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DOSSIER “PD: we can o we must?”

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tARTICOLI DELL’ 8-5-2008      #TOP


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D'Alema-Veltroni: il Pd a nervi tesi. Il ministro degli Esteri uscente: «Le correnti? Non le ho create io» (La Stampa 8-5-2008)

 

ROMA
Sale ancora la tensione tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Il giorno dopo la riunione di Italianieuropei che ha di fatto «ufficializzato» la corrente dalemiana nel partito, il ministro degli Esteri uscente parla al Tg3 e rincara la dose: «Le correnti? Non le ho create io, il Pd è un partito fatto di molte componenti, ed è una cosa visibile nella vita del partito, a cominciare da come si distribuiscono gli incarichi parlamentari...». Parole che, se possibile, hanno ulteriormente irritato il segretario del Pd che, racconta ci ci ha parlato, già ieri non aveva accolto affatto bene la notizia della riunione dalemiana: sanno solo fare correnti, si sarebbe sfogato ieri, ma io non li seguo su questa strada.

Peraltro, se ufficialmente nessuno vuole replicare, a microfoni spenti i veltroniani non lesinano giudizi sprezzanti: «Erano una quarantina, tra deputati e senatori... Circa il 20%, come sui capigruppo. Se voleva essere un cenacolo culturale, bene. Ma se voleva essere una prova di forza... è stata un fallimento».

Veltroni, però, sa che si tratta di un’apertura di ostilità, a stento rimandata durante la prima assemblea dei parlamentari di lunedì scorso. Del resto, la presenza di Pierluigi Bersani ieri è stata letta come la conferma dell’asse con D’Alema, anche se lo stesso Bersani, al telefono con Veltroni, avrebbe poi negato la sua adesione alla «corrente». Anzi, avrebbe spiegato Bersani, quello che è accaduto ieri è solo la dimostrazione di ciò che accade quando nel partito non ci sono sedi di discussione. D’altro canto, chi parla con Bersani in queste ore lo descrive assai compiaciuto del fatto che, dal partito radicato alla conferenza programmatica, molti temi da lui sollevati stanno trovando spazio anche nell’agenda di Veltroni. Bersani, peraltro, sta valutando se aderire o no alla proposta del segretari di entrare nel governo ombra.

Il segretario si prepara insomma ad una guerra nemmeno troppo fredda con il fronte dalemiano e punta innanzitutto sulla sponda degli ex Ppi di Marini e Fioroni, che non gradiscono affatto la linea dalemian-bersaniana sulle alleanze. «Che significa insistere tanto sull’Udc? Noi non intendiamo affatto delegare a Casini il presidio dell’elettorato moderato», ripetono i popolari. Non solo, gli ex Ppi assicurano di non volere ritrovarsi a vivere «la stessa saga (la rivalità tra Veltroni e D’Alema, ndr) che accompagna i diessini da ormai 15 anni». Non a caso Fioroni ha fatto sapere oggi che i popolari si troveranno di nuovo ad Assisi a settembre, bissando l’appuntamento dello scorso anno. E forse anche per questo secondo alcune voci starebbe prendendo quota l’idea di affiancare proprio Fioroni a Goffredo Bettini, nel ruolo di coordinamento del partito.

Una soluzione che permetterebbe di saldare una sorta di asse con i popolari e di blindare quindi la segreteria Veltroni. C’è però il problema dello sbilanciamento eccessivo a favore dei popolari, visto che Marini resta in pole-position per la presidenza del partito. Importante sarà anche capire come si posizioneranno Parisi e Bindi in questa disputa. Oggi, intanto, Veltroni ha pranzato con Romano Prodi per quasi due ore, dopo il brindisi di commiato da palazzo Chigi del permier uscente. Un colloquio «a 360 gradi», spiegano al loft, durante il quale Veltroni avrebbe chiesto a Prodi un’uscita ’soft’: in pratica, il segretario avrebbe chiesto a Prodi di continuare, nelle forme che riterrà opportune, a dare un suo contributo al partito. Impegno che, assicurano al loft, Prodi avrebbe garantito.



Report "PD"

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Indice delle sezioni

PD (7)


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Sezione principale: PD

Veltroni: opposizione vigile, da salari a sicurezza È scontro con D'Alema sulle correnti. Il ministro degli Esteri: non le ho inventate io, ci sono già ( da "Unita, L'" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Il riferimento è alla mancata nomina di Bersani a capogruppo. Il ministro degli esteri l'aveva sponsorizzato ma alla fine ha prevalso l'accordo del segretario con la componente cattolica per un congelamento degli incarichi. D'Alema spiega che ovviamente non parteciperà al governo ombra ma che farà battaglia nel Pd: "Dualismo con Veltroni?

Prodi, addio e scintille con Veltroni ( da "Stampa, La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Pierluigi Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità, fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non siano a sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo economico o Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino,

Correnti linea dura del segretario. Faccia a faccia con prodi ( da "Riformista, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: con Piero Fassino che ha aggiunto le sue truppe a quelle di Veltroni, ed Enrico Letta che ha mandato i suoi alla prima riunione di corrente dalemiana, le scelte di Rutelli hanno un peso non indifferente. E a Roma, senza l'ex leader margheritino Morassut non ha i numeri per passare e, dall'altra parte, gli anti-Morassut non hanno la forza per stopparlo.

Lavori in corso per il governo ombra ( da "Avvenire" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Bersani come ombra di Tremonti, vale a dire nel ruolo più importante. Il desiderio veltroniano, però, si è scontrato con un tiepido ex ministro dello Sviluppo economico Di fronte all'incalzare di Massimo D'Alema, poi, divenuto un vulcano di iniziative anti-veltroniane, il segretario è tornato sui suoi passi,

Berlusconi e il governo del "fare" ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta.

Romano Prodi non ne poteva più. Confida: E' stata un'ordinaria amministrazione ( da "Stampa, La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Pierluigi Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità, fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non siano a sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo economico o Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino,

Al via la faida interna nel Partito Democratico ( da "Padania, La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: qualche tempo si parla di una staffetta tra il tandem Veltroni-Franceschini con il Bersani-Letta. E anche se non sarà probabilmente il prossimo congresso a sancire il nuovo assetto del partito visto che sarà sì anticipato al prossimo autunno ma senza elezioni degli organi dirigenti, è molto probabile che la partita Veltroni-D Alema si giochi comunque in tempi relativamente brevi.


Articoli

Veltroni: opposizione vigile, da salari a sicurezza È scontro con D'Alema sulle correnti. Il ministro degli Esteri: non le ho inventate io, ci sono già (sezione: PD)

( da "Unita, L'" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

Stai consultando l'edizione del Veltroni: opposizione vigile, da salari a sicurezza È scontro con D'Alema sulle correnti. Il ministro degli Esteri: non le ho inventate io, ci sono già di Bruno Miserendino/ Roma DISPONIBILI sulle riforme, ma opposizione vigile su tutti i punti che riguardano la vita dei cittadini: salari, sicurezza, precarietà, unità del paese, disuguaglianza. Walter Veltroni spiega al presidente Napolitano come si comporterà il Pd nella "traversata del de- serto" che l'attende e nel frattempo lavora al grande puzzle delle nomine interne. Giornata impegnativa, quella del segretario: intanto perchè trovare la quadra degli incarichi tra governo ombra, Camere e partito è difficile soprattutto stando all'opposizione, e poi perchè nel Pd sembra affiorare quella logica correntizia che è proprio l'opposto di quel che vorrebbe Veltroni. Nel partito è tutto un fiorire d'iniziative: gli ex popolari si riuniranno nuovamente ad Assisi, anche la componente ecodem si organizza, così come i liberal, ma ovviamente gli occhi sono puntati sulle mosse di Massimo D'Alema, che l'altro giorno ha riunito la sua Fondazione Italiani Europei invitando decine di parlamentari. Dopo l'inevitabile strascico di sospetti, in un'intervista al Tg3 ha detto che le correnti nel Pd già esistono e quindi non si possono esorcizzare. Anzi, D'Alema ha spiegato che lui in questa logica si muoverà. "Non è la mia riunione che ha creato le correnti - afferma - il Pd è un partito fatto di molte componenti, ed è una cosa visibile a cominciare da come si distribuiscono gli incarichi parlamentari...". Il riferimento è alla mancata nomina di Bersani a capogruppo. Il ministro degli esteri l'aveva sponsorizzato ma alla fine ha prevalso l'accordo del segretario con la componente cattolica per un congelamento degli incarichi. D'Alema spiega che ovviamente non parteciperà al governo ombra ma che farà battaglia nel Pd: "Dualismo con Veltroni? Non devo scrollarmi di dosso nessun sospetto - risponde D'Alema - io ho le mie opinioni politiche, le ho espresse e le porto nel confronto che si è aperto". Da Veltroni nessun commento ma l'impressione non deve essere stata buona. L'altra sera Andrea Orlando, alla fine della riunione dei segretari regionali, aveva avvertito: "Le Fondazioni sono utili, ma il ritorno alle parrocchiette e le correnti no". Nicola Latorre, ieri aveva tentato di gettare acqua sul fuoco: "Nessuna parrocchia ma un'iniziativa che fa solo bene al partito". Quanto a Enrico Letta, che insieme a Boccia e De Castro era alla riunione di ItalianiEuropei, i suoi negano che ci sia un "asse" con D'Alema. La realtà, sostengono nel Pd, è che c'è "un eccesso di posizionamento" in vista di una improbabile resa dei conti. Perchè nessuno può mettere seriamente in discussione la leadership e perchè l'analisi del voto troverà più convergenze che differenze. Veltroni ha incassato il sostegno dei segretari regionali su tutta la linea e ora si appresta ad affrontare la direzione e l'assemblea costituente: il confronto ampio che è stato richiesto da tutti sarà lì, ma da lì dovrebbe partire anche l'operazione radicamento del Pd, con tesseramento, campagna di ascolto nel paese, e alla fine congresso tematico in autunno. Nel frattempo si tratterà di fare opposizione, e per questo gli incarichi di partito, nelle commissioni e nel governo-ombra sono intrecciate. Veltroni ha promesso che i nomi di questa struttura a cui lui tiene molto, perchè renderà evidente il profilo riformista del Pd, arriveranno nel giro di 48 ore. Nomi ne circolano molti, pochi quelli certi. Il più accreditato è quello di Piero Fassino per gli esteri. Per l'economia il dilemma è tra Bersani e Morando. Il primo non ha detto di no, ma nemmeno sì. In realtà il ministro dello sviluppo, stoppato nella sua corsa alla presidenza del gruppo, e critico su diversi aspetti, sembra aver apprezzato che alcune sue osservazioni, come la "messa a terra" del Pd o l'importanza del tesseramento, sono state raccolte. Per il resto si fanno i nomi di Minniti o di Achille Serra agli interni, Maria Pia Garavaglia al Welfare, di Roberta Pinotti alla Difesa, di Salvatore Vassallo alle riforme, di Giorgio Tonini alla scuola, di Anna Maria Merloni, Calearo o Colaninno allo sviluppo. C'è poi l'autocandidatura di Di Pietro per la giustizia, anche se in corsa c'è Giuseppe Lumia. Linda Lanzillotta e Arturo Parisi, assegnati dai boatos alla "semplificazione" e alla Difesa, hanno smentito di essere coinvolti. Il puzzle si comporrà oggi ma le sorprese importanti, nelle intenzioni del segretario, dovrebbero venire nella formazione dei nuovi gruppi dirigenti. A parte il ruolo del presidente, che sembra destinato a Marini, prende corpo l'ipotesi di affiancare nel ruolo di coordinatore nazionale Giuseppe Fioroni a Goffredo Bettini. Inizia la traversata, e non sarà facile. Il Pd dirà dei sì motivati su tutte le misure presenti nel suo programma (ad esempio Ici e salari), convergerà se si vorranno davvero fare le riforme istituzionali (a cominciare da federalismo e legge elettorale) e cambiare i regolamenti parlamentari, vigilerà sul tema sicurezza e unità del paese. "Non mi piacciono le ronde", afferma Veltroni e alla Lega dice: "Il giuramento non è un atto formale, sancisce unità e indivisibilità della nostra nazione".

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Prodi, addio e scintille con Veltroni (sezione: PD)

( da "Stampa, La" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

Romano Prodi non ne poteva più. Confida: "E' stata un'ordinaria amministrazione lunghissima, troppo lunga", iniziata la sera del 19 gennaio, durata ben 110 giorni e finita con una sorpresa. Ieri mattina il Professore aveva invitato nel suo studio a Palazzo Chigi i ministri del Pd per un brindisi di addio, ma poi si è trattenuto a pranzo Walter Veltroni, che ministro non era, ma da 6 mesi ha preso la guida di quel Partito democratico che per anni era stata la chimera di Prodi. Ed è stato un pranzo dal sapore un po' amaro, non tanto per i toni sempre controllati tra i due, ma perché il papà e l'erede del Pd hanno finito per discutere, anche con una certa energia. La scintilla si è accesa a metà pranzo: quando l'atmosfera si era fatta rilassata, Veltroni ha rilanciato a sorpresa e con convinzione: "Romano, sei sicuro di non voler mantenere la presidenza del partito?". E ha condito il rilancio con tante buone ragioni. Prodi - che da mesi mal sopporta lo scetticismo che circonda quella sua scelta così poco italiana di staccare definitivamente con la politica - si è irritato. E ha liquidato il nuovo rilancio veltroniano con parole cortesi ma di diniego inequivocabile. Archiviata per sempre la questione della presidenza del Pd, non si è però spento il contenzioso. Prodi ha chiesto a Veltroni di essere ragguagliato sulla nomina (che per prassi spetta all'opposizione) alla presidenza del Comitato parlamentare per i servizi, sulla quale da una decina di giorni esisteva un accordo bipartisan ma molto sotto traccia sul ministro della Difesa Arturo Parisi. Ma dopo la sconfitta subita a Roma e dopo aver gagliardamente e rapidamente elaborato il "lutto", Francesco Rutelli è tornato su piazza e ha chiesto per sé quella poltrona. Trovando un Veltroni più che disponibile. Anzi, decisamente favorevole. Ovviamente Prodi era al corrente della querelle e - ben conoscendo la ritrosia del suo vecchio amico Arturo a batter cassa - ha sostenuto con Veltroni le ragioni della maggiore "competenza" specifica di Parisi, della riforma dei servizi voluta dal ministro della Difesa, della prassi che vuole alla guida del Comitato un ex ministro dell'Interno o della Difesa. Veltroni ha obiettato che la caratura politica di Rutelli "non si discute", un politico che è stato "vicepresidente del Consiglio" ha una competenza a tutto campo che gli consente di assumere qualsiasi incarico. La questione non è stata definitivamente chiusa, anche se la preferenza di Veltroni non è parsa scossa dalla discussione. E quanto a Prodi, dopo quasi 4 mesi di stoico silenzio (con Berlusconi che lo attaccava e il Pd che non lo difendeva), oggi il Professore si riprenderà la sua libertà al termine dello scambio di consegne con Silvio Berlusconi. Veltroni, sempre più saldo al comando del partito e sempre più abile nel lavoro di "macchina", intende presentare entro domani il suo "governo ombra", che sarà un ricalco di quello reale. Veltroni parte dagli esclusi: a Massimo D'Alema non è stato neppure chiesto se volesse entrare e quasi certamente il ministro ombra agli Esteri sarà Piero Fassino. Stesso discorso per Parisi e dunque ministra ombra della Difesa sarà la vera donna emergente del Pd, Roberta Pinotti, mentre all'Interno dovrebbe andare Marco Minniti. Pierluigi Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità, fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non siano a sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo economico o Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino, probabile Stefano Ceccanti, mentre la sorpresa potrebbe essere Tonino Di Pietro, interessato a fare il Guardasigilli ombra. Lapidario Massimo D'Alema sulla nascita delle correnti: "Non è la mia riunione che le ha create: la presenza è ben visibile nel modo come si distribuiscono gli incarichi". Come dire: per il Cencelli non rivolgetevi a me.

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Correnti linea dura del segretario. Faccia a faccia con prodi (sezione: PD)

( da "Riformista, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

Correnti linea dura del segretario. Faccia a faccia con prodi Così parte l'assedio a Walter Bettini vuole Morassut segretario, dalemiani sulle barricate, Rutelli ago della bilancia Sulle macerie del "modello Roma", congedato ieri dal suo inventore Goffredo Bettini con un lungo epicedio sull' Unità , infuria la battaglia interna al Pd capitolino. Battaglia che da una parte è la riproposizione su scala minore della contesa nazionale (dalemiani contro veltroniani, con rutelliani e popolari contesi nel mezzo) e dall'altra una sua versione più cruenta e senza censure, anticipazione di ciò che accadrebbe se lo scontro tra correnti oggi tenuto sotto traccia esplodesse ai livelli più alti. Non è un caso che l'assalto a Bettini - rimandato a livello nazionale - sia invece già in pieno corso nel suo feudo storico, il Pd romano, il cuore del veltronismo oltre che la fonte di legittimazione della sua leadership. E per difendere la roccaforte, dopo aver caldeggiato l'azzeramento dei vertici locali, Veltroni e Bettini hanno deciso di proporre come segretario cittadino il neodeputato Roberto Morassut, già potente assessore all'Urbanistica preso di mira dall'inchiesta di Report sulla nuova Roma palazzinara (Morassut annuncia querela). Non solo, dal Loft non è ancora arrivato il disco verde a Umberto Marroni come capogruppo in consiglio comunale, sebbene l'esponente dalemiano sia il democratico più votato. E in un quadro già di guerra guerreggiata resta da assegnare pure la casella di segretario regionale ora che l'uscente Nicola Zingaretti va a diventare presidente della Provincia (il candidato naturale è l'ex Dl Mario Di Carlo). La risposta dei dalemiani su Morassut è definitiva: impresentabile, serve un ricambio. La risposta dei rutelliani, per ora, è la medesima, tanto più che all'attuale segretario Riccardo Milana non va giù di farsi da parte per cedere il passo a una personalità che al "modello Roma" bocciato dalle urne non può dirsi estraneo. Per dirla con un altro rutelliano, Roberto Giachetti, "non è accettabile che quando c'è il sole il "modello Roma" abbia una faccia e quando piove un'altra". Insomma che paghi Milana, mentre Bettini e Morassut proseguono come se il 28 aprile non fosse accaduto nulla. In vista della segreteria convocata per domani tutto può accadere: che si vada verso la conta o che si congeli la situazione in vista di un congresso in autunno. Ma la posizione su Roma di Veltroni, che ne ha discusso a quattr'occhi con Zingaretti, è pari a quella sui capigruppo in Parlamento: non arretrare di un millimetro. Gli equilibri della capitale sono decisivi in vista dello scontro nazionale. E Veltroni sta presidiando ogni possibile falla. Ieri si è trattenuto per due ore faccia a faccia con Romano Prodi: un modo per salutarlo, nel giorno in cui il premier si è congedato con un brindisi dai ministri del suo governo, ma anche l'occasione per fiutare le mosse future del Prof e garantirsi quantomeno la sua neutralità. In un quadro di rimescolamento interno, con Piero Fassino che ha aggiunto le sue truppe a quelle di Veltroni, ed Enrico Letta che ha mandato i suoi alla prima riunione di corrente dalemiana, le scelte di Rutelli hanno un peso non indifferente. E a Roma, senza l'ex leader margheritino Morassut non ha i numeri per passare e, dall'altra parte, gli anti-Morassut non hanno la forza per stopparlo. Per ora il vicepremier uscente ha scelto di stare in silenzio (la prima uscita ufficiale post-voto è prevista per l'inizio della settimana prossima). Paolo Gentiloni su Europa ha teso una mano a Veltroni, ma certo Rutelli non ha gradito che il segretario e Bettini abbiano indicato nella sua candidatura di ritorno una delle cause della disfatta capitolina. "Non sono io che ho deciso di candidarmi", ribadisce Rutelli a tutti i suoi interlocutori, rimarcando il concetto che è stato Veltroni a chiedergli di scendere di nuovo in campo per risolvere il problema del Campidoglio. Dunque se proprio il Loft è convinto di aver puntato sul cavallo sbagliato, dovrebbe quantomeno partire da una autocritica. Ma per Rutelli la ragione della vittoria di Alemanno sta in una situazione - giura in privato l'ex leader margheritino - già pesantemente compromessa: "In gennaio tutti i sondaggi davano il centrodestra nettamente in testa, sia con Fini candidato che con Alemanno, e io ero l'unico tra i nomi che circolavano nel centrosinistra a tener botta". La partita - dirà insomma Rutelli quando vuoterà il sacco - era già disperata, ed evidentemente non per colpa del candidato scelto. Rutelli si smarcherà a Roma bocciando la linea Bettini? Per Veltroni sarebbe un problema non da poco. Già il varo del governo ombra, prossima scadenza nell'agenda del segretario, non si annuncia semplice, come testimonia il primo elenco ufficiale degli indisponibili per lo shadow cabinet , in cui si sono inseriti ufficialmente, oltre al riluttante Pierluigi Bersani, Arturo Parisi e lo stesso D'Alema. Il quale intervistato dal Tg3 ha così spiegato le sue ultime mosse: "Non è la mia riunione che ha creato correnti. Il Pd è un partito fatto di molte componenti, basta guardare come si distribuiscono gli incarichi, a partire da quelli parlamentari. Quindi non è una mia invenzione, sono realtà che esistono". Il destino delle correnti è quello di arrivare alla conta. Roma potrebbe essere la prima occasione. Stefano Cappellini 08/05/2008.

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Lavori in corso per il governo ombra (sezione: PD)

( da "Avvenire" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

CRONACA 08-05-2008 PASSAGGIO DI CONSEGNE Dall'ipotesi iniziale di fare un esecutivo con volti nuovi, il segretario Pd è passato a sondare ex ministri, come il titolare della Farnesina e Parisi Ma entrambi gli hanno opposto il loro no Lavori in corso per il governo ombra La fatica di Veltroni tra rifiuti e malcontenti. E il cantiere resta aperto DA ROMA ROBERTA D'ANGELO N el giorno sorge tra le consuete difficoltà finali l'astro del Berlusconi IV, non è più agevole per il premier ombra metter su il suo 'shadow cabinet'. Un lavoro che Walter Veltroni divide solo con il suo fido Goffredo Bettini, Dario Franceschini e pochissimi intimi. E che il leader del Pd aveva già deciso di chiudere non appena fosse stata pronta la lista dei ministri del governo-Berlusconi: per sapere con chi avranno a che fare i suoi uomini e per calibrarne le forze. Ma anche il loft ha dovuto fare i conti con malcontenti, rifiuti eccellenti e soprattutto con scelte non di poco conto. A cominciare da quella se far rientrare nell'esecutivo che dovrà monitorare e fare da stimolo al Cavaliere anche l'Italia dei Valori e i radicali. Perché l'esecutivo piddì ha già i suoi responsabili di settore. E così si era pensato opportuno superarli con i ministri ombra. Che però, in questo modo, non potrebbero esprimersi a nome dei democratici. Si tratta di capire, dunque, se i ministri avranno un ruolo di responsabilità o solo di rappresentanza. E qui si fa la differenza per molti 'papabili'. Pierluigi Bersani, per esempio, non ha mai fatto salti mortali all'idea del governo-ombra. Veltroni, però, dall'inizio ha provato a coinvolgerlo. E per il segretario del Partito democratico si trattava di una deroga eccellente alla sua esclusione iniziale dei ministri prodiani dal suo 'esecutivo'. Bersani come ombra di Tremonti, vale a dire nel ruolo più importante. Il desiderio veltroniano, però, si è scontrato con un tiepido ex ministro dello Sviluppo economico Di fronte all'incalzare di Massimo D'Alema, poi, divenuto un vulcano di iniziative anti-veltroniane, il segretario è tornato sui suoi passi, e dall'ipotesi iniziale di fare un esecutivo con volti nuovi, è passato a sondare ex ministri come lo stesso titolare della Farnesina e Arturo Parisi. Pronto il no di D'Alema come quello dell'ex ministro della Difesa. Insomma, Veltroni ha capito quanto sia importante per lui gestire la vecchia guardia di Ds e Margherita, che dopo la sconfitta si è dimostrata difficilmente governabile. Ed è corso ai ripari. Davanti al no di Parisi, Veltroni ha offerto al prodiano numero uno la poltrona del Copasir (l'ex Copaco). Ma lo stesso scranno lo aveva offerto a Rutelli, che già si sentiva pronto ad accettare. Fatto sta che Parisi avrebbe più titoli, come ex ministro della Difesa, e in quanto la poltrona spetta a un deputato per la regola dell'alternanza. Come non dare poi una poltrona a Piero Fassino? Insomma, la vecchia guardia non può essere relegata in soffitta anche perché il ministro ombra deve tenere uno stretto contatto con i due gruppi parlamentari, con il lavoro svolto da deputati e senatori nelle diverse commissioni parlamentari di merito e questo richiede esperienza. Allora le liste circolate fino a qualche ora prima dell'annuncio di Berlusconi vedono come ministro ombra dell'Interno Marco Minniti o il prefetto Luigi De Sena. Per gli Esteri è gettonatissimo Piero Fassino in corsa anche Lapo Pistelli. Alla Difesa potrebbe esserci Roberta Pinotti. Per la Giustizia corre Giuseppe Lumia. Alle Attività produttive e alle Infrastrutture Enrico Letta, Enrico Morando, Massimo Calerao, nonché di Maria Paola Merloni e Giorgio Tonini, pure titolati per Scuola e Beni Culturali. Ma qualcosa spetterà anche a Coscioni per i radicali e all'Italia dei Valori. La sconfitta costerà a Bettini il posto unico di coordinatore. Ad affiancarlo alla pari sarà il mariniano Beppe Fioroni, che continua la sua attività di corrente non meno di Massimo D'Alema. Cantiere aperto, quindi. Mentre il Pd guarda e studia gli avversari. "U- na totale delusione", commenta il vicesegretario Franceschini. Bersani sarebbe l'anti- Tremonti ma gli interessa poco, D'Alema rifiuta gli Esteri Il dubbio su Italia dei Valori e radicali.

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Berlusconi e il governo del "fare" (sezione: PD)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafogli ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte, per "fare" - come chiedono gli italiani - serviva un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e la responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Scritto in Varie Non commentato " (1 votes, average: 1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi (leggi l'articolo): è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (101 votes, average: 1.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (119 votes, average: 1.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (88 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (128 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 51 ) " (54 votes, average: 1.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (58 votes, average: 1.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 59 ) " (96 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (222 votes, average: 1.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (27 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (33) Ultime discussioni fava: Per me D'Alema sbaglia, invece di far quadrato intorno a Veltroni, lo massacrano. Uno solo doveva... albanese domenico: Il sig, d'alema farebbe la miglior figura se sparisse per sempre in qualche isola deserta, e... JackTheLeopard: Sono d'accordo con le analisi degli altri blogger che descrivono l'incompetenza e la... vito: la priorità è FARE non deludendo chi ha bocciato il sindaco cineasta . Tale atto concludente politico fatto... MAURIZIO: RIPRISTINARE VIA DEI FORI IMPERIALI COM'ERA PRIMA DELLO SCEMPIO ATTUALE, FATTO SOLO IN ODIO A TUTTO... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Torino, Napolitano alla Fiera del Libro: "Luogo di dialogo"Benzina e diesel continuano a volareGuai per Marcelletti: sms hard a una 13enneFrate laico in manette: abusava di una 14enneEcco il nuovo governo Berlusconi Oggi il giuramento, mercoledì la fiduciaBirmania, 80mila morti solo a Labutta Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille May 2008 M T W T F S S " Apr 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post May 2008 (2) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Berlusconi e il governo del "fare" D'Alema batte un colpo. 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Romano Prodi non ne poteva più. Confida: E' stata un'ordinaria amministrazione (sezione: PD)

( da "Stampa, La" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

Romano Prodi non ne poteva più. Confida: "E' stata un'ordinaria amministrazione lunghissima, troppo lunga", iniziata la sera del 19 gennaio, durata ben 110 giorni e finita con una sorpresa. Ieri mattina il Professore aveva invitato nel suo studio a Palazzo Chigi i ministri del Pd per un brindisi di addio, ma poi si è trattenuto a pranzo Walter Veltroni, che ministro non era, ma da 6 mesi ha preso la guida di quel Partito democratico che per anni era stata la chimera di Prodi. Ed è stato un pranzo dal sapore un po' amaro, non tanto per i toni sempre controllati tra i due, ma perché il papà e l'erede del Pd hanno finito per discutere, anche con una certa energia. La scintilla si è accesa a metà pranzo: quando l'atmosfera si era fatta rilassata, Veltroni ha rilanciato a sorpresa e con convinzione: "Romano, sei sicuro di non voler mantenere la presidenza del partito?". E ha condito il rilancio con tante buone ragioni. Prodi - che da mesi mal sopporta lo scetticismo che circonda quella sua scelta così poco italiana di staccare definitivamente con la politica - si è irritato. E ha liquidato il nuovo rilancio veltroniano con parole cortesi ma di diniego inequivocabile. Archiviata per sempre la questione della presidenza del Pd, non si è però spento il contenzioso. Prodi ha chiesto a Veltroni di essere ragguagliato sulla nomina (che per prassi spetta all'opposizione) alla presidenza del Comitato parlamentare per i servizi, sulla quale da una decina di giorni esisteva un accordo bipartisan ma molto sotto traccia sul ministro della Difesa Arturo Parisi. Ma dopo la sconfitta subita a Roma e dopo aver gagliardamente e rapidamente elaborato il "lutto", Francesco Rutelli è tornato su piazza e ha chiesto per sé quella poltrona. Trovando un Veltroni più che disponibile. Anzi, decisamente favorevole. Ovviamente Prodi era al corrente della querelle e - ben conoscendo la ritrosia del suo vecchio amico Arturo a batter cassa - ha sostenuto con Veltroni le ragioni della maggiore "competenza" specifica di Parisi, della riforma dei servizi voluta dal ministro della Difesa, della prassi che vuole alla guida del Comitato un ex ministro dell'Interno o della Difesa. Veltroni ha obiettato che la caratura politica di Rutelli "non si discute", un politico che è stato "vicepresidente del Consiglio" ha una competenza a tutto campo che gli consente di assumere qualsiasi incarico. La questione non è stata definitivamente chiusa, anche se la preferenza di Veltroni non è parsa scossa dalla discussione. E quanto a Prodi, dopo quasi 4 mesi di stoico silenzio (con Berlusconi che lo attaccava e il Pd che non lo difendeva), oggi il Professore si riprenderà la sua libertà al termine dello scambio di consegne con Silvio Berlusconi. Veltroni, sempre più saldo al comando del partito e sempre più abile nel lavoro di "macchina", intende presentare entro domani il suo "governo ombra", che sarà un ricalco di quello reale. Veltroni parte dagli esclusi: a Massimo D'Alema non è stato neppure chiesto se volesse entrare e quasi certamente il ministro ombra agli Esteri sarà Piero Fassino. Stesso discorso per Parisi e dunque ministra ombra della Difesa sarà la vera donna emergente del Pd, Roberta Pinotti, mentre all'Interno dovrebbe andare Marco Minniti. Pierluigi Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità, fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non siano a sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo economico o Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino, probabile Stefano Ceccanti, mentre la sorpresa potrebbe essere Tonino Di Pietro, interessato a fare il Guardasigilli ombra. Lapidario Massimo D'Alema sulla nascita delle correnti: "Non è la mia riunione che le ha create: la presenza è ben visibile nel modo come si distribuiscono gli incarichi". Come dire: per il Cencelli non rivolgetevi a me.

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Al via la faida interna nel Partito Democratico (sezione: PD)

( da "Padania, La" del 08-05-2008)

Argomenti: PD

Scontro tra dalemiani e i fedeli di Veltroni. Pronta una corrente? Al via la faida interna nel Partito Democratico Iva Garibaldi Roma - Si scrive Partito democratico ma si legge veltroniani contro dalemiani e non solo. Il quasi ex ministro degli esteri, infatti, sembra aver innervosito parecchio il leader del Pd dopo aver riunito, l altro giorno, una cinquantina di parlamentari sotto l insegna della sua Fondazione Italianieuropei. Ufficialmente si parla di contenuti e idee ma di fatto l incontro sembra precludere alla nascita di una vera e propria associazione di parlamentari riconducibile in qualche modo a D Alema. Ma non si tratta solo di un rimpatrio tra dalemiani alla riunione dell altra sera c erano Bersani, Latorre, Minniti, Pollastrini, Ventura ed altri ex diesse ma di qualcosa di più visto che c erano anche alcuni ex margheritini come Boccia. A pensar male sembrerebbero le prove generali per la nascita di una vera e propria corrente all interno del Pd. E non è piaciuto nemmeno il fatto che la riunione della Fondazione dalemiana sia stata praticamente contemporanea al coordinamento dei segretari regionali che Walter portava avanti dalle parti del loft. Certo, commenta Ermete Realacci, l esistenza di Fondazioni e associazioni dentro un partito che conta il 33% "è legittima" purché esse non si trasformino in "correnti di potere tra reduci del passato". Al di là delle parole più o meno concilianti, l impressione è che D Alema sembra affilare le armi per dare filo da torcere a Veltroni: dopo aver sollevato la questione delle alleanze riproponendo in qualche modo il ricongiungimento anche con le sinistre escluse dal Parlamento, ecco la nuova iniziativa che proprio non piace ai veltroniani. Anche perché già da qualche tempo si parla di una staffetta tra il tandem Veltroni-Franceschini con il Bersani-Letta. E anche se non sarà probabilmente il prossimo congresso a sancire il nuovo assetto del partito visto che sarà sì anticipato al prossimo autunno ma senza elezioni degli organi dirigenti, è molto probabile che la partita Veltroni-D Alema si giochi comunque in tempi relativamente brevi. Ieri, intanto, Veltroni si è trattenuto con Prodi a Palazzo Chigi per un incontro a quattr occhi durato più di due ore. Confermata pure l intenzione di formare un governo ombra, la cui composizione sarà ufficiale quarantott ore dopo la formazione dell esecutivo di Berlusconi. Circolano i nomi di Piero Fassino agli esteri, Maria Paola Merloni per le attività produttive, Maria Pia Garavaglia per il Welfare, Ermete Realacci per l Ambiente. Alle Comunicazioni andrebbe Paolo Gentiloni o Marco Follini. Dovrebbe esserci posto anche per i radicali e l Italia dei valori [Data pubblicazione: 08/05/2008].

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