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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “PD A CONGRESSO”

 

 

 

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TUTTI I DOSSIER


 

Report "PD"   21-22 luglio 2009

 

Indice degli articoli

Sezione: PD Congresso

Quando ripetere fa male Ho letto sulla Stampa l'articolo di Marco Rossi Doria... ( da "Stampa, La" del 21-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Dalla caduta di Veltroni all'avvento di Franceschini, nulla di nuovo nell'opposizione. Anzi, i litigi all'interno del partito sono aumentati e a oggi non esiste una leadership certa. Bersani contro Franceschini, ovvero D'Alema contro Veltroni, va bene lo scontro politico purché costruttivo.

pd, iscritti fermi a quota 600 mila un terzo in meno di ds e margherita - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 21-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: le dimissioni choc di Veltroni e i 4 milioni di voti persi alle Europee. Ma resta un´occasione sprecata: «Quando si esalta il partito senza tessere, questo è il risultato», è il commento amaro di Pierluigi Bersani. Molti mesi fa lo disse anche Massimo D´Alema: «Io non so neanche dove fare l´iscrizione.

Bersani, lite sul bipolarismo: bugie contro di me, non rivoglio i tempi di Craxi ( da "Manifesto, Il" del 21-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: proprio lui che ha contestato a Veltroni recenti affettuosità verso Craxi. Questo lui non lo dice, ma la mattina alla sede del suo comitato circolano frasi di questo tipo, proprio mentre l'area 'sinistraPd per Bersani' si annuncia alla stampa e spiega di stare con Bersani «perché la scelta è tra fare un partito o solo una rappresentanza delle corporazioni»

: artisti in piazza ( da "Corriere della Sera" del 21-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Dario Franceschini e Walter Veltroni. In una piazza che ha ripetutamente invocato le dimissioni del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi (e contro i tagli ieri si sono espressi i due ex ministri della Cultura Francesco Rutelli e Giovanna Melandri) i fischi sono stati indirizzati soprattutto agli interventi dei due parlamentari del Pdl Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci,

Le manovre di Casini, l'ex dc pronto... ( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: ampia pattuglia dei nuovisti capitanata da Walter Veltroni. Non è Pierluigi Bersani, l?uomo che viene dal Pci sospettato di voler dar vita alla riedizione dei vecchi partiti della sinistra sostenuto da D?Alema. Né è Ignazio Marino, il chirurgo dei trapianti miracolosi che dovrebbe ridare vitalità al corpo stremato del Pd.

Legge elettorale e rapporto con l'Udc La sfida si accende Franceschini e Bersani si confrontano a colpi di dichiarazioni E Marino si dice sostenitore del respiro maggioritario ( da "Unita, L'" del 21-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Alema, che con Italianieuropei e insieme a fondazioni vicine all'Udc e alla sinistra aveva organizzato con Veltroni segretario un seminario sul sistema istituzionale in cui il proporzionale alla tedesca la fece da padrone, personalità come Enico Letta, che sull'«incontro tra progressisti e moderati per un'alternativa vincente»

A ottobre la nostra ultima chance Il Pd può vincere solo con l'Udc ( da "Unita, L'" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: «A ottobre la nostra ultima chance Il Pd può vincere solo con l'Udc» Con Bersani la discontinuità Dopo due sconfitte non vedo alternative, basta partito evanescente Veltroni ha fatto una buona opposizione, noi non ci faremo prendere a sputi da Di Pietro Intervista a Enrico Letta

Io con il candidato in continuità col Pci-Pds-Ds? Ma se Cofferati dice che appoggia Franceschin... ( da "Unita, L'" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Alema-Veltroni sotto altre spoglie? «Macché, conosco bene Bersani e Franceschini, sono tra i migliori dirigenti che abbiamo, nel pieno della loro maturità politica». Quali sono le differenze reali tra voi e Franceschini? «Bersani dimostrerà nei fatti la sua carica di innovazione, modellerà un partito con i piedi piantati nel territorio e non evanescente.

Scontro Morassut-Milana Ma Dario Sassoli ( da "Tempo, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: La partita dell'ala Franceschini-Veltroni-Rutelli non è affatto racchiusa nel ballottaggio Milana-Morassut. Il numero uno del Pd, infatti, potrebbe sparigliare e imporre un cambio di direzione lanciando la candidatura dell'eurodeputato David Sassoli, su cui la componente veltroniana scommette per il futuro della Capitale.

Ecco il , in campo anche Renato Nicolini ( da "Tempo, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: afferma Nicolini - che nella biografia di Veltroni e Rutelli, le giunte di quegli anni sono state addirittura cancellate come se la storia democratica di Roma cominciasse nel '93». Quanto alle prospettive di successo, Nicolini ammette che «se riesco a presentare 1500 firme mi sembra già un miracolo (deve farlo entro domani ndr).

Perché il Pd non può essere "di sinistra" ( da "Riformista, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Walter Veltroni ha detto che le piattaforme congressuali di Bersani e Franceschini sono «nitidamente diverse. Una è legittimamente dentro l'evoluzione Pci-Pds-Ds e punta a un modello di partito come ce ne erano un tempo. L'altra disegna un partito con l'ambizione di cambiare radicalmente il Paese, diventando il perno dell'alleanza riformista per l'

Emiliano, il giudice Masaniello che fa il pieno di fiducia ( da "Riformista, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Il risultato fu deludente per tutti e due perchè vinse Vendola che si smarcò da Emiliano e sconfisse D'Alema. Quando si affacciò sulla scena del Pd Walter Veltroni, Emiliano pensò che fosse arrivato il momento di dire addio a D'Alema. L'innamoramento fu breve. Il sindaco si rese conto che avrebbe avuto vita difficile a Bari e in Puglia, se avesse scelto di abbandonare D'Alema.

segue dalla prima pagina ( da "Riformista, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: area di Enrico Letta. Dall'economia al «profilo morale». Nessun richiamo esplicito all'attualità. Ma nella mozione Bersani c'è un passaggio da non sottovalutare. «Il Pd ha il compito di dare al Paese una classe politica di alto profilo morale, sobria nei comportamenti, animata dallo spirito di servizio e di rispetto per istituzioni e comunità»

Marino, la sola vera novità ( da "Manifesto, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Del resto credo che Veltroni la pensasse come me. Ma poi si è dimesso. Io ho dato battaglia, ma mi sono sentito solo. Con il resto del gruppo dirigente che frenava, e che alla fine ha impedito lo sviluppo del progetto del Pd. Oggi, a parole, tutti vogliono un partito senza correnti.

( da "Manifesto, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: ex consigliere di Veltroni anticipa la piattaforma del senatore. «Irregolarità nelle tessere? No, amori sbocciati a macchia di leopardo. Ignazio usa un linguaggio politicamente scorretto. Guardiamo a quello che dice» Daniela Preziosi «A dire il vero, fin qui non stiamo assistendo a un bel dibattito congressuale.

Grillo si arrende: "Annullata l'iscrizione al Pd" ( da "Giornale.it, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: mi è più simpatico Bersani". Circolo Luther King: "Hanno vinto gli ayatollah" "Soffro come un cane perché vedo infrangersi il sogno di Walter Veltroni di un partito aperto. Lo stesso sogno che mi ha fatto avvicinare al Partito democratico". Andrea Forgione, segretario del circolo "Martin Luther King", commenta così il no definitivo all?

Primarie Pd: i candidati alla segreteria e i loro sostenitori ( da "Giornale.it, Il" del 22-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: e responsabile economico del Pd è candidato dai tempi della segreteria Veltroni. A lui andrà il titolo di ?mozione 1? del congresso perchè ha consegnato per primo firme e mozione congressuale. Al suo fianco si sono schierati Massimo D'Alema, Enrico Letta e Rosy Bindi. L?ex ministro vanta anche l'appoggio di alcuni importanti governatori ex Ds, come Vasco Errani, Rita Lorenzetti,


Articoli

Articoli della sezione: PD Congresso

Quando ripetere fa male Ho letto sulla Stampa l'articolo di Marco Rossi Doria... (sezione: PD Congresso)

( da "Stampa, La" del 21-07-2009)

Argomenti: PD

Quando ripetere fa male Ho letto sulla Stampa l'articolo di Marco Rossi Doria «Non fa male ripetere un anno». Non fa male «se non hai appreso neanche ciò di cui oggi non si può fare a meno o se ripeti comportamenti inaccettabili. E i docenti ti bocciano quasi solo in questi casi». Mio figlio, 13 anni, respinto in seconda media, fa parte del «quasi». Non c'erano problemi di comportamento, ma insufficienze che alcune insegnanti attribuivano non a difficoltà cognitive ma a insicurezza emotiva. In sede di scrutinio, però, la bocciatura è stata decisa con il voto contrario delle insegnanti di lettere, matematica e inglese, e con quello determinante di tre insegnanti di sostegno che non seguivano mio figlio, ma avevano egualmente diritto a esprimere un parere sul suo destino. Sia io che mia moglie insegniamo e ci auguriamo che l'anno ripetuto serva a nostro figlio, ma non possiamo che fare una amara considerazione. Il ritorno alla severità tanto invocato dal ministro Gelmini anche nella scuola dell'obbligo in questo caso si è tramutato in una sorta di lotteria, in cui insegnanti che non conosciamo si sono sentiti in diritto di bocciare nostro figlio, con un gesto la cui funzione simbolica e educativa è veramente difficile da cogliere. FABIO BETTANIN, ROMA Un miliardo di minori in guerra Ci sono ancora 14 Paesi che, infischiandosene di tutelare l'adolescenza, reclutano con la forza i minori per sbatterli sui campi di battaglia. I numeri sono infernali: un miliardo di bambini vive dove si spara quotidianamente e i conflitti armati devastano le coscienze dei ragazzini. Molte organizzazioni umanitarie sono in prima linea per garantire assistenza e corsi di recupero e di reinserimento. Anche l'Italia si è mobilitata. Ma i G8 non dovrebbero occuparsi anche di questo massacro che punisce scandalosamente milioni di innocenti? FABIO SÌCARI, BERGAMO Chi paga la ricostruzione A ogni intervista il nostro presidente del Consiglio ci ricorda che il Governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani per trovare i fondi necessari per la ricostruzione. Allo stesso tempo però non chiarisce chi invece si farà carico di queste ingenti spese. Non credo che i soldi si possano reperire nelle pieghe di un bilancio dello Stato disastrato. Temo che i miliardi di euro che saranno spesi per la ricostruzione andranno ad aumentare il già vertiginoso debito pubblico e che toccherà ai prossimi governi intervenire con tasse mirate a ripianare questi costi. È troppo facile non aumentare le tasse se poi si lasciano colossali buchi di bilancio. ANTONELLO CONTE Un po' di coerenza signor Grillo Nel 1988 il signor Beppe Grillo è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo. La stessa persona è promotrice di un'iniziativa di legge contro la presenza in Parlamento di persone condannate in via definitiva. Come può candidarsi alla guida di un partito? Con quale coerenza? Con la stessa coerenza che dimostra per la tutela della privacy altrui sui suoi blog salvo poi arrabbiarsi quando si pubblica in rete il suo reddito? Mi sembra ridicolo anche per il Pd. ROBERTO ERTOLA Centrosinistra regno del caos Non so se Grillo riuscirà a partecipare alle primarie del Pd, però una cosa mi è ben chiara: il caos regna sovrano nel centrosinistra. Dalla caduta di Veltroni all'avvento di Franceschini, nulla di nuovo nell'opposizione. Anzi, i litigi all'interno del partito sono aumentati e a oggi non esiste una leadership certa. Bersani contro Franceschini, ovvero D'Alema contro Veltroni, va bene lo scontro politico purché costruttivo. Bersani dice: «Non dobbiamo fare un partito sullo stile di quelli di cinquant'anni fa, ma neppure un Pd liquido, tutto a immagine di un leader». Sì va bene, ma allora che partito deve essere il Pd? Più il tempo passa e più aumentano le possibilità che dalla «provocazione» Grillo passi ai fatti. E allora saranno dolori per tutti, forse. GIUSEPPE DIOTTO TORINO Ma la Chiesa non si scandalizza Sono ormai 17 anni che Berlusconi è presente sulla scena politica, colorandosi di dichiarazioni e azioni quasi sempre imbarazzanti per l'Italia. Trovo opportuno un intervento fermo almeno da parte della Chiesa: essa, infatti, non può tacere di fronte alle vicende che possono minare la moralità. E a maggior ragione deve far sentire la sua voce quando sospetti, voci e accuse su tali tematiche coinvolgono autorevoli esponenti delle pubbliche istituzioni. CINZIA QUATTROCIOCCHI Anche l'epidemia è colpa della scuola? Il governo italiano, in occasione dell'epidemia di influenza, conferma la medesima linea inaugurata con la crisi economica: non se ne parla, quindi non c'è, o se c'è è certamente minore che altrove. Da settimane aspetto una parola di cautela riguardo agli assembramenti giovanili (il fatto che proprio i giovani siano i più contagiati dovrebbe creare qualche sospetto), e invece ora di cosa sento parlare? Del possibile rinvio dell'inizio dell'anno scolastico. Addebitare, in queste condizioni, con due mesi di anticipo, alla solita povera scuola la responsabilità dell'estendersi del contagio fa sorridere chiunque non abbia ancora voglia - e questo sarebbe proprio il momento - di mettersi a piangere per l'impotenza e lo sconforto. MARIA CRISTINA MARCUCCI L'anniversario di via D'Amelio Fa notizia la scarsa partecipazione alla commemorazione della strage di via d'Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Si parla di circa trecento partecipanti. Nessuna traccia dello Stato. Mi dispiace, ma non sono d'accordo. Quei trecento, tra l'altro arrivati da tutta Italia, hanno dato un senso vero e sincero alla commemorazione. La partecipazione di migliaia e migliaia di persone, specialmente se siciliani, avrebbe fatto storcere il naso a molti, perché era scontato il pensare che fra di loro qualcuno sapesse, ma che continuasse a tacere. ALESSANDRO MARINI LUGO DI ROMAGNA (RA)

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pd, iscritti fermi a quota 600 mila un terzo in meno di ds e margherita - goffredo de marchis (sezione: PD Congresso)

( da "Repubblica, La" del 21-07-2009)

Argomenti: PD

Pagina 10 - Interni Pd, iscritti fermi a quota 600 mila un terzo in meno di Ds e Margherita Oggi stop al tesseramento, ma Marino insiste sulla proroga Un milione di adesioni la previsione. Bersani: "Quando si esalta il partito senza tessere questo è il risultato" GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Quasi due anni dopo la sua fondazione, la straordinaria affluenza di 3 milioni e mezzo di persone alle primarie, il Partito democratico ferma oggi la lancetta delle iscrizioni a distanza siderale dalla previsione degli esordi: 1 milione di tesserati. Secondo i dati più prudenti (o più realisti) il Pd si fermerà a 600 mila iscritti. Per gli ottimisti alla fine si arriverà a 670 mila. Sempre molto lontani dalla cifra tonda che il 14 ottobre del 2007 sembrava lì, a portata di mano, un gioco da ragazzi. Poi sono venute la sconfitta alle politiche, i passaggi negativi in Abruzzo e Sardegna, le dimissioni choc di Veltroni e i 4 milioni di voti persi alle Europee. Ma resta un´occasione sprecata: «Quando si esalta il partito senza tessere, questo è il risultato», è il commento amaro di Pierluigi Bersani. Molti mesi fa lo disse anche Massimo D´Alema: «Io non so neanche dove fare l´iscrizione...». Col senno di poi, si poteva fidelizzare subito una parte dei "fondatori" convincendoli ad aderire formalmente. Oppure si potevano richiamare in tempi brevi i 3 milioni e mezzo di elettori per fargli prendere la tessera. «Ma ci spiegarono che ormai le elezioni erano alle porte. Eppure fra ottobre e aprile sono passati sei mesi...», raccontano i nemici del "partito liquido". Fatto sta che il Partito democratico, nel momento in cui si chiudono le iscrizioni in vista del congresso (oggi), si ferma almeno 300 mila iscritti sotto il risultato sperato e molto al di sotto degli stessi partiti fondatori. Nella loro ultima campagna di tesseramento i Ds avevano staccato 590 mila tessere e la Margherita, pur fra mille contestazioni, 400 mila. L´ultimo rilevamento ufficiale del Pd risale al 1 luglio: allora gli iscritti erano 505 mila. Alla fine della settimana ci sarà il rilevamento definitivo. Il rush finale farà schizzare in alto il numero conclusivo. Già da domani però si metteranno al lavoro le commissioni di garanzia territoriali per la convalida delle iscrizioni. E gli esperti dell´organizzazione si aspettano qualche brutta sorpresa, cioè contestazioni. Soprattutto in casi particolari. In alcuni circoli di Napoli e provincia, dove le tessere superano a volte il numero degli elettori democratici. Anche se il commissario Enrico Morando non nega il boom, ma garantisce su una sostanziale regolarità delle iscrizioni. L´altra situazione a rischio è a Roma, dove negli ultimi dieci giorni c´è stato un lievitamento per alcuni "sospetto". Oggi la direzione dà il via libera ai tre candidati Franceschini, Bersani (ieri il governatore calabrese Loiero ha aderito alla sua mozione), Marino e Adinolfi. Il chirurgo ieri ha scritto una lettera al segretario insistendo su un rinvio della dead line: «Ci sono difficoltà e irregolarità diffuse. Teniamo aperto il tesseramento fino al 31 luglio». Ma il partito ha risposto di nuovo di no. Ignazio Marino ha bisogno di una quota minima del 5 per cento di iscritti per partecipare alle primarie. è un obiettivo largamente alla sua portata, ma per sicurezza avrebbe voluto qualche giorno in più. Va anche deciso il numero dei collegi delle primarie del 25 ottobre. La volta scorsa furono 475, come quelli della legge maggioritaria. Stavolta saranno 375, visto che si eleggono "solo" mille delegati dell´assemblea nazionale. In direzione si parlerà anche del Dpef e al termine i due sfidanti Franceschini e Bersani (Marino non è in direzione) faranno insieme una conferenza stampa sui conti pubblici.

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Bersani, lite sul bipolarismo: bugie contro di me, non rivoglio i tempi di Craxi (sezione: PD Congresso)

( da "Manifesto, Il" del 21-07-2009)

Argomenti: PD

PD A CONGRESSO Marino chiede il rinvio della fine del tesseramento, niet del partito. Emma Bonino: sulla legge elettorale noi più vicini a Franceschini Bersani, lite sul bipolarismo: bugie contro di me, non rivoglio i tempi di Craxi Daniela Preziosi «Sono uno che non confonde bipolarismo con bipartitismo e sono per un parlamentarismo rafforzato, contro confuse e ambigue ipotesi presidenzialiste». Pierluigi Bersani consegna alle telecamere una replica parecchio seccata, forse per la prima volta dalla candidatura, ai suoi competitors a congresso. Non ci sta, scandisce, a vedersi dipingere «come uno che vuole tornare indietro», ai tempi della prima repubblica, proprio lui che ha contestato a Veltroni recenti affettuosità verso Craxi. Questo lui non lo dice, ma la mattina alla sede del suo comitato circolano frasi di questo tipo, proprio mentre l'area 'sinistraPd per Bersani' si annuncia alla stampa e spiega di stare con Bersani «perché la scelta è tra fare un partito o solo una rappresentanza delle corporazioni». Tornando a Bersani, lui ci sta a discutere, ma non a «vedere deformato quello che dico e quello che penso». Oggetto della replica è una polemica sulla legge elettorale. Ieri il Corriere della sera ha piazzato un notevole uno-due all'ex ministro. Un commento in prima pagina a firma dell'economista Michele Salvati e un'intervista al costituzionalista Barbera descrivevano il rischio di 'restaurazione' sulle riforme e sulla forma-partito. Tema serio dello scontro congressuale. Franceschini propone il ritorno all'uninominale e conferma la 'vocazione maggioritaria', nel senso che in qualsiasi alleanza il segretario pd sarà anche il candidato premier della coalizione. Bersani, nel suo documento, la parola uninominale non la usa mai. Insiste però sul bipolarismo, dice no «al ritorno al proporzionalismo puro», sì alla ricerca di «un equilibrio fra rappresentanza, stabilità, governabilità dialogando con tutte le forze politiche e parlamentari interessate a opporsi ai rischi di deformazione della democrazia, insiti nel modello della destra». Concetto che chi non lo ama traduce come il ritorno al centrosinistra rissoso e peggio alla premiership di Pierferdinando Casini. Sul tema i franceschiniani battono, sapendo che una buona campagna di comunicazione renderà Bersani indigesto al popolo dei gazebo. A preoccupare Bersani ci si è messa anche Emma Bonino che, comparando i programmi dei candidati, ha spiegato che «la differenza fondamentale per noi di grande rilevanza è che Franceschini sostiene un'ipotesi di sistema maggioritario uninominale, mentre Bersani sostiene il ritorno al proporzionale ed una politica delle alleanze post elettorale. Tipo uno vota Bersani e poi si ritrova con un governo di coalizione capitanato per esempio da Casini». Un film visto «negli anni 80 e per noi radicali, sostenitori del bipartitismo fondato sui collegi uninominali, mi sembra che l'ipotesi che Franceschini deve perfezionare sia più omogenea a quella per cui ci siamo battuti da tempo». Che la riforma elettorale sia un punto delicato lo sanno anche Massimo D'Alema e Rosi Bindi, sponsor del modello tedesco (e di Bersani) che infatti qualche settimana fa, in un convegno sulle riforme, hanno dichiarato la loro scelta irreversibile per il bipolarismo, avvertendo i propri di fare una battaglia «contro il plebiscitarismo e il berlusconismo debole» attenti a «non apparire restauratori». Uno scontro a due, fin qui. Ignazio Marino presenterà il suo programma giovedì a Milano, e sul tema non è mai intervenuto. Fin qui si è occupato di raccogliere le 1500 firme necessarie alla sua candidatura. Missione compiuta, giurano i suoi. Anche se ieri Marino ha scritto una lettera aperta a Franceschini chiedendogli di prorogare i termini dell'iscrizione al pd da oggi al 31 luglio, causa «irregolarità e difficoltà diffuse nel tesseramento». Dal partito è filtrato un niet, anche se la decisione ufficiale sarà presa alla direzione di oggi, a porte chiuse.

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: artisti in piazza (sezione: PD Congresso)

( da "Corriere della Sera" del 21-07-2009)

Argomenti: PD

Corriere della Sera sezione: Politica data: 21/07/2009 - pag: 13 Manifestazione bipartisan Tra cinema, teatro e lirica un migliaio sotto Montecitorio. L'appoggio pd «Uccidete la cultura»: artisti in piazza Al sit-in contro i tagli del governo Moretti e Verdone ma anche Barbareschi ROMA Palloncini neri e cartelli listati a lutto per celebrare «la morte dello spettacolo »: così un migliaio di protagonisti del mondo del cinema, del teatro, della danza, della musica, ha protestato ieri in piazza Montecitorio, di fronte alla Camera dei deputati, contro i tagli del governo Berlusconi al Fus, Fondo unico per lo Spettacolo, con cui lo Stato finanzia il settore. Meno 130 milioni di euro quest'anno, passando dai 511 milioni previsti dal governo Prodi nel 2008, ai 380 attuali. A protestare attori e registi, ma anche molte maestranze, musicisti, ballerini, coreografi, costumisti. Tra i tanti volti noti, Carlo Verdone e Nanni Moretti, Mario Monicelli ed Ettore Scola, Luca Zingaretti e Mariangela Melato, Ricky Tognazzi ed Enrico Lucherini, Paolo Virzì e Giuliano Montaldo, Valerio Mastandrea e Ascanio Celestini. Verdone, tra i primi ad arrivare, è anche uno dei più duri nel commento: «Un omicidio, stanno uccidendo la cultura. E se sono qui, lo faccio soprattutto per le nuove generazioni». «Delitto» è invece il termine che utilizzano entrambi gli esponenti del Pd giunti al sit-in per solidarizzare con i manifestanti: l'attuale e l'ex segretario del Pd, Dario Franceschini e Walter Veltroni. In una piazza che ha ripetutamente invocato le dimissioni del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi (e contro i tagli ieri si sono espressi i due ex ministri della Cultura Francesco Rutelli e Giovanna Melandri) i fischi sono stati indirizzati soprattutto agli interventi dei due parlamentari del Pdl Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci, che dal palco hanno comunque provato ad argomentare le loro ragioni, spiegando oltretutto di condividere in larga parte le proteste (contraria ai tagli del governo anche un'altra parlamentare del Pdl, Fiorella Ceccacci Rubino, che ha parlato di un settore «che contribuisce con imposte dirette e indirette a un gettito per l'erario di diversi miliardi di euro l'anno »). Barbareschi si è rivolto alla platea parlando di «atteggiamento fascista», poi, sommerso da cori di buuu , ha proposto «uno sciopero vero e a oltranza, per quattro mesi e non una manifestazione piccola come questa e fatta di lunedì» raccogliendo anche applausi. Sui tagli al Fus ieri è intervenuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ai giornalisti, durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, ha spiegato di «non poter far nulla» per rispondere agli appelli che gli sono stati rivolti: «Perché siamo alla vigilia, anzi sull'orlo di una approvazione in Parlamento». Tuttavia, ha spiegato Napolitano, la questione tornerà presto alla ribalta, in autunno, con la legge finanziaria, quando si dovranno stabilire le priorità nell'erogazione delle risorse disponibili di fronte all'esigenza di ridimensionare la spesa pubblica. «Occorre fare uno sforzo ha concluso il capo dello Stato per selezionare le vere priorità, perché se si dice che tutte le spese sono prioritarie si dice che nessuna lo è». Margini per un cambiamento di rotta del governo non se ne vedono, stando almeno alle parole pronunciate ieri sul palco da Andrea Purgatori, che a nome dell'associazione «100 Autori» ha fatto parte di una delegazione che subito prima della protesta ha incontrato a palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, in veste di mediatore tra le parti. «L'aria che tira ha detto Purgatori non è buona, nonostante Letta comprenda molte delle nostre ragioni » . Giù il sipario Una coreografa protesta a Montecitorio contro i tagli ai fondi per lo spettacolo. A sinistra, i palloncini neri in segno di lutto Edoardo Sassi

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Le manovre di Casini, l'ex dc pronto... (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2009)

Argomenti: PD

articolo di martedì 21 luglio 2009 Le manovre di Casini, l’ex dc pronto a svuotare il Pd di Peppino Caldarola Il leader Udc ora è il più accreditato a diventare il candidato premier del centrosinistra. I democratici che preferiscono Vendola non sono d'accordo. E la base centrista storce il naso Roma - Siamo in grado di svelarvi chi ha già vinto il congresso del Pd. Non è Dario Franceschini, il segretario uscente privo di forza negli apparati periferici ma ampiamente sostenuto dall’ampia pattuglia dei nuovisti capitanata da Walter Veltroni. Non è Pierluigi Bersani, l’uomo che viene dal Pci sospettato di voler dar vita alla riedizione dei vecchi partiti della sinistra sostenuto da D’Alema. Né è Ignazio Marino, il chirurgo dei trapianti miracolosi che dovrebbe ridare vitalità al corpo stremato del Pd. Il personaggio di cui parliamo non viene dalla sinistra, anzi è ne stato un fiero avversario. è come Franceschini un democristiano, ma ha militato nelle correnti di destra. Come Bersani fa parte della Casta da tempo immemorabile, ma si è messo alla guida di una piccola e aggressiva formazione politica. è bolognese, ma non è amico di Prodi. è più simpatico dei tre candidati alla segreteria del Pd messi assieme. In ogni caso è più furbo di loro. Avete capito che stiamo parlando di Pier Ferdinando Casini. è lui il protagonista assoluto del congresso del Pd. Come ogni bravo democristiano, sta riuscendo a trasformare una sconfitta politica in un successo personale. Dopo aver navigato nelle acque agitate della vecchia Casa della libertà, è stato spiazzato dal «discorso del predellino» di Berlusconi. Quando il premier annunciò la nascita del partito unico del centro-destra, Casini pensò di alzare il prezzo decidendo di rimanerne fuori. Inutilmente. Andarono avanti senza di lui e per l’ex presidente della Camera si affacciò l’incubo della emarginazione e della irrilevanza. Ma un bravo democristiano non si arrende mai e Casini si guardò attorno e scoprì un nuovo terreno da arare. La sinistra di Veltroni era andata incontro a una rovinosa sconfitta e soprattutto era stata messa sotto accusa la tesi del partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria. Sia i post-veltroniani sia gli anti-veltroniani riscoprirono il primato delle alleanze. Un vecchio segno grafico faceva così la ricomparsa nell’immaginario della sinistra. Il trattino. Quel trattino equivaleva a un jackpot. E il trattino divenne la bandiera di Casini. Molti pensano che il dato sia stato tratto e che il destino del fondatore dell’Udc sia ormai segnato. Il segretario sarà Bersani o Franceschini o Marino, ma il futuro candidato premier del centro-sinistra sarà lui, l’ex presidente della Camera. La prova generale dell’alleanza dovrebbe essere la prossima consultazione regionale. Udc e sinistra insieme in molte regioni e almeno due candidati presidenti al partito centrista. Per gli strateghi di sinistra i giochi sono già fatti. Ma non tutti i conti tornano. Non tornano ad esempio i conti nel Pd. L’alleanza con Casini trova diversi oppositori. In primo luogo tutti quelli che sognano una grande alleanza di sinistra che abbracci sia Vendola sia Di Pietro. è un’area di partito trasversale che raggruppa prodiani, veltroniani e correnti di sinistra che non si rassegnano all’idea di cedere lo scettro a un uomo che per un decennio è stato dall’altra parte della barricata. Contro questa prospettiva potrebbe persino essere agitato lo spettro di una scissione. Michele Salvati, ideologo del Pd, ha descritto così questo scenario sul Corriere della Sera di ieri: «Un’alleanza con l’Udc in nome dell’obiettivo di una legge elettorale proporzionale senza premio di maggioranza» avrebbe come «costo l’abbandono dell’intera strategia su cui si erano mossi l’Ulivo e il Pd durante la seconda Repubblica». è al tempo stesso difficile che il Pd possa cedere il posto di candidato presidente di Regione là dove pensa di poter rivincere. Prendiamo il caso del Piemonte dove l’alleanza con l’Udc è già stata sperimentata nelle ultime amministrative e dove l’Udc chiederebbe la presidenza per l’on. Vietti. Appare difficile che Mercedes Bresso, presidente uscente, possa fare un passo indietro e che Sergio Chiamparino accetti il sacrificio della sua collega. La trattativa si presenta così lunga e difficile e può incagliarsi di fonte a una serie di no. Non tornano neppure i conti per l’Udc. Il partito di Casini ha un elettorato fondamentalmente di destra disponibile alla «teoria dei due forni», cioè ad alleanze ora con il centro-destra ora con il centro-sinistra, ma difficilmente accetterebbe una radicale svolta a sinistra. Casini sa che non può correre il rischio di perdere questa parte del suo mondo soprattutto nel Mezzogiorno. Da qui possono venire anche i maggiori dispiaceri per l’ex presidente della Camera. Il nascente partito del Sud eroderebbe gran parte dell’elettorato dell’Udc se questo partito si presentasse come alleato del centro-sinistra. Questo pericolo spingerebbe Pier Ferdinando Casini verso un’ancora lunga navigazione solitaria. Chi lo conosce pensa che il capo dell’Udc non abbia alcuna voglia di imbarcarsi in un’avventura che sulla base dei sondaggi è destinata all’insuccesso. La vera strategia di Casini è un’altra. Piuttosto che farsi incoronare anzitempo come il nuovo Prodi, Casini spera che il dibattito nel Pd liberi alcune forze. In una recente intervista alla Stampa ha dichiarato che sono molti i dirigenti del Pd pronti a trasferirsi nel suo partito. Al tempo stesso siamo alla vigilia della discesa in campo della fondazione creata da Montezemolo e Abete che appare come il vero laboratorio di un nuovo partito centrista. Al tempo stesso ambienti vicini a Casini raccontano che l’ex presidente della Camera si illude di poter ereditare non solo uomini e consensi dal centro-sinistra ma anche dal centro-destra. Per questo la tentazione più forte per Casini è quella di non scegliere. Il Pd gli fa il regalo congressuale di considerarlo indispensabile. E questo per ora gli basta. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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Legge elettorale e rapporto con l'Udc La sfida si accende Franceschini e Bersani si confrontano a colpi di dichiarazioni E Marino si dice sostenitore del respiro maggioritario (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 21-07-2009)

Argomenti: PD

Legge elettorale e rapporto con l'Udc La sfida si accende Franceschini e Bersani si confrontano a colpi di dichiarazioni E Marino si dice sostenitore del «respiro maggioritario» SIMONE COLLINI Il congresso si combatte a colpi di dichiarazioni, ma si gioca anche sui non detti. E sistema elettorale, alleanze, rapporti con l'Udc sono temi tutt'altro che secondari. Temi su cui ieri Pier Luigi Bersani si è dovuto mettere sulla difensiva prima di contrattaccare, dicendo che il suo pensiero è stato «deformato» e che lui non vuole «tornare indietro». Il fatto è che Dario Franceschini ha dedicato alla questione poche esplicite parole, nel suo discorso programmatico all'Aquario romano: «Non accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto la scelta delle alleanze, sottraendo ai cittadini il diritto di conoscerle e sceglierle prima». Quando Bersani ha presentato il programma ha invece fatto un discorso più articolato, dicendo che «la legge elettorale dovrà essere coerente con la forma di governo» e che serve «un bipolarismo nel quale l'elettore pretende di avere visibilità del quadro di alleanze e della loro stabilità». Così il "Corriere della Sera" ha ieri pubblicato un editoriale di Michele Salvati e un'intervista ad Augusto Barbera entrambi critici nei suoi confronti, e Bersani è dovuto tornare sull'argomento ribadendo il concetto, ma con un'aggiunta: «L'elettore deve essere determinante sia nella scelta degli eletti sia nel governo». Difficile dire se basterà questo per stroncare sul nascere l'idea che l'ex ministro voglia lavorare con l'Udc per archiviare il sistema maggioritario e introdurre il proporzionale. Anche perché a sostenere la sua candidatura ci sono personalità come Massimo D'Alema, che con Italianieuropei e insieme a fondazioni vicine all'Udc e alla sinistra aveva organizzato con Veltroni segretario un seminario sul sistema istituzionale in cui il proporzionale alla tedesca la fece da padrone, personalità come Enico Letta, che sull'«incontro tra progressisti e moderati per un'alternativa vincente» al centrodestra ci ha scritto un libro, e personalità come Marco Follini, che esplicitamente fa «il tifo per un'alleanza tra Pd e Udc», sostenendo anche che i democratici dovrebbero offrire ai centristi «un modello istituzionale che possa favorire un avvicinamento». Così, in attesa di conoscere (giovedì) la posizione di Ignazio Marino su questo argomento (il chirurgo è comunque un sostenitore del «"respiro" maggioritario»), Bersani ribadisce che è favorevole al bipolarismo e aggiunge che non lo confonde con il bipartitismo. Un posizionamento rispetto al rapporto con i partiti minori e alla «vocazione maggioritaria» di veltroniana memoria, nei confronti della quale Franceschini si è solo in parte smarcato: «Non torneremo a quella stagione delle coalizioni frammentate e litigiose», sostiene il segretario Pd senza entrare più nello specifico, perché «il momento delle alleanze arriverà prima delle elezioni politiche, non prima». Bersani sostiene che si debba «riaprire il cantiere dell'Ulivo» e che però questo non è «esaustivo» perché si deve «riconoscere l'autonomia e la responsabilità di altre forze del centrosinistra e dell'opposizione e tracciare i primi passi politici per una riorganizzazione del campo dell'alternativa». Un messaggio proprio all'Udc, col quale Bersani vuole «un dialogo forte». In vista anche delle regionali, certo, perché se alle scorse amministrative l'alleanza con l'Udc si è dimostrata vincente a Torino, Bari, Brindisi, Alessandria, alle regionali l'accordo con Casini appare determinante in otto regioni. Per due delle quali, però, i centristi puntano alla presidenza (Piemonte e una delle due tra Calabria e Puglia). Senza contare il fatto che la contrarietà mostrata da Bersani alla norma dello statuto secondo cui il segretario Pd è anche il candidato alla premiership ha fatto sospettare qualcuno che il «dialogo forte con l'Udc» preveda la candidatura di Casini per quel ruolo. «Non sono Prodi, ho un'altra storia», si è già schermito il diretto interessato. Quanto a Bersani, quella sua contrarietà la spiega proprio con la necessità di riconoscere «autonomia e responsabilità» alle altre forze. Dice: «Non possiamo pensare di dialogare con loro mettendogli le dita negli occhi». L'analisi

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A ottobre la nostra ultima chance Il Pd può vincere solo con l'Udc (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

«A ottobre la nostra ultima chance Il Pd può vincere solo con l'Udc» Con Bersani la discontinuità Dopo due sconfitte non vedo alternative, basta partito evanescente Veltroni ha fatto una buona opposizione, noi non ci faremo prendere a sputi da Di Pietro Intervista a Enrico Letta

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Io con il candidato in continuità col Pci-Pds-Ds? Ma se Cofferati dice che appoggia Franceschin... (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

ANDREA CARUGATI Io con il candidato in continuità col Pci-Pds-Ds? Ma se Cofferati dice che appoggia Franceschini perché è più di sinistra di Bersani!». Enrico Letta non ha dubbi: «Bersani parte dalla discontinuità con questi 20 mesi, dopo due sconfitte non vedo come si possa fare diversamente». Perché non si è candidato? «Non era il momento della testimonianza. Questo congresso è l'ultima occasione per il Pd. Abbiamo toccato il fondo, quel 26% non è sotto il fondo solo per la festa di Casoria che ha limitato la nostra emorragia e tolto voti al premier». Come è partito questo congresso? «Col piede giusto perché ci siamo mescolati: stavolta stiamo giocando tutti la scommessa del Pd fino in fondo, senza freno a mano». È il solito derby D'Alema-Veltroni sotto altre spoglie? «Macché, conosco bene Bersani e Franceschini, sono tra i migliori dirigenti che abbiamo, nel pieno della loro maturità politica». Quali sono le differenze reali tra voi e Franceschini? «Bersani dimostrerà nei fatti la sua carica di innovazione, modellerà un partito con i piedi piantati nel territorio e non evanescente. Un Pd che non si fa prendere a sputi da qualunque Di Pietro o Grillo. La seconda differenza è la vocazione maggioritaria: con il 26% finisci in un cul de sac. Bisogna arrestare la corsa verso il bipartitismo, tornare a costruire alleanze». Eppure nel 2008 nessuno si oppose alla corsa da soli... «Quando mi sono candidato alle primarie nel mio programma c'erano cose diverse, come la legge alla tedesca. Sono coerente con quella impostazione». Ancora convinto del sistema tedesco? Non si torna alla prima repubblica? «Non ci sono questi rischi. Ci sono due grandi partiti-perno, e l'opinione pubblica è matura. Non si andrebbe alle elezioni con le mani libere». Quali alleati per il Pd? «Bisogna verificare realtà per realtà come avvicinarsi alle regionali. In Puglia ha funzionato con Udc e Idv insieme, ma a livello nazionale non ci può essere dialogo con chi sta all'opposizione di Napolitano». Il Pd ha fatto poca opposizione? «No, è stata giusta e utile. Su questo non ho mai criticato Veltroni e Franceschini. Di Walter ho apprezzato soprattutto il tentativo coraggioso e rischioso di costruire un partito post berlusconiano, lontano dai toni alla Di Pietro». La sinistra sarà vostro alleato? «Si dialoga solo con chi ha l'ambizione di governare». E l'Udc? Non è molto popolare nel popolo Pd, soprattutto Cuffaro... «Sono stato criticato per aver sostenuto che si torna a governare solo con l'Udc. Ma le amministrative ci dicono che, oltre alle nostre roccaforti, si è vinto in Puglia, Piemonte, e Trentino, dove eravamo alleati con l'Udc. Se vogliamo fare i puri rischiamo di fare testimonianza». E Cuffaro? «Non si può ridurre l'Udc al solo problema Cuffaro, che pure esiste». Se vincerete voi le primarie per il leader non si faranno più? «Si aprirà un dialogo per cambiare lo statuto insieme, nessuna riforma a maggioranza. Mettere in discussione le primarie non è il primo problema, anzi sono talmente a favore che le propongo anche per i parlamentari che non devono più essere nominati». Bersani dice «sinistra», Rutelli inorridisce. E lei? «Noi siamo i democratici: se fossimo solo di centro o solo di sinistra non andrebbe bene. Dobbiamo guardare agli elettori moderati, quel ceto medio che non insegue il populismo: insegnanti, piccoli imprenditori, funzionari pubblici. Prodi ha vinto due volte perché ha evocato il buon senso e il ceto medio si è fidato». Siete la mozione che "recupera" il prodismo? «È fondamentale recuperare la storia dell'Ulivo e ciò che di bello e buono ha fatto e rappresentato Prodi. Le forme e i modi di un nuovo impegno le deciderà lui, ma non cercherò di tirarlo in mezzo nella discussione congressuale». Diritti delle coppie di fatto, anche omosessuali? «Sbagliato infilarsi in discussioni ideologiche come accadde con i Dico, preferisco i risultati concreti, per estendere, per esempio, a tutti i diritti dei parlamentari, come assistenza sanitaria e reversibilità della pensione per i conviventi, anche omosessuali. Ma il matrimonio è un'altra cosa». Marino dice: lasciamo fuori che è contro i diritti come la Binetti... «Discussione penosa, non stiamo giocando con le figurine. Voglio un Pd che tenga conto dei dubbi di tanti sui temi etici, che discuta e decida, senza cacciare nessuno. Laicità vuol dire soprattutto rispetto». Lei è stato per anni il simbolo delle nuove generazioni. Cosa pensa del fenomeno Serracchiani? «Il rinnovamento prevede anche delle ingenuità, ma non si possono colpevolizzare le persone al primo errore. Il nostro problema non è certo il troppo rinnovamento...».

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Scontro Morassut-Milana Ma Dario Sassoli (sezione: PD Congresso)

( da "Tempo, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

stampa Grandi manovre per la segreteria regionale del Pd in vista del congresso Scontro Morassut-Milana Ma Dario «sogna» Sassoli LazioAdesso nell'area dalemiana spunta l'ipotesi Gasbarra Nel Pd del Lazio cominciano le grandi manovre in vista del congresso di ottobre. All'ombra della sfida per la segreteria nazionale prende corpo la battaglia per il coordinamento regionale del partito. Lo scenario è piuttosto ingarbugliato, anche perché, almeno per ora, le correnti si «studiano» e valutano eventuali alleanze. Ovviamente non mancano i mal di pancia e gli insospettabili riposizionamenti. Sì perché nel Lazio lo schema Franceschini-Bersani-Marino regge fino a un certo punto. Il segretario regionale del Pd in carica, Roberto Morassut, è veltroniano da sempre: già assessore all'Urbanistica, è diventato deputato alle scorse Politiche. Potrebbe essere lui il candidato di Dario Franceschini nel Lazio. Potrebbe. Perché a sbarrargli la strada c'è il signore dei voti (non soltanto delle tessere) Riccardo Milana, attualmente coordinatore romano del partito. Milana, senatore, è un fedelissimo dell'ex vicepremier Francesco Rutelli. Ora, rotto l'asse costruito per le elezioni europee con i dalemiani, i rutelliani hanno scelto di schierarsi (anche se ad alcune condizioni e con vistosi malumori) col segretario nazionale. Non è ancora chiaro, però, su quale cavallo punterà Franceschini. Se scegliesse Milana, allora Morassut potrebbe riposizionarsi. Se invece scommettesse sull'ex assessore romano all'Urbanistica, Milana potrebbe cambiare fronte, passando con Bersani. Del resto le eccezioni non mancano: già l'ex coordinatore regionale Dl e assessore della Giunta Marrazzo, Mario Di Carlo, da sempre allergico agli accordi «democristiani», ha deciso di sostenere proprio Bersani. Franceschini starebbe valutando pro e contro dei «suoi» possibili candidati alla segreteria laziale. Se a Roma Milana è di fatto mezzo partito, Morassut rappresenta la continuità con l'era Veltroni. Se il segretario scegliesse il primo, Morassut potrebbe diventare il candidato laziale del chirurgo-senatore sostenuto dal deus ex machina del centrosinistra Goffredo Bettini. Ma nell'area Marino tiene anche, e soprattutto, l'ipotesi della deputata Ileana Argentin. La partita dell'ala Franceschini-Veltroni-Rutelli non è affatto racchiusa nel ballottaggio Milana-Morassut. Il numero uno del Pd, infatti, potrebbe sparigliare e imporre un cambio di direzione lanciando la candidatura dell'eurodeputato David Sassoli, su cui la componente veltroniana scommette per il futuro della Capitale. In alternativa, si parla anche della sempreverde, ora eurodeputata, Silvia Costa. La situazione non è più semplice nell'ala dalemiana. Pierluigi Bersani punta a conquistare la segreteria del Pd del Lazio con Stefano Fassina: poco più che quarantenne, economista, è membro della direzione nazionale del partito. Tuttavia la candidatura di Fassina non sarebbe stata presa con entusiasmo dai dalemiani del Lazio che preferirebbero alla segreteria regionale un politico più navigato. Non è un caso che giri il nome dell'ex presidente della Provincia di Roma, adesso deputato, Enrico Gasbarra. Sarà dunque un'estate di trattative per giungere a ottobre a un quadro più definito. Nel tentativo che il congresso ricomponga una volta per tutte i contrasti tra le correnti e assegni al Partito democratico la forza per ripartire, soprattutto in vista delle elezioni regionali della primavera 2010.

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Ecco il , in campo anche Renato Nicolini (sezione: PD Congresso)

( da "Tempo, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

stampa Candidature Ecco il «quinto uomo», in campo anche Renato Nicolini E cinque. Arriva anche la candidatura di Renato Nicolini alla segreteria Pd. Il padre dell'Estate romana, già assessore al comune di Roma, scenderà ufficialmente in campo oggi, presso la sezione Pd Trastevere e intanto boccia i suoi diretti avversari. «Mi sembra assurdo - attacca - che ci siano due candidati come Bersani e Franceschini. È come se facessimo il gioco dell'oca e fossimo tornati alla casella di partenza, con Bersani che ricorda molto il Pds, il vecchio comunismo emiliano e Franceschini che rievoca la Margherita». Nicolini dice anche di volersi ricollegare alla «grande stagione delle autonomie locali, tra la metà degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, la stagione delle cosiddette giunte rosse», quando egli stesso era assessore a Roma. «Ho notato - afferma Nicolini - che nella biografia di Veltroni e Rutelli, le giunte di quegli anni sono state addirittura cancellate come se la storia democratica di Roma cominciasse nel '93». Quanto alle prospettive di successo, Nicolini ammette che «se riesco a presentare 1500 firme mi sembra già un miracolo (deve farlo entro domani ndr). Però la mia - precisa - non è una candidatura alla Grillo per sabotare, per disturbare», ma per dire che «nel Pd può esserci spazio per una sinistra riformista, europea».

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Perché il Pd non può essere "di sinistra" (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

Perché il Pd non può essere "di sinistra" Caro direttore, fa bene Pierluigi Bersani, in un dibattito congressuale aspro, perché per la prima volta vero, a chiedere che non si faccia la caricatura della sua posizione politica. A condizione che lui per primo si adoperi per chiarire e non per confondere. In un'intervista al Corriere della sera di sabato scorso, Walter Veltroni ha detto che le piattaforme congressuali di Bersani e Franceschini sono «nitidamente diverse. Una è legittimamente dentro l'evoluzione Pci-Pds-Ds e punta a un modello di partito come ce ne erano un tempo. L'altra disegna un partito con l'ambizione di cambiare radicalmente il Paese, diventando il perno dell'alleanza riformista per l'Italia». Bersani ha giudicato la descrizione di Veltroni una caricatura, ma ha poi aggiunto che «sinistra è parola da recuperare». Nei giorni precedenti, aveva definito il suo "nuovo Pd", un partito popolare, laico e di sinistra. Una definizione perfetta per i Ds, ma non per il Pd, che si è fin qui sempre definito un partito certo popolare, al punto da nascere per mano di tre milioni e mezzo di cittadini italiani e da aver costituito in pochi mesi migliaia di circoli territoriali (altro che partito liquido!), certamente laico, come ha saputo dimostrare in Senato col voto unitario sul testamento biologico, ma altrettanto certamente non "di sinistra", ma "di centrosinistra". Non si tratta di una sfumatura, ma di una questione al tempo stesso identitaria e strategica. È una questione identitaria, perché il Pd nasce dal definitivo abbandono del mito dell'unità della sinistra (i Ds, con Piero Fassino, affrontarono con coraggio perfino il trauma di una scissione, la rottura con i compagni di Sinistra democratica, per dar vita al Pd), in favore di un grande obiettivo storico, quello dell'unità dei riformisti. Un cambiamento di paradigma (al quale questo giornale dette allora un contributo determinante), reso possibile dalla comune consapevolezza dell'insufficienza, per far fronte ai grandi cambiamenti del Duemila, di tutte le culture di provenienza, da quella socialdemocratica a quella democratico-cristiana, che pure tanto avevano significato e prodotto nel Novecento. E quindi, dalla condivisione della necessità e dell'urgenza di disporsi insieme alla ricerca di un pensiero nuovo, che delle tradizioni riformiste preservi il nucleo umanistico, che vuole la politica al servizio dei grandi principi di libertà e uguaglianza, ma sappia fare i conti in modo meno inadeguato con i nuovi termini della questione sociale e della questione democratica, imposti dalla globalizzazione e dalla crisi di sistema che ha investito l'economia mondiale, dal deperimento degli Stati nazionali europei, dalle inedite sfide poste dal cambiamento climatico o dalle scienze della vita. Partecipare a questa ricerca, che non è solo nostra, italiana, ma europea e mondiale, di un pensiero nuovo, di un nuovo umanesimo, è oggi la nostra comune identità di democratici. Altro che identità debole. Debole, insostenibilmente leggera, è la nostalgia di chi pensa che si possa capire il nuovo con le categorie concettuali del passato. "Abbiamo creato il Pd - ha detto in questi giorni Massimo D'Alema - per abolire il trattino tra il centro e la sinistra. Qualcuno invece ha pensato, sbagliando, che si dovesse abolire la sinistra". Ecco: "abolire" è una parola sbagliata. Meglio "superare". Ma superare il trattino tra centro e sinistra significa per l'appunto superare le vecchie autosufficienze culturali, comprese quelle "di sinistra", e collaborare alla costruzione di un'identità nuova, comune: l'identità democratica, un'identità di centrosinistra. La questione identitaria è del resto anche una questione strategica. Chi pensa per il Pd un'identità di sinistra è anche chi da sempre teorizza la natura, più ancora della dimensione, strutturalmente minoritaria della sinistra italiana. Ma se il Pd è la nuova forma della sinistra italiana, anche il Pd finisce per ritrovarsi figlio di un dio minore, bisognoso di un partner di centro che lo completi sul piano politico-culturale, prima ancora che elettorale, e lo porti per mano al governo. Come in un gioco dell'oca impazzito, si torna così al punto di partenza. Questo sarebbe il pensiero forte, l'identità forte per il Pd? Fare anticamera davanti alla porta di Casini, sperando che apra e ci faccia entrare, magari in cambio della guida del nuovo centro-sinistra, ovviamente col trattino bene in vista? La verità è che questo non è nemmeno un pensiero realistico: Casini ha ripetuto domenica scorsa che non ha nessuna intenzione di fare dell'Udc la gamba di centro di un nuovo centro-sinistra. La sua ambizione è molto più grande e bisogna dargliene atto: disarticolare l'attuale sistema politico italiano, "superando" sia il Pdl che il Pd e lo stesso bipolarismo, con l'aiuto di una qualche legge elettorale alla tedesca che tolga agli elettori il potere di decidere col loro voto chi deve governare. Ma il Pd non può acconciarsi a farsi disarticolare da Casini, insieme al bipolarismo e alla sua versione più avanzata, quella della competizione tra coalizioni formate attorno a due grandi partiti nazionali, come avviene in tutta Europa. Il Pd ha una sola strategia coerente con la sua identità: porsi come il luogo e il soggetto di una vera innovazione politica e programmatica, in modo da conquistare il consenso di aree del Paese che oggi guardano altrove, dagli operai che votano Lega agli artigiani e ai commercianti che preferiscono il Pdl. Solo un Pd determinato a lanciare al Pdl la sfida per diventare il primo partito d'Italia potrà diventare, col suo programma e la sua leadership, non a caso selezionati attraverso la lotta politica nel contesto di una vasta e aperta partecipazione democratica, il perno di una nuova alleanza riformista. Un'alleanza da costruire insieme a forze politicamente e programmaticamente omogenee, come la galassia radicale, il mondo socialista, la sinistra critica ma di governo di Vendola e Fava. Un'alleanza pensata e programmata non solo per vincere, ma anche e soprattutto per governare e per fare le riforme, senza le quali sarà impossibile evitare il declino del Paese. di Giorgio Tonini 22/07/2009

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Emiliano, il giudice Masaniello che fa il pieno di fiducia (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

Emiliano, il giudice Masaniello che fa il pieno di fiducia di Peppino Caldarola Se dovesse nascere un vero partito del Sud, il capo potrebbe essere lui, Michele Emiliano. In Puglia in sei anni ha fatto il vuoto attorno a sé sbaragliando tutti i concorrenti. Pochi avrebbero scommesso sulla sua irresistibile ascesa. Uomo di passioni in una città cinica, contrapposto a burocrazie di partito super esperte, Emiliano sembrava essere destinato ad essere una meteora. Invece no. Il sondaggio pugliese che pubblichiamo oggi lo incorona. C'è una classifica che riguarda i personaggi più noti dove Emiliano è sopravanzato da Nichi Vendola (86%) e Raffaele Fitto (65%), da più tempo nelle cronache della politica. Ma c'è un'altra graduatoria in cui Emiliano surclassa amici ed avversari ed è una classifica pesante perché il sondaggio parla del grado di fiducia che gli uomini pubblici pugliesi raccolgono presso i cittadini. Qui Emiliano stacca tutti. Ha fiducia in lui il 64% degli interrogati mentre Vendola scende al 54% e Raffaele Fitto al 34%. Adesso la partita del sindaco si gioca tutta nel suo partito. Il timone della sinistra in Puglia ce l'hanno in mano due persone, lui e D'Alema. E sono già cominciate le scintille. D'Alema vorrebbe che Emiliano lasciasse la segreteria regionale del Pd. Al suo posto dovrebbe andare, per rispettare il patto con Enrico Letta, Francesco Boccia. Emiliano non ha alcuna intenzione di lasciare la segreteria. In realtà il rapporto con D'Alema e i dalemiani è sempre stato conflittuale. C'era D'Alema sulla strada di Emiliano quando l'ex pm decise di candidarsi a sindaco di Bari per la prima volta. Senza l'assenso dell'ex premier, la storia politica della sinistra pugliese sarebbe stata diversa. Ma D'Alema capì che quel personaggio impetuoso e inquietante poteva essere il grimaldello per scalzare la destra e puntò su di lui. Appena eletto Emiliano cercò di divincolarsi dall'abbraccio con D'Alema. Si era alla vigilia delle regionali e mentre D'Alema cercava un notabile possibilmente legato moderato per strappare la regione a Raffaele Fitto, Emiliano puntò, d'accordo con Vendola, tutte le sue carte sull'attuale rivale Francesco Boccia, economista sconosciuto al grande pubblico. Fu un braccio di ferro che durò parecchie settimane. La posta in gioco non era la candidatura a governatore ma il rapporto di forza fra l'astro nascente e il grande capo. Il risultato fu deludente per tutti e due perchè vinse Vendola che si smarcò da Emiliano e sconfisse D'Alema. Quando si affacciò sulla scena del Pd Walter Veltroni, Emiliano pensò che fosse arrivato il momento di dire addio a D'Alema. L'innamoramento fu breve. Il sindaco si rese conto che avrebbe avuto vita difficile a Bari e in Puglia, se avesse scelto di abbandonare D'Alema. E con D'Alema restò, ma a modo suo. Si può dire che restò con D'Alema ma contro i dalemiani. Una prova la si è avuta quando è scoppiato lo scandalo sulla sanità in Puglia con annesse storie di escort e di convegni amorosi. La nomenklatura pugliese del Pd veniva colpita nel suo personaggio più esposto, l'ultra-dalemiano Sandro Frisullo. Emiliano è uomo di decisioni rapide. Nel volgere di alcuni giorni stabilì un asse privilegiato con Vendola che voleva tirar fuori la sua giunta dalle secche dell'inchiesta giudiziaria e assecondò la scelta del governatore di azzerare tutto. La vittima fu appunto Sandro Frisullo. Dopo questo "colpaccio" ripartirono le voci sulla incompatibilità di Emiliano. E' storia di questi giorni e riguarda il congresso del Pd dove Emiliano si ricandiderà e molto probabilmente i dalemiani sceglieranno un altro candidato. Chi pensa che Emiliano abbia voglia di rinchiudersi in Puglia non conosce il personaggio. Non si accontenterà di stare cinque anni a governare la sua città. Come il suo amico-rivale D'Alema, Emiliano è innamorato della politica ed è un maestro nell'arte delle alleanze trasversali. Nella città di Bari lo hanno votato quelli di sinistra e una parte del mondo di destra. E' lui a tessere le fila del rapporto con l'ex sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, fuoriuscita dalla Pdl, e con l'Udc. Lo stesso destino di Vendola dipende da lui. A meno che a qualcuno non venga in mente di candidare il sindaco come presidente della Regione. E' un'idea azzardata, cioè esattamente quelle idee che piacciono a Emiliano, il nuovo Masaniello. 22/07/2009

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segue dalla prima pagina (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

segue dalla prima pagina «Perché il Pd ha deluso le aspettative che aveva suscitato, perdendo voti invece di allargare i consensi in tutte le direzioni?» ECCO LA MOZIONE BERSANI. Primarie stravolte e sovranità degli iscritti. «E risolviamo anche il conflitto d'interessi». Sparisce il richiamo all'Africa. segue dalla prima pagina «Perché il Pd ha deluso le aspettative che aveva suscitato, perdendo voti invece di allargare i consensi in tutte le direzioni?». La mozione offre tre risposte. Primo, «è successo perché la vocazione maggioritaria si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico». Secondo, «perché invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana, si è preferita la suggestione mediatica al rinnovamento della cultura politica». Terzo, «perché, dopo aver invocato la partecipazione popolare alla primarie e aver ottenuto la risposta formidabile di oltre tre milioni di cittadini, non si è riusciti a costruire un'organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli». Da qui il messaggio agli avversari interni. «Non si dica - si legge nel testo - che i nostri problemi sono venuti dal presunto tradimento di un'ispirazione originaria. Sono venuti dal non aver messo il progetto su basi solide». Le radici uliviste e la laicità. Il partito disegnato da Bersani è legato alle radici dell'Ulivo, accantonate dal duo Walter-Dario, che vengono rilanciate nell'ultima parte del documento congressuale. «L'identità plurale dei democratici - si legge nel testo - nasce dalla sintesi delle culture fondative dell'Ulivo. Nell'avvio del Pd si è pensato che l'eclettismo potesse allargare gli orizzonti e accrescere i consensi. Non è stato così». In sintesi, l'ex ministro propone un partito «popolare», «riformista», «dell'uguaglianza», «delle donne e degli uomini», «dei lavoratori e dei ceti produttivi», «ambientalista», «dei territori», «dei giovani», «dei cittadini e del nuovo civismo», «della conoscenza e dei saperi». E poi «un partito laico»: «Perché rispettiamo le fedi e le convinzioni morali di ciascuno. Siamo convinti - si legge nella mozione - che lo Stato sia la casa di tutti e che si debba garantire a tutti libertà di coscienza e di culto e che si debbano tener distinte le convinzioni religiose, filosofiche e morali (…) dalle leggi che regolano i comportamenti di tutti». E «un partito dei diritti civili», contrario - quindi - «a uno Stato che tenda a sostituirsi alla libertà e alla responsabilità dei cittadini». Vecchio o nuovo? La questione del modello di partito viene affrontata nelle ultime pagine: «La questione che ci siamo posti nei mesi scorsi non è se essere un partito "vecchio" o un partito "nuovo", ma se essere davvero un partito». E ancora, riferito a Veltroni, «all'indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica». Morale? «Abbiamo disperso un tesoro immenso». La sovranità degli iscritti. Organizzato in circoli, il Pd - si legge nel capitolo finale della mozione - «è un partito di iscritti e di elettori. La sovranità appartiene agli iscritti, che la condividono con gli elettori nelle occasioni regolate dallo statuto. Agli iscritti sono riconosciuti diritti fondamentali come la partecipazione alle decisioni ai vari livelli (anche attraverso referendum) e l'elezione degli organismi dirigenti. Il Pd coinvolge gli elettori, attraverso le primarie, per selezionare le candidature alle cariche elettive con particolare riferimento alle elezioni in cui non sia presente il voto di preferenza. Partecipa alle primarie di coalizione con un proprio rappresentante scelto da iscritti e organismi dirigenti. Le primarie per l'elezione del segretario nazionale richiedono nuove regole ispirate a due criteri: non devono trasformarsi in un plebiscito e non possono essere distorte da altre forze politiche. Le primarie vanno rese più efficienti, superando meccanismi di "doppia legittimazione" e rendendo più chiaro il meccanismo di partecipazione. L'Albo degli elettori deve essere pubblico e certificato». Sull'elaborazione del capitolo sulle primarie per l'elezione del leader (che rilancia in toto il modello Usa) è stato determinante il pressing dell'area di Enrico Letta. Dall'economia al «profilo morale». Nessun richiamo esplicito all'attualità. Ma nella mozione Bersani c'è un passaggio da non sottovalutare. «Il Pd ha il compito di dare al Paese una classe politica di alto profilo morale, sobria nei comportamenti, animata dallo spirito di servizio e di rispetto per istituzioni e comunità». L'ex ministro si candida sulla base di una piattaforma che boccia «una finanza sempre più spregiudicata» e «quel "pensiero unico" neoliberista che ha influenzato anche tanti riformisti»; insiste sulla green economy; vuole «regole chiare» su immigrazione e sicurezza; chiede di «ridurre le disuguaglianze», di «liberare il merito». Il conflitto d'interessi. Nella programma di Bersani ci sono riforme istituzionali («Noi scegliamo un modello parlamentare rafforzato») e un partito aperto: «Il progetto che ci ispira non è compiuto (...) C'è un vasto campo di forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste che ha cominciato ad unificarsi e al quale è giusto guardare con attenzione, così come a tutte quelle forze di opposizione che incarnano valori importanti». La vocazione maggioritaria «non significa rifiutare le alleanze ma, al contrario, renderle possibili». C'è un brano sul conflitto d'interessi, tornato di moda dopo l'intervento di Franceschini. Scrive Bersani: «Intendiamo anche risolvere il problema del conflitto di interessi che in tutti questi anni è andato aggravandosi, mettendo in pericolo la libertà di informazione e non solo». Curiosità: nel capitolo del testo dedicato al "Nuovo secolo" era esplicitato anche l'obiettivo di «tendere una mano all'Africa». All'ultimo giro di correzioni la parola «Africa» ha lasciato il passo all'espressione «nazioni più povere». Chissà perché. Tommaso Labate 22/07/2009

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Marino, la sola vera novità (sezione: PD Congresso)

( da "Manifesto, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

SINISTRATI RIVOLUZIONE DEMOCRATICA «È quella che serve al paese, ed è la proposta politica di Marino. Un nuovo patto fra cittadini basato sul rispetto dell'altro e sulla libertà delle persone» BASTA CATENE DI COMANDO «Una cosa sono i luoghi di studio e ricerca, altra le correnti finalizzate alla distribuzione di potere e sottopotere. Non è produzione di pensiero critico» NO GRAZIE, A BASSOLINO «Se avesse offerto il suo appoggio, credo che il chirurgo avrebbe detto no. In Campania è stata fatta una battagli «Marino, la sola vera novità» GOFFREDO BETTINI /FOTO TAM TAM Daniela Preziosi «A dire il vero, fin qui non stiamo assistendo a un bel dibattito congressuale. È in corso una specie di guerra di posizione. Come se ci fossero due eserciti stanziali, schierati in pianura, con le insegne e le cornamuse. Noi siamo gli indiani, sulle colline tutt'intorno. Attaccheremo, vinceremo. Ma in effetti siamo i meno organizzati». E siccome parla Goffredo Bettini, teorico e poi inventore del 'terzo uomo', «noi» sono quelli che stanno con Ignazio Marino. E che danno in queste ore gli ultimi ritocchi al programma, prima di presentarlo domani a Milano. Il Pd ha detto: niente proroga al tesseramento. Anche se Marino aveva addirittura parlarlo di irregolarità. Le irregolarità sono solo dedotte. Quando c'è una concentrazione improvvisa di iscritti in alcune situazioni, stento a credere che ci sia un improvviso amore per la politica, sbocciato a macchia di leopardo. Di sicuro c'è stata una farraginosità nel tesseramento, in generale non per cattiva volontà. Si poteva dare un po' più tempo per iscriversi. Era una scelta di buon senso. Pazienza. Diceva che non le piace quest'avvio congressuale. Perché? La candidatura di Marino è la sola vera novità. Ha rotto gli schemi, ha suscitato entusiasmo. In molte parti del paese, tra le difficoltà, in centinaia e centinaia si sono scritti al Pd per sostenerlo. Senza alcuna organizzazione, in modo spontaneo e appassionato. Senza Marino molte energie sarebbero rimaste a casa. Questo perché lui, di fronte a candidature usurate dalle sconfitte, è il solo che può dire cose chiare su alcuni argomenti decisivi: il Pd è nato bene, ma dopo il voto politico si è richiuso nelle vecchie pratiche, fino all'implosione. E questo perché non è riuscito a rinnovare le classi dirigenti del Mezzogiorno, non si è aperto ai giovani, non ha combattuto le correnti, non ha sciolto nodi decisivi. Del resto credo che Veltroni la pensasse come me. Ma poi si è dimesso. Io ho dato battaglia, ma mi sono sentito solo. Con il resto del gruppo dirigente che frenava, e che alla fine ha impedito lo sviluppo del progetto del Pd. Oggi, a parole, tutti vogliono un partito senza correnti. E allora, chiedo, perché non le sciolgono? Ce l'ha più con Franceschini o più con Bersani? Con entrambi. Franceschini però organizza molte liste a proprio sostegno. Bersani sembra orientarsi su una o due. Per strategia congressuale, non perché ha abolito le correnti. Le liste alle primarie sottolineano punti di programma. Negativo semmai è che i voti vengano dalle correnti. Questo si rifletterà nel partito. Anziché fare l'amalgama, la mescolanza delle persone libere che costruiscono il nuovo pensiero politico di cui l'Italia ha bisogno, il riproporsi delle vecchie identità correntizie al massimo può fare un mini-compromesso storico interno. Le correnti però sono anche aree culturali, fondazioni, luoghi di ricerca politica. E proprio lei vuole scioglierli, abolirli? Ma no, abbiamo bisogno di un partito colto. E quindi di centri, fondazioni, come Italianieuropei per essere chiari, che fanno un lavoro egregio, prezioso. Ma quando da Roma fino all'ultimo paese della periferia si organizzano catene di comando e cordate di iscritti fondate sul fidelismo e finalizzate alla distribuzione di potere e sottopotere, non mi si dica che si sta producendo pensiero critico. Marino ha iniziato con il vento in poppa. Poi però ha fatto una gaffe sul presunto stupratore. E adesso si è perso per strada i radicali, che gli preferiscono Franceschini sulla legge elettorale. Sulla legge elettorale dirà cose chiare, vedrete. Comunque intorno a lui sento che c'è una crescita di consenso. È vero che ha il pregio, o la spericolatezza, di usare un linguaggio talvolta politicamente scorretto. Perdoniamolo, e andiamo alla sostanza di quello che dice. Bianchini è un caso singolo, semmai la questione è di porre più attenzione alla formazione dei quadri dirigenti. La questione morale però è tema che riguarda la politica e nessuno può nascondere il fatto che anche il Pd in tante parti del paese pratica vecchi vizi che respingono una parte dell'opinione pubblica. Se Antonio Bassolino avesse offerto il suo appoggio, e i suoi voti, Marino non li avrebbe accettati? Penso proprio di no. Bassolino è un compagno di vecchia data e un amico. Ma in Campania c'è stata una battaglia netta tra innovazione e conservazione. Le forze dell'innovazione non stavano dalla parte di Bassolino. Insomma, fuori dai vecchi schemi c'è solo Marino? Il suo messaggio è che il paese ha bisogno di una rivoluzione democratica, di ricostruire un patto tra gli italiani, un rapporto più diretto tra cittadini e istituzioni: mettere al centro le regole, l'interesse collettivo, il rispetto e la libertà delle persone. Principi che in altri paesi hanno ottenuto le borghesie nazionali, con le grandi rivoluzioni. La borghesia italiana ha disertato il compito, per questo la nostra democrazia è fragile ed esposta al plebiscitarismo e all'autoritarismo. D'Alema ha detto che anche il Pd è esposto al rischio del plebiscitarismo, al 'berlusconismo debole'. Non sono d'accordo. Tutta l'impostazione della nostra mozione si fonda sul potere degli iscritti. In concreto cosa significa? Faccio un esempio. Siamo stati fermi sei mesi senza dire una parola chiara sul testamento biologico. Dovevamo organizzare una rapida e trasparente discussione nei circoli, farli votare e considerare il loro voto vincolante. Non così sempre, ma sui nodi su cui il dibattito nei gruppi dirigenti rischia di paralizzarsi o non essere nitido. E il contrario del plebiscitarismo, che presuppone una delega. Per il resto il partito deve dire no a qualsiasi passo indietro sul bipolarismo e sì invece all'ambizione maggioritaria. Vuol dire che il segretario Pd deve essere anche il candidato premier? Sì. E questo non è affatto la rinuncia alle alleanze ma l'ambizione di fare una proposta a tutti i cittadini, visto che le persone non restano eternamente chiuse nei recinti delle attuali nomenklature politiche. Al di là del partito, qual è la proposta di Marino segretario e eventuale candidato premier nel 2013? Uno stato non ipotecato da costi inutili, evasioni fiscali, disinteresse per la valorizzazione dei beni pubblici, può reperire le risorse per affrontare politiche pubbliche. Su tre cose fondamentali: sostegno alle famiglie, cioè ai redditi dei lavoratori. Ammortizzatori sociali universali per i disoccupati. Infine investire sui settori competitivi e innovativi, come l'ambiente. Se lo stato facesse una politica intelligente, tagliando dove serve ma investendo nei nostri talenti - turismo, made in Italy - il nostro paese sarebbe tra i primi a uscire dalla crisi.

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(sezione: PD Congresso)

( da "Manifesto, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

INTERVISTA · Bettini: gli altri sono vecchi eserciti con le cornamuse. Sciogliete le correnti, fin qui hanno frenato il Pd «Marino, la sola vera novità» «Un nuovo patto tra cittadini e sul bipolarismo nessun passo indietro». Lex consigliere di Veltroni anticipa la piattaforma del senatore. «Irregolarità nelle tessere? No, amori sbocciati a macchia di leopardo. Ignazio usa un linguaggio politicamente scorretto. Guardiamo a quello che dice» Daniela Preziosi «A dire il vero, fin qui non stiamo assistendo a un bel dibattito congressuale. È in corso una specie di guerra di posizione. Come se ci fossero due eserciti stanziali, schierati in pianura, con le insegne e le cornamuse. Noi siamo gli indiani, sulle colline tutt'intorno. Attaccheremo, vinceremo. Ma in effetti siamo i meno organizzati». E siccome parla Goffredo Bettini, teorico e poi inventore del 'terzo uomo', «noi» sono quelli che stanno con Ignazio Marino. E che danno in queste ore gli ultimi ritocchi al programma, prima di presentarlo domani a Milano. Il Pd ha detto: niente proroga al tesseramento. Anche se Marino aveva addirittura parlarlo di irregolarità. Le irregolarità sono solo dedotte. Quando c'è una concentrazione improvvisa di iscritti in alcune situazioni, stento a credere che ci sia un improvviso amore per la politica, sbocciato a macchia di leopardo. Di sicuro c'è stata una farraginosità nel tesseramento, in generale non per cattiva volontà. Si poteva dare un po' più tempo per iscriversi. Era una scelta di buon senso. Pazienza. Diceva che non le piace quest'avvio congressuale. Perché? La candidatura di Marino è la sola vera novità. Ha rotto gli schemi, ha suscitato entusiasmo. In molte parti del paese, tra le difficoltà, in centinaia e centinaia si sono scritti al Pd per sostenerlo. Senza alcuna organizzazione, in modo spontaneo e appassionato. Senza Marino molte energie sarebbero rimaste a casa. Questo perché lui, di fronte a candidature usurate dalle sconfitte, è il solo che può dire cose chiare su alcuni argomenti decisivi: il Pd è nato bene, ma dopo il voto politico si è richiuso nelle vecchie pratiche, fino all'implosione. E questo perché non è riuscito a rinnovare le classi dirigenti del Mezzogiorno, non si è aperto ai giovani, non ha combattuto le correnti, non ha sciolto nodi decisivi. Del resto credo che Veltroni la pensasse come me. Ma poi si è dimesso. Io ho dato battaglia, ma mi sono sentito solo. Con il resto del gruppo dirigente che frenava, e che alla fine ha impedito lo sviluppo del progetto del Pd. Oggi, a parole, tutti vogliono un partito senza correnti. E allora, chiedo, perché non le sciolgono? Ce l'ha più con Franceschini o più con Bersani? Con entrambi. Franceschini però organizza molte liste a proprio sostegno. Bersani sembra orientarsi su una o due. Per strategia congressuale, non perché ha abolito le correnti. Le liste alle primarie sottolineano punti di programma. Negativo semmai è che i voti vengano dalle correnti. Questo si rifletterà nel partito. Anziché fare l'amalgama, la mescolanza delle persone libere che costruiscono il nuovo pensiero politico di cui l'Italia ha bisogno, il riproporsi delle vecchie identità correntizie al massimo può fare un mini-compromesso storico interno. Le correnti però sono anche aree culturali, fondazioni, luoghi di ricerca politica. E proprio lei vuole scioglierli, abolirli? Ma no, abbiamo bisogno di un partito colto. E quindi di centri, fondazioni, come Italianieuropei per essere chiari, che fanno un lavoro egregio, prezioso. Ma quando da Roma fino all'ultimo paese della periferia si organizzano catene di comando e cordate di iscritti fondate sul fidelismo e finalizzate alla distribuzione di potere e sottopotere, non mi si dica che si sta producendo pensiero critico. Marino ha iniziato con il vento in poppa. Poi però ha fatto una gaffe sul presunto stupratore. E adesso si è perso per strada i radicali, che gli preferiscono Franceschini sulla legge elettorale. Sulla legge elettorale dirà cose chiare, vedrete. Comunque intorno a lui sento che c'è una crescita di consenso. È vero che ha il pregio, o la spericolatezza, di usare un linguaggio talvolta politicamente scorretto. Perdoniamolo, e andiamo alla sostanza di quello che dice. Bianchini è un caso singolo, semmai la questione è di porre più attenzione alla formazione dei quadri dirigenti. La questione morale però è tema che riguarda la politica e nessuno può nascondere il fatto che anche il Pd in tante parti del paese pratica vecchi vizi che respingono una parte dell'opinione pubblica. Se Antonio Bassolino avesse offerto il suo appoggio, e i suoi voti, Marino non li avrebbe accettati? Penso proprio di no. Bassolino è un compagno di vecchia data e un amico. Ma in Campania c'è stata una battaglia netta tra innovazione e conservazione. Le forze dell'innovazione non stavano dalla parte di Bassolino. Insomma, fuori dai vecchi schemi c'è solo Marino? Il suo messaggio è che il paese ha bisogno di una rivoluzione democratica, di ricostruire un patto tra gli italiani, un rapporto più diretto tra cittadini e istituzioni: mettere al centro le regole, l'interesse collettivo, il rispetto e la libertà delle persone. Principi che in altri paesi hanno ottenuto le borghesie nazionali, con le grandi rivoluzioni. La borghesia italiana ha disertato il compito, per questo la nostra democrazia è fragile ed esposta al plebiscitarismo e all'autoritarismo. D'Alema ha detto che anche il Pd è esposto al rischio del plebiscitarismo, al 'berlusconismo debole'. Non sono d'accordo. Tutta l'impostazione della nostra mozione si fonda sul potere degli iscritti. In concreto cosa significa? Faccio un esempio. Siamo stati fermi sei mesi senza dire una parola chiara sul testamento biologico. Dovevamo organizzare una rapida e trasparente discussione nei circoli, farli votare e considerare il loro voto vincolante. Non così sempre, ma sui nodi su cui il dibattito nei gruppi dirigenti rischia di paralizzarsi o non essere nitido. E il contrario del plebiscitarismo, che presuppone una delega. Per il resto il partito deve dire no a qualsiasi passo indietro sul bipolarismo e sì invece all'ambizione maggioritaria. Vuol dire che il segretario Pd deve essere anche il candidato premier? Sì. E questo non è affatto la rinuncia alle alleanze ma l'ambizione di fare una proposta a tutti i cittadini, visto che le persone non restano eternamente chiuse nei recinti delle attuali nomenklature politiche. Al di là del partito, qual è la proposta di Marino segretario e eventuale candidato premier nel 2013? Uno stato non ipotecato da costi inutili, evasioni fiscali, disinteresse per la valorizzazione dei beni pubblici, può reperire le risorse per affrontare politiche pubbliche. Su tre cose fondamentali: sostegno alle famiglie, cioè ai redditi dei lavoratori. Ammortizzatori sociali universali per i disoccupati. Infine investire sui settori competitivi e innovativi, come l'ambiente. Se lo stato facesse una politica intelligente, tagliando dove serve ma investendo nei nostri talenti - turismo, made in Italy - il nostro paese sarebbe tra i primi a uscire dalla crisi.

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Grillo si arrende: "Annullata l'iscrizione al Pd" (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

articolo di mercoledì 22 luglio 2009 Grillo si arrende: "Annullata l'iscrizione al Pd" di Redazione Il comico scrive sul blog che il Pd ha annullato la sua iscrizione a Paternopoli, in provincia di Avellino. E precisa: "Non ho quindi la possibilità di candidarmi a segretario". Nicolini contesta: "Non è vera democrazia". Il segretario del circolo Luther King: "Hanno vinto gli ayatollah di Roma" Milano - Beppe Grillo si mette l'anima in pace. Almeno così sembra. Non si può candidare alla segreteria del Pd perché gli hanno negato la tessera, conditio sine qua non per correre alle primarie di ottobre. All'argomento il comico genovese dedica un "post scriptum" nel suo blog: "Il Pd ha annullato anche la mia iscrizione di Paternopoli. Non ho quindi la possibilità di candidarmi a segretario". Polemica finita? Per nulla. Le acque restano agitate in casa Pd dove, nel frattempo, le candidature per la poltrona di segretario sono salite a quattro: oltre a Franceschini, Bersani e Marino, infatti, si è aggiunto Renato Nicolini, ex assessore alla Cultura nel Comune di Roma. Nicolini: così non è vera democrazia Ed è proprio Nicolini che rialza la polemica criticando il partito per aver chiuso la porta in faccia a Grillo. "è stato un errore non accettare la candidatura alla segreteria di Beppe Grillo. O si azzera tutto e si accettano candidature come quella dell’attore, di Di Pietro, di Pannella per esempio, oppure non si ha vera democrazia". Nel corso della presentazione della sua candidatura alla segreteria del Pd Nicolini sottolinea che un partito "che nasce dalla fusione di Ds e Margherita, di Rutelli e Fassino, non può nascere bene e sembra solo un modo di chiudere i conti tra le due sigle. Oggi Rutelli e Fassino appoggiano entrambi Franceschini. In questo senso, anche ricordando la sua battaglia con i tassisti, mi è più simpatico Bersani". Circolo Luther King: "Hanno vinto gli ayatollah" "Soffro come un cane perché vedo infrangersi il sogno di Walter Veltroni di un partito aperto. Lo stesso sogno che mi ha fatto avvicinare al Partito democratico". Andrea Forgione, segretario del circolo "Martin Luther King", commenta così il no definitivo all’iscrizione del comico. Era stato proprio lui una settimana fa a tentare di aprire le porte del Pd a Grillo. "Hanno vinto gli ayatollah di Roma e i loro mullah sul territorio". © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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Primarie Pd: i candidati alla segreteria e i loro sostenitori (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 22-07-2009)

Argomenti: PD

articolo di mercoledì 22 luglio 2009 Primarie Pd: i candidati alla segreteria e i loro sostenitori di Redazione Oltre a Franceschini, Bersani e Marino per la poltrona del Pd potrebbero correre anche Mario Adinolfi e Renato Nicolini. Ma non è ancora sicuro che riescano a raggiungere le firme necessarie. Tra poche ore si chiude la corsa alla candidatura Milano - Sta per chiudersi l'iscrizione alle primarie. Fra poche ore sapremo quanti saranno gli sfidanti per la poltrona di segretario del Pd. Ai nastri di partenza ci saranno sicuramente Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino: resta ancora da vedere se ce la faranno il giornalista Mario Adinolfi, molto conosciuto nel mondo dei blogger, e l’outsider dell’ultima ora Renato Nicolini, ex assessore alla Cultura nel Comune di Roma con il sindaco Rutelli. Si è arreso invece Beppe Grillo. Ma non per mancanza di firme: il Pd gli ha impedito l’iscrizione al partito perché "ostile" ai valori dei Democratici. Pier Luigi Bersani L’ex ministro e responsabile economico del Pd è candidato dai tempi della segreteria Veltroni. A lui andrà il titolo di ’mozione 1’ del congresso perchè ha consegnato per primo firme e mozione congressuale. Al suo fianco si sono schierati Massimo D'Alema, Enrico Letta e Rosy Bindi. L’ex ministro vanta anche l'appoggio di alcuni importanti governatori ex Ds, come Vasco Errani, Rita Lorenzetti, Mercedes Bresso, Antonio Bassolino e amministratori come Piero Marrazzo e Michele Emiliano. Al suo fianco anche il segretario lombardo Maurizio Martina, mentre l’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati è il coordinatore della mozione. Con Bersani anche alcuni esponenti come Maurizio Migliavacca, che non hanno seguito Piero Fassino al fianco di Franceschini. Dario Franceschini Con un videomessaggio il segretario, che ha guidato il partito dopo l’addio di Veltroni, si è candidato alla leadership. Tra i suoi sostenitori ci sono lo stesso Walter Veltroni, Piero Fassino con i suoi fedelissimi (Marina Sereni, Cesare Damiano, Roberto Cuillo), l’ex presidente del Senato Franco Marini e Francesco Rutelli. A sostegno del leader democratico c’è anche Debora Serracchiani, che correrà anche per la segreteria del Friuli e una parte degli ex Cgil, come Sergio Cofferati, che ieri ha annunciato la sua candidatura per la Liguria, e Paolo Nerozzi. Anche un gruppo di sindaci ha annunciato l’appoggio al segretario. Ignazio Marino Il senatore del Pd, salito agli onori della cronaca per la battaglia laica sul testamento biologico, è il candidato indicato da Goffredo Bettini, ex braccio destro di Veltroni, che ha rotto con Franceschini. Ha già il sostegno dei "piombini" o "lingottini", cioè una rete di giovani dirigenti che spingono per il ricambio, come Giuseppe Civati, Marta Meo, Paola Concia, Ivan Scalfarotto. Suoi grandi elettori sono, oltre a Bettini, Michele Meta, già segretario Ds a Roma. A favore del chirurgo si è espressa il sindaco di Genova Marta Vincenzi e guarda con attenzione anche il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che per ora è il capofila dei "non allineati", un gruppo di dirigenti (ad esempio Anna Finocchiaro) che non si è schierato. Mario Adinolfi Il blogger, già candidatosi alla guida del Pd nelle scorse primarie, sta ultimando la raccolta delle firme ma finora non ha ricevuto l’endorsement di esponenti noti del Pd. Adinolfi punterà sull’aiuto della rete di giovani che lo sostenne già alle primarie del 2007 contro Veltroni. Renato Nicolini L’architetto, inventore dell’Estate Romana, ha annunciato la sua candidatura «creativa e democratica» sull’onda delle proteste del mondo dello spettacolo sui tagli al Fus. Ma per arrivare ai nastri di partenza, dovrà raccogliere in 48 ore 1500 firme in 5 regioni. Beppe Grillo Il comico genovese alla fine si è arreso al "niet" del Pd alla sua iscrizione dopo aver provato senza successo ad iscriversi nel circolo di Arzachena. La commissione di garanzia gli aveva già negato la possibilità quando un circolo del Pd gli ha dato la tessera, poi annullata dal partito. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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