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DOSSIER “MONNEZZE”

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Report "Monnezze"

Idea per Napoli: la monnezza dentro l'uovo ( da "Libero" del 21-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Alla guida della Regione ci sarà pure Bassolino, che ha una faccia triste. A Palazzo San Giacomo, la Iervolino, che non ispira risate a crepapelle. Ma Napoli è una città allegra. Da questo punto di vista, anche una città miracolosa. Cinque. Consiglio dedicato ai napoletani senza terrazzino (ne esistono) e anche senza basso (esistono pure questi).

La soluzione di De Gennaro <Tenetevi i rifuti in casa> ( da "Libero" del 21-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Bassolino, Iervolino) le hanno sepolte. La catastrofe è talmente grande da rendere impossibile previsioni certe sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità". Ieri è arrivata la replica di Massimo D'Alema, capolista alla Camera in Campania, l'asso di denari su cui la sinistra ha puntato.

Sulla città soffia il vento dell'astensionismo: troppi <galli sulla monnezza> ( da "Liberazione" del 21-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Bassolino, Iervolino) le hanno sepolte" è scritto nella lettera che Berlusconi ha inviato a tre milioni e mezzo di napoletani. L'emergenza rifiuti è così diventato il terreno sul quale si consuma la lotta elettorale, la clava con la quale il Cavaliere conta di vincere le elezioni (se è vero che nel 2006,

LA RABBIA DEI PRODUTTORI: SONO CASI ISOLATI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: che il consorzio si è costituito parte civile nei procedimenti contro le ecomafie? Per noi, il territorio è risorsa". La mozzarella è al terzo posto (dopo il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma), tra i prodotti Dop in Italia, al quarto per fatturati (prima viene anche il gorgonzola). Una ricchezza. "Siamo un settore sano, vogliamo i controlli e crediamo nella magistratura.


Articoli

Idea per Napoli: la monnezza dentro l'uovo (sezione: Monnezze)

( da "Libero" del 21-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Prima pagina 21-03-2008 Idea per Napoli: la monnezza dentro l'uovo di MATTIAS MAINIERO Questo è un decalogo per i napoletani in tempi di Pasqua e di emergenza rifiuti. Dieci regole per la sopravvivenza igienica. Vanno applicate da oggi, venerdì di Passione, fino a mercoledì delle Ceneri. Perché da oggi a mercoledì l'emergenza campana diventerà superemergenza. A lanciare l'allarme è stato Franco Giannini, vicecommissario delegato per i rifiuti, cioè il vice di De Gennaro. Durante i giorni festivi, ha spiegato Giannini (...) segue a pagina 17 con grande serietà e partecipazione al problema, si produrrà più immondizia. Durante gli stessi giorni l'atti vità negli impianti di smaltimento e trasferimento sarà ridotta. Si rischia il collasso del collasso. Anzi: l'intasamento record. E così Giannini, sempre con grande serietà, ha lanciato anche un appello ai napoletani: "Tenetevi i sacchetti in casa fino a mercoledì". Non ha aggiunto altro, forse perché era rimasto a corto di serietà. Il resto lo aggiungiamo noi, che la prendiamo a ridere, altrimenti dovremmo andare a Napoli e prendere qualcuno a calci nel sedere. Metaforicamente, si intende. Ecco il decalogo. Regola numero uno. È abbastanza scontata, ma da non sottovalutare. Almeno alcuni dei sacchetti potrebbero essere inseriti in grosse uova di Pasqua da consegnare a Franco Giannini. Sarà il subcommissario a farle arrivare ad Antonio Bassolino. Per Pasqua un regalo non si nega a nessuno, figuriamoci all'amato governatore che tanti igienici regali ha fatto alla sua città. Numero due. Cari napoletani, consumate poco per produrre poco. È una regola ambientalista, e gli ambientalisti ne sanno sempre una più degli altri. Fulco Pratesi, presidente del Wwf, una volta spiegò che lui, per risparmiare acqua, si lava il meno possibile. Non si dilungò sugli odori corporei. Ma l'emergenza è l'emergenza: presuppone limitazioni, olfattive e di altro genere. A Roma si dice: "Non mangiate per non cagare". Numero tre. Il terrazzino. Il terrazzino napoletano, ringhiera di ferro battuto e arabescato, è un classico cittadino. Mezzo metro per tre. Oltre ai gerani, una decina di sacchetti c'entra comodamente. Mi raccomando: sceglieteli colorati, i sacchetti. Il nero sa troppo di rifiuti. Il ro- sa potrebbe ricordare un geranio gigante, genere Partenopeum, famiglia Bassolinum. Varietà in rosso: famiglia Iervolinae. Quattro . La regola vale per i napoletani senza terrazzino, quelli che abitano nei bassi: nel periodo pasquale, i panni stesi da un palazzo all'altro potrebbero essere sostituiti dai sacchetti di rifiuti. Scegliere sempre buste molto colorate. Alla guida della Regione ci sarà pure Bassolino, che ha una faccia triste. A Palazzo San Giacomo, la Iervolino, che non ispira risate a crepapelle. Ma Napoli è una città allegra. Da questo punto di vista, anche una città miracolosa. Cinque. Consiglio dedicato ai napoletani senza terrazzino (ne esistono) e anche senza basso (esistono pure questi). Sono i napoletani dei palazzoni popolari, della sterminata e cementificata periferia. Hanno solo minuscole finestre incompatibili con la raccolta dei rifiuti. Ma molti vicini di casa. Se qualcuno vi è antipatico, potete testimoniare il vostro affetto con un pensierino pasquale. Se è permaloso, mettete subito le cose in chiaro: è stato Franco Giannini a suggerirmi il regalo. Se è camorrista, passate alla regola numero sei. Sei . Napoli sotterranea. Sotto la città, è noto, c'è un'al tra città: gallerie, scavi nel tufo, grotte e anfratti di tutti i generi. La Napoli sotterranea è facilmente accessibile. Per esempio, dalla zona dei Quartieri Spagnoli. Non c'è bisogno di fare buchi. A volte, basta aprire una botola. Prendete i sacchetti e gettateli giù. Se l'immondizia è in superficie può benissimo accomodarsi nel sottosuolo. In caso di emergenza prolungata e grossa raccolta di rifiuti si possono organizzare tour per gli stranieri: ecco le catacombe partenopee. Immondizia autentica dei primi cristiani. Ovviamente, evitate di gettare volantini elettorali e cose del genere: gli antichi cristiani non votavano. Biglietto: 5 euro per ammirare la munnezza di antiquariato. Se il turista protesta, non restituitegli gli euro. Chiudete la botola. Al prossimo turista spiegherete che si tratta di un martire cristiano. Sette. Il Vesuvio, sistema rapido di incenerimento rifiuti pasquali. Naturalmente, dovete sperare in un'eru zione. In caso di ulteriore inattività vulcanica, strafottetevene. La natura è saggia. Saprà lei come fare a sistemare le cose. Otto. Il Vulcano Buono. Non è il Vesuvio che fa il chierichetto. È un centro commerciale alle porte di Napoli realizzato su progetto di Renzo Piano. Una munnezza che fa acqua da tutte le parti e alle prime piogge si inonda. Immondizia per immondizia, un po' di sacchetti non guastano. Nove . Il mare, perenne risorsa napoletana. Era un'ac quasantiera, quel mare lì. Benedetto dalla bellezza. Se è rimasto qualcosa di religioso, il mare sarà mosso a pietà e accoglierà anche i vostri sacchetti, dopo aver accolto le fogne e tutto il resto. Un mare col cuore in mano e lo scarico dietro l'angolo. Non vi tradirà. Lui no. Dieci . È l'ultima regola, ma in realtà sarebbe la prima da seguire, la regola aurea. Solo per cortesia istituzionale figura al decimo posto in classifica. Prendete la munnezza. Tutta la munnezza possibile e immaginabile. Chiedetela in prestito anche alle nonne e alle zie e ai parenti dal terzo al trecentesimo grado, che ve la daranno volentieri senza chiedere nulla in cambio. Prendetela, gettatela su un camion e scaricatela a via Santa Lucia, numero civico 81, cap 80132. È la sede della Regione Campania, la sede di Antonio Bassolino. Va anche bene la sede del commissariato. E state sicuri che, Pasqua o non Pasqua, da lì la toglieranno. Per loro uno spazzino c'è sempre. Peccato che porti via solo i rifiuti. 1.300 Le tonnellate di rifiuti accumulate a Napoli 160mila Le tonnellate che saranno esportate in Germania 7 maggio Il termine del mandato del commissario speciale De Gennaro 1994 L'anno in cui è iniziata l'emergenza rifiuti in Campania Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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La soluzione di De Gennaro <Tenetevi i rifuti in casa> (sezione: Monnezze)

( da "Libero" del 21-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Italia 21-03-2008 La soluzione di De Gennaro "Tenetevi i rifuti in casa" di LUCIA ESPOSITO Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi. I napoletani non hanno scelta: passeranno i giorni della Passione con la munnezza. Gli avanzi della cena a base di pesce del venerdì santo. I pezzi di capretto al forno con piselli del giorno di Pasqua. I resti di pastiera e "casatiello" del lunedì dell'Angelo. E poi i gusci delle uova sode, gli involucri delle uova di cioccolato, i cartoni delle colombe... Pattume chiuso nei sacchetti e conservato a casa. Tre mesi dopo l'insediamento del super commissario, Gianni De Gennaro, ecco la sorpresa di Pasqua per i napoletani: da venerdì a mercoledì sarebbe meglio se non buttassero la spazzatura in strada. È il consiglio che Franco Giannini, vice di De Gennaro, ha dispensato per queste feste. "Tenete la spazzatura a casa vostra", ha avvertito. Il suo ragionamento è semplice: nei giorni di vacanza (l'esperienza di Natale e Capodanno insegnano) si produce più spazzatura ma gli impianti di smaltimento riducono la loro attività. La soluzione è elementare: la munnezza, invece di buttarla in strada, conservatela a casa. Tanti sacchi neri allineati sui balconi come vasi di fiori e i napoletani che hanno solo finestre, pazienza, dovranno turarsi il naso, convivere con il pattume dentro casa fino a mercoledì quando gli impianti di smaltimento saranno tornati a regime e molti si saranno messi a dieta. Mercoledì scorso, in un vertice a Palazzo Chigi con Prodi, De Gennaro ha assicurato che per il sette maggio, data in cui scadrà il suo mandato, Napoli sarà uscita dall'emergenza rifiuti. Ma a poco più di un mese sulle strade ci sono ancora 1.300 tonnellate di spazzatura e ai napoletani viene consigliato di conservare i sacchetti delle feste. Nonostante le rassicurazioni, la situazione è ancora drammatica (da oggi cominciano le spedizioni di rifiuti verso la Germania) e la normalità è una mèta ancora troppo lontana. Le elezioni, invece, si avvicinano e sul Pd di Veltroni soffia il lezzo di immondizia e pesa la decisione di Bassolino di non dimettersi. Così se ai cittadini lombardi Silvio Berlusconi ha parlato del futuro di Malpensa, a quelli di Napoli ha promesso di liberarli dal giogo dei rifiuti. "Cara amico, cara amico di Napoli e della Campania (...) Tu più di ogni altro italiano sai quanti e quali danni possa portare un'amministrazione di sinistra. Il primo impegno del prossimo governo sarà liberare Napoli e la Campania dalle montagne di rifiuti sotto la quale la classe dirigente del Partito democratico (Prodi, Bassolino, Iervolino) le hanno sepolte. La catastrofe è talmente grande da rendere impossibile previsioni certe sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità". Ieri è arrivata la replica di Massimo D'Alema, capolista alla Camera in Campania, l'asso di denari su cui la sinistra ha puntato. Il ministro degli Esteri respinge le accuse, scagiona Bassolino e dice che Silvio Berlusconi dovrebbe scrivere una "letterona" per "spiegare perché in cinque anni non ha fatto nulla". Durante una tappa del suo tour elettorale aggiunge che il Cavaliere "non dovrebbe speculare sui mali di Napoli per cercare di avere qualche voto e presentare un'immagi ne distorta". Ricorda che "l'emergenza in Campania è iniziata nel 1994 e che lui è stato al governo per lunghi anni". Nega che la Campania sia da mesi sepolta dai rifiuti e lo accusa di far scappare i turisti: "Berlusconi ha scritto a tutti gli italiani nel mondo che la Campania è sommersa dalla spazzatura. Il che, secondo me, in questi termini non è vero. E il risultato di questa propaganda, di questa strumentalizzazione è che è più difficile che la gente venga qui in vacanza....". È dal mese di gennaio che gli albergatori lanciano l'allarme turismo e, come previsto, le prenotazioni per le vacanze di Pasqua sono crollate del 40 per cento. Il nuovo assessore regionale al turismo, l'ex braccio destro di D'Alema, Claudio Velardi non si scoraggia, anzi legge i dati che parlano di crisi con sorprendente ottimismo: "Un invito a innescare una spirale di fiducia". Peccato che il centro di Napoli sia invaso da sacchi neri e non da turisti e che i napoletani siano costretti a passare la Pasqua con la munnezza in casa. Foto: VISTA MARE Centinaia di sacchetti della spazzatura costeggiano il lungomare di Napoli. L'emergenza continua. Tanto che ieri il vice del commissario straordinario per i rifiuti ha rivolto un appello ai cittadini: "In vista delle festività pasquali, tenete i rifiuti in casa, almeno fino al prossimo mercoledì, soprattutto carte e cartoni da imballaggio". In prossimità dei giorni festivi, infatti, non solo si produce più immondizia, ma l'attività nei Centri di raccolta campani e negli impianti è ridotta (Oly) LA SCHEDA L'INZIO DEL DISASTRO L'emergenza rifiuti in Campania comincia nel 1994, quando viene nominato il primo Commissario di governo per risolvere la situazione IL SUPERPOLIZIOTTO Lo scorso mese di gennaio, quando la situazione è precipitata, il governo ha af fidato all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, il compito di far uscire la Campania dell'emergenza. Il suo mandato scade il sette maggio prossimo. Sin dai primi giorni il suo piano per l'apertura di nuove discariche si è scontrato con le proteste di ambientalisti e residenti. Ma mercoledì scorso, in un vertice con Prodi, ha assicurato che entro la data fissata la Campania uscirà dall'emergen za. LA PROPOSTA Il vice di De Gennaro, Franco Giannini, ha consigliato ai napoletani di tenere la monnezza delle vacanze di Pasqua a casa. E questo perché nei giorni di festa la produzione di pattume aumenta, gli impianti di smaltimento non sono a regime. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Sulla città soffia il vento dell'astensionismo: troppi <galli sulla monnezza> (sezione: Monnezze)

( da "Liberazione" del 21-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Sulla città soffia il vento dell'astensionismo: troppi "galli sulla monnezza" "Tenete i rifiuti in casa" Così Napoli si "prepara" alla Pasqua (e alle elezioni) Romina Velchi Napoli Bella e impossibile. Cioè, Napoli. La "solita" Napoli. A passeggio per le vie del centro, tra il sole e la pioggia, il coacervo di contraddizioni non devi nemmeno cercarlo, ti cade addosso: i mucchi di spazzatura e lo splendore di piazza Plebiscito; il caotico traffico cittadino e l'eleganza del lungomare; il fascino dei vicoli e le case sgarrupate; la gentilezza di giovani e anziani e il corteo dei disoccupati; la Rinascente che annuncia l'addio al capoluogo campano dopo cento anni e la Boeing che inaugura il nuovissimo centro di ricerca di Portici. Ecco perché, a una ventina di giorni dalle elezioni politiche, Napoli (e la Campania) resta un'incognita. E perché tutti la cercano. "Il primo impegno del prossimo governo sarà liberare Napoli e la Campania dalle montagne di rifiuti sotto la quale la classe dirigente del Partito democratico (Prodi, Bassolino, Iervolino) le hanno sepolte" è scritto nella lettera che Berlusconi ha inviato a tre milioni e mezzo di napoletani. L'emergenza rifiuti è così diventato il terreno sul quale si consuma la lotta elettorale, la clava con la quale il Cavaliere conta di vincere le elezioni (se è vero che nel 2006, la regione fu determinante per il successo del centrosinistra). Ci riuscirà, molto probabilmente, ma solo perché gli avversari, per usare una metafora calcistica, hanno lasciato la porta vuota. Non perché abbia conquistato la fiducia dei napoletani. I quali stanno cominciando a pensare che sulla tragedia dei rifiuti si sia speculato per meri interessi di bottega, anche a costo di affossare l'economia partenopea: sono come i "galli sulla monnezza", secondo un vecchio adagio. Come dire, il centrodestra si fa bello, ma sotto il vestito "sciantoso" non c'è nulla. E poi Napoli non è mai stata una città di destra e votare Berlusconi significa votare anche per la Lega Nord, che "a noi ci schifa". Insomma, "ci hanno fatto davvero una pessima pubblicità, perché qui a Napoli i rifiuti non ci sono. Il problema riguarda la provincia" dice un po' sconsolata una commerciante di via Toledo. Magari non è proprio così: sacchi di spazzatura ammucchiati per terra se ne vedono pure qui e, comunque, il problema del mancato smaltimento è reale. Ma è anche vero che i rifiuti per strada c'erano pure all'epoca delle elezioni europee e il centrosinistra andò bene (diversamente da questa volta: per il Pd si annuncia un tracollo). E allora? Allora, la differenza è che le montagne di spazzatura hanno fatto il giro del mondo, sono diventati uno scandalo planetario. E pazienza se c'è differenza tra Napoli e l'interland: il danno, ormai, è fatto. La prova è una Pasqua sotto tono e senza turisti, in calo del 30% rispetto all'anno scorso: "Se siamo fortunati perdiamo "solo" un milione di euro" fanno sapere gli agenti di viaggio, mentre l'assessore comunale al turismo promette "una città abbastanza pulita". Ma la prova è anche una distanza dalla politica che è diventata palpabile. "Guardi - dice la receptionist di un albergo del centro, metà delle camere vuote domenica - io ho sempre votato a sinistra. Ma questa volta ai napoletani dico: non andate a votare". Un gruppo di cittadini del Casertano ha preso carta e penna e l'ha comunicato al presidente Napolitano: "Con dolore che è pari solo alla nostra indignazione, restituiamo allo Stato italiano, che lei rappresenta, le nostre tessere elettorali". Come dargli torto? "La nostra terra, che è anche la sua, è ormai contaminata come e più di Seveso. Prima dal Sud ci si spostava per lavorare, ora ci si sposta per tutelare la salute e per cercare di recuperare i diritti civili fondamentali". Guarda caso, è proprio nel Casertano che è saltato fuori il "latte alla diossina" e adesso tocca all'Avellinese. D'altra parte perché stupirsi: il 40% dei rifiuti tossici (per la cronaca, provenienti da tutta Italia) è in Campania che finisce. Cornuti e mazziati. Ma, a ben vedere, più di tutto brucia il crollo della speranza, la delusione per la fine ingloriosa del tanto sbandierato "rinascimento" napoletano, quello annunciato con l'inizio dell'era Bassolino, ormai quindici anni fa o giù di lì. Perché non è solo una questione di rifiuti. "C'è una clamorosa emergenza, che va avanti da molti anni - dice un po' indignato Peppe De Cristofaro, segretario regionale del Prc e candidato alla Camera della Sinistra arcobaleno - ed è l'espulsione di massa dai siti produttivi dismessi; è una regione che ha il più alto numero di giovani che emigrano, più della Calabria, che fa il paio con l'alto numero di domande per entrare nell'esercito professionale". La vera emergenza, quindi, è quella sociale, sulla quale si sviluppa la piaga criminale: "A Scampia, a Piscinola e negli altri quartieri a rischio, i giovani portano al collo una piastrina, come quelle dei militari, con su scritto il nome e il gruppo sanguigno", così almeno al pronto soccorso non si perde tempo. Non è il Vietnam degli anni '60, ma la Napoli del 2008. Così diventa normale (si fa per dire) che il vice commissario delegato per l'emergenza rifiuti si appelli ai campani: "Teneteveli in casa, almeno fino al prossimo mercoledì", perché sa di non essere in grado a gestire l'ordinario, figuriamoci lo straordinario dei giorni di festa. E così succede che la politica, nel vano tentativo di salvare il salvabile, non fa che peggiorare le cose. Per esempio, sfiorando il ridicolo con una campagna pubblicitaria (assessorato regionale al turismo e Ept) il cui slogan è: "Napoli è easy", cioè facile. Facile? D'accordo, il messaggio è rivolto ai turisti, allettati con un pacchetto di sconti e musei tutti aperti. Ma è inevitabile il "vaffa" degli albergatori (almeno quelli aderenti all'Adan Confcommercio), che rifiutano di distribuire i kit: sono "assurdi a quattro giorni dalla Pasqua, ci si doveva pensare mesi fa", uno "spreco di soldi". E annunciano la serrata per il 31 marzo. Replica dell'assessore Claudio Velardi: "Alcuni albergatori si comportano come Tafazzi". Tafazzi o no, c'è anche chi, con la proverbiale ingegnosità partenopea, cerca di arrangiarsi da sé. Piccole e grandi iniziative fioriscono tra i commercianti dei Decumani, le antiche "vie dell'arte" del centro storico, che non vogliono "piangersi addosso": sfogliatelle gratis ai croceristi che arrivano da mezzo pianeta; prima notte gratuita nelle strutture ricettive; convenzioni; siti web perché "se i turisti non vengono, porterò le mie statuette in giro per il mondo via internet". Difficile dire quale sia il sentimento prevalente: se quello della perdita di autostima, dell'umiliazione. O quello della voglia di riscatto, del non darsi per vinti. E quale peso avrà nell'urna. 1.segue 21/03/2008.

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LA RABBIA DEI PRODUTTORI: SONO CASI ISOLATI (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-03-2008)

Argomenti: Monnezza

La richiesta La rabbia dei produttori: "Sono casi isolati" Da Santa Lucia ora aspettiamo aiuti concreti DALL'INVIATO GIGI DI FIORE Santa Maria Capua Vetere. Le pagine dei giornali sono spalancate sull'allarme del giorno: i sequestri di latte e mozzarelle in 112 aziende tra le province di Napoli e Caserta. Al caseificio "Garofalo" la produzione va avanti con i soliti ritmi: gli imballaggi pronti per Milano, con il marchio Galbani; le confezioni di polistirolo per i punti vendita negli aeroporti; le tecniche di sempre, ma con macchinari moderni. Raffaele Garofalo è la terza generazione di chi credette, da queste parti, nell'allevamento delle bufale. Chi rischiò la pelle in territori paludosi dove si moriva di malaria. Chi ha poi resistito alle insidie criminali in una terra martoriata dai violenti clan dei casalesi. "La porto dove potrà capire chi sono oggi gli allevatori di bufale e i produttori di mozzarelle invidiate in tutto il mondo", annuncia proprio Raffaele Garofalo, oggi presidente nazionale dell'Associazione allevatori specie bufaline. Da Santa Maria Capua Vetere a San Nicola la Strada il percorso è rapido, se si conoscono le scorciatoie giuste. In viale Carlo III, c'è la sede del consorzio di tutela della mozzarella campana, riconosciuta dal Dop (denominazione di origine protetta). Per Pasqua dovevano chiudere, ma le notizie dell'ultim'ora hanno imposto il fuori programma. Si preparano il testo a pagamento da pubblicare sui giornali e un comunicato stampa. Spiega il presidente del consorzio, Francesco Consalvo, in carica da appena 15 giorni, imprenditore di Serre in provincia di Salerno: "All'indagine di cui si parla, sono sottoposti solo nove caseifici dei 131 aderenti al consorzio Dop. Significa il 2,80 per cento della nostra produzione. Speriamo che, dopo i primi 16 dissequestri, le campionature chiariscano che i controlli assicurati dai 16 funzionari del consorzio garantiscono il consumatore". Sulla parete, campeggia il certificato di "mozzarella bufala campana", firmato nel 1996 da Franz Fischler a Bruxelles. Inseriva il prodotto nell'albo Dop. Dice Raffaele Garofalo: "La mozzarella è cultura, tradizione, storia del nostro territorio. Significa lavoro per 25 mila famiglie. Intuimmo in cinque, nel 1981, che era necessario fare qualcosa per distinguere lavorazioni fatto secondo criteri certificati dalle altre". Proprio 27 anni fa, si misero assieme Garofalo, la cooperativa di Cancello Arnone, Lupara di Capua, l'Abc di Vitulazio e la Bufarella di Salerno. Era il primo nucleo del consorzio, arrivato a 131 caseifici (70 in provincia di Caserta), concentrati anche nell'area salernitana, in quella foggiana e nell'alto Lazio. Tre iniziali sedi a Napoli, poi il trasferimento nell'area naturale: la provincia di Caserta. Il direttore Vincenzo Oliviero snocciola dati: 36 milioni di chili di mozzarelle prodotte nel 2007, con 2000 allevamenti di bufale. Le mazzate sono cominciate a gennaio, quando l'informazione comincia a bombardare sulla crisi rifiuti. Da allora la flessione si è fatta costante, arrivando al 15 per cento di un fatturato che nello scorso anno è stato di 300 milioni di euro. Commenta ancora Raffaele Garofalo: "Sarebbe ora che la Regione intervenisse a sostenere il settore, anche con rimborsi a chi è stato costretto a distruggere la sua produzione". L'orgoglio sono le immagini di personaggi famosi che ordinano la mozzarella nei caseifici della zona: la famiglia reale inglese, attori come Leonardo Di Caprio. C'è chi ha investito nel settore, come Fabio Cannavaro che ha acquistato l'80 per cento di un caseificio a Teverola. Il consorzio pensa a testimonial in piazza, nelle principali città del nord con degustazioni di mozzarella. "Il problema rifiuti è argomento di campagna elettorale - commenta Raffaele Garofalo - Una crisi che investe aree urbane, non certo le realtà agricole degli allevamenti. L'inchiesta sulla diossina non c'entra con i rifiuti. È difficile far capire che qui è tutto controllato, che la diossina non riguarda il marchio Dop. Sa che il consorzio si è costituito parte civile nei procedimenti contro le ecomafie? Per noi, il territorio è risorsa". La mozzarella è al terzo posto (dopo il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma), tra i prodotti Dop in Italia, al quarto per fatturati (prima viene anche il gorgonzola). Una ricchezza. "Siamo un settore sano, vogliamo i controlli e crediamo nella magistratura. Chiediamo però di non far confusione tra la mozzarella e le mozzarelle sequestrate". Nella sede del consorzio, studiano iniziative. E il presidente Consalvo osserva: "Che ne è stato del can can sull'aviaria e quello sulla Bce? Tempeste risolte in una bolla di sapone. Attenzione sì, ma senza confusione". Poi tutti ad assaggiare una mozzarella con il marchio della bufala nera su logo rosso e verde. Una delizia. Ispezione in un allevamento di bufale nel Casertano A destra, Raffaele Garofalo.

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