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8-5-2008 #TOP
IN EVIDENZA
ROMA
Sale ancora la tensione tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Il giorno dopo
la riunione di Italianieuropei che ha di fatto «ufficializzato» la corrente
dalemiana nel partito, il ministro degli Esteri uscente parla al Tg3 e rincara
la dose: «Le correnti? Non le ho create io, il Pd è un partito fatto di molte
componenti, ed è una cosa visibile nella vita del partito, a cominciare da come
si distribuiscono gli incarichi parlamentari...». Parole che, se possibile,
hanno ulteriormente irritato il segretario del Pd che, racconta ci ci ha
parlato, già ieri non aveva accolto affatto bene la notizia della riunione
dalemiana: sanno solo fare correnti, si sarebbe sfogato ieri, ma io non li
seguo su questa strada.
Peraltro, se ufficialmente nessuno vuole replicare, a microfoni spenti i
veltroniani non lesinano giudizi sprezzanti: «Erano una quarantina, tra
deputati e senatori... Circa il 20%, come sui capigruppo. Se voleva essere un
cenacolo culturale, bene. Ma se voleva essere una prova di forza... è stata un
fallimento».
Veltroni, però, sa che si tratta di un’apertura di ostilità, a stento rimandata
durante la prima assemblea dei parlamentari di lunedì scorso. Del resto, la
presenza di Pierluigi Bersani ieri è stata letta come la conferma dell’asse con
D’Alema, anche se lo stesso Bersani, al telefono con Veltroni, avrebbe poi
negato la sua adesione alla «corrente». Anzi, avrebbe spiegato Bersani, quello
che è accaduto ieri è solo la dimostrazione di ciò che accade quando nel
partito non ci sono sedi di discussione. D’altro canto, chi parla con Bersani
in queste ore lo descrive assai compiaciuto del fatto che, dal partito radicato
alla conferenza programmatica, molti temi da lui sollevati stanno trovando
spazio anche nell’agenda di Veltroni. Bersani, peraltro, sta valutando se
aderire o no alla proposta del segretari di entrare nel governo ombra.
Il segretario si prepara insomma ad una guerra nemmeno troppo fredda con il
fronte dalemiano e punta innanzitutto sulla sponda degli ex Ppi di Marini e
Fioroni, che non gradiscono affatto la linea dalemian-bersaniana sulle
alleanze. «Che significa insistere tanto sull’Udc? Noi non intendiamo affatto
delegare a Casini il presidio dell’elettorato moderato», ripetono i popolari.
Non solo, gli ex Ppi assicurano di non volere ritrovarsi a vivere «la stessa
saga (la rivalità tra Veltroni e D’Alema, ndr) che accompagna i diessini da
ormai 15 anni». Non a caso Fioroni ha fatto sapere oggi che i popolari si
troveranno di nuovo ad Assisi a settembre, bissando l’appuntamento dello scorso
anno. E forse anche per questo secondo alcune voci starebbe prendendo quota
l’idea di affiancare proprio Fioroni a Goffredo Bettini, nel ruolo di
coordinamento del partito.
Una soluzione che permetterebbe di saldare una sorta di asse con i popolari e
di blindare quindi la segreteria Veltroni. C’è però il problema dello
sbilanciamento eccessivo a favore dei popolari, visto che Marini resta in
pole-position per la presidenza del partito. Importante sarà anche capire come
si posizioneranno Parisi e Bindi in questa disputa. Oggi, intanto, Veltroni ha
pranzato con Romano Prodi per quasi due ore, dopo il brindisi di commiato da
palazzo Chigi del permier uscente. Un colloquio «a 360 gradi», spiegano al
loft, durante il quale Veltroni avrebbe chiesto a Prodi un’uscita ’soft’: in
pratica, il segretario avrebbe chiesto a Prodi di continuare, nelle forme che
riterrà opportune, a dare un suo contributo al partito. Impegno che, assicurano
al loft, Prodi avrebbe garantito.
·
Articoli
PD (7)
Veltroni:
opposizione vigile, da salari a sicurezza È scontro con D'Alema sulle correnti.
Il ministro degli Esteri: non le ho inventate io, ci sono già
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
Il
riferimento è alla mancata nomina di Bersani a capogruppo. Il ministro degli
esteri l'aveva sponsorizzato ma alla fine ha prevalso l'accordo del segretario
con la componente cattolica per un congelamento degli incarichi. D'Alema spiega
che ovviamente non parteciperà al governo ombra ma che farà battaglia nel Pd:
"Dualismo con Veltroni?
Prodi,
addio e scintille con Veltroni ( da "Stampa, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
Pierluigi
Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità,
fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non siano a
sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo economico o
Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro
Ichino,
Correnti
linea dura del segretario. Faccia a faccia con prodi
( da "Riformista,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
con Piero
Fassino che ha aggiunto le sue truppe a quelle di Veltroni, ed Enrico Letta che
ha mandato i suoi alla prima riunione di corrente dalemiana, le scelte di
Rutelli hanno un peso non indifferente. E a Roma, senza l'ex leader
margheritino Morassut non ha i numeri per passare e, dall'altra parte, gli
anti-Morassut non hanno la forza per stopparlo.
Lavori
in corso per il governo ombra ( da "Avvenire"
del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
Bersani come
ombra di Tremonti, vale a dire nel ruolo più importante. Il desiderio
veltroniano, però, si è scontrato con un tiepido ex ministro dello Sviluppo
economico Di fronte all'incalzare di Massimo D'Alema, poi, divenuto un vulcano
di iniziative anti-veltroniane, il segretario è tornato sui suoi passi,
Berlusconi
e il governo del "fare"
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
altra linea
del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il
prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite,
lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora.
Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla
inevitabile conta.
Romano
Prodi non ne poteva più. Confida: E' stata un'ordinaria amministrazione
( da "Stampa,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
Pierluigi
Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità,
fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non siano a
sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo economico o
Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro
Ichino,
Al
via la faida interna nel Partito Democratico
( da "Padania,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract:
qualche tempo
si parla di una staffetta tra il tandem Veltroni-Franceschini con il
Bersani-Letta. E anche se non sarà probabilmente il prossimo congresso a
sancire il nuovo assetto del partito visto che sarà sì anticipato al prossimo
autunno ma senza elezioni degli organi dirigenti, è molto probabile che la
partita Veltroni-D Alema si giochi comunque in tempi relativamente brevi.
( da "Unita, L'" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Stai consultando
l'edizione del Veltroni: opposizione vigile, da salari
a sicurezza È scontro con D'Alema sulle correnti. Il
ministro degli Esteri: non le ho inventate io, ci sono già di Bruno
Miserendino/ Roma DISPONIBILI sulle riforme, ma opposizione vigile su tutti i
punti che riguardano la vita dei cittadini: salari, sicurezza, precarietà,
unità del paese, disuguaglianza. Walter Veltroni
spiega al presidente Napolitano come si comporterà il Pd nella "traversata
del de- serto" che l'attende e nel frattempo lavora al grande puzzle delle
nomine interne. Giornata impegnativa, quella del segretario: intanto perchè
trovare la quadra degli incarichi tra governo ombra, Camere e partito è difficile
soprattutto stando all'opposizione, e poi perchè nel Pd sembra affiorare quella
logica correntizia che è proprio l'opposto di quel che vorrebbe Veltroni. Nel partito è tutto un fiorire d'iniziative: gli
ex popolari si riuniranno nuovamente ad Assisi, anche la componente ecodem si
organizza, così come i liberal, ma ovviamente gli occhi sono puntati sulle
mosse di Massimo D'Alema, che l'altro giorno ha
riunito la sua Fondazione Italiani Europei invitando decine di parlamentari.
Dopo l'inevitabile strascico di sospetti, in un'intervista al Tg3 ha detto che
le correnti nel Pd già esistono e quindi non si possono esorcizzare. Anzi, D'Alema ha spiegato che lui in questa logica si muoverà.
"Non è la mia riunione che ha creato le correnti - afferma - il Pd è un
partito fatto di molte componenti, ed è una cosa visibile a cominciare da come
si distribuiscono gli incarichi parlamentari...". Il
riferimento è alla mancata nomina di Bersani a
capogruppo. Il ministro degli esteri l'aveva sponsorizzato ma alla fine ha
prevalso l'accordo del segretario con la componente cattolica per un
congelamento degli incarichi. D'Alema spiega che
ovviamente non parteciperà al governo ombra ma che farà battaglia nel Pd:
"Dualismo con Veltroni? Non devo scrollarmi di dosso nessun sospetto - risponde
D'Alema - io ho le mie opinioni politiche, le ho
espresse e le porto nel confronto che si è aperto". Da Veltroni
nessun commento ma l'impressione non deve essere stata buona. L'altra sera
Andrea Orlando, alla fine della riunione dei segretari regionali, aveva
avvertito: "Le Fondazioni sono utili, ma il ritorno alle parrocchiette e
le correnti no". Nicola Latorre, ieri aveva tentato di gettare acqua sul
fuoco: "Nessuna parrocchia ma un'iniziativa che fa solo bene al partito".
Quanto a Enrico Letta, che insieme a Boccia e De
Castro era alla riunione di ItalianiEuropei, i suoi negano che ci sia un
"asse" con D'Alema. La realtà, sostengono
nel Pd, è che c'è "un eccesso di posizionamento" in vista di una
improbabile resa dei conti. Perchè nessuno può mettere seriamente in
discussione la leadership e perchè l'analisi del voto troverà più convergenze
che differenze. Veltroni ha incassato il sostegno dei
segretari regionali su tutta la linea e ora si appresta ad affrontare la
direzione e l'assemblea costituente: il confronto ampio che è stato richiesto
da tutti sarà lì, ma da lì dovrebbe partire anche l'operazione radicamento del
Pd, con tesseramento, campagna di ascolto nel paese, e alla fine congresso
tematico in autunno. Nel frattempo si tratterà di fare opposizione, e per
questo gli incarichi di partito, nelle commissioni e nel governo-ombra sono
intrecciate. Veltroni ha promesso che i nomi di questa
struttura a cui lui tiene molto, perchè renderà evidente il profilo riformista
del Pd, arriveranno nel giro di 48 ore. Nomi ne circolano molti, pochi quelli
certi. Il più accreditato è quello di Piero Fassino per gli esteri. Per
l'economia il dilemma è tra Bersani e Morando. Il
primo non ha detto di no, ma nemmeno sì. In realtà il ministro dello sviluppo,
stoppato nella sua corsa alla presidenza del gruppo, e critico su diversi
aspetti, sembra aver apprezzato che alcune sue osservazioni, come la
"messa a terra" del Pd o l'importanza del tesseramento, sono state
raccolte. Per il resto si fanno i nomi di Minniti o di Achille Serra agli
interni, Maria Pia Garavaglia al Welfare, di Roberta Pinotti alla Difesa, di
Salvatore Vassallo alle riforme, di Giorgio Tonini alla scuola, di Anna Maria
Merloni, Calearo o Colaninno allo sviluppo. C'è poi l'autocandidatura di Di
Pietro per la giustizia, anche se in corsa c'è Giuseppe Lumia. Linda
Lanzillotta e Arturo Parisi, assegnati dai boatos alla
"semplificazione" e alla Difesa, hanno smentito di essere coinvolti.
Il puzzle si comporrà oggi ma le sorprese importanti, nelle intenzioni del
segretario, dovrebbero venire nella formazione dei nuovi gruppi dirigenti. A
parte il ruolo del presidente, che sembra destinato a Marini, prende corpo
l'ipotesi di affiancare nel ruolo di coordinatore nazionale Giuseppe Fioroni a
Goffredo Bettini. Inizia la traversata, e non sarà facile. Il Pd dirà dei sì
motivati su tutte le misure presenti nel suo programma (ad esempio Ici e
salari), convergerà se si vorranno davvero fare le riforme istituzionali (a
cominciare da federalismo e legge elettorale) e cambiare i regolamenti
parlamentari, vigilerà sul tema sicurezza e unità del paese. "Non mi
piacciono le ronde", afferma Veltroni e alla Lega
dice: "Il giuramento non è un atto formale, sancisce unità e
indivisibilità della nostra nazione".
( da "Stampa, La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Romano Prodi non ne
poteva più. Confida: "E' stata un'ordinaria amministrazione lunghissima,
troppo lunga", iniziata la sera del 19 gennaio, durata ben 110 giorni e
finita con una sorpresa. Ieri mattina il Professore aveva invitato nel suo
studio a Palazzo Chigi i ministri del Pd per un brindisi di addio, ma poi si è
trattenuto a pranzo Walter Veltroni, che ministro non
era, ma da 6 mesi ha preso la guida di quel Partito democratico che per anni
era stata la chimera di Prodi. Ed è stato un pranzo dal sapore un po' amaro,
non tanto per i toni sempre controllati tra i due, ma perché il papà e l'erede
del Pd hanno finito per discutere, anche con una certa energia. La scintilla si
è accesa a metà pranzo: quando l'atmosfera si era fatta rilassata, Veltroni ha rilanciato a sorpresa e con convinzione:
"Romano, sei sicuro di non voler mantenere la presidenza del
partito?". E ha condito il rilancio con tante buone ragioni. Prodi - che
da mesi mal sopporta lo scetticismo che circonda quella sua scelta così poco
italiana di staccare definitivamente con la politica - si è irritato. E ha
liquidato il nuovo rilancio veltroniano con parole cortesi ma di diniego
inequivocabile. Archiviata per sempre la questione della presidenza del Pd, non
si è però spento il contenzioso. Prodi ha chiesto a Veltroni
di essere ragguagliato sulla nomina (che per prassi spetta all'opposizione)
alla presidenza del Comitato parlamentare per i servizi, sulla quale da una
decina di giorni esisteva un accordo bipartisan ma molto sotto traccia sul
ministro della Difesa Arturo Parisi. Ma dopo la sconfitta subita a Roma e dopo
aver gagliardamente e rapidamente elaborato il "lutto", Francesco Rutelli è tornato su piazza e ha chiesto per sé quella
poltrona. Trovando un Veltroni più che disponibile.
Anzi, decisamente favorevole. Ovviamente Prodi era al corrente della querelle e
- ben conoscendo la ritrosia del suo vecchio amico Arturo a batter cassa - ha
sostenuto con Veltroni le ragioni della maggiore
"competenza" specifica di Parisi, della riforma dei servizi voluta
dal ministro della Difesa, della prassi che vuole alla guida del Comitato un ex
ministro dell'Interno o della Difesa. Veltroni ha
obiettato che la caratura politica di Rutelli
"non si discute", un politico che è stato "vicepresidente del
Consiglio" ha una competenza a tutto campo che gli consente di assumere
qualsiasi incarico. La questione non è stata definitivamente chiusa, anche se
la preferenza di Veltroni non è parsa scossa dalla
discussione. E quanto a Prodi, dopo quasi 4 mesi di stoico silenzio (con
Berlusconi che lo attaccava e il Pd che non lo difendeva), oggi il Professore
si riprenderà la sua libertà al termine dello scambio di consegne con Silvio
Berlusconi. Veltroni, sempre più saldo al comando del
partito e sempre più abile nel lavoro di "macchina", intende presentare
entro domani il suo "governo ombra", che sarà un ricalco di quello
reale. Veltroni parte dagli esclusi: a Massimo D'Alema non è stato neppure chiesto se volesse entrare e quasi
certamente il ministro ombra agli Esteri sarà Piero Fassino. Stesso discorso
per Parisi e dunque ministra ombra della Difesa sarà la vera donna emergente
del Pd, Roberta Pinotti, mentre all'Interno dovrebbe andare Marco Minniti. Pierluigi Bersani? L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue perplessità, fondate anche sul legittimo dubbio che
poteri e competenze non siano a sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico
Morando (Sviluppo economico o Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola
Merloni, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino, probabile Stefano Ceccanti,
mentre la sorpresa potrebbe essere Tonino Di Pietro, interessato a fare il
Guardasigilli ombra. Lapidario Massimo D'Alema sulla
nascita delle correnti: "Non è la mia riunione che le ha create: la
presenza è ben visibile nel modo come si distribuiscono gli incarichi". Come
dire: per il Cencelli non rivolgetevi a me.
( da "Riformista, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Correnti linea dura
del segretario. Faccia a faccia con prodi Così parte l'assedio a Walter Bettini
vuole Morassut segretario, dalemiani sulle barricate, Rutelli
ago della bilancia Sulle macerie del "modello Roma", congedato ieri
dal suo inventore Goffredo Bettini con un lungo epicedio sull' Unità , infuria
la battaglia interna al Pd capitolino. Battaglia che da una parte è la
riproposizione su scala minore della contesa nazionale (dalemiani contro
veltroniani, con rutelliani e popolari contesi nel mezzo) e dall'altra una sua
versione più cruenta e senza censure, anticipazione di ciò che accadrebbe se lo
scontro tra correnti oggi tenuto sotto traccia esplodesse ai livelli più alti.
Non è un caso che l'assalto a Bettini - rimandato a livello nazionale - sia invece
già in pieno corso nel suo feudo storico, il Pd romano, il cuore del
veltronismo oltre che la fonte di legittimazione della sua leadership. E per
difendere la roccaforte, dopo aver caldeggiato l'azzeramento dei vertici
locali, Veltroni e Bettini hanno deciso di proporre
come segretario cittadino il neodeputato Roberto Morassut, già potente
assessore all'Urbanistica preso di mira dall'inchiesta di Report sulla nuova
Roma palazzinara (Morassut annuncia querela). Non solo, dal Loft non è ancora
arrivato il disco verde a Umberto Marroni come capogruppo in consiglio
comunale, sebbene l'esponente dalemiano sia il democratico più votato. E in un
quadro già di guerra guerreggiata resta da assegnare pure la casella di
segretario regionale ora che l'uscente Nicola Zingaretti va a diventare
presidente della Provincia (il candidato naturale è l'ex Dl Mario Di Carlo). La
risposta dei dalemiani su Morassut è definitiva: impresentabile, serve un
ricambio. La risposta dei rutelliani, per ora, è la medesima, tanto più che
all'attuale segretario Riccardo Milana non va giù di farsi da parte per cedere
il passo a una personalità che al "modello Roma" bocciato dalle urne
non può dirsi estraneo. Per dirla con un altro rutelliano, Roberto Giachetti,
"non è accettabile che quando c'è il sole il "modello Roma"
abbia una faccia e quando piove un'altra". Insomma che paghi Milana,
mentre Bettini e Morassut proseguono come se il 28 aprile non fosse accaduto
nulla. In vista della segreteria convocata per domani tutto può accadere: che
si vada verso la conta o che si congeli la situazione in vista di un congresso
in autunno. Ma la posizione su Roma di Veltroni, che
ne ha discusso a quattr'occhi con Zingaretti, è pari a quella sui capigruppo in
Parlamento: non arretrare di un millimetro. Gli equilibri della capitale sono
decisivi in vista dello scontro nazionale. E Veltroni
sta presidiando ogni possibile falla. Ieri si è trattenuto per due ore faccia a
faccia con Romano Prodi: un modo per salutarlo, nel giorno in cui il premier si
è congedato con un brindisi dai ministri del suo governo, ma anche l'occasione
per fiutare le mosse future del Prof e garantirsi quantomeno la sua neutralità.
In un quadro di rimescolamento interno, con Piero Fassino
che ha aggiunto le sue truppe a quelle di Veltroni, ed
Enrico Letta che ha mandato i suoi alla prima riunione di corrente dalemiana,
le scelte di Rutelli hanno un peso non indifferente. E a Roma, senza l'ex leader
margheritino Morassut non ha i numeri per passare e, dall'altra parte, gli
anti-Morassut non hanno la forza per stopparlo. Per ora il vicepremier
uscente ha scelto di stare in silenzio (la prima uscita ufficiale post-voto è
prevista per l'inizio della settimana prossima). Paolo Gentiloni su Europa ha
teso una mano a Veltroni, ma certo Rutelli
non ha gradito che il segretario e Bettini abbiano indicato nella sua
candidatura di ritorno una delle cause della disfatta capitolina. "Non
sono io che ho deciso di candidarmi", ribadisce Rutelli
a tutti i suoi interlocutori, rimarcando il concetto che è stato Veltroni a chiedergli di scendere di nuovo in campo per
risolvere il problema del Campidoglio. Dunque se proprio il Loft è convinto di
aver puntato sul cavallo sbagliato, dovrebbe quantomeno partire da una
autocritica. Ma per Rutelli la ragione della vittoria
di Alemanno sta in una situazione - giura in privato
l'ex leader margheritino - già pesantemente compromessa: "In gennaio tutti
i sondaggi davano il centrodestra nettamente in testa, sia con Fini candidato
che con Alemanno, e io ero l'unico tra i nomi che
circolavano nel centrosinistra a tener botta". La partita - dirà insomma Rutelli quando vuoterà il sacco - era già disperata, ed
evidentemente non per colpa del candidato scelto. Rutelli
si smarcherà a Roma bocciando la linea Bettini? Per Veltroni
sarebbe un problema non da poco. Già il varo del governo ombra, prossima
scadenza nell'agenda del segretario, non si annuncia semplice, come testimonia
il primo elenco ufficiale degli indisponibili per lo shadow cabinet , in cui si
sono inseriti ufficialmente, oltre al riluttante Pierluigi Bersani,
Arturo Parisi e lo stesso D'Alema. Il quale
intervistato dal Tg3 ha così spiegato le sue ultime mosse: "Non è la mia
riunione che ha creato correnti. Il Pd è un partito fatto di molte componenti,
basta guardare come si distribuiscono gli incarichi, a partire da quelli
parlamentari. Quindi non è una mia invenzione, sono realtà che esistono".
Il destino delle correnti è quello di arrivare alla conta. Roma potrebbe essere
la prima occasione. Stefano Cappellini 08/05/2008.
( da "Avvenire" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
CRONACA 08-05-2008
PASSAGGIO DI CONSEGNE Dall'ipotesi iniziale di fare un esecutivo con volti
nuovi, il segretario Pd è passato a sondare ex ministri, come il titolare della
Farnesina e Parisi Ma entrambi gli hanno opposto il loro no Lavori in corso per
il governo ombra La fatica di Veltroni tra rifiuti e
malcontenti. E il cantiere resta aperto DA ROMA ROBERTA D'ANGELO N el giorno
sorge tra le consuete difficoltà finali l'astro del Berlusconi IV, non è più
agevole per il premier ombra metter su il suo 'shadow cabinet'. Un lavoro che
Walter Veltroni divide solo con il suo fido Goffredo
Bettini, Dario Franceschini e pochissimi intimi. E che il leader del Pd aveva
già deciso di chiudere non appena fosse stata pronta la lista dei ministri del
governo-Berlusconi: per sapere con chi avranno a che fare i suoi uomini e per calibrarne
le forze. Ma anche il loft ha dovuto fare i conti con malcontenti, rifiuti
eccellenti e soprattutto con scelte non di poco conto. A cominciare da quella
se far rientrare nell'esecutivo che dovrà monitorare e fare da stimolo al
Cavaliere anche l'Italia dei Valori e i radicali. Perché l'esecutivo piddì ha
già i suoi responsabili di settore. E così si era pensato opportuno superarli
con i ministri ombra. Che però, in questo modo, non potrebbero esprimersi a
nome dei democratici. Si tratta di capire, dunque, se i ministri avranno un
ruolo di responsabilità o solo di rappresentanza. E qui si fa la differenza per
molti 'papabili'. Pierluigi Bersani, per esempio, non
ha mai fatto salti mortali all'idea del governo-ombra. Veltroni,
però, dall'inizio ha provato a coinvolgerlo. E per il segretario del Partito
democratico si trattava di una deroga eccellente alla sua esclusione iniziale
dei ministri prodiani dal suo 'esecutivo'. Bersani come ombra
di Tremonti, vale a dire nel ruolo più importante. Il desiderio veltroniano,
però, si è scontrato con un tiepido ex ministro dello Sviluppo economico Di
fronte all'incalzare di Massimo D'Alema, poi,
divenuto un vulcano di iniziative anti-veltroniane, il segretario è tornato sui
suoi passi, e dall'ipotesi iniziale di fare un esecutivo con volti
nuovi, è passato a sondare ex ministri come lo stesso titolare della Farnesina
e Arturo Parisi. Pronto il no di D'Alema come quello
dell'ex ministro della Difesa. Insomma, Veltroni ha
capito quanto sia importante per lui gestire la vecchia guardia di Ds e
Margherita, che dopo la sconfitta si è dimostrata difficilmente governabile. Ed
è corso ai ripari. Davanti al no di Parisi, Veltroni
ha offerto al prodiano numero uno la poltrona del Copasir (l'ex Copaco). Ma lo
stesso scranno lo aveva offerto a Rutelli, che già si
sentiva pronto ad accettare. Fatto sta che Parisi avrebbe più titoli, come ex
ministro della Difesa, e in quanto la poltrona spetta a un deputato per la
regola dell'alternanza. Come non dare poi una poltrona a Piero Fassino?
Insomma, la vecchia guardia non può essere relegata in soffitta anche perché il
ministro ombra deve tenere uno stretto contatto con i due gruppi parlamentari,
con il lavoro svolto da deputati e senatori nelle diverse commissioni
parlamentari di merito e questo richiede esperienza. Allora le liste circolate
fino a qualche ora prima dell'annuncio di Berlusconi vedono come ministro ombra
dell'Interno Marco Minniti o il prefetto Luigi De Sena. Per gli Esteri è
gettonatissimo Piero Fassino in corsa anche Lapo Pistelli. Alla Difesa potrebbe
esserci Roberta Pinotti. Per la Giustizia corre Giuseppe Lumia. Alle Attività
produttive e alle Infrastrutture Enrico Letta, Enrico
Morando, Massimo Calerao, nonché di Maria Paola Merloni e Giorgio Tonini, pure
titolati per Scuola e Beni Culturali. Ma qualcosa spetterà anche a Coscioni per
i radicali e all'Italia dei Valori. La sconfitta costerà a Bettini il posto
unico di coordinatore. Ad affiancarlo alla pari sarà il mariniano Beppe
Fioroni, che continua la sua attività di corrente non meno di Massimo D'Alema. Cantiere aperto, quindi. Mentre il Pd guarda e studia
gli avversari. "U- na totale delusione", commenta il vicesegretario
Franceschini. Bersani sarebbe l'anti- Tremonti ma gli
interessa poco, D'Alema rifiuta gli Esteri Il dubbio
su Italia dei Valori e radicali.
( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Il governo
Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere
sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già,
perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza
portafogli ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e
perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new
entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il
premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due
anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier,
innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota
attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte, per "fare" - come chiedono
gli italiani - serviva un governo del premier (il Cavaliere) più che dei
partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con
il Paese e la responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
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questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un
colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema
parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente"
(salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto
anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro
degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a
sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post
elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La
sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione
approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese,
cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve
cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra"
perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa
dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche
perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza
sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno
di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una
struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono
candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di
nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa
"caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio.
Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da
escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In
fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato
in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni.
Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come
spiega il nostro Gianni Penncchi (leggi l'articolo): è tutta feste e terrazze,
con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita
cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie
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a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non
ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in
macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei
conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato
solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la
sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di
voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni?
Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di
centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di
farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (119 votes, average: 1.31 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli,
sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e
come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a
difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve
voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco
dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (88
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Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del
"Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza
a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter
Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto:
partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della
sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano,
proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il
tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse
che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera
politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti
su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può
scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio
i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni
vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si
scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del
ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni
sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a
spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni
lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a
un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata
nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera
rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta".
Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere
della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio
della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo)
che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua
"spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre
epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e
quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci
lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in
Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e
necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso
costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida
difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello
Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie
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a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi
non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a
Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma
c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco
Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il
presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la
folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e
festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un
risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono
riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità
dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla
capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato
anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora.
Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema
"grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà
l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha
aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna
alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di
cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo
un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste
per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 59 ) " (96
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( da "Stampa, La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Romano Prodi non ne
poteva più. Confida: "E' stata un'ordinaria amministrazione lunghissima,
troppo lunga", iniziata la sera del 19 gennaio, durata ben 110 giorni e
finita con una sorpresa. Ieri mattina il Professore aveva invitato nel suo
studio a Palazzo Chigi i ministri del Pd per un brindisi di addio, ma poi si è
trattenuto a pranzo Walter Veltroni, che ministro non
era, ma da 6 mesi ha preso la guida di quel Partito democratico che per anni
era stata la chimera di Prodi. Ed è stato un pranzo dal sapore un po' amaro,
non tanto per i toni sempre controllati tra i due, ma perché il papà e l'erede
del Pd hanno finito per discutere, anche con una certa energia. La scintilla si
è accesa a metà pranzo: quando l'atmosfera si era fatta rilassata, Veltroni ha rilanciato a sorpresa e con convinzione:
"Romano, sei sicuro di non voler mantenere la presidenza del
partito?". E ha condito il rilancio con tante buone ragioni. Prodi - che
da mesi mal sopporta lo scetticismo che circonda quella sua scelta così poco
italiana di staccare definitivamente con la politica - si è irritato. E ha
liquidato il nuovo rilancio veltroniano con parole cortesi ma di diniego
inequivocabile. Archiviata per sempre la questione della presidenza del Pd, non
si è però spento il contenzioso. Prodi ha chiesto a Veltroni
di essere ragguagliato sulla nomina (che per prassi spetta all'opposizione)
alla presidenza del Comitato parlamentare per i servizi, sulla quale da una
decina di giorni esisteva un accordo bipartisan ma molto sotto traccia sul
ministro della Difesa Arturo Parisi. Ma dopo la sconfitta subita a Roma e dopo
aver gagliardamente e rapidamente elaborato il "lutto", Francesco Rutelli è tornato su piazza e ha chiesto per sé quella
poltrona. Trovando un Veltroni più che disponibile.
Anzi, decisamente favorevole. Ovviamente Prodi era al corrente della querelle e
- ben conoscendo la ritrosia del suo vecchio amico Arturo a batter cassa - ha
sostenuto con Veltroni le ragioni della maggiore
"competenza" specifica di Parisi, della riforma dei servizi voluta
dal ministro della Difesa, della prassi che vuole alla guida del Comitato un ex
ministro dell'Interno o della Difesa. Veltroni ha
obiettato che la caratura politica di Rutelli
"non si discute", un politico che è stato "vicepresidente del
Consiglio" ha una competenza a tutto campo che gli consente di assumere
qualsiasi incarico. La questione non è stata definitivamente chiusa, anche se
la preferenza di Veltroni non è parsa scossa dalla
discussione. E quanto a Prodi, dopo quasi 4 mesi di stoico silenzio (con
Berlusconi che lo attaccava e il Pd che non lo difendeva), oggi il Professore
si riprenderà la sua libertà al termine dello scambio di consegne con Silvio
Berlusconi. Veltroni, sempre più saldo al comando del
partito e sempre più abile nel lavoro di "macchina", intende
presentare entro domani il suo "governo ombra", che sarà un ricalco
di quello reale. Veltroni parte dagli esclusi: a
Massimo D'Alema non è stato neppure chiesto se volesse
entrare e quasi certamente il ministro ombra agli Esteri sarà Piero Fassino.
Stesso discorso per Parisi e dunque ministra ombra della Difesa sarà la vera
donna emergente del Pd, Roberta Pinotti, mentre all'Interno dovrebbe andare
Marco Minniti. Pierluigi Bersani?
L'"Amleto" del Pd ha ribadito a Veltroni le sue
perplessità, fondate anche sul legittimo dubbio che poteri e competenze non
siano a sovranità limitata. Incarichi certi per Enrico Morando (Sviluppo
economico o Coordinamento), Giorgio Tonini, Maria Paola Merloni, Linda
Lanzillotta, Pietro Ichino, probabile Stefano Ceccanti, mentre la
sorpresa potrebbe essere Tonino Di Pietro, interessato a fare il Guardasigilli
ombra. Lapidario Massimo D'Alema sulla nascita delle
correnti: "Non è la mia riunione che le ha create: la presenza è ben
visibile nel modo come si distribuiscono gli incarichi". Come dire: per il
Cencelli non rivolgetevi a me.
( da "Padania, La" del 08-05-2008)
Argomenti: PD
Scontro tra
dalemiani e i fedeli di Veltroni. Pronta una corrente?
Al via la faida interna nel Partito Democratico Iva Garibaldi Roma - Si scrive
Partito democratico ma si legge veltroniani contro dalemiani e non solo. Il
quasi ex ministro degli esteri, infatti, sembra aver innervosito parecchio il leader
del Pd dopo aver riunito, l altro giorno, una cinquantina di parlamentari sotto
l insegna della sua Fondazione Italianieuropei. Ufficialmente si parla di
contenuti e idee ma di fatto l incontro sembra precludere alla nascita di una
vera e propria associazione di parlamentari riconducibile in qualche modo a D Alema. Ma non si tratta solo di un rimpatrio tra dalemiani
alla riunione dell altra sera c erano Bersani,
Latorre, Minniti, Pollastrini, Ventura ed altri ex diesse ma di qualcosa di più
visto che c erano anche alcuni ex margheritini come Boccia. A pensar male
sembrerebbero le prove generali per la nascita di una vera e propria corrente
all interno del Pd. E non è piaciuto nemmeno il fatto che la riunione della
Fondazione dalemiana sia stata praticamente contemporanea al coordinamento dei
segretari regionali che Walter portava avanti dalle parti del loft. Certo,
commenta Ermete Realacci, l esistenza di Fondazioni e associazioni dentro un
partito che conta il 33% "è legittima" purché esse non si trasformino
in "correnti di potere tra reduci del passato". Al di là delle parole
più o meno concilianti, l impressione è che D Alema
sembra affilare le armi per dare filo da torcere a Veltroni:
dopo aver sollevato la questione delle alleanze riproponendo in qualche modo il
ricongiungimento anche con le sinistre escluse dal Parlamento, ecco la nuova
iniziativa che proprio non piace ai veltroniani. Anche perché già da qualche tempo si parla di una staffetta tra il tandem Veltroni-Franceschini con il Bersani-Letta. E anche se non sarà probabilmente il prossimo congresso a
sancire il nuovo assetto del partito visto che sarà sì anticipato al prossimo
autunno ma senza elezioni degli organi dirigenti, è molto probabile che la
partita Veltroni-D Alema si giochi comunque in tempi relativamente brevi. Ieri,
intanto, Veltroni si è trattenuto con Prodi a Palazzo
Chigi per un incontro a quattr occhi durato più di due ore. Confermata pure l
intenzione di formare un governo ombra, la cui composizione sarà ufficiale
quarantott ore dopo la formazione dell esecutivo di Berlusconi. Circolano i
nomi di Piero Fassino agli esteri, Maria Paola Merloni per le attività
produttive, Maria Pia Garavaglia per il Welfare, Ermete Realacci per l
Ambiente. Alle Comunicazioni andrebbe Paolo Gentiloni o Marco Follini. Dovrebbe
esserci posto anche per i radicali e l Italia dei valori [Data pubblicazione:
08/05/2008].