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FEBBRAIO 2008 #TOP
La
città sommersa dai rifiuti ( da "Repubblica, La"
del 10-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Il processo che
coinvolge Bassolino resta a Napoli La città sommersa dai rifiuti Iervolino:
"Stiamo riprecipitando nella crisi" Napoli è sommersa dai rifiuti, ci
sono 1.400 tonnellate abbandonate per le strade. L'impianto ex cdr
di Giugliano è in tilt, Caivano funziona a corrente alternata.
I
ribelli acchiappavoti dell'udeur "clemente, senza noi
il diluvio" - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: senza noi il diluvio" la richiesta Chiederemo le dimissioni
dalla giunta Iervolino per l'assessore Donatella Rizzo D'Abundo, mastelliana
purissima ANGELO CAROTENUTO Centosessanta, forse 170 mila voti. è questa la valigia con cui Mastella si sposta di qua e di
là. Quanto oggi pesi davvero quella borsa, ecco il punto vero.
Acerra,
gli affari dell'inceneritore ( da "Manifesto, Il"
del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: che non avevano in
possesso le discariche dichiarate al momento della gara, che non si erano
accollati le spese di spedizione delle ecoballe fuori regione (come pure
previsto dal contratto). Una volta accesi quei
benedetti forni di Acerra, le montagne di rifiuti si sarebbero volatilizzate
nella cenere (anche tossica).
Il
Gup: Bassolino rimane a Napoli ( da "Manifesto, Il"
del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: aver aperto
discariche virtuali, esistenti solo su carta, per permettere alla
Impregilo, ad esempio, di continuare a ricevere finanziamenti dalle
banche, preoccupate per il collasso del ciclo rifiuti. Fino alle false
certificazioni per attestare che la frazione organica prodotta fosse
compatibile con i parametri europei.
Acerra,
i misteri della gara fallita l'ombra dell'imputato acampora
( da "Repubblica,
La" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: per Bassolino e Iervolino
a Napoli. Dopo Air France, rischiava di essere scelto un altro gruppo francese
per risolvere l'altra grave crisi italiana. E qui, con la nuova gara, poteva
tornare in gioco Asia. Si riapre anche uno spiraglio: i francesi avrebbero mai
rilevato i lavoratori indicati dai consorzi?
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: di Napoli e della
Campania siano nati con le amministrazioni guidate da Bassolino e dalla Iervolino.
La relazione sulla camorra approvata dalla commissione parlamentare Antimafia
il 21 dicembre 1993 rappresenta un documento quasi epocale. Della camorra non
ci si era mai occupati a quel livello. Allora la Campania aveva il più alto
numero di Comuni sciolti per mafia d'Italia: 32.
Rifiuti
nella discarica degli scherzi ( da "Giornale.it, Il"
del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Nessuna fiducia in
Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali
possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata
trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta
che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno
essere compromesse alla urgenza del consenso.
L'ospedale
inaugurato e mai aperto ( da "Giornale.it, Il"
del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Nessuna fiducia in
Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali
possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata
trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta
che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno
essere compromesse alla urgenza del consenso.
Toda
gioia, toda munnezza ( da "Giornale.it, Il"
del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: da Romano Prodi a
Bassolino. Rime baciate anche per Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli
nonché regina dei rifiuti. Ma per chi alla musica preferisce altri generi
artistici è da oggi disponibile anche la "Venere dell'immondizia". La
"statua" è stata realizzata da due artisti abruzzesi - Alessandro
Monticelli e Claudio Pagone - che si sono ispirati a quella "
( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina I - Napoli Da 48 ore la raccolta è praticamente
ferma. Il processo che coinvolge Bassolino resta a
Napoli La città sommersa dai rifiuti Iervolino: "Stiamo riprecipitando
nella crisi" Napoli è sommersa dai rifiuti, ci sono 1.400 tonnellate
abbandonate per le strade. L'impianto ex cdr di Giugliano è in tilt, Caivano
funziona a corrente alternata. Ridotta al minimo anche l'attività della
discarica di Macchia Soprana a Serre. L'Asìa raccoglie solo i rifiuti che
possono essere stipati sui camion ancora vuoti (pochissimi), perché da 48 ore è
praticamente impossibile scaricare nei siti di stoccaggio o nei cdr.
"Rischiamo purtroppo di ricadere in una crisi che, ancora una volta
faticosamente, ci eravamo gettati alle spalle", dice in un'intervista a
"Repubblica" il sindaco Iervolino. Il processo sui rifiuti, in cui è
coinvolto il governatore Bassolino, resta a Napoli. Il
giudice Marcello Piscopo ha respinto l'istanza dell'avvocato Agostino De Caro
che aveva chiesto di trasmettere gli atti a Roma per una presunta
incompatibilità "funzionale" dei magistrati della Corte d'Appello.
DEL PORTO, SANNINO E ZAGARIA ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina V - Napoli IL RETROSCENA Quanto sono decisivi i
consensi che il leader del Campanile può portare al partito di Berlusconi I
ribelli acchiappavoti dell'Udeur "Clemente, senza noi il diluvio" la richiesta Chiederemo le dimissioni
dalla giunta Iervolino per l'assessore Donatella Rizzo D'Abundo, mastelliana
purissima ANGELO CAROTENUTO Centosessanta, forse 170 mila voti. è questa la valigia con cui Mastella si sposta di qua e di
là. Quanto oggi pesi davvero quella borsa, ecco il punto vero. "O i
sondaggi dicono che quei voti sono decisivi per vincere in Campania, oppure
Berlusconi non lo arruola", la profezia di Massimo Cacciari da Venezia.
Sono decisivi se spostano gli equilibri, se portano il premio di maggioranza al
Senato. Quello che due anni fa fece della Campania la regione fondamentale per
il verdetto in favore di Prodi. Ecco il nodo della trattativa tra Arcore e
Ceppaloni. Il piatto di una bilancia che si chiama Campania. A rileggere i
risultati due anni dopo, i 157.982 voti Udeur raccolti nel
( da "Manifesto, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Inchiesta La Fibe voleva guadagnare dalla produzione di
energia. Un business da milioni di euro. Bruciando di tutto, anche i
pneumatici. Ecco cosa si nasconde dietro la costruzione dell'impianto Francesca
Pilla Napoli Incenerire ogni cosa, tutta l'immondizia della Campania, plastica,
carta, vetro, alluminio e perché no, anche pneumatici. Termovalorizzare,
produrre energia e guadagnare miliardi di euro, con la garanzia di avere un
monopolio per almeno 16 anni, ma attraverso le "mosse" giuste arrivare
a un quarto di secolo e oltre. Sarebbe stato questo l'obiettivo Fibe-Impregilo,
non certo i due miliardi e mezzo di euro serviti in 14 anni a mantenere in
piedi le spese per il carrozzone del commissariato speciale. Le consulenze
d'oro, gli stipendi milionari di Antonio Bassolino, del vicecommissario
Raffaele Vanoli, del subcommissario Giulio Facchi (che negano di aver riscosso
cifre da capogiro) sono una storia nella storia, se ci sono state spiegano solo
in parte il disastro ambientale. Possono essere la ragione del consenso a un
progetto "conveniente", dove anche i "raccomandati" fanno
parte del sistema. Ma il come e il perché si arriva all'irreparabile nel
sistema gestionale, ora in mano al prefetto De Gennaro, si chiama business e
per i dirigenti Impregilo aveva un nome: il termovalorizzatore di Acerra. Per
riuscire a costruirlo - secondo le indagini dei pm Giuseppe Noviello e Paolo
Sirleo - Pier Giorgio Romiti a capo dell'Impregilo, Paolo Romiti direttore
commerciale della controllata Fibe, gli altri dirigenti
Armando Cattaneo e Vincenzo Urciuoli, insieme ai capimpianto dei cdr
avrebbero ingannato, aggirato, lavorato sottobanco con la sola
garanzia-speranza che il progetto andasse a buon fine. Nessuno si sarebbe
dovuto accorgere che il cdr prodotto non era a norma, che
non avevano in possesso le discariche dichiarate al momento
della gara, che non si erano accollati le spese di spedizione delle ecoballe
fuori regione (come pure previsto dal contratto). Una volta accesi
quei benedetti forni di Acerra, le montagne di rifiuti si sarebbero
volatilizzate nella cenere (anche tossica). Magari avrebbero ricevuto
anche i complimenti delle amministrazioni e del governo di turno per avere
messo la parola fine alle cicliche crisi campane. Di sicuro avrebbero
guadagnato negli anni cifre astronomiche. E il commissario Bassolino? Per
l'accusa avrebbe facilitato le operazioni e dato diversi,
troppi, via libera e uscite "in sicurezza". E' stata
l'inchiesta della Procura di Napoli a evitare l'inevitabile. Tre anni di
indagini che hanno prodotto oltre 100 mila pagine di fascicoli e 29 imputati.
Cento faldoni zeppi di passaggi meticolosi, documenti, intercettazioni,
compongono un impianto accusatorio confermato la scorsa estate dal gip Rosanna
Saraceno, che ha disposto il sequestro di 750 milioni di euro e interdetto la
ditta alla partecipazione di gare pubbliche di smaltimento rifiuti. Ora
nell'udienza preliminare l'accusa cerca di confermare le tesi: hanno truffato
la regione Campania e il governo per interessi privati. La camorra non c'entra
un tubo nella lenta agonia che ha portato al collasso l'intero ciclo. Se pure
si è infiltrata nei vari processi, il suo ruolo è stato marginale. Come ti
aggiro il contratto La gara d'appalto del '99 era chiara e senza scappatoie.
L'Impregilo avrebbe dovuto entro 14 mesi costruire il termovalorizzatore, avere
a disposizione terreni e impianti funzionanti a norma di legge, in particolare
al Dm del '98. Non avrebbe potuto subappaltare a terzi nessuna delle attività,
anche del trasporto, e soprattutto in caso di disfunzioni o di slittamento dei
tempi avrebbe dovuto sostenere ogni spesa relativa all'invio delle ecoballe
fuori regione. Tutto disatteso. La multinazionale avrebbe mentito fin
dall'inizio, partecipato senza avere la metà dei requisiti richiesti, tra
l'altro lanciandosi in un'attività che nulla aveva a che fare con la sua
esperienza in costruzioni. Come confermato dai fatti, l'Impregilo-Fisia-Fibe
non ha rispettato nessuna delle prescrizioni, anzi quando si è accorta che il
ciclo non funzionava avrebbe organizzato la truffa, tentando di guadagnare sui
disastri. E' qui che Bassolino e il suo staff avrebbero commesso una serie di
illeciti dal 2001 al 2004, concedendo deroghe su punti fondamentali del
contratto. Non sarebbe stata infatti nei poteri del
commissariato la possibilità di modificare la gara d'appalto per favorire
l'azienda affidataria. Il commissariato avrebbe autorizzato, senza averne il
potere, la "creazione" delle piazzole di sosta per le ecoballe:
mostri come la cittadella della munnezza a Taverna del Re di Giugliano, a Villa
Literno, a Santa Maria La Fossa. Non solo, si è accollato tutti i costi del
mancato smaltimento e non ha "controllato" gli impianti cdr. Se è
andata effettivamente così qual è il motivo? Sono stati aggirati o ci hanno
guadagnato? Saranno i giudici a decidere. Le banche sapevano? I tecnici e i
consulenti, però avevano le prove che il sistema era "taroccato".
Sono, infatti, prima le banche finanziatrici a rendersi conto che qualcosa non
quadra. Già nel 2001 la San Paolo Imi group e
l'istituto di credito internazionale West Lb, alla richiesta di ingenti
finanziamenti vogliono vederci chiaro e mandano un consulente, l'ingegnere
Paolo Polinelli della Montgomery Watson. Nonostante i tentativi di
dissimulazione e le analisi "addomesticate" dal laboratorio Fisia di
Genova, Polinelli giudica inidonei gli impianti. Procede a nuovi controlli e
come dichiarato ai pm conclude: "La nostra analisi del progetto fu
progressivamente confortata da analisi sul cdr... fu considerato assolutamente
lontano dai valori richiesti". Ma Armando Cattaneo, l'ex ad di Fibe, che secondo l'accusa sapeva e condivideva con la
supervisione di Pier Giorgio Romiti, dà tutte le rassicurazioni
sull'adeguamento. Le parti trovano un "escamotage", come riferisce
Polinelli: "Il cdr sarebbe stato mediamente conforme ai parametri
contrattuali". Prima del finanziamento avvenuto nel 2003 stipulano dunque
un "Cdr side letter" dove si garantiscono eventuali adeguamenti. Solo
il Credito Lyonnaise si era già sfilato, probabilmente aveva sentito puzza di
"bruciato". Al telefono, nel maggio 2004, lo stesso Cattaneo afferma
che mentre le banche si erano accorte dei problemi sulla qualità del cdr
"il commissario (Bassolino, ndr) ha avuto un approccio blando". In
seguito, con gli impianti che facevano acqua la Fibe decide di "andare
oltre" e apre discariche fantasma per non vedersi
chiudere i rubinetti da parte delle banche. No differenziata, più energia Già
nel 2002, però, la situazione inizia a precipitare, da destra a sinistra in
parlamento chiedono conto della monnezza in strada attraverso due
interrogazioni parlamentari di Emidio Novi (Fi) e Pecoraro Scanio (Verdi).
Nell'agosto 2002 Cattaneo scrive una nota al cdm "per dirimere ogni
dubbio": il materiale è a norma, cita i controlli Fisia di Genova. Dalla
sua ha anche il via libera dell'Arpac, per questo è indagato il dirigente
Maurizio Avallone, che nonostante i sopralluoghi non avrebbe mai denunciato le
irregolarità. Il commissario Bassolino è l'intermediario con il governo e
riesce a strappare diversi Opcm per fronteggiare la perenne emergenza. Piovono
soldi, deroghe, poteri speciali. I progetti per la differenziata, però, non
decollano. I motivi sono diversi. Nel 2005 sull'utenza in uso a Ettore
Figliola, avvocato del dipartimento della protezione civile, la spiegano così:
"Qui forse non hanno capito una mazza... è stata creata una società che ha
fatto gli appalti per darli a. .. (indecifrabile)
...di intera proprietà del comune di Napoli. Bassolino e soci fecero una gara
per la raccolta differenziata spendendo la bellezza di 280 miliardi hanno poi
comperato una serie di mezzi e autocompattattori per la munnezza normale? Dopo
che glielo hanno dato all'Asia in comodato d'uso gratuito. Insomma
il commissario compra i mezzi, li regala a qualcuno, qualcuno crea una
società... peggio!". Ma questa è una supposizione ai limiti
dell'illazione e non una prova. Per l'accusa è invece un fatto che l'Impregilo
avesse interesse a mettere di tutto nel termovalorizzatore per guadagnare di
più e anche recuperare il tempo perduto a causa delle proteste degli acerrani,
delle prescrizioni governative e delle inchieste. Infatti
i magistrati, con diverse indagini parallele, iniziano via via a sequestrare
gli impianti giudicati vecchi e inadeguati, bloccando un ciclo
"artificioso". Non a torto visto che le "macchine" non
riuscivano a stoccare nemmeno l'alluminio e i rifiuti presentavano più plastica
in uscita rispetto all'entrata del talquale, come confermato perfino da un tecnico
Fibe, l'ingegnere Sergio Pomodoro. Non solo. Nelle ecoballe ci finivano anche i
pneumatici, che avrebbero aumentato l'energia prodotta dall'incenerimento. Ecco
quanto si legge negli atti: "Effettuavano recupero di rifiuti speciali,
pneumatici fuori uso, dotati di elevato potere calorifico destinati
all'additivazione prodromica all'aumento del Pci delle balle di Cdr". Il
tecnico della Fibe scrive nel tempo a tutti i dirigenti Impregilo per chiedere
gli adeguamenti necessari per legge. Il 16-10-
( da "Manifesto, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Il processo Il Gup: Bassolino rimane a Napoli Respinta la
richiesta di trasferire tutto a Roma. Si procede a ritmo serrato Adriana
Pollice Napoli Doveva ritirarsi per una decina di minuti e invece ci sono
volute più di due ore di camera di consiglio al gup Marcello Piscopo per respingere
l'eccezione avanzata da alcuni legali della difesa, che chiedevano il
trasferimento a Roma del processo per le presunte irregolarità nel ciclo dei
rifiuti campano. Tra gli imputati il governatore della regione Bassolino, in
veste di commissario straordinario dal 2000 al 2004, gli ex
vicecommissari Raffaele Vanoli e Giulio Facchi, Piergiorgio e Paolo
Romiti con i vertici dell'Impregilo e delle aziende associate (Fisia,
Italimpianti, Fibe e Fibe Campania), affidatarie dell'appalto per lo
smaltimento dell'immondizia. In tutto 28 persone accusate di abuso in atti ufficio, recupero illegale dei rifiuti, gestione
illecita degli impianti, stoccaggio illegale e altri reati. I dibattimenti si
stanno susseguendo a ritmo serrato, persino il sabato, incastrati tra la
paralisi della raccolta, che non accenna a risolversi, e la crisi politica con
la giunta regionale traballante e, sullo sfondo, le elezioni nazionali. Così,
ieri i legali di Bassolino e della Impregilo non si
sono associati alla richiesta di trasferimento del processo, per non dare
l'impressione di cercare vie di fuga. L'eccezione sollevata faceva riferimento
a una presunta incompatibilità funzionale dei magistrati di Napoli, poiché il
gup Piscopo, nell'ordinanza in cui ammetteva come parte civile alcuni
cittadini, aveva sostenuto che i residenti della regione possono essere
considerati danneggiati dall'inquinamento dell'ambiente. Incluso quindi lo
stesso gup argomentavano i difensori che, soprattutto, sottolineavano come tra
le parti civili ci fosse il Comitato giuridico di difesa ecologica dell'Assise
di Palazzo Marigliano, di cui fanno parte il presidente della terza sezione
della Corte d'Assise d'appello di Napoli, Omero Ambrogi, e Raffaele Raimondi,
presidente emerito della Corte di Cassazione. Richiesta respinta, secondo il
gup si tratta di circostanze non rilevanti. "Come avvocato condivido
l'eccezione sollevata dai colleghi, ma non l'abbiamo sottoscritta - ha detto il
difensore di Bassolino, l'avvocato Giuseppe Fusco - e comunque si tratta di un fatto
tecnico, che può essere riproposto anche in altri gradi del giudizio".
Insomma, la minaccia dello spostamento a Roma per incompatibilità ambientale
aleggia, anche se l'ipotesi sembra lontana. Le prossime udienze presso l'aula
bunker di Poggioreale, l'unica in grado di ospitare la folla di accusati e
parti civili con relativi difensori, si terranno il 19, 23 e 29 febbraio,
quando a parlare sarà la difesa di Bassolino. Le imputazioni emerse nelle
requisitorie dei pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello sono tutte pesanti. Si va
dall'accusa di aver sperperato in 14 anni di struttura commissariale un mare di
soldi in stipendi e consulenze d'oro, all'aver aperto discariche virtuali, esistenti solo su carta, per permettere alla Impregilo, ad esempio, di continuare a ricevere
finanziamenti dalle banche, preoccupate per il collasso del ciclo rifiuti. Fino
alle false certificazioni per attestare che la frazione organica prodotta fosse
compatibile con i parametri europei. In particolare, la falsa
certificazione serviva a bloccare i ricorsi al Tar da parte dei comitati
civici. Soprattutto, secondo l'accusa le imprese sapevano di non poter
rispettare l'appalto per l'inidoneità del materiale prodotto dagli impianti di
cdr. Una truffa aggravata, per i pm, con tanto di falsi documenti e impianti
insufficienti, di reale solo le montagne di rifiuti che ingolfavano il ciclo e
il vertiginoso giro di soldi finito nelle tasche dei Romiti, con la struttura
commissariale a dare una mano invece di vigilare.
( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina III - Napoli IL RETROSCENA Coinvolto nel processo
rifiuti, lavora per Sviluppo Italia: "Ma in questo bando era fuori"
Acerra, i misteri della gara fallita l'ombra dell'imputato Acampora Risulta la
firma dell'ad Bosso. "Demmo un aiuto, ma per il
nuovo appalto siamo fuori" L'esclusione di Veolia ha evitato l'arrivo dei
francesi e il ripetersi del caso Air France Si apre una settimana dedicata al
futuro dell'emergenza rifiuti. Per la quarta volta il Commissariato cercherà
l'erede di Fibe: una società che completi l'inceneritore di Acerra, a sue
spese, lo metta in moto e gestisca il ciclo di smaltimenti nella provincia di
Napoli. Decide il commissario liquidatore Goffredo Sottile, nominato dopo la
chiusura della terza gara, fallita per la rinuncia dei due concorrenti, i
francesi di Veolia e il gruppo lombardo A2A. Sottile sceglierà tra gara
pubblica e trattativa privata. Sarà una procedura veloce, una "trattativa
privata plurima"con garanzie di trasparenza, per evitare ricorsi. Ora è
certo l'incentivo del Cip 6, inserito da Prodi nei primi giorni di crisi del
suo governo: trattare solo con Veolia e A2A provoca ricorsi, è una modifica
sostanziale che deve rimettere in gioco anche altri. La nuova gara non sarà
affidata a Sviluppo Italia. Si è scoperto che uno dei suoi tecnici più
influenti è Salvatore Acampora, una presenza che ha attirato su Sviluppo Italia
negli ultimi giorni sospetti forse infondati, tutti da dimostrare, ma
imbarazzanti. è un nome poco noto all'esterno, ma
ricorre spesso nel settore per la sua capacità professionale e purtroppo anche
nelle carte giudiziarie del processo rifiuti. Occupa 25 righe da 100 battute il
paragrafo che riassume solo nell'indice la sua posizione della richiesta di
rinvio a giudizio dei pm Noviello e Sirleo. è imputato
con l'accusato di aver scritto il capitolato della gara vinta da Impregilo ad
Acerra e di essere poi diventato "ingegnere capo" dello stesso
impianto. Si è letto anche il compenso: un miliardo e mezzo di lire. Una sola
tra le diverse accuse: "Non impediva, realizzava e consentiva la perpetua
violazione degli obblighi contrattuali da parte dell'Ati affidataria della
gestione". Rispondeva al subcommissario Vanoli, come lui oggi imputato nel
processo Bassolino. Si è saputo a dicembre che è una
delle menti tecniche di Sviluppo Italia. Fu anche sussurrato al prefetto Pansa,
che chiese subito conferma. Secca la smentita. Ma il 18 dicembre l'ingegner
Acampora risulta in una ricerca di "Repubblica" come
"responsabile unico del procedimento" nel bando di gara di
"Sviluppo Italia aree industriali". In quale settore? Quello dei
rifiuti. Discarica di Cardona in provincia di Siracusa. Stesso indirizzo: via
Boccanelli 30, Roma. L'ad di "Sviluppo Italia
aree industriali" è Luigi Bosso. Ex dirigente di Napoletanagas. Come mai
compare la sua firma, che sa di rifiuti e di inceneritori? "Diciamo
che sono stato il coordinatore. Ci fu chiesto di dare
una mano a Pansa e l'abbiamo data". Bosso, organizzerete anche la
prossima gara? "Mi tengo lontano, per carità". Chi è Salvatore
Acampora in Sviluppo Italia? Tono sorpreso: "Un consulente". Nessuno
meglio di lui conosce Acerra. Vi è stato di aiuto? Tono
infastidito: "Non gli abbiamo fatto leggere niente. Non avrei commesso questo errore". Inutile insistere. A
Pansa fu consigliato da Palazzo Chigi di rivolgersi a "Sviluppo
Italia". Ancora oggi il prefetto ritiene che la gara fosse ben costruita,
dice che fu lui a chiedere criteri selettivi: 500 milioni di patrimonio netto
per la società mandataria, il 40 per cento dai partner, quindi 200 milioni.
Caddero tutti, concorrenti e partner, tranne Veolia e A2A. Delusi gli spagnoli
collegati a "De Vizia transfer srl", ma anche l'Ama di Roma e l'Asia
di Napoli. Fu chiesta e concessa una proroga: 28 gennaio, il
( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Il Forum e il ruolo della cultura Ugo Della Corte Napoli
Perché il Forum delle culture diventi una occasione
per la città è necessario partire dal bilancio dei risultati della politica
culturale perseguita in questi ultimi 15 anni dalla Regione Campania e
dall'Amministrazione comunale di Napoli. Il Forum è indubbiamente un'occasione
irripetibile ma certamente non perché rende disponibili ingenti risorse, a
giudicare dai risultati, a dir poco modesti, ottenuti negli ultimi anni
impiegando per le attività culturali risorse finanziarie simili se non
superiori. Questa osservazione dovrebbe, una volta per tutte, fare giustizia della tesi che sfavillanti e accattivanti pratiche di
marketing territoriale possano bastare da sole a rendere risorse artistiche
naturali e finanziarie occasioni certe e durature di sviluppo economico e
sociale. Che la cultura abbia un ruolo chiave in una strategia di sviluppo
territoriale è oggi un dato acquisito e condiviso, come indicato anche dal
documento del Summit di Lisbona 2000 "The Economy of Culture". Così
come è ampiamente dimostrato che l'economia di un luogo si misura anche
attraverso la ricaduta che azioni e interventi nel settore della cultura sono
in grado di generare. Se si considera la cultura impresa strategica non è
possibile non inquadrarla in un piano complessivo di sviluppo e ancor più
lasciarne l'organizzazione all'amministratore o al politico di turno o peggio
ancora alla sua corte che nella migliore delle ipotesi, realizzano interventi,
velleità e fantasie del tutto personali. Se la cultura è uno degli asset
principali della strategia di sviluppo di Napoli e della Campania deve essere
utilizzata e valutata come ogni altra risorsa economica. Proprio per questo
"l'impresa cultura" deve essere affidata a risorse umane di provata
professionalità e competenza. Affidando la valutazione degli esiti a indicatori
di risultato e d'impatto. Occorre un "masterplan". Fare un'attenta
disamina dei beni di questo territorio, incrociare questi dati con le risorse
economiche e umane disponibili tenendo conto delle capacità e professionalità
anche di pregio che nella nostra regione ci sono ma sono state troppo
penalizzate e sciupate. E ancor prima è necessario risolvere il problema
rappresentato dalla debolezza di un sistema amministrativo ed economico che
presenta assetti organizzativi e comportamenti incapaci di interpretare e
utilizzare a pieno le risorse disponibili. Una condizione indispensabile per la
realizzazione ed il successo anche di questa iniziativa è una macchina
amministrativa capace e trasparente in grado di trasformare progetti e idee in
azioni di sviluppo e di vantaggio competitivo. In questa ottica, la scelta
forte è di puntare selettivamente e prioritariamente sulla risorsa umana, nella
convinzione che la riproduzione e la disseminazione della conoscenza e delle
componenti immateriali dello sviluppo siano un investimento a elevato valore
aggiunto e di rilievo strategico nel medio e lungo periodo. Tutto questo mal si
concilia con una pratica politica che pretende di scontare ogni sua attività in
tempi elettoralmente interessanti. Dove eravamo quindici anni fa Gaspare
Bisceglia procreo@hotmail.com Alla base del successo elettorale di Bassolino ci fu sicuramente la presa di coscienza e il
risveglio della società civile. Ma a quella vigilia non è seguita la ri-nascita
auspicata. Come troppo volte è accaduto nella storia della nostra disgraziata
terra, la fiducia è stata tradita, le speranze deluse. Ma non ha memoria
storica, chi afferma che tutti i guai di Napoli e della
Campania siano nati con le amministrazioni guidate da Bassolino e dalla
Iervolino. La relazione sulla camorra approvata dalla commissione parlamentare
Antimafia il 21 dicembre 1993 rappresenta un documento quasi epocale. Della
camorra non ci si era mai occupati a quel livello. Allora la Campania aveva il
più alto numero di Comuni sciolti per mafia d'Italia: 32. Il più alto
numero di amministratori rimossi per gravi reati:
( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Di Vittorio Sgarbi - lunedì 11 febbraio 2008, 09:15 Nessun
dubbio che i napoletani avrebbero trovato il modo di convivere con i rifiuti.
D'altra parte l'emergenza ha reso fisiologico ciò che era patologico, e ha reso
stabile ciò che era occasionale. In molte parti di Napoli, da molti anni,
l'immondizia è familiare, e ha rappresentato un cancro con il quale ci si
adatta a convivere. Ora il cancro è diventato metastasi, non risparmia nessun punto
della città, i napoletani trasmettono da un quartiere all'altro l'esperienza.
Con i rifiuti la città è diventata una enorme favela
nella quale non ci sono regole che si debbano rispettare in nome della legge,
perché la legge ha mancato il suo compito. Nessuna fiducia
in Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali
possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata
trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta
che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno
essere compromesse alla urgenza del consenso.
In questa fase nessuno si può permettere di mostrare il volto dell'arme,
nessuno può rischiare di perdere voti, oltre quelli che ha già perso e perciò i
napoletani sono rassegnati. Ma dalla rassegnazione non mancano di trarre
soddisfazione. E intanto, nell'emergenza nessuno può chiedere niente, la legge
non può essere applicata, ma nessuno può pretendere che si paghino le tasse. La
città si può avvantaggiare dello stato di calamità, i cittadini possono
chiedere (e magari non ottenere) ma non dare. Una condizione ideale. Si può
dunque stare acquattati dietro i rifiuti. Si può non lavorare. Gli studenti
possono evitare di andare a scuola. Gli amministratori sono pronti a
giustificarli e a fornire loro un alibi. D'altra parte l'immondizia offre
garanzie. Se le scuole restano chiuse i giovani non rischiano di incontrare
docenti deficienti. Se nella scuola vi debbono essere professori come quelli
che hanno firmato (e pare che si siano moltiplicati) l'appello contro il Papa,
è salutare (per la salute mentale) che i giovani non vadano a scuola.
Rischierebbero di farsi contagiare. Vi sono dunque già alcuni vantaggi che
vengono dall'immondizia, i napoletani non hanno certamente mancato di
accorgersene. Arrivano oggi notizie della felice convivenza con i rifiuti:
nelle strade intasate si possono delimitare i confini di un campo di calcio con
gli spalti costituiti dall'immondizia. Ma poi si possono organizzare dei mini
campionati di slalom fra i rifiuti o di corsa ad ostacoli, di salto in lungo.
Come esempio delle favelas si può iniziare a riciclare una parte di rifiuti,
nella fascia alta seguendo l'esempio di Piero Manzoni, e producendo opere
d'arte; nella fascia bassa producendo oggetti di artigianato, cestini, scatole,
pannelli.
( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Di Vittorio Sgarbi - lunedì 11 febbraio 2008, 07:00 Nessun
dubbio che i napoletani avrebbero trovato il modo di convivere con i rifiuti.
D'altra parte l'emergenza ha reso fisiologico ciò che era patologico, e ha reso
stabile ciò che era occasionale. In molte parti di Napoli, da molti anni,
l'immondizia è familiare, e ha rappresentato un cancro con il quale ci si
adatta a convivere. Ora il cancro è diventato metastasi, non risparmia nessun
punto della città, i napoletani trasmettono da un quartiere all'altro
l'esperienza. Con i rifiuti la città è diventata una enorme
favela nella quale non ci sono regole che si debbano rispettare in nome della
legge, perché la legge ha mancato il suo compito. Nessuna
fiducia in Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali
possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata
trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta
che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno
essere compromesse alla urgenza del consenso.
In questa fase nessuno si può permettere di mostrare il volto dell'arme,
nessuno può rischiare di perdere voti, oltre quelli che ha già perso e perciò i
napoletani sono rassegnati. Ma dalla rassegnazione non mancano di trarre
soddisfazione. E intanto, nell'emergenza nessuno può chiedere niente, la legge
non può essere applicata, ma nessuno può pretendere che si paghino le tasse. La
città si può avvantaggiare dello stato di calamità, i cittadini possono chiedere
(e magari non ottenere) ma non dare. Una condizione ideale. Si può dunque stare
acquattati dietro i rifiuti. Si può non lavorare. Gli studenti possono evitare
di andare a scuola. Gli amministratori sono pronti a giustificarli e a fornire
loro un alibi. D'altra parte l'immondizia offre garanzie. Se le scuole restano
chiuse i giovani non rischiano di incontrare docenti deficienti. Se nella
scuola vi debbono essere professori come quelli che hanno firmato (e pare che
si siano moltiplicati) l'appello contro il Papa, è salutare (per la salute
mentale) che i giovani non vadano a scuola. Rischierebbero di farsi contagiare.
Vi sono dunque già alcuni vantaggi che vengono dall'immondizia, i napoletani
non hanno certamente mancato di accorgersene.
( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza
Di Redazione - lunedì 11 febbraio 2008, 07:00 da Napoli Il
sottofondo musicale è quello di Toda gioia, toda bellezza, il
motivetto-tormentone più gettonato in radio, ma le parole sono rivedute e
corrette in versione spazzatura. Toda bellezza diventa così toda munnezza con una esilarante sequenze di strofe dove ce n'è per tutti: da
De Gennaro a Pecoraro Scanio, da Romano Prodi a Bassolino. Rime baciate anche per Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli
nonché regina dei rifiuti. Ma per chi alla musica preferisce altri generi
artistici è da oggi disponibile anche la "Venere dell'immondizia". La
"statua" è stata realizzata da due artisti abruzzesi - Alessandro
Monticelli e Claudio Pagone - che si sono ispirati a quella "degli
stracci", di Michelangelo Pistoletto. L'opera è stata esposta per la prima
volta ieri a Sulmona nella galleria dei due artisti, gremita di visitatori ai
quali sono state consegnate mascherine antiodore. La "Venere
dell'immondizia" è stata realizzata con