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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “PD A CONGRESSO”

 

 

 

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Report "PD"   23-7-2009


Indice degli articoli

Sezione: PD Congresso

Pd, Veltroni a Bersani "Nessuno dica di venire da un altro pianeta" ( da "Stampa, La" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: ex assessore di Roma ha parlato di Bersani («Ho simpatia, ma ricorda il Pci dell'Emilia Romagna»), e attaccato l'ex sindaco della capitale, Francesco Rutelli: «Avrei fatto il sindaco molto meglio di lui». Proprio Rutelli ha invece accusato su "Europa" che «se il Pd accetta di essere definito sistematicamente come "la sinistra", più ancora che bollito è fritto»

Bersani: ( da "Tempo, Il" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: E Letta apre all'Udc Bersani: «Veltroni ha ucciso il Pd» L'ex ministro durissimo con Walter: «Ha disperso un patrimonio immenso» Alessandra Farias Con tre mosse Walter Veltroni ha dato scacco matto al «suo» Pd e ha confezionato il proprio suicidio politico.

pd, scende in campo marrazzo "anch'io voterò per bersani" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: ormai lontano da Rutelli e Gentiloni (pro Franceschini) e vicinissimo a Bersani. Un duello, Gasbarra-Fassina, che potrebbe infine favorire un outsider: il giovane presidente della provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli. Ma un autorevolissimo dirigente del Pd dà l´altolà: «Non ci sarà nessun tavolo, trattativa o giochetto: alla fine deciderà Bersani fuori dalle logiche di componente,

veltroni: "bersani mi accusa? tutte le decisioni prese insieme" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Pagina 10 - Interni Veltroni: "Bersani mi accusa? Tutte le decisioni prese insieme" Pd, patto anti-scissione tra candidati. E Grillo molla L´ex leader alla Festa Democratica di Roma: "Chiedo rispetto". E attacca anche D´Alema GIOVANNA CASADIO ROMA - Chi perde, non se ne va.

Franco Marini tace ( da "Riformista, Il" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: mozione Bersani), Emanuele Fiano (Franceschini) e Beppino Englaro (Marino). Particolarmente intricata la situazione nel Lazio, dove l'uscente rutelliano Riccardo Milana starebbe addirittura trattando il passaggio alla mozione Bersani. Se così fosse, il puzzle dei candidati alla guida del Pd locale sarebbe da ricomporre: certa la candidatura di Ileana Argentin (

Pd, a sorpresa spunta la firma antiscissione ( da "Manifesto, Il" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Sulla quale ugualmente i franceschiniani attaccano Bersani, capendo che con una sapiente campagna di comunicazione può diventare un terreno scivoloso per lui: stavolta è il veltroniano Giorgio Tonini a affondare, replicando a Enrico Letta, che sull'Unità ha spiegato che l'unica via per tornare al governo è il matrimonio con l'Udc.

ROMA - Abbiamo sempre deciso tutti insieme. Non si può far finta di venire da un altro pi... ( da "Messaggero, Il" del 23-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: è stata la replica di Veltroni, che ha rivendicato il suo 33,7% («un partito riformista così non si era mai visto») e ha negato di avere mai avuto una «vocazione leaderistica». «Una certa semplificazione - ha aggiunto con riferimenti polemici anche a D'Alema - mi fa un po' male perché cancella la storia di questi due anni.


Articoli

Articoli della sezione: PD Congresso

Pd, Veltroni a Bersani "Nessuno dica di venire da un altro pianeta" (sezione: PD Congresso)

( da "Stampa, La" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

L'EX MINISTRO CANDIDATO. E GRILLO RESTA FUORI Pd, Veltroni a Bersani "Nessuno dica di venire da un altro pianeta" ROMA La mozione 1 se l'è aggiudicata Pierluigi Bersani. Il più veloce a presentare le firme necessarie per la candidatura a segretario del Partito democratico, il cui termine ultimo è stasera alle 20. E proprio riferito alle accuse di Bersani, ieri sera, l'ex leader Walter Veltroni ha detto: «Nessuno può dire vengo da un altro pianeta». L'ex ministro ha criticato duramente la gestione del partito finora? «Non ho deciso nulla da solo, non ho una vocazione leaderistica. Abbiamo deciso tutti insieme, ogni martedì ci riunivamo e prendevamo le decisioni». E ancora sulla leadership: «Ho sentito che si parla di suggestione mediatica: ma io ho girato 102 province in campagna elettorale». Anche Dario Franceschini ha presentato ieri la propria candidatura: la sua mozione si può scaricare dal sito dariofranceschini.it. Ignazio Marino, che ha proposto Beppino Englaro alla guida del Pd lombardo, presenterà la mozione oggi pomeriggio a Milano. Il quarto candidato è il blogger Mario Adinolfi. Resta da vedere invece se Renato Nicolini, l'inventore dell'Estate Romana che ha appena annunciato la sua corsa, riuscirà a raccogliere in tempo le firme necessarie. «La mia è una candidatura creativa e democratica», così la definisce lui. Intervenuto ieri a Red Tv, l'ex assessore di Roma ha parlato di Bersani («Ho simpatia, ma ricorda il Pci dell'Emilia Romagna»), e attaccato l'ex sindaco della capitale, Francesco Rutelli: «Avrei fatto il sindaco molto meglio di lui». Proprio Rutelli ha invece accusato su "Europa" che «se il Pd accetta di essere definito sistematicamente come "la sinistra", più ancora che bollito è fritto». Fuori dalla corsa Beppe Grillo: la sua iscrizione non è stata accettata. «Hanno vinto gli ayatollah di Roma», si sfoga il segretario del circolo che lo aveva iscritto. Continua anche la corsa ad appoggiare uno o l'altro candidato: ieri Bersani ha incassato l'appoggio del governatore del Lazio, Piero Marrazzo, e del movimento dei Cristiano Sociali. Tutti i candidati firmeranno una clausola: si impegnano a collaborare al partito chiunque vinca. \

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Bersani: (sezione: PD Congresso)

( da "Tempo, Il" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

stampa RinnovamentoIl candidato alla segreteria vuole un partito laico e popolare che fondi le sue radici nell'Ulivo Critiche alla perdita delle alleanze: «Vanno costruite, non cancellate». E Letta apre all'Udc Bersani: «Veltroni ha ucciso il Pd» L'ex ministro durissimo con Walter: «Ha disperso un patrimonio immenso» Alessandra Farias Con tre mosse Walter Veltroni ha dato scacco matto al «suo» Pd e ha confezionato il proprio suicidio politico. È lui il responsabile della «morte» della «più grande intuizione politica degli ultimi vent'anni». Non va per il sottile Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, nella prima delle tredici cartelle della sua mozione congressuale dal titolo Per l'Italia. Con toni quasi processuali Bersani elenca i tre capi d'accusa per l'ex segretario Walter Veltroni: «La vocazione maggioritaria si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico; invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana si è preferita la suggestione mediatica al rinnovamento della cultura politica; dopo aver invocato la partecipazione popolare alle primarie e aver ottenuto la risposta formidabile di oltre tre milioni di cittadini, non si è riuscita a costruire un'organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli». «All'indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica». Un'arringa finale che, per Bersani, può avere solo un verdetto: colpevole, «abbiamo disperso un tesoro immenso». E proprio dalle primarie bisogna ripartire, secondo il candidato leader del Pd, per riavvicinare il popolo di sinistra ad un partito che affondi le radici nell'Ulivo. Un partito che faccia dimenticare il veltronismo ereditato da Franceschini: «La sovranità appartiene agli iscritti. Le primarie vanno rese più efficienti superando meccanismi di "doppia legittimazione" e rendendo più chiaro il meccanismo di partecipazione. L'Albo degli elettori deve essere pubblico e certificato». Nella sua mozione Bersani critica anche la politica delle alleanze che ha visto l'allontanamento delle parti più radicali della sinistra: «C'è un vasto campo di forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste che ha cominciato ad unificarsi e al quale è giusto guardare con attenzione. La vocazine maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili». E proprio in termini di alleanze si è espresso ieri il bersaniano Enrico Letta che auspica la possibilità di chiudere accordi anche con l'Udc. Quello che Bersani vuole dunque non è un partito nuovo, ma la ripresa di un progetto che in realtà, secondo il candidato alla segreteria, non è mai stato avviato: un partito laico, popolare e riformista che punti sulla «green economy» e allontani «quel "pensiero unico" neoliberalista che ha influenzato anche tanti riformisti». Entro oggi i candidati alla segreteria dovranno depositare i loro documenti politici: chissà se Franceschini nella mozione che depositerà replicherà alle accuse del suo collega di partito.

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pd, scende in campo marrazzo "anch'io voterò per bersani" - giovanna vitale (sezione: PD Congresso)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

Pagina XIII - Roma "Il partito deve cambiare scegliendo uomini finora fuori dalla guida dei Democratici" Pd, scende in campo Marrazzo "Anch´io voterò per Bersani" Per l´ex ministro dell´Industria si schierano pure Gasbarra e Milana. Franceschini candida Morassut alla segreteria del Lazio, Marino la Argentin GIOVANNA VITALE Alla vigila della scadenza, oggi alle 20, per la presentazione delle candidature alla segreteria nazionale del Pd, la mozione Bersani incassa un´altra adesione importante. «Condivido quello che ha detto Zingaretti», ha esordito Piero Marrazzo. «Il partito democratico deve cambiare, e cambiare significa anche scegliere uomini che non hanno avuto finora responsabilità nella guida del Pd. In questa fase l´uomo per cambiare è Pierluigi Bersani e quindi lo voterò». Un endorsement dall´inequivocabile significato politico: invocando una chiara discontinuità nella gestione del partito, il governatore ha infatti implicitamente criticato sia la leadership di Franceschini, sia quella di Veltroni, colui che nel 2005 lo tirò fuori dal cilindro di Rai3 per lanciarlo alla presidenza del Lazio. L´uscita di Marrazzo va dunque a coprire un´altra casella decisiva nel variegato puzzle congressuale che, mai come a Roma, rimanda l´immagine di uno specchio rotto: ogni frammento a riflettere un pezzo di classe dirigente democratica ormai deflagrata. Colpa, anche, della partita parallela che si sta giocando in queste ore: quella per la segreteria regionale, le cui candidature scadono tra una settimana. E così se per Franceschini correrà il segretario uscente Roberto Morassut, ex Ds di rito veltroniano ma appoggiato dai popolari, per Marino si fa largo l´ipotesi Ileana Argentin, una veltroniana (anche lei) che però ha deciso di sostenere il "terzo uomo" inventato da Bettini. A dispetto dei pronostici, quindi, l´unico che non ha ancora scelto è proprio Bersani: un nodo che si dava invece per sciolto a favore dell´economista Stefano Fassina, sostenuto sia da D´Alema in persona sia da Zingaretti. Contro il quale però pesa non solo l´ostilità dei dalemiani locali. L´area ex Margherita confluita nella mozione ha infatti proposto Enrico Gasbarra, che non dispiacerebbe neppure al segretario cittadino del Pd, Riccardo Milana, ormai lontano da Rutelli e Gentiloni (pro Franceschini) e vicinissimo a Bersani. Un duello, Gasbarra-Fassina, che potrebbe infine favorire un outsider: il giovane presidente della provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli. Ma un autorevolissimo dirigente del Pd dà l´altolà: «Non ci sarà nessun tavolo, trattativa o giochetto: alla fine deciderà Bersani fuori dalle logiche di componente, altrimenti di quale rinnovamento parliamo? è da questa scelta che si determinerà l´identità della mozione nel Lazio». SEGUE A PAGINA VI

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veltroni: "bersani mi accusa? tutte le decisioni prese insieme" - giovanna casadio (sezione: PD Congresso)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

Pagina 10 - Interni Veltroni: "Bersani mi accusa? Tutte le decisioni prese insieme" Pd, patto anti-scissione tra candidati. E Grillo molla L´ex leader alla Festa Democratica di Roma: "Chiedo rispetto". E attacca anche D´Alema GIOVANNA CASADIO ROMA - Chi perde, non se ne va. è il patto tra i candidati segretari del Pd. La clausola "anti scissione" che gli sfidanti hanno già firmato o sottoscriveranno oggi, ultimo giorno per presentare le mozioni e le firme. E quindi Pierluigi Bersani per primo (mozione uno), Dario Franceschini, il segretario ricandidato subito dopo (mozione due), Ignazio Marino stamani (terza mozione) e Mario Adinolfi (numero quattro) garantiscono che riconosceranno «il risultato del congresso e collaboreranno alla vita del partito indipendentemente da chi vincerà». Insomma, fuori dalla porta lo spettro di possibili scissioni. Ai nastri di partenza in vista del congresso d´ottobre sono rimasti in quattro. I due outsider - il comico-blogger Beppe Grillo e l´assessore di Roma Renato Nicolini - non saranno della partita. Grillo lo ammette e molla: dopo che il Pd non gli ha dato la tessera, «non posso candidarmi», scrive sul blog. Nicolini invece non annuncia, però candidamente a Red tv confessa che le firme (almeno 1.500) entro stasera non ce le avrà. Sulle mozioni si accende lo scontro. A Bersani che attacca il veltronismo, la linea cioè di Walter Veltroni e di Franceschini che ne è stato il vice («Abbiamo disperso un patrimonio immenso») e punta a un radicale cambiamento di rotta, replica l´ex segretario dal palco della festa romana del Pd: «Chiedo rispetto, se non altro per il lavoro e l´entusiasmo che si sono creati nei mesi di campagna elettorale per le politiche: ho girato 110 province altro che suggestione mediatica». E poi contrattacca: Bersani «non può dire che veniva da un altro pianeta, ci riunivamo tutti i martedì, abbiamo preso collegialmente decisioni difficili, non ho deciso nulla da solo, non ho una vocazione leaderistica». Dice: «C´è una certa semplificazione che mi fa un po´ male perché cancella la storia di questi due anni. Alle europee mi sono impegnato per il partito e mi ricordo qualcuno che tolse il simbolo del partito dai manifesti su cui c´era la sua faccia», è la stoccata a D´Alema. Se c´è un patrimonio sprecato, è quello della manifestazione al Circo Massimo, che andava valorizzato «invece di segare l´albero su cui eravamo seduti, invece di cambiare più leader che canottiere». Premette che vorrebbe parlare solo di politica romana («Non mi sono dimesso per finta»), però è tempo di togliersi qualche sassolino: «No a un´intesa da Cuffaro a Ferrero, serve un vero ciclo riformista». E a proposito della vocazione maggioritaria, ricorda lo scarso consenso del governo Prodi e la rissosità dell´Unione: «Ho rimpianti per il Campidoglio, per il mestiere di sindaco», ammette. Che la strada imboccata da Veltroni non vada abbandonata, lo ribadisce Franceschini: «Non si torna indietro, il Pd è stato una svolta e si va avanti». Gli schieramenti per il congresso sono ormai definiti: gli ulivisti andranno in ordine sparso. Arturo Parisi ha dato il "rompete le righe". Dal palco democratico Veltroni rivolge un appello agli sfidanti: «Discutete ma abbiate toni rispettosi».

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Franco Marini tace (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

Franco Marini tace Franco Marini tace. Beppe Fioroni rinvia l'ora dei commenti di qualche giorno. L'ala popolare che sostiene la corsa di Dario Franceschini, almeno per il momento, preferisce non commentare il contenuto della mozione di Pier Luigi Bersani anticipato ieri dal Riformista. «Abbiamo disperso un tesoro immenso», è l'atto d'accusa al Pd targato Walter-Dario contenuto nel documento congressuale che l'ex ministro dello Sviluppo economico ha consegnato ufficialmente ieri. Se gli ex Margherita tacciono («Per evitare di attaccare il veltronismo o, peggio, di essere costretti a difenderlo », mormora uno di loro off the record), gli ex diessini schierati con Franceschini avviano la controffensiva contro Bersani, partendo proprio dalla difesa del passato recente del Pd. «Dario si è candidato perché glielo abbiamo chiesto in molti», ha detto Piero Fassino a Torino, aggiungendo «la considerazione di quanto Dario è riuscito a fare fino ad ora, in soli cinque mesi». La mozione di Bersani fa riferimento a «venti mesi» di «nuovismo politico» e «suggestioni mediatiche». E Marina Sereni attacca: «Nessuno di noi, e neppure Bersani ovviamente, era in ferie negli ultimi venti mesi. Certo, dopo le primarie di due anni fa che avevano suscitato tanti entusiasmi, sono stati commessi errori e non abbiamo saputo realizzare pienamente la promessa di un partito nuovo. E però se oggi il Pd è in piedi - conclude il vicecapogruppo pd alla Camera - lo si deve al senso di responsabilità e al coraggio di Dario Franceschini». Il congresso prenderà il via ufficialmente questa sera. Sarà una corsa a quattro: escluso Beppe Grillo, senza le firme necessarie Renato Nicolini, a meno di colpi di scena in campo - oltre ai due competitor principali - ci saranno Ignazio Marino e il blogger Mario Adinolfi. Bersani e Franceschini hanno già depositato le firme e sottoscritto - cosa che dovranno fare anche gli altri candidati - una «clausola anti-scissione» che li impegna a riconoscere il risultato del congresso e a collaborare col vincitore. Arturo Parisi prende tempo («Ogni scelta tra i candidati in campo sarebbe una scommessa») e annuncia che i componenti dell'area "ulivista" del Pd decideranno ciascuno secondo coscienza, «in libertà». Mario Barbi starà con Franceschini mentre la maggior parte dei prodiani di antico conio seguirà Rosy Bindi sulla strada di Bersani. Tra i governatori regionali, come previsto, sia Piero Marrazzo che Antonio Bassolino (quest'ultimo in un'intervista al Corriere della sera) hanno annunciato il sostegno all'ex ministro del governo Prodi. Archiviate le presentazioni delle mozioni, a tenere banco, almeno fino al 30 luglio, saranno le sfide per le segreterie regionali. Stando a quanto si mormora tra i corridoi del Nazareno, in molte regioni (soprattutto al Sud) si assisterà a dei veri e propri derby tra sostenitori della stessa mozione. Lo scenario, per ora, è scongiurato in Lombardia, dove sono in corsa Maurizio Martina (mozione Bersani), Emanuele Fiano (Franceschini) e Beppino Englaro (Marino). Particolarmente intricata la situazione nel Lazio, dove l'uscente rutelliano Riccardo Milana starebbe addirittura trattando il passaggio alla mozione Bersani. Se così fosse, il puzzle dei candidati alla guida del Pd locale sarebbe da ricomporre: certa la candidatura di Ileana Argentin (Marino), «Dario» potrebbe puntare su David Sassoli mentre «Pier Luigi» farebbe correre sotto le sue insegne l'ex presidente della provincia Enrico Gasbarra. Verso la metà della prossima settimana, poi, sarà reso noto il numero definitivo di tessere valide. Su ciascuna di esse - scherzi del destino - ci sarà la firma del primo segretario: Walter Veltroni. Il tesseramento, infatti, era partito a febraio. Prima cioè che l'allora leader piddì decidesse di lasciare il partito al suo vice. 23/07/2009

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Pd, a sorpresa spunta la firma antiscissione (sezione: PD Congresso)

( da "Manifesto, Il" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

Pd, a sorpresa spunta la firma antiscissione Scontro su alleanze e Bassolino. Marrazzo con Bersani Daniela Preziosi ROMA «Bassolino ha esplicitato il suo sostegno a Bersani. Evviva la chiarezza». Lo scontro nel Pd si fa duro, e il Sud e le alleanze sono i due terreni su cui attaccano i franceschiniani. Che, sia detto fra parentesi, da ieri sono ufficialmente la 'mozione 2': Bersani, che di politica ne sa, ha bruciato tutti sul tempo ed ha presentato la sua candidatura per primo, diventando ufficialmente la 'mozione 1' del partito: niente più che un fatto psicologico, comunque un gol. Franceschini che pure è segretario, è costretto a inseguire. Fra i due la battaglia è senza esclusione di colpi. Ieri Bersani ha annunciato l'imminente invio della sua piattaforma (che sarà presentata venerdì a Roma) ai destinatari della newsletter del suo sito. Dopo poco, la piattaforma di Franceschini era sul sito di Franceschini, accessibile a tutti. A fare dichiarazioni ironiche su Bassolino, invece, ieri è stata Pina Picierno, l'ex allieva di De Mita promossa da Veltroni alla politica nazionale. Che, dopo l'intervista dell'ex sindaco di Napoli sul Corriere della sera, prende la palla al balzo per chiedere ai due, Bersani e il suo ingombrante elettore campano, «come intendono rinnovare e rilanciare il partito, partendo dal presupposto, cito Bersani, che in generale ed in particolare in Campania bisogna aprire una fase nuova, con un ricambio generazionale». Il «caso Bassolino» e quello delle iscrizioni al partito campano - a giorni dovrebbero uscire le cifre ufficiali del tesseramento - è delicato. Per conto di Ignazio Marino, che oggi pomeriggio presenta il suo programma alla camera del lavoro di Milano, ieri anche Goffredo Bettini ha lanciato un composto «no, grazie» verso Bassolino, un «compagno di vecchia data» ma «in Campania c'è stata una battaglia tra innovazione e conservazione. E le foze dell'innovazione non stavano dalla parte di Bassolino». Il fatto è che Bersani ha fatto il pieno dei grandi elettori del sud: oltre al presidente della regione Campania, e al suo storico avversario interno Vincenzo De Luca, lo sostiene anche il presidente calabrese Agazio Loiero, un altro non proprio in odore di 'innovazione', a capo di un consiglio regionale di cinquanta eletti, dei quali trentatré indagati. Al mezzoggiorno, anche se di tutt'altra estrazione politica, Bersani ha un altro elettore importante: Michele Emiliano, popolarissimo segretario regionale pugliese e sindaco di Bari. E, un po' più a nord, da ieri ha fatto il suo endorsement anche Piero Marrazzo, presidente del Lazio, ma per fortuna fautore della trasparenza nel partito e fuori. Poi c' è la questione delle (eventuali, futuribili, ricercate) alleanze. Sulla quale ugualmente i franceschiniani attaccano Bersani, capendo che con una sapiente campagna di comunicazione può diventare un terreno scivoloso per lui: stavolta è il veltroniano Giorgio Tonini a affondare, replicando a Enrico Letta, che sull'Unità ha spiegato che l'unica via per tornare al governo è il matrimonio con l'Udc. «Nessuno discute l'utilità del dialogo con i centristi, beninteso al netto di Cuffaro e del cuffarismo», replica Tonini. «Del resto in alcune realtà locali il dialogo è già diventato alleanza. Quel che invece è molto discutibile, è presentare il Pd come una specie di Biancaneve in attesa del bacio salvifico del Principe Azzurro». Bersani, per un giorno, non replica. Da Bassolino ha già incassato l'impegno di «accompagnare» una nuova generazione di dirigenti campani, quindi sottinteso l'impegno a fare un passo indietro. E quanto alle alleanze, la sua filosofia è quella di fare un passo alla volta: il primo è cambiare lo statuto pd che prevede come 'obbligatorio' il fatto che il segretario sia anche il candidato premier di una eventuale nuova coalizione. Che, nell'ottica della mozione 1, è un considerato un po' come darsi la possibilità di avere un eventuale tavolo con i centristi. Del resto, i 'franceschiniani' non posso portare fino in fondo la critica alle eventuali alleanze con l'Udc di Casini e Cuffaro: perché fra loro c'è Francesco Rutelli, che teorizzava le «alleanze di nuovo conio» in tempi prodiani, in cui anche per il resto dell'area democratica era un mezzo tabù. A proposito di Rutelli, e dei boatos insistenti che lo danno in uscita dal Pd a seconda dell'esito del congresso, ieri è spuntata fuori una «clausola antiscissione». Un codicillo apparentemente innocuo che i candidati firmano al momento del deposito ufficiale delle proprie firme. In sostanza, fra i vari adempimenti burocratici, i quattro candidati (Bersani, Franceschini, Marino e Adinolfi, cinque se l'ex assessore Renato Nicolini dovesse riuscire a raccogliere le 1500 firme che gli servono) c'è una dichiarazione, una firmetta con cui si impegnano a «riconoscere» il risultato del congresso e a collaborare alla vita del partito indipendentemente da chi lo vincerà. Gli staff di tutti tendono a minimizzare, ma si tratta di un'invenzione del comitato di garanzia per lo svolgimento del congresso che, nell'intezione di blindare il partito da eventuali fantasie di scissione, finisce per sottolineare il rischio che il partito corre. Foto: L'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO /FOTO AP ACCANTO, ROSARIO BENTIVEGNA

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ROMA - Abbiamo sempre deciso tutti insieme. Non si può far finta di venire da un altro pi... (sezione: PD Congresso)

( da "Messaggero, Il" del 23-07-2009)

Argomenti: PD

Giovedì 23 Luglio 2009 Chiudi ROMA - «Abbiamo sempre deciso tutti insieme. Non si può far finta di venire da un altro pianeta». Walter Veltroni, ospite ieri sera della festa romana del Pd, ha risposto polemicamente a Pierluigi Bersani, la cui mozione congressuale muove da una severa critica della gestione del partito. «La vocazione maggioritaria - ha scritto Bersani - si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico». E ancora: si è «disperso un tesoro immenso» dopo le primarie del 2007, preferendo la «suggestione mediatica al rinnovamento della cultura politica». «Si parla si suggestione mediatica ma io ho girato 110 province» è stata la replica di Veltroni, che ha rivendicato il suo 33,7% («un partito riformista così non si era mai visto») e ha negato di avere mai avuto una «vocazione leaderistica». «Una certa semplificazione - ha aggiunto con riferimenti polemici anche a D'Alema - mi fa un po' male perché cancella la storia di questi due anni. Mi sarebbe piaciuto sentir dire: Veltroni ha tutte le responsabilità, ma anche noi non abbiamo fatto ciò che dovevamo». La macchina congressuale comunque è partita. Ieri Bersani ha depositato per primo firme e documentazione a sostegno della sua candidatura, guadagnandosi la qualifica di «mozione 1». E Dario Franceschini l'ha seguito a ruota, anticipando però lo sfidante nella pubblicazione sul sito della mozione (che è una versione lunga del discorso pronunciato all'Acquario di Roma). Bersani presenterà le sue tesi venerdì, anche se alcune anticipazione sono filtrate lo stesso. Dal confronto delle mozioni risulta sempre più evidente che le differenze si concentrano sulla struttura del partito, le primarie, la riforma del sistema politico. Nel sostenere che il congresso ha un «valore fondativo» e che non si tratta di scegliere tra partito «vecchio» e «nuovo» ma di «essere davvero un partito», la mozione di Bersani afferma che la sovranità appartiene agli iscritti: e le primarie per il segretario nazionale sono condizionate all'istituzione di un Albo degli elettori che non consenta l'invasione di «altre forze politiche». Ieri anche i Cristiano-sociali di Mimmo Lucà hanno annunciato il loro sostegno a Bersani, polemizzando con gli eurodeputati Serracchiani e Cofferati che («tradendo gli impegni presi») si sono candidati come segretari regionali.

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