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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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TARTICOLI DEL 9-13 giugno 2008
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Articoli
Laici e chierici (66)
Da non perdere . Così il Daily Mail, giornale laico
inglese, ha annunciato la pr ( da "Messaggero, Il"
del 09-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: difficilissimo che un autore cattolico, italiano, venga tradotto in Inghilterra" sottolinea la Borghese. "E' stato Sir Rocco Forte, maggior azionista del Catholic Herald a promuoverne la pubblicazione, dalla ricerca del traduttore, alla pubblicazione sul giornale di diversi stralci, alla presentazione che avverrà a Brompton Oratory,
I
nuovi rapporti tra stato e chiesa - aldo schiavone
( da "Repubblica,
La" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ultima cosa di cui l'Italia ha bisogno è di ritrovarsi ancora divisa fra "laici" e "cattolici". Sono convinto che la fine della Dc abbia anche condotto al tramonto del cosiddetto "cattolicesimo democratico" (ha ragione in questo Gaetano Quagliariello che ne ha appena parlato in un convegno). Il Pd dovrà tenerne debito conto.
Tutte
le sfide del dopo antonelli - maria cristina carratu'
( da "Repubblica,
La" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nonché laici come Giampaolo Meucci, Nicola Pistelli, Mario Gozzini, impegnati da cattolici in campo sociale e politico. Stagione tanto intensa da aver corso il rischio del fermo-immagine: di diventare, cioè, una sorta di icona, religiosa, politica, culturale, di cui (secondo una lettura che, in realtà, comincia a stare stretta agli stessi che ne hanno fin qui beneficiato)
Famiglia
cristiana, choc sul Pd <Cattolici a rischio scissione>
( da "Corriere
della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pierluigi Castagnetti non nasconde la preoccupazione profonda per "la sottovalutazione dei problemi che i cattolici pongono". E la teodem Emanuela Baio Dossi ringrazia Famiglia cristiana per aver messo il dito nella piaga: "Non si possono tenere insieme il diavolo e l'acqua santa". Per parte loro, i laici sospettano che l'editoriale sia stato "pilotato" e attaccano.
Gli
statuti del Cammino neocatecumenale, verso il 13 giugno
( da "Giornale.it,
Il" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.
La
gioia del Papa per il nuovo clima politico
( da "Giornale.it,
Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.
E
Pacelli intervenne contro la legge antisemita
( da "Giornale.it,
Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.
La
decisione di Gianni e i nostri giudizi
( da "Giornale.it,
Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.
L'annuncio
di Gesù ai giovani ( da "Giornale.it, Il"
del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.
Quando
i laici sono deboli ( da "Unita, L'"
del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: destra è da tempo impegnato a mostrarsi ricettivo, senza nessuno scrupolo di laicità, ma con grande attenzione a prendere i voti (quelli espressi sulle schede elettorali dai cattolici), a quello che viene detto dall'altra parte del Tevere. Anche se non sempre ne conseguono comportamenti concreti, sembra che le dichiarazioni di sintonia funzionino.
Quando
la Chiesa sbaglia ( da "Unita, L'"
del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici e laici, credenti e diversamente credenti, quello di cosa significhi essere e apparire, in un contesto politicamente degradato come quello italiano, un partito nuovo, democratico davvero, che garantisca voce, diritti, partecipazione a quanti hanno creduto in questo disegno e intendono arricchirlo e adeguarlo ai troppi problemi che abbiamo di fronte.
Pd,
resa dei conti fra le correnti - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che punta i piedi, c'è chi dichiara: "nel Pd stiamo meglio, i cattolici hanno il loro spazio, senza predominio, come è logico in un partito laico, che uno sia credente o meno". Certo la presenza dei radicali non è piaciuta a molti, però in Liguria il problema non si pone e a Roma non è nato. Tutto il resto sì.
"basta
con la caccia all'immigrato" - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e volontari, ad esempio nelle 40 parrocchie della città che a turno distribuiscono cibo e indumenti, "ovviamente senza chiedere il passaporto", come sottolinea il direttore della Caritas Paolo Mengoli. "Parteciperò allo Stranger Day, mi sembra una buona idea, se non lo organizzano mentre sono in Africa - dice Don Tarcisio Nardelli,
Tonini:
la vera anomalia è la corrente dalemiana
( da "Corriere
della Sera" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è invece da andare avanti nella elaborazione di una cultura comune a laici e cattolici, che è la grande scommessa del Pd". Non è vero che una parte dei cattolici del Pd guarda a Berlusconi? "Secondo me no, almeno dal punto di vista delle dinamiche di massa. Poi i singoli possono decidere come vogliono ". Parliamo dei singoli, allora.
Federico
Raponi Libera Chiesa in suddito Stato
( da "Liberazione"
del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: molte delle fonti sono cattoliche), ma in favore di uno Stato laico che non c'è. Formalmente, in Italia non esiste più il concetto di religione di Stato istituito con il Fascismo, però di fatto non è cambiato nulla. A mio parere è stato Antonio Gramsci, in particolare nei Quaderni del carcere , a descrivere meglio e in modo molto attuale questa mancata sovranità dello Stato borghese"
LA
SICUREZZA RIPARTE DALL'ANTIRAZZISMO
( da "Manifesto,
Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per questo abbiamo voluto mettere insieme mille voci cattoliche e laiche per i diritti dei migranti e dei rom. Il razzismo rende insicuri coloro che sono venuti in Italia a lavorare. Il razzismo rende insicuri uomini, donne e bambini che chiedono solo di poter vivere in pace. Il razzismo rende insicuri tutti noi.
Veltroni:
'Scissione cattolici-laici? Un suicidio'
( da "Voce
d'Italia, La" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Scissione cattolici-laici? Un suicidio" Il segretario del Pd risponde alle voci di una possibile divisione del suo partito annunicata su "Famiglia Cristiana" Roma, 11 giu.- “Plausibile ma suicida”. Con questa parole il segretario del Pd Walter Veltroni definisce la possibilità di scissione all'interno del suo partito.
Festa
di roma, il giorno di rondi - filippo ceccarelli roma
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mandarino
della cultura cattolica in ambito visivo ed evolutissimo dinosauro
dell'universo festivaliero, Rondi prende servizio con il freddo ardore e
l'entusiastica rassegnazione di chi ne ha viste come nessun altro
sopravvissuto, almeno in quel mondo lì. Era con Andreotti, per intendersi, il
giorno del
Compagno
a chi? l'ultima disputa nel pd - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: componente cattolica della Margherita e di quanto sia cambiato (in peggio) il clima nel nuovo partito. Confessa: "Non vorremmo dover tornare nelle catacombe". Sembra l'Emilia di Guareschi negli anni Cinquanta ma è il Pd di Torino oggi. La lettrice, che per comodità chiameremo Margherita, usa toni pacati e premette: "Mi rendo conto che gli inizi sono sempre difficili e ci vuole pazienza"
Il
personaggio bertolaso - valerio petrarca
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Guido Bertolaso, sottosegretario per l'emergenza rifiuti, è stato ospite dell'associazione "Laici e Gesuiti per Napoli". L'incontro con Bertolaso era stato programmato dall'associazione un anno fa: compariva nel programma pubblicato a gennaio a conclusione dei sette incontri dedicati al tema "Certezza Incertezza".
Partito
democratico, squilli di rivolta a ponente
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina III - Genova A Savona cattolici sulle barricate, il presidente della Provincia lascia: "Qui bisogna tornare all'antico e cercare gli elettori casa per casa" Partito democratico, squilli di rivolta a ponente Il Pd? E già morto e io me vado. Non ha mezze misure Marco Bertolotto.
Pd,
la rivolta dei savonesi "un partito nato morto" - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: terra di grotte nell'entroterra, dove è stato sindaco per due volte, uno che giura di essere stato un Pci-Pds-Ds e ora è uscito dal Pd, spara a zero su metodi e persone, e si ritrova a essere il leader del drappello di cattolici che hanno annunciato, l'altro giorno all'Assemblea provinciale, di volersi autospendere.
Del
Gaudio presenta i suoi "Adolescenti"
( da "Secolo
XIX, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 2008 GIORNO & notte 12/06/2008 TACCUINOOggi, giovedì 12 giugno, la Chiesa Cattolica festeggia S.Onofrio. Domani, venerdì, ricorda S.Antonio da Padova. Il segno zodiacale è quello dei Gemelli. La fase lunare è nel Primo Quarto. FARMACIEA Savona (orario continuato 8.30-20.30) sono di turno le farmacie: Della Ferrera (Centro) C.
Se
l'islam sceglie la democrazia - benjamin r. barber
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Islam ma la religione tout court a collocarsi in una situazione di tensione nei confronti del laicismo e della democrazia, tensione che in una libera società è salutare e non negativa. Le Due Città di S. Agostino e la "Dottrina delle due spade" di Papa Gelasio parlano di un mondo corporeo e di un mondo spirituale, del temporale e dell'eterno, del terrestre e dell'ecclesiastico.
Pd
torino, lettera al giornale della curia "basta chiamarsi compagni, meglio
fratelli" ( da "Repubblica, La"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: lei che arriva dalla componente cattolica della Margherita, una lettrice del settimanale della curia di Torino si è sfogata con una lettera: "è giusto - scrive - che in una sede del Pd cittadino siano affissi vecchi poster dell'Unità? Che alcuni membri del partito si rivolgano a tutti gli altri chiamandoli compagni?
Savona,
un ex ds guida la rivolta dei cattolici "il partito è morto, ci
autosospendiamo" - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un ex Ds guida la rivolta dei cattolici "Il partito è morto, ci autosospendiamo" WANDA VALLI SAVONA - Un terremoto, una miniscissione nel Pd ligure. A Savona il presidente della Provincia, Marco Bertolotto, quarantenne ex Ds, sbatte la porta e si mette alla testa di un drappello di rivoltosi cattolici che annuncia la scelta di autospendersi.
La
scelta di Gianni e Beatrice entrare da vivi nella morte
( da "Unita,
L'" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di chi ha scelto di non subire la solitudine che spesso accompagna un lutto. Visto che si parla tanto di "dignità della vita", spesso a sproposito, questo film ci permette di "spiare" il desiderio del tutto umano di entrare da vivi nella morte, al di là della cornice laica o religiosa, con amore e dignità.
Il
Pd, i cattolici e le cipolle d'Egitto
( da "Unita,
L'" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che dovrebbe indurre a non eccedere in enfasi sulla presunta carenza della laicità del Pd, su quella che sarebbe una timidezza nell'affrontare il tema dei diritti, dove invece il Pd cerca solo equilibrio e saggezza, visto che gli elettori "più laici" questi dubbi non sembrano avvertirli. Il vero buco il Pd ce l'ha invece solo nella seconda fascia, quello dei praticanti irregolari,
Musica
e pace Barenboim in Cattolica ( da "Giornale.it, Il"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 12 pagina 11 Musica e pace Barenboim in Cattolica di Piera Anna Franini Quando si parla di orchestra mediorientale, il pensiero corre alla Israel Philharmonic Orchestra (IPO) uno dei primi mattoni musicali posto in un Paese, Israele, che da mezzo secolo è sinonimo di lacerazioni a catena, ma anche di musica vissuta a tutto tondo.
Il
melologo e l'Illuminismo ( da "Corriere della Sera"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 06-12 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE CLASSICA Il melologo e l'Illuminismo L'associazione gli Amici di Musica/Realtà presenta, alla Palazzina Liberty, un concerto dell'Icarus Ensemble, diretto da Marco Pedrazzini, con la voce recitante di Laura Ferrari. La serata s'intitola "Melologo di oggi: musica e Illuminismo".
Fuori
dai progressisti Ue? E' folle ( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: espresso dai cattolici Pd, in effetti è una scelta programmatica, "ma sbagliata nel merito e nei toni. Nei toni, quelli perentori di Rutelli, che sono servono solo per ribadire l'esistenza di un punto di vista. Non credo che i cattolici considerino la scelta del gruppo in Europa una questione dirimente.
Congresso?
Un suicidio ( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I cattolici non mollano: nell'europarlamento non con i socialisti, anche se cambiano nome e simbolo. D'Alema tende una mano: troveremo una soluzione Daniela Preziosi Chi vuole tornare indietro "è suicida", chi chiede oggi il congresso abbia il coraggio di andare fino in fondo e mettere in discussione la leadership.
Veltroni:
Ds e Margherita? Un suicidio tornare indietro
( da "Corriere
della Sera" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Perché dopo una settimana di Pd vissuta sotto il "fuoco amico" di movimenti interni, maldipancia cattolici, nostalgia di vecchie sigle, correnti che mai dichiareranno di essere tali, decide di passare al contrattacco: "Siamo un grande partito pluralista. Non si va al congresso ogni volta che qualcuno esprime un'opinione diversa da un altro.
Intoppi
e treni vuoti per la Germania Così per strada tornano i sacchetti
( da "Corriere
della Sera" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Al termine di via Leonardo Cattolica, il pensionato Antonio Fusco dice una cosa seria che invece fa ridere. "Non si può mettere i rifiuti qui, altrimenti si rischia l'arresto ". Certo. Peccato solo che da un paio di settimane questa strada parallela al muro dell'ex Italsider, tra Fuorigrotta e Bagnoli, sia diventata una discarica a cielo aperto.
Dove
si siedono il pd a bruxelles ( da "Riformista, Il"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica è una scelta plurale, influenzata non tanto da aspetti identitari o etici, quanto da proposte concrete care a tantissimi cittadini, non solo ai laici credenti. È inoltre sbagliato ritenere che quell'elettorato non ha premiato il Pd perché non si è rispecchiato nei suoi valori o temendo una deriva radicale: se non lo ha fatto è perché non ha trovato soluzioni adeguate
Demo
2 <chi dice che gli eurogruppi devono essere due?>
( da "Riformista,
Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: giovane studente della Cattolica di Milano, spiegavano che il cattolico che impone al non credente un comportamento commette peccato. Ma d'altra parte la riscoperta della laicità come dimensione anticlericale è la risposta meno indicata. Se il Pd vuol essere rappresentante di queste questioni elaborando una risposta moderna e adeguata non può oscillare tra l'
Castagnetti
celebra Enrico Berlinguer ( da "Corriere della Sera"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ". La memoria non ha a che fare con il malessere de cattolici. "Si fa confusione: non c'è un problema di voto cattolico, i cattolici hanno votato come tutti gli altri. Il problema sono i rapporti tra il Pd e la Chiesa". Pierluigi Castagnetti.
È
un ( da "Corriere della Sera"
del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: REDAZIONALE POLITICA LA TOLLERANZA Dialogo laici e cattolici: la sfida dei democratici è un obiettivo "alto", ma comporta un impegno complicato, andare "oltre le frontiere tra ragione e fede", come ci propone Vannino Chiti in Laici & Cattolici, dove spicca anche un significativo "dialogo" fra il cardinale Silvano Piovanelli e l'autore, ex ministro per i rapporti con il Parlamento,
Da
Ruini a Vallini, da Saraiva ad Amato. Al Sant'Uffizio? Sanna
( da "Giornale.it,
Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio?
Fioroni:
<non ci sono scissioni di cattolicie veltroni resterà a lungo segretario>
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Dire che nel Pd i cattolici non contano nulla è come dire che negli ultimi sei mesi il "Foglio" non ha parlato di aborto". "Non ci sono scissioni di cattolici - prosegue l'ex ministro - non ci sono congressi straordinari, non ci sono primarie in vista e in questo momento nel Partito democratico non ci sono neppure famigerate leadership in discussione.
Pd,
partito sull'orlodi una crisi di nervi
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: O magari una laicità non compresa, travisata, un'autonomia rispetto ad altre strutture sociali come il sindacato, o la stessa Chiesa, che fa sentire orfani i non diessini? Di Albenga è il rettore dell'Università di Urbino, Giovanni Bugliolo: "Finché l'anima cattolica e quella marxista non capiranno che è cominciata una vicenda nuova non ci sarà niente da fare.
Rooney,
nozze blindate da nababbo del calcio
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la festa nuziale di Wayne e Colleen è stata ritagliata nella suggestiva cornice dell'Abbazia della Cervara, un monastero del 1300 riconvertito in location per festeggiamenti laici d'altobordo, blindato come fosse Fort Knox. Lo striker, che da ragazzo giocava a calcio indossando una maglietta con la scritta: "Once a Blue, always a Blue" ("Blu una volta,
Niente
paura, l'Europa è musulmana ( da "Unita, L'"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: docente di Islamistica alla Cattolica di Milano. "È inutile discutere di questo". La storia è già avvenuta. Questo sarebbe piuttosto il momento di riflettere su un concetto nuovo di cittadinanza, non tanto nel senso giuridico, quanto di appartenenza, di convivenza civile, di responsabilità verso le future generazioni.
Il
giallo della conversione sulla visita dal papa - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In fondo il salto l'ha fatto l'inglese Blair e cattolico - tra i Bush - è già il fratello Jeb, governatore della Florida: stato felice dove i pasticci elettorali delle elezioni del 2000 sono già una prova di vitalità cattolica a fronte della noia tradizionalmente protestante. Che George W.
Un
pensatore totalitario E il concetto di egemonia è tutt'altro che liberale
( da "Giornale.it,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per definire un pensatore politico cattolico occorre ritrovare Augusto Del Noce, per un pensatore di destra Giovanni Gentile. E non si vede in che cosa le loro idee abbiano significato nella politica di oggi. L'egemonia gramsciana è tutt'altro che un concetto liberale, se prendiamo per liberalismo il riferimento culturale più adatto alla forza politica creata da Silvio Berlusconi.
La
visita a Roma di George W ( da "Giornale.it, Il"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: presidente potesse essere sul punto di abbracciare la fede cattolica, come ha fatto di recente l'ex premier britannico Tony Blair e come fece una decina d'anni fa Jeb Bush, il fratello di George W. Nei sacri palazzi vaticani, in realtà, al momento non risulta nulla del genere. L'intellettuale cattolico americano George Weigel ricorda che "tra Santa sede e amministrazione Bush c'
Mappe
e sentieri - giovanni laino ( da "Repubblica, La"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: servizio sociale laiche, caposcuola di una ampia famiglia di attivisti, animatori di laboratori politici, lavoratori sociali, che hanno avuto casi esemplari a Barbiana con Lorenzo Milani, a Partinico con Danilo Dolci. A Napoli, mentre giustamente si lavora per rinnovare le forme di partecipazione democratica, per aprire spazi realmente più agibili e abitabili per essere e fare pubblico,
Pellegrinaggio
per la Terza Età al Colle Don Bosco
( da "Stampa,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 19 Pellegrinaggio per la Terza Età al Colle Don Bosco L'équipe diocesana per la Terza Età dell'Azione Cattolica propone il pellegrinaggio a Colle Don Bosco giovedì 19 giugno. La partenza in pullman è prevista da corso Matteotti 11 alle 7,45, e il ritorno è in programma per le 19,30 circa. Iscrizione, viaggio e pranzo costano 21 euro (36 euro con pranzo in ristorante).
Santa
Rita, è cominciato lo scaricabarile sulla pelle dei pazienti
( da "Manifesto,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica sul no-profit nell'assistenza ospedaliera, ha rincarato la dose: "Siamo scossi e ci stiamo domandando tutti se è giusto guadagnare e speculare sui malati, ma esiste un privato no-profit virtuoso lontanissimo dai sospetti". Mentre Fazio si domanda se speculare sulla pelle delle persone sia giusto o no,
La
Cei chiede più soldi anche per la sanità cattolica
( da "Liberazione"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la Cei chiede soldi per la sanità cattolica. L'occasione è un convegno sul "no profit nell'assistenza sanitaria" organizzato dall'Università del Sacro Cuore di Roma, vale a dire dal Policlinico Gemelli. L'accento viene posto sull'etichetta "no profit" e se ne capisce la ragione: in pieno scandalo della Santa Rita di Milano non conviene definirsi privati o a scopo di lucro.
<Le
ragioni di una sconfitta>, storica Il ritorno "riflessivo" di
Bertinotti ( da "Liberazione"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: metafora presa dal sacro delgli orizzonti laici di "liberazione" o di un "altro mondo possibile", ndr ) può anche essere non solo rimandata (ossia può anche escludersi dall'orizzonte storico, non arrivare mai più, ndr ), c'è in primo luogo da fare un esercizio di verità: siamo ad uno dei punti più difficili della nostra storia".
Affluenza
bassa, l'Irlanda fa tremare l'Europa
( da "Corriere
della Sera" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come i cattolici di "Libertas" che alla Ue rimproverano le tentazioni filo-abortiste: ancora ieri, nella loro sede di Dublino, fra cori sacri e statue della Madonna, una svastica copriva la carta dell'Europa, e i manifesti avvertivano: "Ascoltiamo Nostra Signora di Fatima che ci invita alla conversione per evitare il castigo.
ATENEO
LA SAPIENZA Boncompagni premia i vincitori di FantAu
( da "Messaggero,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Civiltà
Cattolica", docente di Cristologia all'Università Gregoriana. Domani padre
GianPaolo Salvini, direttore de "La Civiltà Cattolica" celebrerà una
Messa a Villa Malta, via di Porta Pinciana
CAMPOBASSO
Ha centrato l'obiettivo il Coisp, Sindacato di
( da "Tempo,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dal titolo "L'impegno dei laici cristiani nella società e nell'attività lavorativa. Quali i valori di riferimento delle Forze dell'Ordine di fronte al crescente fenomeno della violenza negli stadi, intesa come forma di devianza sociale", era stato preceduto da una conferenza stampa tenutasi presso la sede del Coni di Campobasso.
ROMA
I suoi quattro milioni di abitanti non rappresentano neanche l'1 per cento
della popolazi ( da "Messaggero, Il"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un raggruppamento in cui convivono estrema destra, estrema sinistra, cattolici integralisti, il Sinn Fein e l'organizzazione Libertas, creata dall'imprenditore locale Declan Ganley, sostengono che Dublino perderebbe potere, trasferendolo a Bruxelles, nei campi del lavoro, della giustizia, del fisco e della difesa.
ROMA
- Il Servizio sanitario nazionale perde terreno a favore del privato. Lo
sostiene un ( da "Messaggero, Il"
del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolica di Roma tra il 2001 e il 2005, e illustrata ieri durante il convegno nazionale "Il non-profit nell'assistenza ospedaliera in Italia" promosso dalla Cei, alla presenza tra gli altri del Segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori ("Il sostegno finanziario agli ospedali cattolici va adeguato a quello che è un servizio pubblico anche se nasce dalla comunità ecclesiale"
Milano
perde anche i vipers rimane solo il settore giovanile - luigi bolognini
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E i tifosi ieri sera si sono ritrovati davanti al palaghiaccio dell'Agorà per guardarsi in faccia, parlarsi, tentare di consolarsi. Un funerale laico molto civile. E molto hockeystico, per chi conosce la passione vera che regna in questo mondo.
La
solitudine del "profeta di sventure" - michele smargiassi
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di quelle prediche con cui bruciava la coda paglierina ai laici "insipienti" e ai cattolici "arrendevoli". Il mistero Biffi non è poi così misterioso. Le ore scorrono più lente dei mesi nella dépendance di Villa San Giacomo, dove si era già ritirato il cardinal Lercaro. Lì s'è scelta, e l'ha restaurata a sue spese, una malandata palazzina settecentesca, piano terra e primo piano,
Incontro
zapatero-bertone è disgelo fra psoe e chiesa
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: L'incontro fra Zapatero e il cardinale Bertone è stato deciso con l'obiettivo di ammorbidire i rapporti del governo socialista con la gerarchia cattolica, estremamente tesi nella scorsa legislatura, per tentare di aprire da Roma vie di dialogo con i vescovi spagnoli.
(segue
dalla prima pagina) ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E per Americo Cicchetti, ordinario dell'Univesità Cattolica di Roma autore di questo studio - in molti attribuiscono addirittura più malattie a un paziente deceduto per incassare più soldi dai Drg. Il diabolico cocktail profitto-salute è uscito allo scoperto in questi giorni proprio grazie all'inchiesta milanese.
Il
concetto di egemonia non è liberale
( da "Giornale.it,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per definire un pensatore politico cattolico occorre ritrovare Augusto Del Noce, per un pensatore di destra Giovanni Gentile. E non si vede in che cosa le loro idee abbiano significato nella politica di oggi. L'egemonia gramsciana è tutt'altro che un concetto liberale, se prendiamo per liberalismo il riferimento culturale più adatto alla forza politica creata da Silvio Berlusconi.
"aspetto
un figlio". la prima volta al senato - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Berlusconiana convinta e convinta laica. è alle seconde nozze con l'avvocato Massimo Punzi: due figlie lei, Alice di 14 anni e Adele di 11, avute dal precedente matrimonio; due lui, un maschio e una femmina. Classica famiglia allargata, figlia dei tempi anche quella.
Vaticana
il protocollo di ratzinger ( da "Riformista, Il"
del 13-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: Vaticana il protocollo di ratzinger Al Papa piace Bush cattolico like Blair Ma la strada è lunga: Laura non è Cherie Dicono in Vaticano che il cambio di protocollo previsto per oggi in occasione dell'arrivo di George W. Bush in Vaticano sia stato deciso direttamente da un teologo tedesco. Da chi?
DOVE
SI SIEDONO l'enigma bruxelles ( da "Riformista, Il"
del 13-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cari amici cattolici del Pd, riflettete Bisogna ripensare questo bipartitismo e il nostro ruolo Il dibattito che si è aperto in questi giorni nel Partito democratico, non mi sorprende, ma non mi lascia indifferente. Da tempo ho sostenuto l'idea che i partiti fusionisti basati sull'idea della contaminazione, terminati gli entusiasmi iniziali,
Bush
dal Papa: "Impegno sui valori morali"
( da "Giornale.it,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in modo molto "laico", i mottetti sacri intonati dal Coro della Sistina, prima di salutarsi. Il colloquio privato Sul colloquio privato, avvenuto nella Torre di San Giovanni, non è stato ancora distribuito alcun comunicato. La limousine nera del presidente americano è giunta davanti alla Torre di San Giovanni verso le 10:55 circa,
Bush
incontra Papa Benedetto XVI "Impegno comune sui valori morali"
( da "Giornale.it,
Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in modo molto "laico", i mottetti sacri intonati dal Coro della Sistina, prima di salutarsi. Il colloquio privato Sul colloquio privato, avvenuto nella Torre di San Giovanni, non è stato ancora distribuito alcun comunicato. La limousine nera del presidente americano è giunta davanti alla Torre di San Giovanni verso le 10:55 circa,
( da "Messaggero, Il" del 09-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Di CLAUDIA ROCCO
"Da non perdere". Così il Daily Mail, giornale laico inglese, ha annunciato
la presentazione, prevista per mercoledì 11, di In the footsteps of Joseph
Ratzinger, scritto da Alessandra Borghese, pubblicato dalla casa editrice
Family Publication e dal Catholic Herald. Che Sulle tracce di Joseph Ratzinger
(Edizioni Cantagalli) non fosse il solito libro sul Papa lo si era capito
subito, quando era apparso circa un anno fa. Non è un saggio storico né
un'analisi del pensiero teologico di Benedetto XVI, ma un pellegrinaggio, un
viaggio dell'anima della stessa autrice in Baviera, terra che ha visto nascere
sia il Sommo Pontefice, sia la rinnovata fede della Borghese. Un doppio legame
che ha dato una straordinaria forza comunicativa a questo viaggio, sondando in
profondo i motivi della fede. "Il mio è un omaggio al Papa" dice Alessandra
Borghese. "L'intento era presentare il lato umano di Benedetto XVI".
Ritroviamo nel libro la casa natale, l'asilo, il liceo, il seminario, gli
amici, fino alla scoperta dei piatti preferiti. Così sfilano Monaco e Frisinga,
Altötting, Ratisbona, fino a Istanbul. "E' difficilissimo
che un autore cattolico, italiano, venga tradotto in Inghilterra"
sottolinea la Borghese. "E' stato Sir Rocco Forte, maggior azionista del Catholic Herald a
promuoverne la pubblicazione, dalla ricerca del traduttore, alla pubblicazione
sul giornale di diversi stralci, alla presentazione che avverrà a Brompton
Oratory, dopo una Messa cantata in latino". La serata, con più di
500 invitati, sarà presieduta dal rettore Father Julian Large, da Sir Rocco
Forte e dalla stessa autrice. Dopo l'Europa, dove è stato
tradotto in spagnolo, polacco e francese, la Gran Bretagna è per la Borghese
"una grande opportunità e un segnale di apertura da parte della Chiesa
Anglicana".
( da "Repubblica, La" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti I NUOVI
RAPPORTI TRA STATO E CHIESA ALDO SCHIAVONE A leggere, più a freddo, i commenti
del giorno dopo, sembra proprio che l'effetto, ancora una volta, sia stato raggiunto. Con il duplice, studiatissimo bacio deposto
sull'anello di Benedetto XVI all'inizio e alla fine del loro ultimo incontro,
Silvio Berlusconi ha fatto ricorso all'immagine di una inattesa sottomissione
per lanciare un messaggio inequivocabile: è arrivato, in Italia, il momento di
una nuova alleanza fra Chiesa e guida politica del Paese. Il gesto, al posto
della parola o del discorso, per trasmettere in modo sintetico e diretto il
senso di una scelta. Comunicare è vincere. Poi si ragionerà. La centralità
della "questione cattolica" è stata così riproposta con il valore di
un annuncio e di un programma. Insieme a tanti altri aspetti del nostro
passato, è venuto il momento ? questo voleva dire quell'inchino ? di mettere da
parte anche la difficile e ingombrante laicità che aveva accompagnato finora il
nostro cammino repubblicano. Fra i due lati del Tevere può scorrere ormai una
nuova acqua. Qualche tempo fa, avevo scritto su questo giornale di
"un'onda neoguelfa" che sta scuotendo nel profondo la nostra società
? un sentimento diffuso che assegna al Pontefice l'esercizio di una specie di
protettorato nei confronti della democrazia italiana, e ne fa il custode della
stessa unità morale della nazione. Ebbene, con il suo gesto Berlusconi ha
assunto pienamente la leadership di questa tendenza, cercando di piegarla a suo
vantaggio. In questo senso, il bacio all'anello viene dal capopartito, più che
dal presidente del Consiglio: serve a completare la collocazione postelettorale
del Pdl, prima che a trasmettere una certa idea del Governo e dello Stato. Di
fronte alla nettezza di questa posizione, la cosa più sbagliata sarebbe di
sottovalutarne la portata e l'importanza, riducendola a un semplice aggiustamento
tattico, dettato solo da un opportunismo di corto respiro. Non è così. Al
contrario, essa nasconde una valutazione strategica, e si fonda su
un'intuizione non banale dei cambiamenti in atto. è vero: la fine della
stagione democristiana, non meno che i mutamenti del nostro scenario sociale e
mentale, ci stanno spingendo verso la sperimentazione di nuovi intrecci, anche
organizzativi, fra religione e politica, che si presentano in termini molto
diversi rispetto al nostro più recente passato. Ed è proprio intorno a questo
groviglio ? alla capacità di darvi una forma matura e compiuta ? che sarà
combattuta la battaglia per la futura egemonia culturale del Paese, per la
costruzione del tessuto intellettuale e morale in cui vivremo. Le religioni
monoteiste tendono ad avere tutte, geneticamente, un rapporto strettissimo con
la politica. La loro pretesa di interezza ? controllare l'uomo nella totalità
della sua esistenza ? e la loro esclusività ("non avrai altro Dio?")
le immettono sin dall'inizio in uno spazio di potere e di violenza. Il
messaggio cristiano ha cercato tuttavia di spezzare in modo rivoluzionario
questo nodo, recidendolo con un colpo di spada ignoto alle altre tradizioni:
"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio", come
leggiamo nei Sinottici. Lungo tutta la sua storia, l'Occidente ha cercato di
elaborare questa separazione, offrendone di volta in volta letture
prudentemente concilianti o aspramente radicali. In questo cammino, un punto di
forza della modernità è stata la distinzione fra interiorità della coscienza ed
esteriorità della norma giuridica, riflessa nel corrispondente principio della
neutralità etica dello Stato e del discorso pubblico che ne sorregge le basi.
Ora, il punto è che questa divisione, così come ci è stata consegnata dai
classici, non regge più, e in questa crisi c'è un fortissimo segno del nostro
tempo. Lo Stato e la politica (per non parlare del diritto) piuttosto che
distanziarsene, hanno sempre maggior bisogno di integrare al loro interno
contenuti etici forti e vincolanti, per essere in grado di disciplinare la
potenza di economie e di tecniche onnipotenti, capaci di incidere sulla vita e
sulla morte, di trasformare il naturale in artificiale, di arrivare a toccare
lo stesso statuto biologico dell'umano. E nel conseguente corto circuito che si
sta determinando finisce con il saltare ogni distinzione fra coscienza
interiore e discorso pubblico, fra legge e moralità, almeno per quanto riguarda
alcuni terreni decisivi, dalla genetica alla procreazione, all'idea di
matrimonio e di famiglia. In un simile quadro, la pretesa di tener fuori della
politica ? della biopolitica che decide sulla forma della vita ? il magistero
morale della Chiesa, proprio nel momento in cui più acuta se ne fa la domanda a
causa dell'incertezza che stiamo attraversando, diventa una pretesa assurda.
Dobbiamo saperlo accettare: i confini fra quel che è di Cesare e quel che è di
Dio hanno assunto contorni imprevisti, e passano su terre incognite, che appena
cominciamo a esplorare. Non abbiamo bisogno di una nuova laicità per
attraversarle, ma piuttosto di sondare le possibilità di una integrazione
inedita tra fede e ragione, che ci accompagni almeno per un certo tratto di
strada, al di là di vecchi e inservibili steccati. Riconoscere pienamente il
diritto della Chiesa di intervenire con tutto il suo peso nel discorso pubblico
sull'intreccio fra etica, Stato e diritto che darà forma al futuro del Paese
non deve significare però attribuirle un primato a priori. Vorremmo che questo
fosse chiaro a Berlusconi e ai suoi consiglieri. Quando l'esperienza religiosa
diventa discorso pubblico, la sua verità, la sua pretesa di assoluto, devono,
per dir così, accettare di relativizzarsi. Ogni democrazia è, intrinsecamente,
una democrazia relativa, quanto al merito delle sue decisioni. Una Chiesa che
abbia davvero compiuto quell'"autocritica" rispetto alla modernità di
cui parla Benedetto XVI deve essere in grado non di rinunciare all'assoluto ? e
dunque alla vocazione a evangelizzare e convertire ? ma alla pretesa di imporlo
in quanto corazzato di potere, al di fuori di una limpida formazione del
consenso democratico. è un passaggio non facile: e tuttavia non se ne
intravedono altri, se non rovinosi. L'ultima cosa di cui
l'Italia ha bisogno è di ritrovarsi ancora divisa fra "laici" e
"cattolici". Sono
convinto che la fine della Dc abbia anche condotto al tramonto del cosiddetto
"cattolicesimo democratico" (ha ragione in questo Gaetano
Quagliariello che ne ha appena parlato in un convegno). Il Pd dovrà tenerne debito
conto. Ma come oggi sono improponibili i paradigmi di una laicità che ha
perduto i suoi presupposti storici, sarebbe altrettanto inaccettabile qualunque
tentativo da parte delle gerarchie cattoliche di attribuirsi il ruolo di ago
della bilancia nel nascente bipartitismo italiano, per poter dettare con più
agio le proprie soluzioni. Arrivano purtroppo segnali non tranquillizzanti in
questa direzione. Il Pdl farebbe bene a non incoraggiarli, e a non eccedere.
Prima o poi, ne pagherebbe il prezzo.
( da "Repubblica, La" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Firenze Tutte
le sfide del dopo Antonelli Impegno sociale, convivenze, morale: al successore
si chiede una virata Le parrocchie fiorentine vorrebbero una Chiesa "meno
intransigente" Schiavone: Firenze può diventare il laboratorio di un nuovo
cattolicesimo MARIA CRISTINA CARRATU' (segue dalla prima di cronaca) Come
rilanciare un "impegno comunitario", ancorato alla dottrina sociale
della Chiesa, ma capace di parlare a tutti, a prescindere dalle appartenenze
politiche; come dialogare con i non credenti; come aiutare i cristiani a
santificare le feste, vivendo nella complessità di oggi; come cercare di
capire, invece di affrontare in chiave moralistica, scelte di vita ormai
prevalenti, vedi le convivenze fuori dal matrimonio. In generale, come
rilanciare la vita della chiesa, in una città, all'apparenza, sempre più fuori
dalla chiesa. In coda alle graduatorie nazionali di tutti gli indicatori
'classici' di appartenenza: la frequenza della messa la domenica, l'ora di
religione a scuola (l'80% di esoneri nelle scuole superiori), i matrimoni
religiosi (da anni a Firenze superati da quelli civili), il numero delle
vocazioni sacerdotali (quest'anno il più basso dall'80, con un solo prete
ordinato in Duomo), a cui si potrebbe aggiungere la percentuale dei votanti al
referendum sulla fecondazione assistita (a cui i vescovi avevano chiesto di non
partecipare): quasi il 40% contro il 25 della media nazionale. E di
"disagio", di bisogno di "dialogo e confronto" con i
vertici della Chiesa", di "attenzione alla pluralità delle scelte e
delle esperienze" nello spirito del Concilio Vaticano II, ha parlato un
anno fa nella sua Lettera alla Chiesa fiorentina un gruppo di 160 fedeli (poi
diventati oltre 200), in gravi difficoltà ad accettare la posizione delle
gerarchie sul caso Welby, sui Dico, sui gay. Un appello raccolto da Antonelli,
che però, di fronte alle centinaia di convenuti a Spazio Reale, ha dovuto
ammetterlo: "Ci vorrà molto tempo per capirci". Quasi nello stesso
momento, esplode il caso don Cantini, l'ex parroco della Regina della pace, che
per trent'anni ha violentato e plagiato bambini e gestito la sua parrocchia
come una chiesa parallela (oggi, a detta di Patrizia Santovecchi, a capo
dell'Osservatorio nazionale abusi psicologici, di cui fa parte la stessa Curia
di Firenze, sarebbe considerata una setta), del tutto indisturbato e anzi molto
apprezzato in Curia per i tanti giovani avviati al sacerdozio. Fra questi, il
suo pupillo Claudio Maniago. Il quale, una volta diventato vescovo ausiliare,
ha continuato a difendere l'ex priore anche di fronte all'evidenza delle accuse
delle sue vittime. Un caso tirato fuori dai giornali, ma di cui si mormorava da
mesi senza che i preti fiorentini, nonostante le pressanti richieste alla
Curia, ne fossero mai stati informati. "Un disastro, la denuncia di una
totale assenza di vigilanza da parte di una intera comunità ecclesiale"
secondo Franco Garelli, sociologo e studioso della Chiesa. Sintomi, segnali,
tanto più gravi in una città dove è ancora vivo il ricordo della grande
stagione del cattolicesimo democratico, che in pochi decenni vide concentrati a
Firenze figure della portata spirituale, ma anche culturale e politica, di don
Facibeni e del cardinale Dalla Costa, di don Milani e don Barsotti, La Pira e
padre Turoldo, ma che comprese anche don Bensi, don Rosadoni, don Borghi, don
Mazzi, capaci, ognuno col suo stile, di incidere profondamente nel tessuto
religioso e civile, nonché laici come Giampaolo Meucci,
Nicola Pistelli, Mario Gozzini, impegnati da cattolici in campo sociale e politico. Stagione tanto intensa da aver
corso il rischio del fermo-immagine: di diventare, cioè, una sorta di icona,
religiosa, politica, culturale, di cui (secondo una lettura che, in realtà,
comincia a stare stretta agli stessi che ne hanno fin qui beneficiato) solo
la sinistra avrebbe avuto il diritto di appropriarsi (e nonostante l'evidente
diversità, anche politica, di personaggi come La Pira o don Milani). E al cui
declino sarebbe necessario "reagire" "tornando" a far
parlare quei protagonisti. Un errore di lettura a cui, sia pure in modo
strumentale, il recente convegno della Fondazione Magna Carta a Palazzo Vecchio
ha costretto quantomeno a riflettere. Perché è sicuramente vero, come dice
Garelli, che "la presenza di figure carismatiche rende significativa la
vita cristiana in generale, ben più di quanto riesca a una chiesa anonima e
spersonalizzata". Ma è anche vero che i profeti non si inventano, e anzi,
proprio la presenza di figure fortemente personalizzate conferma come "in
regioni come la Toscana, in realtà, "la vita religiosa sia sempre stata
una scelta culturale difficile e controcorrente". Così, una proposta al
futuro pastore della Chiesa di Firenze, nonché ai tanti "cattolici sofferenti", sembra arrivare, con un
paradosso solo apparente, da una voce non cattolica: "Ci sono tutte le
condizioni perché Firenze possa diventare di nuovo un laboratorio del
cattolicesimo italiano" dice Aldo Schiavone, presidente del Sum,
l'Istituto di Scienze umane di Palazzo Strozzi. Purché, però, si accantoni la
nostalgia: "Quel modello del cattolicesimo democratico è finito" dice
Schiavone. Semplicemente perché "è finito il suo il suo riferimento
politico, il suo interlocutore: il partito unico dei cattolici,
la Dc, e una certa idea ad esso collegata della militanza dei cattolici". E però, la tradizione cattolica fiorentina
ha davanti, se vuole, "una nuova grande stagione, al di là degli
schieramenti politici", in cui fare di Firenze "un laboratorio nuovo,
per un'alta riflessione sui grandi temi etici, dalle frontiere dell'accoglienza,
alle sfide della tecnologia, che ormai si impongono a tutti: allo Stato, al
diritto, alla politica. E ai credenti come ai non credenti". Un terreno su
cui "la Chiesa è indispensabile che si esprima". Anche in questo,
dice Schiavone, i cattolici democratici dovranno
ricredersi: "Non è più vero che il magistero può rivolgersi solo alle
coscienze". Mentre sarà la fine dello stereotipo dei cattolici
democratici in dialogo con la sinistra, e di quelli conservatori in dialogo con
la destra. Anche a Firenze. Con buona pace con chi ci crede ancora, nei Palazzi
come in Curia. Di sicuro, la Chiesa fiorentina risulterebbe "meno
moralistica", "meno politicizzata", "più aperta
all'oggi". Proprio come la vorrebbero i fedeli.
( da "Corriere della Sera" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-10 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il caso Il settimanale: Veltroni stritolato da Berlusconi.
Franceschini: esodo? Fantasia Famiglia cristiana, choc sul Pd "Cattolici a
rischio scissione" "Traditi da un partito fantasma". Binetti:
per ora restiamo Fioroni: uno stimolo, per quanto ingiusto e radicale Bindi:
posizione arretrata Baio Dossi: Famiglia cristiana ha messo il dito nella piaga
ROMA - Era da giorni che il fantasma della scissione aveva preso ad aleggiare
dietro le quinte del Pd, rinvigorito dalle tensioni interne e dal susseguirsi
incessante di riunioni correntizie. Finché ieri un editoriale di Famiglia
cristiana è piombato a mo' di bomba sul tetto del "loft" democratico
- ironia della sorte, proprio nelle ore in cui il leader trasloca nella sede
dell'ex Margherita - dando fiato ai timori di una rottura imminente tra laici e
cattolici. L'attacco della rivista più diffusa nelle
parrocchie italiane è violentissimo e mira al cuore della leadership veltroniana.
Tre colonne, dal titolo "Il "peccato originale" di un partito
fantasma", per invitare il leader democratico a mettere alla porta i
Radicali di Bonino e Pannella e pronosticare ai cattolici
la via della fuga, dalle braccia di Veltroni a quelle di Berlusconi. E oggi il
segretario vedrà Francesco Rutelli, per la prima volta da quando la sconfitta
di Roma ha raggelato i rapporti tra i due ex sindaci della Città eterna. Ma
ecco il passaggio chiave dell'editoriale (non firmato) di Antonio Sciortino, direttore
di Famiglia cristiana: "Una parte consistente dei deputati della ex
Margherita si sta interrogando sul perché della loro permanenza nel Pd, col
rischio che possano prendere la stessa decisione degli elettori. Perché
dovrebbero fare la "riserva indiana" nel Pd?". Il Cavaliere, è
la tesi del settimanale, ha abbracciato Veltroni "sino a stritolarlo
" ed ora per il segretario è troppo tardi, l'opposizione fatica e il vero
problema del Pd è "la sua identità". Nel pezzo si parla di
"omertà sugli schieramenti, camuffata da fondazioni e correnti di ogni
tipo", si denuncia "l'anarchia dei valori" che, teorizzata da
Berlusconi, sarebbe "strasmigrata " anche nel Pd, si rinfaccia a
Veltroni di non aver "neppure balbettato una critica alla Bonino che ha
dato del "patetico" al Papa". E infine si chiede al leader
democratico di sciogliere l'"ambiguità" generata dall'ingresso dei
Radicali: solo se Pannella e soci si accomodassero fuori il "peccato
originale" di Veltroni sarebbe sanato. L'editoriale è stato
accolto con "sgomento" e "dolore" dai vertici del Pd e ha
sollevato una tempesta. I Radicali criticano il "pensiero debole" del
Vaticano e i cattolici, almeno ufficialmente,
smentiscono tentazioni scissioniste. Eppure le dichiarazioni dei Teodem
confermano che il malessere è profondo e una rottura non è esclusa. "Il
rischio di diventare una riserva indiana, minoritaria e insignificante, c'è
sempre. Però in questo momento - assicura Paola Binetti - non è in programma
nessuna uscita". In questo momento. Ma un domani? Enzo Carra infatti non
nega il rischio di un "esodo singolo", lo strappo individuale di
qualche ultrà cattolico alla Binetti. " Famiglia cristiana raccoglie il
disagio, i sospetti e le attese dei cattolici -
riconosce Carra -. Ma per adesso non mi pare che Fioroni e Marini stiano
organizzando un esodo di massa". Il clima però è tale che Dario
Franceschini deve prodursi in una pubblica smentita: "I cattolici
fuori dal Pd? Fantasie". E Beppe Fioroni definisce l'editoriale "uno
stimolo", per quanto "ingiusto e radicale". Se Rosy Bindi non
apprezza la posizione "arretrata" della rivista, Pierluigi
Castagnetti non nasconde la preoccupazione profonda per "la
sottovalutazione dei problemi che i cattolici pongono". E la teodem Emanuela Baio Dossi ringrazia
Famiglia cristiana per aver messo il dito nella piaga: "Non si possono
tenere insieme il diavolo e l'acqua santa". Per parte loro, i laici
sospettano che l'editoriale sia stato "pilotato" e attaccano. Anna Finocchiaro
respinge gli "anatemi" della rivista cattolica e auspica la
"sintesi virtuosa " fra le diverse anime del Pd. La resa dei conti è
dietro l'angolo: tra due settimane, all'Assemblea costituente. Monica Guerzoni.
( da "Giornale.it, Il" del 10-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Alcuni di voi mi
hanno chiesto di aprire un nuovo thread dedicato alla discussione sugli statuti
del Cammino neocatecumenale, che sono stati approvati da Benedetto XVI e
saranno consegnati nella tarda mattina di venerdì prossimo ai responsabili del
Cammino. Il motivo della richiesta è l'alto numero di commenti che rende
difficile l'accesso alle pagine con le discussioni precedenti. Una richiesta
simile mi era stata rivolta nei giorni scorsi da Klaus, il quale ha poi
lasciato il blog a causa della mia scelta di aprire il nuovo spazio di
discussione in calce al post dedicato al romanzo thriller di Thornborn. La mia
scelta era stata dettata dall'impegno che avevo preso di non intervenire più
sulla vicenda fino al 13 giugno. Pur non essendo d'accordo con il tono e con i
contenuti di molti commenti (in queste due settimane mi sono beccato rimproveri
da destra e da manca, sono stato fatto passare come un
portavoce del Cammino solo perché non non lo ritengo "eretico", è stato ipotizzato che la mia posizione sia dovuta alla paura
di reazione dei neocatecumenali stessi, sono stato
pure offeso pesantemente), mi rendo conto ora che Klaus aveva ragione a
chiedere uno spazio apposito, perché se è vero che gli argomenti sul mio blog
li decido io, è altrettanto vero che la discussione si alimenta grazie al
contributo di tutti e dunque - visto l'interessa suscitato dall'argomento - è
giusto che possa continuare. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (2 votes,
average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Antonelli
a Roma, Betori a Firenze, Brambilla (forse) alla Cei E' stata annunciata a
mezzogiorno di oggi la nomina del cardinale Ennio Antonelli alla guida del
Pontificio consiglio per la famiglia. L'arcivescovo lascia Firenze per
succedere allo scomparso cardinale Alfonso Lopez Truijllo. La diocesi del capoluogo
toscano vive un momento di empasse, dopo le tristi ben note vicende dello
scandalo di abusi che ha coinvolto don Cantini e ha finito per lambire pure
l'attuale vescovo ausiliare Claudio Maniago (criticato per aver minimizzato
l'accaduto) che alla comunità di Cantini era legato. Non è stato
reso noto il nome di chi prenderà il posto di Antonelli. Il pole position c'è
il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Come numero due della Conferenza
episcopale, dopo la partenza di Betori, continua a consolidarsi la candidatura
del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco Giulio Brambilla. Più
defilate altre due candidature, quella del vescovo di Albano Marcello Semeraro,
e quella del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori, già direttore dell'ufficio
comunicazioni sociali della Cei. Scritto in Varie Commenti ( 182 ) " (15
votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jun 08
La decisione di Gianni e i nostri giudizi Cari amici, dopo aver letto il
commento postato da Gianni B. in uno dei precedenti
thread, non ho potuto fare a meno di segnalarvelo, perché mi ha commosso e mi
ha fatto pensare. "Questi giorni sono stati per me terrificanti a dir
poco, purtroppo. In questo preciso momento, 6 giugno ore 13.00, avrei dovuto
essere in Repubblica Ceca presso una clinica privata per iniziare l'iter
dell'inseminazione eterologa. Avevo già preso l'appuntamento, prenotato
l'albergo, fatto il pieno e stampato l'itinerario, tanto per dire. Io e la mia
dolce metà abbiamo ovviamente trascorso queste ultime notti completamente
insonni, chiedendoci se la nostra decisione sarebbe stata giusta o no, mentre
si avvicinava il momento della partenza. Mi sono domandato mille volte: come è
possibile mettere al mondo un bambino sapendo che il patrimonio genetico non è
della persona che ami ma di un'altra donna che neppure conosci? Dentro di me
ero assolutamente orripilato da questa ipotesi, però mia moglie desiderava
questo figlio sopra ogni altra cosa, poverina, e non me la sono sentita di dire
un no irrevocabile. Per fortuna, sono riuscito a farla ragionare, passo dopo
passo, con grande pazienza e amore, e alla fine mi ha dato ragione per cui ieri
non siamo partiti e abbiamo annullato tutto. Oggi lei è molto più sollevata,
anzi quasi rinata devo dire, e pure io. Mentre parlavo con lei ogni tanto mi
venivano in mente le nostre discussioni qui dentro al blog, che mi hanno fatto
riflettere. Che pensate - mi rivolgo a tutti voi, se avete voglia di
rispondermi - di questa nostra decisione? Io sono strafelicissimo in questo
momento, sto già pensando all'affido, ci sono tanti bambini che hanno bisogno
di una famiglia". Condivido anch'io la felicità di Gianni e di sua moglie.
Mi colpisce il fatto che i commenti dei lettori del blog abbiano potuto, nel
loro piccolo, contribuire a far prendere una decisione così importante. Mi sono
permesso di presentare questo messaggio (all'insaputa di Gianni), perché credo
possa insegnare qualcosa a tutti. A me ha insegnato che dietro le questioni di
principio, i temi che ci fanno accapigliare, che ci fanno discutere aspramente,
ci sono sempre le storie concrete delle persone. C'è la vita. Se lo tenessimo
sempre presente - quando parliamo di bioetica ma anche delle vicende interne
alla Chiesa - forse i nostri giudizi, senza venir meno nella chiarezza,
sarebbero accompagnati da più carità e misericordia. Scritto in Varie Commenti
( 86 ) " (19 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 05Jun 08 Thornborn, un Dan Brown cattolico? Ho appena finito di leggere
il romanzo "L'ultima rivelazione" di Joseph Thornborn (edizioni
Piemme): un thriller ambientato in Vaticano, che ha come tema di fondo la
storicità dei Vangeli. L'ho trovato molto ben documentato. Avevo già letto
dello stesso autore un precedente romanzo, "Il quarto segreto",
dedicato alla profezia di Fatima. Mi permetto di segnalarveli perché mi
sembrano un esempio di come si possano scrivere gialli di fantapolitica
vaticana, conditi con misteri e profezie, conservando la prospettiva cattolica.
PS. In realtà ho scritto questo post soprattutto per venire incontro alle
richieste di chi mi chiedeva un nuovo spazio per continuare l'accesissima
discussione dedicata ai neocatecumenali. Avevo scritto che non sarei più
intervenuto fino alla notizia dell'approvazione e vorrei mantenere l'impegno,
limitandomi a ribadire che gli statuti sono stati approvati definitivamente da
Benedetto XVI, dopo un lungo e attento esame, e che la consegna ufficiale ai
responsabili del Cammino avverrà venerdì 13 giugno. A quanti - nuovi arrivati -
mi hanno accusato di essere troppo accondiscendente con coloro che rivolgono
critiche feroci contro i neocatecumenali, non posso che dire di rileggersi con
attenzione ciò che ho scritto nei post precedenti e in qualche risposta ai
tantissimi commenti. Spero di non offendere nessuno se mi limito ad osservare:
Roma locuta, causa finita. Resta valido l'impegno a domandare scusa in
ginocchio se sarò smentito e cioè se Roma si esprimerà. ad experimentum!
Scritto in Varie Commenti ( 783 ) " (16 votes, average: 3.25 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jun 08 E Pacelli intervenne contro
la legge antisemita Sul Giornale di oggi pubblico una pagina dedicata ad alcuni
documenti che ho scoperto durante il mio recente soggiorno in Francia,
consultando le carte dell'Archivio del cardinale Tisserant, custodite in un
paesino dei Pirenei dall'Associazione Amici del cardinale Tisserant. Si tratta
dell'intervento che l'allora cardinale Eugenio Pacelli, nella primavera del
1938, fece (su input di Tisserant) per impedire che in Polonia venisse
approvata una legge che proibiva la macellazione per giugulamento tipica del
rituale ebraico. Il cardinale Segretario di Stato, che definì quella norma
"una vera persecuzione", scrisse immediatamente al nunzio apostolico
a Varsavia per essere informato. Il nunzio inviò a Roma un dettagliato
rapporto, spiegando che non erano necessari interventi di alcun genere perché
la legge si era arenata in Senato e sarebbe stata lasciata cadere. Ancora una
volta dai documenti emerge inequivocabilmente l'infondatezza della
"leggenda nera" che vorrebbe dipingere Pio XII come antisemita. A
proposito di questo Papa, sono lieto di segnalarvi che nel sito online del
Giornale si è inaugurata una nuova sessione, curata dalla grafologa Evi Crotti
(con la quale ho collaborato per realizzare un volumetto sulla grafia dei
Papi), che oltre a interloquire con i lettori-navigatori, interpretando i
disegni dei bambini, offre alcune analisi grafologiche su personaggi famosi: si
inizia con Padre Pio e con Pio XII, due giganti della Chiesa del secolo scorso.
Scritto in Varie Commenti ( 344 ) " (17 votes, average: 3.59 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jun 08 Il Papa non incontrerà
Ahmadinejad Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, a Roma dal 3 giugno per
partecipare al summit della Fao, non vedrà a tu per tu Benedetto XVI, come
aveva chiesto nei giorni scorsi, come scrivo sul Giornale di oggi. E non ci
sarà neppure l'udienza collettiva ai capi di Stato presenti al vertice, come
ipotizzato fin dall'inizio dalla Santa Sede di fronte alle molte richieste di
udienza (a quanto pare otto) presentate dai vari leader. Vista l'impossibilità
"tecnica" per il Pontefice di ricevere singolarmente tutte queste
persone nel giro di 24-48 ore, e vista l'impossibilità di realizzare anche
l'udienza collettiva, in quanto i capi di Stato e di governo giungeranno a Roma
in tempi diversi, il Vaticano nelle ultime ore ha informato ciascuno dei
richiedenti che non sarà possibile soddisfare le loro richieste. La presenza di
Ahmadinejad Oltretevere, a tu per tu con Ratzinger, secondo alcuni avrebbe
potuto creare qualche imbarazzo viste le sue reiterate dichiarazioni nelle
quali ha chiesto la cancellazione di Israele dalla carta geografica. Al tempo
stesso, però, l'udienza sarebbe stata concessa se Ahmadinejad si fosse trovato
di passaggio a Roma non in coincidenza con la presenza di così tanti
"colleghi" che desideravano un'udienza. La Santa Sede, infatti,
dialoga con tutti e incontra tutti. Nel dicembre di due anni fa, infatti,
Benedetto XVI ricevette il ministro degli Esteri di Teheran che gli portava un
messaggio dello stesso Ahmadinejad. Scritto in Varie Commenti ( 178 ) "
(13 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30May
08 La gioia del Papa per il nuovo clima politico Ieri mattina ero nell'aula del
Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di
fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese,
richiamando l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la
scuola non statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima
politico che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo
sul suo discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è
un'analisi - sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si
trova come al solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare
l'apertura di credito offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di
risultati concreti nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della
Chiesa, insomma, non è una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 258
) " (15 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27May
( da "Giornale.it, Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Alcuni di voi mi
hanno chiesto di aprire un nuovo thread dedicato alla discussione sugli statuti
del Cammino neocatecumenale, che sono stati approvati da Benedetto XVI e
saranno consegnati nella tarda mattina di venerdì prossimo ai responsabili del
Cammino. Il motivo della richiesta è l'alto numero di commenti che rende
difficile l'accesso alle pagine con le discussioni precedenti. Una richiesta
simile mi era stata rivolta nei giorni scorsi da Klaus, il quale ha poi
lasciato il blog a causa della mia scelta di aprire il nuovo spazio di
discussione in calce al post dedicato al romanzo thriller di Thornborn. La mia
scelta era stata dettata dall'impegno che avevo preso di non intervenire più
sulla vicenda fino al 13 giugno. Pur non essendo d'accordo con il tono e con i
contenuti di molti commenti (in queste due settimane mi sono beccato rimproveri
da destra e da manca, sono stato fatto passare come un
portavoce del Cammino solo perché non non lo ritengo "eretico", è stato ipotizzato che la mia posizione sia dovuta alla paura
di reazione dei neocatecumenali stessi, sono stato
pure offeso pesantemente), mi rendo conto ora che Klaus aveva ragione a
chiedere uno spazio apposito, perché se è vero che gli argomenti sul mio blog
li decido io, è altrettanto vero che la discussione si alimenta grazie al
contributo di tutti e dunque - visto l'interessa suscitato dall'argomento - è
giusto che possa continuare. Scritto in Varie Commenti ( 64 ) " (6 votes,
average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Antonelli
a Roma, Betori a Firenze, Brambilla (forse) alla Cei E' stata annunciata a
mezzogiorno di oggi la nomina del cardinale Ennio Antonelli alla guida del
Pontificio consiglio per la famiglia. L'arcivescovo lascia Firenze per
succedere allo scomparso cardinale Alfonso Lopez Truijllo. La diocesi del
capoluogo toscano vive un momento di empasse, dopo le tristi ben note vicende
dello scandalo di abusi che ha coinvolto don Cantini e ha finito per lambire
pure l'attuale vescovo ausiliare Claudio Maniago (criticato per aver
minimizzato l'accaduto) che alla comunità di Cantini era legato. Non è stato reso noto il nome di chi prenderà il posto di
Antonelli. Il pole position c'è il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Come
numero due della Conferenza episcopale, dopo la partenza di Betori, continua a
consolidarsi la candidatura del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco
Giulio Brambilla. Più defilate altre due candidature, quella del vescovo di
Albano Marcello Semeraro, e quella del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori,
già direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della Cei. Scritto in Varie
Commenti ( 188 ) " (15 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Jun 08 La decisione di Gianni e i nostri giudizi Cari
amici, dopo aver letto il commento postato da Gianni
B. in uno dei precedenti thread, non ho potuto fare a meno di segnalarvelo,
perché mi ha commosso e mi ha fatto pensare. "Questi giorni sono stati per
me terrificanti a dir poco, purtroppo. In questo preciso momento, 6 giugno ore
13.00, avrei dovuto essere in Repubblica Ceca presso una clinica privata per
iniziare l'iter dell'inseminazione eterologa. Avevo già preso l'appuntamento,
prenotato l'albergo, fatto il pieno e stampato l'itinerario, tanto per dire. Io
e la mia dolce metà abbiamo ovviamente trascorso queste ultime notti
completamente insonni, chiedendoci se la nostra decisione sarebbe stata giusta
o no, mentre si avvicinava il momento della partenza. Mi sono domandato mille volte:
come è possibile mettere al mondo un bambino sapendo che il patrimonio genetico
non è della persona che ami ma di un'altra donna che neppure conosci? Dentro di
me ero assolutamente orripilato da questa ipotesi, però mia moglie desiderava
questo figlio sopra ogni altra cosa, poverina, e non me la sono sentita di dire
un no irrevocabile. Per fortuna, sono riuscito a farla ragionare, passo dopo
passo, con grande pazienza e amore, e alla fine mi ha dato ragione per cui ieri
non siamo partiti e abbiamo annullato tutto. Oggi lei è molto più sollevata,
anzi quasi rinata devo dire, e pure io. Mentre parlavo con lei ogni tanto mi
venivano in mente le nostre discussioni qui dentro al blog, che mi hanno fatto
riflettere. Che pensate - mi rivolgo a tutti voi, se avete voglia di
rispondermi - di questa nostra decisione? Io sono strafelicissimo in questo
momento, sto già pensando all'affido, ci sono tanti bambini che hanno bisogno
di una famiglia". Condivido anch'io la felicità di Gianni e di sua moglie.
Mi colpisce il fatto che i commenti dei lettori del blog abbiano potuto, nel
loro piccolo, contribuire a far prendere una decisione così importante. Mi sono
permesso di presentare questo messaggio (all'insaputa di Gianni), perché credo
possa insegnare qualcosa a tutti. A me ha insegnato che dietro le questioni di
principio, i temi che ci fanno accapigliare, che ci fanno discutere aspramente,
ci sono sempre le storie concrete delle persone. C'è la vita. Se lo tenessimo
sempre presente - quando parliamo di bioetica ma anche delle vicende interne
alla Chiesa - forse i nostri giudizi, senza venir meno nella chiarezza,
sarebbero accompagnati da più carità e misericordia. Scritto in Varie Commenti
( 86 ) " (20 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
05Jun 08 Thornborn, un Dan Brown cattolico? Ho appena finito di leggere il
romanzo "L'ultima rivelazione" di Joseph Thornborn (edizioni Piemme):
un thriller ambientato in Vaticano, che ha come tema di fondo la storicità dei
Vangeli. L'ho trovato molto ben documentato. Avevo già letto dello stesso
autore un precedente romanzo, "Il quarto segreto", dedicato alla
profezia di Fatima. Mi permetto di segnalarveli perché mi sembrano un esempio
di come si possano scrivere gialli di fantapolitica vaticana, conditi con
misteri e profezie, conservando la prospettiva cattolica. PS. In realtà ho
scritto questo post soprattutto per venire incontro alle richieste di chi mi
chiedeva un nuovo spazio per continuare l'accesissima discussione dedicata ai
neocatecumenali. Avevo scritto che non sarei più intervenuto fino alla notizia
dell'approvazione e vorrei mantenere l'impegno, limitandomi a ribadire che gli
statuti sono stati approvati definitivamente da Benedetto XVI, dopo un lungo e
attento esame, e che la consegna ufficiale ai responsabili del Cammino avverrà
venerdì 13 giugno. A quanti - nuovi arrivati - mi hanno accusato di essere
troppo accondiscendente con coloro che rivolgono critiche feroci contro i
neocatecumenali, non posso che dire di rileggersi con attenzione ciò che ho
scritto nei post precedenti e in qualche risposta ai tantissimi commenti. Spero
di non offendere nessuno se mi limito ad osservare: Roma locuta, causa finita.
Resta valido l'impegno a domandare scusa in ginocchio se sarò smentito e cioè
se Roma si esprimerà. ad experimentum! Scritto in Varie Commenti ( 787 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jun
08 E Pacelli intervenne contro la legge antisemita Sul Giornale di oggi
pubblico una pagina dedicata ad alcuni documenti che ho scoperto durante il mio
recente soggiorno in Francia, consultando le carte dell'Archivio del cardinale
Tisserant, custodite in un paesino dei Pirenei dall'Associazione Amici del
cardinale Tisserant. Si tratta dell'intervento che l'allora cardinale Eugenio
Pacelli, nella primavera del 1938, fece (su input di Tisserant) per impedire
che in Polonia venisse approvata una legge che proibiva la macellazione per
giugulamento tipica del rituale ebraico. Il cardinale Segretario di Stato, che
definì quella norma "una vera persecuzione", scrisse immediatamente
al nunzio apostolico a Varsavia per essere informato. Il nunzio inviò a Roma un
dettagliato rapporto, spiegando che non erano necessari interventi di alcun
genere perché la legge si era arenata in Senato e sarebbe stata lasciata
cadere. Ancora una volta dai documenti emerge inequivocabilmente l'infondatezza
della "leggenda nera" che vorrebbe dipingere Pio XII come antisemita.
A proposito di questo Papa, sono lieto di segnalarvi che nel sito online del
Giornale si è inaugurata una nuova sessione, curata dalla grafologa Evi Crotti
(con la quale ho collaborato per realizzare un volumetto sulla grafia dei
Papi), che oltre a interloquire con i lettori-navigatori, interpretando i
disegni dei bambini, offre alcune analisi grafologiche su personaggi famosi: si
inizia con Padre Pio e con Pio XII, due giganti della Chiesa del secolo scorso.
Scritto in Varie Commenti ( 344 ) " (17 votes, average: 3.59 out of 5)
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Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, a Roma dal 3 giugno per partecipare
al summit della Fao, non vedrà a tu per tu Benedetto XVI, come aveva chiesto
nei giorni scorsi, come scrivo sul Giornale di oggi. E non ci sarà neppure
l'udienza collettiva ai capi di Stato presenti al vertice, come ipotizzato fin
dall'inizio dalla Santa Sede di fronte alle molte richieste di udienza (a
quanto pare otto) presentate dai vari leader. Vista l'impossibilità
"tecnica" per il Pontefice di ricevere singolarmente tutte queste
persone nel giro di 24-48 ore, e vista l'impossibilità di realizzare anche
l'udienza collettiva, in quanto i capi di Stato e di governo giungeranno a Roma
in tempi diversi, il Vaticano nelle ultime ore ha informato ciascuno dei
richiedenti che non sarà possibile soddisfare le loro richieste. La presenza di
Ahmadinejad Oltretevere, a tu per tu con Ratzinger, secondo alcuni avrebbe
potuto creare qualche imbarazzo viste le sue reiterate dichiarazioni nelle
quali ha chiesto la cancellazione di Israele dalla carta geografica. Al tempo
stesso, però, l'udienza sarebbe stata concessa se Ahmadinejad si fosse trovato
di passaggio a Roma non in coincidenza con la presenza di così tanti
"colleghi" che desideravano un'udienza. La Santa Sede, infatti,
dialoga con tutti e incontra tutti. Nel dicembre di due anni fa, infatti,
Benedetto XVI ricevette il ministro degli Esteri di Teheran che gli portava un
messaggio dello stesso Ahmadinejad. Scritto in Varie Commenti ( 178 ) "
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08 La gioia del Papa per il nuovo clima politico Ieri mattina ero nell'aula del
Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di
fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese,
richiamando l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la
scuola non statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima
politico che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo
sul suo discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è
un'analisi - sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si
trova come al solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare
l'apertura di credito offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di
risultati concreti nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della
Chiesa, insomma, non è una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 258
) " (15 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 27May
( da "Giornale.it, Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Alcuni di voi mi
hanno chiesto di aprire un nuovo thread dedicato alla discussione sugli statuti
del Cammino neocatecumenale, che sono stati approvati da Benedetto XVI e
saranno consegnati nella tarda mattina di venerdì prossimo ai responsabili del
Cammino. Il motivo della richiesta è l'alto numero di commenti che rende
difficile l'accesso alle pagine con le discussioni precedenti. Una richiesta
simile mi era stata rivolta nei giorni scorsi da Klaus, il quale ha poi
lasciato il blog a causa della mia scelta di aprire il nuovo spazio di
discussione in calce al post dedicato al romanzo thriller di Thornborn. La mia
scelta era stata dettata dall'impegno che avevo preso di non intervenire più
sulla vicenda fino al 13 giugno. Pur non essendo d'accordo con il tono e con i
contenuti di molti commenti (in queste due settimane mi sono beccato rimproveri
da destra e da manca, sono stato fatto passare come un
portavoce del Cammino solo perché non non lo ritengo "eretico", è stato ipotizzato che la mia posizione sia dovuta alla paura
di reazione dei neocatecumenali stessi, sono stato
pure offeso pesantemente), mi rendo conto ora che Klaus aveva ragione a
chiedere uno spazio apposito, perché se è vero che gli argomenti sul mio blog
li decido io, è altrettanto vero che la discussione si alimenta grazie al
contributo di tutti e dunque - visto l'interessa suscitato dall'argomento - è
giusto che possa continuare. Scritto in Varie Commenti ( 64 ) " (6 votes,
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a Roma, Betori a Firenze, Brambilla (forse) alla Cei E' stata annunciata a
mezzogiorno di oggi la nomina del cardinale Ennio Antonelli alla guida del
Pontificio consiglio per la famiglia. L'arcivescovo lascia Firenze per
succedere allo scomparso cardinale Alfonso Lopez Truijllo. La diocesi del
capoluogo toscano vive un momento di empasse, dopo le tristi ben note vicende
dello scandalo di abusi che ha coinvolto don Cantini e ha finito per lambire
pure l'attuale vescovo ausiliare Claudio Maniago (criticato per aver
minimizzato l'accaduto) che alla comunità di Cantini era legato. Non è stato reso noto il nome di chi prenderà il posto di
Antonelli. Il pole position c'è il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Come
numero due della Conferenza episcopale, dopo la partenza di Betori, continua a
consolidarsi la candidatura del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco
Giulio Brambilla. Più defilate altre due candidature, quella del vescovo di
Albano Marcello Semeraro, e quella del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori,
già direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della Cei. Scritto in Varie
Commenti ( 188 ) " (15 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 06Jun 08 La decisione di Gianni e i nostri giudizi Cari
amici, dopo aver letto il commento postato da Gianni
B. in uno dei precedenti thread, non ho potuto fare a meno di segnalarvelo,
perché mi ha commosso e mi ha fatto pensare. "Questi giorni sono stati per
me terrificanti a dir poco, purtroppo. In questo preciso momento, 6 giugno ore
13.00, avrei dovuto essere in Repubblica Ceca presso una clinica privata per
iniziare l'iter dell'inseminazione eterologa. Avevo già preso l'appuntamento,
prenotato l'albergo, fatto il pieno e stampato l'itinerario, tanto per dire. Io
e la mia dolce metà abbiamo ovviamente trascorso queste ultime notti
completamente insonni, chiedendoci se la nostra decisione sarebbe stata giusta
o no, mentre si avvicinava il momento della partenza. Mi sono domandato mille
volte: come è possibile mettere al mondo un bambino sapendo che il patrimonio
genetico non è della persona che ami ma di un'altra donna che neppure conosci?
Dentro di me ero assolutamente orripilato da questa ipotesi, però mia moglie
desiderava questo figlio sopra ogni altra cosa, poverina, e non me la sono
sentita di dire un no irrevocabile. Per fortuna, sono riuscito a farla
ragionare, passo dopo passo, con grande pazienza e amore, e alla fine mi ha
dato ragione per cui ieri non siamo partiti e abbiamo annullato tutto. Oggi lei
è molto più sollevata, anzi quasi rinata devo dire, e pure io. Mentre parlavo
con lei ogni tanto mi venivano in mente le nostre discussioni qui dentro al
blog, che mi hanno fatto riflettere. Che pensate - mi rivolgo a tutti voi, se
avete voglia di rispondermi - di questa nostra decisione? Io sono
strafelicissimo in questo momento, sto già pensando all'affido, ci sono tanti
bambini che hanno bisogno di una famiglia". Condivido anch'io la felicità
di Gianni e di sua moglie. Mi colpisce il fatto che i commenti dei lettori del
blog abbiano potuto, nel loro piccolo, contribuire a far prendere una decisione
così importante. Mi sono permesso di presentare questo messaggio (all'insaputa
di Gianni), perché credo possa insegnare qualcosa a tutti. A me ha insegnato
che dietro le questioni di principio, i temi che ci fanno accapigliare, che ci
fanno discutere aspramente, ci sono sempre le storie concrete delle persone.
C'è la vita. Se lo tenessimo sempre presente - quando parliamo di bioetica ma
anche delle vicende interne alla Chiesa - forse i nostri giudizi, senza venir
meno nella chiarezza, sarebbero accompagnati da più carità e misericordia.
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appena finito di leggere il romanzo "L'ultima rivelazione" di Joseph
Thornborn (edizioni Piemme): un thriller ambientato in Vaticano, che ha come tema
di fondo la storicità dei Vangeli. L'ho trovato molto ben documentato. Avevo
già letto dello stesso autore un precedente romanzo, "Il quarto
segreto", dedicato alla profezia di Fatima. Mi permetto di segnalarveli
perché mi sembrano un esempio di come si possano scrivere gialli di
fantapolitica vaticana, conditi con misteri e profezie, conservando la
prospettiva cattolica. PS. In realtà ho scritto questo post soprattutto per
venire incontro alle richieste di chi mi chiedeva un nuovo spazio per
continuare l'accesissima discussione dedicata ai neocatecumenali. Avevo scritto
che non sarei più intervenuto fino alla notizia dell'approvazione e vorrei
mantenere l'impegno, limitandomi a ribadire che gli statuti sono stati
approvati definitivamente da Benedetto XVI, dopo un lungo e attento esame, e
che la consegna ufficiale ai responsabili del Cammino avverrà venerdì 13
giugno. A quanti - nuovi arrivati - mi hanno accusato di essere troppo
accondiscendente con coloro che rivolgono critiche feroci contro i
neocatecumenali, non posso che dire di rileggersi con attenzione ciò che ho
scritto nei post precedenti e in qualche risposta ai tantissimi commenti. Spero
di non offendere nessuno se mi limito ad osservare: Roma locuta, causa finita.
Resta valido l'impegno a domandare scusa in ginocchio se sarò smentito e cioè
se Roma si esprimerà. ad experimentum! Scritto in Varie Commenti ( 787 ) "
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08 E Pacelli intervenne contro la legge antisemita Sul Giornale di oggi
pubblico una pagina dedicata ad alcuni documenti che ho scoperto durante il mio
recente soggiorno in Francia, consultando le carte dell'Archivio del cardinale
Tisserant, custodite in un paesino dei Pirenei dall'Associazione Amici del
cardinale Tisserant. Si tratta dell'intervento che l'allora cardinale Eugenio
Pacelli, nella primavera del 1938, fece (su input di Tisserant) per impedire
che in Polonia venisse approvata una legge che proibiva la macellazione per
giugulamento tipica del rituale ebraico. Il cardinale Segretario di Stato, che
definì quella norma "una vera persecuzione", scrisse immediatamente
al nunzio apostolico a Varsavia per essere informato. Il nunzio inviò a Roma un
dettagliato rapporto, spiegando che non erano necessari interventi di alcun
genere perché la legge si era arenata in Senato e sarebbe stata lasciata
cadere. Ancora una volta dai documenti emerge inequivocabilmente l'infondatezza
della "leggenda nera" che vorrebbe dipingere Pio XII come antisemita.
A proposito di questo Papa, sono lieto di segnalarvi che nel sito online del
Giornale si è inaugurata una nuova sessione, curata dalla grafologa Evi Crotti
(con la quale ho collaborato per realizzare un volumetto sulla grafia dei
Papi), che oltre a interloquire con i lettori-navigatori, interpretando i
disegni dei bambini, offre alcune analisi grafologiche su personaggi famosi: si
inizia con Padre Pio e con Pio XII, due giganti della Chiesa del secolo scorso.
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Ahmadinejad Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, a Roma dal 3 giugno per
partecipare al summit della Fao, non vedrà a tu per tu Benedetto XVI, come
aveva chiesto nei giorni scorsi, come scrivo sul Giornale di oggi. E non ci
sarà neppure l'udienza collettiva ai capi di Stato presenti al vertice, come
ipotizzato fin dall'inizio dalla Santa Sede di fronte alle molte richieste di
udienza (a quanto pare otto) presentate dai vari leader. Vista l'impossibilità
"tecnica" per il Pontefice di ricevere singolarmente tutte queste
persone nel giro di 24-48 ore, e vista l'impossibilità di realizzare anche
l'udienza collettiva, in quanto i capi di Stato e di governo giungeranno a Roma
in tempi diversi, il Vaticano nelle ultime ore ha informato ciascuno dei
richiedenti che non sarà possibile soddisfare le loro richieste. La presenza di
Ahmadinejad Oltretevere, a tu per tu con Ratzinger, secondo alcuni avrebbe
potuto creare qualche imbarazzo viste le sue reiterate dichiarazioni nelle
quali ha chiesto la cancellazione di Israele dalla carta geografica. Al tempo
stesso, però, l'udienza sarebbe stata concessa se Ahmadinejad si fosse trovato
di passaggio a Roma non in coincidenza con la presenza di così tanti
"colleghi" che desideravano un'udienza. La Santa Sede, infatti,
dialoga con tutti e incontra tutti. Nel dicembre di due anni fa, infatti,
Benedetto XVI ricevette il ministro degli Esteri di Teheran che gli portava un
messaggio dello stesso Ahmadinejad. Scritto in Varie Commenti ( 178 ) "
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08 La gioia del Papa per il nuovo clima politico Ieri mattina ero nell'aula del
Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di
fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese,
richiamando l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la
scuola non statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima
politico che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo
sul suo discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è
un'analisi - sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si
trova come al solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare l'apertura
di credito offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di risultati
concreti nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della Chiesa, insomma,
non è una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 258 ) " (15
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Argomenti: Laicita'
Alcuni di voi mi
hanno chiesto di aprire un nuovo thread dedicato alla discussione sugli statuti
del Cammino neocatecumenale, che sono stati approvati da Benedetto XVI e saranno
consegnati nella tarda mattina di venerdì prossimo ai responsabili del Cammino.
Il motivo della richiesta è l'alto numero di commenti che rende difficile
l'accesso alle pagine con le discussioni precedenti. Una richiesta simile mi
era stata rivolta nei giorni scorsi da Klaus, il quale ha poi lasciato il blog
a causa della mia scelta di aprire il nuovo spazio di discussione in calce al
post dedicato al romanzo thriller di Thornborn. La mia scelta era stata dettata
dall'impegno che avevo preso di non intervenire più sulla vicenda fino al 13
giugno. Pur non essendo d'accordo con il tono e con i contenuti di molti
commenti (in queste due settimane mi sono beccato rimproveri da destra e da
manca, sono stato fatto passare come un portavoce del
Cammino solo perché non non lo ritengo "eretico", è stato ipotizzato che la mia posizione sia dovuta alla paura
di reazione dei neocatecumenali stessi, sono stato
pure offeso pesantemente), mi rendo conto ora che Klaus aveva ragione a
chiedere uno spazio apposito, perché se è vero che gli argomenti sul mio blog
li decido io, è altrettanto vero che la discussione si alimenta grazie al
contributo di tutti e dunque - visto l'interessa suscitato dall'argomento - è
giusto che possa continuare. Scritto in Varie Commenti ( 64 ) " (6 votes,
average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Antonelli
a Roma, Betori a Firenze, Brambilla (forse) alla Cei E' stata annunciata a mezzogiorno
di oggi la nomina del cardinale Ennio Antonelli alla guida del Pontificio
consiglio per la famiglia. L'arcivescovo lascia Firenze per succedere allo
scomparso cardinale Alfonso Lopez Truijllo. La diocesi del capoluogo toscano
vive un momento di empasse, dopo le tristi ben note vicende dello scandalo di
abusi che ha coinvolto don Cantini e ha finito per lambire pure l'attuale
vescovo ausiliare Claudio Maniago (criticato per aver minimizzato l'accaduto)
che alla comunità di Cantini era legato. Non è stato
reso noto il nome di chi prenderà il posto di Antonelli. Il pole position c'è
il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Come numero due della Conferenza
episcopale, dopo la partenza di Betori, continua a consolidarsi la candidatura
del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco Giulio Brambilla. Più
defilate altre due candidature, quella del vescovo di Albano Marcello Semeraro,
e quella del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori, già direttore dell'ufficio
comunicazioni sociali della Cei. Scritto in Varie Commenti ( 188 ) " (15
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jun 08
La decisione di Gianni e i nostri giudizi Cari amici, dopo aver letto il commento
postato da Gianni B. in uno dei precedenti thread, non
ho potuto fare a meno di segnalarvelo, perché mi ha commosso e mi ha fatto
pensare. "Questi giorni sono stati per me terrificanti a dir poco,
purtroppo. In questo preciso momento, 6 giugno ore 13.00, avrei dovuto essere
in Repubblica Ceca presso una clinica privata per iniziare l'iter
dell'inseminazione eterologa. Avevo già preso l'appuntamento, prenotato
l'albergo, fatto il pieno e stampato l'itinerario, tanto per dire. Io e la mia
dolce metà abbiamo ovviamente trascorso queste ultime notti completamente
insonni, chiedendoci se la nostra decisione sarebbe stata giusta o no, mentre
si avvicinava il momento della partenza. Mi sono domandato mille volte: come è
possibile mettere al mondo un bambino sapendo che il patrimonio genetico non è
della persona che ami ma di un'altra donna che neppure conosci? Dentro di me
ero assolutamente orripilato da questa ipotesi, però mia moglie desiderava
questo figlio sopra ogni altra cosa, poverina, e non me la sono sentita di dire
un no irrevocabile. Per fortuna, sono riuscito a farla ragionare, passo dopo
passo, con grande pazienza e amore, e alla fine mi ha dato ragione per cui ieri
non siamo partiti e abbiamo annullato tutto. Oggi lei è molto più sollevata, anzi
quasi rinata devo dire, e pure io. Mentre parlavo con lei ogni tanto mi
venivano in mente le nostre discussioni qui dentro al blog, che mi hanno fatto
riflettere. Che pensate - mi rivolgo a tutti voi, se avete voglia di
rispondermi - di questa nostra decisione? Io sono strafelicissimo in questo
momento, sto già pensando all'affido, ci sono tanti bambini che hanno bisogno
di una famiglia". Condivido anch'io la felicità di Gianni e di sua moglie.
Mi colpisce il fatto che i commenti dei lettori del blog abbiano potuto, nel
loro piccolo, contribuire a far prendere una decisione così importante. Mi sono
permesso di presentare questo messaggio (all'insaputa di Gianni), perché credo
possa insegnare qualcosa a tutti. A me ha insegnato che dietro le questioni di principio,
i temi che ci fanno accapigliare, che ci fanno discutere aspramente, ci sono
sempre le storie concrete delle persone. C'è la vita. Se lo tenessimo sempre
presente - quando parliamo di bioetica ma anche delle vicende interne alla
Chiesa - forse i nostri giudizi, senza venir meno nella chiarezza, sarebbero
accompagnati da più carità e misericordia. Scritto in Varie Commenti ( 86 )
" (20 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
05Jun 08 Thornborn, un Dan Brown cattolico? Ho appena finito di leggere il
romanzo "L'ultima rivelazione" di Joseph Thornborn (edizioni Piemme):
un thriller ambientato in Vaticano, che ha come tema di fondo la storicità dei
Vangeli. L'ho trovato molto ben documentato. Avevo già letto dello stesso
autore un precedente romanzo, "Il quarto segreto", dedicato alla
profezia di Fatima. Mi permetto di segnalarveli perché mi sembrano un esempio
di come si possano scrivere gialli di fantapolitica vaticana, conditi con
misteri e profezie, conservando la prospettiva cattolica. PS. In realtà ho
scritto questo post soprattutto per venire incontro alle richieste di chi mi
chiedeva un nuovo spazio per continuare l'accesissima discussione dedicata ai
neocatecumenali. Avevo scritto che non sarei più intervenuto fino alla notizia
dell'approvazione e vorrei mantenere l'impegno, limitandomi a ribadire che gli
statuti sono stati approvati definitivamente da Benedetto XVI, dopo un lungo e
attento esame, e che la consegna ufficiale ai responsabili del Cammino avverrà
venerdì 13 giugno. A quanti - nuovi arrivati - mi hanno accusato di essere
troppo accondiscendente con coloro che rivolgono critiche feroci contro i
neocatecumenali, non posso che dire di rileggersi con attenzione ciò che ho
scritto nei post precedenti e in qualche risposta ai tantissimi commenti. Spero
di non offendere nessuno se mi limito ad osservare: Roma locuta, causa finita.
Resta valido l'impegno a domandare scusa in ginocchio se sarò smentito e cioè
se Roma si esprimerà. ad experimentum! Scritto in Varie Commenti ( 787 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jun
08 E Pacelli intervenne contro la legge antisemita Sul Giornale di oggi
pubblico una pagina dedicata ad alcuni documenti che ho scoperto durante il mio
recente soggiorno in Francia, consultando le carte dell'Archivio del cardinale
Tisserant, custodite in un paesino dei Pirenei dall'Associazione Amici del
cardinale Tisserant. Si tratta dell'intervento che l'allora cardinale Eugenio
Pacelli, nella primavera del 1938, fece (su input di Tisserant) per impedire
che in Polonia venisse approvata una legge che proibiva la macellazione per
giugulamento tipica del rituale ebraico. Il cardinale Segretario di Stato, che
definì quella norma "una vera persecuzione", scrisse immediatamente
al nunzio apostolico a Varsavia per essere informato. Il nunzio inviò a Roma un
dettagliato rapporto, spiegando che non erano necessari interventi di alcun
genere perché la legge si era arenata in Senato e sarebbe stata lasciata
cadere. Ancora una volta dai documenti emerge inequivocabilmente l'infondatezza
della "leggenda nera" che vorrebbe dipingere Pio XII come antisemita.
A proposito di questo Papa, sono lieto di segnalarvi che nel sito online del
Giornale si è inaugurata una nuova sessione, curata dalla grafologa Evi Crotti
(con la quale ho collaborato per realizzare un volumetto sulla grafia dei
Papi), che oltre a interloquire con i lettori-navigatori, interpretando i
disegni dei bambini, offre alcune analisi grafologiche su personaggi famosi: si
inizia con Padre Pio e con Pio XII, due giganti della Chiesa del secolo scorso.
Scritto in Varie Commenti ( 344 ) " (17 votes, average: 3.59 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jun 08 Il Papa non incontrerà
Ahmadinejad Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, a Roma dal 3 giugno per
partecipare al summit della Fao, non vedrà a tu per tu Benedetto XVI, come
aveva chiesto nei giorni scorsi, come scrivo sul Giornale di oggi. E non ci
sarà neppure l'udienza collettiva ai capi di Stato presenti al vertice, come ipotizzato
fin dall'inizio dalla Santa Sede di fronte alle molte richieste di udienza (a
quanto pare otto) presentate dai vari leader. Vista l'impossibilità
"tecnica" per il Pontefice di ricevere singolarmente tutte queste
persone nel giro di 24-48 ore, e vista l'impossibilità di realizzare anche
l'udienza collettiva, in quanto i capi di Stato e di governo giungeranno a Roma
in tempi diversi, il Vaticano nelle ultime ore ha informato ciascuno dei
richiedenti che non sarà possibile soddisfare le loro richieste. La presenza di
Ahmadinejad Oltretevere, a tu per tu con Ratzinger, secondo alcuni avrebbe
potuto creare qualche imbarazzo viste le sue reiterate dichiarazioni nelle
quali ha chiesto la cancellazione di Israele dalla carta geografica. Al tempo
stesso, però, l'udienza sarebbe stata concessa se Ahmadinejad si fosse trovato
di passaggio a Roma non in coincidenza con la presenza di così tanti
"colleghi" che desideravano un'udienza. La Santa Sede, infatti,
dialoga con tutti e incontra tutti. Nel dicembre di due anni fa, infatti,
Benedetto XVI ricevette il ministro degli Esteri di Teheran che gli portava un
messaggio dello stesso Ahmadinejad. Scritto in Varie Commenti ( 178 ) "
(13 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30May
08 La gioia del Papa per il nuovo clima politico Ieri mattina ero nell'aula del
Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di
fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese,
richiamando l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la
scuola non statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima
politico che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo
sul suo discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è
un'analisi - sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si
trova come al solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare
l'apertura di credito offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di
risultati concreti nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della
Chiesa, insomma, non è una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 258
) " (15 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27May
( da "Giornale.it, Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Alcuni di voi mi
hanno chiesto di aprire un nuovo thread dedicato alla discussione sugli statuti
del Cammino neocatecumenale, che sono stati approvati da Benedetto XVI e
saranno consegnati nella tarda mattina di venerdì prossimo ai responsabili del
Cammino. Il motivo della richiesta è l'alto numero di commenti che rende
difficile l'accesso alle pagine con le discussioni precedenti. Una richiesta
simile mi era stata rivolta nei giorni scorsi da Klaus, il quale ha poi lasciato
il blog a causa della mia scelta di aprire il nuovo spazio di discussione in
calce al post dedicato al romanzo thriller di Thornborn. La mia scelta era
stata dettata dall'impegno che avevo preso di non intervenire più sulla vicenda
fino al 13 giugno. Pur non essendo d'accordo con il tono e con i contenuti di
molti commenti (in queste due settimane mi sono beccato rimproveri da destra e
da manca, sono stato fatto passare come un portavoce
del Cammino solo perché non non lo ritengo "eretico", è stato ipotizzato che la mia posizione sia dovuta alla paura
di reazione dei neocatecumenali stessi, sono stato
pure offeso pesantemente), mi rendo conto ora che Klaus aveva ragione a
chiedere uno spazio apposito, perché se è vero che gli argomenti sul mio blog li
decido io, è altrettanto vero che la discussione si alimenta grazie al
contributo di tutti e dunque - visto l'interessa suscitato dall'argomento - è
giusto che possa continuare. Scritto in Varie Commenti ( 64 ) " (6 votes,
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a Roma, Betori a Firenze, Brambilla (forse) alla Cei E' stata annunciata a
mezzogiorno di oggi la nomina del cardinale Ennio Antonelli alla guida del
Pontificio consiglio per la famiglia. L'arcivescovo lascia Firenze per
succedere allo scomparso cardinale Alfonso Lopez Truijllo. La diocesi del
capoluogo toscano vive un momento di empasse, dopo le tristi ben note vicende
dello scandalo di abusi che ha coinvolto don Cantini e ha finito per lambire
pure l'attuale vescovo ausiliare Claudio Maniago (criticato per aver
minimizzato l'accaduto) che alla comunità di Cantini era legato. Non è stato reso noto il nome di chi prenderà il posto di
Antonelli. Il pole position c'è il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Come
numero due della Conferenza episcopale, dopo la partenza di Betori, continua a
consolidarsi la candidatura del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco
Giulio Brambilla. Più defilate altre due candidature, quella del vescovo di
Albano Marcello Semeraro, e quella del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori,
già direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della Cei. Scritto in Varie
Commenti ( 188 ) " (15 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 06Jun 08 La decisione di Gianni e i nostri giudizi Cari
amici, dopo aver letto il commento postato da Gianni
B. in uno dei precedenti thread, non ho potuto fare a meno di segnalarvelo,
perché mi ha commosso e mi ha fatto pensare. "Questi giorni sono stati per
me terrificanti a dir poco, purtroppo. In questo preciso momento, 6 giugno ore
13.00, avrei dovuto essere in Repubblica Ceca presso una clinica privata per
iniziare l'iter dell'inseminazione eterologa. Avevo già preso l'appuntamento,
prenotato l'albergo, fatto il pieno e stampato l'itinerario, tanto per dire. Io
e la mia dolce metà abbiamo ovviamente trascorso queste ultime notti
completamente insonni, chiedendoci se la nostra decisione sarebbe stata giusta
o no, mentre si avvicinava il momento della partenza. Mi sono domandato mille
volte: come è possibile mettere al mondo un bambino sapendo che il patrimonio
genetico non è della persona che ami ma di un'altra donna che neppure conosci?
Dentro di me ero assolutamente orripilato da questa ipotesi, però mia moglie
desiderava questo figlio sopra ogni altra cosa, poverina, e non me la sono
sentita di dire un no irrevocabile. Per fortuna, sono riuscito a farla
ragionare, passo dopo passo, con grande pazienza e amore, e alla fine mi ha
dato ragione per cui ieri non siamo partiti e abbiamo annullato tutto. Oggi lei
è molto più sollevata, anzi quasi rinata devo dire, e pure io. Mentre parlavo
con lei ogni tanto mi venivano in mente le nostre discussioni qui dentro al
blog, che mi hanno fatto riflettere. Che pensate - mi rivolgo a tutti voi, se
avete voglia di rispondermi - di questa nostra decisione? Io sono
strafelicissimo in questo momento, sto già pensando all'affido, ci sono tanti
bambini che hanno bisogno di una famiglia". Condivido anch'io la felicità
di Gianni e di sua moglie. Mi colpisce il fatto che i commenti dei lettori del
blog abbiano potuto, nel loro piccolo, contribuire a far prendere una decisione
così importante. Mi sono permesso di presentare questo messaggio (all'insaputa
di Gianni), perché credo possa insegnare qualcosa a tutti. A me ha insegnato
che dietro le questioni di principio, i temi che ci fanno accapigliare, che ci
fanno discutere aspramente, ci sono sempre le storie concrete delle persone.
C'è la vita. Se lo tenessimo sempre presente - quando parliamo di bioetica ma
anche delle vicende interne alla Chiesa - forse i nostri giudizi, senza venir
meno nella chiarezza, sarebbero accompagnati da più carità e misericordia.
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appena finito di leggere il romanzo "L'ultima rivelazione" di Joseph
Thornborn (edizioni Piemme): un thriller ambientato in Vaticano, che ha come
tema di fondo la storicità dei Vangeli. L'ho trovato molto ben documentato.
Avevo già letto dello stesso autore un precedente romanzo, "Il quarto
segreto", dedicato alla profezia di Fatima. Mi permetto di segnalarveli
perché mi sembrano un esempio di come si possano scrivere gialli di
fantapolitica vaticana, conditi con misteri e profezie, conservando la
prospettiva cattolica. PS. In realtà ho scritto questo post soprattutto per
venire incontro alle richieste di chi mi chiedeva un nuovo spazio per
continuare l'accesissima discussione dedicata ai neocatecumenali. Avevo scritto
che non sarei più intervenuto fino alla notizia dell'approvazione e vorrei
mantenere l'impegno, limitandomi a ribadire che gli statuti sono stati
approvati definitivamente da Benedetto XVI, dopo un lungo e attento esame, e
che la consegna ufficiale ai responsabili del Cammino avverrà venerdì 13
giugno. A quanti - nuovi arrivati - mi hanno accusato di essere troppo
accondiscendente con coloro che rivolgono critiche feroci contro i
neocatecumenali, non posso che dire di rileggersi con attenzione ciò che ho
scritto nei post precedenti e in qualche risposta ai tantissimi commenti. Spero
di non offendere nessuno se mi limito ad osservare: Roma locuta, causa finita.
Resta valido l'impegno a domandare scusa in ginocchio se sarò smentito e cioè
se Roma si esprimerà. ad experimentum! Scritto in Varie Commenti ( 787 ) "
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08 E Pacelli intervenne contro la legge antisemita Sul Giornale di oggi
pubblico una pagina dedicata ad alcuni documenti che ho scoperto durante il mio
recente soggiorno in Francia, consultando le carte dell'Archivio del cardinale
Tisserant, custodite in un paesino dei Pirenei dall'Associazione Amici del cardinale
Tisserant. Si tratta dell'intervento che l'allora cardinale Eugenio Pacelli,
nella primavera del 1938, fece (su input di Tisserant) per impedire che in
Polonia venisse approvata una legge che proibiva la macellazione per
giugulamento tipica del rituale ebraico. Il cardinale Segretario di Stato, che
definì quella norma "una vera persecuzione", scrisse immediatamente
al nunzio apostolico a Varsavia per essere informato. Il nunzio inviò a Roma un
dettagliato rapporto, spiegando che non erano necessari interventi di alcun
genere perché la legge si era arenata in Senato e sarebbe stata lasciata
cadere. Ancora una volta dai documenti emerge inequivocabilmente l'infondatezza
della "leggenda nera" che vorrebbe dipingere Pio XII come antisemita.
A proposito di questo Papa, sono lieto di segnalarvi che nel sito online del
Giornale si è inaugurata una nuova sessione, curata dalla grafologa Evi Crotti
(con la quale ho collaborato per realizzare un volumetto sulla grafia dei
Papi), che oltre a interloquire con i lettori-navigatori, interpretando i
disegni dei bambini, offre alcune analisi grafologiche su personaggi famosi: si
inizia con Padre Pio e con Pio XII, due giganti della Chiesa del secolo scorso.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jun 08 Il Papa non incontrerà
Ahmadinejad Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, a Roma dal 3 giugno per
partecipare al summit della Fao, non vedrà a tu per tu Benedetto XVI, come
aveva chiesto nei giorni scorsi, come scrivo sul Giornale di oggi. E non ci
sarà neppure l'udienza collettiva ai capi di Stato presenti al vertice, come
ipotizzato fin dall'inizio dalla Santa Sede di fronte alle molte richieste di
udienza (a quanto pare otto) presentate dai vari leader. Vista l'impossibilità
"tecnica" per il Pontefice di ricevere singolarmente tutte queste
persone nel giro di 24-48 ore, e vista l'impossibilità di realizzare anche
l'udienza collettiva, in quanto i capi di Stato e di governo giungeranno a Roma
in tempi diversi, il Vaticano nelle ultime ore ha informato ciascuno dei
richiedenti che non sarà possibile soddisfare le loro richieste. La presenza di
Ahmadinejad Oltretevere, a tu per tu con Ratzinger, secondo alcuni avrebbe
potuto creare qualche imbarazzo viste le sue reiterate dichiarazioni nelle
quali ha chiesto la cancellazione di Israele dalla carta geografica. Al tempo
stesso, però, l'udienza sarebbe stata concessa se Ahmadinejad si fosse trovato
di passaggio a Roma non in coincidenza con la presenza di così tanti
"colleghi" che desideravano un'udienza. La Santa Sede, infatti,
dialoga con tutti e incontra tutti. Nel dicembre di due anni fa, infatti,
Benedetto XVI ricevette il ministro degli Esteri di Teheran che gli portava un
messaggio dello stesso Ahmadinejad. Scritto in Varie Commenti ( 178 ) "
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08 La gioia del Papa per il nuovo clima politico Ieri mattina ero nell'aula del
Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di
fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese, richiamando
l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la scuola non
statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima politico
che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo sul suo
discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è un'analisi -
sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si trova come al
solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare l'apertura di credito
offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di risultati concreti
nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della Chiesa, insomma, non è
una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 258 ) " (15 votes,
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( da "Unita, L'" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione
del Quando i laici sono deboli Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima O
vviamente facendo finta di niente su tutto quanto riguarda disuguaglianze
sociali e trattamento dell'immigrazione. D'altronde, l'intero schieramento di
centro-destra è da tempo impegnato a mostrarsi ricettivo,
senza nessuno scrupolo di laicità, ma con grande attenzione a prendere i voti
(quelli espressi sulle schede elettorali dai cattolici), a quello che viene detto dall'altra parte del Tevere. Anche se
non sempre ne conseguono comportamenti concreti, sembra che le dichiarazioni di
sintonia funzionino. Dall'altra parte, di tanto in tanto, tocca a
Famiglia Cristiana il compito di fare irruzione sulla scena che viene
impropriamente definita dei "valori" dei cattolici,
che, invece, per lo più, sono molto più semplicemente, ma anche più
corposamente, interessi mondani e politiche di governo. Questa volta il
bersaglio è duplice e la mira ambiziosa. Agli editorialisti del settimanale
cattolico, i quali, evidentemente, leggono anche nelle coscienze, sembrerebbe
opportuno espellere dal Partito Democratico la sparuta pattuglia dei radicali
per i loro (de)meriti laici di un glorioso passato. Se poi, ma la sequenza non
mi è chiara, questa operazione di "pulizia" cattolica non riuscisse,
sarebbe opportuno che i teo-dem ovvero, immagino, tutti coloro che dentro il Pd
si definiscono democratici dovrebbero minacciare oppure, addirittura, eseguire
una scissione, cioè andarsene. Dove non è detto, ma appare probabile che tanto
l'Udc di Pierferdinando Casini quanto il Popolo delle Libertà accoglierebbero a
braccia aperte gli scissionisti (uomini e donne). L'invito alla scissione è
preoccupante anche perché sceglie un terreno delicato sul quale il Partito
Democratico ha già tentato di giungere ad un difficile, forse non del tutto
convincente, compromesso con il suo (non buono) Manifesto dei Valori. Infatti,
i teo-dem, questa sì una pattuglia piccola, ma molto aggressiva, continuano a
dichiararsi insoddisfatti e a elaborare loro posizioni intransigenti su tutte
le problematiche "eticamente sensibili". Qui sta la debolezza dei
laici, che siano non credenti o credenti, radicali o ex-democratici di
sinistra, dentro il Pd. Non hanno attivato la loro cultura politica con
l'obiettivo di declinare coerentemente le loro posizioni sui valori (sembra
persino difficile sostenere che i laici e i non credenti hanno
"valori") rispetto non soltanto alla vita e alla morte, ma a come si
vive (nella diseguaglianza, nell'indigenza, nell'oppressione, anche religiosa)
e a come si muore (per fame, per mancanza di risorse, per sfruttamento).
Insomma, una vita degna di essere vissuta, tale anche grazie a politiche
ridistributive, è un valore allo stesso modo di una morte consapevolmente
richiesta con dignità. Non sembrano, peraltro, questi i ragionamenti che
interessano né Famiglia Cristiana né i teodem e gli atei devoti i quali,
certamente, nella loro rigida devozione sono tutto meno che laici. Molto
mondanamente l'obiettivo, non soltanto di Famiglia Cristiana, consiste, da un lato,
nel ridurre il potere politico, ahimé, già molto ristretto, del Partito
Democratico nella misura in cui i teo-dem si comportano (attenzione, non ho,
per il momento, scritto: sono) come una quinta colonna, paralizzandolo sotto la
spada della possibile scissione. Dall'altro, meno comprensibilmente, consiste
nell'indicare una via alla ricomposizione dei cattolici.
Questo, che è più di un suggerimento, mi appare molto meno comprensibile
poiché, come hanno oramai sottolineato molti commentatori, la forza politica
dei cattolici, in una società che, pure, è molto
secolarizzata (e se fosse anche "disperata" come, da ultimo, sostiene
il cardinale di Bologna, Caffarra, avranno le loro responsabilità anche i
predicatori cattolici autorizzati) dipende proprio
dalla loro presenza in schieramenti diversi. Questa diffusione strategica rende
visibili e potenzialmente efficaci tutte le espressioni di interessi e di
preferenze che vengono dal Vaticano e dalle numerose diocesi. E, purtroppo, di
cardinali come Martini non sembrano essercene più. Gli strumenti culturali di
riflessione sul rapporto fra politica e religione, magari anche quelli
approntati nel seminario di ItalianiEuropei, servono, anche se mi sono sembrati
improntati a troppo pessimismo e a poco orgoglio laico. Tuttavia, è il Partito
Democratico che deve dare vita e gambe all'operazione che aveva promesso.
Costruire un'organizzazione politica che non soltanto sommasse le culture
riformiste liberali, socialiste e cattolico-democratiche, ma ne esaltasse gli
elementi migliori a cominciare da quei valori che, detto senza retorica, erano
persino riusciti ad entrare nella Costituzione Repubblicana. Non ho una
proposta conclusiva mobilitante, ma credo, meglio, ritengo che il Partito
Democratico farebbe bene a discutere in maniera tanto appassionata quanto
laica, ovvero senza preconcetti, senza pregiudizi e senza soluzioni
precostituite, dei rapporti, anche politici, fra le culture, e non soltanto dei
limiti fra Stato e Chiesa, segnalando sempre puntigliosamente gli impropri
sconfinamenti di quest'ultima. Riconosciuto il ruolo pubblico della religione,
il confronto andrà fatto in pubblico secondo le regole del dibattito pubblico
che richiedono non imposizioni, ma argomentazioni e giustificazioni.
( da "Unita, L'" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Quando la Chiesa sbaglia Segue dalla Prima Il problema
principale è ancora, e per tutti, cattolici e laici, credenti e diversamente credenti, quello di cosa
significhi essere e apparire, in un contesto politicamente degradato come
quello italiano, un partito nuovo, democratico davvero, che garantisca voce,
diritti, partecipazione a quanti hanno creduto in questo disegno e intendono
arricchirlo e adeguarlo ai troppi problemi che abbiamo di fronte. Certo
anche il modo di stare dei cattolici entro questo
irrisolto disegno è a suo modo un problema, segnato di divisioni fra chi ancora
rivendica appartenenze visibili e distinte, con qualche tentazione di
autodifesa da ceto politico, e chi vuole giocarsi invece le sue convinzioni
profonde sulla ricerca progettuale comune. Ci saranno pure dei dissensi di
merito da non esasperare come quello relativo ai collegamneti internazionali.
Ma il problema sul quale vorrei richiamare l'attenzione è soprattutto un
intreccio assai più impegnativo e complesso, troppo a lungo rimosso e che
invece va divenendo questione di fondo della politica italiana. Parto da
un'ammonizione cara a un maestro come Pietro Scoppola: in un Paese come
l'Italia, nessun partito può essere grande senza una politica ecclesiale.
Aggiungerei: senza una politica ecclesiale chiara e condivisa. Qui sta il punto
e in termini drammatici. Non è facile dire che cosa sia una politica
ecclesiale: anzi, è forse un tema sul quale andrà fatta una riflessione più
approfondita. Qui vorrei dire, ovviamente in modo molto semplicistico, che è
insieme il progetto di rapporti che si stabiliscono fra Stato e Chiesa, fra
politica e istanze religiose. Certamente non è nell'assunzione di un progetto
di riforma della Chiesa che non tocca alla politica; ma non può non avere
attenzione insieme al porsi della Chiesa ufficiale e ai caratteri variegati della
spiritualità credente vissuta, proprio in quanto la si è riconosciuta come
anima e forza di una società democratica. Berlusconi può avere, ha, una
politica ecclesiale, rozza e semplificata quanto si vuole, ma forte e netta:
alla Chiesa si dice sempre di sì, o si fa finta di dire di sì magari con
qualche scambio di convenienze in più, perché è il suo consenso e solo il suo
consenso, quello che preme. Berlusconi può dunque far sua, senza difficoltà
alcuna, una strategia come quella attuale dei vertici ecclesiastici volta a
costruire un rapporto d'intesa fra poteri, che è perfino qualcosa in più di un
accordo concordatario tradizionale. Diviene quasi una spartizione di aree di
controllo reciprocamente garantita. Berlusconi può farlo perché non ha dietro
di sè un soggetto politico composto da cittadini interessati a interloquire, a
esprimersi, men che meno a decidere: lo si è visto nella facilità con cui ha
disarmato e disarma riserve e dubbi del suo personale politico, spesso
smaccatamente laico, sulle questioni cosiddette non negoziabili. Può farlo
perché non ha alcun interesse agli apporti che possono venire alla società
italiana, in termini di solidarietà come di nuova progettualità, dalla
esperienza dei credenti: semmai ha l'interesse contrario. Si può dare, se si
vuole, una lettura più ambiziosa di questa convergenza intorno ai temi del
valore dell'identità nazionale, del senso della riscoperta religiosa come
risposta alle paure e alle angosce del nostro tempo. Ma il dato non cambia: in
gioco sono gli strumenti del consenso passivo come che sia. È questo il punto
conclusivo di una vicenda venticinquennale, attraverso la quale la Chiesa ha
prima ridimensionato drasticamente il nuovo protagonismo laicale espresso dal
Concilio e che voleva essere, anche entro le strutture ecclesiali, fattore di
nuova educazione civile, poi si è arroccata in difesa dei sistema
democristiano, per scegliere infine di giocare le proprie carte politiche
direttamente, in un rapporto tutto di vertice. Il Pd, è fin troppo ovvio, non
può, e non deve, competere con Berlusconi su questa strada. Non possono farlo i
cattolici del Pd, per profonda che sia la loro
adesione di fede, quando questa adesione personale si è andata interiormente
costruendo insieme a una pratica e teorica politica che conosce il valore
spirituale della democrazia; non possono farlo i laici, anche quando assumono
sinceramente l'obiettivo del mantenimento dei buoni rapporti con la Chiesa, se
non vogliono arbitrariamente scavalcare le attese dei cittadini che li hanno votati.
Vorrei mettere accanto l'umiliazione parallela di Prodi e di Veltroni,
un'umiliazione ingiusta che ha offeso insieme, e molto, un popolo credente e la
città di Roma, con quello che in questi giorni si chiama il disagio, il rischio
di irrilevanza, un eventuale (che però non vedo) bisogno di fuga di qualcuno.
Nulla di questo nasce per ragioni interne al Pd: essi sono invece il segno
dell'estrema difficoltà a definire oggi una strategia di politica ecclesiale,
che da una parte sia gradita alla Chiesa gerarchica così come si muove e si
propone, dall'altra non entri in conflitto col disegno democratico del Pd e
sappia arricchirsi vitalmente della forza che i credenti possono apportare alla
democrazia, entro un mondo globalizzato dal destino incerto. È questa la sfida
oggi cui i cattolici democratici dovrebbero, certo non
da soli, impegnarsi a costruire una risposta, forti del seguito che hanno, come
i dati ancora confermano, fra un elettorato cattolico spiritualmente,
culturalmente, socialmente più maturo, non religiosamente saltuario, e che
sente anch'esso il disagio di una pressione ecclesiale che non riesce più ad
esprimere la freschezza fiduciosa delle gioie e delle speranze proclamate dal
Concilio Vaticano II.
( da "Repubblica, La" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Genova
Pd, resa dei conti fra le correnti Ex Margherita ed ex Ds per ora divisi di
fronte alle prossime scadenze elettorali A Savona è rottura fra il presidente
della Provincia Bertolotto e i vertici del partito Si lavora per ricucire lo
strappo WANDA VALLI I cattolici del Pd, i Teodem di
Carra e Binetti, la corrente che fa capo a Francesco Rutelli, si agitano,
rivendicano, criticano, temono di essere soverchiati dagli ex Ds. Anche nella
scelta di aderire al gruppo europeo del Pse. Su tutto arrivano le critiche di
"Famiglia Cristiana", per il Pd che accetta i radicali e il resto.
Che accade a Genova? Tutto tranquillo, o acque agitate?. Dipende. Di quali cattolici parlano, di quale ex corrente fanno parte, per
esempio. Perché, Pd o non Pd, le correnti esistono. Ci sono i lettiani, Lorenzo
Basso, Maria Pia Bozzo, Stefano Zara, i bindiani come Giorgio Pescetto e Paolo
Veardo, gli ex dc veri, ora vicini a Rutelli e Lusetti, come Gianni Vassallo e
Giancarlo Mori, il gruppo Massimiliano Costa-Gustavino che si riferisce a Beppe
Fioroni. Quasi tutti sereni. E se il gruppone ex Ds, vista l'aria difficile e
il futuro da costruire dopo la botta elettorale, si muove in apparenza
compatto, nella parte cattolica del partito di Veltroni, i sussurri, senza
grida, si sprecano. Da tempo, la corrente che fa capo al vice presidente della
Regione, Massimiliano Costa e, con lui, al neo senatore Claudio Gustavino,
scalpita. Si dice che proprio Costa incominci a segnare il territorio in vista
delle regionali del 2010 dove non dà per scontata la riconferma di Burlando al
punto, pare, di aver minacciato di creare una sua lista. Costa nega e rilancia:
"La Regione? Non aspiro alla presidenza, non parliamo di liste",
sulle Europee del prossimo anno, per cui qualcuno torna a fare il suo nome,
taglia corto: "E' il solito tormentone, non si discuterà prima di Natale,
se resta questa legge con la Liguria inserita nella circoscrizione del
Nord-Ovest, è chiaro che la scelta di un candidato ligure deve essere condivisa
in senso ampio e da Roma". Sui mal di pancia dei cattolici,
invece, è netto. Spiega: " in periferia i tormenti, le tensioni, per il
monopolio culturale degli ex Pci-Pds-Ds, sono emersi da tempo, non è logico
avere la stessa sede, gli stessi funzionari, le stesse persone, si tratta di
guardare in prospettiva di parlare meno da ex e di più di quello che vogliamo
fare". A Costa non va bene che sui 6 segretari, 4 di federazioni e uno
regionale, siano ex Ds, non va bene, meglio teme, il progetto "di creare
una nuova Cosa 4, perché se così dovesse accadere il Pd muore", e spiega
con l'incertezza attuale anche la sua scelta, molto criticata, di non versare
un contributo, come eletto nelle istituzioni, al Pd: "non esiste ancora
davvero, in Regione non abbiamo neppure il gruppo, io non verso la quota perché
non so ancora chi siamo". La scelta di dove collocare il Pd in Europa,
secondo Costa è risolvibile, potrebbe rivelarsi il punto di rottura per altri,
più di area ex Ds. Ma per un Costa, che punta i piedi, c'è
chi dichiara: "nel Pd stiamo meglio, i cattolici hanno il loro spazio, senza predominio, come è logico in un
partito laico, che uno sia credente o meno". Certo la presenza dei
radicali non è piaciuta a molti, però in Liguria il problema non si pone e a
Roma non è nato. Tutto il resto sì. E da Savona arriva in serata la notizia
della rottura tra il Pd e il presidente della Provincia Marco Bertolotto che ha
deciso di dimettersi dal partito. Il coordinatore provinciale Giovanni Lunardon
cerca di ricucire lo strappo. Ma non sarà facile. SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Bologna
"Basta con la caccia all'immigrato" E dalle parrocchie parte la
proposta dello "Stranger Day" "Come per il divorzio e l'aborto,
la legislazione statale è una cosa, la mia coscienza un'altra" ELEONORA
CAPELLI L'accoglienza dello straniero come valore non negoziabile per un cattolico,
esattamente come il concetto di famiglia: per questo dopo la lettera di Don
Francesco Scimé al Cardinale Carlo Caffarra sull'obiezione di coscienza di
fronte al reato di immigrazione clandestina, adesso prende corpo l'idea di uno
"Stranger day", avanzata sempre dal parroco di Sammartini. "Una
manifestazione con tutte le nostre comunità di accoglienza, parrocchiali e non,
schierate in prima fila, in difesa di una politica dell'accoglienza - spiega
Lina Delli Quadri, consigliere comunale eletta nelle fila della Margherita e
referente del centro d'ascolto Caritas della parrocchia Sacro Cuore che sta
lavorando per tradurre l'idea in realtà - per prendere una posizione netta e
contrastare un clima pesantissimo di caccia allo straniero che non fa altro che
spaccare il tessuto sociale". Una giornata per ricordare che accogliere lo
straniero è un dovere cristiano, un valore su cui si fonda quell'identità che
molti vorrebbero iscrivere nelle radici dell'Europa. Un valore che in concreto
è praticato ogni giorno da centinaia di preti, laici e
volontari, ad esempio nelle 40 parrocchie della città che a turno
distribuiscono cibo e indumenti, "ovviamente senza chiedere il
passaporto", come sottolinea il direttore della Caritas Paolo Mengoli.
"Parteciperò allo Stranger Day, mi sembra una buona idea, se non lo
organizzano mentre sono in Africa - dice Don Tarcisio Nardelli,
direttore dell'ufficio missionario diocesano e parroco della chiesa Cuore
immacolato di Maria - e le persone si stupirebbero di sapere quanti ragazzi sono
coinvolti in attività di volontariato con gli stranieri. Lo Stato ha il diritto
di fare le sue leggi, ma io ho quello di valutare se le leggi mi aiutano ad
essere fedele al Vangelo. In caso contrario, non ho nessun problema a pagare le
conseguenze, ma non smetterò di ospitare poveri e bisognosi. Come nel caso del
divorzio o dell'aborto, le leggi del Parlamento sono una cosa, la mia coscienza
di cristiano mi detta un comportamento diverso". Non piacciono, invece, le
mobilitazioni di piazza a don Mario Fini, che tiene aperta la sua parrocchia il
mercoledì per i bisognosi. Da sacerdote impegnato ogni giorno nell'aiuto ai più
deboli però annuncia: "Io non mi porrò mai nessun problema ad ospitare un
clandestino, anche se questo dovesse essere considerato un reato. Vado in
carcere da tempo e posso dire che niente mi sembra più ingiusto che
moltiplicare i reati. Dovremmo invece preoccuparci di dare dignità a queste
persone attraverso i ricongiungimenti familiari". Di fronte a un crescente
senso di insicurezza, oggi i sacerdoti avvertono "il rischio di mancare di
rispetto al povero e al clandestino", almeno secondo Don Antonio Allori,
presidente della Caritas che gestisce il centro di accoglienza di Villa
Pallavicini a Borgo Panigale. "E aberrante identificare il clandestino con
il brigante - dice Don Allori - fuggire dalla fame non è reato e quello che
distingue un cristiano è applicare le sette opere di misericordia corporale del
Vangelo, tra cui ospitare lo straniero". "Non emigrare non è uno dei
dieci comandamenti - taglia corto Marco Cevenini della Confraternita della
Misericordia che gestisce il poliambulatorio Biavati dove vengono curati anche
gli immigrati irregolari - vorrei che non ci fosse bisogno di uno Stranger day,
ma oggi il clima è davvero pesante".
( da "Corriere della Sera" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-11 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il cattolico veltroniano Tonini: la vera anomalia è la corrente
dalemiana ROMA - Senatore Giorgio Tonini, come si sta nei panni del cattolico
veltroniano visti gli attacchi che, dal Vaticano e dintorni, continuano a
piovere sul Pd? "Benissimo. Il Papa ha detto che ha provato gioia per la
nuova stagione della politica italiana e siccome credo di aver contribuito con
Veltroni ad aprirla, provocando gioia a Benedetto XVI, sono molto contento".
Contento? Avrà letto anche lei l'editoriale di Famiglia cristiana, nel quale si
suggerisce ai cattolici del suo partito la via della
scissione... "I fatti ci dicono che non è così, il settimanale dei Paolini
motiva la sua previsione dicendo che gli elettori sono scappati e i
parlamentari li seguiranno, ma non c'è nessun elettorato in fuga da seguire. C'è invece da andare avanti nella elaborazione di una cultura
comune a laici e cattolici,
che è la grande scommessa del Pd". Non è vero che una parte dei cattolici del Pd guarda a Berlusconi?
"Secondo me no, almeno dal punto di vista delle dinamiche di massa. Poi i
singoli possono decidere come vogliono ". Parliamo dei singoli, allora.
Paola Binetti ha detto "non usciamo, per ora" ed Emanuela Baio Dossi
ritiene che diavolo e acqua santa, cioè cattolici e
Radicali, non possano stare insieme nello stesso partito. "Penso che il
ruolo di Paola e altri, anche se spesso di provocazione, sia molto prezioso. I
loro richiami servono a convincerci che dobbiamo lavorare di più e meglio per
costruire un Pd che sappia rappresentare questa parte della società. Ma non
credo sia nelle intenzioni di nessuno abbandonare la strada del dialogo, su cui
tutti abbiamo scommesso". Quindi non rivedrete l'intesa con i Radicali? "Non
ne vedo la necessità, né l'opportunità. Dai dati elettorali mi pare che la
grande maggioranza dei cattolici abbia capito il senso
dell'accordo, due ricerche Ipsos dimostrano che il Pd non ha subito nessuna
emorragia di voto cattolico, anzi è esattamente il contrario: noi prendiamo il
35 per cento tra i praticanti e il 33 tra gli italiani nel loro insieme".
Quindi sbaglia Famiglia cristiana a colpire la leadership di Veltroni? Davvero
il segretario non ha commesso errori? "Di errori se ne possono commettere,
sempre. Ma qui la domanda è: Veltroni ci ha portato sul binario morto della
sconfitta oppure ci sta portando verso una futura vittoria? ". Lo dica
lei, senatore. "Se qualcuno pensa, legittimamente, che la linea di Walter
ci ha condotti fuori strada ha il diritto di dirlo ma allora dobbiamo fare un
congresso subito e non nel 2009 e mettere in campo aperto le differenze
strategiche. Io invece credo che la risposta giusta sia la seconda. Abbiamo
cominciato la marcia di recupero e di rilancio e allora va bene una assemblea
programmatica per mettere a fuoco i contenuti". Molti nel Pd pensano che
la vera partita non riguardi tanto i Teodem di Rutelli quanto la nuova
associazione di D'Alema e che se il Pd va male anche alle Europee tutto può
succedere, scissione compresa. "In effetti c'è un elemento di stranezza
che è questa associazione di parlamentari della Fondazione dalemiana,
Italianieuropei. Non esiste in tutta Europa un esempio in cui, da una
associazione culturale, si parte per fondare una corrente. Questo elemento di
ambiguità andrebbe chiarito". \\ I teodem provocano ma sono preziosi Non
credo che se ne andranno Monica Guerzoni.
( da "Liberazione" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Federico Raponi
Libera Chiesa in suddito Stato. Il rapporto tra le due entità, in Italia, non è
affatto paritario come teoricamente dovrebbe. A questo tema il giornalista
Curzio Maltese ha dedicato una serie di articoli, pubblicati da la Repubblica ,
centrati sugli aspetti economici della vicenda a partire dall'esenzione fiscale
dei beni vaticani - al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea - che
riguarda ICI, IRAP, IRES e altre imposte, comprese quelle per l'attività
turistica e commerciale. A segnalare il caso a Maltese sono stati Carlo
Pontesilli e Maurizio Turco, che hanno poi collaborato a una successiva
inchiesta su "Quanto ci costa la Chiesa". Per sostenere l'apparato cattolico
i contribuenti ogni anno versano - senza saperlo - una sorta di mezza
Finanziaria, cioè tra i 4,5 e i 5 miliardi di euro, secondo un calcolo
prudente. Più di quanto spendano per "la casta" politica. E gli
autori della ricerca si sono accorti che finora nessuno, nel nostro paese,
aveva mai fatto i conti in tasca al Vaticano, il cui patrimonio immobiliare non
è mai stato censito. "E' questo - spiega Maltese
- il vero tabù nazionale, sul resto si può dire tutto e criticare i politici di
qualsiasi tendenza. Anzi, attaccarli tutti è ancora meglio, da un certo punto
di vista. A indagare sulla Chiesa invece ti ritrovi da solo, senza copertura.
Non c'è alcuna convenienza, da nessuna parte, a toccare il problema".
Tante sono state le domande dei lettori che hanno fatto seguito alla
pubblicazione di queste inchieste e il materiale raccolto talmente copioso da
pensare di organizzarlo in un libro, La questua (Feltrinelli, pp. 176, euro
14,00), appena uscito e già diventato un caso e un successo editoriale. Dei due
aspetti su cui si concentra in particolare il testo, il primo è rappresentato
dal sistema di prelievo legato all'8 per mille. Il 35% dei contribuenti sceglie
di devolverlo alla Chiesa cattolica, alla quale finisce però oltre il 90% del
totale. Di tale cifra, solo il 20% viene poi speso per opere di carità.
"Il meccanismo - spiega ancora Maltese - studiato vent'anni fa da Giulio
Tremonti, è del tutto anomalo, si tratta di un "voto fiscale". Mentre
le quote non assegnate, che sono la maggioranza, prima rimanevano allo Stato,
ora vengono ripartite sulla base delle firme. E il discorso riguarda anche il 5
per mille". Un altro buco nero è la Banca Vaticana, il famigerato Istituto
per le Opere di Religione, "presente in tutti gli scandali finanziari da
30 anni a questa parte, dal crac del Banco Ambrosiano a quelli Parmalat e
Cirio, dalle tangenti Enimont al riciclaggio di proventi mafiosi, dalla vicenda
dei "furbetti del quartierino" ai depositi GEA di Calciopoli. Anche
perché lo IOR ha una struttura perfetta per traffici poco chiari, ed è molto
più sicuro dei "paradisi fiscali": non emette assegni, non ha
sportelli ed è protetto dal Concordato, che impedisce ogni intervento dello
Stato negli enti centrali della Chiesa. I giudici di Milano e Palermo,
indagando su tutt'altre faccende, si sono trovati più volte alle porte della
Banca Vaticana, ma non hanno mai potuto varcarle. Nonostante sia provato che di
là siano passati capitali illegali". Ecco allora che il termine
"questua" assume più valenze, e una "bi-direzionalità"
riferita anche alla storica debolezza di una classe dirigente italiana servile
verso lo Stato Vaticano, al quale delega quell'assistenza sociale che il
welfare non è in grado di garantire, e dal quale accetta supinamente il diktat
politico, che ogni volta scatena crociate. "Ruini - osserva Maltese -
interviene su aborto, divorzio breve, stato di
famiglia non in base ad un principio democratico, ma al fatto che per lui (come
egli stesso ha dichiarato) la seconda natura, la vera identità degli italiani
sia l'essere cattolici, e quindi certe leggi sono
contro natura. Che poi siano approvate dalla maggioranza del Parlamento o no,
dal suo punto di vista è del tutto irrilevante, perché quello stesso popolo -
del quale il cardinale si è arrogato il diritto di interpretare l'essenza - in
quanto umano può sbagliare e peccare". Il problema, però, è a monte.
"Il libro - precisa - non è contro la Chiesa (tra l'altro molte delle fonti sono cattoliche), ma in favore di uno Stato
laico che non c'è. Formalmente, in Italia non esiste più il concetto di
religione di Stato istituito con il Fascismo, però di fatto non è cambiato
nulla. A mio parere è stato
Antonio Gramsci, in particolare nei Quaderni del carcere , a descrivere meglio
e in modo molto attuale questa mancata sovranità dello Stato borghese".
Rispetto al silenzio dei laici, il mondo cattolico ha reagito all'inchiesta in
maniera ben più variegata. "Ho ricevuto - racconta Maltese - tantissime
mail, anche di sacerdoti, che mi hanno ringraziato. Invece l'editoria cattolica
è stata molto dura. In Italia ormai c'è questo andazzo per cui ti criticano
mettendoti un'etichetta senza guardare alla sostanza. Tutti hanno detto:
"è anticlericale", mentre invece pone una questione molto concreta,
ossia il perché l'Italia è l'unica democrazia del mondo dove esiste un aiuto di
Stato ad una confessione religiosa, cosa che indigna anche una parte del
cattolicesimo". 11/06/2008.
( da "Manifesto, Il" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Tonio Dall'Olio
Patrizio Gonnella Il razzismo ci rende insicuri. Per questo abbiamo deciso di
organizzare il 17 giugno presso l'Aula Magna della Sapienza a Roma una grande
assemblea contro il razzismo. Per questo abbiamo voluto
mettere insieme mille voci cattoliche e laiche per i diritti dei migranti e dei
rom. Il razzismo rende insicuri coloro che sono venuti in Italia a lavorare. Il
razzismo rende insicuri uomini, donne e bambini che chiedono solo di poter
vivere in pace. Il razzismo rende insicuri tutti noi. La creazione di un
nemico inesistente ci fa avere paura di ogni cosa e di ogni persona.
Ponticelli, Pigneto, Bovisa. Napoli, Roma, Milano. Sgomberi di campi rom e
violenze si sono succeduti pericolosamente in questi ultime settimane. Pare che
immigrati e rom siano diventati la cartina di tornasole delle nuove politiche
della sicurezza. Noi siamo contro il reato di immigrazione clandestina, siamo
per l'universalità dei diritti umani. Siamo contro la permanenza fino a
diciotto mesi nei centri di identificazione per stranieri. Siamo per il
rispetto sempre e dovunque della dignità della persona umana. Le nuove norme
che prevedono pene severe per chi affitta a immigrati irregolari e che
introducono l'aggravante della clandestinità rischiano di gettare
nell'illegalità italiani e immigrati. Acli, Amnesty International, Antigone,
Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Cgil, Coordinamento Nazionale Comunità di
Accoglienza, Comunità di Sant'Egidio, Conferenza Nazionale Volontariato
Giustizia, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e
Sinti Insieme, Giuristi Democratici, Libera, Link, Lunaria, Magistratura
Democratica, Medici Contro la Tortura, Progetto Diritti sono alcune delle
associazioni che hanno deciso di lanciare un messaggio di preoccupazione per
quello che sta accadendo in giro per l'Italia. È stato
deciso di farlo in un luogo simbolico e significativo della cultura e
dell'educazione quale è l'università, anche perché siamo convinti che sarà
proprio il lavoro educativo e culturale a 360 gradi a togliere a chi ci governa
l'argomento del consenso, il quale è stato
esplicitamente posto a fondamento delle misure di legge illiberali presentate e
approvate, alcune delle quali sono già in vigore. E' necessario che ci sia una
risposta forte, larga, popolare e intellettuale contro il rischio razzista. La
sicurezza è una cosa seria. La sicurezza non può essere ridotta a merce
elettorale o a propaganda. L'assemblea sarà introdotta da Tullia Zevi e Pietro
Ingrao. Ci saranno tra gli altri Piero Marietti (pro-rettore alla Sapienza),
Padre Gianromano Gnesotto (direttore Ufficio per la pastorale dei profughi e
degli stranieri in Italia della Fondazione Migrantes della Cei), Mauro Palma
(presidente del Comitato europeo contro la tortura), Maria Quinto (Comunità
Sant'Egidio). L'assemblea è aperta. Chiediamo a tutti di accorrere numerosi. *
Gruppo Abele ** Antigone.
( da "Voce d'Italia, La" del 11-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Politica "La
strada giusta e' l'innovazione" Veltroni: "Scissione
cattolici-laici? Un suicidio"
Il segretario del Pd risponde alle voci di una possibile divisione del suo
partito annunicata su "Famiglia Cristiana" Roma, 11 giu.- “Plausibile
ma suicida”. Con questa parole il segretario del Pd Walter Veltroni definisce
la possibilità di scissione all'interno del suo partito. L'ex sindaco di
Roma è intervenuto durante la conferenza stampa al termine della riunione con
il Pse, e risponde a chi gli chiede un commento all'editoriale di “Famiglia
Cristiana”, che ipotizza una scissione della componente cattolica: “Chi pensa
che tornare alle vecchie identità sia meglio, è un'idea plausibile ma per me
suicida”. “Non so di cosa si parli - chiarisce Veltroni riferendosi al
contenuto dell'articolo- in questo dibattito. Le osservazioni tra di loro
contrapposte sono inevitabili per un grande partito ma nel Pd non ho sentito
nessuna posizione a cui fa riferimento quell'editoriale, più politico che
pastorale”. Il segretario del Pd allude ad una prospettiva di scissione
dell'area cattolica del partito: “Non c'é alcuna prospettiva di questo tipo e
il bello del Pd è proprio la convivenza tra identità diverse”. "Io cerco -
ribadisce Veltroni - di tenere insieme ed estendere un consenso già cresciuto
enormemente in un anno e lo abbiamo fatto perché si è affermata un'identità in
cui si fondono diverse anime”. Un percorso che “non so se è la strada migliore,
ma sono convinto che l'unica strada è quella di una profonda innovazione”.
Questa strada, ammette Veltroni, richiede tempo ma “Ma non serviranno degli
anni per aprire la sfida nei confronti della destra”. Giulia Cerasi.
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Spettacoli Festa di
Roma, il giorno di Rondi Da Renè Clair a Pio XII. E a 88 anni l'Andreotti del
cinema taglia l'ultimo traguardo S'insedia oggi al posto di Bettini il nuovo
presidente della rassegna FILIPPO CECCARELLI ROMA Largo ai giovani: si insedia
oggi alla Mostra del Cinema di Roma Gian Luigi Rondi, che avrà 88 anni nel
prossimo dicembre. Già mostro sacro della critica cinematografica nazionale, mandarino della cultura cattolica in ambito visivo ed
evolutissimo dinosauro dell'universo festivaliero, Rondi prende servizio con il
freddo ardore e l'entusiastica rassegnazione di chi ne ha viste come nessun
altro sopravvissuto, almeno in quel mondo lì. Era con Andreotti, per
intendersi, il giorno del
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Torino
Compagno a chi? L'ultima disputa nel Pd Lo sfogo di una militante della
Margherita sul settimanale diocesano Nella lettera alla "Voce del
popolo" racconta di come il clima nel partito sia peggiorato PAOLO GRISERI
CARA Voce del Popolo quel "compagni" non mi va giù. Una lettrice si
sfoga così, in una lettera al settimanale della diocesi. Racconta della sua
militanza nella componente cattolica della Margherita e di
quanto sia cambiato (in peggio) il clima nel nuovo partito. Confessa: "Non
vorremmo dover tornare nelle catacombe". Sembra l'Emilia di Guareschi
negli anni Cinquanta ma è il Pd di Torino oggi. La lettrice, che per comodità
chiameremo Margherita, usa toni pacati e premette: "Mi rendo conto che gli
inizi sono sempre difficili e ci vuole pazienza". Per ora sulla
rabbia sembra prevalere la rassegnazione: "è giusto, rispettoso, delicato
che in una sede del Pd cittadino siano affissi poster della vecchia Unità? è
giusto che alcuni membri del partito si rivolgano a tutti gli altri chiamandoli
compagni? Personalmente non mi piace e mi infastidisce". Intolleranza per
chi ha un passato diverso? "Il passato - scrive Margherita - va rispettato
e accolto per i suoi valori di esperienza, errori da non ripetere, successi da
ricordare". Insomma "va tenuto nei musei. Ma in una sede di partito
che dice di essere nuovo vanno evitati altarini e rigurgiti di un passato
comunque finito, ed anche nell'insuccesso". La conclusione è sconsolata:
"Forse qualcuno pensa che dobbiamo farci da parte noi cattolici,
cospargendoci il capo di cenere perché esistiamo... O adeguandoci al nuovo
sistema chiamandoci 'fratelli'". Come rispondono i vertici del partito? Il
segretario regionale, Gianfranco Morgando, appartiene alla stessa componente
della lettrice: "Margherita ha ragione - dice Morgando - quando chiede a
tutti rispetto per le diversità che sono il lievito del nostro partito.
Naturalmente il rispetto deve essere reciproco. Mi riservo di fare un
approfondimento su una questione che coinvolge molti militanti nella base del
nostro partito". Tema che, naturalmente, diventa più scottante dopo la
sconfitta elettorale e le divisioni che si sono create tra le diverse anime del
nuovo partito a livello locale e nazionale. Divisioni nelle quali le diverse identità
culturali hanno un ruolo decisivo.
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVI - Napoli
il personaggio Bertolaso VALERIO PETRARCA entro ci sono la cattiva
amministrazione, l'economia criminale, il potere della camorra, le relazioni
perverse tra pubblico e privato, tra nord e sud d'Italia, tra istituzioni e
società civile. Cosicché tra la realtà della crisi (che ha una storia lunga e
intricatissima in cui si sono intrecciate responsabilità di diversa origine) e
la sua percezione nel senso comune (di natura sintetica e semplificatrice) si è
stabilita una divaricazione crescente: più è complicata la realtà più
semplificata tende a essere la sua percezione. Tanto è vero che si moltiplicano
le persone che vivono nella presunzione di essere in possesso della diagnosi
esatta della situazione, dei nomi dei colpevoli da aggiungere alla lista e
delle soluzioni per uscire dalla crisi ed essere liberati da ogni male. D'altra
parte, la "malattia" della Campania è grave proprio perché contamina
anche i "medici" che provano a curarla. Le istituzioni moderne e
democratiche, che per funzionare hanno bisogno di consenso, sono in difficoltà
nel dare risposta a un sentimento di crisi avvertito come totale. Perché esse
si muovono in una logica analitica, che separa competenze e responsabilità, e
il sentimento comune si muove secondo una logica sintetica, che accorpa e
semplifica, che cerca i buoni e i cattivi, i colpevoli e i liberatori.
L'istituto del "commissario straordinario", da questo punto di vista,
è una sorta di compromesso. Si deroga ad alcuni principi dell'ordinamento
normativo per circoscrivere territorialmente una crisi. Nel senso comune,
tuttavia, e nella giustificata impazienza di uscire dall'emergenza, il
"commissario" può essere percepito come un liberatore, e in tal senso
si trova necessariamente esposto al rischio della delusione, perché in cambio
di una certa concertazione di poteri, gli si chiede tutto e subito. E se
fallisce, fallisce un uomo e non l'apparato che gli ha ceduto i poteri. Proprio
nel giorno del suo avvicendamento ufficiale con il prefetto Gianni De Gennaro,
martedì scorso, a Villa San Luigi, Guido Bertolaso,
sottosegretario per l'emergenza rifiuti, è stato ospite dell'associazione "Laici e Gesuiti per Napoli".
L'incontro con Bertolaso era stato programmato dall'associazione un anno fa: compariva nel
programma pubblicato a gennaio a conclusione dei sette incontri dedicati al
tema "Certezza Incertezza". Nel disegno degli organizzatori,
l'invito a Bertolaso rispondeva alla volontà di affrontare i grandi temi legati
al territorio, ai suoi rischi e ai suoi usi, in un'ottica non solo napoletana e
campana (Bertolaso, anche prima del suo incarico di capo del dipartimento della
Protezione civile, ha fatto esperienza in Africa e in diversi altri scenari del
cosiddetto terzo mondo). Di fatto però l'appuntamento è caduto in un contesto
in cui l'emergenza rifiuti era destinata a occupare pressoché tutta la scena
del confronto, da me moderato, tra convenuti e relatore. Il modo in cui
Bertolaso ha risposto alla raffica di domande, in due ore di acceso dialogo,
riproduce forse lo spirito con cui si accinge a lavorare per la seconda volta
nel nostro territorio (fu commissario straordinario tra il 2006 e il 2007). Ha
ordinato le domande secondo piani che fanno presagire la logica con cui osserva
i problemi e tenterà "con l'aiuto di tutti" di avviarli a soluzione.
Ha ricordato la struttura di base del territorio napoletano (l'area
metropolitana più ristretta d'Europa e a maggiore concentrazione demografica)
per poi soffermarsi sull'emergenza, sulla politica e sulla comunicazione. Ha
paragonato la situazione dei rifiuti a un incidente stradale: "Trovo un
pedone investito che perde sangue, non c'è tempo per chiamare l'ambulanza, lo
carico in macchina e corro verso l'ospedale. Mi devo fermare ai semafori
rossi?", si è chiesto Bertolaso. E ha proseguito: "Penso di no, penso
che devo passare anche col rosso. Mi assumo il rischio di essere arrestato per l'infrazione ai semafori". Bertolaso
rappresenta lo Stato ed era giusto che gli si chiedesse dove va, lo Stato, dopo
che ha costruito una discarica. Chi ci sarà a impedire alla malavita di
appropriarsi o di riappropriarsi di quella parte di territorio? Bertolaso ha
detto che in questo caso lo Stato si chiama Esercito: militari addestrati a
combattere la malavita con mezzi appropriati e a sorvegliare la discarica,
illuminandola a giorno anche di notte. Bertolaso non si è sottratto a nessuna
domanda sia tecnica sia politica, rispondendo con chiarezza e precisione, senza
preoccuparsi del consenso della sala. Ha detto che si è battuto e che si
batterà perché il governo, di cui fa parte, renda praticabile il
commissariamento dei Comuni che non sono in grado di avviare la raccolta
differenziata dei rifiuti. Sa che lo aspetta una vita difficile e sa che
avviare a soluzione l'emergenza dei rifiuti significa toccare anche grandi
interessi e grandi gruppi di pressione che gli renderanno la vita amara. Tutto
questo era previsto quando ha deciso di tornare a Napoli per la seconda volta.
Bertolaso ha fatto di tutto per non indossare i panni del liberatore, come vorrebbe
la speranza del senso comune, ma ha accettato il ruolo del medico deciso e
necessariamente impietoso.
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Genova
A Savona cattolici sulle barricate, il presidente
della Provincia lascia: "Qui bisogna tornare all'antico e cercare gli
elettori casa per casa" Partito democratico, squilli di rivolta a ponente
Il Pd? E' già morto e io me vado. Non ha mezze misure Marco Bertolotto. Il
presidente della Provincia di Savona, spara a zero su metodi e persone, e si
ritrova a essere il leader del drappello di cattolici
che hanno annunciato di volersi autospendere. L'elenco ufficiale dei
dissidenti, pronti a essere i protagonisti della prima micro scissione del Pd
in Italia non esiste ancora, "dateci tempo, ci siamo appena riuniti",
precisa Bertolotto, sicuro di avere al suo fianco gente come il cattolico
Antonello Tabò, sindaco di Albenga, Isabella Sorgini, della segreteria
regionale, il capogruppo in Comune, il vice sindaco di Celle. Una delle tante
scosse telluriche che stanno scuotendo il Pd. Andrea Orlando, responsabile
nazionale dell'organizzazione per il Pd, non nasconde i problemi ma prova a
guardare avanti. "Il partito attraversa una fase oggettivamente difficile
per una somma di fattori. Veniamo da una sconfitta, ci ha colpito una vicenda
come quella di Genova, si preparano alcune importanti scadenze amministrative,
e il tutto accade mentre il partito è in una fase in cui il suo assetto non è
ancora compiuto. Questo è il quadro, la prima cosa da fare è rafforzare la
proposta politica sui temi concreti della Liguria". WANDA VALLI A PAGINA
II.
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Genova Pd,
la rivolta dei savonesi "Un partito nato morto" Cattolici sulle
barricate, il presidente della Provincia lascia "Qui bisogna tornare
all'antico, andare casa per casa a stanare gli elettori che hanno votato per il
centrodestra, servono tempo e pazienza" WANDA VALLI Il Pd? E' già morto e
io me vado. Non ha mezze misure Marco Bertolotto, presidente della Provincia di
Savona, un quarantenne di Toirano, terra di grotte
nell'entroterra, dove è stato sindaco per due volte, uno che giura di essere stato un Pci-Pds-Ds e ora è uscito dal
Pd, spara a zero su metodi e persone, e si ritrova a essere il leader del
drappello di cattolici che
hanno annunciato, l'altro giorno all'Assemblea provinciale, di volersi
autospendere. Portavoce, l'assessore in provincia Carlo Scrivano, per
ora l'unico. L'elenco ufficiale dei dissidenti, pronti a essere i protagonisti
della prima micro scissione del Pd in Italia, invece, non esiste ancora,
"dateci tempo, ci siamo appena riuniti", precisa Bertolotto, sicuro
di avere al suo fianco gente come il cattolico Antonello Tabò, sindaco di
Albenga, Isabella Sorgini, della segreteria regionale, il capogruppo del Pd in
Comune, il vice sindaco di Celle. Insomma un brivido tellurico, nel Pd
savonese, una scossa che il segretario provinciale, Giovanni Lunardon, per ora,
minimizza e controlla. L'Assemblea, intanto, ha votato all'unanimità, compreso
l'autosospeso Scrivano, l'ordine del giorno. Stabilisce due punti: 1) no a
candidature calate dall' alto per le provinciali del 2009, 2) chiarezza sulle alleanze.
Perché la bugna che è scoppiata, parte proprio da qui: le elezioni, le
candidature. Il presidente voleva un sì al suo secondo mandato entro fine
maggio, non l'ha avuto. Dice Lunardon: "Nessuno ha espresso giudizi
negativi su di lui, ma prima valutiamo le alleanze intorno al Pd- Idv, per
vincere dobbiamo confrontarci con la sinistra e con il centro, capire la
questione socialista, pensiamo anche una lista civica di sostegno". Sulle
alleanze il clima si fa torrido, visto che Bertolotto ha chiamato in Provincia
a discutere quelli della Lega che pattugliano la città con le ronde. Senza
contare il piano regolatore da 500 milioni di euro, soldi pubblici e privati,
con la sinistra estrema alleata in sia in Comune che Provincia, pronta a dar
battaglia. E poi ci sono i dati: alle ultime politiche il Pdl ha preso il 48
per cento, Pd con Idv il 38, fanno 18.000 voti da recuperare. Bertolotto:
"a qualcuno sembra una questione così, da ridere, da decidere al partito?
non scherziamo, bisogna andare casa per casa, stanare gli elettori del centro
destra e ci vuole tempo e pazienza". Perché ha scelto di andar via?
"Il Pd ha sbagliato tutto, ha fatto una proposta che non ha sfondato, e
allora bisogna essere realistici, mettere subito in pista il candidato, L'ho
detto e che cosa mi hanno risposto? no, prima gli apparati, ma quando ti
prepari a elezioni non puoi far catenaccio devi attaccare, e poi c'è
l'incapacità di gente come Lunardon e Tullo, l'uomo più invisibile del
mondo". Così se n'è andato lei, "per forza, il Pd è morto, i cattolici non c'entrano niente, il Pd perderà le provinciali
e poi le comunali qui a Savona, e Savona farà perdere le regionali".
Bertolotto difende l'incontro con la Lega: "quali ronde, è gente che la
sera gira con un telefono e avverte se c'è qualcosa che non va. La sinistra?
sono stato il primo a averla in giunta, però c'è un
risultato elettorale, non possiamo non tenerne conto". Così lui pensa a
altro. Al centrodestra no, se mai a candidarsi con una lista civica: "può
essere un'idea creare un soggetto politico vero che parli con il
territorio". Ma se il Pd la ricandidasse? "Non ci sto, loro non sono
in grado di fare una proposta".
( da "Secolo XIX, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Alla libreria ubik
MICHELE Del Gaudio (foto) torna a Savona. Il magistrato, dopo aver ricoperto la
carica istituzionale dal 1980 al
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura SE L'ISLAM
SCEGLIE LA DEMOCRAZIA BENJAMIN R. BARBER Ma si trova anche nelle parole di
Donald Rumsfeld per il quale il fondamentalismo islamico è "una nuova
forma di fascismo", e ancora negli eventi psicopatici della destra quali
la "Settimana della consapevolezza islamofascista" di David Horowitz.
Questo modo di ragionare si riflette perfino nelle parole di liberal quali Paul
Berman, che spiega come l'Occidente sia "accerchiato da terroristi
appartenenti a movimenti musulmani antidemocratici, che hanno già massacrato un
numero impressionante di persone", oppure di studiosi come Bernard Lewis
che annunciano con una leggerissima sfumatura di compiacimento che "il
mondo islamico è diventato povero, debole e ignorante", e ancora nelle
idee di musulmani apostati come Ali Hirsi, che a un richiamo apparentemente
liberal ai valori del femminismo associa un ripudio completo non esclusivamente
del fondamentalismo, ma dell'Islam nel suo insieme. Illustrerò chiaramente sei
motivi ? alcuni storici, altri sociologici, altri ancora filosofici ? tutti
ragionevoli e sensati nell'accezione più ampia della logica, dai quali si
deduce che è assurdo ritenere che l'Islam non possa accogliere la democrazia o
che la democrazia non ci concili con l'Islam. Punto primo: di per sé non è l'Islam ma la religione tout court a collocarsi in una situazione
di tensione nei confronti del laicismo e della democrazia, tensione che in una libera società è salutare
e non negativa. Le Due Città di S. Agostino e la "Dottrina delle due
spade" di Papa Gelasio parlano di un mondo corporeo e di un mondo
spirituale, del temporale e dell'eterno, del terrestre e dell'ecclesiastico.
La contrapposizione tra morale e politica, e tra legge divina o naturale e
legge positiva, si sposta così nella contrapposizione tra Chiesa e Stato che
provoca tensioni problematiche ma pur sempre salutari e costruttive in
qualsiasi società. Punto secondo: i sociologi, da Tocqueville a Durkheim a quel
sociologo americano della democrazia che è Robert Bellah, sostengono che le
libere società nascono da presupposti religiosi, che danno loro stabilità e
concedono loro perfino il lusso della divergenza politica. è proprio la
religione il fondamento delle nazioni democratiche, ed è la religione che tiene
uniti popoli che altrimenti potrebbero fatalmente separarsi in conseguenza
delle loro differenze economico-sociali e delle loro divergenze politiche.
Punto terzo: come il cristianesimo e altre religioni, anche l'Islam è una
religione praticata in molte culture e società, è eterodossa, differenziata in
più categorie, è scismatica e pluralistica. Del 1,3 miliardi di musulmani
soltanto il 15 per cento circa è arabo, ma sarebbe difficile quantificare gli
occidentali che effettivamente sanno che la stragrande maggioranza dei
musulmani risiede in India e in Indonesia. Perfino Bernard Lewis scrive la sua
storia del "declino" dell'Islam dall'ottica del Medio Oriente, in
primis degli Ottomani. Quarto punto: mentre ci piace fingere che in epoca
moderna la religione è e dovrebbe essere privata, parrocchiale e
convenzionalista, essa rimane pubblica, universale e moralista. I Dieci
Comandamenti che sono il presupposto della legge mosaica devono essere intesi
come individuali o universali? Un predicatore puritano del XVII secolo di nome
Prynne scrisse un trattatello per indottrinare i suoi parrocchiani e spiegare
loro che tra i passatempi riprovevoli e le attività proibite c'erano "i
balli promiscui effeminati, il gioco d'azzardo, il teatro, le immagini oscene,
i costumi licenziosi, il trucco, l'alcol, i capelli lunghi, i tirabaci, le
parrucche da uomo, i boccoli femminei, le pettinature incipriate ed elaborate,
i falò, i regali per il Nuovo Anno, gli svaghi del calendimaggio, le pastorali
amorose, la musica depravata ed effeminata, le risate smodate, e le
celebrazioni natalizie fastose e sregolate". Questi furono gli albori
talebani del puritanesimo, più o meno al tempo in cui i coloni si stabilirono
nel New England immettendo l'America sulla strada di un Commonwealth puritano e
in seguito, più avanti, di una repubblica democratica in molti Stati della
quale ancor oggi la domenica è pressoché impossibile acquistare bevande
alcoliche. Quinto punto: nella misura in cui l'Islam è fondamentalista, la
religione lo è anch'essa in molti luoghi, perché nella nostra epoca di laicità
la religione è sotto assedio e il fondamentalismo è più di ogni altra cosa una
reazione alla religione sotto assedio. Come un tempo la religione era l'aria
che respiravamo e l'etere nel quale ci muovevamo, così oggi l'aria che
respiriamo e l'etere nel quale ci muoviamo sono il commercio, la laicità, il
materialismo. In realtà, molti sostengono che la democrazia è poco più del
trionfo del commercio e della vittoria del materialismo scientista ? il che
potrebbe spiegare perché i fondamentalisti nel tentativo di proteggere le loro
religioni prendano di mira non soltanto la modernità, ma anche la democrazia. I
fondamentalisti protestanti americani, che non mandano a scuola i figli e
insegnano loro a casa ciò che devono apprendere, differiscono poco dai
fondamentalisti musulmani che si oppongono all'invasione dei mercati
capitalisti. Entrambi considerano Hollywood, Madison Avenue e il sistema del
franchising consumistico - che ormai tengono in pugno il mondo e dominano i
media e internet - cloache a doppio senso, chiaviche che si portano via i loro
valori e al contempo invadono le loro case rovesciandovi immagini violente e
pornografiche di quel "capitalismo selvaggio" che obbliga i
consumatori ad attingere alle loro stesse fogne purché i mercati possono
prosperare. Sesto e ultimo punto: abbiamo visto che la convinzione secondo cui
l'Islam non può contemplare la democrazia è radicata in una comprensione superficiale
e lacunosa dell'Islam. Ma è anche collegata all'idea infondata che esista una
sola forma di democrazia, una sola strada per la libertà, una sola formula per
tradurre la teoria della giustizia in pratiche giuste. Da un punto di vista
storico e filosofico, tuttavia, la democrazia è singolare, non plurale.
Otterremmo vantaggi enormi se riuscissimo semplicemente a parlarne al plurale,
invece che al singolare, parlando quindi di "democrazie" e non di
"democrazia". Del resto non è possibile "dare" la libertà
al prossimo: la libertà deve essere conquistata dall'interno, da chi vi aspira,
e perché ciò sia possibile, deve essere costruita dal basso verso l'alto, non
dall'alto verso il basso, dapprima educando i propri cittadini e occupandosi
del duro e lento lavoro di creare una società civile, per costruirvi in seguito
sopra un'infrastruttura politica. z Lo so, lo so?anche questo comporta tempo:
si possono mettere a repentaglio i diritti, talvolta si consente ai despoti di
restare al potere e si concede alla religione la chance di sovvertire ? come
per altro anche sostenere ? la democrazia. Ciò nondimeno le cose stanno così e
la Storia pare insegnarci che le alternative ? malgrado le buone intenzioni ?
di solito sono di gran lunga peggiori. Chiedetelo a George Bush. Traduzione di
Anna Bissanti.
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso "Ci
unisce Federico II" Pd Torino, lettera al giornale della curia "Basta
chiamarsi compagni, meglio fratelli" TORINO - Stufa di sentirsi chiamare
"compagna", lei che arriva dalla componente
cattolica della Margherita, una lettrice del settimanale della curia di Torino
si è sfogata con una lettera: "è giusto - scrive - che in una sede del Pd
cittadino siano affissi vecchi poster dell'Unità? Che alcuni membri del partito
si rivolgano a tutti gli altri chiamandoli compagni? Evitiamo rigurgiti
nostalgici di un passato comunque finito e anche nell'insuccesso. Noi cattolici non possiamo ritirarci nelle catacombe".
Marco Bonatti, direttore del settimanale diocesano torinese La Voce del Popolo ha
deciso di pubblicare la lettera in prima pagina. E ieri sera il segretario del
Pd piemontese Gianfranco Morgando (area popolari) ha promesso "una
riflessione approfondita sulle difficoltà che si manifestano nella base".
( da "Repubblica, La" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Bertolotto,
presidente della Provincia, sbatte la porta e dialoga con la Lega. Il Pd: la
verità è che rifiuta le primarie Savona, un ex Ds guida la
rivolta dei cattolici
"Il partito è morto, ci autosospendiamo" WANDA VALLI SAVONA - Un
terremoto, una miniscissione nel Pd ligure. A Savona il presidente della
Provincia, Marco Bertolotto, quarantenne ex Ds, sbatte la porta e si mette alla
testa di un drappello di rivoltosi cattolici che annuncia la scelta di autospendersi. In polemica
contro la gestione locale e regionale del Pd. In polemica contro tutto e tutti.
Bertolotto, carattere focoso, uno che a litigare non ci mette poi tanto anche
se gli interlocutori sono sindaci o alleati in giunta, adesso profetizza
sicuro: " Il Pd? E' morto, finito, la sua proposta non ha sfondato perché
non parte dai bisogni veri della gente. E io me ne vado". Con lui porta
una fetta del mondo cattolico, in fibrillazione per la paura dell'egemonia ex
Ds, sempre forte in Liguria. Il prossimo anno si terranno le provinciali e
sulle alleanze c'è il problema della sinistra radicale che ha mal digerito, per
esempio, l'idea di Bertolotto di convocare la Lega delle ronde per discutere di
sicurezza. Lui, il presidente, ora contrattacca: "Le elezioni sono fra
dieci mesi, ci sono 18.000 voti da recuperare, una marea, il candidato deve
mettersi a lavorare subito, e che cosa mi rispondono? Prima l'apparato. Questo
significa non capire niente". I dati invece sono chiari: alle ultime
politiche, in provincia di Savona, il Pdl ha preso il 48 per cento, il Pd con
l'alleato Idv si è fermato al 38, e la Liguria, per la prima volta nel
dopoguerra, è finita al centro destra sia pure di poco. Bertolotto incalza:
"Se sai di avere elezioni da preparare giochi d'attacco, non fai
catenaccio, devi muoverti libero, andare a stanare gli elettori, se no perdi la
Provincia, poi il Comune e anche la Regione". A chi gli contesta gli
abboccamenti con la Lega delle ronde, lui ribatte: "Quali ronde? C'è solo
gente che va in giro la sera con un telefono a controllare che non accada nulla
di grave e se vede qualcosa lo segnala. La sicurezza è di tutti, lo abbiamo
detto noi per primi". Così, per le provinciali del 2009, il presidente
ribelle pensa a una lista civica con lui come candidato, "un'idea per
tornare a far politica vera", nel frattempo si preoccupa di far aumentare
il drappello degli autosospesi: sindaci, esponenti della segreteria regionale,
assessori, consiglieri. Intanto resta il terremoto, che il giovane segretario
del Pd di Savona, Giovanni Lunardon, prova a arginare così: "Bertolotto
voleva essere riconfermato senza passare dalle primarie e dall'Assemblea, ma
sono le regole del Pd, l'apparato non c'entra. Quello sì è morto. Il Pd no,
anzi a Savona è in ottima salute". SEGUE A PAGINA 5.
( da "Unita, L'" del 12-06-2008)
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l'edizione del IL DOCUMENTARIO Stasera su Raitre La scelta di Gianni e Beatrice
entrare da vivi nella morte Naturalmente va in onda a tarda notte, ore 23.25,
per la precisione, su Raitre all'interno del programma Doc 3. Nonostante il
grande valore riconosciuto ai documentari, anche Intorno alle ultime cose di
Francesca Catarci sarà visto dai nottambuli. Intorno alle ultime cose raccoglie
le testimonianze di Gianni Grassi e Beatrice Taboga che hanno scelto di
affrontare la morte come un'ultima straordinaria occasione di vivere fino in
fondo, e nel miglior modo possibile quel che resta da vivere. Racconta come ci
si prepara alle ultime cose, gli ultimi pensieri, i bilanci, il dover fare i
conti con tutto quello che è rimasto in sospeso: affetti, rancori, illusioni,
incontri mancati... E ancora, il bisogno di trasmettere insegnamenti, di passare
le consegne. Il documentario di Francesca Catarci ci mostra la scelta di chi
vuole morire in casa (come facevano i vecchi di un tempo), accompagnati da
amici e parenti, e ci racconta di chi resta, di chi ha
scelto di non subire la solitudine che spesso accompagna un lutto. Visto che si
parla tanto di "dignità della vita", spesso a sproposito, questo film
ci permette di "spiare" il desiderio del tutto umano di entrare da
vivi nella morte, al di là della cornice laica o religiosa, con amore e
dignità.
( da "Unita, L'" del 12-06-2008)
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l'edizione del Il Pd, i cattolici e le cipolle
d'Egitto Stefano Ceccanti Il dibattito sui cattolici e
il Pd, anche da parte di qualche organo di stampa cattolica sembra spesso
ignorare una saggia massima latina: contra factum non valet argumentum, che
potremmo tradurre nell'invito a non fare commenti prima di aver letto
attentamente i dati. La ricerca più elaborata, quella di Segatti e Vezzoni,
divide l'elettorato in quattro spezzoni: praticanti regolari (tutte le
settimane), praticanti irregolari (qualche volta al mese), scarsamente praticanti
(qualche volta l'anno), non praticanti-non credenti. Il primo spezzone riguarda
il 31% degli italiani, gli altri inglobano ciascuno un 23%. I praticanti
regolari, quelli su cui si discute di più sia per questa particolare
consistenza quantitativa, specifica dell'Italia, ma anche perché dopo la fine
della Dc è venuto a mancare un partito di riferimento "naturale",
riservano varie sorprese. In primo luogo, essi sono più
"bipartitisti" dell'insieme della popolazione, votano sia per il Pdl
sia per il Pd più dell'insieme degli italiani. Il Pdl sta al 44 rispetto al 37
tra gli italiani in genere, e il Pd sta al 35 rispetto al 33 complessivo. L'Udc
è sostanzialmente nella media, e ciò, insieme ai dati di Pdl e Pd, dimostra che
le nostalgie di partiti centristi sono minori tra i praticanti più che tra gli
altri e questo persino in un'elezione, dove a differenza delle altre, l'Udc si
presentava come equidistante, quindi particolarmente in grado di intercettare
voto centrista nostalgico se esso fosse davvero esistito in modo consistente.
L'Udc è scavalcato persino dalla Lega, che, però prende il 7% tra i praticanti
rispetto all'8% tra gli italiani nel complesso, mentre la Sinistra Arcobaleno,
quasi non esiste, si ferma all'1%. Segatti e Vezzoni ci fanno anche vedere
l'evoluzione diacronica del voto, mostrando che i praticanti, essendo più
liberi da appartenenze politiche stabili, normalmente accentuano le dinamiche
dell'insieme della popolazione. Il Pd era finito in un baratro del 20% circa
delle intenzioni di voto intorno alle amministrative del maggio 2007, quando
sull'insieme della popolazione stava, com'è noto, intorno al 25%. Per questo
sembra destituita di ogni fondamento qualsiasi nostalgia per l'esperienza della
coalizione litigiosa dell'Unione, che talora viene riproposta proprio a partire
dall'analisi del voto dei praticanti. Nei mesi successivi, dalle primarie fino
alle politiche, con la proposta dell'andare liberi, il Pd recupera ben 15 punti
tra i praticanti regolari e finisce sovrarappresentato di due punti rispetto
all'insieme della popolazione, mentre la Sinistra Arcobaleno, che viene
maggiormente identificata con i veti di quella stagione, quasi scompare tra i
praticanti. Non sembra pertanto evidente neanche un effetto negativo della
presenza dei radicali. Questo insieme di dati, statici (bipartitizzazione) e
dinamici (netta e costante ripresa) conferma, come ha spesso sostenuto in
controtendenza il sociologo Diotallevi, e al contrario di quello che sembra
sostenere Famiglia Cristiana con la critica speculare a Veltroni e Berlusconi,
che i praticanti italiani sono particolarmente in sintonia con la
modernizzazione politica, sono elettori di centro, ma non sono interessati a
partiti identitari di centro. Più semplice il discorso sullo spezzone opposto, quello
dei non praticanti e dei non credenti, dove il Pd raggiunge il 53%, e anche su
quello ad esso limitrofo degli scarsamente praticanti dove ottiene il 39%
contro il 34% del Pdl, il che dovrebbe indurre a non
eccedere in enfasi sulla presunta carenza della laicità del Pd, su quella che
sarebbe una timidezza nell'affrontare il tema dei diritti, dove invece il Pd
cerca solo equilibrio e saggezza, visto che gli elettori "più laici"
questi dubbi non sembrano avvertirli. Il vero buco il Pd ce l'ha invece solo nella
seconda fascia, quello dei praticanti irregolari, cioè tra quegli
elettori che, ancor più dei praticanti regolari, sono più interessati alla
tenuta complessiva del Paese, di cui colgono uno dei pilastri anche nella
Chiesa a cui soggettivamente si sentono di appartenere con molte riserve, che
non ai temi cosiddetti "eticamente sensibili" identificati in modo
troppo semplicistico e unilaterale. Qualche anno fa Arturo Parisi invitò i cattolici impegnati del centrosinistra ad affrontare questa
parte di elettorato, che già allora era quella più difficile, non col complesso
del figlio fedele della parabola del figliol prodigo che è geloso perché si
sente stabilmente migliore. Continua ad avere ragione, anche se oggi finisce
anch'egli per riproporre una nostalgia dell'Unione che aveva anche lui
contribuito a denunciare con l'iniziativa dei referendum elettorali. Da questo
punto di vista l'esperienza del Pd è preziosa per tutti, anche per i molti cattolici che vi militano perché, anche per attrarre queste
fasce di elettorato, nessuna delle culture originarie che affluiscono nel Pd
può considerarsi pienamente in grado di dare risposte da sola. Le tentazioni
vere o false di scissioni, sono come le nostalgie per le cipolle d'Egitto
durante l'Esodo, e i tentativi di creare correnti rigide che alludono a
divisioni di strategia politica rifiutando poi, se vi fossero davvero, la
logica conseguenza di un Congresso, sono vie di fuga dell'adorazione di vitelli
d'oro. Indietro non si può tornare, anche perché le soluzioni tradizionali
legate alle culture politiche precedenti sono consumate, e neanche scartare di
lato verso false certezze. Abbiamo iniziato un cammino con alcuni risultati non
da poco: proseguiamolo o, se abbiamo dubbi, mettiamo democraticamente in
discussione, se esistano altre mete ed altri percorsi per raggiungerle. I
praticanti hanno accettato positivamente l'Esodo dai partiti di centro e così
indicano anche al Pd la strada di vivere con fede laica comune un altro Esodo,
quello iniziato con le primarie e non negato dal risultato elettorale.
( da "Giornale.it, Il" del 12-06-2008)
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N. 139 del 2008-06-12 pagina 11 Musica e pace Barenboim in Cattolica di Piera Anna
Franini Quando si parla di orchestra mediorientale, il pensiero corre alla
Israel Philharmonic Orchestra (IPO) uno dei primi mattoni musicali posto in un
Paese, Israele, che da mezzo secolo è sinonimo di lacerazioni a catena, ma
anche di musica vissuta a tutto tondo. Tuttavia, dal 1999 i riflettori
internazionali vengono attratti anche dalla West-Eastern Divan Orchestra, la
creatura di Daniel Barenboim, il pianista e direttore d'orchestra nato a Buenos
Aires da genitori ebrei che poi tornarono in Israele. Barenboim, fra le tante
cose direttore scaligero, conversa su temi legati alle sue esperienze
musical-sociali in Medioriente: quest'oggi, ore 17.45, all'Università Cattolica
del Sacro Cuore. Assieme a lui, il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner
ed Enrico Girardi. Nella West-Eastern Divan, Barenboim ha voluto riunire
musicisti palestinesi, israeliani e di altri Paesi arabi; i ragazzi sanno che
"in questa orchestra conosceranno l'uguaglianza che è loro negata in
patria. L'orchestra non può portare la pace, tuttavia può creare le condizioni
per una comprensione senza la quale è impossibile il dialogo", scrive
Barenboim nel suo recente libro nonché best seller, La musica sveglia il tempo.
Barenboim ha così realizzato un sogno. Quello di fondare in Medio Oriente una
"Repubblica indipendente e sovrana del West-Eastern Divan", la quale
crede che qualsiasi vero progresso nel conflitto israelo-palestinese richieda
che entrambe le parti si parlino e si ascoltino a vicenda, con sensibilità e
attenzione. "Israele ha bisogno di sicurezza e i palestinesi hanno bisogno
di uguaglianza e dignità", reclama Barenboim. Che, sempre con le armi
della musica, nel
( da "Corriere della Sera" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-06-12 num: -
pag: 17 categoria: REDAZIONALE CLASSICA Il melologo e l'Illuminismo
L'associazione gli Amici di Musica/Realtà presenta, alla Palazzina Liberty, un
concerto dell'Icarus Ensemble, diretto da Marco Pedrazzini, con la voce
recitante di Laura Ferrari. La serata s'intitola "Melologo di oggi: musica
e Illuminismo". L.go Marinai d'Italia, ore 21, ingr. lib.
( da "Manifesto, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
LATORRE Fuori dai
progressisti Ue? E' folle (d.p.) Le contrapposizioni fra ex Ds e ex margheriti?
"Roba frontista, vecchia, sa di passato". Nicola Latorre,
ambasciatore dalemiano poco incline alle metafore, al congresso anticipato del
suo partito non ha creduto neanche quando è stato
Veltroni a proporlo. Figuriamoci oggi, che il segretario Pd lo contesta
apertamente. "Fra noi si è aperta una discussione che galleggia sopra la
realtà. Marxianamente dico: tutta sovrastrutturale. In pratica: la gente ci
prende per matti". La scelta se fare o no un congresso, dice, non si può
ridurla a una questione organizzativa, come fa Fioroni che sostiene ne
l'impossibilità perché ancora non ci sono gli elenchi degli iscritti.
"Casomai, è una scelta senza senso per ragioni di sostanza. I congressi
sono incentrati sulla leadership, ma da noi nessuno seriamente può proporre un
cambio di segretario. Il nostro problema, invece, è la definizione compiuta del
profilo programmatico del Pd". Il no al gruppo socialista europeo, espresso dai cattolici Pd, in effetti è una scelta programmatica, "ma sbagliata
nel merito e nei toni. Nei toni, quelli perentori di Rutelli, che sono servono
solo per ribadire l'esistenza di un punto di vista. Non credo che i cattolici considerino la scelta del
gruppo in Europa una questione dirimente. Nel merito: ma c'è qualcuno
che veramente crede che il Pd in Europa dovrebbe stare lontano dal campo delle
forze del progresso? Se così fosse, sarebbe una follia".
( da "Manifesto, Il" del 12-06-2008)
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DIVISIONI DEL PD
DEMOCRATICI Il ricatto di Veltroni assediato: chi discute me, mette in
discussione il partito Congresso? Un suicidio Mai così in crisi, salta il patto
con gli ex popolari, Walter attacca le correnti, nega le voci di scissione ma
si dice pronto a rinunciare alla leadership. I cattolici non mollano:
nell'europarlamento non con i socialisti, anche se cambiano nome e simbolo.
D'Alema tende una mano: troveremo una soluzione Daniela Preziosi Chi vuole
tornare indietro "è suicida", chi chiede oggi il congresso abbia il
coraggio di andare fino in fondo e mettere in discussione la leadership.
Ma sappia di mettere così in discussione "l'idea di fare il Pd". E di
sostenere quella "di rifare Ds e Margherita". Walter Veltroni torna a
sfidare le correnti del Pd e le ormai aperte richieste di congresso anticipato.
Lo fa a Napoli, all'assemblea dei parlamentari del gruppo socialista europeo,
di fronte a un pubblico internazionale consapevole che il compagno italiano si
sta giocando una partita capitale, che potrebbe costargli - di fatto, se non
ancora formalmente - la segreteria del partito nuovo. Se un mese fa la proposta
di un'assise anticipata all'autunno, da parte di Veltroni, era stata un colpo
di teatro per spiazzare i malumori interni, questa volta è una provocazione
aperta, con destinatari chiari e scoperti. Il congresso lo chiede Europa, il
quotidiano degli ex Dl, in nome e contro degli ex margheriti e in qualche
misura anche della potente area cattolica, che pure a parole non lo vuole
(Fioroni: "Ma quale congresso non ci sono ancora gli iscritti?").
Un'area che però non è insensibile alle bacchettate di Famiglia cristiana, il
settimanale dei Paolini che ha previsto una scissione dei cattolici
dal Pd. Per la prima volta il segretario contesta il devoto editoriale:
"Non ho sentito nessuna posizione nemmeno lontanamente assimilabile a
quella di quell'editoriale, che era più politico che pastorale". Anche
Arturo Parisi chiede il congresso. "Vedo che l'idea di un congresso che
affronti finalmente il tema della leadership unitamente a quello della linea
comincia a imporsi". L'ex ministro chiede che sia un passaggio
"vero", a differenza delle precedenti liturgie democratiche.
"Scomodammo più di tre milioni di cittadini per un plebiscito che
riguardava un 'chi' ma nulla potè dire sul 'che cosa'". Parisi è un
prodiano sui generis, ma il professore non deve pensarla troppo diversamente, e
così i suoi. Questa volta Veltroni mette esplicitamente in gioco la segreteria.
"Io cerco di tenere insieme il Pd e estendere il suo consenso, che già è
cresciuto tanto in un anno. Se invece c'è l'idea che tornando alle vecchie
identità si sta meglio, io dico che è un'idea plausibile ma, per me,
suicida". Questo il nocciolo del discorso, il resto sono corollari. Anche
la collocazione europea del Pd, l'oggetto del contendere che ha fatto saltare
la pax veltroniana e mandato in frantumi l'alleanza fra ex ppi e segretario.
Walter dice che alle prossime europee non sarà accettabile che europarlamentari
dello stesso partito, il suo, siedano in gruppi diversi. Quindi il primo
obiettivo - ma è quello minimo, per la verità - è "tenere tutti
insieme", magari non troppo distanti dalle forze progressiste di
Strasburgo, forse persino stretti in una formula federativa. Veltroni non
rinuncia a dire che il percorso di ridiscussione del nome e del simbolo del Pse
è omogeneo a quello italiano del Pd, ma sa che convince la platea ma non tutto
il partito. Martin Schulz, segretario del Pse, gli fa da sponda rassicurando
gli ex margheriti, giurando che non vuole fare nessuno "socialista per
forza". Veltroni ha un sogno, un altro dei suoi, "che alla fine si
riesca a costruire una nuova casa comune di tutte le forze riformiste non solo
in Europa, ma nel mondo". Il fatto è che finora i suoi sogni, uno a uno,
non si sono avverati. Così questa volta a porgere una pietosa mano al
segretario in difficoltà è Massimo D'Alema, l'altra star dell'assise. Che
attacca con qualche ironia il suo intervento alla tavola rotonda sul futuro
delle relazioni euromediterranee: "Sono un membro del gruppo del Pse da
tanti anni. E' un onore a cui non vogli rinunciare". E continua anche
meglio: "Noi sinistra europea, socialisti, democratici...Insomma, vedremo
come ci metteremo assieme" ma il punto sarebbe piuttosto occuparsi
"del fatto che l'Europa sfrutta il lavoro di milioni di esseri umani,
negandogli il diritto di essere rappresentati". Poi, conversando con i
giornalisti dà ragione a Veltroni, "il Pd non è un partito socialista ma
si compone di diverse tradizioni e culture. Per noi è una cosa ovvia ma era
giusto che Veltroni lo spiegasse al Pse". E ripete la linea della parte del
Pd che è qui a Napoli: "Da un lato sarebbe sbagliato che noi ci
isolassimo, perché questo non aiuterebbe nessuno a rinnovarsi. Dall'altro è
sbagliato che si pretenda che noi ci integriamo nel gruppo socialista così
com'è". Come dire: lasciamo il Pse trasformarsi in altro, e poi vediamo.
Anche se non è il modo migliore per andare alle europee, fra meno di un anno. E
comunque non è il modo che vogliono Franceschini &co. Ieri Castagnetti, il
primo ad affrontare esplicitamente la questione della collocazione europea, lo
ha ripetuto: nessun accordo con i socialisti a Strasburgo, meglio
"pionieri" di una nuova famiglia politica. Anche una famiglia piccola
piccola. rutelli: non ci ingloberete Dopo l'incontro con Veltroni, l'altolà
dell'ex leader della Margherita: per il Pd in Europa nessuno pensi ad un
inglobamento nella famiglia socialista. D'ALEMA: UN ONORE IL PSE "Ci
dovremo occupare dell'Europa che sfrutta milioni di esseri umani", ha
detto D'Alema. Per lui è "un onore" stare nel Pse: "Non voglio
rinunciarci" 23+7 PER FARE UN GRUPPO A Strasburgo Ppe e Pse verso norme
più rigide per i gruppi: serviranno 23 deputati (oggi 20) eletti in almeno 7
paesi (oggi 6).
( da "Corriere della Sera" del 12-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-12 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE
A Napoli Il capogruppo pse Schulz: con noi chi non è socialista sarebbe
"protetto" Veltroni: Ds e Margherita? Un suicidio tornare indietro E
sul congresso: si fa solo se si contesta l'idea stessa di Pd D'Alema: "Non
possiamo aderire al Pse ma nemmeno isolarci" L'aggiunta
"progressista" non basterebbe a Rutelli DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI -
"E allora, Veltroni, si va al congresso?". Splende il sole sul
vertice eurosocialista, convocato per parlare di Mediterraneo, il capogruppo
Martin Schulz, vecchio nemico di Silvio Berlusconi, è in perfetta forma e anche
Walter mostra un ampio sorriso. Ma ad un certo punto si mette a tuonare. Perché dopo una settimana di Pd vissuta sotto il "fuoco
amico" di movimenti interni, maldipancia cattolici, nostalgia di vecchie sigle, correnti che mai dichiareranno di
essere tali, decide di passare al contrattacco: "Siamo un grande partito
pluralista. Non si va al congresso ogni volta che qualcuno esprime un'opinione
diversa da un altro. Ma se viene messa in discussione l'idea stessa del
Pd, allora sì: si faccia il congresso. A me si può chiedere solo di fare il
segretario del Partito Democratico: se si torna a Ds, Margherita e alle
quattordicimila componenti di prima, bisogna ridiscutere tutto". In altre
parole: "Tornare indietro è plausibile, ma è suicida". Non c'è male
come aut-aut a chi ha già aperto la guerra interna, dopo la sconfitta
elettorale. Come dire: escano allo scoperto, se hanno il coraggio. Certo, il
riferimento ai due ex partiti che hanno dato luce al Pd è anche legato al
recente dibattito sulla sua collocazione europea, a partire dalle resistenze
rutelliane su un accordo con il Pse. Ma Veltroni sa benissimo che, al di là
dell'Europa, il partito è più che in agitazione e lancia il suo avvertimento. A
tutti. Un avviso viene dato anche ai cattolici del Pd.
Il fondo di Famiglia cristiana, che scommette su una scissione da parte di chi
non ha mai digerito l'alleanza con i radicali, viene definito "più
politico che pastorale". Mentre è convinto che il consenso del Pd sia
"cresciuto" proprio "grazie alla capacità di tenere insieme le
sue diverse anime storiche, a partire da quella cattolica". E il compagno
Schulz? Qui a Napoli, per la prima volta in modo esplicito, apre ad un allargamento
del Pse, in modo da comprendere anche il Pd: "Una struttura in cui anche
chi non è socialista possa sentirsi protetto ". E aggiungerebbe alla sigla
"progressista" o "democratico ". Soluzione che potrebbe
andare anche bene ai popolari di Fioroni. Forse. Ma che probabilmente verrebbe
digerita male dai rutelliani che ad essere "protetti " dal Pse non ci
pensano proprio. Veltroni prova ad aprire un varco al dialogo: "Il Pd non
è un partito socialista, ma di centrosinistra". Schulz gli dà ragione e,
tra bizantinismi vari, il dialogo è appena cominciato. Lo ammette anche Massimo
D'Alema, al termine del suo intervento sul Mediterraneo. Dopo aver denunciato
lo "scandalo " degli stranieri morti annegati nel tentativo di
raggiungere le nostre coste, concede una battuta sul Pd e il Pse: "Per noi
non è possibile aderire tout court ai socialisti, ma neanche restare isolati.
Stiamo aprendo una riflessione, costruendo qualcosa di nuovo...". Insomma,
il cammino per trovare una soluzione che accontenti tutti è ancora lungo. Peccato
che le elezioni europee siano appena fra un anno. Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 12-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-12 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Il reportage Intoppi e treni vuoti per la Germania Così per strada
tornano i sacchetti Nuova crisi nell'ultimo giorno di De Gennaro commissario
DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - Là sotto c'è un simbolo. Se ne intravede qualche
lembo, uno spicchio della vetrata, la cima blu del cartello che indica il
percorso. Nei giorni peggiori, a gennaio, la pensilina in via Nazionale delle
Puglie, alla fermata dell'autobus 170, era diventata lo specchio del disastro
di Casoria. Una città che troppo tempo fa era chiamata la Sesto san Giovanni
del Sud per via delle sue fabbriche e adesso non si capisce bene cosa è
diventata, una propaggine di Napoli dagli indici demografici in crescita sempre
esponenziale, oggi sono in ottantamila. Anche con la pioggia, i bambini e le
loro madri aspettavano il pullman in mezzo alla strada, piazzati sulla striscia
di mezzeria, il più lontano possibile dai rifiuti che avevano completamente
sepolto la pensilina. A nulla valsero le proteste e le raccolte di firme, le
ronde contro gli incendi notturni dei contenitori sempre più sepolti e
strapieni, con le fiamme che arroventavano la cabina della Telecom sul
marciapiede e facevano saltare le linee telefoniche. Vennero i fotografi della
Reuters a immortalare quel monumento all'impotenza, attratti anche dal santino
della Madonna che un abitante aveva appoggiato sul cumulo. Soltanto con la
primavera si tornò a rivedere qualcosa, dapprima la tettoia, poi emerse il
cartello con tutta la rete metropolitana, infine i tre sedili. Ieri era come
gennaio, della pensilina non si riusciva neppure a immaginare le forme,
nascoste da quintali di sacchetti. Sono immagini meno rassicuranti dello sfondo
azzurro mare scelto a Palazzo Salerno per la conferenza stampa di Silvio
Berlusconi, che accanto a sé aveva passato e futuro di questo anno così
decisivo per la Campania. Era il giorno del cambio ufficiale della guardia tra Gianni
De Gennaro e Guido Bertolaso, un testimone che a livello d'immagine è stato consegnato in fretta, con l'agenda dettata
dall'urgenza. L'ex capo della Polizia non meritava di andarsene così, con la
visita del premier e soprattutto una nuova ennesima piccola crisi a far passare
sotto silenzio il suo addio ufficiale dopo 154 giorni vissuti sempre sul filo
dell'eterna precarietà napoletana. Arrivò l'8 gennaio accompagnato da un
decreto che gli conferiva poteri eccezionali, in una regione che sembrava in preda
a febbre alta. Il 14 gennaio si toccò il record di 290 mila tonnellate a terra,
un'enormità. Tempo dieci giorni e il governo che l'aveva nominato non c'era
più. Rimasto solo, l'ex capo della Polizia ha usato poco i super poteri e molto
il più semplice buon senso. La sua immersione nella complessità della
situazione campana è stata totale, senza sconti. Si è trovato a scongiurare le
maestranze del Cdr di Caivano a non celebrare la festa del patrono con la
chiusura, ma ha dovuto anche fare slalom insidiosi tra appalti affidati ad
imprese ritenute "pulite" che a metà dei lavori - è successo per il
sito di Ferrandelle - venivano colpite dall'interdittiva antimafia. Il 30
aprile aveva vinto, c'erano appena 9.000 tonnellate a terra. Pochi giorni dopo,
con i sequestri di due siti disposti dalla magistratura, era di nuovo a quota
50mila. Alla fine lascia con un pareggio, unico Commissario ad aver aperto due
discariche, Savignano e Sant'Arcangelo di Trimonte. Ha evitato il disastro, e
viste le premesse non è un risultato da poco. Basta guardarsi intorno per
capire come sarebbe potuto accadere facilmente. Così, il "monumento"
di Casoria può avere funzione di memento ai molti che fingono di aver
dimenticato come si stava a gennaio, sotto 300.000 tonnellate di schifezze. Ci
vuole un niente per andare sotto. Il sito di stoccaggio per ecoballe di Coda di
Volpe, a Eboli, è ormai chiuso, finito. Un magistrato lo sequestrò alla fine di
aprile per un cavillo, lo restituì il 17 maggio, oggi è ormai pieno perché nel
frattempo non sono ancora finiti i lavori chiesti da un altro pubblico
ministero per dare il nulla osta al sito di Pianodardine. Il Cdr di Giuliano,
poi, ha un nastro di trasporto scassato, come spesso capita, e in questi giorni
non lavora. I famosi treni per la Germania viaggiano mezzi vuoti dopo la
scoperta di rifiuti ritenuti radioattivi. La procedure di carico sono
rallentate, parte la metà della spazzatura che deve essere smaltita, 13 cassoni
invece dei "normali " 25. Sono impicci, incidenti di percorso risolvibili
in un paio di giorni, con l'apertura di Savignano o con qualche altra toppa. Il
risultato di questo passaggio a vuoto però è devastante, dimostra che a Napoli
con i rifiuti si sta come sugli alberi le foglie, basta un nulla per vedere i
turisti diretti al Maschio Angioino che camminano sul marciapiede di via Medina
turandosi il naso, disgustati. Ormai è come con le maree, gli abitanti del
centro sanno che quando i cumuli in via Santa Brigida si ingrossano, la
tracimazione in via Toledo è questione di una notte, due al massimo. Nessuno si
sorprende, nessuno protesta, la monnezza come un evento atmosferico, l'afa o la
pioggia che bisogna sopportare, tanto passa, e poi torna ancora. La città è
sporca, ma sono periferia e provincia, spesso trascurate, a fare paura. Dai
palazzacci di Casoria al lungomare di Pozzuoli, che dovrebbe essere un gioiello
turistico. Al termine di via Leonardo Cattolica, il
pensionato Antonio Fusco dice una cosa seria che invece fa ridere. "Non si
può mettere i rifiuti qui, altrimenti si rischia l'arresto ". Certo.
Peccato solo che da un paio di settimane questa strada parallela al muro
dell'ex Italsider, tra Fuorigrotta e Bagnoli, sia diventata una discarica a
cielo aperto. Sacchetti, ma anche materassi, elettrodomestici, divani
sdruciti, mobili vecchi, infissi e porte di legno, parti in plastica di auto.
Il sentiero per passare con l'auto tra due ali di cose abbandonate è stretto.
"Quando non ne possiamo più - dice Fusco -, siamo noi abitanti a
stringerlo ancora, buttando la roba in mezzo. Così gli autobus non passano, i
conducenti chiamano qualcuno che intervenga e ammassi tutta la monnezza al muro
". L'ultima frase è pronunciata con una mesta espressione di sollievo,
guardando la strada lurida. Il progresso è una pila di immondizia. Alta tre
metri, ma a ridosso del muro. Marco Imarisio.
( da "Riformista, Il" del 12-06-2008)
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Dove si siedono il
pd a bruxelles SIAMO SOCIALISTI O LIBERALI? La sindrome cattolica del passero
solitario Lo stato di salute politica dei cattolici è un tema che ritorna ciclicamente nell'attualità politica.
Oggi si discute se per noi, rappresentanti istituzionali di quella cultura,
l'aria sia più salubre nel centrodestra o dalla nostra parte, nel
centrosinistra. La verità è che se Atene piange, Sparta non ride, nel senso che
se si guarda all'attuale condizione avendo negli occhi e nella mente quella del
passato - l'unità dei cattolici nella Dc - allora
credo proprio che la questione non sia risolvibile ma destinata a riproporsi
periodicamente. Assimilare infatti i cattolici ad una
corporazione, riferendosi ad essi come ad un blocco sociale omogeneo, granitico
e in cerca di rappresentanza, è fuori dalla realtà delle cose, così come
dimenticare che quella cattolica è una scelta plurale,
influenzata non tanto da aspetti identitari o etici, quanto da proposte
concrete care a tantissimi cittadini, non solo ai laici credenti. È inoltre
sbagliato ritenere che quell'elettorato non ha premiato il Pd perché non si è
rispecchiato nei suoi valori o temendo una deriva radicale: se non lo ha fatto
è perché non ha trovato soluzioni adeguate e convincenti alle questioni
cui è più sensibile. Veniamo quindi al Partito democratico, provando a definire
la nostra condizione nella nostra casa. Partiamo da una premessa e da
un'autocritica. Noi, esponenti di quella storia e di quella cultura,
rappresentiamo circa il 35% degli eletti nel Pd. Siamo quindi di gran lunga
l'area culturale cattolica più significativa nelle istituzioni parlamentari.
Siamo consapevoli di questa condizione e di quale deve essere la nostra
missione nel partito? L'unità tra di noi, la capacità di confronto e di
proposta è la premessa per contagiare con la profondità e la solidità delle
nostre osservazioni, esponenti di culture e provenienze diverse. Non si tratta
di un'azione a difesa di una casacca ma voglia di collegare più e meglio il
nostro partito al Paese, irrobustendone la natura riformista. Un partito che
vuole modernizzare la società italiana, riformarla, non può che partire dal
solidarismo cattolico, l'unica grande e compiuta esperienza autenticamente
riformatrice realizzata nel nostro Paese. Lievito culturale insomma per il
Partito democratico, indispensabile in quel confronto tra noi, laici credenti,
e gli altri per aggiornare ed arricchire un'analisi e una proposta alla fine
condivise. Se si rinuncia ad attingere da questo prezioso giacimento culturale
e valoriale, consegnare il Pd ad una vocazione minoritaria sarebbe a mio parere
ben più che un rischio. Unità, quindi, non per riproporre correnti o steccati
tra noi e gli altri, ma per ricercare e quindi fornire risposte alla
complessità della società di oggi e allo sgomento in cui l'attualità ci fa
piombare. Tre esempi: Rom, la vicenda dei rifiuti di Napoli e quella della
sanità milanese. Tre vicende che ci consegnano una società incapace di risposte
consapevoli e moderne ma comprensibile nel suo smarrimento e nel suo
individualismo esasperato. Da parte nostra le posizioni espresse sono apparse
difensive, deboli, spesso non persuasive. Nel primo caso tra la risposta
emotiva e ingiustificabile - incendio dei campi Rom - e quella passiva -
mantenimento del disumano status quo - deve esistere una posizione persuasiva,
non difensiva, che non siamo stati in grado di individuare. Nella vicenda
campana la risposta comprensibilmente egoistica delle comunità rispetto ad una
emergenza come quella dei rifiuti ci interroga e fa emergere, alla fine,
l'impotenza nel trovare soluzioni condivise. Infine l'aberrante quadro
delittuoso che va delineandosi nella vicenda della sanità milanese, dove
esponenti di categorie sociali elevate delinquono per soldi, per avidità, non
per bisogni primari, ci propone una società malata e orfana di valori solidi di
riferimento. Su questi temi noi cattolici siamo stati
in grado di fornire risposte unitarie e un modello di riferimento solido e di
sintesi? Non ci abbiamo nemmeno provato e questa è la nostra sconfitta. Alcuni
nostri autorevoli esponenti, come la Binetti, si preoccupano più di esternare i
propri convincimenti che di operare per costruire consenso intorno ad essi,
confondendo la comunicazione politica con la Politica: questa sorta di sindrome
del Passero solitario è l'esatto contrario di ciò che dobbiamo fare. Le
durissime critiche di Famiglia Cristiana al Pd sono ingiuste ed esagerate ma
pongono questo interrogativo: saremo noi a contagiare gli altri con la
ricchezza e la profondità dei valori cattolici e la
capacità di sintesi delle nostre proposte su alcuni temi o saranno gli altri ad
indurci a smarrire il nostro riferimento valoriale, inducendoci ad una banale
omologazione di proposta politica? Aldo Moro era il riferimento culturale più
alto nella Dc, pur potendo contare su un "misero" 8% congressuale in
quel grande partito popolare; la sua visione della società, ispirata a solidi
valori di riferimento, era capace di tenere unito il partito e di farlo
ritrovare su posizioni più avanzate, muovendo da una capacità di ascolto e da
una voglia tenace e paziente di ricerca oggi sempre più rara ma tanto più
necessaria. 12/06/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-06-2008)
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Demo 2 "chi
dice che gli eurogruppi devono essere due?" De Mita: "Con me è stato razzista. Lo disprezzo" Presidente De Mita, il Pd
non è più il suo partito, ma i problemi all'ordine del giorno sono gli stessi
di quando c'era lei: questione cattolica, collocazione europea, conflitto
Ds-Margherita. Un partito che ha la pretesa di rappresentare credenti e non
credenti deve affrontare il tema della laicità, intesa come la sollecitazione
che l'umanità ha nel difficile rapporto con le innovazioni della scienza della
tecnica. Il Pd non lo ha fatto? Non solo non lo ha fatto, ma oscilla tra
pericolosi dualismi. Nei teo-dem vedo emergere la suggestione del valore
trasferito in norma. E invece a me, giovane studente della
Cattolica di Milano, spiegavano che il cattolico che impone al non credente un
comportamento commette peccato. Ma d'altra parte la riscoperta della laicità
come dimensione anticlericale è la risposta meno indicata. Se il Pd vuol essere
rappresentante di queste questioni elaborando una risposta moderna e adeguata
non può oscillare tra l'agnosticismo, l'indifferenza e il "ma
anche". Veramente l'accusa più comune ai vertici del Pd è di essere
sensibile ai richiami vaticani non meno del Pdl. La Chiesa è portatrice di
verità per i credenti. Che in Italia la gran parte dei cittadini abbia questa
convinzione è un fatto. Nessun politico può ipotizzare di governare una
comunità non tenendo conto che questa posizione è maggioritaria. Così come a
nessuno veniva in mente di governare contro i metalmeccanici quando erano la
forza che erano. D'Alema ha denunciato il rischio di un patto di potere tra la
Chiesa e il governo di centrodestra. La ricerca di continui accordi tra le
istituzioni e la Chiesa è un fatto. Sbaglia però chi immagina che sia un
accordo di sistema, ideologico. Tutta l'ex Margherita è in rivolta contro
l'ipotesi di un'adesione del Pd al Pse. Condivide? Quando io sono stato eletto europarlamentare per la seconda volta, nel
1999, i radicali volevano fare gruppo a sé. La Bonino presentò una proposta di
modifica del regolamento e io la sostenni. Il presidente della commissione
Affari costituzionali era Giorgio Napolitano, che mi disse: "Ciriaco, i
partiti non cambiano, perché se no debbono cambiare la distribuzione delle
risorse". Questo sono, dei gusci vuoti. C'è bisogno di fare uno statuto
per decidere che il Pd può avere relazioni sia coi democratici americani che
con gli indiani? Io capisco che per uno che è stato
socialista, e lo dice un ex dc, c'è qualche difficoltà a cambiare. La cosa che
però non mi torna è che un partito che è avanti agli altri, per andare avanti
torna indietro. Il socialismo non è più una spiegazione dei problemi del mondo.
Il Pd può porre il problema del regolamento. Chi l'ha detto che i gruppi
debbano essere due? Ma così non si condanna all'isolamento e alla ininfluenza?
Non scherziamo. Gli eurogruppi non hanno alcun ruolo politico. E si conta per
le idee, non per la quantità. Nel Pd si parla già di scissioni. Colpa della
sconfitta elettorale o di altro? Ci sono sconfitte salutari, e sono quelle che
anticipano una vittoria futura. Non mi pare questo il caso. Il buon risultato
del Pd coincide col disastro dell'opposizione. Cos'altro poteva fare Veltroni?
Il problema era rifare la coalizione. Non l'abbiamo fatta perché abbiamo
ritenuto che fosse una cosa vecchia. Non si è fatta per le troppe differenze
con la sinistra. De Gasperi mise insieme i socialdemocratici che erano ancora
marxisti, i repubblicani che erano massoni, i liberali anticlericali. Li mise
insieme non chiedendo loro di iscriversi alla Dc né lui iscrivendosi ai loro
partiti. Lo fece persuadendo sugli obiettivi gli alleati prima che gli
elettori. Si va verso un nuovo bipolarismo. È la nuova stagione. Sì, ma cos'è
il nuovo? A sinistra il rinnovamento è sempre concepito in un sorta di novità
nella continuità. In teoria questo continuo miscuglio tra memoria e futuro
esalta il presente, ma in realtà lo cancella, perché il presente, non collocato
tra memoria e futuro, semplicemente non esiste. Veltroni ha compiuto più di una
rottura col passato. No. Veltroni è l'emblema di questa mia ricostruzione.
Persona senza pensiero, sufficientemente cinico per essere disinvolto, che ha
commesso il grande errore di immaginare che il rinnovamento fosse la
rivoluzione dell'esistente. Ma la politica è il governo dei problemi, non la
citazione di qualche presidente americano. Un partito nuovo che non si pone il
problema di individuare i valori che stanno alla base di possibili soluzioni
nei campi della laicità, delle libertà del singolo rispetto all'economia, della
crisi dell'internazionalismo non va lontano. E invece il Pd più cerca di
innovare, più diventa astratto". Il Pd ha cambiato le radici della sua
rappresentanza sociale: ha candidato operai e imprenditori. L'interclassismo
democristiano non metteva insieme diversi interessi, non era corporativismo. La
Dc arbitrava il conflitto tutelando la posizione del più debole. E così
ricostruiva un'armonia, come processo continuo. Non a caso tutte le cifre ci
indicano che con la Dc la crescita del paese è stata costante, fino a che sono
arrivati gli innovatori. Ci sono anche le cifre del debito pubblico accumulato
in quegli anni. D'accordo, la crescita ha generato problemi. Li si affronti. Se
il governo fosse solo la raccolta di opportunità e non la risoluzione di
difficoltà tutti saprebbero governare. Qualcosa però è cambiato: in Parlamento
i partiti non sono più venti. "Ricordo un'affermazione di Veltroni che
diceva che negli ultimi 15 anni si era sbagliato tutto e la spiegazione stava
nella circostanza che la crisi era stata affrontata da coalizioni quantitative
e non da proposte politiche alternative. Giudizio condivisibile. Solo che poi è
accaduto il contrario. Non si è passati da coalizioni coatte a pluralismo
convergente. Siccome le coalizioni non andavano, hanno fatto due partiti
personali. Ma almeno in Berlusconi la personalizzazione è una scelta
dichiarata, nell'altro no. C'è alterigia dell'intelligenza - basta vedere come
ha organizzato il partito, come ha fatto la campagna elettorale - c'è la
liturgia della rappresentazione di una classe dirigente che dispensa grazie,
ricerca ancelle, indica il vuoto. Molti penseranno che lei dice così perché non
è stato ricandidato da Veltroni. È vero a metà. Non
sono io che ho cercato di partecipare al progetto del Pd, sul quale ho sempre
espresso diversa opinione. La verità è che prima sono stato
scelto come organizzatore della formazione delle nuove generazioni e poi
considerato dalla stessa persona un ferro vecchio. Sa cos'è questo? Cos'è? Uso
una parola forte: razzismo. Quando si giudica non sulla persona, ma su un
criterio, quello è. Veltroni ritenendosi portatore di verità e vita delegittima
così l'interlocutore. Se uno ha un pensiero giusto e ha 65 anni non può parlare
perché per principio deve parlare uno che ne ha 22, anche se non ha niente da
dire. Ho avuto molti rapporti conflittuali nella mia carriera, ma sempre con
grande rispetto. Per la prima volta io disprezzo una persona. Lei ha sostenuto
Veltroni quando fu indicato da tutti segretario. Avevo immaginato che la scelta
sua e di Franceschini fosse rappresentativa, ma per costruire un partito in un
lungo periodo. Poi la cosa è precipitata. Prima della crisi di governo gli ho
anche dato dei consigli. Gli dissi "preparati una via d'uscita, ragiona
con l'opposizione su legge elettorale, ruolo del Parlamento e del
governo", sempre restando nell'ambito del parlamentarismo però, perché lui
le tentazioni plebiscitarie ce l'ha. E lo avvertii di non illudersi di poter
fare tutto questo dopo la caduta del governo, perché le condizioni sarebbero
cambiate. Ci siamo sentiti al telefono anche dopo il discorso del Lingotto.
Anche lì mi dice: "Sono d'accordo". Poi mi fa: "Debbo rispondere
a Bertinotti, ti richiamo". Non m'ha mai richiamato. Anzi, non ci siamo
più sentiti". Gli italiani col voto hanno scelto la semplificazione. "Si
duo faciunt idem, non est idem. Se il bipartitismo ha funzionato bene solo in
paesi di tradizione anglosassone ci deve esser una ragione. Lì il punto di
partenza era una comunità di eguali. Nell'Europa continentale non funziona
così. Non dico che è meglio o peggio, è così. Immaginare di cambiare attraverso
una imposizione è come realizzare un vestito stilizzato per un obeso. Alleanze
a sinistra, avversione al bipartitismo, ostilità verso riforme
semipresidenziali. Sembra di sentire D'Alema. D'Alema è intelligente. Io
confesso un errore. Io avevo un buon rapporto con Veltroni e un po' di distacco
con D'Alema. Parteggiai per Veltroni nella sfida per la segreteria del Pds nel
1994. Quando D'Alema era direttore dell'Unità mi fece una canagliata. Io,
presidente del Consiglio, torno da un vertice nell'Egeo e leggo sull'Unità :
"De Mita si è arricchito sul terremoto". Ora a Nusco ho quella pagina
incorniciata, col titolo segnato in rosso e a fianco un molto garbato
pentimento per l'errore, firmato D'Alema. Me l'ha regalato lui per gli 80 anni.
Quando non sono stato candidato è stato
il solo a fare una dichiarazione pubblica in mio favore. Neanche con gli ex
popolari è rimasto un buon rapporto. "Io sono la loro cattiva coscienza.
Ma il fatto stesso che la loro presenza non si noti nonostante controllino il
partito dice tutto sul fatto che la politica ha perso l'anima".
12/06/2008.
( da "Corriere della Sera" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-12 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Commemorazione Castagnetti celebra Enrico Berlinguer MILANO - ( g.
g. v.) "E che c'è di strano? Sono il primo a dire che occorre separarci
dal nostro passato, che il Novecento è alle nostre spalle, ma questo non
significa cancellare la nostra memoria". Pierluigi Castagnetti, cattolico
popolare, faceva parte ieri della delegazione del Pd (con Fassino e Bettini)
che ha reso omaggio alla tomba di Enrico Berlinguer, nel ventiquattresimo
anniversario della morte del segretario Pci. "è una questione di rispetto
doveroso a una grande figura che tanto ha rappresentato per parte del Pd".
Il partito "deve superare il passato, per questo ho contestato l'ingresso nel Pse: anche in Europa dobbiamo ambire a
creare qualcosa di nuovo. Ma questo non vuol dire rimuovere la storia. Il 19
agosto andrò a commemorare De Gasperi. E, come l'anno scorso, ci sarà una
delegazione del Pd al completo, vedrà...". La memoria
non ha a che fare con il malessere de cattolici. "Si fa confusione: non c'è un problema di voto cattolico,
i cattolici hanno votato
come tutti gli altri. Il problema sono i rapporti tra il Pd e la Chiesa".
Pierluigi Castagnetti.
( da "Corriere della Sera" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-06-12 num: - pag: 46 categoria: REDAZIONALE POLITICA LA TOLLERANZA Dialogo laici e cattolici: la sfida dei democratici è un
obiettivo "alto", ma comporta un impegno complicato, andare "oltre
le frontiere tra ragione e fede", come ci propone Vannino Chiti in Laici
& Cattolici, dove spicca anche un significativo "dialogo" fra il
cardinale Silvano Piovanelli e l'autore, ex ministro per i rapporti con il
Parlamento, nonché esponente prima del Pci e adesso del Partito
democratico. Il nodo centrale del libro riguarda soprattutto la ricerca, lunga
quasi mezzo secolo, di "un impegno comune fra movimenti di ispirazione
socialista e lavoratori e cittadini cattolici, non
"nonostante" la loro fede religiosa, ma in quanto portatori di una
fede vissuta con coerenza". Ne scaturisce lo sforzo, che Chiti ripercorre
in sintesi (aiutato da un'appendice cronologica sui principali avvenimenti del
"dialogo"), per cercare di realizzare quella laicità, senza la quale
non solo non si ha "una convivenza vera tra gli uomini", ma
addirittura "non vive la democrazia". Giudizio perentorio,
quest'ultimo, che però serve a spiegare il travaglio, che Chiti non nega
esserci stato in entrambi gli ambienti. Da qui nasce
l'interesse di certe pagine, dove emergono figure del mondo cattolico - Papa
Giovanni, La Pira, padre Balducci, il cardinale Dalla Costa, arcivescovo di
Firenze - che Chiti prende a esempio per una riflessione (anche autobiografica)
che riguarda le vicende del passato prossimo, ma soprattutto chiama in causa
l'urgenza di un "vivere insieme ", senza più intolleranze né
ostracismi manichei. Arturo Colombo VANNINO CHITI Laici & Cattolici GIUNTI
PP. 192, e 10.
( da "Giornale.it, Il" del 12-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Si avvicina il
giorno dell'annuncio dell'avvicendamento del Vicario di Roma: la scelta del
Papa, per la successione del cardinale Camillo Ruini, è caduta sull'attuale
Prefetto della Segnatura apostolica, il cardinale Agostino Vallini, già vescovo
ausiliare di Napoli e poi vescovo di Albano. La nomina dovrebbe essere resa
nota entro fine mese, probabilmente il 24 giugno. Non ci sono cambi in vista
nella struttura del Vicariato: il successore di Ruini dovrebbe infatti
mantenere al suo posto l'attuale vicegente, monsignor Moretti. Nei giorni
successivi alla nomina di Vallini al Vicariato dovrebbe essere resa nota la
promozione del Segretario dell'ex Sant'Uffizio, l'arcivescovo Angelo Amato, a
Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in sostituzione del
cardinale José Saraiva Martins. Il delicato ruolo di numero due della
Congregazione per la dottrina della fede si vociferava fosse destinato al
vescovo Rino Fisichella, ausiliare di Roma, attuale rettore della Lateranense.
Ma nelle ultime ore sta prendendo quota un'altra candidatura: quella del più
anziano arcivescovo di Oristano, il teologo Ignazio Sanna, che era stato promosso alla diocesi sarda da appena due anni.
Fisichella viene riservato per altri futuri incarichi. Scritto in Varie
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articolo a un amico 10Jun 08 Gli statuti del Cammino neocatecumenale, verso il
13 giugno Alcuni di voi mi hanno chiesto di aprire un nuovo thread dedicato
alla discussione sugli statuti del Cammino neocatecumenale, che sono stati
approvati da Benedetto XVI e saranno consegnati nella tarda mattina di venerdì
prossimo ai responsabili del Cammino. Il motivo della richiesta è l'alto numero
di commenti che rende difficile l'accesso alle pagine con le discussioni
precedenti. Una richiesta simile mi era stata rivolta nei giorni scorsi da
Klaus, il quale ha poi lasciato il blog a causa della mia scelta di aprire il
nuovo spazio di discussione in calce al post dedicato al romanzo thriller di
Thornborn. La mia scelta era stata dettata dall'impegno che avevo preso di non
intervenire più sulla vicenda fino al 13 giugno. Pur non essendo d'accordo con
il tono e con i contenuti di molti commenti (in queste due settimane mi sono
beccato rimproveri da destra e da manca, sono stato
fatto passare come un portavoce del Cammino solo perché non non lo ritengo
"eretico", è stato ipotizzato che la mia
posizione sia dovuta alla paura di reazione dei neocatecumenali stessi, sono stato pure offeso pesantemente), mi rendo conto ora che
Klaus aveva ragione a chiedere uno spazio apposito, perché se è vero che gli
argomenti sul mio blog li decido io, è altrettanto vero che la discussione si
alimenta grazie al contributo di tutti e dunque - visto l'interessa suscitato
dall'argomento - è giusto che possa continuare. Scritto in Varie Commenti ( 360
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amico 07Jun 08 Antonelli a Roma, Betori a Firenze, Brambilla (forse) alla Cei
E' stata annunciata a mezzogiorno di oggi la nomina del cardinale Ennio
Antonelli alla guida del Pontificio consiglio per la famiglia. L'arcivescovo
lascia Firenze per succedere allo scomparso cardinale Alfonso Lopez Truijllo.
La diocesi del capoluogo toscano vive un momento di empasse, dopo le tristi ben
note vicende dello scandalo di abusi che ha coinvolto don Cantini e ha finito
per lambire pure l'attuale vescovo ausiliare Claudio Maniago (criticato per
aver minimizzato l'accaduto) che alla comunità di Cantini era legato. Non è stato reso noto il nome di chi prenderà il posto di
Antonelli. Il pole position c'è il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Come
numero due della Conferenza episcopale, dopo la partenza di Betori, continua a
consolidarsi la candidatura del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco
Giulio Brambilla. Più defilate altre due candidature, quella del vescovo di
Albano Marcello Semeraro, e quella del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori,
già direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della Cei. Scritto in Varie
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articolo a un amico 06Jun 08 La decisione di Gianni e i nostri giudizi Cari
amici, dopo aver letto il commento postato da Gianni
B. in uno dei precedenti thread, non ho potuto fare a meno di segnalarvelo,
perché mi ha commosso e mi ha fatto pensare. "Questi giorni sono stati per
me terrificanti a dir poco, purtroppo. In questo preciso momento, 6 giugno ore
13.00, avrei dovuto essere in Repubblica Ceca presso una clinica privata per
iniziare l'iter dell'inseminazione eterologa. Avevo già preso l'appuntamento,
prenotato l'albergo, fatto il pieno e stampato l'itinerario, tanto per dire. Io
e la mia dolce metà abbiamo ovviamente trascorso queste ultime notti
completamente insonni, chiedendoci se la nostra decisione sarebbe stata giusta
o no, mentre si avvicinava il momento della partenza. Mi sono domandato mille
volte: come è possibile mettere al mondo un bambino sapendo che il patrimonio
genetico non è della persona che ami ma di un'altra donna che neppure conosci?
Dentro di me ero assolutamente orripilato da questa ipotesi, però mia moglie
desiderava questo figlio sopra ogni altra cosa, poverina, e non me la sono
sentita di dire un no irrevocabile. Per fortuna, sono riuscito a farla
ragionare, passo dopo passo, con grande pazienza e amore, e alla fine mi ha
dato ragione per cui ieri non siamo partiti e abbiamo annullato tutto. Oggi lei
è molto più sollevata, anzi quasi rinata devo dire, e pure io. Mentre parlavo
con lei ogni tanto mi venivano in mente le nostre discussioni qui dentro al
blog, che mi hanno fatto riflettere. Che pensate - mi rivolgo a tutti voi, se
avete voglia di rispondermi - di questa nostra decisione? Io sono
strafelicissimo in questo momento, sto già pensando all'affido, ci sono tanti
bambini che hanno bisogno di una famiglia". Condivido anch'io la felicità
di Gianni e di sua moglie. Mi colpisce il fatto che i commenti dei lettori del
blog abbiano potuto, nel loro piccolo, contribuire a far prendere una decisione
così importante. Mi sono permesso di presentare questo messaggio (all'insaputa
di Gianni), perché credo possa insegnare qualcosa a tutti. A me ha insegnato
che dietro le questioni di principio, i temi che ci fanno accapigliare, che ci
fanno discutere aspramente, ci sono sempre le storie concrete delle persone.
C'è la vita. Se lo tenessimo sempre presente - quando parliamo di bioetica ma
anche delle vicende interne alla Chiesa - forse i nostri giudizi, senza venir
meno nella chiarezza, sarebbero accompagnati da più carità e misericordia.
Scritto in Varie Commenti ( 86 ) " (22 votes, average: 5 out of 5) Loading
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Invia questo articolo a un amico 05Jun 08 Thornborn, un Dan Brown cattolico? Ho
appena finito di leggere il romanzo "L'ultima rivelazione" di Joseph
Thornborn (edizioni Piemme): un thriller ambientato in Vaticano, che ha come
tema di fondo la storicità dei Vangeli. L'ho trovato molto ben documentato.
Avevo già letto dello stesso autore un precedente romanzo, "Il quarto
segreto", dedicato alla profezia di Fatima. Mi permetto di segnalarveli
perché mi sembrano un esempio di come si possano scrivere gialli di
fantapolitica vaticana, conditi con misteri e profezie, conservando la
prospettiva cattolica. PS. In realtà ho scritto questo post soprattutto per
venire incontro alle richieste di chi mi chiedeva un nuovo spazio per continuare
l'accesissima discussione dedicata ai neocatecumenali. Avevo scritto che non
sarei più intervenuto fino alla notizia dell'approvazione e vorrei mantenere
l'impegno, limitandomi a ribadire che gli statuti sono stati approvati
definitivamente da Benedetto XVI, dopo un lungo e attento esame, e che la
consegna ufficiale ai responsabili del Cammino avverrà venerdì 13 giugno. A
quanti - nuovi arrivati - mi hanno accusato di essere troppo accondiscendente
con coloro che rivolgono critiche feroci contro i neocatecumenali, non posso
che dire di rileggersi con attenzione ciò che ho scritto nei post precedenti e
in qualche risposta ai tantissimi commenti. Spero di non offendere nessuno se
mi limito ad osservare: Roma locuta, causa finita. Resta valido l'impegno a
domandare scusa in ginocchio se sarò smentito e cioè se Roma si esprimerà. ad
experimentum! Scritto in Varie Commenti ( 805 ) " (17 votes, average: 3.35
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jun 08 E Pacelli intervenne
contro la legge antisemita Sul Giornale di oggi pubblico una pagina dedicata ad
alcuni documenti che ho scoperto durante il mio recente soggiorno in Francia,
consultando le carte dell'Archivio del cardinale Tisserant, custodite in un
paesino dei Pirenei dall'Associazione Amici del cardinale Tisserant. Si tratta
dell'intervento che l'allora cardinale Eugenio Pacelli, nella primavera del
1938, fece (su input di Tisserant) per impedire che in Polonia venisse
approvata una legge che proibiva la macellazione per giugulamento tipica del
rituale ebraico. Il cardinale Segretario di Stato, che definì quella norma
"una vera persecuzione", scrisse immediatamente al nunzio apostolico
a Varsavia per essere informato. Il nunzio inviò a Roma un dettagliato
rapporto, spiegando che non erano necessari interventi di alcun genere perché
la legge si era arenata in Senato e sarebbe stata lasciata cadere. Ancora una
volta dai documenti emerge inequivocabilmente l'infondatezza della
"leggenda nera" che vorrebbe dipingere Pio XII come antisemita. A
proposito di questo Papa, sono lieto di segnalarvi che nel sito online del
Giornale si è inaugurata una nuova sessione, curata dalla grafologa Evi Crotti
(con la quale ho collaborato per realizzare un volumetto sulla grafia dei
Papi), che oltre a interloquire con i lettori-navigatori, interpretando i
disegni dei bambini, offre alcune analisi grafologiche su personaggi famosi: si
inizia con Padre Pio e con Pio XII, due giganti della Chiesa del secolo scorso.
Scritto in Varie Commenti ( 344 ) " (17 votes, average: 3.59 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jun 08 Il Papa non incontrerà Ahmadinejad
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, a Roma dal 3 giugno per partecipare
al summit della Fao, non vedrà a tu per tu Benedetto XVI, come aveva chiesto
nei giorni scorsi, come scrivo sul Giornale di oggi. E non ci sarà neppure
l'udienza collettiva ai capi di Stato presenti al vertice, come ipotizzato fin
dall'inizio dalla Santa Sede di fronte alle molte richieste di udienza (a
quanto pare otto) presentate dai vari leader. Vista l'impossibilità
"tecnica" per il Pontefice di ricevere singolarmente tutte queste
persone nel giro di 24-48 ore, e vista l'impossibilità di realizzare anche
l'udienza collettiva, in quanto i capi di Stato e di governo giungeranno a Roma
in tempi diversi, il Vaticano nelle ultime ore ha informato ciascuno dei
richiedenti che non sarà possibile soddisfare le loro richieste. La presenza di
Ahmadinejad Oltretevere, a tu per tu con Ratzinger, secondo alcuni avrebbe
potuto creare qualche imbarazzo viste le sue reiterate dichiarazioni nelle
quali ha chiesto la cancellazione di Israele dalla carta geografica. Al tempo
stesso, però, l'udienza sarebbe stata concessa se Ahmadinejad si fosse trovato
di passaggio a Roma non in coincidenza con la presenza di così tanti
"colleghi" che desideravano un'udienza. La Santa Sede, infatti, dialoga
con tutti e incontra tutti. Nel dicembre di due anni fa, infatti, Benedetto XVI
ricevette il ministro degli Esteri di Teheran che gli portava un messaggio
dello stesso Ahmadinejad. Scritto in Varie Commenti ( 178 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30May 08 La gioia
del Papa per il nuovo clima politico Ieri mattina ero nell'aula del Sinodo
quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di fronte a 266
vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese, richiamando
l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la scuola non
statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima politico
che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo sul suo
discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è un'analisi -
sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si trova come al
solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare l'apertura di credito
offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di risultati concreti
nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della Chiesa, insomma, non è
una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 258 ) " (15 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27May 08 L'annuncio
di Gesù ai giovani Sul Giornale di oggi presento una sintesi della prolusione
che ieri pomeriggio il cardinale Bagnasco ha tenuto aprendo i lavori della 58
assemblea generale della Cei. Qui vi segnalo un passaggio, dedicato
all'annuncio cristiano e alla sua ricezione da parte dei giovani:
"L'annuncio kerigmatico oggi cattura più solitamente dall'inizio, perché è
realmente il fascino esercitato dalla persona di Gesù a colpire, per contrasto,
magari come ragione di un evento che turba o come senso profondo di una
testimonianza di vita che colpisce e sgomenta. Ma anche come reazione
abissalmente altra rispetto al vuoto desolante, rispetto ai progetti di
de-costruzione che passano per l'assunzione delle droghe o dell'alcol, per i
riti dell'assordimento e dello stordimento. Cristo allora diventa come il
risveglio inaudito ad una vita diversa, radicalmente altra, ideale subito
concreto e pertinente, principio riordinatore di un'esistenza via via capace di
altri sapori e di altri riti. È da qui, dall'evento dell'incontro già nitido ma
non ancora completo, che può iniziare il cammino della conoscenza che, oggi
forse ancor più di ieri, converge fino ad essere un tutt'uno con quello della
conversione, ossia di una vera metà-noia che porterà i giovani, con i ritmi di
ogni crescita, con gli inevitabili alti-e-bassi di ogni ascesi, ad assumere su
di sé "il grande sì della fede", lasciandosi personalmente sagomare
da esso nella propria e specifica esistenza, con i suoi talenti e la sua
vocazione". Potete trovare il testo completo della prolusione sul sito
della Cei. Scritto in Varie Commenti ( 231 ) " (24 votes, average: 3.58
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26May 08 Neocatecumenali, faranno
la comunione in piedi Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva
degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi
approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle
liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con
i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai
fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà
confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in
piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del
vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Il
giornale online Petrus ha divulgato una nuova versione dell'articolo (ripreso
anche all'estero), affermando che ci sono parti degli statuti - riguardanti la
catechesi e la liturgia - che saranno approvate non in via definitiva ma ad
experimentum (sembra) per sette anni. Non posso fare altro che riconfermare che
tutti gli statuti sono stati approvati in via definitiva (con alcune lievi
modifiche, una delle quali ho già citato) e che non ci sono parti relative a
liturgia e catechesi approvate solo ad experimentum. Aggiungo che la cerimonia
per la consegna degli statuti interamente approvati avverrà il 12 o il 13
giugno prossimi. L'idea che si approvino definitivamente soltanto in parte,
rimandandone una parte ad experimentum è di per sé un po' ardita, anche
canonicamente: o si approva tutto definitivamente, o si approva ad
experimentum, o non si approva. Non aggiungerò più nulla, e i navigatori del
blog mi scuseranno se non risponderò sull'argomento: c'è tempo fino al 12-13
giugno per scatenare ipotesi, complotti, voci, approvazioni parziali,
experimenta, accuse di eresia (e ora anche accuse al sottoscritto di essere un
prezzolato venditore che lucra sulla fede). Se sarò smentito chiederò scusa in
ginocchio (visto che siamo in tema). In caso contrario, riporterò qui la
notizia ufficiale, senza alcun commento. Scritto in Varie Commenti ( 736 )
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classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli.
Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (200) Ultime discussioni Francesco Ursino: Giacomo Con
tutto il rispetto, l'approvazione di uno statuto non è un'azione ex... Alberto
Farina: Che dire di questo "calciomercato" ecclesiastico? Onestamente
non mi appassiona, anche se... Ettore: .ma che speranze abbiamo sull'entità
delle modifiche eventualmente apportate? Secondo me... Aloysius: per tutti Ecco
perchè da domani l'ingannato sarai tu che credi alle favole dei blog anzichè
aprire gli... Giacomo: @ Luisa: Capisco che sei assetata di vendetta, ma stai
tranquilla che non ci sarà nessuno stravolgimento se... Gli articoli più
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Rovere Thornborn, un Dan Brown cattolico?: Dan Brown cultura: lupi agnelli e
Tornielli cultura: viva Ismaele! I più votati Violenze e minacce, dobbiamo
vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57
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( da "Secolo XIX, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Fioroni: "non
ci sono scissioni di cattolicie veltroni resterà a
lungo segretario" l'assemblea del partito ROMA. "Il candidato
migliore si chiama Romano Prodi". Così Giuseppe Fioroni, responsabile
organizzazione del Pd, risponde alla domanda su chi sarà eletto presidente del
Pd dall'Assemblea del partito convocata per il 20 e 21 giugno. Fioroni affronta
anche il tema della collocazione europea del Pd, pronosticando la nascita di un
nuovo gruppo a Strasburgo: "Credo che riusciremo a creare una "cosa
nuova", un soggetto innovativo con parlamentari di nazioni diverse prima
delle elezioni". Fioroni rivolge poi una critica all'editoriale di
Famiglia Cristiana: "Dire che nel Pd i cattolici non contano nulla è come dire
che negli ultimi sei mesi il "Foglio" non ha parlato di aborto".
"Non ci sono scissioni di cattolici - prosegue l'ex ministro - non ci sono congressi straordinari,
non ci sono primarie in vista e in questo momento nel Partito democratico non
ci sono neppure famigerate leadership in discussione. Veltroni è il nostro
segretario, lo sarà ancora a lungo e sarebbe profondamente sbagliato provare a
metterlo in discussione. La guida del Pd - conclude Fioroni - potrebbe cambiare
solo se il segretario dovesse scoprire che la linea politica del partito è
cambiata. E oggi naturalmente non è così". 13/06/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Sospetti e mal di
pancia nell'Albenganese tra ex Ds ed ex Margherita dal nostro inviato PAOLO
CRECCHI Albenga. Rosangela Fiorito, un nome un destino, coltiva ortaggi e
piante ornamentali nella famosa piana ingauna, quella dove hanno trovato la
tartaruga autoctona che rappresenta l'unico vertebrato autenticamente ligure.
Anche Rosangela Fiorito è ligure, e addirittura ne incarna l'essenza politica:
ha votato a destra, ha votato a sinistra, è rimasta delusa da entrambi gli
schieramenti e ritiene che gli amministratori locali o i parlamentari romani
vivano "sugli altarini", un'espressione che rimanda a qualcosa di
nascosto e di furbesco, e comunque di lontano. Va da sé che Angela Fiorito sia
l'elettore tipo, la preda politica - sia detto con il massimo rispetto - di
quell'anima cattolica, in seno al Partito democratico, che vuole tornare a
confrontarsi sul territorio. Per adesso il presidente della Provincia di Savona
Marco Bertolotto si è autosospeso, assieme a un congruo numero di sindaci e di
assessori ex margheritini: ma nella migliore tradizione della sinistra, sia
pure moderata, lo spettro della scissione è dietro l'angolo. Anche la piana
ingauna è dietro l'angolo, rispetto a Savona. Allargandola un po', fino a
comprendere il Finalese e la baia di Andora, si ottiene quella striscia di
Liguria che ha sempre fatto pendere di qua o di là la bilancia elettorale.
Normalmente di centrodestra alle elezioni politiche, il ponente savonese si
scopre regolarmente di centrosinistra alle amministrative, e tuttavia sa
premiare o punire chi governa. Ad aprile, per esempio, non ha avuto dubbi: 18
mila voti in più a favore di Berlusconi, il 10% di distacco, un abisso.
L'abisso che c'è tra la gente e i suoi rappresentanti, ha denunciato
Bertolotto, e Rosangela Fiorito non può che dargli ragione: "I prezzi
delle piante li decidono tutti meno che i grossisti. Mi hanno rubato in casa
già tre volte, ma se vedo una brutta faccia davanti al cancello e dico che ho
paura sono razzista. Mia madre ha fatto la contadina per quarant'anni e adesso ha
420 euro al mese di pensione, però so di gente che spende la stessa cifra per
quattro cene. Nessuno ci cerca, mai, magari per sapere cosa pensiamo noi
anziché i soliti dei talk show in televisione. Come facciamo a non sentirci
esclusi?". L'agricoltura della piana ingauna vale 600 milioni di euro, il
75% delle erbe aromatiche italiane viene coltivato qui. Naturalmente è
ricercata manodopera a buon prezzo, e se gli immigrati regolari sono 1000 su 24
mila abitanti, nel solo comune di Alberga, quelli clandestini non si possono
quantificare. Quando ci riescono lavorano, in caso contrario si arrangiano:
spaccio e prostituzione. Il sindaco, Antonello Tabbò, è un antico democristiano
che porta nel cuore Donat Cattin, "il cattolicesimo sociale", e
naturalmente si è sospeso come Bertolotto: "Politicamente, intendiamoci.
Io e gli altri amici continuiamo a far parte del Pd. Ma se vediamo che
continuano a prevalere gli apparati, anziché il rapporto con il territorio, è
chiaro che ce ne andiamo". Il vice del sindaco, l'ex ds Franco Vazio, nega
i contrasti: "Discutiamo, ma la visione alla fine è la stessa". Il
parlamentare savonese di riferimento, l'onorevole Massimo Zunino, parla di un
"travisamento delle posizioni" come causa del primo strappo. E se
nessuno lo dice chiaramente, nella componente di sinistra, a mezzavoce la
malignitàè ricorrente: "Democristiani, popolari, margheriti, ora nostri
compagni, ma alla fine restano quello che sono: cacciatori di poltrone".
Nel suo ufficio al piano nobile di palazzo Costa del Carretto, edificato nel
1525, il vescovo di Alberga Carlo Oliveri fa onore al motto che inalbera al
centro dello stemma, Fides et Pax: "Resta difficile proporre un modello di
vita sociale se non si ha un'idea precisa di cosa è l'uomo". L'assessore
alla caccia e pesca della Provincia di Savona Carlo Scrivano ha dichiarato cose
simili, annunciando lo strappo, ma il vescovo Oliveri non è stato
invano, per diciotto anni, diplomatico vaticano a Dakar, Parigi e Londra:
"Giusto che si guardi anche ai beni terreni, però queste sono zone
agricole e c'è una visione più viva e più profonda dei bisogni
dell'uomo".Pochi valori comuni, alla base del malessere interno al Pd? Il
timore di farsi fagocitare da una visione esclusivamente economica della
politica, da parte dei sempiterni democristiani? O magari
una laicità non compresa, travisata, un'autonomia rispetto ad altre strutture
sociali come il sindacato, o la stessa Chiesa, che fa sentire orfani i non
diessini? Di Albenga è il rettore dell'Università di Urbino, Giovanni Bugliolo:
"Finché l'anima cattolica e quella marxista non capiranno che è cominciata
una vicenda nuova non ci sarà niente da fare. Purtroppo nella storia
della sinistra la scissione è una malattia endemica, e proprio chi se ne va
ritiene di rappresentare l'unità. Mai fatto caso? Partito socialista di unità
proletaria, Nuova sinistra unita? Se ora si ricomincia, è un errore
madornale". crecchi@ilsecoloxix.it 13/06/2008 ' 13/06/2008 politicae
moraleÈ difficile proporre un modello di vita sociale se non si ha un'idea di
cosa è un uomo carlo oliverivescovo di Albenga 13/06/2008 ' 13/06/2008 la
minacciadei cattoliciSe continuano a prevalere gli
apparati anziché il rapporto col territorio, ce ne andiamo antonello
tabbòsindaco di Albenga 13/06/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
A Santa Margherita L'asso
del Manchester United ha sposato Colleen McLoughlinRito civile a Villa Durazzo
e poi il sì all'abbazia della Cervara dalla prima pagina E dunque, tristemente
e in connubio col clima londinese - il sole è ricomparso dopo mezzogiorno - il
matrimonio civile tra il figlio primogenito di Thomas Wayne Rooney senior e
Jeannette Marie Rooney nata Morrey, famiglia di onesti operai di Liverpool, e
Colleen McLoughlin, la prima di quattro figli di Tony e Colette McLoughlin -
lui pavimentista e allenatore dilettante di boxe, lei infermiera - si è
tramutato in una sorta di storia-fantasma. Non fosse intervenuto il vicesindaco
Costa, che opportunamente ha sollevato qualcuno dei veli misteriosi che
l'avevano avvolta, avremmo ben poco da raccontare. La fugacissima immagine
della fresca sposa, ha mostrato il bel visino inglese incorniciato dai capelli
castani e un lembo dell'abito grigio chiaro, tagliato dritto, bustino senza
spalline, che Wayne ha ben volentieri pagato (100 mila sterline) allo stilista
americano Marchesa. Di fronte al tavolo addobbato con una finissima tovaglia di
seta bianca e cosparso di petali di rosa, anch'essi bianchi, Wayne si è
presentato non proprio trasandato come ama abbigliarsi ("vestirmi non mi
interessa granché. Vado un paio di volte in un negozio di Manchester e faccio
scorta di quello che trovo", confessa sul proprio sito web) ma certamente
non elegante, almeno secondo la moda classica: il completo coloro nocciola
indossato su una camicia in nuance, senza cravatta, accessorio per il quale probabilmente
lo scanzonato Wayne ha una idiosincrasia naturale. Costa ha recitato le formule
di rito, citando gli articoli 143 e 147 del codice civile italiano, tradotte
dall'interprete, una signora giunta appositamente da Londra. La coppia ha
risposto "Yes" alle fatidiche domande, lei più emozionata di lui, che
lo era abbastanza. Gli sposi si sono dolcemente baciati a fior di labbra tra
gli applausi dei presenti. Non è avvenuto alcuno scambio delle fedi, ordinate
da Wayne ad un gioielliere di New York e pagate la bazzecola di 130 mila euro.
Un quartetto d'archi ha suonato brani di musica classica. Costa ha augurato
agli sposi ogni bene, ha donato un artistico piatto in ceramica raffigurante
Santa e li ha invitati a tornare da turisti. L'intera cerimonia è costata a
Rooney la modica cifra di 3 mila euro (iva compresa), la tariffa praticata ai
non residenti, garantisce Costa. Bazzecole, pinzillacchere, chioserebbe Totò,
rispetto alle faraoniche spese sopportate da mister Rooney, che peraltro può
permettersi questi e ben altri lussi. Il suo addio al celibato, consumato la
scorsa settimana sulla trasgressiva isola spagnola di Ibiza, ha spremuto molte
sterline dal suo conto in banca e movimentato le già turbolente notti
dell'isola. Il tabloid Mirror ha perfidamente calcolato che Wayne in soli
quattro giorni di bisboccia con gli amici ha consumato 100 birre, 40 bottiglie
di Smirnoff Ice, 50 tra vodka e Red Bull, col supplemento di altre 18 birre
fulminate in un blitz a Formentera. Nel Tigullio il wedding party, la festa nuziale di Wayne e Colleen è stata ritagliata nella
suggestiva cornice dell'Abbazia della Cervara, un monastero del 1300
riconvertito in location per festeggiamenti laici d'altobordo, blindato come
fosse Fort Knox. Lo striker, che da ragazzo giocava a calcio indossando una
maglietta con la scritta: "Once a Blue, always a Blue" ("Blu una
volta, blu sempre", con riferimento all'azzurro dell'Everton, la
squadra del cuore), nel 2004 fu prelevato dal Manchester United, che lo soffiò
al Newcastle, con un affare valutato 31 milioni di sterline (stipendi
compresi), 47 milioni di euro. I Red Devils, freschi campioni d'Europa, gli
passano 130 mila sterline alla settimana (circa 170 mila euro), ma Wayne è
rimasto il ragazzotto dei tempi dell'Everton, un po' strafottente, che porta a
spasso disinvolto il suo faccione dickensiano e sostiene le associazioni dei
disabili. La sua nuova moglie è già una star della tv popolare britannica, ha
posato per British Vogue - tra lo scandalo dei puristi - e ha il vezzo di farsi
ritrarre con i bigodini in testa. Non assomiglia affatto al prototipo patinato
della Wag (la moglie-fidanzata del calciatore inglese-tipo), incarnata - si fa
per dire, vista la preoccupante magrezza - da Victoria Beckham, assente, con il
suo David, dalla lista dei cento invitati, che comprende Duncan Ferguson,
antico attaccante scozzese dell'Everton e idolo di Wayne bambino al Goodison
Park, lo stadio dell'Everton; e Wes Brown, compagno nei Red Devils. Alle 17 ,
all'interno dell'abbazia della Cervara le nozze religiose con gli sposi che
sfilano sotto una decorazione floreale ad arco. Aperitivo, cena alle 22 e
infine taglio della torta a mezzanotte. Molto particolari le farfalle bianche e
argentate che Rooney ha regalato agli invitati perché le liberassero in volo al
momento del fatidico sì. Le torme di cronisti britannici piombati come lupi
affamati, in un delirio di parabole e satellitari, hanno cercato per tutto il
giorno di ieri la conferma delle nozze religiose. Come del resto gli italiani.
Don Gianlorenzo Borzini, parroco della chiesa di San Michele di Pagana, giurava
di non aver ricevuto richieste. Come don Gianni Cogorno, parroco a Portofino.
La giornata si è chiusa con i fuochi artificiali sparati dalle tre
"navi" affittate da Rooney. L'Elegance, un maxi yacht (75 metri di
lunghezza!) aveva trasportato gli sposi da Genova - i signori dormono all'hotel
Bentley - a Santa Margherita e di nuovo a Genova, per la prima notte da marito
e moglie. Domani è un altro giorno, per Wayne e Colleeen. Un altro giorno da
due milioni e mezzo di sterline. Renzo Parodi parodi@ilsecoloxix.it 13/06/2008.
( da "Unita, L'" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Niente paura, l'Europa è musulmana di Eleonora Bujatti I l
nostro è un Paese spaventato. Ci sentiamo insicuri, minacciati, assediati;
viviamo la nostra quotidianità nel sospetto costante dell'altro, come Gaber
quando incrocia l'estraneo nel monologo La paura. Salvo poi accorgerci, come
Gaber, che l'unica cosa che non abbiamo pensato è che l'altro poteva essere
semplicemente una persona. Proviamo allora, per un momento, a supporre che
diversità e pericolosità non siano sinonimi, chiudiamo le porte ai pregiudizi e
alle strumentalizzazioni e apriamole all'approfondimento e al dialogo. Come si
è proposta di fare l'altro giorno l'Università di Padova, ospitando alcuni tra
i maggiori esperti di immigrazione e di Islam per il convegno Presenza islamica
e pluralità religiosa. "Un primo passo indispensabile è quello di
smarcarsi da posizioni massimaliste", chiarisce subito Felice Dassetto,
docente all'Università di Louvain-la-Neuve. "Vanno esclusi tanto l'ottimismo
beato quanto lo scontro di principio. Parole come multiculturalismo e
integrazione sono tanto belle quanto difficili; lanciano una sfida nuova che ha
bisogno di tempi lunghi. E i politici non hanno tempi lunghi, ci sono le
elezioni". Una sfida che va comunque accolta, combattendo contro
l'indifferenza - nel migliore dei casi - delle istituzioni e opponendosi al
dilagare dei pregiudizi che non fanno onore alla complessità del reale. Perché
anche la Marjane Satrapi di Persepolis è, a rigore, un'immigrata islamica. "L'Europa
ormai è definitivamente anche musulmana", sottolinea Paolo Branca, docente di Islamistica alla Cattolica di Milano. "È inutile
discutere di questo". La storia è già avvenuta. Questo sarebbe piuttosto
il momento di riflettere su un concetto nuovo di cittadinanza, non tanto nel
senso giuridico, quanto di appartenenza, di convivenza civile, di
responsabilità verso le future generazioni. Eppure quando si parla di
Islam scatta qualcosa che va oltre la generica diffidenza per il diverso: la
convinzione diffusa che sia per sua costituzione incompatibile con la
democrazia, con i diritti, la libertà, la modernità. "Si sta creando un
eccezionalismo del mondo islamico", spiega Stefano Allievi, sociologo
delle religioni all'Università di Padova. "Le ragioni sono due: una legata
al terrorismo, alla geopolitica, all'emergere dell'Islam come attore
internazionale. La seconda ha a che fare con la forte presenza islamica in
Europa, per numero di aderenti e per visibilità". Le statistiche dicono
che dei 15 milioni di musulmani presenti in Europa Occidentale solo il 30-40%
si attiva come credente o praticante, e se la prima generazione che viene qui
manifesta una particolare osservanza, già dalla seconda non è più così. Eppure
si continuano a confondere Islam e fondamentalismo islamico. "Non dico che
il fondamentalismo non esista o che non sia un problema" - continua
Allievi - ma è essenziale distinguere. Di questa confusione sono responsabili
anche le stesse comunità islamiche, che invece di tacere dovrebbero condannare
pubblicamente le proprie frange estreme. Ma è innegabile che all'Islam si
faccia un processo alle intenzioni, basti pensare al linguaggio che, dai libri
della Fallaci alle campagne della Lega, ha trovato legittimità in Italia e che
non ha paragoni in Europa. Un linguaggio che se si sostituisse la parola
musulmani con ebrei sarebbe considerato indicibile". O, viceversa,
basterebbe prendere un giornale del 1938 e sostituire la parola ebrei con
musulmani per accorgersi di quale deriva stiamo prendendo. Un particolare
accanimento dovuto forse anche al fatto che, da quando gli islamici si sono
resi conto che la loro vita doveva trasferirsi definitivamente qui, hanno
cominciato a chiedere presenza e riconoscibilità anche con i propri simboli.
"C'è una specificità dei musulmani che li rende più visibili: la loro
domanda religiosa su questioni pubbliche", sottolinea Dassetto. "Ci
sono diversi temi aperti, dall'inserimento istituzionale e giuridico alle norme
attinenti a problemi quotidiani come il velo, il cibo, il matrimonio. E poi c'è
il culto pubblico". Quella delle moschee sembra solo una questione
pragmatica, ma non è un caso che venga letta simbolicamente come un conflitto
di civiltà. Ultimamente in tutta Europa, anche nei Paesi in cui le moschee
esistono da tempo, cominciano a nascere contrasti sulla loro presenza. E in
questo Veneto che ha ospitato il convegno il tema è particolarmente attuale.
Una città, Treviso, impedisce ai musulmani di avere un luogo di preghiera e se
si ritrovano nei parcheggi li multa per occupazione abusiva del suolo pubblico.
A Padova invece il sindaco offre a titolo oneroso ad una comunità islamica un
luogo per pregare, e la Lega si attiva con una raccolta firme per un referendum
anti-moschea. "Il fatto è che il dibattito su questa tematica continua a
svolgersi tra di noi a proposito dei musulmani, e non tra noi e loro",
sottolinea Allievi, che alla questione di Padova - un caso che va in netta
controtendenza non solo con la Regione e con il governo, ma proprio con il
clima attuale - sta dedicando una pubblicazione e un documentario.
"Dobbiamo uscire da questa logica, così come da quella degli opposti
estremismi. Per il resto non servono leggi speciali, c'è già la nostra
Costituzione". Altro caso emblematico è quello di Milano. Il sindaco sta
organizzando un tavolo per discutere della moschea di Viale Jenner che il
venerdì blocca il traffico della città. "Vent'anni di silenzio e di
disinteresse hanno fatto male all'integrazione", nota Paolo Braga, che
conosce bene la questione milanese. "Il mondo va avanti, anche
nell'indifferenza delle istituzioni, e così non prevalgono certo i migliori.
Quindi oggi vorrei che a quel tavolo venissero chiamate a sedere anche le nuove
generazioni di musulmani, che avrebbero molto da dire e molto bisogno di farsi
ascoltare. E poi mi chiedo perché le chiese debbano essere dei capolavori
artistici e le moschee degli immondezzai. Nascoste, brutte, sotterranee. Questo
fa davvero bene alla società? Non favorisce piuttosto un Islam
carbonaro?". La nostra società non sembra attrezzata per affrontare questo
passaggio dalla cultura unica alla multicultura, e si arrocca sulla propria
presunzione di autosufficienza, facendo della religione cattolica il proprio
marchio di identità. "Ci si costruisce un'identità reattiva", osserva
Allievi. "Si manifesta un'identità non perché la si possiede, ma perché
c'è l'altro. Questo fa sì che anche i simboli non vengano usati in chiave
religiosa, ma in chiave etnica, e arrivo a dire anche tribale". Come quel
crocifisso appeso nell'aula dell'Università che, quando non ostentato, non
stona affatto con il velo delle ragazze sedute in platea. "Bisogna
comprendere che il conflitto è fisiologico, ed è un'occasione per approfondire
e per aprire un vero dialogo pubblico", conclude Enzo Pace, docente di
Sociologia della religione a Padova. "La legge costituisce il discrimine,
è il meccanismo fondamentale per l'integrazione. Si rispettino i doveri per
garantire i diritti. Vanno negoziate le norme negoziabili, e vanno osservate
con fermezza quelle non negoziabili, che riguardano i diritti fondamentali
della persona". IL CONVEGNO Docenti e studiosi hanno discusso a Padova di
Presenza islamica e pluralità religiosa: perché quando si parla di Islam si
pensa sempre a qualcosa di incompatibile con la libertà o la modernità?.
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
A metà mattinata è
previsto il colloquio con Benedetto XVI, poi una passeggiata nei giardini
vaticani Il giallo della conversione sulla visita dal Papa MARCO POLITI CITTà
DEL VATICANO - Quella magica festa di compleanno allestita per Ratzinger nei
giardini della Casa Bianca ha lasciato la sua impronta nell'animo di Joseph
Ratzinger. E così Benedetto XVI rilancerà stamane, accompagnando George W. Bush
in una passeggiata esclusiva nei giardini vaticani, dove ai tempi di Pio XII
tutti dovevano eclissarsi quando appariva la "bianca figura". Bush -
il "presidente cattolico" com'è soprannominato in America per la sua
sfrenata ammirazione nei confronti di Ratzinger - riceverà così la sua
consacrazione. Il pellegrinaggio alla grotticella della Madonna di Lourdes ha stuzzicato
la fantasia del jet set ecclesiastico-mondano, che si sfiora nelle cappelle
barocche in cui atei devoti esultano per la liturgia latina e guerrieri della
fede sognano un Occidente ri-cristianizzato. E ha cominciato a circolare la
rosea leggenda di una possibile conversione di Bush al cattolicesimo. Non ha
detto forse Nancy Brinker, capo del protocollo statunitense, che il presidente
è un "enorme fan del Papa"? Non ha soggiunto che nutre un
"rispetto totale" per lui e i suoi sforzi per la pace, l'istruzione e
la lotta alla povertà? In fondo il salto l'ha fatto
l'inglese Blair e cattolico - tra i Bush - è già il fratello Jeb, governatore
della Florida: stato felice
dove i pasticci elettorali delle elezioni del 2000 sono già una prova di
vitalità cattolica a fronte della noia tradizionalmente protestante. Che George
W. Bush, "cristiano rinato" in linea direttamente con Dio,
accetti il sistema gerarchico cattolico, non appare a portata di mano. In
Vaticano, con il dito sulle labbra, smentiscono conversioni in atto. Innegabile
è che lo spirito messianico di Bush e la sua fascinazione per il pensiero
cattolico si sposino con la condanna di Ratzinger dei demoni del XXI secolo.
Quelle "Tenebre" di relativismo, droga, emarginazione, razzismo, violenza,
degradazione, egocentrismo, avidità, cinismo che Bendetto XVI evocò a New York.
In Segreteria di Stato, intanto, i veterani più disincantati si chiedono quanto
pontefice e presidente parleranno dei nodi tosti di politica internazionale.
Terrasanta e Iran sono in cima all'agenda. L'editorialista di politica estera
dell'Avvenire, Vittorio Emanuele Parsi, atlantista convinto, ha scritto con
rammarico che la strategia di Bush si è mostrata molto vicina al fallimento:
"Non ha annichilito al Qaeda, non ha debellato la minaccia talebana in
Afghanistan, non è riuscito a far progredire la democrazia in alcuna regione
del mondo musulmano".
( da "Giornale.it, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 140 del
2008-06-13 pagina 32 Un pensatore totalitario E il concetto di egemonia è
tutt'altro che liberale di Gianni Baget Bozzo Citare Gramsci è un omaggio
culturale alla sinistra, un atto di gentilezza in cui il ministro dei Beni
culturali Sandro Bondi eccelle. Pensare che il concetto di egemonia di Gramsci
consista nel dire che "l'agire politico sta nella diffusione delle idee
nella società civile" è un uso ben modesto del concetto gramsciano come lo
espone Lucia Annunziata. Nella città delle immagini e delle tecnologie, le
visioni del mondo non hanno più corso, la filosofia politica è morta e
l'egemonia si è frantumata. Avviene in tutte le aree politiche italiane. Per definire un pensatore politico cattolico occorre ritrovare
Augusto Del Noce, per un pensatore di destra Giovanni Gentile. E non si vede in
che cosa le loro idee abbiano significato nella politica di oggi. L'egemonia
gramsciana è tutt'altro che un concetto liberale, se prendiamo per liberalismo
il riferimento culturale più adatto alla forza politica creata da Silvio
Berlusconi. Gramsci non è certo un filosofo della persona umana di
ispirazione cattolica, è un pensatore comunista che ha visto sempre in Lenin
l'autore della "rivoluzione contro il Capitale" di Marx. È cioè un
pensatore totalitario, legato all'idea globale di rivoluzione che comprende
tutte le aree del pensiero ma soprattutto quella del potere. La sua teoria è
che il potere debba generare consenso, ma usando i mezzi del potere e dando ad
essi un fondamento teorico e culturale. Possiamo ricordare con simpatia la vita
di Gramsci in carcere e la sua morte solitaria che ci ha rievocato Sandro
Pertini. Il Partito comunista d'Italia lo aveva isolato perché egli aveva
sostenuto Zinoviev e Bukarin nella polemica contro Stalin. Era favorevole al
concetto di Lenin sull'imposizione del comunismo alla società russa ma ben
contrario alla violenza contro i membri del partito. Questi erano per lui una
piccola setta gnostica che condivideva il senso della storia. La loro figura
ideale impediva che venisse usata contro di essi la medesima coercizione
adoperata contro i cittadini comuni: una bella distinzione gnostica tra i
perfetti e i semplici, tra i predestinati e gli annessi soggiogati. Sia il
monopolio della conoscenza degli eletti, sia l'uso della forza contro il popolo
comune sono principi che Gramsci usa, il senso in cui egli è un pensatore
rivoluzionario. La rivoluzione in Occidente, dai giacobini in poi, ha voluto
sempre significare totalità culturale e politica, teorica e pratica, partitica
ed istituzionale a tutti i livelli. L'egemonia è una parte del potere, non una
precondizione di essa. E l'egemonia in Italia l'abbiamo ben conosciuta perché i
comunisti hanno capito l'importanza della cultura che i democristiani avevano
rifiutato: anche un liberale come Scelba parlava di "culturame". Chi
tra i cattolici aveva compreso il valore della
cultura, anche letteraria, era il fondatore dei Comitati civici, l'uomo che
vinse il 18 aprile del 1948 le elezioni politiche, Luigi Gedda, un uomo che
conosceva il valore della cultura per cementare il consenso, una lezione che la
Dc non comprese. Il Partito comunista italiano vinse la battaglia sul piano culturale
usando il concetto gramsciano di cultura nazionale. E la vinse usando il potere
politico acquisito nelle istituzioni democratiche per selezionare gli
intellettuali da proteggere e promuovere nella burocrazia, nella cultura
accademica e scolastica, nella magistratura e nell'università. Gramsci è una
splendida figura, ma è un cattivo maestro. Anche la sinistra postcomunista oggi
lo sa. bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 140 del
2008-06-13 pagina 2 La visita a Roma di George W. di Andrea Tornielli da Roma Sarà
del tutto speciale l'accoglienza che Benedetto XVI dedicherà questa mattina a
George Bush e alla moglie Laura: la visita del presidente degli Stati Uniti
Oltretevere, ultimo appuntamento del viaggio in Italia, avverrà infatti con un
cerimoniale ad hoc, espressamente voluto dall'inquilino numero uno del
Vaticano. Bush non sarà accolto come normalmente avviene per i capi di Stato,
nella Biblioteca del pontefice all'interno del Palazzo apostolico, ma sarà
atteso da Ratzinger davanti alla torre di San Giovanni, immersa nel verde dei
giardini vaticani. Il Papa e il suo ospite, dopo un breve colloquio,
passeggeranno lungo i viali e si fermeranno davanti alla riproduzione della
grotta di Lourdes, dove il pomeriggio Benedetto XVI è solito recitare il
rosario. Qui il coro la Cappella Sistina eseguirà due mottetti in onore di
Bush. È ancora vivo nella memoria del pontefice il ricordo della straordinaria
accoglienza che lo scorso aprile la coppia presidenziale aveva voluto
dedicargli alla Casa Bianca, con un ricevimento in giardino accompagnato da
canti e parate, e un seguito all'interno della residenza presidenziale dov'era
stata preparata una grande torta per l'ottantunesimo compleanno di Ratzinger.
Il capo del protocollo Usa, Nancy Goodman Brinker ha dichiarato che Bush è
"un enorme fan di questo Papa" e per lui ha "un rispetto
totale". Proprio il feeling crescente tra il leader statunitense e il Papa
tedesco avevano fatto ipotizzare al Washington Post lo scorso 13 aprile che il presidente potesse essere sul punto di abbracciare la fede
cattolica, come ha fatto di recente l'ex premier britannico Tony Blair e come
fece una decina d'anni fa Jeb Bush, il fratello di George W. Nei sacri palazzi
vaticani, in realtà, al momento non risulta nulla del genere. L'intellettuale
cattolico americano George Weigel ricorda che "tra Santa sede e
amministrazione Bush c'è stata un'ampia area di accordo comune sulle
questioni internazionali", ma sull'eventualità di una conversione del
cristiano metodista "rinato" George Bush, il professore si limita a
dire: "Non ho una finestra sulla sua anima". È vero che al termine
della visita alla Casa Bianca, Benedetto XVI insieme alla coppia presidenziale
aveva recitato una preghiera per la famiglia. Ed è indubbio il crescente
apprezzamento del presidente per la Chiesa cattolica. Al momento però quella di
un eventuale passaggio del presidente al cattolicesimo resta soltanto
un'ipotesi. "Il fatto di essere protestante - ha aggiunto l'ambasciatrice
Brinker - non ha mai influenzato il suo rapporto con Benedetto XVI. Il
presidente appoggia completamente ciò che questo Papa sta cercando di fare in
favore della pace, dell'educazione, contro la povertà in collaborazione con gli
altri leader politici". Per quanto riguarda invece i temi in agenda per
l'incontro di oggi, si sono ormai superate le divergenze riguardanti la guerra
in Irak - fortemente avversata dalla Santa sede, che non mancò di avvertire,
inascoltata, circa le pesanti conseguenze che avrebbe avuto - e la priorità ora
è la stabilità del Paese e la tutela della minoranza cristiana che ha visto
sensibilmente peggiorate le sue condizioni di vita. Un altro punto
significativo riguarda un'altra questione chiave per il Medio Oriente, vale a
dire la necessità di favorire una soluzione che preveda la sicurezza di Israele
e uno stato per i palestinesi. Convergenze
significative tra la Santa sede e l'amministrazione Bush si registrano sul tema
della difesa della vita e della famiglia, e sulla promozione del diritto
fondamentale alla libertà religiosa, così come sulla necessità di un impegno
per i Paesi poveri e contro le pandemie. Il Vaticano spera in una possibile
intesa su questi temi anche con il nuovo inquilino della Casa Bianca che uscirà
designato dal voto del prossimo novembre. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VIII - Napoli
MAPPE E SENTIERI GIOVANNI LAINO t utte le ultime tornate elettorali hanno fatto
registrare, da parte di diversi gruppi e organizzazioni, sofferenze per
l'inadeguatezza di spazi di partecipazione politica. In città, sono attivi
comitati, gruppi, coordinamenti, non solo tipici della partecipazione che nasce
per opposizione o per vertenze su qualcosa ma anche per fare proposte. Sono
nati portali e blog che aggregano comunità virtuali che, anche se non numerose,
animano il dibattito sulle condizioni di vita in città. Si realizzano giornali
come Monitor, Fuga di notizie, che hanno un significativo radicamento
territoriale o sono espressione di una comunità di pratiche che, in modo anche
molto critico, si interroga su come rinnovare il modo di fare politica a Napoli,
a partire da impegni concreti portati avanti da anni. Vi è poi molto materiale
per considerare quanto può essere ambigua se non controproducente per il
pubblico interesse, un altro tipo di partecipazione, che pure coinvolge
migliaia di persone in città: quella dell'aggregazione delle liste di lotta per
ottenere corsi, finanziamenti di iniziative di inserimento al lavoro, spesso
inteso come un qualche posto nei servizi pubblici, a prescindere dalla reale
produttività. Da anni, diversi docenti universitari, operatori sociali,
militanti si occupano della tematica. è tempo di fare dei passi in avanti sia
in termini di approfondimento condiviso delle conoscenze che di distinzione di
un mondo variegato. Per questo con il seminario "Partecipazione e deliberazione
pubblica: mappe e sentieri" che si farà oggi alla Facoltà di Architettura
in via Forno Vecchio, saranno presentati i contenuti di recenti elaborazioni
realizzate in molte realtà. L'associazione Cantieri sociali promuove
l'iniziativa insieme al dipartimento di Progettazione urbana e di Urbanistica:
anche così si vuole aprire l'Università a diverse voci che operano nella
società locale, cercando però - come dice il rettore Trombetti - di fare bene
il proprio mestiere. Si parlerà di deliberazione pubblica, facendo riferimento
a strumenti ed esperienze avviate anche in Italia, senza però sollecitare il
facile atteggiamento provinciale secondo cui vi è qualcosa di nuovo che occorre
importare acriticamente. Si è già visto, ad esempio, che prevedere una delega
fra gli assessori comunali, al bilancio partecipato, non serve a niente. è
importante considerare bene quali di questi strumenti possono essere proposti
credibilmente nel quadro locale e come anche qui si può recuperare una nobile
tradizione italiana del lavoro sociale. A cominciare da Guido Calogero, fra
l'altro fondatore delle prime scuole di servizio sociale
laiche, caposcuola di una ampia famiglia di attivisti, animatori di laboratori
politici, lavoratori sociali, che hanno avuto casi esemplari a Barbiana con
Lorenzo Milani, a Partinico con Danilo Dolci. A Napoli, mentre giustamente si
lavora per rinnovare le forme di partecipazione democratica, per aprire spazi
realmente più agibili e abitabili per essere e fare pubblico, si possono
ampliare, migliorare e accrescere le realizzazioni dei diversi cantieri sociali
che nei quartieri esplorano come migliorare le condizioni di vita con le
persone, dentro attività pratiche, prima e accanto alla pure utile propensione
a fare dibattiti pubblici, nominare delegati, fare giurie di cittadini:
implicazione oltre che partecipazione.
( da "Stampa, La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
GIOVEDI' 19 Pellegrinaggio per la Terza Età al Colle Don Bosco L'équipe
diocesana per la Terza Età dell'Azione Cattolica propone il pellegrinaggio a
Colle Don Bosco giovedì 19 giugno. La partenza in pullman è prevista da corso
Matteotti 11 alle 7,45, e il ritorno è in programma per le 19,30 circa.
Iscrizione, viaggio e pranzo costano 21 euro (36 euro con pranzo in
ristorante). Il Colle Don Bosco offre una ricca possibilità di incontro con
la storia e la spiritualità di san Giovanni Bosco: il centro storico, il
Tempio, il Museo Etnologico Missionario, il Museo della vita contadina
dell'800, l'Istituto Bernardi Semeria, la Casa dei giovani "Il ragazzo del
sogno". Prenotazioni: Centro diocesano, corso Matteotti 11 (tel.
011/562.32.85). \.
( da "Manifesto, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
SANITA' Continuano
gli interrogatori ai medici della clinica milanese, mentre Formigoni difende il
suo modello fra le polemiche Santa Rita, è cominciato lo scaricabarile sulla
pelle dei pazienti Mariangela Maturi MILANO Uno, ha solo "obbedito ai
vertici della struttura sanitaria". L'altro, non si è mai accorto di
nulla. Mentre continua lo scaricabarile dei medici della Santa Rita interrogati
dai magistrati, l'unico che sembra non arrendersi all'evidenza è Roberto
Formigoni. Il governatore resta aggrappato al timone del suo modello lombardo
di efficienza sanitaria, anche se la barca cola a picco. La mette sul
melodrammatico, contro "le troppe speculazioni politiche e
propagandistiche che oscurano la realtà", convinto che i suoi dati infallibili
sul 5% di controlli eseguiti siano sufficienti a non travolgere lui e
l'assessore alla sanità Bresciani. Racconta delle indagini svolte alla Santa
Rita nel 2006 e degli ottimi risultati della struttura, "una dimostrazione
in più che l'intenzione a delinquere del singolo non può essere prevista".
Le responsabilità, dunque, andrebbero ricondotte al demerito personale. Di
tutt'altro avviso Rosy Bindi, ex ministro della sanità da sempre contraria al
modello formigoniano: "Questo sistema è fallito. Sarebbe troppo comodo
dire che in questa vicenda esistono escusivamente le responsabilità personali
dei medici coinvolti". Per il segretario regionale del Prc Alfio Nicotra,
"l'insistenza sui controlli regionali sarebbe solo patetica, se non fosse
gravemente irresponsabile", e il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi
riporta i dati della Corte dei Conti lombarda, per cui i controlli regionali
dal 2004 ad oggi sarebbero in calo del 150%. Altrettanto critico è anche uno
degli ex assessori della giunta Formigoni, il leghista Alessandro Cè, che
proprio sulla questione sanità era giunto alla rottura con il governatore. Ora
si può finalmente togliere i sassolini dalla scarpa: "E' l'intero sistema
che non va bene. E' un sistema senza alcun controllo che risponde solo agli interessi
della politica. Il presidente Formigoni dovrebbe dimettersi". Ma qualcuno
che solidarizza con il capo del Pirellone c'è: il sottosegretario al Welfare,
Ferruccio Fazio, intervenuto con un'informativa urgente al Senato. Ha promesso
cartelle cliniche elettroniche e se l'è cavata sostenendo che se il caso della
Santa Rita non fosse isolato lui si farebbe curare all'estero. Poi, ad un
convegno all'Università Cattolica sul no-profit
nell'assistenza ospedaliera, ha rincarato la dose: "Siamo scossi e ci stiamo
domandando tutti se è giusto guadagnare e speculare sui malati, ma esiste un
privato no-profit virtuoso lontanissimo dai sospetti". Mentre Fazio si
domanda se speculare sulla pelle delle persone sia giusto o no, il suo
vicino di scranno al convegno, monsignor Betori della Cei, non ha perso
l'occasione per chiedere "un maggior riconoscimento, anche finanziario,
del contributo dato al paese dalle strutture ospedaliere cattoliche". I
magistrati di Milano, però, stanno indagando su altre due cliniche, l'istituto
San Siro e la casa di cura San Pio X, coinvolte per interventi di emorroidi e
chirurgia estetica sui malati di hiv, operazioni che permettono di richiedere
alla Regione cospicui rimborsi. Alla Pio X ci sarebbero circa 7mila operazioni
sospette e 13 indigati (di cui due religiosi, altro che finanziamenti). Un
bell'esempio di strutture ospedaliere cattoliche. Nel frattempo alla Santa Rita
ci sono 700 lavoratori che rischiano il posto dopo la sospensione
dell'accreditamento sanitario. I sindacati hanno organizzato un'assemblea per
la prossima settimana, ma già ieri gli operatori sanitari della struttura hanno
scritto una lettera che coinvolge la direzione dell'Asl, che non era
intervenuta pur essendo a conoscenza delle violazioni perpetrate dal professor
Brega, uno degli arrestati. Insomma, tutti avrebbero saputo, ma nessuno ha
fatto nulla.
( da "Liberazione" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Dopo le scuole gli
ospedali: la Cei chiede soldi per la sanità cattolica.
L'occasione è un convegno sul "no profit nell'assistenza sanitaria"
organizzato dall'Università del Sacro Cuore di Roma, vale a dire dal
Policlinico Gemelli. L'accento viene posto sull'etichetta "no profit"
e se ne capisce la ragione: in pieno scandalo della Santa Rita di Milano non
conviene definirsi privati o a scopo di lucro. Il segretario della Cei
Giuseppe Betori difende le strutture gestite da enti religiosi che - precisa -
"nella stragrande maggioranza godono fiducia e apprezzamento"
"Ma questo non si traduce - incalza - nel pieno riconoscimento della loro
funzione pubblica e delle conseguenti indennità da parte delle Regioni". Qualche
tempo fa è stato il papa in persona, ricevendo gli
amministratori del Lazio, a lamentare l'insufficienza dei finanziamenti. Betori
riconosce di essere preoccupato in particolare proprio per il Gemelli. Il
policlinico chiede alla Regione Lazio oltre 500 milioni di arretrati. Le
risorse regionali sono scarse per tutta la sanità - ammette il segretario Cei -
ma non è giusto che per colpa di qualche struttura privata vengano colpite
anche le altre. All convegno sono presenti i dirigenti dell'Aris, Associazione
religiosa istituti sociosanitari che raggruppa ogni sorta di clinica cattolica.
Tra il pubblico siede anche Giuseppe Profiti, l'attuale presidente del Bambin
Gesù che la magistratura genovese ha accusato di turbativa d'asta
nell'inchiesta sugli appalti delle mense. Ful. Fa. 13/06/2008.
( da "Liberazione" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Al convegno di
"Alternative" l'ex presidente della Camera apre il dialogo sulla
"disfatta della sinistra", ben al di là del voto "Le ragioni di
una sconfitta", storica Il ritorno "riflessivo" di Bertinotti Il
discorso bertinottiano ieri al convegno di Alternative per il socialismo , dopo
un breve presentazione di Aldo Garzia ma specialmente dopo un minuto di
silenzio con tutta la sala in piedi immediatamente dedicato ai 6 operai uccisi
dal lavoro nel catanese mercoledì, si è svolto proprio sul filo dell'editoriale
già scritto per il numero prossimo della rivista, in uscita entro la metà di
luglio e dedicato interamente a quelle "ragioni di una sconfitta",
con l'impegno di tutta le redazione e contributi di rilievo anche per la loro
diversità - fra gli altri Rossana Rossanda e Marco Revelli. Un terreno che,
evidentemente, interessa: lo palesa la partecipazione alla giornata di ieri,
nell'auditorium dei Frentani nelle prime ore gremito fino alla galleria, con la
presenza di tante e tanti di Rifondazione comunista, in testa Nichi Vendola e
Franco Giordano - intervenuti entrambi in fine mattinata, il primo per tornare
sul tema della "tradizione abbandonata" (nella definizione di
Bertinotti) del '68 quale chiave di lettura del divorzio della sinistra
dall'"efficacia" come dai "desideri" nel passaggio dalle
pulsioni d'"egoismo maturo" e "critica d'ogni
"naturalità"" di allora alla "solitudine sociale" e
alla "dispersione di senso" d'oggi e il secondo per sottolineare
quello del "mancato appuntamento" con "l'autoriforma"
dell'"organizzazione politica". Come pure Graziella Mascia, Gennaro
Migliore, Sergio Bellucci e Rosi Rinaldi (sia Mascia che Rinaldi con molta
attenzione al "paradigma" della discriminazione sociale dei migranti,
Migliore sulla "demistificazione del ritorno al territorio, che è
produzione politica" e Bellucci sulla "mutazione del capitalismo
digitale"). Ma anche, ad ascoltare attentamente, chi si sta battendo su
altre sponde del confronto congressuale in corso come Claudio Grassi o, giunto
nel pomeriggio, Maurizio Acerbo. Così pure Franco Russo, intervenuto i forte
polemica sulla "rammemorazione mancata", secondo Bertinotti, della
"tradizione del movimento operaio" come riduzione del "movimento
storico" al "Pci". E ben oltre i confini del Prc, sempre nel
campo politico "organizzato", Claudio Fava e l'iper-presente Achille
Occhetto e Alfiero Grandi di Sd - tutti intervenuti - così come Grazia
Francescato e Paolo Cento dei Verdi. E poi dirigenti e intellettuali dello
stesso Pd, non proprio "veltroniani", come Alfredo Reichlin, Nicola
Latorre (che prenderà la parola a sua volta, con intessanti aperture di
dialogo: come le affermazioni che "sicurezza e lavoro non sono temi
neutri, "né di destra né di sinistra"" e che "la
transizione italiana non può darsi per conclusa con lo schema bipartitico
affermatosi nelle elezioni") e Pierluigi Bersani, arrivato anche lui al
pomeriggio. E persino, vicinissimo invece a Veltroni, un pur fugace - nel senso
che presenzia alla sola relazione di Bertinotti - Goffredo Bettini. Ma poi,
soprattutto, tante figure di "sinistra reale": da "mostri
sacri" della teoria politica e dell'impegno nella comunità dei saperi,
come Mario Tronti presidente del Crs, al fisico Marcello Cini (altro autore d'un
ammirato intervento che rilancia la "costituente d'una sinistra" e
simultaneamente indica i terreni del conflitto con il capitalismo nel suo nuovo
carattere "cognitivo" e nella "minaccia di questo sviluppo
all'umanità e al pianeta", come certificato dal fallito vertice Fao),
Arcangelo Leone de Castris (appassionato oratore critico della
"separatezza" degli intellettuali dal "legame sociale") e
Isidoro Mortellaro. Fino a personaggi come Franca Valeri, in prima fila. E da
esponenti del femminismo interne ed esterne all'esperienza di Sinistra europea
quali Maria Luisa Boccia e Bianca Pomeranzi, fino al consigliere comunale primo
eletto dell'Arcobaleno a Roma e "figura" dei movimenti metropolitani,
Andrea Alzetta, e ad altri volti di Action come Fabrizio Nizzi. E' la messa a
fuoco della sconfitta come tema "aperto" che, chiaramente, interessa,
sotto molti e differenti punti di vista. E nell'editoriale, largamente
anticipato ieri stesso su la Repubblica , il ruolo decisivo dell'analisi della
sconfitta - un'"operazione politica di prima grandezza", una
"necessità inderogabile" - per le stesse prospettive di
ri-costruzione d'una politica è consacrato sin nella cadenza finale. Che suona
così: "Se è vero che la Gerusalemme (metafora presa
dal sacro delgli orizzonti laici di "liberazione" o di un "altro
mondo possibile", ndr ) può anche essere non solo rimandata (ossia può
anche escludersi dall'orizzonte storico, non arrivare mai più, ndr ), c'è in
primo luogo da fare un esercizio di verità: siamo ad uno dei punti più
difficili della nostra storia". Insomma: non è un
"messianesimo negativo" frutto di enfasi retorica, ma una
drammatizzazione mirata a sottolineare la portata della sconfitta, ciò che il
fenomeno elettorale nasconde e deve rivelare in termini di processi profondi e
"lunghi". E anche a dar conto fino in fondo degli "errori"
soggettivi che l'hanno preceduta. Non è un caso che l'altro editoriale
richiamato in questo, come pure nella relazione pronunciata ieri da Bertinotti,
sia quello del secondo numero della rivista, dove si delineava come attuale il
tema del rischio di "scomparsa" della sinistra. Per l'esattezza, era
scritto allora, nel luglio 2007: "La sinistra in Europa si trova oggi di
fronte alla sfida forse più difficile della sua storia: quella dell'esistenza
politica". E sulla "risposta" possibile: "E' un po' come
quando tocca insieme correre e cercare la strada, ed è anche possibile che non
si riesca a trovarla. Ma se finisse così l'esito sarebbe drammatico: l'eredità
del movimento operaio del '900 ne sarebbe, semplicemente, cancellata". E'
questo rischio che, ora, viene messo a fuoco come più attuale. Nella lente
d'una sconfitta, quale quella italiana, specifica ma che si presenta, dice
adesso Bertinotti, come "caso limite" d'un problema di dimensione
(almeno) europea. O, nelle parole di breve premessa dello stesso Garzia, come
"rovesciamento del caso italiano". E cioè, di nuovo secondo
Bertinotti: "La destra esce dalla minorità e la sinistra invece esce dalla
scena parlamentare e a diventare minoritaria è la sua cultura". E' in
effetti a partire dall'"analisi dei vincitori", della "destra
italiana", che prende piede la riflessione bertinottiana. Per dire che a
definirla, oggi, non è "l'eredità del fascismo" né
"l'assolutizzazione dello stato nazione" e
"neppure il liberismo". Piuttosto, appare una destra
"deideologizzata" in grazia del suo "ingresso" nella
"modernizzazione" su cui anzi esercita "una presa dura e
originale". Dunque "non fascista" ma "in grado di usare elementi
di quella cultura e dei suoi depositi" nel rappresentare
"l'avversione dura e propotente ad ogni diversità specie quando
l'insicurezza si tramuta in paura". E dunque "non l'assolutizzazione
della patria-nazione" bensì "un pragmatico e cinico uso del suolo
nativo", sino alla "piccola patria delle leghe, per esorcizzare lo
storico problema delle migrazioni di massa nel mondo globalizzato delle
diseguaglianze mortali". E "neppure pienamente liberista", tanto
da "smarcarsi rispetto al neolibersmo impotente" del "partito di
Maastricht"; e "contemporaneamente aderirvi in pieno sul tema
crucuale del rapporto lavoro-impresa-mercato". In sintesi: "Un
potente arlecchino che rispecia la scomposizione della società (...)
confezionando un'idea generale di restaurazione". Di qui, in rapida
concatenazione, l'affondo sulla magnitudine della "disfatta" della
sinistra. Perché su di essa, come "sulla cocente sconfitta del Pd e sulla
vittoria della Nuova destra", ciò che "prende corpo" è un quadro
di "regime leggero". Definizione impropria per il "vecchio"
Berlusconi, adatta invece ad una riorganizzazione del sistema politico in cui
la destra primeggia in un "governo allargato", con un'opposizione
attirata "verso il governo" come "da una gigantesca
calamita", quella "del mercato": che nell'"allargamento del
governo" attira anche "le parti sociali", "vanificando ogni
autonomia del sindacato". E che esercita la privazione "della stessa
politica se intesa in senso forte come, cioè, idea di società". Così che
la Repubblica stessa si presenta come "a-fascista" e perciò
"a-antifascista", cioè "senza radici e senza storia", quale
l'ha rivendicata,"seconda o terza che sia", il neopresidente della
Camera, Gianfranco Fini. E' una "privazione" che "arriva
direttamente al cuore della democrazia", cioè al "conflitto". E
qui, "nella lunga e strisciante crisi della democrazia" come
"progressiva sostituzione della rappresentanza col governo", che
Bertinotti vede "consumata la crisi della sinistra". La sua scomparsa
o la sua "possibile ricostruzione" si presentano così come "un
destino che condivide, di fatto, con le forze sociali e culturali che nella
società si trovano ad affrontare il tema del loro riconoscimento". Ed è
sotto questa luce che, retrospettivamente, si scandisce l'elenco degli errori e
degli abbagli venuti a saldo attraverso "il fallimento
dell'esperienza" del governo Prodi o dell'Unione e ratificati quindi nel
voto. Anzitutto la "falsificazione" pratica dell'"ipotesi più
ambiziosa", quella fondata sulla "permeabilità del governo da parte
dei movimenti" e sull'"autonomia" del Prc "dal governo di
cui entrava a far parte". Laddove all'opposta permeabilità del governo
esclusivamente ai "poteri forti" ha corrisposto un "limite
interno" dei movimenti in termini di mancata "soggettività
politico-culturale condivisa", che però richiama "il limite della
rifondazione del Prc" stesso. Consistente nella "mancata innovazione
del modello di organizzazione". In continuità, dunque, il limite evidente
dell'esperienza "in stato di necessità"
della Sinistra Arcobaleno: anche qui, "quel che veniva negato nell'affermazione
"non siamo un cartello elettorale", risultava essere la pratica
concreta". Anche qui, "un errore di volontarismo e
soggettivismo". In mezzo, appunto, il bilancio della partecipazione al
governo. Finita nella "trappola mortale" di un processo complessivo
che "ha concentrato nel governo la contesa politica". Trappola che
"va spezzata", in ipotesi "da due lati": ossia con la messa
"in discussione dal basso, dalla società" del paradigma della
"governamentalità", e "lavorando sull'opposizione dell'ipotesi,
oggi lontana, del governo riformatore al governo allargato". Mentre è
aperta la possibilità che si verifichi l'"immaturità" in Europa,
"in questo ciclo", della "questione del governo per la sinistra
radicale": ma, in tal caso, "sarebbe un bel problema, non una
liberazione". 13/06/2008.
( da "Corriere della Sera" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-06-13 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Affluenza bassa, l'Irlanda fa tremare l'Europa L'1% dei cittadini
della Ue decide il futuro dei 27. Pesano il gasolio alle stelle e le (tante)
paure isolane A Bruxelles la Commissione spera in un "sì che rafforzi
l'Unione". Ma l'italiano Borghezio promette: "Bevo Guinness se vince
il no" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI DUBLINO – Hanno scelto, hanno votato. E
come, lo si saprà fra poche ore, finito lo spoglio delle schede: loro, gli
irlandesi, l'1 per cento di tutti i cittadini dell'Unione Europea, ne hanno
deciso ieri il destino politico, con il referendum sul Trattato di Lisbona,
versione "alleggerita " di quella Costituzione europea già bocciata nel
2005 da francesi e olandesi. L'affluenza alle urne è stata intorno al 40%: non
abbastanza alta per lasciar pensare a una vittoria del "sì", ma
neppure così bassa da escluderla. Si corre dunque sul filo di lana. Se il
Trattato di Lisbona è un fantasma inconsistente, come certi temono, un
"no" dell'Irlanda lo dissolverà: poiché è richiesta l'approvazione
unanime, di tutti i 27 paesi. Diversamente, dal primo gennaio 2009 nascerà una
Ue dove conteranno meno i poteri di veto dei singoli Stati, e di più le istituzioni
centrali. Ma prima, appunto, bisognerà ascoltare Dublino. Non era facile
"comunicare" il Trattato: perfino Charles McCreevy, irlandese e
commissario europeo al mercato interno, ha ammesso di non aver letto il testo
integrale, "né mi aspetto che lo facciano i cittadini ". Da una
parte, c'erano quelli del "Tà do Liospòin" ("Sì a Lisbona",
in gaelico), dall'altra quelli del "Votail Nil", “Vota no”: e in
mezzo, ancora ieri, un buon 17% di indecisi. I primi a votare sono stati i
1.169 pescatori e contadini iscritti nelle liste di Inis Mòr, Inis Meain e Inis
Oirr, le leggendarie isole Aran. Il loro è un universo remoto di falchi,
folletti, e gabbiani, ma anche laggiù sono arrivate le febbri dell'Europa: con
il gasolio alle stelle, i loro barconi sono in difficoltà. L'inflazione – che
proprio ieri ha toccato il 4,7% annuo, e il 7,8% per il cibo, più della media
europea - è stata uno dei temi centrali della campagna. Insieme ad altre paure
riguardanti la Ue: la perdita di sovranità nei confronti di Bruxelles, la fine
del buon regime fiscale che ha calamitato qui tante imprese straniere, la
privatizzazione della sanità. Tutti pericoli racchiusi nel "sì"
all'Europa, secondo i suoi oppositori. Che stavano a sinistra - come i
socialisti del Sinn Fein - e anche a destra, come i cattolici di "Libertas" che
alla Ue rimproverano le tentazioni filo-abortiste: ancora ieri, nella loro sede
di Dublino, fra cori sacri e statue della Madonna, una svastica copriva la
carta dell'Europa, e i manifesti avvertivano: "Ascoltiamo Nostra Signora
di Fatima che ci invita alla conversione per evitare il castigo...come cattolici respingiamo il trattato di Lisbona, che non
contiene una sola parola su Dio!". Oggi, il verdetto finale. A Bruxelles,
la Commissione Europea attende un "sì che rafforzi l'Europa".
Dal-l'Italia, l'europarlamentare leghista Mario Borghezio assicura che
festeggerà brillo, "con una buona pinta di Guinness, se vincerà il
no". Luigi Offeddu GUARDA i video con interviste agli elettori e i
risultati in diretta su www.corriere.it Doppio sì Brian Cowen al voto con la
moglie. All'uscita dal seggio il primo ministro irlandese ha ribadito: "In
tempi di difficoltà economiche è di vitale interesse per l'Irlanda che ci sia
un'Europa che funzioni". Le urne si sono chiuse ieri sera alle 22 (le 23
in Italia), ma lo scrutinio inizia oggi alle 10.
( da "Messaggero, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Ditel Al centro
congressi della Sapienza, in via Salaria, Gianni Boncompagni ha premiato i
vincitori della prima edizione del FantAuditel (www.fantauditel.com),
esperimento di didattica innovativa promossa dalla facoltà di Scienze della
Comunicazione della Sapienza. Sono intervenuti Mario Morcellini, preside della
facoltà di Scienze della Comunicazione, Alberto Marinelli, docente di Teoria e
tecniche dei nuovi media, il giornalista Dario Salvatori e Francesca
Pellegrini, responsabile Comunicazione e marketing di Medita. Moderatore del
dibattito, Marco Molendini. COMPAGNIA DI GESÙ Omaggio al teologo padre Marchesi
Il 14 giugno di un anno fa la scomparsa improvvisa di padre Giovanni Marchesi,
prestigioso teologo, illustre firma della rivista dei gesuiti italiani "Civiltà Cattolica", docente di Cristologia all'Università
Gregoriana. Domani padre GianPaolo Salvini, direttore de "La Civiltà
Cattolica" celebrerà una Messa a Villa Malta, via di Porta Pinciana 1, in
ricordo di Padre Marchesi. Al termine del rito sarà scoperta una targa per
commemorare l'impegno culturale del teologo scomparso un anno fa.
( da "Tempo, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa CAMPOBASSO Ha
centrato l'obiettivo il Coisp, Sindacato di ... CAMPOBASSO Ha centrato
l'obiettivo il Coisp, Sindacato di Polizia che, a Termoli, presso il Commissariato
della Polizia di Stato, ha organizzato il convegno che ha trattato il tema
della violenza negli stadi, commemorando l'uccisione dell'Ispettore Filippo
Raciti, 38 anni, ucciso durante gli scontri che hanno insanguinato il derby
Catania-Palermo il 2 febbraio 2007. Il convegno, dal titolo
"L'impegno dei laici cristiani nella società e nell'attività lavorativa.
Quali i valori di riferimento delle Forze dell'Ordine di fronte al crescente
fenomeno della violenza negli stadi, intesa come forma di devianza
sociale", era stato
preceduto da una conferenza stampa tenutasi presso la sede del Coni di
Campobasso. Niente poco di meno che il Capo della Polizia in persona,
Prefetto Antonio Manganelli, ha ritenuto di complimentarsi con l'organizzazione
sindacale nata nel 1992 e portata nel Molise solo tre anni fa,
"compiacendosi" per l'attività svolta in questi anni e per la
sensibilità ai problemi sociali. Manganelli ha voluto rivolgere un attestato di stima al segretario provinciale, Michele Grieco, e
con lui a tutta la segreteria del Molise.
( da "Messaggero, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Di MARCO BERTI ROMA
I suoi quattro milioni di abitanti non rappresentano neanche l'1 per cento
della popolazione dell'Unione europea, eppure toccherà a loro decidere le sorti
del vecchio Continente. Un'anomalia, questa, a cui in qualche modo prima o poi
Bruxelles dovrà porre rimedio. Ieri gli irlandesi sono andati alle urne per
dire "sì" o "no" al Trattato di Lisbona, la Carta che, se
approvata dai Ventisette, regolerà la vita politica e amministrativa
dell'Europa, sostituendo la Costituzione finita nel cestino per il
"no" di Francia e Olanda. Se invece non sarà approvata provocherà uno
stallo, sia politico che amministrativo, da cui è impossibile intravvedere una
via d'uscita in quanto la Ue non ha previsto alcun piano alternativo in caso di
bocciatura. Ed è per questo che l'Unione europea sta seguendo il voto
referendario irlandese con il fiato sospeso. Sarà comunque un'attesa piuttosto
lunga: le urne si sono infatti chiuse ieri sera, ma i risultati si conosceranno
solo nel tardo pomeriggio di oggi, in quanto gli scrutini sono iniziati questa
mattina. Non resta quindi che fare previsioni, arrovellandosi in calcoli del
tipo: se l'affluenza alle urne sarà superiore al 50 per cento i "sì"
sono favoriti, in caso contrario...Questo perché i maggiori partiti di governo
e di opposizione sono favorevoli al Trattato. I sostenitori di Lisbona si
dicono convinti che l'approvazione della Carta consentirà all'Irlanda di
proseguire lungo la strada del progresso economico basato soprattutto su un uso
oculato dei fondi Ue. I detrattori, un raggruppamento in
cui convivono estrema destra, estrema sinistra, cattolici integralisti, il Sinn Fein e l'organizzazione Libertas, creata
dall'imprenditore locale Declan Ganley, sostengono che Dublino perderebbe
potere, trasferendolo a Bruxelles, nei campi del lavoro, della giustizia, del
fisco e della difesa. Non basta, i cattolici
sbandierano lo spauracchio dell'introduzione in Irlanda della legalizzazione
dell'aborto e di altre amenità del genere. Ma cosa caratterizza il Trattato di
Lisbona e come si delinea il futuro del nostro continente? La Carta fu firmata
il 13 dicembre dello scorso anno dai capi di Stato e di governo dei Ventisette.
Diciassette Paesi l'hanno già ratificata per via parlamentare (l'Italia lo sta
facendo); l'Irlanda è l'unico paese che, come gli impone la Costituzione, segue
la via referendaria. Fra i punti qualificanti, il Trattato prevede una
personalità giuridica per la Ue che le consentirà di firmare trattati
internazionali. La Carta dei diritti, incorporata al Trattato, diventerà
vincolante per tutti, tranne Polonia e Gran Bretagna che hanno chiesto
l'esenzione. E' creata la figura del presidente del Consiglio dei Ventisette:
resterà in carica due anni e mezzo, potrà essere confermato una volta e farà
sparire il sistema delle presidenze semestrali. Ci sarà un ministro degli
Esteri, che sarà vicepresidente della Commissione e coordinerà la politica
estera Ue. E ancora. Mentre i parlamenti nazionali potranno essere maggiormente
coinvolti nell'attività della Ue, verificando che la normativa a livello
europeo risulti più efficace (principio di sussidiarietà) di quella nazionale,
i cittadini potranno presentare proposte di legge raccogliendo in più Paesi un
milione di firme. Ne esce rafforzato anche il Parlamento europeo che potrà dire
la sua (processo di codecisione con il Consiglio) in nuove materie come la
giustizia, i bilanci, l'immigrazione e i trattati internazionali.
( da "Messaggero, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Di FRANCESCA FILIPPI
ROMA - Il Servizio sanitario nazionale perde terreno a favore del privato. Lo
sostiene un'indagine sull'evoluzione del mercato dell'assistenza ospedaliera
riabilitativa e per malati acuti, condotta dall'Università Cattolica
di Roma tra il 2001 e il 2005, e illustrata ieri durante il convegno nazionale
"Il non-profit nell'assistenza ospedaliera in Italia" promosso dalla
Cei, alla presenza tra gli altri del Segretario generale della Cei, monsignor
Giuseppe Betori ("Il sostegno finanziario agli ospedali cattolici va adeguato a quello che è un
servizio pubblico anche se nasce dalla comunità ecclesiale"), del
sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ("Siamo scossi per i recenti
fatti di Milano, ma esiste un privato non-profit virtuoso lontanissimo dai
sospetti") e del rettore Lorenzo Ornaghi. Nel mirino degli economisti
sanitari della Cattolica: accessi e dimissioni registrati in ospedali pubblici,
nelle strutture private accreditate appartenenti all'Associazione italiana
ospedalità privata (Aiop) e all'Associazione religiosa istituti socio-sanitari
(Aris), istituti di cura privati accreditati di ispirazione cattolica e non.
Dimuisce il numero degli italiani ricoverati (-0,7% dal 2001 al 2005) ma il
profitto per il settore privato accreditato Aiop è aumentato del 24,2% a fronte
di un aumento medio del 4,6%. Per il settore privato non-profit (gli associati
che aderiscono all'Aris ed altri di ispirazione cattolica) il profitto è
cresciuto rispettivamente del 10,8% (+137 milioni di euro) e del 13,2% (+121
milioni di euro). Nel 2005 l'assistenza ospedaliera in Italia ha determinato
12.800.000 ricoveri ordinari e di day hospital: il 78,7% nel pubblico (-2,3
punti% rispetto al 2001) contro il 21,3% nel privato (+2,3 punti% dal 2001).
"I dati mostrano un mercato particolamrnete competitivo" spiega
Americo Cicchetti, ordinario di Organizzazione aziendale alla facoltà di
Economia della Cattolica, che sui Drg (i rimborsi delle Asl alle Aziende
ospedaliere per le prestazioni effettuate) aggiunge: "Truffare il Ssn
attraverso i Drg, come è accaduto nella clinica Santa Rita di Milano, è più
facile speculando sui pazienti deceduti. In pratica, si gonfiano le loro
cartelle cliniche di prestazioni aggiuntive che servono per fare cassa".
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XXI - Milano
Milano perde anche i Vipers rimane solo il settore giovanile Il presidente Di
Canossa: "Il movimento non cresce e in città non si riesce a operare"
LUIGI BOLOGNINI Lo sport milanese sta diventando un cimitero. Dopo il volley se
ne va anche l'hockey ghiaccio. Ora è ufficiale ciò che era nell'aria da giorni:
i Vipers cessano l'attività di prima squadra, resta solo il settore giovanile,
ribattezzato Hockey Milano Rossoblù e affidato ai due uomini forti dei Vipers
(assieme al presidente Alvise di Canossa), il general manager Ico Migliore e il
coach Adolf Insam. I quali anche ieri mattina hanno inutilmente cercato di far
cambiare idea al patron, che la decisione dentro di sé l'aveva presa a
dicembre. Non è stata una questione economica: di Canossa non ha certo problemi
di soldi (anche se in 10 anni di vita della società ha investito circa 20
milioni, rientrati solo in piccola parte). E spiega: "Il progetto
d'impresa che ha tenuto in vita questa lunga stagione si è esaurito". In
sostanza l'hockey italiano resta un nanetto, l'inerzia della Federghiaccio e le
beghe tra le società hanno impedito di sfruttare un'occasione clamorosa per
accalappiare il grande pubblico come le Olimpiadi di Torino 2006, e
"l'impegno dei Vipers ha fatto grande solo la società, ma non il
movimento". E dopo 5 scudetti e altri trofei nostrani solo l'Europa, il
vero obiettivo mai colto (giusto un secondo posto in Continental Cup nel 2002),
poteva salvare i Vipers. E il presidente aveva carezzato l'idea di disputare il
nascente campionato europeo, ma non quello italiano. Teoricamente possibile.
Impraticabile, nei fatti: si dovrebbe uscire dalla federazione internazionale.
A questo aggiungiamo le difficoltà di operare a Milano: "Non faccio
critiche al Comune: questa è la città con cui abbiamo a che fare. Qui non sono
riuscito a trovare qualcuno a cui cedere la società, come avevo pensato all'inizio,
e qui c'è sempre stato qualche comitato a bloccare
ogni progetto di un palaghiaccio degno di questo nome". Quindi meglio
sbaraccare, benché con la morte nel cuore: "è un dolore vero dire a me
stesso e ai tifosi che questo piccolo, grande, emozionante progetto era
finito". Non è un addio definitivo né totale, però. Restano le giovanili,
che hanno 130 tesserati e finalmente iniziavano a fornire talenti freschi alla
prima squadra. "Non me la son sentita di chiudere ogni legame con Milano",
dice di Canossa. Un seme che se germoglierà potrebbe significare un ritorno
futuro. Intanto finisce qui una storia fatta di scudetti, lotta, impegno
continuo: dopo ogni partita i giocatori andavano sotto la curva a mostrare la
maglia sudata. E i tifosi ieri sera si sono ritrovati
davanti al palaghiaccio dell'Agorà per guardarsi in faccia, parlarsi, tentare
di consolarsi. Un funerale laico molto civile. E molto hockeystico, per chi
conosce la passione vera che regna in questo mondo.
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIX - Bologna
Messa con Caffarra La solitudine del "profeta di sventure" Per il
cardinale Giacomo Biffi ottanta candeline nell'eremo di Ponticella Ha mantenuto
la promessa di non essere ingombrante per il suo successore A chi gli chiede di
parlare ancora risponde: "Sono un pastore, non un opinionista" Nella
casetta che fu di Lercaro legge, scrive e celebra messa col rito ambrosiano
MICHELE SMARGIASSI (segue dalla prima di cronaca) Ma per lui "è finito il
tempus faciendi: i miei giorni residui sono diventati soprattutto "il
tempo dell'attesa"". Milanese nostalgico, Biffi sorprese tutti
restando a vivere nella città della sua missione. Ma è come se non ci fosse.
Sono in tanti, anche qui a Bologna, a chiedersi dove sia finito. Nessuna
intervista, severissimo il filtro del segretario don Mastacchi; fine delle frasi
fulminanti che bucavano immancabilmente i titoli e gli valsero tra i
giornalisti la fama di "addetto stampa di Dio". Ma anche: nessuna
apparizione ufficiale (neppure alla presentazione della sua autobiografia,
Memorie e digressioni di un italiano cardinale), zero impegni ecclesiali,
esaurite anche le lezioni settimanali di teologia all'Istituto Veritatis
Splendor. Non lo si vede neppure troppo in parrocchia, quella di Sant'Agostino,
che ora è la sua: solo a Natale e a Pasqua, come un cattolico pigro, in realtà
si gode la felicità di celebrare ogni giorno nella cappella domestica la messa
secondo l'antichissimo rito ambrosiano, "la liturgia del mio
battesimo". Cede solo, ogni tanto, all'invito di un parroco e va a far
cresime: ma le sue omelie, in quei casi, sono rigorosi commenti alla Parola,
senza un'eco di quelle prediche con cui bruciava la coda
paglierina ai laici "insipienti" e ai cattolici "arrendevoli". Il mistero Biffi non è poi così
misterioso. Le ore scorrono più lente dei mesi nella dépendance di Villa San
Giacomo, dove si era già ritirato il cardinal Lercaro. Lì s'è scelta, e l'ha
restaurata a sue spese, una malandata palazzina settecentesca, piano terra e
primo piano, grande abbastanza per farci stare, in una libreria di noce
massiccio, la ponderosa biblioteca di teologo; un ufficio senza computer, una
sala da pranzo e una per ricevere, la cucina dove regna la perpetua Dina. Le
sue giornate: studio, riordino di carte, qualche partita dell'Inter in tivù,
lettura dei giornali: "Queste erano parole mie", riconosce ogni tanto
con divertimento l'eco delle sue omelie. Don Giacomo riceve ancora, forse
addirittura di più di quand'era arcivescovo: il tempo è tutto suo, si concede
affabile, tonaca nera senza porpore, ai suoi ospiti, tra arredi semplici ma non
francescani: Biffi detesta il pauperismo, per lui la solennità della Chiesa
deve essere tangibile. Solitario. Lo vanno a trovare vecchi amici, gente di
Curia, qualche prete. Pochi o nessun potente in carica. Qualche temerario gli
chiede di tornare in scena: in fondo più di un "emerito" continua a
praticare giornalisti e tivù. Lui risponde, garbato: non sono un opinionista,
ma un pastore. Qualcuno rimpiange, e glielo fa capire, che non sia diventato il
capo del "partito tradizionalista" nella Chiesa italiana. Ma fin
dall'inizio ha lasciato quel compito ad altri. Si è riservata la virtù della la
parresia: il parlar chiaro anche a costo che qualcuno s'offenda. Non basta
annunciare Cristo (Guai a me se non lo facessi, è il titolo della sua più
famosa lettera pastorale), occorre "vigilare perché nessuno nella comunità
cristiana si inganni". Biffi: un pastore che ha bastonato spesso le sue
pecore. Ma da quando ha restituito il bastone (pastorale), non più. A parte un
ritorno di fiamma, l'anno scorso: predicando gli esercizi spirituali al papa
(uno degli onori più alti concessi a un ecclesiastico) ci infilò una battuta
sull'"anticristo pacifista, ecologista ed ecumenista" degna dei tempi
d'oro. Una clausura sofferta? A un uomo di Dio bisogna credere sulla parola, ma
è difficile pensare che non rimpianga almeno un po' il visibile piacere di
certi corpo-a-corpo con sindaci, politici, intellettuali. Non è solo un
pastore: se c'è una figura biblica che gli si addice, è quella del profeta.
Vogliamo dirla tutta? Del profeta di sventure. Per Biffi, quella definizione è
un complimento. A papa Giovanni rimproverò di averle dato un sapore negativo,
mentre "furono loro i veri profeti", anzi "Cristo stesso
andrebbe annoverato tra i profeti di sventura". Certo, "la gente non
ama i guastafeste", però servono, ed è evidente che Biffi si mette in quel
numero. Farsi amare non è la sua specialità. Rispettare, piuttosto; e anche un
po' temere. Il suo eroe: sant'Ambrogio, che metteva in ginocchio gli
imperatori. Temibile, però, Biffi vescovo lo è stato
solo con le parole: "Severissimo nei giudizi, ma non nelle
decisioni", gli dà atto un prete in odor di dossettismo: rari interventi
d'autorità, rare sanzioni disciplinari, un profeta disarmato. Forse c'entra
anche un po' di pigrizia: la sua vita, Biffi l'avrebbe preferita dedicare tutta
agli studi. Il "pensionamento" l'ha accolto come una liberazione,
fece fretta perfino a Wojtyla perché non lo rinviasse. Ma adesso, nell'eremo
del profeta, che pensieri rivolge indietro? Inutile chiederlo ai confidenti,
come l'omonimo (non parente) Inos Biffi, teologo milanese: "Queste non
sono cose da giornali". Ma tra mezze parole e frasi scarne un sentimento
sembra filtrare: di pacata delusione. Profeta inascoltato. Convinto comunque di
aver sempre visto giusto, nella denuncia dei "distillati di frodo del
Concilio", l'irenismo, l'ecumenismo cedevole, il compromesso morale, e nei
suoi allarmi sociali, primo fra tutti quello sui pericoli dell'immigrazione
islamica. Allarme, in realtà, più preveggente del relativo consiglio: lasciar
entrare in Italia, perché più integrabili, soltanto gli immigrati "cattolici o almeno cristiani" (oggi l'Italia ha paura
dei romeni, che sono cristiani). Pastore, anche, inascoltato: Biffi è stato uno dei vescovi più longevi della Chiesa bolognese, ma
il suo segno sulla diocesi sembra già sbiadito. Inviato da Giovanni Paolo II ad
amministrare un territorio doppiamente insidioso, per via dei comunisti al
governo e dei dossettiani sparsi tra parrocchie e centri studi, lo ha lasciato
più o meno come l'ha trovato. "Sazia e disperata" era la Bologna che
lo accolse, "meno sazia ma sempre disperata, destinata a uscire dalla
storia" quella che il suo successore Caffarra ammette di avere ereditato.
I conciliaristi ancora asserragliati nel dossettiano Istituto per le scienze
religiose, i parroci che si ribellano alla Bossi-Fini, gli amici ciellini più
deboli qui che altrove, senza successo la "nuova evangelizzazione"
che annunciò nel '97, all'apice della sua visibilità, quando accolse il papa in
città. Certo, una grande partita Biffi l'ha vinta: è diventato papa l'uomo che
preferiva. Quando Ratzinger lesse la sua prolusione in Conclave, Biffi fu visto
annuire vistosamente. La Chiesa, almeno, è in buone mani. Ma il mondo peggiora,
avanza la "corposa solidità del niente", "un'alluvione di
chiacchiere esibite come rivelazioni" trabocca fin nel silenzio di
Ponticella, dove Biffi ha scritto queste malinconiche frasi. Il profeta forse
brucia ancora, come una volta, dalla voglia di intingere la penna nel sarcasmo:
ma ha promesso silenzio. Non gli resta che "l'accorata implorazione a
qualche intervento dall'alto". Insomma: ci pensi Lui. La missione terrena
del "teologo inattuale" è finita. Seduto sotto le frasche, l'ottantenne
Biffi-Giona guarda in silenzio Ninive peccatrice, aspettando di vedere che cosa
il Signore deciderà di farne.
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
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Il colloquio al
vertice Fao di Roma Incontro Zapatero-Bertone è disgelo fra Psoe e Chiesa
MADRID - Il premier socialista spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero ha avuto
un incontro riservato col Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale
Tarcisio Bertone, durante una pausa del vertice della Fao della scorsa
settimana a Roma. Lo rivela il quotidiano El Pais. L'incontro
fra Zapatero e il cardinale Bertone è stato deciso con l'obiettivo di ammorbidire i rapporti del governo
socialista con la gerarchia cattolica, estremamente tesi nella scorsa
legislatura, per tentare di aprire da Roma vie di dialogo con i vescovi
spagnoli.
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
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Cronaca Operare il
più possibile. è la parola d'ordine che condiziona la professione di molti
medici da quando sono stati introdotti i rimborsi a prestazione. Dopo lo
scandalo del Santa Rita di Milano, si delinea il quadro di una sanità che
guarda troppo al profitto E dove il paziente diventa spesso un oggetto Se ogni
patologia ha un prezzo, il rischio è che la gente diventi merce Il cesareo è il
caso più eclatante: oggi in Italia sono il 38%, in Europa soltanto il 15% I
controlli sono l'antidoto più efficace Ma sono pochi e non accurati (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) ETTORE LIVINI (segue dalla copertina) Intendiamoci. Il sistema
dei Drg - nato nel '92 sostituendo i vecchi rimborsi a piè di lista - non è né
fallito né da buttare. Lo dice anche Umberto Veronesi: "In sé è un ottimo
strumento, ha azzerato i ricoveri inutili e cancellato il concetto di ospedali
come "parcheggio" per malati cronici". Le giornate di degenza
medie sono scese dai 7,2 giorni del '97 ai 6,7 di oggi con un'impennata di
quelle prestazioni in day hospital (oggi il 20% circa contro il 7,7% di dieci
anni fa) molto più convenienti per lo Stato. Il problema è un altro. Se a ogni
patologia si dà un prezzo come si fa con la verdura al mercato, il rischio -
continua Veronesi - è che "gli ospedali trattino i pazienti più sulla base
della convenienza economica che su quello che serve per garantire la guarigione".
E che qualche chirurgo "possa sentirsi tentato di eseguire interventi non
necessari per includere la prestazione nelle tabelle". Statistiche
complete non ne esistono. Ma le poche cifre a disposizione, più ancora delle
inchieste delle Procure, aprono squarci un po' inquietanti. Prendiamo il caso
del parto. Nel 1981, nell'era pre-Drg, erano la cosa più naturale del mondo. Le
complicazioni erano poche e solo nell'11% dei casi si ricorreva al cesareo. Poi
è arrivata la rivoluzione dei rimborsi a prestazione. E con loro è cambiata la
storia dell'ostetricia italiana. Il motivo, dice il tam tam delle corsie, è in
parte anche pecuniario. Una nascita naturale senza complicazioni rende per il
tariffario nazionale all'ospedale 1.489,46 euro più 307 euro per giorno di ricovero.
Il cesareo vale quasi mille euro in più (2.359,69), e più del doppio (3.371) in
caso di complicazioni. Le mamme italiane, da allora, non sono cambiate. Ma i
parti cesarei nel nostro paese oggi, potenza del Dio denaro, sono il 38% del
totale, contro la media europea del 15%. Una miniera d'oro si sono rivelati
anche i by-pass (15.999 euro di rimborso l'uno) con sui sono stati imbottite le
casse toraciche di mezza Italia. La Lombardia, frontiera nel bene e nel male
della sanità nazionale, è arrivata ad avere tanti centri cardiochirurgici come
l'intera Francia e a fare il 150% di operazioni al cuore in più dell'Emilia.
Boom inspiegabili - se non dando un'occhiata ai rimborsi dei Drg - hanno avuto
anche le tracheotomie (cresciute del 165% in tre anni dopo il '94), le
operazioni di cataratta, quelle più recenti al tunnel carpale. Certo non c'è
solo marcio. "Abbiamo passato anni a chiedere un sistema più efficiente e
servizi aperti a tutti e l'aumento degli interventi, in questo senso, può
essere considerato un elemento positivo", dice Francesco Longo, direttore
del Centro ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria della Bocconi. Ma
tra operazioni inutili, cartelle truccate e ricoveri fantasma - secondo un
recentissimo studio - si consumano ogni anno truffe per 5 miliardi ai danni del
Servizio sanitario nazionale. "I medici a cottimo però sono un'eccezione -
dice Ermanno Leo, direttore del reparto di chirurgia colo-rettale all'istituto
dei tumori di Milano - . Io che lavoro nel pubblico prendo 3.049 euro al mese.
E se faccio 100 operazioni in più serve solo al mio ospedale per chiedere
l'anno successivo più stanziamenti. Il buco nero è nel privato convenzionato.
Dove si lavora spesso solo per il profitto cavalcando le debolezze del sistema
dei Drg". I numeri in effetti sembrano confermare questa tesi. Tra il 2000
e il 2005 i ricoveri degli italiani sono calati dello 0,7%. Me negli istituti
privati - cui oggi va circa tra il 10 e il 25% della spesa sanitaria totale - i
ricoveri sono cresciuti del 18,7% con un incremento dei profitti del 24%. E per Americo Cicchetti, ordinario dell'Univesità Cattolica di
Roma autore di questo studio - in molti attribuiscono addirittura più malattie
a un paziente deceduto per incassare più soldi dai Drg. Il diabolico cocktail profitto-salute
è uscito allo scoperto in questi giorni proprio grazie all'inchiesta milanese.
Un'eccezione, certo, ma da cui tutti escono con le ossa rotte. "Sono mele
marce - assicura Bianco - che crescono dove le opportunità sono maggiori. E il
problema sorge quando gli stipendi sono legati alla produttività". Alla
Santa Rita funzionava proprio così. Renato Scarponi, primario di ortopedia
("una macchina da guerra che opera anche quelli che non ne hanno
bisogno", lo descrivono i colleghi nelle intercettazioni) prendeva il 9%
su ogni ricovero a carico del Servizio sanitario nazionale. Il suo collega
Paolo Brega Massone, autodefinitosi "l'Arsenio Lupin della sanità",
preparava "Drg pompati" e asportava seni anche "quando non era
necessario l'intervento chirurgico". "è ovvio che se il tuo datore di
lavoro ti dice più operi più ti pago induce in modo più o meno subliminale un
atteggiamento aggressivo del chirurgo", ha candidamente ammesso.
"Attenzione però. Criminalizzare gli operatori privati è sbagliato - sostiene
Enzo Paolini, presidente dell'Associazione italiana ospedalità privata - . Le
tariffe le decide lo Stato, i controlli li fa lo Stato, le cartelle mediche le
fanno i singoli medici. Certo qualcosa non funziona. Ma non me la prenderei
nemmeno con i premi di produttività, non sono il diavolo, la competizione
aumenta la qualità e diminuisce i costi". I controlli in effetti sarebbero
l'antidoto più efficace per eliminare le distorsioni del sistema. Ma sono pochi
e non proprio accuratissimi. La Lombardia (che ha un bilancio sanitario in
pareggio) con una quarantina di ispettori verifica il 5% delle cartelle
cliniche pescando in un mare magnum di 150mila prestazioni e 2,5 milioni di
ricoveri annui. La media nazionale è del 2%, cifra che il Governo ha promesso
ieri di alzare al 10% prima possibile. Per diminuire il rischio, come succedeva
alla santa Rita di Milano, che banali interventi al collo si trasformino in
(remuneratissime) operazioni al midollo spinale o che si moltiplichino in una
singola struttura (altra perla dell'inchiesta lombarda) i ricoveri per
originalissime ? e spesso inesistenti ? "sindromi vertiginose".
"Ben vengano i corti circuiti che aiutano a ripulire il sistema - conclude
Longo - . Bisogna però evitare di buttare il bambino con l'acqua sporca. In
tutta Europa c'è un eccesso di consumo sanitario misurabile tra il 20 e il 40%
e l'Italia è addirittura uno dei paesi più virtuosi da questo punto di vista. I
Drg sono uno strumento utile per misurare quello che si fa e capire chi lo fa
bene e chi lo fa male". Le Regioni e lo Stato del resto non sono rimaste
con le mani in mano. Hanno dato un giro di vite sui rimborsi alle patologie a
maggior rischio, aumentato di recente da 46 a 104 gli interventi che è
obbligatorio fare in day hospital per ridurre i rischi di operazioni inutili e
prestazioni gonfiate. Ridotte le tentazioni, è il concetto, si dovrebbero
calmierare anche le truffe. E cancellare dall'enciclopedia scientifica la
vergognosa metastasi dei medici a cottimo e dei pazienti trattati troppo spesso
(a volte non solo metaforicamente) come polli da spennare.
( da "Giornale.it, Il" del 13-06-2008)
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N. 140 del
2008-06-13 pagina 0 Il concetto di egemonia non è liberale di Gianni Baget
Bozzo Gramsci era un pensatore totalitario. La sua teoria è che il potere debba
generare consenso dando a esso fondamento culturale Citare Gramsci è un omaggio
culturale alla sinistra, un atto di gentilezza in cui il ministro dei Beni
culturali Sandro Bondi eccelle. Pensare che il concetto di egemonia di Gramsci
consista nel dire che "l'agire politico sta nella diffusione delle idee
nella società civile" è un uso ben modesto del concetto gramsciano come lo
espone Lucia Annunziata. Nella città delle immagini e delle tecnologie, le
visioni del mondo non hanno più corso, la filosofia politica è morta e
l'egemonia si è frantumata. Avviene in tutte le aree politiche italiane. Per definire un pensatore politico cattolico occorre ritrovare
Augusto Del Noce, per un pensatore di destra Giovanni Gentile. E non si vede in
che cosa le loro idee abbiano significato nella politica di oggi. L'egemonia
gramsciana è tutt'altro che un concetto liberale, se prendiamo per liberalismo
il riferimento culturale più adatto alla forza politica creata da Silvio
Berlusconi. Gramsci non è certo un filosofo della persona umana di
ispirazione cattolica, è un pensatore comunista che ha visto sempre in Lenin
l'autore della "rivoluzione contro il Capitale" di Marx. è cioè un
pensatore totalitario, legato all'idea globale di rivoluzione che comprende
tutte le aree del pensiero ma soprattutto quella del potere. La sua teoria è
che il potere debba generare consenso, ma usando i mezzi del potere e dando ad
essi un fondamento teorico e culturale. Possiamo ricordare con simpatia la vita
di Gramsci in carcere e la sua morte solitaria che ci ha rievocato Sandro
Pertini. Il Partito comunista d'Italia lo aveva isolato perché egli aveva
sostenuto Zinoviev e Bukarin nella polemica contro Stalin. Era favorevole al
concetto di Lenin sull'imposizione del comunismo alla società russa ma ben
contrario alla violenza contro i membri del partito. Questi erano per lui una piccola
setta gnostica che condivideva il senso della storia. La loro figura ideale
impediva che venisse usata contro di essi la medesima coercizione adoperata
contro i cittadini comuni: una bella distinzione gnostica tra i perfetti e i
semplici, tra i predestinati e gli annessi soggiogati. Sia il monopolio della
conoscenza degli eletti, sia l'uso della forza contro il popolo comune sono
principi che Gramsci usa, il senso in cui egli è un pensatore rivoluzionario.
La rivoluzione in Occidente, dai giacobini in poi, ha voluto sempre significare
totalità culturale e politica, teorica e pratica, partitica ed istituzionale a
tutti i livelli. L'egemonia è una parte del potere, non una precondizione di
essa. E l'egemonia in Italia l'abbiamo ben conosciuta perché i comunisti hanno
capito l'importanza della cultura che i democristiani avevano rifiutato: anche
un liberale come Scelba parlava di "culturame". Chi tra i cattolici aveva compreso il valore della cultura, anche
letteraria, era il fondatore dei Comitati civici, l'uomo che vinse il 18 aprile
del 1948 le elezioni politiche, Luigi Gedda, un uomo che conosceva il valore
della cultura per cementare il consenso, una lezione che la Dc non comprese. Il
Partito comunista italiano vinse la battaglia sul piano culturale usando il
concetto gramsciano di cultura nazionale. E la vinse usando il potere politico
acquisito nelle istituzioni democratiche per selezionare gli intellettuali da
proteggere e promuovere nella burocrazia, nella cultura accademica e
scolastica, nella magistratura e nell'università. Gramsci è una splendida
figura, ma è un cattivo maestro. Anche la sinistra postcomunista oggi lo sa. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 13-06-2008)
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"Aspetto un
figlio". La prima volta al Senato La forzista Vicari: a 41 anni non ci
credevo più, ma non chiederò la maternità Siciliana, al secondo matrimonio, nel
'96 fu l'unica donna nell'Ars CARMELO LOPAPA ROMA - Niente aspettativa per
maternità, mette subito in chiaro. Non è il tipo da starsene a casa, mani sul
pancione e incassare l'indennità da senatrice. Non lo ha fatto nemmeno da
consigliere regionale in Sicilia e poi da sindaco di Cefalù, in occasione delle
due precedenti gravidanze (e del precedente matrimonio). Simona Vicari, 41 anni
il 17 marzo, da 44 giorni in Parlamento, ha scoperto solo in queste ore di
essere alla quinta settimana di "attesa". Quel che la new entry non
poteva sapere è che, a memoria dei veterani di Palazzo Madama, lei è la prima e
finora unica senatrice in stato interessante. Non si
aveva notizia di fiocco rosa o azzurro al Senato, nella storia della
Repubblica. Fino a ieri. D'altronde, le signore in dolce attesa anche negli
"anta" segnano una svolta dei nostri tempi. Impensabile fino a pochi
anni fa nella Camera alta, dove le donne erano poche e quelle poche con età media
piuttosto elevata. Ieri mattina Simona Vicari ha bussato alla porta del
presidente Renato Schifani e ha comunicato a lui per primo la buona nuova. E
non poteva essere diversamente, dato che la seconda carica dello Stato è stata
per anni punto di riferimento della forzista siciliana. Look casual, un cenno
di trucco, a ora di pranzo passeggia tranquilla vicino al Pantheon. "No,
sinceramente non pensavo a 41 anni di poter avere un nuova gravidanza -
confessa - ma fa parte della mia vita avere davanti sempre delle sfide e questa
sarà una delle più belle, che affronterò con mio marito". Ma la senatrice
vuole farla, eccome. "Continuerò a viaggiare tra Roma e Palermo, intendo
continuare a lavorare. Proprio due giorni fa ho ricevuto l'incarico di presidente
della sottocommissione pareri della commissione Industria, insomma non mi tiro
indietro". Caparbia, la Vicari, politica di lungo corso a dispetto
dell'età e avvezza ai piccoli primati in rosa, numero fortunato il 17, tanti
quanti i suoi anni sulla cresta dell'onda. Nel 1991, a 23 anni, diventa il più
giovane assessore d'Italia in un grande Comune, quello di Palermo, nella giunta
della "Primavera" di Leoluca Orlando. Nel '96 eletta con Forza Italia
deputato all'Assemblea regionale siciliana, unica donna su 90, dove resta per
tre legislature. Poi, a 31 anni, nel '97, diventa sindaco di Cefalù
(riconfermata nel 2001) e conquisterà copertine e reportage dopo aver affidato
tutti i posti di responsabilità alle donne. Avversaria acerrima di Gianfranco
Micciché, nella cittadina normanna ancora ricordano quando per Natale, da primo
cittadino, fece allestire le luminarie ovunque tranne che nella frazione di
Sant'Ambrogio, dove ha casa di villeggiatura l'attuale sottosegretario. Che per
sfida noleggiò poi a proprie spese alberi e luci natalizie. Berlusconiana convinta e convinta laica. è alle seconde nozze con
l'avvocato Massimo Punzi: due figlie lei, Alice di 14 anni e Adele di 11, avute
dal precedente matrimonio; due lui, un maschio e una femmina. Classica famiglia
allargata, figlia dei tempi anche quella.
( da "Riformista, Il" del 13-06-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
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Vaticana
il protocollo di ratzinger Al Papa piace Bush cattolico like Blair Ma la strada
è lunga: Laura non è Cherie Dicono in Vaticano che il cambio di protocollo
previsto per oggi in occasione dell'arrivo di George W. Bush in Vaticano sia stato deciso
direttamente da un teologo tedesco. Da chi? Dal Papa, ovviamente. E dicono che
il fatto che sia stato il Papa a spingere per far sì
che, per la prima volta, un capo di Stato passeggi con lui nei giardini
vaticani, qualcosa vorrà pur dire. Insomma, ipotizzare che oggi Bush annunci al
mondo una sua conversione al cattolicesimo è senz'altro troppo (tra l'altro, di
per sé, Bush è già convertito: è un cristiano praticante sia pure non cattolico
ma evangelico), ma, nello stesso tempo, sostenere che qualcosa di vero vi sia a
riguardo di un suo interesse per il cattolicesimo, non è cosa azzardata. Anzi.
Benedetto XVI ha voluto far capire a Bush che lo riceve in quanto amico. Per la
prima volta, infatti, la consueta passeggiata post pranzo che ogni giorno egli
fa assieme al suo segretario particolare don Georg Gaenswein con tanto di
recita del Rosario, verrà anticipata (senza Rosario) alla mattina e, al posto
di don Georg, ci sarà appunto un altro "Giorgio": George Bush. I due,
prima della passeggiata, si ritireranno per un colloquio privato all'interno
della torre di San Giovanni e non nell'appartamento papale: altro segnale che è
la confidenza, più che la diplomazia, a far da cornice all'incontro. Una
confidenza che non trova motivo di esistere soltanto nella volontà di
ricambiare la cortesia mostrata da Bush nel mese di aprile quando il Papa
arrivò negli Usa: Bush, con uno strappo all'etichetta, andò di persona
all'aeroporto di Washington a ricevere il Papa. I motivi sarebbero più
profondi, non lontani, dunque, da un interesse tutto particolare del presidente
degli Usa per la fede cattolica. Benedetto XVI non si è limitato a cambiare il
protocollo. Ha fatto di più. Ha voluto anche far stampare un piccolo opuscolo
(distribuito poi soltanto nei dicasteri della curia romana) col quale dare
internamente le notizie tecniche relative alla visita. Tra queste, ovviamente,
la descrizione della sosta che i due faranno di fronte alla Grotta della
Madonna di Lourdes dove ascolteranno due mottetti eseguiti dal coro della
Cappella Sistina. Dicono a Washington che ipotizzare una conversione di Bush
non sia poi così fuori luogo. E non sia sbagliato paragonare questa conversione
a quella di Blair. Tuttavia, l'ostacolo principale sulla strada della
conversione di quest'ultimo era la Chiesa anglicana, mentre l'incitamento
maggiore era rappresentato dalla già cattolica moglie Cherie. Per la
conversione di Bush, invece, non vi sono ostacoli politici, ma soltanto
familiari: Laura difficilmente accetterebbe il tradimento del marito della sua
amata chiesa metodista. Eppure, in favore della conversione del presidente
degli Usa, c'è gran parte del suo più stretto entourage: Bush si è circondato
di intellettuali, docenti, sacerdoti, consiglieri, vescovi e politici cattolici. Sono loro, come scrisse recentemente il
Washington Post , ad aver "plasmato negli ultimi otto anni i discorsi, le
politiche e l'eredità di Bush a un livello che non ha precedenti nella storia
Usa". E, infatti, uno dei primi a equiparare la vicenda Blair a quella di
Bush è stato Paul Weyrich, architetto della destra
religiosa, il quale ha intravisto in Bush l'influenza dell'ex premier inglese:
"Penso che Bush creda in segreto", ha detto Weyrich. Anche per John
Di Iulio, assistente di Bush su temi religiosi, il presidente è un
"cattolico nascosto". Comunque sia, c'è una cosa alla quale entrambi,
Bush e il Papa, credono fermamente: è la valorizzazione del ruolo pubblico
della fede all'interno della società. E questa credenza, senz'altro, li aiuta a
sentirsi idealmente vicini. Ne parleranno quest'oggi, come parleranno del fatto
che non vi possa essere "fede pubblica" senza libertà religiosa. Sia
in Occidente che in Medio Oriente dove i cristiani sono una minoranza spesso
priva della possibilità d'espressione. Sono gli argomenti più strettamente
politici dell'incontro odierno. Il resto, sono confidenze tra due amici.
Eventuale conversione compresa. Anche se, a onor del vero, in vista delle
prossime elezioni, l'ipotetico passaggio di Bush al cattolicesimo potrebbe avere
effetti positivi per i Repubblicani: è massiccia l'ondata migratoria cattolica
proveniente dall'America Latina. 13/06/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-06-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Laicita'
SIAMO SOCIALISTI O
LIBERALI? Cari amici cattolici del Pd, riflettete Bisogna ripensare questo bipartitismo e il nostro
ruolo Il dibattito che si è aperto in questi giorni nel Partito democratico,
non mi sorprende, ma non mi lascia indifferente. Da tempo ho sostenuto l'idea
che i partiti fusionisti basati sull'idea della contaminazione, terminati gli
entusiasmi iniziali, non avrebbero potuto evitare di fare i conti con
grandi contraddizioni interne ed esterne. Pensare di fondere in un unico
contenitore di rappresentanza politica la storia e la cultura del cattolicesimo
politico con quella d'ispirazione socialista, mi è sempre sembrato alquanto
difficile. Si è cercato di rendere possibile quest'approdo puntando sul
bipartismo e sul bileaderismo, sul voto utile, ma terminata la campagna
elettorale i nodi e i problemi sono riemersi. Non ho nulla contro la
socialdemocrazia alla quale riconosco di aver svolto un ruolo importante per la
democrazia europea e nella valorizzazione dei principi di giustizia sociale, ma
ho sempre pensato che fosse altro rispetto al cattolicesimo politico.
Sicuramente sulle questioni del welfare e del rapporto tra solidarietà e
mercato ci sono delle assonanze, ma questo non basta per fare un partito unico.
Una cosa è trovare o ricercare delle convergenze, altro è fondersi insieme.
Storie diverse che nascono da antropologie e culture diverse possono stimolarsi,
intrecciarsi e convergere in direzione del bene comune, ma rimangono distinte
nei loro fondamenti. A meno che tutto si riduca alla prassi, all'amministrare.
Ma può esistere una politica senza valori e senza ideali? È partendo da queste
considerazioni che comprendo che chi per lungo tempo, anche se in forme
ideologiche differenti, si è riferito all'idea del socialismo non possa che
aspirare di stare nel Partito socialista europeo. I partiti socialisti e
socialdemocratici europei sono in una fase d'evoluzione e di ricerca da cui la
specificità italiana non può e non sarebbe utile rimanesse estranea. Per quale
ragione dovrebbero stare fuori di questo processo? È pensabile che i
socialdemocratici tedeschi, danesi, svedesi, norvegesi e gli stessi socialisti
francesi e spagnoli possano abbandonare la loro storia e la loro cultura
politica ed ideale? Mi domando anche se questo sarebbe utile per il futuro
dell'Europa. Capisco che ai miei amici cattolici
democratici, che hanno scelto di militare nel Partito democratico, questa
prospettiva non possa appartenere; vengono da un'altra storia, da un impianto
di cultura politica diversa e distinta da quella che scaturisce dalla matrice
socialista. Credo che se per chi si rifà alla cultura socialista ci sia la necessità
e l'urgenza di ripensarsi rispetto alle sfide che il tempo presente pone, lo
stesso discorso vale anche per cattolici che hanno
scelto l'impegno politico. È arrivato anche per loro il tempo di aprire una
profonda riflessione. Nel frattempo potrebbero convergere su alcuni obiettivi
minimi. Per fare in modo che questo sia possibile, la prima cosa che si può
fare è cercare di contrastare la deriva bipartitica e mantenere la possibilità
di un pluralismo intra ed extra; la seconda è di uscire dai propri recinti e
avviare una fase di confronto tra tutti quelli che pur essendo diversamente
collocati, si rifanno alla cultura, agli ideali e alla prassi del cattolicesimo
politico e sociale. È venuto il tempo di interrogarci se c'è ancora un ruolo e
come lo s'intende giocare nell'era della fine della "questione
cattolica" e della nostalgia democristiana. Questi che viviamo sono per
tutti tempi nuovi e come tali devono essere vissuti. 13/06/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 140 del
2008-06-13 pagina 0 Bush dal Papa: "Impegno sui valori morali" di
Redazione E' durato mezz'ora il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti e
il Santo Padre. Poi i due hanno passeggiato tra gli splendidi giardini vaticani
e ascoltato due mottetti all'interno della Cappella Sistina Città del Vaticano
- E' stato un commiato tra vecchi amici quello stamane
tra Papa Benedetto XVI e il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, in
un'atmosfera familiare e rilassata, complice il bellissimo scenario dei
giardini vaticani, tra aiuole fiorite e possenti alberi secolari. Spazio anche
alle battute: quando, ad un certo punto, Bush ha chiesto quanto è grande il
Vaticano, qualcuno gli ha risposto "non quanto il Texas". Al che, lui
pronto, "ma è sicuramente più importante". Nessun raccoglimento
spirituale Chi però si aspettava una preghiera o un momento di raccoglimento
pubblico davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes, che sancisse la loro
profonda sintonia spirituale davanti alle telecamere di tutto il mondo o
addirittura una ventilata conversione di Bush al cattolicesimo, è rimasto
deluso. Benedetto XVI e il presidente statunitense hanno passeggiato, hanno
scherzato, hanno ammirato le piante della Santa Sede, ed hanno ascoltato
insieme, in modo molto "laico", i mottetti sacri
intonati dal Coro della Sistina, prima di salutarsi. Il colloquio privato Sul
colloquio privato, avvenuto nella Torre di San Giovanni, non è stato ancora distribuito alcun
comunicato. La limousine nera del presidente americano è giunta davanti alla
Torre di San Giovanni verso le 10:55 circa,scoarta da un imponente
corteo della sicurezza. Cosa insolita, in un cerimoniale tutto speciale,
Benedetto XVI ha atteso il suo ospite per qualche minuto, mentre il suo fedele
segretario, don George, gli aggiustava sorridendo la croce sul petto. "Che
onore, che onore, che onore", ha esclamato un Bush felice e emozionato,
scendendo dalla auto e stringendo la mano a Benedetto XVI, seguito dalla moglie
Laura, in completo scuro. Nel colloquio Benedetto XVI ha espresso a Buish la
propria gratitudine "per la calorosa e speciale accoglienza ricevuta negli
Stati Uniti d'America e alla Casa Bianca durante il suo viaggio nell'aprile
scorso, e per l'impegno nella difesa dei valori morali fondamentali". Al
centro dei colloqui anche i principali temi di politica internazionale, fra
questi "le relazioni fra gli Stati Uniti d'America e l'Europa, il Medio
Oriente e l'impegno per la pace nella Terra Santa, la globalizzazione, la crisi
alimentare ed il commercio internazionale, l'attuazione degli obiettivi del
millennio". Il saluto dalla torre Subito, i sue uomini sono saliti al primo
piano della Torre medioevale, dove si trova una studio. La First Lady ha invece
atteso nel salotto al pianterreno, insieme all'ambasciatrice statunitense
presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, raggiunte poi, con una ventina minuti
di ritardo, dal cardinale segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. La
conversazione a quattr'occhi è durata una trentina di minuti. Subito dopo, il
Papa ha accompagnato l'amico Bush sulla terrazza della Torre per mostrargli il
magnifico panorama su San Pietro e su Roma che da lì si gode. Giù nel salotto
poi, il tradizionale scambio di doni: Benedetto XVI ha regalato al suo ospite
una grande foto autografata ritraente sia il Papa sia il presidente Bush che la
moglie Laura, tutti e tre sorridenti e felici. L'inquilino della Casa Bianca ha
ricambiato con un'altra foto autografata da lui che lo mostrava insieme a
Ratzinger nell'atto di un saluto. Insieme hanno riso di aver avuto la stessa
idea; poi, il presidente ha consegnato a Benedetto XVI anche un album
fotografico del suo trionfale viaggio negli Usa, avvenuto dal 15 al 20 aprile
scorso. Regalo molto apprezzato. Nei giardini vaticani Dopo le foto di rito, il
Santo Padre Bush si sono incamminati a piedi nei viali vaticani fino alla
Grotta di Lourdes. Qui era stato allestito un a
salotto all'aperto, un tavolino di legno chiaro e quattro poltroncine all'ombra
di un gigantesco cedro. Qui si sono accomodati il papa, il presidente, la
moglie Laura e il card. Bertone, per ascoltare i mottetti intonati dal coro
della Sistina. Bush non ha resistito a battere il ritmo ad un brano di
Palestrina. Infine i saluti finali, cordialissimi: un arrivederci, più che un
addio, anche se nel futuro Bush non sarà più l'uomo più potente del mondo. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-06-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 140 del 2008-06-13
pagina 0 Bush incontra Papa Benedetto XVI "Impegno comune sui valori
morali" di Redazione E' durato mezz'ora il colloquio tra il presidente
degli Stati Uniti e il Santo Padre. Poi i due hanno passeggiato tra gli
splendidi giardini vaticani e ascoltato due mottetti all'interno della Cappella
Sistina Città del Vaticano - E' stato un commiato tra
vecchi amici quello stamane tra Papa Benedetto XVI e il presidente degli Stati
Uniti, George W. Bush, in un'atmosfera familiare e rilassata, complice il bellissimo
scenario dei giardini vaticani, tra aiuole fiorite e possenti alberi secolari.
Spazio anche alle battute: quando, ad un certo punto, Bush ha chiesto quanto è
grande il Vaticano, qualcuno gli ha risposto "non quanto il Texas".
Al che, lui pronto, "ma è sicuramente più importante". Nessun
raccoglimento spirituale Chi però si aspettava una preghiera o un momento di
raccoglimento pubblico davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes, che
sancisse la loro profonda sintonia spirituale davanti alle telecamere di tutto
il mondo o addirittura una ventilata conversione di Bush al cattolicesimo, è
rimasto deluso. Benedetto XVI e il presidente statunitense hanno passeggiato,
hanno scherzato, hanno ammirato le piante della Santa Sede, ed hanno ascoltato
insieme, in modo molto "laico", i mottetti sacri
intonati dal Coro della Sistina, prima di salutarsi. Il colloquio privato Sul
colloquio privato, avvenuto nella Torre di San Giovanni, non è stato ancora distribuito alcun
comunicato. La limousine nera del presidente americano è giunta davanti alla
Torre di San Giovanni verso le 10:55 circa,scoarta da un imponente
corteo della sicurezza. Cosa insolita, in un cerimoniale tutto speciale,
Benedetto XVI ha atteso il suo ospite per qualche minuto, mentre il suo fedele
segretario, don George, gli aggiustava sorridendo la croce sul petto. "Che
onore, che onore, che onore", ha esclamato un Bush felice e emozionato,
scendendo dalla auto e stringendo la mano a Benedetto XVI, seguito dalla moglie
Laura, in completo scuro. Nel colloquio Benedetto XVI ha espresso a Buish la
propria gratitudine "per la calorosa e speciale accoglienza ricevuta negli
Stati Uniti d'America e alla Casa Bianca durante il suo viaggio nell'aprile
scorso, e per l'impegno nella difesa dei valori morali fondamentali". Al
centro dei colloqui anche i principali temi di politica internazionale, fra
questi "le relazioni fra gli Stati Uniti d'America e l'Europa, il Medio
Oriente e l'impegno per la pace nella Terra Santa, la globalizzazione, la crisi
alimentare ed il commercio internazionale, l'attuazione degli obiettivi del
millennio". Il saluto dalla torre Subito, i sue uomini sono saliti al
primo piano della Torre medioevale, dove si trova una studio. La First Lady ha
invece atteso nel salotto al pianterreno, insieme all'ambasciatrice
statunitense presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, raggiunte poi, con una
ventina minuti di ritardo, dal cardinale segretario di Stato, cardinale
Tarcisio Bertone. La conversazione a quattr'occhi è durata una trentina di
minuti. Subito dopo, il Papa ha accompagnato l'amico Bush sulla terrazza della
Torre per mostrargli il magnifico panorama su San Pietro e su Roma che da lì si
gode. Giù nel salotto poi, il tradizionale scambio di doni: Benedetto XVI ha
regalato al suo ospite una grande foto autografata ritraente sia il Papa sia il
presidente Bush che la moglie Laura, tutti e tre sorridenti e felici.
L'inquilino della Casa Bianca ha ricambiato con un'altra foto autografata da
lui che lo mostrava insieme a Ratzinger nell'atto di un saluto. Insieme hanno
riso di aver avuto la stessa idea; poi, il presidente ha consegnato a Benedetto
XVI anche un album fotografico del suo trionfale viaggio negli Usa, avvenuto
dal 15 al 20 aprile scorso. Regalo molto apprezzato. Nei giardini vaticani Dopo
le foto di rito, il Santo Padre Bush si sono incamminati a piedi nei viali
vaticani fino alla Grotta di Lourdes. Qui era stato
allestito un a salotto all'aperto, un tavolino di legno chiaro e quattro
poltroncine all'ombra di un gigantesco cedro. Qui si sono accomodati il papa,
il presidente, la moglie Laura e il card. Bertone, per ascoltare i mottetti
intonati dal coro della Sistina. Bush non ha resistito a battere il ritmo ad un
brano di Palestrina. Infine i saluti finali, cordialissimi: un arrivederci, più
che un addio, anche se nel futuro Bush non sarà più l'uomo più potente del
mondo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.