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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “PD A CONGRESSO”

 

 

 

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Report "PD"   18-7-2009


Indice degli articoli

Sezione: PD Congresso

Abbiano il coraggio di batterlo al congresso ( da "Tempo, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Alema - che da primo ministro favorì l'approvazione di una legge sul conflitto di interessi condivisa con il centrodestra - e per il suo tramite lo sfidante Pierluigi Bersani, candidato dalemiano. Il quale, a sua volta, ha gioco facile nell'addebitare a Franceschini e a Veltroni le quattro sconfitte elettorali consecutive del 2008 e del 2009.

E Bersani conquista Zingaretti ( da "Tempo, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Nonostante il sostegno di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, infatti, il segretario uscente del Pd ha già perso per strada la componente più vicina a Goffredo Bettini che sosterrà Ignazio Marino e che, obbligata a scegliere tra lui e Bersani, opterà quasi sicuramente per quest'ultimo.

zingaretti: "voterò bersani" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: ombra di Veltroni, Bettini e Rutelli: parlamentari e amministratori locali pronti a riposizionarsi dopo aver smarrito ogni riferimento o perché in polemica con i rispettivi leader. E così se il segretario cittadino Riccardo Milana nutre ancora qualche incertezza (molti dei suoi hanno già disatteso le indicazioni di Rutelli per Franceschini,

"voglio guidare una forza di sinistra e non sono il signore delle tessere" - annalisa cuzzocrea ( da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Alema? «A me non piace questo sberleffo verso chi c´è stato prima, che si chiami D´Alema, Veltroni, Rutelli o Bassolino. Ci sono passaggi di generazione dovuti, ma un minimo di solidarietà - se siamo una squadra - bisogna trasmetterlo». Avete bloccato la candidatura di Grillo con modi considerati troppo burocratici che sembrano nascondere una paura di fondo.

Pd, inizia la ressa sulla costituzione delle liste di ottobre ( da "Riformista, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: ufficializza il sostegno a Bersani, Letta chiede «un partito più vicino a Napolitano». Nel fronte Franceschini, le correnti iniziano a contarsi. La prima a muoversi è la Serracchiani. endorsement. Enrico Letta (in alto) appoggia Pier Luigi Bersani Nel giorno in cui Enrico Letta chiude la sua iniziativa (Cento giorni dal nuovo Pd) indicando la rotta di un partito che deve essere «

Scusatemi, mentre parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro ( da "Riformista, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: mentre parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro Caro Zoro, cosa ne pensi delle ultime parole di Veltroni sulle maggiori capacità d'innovazione di Craxi rispetto a Berlinguer? Circolo Pd Hammamet Quando mio padre mi ha dato il buongiorno raccontandomi l'ultima esternazione dell'ex segretario del più grande partito riformista der monno nfame,

Basta nomenklatura : appello pro-Marino di filosofi e scrittori ( da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: al sacerdote don Paolo Farinella, al matematico Piergiorgio Odifreddi e alla scrittrice Lidia Ravera. «I partiti sono diventati dispositivo e marchingegno di una casta autoreferenziale e inamovibile. Lo scontro tra Franceschini e Bersani (tra Veltroni e D'Alema), tutto interno alla nomenklatura, conferma la diagnosi». SU MICROMEGA

Non sono quello delle tessere Il mio Pd: elettori e iscritti ( da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il radicamento, ma non bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a partire dalle differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono chiacchiere...». Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove, Craxi un po' meno.

Erano partiti un mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket che s... ( da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il radicamento, ma non bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a partire dalle differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono chiacchiere...». Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove, Craxi un po' meno.

Un vaudeville che non fa ridere nessuno ( da "Manifesto, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: a cominciare dalle cose chiare che ha detto lo stesso Veltroni. Poi lui non partecipa direttamente alla battaglia congressuale per chiudere definitivamente la cosiddetta stagione del dualismo Veltroni-D'Alema». ha detto ieri Giorgio Tonini, allarmato dalle notizie che arrivano dalle mozioni. «Dopodiché la situazione è abbastanza chiara.

Bersani e Letta, sì alle primarie ( da "Corriere della Sera" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: considerato fino a poco tempo fa veltroniano, ha rotto gli indugi e ha annunciato che al congresso voterà Bersani. E intanto proprio ieri la telenovela- Beppe Grillo si è arricchita di una nuova puntata. Il comico, dopo essere stato respinto dai circoli di Arzachena (Sardegna) e Nervi (Liguria) per la mancanza di requisiti ribadita dalla commissione di garanzia del partito,

( da "Corriere della Sera" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: La mano di D'Alema. «Basta. L'eterna diatriba D'Alema-Veltroni io l'ho chiusa unilateralmente. Con le mie dimissioni e la decisione di non partecipare al congresso». Ma il correntismo, la caduta del primo governo Prodi... «Io e D'Alema abbiamo due diverse visioni politiche.

ROMA - Ci girano un po' attorno Franceschini e Bersani. Non accetterem... ( da "Messaggero, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Bersani. «Non accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto la scelta delle alleanze» ha detto il primo, con ciò lanciando un segnale contro il modello tedesco caro a D'Alema (e Casini). «Di fronte alle deformazioni che il berlusconismo ha indotto al nostro sistema democratico, dobbiamo sederci al tavolo con le altre forze di opposizione e partire da lì per costruire una


Articoli

Articoli della sezione: PD Congresso

Abbiano il coraggio di batterlo al congresso (sezione: PD Congresso)

( da "Tempo, Il" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

stampa Segue dalla prima Abbiano il coraggio di batterlo al congresso È impressionante sentire Dario Franceschini cavalcare il tema del conflitto di interessi e sostenere che il più grave errore del centrosinistra al governo fu nell'approvare una legge non-antiberlusconiana. Franceschini sa che per la maggioranza del Paese il conflitto di interessi non è tema decisivo, tanto che dal 1994 ad oggi gli italiani hanno incoronato vincitore per ben tre volte Silvio Berlusconi. Franceschini agita il tema del conflitto di interesse per attaccare Massimo D'Alema - che da primo ministro favorì l'approvazione di una legge sul conflitto di interessi condivisa con il centrodestra - e per il suo tramite lo sfidante Pierluigi Bersani, candidato dalemiano. Il quale, a sua volta, ha gioco facile nell'addebitare a Franceschini e a Veltroni le quattro sconfitte elettorali consecutive del 2008 e del 2009. In questo quadro ha gioco facile Beppe Grillo a irritare i vertici del Pd, fare un regalo a Di Pietro e tanta pubblicità a se per la prossima stagione teatrale. Invece di cercare la pandetta con cui dichiarare nulla l'iscrizione di Grillo, i candidati segretari del Pd sfidino il dipietrista apertamente, sul piano dei valori e dei principi. E sconfiggano insieme lui e il suo mandante: Antonio Di Pietro. Giorgio Stracquadanio

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E Bersani conquista Zingaretti (sezione: PD Congresso)

( da "Tempo, Il" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

stampa Verso il congressoE Marino smentisce accordi sottobanco: «Corro per vincere non porto acqua ad altri» E Bersani conquista Zingaretti Il presidente della Provincia sceglie l'ex ministro Ora all'appello manca solo Ignazio Marino che, a differenza degli altri candidati, presenterà il suo programma martedì a Milano. Intanto Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini continuano a combattere la solo personale battaglia. Con il primo che, davanti alla platea di dirigenti e militani riunita da Enrico Letta per cominciare il conto alla rovescia dei «cento giorni al nuovo Pd», difende la discontinuità delle proprie idee rispetto al passato: «Le parole sono tutte buone, ma non dobbiamo guardare i titoli. Franceschini vuole un partito radicato, ma chi lo vorrebbe sradicato?» Intanto si definisce ulteriormente lo scacchiere delle alleanze. Con il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che scende in campo al fianco di Bersani. «Voterò Pier Luigi - annuncia - perché credo che in un momento come questo sia la persona che può aiutarci a ripartire bene. Lo faccio come scelta individuale fino a rinunciare a candidarmi. Ma penso che un dirigente politico abbia il dovere di dire quello che pensa, la trasparenza è la base del rispetto reciproco». Una scelta importante quella di Zingaretti che indebolisce ulteriormente Dario Franceschini visto che peserà, e non poco, sugli equilibri laziali. Nonostante il sostegno di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, infatti, il segretario uscente del Pd ha già perso per strada la componente più vicina a Goffredo Bettini che sosterrà Ignazio Marino e che, obbligata a scegliere tra lui e Bersani, opterà quasi sicuramente per quest'ultimo. Anche se il chirurgo smentisce accordi sottobanco con l'area vicina a Massimo D'Alema e all'ex ministro: «Corro per vincere non certo per portare acqua al mulino di un altro candidato». Certo è che l'ago della bilancia congressuale pende ogni giorno di più dalla parte di Bersani. Nonostante Piero Fassino, coordinatore della mozione Franceschini, bolli come «scenario politologico fondato sul niente» la visione che vedrebbe il segretario uscente favorito alle primarie e lo sfidante più forte tra gli iscritti. È una «sfida imprevedibile» assicura. E anche Bersani smentisce con forza «la caricatura» che la sua sarebbe la mozione anti-primarie: «Mi hanno messo addosso una camicia che non è la mia».

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zingaretti: "voterò bersani" - giovanna vitale (sezione: PD Congresso)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Pagina IX - Roma Le scelte del Pd La protesta "No al corridoio Roma-Latina" Zingaretti: "Voterò Bersani" Pd verso il congresso: Valentini per Franceschini e Argentin per Marino Incerti Morassut e Marrazzo che mercoledì annuncerà la sua scelta GIOVANNA VITALE Un endorsement pesante come un macigno. Dopo settimane di riflessione, Nicola Zingaretti ha deciso di rompere gli indugi e dichiarare il suo voto per Bersani: «Credo che in un momento come questo sia la persona che può aiutarci a ripartire bene». Una «scelta individuale», precisa il presidente della Provincia. Che però rappresenta la prova regina di quella che ormai è più di una sensazione: dopo le Primarie di ottobre, nel Pd di Roma e Lazio, nulla sarà più come prima. Le manovre verso il congresso come un detonatore piazzato sulla classe dirigente cresciuta all´ombra di Veltroni, Bettini e Rutelli: parlamentari e amministratori locali pronti a riposizionarsi dopo aver smarrito ogni riferimento o perché in polemica con i rispettivi leader. E così se il segretario cittadino Riccardo Milana nutre ancora qualche incertezza (molti dei suoi hanno già disatteso le indicazioni di Rutelli per Franceschini, optando per Bersani: vedi Di Carlo) mentre il governatore Marrazzo si dichiarerà mercoledì, il quadro delle alleanze interne si fa ogni giorno più chiaro. Fra molte sorprese e qualche conferma. In cima alla classifica la deputata veltroniana Ileana Argentin, che ha scelto il terzo uomo sostenuto dai colleghi bettiniani Pompili e Meta, oltre che dai consiglieri regionali Carapella e Laurelli. «Se c´era Walter non avrei avuto dubbi», premette l´ex delegata capitolina all´handicap, «ho parlato con lui e mi ha detto di fare quel che sentivo in coscienza. Perciò vado con Marino: è la persona giusta per uscire dalle diatribe che finora hanno creato seri problemi al Pd. Ma non per via della sua posizione sul testamento biologico, come pensano tanti solo perché sto in carrozzina. Semplicemente perché mi rappresenta». Mozione che in queste ore sta tentando anche un altro veltroniano doc, l´ex assessore congolese Jean Leonard Touadì, mentre l´eurodeputato Francesco De Angelis ha già deciso. Come pure l´altro grande ex: Gianni Borgna. Con buona pace del senatore Giorgio Tonini che ancora ieri giurava: «Tutti i veltroniani stanno con Franceschini». Per il quale si sono invece dichiarati gli ex assessori capitolini Maria Coscia e Marco Causi (ora deputati) nonché Daniela Valentini (responsabile dell´Agricoltura regionale), insieme naturalmente ai popolari e a parte dei rutelliani. Per Bersani, oltre ai dalemiani, si sono infine schierati i deputati Tocci e Cosentino, i zingarettiani (compresi i consiglieri comunali Valeriani e Cirinnà) e quelli in quota Letta (Panecaldo e Stampete). Un drappello nel quale, ancora una volta, non mancano i veltroniani: primo fra tutti, il vicepresidente della Regione Esterino Montino.

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"voglio guidare una forza di sinistra e non sono il signore delle tessere" - annalisa cuzzocrea (sezione: PD Congresso)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Pagina 15 - Interni Bersani a RepubblicaTv: "Veltroni elogia Craxi? Mi commuove più Berlinguer" "Voglio guidare una forza di sinistra e non sono il signore delle tessere" "Bisogna riaprire il cantiere dell´Ulivo, e valutare con Udc e Idv se siamo d´accordo" ANNALISA CUZZOCREA ROMA - Si candida a guidare un partito in cui la parola sinistra non sia bandita, Pierluigi Bersani. Ci tiene a dire che lui non è «quello delle tessere». E se è d´accordo con la scelta di dire no all´iscrizione di Beppe Grillo al Pd non è perché non voglia un partito aperto, ma perché non si può spalancare la porta «a chi viene col piccone in mano. Noi siamo un partito serio, rispettiamo tutti e pretendiamo anche rispetto». Durante il videoforum con gli spettatori di RepubblicaTv l´ex ministro spiega la sua idea di partito. Perché non vuole primarie aperte agli elettori invece che solo agli iscritti? «Io non ho niente contro le primarie, ma credo che si debba istituire un albo degli elettori, per evitare che ci venga in casa uno di An. E credo che il partito debba fare tanti iscritti, ma debba anche ridurne il potere nei congressi, dove per metà dovrebbero contare i voti ottenuti sul territorio. Per questo io non sono quello delle tessere. Se poi vogliono farmi la caricatura, facciano pure». Sul piano programmatico, al di là della forma partito, cos´è che la distingue da Franceschini? «Finora siamo stati troppo post, post identitari, post tutto. Dobbiamo recuperare il rapporto con i ceti popolari e produttivi. Lavorare sull´impoverimento dei redditi medi e bassi e sull´assenza di mobilità sociale. Dire merito, come ha fatto il segretario nel suo discorso, senza dire che in tutti i campi bisogna accettare una valutazione esterna, è come parlare di un caciocavallo appeso. Bisogna stare attenti alla retorica, noi moriamo di retorica». Rifarete l´alleanza con i comunisti compromettendo l´identità riformista del Pd? «Non farei il segretario del partito se non potessi pronunciare la parola sinistra. E più che riformista il Pd preferirei chiamarlo partito delle riforme. Quanto alle alleanze, bisogna riaprire il cantiere dell´Ulivo. Poi con tutti, dall´Udc a Di Pietro, bisognerà valutare se siamo d´accordo su un paio di questioni: sugli elementi di deformazione del meccanismo democratico e sui temi della crisi economica». Cosa pensa di Veltroni che elogia Craxi mentre Franceschini si ispira a Berlinguer? «Se stiamo parlando di emozioni, quando sento Berlinguer mi commuovo, quando sento la parola Craxi mi commuovo un po´ meno. Ma, se parliamo di politica e di identità, dobbiamo risalire all´esordio delle grandi culture cattoliche e socialiste che hanno dato luogo alle grandi formazioni politiche popolari. E´ lì che è nata l´idea che, mettendosi dalla parte dei deboli, si può fare una società migliore per tutti». E di Debora Serracchiani che critica D´Alema? «A me non piace questo sberleffo verso chi c´è stato prima, che si chiami D´Alema, Veltroni, Rutelli o Bassolino. Ci sono passaggi di generazione dovuti, ma un minimo di solidarietà - se siamo una squadra - bisogna trasmetterlo». Avete bloccato la candidatura di Grillo con modi considerati troppo burocratici che sembrano nascondere una paura di fondo. è un´occasione persa? «Grillo alle ultime amministrative ha presentato liste contro di noi in una trentina di comuni. Secondo le nostre regole, non può candidarsi. Altrimenti anche un naziskin potrebbe prendere la tessera. Detto questo, il mondo di Grillo mi interessa moltissimo: dentro ci sono pulsione democratica e civismo. Ma non si può venire in questo partito buttando giù il portone con il piccone in mano. Altrimenti facciamo un piacere a Berlusconi». Tornando alle previsioni di D´Alema, nel governo ci saranno nuove scosse? «Il premier le scosse se l´è date da solo. Nelle ultime elezioni c´è stata una battuta d´arresto per il governo. Ma è anche vero che il consenso si stacca, come la mela dal ramo, quando c´è qualcuno pronto a raccoglierlo. Nei prossimi mesi ci può essere ancora qualche elemento critico, ma senza un´alternativa credibile rischia di disperdersi nella sfiducia e nel ribellismo».

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Pd, inizia la ressa sulla costituzione delle liste di ottobre (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Pd, inizia la ressa sulla costituzione delle liste di ottobre congresso. Nel giorno in cui Zingaretti ufficializza il sostegno a Bersani, Letta chiede «un partito più vicino a Napolitano». Nel fronte Franceschini, le correnti iniziano a contarsi. La prima a muoversi è la Serracchiani. endorsement. Enrico Letta (in alto) appoggia Pier Luigi Bersani Nel giorno in cui Enrico Letta chiude la sua iniziativa (Cento giorni dal nuovo Pd) indicando la rotta di un partito che deve essere «autonomo, autorevole e ambizioso», «un po' più il partito di Giorgio Napolitano», Pier Luigi Bersani incassa ufficialmente l'adesione della Sinistra del partito e soprattutto quella di Nicola Zingaretti. L'ex ministro dello Sviluppo economico rilancia la sua iniziativa partendo dal "ciò che non siamo" e rispondendo, quindi, alle sollecitazioni di Franceschini: «Le primarie? Mi è stata messa addosso una maglietta che non è la mia. Io sono per riformarle: serve un albo degli elettori, servono vasi comunicanti... cose abbastanza banali», spiega Bersani. Letta raccoglie lo spunto e, infatti, incalza: «Non ci prendano in giro dicendo che non vogliamo le primarie e poi l'unica cosa su cui non si fanno sono i parlamentari». Per cui, aggiunge l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «io dico che noi dobbiamo cercare di cambiare la legge elettorale, perché inammissibile il sistema delle liste bloccate che non permette ai cittadini di scegliere gli eletti. Ma se Berlusconi ce lo impedirà, noi dobbiamo impedire che i parlamentari vengano paracadutati da Roma: dobbiamo scegliere con le primarie i candidati che entreranno nelle liste elettorali». La sintonia del tandem Bersani-Letta, oltre che sulla forma del partito e i gli strumenti di democrazia interna, è confermata anche sul tema alleanze. «La nostra vocazione maggioritaria non può significare in nessun modo una interpretazione esclusiva del nostro ruolo. Bisogna che ci interpretiamo come attori della costruzione di un'alleanza, perché l'alternativa a Berlusconi non la mettiamo su da soli», scandisce «Pier Luigi». «Dobbiamo avere l'ambizione di tornare a governare, una classe dirigente non può avere l'obiettivo di vivacchiare, magari anche all'opposizione», conferma «Enrico» (che coglie l'assist fornitogli ieri l'altro da Luigi Angeletti per confermare la necessità di un partito autonomo dal sindacato). Archiviata la prima fase della partita congressuale, in attesa delle mosse di chi non si è ancora allineato, il tema dei prossimi giorni sarà quello della costruzione delle liste a sostegno di ciascun candidato segretario. Il fronte Bersani ha un problema, rappresentato dalla richiesta arrivata ieri l'altro dall'area di Rosy Bindi. «Chiediamo a Pier Luigi che ci sia una lista unica a sostegno della sua candidatura perché vogliamo - ha sottolineato l'ex ministro della Famiglia sostenere la sua linea da dentro ed evitare che si contratti dopo in base ai voti presi dalla lista». Come dimostra il precedente del 2007, quando dietro le liste pro Veltroni furono lo strumento per "contare" le quote di partito in capo a questa o quell'area, il tema non è derubricabile a quisquilia. Dalle parti di Franceschini, infatti, gli sponsor del segretario uscente hanno già iniziato ad attrezzarsi. I primi a muoversi dai blocchi sono stati i "volti nuovi" - capitanati da David Sassoli, Debora Serracchiani, Rita Borsellino e Francesca Barracciu - che hanno annunciato la presentazione della lista Semplicemente democratici. A breve seguiranno a ruota Sergio Cofferati ed Ermete Realacci, che con Luigi Nicolais costruiranno una lista fondata su tre parole d'ordine: «innovazione», «ambiente», «lavoro». Il dilemma, adesso, riguarderà Fassino, i popolari e i veltroniani. Finiranno tutti in una "casa" comune, come avvenne nel 2007 col listone dei partiti pro-Veltroni? Oppure cederanno alla tentazione di contarsi anche tra di loro? Più semplice la situazione di Ignazio Marino. «Corro per vincere, non per partecipare. Né, di certo, per portare acqua al mulino di un altro candidato», ha ribatito ieri il senatore chirurgo. Il «terzo uomo» potrebbe contare su una lista più legata ai territori (Michele Meta, Marta Vincenzi...), una dei giovani (Civati e compagnia) e una terza della società civile, aperta tanto al giro Micromega (che ieri ha lanciato un appello a sostenerlo, firmato da Paolo Flores D'Arcais e Lidia Ravera) quanto agli "amici di Ignazio Marino" (in questo caso si va da Beppino Englaro a Stefano Rodotà, passando per Umberto Veronesi). 18/07/2009

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Scusatemi, mentre parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Scusatemi, mentre parlava Bersani ero ad Eurodisney la posta di zoro Caro Zoro, cosa ne pensi delle ultime parole di Veltroni sulle maggiori capacità d'innovazione di Craxi rispetto a Berlinguer? Circolo Pd Hammamet Quando mio padre mi ha dato il buongiorno raccontandomi l'ultima esternazione dell'ex segretario del più grande partito riformista der monno nfame, ho pensato scherzasse, che va bene avere qualche problema di posizionamento dopo tanti anni sulla cresta dell'onda, ma a tutto, anche all'ego di Walter, c'è un limite, un limite che può essere nome, un nome che può essere Berlinguer, Enrico Berlinguer. E invece no. Solo, in cerca d'autore e accantonato financo dalle dinamiche congressuali franceschiniane, Walter è definitivamente zompato oltre se stesso, oltre il maanchismo, a caccia di un applauso di Stefania Craxi, per ottenere il quale occorreva affermare quello che neanche Intini forse avrebbe detto in questo modo. Ma Walter è fatto così, ama scoprire l'alba ogni giorno, preferibilmente negando le albe passate. Pertanto, lui che non è mai stato comunista, ma s'iscrisse al Pci solo grazie al carisma di Berlinguer, accantona senza imbarazzi l'ispirazione di una vita, a beneficio del leader suo contrario. Essendo sempre più moralmente questionabile il fatto che dal giorno della sua morte a oggi il mito berlingueriano sia stato sbrindellato da chiunque fosse a corto di argomenti, ritengo che una moratoria sull'utilizzo del nome Berlinguer sia a questo punto tristemente opportuna (soprattutto se in una settimana sia Beppe Grillo che Walter Veltroni ne citano l'esempio, e quello che gli rende più onore, paradossalmente, è il primo). Ciao Diego, volevo dire che i dirigenti del Pd hanno fatto bene a negare la tessera a quel qualunquista di Grillo. Il Pd è roba seria, da qualche parte toccherà pure cominciare a farlo capire. Circolo Pd Te Lo Do Io Il Pd La clausola statutaria che impedisce a un iscritto di avere doppia tessera di partito è stata sufficiente a sventare le ambizioni piddine di Pannella; allo stesso modo basterebbe la norma che vincola i candidati ad essere iscritti da giugno per concorrere alla segreteria del Pd, per ringraziare Grillo lasciandolo a osservare gli sviluppi del congresso come un simpatizzante qualunque. Ma se, come emerso da ogni dichiarazione in merito rilasciata dell'impanicata dirigenza Pd, è per questioni di cv che Grillo non può prendere parte a quel grande e democratico e riformista e innovativo evento di popolo che sono le primarie che eleggeranno il nuovo deus ex machina democratico, allora le prese per il culo il Pd se le cerca. E se le merita. Al di là delle sconsolate considerazioni sul fatto che un partito che ha paura di misurarsi con Grillo sta molto peggio di quanto possa rivelare qualsiasi tornata elettorale, non mi risulta che Calearo, tanto per portare esempi recenti, abbia riscontrato difficoltà a tesserarsi al Pd (e a diventarne addirittura rappresentante in Parlamento). Anzi, il suo bizzarro pensiero ha costituito per il Pd pubblico motivo di merito e di vanto, e chi muoveva qualche osservazione di sostanza e coerenza diventava un passatista, disfattista con preoccupanti venature nostalgiche. Ora, in virtù di questo e altri casi simili, come stupirsi se Grillo ha pensato (sinceramente o provocatoriamente poco cambia) di candidarsi con il Pd e non altrove? E perché impedirglielo? Tra l'altro, così facendo, si nega a priori l'ipotesi di avergli fatto cambiare opinione sull'importanza dei partiti e su tante altre cose. Che è un po' come negare l'essenza stessa della politica. Caro Zoro, cosa ne pensi delle parole di Ignazio Marino sulla questione morale nel Pd in relazione all'arresto del presunto stupratore coordinatore di circolo del Torrino? Circolo Pd Mephisto Lì per lì, più o meno come per le parole di Veltroni su Berlinguer e Craxi, non ci volevo credere. Prendere le mosse dal caso di uno stupratore seriale per arrivare a colpire il doping del tesseramento napoletano era esercizio da brividi, carpiato mortale alla portata di nessuno, men che meno di un esordiente senza rete. Ma 'sti leader nuovi sono sfrontati, per farsi notare prendono il toro per le corna anche a costo di finire infilzati come a San Firmino, e se poi fanno il chirurgo delle ferite se ne fregano e vanno avanti per la loro strada. E così la questione morale nel Pd è di nuovo pubblicamente scoppiata, un po' a cazzo, ma è riscoppiata. A farmelo capire però, non è stato tanto il raccapricciante caso di Luca Bianchini, e nemmeno la denuncia a tutta agenzia del senatore Marino, bensì il fatto che appena si è sparsa la notizia che il presunto stupratore era un coordinatore di circolo Pd, in molti, per non dire in troppi, si sono messi subito a cercare di capire a quale mozione avesse aderito. Ciao Diego, ma che ti è successo? Sono preoccupato. Non ti ho visto né alla presentazione della mozione di Franceschini né all'intervista di Bersani a Caracalla. Come mai? Circolo Pd Qui Quo Qua Ma Pure Lì Lò e Là Eh lo so, queste spirali delle mozioni danno dipendenza, e come se non bastasse i sensi di colpa sono dietro l'angolo; capita che se vai a sentire Fassino arringare gli ex Ds ti senti poi in dovere di presenziare a una convention di Letta; se non puoi seguire Adinolfi a Las Vegas allora prendi con più leggerezza l'impossibilità di seguire Civati alla Balduina, e così via. Per quel che posso seguo tutti; questa settimana però, incredibilmente, sono riuscito a staccare, avviando a fatica un processo di disintossicazione estivo quanto mai necessario. Ora devo solo capire perché il giorno in cui Franceschini ha presentato la sua mozione e Bersani ha parlato alla festa di Caracalla, io sono finito sulle montagne russe di Eurodisney, a sparare a caso nello spazio, tra nuvole e mostri, Pluti e Topolini, spendendo soldi per mettermi in fila per ore, con la speranza scettica di recuperare le emozioni di un tempo. Dev'esserci un significato profondo, primario, o forse no, sono solo pippe mentali, comunque democratiche, difficilmente riformiste. di Diego Bianchi 18/07/2009

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Basta nomenklatura : appello pro-Marino di filosofi e scrittori (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

«Basta nomenklatura»: appello pro-Marino di filosofi e scrittori «Con Ignazio Marino liberiamo il Pd dalla nomenklatura». È l'appello lanciato oggi sul sito MicroMega.net, per sostenere la candidatura alla segreteria del medico e senatore del Pd. Aperto alla sottoscrizione dei navigatori, il documento è firmato dal direttore di MicroMega Paolo Flores D'Arcais, assieme al fisico Carlo Bernardini, alla filosofa Roberta De Monticelli, al sacerdote don Paolo Farinella, al matematico Piergiorgio Odifreddi e alla scrittrice Lidia Ravera. «I partiti sono diventati dispositivo e marchingegno di una casta autoreferenziale e inamovibile. Lo scontro tra Franceschini e Bersani (tra Veltroni e D'Alema), tutto interno alla nomenklatura, conferma la diagnosi». SU MICROMEGA

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Non sono quello delle tessere Il mio Pd: elettori e iscritti (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

«Non sono quello delle tessere Il mio Pd: elettori e iscritti» ANDREA CARUGATI Erano partiti un mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket che sfumò nel 2007, per la rinuncia del piacentino nel nome della «ditta», ieri si è materializzato al Golf Sheraton di Roma, davanti a una platea di lettiani doc, convocati sotto lo slogan «Cento giorni al nuovo Pd». IL TICKET CHE NON C'ERA «Il Pd dovrai costruirlo bene, senza fretta, come un muretto a secco dei contadini sardi», dice Letta all'amico Pierluigi. Parecchi i rimpianti per quella occasione mancata di due anni fa: «Ci avrebbero dato un partito», si sfoga l'europarlamentare Gianni Pittella. «E invece c'è stata solo un'imitazione mal riuscita del berlusconismo». Lui è il più esplicito, ma ieri a Walter Veltroni devono essere fischiate le orecchie. Perché nel nome della «concretezza» il Pd di Walter è stato preso più volte a legnate. Così come quello del suo successore Franceschini. «Ci copiale idee», protesta Pittella. «Ma gli elettori voteranno l'originale». «Finito il congresso dovremo essere tutti più amici», premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il radicamento, ma non bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a partire dalle differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono chiacchiere...». Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove, Craxi un po' meno...». E sulle primarie: «Mi si mette addosso una maglietta che non è la mia, non sono quello delle tessere, ho in testa un partito di elettori e iscritti, io le primarie le voglio riformare, ci vuole un albo degli elettori». Si inserisce Letta: «Sono un tifoso delle primarie, ma se la legge elettorale non cambia dobbiamo farle anche per i nostri parlamentari, mai più paracadutati». Bersani mette i puntini sulle "i" anche sulle alleanze: «Dobbiamo stare molto larghi, organizzare il campo del centrosinistra, dialogare con tutti quelli che sono preoccupati per la deformazione della democrazia, e a partire dalla crisi». E Di Pietro? «Abbiamo due modi diversi di fare opposizione, ma si può trovare una sintesi», dice Bersani, che in vista dell'autunno caldo annuncia: «L'Idv sarà tra i lavoratori? Anche noi dovremo esserci alla grande, anche a prendere insulti». Letta è più brusco: «Bisogna recuperare autorevolezza, basta inseguire Di Pietro, il Pd non può essere un punging ball che il primo che passa tira uno schiaffone». Prosegue Letta: «Dobbiamo essere il partito che sostiene a spada tratta il Quirinale dai "vaffa" e dagli attacchi di Di Pietro». Follini è ancora più esplicito: «Io voto "Pierenrico" Bersani, l'uomo giusto per dire agli alleati che la nostra penitenza è finita!». Bersani è più prudente. Solo su Grillo si accende: «Non si apre a chi bussa col piccone in mano, altrimenti può venire pure un naziskin». «No a chi ci sputa addosso», rincara Letta. «Non voglio che gli italiani dubitino della nostra serietà, il mio chiodo fisso è il Paese, i ceti produttivi con cui dobbiamo tornare a parlare, i poveri ma anche i benestanti che vogliono un paese più moderno», dice Bersani. E declina la sua «sintesi» tra sociale e liberale, uguaglianza e ascensore sociale. «Non farei il segretario di un partito in cui non si può dire "sinistra"». I primi 100 giorni del nuovo segretario? «Chiamare i giovani che lavorano sul territorio, con loro costruiremo una linea moderna e riconoscibile su immigrazione, sicurezza, ambiente, casa. Per parlare di sicurezza bisogna mettere insieme 20 assessori, quelli che stanno sul pezzo: finora non è mai stato fatto». Nessuna deriva nordista: «Il divario nord-sud è il problema numero uno, e noi siamo gli unici che possono dire le stesse cose a Varese e a Ragusa». Abbracci e foto ricordo. Arriva il sostegno di Nicola Zingaretti: «Scelgo Bersani, ci aiuterà a ripartire bene». «Stima ricambiata, lavoreremo insieme», risponde il candidato. Bersani "ospite" di Enrico Letta. «Le differenze tra i programmi ci sono, sul radicamento non bastano le chiacchiere». «I primi 100 giorni? Chiamare i giovani del territorio per trovare una linea sui temi chiave».

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Erano partiti un mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket che s... (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Erano partiti un mese fa da una fabbrica di piastrelle di Sassuolo, Bersani e Letta. Il ticket che sfumò nel 2007, per la rinuncia del piacentino nel nome della «ditta», ieri si è materializzato al Golf Sheraton di Roma, davanti a una platea di lettiani doc, convocati sotto lo slogan «Cento giorni al nuovo Pd». IL TICKET CHE NON C'ERA «Il Pd dovrai costruirlo bene, senza fretta, come un muretto a secco dei contadini sardi», dice Letta all'amico Pierluigi. Parecchi i rimpianti per quella occasione mancata di due anni fa: «Ci avrebbero dato un partito», si sfoga l'europarlamentare Gianni Pittella. «E invece c'è stata solo un'imitazione mal riuscita del berlusconismo». Lui è il più esplicito, ma ieri a Walter Veltroni devono essere fischiate le orecchie. Perché nel nome della «concretezza» il Pd di Walter è stato preso più volte a legnate. Così come quello del suo successore Franceschini. «Ci copiale idee», protesta Pittella. «Ma gli elettori voteranno l'originale». «Finito il congresso dovremo essere tutti più amici», premette Bersani. Ma «le differenze ci sono: tutti diciamo il radicamento, ma non bastano i titoli, ci vuole lo svolgimento, e io lo faccio a partire dalle differenze con quanto abbiamo fatto fin qui. Altrimenti sono chiacchiere...». Per Veltroni una battuta al veleno: «Berlinguer mi commuove, Craxi un po' meno...». E sulle primarie: «Mi si mette addosso una maglietta che non è la mia, non sono quello delle tessere, ho in testa un partito di elettori e iscritti, io le primarie le voglio riformare, ci vuole un albo degli elettori». Si inserisce Letta: «Sono un tifoso delle primarie, ma se la legge elettorale non cambia dobbiamo farle anche per i nostri parlamentari, mai più paracadutati». Bersani mette i puntini sulle "i" anche sulle alleanze: «Dobbiamo stare molto larghi, organizzare il campo del centrosinistra, dialogare con tutti quelli che sono preoccupati per la deformazione della democrazia, e a partire dalla crisi». E Di Pietro? «Abbiamo due modi diversi di fare opposizione, ma si può trovare una sintesi», dice Bersani, che in vista dell'autunno caldo annuncia: «L'Idv sarà tra i lavoratori? Anche noi dovremo esserci alla grande, anche a prendere insulti». Letta è più brusco: «Bisogna recuperare autorevolezza, basta inseguire Di Pietro, il Pd non può essere un punging ball che il primo che passa tira uno schiaffone». Prosegue Letta: «Dobbiamo essere il partito che sostiene a spada tratta il Quirinale dai "vaffa" e dagli attacchi di Di Pietro». Follini è ancora più esplicito: «Io voto "Pierenrico" Bersani, l'uomo giusto per dire agli alleati che la nostra penitenza è finita!». Bersani è più prudente. Solo su Grillo si accende: «Non si apre a chi bussa col piccone in mano, altrimenti può venire pure un naziskin». «No a chi ci sputa addosso», rincara Letta. «Non voglio che gli italiani dubitino della nostra serietà, il mio chiodo fisso è il Paese, i ceti produttivi con cui dobbiamo tornare a parlare, i poveri ma anche i benestanti che vogliono un paese più moderno», dice Bersani. E declina la sua «sintesi» tra sociale e liberale, uguaglianza e ascensore sociale. «Non farei il segretario di un partito in cui non si può dire "sinistra"». I primi 100 giorni del nuovo segretario? «Chiamare i giovani che lavorano sul territorio, con loro costruiremo una linea moderna e riconoscibile su immigrazione, sicurezza, ambiente, casa. Per parlare di sicurezza bisogna mettere insieme 20 assessori, quelli che stanno sul pezzo: finora non è mai stato fatto». Nessuna deriva nordista: «Il divario nord-sud è il problema numero uno, e noi siamo gli unici che possono dire le stesse cose a Varese e a Ragusa». Abbracci e foto ricordo. Arriva il sostegno di Nicola Zingaretti: «Scelgo Bersani, ci aiuterà a ripartire bene». «Stima ricambiata, lavoreremo insieme», risponde il candidato.

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Un vaudeville che non fa ridere nessuno (sezione: PD Congresso)

( da "Manifesto, Il" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

IL CONGRESSO Un vaudeville che non fa ridere nessuno Daniela Preziosi Più Bersani e Franceschini ripetono con gravità e compunzione che il partito «è una cosa seria», più la vicenda che oppone Beppe Grillo al Pd trasforma il congresso in un feroce vaudeville, genere consono all'attore genovese, meno adatto agli aspiranti segretari di partito. Più la commissione di garanzia intima diktat e alza levatoi intorno al fortino, nel vano tentativo di impermeabilizzare un partito che per statuto e volontà politica è una groviera, più nelle province si spostano i tappeti ed esce fuori la polvere. A Paternopoli, Avellino, lo sfinimento per le liturgie del partitone, magari in combinato con qualche guerriglia indigena, hanno suggerito al segretario del locale Pd di concedere a Grillo l'iscrizione che il Pd nazionale gli ha negato. Diverte ma non è allegro prevedere che altre tessere, in giro per l'Italia, potrebbero essere offerte. Intrappolando i candidati in corsa, Bersani Franceschini e Marino (con l'eccezione di Mario Adinolfi) in un pavido e comune tic di arroccamento, inadatto ai nuovisti ma anche a chi, nel 2009, tenta la moderna declinazione del «partito è un partito è un partito». Il gesto di Grillo non è una cosa seria, e infatti proviene da un professionista del sacro genere del comico. Ma è triste consegnare all'attore il trofeo di aver svelato l'inadeguatezza bipartisan di un gruppo dirigente incapace di prevedere le conseguenze delle scelte compiute fin qui nel solo nome del carisma di Walter. Qualche parallelo più su, a Roma, il problema si pone in altri termini. La Repubblica Capitolina di Veltroni-Cesare (poi è arrivato l'impero di Veltroni-Augusto) si sgretola, e si scopre che i proconsoli sono in fuga in direzione Bersani o Marino, comunque via da Franceschini, il simbolo della continuità dell'originario progetto democratico. CONTINUA | PAGINA 6 Il primo ad abbandonare la nave autoaffondata del veltronismo, nella capitale, è stato Goffredo Bettini, l'instancabile tessitore, l'ispiratore del modello-Roma, della capitale rutelliana e poi di quella veltroniana. Sbagliava chi considerava il suo abbandono, polemico soprattutto verso la gestione di Dario Franceschini, il bel gesto solitario di un uomo solo, disinteressato agli scranni e ricco di famiglia. «I veltroniani stanno con Franceschini, a cominciare dalle cose chiare che ha detto lo stesso Veltroni. Poi lui non partecipa direttamente alla battaglia congressuale per chiudere definitivamente la cosiddetta stagione del dualismo Veltroni-D'Alema». ha detto ieri Giorgio Tonini, allarmato dalle notizie che arrivano dalle mozioni. «Dopodiché la situazione è abbastanza chiara. Io, Morando, Verini e molti altri stiamo con il segretario attuale», elenca Tonini. Ma oggi, a sei mesi di distanza dallo strappo di Bettini, nell'area capitolina, è tutto un fuggi fuggi di ex veltroniani che si spostano su Pierluigi Bersani o su Ignazio Marino, comunque compiono spericolatezze rispetto alle loro precedenti storie politiche, pur di non intrupparsi nel correntone di centro di Franceschini. È il caso di Piero Marrazzo, il popolarissimo presidente della regione Lazio, fiore all'occhiello del veltronismo. Che ancora non lo ha detto chiaro, ma nutre simpatie per Bersani. O di Nicola Zingaretti, amato presidente della provincia (che Sabina Ferrilli, icona della Roma progressista vorrebbe alla segreteria) che, dopo essere stato tirato per la giacca un po' da tutti, ieri ha fatto il suo endorsement definitivo: «Voterò per Bersani perché credo che in un momento come questo sia la persona che può aiutarci a ripartire bene». Una scelta individuale, dice, e per questo non si candiderà in nessuna lista alle primarie. Ma il gruppo delle persone con cui lavora - quasi tutti ex veltroniani - tirano per Bersani, e poi «un dirigente politico ha il dovere di dire quello che pensa, la trasparenza è la base del rispetto reciproco. Quindi pur non impegnandomi direttamente nel congresso è giusto che si sappia: anche in un congresso così difficile credo sia importante garantire in questo momento di confronto un rapporto con la società». Nella Roma walterissima è un'emorragia. A giorni si aspetta la dichiarazione di Roberto Morassut, popolare segretario regionale, corteggiatissimo - ma Franceschini sembra gli preferisca il rutelliano Riccardo Milana - dato in avvicinamento a Marino. Tonini assicura che «è vicino a Dario», ma intanto lui si prende ancora qualche giorno per decidere. E con lui Jean Leonard Touadì, scrittore e intellettuale originario del Congo, ex assessore alla sicurezza e alle politiche giovanili del comune di Roma, oggi deputato, bella faccia del veltronismo. Che due giorni fa ha dichiarato ai giornalisti di essere pronto a seguire Morassut armi e bagagli. E per questa ragione è stato ieri raggiunto da una lunga e affettuosa telefonata di Veltroni che lo invitava a ripensarci. È molto legato A Anna Paola Concia, attivista per i diritti di omossessuali e lesbiche, parlamentare, già molto veltroniana: che oggi sta con Marino e per la sua mozione coordina la campagna congressuale pugliese. Stesso dicasi per Ileana Argentin, la signora «diversamente abile» che per anni ha curato le politiche per l'handicap per Roma e che di Veltroni è stata una delle sostenitrici della prima ora. Veltroni l'ha chiamata sul palco con lui ogni volta che ha potuto, le barriere architettoniche, con fatica venivano abbattute. Si è schierata con Ignazio Marino anche lei. Come, in ordine sparso, Gianni Borgna, già assessore alla cultura, mentre Dario Esposito, ex assessore all'ambiente, si è schierato con Bersani,e con lui Lionello Cosentino, oggi senatore, uomo chiave della sanità nel Lazio, veltroniano pure lui. Una cosa era il carisma di Walter, su cui abbiamo provato a costruire una nuova stagione della politica. Un'altra è quello di Dario, contro il quale non ho nulla e al quale comunque faccio gli auguri. Ma se se ne va il carisma personale, se dobbiamo ripartire tutti insieme senza un uomo forte, bisogna costruire in fretta un partito vero, con programmi veri e condivisi». La spiega così Silvio Di Francia, verde, ex coordinatore della maggioranza capitolina ai tempi di Veltroni, che ora al congresso si è schierato con Bersani. Beninteso, rifiutando «l'iscrizione al dalemismo, per carità».

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Bersani e Letta, sì alle primarie (sezione: PD Congresso)

( da "Corriere della Sera" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Corriere della Sera sezione: Politica data: 18/07/2009 - pag: 12 Democratici L'ex ministro incassa l'appoggio del presidente della Provincia di Roma Zingaretti Bersani e Letta, sì alle primarie «Giuste anche per i parlamentari» Grillo iscritto da un circolo dell'avellinese. Ma il Pd: tessera non valida ROMA «Voglio un partito di elettori e di iscritti, la contrapposizione non esiste. Il tema degli iscritti va sdrammatizzato. Ma non è vero che non voglio le primarie. Dico solo che vanno riformate»: Pierluigi Bersani è tornato a parlare delle regole congressuali. E lo ha fatto in un giorno particolare: ieri si è infatti ricostituita anche nei fatti la coppia con Enrico Letta, che per lanciare la corsa alla guida del Pd dell'ex ministro «liberalizzatore » ha organizzato una convention a Roma a cui hanno preso parte circa 400 persone, fra parlamentari, ammini-- stratori locali e soprattutto militanti, compresi tantissimi giovani. Bersani e Letta, alternandosi sul palco, hanno illustrato il partito che vorrebbero: «Autorevole, ambizioso e autonomo », ha detto Letta, annunciando che «se Berlusconi non toglie le liste bloccate per le elezioni politiche, faremo le primarie per scegliere i parlamentari ». «Ma siamo qui per ascoltare voi e i vostri suggerimenti », ha aggiunto Bersani, ribadendo la collocazione del Pd che ha in mente: «Non guiderei mai un partito che non sia di centrosinistra». L'ex ministro fra l'altro ieri ha raccolto un sostegno pesante, almeno su Roma: Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, considerato fino a poco tempo fa veltroniano, ha rotto gli indugi e ha annunciato che al congresso voterà Bersani. E intanto proprio ieri la telenovela- Beppe Grillo si è arricchita di una nuova puntata. Il comico, dopo essere stato respinto dai circoli di Arzachena (Sardegna) e Nervi (Liguria) per la mancanza di requisiti ribadita dalla commissione di garanzia del partito, ha ottenuto adesso l'iscrizione al Pd di Partenopoli, nell'avellinese. Il presidente del locale circolo intitolato a Martin Luther King ha infatti offerto la disponibilità ad accogliere Grillo e il comico ha prontamente accettato. I vertici campani del Pd però hanno già detto che la tessera non è valida. Martedì Luigi Berlinguer ha convocato la commissione di garanzia per affrontare nuovamente la questione. E lui, il comico genovese, ha già annunciato: «Nei prossimi due giorni raccoglierò le duemila firme necessarie per candidarmi alla segreteria». Ma difficilmente avrà il via libera dal partito. E mentre Bersani e Letta illustravano la proposta della loro mozione («vogliamo un partito solidale, riformista, moderno ma con un forte radicamento ai nostri valori»), Dario Franceschini ha incassato un accorato appello al voto in suo favore lanciato da David Sassoli, Rita Borsellino, Debora Serracchiani e Francesca Barracciu, al quale poi hanno fatto eco le parole di Piero Fassino: «Franceschini è il candidato che dà maggiori garanzie di rilancio del partito». Ignazio Marino dal canto suo ha smentito le ipotesi di possibili accordi con Bersani che si celerebbero dietro la sua candidatura. «Corro per vincere, non per partecipare. Né, di certo, per portare acqua al mulino di un altro candidato. Lo voglio dire forte e chiaro: il mio progetto non è e non sarà merce di scambio». Paolo Foschi Stretta di mano EnricoLettainsiemeaPierluigiBersani,candidatoallasegreteriadelPartitodemocratico (Eidon/Antimiani) Gli avversari Marino: «Non corro per Bersani, ma per vincere» Da Serracchiani e Sassoli una lista per Franceschini

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(sezione: PD Congresso)

( da "Corriere della Sera" del 18-07-2009)

Argomenti: PD

Corriere della Sera sezione: Politica data: 18/07/2009 - pag: 13 L'intervista L'ex leader del Pd: ho chiesto di entrare nella Commissione come semplice membro, non posso tollerare il potere sempre più invadente della criminalità «Lavorerò nell'Antimafia e sul conflitto d'interessi» Veltroni: alleanza riformista con Vendola, socialisti e radicali ROMA «Buono e chiaro il discorso di Franceschini. Un passo avanti per il Partito democratico». Cosa fa uno dei pochi leader politici italiani che si è dimesso da leader, cosa fa Walter Veltroni ex segretario Pd? «Non sono pentito, ma non sto fuori con allegria. Diciamo che sono sereno». Dalla politica non ci si riesce a dimettere... «Voglio occuparmi dei temi che mi appassionano. Non si può accettare passivamente di vivere in un Paese in cui le mafie hanno un potere sempre più invadente. Camorristi che sparano per strada, Saviano che vive braccato, le organizzazioni criminali che fatturano 100 miliardi l'anno. Una parte del Sud è nelle loro mani, e risalgono l'Italia. Assurdo che in Italia si parli d'altro». Quindi? «Ho chiesto al capogruppo del Pd alla Camera di far parte, come semplice membro, della Commissione antimafia». Senza farsi troppo notare, segue anche le vicende del Pd... «Vedo due piattaforme nitidamente diverse. Una è legittimamente dentro l'evoluzione Pci-Pds-Ds. Punta a un modello di partito come ce n'erano un tempo». L'altra? «La piattaforma di Franceschini disegna un partito con l'ambizione di cambiare radicalmente il Paese, diventando il perno dell'Alleanza riformista per l'Italia. Per me, dopo il fallimento dell'Unione, è questa la vocazione maggioritaria del Pd». Alleanza riformista, assieme a chi? «Questo Pd dovrebbe sviluppare innanzitutto il rapporto con la formazione di Vendola, i socialisti di Nencini, i radicali» . E Di Pietro? L'Udc? «La prima fascia di alleati è quella che ho detto. Poi, sulla base dei progetti riformisti, si possono stringere patti con le altre formazioni di opposizione». Parliamo solo di forze politiche consolidate. «Il partito deve essere invaso dalla società civile. Perché la modernità è fatta di persone che vivono con la politica un rapporto non totalizzante. Queste persone devono essere in prima fila, come alle primarie del 14 ottobre. Altrimenti, gli stati maggiori ammalati di correntismo restano padroni. Correntismo: la malattia più grave che ha minato il Pd!». Malattia che può vanificare il progetto? «L'errore mio più grave, da segretario, è stato non combattere a fondo le correnti. Nei partiti moderni si discute, poi si vota e si decide. Nel Pd il rischio è che ci siano tante casematte raccolte attorno ai vari leader e chiuse all'esterno. Così, la selezione delle classi dirigenti non avviene fra i migliori ma sulla base delle quote di appartenenza». Una visione che non apre grandi prospettive. «Con Vico, sostengo: Parevan traversie, erano opportunità . Ma ciascuno deve pensare con la propria testa e non essere 'uomo' di qualcun altro. I danni compiuti sono sufficienti. La grande tragedia di questi anni, che ha aperto la strada al periodo berlusconiano, è la caduta del primo governo Prodi». Ventuno ottobre 1998, Veltroni vicepremier. «Sì, Ciampi al Tesoro, Napolitano agli Interni, Andreatta alla Difesa. Un governo troppo autonomo dai partiti. E i partiti lo fecero saltare. Rifondazione comunista, innanzitutto » . Ma non solo. «Non solo. In quel governo nessuno ha mai parlato a nome di un partito o di una delegazione». Quindi, certi vizi non sono mai stati debellati? «Ho fatto il segretario del Pd per soli 14 mesi. Una cosa mi dispiace davvero: dopo le dimissioni nessuno degli altri protagonisti ha alzato la mano e ha detto: 'Forse qualcosa ho sbagliato anche io'. Non dipendeva da me la vicenda dei rifiuti in Campania, né l'andamento della giunta in Abruzzo. Sarebbe stato bello e generoso se qualche mano si fosse alzata. Anche fra i ministri del secondo governo Prodi...». La mano di D'Alema. «Basta. L'eterna diatriba D'Alema-Veltroni io l'ho chiusa unilateralmente. Con le mie dimissioni e la decisione di non partecipare al congresso». Ma il correntismo, la caduta del primo governo Prodi... «Io e D'Alema abbiamo due diverse visioni politiche. E non da oggi. Ma questo può essere fecondo e vitale, in un clima di lealtà e solidarietà». Oggi però sembra che le carte comincino a mescolarsi. Fassino con l'ex Dc Franceschini, l'ex popolare Bindi con Bersani. «È positivo. A patto che non siano blocchi compatti che scelgono una parte o l'altra » . Se Franceschini perde il congresso, c'è un rischio scissione dei moderati? «La risposta è no». Cosa pensa della candidatura Grillo? «Grillo ha raggiunto il suo scopo: stare sui giornali, sempre contro il centrosinistra » . Ieri Franceschini ha fatto autocritica sulla legge mai varata dal centrosinistra contro il conflitto di interessi. «Tema chiave. Berlusconi che convoca Fiorello per chiedergli di non andare in un gruppo televisivo concorrente del suo è una vicenda simbolica, come la demolizione della vita culturale del Paese che il governo sta attuando. Con Roberto Zaccaria lavoriamo a un testo molto semplice: incompatibilità fra funzioni pubbliche e possesso di mezzi di comunicazione». Neanche il governo Prodi- Veltroni si occupò di conflitto di interessi. «Tutto era sospeso, in quel periodo: andava avanti il lavoro della Bicamerale per la grande riforma istituzionale, che poi Berlusconi fece saltare». Franceschini ieri è tornato a parlare di una riforma di governo e Parlamento da condividere con gli avversari. «Gli interlocutori non si scelgono e una riforma istituzionale è indispensabile: o il funzionamento della democrazia diventa veloce, o la democrazia sarà travolta e la gente preferirà le decisioni alla partecipazione». Non sta già accadendo? «Il modello di democrazia imperiale di Berlusconi prevede opinione pubblica debole e potere forte. Quindici anni di berlusconismo stanno lasciando il Paese in ginocchio: deprivazione di valori, sottrazione di legalità. Sfiducia e odio sono gli ingredienti più diffusi. Inquietudine e frustrazione sono diffusi quanto mai prima » . C'è stato clamore, pochi giorni fa, per la sua rivalutazione di Bettino Craxi, più «moderno» di Berlinguer. «La prima fase del nuovo corso socialista, la stagione del congresso di Torino e della convenzione di Rimini o posizioni come quelle di Sigonella mostrarono indubbia vitalità. Ma ho sempre detto che Berlinguer ha saputo compiere strappi coraggiosi e decisivi rispetto alle posizioni tradizionali del Pci, vedi la Nato o l'Europa. E Berlinguer aveva ragione sulla questione morale. Il Psi non cadde per un complotto dei giornali. Esisteva allora una questione morale, e non riguardava solo i socialisti. Questione morale che esiste anche oggi». Andrea Garibaldi D'Alema \\ Ho chiuso in modo unilaterale l'eterna diatriba con Massimo Franceschini \\ È un passo avanti: ha l'ambizione di cambiare radicalmente il Paese Berlinguer \\ Da lui strappi coraggiosi e decisivi rispetto alla tradizione comunista Craxi \\ La prima fase fu di indubbia vitalità. Ma non cadde certo per un complotto dei giornali Chi è Veltroni, 54 anni, ex vicepremier e segretario del Pd (disegno di Stefania Cavatorta)

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ROMA - Ci girano un po' attorno Franceschini e Bersani. Non accetterem... (sezione: PD Congresso)

( da "Messaggero, Il" del 18-07-2009)

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Sabato 18 Luglio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Ci girano un po' attorno Franceschini e Bersani. «Non accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto la scelta delle alleanze» ha detto il primo, con ciò lanciando un segnale contro il modello tedesco caro a D'Alema (e Casini). «Di fronte alle deformazioni che il berlusconismo ha indotto al nostro sistema democratico, dobbiamo sederci al tavolo con le altre forze di opposizione e partire da lì per costruire una risposta forte» ha detto il secondo, rilanciando così l'idea di un bipolarismo mite non distante dal modello tedesco. Franceschini ha anche spiegato che il suo no al centro-sinistra col trattino nasce dalla convinzione che il Pd non possa «delegare» ad altri la rappresentanza del centro. E Bersani ha risposto che lui il trattino non l'ha mai voluto, ma l'apertura alle alleanze del Pd deve essere sincera, condizione di una «credibile» alternativa di governo. Ci girano attorno. Ma è il rapporto con l'Udc uno dei nodi principali della contesa congressuale: del resto, costruire un'alleanza di governo con un «centro autonomo» è al tempo stesso un problema politico e una questione istituzionale. Franceschini, pur accantonando alcune formule veltroniane, è tornato a issare la bandiera bipolarista in funzione anti-centrista. E le sue parole non devono essere dispiaciute a un popolare come Marini, che pure sul modello tedesco ha cercato di costruire il suo governo nel 2008, ma che vede la concorrenza dell'Udc come un'insidia ai cattolici del Pd. Naturalmente nessuno contesta in astratto il dialogo con Casini, ma non è un caso che Bersani abbia contestato la coincidenza statutaria tra segretario di partito e candidato-premier proprio in nome di una coalizione da costruire nella pari dignità. Il contrasto, insomma, è evidente. C'è anche chi tra gli irriducibili del bipartitismo nel Pd lancia il sospetto di un patto per fare Casini premier. Veleni che non mancano mai nei congressi come, del resto, le trasversalità. Comunque è sempre D'Alema il più esplicito nel contrastare quella che a suo giudizio è una soggezione di parte del Pd all'impianto berlusconismo: «Chi non cerca sui temi istituzionali l'accordo con le altre opposizioni, in realtà ha una sola alternativa: fare l'accordo con Berlusconi sul bipartitismo». Con Casini e Vendola, D'Alema mise in piedi il convegno delle Fondazioni che rilanciò dopo il voto del 2008 il modello tedesco. E un altro sostenitore di quel modello è Enrico Letta. Quel suo riferimento, ieri, a Giorgio Napolitano e alla necessità che il Pd sia «di più il partito del Colle» aveva anche questa ragione: il Capo dello Stato, pure in occasioni solenni, ha lasciato intendere la sua preferenza per una forma di governo parlamentare razionalizzata che somiglia molto al Cancellierato tedesco. Ma Letta, dopo aver scritto un libro sulla necessaria alleanza tra «moderati e progressisti», ieri poneva anche problemi pratici: «In alleanza con l'Udc siamo più credibili come forza di governo. Abbiamo avuto la prova in Puglia e Piemonte, dove al ballottaggio delle amministrative abbiamo ribaltato il risultato del primo turno grazie all'apparentamento con i centristi». In termini di alleanze future, sarà questa la partita più importante del congresso. Assai più del problema Di Pietro.

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