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top ARTICOLI DEL 13 e 14 marzo 2008 #TOP
Le
spese folli degli impianti attrezzi noleggiati per anni - antonio
corbo ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: ventimila sono la raccolta di 27
giorni in Campania, quindi 50 milioni di euro. "La stessa cifra basta per
attrezzare due discariche e chiudere l'emergenza", calcola
malinconico un funzionario dello staff. Per ogni impianto si registra il
noleggio di una pala meccanica per 200 euro al giorno, di due pale cingolate
"a caldo" per 1200, di una piattaforma per 170,
Di
pietro riapre il caso bassolino
- ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: regna dietro le discariche campane
insieme alle poltrone della Iervolino e di Bassolino". Immondizia e non solo. Perché
Berlusconi non si è limitato a tornare, ormai quotidianamente, sul disastro
rifiuti i Campania, ma ha citato la Regione anche per
rispolverare una sua vecchia idea: "Nei giorni scorsi ho verificato alcuni
verbali di voto delle ultime elezioni politiche del 2006.
Il
dilemma di chi vuole votare pd - umberto
de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Bassolino-Iervolino": un voto agnostico, di
attesa, di assenso o di dissenso? Escluso il significato di voto di dissenso (che non
troverebbe giustificazioni logiche di sorta) resta da capire se il voto per il
Pd in Campania possa rappresentare un voto di attesa o rischi addirittura di
poter essere interpretato (o strumentalizzato)
Cronaca
di un disastro politico e della catena degli errori e delle responsabilità di
due giunte regionali e del governo
( da "Liberazione"
del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: le discariche. Attualmente in
Campania l'unica discarica, non a caso detta regionale, funzionante, e
pubblica, è quella di Macchia Soprana, a Serre, in provincia di Salerno,
capiente ma non infinita. Non si tratta della stessa area che scatenò le
proteste dei cittadini, lo scorso anno, quando era in questione l'apertura di
un altro sito poco distante,
TUTTO
EBBE INIZIO UNA NOTTE DI SEI ANNI FA, QUANDO LA
CAMORRA APPICCò IL FUOCO AL NEGOZIO DI VE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Silvana viene simbolicamente
accompagnata in aula dal sindaco Iervolino, dal governatore Bassolino e da
tante altre autorità che le dimostrano solidarietà. Il processo si concluderà
con 11 condanne (oggi quasi tutte definitive) a pene variabili dai 5 ai 12
anni.
Stop
al grande affare dei noli ma soldi a fibe per acerra ( da "Repubblica, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: La lunga giornata di Sottile si è
conclusa a Palazzo San Giacomo. Incontro con il sindaco Iervolino per firmare
il piano ideato dall'assessore Enrico Cardillo. Il
Comune di Napoli è tra i morosi, con 87 milioni. Li pagherà in dieci comode
rate annue. (a.c.).
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina II - Napoli Le spese folli degli impianti attrezzi noleggiati per anni
Nei cdr il prezzo di un carrello è pari a sei mesi di
fitto Le ditte incassano fino a 400mila euro. I controlli anti-abusi di Pansa "Basta una fattura in ritardo: si sospende il servizi ed è paralisi" Le proteste di 500 lavoratori
svelano un nuovo libro bianco ANTONIO CORBO La Campania scopre nuove forme di
investimento. Basta credere nell'emergenza rifiuti. è il
settore che tira. Altro che turismo. Una pala meccanica rende più delle camere
panoramiche di un grand hotel. Lo dimostrano i
voluminosi conteggi tra fornitori, Fibe e governo. Si
è aperto ieri il nuovo libro bianco degli sprechi. In via Medina, sede del
Commissariato, hanno discusso i 21 sindacalisti dei sette impianti di Cdr. Il cuore del sistema. Si blocca spesso, paralizzando
la raccolta. Gli effetti sono le colline di immondizia nelle strade.
"Funziona a singhiozzo", ammettono i 500 lavoratori in agitazione per
una serie di disagi e timori. "Noi siamo trattati come
bestie, né igiene né sicurezza sul lavoro. Contano
solo le macchine", protesta uno dei
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina V - Napoli
Nuovo affondo dell'ex pm: "Il governatore deve lasciare per i
rifiuti". E il Partito democratico si spacca in campagna
elettorale Di Pietro riapre il caso Bassolino Due
linee nel Pd: il ministro chiede le dimissioni, D'Alema no d'alema Eticamente inaccettabile scaricare le colpe su uno
solo di pietro Le dimissioni di Bassolino
ormai sono una necessità "Governa in Campania da 15 anni, dobbiamo
aspettarne altri 15 perché vada via?" Il leader di Italia dei Valori oggi
è a Ottaviano nel Castello Mediceo OTTAVIO LUCARELLI "Le dimissioni di
Antonio Bassolino da presidente della Regione sono una
necessità. Lui dice che prima bisogna risolvere l'emergenza rifiuti, ma
se governa in Campania da quindici anni, quanto altro tempo dobbiamo aspettare
perché si faccia da parte? Dovremo aspettare altri quindici
anni?". Il ministro Antonio Di Pietro torna a chiedere lo
scioglimento della Regione. Lo fa da tempo ma ora insiste a raffica. Lo dice a
prima mattina ai microfoni di Radio anch'io. Lo ripete nel pomeriggio al
telefono alla vigilia di una nuova tappa che lo vede oggi alle ore 12 nel
Castello Mediceo di Ottaviano, impropriamente conosciuto come il castello di
Cutolo. Leader di Italia dei valori, alleato organicamente con il Partito
democratico, ma anche il più feroce accusatore di Bassolino
nel centrosinistra. E Di Pietro chiarisce: "Bisogna
distinguere la vicenda giudiziaria dalla vicenda politica. Sulla prima
bisogna aspettare, anche se probabilmente Bassolino
rischia di pagare per colpe di altri. Io in ogni caso mi auguro che tutto finisca
bene per lui. La vicenda politica no. Lì il verdetto già c'è. Il verdetto è
l'immagine della Campania nel mondo ed è un giudizio per lui negativo. è come una sentenza passata in Cassazione, perché ha avuto
la possibilità di fare tutto, da presidente di Regione a commissario ai
rifiuti, ma non l'ha fatto. La sentenza politica c'è ed è per
questo che si deve fare da parte e lasciare che altri finalmente risolvano
l'emergenza e gestiscano il successivo passaggio ai poteri ordinari".
Di Pietro oggi in Campania assieme ai capilista di Idv
Nello Di Nardo (Senato) e Nello Formisano (Campania
uno, Napoli e provincia) per proseguire la campagna
anti Bassolino? "L'Italia dei valori - ribatte il
ministro - dice le stesse cose in tutta Italia, ma la nostra non è una campagna
anti-Bassolino. La nostra è
soprattutto una campagna elettorale in cui spieghiamo ai cittadini che noi non
ci lasciamo abbindolare da Berlusconi il quale dice sempre il contrario di
quello che poi fa. La sua è una coalizione sbilanciata verso il Nord e piegata
su Bossi, ma io vengo in Campania anche per dire che il prossimo governo
lavorerà sulla sicurezza. Più magistrati e più risorse alla
polizia che deve essere presente in strada e meno negli uffici passaporti".
Una linea, quella del ministro Di Pietro, che sul caso Bassolino
è comunque diversa rispetto al capolista del Partito democratico a Napoli e
provincia, Massimo D'Alema, che a più riprese ha difeso Bassolino
soprattutto politicamente sulla vicenda rifiuti, affermando che è
"eticamente inaccettabile scaricare le coppe su una sola persona". E Di Pietro ribatte: "Di D'Alema apprezzo soprattutto la
scelta di essersi candidato qui in Campania, a Napoli e provincia, mettendo
dunque la propria faccia nell'area in cui la crisi rifiuti è più drammatica.
Ha dimostrato coraggio e coerenza. D'Alema in questi due
anni, del resto, è stato un ottimo ministro degli Esteri". Una
campagna elettorale in cui la Campania continua ad essere utilizzata come
immagine negativa dal centrodestra. Non solo gli attacchi quotidiani del
candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi che ieri
sera in un'intervista al Tg
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina XII - Napoli
Il dilemma di chi vuole votare Pd UMBERTO DE GREGORIO (segue dalla prima di
cronaca) Ma per chi vuole dare un voto in coscienza e sapendo quale impatto
avrà la sua scelta sul futuro prossimo del proprio territorio, per chi deve
decidere se andare a votare oppure no (e sono in tanti ad avere questo dubbio),
per chi deve decidere se restare ancorato al Pd oppure spostarsi verso il nuovo
centro o magari verso il Pdl (che incredibilmente in
Campania oggi significa "cambiare", magari in peggio ma pur sempre
"cambiare"), la domanda è ineludibile. Il governatore Bassolino sembra uscito dall'angolo nel quale era stato
cacciato dalla crisi dei rifiuti, inizia a riparlare di "politica",
si è rimesso i guantoni. Chi lo dava per spacciato, almeno al momento, si deve
ricredere. Oggi il Pd in Campania è ancora il partito di Antonio Bassolino. Nel quale - pur combattuto da alcune minoranze
che ne avevano anche chiesto le dimissioni - resta in posizione centrale, anche
alla luce della scelta di Ciriaco De Mita di migrare verso altra sponda.
Insomma negli ultimi giorni sembra che il destino dell'attuale giunta regionale
sia tutt'altro che segnato. Un eventuale buon risultato elettorale (o una
tenuta, che sarebbe comunque una vittoria) del Pd in Campania come sarà
interpretato a posteriori? Cosa si chiede a chi vota per Veltroni, rispetto
alle gestioni per tanti versi contigue "Bassolino-Iervolino": un voto
agnostico, di attesa, di assenso o di dissenso? Escluso il significato di voto
di dissenso (che non troverebbe giustificazioni logiche di sorta) resta da
capire se il voto per il Pd in Campania possa rappresentare un voto di attesa o
rischi addirittura di poter essere interpretato (o strumentalizzato)
come un voto di assenso. Questo è il grande punto interrogativo irrisolto e al
momento irrisolvibile all'interno dell'area potenziale di voto del Pd in
Campania. A meno che non si chiarisca la traiettoria verso la quale ci si
muove. Restano pochi giorni di tempo al governatore per tentare di riempire
quelle caselle che al momento sono scoperte e impediscono di capire il senso
compiuto di un voto. Le caselle da riempire sono diverse ma ce n'è una che vale
più di tutte le altre messe assieme. Riguarda la "mission"
di questo rimpasto di giunta: è una giunta a termine, per fiancheggiare
l'emergenza rifiuti e completare qualche altro progetto in corso, oppure è una
giunta che si propone di giungere alla scadenza naturale del suo mandato? La
tentazione è di riempire la casella subito dopo le elezioni, ma invece è
proprio questa casella che può determinare il risultato delle elezioni. Il
risultato elettorale del Pd in Campania dipende da se questa casella sarà
coperta o meno prima delle elezioni. Al momento sembra invece che Bassolino intenda definire quando porre fine alla sua
esperienza politica in Campania a seconda del risultato che conseguirà il Pd il
13 aprile. Con la conseguenza - imbarazzante per molti - di non poter sapere se
e quanto un voto per Veltroni e D'Alema sia anche un voto per Bassolino.
( da "Liberazione" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
L'eco
"balla" dei rifiuti campani Giuseppe Morrone Salerno Emergenza rifiuti uguale a cumuli di
spazzatura, roghi o discariche presidiate dalla
polizia, cittadini inferociti... Ma qual è la catena di errori, incompetenze e
malaffare che in un quindicennio di fallimenti commissariali e con un buco
finanziario di 2 miliardi di euro ha prodotto il disastro? L'emergenza in
Campania è stata dichiarata fin dal 1994, per la cattiva gestione dei rifiuti
urbani e per l'illecito sversamento di rifiuti
tossici, soprattutto in terre comprese fra le province di Caserta e di Napoli,
provenienti da tutta Europa spesso con l'aiuto spesso delle ecomafie, camorra
in primis. Su questi aspetti la magistratura e gli inquirenti sono al alvoro da tempo e ci diranno,
quello che conosciamo, invece, è la catena politica delle decisioni. Sin dalla
fine degli anni '90, con un'amministrazione regionale e commissariato
governativo presiedute/i da Antonio Rastrelli (An), in
Campania viene stabilito un piano per lo smaltimento dei rifiuti. Nonostante il
decreto Ronchi (ministro dell'Ambiente, Verdi) predisponga già l'obbligo di
realizzare in tempi brevi un 35% di raccolta differenziata sul totale, la
Regione punta essenzialmente sul "ciclo integrato": raccolta,
selezione meccanica del Cdr (combustibile da
rifiuto), tritovagliato e compattato nelle cosiddette
"ecoballe" (ossia con selezione,
teoricamente non inquinante, del rifiuto da bruciare) e infine incenerimento di
queste mediante un unico termovalorizzatore (in origine se ne prevedevano tre,
indicazione recentemente ripresa con un'ordinanza da Romano Prodi). Viene già
individuato il territorio per la costruzione del mega-inceneritore campano: Acerra (Na), zona già ampiamente
inquinata, con una concentrazione di diossina considerevole, ed in attesa di
bonifica. La scelta della Regione non prende in considerazione strade
alternative come ad esempio le quattro "r" dell'opzione "Rifiuti
Zero" (riduzione a monte della produzione, raccolta differenziata,
riciclaggio, riuso), gli impianti di compostaggio, l'impiantistica a freddo,
perfino le discariche pubbliche e controllate, oppure
- senza troppo sognare - una normativa severa che informasse e orientasse
pesantemente le amministrazioni locali e cittadini
alla raccolta differenziata "porta a porta". Tanto più che proprio in
Campania e in particolare nel salernitano esistono esempi d'eccellenza
nazionale in materia (basti citare Mercato San Severino o Atena Lucana, che
toccano vette dell'80%). Niente di tutto ciò. Tralasciando l'inganno insito nel
termine "termovalorizzatore" (ovverosia convertitore in energia dei
rifiuti via produzione di calore ovvero di combustione), in generale, dato che
l'incenerimento dei rifiuti nonostante tutte le mediazioni positive produce emissioni
inquinanti, e nello specifico di Acerra, posto in
aperta campagna, mal collegato e col rischio di diventare una delle tanti cattedrali del non-sviluppo del Sud, ariviamo alla gara di appalto per l'assegnazione della
costruzione dello stesso. Il bando della giunta Rastrelli e del 1999, i
principali concorrenti che si presentanto sono Enel e
Impregilo-Fibe di Cesare Romiti. Nonostante la
compagnia semi-pubblica avesse presentato un progetto giudicato più avanzato a
livello tecnico, è l'Impregilo-Fibe, più nota per la
costruzione di ponti e strade, ad accaparrarsi il gruzzolo pubblico, proponendo
una tariffa stracciata, 83 lire per chilogrammo di rifiuto smaltito. E' il
mercato, bellezza. La costruzione del termovalorizzatore parte e si giunge fino
all'attuale 92% della sua struttura finale realizzata, Antonio Bassolino, nel
frattempo subentrato a Rastrelli, a presidente della Regione e commissario per
l'emergenza rifiuti, sostiene l'opera e - direttamente o meno, lo sta vagliando
la magistratura - l'ambiguo operato della Impregilo-Fibe (i cui massimi dirigenti sono attualmente
rinviati a giudizio per diversi reati inerenti alla commessa Acerra). Tutto procede liscio quindi? Non proprio, perché
la popolazione di Acerra è in rivolta e le minuziose
contro-inchieste svolte da Tommaso Sodano, attuale presidente della commissione
parlamentare Ambiente, di Rifondazione Comunista, denunciano che molte cose
nell'appalto, nel progetto, nella raccolta non vanno. Diventeranno materiale
per i giudici. La politica non ha voluto ascoltarle. L'esempio migliore, sono
le "ecoballe" ovvero il punto centrale del
piano del 1999, ormai giunte a contenere 7 milioni di tonnellate di rifiuti
all'interno dei loro involucri plastificati, che continuano ad essere
depositate nei 5-6 centri di raccolta della regione. Praticamente nessuna è
stata ancora incenerita. E il motivo non è, banalmente, come i fans della termovalorizzazione (da Berlusconi a Veltroni,
passando per Fini e Prodi, consigliati da quella che questo giornale ha più
volte chiamato "lobby del Cip6") continuano a sostenere: l'entrata in
funzione dell'impianto di Acerra bloccato dai
"veti ideologici" dei nimby , degli "ambientalisti del no" ecc. ecc. Ma
perché, molto più concretamente, come sostengono "gli oppositori", le
"ecoballe" non sono compatibili con il
termovalorizzatore in oggetto, e forse con nessun altro: infatti
queste non sono neanche lontanamente "eco", in quanto composte,
principalmente, da immondizia non dissezionata, né selezionata. In pratica,
nelle "ecoballe" è mischiato di tutto, dai
solidi indifferenziati all'umido, ecc., solamente compattato. Incenerirle
equivarrebbe ad emettere nell'aria qualsiasi cosa. Con tutti i rischi del caso,
spesso non prevedibili, essendo sconosciuto il contenuto del materiale da
bruciare. Morale: quelle "ecoballe" non
sono combustibili, a meno di non volere creare una situazione catastrofica, e
proprio su questa linea si attesta l'ultima, della fine di febbraio, ennesima e
scellerata, ordinanza di Romano Prodi, la quale dichiara, senza mezzi termini,
che le "ecoballe", seppure non a norma,
come fra l'altro chiarisce uno studio del ministero dell'Ambiente di due anni
fa, saranno bruciate, comunque, nell'impianto di Acerra
e in sovrappiù - dato che i rifiuti si accumulano - in altri due inceneritori
da costruire da zero a S. Maria la Fossa (Caserta) e Salerno. Giusto ieri, i
comitati di Acerra hanno annunciato per il 15 marzo
un corteo di protesta contro il governo e il decreto rilancia inceneritori. Le
"ecoballe", di proprietà, per forza di cose,
della Impregilo-Fibe,
diventano così l'esempio e il paradosso della catena di scelte poco ponderate,
per non dire peggio, che hanno portato all'attuale drammatica situazione. Però
si continua come se non fossero, appunto, una "balla", una bugia,
ecologica. Secondo paradosso: le discariche.
Attualmente in Campania l'unica discarica, non a caso detta regionale,
funzionante, e pubblica, è quella di Macchia Soprana, a Serre, in provincia di
Salerno, capiente ma non infinita. Non si tratta della stessa area che scatenò
le proteste dei cittadini, lo scorso anno, quando era in questione l'apertura
di un altro sito poco distante, Valle della Masseria, a ridosso
dell'oasi naturalistica di Persano, bensì appunto
dell'alternativa a quest'ultima, indicata dalla Provincia di Salerno e
caldeggiata dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. A parte Serre,
il resto dei rifiuti viene scaricato in centinaia di piccole discariche
abusive, specie fra Napoli e Caserta, che hanno consentito che i territori in
oggetto, il cosiddetto "triangolo della morte", fossero considerati
come una delle zone a più alta incidenza tumorale d'Europa. Queste discariche sono per la grande maggioranza localizzate
all'interno di cave dismesse controllate dalla camorra. E ancora, continuando
con il confezionamento delle "ecoballe", i
rifiuti vengono sparsi lungo l'intero territorio della regione in centri di
raccolta. L'umido, dove esiste la raccolta differenziata vera, viene mandato, a
prezzi altissimi, verso la Sicilia per mancanza di adeguati impianti di
compostaggio. L'individuazione delle discariche
pubbliche, o per lo stoccaggio delle "ecoballe",
è un altro mistero. Esistono due documenti: uno è la legge 87/07, che recepisce
le direttive del piano Bertolaso (commissario per l'emergenza rifiuti
all'epoca), disponendo per ognuna delle cinque province campane (in realtà ne
vengono prese in considerazione soltanto quattro, perché Caserta è
inspiegabilmente ignorata) una discarica unica entro cui far confluire i
rifiuti del territorio di competenza. Di queste quattro zone indicate, tre
(Savignano Irpino per Avellino, Sant'Arcangelo Trimonte per Benevento e Terzigno
per Napoli) stanno subendo solo adesso i primi controlli valutativi, mentre
Serre (Macchia Soprana), passata dallo status di "provinciale" a
"regionale" per ovvi motivi, è attiva e sull'orlo dell'esaurimento,
tanto è vero che ci si sta attrezzando per individuarne un'altra in sua
sostituzione, entro i confini della provincia di Salerno (c'è un'indicazione, dell'amministrazione provinciale salernitana,
in tal senso, per quanto concerne Serra Arenosa, una cava dismessa sita nel
territorio di Caggiano, e posta a confine con la
Basilicata, ma l'inidoneità geo-ambientale,
sottolineata rumorosamente dai geologi e dalla locale popolazione, oltre alla
comprensibile ira lucana per lo sconfinamento, sembrerebbero invalidarla come
ipotesi). L'altro documento, meno ufficiale ma non per questo meno rilevante, è
stato stilato da due eminenti geologi della "Federico II" di Napoli, Giovanbattista De Medici e Franco Ortolani, per le Assise
della Città di Napoli e del "Mezzogiorno d'Italia" (una libera
associazione d'individui tesa ad interrogarsi seriamente, tramite continue
assemblee ed un portentoso bollettino, sugli scandali, anzitutto di moralità,
presenti nel Mezzogiorno), oltre che sottoposto ai vari commissari succedutisi
durante l'ultimo anno in Campania, a Romano Prodi e ad Alfonso Pecoraro Scanio,
senza mai ottenere uno straccio di risposta. Lo studio contiene una
dettagliatissima, e dovutamente motivata, mappa circa l'indicazione di una
serie di siti (5, tutti posizionati fra l'alta Irpinia ed il beneventano, i feudi cioè di Ciriaco De Mita e Clemente
Mastella...) perfettamente idonei ad ospitare, ognuno, una possibile discarica,
dal punto di vista logistico, tecnico e della sicurezza ambientale: zone non naturalisticamente protette, non localizzazione entro i
perimetri di cave dismesse, spesso e volentieri in mano alla camorra, adeguata
lontananza dai centri abitati, assenza pressoché totale
di falde acquifere e quindi del rischio di infiltrazioni di percolato,
viabilità ampia e poco trafficata, quindi pressoché ideale per i mezzi che
effettuerebbero il trasporto dei rifiuti, ecc. E' vero che lo studio
inficerebbe il principio della "provincializzazione", posto come
esiziale dalla stessa legge 87/07, ma è altrettanto vero, allora, che
bisognerebbe dar ragione subito, e non demonizzare, le legittime rimostranze degli
abitanti di Terzigno, Sant'Arcangelo, Savignano, Caggiano e, ancor prima, Pianura. Anche quando le proteste
locali sono più che altro sospinte dall'ingenua e banale sindrome nimby ( Not in my back yard ) piuttosto che dalla ricognizione precisa e
puntuale dei problemi, ambientali, logistici e tecnici, che potrebbero sorgere
dall'apertura di siti di smaltimento in posti inidonei. Ma si sa. Se manca la
politica, non resta che la protesta. 13/03/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Tutto ebbe inizio
una notte di sei anni fa, quando la camorra appiccò il fuoco al negozio di
vernici di Silvana Fucito e del marito, che si
trovava a San Giovanni a Teduccio. Le indagini,
avviate dal pm Giovanni Corona della Dda, si indirizzarono subito verso la
giusta direzione, quella che portava ad un clan potentissimo nella zona
orientale. Scattano i primi arresti, si arriva all'udienza preliminare che
porta al rinvio a giudizio degli imputati. Nel 2004 inizia il processo. Silvana viene simbolicamente accompagnata in aula dal sindaco
Iervolino, dal governatore Bassolino e da tante altre autorità
che le dimostrano solidarietà. Il processo si concluderà con 11 condanne (oggi
quasi tutte definitive) a pene variabili dai 5 ai 12 anni.
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina IX - Napoli
IL CASO Le rivelazioni sui costi dei mezzi in fitto: interviene il prefetto
Sottile. Inceneritore, lavori più veloci Stop al grande affare dei noli ma
soldi a Fibe per Acerra
Versati 25 milioni per non fermare le opere del termovalorizzatore Pausa invece
per i cdr Comune di Napoli moroso: pagherà in 10 rate
87 milioni. I costi dei trasporti ferroviari Tutto ruota intorno a Fibe. Dal grande affare dei noli rivelato ieri all'ultima
fase dei lavori per l'inceneritore di Acerra. La
giornata di Goffredo Sottile comincia alle 9, quando in treno legge che il caos
rifiuti provoca un disastro finanziario in Campania, ma non per tutti.
L'emergenza è ormai una industria. Un circuito di
soldi che premia tutte le società più fortunate, basta prestare servizi e mezzi
a Fibe. Muletti, pale meccaniche gommate e cingolate,
piattaforme, muletti, container. La società non compra ma noleggia: mezzi
fittati per anni e conti che si gonfiano. Si possono invece acquistare con la
somma dei primi mesi di nolo. "Ho inviato a Fibe una lettera ufficiale, protocollata quindi, per avere
elementi su questo meccanismo. Non ho poteri
investigativi, ma userò tutti quelli previsti dal ruolo di commissario per
intervenire", è la reazione di Goffredo Sottile che prosegue la drastica
riduzione di spese eccessive, superflue o fittizie avviata da Alessandro Pansa. Lo sostiene in questa azione il magistrato
Giovanni Corona, esperto di camorra e delle sue tecniche per infiltrarsi negli
enti pubblici. Il Commissariato ha ormai superato un miliardo di debiti, di
questi 320 milioni con Fibe, che però a sua volta ha
aperto un contenzioso di due miliardi. Anche il Commissariato rivendica almeno
un miliardo, elencando una serie di contestazioni. I costosi noli saranno forse
la nuova contestazione. Perché è il Commissario a pagare le fatture presentate
a Fibe dalle sue ditte satellite. Sottile dà impulso
ai lavori per Acerra. Ha ottenuto dal
governo 25 milioni, attraverso la Regione, come da tempo annuncia Bassolino. Li gira a Fibe perché
paghi le ditte che lavorano ad Acerra. Non è giusto
dire che Fibe sia tornata. Non è mai uscita, pur
avendo una interdittiva per
i rapporti con enti pubblici. "Vogliamo fare in modo che i tempi siano più
veloci e che la gara abbia successo", spiega
Sottile. L'inceneritore potrebbe essere ultimato in sette mesi, ma è necessario
il rodaggio in tandem tra Fibe e il gestore che
vincerà la gara. Passerà del tempo. Bisogna essere poi certi che resista ai
vari ricorsi il provvedimento di Prodi: ha dato via libera anche alle ecoballe attuali, fuori norma. Domani c'è una
manifestazione ad Acerra. Il portavoce dei comitati
intanto critica la dichiarazione di Sottile, temendo "un disegno di Prodi
e dei suoi commissari per Proteggere Fibe e Bassolino e intimorire la magistratura". Sottile in
realtà consente alle ditte di proseguire il lavoro, senza fermarsi. Hanno già
anticipato troppi soldi. Sottile prevede anche il revamping
dei Cdr (lavori di adeguamento) per migliorare la
qualità delle ecoballe. La pausa nasconde un
retroscena. L'opera doveva essere affidata agli specialisti dell'emiliana
"Hera" che per conto di Gianni De Gennaro
ha studiato le lacune dei sette impianti. La nomina di Walter Ganapini fa paventare un conflitto di interessi. "Hera" è tra i clienti più importanti di "Macroscopio Spa", presidente proprio il nuovo
assessore regionale all'Ambiente. Per i trasporti in Germania è ancora favorita
"Ecolog", società pubblica di
"Trenitalia", già in credito per 108 milioni. Nel Commissariato c'è
chi ritiene opportuno un confronto di offerte, per evitare che si sancisca il
monopolio di "Ecolog". Società ferroviarie
private, magari tedesche, possono proporre costi più bassi. I trasporti
incidono molto sul bilancio: ferrea la riduzione imposta da Alessandro Pansa nel 2007. Da