri abitati più sicuri ma semplicemente per far cassa.
Lettera firmata
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Nord Est)" del 15-07-2009)
Argomenti: Province
Nord-Est
sezione: EST data: 2009-07-15 - pag: 3 autore: PICCOLE STRUTTURE BALUARDO
DELL'IRRIGAZIONE Controllo capillare del territorio a Trento e Bolzano
Risparmio per l'erario nel breve periodo, ma rischi per la gestione del
territorio nel medio-lungo termine. In Trentino-Alto Adige l'abolizione dei
quattro enti di bonifica (si veda il grafico in pagina) influirebbe su un
sistema partecipativo che vede gli agricoltori intervenire in maniera puntuale
sulle scelte dei consorzi. Questi ultimi lavorano infatti in stretta relazione
con i consorzi di miglioramento fondiario (230 in Trentino, 254 in Alto Adige) che si
occupano di tutti gli impianti di irrigazione e assicurano un controllo
capillare del territorio. Organizzati su base volontaria, i consorzi di
miglioramento fondiario finora hanno funzionato come cinghia di trasmissione
tra la base dei contribuenti e gli enti di bonifica per la manutenzione di
opere idrauliche. «La bozza Calderoli li ha ignorati – sottolinea Claudio Geat,
segretario dell'Unione provinciale Consorzi di bonifica del Trentino-A.A. –ma
ognuno di questi enti si occupa di una porzione di territorio, spesso anche
minima, dove gestisce tutti gli impianti di irrigazionea servizio di frutteti e
vigneti pregiati». Anche in Alto Adige la vera incognita riguarda gli
interventi irrigui. Martin Pazeller, responsabile della
ripartizione Agricoltura della Provincia di Bolzano, sostiene che l'abolizione
degli enti di bonifica comporterebbe una maggiore spesa per l'erario pubblico
valutabile in almeno3 milioni annui per le spese di gestione. Quanto a
realizzazione e manutenzione delle opere, il maggior onere è stimato in5
milioni l'anno (non si tratterebbe più di erogare contributi variabili
dal 40% al 75% ma tutta la spesa per opere pubbliche sarebbe a carico della
Provincia). «Non vedo come la Provincia potrebbe gestire gli interventi irrigui
che da noi hanno carattere collettivo. L'irrigazione richiede decisioni
tempestive con procedure non burocratiche, cosa che nella nostra realtà i
consorzi di bonifica, grazie alla loro struttura interna, sono in grado di
garantire». Il risultato sarebbe un aumento di oneri pubblici, oltre a un
allontanamento degli agricoltori dalla gestione degli interventi che li
riguardano, con una burocratizzazione del sistema. Problemi anche per alcuni
Comuni. Quello di Mori in Trentino, ad esempio, ha chiesto di includere il
proprio territorio nel comprensorio del consorzio di bonifica Trentino per
affidargli servizi come taglio erba e gestione della stazione di pompaggio per
le frequenti alluvioni. Risparmi contenuti anche sul fronte delle spese di
gestione. In Trentino i 3 consorzi occupano 15 dipendenti più una trentina di
stagionali per lo sfalcio erba. A Bolzano i 5 enti di bonifica impiegano circa
35 dipendenti fissi tra dirigenti, impiegati e operai oltre a un centinaio di
stagionali per la gestione degli interventi irrigui. Complessivamente
l'attività comprende la gestione dell'irrigazione a pioggia ea goccia per
27mila ettari, la manutenzione di 300 chilometri di
canali (in Trentino 170) con8 impianti idrovori, 400 chilometri di
strade di bonificae 2.000 di strade interpoderali, la gestione di 141 punti di
consegna acqua peri trattamenti antiparassitari e di 117 stazioni
agrometereologiche. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Arena, L'"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
Giovedì
16 Luglio 2009 CRONACA Pagina 14 I NUOVI ASSESSORI PROVINCIALI/6. Stefano
Marcolini, Lega Nord, 45 anni, viene da Roverè L'uomo della montagna curerà
conti e palazzi Deleghe a Bilancio, Edilizia e Patrimonio. «Un ufficio
specializzato nella ricerca di contributi europei» È un uomo di montagna,
Stefano Marcolini, molto legato ai suoi luoghi, ai paesaggi dove il tempo
sembra essersi fermato, alle sane tradizioni edalla sua gente, che nei 21 anni
di percorso politico l'ha sempre sostenuto. Nato il 4 gennaio 1964, il nuovo
assessore provinciale della Lega Nord, malgrado sia appena quarantacinquenne,
ha una lunga esperienza di pubblica amministrazione. Inizia a fare l'assessore
ai Lavori pubblici del Comune di Roverè veronese nel 1988. Vicesindaco dal 1997
al 2001 e poi finalmente sindaco del suo paese. Dal 2004 al 2008 è nominato
presidente della Comunità montana e del Parco naturale regionale della Lessinia.
Nel 2006 viene rieletto primo cittadino. Perfino il suo lavoro ha attinenza con
i monti che tanto ama, infatti è direttore amministrativo del calzaturificio
Gronel di San Rocco di Roverè, specializzato in calzature da montagna. È
sposato e ha due figli maschi di 16 e 13 anni. In Provincia ha ricevuto dal
presidente Giovanni Miozzi le deleghe a Bilancio, Patrimonio e Edilizia. Anche
in questo caso c'è stata una razionalizzazione delle competenze con il
raggruppamento di deleghe che con Mosele erano ripartite tra Antonio Pastorello
e Davide Bendinelli (entrambi di Forza Italia). I primi passi da assessore
provinciale? «Ci stiamo coordinando con il presidente ;Miozzi e gli altri
assessori per decidere quali siano, all'interno del programma, le priorità del
primo anno di amministrazione. Ho previsto anche un primo contatto con i
dirigenti per fare il punto su patrimonio e bilancio. Salta subito all'occhio
che dovremo avere più risorse per soddisfare tutte le esigenze del nostro
territorio, quindi intendiamo creare un ufficio specializzato nella ricerca di
contributi europei che possano integrare le disponibilità della Provincia per
la ricaduta positiva sulle comunità della nostra zona. Essendo rappresentante
della Lessinia, inoltre, sarò sempre il più convinto promotore di tutte le
iniziative a favore della montagna e dei suoi abitanti», spiega l'assessore
provinciale. Ma qual è a suo parere la caratteristica saliente della giunta
Miozzi? «Sono molto soddisfatto dell'intera squadra di Consiglio e Giunta provinciale.
È una compagine di giovani che hanno entusiasmo e tanta voglia di fare bene. È
un bel messaggio per la gente. Soprattutto in
considerazione dell'assurda campagna per l'abolizione delle Province messa in
atto da alcuni media. La verità è che le Province virtuose come la nostra hanno
funzioni democraticamente molto importanti. Dovremmo invece dare maggiore
importanza agli enti elettivi veramente utili dotandoli sempre di più dei
poteri veri e non fittizi, necessari al collegamento fra le piccole
realtà comunali e la Regione. È una questione di giustizia dare voce anche alle
realtà minori in modo imparziale e non si può fare di tutta l'erba un fascio,
confondendo enti inutili e spreconi con quelli che hanno motivo di esistere»,
sottolinea Stefano Marcolini. Il neo assessore conclude: «Ringrazio i miei
elettori e la dirigenza della Lega per questo importante incarico che mi
attende nei prossimi cinque anni».
(
da "Tempo, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
stampa
Atteso da tempo, finalmente il cosidetto codice delle autonomie firmato
Calderoli è stato approvato ieri mattina in consiglio dei ministri. Non prevede
però — come più volte era stato annunciato nel corso del lungo dibattito che ne
ha preceduto il via libera del Cdm — l'abolizione delle province
per le quali si andrà piuttosto ad una ridefinizione dei perimetri territoriali
mentre le comunità montane saranno soppresse. Ora il testo dovrà passare
all'esame delle autonomie che già esprimono perplessità. Nei 36 articoli che
compongono il testo si parla delle funzioni fondamentali di Comuni, province e città metropolitane prevedendo l'assegnazione di
nuove risorse. Si parla dei costi della politica attraverso una ridefinizione
del numero dei consiglieri comunali e provinciali in base al numero degli abitanti
ed è prevista anche una drastica riduzione degli enti intermedi, con la
soppressione dei difensori civici, delle comunità montane e isolane e anche
delle circoscrizioni di decentramento comunale, dei consorzi e dei bacini
imbriferi montani; in totale — la stima è dell'Anci — gli enti intermedi sono
6.700. Uno specifico capitolo è dedicato ai piccoli comuni per i quali si
incentiva la gestione associata delle Unioni. Lo schema di disegno di legge
prevede anche il riordino del sistema dei controlli interni. Sembra al
contrario ancora da definire un'intesa sulla definizione del potere legislativo
delle Regioni in relazione alle nuove funzioni fondamentali degli enti locali.
«Con l'eliminazione dei cosiddetti Enti inutili — ha detto il ministro per la semplificazione,
Roberto Calderoli — ci sarà una riduzione dei costi per la macchina pubblica ai
massimi livelli. Della quantificazione del risparmio se ne occuperà la
Ragioneria ma possono dire che si tratta di diversi miliardi». Soddisfatto
anche il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto: «Siamo sulla
strada giusta; mi auguro che si apra, sin d'ora, una fase più avanzata di
elaborazione comune che veda ancora Governo, Regioni ed Enti Locali dialogare
positivamente su un progetto di riforma condiviso». Più cauti i rappresentanti
degli Enti locali, a cominciare dall'Anci, che parla di «luci e ombre». Per il
presidente delle Regioni, Vasco Errani, nulla è ancora scontato: «La Conferenza
delle Regioni - dice - si riserva un esame puntuale del Codice e la
presentazione di eventuali proposte modificative o integrative per dare
maggiore efficacia e funzionalità alle norme previste».
(
da "Tempo, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
stampa Facciamo lavorare di più le Province Con il solleone
di questi giorni, l'abolizione delle Province sembra diventata una specie di
miraggio, un po' come l'acqua nel deserto: tutti la vogliono, come la famosa
«tittina» di Alberto Sordi, ma poi nessuno la fa e le amministrazioni
provinciali restano ancora là. Più che una favola, sembra proprio una
barzelletta. A parole appaiono davvero tutti d'accordo (tranne la Lega) sul
fatto che le Province siano ormai una zavorra inutile. A parole, nelle ultime
campagne elettorali c'era l'impegno solenne dei partiti (tranne la Lega) di
mettere la parola «fine» a una struttura pubblica che costa agli italiani
qualcosa come 16 miliardi di euro l'anno senza adeguate contropartite. Ma poi
non si muove una foglia perché tutto si arena nelle sabbie mobili delle
«lobbies» e delle spinte corporative e, come gli ufficiali della Marina
borbonica, si continua a fare «ammuina»: tanti spostamenti per non cambiare nulla.
Per la verità, qualcosa viene modificato, ma nel senso opposto, nel senso,
cioè, che, tra una censura e l'altra, tra un veto e l'altro, le Province non
solo non spariscono, ma aumentano di numero perché dal cilindro del
prestigiatore salta fuori a sorpresa (ma fino a un certo punto...) qualche
amministrazione in più da aggiungere alla lista per accontentare il pretendente
di turno a un posto al sole. E, allora, piuttosto che incassare l'ennesima
sconfitta ed essere costretti a fare buon viso a cattivo gioco, mi chiedo: non
è il caso di farle lavorare di più? In altre parole, il problema delle Province
non è legato ai loro costi, che anzi pesano mediamente meno sul bilancio dello
Stato rispetto al altri organismi pubblici, ma dipende soprattutto dall'attività
residua che queste benedette amministrazioni esercitano ancora. Negli anni, le
loro deleghe sono state svuotate (soprattutto a favore delle Regioni) e oggi i
principali compiti delle Province sono sostanzialmente tre: l'edilizia
scolastica, la viabilità e la gestione dei piani regolatori. Perché, allora,
non attribuire loro nuovi compiti abolendo, così, altri enti inutili (o quasi)?
Il Ministro per le Riforme, Calderoli, ha riproposto di recente la possibilità
di cancellare i Consorzi di bonifica, ormai obsoleti ed inutili, trasferendo le
loro competenze proprio alle Province. Mi sembra una buona idea, così come
quella rilanciata giorni fa dal Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza
Fogliari, di abolire i piccoli Comuni dando una parte delle loro deleghe,
aggiungo io, alle stesse Province. Non è la stessa cosa? Pazienza, l'importante
è essere concreti.
(
da "Secolo XIX, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
Federalismo:
sì al codice delle autonomie, salvate le Province primo passo verso il
riassetto delle amministrazioni territoriali Il provvedimento varato dal
Consiglio dei ministri va ora all'esame degli enti locali. Che già esprimono
molte perplessità 16/07/2009 Roma. Via libera del Consiglio dei ministri al
Codice delle Autonomie, provvedimento che taglia centinaia di enti considerati
«inutili» (6.700 la stima di Anci), dalle Comunità montane ai bacini imbriferi,
e riduce giunte e consigli comunali. Lo schema del disegno di legge ora verrà
inviato alla Conferenza unificata per il necessario parere. E su questo l'Anci
(Associazione nazionale dei Comuni) si è già fatta sentire: «Può essere
migliorato». Il ddl (l'esatta dicitura è: «schema di disegno di legge recante
disposizioni in materia di organi e funzioni degli enti locali, semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento e carta
delle autonomie locali») non prevede l'abolizione delle Province, ma va verso
una ridefinizione dei perimetri territoriali. Prevede, invece, la soppressione
di enti e organismi che operano in ambito locale e regionale, la modifica della
composizione dei Consigli e delle Giunte degli enti locali (art.24),
prevedendo una significativa riduzione del numero di consiglieri e assessori;
la modifica delle funzioni del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale;
la razionalizzazione e la soppressione di enti e strutture pubbliche; la
modifica della disciplina inerente ai Direttori generali degli enti locali; la
modifica delle norme relative ai controlli negli enti locali. Stabilisce, tra
l'altro, che i Consigli comunali possano essere composti a secondo del numero
di abitanti del comuni, oltre che dal sindaco, da un massimo di 40 membri
(popolazione superiore a 500.000 abitanti) a un minino di 6 membri nei Comuni
fino a 3.000 abitanti. I Consigli provinciali oltre che dal presidente della
Provincia è composto da un massimo di 30 membri nelle Province con popolazione
residente superiore a 1.400.000 abitanti a un minimo di 12 membri nelle altre
Province con meno di 300 mila abitanti. Sul testo Anci puntualizza: «Ci sono
luci e ombre» e spera «di poter lavorare per definire un assetto del sistema
comunale equilibrato, che valorizzi il ruolo dei Comuni sulla base di una
prospettiva di riforma e rinnovamento del sistema Paese». Attente, per altri
versi, anche le Regioni: «Valuteremo puntualmente il testo» ha assicurato il
presidente Vasco Errani. [+] www.ilsecoloxix.it Il testo integrale del
provedimento 16/07/2009 Il "Secolo XIX" ha dedicato nei giorni scorsi
quattro articoli alle nuove prospettive di vita "allungata". Il tema
è stato affrontato da Maurizio Ferraris, docente di Filosofia teoretica
all'Università di Torino 16/07/2009
(
da "Nazione, La
(Firenze)" del 16-07-2009)
Argomenti: Province
PRIMO
PIANO FIRENZE pag. 7 RAFFORZARE il ruolo delle Province,
elemento strategico per la riforma federale d... RAFFORZARE il ruolo delle
Province, elemento strategico per la riforma federale dello Stato, ed
abolizione di quelli che vengono definiti enti inutili', come consorzi di
bonifica ed Ato. Elementi portanti, questi, dell'attività che la Lega
Nord intende svolgere in Provincia. Il partito del Senatur' è presente, per la
prima volta, tra i banchi del Consiglio di Palazzo Medici Riccardi con il
consigliere Marco Cordone. Che garantisce di non far passare inosservata la propria
presenza nel corso dei prossimi cinque anni. «Difendere le Province dice
Cordone può apparire controcorrente, ma la Lega Nord non ha mai paura di essere
scomoda».
(
da "Manifesto, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
PASSA IL
CODICE DELLE AUTONOMIE Province sì, ma più «limitate» Il consiglio dei ministri
approva il codice delle autonomie, primo passo per l'attuazione del federalismo
che prevede il riordino e la soppressione di alcuni organismi decentrati tra
cui le comunità montane e le circoscrizioni.Il disegno di
legge non prevede l'abolizione delle province, ma va verso una ridefinizione dei perimetri territoriali.
Prevede, invece, la soppressione di enti e organismi che operano in ambito
locale e regionale, la modifica della composizione dei Consigli e delle Giunte
degli enti locali (art.24), prevedendo una significativa riduzione del
numero di consiglieri ed assessori; la modifica delle funzioni del Consiglio
comunale e del Consiglio provinciale; la razionalizzazione e la soppressione di
enti e strutture pubbliche; la modifica della disciplina inerente ai Direttori
generali degli enti locali; la modifica delle norme relative ai controlli negli
enti locali. Nell'art. 24 si stabilisce, tra l'altro, che i Consigli comunali
possono essere composti a secondo del numero di abitanti del comuni, oltre che
dal sindaco, da un massimo di 40 membri (popolazione superiore a 500.000
abitanti) ad un minino di 6 membri. Il consiglio provinciale oltre che dal
presidente della Provincia è composto da un massimo di 30 membri nelle Province
con popolazione residente superiore a 1.400.000 abitanti a un minimo di 12.
(
da "Messaggero, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Province
Giovedì
16 Luglio 2009 Chiudi ROMA - Via libera dal Consiglio dei ministri allo «schema
di disegno di legge» sul codice delle autonomie locali. Il
testo non prevede l'abolizione delle Province, ma ridefinisce i perimetri
territoriali. Prevede la soppressione di enti e organismi operanti in ambito
locale e regionale; la modifica della composizione dei Consigli e Giunte degli
enti locali con una netta riduzione del numero di consiglieri ed assessori;
la modifica delle funzioni dei Consigli comunale e provinciale; la
razionalizzazione e soppressione di enti e strutture pubbliche; la modifica
della disciplina sui Direttori generali e sui controlli negli enti locali. Si
stabilisce poi che i Consigli comunali possano avere, a seconda degli abitanti
nel Comune, da un massimo di 40 membri oltre il sindaco (sopra 500.000
abitanti) a un minimo di 6 nei Comuni fino a 3.000 abitanti. Per le Province,
oltre al Presidente, previsto un tetto di 30 consiglieri se la popolazione
supera 1,4 milioni di abitanti e un minimo di 12 nelle Province sotto 300 mila
abitanti.
(
da "Gazzetta di Parma
(abbonati)" del 17-07-2009)
Argomenti: Province
PROVINCIA
17-07-2009 AMBIENTE UNA SENTENZA AVEVA SOSPESO LE ORDINANZE CHE AUTORIZZAVANO
LA CACCIA Nutrie: si riaccende la polemica sulle modalità di abbattimento Il
presidente dell'Atc Pr1: «La Lega anti-caccia è poco obiettiva» BUSSETO Paolo
Panni II E' «bufera», nella Bassa, sul problema nutrie. La sezione del Tar di
Parma, accogliendo il reclamo proposto dalla Lac (Lega
anti-caccia) per l'abolizione della caccia all'animale, aveva sospeso a fine
giugno le ordinanze emesse dai sindaci di Busseto e Colorno con cui si dava il
via libera alla caccia delle nutrie come forma di abbattimento degli esemplari
in eccesso. La stessa cosa era già accaduta, nelle settimane precedenti, a
Polesine. Daniele Pisaroni, presidente dell'Atc Pr 1 (zona della Bassa
Ovest), non ha usato mezzi termini nel definire la posizione assunta dalla Lac
come «frutto dell'odio nei confronti dei cacciatori » ed ha attaccato la stessa
Lac definendola «poco obiettiva rispetto al problema». Secondo Pisaroni, il
ricorso al Tar in seguito al quale è stata sospesa l'ordinanza dei sindaci che
autorizzava alcuni cacciatori ad abbattere le nutrie col fucile «rientra nelle
battaglie che questa associazione combatte. Forse - ha precisato - potrebbe
concentrarsi su problemi molto più importanti e sentiti». Secondo il presidente
dell'Atc Pr 1 «vista l'impossibilità, in certi comuni, di operare nei modi
indicati dalla Provincia perché mancano mezzi, uomini e soldi, e considerata la
continua richiesta dei cittadini ad intervenire per eliminare questi roditori,
valutato il danno che si arreca alle colture e agli argini, oltre che gli
spiacevoli incontri che sovente avvengono in giardini e cortili, ritengo
opportuno che il sindaco possa emettere la specifica ordinanza richiedendo
l'aiuto dei cacciatori». A questo proposito Pisaroni ha ricordato anche che il
sindaco «è la principale autorità locale in fatto di salute pubblica e
protezione civile» e che l'autorizzazione all'uso del fucile per l'abbattimento
delle nutrie viene rilasciata solo ad alcuni cacciatori in possesso di
abilitazione conseguita dopo aver frequentato il corso specifico. «Per
l'aspetto tecnico - ha aggiunto - ritengo che l'abbattimento col fucile sia
meno traumatico ed incisivo rispetto all'uso delle gabbie che vengono
controllate ogni 24-36 ore. A tal proposito è facile immaginare che grado di
stress possa accumulare una nutria che resta in gabbia per diverse. Se non
muore prima per asfissia o altro, viene presa, addormentata ed infine colpita a
bastonate sulla testa». Per quanto concerne la competenza, Pisaroni ha ritenuto
che «la Provincia non sia in grado di valutare le singole situazioni dei molti
comuni interessati dal fenomeno nutrie e non possa nemmeno rendersi
responsabile di operazioni che comportano un enorme dispendio di tempo e quindi
potrebbe giustamente effettuare un'integrazione al Piano faunistico
provinciale, già approvato, dando precise deroghe ai sindaci». Nutrie La loro
presenza è diffusa in tutto il territorio della Bassa.
(
da "Giornale.it, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Province
articolo
di venerdì 17 luglio 2009 Casta, subito a casa 18mila pesi morti: risparmiati
sei miliardi di Antonio Signorini Tagli alle poltrone di Province e Comuni:
salterà un consigliere su tre. Abolite le comunità montane mangiasoldi. Via
assessori e 2.400 direttori generali. Calderoli: "Certi enti bruciano
risorse solo per sopravvivere" Roma - Tutti se lo chiedono e nessuno
risponde. Nemmeno il ministro Roberto Calderoli, anche se mercoledì aveva
stuzzicato la curiosità di tutti annunciando che il nuovo codice delle
autonomie, appena approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri,
avrebbe fatto risparmiare allo Stato «diversi miliardi». Bocche cucite anche
perché il confronto con le autonomie locali deve ancora iniziare e i margini
della delega sono molto ampi. Per capire quanto ci guadagneranno le casse dello
Stato (quindi, si spera, i contribuenti) dallabolizione
degli enti intermedi, ridefinizione delle Province, snellimento di consigli e
giunte, bisogna andare a spanne. Ma si capisce subito che il riferimento ai
miliardi non è casuale e che le risorse pubbliche risparmiate - se il codice
dovesse essere applicato per intero e senza troppe modifiche - si potrebbero
avvicinare a quella di una manovra. Per arrivare alla cifra a nove zeri basta
mettere nel conto labolizione delle comunità
montane, messa nero su bianco nel Codice. Costano, in trasferimenti, una cifra
tra i tre e i cinque miliardi allanno che - questa la ragione
dellabolizione - impegnano in larga parte per fare funzionare la macchina amministrativa.
Se si vuole aggiungere un altro miliardo, basta considerare altre due misure. I
consorzi di bonifica, che sono tra i soggetti che dovranno essere riorganizzati
oppure aboliti, ogni anno incassano circa 520 milioni di contributi. Sono meno
di 200. Se si contassero le altre migliaia di enti che secondo il piano di
Calderoli dovrebbero essere aboliti, è facile immaginare che al conto si
dovrebbe aggiungere qualche zero. Risparmi notevoli anche da misure
apparentemente minori, come leliminazione della figura
del direttore generale dai comuni più piccoli. Attualmente sono 2.800 quelli
che ce lhanno, Calderoli vorrebbe lasciarli solo a
circa 400 amministrazioni. Anche in questo caso il risparmio potrebbe essere
intorno al mezzo miliardo. Considerando solo queste misure si arriva a
quasi sei miliardi di euro allanno. E non fanno
parte del conto le altre misure, anche se cè chi scommette che somme
rilevanti si risparmieranno anche dal drastico taglio ai difensori civici, che
dovrebbero rimanere solo nelle amministrazioni provinciali. Poi leliminazione delle circoscrizioni nei comuni sotto i 250
mila abitanti. Enti minori, ma dove ormai i gettoni per i consiglieri e i costi
di funzionamento hanno raggiunto livelli di tutto rispetto. Difficile da definire
quanto si risparmierà dalla razionalizzazione delle province.
La delega al governo è ampia e non è possibile dire se e quanti enti saranno
aboliti. Razionalizzazioni in vista anche per le prefetture. Il disegno di
legge, che ora passa allesame della conferenza
unificata per poi tornare a palazzo Chigi per lapprovazione
definitiva, prevede che tutti gli uffici decentrati del governo siano
accentrati in un unico organismo. Restano fuori, quindi autonome, le
amministrazioni periferiche degli Affari esteri, della Giustizia e della Difesa. ©
IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961
(
da "Giornale.it, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Province
articolo
di venerdì 17 luglio 2009 «Via 34mila enti inutili Bruciano risorse solo per
sopravvivere» di Antonio Signorini Il ministro per la Semplificazione: «Basta
ambiguità Così funzioni e poteri tornano a Comuni e Regioni» RomaMinistro Roberto
Calderoli, avete abolito un ente, le comunità montane. «Ma di enti inutili ne
sono già stati aboliti tanti». Ma questo è un ente territoriale... «Ho visto le
polemiche di oggi. Ma noi abbiamo solo affrontato un tema che tutti evitavano».
Quale? «I problemi creati dall'ambiguità della riforma del titolo quinto della
Costituzione». La riforma varata dal centrosinistra? «Sì. Lo Stato ha delegato
funzioni alle Regioni, ma su molti temi c'è un'assoluta incertezza sul chi fa
che cosa. Noi abbiamo preso il coraggio e siamo arrivati a una definizione
delle funzioni». E avete sforbiciato pezzi di amministrazione che tutti
volevano abolire, ma che nessuno ha mai toccato. «Ci sarà spazio per
correzioni, ma la base di partenza è che ci siamo accorti che negli anni sono
stati creati tanti livelli intermedi, enti che svolgono funzioni che sarebbero
competenza di comuni e regioni. Consorzi, di tutti i colori e varietà». Avete
fatto un censimento per capire quali potevano essere utili? «Non siamo riusciti
ad avere un quadro preciso nemmeno quando lo abbiamo chiesto. In tutto sono
34mila, tutti con i loro presidenti, consigli di amministrazione. E spesso
svolgono compiti che non gli spettano». E costano ai contribuenti... «Non è
solo quello. Hanno consigli di amministrazione e non sono organismi elettivi.
Le funzioni che svolgono sono quindi sottratte al controllo e alla gestione dei
cittadini elettori. Il consiglio comunale è espropriato». Torniamo alle
comunità montane... «Con la legge stabiliamo che non esistono più. Poi le
regioni possono decidere se mantenerle come forma associativa definita e
regolata. Alcune regioni ad esempio hanno già provveduto a fare leggi in questo
senso, ma molti di questi soggetti usano le risorse solo per mantenere se
stessi». Perché non avete deciso direttamente voi quali mantenere e quali no?
«Da Roma non si può capire. Le regioni conoscono il territorio e decideranno».
Colpisce l'abolizione dei Bacini imbriferi montani. Ma cosa sono? «Sono
consorzi che gestiscono lo sfruttamento delle acque e degli impianti
idroelettici». Riposeranno in pace... «Come per gli altri organismi saranno le
regioni a decidere quali devono esistere e quali no. Certo se un bacino
imbrifero spende 70mila euro per i propri dipendenti è bene sopprimerlo, magari
per sostituirlo con un altro soggetto che utilizzi le risorse per dare servizi
invece che per vivere le proprie strutture». I tagli ai consiglieri comunali?
«Capisco che facciano notizia, ma è molto più importante l'obbligo per i
piccoli comuni di riunirsi in associazione. Cosi costeranno di meno e
riusciranno a dare servizi che prima non si potevano permettere». E i
consiglieri? «È assurdo che oggi un comune, diciamo di 32 abitanti per legge
possa avere un consiglio di 12 persone e una giunta di quattro. Esclusi i
minorenni, i cittadini sono tutti impegnati nell'amministrazione. Comunque
abbiamo stabilito un numero di consiglieri massimo che dipende dal numero dei
residenti. È un limite un po' severo, ma ci sono spazi per modifiche». Tutte
brutte notizie per gli amministratori locali... «No, pochi hanno parlato della
revisione del patto di stabilità. Già è stato deciso un allentamento dei
vincoli per le spese di investimento. Un provvedimento, per così dire, tampone.
Ma con il codice il patto diventa da annuale a triennale. Questo vuole dire che
gli amministratori virtuosi avranno più possibilità di scegliere come e quando
spendere i soldi». Molti chiedevano l'abolizione delle province... «Quando aboliremo
definitivamente questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno
ai legittimi titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle». Però ridefinirete. Qualcuna
dovrà per forza chiudere... «Bisogna vedere che dimensioni hanno e quali
funzionano. Se funzionano non ha senso l'abolizione. Un soggetto intermedio tra
il comune e le regioni deve restare». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961
(
da "Tirreno, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Province
Pagina
13 - Toscana Enti, Roma e Firenze litigano Il governo: via i consorzi di
bonifica. La Regione non ci sta Disaccordo anche sulle Comunità montane:
Calderoli vorrebbe abolirle, il governatore le ha soltanto ridotte di Carlo
Bartoli FIRENZE. Il governo si accinge a dare una sforbiciata alle autonomie
locali, riducendo enti, consigli e assessori e per una volta Roma e Firenze non
sono in rotta di collisione. Nel nuovo codice delle autonomie, il governo
parrebbe intenzionato a dare il via a una serie di misure drastiche. La prima
riguarda l'abolizione dei consigli di circoscrizione nelle città con meno di 250mila
abitanti. Il che, in Toscana, consentirebbe solo a Firenze di mantenere i
«quartieri». Una seconda misura determina un robusto dimagrimento dei consigli
comunali e provinciali e delle relative giunte. In particolare, verrebbe
istituito un tetto alle giunte provinciali di 8 assessori e a quelle comunali
di dieci, riducendo progressivamente il numero a seconda della popolazione. Il disegno di legge, che non prevede l'abolizione delle Province,
stabilisce, ad esempio, che i consigli comunali possono essere composti, a
seconda del numero di abitanti, da un massimo di 40 membri (se la popolazione
supera i 500mila abitanti) ad un minino di 6 se hanno meno di 3mila abitanti.
Per i consigli provinciali, il massimo è di 30 rappresentanti (con una
popolazione di oltre 1,4 milioni) e un minimo di 12 negli enti sotto i 300mila
abitanti. Sparirebbero le Comunità montane, che la Regione recentemente aveva
ridotto da venti a 14, per un risparmio stimato in oltre 3 milioni di euro
l'anno. Dovrebbero inoltre essere cassati i Consorzi di bonifica, per i quali è
in via di approvazione una legge regionale che prevede la riduzione da 13 a 7 e una contemporanea
riduzione degli organismi elettivi e delle deputazioni amministratrici che
dovrebbe consentire di ridurre i costi da oltre un milione a circa 475mila
euro. Un ulteriore taglio dovrebbe, infine, coinvolgere i consorzi tra enti
locali, a partire dai bacini imbriferi montani. Se la Regione (vedi scheda a
parte) non è affatto ostile alla sforbiciata, insorgono i Comuni montani che se
la prendono contro la vena «antifederalista» del ministro Calderoli e con il
governo. «Dopo ripetute modifiche indotte dalle varie Finanziarie che hanno
portato le Regioni - spiega Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana - a
tagliare drasticamente sia il numero delle Comunità che i rappresentanti ed i
compensi, arriva ancora una decisione centralizzata che vuole abolire ogni
cosa». Ma l'abolizione delle Comunità montane, aggiunge Giurlani, «metterebbe
in discussione la democrazia di base e il ruolo dei piccoli comuni. E'
riduttivo focalizzare il tema sulle Comunità montane che non sono nient'altro
che una forma organizzativa dei piccoli Comuni di montagna prevista dalla
Costituzione. In Toscana si è formato un vero e proprio sistema-montagna che
non può essere disarticolato».
(
da "Giornale.it, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Province
articolo
di venerdì 17 luglio 2009 Colpo alla casta, a casa oltre 18mila pesi morti: si
risparmiano sei miliardi di Antonio Signorini Tagli alle poltrone di Province e
Comuni: salterà un consigliere su tre. Abolite le comunità montane mangiasoldi.
Calderoli: "Certi enti bruciano risorse solo per sopravvivere" Roma -
Tutti se lo chiedono e nessuno risponde. Nemmeno il ministro Roberto Calderoli,
anche se mercoledì aveva stuzzicato la curiosità di tutti annunciando che il
nuovo codice delle autonomie, appena approvato in via preliminare dal Consiglio
dei ministri, avrebbe fatto risparmiare allo Stato «diversi miliardi». Bocche
cucite anche perché il confronto con le autonomie locali deve ancora iniziare e
i margini della delega sono molto ampi. Per capire quanto ci guadagneranno le
casse dello Stato (quindi, si spera, i contribuenti) dallabolizione degli enti intermedi, ridefinizione delle
Province, snellimento di consigli e giunte, bisogna andare a spanne. Ma si
capisce subito che il riferimento ai miliardi non è casuale e che le risorse
pubbliche risparmiate - se il codice dovesse essere applicato per intero e
senza troppe modifiche - si potrebbero avvicinare a quella di una manovra. Per
arrivare alla cifra a nove zeri basta mettere nel conto labolizione delle comunità montane, messa nero su bianco
nel Codice. Costano, in trasferimenti, una cifra tra i tre e i cinque miliardi
allanno che - questa la ragione dellabolizione - impegnano in larga
parte per fare funzionare la macchina amministrativa. Se si vuole aggiungere un
altro miliardo, basta considerare altre due misure. I consorzi di bonifica, che
sono tra i soggetti che dovranno essere riorganizzati oppure aboliti, ogni anno
incassano circa 520 milioni di contributi. Sono meno di 200. Se si contassero
le altre migliaia di enti che secondo il piano di Calderoli dovrebbero essere
aboliti, è facile immaginare che al conto si dovrebbe aggiungere qualche zero.
Risparmi notevoli anche da misure apparentemente minori, come leliminazione della figura del direttore generale dai comuni
più piccoli. Attualmente sono 2.800 quelli che ce lhanno, Calderoli vorrebbe lasciarli solo a circa 400
amministrazioni. Anche in questo caso il risparmio potrebbe essere intorno al
mezzo miliardo. Considerando solo queste misure si arriva a quasi sei miliardi di
euro allanno. E non fanno parte del conto le altre
misure, anche se cè chi scommette che somme rilevanti si risparmieranno
anche dal drastico taglio ai difensori civici, che dovrebbero rimanere solo
nelle
amministrazioni provinciali. Poi leliminazione
delle circoscrizioni nei comuni sotto i 250 mila abitanti. Enti minori, ma dove
ormai i gettoni per i consiglieri e i costi di funzionamento hanno raggiunto
livelli di tutto rispetto. Difficile da definire quanto si risparmierà dalla
razionalizzazione delle province. La delega al governo
è ampia e non è possibile dire se e quanti enti saranno aboliti.
Razionalizzazioni in vista anche per le prefetture. Il disegno di legge, che
ora passa allesame della conferenza unificata
per poi tornare a palazzo Chigi per lapprovazione
definitiva, prevede che tutti gli uffici decentrati del governo siano
accentrati in un unico organismo. Restano fuori, quindi autonome, le
amministrazioni periferiche degli Affari esteri, della Giustizia e
della Difesa. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano -
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(
da "Virgilio Notizie"
del 17-07-2009)
Argomenti: Province
Scompariranno
circa 34mila enti "inutili che bruciano risorse solo per
sopravvivere". Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, in
un'intervista al Giornale anticipa quale sarà una delle principali novità
prevista dal Codice delle Autonomie che accompagna la riforma federalista.
Secondo uno studio effettuato dal governo gli enti "inutili" sono
"in tutto sono 34mila, tutti con i loro presidenti, consigli di amministrazione.
E spesso svolgono compiti che non gli spettano" spiega il ministro, ma
"saranno le regioni a decidere quali eliminare". Nel Codice sono
previsti anche tagli ai consiglieri comunali. "È assurdo che oggi un
comune, diciamo di 32 abitanti per legge possa avere un consiglio di 12 persone
e una giunta di quattro - osserva Calderoli -. Esclusi i minorenni, i cittadini
sono tutti impegnati nell'amministrazione. Comunque abbiamo stabilito un numero
di consiglieri massimo che dipende dal numero dei residenti. È un limite un po'
severo, ma ci sono spazi per modifiche". A chi
chiedeva l'abolizione delle province il ministro risponde: "Quando aboliremo definitivamente
questi soggetti, molte delle funzioni che svolgono torneranno ai legittimi
titolari. E spesso sono le province, quindi non avrebbe senso abolirle".
(
da "Agenzia di Viaggi,
L'" del 17-07-2009)
Argomenti: Province
ATTUALITA'
La CE: abolizione del visto da Macedonia, Serbia e Montenego La CE: abolizione
del visto per Macedonia, Serbia e Montenego Jaques Barrot, vice presidente
della Comunità Europea ha proposto labolizione
del visto per i cittadini di Macedonia, Montenegro e Serbia dal 1 gennaio
per i paesi Schengen. Dopo ventanni i cittadini
di questi paesi potrenno tornare a viaggiare liberamente in Europa. La proposta
dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo. La Commissione punta a
liberalizzare dal visto anche i cittadini di Albania, Bosnia e Herzegovina,
ma non essendo ancora finalizzate le procedure dobbligo,
la nuova proposta si sposta al 2010. NUMERO: Giornale online DATA: 20-07-2009
(
da "Nazione, La
(Pistoia)" del 18-07-2009)
Argomenti: Province
PESCIA/VALDINIEVOLE
pag. 25 L'IPOTESI di abolizione delle Comunità Montane avanzata dal
ministro Calderoni e fatta pro... L'IPOTESI di abolizione delle Comunità
Montane avanzata dal ministro Calderoni e fatta propria dal Governo ha mandato
su tutte le furie Oreste Giurlani, presidente dell'Uncem Toscana, sindaco di
Fabbriche di Vallico, paese della Media Valle e pesciatino doc. Motivo
questo, del tutto giustificato, perché sia Fabbriche di Vallico e Pescia fanno
parte di due Comunità Montane, quella della Media Garfagnana e quella dell'Appennino
Pistoiese. Dopo aver ricordato che per effetto di Finanziarie governative è
stato tagliato drasticamente il numero delle Comunità, dei rappresentanti dei
Comuni e dei compensi, Giurlani ha detto che «tale abolizione metterebbe in
discussione la democrazia di base e il ruolo dei piccoli comuni. E' riduttivo
focalizzare il tema sulle Comunità Montane che non sono nient'altro che una
forma organizzativa dei piccoli comuni di montagna prevista dalla
Costituzione». Secondo Giurlani, «si vuole consegnare il futuro di questi enti
a unioni sovracomunali prive di conoscenza diretta delle esigenze delle
popolazioni. Le funzioni associate vengono già esercitate dalle Comunità
Montane, che hanno dalle regioni una serie di deleghe come accade in Toscana
dive si è formato un vero e proprio sistema-montagna che non può essere
disarticolato da u na legge centralistica che niente ha a che vedere con il
tanto pubblicizzato federalismo».
(
da "Wall Street Italia"
del 18-07-2009)
Argomenti: Province
PD:
D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA -->''Il
segretario piu' adatto? Bersani. Per rilanciare il progetto serve anche un bel
po' di riformismo emiliano... ''. Lo afferma Massimo D'Alema in un'ampia
intervista al quotidiano 'L'Unita'' in cui sostiene che ''c'e' qualcuno che
vuole abolire la sinistra'' e che ''senza radici il Pd e' una.
(
da "Asca"
del 18-07-2009)
Argomenti: Province
PD:
D'ALEMA, BERSANI SEGRETARIO PIU' ADATTO - NO ABOLIZIONE SINISTRA (ASCA) - Roma,
18 lug - ''Il segretario piu' adatto? Bersani. Per rilanciare il progetto serve
anche un bel po' di riformismo emiliano... ''. Lo afferma Massimo D'Alema in
un'ampia intervista al quotidiano 'L'Unita'' in cui sostiene che ''c'e'
qualcuno che vuole abolire la sinistra'' e che ''senza radici il Pd e' una
palafitta''. ''La nostra gente -dice ancora D'Alema- ci chiede di non litigare,
ma il modo migliore perche' la discussione non si traduca in uno scontro tra
pochi e' la partecipazione larga del nostro popolo''. D - Franceschini da' al
centrosinistra la colpa di non aver varato il conflitto d'interessi tra il '96
e il 2001. Lei e' stato premier in quella stagione, perche' la legge non venne
approvata?. D'ALEMA ''Sono d'accordo, noi avremmo dovuto portare a casa una
legge seria. Non riuscimmo a vararla, ma non sarebbe giusto addossarne a me la
colpa. Sono quello che ci provo' con maggiore impegno. Lo ha ricordato Stefano
Passigli, uno dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio, che elaboro'
quel testo. L'altro era Franceschini che ricordera' ancora come andarono le
cose... ''. D - Cioe'?. D'ALEMA - ''Presentammo una proposta approvata dal
Senato, all'inizio del 2000. Poi perdemmo le regionali, mi
dimisi e l'iter della legge non venne completato alla Camera. Giusto rilanciare
il conflitto d'interessi, purche' la riflessione non diventi occasione per
messaggi allusivi da battaglia congressuale''. d - Lei parla spesso di ''scosse''
che investirebbero Berlusconi, immagina un'implosione imminente?.
D'ALEMA - ''Io faccio analisi politiche e non preannuncio azioni giudiziarie.
Dietro l'immagine di forza, la maggioranza mostra crepe evidenti e il rapporto
con il Paese non e' quell'idillio che vorrebbe Berlusconi. Alle europee un
terzo degli elettori si e' astenuto. Tra chi ha votato, il 45% si e' espresso a
favore del governo. Tutti gli altri hanno scelto i partiti d'opposizione. Non
siamo, quindi, un Paese berlusconizzato''. D - Malgrado cio' manca
un'alternativa credibile... D'ALEMA - ''Il problema e' che, di fronte a una
maggioranza del tutto inadeguata, toccherebbe a noi mettere in campo
un'alternativa di governo in grado di aggregare. Emerge ancora, pero', la
nostra debolezza. Spero che il congresso possa rilanciare su basi piu' robuste
il progetto del Pd. E' l'assenza di una forte alternativa che consente al
governo di tirare avanti''. D - Il Pd non decolla perche', parole sue, ''si e'
lasciata alla destra l'idea di comunita', solidarieta', protezione delle fasce
piu' deboli''?. D'ALEMA - ''Un grande partito deve avere un'identita' e questa
c'e' se e' radicata nella storia del Paese. Gramsci distingueva tra coloro che
costruiscono gli edifici, che hanno le fondamenta, e quelli che mettono in
piedi palafitte fragili''. min/sam/ss