Sezione: PD Congresso
Al primo sondaggio
Bersani avanti di 20 Si rilitiga sul trattino
( da "Riformista, Il" del 11-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: alle quelle che elessero Walter Veltroni, partecipò il 10% circa del
totale. Antonio Noto, direttore dell'Ipr, lo ritiene un «dato critico» che
segnala come «le primarie in questo momento non hanno un forte peso
attrattivo». Anche se quella percentuale dovesse crescere, infatti, si parte
comunque da un dato inferiore a quello di due anni fa.
Santagata, i
democratici e la suocera di Prodi
( da "Riformista, Il" del 12-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: i democratici e la suocera di Prodi Quelli che ne escono peggio sono
Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Poi vengono Massimo D'Alema e Dario
Franceschini. In pratica ce n'è per tutti i leader o candidati premier del
centrosinistra degli ultimi quindici anni. Tutti tranne uno, naturalmente:
Romano Prodi. Ma questo non significa che "Il braccio destro.
ROMA - Come lo
vuoi il segretario? Col ciuffo da ragazzo degli anni '70, con...
( da "Messaggero, Il" del 12-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Bersani va fortissimo fra gli iscritti. Marino nè nè. Il rischio -
come accadde ai tempi della sfida fra Veltroni e D'Alema, quando Walter vinse
fra il popolo dei fax e Massimo fra il popolo dei militanti - è che ci siano
due vincitori: uno fra gli elettori delle primarie (Dario) e uno fra i delegati
al congresso (Pierluigi)
Bersani e
Franceschini alla guerra dei sondaggi
( da "Giornale.it, Il" del 12-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: il candidato segretario regionale scelto da Bersani con l'accordo di
Letta, Bindi e Zingaretti, influente presidente della provincia di Roma ed ex
veltroniano, era l'economista Stefano Fassina, direttore della fondazione
bersaniana Nens e stretto collaboratore dell'ex ministro. Ma i dalemiani lo
hanno bocciato, imponendo il proprio candidato: Alessandro Mazzoli,
I sondaggi la
sfida delle primarie Pd ( da "Avvenire" del 12-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: che dalla sfida Prodi- Bertinotti a quella irrealistica di Veltroni
con Bindi e Letta pare subire un tracollo. Insomma, proprio quando, messo di
fronte a primarie vere, l'elettorato pd sembra defilarsi: solo il 22 per cento
degli elettori democratici dichiara di voler partecipare al voto con certezza.
Mio zio di Parma
pensa a Bassolino e non vota Bersani la posta di zoro
( da "Riformista, Il" del 13-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: chiedendoci il perché di tanta fretta, rimpiangeremo la progettualità
di Veltroni, colui che organizzò mobilitazioni di popolo a prescindere, con 4
mesi di anticipo. Ciao Zoro, hai visto che Bersani, secondo il sondaggio di Ipr
pubblicato dal Riformista, avrebbe già vinto e il popolo delle primarie non
esisterebbe più?
ROMA Non sono solo
polemiche d'agosto né si tratta dell'ennesima puntata del...
( da "Messaggero, Il" del 13-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Rutelli a Letta, divisi dalle candidature Franceschini-Bersani, ma
uniti nella voglia di dialogare al centro. In attesa dell'esito del congresso
del Pd. Il vicentino De Poli, capo della segreteria politica dell'Udc, ha
ipotizzato un'alleanza Pdl-Udc-moderati del Pd ed ecco subito il ministro
leghista Zaia replicare: «Lo stesso Udc di De Poli che si opponeva a 360 gradi
al Pd di Prodi
Amore
( da "Stampa, La" del 15-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: it Amore Oggi vi dico la verità: amo Berlusconi e Tremonti, amo
Franceschini e Bersani, amo Di Pietro, Bertinotti e Vendola, amo Ferrero e pure
Veltroni, amo addirittura D'Alema e Napolitano, amo perfino Gelmini, Ratzinger,
Maroni, Calderoli e financo La
Russa... Lo psichiatra mi ha prescritto una vacanza.
Per trovare il Pd
a Roma servirebbe una mappa dettagliatissima: le vie, le piazze, persino i
vicolet... ( da "Unita, L'" del 15-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: E Riccardo Milana, uomo di Rutelli, aggiunge categorico: «Dobbiamo
impedire la restaurazione Bettini-Morassut». Tutto questo ovviamente provoca
amarezza in Stefano Fassina. Lui aveva creduto nella «sfida del cambiamento».
«Hanno preferito la fedeltà - dice - e io non sono mai stato uomo di qualcuno.
L'ESTATE ORRIBILE
DEL SIGNOR PD ( da "Giornale.it, Il" del 15-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Alema e Veltroni, mentre lui non fa un solo passo indietro. Non che
Veltroni risparmi accuse al ricicciato D'Alema; quest'ultimo pare che abbia già
vinto il Congresso al quale non è chiaro se arriderà partecipazione di pubblico
o no, e visti i precedenti, questo preoccupa molto il signor Pd, Veltroni lo
accusa esplicitamente di segare l'
Il Pd, gli
immobili dei Ds e il contrordine compagni della Serracchiani.
( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
Pd, il convitato
Di Pietro ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
Grillo fa un giro
sul bus del Pd ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
Il G8 terremota la
sinistra ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
Da Togliatti alla
Serracchiani ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
Se per Dario 7
punti in meno son pochi ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
"Ft",
effetti collaterali ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del
più grande partito di opposione.
Dario e Tonino,
chi è più anti Cav? ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con
Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un
convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E'
infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più
grande partito di opposione.
Articoli della sezione: PD Congresso
(
da "Riformista, Il"
del 11-08-2009)
Argomenti: PD
pd sul dibattito congressuale, fermo ai temi di 10 anni fa, piombano
le rilevazioni per le primarie Al primo sondaggio Bersani
avanti di 20 Si rilitiga sul trattino numeri. Secondo i dati dell'Ipr Marketing
la corsa alla segreteria ha un favorito netto: l'ex ministro dello Sviluppo in
netto vantaggio su Franceschini e Marino. Ma l'affluenza è a rischio flop.
Intanto ci risiamo: centrosinistra o centro-sinistra? Per Verini "Pier
Luigi" vuol tornare al secondo: «Usa vecchie categorie». Il 6 settembre
grande convention bersaniana al Palalido di Milano. di Alessandro Calvi Se
fosse il Giro d'Italia, si potrebbe dire che Pierluigi Bersani
vede il traguardo con molte lunghezze sugli inseguitori. Questo racconta la
fotografia scattata dall'Ipr marketing che calcola in 19 punti percentuali il
distacco tra l'ex ministro e l'attuale segretario del Partito democratico nelle
intenzioni espresse dai possibili elettori in vista delle primarie. La partita,
però, potrebbe riservare ancora qualche sorpresa. Soltanto al traguardo si
potranno alzare le braccia al cielo e salutare il pubblico. Sempre che il
pubblico si faccia trovare perché, allo stato, è lecito nutrire più di qualche
dubbio. Anzi, secondo l'Ipr i dati che emergono sulla partecipazione sono
piuttosto critici. Insomma quel pubblico andrebbe motivato, scaldato. Ma ieri
nel Pd sono tornati a parlare di trattino: centrosinistra o centro-sinistra?
Dunque, Pier Luigi Bersani è in testa. E non di poco.
Secondo l'Ipr, al netto degli indecisi - che rappresentano il 18% del campione
e che hanno comunque dichiarato che andranno a votare - l'ex ministro può
contare su un 54% di consensi, contro il 35% di Dario Franceschini e l'11% di
Ignazio Marino. L'appeal di Bersani - che risulta il
più votato dagli over 35 e raccoglie consenso tra dipendenti, pensionati ed
elettori del centrosinistra che guardano con interesse al Pd e che, però, è il
meno votato tra i giovani - sembra funzionare soprattutto con chi nel
centrosinistra, ma non soltanto nel Pd, è più attento alla politica. Quanto a
Ignazio Marino, colpisce che la sua candidatura non sfondi neppure sotto il
profilo della "trasparenza". Legittimo pensare che le notizie
arrivate dagli Usa sulle sue disavventure professionali possano aver avuto una
qualche influenza. Quei 19 punti rappresentano un distacco difficile da
rimontare anche se, va detto, la corsa è appena all'inizio e i dati vanno
valutati tenendo conto delle tante variabili che possono entrare in gioco. Ma Bersani supera solo di un soffio la soglia del 50% più uno
necessaria per evitare l'annullamento delle primarie e che sia l'assemblea
nazionale, a scrutinio segreto, a prendere ogni decisione sul futuro
segretario. Chiunque vinca la corsa, dovrà però fare i conti con un'ombra che
potrebbe essere difficile da allontanare, quella sulla partecipazione alle
primarie. Soltanto l'8% dell'intero elettorato italiano dichiara che voterà
alle primarie. Si tratta di un dato basso, considerando che, alle quelle che elessero Walter Veltroni,
partecipò il 10% circa del totale. Antonio Noto, direttore dell'Ipr, lo ritiene
un «dato critico» che segnala come «le primarie in questo momento non hanno un
forte peso attrattivo». Anche se quella percentuale dovesse crescere, infatti,
si parte comunque da un dato inferiore a quello di due anni fa. «Occorre
caricare l'elettorato», spiega ancora Noto. Nel Pd, però, si torna a parlare di
trattino. Se ne parlò, e a lungo, ai tempi del seminario di Gargonza, quello
delle «risposte spigolose» di Massimo D'Alema. «Siamo
seri, non conosco questa politica che viene fatta dai cittadini e non dai
partiti», disse D'Alema. Allora si trattava di capire
cosa ne sarebbe stato dell'Ulivo e se fosse un'alleanza o un cartello
elettorale. Era il marzo del 1997. Un paio di anni più tardi, di trattino tornò
a parlare Francesco Cossiga e da quel trattino poteva dipendere la sorte di un
governo. Ora, 12 anni dopo, ad evocare il trattino, è il deputato Walter
Verini. E lo ha fatto per rispondere a Bersani che,
dalle colonne del Messaggero, aveva rivendicato di non concepire «un partito
progressista che rinunci alla parola sinistra». «È il centrosinistra, senza
trattino, la sinistra di oggi», diceva ieri, appunto, Verini, che ha spiegato:
«I valori della giustizia sociale, della solidarietà vanno oggi coniugati con
altre parole-chiave che si chiamano merito, mercato, sviluppo»; «le vecchie
categorie sono parziali, datate e inadeguate a dare risposte alle sfide della
modernità». Anzi, secondo l'ex braccio destro di Veltroni,
«girare la testa all'indietro» rischia portare a «un Pd più piccolo, un partito
a vocazione minoritaria». Inevitabile, a seguire, il dibattito sulla identità
del partito, con interventi di Paolo Nerozzi e Giorgio Merlo sul fronte dei
franceschiniani e di Stefano Di Traglia e Oriano Giovannelli su quello dei
bersaniani. E proprio questi ultimi hanno fissato per il 6 settembre al
Palalido di Milano la convention che apre ufficialmente la fase congressuale
mentre il segretario è ancora al lavoro per organizzare un evento dello stesso
tipo ma tutto centrato sulla informazione. Saranno quelle, forse, le occasioni
per riscaldare un elettorato che allo stato sembra pedalare in tutt'altra
direzione rispetto ai tre candidati. Una sorta di doping alla rovescia,
insomma, che invece di dare energia potrebbe appesantire i polpacci dei
corridori quando saranno in vista del traguardo. 11/08/2009
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(
da "Riformista, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: PD
il libro Santagata, i democratici e la suocera di
Prodi Quelli che ne escono peggio sono Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Poi vengono Massimo D'Alema e Dario
Franceschini. In pratica ce n'è per tutti i leader o candidati premier del
centrosinistra degli ultimi quindici anni. Tutti tranne uno, naturalmente:
Romano Prodi. Ma questo non significa che "Il braccio destro.
Quindici anni di politica con Romano Prodi" (Pendragon, 146 pagine, 13
euro, in libreria da metà settembre), agile pamphlet dell'ex ministro e attuale
deputato del Pd Giulio Santagata, sia un'agiografia del Professore o una
lettura a senso unico degli alti (pochi) e bassi (molti) della storia recente
del centrosinistra italiano. E nemmeno si tratta di un dietro le quinte di
Palazzo («Non farò il valletto di corte che racconta i segreti del suo re»,
premette Santagata), genere in cui pure l'autore avrebbe potuto esercitarsi
dato che il suo solido curriculum da gregario di lusso del prodismo, su cui si
ironizza fin dal titolo, gli ha fatto vivere in prima fila molti dei momenti
topici degli ultimi tre lustri. Non mancano, del resto, lampi di cronaca su
alcune delle fasi di gioco più concitate, come i giorni della caduta del primo
governo Prodi nel 1996, la «notte da incubo» durante lo spoglio delle politiche
2006 o le primarie per Walter Veltroni, vissute come
«un calvario» dal Professore premier a palazzo Chigi. Ma la preoccupazione
principale di Stantagata - natali modenesi a Zocca, il paese di Vasco, un padre
notabile democristiano, un passato lontano da amministratore del Pci - è
soprattutto cercare di spiegare perché e per come le cose si siano messe così
male. Senza fare ricorso all'accademia e ai politicismi e con una buona dose di
autoironia molto emiliana. Le conclusioni più tranchant, quelle sulla duplice
capitolazione del leader di riferimento («Prodi è stato fregato due volte») e
sulla ricetta per rilanciare il Pd («Solo i cittadini possono salvare la nave e
portarla in porto») sono ovviamente opinabili. Ma è difficile contestare a
Santagata il resoconto della girandole e giravolte della gran parte del gruppo
dirigente del centrosinistra sul tema dell'approdo unitario nel Pd, che ne hanno
minato il percorso, e forse, alla fine, anche la credibilità. Si parte
naturalmente dalla fine dei Novanta, e cioè dall'incompatibilità tra il
prodismo e il progetto «socialdemocratico» di D'Alema,
divenuto poi nel 2003 il principale sponsor del «partito di Prodi». All'ex
premier Ds Santagata riconosce però di aver fatto la guerra al Prof in nome di
un progetto strategico alternativo. Il vero guaio, aggiunge, è invece il non
aver pesato altre situazioni di tensione al vertice in cui a pesare di più erano
le ambizioni personali: «Noi prodiani toppiamo nella reale valutazione degli
obiettivi delle persone», sostiene. Indicando nella scelta di Veltroni l'errore più macroscopico. «Ha offerto la mano a un
Berlusconi in forte difficoltà dopo che al Senato avevamo approvato la
finanziaria 2008 senza ricorrere alla fiducia», scrive ricordando il tavolo
sulla riforma elettorale dell'autunno 2007. E oggi - sostiene Santagata - si
trova ancora a pagare le colpe di un altro autunno, quello del 2008, quando,
caduto il Prof, «Veltroni decise che il suo partito
contava più dell'Ulivo». Un'altra stoccata pare invece tutta rivolta a
Franceschini: «Non vi tedio con le contorsioni di alcuni esponenti popolari:
non solo si opponevano al progetto ulivista ma resistevano persino all'idea di
proseguire l'esperienza della Margherita in forme più stabili». A proposito di
Margherita: il suo leader, Rutelli, è un'altra
«delusione» storica dei prodiani: «Rimasi stupefatto quando, alla prima
riunione del gruppo parlamentare subito dopo le elezioni del 2001 Rutelli, invece di spingere per il rilancio dell'Ulivo, di
cui pure era il leader, indicò come obiettivo l'inasprimento della competizione
coi Ds». Lo stesso Rutelli che, secondo Santagata,
nell'ottobre 2007 si presentò «pallido e tirato» a invocare la nascita del
Partito democratico dopo aver schierato a lungo la Margherita contro
l'ipotesi di un partito unico. Santagata non risparmia critiche all'ultimo
governo del Professore, anche se alla fine scarica la gran parte delle
responsabilità sui partiti e le «nomenclature». In compenso, è il primo
prodiano a smontare il mito del buonismo dell'ex premier: «Raggiunge livelli di
durezza impensabili in un pacioso reggiano», scrive prima di chiudere il libro
con un una mezza notizia («Continuerò a tenere d'occhio Prodi, con la speranza
che gli venga in mente una idea brillante per la quale valga la pena rimettersi
in gioco») e con una insospettabile confessione: «La cosa che invidio di più a
Prodi? La suocera». di Stefano Cappellini 12/08/2009
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(
da "Messaggero, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: PD
Mercoledì 12 Agosto 2009 Chiudi di MARIO AJELLO ROMA - Come lo vuoi il
segretario? Col ciuffo da ragazzo degli anni '70, con la pelata e con l'accento
che lo fa somigliare al mitico Ferrini (quello di Arbore) o con il camice
bianco del chirurgo voglioso di salvare il Pd? Franceschini, Bersani,
Marino: tre stili e, soprattutto, tre differenti approcci alla gara in corso e
al futuro della sinistra. Vediamoli. FORMA PARTITO. Franceschini lo vuole a
"vocazione maggioritaria", sul solco del veltronismo, e considera la
vittoria di Bersani un rischio per l'evoluzione
bipolare del sistema politico. Bersani afferma che
«non credo alla vocazione maggioritaria, come è stata intesa fino a questo
momento. E per battere Berlusconi non si può aspettare che arriviamo al 51 per
cento». Dunque, Pigi vuole l'accordone con l'Udc. Dario, no. E Marino neppure:
«Sono un bipolarista convinto». SLOGAN. Franceschini: «Indietro non si torna». Bersani: «Un senso a questa storia». Marino: «La politica
non dev'essere la gara a chi fa più schifo». CHIODI FISSI. Franceschini:
Dossetti, don Milani, la
Costituzione, le nuove generazioni. Bersani:
distretti industriali, partite Iva, ceti medi e Emilia Rossa (così s'intitolava
un celebre saggio di Togliatti). Marino: laicità&libertà, libertà&laicità.
ANTI-BERLUSCONISMO. Di tipo morale quello di Franceschini. Di tipo sociale
quello di Bersani. Di tipo bio-etico quello di Marino.
NUOVO. Aggettivo prediletto dai tre. Il "vecchio", per Franceschini,
è il partito identitario alla Bersani. Per Bersani, è il partito leggerista alla Veltroni.
Per Marino, è il partito prima del suo avvento. E il "nuovo"? Io, Io,
Io. IL MIO PD. Quello di Franceschini dovrà essere «aperto, radicato, plurale»
e «mescolato ma non agitato» (come da slogan della festa dell'«Unità» di
quest'estate). Quello di Bersani, «vorrei che
riprendesse lo spirito delle bocciofile». E sempre Pigi: «Voglio un partito
tipo Avis: per il quale gli iscritti diano il sangue». Marino vuole invece un
partito molto post e che guardi anche ai radicali. DONNE. Protagoniste davvero,
stavolta. Debora Serracchiani (detta amichevolmente: la Serracchiona) è il
testimonial del rinnovamento giovanile e femminile di casa Franceschini. Rosy
Bindi è la donna forte della mozione Bersani, e
l'emblema del rimescolamento delle culture fra cattolici ed ex comunisti. Il
simbolo femminile di Marino consiste nella memoria di Eluana Englaro (il papà
Beppino è al fianco del chirurgo-candidato) ma per ingraziarsi le donne Marino
ha sfruttato la vicenda dello stupratore romano (quello dei garage) iscritto al
Pd, dicendo: «C'è una questione morale nel partito». Assurdità. RAI.
Franceschini fa le barricate in difesa di Paolo Ruffini come direttore di
RaiTre. Bersani ha D'Alema in
casa che vuole, al posto di Ruffini, Di Bella e Bianca Berlinguer alla guida
del TgTre. Marino ha lanciato la sua campagna (inascoltata): «No alla
lottizzazione della Rai, anche da parte del Pd». MUSICA. Ligabue per
Franceschini, Vasco per Bersani, la classica per
Marino. I primi due puntano su rocker emiliani, molto sanguigni e un po' terra
terra. I gusti sofisticati di Walter appartengono a un Pd lontano dalle masse.
HANDICAP. Quello di Franceschini: l'aver fatto il vice di Veltroni
(i prodiani non lo amano proprio per questo). Per Bersani:
aver cominciato la sua gara troppo presto. Per Marino: la vicenda delle note
spese gonfiate. SCISSIONE. Tutti la escludono ma tutti sospettano che gli
avversari, se sconfitti, la faranno. PRIMARIE. Franceschini punta tutto sul
popolo delle primarie. Bersani va fortissimo fra gli iscritti. Marino nè nè. Il rischio - come
accadde ai tempi della sfida fra Veltroni e D'Alema, quando Walter vinse fra il popolo dei fax e Massimo fra il
popolo dei militanti - è che ci siano due vincitori: uno fra gli elettori delle
primarie (Dario) e uno fra i delegati al congresso (Pierluigi). RAPPORTI
PERSONALI. Abbastanza buoni. Franceschini e Bersani
non hanno sfruttato la scivolata di Marino sulle note spese. E alla radio
Pierluigi ha detto: «Io e Dario ci sentiamo ogni giorno o cui mandiamo sms.
Volete vedere?». E lo chiama in diretta: «Dario, qui vogliono sapere se è vero
che ci telefoniamo ogni giorno». «Ti ho chiamato anche oggi - conferma
Franceschini - ma non m'hai risposto». VERDETTO. Bisogna aspettare ottobre per
sapere chi vince. Per ora, va registrato il giudizio di un vecchio saggio,
Giuliano Amato: «Io voglio bene a tutti, ma non vedo, fra i futuri segretari
del Pd, The Voice. Non cè Frank Sinatra».
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(
da "Giornale.it, Il"
del 12-08-2009)
Argomenti: PD
articolo di mercoledì 12 agosto 2009 Bersani e
Franceschini alla guerra dei sondaggi di Laura Cesaretti Una rilevazione Ipr dà
l'ex ministro in fuga sugli altri contendenti alle primarie Pd: ha un vantaggio
di 20 punti sul segretario E il leggenDario controreplica con Opimedia, che in
Liguria lo vede vincente con il 39% contro il 23 del principale sfidante
RomaOcchio per occhio, dente per dente, sondaggio per sondaggio: nel Pd in
guerra pre-congressuale sembra entrata in vigore la legge del taglione e della
rappresaglia immediata. Ieri mattina il quotidiano Il Riformista ha sparato in
prima pagina un sondaggio Ipr che dà Pierluigi Bersani
in testa, anzi «in fuga», nella competizione per la segreteria del partito: 54%
delle preferenze contro il 35% di Franceschini e l'11% di Ignazio Marino.
Mentre dal fronte bersaniano iniziava un fuoco di fila di festeggiamenti, da
quello del segretario in carica partiva prima un secco «no comment» («Niente
guerra dei sondaggi»), poi una serie di critiche alla «attendibilità» della
rilevazione e di avvertimenti: abbiamo sondaggi anche noi, e molto diversi. A
sera, infine, è spuntato il primo contro-sondaggio. Limitato alla Liguria, ma
significativo perché quella regione costituisce ancora un grosso serbatoio di
voti di sinistra, che in teoria dovrebbero orientarsi più sull'ex ds Bersani che sul post-ppi Franceschini. Invece il sondaggio
Opimedia diffuso ieri dà in netto vantaggio il segretario in carica, con il
39%, lasciando l'ex ministro delle «lenzuolate» al 23% e Marino al 4%. C'è da
aspettarsi che altre rilevazioni trapelino, nei prossimi giorni: nel quartier
generale di Franceschini assicurano che Ipsos, su loro commissione, ha
effettuato sondaggi «scientificamente fondati» regione per regione. E che i
risultati consegnerebbero al successore di Walter Veltroni
un buon vantaggio «in tutto il Centro-Nord», mentre al Sud sarebbe in testa Bersani. Il quale, in vacanza sulla costa adriatica
pugliese, per ora tace sulla battaglia interna. A sottolineare il successo
annunciato dal Riformista ci pensa il coordinatore della sua mozione, Gianni
Pittella: «Il sondaggio suggerisce una considerazione politica difficilmente
contestabile: il nostro elettorato reclama la designazione di una guida saggia
e autorevole, che coniughi innovazione e concretezza. E Bersani
garantisce entrambe». Gli fa eco la neo-parlamentare Alessia Mosca, che fa
parte dell'area di Enrico Letta: «Bersani
è il candidato che può fare meglio al Pd» e assicurare una «vera innovazione».
Dal fronte opposto, è Piero Fassino che si incarica di contrattaccare, prima prendendosela
con Il Riformista «ormai da tempo organo ufficiale» dalemian-bersaniano; poi
avvertendo che «cantare vittoria troppo presto è rischioso: valga quello che è
accaduto nelle primarie americane a Hillary Clinton, data per sicura vincente».
L'Obama-Franceschini, dunque, ha grosse possibilità di rimonta. E comunque quel
sondaggio, per Fassino, non fa testo: «Difficile commentarlo, tanto è vago e
contraddittorio». Dura la risposta del quotidiano di Polito, che accusa Fassino
di «vizi da Comintern». In casa franceschiniana si dicono convinti che il
tallone d'Achille di Bersani sia proprio il suo
principale sponsor, Massimo D'Alema. La sua presenza
ingombrante e il suo attivismo politico farebbero ombra al candidato, e ne
condizionerebbero le mosse. Un esempio? Nel Lazio, il
candidato segretario regionale scelto da Bersani con
l'accordo di Letta, Bindi e Zingaretti, influente presidente della provincia di
Roma ed ex veltroniano, era l'economista Stefano Fassina, direttore della
fondazione bersaniana Nens e stretto collaboratore dell'ex ministro. Ma i
dalemiani lo hanno bocciato, imponendo il proprio candidato: Alessandro
Mazzoli, 37 anni, presidente della provincia di Viterbo e pupillo del
tesoriere ds Ugo Sposetti. Scelta che ha provocato un mezzo terremoto nell'area
bersaniana locale, che al voto rischia di frammentarsi. Con gli avversari che
cercano di inserirsi nelle contraddizioni interne: il candidato di Franceschini
per il Lazio, Roberto Morassut, ha lanciato ieri un appello a «quelle forze che
dissentono ed esprimono disagio all'interno della mozione Bersani»,
offrendo la propria disponibilità a «discutere insieme per rilanciare il Pd del
Lazio». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA
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(
da "Avvenire"
del 12-08-2009)
Argomenti: PD
CRONACA 12-08-2009 I sondaggi «accendono» la sfida delle primarie Pd
DA R OMA R OBERTA D'A NGELO N on c'è e non poteva esserci Ferragosto per i tre
candidati alla segreteria del Pd, con le primarie fissate per il 25 ottobre.
Non c'è e non può esserci dopo la diffusione del primo sondaggio, quello
dell'Ipr Marketing, voluto e pubblicato ieri dal ' Riformista', che parla di un
elettorato in calo, nonché di un vantaggio a dir poco consistente di Pierluigi Bersani (54 per cento) sul segretario Dario Franceschini (35
per cento) e sul terzo uomo Ignazio Marino (11 per cento). Ma se la campagna
elettorale è appena agli inizi, e le polemiche fiocchino per i risultati non
molto graditi dai due papabili sconfitti, la vera preoccupazione sembra essere
quella relativa al 'popolo delle primarie', che dalla sfida
Prodi- Bertinotti a quella irrealistica di Veltroni con Bindi
e Letta pare subire un tracollo. Insomma, proprio quando, messo di
fronte a primarie vere, l'elettorato pd sembra defilarsi: solo il 22 per cento
degli elettori democratici dichiara di voler partecipare al voto con certezza.
Risponde un 'probabilmente sì' il 34 per cento, 'sicuramente no' il 18 e 'non
so' il 13 per cento. E resta il fatto che se nessun candidato dovesse superare
la maggioranza assoluta dei consensi, la parola passerebbe all'Assemblea,
delegata in questo caso a designare il proprio leader. Insomma, spara a zero il
franceschiniano Piero Fassino, Bersani non canti
vittoria. «Che il Riformista anticipi di tre mesi il risultato delle primarie
non stupisce più di tanto, visto che quel giornale è ormai da tempo l'organo
ufficiale della mozione Bersani» , commenta l'ultimo
segretario ds. Ma «cantare vittoria troppo presto è rischioso. Valga quello che
è accaduto alle primarie americane nelle quali Hillary Clinton era data per
sicura vincente con venti punti di vantaggio su Obama». Ma dai vertici
democratici l'invito di Franceschini è quello di evitare «la guerra dei
sondaggi». Anche perché, si lascia trapelare, l'entorurage del leader sarebbe
in possesso di sondaggi di segno opposto ma che non verranno diffusi proprio
per non aprire un contenzioso su questo tema con le altre mozioni. In realtà,
però, qualcosa trapela. Si tratta di dati concentrati in Liguria, dove invece
Franceschini sarebbe al 39 per cento, contro un Bersani
al 23 e Marino al 4, in
una regione in cui il 44 per cento degli elettori si dice di centrosinistra e
il 41 di centrodestra. Numeri, questi, che portano qualche commento. Non commenta
neppure Marino, che in base ai dati dell'Ipr sarebbe irrilevante ai fini della
maggioranza. Piuttosto il chirurgo rende noto che partirà dal luogo simbolo di
Casal di Principe con il suo tour e che da fine agosto illustrerà le sue idee
per il Mezzogiorno, rilanciando un progetto in cinque punti che guarda al 2013.
Se comunque i leader lasciano i commenti ai rispettivi sostenitori, il
quotidiano di Polito non apprezza la dura critica di Fassino: «Un sondaggio è
un sondaggio, direbbe il poeta. Ma Fassino spiega che pubblicarlo non è solo
sbagliato, è anche una manovra politica tendenziosa» in quanto pro-Bersani. «I vizi da comintern», e «la liquidazione delle
brutte notizie come 'attacco strumentale' replica il quotidiano non sono stati
evidentemente annacquati in Fassino nemmeno dalla frequentazione dei solidi
democristiani con cui si è schierato nella battaglia congressuale». numeri Il
«Riformista»: Bersani è in testa con il 54%,
Franceschini è al 35% e Marino all'11 Dario Franceschini scenari Preoccupa i vertici
del partito il possibile calo dei votanti alla sfida del 25 ottobre Pierluigi Bersani
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(
da "Riformista, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: PD
Mio zio di Parma pensa a Bassolino e non vota Bersani
la posta di zoro segue dalla prima pagina A quel punto, ormai a fine corteo, ci
chiederemo a vicenda i nomi dei nuovi direttori di rete e tg. Nel non ricevere
risposte spereremo in una nostra lacuna informativa dovuta a un tuffo di
troppo, per poi accorgerci che invece ha ragione Gasparri, dicasi Gasparri,
quando rimprovera il Pd di non muovere foglia in attesa dell'esito
congressuale. Capiremo solo allora di manifestare a difesa di chi, nel momento
dell'attacco berlusconiano, non è stato difeso nella maniera più ovvia ed
efficace: una simbolica riconferma. E allora, chiedendoci
il perché di tanta fretta, rimpiangeremo la progettualità di Veltroni, colui che organizzò mobilitazioni di popolo a prescindere, con
4 mesi di anticipo. Ciao Zoro, hai visto che Bersani, secondo
il sondaggio di Ipr pubblicato dal Riformista, avrebbe già vinto e il popolo
delle primarie non esisterebbe più? Hai visto che Fassino s'è incazzato
e vi accusa di essere il quotidiano della mozione Bersani?
Tu cosa ne pensi? Circolo Pd Le Mani Sulle Palle Leggere quel sondaggio m'ha
stupito non poco, tanto appaiono vago il campione intervistato, evidente
l'intento mediatico, controproducente per Bersani la
smodata eco generata dal vuoto del dibattito estivo precongressuale. Questi
sondaggi, come se non bastasse, portano notoriamente sfiga. Ciononostante, la
tentazione di tastare il polso dell'elettorato più indefinito che ci sia
(quello delle primarie Pd mentre è in vacanza) è forte, e confesso che anch'io,
con buona pace di Fassino, sto conducendo personalissimi sondaggi balneari. Mio
zio di Parma ogni volta che m'incontra mi dice "sono incerto tra Bersani e Franceschini"; quando gli domando cosa lo
blocchi, lui risponde "dietro Bersani c'è
Bassolino", che come approccio è comunque più originale del più classico
"dietro Bersani c'è D'Alema".
Quando obietto che dietro tutti c'è qualcuno che non ci piace, lui si blocca
più di prima, a un niente dal passare nella percentuale dei "probabilmente
non andrò a votare". L'ultima volta che abbiamo dato vita a questo copione
eravamo circondati da un gruppo di suoi amici; attesa pazientemente la fine del
dialogo, si sono dichiarati spontaneamente bersaniani, tutti (tutti di Parma
pure loro) e il timore di accompagnarsi inconsapevolmente a tanti Bassolini ha
ulteriormente bloccato lo zio. Per completezza d'informazione aggiungo che
quando ho detto "zio, se vuoi puoi sempre votare Marino", tanto lui
quanto i suoi amici mi hanno educatamente ma robustamente invitato a una più
matura evoluzione del dibattito. Un mio amico umbro ma di destra, da lettino a
lettino mi ha così sintetizzato la sua visione degli schieramenti: "con
Franceschini ci stanno i preti, con Bersani gli
amici". Non ho capito cosa fosse peggio ai suoi occhi. Per precisione di
campione chiarisco che lui non voterà. Infine, al ristorante, al tavolo dietro
il mio, un berlusconiano arringava i commensali con la seguente dichiarazione
di voto: "voglio annà a votà per il presidente del Pd, e voglio votà
Berlusconi. Ao, se po. Caccio un euro, pago, voto, manvedi. Pensa le facce de
quelli der Pd quanno fanno lo spoglio: Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi....
ahahahahahahha". E tant'è. Ciao Diego, sono calabrese e ho votato Pd ma
sono molto attratto dall'ipotesi di un Partito del Sud. Secondo me ha buone possibilità
di scardinare il sistema attuale dei partiti, ripercorrendo le fortunate sorti
leghiste di radicamento nel territorio e rivendicazione identitaria che anche
qui al Sud non mancano. Ti sembrano scenari campati in aria? Circolo Pd
Questione Centrale Seguo distrattamente tutta la canizza alzata quotidianamente
dalla Lega su questioni d'identità regionale che in quanto romano mai
m'apparterranno. Sono tuttavia consapevole che il seguire distrattamente la
canizza di cui sopra condurrà me e tutti quelli come me a ritrovarsi a
settembre con l'Italia divisa in ducati, contee, statarelli e sultanati vari,
con lingue nuove da imparare, documenti da rifare, bandiere da disegnare, inni
da cantare e muri da alzare. Di fronte a questo scenario non mi stupisce la
possibile nascita di un Partito del Sud, ma nonostante l'acronimo sia Pds e
sotto il Po ci si consideri tutti un po' terroni, ritengo più sensato e
geograficamente coerente portare alla ribalta la questione centrale. Si dia
vita dunque ad un combattivo Partito del Centro, se non altro per scombinare i
piani a Casini. Il problema vero, tuttavia, è che qualora si dovesse tornare
all'antico, a me toccherebbe comunque lo Stato Pontificio, e rispetto ad oggi
non mi cambierebbe niente. Signor Bianchi, cosa ne pensa della sentenza del Tar
di impedire ai professori di religione di partecipare agli scrutini? Circolo Pd
Scrutinio Segreto Pur non essendo professore posso dire che quello dei docenti
di religione e delle discutibili modalità di selezione e assunzione nella
scuola pubblica è uno degli argomenti preferiti dai docenti delle altre
materie, soprattutto d'estate in spiaggia, soprattutto tra chi ad ogni agosto
comincia a compulsare le graduatorie per sapere se e quando avrà la cattedra
che per concorso gli spetterebbe senza placet del vicariato. La sentenza del
Tar fa sì che il tema già caldo diventi ora bollente, e che la professoressa di
famiglia, biecamente illuminista, m'abbia esclamato davanti al Tg che la cosa
che più la fa incazzare è che ora i professori di religione potranno godere
dell'ennesimo privilegio: quello, appunto, di non fare gli scrutini. La seconda
cosa che invece ci ha fatto incazzare tutti indistintamente (una tavolata di
tutti potenziali elettori Pd) è stato apprendere senza stupore che uno dei più
strenui critici della sentenza del Tar sia l'ex ministro Fioroni, a conferma
del fatto che dentro sto Pd, per quanto si dica, per quanto si faccia, primarie
sì, primarie no, il nodo più complicato da sciogliere è capire se abbia senso
unire o meno le parole centro e sinistra e se, soprattutto, ad unirle debba
essere un trattino, o più verosimilmente, come in troppi sembrerebbero
auspicare, una croce. di Diego Bianchi 13/08/2009
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(
da "Messaggero, Il"
del 13-08-2009)
Argomenti: PD
Giovedì 13 Agosto 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Non sono solo
polemiche d'agosto né si tratta dell'ennesima puntata delle telenovela che
ripropone la sfida perenne e cromosomica tra Udc e Lega. Dietro le frecciate si
nascondono in realtà un sacco di partite: quella delle regionali dell'anno
prossimo, dove si vedrà come andrà a finire il braccio di ferro tra Bossi e
Berlusconi sui governatori di Lombardia e Veneto; la verifica degli equilibri
nel centrodestra, dove il fronte moderato e i conservatori di destra ex An
soffrono gli spintoni leghisti e cercano di arginarli; c'è la partita delle
alleanze locali, che ogni tanto ripropone il pressing del Pdl sui centristi
perché tornino ad allearsi stabilmente con Berlusconi; e, vedendola dalla parte
dell'Udc, si avrà un'altra risposta all'assunto che Casini (non da solo
all'opposizione), ripete agli elettori moderati e cattolici da mesi:
«Berlusconi ostaggio del Carroccio». Ecco allora, vista la premessa, che le
parole del leader dell'Udc, pubblicate sul suo sito, appaiono politicamente
chiarissime. Scrive Casini: «La
Lega sta alzando il tiro oltremisura e il tutto non può
essere casuale. Bossi non è certo uno sprovveduto e io credo che parli di
dialetti, di bandiere regionali e gabbie salariali pensando in realtà al
Veneto, alla Lombardia e, soprattutto, ai loro Presidenti. Sostenere Formigoni
o Galan, non dovrebbe essere solo un problema dell'Udc. E' indifferente il
partito democratico al problema di arginare la Lega? E' una domanda un po' provocatoria, me ne
rendo conto, ma prima o poi l'opposizione dovrà scegliere tra la testimonianza
e la politica. Aspetto le vostre opinioni». La battaglia per le amministrative
inizia con largo anticipo e Casini prende di petto il Pd per cercare di
individuare una strategia comune e mettere i bastoni tra le ruote di Bossi. Una
mossa tesa anche a tenere aperto il dialogo con gli ex Margherita, da Rutelli a Letta, divisi dalle candidature Franceschini-Bersani, ma uniti
nella voglia di dialogare al centro. In attesa dell'esito del congresso del Pd.
Il vicentino De Poli, capo della segreteria politica dell'Udc, ha ipotizzato
un'alleanza Pdl-Udc-moderati del Pd ed ecco subito il ministro leghista Zaia
replicare: «Lo stesso Udc di De Poli che si opponeva a 360 gradi al Pd di Prodi
oggi propone un'alleanza Udc e parte moderata del Pd, cioè gli ex prodiani.
Alla faccia della coerenza!». Tutto questo «con l'unico obiettivo programmatico
di far fuori la Lega».
Per Zaia invece «i veneti si aspettano dai possibili, eventuali candidati alla
Regione nel 2010 programmi seri, si aspettano che il federalismo diventi
finalmente realtà, trasformando le tasse dei veneti in beni e servizi per la
regione». Replica De Poli: Zaia è distratto, perché è stato il pdl Cancian a
lanciare l'asse con il Pd, comunque «il problema è della Lega, che recita due
parti, partito di lotta e di governo». La sfida in difesa dei Galan e dei
Formigoni è partita. Intanto Casini, in vacanza nel Salento, lancia da lì una
raccolta di firme in favore del quoziente familiare, in risposta alle gabbie
salariali nordiste. Domani a Otranto l'Udc riparte dal suo cavallo di
battaglia: la difesa della famiglia.
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(
da "Stampa, La"
del 15-08-2009)
Argomenti: PD
Jena jena@lastampa.it Amore Oggi vi dico la
verità: amo Berlusconi e Tremonti, amo Franceschini e Bersani, amo Di
Pietro, Bertinotti e Vendola, amo Ferrero e pure Veltroni, amo
addirittura D'Alema e Napolitano, amo perfino Gelmini, Ratzinger, Maroni, Calderoli
e financo La Russa... Lo
psichiatra mi ha prescritto una vacanza.
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(
da "Unita, L'"
del 15-08-2009)
Argomenti: PD
Stai consultando l'edizione del PIETRO SPATARO Per trovare il Pd a
Roma servirebbe una mappa dettagliatissima: le vie, le piazze, persino i
vicoletti. È talmente aggrovigliata la tela delle correnti che dopo un po' ci
si perde. Ci sono i veltroniani, finiti in pezzi e distribuiti nelle tre
mozioni. Ci sono i dalemiani che sperimentano un'inedita alleanza con i
rutelliani. Ma poi ci sono anche i bettiniani (da Goffredo Bettini, grande
regista della politica a Roma). E gli zingarettiani (da Nicola Zingaretti,
presidente della Provincia) che appoggiano la mozione Bersani
con qualche mal di pancia. Ci fermiamo qui. Questa frantumazione ha già fatto
la prima vittima: Stefano Fassina, economista estromesso dalla guida della
mozione Bersani per far posto al presidente della
Provincia di Viterbo, sostenuto dal tesoriere degli ex Ds Ugo Sposetti e dai
dalemiani che hanno grande voglia di rivincita nella città di Veltroni. Dietro queste manovre si nasconde però un partito
malandato: inchiodato al 28% delle europee, aveva quasi il 40% nel 2008. In un anno sono
andati via 500 mila elettori nel Lazio, 287 mila solo a Roma. Un disastro. Che
si è accompagnato alla «tragica sconfitta» del Campidoglio conquistato da Alemanno con tanto di saluti romani. Il problema è proprio
questo: come reagire alla botta. Ileana Argentin, che è una bella persona
trasparente, si è imbarcata nell'impresa. Lei è disabile e ha una storia
politica che nasce tra i disabili. «Io sono espressione della società civile»,
dice sul terrazzo a due passi dal mare. Anche lei veltroniana ha accettato la
sfida di Marino. «Voglio un partito che stia in mezzo alla strada e negli
ospedali. Dobbiamo pensare alla gente e non alle poltrone». Soffre di una
"forte intolleranza" nei confronti dei popolari, ma anche dei
dalemiani: «Li chiamo talebani...». È convinta che Veltroni
abbia fallito perché «voleva tenere tutto insieme». E invece Marino ha le idee
chiare. «Pensa però che alla Camera mi hanno detto: stai con Marino? E chi te
la ridà la candidatura?». Il problema, però, è che dietro la sua freschezza ci
sono due uomini-macchina che hanno fatto e disfatto la politica a Roma: Bettini
e Meta. Il primo è in giro in Asia: non raggiungibile. Il secondo la spiega
così: «Noi abbiamo avuto coraggio e rotto gli schemi: Ileana è la
discontinuità». La parolina magica nei palazzi della politica è «ricambio
generazionale». La usano quelli di Bersani per
raccontare il loro candidato: Alessandro Mazzoli, 37 anni, presidente della
Provincia di Viterbo, una vita dal Pci ai Ds fino al Pd. È lui l'«usurpatore».
Dice che ha accettato la candidatura non contro qualcuno ma perché c'era
«condivisione». Due i suoi punti forti: aver vinto con il 52% in una provincia
di destra ed essere un volto nuovo a Roma. «Dobbiamo voltare pagina», dice in
una stanza di Santi Apostoli. È convinto che il Pd non vada «aggiustato» ma
«costruito». «Un partito - spiega - deve avere requisiti minimi: vita
democratica interna e rapporto con la società». Se gli si chiede per fare cosa
risponde: «Il lavoro è la grande questione democratica». Dalla sua ha il
presidente della Regione Piero Marrazzo, per il quale si prepara una
ricandidatura. Mazzoli respinge il sospetto di essere pedina di D'Alema. «Facile mettere etichette... Mi riconosco nelle sue
posizioni ma non ho rapporti diretti con lui. Tutto qui». Si dice però che
dietro ci sia quel «diavolo» di Ugo Sposetti, viterbese doc, oggi senatore. Ma
anche lui nega: «Macché, io per rompere i giochi avevo proposto la Madia. Certo, quando
c'è una candidatura di Viterbo uno di Viterbo si butta». Cerca di lanciare un
amo all'insofferente Zingaretti. «È l'unico che ha vinto - spiega - deve
guidare un gruppo nuovo con la fantasia e l'innovazione che finora non ci ha
fatto vedere». Quello che è considerato il dalemiano di Roma, Claudio Mancini,
ritiene che Mazzoli abbia più esperienza di Fassina: «Tra sei mesi ci sono le
regionali, il Lazio è in bilico...». E Riccardo Milana,
uomo di Rutelli, aggiunge categorico: «Dobbiamo impedire la restaurazione
Bettini-Morassut». Tutto questo ovviamente provoca amarezza in Stefano Fassina.
Lui aveva creduto nella «sfida del cambiamento». «Hanno preferito la fedeltà -
dice - e io non sono mai stato uomo di qualcuno...». Quelli che avevano
puntato su di lui hanno come riferimento Zingaretti che è in vacanza a
Pantelleria nella casa del fratello Luca: telefono staccato. I suoi sono in
fermento. E sono in trattativa. Mazzoli sta facendo di tutto per recuperare il
dissenso. «No, no, ancora niente accordi - precisa Alessio D'Amato, portavoce
dei "dissenzienti" - Mi è stato proposto di fare il coordinatore
della mozione, vedremo insieme». Aggiunge il senatore Lionello Cosentino:
«Siamo in pausa di riflessione». Per ricucire lo strappo, dicono, serve
riequilibrio. Come? Forse con la poltrona di segretario romano. Il più vecchio
di tutti politicamente, in prima fila da quindici anni, assessore
all'urbanistica della giunta Veltroni, è Roberto
Morassut. Ha 46 anni, attuale segretario regionale, confessa che sta con
Franceschini («ma non chiamatemi franceschiniano») perché ha un'idea nuova del
partito. E poi anche «per Walter». Qualcuno lo ritiene uno dei responsabili
della sconfitta a Roma. Lui con quell'aria da eterno ragazzo dice: «Certo, ma
siamo responsabili tutti. Non abbiamo capito quel che stava succedendo. Abbiamo
modernizzato Roma e poi l'abbiamo lasciata in mezzo alle contraddizioni». Punta
il dito contro il consociativismo. «Io voglio un'opposizione radicale nei
confronti di Alemanno». Il partito? «Oggi è un ibrido.
Dobbiamo costruirlo puntando su temi forti come la questione morale». Dice
sconsolato, lui che il partito l'ha governato: «Oggi è tutto solo ceto
politico...». I suoi amici sono quasi tutti nelle altre mozioni. Ma dalla sua
ha il sostegno diretto di Veltroni, Franceschini e
Beppe Fioroni. Due veltroniani e un dalemiano: chi vincerà la battaglia di Roma?
La partita è aperta anche perché si segnala un aumento delle tessere. Sono
addirittura 92 mila. «Nemmeno il Pci ne aveva tante», osserva qualcuno. È
probabile che alle primarie nessuno raggiunga il 51% e si vada al ballottaggio.
E Marino sarà ago della bilancia. Chiunque vinca, però, ha un problema enorme
davanti: fare del Pd un partito e non un vortice di correnti. E soprattutto
riuscire ad aprire porte e finestre dopo un lungo e faticoso scontro al chiuso
delle stanze. Tutti ancora troppo lontani dalla vita fuori dal Palazzo.
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(
da "Giornale.it, Il"
del 15-08-2009)
Argomenti: PD
articolo di sabato 15 agosto 2009 L'ESTATE ORRIBILE DEL SIGNOR PD di Maria
Giovanna Maglie Non è necessaria, cari lettori, meditazione faticosa sotto il
solleone per dichiarare che questa sarà ricordata come l'estate orribile del
signor Pd, nel senso di Partito democratico, prima il nome e poi il cognome.
Lui sa benissimo che la disfatta è probabile oltre che possibile, ma noi
vogliamo aiutarlo a ricordare. Uno autorevole che un tempo fu amico e se la
prendeva col Cinghialone, oggi gli ha scritto che «è meglio che il Pd muoia». È
Giampaolo Pansa. Un vecchio notabile, Piero Fassino, ha osato pronunciare le
parole tremende perfino sulle pagine de La Repubblica: «Non si può
negare lo smottamento elettorale. Continuiamo a perdere fra gli operai e le
zone popolari. Rischiamo di essere un partito che su ogni tema raccoglie un
consenso minoritario». Era in segreteria del Pci con Alessandro Natta, oggi si
augura che si ritirino due rappresentanti del passato come D'Alema e Veltroni, mentre lui non fa un solo passo indietro. Non che Veltroni risparmi accuse al ricicciato D'Alema;
quest'ultimo pare che abbia già vinto il Congresso al quale non è chiaro se
arriderà partecipazione di pubblico o no, e visti i precedenti, questo
preoccupa molto il signor Pd, Veltroni lo accusa esplicitamente di
segare l'albero del centrosinistra. L'altro gli risponde, l'informazione
di prima mano viene da Peppino Caldarola, che è «un fannullone che con le sue
dimissioni continue ha rovinato la sinistra». Il Pd riflette sulla sua breve ma
già consumata vita. L'elettorato operaio l'ha abbandonato, nelle regioni rosse
ha cominciato a preferirgli la
Lega. Il dialogo fra ex comunisti e cattolici è finito, per
lasciare il posto allo scontro fra sinistra e ex dc. Il segretario
Franceschini, detto «me ne vado, non me ne vado», anela al nuovo, lui che già
sgomitava nella Democrazia cristiana. Bersani si
candida per conto di D'Alema, cioè per farlo fuori
definitivamente. L'uomo nuovo, Ignazio Marino, s'è fatto beccare nelle Americhe
su una brutta storia di rimborsi spese. Su tutti incombe, orbo di sintassi ma
ricco di minacce, Antonio Di Pietro. L'ex pm crede nel collasso strutturale
dell'area democrat e spera di succhiargli come il sangue elettorato. Si è anche
trovato un bel giocherello nuovo, un giornale diretto dai noti Padellaro e
Travaglio che prima di uscire già ha raccolto migliaia di abbonamenti rubandoli
all'Unità. Su Di Pietro il signor Pd si amareggia e si arrovella. Senatore
candidato da D'Alema, ministro di Prodi, alleato di Veltroni, tutte le volte che l'ex pm stava per scomparire
finalmente dalla scena politica è stato resuscitato. Pensavano di giocarselo,
sono finiti suonati, oppure gli dovevano qualcosa e sono stati ripagati con
amaro calice. Il signor Pd sa che la questione morale lo ha investito in pieno.
È vero che non è da solo, ma certo è in prima linea nello scandalo pugliese,
una brutta storia di tangenti e di mafia, di escort e di forniture sanitarie.
Già se l'era vista brutta in Campania, dove Antonio Bassolino è stato inquisito
nell'affare dei rifiuti, e in Calabria, dove la giunta Loiero e l'uomo forte
del Pd, l'ex segretario regionale Nicola Adamo, passano da un'indagine
all'altra. Ma in Puglia è ben peggio, l'intero sistema politico del
centrosinistra è nei guai per la
Sanità, dentro ci stanno tutti, politici, dirigenti degli
enti erogatori e imprenditori scaltri, dall'inizio della legislatura presieduta
da Nichi Vendola. A questo punto il signor Pd rimpiange i finanziamenti delle
Feste dell'Unità e, anche se di nascosto, quei bei soldi che arrivavano da
Mosca prima del crollo del comunismo. E la questione morale, non gliel'avevano
spacciata per un suo cavallo di battaglia? È un'estate triste per il signor Pd.
Se non avviene il miracolo, il congresso sarà un fallimento e le primarie
falliranno per abbandono. Chi siano i due candidati principali non se lo
ricorda nessuno. Franceschini emana l'odore del suo fallimento alle europee e
alle amministrative, mescolato a quello tremendo, un vero tanfo, del suo
giustizialismo di approdo; Bersani ha tanti estimatori
ma non fanno un personaggio, e D'Alema gli pesa
addosso come l'ombra di Banko. Soprattutto a Pd pare che la sua sorte non
commuova nessuno. Tantomeno al vecchio sodale, il sindacato, che si prepara a
un autunno di licenziamenti e di cassa integrazione e scopre che il partito di
riferimento si è distratto, incaponito, e ha fallito, con una storia di escort
e di avventure private del presidente del Consiglio. Certo, gli resta La Repubblica, ma comincia
a capire che non è stato un grande affare lasciargli la guida dell'avventura
politica scandalistica, un po' per fare opposizione, un po' per mascherare
l'affare pugliese. È andata male, Pd deve ammetterlo, delle ragazze che
Berlusconi ha incontrato a casa sua non importa niente a nessuno, figuriamoci
ai leader mondiali che si sono precipitati al G8 dell'Aquila a sprecare
complimenti per l'odiato premier, figuriamoci alla famosa società civile che
avrebbe dovuto indignarsi e marciare sul Palazzo. E adesso pover'uomo? Viene
voglia di disegnargliela un'opposizione degna di questo nome, come Jessica
Rabbit, così, per amore della democrazia. PS. Confesso ai lettori di aver
tratto ispirazione dalla copertina di Venerdì di Repubblica, dove un
volonteroso scrittore di fantascienza, Michele Serra, dissertava di un'estate
della disfatta del signor B, con tanto di foto di Silvio Berlusconi. La mia non
è fantascienza, sta qui la differenza. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero.
"La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una
volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando
succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente
replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di
essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo
ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la
politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti
manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a
quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche
nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del
centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie
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17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della
segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che
molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura.
Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e
aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato
creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da
allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero
è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti.
Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali,
risposta alla crisi globale. La Dc
e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel
nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da
Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli
obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a
questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri:
"Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio
dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi
Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il
vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione
populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è
una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai
quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare
voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che
con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti
primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E
in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu
per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta
fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di
residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei
nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse
messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e
arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un
errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi
il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership
del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra
che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano
che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral
suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i
"soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra,
stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si
ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e
se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un
partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per
riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo
qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù
per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente
fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale
di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non
è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli
ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera,
si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul
sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il
biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino)
Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere
2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se
farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno
ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se
un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè:
"Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7
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questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario
Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad
abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo
assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta
determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale".
Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la
sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva
(alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia
anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e
all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit
dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd
che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila
ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno
faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera
"scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In
"mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un
posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il
nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel
primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E
non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il
premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a
El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane
per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro
prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla
comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il
regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al
Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente
non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare
un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti (
168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha
dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in
diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio
no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse
fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era
in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare
Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere
Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse
la "campagna del gossip" a dare una "spallatina"
all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua
traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma
Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi
ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si
sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e
dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra
al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63
anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario
Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta
poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di
Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde
perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39
votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09
Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista":
"Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè
tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze
che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di
governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi
aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì".
Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd
sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc.
E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte
già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla
questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non
avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul
fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli
ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea
dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola
con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema,
che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo
credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da
cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò
meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo".
Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà
che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il
Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma
quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da
Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi
riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le
cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori
che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma
amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice
D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto
hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano
davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi
Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti,
"Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha
sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi
nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra
(tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del
centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi
quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia,
alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo
segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che
erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo
turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato,
Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana,
Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato
delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo
Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel
filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i
partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente.
Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai
rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di
stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El
Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di
Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in
servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E
prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del
riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a
luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7
punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha
ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso
febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune
parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la
dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per
le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani
hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito.
In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più,
virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è
andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo
ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice
che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso
che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni
dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato
voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando
la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con
l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad
addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il
boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine
mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni
"estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti,
deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico
registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di
voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del
2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a
una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica".
Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a
quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e
"l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10
per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e
non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto,
"sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della
sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco
quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù
bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto
McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro
Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa
sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce
meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che
importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti
sconfitte in paesi come la
Francia, la
Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El
Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno
capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di
Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino
Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti
collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è
come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere.
Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee
e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a
spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale
britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma
sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della
politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina
importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani
che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no
(del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura
pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare
il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto
dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia.
Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a
marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare
accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia
con la Russia,
potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è
l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli
stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono
le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con
una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran
Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il
grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori
dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo
noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia,
su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima
spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui
lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia
del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già
scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per
l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe
mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi
e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete
qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia
italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per
carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times,
nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica
opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che
Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia
italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare
dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di
recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito
pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010,
secondo la Commissione
europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi
o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice.
Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per
il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a
margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del
Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance
italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi
sta un poco meglio di noi, la
Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione
italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che
"questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I
numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà
molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite
si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa".
Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading
... 2183 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La
domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi
giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio
Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone
dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere
gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a
votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se
fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca
dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del
resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i
parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale
che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione
così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi
spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro).
Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere
qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono
ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio
no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è
stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel
referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi,
abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa
schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando
e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini
perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo,
Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha
risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".).
Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd
e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema
è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo
periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e
votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede
antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba
da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro
Fanfani e la Cia?
o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso
che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia
di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd
potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI
di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average:
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli
e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it
contatti 203b Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro
Taccone, non abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e
le risposte che... gattotigrato: Ma la Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo
nel PD? Visto che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro
Taliani, la prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il G8 terremota la sinistra - 6 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails "Ft",
effetti collaterali - 5 Emails Passante di Mestre, yes we can... - 4 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Walter, un perdente perfetto - 3
Emails Quando Dario sogna i numeri - 3 Emails E Walter diventa il "premier
ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails Ultime News Ferie,
via al controesodo: scatta il bollino rosso, forte traffico verso NordDialetti
a scuola, bozza di legge pronta Bossi: "'L'inno d'Italia? Nessuno lo
sa"Shakira è sempre più sexy: "Ora però voglio un
figlio"California, ancora roghi: 7mila pompieri al lavoro Evacuate 2mila
personeAfghanistan, la minaccia dei talebani: "Attaccheremo i seggi
durante il voto"Vicino a Roma c'è un cimitero per armi di distruzione di
massa"Da Bocca infamie contro gli eroi"Birmania, libero il pacifista
Usa: torna a casa 1f49 Rom travolta con la bimba lei muore, grave la piccola Si
cerca pirata della stradaStupro di Ferragosto, i tre accusati rilasciati:
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il
Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei
provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire
cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti.
Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la
sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata
della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una
volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano
anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa
sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che
veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre
le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani
2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per
la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse
no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa
disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista
moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo.
E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli
da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il
Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è
posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea
di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il
frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui
alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad
Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è
uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra,
ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta
dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire
nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e
Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che
Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La
candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche
noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con
la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come
pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la
candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta
perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il
"partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e
Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo
massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza.
Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri",
"ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto.
O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo
"niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo.
Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il
centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la
leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del
centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er
popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe
usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del
centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del
centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del
Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui
rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non
perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene:
"Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche
un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci
siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus
dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd
va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La
commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una
riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo
nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento
politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio
stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine
della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine:
Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione
ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò
al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in
commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd
manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione
del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo
Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29
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terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello
del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di
responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo
faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il
confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue.
Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione
provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto
comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di
campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il
premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano
ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità
politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito
degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le
macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto
flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto
per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro
Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo
giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non
si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier
spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs
non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre
lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a
caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello
alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che
il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta
al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea
costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto
fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari
in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo
interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista?
E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando
così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli
errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma
amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice
D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto
hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano
davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi
Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice
Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl
ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi
nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra
(tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del
centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi
quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la
tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando
alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e
dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo
dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
» (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani
© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun
09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria
soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma
resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha
perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito".
Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di
Brown Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via
d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09
"Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette
che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono
paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi
giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche
l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero
essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato
"come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi
capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello
"sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla
nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di
Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato
Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche
il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso.
Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il
Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto
dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia.
Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a
marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare
accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia
con la Russia,
potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è
l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli
stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono
le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con
una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran
Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il
grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori
dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo
noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale
sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è
l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra,
a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla
faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già
scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per
l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe
mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure
Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia.
Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia
italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per
carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times,
nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica
opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che
Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore
dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene
possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni
consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge
- il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil
entro il 2010, secondo la
Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era
alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di
Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato
dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto
buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il
direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo
l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la
media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 2156 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più
anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading
... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del
Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano
nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il G8 terremota la sinistra - 6 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails "Ft",
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Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Walter, un perdente perfetto - 3
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero.
"La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una
volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando
succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente
replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di
essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo
ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la
politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti
manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a
quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche
nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del
centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie
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17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della
segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che
molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura.
Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e
aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato
creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da
allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero
è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti.
Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali,
risposta alla crisi globale. La Dc
e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel
nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da
Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli
obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a
questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri:
"Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio
dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi
Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il
vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione
populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è
una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai
quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare
voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che
con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti
primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E
in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu
per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta
fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di
residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei
nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse
messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e
arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un
errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi
il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership
del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra
che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano
che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral
suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i
"soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra,
stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si
ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e
se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un
partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per
riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo
qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù
per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente
fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale
di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non
è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli
ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera,
si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul
sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il
biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino)
Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere
2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se
farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno
ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se
un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè:
"Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7
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questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario
Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad
abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo
assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta
determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale".
Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la
sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva
(alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia
anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e
all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit
dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd
che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila
ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno
faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera
"scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In
"mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un
posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il
nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel
primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E
non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il
premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a
El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane
per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro
prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla
comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il
regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al
Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea
costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto
fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino,
magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al
suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e
giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il
partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore
che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e
l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel
che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama.
Intanto il Pdl e la Lega
fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per
il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora
solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22.
Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo
26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i
ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del
centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo
del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei
consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la
tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi.
Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times
ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso
tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
» (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani
© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun
09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria
soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma
resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha
perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito".
Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown
Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via
d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes,
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"Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette
che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono
paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi
giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale
del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere
governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come"
dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un
altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo
antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di
sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro
pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi:
ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per
un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso
che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato
Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere.
Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di
modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e
autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono
dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non
piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore,
scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di
Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che
potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente
italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con
la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di
dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia
dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma
va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su
chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia
di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso
Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del
giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft
a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole
giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai
funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e
le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual
è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana
(invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo
seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel
"Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione
- scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non
sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana
dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia
l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione,
dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico
dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea.
In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non
Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice.
Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per
il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a
margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del
Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la
performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino
meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 2161 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti
Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading
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Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel
1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale:
il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il
G8 terremota la sinistra - 6 Emails Il rito delle "okkupazioni" e
quel che il Pd non dice - 5 Emails "Ft", effetti collaterali - 5
Emails Passante di Mestre, yes we can... - 4 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Walter, un perdente perfetto - 3 Emails Quando Dario
sogna i numeri - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2
Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails Ultime News Ferie, via al controesodo:
scatta il bollino rosso, forte traffico verso NordDialetti a scuola, bozza di
legge pronta Bossi: "'L'inno d'Italia? Nessuno lo sa"Shakira è sempre
più sexy: "Ora però voglio un figlio"California, ancora roghi: 7mila
pompieri al lavoro Evacuate 2mila personeAfghanistan, la minaccia dei talebani:
"Attaccheremo i seggi durante il voto"Vicino a Roma c'è un cimitero
per armi di distruzione di massa"Da Bocca infamie contro gli
eroi"Birmania, libero il pacifista Usa: torna a casa 1f49 Rom travolta con
la bimba lei muore, grave la piccola Si cerca pirata della stradaStupro di
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti
insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il
Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei
provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire
cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti.
Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la
sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata
della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una
volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano
anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa
sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che
veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre
le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani
2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per
la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse
no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa
disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista
moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo.
E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli
da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il
Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è
posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea
di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il
frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui
alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad
Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è
uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra,
ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta
dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire
nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e
Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che
Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La
candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche
noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con
la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come
pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la
candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta
perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il
"partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e
Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo
massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza.
Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri",
"ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto.
O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo
"niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo.
Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il
centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la
leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del
centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er
popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe
usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del
centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del
centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del
Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui
rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non
perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene:
"Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche
un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci
siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus
dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd
va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La
commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una
riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo
nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento
politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio
stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine
della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine:
Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione
ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò
al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in
commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd
manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione
del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo
Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8
terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello
del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di
responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo
faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il
confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue.
Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione
provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto
comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di
campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il
premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano
ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità
politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito
degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le
macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto
flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto
per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro
Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo
giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non
si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier
spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs
non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre
lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a
caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello
alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che
il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta
al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea
costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto
fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari
in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo
interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista?
E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando
così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli
errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma
amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice
D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto
hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano
davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi
Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice
Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl
ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi
nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra
(tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del
centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi
quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la
tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando
alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e
dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo
dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
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© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun
09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria
soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma
resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha
perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito".
Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di
Brown Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via
d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09
"Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette
che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono
paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi
giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche
l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero
essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato
"come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi
capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello
"sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla
nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di
Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato
Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche
il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso.
Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il
Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto
dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia.
Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a
marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare
accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia
con la Russia,
potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è
l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli
stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono
le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con
una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran
Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il
grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori
dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo
noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale
sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è
l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra,
a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla
faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già
scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per
l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe
mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure
Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia.
Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia
italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per
carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times,
nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica
opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che
Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore
dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene
possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni
consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge
- il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil
entro il 2010, secondo la
Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era
alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di
Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato
dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto
buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il
direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo
l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la
media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 2158 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più
anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading
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Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano
nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il G8 terremota la sinistra - 6 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails "Ft",
effetti collaterali - 5 Emails Passante di Mestre, yes we can... - 4 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Walter, un perdente perfetto - 3
Emails Quando Dario sogna i numeri - 3 Emails E Walter diventa il "premier
ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails Ultime News Ferie,
via al controesodo: scatta il bollino rosso, forte traffico verso NordDialetti
a scuola, bozza di legge pronta Bossi: "'L'inno d'Italia? Nessuno lo
sa"Shakira è sempre più sexy: "Ora però voglio un
figlio"California, ancora roghi: 7mila pompieri al lavoro Evacuate 2mila
personeAfghanistan, la minaccia dei talebani: "Attaccheremo i seggi
durante il voto"Vicino a Roma c'è un cimitero per armi di distruzione di
massa"Da Bocca infamie contro gli eroi"Birmania, libero il pacifista
Usa: torna a casa 1f49 Rom travolta con la bimba lei muore, grave la piccola Si
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Torna all'inizio
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere
espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero
d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il
Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei
provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire
cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti.
Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la
sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata
della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una
volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano
anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa
questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico
che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre
le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani
2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per
la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse
no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere".
Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni
"obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che
proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della
destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi
non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che
accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa
disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista
moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo.
E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli
da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il
Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è
posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea
di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il
frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui
alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad
Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è
uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra,
ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta
dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire
nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e
Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che
Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura
di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv
potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra
forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come
pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la
candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta
perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il
"partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e
Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo
massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza.
Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri",
"ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto.
O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo
"niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo.
Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra
e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado
porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani)
rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani
" e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio
no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto
di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla
scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o
ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi
chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco)
continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa
di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna
mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti
degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in
eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di
Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che
anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel
popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha
capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che
questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo
allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un
partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto".
Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no:
"E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha
confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la
registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si
riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in
una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei
prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16
euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha
ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in
due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come
nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il
presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare
stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama
e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti
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09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo
accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del
G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da
denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi
nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di
comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di
"deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8)
che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di
gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per
deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi.
L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non
nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha
terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno
faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera
"scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In
"mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un
posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il
nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel
primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E
non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il
premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a
El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre
lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a
caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello
alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che
il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta
al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea
costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto
fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino,
magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al
suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e
giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il
partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore
che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e
l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel
che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama.
Intanto il Pdl e la Lega
fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per
il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora
solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22.
Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo
26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i
ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del
centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo
del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei
consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta
del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi.
Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times
ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso
tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
» (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani
© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun
09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria
soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma
resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha
perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito".
Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di
Brown Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione
di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft",
effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi
non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie
nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni
europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial
Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il
giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere
governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale
della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano",
lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal
Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita
ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato,
non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a
Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le
elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi
alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per
la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo
tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di
firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed
energia con la Russia,
potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è
l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli
stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono
le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con
una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran
Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il
grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori
dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo
noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale
sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è
l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della
sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E'
assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio
di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra,
ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione,
ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no,
ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la
democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione
dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta
gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il
Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber.
"Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare
sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior
amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che
l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare
tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore -
aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del
Pil entro il 2010, secondo la
Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era
alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di
Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato
dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto
buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il
direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo
l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la
media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 215b Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più
anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading
... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
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Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano
nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il G8 terremota la sinistra - 6 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails "Ft",
effetti collaterali - 5 Emails Passante di Mestre, yes we can... - 4 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Walter, un perdente perfetto - 3
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ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails Ultime News Ferie,
via al controesodo: scatta il bollino rosso, forte traffico verso NordDialetti
a scuola, bozza di legge pronta Bossi: "'L'inno d'Italia? Nessuno lo
sa"Shakira è sempre più sexy: "Ora però voglio un
figlio"California, ancora roghi: 7mila pompieri al lavoro Evacuate 2mila
personeAfghanistan, la minaccia dei talebani: "Attaccheremo i seggi
durante il voto"Vicino a Roma c'è un cimitero per armi di distruzione di
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Usa: torna a casa 1f49 Rom travolta con la bimba lei muore, grave la piccola Si
cerca pirata della stradaStupro di Ferragosto, i tre accusati rilasciati:
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero.
"La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una
volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando
succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente
replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di
essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo
ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la
politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti
manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a
quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche
nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del
centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie
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17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della
segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che
molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura.
Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e
aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato
creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da
allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero
è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti.
Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali,
risposta alla crisi globale. La Dc
e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel
nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da
Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli
obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a
questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri:
"Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio
dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi
Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il
vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione
populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è
una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai
quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare
voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che
con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti
primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E
in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu
per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta
fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di
residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei
nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse
messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e
arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un
errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi
il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership
del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra
che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano
che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral
suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i
"soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra,
stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si
ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e
se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un
partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per
riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo
qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù
per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente
fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale
di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non
è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli
ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera,
si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul
sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il
biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino)
Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere
2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se
farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno
ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se
un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè:
"Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7
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questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario
Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad
abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo
assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta
determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale".
Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la
sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva
(alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia
anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e
all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit
dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd
che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila
ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno
faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera
"scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In
"mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un
posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il
nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel
primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E
non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il
premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a
El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane
per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro
prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla
comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il
regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al
Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente
non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare
un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino,
magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al
suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e
giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il
partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore
che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e
l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel
che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama.
Intanto il Pdl e la Lega
fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per
il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora
solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22.
Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo
26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i
ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del
centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo
del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei
consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la
tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi.
Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times
ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso
tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
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09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto,
come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il
dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso
milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma
Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di
Brown Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via
d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09
"Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette
che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono
paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi
giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche
l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero
essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato
"come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi
capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo
antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di
sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro
pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi:
ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per
un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso
che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato
Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere.
Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di
modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e
autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono
dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non
piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore,
scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di
Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero
marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana
(Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la
sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore
del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei
Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va?
Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la
rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di
un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft
non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del
giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft
a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole
giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai
funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e
le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual
è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana
(invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo
seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel
"Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione
- scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non
sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana
dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia
l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione,
dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico
dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea.
In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non
Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice.
Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per
il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a
margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del
Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la
performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino
meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 2163 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più
anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ...
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Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano
nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Il G8 terremota la sinistra - 6 Emails Il rito delle
"okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails "Ft",
effetti collaterali - 5 Emails Passante di Mestre, yes we can... - 4 Emails
Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Walter, un perdente perfetto - 3
Emails Quando Dario sogna i numeri - 3 Emails E Walter diventa il "premier
ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails Ultime News Ferie,
via al controesodo: scatta il bollino rosso, forte traffico verso NordDialetti
a scuola, bozza di legge pronta Bossi: "'L'inno d'Italia? Nessuno lo
sa"Shakira è sempre più sexy: "Ora però voglio un
figlio"California, ancora roghi: 7mila pompieri al lavoro Evacuate 2mila
personeAfghanistan, la minaccia dei talebani: "Attaccheremo i seggi
durante il voto"Vicino a Roma c'è un cimitero per armi di distruzione di
massa"Da Bocca infamie contro gli eroi"Birmania, libero il pacifista
Usa: torna a casa 1f49 Rom travolta con la bimba lei muore, grave la piccola Si
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero.
"La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una
volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando
succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente
replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di
essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo
ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la
politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti
manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a
quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche
nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del
centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie
Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della
segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che
molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura.
Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e
aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato
creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog
di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da
allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero
è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti.
Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali,
risposta alla crisi globale. La Dc
e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel
nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da
Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli
obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a
questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri:
"Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio
dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi
Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il
vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione
populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è
una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai
quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare
voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che
con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti
primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E
in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu
per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta
fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di
residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei
nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse
messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e
arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un
errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi
il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership
del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra
che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano
che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral
suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i
"soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra,
stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si
ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e
se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un
partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per
riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo
qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù
per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente
fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione
nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che
"non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd,
poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd".
La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà
resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno
pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli
(Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve
raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a
parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare.
Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago
Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca
Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele
Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice
Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano
ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo
assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta
determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale".
Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la
sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi"
preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una
battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate
in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni
e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di
fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8
dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che
dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera
"scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In
"mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un
posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il
nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel
primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E
non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier
spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs
non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre
lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a
caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello
alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che
il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta
al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea
costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto
fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento
lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog
aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li
persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?)
kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un
tempo D'Alema se la prendeva invece con i
"cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci
manca solo che al congresso la
Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel
"felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è
sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao".
Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica.
"Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari
in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi"
di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola
questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al
suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista?
E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando
così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli
errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma
amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice
D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto
hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano
davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi
Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice
Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl
ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi
nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra
(tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del
centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi
quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la
tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando
alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e
dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo
dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
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© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun
09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria
soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma
resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha
perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito".
Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di
Brown Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via
d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09
"Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette
che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono
paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi
giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche
l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero
essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato
"come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi
capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello
"sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla
nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di
Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato
Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche
il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso.
Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il
Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto
dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia.
Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a
marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare
accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia
con la Russia,
potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è
l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli
stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono
le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con
una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran
Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il
grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori
dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo
noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale
sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è
l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra,
a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla
faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già
scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per
l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe
mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure
Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia.
Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia
italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per
carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times,
nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica
opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che
Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore
dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene
possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi
di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito
pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010,
secondo la Commissione
europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi
o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice.
Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per
il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a
margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del
Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la
performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino
meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 2153 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più
anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading
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questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del
Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano
nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
D'altronde... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
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(
da "Giornale.it, Il"
del 16-08-2009)
Argomenti: PD
A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario
Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro,
bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in
allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un
soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono
fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il
patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto
tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non
accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno
caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è
fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa
ne pensano D'Alema e Bersani.
La Serracchiani:
centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a
Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai
passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24
luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana
aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se
serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo
che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti
coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è
roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei
militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che
molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello
dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in
libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel
che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il
centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è
il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che
discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve
essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che
fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero.
"La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una
volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando
succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente
replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di
essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo
ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la
politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti
manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a
quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche
nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del
centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie
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17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della
segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che
molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra
che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore
AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di
opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di
"oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto
terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a
dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile
grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere -
proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che
poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze
per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di
governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e
alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a
prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va
di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto,
credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi
a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo".
Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito
che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav,
veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che
sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica
perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto
che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone
dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera
posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco
da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon
pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati
solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come
pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex
comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E
non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto
che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura.
Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e
aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato
creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda
giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della
sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che
si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo
della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è
chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra
(o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta
iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si
"accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va
all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia?
E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque
vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a
vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che
hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la
sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il
problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che
presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse
De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL
"MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in
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a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le
temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a
scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati,
il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche
per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da
allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul
"partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del
comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro,
non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione
del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal
Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran
fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in
versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è
iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e
"fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa
sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa
pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a
dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno
segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo
intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il
partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer
nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero
è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti.
Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali,
risposta alla crisi globale. La Dc
e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel
nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da
Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli
obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a
questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri:
"Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio
dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi
Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il
vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione
populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è
una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai
quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare
voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che
con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti
primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E
in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu
per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta
fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di
residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei
nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse
messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e
arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un
errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi
il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire
un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli
occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da
Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a
Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al
peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente
Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia
davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito
esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership
del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra
che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano
che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral
suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i
"soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra,
stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si
ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e
se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un
partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per
riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo
qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù
per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente
fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale
di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non
è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli
ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera,
si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul
sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il
biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino)
Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere
2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se
farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno
ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se
un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè:
"Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7
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questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario
Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad
abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo
assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta
determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale".
Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la
sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva
(alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia
anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e
all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit
dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd
che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila
ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno
faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera
"scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In
"mondovisione". L'ha capito anche D'Alema:
"Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal
G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle
decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni
generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che
hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo
il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia
ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive
Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona,
e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha
detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un
posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il
nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel
primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E
non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma
semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito
solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari
rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di
Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più
felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd,
tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio
Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian
cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon
Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo
luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi
per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile
una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene
una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il
premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a
El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La
democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri
cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune
acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una
foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto
puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese
nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere
altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane
per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro
prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla
comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il
regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al
Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una
invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla
democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi
liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale.
Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di
Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica
intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne
faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano
1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani.
Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci
hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del
"partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione
del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al
congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla
guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia
e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia
opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di
pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per
arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso)
conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra
partito vero e D'Alema", di appoggio a
Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il
"nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto
generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da
zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la
bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24:
"Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono
sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente
non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare
un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito
democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia;
inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è
dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso
di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando
Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo
tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a
me". Ma dai? Una volta la
Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei
"sta con il Pd". D'Alema invece chissà e,
udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata,
all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader
(una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.
E alla platea dei democratici, dove Veltroni
"celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro:
"Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non
dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici".
Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli
e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la
conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa
capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha
i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così
"l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di
tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se
la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della
politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di
imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo
dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa"
o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si
occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di
Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello
spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i
risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno
aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche
conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da
tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e
L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la
"campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata
elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante
candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non
aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio
compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni
e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola
patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino,
magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella
che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi
diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non
la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della
destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il
cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero:
"lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della
"vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora
vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei
ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al
centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al
centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono
passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.).
E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio
così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre
nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al
centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al
centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare
dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal
centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la
prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl?
Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non
costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24
giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa
contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in
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post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al
"Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo
paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc
di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo
costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo
è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la
scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle
alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd
scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più
votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno:
"Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al
suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e
forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare
"l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex
Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che
c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un'
alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il
Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare
perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come
speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi,
responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria,
con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono
entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è
corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e
giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il
partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore
che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e
l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel
che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama.
Intanto il Pdl e la Lega
fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per
il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora
solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22.
Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo
26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i
ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del
centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo
del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei
consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una
Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado
d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd.,
sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6
capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al
centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono
Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse
come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a
rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la
tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al
centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra
nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono
arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi
in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi.
Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times
ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso
tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli
antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far
finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi
colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro
l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 )
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© 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun
09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni
ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il
Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato
detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola
precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il
centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini
esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi
sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33%
al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un
successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd.
oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è
poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del
Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con
la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e
non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è
stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno:
"Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole
hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia
del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi
nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex
della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli
ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri:
" Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello
nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2
milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare
inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie
future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha
ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i
sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha
funzionato, con la Lega
che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato
dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto,
come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il
dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso
milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma
Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama
avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come
Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un
anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello
francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica
che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente
rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di
Brown Times ed Ft e la Spagna
di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli
italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei
perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via
d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09
"Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette
che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono
paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi
giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche
l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero
essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato
"come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi
capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo
antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di
sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro
pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi:
ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per
un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso
che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato
Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere.
Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di
modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e
autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono
dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non
piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore,
scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di
Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero
marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana
(Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la
sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore
del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei
Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va?
Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la
rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di
un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft
non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del
giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft
a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole
giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai
funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e
le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual
è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana
(invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo
seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel
"Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione
- scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non
sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana
dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia
l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione,
dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico
dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea.
In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non
Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice.
Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per
il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a
margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del
Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la
performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino
meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio:
la Germania,
la Gran Bretagna
e la Spagna. La
posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun
sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi
cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in
futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una
broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la
ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out
of 5) Loading ... 2167 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più
anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in
questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello
dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra
un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo:
convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più
delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In
concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto
di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca.
Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di
Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a
una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva
mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi:
perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica,
politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda
scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al
vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con
una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti"
lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già,
perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi
dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la
faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo
gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche
alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento
contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di
Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende
neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si
gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere,
tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con
diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio.
Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi
preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la
campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile
anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro
contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai
spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare:
alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei
polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla
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nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b
Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non
abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte
che... gattotigrato: Ma la
Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto
che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la
prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come
"testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si
preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro:
Caro Gernando Castelli, la
Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo.
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internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
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