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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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IN EVIDENZA 

Ma quale bioetica, qui sta cambiando tutto STEFANO MENICHINI  (Europa 27-2-2008)

Devono essere ciechi. I nostri giornali, i nostri partiti, e anche i portavoce dei nostri vescovi. Il 95 per cento del dibattito pubblico, delle polemiche giornalistiche, degli interventi ecclesiali, delle dichiarazioni politiche riguarda temi che – stabilmente, da anni – sono in fondo a ogni interesse della Nazione. Neanche il 3 per cento di tutti gli italiani considera l’aborto un tema rilevante per sé, soprattutto ai fini della decisione elettorale. E lo è per appena il 7 per cento degli italiani cattolici: fonte, Famiglia cristiana, cioè uno dei giornali che si è lanciato sulla pista dello scandalo di Veronesi e dei radicali nel Pd.
Viviamo e lavoriamo in un circuito politico- mediatico che s’era eccitato per la laicissima Rosa nel pugno facendo prevedere chissà quali risultati: 2,6 per cento. L’80 per cento disertarono le urne sulla fecondazione assistita, e ben pochi di loro perché l’avesse chiesto Ruini.
Oggi, anche grazie all’amico Corriere, la lista di Giuliano Ferrara è considerata un evento: nei sondaggi va dallo 0,1 allo 0,5 per cento.
Insomma, per essere brutali: non gliene frega niente a nessuno. Biopolitica, bioetica, difesa della famiglia tradizionale, aborto.
Temi cruciali, per carità, nel dialogo pubblico.
Ma in chiave elettorale neanche più in America contano qualcosa, andate a vedere di che si occupa la destra cristiana: mutui, salari, prezzi. In Italia, nella politica e sui giornali, non si parla che di pillola del giorno dopo e di coppie di fatto.
Intanto, con l’eccezione di Federico Geremicca sulla Stampa, nessuno sembra accorgersi di un fenomeno che potrebbe essere epocale. E cioè che Veltroni sta portando l’intero elettorato di centrosinistra, comprese larghe fette di quello più “di sinistra”, su posizioni inimmaginabili pochi anni fa.
Il programma scritto da Enrico Morando e pubblicato oggi integrale da Europa rappresenta, al di là della sua efficacia elettorale, un autentico riposizionamento strategico della sinistra italiana. Se su questa linea arriveranno i voti di un 35 per cento o più degli italiani – e soprattutto se l’asse politicoideologico sarà poi tenuto fermo – sarà accaduto in Italia qualcosa di simile a ciò che hanno fatto Blair e Schröder, e che D’Alema aveva solo ipotizzato: mutare i paradigmi e ampliare la base sociale di riferimento.
Con una differenza, almeno sul Labour: che Veltroni non ha dovuto ingaggiare alcuna battaglia nel proprio partito né coi sindacati.
Per il motivo banale che le posizioni tradizionalmente “di sinistra” (cattolica o marxista) qui sono state superate dai fatti, dalla crisi del welfare classico, e trovano rappresentanza in un cartello elettorale che non tocca il 6 per cento. Guardatevelo, questo testo. Se saranno queste le politiche del Pd, al governo da solo o all’opposizione, vorrà dire che qualcosa è successo davvero, nel paese dove non succede mai niente.
Cioè è successo che c’è un partito progressista di taglia europea che (citiamo a caso) vuole condurre fino in fondo senza equivoci «la guerra al terrorismo jihadista»; promuove un governo atlantico della globalizzazione; non cita l’egualitarismo ma vuole far posto «ai giovani più impegnati, intelligenti e preparati» e «premiare i migliori»; mette sicurezza dei cittadini e «severità contro il crimine» al primo punto; non considera la vendita del patrimonio pubblico un tabù; smette di voler perseguitare le rendite da investimento; si impegna a defiscalizzare il salario dei contratti integrativi.
E poi: vuole sottoporre a valutazione tutta la pubblica amministrazione, a partire dai dirigenti; alleggerire fiscalmente le rate dei mutui per la casa; ridurre il numero delle sedi universitarie e vincolare alla qualità dell’insegnamento il 30 per cento dei finanziamenti agli atenei; accorpare i tribunali ed eliminare la sospensione dei termini giudiziari dovuta alle ferie dei giudici; legare le parcelle degli avvocati alla velocità delle cause; utilizzare la video-sorveglianza privata per la sicurezza pubblica; aprire le ferrovie locali alla concorrenza; ridurre a un solo passaggio la Valutazione di impatto ambientale; rafforzare i poteri del presidente del consiglio; tirare fuori la politica dalla Rai.
Abbiamo citato cose a caso, molte ne mancano, e molte mancano perché colpevolmente non ci sono, a dimostrazione che c’è ancora molto cammino da fare (per esempio, perché non c’è il contratto unico? e quali sono esattamente «i doveri» ai quali sono chiamati gli immigrati?).
Si dirà che i programmi non contano. Sarà.
Quello di Prodi veramente era diventato un tormentone. E poi questo testo del Pd, laddove cita la pillola antiabortiva o la 194 è finito sotto la lente d’ingrandimento nel giro di mezz’ora dalla pubblicazione. Possibile che sulle tante altre cose che coinvolgono (di più) la vita delle famiglie italiane, né Avvenire né Osservatore romano né Famiglia cristiana abbiano qualcosa da dire, suggerire o criticare? È vero, come scrive Antonio Polito sul Foglio, che il successo del Pd fin qui è monco, perché recupera quasi tutto l’elettorato di centrosinistra ma manca la propria missione principale, che era quella di sfondare al centro.
È così. E sarà così, temiamo, anche il 12 aprile. Dopo quindici anni di prodismo e di bipolarismo da caserma era però difficile convincere gli italiani in quattro mesi. Già che si stia facendo il pieno dei propri voti senza neanche sfiorare l’antiberlusconismo, a noi pare un miracolo.
Ma un partito di queste dimensioni che riuscisse a reggere su questa linea politica (anche nel caso di una sconfitta elettorale) potrà porsi in un paio d’anni al massimo, continuando a parlare di riunificazione degli italiani, l’obiettivo di diventare davvero maggioritario.
È per questo che – contrariamente a quanto pensano alcuni che, anche nel Pd, mugugnano oggi per la corsa solitaria del leader magari pensando di fargliela pagare fra qualche mese – Walter Veltroni ha comunque già vinto.
Sarà pur vero che essere un bravissimo candidato, un eccezionale comunicatore e un fantasioso compilatore di liste non vuol dire saper edificare un partito. Ci sono però passaggi, compiuti nel caldo dello scontro elettorale e battezzati dal consenso popolare, rispetto ai quali non si torna indietro facilmente.



Report "Laici e chierici"

Primo, applicare pienamente la legge sull'aborto ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da condurre insieme tra laici e cattolici muniti di una buona volontà scevra da diktat ideologici. Un importante contributo che va in questa direzione è stato dato dalla direzione del Pd lombardo, che ha approvato lunedì 28 gennaio un documento sulla legge 194. Questo documento è stato redatto dalle parlamentari e dalle consigliere regionali lombarde,

Un partito, molte culture ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dirigenti cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia diventò moderna, laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in senso pieno, anche se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la "riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo (appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava riproporre conquiste come il divorzio:

Rivoluzione tra le parrocchie ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: oltre a una nuova immagine di parrocchia per le dodici comunità cattoliche valbormidesi che fanno capo alla diocesi di Mondovì. Si tratta delle Unità pastorali istituite dal vescovo, monsignor Luciano Pacomio. La Val Bormida è stata così divisa in due Unità. La prima comprende Bardineto, Calizzano, Murialdo, Osiglia, Millesimo, Cengio e Roccavignale, insieme a Saliceto,

LA NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dalla confusione persistente e tipicamente italiana tra la laicità dello Stato e il laicismo di Stato. La coesistenza di alcuni cattolici, anche integralisti, e di alcuni laici, anche loro integralisti, nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile per l'attacco propagandistico.

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Oggi arriveranno sul tavolo di Veltroni le candidature delle seg ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la laicità dello Stato". Per il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, le cose non stanno così: "La cultura e le battaglie radicali sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai valori cattolici. Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze e con le liste bloccate, un candidato o un altro fa la differenza.

Rifiuto dell'aborto e dell'eutanasia; promozione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico tr ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: riducendo al minimo i danni in termini di rapporti politici con gli alleati laici, al divorzio e all'aborto, si era via via ristretto, aprendo soprattutto all'interno del centrosinistra polemiche e spaccature. Sul punto, partito o partiti cattolici, l"Osservatore" non si pronuncia. E si può intendere questo come una conferma del fatto che il tentativo dell'Udc e della Rosa Bianca,

WALTER VELTRONI ha deciso di candidare i radicali nelle liste del Pd per due ragi ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Anche perché le tensioni interne tra laici e cattolici accreditano la tesi del Pdl in base alla quale la ben nota rissosità del centrosinista si sarebbe pari pari trasferita tra i ranghi del Pd. Berlusconi, che fatica a reggere il confronto con l'immagine 'nuovista di Veltroni, era già orientato a non sovraesporsi in campagna elettorale.

PENNABILLI - BENEDETTO XVI ha affermato a Verona che in Italia la ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I comunisti che sono stati gli avversari storici dei cattolici hanno certamente ingaggiato, con i cattolici, un confronto duro, una lotta, ma indubbiamente, come ha ricordato recentemente il cardinale Bagnasco, alcuni valori delle due chiese, per dirla come Gramsci, erano singolarmente prossimi anche nella varietà delle motivazioni e delle giustificazioni.

Ma Veltroni Incontro con i teodem: Ci ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea che laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che "è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla povertà e alle disuguaglianze,

Non torneremo indietro su testamento biologico e Dico ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per tutte da questa storia della contrapposizione tra cattolici e radicali. Ci sono anche radicali cattolici e non ci sarebbero state le grandi maggioranze sul divorzio e sull'aborto e la vicinanza alla lotta di Welby senza i cattolici. Noi siamo in sintonia profonda con la società italiana e anche con i cattolici, che spesso sono stati dalla parte delle nostre battaglie civili.

ROMA - LAICI E CATTOLICI possono, anzi, devono convivere al ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea che laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che "è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla povertà e alle disuguaglianze,

Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem Laici e cattolici insieme nel partito . E poi torna su salari e crescita: sono le priorità ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Oggi le varie anime cattoliche del Pd si vedranno in un convegno in cui interverranno proprio Veltroni e Franceschini. La linea però il segretario l'ha già data: "Laici e cattolici devono convivere all'interno dello stesso partito". Nel programma, ripete il segretario, sono affrontati temi cari al mondo cattolico, come la famiglia,

Veltroni rassicura i teodem binetti chiede più visibilità - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la cultura e le battaglie radicali sono state sempre contrastate da noi e il loro arrivo apre un contenzioso coi cattolici del Pd". Anche dal fronte opposto, quello ultra laico, lo scienziato Piergiorgio Odifreddi ha incalzato sostenendo che "mettere insieme Binetti e Bonino non è una scelta chiara sulla laicità, è veltronismo".

Diritti, io lesbica nel Pd chiedo un impegno ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e meno laico ti ripresenti a Roma. Sei diverso tu, è diversa la città. Nelle precedenti tornate elettorali in cui tu e Walter vi siete presentati alla città, Roma ha premiato una coalizione che oltre ad avere una forte ambizione programmatica e votata al cambiamento (avete rivoltato Roma come un pedalino come si dice a Roma e lo dico in senso buono)

IL CLIMA è rovente e a soffiare sul fuoco della polemica sono le cosiddette diverse a ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attacco il fatto che il documento diffuso non era stato votato né rappresentava la maggioranza dei camici bianchi. "Quel documento era un contributo fornito al Consiglio da un gruppo di lavoro da me costituito, composto da laici e cattolici, che facevano un punto sul codice deontologico alla luce dei progressi della scienza e dei nuovi quesiti di fronte ai quali i medici sono chiamati.

Non facciamoci del male, niente muri tra laici e cattolici ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Anche nei democratici americani convivono sensibilità diverse "Non facciamoci del male, niente muri tra laici e cattolici" / Roma Anche lui è stato tra coloro che nei giorni caldi degli abboccamenti tra Pd e radicali hanno espresso perplessità su eventuali candidature come quelle -tanto per fare nomi e cognomi- di Marco Pannella e Sergio D'Elia.

Quando l'orrore cancella la politica ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dichiara che Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e feriti, semmai qualche contusione mentale o morale. Finisce l'anomalo telegiornale del 26 febbraio, a meno di due mesi dal prossimo confronto elettorale. Spengo il televisore frastornata. Che cosa sta succedendo?

Cari cattolici, basta crociate ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra laici e cattolici, credenti e non credenti? C'è qualcuno così folle da pensare che questo paese ha bisogno di una guerra di religione? C'è qualcuno che può garantire che un conflitto su questi temi si fermerà a livelli ragionevoli? C'è qualcuno che ritiene che mettere i medici uno contro l'altro, a lavorare da nemici fianco a fianco nello stesso ospedale,

Le donne e il male - valerio petrarca ( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazione "Laici e Gesuiti per Napoli"), sono state capaci di centrare uno spazio di verità. è quello che si nasconde dietro ciò che vediamo (per esempio le giovanissime prostitute, per lo più nere, che stanno sulle strade delle nostre periferie), ma preferiamo non approfondire: il punto di vista delle vittime, il loro vissuto,

Con Veltroni in lista Serraex prefetto, ex Forza Italia ( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: compresa quella sulla "par condicio": questa è stata la giornata di Walter Veltroni, candidato premier del Pd. Il vero nodo che lo affligge, però, è l'attrito tra la componente cattolica e quella laica del Partito Democratico. Una tensione accresciuta dai segnali che, attraverso la stampa, gli ambienti vaticani hanno voluto inviare.

Pillola abortiva, disco verdedall'Agenzia del farmaco ( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quanto al documento Fnomceo, che ha suscitato la contrarietà di vari Ordini dei medici, nonché una sfilza di smentite e il presidente Sigo ha affermato: "Mi pare siano rappresentati due estremismi, quello laico e quello cattolico. È un dibattito che non interessa la Sigo". silvia neonato 27/02/2008.

È bene che Darwin litighi aspramente con Dioperò su scienza e fede siamo fermi al 1911 ( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dei laici, almeno in Italia. Non contiene la solita questione dell'Italia diversa dagli Stati Uniti o dai Paesi protestanti. La cultura francese esprime nel suo sistema una realtà cattolica, e pure una competenza tra i laici, nel mondo intellettuale, nel sistema universitario, un'attenzione e una competenza alla religione come cultura e non solo come adesione a un sistema di fede.

Laici e cattolici, l'insostenibile peso per il Pd ( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La sua lettura del mondo cattolico come dominata dalla sinistra cattolica era stata falsificata dagli elettori. La politica di Prodi era già stata battuta come sintesi culturale tra cattolici e sinistra prima che il governo Prodi iniziasse a vivere. In quella linea stava anche il tentativo di acquisire Casini come spalla centrista per bilanciare,

Laici ma anche cattolici, Veltroni mette in riga i Radicali ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha detto Veltroni ai microfoni della Rai - Saremmo gli unici con un partito laico e uno cattolico. In tutti i Paesi europei, occidentali, coesistono persone che hanno sensibilità religiose e etiche diverse al'interno di un principio indiscutibile: la laicità dello Stato". In realtà ai Radicali qualcosa deve aver detto e ripetuto, il leader del Pd.

Demo 1 Walter, gli ex ppi, i teodem e le nuove previsioni sul vaticano ( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: intervista del Giornale a Gian Maria Vian in cui il direttore dell'Osservatore romano , alla domanda sul rischio irrilevanza dei cattolici in politica, rispondeva: "Sinceramente non avverto questo rischio, anche perché i cattolici militano in vari partiti e questo significa che certi valori sono condivisi anche da esponenti del mondo laico". 2 27/02/2008.

Segue cattolici ( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: termini molto concreti il ruolo dei cattolici nel Pd: "Noi siamo dentro un partito laico, non laicista. Se abbiamo idee profonde le sappiamo difendere. Non siamo marginali e mi auguro che saremo più forti nei gruppi parlamentari". Un ragionamento sfoderato in numeri nudi e crudi da Franceschini, intervistato da Repubblica : "Vorrei ricordare che entrano nove parlamentari radicali.

Pd vera pasionaria, ma con opzioni sbagliate ( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: trattata dalla cultura cattolica, diventa come per miracolo (è il caso di dire), ragionamento alto e nobile sulla coniugalità, il suo fondamento naturale, le sue radici e le sue mete. In altri termini: da una parte l'opzione laica col suo corredo di diritti e doveri, di garanzie da dare e di previdenze da assicurare, di bisogni sociali da soddisfare e di tutele da salvaguardare.

Conversazione <c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo> ( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Delle Foglie stila il vademecum cattolico A Mimmo Delle Foglie se gli si dice che lo Stato è laico, quasi si offende. Già, perché lui, cattolico praticante, "lo sa bene che lo Stato è laico", ma insieme, sa bene quale sia il ruolo dei cattolici all'interno di questo Stato: "Noi - dice al Riformista -, lavoriamo a viso aperto nello spazio pubblico,

Laici-cattolici, più dei valori contano le candidature sicure ( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract:

Romina Velchi ( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dal Pd si fa intendere che l'incontro è stato "positivo" e che lo spirito con cui oggi Veltroni andrà alla convention dei cattolici "non è quello di una compensazione" ma sostenere che "si possono far convivere anime laiche e cattoliche" conciliando "punti di vista diversi", dentro l'incontestabile laicità della politica.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Mas... ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quando dunque il presidente del Senato, Franco Marini, annuncia che oggi sarà al convegno dei cattolici, rivendica la propria identità. E, preoccupato dalla reazione compatta di un mondo che considera il suo, vuole accreditare il Pd come "partito laico e non laicista. Non siamo marginali". La polemica, però, sembra tutt'altro che chiusa.

<Noi e la Chiesa? I problemi partiti con Prodi> ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, senza mettere per questo in discussione la laicità dello Stato, e dobbiamo anche ricordare che all'epoca c'era un forte partito di ispirazione cattolica. Ora, la crisi dei partiti ha portato a una personalizzazione della politica. Insomma, i rapporti con il mondo cattolico sono stati gestiti direttamente da chi stava a capo delle istituzioni e questo a discapito di quel

Lite nel Pd, il leader alla <prova teodem> ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: impressione di cento cattolici contro nove radicali". Fatto sta che all'incontro parlerà anche Walter Veltroni che dovrà rispondere ai malesseri sorti dopo l'accordo con Pannella e Bonino. Ieri ha detto a Radio Anch'io: "L'idea che cattolici e laici non possano convivere in uno stesso partito non è di un Paese moderno".

LAICITA' LAICITA' In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si può, tornano antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle donne ( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alla scuola pubblica laica, alla lotta ai poteri ecclesiastici. Insomma alla rigorosa difesa della laicità, non solo come lotta all'invadenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica e provati di donne e uomini, ma anche come difesa delle libertà personali e di una ricerca volta a migliorare la salute dell'umanità nel mondo.

Con Bonino un Pd meno <radicale> ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ingerenze" cattoliche. Questo elettorato, se non fosse rassicurato circa il carattere "laico" del Pd, voterebbe probabilmente per la "Cosa rossa" piuttosto che per i radicali, seguendo la scia di quei dirigenti fuoriusciti dai Ds i quali non a caso hanno fatto del richiamo alla laicità il loro tratto identitario predominante.

Grillo candida una maestra di kung fu ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche e liberali. Questo è anche l'orientamento scaturito dalla riunione del Comitato regionale della Costituente socialista romana": così il socialista Lanfranco Turci. "Non possiamo permettere che le prossime elezioni comunali a Roma si riducano a una contesa tra tre candidati a sindaco in gara a chi si presenta come il più ligio alle direttive delle gerarchie cattoliche"

<Cattolici incompatibili con i radicali> ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd. Di cui, a mio parere, non c'era proprio bisogno ". Per Veltroni la vostra posizione sembra far pensare che laici e cattolici non possano convivere in un'unica formazione. "Ma il problema non è il rapporto tra laici e cattolici, che possono, anzi devono convivere bene all'interno di una stessa formazione,

<Avanti con la Ru486> Primo sì alla pillola abortiva ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: arriva una notizia che potrebbe complicare ulteriormente il rapporto tra laici e cattolici. Ieri sera è giunto dall'Aifa il primo via libera per la commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486. La commissione tecnico- scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti dato il suo parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio,

Il matematico Odifreddi ( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stampa Il matematico Odifreddi Il matematico Odifreddi "Non approvo il bipolarismo laici-cattolici e questo connubio Binetti-Bonino all'interno del Partito democratico non porterà a nessuna collaborazione. Quando ero nel comitato del Manifesto per i valori del Pd ho cercato di farlo capire, ho detto che si doveva fare una scelta, questa non si è voluta fare.

ROMA - La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusc ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Noi non vogliamo una politica cattolica, ma una politica fatta laicamente da cristiani. Per questo la presenza di un piccolo gruppo di candidati radicali non deve alterare la sintesi, il profilo, i progetti del Partito democratico, così come li abbiamo fin qui disegnati insieme".

ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a t ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: novità del Pd è anche quella di riuscire a conciliare e far convivere laici e cattolici", sostiene Veltroni, che ha messo a punto un vero e proprio piano per chiudere le crepe e riuscire a far convivere i credenti anche con i radicali. La prima mossa è stata una lettera inviata a Famiglia cristiana, il settimanale che ha aperto le ostilità dando dei "pannelliani" ai Democratici.

Catto-dem in cerca di coesione. Ma già ci sono defezioni ( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di una convivenza tra anima laica e anima cattolica, e che per questo bisogna superare ed eliminare la logica di battaglie ideologiche e cercare la soluzione ai problemi concreti delle persone, sulla base di un programma al quale tutti sono vincolati. Lo ha chiarito ieri Dario Franceschini, che ha ribadito come la "strada giusta è quella de dialogo"

Non si applichi all'etica il manuale Cencelli ( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità così come si va declinando nel nostro tempo. Non è più la riproduzione dello storico conflitto tra laici e cattolici che l'Italia ha conosciuto dal Risorgimento in poi. E, per questo, non può essere affrontata e risolta con le vecchie ricette: né con quelle dei cattolici di sinistra, che avrebbero voluto continuare a rappresentare il braccio secolare della Chiesa nel mondo

SENZA IDENTITÀ ( da "Avanti!" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un Papa così laico crea indubbiamente, piaccia o no, una nuova forma di discorso pubblico, sparigliando i giochi. Ben al di là degli steccati, forti solo in questo Paese, fra laici e cattolici. Una cosa è già fin d'ora assai probabile: il Pd veltroniano faticherà non poco a inserirsi in questa dimensione etica, politica e sociale.

L'AVANA-VATICANO, IL CAMMINO DI WOJTYLA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Chiesa cattolica, con i suoi 15 vescovi alla guida di una struttura ecclesiale presente con i laici associati in tutto il territorio, è la seconda forza sociale e religiosa che si è confrontata sempre di più con quella del Partito comunista e soprattutto con la società civile.

Craxi -Ps- 'L'interventismo della Chiesa impedisce ogni sintesi possibile' ( da "Voce d'Italia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: forzata della laicità”. Secondo Craxi “Vi sono forze politiche, come quella socialista, che devono vigilare affinché non si superino i confini tracciati dalla revisione concordataria, che sono netti e definiti circa i compiti e le responsabilità di Stato e Chiesa e che vedono un comune impegno proteso alla crescita della società italiana senza alcun dovere di intervento,

La pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici del Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega il con itto. Due nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino" fra laici e cattolici, il Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando di irrigidire le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le componenti cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno nel


Articoli

Primo, applicare pienamente la legge sull'aborto (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

ORNELLA BERGADANO * C'è una morte che nella vita ci serve molto perché ? come scrive Andrzej Stasink nello splendido necrologio "Il senso della vita" (L'Espresso, 27 dicembre) ? fa sì che ci possiamo incontrare e gioire della nostra presenza in maniera che senza la morte non ci sarebbe possibile". E c'è una morte, aggiungo, che non ci serve affatto perché ci fa smarrire il senso della vita. La morte che, con atto imperativo, sottrae i nostri cari alla vita biologica ci può, oltre che profondamente addolorare, anche sorprendere, svelandoci una frontiera inattesa e inusuale che ci conduce al dubbio e ci interroga sui significati ultimi e più profondi del vivere. Apporta se non altro il beneficio di ricondurci, nostro malgrado, all'oggettività del reale. Contrariamente, c'è una morte che nega la vita biologica, o la manipola per puro capriccio, con una decisione da non addebitare a un destino o a un Dio, quanto piuttosto alla volontà nostra di donne e uomini; sia che agiamo coscientemente, sia che ne siamo indotti culturalmente. Questo tipo di morte può esercitarsi su vite formate ed evolute o in itinere ed è terribile per il fatto stesso che è innaturale. Come innaturale è l'accanimento terapeutico. Gli ecologisti e gli ambientalisti dovrebbero essere i primi a prenderne le distanze e a denunciarne l'inammissibilità. È quindi terribile l'effetto che procura questa morte: sempre più spesso infatti ne ci sorprende né ci stupisce. Per sopportarla dobbiamo rimuoverla e "narcotizzare" la nostra sensibilità innata. Non siamo più capaci di esercitare l'indignazione perché privati dell'innocenza, del piacere di vivere, "dell'incontrarsi e di gioire della nostra presenza", per dirla con Stasink. Quando poi l'esercizio di questa morte assume una dimensione collettiva diventando prassi, non siamo nemmeno più in grado di interrogarci al riguardo. Rimuoviamo quindi la morte dei nostri cari, futura o passata che sia, e non vogliamo chiamare morte quella dei mai nati. E non lo vogliamo perché non lo possiamo; perché non siamo capaci di interrogarci sulla vita. Sul senso della vita, sul senso della morte e sul fatto che fra le due ci sia un nesso. Questa è la nostra povertà più grande. La correttezza ferrea del diritto e l'esercizio delle libertà individuali, la tutela fisica e psichica delle persone (in alcuni casi momentanea o addirittura apparente) ci servono spesso da paravento per non promuovere, a monte, un'indispensabile cultura dei valori che determini un ordine nei nostri desideri. Quest'ordine permetterebbe tra l'altro di poter trarre un reale e duraturo beneficio dal loro appagamento, proprio in virtù di un indirizzo razionale delle nostre attese. Afferma Massimo Cacciari, in un'intervista alla Stampa del 31 dicembre scorso, riferendosi alla tragedia del mondo contemporaneo: "È venuto meno l'ordo amoris. È questa una preoccupazione che deve riguardare non solo la chiesa ma anche i laici, perché è crollata ogni gerarchia dei valori e degli amori. Ed è rimasto soltanto l'equivalente di tutto: il denaro". A questo punto nessun imperativo, tanto meno legislativo, può destare un tale cambio culturale ma può anzi rischiare di allontanarne o sventarne il processo; ma non basta. C'è molto di più: c'è da ristabilire la condizione per potersi interrogare e promuovere così una cultura alternativa. Questa impresa ciclopica non può essere intrapresa con efficacia da alcune categorie disomogenee di persone, seppur illuminate, ma solamente da una grande sinergia di donne e di uomini appartenenti a formazioni culturali diverse, capaci e determinati a lavorare insieme al raggiungimento di questo obiettivo perché ne hanno personalmente maturato la consapevolezza. Ritornando direttamente al tema della vita per quanto riguarda la proposta di moratoria sull'aborto, il primo passo concreto nella direzione di un cambio culturale capace di iniziare a mettere il valore della vita al suo giusto posto nella gerarchia "degli amori", consiste nella piena applicazione della legge 194 e cioè della sua parte più disattesa che esige di promuovere la prevenzione e quindi la tutela della maternità. È questa un'azione di carattere anche politico, da condurre insieme tra laici e cattolici muniti di una buona volontà scevra da diktat ideologici. Un importante contributo che va in questa direzione è stato dato dalla direzione del Pd lombardo, che ha approvato lunedì 28 gennaio un documento sulla legge 194. Questo documento è stato redatto dalle parlamentari e dalle consigliere regionali lombarde, da me invitate a un tavolo di confronto che è stato capace di ascolto reciproco e di dialogo, vincendo vecchie resistenze ideologiche e rinunciando ad invettive di carattere identitario che a volte ancora serpeggiano, ma che a nulla più servono se non ad essere d'impaccio e di freno alla ricerca di una sintesi alta su temi così sensibili. L'obiettivo non è stato infatti il raggiungimento di un "pensiero unico", improponibile ma nemmeno auspicabile, quanto invece l'esercizio del rispetto e dell'ascolto dell'identità culturale altrui, coniugata con l'espressione sincera della propria. Queste ottime ed indispensabili condizioni hanno permesso di approdare ad una sintesi condivisa ricca di contenuto e propositiva. Il testo del documento è stato quindi il frutto della volontà e della capacità delle donne di confrontarsi costruttivamente. Un bell'esempio, credo, in questa fase costituente del partito. * membro dell'esecutivo regionale del Pd Lombardia con delega alle pari opportunità e all'integrazione.

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Un partito, molte culture (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO Ha ricordato Giuseppe Fioroni che Umberto Veronesi è stato ministro della sanità nel governo Amato e non ha introdotto l'eutanasia né fatto altre opere del demonio. E ha osservato che nove radicali eletti in parlamento su trecento previsti per il Pd non cambieranno la natura del partito. Vedremo domani alla riunione di diversi gruppi cattolici del Pd se questa natura sarà riconosciuta nel partito plurale, delle reciproche tolleranze e della convivenza, implicito nei giudizi di Fioroni e Carra e comprovato dalla tradizione popolare e democristiana; oppure se qualche gruppetto, anch'esso di estrema minoranza, metti qualche teodem, pensa a un partito monoculturale dove all'intolleranza seguirebbe la non convivenza. Alla senatrice Binetti mi permetterei di ricordare che anche lei è entrata come minoranza in un partito pluralista già consolidato, la Margherita; e che quel partito (salva l'adesione finale di Rutelli all'astensionismo di Ruini nel referendum sulla legge 40), dichiarò liberi i suoi iscritti ed elettori di votare secondo coscienza. Alcuni di loro furono per l'abrogazione della 40, altri per l'astensione. Questo giornale ospitò tutte le opinioni e ne alimentò il confronto, dando prova di un partito pluriculturale, prima che nascesse il Pd. Che la voce di sessanta parlamentari popolari dell'ex Margherita, favorevoli all'autonomia della politica, si sia resa ultimamente fioca, è per l'avvenire del Pd un problema molto più vero che non l'angoscia (ma di chi?) di ritrovarsi compagno di viaggio lo scienziato benefattore Veronesi, che fu "testimonial" pro referendum così come la Binetti fu "testimonial" anti-referendum. A me queste "angosce" ricordano quelle di sessant'anni fa, quando nella Dc, nel Pli (e nel sud perfino nel Pci) c'erano i monarchici e i repubblicani, che per qualche tempo si lacerarono le vesti, ma dopo il referendum ripresero a lottare insieme nei propri partiti, per i nuovi problemi. Come quelli sulle lobby e sullo sviluppo, che Mario Monti rimproverava al dibattito politico di trascurare. Spero che uomini e storie impegnati a fondare realtà nuove si conoscano meglio. Fossi la senatrice Binetti, mi toglierei la curiosità di chiedere al suo collega (in uscita dal senato) Valerio Zanone chi era Vittorio Badini Confalonieri, torinese anche lui: apprenderà che era il presidente del partito liberale, succeduto al maledictus (definizione già usata per Spinoza) Benedetto Croce, ed era un ultracattolico subalpino, padre di undici figli. Undici. Vede, senatrice, com'è varia e sorprendente l'Italia? Più indietro negli anni, la senatrice potrebbe sorprendersi scoprendo che l'anticristo di cui trattasi, detto anche filosofo della libertà, nel suo discorso inaugurale dell'assemblea costituente invocò il Veni creator Spiritus: così come due anni dopo fecero a Santa Maria sopra Minerva i cinquecento eletti dc del 18 aprile, a messa conclusa, prima di raggiungere camera e senato. Perché lo spirito religioso ? ha dovuto ricordarlo in questi giorni Marco Pannella, un liberale che "sa di bucato", come scriveva Montanelli ? non è privilegio di una bandiera; ma, mitologie a parte, alberga anche nel più laico degli spiriti laboriosi. Sappiamo che, ciononostante, gli "storici steccati" sono duri a cadere perfino in uomini di eccezionale intelligenza e moralità, quale era il cattolico veneto Guido Gonnella, proprio quello degli Acta Diurna dell'Osservatore romano contro il fascismo: eppure, all'indomani della liberazione di Roma, si oppose alla nomina del filosofo della libertà a presidente della ricostituita Accademia dei Lincei (vedi ultimi saggi del gesuita padre Sale). Vecchissime storie, certo: ma, siccome sono alle origini della nostra attuale democrazia e coloro che oggi realizzano il Pd ne sono figli e nipoti, ogni tanto meminisse iuvabit. In Italia, dove la repubblica democratica ha vinto contro le opposte pretese di una "repubblica socialista" alla Togliatti" e di una "repubblica cristiana" alla padre Lombardi, il risultato fu possibile perché gli elettori e i dirigenti cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia diventò moderna, laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in senso pieno, anche se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la "riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo (appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava riproporre conquiste come il divorzio: che da ottant'anni aspettavano nei disegni di legge in parlamento. Fino ad oggi, la "riconquista" è stata impedita grazie anche a quella parte dei cattolici, fortunatamente maggioritaria, che non ha mai confuso tra messaggi evangelici, dogmi della gerarchia, conflitti culturali ed esperienze storiche. La chiave del successo politico dei cattolici nella repubblica sta nel non essere mai diventati il partito del papa. Faremmo bene a ricordarcelo rileggendo i discorsi di De Gasperi del decennio della sua leadership, 1944-54. Dell'"integralismo cattolico" (così lo chiamava, a pagina 259 dei Discorsi politici, ed. Cinque Lune 1956), diceva: "Sfugge forse anche a taluno di noi che, come politici, veniamo non solo da una dottrina, ma anche da un'esperienza storica: complessa e non sempre logicamente rettilinea. La concezione cristiana della politica conosce de Maistre, de Bonnald, Veuillot, ma veneriamo anche Lecordaire, Montalembert, de Tocqueville che scoprì il duplice senso della Rivoluzione francese (giacobino ed evangelico), come del resto lo illustrò da noi Manzoni e come lo sentirono i neoguelfi del risorgimento, quando, insieme ai liberali, prepararono le nuove costituzioni". Parole che, fossi Veltroni, scolpirei nel salone d'ingresso del loft. Se tutti le leggessero, svanirebbero un po' le "angosce" per la candidatura di Veronesi e per l'accordo con Pannella: perché quello che oggi si tenta di fare tra fede e scienza, liberalismo e socialismo, cattolici e laici, religiosi credenti e religiosi non credenti è soltanto la continuazione (in piccolo) di grandi cose realizzate in due secoli di incontri e scontri tra queste realtà progressive.

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Rivoluzione tra le parrocchie (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

IL VESCOVO DIOCESANO PACOMIO PROMUOVE LA NASCITA DI 12 UNITÀ PASTORALI Rivoluzione tra le parrocchie MILLESIMO Svolta nell'attività pastorale e nel lavoro dei sacerdoti, oltre a una nuova immagine di parrocchia per le dodici comunità cattoliche valbormidesi che fanno capo alla diocesi di Mondovì. Si tratta delle Unità pastorali istituite dal vescovo, monsignor Luciano Pacomio. La Val Bormida è stata così divisa in due Unità. La prima comprende Bardineto, Calizzano, Murialdo, Osiglia, Millesimo, Cengio e Roccavignale, insieme a Saliceto, Camerana, Monesiglio e Prunetto ed è "moderata" da don Aldo Mattei, coadiuvato da don Giancarlo Canova. Della seconda Unità pastorale, denominata "Valbormida 2", fanno parte Cosseria, Plodio, Bormida, Pallare e Mallare, il cui moderatore è don Teresio Oliveri coadiuvato da Sara Benassi. Obiettivo delle Unità pastorali è quello di "dare una nuova figura di parrocchia riferita ad un'area territoriale con caratteri di omogeneità socio-culturale, in cui sono presenti più comunità parrocchiali impegnante unitariamente ed organizzate in un'azione pastorale condivisa con la guida di più sacerdoti e diaconi per un'efficace azione missionaria ed evangelizzatrice". Un progetto che prevede anche la presenza di "ministri laici", che dovranno partecipare ad un apposito corso di formazione, e di "referenti di ogni piccola comunità cristiana in assenza di parroco residente", oltre all'istituzione di un "fondo-cassa per spese comuni" che "potrà diventare cassa comune per realizzare progetti e spese pastoralmente utili e saggiamente distribuiti sul territorio".

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LA NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Luigi La Spina LA NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE Era da quindici anni che i cittadini spagnoli non assistevano a un duello tv tra i due candidati al governo del paese. Zapatero e Rajoy si sono scontrati, l'altra sera, su tutti gli argomenti, dall'economia alle riforme costituzionali, dalla politica sull'immigrazione a quella nei confronti dell'Eta. L'unico sostanzialmente ignorato è stato proprio quello che infiamma l'inizio della nostra campagna elettorale: il dibattito sull'aborto e, in generale, la questione dell'etica pubblica. Eppure, l'interventismo dei vescovi spagnoli nella competizione politica è stato ben più deciso di quello che, finora, si è manifestato in Italia da parte della gerarchia ecclesiastica. È stato capace di mobilitare in piazza, a Madrid, un milione di persone, non ha avuto remore a fare una scelta di campo precisa, esplicita e durissima contro Zapatero, non si stanca, attraverso la potente radio della catena Cope, di martellare l'appello ai cattolici perché impediscano la rielezione del premier. Il confronto tra i temi e le caratteristiche delle due campagne elettorali in paesi che, nonostante tutto, alcuni si ostinano a considerare simili, indubbiamente colpisce. Anche perché in Italia tutti i sondaggi convergono su una graduatoria di importanza e di motivazioni al voto molto significativa: l'attenzione degli elettori si concentra, all'85 per cento, solo su tre argomenti che riguardano il tenore di vita, la sicurezza e il Welfare, cioè la sanità, l'istruzione, l'assistenza. Tutti gli altri temi, dall'aborto al conflitto d'interessi, dalle riforme elettorali e costituzionali all'ambientalismo, sono relegati al 15 per cento delle preoccupazioni nazionali. Non è facile capire perché, in Italia, ci sia questo curioso strabismo tra gli argomenti d'avvio di questa campagna elettorale e gli interessi più radicati e complessivi della nostra società civile, in questo momento. I motivi sono tanti, alcuni persino ovvi, altri più oscuri. Alcuni attengono alla sfera dei nobili e apprezzabili turbamenti di coscienza, altri a meno stimabili calcoli di convenienza partitica o personale. Bisogna riconoscere a Giuliano Ferrara, innanzi tutto, una straordinaria capacità di imporre al dibattito politico nazionale la sua personale agenda. Così come alla Chiesa, pur nelle sue varie articolazioni e nel confronto di strategie diverse, l'efficacia di una presenza pubblica, magari meno vistosa di quella dimostrata in Spagna, ma più condizionante in campagna elettorale. I brillanti risultati di queste spinte convergenti, anche se non prive di contrasti interni, verso una primazia della discussione pubblica sui temi dell'etica, però, derivano essenzialmente dalle debolezze reciproche dei due maggiori contendenti, dalle preoccupazioni di partiti e partitini di centro che rischiano l'estinzione parlamentare, dalla confusione persistente e tipicamente italiana tra la laicità dello Stato e il laicismo di Stato. La coesistenza di alcuni cattolici, anche integralisti, e di alcuni laici, anche loro integralisti, nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile per l'attacco propagandistico. Attacco agevolato dalla competizione interna al Pd tra correnti ideologiche e gruppi di potere che favorisce lo sfruttamento negoziale dello scontro cattolici-laici al fine di assicurarsi i migliori posti in lista. D'altra parte, le esitazioni e, poi, il rifiuto di Berlusconi all'apparentamento con la lista di Ferrara, fa capire quanto il leader del Pdl tema l'effetto di una spaccatura tra laici e cattolici nella sua formazione. Per evitare di consegnare a Casini un vantaggio identitario, nella guida di un partito totus cattolico, del tutto sproporzionato rispetto al consenso elettorale. La convenienza dell'arcipelago di centro nello spingere la discussione elettorale sui temi "dei valori non negoziabili", come li definisce la gerarchia ecclesiastica, è talmente evidente da non rendere necessarie troppe spiegazioni. Su questo argomento è più interessante il confronto tra chi ancora non si rassegna all'idea di una dispersione dei "voti del cielo", come li ha chiamati Massimo Franco in un suo bel libro, e chi, invece, punta esclusivamente al rafforzamento della lobby cattolica attraverso tutto l'arco delle forze politiche. Questione solo apparentemente risolta con la vittoria di quest'ultimi. Al di là del vario peso di queste ed altre possibili motivazioni del curioso "effetto etico" sui temi della campagna elettorale, resta l'impressione di un generale arretramento del dibattito politico su questi temi. Da una parte, non si capisce come la riflessione sulla morale pubblica a proposito delle fondamentali questioni della bioetica, dell'identità civile di una nazione nel riconoscimento di alcuni valori non possa più fermarsi alla vecchia formula cavouriana della "Libera Chiesa in libero Stato". Dall'altra, sfugge il pericolo che lo sfruttamento di alcune apparenti convenienze elettorali rischi di produrre non una riconquista cattolica, ma una sconfitta clamorosa e dalle conseguenza imprevedibili. Tutto, comunque, nella sostanziale e profonda indifferenza della società italiana. Perché è più facile schierarsi sull'aborto, che indicare, in modo credibile, come far ripartire la nostra economia.

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[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Oggi arriveranno sul tavolo di Veltroni le candidature delle seg (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Reterie regionali del Pd e si cominceranno a contare morti e feriti. Ma a Piazza Santa Anastasia ad agitare le acque è sempre la pattuglia della Bonino che fatto venire il mal di pancia al mondo cattolico e ha scatenato la reazione dell'Avvenire e di Famiglia Cristiana ("Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana"). Una reazione che ha spiazzato Veltroni per il tono duro della polemica e lo ha costretto a rintuzzare gli strali d'oltretevere. "Perché quando Pannella nel 2001 si candidò con il centrodestra non ci fu tutto questo can can?", si è chiesto il leader dei Democratici. Il quale continua ripetere che dividersi in guelfi e ghibellini è un'idea superata: "In tutti i Paesi occidentali coesistono persone che hanno sensibilità religiose ed etiche diverse sulla base di un principio indiscutibile: la laicità dello Stato". Per il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, le cose non stanno così: "La cultura e le battaglie radicali sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai valori cattolici. Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze e con le liste bloccate, un candidato o un altro fa la differenza. È indubbio che l'arrivo dei radicali apra un contenzioso con i cattolici del Pd". Ecco, è proprio questo contenzioso che i cattolici del Pd vogliono evitare. Soprattutto vogliono tranquillizzare il loro elettorato. "E' inutile nascondersi - dice il cristiano sociale Giorgio Tonini - che l'ingresso dei radicali sta creando problemi". Ieri, in un incontro al loft, i teodem Binetti, Carra e Bobba hanno chiesto a Veltroni garanzie, maggiore visibilità e posizioni sicure nelle liste per i candidati cattolici. Il segretario del Pd è stato "rassicurante", ma a Piazza Santa Anastasia escludono che possa essere esaudita la richiesta della Binetti di essere capolista in Lombardia 2 per controbilanciare Umberto Veronesi. Ci sarà, però, un'infornata di nomi del mondo cattolico: Vincenzo Menna delle Acli, il filosofo Mauro Ceruti (preside di scienza della formazione a Bergamo), Edo Patriarca (ex portavoce del Forum del Terzo settore), Maria Grazia Guida (direttore della Casa della Carità di Milano). Potrebbe essere candidato anche uno dei relatori al seminario di oggi "Educare al bene comune", il conclave delle varie anime cattoliche del Pd organizzato dal deputato Francesco Garofani: o lo storico Guido Formigoni o il sociologo Franco Garelli. Sfumata invece la candidatura del fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi. E' stata chiesta la disponibilità a Roberta De Monticelli, ma la docente all'università San Raffaele di Milano ha rifiutato la proposta. Attenzione, spiegano i collaboratori di Veltroni, queste candidature non sono "compensative" dei radicali, come se ci fosse qualcuno da risarcire. Eppure il problema c'è se i cattolici ex Margherita puntano, con difficoltà, a far eleggere 120-130 parlamentari uscenti. E se fanno sapere che i 9 radicali, al contrario, non avranno posizioni sicure in lista: 4 di loro sì, gli altri 5 saranno candidati "in zone di confine". Inoltre, sarà stato pure organizzato da tempo, ma oggi il seminario "Educare al bene comune" cade proprio nel bel mezzo della bufera laici-cattolici. L'idea è di provare a fare una sintesi culturale tra cattolici democratici, teodem e cristiano sociali. Inevitabilmente sarà un modo per far vedere che la presenza cattolica nel Pd non è marginale: anzi è fondativa del partito, mentre i radicali sono degli ospiti che si adeguano al programma. "A parte Veltroni che concluderà l'incontro - spiega Francesco Garofani - i politici rimarranno in platea ad ascoltare i relatori". Ma Rosy Bindi non ci sarà: "Il mio modo di stare dentro il Pd da cattolica è diverso da quello di molti altri. Onde evitare di essere accomunata a chi la pensa diversamente da me (i teodem, ndr), preferisco non partecipare, anche perché l'ultima cosa che penso di fare è contrapporre a nove radicali cento cattolici".

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Rifiuto dell'aborto e dell'eutanasia; promozione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico tr (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

A uomo e donna; tutela dela vita fin dal concepimento; libertà di educazione": in quattro punti, l'"Osservatore Romano", organo ufficioso della Santa Sede, elenca così i "valori irrinunciabili per i cattolici, e dunque per i cattolici impegnati in politica e per i cattolici chiamati alle urne". Valori contenuti in un documento della Congregazione della dottrina del 2002 firmato, ricorda ancora l'"Osservatore", da Ratzinger e Bertone, oggi Papa e Segretario di Stato. Una ragione di più per tenerne conto. L'editoriale del giornale del Vaticano coincide con l'avvio di una campagna elettorale in cui per la prima volta dopo tanti anni si riparla di partito o partiti cattolici e si presenta una "lista di scopo", quella promossa da Ferrara, contro l'aborto. Da tempo, ormai, diciamo dalla caduta della Prima Repubblica e dallo scioglimento della Dc, il ruolo dell'ex-partito cattolico come unico o prevalente riferimento degli elettori credenti era stato soppiantato da una sorta di competizione tra centrosinistra e centrodestra a proporsi come rappresentanti dei valori. Anche se poi, sui temi sensibili (come ad esempio la legge sulla fecondazione assistita) il tradizionale spazio di mediazione che aveva consentito ai dc di opporsi, ma riducendo al minimo i danni in termini di rapporti politici con gli alleati laici, al divorzio e all'aborto, si era via via ristretto, aprendo soprattutto all'interno del centrosinistra polemiche e spaccature. Sul punto, partito o partiti cattolici, l'"Osservatore" non si pronuncia. E si può intendere questo come una conferma del fatto che il tentativo dell'Udc e della Rosa Bianca, di ricostruire al centro qualcosa che assomigli a un partito cattolico, può essere o no incoraggiato da singole personalità della Gerarchia, ma non può in alcun modo essere interpretato come un ripensamento sul modo diretto, senza deleghe, della Chiesa e dei pastori, di rivolgersi direttamente, senza più mediazioni, al gregge dei fedeli. Ricordandogli, appunto, quali sono i valori su cui giudicare. E raccomandandogli, implicitamente, di non lasciarsi ingannare dalle apparenze.

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WALTER VELTRONI ha deciso di candidare i radicali nelle liste del Pd per due ragi (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Oni: guadagnare voti, secondo i suoi calcoli la presenza della Bonino vale l'1 per cento dei consensi; dare un segnale al Nord, dove le ricette economiche liberal-liberiste di Emma Bonino trovano palati sensibili. Ad oggi, il calcolo si è rivelato sbagliato. Per il semplice motivo che né Veltroni né i radicali avevano messo in conto l'offensiva vaticana contro le candidature laiche. O "laiciste", come vien detto da Oltretevere. Di qui lo sconcerto che filtra dai piani alti del Pd. Effettivamente analogo a quello dei radicali. Emma Bonino, infatti, avrebbe volentieri impostato la propria campagna elettorale sui temi economici, e si trova invece schiacciata sulle questioni cosiddette etiche. Senza che, per la verità, né lei né altri tra i suoi compagni di strada ne abbiano in alcuna maniera sollecitato lo svolgimento. Non in questa fase, almeno. Si assiste così ad un dibattito surreale, tutto centrato su tematiche imposte da fuori e che nessuno avrebbe mai affrontato per prime. Per Veltroni è un problema piuttosto serio. Anche perchè ostacola il suo tentativo di 'sfondare al centro' facendo breccia nell'elettorato moderato. Per Berlusconi, invece, è una manna. Anche perché le tensioni interne tra laici e cattolici accreditano la tesi del Pdl in base alla quale la ben nota rissosità del centrosinista si sarebbe pari pari trasferita tra i ranghi del Pd. Berlusconi, che fatica a reggere il confronto con l'immagine 'nuovista' di Veltroni, era già orientato a non sovraesporsi in campagna elettorale. C'è da credere che la piega presa dagli eventi non lo invoglierà a cambiare strategia. Anzi. INUTILE DIRE che tra i principali beneficiari della campagna mediatica in corso c'è anche, e soprattutto, Pier Ferdinando Casini. La cui operazione autonomista è stata peraltro benedetta dal cardinal Ruini e, di conseguenza, dal giornale della Cei, Avvenire. E' stato calcolato che i cattolici 'attivi', quelli che votano cioè prevalentemente in base ai valori religiosi che li animano, siano grossomodo il 10% dell'elettorato. Una stima, forse, eccessiva. Fatto sta che alla politiche nel 2006 il 60% di loro scelse il centrodestra di Silvio Berlusconi e il 40% il centrosinistra di Romano Prodi. E' ragionevole immaginare che il 13 aprile la forbice si allargherà ulteriormente. Difficile dire quanti di loro voteranno per il partito di Berlusconi e quanti invece per il terzo polo di Casini. - -->.

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PENNABILLI - BENEDETTO XVI ha affermato a Verona che in Italia la (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

? PENNABILLI ? BENEDETTO XVI ha affermato a Verona che in Italia la fede e la cultura del popolo sono state sempre profondamente intrecciate, infatti la fede cattolica ha generato un tipo di cultura e di socialità con riferimenti fondamentali che hanno resistito per secoli: la centralità della persona, la sacralità della famiglia, la sacralità della generazione, la libertà di coscienza, la libertà di cultura e di educazione. Per questa sostanziale cultura popolare i cristiani hanno "resistito" in profondità alle varie degenerazioni di tipo totalitarie, all'est come all'ovest. I comunisti che sono stati gli avversari storici dei cattolici hanno certamente ingaggiato, con i cattolici, un confronto duro, una lotta, ma indubbiamente, come ha ricordato recentemente il cardinale Bagnasco, alcuni valori delle due chiese, per dirla come Gramsci, erano singolarmente prossimi anche nella varietà delle motivazioni e delle giustificazioni. I radicali no, sono un'altra cosa, non sono una cultura di popolo, sono un movimento borghese, aristocratico culturalmente, economicamente ben dotato, che hanno ingaggiato una lotta ad oltranza per la fine del cattolicesimo, quindi per la fine della cultura popolare in Italia, iniziando e portando a termine quella che il buon Pasolini chiamava una "omologazione del popolo italiano in senso laicista". Le battaglie che portano il loro nome, come la legge sul divorzio, hanno sottoposto anche dal punto di vista laico, la sacralità o la definitività di un rapporto, agli istinti, agli umori, alle convenienze, agli interessi e hanno distrutto quella realtà della famiglia che costituisce, oltre che l'ambito generativo, l'ambito di educazione dei bimbi, dei ragazzi, dei giovani. LA SITUAZIONE gravissima in cui versa la maggior parte della gioventù del nostro paese è la consistente prova del disastro della legge sul divorzio. La legge sull'aborto, oltre ad impedire la nascita di quattro milioni di italiani ha sostanzialmente fatto diventare la vita un problema tecnico, aprendolo alle più diverse manipolazioni, sottolineando in maniere esclusiva il diritto della donna contro qualsiasi altro diritto, ovviamente quelli di Dio, ma anche quelli della famiglia e della società. Le battaglie per la liceità della manipolazione della vita per l'eutanasia e quant'altro, cercano di portare a termine questa disintegrazione della cultura cattolica del popolo italiano. La libertà delle droghe ha teso ad identificare nell'immaginario comune moralità e immoralità. Per questa grande opera i radicali hanno avuto a disposizione l'enorme strumentazione massmediatica che è servita da cassa di risonanza per questa mentalità che si dice evoluta ma che sostanzialmente è materialista ed edonista. La sinistra comunista si è accodata quasi sempre a queste battaglie che non nascevano dalla sua identità profonda, ma che assumeva per ragioni di convenienza politica. Le battaglie radicali sono state anche le battaglie dei comunisti, perché i comunisti hanno capito che soltanto così sarebbero arrivati al potere e avrebbero potuto gestire il potere. Aveva ragione il più acuto studioso di problemi del comunismo e del cattolicesimo in Italia, Augusto Del Noce, che nei suoi due volumi straordinariamente attuali, "Il suicidio della rivoluzione" e "Il Cattocomunista", diceva che i comunisti per arrivare al potere avrebbero venduto i loro valori fondamentali per trasformarsi in un grande partito radicale di massa. L'ingresso di rappresentanti del Partito Radicale nelle liste del Partito Democratico compie questa sostanziale identificazione della forza egemone della sinistra con questa mentalità della quale, tutto si può dire, meno che sia una mentalità del popolo e al servizio del popolo. Le conseguenze di questa mia posizione sono così evidenti che non vale nemmeno la pena di esplicitarle. * Vescovo di San Marino - Montefeltro - -->.

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Ma Veltroni Incontro con i teodem: Ci (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Ma Veltroni Incontro con i teodem: "Ci ? ROMA ? LAICI E CATTOLICI "possono, anzi, devono convivere all'interno dello stesso partito". Convinto che i radicali "sottoscriveranno il programma del Pd", Walter Veltroni fa prova di ottimismo. E già che c'è cerca di arginare l'onda di critica che sale dal mondo cattolico. Così ricorda quando "nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra: non ci fu tutta questa discussione...". No, errore di memoria, alza il dito Rocco Buttiglione: "Veltroni ricorda male perchè i problemi ci furono, ma noi cattolici abbiamo tenuto duro e alla fine l'alleanza non si fece". Già che c'è il leader cattolico rammenta che allora l'ipotesi non era "di stare insieme nella stessa lista, come adesso nel Pd, ma solo nella stessa coalizione...". VELTRONI cerca comunque di smussare i toni di una polemica che l'ha colto di sorpresa, e che, ammette il veltroniano Tonini, "sta creando problemi in una parte del nostro elettorato". Il segretario la mette così: "Rifiuto l'idea che laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che "è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla povertà e alle disuguaglianze, e che questa sensibilità è riportata nel programma che viene sottoscritto da chi decide di stare con noi". Anche i radicali, che nel pomeriggio si sono incontrati coi vertici del Pd, abbassano la tensione: "Siamo tutti d'accordo per procedere rapidamente a tappe ultraravvicinate", ha commentato Emma Bonino. Ma è il mondo cattolico a tener vivo il dibattito e 'Famiglia Cristiana' osserva che "è indubbio che l'arrivo dei radicali apra un contenzioso coi cattolici del Pd di cui non c'era proprio bisogno". Veltroni è stato colpito dallo scontro tra cattolici e laici del suo partito alla vigilia dell'appuntamento di oggi quando le anime cattoliche cercheranno di avvicinarsi. Un momento che ieri ha preparato incontrando i teodem Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra. "Veltroni ci ha rassicurato e garantito che sarà lui il garante dei valori cattolici e ci ha spiegato che, ad esempio, la centralità della famiglia è illustrata chiaramente nel programma del Pd", ha riferito la Binetti soddisfatta delle "parole chiare di rassicurazione". Ma il suo gruppo rimane sempre vigile sulle candidature e a Veltroni sono state chieste "forti e chiare new entry che si riconoscano nei nostri valori". Un nome per tutti, Giovanni Bachelet. Poi una richiesta personale: "Vogliamo che chi è già impegnato in Parlamento sia riconfermato con una visibilità nella posizione in lista...". Rosy Bindi continua ad essere "preoccupata" per la presenza dei radicali, come "lo sono gli italiani", ma ricorda che sono stati gli amici di Pannella ad "aver firmato il nostro programma al quale loro dovranno attenersi, in ogni caso". Un po' più ottimisti altri leader cattolici del Pd, da Franco Marini ("Nel Pd non saremo marginali"), a Franceschini ("Tra cattolici e laici la strada è il dialogo") a Franco Monaco ("Insieme dovremo avere un'equilibrata, matura laicità"). MA PER Roberto Giachetti, anch'egli Pd, "alcuni cattolici sono nostalgici della sindrome di Tafazzi". Da Bertinotti, Sd e Verdi nuovi attacchi al Pd, "troppo schiacciato sui teodem". Attacchi che si ripeteranno in serata quando, intrevistato da Emilio Fede su Rete4, Veltroni si dirà diponibile ("dopo le elezioni") a modificare assieme a Berlusconi la par condicio. La legge, cioè, che disciplina i tempi televisivi riservati alle forze politiche in campagna elettorale. "Sconcertante", è il commento della Sinistra. Che ha poco gradito anche la posizione sulla pedofilia di Veltroni, che non esclude la castrazione chimica "se funzionasse": ieri il leader ha presentato una bozza di legge che, tra l'altro, prevede forti aumenti di pena. u. bo. - -->.

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Non torneremo indietro su testamento biologico e Dico (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

IL RADICALE CAPPATO: "ANIME DIVERSE ANCHE NEI DEMOCRATICI USA" "Non torneremo indietro su testamento biologico e Dico" di GIORGIO GAZZOTTI ? ROMA ? MEZZO MONDO cattolico è insorto contro il vostro ingresso nelle liste del Partito democratico, Famiglia cristiana spara a zero su Veltroni e Pannella. I teodem chiedono garanzie. Come farete a convivere con l'ala cattolica del Pd? "Sgombriamo il terreno ? risponde Marco Cappato, dirigente e parlamentare europeo radicale ? una volta per tutte da questa storia della contrapposizione tra cattolici e radicali. Ci sono anche radicali cattolici e non ci sarebbero state le grandi maggioranze sul divorzio e sull'aborto e la vicinanza alla lotta di Welby senza i cattolici. Noi siamo in sintonia profonda con la società italiana e anche con i cattolici, che spesso sono stati dalla parte delle nostre battaglie civili. Poi c'è una parte del mondo cattolico, quello organizzato e più vicino alle gerarchie ecclesiastiche, con il quale ci sono delle differenze, ma l'importante è che ci sia un confronto aperto". Il confronto va bene, ma su questioni come l'eutanasia, le unioni di fatto, la droga, il Concordato, le posizioni sono inconciliabili. "Anche nel Partito democratico americano sui diritti civili ci sono posizioni molto articolate. E comunque, da quando abbiamo pensato all'alleanza con il Pd, abbiamo sempre detto che per noi prioritarie sono le riforme in senso liberale in campo economico, istituzionale e della giustizia. Sui diritti civili crediamo ci siano anticorpi laici sia nella Chiesa sia nella società che ci garantiscono". Insomma metterete la sordina alle vostre battaglie storiche? "Non ho detto questo, ho detto che ci sono delle priorità. Naturalmente purchè non ci siano arretramenti sui temi civili, che non potremmo accettare. E che nel programma del Pd non ci sono, mentre l'altra coalizione mi sembra proiettata a compiere grandi passi indietro. Nel programma del Pd ci sono impegni sul testamento biologico e sulle unioni di fatto, che sono obiettivi più avanzati di ciò che questa legislatura ha prodotto". Craxi e Boselli si chiedono in cambio di cosa avete rinunciato al simbolo e alle vostre battaglie... "Craxi e Boselli hanno scoperto a parole le battaglie laiche da un anno e mezzo, non credo possano darci lezioni. Quando eravamo insieme nella Rosa nel Pugno ci rimproveravano di non avere abbastanza attenzione al sociale. Oggi si scoprono neofiti della laicità". Voi dunque garantite che andrete d'amore e d'accordo e la coesione del Pd sarà salva? "Noi radicali abbiamo dimostrato nella legislatura in corso una lealtà sugli impegni presi, come nessun altro. Abbiamo lavorato con serietà sul testamento biologico assieme al cattolico Marino e sui Dico con la cattolica Bindi. Noi non facciamo politica per fare risse e polemiche". Ma candiderete anche il ginecologo Silvio Viale, bestia nera del Vaticano e di molti cattolici? "Non abbiamo ancora deciso le nostre candidature, ma penso che non ci saranno problemi". - -->.

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ROMA - LAICI E CATTOLICI possono, anzi, devono convivere al (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

? ROMA ? LAICI E CATTOLICI "possono, anzi, devono convivere all'interno dello stesso partito". Convinto che i radicali "sottoscriveranno il programma del Pd", Walter Veltroni fa prova di ottimismo. E già che c'è cerca di arginare l'onda di critica che sale dal mondo cattolico. Così ricorda quando "nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra: non ci fu tutta questa discussione...". No, errore di memoria, alza il dito Rocco Buttiglione: "Veltroni ricorda male perchè i problemi ci furono, ma noi cattolici abbiamo tenuto duro e alla fine l'alleanza non si fece". Già che c'è il leader cattolico rammenta che allora l'ipotesi non era "di stare insieme nella stessa lista, come adesso nel Pd, ma solo nella stessa coalizione...". VELTRONI cerca comunque di smussare i toni di una polemica che l'ha colto di sorpresa, e che, ammette il veltroniano Tonini, "sta creando problemi in una parte del nostro elettorato". Il segretario la mette così: "Rifiuto l'idea che laici e cattolici non possano convivere perchè ci porta all'assetto di un Paese non moderno". Poi tenta di risalire in sella ricordando che un settimanale cattolico l'aveva visto in testa nel gradimento dei credenti e spiega che "è successo perchè ho una sensibilità verso certi temi, come lotta alla povertà e alle disuguaglianze, e che questa sensibilità è riportata nel programma che viene sottoscritto da chi decide di stare con noi". Anche i radicali, che nel pomeriggio si sono incontrati coi vertici del Pd, abbassano la tensione: "Siamo tutti d'accordo per procedere rapidamente a tappe ultraravvicinate", ha commentato Emma Bonino. Ma è il mondo cattolico a tener vivo il dibattito e 'Famiglia Cristiana' osserva che "è indubbio che l'arrivo dei radicali apra un contenzioso coi cattolici del Pd di cui non c'era proprio bisogno". Veltroni è stato colpito dallo scontro tra cattolici e laici del suo partito alla vigilia dell'appuntamento di oggi quando le anime cattoliche cercheranno di avvicinarsi. Un momento che ieri ha preparato incontrando i teodem Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra. "Veltroni ci ha rassicurato e garantito che sarà lui il garante dei valori cattolici e ci ha spiegato che, ad esempio, la centralità della famiglia è illustrata chiaramente nel programma del Pd", ha riferito la Binetti soddisfatta delle "parole chiare di rassicurazione". Ma il suo gruppo rimane sempre vigile sulle candidature e a Veltroni sono state chieste "forti e chiare new entry che si riconoscano nei nostri valori". Un nome per tutti, Giovanni Bachelet. Poi una richiesta personale: "Vogliamo che chi è già impegnato in Parlamento sia riconfermato con una visibilità nella posizione in lista...". Rosy Bindi continua ad essere "preoccupata" per la presenza dei radicali, come "lo sono gli italiani", ma ricorda che sono stati gli amici di Pannella ad "aver firmato il nostro programma al quale loro dovranno attenersi, in ogni caso". Un po' più ottimisti altri leader cattolici del Pd, da Franco Marini ("Nel Pd non saremo marginali"), a Franceschini ("Tra cattolici e laici la strada è il dialogo") a Franco Monaco ("Insieme dovremo avere un'equilibrata, matura laicità"). MA PER Roberto Giachetti, anch'egli Pd, "alcuni cattolici sono nostalgici della sindrome di Tafazzi". Da Bertinotti, Sd e Verdi nuovi attacchi al Pd, "troppo schiacciato sui teodem". Attacchi che si ripeteranno in serata quando, intrevistato da Emilio Fede su Rete4, Veltroni si dirà diponibile ("dopo le elezioni") a modificare assieme a Berlusconi la par condicio. La legge, cioè, che disciplina i tempi televisivi riservati alle forze politiche in campagna elettorale. "Sconcertante", è il commento della Sinistra. Che ha poco gradito anche la posizione sulla pedofilia di Veltroni, che non esclude la castrazione chimica "se funzionasse": ieri il leader ha presentato una bozza di legge che, tra l'altro, prevede forti aumenti di pena. u. bo. - -->.

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Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem Laici e cattolici insieme nel partito . E poi torna su salari e crescita: sono le priorità (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem "Laici e cattolici insieme nel partito". E poi torna su salari e crescita: sono le priorità di Bruno Miserendino/ Roma Lo dice di prima mattina ai microfoni di Radio Anch'io, lo ripete la sera, ospite di Emilio Fede: "Salari e crescita sono le priorità". Sono fermi entrambi, da troppi anni, dice Veltroni e sono due facce dello stesso problema: un'Italia inceppata, al rimorchio dell'Europa, attardata a parlare di Berlusconi e comunisti. Il segretario del Pd ha dedicato la giornata alle interviste, ma anche alla grana del momento: l'irritazione dei cattolici, dopo l'ingresso dei radicali nelle liste del partito. Sul tema, dopo gli attacchi di Famiglia Cristiana e dell'Avvenire, sembra che le acque si stiano calmando. Franceschini, Marini, Fioroni, Castagnetti e tanti altri si sono dati da fare per dare una mano a Veltroni. Il segretario ieri mattina ha incontrato i teodem, Binetti in testa, che sono usciti rassicurati. In realtà le preoccupazioni restano: "Anche noi abbiamo sottovalutato l'impatto dell'ingresso in lista dei radicali", hanno spiegato. "Nelle assemblee registriamo sconcerto di tanti simpatizzanti, ma il garante sei tu", hanno detto a Veltroni, "sei tu che devi assicurare che i radicali rispettino programma e valori del partito". Oggi le varie anime cattoliche del Pd si vedranno in un convegno in cui interverranno proprio Veltroni e Franceschini. La linea però il segretario l'ha già data: "Laici e cattolici devono convivere all'interno dello stesso partito". Nel programma, ripete il segretario, sono affrontati temi cari al mondo cattolico, come la famiglia, la solidarietà, la povertà. Quanto ai Radicali, "sottoscriveranno il programma". E poi, perchè Famiglia Cristiana critica oggi quello che non criticò nel 2001, quando Pannella trattò per entrare nelle liste di Forza Italia? Da Emilio Fede che lo stuzzica sulla compagnia di Di Pietro e Bonino Veltroni ripete: "Saremo l'unica forza che avrà un solo gruppo parlamentare, un solo programma e un solo leader". Come dire, non c'è spazio per snaturamenti. Secondo Veltroni va scongiurato un pericolo: che "laici e cattolici non possano convivere, che coloro che hanno opinioni diverse su temi delicati come quelli che riguardano l'etica, la vita, la morte, la riproduzione debbano ognuno farsi il suo partito. Sarebbe l'unico paese e questo dobbiamo evitarlo". Tra l'altro Veltroni registra che un sondaggio ha individuato in lui il leader più votato dagli elettori cattolici. E infatti, dalle parti del loft, il ritornello è sempre lo stesso: le famiglie, laiche e cattoliche, hanno gli stessi problemi, salari, precarietà dei figli, sicurezza e si interessano di quelli, non se in lista c'è la Bonino. Saranno tantissimi i cattolici di prestigio nelle liste, perchè enfatizzare il caso? Anche la Bonino dà una mano a spegnere l'incendio: "Nessuna polemica coi teodem", dice. Nonostante i tanti pompieri all'opera Famiglia Cristiana insiste: "Radicali con la Cdl nel 2001? Allora tutti si aggregavano e nessuno aveva fatto la scelta di correre da solo". Aggiunta polemica: "Il problema non è il rapporto tra laici e cattolici, il problema riguarda l'arrivo dei radicali, con i quali il terreno comune si riduce quasi ad azzerarsi". Sul tema, a conferma dell'assunto, ha parlato ieri anche il presidente del Senato. Marini difende l'impegno dei cattolici nel Partito democratico, dà il disco verde all'accordo con i Radicali e parla della necessità di fare le riforme istituzionali e la legge elettorale dopo le elezioni scrivendo le regole a quattro mani insieme al centrodestra. E a proposito di scenari cambiati ieri Veltroni ha parlato di Prodi e di alleanze. Ha elogiato il premier per aver deciso di non ricandidarsi, e l'ha difeso: ha fatto "cose importanti", dopo aver ereditato un disastro. È la coalizione che non ha funzionato.

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Veltroni rassicura i teodem binetti chiede più visibilità - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Veltroni rassicura i teodem Binetti chiede più visibilità Marini: "Con i radicali trattativa condotta bene" Marini: "Con i radicali trattativa condotta bene" Famiglia Cristiana "Abbiamo sempre contrastato cultura e battaglie dei radicali" CARMELO LOPAPA ROMA - La tenuta del fronte cattolico in seno al Partito democratico affronterà oggi il test più delicato e atteso. Dopo gli attacchi di "Avvenire" e "Famiglia cristiana" sull'intesa con i radicali che tanto ha scosso l'ala teodem e quella popolare del Pd, Walter Veltroni sarà chiamato a fare chiarezza e a pronunciare una parola risolutiva. Lo farà parlando davanti ai 130 parlamentari di area cattolica del partito riuniti per il convegno su "L'educazione al bene comune". Un appuntamento organizzato per contarsi, pesarsi e farsi sentire in una fase tanto cruciale. Politici comunque in platea ad ascoltare, due storici come Andrea Riccardi (della comunità Sant'Egidio) e Guido Formigoni, il pedagogista salesiano don Carlo Nanni e il sociologo Franco Garelli a definire la linea. Poi appunto la parola Veltroni. Il chiarimento era stato invocato. "Ci aspettiamo da Veltroni un discorso importante" confessava ieri Pierluigi Castagnetti. E un'anticipazione il leader del Pd l'ha offerta ieri ai teodem Enzo Carra, Paola Binetti, Luigi Bobba e Emanuela Baio Dossi andati a trovarlo al loft per affrontare alcuni aspetti della "questione cattolica", soprattutto quelli legati alle candidature radicali. Veltroni si è offerto quale "garante dell'equilibrio" interno. Ha assicurato che, oltre a Emma Bonino, a essere candidate saranno personalità impegnate nel sociale e non di rottura. I teodem hanno manifestato tutta la loro apprensione per l'ultimo affondo di "Famiglia cristiana". L'ex sindaco, per nulla preoccupato, ha ricordato che il settimanale dei Paolini era stato proprio quello che lo aveva definito il politico più popolare tra i suoi lettori perché "più vicino ai temi cattolici". "Ci ha confermato il carattere pluralista del Pd" ha spiegato al termine Carra. E la Binetti: "Abbiamo chiesto forti e chiare new entry che si riconoscono nei nostri valori ma anche che chi è già impegnato in Parlamento sia riconfermato con una visibilità in lista". Oggi un primo responso. Già ieri intervenendo a "Radio Anch'io" Veltroni ha sottolineato che "l'idea che cattolici e laici non possano convivere in uno stesso partito è un'idea che ci porta all'assetto di un paese non moderno. Saremmo l'unico paese europeo con un partito laico e uno cattolico". E a Famiglia cristiana che contesta l'intesa coi radicali una domanda: "Perché non lo ha detto nel 2001, quando Marco Pannella si candidò nel centrodestra? Perché allora non ci fu tutta questa polemica?" Il direttore del settimanale, Antonio Sciortino, ha replicato sostenendo che "non è così, la cultura e le battaglie radicali sono state sempre contrastate da noi e il loro arrivo apre un contenzioso coi cattolici del Pd". Anche dal fronte opposto, quello ultra laico, lo scienziato Piergiorgio Odifreddi ha incalzato sostenendo che "mettere insieme Binetti e Bonino non è una scelta chiara sulla laicità, è veltronismo". Il presidente del Senato Franco Marini difende invece l'impegno dei cattolici nel partito: "Siamo dentro un partito laico, non laicista, e ci prendiamo le nostre responsabilità, non siamo marginali". L'accordo coi radicali non lo boccia, perché "la trattativa è stata condotta bene". I battibecchi tra laici e cattolici vengono invece definiti "odiosi" dall'associazione "Libertà e giustizia" che chiede a Veltroni di ricomporli.

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Diritti, io lesbica nel Pd chiedo un impegno (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del AL CANDIDATO SINDACO È necessario un dialogo con la comunità glbt della città Diritti, io lesbica nel Pd chiedo un impegno Cristiana Alicata La lettera Caro Francesco, chi ti scrive è lesbica, fa parte del tuo partito e tutte le volte che ti sei candidato a sindaco di Roma, ti ha votato. Sei arrivato a Roma, quasi venti anni fa, giovane e con una forte coscienza ambientalista. Il 7 luglio del 2000 revocavi il patrocinio alla più grande manifestazione per i diritti delle persone omosessuali e transessuali che la storia italiana ricordi. Quel giorno, caro Francesco, la comunità gay più grande d'Italia, quella romana, interrompeva con il proprio sindaco, tu, un rapporto bello, sereno, di reciproco rispetto. Oggi, più vecchio (consentimelo) e meno laico ti ripresenti a Roma. Sei diverso tu, è diversa la città. Nelle precedenti tornate elettorali in cui tu e Walter vi siete presentati alla città, Roma ha premiato una coalizione che oltre ad avere una forte ambizione programmatica e votata al cambiamento (avete rivoltato Roma come un pedalino come si dice a Roma e lo dico in senso buono) era una coalizione che aveva nelle sue corde la rappresentatività della città in tutte le sue diverse anime. Roma vantava un'integrazione razziale che solo oggi ha cominciato a scricchiolare a differenza di altre città, accoglieva decine di migliaia di studenti fuori sede da tutto il sud, abbracciava San Pietro nella storica ospitalità alla Chiesa Cattolica e cresceva materna una forte comunità gay che in questi venti anni dalle feste e dal buio, dall'amato Pasolini, è riuscita ad uscire allo scoperto, ha messo su famiglia, ha comprato case, ha messo radici, ha animato luoghi. Insomma, Roma, era davvero la Capitale d'Italia, tenera e aperta, tollerante e spirituale. Non ti nascondo che oggi, la comunità gay e transessuale e non solo, guarda con perplessità alla tua candidatura, dopo averti amato come sindaco. E' necessario, Francesco, che tu dialoghi con questa comunità ferita e vilipesa, che ha visto tradita l'aspirazione al Registro delle Unioni Civili, che legge sui muri sempre più scritte omofobe e che, in ultimo, in questi giorni ha visto bruciare uno dei locali di ritrovo più frequentati, il Coming Out. Vedi, Francesco, come ho scritto anche al nostro caro Walter, le parole di persone come te e lui, sulla questione omosessuale hanno un peso incredibile. A volte anche il silenzio lo ha. Il riconoscimento, anche da parte di un comune come quello di Roma (non mi dire che è una questione da risolvere in parlamento) ha importanza per mettere dei paletti contro il dilagare dell'omofobia. Dire che le famiglie sono la priorità, come hai detto in questi anni, come se noi non fossimo famiglie, ha contribuito a creare contrapposizione tra famiglie eterosessuali e omosessuali, come se il fatto che io possa lasciare la mia casa, le mie cose alla mia compagna senza dovere discutere di legittima (e non vado oltre a raccontarti tutte le cose che non posso fare per lei), tolga qualcosa ai miei vicini di casa eterosessuali. Francesco, è necessario organizzare un incontro sulla laicità della città di Roma, è necessario che ti riabbracci con i rappresentati della comunità GLBT romana, attraverso la promessa che sarai anche il nostro sindaco supportando iniziative che ostacolino l'omofobia nelle scuole e per le strade, impegnandoti ad inserire ufficialmente nella giornata e nei viaggi della memoria anche la memoria dell'olocausto omosessuale, e garantendo fin d'ora il patrocinio e la tua presenza (pensa lo ha fatto anche Giuliani a New York!) ai GayPride che si svolgeranno a Roma. Sappi che ad oggi il voto omosessuale alla tua carica di sindaco non è scontato. Dacci la possibilità di fare campagna elettorale per te.

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IL CLIMA è rovente e a soffiare sul fuoco della polemica sono le cosiddette diverse a (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del di Maria Zegarelli IL CLIMA è rovente e a soffiare sul fuoco della polemica sono le cosiddette "diverse anime" del Pd. Ieri il segretario del partito Walter Veltroni ha avuto molto da fare su più fronti, dalle liste dei candidati all'ultima questione esplosa dopo l'accordo con i Radicali. L'obiettivo è soprattutto uno: arrivare al convegno di oggi pomeriggio con un clima di ritrovata serenità tra i cattolici allarmati dall'ingresso in lista delle truppe di Marco Pannella e Emma Bonino. L'appuntamento era stato fissato in tempi "non sospetti", con il governo Prodi ancora in carica, e il titolo "Educare al bene comune" avevo lo scopo di unire i cattolici. Di fatto sarà inevitabile, oggi alle 15, toccare anche la stretta attualità. L'ordine del giorno, a sentire gli organizzatori, è rigido: interverranno Veltroni, Andrea Riccardi (fondatore di Sant'Egidio), Guido Formigoni, il sociologo Franco Garelli e il salesiano Don Carlo Nanni. Le defezioni non si sono fatte aspettare. "Non penso che parteciperò al convegno, al quale non sono stata invitata a parlare e spiegarmi - ha fatto sapere Rosy Bindi -. Sto dentro al Pd e non credo che agli italiani interessi da dove vengo ma dove vado". Bindi - Franco Monaco ha preso la stessa decisione - argomenta "dal momento che i cattolici sono stati invitati a partecipare e non a parlare, onde evitare di essere accomunata a chi la pensa diversamente da me, preferisco non partecipare anche perché l'ultima cosa che penso si possa fare in questo momento è di contrapporre a nove radicali cento cattolici". Centotrenta, ad essere precisi, che si "dividono" in quattro componenti più o meno grandi e che oggi vorranno far sentire soprattutto il loro peso. I teodem sono il gruppo meno consistente numericamente ma più agguerrito, portati in parlamento da Francesco Rutelli nel 2006 e dei quali fanno parte - con grande attenzione da parte del cardinale Camillo Ruini - Paola Binetti (Scienza e vita), Luigi Bobba, ex presidente delle Acli, Enzo Carra e Marco Calgaro. I popolari, i più numerosi, eredi di Don Luigi Sturzo, vantano nomi come Marini, Fioroni, Castagnetti, Franceschini e Soro. Tra i cattolici "adulti" - definiti così da Romano Prodi - figurano Bindi, Parisi, Monaco, Santagata, mentre tra i cristiano sociali - di provenienza Ds, oggi coordinati da Mimmo Lucà - aderiscono tra gli altri Lucidi, o Zucchelli e Tonini. Infine, i cattolici "liberali", come Bianchi, Mosella, Zanda, Lusi e Rutelli. Si racconta di un pranzo tra alcuni autorevoli esponenti dell'anima cattolica del Pd avvenuto ieri - a cui non è stata invitata Rosy Bindi - molto incentrato sulla formazione delle liste e sull'azione di contrasto al rischio rappresentato dall'innesto con i Radicali. A svelenire il clima certo non aiuta la stampa cattolica, che sui temi cosiddetti eticamente sensibili continua ad agitare lo spettro della deriva laicista. Ieri Avvenire, quotidiano della Cei, ha dedicato due intere pagine a "La storia del documento "fantasma" della Federazione nazionale Ordini dei medici, lanciando un attacco frontale al presidente del camici bianchi, Amedeo Bianco, che aveva reso pubblico un documento inviato al Consiglio nazionale della Fnomceo contenente considerazioni riguardanti la legge 194, la 40, la pillola abortiva e la pillola del giorno dopo. Alla base dell'attacco il fatto che il documento diffuso non era stato votato né rappresentava la maggioranza dei camici bianchi. "Quel documento era un contributo fornito al Consiglio da un gruppo di lavoro da me costituito, composto da laici e cattolici, che facevano un punto sul codice deontologico alla luce dei progressi della scienza e dei nuovi quesiti di fronte ai quali i medici sono chiamati. Il mio - ha spiegato Bianco - è stato un errore di ingenuità perché ho pensato che potesse essere utile al dibattito e al confronto il lavoro dei colleghi che peraltro avevano richiamato posizioni precedenti, quelle sì votate all'unanimità, del Consiglio e della Commissione di bioetica. Quello che mi auguro è che questa polemica si chiuda e si aprano invece spazi di condivisione dei valori".

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Non facciamoci del male, niente muri tra laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del ANTONELLO SOROCapogruppo del Pd alla Camera: l'idea del dialogo è nel dna del nostro partito. Anche nei democratici americani convivono sensibilità diverse "Non facciamoci del male, niente muri tra laici e cattolici" / Roma Anche lui è stato tra coloro che nei giorni caldi degli abboccamenti tra Pd e radicali hanno espresso perplessità su eventuali candidature come quelle -tanto per fare nomi e cognomi- di Marco Pannella e Sergio D'Elia. Ma una volta sciolto il nodo, Antonello Soro, capogruppo del partito alla Camera, ha messo un punto alle polemiche. Che, invece, continuano. Soro, i cattolici del suo partito sono sul piede di guerra. Siamo di nuovo al "facciamoci del male" che ha contraddistinto la coalizione di centrosinistra? "Oggi il mio amico Roberto Giachetti definisce questo atteggiamento la sindrome "tafazziana"". Già, a qualcuno dà fastidio che si stiano creando le condizioni per farcela? "Non penso che dobbiamo cadere nell'errore di aprire una disputa innaturale all'interno non solo del Pd ma della politica italiana. La missione principale del Pd è quella di ristrutturare il sistema politico abbattendo tutti i muri: sarebbe paradossale erigerne di nuovo uno tra laici e cattolici. Questo partito ha nel suo dna l'idea del dialogo e dell'ascolto come fattori non eludibili. Nei grandi partiti a vocazione maggioritaria nel mondo la dimensione religiosa non è mai uno spartiacque fra le posizioni politiche: ovunque, a partire dal partito democratico americano, convivono senza problemi sensibilità anche distanti". Se è vero questo, come si spiega la grande preoccupazione per nove radicali in lista vissuti come una minaccia dai cattolici? "Sono cattolico e non mi sento affatto minacciato. Vorrei che fosse chiaro un concetto: "laicità" non è il contrario di "religiosità". La laicità è il contrario di "fondamentalismo" "fanatismo" e "clericalismo". Nel Pd credo che ci siano alcune singole personalità dei due schieramenti estremi che hanno una rappresentazione mediatica assolutamente sproporzionata rispetto alla maggioranza dei democratici". Non c'è il rischio che l'allarme nell'elettorato Pd e dei potenziali elettori - quello di cui parla Giorgio Tonini - lo creino proprio le polemiche che i politici stanno alimentando? "Ne sono convinto. Credo che la rappresentazione che viene data di questa fase e della scelta di includere nelle liste del Pd alcuni radicali, sia distorsiva della realtà e possa ingenerare dubbi e tensioni in molti nostri elettori: vorrei ricordare che il Pd contiene al proprio interno un numero di parlamentari cattolici molto alto rispetto a tutti gli altri partiti. Inoltre, da un sondaggio di Famiglia Cristiana, risulta che Walter Veltroni è ritenuto dai cattolici il candidato più affidabile. Noi abbiamo il dovere di riportare la discussione nei termini reali, perché l'idea fondamentale del nostro partito non è quella di caratterizzarsi per una nuova stagione di integralismo né da una parte né dall'altra". Non sarebbe meglio per il Pd trovare un momento di confronto interno su questi temi? "Abbiamo avuto un confronto ricchissimo sulla Carta dei Valori approvata all'unanimità e in cui si dovranno riconoscere tutti quelli che si candideranno nelle liste del Pd. È vero che sui giornali finiscono le polemiche, ma anche qui va chiarita una cosa: se si intervistano soprattutto coloro che hanno posizioni estreme nel dibattito politico del Pd se ne da una rappresentazione falsata". Dunque, non esiste una questione "B", come è stato definito il botta-risposta Bindi-Bonino-Binetti? "La scelta di candidare Bonino nelle nostre liste è largamente condivisa perché Emma è uno dei ministri che meglio ha interpretato la politica di innovazione dell'economia italiana e sulla quale spero si possa fare affidamento nella fase che si aprirà all'indomani delle elezioni. Bisogna cessare di assecondare l'idea che i cattolici sono quelli che più pedissequamente manifestano ossequio formale agli orientamenti dei direttori di quotidiani". Dietro questa polemica non c'è il tentativo di rivendicare candidature blindate? "Non credo affatto". m.ze.

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Quando l'orrore cancella la politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Quando l'orrore cancella la politica Lidia Ravera Segue dalla Prima È il giorno della deposizione dell'unico scampato alla strage, Mario Frigerio, un uomo magro dall'andatura incerta, che si appoggia ad una stampella. Il cronista riporta la sua testimonianza: "Non me la dimenticherò mai quella faccia finchè vivrò", ha detto. Poi si è rivolto al suo assassino: "È inutile che mi guardi disgraziato". Terribile. È finita? No. C'è ancora un'altra notizia: sono stati ritrovati alle porte di Montecatini i corpi senza vita di una madre e di una figlia. La madre era una poliziotta di 49 anni. Ha sparato prima alla figlia e poi a sé stessa. La figlia aveva 9 anni. Pare che l'omicidio suicidio sia "nato dal dissidio con l'ex coniuge". Le immagini mostrano una macchina, una periferia. C'è poco da vedere. Ma le parole pesano. Mi accorgo che ho subìto il notiziario, fino a questo punto, quasi dieci minuti, in stato di apnea. Trattenevo il fiato. Una valanga di dolore allo stato puro. Bambini morti in fondo a un pozzo, vite stroncate nella situazione più quotidiana, bambine ammazzate dalla mamma, famiglie sgozzate dai vicini di casa. Come quinta notizia, per fortuna, ritorna la politica: con sollievo mi accorgo che posso ricominciare, dolcemente, ad annoiarmi. È davvero strano ritrovarla in fondo al telegiornale in tempi di campagna elettorale. In genere è lei, la protagonista dei tiggì. "E ora veniamo alla politica", dice il conduttore. E senti, nettissimo, un senso di straniamento. La notizia riguarda il vertice del centro-destra. "Il partito della libertà è arrivato al dunque" notifica il cronista. Ah sì? E quale sarebbe "il dunque"? Ma le candidature, ca va sans dire! Quanti di Alleanza Nazionale, quanti della Mussolini, quanti della Lega e quanti di Forza Italia, saranno messi in lista in modo da essere eletti? Probabilmente è in corso uno scannamento collettivo (nel nostro Paese, nel nostro Palazzo, nessuno fa niente per niente). Ma il sangue non scorre, rosso e visibile, come nel teatro di un'incidente stradale. La notizia seguente è di nuovo "politica": Veltroni presenta il prefetto Serra, supercandidato nel Pd. Dichiara che Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e feriti, semmai qualche contusione mentale o morale. Finisce l'anomalo telegiornale del 26 febbraio, a meno di due mesi dal prossimo confronto elettorale. Spengo il televisore frastornata. Che cosa sta succedendo? L'irruzione della cronaca nera ha scansato la centralità dei soliti maneggi e magheggi. È apparsa particolarmente fatua la vita quotidiana dei partiti, dopo tutto quel dolore, tutta quella disperazione. La temperatura emotiva, salita alle stelle con la scoperta dei resti di due bambini, è ridiscesa violentemente quando di nuovo siamo stati ragguagliati sullo stato di salte dei due principali contendenti e sulle chances di tutti gli altri. Ce la farà Mastella a piazzarsi dopo che quasi tutte le porte gli sono state sbattute in faccia? Che cosa riceverà in dono Gianfranco Fini per essere tornato all'ovile scodinzolando? Improvvisamente, tutto questo tessuto di dichiarazioni e confutazioni, appare per quello che è: parole. Di questo vive la politica. Parole. La politica vive di parole. Ma non sono le parole durevoli della letteratura che raccontano storie e scavano dentro la vita, sono le parole effimere, le invenzioni lessicali di comodo, il gergo autoreferenziale degli addetti al governo. A schermo spento, mi accorgo che stavano proprio bene, le ultimissime sulla sfida elettorale, giù giù in fondo al tiggì, penso che dovrebbe essere sempre così. Prima la vita dei cittadini, i problemi reali, la descrizione delle condizioni di lavoro, i grandi e piccoli temi che coinvolgono le donne e gli uomini di questo e di altri Paesi, poi la politica, se ha da proporre qualcosa per risolvere, migliorare, rilanciare, riformare, rivoluzionare lo stato di cose presente. Un telegiornale che informa e non deforma, che dà la parola a tutti quelli che hanno qualcosa da segnalare, anche se non sono portavoce o voce solista, del rutilante mondo della politica. Non sarebbe male, sarebbe una bella novità. Sarebbe una bella novità ascoltare, in televisione, voci di gente che non parla per professione, che chiede invece di promettere, che spiega e racconta invece di promuovere se stesso o il proprio schieramento, perpetuamente in ansia, sempre costretto ad esibire la certezza della vittoria. Invece, per mandare i maneggi elettorali in seconda posizione, bisogna, evidentemente, finire morti ammazzati, farsi scannare in massa, farsi vittime. Possibile che siamo protagonisti del tele-giornale soltanto nel settore della cronaca nera? www.lidiaravera.it.

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Cari cattolici, basta crociate (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Cari cattolici, basta crociate Carlo Flamigni Segue dalla Prima A desso, dopo la polemica sui giornali, anche loro mi evitano, chi li sente più... E con mio figlio... Dieci anni, un innocente, gli faccio fare anche l'ora di religione, non voglio che si senta diverso... E ieri è venuto a casa che piangeva, tuo padre è un ateo, gli ha detto, proprio lui, il figlio di quelli del terzo piano, lui diceva che era il suo migliore amico, voleva andare in campeggio con lui... Adesso gli insegno io come si reagisce a chi ti vuol offendere proprio negli affetti, nelle cose più care, anche se in realtà non è colpa sua, è chiaro, certe cose le sente... Un calcio proprio lì, bello e forte, vediamo cosa dice la maestra, voglio proprio vedere... Spero che sia chiaro che sono tutte favole, non ho figli di dieci anni da più di trent'anni, non ho colleghi che mi guardano di sbieco, anche perché non ho più colleghi. Ma questa è l'aria che comincia a tirare, quella che sento andando in giro a parlare di aborto in tante città. La gente, molta gente è arrabbiata, donne e uomini che non capiscono, si interrogano e si chiedono dove siano finiti i diritti, tanti di loro per questi diritti hanno lottato, e adesso... La gente, molta gente è arrabbiata e, bisogna avere il coraggio di dirlo, ce l'ha con i cattolici, proprio non riesce a fare distinzioni. Non è una questione che riguarda solo le donne, anche se è sulla loro pelle che si gioca questa brutta partita, perché la posta è una faccenda delicata, una di quelle per le quali si è andati sulle barricate, roba di democrazia, di libertà, di conflitti dolorosi tra diritti, di princìpi, ultimi o non ultimi, dite voi, anche di valori, se proprio si vuole spaccare il Paese. E allora mi rivolgo ai cattolici, a quelli che hanno ancora voglia di ragionare con la loro testa, e a loro chiedo perché. Perché questa crociata. Perché questi attacchi così violenti e malevoli che, è solo un esempio che faccio, intendono cambiare una legge che, per almeno metà degli italiani (ragiono per difetto, come si può capire se ricordate i risultati del referendum), ha risolto un drammatico problema sociale? Perché creare una tensione così alta come non l'avevo mai, mai nella mia vita, avvertita, tra laici e cattolici, credenti e non credenti? C'è qualcuno così folle da pensare che questo paese ha bisogno di una guerra di religione? C'è qualcuno che può garantire che un conflitto su questi temi si fermerà a livelli ragionevoli? C'è qualcuno che ritiene che mettere i medici uno contro l'altro, a lavorare da nemici fianco a fianco nello stesso ospedale, sia privo di conseguenze, per loro, per la gente che a loro si affida, per tutti? C'è qualcuno incapace di intuire dove si finisce quando ci si batte sui valori, una guerra senza mediazioni possibili, i miei buoni e i tuoi cattivi, non c'è alternativa possibile? Io non so come è andata all'Ordine dei Medici, se tutto si è svolto secondo le regole o no. Ammettiamo che le regole non siano state rispettate, è possibile. Ad esempio, uno potrebbe dire, non c'è traccia, nel documento, della voce dei medici cattolici, quelli che la 194 la vorrebbero abolire, quelli che pensano che le indagini genetiche pre-impiantatorie servono solo a consentire scelte eugenetiche. Giusto. Forse che, allora, nei documenti del Comitato Nazionale per la Bioetica c'è traccia delle opinioni dei laici? I documenti del CNB vengono messi ai voti, pensate, si vota per decidere che la vostra morale è migliore della nostra, che la vita personale comincia con l'attivazione dell'oocita e chi ritiene che non sia così sbaglia, la sua opinione deve essere ignorata, i suoi valori sono inferiori, non parliamo dei suoi principi morali: tutto ciò sulla base di una falsa democrazia, visto che i membri del CNB non sono stati eletti ma solo scelti da dio solo sa chi. Ma ho altre domande in testa: ad esempio, qualcuno crede veramente che la maggioranza dei medici - intendo di quei medici che interrompono le gravidanze in ossequio alla legge 194 e al principio secondo il quale si interrompe una gravidanza quando è a rischio la salute della donna - sia composta di mascalzoni e di assassini? Sinceramente dai cattolici mi aspettavo di più, più correttezza, più trasparenza, persino più cortesia. Esistono, giuro che esistono, le avete usate anche voi, un tempo. Perché siete tanto cambiati? Fingete di non sapere che la pillola del giorno dopo non inibisce l'impianto dell'embrione, ci sono ricerche recenti e bellissime del "Karolinska Institutet" di Stoccolma a provarlo. Fingete di ignorare che la legge 194 rispetta i feti vitali - ci mancherebbe altro - per i quali è prevista l'interruzione di gravidanza solo in condizioni di necessità, una concessione che esisteva anche con le leggi fasciste. Dove è finita la compassione che è necessario, obbligatorio avere per le donne che scelgono di abortire, povere criste dilaniate dalla paura di vedersi sconvolgere la vita da un imbecille incapace di controllare il proprio orgasmo e per le quali siete stati capaci solo di trovare un nuovo insulto, la sindrome del boia, bella roba... Pensate veramente che la legge possa essere migliorata? Può darsi. Ebbene, ci sono certo tra voi persone sagge disposte a discutere senza urlare e senza offendere, che parlino. Cerchiamo un linguaggio semplice e onesto, che ci accomuni, evitiamo gli isterismi di chi che si fa bello inventandosi la letteratura medica, c'è spazio, c'è spazio per una mediazione, c'è ancora spazio. Proviamo a chiedere all'Avvenire e all'Unità di pubblicare, ogni domenica, la stessa pagina, costruita in comune, sui temi eticamente sensibili e approviamo un codice di comportamento che esiga una moratoria (?) sugli insulti e le accuse becere. Ma non è vero che la pillola abortiva è "uccisiva" (vedete, uso persino il vostro linguaggio!). E non è vero che l'interruzione di gravidanza viene utilizzata a scopo anticoncezionale, a meno che voi non riteniate che due aborti nella vita di una donna abbiano questo significato. E non fate parlare gli incompetenti. Un alto prelato che dichiara pubblicamente che non si può affermare che la legge funziona, perché se è vero che sono diminuiti gli aborti è anche vero che sono diminuite le nascite, passa inosservato solo in questo patologico clima di sottomissione, solo una persona che non sa come nascono i bambini ignora che i calcoli si fanno sul numero di rapporti sessuali che per quanto so - ma sono stato molto indaffarato in questi ultimi tempi e può darsi che la vita sessuale degli italiani si sia improvvisamente scolorita senza che io me ne sia accorto - gli alti prelati stentano a monitorare. È vero invece che la legge viene applicata male perché un numero inverosimile di medici (troppi, è evidentemente, almeno in molti casi, una scelta sleale) ha optato per l'obiezione di coscienza e questo vuol dire attese più lunghe, interventi a maggior rischio, due Italie ancora una volta diverse, il nord e il sud. La legge 194 protegge la salute delle donne, spero che su questo punto non esistano dissensi: è possibile che un medico si faccia assumere in un ospedale dichiarando che sì, la salute delle donne lui la vuole proteggere, ma solo fino a lì, non un passo oltre? Possibile che debba scegliere per forza una specialità per la quale non sembra proprio tagliato? Posso capire la necessità di consentire l'obiezione a quei medici che la legge ha sorpreso dentro agli ospedali, non potevano sapere che sarebbero state chieste loro attività che consideravano moralmente illecite, ma oggi? E comunque, perché mai non c'è traccia di un solo obiettore che abbia deciso di impegnarsi, per pareggiare i conti, sulla promozione della cultura che riguarda il controllo delle nascite, o sull'educazione sessuale, insomma su uno dei tanti argomenti che per noi fanno parte della prevenzione delle gravidanze indesiderate e dell'aborto? Lo so, abbiamo, noi e voi, un concetto molto diverso di cosa significa esattamente prevenire l'aborto. Per me, e per molti come me, significa controllo della fertilità, maggiore cultura, giustizia sociale, migliori possibilità di lavoro, più rispetto per la dignità delle donne, uomini più consapevoli e più responsabili , cose così, sapete, siamo dei poveri laici. Per voi vuol dire dissuasione, pietà, aiuto alle donne bisognose nel momento del bisogno maggiore (e dopo?)... Pietà a parte (scusateci, non vorremmo proprio sentirne parlare) non potremmo unificare queste diverse interpretazioni? È stato fatto, più di una volta.

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Le donne e il male - valerio petrarca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Napoli Le donne e il male VALERIO PETRARCA (segue dalla prima di cronaca) Fino a oggi ha cambiato undici "protettori", passando dalle mani dell'uno a quelle dell'altro attraverso vere e proprie compravendite. Non è una storia isolata. Si contano circa 500.000 donne fatte schiave attraverso un protocollo di inganni che si consuma tra l'Europa e il mondo povero dei paesi orientali e soprattutto dell'Africa. La Campania è uno snodo importante di questo mercato globale dei corpi. I numeri delle prostitute e dei clienti sono smisurati. Almeno 9 milioni di maschi italiani alimentano questo settore del mercato del sesso, dove le fantasie delle bambine del paesi poveri di fronte al luccichio delle città occidentali prendono corpo in inganni di grandiosa e diabolica astuzia. Le parole di Rita Giaretta, Odile Van Deth e Mariapia Bonanate, ascoltate a Villa San Luigi lunedì scorso (per iniziativa dell'associazione "Laici e Gesuiti per Napoli"), sono state capaci di centrare uno spazio di verità. è quello che si nasconde dietro ciò che vediamo (per esempio le giovanissime prostitute, per lo più nere, che stanno sulle strade delle nostre periferie), ma preferiamo non approfondire: il punto di vista delle vittime, il loro vissuto, le storie di bambine mille volte ingannate fino a diventare la base produttiva di un'economia e di una cultura del male non sempre separabile dall'economia e dalla cultura di cui non dobbiamo vergognarci. Queste storie di vita, in cui si incontrano la speranza dell'infanzia e l'orrore del male, più sono raccontate nei particolari del quotidiano, più fanno sorgere interrogativi radicali e astratti. Le tre donne invitate a parlare provengono tutte dal mondo cattolico. Ci hanno detto che bisogna riflettere sul male in sé senza giudicare i soggetti che l'interpretano. Secondo le tre relatrici, insomma, dobbiamo denunciare il male inferto alle bambine, ma non possiamo giudicare chi le ha trascinate in viaggi estenuanti, obbligandole a guardare avanti, vietando loro di soccorrere chi moriva alle loro spalle (un terzo "si perde" durante il viaggio); non possiamo disprezzare né chi le ha comprate, né chi oggi le obbliga a prostituirsi, né chi le usa sessualmente arricchendo i loro carnefici. Se così è, se l'uomo dunque è interprete e non autore del male, quell'accusa che i cristiani distolgono dai soggetti della storia se la ritrovano rivolta direttamente al loro Dio, creatore e signore del mondo. Perché Dio permette tutto questo? Siamo certi, che se esiste, è un Dio buono? Si passa così dall'infinitamente concreto (la vicenda unica e irripetibile di una bambina finita prostituta), alle grandi domande a cui nessuna società umana, anche la più perfetta, può sottrarsi (perché, per quanto felice, conoscerà pur sempre la morte e la malattia). In questa realtà, Odile Van Deth ci ha ricordato che nel Genesi, quando Dio completa la creazione, non si riposa. La traduzione ("e il settimo giorno si riposò") non è felice, perché la parola ebraica corrispondente non trova immediati riscontri nelle lingue occidentali. Dio non si è riposato, piuttosto si è ritirato dal mondo che ha creato, dicendo "accomodatevi", "siete a casa vostra". Si è fatto da parte, ha rinunciato a obbligarci al bene pur di farci liberi, cioè simile a lui. Sicché, sia che crediamo sia che non crediamo, non possiamo abbandonarci davanti all'evidenza del male, perché è opera nostra: non possiamo incolpare astrattamente né Dio né l'uomo. Possiamo renderci individualmente responsabili del mondo che vediamo, dove al male della morte e della malattia si aggiungono le crudeltà che alcuni infliggono e altri subiscono. Le storie di vita che ha raccontato Rita Giaretta non provengono da indagini di studio. Sono frutto di un'azione a fin di "bene" che guida alla comprensione del male. Undici anni fa, in occasione della festa dell'otto marzo, alcune suore orsoline, senza scorta, si misero in macchina per fare lo stesso percorso di chi cerca le prostitute. Quando ne avvistavano una, scendevano dalla macchina e le regalavano una piantina di primule (le mimose sfioriscono dopo un giorno solo) con un biglietto su cui, in italiano, francese e inglese, comparivano l'indirizzo a cui rivolgersi e le seguenti parole: "C'è qualcuno che pensa a te". Queste suore si presentavano appunto come "sorelle", un nome che generalmente non lascia indifferenti gli extracomunitari. Da quel giorno, almeno 270 ragazze si sono lasciate aiutare dalla "Casa Rut", al centro di Caserta, recuperando per prima cosa il loro vero nome, che avevano messo da parte per far posto ai vari soprannomi imposti loro dai "protettori". La differenza sessuale è uno dei primi e fondamentali segni della natura che le culture e le lingue utilizzano per mettere in ordine (concettualmente) il mondo. Non c'è infatti significato che non si basi sull'articolazione di differenze e opposizioni. Ed è per questo motivo che quando si comincia a parlare del femminile e del maschile si finisce in un modo o nell'altro per parlare della differenza in sé, della differenza in astratto, dove "maschio" e "femmina" diventano contenitori di discorsi destinati a sorvolare su ciò che più conta: la complessa trama in cui, nella storia viva e reale, si intersecano le grandi e piccole differenze. Si può dire però con certezza che i grandi contenitori simbolici della differenza (quella dell'età e del sesso) descrivono il panorama dell'ineguaglianza e del male in modo appunto differente a seconda dei territori e delle classi in cui trovano la loro storica e individuale applicazione. Le tre donne che hanno parlato lunedì sera a Villa San Luigi ci hanno aiutato a discernere tra le costanti antropologiche della differenza e il loro uso nella vita individuale e collettiva, un uso che con la nostra volontà possiamo rendere benefico o malefico, giusto o ingiusto.

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Con Veltroni in lista Serraex prefetto, ex Forza Italia (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Partito democratico Il leader Pd smussa le polemiche con i cattolici del suo schieramento Roma. Di prima mattina negli studi di "Radio anch'io" per respingere le accuse di "Famiglia Cristiana" ("Perché, quando Pannella si candidò con Berlusconi, nel 2001, quel giornale non ha detto nulla? Perché solleva questioni solo ora?"); e subito le anticipazioni sulle priorità del suo programma ("Ogni euro recuperato con la lotta all'evasione, dovrà essere impegnato per abbassare le tasse"); poi l'annuncio della candidatura del prefetto "di ferro" Achille Serra, "strappato" al centrodestra; di corsa nella sede del partito per mettere a punto i dettagli della intesa con i radicali, poi una riunione con i "teodem" per rassicurarli ("Ci ha detto che nessuna cultura sarà egemone all'interno del partito" ha riferito Enzo Carra, presente all'incontro); all'ora di pranzo riunione con lo staff tecnico per preparare la riunione di oggi con i dirigenti regionali per "chiudere le liste" entro lunedì prossimo; ed ancora una corsa per presentare il progetto di legge contro la pedofilia; infine, a sera, una "apparizione" al Tg 4 per assicurare che, dopo il voto, si dovrà mettere mano alle riforme, compresa quella sulla "par condicio": questa è stata la giornata di Walter Veltroni, candidato premier del Pd. Il vero nodo che lo affligge, però, è l'attrito tra la componente cattolica e quella laica del Partito Democratico. Una tensione accresciuta dai segnali che, attraverso la stampa, gli ambienti vaticani hanno voluto inviare. "Ma in tutti i paesi occidentali, in tutti ripeto, convivono in uno stesso partito, le componenti laiche e quelle religiose. Senza che l'una prevalga sull'altra. Ma lo Stato deve essere laico - ha ripetuto nello studio di "Radio Anch'io" il segretario Veltroni - Certo non ho capito perché Famiglia Cristiana sia tanto critica con noi e, invece, abbia tenuto un altro comportamento con la Cdl quando ospitò i radicali". "Sono io a garantire il rispetto di tutti" ha spiegato, qualche ora dopo, proprio Veltroni ai "teodem" che, sollecitati dagli interventi del Vaticano, avevano chiesto garanzie. "Siamo stati tranquillizzati" hanno assicurato i partecipanti. Ma Rosy Bindi, tanto per avere ulteriori assicurazioni, ha chiesto ufficialmente che il Pd candidi nel Lazio Giovanni Bachelet, ordinario di Fisica all'Università, e figlio di Vittorio, ucciso dalle Br nel 1980. "In realtà, mettere assieme sia la Bonino che la Binetti non è stata una scelta: è stato "veltronismo"? si è lamentato il matematico Piergiogio Odifreddi, ateo e laico convinto, esponente del Pd - E' difficile coniugare cattolicesimo e laicismo. I nodi arrivano al pettine". I radicali, però, hanno deciso di tenere un profilo basso: nessuna replica da Emma Bonino che, ieri mattina, è tornata ad incontrarsi con Veltroni per mettere a punto i dettagli dell'intesa elettorale. Una cosa, però, il Pr ha tenuto a precisare: non c'è mai stata alcuna intenzione di candidare il professor Silvio Viale (medico e presidente dell'associazione Adelaide Aglietta). Le liste del Pd saranno pronte lunedì prossimo (oggi, a Roma, è prevista una riunione dei dirigenti locali per metterle a punto), ma Veltroni, ieri, ha annunciato ufficialmente la candidatura di Achille Serra. Quando era sindaco di Roma, era con il "prefetto di ferro" la prima telefonata della giornata: "Con lui ho lavorato bene e di lui ho grande stima" ha spiegato il segretario del Pd ai giornalisti. "Ne sono onorato" ha risposto Serra, che è già stato in Parlamento, ma nelle fila di Forza Italia. Con lui sono due (l'altro è Luigi De Sena, capolista in Calabria) i "superpoliziotti" candidati con il Partito Democratico. Angelo Bocconetti 27/02/2008.

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Pillola abortiva, disco verdedall'Agenzia del farmaco (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Ok alla commercializzazione Si tratta del primo passo per rendere la Ru486 disponibile anche alle donne italiane. Però soltanto negli ospedali 27/02/2008 Roma. Primo via libera per la commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486. La commissione tecnico-scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato il proprio parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio della Ru486, attraverso la procedura di mutuo riconoscimento (che coinvolge anche altri Paesi europei). La domanda era stata avanzata a fine novembre dalla Exelgyn, la ditta farmaceutica francese produttrice del farmaco. É il primo passo per rendere la RU486 disponibile in anche Italia, come farmaco utilizzabile esclusivamente in ospedale (e dunque classificato in fascia H). L'iter di autorizzazione prevede infatti che il Comitato tecnico scientifico dell'Agenzia europea del farmaco (Emea) dia ora il via libera al mutuo riconoscimento. Ok che dovrebbe arrivare già oggi. Dopo questo passaggio, la pratica tornerà all'agenzia italiana Aifa che, a sua volta, deve dare mandato al Comitato prezzi e rimborsi dell'agenzia del farmaco per negoziare quanto costerà la pillola al Servizio sanitario nazionale. Infine approvazione del Consiglio di amministrazione e pubblicazione in Gazzetta ufficiale. A quanto pare però, per i tecnici dell'Aifa resta un altro nodo da sciogliere. La RU486, infatti, deve essere somministrata alle donne in aggiunta a un altro farmaco, il misoprostolo, che è autorizzato in Italia esclusivamente come gastroprotettore e non per uso ginecologico. Dunque, spetterà alla Commissione tecnico scientifica decidere come ampliare le indicazioni di questo prodotto consentendone l'uso in aggiunta alla pillola abortiva. "Sono soddisfatto, è un grande giorno per le donne italiane"., commenta il ginecologo torinese Silvio Viale, uno dei promotori della sperimentazione della Ru486, che aveva già anticipata al Secolo XIX la probabile data del via libera della commissione dell'Agenzia italiana del farmaco. Per Viale "questo corona una battaglia di 7 anni, anche se in ritardo di 20 rispetto alla Francia e di 9 rispetto all'Europa. Finisce il bluff di chi la chiamava pesticida umano e di chi parlava di aborto a domicilio, di aborto privato". Il medico sottolinea infatti che "la Ru486 sarà utilizzata per gli aborti secondo la legge 194 e permetterà anche ai medici italiani di partecipare alle ricerche in numerosi altri campi della medicina". La ministra Livia Turco aveva a sua volta anticipato in un'intervista al Secolo che la donna che decide di interrompere la gravidanza con la pillola farà lo stesso percorso di chi ricorre all'intervento chirurgico secondo la 194 e quindi negli ospedali pubblici. Anche il presidente della Società italiana di ginecologia ed ostetricia (Sigo) Giorgio Vittori precisa di non voler entrare nel merito delle polemiche che dividono i camici bianchi sull'opportunità di utilizzo della Ru486, ma afferma che va eventualmente utilizzata "solo sotto stretto controllo medico e sulla base di protocolli precisi". É una sorta di "avvertimento", forse, alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che in un suo recente documento aveva approvato l'utilizzo della pillola abortiva, contro il parere dell'Associazione dei medici cattolici secondo i quali il farmaco è nocivo alla salute delle donne. La letteratura scientifica, ha osservato comunque Vittori "porta a dire che la RU486 è un farmaco studiato e testato, ma da utilizzare secondo protocolli e sotto la guida del medico, come d'altronde accade per tutti i farmaci. Anche un'aspirina, infatti può portare dei danni alla salute se somministrata in modo inadeguato". Quanto al documento Fnomceo, che ha suscitato la contrarietà di vari Ordini dei medici, nonché una sfilza di smentite e il presidente Sigo ha affermato: "Mi pare siano rappresentati due estremismi, quello laico e quello cattolico. È un dibattito che non interessa la Sigo". silvia neonato 27/02/2008.

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È bene che Darwin litighi aspramente con Dioperò su scienza e fede siamo fermi al 1911 (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

DAVID BIDUSSA Preghiera darwiniana (Cortina, - 9,00) è un agile libretto in cui il suo autore (Michele Luzzatto) invita il lettore - meglio se totalmente digiuno di sapere scientifico - a considerare la scienza come un modo di ragionare e come un modo di guardare, piuttosto che come un pacchetto di convinzioni in rotta di collisione con l'etica. Un angolo prospettico che obbliga a riconsiderare varie cose del senso comune consueto. Una fra tutte: quella del nostro rapporto con Dio. Non solo da parte dei laici, ma anche dei credenti. Nel dibattito sull'evoluzione molti esponenti del pensiero religioso accusano i darwinisti di empietà, quando non addirittura di corruzione morale. Sembra essersi affermata la tesi dell'inconciliabilità tra due visioni del mondo che si vogliono contrapposte: o con Darwin o con Dio. Con questo monologo-saggio Michele Luzzatto propone una visione differente, proponendo un parallelo tra il naturalista inglese e alcune figure bibliche (Giacobbe e Giobbe) e suggerendo che solo combattendo o litigando con Dio e discutendo acerbamente con lui, forse si è nel solco di ciò che chiamiamo tradizione religiosa. La questione non è banale e semplicemente richiama la dimensione della laicità. Un termine che nel linguaggio pubblico è vissuto come parzialità. Da entrambe le parti. Da parte di coloro che la sentono minacciata è assunta come dimensione ideologica da difendere a fronte di un ritorno del religioso che ne vorrebbe minare le fondamenta, comunque ridurne gli spazi. Da parte del mondo religioso come una dimensione totalitaria, materialista che penalizza, anestetizza, e inibisce la sensibilità profonda della persona umana. In entrambi i casi una lettura parziale della questione. C'è un vizio di fondo in chi oggi si pone il problema della difesa ad oltranza della laicità intesa come sfera dell'etica come lotta all'oscurantismo del religioso. Il vizio consiste nel ritenere che la sfera della pratica religiosa e della riflessione intorno alla questione intorno a Dio sostanzialmente coincidano. ù È un prezzo alto che noi paghiamo - soprattutto in Italia - al fatto che l'ambito del religioso è stato costruito negli ultimi tre secoli - dalla "Riforma cattolica" in poi - come sfera del sapere detenuto da un'agenzia specifica - la Chiesa - la quale ha fatto molto per detenerlo. Non c'è niente di innaturale, del resto. Tutti i sistemi di potere nella storia e nel tempo hanno l'obiettivo primario di perpetuarsi: vale per le famiglie imprenditoriali, per la burocrazia di Stato, per il sapere medico, vale anche per la gerarchia ecclesiale. La struttura non fa la differenza. La differenza, al più la fa la competenza, ovvero la conoscenza del contenuto. Ma appunto su quello si fonda un sistema di controllo. Sul fatto che un sapere non solo si è professionalizzato, ma non è diffuso. E la prima responsabilità civile di non avere competenze sul piano religioso è proprio dei laici, almeno in Italia. Non contiene la solita questione dell'Italia diversa dagli Stati Uniti o dai Paesi protestanti. La cultura francese esprime nel suo sistema una realtà cattolica, e pure una competenza tra i laici, nel mondo intellettuale, nel sistema universitario, un'attenzione e una competenza alla religione come cultura e non solo come adesione a un sistema di fede. Ma lo stesso paradigma vale allorché si pone il problema dell'azione pubblica da parte della sfera del religioso. Anche in questo caso c'è una lettura distorta della realtà. Discende dalla somma di due convinzioni. La prima: che la secolarizzazione sia conseguenza di un inibizione del proprio messaggio. Inibizione a lungo patita. La seconda: che sia sufficiente l'esercizio della comunicazione pubblica delle proprie argomentazioni senza restrizioni perché queste vengano accolte. È una dimensione vittimaria della storia (la Chiesa perseguitata) e che evita di confrontarsi con le domande di chi si pone fuori dalla sfera della Chiesa e che ritiene che sia sufficiente esporre le proprie idee nella sfera pubblica per trasformarle in ragioni pubbliche. Anche qui torna buono il paragone col sistema culturale francese. Perché alla base di questo atteggiamento sta l'idea della scienza non come risorsa culturale, e di strumento per lo sviluppo,ma come "sottoprodotto culturale", come tecnica senza dignità di sapere teorico. Un'eredità su cui la Chiesa ha delle responsabilità, ma anche la cultura filosofica umanistica di chi si accredita come intellettuale nel nostro Paese. Un'eredità che non risale a ieri, ma data da almeno un secolo, quando Croce liquidò Federico Enriques come tecnico. Era il 1911 e l'occasione era il IV congresso della società filosofica italiana. Noi siamo ancora fermi lì. Tutti, Chiesa inclusa. DAVID BIDUSSA è storico. Si occupa di Storia sociale delle idee 27/02/2008 Considerare la scienza come modo di ragionare, non come convinzioni in collisione con l'etica 27/02/2008.

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Laici e cattolici, l'insostenibile peso per il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Gianni baget bozzo L'uscita di scena di Romano Prodi complica le scelte culturali del Partito democratico. Nella prima idea del partito, Prodi era una componente essenziale, lo schema del partito all'americana era stato inventato da Arturo Parisi e quindi gli apparteneva in dote. Prodi presidente indicava che la sintesi con il mondo cattolico era fatta al livello più alto. E infatti Prodi rappresenta una linea interna al mondo cattolico, che poi egli stesso ha definito di "cattolici adulti" e indica lo svincolo di principio della politica dall'indicazione ecclesiastica. La sua posizione si presentava come la conseguenza della svolta conciliare ed era una lettura contestuale della Chiesa e della società civile. Prodi era la sintesi del mondo cattolico di sinistra e della sinistra storica. Di qui il fatto che la guerra contro Berlusconi, Bossi e Fini, enunciata da don Dossetti nel '94, divenisse la forma, in nome della Costituzione, di questa nuova alleanza, di cui Prodi era l'espressione e la sintesi. Egli espresse perciò il clima di odio teologico e di conflitto civile che animò Ulivo e Unione nella guerra contro Berlusconi. Prodi perdette le elezioni del 2006 perché Berlusconi pareggiò le parti e apparve chiaro che Prodi non aveva sfondato fra gli elettori di centrodestra. La sua lettura del mondo cattolico come dominata dalla sinistra cattolica era stata falsificata dagli elettori. La politica di Prodi era già stata battuta come sintesi culturale tra cattolici e sinistra prima che il governo Prodi iniziasse a vivere. In quella linea stava anche il tentativo di acquisire Casini come spalla centrista per bilanciare, quando era il caso, le pressioni della sinistra antagonista. Il leader del Pd ha lungamente sostenuto la riforma elettorale con il proporzionale alla tedesca e lo sbarramento per le minoranze, ma poi ha accettato di correre con il sistema elettorale tanto criticato e accettato il bipolarismo per praticare in esso il bipartitismo. Ciò comporta una scelta fondamentale di linea politica: significa legittimare l'avversario, il Popolo della libertà unito attorno a Berlusconi, che prima si era voluto delegittimare. Affermare il bipartitismo comporta il riconoscere la legittimità dell'avversario e quindi il suo diritto a governare. Ciò ha condotto Veltroni all'abbandono contestuale dell'alleanza con Bertinotti e i "nanetti", da lui definiti "sinistra conservatrice", seguendo una definizione inventata da D'Alema. Abbandona così l'ipotesi di un sostegno alla linea neocentrista. E cosìè accaduto che i due leader del neocentrismo, Casini e Mastella, si trovassero entrambi appiedati, scaricati da ambedue gli schieramenti. Il Partito democratico ha abbandonato i riferimenti alla storia della sinistra, sia socialista che comunista: non a caso l'esclusione dei socialisti dal Partito democratico è stata non la vecchia memoria dei due partiti "fratelli", ma motivata dal voler presentare il Partito democratico come fatto, nuovo senza riferimento alla sinistra storica. Così Veltroni ha dovuto farsi carico di portare all'interno del Partito democratico una questione che trascende la politica, cioè il conflitto tra la cultura religiosa e la ricerca scientifica, divenuta nel Partito democratico la chiave della politica, il tema di cui si discute. Veltroni ha scelto di rappresentare nel Partito democratico le posizioni di principio di ciascuna delle due parti. Avrebbe voluto fare della politica una sintesi culturale come era nella tradizione della sinistra. Ma ciò ha costretto il Pd a portare nel suo seno un conflitto che trascende la politica. Grazie a questa volontà di fare una sintesi politica impossibile, egli ha dato alla politica un carico insopportabile. Il fatto che Ferrara presenti una lista sull'aborto, sia pure in forma di principio culturale, mostra che il tema dirompente per il Pd entrerà in campagna elettorale e rinforzerà le esigenze della parte cattolica del Pd. Andare alla battaglia elettorale senza la guerra ideologica a Berlusconi, che metteva in gioco il principio dell'amico-nemico caro alla cultura della sinistra e portando nel proprio seno il conflitto tra religione e scienza senza mediarle, ma affiancandole, è una scelta non politica. L'idea di essere una sintesi culturale prima che politica, che è stata la forza della sinistra, diviene ora la sua debolezza in un momento in cui i temi del Novecento sono interamente cambiati. Il Popolo della libertà ha fatto la scelta opposta di mediare interessi regionali in una sintesi nazionale, cioè ha posto i problemi della politica sul proprio terreno. È una scelta alternativa non solo nei fatti, ma anche sul principio che la politica è limitata alle questioni che può risolvere. In questo sta la sua laicità. Gianni Baget Bozzo (bagetbozzo@ragionpolitica.it) è consigliere di Forza Italia 27/02/2008.

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Laici ma anche cattolici, Veltroni mette in riga i Radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Laici "ma anche" cattolici, Veltroni mette in riga i Radicali Il leader del Pd ricuce lo strappo tra teodem e il partito di Emma Bonino. Che accetta di mettere da parte i temi etici e scarica il ginecologo Silvio Viale Eleonora Martini Roma Per dimostrare che anche senza promettersi amore eterno e scambiarsi fedi nuziali "laici e cattolici possono convivere" all'interno del Pd, Walter Veltroni si è trasformato ieri da sensale. Al mattino ha incontrato l'intera famiglia teodem raccolta per l'occasione, e al pomeriggio ha aperto le porte del loft di piazza Sant'Anastasia agli ospiti Radicali. Né agli uni né agli altri deve essere stato necessario ripetere il pensiero espresso a inizio giornata durante la trasmissione radiofonica Radio anch'io: "Questa idea che i laici e i cattolici non possono convivere e che persone che hanno opinioni diverse su temi delicati debbano ognuno farsi un suo partito, è un'idea che ci porta ad un assetto non da Paese moderno - ha detto Veltroni ai microfoni della Rai - Saremmo gli unici con un partito laico e uno cattolico. In tutti i Paesi europei, occidentali, coesistono persone che hanno sensibilità religiose e etiche diverse al'interno di un principio indiscutibile: la laicità dello Stato". In realtà ai Radicali qualcosa deve aver detto e ripetuto, il leader del Pd. Per esempio che se lui è tanto amato dal mondo cattolico, come rivela qualche sondaggio, è perché ci tiene molto ai "temi come la famiglia, la povertà, la qualità della vita, che sono temi che stanno nel programma". E infatti al termine del meeting a cui hanno partecipato anche Dario Franceschini e Goffredo Bettini, la ministra radicale Emma Bonino ha puntualizzato due o tre cose fondamentali per un buon proseguimento della campagna elettorale. Primo, che la priorità dei Radicali sta "nella preoccupazione dei cittadini per l'attuale situazione economica" e che il loro impegno quindi andrà ai problemi economici, "quelli che interessano i cittadini". Tradotto: per il momento lasciamo da parte i cosiddetti temi etici e il dibattito sulla laicità delle istituzioni. Secondo, che "non ci sono mai stati orientamenti da parte" radicale a candidare il ginecologo Silvio Viale, considerato dai teodem uno degli esponenti di punta del tanto odiato "laicismo d'attacco". Terzo, che l'intesa col Pd va avanti "a tappe ultraravvicinate" e che non c'è "nessuna polemica aperta né con Paola Binetti né con altri". Nell'ora di incontro con i teodem Binetti, Baio, Bobba e Carra, invece Veltroni è stato molto rassicurante: "Ci ha assicurato - racconta Binetti - che sarà lui il garante del programma e dei valori cattolici in esso contemplati". "Non abbiamo parlato di candidature", giura la senatrice. Né delle new entry cattoliche (unico nome certo è quello di Mauro Ceruti al senato, uno degli artefici del Manifesto dei valori), né del suo caso personale: Binetti stessa non è sicura di vedersi ricandidare al senato anziché alla camera. Il problema al momento è un altro: "L'ingresso dei Radicali - spiega la teodem - ha creato una certa ansia nell'elettorato cattolico" che quindi potrebbe migrare verso altri lidi. Assume perciò una particolare importanza l'assemblea che si terrà oggi a Roma di tutte le associazioni e gli esponenti cattolici del Pd. Alla quale non sarà presente Rosi Bindi (che ieri ha dato manforte a Veltroni nell'innalzare ponti tra Radicali e cattolici): "Non sono stata invitata a parlare e a spiegarmi", ha detto un po' piccata. Ma durante l'incontro promosso dal Circolo Aldo Moro, e curato da Fioroni e Franceschini, l'unico politico che prenderà la parola è Veltroni. "Lui è l'unico che vogliamo che parli - racconta Binetti - ma gli abbiamo chiesto di essere particolarmente chiaro ed esplicito sui temi che stanno a cuore all'elettorato cattolico: politiche fiscali in favore della famiglia, aborto, testamento biologico". Una particolare richiesta è venuta dalla senatrice Baio: un forte "no all'abbandono terapeutico" dei malati terminali.

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Demo 1 Walter, gli ex ppi, i teodem e le nuove previsioni sul vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Demo 1 Walter, gli ex ppi, i teodem e le nuove previsioni sul vaticano "Non abbiamo bisogno di un anti-Veronesi" I popolari del Pd si reintestano la questione cattolica e chiudono la caccia al candidato esterno. Marini con Veltroni La costruzione di un partito a vocazione maggioritaria ha dei costi, "ma non a senso unico". Walter Veltroni lo ha spiegato alla pattuglia dei quattro parlamentari teodem uscenti che ieri è andata a fargli visita al loft di piazza Sant'Anastasia per ragionare di questione cattolica nel Pd: "Voi venite a dirmi di quante persone si sono lamentate con voi per la candidatura di Veronesi o per l'ingresso dei radicali. Ma voi non avete idea di quanti si lamentano con me per la vostra presenza", ha detto il segretario democratico ai suoi interlocutori. Pari e patta, dunque. Nelle liste democrat ci saranno "con eguale dignità" l'oncologo pro-eutanasia e i pannelliani no vat tanto quanto Paola Binetti e Luigi Bobba. "Non esiste il rischio di una deriva laicista", ha tagliato corto Veltroni. L'incontro si è chiuso con cordialità, anche se una divergenza di fondo resta: "Resto convinto - dice il teodem Enzo Carra - che nel 2006 i voti cattolici alla Margherita si siano dimezzati a causa dell'ingresso nell'Unione della Rosa nella pugno". Ma la pattuglia teodem è una minoranza. È il gruppone degli ex popolari del Pd che vuole gestire in proprio la questione e che oggi si ritroverà a convegno a Roma anche per ascoltare dalla viva voce di Veltroni la chiusura del "caso cattolici". La vigilia è abbastanza tranquilla. Il presidente del Senato Franco Marini, padre nobile degli ex Ppi, che ieri ha difeso l'accordo coi radicali ("Non lo boccio. Accetteranno il nostro programma, staranno nel nostro gruppo: mi pare che chi ha lavorato per fare questo accordo abbia lavorato bene") ha condiviso con Veltroni il da farsi. Per i due leader non si tratta tanto di sottovalutare i rischi della situazione ma di affrontare il problema con realismo. I due leader condividono infatti la convinzione che l'ostilità di alcuni settori della Chiesa verso il Pd sia strutturale, e dunque inevitabile, ma che la linea di fondo del Vaticano sia destinata a sfumare in una posizione sempre più equilibrata e non partigiana con l'avanzare della campagna elettorale. Indizi di questo processo sono considerati lo smarcamento delle gerarchie dalla lista prolife di Giuliano Ferrara e le fresche precisazioni di Pierferdinando Casini sul rapporto di autonomia del nuovo centro dalla Chiesa ("Il Vaticano - si giura al Nazareno, ex quartiere generale della Margherita - non vuol mica correre il rischio di essere identificato con un partito del 5 per cento"). E ieri Marini teneva sottolineato sulla sua scrivania a palazzo Madama il passaggio dell'intervista del Giornale a Gian Maria Vian in cui il direttore dell'Osservatore romano , alla domanda sul rischio irrilevanza dei cattolici in politica, rispondeva: "Sinceramente non avverto questo rischio, anche perché i cattolici militano in vari partiti e questo significa che certi valori sono condivisi anche da esponenti del mondo laico". 2 27/02/2008.

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Segue cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Segue cattolici S'avanza il filosofo Ceruti L'area ex Ppi che un anno fa si ricompattava a Chianciano in vista della fondazione del Pd si sta insomma muovendo per silenziare le polemiche. Anzi, per negare l'esistenza di un problema in casa. Ragioni di clima (c'è ottimismo sui risultati della campagna veltroniana), di posizionamento (il vicesegretario ex Ppi Dario Franceschini è in cabina di regia), ma anche di orgoglio. Il messaggio che più di un leader popolare ha recapitato a Veltroni è chiaro: i cattolici del Pd non hanno bisogno di rinforzi, intesi nel senso di candidature "nobili", perché hanno già al loro interno la qualità e la quantità per tenere ferma la barra dell'identità e del programma. Del resto, è appesa a un filo sottilissimo l'ipotesi di schierare in lista Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, che reputa inopportuna una scesa in campo. Resta in pista invece la candidatura del filosofo Mauro Ceruti, già padre della carta valoriale del Pd. Ma per ora niente "anti-Veronesi": "Non serve il bilancino né la candidatura di un "cattolicone"", si spiega al Loft. Lo stesso Marini ha rivendicato in termini molto concreti il ruolo dei cattolici nel Pd: "Noi siamo dentro un partito laico, non laicista. Se abbiamo idee profonde le sappiamo difendere. Non siamo marginali e mi auguro che saremo più forti nei gruppi parlamentari". Un ragionamento sfoderato in numeri nudi e crudi da Franceschini, intervistato da Repubblica : "Vorrei ricordare che entrano nove parlamentari radicali. Quelli cattolici saranno più di cento. In nessun partito c'è una presenza simile". Il tavolo delle candidature aperto al Loft almeno fino all'inizio della prossima settimana è insomma considerato dagli ex Ppi un ottimo terreno per dimostrare il proprio stato di salute. Una buona parte della macchina di partito è in mano a Franceschini, i suoi dissapori con Beppe Fioroni, coordinatore dell'area popolare, sono alle spalle e i reduci di Chianciano si sentono ben garantiti in vista della chiusura delle liste. In posizione di fronda resta solo Rosy Bindi, che propone di compensare l'arrivo dei radicali con la candidatura di Giovanni Bachelet (suo sostenitore alle primarie). Continua a non sentirsi sicuro Pierluigi Castagnetti: "Cosa fatta capo ha, ma il problema resta. Deve essere chiaro che nel Pd i radicali non possono essere messi sullo stesso piano dei cattolici, perché noi siamo soci fondatori e perché a ridurre i cattolici a parte si rischia la balcanizzazione del partito". Stefano Cappellini 27/02/2008.

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Pd vera pasionaria, ma con opzioni sbagliate (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Pd vera pasionaria, ma con opzioni sbagliate La vertigine narcisistica della Binetti e la sua presunta superiorità morale La questione della famiglia diventa un miracolo Dico sul serio. La senatrice Paola Binetti mi è assai simpatica: nonostante i suoi molti tratti spigolosi e irritanti (o forse, proprio in ragione di essi). In una epoca di "passioni tristi", la determinazione ardente con cui afferma le proprie idee appare - almeno a me - come il segno di una personalità apprezzabile. Quando, poi, quella determinazione si traduce in azione pubblica, il giudizio fatalmente deve cambiare. Tanto per il gusto di rubarle il mestiere, devo dire che le ultime affermazioni della senatrice, risultano espressione di una sorta di vertigine narcisistica: il suo trascorrere spericolatamente dall'Io dell'assunzione di responsabilità al plurale majestatis di una complessiva rappresentanza teologico-dottrinaria dell'identità cattolica sembra segnalare il punto estremo di un processo di enfatizzazione della propria autostima. Un processo che la induce ad atteggiamenti autoritativi, tutti giocati sulla declamazione di obblighi e veti ("il Pd deve?", "Veltroni dica?", "Vogliamo risposte chiare?", "Non possiamo consentire?", "Vigileremo?", "Non permetterò?"). Quanto più questo atteggiamento diventa stile di identità pubblica tanto più perde proprio in stile: è di appena alcuni giorni fa l'accostamento dei radicali a una "metastasi". Sì, proprio così: metastasi. Il giudizio lascia perlomeno perplessi. Un membro dell'Opus Dei che parla come nemmeno Maurizio Gasparri segnala, inequivocabilmente, i guasti che l'esposizione eccessiva al sistema dei media può determinare. Ma in quella valutazione di Paola Binetti c'è dell'altro; e questo spiega perché è giusto partire da lì per considerare, tra l'altro, il senso dell'iniziativa pubblica tenutasi a Roma, sabato scorso, sul tema del rapporto tra laicità e politica, promossa da Barbara Pollastrini, Gianni Cuperlo e Albertina Soliani. Per afferrarlo quel senso, la metterei così: io voglio che Binetti stia nel Partito democratico (magari con qualche moderazione nei toni), ma a partire da una accertata e regolata parità di ruolo e di possibilità di espressione con chi non è Paola Binetti. Perché ciò sia possibile non Binetti (l'errante), ma la sua presunzione di superiorità morale (l'errore) va criticata radicalmente. Perché qui sta il nodo, che quel termine "metastasi" impietosamente rivela: Paola Binetti e, insieme a lei, una parte significativa del cattolicesimo italiano e, con essa, la maggioranza delle gerarchie e delle istituzioni ecclesiastiche ritengono di avere la titolarità, piena e incondizionata - e ascritta - della questione morale. In altri termini, nel corso dell'ultimo mezzo secolo mentre la chiesa cattolica perdeva egemonia sul piano degli indirizzi in materia di stili di vita e forme di relazione, acquisiva una sorta di complessiva "riserva morale". Meno contava nel determinare i comportamenti individuali e collettivi e più rivendicava la titolarità esclusiva del giudizio etico, a prescindere dall'influenza diretta e concreta che quel giudizio esercitava nella vita sociale. Ciò risultava agevolato dal fatto che la cultura di ispirazione non religiosa rinunciava completamente - e rovinosamente - non solo a competere con quella titolarità esclusiva, ma anche solo al tentativo di elaborare una propria e distinta capacità di orientamento etico. Si è realizzata così una sorta di divisione dei compiti: da una parte, la cultura non religiosa tutta concentrata sull'intervento sociale, e ridotta a una sorta di patronato sindacale e di associazione dei consumatori di diritti; dall'altra la cultura religiosa come fonte di ispirazione morale e principio ordinatore delle grandi questioni esistenziali (dette "di vita e di morte"). È accaduto così che la cultura non religiosa si riducesse, e venisse ridotta, a economicismo e contrattualismo, mentre quella religiosa veniva assunta come unica "anima" del legame sociale. Ciò finiva con l'assegnare a quest'ultima, inevitabilmente, uno statuto di superiorità. Si considerino alcuni esempi significativi di questa iniqua divisione dei compiti. La grande questione delle famiglie diverse da quella eterosessuale monogamica diventa - nella caricatura che si fa dell'impostazione laica - o semplice questione di pertinenza dell'Inps o macchietta del "matrimonio gay" (come in un remake dell'indimenticabile "culo e camicia" di Pasquale Festa Campanile, con Renato Pozzetto ed Enrico Montesano, 1981). E, invece, la stessa questione, se trattata dalla cultura cattolica, diventa come per miracolo (è il caso di dire), ragionamento alto e nobile sulla coniugalità, il suo fondamento naturale, le sue radici e le sue mete. In altri termini: da una parte l'opzione laica col suo corredo di diritti e doveri, di garanzie da dare e di previdenze da assicurare, di bisogni sociali da soddisfare e di tutele da salvaguardare. Dall'altra parte, l'opzione cattolica tutta concentrata sul tema dell'amore coniugale e della genitorialità, della procreazione, della famiglia quale cellula essenziale della organizzazione sociale. Analogamente, a proposito di interruzione volontaria della gravidanza: per un verso, la cultura laica che si propone in un ruolo di assistente volontario, personale sanitario e operatore di consultorio familiare; per altro verso, il "discorso cattolico" sul concepimento, sull'embrione e sulla sacralità della vita. Messa in questi termini, va da sé, non c'è partita. Insomma, nella sfera pubblica, ma anche nella vita quotidiana è come se emergesse una, e una sola, morale: quella di ispirazione religiosa e di impianto confessionale; quasi che non vi fosse - o comunque non fosse cercato, tentato, sperimentato - un altro sistema di valori, basato su una concezione morale, di derivazione non religiosa; quasi che sull'aborto o sulle unioni civili, sulle questioni "di vita e di morte" non possa esservi una opzione etica altrettanto robusta, non intollerante e non integralista, riferita a una idea del mondo e delle relazioni tra i viventi, eticamente fondata. Quasi che, infine, nel caso delle unioni civili - ed è solo un esempio - l'intenzionalità di un progetto di vita, la reciprocità e la mutualità, i valori condivisi non potessero costituire un fondamento morale altrettanto solido quanto quello che motiva il matrimonio. E, invece, è del tutto evidente che, se quelle stesse unioni civili venissero argomentate solo ed esclusivamente in base a motivazioni (sacrosante, sia chiaro) di natura previdenziale o economica, il confronto pubblico sul tema risulterebbe palesemente diseguale. E l'esito di quel confronto sarebbe scontato. 27/02/2008.

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Conversazione <c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Conversazione "c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo" Delle Foglie stila il vademecum cattolico A Mimmo Delle Foglie se gli si dice che lo Stato è laico, quasi si offende. Già, perché lui, cattolico praticante, "lo sa bene che lo Stato è laico", ma insieme, sa bene quale sia il ruolo dei cattolici all'interno di questo Stato: "Noi - dice al Riformista -, lavoriamo a viso aperto nello spazio pubblico, contribuiamo a costruire le leggi e se ci sono leggi che non ci piacciono le rispettiamo ma anche le ostacoliamo. Nel senso che manifestiamo tutto il nostro dissenso. È questa la nostra azione di sempre, l'azione propria dei laici cattolici, non quindi, innanzitutto, della Chiesa". Già, perché la Chiesa, intesa come Cei e Vaticano, come gerarchie e vescovi, "è ai laici - spiega Delle Foglie - che ha dato il "mandato" di contribuire a costruire la società difendendo i principi cosiddetti etici, vita e famiglia soprattutto. E dove vita e famiglia sono attaccati, noi interveniamo per dire la nostra. È questa per noi la traccia segnata dai cardinali Ruini e Bagnasco e da Benedetto XVI, in scia al pontificato di Giovanni Paolo II. È anche quanto si apprestano a fare quest'oggi i cattolici del Partito democratico che si riuniranno al circolo Aldo Moro. Loro stanno dando l'esempio. Al di là delle differenze esistenti - ci sono cattolici democratici, adulti, popolari alla Fioroni e teodem - hanno deciso di lavorare assieme trovando una consonanza sui valori, in antitesi ovviamente a chi, nel Pd (vedi Veronesi e Radicali) questi stessi valori non può che combatterli". Mimmo Delle Foglie, pugliese, 55 anni, recente organizzatore del Family Day, ex vicedirettore di Avvenire e, oggi, portavoce di Scienza & Vita ed editorialista per il giornale dei vescovi, L'Adige e La Gazzetta del Mezzogiorno , veste i panni dell'analista politico che cerca di ricostruire freddamente lo stato dell'arte della presenza cattolica nell'attuale situazione politica. Lo fa dalla sponda del Tevere dove lavora: il palazzo detto dei "cento preti", un tempo ricovero per i sacerdoti della diocesi romana, oggi sede di due organizzazioni cruciali per il mondo delle associazioni cattoliche: il settore "vita" coordinato da Scienza & Vita, quello "società" da Retinopera. E presto qui si trasferirà anche il forum delle associazioni familiari, la lobby della "famiglia". L'associazionismo cattolico è una realtà variegata che guarda ai politici "dispersi" a sinistra come a destra, passando per il centro. "È vero - dice Delle Foglie -. Ormai i cattolici, sia liberali che popolari, hanno digerito il bipolarismo degli ultimi quindici anni. E oggi, è il caso di notarlo, si apprestano a fare i conti con un quadro nuovo. E cioè con il passaggio in atto dalla seconda alla terza Repubblica. Il quadro politico, infatti, è mutato in questo modo: c'è una "sinistra-vera", una "sinistra-centro", un "piccolo-ma-tenace-centro-cattolico", una "destra-centro" e una "destra-vera". È una ristrutturazione che ha come protagonisti indiscussi Walter Veltroni e Silvio Berlusconi ma nella quale determinante sarà il voto cattolico. Già, perché anche quarantamila voti in più basteranno per far vincere le elezioni alla destra o alla sinistra. Veltroni e Berlusconi l'hanno capito bene, tanto che si sono dati da fare per riaffermare che "i cattolici stanno con noi". "Ma la verità è che i cattolici stanno dove meglio si sentono rappresentati e discriminanti saranno, ovviamente, le questioni etiche. Queste, per tanti di noi, saranno le tematiche cruciali, le principali per indirizzare il nostro voto". Le questioni etiche sono dunque uno snodo fondamentale per il mondo dell'associazionismo cattolico. E, a conti fatti, è forse la sinistra a interpretare peggio questa priorità. Una volta la Chiesa si incontrava sul piano solidaristico con la sinistra mentre oggi - dice Delle Foglie - "la sinistra non capisce che sono i poveri, gli ultimi in stato di abbandono, che si lasciano soli al loro destino, quelli chiamati a pagare il prezzo più alto se non si cerca di fermare l'avanzata delle cosiddette tecnoscienze. Già, perché la vita di tutti, a cominciare dai più indifesi - penso agli anziani negli ospizi - sarà sempre di più in mano a terzi che in nome del progresso ne potranno fare l'uso che vorranno. Ecco allora per chi voteranno i cattolici: voteranno per chi a destra come a sinistra, come nel centro, difende la vita (dal concepimento alla morte naturale) e la famiglia". "Paolo VI - conclude Delle Foglie - disse che la politica è la più alta forma di carità. Nulla di più vero ancora oggi. I cattolici sono al servizio della politica e in essa intendono difendere ciò che ritengono sia bene per tutti". 27/02/2008.

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Laici-cattolici, più dei valori contano le candidature sicure (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Veltroni incontra i teodem e replica a "Famiglia cristiana": "Nessun problema quando Pannella si è candidato nella Cdl".

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Romina Velchi (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

I temi etici; la libertà di coscienza; i valori cattolici; la fede Romina Velchi I temi etici; la libertà di coscienza; i valori cattolici; la fede. Quasi quasi ci stavamo credendo. Ma, gratta gratta, sta saltando fuori la vera ragione dei malumori cattolici di questi giorni: la fame di posti. Non per nulla, questa è la settimana decisiva nella preparazione delle liste (il Pd ha annunciato che il tutto si chiuderà lunedì), dopo di che chi c'è c'è. E loro, i cattolici del Pd di tutte le categorie, per l'occasione uniti, ci vogliono essere in massa, anche ben oltre il loro reale peso elettorale. Sostanzialmente, è questa la rassicurazione che la pattuglia teodem (nelle persone di Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra, Emanuela Baio Dossi) ha preteso nell'incontro di ieri con Veltroni nel loft di piazza Sant'Anastasia. Più o meno esplicitamente lo dice la senatrice Binetti: l'ex sindaco "ci ha assicurato che sarà lui il garante dei valori cattolici", ma "noi abbiamo chiesto forti e chiare new entry che si riconoscono nei nostri valori e che chi è già impegnato in parlamento sia riconfermato con una visibilità nella posizione in lista". Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale. Poi, certo, Carra preferisce volare alto. La sua versione è che "per quanto ci riguarda noi non pensiamo di essere egemoni, ma nemmeno possiamo essere irrilevanti". Cioè, il problema laici-cattolici "non si può pensare di risolverlo lanciando nomi: Veronesi da una parte, un cattolico doc dall'altra. Un partito è fatto di idee". "Il segretario sarà il garante della pluralità delle posizioni, ma anche della ricerca di una sintesi - aggiunge Bobba - L'accordo con i radicali ha dato all'esterno la percezione di uno sbilanciamento delle liste. Aspettiamo delle risposte". Tipo: più candidature cattoliche? "Non siamo andati da Veltroni per negoziare; cerchiamo soluzioni, una sintesi". Sarà. Ma intanto sono giorni complicati per Walter Veltroni, il quale forse ha sottovalutato il "guaio" in cui si stava cacciando promettendo nove parlamentari ai Radicali. Sì perché, per la terza legge di Newton, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. E la reazione, in questo caso, è che adesso i cattolici alzano il prezzo. Il posto di Binetti, per esempio, era a rischio, visto il suo scarso senso della disciplina di partito (al loft non dimenticano che si è rifutata di votare la fiducia a Prodi); soprattutto era a rischio il suo posto al Senato, dove il Pd aveva in mente di indebolire la presenza teodem onde evitare guai. Alzare la voce (con tanto di sostegno della stampa cattolica) contro le candidature radicali e quella di Veronesi è servito proprio a bloccare sul nascere il tentativo. Come fa, ora, Veltroni a dire a Binetti: non ti candido? Anche perché lei non fa mistero non solo di voler essere ricandidata, ma di voler tornare proprio al Senato. Con il che si capisce che la preparazione delle liste si complichi, visto che non ci sono solo i cattolici a reclamare posti (meglio se sicuri). Per dire, pare che sia stato chiesto al leader di inserire i nove radicali nella quota di candidature che gli spetta e che lui abbia rifiutato. Quanto ai teodem, dal Pd si fa intendere che l'incontro è stato "positivo" e che lo spirito con cui oggi Veltroni andrà alla convention dei cattolici "non è quello di una compensazione" ma sostenere che "si possono far convivere anime laiche e cattoliche" conciliando "punti di vista diversi", dentro l'incontestabile laicità della politica. In questo senso, "la firma di Binetti e Bonino al programma è segno di accordo e di un vincolo di programma". E mentre l'intesa Radicali-Pd procede a tappe forzate (ieri pomeriggio c'è stato un nuovo faccia a faccia, un altro seguirà a breve) con l'obiettivo di "mettere nero su bianco l'accordo", resta alta la tensione tra il leader e Famiglia cristiana . "Io penso che l'idea che laici e cattolici non possano convivere in uno stesso partito - attacca Veltroni - ci porta all'assetto non di un paese moderno. Quando nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra non ci fu tutta questa discussione". Replica il settimanale: "Non è così. La cultura e le battaglie radicali sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai valori cattolici. Il problema non è il rapporto tra laici e cattolici - sostiene il direttore Antonio Sciortino - ma l'ingresso dei radicali, con i quali il "terreno comune" si riduce fin quasi ad azzerarsi". Così il settimanale dà ragione a Piergiorgio Odifreddi, secondo il quale "questo connubio Binetti-Bonino non porterà a nessuna collaborazione" e nel Pd non si è voluto fare "una scelta. Presto i nodi arriveranno al pettine". Chi dà man forte a Veltroni è un nome pesante come Franco Marini, che ieri è sceso in campo per difendere l'impegno dei cattolici nel Pd e, contemporanemanete, dare l'ok all'accordo con i Radicali. Un'altra mano potrebbe venire dall'incrinarsi del fronte cattolico che oggi si riunisce a Roma: Marini ci sarà, Rosy Bindi no perché "non sono stata invitata a parlare e a spiegarmi". 27/02/2008.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Mas... (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Massimo Franco Veltroni obbligato a "imporre" la coabitazione L a conferma del patto elettorale tra Walter Veltroni ed i radicali era prevedibile. E la voglia di perfezionarlo "a tappe ultraravvicinate " sembra tesa ad allontanare qualunque tentazione di ripensamento dopo l'offensiva delle gerarchie cattoliche. Indietro non torno, lascia capire il segretario del Pd. La sottolineatura dell'economia come tema di discussione con Emma Bonino ha l'obiettivo di rassicurare i settori più inquieti del partito, a cominciare dai cosiddetti "teodem"; ma anche di fare apparire immotivate e strumentali le preoccupazioni vaticane: nel senso che i veri temi da dibattere sarebbero altri rispetto ad aborto, eutanasia, unioni civili. Abilmente, la stessa Bonino insiste sull'economia, velando le questioni dirimenti che storicamente hanno contrapposto il suo partito alla Chiesa; e che, ribadite adesso, acuirebbero lo scontro. Anche perché l'offensiva ecclesiastica arriva a poche ore dal convegno organizzato oggi in Parlamento dai cattolici del Pd: un appuntamento che potrebbe trasformarsi in un gesto di inquietudine collettiva nei confronti di Veltroni. Il rifiuto a partecipare da parte del ministro dimissionario Rosy Bindi fa capire che le tensioni ed i timori non sono ancora stati smaltiti. L'accusa più o meno esplicita che serpeggia, riguarda la capacità della leadership veltroniana di amalgamare i pezzi del partito; e di rispondere in modo convincente alle accuse dei vescovi. Ma non è prevedibile né un inasprimento della polemica, né una marcia indietro. Veltroni sa che qualunque esitazione lo esporrebbe ad altri attacchi; e che la campagna elettorale impone un'agenda difficile da modificare. Oltre tutto, è stato lui, più di ogni altro, a volere la candidatura di Emma Bonino. Ritiene che sia una garanzia per avere voti soprattutto a nord; e per non lasciare scoperto il fronte dei valori più laici della sinistra, regalandoli all'"Arcobaleno " di Fausto Bertinotti. Uno dei suoi consiglieri più ascoltati, il senatore Giorgio Tonini, ammette che la decisione ha suscitato perplessità perfino nei settori etichettati come ulivisti. Lo sforzo, adesso, è di spiegare che radicali e cattolici possono "convivere" nel Pd. Probabilmente il termine "convivenza" non è il più felice, ma suona appropriato: fotografa una situazione di fatto e insieme di difficoltà. Il soccorso che arriva a Veltroni dagli ex popolari, per quanto scontato, rafforza la sua impostazione. D'altronde, l'attacco dell'episcopato all'avversario-principe di Silvio Berlusconi implica quello ai dirigenti della ex Margherita, che non hanno saputo o voluto fermare l'intesa con la pattuglia pannelliana. Quando dunque il presidente del Senato, Franco Marini, annuncia che oggi sarà al convegno dei cattolici, rivendica la propria identità. E, preoccupato dalla reazione compatta di un mondo che considera il suo, vuole accreditare il Pd come "partito laico e non laicista. Non siamo marginali". La polemica, però, sembra tutt'altro che chiusa. Veltroni aveva accusato il settimanale Famiglia cristiana di non essersi scandalizzato quando nel 2001 Marco Pannella si era presentato con FI. La risposta tagliente è che allora "nessuno aveva fatto la scelta di "correre da solo". Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze e con le liste bloccate fatte dai segretari di partito, un candidato o un altro fa la differenza, perché comporta da parte del partito una assunzione di un progetto ideologico. "è indubbio", insiste Famiglia cristiana, "che l'arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd". Resta da vedere se e come si chiuderà di qui al 13 aprile prossimo; e chi eventualmente ne beneficerà. \\ Veltroni cerca di ricucire dopo lo "strappo" del via libera ai radicali.

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<Noi e la Chiesa? I problemi partiti con Prodi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE L'intervista Nicola Latorre "Noi e la Chiesa? I problemi partiti con Prodi" Il senatore pd: ha pesato la personalizzazione della politica, ora il dialogo ricomincerà ROMA - "Abbiamo sbagliato a mollare i rapporti con la Chiesa in questi ultimi anni. Lo dimostra anche la vicenda del referendum sulla fecondazione assistita. Paradossalmente nel momento in cui abbiamo cercato un candidato premier cattolico per instaurare un rapporto con quel mondo, quel rapporto è diventato più difficile ". Parla così, Nicola Latorre, vice capogruppo dell'Ulivo al Senato. Ma addossare a Prodi le difficoltà tra Pd e Chiesa non è troppo comodo? "Non è ciò che sto facendo. Dico che da quando le forze politiche hanno perso autorevolezza e ha preso il sopravvento la personalizzazione della politica il rapporto con quel mondo ne ha risentito". L'accordo con i radicali ha messo in allarme Chiesa e mondo cattolico. "Io penso che se un giornale come Famiglia Cristiana e se una personalità come padre Sorge sul Corriere di ieri si interrogano sul senso di questo accordo noi non possiamo replicare con una scrollata di spalle. E, giustamente, Veltroni non lo ha fatto". Non lo ha fatto, ma le polemiche restano. "Che l'accordo con i radicali potesse creare questo equivoco era comprensibile e prevedibile. Penso che queste obiezioni meritino una risposta non stizzita ma argomentata e innanzitutto si deve dire che questa intesa in nessun modo testimonia di una deriva laicista del Pd". Ma i radicali hanno legato la loro storia politica a battaglie come il divorzio e dell'aborto, invise alla Chiesa. "I radicali hanno fatto anche altre battaglie, come quella sulle liberalizzazioni. E comunque l'accordo con loro non produce alcun cambiamento di rotta del Pd. Anzi, io mi aspettavo una valutazione positiva da parte del mondo cattolico, perché il Pr anziché presentarsi come un partito autonomo su una linea oltranzista, porterà un suo contributo dentro il gruppo unico e dentro il progetto politico del Pd, che sui temi del rapporto con il mondo cattolico ha una linea molto netta, ribadita in più occasioni da Veltroni. Ciò dovrebbe rassicurare il mondo cattolico, non preoccuparlo". Per l'ennesima volta, però, si pone il problema del rapporto tra una certa parte politica e il mondo cattolico. "Io sono convinto che ci si debba misurare seriamente con i problemi posti dal mondo cattolico. Sono problemi molto seri, anche se in campagna elettorale vengono strumentalizzati. Ma sono tematiche che interrogano pure il pensiero laico. E io credo che, che tanto più in una fase in cui ormai vi sono società multietniche e multireligiose, anche lo stesso concetto di laicità vada riproposto in termini nuovi. Non possiamo più solo limitarci a difendere l'autonomia della politica: dobbiamo studiare i modi su cui fondare il dialogo tra le diverse culture e religioni. Quindi si rendono necessari un atteggiamento della Chiesa rispettoso dell'autonomia dello Stato, ma anche una presa d'atto più rispettosa, da parte nostra, di quel che viene da quel mondo. E questo è esattamente il pensiero che ha espresso il cardinal Bertone incontrando il corpo diplomatico a Cuba ". Ma ci sono problemi contingenti, come quelli della legge 194. "Noi difendiamo la 194 ma ci poniamo anche il problema di come si può intensificare l'azione di prevenzione dell'aborto e il sostegno alla maternità". Comunque è da prima dell'intesa con i radicali che i rapporti tra centrosinistra e Chiesa si sono complicati. "è vero, in questi ultimi anni abbiamo mollato il tema dei rapporti con la Chiesa. In questo senso è stato un errore anche il referendum sulla fecondazione assistita, che non a caso io non ho firmato. Avremmo dovuto fare una nuova legge, tutti insieme, con i cattolici, come avvenne per la 194". Padre Sorge sostiene che con il Pci "c'era più sintonia". "Certo, ma dobbiamo storicizzare: il Pci era una forza politica con una forte identità ideologica, che però aveva l'ambizione di interpretare gli interessi generali del Paese, e quindi teneva conto della forza e della presenza dei cattolici, senza mettere per questo in discussione la laicità dello Stato, e dobbiamo anche ricordare che all'epoca c'era un forte partito di ispirazione cattolica. Ora, la crisi dei partiti ha portato a una personalizzazione della politica. Insomma, i rapporti con il mondo cattolico sono stati gestiti direttamente da chi stava a capo delle istituzioni e questo a discapito di quel clima di reciproco rispetto che vigeva prima. Ma ora quel dialogo può riprendere: nella carta dei valori del Pd c'è scritto che la religione ha una dimensione pubblica, con buona pace delle sciocchezze che dice Odifreddi secondo cui la religione ha solo una dimensione privata". Senatore Nicola Latorre, vicecapogruppo dell'Ulivo al Senato Maria Teresa Meli.

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Lite nel Pd, il leader alla <prova teodem> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Lite nel Pd, il leader alla "prova teodem" Candidature, il segretario lancia Serra Assemblea con i cattolici del Partito democratico. Il segretario: dopo le elezioni riscrivere la par condicio ROMA - Domani riparte il pullman. Ma ovunque si trovi, fino a lunedì le due partite più importanti di Veltroni si giocano a Roma e cominciano con la "c": cattolici e candidature. La prima avrà una puntata importante oggi pomeriggio nella convention convocata a piazza Montecitorio per ascoltare Andrea Riccardi, Guido Formigoni, Franco Garelli e don Carlo Nanni. E alla quale dovrebbero partecipare tutte le diverse anime cattoliche che aderiscono al Pd, dai teodem ai cristiano sociali passando per gli ex popolari, che sono i più numerosi. Ma non Rosy Bindi che pensa di disertare "perché non sono previsti interventi e quindi si darebbe l'impressione di cento cattolici contro nove radicali". Fatto sta che all'incontro parlerà anche Walter Veltroni che dovrà rispondere ai malesseri sorti dopo l'accordo con Pannella e Bonino. Ieri ha detto a Radio Anch'io: "L'idea che cattolici e laici non possano convivere in uno stesso partito non è di un Paese moderno". E l'affondo di Famiglia Cristiana?: "In un sondaggio che ha pubblicato risulto il leader più apprezzato dai cattolici. Mi sembra che non ci fu tutta questa discussione quando Pannella stava con la Cdl". Poi incontra i teodem e si propone come "garante" dell'equilibrio tra laici e cattolici. Il "caso" resta comunque aperto tanto che Paola Binetti chiede "più visibilità e posizioni sicure nelle liste". Sull'accordo con i radicali arriva l'imprimatur di Franco Marini: "è stato gestito bene". Ma non piace affatto al matematico Piergiorgio Odifreddi che definisce "grave che si dia troppo spazio alle posizioni dei vescovi". Ma a tarda sera, al Tg4, Veltroni dice anche una cosa che non piacerà certamente ai partiti più piccoli: "La par condicio potremo riscriverla dopo le elezioni". Nella seconda partita, quella delle candidature, l'ex sindaco ha lanciato Achille Serra, che forse correrà in Campania: secondo prefetto nelle liste del Pd dopo Luigi de Sena. Ma fino a domenica notte si lavorerà a limare le liste. Con il segretario che continuerà a scegliere i "big" della società civile e Goffredo Bettini che dovrà mediare con le segreterie regionali per tutti gli altri nomi. E prima della presentazione ufficiale dei candidati, fissata per lunedì mattina, il coordinamento nazionale dovrà votarli. Ma a rendere più complicata la quadratura del cerchio sono le quote femminili. Il regolamento interno, che ora è stato pubblicato anche sul sito del Pd, parla chiaro: oltre al terzo delle candidature sul totale c'è anche, a differenza degli uomini, la deroga automatica per le parlamentari che hanno fatto più di tre legislature. Da Bologna confermano i nomi di Livia Zaccagnini, figlia del leader dc, e Sandra Zampa, capo ufficio stampa di Romano Prodi. E Paola Carloni, moglie di Bassolino (in quota Bindi), potrebbe anche sganciarsi dalla Campania per approdare nelle più blindate liste dell'Emilia Romagna. Sempre in Campania lo scrittore anti-camorra, Roberto Saviano, risulta molto corteggiato mentre in Sicilia potrebbe scendere in campo Maria Falcone, la sorella di Giovanni. Girano anche i nomi dei filosofi Mario Ceruti e Antonio Funiciello. In Calabria dovrebbe invece correre il referendario Giovanni Guzzetta. E i candidati cattolici di peso? Alla fine non sembrano emergere. Di nomi ne sono girati tanti, da Riccardi a Bignardi, da Luigina Di Liegro (nipote di don Luigi) al giurista Francesco D'Agostino, ma nessuno appare papabile. Mentre Rosy Bindi sta raccogliendo firme per Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, assassinato dalle Brigate Rosse. Polemiche Il leader del Pd Walter Veltroni oggi incontrerà le diverse anime cattoliche del partito Roberto Zuccolini L'INTERVENTO di Salvatore Vassallo nelle Opinioni.

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LAICITA' LAICITA' In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si può, tornano antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 27-02-2008)

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LAICITA' LAICITA'? In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si può, tornano antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle donne LAICITA' LAICITA'? In questa Europa post moderna, nell'era che più tecnologica non si può, tornano antichi fantasmi ad attaccare e offendere i corpi pensanti delle donne. Dalla legge 40 in poi una confraternita di uomini con o senza tonaca, con o senza camice bianco, con o senza toga, persino dagli scranni parlamentari, si pone il problema di normare e recintare il corpo delle donne, la loro volontà, i loro desideri, la sessualità e la libertà femminile. L'attacco si allarga a gay e trans, ma l'obiettivo prioritario da colpire sono le donne e le donne lesbiche. Embrioni e feti acquistano una vita autonoma, fuori e contro la mente, la volontà, il desiderio delle madri: gli uomini per una paura ancestrale, atavica, della libera sessualità femminile si pongono il problema di costruire leggi, norme, regole, cavilli nell'ambito di un ordine patriarcale che resiste ancora. Anzi, si fa virulento, sanguinoso, prepotente, offensivo. Nonostante tutto. Con l'episodio del policlinico di Napoli siamo al colmo. Ma nulla ormai è colmo: i colpi aumentano, i fantasmi si materializzano, si fanno parola, proibizione, violenza, umiliazione. Ferrara e Benedetto XVI. La politica è complice, si accoda, tace colpevolmente, si specializza in uteri e aborti, minacciosa e viscidamente caritatevole. Anche a sinistra. Cerca cavilli, balbetta, s'inventa narcisistici sofismi. Si mette in testa di proteggere le donne, finisce col tollerare che nella campagna elettorale l'unico a essere al di sopra della par condicio sia il papa. Noi diciamo basta. Chiediamo che il PRC impegni tutta la Sinistra a prendere con chiarezza posizioni ferme in campagna elettorale e, dopo, in Parlamento. La difesa dell'autodeterminazione femminile e la cancellazione della legge 40 devono essere impegni prioritari e assoluti. Insieme ai diritti civili, alle coppie di fatto, alla scuola pubblica laica, alla lotta ai poteri ecclesiastici. Insomma alla rigorosa difesa della laicità, non solo come lotta all'invadenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica e provati di donne e uomini, ma anche come difesa delle libertà personali e di una ricerca volta a migliorare la salute dell'umanità nel mondo. A tal proposito esprimiamo la nostra solidarietà ai docenti e agli studenti della Sapienza che hanno difeso la dignità e l'autonomia di una prestigiosa istituzione culturale pubblica. La laicità è costruzione di uno spazio di etica pubblica dove credenti e non credenti possano sentirsi liberi e confrontare le loro differenti fedi, opinioni, visioni del mondo. Perciò va difesa e curata senza esitazioni né ambiguità. Senza se e senza ma Senza delegare i temi dell'etica ai principi sovraordinari, in una visione della politica angusta, misera, ridotta alla gestione dell'esistente. Soprattutto oggi, che si materializza il tentativo di colpevolizzare le donne, di ridurle al ruolo arcaico di veicoli del seme maschile, a tutrici della unità ( e dell'ordine) familiare e dei valori dei clan maschili, tutt'al più in attesa di essere scelte e promosse dagli uomini, per trasmettere le forme materiali e simboliche del patriarcato. Oggi il familismo si sposa col mercato, con la supplenza privatistica del welfare pubblico; il patriarcato si adagia nel neoliberismo, lo innerva, lo piega ai suoi scopi. Se la politica tace, prendono corpo i fantasmi maschili, dalle concezioni neospiritualistiche conservatrici alle imposizioni di una Chiesa ormai tridentina e postconciliare. Mulier taceat in ecclesia, è il monito di Paolo di Tarso. E così la politica tace, si arresta alle soglie del vaticano, al di qua del Tevere, s'inchina al soglio di Pietro. Valori eticamente sensibili vengono chiamati i precetti della morale cattolica, che si pretende assoluta, dettata dal diritto naturale, valida per tutte e tutti. Ebbene, non è più tempo di ambiguità. La sinistra si svegli, prenda coscienza della necessità del suo compito storico, che oggi è quello di costruire un'etica libera dal potere del sacro. Assunto dal cpn Non fiori all'occhiello, ma soggetti Ancora una volta la politica che appare si riduce ad una epifania del maschile, ad una esposizione leaderistica e mediatica di corpi maschili. C'è nel nostro partito e nella Sinistra una ricchezza di elaborazione femminile e femminista sul mondo, sul welfare, sui diritti civili, sulle migrazioni, sulla ricerca, sulla costruzione di un'etica pubblica laica. Una ricchezza e una densità non riducibili a quote e nemmeno ai diritti civili. La Sinistra deve rappresentare questa ricchezza femminile di politica, deve ricavarne strumenti di innovazione e ricerca sul piano sociale, politico, simbolico. La presenza paritaria delle donne non risolve la grande questione della differenza politica, ma è la precondizione perché su tale differenza - nonché sul nesso tra uguaglianza e differenza - si possa costruire una città politica sessuata. Le donne che hanno dato vita alla manifestazione del 24 novembre e sono scese immediatamente in piazza dopo il terribile episodio del Policlinico di Napoli, stanno costruendo un nuovo movimento femminista, fatto di spessore antico ma di grande novità politica e simbolica. Non solo la difesa della 194, ma la critica del familismo, la lotta contro la violenza maschile ( e domestica) contro le donne, la laicità, il rifiuto delle politiche securitarie anche nei confronti del popolo migrante, il rifiuto di rappresentanze istituzionali "in nome delle donne" hanno rappresentato la critica più radicale alla debolezza e alle pericolose ambiguità del Governo dell'Unione: quelle manifestanti rappresentano la garanzia che il movimento non si fa strumentalizzare né attrarre dalle sirene veltroniane né invischiare in concessioni alle compatibilità e al cattivo realismo. Pertanto il CPN impegna tutto il partito a costruire candidature femminili forti, legate al movimento delle donne, da collocare nei primi posti anche di capoliste. Impegna altresì il CPN a chiedere agli altri tre partiti e alle associazioni decisioni che vadano nella stessa direzione, e - qualora ciò non si verificasse - ad attuare tali scelte in maniera unilaterale. Infine, poiché crediamo che la Sinistra unitaria e plurale non sia solo un cartello elettorale, chiediamo che si sviluppino dopo le elezioni una riflessione un percorso che portino a individuare come portavoce della Sinistra donne e uomini a turno, fuori da ogni concezione leaderistica della pratica politica. Tra di noi può darsi che ci siano opinioni diverse sul percorso della Sinistra unitaria e plurale, ma riteniamo che ci debba essere la comune convinzione che la politica è scavo, ricerca, connessione, relazione, pluralità, democrazia, etica, e non rappresentanza mediatica e sintesi leaderistica: anzi queste ultime sarebbero la morte della politica intesa come passione, cammino comune, soggettivazione, trasformazione. Imma Barbarossa Assunto dal cpn ODG sul KOSOVO La dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo e il suo riconoscimento da parte dello Stato italiano avvengono fuori dalle regole del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU e in contrasto con gli stessi deliberati del Parlamento italiano. Con questi atti si acuisce la crisi e la tensione in un'area tutt'altro che pacificata e gravata da molti contrasti geopolitici. Si crea un precedente grave e ci si muove verso stati etnici. Si aprono contrasti con vicini importanti come la Russia. E si determina una grave divisione dell'Europa, come sempre quando essa si muove fuori dalla bussola della propria autonomi a e del diritto internazionale. L'Europa è stata incapace di una politica autonoma, autorevole, trasparente e portatrice di una prospettiva. Addirittura si è saputo di incontri tra il governo che esprime la presidenza di turno della UE e l'amministrazione USA che ha suggerito i comportamenti da adottare. Non si è stati capaci, a partire dalle regole internazionali, di progettare una ricomposizione di tutta l'area nella costruzione del progetto europeo, riconoscendo il pieno diritto serbo a farne parte. Verso la Serbia si è tenuta una posizione che ha messo in difficoltà lo stesso processo di democratizzazione che pure si diceva di voler favorire. Il governo italiano, che era partito da posizioni condivisibili, secondo quanto deliberato dal parlamento, ha finito invece per porsi alla testa degli atti unilaterali con episodi che richiedono anche accertamenti nel merito, come nel caso del ruolo dell'ambasciatore italiano in Serbia. Ruolo in palese contrasto con la stessa condizione di paese confinante esposto all'accrescimento della tensione, che avrebbe richiesto non solo prudenza ma indicazione di un diverso percorso. Ora la situazione rischia di precipitare. Occorre dunque cambiare radicalmente strada. Nel dire no al riconoscimento della dichiarazione unilaterale del Kosovo e alla realizzazione di una missione unilaterale in questo ambito, bisogna invece ripartire da due punti di fondo. Il pieno rispetto della legalità internazionale. Il riconoscimento del diritto di tutta l'area a far parte dell'Europa e la realizzazione di questo obiettivo. R. Musacchio, G. Mascia, F. Amato Assunto dal cpn Collegio di Garanzia Il Collegio di Garanzia Nazionale è stato integrato con la compagne: Antonietta D'Intorna - (Federazione di Foggia), Laura Stocchino - (Federazione di Cagliari) Domani saranno pubblicati gli interventi 27/02/2008.

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Con Bonino un Pd meno <radicale> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-27 num: - pag: 34 autore: di SALVATORE VASSALLO categoria: BREVI Con Bonino un Pd meno "radicale" I TIMORI DEI CATTOLICI he ci guadagna il Pd a ospitare i radicali? Che c'entrano C con il Partito democratico, con la vocazione maggioritaria e la scelta di andare da soli? Ha ragione un'autorevole espressione del mondo cattolico come Famiglia Cristiana a temere che la presenza dei radicali nel Pd dia voce oltre misura a "un'ideologia libertaria alternativa alla storia e all'etica di questo Paese"? Naturalmente, sebbene siano logicamente legati tra loro, questi interrogativi muovono ciascuno da un punto di vista diverso. Per la natura dei problemi che essi evocano, le risposte dipendono, alla fine dei conti, in maniera piuttosto pesante dagli orientamenti valoriali di chi se li pone. Ma, a mio avviso, chiunque dovrebbe considerare alcuni elementi oggettivi non ovvi. Quali che siano le intenzioni dei protagonisti, la presenza dei radicali nel Pd, così come è configurata dall'accordo quasi concluso, attenua, non accresce, il peso, in Parlamento e nel paese, delle posizioni "radicali" sulle questioni eticamente sensibili. Il Pd avrebbe potuto, alternativamente: a) lasciare che i radicali si presentassero per proprio conto; b) consentire loro di presentare una lista autonoma ma collegata; c) ospitarli nelle proprie liste. La prima alternativa avrebbe potuto, in misure diverse, accrescere il malessere di una componente non piccola dell'elettorato potenziale democratico, soprattutto tra i post-diessini, che avrebbe interpretato quella scelta come un (ulteriore) cedimento del Pd alle "ingerenze" cattoliche. Questo elettorato, se non fosse rassicurato circa il carattere "laico" del Pd, voterebbe probabilmente per la "Cosa rossa" piuttosto che per i radicali, seguendo la scia di quei dirigenti fuoriusciti dai Ds i quali non a caso hanno fatto del richiamo alla laicità il loro tratto identitario predominante. è fuori di dubbio che una lista radicale autonoma, indotta a estremizzare le sue posizioni, e due punti percentuali in più alla sinistra arcobaleno, avrebbero dato molta più voce e, di gran lunga, molti più seggi, alle posizioni che Famiglia Cristiana considera inaccettabili. La seconda alternativa (lista autonoma collegata) sarebbe stata ancora più in contrasto con la promessa di proporre un progetto di governo coerente e di farla finita con le coalizioni eterogenee. D'altro canto, anche per effetto degli equilibri delineatisi con le elezioni interne del 14 ottobre 2007, le varie componenti "cattoliche " saranno con tutta probabilità ampiamente sovrarappresentate nelle liste (e nei gruppi parlamentari) del Pd rispetto alla composizione dell'elettorato. Ciò detto, non c'è dubbio che la presenza dei radicali - come l'accordo con l'Idv - rischi di attenuare, sul piano simbolico, la carica attrattiva dell'andare da soli, e potrebbe ridurre il potenziale di espansione del Pd verso fasce dell'elettorato prima orientate per il centrodestra: tanto più in una campagna elettorale che, quali che siano le intenzioni dei protagonisti, si annuncia contrassegnata da un uso politico delle convinzioni religiose piuttosto pesante. Al richiamo all'identità cattolica è affidata la sopravvivenza di un intero partito, come ha dimostrato da ultimo l'intervento di Pier Ferdinando Casini ieri sul Corriere. Mentre parallelamente, su temi e richiami valoriali simili si muove l'iniziativa politica di Giuliano Ferrara. Quindi, per tornare alla prima domanda, può anche darsi che alla fine al Pd non convenga elettoralmente la scelta di ospitare i radicali. Che quanto guadagna verso sinistra lo ceda verso il centro, perdendo la chance di intercettare una parte dell'elettorato cattolico che avrebbe potuto considerare il voto al Pd più "utile" rispetto al rinserrarsi in un voto identitario di testimonianza. Ma non credo sia vero, per tornare alla terza domanda, ciò che temono, o dicono di temere, alcuni esponenti del mondo cattolico. Quanto meno se si guarda al quadro di insieme e non al dettaglio dei 9 seggi attribuiti a Emma Bonino e altri. In questo modo il Pd non tradisce ma conferma la sua vocazione maggioritaria, di partito laico dentro il quale è possibile cercare una ragionevole sintesi tra posizioni valoriali diverse, tutte effettivamente presenti nel Paese. Non tradisce la sua vocazione a creare ponti piuttosto che a stabilire steccati. Saranno semmai i radicali a dover decidere, a un certo punto, se intendono perpetuare, fino alla consunzione, una organizzazione politica sui generis, oppure confondersi dentro quel Pd da loro sempre evocato. Si intende che, nel tempo più breve, il contenuto specifico dell'accordo dovrebbe garantire che chi viene ospitato accetti lealmente le regole di chi lo ospita, evitando che i poteri di veto usciti dalla porta rientrino attraverso le posizioni non negoziabili di uno o due senatori.

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Grillo candida una maestra di kung fu (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-27 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Candidati Ha vinto le primarie della lista. Turci (socialisti): Grillini un ottimo sindaco Grillo candida una maestra di kung fu La candidata sindaco delle liste di Beppe Grillo è una maestra di Kung fu: si chiama Serenetta Monti, ha vinto di misura le primarie della civica legata al comico genovese battendo altri quattro concorrenti, e guiderà dunque il meet up capitolino alla conquista del Campidoglio. "Non so dove arriveremo con questa lista- spiega sul sito Serenetta Monti- so il fastidio che già abbiamo creato a questo sistema marcio e ne sono felice. Siamo un'onda anomala che si muove sotterranea, e lentamente si gonfia. Potremo essere uno Tsunami? O una delicata ondina? Dipende da noi e dalla forza di volontà che metteremo in questo progetto. Le persone che si stanno impegnando per questo cammino sono tutte spettacolari. Partono tutte dallo stesso principio di base: bisogna cambiare". Sabato e domenica prossimi le persone che lavorano al progetto della lista civica di Beppe Grillo saranno così nelle piazze con i propri gazebo per la raccolta delle firme necessarie - ne servono 2.000. Serenetta Monti ha alle spalle un passato di precariato come restauratrice, lotte sindacali autorganizzate per la stabilizzazione in aziende comunali, battaglie legali per le malattie sul lavoro, scioperi, denunce e occupazioni. Le sue soddisfazioni vengono dai bambini, "non i miei, ma quelli degli altri ai quali per anni ho insegnato Kung Fu". Con ogni probabilità sfiderà Rutelli anche "Franco Grillini, che sarebbe il candidato ideale per una coalizione autonoma di forze socialiste, laiche e liberali. Questo è anche l'orientamento scaturito dalla riunione del Comitato regionale della Costituente socialista romana": così il socialista Lanfranco Turci. "Non possiamo permettere che le prossime elezioni comunali a Roma si riducano a una contesa tra tre candidati a sindaco in gara a chi si presenta come il più ligio alle direttive delle gerarchie cattoliche" Serenetta Monti è la candidata della lista Grillo passata attraverso le primarie.

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<Cattolici incompatibili con i radicali> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il direttore di "Famiglia Cristiana" "Da sempre lottiamo contro la cultura pannelliana" "Cattolici incompatibili con i radicali" Don Sciortino e le critiche a Walter: ma non condanniamo il suo programma ROMA - "Famiglia Cristiana", il settimanale da lei diretto, ha definito il programma del Pd un "intruglio veltroniano in salsa pannelliana ". Don Antonio Sciortino, è un invito a non votare Pd? L'ingresso dei radicali rende impossibile ai cattolici esprimersi per la formazione veltroniana? "Intanto la nostra definizione di "pasticcio veltroniano in salsa pannelliana" non era riferita né al Pd né al programma, che ancora non conoscevamo al momento di scrivere l'editoriale. Ci riferivamo esclusivamente all' accordo tra il Pd e i radicali, che a nostro parere è un errore perché ha "annacquato" la scelta iniziale di Veltroni di "correre da solo", la vera novità di questa campagna. Poi, noi non diamo nessuna indicazione di voto o di non voto per un polo o l'altro: siamo interessati a promuovere una vera politica per la famiglia, a cominciare da un fisco più equo per chi ha figli, e ad affermare i valori della vita e la dottrina sociale della Chiesa, indipendentemente dagli schieramenti politici. Nel sondaggio sul voto cattolico che abbiamo pubblicato la scorsa settimana, alla domanda "lei ritiene che un cattolico possa votare uno schieramento che comprende anche il partito radicale?", il 40% del campione ha risposto sì. Con ciò rimane l'interrogativo, che ci pongono anche molti lettori: come faccio a votare uno schieramento che include i radicali, che non perdono occasione per attaccare e irridere la Chiesa, il Papa e i valori cristiani? " Ma il giudizio non è in contrasto con la recente ricerca del vostro giornale in cui Veltroni appariva come il politico più popolare tra i lettori perché vicino ai temi cattolici? "La ricerca intanto riguardava tutti i cattolici italiani e non solo i lettori del nostro settimanale. Veltroni veniva scelto come presidente del Consiglio dal 24 per cento del campione, ma senza alcun riferimento ai programmi. Credo che le preferenze per Veltroni si giustificassero per la sua capacità di dialogo, per il rispetto e i buoni rapporti che ha sempre avuto col mondo cattolico. Ne ha dato ampie prove anche come sindaco di Roma. L'accordo con i radicali è venuto dopo." Veltroni contesta: perché "Famiglia Cristiana" non disse nulla quando nel 2001 Pannella concluse l'accordo con Forza Italia? "Non è vero. La cultura radicale e le loro battaglie sono sempre state da noi contrastate in quanto opposte ai valori cattolici. Circa l'accordo di Pannella con Forza Italia del 2001, bisogna dire che allora tutti si aggregavano e nessuno aveva fatto la scelta di "correre da solo", salvo poi tornare indietro. Oggi, con questa legge elettorale per la quale non si possono esprimere preferenze e con le liste bloccate fatte dai segretari di partito, nove candidati radicali passano di sicuro: voti la Bindi e porti a casa la Bonino. Veltroni deve spiegare come conciliare questa contraddizione. è indubbio che l'arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd. Di cui, a mio parere, non c'era proprio bisogno ". Per Veltroni la vostra posizione sembra far pensare che laici e cattolici non possano convivere in un'unica formazione. "Ma il problema non è il rapporto tra laici e cattolici, che possono, anzi devono convivere bene all'interno di una stessa formazione, purché abbiano un minimo di terreno comune. Che è la ragione per cui due partiti, Ds e Margherita, si sono fusi in un' unica formazione. Il problema, nello specifico, riguarda l'ingresso dei radicali. A questo punto, rotte le fila, perché non imbarcare anche altri partiti? Perché solo i radicali?" "Famiglia Cristiana" è sempre stata attenta a tutti gli scorci del panorama politico, centrosinistra incluso. Non pensa che una presa di posizione come questa possa trasformarsi in un precedente e modificare una linea di sostanziale equilibrio? "No, assolutamente. Manteniamo la nostra linea di equidistanza. Dal nostro sondaggio è emerso che i cattolici hanno un elevato livello di maturità civica. Per tutti è fondamentale la guida spirituale della Chiesa, la sua funzione di indicare la "via". Che poi concretizzano in scelte e comportamenti politici". Direttore Don Antonio Sciortino Paolo Conti.

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<Avanti con la Ru486> Primo sì alla pillola abortiva (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il caso Avviato l'iter per l'uso in ospedale. Radio Vaticana: non è aspirina "Avanti con la Ru486" Primo sì alla pillola abortiva Via libera dalla commissione dell'Agenzia del farmaco ROMA - Dopo gli autorevoli interventi del Vaticano e della Cei sul valore della vita e mentre divampa la polemica per la presenza dei radicali nelle liste del Partito Democratico, arriva una notizia che potrebbe complicare ulteriormente il rapporto tra laici e cattolici. Ieri sera è giunto dall'Aifa il primo via libera per la commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486. La commissione tecnico- scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti dato il suo parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio, attraverso la procedura di mutuo riconoscimento (che coinvolge anche altri Paesi europei), per la Ru486. La domanda era stata avanzata a fine novembre dalla Exelgyn, la ditta farmaceutica francese produttrice del farmaco. Si tratta del primo step sulla strada che potrebbe rendere la Ru486 disponibile in Italia, come farmaco utilizzabile esclusivamente in ospedale, e dunque classificato in fascia H. L'iter di autorizzazione prevede infatti che il Comitato tecnico scientifico (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco (Emea) dia ora il via libera al mutuo riconoscimento. Ok che dovrebbe arrivare già entro la giornata di oggi. Dopo questo passaggio la "pratica" tornerà alla Commissione tecnica dell'Aifa che, a sua volta, darà mandato al Comitato prezzi e rimborsi dell'agenzia del farmaco per la negoziazione del prezzo per il Servizio sanitario nazionale. Ultimi step: l'approvazione da parte del Consiglio di amministrazione e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, un iter che si concluderà non prima di maggio. A quanto si apprende, per i tecnici dell'Aifa resta però sul tavolo un altro nodo da sciogliere. La Ru486, infatti, deve essere somministrata alle donne in aggiunta a un altro farmaco, il misoprostolo, che è autorizzato in Italia esclusivamente come gastroprotettore e non per uso ginecologico. Dunque, spetterà alla Cts decidere se ampliare le indicazioni di questo prodotto, consentendone l'uso in aggiunta alla pillola abortiva, o se autorizzarne l'utilizzo "off label", cioè "fuori indicazione". "Oggi è un grande giorno per le donne italiane", esulta Silvio Viale, il ginecologo torinese nonché esponente radicale, promotore della sperimentazione della Ru486. Preoccupazione per il via libera viene invece da Forza Italia. E radio vaticana avverte: quella pillola non è un'aspirina. R. R.

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Il matematico Odifreddi (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)

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Stampa Il matematico Odifreddi Il matematico Odifreddi "Non approvo il bipolarismo laici-cattolici e questo connubio Binetti-Bonino all'interno del Partito democratico non porterà a nessuna collaborazione. Quando ero nel comitato del Manifesto per i valori del Pd ho cercato di farlo capire, ho detto che si doveva fare una scelta, questa non si è voluta fare. E presto i nodi arriveranno al pettine". è il commento del matematico Piergiorgio Odifreddi, che non nasconde il suo schieramento sulle questioni laiche e cattoliche, sullo scenario "bipolare" cui sta andando incontro il Pd. "I Radicali - aggiunge lo scienziato - alla fine, alla prima occasione voteranno contro certi provvedimenti".

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ROMA - La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusc (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

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Di CLAUDIO SARDO ROMA - "La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusconi ha espulso i politici cattolici dalla sua coalizione. Non si comprende la preoccupazione della base ecclesiale per l'ingresso dei radicali nel Pd se non in questo contesto: dopo lo strappo del Pdl, è ancora più necessario per i cattolici italiani che il Pd sia all'altezza delle sue ambizioni". Beppe Fioroni prova a capovolgere la lettura ricorrente. A togliere i credenti del Pd dal banco degli imputati per l'accordo Veltroni-radicali. E a girare i riflettori sulla rottura tra il Cavaliere e l'Udc di Casini. Eppure l'attacco di Famiglia cristiana è arrivato dopo quello di Avvenire. E non è certo la prima volta che dalla Chiesa piovono critiche al Pd e alla sua idea di "contaminazione" culturale. "Non mescoliamo argomenti e punti di vista diversi. I rilievi di Famiglia cristiana sono gli stessi della nostra base. Noi non vogliamo una politica cattolica, ma una politica fatta laicamente da cristiani. Per questo la presenza di un piccolo gruppo di candidati radicali non deve alterare la sintesi, il profilo, i progetti del Partito democratico, così come li abbiamo fin qui disegnati insieme". Se c'è tanto allarme, vuol dire che l'ingresso dei radicali pone più di un dubbio. O forse la polemica è solo un pretesto per i cattolici del Pd per chiedere più posti in lista?. "I candidati cattolici nelle liste del Partito democratico saranno diverse centinaia. Tanti, qualificati cattolici sono tra i fondatori del partito e nel suo gruppo dirigente. L'allarme non riguarda la presenza, la visibilità della nostra matrice culturale. E neppure il nostro peso nelle politiche concrete. Sono stato ministro della Pubblica istruzione: al di là delle chiacchere, il governo di centrodestra ci aveva consegnato una scuola arretrata sul terreno della parità. Con me la scuola ha fatto passi avanti sulla strada della sussidiarietà. Mi preoccupano le politiche della destra per una scuola tendenzialmente libanizzata, che punta a dividere i nostri ragazzi per religione, censo, orientamento politico". Allora perché tanto allarme sui radicali? "Perché il Pd e i cattolici al suo interno hanno oggi un compito aggiuntivo. E ne devono avere consapevolezza. La mutazione genetica del berlusconismo ha prodotto un cambio di scenario. L'espulsione dell'Udc ha aperto una nuova questione cattolica. Nel secolo scorso era la sinistra marxista a considerare i cattolici in politica come un incidente della storia. Ora quello schema viene adottato dalla destra. Che seleziona alcune battaglie della Chiesa, le fa proprie e le affida agli atei devoti. La testimonianza viene così privata della fede. I principi diventano ideologia. E i politici cattolici vengono cacciati via". L'accusa contro di voi di parte della Chiesa è che sui temi eticamente sensibili, sui principi "non negoziabili", siete più inclini al compromesso. "Sui principi abbiamo dimostrato la nostra coerenza. Ma la politica è il luogo della ricerca del bene comune: questo impegno non può mai venir meno per un cristiano. Così come non può venire meno la difesa quotidiana del diritto alla vita, che non può limitarsi alla sala parto e alla sala rianimazione".Ma ora che ha deciso di costruire un polo di centro autonomo, l'Udc sarà un vostro competitore o un potenziale alleato?"La rottura del centrodestra è stato un momento di chiarezza. Si è concluso un percorso politico segnato da ambiguità e contraddizioni che non potevano più reggere. Ora comincia un percorso nuovo. Ma il confronto non può che avvenire sui programmi, sui progetti per l'Italia. Noi abbiamo scelto il Pd per governare il Paese, non per coltivare un orticello. La vocazione dei cattolici è questa: il bene comune. Di questo dobbiamo discutere. Adesso. E dopo il voto".

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ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a t (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

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Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a tutto il suo ecumenismo per rimettere sui binari giusti la questione cattolica, per sgombrare il campo dalle polemiche post intesa con i radicali, per rilanciare la presenza di tutto il Pd, non dei soli credenti, per conquistare consensi cattolici. Laici ma anche cattolici. Dialoganti con il Vaticano ma anche con chi non crede. Il "ma anche-day" andrà in onda di fronte a Montecitorio, al convegno organizzato a suo tempo dai cattolici ex ppi del Pd, e che in corso d'opera è diventato altro: i politici staranno buoni buoni in platea ad ascoltare quattro relatori non politici (Riccardi, Guido Formigoni, Garelli, Nanni). Concluderà Veltroni. Le premesse non sono per un esercizio di equilibrismo. "La novità del Pd è anche quella di riuscire a conciliare e far convivere laici e cattolici", sostiene Veltroni, che ha messo a punto un vero e proprio piano per chiudere le crepe e riuscire a far convivere i credenti anche con i radicali. La prima mossa è stata una lettera inviata a Famiglia cristiana, il settimanale che ha aperto le ostilità dando dei "pannelliani" ai Democratici. Nella missiva, il leader del Pd non sta tanto a chiedere scusa, ma spiega perché bisogna riuscire a far convivere la teodem Binetti con la radicale Bonino, "non bisogna più alzare muri", scrive Veltroni. L'altra mossa è di ergersi a garante della convivenza interna. Al mattino, al loft, Veltroni ha incontrato i teodem Binetti, Bobba e Carra. Nello scambio di opinioni è emerso che sì, forse è stato sottovalutato l'impatto nella base cattolica dell'accordo con i radicali, "ma quando sette anni fa Berlusconi si accordò con Pannella, mica con la Bonino, non successe tutto questo", ha fatto notare Veltroni. Al che Carra ha spiegato che nel frattempo "il Pontifice è cambiato e alcuni temi cosiddetti sensibili sono venuti in primo piano mentre prima non lo erano, non si parlava ancora di Pacs e simili". Incontro "molto utile", lo hanno definito i teodem, tanto che la Binetti ha aperto credito totale a Veltroni: "Sei tu il garante dell'operazione", aggiungendo che quando in Parlamento o in campagna elettorale si affronteranno "certi temi", il leader tenga conto delle posizioni cattoliche. Per i teodem e i cattolici tutti del Pd è positivo che i radicali abbiano firmato il programma "ora bisogna far sì che lo rispettino". Il timore è che, varate le liste e incassato l'accordo, i radicali si mettano a fare campagna sui loro temi più che su quelli del Pd. Timori in realtà fondati su ben poco, visto che la stessa Emma Bonino, dopo un incontro con Veltroni, è intervenuta per spiegare in lungo e in largo quanto sia leale l'apporto radicale e per gettare secchiate d'acqua sul fuoco: "Non ho nessuna polemica aperta, né con Binetti né con altri, né pongo veti a qualcuno". Emma la pasionaria radicale annuncia poi, a ulteriore rasserenamento, di non avere alcuna intenzione di candidare il professor Viale, "non c'è mai stato questo orientamento da parte nostra". Chi non demorde è Rosy Bindi, che annuncia polemicamente la propria assenza al convegno cattolico, "non sono stata invitata a parlare e a spiegarmi".

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Catto-dem in cerca di coesione. Ma già ci sono defezioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)

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Stampa SeminarioOggi a Roma la riunione organizzata da Franceschini che cade, per caso, nel pieno delle poemiche Catto-dem in cerca di coesione. Ma già ci sono defezioni Rosy, probabilmente, non ci sarà. Ci sta pensando. Ma non le piace l'idea che l'incontro non sia all'insegna del laicismo. E poi non è stata invitata. Si apre tra le polemiche il seminario "Educare al bene comune" che ha l'obiettivo di unire i cattolici del Partito democratico, se non per far nascere una corrente, certo per affermare l'esistenza di un gruppo forte e deciso a pesare nel futuro del futuro partito. Immaginato prima che cadesse il Governo Prodi, il convegno che si svolgerà oggi a Roma cade, per uno scherzo del calendario, nei giorni caldi del pre-voto, dell'accordo elettorale tra Veltroni e i radicali, delle critiche di "Avvenire" e "Famiglia cristiana", dei maldipancia tra i cattolici democratici. Inevitabile, allora, che l'appuntamento sia l'occasione per parlare anche della difficile sintesi di valori all'interno del Pd, così come di liste e candidature. Ma anche il momento per misurare la temperatura dei rapporti non eccellenti tra le diverse sensibilità catto-democratiche. Ma la partecipazione della Bindi è molto in forse. "Non penso che parteciperò al convegno al quale non sono stata invitata a parlare e a spiegarmi - ha detto - Se sarà nel segno della laicità ci sarò, se sarà all'insegna del correntismo e del contrappeso (nei confronti dei radicali, ndr), non parteciperò". Anche il prodiano Franco Monaco non si presenterà. Compatta, invece, la pattuglia dei teodem (Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra) che ieri ha incontrato Veltroni. "Ci ha rassicurati", commenta Carra. "Spero che gli sia stato utile ascoltarci in vista dell'incontro di domani", aggiunge. La politica, a guardare il programma, dovrebbe restare ai margini. Al seminario (al quale aderiscono Quarta Fase, Cristiani Sociali News, Argomenti 2000, Laboratorio per la Polis, Fermenti, Visioni Contemporanee, Cattolici liberali cristiani), ci saranno quattro relatori non politici: il fondatore della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi, Guido Formigoni, il sociologo Franco Garelli e il salesiano don Carlo Nanni. Il titolo del seminario, da cui partiranno le loro considerazioni, non è casuale. "Il bene comune è un obiettivo per i cattolici del Pd, e l'educare riecheggia quell'educazione alla legalità di cui parlava il documento della Cei del 91, che fu profetico pensando a quanto è successo poco dopo con Tangentopoli", spiega Francesco Saverio Garofani, deputato Pd di area cattolica, che con Franceschini ha lavorato all'iniziativa. "E vorremmo - prosegue - che questa fosse un'occasione in cui la politica ascolta". Per questo, sebbene saranno molti i big del partito presenti (Franceschini, Fioroni, Binetti oltre a tutti i teodem), nessuno di loro prenderà la parola. Tranne Veltroni, che nel suo intervento di saluto ribadirà la necessità, per il Pd, di una convivenza tra anima laica e anima cattolica, e che per questo bisogna superare ed eliminare la logica di battaglie ideologiche e cercare la soluzione ai problemi concreti delle persone, sulla base di un programma al quale tutti sono vincolati. Lo ha chiarito ieri Dario Franceschini, che ha ribadito come la "strada giusta è quella de dialogo". Al centro o al margine del seminario, insomma, di politica si parlerà. I "teodem" vogliono essere nuovamente rassicurati da Veltroni. "Vogliamo garanzie - spiega Carra - che la componente cattolica sia ascoltata e rispettata".

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Non si applichi all'etica il manuale Cencelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 27-02-2008)

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Stampa Non si applichi all'etica il manuale Cencelli Gaetano Quagliariello * Le difficoltà che Veltroni e il Partito democratico stanno attraversando nascono dal non aver compreso la questione della laicità così come si va declinando nel nostro tempo. Non è più la riproduzione dello storico conflitto tra laici e cattolici che l'Italia ha conosciuto dal Risorgimento in poi. E, per questo, non può essere affrontata e risolta con le vecchie ricette: né con quelle dei cattolici di sinistra, che avrebbero voluto continuare a rappresentare il braccio secolare della Chiesa nel mondo della politica; né con il cinico buonsenso di togliattiana memoria, che avrebbe voluto anestetizzare la questione in attesa che la rivoluzione avanzasse e che le masse cattoliche potessero, per derivazione, trasformarsi in seguaci della nuova religione secolare ed aspirare a un paradiso più a portata di mano. Non è possibile neppure liquidare il nodo dei rapporti tra laici e cattolici riducendolo ad un mero fatto di tolleranza e di rispetto reciproco: una tautologia che non consente di fare alcun passo avanti. La realtà di cui bisogna prendere coscienza è che il portato della modernità, dal punto di vista della tecnologia e della scienza, ha spalancato di fronte a noi questioni e interrogativi che fino a qualche anno fa non erano neanche immaginabili: questioni e interrogativi che riguardano le origini della vita, il suo svolgimento e la sua estinzione. All'ordine del giorno si è imposta prepotentemente la possibilità da parte dell'individuo di controllare ogni momento del processo vitale e, lungo questa strada, proiettarsi anche oltre la definizione di uomo come è stata fin qui antropologicamente e storicamente intesa. Queste tematiche sono entrate a far parte delle agende politiche. Non è un caso che i Parlamenti di tutta Europa dedichino un tempo sempre crescente a dibattere e deliberare sulle questioni che attengono alla "biopolitica": questioni ostiche e, per di più, in permanente aggiornamento. Basti pensare alla sorte delle cellule staminali embrionali: è stato proprio l'avanzamento della scienza a decretare la possibilità di prescindere dal loro impiego nella grande ricerca. è certamente comprensibile che queste novità filtrino nel mondo della politica più lentamente di quanto investano la vita degli individui. E si può anche capire che di fronte ad esse la pigrizia possa giungere ad avere il sopravvento. Non di meno, questa sfida, per la sua importanza presente e futura, esige delle risposte politiche. Non basta ritenere, come sta facendo il Pd nel tentativo di uscire dall'impasse, che possa esistere una risposta per chi ha fede e una diversa per chi non ce l'ha. Né tantomeno far convivere in una stessa lista esponenti illustri di idee opposte. Veltroni si sta impantanando perché non ha compreso che le nuove questioni che il nostro tempo ci impone non possono essere trattate come una nuova declinazione del vecchio conflitto tra laici e cattolici né tantomeno confinate nel ghetto delle coscienze individuali. Per non rinnovare antiche doppiezze o, peggio, cadere nel più bieco relativismo, un partito che vorrebbe essere grande deve avere la forza di affermare la propria verità. Solo una volta compiuto questo passo, è possibile concedere che su singoli argomenti si determinino affermazioni di coscienza: un'eccezione, non certo una regola. Gli elettori, laici e cattolici, che hanno compreso l'importanza della sfida, chiedono che si abbia questo coraggio, e non che si applichi all'etica il manuale Cencelli lottizzando candidature illustri. Il Popolo della Libertà, dal suo canto, ha una bussola che gli deriva dalla storia e dalle elaborazioni del popolarismo europeo. Nei manifesti del Ppe c'è già tutto scritto: si tratta solo di applicarlo con intelligenza e anche con un po' di fantasia. *senatore di Forza Italia.

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SENZA IDENTITÀ (sezione: Laici e chierici)

( da "Avanti!" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Un paradosso politico circola nella campagna elettorale. A voler motteggiare, si potrebbe scrivere: un fantasma, come il Marx dei bei vecchi tempi, ma in realtà la cosa non spiegherebbe un granché. Dunque, mi spiego meglio. Veltroni ha realizzato il "veltronismo", il nullismo politico intriso del cinismo post-sessantottino, dunque nichilismo allo stato puro, e sta così infilandosi, da solo, in un vicolo cieco. Attendiamo ulteriori eventi, per ora mi limito a considerare questa prima fase del veltronismo compiuto. Il capo del Pd ha tentato di riempire due buchi della sua strategia politica, prima con Di Pietro, infine con i radicali. Di Pietro rappresenta la memoria giustizialista che ha consentito al Pds-Ds-Pd di rimanere in vita e diventare in qualche modo un asse politico di peso. Anche in questo caso: si tratta di un effetto del nichilismo post-comunista con una storia agevolmente rinvenibile nei nuovi segni dei tempi. I radicali, dal canto loro, rappresentano la possibilità di agganciare quel mondo liberista e riformatore che, in Italia, non può assolutamente considerare la sinistra. Inoltre, con i radicali, si immette nel Pd uno scarto pesante con la Chiesa e i teodem, dunque si riapre la porta al laicismo, dopo aver mostrato simpatie "conciliatrici". Una marmellata non priva di ferocia ideologica interna. Naturalmente, anche un'altra cosa: una bomba a orologeria pronta a esplodere da un momento all'altro. Anzi, direi già esplosa. Anche il settimanale catto-progressista di impronta "martiniana", dunque anti-ratzingeriana, "Famiglia cristiana", è andato addosso all'operazione pro-radicali di Veltroni: il bicchiere è colmo. I cattolici "adulti" non sono più molto graditi quando producono frutti velenosi di questa portata. Ma questa è la miscela del "veltronismo", dunque, prevalendo quest'ultima, siamo allo scontro frontale con la Chiesa. Veltroni realizza se stesso e sfascia tutto, come al solito. D'altro canto, è Piepoli a dire che i voti dei cattolici sono determinanti e il Pd oggi faticherà molto a conquistarli. Che il Pdl, allora, si svegli. Anzi, si rialzi, come l'Italia. Il tema è naturalmente sempre la laicità come registro della politica italiana. E, per i democratici veltroniani la competizione sarà dura perché Papa Benedetto non usa il gergo clericale quando parla della vita e anzi, nel suo discorso ai partecipanti al congresso della Pontificia Accademia della Vita, è risalito alla vita a partire dalla concreta esperienza dell'uomo sofferente, che non deve morire solo e abbandonato nella società occidentale e liberale, nella nostra società, in questa società: "Nessun credente dovrebbe morire nella solitudine e nell'abbandono". Una società politicamente forte, democratica e pienamente occidentale non può che essere compassionevole e umanitaria, afferma il Papa, indicando con ciò non astratti principi etici e religiosi, ma criteri etico-culturali determinati e declinabili nella pratica quotidiana dell'esercizio del governo della società. Il Papa parla, infatti, di "società solidale e umanitaria", di "rispetto della vita umana individuale", dunque concreta, che "passa inevitabilmente attraverso la solidarietà concreta di tutti e di ciascuno, costituendo una delle sfide più urgenti del nostro tempo". Questo è il dominio dell'etica della responsabilità di Weber, dunque della tensione caratteristica del politico, impegnato nel presente a rendere più giusta, libera e solidale la società. Il discorso del Papa si incarica poi di rappresentare la pista da seguire, dettata dallo "sforzo sinergico della società civile e della comunità dei credenti": un Papa così laico crea indubbiamente, piaccia o no, una nuova forma di discorso pubblico, sparigliando i giochi. Ben al di là degli steccati, forti solo in questo Paese, fra laici e cattolici. Una cosa è già fin d'ora assai probabile: il Pd veltroniano faticherà non poco a inserirsi in questa dimensione etica, politica e sociale. Quel che manca infatti al Pd nella sua versione veltroniana, figlia della versione prodiana, più marcatamente tecnocratica, è la definizione netta e chiara di un'identità, che gli possa consentire, oggi, di praticare sintesi politiche con ampi margini di nettezza ed efficacia. Quel che non è stato compiuto attraverso un percorso - mai compiuto dai post-comunisti - non potrà mai essere improvvisato oggi né con Veronesi, né con Cappato. La strada del radicalismo libertario e del gigantismo tecno-sperimentale è dunque reazionaria, nel senso strettamente etimologico: reagisce a qualcosa che sopravanza molto la sua prospettiva. Una realtà che, Oltretevere, hanno individuato da un decennio. Tocca ora al Pdl avanzare su questa strada, con la chiarezza laica e la nettezza progettuale di un percorso già compiuto e che oggi attende soltanto nuove e più originali applicazioni.

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L'AVANA-VATICANO, IL CAMMINO DI WOJTYLA (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

L'Avana-Vaticano, il cammino di Wojtyla ALCESTE SANTINI Città del Vaticano. Tarcisio Bertone si è dichiarato "soddisfatto e fiducioso" su un futuro più aperto per Cuba nel concludere i suoi otto giorni nell'isola per ricordare in varie tappe quella di Giovanni Paolo II che fu di rottura quando affermò che l'embargo degli Stati Uniti è "eticamente inaccettabile". Un'affermazione forte che Bertone ha fatta propria, tra gli applausi dei docenti e degli studenti mentre parlava all'Università dell'Avana, fino a dire che si prospetta "una nuova stagione per la popolazione che si aspetta un cambiamento". La Chiesa cattolica, con i suoi 15 vescovi alla guida di una struttura ecclesiale presente con i laici associati in tutto il territorio, è la seconda forza sociale e religiosa che si è confrontata sempre di più con quella del Partito comunista e soprattutto con la società civile. I dirigenti comunisti si sono resi conto, in questi ultimi anni e dopo la malattia di Fidel Castro, che la Chiesa cubana, sotto la guida del moderato e pragmatico cardinale Jaime Lucas Ortega, ha consolidato nell'isola le sue radici e una certa autorità a livello internazionale stringendo rapporti con gli episcopati di altri Paesi latino-americani ed anche con quelli degli Stati Uniti e del Canada, che hanno intensificato le loro pressioni sui governi di questi Paesi. Il ruolo della Chiesa cattolica, anche per i buoni rapporti che ha con le Chiese nell'area latino-americana, anche sul piano del dialogo ecumenico e interreligioso, è stata sempre più apprezzata dal regime castrista e lo sarà ancora di più nel futuro. In sostanza, il famoso monito lanciato da Giovanni Paolo II nel gennaio 1998 - "Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba" - torna di attualità con l'invito rivolto da Bertone, a nome del Papa, a Raùl Castro e al Consiglio di Stato perché, in "collaborazione con la Chiesa", sappiano intercettare "i cambiamenti che si rendono necessari per il bene comune". Bertone non ha chiesto amnistie, ma "gesti positivi pure verso i carcerati perché favoriscano la riconciliazione nazionale e segni di speranza per un futuro diverso". È in questo nuovo clima, che però è appena iniziato mentre deve essere rafforzato con atti significativi sia all'interno della società cubana come sul piano internazionale, che può maturare un viaggio di Benedetto XVI a Cuba probabilmente entro il 2009. Un evento a cui si è accennato solo sul piano generico nei colloqui svoltisi tra Bertone, il governo cubano, la Chiesa, esponenti della società civile ed i giovani che si sono mostrati i più entusiasti per questa prospettiva per la quale vanno gettate le basi per un dialogo più pregnante. Comincia, così, a prendere quota una strategia della Santa Sede rispetto alla politica internazionale dato che il cardinale Bertone, dopo il rientro in Vaticano, deve prepararsi per altre due visite importanti sul piano ecumenico e politico, dal 2 al 9 marzo, in Armenia e in Azerbaigian. Il cardinale Bertone all'Avana prima dell'incontro con Raul Castro.

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Craxi -Ps- 'L'interventismo della Chiesa impedisce ogni sintesi possibile' (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Politica Craxi (Ps): "L'interventismo della Chiesa impedisce ogni sintesi possibile" Il Sottosegretario agli Esteri difende l'accordo Pd-Radicali, e attacca le posizioni della stampa cattolica Roma, 27 feb. - “L'ingerenza della Chiesa sul voto, questa volta rischia di essere assai più forte rispetto al passato. Vi sono ragioni interne ed internazionali che stanno alla base di un 'interventismo' delle gerarchie ecclesiastiche che ripropone la centralità della mai sopita 'questione cattolica', riproponendo in chiave moderna non uno scontro antico, bensì l'esigenza di una partecipazione e di una presenza nella società italiana che non sia limitata solamente alla sfera spirituale, ma che venga anche allargata a questioni politiche riguardanti la società italiana, la sua organizzazione sociale, i suoi valori di riferimento e di fondo”. Così Bobo Craxi, esponente del Partito socialista, critica le uscite della stampa cattolica (Avvenire e Famiglia Cristiana) sull'accordo tra Pd e Radicali. “Questo attivismo politico colpisce le aree e i partiti che più si sono esposti verso il mondo cattolico - prosegue il Sottosegretario agli Esteri - alla ricerca di un consenso organizzato e strutturato. E questa ricerca così vistosa impedisce ogni sintesi possibile, in special modo quando queste vengono ricercate fra le esperienze politiche più 'integraliste' del cattolicesimo e quelle di una difesa estrema e forzata della laicità”. Secondo Craxi “Vi sono forze politiche, come quella socialista, che devono vigilare affinché non si superino i confini tracciati dalla revisione concordataria, che sono netti e definiti circa i compiti e le responsabilità di Stato e Chiesa e che vedono un comune impegno proteso alla crescita della società italiana senza alcun dovere di intervento, da parte della Chiesa, nella formazione e nell'orientamento politico e democratico del nostro Paese”. “Se, in questa campagna elettorale, si calpestano principi che sono alla base della 'reciprocità pattizia' - conclude il leader socialista - ci troveremmo di fronte, dopo più di un secolo, ad una situazione inedita per un Paese occidentale: quella di una tendenza politica in cui prevalgono spinte religiose rispetto a quelle più razionali e laiche. Per questo motivo, senza voler fare polemica alcuna, è corretto vigilare su di esse”. Jack Farrow.

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La pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Grande folla al convegno cattodem. Veltroni: "Quella della Chiesa non è ingerenza" La pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega il con itto. Due nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino" fra laici e cattolici, il Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando di irrigidire le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le componenti cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno nel quale hanno preso la parola quattro intellettuali (Andrea Riccardi, don Carlo Nanni, Franco Garelli e Guido Formigoni). Il fondatore della comunità di sant'Egidio, che non sarà candidato, ha apprezzato l'operazione del nuovo partito, mentre Veltroni ha annunciato due nuove candidature del mondo cattolico, Mauro Ceruti e Andrea Sarubbi. Il leader del Pd non ha eluso la questione dei radicali: "Gli abbiamo chiesto di accettare la cultura del dialogo e della mediazione, da soli avrebbero espresso posizioni davvero laiciste". Marini: "Ha convinto non solo me ma gran parte della platea". A PAGINA 2.

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