|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
|
|||||||
|
|
DOSSIER “PD A CONGRESSO” |
|
|
|||||
|
|
||||||||
Pd cerca compagni,
Veltroni corteggia Vendola e radicali ( da "Manifesto, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Francesco Rutelli e Marco Follini, diversamente collocati a congresso (su Franceschini i primi due, Bersani
il terzo). Di là Massimo D'Alema proclama tema congressuale «la nascita di un
nuovo centrosinistra». Di qua Fausto Bertinotti dichiara finita la stagione
delle due sinistre alleate e vagheggia una nuova «unica sinistra».
Il Pd predica bene e
razzola male ( da "Tempo, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: E pensare che Veltroni, tra il 1996 e il 2001, è stato prima vicepresidente del Consiglio con Romano Prodi,
poi segretario del principale partito della maggioranza che sosteneva Massimo
D'Alema. Niente di niente. Un po' quello che è successo con la legge per
regolamentare le coppie di fatto.
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni-Fassino da una parte e di Bersani-D'Alema
dall'altra? «Direi partito degli elettori e degli iscritti e partito
prevalentemente degli iscritti». Vediamo i due modelli. «Franceschini
è nella scia che dall'Ulivo è arrivata fino al Pd, dentro un sistema elettorale
bipolare che permette agli elettori di decidere direttamente la coalizione che
governerà.
PARLARE male del
Partito democratico evidenziare le sue contraddizioni, irridere ai suoi
insucc... ( da "Messaggero, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Pierluigi Bersani, l'uomo che meglio rappresenta la
tradizione del Pci-Pds-Ds, è sostenuto da due ex
popolari ed ex margheritini di peso come Enrico Letta e Rosy Bindi. Dario
Franceschini, anche lui ex popolare e già vice di Veltroni, ha l'appoggio dell'ex leader dei Ds Piero Fassino (oltre a quello di un
politico di rango come Franco Marini)
ROMA - Dovrebbero
scoprire le loro carte a metà settimana, ma al documento lavorano gi&... ( da "Messaggero, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: che pure da elettrice dovrebbe esprimersi a favore di
Bersani). L'adesione motivata del gruppo (composto da
fassiniani che non hanno seguito Fassino e da un gruppo di quarantenni) intende
comunque marcare una differenza con i sostenitori della prima ora di Bersani
(cioè D'Alema, Bindi e Letta). E tra i propositi c'è anche quello di realizzare
una lista autonoma per Bersani,
Il grande paradosso
del Partito democratico ( da "Foglio, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Il grande paradosso del Partito democratico Dopo aver
ascoltato in questi giorni il pensiero dei vari Dario
Franceschini, Walter Veltroni, Massimo D?Alema, Pier Luigi Bersani,
Enrico Letta e Ignazio Marino, personalmente, resto convinto di una cosa molto
semplice: ovvero che l?unica idea vincente per il futuro del Partito
democratico sia proprio quella che finora è stata perdente.
( da "Manifesto, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
DEMOCRATICI L'ex segretario: «Insieme sul conflitto di
interesse, loro sono la nostra prima fascia di alleati» Pd cerca compagni, Veltroni corteggia Vendola e radicali
Daniela Preziosi ROMA «Questo Pd dovrebbe sviluppare innanzitutto il
rapporto con la formazione di Vendola, i socialisti di Nencini, i radicali». A
corteggiare 'i piccoli' è Walter Veltroni che ieri,
con un'intervista al Corriere della sera, spiega che per i democratici questa è
«la prima fascia di alleati». Poi, ma solo poi, arrivano l'Idv e l'Udc.
Ennesimo atto, dunque, del corteggiamento in corso fra Pd, Sinistra e libertà e
radicali. E però stavolta il pretendente non solo è il primo segretario del Pd,
ma il teorico dell'autosufficienza e il leader che poco prima della caduta del
governo Prodi annunciò quel «correremo da soli» che fece precipitare la
maggioranza. Come è finita è ormai storia, storia di una catastrofe: l'Unione
si scioglie per un «divorzio consensuale» (definizione di Fausto Bertinotti),
il centrosinistra va diviso al voto dell'aprile 2008, il Pd si inabissa al 33,2
per cento, la sinistra finisce al 3,2 e fuori dal parlamento, affondata dalla
campagna per il 'voto utile' da parte democratica.
Finisce tutto dietro le spalle? Di sicuro, davanti ci sono le primarie,
l'appuntamento al quale il Pd vuole richiamare più popolo possibile. Ancora più
avanti, nella primavera 2010, ci sono le regionali. E così oggi, dopo l'ulteriore
divisione a sinistra - da una parte Sinistra e libertà, dall'altra la neonata
federazione della sinistra di alternativa, Prc e Pdci - sbocciano fiorellini di
disgelo, almeno fra Pd, la formazione di Vendola e i radicali, gli altri
rifiutati dal Pd alle europee. Segnali cauti, persino diffidenti. Eppure. Di là
il costituzionalista Stefano Ceccanti arzigogola che stiracchiando lo statuto
si può fare l'alleanza con formazioni non concorrenti, appunto a patto che non
vadano autonomamente al voto. Di qua i radicali incassano l'interesse di Franco
Marini, Francesco Rutelli e Marco
Follini, diversamente collocati a congresso (su
Franceschini i primi due, Bersani il terzo). Di là Massimo D'Alema proclama tema congressuale «la nascita di un nuovo centrosinistra».
Di qua Fausto Bertinotti dichiara finita la stagione delle due sinistre alleate
e vagheggia una nuova «unica sinistra». Non la richiesta della tessera
Pd, come malignano i compagni avversari, ma certo l'idea di un contenitore
politico comune. Non è un caso che giovedì alla presentazione del programma di
Franceschini è spuntato il bertinottiano Gennaro Migliore. «Sono
qui per ascoltare, stamattina ero a sentire Bersani.
Fa piacere sentir parlare di conflitto di interessi. Era meglio se quando
eravamo al governo il Pd avesse accettato la nostra richiesta di discuterlo...». Polemiche ex post? O programmi per il futuro. Non è un
caso che Veltroni ora annunci che occuperà proprio di
conflitto di interessi. Più concreto Riccardo Nencini, anima socialista di Sl,
fra quelli che tirano per il ritorno all'alleanza, ieri a Veltroni
ha risposto un sollevato «meglio tardi che mai. Ma il
banco di prova sono le regionali. Sarebbe utile avviare quanto prima un
confronto sui programmi».
( da "Tempo, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
stampa Anche sulle coppie di fatto e sul salario minimo
garantito non sono andati mai oltre gli spot da campagna elettorale Il Pd
predica bene e razzola male L'opposizione rilancia il conflitto d'interessi, ma
al governo non ha fatto niente Ci sono parole che hanno fatto la storia della
politica italiana . Parole che infiammano le folle, soprattutto nel
centrosinistra. Forse per questo, ogni volta che la campagna elettorale giunge
alle fasi finale, riemergono dai cassetti della memoria. Per scomparire subito
dopo il voto. È successo anche in questi giorni. Mancano meno di 100 giorni al
congresso e alle primarie che, ad ottobre, incoroneranno il nuovo segretario
del Pd. Ed ecco riapparire il conflitto di interessi. A parlarne è stato,
giovedì durante la presentazione del suo «programma elettorale», Dario
Franceschini. Un sasso gettato nello stagno che ha immediatamente scatenato il
dibattito. Così sabato, intervistato dal Corriere della Sera, Walter Veltroni ha rilanciato: «Con Roberto Zaccaria lavoriamo a un
testo molto semplice: incompatibilità fra funzioni pubbliche e possesso di
mezzi di comunicazione». Ora la domanda nasce spontanea: dove hanno vissuto
Franceschini e Veltroni in questi anni? Già perché dal
1994 ad oggi il centrosinistra ha avuto più di un'occasione per fare la legge
sul conflitto di interessi, ma non l'hanno mai fatta. E
pensare che Veltroni, tra il 1996 e il 2001, è stato prima
vicepresidente del Consiglio con Romano Prodi, poi segretario del
principale partito della maggioranza che sosteneva Massimo D'Alema. Niente di niente. Un po' quello che è successo con la legge per
regolamentare le coppie di fatto. Oggi sia Pier Luigi Bersani
che Ignazio Marino, candidati alla leadership del Pd, ne sbandierano la
necessità, ma tutti ricordano la «triste fine» che fece, durante l'ultimo
governo Prodi, il disegno di legge promosso da Rosy Bindi e Barbara
Pollastrini. Tanto rumore per poi perdersi nei meandri del Parlamento.
Affossato proprio da una parte del principale partito della maggioranza. Lo stesso
che esprimeva 20 ministri su un totale di 26. Che dire poi del capitolo
alleanze. Terminata l'esperienza di governo, nel 2008, il Pd decise di mandare
in pensione l'Unione. Basta alleanza con i micro partiti che, dicevano, avevano
condizionato l'azione dell'esecutivo. Con una campagna elettorale giocata sul
«voto utile» impedì che quelle forze entrassero in Parlamento, poi, giusto per
evitare sorprese, appoggiò la riforma della legge elettorale che fissava lo
sbarramento al 4% per le europee. Risultato? Tutti fuori anche dal Parlamento
di Strasburgo. Eppure, oggi, tutti i candidati alla leadership del Pd
ribadiscono la necessità di riallacciare le antiche alleanze. L'ultimo capitolo
riguarda le ricette economiche. Il Pd ha riproposto in questi mesi alcune delle
proposte contenute nel programma con cui Veltroni si
presentò alle elezioni del 2008. Su tutte (lo ha detto anche Franceschini
presentando il suo programma) quella di introdurre un salario minimo garantito.
E il miglior commento, forse, è quello che fece Fabio Mussi, ex Ds ed ex
ministro del governo Prodi, un anno fa: «Ma qualcosa di tutto questo non si
poteva mettere nell'ultima Finanziaria?»
( da "Corriere della Sera" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Corriere della Sera sezione: Politica
data: 20/07/2009 - pag:
( da "Messaggero, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Lunedì 20 Luglio 2009 Chiudi di
GIOVANNI SABBATUCCI PARLARE male del Partito democratico evidenziare le sue
contraddizioni, irridere ai suoi insuccessi, denunciare le uscite infelici dei
suoi leader è in questi tempi un'attività largamente praticata e non solo dagli
esponenti del centro-destra e dalla stampa ad esso legata. Un'attività
indubbiamente facilitata dal fatto che le contraddizioni e gli insuccessi, le
gaffes e le spiacevolezze esistono davvero: dalla futile gara sul tasso di
nuovismo dei candidati leader all'incerta gestione del caso Grillo (che a sua
volta rivela una profonda incertezza sui caratteri del partito); dalle oscurità
di cui è costellato il nuovo Statuto al dilettantismo con cui si è proceduto,
non da oggi, all'importazione e alla traduzione di istituti e pratiche tipici di realtà lontane (a cominciare dalle
primarie). Tutto questo e il molto altro che giornali e Tv quotidianamente ci
propongono non deve però indurci a trascurare un paio di dati pesanti, che
testimoniano invece di una sostanziale tenuta del partito e del progetto da cui
è nato. Il primo dato lo si può ricavare facilmente dagli schieramenti che si
sono formati in vista del congresso. Pierluigi Bersani, l'uomo che meglio rappresenta la tradizione del Pci-Pds-Ds, è sostenuto da due ex popolari ed ex
margheritini di peso come Enrico Letta e Rosy
Bindi. Dario Franceschini, anche lui ex popolare e già vice di Veltroni, ha l'appoggio dell'ex leader dei Ds
Piero Fassino (oltre a quello di un politico di rango come Franco Marini).
Il terzo incomodo, ovvero l'outsider Ignazio Marino, è un cattolico
protagonista di battaglie laiche e raccoglie consensi assortiti in settori
diversi dell'elettorato progressista. Questo significa che il Pd ha vinto
almeno la prima e fondamentale battaglia, quella per la sopravvivenza, evitando
il rischio di una prematura scissione fra le sue due componenti originarie (Ds
e Margherita) e allontanando da sé lo spettro del Psu
1966-69, dove le due parti costitutive (Psi e Psdi) si separarono senza mai
essere riuscite ad amalgamarsi. Il secondo dato non è meno importante e
riguarda il dibattito precongressuale. Un dibattito cominciato forse troppo
presto, costellato di asprezze polemiche e non esente da equivoci, ma pur
sempre fondato su un confronto esplicito fra leader, programmi e modelli di
partito. Cosa mai accaduta prima nella storia del Pds-Ds (per non parlare
naturalmente del vecchio Pci) e nemmeno all'interno di contenitori più ampi
come l'Ulivo e l'Unione, dove le cosiddette primarie e gli stessi congressi
servivano solo a sanzionare scelte già compiute e dove la posizione del leader
designato non era mai realmente contendibile. Da una parte abbiamo la proposta
di un partito rinnovato rispetto ai vecchi modelli della prima Repubblica, ma
pur sempre radicato nel territorio attraverso la rete degli iscritti e delle
organizzazioni locali. Dall'altra un progetto assai più "aereo" (e
tuttora alquanto nebuloso), di ispirazione americana, centrato soprattutto
sugli elettori e sull'auto-organizzazione del consenso. Da una parte una
strategia fondata sulla politica delle alleanze a tutto campo come antidoto
alla persistente debolezza elettorale della sinistra. Dall'altro il rilancio
della "vocazione maggioritaria" come unica via per uscire, prima o poi,
dalla logica paralizzante delle coalizioni composite. Si può osservare che in
realtà il dibattito, anche a prescindere dalla presenza di un terzo candidato,
è più complicato di quanto non appaia da questa sommaria descrizione. Che le
posizioni, su entrambi i punti, possono sovrapporsi e incrociarsi a prescindere
dagli schieramenti. Che per molti aspetti il confronto non fa che riproporre
l'antica contrapposizione, tutta interna ai Ds, fra i due cavalli di razza, D'Alema e Veltroni (i quali peraltro
non si sono mai affrontati a viso aperto in un congresso). Sarà anche così. Ma
ciò non toglie che dal dibattito usciranno comunque una linea e un candidato
vincenti. Su questa linea e intorno a questa leadership il partito dovrà
ricomporsi e andare a occupare lo spazio che gli compete sul versante del
centro-sinistra e che oggi nessuno, nonostante le apparenze in contrario, è
davvero in grado di contendergli. Se ci riuscirà senza spaccarsi e senza farsi
bloccare dalle sue insicurezze, se saprà federare forze affini (significativa,
anche se tardiva e contraddittoria rispetto alle scelte passate, l'apertura di Veltroni a socialisti e radicali), potrà trovarsi
addirittura in posizione di vantaggio nel momento in cui il partito rivale, il
Pdl, dovrà affrontare i suoi problemi e le sue divisioni interne, sinora
coperte dai successi elettorali e dalla leadership incontrastata di Silvio
Berlusconi.
( da "Messaggero, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
Lunedì 20 Luglio 2009 Chiudi di
CLAUDIO SARDO ROMA - Dovrebbero scoprire le loro carte a metà settimana, ma al
documento lavorano già da tempo. Sono un gruppo di "non allineati"
ormai decisi a schierarsi con Bersani. Tra i promotori Andrea Orlando, Antonello Cabras, Massimo
Vannucci. Ma il documento dovrebbe avere la firma anche di Nicola Zingaretti. E
stanno valutando l'adesione Piero Marrazzo e Vincenzo De Luca, sindaco di
Salerno. Con Anna Finocchiaro, che è un po' la capofila dei "non
allineati", il gruppo tiene stretti contatti. Tuttavia è improbabile al
momento un impegno diretto della presidente dei senatori Pd (che pure da elettrice dovrebbe esprimersi a favore di Bersani). L'adesione motivata del gruppo (composto da fassiniani che non
hanno seguito Fassino e da un gruppo di quarantenni) intende comunque marcare
una differenza con i sostenitori della prima ora di Bersani (cioè D'Alema, Bindi e Letta). E tra i propositi c'è anche quello di realizzare una lista
autonoma per Bersani, almeno in alcune Regioni. Se pure Marrazzo dichiarasse
il proprio sostegno all'ex ministro, lo schieramento dei governatori del Pd
sarebbe quasi unanime. Pro Bersani si sono già
schierati Bresso (Piemonte), Burlando (Liguria), Errani (Emilia), Lorenzetti
(Umbria), Bassolino (Campania), De Filippo (Basilicata). Il presidente della
Toscana Martini si è limitato a dire di «sentirsi più vicino» a Bersani. Mentre Spacca (Marche) mantiene per ora la
neutralità. Ieri David Sassoli, schierato con Franceschini, ha polemizzato con
«molti presidenti di Regione che invece di pensare al congresso del Pd
farebbero bene ad impegnarsi sul loro lavoro e concentrarsi sulla scadenza
delle regionali 2010». Ma nella battaglia congressuale c'è stato anche chi, dal
fronte di Bersani, ha polemizzato con la Serracchiani,
candidata alla segreteria regionale del Friuli: «È
stata appena eletta europarlamentare. Col doppio incarico tradisce l'impegno preso
con i cittadini». Le schermaglie continueranno. Intanto, mentre si assottiglia
via via l'area dei "non allineati" (i più pesanti sono rimasti Sergio
Chiamparino e Michele Emiliano, sindaci di Torino e di Bari), il nodo politico
che più si aggroviglia è quello delle liste. Dopo che il Messaggero ha
evidenziato l'incongruenza del regolamento, che in base ad un discutibile
meccanismo di ripartizione dei resti potrebbe negare la vittoria al candidato
che supera il 50,1% dei voti alle primarie, il dalemiano Roberto Gualtieri ha
chiesto a Bersani, Franceschini e Marino di presentare
«una sola lista» a loro sostegno. In questo modo la distorsione di quel
meccanismo verrebbe evitata (mentre invece l'aleatorietà cresce con il
proliferare delle liste). Il problema è che, mentre Bersani
ha già annunciato l'intenzione di fare una sola lista (salvo qualche eccezione
regionale), lo schieramento di Franceschini ha già dato il via libera a diverse
liste (l'ultima promossa da Sassoli, Serracchiani e Borsellino). Salvatore
Vassallo, schierato con Franceschini, risponde così a Gualtieri: «Il meccanismo
scelto per l'attribuzione dei resti non è dei migliori, ma il rischio di un
caso Bush-Gore (con la vittoria del primo anche se il secondo ha ottenuto più
voti) è comunque minimo visto la forte proporzionalità del sistema». Vassallo,
in linea di principio, sarebbe d'accordo alla lista unica, tuttavia ricorda che
«ad imporre la pluralità delle liste nel 2007 furono proprio quelli che oggi
sostengono il contrario». Rosy Bindi è così convinta delle
lista unica da averla posta come condizione politica a Bersani:
«È il solo modo per fare seriamente le primarie senza sotterfugi. È anche una
sfida: vediamo chi riesce davvero a superare le correnti».
( da "Foglio, Il" del 20-07-2009)
Argomenti: PD
20 luglio 2009 Il grande paradosso del Partito
democratico Dopo aver ascoltato in questi giorni il pensiero dei
vari Dario Franceschini, Walter Veltroni,
Massimo DAlema, Pier Luigi Bersani, Enrico Letta e Ignazio Marino, personalmente, resto convinto di una
cosa molto semplice: ovvero che lunica idea vincente per il futuro del Partito democratico sia proprio quella che finora è stata perdente. ©
2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Claudio Cerasa