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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “PD A CONGRESSO”

 

 

 

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Report "PD"  11-16 agosto 2009


Indice degli articoli

Sezione: PD Congresso

Al primo sondaggio Bersani avanti di 20 Si rilitiga sul trattino ( da "Riformista, Il" del 11-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: alle quelle che elessero Walter Veltroni, partecipò il 10% circa del totale. Antonio Noto, direttore dell'Ipr, lo ritiene un «dato critico» che segnala come «le primarie in questo momento non hanno un forte peso attrattivo». Anche se quella percentuale dovesse crescere, infatti, si parte comunque da un dato inferiore a quello di due anni fa.

Santagata, i democratici e la suocera di Prodi ( da "Riformista, Il" del 12-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: i democratici e la suocera di Prodi Quelli che ne escono peggio sono Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Poi vengono Massimo D'Alema e Dario Franceschini. In pratica ce n'è per tutti i leader o candidati premier del centrosinistra degli ultimi quindici anni. Tutti tranne uno, naturalmente: Romano Prodi. Ma questo non significa che "Il braccio destro.

ROMA - Come lo vuoi il segretario? Col ciuffo da ragazzo degli anni '70, con... ( da "Messaggero, Il" del 12-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Bersani va fortissimo fra gli iscritti. Marino nè nè. Il rischio - come accadde ai tempi della sfida fra Veltroni e D'Alema, quando Walter vinse fra il popolo dei fax e Massimo fra il popolo dei militanti - è che ci siano due vincitori: uno fra gli elettori delle primarie (Dario) e uno fra i delegati al congresso (Pierluigi)

Bersani e Franceschini alla guerra dei sondaggi ( da "Giornale.it, Il" del 12-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: il candidato segretario regionale scelto da Bersani con l'accordo di Letta, Bindi e Zingaretti, influente presidente della provincia di Roma ed ex veltroniano, era l'economista Stefano Fassina, direttore della fondazione bersaniana Nens e stretto collaboratore dell'ex ministro. Ma i dalemiani lo hanno bocciato, imponendo il proprio candidato: Alessandro Mazzoli,

I sondaggi la sfida delle primarie Pd ( da "Avvenire" del 12-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: che dalla sfida Prodi- Bertinotti a quella irrealistica di Veltroni con Bindi e Letta pare subire un tracollo. Insomma, proprio quando, messo di fronte a primarie vere, l'elettorato pd sembra defilarsi: solo il 22 per cento degli elettori democratici dichiara di voler partecipare al voto con certezza.

Mio zio di Parma pensa a Bassolino e non vota Bersani la posta di zoro ( da "Riformista, Il" del 13-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: chiedendoci il perché di tanta fretta, rimpiangeremo la progettualità di Veltroni, colui che organizzò mobilitazioni di popolo a prescindere, con 4 mesi di anticipo. Ciao Zoro, hai visto che Bersani, secondo il sondaggio di Ipr pubblicato dal Riformista, avrebbe già vinto e il popolo delle primarie non esisterebbe più?

ROMA Non sono solo polemiche d'agosto né si tratta dell'ennesima puntata del... ( da "Messaggero, Il" del 13-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Rutelli a Letta, divisi dalle candidature Franceschini-Bersani, ma uniti nella voglia di dialogare al centro. In attesa dell'esito del congresso del Pd. Il vicentino De Poli, capo della segreteria politica dell'Udc, ha ipotizzato un'alleanza Pdl-Udc-moderati del Pd ed ecco subito il ministro leghista Zaia replicare: «Lo stesso Udc di De Poli che si opponeva a 360 gradi al Pd di Prodi

Amore ( da "Stampa, La" del 15-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: it Amore Oggi vi dico la verità: amo Berlusconi e Tremonti, amo Franceschini e Bersani, amo Di Pietro, Bertinotti e Vendola, amo Ferrero e pure Veltroni, amo addirittura D'Alema e Napolitano, amo perfino Gelmini, Ratzinger, Maroni, Calderoli e financo La Russa... Lo psichiatra mi ha prescritto una vacanza.

Per trovare il Pd a Roma servirebbe una mappa dettagliatissima: le vie, le piazze, persino i vicolet... ( da "Unita, L'" del 15-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: E Riccardo Milana, uomo di Rutelli, aggiunge categorico: «Dobbiamo impedire la restaurazione Bettini-Morassut». Tutto questo ovviamente provoca amarezza in Stefano Fassina. Lui aveva creduto nella «sfida del cambiamento». «Hanno preferito la fedeltà - dice - e io non sono mai stato uomo di qualcuno.

L'ESTATE ORRIBILE DEL SIGNOR PD ( da "Giornale.it, Il" del 15-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Alema e Veltroni, mentre lui non fa un solo passo indietro. Non che Veltroni risparmi accuse al ricicciato D'Alema; quest'ultimo pare che abbia già vinto il Congresso al quale non è chiaro se arriderà partecipazione di pubblico o no, e visti i precedenti, questo preoccupa molto il signor Pd, Veltroni lo accusa esplicitamente di segare l'

Il Pd, gli immobili dei Ds e il contrordine compagni della Serracchiani. ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

Pd, il convitato Di Pietro ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

Grillo fa un giro sul bus del Pd ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

Il G8 terremota la sinistra ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

Da Togliatti alla Serracchiani ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

Se per Dario 7 punti in meno son pochi ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

"Ft", effetti collaterali ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.

Dario e Tonino, chi è più anti Cav? ( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)
Argomenti: PD

Abstract: Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione.


Articoli

Articoli della sezione: PD Congresso

Al primo sondaggio Bersani avanti di 20 Si rilitiga sul trattino (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 11-08-2009)

Argomenti: PD

pd sul dibattito congressuale, fermo ai temi di 10 anni fa, piombano le rilevazioni per le primarie Al primo sondaggio Bersani avanti di 20 Si rilitiga sul trattino numeri. Secondo i dati dell'Ipr Marketing la corsa alla segreteria ha un favorito netto: l'ex ministro dello Sviluppo in netto vantaggio su Franceschini e Marino. Ma l'affluenza è a rischio flop. Intanto ci risiamo: centrosinistra o centro-sinistra? Per Verini "Pier Luigi" vuol tornare al secondo: «Usa vecchie categorie». Il 6 settembre grande convention bersaniana al Palalido di Milano. di Alessandro Calvi Se fosse il Giro d'Italia, si potrebbe dire che Pierluigi Bersani vede il traguardo con molte lunghezze sugli inseguitori. Questo racconta la fotografia scattata dall'Ipr marketing che calcola in 19 punti percentuali il distacco tra l'ex ministro e l'attuale segretario del Partito democratico nelle intenzioni espresse dai possibili elettori in vista delle primarie. La partita, però, potrebbe riservare ancora qualche sorpresa. Soltanto al traguardo si potranno alzare le braccia al cielo e salutare il pubblico. Sempre che il pubblico si faccia trovare perché, allo stato, è lecito nutrire più di qualche dubbio. Anzi, secondo l'Ipr i dati che emergono sulla partecipazione sono piuttosto critici. Insomma quel pubblico andrebbe motivato, scaldato. Ma ieri nel Pd sono tornati a parlare di trattino: centrosinistra o centro-sinistra? Dunque, Pier Luigi Bersani è in testa. E non di poco. Secondo l'Ipr, al netto degli indecisi - che rappresentano il 18% del campione e che hanno comunque dichiarato che andranno a votare - l'ex ministro può contare su un 54% di consensi, contro il 35% di Dario Franceschini e l'11% di Ignazio Marino. L'appeal di Bersani - che risulta il più votato dagli over 35 e raccoglie consenso tra dipendenti, pensionati ed elettori del centrosinistra che guardano con interesse al Pd e che, però, è il meno votato tra i giovani - sembra funzionare soprattutto con chi nel centrosinistra, ma non soltanto nel Pd, è più attento alla politica. Quanto a Ignazio Marino, colpisce che la sua candidatura non sfondi neppure sotto il profilo della "trasparenza". Legittimo pensare che le notizie arrivate dagli Usa sulle sue disavventure professionali possano aver avuto una qualche influenza. Quei 19 punti rappresentano un distacco difficile da rimontare anche se, va detto, la corsa è appena all'inizio e i dati vanno valutati tenendo conto delle tante variabili che possono entrare in gioco. Ma Bersani supera solo di un soffio la soglia del 50% più uno necessaria per evitare l'annullamento delle primarie e che sia l'assemblea nazionale, a scrutinio segreto, a prendere ogni decisione sul futuro segretario. Chiunque vinca la corsa, dovrà però fare i conti con un'ombra che potrebbe essere difficile da allontanare, quella sulla partecipazione alle primarie. Soltanto l'8% dell'intero elettorato italiano dichiara che voterà alle primarie. Si tratta di un dato basso, considerando che, alle quelle che elessero Walter Veltroni, partecipò il 10% circa del totale. Antonio Noto, direttore dell'Ipr, lo ritiene un «dato critico» che segnala come «le primarie in questo momento non hanno un forte peso attrattivo». Anche se quella percentuale dovesse crescere, infatti, si parte comunque da un dato inferiore a quello di due anni fa. «Occorre caricare l'elettorato», spiega ancora Noto. Nel Pd, però, si torna a parlare di trattino. Se ne parlò, e a lungo, ai tempi del seminario di Gargonza, quello delle «risposte spigolose» di Massimo D'Alema. «Siamo seri, non conosco questa politica che viene fatta dai cittadini e non dai partiti», disse D'Alema. Allora si trattava di capire cosa ne sarebbe stato dell'Ulivo e se fosse un'alleanza o un cartello elettorale. Era il marzo del 1997. Un paio di anni più tardi, di trattino tornò a parlare Francesco Cossiga e da quel trattino poteva dipendere la sorte di un governo. Ora, 12 anni dopo, ad evocare il trattino, è il deputato Walter Verini. E lo ha fatto per rispondere a Bersani che, dalle colonne del Messaggero, aveva rivendicato di non concepire «un partito progressista che rinunci alla parola sinistra». «È il centrosinistra, senza trattino, la sinistra di oggi», diceva ieri, appunto, Verini, che ha spiegato: «I valori della giustizia sociale, della solidarietà vanno oggi coniugati con altre parole-chiave che si chiamano merito, mercato, sviluppo»; «le vecchie categorie sono parziali, datate e inadeguate a dare risposte alle sfide della modernità». Anzi, secondo l'ex braccio destro di Veltroni, «girare la testa all'indietro» rischia portare a «un Pd più piccolo, un partito a vocazione minoritaria». Inevitabile, a seguire, il dibattito sulla identità del partito, con interventi di Paolo Nerozzi e Giorgio Merlo sul fronte dei franceschiniani e di Stefano Di Traglia e Oriano Giovannelli su quello dei bersaniani. E proprio questi ultimi hanno fissato per il 6 settembre al Palalido di Milano la convention che apre ufficialmente la fase congressuale mentre il segretario è ancora al lavoro per organizzare un evento dello stesso tipo ma tutto centrato sulla informazione. Saranno quelle, forse, le occasioni per riscaldare un elettorato che allo stato sembra pedalare in tutt'altra direzione rispetto ai tre candidati. Una sorta di doping alla rovescia, insomma, che invece di dare energia potrebbe appesantire i polpacci dei corridori quando saranno in vista del traguardo. 11/08/2009

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Santagata, i democratici e la suocera di Prodi (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 12-08-2009)

Argomenti: PD

il libro Santagata, i democratici e la suocera di Prodi Quelli che ne escono peggio sono Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Poi vengono Massimo D'Alema e Dario Franceschini. In pratica ce n'è per tutti i leader o candidati premier del centrosinistra degli ultimi quindici anni. Tutti tranne uno, naturalmente: Romano Prodi. Ma questo non significa che "Il braccio destro. Quindici anni di politica con Romano Prodi" (Pendragon, 146 pagine, 13 euro, in libreria da metà settembre), agile pamphlet dell'ex ministro e attuale deputato del Pd Giulio Santagata, sia un'agiografia del Professore o una lettura a senso unico degli alti (pochi) e bassi (molti) della storia recente del centrosinistra italiano. E nemmeno si tratta di un dietro le quinte di Palazzo («Non farò il valletto di corte che racconta i segreti del suo re», premette Santagata), genere in cui pure l'autore avrebbe potuto esercitarsi dato che il suo solido curriculum da gregario di lusso del prodismo, su cui si ironizza fin dal titolo, gli ha fatto vivere in prima fila molti dei momenti topici degli ultimi tre lustri. Non mancano, del resto, lampi di cronaca su alcune delle fasi di gioco più concitate, come i giorni della caduta del primo governo Prodi nel 1996, la «notte da incubo» durante lo spoglio delle politiche 2006 o le primarie per Walter Veltroni, vissute come «un calvario» dal Professore premier a palazzo Chigi. Ma la preoccupazione principale di Stantagata - natali modenesi a Zocca, il paese di Vasco, un padre notabile democristiano, un passato lontano da amministratore del Pci - è soprattutto cercare di spiegare perché e per come le cose si siano messe così male. Senza fare ricorso all'accademia e ai politicismi e con una buona dose di autoironia molto emiliana. Le conclusioni più tranchant, quelle sulla duplice capitolazione del leader di riferimento («Prodi è stato fregato due volte») e sulla ricetta per rilanciare il Pd («Solo i cittadini possono salvare la nave e portarla in porto») sono ovviamente opinabili. Ma è difficile contestare a Santagata il resoconto della girandole e giravolte della gran parte del gruppo dirigente del centrosinistra sul tema dell'approdo unitario nel Pd, che ne hanno minato il percorso, e forse, alla fine, anche la credibilità. Si parte naturalmente dalla fine dei Novanta, e cioè dall'incompatibilità tra il prodismo e il progetto «socialdemocratico» di D'Alema, divenuto poi nel 2003 il principale sponsor del «partito di Prodi». All'ex premier Ds Santagata riconosce però di aver fatto la guerra al Prof in nome di un progetto strategico alternativo. Il vero guaio, aggiunge, è invece il non aver pesato altre situazioni di tensione al vertice in cui a pesare di più erano le ambizioni personali: «Noi prodiani toppiamo nella reale valutazione degli obiettivi delle persone», sostiene. Indicando nella scelta di Veltroni l'errore più macroscopico. «Ha offerto la mano a un Berlusconi in forte difficoltà dopo che al Senato avevamo approvato la finanziaria 2008 senza ricorrere alla fiducia», scrive ricordando il tavolo sulla riforma elettorale dell'autunno 2007. E oggi - sostiene Santagata - si trova ancora a pagare le colpe di un altro autunno, quello del 2008, quando, caduto il Prof, «Veltroni decise che il suo partito contava più dell'Ulivo». Un'altra stoccata pare invece tutta rivolta a Franceschini: «Non vi tedio con le contorsioni di alcuni esponenti popolari: non solo si opponevano al progetto ulivista ma resistevano persino all'idea di proseguire l'esperienza della Margherita in forme più stabili». A proposito di Margherita: il suo leader, Rutelli, è un'altra «delusione» storica dei prodiani: «Rimasi stupefatto quando, alla prima riunione del gruppo parlamentare subito dopo le elezioni del 2001 Rutelli, invece di spingere per il rilancio dell'Ulivo, di cui pure era il leader, indicò come obiettivo l'inasprimento della competizione coi Ds». Lo stesso Rutelli che, secondo Santagata, nell'ottobre 2007 si presentò «pallido e tirato» a invocare la nascita del Partito democratico dopo aver schierato a lungo la Margherita contro l'ipotesi di un partito unico. Santagata non risparmia critiche all'ultimo governo del Professore, anche se alla fine scarica la gran parte delle responsabilità sui partiti e le «nomenclature». In compenso, è il primo prodiano a smontare il mito del buonismo dell'ex premier: «Raggiunge livelli di durezza impensabili in un pacioso reggiano», scrive prima di chiudere il libro con un una mezza notizia («Continuerò a tenere d'occhio Prodi, con la speranza che gli venga in mente una idea brillante per la quale valga la pena rimettersi in gioco») e con una insospettabile confessione: «La cosa che invidio di più a Prodi? La suocera». di Stefano Cappellini 12/08/2009

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ROMA - Come lo vuoi il segretario? Col ciuffo da ragazzo degli anni '70, con... (sezione: PD Congresso)

( da "Messaggero, Il" del 12-08-2009)

Argomenti: PD

Mercoledì 12 Agosto 2009 Chiudi di MARIO AJELLO ROMA - Come lo vuoi il segretario? Col ciuffo da ragazzo degli anni '70, con la pelata e con l'accento che lo fa somigliare al mitico Ferrini (quello di Arbore) o con il camice bianco del chirurgo voglioso di salvare il Pd? Franceschini, Bersani, Marino: tre stili e, soprattutto, tre differenti approcci alla gara in corso e al futuro della sinistra. Vediamoli. FORMA PARTITO. Franceschini lo vuole a "vocazione maggioritaria", sul solco del veltronismo, e considera la vittoria di Bersani un rischio per l'evoluzione bipolare del sistema politico. Bersani afferma che «non credo alla vocazione maggioritaria, come è stata intesa fino a questo momento. E per battere Berlusconi non si può aspettare che arriviamo al 51 per cento». Dunque, Pigi vuole l'accordone con l'Udc. Dario, no. E Marino neppure: «Sono un bipolarista convinto». SLOGAN. Franceschini: «Indietro non si torna». Bersani: «Un senso a questa storia». Marino: «La politica non dev'essere la gara a chi fa più schifo». CHIODI FISSI. Franceschini: Dossetti, don Milani, la Costituzione, le nuove generazioni. Bersani: distretti industriali, partite Iva, ceti medi e Emilia Rossa (così s'intitolava un celebre saggio di Togliatti). Marino: laicità&libertà, libertà&laicità. ANTI-BERLUSCONISMO. Di tipo morale quello di Franceschini. Di tipo sociale quello di Bersani. Di tipo bio-etico quello di Marino. NUOVO. Aggettivo prediletto dai tre. Il "vecchio", per Franceschini, è il partito identitario alla Bersani. Per Bersani, è il partito leggerista alla Veltroni. Per Marino, è il partito prima del suo avvento. E il "nuovo"? Io, Io, Io. IL MIO PD. Quello di Franceschini dovrà essere «aperto, radicato, plurale» e «mescolato ma non agitato» (come da slogan della festa dell'«Unità» di quest'estate). Quello di Bersani, «vorrei che riprendesse lo spirito delle bocciofile». E sempre Pigi: «Voglio un partito tipo Avis: per il quale gli iscritti diano il sangue». Marino vuole invece un partito molto post e che guardi anche ai radicali. DONNE. Protagoniste davvero, stavolta. Debora Serracchiani (detta amichevolmente: la Serracchiona) è il testimonial del rinnovamento giovanile e femminile di casa Franceschini. Rosy Bindi è la donna forte della mozione Bersani, e l'emblema del rimescolamento delle culture fra cattolici ed ex comunisti. Il simbolo femminile di Marino consiste nella memoria di Eluana Englaro (il papà Beppino è al fianco del chirurgo-candidato) ma per ingraziarsi le donne Marino ha sfruttato la vicenda dello stupratore romano (quello dei garage) iscritto al Pd, dicendo: «C'è una questione morale nel partito». Assurdità. RAI. Franceschini fa le barricate in difesa di Paolo Ruffini come direttore di RaiTre. Bersani ha D'Alema in casa che vuole, al posto di Ruffini, Di Bella e Bianca Berlinguer alla guida del TgTre. Marino ha lanciato la sua campagna (inascoltata): «No alla lottizzazione della Rai, anche da parte del Pd». MUSICA. Ligabue per Franceschini, Vasco per Bersani, la classica per Marino. I primi due puntano su rocker emiliani, molto sanguigni e un po' terra terra. I gusti sofisticati di Walter appartengono a un Pd lontano dalle masse. HANDICAP. Quello di Franceschini: l'aver fatto il vice di Veltroni (i prodiani non lo amano proprio per questo). Per Bersani: aver cominciato la sua gara troppo presto. Per Marino: la vicenda delle note spese gonfiate. SCISSIONE. Tutti la escludono ma tutti sospettano che gli avversari, se sconfitti, la faranno. PRIMARIE. Franceschini punta tutto sul popolo delle primarie. Bersani va fortissimo fra gli iscritti. Marino nè nè. Il rischio - come accadde ai tempi della sfida fra Veltroni e D'Alema, quando Walter vinse fra il popolo dei fax e Massimo fra il popolo dei militanti - è che ci siano due vincitori: uno fra gli elettori delle primarie (Dario) e uno fra i delegati al congresso (Pierluigi). RAPPORTI PERSONALI. Abbastanza buoni. Franceschini e Bersani non hanno sfruttato la scivolata di Marino sulle note spese. E alla radio Pierluigi ha detto: «Io e Dario ci sentiamo ogni giorno o cui mandiamo sms. Volete vedere?». E lo chiama in diretta: «Dario, qui vogliono sapere se è vero che ci telefoniamo ogni giorno». «Ti ho chiamato anche oggi - conferma Franceschini - ma non m'hai risposto». VERDETTO. Bisogna aspettare ottobre per sapere chi vince. Per ora, va registrato il giudizio di un vecchio saggio, Giuliano Amato: «Io voglio bene a tutti, ma non vedo, fra i futuri segretari del Pd, The Voice. Non cè Frank Sinatra».

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Bersani e Franceschini alla guerra dei sondaggi (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 12-08-2009)

Argomenti: PD

articolo di mercoledì 12 agosto 2009 Bersani e Franceschini alla guerra dei sondaggi di Laura Cesaretti Una rilevazione Ipr dà l'ex ministro in fuga sugli altri contendenti alle primarie Pd: ha un vantaggio di 20 punti sul segretario E il leggenDario controreplica con Opimedia, che in Liguria lo vede vincente con il 39% contro il 23 del principale sfidante RomaOcchio per occhio, dente per dente, sondaggio per sondaggio: nel Pd in guerra pre-congressuale sembra entrata in vigore la legge del taglione e della rappresaglia immediata. Ieri mattina il quotidiano Il Riformista ha sparato in prima pagina un sondaggio Ipr che dà Pierluigi Bersani in testa, anzi «in fuga», nella competizione per la segreteria del partito: 54% delle preferenze contro il 35% di Franceschini e l'11% di Ignazio Marino. Mentre dal fronte bersaniano iniziava un fuoco di fila di festeggiamenti, da quello del segretario in carica partiva prima un secco «no comment» («Niente guerra dei sondaggi»), poi una serie di critiche alla «attendibilità» della rilevazione e di avvertimenti: abbiamo sondaggi anche noi, e molto diversi. A sera, infine, è spuntato il primo contro-sondaggio. Limitato alla Liguria, ma significativo perché quella regione costituisce ancora un grosso serbatoio di voti di sinistra, che in teoria dovrebbero orientarsi più sull'ex ds Bersani che sul post-ppi Franceschini. Invece il sondaggio Opimedia diffuso ieri dà in netto vantaggio il segretario in carica, con il 39%, lasciando l'ex ministro delle «lenzuolate» al 23% e Marino al 4%. C'è da aspettarsi che altre rilevazioni trapelino, nei prossimi giorni: nel quartier generale di Franceschini assicurano che Ipsos, su loro commissione, ha effettuato sondaggi «scientificamente fondati» regione per regione. E che i risultati consegnerebbero al successore di Walter Veltroni un buon vantaggio «in tutto il Centro-Nord», mentre al Sud sarebbe in testa Bersani. Il quale, in vacanza sulla costa adriatica pugliese, per ora tace sulla battaglia interna. A sottolineare il successo annunciato dal Riformista ci pensa il coordinatore della sua mozione, Gianni Pittella: «Il sondaggio suggerisce una considerazione politica difficilmente contestabile: il nostro elettorato reclama la designazione di una guida saggia e autorevole, che coniughi innovazione e concretezza. E Bersani garantisce entrambe». Gli fa eco la neo-parlamentare Alessia Mosca, che fa parte dell'area di Enrico Letta: «Bersani è il candidato che può fare meglio al Pd» e assicurare una «vera innovazione». Dal fronte opposto, è Piero Fassino che si incarica di contrattaccare, prima prendendosela con Il Riformista «ormai da tempo organo ufficiale» dalemian-bersaniano; poi avvertendo che «cantare vittoria troppo presto è rischioso: valga quello che è accaduto nelle primarie americane a Hillary Clinton, data per sicura vincente». L'Obama-Franceschini, dunque, ha grosse possibilità di rimonta. E comunque quel sondaggio, per Fassino, non fa testo: «Difficile commentarlo, tanto è vago e contraddittorio». Dura la risposta del quotidiano di Polito, che accusa Fassino di «vizi da Comintern». In casa franceschiniana si dicono convinti che il tallone d'Achille di Bersani sia proprio il suo principale sponsor, Massimo D'Alema. La sua presenza ingombrante e il suo attivismo politico farebbero ombra al candidato, e ne condizionerebbero le mosse. Un esempio? Nel Lazio, il candidato segretario regionale scelto da Bersani con l'accordo di Letta, Bindi e Zingaretti, influente presidente della provincia di Roma ed ex veltroniano, era l'economista Stefano Fassina, direttore della fondazione bersaniana Nens e stretto collaboratore dell'ex ministro. Ma i dalemiani lo hanno bocciato, imponendo il proprio candidato: Alessandro Mazzoli, 37 anni, presidente della provincia di Viterbo e pupillo del tesoriere ds Ugo Sposetti. Scelta che ha provocato un mezzo terremoto nell'area bersaniana locale, che al voto rischia di frammentarsi. Con gli avversari che cercano di inserirsi nelle contraddizioni interne: il candidato di Franceschini per il Lazio, Roberto Morassut, ha lanciato ieri un appello a «quelle forze che dissentono ed esprimono disagio all'interno della mozione Bersani», offrendo la propria disponibilità a «discutere insieme per rilanciare il Pd del Lazio». © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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I sondaggi la sfida delle primarie Pd (sezione: PD Congresso)

( da "Avvenire" del 12-08-2009)

Argomenti: PD

CRONACA 12-08-2009 I sondaggi «accendono» la sfida delle primarie Pd DA R OMA R OBERTA D'A NGELO N on c'è e non poteva esserci Ferragosto per i tre candidati alla segreteria del Pd, con le primarie fissate per il 25 ottobre. Non c'è e non può esserci dopo la diffusione del primo sondaggio, quello dell'Ipr Marketing, voluto e pubblicato ieri dal ' Riformista', che parla di un elettorato in calo, nonché di un vantaggio a dir poco consistente di Pierluigi Bersani (54 per cento) sul segretario Dario Franceschini (35 per cento) e sul terzo uomo Ignazio Marino (11 per cento). Ma se la campagna elettorale è appena agli inizi, e le polemiche fiocchino per i risultati non molto graditi dai due papabili sconfitti, la vera preoccupazione sembra essere quella relativa al 'popolo delle primarie', che dalla sfida Prodi- Bertinotti a quella irrealistica di Veltroni con Bindi e Letta pare subire un tracollo. Insomma, proprio quando, messo di fronte a primarie vere, l'elettorato pd sembra defilarsi: solo il 22 per cento degli elettori democratici dichiara di voler partecipare al voto con certezza. Risponde un 'probabilmente sì' il 34 per cento, 'sicuramente no' il 18 e 'non so' il 13 per cento. E resta il fatto che se nessun candidato dovesse superare la maggioranza assoluta dei consensi, la parola passerebbe all'Assemblea, delegata in questo caso a designare il proprio leader. Insomma, spara a zero il franceschiniano Piero Fassino, Bersani non canti vittoria. «Che il Riformista anticipi di tre mesi il risultato delle primarie non stupisce più di tanto, visto che quel giornale è ormai da tempo l'organo ufficiale della mozione Bersani» , commenta l'ultimo segretario ds. Ma «cantare vittoria troppo presto è rischioso. Valga quello che è accaduto alle primarie americane nelle quali Hillary Clinton era data per sicura vincente con venti punti di vantaggio su Obama». Ma dai vertici democratici l'invito di Franceschini è quello di evitare «la guerra dei sondaggi». Anche perché, si lascia trapelare, l'entorurage del leader sarebbe in possesso di sondaggi di segno opposto ma che non verranno diffusi proprio per non aprire un contenzioso su questo tema con le altre mozioni. In realtà, però, qualcosa trapela. Si tratta di dati concentrati in Liguria, dove invece Franceschini sarebbe al 39 per cento, contro un Bersani al 23 e Marino al 4, in una regione in cui il 44 per cento degli elettori si dice di centrosinistra e il 41 di centrodestra. Numeri, questi, che portano qualche commento. Non commenta neppure Marino, che in base ai dati dell'Ipr sarebbe irrilevante ai fini della maggioranza. Piuttosto il chirurgo rende noto che partirà dal luogo simbolo di Casal di Principe con il suo tour e che da fine agosto illustrerà le sue idee per il Mezzogiorno, rilanciando un progetto in cinque punti che guarda al 2013. Se comunque i leader lasciano i commenti ai rispettivi sostenitori, il quotidiano di Polito non apprezza la dura critica di Fassino: «Un sondaggio è un sondaggio, direbbe il poeta. Ma Fassino spiega che pubblicarlo non è solo sbagliato, è anche una manovra politica tendenziosa» in quanto pro-Bersani. «I vizi da comintern», e «la liquidazione delle brutte notizie come 'attacco strumentale' replica il quotidiano non sono stati evidentemente annacquati in Fassino nemmeno dalla frequentazione dei solidi democristiani con cui si è schierato nella battaglia congressuale». numeri Il «Riformista»: Bersani è in testa con il 54%, Franceschini è al 35% e Marino all'11 Dario Franceschini scenari Preoccupa i vertici del partito il possibile calo dei votanti alla sfida del 25 ottobre Pierluigi Bersani

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Mio zio di Parma pensa a Bassolino e non vota Bersani la posta di zoro (sezione: PD Congresso)

( da "Riformista, Il" del 13-08-2009)

Argomenti: PD

Mio zio di Parma pensa a Bassolino e non vota Bersani la posta di zoro segue dalla prima pagina A quel punto, ormai a fine corteo, ci chiederemo a vicenda i nomi dei nuovi direttori di rete e tg. Nel non ricevere risposte spereremo in una nostra lacuna informativa dovuta a un tuffo di troppo, per poi accorgerci che invece ha ragione Gasparri, dicasi Gasparri, quando rimprovera il Pd di non muovere foglia in attesa dell'esito congressuale. Capiremo solo allora di manifestare a difesa di chi, nel momento dell'attacco berlusconiano, non è stato difeso nella maniera più ovvia ed efficace: una simbolica riconferma. E allora, chiedendoci il perché di tanta fretta, rimpiangeremo la progettualità di Veltroni, colui che organizzò mobilitazioni di popolo a prescindere, con 4 mesi di anticipo. Ciao Zoro, hai visto che Bersani, secondo il sondaggio di Ipr pubblicato dal Riformista, avrebbe già vinto e il popolo delle primarie non esisterebbe più? Hai visto che Fassino s'è incazzato e vi accusa di essere il quotidiano della mozione Bersani? Tu cosa ne pensi? Circolo Pd Le Mani Sulle Palle Leggere quel sondaggio m'ha stupito non poco, tanto appaiono vago il campione intervistato, evidente l'intento mediatico, controproducente per Bersani la smodata eco generata dal vuoto del dibattito estivo precongressuale. Questi sondaggi, come se non bastasse, portano notoriamente sfiga. Ciononostante, la tentazione di tastare il polso dell'elettorato più indefinito che ci sia (quello delle primarie Pd mentre è in vacanza) è forte, e confesso che anch'io, con buona pace di Fassino, sto conducendo personalissimi sondaggi balneari. Mio zio di Parma ogni volta che m'incontra mi dice "sono incerto tra Bersani e Franceschini"; quando gli domando cosa lo blocchi, lui risponde "dietro Bersani c'è Bassolino", che come approccio è comunque più originale del più classico "dietro Bersani c'è D'Alema". Quando obietto che dietro tutti c'è qualcuno che non ci piace, lui si blocca più di prima, a un niente dal passare nella percentuale dei "probabilmente non andrò a votare". L'ultima volta che abbiamo dato vita a questo copione eravamo circondati da un gruppo di suoi amici; attesa pazientemente la fine del dialogo, si sono dichiarati spontaneamente bersaniani, tutti (tutti di Parma pure loro) e il timore di accompagnarsi inconsapevolmente a tanti Bassolini ha ulteriormente bloccato lo zio. Per completezza d'informazione aggiungo che quando ho detto "zio, se vuoi puoi sempre votare Marino", tanto lui quanto i suoi amici mi hanno educatamente ma robustamente invitato a una più matura evoluzione del dibattito. Un mio amico umbro ma di destra, da lettino a lettino mi ha così sintetizzato la sua visione degli schieramenti: "con Franceschini ci stanno i preti, con Bersani gli amici". Non ho capito cosa fosse peggio ai suoi occhi. Per precisione di campione chiarisco che lui non voterà. Infine, al ristorante, al tavolo dietro il mio, un berlusconiano arringava i commensali con la seguente dichiarazione di voto: "voglio annà a votà per il presidente del Pd, e voglio votà Berlusconi. Ao, se po. Caccio un euro, pago, voto, manvedi. Pensa le facce de quelli der Pd quanno fanno lo spoglio: Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi.... ahahahahahahha". E tant'è. Ciao Diego, sono calabrese e ho votato Pd ma sono molto attratto dall'ipotesi di un Partito del Sud. Secondo me ha buone possibilità di scardinare il sistema attuale dei partiti, ripercorrendo le fortunate sorti leghiste di radicamento nel territorio e rivendicazione identitaria che anche qui al Sud non mancano. Ti sembrano scenari campati in aria? Circolo Pd Questione Centrale Seguo distrattamente tutta la canizza alzata quotidianamente dalla Lega su questioni d'identità regionale che in quanto romano mai m'apparterranno. Sono tuttavia consapevole che il seguire distrattamente la canizza di cui sopra condurrà me e tutti quelli come me a ritrovarsi a settembre con l'Italia divisa in ducati, contee, statarelli e sultanati vari, con lingue nuove da imparare, documenti da rifare, bandiere da disegnare, inni da cantare e muri da alzare. Di fronte a questo scenario non mi stupisce la possibile nascita di un Partito del Sud, ma nonostante l'acronimo sia Pds e sotto il Po ci si consideri tutti un po' terroni, ritengo più sensato e geograficamente coerente portare alla ribalta la questione centrale. Si dia vita dunque ad un combattivo Partito del Centro, se non altro per scombinare i piani a Casini. Il problema vero, tuttavia, è che qualora si dovesse tornare all'antico, a me toccherebbe comunque lo Stato Pontificio, e rispetto ad oggi non mi cambierebbe niente. Signor Bianchi, cosa ne pensa della sentenza del Tar di impedire ai professori di religione di partecipare agli scrutini? Circolo Pd Scrutinio Segreto Pur non essendo professore posso dire che quello dei docenti di religione e delle discutibili modalità di selezione e assunzione nella scuola pubblica è uno degli argomenti preferiti dai docenti delle altre materie, soprattutto d'estate in spiaggia, soprattutto tra chi ad ogni agosto comincia a compulsare le graduatorie per sapere se e quando avrà la cattedra che per concorso gli spetterebbe senza placet del vicariato. La sentenza del Tar fa sì che il tema già caldo diventi ora bollente, e che la professoressa di famiglia, biecamente illuminista, m'abbia esclamato davanti al Tg che la cosa che più la fa incazzare è che ora i professori di religione potranno godere dell'ennesimo privilegio: quello, appunto, di non fare gli scrutini. La seconda cosa che invece ci ha fatto incazzare tutti indistintamente (una tavolata di tutti potenziali elettori Pd) è stato apprendere senza stupore che uno dei più strenui critici della sentenza del Tar sia l'ex ministro Fioroni, a conferma del fatto che dentro sto Pd, per quanto si dica, per quanto si faccia, primarie sì, primarie no, il nodo più complicato da sciogliere è capire se abbia senso unire o meno le parole centro e sinistra e se, soprattutto, ad unirle debba essere un trattino, o più verosimilmente, come in troppi sembrerebbero auspicare, una croce. di Diego Bianchi 13/08/2009

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ROMA Non sono solo polemiche d'agosto né si tratta dell'ennesima puntata del... (sezione: PD Congresso)

( da "Messaggero, Il" del 13-08-2009)

Argomenti: PD

Giovedì 13 Agosto 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Non sono solo polemiche d'agosto né si tratta dell'ennesima puntata delle telenovela che ripropone la sfida perenne e cromosomica tra Udc e Lega. Dietro le frecciate si nascondono in realtà un sacco di partite: quella delle regionali dell'anno prossimo, dove si vedrà come andrà a finire il braccio di ferro tra Bossi e Berlusconi sui governatori di Lombardia e Veneto; la verifica degli equilibri nel centrodestra, dove il fronte moderato e i conservatori di destra ex An soffrono gli spintoni leghisti e cercano di arginarli; c'è la partita delle alleanze locali, che ogni tanto ripropone il pressing del Pdl sui centristi perché tornino ad allearsi stabilmente con Berlusconi; e, vedendola dalla parte dell'Udc, si avrà un'altra risposta all'assunto che Casini (non da solo all'opposizione), ripete agli elettori moderati e cattolici da mesi: «Berlusconi ostaggio del Carroccio». Ecco allora, vista la premessa, che le parole del leader dell'Udc, pubblicate sul suo sito, appaiono politicamente chiarissime. Scrive Casini: «La Lega sta alzando il tiro oltremisura e il tutto non può essere casuale. Bossi non è certo uno sprovveduto e io credo che parli di dialetti, di bandiere regionali e gabbie salariali pensando in realtà al Veneto, alla Lombardia e, soprattutto, ai loro Presidenti. Sostenere Formigoni o Galan, non dovrebbe essere solo un problema dell'Udc. E' indifferente il partito democratico al problema di arginare la Lega? E' una domanda un po' provocatoria, me ne rendo conto, ma prima o poi l'opposizione dovrà scegliere tra la testimonianza e la politica. Aspetto le vostre opinioni». La battaglia per le amministrative inizia con largo anticipo e Casini prende di petto il Pd per cercare di individuare una strategia comune e mettere i bastoni tra le ruote di Bossi. Una mossa tesa anche a tenere aperto il dialogo con gli ex Margherita, da Rutelli a Letta, divisi dalle candidature Franceschini-Bersani, ma uniti nella voglia di dialogare al centro. In attesa dell'esito del congresso del Pd. Il vicentino De Poli, capo della segreteria politica dell'Udc, ha ipotizzato un'alleanza Pdl-Udc-moderati del Pd ed ecco subito il ministro leghista Zaia replicare: «Lo stesso Udc di De Poli che si opponeva a 360 gradi al Pd di Prodi oggi propone un'alleanza Udc e parte moderata del Pd, cioè gli ex prodiani. Alla faccia della coerenza!». Tutto questo «con l'unico obiettivo programmatico di far fuori la Lega». Per Zaia invece «i veneti si aspettano dai possibili, eventuali candidati alla Regione nel 2010 programmi seri, si aspettano che il federalismo diventi finalmente realtà, trasformando le tasse dei veneti in beni e servizi per la regione». Replica De Poli: Zaia è distratto, perché è stato il pdl Cancian a lanciare l'asse con il Pd, comunque «il problema è della Lega, che recita due parti, partito di lotta e di governo». La sfida in difesa dei Galan e dei Formigoni è partita. Intanto Casini, in vacanza nel Salento, lancia da lì una raccolta di firme in favore del quoziente familiare, in risposta alle gabbie salariali nordiste. Domani a Otranto l'Udc riparte dal suo cavallo di battaglia: la difesa della famiglia.

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Amore (sezione: PD Congresso)

( da "Stampa, La" del 15-08-2009)

Argomenti: PD

Jena jena@lastampa.it Amore Oggi vi dico la verità: amo Berlusconi e Tremonti, amo Franceschini e Bersani, amo Di Pietro, Bertinotti e Vendola, amo Ferrero e pure Veltroni, amo addirittura D'Alema e Napolitano, amo perfino Gelmini, Ratzinger, Maroni, Calderoli e financo La Russa... Lo psichiatra mi ha prescritto una vacanza.

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Per trovare il Pd a Roma servirebbe una mappa dettagliatissima: le vie, le piazze, persino i vicolet... (sezione: PD Congresso)

( da "Unita, L'" del 15-08-2009)

Argomenti: PD

Stai consultando l'edizione del PIETRO SPATARO Per trovare il Pd a Roma servirebbe una mappa dettagliatissima: le vie, le piazze, persino i vicoletti. È talmente aggrovigliata la tela delle correnti che dopo un po' ci si perde. Ci sono i veltroniani, finiti in pezzi e distribuiti nelle tre mozioni. Ci sono i dalemiani che sperimentano un'inedita alleanza con i rutelliani. Ma poi ci sono anche i bettiniani (da Goffredo Bettini, grande regista della politica a Roma). E gli zingarettiani (da Nicola Zingaretti, presidente della Provincia) che appoggiano la mozione Bersani con qualche mal di pancia. Ci fermiamo qui. Questa frantumazione ha già fatto la prima vittima: Stefano Fassina, economista estromesso dalla guida della mozione Bersani per far posto al presidente della Provincia di Viterbo, sostenuto dal tesoriere degli ex Ds Ugo Sposetti e dai dalemiani che hanno grande voglia di rivincita nella città di Veltroni. Dietro queste manovre si nasconde però un partito malandato: inchiodato al 28% delle europee, aveva quasi il 40% nel 2008. In un anno sono andati via 500 mila elettori nel Lazio, 287 mila solo a Roma. Un disastro. Che si è accompagnato alla «tragica sconfitta» del Campidoglio conquistato da Alemanno con tanto di saluti romani. Il problema è proprio questo: come reagire alla botta. Ileana Argentin, che è una bella persona trasparente, si è imbarcata nell'impresa. Lei è disabile e ha una storia politica che nasce tra i disabili. «Io sono espressione della società civile», dice sul terrazzo a due passi dal mare. Anche lei veltroniana ha accettato la sfida di Marino. «Voglio un partito che stia in mezzo alla strada e negli ospedali. Dobbiamo pensare alla gente e non alle poltrone». Soffre di una "forte intolleranza" nei confronti dei popolari, ma anche dei dalemiani: «Li chiamo talebani...». È convinta che Veltroni abbia fallito perché «voleva tenere tutto insieme». E invece Marino ha le idee chiare. «Pensa però che alla Camera mi hanno detto: stai con Marino? E chi te la ridà la candidatura?». Il problema, però, è che dietro la sua freschezza ci sono due uomini-macchina che hanno fatto e disfatto la politica a Roma: Bettini e Meta. Il primo è in giro in Asia: non raggiungibile. Il secondo la spiega così: «Noi abbiamo avuto coraggio e rotto gli schemi: Ileana è la discontinuità». La parolina magica nei palazzi della politica è «ricambio generazionale». La usano quelli di Bersani per raccontare il loro candidato: Alessandro Mazzoli, 37 anni, presidente della Provincia di Viterbo, una vita dal Pci ai Ds fino al Pd. È lui l'«usurpatore». Dice che ha accettato la candidatura non contro qualcuno ma perché c'era «condivisione». Due i suoi punti forti: aver vinto con il 52% in una provincia di destra ed essere un volto nuovo a Roma. «Dobbiamo voltare pagina», dice in una stanza di Santi Apostoli. È convinto che il Pd non vada «aggiustato» ma «costruito». «Un partito - spiega - deve avere requisiti minimi: vita democratica interna e rapporto con la società». Se gli si chiede per fare cosa risponde: «Il lavoro è la grande questione democratica». Dalla sua ha il presidente della Regione Piero Marrazzo, per il quale si prepara una ricandidatura. Mazzoli respinge il sospetto di essere pedina di D'Alema. «Facile mettere etichette... Mi riconosco nelle sue posizioni ma non ho rapporti diretti con lui. Tutto qui». Si dice però che dietro ci sia quel «diavolo» di Ugo Sposetti, viterbese doc, oggi senatore. Ma anche lui nega: «Macché, io per rompere i giochi avevo proposto la Madia. Certo, quando c'è una candidatura di Viterbo uno di Viterbo si butta». Cerca di lanciare un amo all'insofferente Zingaretti. «È l'unico che ha vinto - spiega - deve guidare un gruppo nuovo con la fantasia e l'innovazione che finora non ci ha fatto vedere». Quello che è considerato il dalemiano di Roma, Claudio Mancini, ritiene che Mazzoli abbia più esperienza di Fassina: «Tra sei mesi ci sono le regionali, il Lazio è in bilico...». E Riccardo Milana, uomo di Rutelli, aggiunge categorico: «Dobbiamo impedire la restaurazione Bettini-Morassut». Tutto questo ovviamente provoca amarezza in Stefano Fassina. Lui aveva creduto nella «sfida del cambiamento». «Hanno preferito la fedeltà - dice - e io non sono mai stato uomo di qualcuno...». Quelli che avevano puntato su di lui hanno come riferimento Zingaretti che è in vacanza a Pantelleria nella casa del fratello Luca: telefono staccato. I suoi sono in fermento. E sono in trattativa. Mazzoli sta facendo di tutto per recuperare il dissenso. «No, no, ancora niente accordi - precisa Alessio D'Amato, portavoce dei "dissenzienti" - Mi è stato proposto di fare il coordinatore della mozione, vedremo insieme». Aggiunge il senatore Lionello Cosentino: «Siamo in pausa di riflessione». Per ricucire lo strappo, dicono, serve riequilibrio. Come? Forse con la poltrona di segretario romano. Il più vecchio di tutti politicamente, in prima fila da quindici anni, assessore all'urbanistica della giunta Veltroni, è Roberto Morassut. Ha 46 anni, attuale segretario regionale, confessa che sta con Franceschini («ma non chiamatemi franceschiniano») perché ha un'idea nuova del partito. E poi anche «per Walter». Qualcuno lo ritiene uno dei responsabili della sconfitta a Roma. Lui con quell'aria da eterno ragazzo dice: «Certo, ma siamo responsabili tutti. Non abbiamo capito quel che stava succedendo. Abbiamo modernizzato Roma e poi l'abbiamo lasciata in mezzo alle contraddizioni». Punta il dito contro il consociativismo. «Io voglio un'opposizione radicale nei confronti di Alemanno». Il partito? «Oggi è un ibrido. Dobbiamo costruirlo puntando su temi forti come la questione morale». Dice sconsolato, lui che il partito l'ha governato: «Oggi è tutto solo ceto politico...». I suoi amici sono quasi tutti nelle altre mozioni. Ma dalla sua ha il sostegno diretto di Veltroni, Franceschini e Beppe Fioroni. Due veltroniani e un dalemiano: chi vincerà la battaglia di Roma? La partita è aperta anche perché si segnala un aumento delle tessere. Sono addirittura 92 mila. «Nemmeno il Pci ne aveva tante», osserva qualcuno. È probabile che alle primarie nessuno raggiunga il 51% e si vada al ballottaggio. E Marino sarà ago della bilancia. Chiunque vinca, però, ha un problema enorme davanti: fare del Pd un partito e non un vortice di correnti. E soprattutto riuscire ad aprire porte e finestre dopo un lungo e faticoso scontro al chiuso delle stanze. Tutti ancora troppo lontani dalla vita fuori dal Palazzo. Visualizza la pagina in PDF

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L'ESTATE ORRIBILE DEL SIGNOR PD (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 15-08-2009)

Argomenti: PD

articolo di sabato 15 agosto 2009 L'ESTATE ORRIBILE DEL SIGNOR PD di Maria Giovanna Maglie Non è necessaria, cari lettori, meditazione faticosa sotto il solleone per dichiarare che questa sarà ricordata come l'estate orribile del signor Pd, nel senso di Partito democratico, prima il nome e poi il cognome. Lui sa benissimo che la disfatta è probabile oltre che possibile, ma noi vogliamo aiutarlo a ricordare. Uno autorevole che un tempo fu amico e se la prendeva col Cinghialone, oggi gli ha scritto che «è meglio che il Pd muoia». È Giampaolo Pansa. Un vecchio notabile, Piero Fassino, ha osato pronunciare le parole tremende perfino sulle pagine de La Repubblica: «Non si può negare lo smottamento elettorale. Continuiamo a perdere fra gli operai e le zone popolari. Rischiamo di essere un partito che su ogni tema raccoglie un consenso minoritario». Era in segreteria del Pci con Alessandro Natta, oggi si augura che si ritirino due rappresentanti del passato come D'Alema e Veltroni, mentre lui non fa un solo passo indietro. Non che Veltroni risparmi accuse al ricicciato D'Alema; quest'ultimo pare che abbia già vinto il Congresso al quale non è chiaro se arriderà partecipazione di pubblico o no, e visti i precedenti, questo preoccupa molto il signor Pd, Veltroni lo accusa esplicitamente di segare l'albero del centrosinistra. L'altro gli risponde, l'informazione di prima mano viene da Peppino Caldarola, che è «un fannullone che con le sue dimissioni continue ha rovinato la sinistra». Il Pd riflette sulla sua breve ma già consumata vita. L'elettorato operaio l'ha abbandonato, nelle regioni rosse ha cominciato a preferirgli la Lega. Il dialogo fra ex comunisti e cattolici è finito, per lasciare il posto allo scontro fra sinistra e ex dc. Il segretario Franceschini, detto «me ne vado, non me ne vado», anela al nuovo, lui che già sgomitava nella Democrazia cristiana. Bersani si candida per conto di D'Alema, cioè per farlo fuori definitivamente. L'uomo nuovo, Ignazio Marino, s'è fatto beccare nelle Americhe su una brutta storia di rimborsi spese. Su tutti incombe, orbo di sintassi ma ricco di minacce, Antonio Di Pietro. L'ex pm crede nel collasso strutturale dell'area democrat e spera di succhiargli come il sangue elettorato. Si è anche trovato un bel giocherello nuovo, un giornale diretto dai noti Padellaro e Travaglio che prima di uscire già ha raccolto migliaia di abbonamenti rubandoli all'Unità. Su Di Pietro il signor Pd si amareggia e si arrovella. Senatore candidato da D'Alema, ministro di Prodi, alleato di Veltroni, tutte le volte che l'ex pm stava per scomparire finalmente dalla scena politica è stato resuscitato. Pensavano di giocarselo, sono finiti suonati, oppure gli dovevano qualcosa e sono stati ripagati con amaro calice. Il signor Pd sa che la questione morale lo ha investito in pieno. È vero che non è da solo, ma certo è in prima linea nello scandalo pugliese, una brutta storia di tangenti e di mafia, di escort e di forniture sanitarie. Già se l'era vista brutta in Campania, dove Antonio Bassolino è stato inquisito nell'affare dei rifiuti, e in Calabria, dove la giunta Loiero e l'uomo forte del Pd, l'ex segretario regionale Nicola Adamo, passano da un'indagine all'altra. Ma in Puglia è ben peggio, l'intero sistema politico del centrosinistra è nei guai per la Sanità, dentro ci stanno tutti, politici, dirigenti degli enti erogatori e imprenditori scaltri, dall'inizio della legislatura presieduta da Nichi Vendola. A questo punto il signor Pd rimpiange i finanziamenti delle Feste dell'Unità e, anche se di nascosto, quei bei soldi che arrivavano da Mosca prima del crollo del comunismo. E la questione morale, non gliel'avevano spacciata per un suo cavallo di battaglia? È un'estate triste per il signor Pd. Se non avviene il miracolo, il congresso sarà un fallimento e le primarie falliranno per abbandono. Chi siano i due candidati principali non se lo ricorda nessuno. Franceschini emana l'odore del suo fallimento alle europee e alle amministrative, mescolato a quello tremendo, un vero tanfo, del suo giustizialismo di approdo; Bersani ha tanti estimatori ma non fanno un personaggio, e D'Alema gli pesa addosso come l'ombra di Banko. Soprattutto a Pd pare che la sua sorte non commuova nessuno. Tantomeno al vecchio sodale, il sindacato, che si prepara a un autunno di licenziamenti e di cassa integrazione e scopre che il partito di riferimento si è distratto, incaponito, e ha fallito, con una storia di escort e di avventure private del presidente del Consiglio. Certo, gli resta La Repubblica, ma comincia a capire che non è stato un grande affare lasciargli la guida dell'avventura politica scandalistica, un po' per fare opposizione, un po' per mascherare l'affare pugliese. È andata male, Pd deve ammetterlo, delle ragazze che Berlusconi ha incontrato a casa sua non importa niente a nessuno, figuriamoci ai leader mondiali che si sono precipitati al G8 dell'Aquila a sprecare complimenti per l'odiato premier, figuriamoci alla famosa società civile che avrebbe dovuto indignarsi e marciare sul Palazzo. E adesso pover'uomo? Viene voglia di disegnargliela un'opposizione degna di questo nome, come Jessica Rabbit, così, per amore della democrazia. PS. Confesso ai lettori di aver tratto ispirazione dalla copertina di Venerdì di Repubblica, dove un volonteroso scrittore di fantascienza, Michele Serra, dissertava di un'estate della disfatta del signor B, con tanto di foto di Silvio Berlusconi. La mia non è fantascienza, sta qui la differenza. © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961

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Il Pd, gli immobili dei Ds e il contrordine compagni della Serracchiani. (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2183 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Pd, il convitato Di Pietro (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2156 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Grillo fa un giro sul bus del Pd (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2161 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Il G8 terremota la sinistra (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2158 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Da Togliatti alla Serracchiani (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 215b Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Se per Dario 7 punti in meno son pochi (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2163 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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"Ft", effetti collaterali (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2153 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Dario e Tonino, chi è più anti Cav? (sezione: PD Congresso)

( da "Giornale.it, Il" del 16-08-2009)

Argomenti: PD

A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd. Poche battute di Dario Franceschini nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell'Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. "Il Pd - ha spiegato Franceschini - è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse". Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da "autunno caldo e difficile" anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini. Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D'Alema e Bersani. La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c'era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro. La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: "Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve" poi aveva aggiunto che "la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere". Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori. Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l'hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L'uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: "Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico". e ancora, deve esserci "un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d'accordo o meno". E se non lo fanno, mi domando? Ecco il Serracchiani-pensiero. "La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l'espulsione - ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi - ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti.». Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti. Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c'era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito. Ora la Serracchiani riscopre le "virtù" del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani 2103 Scritto in Varie Commenti ( 59 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 17Jul 09 Pd, il convitato Di Pietro Nel duello vero per la conquista della segreteria del Pd tra Franceschini (Veltroni ma forse no. visto che molti Veltroni boys non stanno con Franceschini) e Bersani (D'Alema che riannoda le fila ex diessine.) c'è un convitato di pietra che ha un nome e un cognome precisi: Antonio Di Pietro. E' infatti il fattore AdP che aleggia sulla contesa che deciderà il destino del più grande partito di opposione. Al di là dell'abile scorreria di disturbo e di "oscuramento" del dibattito lanciate da Beppe Grillo (per conto terzi?), tutte tese a mettere in sordina i temi all'ordine del giorno, a dividere gli iscritti e a scompaginare piani e alleanze interne. L'opa ostile grillesca (di cui ho scritto per primo nel post precedente) ha - a mio parere - proprio lo scopo di oscurare il vero nodo dello scontro politico nel Pd. Che poi verte su un punto fondamentale: la scelta del bipolarismo e delle alleanze per accreditare e legittimare il Partito democratico come forza progressista di governo realmente alternativa al Pdl e non come un'accozzaglia di alleati e alleati cementati solo dal collante dell'antiberlusconimo "a prescindere". Dario Franceschini sul punto è stato chiaro e ha usato (va di moda) toni "obamiani": vuole un partito "aperto, credibile" che proponga al Paese "una gerarchia di valori alternativi a quelli della destra liberista", vuole un "nuovo riformismo". Ovvio che poi non rinuncia, il buon Dario, ai toni anti-berlusconiani di rito che accontentano sempre tutti. Lasciando perdere lo scontato rituale anti Cav, veniamo però al nocciolo della questione. Franceschini, quando parla del Pd che sogna, elude completamente anzi rimuove il fattore Adp. Soluzione semplicistica perché se e facile far finta di niente "andando oltre", non è detto che la scorciatoi non porti di nuovo il Pd a camminare sull'orlo del burrone dove Di Pietro. ma anche Grillo l'hanno portato. Pronti a incassare l'intera posta se ci sarà un bluff politico. Di Pietro ha abbastanza pelo sullo stomaco da andare a vedere, sul tavolo della politica. E Franceschini non pare un buon pokerista. La madre di tutti gli errori politici è sempre lì: essersi alleati solamente con l'Idv si è rivelato un abbraccio mortale. Di Pietro e i suoi come pure Grillo hanno cultura e valori che non appartengono al Pd, né al filone ex comunista, né a quello ex democristiano che ne sono la parte fondamentale. E non c'è alcuna "cultura di governo" che pure qualcosa significa visto che poi al gioco del potere locale Di Pietro partecipa con una certa disinvoltura. Nell'Idv non c'è alcun valore proprio di un partito progressista moderno e aperto ai cambiamenti in grado di accreditarsi come forza di governo. E' stato creato artificialmente il "mito Di Pietro" cavalcando l'onda giustizialista e girotondina saldandoli a circoli e "pensatori" della sinistra radical chic e salottiera che mangia "pane e Caimano" ma che si dimentica del pane per il popolo e al massimo servirebbe brioches sul tavolo della crisi. Ma tant'è. E D'Alema attacca: "C'è chi vuol dividere e abolire la sinistra". Insomma, il convitato di pietra (o) è attavogliato a modo suo al tavolo congressuale e forse il Pd sta iniziando a fare qualche presa d'atto: Franceschini finalmente si "accorge" di Tonino e lo critica, D'Alema va all'attacco e si alzano i toni contro l'Idv . Mosse tattiche o vera strategia? E' presto per dirlo. Il Pd deve capire alla svelta (tre mesi di tempo, chiunque vinca) che Di Pietro, Grillo, Travaglio rappresentano la vera assicurazione a vita per Berlusconi. E sono loro - vera "destra giustizialista" - che hanno bisogno del Cav di governo per legittimare il proprio successo e la sopravvivenza elettorale. A spese del Pd. Che deve risolvere e non rimuovere il problema Adp prima di affrontare le grandi riforme che il Paese aspetta e che presuppongono intese con il Pdl. Per non far dire a Di Pietro, quel che disse De Gaulle: "Il potere non si prende, si raccatta". DI PIETRO, IL "MOSTRO" CREATO DALLA SINISTRA di Peppino Caldarola 3024 Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (13 votes, average: 4.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jul 09 Grillo fa un giro sul bus del Pd Arriva il grande caldo, le temperature in Italia saliranno a 37 gradi e più e gli italiani si preparano a scappare sotto l'ombrellone perché se dalla Libia arriveranno meno immigrati, il caldo sahariano non lo ferma nemmeno Maroni. Luglio torrido per tutti, anche per la politica, soprattutto nel Pd, dove il termometro è schizzato a livelli da allarme rosso, come in un'allucinazione da caldo. Altro che addio di Veltroni, boutade alla Franceschini, scosse dalemiane. Sul "partito che non c'è", il Pd, ora soffia il khamsin del comico-populista per eccellenza: Beppe Grillo. Non bastava l'incubo Di Pietro, non bastavano la finto-nuova Serracchiani uscita direttamente da una sezione del Pd nè la storiaccia di Bianchini e le minacce della Binetti: teodem via dal Pd se vince Marino. Arriva il comico con la barba da ayatollah, gran fustigatore di tutto e tutti (che nel suo blog si presenta però con la barba in versione Marx) deciso a "scalare" il vertice del del Pd. Lui si è iscritto (ad Arzachena, durante la vacanza sarda: iscrizione on line e "fisica" con pagamento di euro 16)) ed è pronto a lanciare la sua Opa sul partito, con tanto di avvertimento: "Se si inventeranno qualcosa pagheranno le conseguenze.". "Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora Serracchiani", ha detto tra l'altro Grillo intervistato dalla Stampa. E su blog ha scritto che vuol "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto". Mi fermo qui, anche perché il Grillo-pensiero è stranoto a parte la discesa in campo. Avanti un altro, c'è posto per tutti. Figurarsi per il vero, unico salvatore della patria, panacea di tutti mali, risposta alla crisi globale. La Dc e Agnelli dettero agli italiano il frigorifero, la lavatrice e la 500, lui nel nuovo millennio il wi-fi. Vabbé Lui alleato con l'altro Lui, Tonino da Montenero di Bisacce, come dice Grillo ad Affaritaliani.it: "Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo (e anche al centrosinistra, ndr)". Porte chiuse agli altri: "Ma cos'è l'Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro, sono sigle che non vogliono dire nulla". Un'intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto? "Sono il vuoto. Il vuoto totale". Ovvio che Tonino tenga la parte nel copione populista-giustizialista: "La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Idv potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie,verrà respinta perché non si deve disturbare il manovratore". E in effetti il "partito aperto" resta chiuso per Grillo, come lo fu per Di Pietro e Pannella. No, l'iscrizione no, niente tessera: è stata fatta fuori tempo massimo perché il limite era il 26 giugno, lva fatta nel comune di residenza. Il comico non ride di fronte a frasi del tipo "non è dei nostri", "ci ha sempre attaccato". Ma in fondo credo l'avesse messo nel conto. O no? Allora dice che iscriverà alla sezione di Nervi. e arriva un nuovo "niet". Vicenda da buttare sul comico? No, sarebbe un errore farlo. Il caso Grillo dimostra infatti in quale stato confusionale versi il centrosinistra e quanta strada ci sia ancora da fare per costruire un'opposizione in grado porsi come autorevole alternativa di governo (agli occhi degli italiani) rispetto a Pdl e Lega. Ho titolato un post "Da Togliatti alla Serracchiani " e ora sarebbe facile infierire: da Gramsci a Grillo? O andrebbe meglio no, lasciamo perdere. Non c'è niente di meglio al peggio. Penso al non ci sto di Di Pietro alla tregua chiesta dal presidente Napoletano. E ripenso alla scontro congressuale di questo Pd che rischia davvero di generare il Nulla: o ne esce un leader autorevole o il partito esplode. Non vedo una terza via. Mi chiedo fino a che punto la guerra per la leadership del Pd (il Nulla grillesco) continuerà a umiliare il popolo del centrosinistra che mi ricorda il Trilussa di Er comizio: "Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun cummanna mai" Forse Napolitano dovrebbe usare la moral suasion anche dalle parti degli "infedeli" del centrosinistra (i "soliti" leader in eterna guerra fra loro) del centrosinistra, stretto nella tenaglia Di Pietro-Grillo che fa più danni del Pdl, perché si ricordino una volta tanto che anche loro hanno un popolo a cui rendere conto e se finirà alla Trilussa, quel popolo non dimenticherà e non perdonerà. Bersani l'ha capito subito e bene: "Credo che un partito sia una cosa seria e che questo congresso sarà anche un'occasione per riflettere su come l'abbiamo allestito e su che regole ci siamo dati. Propongo qualche modifica perché un partito non può essere un autobus dove uno salta sù per fare un giretto". Già, altrimenti l'autobus del Pd va allegramente fuori strada. Arriva il no: "E' ostile al Pd" La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all'unanimità, in una riunione, che "non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd, poichè egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd". La delibera, si legge in una nota dell'ufficio stampa dei Democratici, verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni. Fine della corsa sul bus, nemmeno pagando il biglietto di 16 euro. Contrordine: Grillo iscritto A Paternopoli (Avellino) Beppe Grillo ha ottenuto soddisfazione ed è stato iscritto, ora deve raccogliere 2000 firme in due giorni. "Andrò al congresso a parlare.". Chissà se farà come nell'audizione in commissione parlamentare. Pansa: "Nessuno ascolterà il presidente e nel Pd manca solo mago Zurlì" di Luca Telese Se un giullare stravolge il copione del Pd di Luca Telese Neri Marcorè: "Sognavamo Obama e ci ritroviamo Grillo" di Michele Anselmi 22b7 Scritto in Varie Commenti ( 168 ) » (29 votes, average: 3.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 09 Il G8 terremota la sinistra Dice Dario Franceschini: "Abbiamo accolto l'appello del presidente Napolitano ad abbassare i toni in vista del G8. È un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8 con molta determinazione e unità tra noi nonostante il confronto congressuale". Belle e imbarazzate parole di comodo, le sue. Dovrebbero far riflettere la sinistra per questa sorta di "deposizione provvisoria delle armi" preventiva (alla vigilia del G8) che fa molto comodo a chi si è infilato in una battaglia anti-Cav a colpi di gossip e di campagne scandalistiche orchestrate in Italia e all'estero per deligittimare il premier e il suo Paese fra elezioni e summit dei Grandi. L'assist di Napolitano ha consentito una piccola via di fuga al Pd che però non nasconde una verità politica incontrovertibile: il G8 dell'Aquila ha terremotato il Pd e il partito degli "sfascisti". Che dovranno faticare a lungo per raccogliere le macerie. Questa è la vera "scossa". Il partito del complotto ha fatto flop. In "mondovisione". L'ha capito anche D'Alema: "Non esiste la possibilità neppure tecnicamente di espellere qualcuno dal G8. I temi sono importanti - speriamo che si riescano a prendere delle decisioni concrete perché spesso questi vertici prendono impegni generici". Riferendosi alle polemiche da parte della stampa estera che hanno accompagnato l'apertura del G8, D'alema ha aggiunto: "Non è questo il momento delle polemiche, la preoccupazione di tutti dev'essere che l'Italia ne esca il meglio possibile". Ora qualcuno lo spieghi al Guardian. Scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: "Con la forza che la sua figura sprigiona, e con il prestigio ineguagliato della nazione che rappresenta, Barack Obama ha detto all'Italia che al tavolo dei Paesi che aspirano alla guida del mondo, un posto per noi c'è ancora e deve esserci. Questo è il risultato vero che il nostro Paese, il governo Berlusconi e i futuri governi italiani, incassano nel primo giorno decisivo del G8 e che l'Italia può riporre in cassaforte.". E non si tratta, aggiungo io, di una "concessione" di Obama, ma semplicemente la presa d'atto di una realtà. E la Merkel, Brown, Sarkozy.Cito solo il presidente francese: "Questo G8 marca progressi spettacolari rispetto agli altri due ai quali ho partecipato". "La (ri)scossa di Berlusconi", titola il Giornale in prima pagina. Mi sembra la sintesi più felice. Inutile aggiungere altro. E la stampa estera? Terremotata come il Pd, tira tristemente dritto. Per il Times Obama naturalmente non parla di Silvio Berlusconi ma di Napolitano. stessa linea anche su El Paìs mentre il Guardian cerca di ironizzare ancora, nonostante le parole del premier britannico Gordon Brown: "Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta a portarci in questo luogo in cui abbiamo potuto vedere le evastazioni del terremoto e gli sforzi per ricostruire. Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intea sui cambiamenti climatici". E' la stampa, bellezza. Facciamocene una ragione, magari ricordando sommessamente che al vertice arriva anche il premier spagnolo Zapatero. su espresso invito di Silvio Berlusconi. Ma questo a El Paìs non ditelo. E Di Pietro. "Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali della pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader di Idv Antonio Di Pietro. A destra della pagina c'è una foto gigante di Di Pietro, che sovrasta il simbolo di Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Ecco cosa ha detto Santo Versace, non credo ci sia da aggiungere altro: "Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto a Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perchè il governo sia isolato, perchè si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale egime. È una invenzione? No, è la realtà. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi ifetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione". "CHE BATOSTA PER I GUFI" di Mario Giordano 1fb1 Scritto in Varie Commenti ( 83 ) » (46 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Jul 09 Da Togliatti alla Serracchiani. Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post. E' vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito - oltre alle sconfitte elettorali - la fuga di Veltroni e l'arrivo dell'ex dc Franceschini al vertice del "partito che non c'é". E' vero che Dario nella migliore tradizione del "contrordine compagni" si è tranquillamente candidato al congresso. E' vero che Bersani con D'Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece.) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel "nuovo" di recente (falso) conio politico che parla di "patto generazionale", di "sfida tra partito vero e D'Alema", di appoggio a Franceschini perché è "simpatico" e via sparlando. Se questo è il "nuovo che avanza" dalle parti dell'opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, "è tutto sbagliato, tutto da rifare". Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: "Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell'assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un'ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato". "Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me". Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio. Pensate che lei "sta con il Pd". D'Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd "buono", quello che l'ha votata, all'apparato insomma, all'odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d'acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo. E alla platea dei democratici, dove Veltroni "celebra" il "lingotto due anni dopo", dice tra l'altro: "Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l'hanno. ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici". Poi ha auspicato un "partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce..". Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato. "chi sa capisce.". Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così "l'apparato" (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D'Alema se la prendeva invece con i "cacicchi". Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel "felicità.", pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di "Bandiera rossa" o di "Bella ciao". Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica. "Dario simpatico.". E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella L'Altro Quotidiano e l'intervista a Debora. Scritto in Varie 23e3 Commenti ( 168 ) » (19 votes, average: 4.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 09 Quando Dario sogna i numeri No, non ha dato un bello spettacolo il buon Dario Franceschini ieri, commentando in diretta su Sky i risultati dei ballottaggi per le Province e i Comuni. Proprio no. Avesse almeno aspettato il risultato di Milano, prima di parlare. Si fosse fatto dare qualche conteggio giusto, invece di dare i numeri. Evidentemente era in astinenza da tv, visto che prima del voto ha lasciato parlare e straparlare Massimo D'Alema e forse si è limitato a leggere Repubblica e L'Espresso , un po' di stampa estera, nell'illusione che bastasse la "campagna del gossip" a dare una "spallatina" all'avanzata elettorale di Pdl e Lega. Giusto per cercare di puntellare la sua traballante candidatura alla segreteria del Pd ora ufficiliazzata. Ma Franceschini non aveva detto urbi et orbi, come sempre sicuro di sè: non mi ricandido, il mio compito è a termine? Bella frase che ricorsa quella di Veltroni e sulla sua decisione di andare in Africa. Ma si sa, anche la "piccola patria " del Pd ha bisogno dei suoi salvatori e dell'uomo del destino, magari in ticket con la "nuova" icona, la Serracchiani, quella che ha detto a Grillo "abbiamo lo stesso obbiettivo" ma usiamo metodi diversi (di sicuro diversi, a cominciare dal gossip anti Cav). Ma tant'è, non la faccio lunga. Ecco il Franceschini-pensiero: "Comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo ma con lavoro e impegno porteremo avanti il cambiamento del Paese". Proprio così , incredibile ma vero: "lui" ha vinto, tanto per cambiare. Mancava solo il gesto della "vi" di victory alla Churchill per stupire anche il cameraman. Allora vediamola questa vittoria, attraverso la semplice contabilità del risultato dei ballotaggi. Prima del voto 50 Province erano in mano al centrosinistra, 9 al centrodestra. Dopo il voto, 34 Province sono in mano al centrodestra, 28 al centrosinistra. Quindi: 23 Province amministrate dal centrosinistra sono passate al centrodestra (tra queste ci sono Milano e Venezia, tanto per dire.). E quante sono passate dal centrodestra al centrosinistra? Nessuna. Proprio così: 0. Al centrosinistra nel restano 27, quasi tutti feudi rossi. E nelle tre nuove Province dove si è votato per la prima volta, due sono andate al centrodestra: Monza al Nord e Barletta-Adria-Trani al Sud. Fermo è andata al centrosinistra. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. E vogliamo parlare dei Comuni capoluogo? Parliamone. E diciamo subito che 9 sono passati dal centrosinistra al centrodestra. Si chiama ribaltone. Come è avvenuto per la prima volta da 63 anni a Prato. Quanti invece ne ha strappati il Pd al Pdl? Nessuno. Ma Dario Franceschini ha vinto lo stesso. In fondo dare i numeri non costa niente, basta poco per sognare. Segnalo, sulla Stampa (mercoledì 24 giugno), l'editoriale di Luca Ricolfi dal titolo "Ma il Pd non sa contare" Se il Pd perde perfino a Sassuolo di Mario Giordano Scritto in Varie Commenti ( 118 ) » (39 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... 20cd Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jun 09 Pd servitore di due padroni? Dice Piero Fassino al "Riformista": "Ci servono sia l'Udc che l'Idv. Noi non abbiamo paura di Di Pietro nè tantomeno lo snobbiamo. Lo stesso discorso vale per l'Udc di Casini. Sono forze che con noi stanno all'opposizione e con cui vogliamo costruire un'alleanza di governo.". Detto così sembra semplice. Ma non lo è. Infatti Fassino poi aggiunge: "Sul referendum dobbiamo confermare la scelta del sì". Chissà cosa ne pensano Di Pietro e Casini. La strada delle alleanze per il Pd sarà lunga e tormentata. Di Pietro ha già detto: il Pd scelga tra noi e l'Udc. E De Magistris, la nuova stella dell'Idv, molto più votato di Tonino, avverte già i democratici e apre un nuovo fronte interno: "Il Pd si svegli sulla questione morale, non pensi di non averne una al suo interno, noi su questo non avremo tentennamenti". Messaggio chiaro e forte. E l'Udc, attestata sul fronte dei valori cattolici su cui può trovare "l'amalgama" con gli ex dc del Pd ma non con i "laici" ex Ds o ex Psi? Poi c'è l'idea dalemiana di inglobare pezzi della sinistra, ma che c'azzeccano Fava o Vendola con Casini e i suoi? E' vero infatti, come dice D'Alema, che il centrosinistra non rappresenta per ora un' alternativa di governo credibile. Ed ha ragione Follini quando sostiene che il Pd deve rivedere da cima a fondo la propria strategia, invece di esultare perché "siamo un pò meno deboli di come temevano e un pò più soli di come speravamo". Considerazioni amare, come si può capire, da parte di chi, responsabilmente sà che stretta è la via delle alleanze, anche se necessaria, con il rischio che il Pd diventi servitore di due padroni: Udc e Idv. Servono entrambi, insomma, ma quale potrebbe essere il prezzo da pagare con l'Udc che è corteggiata da Berlusconi? E quello da pagare all'Idv populista e giustizialista? E chi riuscirà a costruire una federazione a tre (perché il partitone stando così le cose non nascerà mai)? Ci sarà un leader federatore che non ripeta gli errori che hanno affondato l'ultimo governo Prodi e l'Unione? Siamo al dilemma amletico, per ora. Esattamente il contrario di quel che servirebbe. Come dice D'Alema. altro che amalgama. Intanto il Pdl e la Lega fanno i conti di quanto hanno incassato con le amministrative e qui i conti per il centrodestra tornano davvero: Pd e Di Pietro governavano in 50 province. Ora solo in 14. Quindi Pdl-Lega ne hanno conquistate 36 e va al ballottaggio in 22. Come dice Bonaiuti, "Prima del voto ne governavamo 9, ora ne governiamo 26. Il Pdl ha sfrattato la sinistra in 17 province" e quando ci saranno i ballottaggi nelle ultime 22 sarà più chiaro il quadro del successo del centrodestra (tradizionalmente penalizzato alle amministrative) e il tracollo del centrosinistra. Con il centrodestra che conquista la maggioranza dei consensi quasi in tutta Italia. Un vero ribaltone. Più che una Caporetto, una Stalingrado (a proposito, anche Sesto San Giovanni, la mitica ex Stalingrado d'Italia, alle porte di Milano il Pdl alle europee ha sorpassato il Pd., sorpasso-simbolo segno dei tempi politici mutati). Se si guarda ai Comuni, 6 capoluoghi che erano erano in mano al centrosinistra sono passati al centrodestra al primo turno. E tra quelli in cui si va al ballottaggio ci sono Firenze, Prato, Bologna, Ferrara, Forlì, Ancona, Ascoli: tutti in regioni rosse come Toscana, Emilia Romagna e Marche. Risultato che costringe il Pd a rileggere il risultato delle europee. Il voto da un lato ha confermato la tenuta del governo Berlusconi, dall'altro quella dei consensi complessivi al centrodestra, nel filone della tendenza positiva per tutto il centrodestra nella Ue dove i partiti di sinistra (al governo o meno, tranne in Grecia) sono arretrati pesantemente. Nel nuovo Europarlamento i socialisti hanno 100 seggi in meno rispetto ai rivali, con i Popolari che hanno vinto in 17 Paesi. Pensando alla campagna di stampa lanciata contro Berlusconi da britannici Times ed Ft e dallo spagnolo El Paìs non si può non sottacere il doppio clamoroso tracollo dei laburisti di Brown e dei socialisti di Zapatero. Ma questo agli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo importerà poco. Meglio far finta di niente. E prepararsi ad andare avanti, c'è infatti il rischio di nuovi colpi di coda, del riaccendersi della campagna contro il premier e contro l'Italia. Dopotutto a luglio ci sarà il G8.. Scritto in Varie Commenti ( 129 ) » (33 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... 1f41 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Jun 09 Se per Dario 7 punti in meno son pochi. Walter Veltroni ieri sera ha ricordato (rivolto ovviamente ai suoi avversari interni) che il Pd, lo scorso febbraio, nei sondaggi era al 26% e non al 22, come era stato detto da alcune parti quando lascio la segreteria dei Democratici. Piccola precisazione che la dice lunga sul reale stato d'animo che agita il centrosinistra dopo il voto per le Europee. Già, perché Dario Franceschini esulta e dice che "gli italiani hanno capito". Viene da chiedersi sommessamente che cosa avrebbero capito. In un anno il Pd è passato dal dal 33% al 27% e se sette punti (virgola più, virgola meno) si possono definire un successo è vero che l'immaginazione è andata al potere nella casa del Pd. oltretettutto si dice che l'astensionismo ha penalizzato il Pdl, quindi c'è poco da esultare. E se Giorgio Tonini dice che non c'è stato l'8 settembre del Pd non si può che prenderne atto, nel senso che l'8 settembre c'è già stato con la "fuga" di Veltroni dopo il voto sardo, e non si è assistito a una resurrezione. Chi ha guadagnato voti ai danni del Pd è stato Antonio Di Pietro che ha subito avvertito, usando la spada di Brenno: "Ora il Pd decida se vuol stare con noi o con l'Udc". Se le parole hanno un senso, la bufera su Franceschini continua ad addensarsi: la strategia del gossip antiberlusconiano ha fatto flop. Il boomerang c'è stato e c'è chi nel partito è pronto a fare i conti da qui a fine mese, soprattutto con gli ex della sinistra Dc su posizioni "estremiste" rispetto a quelle degli ex Ds. Dice Gianni Vernetti, deputato Pd ed ex sottosegretario agli Esteri: " Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci a una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica". Oltretutto, se è vero che il Pdl ha ottenuto un risultato inferiore rispetto a quanto avevano previsto tutti i sondaggi, ha comunque tenuto e "l'operazione predellino" del Cav ha funzionato, con la Lega che è volata oltre il 10 per cento. Sia chiaro, anche il Pdl, penalizzato dall'astensionismo al Sud e non solo, dovrà fare una riflessione seria soprattutto, come dice Cicchitto, "sul funzionamento del partito". Ma resta il dato politico della sconfitta del Pd, l'unico a esultare anche se ha perso milioni di voti. Ecco quello che "gli italiani hanno capito". Ma Dario non la manda giù bene: "Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe battuto McCain". Insomma, insiste. E' recidivo. "Eravamo come Davide contro Golia, ma Golia non ha vinto.". Sette punti in meno in un anno che cosa sono? Quello Berlusconi il governo europeo, assieme a quello francese, che esce meglio da un voto difficile per tutti con la crisi economica che morde, ma che importa? In Europa l'eurosocialismo affonda clamorosamente rimediando pesanti sconfitte in paesi come la Francia, la Gran Bretagna di Brown Times ed Ft e la Spagna di Zapatero e di El Paìs, ma che importa? Dario-Davide è sicuro: "Gli italiani hanno capito". E anche gli europei, aggiungo io. L'esultanza dei perdenti di Mario Giordano La sinistra va ko: eurosocialisti in via d'estinzione di Peppino Caldarola Scritto in Varie Commenti ( 72 ) » (23 votes, average: 3.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 1f59 27May 09 "Ft", effetti collaterali E meno male, bontà sua, ammette e premette che Berlusconi non è come Mussolini e che le starlette non si possono paragonare alle camicie nere. Sotto elezioni, puntuale come il Big Ben, a pochi giorni dalle elezioni europee e da quelle amministrative, arriva anche l'editoriale del Financial Times, a spiegare agli italiani da chi dovrebbero essere governati. Per ora il giornale britannico non ci ha spiegato "come" dovremmo essere governati, ma sono sicuro che prima o poi capiterà. Ecco un altro effetto collaterale della politica del gossip e dello "sfascismo antiberlusconiano", lezioncina importata pari pari dalla nostra stampa di sinistra e dal Franceschini-D'Alema-Di Pietro pensiero, e impartita ai milioni di italiani che hanno votato Berlusconi: ricco, potente, spietato, non fascista, questo no (del resto anche il Duce, per un periodo, piacque a Churchill.). Ma addirittura pericoloso. Tanto pericoloso che quando ha perso le elezioni invece di occupare il Parlamento ha guidato Forza Italia e i suoi alleati nel deserto dell'opposizione, tornando a vincere. Sai che pericolo per la democrazia. Certo, avere in testa l'idea di modernizzare il Paese, di farlo tornare a marciare, di avere autonomia e autorevolezza in politica estera, di firmare accordi che forse non piacciono dalle parti di Londra su gasdotti ed energia con la Russia, potrebbe non piacere al Ft. O magari, mentre plaude a Fiat (per Opel è l'opzione migliore, scrive) lancia qualche messaggio sul futuro degli stabilimenti Vauxhall di Luton ed Ellesmere Port. Chissà, poco importa. ci sono le starlette che potrebbero marciare su Roma, o magari su Bruxelles. Un Ppe con una componente italiana (Pdl) più forte disturberebbe forse la democratica Gran Bretagna con la sterlina e l'economia in caduta libera? E' significativo che il grido di dolore del Financial Times sia raccolto da presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: "Scrive quello che denunciamo noi". Ma va? Avanti così, compagni. Gettare discredito internazionale sull'Italia, su chi la rappresenta (oltre che su chi ha votato il premier) è l'ultima spiaggia di un'opposizione, di una certa intellighenzia della sinistra, a cui lo stesso Ft non risparmia la lezioncina: "E' assente". Alla faccia del giornalismo "obiettivo", sull'esempio di quello che ha già scritto Ft a proposito del termovalorizzatore di Acerra, ricordate? Per l'autorevole giornale era stato acceso solo per l'inaugurazione, ma non avrebbe mai funzionato. "Ft" aggiusta il tiro. Mussolini no, ora neppure Noemi e le veline, e nemmeno Mills e neanche il peicolo per la democrazia. Sapete qual è il vero peccato di Berlusconi: la cattiva gestione dell'economia italiana (invece a quella britannica ci pensa Brown.). Basta gossip, per carità: siamo seri. Lo scrive oggi (giovedì 28 maggio 2009) il Financial Times, nel "Brussels Blog" a firma di Tony Barber. "Nella pubblica opinione - scrive Barber - qualcuno potrà considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per esser il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945. Ora presiede a un declino che l'Fmi ritiene possa fare dell'Italia l'unico paese dell'eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 20103. "E cosa peggiore - aggiunge - il debito pubblico dell'Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia sarà dov'era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi". Invece l'Fmi dice. Nonostante il pil sia in calo, certificato dall'Istat, del 4,6% acquisito per il 2009, "il risultato italiano è molto buono". Lo ha detto, a margine del Workshop di Economia Reale, il direttore esecutivo per l'Italia del Fondo monetario, Arrigo Sadun. Secondo l'esponente del Fmi, "la performance italiana è in perfetta linea con la media europea, o un pochino meglio. C'è chi sta un poco meglio di noi, la Francia, chi molto peggio: la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna. La posizione italiana è perfettamente in linea con la media". Sadun sottolinea che "questo inverno appena passato è il più duro degli ultimi cinquant'anni. I numeri di adesso sono i più brutti che vedremo nella crisi, in futuro andrà molto meglio. Insomma, la febbre c'è ma cala, non è che da una broncopolmonite si passa a scoppiare di salute, c'è la convalescenza e poi la ripresa". Scritto in Varie Commenti ( 172 ) » (80 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... 2167 Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26May 09 Dario e Tonino, chi è più anti Cav? La domanda non è peregrina vista la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Già, perché il segretario Dario Franceschini e quello dell'Idv, Antonio Di Pietro sono in gara nell'ardua gara elettorale che sembra un tappone dolomitico: scatta uno, allora scatta anche l'altro. Il traguardo: convincere gli elettori di centrosinistra (stando ai sondaggi sempre più delusi) a votarli. Votare o per l'uno o per l'altro, sia chiaro. In concorrenza, anche se fanno "pesca a strascico" nello stesso tratto di mare alla ricerca dello stesso pesce. La strategia? Identica e univoca. Dagli al Cavaliere. Del resto caso Mills, gossip su Noemi e volontà di Berlusconi di ridurre i parlamentari forniscono tutta la materia necessaria a una campagna elettorale che forse per la prima volta dal dopoguerra non aveva mai visto l'opposizione così fornita di argomenti concreti su cui battersi: perdente su tutto, con armi spuntate (rifiuti, terremoto, crisi economica, politica estera e quant'altro). Così Dario e Tonino hanno scelto la comoda scorciatoia dei veleni da spargere qua e e là ad ampie mani e da seminare al vento (o venticello.?). Ma non sono ancora alleati, può chiedersi qualcuno con una buona dose di ingenuità? Proprio no. Il "contrordine moralisti" lanciato da Di Pietro sul referendum è stato il segnale più clamoroso. Già, perché l'Idv lo ha promosso, quel referendum, ha raccolto le firme. Per poi dire: "Piace anche a Berlusconi, abbiamo sbagliato tutto. retromarcia e la faccia anche il Pd, come osa schierarsi con l'odiato Cav? Come osa fare il suo gioco?" E via attaccando e scavalcando il Pd, fino a rispondere picche alla richiesta di Franceschini perche Idv e Udc si unissero a lui in Parlamento contro Berlusconi. Ingenuo, Franceschini, che ha incassato due sonori no: da Di Pietro e da Casini (che ha risposto picche pure a Tonino con "non prende neppure un caffé".). Così è proprio sull'antiberlusconismo che ora si gioca la partita finale fra Pd e Idv: con Dario che rischia di soccombere, tanto che D'Alema è sceso in campo per sostenerlo con diversi affondi conto il Cav dopo un lungo periodo di distaccato silenzio. Antiberlusconiani di tutta Italia unitevi e votate Pd, insomma (o chi preferisce, Idv purché sempre con dichiarata fede antiberlusconiana): ecco la campagna elettorale sui "contenuti". Roba da politica-amarcord stile anni Sessanta-Settanta: ricordate gli slogan contro Fanfani e la Cia? o la campagna contro contro il presidente Leone? C'è del metodo, un filo rosso che non si è mai spezzato, ieri come oggi. Solo che stavolta il gioco rischia di non funzionare: alla fine per qualcuno i conti non torneranno e il Pd potrebbe fare la fine dei polli di Renzo. Leggi: DIECI DOMANDE A FRANCESCHINI di Michele Brambilla Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (72 votes, average: 2.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti 203b Categorie Varie (80) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Taccone, non abusi della mia pazienza: su Montanelli vada a rileggersi i post e le risposte che... gattotigrato: Ma la Serraccchiani non doveva rappresentare il nuovo nel PD? Visto che era stata presentata in pompa... Talita: OT salutistico Caro Taliani, la prego di ricordare di proteggersi sempre il capo (inteso come "testa")... savio futuro: Caro Taliani, intanto buone ferie e non si preoccupi troppo di seguire il blog, ma piuttosto di godersi... savio futuro: Caro Gernando Castelli, la Serracchiani è stata eletta per fare il deputato europeo. D'altronde... 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