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DOSSIER “MONNEZZE”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Monnezze"

Le spese folli degli impianti attrezzi noleggiati per anni - antonio corbo ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: ventimila sono la raccolta di 27 giorni in Campania, quindi 50 milioni di euro. "La stessa cifra basta per attrezzare due discariche e chiudere l'emergenza", calcola malinconico un funzionario dello staff. Per ogni impianto si registra il noleggio di una pala meccanica per 200 euro al giorno, di due pale cingolate "a caldo" per 1200, di una piattaforma per 170,

Di pietro riapre il caso bassolino - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: regna dietro le discariche campane insieme alle poltrone della Iervolino e di Bassolino". Immondizia e non solo. Perché Berlusconi non si è limitato a tornare, ormai quotidianamente, sul disastro rifiuti i Campania, ma ha citato la Regione anche per rispolverare una sua vecchia idea: "Nei giorni scorsi ho verificato alcuni verbali di voto delle ultime elezioni politiche del 2006.

Il dilemma di chi vuole votare pd - umberto de gregorio ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Bassolino-Iervolino": un voto agnostico, di attesa, di assenso o di dissenso? Escluso il significato di voto di dissenso (che non troverebbe giustificazioni logiche di sorta) resta da capire se il voto per il Pd in Campania possa rappresentare un voto di attesa o rischi addirittura di poter essere interpretato (o strumentalizzato)

Cronaca di un disastro politico e della catena degli errori e delle responsabilità di due giunte regionali e del governo ( da "Liberazione" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: le discariche. Attualmente in Campania l'unica discarica, non a caso detta regionale, funzionante, e pubblica, è quella di Macchia Soprana, a Serre, in provincia di Salerno, capiente ma non infinita. Non si tratta della stessa area che scatenò le proteste dei cittadini, lo scorso anno, quando era in questione l'apertura di un altro sito poco distante,

TUTTO EBBE INIZIO UNA NOTTE DI SEI ANNI FA, QUANDO LA CAMORRA APPICCò IL FUOCO AL NEGOZIO DI VE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Silvana viene simbolicamente accompagnata in aula dal sindaco Iervolino, dal governatore Bassolino e da tante altre autorità che le dimostrano solidarietà. Il processo si concluderà con 11 condanne (oggi quasi tutte definitive) a pene variabili dai 5 ai 12 anni.

Stop al grande affare dei noli ma soldi a fibe per acerra ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: La lunga giornata di Sottile si è conclusa a Palazzo San Giacomo. Incontro con il sindaco Iervolino per firmare il piano ideato dall'assessore Enrico Cardillo. Il Comune di Napoli è tra i morosi, con 87 milioni. Li pagherà in dieci comode rate annue. (a.c.).


Articoli

Le spese folli degli impianti attrezzi noleggiati per anni - antonio corbo (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina II - Napoli Le spese folli degli impianti attrezzi noleggiati per anni Nei cdr il prezzo di un carrello è pari a sei mesi di fitto Le ditte incassano fino a 400mila euro. I controlli anti-abusi di Pansa "Basta una fattura in ritardo: si sospende il servizi ed è paralisi" Le proteste di 500 lavoratori svelano un nuovo libro bianco ANTONIO CORBO La Campania scopre nuove forme di investimento. Basta credere nell'emergenza rifiuti. è il settore che tira. Altro che turismo. Una pala meccanica rende più delle camere panoramiche di un grand hotel. Lo dimostrano i voluminosi conteggi tra fornitori, Fibe e governo. Si è aperto ieri il nuovo libro bianco degli sprechi. In via Medina, sede del Commissariato, hanno discusso i 21 sindacalisti dei sette impianti di Cdr. Il cuore del sistema. Si blocca spesso, paralizzando la raccolta. Gli effetti sono le colline di immondizia nelle strade. "Funziona a singhiozzo", ammettono i 500 lavoratori in agitazione per una serie di disagi e timori. "Noi siamo trattati come bestie, né igiene né sicurezza sul lavoro. Contano solo le macchine", protesta uno dei 21 in via Medina, davanti alla "Fontana Zingara", il monumento che non trova pace né piazza. Uno sfogo che apre uno squarcio su una contabilità tollerata finora. Per alcune ditte di noleggio l'emergenza gira come la ruota della fortuna. Gli impianti di Cdr (Caivano, Giugliano, Tufino chiuso ma da dissequestrare, Battipaglia, Santa Maria Capua Vetere, Casalduni e Pianodardine) sono di Fibe, la società di Impregilo che vinse l'appalto per la costruzione dell'inceneritore e la gestione dei siti. Fibe ha 500 dipendenti ma non ha mezzi. Noleggia tutto da anni. Passa poi le fatture (la "rendicontazione") al Commissariato che con qualche ritardo paga. I noleggi sono "a caldo" e "a freddo". Con o senza i tecnici per azionare le macchine. In questo caso, si raddoppia il personale. "Uno sperpero questo? E la Germania?" insinuano. Si spendono 250 euro a tonnellata, ventimila sono la raccolta di 27 giorni in Campania, quindi 50 milioni di euro. "La stessa cifra basta per attrezzare due discariche e chiudere l'emergenza", calcola malinconico un funzionario dello staff. Per ogni impianto si registra il noleggio di una pala meccanica per 200 euro al giorno, di due pale cingolate "a caldo" per 1200, di una piattaforma per 170, di dieci muletti per 80. Moltiplicate per sei impianti, spese alle stelle. E se invece di noleggiarli fossero acquistati? Basta controllare su Internet. Un "muletto usato in ottime condizioni" è offerto a 4.500 euro più Iva. Un carrello nuovo, a 15 mila. Vale quanto 180 giorni di noleggio, sei mesi. "I nostri sono noleggiati per 31 giorni al mese, da sempre", spiegano i lavoratori dei Cdr. Da sempre, cioè? "Da anni. E le macchine sono spesso ritirate per sollecitare i pagamenti. Si ferma tutto l'impianto. La gente mica immagina che i cumuli di formano nelle strade anche per una fattura in ritardo". Sono presi in fitto anche i container per la mensa e altri servizi, alcuni inutilizzati. Tra le aziende che forniscono mezzi e servizi è assidua "Italnoleggi" di Casalnuovo, si è specializzata nel settore ambiente. Fattura circa 400 mila euro al mese, ha riscosso una trimestrale da 1,2 milioni. è tra le più pazienti, spiegano al Commissariato, e ha il certificato antimafia. Cosa rara? Fu Alessandro Pansa a controllare i conti. Cominciò dai camion. E si fermarono gli autotrasportatori a dicembre. L'attesa dei camion davanti ai Cdr ha un prezzo: 40 euro l'ora. Finiva per costare più la sosta che il viaggio. A tutte poi il prefetto chiese il certificato antimafia: molte si ritirarono. "Noi non possiamo sindacare le spese di Fibe, se decide di noleggiare piuttosto che comprare i mezzi. A noi basta che Fibe porti le fatture e dimostri servizio e congruità", spiegano in via Medina, dove il prefetto Goffredo Sottile è meno presente. Quasi l'incarico fosse lieve, gli è stata assegnata anche la presidenza dell'Unire, ippodromi e corse dei cavalli. "Sottile ci ha dato delle garanzie. è stato un incontro importante, che ci lascia parzialmente soddisfatti. Ringraziamo anche Giovanni Corona, che conosce bene il meccanismo e ci ha ascoltato con molta attenzione". Corona è l'ex pm della faida di Scampia, ha un ruolo di punta nel Commissariato. Ha parlato con Giovanni Sgambati segretario regionale di Uilm, con Vincenzo Argentato di Fiom, per Battipaglia Gennaro la Bruna, per Tufino che è da dissequestrare c'erano Stefano Caboli, Gaetano De Vito, Natale Dionigi. I francesi di Veolia sono perplessi sui Cdr, ma la quarta gara li prevede come fase preliminare per l'inceneritore di Acerra. Sono garantiti quindi i posti almeno negli impianti di Giugliano, Caivano, Tufino. Ma quando sarà bandita?.

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Di pietro riapre il caso bassolino - ottavio lucarelli (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina V - Napoli Nuovo affondo dell'ex pm: "Il governatore deve lasciare per i rifiuti". E il Partito democratico si spacca in campagna elettorale Di Pietro riapre il caso Bassolino Due linee nel Pd: il ministro chiede le dimissioni, D'Alema no d'alema Eticamente inaccettabile scaricare le colpe su uno solo di pietro Le dimissioni di Bassolino ormai sono una necessità "Governa in Campania da 15 anni, dobbiamo aspettarne altri 15 perché vada via?" Il leader di Italia dei Valori oggi è a Ottaviano nel Castello Mediceo OTTAVIO LUCARELLI "Le dimissioni di Antonio Bassolino da presidente della Regione sono una necessità. Lui dice che prima bisogna risolvere l'emergenza rifiuti, ma se governa in Campania da quindici anni, quanto altro tempo dobbiamo aspettare perché si faccia da parte? Dovremo aspettare altri quindici anni?". Il ministro Antonio Di Pietro torna a chiedere lo scioglimento della Regione. Lo fa da tempo ma ora insiste a raffica. Lo dice a prima mattina ai microfoni di Radio anch'io. Lo ripete nel pomeriggio al telefono alla vigilia di una nuova tappa che lo vede oggi alle ore 12 nel Castello Mediceo di Ottaviano, impropriamente conosciuto come il castello di Cutolo. Leader di Italia dei valori, alleato organicamente con il Partito democratico, ma anche il più feroce accusatore di Bassolino nel centrosinistra. E Di Pietro chiarisce: "Bisogna distinguere la vicenda giudiziaria dalla vicenda politica. Sulla prima bisogna aspettare, anche se probabilmente Bassolino rischia di pagare per colpe di altri. Io in ogni caso mi auguro che tutto finisca bene per lui. La vicenda politica no. Lì il verdetto già c'è. Il verdetto è l'immagine della Campania nel mondo ed è un giudizio per lui negativo. è come una sentenza passata in Cassazione, perché ha avuto la possibilità di fare tutto, da presidente di Regione a commissario ai rifiuti, ma non l'ha fatto. La sentenza politica c'è ed è per questo che si deve fare da parte e lasciare che altri finalmente risolvano l'emergenza e gestiscano il successivo passaggio ai poteri ordinari". Di Pietro oggi in Campania assieme ai capilista di Idv Nello Di Nardo (Senato) e Nello Formisano (Campania uno, Napoli e provincia) per proseguire la campagna anti Bassolino? "L'Italia dei valori - ribatte il ministro - dice le stesse cose in tutta Italia, ma la nostra non è una campagna anti-Bassolino. La nostra è soprattutto una campagna elettorale in cui spieghiamo ai cittadini che noi non ci lasciamo abbindolare da Berlusconi il quale dice sempre il contrario di quello che poi fa. La sua è una coalizione sbilanciata verso il Nord e piegata su Bossi, ma io vengo in Campania anche per dire che il prossimo governo lavorerà sulla sicurezza. Più magistrati e più risorse alla polizia che deve essere presente in strada e meno negli uffici passaporti". Una linea, quella del ministro Di Pietro, che sul caso Bassolino è comunque diversa rispetto al capolista del Partito democratico a Napoli e provincia, Massimo D'Alema, che a più riprese ha difeso Bassolino soprattutto politicamente sulla vicenda rifiuti, affermando che è "eticamente inaccettabile scaricare le coppe su una sola persona". E Di Pietro ribatte: "Di D'Alema apprezzo soprattutto la scelta di essersi candidato qui in Campania, a Napoli e provincia, mettendo dunque la propria faccia nell'area in cui la crisi rifiuti è più drammatica. Ha dimostrato coraggio e coerenza. D'Alema in questi due anni, del resto, è stato un ottimo ministro degli Esteri". Una campagna elettorale in cui la Campania continua ad essere utilizzata come immagine negativa dal centrodestra. Non solo gli attacchi quotidiani del candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi che ieri sera in un'intervista al Tg 2 ha ribadito che "le montagne di rifiuti della Campania hanno distrutto l'immagine internazionale dell'Italia", ma ora anche l'annuncio che la Lega Nord scenderà in piazza nei prossimi giorni in Liguria con una serie di iniziative per bloccare i camion carichi di rifiuti campani diretti alla discarica genovese di Scarpino. "Le diecimila tonnellate di rifiuti campani - accusa la Lega Nord genovese - sono uno schiaffo ai liguri che si trovano non a dare solidarietà, ma a proteggere la malavita che regna dietro le discariche campane insieme alle poltrone della Iervolino e di Bassolino". Immondizia e non solo. Perché Berlusconi non si è limitato a tornare, ormai quotidianamente, sul disastro rifiuti i Campania, ma ha citato la Regione anche per rispolverare una sua vecchia idea: "Nei giorni scorsi ho verificato alcuni verbali di voto delle ultime elezioni politiche del 2006. C'è da inorridire con un numero terrificante di brogli nel Mezzogiorno e in particolare in Campania, in Calabria e in Puglia". Per chiudere ancora sui rifiuti. Quale problema italiano Berlusconi vorrebbe risolvere in un solo giorno se avesse la bacchetta magica? "Farei sparire quei vergognosi cumuli di spazzatura che infestano Napoli e la Campania".

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Il dilemma di chi vuole votare pd - umberto de gregorio (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina XII - Napoli Il dilemma di chi vuole votare Pd UMBERTO DE GREGORIO (segue dalla prima di cronaca) Ma per chi vuole dare un voto in coscienza e sapendo quale impatto avrà la sua scelta sul futuro prossimo del proprio territorio, per chi deve decidere se andare a votare oppure no (e sono in tanti ad avere questo dubbio), per chi deve decidere se restare ancorato al Pd oppure spostarsi verso il nuovo centro o magari verso il Pdl (che incredibilmente in Campania oggi significa "cambiare", magari in peggio ma pur sempre "cambiare"), la domanda è ineludibile. Il governatore Bassolino sembra uscito dall'angolo nel quale era stato cacciato dalla crisi dei rifiuti, inizia a riparlare di "politica", si è rimesso i guantoni. Chi lo dava per spacciato, almeno al momento, si deve ricredere. Oggi il Pd in Campania è ancora il partito di Antonio Bassolino. Nel quale - pur combattuto da alcune minoranze che ne avevano anche chiesto le dimissioni - resta in posizione centrale, anche alla luce della scelta di Ciriaco De Mita di migrare verso altra sponda. Insomma negli ultimi giorni sembra che il destino dell'attuale giunta regionale sia tutt'altro che segnato. Un eventuale buon risultato elettorale (o una tenuta, che sarebbe comunque una vittoria) del Pd in Campania come sarà interpretato a posteriori? Cosa si chiede a chi vota per Veltroni, rispetto alle gestioni per tanti versi contigue "Bassolino-Iervolino": un voto agnostico, di attesa, di assenso o di dissenso? Escluso il significato di voto di dissenso (che non troverebbe giustificazioni logiche di sorta) resta da capire se il voto per il Pd in Campania possa rappresentare un voto di attesa o rischi addirittura di poter essere interpretato (o strumentalizzato) come un voto di assenso. Questo è il grande punto interrogativo irrisolto e al momento irrisolvibile all'interno dell'area potenziale di voto del Pd in Campania. A meno che non si chiarisca la traiettoria verso la quale ci si muove. Restano pochi giorni di tempo al governatore per tentare di riempire quelle caselle che al momento sono scoperte e impediscono di capire il senso compiuto di un voto. Le caselle da riempire sono diverse ma ce n'è una che vale più di tutte le altre messe assieme. Riguarda la "mission" di questo rimpasto di giunta: è una giunta a termine, per fiancheggiare l'emergenza rifiuti e completare qualche altro progetto in corso, oppure è una giunta che si propone di giungere alla scadenza naturale del suo mandato? La tentazione è di riempire la casella subito dopo le elezioni, ma invece è proprio questa casella che può determinare il risultato delle elezioni. Il risultato elettorale del Pd in Campania dipende da se questa casella sarà coperta o meno prima delle elezioni. Al momento sembra invece che Bassolino intenda definire quando porre fine alla sua esperienza politica in Campania a seconda del risultato che conseguirà il Pd il 13 aprile. Con la conseguenza - imbarazzante per molti - di non poter sapere se e quanto un voto per Veltroni e D'Alema sia anche un voto per Bassolino.

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Cronaca di un disastro politico e della catena degli errori e delle responsabilità di due giunte regionali e del governo (sezione: Monnezze)

( da "Liberazione" del 13-03-2008)

Argomenti: Monnezza

L'eco "balla" dei rifiuti campani Giuseppe Morrone Salerno Emergenza rifiuti uguale a cumuli di spazzatura, roghi o discariche presidiate dalla polizia, cittadini inferociti... Ma qual è la catena di errori, incompetenze e malaffare che in un quindicennio di fallimenti commissariali e con un buco finanziario di 2 miliardi di euro ha prodotto il disastro? L'emergenza in Campania è stata dichiarata fin dal 1994, per la cattiva gestione dei rifiuti urbani e per l'illecito sversamento di rifiuti tossici, soprattutto in terre comprese fra le province di Caserta e di Napoli, provenienti da tutta Europa spesso con l'aiuto spesso delle ecomafie, camorra in primis. Su questi aspetti la magistratura e gli inquirenti sono al alvoro da tempo e ci diranno, quello che conosciamo, invece, è la catena politica delle decisioni. Sin dalla fine degli anni '90, con un'amministrazione regionale e commissariato governativo presiedute/i da Antonio Rastrelli (An), in Campania viene stabilito un piano per lo smaltimento dei rifiuti. Nonostante il decreto Ronchi (ministro dell'Ambiente, Verdi) predisponga già l'obbligo di realizzare in tempi brevi un 35% di raccolta differenziata sul totale, la Regione punta essenzialmente sul "ciclo integrato": raccolta, selezione meccanica del Cdr (combustibile da rifiuto), tritovagliato e compattato nelle cosiddette "ecoballe" (ossia con selezione, teoricamente non inquinante, del rifiuto da bruciare) e infine incenerimento di queste mediante un unico termovalorizzatore (in origine se ne prevedevano tre, indicazione recentemente ripresa con un'ordinanza da Romano Prodi). Viene già individuato il territorio per la costruzione del mega-inceneritore campano: Acerra (Na), zona già ampiamente inquinata, con una concentrazione di diossina considerevole, ed in attesa di bonifica. La scelta della Regione non prende in considerazione strade alternative come ad esempio le quattro "r" dell'opzione "Rifiuti Zero" (riduzione a monte della produzione, raccolta differenziata, riciclaggio, riuso), gli impianti di compostaggio, l'impiantistica a freddo, perfino le discariche pubbliche e controllate, oppure - senza troppo sognare - una normativa severa che informasse e orientasse pesantemente le amministrazioni locali e cittadini alla raccolta differenziata "porta a porta". Tanto più che proprio in Campania e in particolare nel salernitano esistono esempi d'eccellenza nazionale in materia (basti citare Mercato San Severino o Atena Lucana, che toccano vette dell'80%). Niente di tutto ciò. Tralasciando l'inganno insito nel termine "termovalorizzatore" (ovverosia convertitore in energia dei rifiuti via produzione di calore ovvero di combustione), in generale, dato che l'incenerimento dei rifiuti nonostante tutte le mediazioni positive produce emissioni inquinanti, e nello specifico di Acerra, posto in aperta campagna, mal collegato e col rischio di diventare una delle tanti cattedrali del non-sviluppo del Sud, ariviamo alla gara di appalto per l'assegnazione della costruzione dello stesso. Il bando della giunta Rastrelli e del 1999, i principali concorrenti che si presentanto sono Enel e Impregilo-Fibe di Cesare Romiti. Nonostante la compagnia semi-pubblica avesse presentato un progetto giudicato più avanzato a livello tecnico, è l'Impregilo-Fibe, più nota per la costruzione di ponti e strade, ad accaparrarsi il gruzzolo pubblico, proponendo una tariffa stracciata, 83 lire per chilogrammo di rifiuto smaltito. E' il mercato, bellezza. La costruzione del termovalorizzatore parte e si giunge fino all'attuale 92% della sua struttura finale realizzata, Antonio Bassolino, nel frattempo subentrato a Rastrelli, a presidente della Regione e commissario per l'emergenza rifiuti, sostiene l'opera e - direttamente o meno, lo sta vagliando la magistratura - l'ambiguo operato della Impregilo-Fibe (i cui massimi dirigenti sono attualmente rinviati a giudizio per diversi reati inerenti alla commessa Acerra). Tutto procede liscio quindi? Non proprio, perché la popolazione di Acerra è in rivolta e le minuziose contro-inchieste svolte da Tommaso Sodano, attuale presidente della commissione parlamentare Ambiente, di Rifondazione Comunista, denunciano che molte cose nell'appalto, nel progetto, nella raccolta non vanno. Diventeranno materiale per i giudici. La politica non ha voluto ascoltarle. L'esempio migliore, sono le "ecoballe" ovvero il punto centrale del piano del 1999, ormai giunte a contenere 7 milioni di tonnellate di rifiuti all'interno dei loro involucri plastificati, che continuano ad essere depositate nei 5-6 centri di raccolta della regione. Praticamente nessuna è stata ancora incenerita. E il motivo non è, banalmente, come i fans della termovalorizzazione (da Berlusconi a Veltroni, passando per Fini e Prodi, consigliati da quella che questo giornale ha più volte chiamato "lobby del Cip6") continuano a sostenere: l'entrata in funzione dell'impianto di Acerra bloccato dai "veti ideologici" dei nimby , degli "ambientalisti del no" ecc. ecc. Ma perché, molto più concretamente, come sostengono "gli oppositori", le "ecoballe" non sono compatibili con il termovalorizzatore in oggetto, e forse con nessun altro: infatti queste non sono neanche lontanamente "eco", in quanto composte, principalmente, da immondizia non dissezionata, né selezionata. In pratica, nelle "ecoballe" è mischiato di tutto, dai solidi indifferenziati all'umido, ecc., solamente compattato. Incenerirle equivarrebbe ad emettere nell'aria qualsiasi cosa. Con tutti i rischi del caso, spesso non prevedibili, essendo sconosciuto il contenuto del materiale da bruciare. Morale: quelle "ecoballe" non sono combustibili, a meno di non volere creare una situazione catastrofica, e proprio su questa linea si attesta l'ultima, della fine di febbraio, ennesima e scellerata, ordinanza di Romano Prodi, la quale dichiara, senza mezzi termini, che le "ecoballe", seppure non a norma, come fra l'altro chiarisce uno studio del ministero dell'Ambiente di due anni fa, saranno bruciate, comunque, nell'impianto di Acerra e in sovrappiù - dato che i rifiuti si accumulano - in altri due inceneritori da costruire da zero a S. Maria la Fossa (Caserta) e Salerno. Giusto ieri, i comitati di Acerra hanno annunciato per il 15 marzo un corteo di protesta contro il governo e il decreto rilancia inceneritori. Le "ecoballe", di proprietà, per forza di cose, della Impregilo-Fibe, diventano così l'esempio e il paradosso della catena di scelte poco ponderate, per non dire peggio, che hanno portato all'attuale drammatica situazione. Però si continua come se non fossero, appunto, una "balla", una bugia, ecologica. Secondo paradosso: le discariche. Attualmente in Campania l'unica discarica, non a caso detta regionale, funzionante, e pubblica, è quella di Macchia Soprana, a Serre, in provincia di Salerno, capiente ma non infinita. Non si tratta della stessa area che scatenò le proteste dei cittadini, lo scorso anno, quando era in questione l'apertura di un altro sito poco distante, Valle della Masseria, a ridosso dell'oasi naturalistica di Persano, bensì appunto dell'alternativa a quest'ultima, indicata dalla Provincia di Salerno e caldeggiata dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. A parte Serre, il resto dei rifiuti viene scaricato in centinaia di piccole discariche abusive, specie fra Napoli e Caserta, che hanno consentito che i territori in oggetto, il cosiddetto "triangolo della morte", fossero considerati come una delle zone a più alta incidenza tumorale d'Europa. Queste discariche sono per la grande maggioranza localizzate all'interno di cave dismesse controllate dalla camorra. E ancora, continuando con il confezionamento delle "ecoballe", i rifiuti vengono sparsi lungo l'intero territorio della regione in centri di raccolta. L'umido, dove esiste la raccolta differenziata vera, viene mandato, a prezzi altissimi, verso la Sicilia per mancanza di adeguati impianti di compostaggio. L'individuazione delle discariche pubbliche, o per lo stoccaggio delle "ecoballe", è un altro mistero. Esistono due documenti: uno è la legge 87/07, che recepisce le direttive del piano Bertolaso (commissario per l'emergenza rifiuti all'epoca), disponendo per ognuna delle cinque province campane (in realtà ne vengono prese in considerazione soltanto quattro, perché Caserta è inspiegabilmente ignorata) una discarica unica entro cui far confluire i rifiuti del territorio di competenza. Di queste quattro zone indicate, tre (Savignano Irpino per Avellino, Sant'Arcangelo Trimonte per Benevento e Terzigno per Napoli) stanno subendo solo adesso i primi controlli valutativi, mentre Serre (Macchia Soprana), passata dallo status di "provinciale" a "regionale" per ovvi motivi, è attiva e sull'orlo dell'esaurimento, tanto è vero che ci si sta attrezzando per individuarne un'altra in sua sostituzione, entro i confini della provincia di Salerno (c'è un'indicazione, dell'amministrazione provinciale salernitana, in tal senso, per quanto concerne Serra Arenosa, una cava dismessa sita nel territorio di Caggiano, e posta a confine con la Basilicata, ma l'inidoneità geo-ambientale, sottolineata rumorosamente dai geologi e dalla locale popolazione, oltre alla comprensibile ira lucana per lo sconfinamento, sembrerebbero invalidarla come ipotesi). L'altro documento, meno ufficiale ma non per questo meno rilevante, è stato stilato da due eminenti geologi della "Federico II" di Napoli, Giovanbattista De Medici e Franco Ortolani, per le Assise della Città di Napoli e del "Mezzogiorno d'Italia" (una libera associazione d'individui tesa ad interrogarsi seriamente, tramite continue assemblee ed un portentoso bollettino, sugli scandali, anzitutto di moralità, presenti nel Mezzogiorno), oltre che sottoposto ai vari commissari succedutisi durante l'ultimo anno in Campania, a Romano Prodi e ad Alfonso Pecoraro Scanio, senza mai ottenere uno straccio di risposta. Lo studio contiene una dettagliatissima, e dovutamente motivata, mappa circa l'indicazione di una serie di siti (5, tutti posizionati fra l'alta Irpinia ed il beneventano, i feudi cioè di Ciriaco De Mita e Clemente Mastella...) perfettamente idonei ad ospitare, ognuno, una possibile discarica, dal punto di vista logistico, tecnico e della sicurezza ambientale: zone non naturalisticamente protette, non localizzazione entro i perimetri di cave dismesse, spesso e volentieri in mano alla camorra, adeguata lontananza dai centri abitati, assenza pressoché totale di falde acquifere e quindi del rischio di infiltrazioni di percolato, viabilità ampia e poco trafficata, quindi pressoché ideale per i mezzi che effettuerebbero il trasporto dei rifiuti, ecc. E' vero che lo studio inficerebbe il principio della "provincializzazione", posto come esiziale dalla stessa legge 87/07, ma è altrettanto vero, allora, che bisognerebbe dar ragione subito, e non demonizzare, le legittime rimostranze degli abitanti di Terzigno, Sant'Arcangelo, Savignano, Caggiano e, ancor prima, Pianura. Anche quando le proteste locali sono più che altro sospinte dall'ingenua e banale sindrome nimby ( Not in my back yard ) piuttosto che dalla ricognizione precisa e puntuale dei problemi, ambientali, logistici e tecnici, che potrebbero sorgere dall'apertura di siti di smaltimento in posti inidonei. Ma si sa. Se manca la politica, non resta che la protesta. 13/03/2008.

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TUTTO EBBE INIZIO UNA NOTTE DI SEI ANNI FA, QUANDO LA CAMORRA APPICCò IL FUOCO AL NEGOZIO DI VE (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Tutto ebbe inizio una notte di sei anni fa, quando la camorra appiccò il fuoco al negozio di vernici di Silvana Fucito e del marito, che si trovava a San Giovanni a Teduccio. Le indagini, avviate dal pm Giovanni Corona della Dda, si indirizzarono subito verso la giusta direzione, quella che portava ad un clan potentissimo nella zona orientale. Scattano i primi arresti, si arriva all'udienza preliminare che porta al rinvio a giudizio degli imputati. Nel 2004 inizia il processo. Silvana viene simbolicamente accompagnata in aula dal sindaco Iervolino, dal governatore Bassolino e da tante altre autorità che le dimostrano solidarietà. Il processo si concluderà con 11 condanne (oggi quasi tutte definitive) a pene variabili dai 5 ai 12 anni.

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Stop al grande affare dei noli ma soldi a fibe per acerra (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina IX - Napoli IL CASO Le rivelazioni sui costi dei mezzi in fitto: interviene il prefetto Sottile. Inceneritore, lavori più veloci Stop al grande affare dei noli ma soldi a Fibe per Acerra Versati 25 milioni per non fermare le opere del termovalorizzatore Pausa invece per i cdr Comune di Napoli moroso: pagherà in 10 rate 87 milioni. I costi dei trasporti ferroviari Tutto ruota intorno a Fibe. Dal grande affare dei noli rivelato ieri all'ultima fase dei lavori per l'inceneritore di Acerra. La giornata di Goffredo Sottile comincia alle 9, quando in treno legge che il caos rifiuti provoca un disastro finanziario in Campania, ma non per tutti. L'emergenza è ormai una industria. Un circuito di soldi che premia tutte le società più fortunate, basta prestare servizi e mezzi a Fibe. Muletti, pale meccaniche gommate e cingolate, piattaforme, muletti, container. La società non compra ma noleggia: mezzi fittati per anni e conti che si gonfiano. Si possono invece acquistare con la somma dei primi mesi di nolo. "Ho inviato a Fibe una lettera ufficiale, protocollata quindi, per avere elementi su questo meccanismo. Non ho poteri investigativi, ma userò tutti quelli previsti dal ruolo di commissario per intervenire", è la reazione di Goffredo Sottile che prosegue la drastica riduzione di spese eccessive, superflue o fittizie avviata da Alessandro Pansa. Lo sostiene in questa azione il magistrato Giovanni Corona, esperto di camorra e delle sue tecniche per infiltrarsi negli enti pubblici. Il Commissariato ha ormai superato un miliardo di debiti, di questi 320 milioni con Fibe, che però a sua volta ha aperto un contenzioso di due miliardi. Anche il Commissariato rivendica almeno un miliardo, elencando una serie di contestazioni. I costosi noli saranno forse la nuova contestazione. Perché è il Commissario a pagare le fatture presentate a Fibe dalle sue ditte satellite. Sottile dà impulso ai lavori per Acerra. Ha ottenuto dal governo 25 milioni, attraverso la Regione, come da tempo annuncia Bassolino. Li gira a Fibe perché paghi le ditte che lavorano ad Acerra. Non è giusto dire che Fibe sia tornata. Non è mai uscita, pur avendo una interdittiva per i rapporti con enti pubblici. "Vogliamo fare in modo che i tempi siano più veloci e che la gara abbia successo", spiega Sottile. L'inceneritore potrebbe essere ultimato in sette mesi, ma è necessario il rodaggio in tandem tra Fibe e il gestore che vincerà la gara. Passerà del tempo. Bisogna essere poi certi che resista ai vari ricorsi il provvedimento di Prodi: ha dato via libera anche alle ecoballe attuali, fuori norma. Domani c'è una manifestazione ad Acerra. Il portavoce dei comitati intanto critica la dichiarazione di Sottile, temendo "un disegno di Prodi e dei suoi commissari per Proteggere Fibe e Bassolino e intimorire la magistratura". Sottile in realtà consente alle ditte di proseguire il lavoro, senza fermarsi. Hanno già anticipato troppi soldi. Sottile prevede anche il revamping dei Cdr (lavori di adeguamento) per migliorare la qualità delle ecoballe. La pausa nasconde un retroscena. L'opera doveva essere affidata agli specialisti dell'emiliana "Hera" che per conto di Gianni De Gennaro ha studiato le lacune dei sette impianti. La nomina di Walter Ganapini fa paventare un conflitto di interessi. "Hera" è tra i clienti più importanti di "Macroscopio Spa", presidente proprio il nuovo assessore regionale all'Ambiente. Per i trasporti in Germania è ancora favorita "Ecolog", società pubblica di "Trenitalia", già in credito per 108 milioni. Nel Commissariato c'è chi ritiene opportuno un confronto di offerte, per evitare che si sancisca il monopolio di "Ecolog". Società ferroviarie private, magari tedesche, possono proporre costi più bassi. I trasporti incidono molto sul bilancio: ferrea la riduzione imposta da Alessandro Pansa nel 2007. Da 36 a 22 milioni l'anno. Furono scoperti eccessi nel conteggio delle ore di attesa. La sosta costava anche più del viaggio. è uno dei settori più chiacchierati, molte ditte sono sparite appena fu richiesto il certificato antimafia. L'interdittiva della prefettura di Caserta al consorzio Ce4 costringe ora il Commissariato a revocare la gestione dei siti. Per Ce4 si profila la liquidazione. Il sito di trasferenza di Parco Saurino a Santa Maria La Fossa è già bloccato. La lunga giornata di Sottile si è conclusa a Palazzo San Giacomo. Incontro con il sindaco Iervolino per firmare il piano ideato dall'assessore Enrico Cardillo. Il Comune di Napoli è tra i morosi, con 87 milioni. Li pagherà in dieci comode rate annue. (a.c.).

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