|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
|
|||||||
|
|
DOSSIER “PD A CONGRESSO” |
|
|
|||||
|
|
||||||||
Abbiano il
coraggio di batterlo al congresso
( da "Tempo, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Alema - che da primo ministro favorì l'approvazione di una legge sul
conflitto di interessi condivisa con il centrodestra - e per il suo tramite lo
sfidante Pierluigi Bersani, candidato dalemiano. Il quale, a sua volta, ha
gioco facile nell'addebitare a Franceschini e a Veltroni le quattro sconfitte
elettorali consecutive del 2008 e del 2009.
E Bersani
conquista Zingaretti ( da "Tempo, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Nonostante il sostegno di Francesco Rutelli e Walter Veltroni,
infatti, il segretario uscente del Pd ha già perso per strada la componente più
vicina a Goffredo Bettini che sosterrà Ignazio Marino e che, obbligata a
scegliere tra lui e Bersani, opterà quasi sicuramente per quest'ultimo.
zingaretti:
"voterò bersani" - giovanna vitale
( da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: ombra di Veltroni, Bettini e Rutelli: parlamentari e amministratori
locali pronti a riposizionarsi dopo aver smarrito ogni riferimento o perché in
polemica con i rispettivi leader. E così se il segretario cittadino Riccardo
Milana nutre ancora qualche incertezza (molti dei suoi hanno già disatteso le
indicazioni di Rutelli per Franceschini,
"voglio
guidare una forza di sinistra e non sono il signore delle tessere" -
annalisa cuzzocrea ( da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Alema? «A me non piace questo sberleffo verso chi c´è stato prima, che
si chiami D´Alema, Veltroni, Rutelli o Bassolino. Ci sono passaggi di
generazione dovuti, ma un minimo di solidarietà - se siamo una squadra -
bisogna trasmetterlo». Avete bloccato la candidatura di Grillo con modi
considerati troppo burocratici che sembrano nascondere una paura di fondo.
Pd, inizia la
ressa sulla costituzione delle liste di ottobre
( da "Riformista, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: ufficializza il sostegno a Bersani, Letta chiede «un partito più
vicino a Napolitano». Nel fronte Franceschini, le correnti iniziano a contarsi.
La prima a muoversi è la Serracchiani. endorsement. Enrico Letta (in alto)
appoggia Pier Luigi Bersani Nel giorno in cui Enrico Letta chiude la sua
iniziativa (Cento giorni dal nuovo Pd) indicando la rotta di un partito che
deve essere «
Scusatemi, mentre
parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro
( da "Riformista, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: mentre parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro Caro Zoro,
cosa ne pensi delle ultime parole di Veltroni sulle maggiori capacità
d'innovazione di Craxi rispetto a Berlinguer? Circolo Pd Hammamet Quando mio
padre mi ha dato il buongiorno raccontandomi l'ultima esternazione dell'ex
segretario del più grande partito riformista der monno nfame,
Basta nomenklatura
: appello pro-Marino di filosofi e scrittori
( da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: al sacerdote don Paolo Farinella, al matematico Piergiorgio Odifreddi
e alla scrittrice Lidia Ravera. «I partiti sono diventati dispositivo e
marchingegno di una casta autoreferenziale e inamovibile. Lo scontro tra
Franceschini e Bersani (tra Veltroni e D'Alema), tutto interno alla
nomenklatura, conferma la diagnosi». SU MICROMEGA
Non sono quello
delle tessere Il mio Pd: elettori e iscritti
( da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il
radicamento, ma non bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a
partire dalle differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono
chiacchiere...». Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove,
Craxi un po' meno.
Erano partiti un
mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket
che s... ( da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il
radicamento, ma non bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a
partire dalle differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono
chiacchiere...». Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove,
Craxi un po' meno.
Un vaudeville che
non fa ridere nessuno ( da "Manifesto, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: a cominciare dalle cose chiare che ha detto lo stesso Veltroni. Poi
lui non partecipa direttamente alla battaglia congressuale per chiudere
definitivamente la cosiddetta stagione del dualismo Veltroni-D'Alema». ha detto
ieri Giorgio Tonini, allarmato dalle notizie che arrivano dalle mozioni.
«Dopodiché la situazione è abbastanza chiara.
Bersani e Letta,
sì alle primarie
Argomenti: PD
Abstract: considerato fino a poco tempo fa veltroniano, ha rotto gli indugi e ha
annunciato che al congresso voterà Bersani. E intanto proprio ieri la
telenovela- Beppe Grillo si è arricchita di una nuova puntata. Il comico, dopo
essere stato respinto dai circoli di Arzachena (Sardegna) e Nervi (Liguria) per
la mancanza di requisiti ribadita dalla commissione di garanzia del partito,
Argomenti: PD
Abstract: La mano di D'Alema. «Basta. L'eterna diatriba D'Alema-Veltroni io l'ho
chiusa unilateralmente. Con le mie dimissioni e la decisione di non partecipare
al congresso». Ma il correntismo, la caduta del primo governo Prodi... «Io e
D'Alema abbiamo due diverse visioni politiche.
ROMA - Ci girano
un po' attorno Franceschini e Bersani. Non accetterem...
( da "Messaggero, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Bersani. «Non accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto
la scelta delle alleanze» ha detto il primo, con ciò lanciando un segnale
contro il modello tedesco caro a D'Alema (e Casini). «Di fronte alle
deformazioni che il berlusconismo ha indotto al nostro sistema democratico,
dobbiamo sederci al tavolo con le altre forze di opposizione e partire da lì
per costruire una
(
da "Tempo, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
stampa Segue dalla prima Abbiano il coraggio di batterlo al congresso
È impressionante sentire Dario Franceschini cavalcare il tema del conflitto di
interessi e sostenere che il più grave errore del centrosinistra al governo fu
nell'approvare una legge non-antiberlusconiana. Franceschini sa che per la
maggioranza del Paese il conflitto di interessi non è tema decisivo, tanto che
dal 1994 ad oggi gli italiani hanno incoronato vincitore per ben tre volte
Silvio Berlusconi. Franceschini agita il tema del conflitto di interesse per
attaccare Massimo D'Alema - che da primo ministro favorì l'approvazione di una legge sul
conflitto di interessi condivisa con il centrodestra - e per il suo tramite lo
sfidante Pierluigi Bersani, candidato dalemiano. Il quale, a sua volta, ha gioco facile
nell'addebitare a Franceschini e a Veltroni le
quattro sconfitte elettorali consecutive del 2008 e del
(
da "Tempo, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
stampa Verso il congressoE Marino smentisce accordi sottobanco: «Corro
per vincere non porto acqua ad altri» E Bersani
conquista Zingaretti Il presidente della Provincia sceglie l'ex ministro Ora
all'appello manca solo Ignazio Marino che, a differenza degli altri candidati,
presenterà il suo programma martedì a Milano. Intanto Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini continuano a combattere la solo
personale battaglia. Con il primo che, davanti alla platea di dirigenti e
militani riunita da Enrico Letta per cominciare il
conto alla rovescia dei «cento giorni al nuovo Pd», difende la discontinuità
delle proprie idee rispetto al passato: «Le parole sono tutte buone, ma non
dobbiamo guardare i titoli. Franceschini vuole un partito radicato, ma chi lo
vorrebbe sradicato?» Intanto si definisce ulteriormente lo scacchiere delle
alleanze. Con il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che
scende in campo al fianco di Bersani. «Voterò Pier
Luigi - annuncia - perché credo che in un momento come questo sia la persona
che può aiutarci a ripartire bene. Lo faccio come scelta individuale fino a
rinunciare a candidarmi. Ma penso che un dirigente politico abbia il dovere di
dire quello che pensa, la trasparenza è la base del rispetto reciproco». Una
scelta importante quella di Zingaretti che indebolisce ulteriormente Dario
Franceschini visto che peserà, e non poco, sugli equilibri laziali. Nonostante il sostegno di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, infatti, il segretario uscente del Pd ha già perso per strada la
componente più vicina a Goffredo Bettini che sosterrà Ignazio Marino e che,
obbligata a scegliere tra lui e Bersani, opterà
quasi sicuramente per quest'ultimo. Anche se il chirurgo smentisce
accordi sottobanco con l'area vicina a Massimo D'Alema
e all'ex ministro: «Corro per vincere non certo per portare acqua al mulino di
un altro candidato». Certo è che l'ago della bilancia congressuale pende ogni
giorno di più dalla parte di Bersani. Nonostante Piero
Fassino, coordinatore della mozione Franceschini, bolli come «scenario
politologico fondato sul niente» la visione che vedrebbe il segretario uscente
favorito alle primarie e lo sfidante più forte tra gli iscritti. È una «sfida
imprevedibile» assicura. E anche Bersani smentisce con
forza «la caricatura» che la sua sarebbe la mozione anti-primarie: «Mi hanno
messo addosso una camicia che non è la mia».
(
da "Repubblica, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Pagina IX - Roma Le scelte del Pd La protesta "No al corridoio
Roma-Latina" Zingaretti: "Voterò Bersani"
Pd verso il congresso: Valentini per Franceschini e Argentin per Marino Incerti
Morassut e Marrazzo che mercoledì annuncerà la sua scelta GIOVANNA VITALE Un
endorsement pesante come un macigno. Dopo settimane di riflessione, Nicola
Zingaretti ha deciso di rompere gli indugi e dichiarare il suo voto per Bersani: «Credo che in un momento come questo sia la persona
che può aiutarci a ripartire bene». Una «scelta individuale», precisa il
presidente della Provincia. Che però rappresenta la prova regina di quella che
ormai è più di una sensazione: dopo le Primarie di ottobre, nel Pd di Roma e
Lazio, nulla sarà più come prima. Le manovre verso il congresso come un
detonatore piazzato sulla classe dirigente cresciuta all´ombra
di Veltroni, Bettini e Rutelli: parlamentari e
amministratori locali pronti a riposizionarsi dopo aver smarrito ogni
riferimento o perché in polemica con i rispettivi leader. E così se il
segretario cittadino Riccardo Milana nutre ancora qualche incertezza (molti dei
suoi hanno già disatteso le indicazioni di Rutelli per
Franceschini, optando per Bersani: vedi Di
Carlo) mentre il governatore Marrazzo si dichiarerà mercoledì, il quadro delle
alleanze interne si fa ogni giorno più chiaro. Fra molte sorprese e qualche
conferma. In cima alla classifica la deputata veltroniana Ileana Argentin, che
ha scelto il terzo uomo sostenuto dai colleghi bettiniani Pompili e Meta, oltre
che dai consiglieri regionali Carapella e Laurelli. «Se c´era Walter non avrei
avuto dubbi», premette l´ex delegata capitolina all´handicap, «ho parlato con
lui e mi ha detto di fare quel che sentivo in coscienza. Perciò vado con Marino:
è la persona giusta per uscire dalle diatribe che finora hanno creato seri
problemi al Pd. Ma non per via della sua posizione sul testamento biologico,
come pensano tanti solo perché sto in carrozzina. Semplicemente perché mi
rappresenta». Mozione che in queste ore sta tentando anche un altro veltroniano
doc, l´ex assessore congolese Jean Leonard Touadì, mentre l´eurodeputato
Francesco De Angelis ha già deciso. Come pure l´altro grande ex: Gianni Borgna.
Con buona pace del senatore Giorgio Tonini che ancora ieri giurava: «Tutti i
veltroniani stanno con Franceschini». Per il quale si sono invece dichiarati
gli ex assessori capitolini Maria Coscia e Marco Causi (ora deputati) nonché
Daniela Valentini (responsabile dell´Agricoltura regionale), insieme naturalmente
ai popolari e a parte dei rutelliani. Per Bersani,
oltre ai dalemiani, si sono infine schierati i deputati Tocci e Cosentino, i
zingarettiani (compresi i consiglieri comunali Valeriani e Cirinnà) e quelli in
quota Letta (Panecaldo e Stampete). Un drappello nel
quale, ancora una volta, non mancano i veltroniani: primo fra tutti, il
vicepresidente della Regione Esterino Montino.
(
da "Repubblica, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Pagina 15 - Interni Bersani a RepubblicaTv:
"Veltroni elogia Craxi? Mi commuove più
Berlinguer" "Voglio guidare una forza di sinistra e non sono il
signore delle tessere" "Bisogna riaprire il cantiere dell´Ulivo, e
valutare con Udc e Idv se siamo d´accordo" ANNALISA CUZZOCREA ROMA - Si
candida a guidare un partito in cui la parola sinistra non sia bandita,
Pierluigi Bersani. Ci tiene a dire che lui non è
«quello delle tessere». E se è d´accordo con la scelta di dire no
all´iscrizione di Beppe Grillo al Pd non è perché non voglia un partito aperto,
ma perché non si può spalancare la porta «a chi viene col piccone in mano. Noi
siamo un partito serio, rispettiamo tutti e pretendiamo anche rispetto».
Durante il videoforum con gli spettatori di RepubblicaTv l´ex ministro spiega
la sua idea di partito. Perché non vuole primarie aperte agli elettori invece
che solo agli iscritti? «Io non ho niente contro le primarie, ma credo che si
debba istituire un albo degli elettori, per evitare che ci venga in casa uno di
An. E credo che il partito debba fare tanti iscritti, ma debba anche ridurne il
potere nei congressi, dove per metà dovrebbero contare i voti ottenuti sul
territorio. Per questo io non sono quello delle tessere. Se poi vogliono farmi
la caricatura, facciano pure». Sul piano programmatico, al di là della forma partito,
cos´è che la distingue da Franceschini? «Finora siamo stati troppo post, post
identitari, post tutto. Dobbiamo recuperare il rapporto con i ceti popolari e
produttivi. Lavorare sull´impoverimento dei redditi medi e bassi e sull´assenza
di mobilità sociale. Dire merito, come ha fatto il segretario nel suo discorso,
senza dire che in tutti i campi bisogna accettare una valutazione esterna, è
come parlare di un caciocavallo appeso. Bisogna stare attenti alla retorica,
noi moriamo di retorica». Rifarete l´alleanza con i comunisti compromettendo
l´identità riformista del Pd? «Non farei il segretario del partito se non
potessi pronunciare la parola sinistra. E più che riformista il Pd preferirei
chiamarlo partito delle riforme. Quanto alle alleanze, bisogna riaprire il
cantiere dell´Ulivo. Poi con tutti, dall´Udc a Di Pietro, bisognerà valutare se
siamo d´accordo su un paio di questioni: sugli elementi di deformazione del
meccanismo democratico e sui temi della crisi economica». Cosa pensa di Veltroni che elogia Craxi mentre Franceschini si ispira a
Berlinguer? «Se stiamo parlando di emozioni, quando sento Berlinguer mi
commuovo, quando sento la parola Craxi mi commuovo un po´ meno. Ma, se parliamo
di politica e di identità, dobbiamo risalire all´esordio delle grandi culture
cattoliche e socialiste che hanno dato luogo alle grandi formazioni politiche
popolari. E´ lì che è nata l´idea che, mettendosi dalla parte dei deboli, si
può fare una società migliore per tutti». E di Debora Serracchiani che critica
D´Alema? «A me non piace questo sberleffo verso chi c´è stato prima, che
si chiami D´Alema, Veltroni, Rutelli o Bassolino. Ci sono passaggi di generazione dovuti, ma un
minimo di solidarietà - se siamo una squadra - bisogna trasmetterlo». Avete
bloccato la candidatura di Grillo con modi considerati troppo burocratici che
sembrano nascondere una paura di fondo. è un´occasione persa? «Grillo
alle ultime amministrative ha presentato liste contro di noi in una trentina di
comuni. Secondo le nostre regole, non può candidarsi. Altrimenti anche un
naziskin potrebbe prendere la tessera. Detto questo, il mondo di Grillo mi
interessa moltissimo: dentro ci sono pulsione democratica e civismo. Ma non si
può venire in questo partito buttando giù il portone con il piccone in mano.
Altrimenti facciamo un piacere a Berlusconi». Tornando alle previsioni di D´Alema, nel governo ci saranno nuove scosse? «Il premier le
scosse se l´è date da solo. Nelle ultime elezioni c´è stata una battuta
d´arresto per il governo. Ma è anche vero che il consenso si stacca, come la
mela dal ramo, quando c´è qualcuno pronto a raccoglierlo. Nei prossimi mesi ci
può essere ancora qualche elemento critico, ma senza un´alternativa credibile
rischia di disperdersi nella sfiducia e nel ribellismo».
(
da "Riformista, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Pd, inizia la ressa sulla costituzione delle liste di ottobre
congresso. Nel giorno in cui Zingaretti ufficializza il
sostegno a Bersani, Letta chiede «un partito più vicino a Napolitano». Nel fronte
Franceschini, le correnti iniziano a contarsi. La prima a muoversi è la
Serracchiani. endorsement. Enrico Letta (in alto)
appoggia Pier Luigi Bersani Nel giorno in cui Enrico Letta chiude la
sua iniziativa (Cento giorni dal nuovo Pd) indicando la rotta di un partito che
deve essere «autonomo, autorevole e ambizioso», «un po' più il partito
di Giorgio Napolitano», Pier Luigi Bersani incassa
ufficialmente l'adesione della Sinistra del partito e soprattutto quella di
Nicola Zingaretti. L'ex ministro dello Sviluppo economico rilancia la sua
iniziativa partendo dal "ciò che non siamo" e rispondendo, quindi,
alle sollecitazioni di Franceschini: «Le primarie? Mi è stata messa addosso una
maglietta che non è la mia. Io sono per riformarle: serve un albo degli
elettori, servono vasi comunicanti... cose abbastanza banali», spiega Bersani. Letta raccoglie lo spunto
e, infatti, incalza: «Non ci prendano in giro dicendo che non vogliamo le
primarie e poi l'unica cosa su cui non si fanno sono i parlamentari». Per cui,
aggiunge l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «io dico che noi
dobbiamo cercare di cambiare la legge elettorale, perché inammissibile il
sistema delle liste bloccate che non permette ai cittadini di scegliere gli
eletti. Ma se Berlusconi ce lo impedirà, noi dobbiamo impedire che i
parlamentari vengano paracadutati da Roma: dobbiamo scegliere con le primarie i
candidati che entreranno nelle liste elettorali». La sintonia del tandem Bersani-Letta, oltre che sulla
forma del partito e i gli strumenti di democrazia interna, è confermata anche
sul tema alleanze. «La nostra vocazione maggioritaria non può significare in
nessun modo una interpretazione esclusiva del nostro ruolo. Bisogna che ci
interpretiamo come attori della costruzione di un'alleanza, perché
l'alternativa a Berlusconi non la mettiamo su da soli», scandisce «Pier Luigi».
«Dobbiamo avere l'ambizione di tornare a governare, una classe dirigente non
può avere l'obiettivo di vivacchiare, magari anche all'opposizione», conferma
«Enrico» (che coglie l'assist fornitogli ieri l'altro da Luigi Angeletti per
confermare la necessità di un partito autonomo dal sindacato). Archiviata la
prima fase della partita congressuale, in attesa delle mosse di chi non si è
ancora allineato, il tema dei prossimi giorni sarà quello della costruzione
delle liste a sostegno di ciascun candidato segretario. Il fronte Bersani ha un problema, rappresentato dalla richiesta
arrivata ieri l'altro dall'area di Rosy Bindi. «Chiediamo a Pier Luigi che ci
sia una lista unica a sostegno della sua candidatura perché vogliamo - ha
sottolineato l'ex ministro della Famiglia sostenere la sua linea da dentro ed
evitare che si contratti dopo in base ai voti presi dalla lista». Come dimostra
il precedente del 2007, quando dietro le liste pro Veltroni
furono lo strumento per "contare" le quote di partito in capo a questa
o quell'area, il tema non è derubricabile a quisquilia. Dalle parti di
Franceschini, infatti, gli sponsor del segretario uscente hanno già iniziato ad
attrezzarsi. I primi a muoversi dai blocchi sono stati i "volti
nuovi" - capitanati da David Sassoli, Debora Serracchiani, Rita Borsellino
e Francesca Barracciu - che hanno annunciato la presentazione della lista
Semplicemente democratici. A breve seguiranno a ruota Sergio Cofferati ed
Ermete Realacci, che con Luigi Nicolais costruiranno una lista fondata su tre
parole d'ordine: «innovazione», «ambiente», «lavoro». Il dilemma, adesso,
riguarderà Fassino, i popolari e i veltroniani. Finiranno tutti in una
"casa" comune, come avvenne nel 2007 col listone dei partiti pro-Veltroni? Oppure cederanno alla tentazione di contarsi anche
tra di loro? Più semplice la situazione di Ignazio Marino. «Corro per vincere,
non per partecipare. Né, di certo, per portare acqua al mulino di un altro
candidato», ha ribatito ieri il senatore chirurgo. Il «terzo uomo» potrebbe contare
su una lista più legata ai territori (Michele Meta, Marta Vincenzi...), una dei
giovani (Civati e compagnia) e una terza della società civile, aperta tanto al
giro Micromega (che ieri ha lanciato un appello a sostenerlo, firmato da Paolo
Flores D'Arcais e Lidia Ravera) quanto agli "amici di Ignazio Marino"
(in questo caso si va da Beppino Englaro a Stefano Rodotà, passando per Umberto
Veronesi). 18/07/2009
(
da "Riformista, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Scusatemi, mentre parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro Caro Zoro, cosa ne pensi
delle ultime parole di Veltroni sulle maggiori capacità d'innovazione di Craxi rispetto a
Berlinguer? Circolo Pd Hammamet Quando mio padre mi ha dato il buongiorno
raccontandomi l'ultima esternazione dell'ex segretario del più grande partito
riformista der monno nfame, ho pensato scherzasse, che va bene avere
qualche problema di posizionamento dopo tanti anni sulla cresta dell'onda, ma a
tutto, anche all'ego di Walter, c'è un limite, un limite che può essere nome,
un nome che può essere Berlinguer, Enrico Berlinguer. E invece no. Solo, in
cerca d'autore e accantonato financo dalle dinamiche congressuali
franceschiniane, Walter è definitivamente zompato oltre se stesso, oltre il
maanchismo, a caccia di un applauso di Stefania Craxi, per ottenere il quale
occorreva affermare quello che neanche Intini forse avrebbe detto in questo
modo. Ma Walter è fatto così, ama scoprire l'alba ogni giorno, preferibilmente
negando le albe passate. Pertanto, lui che non è mai stato comunista, ma
s'iscrisse al Pci solo grazie al carisma di Berlinguer, accantona senza
imbarazzi l'ispirazione di una vita, a beneficio del leader suo contrario.
Essendo sempre più moralmente questionabile il fatto che dal giorno della sua morte
a oggi il mito berlingueriano sia stato sbrindellato da chiunque fosse a corto
di argomenti, ritengo che una moratoria sull'utilizzo del nome Berlinguer sia a
questo punto tristemente opportuna (soprattutto se in una settimana sia Beppe
Grillo che Walter Veltroni ne citano l'esempio, e
quello che gli rende più onore, paradossalmente, è il primo). Ciao Diego,
volevo dire che i dirigenti del Pd hanno fatto bene a negare la tessera a quel
qualunquista di Grillo. Il Pd è roba seria, da qualche parte toccherà pure
cominciare a farlo capire. Circolo Pd Te Lo Do Io Il Pd La clausola statutaria
che impedisce a un iscritto di avere doppia tessera di partito è stata
sufficiente a sventare le ambizioni piddine di Pannella; allo stesso modo
basterebbe la norma che vincola i candidati ad essere iscritti da giugno per
concorrere alla segreteria del Pd, per ringraziare Grillo lasciandolo a
osservare gli sviluppi del congresso come un simpatizzante qualunque. Ma se,
come emerso da ogni dichiarazione in merito rilasciata dell'impanicata
dirigenza Pd, è per questioni di cv che Grillo non può prendere parte a quel
grande e democratico e riformista e innovativo evento di popolo che sono le
primarie che eleggeranno il nuovo deus ex machina democratico, allora le prese
per il culo il Pd se le cerca. E se le merita. Al di là delle sconsolate
considerazioni sul fatto che un partito che ha paura di misurarsi con Grillo
sta molto peggio di quanto possa rivelare qualsiasi tornata elettorale, non mi
risulta che Calearo, tanto per portare esempi recenti, abbia riscontrato
difficoltà a tesserarsi al Pd (e a diventarne addirittura rappresentante in
Parlamento). Anzi, il suo bizzarro pensiero ha costituito per il Pd pubblico
motivo di merito e di vanto, e chi muoveva qualche osservazione di sostanza e
coerenza diventava un passatista, disfattista con preoccupanti venature
nostalgiche. Ora, in virtù di questo e altri casi simili, come stupirsi se
Grillo ha pensato (sinceramente o provocatoriamente poco cambia) di candidarsi
con il Pd e non altrove? E perché impedirglielo? Tra l'altro, così facendo, si
nega a priori l'ipotesi di avergli fatto cambiare opinione sull'importanza dei
partiti e su tante altre cose. Che è un po' come negare l'essenza stessa della
politica. Caro Zoro, cosa ne pensi delle parole di Ignazio Marino sulla
questione morale nel Pd in relazione all'arresto del presunto stupratore
coordinatore di circolo del Torrino? Circolo Pd Mephisto Lì per lì, più o meno
come per le parole di Veltroni su Berlinguer e Craxi,
non ci volevo credere. Prendere le mosse dal caso di uno stupratore seriale per
arrivare a colpire il doping del tesseramento napoletano era esercizio da
brividi, carpiato mortale alla portata di nessuno, men che meno di un
esordiente senza rete. Ma 'sti leader nuovi sono sfrontati, per farsi notare
prendono il toro per le corna anche a costo di finire infilzati come a San
Firmino, e se poi fanno il chirurgo delle ferite se ne fregano e vanno avanti
per la loro strada. E così la questione morale nel Pd è di nuovo pubblicamente
scoppiata, un po' a cazzo, ma è riscoppiata. A farmelo capire però, non è stato
tanto il raccapricciante caso di Luca Bianchini, e nemmeno la denuncia a tutta
agenzia del senatore Marino, bensì il fatto che appena si è sparsa la notizia
che il presunto stupratore era un coordinatore di circolo Pd, in molti, per non
dire in troppi, si sono messi subito a cercare di capire a quale mozione avesse
aderito. Ciao Diego, ma che ti è successo? Sono preoccupato. Non ti ho visto né
alla presentazione della mozione di Franceschini né all'intervista di Bersani a Caracalla. Come mai? Circolo Pd Qui Quo Qua Ma
Pure Lì Lò e Là Eh lo so, queste spirali delle mozioni danno dipendenza, e come
se non bastasse i sensi di colpa sono dietro l'angolo; capita che se vai a sentire
Fassino arringare gli ex Ds ti senti poi in dovere di presenziare a una
convention di Letta; se non puoi seguire Adinolfi a
Las Vegas allora prendi con più leggerezza l'impossibilità di seguire Civati
alla Balduina, e così via. Per quel che posso seguo tutti; questa settimana
però, incredibilmente, sono riuscito a staccare, avviando a fatica un processo
di disintossicazione estivo quanto mai necessario. Ora devo solo capire perché
il giorno in cui Franceschini ha presentato la sua mozione e Bersani
ha parlato alla festa di Caracalla, io sono finito sulle montagne russe di
Eurodisney, a sparare a caso nello spazio, tra nuvole e mostri, Pluti e
Topolini, spendendo soldi per mettermi in fila per ore, con la speranza
scettica di recuperare le emozioni di un tempo. Dev'esserci un significato
profondo, primario, o forse no, sono solo pippe mentali, comunque democratiche,
difficilmente riformiste. di Diego Bianchi 18/07/2009
(
da "Unita, L'"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
«Basta nomenklatura»: appello pro-Marino di filosofi e scrittori «Con
Ignazio Marino liberiamo il Pd dalla nomenklatura». È l'appello lanciato oggi
sul sito MicroMega.net, per sostenere la candidatura alla segreteria del medico
e senatore del Pd. Aperto alla sottoscrizione dei navigatori, il documento è
firmato dal direttore di MicroMega Paolo Flores D'Arcais, assieme al fisico
Carlo Bernardini, alla filosofa Roberta De Monticelli, al
sacerdote don Paolo Farinella, al matematico Piergiorgio Odifreddi e alla
scrittrice Lidia Ravera. «I partiti sono diventati dispositivo e marchingegno
di una casta autoreferenziale e inamovibile. Lo scontro tra Franceschini e Bersani (tra Veltroni e D'Alema), tutto interno alla nomenklatura, conferma la diagnosi». SU
MICROMEGA
(
da "Unita, L'"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
«Non sono quello delle tessere Il mio Pd: elettori e iscritti» ANDREA
CARUGATI Erano partiti un mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket che
sfumò nel 2007, per la rinuncia del piacentino nel nome della «ditta», ieri si
è materializzato al Golf Sheraton di Roma, davanti a una platea di lettiani
doc, convocati sotto lo slogan «Cento giorni al nuovo Pd». IL TICKET CHE NON
C'ERA «Il Pd dovrai costruirlo bene, senza fretta, come un muretto a secco dei
contadini sardi», dice Letta all'amico Pierluigi.
Parecchi i rimpianti per quella occasione mancata di due anni fa: «Ci avrebbero
dato un partito», si sfoga l'europarlamentare Gianni Pittella. «E invece c'è
stata solo un'imitazione mal riuscita del berlusconismo». Lui è il più esplicito,
ma ieri a Walter Veltroni devono essere fischiate le
orecchie. Perché nel nome della «concretezza» il Pd di Walter è stato preso più
volte a legnate. Così come quello del suo successore Franceschini. «Ci copiale
idee», protesta Pittella. «Ma gli elettori voteranno l'originale». «Finito il
congresso dovremo essere tutti più amici», premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il radicamento, ma non
bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a partire dalle
differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono chiacchiere...».
Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove, Craxi un po'
meno...». E sulle primarie: «Mi si mette addosso una maglietta che non è
la mia, non sono quello delle tessere, ho in testa un partito di elettori e
iscritti, io le primarie le voglio riformare, ci vuole un albo degli elettori».
Si inserisce Letta: «Sono un tifoso delle primarie, ma
se la legge elettorale non cambia dobbiamo farle anche per i nostri
parlamentari, mai più paracadutati». Bersani mette i
puntini sulle "i" anche sulle alleanze: «Dobbiamo stare molto larghi,
organizzare il campo del centrosinistra, dialogare con tutti quelli che sono
preoccupati per la deformazione della democrazia, e a partire dalla crisi». E
Di Pietro? «Abbiamo due modi diversi di fare opposizione, ma si può trovare una
sintesi», dice Bersani, che in vista dell'autunno
caldo annuncia: «L'Idv sarà tra i lavoratori? Anche noi dovremo esserci alla
grande, anche a prendere insulti». Letta è più brusco:
«Bisogna recuperare autorevolezza, basta inseguire Di Pietro, il Pd non può
essere un punging ball che il primo che passa tira uno schiaffone». Prosegue Letta: «Dobbiamo essere il partito che sostiene a spada
tratta il Quirinale dai "vaffa" e dagli attacchi di Di Pietro».
Follini è ancora più esplicito: «Io voto "Pierenrico" Bersani, l'uomo giusto per dire agli alleati che la nostra
penitenza è finita!». Bersani è più prudente. Solo su
Grillo si accende: «Non si apre a chi bussa col piccone in mano, altrimenti può
venire pure un naziskin». «No a chi ci sputa addosso», rincara Letta. «Non voglio che gli italiani dubitino della nostra
serietà, il mio chiodo fisso è il Paese, i ceti produttivi con cui dobbiamo
tornare a parlare, i poveri ma anche i benestanti che vogliono un paese più
moderno», dice Bersani. E declina la sua «sintesi» tra
sociale e liberale, uguaglianza e ascensore sociale. «Non farei il segretario
di un partito in cui non si può dire "sinistra"». I primi 100 giorni
del nuovo segretario? «Chiamare i giovani che lavorano sul territorio, con loro
costruiremo una linea moderna e riconoscibile su immigrazione, sicurezza,
ambiente, casa. Per parlare di sicurezza bisogna mettere insieme 20 assessori,
quelli che stanno sul pezzo: finora non è mai stato fatto». Nessuna deriva
nordista: «Il divario nord-sud è il problema numero uno, e noi siamo gli unici
che possono dire le stesse cose a Varese e a Ragusa». Abbracci e foto ricordo.
Arriva il sostegno di Nicola Zingaretti: «Scelgo Bersani,
ci aiuterà a ripartire bene». «Stima ricambiata, lavoreremo insieme», risponde
il candidato. Bersani "ospite" di Enrico Letta. «Le differenze tra i programmi ci sono, sul
radicamento non bastano le chiacchiere». «I primi 100 giorni? Chiamare i
giovani del territorio per trovare una linea sui temi chiave».
(
da "Unita, L'"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Erano partiti un mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket che
sfumò nel 2007, per la rinuncia del piacentino nel nome della «ditta», ieri si
è materializzato al Golf Sheraton di Roma, davanti a una platea di lettiani
doc, convocati sotto lo slogan «Cento giorni al nuovo Pd». IL TICKET CHE NON
C'ERA «Il Pd dovrai costruirlo bene, senza fretta, come un muretto a secco dei
contadini sardi», dice Letta all'amico Pierluigi.
Parecchi i rimpianti per quella occasione mancata di due anni fa: «Ci avrebbero
dato un partito», si sfoga l'europarlamentare Gianni Pittella. «E invece c'è
stata solo un'imitazione mal riuscita del berlusconismo». Lui è il più
esplicito, ma ieri a Walter Veltroni devono essere
fischiate le orecchie. Perché nel nome della «concretezza» il Pd di Walter è
stato preso più volte a legnate. Così come quello del suo successore
Franceschini. «Ci copiale idee», protesta Pittella. «Ma gli elettori voteranno
l'originale». «Finito il congresso dovremo essere tutti più amici», premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il radicamento, ma non
bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a partire dalle
differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono chiacchiere...».
Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove, Craxi un po'
meno...». E sulle primarie: «Mi si mette addosso una maglietta che non è
la mia, non sono quello delle tessere, ho in testa un partito di elettori e
iscritti, io le primarie le voglio riformare, ci vuole un albo degli elettori».
Si inserisce Letta: «Sono un tifoso delle primarie, ma
se la legge elettorale non cambia dobbiamo farle anche per i nostri
parlamentari, mai più paracadutati». Bersani mette i
puntini sulle "i" anche sulle alleanze: «Dobbiamo stare molto larghi,
organizzare il campo del centrosinistra, dialogare con tutti quelli che sono
preoccupati per la deformazione della democrazia, e a partire dalla crisi». E
Di Pietro? «Abbiamo due modi diversi di fare opposizione, ma si può trovare una
sintesi», dice Bersani, che in vista dell'autunno
caldo annuncia: «L'Idv sarà tra i lavoratori? Anche noi dovremo esserci alla
grande, anche a prendere insulti». Letta è più brusco:
«Bisogna recuperare autorevolezza, basta inseguire Di Pietro, il Pd non può
essere un punging ball che il primo che passa tira uno schiaffone». Prosegue Letta: «Dobbiamo essere il partito che sostiene a spada
tratta il Quirinale dai "vaffa" e dagli attacchi di Di Pietro».
Follini è ancora più esplicito: «Io voto "Pierenrico" Bersani, l'uomo giusto per dire agli alleati che la nostra
penitenza è finita!». Bersani è più prudente. Solo su
Grillo si accende: «Non si apre a chi bussa col piccone in mano, altrimenti può
venire pure un naziskin». «No a chi ci sputa addosso», rincara Letta. «Non voglio che gli italiani dubitino della nostra
serietà, il mio chiodo fisso è il Paese, i ceti produttivi con cui dobbiamo
tornare a parlare, i poveri ma anche i benestanti che vogliono un paese più
moderno», dice Bersani. E declina la sua «sintesi» tra
sociale e liberale, uguaglianza e ascensore sociale. «Non farei il segretario
di un partito in cui non si può dire "sinistra"». I primi 100 giorni
del nuovo segretario? «Chiamare i giovani che lavorano sul territorio, con loro
costruiremo una linea moderna e riconoscibile su immigrazione, sicurezza,
ambiente, casa. Per parlare di sicurezza bisogna mettere insieme 20 assessori,
quelli che stanno sul pezzo: finora non è mai stato fatto». Nessuna deriva
nordista: «Il divario nord-sud è il problema numero uno, e noi siamo gli unici
che possono dire le stesse cose a Varese e a Ragusa». Abbracci e foto ricordo.
Arriva il sostegno di Nicola Zingaretti: «Scelgo Bersani,
ci aiuterà a ripartire bene». «Stima ricambiata, lavoreremo insieme», risponde
il candidato.
(
da "Manifesto, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
IL CONGRESSO Un vaudeville che non fa ridere nessuno Daniela Preziosi
Più Bersani e Franceschini ripetono con gravità e
compunzione che il partito «è una cosa seria», più la vicenda che oppone Beppe
Grillo al Pd trasforma il congresso in un feroce vaudeville, genere consono
all'attore genovese, meno adatto agli aspiranti segretari di partito. Più la
commissione di garanzia intima diktat e alza levatoi intorno al fortino, nel
vano tentativo di impermeabilizzare un partito che per statuto e volontà
politica è una groviera, più nelle province si spostano i tappeti ed esce fuori
la polvere. A Paternopoli, Avellino, lo sfinimento per le liturgie del
partitone, magari in combinato con qualche guerriglia indigena, hanno suggerito
al segretario del locale Pd di concedere a Grillo l'iscrizione che il Pd
nazionale gli ha negato. Diverte ma non è allegro prevedere che altre tessere,
in giro per l'Italia, potrebbero essere offerte. Intrappolando i candidati in
corsa, Bersani Franceschini e Marino (con l'eccezione
di Mario Adinolfi) in un pavido e comune tic di arroccamento, inadatto ai
nuovisti ma anche a chi, nel 2009, tenta la moderna declinazione del «partito è
un partito è un partito». Il gesto di Grillo non è una cosa seria, e infatti
proviene da un professionista del sacro genere del comico. Ma è triste
consegnare all'attore il trofeo di aver svelato l'inadeguatezza bipartisan di
un gruppo dirigente incapace di prevedere le conseguenze delle scelte compiute
fin qui nel solo nome del carisma di Walter. Qualche parallelo più su, a Roma,
il problema si pone in altri termini. La Repubblica Capitolina di Veltroni-Cesare (poi è arrivato l'impero di Veltroni-Augusto) si sgretola, e si scopre che i proconsoli
sono in fuga in direzione Bersani o Marino, comunque
via da Franceschini, il simbolo della continuità dell'originario progetto
democratico. CONTINUA | P
(
da "Corriere della Sera"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Corriere della Sera sezione: Politica data: 18/07/2009 - pag: 12
Democratici L'ex ministro incassa l'appoggio del presidente della Provincia di
Roma Zingaretti Bersani e Letta,
sì alle primarie «Giuste anche per i parlamentari» Grillo iscritto da un circolo
dell'avellinese. Ma il Pd: tessera non valida ROMA «Voglio un partito di
elettori e di iscritti, la contrapposizione non esiste. Il tema degli iscritti
va sdrammatizzato. Ma non è vero che non voglio le primarie. Dico solo che
vanno riformate»: Pierluigi Bersani è tornato a
parlare delle regole congressuali. E lo ha fatto in un giorno particolare: ieri
si è infatti ricostituita anche nei fatti la coppia con Enrico Letta, che per lanciare la corsa alla guida del Pd dell'ex
ministro «liberalizzatore » ha organizzato una convention a Roma a cui hanno
preso parte circa 400 persone, fra parlamentari, ammini-- stratori locali e
soprattutto militanti, compresi tantissimi giovani. Bersani
e Letta, alternandosi sul palco, hanno illustrato il
partito che vorrebbero: «Autorevole, ambizioso e autonomo », ha detto Letta, annunciando che «se Berlusconi non toglie le liste
bloccate per le elezioni politiche, faremo le primarie per scegliere i
parlamentari ». «Ma siamo qui per ascoltare voi e i vostri suggerimenti », ha
aggiunto Bersani, ribadendo la collocazione del Pd che
ha in mente: «Non guiderei mai un partito che non sia di centrosinistra». L'ex
ministro fra l'altro ieri ha raccolto un sostegno pesante, almeno su Roma:
Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, considerato
fino a poco tempo fa veltroniano, ha rotto gli indugi e ha annunciato che al
congresso voterà Bersani. E intanto proprio ieri la telenovela- Beppe Grillo si è
arricchita di una nuova puntata. Il comico, dopo essere stato respinto dai
circoli di Arzachena (Sardegna) e Nervi (Liguria) per la mancanza di requisiti
ribadita dalla commissione di garanzia del partito, ha ottenuto adesso
l'iscrizione al Pd di Partenopoli, nell'avellinese. Il presidente del locale
circolo intitolato a Martin Luther King ha infatti offerto la disponibilità ad
accogliere Grillo e il comico ha prontamente accettato. I vertici campani del
Pd però hanno già detto che la tessera non è valida. Martedì Luigi Berlinguer
ha convocato la commissione di garanzia per affrontare nuovamente la questione.
E lui, il comico genovese, ha già annunciato: «Nei prossimi due giorni
raccoglierò le duemila firme necessarie per candidarmi alla segreteria». Ma
difficilmente avrà il via libera dal partito. E mentre Bersani
e Letta illustravano la proposta della loro mozione
(«vogliamo un partito solidale, riformista, moderno ma con un forte radicamento
ai nostri valori»), Dario Franceschini ha incassato un accorato appello al voto
in suo favore lanciato da David Sassoli, Rita Borsellino, Debora Serracchiani e
Francesca Barracciu, al quale poi hanno fatto eco le parole di Piero Fassino:
«Franceschini è il candidato che dà maggiori garanzie di rilancio del partito».
Ignazio Marino dal canto suo ha smentito le ipotesi di possibili accordi con Bersani che si celerebbero dietro la sua candidatura. «Corro
per vincere, non per partecipare. Né, di certo, per portare acqua al mulino di
un altro candidato. Lo voglio dire forte e chiaro: il mio progetto non è e non
sarà merce di scambio». Paolo Foschi Stretta di mano EnricoLettainsiemeaPierluigiBersani,candidatoallasegreteriadelPartitodemocratico
(Eidon/Antimiani) Gli avversari Marino: «Non corro per Bersani,
ma per vincere» Da Serracchiani e Sassoli una lista per Franceschini
(
da "Corriere della Sera"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Corriere della Sera sezione: Politica data: 18/07/2009 - pag:
(
da "Messaggero, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: PD
Sabato 18 Luglio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Ci girano un po'
attorno Franceschini e Bersani. «Non accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto
la scelta delle alleanze» ha detto il primo, con ciò lanciando un segnale
contro il modello tedesco caro a D'Alema (e Casini).
«Di fronte alle deformazioni che il berlusconismo ha indotto al nostro sistema
democratico, dobbiamo sederci al tavolo con le altre forze di opposizione e
partire da lì per costruire una risposta forte» ha detto il secondo,
rilanciando così l'idea di un bipolarismo mite non distante dal modello
tedesco. Franceschini ha anche spiegato che il suo no al centro-sinistra col
trattino nasce dalla convinzione che il Pd non possa «delegare» ad altri la
rappresentanza del centro. E Bersani ha risposto che
lui il trattino non l'ha mai voluto, ma l'apertura alle alleanze del Pd deve
essere sincera, condizione di una «credibile» alternativa di governo. Ci girano
attorno. Ma è il rapporto con l'Udc uno dei nodi principali della contesa
congressuale: del resto, costruire un'alleanza di governo con un «centro
autonomo» è al tempo stesso un problema politico e una questione istituzionale.
Franceschini, pur accantonando alcune formule veltroniane, è tornato a issare
la bandiera bipolarista in funzione anti-centrista. E le sue parole non devono
essere dispiaciute a un popolare come Marini, che pure sul modello tedesco ha
cercato di costruire il suo governo nel 2008, ma che vede la concorrenza
dell'Udc come un'insidia ai cattolici del Pd. Naturalmente nessuno contesta in
astratto il dialogo con Casini, ma non è un caso che Bersani
abbia contestato la coincidenza statutaria tra segretario di partito e
candidato-premier proprio in nome di una coalizione da costruire nella pari
dignità. Il contrasto, insomma, è evidente. C'è anche chi tra gli irriducibili
del bipartitismo nel Pd lancia il sospetto di un patto per fare Casini premier.
Veleni che non mancano mai nei congressi come, del resto, le trasversalità.
Comunque è sempre D'Alema il più esplicito nel
contrastare quella che a suo giudizio è una soggezione di parte del Pd
all'impianto berlusconismo: «Chi non cerca sui temi istituzionali l'accordo con
le altre opposizioni, in realtà ha una sola alternativa: fare l'accordo con
Berlusconi sul bipartitismo». Con Casini e Vendola, D'Alema
mise in piedi il convegno delle Fondazioni che rilanciò dopo il voto del 2008
il modello tedesco. E un altro sostenitore di quel modello è Enrico Letta. Quel suo riferimento, ieri, a Giorgio Napolitano e
alla necessità che il Pd sia «di più il partito del Colle» aveva anche questa
ragione: il Capo dello Stato, pure in occasioni solenni, ha lasciato intendere
la sua preferenza per una forma di governo parlamentare razionalizzata che
somiglia molto al Cancellierato tedesco. Ma Letta,
dopo aver scritto un libro sulla necessaria alleanza tra «moderati e
progressisti», ieri poneva anche problemi pratici: «In alleanza con l'Udc siamo
più credibili come forza di governo. Abbiamo avuto la prova in Puglia e
Piemonte, dove al ballottaggio delle amministrative abbiamo ribaltato il
risultato del primo turno grazie all'apparentamento con i centristi». In
termini di alleanze future, sarà questa la partita più importante del
congresso. Assai più del problema Di Pietro.