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DOSSIER “MONNEZZE”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Monnezze"

La città sommersa dai rifiuti ( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Il processo che coinvolge Bassolino resta a Napoli La città sommersa dai rifiuti Iervolino: "Stiamo riprecipitando nella crisi" Napoli è sommersa dai rifiuti, ci sono 1.400 tonnellate abbandonate per le strade. L'impianto ex cdr di Giugliano è in tilt, Caivano funziona a corrente alternata.

I ribelli acchiappavoti dell'udeur "clemente, senza noi il diluvio" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: senza noi il diluvio" la richiesta Chiederemo le dimissioni dalla giunta Iervolino per l'assessore Donatella Rizzo D'Abundo, mastelliana purissima ANGELO CAROTENUTO Centosessanta, forse 170 mila voti. è questa la valigia con cui Mastella si sposta di qua e di là. Quanto oggi pesi davvero quella borsa, ecco il punto vero.

Acerra, gli affari dell'inceneritore ( da "Manifesto, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: che non avevano in possesso le discariche dichiarate al momento della gara, che non si erano accollati le spese di spedizione delle ecoballe fuori regione (come pure previsto dal contratto). Una volta accesi quei benedetti forni di Acerra, le montagne di rifiuti si sarebbero volatilizzate nella cenere (anche tossica).

Il Gup: Bassolino rimane a Napoli ( da "Manifesto, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: aver aperto discariche virtuali, esistenti solo su carta, per permettere alla Impregilo, ad esempio, di continuare a ricevere finanziamenti dalle banche, preoccupate per il collasso del ciclo rifiuti. Fino alle false certificazioni per attestare che la frazione organica prodotta fosse compatibile con i parametri europei.

Acerra, i misteri della gara fallita l'ombra dell'imputato acampora ( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: per Bassolino e Iervolino a Napoli. Dopo Air France, rischiava di essere scelto un altro gruppo francese per risolvere l'altra grave crisi italiana. E qui, con la nuova gara, poteva tornare in gioco Asia. Si riapre anche uno spiraglio: i francesi avrebbero mai rilevato i lavoratori indicati dai consorzi?

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: di Napoli e della Campania siano nati con le amministrazioni guidate da Bassolino e dalla Iervolino. La relazione sulla camorra approvata dalla commissione parlamentare Antimafia il 21 dicembre 1993 rappresenta un documento quasi epocale. Della camorra non ci si era mai occupati a quel livello. Allora la Campania aveva il più alto numero di Comuni sciolti per mafia d'Italia: 32.

Rifiuti nella discarica degli scherzi ( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Nessuna fiducia in Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno essere compromesse alla urgenza del consenso.

L'ospedale inaugurato e mai aperto ( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Nessuna fiducia in Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno essere compromesse alla urgenza del consenso.

Toda gioia, toda munnezza ( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: da Romano Prodi a Bassolino. Rime baciate anche per Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli nonché regina dei rifiuti. Ma per chi alla musica preferisce altri generi artistici è da oggi disponibile anche la "Venere dell'immondizia". La "statua" è stata realizzata da due artisti abruzzesi - Alessandro Monticelli e Claudio Pagone - che si sono ispirati a quella "


Articoli

La città sommersa dai rifiuti (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina I - Napoli Da 48 ore la raccolta è praticamente ferma. Il processo che coinvolge Bassolino resta a Napoli La città sommersa dai rifiuti Iervolino: "Stiamo riprecipitando nella crisi" Napoli è sommersa dai rifiuti, ci sono 1.400 tonnellate abbandonate per le strade. L'impianto ex cdr di Giugliano è in tilt, Caivano funziona a corrente alternata. Ridotta al minimo anche l'attività della discarica di Macchia Soprana a Serre. L'Asìa raccoglie solo i rifiuti che possono essere stipati sui camion ancora vuoti (pochissimi), perché da 48 ore è praticamente impossibile scaricare nei siti di stoccaggio o nei cdr. "Rischiamo purtroppo di ricadere in una crisi che, ancora una volta faticosamente, ci eravamo gettati alle spalle", dice in un'intervista a "Repubblica" il sindaco Iervolino. Il processo sui rifiuti, in cui è coinvolto il governatore Bassolino, resta a Napoli. Il giudice Marcello Piscopo ha respinto l'istanza dell'avvocato Agostino De Caro che aveva chiesto di trasmettere gli atti a Roma per una presunta incompatibilità "funzionale" dei magistrati della Corte d'Appello. DEL PORTO, SANNINO E ZAGARIA ALLE PAGINE II E III.

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I ribelli acchiappavoti dell'udeur "clemente, senza noi il diluvio" - angelo carotenuto (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina V - Napoli IL RETROSCENA Quanto sono decisivi i consensi che il leader del Campanile può portare al partito di Berlusconi I ribelli acchiappavoti dell'Udeur "Clemente, senza noi il diluvio" la richiesta Chiederemo le dimissioni dalla giunta Iervolino per l'assessore Donatella Rizzo D'Abundo, mastelliana purissima ANGELO CAROTENUTO Centosessanta, forse 170 mila voti. è questa la valigia con cui Mastella si sposta di qua e di là. Quanto oggi pesi davvero quella borsa, ecco il punto vero. "O i sondaggi dicono che quei voti sono decisivi per vincere in Campania, oppure Berlusconi non lo arruola", la profezia di Massimo Cacciari da Venezia. Sono decisivi se spostano gli equilibri, se portano il premio di maggioranza al Senato. Quello che due anni fa fece della Campania la regione fondamentale per il verdetto in favore di Prodi. Ecco il nodo della trattativa tra Arcore e Ceppaloni. Il piatto di una bilancia che si chiama Campania. A rileggere i risultati due anni dopo, i 157.982 voti Udeur raccolti nel 2006 in circoscrizione per il Senato (5.2%) sarebbero bastati a capovolgere tutto. Sottratti quelli al centrosinistra, la Cdl sarebbe stata avanti. Sorpasso, premio su scala regionale previsto dalle legge elettorale e maggioranza a Palazzo Madama. è la lettura che fa brillare gli occhi alla famiglia Mastella, pronta a far notare che l'Udeur fu il primo partito dietro l'Ulivo anche alla Camera, nella circoscrizione Campania 2, cioè le province extra Napoli. Qui, dove non c'è premio su scala regionale, la partita finì 16 seggi a 13 per l'Unione. Due erano dell'Udeur. Ribaltando: 14 a 15. Ma già a Napoli (Campania 1), la perdita dei 62mila voti Udeur sarebbe stata indolore. Così nel 2006. Ma oggi? Il serbatoio del Campanile perde benzina a ogni giro. Solo 12 mesi prima delle politiche, alle Regionali 2005, di voti ne aveva presi 295mila. Dunque circa 123mila in più. Peraltro, quel 10 per cento a sostegno del Bassolino bis a Santa Lucia (3 su 10 presi tra Benevento e provincia) fu ininfluente. Se fossero andati a Bocchino, nulla sarebbe cambiato. Quel pacchetto, ora, va rivalutato alla luce delle uscite dei dissidenti, i ribelli espulsi dal partito. Tredicimila preferenze regionali sono la dote personale di Vittorio Insigne, uno dei 3 consiglieri che ribadisce fiducia alla giunta Bassolino. Li pesa e dice: "Se l'Udeur va col centrodestra, non tutti i suoi voti sono da sommare automaticamente all'altra parte. Anzi io dico: non più della metà". Potrebbero bastare lo stesso, sulla carta, secondo le stime relative ai dati Senato 2006. "Ma le uscite non sono finite", anticipa Giuseppe Maisto (12mila voti). In scollamento dall'Udeur napoletano, oltre all'assessore provinciale Giacinto Russo, viene dato anche il capogruppo in consiglio, Giovanni Caso. "è chiaro che 3 consiglieri regionali non staranno fermi a guardare la campagna elettorale per le politiche", il messaggio di Nicola Caputo, fuori anche lui. Più chiaro? "Incontreremo amministratori e grandi elettori per individuare un percorso. Guardiamo di buon occhio a questa semplificazione del quadro politico". Più o meno significa sostegno al Pd. Intanto, il provvedimento di espulsione non è ancora stato notificato. "Non solo. Mastella stesso dice da Arpaise che la discussione resta aperta. Usa questa parola: discussione. Quella che volevo io. Se è così, va espulso Fantini. è lui che s'è preso la licenza di cacciarci. Allora è lui fuori dalla linea del partito", il ragionamento di Diego Venanzoni, il più votato Udeur al Consiglio comunale di Napoli, 3mila preferenze sulle 35mila complessive. Altre 3mila sono di Carlo Migliaccio, fuori pure lui, e fanno 6mila in meno solo a Napoli. "Con tutte queste defezioni - dice Migliaccio - l'Udeur cosa sposta? Poco. Berlusconi se ne accorgerà. Mastella porta disagio ovunque vada. è un ostacolo al rinnovamento. è un vecchio modo di fare politica. Agli occhi della gente, rappresenta il sistema che difende solo posizioni personali. Mastella ha distrutto in 15 giorni un partito costruito in 10 anni, legato alla storia del cattolicesimo democratico, e dunque al centrosinistra". Gli espulsi dall'Udeur chiederanno le dimissioni dalla giunta Iervolino dell'assessore Donatella Rizzo D'Abundo, mastelliana purissima. Richiesta a cui si associa Rifondazione con una nota del segretario provinciale Di Martino e del capogruppo Carotenuto. Chiedono al sindaco "scelte lineari e coerenti", ora che Ceppaloni diventa provincia di Arcore.

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Acerra, gli affari dell'inceneritore (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Inchiesta La Fibe voleva guadagnare dalla produzione di energia. Un business da milioni di euro. Bruciando di tutto, anche i pneumatici. Ecco cosa si nasconde dietro la costruzione dell'impianto Francesca Pilla Napoli Incenerire ogni cosa, tutta l'immondizia della Campania, plastica, carta, vetro, alluminio e perché no, anche pneumatici. Termovalorizzare, produrre energia e guadagnare miliardi di euro, con la garanzia di avere un monopolio per almeno 16 anni, ma attraverso le "mosse" giuste arrivare a un quarto di secolo e oltre. Sarebbe stato questo l'obiettivo Fibe-Impregilo, non certo i due miliardi e mezzo di euro serviti in 14 anni a mantenere in piedi le spese per il carrozzone del commissariato speciale. Le consulenze d'oro, gli stipendi milionari di Antonio Bassolino, del vicecommissario Raffaele Vanoli, del subcommissario Giulio Facchi (che negano di aver riscosso cifre da capogiro) sono una storia nella storia, se ci sono state spiegano solo in parte il disastro ambientale. Possono essere la ragione del consenso a un progetto "conveniente", dove anche i "raccomandati" fanno parte del sistema. Ma il come e il perché si arriva all'irreparabile nel sistema gestionale, ora in mano al prefetto De Gennaro, si chiama business e per i dirigenti Impregilo aveva un nome: il termovalorizzatore di Acerra. Per riuscire a costruirlo - secondo le indagini dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo - Pier Giorgio Romiti a capo dell'Impregilo, Paolo Romiti direttore commerciale della controllata Fibe, gli altri dirigenti Armando Cattaneo e Vincenzo Urciuoli, insieme ai capimpianto dei cdr avrebbero ingannato, aggirato, lavorato sottobanco con la sola garanzia-speranza che il progetto andasse a buon fine. Nessuno si sarebbe dovuto accorgere che il cdr prodotto non era a norma, che non avevano in possesso le discariche dichiarate al momento della gara, che non si erano accollati le spese di spedizione delle ecoballe fuori regione (come pure previsto dal contratto). Una volta accesi quei benedetti forni di Acerra, le montagne di rifiuti si sarebbero volatilizzate nella cenere (anche tossica). Magari avrebbero ricevuto anche i complimenti delle amministrazioni e del governo di turno per avere messo la parola fine alle cicliche crisi campane. Di sicuro avrebbero guadagnato negli anni cifre astronomiche. E il commissario Bassolino? Per l'accusa avrebbe facilitato le operazioni e dato diversi, troppi, via libera e uscite "in sicurezza". E' stata l'inchiesta della Procura di Napoli a evitare l'inevitabile. Tre anni di indagini che hanno prodotto oltre 100 mila pagine di fascicoli e 29 imputati. Cento faldoni zeppi di passaggi meticolosi, documenti, intercettazioni, compongono un impianto accusatorio confermato la scorsa estate dal gip Rosanna Saraceno, che ha disposto il sequestro di 750 milioni di euro e interdetto la ditta alla partecipazione di gare pubbliche di smaltimento rifiuti. Ora nell'udienza preliminare l'accusa cerca di confermare le tesi: hanno truffato la regione Campania e il governo per interessi privati. La camorra non c'entra un tubo nella lenta agonia che ha portato al collasso l'intero ciclo. Se pure si è infiltrata nei vari processi, il suo ruolo è stato marginale. Come ti aggiro il contratto La gara d'appalto del '99 era chiara e senza scappatoie. L'Impregilo avrebbe dovuto entro 14 mesi costruire il termovalorizzatore, avere a disposizione terreni e impianti funzionanti a norma di legge, in particolare al Dm del '98. Non avrebbe potuto subappaltare a terzi nessuna delle attività, anche del trasporto, e soprattutto in caso di disfunzioni o di slittamento dei tempi avrebbe dovuto sostenere ogni spesa relativa all'invio delle ecoballe fuori regione. Tutto disatteso. La multinazionale avrebbe mentito fin dall'inizio, partecipato senza avere la metà dei requisiti richiesti, tra l'altro lanciandosi in un'attività che nulla aveva a che fare con la sua esperienza in costruzioni. Come confermato dai fatti, l'Impregilo-Fisia-Fibe non ha rispettato nessuna delle prescrizioni, anzi quando si è accorta che il ciclo non funzionava avrebbe organizzato la truffa, tentando di guadagnare sui disastri. E' qui che Bassolino e il suo staff avrebbero commesso una serie di illeciti dal 2001 al 2004, concedendo deroghe su punti fondamentali del contratto. Non sarebbe stata infatti nei poteri del commissariato la possibilità di modificare la gara d'appalto per favorire l'azienda affidataria. Il commissariato avrebbe autorizzato, senza averne il potere, la "creazione" delle piazzole di sosta per le ecoballe: mostri come la cittadella della munnezza a Taverna del Re di Giugliano, a Villa Literno, a Santa Maria La Fossa. Non solo, si è accollato tutti i costi del mancato smaltimento e non ha "controllato" gli impianti cdr. Se è andata effettivamente così qual è il motivo? Sono stati aggirati o ci hanno guadagnato? Saranno i giudici a decidere. Le banche sapevano? I tecnici e i consulenti, però avevano le prove che il sistema era "taroccato". Sono, infatti, prima le banche finanziatrici a rendersi conto che qualcosa non quadra. Già nel 2001 la San Paolo Imi group e l'istituto di credito internazionale West Lb, alla richiesta di ingenti finanziamenti vogliono vederci chiaro e mandano un consulente, l'ingegnere Paolo Polinelli della Montgomery Watson. Nonostante i tentativi di dissimulazione e le analisi "addomesticate" dal laboratorio Fisia di Genova, Polinelli giudica inidonei gli impianti. Procede a nuovi controlli e come dichiarato ai pm conclude: "La nostra analisi del progetto fu progressivamente confortata da analisi sul cdr... fu considerato assolutamente lontano dai valori richiesti". Ma Armando Cattaneo, l'ex ad di Fibe, che secondo l'accusa sapeva e condivideva con la supervisione di Pier Giorgio Romiti, dà tutte le rassicurazioni sull'adeguamento. Le parti trovano un "escamotage", come riferisce Polinelli: "Il cdr sarebbe stato mediamente conforme ai parametri contrattuali". Prima del finanziamento avvenuto nel 2003 stipulano dunque un "Cdr side letter" dove si garantiscono eventuali adeguamenti. Solo il Credito Lyonnaise si era già sfilato, probabilmente aveva sentito puzza di "bruciato". Al telefono, nel maggio 2004, lo stesso Cattaneo afferma che mentre le banche si erano accorte dei problemi sulla qualità del cdr "il commissario (Bassolino, ndr) ha avuto un approccio blando". In seguito, con gli impianti che facevano acqua la Fibe decide di "andare oltre" e apre discariche fantasma per non vedersi chiudere i rubinetti da parte delle banche. No differenziata, più energia Già nel 2002, però, la situazione inizia a precipitare, da destra a sinistra in parlamento chiedono conto della monnezza in strada attraverso due interrogazioni parlamentari di Emidio Novi (Fi) e Pecoraro Scanio (Verdi). Nell'agosto 2002 Cattaneo scrive una nota al cdm "per dirimere ogni dubbio": il materiale è a norma, cita i controlli Fisia di Genova. Dalla sua ha anche il via libera dell'Arpac, per questo è indagato il dirigente Maurizio Avallone, che nonostante i sopralluoghi non avrebbe mai denunciato le irregolarità. Il commissario Bassolino è l'intermediario con il governo e riesce a strappare diversi Opcm per fronteggiare la perenne emergenza. Piovono soldi, deroghe, poteri speciali. I progetti per la differenziata, però, non decollano. I motivi sono diversi. Nel 2005 sull'utenza in uso a Ettore Figliola, avvocato del dipartimento della protezione civile, la spiegano così: "Qui forse non hanno capito una mazza... è stata creata una società che ha fatto gli appalti per darli a. .. (indecifrabile) ...di intera proprietà del comune di Napoli. Bassolino e soci fecero una gara per la raccolta differenziata spendendo la bellezza di 280 miliardi hanno poi comperato una serie di mezzi e autocompattattori per la munnezza normale? Dopo che glielo hanno dato all'Asia in comodato d'uso gratuito. Insomma il commissario compra i mezzi, li regala a qualcuno, qualcuno crea una società... peggio!". Ma questa è una supposizione ai limiti dell'illazione e non una prova. Per l'accusa è invece un fatto che l'Impregilo avesse interesse a mettere di tutto nel termovalorizzatore per guadagnare di più e anche recuperare il tempo perduto a causa delle proteste degli acerrani, delle prescrizioni governative e delle inchieste. Infatti i magistrati, con diverse indagini parallele, iniziano via via a sequestrare gli impianti giudicati vecchi e inadeguati, bloccando un ciclo "artificioso". Non a torto visto che le "macchine" non riuscivano a stoccare nemmeno l'alluminio e i rifiuti presentavano più plastica in uscita rispetto all'entrata del talquale, come confermato perfino da un tecnico Fibe, l'ingegnere Sergio Pomodoro. Non solo. Nelle ecoballe ci finivano anche i pneumatici, che avrebbero aumentato l'energia prodotta dall'incenerimento. Ecco quanto si legge negli atti: "Effettuavano recupero di rifiuti speciali, pneumatici fuori uso, dotati di elevato potere calorifico destinati all'additivazione prodromica all'aumento del Pci delle balle di Cdr". Il tecnico della Fibe scrive nel tempo a tutti i dirigenti Impregilo per chiedere gli adeguamenti necessari per legge. Il 16-10-2002, in particolare, fa riferimento ai test interni nei siti di Caivano e Giugliano. "Mentre quelli di Caivano - scrive - sono ritenuti mediamente positivi (a parte il contenuto di cloro) quelli di Giugliano sono da ritenersi non soddisfacenti". Pomodoro sostiene anche che si tratta di una condizione generalizzata perché "le efficienze di separazione degli impianti sono sostanzialmente difformi da quelle di progetto (cioè va tutto insieme: carta plastica, metalli ferrosi, ndr)" e che si deve procedere all'adeguamento. Oggi, dopo sei anni, quell'adeguamento è ancora lettera morta.

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Il Gup: Bassolino rimane a Napoli (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Il processo Il Gup: Bassolino rimane a Napoli Respinta la richiesta di trasferire tutto a Roma. Si procede a ritmo serrato Adriana Pollice Napoli Doveva ritirarsi per una decina di minuti e invece ci sono volute più di due ore di camera di consiglio al gup Marcello Piscopo per respingere l'eccezione avanzata da alcuni legali della difesa, che chiedevano il trasferimento a Roma del processo per le presunte irregolarità nel ciclo dei rifiuti campano. Tra gli imputati il governatore della regione Bassolino, in veste di commissario straordinario dal 2000 al 2004, gli ex vicecommissari Raffaele Vanoli e Giulio Facchi, Piergiorgio e Paolo Romiti con i vertici dell'Impregilo e delle aziende associate (Fisia, Italimpianti, Fibe e Fibe Campania), affidatarie dell'appalto per lo smaltimento dell'immondizia. In tutto 28 persone accusate di abuso in atti ufficio, recupero illegale dei rifiuti, gestione illecita degli impianti, stoccaggio illegale e altri reati. I dibattimenti si stanno susseguendo a ritmo serrato, persino il sabato, incastrati tra la paralisi della raccolta, che non accenna a risolversi, e la crisi politica con la giunta regionale traballante e, sullo sfondo, le elezioni nazionali. Così, ieri i legali di Bassolino e della Impregilo non si sono associati alla richiesta di trasferimento del processo, per non dare l'impressione di cercare vie di fuga. L'eccezione sollevata faceva riferimento a una presunta incompatibilità funzionale dei magistrati di Napoli, poiché il gup Piscopo, nell'ordinanza in cui ammetteva come parte civile alcuni cittadini, aveva sostenuto che i residenti della regione possono essere considerati danneggiati dall'inquinamento dell'ambiente. Incluso quindi lo stesso gup argomentavano i difensori che, soprattutto, sottolineavano come tra le parti civili ci fosse il Comitato giuridico di difesa ecologica dell'Assise di Palazzo Marigliano, di cui fanno parte il presidente della terza sezione della Corte d'Assise d'appello di Napoli, Omero Ambrogi, e Raffaele Raimondi, presidente emerito della Corte di Cassazione. Richiesta respinta, secondo il gup si tratta di circostanze non rilevanti. "Come avvocato condivido l'eccezione sollevata dai colleghi, ma non l'abbiamo sottoscritta - ha detto il difensore di Bassolino, l'avvocato Giuseppe Fusco - e comunque si tratta di un fatto tecnico, che può essere riproposto anche in altri gradi del giudizio". Insomma, la minaccia dello spostamento a Roma per incompatibilità ambientale aleggia, anche se l'ipotesi sembra lontana. Le prossime udienze presso l'aula bunker di Poggioreale, l'unica in grado di ospitare la folla di accusati e parti civili con relativi difensori, si terranno il 19, 23 e 29 febbraio, quando a parlare sarà la difesa di Bassolino. Le imputazioni emerse nelle requisitorie dei pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello sono tutte pesanti. Si va dall'accusa di aver sperperato in 14 anni di struttura commissariale un mare di soldi in stipendi e consulenze d'oro, all'aver aperto discariche virtuali, esistenti solo su carta, per permettere alla Impregilo, ad esempio, di continuare a ricevere finanziamenti dalle banche, preoccupate per il collasso del ciclo rifiuti. Fino alle false certificazioni per attestare che la frazione organica prodotta fosse compatibile con i parametri europei. In particolare, la falsa certificazione serviva a bloccare i ricorsi al Tar da parte dei comitati civici. Soprattutto, secondo l'accusa le imprese sapevano di non poter rispettare l'appalto per l'inidoneità del materiale prodotto dagli impianti di cdr. Una truffa aggravata, per i pm, con tanto di falsi documenti e impianti insufficienti, di reale solo le montagne di rifiuti che ingolfavano il ciclo e il vertiginoso giro di soldi finito nelle tasche dei Romiti, con la struttura commissariale a dare una mano invece di vigilare.

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Acerra, i misteri della gara fallita l'ombra dell'imputato acampora (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina III - Napoli IL RETROSCENA Coinvolto nel processo rifiuti, lavora per Sviluppo Italia: "Ma in questo bando era fuori" Acerra, i misteri della gara fallita l'ombra dell'imputato Acampora Risulta la firma dell'ad Bosso. "Demmo un aiuto, ma per il nuovo appalto siamo fuori" L'esclusione di Veolia ha evitato l'arrivo dei francesi e il ripetersi del caso Air France Si apre una settimana dedicata al futuro dell'emergenza rifiuti. Per la quarta volta il Commissariato cercherà l'erede di Fibe: una società che completi l'inceneritore di Acerra, a sue spese, lo metta in moto e gestisca il ciclo di smaltimenti nella provincia di Napoli. Decide il commissario liquidatore Goffredo Sottile, nominato dopo la chiusura della terza gara, fallita per la rinuncia dei due concorrenti, i francesi di Veolia e il gruppo lombardo A2A. Sottile sceglierà tra gara pubblica e trattativa privata. Sarà una procedura veloce, una "trattativa privata plurima"con garanzie di trasparenza, per evitare ricorsi. Ora è certo l'incentivo del Cip 6, inserito da Prodi nei primi giorni di crisi del suo governo: trattare solo con Veolia e A2A provoca ricorsi, è una modifica sostanziale che deve rimettere in gioco anche altri. La nuova gara non sarà affidata a Sviluppo Italia. Si è scoperto che uno dei suoi tecnici più influenti è Salvatore Acampora, una presenza che ha attirato su Sviluppo Italia negli ultimi giorni sospetti forse infondati, tutti da dimostrare, ma imbarazzanti. è un nome poco noto all'esterno, ma ricorre spesso nel settore per la sua capacità professionale e purtroppo anche nelle carte giudiziarie del processo rifiuti. Occupa 25 righe da 100 battute il paragrafo che riassume solo nell'indice la sua posizione della richiesta di rinvio a giudizio dei pm Noviello e Sirleo. è imputato con l'accusato di aver scritto il capitolato della gara vinta da Impregilo ad Acerra e di essere poi diventato "ingegnere capo" dello stesso impianto. Si è letto anche il compenso: un miliardo e mezzo di lire. Una sola tra le diverse accuse: "Non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali da parte dell'Ati affidataria della gestione". Rispondeva al subcommissario Vanoli, come lui oggi imputato nel processo Bassolino. Si è saputo a dicembre che è una delle menti tecniche di Sviluppo Italia. Fu anche sussurrato al prefetto Pansa, che chiese subito conferma. Secca la smentita. Ma il 18 dicembre l'ingegner Acampora risulta in una ricerca di "Repubblica" come "responsabile unico del procedimento" nel bando di gara di "Sviluppo Italia aree industriali". In quale settore? Quello dei rifiuti. Discarica di Cardona in provincia di Siracusa. Stesso indirizzo: via Boccanelli 30, Roma. L'ad di "Sviluppo Italia aree industriali" è Luigi Bosso. Ex dirigente di Napoletanagas. Come mai compare la sua firma, che sa di rifiuti e di inceneritori? "Diciamo che sono stato il coordinatore. Ci fu chiesto di dare una mano a Pansa e l'abbiamo data". Bosso, organizzerete anche la prossima gara? "Mi tengo lontano, per carità". Chi è Salvatore Acampora in Sviluppo Italia? Tono sorpreso: "Un consulente". Nessuno meglio di lui conosce Acerra. Vi è stato di aiuto? Tono infastidito: "Non gli abbiamo fatto leggere niente. Non avrei commesso questo errore". Inutile insistere. A Pansa fu consigliato da Palazzo Chigi di rivolgersi a "Sviluppo Italia". Ancora oggi il prefetto ritiene che la gara fosse ben costruita, dice che fu lui a chiedere criteri selettivi: 500 milioni di patrimonio netto per la società mandataria, il 40 per cento dai partner, quindi 200 milioni. Caddero tutti, concorrenti e partner, tranne Veolia e A2A. Delusi gli spagnoli collegati a "De Vizia transfer srl", ma anche l'Ama di Roma e l'Asia di Napoli. Fu chiesta e concessa una proroga: 28 gennaio, il 31 l'aggiudicazione. Ma A2A (risulta dalla fusione di settembre della bresciana Asm e dalla milanese Aem) si è qualificata, per poi ritirarsi. Da metà gennaio rimasero solo i francesi. Chiesero nuove condizioni: essere sollevati dal rischio di inadempienza se non avessero rispettato i tempi per colpe di altri, magari di Fibe; cambiare le formule finanziarie, per adeguarle alle tre banche del pool. Con lealtà ed impegno si sempre è battuto Pansa. Fu avvertito De Gennaro, ma il prefetto si escluse: era un compito del commissario liquidatore. Nomina che però slittava di giorno in giorno. Solo il 28 fu scelto il generale Macchia, che si ritirò nel giro di poche ore. Il 29 toccò a Goffredo Sottile. Da un'ora era sul tavolo vuoto di via Medica 24 la lettera di rinuncia di Veolia. Un sospiro di sollievo per il governo a Roma, per Bassolino e Iervolino a Napoli. Dopo Air France, rischiava di essere scelto un altro gruppo francese per risolvere l'altra grave crisi italiana. E qui, con la nuova gara, poteva tornare in gioco Asia. Si riapre anche uno spiraglio: i francesi avrebbero mai rilevato i lavoratori indicati dai consorzi? (a.c.).

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Il Forum e il ruolo della cultura Ugo Della Corte Napoli Perché il Forum delle culture diventi una occasione per la città è necessario partire dal bilancio dei risultati della politica culturale perseguita in questi ultimi 15 anni dalla Regione Campania e dall'Amministrazione comunale di Napoli. Il Forum è indubbiamente un'occasione irripetibile ma certamente non perché rende disponibili ingenti risorse, a giudicare dai risultati, a dir poco modesti, ottenuti negli ultimi anni impiegando per le attività culturali risorse finanziarie simili se non superiori. Questa osservazione dovrebbe, una volta per tutte, fare giustizia della tesi che sfavillanti e accattivanti pratiche di marketing territoriale possano bastare da sole a rendere risorse artistiche naturali e finanziarie occasioni certe e durature di sviluppo economico e sociale. Che la cultura abbia un ruolo chiave in una strategia di sviluppo territoriale è oggi un dato acquisito e condiviso, come indicato anche dal documento del Summit di Lisbona 2000 "The Economy of Culture". Così come è ampiamente dimostrato che l'economia di un luogo si misura anche attraverso la ricaduta che azioni e interventi nel settore della cultura sono in grado di generare. Se si considera la cultura impresa strategica non è possibile non inquadrarla in un piano complessivo di sviluppo e ancor più lasciarne l'organizzazione all'amministratore o al politico di turno o peggio ancora alla sua corte che nella migliore delle ipotesi, realizzano interventi, velleità e fantasie del tutto personali. Se la cultura è uno degli asset principali della strategia di sviluppo di Napoli e della Campania deve essere utilizzata e valutata come ogni altra risorsa economica. Proprio per questo "l'impresa cultura" deve essere affidata a risorse umane di provata professionalità e competenza. Affidando la valutazione degli esiti a indicatori di risultato e d'impatto. Occorre un "masterplan". Fare un'attenta disamina dei beni di questo territorio, incrociare questi dati con le risorse economiche e umane disponibili tenendo conto delle capacità e professionalità anche di pregio che nella nostra regione ci sono ma sono state troppo penalizzate e sciupate. E ancor prima è necessario risolvere il problema rappresentato dalla debolezza di un sistema amministrativo ed economico che presenta assetti organizzativi e comportamenti incapaci di interpretare e utilizzare a pieno le risorse disponibili. Una condizione indispensabile per la realizzazione ed il successo anche di questa iniziativa è una macchina amministrativa capace e trasparente in grado di trasformare progetti e idee in azioni di sviluppo e di vantaggio competitivo. In questa ottica, la scelta forte è di puntare selettivamente e prioritariamente sulla risorsa umana, nella convinzione che la riproduzione e la disseminazione della conoscenza e delle componenti immateriali dello sviluppo siano un investimento a elevato valore aggiunto e di rilievo strategico nel medio e lungo periodo. Tutto questo mal si concilia con una pratica politica che pretende di scontare ogni sua attività in tempi elettoralmente interessanti. Dove eravamo quindici anni fa Gaspare Bisceglia procreo@hotmail.com Alla base del successo elettorale di Bassolino ci fu sicuramente la presa di coscienza e il risveglio della società civile. Ma a quella vigilia non è seguita la ri-nascita auspicata. Come troppo volte è accaduto nella storia della nostra disgraziata terra, la fiducia è stata tradita, le speranze deluse. Ma non ha memoria storica, chi afferma che tutti i guai di Napoli e della Campania siano nati con le amministrazioni guidate da Bassolino e dalla Iervolino. La relazione sulla camorra approvata dalla commissione parlamentare Antimafia il 21 dicembre 1993 rappresenta un documento quasi epocale. Della camorra non ci si era mai occupati a quel livello. Allora la Campania aveva il più alto numero di Comuni sciolti per mafia d'Italia: 32. Il più alto numero di amministratori rimossi per gravi reati: 64. L'unico grande Comune italiano per il quale era stato proclamato lo stato di dissesto: Napoli. Furono sciolti per impossibilità di governo, oltre al Consiglio comunale di Napoli, i Consigli comunali di Salerno, Caserta e Benevento. Per delitti contro la pubblica amministrazione o per connessioni mafiose, a Napoli furono arrestati un ex sindaco e 16 consiglieri comunali, un ex presidente della Provincia e un ex assessore provinciale all'ecologia e all'ambiente; furono rimossi, per gli stessi reati, 36 consiglieri comunali nella provincia di Caserta e 5 in quella di Salerno. Nella provincia di Caserta furono arrestati un sindaco, 3 assessori comunali, 17 consiglieri comunali e un consigliere provinciale. Nella provincia di Salerno furono arrestati un sindaco e un assessore comunale. Nella provincia di Benevento, un assessore comunale fu arrestato per associazione a delinquere. Dei 41 magistrati indagati penalmente ben 16 erano in Campania. Il maggior numero di parlamentari per i quali era stata richiesta l'autorizzazione a procedere per collusioni mafiose era stato eletto in Campania: 8. Cito testualmente: "Il degrado, in Campania, ha assunto i caratteri di degenerazione sistemica, per responsabilità di uomini e gruppi politici che hanno sostituito se stessi e le proprie clientele a tutti i meccanismi democratici, dalla funzionalità della pubblica amministrazione al rispetto delle regole principali della convivenza civile". "Per superare la situazione di crisi, piuttosto che battersi per il funzionamento delle strutture e delle regole ordinarie, si sono chiesti e sono stati elargiti gli interventi straordinari". La Relazione concludeva con queste parole: "Occorrono una straordinaria ordinarietà, la ricostituzione del moderno Stato di diritto, l'etica della responsabilità. È uno sforzo difficile, ma la politica verrebbe meno, oggi, ai suoi compiti primari se non riuscisse a ricostruire nel Mezzogiorno le condizioni per una vita più libera". Penso che oggi, dopo 14 anni, dovremmo ripartire da questo appello.

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Rifiuti nella discarica degli scherzi (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Di Vittorio Sgarbi - lunedì 11 febbraio 2008, 09:15 Nessun dubbio che i napoletani avrebbero trovato il modo di convivere con i rifiuti. D'altra parte l'emergenza ha reso fisiologico ciò che era patologico, e ha reso stabile ciò che era occasionale. In molte parti di Napoli, da molti anni, l'immondizia è familiare, e ha rappresentato un cancro con il quale ci si adatta a convivere. Ora il cancro è diventato metastasi, non risparmia nessun punto della città, i napoletani trasmettono da un quartiere all'altro l'esperienza. Con i rifiuti la città è diventata una enorme favela nella quale non ci sono regole che si debbano rispettare in nome della legge, perché la legge ha mancato il suo compito. Nessuna fiducia in Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno essere compromesse alla urgenza del consenso. In questa fase nessuno si può permettere di mostrare il volto dell'arme, nessuno può rischiare di perdere voti, oltre quelli che ha già perso e perciò i napoletani sono rassegnati. Ma dalla rassegnazione non mancano di trarre soddisfazione. E intanto, nell'emergenza nessuno può chiedere niente, la legge non può essere applicata, ma nessuno può pretendere che si paghino le tasse. La città si può avvantaggiare dello stato di calamità, i cittadini possono chiedere (e magari non ottenere) ma non dare. Una condizione ideale. Si può dunque stare acquattati dietro i rifiuti. Si può non lavorare. Gli studenti possono evitare di andare a scuola. Gli amministratori sono pronti a giustificarli e a fornire loro un alibi. D'altra parte l'immondizia offre garanzie. Se le scuole restano chiuse i giovani non rischiano di incontrare docenti deficienti. Se nella scuola vi debbono essere professori come quelli che hanno firmato (e pare che si siano moltiplicati) l'appello contro il Papa, è salutare (per la salute mentale) che i giovani non vadano a scuola. Rischierebbero di farsi contagiare. Vi sono dunque già alcuni vantaggi che vengono dall'immondizia, i napoletani non hanno certamente mancato di accorgersene. Arrivano oggi notizie della felice convivenza con i rifiuti: nelle strade intasate si possono delimitare i confini di un campo di calcio con gli spalti costituiti dall'immondizia. Ma poi si possono organizzare dei mini campionati di slalom fra i rifiuti o di corsa ad ostacoli, di salto in lungo. Come esempio delle favelas si può iniziare a riciclare una parte di rifiuti, nella fascia alta seguendo l'esempio di Piero Manzoni, e producendo opere d'arte; nella fascia bassa producendo oggetti di artigianato, cestini, scatole, pannelli.

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L'ospedale inaugurato e mai aperto (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Di Vittorio Sgarbi - lunedì 11 febbraio 2008, 07:00 Nessun dubbio che i napoletani avrebbero trovato il modo di convivere con i rifiuti. D'altra parte l'emergenza ha reso fisiologico ciò che era patologico, e ha reso stabile ciò che era occasionale. In molte parti di Napoli, da molti anni, l'immondizia è familiare, e ha rappresentato un cancro con il quale ci si adatta a convivere. Ora il cancro è diventato metastasi, non risparmia nessun punto della città, i napoletani trasmettono da un quartiere all'altro l'esperienza. Con i rifiuti la città è diventata una enorme favela nella quale non ci sono regole che si debbano rispettare in nome della legge, perché la legge ha mancato il suo compito. Nessuna fiducia in Bassolino, nessuna nella Russo Iervolino, ma nessuna anche nelle reali possibilità del commissario straordinario De Gennaro. La soluzione non è stata trovata e non si troverà. Occorrerà aspettare le nuove elezioni e, una volta che la destra sarà al governo, accettare misure impopolari che non potranno essere compromesse alla urgenza del consenso. In questa fase nessuno si può permettere di mostrare il volto dell'arme, nessuno può rischiare di perdere voti, oltre quelli che ha già perso e perciò i napoletani sono rassegnati. Ma dalla rassegnazione non mancano di trarre soddisfazione. E intanto, nell'emergenza nessuno può chiedere niente, la legge non può essere applicata, ma nessuno può pretendere che si paghino le tasse. La città si può avvantaggiare dello stato di calamità, i cittadini possono chiedere (e magari non ottenere) ma non dare. Una condizione ideale. Si può dunque stare acquattati dietro i rifiuti. Si può non lavorare. Gli studenti possono evitare di andare a scuola. Gli amministratori sono pronti a giustificarli e a fornire loro un alibi. D'altra parte l'immondizia offre garanzie. Se le scuole restano chiuse i giovani non rischiano di incontrare docenti deficienti. Se nella scuola vi debbono essere professori come quelli che hanno firmato (e pare che si siano moltiplicati) l'appello contro il Papa, è salutare (per la salute mentale) che i giovani non vadano a scuola. Rischierebbero di farsi contagiare. Vi sono dunque già alcuni vantaggi che vengono dall'immondizia, i napoletani non hanno certamente mancato di accorgersene.

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Toda gioia, toda munnezza (sezione: Monnezze)

( da "Giornale.it, Il" del 11-02-2008)

Argomenti: Monnezza

Di Redazione - lunedì 11 febbraio 2008, 07:00 da Napoli Il sottofondo musicale è quello di Toda gioia, toda bellezza, il motivetto-tormentone più gettonato in radio, ma le parole sono rivedute e corrette in versione spazzatura. Toda bellezza diventa così toda munnezza con una esilarante sequenze di strofe dove ce n'è per tutti: da De Gennaro a Pecoraro Scanio, da Romano Prodi a Bassolino. Rime baciate anche per Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli nonché regina dei rifiuti. Ma per chi alla musica preferisce altri generi artistici è da oggi disponibile anche la "Venere dell'immondizia". La "statua" è stata realizzata da due artisti abruzzesi - Alessandro Monticelli e Claudio Pagone - che si sono ispirati a quella "degli stracci", di Michelangelo Pistoletto. L'opera è stata esposta per la prima volta ieri a Sulmona nella galleria dei due artisti, gremita di visitatori ai quali sono state consegnate mascherine antiodore. La "Venere dell'immondizia" è stata realizzata con 300 chilogrammi di rifiuti doc campani acquistati dai due artisti a un napoletano che li aveva messi in vendita su Internet al prezzo di un euro al chilo. L'opera di Pistoletto, realizzata nel 1967 contrappone una montagna di stracci alla candida copia di una statua classica posta di spalle, dando vita ad un forte stridore cromatico e formale. Nella versione della Venere degli artisti abruzzesi gli stracci sono stati sostituiti con la spazzatura, "simbolo - hanno affermato Monticelli e Pagone - del consumismo consumato". Gli autori hanno sottolineato che la loro opera vuole essere "una protesta contro la situazione allucinante che si è creata in Campania".

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