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tARTICOLI DEL 10-5-2008
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Articoli
PD (15)
Governo ombra con tensioni (
da "Riformista, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Governo ombra con tensioni Il patto veltroniano Si allea con i neo-pop e lancia Bersani-Letta Il governo ombra e, soprattutto, il nuovo coordinamento del partito. Con un colpo solo, Walter Veltroni ridisegna l'assetto del Pd. Piero Fassino, Enrico Letta e Pier Luigi Bersani entrano sia nello shadow cabinet che nel nuovo organismo esecutivo del Loft.
Shadow nel governo-ombra letta, bersani e chiamparino.
Cuperlo rifiuta. al partito fioroni e gentiloni (
da "Riformista, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: E i ministri ombra a vario titolo ascrivibili all'area D'Alema sono Minniti e Ventura. Pier Luigi Bersani è un caso a parte. In mattinata, l'ex ministro dello Sviluppo economico ha varcato la porta del Loft. Davanti a lui Veltroni. "Senti Pier Luigi...". "No, sentitemi voi prima", ha ribattuto lui.
Veltroni: Non diremo solo no Così parleremo al Paese (
da "Unita, L'" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Bersani ha accettato e sarà il contraltare di Tremonti, il sindaco Chiamparino dovrà occuparsi di federalismo, ci sono Fassino agli esteri, Enrico Letta al lavoro, Realacci, la Melandri, Minniti, la Lanzillotta, Michele Ventura, Enrico Morando che fungerà da coordinatore e via di seguito tutti gli altri: in totale 21 ministri ombra,
In soffitta i caminetti ma nel Pd resta tensione (
da "Unita, L'" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: a sentire ambienti vicini a D'Alema - non troverebbe risconto nella cabina di regia che dovrà guidare il Pd e che vedrà impegnati contemporaneamente anche ministri ombra come Fassino, Bersani e Letta. Scelte che "bypassano una discussione approfondita sull'esito del voto che D'Alema ha chiesto in più occasioni", quella di Veltroni?
Pd, ecco i 21 <ministri-ombra> Cabina di regia senza
D'Alema ( da "Corriere della Sera"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Alema Nel coordinamento Fassino e Letta. Accetta anche Bersani Fuori dal gruppo di comando Marini, Rutelli e Parisi, che accusa: è un monocolore. Dalemiani irritati con Bersani ROMA - Nel giorno dello Shadow cabinet, come lo chiama Veltroni calcando sull'accento british, a imprimere la svolta al Pd è la nascita del coordinamento.
Il gelo di parisi e dei dalemiani: noi esclusi senza
saperne nulla ( da "Repubblica, La"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Una segreteria allargata dalla quale sono stati esclusi i big "storici", a cominciare da Massimo D'Alema, né ci sono Franco Marini, Francesco Rutelli, Arturo Parisi. Il "caminetto" che finora aveva chiamato i leader a decidere sulle scelte più importanti è archiviato. E le polemiche sono lievitate tra i big, subito dopo l'annuncio di Walter Veltroni.
Pd, in 21 nel governo ombra via i big dalla cabina di regia
- giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Bersani (invece di D'Alema), Fioroni (fedelissimo di Marini), Gentiloni (rutelliano doc), insieme a Fassino e Letta, accanto a Franceschini, Bettini, ai due capigruppo Anna Finocchiaro e Antonello Soro. Anche lo strumento di governo interno al partito è così varato: Veltroni nega che ci siano state difficoltà e sostiene che le logiche correntizie sono superate.
Patto nel Pd, ecco il Veltroni zero (
da "Manifesto, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: e credo che sia così anche per D'Alema". In vista del congresso tematico di autunno, il segretario del Pd e neo premier ombra ha sostituito il caminetto con un nuovo gruppo di coordinamento del partito dove Bersani e Letta sono gli unici fuori dal patto veltroniano, gli altri essendo Fassino - neo ministro ombra degli esteri -, Franceschini,
IL PARTITO democratico vara il governo ombra. All'Economia
va Pier Luigi Bersani ( da "Messaggero, Il"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Economia va Pier Luigi Bersani, agli Esteri Piero Fassino e al Welfare Enrico Letta. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino si occuperà di Riforme. Nelle stesse ore Walter Veltroni (nella foto) e Dario Franceschini lanciano il coordinamento del Pd: di fatto una vera e propria segreteria che affiancherà il leader nelle decisioni strategiche del partito.
Il governo ombra del piddì: bilancino e tanta Confindustria
Veltroni vuole sciogliere il Pse ( da "Liberazione"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: che molti suggerivano di farne il capro espiatorio della disfatta elettorale, ma ha dovuto metterci Letta, che l'ha sfidato alle primarie, Bersani, che non si muove mai troppo autonomamente da D'Alema e Fassino, che da tempo gioca per conto proprio. S'è inventato insomma una sorta di "bicamerale" dei democratici, dove dovrebbero stemperarsi le tensioni interne.
Veltroni vara il governo ombra Senza D'Alema (
da "Avvenire" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: iniziativa Polemica la Sinistra giovanile Veltroni vara il governo ombra Senza D'Alema DA ROMA ROBERTA D'ANGELO L' Nell'"esecutivo" del Pd esponenti della squadra di Prodi. Entra anche Bersani "Massimo? Starà a 'Italianieuropei'" 'ombra' di Silvio Berlusconi ricalca le stesse tappe del premier: Walter Veltroni sale sul Colle, con un giorno d'anticipo rispetto ai tempi previsti,
Veltroni gioca a fare il premier, ma il governo ombra fa
già flop ( da "Giornale.it, Il"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: ci sono Bersani, Fassino, Letta. Ma se guardi la lista salta all'occhio l'assenza di D'Alema. Pensi a una delle sue battute: "Capotavola è dove mi siedo io". Forse qui manca il capotavola. Solo tre volte che cita la parola governo, Veltroni capisce che almeno una chiosa correttiva è necessaria: "Certo, dico ministri,
E Walter diventa il "premier ombra" (
da "Giornale.it, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet"
Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana.
Dì la tua ( da "Giornale.it, Il"
del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet"
Governo ombra Chiamparino l'anti-Bossi del Pd (
da "Stampa, La" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Walter Veltroni prova a rilanciare il Pd con un nuovo coordinamento politico, lasciando fuori big come D'Alema, Marini, Rutelli, Parisi, Bindi. Ciò ha provocato la prevedibile irritazione degli ex ministri degli Esteri, Difesa e Famiglia. E fino a tarda sera neanche una parola sulla squadra di Walter da parte di D'Alema.
( da "Riformista, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Governo ombra con tensioni Il patto veltroniano Si allea con i
neo-pop e lancia Bersani-Letta Il governo ombra e, soprattutto,
il nuovo coordinamento del partito. Con un colpo solo, Walter Veltroni ridisegna l'assetto
del Pd. Piero Fassino, Enrico Letta e
Pier Luigi Bersani
entrano sia nello shadow cabinet che nel nuovo organismo esecutivo del Loft. Goffredo Bettini rimane
coordinatore, ma solo "della fase costituente", mentre salgono le
quotazioni della corrente dei new pop Franceschini e Fioroni. L'uno-due del
segretario fa crescere il malessere dell'area dalemiana, con Gianni Cuperlo che
rifiuta un posto da fanta-ministro delle Semplificazioni. Fuori anche l'area
Parisi, i radicali e Di Pietro. Labate a pagina 4 10/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Shadow
nel governo-ombra letta, bersani e chiamparino. Cuperlo rifiuta. al partito
fioroni e gentiloni Il blitz sul coordinamento infuria i dalemiani Il governo
ombra e, soprattutto, il nuovo coordinamento del partito. Anticipando la
tabella di marcia, in un colpo solo Walter Veltroni
chiude il cerchio sul riassetto del Pd. E la guerra fredda con D'Alema continua. Anzi, si complica. Pochi minuti dopo i primi
lanci d'agenzia sullo shadow cabinet e il nuovo esecutivo del partito,
dall'area che fa riferimento all'ex vicepremier trapelava un malessere che va
ben al di là della semplice "irritazione". Non è tanto il governo
ombra, nel quale - dice un autorevole dalemiano - "mancano solo Forlani e
Andreotti". Il tema è soprattutto il coordinamento, blindato da un patto
di sindacato tra Veltroni e i new pop (Franceschini e
Fioroni). Qualche malalingua arriva a localizzare un certo malessere anche
dalle parti di Goffredo Bettini, che sarà coordinatore per la Fase costituente,
con Beppe Fioroni impegnato nell'organizzazione e Paolo Gentiloni nella
comunicazione (entrambi con funzioni di coordinamento). A completare
l'esecutivo - oltre a segretario, vice e capigruppo - ci saranno Piero Fassino,
Enrico Letta. E Pierluigi Bersani,
che sembra essersi attirato qualche antipatia nella sua stessa area di
appartenenza. Veltroni ha detto cha "non c'è
stata alcuna difficoltà e non c'è stato nessun rifiuto" sul fronte governo
ombra. Ma, tra le cartine di tornasole per individuare l'insofferenza dell'area
dalemiana, c'è proprio il caso di Gianni Cuperlo. Il segretario gli aveva
offerto il fanta-dicastero della Semplificazione, sentendosi rispondere dal
deputato un cortese quanto netto "no, grazie". Nella squadra che Veltroni e Franceschini hanno illustrato anche al capo dello
Stato, hanno trovato spazio - in ordine di presentazione - Piero Fassino
(Esteri), Marco Minniti (Interno), Lanfranco Tenaglia (Giustizia), Pier Luigi Bersani (Economia), Mariapia Garavaglia (Istruzione), Matteo
Colaninno (Sviluppo economico), Enrico Letta (Lavoro),
Roberta Pinotti (Difesa), Alfonso Andria (Politiche agricole), Ermete Realacci
(Ambiente), Andrea Martella (Infrastrutture e trasporti), Vincenzo Cerami
(Cultura), Giovanna Melandri (Comunicazione), Sergio Chiamparino (Riforme per
il federalismo), Mariangela Bastico (Affari regionali), Linda Lanzillotta
(P.A.), Vittoria Franco (Pari opportunità), Beatrice Magnolfi
(Semplificazione), Maria Paola Merloni (Politiche comunitarie), Michele Ventura
(Attuazione del programma) e Pina Picierno (Giovani). La nomina della deputata,
ex presidente dei giovani Dl, ha provocato le dimissioni in massa
dell'esecutivo della Sinistra giovanile, i juniones degli ex diessini. Nel
ruolo di Gianni Letta ombra, ci sarà Enrico Morando,
chiamato a fare il coordinatore dello shadow cabinet. Sul fronte partito,
l'altro liberal, Giorgio Tonini, si occuperà dell'Area studi ricerca e
formazione, con Andrea Orlando, Anna Maria Parente e Lapo Pistelli confermati
ai loro rispettivi dossier (Organizzazione, Formazione e Relazioni
internazionali). Fuori i radicali, che protestano. Fuori i dipietristi, che
fanno tanti auguri e continuano a sperare nella presidenza della Commissione di
Vigilanza sulla Rai (Leoluca Orlando e Di Pietro stesso sono in corsa). A conti
fatti, dal giro di nomine rimane esclusa la componente parisian-bindiana. E i ministri ombra a vario titolo ascrivibili all'area D'Alema sono Minniti e Ventura. Pier Luigi Bersani è un caso
a parte. In mattinata, l'ex ministro dello Sviluppo economico ha varcato la
porta del Loft. Davanti a lui Veltroni. "Senti Pier
Luigi...". "No, sentitemi voi prima", ha ribattuto lui.
"Se si tratta solo del governo ombra - è stato il ragionamento bersaniano
- allora è inutile che stiamo qui a prenderci in giro. Se invece volete il mio
contributo per costruire davvero il partito e radicarlo su territorio, allora
si può fare. Le due cose, però, vanno di pari passo". E così è stato. Al
tramonto, Bersani ha rilasciato la sua prima
dichiarazione entusiasta sul Pd targato Veltroni:
"Finalmente uno strumento per mettere in moto le energie. Con queste
decisioni abbiamo i primi mezzi per suscitare una partecipazione larga sia
nella costruzione del partito sia per la battaglia di opposizione. Dal punto di
vista del partito Veltroni ha già lanciato il
tesseramento e l'apertura della discussione a ogni livello". Tommaso
Labate 10/05/2008.
( da "Unita, L'" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Stai
consultando l'edizione del Veltroni: "Non diremo
solo no Così parleremo al Paese" di Bruno Miserendino/ Roma "RIFIUTI,
difficoltà? Nulla di tutto questo". Veltroni ha
voglia di rasserenare, o almeno ci prova. Giura che tutto è andato liscio e che
alla fine nel governo-ombra e nel nuovo coordinamento che l'accompagnerà, in
pratica il vero esecutivo del partito, sono pre- senti quasi tutte le migliori
energie di cui dispone il Pd. Tutte o quasi. E infatti, dopo un colloquio
chiarificatore col segretario, Bersani ha accettato e sarà il contraltare di Tremonti, il sindaco
Chiamparino dovrà occuparsi di federalismo, ci sono Fassino agli esteri, Enrico
Letta al lavoro, Realacci, la Melandri, Minniti, la Lanzillotta,
Michele Ventura, Enrico Morando che fungerà da coordinatore e via di seguito
tutti gli altri: in totale 21 ministri ombra, esattamente come nel
governo vero, compreso quello dell'attuazione del programma che, avverte Veltroni, dovrà controllare il "loro" programma,
ossia le tante promesse di Berlusconi che probabilmente non diventeranno
realtà. In più, rispetto al governo vero, c'è solo un ministro, quello della
comunicazione, che il premier non ha messo dall'elenco. Berlusconi del tema non
ne parla, il governo ombra intende parlarne. Quanto al nuovo coordinamento,
deciso nelle ultime ore dal segretario in base all'articolo 7 dello statuto, ne
fanno parte alcuni dei ministri ombra, come Fassino Letta
e Bersani, i capigruppo Finocchiaro e Soro, nonchè
Franceschini, Bettini, Fioroni e Gentiloni. L'accelerazione, che sancisce la
fine dei "caminetti" dei big, non è piaciuta a tutti. Il dalemiano
Latorre, vicepresidente dei senatori, contesta: "Io non ne sapevo
nulla". Deduzione: non ci sentiamo rappresentati. Il succo è che con D'Alema, nonostante quel che dice Veltroni,
le cose non vanno. Critico anche Parisi: "È un monocolore". Il leader
presenta alla stampa il pacchetto governo-ombra coordinamento nella stessa sala
dove festeggiò le primarie, e mostra di credere alle sue creature: "Il
governo ombra non deve solo dire dei no, ma avanzare proposte
alternative". Insomma deve far capire all'opinione pubblica cosa pensa il
Pd dei provvedimenti del governo, spiegando cosa avrebbe fatto lui se fosse
stato al governo. È il fiore all'occhiello, in termini di visibilità mediatica,
di un'opposizione riformista, dice Veltroni, e
sbaglierebbe chi lo accomuna all'esperienza, non felicissima, del governo ombra
di occhettiana memoria. Era un'altra stagione, "adesso c'è il bipolarismo
se non il bipartititismo", e il governo ombra e i suoi ministri gireranno
il paese, parleranno ai cittadini e agli elettori, "diventando anche uno
degli strumenti di crescita del partito". Bersani
farà di lì a poco una dichiarazione simile. Ovvio, nel governo-ombra e nel
coordinamento ci sono le migliori energie del partito e anche le diverse anime,
ma mancano alcuni big, anche se le assenze erano previste, perchè sono
destinati ad altri incarichi. In primis D'Alema.
"Massimo - dice Veltroni - aveva annunciato da
tempo che non avrebbe fatto parte del governo ombra, lui vuole fare altro e
dedicarsi alla Fondazione Italiani Europei, con cui darà un contributo di elaborazione
anche critica, utilissima". Tregua? Veltroni nega
che esista un conflitto tra loro due, scontro che peraltro, nel 2008, come ha
scritto qualche editorialista che Veltroni cita,
rischia di apparire stantio e vagamente surreale. "Per fare un conflitto
bisogna essere in due - dice il segretario del Pd - e almeno da parte mia non
c'è...". Aggiunge, a scanso di equivoci: "Ma sono sicuro che anche
Massimo è di questa idea...". Non a caso Veltroni
ribadisce, a domanda, che il tema delle alleanze sollevato polemicamente da D'Alema, non è mai stato rimosso dal Pd. "Non c'è la
presunzione di fare da soli, la vocazione maggioritaria vuol dire che ci si
presenta con un'identità e un programma, le alleanze si fanno ma su base
programmatica e devono avere un perno riformista". Aggiunta, anche questa
non casuale: "Noi, è vero, siamo andati da soli alle elezioni ma a suo
tempo nel gruppo dirigente nessuno ha messo in discussione questa scelta".
Veltroni giura che tutto va liscio anche con l'Idv che
l'altro giorno si era lamentata di non essere stata coinvolta nel governo
ombra. "Era chiaro che se non facevano gruppo con noi, il governo ombra
era del solo Pd".
( da "Unita, L'" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Stai
consultando l'edizione del In soffitta i caminetti ma nel Pd resta tensione di
Ninni Andriolo Con il doppio annuncio di ieri pomeriggio, governo-ombra e
coordinamento del Pd, Veltroni lancia un messaggio
all'opinione pubblica e, assieme, ai militanti e agli elettori del Partito
democratico, frastornati dagli insuccessi elettorali e dalle polemiche che
montano dentro il partito. L'obiettivo è quello di rassicurare sulla capacità
dei democratici di reagire in fretta al dato non entusiasmante del 14 aprile,
predisponendosi al meglio per un'opposizione che faccia sentire il fiato sul
collo a Berlusconi e ai suoi ministri. E che, per Veltroni,
sarà efficace nella misura in cui sarà capace di "di formulare proposte
alternative" e sarà credibile nella misura in cui potrà contare su un
partito che appaia il più possibile coeso. Il fatto è che l'iniziativa del
segretario sconta la contrarietà di Arturo Parisi e di ambienti vicini a Massimo
D'Alema. "Va bene il varo del governo ombra -
spiega il vice presidente dei senatori Pd, Nicola Latorre - Quanto
all'esecutivo non ne sapevo nulla, ma mi riservo di dire la mia in
direzione". Parole che marcano una presa di distanze dal metodo seguito da
Veltroni per definire la cabina di regia del nuovo
partito e che farebbe rientrare dalla finestra "i caminetti politici"
che tutti dicono di non volere. Diversa, a ben vedere, la posizione di
Pierluigi Bersani, al quale - al contrario - veniva
attribuita una solida intesa con il presidente di Italianieuropei.
"Finalmente abbiamo gli strumenti per mettere in moto energie. Bene, si
comincia - afferma il ministro "ombra" dell'Economia che fa anche
parte dell'esecutivo Pd - Con queste decisioni abbiamo i primi strumenti per
suscitare una partecipazione larga, sia nella costruzione del partito sia per
la battaglia di opposizione". L'equilibrio tra le diverse aree
politico-culturali che esprime la composizione del governo ombra - a sentire ambienti vicini a D'Alema - non
troverebbe risconto nella cabina di regia che dovrà guidare il Pd e che vedrà
impegnati contemporaneamente anche ministri ombra come Fassino, Bersani e Letta. Scelte che "bypassano una discussione approfondita
sull'esito del voto che D'Alema ha chiesto in più
occasioni", quella di Veltroni? Il loft si appella
ai poteri che lo Statuto attribuisce al segretario. "Le decisioni sul
coordinamento, unitariamente a quelle relative al completamento degli incarichi
esecutivi - sottolineano da Sant'Anastasia - verranno comunicate in base
all'articolo 7 alla prossima Direzione del 16 maggio". Negli assetti
annunciati ieri, in realtà, non trovano posto né D'Alema,
né Marini. Nelle intenzioni del loft, però, mentre Marini dovrebbe ricoprire la
carica di presidente del Pd, D'Alema - "lo
avrebbe chiesto lui stesso" - dovrebbe mantenere la postazione di
Italianieuropei. Il fatto è che la tensione che si è registra rischia di levare
puntelli all'operazione coesione, che Veltroni cerca
di far passare, necessaria anche per la stessa iniziativa del governo-ombra.
Per dare il massimo prestigio all'esecutivo dell'opposizione, e smentire sul
nascere lo scetticismo di chi ricorda il flop dell'analogo esperimento messo in
campo da Occhetto nell'84, il leader Pd - ricordando che il bipolarismo di oggi
si contrappone al sistema parlamentare di allora - ha costruito la struttura
del governo dell'opposizione intorno alla solida esperienza di amministratori,
parlamentari e personalità che hanno ricoperto cariche di governo. Su questo
tronco si innestano gli apporti di leve più giovani, anche di provenienza
imprenditoriale. La sfida? Un'opposizione capace di "non dire soltanto dei
no" e di trovare largo consenso nel Paese LA NOTA.
( da "Corriere della Sera" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-10 num: - pag: 12
categoria: REDAZIONALE Centrosinistra Chiamparino alle Riforme: farà
l'anti-Bossi Pd, ecco i 21 "ministri-ombra" Cabina di regia senza D'Alema Nel coordinamento Fassino e Letta. Accetta
anche Bersani Fuori dal gruppo di comando Marini, Rutelli e Parisi,
che accusa: è un monocolore. Dalemiani irritati con Bersani ROMA - Nel
giorno dello Shadow cabinet, come lo chiama Veltroni calcando
sull'accento british, a imprimere la svolta al Pd è la nascita del
coordinamento. La vera cabina di regia del loft, dalla quale restano
fuori quattro protagonisti della storia di Quercia e Margherita: D'Alema, Marini, Rutelli e Parisi. E
se i primi tre hanno scelto, così dicono, di non esserci, al padre dell'Ulivo
invece l'invito a entrare nella stanza dei bottoni non è mai arrivato. Come a
Marco Follini, che paga la sintonia con D'Alema.
Parisi è attonito per il "monocolore" veltroniano, prende atto che
"non si è scelta una linea unitaria" e si riserva di cercare
"altre strade" per far sentire la sua voce. Nel coordinamento entrano
Veltroni, Franceschini, Bettini, Bersani,
Fassino, Letta, Gentiloni, Soro, Finocchiaro e Beppe
Fioroni, euforico per aver incassato l'Organizzazione dimezzando il peso del
coordinatore Goffredo Bettini. è Franceschini ad annunciare una rivoluzione non
solo generazionale, dopo che il segretario ha scandito con tono da Quirinale i
21 nomi del suo governo ombra. "è bello davvero, sono molto contento"
si autoincoraggia il premier, ombra anche lui. E la ragione di tanta allegria è
lo strappo di Pierluigi Bersani dalla corrente
dalemiana: l'ex ministro dello Sviluppo ha accettato il ruolo chiave di
anti-Tremonti, sarà ministro ombra delle Finanze nonché responsabile Economia.
Dicono che Massimo D'Alema sia
"sconcertato", che valuti il si del suo pupillo come "scelta
personale" e ritenga "niente affatto democratico" nominare
organismi prima di riunire la direzione. E se un dalemiano come Gianni Cuperlo
ha rifiutato un incarico nello shadow cabinet, Minniti e Ventura hanno
capitolato. Il rifiuto di D'Alema? Veltroni
smentisce, giura che "non c'è nessun conflitto" e però, indizio
rivelatore, aggiunge "da parte mia". L'unico prodiano che si salva è
Ricky Levi, portavoce ombra. Francesco Rutelli ha
preferito tenersi "le mani libere", ma ha voluto nel coordinamento Paolo
Gentiloni. Enrico Letta si occuperà di Welfare anche
in cabina di regia, quasi a prefigurare un futuro ticket con Bersani.
Ma i ruoli strategici vanno agli ex Ds, con Piero Fassino agli Esteri, Sergio
Chiamparino alle Riforme, Enrico Morando coordinatore del governo di
opposizione. "Nove donne, il numero più alto della storia
repubblicana" si loda Veltroni e per un attimo si
dimentica di non essere a Palazzo Chigi. Il cabinet veltroniano non ha un
ministro per il Parlamento e ne ha uno alla Comunicazione, quasi una sfida a
Berlusconi e alle sue tv. E la scelta di Pina Picierno innesca dimissioni a
raffica nella Sinistra giovanile. Monica Guerzoni.
( da "Repubblica, La" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Stupore
per la cabina dei big: "Così è un coordinamento monocolore" Il gelo
di Parisi e dei dalemiani: noi esclusi senza saperne nulla ROMA - Bersani ha accettato di entrare nel governo-ombra a una
condizione, di essere nella stanza dei bottoni del Pd. Nel coordinamento,
appunto. Là si deciderà l'organizzazione e la rotta del partito. Una segreteria allargata dalla quale sono stati esclusi i big
"storici", a cominciare da Massimo D'Alema, né ci sono
Franco Marini, Francesco Rutelli, Arturo Parisi. Il "caminetto" che finora aveva
chiamato i leader a decidere sulle scelte più importanti è archiviato. E le polemiche
sono lievitate tra i big, subito dopo l'annuncio di Walter Veltroni. Sia per i dalemiani che per Parisi è un colpo a
sorpresa, e un boccone amaro. Il malumore si trasforma presto in dichiarazioni
di guerra. Parisi va all'attacco sulla composizione del coordinamento e sul
metodo: "Veltroni ha scelto di costituire un
coordinamento aperto alla sola maggioranza del partito, è un coordinamento
monocolore che non aiuta il partito, se si esclude Enrico Letta
del quale non ho mai capito quali fossero gli elementi di differenza. Il
segretario avrebbe potuto scegliere una linea unitaria, ha preferito una linea
diversa, ne prendo atto". E l'ex ministro della Difesa, in corsa per la
presidenza del Copasi (la commissione di controllo sui servizi) annuncia:
"è evidente che chi in questi organi non si riconosce, dovrà trovare altri
modi per fare sentire la sua voce. Escludo si possa pensare che questo organo
possa soddisfare e meno che mai esaurire l'esigenza di confronto che la
sconfitta elettorale impone". Insomma, del tutto insufficiente. E la prima
occasione per dare battaglia sarà il 16 maggio, nella direzione del Pd. Un
dalemiano di ferro come Nicola Latorre fa spallucce quando gli si parla della
composizione della cabina di regia del partito: "Sull'esecutivo io non
sono stato informato, dirò la mia in direzione". Nel partito acqua
agitate. C'è chi tra i Popolari ricorda il patto generazionale della Dc nel '
( da "Repubblica, La" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Pd, in 21
nel governo ombra via i big dalla cabina di regia Veltroni:
non abbiamo guardato alle correnti Veltroni: organismi
unitari. Ma è polemica Pd, in 21 nel governo ombra una cabina di regia senza
big Bersani entra nel governo ombra a patto di contare
nella stanza dei bottoni GIOVANNA CASADIO ROMA - Bersani
terrà il fiato sul collo di Tremonti. Minniti passerà al setaccio i
provvedimenti di Maroni. Matteo Colaninno, l'imprenditore prestato alla
politica, non ne farà passare una a Scajola, né Enrico Letta
a Sacconi o la Garavaglia alla Gelmini e Fassino a Frattini. A marcare Alfano
alla Giustizia sarà per il Pd Lanfranco Tenaglia, magistrato veneto, e Ermete
Realacci sarà il ministro-ombra della Prestigiacomo. Mentre a dare filo da
torcere a Bondi sulle Attività culturali spetterà allo scrittore Vincenzo
Cerami e ad incalzare Ignazio La Russa alla Difesa, Roberta Pinotti, l'ex
presidente dell'omonima commissione alla Camera. Il sindaco di Torino Sergio
Chiamparino sarà alle calcagna di Bossi e dei progetti di federalismo. Veltroni elenca a uno a uno i componenti del suo
"shadow cabinet": sono 21, quanti i ministri di Berlusconi, stesse
competenze. Il segretario pd invita a prendere l'iniziativa molto sul serio.
Non siamo più ai tempi di Occhetto (1989), quando l'esperimento di
governo-ombra si spense in una lenta deriva. Oggi è tutt'altra storia, "i
paragoni non reggono", c'è una struttura bipolare nel paesaggio politico
italiano e perciò questo è lo strumento giusto per un'opposizione seria. Il segretario
e il vice Dario Franceschini sono andati ieri dal presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano ad anticipargli la struttura e la fisionomia del
governo-ombra. Veltroni dice: "Sono proprio
soddisfatto", e non solo dello shadow cabinet, anche dell'altra novità.
Ovvero, il "coodinamento" appena varato, una sorta di segreteria
allargata da cui i big "storici" sono stati esclusi. Non ci sono
Massimo D'Alema, né Franco Marini, Francesco Rutelli, Arturo Parisi. Fuori dall'esecutivo-ombra e dal
coordinamento. Tra i Popolari c'è chi parla di "ringiovanimento",
molto simile a quel "patto generazionale" che fece la Dc a San
Ginesio nel 1969 quando furono lanciati Forlani e De Mita. Pertanto, entrano
nella cabina di regia del Pd - partito neonato e reduce da due sonore batoste
elettorali - Bersani (invece di D'Alema), Fioroni (fedelissimo di
Marini), Gentiloni (rutelliano doc), insieme a Fassino e Letta, accanto a Franceschini, Bettini, ai due capigruppo Anna
Finocchiaro e Antonello Soro. Anche lo strumento di governo interno al partito
è così varato: Veltroni nega che ci siano state difficoltà e sostiene che le logiche
correntizie sono superate. Ma D'Alema
interviene sulla questione della legge elettorale per le europee e attacca:
"No a un brutale bipartitismo", alzare la soglia di sbarramento
"al Pd non conviene", significherebbe condannarsi all'opposizione,
guai ad assecondare con riforme elettorali "la tendenza leaderistica e
plebiscitaria". Ha tutta l'aria di un nuovo atto d'accusa a Veltroni e alla linea del Pd autosufficiente e
maggioritario. Continua il conflitto tra Veltroni e D'Alema? Affilata la risposta del segretario: "Nessun
conflitto anche perché bisogna essere in due e da parte mia non c'è alcuna
intenzione, né credo da parte di Massimo". Sulla costruzione del partito
soffiano i malumori interni. Veltroni procede
imperterrito. Lunedì alle 17, primo consiglio dei ministri-ombra. I radicali
hanno rifiutato di esserci; le donne sono 9 (solo 4 nel Berlusconi IV); a fare
pressing su Gianni Letta sarà Enrico Morando;
portavoce Ricardo Franco Levi. Un ministro (ombra) veneto c'è, come promesso ed
è Andrea Martella (Infrastrutture).
( da "Manifesto, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Ventuno
ministri anche per il governo ombra. Bersani c'è,
Colaninno pure. Il segretario impone un coordinamento contestato dai dalemiani.
E perde i giovani Roma L'enfasi c'è. Walter Veltroni è
persino salito al Quirinale per informare Napolitano della nascita del governo
ombra. Un governo fatto in casa, monocolore Pd visto che i radicali e Di Pietro
non sono stati fatti entrare, e non ci sono nemmeno le personalità esterne che Veltroni aveva annunciato per il governo "vero" in
caso di vittoria. Ma ha perso. Ed ecco i suoi "ministri", sono 21
come quelli del governo Berlusconi. Ma l'esecutivo ombra riesce comunque ad
essere più affollato. Nel gruppo, spiega Veltroni,
bisogna aggiungere infatti i due capigruppo Soro e Finocchiaro, il ghost writer
del programma Morando con funzione di coordinatore e naturalmente Franceschini,
che è rimasto spiazzato dalla decisione di Berlusconi di non nominare vice
premier: lui in ogni caso non può che essere l'ombra del premier ombra. Ultimo
ma non ultimo c'è un portavoce per tutti, è l'ex sottosegretario di Prodi
Riccardo Franco Levi. Dal ruolo complicato: dovrà accentrare la comunicazione
del governo ombra quando però i ministri ombra non avranno altro da fare che
comunicare. Governare certo no. Alla fine Veltroni è
riuscito a convincere Pierluigi Bersani ad accettare:
è il ministro ombra all'economia, lo chiameranno ancora in tv per litigare con
Tremonti. La sua presenza segnala che i dalemiani hanno deciso di starci, e
infatti sono entrati in massa: c'è Minniti all'interno, Vittoria Franco alle
pari opportunità e Michele Ventura all'attuazione del programma (?). E poi c'è
Enrico Letta che con D'Alema
ha stretto un patto: si occuperà del welfare. Veltroni,
ieri, ha confermato tutte le tensioni, in questo modo: "Non c'è nessun
conflitto con Massimo D'Alema anche perché per fare un
conflitto bisogna essere in due e da parte mia non c'è nessuna intenzione di
farlo, e credo che sia così anche per D'Alema". In vista del congresso tematico di autunno, il segretario
del Pd e neo premier ombra ha sostituito il caminetto con un nuovo gruppo di
coordinamento del partito dove Bersani e Letta sono gli
unici fuori dal patto veltroniano, gli altri essendo Fassino - neo ministro ombra
degli esteri -, Franceschini, Bettini, Soro, Finocchiaro, Fioroni e
Gentiloni. Non c'è D'Alema, perché secondo Veltroni vuole dedicarsi alla sua fondazione
Italianieuropei, che è esattamente il punto dal quale l'ex ministro degli
esteri (vero) intende condurre la sua offensiva per la riconquista del Pd. E i
dalemiani non hanno atteso un minuto a partire all'attacco del nuovo
coordinamento, facendo notare che c'è solo una donna e che non si tratta di un
organismo eletto dal partito ma cooptato dal segretario. I popolari invece
incassano l'ascesa di Fioroni a coordinatore, anche se misteriosamente secondo Veltroni questa nomina non dovrebbe limitare nel ruolo
Bettini, coordinatore fino a ieri. Oltre a D'Alema,
fuori anche Marini - che potrebbe rientrare sostituendo Prodi alla presidenza
del partito -, fuori Parisi e Rutelli in gara per la
presidenza del comitato parlamentare sui servizi. Rutelli
impone però Gentiloni come responsabile della comunicazione del Pd. E' così il
governo ombra, nato come strumento per far uscire il Pd dalla depressione post
elettorale, finisce col segnare un altro trionfo delle correnti. Veltroni piazza qualche colpo dei suoi, come Chiamparino in
luogo di Chiti alle riforme, per tenere testa al nordico Bossi. O Cirami ai
beni culturali, Colaninno allo sviluppo economico, Maria Paola Merloni alle
politiche comunitarie. Ma alla fine, promuovendo la ventiseienne deputata Pina
Picierno a ministra delle politiche giovanili, ottiene la sollevazione e
l'abbandono dei giovani ex Ds: "Scelta oligarchica". A. Fab.
( da "Messaggero, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Di FABRIZIO
NICOTRA IL PARTITO democratico vara il governo ombra. All'Economia
va Pier Luigi Bersani, agli Esteri Piero Fassino e al Welfare Enrico Letta. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino si occuperà di Riforme.
Nelle stesse ore Walter Veltroni (nella foto) e Dario Franceschini lanciano il coordinamento del
Pd: di fatto una vera e propria segreteria che affiancherà il leader nelle
decisioni strategiche del partito. I dieci membri del nuovo organismo
sono espressione di tutte le componenti dei Democratici. Non entrano Marini, Rutelli, Parisi e D'Alema.
( da "Liberazione" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Al
"vertice" dei democrat un coordinamento con Bersani,
Letta e Fassino Il governo ombra del piddì: bilancino
e tanta Confindustria Veltroni vuole sciogliere il Pse
Stefano Bocconetti Non ci sono i "segni" della burrasca, che pure era
stata prevista. Ma non c'è neanche quella "linearità", quella
coerenza, che gli uomini del suo staff si affannano a descrivere. Più
semplicemente sembra che abbiano scelto il "quieto vivere". Che
inevitabilmente scade nel grigio, nel grigiore assoluto. Si parla di piddì,
com'è facile intuire. Ieri Veltroni ha presentato il
suo "governo ombra". Che, naturalmente, si chiama "shadow
cabinet", come vuole la tradizione laburista. L'ha presentato con una
cerimonia che ha scimmiottato fin troppo quella "vera" al Quirinale.
E ha indicato la sua lista di ministri, incaricati di fare da contraltare a
quelli di Berlusconi. Un'iniziativa che era stata preceduta, però, dai primi
accenni di una discussione vera dentro il partito. Con l'intervista a D'Alema che aveva riproposto il tema delle alleanze, che aveva
fatto le pulci all'operato di Prodi e che soprattutto aveva messo sul banco
degli imputati un "partito leggero", come quello che ha disegnato Veltroni. Il segretario del piddì ha risposto alla sua
maniera. Concedendo qualcosa sul "governo" del partito, e
conquistando così, per sè, almeno un altro po' di tempo. Trattando sugli
organigrammi e poi negando tutto. In stile segretario dei segretari del Pcus.
Ed ecco il risultato del suo lavoro. Innanzitutto il governo ombra. Ventun
dicasteri virtuali - tanti quanti quelli di Berlusconi - con Fassino agli
Esteri, Bersani all'Economia, Minniti all'Interno, Letta alla Sanità, il fido Realacci all'Ambiente, la
Melandri alla Comunicazione, la Lanzillotta alla pubblica amministrazione, l'ex
sottosegretaria Magnolfi alla semplificazione. Nessun nome che non fosse già
previsto, nessun outsider. Anche l'incarico per Chiamparino era già trapelato
sulla stampa. Al sindaco di Torino andrà il dicastero ombra per le riforme. Sarà
lui, insomma, l'anti Bossi. Per il resto, qualche nome noto, Vincenzo Cerami,
l'aiuto regista di Pasolini in "Uccellacci e uccellini", che comunque
è responsabile della cultura fin dalla nascita del piddì e Vittoria Franco,
filosofa a Pisa, anche lei già parlamentare. Gli altri sono nomi conosciuti più
dall'apparato che dalla pubblica opinione: il giudice Lanfranco Tenaglia
(Giustizia), la vice di Veltroni quand'era sindaco,
Maria Pia Gravaglia (all'università), la veltroniana di ferro Roberta Pinotti
alla Difesa, l'ex Margherita Alfonso Andria all'agricoltura, Andrea Martella
(diessino, di fede veltroniana) ai Trasporti, Mariangela Bastico, anche lei già
ex sottosegretario che curerà i rapporti con le Regioni, Pina Picierno, ex dl
che seguirà i giovani e Michele Ventura. Dalemiano di ferro, uno dei pochi ad
aver sollevato obiezioni alla "linea" della segreteria alle riunioni
del gruppo parlamentare. S'è ritrovato al dicastero per l'attuazione del
programma. Ma non s'è capito bene di cosa si occuperà: delle inadempienze del
centrodestra rispetto alle promesse elettorali o della produzione legislativa
del piddì. Esecutivo fatto col bilancino, insomma. Con nove donne su ventuno:
più di Berlusconi ma meno di Zapatero. Con un'aggiunta: che lo "shadow
cabinet" supera il governo vero anche nella rappresentanza
confindustriale. Qui, ce ne sono due: Matteo Colaninno e Maria Paola Merloni.
Questi i ministri. Ma non è tutto, perché ieri è stato comunicato che il piddì
avrà anche un altro organismo dirigente. Nuovo: si chiamerà coordinamento. Ne
faranno parte Bersani, Fassino, Letta
oltreché Franceschini, i due capigruppo, l'onnipresente Bettini, Fioroni e
Gentiloni. Sarà questa la vera cabina di regia. In questo caso Veltroni ha dovuto concedere molto ai suoi avversari: s'è
tenuto Bettini, che molti suggerivano di farne il capro
espiatorio della disfatta elettorale, ma ha dovuto metterci Letta, che l'ha sfidato alle primarie, Bersani, che non
si muove mai troppo autonomamente da D'Alema e Fassino,
che da tempo gioca per conto proprio. S'è inventato insomma una sorta di
"bicamerale" dei democratici, dove dovrebbero stemperarsi le tensioni
interne. In attesa di tempi migliori. Anche qui una scelta grigia.
Grigissima. Accompagnata da risposta in perfetto stile sovietico: "Nessun
problema con Di Pietro, lui ha fatto un gruppo autonomo e il governo ombra è
espressione del piddì. Ma con Di Pietro tutto a posto". E poi:
"Nessun contrasto neanche con D'Alema, solo
posizioni diverse che arricchiscono il partito", e via banalizzando. In
tutto solo una frecciatina al suo rivale: "Abbiamo detto partito a
vocazione maggioritaria, che non vuol dire che ignora le alleanze ma che le fa
costruendole attorno al proprio programma. E non c'è stato nessun dirigente che
non fosse d'accordo". Ma anche qui, siamo ai segnali di fumo. Di più conta
quello che Veltroni ha detto alla fine: uscito da una
disastrosa prova elettorale, ora il segretario del piddì chiede ai socialisti
europei di sparire. Di sciogliersi, di cambiar nome. "Credo che il Pse
debba cambiare denominazione e ripensarsi sia a livello di programma che di
identità". Lui pensa ad un'alleanza con le culture cattoliche e liberali
(dice testualmente così). Lui immagina una nuova formazione mondiale che tenga
dentro da Clinton a Lula, passando per lui. Dieci anni fa quest'idea la
chiamavano l'Ulivo mondiale, Veltroni è rimasto fermo
lì. 10/05/2008.
( da "Avvenire" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
CRONACA
10-05-2008 OPPOSIZIONE AL LAVORO Il leader del Pd è salito al Quirinale per
ufficializzare l'iniziativa Polemica la Sinistra giovanile Veltroni vara il governo ombra Senza D'Alema DA ROMA
ROBERTA D'ANGELO L' Nell'"esecutivo" del Pd esponenti della squadra
di Prodi. Entra anche Bersani "Massimo? Starà a 'Italianieuropei'" 'ombra' di Silvio
Berlusconi ricalca le stesse tappe del premier: Walter Veltroni sale sul Colle, con un giorno d'anticipo rispetto ai tempi
previsti, con la lista dei 'ministri' in tasca. Il segretario del Pd,
autoinvestito della premiership dell'opposizione, ufficializza il suo status
davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivedicando quella
che sorvolando sul precedente voluto da Achille Occhetto nel 1989 definisce
"un'autentica novità " per l'Italia: lo 'shadow cabinet', importato
dall'Inghilterra. Il leader democratico ha appena concluso il puzzle della sua
squadra. L'ultimo pezzo lo mette con Pierluigi Bersani.
Il suo non è una riedizione dell'esecutivo di Prodi, ma qualche ex ministro se
lo porta dietro. A dimostrazione di una sorta di continuità con la vecchia
dirigenza, per la quale l'ex sindaco di Roma riserva posizioni di tutto
rispetto. Una scelta che vuol tagliare corto con le polemiche innescate in
questi giorni da Massimo D'Alema. Ma il 'governo'
veltroniano si fa notare anche per la forte presenza di donne e di new entry.
Chi resta fuori per lasciare al governo ombra i connotati del Pd è Di Pietro.
In stile anglosassone, Veltroni presenta dunque il suo
governo e annuncia per lunedì il primo 'Consiglio del ministri'. Il neo
shadowpremier appare soddisfatto. La sua vuole essere non una iniziativa
estemporanea, quanto piuttosto un 'modus' di fare opposizione. E l'essersi circondato
di personalità come Fassino, Bersani, Letta, serve a dare forza all'organismo, che pure concentra
un 43 per cento di donne, oltre al vicesegretario Dario Franceschini, Enrico
Morando in qualità di coordinatore e Ricki Levi portavoce. Le novità, però, non
bastano alla Sinistra giovanile ds, che abbandona il Pd. Eppure il governo
ombra suscita curiosità. Veltroni ne è certo e se ne
compiace. Anche perché il segretario piddì risolve in questo modo una buona
fetta dei suoi problemi. E dopo aver deciso per il Congresso tematico e
tesseramento, esclude tensioni con il suo avversario interno Massimo D'Alema. "Nessun conflitto con D'Alema",
grande assente. Spiega Veltroni: "Ha detto di no
perché insieme abbiamo discusso del ruolo importante che lui deve svolgere",
vale a dire di stimolo, attraverso "la fondazione Italianieuropei ".
La formula scelta, per l'anti-premier, è quella di "un'opposizione che
propone". Dall'ex ministro degli Esteri, però, Veltroni
ha preso qualche consiglio. Quegli stessi che hanno convinto Bersani
ad entrare. "Ci sono gli strumenti perché ognuno possa dare una mano, con
la libertà delle sue idee e un impegno concreto", spiega l'ex ministro.
"Con queste decisioni abbiamo i primi strumenti per suscitare una
partecipazione larga, sia nella costruzione del partito, sia per la battaglia
di opposizione dal punto di vista del Pd, Veltroni ha
lanciato il tesseramento e una discussione a ogni livello. Con il governo ombra
si potrà lavorare per fare esprimere al radicamento sociale l'esperienza
amministrativa e di governo e le risorse utili e tecniche che abbiamo".
Una mossa vincente, dunque, destinata a tranquillizzare gli animi, anche per i
nomi scelti, nel mix tradizione-innovazione. All'Assemblea costituente, poi
sarà eletta la nuova Direzione. E intanto Veltroni
legge i nomi del nuovo coordinamento del partito, che prende il posto del
'caminetto', composto da nove 'big' (Letta, Bersani, Fassino, Franceschini, Bettini, Fioroni, Gentiloni,
Finocchiaro e Soro). Un luogo di decisioni formale, in cui vengono
rappresentate le diverse anime democratiche. La svolta veltroniana suscita
curiosità e scetticismo fuori dal loft. Ma se la maggioranza attende di vedere
la sua ombra all'opera, il leader del Pdci Oliviero Diliberto la boccia senza
appelli: "Una parodia inefficace". Veltroni
e Franceschini (Ansa).
( da "Giornale.it, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
N. 111
del 2008-05-10 pagina 0 Veltroni gioca a fare il
premier, ma il governo ombra fa già flop di Luca Telese Il leader Pd presenta i
"ministri" e nega la sconfitta: "Recuperati 12 punti, non
abbiamo perso". E la sinistra giovanile sbatte la porta. Dopo Occhetto
nell'89 anche Walter "premier ombra". Dì la tua da Roma Inizia con
toni quasi entusiastici, e decanta le virtù del suo governo (ombra). Walter Veltroni ci si è messo d'impegno, ha fatto i conti col
calcolatore: "Nel governo Berlusconi le donne sono 4 su 21 ovvero il 19%.
Nel nostro 9 su 21, cioè il 43%! Anche in questa struttura abbiamo voluto
rispettare gli obiettivi di parità di genere!". Subito dopo l'anagrafe:
"Nel nostro governo c'è il numero più alto di giovani mai registrato in un
governo nella storia repubblicana! C'è anche la ministra più giovane, perché
Giorgia Meloni - a cui comunque facciamo gli auguri - ha già 31 anni. Mentre la
nostra Pina Picierno ha 29 anni!". Fermi tutti, va raccontata la scena. Veltroni, lo conoscete, è un genio del marketing politico.
Sta in piedi davanti al podietto americano, alle spalle ha il simbolone del Pd,
al suo fianco la maschera impassibile di Dario Franceschini. Fosse solo le forme
del rito, potrebbe essere un premier a Palazzo Chigi. Ma nel Tempio di Adriano,
ieri, con un brusio di fondo insistente, gli stuoli degli staff che affollano
la sala immalinconìti, le grandi firme che dopo la sconfitta disertano,
qualcosa non torna. Manca solennità: c'è come una nota di diapason stonata che
vibra. Come se la sconfitta ronzasse in quel brusio di fondo. Lo avverti nella
nota che segue la conferenza stampa, con cui i giovani della Sinistra Giovanile
abbandonano il coordinamento nazionale polemici. O nel comunicato del trombato
che la prende sul serio - il teodem Bobba - che invoca un ministero della
famiglia (poverino, forse ci si immagina lui). Come se un governo in cui sono
ministri Matteo Colaninno, o brillanti sconosciuti di sicuro avvenire come
Andrea Martella, Alfonso Andria e Lanfranco Tenaglia fosse un governo. Chiedi
al leader: "Davvero questa sarebbe stata la squadra se l'Ulivo
vinceva?". E lui: "Sì, il grosso delle forze è il meglio della nostra
capacità di governo". Caspita. Certo, ci sono Bersani, Fassino, Letta. Ma se guardi la lista salta all'occhio l'assenza di D'Alema. Pensi a una delle sue battute: "Capotavola è dove mi siedo
io". Forse qui manca il capotavola. Solo tre volte che cita la parola
governo, Veltroni capisce che almeno una chiosa correttiva è necessaria:
"Certo, dico ministri, anche se non sono ministri istituzionalmente
deterrminati". Ovviamente sa che un ministro "non istituzionalmente
determinato" non è un vero ministro. Così come sa che nessuno crede alla
balla che il Pd non abbia perso. Eppure, ieri, con il suo doppio colpo -
governo-ombra e nuovo "coordinamento politico" - il leader del Pd
prosegue la sua strategia del dopo voto: negare la sconfitta ("abbiamo
recuperato 12 punti, non abbiamo perso") e le divergenze che emergono nel
partito; flettersi senza spezzarsi, mettendosi intorno un nuovo
"caminetto" di alleati e oppositori interni tra cui ci sono tutti
meno gli oppositori più aspri, "i parisiani". Non c'è Parisi, insidiato
persino da Francesco Rutelli nella nomina al comitato
di garanzia sui servizi; e nemmeno uno dei suoi, nemmeno Franco Monaco. Neanche
nel coordinamento, tra Bersani, Bettini e Fioroni, i
due capigruppo, Fassino c'è D'Alema: ancora una volta
è un convitato di pietra, come accade a uno dei due dioscuri dell'ex Quercia,
ogni volta che l'altro prende il potere. Il dissenso c'è e non c'è, è ancora
una volta un ossimoro, come sempre per i post-comunisti. "Ragazzi -
scherza Ermete Realacci - vi rendete conto che Dalemiani-Veltroniani
è roba di vent'anni fa? Io faccio i conti con la storia di Legambiente,
parliamo dei tempi di Chicco Testa!". Già. Saranno tempi lontani, ma non è
un mistero la divergenza strategica tra i due: che D'Alema
- in forme nuove - voglia ricostituire l'alleanza. E Veltroni
continua col dogma dell'"autosufficienza" del Pd (lui la chiama
"vocazione maggioritaria"). A domanda risponde con una meravigliosa
perifrasi politichese: "Noi non siamo su posizioni di autosufficienza o
che negano le alleanze. Ma qualsiasi alleanza deve avere un perno riformista
che possa proporre un accordo programmatico". Cioè il suo Pd. Dice
Alessandro Taballione, veltronologo di Sky: "Mi pare che Veltroni sia in preda alla sindrome del poker. Più perdi,
più devi rilanciare". Intanto Di Pietro sbatte la porta, Sinistra
Arcobaleno grida al "massacro" (perché Franceschini chiede lo
sbarramento alle Europee per farli fuori), i giovani di Sg lamentano:
"Ancora una volta scelte di retroguardia volte solo a conservare gli
equilibri dei gruppi dirigenti". Nel suo blog, Mario Adinolfi, unico
oppositore (in chiaro) usa il bisturi: "Il governo ombra è una strepitosa
idea del Pci. Lo guida uno che viene del Pci, ministro-ombra degli Esteri che
30 anni fa era già un brillante dirigente del Pci. All'Economia va uno che
viene dal Pci più figo e vincente, ministro-ombra degli Interni è uno tosto che
viene dal Pci. La strategia pare sia il recupero dei voti al centro. E il
rinnovamento?". Adinolfi si fa caustico: "Ah, sì, scusate. Loro
mettono una 35enne alla Pubblica istruzione, vuoi mettere il fascino dell'usato
sicuro di donna Maria Pia Garavaglia? L'over sixty tranquillizza. Il figlio di
papà e la brava ragazza obbediente, comunque, ci sono. Insomma. Un altro
capolavoro. Bravi. Clap clap. Ormai mi viene da ridere. Io - conclude - non
voglio vedere il Pd ucciso tra un anno alle europee dall'insipienza di questi
dirigenti incapaci". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Dopo
Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds,
Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun
conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io
quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che
deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo
democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti,
pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non
fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il
"partito di Veltroni". Scritto in Varie
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un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni.
e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di
partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto
il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci
della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier
ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino
ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia).
E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un
suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto
che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran
Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo
punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun
altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no".
Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante
nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle
persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo
non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe
essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché
sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un
partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta.
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batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai
più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania
per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse.
Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del
Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato
nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è
stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge,
per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e
alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi,
quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene
le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo
rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità"
fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni
Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di
Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (107 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha
abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli
ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la
strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e
senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del
Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato
via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli
stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli
di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema?
Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a
furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni?
Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal
centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In
fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche
soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già,
perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una.
Veltroni è in grado di costruire un grande partito di
centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di
farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (120 votes, average: 1.31 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli,
sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico,
periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi
della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e
Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha
attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e
come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a
difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve
voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco
dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 90 ) " (88
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Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del
"Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (128 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza
a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter
Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi
democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt
, ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato,
lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto:
partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della
sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano,
proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il
tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse
che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera
politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti
su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può
scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio
i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni
vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si
scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del
ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e
diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia -
scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si
vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA
IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 55 ) " (55 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere
rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma
autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il
Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche
Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso
con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno
nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella
sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione
in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio
a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle
sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e
urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per
volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno
individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno
capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo
stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra,
su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando
Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che
governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì
o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso
Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa.
Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo
2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto,
Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a
salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano,
palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure.
Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa,
però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla
capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più
internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da
poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e
vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E
torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi".
Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più
accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende
collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli
(Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) :
niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto
della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini.
Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita,
al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione
delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del
no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind,
proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città
vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 60 )
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01Apr
( da "Giornale.it, Il" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
Dopo
Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds,
Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito
democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto,
perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che
polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema
portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla
fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in
casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione
del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà
il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per
tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a
sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni".
Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta
per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non
c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a
Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai
tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha
riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini?
Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi
fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli
elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione
rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione
del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier
ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino
ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra?
Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello
che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è
nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (33 votes, average: 1.48
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema
batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai
più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il
delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di
rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 10 ) "
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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni
Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno
che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft
veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo
la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata
della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra
è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando
inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo
D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei
partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si
sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano",
politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare
proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado
di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono
altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni
deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd?
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da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del
Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl,
Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti.
Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e
Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci
sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno
detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli
(è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile
per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i
suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 18 ) " (128 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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"padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza
a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter
Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament,
serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti
analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em
capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con
un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul
territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò
fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza,
Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva
agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi -
nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera.
Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza
il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero?
Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco
della Capitale Alemanno, Veltroni
sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a
spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni
lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a
un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato
da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato
aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De
Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano,
palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure.
Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa,
però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla
capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più
internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da
poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e
vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E
torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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( da "Stampa, La" del 10-05-2008)
Argomenti: PD
NELLA
SQUADRA DEL SEGRETARIO RISPETTATE LE QUOTE ROSA: 43% DEL TOTALE Governo ombra
Chiamparino l'anti-Bossi del Pd [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Dopo la sconfitta
elettorale, Walter Veltroni prova a
rilanciare il Pd con un nuovo coordinamento politico, lasciando fuori big come
D'Alema, Marini, Rutelli, Parisi, Bindi. Ciò ha provocato la prevedibile irritazione
degli ex ministri degli Esteri, Difesa e Famiglia. E fino a tarda sera neanche
una parola sulla squadra di Walter da parte di D'Alema. Con
i suoi che facevano trapelare un forte sconcerto per le scelte di vertice
adottate. Ma quella di Veltroni, che ha fatto crescere
la componente degli ex Popolari nella nuova "segreteria politica", è
un'operazione tutta volta ad arginare proprio il protagonismo di D'Alema. I Democratici devono anche attrezzarsi a fare
opposizione e lo strumento che hanno messo in in piedi è il governo ombra che
ricalca nella composizione l'esecutivo di Berlusconi. Ventuno ministri come
quelli che si sono insediati a Palazzo Chigi (manca il responsabile dei
rapporti con il Parlamento in quanto questa funzione è delegata ai due
capigruppo di Camera e Senato, mentre c'è il dicastero delle Comunicazioni che
è stato assegnato a Giovanna Melandri). "Credo - ha detto Veltroni - che dovere dell'opposizione non sia quello di
dire soltanto dei no ma di formulare proposte alternative". Dunque un
organismo, come in Inghilterra, che incalzerà il Cavaliere su ogni argomento
con proposte e controproposte. Ogni ministro-ombra marcherà ad uomo il suo
collega istituzionale. L'anti-Bossi è il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino:
sarà lui il responsabile delle riforme. Mentre la ventiseienne Pina Picerno
dovrà vedersela con la trentenne ministro per le Politiche giovanili Giorgia
Meloni. Poi Marco Minniti è il contraltare di Maroni all'Interno, Bersani di Tremonti all'Economia, Colaninno di Scajola allo
Sviluppo economico. Piero Fassino sarà l'antagonista di Frattini, Enrico Letta farà le pulci a Sacconi per il Lavoro, Roberta Pinotti
a La Russa per la Difesa, Realacci incrocerà le lame con la Prestigiacomo per
l'Ambiente. Ma la vera novità sta nel coordinamento con il quale Veltroni ha stretto un patto con tutte le componenti del
partito, accantonando o mettendo in secondo piano tutte le nuove figure che
facevano parte dell'esecutivo fino alle elezioni. Un "patto
generazionale" con il quale Veltroni ha sfilato Bersani (ministro ombra dell'Economia e membro del
coordinamento) dal giro dalemiano. Dopo la sconfitta elettorale, l'ex
responsabile della Farnesina ha lavorato ai fianchi il segretario del Pd e ha
promosso una "riunione di riflessione" alla quale aveva partecipato Letta. Ora anche quest'ultimo è stato coinvolto nei nuovi
organismi dirigenti con un ruolo di forte responsabilità. L'altroieri al loft, Veltroni è stato chiaro con Bersani:
"Non appiattirti su Massimo". E Bersani, già
deluso per non aver potuto fare il capogruppo alla Camera, ha risposto di non
essere incasellabile in una corrente, a patto che ci sia libertà di idee,
spazio per la discussione politica e un ruolo forte per giocarsi in prima
persona la sua partita, senza padri tutelari. Insomma, i nuovi capi del Pd si
emancipano dai leader di riferimento e gli ex Popolari acquistano un peso
specifico maggiore, con Fioroni che si occuperà dell'organizzazione, e con
Bettini (fino a ieri coordinatore dell'esecutivo) che entra lo stesso nel
coordinamento ma con un ruolo ridimensionato. Ora sarà difficile che Marini
possa andare a fare il presidente del partito visto che gli ex Ppi sono
presenti al loft con Franceschini, Fioroni e Soro. Anche Gentiloni vuole
camminare con le sue gambe e al vertice del Pd sostituisce Rutelli,
con la responsabilità della comunicazione del partito. In questa
riorganizzazione non c'è l'ombra dei prodiani e degli uomini di Parisi che
masticano amaro. Ma chi ne esce più ridimensionato, almeno sulla carta, è D'Alema. Per Veltroni con lui non c'è
"conflitto": ha scelto di occuparsi della Fondazione Italianieuropei
e il suo "contributo sarà utilissimo". Ma a D'Alema
la mossa di Walter non è piaciuta. Ambienti a lui vicini parlano di
"sconcerto" per un organismo non eletto e nominato senza una
discussione politica. E, dal punto di vista dello statuto, illegittimo.