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IN EVIDENZA
Ma quale bioetica, qui
sta cambiando tutto STEFANO MENICHINI
(Europa 27-2-2008)
Devono
essere ciechi. I nostri giornali, i nostri partiti, e anche i portavoce dei
nostri vescovi. Il 95 per cento del dibattito pubblico, delle polemiche
giornalistiche, degli interventi ecclesiali, delle dichiarazioni politiche
riguarda temi che – stabilmente, da anni – sono in fondo a ogni interesse della
Nazione. Neanche il 3 per cento di tutti gli italiani considera l’aborto un
tema rilevante per sé, soprattutto ai fini della decisione elettorale. E lo è
per appena il 7 per cento degli italiani cattolici: fonte, Famiglia cristiana,
cioè uno dei giornali che si è lanciato sulla pista dello scandalo di Veronesi
e dei radicali nel Pd.
Viviamo e lavoriamo in un
circuito politico- mediatico che s’era eccitato per la laicissima Rosa nel
pugno facendo prevedere chissà quali risultati: 2,6 per cento. L’80 per cento
disertarono le urne sulla fecondazione assistita, e ben pochi di loro perché
l’avesse chiesto Ruini.
Oggi, anche grazie
all’amico Corriere, la lista di Giuliano Ferrara è considerata un evento: nei
sondaggi va dallo 0,1 allo 0,5 per cento.
Insomma, per essere
brutali: non gliene frega niente a nessuno. Biopolitica, bioetica, difesa della
famiglia tradizionale, aborto.
Temi cruciali, per carità,
nel dialogo pubblico.
Ma in chiave elettorale
neanche più in America contano qualcosa, andate a vedere di che si occupa la
destra cristiana: mutui, salari, prezzi. In Italia, nella politica e sui
giornali, non si parla che di pillola del giorno dopo e di coppie di fatto.
Intanto, con l’eccezione di
Federico Geremicca sulla Stampa, nessuno sembra accorgersi di un fenomeno che
potrebbe essere epocale. E cioè che Veltroni sta portando l’intero elettorato
di centrosinistra, comprese larghe fette di quello più “di sinistra”, su
posizioni inimmaginabili pochi anni fa.
Il programma scritto da
Enrico Morando e pubblicato oggi integrale da Europa rappresenta, al di là
della sua efficacia elettorale, un autentico riposizionamento strategico della
sinistra italiana. Se su questa linea arriveranno i voti di un 35 per cento o più
degli italiani – e soprattutto se l’asse politicoideologico sarà poi tenuto
fermo – sarà accaduto in Italia qualcosa di simile a ciò che hanno fatto Blair
e Schröder, e che D’Alema aveva solo ipotizzato: mutare i paradigmi e ampliare
la base sociale di riferimento.
Con una differenza, almeno
sul Labour: che Veltroni non ha dovuto ingaggiare alcuna battaglia nel proprio
partito né coi sindacati.
Per il motivo banale che le
posizioni tradizionalmente “di sinistra” (cattolica o marxista) qui sono state
superate dai fatti, dalla crisi del welfare classico, e trovano rappresentanza
in un cartello elettorale che non tocca il 6 per cento. Guardatevelo, questo
testo. Se saranno queste le politiche del Pd, al governo da solo o
all’opposizione, vorrà dire che qualcosa è successo davvero, nel paese dove non
succede mai niente.
Cioè è successo che c’è un
partito progressista di taglia europea che (citiamo a caso) vuole condurre fino
in fondo senza equivoci «la guerra al terrorismo jihadista»; promuove un
governo atlantico della globalizzazione; non cita l’egualitarismo ma vuole far
posto «ai giovani più impegnati, intelligenti e preparati» e «premiare i
migliori»; mette sicurezza dei cittadini e «severità contro il crimine» al
primo punto; non considera la vendita del patrimonio pubblico un tabù; smette
di voler perseguitare le rendite da investimento; si impegna a defiscalizzare
il salario dei contratti integrativi.
E poi: vuole sottoporre a
valutazione tutta la pubblica amministrazione, a partire dai dirigenti; alleggerire
fiscalmente le rate dei mutui per la casa; ridurre il numero delle sedi
universitarie e vincolare alla qualità dell’insegnamento il 30 per cento dei
finanziamenti agli atenei; accorpare i tribunali ed eliminare la sospensione
dei termini giudiziari dovuta alle ferie dei giudici; legare le parcelle degli
avvocati alla velocità delle cause; utilizzare la video-sorveglianza privata
per la sicurezza pubblica; aprire le ferrovie locali alla concorrenza; ridurre
a un solo passaggio la Valutazione di impatto ambientale; rafforzare i poteri
del presidente del consiglio; tirare fuori la politica dalla Rai.
Abbiamo citato cose a caso,
molte ne mancano, e molte mancano perché colpevolmente non ci sono, a
dimostrazione che c’è ancora molto cammino da fare (per esempio, perché non c’è
il contratto unico? e quali sono esattamente «i doveri» ai quali sono chiamati
gli immigrati?).
Si dirà che i programmi non
contano. Sarà.
Quello di Prodi veramente
era diventato un tormentone. E poi questo testo del Pd, laddove cita la pillola
antiabortiva o la 194 è finito sotto la lente d’ingrandimento nel giro di
mezz’ora dalla pubblicazione. Possibile che sulle tante altre cose che
coinvolgono (di più) la vita delle famiglie italiane, né Avvenire né
Osservatore romano né Famiglia cristiana abbiano qualcosa da dire, suggerire o
criticare? È vero, come scrive Antonio Polito sul Foglio, che il successo del
Pd fin qui è monco, perché recupera quasi tutto l’elettorato di centrosinistra
ma manca la propria missione principale, che era quella di sfondare al centro.
È così. E sarà così,
temiamo, anche il 12 aprile. Dopo quindici anni di prodismo e di bipolarismo da
caserma era però difficile convincere gli italiani in quattro mesi. Già che si
stia facendo il pieno dei propri voti senza neanche sfiorare
l’antiberlusconismo, a noi pare un miracolo.
Ma un partito di queste
dimensioni che riuscisse a reggere su questa linea politica (anche nel caso di
una sconfitta elettorale) potrà porsi in un paio d’anni al massimo, continuando
a parlare di riunificazione degli italiani, l’obiettivo di diventare davvero
maggioritario.
È per questo che –
contrariamente a quanto pensano alcuni che, anche nel Pd, mugugnano oggi per la
corsa solitaria del leader magari pensando di fargliela pagare fra qualche mese
– Walter Veltroni ha comunque già vinto.
Sarà pur vero che essere un
bravissimo candidato, un eccezionale comunicatore e un fantasioso compilatore
di liste non vuol dire saper edificare un partito. Ci sono però passaggi,
compiuti nel caldo dello scontro elettorale e battezzati dal consenso popolare,
rispetto ai quali non si torna indietro facilmente.
Primo,
applicare pienamente la legge sull'aborto
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da condurre
insieme tra laici e cattolici muniti di una buona volontà scevra da diktat
ideologici. Un importante contributo che va in questa direzione è stato dato
dalla direzione del Pd lombardo, che ha approvato lunedì 28 gennaio un
documento sulla legge 194. Questo documento è stato redatto dalle parlamentari
e dalle consigliere regionali lombarde,
Un
partito, molte culture ( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dirigenti
cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia
diventò moderna, laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in senso pieno,
anche se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la
"riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo
(appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava riproporre
conquiste come il divorzio:
Rivoluzione
tra le parrocchie ( da "Stampa, La"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
oltre a una
nuova immagine di parrocchia per le dodici comunità cattoliche valbormidesi che
fanno capo alla diocesi di Mondovì. Si tratta delle Unità pastorali istituite
dal vescovo, monsignor Luciano Pacomio. La Val Bormida è stata così divisa in
due Unità. La prima comprende Bardineto, Calizzano, Murialdo, Osiglia,
Millesimo, Cengio e Roccavignale, insieme a Saliceto,
LA
NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE
( da "Stampa,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dalla
confusione persistente e tipicamente italiana tra la laicità dello Stato e il
laicismo di Stato. La coesistenza di alcuni cattolici, anche integralisti, e di
alcuni laici, anche loro integralisti, nelle file del partito di Veltroni offre
agli avversari il terreno più facile per l'attacco propagandistico.
[FIRMA]AMEDEO
LA MATTINA ROMA Oggi arriveranno sul tavolo di Veltroni le candidature delle
seg ( da "Stampa, La"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la laicità dello
Stato". Per il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, le
cose non stanno così: "La cultura e le battaglie radicali sono sempre
state da noi contrastate in quanto opposte ai valori cattolici. Oggi, con
l'impossibilità di esprimere preferenze e con le liste bloccate, un candidato o
un altro fa la differenza.
Rifiuto
dell'aborto e dell'eutanasia; promozione della famiglia fondata sul matrimonio
monogamico tr ( da "Stampa, La"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
riducendo al
minimo i danni in termini di rapporti politici con gli alleati laici, al
divorzio e all'aborto, si era via via ristretto, aprendo soprattutto
all'interno del centrosinistra polemiche e spaccature. Sul punto, partito o
partiti cattolici, l"Osservatore" non si pronuncia. E si può
intendere questo come una conferma del fatto che il tentativo dell'Udc e della
Rosa Bianca,
WALTER
VELTRONI ha deciso di candidare i radicali nelle liste del Pd per due ragi
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Anche perché
le tensioni interne tra laici e cattolici accreditano la tesi del Pdl in base
alla quale la ben nota rissosità del centrosinista si sarebbe pari pari
trasferita tra i ranghi del Pd. Berlusconi, che fatica a reggere il confronto
con l'immagine 'nuovista di Veltroni, era già orientato a non sovraesporsi in
campagna elettorale.
PENNABILLI
- BENEDETTO XVI ha affermato a Verona che in Italia la
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I comunisti
che sono stati gli avversari storici dei cattolici hanno certamente ingaggiato,
con i cattolici, un confronto duro, una lotta, ma indubbiamente, come ha
ricordato recentemente il cardinale Bagnasco, alcuni valori delle due chiese,
per dirla come Gramsci, erano singolarmente prossimi anche nella varietà delle
motivazioni e delle giustificazioni.
Ma
Veltroni Incontro con i teodem: Ci
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea che
laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese
non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale
cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che
"è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla
povertà e alle disuguaglianze,
Non
torneremo indietro su testamento biologico e Dico
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per tutte da
questa storia della contrapposizione tra cattolici e radicali. Ci sono anche
radicali cattolici e non ci sarebbero state le grandi maggioranze sul divorzio
e sull'aborto e la vicinanza alla lotta di Welby senza i cattolici. Noi siamo
in sintonia profonda con la società italiana e anche con i cattolici, che
spesso sono stati dalla parte delle nostre battaglie civili.
ROMA
- LAICI E CATTOLICI possono, anzi, devono convivere al
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea che
laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese
non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale
cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che
"è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla povertà
e alle disuguaglianze,
Caso
Radicali, il candidato Pd convince i teodem Laici e cattolici insieme nel
partito . E poi torna su salari e crescita: sono le priorità
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Oggi le varie
anime cattoliche del Pd si vedranno in un convegno in cui interverranno proprio
Veltroni e Franceschini. La linea però il segretario l'ha già data: "Laici
e cattolici devono convivere all'interno dello stesso partito". Nel programma,
ripete il segretario, sono affrontati temi cari al mondo cattolico, come la
famiglia,
Veltroni
rassicura i teodem binetti chiede più visibilità - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la cultura e
le battaglie radicali sono state sempre contrastate da noi e il loro arrivo
apre un contenzioso coi cattolici del Pd". Anche dal fronte opposto,
quello ultra laico, lo scienziato Piergiorgio Odifreddi ha incalzato sostenendo
che "mettere insieme Binetti e Bonino non è una scelta chiara sulla
laicità, è veltronismo".
Diritti,
io lesbica nel Pd chiedo un impegno
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e meno laico
ti ripresenti a Roma. Sei diverso tu, è diversa la città. Nelle precedenti
tornate elettorali in cui tu e Walter vi siete presentati alla città, Roma ha
premiato una coalizione che oltre ad avere una forte ambizione programmatica e
votata al cambiamento (avete rivoltato Roma come un pedalino come si dice a
Roma e lo dico in senso buono)
IL
CLIMA è rovente e a soffiare sul fuoco della polemica sono le cosiddette
diverse a ( da "Unita, L'"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
attacco il
fatto che il documento diffuso non era stato votato né rappresentava la
maggioranza dei camici bianchi. "Quel documento era un contributo fornito
al Consiglio da un gruppo di lavoro da me costituito, composto da laici e
cattolici, che facevano un punto sul codice deontologico alla luce dei
progressi della scienza e dei nuovi quesiti di fronte ai quali i medici sono
chiamati.
Non
facciamoci del male, niente muri tra laici e cattolici
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Anche nei
democratici americani convivono sensibilità diverse "Non facciamoci del
male, niente muri tra laici e cattolici" / Roma Anche lui è stato tra
coloro che nei giorni caldi degli abboccamenti tra Pd e radicali hanno espresso
perplessità su eventuali candidature come quelle -tanto per fare nomi e
cognomi- di Marco Pannella e Sergio D'Elia.
Quando
l'orrore cancella la politica ( da "Unita, L'"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Dichiara che
Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e feriti, semmai qualche
contusione mentale o morale. Finisce l'anomalo telegiornale del 26 febbraio, a
meno di due mesi dal prossimo confronto elettorale. Spengo il televisore
frastornata. Che cosa sta succedendo?
Cari
cattolici, basta crociate ( da "Unita, L'"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tra laici e
cattolici, credenti e non credenti? C'è qualcuno così folle da pensare che
questo paese ha bisogno di una guerra di religione? C'è qualcuno che può
garantire che un conflitto su questi temi si fermerà a livelli ragionevoli? C'è
qualcuno che ritiene che mettere i medici uno contro l'altro, a lavorare da
nemici fianco a fianco nello stesso ospedale,
Le
donne e il male - valerio petrarca
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
associazione
"Laici e Gesuiti per Napoli"), sono state capaci di centrare uno
spazio di verità. è quello che si nasconde dietro ciò che vediamo (per esempio
le giovanissime prostitute, per lo più nere, che stanno sulle strade delle
nostre periferie), ma preferiamo non approfondire: il punto di vista delle
vittime, il loro vissuto,
Con
Veltroni in lista Serraex prefetto, ex Forza Italia
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
compresa
quella sulla "par condicio": questa è stata la giornata di Walter
Veltroni, candidato premier del Pd. Il vero nodo che lo affligge, però, è
l'attrito tra la componente cattolica e quella laica del Partito Democratico.
Una tensione accresciuta dai segnali che, attraverso la stampa, gli ambienti
vaticani hanno voluto inviare.
Pillola
abortiva, disco verdedall'Agenzia del farmaco
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Quanto al
documento Fnomceo, che ha suscitato la contrarietà di vari Ordini dei medici,
nonché una sfilza di smentite e il presidente Sigo ha affermato: "Mi pare
siano rappresentati due estremismi, quello laico e quello cattolico. È un
dibattito che non interessa la Sigo". silvia neonato 27/02/2008.
È
bene che Darwin litighi aspramente con Dioperò su scienza e fede siamo fermi al
1911 ( da "Secolo XIX, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dei laici,
almeno in Italia. Non contiene la solita questione dell'Italia diversa dagli
Stati Uniti o dai Paesi protestanti. La cultura francese esprime nel suo
sistema una realtà cattolica, e pure una competenza tra i laici, nel mondo
intellettuale, nel sistema universitario, un'attenzione e una competenza alla
religione come cultura e non solo come adesione a un sistema di fede.
Laici
e cattolici, l'insostenibile peso per il Pd
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La sua
lettura del mondo cattolico come dominata dalla sinistra cattolica era stata
falsificata dagli elettori. La politica di Prodi era già stata battuta come
sintesi culturale tra cattolici e sinistra prima che il governo Prodi iniziasse
a vivere. In quella linea stava anche il tentativo di acquisire Casini come
spalla centrista per bilanciare,
Laici
ma anche cattolici, Veltroni mette in riga i Radicali
( da "Manifesto,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ha detto
Veltroni ai microfoni della Rai - Saremmo gli unici con un partito laico e uno
cattolico. In tutti i Paesi europei, occidentali, coesistono persone che hanno
sensibilità religiose e etiche diverse al'interno di un principio
indiscutibile: la laicità dello Stato". In realtà ai Radicali qualcosa
deve aver detto e ripetuto, il leader del Pd.
Demo
1 Walter, gli ex ppi, i teodem e le nuove previsioni sul vaticano
( da "Riformista,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
intervista
del Giornale a Gian Maria Vian in cui il direttore dell'Osservatore romano ,
alla domanda sul rischio irrilevanza dei cattolici in politica, rispondeva:
"Sinceramente non avverto questo rischio, anche perché i cattolici
militano in vari partiti e questo significa che certi valori sono condivisi
anche da esponenti del mondo laico". 2 27/02/2008.
Segue
cattolici ( da "Riformista, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
termini molto
concreti il ruolo dei cattolici nel Pd: "Noi siamo dentro un partito
laico, non laicista. Se abbiamo idee profonde le sappiamo difendere. Non siamo
marginali e mi auguro che saremo più forti nei gruppi parlamentari". Un
ragionamento sfoderato in numeri nudi e crudi da Franceschini, intervistato da
Repubblica : "Vorrei ricordare che entrano nove parlamentari radicali.
Pd
vera pasionaria, ma con opzioni sbagliate
( da "Riformista,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
trattata
dalla cultura cattolica, diventa come per miracolo (è il caso di dire),
ragionamento alto e nobile sulla coniugalità, il suo fondamento naturale, le
sue radici e le sue mete. In altri termini: da una parte l'opzione laica col
suo corredo di diritti e doveri, di garanzie da dare e di previdenze da
assicurare, di bisogni sociali da soddisfare e di tutele da salvaguardare.
Conversazione
<c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo>
( da "Riformista,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Delle Foglie
stila il vademecum cattolico A Mimmo Delle Foglie se gli si dice che lo Stato è
laico, quasi si offende. Già, perché lui, cattolico praticante, "lo sa
bene che lo Stato è laico", ma insieme, sa bene quale sia il ruolo dei
cattolici all'interno di questo Stato: "Noi - dice al Riformista -,
lavoriamo a viso aperto nello spazio pubblico,
Laici-cattolici,
più dei valori contano le candidature sicure
( da "Liberazione"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Romina
Velchi ( da "Liberazione"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dal Pd si fa
intendere che l'incontro è stato "positivo" e che lo spirito con cui
oggi Veltroni andrà alla convention dei cattolici "non è quello di una
compensazione" ma sostenere che "si possono far convivere anime
laiche e cattoliche" conciliando "punti di vista diversi",
dentro l'incontestabile laicità della politica.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La
Nota di Mas... ( da "Corriere della Sera"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Quando dunque
il presidente del Senato, Franco Marini, annuncia che oggi sarà al convegno dei
cattolici, rivendica la propria identità. E, preoccupato dalla reazione
compatta di un mondo che considera il suo, vuole accreditare il Pd come
"partito laico e non laicista. Non siamo marginali". La polemica,
però, sembra tutt'altro che chiusa.
<Noi
e la Chiesa? I problemi partiti con Prodi>
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici,
senza mettere per questo in discussione la laicità dello Stato, e dobbiamo
anche ricordare che all'epoca c'era un forte partito di ispirazione cattolica.
Ora, la crisi dei partiti ha portato a una personalizzazione della politica.
Insomma, i rapporti con il mondo cattolico sono stati gestiti direttamente da
chi stava a capo delle istituzioni e questo a discapito di quel
Lite
nel Pd, il leader alla <prova teodem>
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
impressione
di cento cattolici contro nove radicali". Fatto sta che all'incontro
parlerà anche Walter Veltroni che dovrà rispondere ai malesseri sorti dopo
l'accordo con Pannella e Bonino. Ieri ha detto a Radio Anch'io: "L'idea
che cattolici e laici non possano convivere in uno stesso partito non è di un
Paese moderno".
LAICITA'
LAICITA' In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si
può, tornano antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle
donne ( da "Liberazione"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
alla scuola
pubblica laica, alla lotta ai poteri ecclesiastici. Insomma alla rigorosa
difesa della laicità, non solo come lotta all'invadenza della Chiesa cattolica
nella vita pubblica e provati di donne e uomini, ma anche come difesa delle
libertà personali e di una ricerca volta a migliorare la salute dell'umanità
nel mondo.
Con
Bonino un Pd meno <radicale>
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ingerenze"
cattoliche. Questo elettorato, se non fosse rassicurato circa il carattere
"laico" del Pd, voterebbe probabilmente per la "Cosa rossa"
piuttosto che per i radicali, seguendo la scia di quei dirigenti fuoriusciti
dai Ds i quali non a caso hanno fatto del richiamo alla laicità il loro tratto
identitario predominante.
Grillo
candida una maestra di kung fu ( da "Corriere della Sera"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laiche e
liberali. Questo è anche l'orientamento scaturito dalla riunione del Comitato
regionale della Costituente socialista romana": così il socialista
Lanfranco Turci. "Non possiamo permettere che le prossime elezioni
comunali a Roma si riducano a una contesa tra tre candidati a sindaco in gara a
chi si presenta come il più ligio alle direttive delle gerarchie
cattoliche"
<Cattolici
incompatibili con i radicali> ( da "Corriere della Sera"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
arrivo dei
radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd. Di cui, a mio parere, non
c'era proprio bisogno ". Per Veltroni la vostra posizione sembra far
pensare che laici e cattolici non possano convivere in un'unica formazione.
"Ma il problema non è il rapporto tra laici e cattolici, che possono, anzi
devono convivere bene all'interno di una stessa formazione,
<Avanti
con la Ru486> Primo sì alla pillola abortiva
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
arriva una
notizia che potrebbe complicare ulteriormente il rapporto tra laici e
cattolici. Ieri sera è giunto dall'Aifa il primo via libera per la
commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486. La commissione
tecnico- scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti
dato il suo parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio,
Il
matematico Odifreddi ( da "Tempo, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stampa Il
matematico Odifreddi Il matematico Odifreddi "Non approvo il bipolarismo
laici-cattolici e questo connubio Binetti-Bonino all'interno del Partito
democratico non porterà a nessuna collaborazione. Quando ero nel comitato del
Manifesto per i valori del Pd ho cercato di farlo capire, ho detto che si
doveva fare una scelta, questa non si è voluta fare.
ROMA
- La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusc
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Noi non
vogliamo una politica cattolica, ma una politica fatta laicamente da cristiani.
Per questo la presenza di un piccolo gruppo di candidati radicali non deve
alterare la sintesi, il profilo, i progetti del Partito democratico, così come
li abbiamo fin qui disegnati insieme".
ROMA
Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a
t ( da "Messaggero, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
novità del Pd
è anche quella di riuscire a conciliare e far convivere laici e
cattolici", sostiene Veltroni, che ha messo a punto un vero e proprio
piano per chiudere le crepe e riuscire a far convivere i credenti anche con i
radicali. La prima mossa è stata una lettera inviata a Famiglia cristiana, il
settimanale che ha aperto le ostilità dando dei "pannelliani" ai
Democratici.
Catto-dem
in cerca di coesione. Ma già ci sono defezioni
( da "Tempo,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di una
convivenza tra anima laica e anima cattolica, e che per questo bisogna superare
ed eliminare la logica di battaglie ideologiche e cercare la soluzione ai
problemi concreti delle persone, sulla base di un programma al quale tutti sono
vincolati. Lo ha chiarito ieri Dario Franceschini, che ha ribadito come la
"strada giusta è quella de dialogo"
Non
si applichi all'etica il manuale Cencelli
( da "Tempo,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicità così
come si va declinando nel nostro tempo. Non è più la riproduzione dello storico
conflitto tra laici e cattolici che l'Italia ha conosciuto dal Risorgimento in
poi. E, per questo, non può essere affrontata e risolta con le vecchie ricette:
né con quelle dei cattolici di sinistra, che avrebbero voluto continuare a
rappresentare il braccio secolare della Chiesa nel mondo
SENZA
IDENTITÀ ( da "Avanti!"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un Papa così
laico crea indubbiamente, piaccia o no, una nuova forma di discorso pubblico,
sparigliando i giochi. Ben al di là degli steccati, forti solo in questo Paese,
fra laici e cattolici. Una cosa è già fin d'ora assai probabile: il Pd
veltroniano faticherà non poco a inserirsi in questa dimensione etica, politica
e sociale.
L'AVANA-VATICANO,
IL CAMMINO DI WOJTYLA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La Chiesa
cattolica, con i suoi 15 vescovi alla guida di una struttura ecclesiale
presente con i laici associati in tutto il territorio, è la seconda forza
sociale e religiosa che si è confrontata sempre di più con quella del Partito
comunista e soprattutto con la società civile.
Craxi
-Ps- 'L'interventismo della Chiesa impedisce ogni sintesi possibile'
( da "Voce
d'Italia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
forzata della
laicità”. Secondo Craxi “Vi sono forze politiche, come quella socialista, che
devono vigilare affinché non si superino i confini tracciati dalla revisione
concordataria, che sono netti e definiti circa i compiti e le responsabilità di
Stato e Chiesa e che vedono un comune impegno proteso alla crescita della
società italiana senza alcun dovere di intervento,
La
pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri?
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici del
Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega il con itto. Due
nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino" fra laici e
cattolici, il Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando
di irrigidire le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le
componenti cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno
nel
( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
ORNELLA BERGADANO *
C'è una morte che nella vita ci serve molto perché ? come scrive Andrzej
Stasink nello splendido necrologio "Il senso della vita" (L'Espresso,
27 dicembre) ? fa sì che ci possiamo incontrare e gioire della nostra presenza
in maniera che senza la morte non ci sarebbe possibile". E c'è una morte,
aggiungo, che non ci serve affatto perché ci fa smarrire il senso della vita.
La morte che, con atto imperativo, sottrae i nostri cari alla vita biologica ci
può, oltre che profondamente addolorare, anche sorprendere, svelandoci una
frontiera inattesa e inusuale che ci conduce al dubbio e ci interroga sui
significati ultimi e più profondi del vivere. Apporta se non altro il beneficio
di ricondurci, nostro malgrado, all'oggettività del reale. Contrariamente, c'è
una morte che nega la vita biologica, o la manipola per puro capriccio, con una
decisione da non addebitare a un destino o a un Dio, quanto piuttosto alla
volontà nostra di donne e uomini; sia che agiamo coscientemente, sia che ne
siamo indotti culturalmente. Questo tipo di morte può esercitarsi su vite
formate ed evolute o in itinere ed è terribile per il fatto stesso che è
innaturale. Come innaturale è l'accanimento terapeutico. Gli ecologisti e gli
ambientalisti dovrebbero essere i primi a prenderne le distanze e a denunciarne
l'inammissibilità. È quindi terribile l'effetto che procura questa morte:
sempre più spesso infatti ne ci sorprende né ci stupisce. Per sopportarla
dobbiamo rimuoverla e "narcotizzare" la nostra sensibilità innata.
Non siamo più capaci di esercitare l'indignazione perché privati
dell'innocenza, del piacere di vivere, "dell'incontrarsi e di gioire della
nostra presenza", per dirla con Stasink. Quando poi l'esercizio di questa
morte assume una dimensione collettiva diventando prassi, non siamo nemmeno più
in grado di interrogarci al riguardo. Rimuoviamo quindi la morte dei nostri
cari, futura o passata che sia, e non vogliamo chiamare morte quella dei mai
nati. E non lo vogliamo perché non lo possiamo; perché non siamo capaci di
interrogarci sulla vita. Sul senso della vita, sul senso della morte e sul
fatto che fra le due ci sia un nesso. Questa è la nostra povertà più grande. La
correttezza ferrea del diritto e l'esercizio delle libertà individuali, la
tutela fisica e psichica delle persone (in alcuni casi momentanea o addirittura
apparente) ci servono spesso da paravento per non promuovere, a monte,
un'indispensabile cultura dei valori che determini un ordine nei nostri
desideri. Quest'ordine permetterebbe tra l'altro di poter trarre un reale e
duraturo beneficio dal loro appagamento, proprio in virtù di un indirizzo
razionale delle nostre attese. Afferma Massimo Cacciari, in un'intervista alla
Stampa del 31 dicembre scorso, riferendosi alla tragedia del mondo
contemporaneo: "È venuto meno l'ordo amoris. È questa una preoccupazione
che deve riguardare non solo la chiesa ma anche i laici, perché è crollata ogni
gerarchia dei valori e degli amori. Ed è rimasto soltanto l'equivalente di
tutto: il denaro". A questo punto nessun imperativo, tanto meno
legislativo, può destare un tale cambio culturale ma può anzi rischiare di
allontanarne o sventarne il processo; ma non basta. C'è molto di più: c'è da
ristabilire la condizione per potersi interrogare e promuovere così una cultura
alternativa. Questa impresa ciclopica non può essere intrapresa con efficacia
da alcune categorie disomogenee di persone, seppur illuminate, ma solamente da
una grande sinergia di donne e di uomini appartenenti a formazioni culturali diverse,
capaci e determinati a lavorare insieme al raggiungimento di questo obiettivo
perché ne hanno personalmente maturato la consapevolezza. Ritornando
direttamente al tema della vita per quanto riguarda la proposta di moratoria
sull'aborto, il primo passo concreto nella direzione di un cambio culturale
capace di iniziare a mettere il valore della vita al suo giusto posto nella
gerarchia "degli amori", consiste nella piena applicazione della
legge 194 e cioè della sua parte più disattesa che esige di promuovere la
prevenzione e quindi la tutela della maternità. È questa un'azione di carattere
anche politico, da condurre insieme tra laici e cattolici muniti di una buona volontà scevra da diktat ideologici. Un
importante contributo che va in questa direzione è stato dato dalla
direzione del Pd lombardo, che ha approvato lunedì 28 gennaio un documento
sulla legge 194. Questo documento è stato redatto
dalle parlamentari e dalle consigliere regionali lombarde, da me
invitate a un tavolo di confronto che è stato capace
di ascolto reciproco e di dialogo, vincendo vecchie resistenze ideologiche e
rinunciando ad invettive di carattere identitario che a volte ancora
serpeggiano, ma che a nulla più servono se non ad essere d'impaccio e di freno
alla ricerca di una sintesi alta su temi così sensibili. L'obiettivo non è stato infatti il raggiungimento di un "pensiero
unico", improponibile ma nemmeno auspicabile, quanto invece l'esercizio
del rispetto e dell'ascolto dell'identità culturale altrui, coniugata con
l'espressione sincera della propria. Queste ottime ed indispensabili condizioni
hanno permesso di approdare ad una sintesi condivisa ricca di contenuto e
propositiva. Il testo del documento è stato quindi il
frutto della volontà e della capacità delle donne di confrontarsi
costruttivamente. Un bell'esempio, credo, in questa fase costituente del
partito. * membro dell'esecutivo regionale del Pd Lombardia con delega alle
pari opportunità e all'integrazione.
( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO Ha
ricordato Giuseppe Fioroni che Umberto Veronesi è stato
ministro della sanità nel governo Amato e non ha introdotto l'eutanasia né
fatto altre opere del demonio. E ha osservato che nove radicali eletti in
parlamento su trecento previsti per il Pd non cambieranno la natura del
partito. Vedremo domani alla riunione di diversi gruppi cattolici
del Pd se questa natura sarà riconosciuta nel partito plurale, delle reciproche
tolleranze e della convivenza, implicito nei giudizi di Fioroni e Carra e
comprovato dalla tradizione popolare e democristiana; oppure se qualche
gruppetto, anch'esso di estrema minoranza, metti qualche teodem, pensa a un
partito monoculturale dove all'intolleranza seguirebbe la non convivenza. Alla
senatrice Binetti mi permetterei di ricordare che anche lei è entrata come
minoranza in un partito pluralista già consolidato, la Margherita; e che quel
partito (salva l'adesione finale di Rutelli all'astensionismo di Ruini nel
referendum sulla legge 40), dichiarò liberi i suoi iscritti ed elettori di
votare secondo coscienza. Alcuni di loro furono per l'abrogazione della 40,
altri per l'astensione. Questo giornale ospitò tutte le opinioni e ne alimentò
il confronto, dando prova di un partito pluriculturale, prima che nascesse il
Pd. Che la voce di sessanta parlamentari popolari dell'ex Margherita,
favorevoli all'autonomia della politica, si sia resa ultimamente fioca, è per
l'avvenire del Pd un problema molto più vero che non l'angoscia (ma di chi?) di
ritrovarsi compagno di viaggio lo scienziato benefattore Veronesi, che fu
"testimonial" pro referendum così come la Binetti fu "testimonial"
anti-referendum. A me queste "angosce" ricordano quelle di
sessant'anni fa, quando nella Dc, nel Pli (e nel sud perfino nel Pci) c'erano i
monarchici e i repubblicani, che per qualche tempo si lacerarono le vesti, ma
dopo il referendum ripresero a lottare insieme nei propri partiti, per i nuovi
problemi. Come quelli sulle lobby e sullo sviluppo, che Mario Monti
rimproverava al dibattito politico di trascurare. Spero che uomini e storie
impegnati a fondare realtà nuove si conoscano meglio. Fossi la senatrice Binetti,
mi toglierei la curiosità di chiedere al suo collega (in uscita dal senato)
Valerio Zanone chi era Vittorio Badini Confalonieri, torinese anche lui:
apprenderà che era il presidente del partito liberale, succeduto al maledictus
(definizione già usata per Spinoza) Benedetto Croce, ed era un ultracattolico
subalpino, padre di undici figli. Undici. Vede, senatrice, com'è varia e
sorprendente l'Italia? Più indietro negli anni, la senatrice potrebbe
sorprendersi scoprendo che l'anticristo di cui trattasi, detto anche filosofo
della libertà, nel suo discorso inaugurale dell'assemblea costituente invocò il
Veni creator Spiritus: così come due anni dopo fecero a Santa Maria sopra
Minerva i cinquecento eletti dc del 18 aprile, a messa conclusa, prima di
raggiungere camera e senato. Perché lo spirito religioso ? ha dovuto ricordarlo
in questi giorni Marco Pannella, un liberale che "sa di bucato", come
scriveva Montanelli ? non è privilegio di una bandiera; ma, mitologie a parte,
alberga anche nel più laico degli spiriti laboriosi. Sappiamo che,
ciononostante, gli "storici steccati" sono duri a cadere perfino in
uomini di eccezionale intelligenza e moralità, quale era il cattolico veneto
Guido Gonnella, proprio quello degli Acta Diurna dell'Osservatore romano contro
il fascismo: eppure, all'indomani della liberazione di Roma, si oppose alla
nomina del filosofo della libertà a presidente della ricostituita Accademia dei
Lincei (vedi ultimi saggi del gesuita padre Sale). Vecchissime storie, certo:
ma, siccome sono alle origini della nostra attuale democrazia e coloro che oggi
realizzano il Pd ne sono figli e nipoti, ogni tanto meminisse iuvabit. In
Italia, dove la repubblica democratica ha vinto contro le opposte pretese di
una "repubblica socialista" alla Togliatti" e di una
"repubblica cristiana" alla padre Lombardi, il risultato fu possibile
perché gli elettori e i dirigenti cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia diventò
moderna, laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in senso pieno, anche
se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la "riconquista": come
si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo (appena ricordata da Europa) e
al partito radicale che osava riproporre conquiste come il divorzio: che
da ottant'anni aspettavano nei disegni di legge in parlamento. Fino ad oggi, la
"riconquista" è stata impedita grazie anche a quella parte dei cattolici, fortunatamente maggioritaria, che non ha mai
confuso tra messaggi evangelici, dogmi della gerarchia, conflitti culturali ed
esperienze storiche. La chiave del successo politico dei cattolici
nella repubblica sta nel non essere mai diventati il partito del papa. Faremmo
bene a ricordarcelo rileggendo i discorsi di De Gasperi del decennio della sua
leadership, 1944-54. Dell'"integralismo cattolico" (così lo chiamava,
a pagina 259 dei Discorsi politici, ed. Cinque Lune 1956), diceva: "Sfugge
forse anche a taluno di noi che, come politici, veniamo non solo da una
dottrina, ma anche da un'esperienza storica: complessa e non sempre logicamente
rettilinea. La concezione cristiana della politica conosce de Maistre, de
Bonnald, Veuillot, ma veneriamo anche Lecordaire, Montalembert, de Tocqueville
che scoprì il duplice senso della Rivoluzione francese (giacobino ed
evangelico), come del resto lo illustrò da noi Manzoni e come lo sentirono i
neoguelfi del risorgimento, quando, insieme ai liberali, prepararono le nuove
costituzioni". Parole che, fossi Veltroni, scolpirei nel salone d'ingresso
del loft. Se tutti le leggessero, svanirebbero un po' le "angosce"
per la candidatura di Veronesi e per l'accordo con Pannella: perché quello che
oggi si tenta di fare tra fede e scienza, liberalismo e socialismo, cattolici e laici, religiosi credenti e religiosi non
credenti è soltanto la continuazione (in piccolo) di grandi cose realizzate in
due secoli di incontri e scontri tra queste realtà progressive.
( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
IL VESCOVO DIOCESANO
PACOMIO PROMUOVE LA NASCITA DI 12 UNITÀ PASTORALI Rivoluzione tra le parrocchie
MILLESIMO Svolta nell'attività pastorale e nel lavoro dei sacerdoti, oltre a una nuova immagine di parrocchia per le dodici comunità
cattoliche valbormidesi che fanno capo alla diocesi di Mondovì. Si tratta delle
Unità pastorali istituite dal vescovo, monsignor Luciano Pacomio. La Val
Bormida è stata così divisa in due Unità. La prima comprende Bardineto,
Calizzano, Murialdo, Osiglia, Millesimo, Cengio e Roccavignale, insieme a
Saliceto, Camerana, Monesiglio e Prunetto ed è "moderata" da
don Aldo Mattei, coadiuvato da don Giancarlo Canova. Della seconda Unità
pastorale, denominata "Valbormida 2", fanno parte Cosseria, Plodio,
Bormida, Pallare e Mallare, il cui moderatore è don Teresio Oliveri coadiuvato
da Sara Benassi. Obiettivo delle Unità pastorali è quello di "dare una
nuova figura di parrocchia riferita ad un'area territoriale con caratteri di
omogeneità socio-culturale, in cui sono presenti più comunità parrocchiali
impegnante unitariamente ed organizzate in un'azione pastorale condivisa con la
guida di più sacerdoti e diaconi per un'efficace azione missionaria ed
evangelizzatrice". Un progetto che prevede anche la presenza di
"ministri laici", che dovranno partecipare ad un apposito corso di
formazione, e di "referenti di ogni piccola comunità cristiana in assenza
di parroco residente", oltre all'istituzione di un "fondo-cassa per
spese comuni" che "potrà diventare cassa comune per realizzare
progetti e spese pastoralmente utili e saggiamente distribuiti sul
territorio".
( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Luigi La Spina LA
NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE Era da quindici anni che i cittadini
spagnoli non assistevano a un duello tv tra i due candidati al governo del
paese. Zapatero e Rajoy si sono scontrati, l'altra sera, su tutti gli
argomenti, dall'economia alle riforme costituzionali, dalla politica
sull'immigrazione a quella nei confronti dell'Eta. L'unico sostanzialmente
ignorato è stato proprio quello che infiamma l'inizio
della nostra campagna elettorale: il dibattito sull'aborto e, in generale, la questione
dell'etica pubblica. Eppure, l'interventismo dei vescovi spagnoli nella
competizione politica è stato ben più deciso di quello
che, finora, si è manifestato in Italia da parte della
gerarchia ecclesiastica. È stato capace di mobilitare
in piazza, a Madrid, un milione di persone, non ha avuto remore a fare una
scelta di campo precisa, esplicita e durissima contro Zapatero, non si stanca,
attraverso la potente radio della catena Cope, di martellare l'appello ai cattolici perché impediscano la rielezione del premier. Il
confronto tra i temi e le caratteristiche delle due campagne elettorali in
paesi che, nonostante tutto, alcuni si ostinano a considerare simili,
indubbiamente colpisce. Anche perché in Italia tutti i sondaggi convergono su
una graduatoria di importanza e di motivazioni al voto molto significativa:
l'attenzione degli elettori si concentra, all'85 per cento, solo su tre
argomenti che riguardano il tenore di vita, la sicurezza e il Welfare, cioè la
sanità, l'istruzione, l'assistenza. Tutti gli altri temi, dall'aborto al
conflitto d'interessi, dalle riforme elettorali e costituzionali
all'ambientalismo, sono relegati al 15 per cento delle preoccupazioni
nazionali. Non è facile capire perché, in Italia, ci sia questo curioso
strabismo tra gli argomenti d'avvio di questa campagna elettorale e gli
interessi più radicati e complessivi della nostra società civile, in questo
momento. I motivi sono tanti, alcuni persino ovvi, altri più oscuri. Alcuni
attengono alla sfera dei nobili e apprezzabili turbamenti di coscienza, altri a
meno stimabili calcoli di convenienza partitica o personale. Bisogna
riconoscere a Giuliano Ferrara, innanzi tutto, una straordinaria capacità di
imporre al dibattito politico nazionale la sua personale agenda. Così come alla
Chiesa, pur nelle sue varie articolazioni e nel confronto di strategie diverse,
l'efficacia di una presenza pubblica, magari meno vistosa di quella dimostrata
in Spagna, ma più condizionante in campagna elettorale. I brillanti risultati
di queste spinte convergenti, anche se non prive di contrasti interni, verso
una primazia della discussione pubblica sui temi dell'etica, però, derivano
essenzialmente dalle debolezze reciproche dei due maggiori contendenti, dalle
preoccupazioni di partiti e partitini di centro che rischiano l'estinzione
parlamentare, dalla confusione persistente e tipicamente
italiana tra la laicità dello Stato e il laicismo di Stato. La coesistenza di
alcuni cattolici, anche integralisti, e di alcuni laici, anche loro integralisti,
nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile
per l'attacco propagandistico. Attacco agevolato dalla competizione
interna al Pd tra correnti ideologiche e gruppi di potere che favorisce lo
sfruttamento negoziale dello scontro cattolici-laici
al fine di assicurarsi i migliori posti in lista. D'altra parte, le esitazioni
e, poi, il rifiuto di Berlusconi all'apparentamento con la lista di Ferrara, fa
capire quanto il leader del Pdl tema l'effetto di una spaccatura tra laici e cattolici nella sua formazione. Per evitare di consegnare a
Casini un vantaggio identitario, nella guida di un partito totus cattolico, del
tutto sproporzionato rispetto al consenso elettorale. La convenienza
dell'arcipelago di centro nello spingere la discussione elettorale sui temi
"dei valori non negoziabili", come li definisce la gerarchia
ecclesiastica, è talmente evidente da non rendere necessarie troppe
spiegazioni. Su questo argomento è più interessante il confronto tra chi ancora
non si rassegna all'idea di una dispersione dei "voti del cielo",
come li ha chiamati Massimo Franco in un suo bel libro, e chi, invece, punta
esclusivamente al rafforzamento della lobby cattolica attraverso tutto l'arco
delle forze politiche. Questione solo apparentemente risolta con la vittoria di
quest'ultimi. Al di là del vario peso di queste ed altre possibili motivazioni
del curioso "effetto etico" sui temi della campagna elettorale, resta
l'impressione di un generale arretramento del dibattito politico su questi temi.
Da una parte, non si capisce come la riflessione sulla morale pubblica a
proposito delle fondamentali questioni della bioetica, dell'identità civile di
una nazione nel riconoscimento di alcuni valori non possa più fermarsi alla
vecchia formula cavouriana della "Libera Chiesa in libero Stato".
Dall'altra, sfugge il pericolo che lo sfruttamento di alcune apparenti
convenienze elettorali rischi di produrre non una riconquista cattolica, ma una
sconfitta clamorosa e dalle conseguenza imprevedibili. Tutto, comunque, nella
sostanziale e profonda indifferenza della società italiana. Perché è più facile
schierarsi sull'aborto, che indicare, in modo credibile, come far ripartire la
nostra economia.
( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Reterie regionali
del Pd e si cominceranno a contare morti e feriti. Ma a Piazza Santa Anastasia
ad agitare le acque è sempre la pattuglia della Bonino che fatto venire il mal
di pancia al mondo cattolico e ha scatenato la reazione dell'Avvenire e di Famiglia
Cristiana ("Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana"). Una
reazione che ha spiazzato Veltroni per il tono duro della polemica e lo ha
costretto a rintuzzare gli strali d'oltretevere. "Perché quando Pannella
nel 2001 si candidò con il centrodestra non ci fu tutto questo can can?",
si è chiesto il leader dei Democratici. Il quale continua ripetere che
dividersi in guelfi e ghibellini è un'idea superata: "In tutti i Paesi
occidentali coesistono persone che hanno sensibilità religiose ed etiche
diverse sulla base di un principio indiscutibile: la
laicità dello Stato". Per il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio
Sciortino, le cose non stanno così: "La cultura e le battaglie radicali
sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai valori cattolici. Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze e con le
liste bloccate, un candidato o un altro fa la differenza. È indubbio che
l'arrivo dei radicali apra un contenzioso con i cattolici
del Pd". Ecco, è proprio questo contenzioso che i cattolici
del Pd vogliono evitare. Soprattutto vogliono tranquillizzare il loro
elettorato. "E' inutile nascondersi - dice il cristiano sociale Giorgio
Tonini - che l'ingresso dei radicali sta creando problemi". Ieri, in un
incontro al loft, i teodem Binetti, Carra e Bobba hanno chiesto a Veltroni
garanzie, maggiore visibilità e posizioni sicure nelle liste per i candidati cattolici. Il segretario del Pd è stato
"rassicurante", ma a Piazza Santa Anastasia escludono che possa
essere esaudita la richiesta della Binetti di essere capolista in Lombardia 2
per controbilanciare Umberto Veronesi. Ci sarà, però, un'infornata di nomi del
mondo cattolico: Vincenzo Menna delle Acli, il filosofo Mauro Ceruti (preside
di scienza della formazione a Bergamo), Edo Patriarca (ex portavoce del Forum
del Terzo settore), Maria Grazia Guida (direttore della Casa della Carità di
Milano). Potrebbe essere candidato anche uno dei relatori al seminario di oggi
"Educare al bene comune", il conclave delle varie anime cattoliche del
Pd organizzato dal deputato Francesco Garofani: o lo storico Guido Formigoni o
il sociologo Franco Garelli. Sfumata invece la candidatura del fondatore della
Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi. E' stata chiesta la disponibilità a
Roberta De Monticelli, ma la docente all'università San Raffaele di Milano ha
rifiutato la proposta. Attenzione, spiegano i collaboratori di Veltroni, queste
candidature non sono "compensative" dei radicali, come se ci fosse
qualcuno da risarcire. Eppure il problema c'è se i cattolici
ex Margherita puntano, con difficoltà, a far eleggere 120-130 parlamentari
uscenti. E se fanno sapere che i 9 radicali, al contrario, non avranno
posizioni sicure in lista: 4 di loro sì, gli altri 5 saranno candidati "in
zone di confine". Inoltre, sarà stato pure
organizzato da tempo, ma oggi il seminario "Educare al bene comune"
cade proprio nel bel mezzo della bufera laici-cattolici.
L'idea è di provare a fare una sintesi culturale tra cattolici
democratici, teodem e cristiano sociali. Inevitabilmente sarà un modo per far
vedere che la presenza cattolica nel Pd non è marginale: anzi è fondativa del
partito, mentre i radicali sono degli ospiti che si adeguano al programma.
"A parte Veltroni che concluderà l'incontro - spiega Francesco Garofani -
i politici rimarranno in platea ad ascoltare i relatori". Ma Rosy Bindi
non ci sarà: "Il mio modo di stare dentro il Pd da cattolica è diverso da
quello di molti altri. Onde evitare di essere accomunata a chi la pensa
diversamente da me (i teodem, ndr), preferisco non partecipare, anche perché
l'ultima cosa che penso di fare è contrapporre a nove radicali cento cattolici".
( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
A uomo e donna;
tutela dela vita fin dal concepimento; libertà di educazione": in quattro
punti, l'"Osservatore Romano", organo ufficioso della Santa Sede,
elenca così i "valori irrinunciabili per i cattolici,
e dunque per i cattolici impegnati in politica e per i
cattolici chiamati alle urne". Valori contenuti
in un documento della Congregazione della dottrina del 2002 firmato, ricorda
ancora l'"Osservatore", da Ratzinger e Bertone, oggi Papa e
Segretario di Stato. Una ragione di più per tenerne conto. L'editoriale del
giornale del Vaticano coincide con l'avvio di una campagna elettorale in cui
per la prima volta dopo tanti anni si riparla di partito o partiti cattolici e si presenta una "lista di scopo",
quella promossa da Ferrara, contro l'aborto. Da tempo, ormai, diciamo dalla
caduta della Prima Repubblica e dallo scioglimento della Dc, il ruolo
dell'ex-partito cattolico come unico o prevalente riferimento degli elettori
credenti era stato soppiantato da una sorta di
competizione tra centrosinistra e centrodestra a proporsi come rappresentanti
dei valori. Anche se poi, sui temi sensibili (come ad esempio la legge sulla
fecondazione assistita) il tradizionale spazio di mediazione che aveva
consentito ai dc di opporsi, ma riducendo al minimo i danni in termini di
rapporti politici con gli alleati laici, al divorzio e all'aborto, si era via
via ristretto, aprendo soprattutto all'interno del centrosinistra polemiche e
spaccature. Sul punto, partito o partiti cattolici,
l'"Osservatore" non si pronuncia. E si può intendere questo come una
conferma del fatto che il tentativo dell'Udc e della Rosa Bianca, di
ricostruire al centro qualcosa che assomigli a un partito cattolico, può essere
o no incoraggiato da singole personalità della Gerarchia, ma non può in alcun
modo essere interpretato come un ripensamento sul modo diretto, senza deleghe,
della Chiesa e dei pastori, di rivolgersi direttamente, senza più mediazioni,
al gregge dei fedeli. Ricordandogli, appunto, quali sono i valori su cui
giudicare. E raccomandandogli, implicitamente, di non lasciarsi ingannare dalle
apparenze.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Oni: guadagnare
voti, secondo i suoi calcoli la presenza della Bonino vale l'1 per cento dei
consensi; dare un segnale al Nord, dove le ricette economiche liberal-liberiste
di Emma Bonino trovano palati sensibili. Ad oggi, il calcolo si è rivelato
sbagliato. Per il semplice motivo che né Veltroni né i radicali avevano messo
in conto l'offensiva vaticana contro le candidature laiche. O
"laiciste", come vien detto da Oltretevere. Di qui lo sconcerto che
filtra dai piani alti del Pd. Effettivamente analogo a quello dei radicali.
Emma Bonino, infatti, avrebbe volentieri impostato la
propria campagna elettorale sui temi economici, e si trova invece schiacciata
sulle questioni cosiddette etiche. Senza che, per la verità, né lei né altri
tra i suoi compagni di strada ne abbiano in alcuna maniera sollecitato lo
svolgimento. Non in questa fase, almeno. Si assiste così ad un dibattito
surreale, tutto centrato su tematiche imposte da fuori e che nessuno avrebbe
mai affrontato per prime. Per Veltroni è un problema piuttosto serio. Anche
perchè ostacola il suo tentativo di 'sfondare al centro' facendo breccia
nell'elettorato moderato. Per Berlusconi, invece, è una manna. Anche perché le
tensioni interne tra laici e cattolici accreditano la
tesi del Pdl in base alla quale la ben nota rissosità del centrosinista si
sarebbe pari pari trasferita tra i ranghi del Pd. Berlusconi, che fatica a
reggere il confronto con l'immagine 'nuovista' di Veltroni, era già orientato a
non sovraesporsi in campagna elettorale. C'è da credere che la piega presa
dagli eventi non lo invoglierà a cambiare strategia. Anzi. INUTILE DIRE che tra
i principali beneficiari della campagna mediatica in corso c'è anche, e
soprattutto, Pier Ferdinando Casini. La cui operazione autonomista è stata
peraltro benedetta dal cardinal Ruini e, di conseguenza, dal giornale della
Cei, Avvenire. E' stato calcolato che i cattolici 'attivi', quelli che votano cioè prevalentemente
in base ai valori religiosi che li animano, siano grossomodo il 10%
dell'elettorato. Una stima, forse, eccessiva. Fatto sta che alla politiche nel
2006 il 60% di loro scelse il centrodestra di Silvio Berlusconi e il 40% il
centrosinistra di Romano Prodi. E' ragionevole immaginare che il 13 aprile la
forbice si allargherà ulteriormente. Difficile dire quanti di loro voteranno
per il partito di Berlusconi e quanti invece per il terzo polo di Casini. -
-->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
? PENNABILLI ?
BENEDETTO XVI ha affermato a Verona che in Italia la fede e la cultura del
popolo sono state sempre profondamente intrecciate, infatti la fede cattolica
ha generato un tipo di cultura e di socialità con riferimenti fondamentali che
hanno resistito per secoli: la centralità della persona, la sacralità della
famiglia, la sacralità della generazione, la libertà di coscienza, la libertà
di cultura e di educazione. Per questa sostanziale cultura popolare i cristiani
hanno "resistito" in profondità alle varie degenerazioni di tipo
totalitarie, all'est come all'ovest. I comunisti che sono
stati gli avversari storici dei cattolici hanno
certamente ingaggiato, con i cattolici, un confronto duro, una
lotta, ma indubbiamente, come ha ricordato recentemente il cardinale Bagnasco,
alcuni valori delle due chiese, per dirla come Gramsci, erano singolarmente
prossimi anche nella varietà delle motivazioni e delle giustificazioni.
I radicali no, sono un'altra cosa, non sono una cultura di popolo, sono un
movimento borghese, aristocratico culturalmente, economicamente ben dotato, che
hanno ingaggiato una lotta ad oltranza per la fine del cattolicesimo, quindi
per la fine della cultura popolare in Italia, iniziando e portando a termine
quella che il buon Pasolini chiamava una "omologazione del popolo italiano
in senso laicista". Le battaglie che portano il loro nome, come la legge
sul divorzio, hanno sottoposto anche dal punto di vista laico, la sacralità o
la definitività di un rapporto, agli istinti, agli umori, alle convenienze,
agli interessi e hanno distrutto quella realtà della famiglia che costituisce,
oltre che l'ambito generativo, l'ambito di educazione dei bimbi, dei ragazzi,
dei giovani. LA SITUAZIONE gravissima in cui versa la maggior parte della
gioventù del nostro paese è la consistente prova del disastro della legge sul
divorzio. La legge sull'aborto, oltre ad impedire la nascita di quattro milioni
di italiani ha sostanzialmente fatto diventare la vita un problema tecnico,
aprendolo alle più diverse manipolazioni, sottolineando in maniere esclusiva il
diritto della donna contro qualsiasi altro diritto, ovviamente quelli di Dio,
ma anche quelli della famiglia e della società. Le battaglie per la liceità
della manipolazione della vita per l'eutanasia e quant'altro, cercano di
portare a termine questa disintegrazione della cultura cattolica del popolo
italiano. La libertà delle droghe ha teso ad identificare nell'immaginario
comune moralità e immoralità. Per questa grande opera i radicali hanno avuto a
disposizione l'enorme strumentazione massmediatica che è servita da cassa di
risonanza per questa mentalità che si dice evoluta ma che sostanzialmente è
materialista ed edonista. La sinistra comunista si è accodata quasi sempre a
queste battaglie che non nascevano dalla sua identità profonda, ma che assumeva
per ragioni di convenienza politica. Le battaglie radicali sono state anche le
battaglie dei comunisti, perché i comunisti hanno capito che soltanto così
sarebbero arrivati al potere e avrebbero potuto gestire il potere. Aveva
ragione il più acuto studioso di problemi del comunismo e del cattolicesimo in
Italia, Augusto Del Noce, che nei suoi due volumi straordinariamente attuali,
"Il suicidio della rivoluzione" e "Il Cattocomunista",
diceva che i comunisti per arrivare al potere avrebbero venduto i loro valori
fondamentali per trasformarsi in un grande partito radicale di massa.
L'ingresso di rappresentanti del Partito Radicale nelle liste del Partito
Democratico compie questa sostanziale identificazione della forza egemone della
sinistra con questa mentalità della quale, tutto si può dire, meno che sia una
mentalità del popolo e al servizio del popolo. Le conseguenze di questa mia
posizione sono così evidenti che non vale nemmeno la pena di esplicitarle. *
Vescovo di San Marino - Montefeltro - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ma Veltroni Incontro
con i teodem: "Ci ? ROMA ? LAICI E CATTOLICI "possono, anzi, devono
convivere all'interno dello stesso partito". Convinto che i radicali
"sottoscriveranno il programma del Pd", Walter Veltroni fa prova di
ottimismo. E già che c'è cerca di arginare l'onda di critica che sale dal mondo
cattolico. Così ricorda quando "nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra:
non ci fu tutta questa discussione...". No, errore di memoria, alza il
dito Rocco Buttiglione: "Veltroni ricorda male perchè i problemi ci
furono, ma noi cattolici abbiamo tenuto duro e alla
fine l'alleanza non si fece". Già che c'è il leader cattolico rammenta che
allora l'ipotesi non era "di stare insieme nella stessa lista, come adesso
nel Pd, ma solo nella stessa coalizione...". VELTRONI cerca comunque di
smussare i toni di una polemica che l'ha colto di sorpresa, e che, ammette il
veltroniano Tonini, "sta creando problemi in una parte del nostro
elettorato". Il segretario la mette così: "Rifiuto l'idea che laici e cattolici non possano convivere
perchè ci porta all'assetto di un Paese non moderno". Poi tenta di
risalire in sella ricordando che un settimanale cattolico l'aveva visto in
testa nel gradimento dei credenti e spiega che "è successo perchè ho una
sensibilità verso certi temi, come lotta alla povertà e alle disuguaglianze,
e che questa sensibilità è riportata nel programma che viene sottoscritto da
chi decide di stare con noi". Anche i radicali, che nel pomeriggio si sono
incontrati coi vertici del Pd, abbassano la tensione: "Siamo tutti
d'accordo per procedere rapidamente a tappe ultraravvicinate", ha
commentato Emma Bonino. Ma è il mondo cattolico a tener vivo il dibattito e
'Famiglia Cristiana' osserva che "è indubbio che l'arrivo dei radicali
apra un contenzioso coi cattolici del Pd di cui non
c'era proprio bisogno". Veltroni è stato colpito
dallo scontro tra cattolici e laici del suo partito
alla vigilia dell'appuntamento di oggi quando le anime cattoliche cercheranno
di avvicinarsi. Un momento che ieri ha preparato incontrando i teodem Paola Binetti,
Luigi Bobba, Enzo Carra. "Veltroni ci ha rassicurato e garantito che sarà
lui il garante dei valori cattolici e ci ha spiegato
che, ad esempio, la centralità della famiglia è illustrata chiaramente nel
programma del Pd", ha riferito la Binetti soddisfatta delle "parole
chiare di rassicurazione". Ma il suo gruppo rimane sempre vigile sulle
candidature e a Veltroni sono state chieste "forti e chiare new entry che
si riconoscano nei nostri valori". Un nome per tutti, Giovanni Bachelet.
Poi una richiesta personale: "Vogliamo che chi è già impegnato in
Parlamento sia riconfermato con una visibilità nella posizione in
lista...". Rosy Bindi continua ad essere "preoccupata" per la
presenza dei radicali, come "lo sono gli italiani", ma ricorda che
sono stati gli amici di Pannella ad "aver firmato il nostro programma al
quale loro dovranno attenersi, in ogni caso". Un po' più ottimisti altri
leader cattolici del Pd, da Franco Marini ("Nel
Pd non saremo marginali"), a Franceschini ("Tra cattolici
e laici la strada è il dialogo") a Franco Monaco ("Insieme dovremo
avere un'equilibrata, matura laicità"). MA PER Roberto Giachetti,
anch'egli Pd, "alcuni cattolici sono nostalgici
della sindrome di Tafazzi". Da Bertinotti, Sd e Verdi nuovi attacchi al
Pd, "troppo schiacciato sui teodem". Attacchi che si ripeteranno in
serata quando, intrevistato da Emilio Fede su Rete4,
Veltroni si dirà diponibile ("dopo le elezioni") a modificare assieme
a Berlusconi la par condicio. La legge, cioè, che disciplina i tempi televisivi
riservati alle forze politiche in campagna elettorale.
"Sconcertante", è il commento della Sinistra. Che ha poco gradito
anche la posizione sulla pedofilia di Veltroni, che non esclude la castrazione
chimica "se funzionasse": ieri il leader ha presentato una bozza di
legge che, tra l'altro, prevede forti aumenti di pena. u. bo. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
IL RADICALE CAPPATO:
"ANIME DIVERSE ANCHE NEI DEMOCRATICI USA" "Non torneremo
indietro su testamento biologico e Dico" di GIORGIO GAZZOTTI ? ROMA ?
MEZZO MONDO cattolico è insorto contro il vostro ingresso nelle liste del
Partito democratico, Famiglia cristiana spara a zero su Veltroni e Pannella. I
teodem chiedono garanzie. Come farete a convivere con l'ala cattolica del Pd?
"Sgombriamo il terreno ? risponde Marco Cappato, dirigente e parlamentare
europeo radicale ? una volta per tutte da questa storia
della contrapposizione tra cattolici e radicali. Ci sono anche
radicali cattolici e non ci sarebbero state le grandi maggioranze sul divorzio e
sull'aborto e la vicinanza alla lotta di Welby senza i cattolici. Noi siamo in sintonia profonda con la società italiana e anche
con i cattolici, che spesso sono stati dalla parte delle nostre battaglie
civili. Poi c'è una parte del mondo cattolico, quello organizzato e più
vicino alle gerarchie ecclesiastiche, con il quale ci sono delle differenze, ma
l'importante è che ci sia un confronto aperto". Il confronto va bene, ma
su questioni come l'eutanasia, le unioni di fatto, la droga, il Concordato, le
posizioni sono inconciliabili. "Anche nel Partito democratico americano
sui diritti civili ci sono posizioni molto articolate. E comunque, da quando
abbiamo pensato all'alleanza con il Pd, abbiamo sempre detto che per noi
prioritarie sono le riforme in senso liberale in campo economico, istituzionale
e della giustizia. Sui diritti civili crediamo ci siano anticorpi laici sia
nella Chiesa sia nella società che ci garantiscono". Insomma metterete la
sordina alle vostre battaglie storiche? "Non ho detto questo, ho detto che
ci sono delle priorità. Naturalmente purchè non ci siano arretramenti sui temi
civili, che non potremmo accettare. E che nel programma del Pd non ci sono,
mentre l'altra coalizione mi sembra proiettata a compiere grandi passi
indietro. Nel programma del Pd ci sono impegni sul testamento biologico e sulle
unioni di fatto, che sono obiettivi più avanzati di ciò che questa legislatura
ha prodotto". Craxi e Boselli si chiedono in cambio di cosa avete
rinunciato al simbolo e alle vostre battaglie... "Craxi e Boselli hanno
scoperto a parole le battaglie laiche da un anno e mezzo, non credo possano
darci lezioni. Quando eravamo insieme nella Rosa nel Pugno ci rimproveravano di
non avere abbastanza attenzione al sociale. Oggi si scoprono neofiti della
laicità". Voi dunque garantite che andrete d'amore e d'accordo e la
coesione del Pd sarà salva? "Noi radicali abbiamo dimostrato nella
legislatura in corso una lealtà sugli impegni presi, come nessun altro. Abbiamo
lavorato con serietà sul testamento biologico assieme al cattolico Marino e sui
Dico con la cattolica Bindi. Noi non facciamo politica per fare risse e
polemiche". Ma candiderete anche il ginecologo Silvio Viale, bestia nera
del Vaticano e di molti cattolici? "Non abbiamo
ancora deciso le nostre candidature, ma penso che non ci saranno
problemi". - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
? ROMA ? LAICI E
CATTOLICI "possono, anzi, devono convivere all'interno dello stesso
partito". Convinto che i radicali "sottoscriveranno il programma del
Pd", Walter Veltroni fa prova di ottimismo. E già che c'è cerca di
arginare l'onda di critica che sale dal mondo cattolico. Così ricorda quando
"nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra: non ci fu tutta questa
discussione...". No, errore di memoria, alza il dito Rocco Buttiglione:
"Veltroni ricorda male perchè i problemi ci furono, ma noi cattolici abbiamo tenuto duro e alla fine l'alleanza non si
fece". Già che c'è il leader cattolico rammenta che allora l'ipotesi non
era "di stare insieme nella stessa lista, come adesso nel Pd, ma solo
nella stessa coalizione...". VELTRONI cerca comunque di smussare i toni di
una polemica che l'ha colto di sorpresa, e che, ammette il veltroniano Tonini,
"sta creando problemi in una parte del nostro elettorato". Il
segretario la mette così: "Rifiuto l'idea che laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese
non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale
cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che
"è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla
povertà e alle disuguaglianze, e che questa sensibilità è riportata nel
programma che viene sottoscritto da chi decide di stare con noi". Anche i
radicali, che nel pomeriggio si sono incontrati coi vertici del Pd, abbassano
la tensione: "Siamo tutti d'accordo per procedere rapidamente a tappe
ultraravvicinate", ha commentato Emma Bonino. Ma è il mondo cattolico a
tener vivo il dibattito e 'Famiglia Cristiana' osserva che "è indubbio che
l'arrivo dei radicali apra un contenzioso coi cattolici
del Pd di cui non c'era proprio bisogno". Veltroni è stato
colpito dallo scontro tra cattolici e laici del suo
partito alla vigilia dell'appuntamento di oggi quando le anime cattoliche
cercheranno di avvicinarsi. Un momento che ieri ha preparato incontrando i
teodem Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra. "Veltroni ci ha rassicurato
e garantito che sarà lui il garante dei valori cattolici
e ci ha spiegato che, ad esempio, la centralità della famiglia è illustrata
chiaramente nel programma del Pd", ha riferito la Binetti soddisfatta
delle "parole chiare di rassicurazione". Ma il suo gruppo rimane
sempre vigile sulle candidature e a Veltroni sono state chieste "forti e
chiare new entry che si riconoscano nei nostri valori". Un nome per tutti,
Giovanni Bachelet. Poi una richiesta personale: "Vogliamo che chi è già
impegnato in Parlamento sia riconfermato con una visibilità nella posizione in
lista...". Rosy Bindi continua ad essere "preoccupata" per la
presenza dei radicali, come "lo sono gli italiani", ma ricorda che
sono stati gli amici di Pannella ad "aver firmato il nostro programma al
quale loro dovranno attenersi, in ogni caso". Un po' più ottimisti altri
leader cattolici del Pd, da Franco Marini ("Nel
Pd non saremo marginali"), a Franceschini ("Tra cattolici
e laici la strada è il dialogo") a Franco Monaco ("Insieme dovremo
avere un'equilibrata, matura laicità"). MA PER Roberto Giachetti,
anch'egli Pd, "alcuni cattolici sono nostalgici
della sindrome di Tafazzi". Da Bertinotti, Sd e Verdi nuovi attacchi al
Pd, "troppo schiacciato sui teodem". Attacchi che si ripeteranno in
serata quando, intrevistato da Emilio Fede su Rete4,
Veltroni si dirà diponibile ("dopo le elezioni") a modificare assieme
a Berlusconi la par condicio. La legge, cioè, che disciplina i tempi televisivi
riservati alle forze politiche in campagna elettorale.
"Sconcertante", è il commento della Sinistra. Che ha poco gradito
anche la posizione sulla pedofilia di Veltroni, che non esclude la castrazione
chimica "se funzionasse": ieri il leader ha presentato una bozza di
legge che, tra l'altro, prevede forti aumenti di pena. u. bo. - -->.
( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
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l'edizione del Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem "Laici e cattolici insieme nel partito". E poi torna su salari e
crescita: sono le priorità di Bruno Miserendino/ Roma Lo dice di prima mattina
ai microfoni di Radio Anch'io, lo ripete la sera, ospite di Emilio Fede:
"Salari e crescita sono le priorità". Sono fermi entrambi, da troppi
anni, dice Veltroni e sono due facce dello stesso problema: un'Italia
inceppata, al rimorchio dell'Europa, attardata a parlare di Berlusconi e
comunisti. Il segretario del Pd ha dedicato la giornata alle interviste, ma
anche alla grana del momento: l'irritazione dei cattolici,
dopo l'ingresso dei radicali nelle liste del partito. Sul tema, dopo gli
attacchi di Famiglia Cristiana e dell'Avvenire, sembra che le acque si stiano
calmando. Franceschini, Marini, Fioroni, Castagnetti e tanti altri si sono dati
da fare per dare una mano a Veltroni. Il segretario ieri mattina ha incontrato
i teodem, Binetti in testa, che sono usciti rassicurati. In realtà le preoccupazioni
restano: "Anche noi abbiamo sottovalutato l'impatto dell'ingresso in lista
dei radicali", hanno spiegato. "Nelle assemblee registriamo sconcerto
di tanti simpatizzanti, ma il garante sei tu", hanno detto a Veltroni,
"sei tu che devi assicurare che i radicali rispettino programma e valori
del partito". Oggi le varie anime cattoliche del Pd si
vedranno in un convegno in cui interverranno proprio Veltroni e Franceschini.
La linea però il segretario l'ha già data: "Laici e cattolici devono convivere all'interno dello stesso partito". Nel
programma, ripete il segretario, sono affrontati temi cari al mondo cattolico,
come la famiglia, la solidarietà, la povertà. Quanto ai Radicali,
"sottoscriveranno il programma". E poi, perchè Famiglia Cristiana
critica oggi quello che non criticò nel 2001, quando Pannella trattò per
entrare nelle liste di Forza Italia? Da Emilio Fede che lo stuzzica sulla
compagnia di Di Pietro e Bonino Veltroni ripete: "Saremo l'unica forza che
avrà un solo gruppo parlamentare, un solo programma e un solo leader".
Come dire, non c'è spazio per snaturamenti. Secondo Veltroni va scongiurato un
pericolo: che "laici e cattolici non possano
convivere, che coloro che hanno opinioni diverse su temi delicati come quelli
che riguardano l'etica, la vita, la morte, la riproduzione debbano ognuno farsi
il suo partito. Sarebbe l'unico paese e questo dobbiamo evitarlo". Tra
l'altro Veltroni registra che un sondaggio ha individuato in lui il leader più
votato dagli elettori cattolici. E infatti, dalle
parti del loft, il ritornello è sempre lo stesso: le famiglie, laiche e
cattoliche, hanno gli stessi problemi, salari, precarietà dei figli, sicurezza
e si interessano di quelli, non se in lista c'è la Bonino. Saranno tantissimi i
cattolici di prestigio nelle liste, perchè enfatizzare
il caso? Anche la Bonino dà una mano a spegnere l'incendio: "Nessuna
polemica coi teodem", dice. Nonostante i tanti pompieri all'opera Famiglia
Cristiana insiste: "Radicali con la Cdl nel 2001? Allora tutti si
aggregavano e nessuno aveva fatto la scelta di correre da solo". Aggiunta
polemica: "Il problema non è il rapporto tra laici e cattolici,
il problema riguarda l'arrivo dei radicali, con i quali il terreno comune si
riduce quasi ad azzerarsi". Sul tema, a conferma dell'assunto, ha parlato
ieri anche il presidente del Senato. Marini difende l'impegno dei cattolici nel Partito democratico, dà il disco verde
all'accordo con i Radicali e parla della necessità di fare le riforme
istituzionali e la legge elettorale dopo le elezioni scrivendo le regole a
quattro mani insieme al centrodestra. E a proposito di scenari cambiati ieri
Veltroni ha parlato di Prodi e di alleanze. Ha elogiato il premier per aver
deciso di non ricandidarsi, e l'ha difeso: ha fatto "cose importanti",
dopo aver ereditato un disastro. È la coalizione che non ha funzionato.
( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Veltroni rassicura i
teodem Binetti chiede più visibilità Marini: "Con i radicali trattativa
condotta bene" Marini: "Con i radicali trattativa condotta bene"
Famiglia Cristiana "Abbiamo sempre contrastato
cultura e battaglie dei radicali" CARMELO LOPAPA ROMA - La tenuta del
fronte cattolico in seno al Partito democratico affronterà oggi il test più
delicato e atteso. Dopo gli attacchi di "Avvenire" e "Famiglia
cristiana" sull'intesa con i radicali che tanto ha scosso l'ala teodem e
quella popolare del Pd, Walter Veltroni sarà chiamato a fare chiarezza e a
pronunciare una parola risolutiva. Lo farà parlando davanti ai 130 parlamentari
di area cattolica del partito riuniti per il convegno su "L'educazione al
bene comune". Un appuntamento organizzato per contarsi, pesarsi e farsi
sentire in una fase tanto cruciale. Politici comunque in platea ad ascoltare,
due storici come Andrea Riccardi (della comunità Sant'Egidio) e Guido
Formigoni, il pedagogista salesiano don Carlo Nanni e il sociologo Franco
Garelli a definire la linea. Poi appunto la parola Veltroni. Il chiarimento era
stato invocato. "Ci aspettiamo da Veltroni un
discorso importante" confessava ieri Pierluigi Castagnetti. E
un'anticipazione il leader del Pd l'ha offerta ieri ai teodem Enzo Carra, Paola
Binetti, Luigi Bobba e Emanuela Baio Dossi andati a trovarlo al loft per
affrontare alcuni aspetti della "questione cattolica", soprattutto
quelli legati alle candidature radicali. Veltroni si è offerto quale
"garante dell'equilibrio" interno. Ha assicurato che, oltre a Emma
Bonino, a essere candidate saranno personalità impegnate nel sociale e non di
rottura. I teodem hanno manifestato tutta la loro
apprensione per l'ultimo affondo di "Famiglia cristiana". L'ex
sindaco, per nulla preoccupato, ha ricordato che il settimanale dei Paolini era
stato proprio quello che lo aveva definito il politico
più popolare tra i suoi lettori perché "più vicino ai temi cattolici". "Ci ha confermato il carattere
pluralista del Pd" ha spiegato al termine Carra. E la Binetti:
"Abbiamo chiesto forti e chiare new entry che si riconoscono nei nostri
valori ma anche che chi è già impegnato in Parlamento sia riconfermato con una
visibilità in lista". Oggi un primo responso. Già ieri intervenendo a
"Radio Anch'io" Veltroni ha sottolineato che "l'idea che cattolici e laici non possano convivere in uno stesso
partito è un'idea che ci porta all'assetto di un paese non moderno. Saremmo
l'unico paese europeo con un partito laico e uno cattolico". E a Famiglia
cristiana che contesta l'intesa coi radicali una domanda: "Perché non lo
ha detto nel 2001, quando Marco Pannella si candidò nel centrodestra? Perché
allora non ci fu tutta questa polemica?" Il direttore del settimanale,
Antonio Sciortino, ha replicato sostenendo che "non è così, la cultura e le battaglie radicali sono state sempre contrastate
da noi e il loro arrivo apre un contenzioso coi cattolici del
Pd". Anche dal fronte opposto, quello ultra laico, lo scienziato
Piergiorgio Odifreddi ha incalzato sostenendo che "mettere insieme Binetti
e Bonino non è una scelta chiara sulla laicità, è veltronismo". Il
presidente del Senato Franco Marini difende invece l'impegno dei cattolici nel partito: "Siamo dentro un partito laico,
non laicista, e ci prendiamo le nostre responsabilità, non siamo
marginali". L'accordo coi radicali non lo boccia, perché "la
trattativa è stata condotta bene". I battibecchi tra laici e cattolici vengono invece definiti "odiosi"
dall'associazione "Libertà e giustizia" che chiede a Veltroni di
ricomporli.
( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
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l'edizione del AL CANDIDATO SINDACO È necessario un dialogo con la comunità
glbt della città Diritti, io lesbica nel Pd chiedo un impegno Cristiana Alicata
La lettera Caro Francesco, chi ti scrive è lesbica, fa parte del tuo partito e
tutte le volte che ti sei candidato a sindaco di Roma, ti ha votato. Sei
arrivato a Roma, quasi venti anni fa, giovane e con una forte coscienza
ambientalista. Il 7 luglio del 2000 revocavi il patrocinio alla più grande
manifestazione per i diritti delle persone omosessuali e transessuali che la
storia italiana ricordi. Quel giorno, caro Francesco, la comunità gay più
grande d'Italia, quella romana, interrompeva con il proprio sindaco, tu, un
rapporto bello, sereno, di reciproco rispetto. Oggi, più vecchio (consentimelo)
e meno laico ti ripresenti a Roma. Sei diverso tu, è
diversa la città. Nelle precedenti tornate elettorali in cui tu e Walter vi
siete presentati alla città, Roma ha premiato una coalizione che oltre ad avere
una forte ambizione programmatica e votata al cambiamento (avete rivoltato Roma
come un pedalino come si dice a Roma e lo dico in senso buono) era una
coalizione che aveva nelle sue corde la rappresentatività della città in tutte
le sue diverse anime. Roma vantava un'integrazione razziale che solo oggi ha
cominciato a scricchiolare a differenza di altre città, accoglieva decine di
migliaia di studenti fuori sede da tutto il sud, abbracciava San Pietro nella
storica ospitalità alla Chiesa Cattolica e cresceva materna una forte comunità
gay che in questi venti anni dalle feste e dal buio, dall'amato Pasolini, è
riuscita ad uscire allo scoperto, ha messo su famiglia, ha comprato case, ha
messo radici, ha animato luoghi. Insomma, Roma, era davvero la Capitale
d'Italia, tenera e aperta, tollerante e spirituale. Non ti nascondo che oggi,
la comunità gay e transessuale e non solo, guarda con perplessità alla tua
candidatura, dopo averti amato come sindaco. E' necessario, Francesco, che tu
dialoghi con questa comunità ferita e vilipesa, che ha visto tradita
l'aspirazione al Registro delle Unioni Civili, che legge sui muri sempre più
scritte omofobe e che, in ultimo, in questi giorni ha visto bruciare uno dei
locali di ritrovo più frequentati, il Coming Out. Vedi, Francesco, come ho
scritto anche al nostro caro Walter, le parole di persone come te e lui, sulla
questione omosessuale hanno un peso incredibile. A volte anche il silenzio lo
ha. Il riconoscimento, anche da parte di un comune come quello di Roma (non mi
dire che è una questione da risolvere in parlamento) ha importanza per mettere
dei paletti contro il dilagare dell'omofobia. Dire che le famiglie sono la
priorità, come hai detto in questi anni, come se noi non fossimo famiglie, ha
contribuito a creare contrapposizione tra famiglie eterosessuali e omosessuali,
come se il fatto che io possa lasciare la mia casa, le mie cose alla mia
compagna senza dovere discutere di legittima (e non vado oltre a raccontarti
tutte le cose che non posso fare per lei), tolga qualcosa ai miei vicini di
casa eterosessuali. Francesco, è necessario organizzare un incontro sulla
laicità della città di Roma, è necessario che ti riabbracci con i rappresentati
della comunità GLBT romana, attraverso la promessa che sarai anche il nostro
sindaco supportando iniziative che ostacolino l'omofobia nelle scuole e per le
strade, impegnandoti ad inserire ufficialmente nella giornata e nei viaggi
della memoria anche la memoria dell'olocausto omosessuale, e garantendo fin
d'ora il patrocinio e la tua presenza (pensa lo ha fatto anche Giuliani a New
York!) ai GayPride che si svolgeranno a Roma. Sappi che ad oggi il voto
omosessuale alla tua carica di sindaco non è scontato. Dacci la possibilità di
fare campagna elettorale per te.
( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
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l'edizione del di Maria Zegarelli IL CLIMA è rovente e a soffiare sul fuoco
della polemica sono le cosiddette "diverse anime" del Pd. Ieri il
segretario del partito Walter Veltroni ha avuto molto da fare su più fronti,
dalle liste dei candidati all'ultima questione esplosa dopo l'accordo con i
Radicali. L'obiettivo è soprattutto uno: arrivare al convegno di oggi
pomeriggio con un clima di ritrovata serenità tra i cattolici
allarmati dall'ingresso in lista delle truppe di Marco Pannella e Emma Bonino.
L'appuntamento era stato fissato in tempi "non
sospetti", con il governo Prodi ancora in carica, e il titolo
"Educare al bene comune" avevo lo scopo di unire i cattolici.
Di fatto sarà inevitabile, oggi alle 15, toccare anche la stretta attualità.
L'ordine del giorno, a sentire gli organizzatori, è rigido: interverranno
Veltroni, Andrea Riccardi (fondatore di Sant'Egidio), Guido Formigoni, il
sociologo Franco Garelli e il salesiano Don Carlo Nanni. Le defezioni non si
sono fatte aspettare. "Non penso che parteciperò al convegno, al quale non
sono stata invitata a parlare e spiegarmi - ha fatto sapere Rosy Bindi -. Sto
dentro al Pd e non credo che agli italiani interessi da dove vengo ma dove
vado". Bindi - Franco Monaco ha preso la stessa decisione - argomenta
"dal momento che i cattolici sono stati invitati
a partecipare e non a parlare, onde evitare di essere accomunata a chi la pensa
diversamente da me, preferisco non partecipare anche perché l'ultima cosa che
penso si possa fare in questo momento è di contrapporre a nove radicali cento cattolici". Centotrenta, ad essere precisi, che si
"dividono" in quattro componenti più o meno grandi e che oggi
vorranno far sentire soprattutto il loro peso. I teodem sono il gruppo meno
consistente numericamente ma più agguerrito, portati in parlamento da Francesco
Rutelli nel 2006 e dei quali fanno parte - con grande attenzione da parte del
cardinale Camillo Ruini - Paola Binetti (Scienza e vita), Luigi Bobba, ex
presidente delle Acli, Enzo Carra e Marco Calgaro. I popolari, i più numerosi,
eredi di Don Luigi Sturzo, vantano nomi come Marini, Fioroni, Castagnetti,
Franceschini e Soro. Tra i cattolici
"adulti" - definiti così da Romano Prodi - figurano Bindi, Parisi,
Monaco, Santagata, mentre tra i cristiano sociali - di provenienza Ds, oggi
coordinati da Mimmo Lucà - aderiscono tra gli altri Lucidi, o Zucchelli e
Tonini. Infine, i cattolici "liberali", come
Bianchi, Mosella, Zanda, Lusi e Rutelli. Si racconta di un pranzo tra alcuni
autorevoli esponenti dell'anima cattolica del Pd avvenuto ieri - a cui non è
stata invitata Rosy Bindi - molto incentrato sulla formazione delle liste e
sull'azione di contrasto al rischio rappresentato dall'innesto con i Radicali.
A svelenire il clima certo non aiuta la stampa cattolica, che sui temi
cosiddetti eticamente sensibili continua ad agitare lo spettro della deriva
laicista. Ieri Avvenire, quotidiano della Cei, ha dedicato due intere pagine a
"La storia del documento "fantasma" della Federazione nazionale
Ordini dei medici, lanciando un attacco frontale al presidente del camici
bianchi, Amedeo Bianco, che aveva reso pubblico un documento inviato al
Consiglio nazionale della Fnomceo contenente considerazioni riguardanti la
legge 194, la 40, la pillola abortiva e la pillola del giorno dopo. Alla base
dell'attacco il fatto che il documento diffuso non era stato votato né rappresentava la maggioranza dei camici bianchi.
"Quel documento era un contributo fornito al Consiglio da un gruppo di
lavoro da me costituito, composto da laici e cattolici, che
facevano un punto sul codice deontologico alla luce dei progressi della scienza
e dei nuovi quesiti di fronte ai quali i medici sono chiamati. Il mio -
ha spiegato Bianco - è stato un errore di ingenuità
perché ho pensato che potesse essere utile al dibattito e al confronto il
lavoro dei colleghi che peraltro avevano richiamato posizioni precedenti,
quelle sì votate all'unanimità, del Consiglio e della Commissione di bioetica.
Quello che mi auguro è che questa polemica si chiuda e si aprano invece spazi
di condivisione dei valori".
( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del ANTONELLO SOROCapogruppo del Pd alla Camera: l'idea del dialogo
è nel dna del nostro partito. Anche nei democratici
americani convivono sensibilità diverse "Non facciamoci del male, niente
muri tra laici e cattolici" / Roma Anche lui è stato tra coloro
che nei giorni caldi degli abboccamenti tra Pd e radicali hanno espresso
perplessità su eventuali candidature come quelle -tanto per fare nomi e
cognomi- di Marco Pannella e Sergio D'Elia. Ma una volta sciolto il
nodo, Antonello Soro, capogruppo del partito alla Camera, ha messo un punto
alle polemiche. Che, invece, continuano. Soro, i cattolici
del suo partito sono sul piede di guerra. Siamo di nuovo al "facciamoci
del male" che ha contraddistinto la coalizione di centrosinistra?
"Oggi il mio amico Roberto Giachetti definisce questo atteggiamento la
sindrome "tafazziana"". Già, a qualcuno dà fastidio che si
stiano creando le condizioni per farcela? "Non penso che dobbiamo cadere
nell'errore di aprire una disputa innaturale all'interno non solo del Pd ma
della politica italiana. La missione principale del Pd è quella di
ristrutturare il sistema politico abbattendo tutti i muri: sarebbe paradossale
erigerne di nuovo uno tra laici e cattolici. Questo
partito ha nel suo dna l'idea del dialogo e dell'ascolto come fattori non
eludibili. Nei grandi partiti a vocazione maggioritaria nel mondo la dimensione
religiosa non è mai uno spartiacque fra le posizioni politiche: ovunque, a
partire dal partito democratico americano, convivono senza problemi sensibilità
anche distanti". Se è vero questo, come si spiega la grande preoccupazione
per nove radicali in lista vissuti come una minaccia dai cattolici?
"Sono cattolico e non mi sento affatto minacciato. Vorrei che fosse chiaro
un concetto: "laicità" non è il contrario di "religiosità".
La laicità è il contrario di "fondamentalismo" "fanatismo"
e "clericalismo". Nel Pd credo che ci siano alcune singole
personalità dei due schieramenti estremi che hanno una rappresentazione
mediatica assolutamente sproporzionata rispetto alla maggioranza dei
democratici". Non c'è il rischio che l'allarme nell'elettorato Pd e dei
potenziali elettori - quello di cui parla Giorgio Tonini - lo creino proprio le
polemiche che i politici stanno alimentando? "Ne sono convinto. Credo che
la rappresentazione che viene data di questa fase e della scelta di includere
nelle liste del Pd alcuni radicali, sia distorsiva della realtà e possa
ingenerare dubbi e tensioni in molti nostri elettori: vorrei ricordare che il
Pd contiene al proprio interno un numero di parlamentari cattolici
molto alto rispetto a tutti gli altri partiti. Inoltre, da un sondaggio di
Famiglia Cristiana, risulta che Walter Veltroni è ritenuto dai cattolici il candidato più affidabile. Noi abbiamo il dovere
di riportare la discussione nei termini reali, perché l'idea fondamentale del
nostro partito non è quella di caratterizzarsi per una nuova stagione di
integralismo né da una parte né dall'altra". Non sarebbe meglio per il Pd
trovare un momento di confronto interno su questi temi? "Abbiamo avuto un
confronto ricchissimo sulla Carta dei Valori approvata all'unanimità e in cui
si dovranno riconoscere tutti quelli che si candideranno nelle liste del Pd. È
vero che sui giornali finiscono le polemiche, ma anche qui va chiarita una cosa:
se si intervistano soprattutto coloro che hanno posizioni estreme nel dibattito
politico del Pd se ne da una rappresentazione falsata". Dunque, non esiste
una questione "B", come è stato definito il
botta-risposta Bindi-Bonino-Binetti? "La scelta di candidare Bonino nelle
nostre liste è largamente condivisa perché Emma è uno dei ministri che meglio
ha interpretato la politica di innovazione dell'economia italiana e sulla quale
spero si possa fare affidamento nella fase che si aprirà all'indomani delle elezioni.
Bisogna cessare di assecondare l'idea che i cattolici
sono quelli che più pedissequamente manifestano ossequio formale agli
orientamenti dei direttori di quotidiani". Dietro questa polemica non c'è
il tentativo di rivendicare candidature blindate? "Non credo
affatto". m.ze.
( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Quando l'orrore cancella la politica Lidia Ravera Segue dalla
Prima È il giorno della deposizione dell'unico scampato alla strage, Mario
Frigerio, un uomo magro dall'andatura incerta, che si appoggia ad una
stampella. Il cronista riporta la sua testimonianza: "Non me la
dimenticherò mai quella faccia finchè vivrò", ha detto. Poi si è rivolto
al suo assassino: "È inutile che mi guardi disgraziato". Terribile. È
finita? No. C'è ancora un'altra notizia: sono stati ritrovati alle porte di
Montecatini i corpi senza vita di una madre e di una figlia. La madre era una
poliziotta di 49 anni. Ha sparato prima alla figlia e poi a sé stessa. La
figlia aveva 9 anni. Pare che l'omicidio suicidio sia "nato dal dissidio
con l'ex coniuge". Le immagini mostrano una macchina, una periferia. C'è
poco da vedere. Ma le parole pesano. Mi accorgo che ho subìto il notiziario,
fino a questo punto, quasi dieci minuti, in stato di
apnea. Trattenevo il fiato. Una valanga di dolore allo stato
puro. Bambini morti in fondo a un pozzo, vite stroncate nella situazione più
quotidiana, bambine ammazzate dalla mamma, famiglie sgozzate dai vicini di
casa. Come quinta notizia, per fortuna, ritorna la politica: con sollievo mi
accorgo che posso ricominciare, dolcemente, ad annoiarmi. È davvero strano
ritrovarla in fondo al telegiornale in tempi di campagna elettorale. In genere
è lei, la protagonista dei tiggì. "E ora veniamo alla politica", dice
il conduttore. E senti, nettissimo, un senso di straniamento. La notizia
riguarda il vertice del centro-destra. "Il partito della libertà è
arrivato al dunque" notifica il cronista. Ah sì? E quale sarebbe "il
dunque"? Ma le candidature, ca va sans dire! Quanti di Alleanza Nazionale,
quanti della Mussolini, quanti della Lega e quanti di Forza Italia, saranno
messi in lista in modo da essere eletti? Probabilmente è in corso uno
scannamento collettivo (nel nostro Paese, nel nostro Palazzo, nessuno fa niente
per niente). Ma il sangue non scorre, rosso e visibile, come nel teatro di
un'incidente stradale. La notizia seguente è di nuovo "politica":
Veltroni presenta il prefetto Serra, supercandidato nel Pd. Dichiara che Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e
feriti, semmai qualche contusione mentale o morale. Finisce l'anomalo
telegiornale del 26 febbraio, a meno di due mesi dal prossimo confronto
elettorale. Spengo il televisore frastornata. Che cosa sta succedendo?
L'irruzione della cronaca nera ha scansato la centralità dei soliti maneggi e
magheggi. È apparsa particolarmente fatua la vita quotidiana dei partiti, dopo
tutto quel dolore, tutta quella disperazione. La temperatura emotiva, salita
alle stelle con la scoperta dei resti di due bambini, è ridiscesa violentemente
quando di nuovo siamo stati ragguagliati sullo stato
di salte dei due principali contendenti e sulle chances di tutti gli altri. Ce
la farà Mastella a piazzarsi dopo che quasi tutte le porte gli sono state
sbattute in faccia? Che cosa riceverà in dono Gianfranco Fini per essere
tornato all'ovile scodinzolando? Improvvisamente, tutto questo tessuto di
dichiarazioni e confutazioni, appare per quello che è: parole. Di questo vive
la politica. Parole. La politica vive di parole. Ma non sono le parole durevoli
della letteratura che raccontano storie e scavano dentro la vita, sono le
parole effimere, le invenzioni lessicali di comodo, il gergo autoreferenziale
degli addetti al governo. A schermo spento, mi accorgo che stavano proprio
bene, le ultimissime sulla sfida elettorale, giù giù in fondo al tiggì, penso che
dovrebbe essere sempre così. Prima la vita dei cittadini, i problemi reali, la
descrizione delle condizioni di lavoro, i grandi e piccoli temi che coinvolgono
le donne e gli uomini di questo e di altri Paesi, poi la politica, se ha da
proporre qualcosa per risolvere, migliorare, rilanciare, riformare,
rivoluzionare lo stato di cose presente. Un
telegiornale che informa e non deforma, che dà la parola a tutti quelli che
hanno qualcosa da segnalare, anche se non sono portavoce o voce solista, del
rutilante mondo della politica. Non sarebbe male, sarebbe una bella novità.
Sarebbe una bella novità ascoltare, in televisione, voci di gente che non parla
per professione, che chiede invece di promettere, che spiega e racconta invece
di promuovere se stesso o il proprio schieramento, perpetuamente in ansia,
sempre costretto ad esibire la certezza della vittoria. Invece, per mandare i
maneggi elettorali in seconda posizione, bisogna, evidentemente, finire morti
ammazzati, farsi scannare in massa, farsi vittime. Possibile che siamo
protagonisti del tele-giornale soltanto nel settore della cronaca nera?
www.lidiaravera.it.
( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Cari cattolici, basta crociate Carlo
Flamigni Segue dalla Prima A desso, dopo la polemica sui giornali, anche loro
mi evitano, chi li sente più... E con mio figlio... Dieci anni, un innocente,
gli faccio fare anche l'ora di religione, non voglio che si senta diverso... E
ieri è venuto a casa che piangeva, tuo padre è un ateo, gli ha detto, proprio
lui, il figlio di quelli del terzo piano, lui diceva che era il suo migliore
amico, voleva andare in campeggio con lui... Adesso gli insegno io come si
reagisce a chi ti vuol offendere proprio negli affetti, nelle cose più care,
anche se in realtà non è colpa sua, è chiaro, certe cose le sente... Un calcio
proprio lì, bello e forte, vediamo cosa dice la maestra, voglio proprio
vedere... Spero che sia chiaro che sono tutte favole, non ho figli di dieci
anni da più di trent'anni, non ho colleghi che mi guardano di sbieco, anche
perché non ho più colleghi. Ma questa è l'aria che comincia a tirare, quella
che sento andando in giro a parlare di aborto in tante città. La gente, molta
gente è arrabbiata, donne e uomini che non capiscono, si interrogano e si
chiedono dove siano finiti i diritti, tanti di loro per questi diritti hanno
lottato, e adesso... La gente, molta gente è arrabbiata e, bisogna avere il
coraggio di dirlo, ce l'ha con i cattolici, proprio
non riesce a fare distinzioni. Non è una questione che riguarda solo le donne,
anche se è sulla loro pelle che si gioca questa brutta partita, perché la posta
è una faccenda delicata, una di quelle per le quali si è andati sulle
barricate, roba di democrazia, di libertà, di conflitti dolorosi tra diritti,
di princìpi, ultimi o non ultimi, dite voi, anche di valori, se proprio si
vuole spaccare il Paese. E allora mi rivolgo ai cattolici,
a quelli che hanno ancora voglia di ragionare con la loro testa, e a loro
chiedo perché. Perché questa crociata. Perché questi attacchi così violenti e
malevoli che, è solo un esempio che faccio, intendono cambiare una legge che,
per almeno metà degli italiani (ragiono per difetto, come si può capire se
ricordate i risultati del referendum), ha risolto un drammatico problema
sociale? Perché creare una tensione così alta come non l'avevo mai, mai nella
mia vita, avvertita, tra laici e cattolici,
credenti e non credenti? C'è qualcuno così folle da pensare che questo paese ha
bisogno di una guerra di religione? C'è qualcuno che può garantire che un
conflitto su questi temi si fermerà a livelli ragionevoli? C'è qualcuno che
ritiene che mettere i medici uno contro l'altro, a lavorare da nemici fianco a
fianco nello stesso ospedale, sia privo di conseguenze, per loro, per la
gente che a loro si affida, per tutti? C'è qualcuno incapace di intuire dove si
finisce quando ci si batte sui valori, una guerra senza mediazioni possibili, i
miei buoni e i tuoi cattivi, non c'è alternativa possibile? Io non so come è
andata all'Ordine dei Medici, se tutto si è svolto secondo le regole o no.
Ammettiamo che le regole non siano state rispettate, è possibile. Ad esempio,
uno potrebbe dire, non c'è traccia, nel documento, della voce dei medici cattolici, quelli che la 194 la vorrebbero abolire, quelli
che pensano che le indagini genetiche pre-impiantatorie servono solo a
consentire scelte eugenetiche. Giusto. Forse che, allora, nei documenti del
Comitato Nazionale per la Bioetica c'è traccia delle opinioni dei laici? I
documenti del CNB vengono messi ai voti, pensate, si vota per decidere che la vostra
morale è migliore della nostra, che la vita personale comincia con
l'attivazione dell'oocita e chi ritiene che non sia così sbaglia, la sua
opinione deve essere ignorata, i suoi valori sono inferiori, non parliamo dei
suoi principi morali: tutto ciò sulla base di una falsa democrazia, visto che i
membri del CNB non sono stati eletti ma solo scelti da dio solo sa chi. Ma ho
altre domande in testa: ad esempio, qualcuno crede veramente che la maggioranza
dei medici - intendo di quei medici che interrompono le gravidanze in ossequio
alla legge 194 e al principio secondo il quale si interrompe una gravidanza
quando è a rischio la salute della donna - sia composta di mascalzoni e di
assassini? Sinceramente dai cattolici mi aspettavo di
più, più correttezza, più trasparenza, persino più cortesia. Esistono, giuro
che esistono, le avete usate anche voi, un tempo. Perché siete tanto cambiati?
Fingete di non sapere che la pillola del giorno dopo non inibisce l'impianto
dell'embrione, ci sono ricerche recenti e bellissime del "Karolinska
Institutet" di Stoccolma a provarlo. Fingete di ignorare che la legge 194
rispetta i feti vitali - ci mancherebbe altro - per i quali è prevista
l'interruzione di gravidanza solo in condizioni di necessità, una concessione
che esisteva anche con le leggi fasciste. Dove è finita la compassione che è
necessario, obbligatorio avere per le donne che scelgono di abortire, povere
criste dilaniate dalla paura di vedersi sconvolgere la vita da un imbecille
incapace di controllare il proprio orgasmo e per le quali siete stati capaci
solo di trovare un nuovo insulto, la sindrome del boia, bella roba... Pensate
veramente che la legge possa essere migliorata? Può darsi. Ebbene, ci sono
certo tra voi persone sagge disposte a discutere senza urlare e senza
offendere, che parlino. Cerchiamo un linguaggio semplice e onesto, che ci
accomuni, evitiamo gli isterismi di chi che si fa bello inventandosi la
letteratura medica, c'è spazio, c'è spazio per una mediazione, c'è ancora
spazio. Proviamo a chiedere all'Avvenire e all'Unità di pubblicare, ogni
domenica, la stessa pagina, costruita in comune, sui temi eticamente sensibili
e approviamo un codice di comportamento che esiga una moratoria (?) sugli
insulti e le accuse becere. Ma non è vero che la pillola abortiva è
"uccisiva" (vedete, uso persino il vostro linguaggio!). E non è vero
che l'interruzione di gravidanza viene utilizzata a scopo anticoncezionale, a
meno che voi non riteniate che due aborti nella vita di una donna abbiano
questo significato. E non fate parlare gli incompetenti. Un alto prelato che
dichiara pubblicamente che non si può affermare che la legge funziona, perché
se è vero che sono diminuiti gli aborti è anche vero che sono diminuite le
nascite, passa inosservato solo in questo patologico clima di sottomissione,
solo una persona che non sa come nascono i bambini ignora che i calcoli si
fanno sul numero di rapporti sessuali che per quanto so - ma sono stato molto indaffarato in questi ultimi tempi e può darsi
che la vita sessuale degli italiani si sia improvvisamente scolorita senza che
io me ne sia accorto - gli alti prelati stentano a monitorare. È vero invece
che la legge viene applicata male perché un numero inverosimile di medici
(troppi, è evidentemente, almeno in molti casi, una scelta sleale) ha optato
per l'obiezione di coscienza e questo vuol dire attese più lunghe, interventi a
maggior rischio, due Italie ancora una volta diverse, il nord e il sud. La
legge 194 protegge la salute delle donne, spero che su questo punto non esistano
dissensi: è possibile che un medico si faccia assumere in un ospedale
dichiarando che sì, la salute delle donne lui la vuole proteggere, ma solo fino
a lì, non un passo oltre? Possibile che debba scegliere per forza una
specialità per la quale non sembra proprio tagliato? Posso capire la necessità
di consentire l'obiezione a quei medici che la legge ha sorpreso dentro agli
ospedali, non potevano sapere che sarebbero state chieste loro attività che
consideravano moralmente illecite, ma oggi? E comunque, perché mai non c'è
traccia di un solo obiettore che abbia deciso di impegnarsi, per pareggiare i
conti, sulla promozione della cultura che riguarda il controllo delle nascite,
o sull'educazione sessuale, insomma su uno dei tanti argomenti che per noi fanno
parte della prevenzione delle gravidanze indesiderate e dell'aborto? Lo so,
abbiamo, noi e voi, un concetto molto diverso di cosa significa esattamente
prevenire l'aborto. Per me, e per molti come me, significa controllo della
fertilità, maggiore cultura, giustizia sociale, migliori possibilità di lavoro,
più rispetto per la dignità delle donne, uomini più consapevoli e più
responsabili , cose così, sapete, siamo dei poveri laici. Per voi vuol dire
dissuasione, pietà, aiuto alle donne bisognose nel momento del bisogno maggiore
(e dopo?)... Pietà a parte (scusateci, non vorremmo proprio sentirne parlare)
non potremmo unificare queste diverse interpretazioni? È stato
fatto, più di una volta.
( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VIII - Napoli
Le donne e il male VALERIO PETRARCA (segue dalla prima di cronaca) Fino a oggi
ha cambiato undici "protettori", passando dalle mani dell'uno a
quelle dell'altro attraverso vere e proprie compravendite. Non è una storia
isolata. Si contano circa 500.000 donne fatte schiave attraverso un protocollo
di inganni che si consuma tra l'Europa e il mondo povero dei paesi orientali e
soprattutto dell'Africa. La Campania è uno snodo importante di questo mercato
globale dei corpi. I numeri delle prostitute e dei clienti sono smisurati.
Almeno 9 milioni di maschi italiani alimentano questo settore del mercato del
sesso, dove le fantasie delle bambine del paesi poveri di fronte al luccichio
delle città occidentali prendono corpo in inganni di grandiosa e diabolica
astuzia. Le parole di Rita Giaretta, Odile Van Deth e Mariapia Bonanate,
ascoltate a Villa San Luigi lunedì scorso (per iniziativa dell'associazione "Laici e Gesuiti per Napoli"), sono state
capaci di centrare uno spazio di verità. è quello che si nasconde dietro ciò
che vediamo (per esempio le giovanissime prostitute, per lo più nere, che
stanno sulle strade delle nostre periferie), ma preferiamo non approfondire: il
punto di vista delle vittime, il loro vissuto, le storie di bambine
mille volte ingannate fino a diventare la base produttiva di un'economia e di
una cultura del male non sempre separabile dall'economia e dalla cultura di cui
non dobbiamo vergognarci. Queste storie di vita, in cui si incontrano la
speranza dell'infanzia e l'orrore del male, più sono raccontate nei particolari
del quotidiano, più fanno sorgere interrogativi radicali e astratti. Le tre
donne invitate a parlare provengono tutte dal mondo cattolico. Ci hanno detto
che bisogna riflettere sul male in sé senza giudicare i soggetti che
l'interpretano. Secondo le tre relatrici, insomma, dobbiamo denunciare il male
inferto alle bambine, ma non possiamo giudicare chi le ha trascinate in viaggi
estenuanti, obbligandole a guardare avanti, vietando loro di soccorrere chi
moriva alle loro spalle (un terzo "si perde" durante il viaggio); non
possiamo disprezzare né chi le ha comprate, né chi oggi le obbliga a
prostituirsi, né chi le usa sessualmente arricchendo i loro carnefici. Se così
è, se l'uomo dunque è interprete e non autore del male, quell'accusa che i
cristiani distolgono dai soggetti della storia se la ritrovano rivolta
direttamente al loro Dio, creatore e signore del mondo. Perché Dio permette
tutto questo? Siamo certi, che se esiste, è un Dio buono? Si passa così dall'infinitamente
concreto (la vicenda unica e irripetibile di una bambina finita prostituta),
alle grandi domande a cui nessuna società umana, anche la più perfetta, può
sottrarsi (perché, per quanto felice, conoscerà pur sempre la morte e la
malattia). In questa realtà, Odile Van Deth ci ha ricordato che nel Genesi,
quando Dio completa la creazione, non si riposa. La traduzione ("e il
settimo giorno si riposò") non è felice, perché la parola ebraica
corrispondente non trova immediati riscontri nelle lingue occidentali. Dio non
si è riposato, piuttosto si è ritirato dal mondo che ha creato, dicendo
"accomodatevi", "siete a casa vostra". Si è fatto da parte,
ha rinunciato a obbligarci al bene pur di farci liberi, cioè simile a lui.
Sicché, sia che crediamo sia che non crediamo, non possiamo abbandonarci
davanti all'evidenza del male, perché è opera nostra: non possiamo incolpare
astrattamente né Dio né l'uomo. Possiamo renderci individualmente responsabili
del mondo che vediamo, dove al male della morte e della malattia si aggiungono
le crudeltà che alcuni infliggono e altri subiscono. Le storie di vita che ha
raccontato Rita Giaretta non provengono da indagini di studio. Sono frutto di
un'azione a fin di "bene" che guida alla comprensione del male. Undici
anni fa, in occasione della festa dell'otto marzo, alcune suore orsoline, senza
scorta, si misero in macchina per fare lo stesso percorso di chi cerca le
prostitute. Quando ne avvistavano una, scendevano dalla macchina e le
regalavano una piantina di primule (le mimose sfioriscono dopo un giorno solo)
con un biglietto su cui, in italiano, francese e inglese, comparivano
l'indirizzo a cui rivolgersi e le seguenti parole: "C'è qualcuno che pensa
a te". Queste suore si presentavano appunto come "sorelle", un
nome che generalmente non lascia indifferenti gli extracomunitari. Da quel
giorno, almeno 270 ragazze si sono lasciate aiutare dalla "Casa Rut",
al centro di Caserta, recuperando per prima cosa il loro vero nome, che avevano
messo da parte per far posto ai vari soprannomi imposti loro dai
"protettori". La differenza sessuale è uno dei primi e fondamentali
segni della natura che le culture e le lingue utilizzano per mettere in ordine
(concettualmente) il mondo. Non c'è infatti significato che non si basi sull'articolazione
di differenze e opposizioni. Ed è per questo motivo che quando si comincia a
parlare del femminile e del maschile si finisce in un modo o nell'altro per
parlare della differenza in sé, della differenza in astratto, dove
"maschio" e "femmina" diventano contenitori di discorsi
destinati a sorvolare su ciò che più conta: la complessa trama in cui, nella
storia viva e reale, si intersecano le grandi e piccole differenze. Si può dire
però con certezza che i grandi contenitori simbolici della differenza (quella
dell'età e del sesso) descrivono il panorama dell'ineguaglianza e del male in
modo appunto differente a seconda dei territori e delle classi in cui trovano
la loro storica e individuale applicazione. Le tre donne che hanno parlato
lunedì sera a Villa San Luigi ci hanno aiutato a discernere tra le costanti
antropologiche della differenza e il loro uso nella vita individuale e
collettiva, un uso che con la nostra volontà possiamo rendere benefico o
malefico, giusto o ingiusto.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Partito democratico
Il leader Pd smussa le polemiche con i cattolici del
suo schieramento Roma. Di prima mattina negli studi di "Radio
anch'io" per respingere le accuse di "Famiglia Cristiana"
("Perché, quando Pannella si candidò con Berlusconi, nel 2001, quel
giornale non ha detto nulla? Perché solleva questioni solo ora?"); e
subito le anticipazioni sulle priorità del suo programma ("Ogni euro
recuperato con la lotta all'evasione, dovrà essere impegnato per abbassare le
tasse"); poi l'annuncio della candidatura del prefetto "di
ferro" Achille Serra, "strappato" al centrodestra; di corsa
nella sede del partito per mettere a punto i dettagli della intesa con i
radicali, poi una riunione con i "teodem" per rassicurarli ("Ci
ha detto che nessuna cultura sarà egemone all'interno del partito" ha
riferito Enzo Carra, presente all'incontro); all'ora di pranzo riunione con lo
staff tecnico per preparare la riunione di oggi con i dirigenti regionali per
"chiudere le liste" entro lunedì prossimo; ed ancora una corsa per
presentare il progetto di legge contro la pedofilia; infine, a sera, una
"apparizione" al Tg 4 per assicurare che, dopo il voto, si dovrà
mettere mano alle riforme, compresa quella sulla "par
condicio": questa è stata la giornata di Walter Veltroni, candidato
premier del Pd. Il vero nodo che lo affligge, però, è l'attrito tra la
componente cattolica e quella laica del Partito Democratico. Una tensione
accresciuta dai segnali che, attraverso la stampa, gli ambienti vaticani hanno
voluto inviare. "Ma in tutti i paesi occidentali, in tutti ripeto,
convivono in uno stesso partito, le componenti laiche e quelle religiose. Senza
che l'una prevalga sull'altra. Ma lo Stato deve essere laico - ha ripetuto
nello studio di "Radio Anch'io" il segretario Veltroni - Certo non ho
capito perché Famiglia Cristiana sia tanto critica con noi e, invece, abbia
tenuto un altro comportamento con la Cdl quando ospitò i radicali".
"Sono io a garantire il rispetto di tutti" ha spiegato, qualche ora
dopo, proprio Veltroni ai "teodem" che, sollecitati dagli interventi
del Vaticano, avevano chiesto garanzie. "Siamo stati tranquillizzati"
hanno assicurato i partecipanti. Ma Rosy Bindi, tanto per avere ulteriori
assicurazioni, ha chiesto ufficialmente che il Pd candidi nel Lazio Giovanni
Bachelet, ordinario di Fisica all'Università, e figlio di Vittorio, ucciso
dalle Br nel 1980. "In realtà, mettere assieme sia la Bonino che la
Binetti non è stata una scelta: è stato
"veltronismo"? si è lamentato il matematico Piergiogio Odifreddi,
ateo e laico convinto, esponente del Pd - E' difficile coniugare cattolicesimo
e laicismo. I nodi arrivano al pettine". I radicali, però, hanno deciso di
tenere un profilo basso: nessuna replica da Emma Bonino che, ieri mattina, è
tornata ad incontrarsi con Veltroni per mettere a punto i dettagli dell'intesa
elettorale. Una cosa, però, il Pr ha tenuto a precisare: non c'è mai stata
alcuna intenzione di candidare il professor Silvio Viale (medico e presidente
dell'associazione Adelaide Aglietta). Le liste del Pd saranno pronte lunedì
prossimo (oggi, a Roma, è prevista una riunione dei dirigenti locali per
metterle a punto), ma Veltroni, ieri, ha annunciato ufficialmente la
candidatura di Achille Serra. Quando era sindaco di Roma, era con il
"prefetto di ferro" la prima telefonata della giornata: "Con lui
ho lavorato bene e di lui ho grande stima" ha spiegato il segretario del
Pd ai giornalisti. "Ne sono onorato" ha risposto Serra, che è già stato in Parlamento, ma nelle fila di Forza Italia. Con lui
sono due (l'altro è Luigi De Sena, capolista in Calabria) i
"superpoliziotti" candidati con il Partito Democratico. Angelo
Bocconetti 27/02/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ok alla
commercializzazione Si tratta del primo passo per rendere la Ru486 disponibile
anche alle donne italiane. Però soltanto negli ospedali 27/02/2008 Roma. Primo
via libera per la commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486.
La commissione tecnico-scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco
(Aifa) ha dato il proprio parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al
commercio della Ru486, attraverso la procedura di mutuo riconoscimento (che
coinvolge anche altri Paesi europei). La domanda era stata avanzata a fine
novembre dalla Exelgyn, la ditta farmaceutica francese produttrice del farmaco.
É il primo passo per rendere la RU486 disponibile in anche Italia, come farmaco
utilizzabile esclusivamente in ospedale (e dunque classificato in fascia H).
L'iter di autorizzazione prevede infatti che il Comitato tecnico scientifico
dell'Agenzia europea del farmaco (Emea) dia ora il via libera al mutuo
riconoscimento. Ok che dovrebbe arrivare già oggi. Dopo questo passaggio, la
pratica tornerà all'agenzia italiana Aifa che, a sua volta, deve dare mandato
al Comitato prezzi e rimborsi dell'agenzia del farmaco per negoziare quanto
costerà la pillola al Servizio sanitario nazionale. Infine approvazione del
Consiglio di amministrazione e pubblicazione in Gazzetta ufficiale. A quanto
pare però, per i tecnici dell'Aifa resta un altro nodo da sciogliere. La RU486,
infatti, deve essere somministrata alle donne in aggiunta a un altro farmaco,
il misoprostolo, che è autorizzato in Italia esclusivamente come
gastroprotettore e non per uso ginecologico. Dunque, spetterà alla Commissione
tecnico scientifica decidere come ampliare le indicazioni di questo prodotto
consentendone l'uso in aggiunta alla pillola abortiva. "Sono soddisfatto, è
un grande giorno per le donne italiane"., commenta il ginecologo torinese
Silvio Viale, uno dei promotori della sperimentazione della Ru486, che aveva
già anticipata al Secolo XIX la probabile data del via libera della commissione
dell'Agenzia italiana del farmaco. Per Viale "questo corona una battaglia
di 7 anni, anche se in ritardo di 20 rispetto alla Francia e di 9 rispetto
all'Europa. Finisce il bluff di chi la chiamava pesticida umano e di chi
parlava di aborto a domicilio, di aborto privato". Il medico sottolinea
infatti che "la Ru486 sarà utilizzata per gli aborti secondo la legge 194
e permetterà anche ai medici italiani di partecipare alle ricerche in numerosi
altri campi della medicina". La ministra Livia Turco aveva a sua volta
anticipato in un'intervista al Secolo che la donna che decide di interrompere
la gravidanza con la pillola farà lo stesso percorso di chi ricorre
all'intervento chirurgico secondo la 194 e quindi negli ospedali pubblici.
Anche il presidente della Società italiana di ginecologia ed ostetricia (Sigo)
Giorgio Vittori precisa di non voler entrare nel merito delle polemiche che
dividono i camici bianchi sull'opportunità di utilizzo della Ru486, ma afferma
che va eventualmente utilizzata "solo sotto stretto controllo medico e sulla
base di protocolli precisi". É una sorta di "avvertimento",
forse, alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che in un
suo recente documento aveva approvato l'utilizzo della pillola abortiva, contro
il parere dell'Associazione dei medici cattolici
secondo i quali il farmaco è nocivo alla salute delle donne. La letteratura
scientifica, ha osservato comunque Vittori "porta a dire che la RU486 è un
farmaco studiato e testato, ma da utilizzare secondo
protocolli e sotto la guida del medico, come d'altronde accade per tutti i
farmaci. Anche un'aspirina, infatti può portare dei danni alla salute se
somministrata in modo inadeguato". Quanto al documento
Fnomceo, che ha suscitato la contrarietà di vari Ordini dei medici, nonché una
sfilza di smentite e il presidente Sigo ha affermato: "Mi pare siano
rappresentati due estremismi, quello laico e quello cattolico. È un dibattito
che non interessa la Sigo". silvia neonato 27/02/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
DAVID BIDUSSA
Preghiera darwiniana (Cortina, - 9,00) è un agile libretto in cui il suo autore
(Michele Luzzatto) invita il lettore - meglio se totalmente digiuno di sapere
scientifico - a considerare la scienza come un modo di ragionare e come un modo
di guardare, piuttosto che come un pacchetto di convinzioni in rotta di
collisione con l'etica. Un angolo prospettico che obbliga a riconsiderare varie
cose del senso comune consueto. Una fra tutte: quella del nostro rapporto con
Dio. Non solo da parte dei laici, ma anche dei credenti. Nel dibattito
sull'evoluzione molti esponenti del pensiero religioso accusano i darwinisti di
empietà, quando non addirittura di corruzione morale. Sembra essersi affermata
la tesi dell'inconciliabilità tra due visioni del mondo che si vogliono
contrapposte: o con Darwin o con Dio. Con questo monologo-saggio Michele
Luzzatto propone una visione differente, proponendo un parallelo tra il
naturalista inglese e alcune figure bibliche (Giacobbe e Giobbe) e suggerendo
che solo combattendo o litigando con Dio e discutendo acerbamente con lui,
forse si è nel solco di ciò che chiamiamo tradizione religiosa. La questione
non è banale e semplicemente richiama la dimensione della laicità. Un termine
che nel linguaggio pubblico è vissuto come parzialità. Da entrambe le parti. Da
parte di coloro che la sentono minacciata è assunta come dimensione ideologica
da difendere a fronte di un ritorno del religioso che ne vorrebbe minare le
fondamenta, comunque ridurne gli spazi. Da parte del mondo religioso come una
dimensione totalitaria, materialista che penalizza, anestetizza, e inibisce la
sensibilità profonda della persona umana. In entrambi i casi una lettura
parziale della questione. C'è un vizio di fondo in chi oggi si pone il problema
della difesa ad oltranza della laicità intesa come sfera dell'etica come lotta
all'oscurantismo del religioso. Il vizio consiste nel ritenere che la sfera
della pratica religiosa e della riflessione intorno alla questione intorno a
Dio sostanzialmente coincidano. ù È un prezzo alto che noi paghiamo -
soprattutto in Italia - al fatto che l'ambito del religioso è stato costruito negli ultimi tre secoli - dalla
"Riforma cattolica" in poi - come sfera del sapere detenuto da
un'agenzia specifica - la Chiesa - la quale ha fatto molto per detenerlo. Non
c'è niente di innaturale, del resto. Tutti i sistemi di potere nella storia e
nel tempo hanno l'obiettivo primario di perpetuarsi: vale per le famiglie
imprenditoriali, per la burocrazia di Stato, per il sapere medico, vale anche
per la gerarchia ecclesiale. La struttura non fa la differenza. La differenza,
al più la fa la competenza, ovvero la conoscenza del contenuto. Ma appunto su
quello si fonda un sistema di controllo. Sul fatto che un sapere non solo si è
professionalizzato, ma non è diffuso. E la prima responsabilità civile di non
avere competenze sul piano religioso è proprio dei laici,
almeno in Italia. Non contiene la solita questione dell'Italia diversa dagli
Stati Uniti o dai Paesi protestanti. La cultura francese esprime nel suo
sistema una realtà cattolica, e pure una competenza tra i laici, nel mondo
intellettuale, nel sistema universitario, un'attenzione e una competenza alla
religione come cultura e non solo come adesione a un sistema di fede. Ma
lo stesso paradigma vale allorché si pone il problema dell'azione pubblica da
parte della sfera del religioso. Anche in questo caso c'è una lettura distorta
della realtà. Discende dalla somma di due convinzioni. La prima: che la
secolarizzazione sia conseguenza di un inibizione del proprio messaggio.
Inibizione a lungo patita. La seconda: che sia sufficiente l'esercizio della
comunicazione pubblica delle proprie argomentazioni senza restrizioni perché
queste vengano accolte. È una dimensione vittimaria della storia (la Chiesa
perseguitata) e che evita di confrontarsi con le domande di chi si pone fuori
dalla sfera della Chiesa e che ritiene che sia sufficiente esporre le proprie
idee nella sfera pubblica per trasformarle in ragioni pubbliche. Anche qui
torna buono il paragone col sistema culturale francese. Perché alla base di
questo atteggiamento sta l'idea della scienza non come risorsa culturale, e di
strumento per lo sviluppo,ma come "sottoprodotto culturale", come
tecnica senza dignità di sapere teorico. Un'eredità su cui la Chiesa ha delle
responsabilità, ma anche la cultura filosofica umanistica di chi si accredita
come intellettuale nel nostro Paese. Un'eredità che non risale a ieri, ma data
da almeno un secolo, quando Croce liquidò Federico Enriques come tecnico. Era
il 1911 e l'occasione era il IV congresso della società filosofica italiana.
Noi siamo ancora fermi lì. Tutti, Chiesa inclusa. DAVID BIDUSSA è storico. Si
occupa di Storia sociale delle idee 27/02/2008 Considerare la scienza come modo
di ragionare, non come convinzioni in collisione con l'etica 27/02/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Gianni baget bozzo
L'uscita di scena di Romano Prodi complica le scelte culturali del Partito
democratico. Nella prima idea del partito, Prodi era una componente essenziale,
lo schema del partito all'americana era stato
inventato da Arturo Parisi e quindi gli apparteneva in dote. Prodi presidente
indicava che la sintesi con il mondo cattolico era fatta al livello più alto. E
infatti Prodi rappresenta una linea interna al mondo cattolico, che poi egli
stesso ha definito di "cattolici adulti" e
indica lo svincolo di principio della politica dall'indicazione ecclesiastica.
La sua posizione si presentava come la conseguenza della svolta conciliare ed
era una lettura contestuale della Chiesa e della società civile. Prodi era la
sintesi del mondo cattolico di sinistra e della sinistra storica. Di qui il
fatto che la guerra contro Berlusconi, Bossi e Fini, enunciata da don Dossetti
nel '94, divenisse la forma, in nome della Costituzione, di questa nuova
alleanza, di cui Prodi era l'espressione e la sintesi. Egli espresse perciò il
clima di odio teologico e di conflitto civile che animò Ulivo e Unione nella
guerra contro Berlusconi. Prodi perdette le elezioni del 2006 perché Berlusconi
pareggiò le parti e apparve chiaro che Prodi non aveva sfondato fra gli
elettori di centrodestra. La sua lettura del mondo cattolico
come dominata dalla sinistra cattolica era stata falsificata dagli elettori. La
politica di Prodi era già stata battuta come sintesi culturale tra cattolici e sinistra prima che il governo Prodi iniziasse a vivere. In
quella linea stava anche il tentativo di acquisire Casini come spalla centrista
per bilanciare, quando era il caso, le pressioni della sinistra
antagonista. Il leader del Pd ha lungamente sostenuto la riforma elettorale con
il proporzionale alla tedesca e lo sbarramento per le minoranze, ma poi ha
accettato di correre con il sistema elettorale tanto criticato e accettato il
bipolarismo per praticare in esso il bipartitismo. Ciò comporta una scelta
fondamentale di linea politica: significa legittimare l'avversario, il Popolo
della libertà unito attorno a Berlusconi, che prima si era voluto
delegittimare. Affermare il bipartitismo comporta il riconoscere la legittimità
dell'avversario e quindi il suo diritto a governare. Ciò ha condotto Veltroni
all'abbandono contestuale dell'alleanza con Bertinotti e i "nanetti",
da lui definiti "sinistra conservatrice", seguendo una definizione
inventata da D'Alema. Abbandona così l'ipotesi di un sostegno alla linea
neocentrista. E cosìè accaduto che i due leader del neocentrismo, Casini e
Mastella, si trovassero entrambi appiedati, scaricati da ambedue gli
schieramenti. Il Partito democratico ha abbandonato i riferimenti alla storia
della sinistra, sia socialista che comunista: non a caso l'esclusione dei
socialisti dal Partito democratico è stata non la vecchia memoria dei due
partiti "fratelli", ma motivata dal voler presentare il Partito
democratico come fatto, nuovo senza riferimento alla sinistra storica. Così Veltroni
ha dovuto farsi carico di portare all'interno del Partito democratico una
questione che trascende la politica, cioè il conflitto tra la cultura religiosa
e la ricerca scientifica, divenuta nel Partito democratico la chiave della
politica, il tema di cui si discute. Veltroni ha scelto di rappresentare nel
Partito democratico le posizioni di principio di ciascuna delle due parti.
Avrebbe voluto fare della politica una sintesi culturale come era nella
tradizione della sinistra. Ma ciò ha costretto il Pd a portare nel suo seno un
conflitto che trascende la politica. Grazie a questa volontà di fare una
sintesi politica impossibile, egli ha dato alla politica un carico
insopportabile. Il fatto che Ferrara presenti una lista sull'aborto, sia pure
in forma di principio culturale, mostra che il tema dirompente per il Pd
entrerà in campagna elettorale e rinforzerà le esigenze della parte cattolica
del Pd. Andare alla battaglia elettorale senza la guerra ideologica a
Berlusconi, che metteva in gioco il principio dell'amico-nemico caro alla
cultura della sinistra e portando nel proprio seno il conflitto tra religione e
scienza senza mediarle, ma affiancandole, è una scelta non politica. L'idea di
essere una sintesi culturale prima che politica, che è stata la forza della
sinistra, diviene ora la sua debolezza in un momento in cui i temi del
Novecento sono interamente cambiati. Il Popolo della libertà ha fatto la scelta
opposta di mediare interessi regionali in una sintesi nazionale, cioè ha posto
i problemi della politica sul proprio terreno. È una scelta alternativa non
solo nei fatti, ma anche sul principio che la politica è limitata alle
questioni che può risolvere. In questo sta la sua laicità. Gianni Baget Bozzo
(bagetbozzo@ragionpolitica.it) è consigliere di Forza Italia 27/02/2008.
( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Laici "ma anche"
cattolici, Veltroni mette in riga i Radicali Il leader
del Pd ricuce lo strappo tra teodem e il partito di Emma Bonino. Che accetta di
mettere da parte i temi etici e scarica il ginecologo Silvio Viale Eleonora
Martini Roma Per dimostrare che anche senza promettersi amore eterno e
scambiarsi fedi nuziali "laici e cattolici
possono convivere" all'interno del Pd, Walter Veltroni si è trasformato
ieri da sensale. Al mattino ha incontrato l'intera famiglia teodem raccolta per
l'occasione, e al pomeriggio ha aperto le porte del loft di piazza
Sant'Anastasia agli ospiti Radicali. Né agli uni né agli altri deve essere stato necessario ripetere il pensiero espresso a inizio
giornata durante la trasmissione radiofonica Radio anch'io: "Questa idea
che i laici e i cattolici non possono convivere e che
persone che hanno opinioni diverse su temi delicati debbano ognuno farsi un suo
partito, è un'idea che ci porta ad un assetto non da Paese moderno - ha detto Veltroni ai microfoni della Rai - Saremmo gli unici con
un partito laico e uno cattolico. In tutti i Paesi europei, occidentali,
coesistono persone che hanno sensibilità religiose e etiche diverse al'interno
di un principio indiscutibile: la laicità dello Stato". In realtà ai
Radicali qualcosa deve aver detto e ripetuto, il leader del Pd. Per
esempio che se lui è tanto amato dal mondo cattolico, come rivela qualche
sondaggio, è perché ci tiene molto ai "temi come la famiglia, la povertà,
la qualità della vita, che sono temi che stanno nel programma". E infatti
al termine del meeting a cui hanno partecipato anche Dario Franceschini e
Goffredo Bettini, la ministra radicale Emma Bonino ha puntualizzato due o tre
cose fondamentali per un buon proseguimento della campagna elettorale. Primo,
che la priorità dei Radicali sta "nella preoccupazione dei cittadini per
l'attuale situazione economica" e che il loro impegno quindi andrà ai
problemi economici, "quelli che interessano i cittadini". Tradotto:
per il momento lasciamo da parte i cosiddetti temi etici e il dibattito sulla
laicità delle istituzioni. Secondo, che "non ci sono mai stati
orientamenti da parte" radicale a candidare il ginecologo Silvio Viale,
considerato dai teodem uno degli esponenti di punta del tanto odiato
"laicismo d'attacco". Terzo, che l'intesa col Pd va avanti "a
tappe ultraravvicinate" e che non c'è "nessuna polemica aperta né con
Paola Binetti né con altri". Nell'ora di incontro con i teodem Binetti,
Baio, Bobba e Carra, invece Veltroni è stato molto
rassicurante: "Ci ha assicurato - racconta Binetti - che sarà lui il
garante del programma e dei valori cattolici in esso
contemplati". "Non abbiamo parlato di candidature", giura la
senatrice. Né delle new entry cattoliche (unico nome certo è quello di Mauro
Ceruti al senato, uno degli artefici del Manifesto dei valori), né del suo caso
personale: Binetti stessa non è sicura di vedersi ricandidare al senato anziché
alla camera. Il problema al momento è un altro: "L'ingresso dei Radicali -
spiega la teodem - ha creato una certa ansia nell'elettorato cattolico"
che quindi potrebbe migrare verso altri lidi. Assume perciò una particolare
importanza l'assemblea che si terrà oggi a Roma di tutte le associazioni e gli
esponenti cattolici del Pd. Alla quale non sarà
presente Rosi Bindi (che ieri ha dato manforte a Veltroni nell'innalzare ponti
tra Radicali e cattolici): "Non sono stata
invitata a parlare e a spiegarmi", ha detto un po' piccata. Ma durante
l'incontro promosso dal Circolo Aldo Moro, e curato da Fioroni e Franceschini,
l'unico politico che prenderà la parola è Veltroni. "Lui è l'unico che
vogliamo che parli - racconta Binetti - ma gli abbiamo chiesto di essere
particolarmente chiaro ed esplicito sui temi che stanno a cuore all'elettorato
cattolico: politiche fiscali in favore della famiglia, aborto, testamento
biologico". Una particolare richiesta è venuta dalla senatrice Baio: un
forte "no all'abbandono terapeutico" dei malati terminali.
( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Demo 1 Walter, gli
ex ppi, i teodem e le nuove previsioni sul vaticano "Non abbiamo bisogno
di un anti-Veronesi" I popolari del Pd si reintestano la questione
cattolica e chiudono la caccia al candidato esterno. Marini con Veltroni La
costruzione di un partito a vocazione maggioritaria ha dei costi, "ma non
a senso unico". Walter Veltroni lo ha spiegato alla pattuglia dei quattro
parlamentari teodem uscenti che ieri è andata a fargli visita al loft di piazza
Sant'Anastasia per ragionare di questione cattolica nel Pd: "Voi venite a
dirmi di quante persone si sono lamentate con voi per la candidatura di
Veronesi o per l'ingresso dei radicali. Ma voi non avete idea di quanti si
lamentano con me per la vostra presenza", ha detto il segretario
democratico ai suoi interlocutori. Pari e patta, dunque. Nelle liste democrat
ci saranno "con eguale dignità" l'oncologo pro-eutanasia e i pannelliani
no vat tanto quanto Paola Binetti e Luigi Bobba. "Non esiste il rischio di
una deriva laicista", ha tagliato corto Veltroni. L'incontro si è chiuso
con cordialità, anche se una divergenza di fondo resta: "Resto convinto -
dice il teodem Enzo Carra - che nel 2006 i voti cattolici
alla Margherita si siano dimezzati a causa dell'ingresso nell'Unione della Rosa
nella pugno". Ma la pattuglia teodem è una minoranza. È il gruppone degli
ex popolari del Pd che vuole gestire in proprio la questione e che oggi si
ritroverà a convegno a Roma anche per ascoltare dalla viva voce di Veltroni la
chiusura del "caso cattolici". La vigilia è
abbastanza tranquilla. Il presidente del Senato Franco Marini, padre nobile
degli ex Ppi, che ieri ha difeso l'accordo coi radicali ("Non lo boccio.
Accetteranno il nostro programma, staranno nel nostro gruppo: mi pare che chi
ha lavorato per fare questo accordo abbia lavorato bene") ha condiviso con
Veltroni il da farsi. Per i due leader non si tratta tanto di sottovalutare i
rischi della situazione ma di affrontare il problema con realismo. I due leader
condividono infatti la convinzione che l'ostilità di alcuni settori della
Chiesa verso il Pd sia strutturale, e dunque inevitabile, ma che la linea di
fondo del Vaticano sia destinata a sfumare in una posizione sempre più
equilibrata e non partigiana con l'avanzare della campagna elettorale. Indizi
di questo processo sono considerati lo smarcamento delle gerarchie dalla lista
prolife di Giuliano Ferrara e le fresche precisazioni di Pierferdinando Casini
sul rapporto di autonomia del nuovo centro dalla Chiesa ("Il Vaticano - si
giura al Nazareno, ex quartiere generale della Margherita - non vuol mica
correre il rischio di essere identificato con un partito del 5 per
cento"). E ieri Marini teneva sottolineato sulla sua scrivania a palazzo
Madama il passaggio dell'intervista del Giornale a Gian
Maria Vian in cui il direttore dell'Osservatore romano , alla domanda sul
rischio irrilevanza dei cattolici in politica, rispondeva: "Sinceramente non avverto questo
rischio, anche perché i cattolici militano in vari partiti e questo significa che certi valori
sono condivisi anche da esponenti del mondo laico". 2 27/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Segue cattolici S'avanza il filosofo Ceruti L'area ex Ppi che un
anno fa si ricompattava a Chianciano in vista della fondazione del Pd si sta
insomma muovendo per silenziare le polemiche. Anzi, per negare l'esistenza di
un problema in casa. Ragioni di clima (c'è ottimismo sui risultati della
campagna veltroniana), di posizionamento (il vicesegretario ex Ppi Dario
Franceschini è in cabina di regia), ma anche di orgoglio. Il messaggio che più
di un leader popolare ha recapitato a Veltroni è chiaro: i cattolici
del Pd non hanno bisogno di rinforzi, intesi nel senso di candidature
"nobili", perché hanno già al loro interno la qualità e la quantità
per tenere ferma la barra dell'identità e del programma. Del resto, è appesa a
un filo sottilissimo l'ipotesi di schierare in lista Andrea Riccardi, fondatore
della comunità di Sant'Egidio, che reputa inopportuna una scesa in campo. Resta
in pista invece la candidatura del filosofo Mauro Ceruti, già padre della carta
valoriale del Pd. Ma per ora niente "anti-Veronesi": "Non serve
il bilancino né la candidatura di un "cattolicone"", si spiega
al Loft. Lo stesso Marini ha rivendicato in termini molto
concreti il ruolo dei cattolici nel Pd: "Noi siamo dentro un partito laico, non laicista.
Se abbiamo idee profonde le sappiamo difendere. Non siamo marginali e mi auguro
che saremo più forti nei gruppi parlamentari". Un ragionamento sfoderato
in numeri nudi e crudi da Franceschini, intervistato da
Repubblica : "Vorrei ricordare che entrano nove parlamentari radicali.
Quelli cattolici saranno più di cento. In nessun
partito c'è una presenza simile". Il tavolo delle candidature aperto al
Loft almeno fino all'inizio della prossima settimana è insomma considerato
dagli ex Ppi un ottimo terreno per dimostrare il proprio stato
di salute. Una buona parte della macchina di partito è in mano a Franceschini,
i suoi dissapori con Beppe Fioroni, coordinatore dell'area popolare, sono alle
spalle e i reduci di Chianciano si sentono ben garantiti in vista della
chiusura delle liste. In posizione di fronda resta solo Rosy Bindi, che propone
di compensare l'arrivo dei radicali con la candidatura di Giovanni Bachelet
(suo sostenitore alle primarie). Continua a non sentirsi sicuro Pierluigi
Castagnetti: "Cosa fatta capo ha, ma il problema resta. Deve essere chiaro
che nel Pd i radicali non possono essere messi sullo stesso piano dei cattolici, perché noi siamo soci fondatori e perché a
ridurre i cattolici a parte si rischia la
balcanizzazione del partito". Stefano Cappellini 27/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pd vera pasionaria,
ma con opzioni sbagliate La vertigine narcisistica della Binetti e la sua
presunta superiorità morale La questione della famiglia diventa un miracolo
Dico sul serio. La senatrice Paola Binetti mi è assai simpatica: nonostante i
suoi molti tratti spigolosi e irritanti (o forse, proprio in ragione di essi).
In una epoca di "passioni tristi", la determinazione ardente con cui
afferma le proprie idee appare - almeno a me - come il segno di una personalità
apprezzabile. Quando, poi, quella determinazione si traduce in azione pubblica,
il giudizio fatalmente deve cambiare. Tanto per il gusto di rubarle il
mestiere, devo dire che le ultime affermazioni della senatrice, risultano
espressione di una sorta di vertigine narcisistica: il suo trascorrere
spericolatamente dall'Io dell'assunzione di responsabilità al plurale
majestatis di una complessiva rappresentanza teologico-dottrinaria
dell'identità cattolica sembra segnalare il punto estremo di un processo di
enfatizzazione della propria autostima. Un processo che la induce ad
atteggiamenti autoritativi, tutti giocati sulla declamazione di obblighi e veti
("il Pd deve?", "Veltroni dica?", "Vogliamo risposte
chiare?", "Non possiamo consentire?", "Vigileremo?",
"Non permetterò?"). Quanto più questo atteggiamento diventa stile di
identità pubblica tanto più perde proprio in stile: è di appena alcuni giorni
fa l'accostamento dei radicali a una "metastasi". Sì, proprio così:
metastasi. Il giudizio lascia perlomeno perplessi. Un membro dell'Opus Dei che
parla come nemmeno Maurizio Gasparri segnala, inequivocabilmente, i guasti che
l'esposizione eccessiva al sistema dei media può determinare. Ma in quella
valutazione di Paola Binetti c'è dell'altro; e questo spiega perché è giusto
partire da lì per considerare, tra l'altro, il senso dell'iniziativa pubblica
tenutasi a Roma, sabato scorso, sul tema del rapporto tra laicità e politica,
promossa da Barbara Pollastrini, Gianni Cuperlo e Albertina Soliani. Per
afferrarlo quel senso, la metterei così: io voglio che Binetti stia nel Partito
democratico (magari con qualche moderazione nei toni), ma a partire da una
accertata e regolata parità di ruolo e di possibilità di espressione con chi
non è Paola Binetti. Perché ciò sia possibile non Binetti (l'errante), ma la sua
presunzione di superiorità morale (l'errore) va criticata radicalmente. Perché
qui sta il nodo, che quel termine "metastasi" impietosamente rivela:
Paola Binetti e, insieme a lei, una parte significativa del cattolicesimo
italiano e, con essa, la maggioranza delle gerarchie e delle istituzioni
ecclesiastiche ritengono di avere la titolarità, piena e incondizionata - e
ascritta - della questione morale. In altri termini, nel corso dell'ultimo
mezzo secolo mentre la chiesa cattolica perdeva egemonia sul piano degli
indirizzi in materia di stili di vita e forme di relazione, acquisiva una sorta
di complessiva "riserva morale". Meno contava nel determinare i
comportamenti individuali e collettivi e più rivendicava la titolarità
esclusiva del giudizio etico, a prescindere dall'influenza diretta e concreta
che quel giudizio esercitava nella vita sociale. Ciò risultava agevolato dal
fatto che la cultura di ispirazione non religiosa rinunciava completamente - e
rovinosamente - non solo a competere con quella titolarità esclusiva, ma anche
solo al tentativo di elaborare una propria e distinta capacità di orientamento
etico. Si è realizzata così una sorta di divisione dei compiti: da una parte,
la cultura non religiosa tutta concentrata sull'intervento sociale, e ridotta a
una sorta di patronato sindacale e di associazione dei consumatori di diritti;
dall'altra la cultura religiosa come fonte di ispirazione morale e principio
ordinatore delle grandi questioni esistenziali (dette "di vita e di
morte"). È accaduto così che la cultura non religiosa si riducesse, e
venisse ridotta, a economicismo e contrattualismo, mentre quella religiosa
veniva assunta come unica "anima" del legame sociale. Ciò finiva con
l'assegnare a quest'ultima, inevitabilmente, uno statuto di superiorità. Si
considerino alcuni esempi significativi di questa iniqua divisione dei compiti.
La grande questione delle famiglie diverse da quella eterosessuale monogamica
diventa - nella caricatura che si fa dell'impostazione laica - o semplice
questione di pertinenza dell'Inps o macchietta del "matrimonio gay"
(come in un remake dell'indimenticabile "culo e camicia" di Pasquale
Festa Campanile, con Renato Pozzetto ed Enrico Montesano, 1981). E, invece, la
stessa questione, se trattata dalla cultura cattolica, diventa
come per miracolo (è il caso di dire), ragionamento alto e nobile sulla
coniugalità, il suo fondamento naturale, le sue radici e le sue mete. In altri
termini: da una parte l'opzione laica col suo corredo di diritti e doveri, di
garanzie da dare e di previdenze da assicurare, di bisogni sociali da
soddisfare e di tutele da salvaguardare. Dall'altra parte, l'opzione
cattolica tutta concentrata sul tema dell'amore coniugale e della
genitorialità, della procreazione, della famiglia quale cellula essenziale
della organizzazione sociale. Analogamente, a proposito di interruzione
volontaria della gravidanza: per un verso, la cultura laica che si propone in
un ruolo di assistente volontario, personale sanitario e operatore di
consultorio familiare; per altro verso, il "discorso cattolico" sul
concepimento, sull'embrione e sulla sacralità della vita. Messa in questi
termini, va da sé, non c'è partita. Insomma, nella sfera pubblica, ma anche
nella vita quotidiana è come se emergesse una, e una sola, morale: quella di
ispirazione religiosa e di impianto confessionale; quasi che non vi fosse - o
comunque non fosse cercato, tentato, sperimentato - un altro sistema di valori,
basato su una concezione morale, di derivazione non religiosa; quasi che
sull'aborto o sulle unioni civili, sulle questioni "di vita e di
morte" non possa esservi una opzione etica altrettanto robusta, non
intollerante e non integralista, riferita a una idea del mondo e delle
relazioni tra i viventi, eticamente fondata. Quasi che, infine, nel caso delle
unioni civili - ed è solo un esempio - l'intenzionalità di un progetto di vita,
la reciprocità e la mutualità, i valori condivisi non potessero costituire un
fondamento morale altrettanto solido quanto quello che motiva il matrimonio. E,
invece, è del tutto evidente che, se quelle stesse unioni civili venissero
argomentate solo ed esclusivamente in base a motivazioni (sacrosante, sia
chiaro) di natura previdenziale o economica, il confronto pubblico sul tema
risulterebbe palesemente diseguale. E l'esito di quel confronto sarebbe
scontato. 27/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Conversazione
"c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo" Delle Foglie stila il vademecum cattolico A Mimmo Delle Foglie se
gli si dice che lo Stato è laico, quasi si offende. Già, perché lui, cattolico
praticante, "lo sa bene che lo Stato è laico", ma insieme, sa bene
quale sia il ruolo dei cattolici all'interno di questo Stato: "Noi - dice al Riformista -,
lavoriamo a viso aperto nello spazio pubblico, contribuiamo a costruire
le leggi e se ci sono leggi che non ci piacciono le rispettiamo ma anche le
ostacoliamo. Nel senso che manifestiamo tutto il nostro dissenso. È questa la
nostra azione di sempre, l'azione propria dei laici cattolici,
non quindi, innanzitutto, della Chiesa". Già, perché la Chiesa, intesa
come Cei e Vaticano, come gerarchie e vescovi, "è ai laici - spiega Delle
Foglie - che ha dato il "mandato" di contribuire a costruire la
società difendendo i principi cosiddetti etici, vita e famiglia soprattutto. E
dove vita e famiglia sono attaccati, noi interveniamo per dire la nostra. È
questa per noi la traccia segnata dai cardinali Ruini e Bagnasco e da Benedetto
XVI, in scia al pontificato di Giovanni Paolo II. È anche quanto si apprestano
a fare quest'oggi i cattolici del Partito democratico
che si riuniranno al circolo Aldo Moro. Loro stanno dando l'esempio. Al di là
delle differenze esistenti - ci sono cattolici
democratici, adulti, popolari alla Fioroni e teodem - hanno deciso di lavorare
assieme trovando una consonanza sui valori, in antitesi ovviamente a chi, nel
Pd (vedi Veronesi e Radicali) questi stessi valori non può che
combatterli". Mimmo Delle Foglie, pugliese, 55 anni, recente organizzatore
del Family Day, ex vicedirettore di Avvenire e, oggi, portavoce di Scienza
& Vita ed editorialista per il giornale dei vescovi, L'Adige e La Gazzetta
del Mezzogiorno , veste i panni dell'analista politico che cerca di ricostruire
freddamente lo stato dell'arte della presenza
cattolica nell'attuale situazione politica. Lo fa dalla sponda del Tevere dove
lavora: il palazzo detto dei "cento preti", un tempo ricovero per i
sacerdoti della diocesi romana, oggi sede di due organizzazioni cruciali per il
mondo delle associazioni cattoliche: il settore "vita" coordinato da
Scienza & Vita, quello "società" da Retinopera. E presto qui si
trasferirà anche il forum delle associazioni familiari, la lobby della
"famiglia". L'associazionismo cattolico è una realtà variegata che
guarda ai politici "dispersi" a sinistra come a destra, passando per
il centro. "È vero - dice Delle Foglie -. Ormai i cattolici,
sia liberali che popolari, hanno digerito il bipolarismo degli ultimi quindici
anni. E oggi, è il caso di notarlo, si apprestano a fare i conti con un quadro
nuovo. E cioè con il passaggio in atto dalla seconda alla terza Repubblica. Il
quadro politico, infatti, è mutato in questo modo: c'è una
"sinistra-vera", una "sinistra-centro", un
"piccolo-ma-tenace-centro-cattolico", una "destra-centro" e
una "destra-vera". È una ristrutturazione che ha come protagonisti
indiscussi Walter Veltroni e Silvio Berlusconi ma nella quale determinante sarà
il voto cattolico. Già, perché anche quarantamila voti in più basteranno per
far vincere le elezioni alla destra o alla sinistra. Veltroni e Berlusconi
l'hanno capito bene, tanto che si sono dati da fare per riaffermare che "i
cattolici stanno con noi". "Ma la verità è
che i cattolici stanno dove meglio si sentono
rappresentati e discriminanti saranno, ovviamente, le questioni etiche. Queste,
per tanti di noi, saranno le tematiche cruciali, le principali per indirizzare
il nostro voto". Le questioni etiche sono dunque uno snodo fondamentale
per il mondo dell'associazionismo cattolico. E, a conti fatti, è forse la
sinistra a interpretare peggio questa priorità. Una volta la Chiesa si
incontrava sul piano solidaristico con la sinistra mentre oggi - dice Delle
Foglie - "la sinistra non capisce che sono i poveri, gli ultimi in stato di abbandono, che si lasciano soli al loro destino,
quelli chiamati a pagare il prezzo più alto se non si cerca di fermare
l'avanzata delle cosiddette tecnoscienze. Già, perché la vita di tutti, a
cominciare dai più indifesi - penso agli anziani negli ospizi - sarà sempre di
più in mano a terzi che in nome del progresso ne potranno fare l'uso che vorranno.
Ecco allora per chi voteranno i cattolici: voteranno
per chi a destra come a sinistra, come nel centro, difende la vita (dal
concepimento alla morte naturale) e la famiglia". "Paolo VI -
conclude Delle Foglie - disse che la politica è la più alta forma di carità.
Nulla di più vero ancora oggi. I cattolici sono al
servizio della politica e in essa intendono difendere ciò che ritengono sia
bene per tutti". 27/02/2008.
( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Veltroni incontra i
teodem e replica a "Famiglia cristiana": "Nessun problema quando
Pannella si è candidato nella Cdl".
( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
I temi etici; la
libertà di coscienza; i valori cattolici; la fede
Romina Velchi I temi etici; la libertà di coscienza; i valori cattolici; la fede. Quasi quasi ci stavamo credendo. Ma,
gratta gratta, sta saltando fuori la vera ragione dei malumori cattolici di questi giorni: la fame di posti. Non per nulla,
questa è la settimana decisiva nella preparazione delle liste (il Pd ha
annunciato che il tutto si chiuderà lunedì), dopo di che chi c'è c'è. E loro, i
cattolici del Pd di tutte le categorie, per
l'occasione uniti, ci vogliono essere in massa, anche ben oltre il loro reale
peso elettorale. Sostanzialmente, è questa la rassicurazione che la pattuglia
teodem (nelle persone di Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra, Emanuela Baio
Dossi) ha preteso nell'incontro di ieri con Veltroni nel loft di piazza
Sant'Anastasia. Più o meno esplicitamente lo dice la senatrice Binetti: l'ex
sindaco "ci ha assicurato che sarà lui il garante dei valori cattolici", ma "noi abbiamo chiesto forti e chiare
new entry che si riconoscono nei nostri valori e che chi è già impegnato in parlamento
sia riconfermato con una visibilità nella posizione in lista". Ogni
riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale. Poi, certo, Carra
preferisce volare alto. La sua versione è che "per quanto ci riguarda noi
non pensiamo di essere egemoni, ma nemmeno possiamo essere irrilevanti".
Cioè, il problema laici-cattolici "non si può
pensare di risolverlo lanciando nomi: Veronesi da una parte, un cattolico doc
dall'altra. Un partito è fatto di idee". "Il segretario sarà il
garante della pluralità delle posizioni, ma anche della ricerca di una sintesi
- aggiunge Bobba - L'accordo con i radicali ha dato all'esterno la percezione
di uno sbilanciamento delle liste. Aspettiamo delle risposte". Tipo: più
candidature cattoliche? "Non siamo andati da Veltroni per negoziare;
cerchiamo soluzioni, una sintesi". Sarà. Ma intanto sono giorni complicati
per Walter Veltroni, il quale forse ha sottovalutato il "guaio" in
cui si stava cacciando promettendo nove parlamentari ai Radicali. Sì perché,
per la terza legge di Newton, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e
contraria. E la reazione, in questo caso, è che adesso i cattolici
alzano il prezzo. Il posto di Binetti, per esempio, era a rischio, visto il suo
scarso senso della disciplina di partito (al loft non dimenticano che si è
rifutata di votare la fiducia a Prodi); soprattutto era a rischio il suo posto
al Senato, dove il Pd aveva in mente di indebolire la presenza teodem onde
evitare guai. Alzare la voce (con tanto di sostegno della stampa cattolica) contro
le candidature radicali e quella di Veronesi è servito proprio a bloccare sul
nascere il tentativo. Come fa, ora, Veltroni a dire a Binetti: non ti candido?
Anche perché lei non fa mistero non solo di voler essere ricandidata, ma di
voler tornare proprio al Senato. Con il che si capisce che la preparazione
delle liste si complichi, visto che non ci sono solo i cattolici
a reclamare posti (meglio se sicuri). Per dire, pare che sia stato
chiesto al leader di inserire i nove radicali nella quota di candidature che
gli spetta e che lui abbia rifiutato. Quanto ai teodem, dal
Pd si fa intendere che l'incontro è stato
"positivo" e che lo spirito con cui oggi Veltroni andrà alla
convention dei cattolici "non è quello di una compensazione" ma sostenere che
"si possono far convivere anime laiche e cattoliche" conciliando
"punti di vista diversi", dentro l'incontestabile laicità della
politica. In questo senso, "la firma di Binetti e Bonino al
programma è segno di accordo e di un vincolo di programma". E mentre
l'intesa Radicali-Pd procede a tappe forzate (ieri pomeriggio c'è stato un nuovo faccia a faccia, un altro seguirà a breve)
con l'obiettivo di "mettere nero su bianco l'accordo", resta alta la
tensione tra il leader e Famiglia cristiana . "Io penso che l'idea che
laici e cattolici non possano convivere in uno stesso
partito - attacca Veltroni - ci porta all'assetto non di un paese moderno.
Quando nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra non ci fu tutta questa
discussione". Replica il settimanale: "Non è così. La cultura e le
battaglie radicali sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai
valori cattolici. Il problema non è il rapporto tra
laici e cattolici - sostiene il direttore Antonio
Sciortino - ma l'ingresso dei radicali, con i quali il "terreno
comune" si riduce fin quasi ad azzerarsi". Così il settimanale dà
ragione a Piergiorgio Odifreddi, secondo il quale "questo connubio
Binetti-Bonino non porterà a nessuna collaborazione" e nel Pd non si è
voluto fare "una scelta. Presto i nodi arriveranno al pettine". Chi
dà man forte a Veltroni è un nome pesante come Franco Marini, che ieri è sceso
in campo per difendere l'impegno dei cattolici nel Pd
e, contemporanemanete, dare l'ok all'accordo con i Radicali. Un'altra mano
potrebbe venire dall'incrinarsi del fronte cattolico che oggi si riunisce a
Roma: Marini ci sarà, Rosy Bindi no perché "non sono stata invitata a
parlare e a spiegarmi". 27/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di
Massimo Franco Veltroni obbligato a "imporre" la coabitazione L a
conferma del patto elettorale tra Walter Veltroni ed i radicali era
prevedibile. E la voglia di perfezionarlo "a tappe ultraravvicinate "
sembra tesa ad allontanare qualunque tentazione di ripensamento dopo
l'offensiva delle gerarchie cattoliche. Indietro non torno, lascia capire il
segretario del Pd. La sottolineatura dell'economia come tema di discussione con
Emma Bonino ha l'obiettivo di rassicurare i settori più inquieti del partito, a
cominciare dai cosiddetti "teodem"; ma anche di fare apparire
immotivate e strumentali le preoccupazioni vaticane: nel senso che i veri temi
da dibattere sarebbero altri rispetto ad aborto, eutanasia, unioni civili.
Abilmente, la stessa Bonino insiste sull'economia, velando le questioni
dirimenti che storicamente hanno contrapposto il suo partito alla Chiesa; e
che, ribadite adesso, acuirebbero lo scontro. Anche perché l'offensiva
ecclesiastica arriva a poche ore dal convegno organizzato oggi in Parlamento
dai cattolici del Pd: un appuntamento che potrebbe
trasformarsi in un gesto di inquietudine collettiva nei confronti di Veltroni.
Il rifiuto a partecipare da parte del ministro dimissionario Rosy Bindi fa
capire che le tensioni ed i timori non sono ancora stati smaltiti. L'accusa più
o meno esplicita che serpeggia, riguarda la capacità della leadership
veltroniana di amalgamare i pezzi del partito; e di rispondere in modo
convincente alle accuse dei vescovi. Ma non è prevedibile né un inasprimento
della polemica, né una marcia indietro. Veltroni sa che qualunque esitazione lo
esporrebbe ad altri attacchi; e che la campagna elettorale impone un'agenda
difficile da modificare. Oltre tutto, è stato lui, più
di ogni altro, a volere la candidatura di Emma Bonino. Ritiene che sia una
garanzia per avere voti soprattutto a nord; e per non lasciare scoperto il
fronte dei valori più laici della sinistra, regalandoli all'"Arcobaleno
" di Fausto Bertinotti. Uno dei suoi consiglieri più ascoltati, il
senatore Giorgio Tonini, ammette che la decisione ha suscitato perplessità
perfino nei settori etichettati come ulivisti. Lo sforzo, adesso, è di spiegare
che radicali e cattolici possono "convivere"
nel Pd. Probabilmente il termine "convivenza" non è il più felice, ma
suona appropriato: fotografa una situazione di fatto e insieme di difficoltà.
Il soccorso che arriva a Veltroni dagli ex popolari, per quanto scontato,
rafforza la sua impostazione. D'altronde, l'attacco dell'episcopato
all'avversario-principe di Silvio Berlusconi implica quello ai dirigenti della
ex Margherita, che non hanno saputo o voluto fermare l'intesa con la pattuglia
pannelliana. Quando dunque il presidente del Senato, Franco
Marini, annuncia che oggi sarà al convegno dei cattolici,
rivendica la propria identità. E, preoccupato dalla reazione compatta di un
mondo che considera il suo, vuole accreditare il Pd come "partito laico e
non laicista. Non siamo marginali". La polemica, però, sembra tutt'altro
che chiusa. Veltroni aveva accusato il settimanale Famiglia cristiana di
non essersi scandalizzato quando nel 2001 Marco Pannella si era presentato con
FI. La risposta tagliente è che allora "nessuno aveva fatto la scelta di
"correre da solo". Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze
e con le liste bloccate fatte dai segretari di partito, un candidato o un altro
fa la differenza, perché comporta da parte del partito una assunzione di un
progetto ideologico. "è indubbio", insiste Famiglia cristiana,
"che l'arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici
del Pd". Resta da vedere se e come si chiuderà di qui al 13 aprile
prossimo; e chi eventualmente ne beneficerà. \\ Veltroni cerca di ricucire dopo
lo "strappo" del via libera ai radicali.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Nicola Latorre "Noi e la Chiesa? I problemi
partiti con Prodi" Il senatore pd: ha pesato la personalizzazione della
politica, ora il dialogo ricomincerà ROMA - "Abbiamo sbagliato a mollare i
rapporti con la Chiesa in questi ultimi anni. Lo dimostra anche la vicenda del
referendum sulla fecondazione assistita. Paradossalmente nel momento in cui
abbiamo cercato un candidato premier cattolico per instaurare un rapporto con
quel mondo, quel rapporto è diventato più difficile ". Parla così, Nicola
Latorre, vice capogruppo dell'Ulivo al Senato. Ma addossare a Prodi le
difficoltà tra Pd e Chiesa non è troppo comodo? "Non è ciò che sto
facendo. Dico che da quando le forze politiche hanno perso autorevolezza e ha
preso il sopravvento la personalizzazione della politica il rapporto con quel
mondo ne ha risentito". L'accordo con i radicali ha messo in allarme
Chiesa e mondo cattolico. "Io penso che se un giornale come Famiglia
Cristiana e se una personalità come padre Sorge sul Corriere di ieri si
interrogano sul senso di questo accordo noi non possiamo replicare con una
scrollata di spalle. E, giustamente, Veltroni non lo ha fatto". Non lo ha fatto,
ma le polemiche restano. "Che l'accordo con i radicali potesse creare
questo equivoco era comprensibile e prevedibile. Penso che queste obiezioni
meritino una risposta non stizzita ma argomentata e innanzitutto si deve dire
che questa intesa in nessun modo testimonia di una deriva laicista del
Pd". Ma i radicali hanno legato la loro storia politica a battaglie come
il divorzio e dell'aborto, invise alla Chiesa. "I radicali hanno fatto
anche altre battaglie, come quella sulle liberalizzazioni. E comunque l'accordo
con loro non produce alcun cambiamento di rotta del Pd. Anzi, io mi aspettavo
una valutazione positiva da parte del mondo cattolico, perché il Pr anziché
presentarsi come un partito autonomo su una linea oltranzista, porterà un suo
contributo dentro il gruppo unico e dentro il progetto politico del Pd, che sui
temi del rapporto con il mondo cattolico ha una linea molto netta, ribadita in
più occasioni da Veltroni. Ciò dovrebbe rassicurare il mondo cattolico, non
preoccuparlo". Per l'ennesima volta, però, si pone il problema del
rapporto tra una certa parte politica e il mondo cattolico. "Io sono
convinto che ci si debba misurare seriamente con i problemi posti dal mondo
cattolico. Sono problemi molto seri, anche se in campagna elettorale vengono
strumentalizzati. Ma sono tematiche che interrogano pure il pensiero laico. E
io credo che, che tanto più in una fase in cui ormai vi sono società
multietniche e multireligiose, anche lo stesso concetto di laicità vada
riproposto in termini nuovi. Non possiamo più solo limitarci a difendere
l'autonomia della politica: dobbiamo studiare i modi su cui fondare il dialogo
tra le diverse culture e religioni. Quindi si rendono necessari un
atteggiamento della Chiesa rispettoso dell'autonomia dello Stato, ma anche una presa
d'atto più rispettosa, da parte nostra, di quel che viene da quel mondo. E
questo è esattamente il pensiero che ha espresso il cardinal Bertone
incontrando il corpo diplomatico a Cuba ". Ma ci sono problemi
contingenti, come quelli della legge 194. "Noi difendiamo la 194 ma ci
poniamo anche il problema di come si può intensificare l'azione di prevenzione
dell'aborto e il sostegno alla maternità". Comunque è da prima dell'intesa
con i radicali che i rapporti tra centrosinistra e Chiesa si sono complicati.
"è vero, in questi ultimi anni abbiamo mollato il tema dei rapporti con la
Chiesa. In questo senso è stato un errore anche il
referendum sulla fecondazione assistita, che non a caso io non ho firmato.
Avremmo dovuto fare una nuova legge, tutti insieme, con i cattolici,
come avvenne per la 194". Padre Sorge sostiene che con il Pci "c'era
più sintonia". "Certo, ma dobbiamo storicizzare: il Pci era una forza
politica con una forte identità ideologica, che però aveva l'ambizione di
interpretare gli interessi generali del Paese, e quindi teneva conto della
forza e della presenza dei cattolici, senza mettere per questo in discussione la laicità dello Stato,
e dobbiamo anche ricordare che all'epoca c'era un forte partito di ispirazione
cattolica. Ora, la crisi dei partiti ha portato a una personalizzazione della
politica. Insomma, i rapporti con il mondo cattolico sono stati gestiti
direttamente da chi stava a capo delle istituzioni e questo a discapito di quel
clima di reciproco rispetto che vigeva prima. Ma ora quel dialogo può
riprendere: nella carta dei valori del Pd c'è scritto che la religione ha una
dimensione pubblica, con buona pace delle sciocchezze che dice Odifreddi
secondo cui la religione ha solo una dimensione privata". Senatore Nicola
Latorre, vicecapogruppo dell'Ulivo al Senato Maria Teresa Meli.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Lite nel Pd, il leader alla "prova teodem" Candidature,
il segretario lancia Serra Assemblea con i cattolici
del Partito democratico. Il segretario: dopo le elezioni riscrivere la par
condicio ROMA - Domani riparte il pullman. Ma ovunque si trovi, fino a lunedì
le due partite più importanti di Veltroni si giocano a Roma e cominciano con la
"c": cattolici e candidature. La prima avrà
una puntata importante oggi pomeriggio nella convention convocata a piazza
Montecitorio per ascoltare Andrea Riccardi, Guido Formigoni, Franco Garelli e
don Carlo Nanni. E alla quale dovrebbero partecipare tutte le diverse anime
cattoliche che aderiscono al Pd, dai teodem ai cristiano sociali passando per
gli ex popolari, che sono i più numerosi. Ma non Rosy Bindi che pensa di
disertare "perché non sono previsti interventi e quindi si darebbe l'impressione di cento cattolici contro
nove radicali". Fatto sta che all'incontro parlerà anche Walter Veltroni
che dovrà rispondere ai malesseri sorti dopo l'accordo con Pannella e Bonino.
Ieri ha detto a Radio Anch'io: "L'idea che cattolici e laici
non possano convivere in uno stesso partito non è di un Paese moderno".
E l'affondo di Famiglia Cristiana?: "In un sondaggio che ha pubblicato
risulto il leader più apprezzato dai cattolici. Mi
sembra che non ci fu tutta questa discussione quando Pannella stava con la
Cdl". Poi incontra i teodem e si propone come "garante" dell'equilibrio
tra laici e cattolici. Il "caso" resta
comunque aperto tanto che Paola Binetti chiede "più visibilità e posizioni
sicure nelle liste". Sull'accordo con i radicali arriva l'imprimatur di
Franco Marini: "è stato gestito bene". Ma
non piace affatto al matematico Piergiorgio Odifreddi che definisce "grave
che si dia troppo spazio alle posizioni dei vescovi". Ma a tarda sera, al
Tg4, Veltroni dice anche una cosa che non piacerà certamente ai partiti più
piccoli: "La par condicio potremo riscriverla dopo le elezioni".
Nella seconda partita, quella delle candidature, l'ex sindaco ha lanciato
Achille Serra, che forse correrà in Campania: secondo prefetto nelle liste del
Pd dopo Luigi de Sena. Ma fino a domenica notte si lavorerà a limare le liste.
Con il segretario che continuerà a scegliere i "big" della società
civile e Goffredo Bettini che dovrà mediare con le segreterie regionali per
tutti gli altri nomi. E prima della presentazione ufficiale dei candidati,
fissata per lunedì mattina, il coordinamento nazionale dovrà votarli. Ma a
rendere più complicata la quadratura del cerchio sono le quote femminili. Il
regolamento interno, che ora è stato pubblicato anche
sul sito del Pd, parla chiaro: oltre al terzo delle candidature sul totale c'è
anche, a differenza degli uomini, la deroga automatica per le parlamentari che
hanno fatto più di tre legislature. Da Bologna confermano i nomi di Livia
Zaccagnini, figlia del leader dc, e Sandra Zampa, capo ufficio stampa di Romano
Prodi. E Paola Carloni, moglie di Bassolino (in quota Bindi), potrebbe anche
sganciarsi dalla Campania per approdare nelle più blindate liste dell'Emilia
Romagna. Sempre in Campania lo scrittore anti-camorra, Roberto Saviano, risulta
molto corteggiato mentre in Sicilia potrebbe scendere in campo Maria Falcone,
la sorella di Giovanni. Girano anche i nomi dei filosofi Mario Ceruti e Antonio
Funiciello. In Calabria dovrebbe invece correre il referendario Giovanni
Guzzetta. E i candidati cattolici di peso? Alla fine
non sembrano emergere. Di nomi ne sono girati tanti, da Riccardi a Bignardi, da
Luigina Di Liegro (nipote di don Luigi) al giurista Francesco D'Agostino, ma
nessuno appare papabile. Mentre Rosy Bindi sta raccogliendo firme per Giovanni
Bachelet, figlio di Vittorio, assassinato dalle Brigate Rosse. Polemiche Il
leader del Pd Walter Veltroni oggi incontrerà le diverse anime cattoliche del
partito Roberto Zuccolini L'INTERVENTO di Salvatore Vassallo nelle Opinioni.
( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
LAICITA' LAICITA'?
In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si può, tornano
antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle donne LAICITA'
LAICITA'? In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si può,
tornano antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle donne.
Dalla legge
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-27 num: - pag: 34 autore: di
SALVATORE VASSALLO categoria: BREVI Con Bonino un Pd meno "radicale"
I TIMORI DEI CATTOLICI he ci guadagna il Pd a ospitare i radicali? Che c'entrano
C con il Partito democratico, con la vocazione maggioritaria e la scelta di
andare da soli? Ha ragione un'autorevole espressione del mondo cattolico come
Famiglia Cristiana a temere che la presenza dei radicali nel Pd dia voce oltre
misura a "un'ideologia libertaria alternativa alla storia e all'etica di
questo Paese"? Naturalmente, sebbene siano logicamente legati tra loro,
questi interrogativi muovono ciascuno da un punto di vista diverso. Per la
natura dei problemi che essi evocano, le risposte dipendono, alla fine dei
conti, in maniera piuttosto pesante dagli orientamenti valoriali di chi se li
pone. Ma, a mio avviso, chiunque dovrebbe considerare alcuni elementi oggettivi
non ovvi. Quali che siano le intenzioni dei protagonisti, la presenza dei
radicali nel Pd, così come è configurata dall'accordo quasi concluso, attenua,
non accresce, il peso, in Parlamento e nel paese, delle posizioni
"radicali" sulle questioni eticamente sensibili. Il Pd avrebbe
potuto, alternativamente: a) lasciare che i radicali si presentassero per
proprio conto; b) consentire loro di presentare una lista autonoma ma
collegata; c) ospitarli nelle proprie liste. La prima alternativa avrebbe
potuto, in misure diverse, accrescere il malessere di una componente non
piccola dell'elettorato potenziale democratico, soprattutto tra i
post-diessini, che avrebbe interpretato quella scelta come un (ulteriore)
cedimento del Pd alle "ingerenze" cattoliche.
Questo elettorato, se non fosse rassicurato circa il carattere
"laico" del Pd, voterebbe probabilmente per la "Cosa rossa"
piuttosto che per i radicali, seguendo la scia di quei dirigenti fuoriusciti
dai Ds i quali non a caso hanno fatto del richiamo alla laicità il loro tratto
identitario predominante. è fuori di dubbio che una lista radicale autonoma,
indotta a estremizzare le sue posizioni, e due punti percentuali in più alla
sinistra arcobaleno, avrebbero dato molta più voce e, di gran lunga, molti più
seggi, alle posizioni che Famiglia Cristiana considera inaccettabili. La
seconda alternativa (lista autonoma collegata) sarebbe stata ancora più in
contrasto con la promessa di proporre un progetto di governo coerente e di
farla finita con le coalizioni eterogenee. D'altro canto, anche per effetto
degli equilibri delineatisi con le elezioni interne del 14 ottobre 2007, le
varie componenti "cattoliche " saranno con tutta probabilità
ampiamente sovrarappresentate nelle liste (e nei gruppi parlamentari) del Pd
rispetto alla composizione dell'elettorato. Ciò detto, non c'è dubbio che la presenza
dei radicali - come l'accordo con l'Idv - rischi di attenuare, sul piano
simbolico, la carica attrattiva dell'andare da soli, e potrebbe ridurre il
potenziale di espansione del Pd verso fasce dell'elettorato prima orientate per
il centrodestra: tanto più in una campagna elettorale che, quali che siano le
intenzioni dei protagonisti, si annuncia contrassegnata da un uso politico
delle convinzioni religiose piuttosto pesante. Al richiamo all'identità
cattolica è affidata la sopravvivenza di un intero partito, come ha dimostrato
da ultimo l'intervento di Pier Ferdinando Casini ieri sul Corriere. Mentre
parallelamente, su temi e richiami valoriali simili si muove l'iniziativa
politica di Giuliano Ferrara. Quindi, per tornare alla prima domanda, può anche
darsi che alla fine al Pd non convenga elettoralmente la scelta di ospitare i
radicali. Che quanto guadagna verso sinistra lo ceda verso il centro, perdendo
la chance di intercettare una parte dell'elettorato cattolico che avrebbe
potuto considerare il voto al Pd più "utile" rispetto al rinserrarsi
in un voto identitario di testimonianza. Ma non credo sia vero, per tornare
alla terza domanda, ciò che temono, o dicono di temere, alcuni esponenti del
mondo cattolico. Quanto meno se si guarda al quadro di insieme e non al
dettaglio dei 9 seggi attribuiti a Emma Bonino e altri. In questo modo il Pd
non tradisce ma conferma la sua vocazione maggioritaria, di partito laico
dentro il quale è possibile cercare una ragionevole sintesi tra posizioni
valoriali diverse, tutte effettivamente presenti nel Paese. Non tradisce la sua
vocazione a creare ponti piuttosto che a stabilire steccati. Saranno semmai i
radicali a dover decidere, a un certo punto, se intendono perpetuare, fino alla
consunzione, una organizzazione politica sui generis, oppure confondersi dentro
quel Pd da loro sempre evocato. Si intende che, nel tempo più breve, il
contenuto specifico dell'accordo dovrebbe garantire che chi viene ospitato
accetti lealmente le regole di chi lo ospita, evitando che i poteri di veto usciti
dalla porta rientrino attraverso le posizioni non negoziabili di uno o due
senatori.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-27 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Candidati Ha vinto le primarie della lista. Turci (socialisti):
Grillini un ottimo sindaco Grillo candida una maestra di kung fu La candidata
sindaco delle liste di Beppe Grillo è una maestra di Kung fu: si chiama
Serenetta Monti, ha vinto di misura le primarie della civica legata al comico
genovese battendo altri quattro concorrenti, e guiderà dunque il meet up
capitolino alla conquista del Campidoglio. "Non so dove arriveremo con
questa lista- spiega sul sito Serenetta Monti- so il fastidio che già abbiamo
creato a questo sistema marcio e ne sono felice. Siamo un'onda anomala che si
muove sotterranea, e lentamente si gonfia. Potremo essere uno Tsunami? O una
delicata ondina? Dipende da noi e dalla forza di volontà che metteremo in
questo progetto. Le persone che si stanno impegnando per questo cammino sono
tutte spettacolari. Partono tutte dallo stesso principio di base: bisogna
cambiare". Sabato e domenica prossimi le persone che lavorano al progetto
della lista civica di Beppe Grillo saranno così nelle piazze con i propri
gazebo per la raccolta delle firme necessarie - ne servono 2.000. Serenetta
Monti ha alle spalle un passato di precariato come restauratrice, lotte
sindacali autorganizzate per la stabilizzazione in aziende comunali, battaglie
legali per le malattie sul lavoro, scioperi, denunce e occupazioni. Le sue
soddisfazioni vengono dai bambini, "non i miei, ma quelli degli altri ai
quali per anni ho insegnato Kung Fu". Con ogni probabilità sfiderà Rutelli
anche "Franco Grillini, che sarebbe il candidato ideale per una coalizione
autonoma di forze socialiste, laiche e liberali. Questo è
anche l'orientamento scaturito dalla riunione del Comitato regionale della
Costituente socialista romana": così il socialista Lanfranco Turci.
"Non possiamo permettere che le prossime elezioni comunali a Roma si
riducano a una contesa tra tre candidati a sindaco in gara a chi si presenta
come il più ligio alle direttive delle gerarchie cattoliche"
Serenetta Monti è la candidata della lista Grillo passata attraverso le
primarie.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il direttore di "Famiglia Cristiana" "Da sempre
lottiamo contro la cultura pannelliana" "Cattolici incompatibili con
i radicali" Don Sciortino e le critiche a Walter: ma non condanniamo il
suo programma ROMA - "Famiglia Cristiana", il settimanale da lei
diretto, ha definito il programma del Pd un "intruglio veltroniano in
salsa pannelliana ". Don Antonio Sciortino, è un invito a non votare Pd?
L'ingresso dei radicali rende impossibile ai cattolici
esprimersi per la formazione veltroniana? "Intanto la nostra definizione
di "pasticcio veltroniano in salsa pannelliana" non era riferita né
al Pd né al programma, che ancora non conoscevamo al momento di scrivere
l'editoriale. Ci riferivamo esclusivamente all' accordo tra il Pd e i radicali,
che a nostro parere è un errore perché ha "annacquato" la scelta
iniziale di Veltroni di "correre da solo", la vera novità di questa
campagna. Poi, noi non diamo nessuna indicazione di voto o di non voto per un
polo o l'altro: siamo interessati a promuovere una vera politica per la
famiglia, a cominciare da un fisco più equo per chi ha figli, e ad affermare i
valori della vita e la dottrina sociale della Chiesa, indipendentemente dagli
schieramenti politici. Nel sondaggio sul voto cattolico che abbiamo pubblicato
la scorsa settimana, alla domanda "lei ritiene che un cattolico possa
votare uno schieramento che comprende anche il partito radicale?", il 40%
del campione ha risposto sì. Con ciò rimane l'interrogativo, che ci pongono
anche molti lettori: come faccio a votare uno schieramento che include i
radicali, che non perdono occasione per attaccare e irridere la Chiesa, il Papa
e i valori cristiani? " Ma il giudizio non è in contrasto con la recente
ricerca del vostro giornale in cui Veltroni appariva come il politico più
popolare tra i lettori perché vicino ai temi cattolici?
"La ricerca intanto riguardava tutti i cattolici
italiani e non solo i lettori del nostro settimanale. Veltroni veniva scelto
come presidente del Consiglio dal 24 per cento del campione, ma senza alcun
riferimento ai programmi. Credo che le preferenze per Veltroni si
giustificassero per la sua capacità di dialogo, per il rispetto e i buoni
rapporti che ha sempre avuto col mondo cattolico. Ne ha dato ampie prove anche
come sindaco di Roma. L'accordo con i radicali è venuto dopo." Veltroni
contesta: perché "Famiglia Cristiana" non disse nulla quando nel 2001
Pannella concluse l'accordo con Forza Italia? "Non è vero. La cultura radicale
e le loro battaglie sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai
valori cattolici. Circa l'accordo di Pannella con
Forza Italia del 2001, bisogna dire che allora tutti si aggregavano e nessuno
aveva fatto la scelta di "correre da solo", salvo poi tornare indietro.
Oggi, con questa legge elettorale per la quale non si possono esprimere
preferenze e con le liste bloccate fatte dai segretari di partito, nove
candidati radicali passano di sicuro: voti la Bindi e porti a casa la Bonino.
Veltroni deve spiegare come conciliare questa contraddizione. è indubbio che l'arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd. Di cui, a mio parere, non c'era proprio bisogno ".
Per Veltroni la vostra posizione sembra far pensare che laici e cattolici non possano convivere in un'unica formazione. "Ma il
problema non è il rapporto tra laici e cattolici, che
possono, anzi devono convivere bene all'interno di una stessa formazione,
purché abbiano un minimo di terreno comune. Che è la ragione per cui due
partiti, Ds e Margherita, si sono fusi in un' unica formazione. Il problema,
nello specifico, riguarda l'ingresso dei radicali. A questo punto, rotte le
fila, perché non imbarcare anche altri partiti? Perché solo i radicali?"
"Famiglia Cristiana" è sempre stata attenta a tutti gli scorci del
panorama politico, centrosinistra incluso. Non pensa che una presa di posizione
come questa possa trasformarsi in un precedente e modificare una linea di
sostanziale equilibrio? "No, assolutamente. Manteniamo la nostra linea di
equidistanza. Dal nostro sondaggio è emerso che i cattolici
hanno un elevato livello di maturità civica. Per tutti è fondamentale la guida
spirituale della Chiesa, la sua funzione di indicare la "via". Che
poi concretizzano in scelte e comportamenti politici". Direttore Don
Antonio Sciortino Paolo Conti.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il caso Avviato l'iter per l'uso in ospedale. Radio Vaticana: non è
aspirina "Avanti con la Ru486" Primo sì alla pillola abortiva Via libera
dalla commissione dell'Agenzia del farmaco ROMA - Dopo gli autorevoli
interventi del Vaticano e della Cei sul valore della vita e mentre divampa la
polemica per la presenza dei radicali nelle liste del Partito Democratico, arriva una notizia che potrebbe complicare ulteriormente il
rapporto tra laici e cattolici. Ieri sera è giunto dall'Aifa il primo via libera per la
commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486. La commissione
tecnico- scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti
dato il suo parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio,
attraverso la procedura di mutuo riconoscimento (che coinvolge anche altri
Paesi europei), per la Ru486. La domanda era stata avanzata a fine novembre
dalla Exelgyn, la ditta farmaceutica francese produttrice del farmaco. Si
tratta del primo step sulla strada che potrebbe rendere la Ru486 disponibile in
Italia, come farmaco utilizzabile esclusivamente in ospedale, e dunque
classificato in fascia H. L'iter di autorizzazione prevede infatti che il
Comitato tecnico scientifico (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco (Emea) dia
ora il via libera al mutuo riconoscimento. Ok che dovrebbe arrivare già entro
la giornata di oggi. Dopo questo passaggio la "pratica" tornerà alla
Commissione tecnica dell'Aifa che, a sua volta, darà mandato al Comitato prezzi
e rimborsi dell'agenzia del farmaco per la negoziazione del prezzo per il
Servizio sanitario nazionale. Ultimi step: l'approvazione da parte del
Consiglio di amministrazione e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, un iter
che si concluderà non prima di maggio. A quanto si apprende, per i tecnici
dell'Aifa resta però sul tavolo un altro nodo da sciogliere. La Ru486, infatti,
deve essere somministrata alle donne in aggiunta a un altro farmaco, il
misoprostolo, che è autorizzato in Italia esclusivamente come gastroprotettore
e non per uso ginecologico. Dunque, spetterà alla Cts decidere se ampliare le
indicazioni di questo prodotto, consentendone l'uso in aggiunta alla pillola abortiva,
o se autorizzarne l'utilizzo "off label", cioè "fuori
indicazione". "Oggi è un grande giorno per le donne italiane",
esulta Silvio Viale, il ginecologo torinese nonché esponente radicale,
promotore della sperimentazione della Ru486. Preoccupazione per il via libera
viene invece da Forza Italia. E radio vaticana avverte: quella pillola non è
un'aspirina. R. R.
( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa
Il matematico Odifreddi Il matematico Odifreddi "Non approvo il
bipolarismo laici-cattolici e questo
connubio Binetti-Bonino all'interno del Partito democratico non porterà a
nessuna collaborazione. Quando ero nel comitato del Manifesto per i valori del
Pd ho cercato di farlo capire, ho detto che si doveva fare una scelta, questa
non si è voluta fare. E presto i nodi arriveranno al pettine". è il commento del
matematico Piergiorgio Odifreddi, che non nasconde il suo schieramento sulle
questioni laiche e cattoliche, sullo scenario "bipolare" cui sta
andando incontro il Pd. "I Radicali - aggiunge lo scienziato - alla fine,
alla prima occasione voteranno contro certi provvedimenti".
( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - "La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove
Berlusconi ha espulso i politici cattolici dalla sua
coalizione. Non si comprende la preoccupazione della base ecclesiale per
l'ingresso dei radicali nel Pd se non in questo contesto: dopo lo strappo del
Pdl, è ancora più necessario per i cattolici italiani
che il Pd sia all'altezza delle sue ambizioni". Beppe Fioroni prova a
capovolgere la lettura ricorrente. A togliere i credenti del Pd dal banco degli
imputati per l'accordo Veltroni-radicali. E a girare i riflettori sulla rottura
tra il Cavaliere e l'Udc di Casini. Eppure l'attacco di Famiglia cristiana è
arrivato dopo quello di Avvenire. E non è certo la prima volta che dalla Chiesa
piovono critiche al Pd e alla sua idea di "contaminazione" culturale.
"Non mescoliamo argomenti e punti di vista diversi. I rilievi di Famiglia
cristiana sono gli stessi della nostra base. Noi non
vogliamo una politica cattolica, ma una politica fatta laicamente da cristiani.
Per questo la presenza di un piccolo gruppo di candidati radicali non deve
alterare la sintesi, il profilo, i progetti del Partito democratico, così come
li abbiamo fin qui disegnati insieme". Se c'è tanto allarme, vuol
dire che l'ingresso dei radicali pone più di un dubbio. O forse la polemica è
solo un pretesto per i cattolici del Pd per chiedere
più posti in lista?. "I candidati cattolici nelle
liste del Partito democratico saranno diverse centinaia. Tanti, qualificati cattolici sono tra i fondatori del partito e nel suo gruppo
dirigente. L'allarme non riguarda la presenza, la visibilità della nostra
matrice culturale. E neppure il nostro peso nelle politiche concrete. Sono stato ministro della Pubblica istruzione: al di là delle
chiacchere, il governo di centrodestra ci aveva consegnato una scuola arretrata
sul terreno della parità. Con me la scuola ha fatto passi avanti sulla strada
della sussidiarietà. Mi preoccupano le politiche della destra per una scuola
tendenzialmente libanizzata, che punta a dividere i nostri ragazzi per
religione, censo, orientamento politico". Allora perché tanto allarme sui
radicali? "Perché il Pd e i cattolici al suo
interno hanno oggi un compito aggiuntivo. E ne devono avere consapevolezza. La
mutazione genetica del berlusconismo ha prodotto un cambio di scenario.
L'espulsione dell'Udc ha aperto una nuova questione cattolica. Nel secolo
scorso era la sinistra marxista a considerare i cattolici
in politica come un incidente della storia. Ora quello schema viene adottato
dalla destra. Che seleziona alcune battaglie della Chiesa, le fa proprie e le affida
agli atei devoti. La testimonianza viene così privata della fede. I principi
diventano ideologia. E i politici cattolici vengono
cacciati via". L'accusa contro di voi di parte della Chiesa è che sui temi
eticamente sensibili, sui principi "non negoziabili", siete più
inclini al compromesso. "Sui principi abbiamo dimostrato la nostra
coerenza. Ma la politica è il luogo della ricerca del bene comune: questo
impegno non può mai venir meno per un cristiano. Così come non può venire meno
la difesa quotidiana del diritto alla vita, che non può limitarsi alla sala
parto e alla sala rianimazione".Ma ora che ha deciso di costruire un polo
di centro autonomo, l'Udc sarà un vostro competitore o un potenziale
alleato?"La rottura del centrodestra è stato un
momento di chiarezza. Si è concluso un percorso politico segnato da ambiguità e
contraddizioni che non potevano più reggere. Ora comincia un percorso nuovo. Ma
il confronto non può che avvenire sui programmi, sui progetti per l'Italia. Noi
abbiamo scelto il Pd per governare il Paese, non per coltivare un orticello. La
vocazione dei cattolici è questa: il bene comune. Di
questo dobbiamo discutere. Adesso. E dopo il voto".
( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà
dar fondo a tutto il suo ecumenismo per rimettere sui binari giusti la
questione cattolica, per sgombrare il campo dalle polemiche post intesa con i
radicali, per rilanciare la presenza di tutto il Pd, non dei soli credenti, per
conquistare consensi cattolici. Laici ma anche cattolici. Dialoganti con il Vaticano ma anche con chi non
crede. Il "ma anche-day" andrà in onda di fronte a Montecitorio, al
convegno organizzato a suo tempo dai cattolici ex ppi
del Pd, e che in corso d'opera è diventato altro: i politici staranno buoni
buoni in platea ad ascoltare quattro relatori non politici (Riccardi, Guido
Formigoni, Garelli, Nanni). Concluderà Veltroni. Le premesse non sono per un
esercizio di equilibrismo. "La novità del Pd è anche
quella di riuscire a conciliare e far convivere laici e cattolici", sostiene Veltroni, che ha messo a punto un vero e proprio
piano per chiudere le crepe e riuscire a far convivere i credenti anche con i
radicali. La prima mossa è stata una lettera inviata a Famiglia cristiana, il
settimanale che ha aperto le ostilità dando dei "pannelliani" ai
Democratici. Nella missiva, il leader del Pd non sta tanto a chiedere
scusa, ma spiega perché bisogna riuscire a far convivere la teodem Binetti con
la radicale Bonino, "non bisogna più alzare muri", scrive Veltroni.
L'altra mossa è di ergersi a garante della convivenza interna. Al mattino, al
loft, Veltroni ha incontrato i teodem Binetti, Bobba e Carra. Nello scambio di
opinioni è emerso che sì, forse è stato sottovalutato
l'impatto nella base cattolica dell'accordo con i radicali, "ma quando
sette anni fa Berlusconi si accordò con Pannella, mica con la Bonino, non
successe tutto questo", ha fatto notare Veltroni. Al che Carra ha spiegato
che nel frattempo "il Pontifice è cambiato e alcuni temi cosiddetti
sensibili sono venuti in primo piano mentre prima non lo erano, non si parlava
ancora di Pacs e simili". Incontro "molto utile", lo hanno
definito i teodem, tanto che la Binetti ha aperto credito totale a Veltroni:
"Sei tu il garante dell'operazione", aggiungendo che quando in
Parlamento o in campagna elettorale si affronteranno "certi temi", il
leader tenga conto delle posizioni cattoliche. Per i teodem e i cattolici tutti del Pd è positivo che i radicali abbiano
firmato il programma "ora bisogna far sì che lo rispettino". Il
timore è che, varate le liste e incassato l'accordo, i radicali si mettano a
fare campagna sui loro temi più che su quelli del Pd. Timori in realtà fondati
su ben poco, visto che la stessa Emma Bonino, dopo un incontro con Veltroni, è
intervenuta per spiegare in lungo e in largo quanto sia leale l'apporto
radicale e per gettare secchiate d'acqua sul fuoco: "Non ho nessuna
polemica aperta, né con Binetti né con altri, né pongo veti a qualcuno".
Emma la pasionaria radicale annuncia poi, a ulteriore rasserenamento, di non
avere alcuna intenzione di candidare il professor Viale, "non c'è mai stato questo orientamento da parte nostra". Chi non
demorde è Rosy Bindi, che annuncia polemicamente la propria assenza al convegno
cattolico, "non sono stata invitata a parlare e a spiegarmi".
( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa SeminarioOggi
a Roma la riunione organizzata da Franceschini che cade, per caso, nel pieno
delle poemiche Catto-dem in cerca di coesione. Ma già ci sono defezioni Rosy,
probabilmente, non ci sarà. Ci sta pensando. Ma non le piace l'idea che
l'incontro non sia all'insegna del laicismo. E poi non è stata invitata. Si
apre tra le polemiche il seminario "Educare al bene comune" che ha
l'obiettivo di unire i cattolici del Partito
democratico, se non per far nascere una corrente, certo per affermare
l'esistenza di un gruppo forte e deciso a pesare nel futuro del futuro partito.
Immaginato prima che cadesse il Governo Prodi, il convegno che si svolgerà oggi
a Roma cade, per uno scherzo del calendario, nei giorni caldi del pre-voto,
dell'accordo elettorale tra Veltroni e i radicali, delle critiche di
"Avvenire" e "Famiglia cristiana", dei maldipancia tra i cattolici democratici. Inevitabile, allora, che
l'appuntamento sia l'occasione per parlare anche della difficile sintesi di
valori all'interno del Pd, così come di liste e candidature. Ma anche il
momento per misurare la temperatura dei rapporti non eccellenti tra le diverse
sensibilità catto-democratiche. Ma la partecipazione della Bindi è molto in
forse. "Non penso che parteciperò al convegno al quale non sono stata
invitata a parlare e a spiegarmi - ha detto - Se sarà nel segno della laicità
ci sarò, se sarà all'insegna del correntismo e del contrappeso (nei confronti
dei radicali, ndr), non parteciperò". Anche il prodiano Franco Monaco non
si presenterà. Compatta, invece, la pattuglia dei teodem (Paola Binetti, Luigi
Bobba, Enzo Carra) che ieri ha incontrato Veltroni. "Ci ha
rassicurati", commenta Carra. "Spero che gli sia stato
utile ascoltarci in vista dell'incontro di domani", aggiunge. La politica,
a guardare il programma, dovrebbe restare ai margini. Al seminario (al quale
aderiscono Quarta Fase, Cristiani Sociali News, Argomenti 2000, Laboratorio per
la Polis, Fermenti, Visioni Contemporanee, Cattolici liberali cristiani), ci
saranno quattro relatori non politici: il fondatore della Comunità di
Sant'Egidio Andrea Riccardi, Guido Formigoni, il sociologo Franco Garelli e il
salesiano don Carlo Nanni. Il titolo del seminario, da cui partiranno le loro
considerazioni, non è casuale. "Il bene comune è un obiettivo per i cattolici del Pd, e l'educare riecheggia quell'educazione
alla legalità di cui parlava il documento della Cei del 91, che fu profetico
pensando a quanto è successo poco dopo con Tangentopoli", spiega Francesco
Saverio Garofani, deputato Pd di area cattolica, che con Franceschini ha
lavorato all'iniziativa. "E vorremmo - prosegue - che questa fosse
un'occasione in cui la politica ascolta". Per questo, sebbene saranno
molti i big del partito presenti (Franceschini, Fioroni, Binetti oltre a tutti
i teodem), nessuno di loro prenderà la parola. Tranne Veltroni, che nel suo
intervento di saluto ribadirà la necessità, per il Pd, di
una convivenza tra anima laica e anima cattolica, e che per questo bisogna
superare ed eliminare la logica di battaglie ideologiche e cercare la soluzione
ai problemi concreti delle persone, sulla base di un programma al quale tutti
sono vincolati. Lo ha chiarito ieri Dario Franceschini, che ha ribadito come la
"strada giusta è quella de dialogo". Al centro o al margine
del seminario, insomma, di politica si parlerà. I "teodem" vogliono
essere nuovamente rassicurati da Veltroni. "Vogliamo garanzie - spiega
Carra - che la componente cattolica sia ascoltata e rispettata".
( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Non si
applichi all'etica il manuale Cencelli Gaetano Quagliariello * Le difficoltà
che Veltroni e il Partito democratico stanno attraversando nascono dal non aver
compreso la questione della laicità così come si va
declinando nel nostro tempo. Non è più la riproduzione dello storico conflitto
tra laici e cattolici che l'Italia ha conosciuto dal Risorgimento in poi. E, per
questo, non può essere affrontata e risolta con le vecchie ricette: né con
quelle dei cattolici di sinistra, che avrebbero voluto continuare a rappresentare il
braccio secolare della Chiesa nel mondo della politica; né con il cinico
buonsenso di togliattiana memoria, che avrebbe voluto anestetizzare la
questione in attesa che la rivoluzione avanzasse e che le masse cattoliche
potessero, per derivazione, trasformarsi in seguaci della nuova religione
secolare ed aspirare a un paradiso più a portata di mano. Non è possibile
neppure liquidare il nodo dei rapporti tra laici e cattolici
riducendolo ad un mero fatto di tolleranza e di rispetto reciproco: una
tautologia che non consente di fare alcun passo avanti. La realtà di cui
bisogna prendere coscienza è che il portato della modernità, dal punto di vista
della tecnologia e della scienza, ha spalancato di fronte a noi questioni e
interrogativi che fino a qualche anno fa non erano neanche immaginabili:
questioni e interrogativi che riguardano le origini della vita, il suo
svolgimento e la sua estinzione. All'ordine del giorno si è imposta
prepotentemente la possibilità da parte dell'individuo di controllare ogni
momento del processo vitale e, lungo questa strada, proiettarsi anche oltre la
definizione di uomo come è stata fin qui antropologicamente e storicamente
intesa. Queste tematiche sono entrate a far parte delle agende politiche. Non è
un caso che i Parlamenti di tutta Europa dedichino un tempo sempre crescente a
dibattere e deliberare sulle questioni che attengono alla
"biopolitica": questioni ostiche e, per di più, in permanente
aggiornamento. Basti pensare alla sorte delle cellule staminali embrionali: è stato proprio l'avanzamento della scienza a decretare la
possibilità di prescindere dal loro impiego nella grande ricerca. è certamente
comprensibile che queste novità filtrino nel mondo della politica più
lentamente di quanto investano la vita degli individui. E si può anche capire
che di fronte ad esse la pigrizia possa giungere ad avere il sopravvento. Non
di meno, questa sfida, per la sua importanza presente e futura, esige delle
risposte politiche. Non basta ritenere, come sta facendo il Pd nel tentativo di
uscire dall'impasse, che possa esistere una risposta per chi ha fede e una
diversa per chi non ce l'ha. Né tantomeno far convivere in una stessa lista
esponenti illustri di idee opposte. Veltroni si sta impantanando perché non ha
compreso che le nuove questioni che il nostro tempo ci impone non possono
essere trattate come una nuova declinazione del vecchio conflitto tra laici e cattolici né tantomeno confinate nel ghetto delle coscienze
individuali. Per non rinnovare antiche doppiezze o, peggio, cadere nel più
bieco relativismo, un partito che vorrebbe essere grande deve avere la forza di
affermare la propria verità. Solo una volta compiuto questo passo, è possibile
concedere che su singoli argomenti si determinino affermazioni di coscienza:
un'eccezione, non certo una regola. Gli elettori, laici e cattolici,
che hanno compreso l'importanza della sfida, chiedono che si abbia questo
coraggio, e non che si applichi all'etica il manuale Cencelli lottizzando
candidature illustri. Il Popolo della Libertà, dal suo canto, ha una bussola
che gli deriva dalla storia e dalle elaborazioni del popolarismo europeo. Nei
manifesti del Ppe c'è già tutto scritto: si tratta solo di applicarlo con
intelligenza e anche con un po' di fantasia. *senatore di Forza Italia.
( da "Avanti!" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Un paradosso
politico circola nella campagna elettorale. A voler motteggiare, si potrebbe
scrivere: un fantasma, come il Marx dei bei vecchi tempi, ma in realtà la cosa
non spiegherebbe un granché. Dunque, mi spiego meglio. Veltroni ha realizzato
il "veltronismo", il nullismo politico intriso del cinismo
post-sessantottino, dunque nichilismo allo stato puro,
e sta così infilandosi, da solo, in un vicolo cieco. Attendiamo ulteriori
eventi, per ora mi limito a considerare questa prima fase del veltronismo compiuto.
Il capo del Pd ha tentato di riempire due buchi della sua strategia politica,
prima con Di Pietro, infine con i radicali. Di Pietro rappresenta la memoria
giustizialista che ha consentito al Pds-Ds-Pd di rimanere in vita e diventare
in qualche modo un asse politico di peso. Anche in questo caso: si tratta di un
effetto del nichilismo post-comunista con una storia agevolmente rinvenibile
nei nuovi segni dei tempi. I radicali, dal canto loro, rappresentano la
possibilità di agganciare quel mondo liberista e riformatore che, in Italia,
non può assolutamente considerare la sinistra. Inoltre, con i radicali, si
immette nel Pd uno scarto pesante con la Chiesa e i teodem, dunque si riapre la
porta al laicismo, dopo aver mostrato simpatie "conciliatrici". Una
marmellata non priva di ferocia ideologica interna. Naturalmente, anche
un'altra cosa: una bomba a orologeria pronta a esplodere da un momento
all'altro. Anzi, direi già esplosa. Anche il settimanale catto-progressista di
impronta "martiniana", dunque anti-ratzingeriana, "Famiglia
cristiana", è andato addosso all'operazione pro-radicali di Veltroni: il
bicchiere è colmo. I cattolici "adulti" non
sono più molto graditi quando producono frutti velenosi di questa portata. Ma
questa è la miscela del "veltronismo", dunque, prevalendo
quest'ultima, siamo allo scontro frontale con la Chiesa. Veltroni realizza se
stesso e sfascia tutto, come al solito. D'altro canto, è Piepoli a dire che i
voti dei cattolici sono determinanti e il Pd oggi
faticherà molto a conquistarli. Che il Pdl, allora, si svegli. Anzi, si rialzi,
come l'Italia. Il tema è naturalmente sempre la laicità come registro della
politica italiana. E, per i democratici veltroniani la competizione sarà dura
perché Papa Benedetto non usa il gergo clericale quando parla della vita e
anzi, nel suo discorso ai partecipanti al congresso della Pontificia Accademia
della Vita, è risalito alla vita a partire dalla concreta esperienza dell'uomo
sofferente, che non deve morire solo e abbandonato nella società occidentale e
liberale, nella nostra società, in questa società: "Nessun credente
dovrebbe morire nella solitudine e nell'abbandono". Una società
politicamente forte, democratica e pienamente occidentale non può che essere
compassionevole e umanitaria, afferma il Papa, indicando con ciò non astratti
principi etici e religiosi, ma criteri etico-culturali determinati e
declinabili nella pratica quotidiana dell'esercizio del governo della società.
Il Papa parla, infatti, di "società solidale e umanitaria", di
"rispetto della vita umana individuale", dunque concreta, che
"passa inevitabilmente attraverso la solidarietà concreta di tutti e di
ciascuno, costituendo una delle sfide più urgenti del nostro tempo".
Questo è il dominio dell'etica della responsabilità di Weber, dunque della
tensione caratteristica del politico, impegnato nel presente a rendere più
giusta, libera e solidale la società. Il discorso del Papa si incarica poi di
rappresentare la pista da seguire, dettata dallo "sforzo sinergico della
società civile e della comunità dei credenti": un Papa
così laico crea indubbiamente, piaccia o no, una nuova forma di discorso
pubblico, sparigliando i giochi. Ben al di là degli steccati, forti solo in
questo Paese, fra laici e cattolici. Una cosa è già fin d'ora
assai probabile: il Pd veltroniano faticherà non poco a inserirsi in questa
dimensione etica, politica e sociale. Quel che manca infatti al Pd nella
sua versione veltroniana, figlia della versione prodiana, più marcatamente
tecnocratica, è la definizione netta e chiara di un'identità, che gli possa
consentire, oggi, di praticare sintesi politiche con ampi margini di nettezza
ed efficacia. Quel che non è stato compiuto attraverso
un percorso - mai compiuto dai post-comunisti - non potrà mai essere
improvvisato oggi né con Veronesi, né con Cappato. La strada del radicalismo
libertario e del gigantismo tecno-sperimentale è dunque reazionaria, nel senso
strettamente etimologico: reagisce a qualcosa che sopravanza molto la sua
prospettiva. Una realtà che, Oltretevere, hanno individuato da un decennio.
Tocca ora al Pdl avanzare su questa strada, con la chiarezza laica e la
nettezza progettuale di un percorso già compiuto e che oggi attende soltanto
nuove e più originali applicazioni.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
L'Avana-Vaticano, il
cammino di Wojtyla ALCESTE SANTINI Città del Vaticano. Tarcisio Bertone si è
dichiarato "soddisfatto e fiducioso" su un futuro più aperto per Cuba
nel concludere i suoi otto giorni nell'isola per ricordare in varie tappe
quella di Giovanni Paolo II che fu di rottura quando affermò che l'embargo degli
Stati Uniti è "eticamente inaccettabile". Un'affermazione forte che
Bertone ha fatta propria, tra gli applausi dei docenti e degli studenti mentre
parlava all'Università dell'Avana, fino a dire che si prospetta "una nuova
stagione per la popolazione che si aspetta un cambiamento". La Chiesa cattolica, con i suoi 15 vescovi alla guida di una
struttura ecclesiale presente con i laici associati in tutto il territorio, è
la seconda forza sociale e religiosa che si è confrontata sempre di più con
quella del Partito comunista e soprattutto con la società civile. I
dirigenti comunisti si sono resi conto, in questi ultimi anni e dopo la
malattia di Fidel Castro, che la Chiesa cubana, sotto la guida del moderato e
pragmatico cardinale Jaime Lucas Ortega, ha consolidato nell'isola le sue
radici e una certa autorità a livello internazionale stringendo rapporti con
gli episcopati di altri Paesi latino-americani ed anche con quelli degli Stati
Uniti e del Canada, che hanno intensificato le loro pressioni sui governi di
questi Paesi. Il ruolo della Chiesa cattolica, anche per i buoni rapporti che
ha con le Chiese nell'area latino-americana, anche sul piano del dialogo
ecumenico e interreligioso, è stata sempre più apprezzata dal regime castrista
e lo sarà ancora di più nel futuro. In sostanza, il famoso monito lanciato da
Giovanni Paolo II nel gennaio 1998 - "Cuba si apra al mondo e il mondo si
apra a Cuba" - torna di attualità con l'invito rivolto da Bertone, a nome
del Papa, a Raùl Castro e al Consiglio di Stato perché, in "collaborazione
con la Chiesa", sappiano intercettare "i cambiamenti che si rendono
necessari per il bene comune". Bertone non ha chiesto amnistie, ma
"gesti positivi pure verso i carcerati perché favoriscano la riconciliazione
nazionale e segni di speranza per un futuro diverso". È in questo nuovo
clima, che però è appena iniziato mentre deve essere rafforzato con atti
significativi sia all'interno della società cubana come sul piano
internazionale, che può maturare un viaggio di Benedetto XVI a Cuba
probabilmente entro il 2009. Un evento a cui si è accennato solo sul piano
generico nei colloqui svoltisi tra Bertone, il governo cubano, la Chiesa,
esponenti della società civile ed i giovani che si sono mostrati i più
entusiasti per questa prospettiva per la quale vanno gettate le basi per un
dialogo più pregnante. Comincia, così, a prendere quota una strategia della
Santa Sede rispetto alla politica internazionale dato che il cardinale Bertone,
dopo il rientro in Vaticano, deve prepararsi per altre due visite importanti
sul piano ecumenico e politico, dal 2 al 9 marzo, in Armenia e in Azerbaigian.
Il cardinale Bertone all'Avana prima dell'incontro con Raul Castro.
( da "Voce d'Italia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Politica Craxi (Ps):
"L'interventismo della Chiesa impedisce ogni sintesi possibile" Il
Sottosegretario agli Esteri difende l'accordo Pd-Radicali, e attacca le
posizioni della stampa cattolica Roma, 27 feb. - “L'ingerenza della Chiesa sul
voto, questa volta rischia di essere assai più forte rispetto al passato. Vi
sono ragioni interne ed internazionali che stanno alla base di un
'interventismo' delle gerarchie ecclesiastiche che ripropone la centralità
della mai sopita 'questione cattolica', riproponendo in chiave moderna non uno
scontro antico, bensì l'esigenza di una partecipazione e di una presenza nella
società italiana che non sia limitata solamente alla sfera spirituale, ma che
venga anche allargata a questioni politiche riguardanti la società italiana, la
sua organizzazione sociale, i suoi valori di riferimento e di fondo”. Così Bobo
Craxi, esponente del Partito socialista, critica le uscite della stampa
cattolica (Avvenire e Famiglia Cristiana) sull'accordo tra Pd e Radicali.
“Questo attivismo politico colpisce le aree e i partiti che più si sono esposti
verso il mondo cattolico - prosegue il Sottosegretario agli Esteri - alla
ricerca di un consenso organizzato e strutturato. E questa ricerca così vistosa
impedisce ogni sintesi possibile, in special modo quando queste vengono
ricercate fra le esperienze politiche più 'integraliste' del cattolicesimo e
quelle di una difesa estrema e forzata della laicità”.
Secondo Craxi “Vi sono forze politiche, come quella socialista, che devono
vigilare affinché non si superino i confini tracciati dalla revisione
concordataria, che sono netti e definiti circa i compiti e le responsabilità di
Stato e Chiesa e che vedono un comune impegno proteso alla crescita della
società italiana senza alcun dovere di intervento, da parte della
Chiesa, nella formazione e nell'orientamento politico e democratico del nostro
Paese”. “Se, in questa campagna elettorale, si calpestano principi che sono
alla base della 'reciprocità pattizia' - conclude il leader socialista - ci
troveremmo di fronte, dopo più di un secolo, ad una situazione inedita per un
Paese occidentale: quella di una tendenza politica in cui prevalgono spinte
religiose rispetto a quelle più razionali e laiche. Per questo motivo, senza
voler fare polemica alcuna, è corretto vigilare su di esse”. Jack Farrow.
( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Grande folla al
convegno cattodem. Veltroni: "Quella della Chiesa non è ingerenza" La
pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega
il con itto. Due nuovi candidati Non si tratta di usare "il
bilancino" fra laici e cattolici, il Partito democratico
vuole costruire "ponti" rifiutando di irrigidire le identità: Walter
Veltroni ha voluto interloquire con le componenti cattoliche del Pd che hanno
dato vita ad un affollatissimo convegno nel quale hanno preso la parola
quattro intellettuali (Andrea Riccardi, don Carlo Nanni, Franco Garelli e Guido
Formigoni). Il fondatore della comunità di sant'Egidio, che non sarà candidato,
ha apprezzato l'operazione del nuovo partito, mentre Veltroni ha annunciato due
nuove candidature del mondo cattolico, Mauro Ceruti e Andrea Sarubbi. Il leader
del Pd non ha eluso la questione dei radicali: "Gli abbiamo chiesto di
accettare la cultura del dialogo e della mediazione, da soli avrebbero espresso
posizioni davvero laiciste". Marini: "Ha convinto non solo me ma gran
parte della platea". A PAGINA 2.