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TARTICOLI DEL 8-9 FEBBRAIO
2009 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (41)
Questa destra violenta
( da "EUROPA
ON-LINE" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ignori gli appelli formali del capo dello stato, calpesti ogni concezione laica dello stato di diritto e rompa quel sacrosanto equilibrio tra i poteri su cui si regge un paese democratico. La Democrazia cristiana non si sarebbe mai permessa di avere questo comportamento (lo dico anche a qualche esponente cattolico del Pd che si è detto d?
Tre
europeisti pronti a battersi per un traguardo di civiltà
( da "EUROPA
ON-LINE" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in particolare fra laici e cattolici, è stato al centro del seminario ?De Gasperi, Rossi, Bolis. Biografie e culture dell?europeismo a confronto?, tenutosi presso la facoltà di scienze politiche della Sapienza nell?ambito del master in istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto dal prorettore della Sapienza Fulco Lanchester.
ciampi:
triste per l'uso del dolore guai ridurre il presidente a passacarte -
sebastiano messina ( da "Repubblica, La"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: fatto che si siano create delle tensioni in un rapporto storicamente delicato come quello tra lo Stato e Chiesa. Vede, io sono cattolico di religione, ma profondamente laico come cittadino. C´è la Chiesa e c´è lo Stato. La Costituzione definisce chiaramente i rapporti reciproci, e duole vedere che alcune dichiarazioni rischiano di creare problemi in questo delicatissimo rapporto.
i
laici riscoprono la loro identità "regole democratiche sovvertite" -
vera schiavazzi ( da "Repubblica, La"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E preoccupazione è stata espressa da Alfonso Di Giovine, costituzionalista e docente all´Università di Torino, per il possibile uso distorto della parola laicità e del suo stesso significato: «C´è stato perfino, da parte cattolica, chi ha sostenuto che ammettere la presenza del crocifisso nelle scuole e negli uffici fosse,
il
teo-con irriducibile: "voterò il disegno di legge dell'esecutivo"
( da "Repubblica,
La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma è un errore dividere cattolici e laici, moltissimi laici si riconoscono in quello che sosteniamo e ritengono che si tratti di un caso di eutanasia. Questa vicenda è molto più complessa di quanto possa sembrare». Non crede che già in forte bilico il Pd, anche quello piemontese, rischi di spaccarsi?
bodrato
il dubbioso: "il governo vuole solo riagganciare il papa"
( da "Repubblica,
La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cerca di riagganciare il mondo cattolico su questa vicenda». Con che sentimenti accoglie questa vicenda? «Con grande sgomento. Sento che protestano i laici non credenti, accusati di anticlericalismo. Protestano anche molti credenti, in nome del Vangelo e dell´autentico spirito di rispetto per l´uomo e di visione comunitaria e non gerarchica della Chiesa.
quel
ministro senza costituzione che segue i pruriti del momento - don paolo
farinella ( da "Repubblica, La"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: obbedienza al cardinale Camillo Ruini che ne fece un punto di forza contro lo Stato laico. Il presidente del consiglio «alienum a costitutione» pontifica in tv contro i giudici perché mettono agli arresti domiciliari gli stupratori, dimenticandosi di aggiungere che da anni egli fa leggi ad uso e consumo suo per non essere giudicato dai tribunali per reati come evasione, corruzione,
Immaginate
un uomo facoltoso che sta morendo. In tanti gli hanno voluto bene, perché
l'han... ( da "Stampa, La"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Così è stato ed è per Eluana. Laici convinti e cattolici ortodossi ingaggiano oggi sotto i nostri occhi una mortificante guerra politica, di cui la persona di Eluana è strumento. E' puro mezzo per fini che stanno altrove, fuori di lei e al di là di lei.
Il
premier e l'etica di Statoimportata da Oltretevere
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: diversamente che negli Stati integralisti, non è un asceta intransigente e impregnato della sua fede. È un uomo che gode, come è suo diritto, di tutti i benefici dello Stato laico, a cominciare dal divorzio. Lo Stato etico che viene offerto dal premier, proprio come i serial televisivi che ne hanno decretato la fortuna trent'anni fa,
<Indignato
dal premier ma è mio dovere stare dalla parte della vita>
( da "Riformista,
Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laicità nelle decisioni politico-istituzionali. Io ho un atteggiamento assolutamente laico. Nelle differenti scelte presenti nel Pd si specchiano le differenti visioni che persino la stessa scienza ci sottopone. Anzi, le posizioni differenti tra i democratici dimostrano la serietà con cui affrontiamo questioni così serie da sollevare le inquietudini di tutti i cittadini pensanti,
La
coppia Fo, Gino Strada e le sciure a San Babila sfila la <resistenza
laica> ( da "Riformista, Il"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non è stata solo questa Milano laica. Nella mattinata di ieri, all'Università Cattolica è stato organizzato un convegno dal titolo «Il caso E in Italia: Eluana, eutanasia, eversione». A parteciparvi Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, da mesi impegnata contro la sentenza della Cassazione che legittima l'interruzione di alimentazione e idratazione sulla ragazza di Lecco.
In
nome del padre ( da "Riformista, Il"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: All'Università Cattolica di Milano, il governatore lombardo Roberto Formigoni esprime il suo dissenso contro la decisione del capo dello Stato di non firmare il decreto del Governo e lancia un appello, sottoscritto da personalità cattoliche e laiche, «per salvare la vita di Eluana».
Veltroni:
il premier s'inchini sulla Carta costata milioni di vite
( da "Unita,
L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sbagliato separare le domande e gli interrogativi dei laici e dei cattolici, attenti ad alzare barriere, perché il Pd è nato per ascoltare gli uni e gli altri». Per Franceschini non c'è dubbio che Berlusconi compia «una orrenda strumentalizzazione» e che «ha ragione fino in fondo Napolitano», il problema è «sfuggire al rigurgito anticlericale».
La
doppia morale del paladino della cristianità Berlusconi e il mondo cattolico.
Insofferenza per un leader che sventola la bandiera dell'egoismo. Olivero
(Acli): la dottrina socia ( da "Unita, L'"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un parere condiviso, quello a cui dà voce il presidente delle Acli che ricorda come il richiamo delle gerarchie cattoliche al rispetto dei valori «fondanti e dirimenti» si fermi prima della decisione politica. Di questa porta la responsabilità nella sua autonomia il laicato cattolico. Difficile che deleghi.
l'unità
del pd alla prova dei cattolici franceschini: voto secondo coscienza - carmelo
lopapa ( da "Repubblica, La"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Una cattolica dallo spirito laico come Rosy Bindi ha già detto come la pensa e il suo suona come un "no" al ddl. Il luminare Ignazio Marino, senatore cattolico Pd, si spinge oltre. E promuove con Barbara Pollastrini, Mercedes Bresso, Roberto Chiamparino, intellettuali come Miriam Mafai e volti noti come Fabio Fazio,
Tutti
i perché di un affondo che svela due culture
( da "Corriere
della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Affiora qualche ammissione sulla debolezza della sinistra e della cultura laica come una delle cause di quanto sta accadendo. Ma prevale la polemica contro le «ingerenze vaticane». è un fantasma evocato a intermittenza: fra l'altro, i vescovi italiani hanno attaccato il governo di recente per la legge che permette ai medici di denunciare gli immigrati clandestini in cura da loro;
Voto
di coscienza per i cattolici pd Appoggio teodem
( da "Corriere
della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quasi a voler trasmettere al partito un senso di sicurezza: «I parlamentari cattolici conoscono da almeno 100 anni la lezione dell'autonomia delle scelte politiche e della laicità dello Stato». Tutto risolto? Naturalmente no. Gli unici ad avere le idee chiare sembrano essere i teodem, che, pur con qualche disagio per il fatto di doversi accodare a una battaglia berlusconiana,
<Scontro
tra due violenze Vincerà la più forte>
( da "Corriere
della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: altra le istanze laiche. Anche se non intenzionali, sono comunque due forme contrapposte di fede». è uno scontro ideologico, aspro, ma ancora nei termini della legalità. Perché parla di violenza? «Né una parte né l'altra dispongono di verità assoluta. Il problema si può impostare così: è bene che si sospenda la vita di questa donna?
Sacconi:
le mie scelte sono laiche Ma oggi sono un credente
( da "Corriere
della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che ha segnato la Prima Repubblica, è stata superata». Lei è credente? «Oggi sì. Ma la mia storia politica è socialista e laica. Laica è la logica in cui ci siamo mossi, e che ha unito gli interventi del laicissimo Brunetta e del cattolico Rotondi ». Venerdì è stato anche un giorno di scontro istituzionale senza precedenti, però.
Perché
l'impegno dei cristiani fa bene alla laicità dello Stato
( da "Corriere
della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: diverso rispetto a quella laicità nata per regolare le relazioni fra cattolici ed ex cattolici in Francia. Ampio spazio, invece, è riservato all'Italia di oggi e alle «cronache di una laicità difficile»: che potrebbero essere qui riprese evidenziando i punti nei quali il ragionamento del giurista si fa fine nel penetrare i rischi politici (appena più piccoli di quelli teologici)
Formigoni:
Un ateo farebbe come... ( da "Giornale.it, Il"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: governatore è convinto di portare avanti una battaglia che più laica non si può. «Nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico. La tragica fine che si prospetta non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia - si legge nell'appello a Giorgio Napolitano -. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà,
Leggendo
il bel libro di Paolo Soddu Ugo La Malfa: il ...
( da "Tempo,
Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: perché la sua trasformazione non è stata compresa né dalle forze politiche, né dalle forze sociali, compresa la borghesia». Una sinistra moderna, laica e borghese non è mai nata come forza unitaria e compatta, ha solo rivestito ruoli di lobbismo mediatico-comunicativo, fino al giornale-partito, come La Repubblica, e nient'altro.
Certo,
non sono solo queste discordanze istituzionali le ...
( da "Tempo,
Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche alla funzione equilibratrice della Democrazia cristiana e degli alleati laici, i provvedimenti integralisti non sono mai passati come tali nella legislazione civile. De Gasperi rispose picche a Pio XII; statisti cattolici di vaglia firmarono le leggi sul divorzio e l'aborto. Oggi, al contrario, sembra che la pressione tradizionalista insidi le fondamenta dello Stato laico,
Che
Guevara ( da "Tempo, Il"
del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il quale ha presentato di recente un suo ennesimo volume: "Breviario laico" tra il plauso di D'Alema e di Maroni. Si tratta di un rifacimento di un vecchio libro con lo stesso titolo di Luigi Rusca. Il quale aveva però composto il suo breviario (una frase al giorno) con frasi di autori religiosi. Invece, Mons.
LETTERA
AL COLLE: "Presidente, fermi questo insulto incivile e tragico"
( da "Giornale.it,
Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di Roberto Formigoni Un appello al presidente della Repubblica per salvare la vita a Eluana Englaro è stato lanciato da un gruppo di personalità cattoliche e laiche. Attraverso il sito internet www.appelloanapolitano.enter.it chiunque potrà dare la propria adesione all?iniziativa apponendo la propria firma che verrà presentata al capo dello Stato.
Il
Pd si ritrova ancora spaccato <Il premier? Ha vinto comunque>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i parlamentari cattolici del Pd ascolteranno la voce della Chiesa, poi decideranno, nel loro ruolo di legislatori senza indicazioni di voto, soltanto secondo la loro coscienza, rispettando il principio sacro della laicità dello Stato», dall'altro un gruppo di senatori post-Dc (Giaretta, Armato, Andria ed altri cinque) firmano una dichiarazione comune.
Il
giallo della letterascritta al premier
( da "Secolo
XIX, Il" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Spero che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno: il magistero della Chiesa è morale, ma lo Stato è laico. Ciò che dice il Vaticano deve riguardare i cattolici, ma non coloro che non lo sono. La Chiesa non ha nulla a che vedere con mia figlia, non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, però non riguarda né me, né Eluana».
pd,
da letta e fioroni sì alla legge "su vita e morte il partito non
conta" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Altri cattolici, d´altro canto, assieme ai laici voteranno contro. Ma è troppo delicato il nodo dell´alimentazione della Englaro per dare un´indicazione di partito. Il ventaglio di posizione interne ormai è evidente e il giro di telefonate di ieri ha confermato il quadro.
-
alberto custodero ( da "Repubblica, La"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: interno di uno Stato laico nel quale convivono anche i cattolici». Rivolto infine a Berlusconi che ieri ha detto che «senza una legge la fine di Eluana sarebbe una condanna a morte», il padre della donna in coma irreversibile ha risposto che, nel caso di Eluana, «la condanna a vivere senza limiti è peggio della condanna a morte».
striscioni
e fiaccole accese davanti alle finestre la marcia silenziosa dei cattolici
della carnia - roberto bianchin ( da "Repubblica, La"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lo Stato è laico», c´è scritto nei cartelli che portano appesi al collo. E anche: «I diritti continuano a disturbare». Monsignor Brollo si dice «turbato» da questa vicenda «lacerante». «Ci sono troppi clamori e schiamazzi - spiega - la tragedia che scuote il Friuli non può produrre solo sentimenti di contrapposizione da un lato e di compassione dall´
le
paure della chiesa - edmondo berselli
( da "Repubblica,
La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: con le parole di Enzo Bianchi, che «oggi ci sono più laici che chiedono il confronto con noi cattolici che cattolici che chiedono il confronto con i laici». C´è amarezza in questo finale, ed è l´amarezza di chi dice a se stesso: «Noi cristiani non possiamo non ascoltare il mondo, non ascoltare l´umanità e non rispondere loro».
benedetto
xvi e lo scettro della fede - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Persino la laicità viene misurata con il metro della volontà papale. Laicità «positiva», scandisce il pontefice, è quella di uno Stato che riconosce spazio nella sua legislazione a una fondamentale dimensione dell´essere umano: l´apertura alla Trascendenza.
Un
Vocabolario laico per una Repubblica a libertà vigilata
( da "Unita,
L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: uguale rispetto» comporta pur sempre una violazione di laicità. Questo «vocabolario laico» vuole allora fotografare dall'alto, con lo sguardo del cronista, i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici, le armi usate dai contendenti, le strategie, i caduti (quasi sempre laici), i vincenti (quasi sempre le gerarchie vaticane).
Berlusconi
se lo tolga dalla testa: al Quirinale non ci andrà mai
( da "Unita,
L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Adesso si cerca anche di dividere laici e cattolici». Un rischio che corre anche il Pd nel voto sul disegno di legge del governo? «Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti, ma anche in quelli più piccoli, esistano posizioni diverse sulle questioni etiche. Esistevano anche nell'Ulivo.
Il
dilemma del Pd: libertà di coscienza o non votare e uscire dall'aula
( da "Unita,
L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: questa situazione non solo si sancirebbe una dannosa spaccatura tra laici e cattolici, ma il governo, nel momento stesso in cui va all'attacco del Quirinale e utilizza strumentalmente il Parlamento, uscirebbe rafforzato da un voto favorevole che va ben oltre la maggioranza che lo sostiene. Per questo i vertici del Pd oggi cercheranno di capire se c'è convergenza attorno a un gesto,
Arriva
Religiolus , il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e
polemiche ( da "Unita, L'"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la fantomatica associazione di stampo cattolico, «Vera libertà», ha sferrato la sua crociata ricoprendo i manifesti del film con le scritte «ateo no». ORGOGLIO LAICO L'attacco è contro Religiolus, la doc-comedy di Larry Charles, il regista del fenomeno Borat che stavolta se la ride di gusto proprio dei fondamentalismi religiosi, siano essi cattolici,
PAOLA
DEL VECCHIO MADRID. LA CHIESA NON HA NULLA A CHE VEDERE CON QUESTA QUESTIONE.
NON MI ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il magistero della Chiesa è morale - osserva - lo Stato è laico e al suo interno ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Per cui ciò che dice la Chiesa è un loro problema, non mio». Lui, per chiedere giustizia non si è rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali.
ALMERICO
DI MEGLIO DIVERSE MANIFESTAZIONI SI SONO SVOLTE ANCHE IERI ORGANIZZATE DA FORZE
POLITICH... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: È intervenuto anche Enrico Franceschini: i cattolici del Pd voteranno «secondo coscienza e scegliendo il principio dell'autonomia delle scelte politiche»; il premier «mette a rischio tutto il lavoro finora svolto sul testamento biologico e anche per avvicinare le posizioni di laici e cattolici».
ELENA
ROMANAZZI ROMA. DI PIETRO NON HA MAI DETTO CHE VOTERà CON BERLUSCONI . FELI...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In uno stato laico, come l'hanno voluto i costituenti, i cittadini devono avere la possibilità di scegliere. Io vorrei poter dire a chi mi assiste di non accanirsi sul mio corpo». Se il ddl dovesse essere approvato crede che il presidente della Repubblica possa rinviarlo alle Camere?
DONATELLA
TROTTA SE DOVESSI PORMI NEI PANNI DEL MEDICO, RISPETTEREI LA SENTENZA DELLA
CORTE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il mondo cattolico, laico e religioso, si è diviso sulla vicenda. Qual è la sua posizione, da credente? «Mettendo da parte il piano giuridico e politico, credo che nessuno abbia rispettato il dolore presente in questa situazione, dal padre alla povera ragazza.
UNA
COMPASSIONE TANTO FORTE, INTENSA E TOTALE DA CHIAMARE A RACCOLTA TUTTO CIò CHE
RENDE L’... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: una nuova e più acuta crisi tra il fronte laico e il mondo cattolico. Niente di peggio da quel che è possibile temere. Mentre si è di fronte a una realtà del tutto evidente: la vicenda di Eluana - la grandezza di una vita che può mancare da un giorno all'altro - è infinitamente più ricca di valore di ogni affluente che, spesso immeritatamente,
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Questa destra violenta
STEFANO SEDAZZARI C?è un fattore, una cifra che colpisce nella maggioranza: la
violenza. In molte delle scelte e dei provvedimenti del governo il tratto
violento diventa l?aspetto principale, quello che di più caratterizza l?azione
del governo. È stato così fin dall?inizio della
legislatura e basta pensare ai tanti strappi compiuti in materia di giustizia o
a vicende economiche importanti (Alitalia non è stata una violenza al buon
senso e ai contribuenti italiani?). Ma in queste settimane è emersa più forte
una violenza che tocca l?umano e che ferisce ancora di più le coscienze di chi
considera sacro il gioco democratico e i diritti delle persone.
Nell?atteggiamento tenuto dall?esecutivo riguardo alla vicenda di Eluana
Englaro da una parte e nei provvedimenti che il governo ha preso in materia di
sicurezza ed emigrazione dall?altro (e chiedo scusa per aver accomunato vicende
molto diverse) emerge con forza un tratto agghiacciante: la mancanza di ogni
minimo rispetto della dignità umana e della persona. Quello che più colpisce
nei provvedimenti del governo in materia di sicurezza è che in nome della
demagogia, della propaganda e del germe della paura non ci si vergogna di
emanare norme che calpestano gli elementari diritti civili. Non è violenza contro
la persona istituire il reato di immigrazione clandestina (dov?è il reato di
quei disperati?). Non è violenza pura quella di cancellare di fatto, il diritto
alla salute di migliaia di persone immigrate che, per paura di essere
denunciate dai medici, non si faranno curare rischiando di provocare in diverse
aree del paese vere e proprie emergenze sanitarie? Dove e come partorirà una
donna immigrata che per paura di una denuncia non si farà curare dai nostri
medici? E non è violenza quella contro i medici che si troveranno di fatto in
una posizione difficilissima tra invito alla delazione e responsabilità umana e
professionale? Come si fa a invocare la «cattiveria», lo ha fatto il ministro
Maroni, contro l?immigrazione (poco importa se clandestina o no)? I ragazzi di
Nettuno sono stati abbastanza cattivi contro quell?immigrato che hanno
bruciato? Non è istigazione alla violenza un invito così esplicito, buttato lì
senza filtri, da parte di chi ha una responsabilità di governo, alla
cattiveria? Riguardo alla vicenda Englaro non mi interessa entrare ora nel
merito. Penso solo che andrebbe portato maggior rispetto alla famiglia e alla
sua volontà. E osservo solo che la stessa destra che non si preoccupa della
salute dei clandestini e invita alla cattiveria contro di loro fa le barricate
in nome della vita di Eluana. Ma voglio porre un?altra questione. Qual è il
grado di violenza di un potere esecutivo che, attraverso un decreto, vuole
imporre alla famiglia Englaro un comportamento che riguarda la sfera privata
degli affetti? E, su un altro versante, qual è il grado di violenza di un
governo che vuole scardinare il sistema istituzionale e l?equilibrio tra i
poteri dello stato annullando, attraverso un decreto,
tre sentenze emanate da diversi grado di giudizio? Credo sia necessario
interrogarsi su quello che sta avvenendo. Trovo assolutamente legittimo che le
gerarchie ecclesiastiche si esprimano (forse trovo meno giusto che suggeriscano
al potere politico l?uso di un decreto). Quello che trovo inaccettabile è che
la destra, con una spregiudicatezza senza limiti, per fare la prima della
classe agli occhi del Vaticano, ignori gli appelli formali del capo dello stato, calpesti ogni concezione laica dello stato di diritto e rompa quel sacrosanto equilibrio tra i
poteri su cui si regge un paese democratico. La Democrazia cristiana non si
sarebbe mai permessa di avere questo comportamento (lo dico anche a qualche
esponente cattolico del Pd che si è detto d?accordo con il decreto). Ma ancora
più grave a mio modo di vedere è la violenza che viene usata nei confronti dei
diritti, del dolore e degli affetti della famiglia Englaro. Assolutamente
calpestati. Sentire esponenti della maggioranza parlare di omicidio o un
ministro come Sacconi parlare di «volontà presunta» da parte di Eluana e
affermare che «nessuno starà a guardare» fa accapponare la pelle. Come si fa,
lo dice benissimo il professor Veronesi, a cancellare la morte, ad abolire il
diritto dei medici a decidere secondo scienza e coscienza, a spazzare via i
diritti delle persone, a schiacciare gli affetti di una famiglia, a mettere
governo e giustizia uno contro l?altra? Non è violenza tutto questo? So che
forse ho messo insieme cose molto diverse tra di loro ma, ripeto, c?è un tratto
che tiene insieme l?agire di questo governo sulla giustizia, sull?economia,
sulla sicurezza, sui diritti. È quel tratto inquietante che, spesso per
demagogia, propaganda o asservimento alle gerarchie, ignora le regole e
comprime i diritti, e che nasconde una cultura della violenza che ci deve preoccupare.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Tre europeisti
pronti a battersi per un traguardo di civiltà FRANCESCO GUI MASSIMO DAFANO La
costruzione di un?Europa federale come terreno d?incontro tra personalità di
diverso orientamento politico-culturale, in particolare fra laici e cattolici, è stato al centro del
seminario ?De Gasperi, Rossi, Bolis. Biografie e culture dell?europeismo a
confronto?, tenutosi presso la facoltà di scienze politiche della Sapienza
nell?ambito del master in istituzioni parlamentari europee e storia
costituzionale, diretto dal prorettore della Sapienza Fulco Lanchester.
L?occasione è stata offerta dalla presentazione dei volumi Alcide De Gasperi
federalista europeo di Daniela Preda, Un federalista giacobino: Ernesto Rossi
pioniere degli Stati Uniti d?Europa di Antonella Braga e Luciano Bolis dall?Italia
all?Europa di Cinzia Rognoni Vercelli, organizzata dal Comitato Nazionale per
le celebrazioni del centesimo anniversario della nascita di Altiero Spinelli.
Hanno discusso del tema Vincenzo Guizzi, docente di diritto dell?Unione
europea, già vice-segretario generale della camera dei deputati, Roberto
Gualtieri, storico della Sapienza e vicedirettore della Fondazione Istituto
Gramsci, Piero Graglia, docente di storia delle relazioni internazionali e
biografo di Altiero Spinelli. Le biografie presentate, edite dal Mulino,
mostrano come i tre europeisti, diversi per formazione e vicenda politica,
furono capaci, grazie anche al comune impegno nella Resistenza, di battersi
uniti per raggiungere quel ?traguardo di civiltà? ? avrebbe detto Spinelli ?
rappresentato dalla federazione europea. Esemplificativo il volume su De
Gasperi, di Daniela Preda, docente di Storia contemporanea a Genova e
presidente dell?Associazione universitaria di Studi europei. De Gasperi
«giungerà ad abbracciare un internazionalismo non confessionale cattolico? nel
quale individuava la sintesi storica di correnti ideologiche diverse, ognuna
con il suo bagaglio di elementi giuridici, sociali e spirituali atti a
promuovere l?unità e la pacifica collaborazione delle genti». Frutto di questo
percorso politico, espressione della laicità dell?azione di De Gasperi, fu la
collaborazione con il Movimento federalista europeo di Spinelli. A questo punto
entrano in gioco Ernesto Rossi e Luciano Bolis. Più noto il primo, il
federalista giacobino del titolo, al quale Antonella Braga, dell?Istituto
storico della Resistenza e della società contemporanea di Novara, dedica un
lavoro non meno appassionato di quanto era la carica polemica che Rossi metteva
nella sua azione politica; meno conosciuto al grande pubblico, ma personaggio
significativo nella storia del federalismo europeo e vero eroe della
Resistenza, Luciano Bolis. Ernesto Rossi, allievo di Luigi Einaudi, coautore
del Manifesto di Ventotene insieme a Spinelli, laico intransigente, fu tra i
fondatori del Mfe, che abbandonò dopo la cocente delusione per il fallimento
del trattato Ced (Comunità europea di difesa), il progetto forse più caro a De
Gasperi. Fondatore nel 1955 del Partito Radicale, il pur riluttante ?Esto?
sarebbe stato invitato da Spinelli a lottare assieme
ai cattolici per l?Europa federale, come dimostra una
corrispondenza del 1962 illustrata durante l?incontro. All?alleanza di tutti i
federalisti lavorò anche Luciano Bolis, attivo nella segreteria dell?Mfe sin
dal 1948 e ritratto nel lavoro di Cinzia Rognoni Vercelli. Torturato dai
fascisti durante la Resistenza, fino al punto di decidere tagliarsi la gola con
una lametta per non tradire i compagni, Bolis avrebbe dedicato l?intera vita
alla militanza federalista. Nell?occasione è stata resa nota la volontà di Mino
Vianello, ordinario di Sociologia economica presso la Sapienza, di donare al
Centro di studi storici sul federalismo e l?unificazione europea Mario
Albertini di Pavia, diretto da Cinzia Rognoni Vercelli, la bozza della prima
edizione de Il mio granello di sabbia, opera autobiografica di Luciano Bolis,
regalategli dall?autore pochi giorni prima di morire. Nella prospettiva delle
elezioni europee e nella evidente consapevolezza del dovere, per il nostro
Paese, di svolgere un ruolo trainante all?interno dell?Unione, la riflessione
storica sui tre federalisti, divisi per formazione, ma uniti dall?impegno per
la democrazia federale europea, assume una valenza di indiscutibile attualità.
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Interni Poteri
di grazia Garanzia L´ex capo dello Stato ricorda che la firma di un decreto
"deve essere meditata, non è un atto dovuto". Timori sui rapporti
Stato-Chiesa Ciampi: triste per l´uso del dolore guai ridurre il Presidente a
passacarte Ebbi un contenzioso con Castelli. Andai alla Consulta e la mia tesi
prevalse. Eppure alcuni mi avevano dissuaso Tra Palazzo Chigi e Colle rapporti
delicati. Napolitano è una garanzia per il Paese, non lo si indebolisca
SEBASTIANO MESSINA ROMA - Tristezza e amarezza. Usa queste due parole, Carlo
Azeglio Ciampi, per spiegare quello che prova nel momento in cui il conflitto
tra Quirinale e Palazzo Chigi diventa incandescende. Lui che riuscì a
«coabitare» per cinque anni con il presidente del Consiglio Berlusconi, forse è
l´uomo che si rende conto meglio di chiunque altro di quanto sia pesante per un
Capo dello Stato prendere una decisione in solitudine, contro l´opinione del
governo in carica. Cosa ha provato vedendo in tv il presidente del Consiglio
che apriva così duramente un conflitto con il Capo dello Stato? «Ho provato un
senso di grande tristezza. E di amarezza. Perché mi rattrista molto vedere che
un caso umano così doloroso diventi occasione per cercare di attaccare il Capo
dello Stato. E´ davvero inopportuno, e mi amareggia innanzitutto come
cittadino, che si prenda spunto da una vicenda drammatica per cercare di
affievolire i poteri del Presidente. Sono stato al
Colle per sette anni e conosco bene la delicatezza dei rapporti tra il
Quirinale e Palazzo Chigi. Ma non si cerchi di indebolire il Presidente. Lui è
una garanzia per il Paese. Questo è la prima ragione della mia tristezza. Ce
n´è anche un´altra, purtroppo». Quale, presidente? «Il fatto
che si siano create delle tensioni in un rapporto storicamente delicato come quello
tra lo Stato e Chiesa. Vede, io sono cattolico di religione, ma profondamente
laico come cittadino. C´è la Chiesa e c´è lo Stato. La Costituzione definisce
chiaramente i rapporti reciproci, e duole vedere che alcune dichiarazioni
rischiano di creare problemi in questo delicatissimo rapporto. Ed è un
fatto grave, perché proprio quest´anno ricorrono gli ottant´anni dai Patti
Lateranensi: dovremmo ricordarci tutti che Stato e Chiesa devono collaborare
sempre con reciproco rispetto». Nei suoi sette anni al Quirinale, qualcuno le
ha mai detto che lei non aveva diritto di sindacare il contenuto dei decreti
legge? «Mai. Ho avuto, certo, alcuni momenti non facili con i presidenti del
Consiglio con cui mi sono trovato a collaborare. Ma la Costituzione dice chiaramente
che il Capo dello Stato emana i decreti legge, cioè li firma. Ebbene, questa
firma non è affatto un atto dovuto. Il presidente della Repubblica deve essere
convinto della necessità del provvedimento. Non può essere ridotto a uno
spolverino, a un passacarte del governo. La sua firma deve essere un atto
convinto, meditato. Non è affatto un visto. Rientra pienamente nei poteri che
gli assegna la Costituzione». A proposito di firme. Lei aprì un conflitto tra
poteri dello Stato, davanti alla Corte Costituzionale, per chiarire chi fosse
il vero titolare del potere di grazia. Il Guardasigilli, all´epoca il leghista
Castelli, sosteneneva che senza la sua controfirma il Presidente non poteva
graziare nessuno. «Sì, io mi trovai di fronte a una tesi secondo la quale il
presidente poteva esercitare il potere di grazia solo su proposta del
Guardasigilli. Anche la prassi di tanti anni, devo dire, andava in questa
direzione. Ma io presentai ricorso alla Corte Costituzionale perché si
chiarisse che quello era un potere del Presidente, un atto di sua esclusiva
responsabilità. Lo feci anche se alcuni dei miei consiglieri mi avevano
avvertito che era un rischio, perché la Corte avrebbe potuto anche darmi torto.
Invece mi diede ragione. E questo punto è stato
finalmente chiarito». Già, i giudici costituzionali stabilirono che quella del
Guardasigilli era una controfirma dovuta. Non potrebbe oggi Berlusconi usare lo
stesso ragionamento per sostenere che il potere di emettere un decreto legge
spetta solo al governo, e che la firma del Presidente è un atto dovuto? «Non
credo proprio che i due casi siano sullo stesso piano. Quello di emanare un
decreto legge non è un potere formale, un visto: è un potere sostanziale. Uno
dei poteri che fanno del Presidente della Repubblica il garante della
Costituzione».
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Torino
All´incontro del Centro Calamandrei Zagrebelski, Salvadori, Onida e Rodotà I
laici riscoprono la loro identità "Regole democratiche sovvertite"
VERA SCHIAVAZZI (segue dalla prima di cronaca) Abituati a battaglie non sempre
facili da far comprendere a tutti e da sostenere � come quella contro il
crocifisso negli edifici pubblici � i laici dello "zoccolo duro"
torinese, e con loro molti ebrei e valdesi, ricchissimi di tradizioni ma
tenacemente minoritari, ieri parevano quasi stupiti, si immagina piacevolmente,
dall´ondata di sostegno e di attenzione che la tragica vicenda di Eluana ha
sollevato intorno a loro. Gustavo Zagrebelski � che in marzo riceverà proprio
dal Calamandrei e dalla Consulta per la laicità il premio �Laico dell´anno´
nell´aula magna del Rettorato � ha condotto il suo intervento lungo il filo
delle encicliche papali, per giungere a dimostrare la potenzialità sovversiva
di chi dichiara i propri principi assoluti "non conciliabili" con le
norme condivise, a cominciare proprio dalla Costituzione. Massimo Salvadori �
che per il Calamandrei presiede il comitato scientifico � ha ricordato le
ragioni della laicità a partire dal Risorgimento, la battaglia dei laici
durante il regime fascista e l´annosa questione della "debolezza"
della politica di fronte ai grandi temi etici. Anche uno tra i più illustri
ospiti non torinesi del convegno, il costituzionalista Valerio Onida � che
venerdì aveva dovuto dedicare la giornata a smentite ogni coinvolgimento nella
preparazione del decreto del governo � non ha voluto sottrarsi all´attualità:
«Ciò che sta accadendo determina un vulnus, una grave ferita nei rapporti
istituzionali � ha detto � Non c´erano motivi per una risposta tanto
�aggressiva´ come quella che è stata data col decreto d´urgenza sul caso
Englaro». Una vera e propria "sovversione" delle regole democratiche
è stata paventata anche da Stefano Rodotà, che nel suo intervento ha insistito
da un lato sull´uso improprio dell´obiezione di coscienza, che qualcuno
vorrebbe estendere perfino a quei magistrati che devono applicare le leggi,
dall´altro sui �nuovi diritti´ che si affermano come urgenti nella società
contemporanea: fecondazione assistita, riconoscimento per le coppie di fatto,
testamento biologico. E preoccupazione è stata espressa da
Alfonso Di Giovine, costituzionalista e docente all´Università di Torino, per
il possibile uso distorto della parola laicità e del suo stesso significato:
«C´è stato perfino, da parte cattolica, chi ha sostenuto che ammettere la
presenza del crocifisso nelle scuole e negli uffici fosse, appunto, una
dimostrazione di laicità. Tutto si può fare, compreso decidere di difendere i
valori religiosi o perfino culturali che quel simbolo rappresenta, ma non
svuotare e ribaltare i concetti». Prossimo appuntamento il 17 febbraio
all´Unione culturale: spettacoli e letture dedicati a Giordano Bruno.
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Torino
Il deputato pd: "Non metto in un angolo le mie convinzioni" Il
teo-con irriducibile: "Voterò il disegno di legge dell´esecutivo" è un
errore dividere cattolici e laici, questa è una
vicenda più complessa di quanto possa sembrare Onorevole Marco Calgaro, lei
firma un comunicato con Bobba, Binetti, Baio in difesa del disegno di legge di
Berlusconi. Non le sembra di essere dalla parte sbagliata? «No, penso che sia stato fatto un errore importante a monte. Tutti siamo
consapevoli che sul testamento biologico nel nostro partito c´è un´opinione
prevalente, ma il tema è un altro e cioè se questo partito deve diventare
ideologico, oppure se possono coesistere due posizioni che hanno pari dignità.
Io credo in questa seconda idea». Nel giorno dello scontro con il Quirinale
anche lei era a Lourdes con Paola Binetti? «No, c´era un pellegrinaggio
organizzato dal cappellano della Camera ma io avevo degli impegni e non sono
andato». Nel Pd sono in molti, anche cattolici, che
sostengono che in questo modo state partecipando alla realizzazione di un
disegno politico di Berlusconi. Non ha dubbi sul fatto che possano avere
ragione? «Il rischio senza dubbio c´è, ma ritengo che ad alimentare questo
rischio sia il Pd, non riconoscendo che ci siano posizioni diverse. Sono
fortemente polemico con questo governo, non ho nulla a che spartire con
Berlusconi. Sullo scontro istituzionale del decreto legge non entro nel merito,
lo lascio fare ai costituzionalisti. Dico però che se c´è un disegno di legge
io voto a favore. E credo che saremo in tanti». Lei è un parlamentare del Pd,
non dovrebbe essere questo ruolo a prevalere rispetto alle sue convinzioni
personali? «Come posso essere coerente con me stesso, quando sono convinto che
in questo modo stanno facendo morire di fame e di sete Eluana Englaro? Questa è
la mia convinzione, come posso metterla in un angolo? Ma è
un errore dividere cattolici e laici, moltissimi laici si riconoscono in quello che
sosteniamo e ritengono che si tratti di un caso di eutanasia. Questa vicenda è
molto più complessa di quanto possa sembrare». Non crede che già in forte
bilico il Pd, anche quello piemontese, rischi di spaccarsi? «Non è questo
che vogliamo noi e l´unico modo per farlo è riconoscere che su questi temi ci
siano posizioni diverse e libertà di espressione». Sul testamento biologico il
partito dovrà decidere, non crede? «E anche su questo dichiareremo che c´è una
posizione prevalente ma che deve esserci libertà d´opinione». Non vi sentite
come chi prende strade spericolate pur di difendere la riserva indiana dei cattolici? «Se avessi intenzione di difendere la riserva
indiana uscirei immediatamente dal partito. Non condivido nulla della politica
di Berlusconi, né mi piace l´Udc come si muove al sud. Mi sento invece molto
bene nel Pd, perché mai dovrei sentirmi forzato ad andarmene?». (s. str.)
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Torino
Il teologo: "Tanti i credenti contrari in nome del Vangelo" Bodrato
il dubbioso: "Il governo vuole solo riagganciare il Papa" A
differenza di Tettamanzi, la posizione di Poletto è forzatamente allineata con
quella vaticana Professor Aldo Bodrato, lei è un teologo ed è cattolico. Cosa
pensa di politici cattolici che annunciano di voler votare
a favore del disegno di legge di Berlusconi? «Io credo che debbano riflettere.
Questi parlamentari hanno responsabilità politiche. Io penso che debbano
interrogarsi se è il caso di favorire una linea che tende ad esautorare la
magistratura e il presidente della Repubblica. Non possono non sapere che il
disegno del presidente del Consiglio non è affatto umanitario, ma politico.
Poiché il premier è in conflitto con la Chiesa sul pacchetto sicurezza e la
possibilità per i medici di denunciare degli stranieri clandestini, cerca di riagganciare il mondo cattolico su questa vicenda». Con
che sentimenti accoglie questa vicenda? «Con grande sgomento. Sento che
protestano i laici non credenti, accusati di anticlericalismo. Protestano anche
molti credenti, in nome del Vangelo e dell´autentico spirito di rispetto per
l´uomo e di visione comunitaria e non gerarchica della Chiesa. Protesta
anche larga parte dei cattolici, laici e preti,
costretti al silenzio da un autoritarismo ecclesiastico anti-conciliare, e da
un laicismo ideologico che preferisce ignorarne
l´esistenza, perché li ritiene �ridicolo residuo´ di un sentire religioso
ormai superato. Forse si pensa che il mondo cattolico sia tutto schierato, ma
non è così». Cosa pensa della posizione dell´arcivescovo Poletto? «Mi sembra
che la posizione di Poletto sia forzatamente allineata con quella ufficiale
vaticana. Io credo che la posizione della Chiesa italiana non rispecchi quella
della Chiesa del mondo e che la Chiesa dei vertici non rappresenti quella della
base. Io sono molto più favorevole a quanto ha detto il cardinale di Milano
Tettamanzi, su una vicenda così dolorosa come questa penso siano necessari
silenzio e preghiera». Come cattolico ha accettato di commentare questo momento
su giornali laici come il nostro, perché l´ha ritenuto importante? «Perché io
sono dell´idea che si debba "gridare dai tetti e non costruire il tetto da
cui gridare", come dice il Vangelo. Il dibattito avviene su questi
giornali e se si vuole poter dare spazio alle proprie posizioni bisogna farlo
in questo modo. Pietà sembra morta per la Chiesa e per lo Stato, purché Chiesa
e Stato possano mettere il loro "imprimatur" sul morire di ciascuno,
proprio come a suo tempo hanno tentato di fare per la nascita. Penso che la Chiesa
debba sdrammatizzare il momento della morte annunciando il messaggio evangelico
della Resurrezione, lasciando alla medicina e ai familiari il ruolo di
assistere e accompagnare chi muore». (s.str.)
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Genova
Quel ministro senza costituzione che segue i pruriti del momento DON PAOLO
FARINELLA L a cronaca abbonda di notizie su adolescenti che sempre più
numerosi, per sopravvivere alla noia di esistere, si abbandonano a
comportamenti efferati: estorsione, stupri, fuoco a barboni. Si resta allibiti
di fronte alla risposte candide di questi eroi del nuovo millennio: «Volevamo
divertirci». Le famiglie di colpo scoprono che i loro figli sono estranei nella
loro casa e figli si ergono davanti ai genitori con un potere che li esalta
perché sono ripresi dalla tv, i giornali ne parlano e i coetanei li considerano
«forti». Sono diventati famosi!. Di fronte a questa tragedia che suona la
campana a morto sulla nostra declamata civiltà occidentale e cristiana,
assistiamo intontiti alle lezioni di morale da cattedre improvvisate da cui
pontificano adulti e figure che per il loro ufficio dovrebbero essere un
modello ineccepibile di vita e di legalità. Una regola antropologica, scritta
nella logica e nella natura, dice: quando un adolescente delinque o mette in
atto comportamenti deviati, è il segno evidente che il mondo degli adulti è
marcio e senza ritorno. Non esistono infatti bambini o adolescenti cattivi
perché ancora non sono cresciuti abbastanza per essere adulti; esistono invece
bambini e adolescenti che sono prede di un mondo di adulti che come li genera
così li distrugge. Solo gli adulti sono i responsabili e i mandanti dei
comportamenti deviati dei propri figli. Il 4 febbraio 2009 il ministro Andrea
Ronchi di An è venuto a Genova per pretendere dall´amministrazione comunale il
referendum sulla moschea. Il ministro di una repubblica costituzionale non sa
che i diritti sanciti in Carte universali non possono essere soggetti al
prurito del momento. Egli è lo stesso ministro che nel 2004 incitò il popolo
italiano a disertare il referendum sulla Legge 40 sulla procreazione assistita,
in obbedienza al cardinale Camillo Ruini che ne fece un
punto di forza contro lo Stato laico. Il presidente del consiglio «alienum a
costitutione» pontifica in tv contro i giudici perché mettono agli arresti
domiciliari gli stupratori, dimenticandosi di aggiungere che da anni egli fa
leggi ad uso e consumo suo per non essere giudicato dai tribunali per reati
come evasione, corruzione, traffico di valuta e altre cosette. Egli ha
fatto eleggere nelle liste del suo partito persone sotto giudizio, condannate
in 1°, 2° e 3° grado e che ora siedono nel parlamento come nobili padri della
Patria. Ha licenziato leggi contro il falso il bilancio a favore degli
amministratori ladri e ha anche messo il segreto di stato
sulla sua villa in Sardegna per non farvi entrare i carabinieri a constatare i
reati contro l´ambiente. In tribunale si fa difendere da avvocati che fa pagare
ai cittadini perché eletti al parlamento. In questo momento, sul caso Eluana,
non esita a scaricare ogni responsabilità sul presidente della Repubblica per
non scontentare la gerarchia cattolica e il Vaticano per trarne un vantaggio di
potere. Il papa rimuove la scomunica ad un vescovo antisemita per cultura,
formazione e scelta e poi si meraviglia che i giovani sono razzisti e xenofobi
per la perdita dei valori cristiani. Questi sono alcuni esempi pubblici di
macroscopiche contraddizioni che stanno sotto gli occhi di tutti, ma che
nessuno vede perché forse al loro posto si farebbe lo stesso e, in segreto,
senza forse, li si invidia perché sono furbi e perché scampano sempre. Lo
stesso vale per ogni genitore o educatore: o alla indignazione corrisponde la
propria coerenza e dirittura morale o non abbiamo il diritto di puntare il dito
accusatore sui giovani adolescenti che sono le vittime della nostra illegalità
e della nostra immoralità di adulti che profondiamo a piene mani. Per ciascuno
di noi e per tutti dovrebbero valere i due principi evangelici sempre validi:
Perché guardi la pagliuzza che è nell´occhio dell´altro e non vedi la trave che
è nel tuo? (cf Mt 7,3) e Guai a voi, ipocriti, che assomigliate ai sepolcri
imbiancati: all´esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e
di ogni marciume (cf Mt 23,27). Non ci resta che piangere su noi stessi e
magari rinsavire, tornando ad essere uomini e donne giusti che insegnano con
l´esemplarità disinteressata dello loro vita di cui le parole possono essere
solo il colore e il simbolo
( da "Stampa, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Immaginate un uomo facoltoso
che sta morendo. In tanti gli hanno voluto bene, perché l'hanno conosciuto in
vita e ne hanno apprezzato le qualità umane. Qualcuno prega, qualcuno riflette,
qualcuno piange, tutti sentono dentro di sé pietà e timore: pietà per chi li
sta lasciando, timore di fronte al mistero della morte, l'unica cosa che -
purtroppo - accomuna tutti. In un'altra stanza, però, mentre lui lentamente si
avvia verso la fine, i familiari più stretti cominciano ad accapigliarsi per
l'eredità. Volano parole grosse, si sentono insulti, minacce, recriminazioni,
accuse reciproche. I parenti stretti litigano, gli amici ammutoliscono. Così è stato ed è per Eluana. Laici convinti e cattolici
ortodossi ingaggiano oggi sotto i nostri occhi una mortificante guerra
politica, di cui la persona di Eluana è strumento. E' puro mezzo per fini che
stanno altrove, fuori di lei e al di là di lei. Una guerra i cui
ingredienti essenziali sono due certezze uguali e contrarie: la Chiesa e i suoi
sostenitori più fanatici sono certi che togliendo l'alimentazione ad Eluana si
stia uccidendo una persona, il mondo laico è certo che così non si fa altro che
rispettare la sua volontà. Gli uni dicono che Eluana morirà fra atroci
sofferenze, gli altri si proclamano certi che Eluana abbia perso la facoltà di
provare dolore. Gli uni poggiano le loro certezze su dichiarazioni di amici e
di neuroscienziati, gli altri su dichiarazioni diametralmente opposte di altri
amici e altri neuroscienziati. Così quella che era e resta una persona viene
trasformata in un simbolo, pretesto e occasione per dare libero sfogo alle
convinzioni di ognuno. Questo spettacolo è triste e grottesco. Ma è anche
indebito. A dispetto delle apparenze, i due popoli che si affrontano armati
delle loro certezze sono solo due dannose minoranze. La maggioranza delle
persone, su vicende come quella della povera Eluana, non ha certezze ma solo
dubbi. Nessuno di noi sa che cosa si prova in uno stato
vegetativo persistente, né se si provi qualcosa, né chi lo provi. Che cosa
davvero significhi soffrire senza essere cosciente, o provare dolore senza
pensare, ricordare, comunicare. Nessuno può sapere che cosa abbia sentito
Eluana negli ultimi 17 anni, e se l'agonia pilotata di questi giorni sia una
liberazione o l'ennesima e definitiva violenza sul suo corpo. Nessuno può
sapere con certezza quale fosse la vera volontà di Eluana quando ha avuto
l'incidente, e tanto meno quale sarebbe la sua volontà oggi, ammesso che possa
ancora averne una. Per questo la maggior parte delle persone, anche quando ha delle
opinioni, si rende conto che si tratta - appunto - soltanto di opinioni, che
non può esistere, in casi come questo, una verità unica e incontrovertibile.
Non così gli esponenti delle due chiese che in questi giorni si affrontano sui
giornali e sulle tv. Nonostante non esista alcuna certezza, quasi tutti parlano
come se sapessero, senza l'umiltà e quel senso dell'umana finitudine che alla
laicissima eppur religiosa Natalia Ginzburg faceva dire, in una poesia dedicata
a Dio: «Non possiamo saperlo». Non possiamo sapere se Dio «è piccolo come un
granello di sabbia», se «ha gli occhiali neri e due volpini al guinzaglio» o se
invece «muore di fame, e ha freddo, e trema di febbre». Così come non possiamo
sapere se per Eluana sia meglio vivere o morire. Se c'è una cosa che faremmo
bene a imparare dal caso Englaro è che su questioni che toccano in profondità
la coscienza e la sensibilità di ciascuno, la politica dovrebbe fare un passo
indietro. Un passo indietro deciso e radicale. Una sorta di gesto di rispetto,
come quando ci si toglie il cappello in chiesa o davanti a un morto. Mi ha
fatto pena (e rabbia) il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, messa
da Berlusconi di fronte all'aut aut: obbedire alla propria coscienza (non
votando il decreto salva-Eluana) oppure dimettersi da ministro. E mi risultano
ancora meno comprensibili le convulsioni del Pd sui cosiddetti temi etici, come
se un partito dovesse e potesse avere una linea anche su questioni che
attengono alla coscienza individuale. Quando si parla di aborto, fecondazione
assistita, testamento biologico, eutanasia, qualsiasi legge non potrà non
urtare la sensibilità e le convinzioni profonde di una parte cospicua del
Paese, spaccare i partiti, dividere persone che su tutto il resto sembrano
andare d'accordo. Fare leggi sui temi etici è forse indispensabile, ma pensare
che possa sempre esistere una legge giusta, valida per tutti, è solo
un'illusione, come l'esempio dell'aborto illustra nel modo più chiaro: definire
l'aborto un infanticidio è ovviamente inaccettabile per chi considera il feto
soltanto un insieme di cellule, ma renderlo legittimo è inaccettabile per chi
pensa che il feto sia già una persona, portatrice di sensibilità e diritti. Da
dilemmi come questi, purtroppo, non si esce mai con una legge giusta, ma solo
con una legge rispettosa, che cioè rispecchi il più fedelmente possibile la
sensibilità prevalente in una certa società e in un certo tempo, e
possibilmente non umili la sensibilità di chi pensa controcorrente. Per questo
è essenziale depoliticizzare il dibattito pubblico. Se sai che non può esistere
la soluzione giusta, se sai che il tuo punto di vista non è l'unico possibile,
se sai che la risposta alla maggior parte delle tue domande è «non possiamo
saperlo», diventa naturale abbandonare il linguaggio della certezza e dello
scontro, e passare al più civile registro del dubbio. Non cercare di imporre le
certezze della maggioranza parlamentare, ma cercare di ascoltare i dubbi della
minoranza. Anche perché, non appena si parla di temi come questi, i concetti di
maggioranza e minoranza diventano assai fluidi: il governo potrebbe avere i
numeri per imporre una legge in Parlamento, ma un referendum potrebbe
riservargli un'amara sorpresa.
( da "Secolo XIX, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Il premier e l'etica
di Statoimportata da Oltretevere Maurizio Ferraris "Udite le voci dei
sacerdoti, seguitene i consigli predicati dal pergamo e suggeriti nei
confessionali". Duecento e dieci anni fa esatti, i proclami di Re
Ferdinando I di Borbone, alla vigilia della rivoluzione napoletana, avevano il
pregio di essere chiari. Il re temeva, a ragione, per il suo trono traballante,
e doveva appoggiarsi ad altri, cercare il sostegno del Papa e degli inglesi,
dando inizio alla lunga e sanguinosa agonia del Regno di Napoli, piena di
patrioti impiccati da lazzari guidati dai cardinali, preti e frati. Ma cosa
teme, con una maggioranza schiacciante, il premier? Cosa lo autorizza a tanta
insofferenza nei confronti del Capo del suo Stato e a tanta arrendevolezza nei
confronti del Capo di un altro Stato, nel rito pagano che si consuma intorno al
corpo di Eluana Englaro? Visto che invocare il diritto, la pietà umana, e la
carità cristiana, appare a questo punto fuori luogo, resta la domanda del
perché il premier avverta la necessità di questo ennesimo atto di
sottomissione. Fosse stato un democristiano o un
comunista, ci fosse ancora la guerra fredda, si sarebbe forse potuto spiegare
la sudditanza, senza giustificarla. Ma il muro è caduto vent'anni fa, il
premier è leader del Popolo delle libertà, eppure si impegna a una
trasformazione istituzionale in un senso diametralmente opposto ai princìpi del
liberalismo. Perché quello che i suoi strappi ci vogliono consegnare è uno
Stato integralista. Asserire che può farlo perché ha la maggioranza in questo
caso non vale, giacché dubito che i suoi elettori volessero uno Stato
integralista, ed è caratteristico che il premier, in questa circostanza, non
ritenga opportuno citare i risultati dei sondaggi a lui tanto cari. Coloro che,
qualche mese fa, lo hanno votato l'hanno fatto, come sempre avviene, per motivi
diversi, ma riconoscibili, e alla fine coerenti. Molti perché delusi dalla
sinistra che aveva potuto accogliere nelle sue file figure come Clemente
Mastella. Qualcuno sperando negli sgravi fiscali. Qualcun altro perché convinto
che gli appelli alla religione fossero pura facciata, in considerazione del
comportamento del tutto laico, nella vita privata, dei leader della coalizione.
E magari c'è stato persino chi aveva paura del
totalitarismo e del comunismo, in pieno 2008. Tutte queste categorie sono state
deluse: Mastella verrà forse ricandidato, questa volta nelle file del Pdl, la
pressione fiscale è aumentata, il premier con il Vaticano fa sul serio, e, per
quanto riguarda il totalitarismo, il presidente, specialista in ossimori, sta
proponendo uno Stato etico guidato da un leader liberista. Le contraddizioni,
qui, sono due, ed entrambe gravissime. La prima riguarda il liberismo: il
premier lo ha completamente rinnegato in economia, e ha avviato una economia
assistita in cui sono premiati i settori e gli imprenditori a lui più vicini, e
magari puniti i concorrenti televisivi. Ovvio, in tempi di crisi, il liberismo
non va (e forse conveniva pensarci prima di votare un cartello liberista, ma
pazienza). Scaduto il tempo del liberismo in economia, restava, al leader del
Popolo delle libertà, la carta del libertario in politica. Ma qui, da una
parte, ha colpito i magistrati, mirando così a ridurre la separazione tra i
poteri, e dall'altra ha subito senza fiatare i diktat del Vaticano. Visto che
poi il Vaticano sta attraversando una fase di restaurazione radicale, il
risultato è molto semplice: non si riesce a capire di quali libertà (oltre alle
sue personali) parli il leader del Popolo delle libertà. La seconda
contraddizione riguarda lo Stato etico, lo Stato totalitario, che sostituisce
al principio liberale del rispetto dei diritti dei cittadini l'applicazione di
norme morali trascendenti, siano esse una religione, come negli Stati
integralisti, o una fede politica, come nel comunismo e nel fascismo. Ma qui il
problema è che il premier, diversamente che negli Stati
integralisti, non è un asceta intransigente e impregnato della sua fede. È un
uomo che gode, come è suo diritto, di tutti i benefici dello Stato laico, a
cominciare dal divorzio. Lo Stato etico che viene offerto dal premier, proprio
come i serial televisivi che ne hanno decretato la fortuna trent'anni fa,
è di importazione. Viene da Oltretevere. E se «etico» significa anzitutto il
frutto di un convincimento interiore, che si riflette in ogni ambito della vita
di una persona, come dobbiamo considerare questa etica eterodiretta? E come
chiameremo lo Stato che ne consegue? Forse «Stato parenetico», cioè, spiega il
vocabolario: «che fornisce precetti o anche soltanto esortazioni», che si
abbattono non sui forti, ma sui deboli e debolissimi, e ora persino su un corpo
senza coscienza da diciassette anni. Il che è davvero poco etico. Perché in
effetti a Berlusconi i muscoli non sono mai mancati, quando si è trattato di
picchiare chi forte non è. «Non cedere alla piazza»è stato
un motto di questo governo. I cedimenti avvengono altrove, nei sacri palazzi,
dove il premier si inchina alle richieste di uno Stato straniero, per
rispondere alle richieste non dei lavoratori e degli studenti italiani, ma di
uno degli ultimi sovrani assoluti rimasti sulla faccia della terra. Di nuovo: è
questo il partito delle libertà? La definizione appare ironica, il nome
abusivo. Nel giugno 1952 (ricorda Stefano Rodotà in un libro importante da
leggere in questi tempi bui, Perché Laico, Laterza 2009) un uomo per il quale
la fede e la moralità pubblica e privata nascevano da autentici e vissuti
convincimenti etici, Alcide de Gasperi, di fronte al rifiuto di una udienza
privata dal Papa dopo l'opposizione a una lista comune tra democristiani,
missini e monarchici che il Papa sosteneva per Roma, aveva scritto: «Come
cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla; come
presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che
rappresento e di cui non mi posso spogliare, anche nei rapporti privati,
m'impone di esprimere stupore per un rifiuto così eccezionale e di provocare
dalla Segreteria di Stato un chiarimento». Cinquantasette anni dopo un
tutt'altro uomo, sollecitato sul caso di Eluana Englaro, ha prontamente
comunicato alla Segreteria di Stato vaticana: «Sto facendo di tutto».
08/02/2009 dalla prima pagina Pacatamente vorrei notare che non risulta una
chiara e forte ideologia, etica e morale, in possesso del governo, che se ne
sta fornendo giorno per giorno attingendo all'offerta del mercato; al momento
si serve di quelle, forti, della dottrina cattolica, non saprei se perché
costino poco, siano più attraenti, o più utili. Se il sodalizio durerà, ci sarà
un fornitore privato di ideologia per un nuovo modello di Stato. Che non sarà
neppure allora una dittatura totalitaria perché non riuscirà mai a possederne
spirito, forza e grandezza necessarie; tanto per cominciare un dittatore,
individuale o collettivo, possiede vaste e profonde visioni rivoluzionarie, e
di menti così elevate ne siamo al momento sprovvisti. Se dovesse mai
assomigliare a qualcosa, potrebbe ricordare il sistema franchista spagnolo.
Francisco Franco era sprovvisto di una degna ideologia e il caudillo non aveva
intenzione di fare alcuna rivoluzione. L'unica idea che vitalizzava il suo
colpo di Stato consisteva nella ferma alleanza tra la Chiesa e l'aristocrazia
spagnole, al fine di governare un Paese e un popolo con le regole e i principi
andati distrutti con la rivoluzione francese, disgrazia accaduta un secolo e
mezzo prima. L'aristocrazia spagnola era l'arretrata congerie di proprietari
terrieri e proto industriali, così poco adatta anche alla prosperità di se
stessa che negli anni Sessanta la Chiesa spagnola dovette fornire al governo i
tecnocrati dell'Opus Dei per indirizzare i processi economici a una qualche
pallida forma di "desarrollo". La cosa durò quarant'anni, e a parte
l'antipatico nazionalismo anti autonomista, tutto quello che il sistema
pretendeva era la rinuncia alla proprietà individuale della coscienza, e a
certe libertà intellettuali e morali. Bastava stare fermi, che nulla si
muovesse da dare l'impressione di qualche genere di velleità; un costo tutto
sommato limitato. Perché no, dunque? L'esercizio delle libertà intellettuali,
la responsabilità di una coscienza individuale sono cose molto faticose da
esercitare, e non danno alcun risultato pratico allettante; non placano le
ansie, non satollano gli stomaci. Meno che mai in tempo di crisi economica.
Abbiamo la Chiesa e abbiamo l'aristocrazia. Non quella arretrata spagnola del
tempo della guerra civile, ma adatta alla contemporaneità; citerò le pacate
parole del cantautore Fabrizio De André che la elenca così nella "Domenica
delle salme": le troie di regime, i trafficanti di saponette, le regine
del tua culpa, il ministro dei temporali, gli addetti alla nostalgia. Mi pare
per altro appropriato definire ieri l'altro "il venerdì delle salme";
come per la domenica, il giorno dopo "c'erano i segni di una pace
terrificante". Mi è familiare solo un numero ristretto di persone e so di
non conoscere il popolo né la maggioranza degli italiani, ma oso azzardare che
starsene in pace, anche se atterriti, è quanto pretendono i più. E la cosa non
mi scandalizza affatto, perché dovrebbe? Mi infastidiscono assai di più gli
indignati, se è per questo. Ieri ho trattato malissimo una brava persona che mi
ha telefonato per annunciarmi che "questo è troppo". Ah, sì, è
troppo? Allora se è troppo cosa farai? Quando lo sciacquone è troppo pieno
riversa acqua, quando hai troppo freddo ti gelano le mani, quando c'è troppo
vento crollano gli alberi. Tu cosa farai accadere, ora che la misura è colma?
Non lo sa, non ha idea di cosa fare, sa solo esprimere la sua "vibrante
protesta", sempre citando le pacate parole di De André. Ci furono spagnoli
durante il franchismo che fecero buon uso di quegli anni. I padri che non erano
riusciti a impedire l'avvento della Falange dedicarono il tempo del loro apparente
immobilismo per crescere ed educare una generazione di figli che avrebbe reso
giustizia della sconfitta dei padri, e costruito la Spagna così come oggi la
conosciamo. Chi tra le libere coscienze ha voglia di fare qualcosa di utile,
avrà tutto il tempo necessario, decenni, per applicarsi con necessaria costanza
a fare qualcosa di altrettanto buono della ispanica generazione degli
sconfitti. maurizio maggiani (per commentare: Spazio Maggiani nel sito
www.ilsecoloxix.it) 08/02/2009
( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
parla castagnetti
«Indignato dal premier ma è mio dovere stare dalla parte della vita» di Sonia
Oranges Che il Pd sarebbe arrivato spaccato al voto sul fine vita, era cosa
nota. Ma difficilmente la componente cattolica dei democrat avrebbe immaginato
di arrivarci a denti stretti e con l'amaro in bocca, consapevole che
l'irrinunciabile libertà di coscienza nel voto stavolta è come un boomerang.
«Le dichiarazioni di Berlusconi a Cagliari contro il Capo dello Stato, la
Costituzione e il signor Beppino Englaro sono vergognose e confermano che il
conflitto aperto sul caso Englaro prescinde dalla reale volontà di fare
sopravvivere Eluana», dichiarava ieri Pierluigi Castagnetti, deputato pd e
presidente della fondazione "White" che riunisce molti dei cattolici attivi a sinistra. Lei come voterà? Prima di tutto
voglio leggere il testo su cui sono chiamato a votare. Io ovviamente risponderò
alla mia coscienza. Di certo troverò il modo di denunciare l'enorme
strumentalizzazione che Berlusconi ha fatto di questa vicenda, senza rispetto
per la persona e della famiglia, con un'asprezza che ha determinato un
conflitto istituzionale senza precedenti, laddove invece era fondamentale
collaborare. Io mi assumerò la mia responsabilità di parlamentare. Avevo già
maturato un orientamento sul fine vita, che valorizzava la distinzione dell'idratazione
e dell'alimentazione dalle terapie. La scienza non ci ha dato una risposta
unanime in proposito, e io ritengo che il mio dovere sia di stare dalla parte
della vita. Ma intendo esprimere tutta la mia indignazione per il modo in cui
il premier ha gestito questo caso, per la sua irresponsabilità. Certo che sono
tormentato, tutti noi credenti lo siamo. Da un lato siamo consapevoli della
gravità dello scontro istituzionale, ma dall'altro non possiamo assumere
posizioni diverse da quelle dettate dalla nostra coscienza. Veltroni ha parlato
del dovere della laicità nelle decisioni
politico-istituzionali. Io ho un atteggiamento assolutamente laico. Nelle
differenti scelte presenti nel Pd si specchiano le differenti visioni che
persino la stessa scienza ci sottopone. Anzi, le posizioni differenti tra i
democratici dimostrano la serietà con cui affrontiamo questioni così serie da
sollevare le inquietudini di tutti i cittadini pensanti, laddove altri
hanno scelto la strada dell'imbarbarimento e della radicalizzazione. Tutti
sanno che nel Pd prevale l'opinione che l'alimentazione sia assimilabile a una
cura. Ma al tempo stesso i democratici rifiutano l'uniformità di coscienza. Lo
stesso non può dirsi nel centrodestra. Noi la vita la difendiamo anche votando
contro l'identificazione degli immigrati o contro quella scellerata guerra in
Iraq per cui Berlusconi ancora deve chiedere scusa. Nel centrodestra la difesa
della vita è un valore solamente in alcune circostanze. Ma qual è allora
l'obiettivo del premier? Imbarbarire il confronto. Inutile che poi invochi il
dialogo su una questione posta in questi termini. Sta lavorando per
delegittimare il Colle, verificando se ci sono le condizioni per qualche nuovo
appello al popolo. I populisti fanno così. Ci aspettano settimane drammatiche.
Vede, Sacconi o la Roccella hanno seguito un percorso tormentato ma coerente.
Berlusconi no, fino a pochi giorni fa la questione non lo preoccupava. Perché
non l'ha affrontata in tempo utile? Perché ha atteso l'ultimo momento? Il
premier ha in mente di rompere tutti gli assetti istituzionali, e usa una
vicenda drammatica per ben altri fini. Guardi, anche la Chiesa ci sta andando
cauta, in realtà. Sono certo che anche loro sono preoccupati e cercano di
capire che cosa voglia ottenere Berlusconi, al di là del caso di Eluana che
avrebbe invece diritto a non essere trascinata in questa guerra irresponsabile.
08/02/2009
( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
La coppia Fo, Gino
Strada e le sciure a San Babila sfila la «resistenza laica» MILANO. Sinistra
varia in piazza contro il Governo. Al grido di «Vergogna» e «Non toccate la
Costituzione». Mentre alla Cattolica Formigoni contesta Napolitano: «Stanno
mandando a morte Eluana». di Alessandro Da Rold Piove a dirotto su piazza San
Babila a Milano. In quel largo dove il 18 novembre del 2007 Silvio Berlusconi
lanciava il partito del Popolo delle Libertà stavolta c'è però un'altra anima
del capoluogo lombardo. Non è quella del centrodestra che ha incoronato Letizia
Moratti sindaco. Neppure quella della sinistra antagonista, dei centri sociali,
avvezza allo scontro con le forze dell'ordine e spesso impegnata soprattutto a
spaccare vetrine. Contro il decreto legge su Eluana Englaro, varato ieri dal
Consiglio dei ministri, capace di aprire uno scontro istituzionale senza
precedenti in Italia, sfila una Milano «che più che di sinistra è laica», come
sottolineano tanti partecipanti. È una manifestazione spontanea, come molte
altre organizzate lungo la penisola, da Genova a Verona fino a Palermo e
Catanzaro. S'incontrano sì i soliti facinorosi, che urleranno ai poliziotti che
sorvegliano la strade «siete delle guardie svizzere». Ma si possono trovare
pure tranquille signore con i vestiti di Paolo Tonali comprati in via
Montenapolene, per un sabato pomeriggio diverso, incentrato, forse, su una
comune «resistenza laica«, o solo «umana», precisano alcuni. Ci sono coppie di
anziani, ma pure le mamme con i bambini e moltissimi giovani. Sfilano a
migliaia. Ordinati. Sotto l'ombrello. Con i cartelli: «Con il nostro
presidente». Da piazza San Babila lungo corso Monforte, fino alla Prefettura,
simbolo del potere esecutivo. Qui si fermano, per mostrare tutto il loro
dissenso. Urlano all'unisono «Vergogna» oppure «Non toccate la costituzione».
«Napolitano non mollare». E ancora: «Golpisti», «Fuori la Chiesa dallo Stato».
«Siamo ventimila» dice Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd. Forse un
po' di meno, ma di certo non 200 come comunicherà la Questura. E si avverte che
non è una manifestazione come le altre. Non ci sono le sigle sindacali. I
simboli di partito sono pochi. Sono presenti un po' tutte le anime della
sinistra meneghina, riunite come non accadeva da anni o forse - come ricorda un
anziano tutto imbacuccato per il freddo - «non era mai accaduto». C'è Carlo
Monguzzi dei Verdi. La senatrice Marilena Adamo («Berlusconi non strumentalizzi
il dolore»). Dario Fo e Franca Rame. Vittorio Agnoletto. Nando Dalla Chiesa,
Pierfrancesco Majorino, Antonio Panzeri. C'è Gino Strada: «Non so se essere più
indignato, più incazzato o più allibito». Ma ci sono pure quelli dell'ex del Movimento
Studentesco di Mario Capanna. A mobilitarsi, però, non è
stata solo questa Milano laica. Nella mattinata di ieri, all'Università
Cattolica è stato organizzato un convegno dal titolo «Il caso E in Italia: Eluana,
eutanasia, eversione». A parteciparvi Eugenia Roccella, sottosegretario alla
Salute, da mesi impegnata contro la sentenza della Cassazione che legittima
l'interruzione di alimentazione e idratazione sulla ragazza di Lecco. E
c'è pure il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, che ha deciso di non
rispettare la sentenza del Tar che stabiliva «l'obbligo» per l'amministrazione
regionale di fornire una clinica dove Eluana Englaro potesse interrompere le
cure. «Esprimo dissenso per quanto fatto da Napolitano», e ancora: «Mi auguro
che ci sia un ripensamento da parte di tutti coloro che stanno mandando a morte
Eluana contro la sua volontà». 08/02/2009
( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
La lettera di
Beppino Englaro al premier e al capo dello stato In
nome del padre a distanza. Berlusconi: «Se fosse mia figlia non staccherei la
spina». Englaro: «Su di lei notizie lontane dalla realtà. Venite a Udine a
vedere come sta». Il padre di Eluana scrive «da padre a padre» a Napolitano e
Berlusconi perché vedano da vicino le condizioni della figlia. Il presidente
delle Repubblica risponde da Napoli alle dichiarazioni del presidente del
Consiglio dicendo che «il sentimento di vicinanza, di preoccupazione, di
solidarietà per le persone che sono colpite dalla malattia e che lottano per
uscirne, per le persone che soffrono e per quelle che giungono alla fine della
vita è forte in ciascuno di noi. E questo non è monopolio di nessuno». In più
città la sinistra scende in piazza contro il Governo al grido di «Vergogna» e
«Non toccate la Costituzione». All'Università Cattolica di
Milano, il governatore lombardo Roberto Formigoni esprime il suo dissenso
contro la decisione del capo dello Stato di non firmare il decreto del Governo
e lancia un appello, sottoscritto da personalità cattoliche e laiche, «per
salvare la vita di Eluana». Intanto ieri alla clinica La Quiete di Udine
è arrivata la visita degli ispettori inviati dal ministro del Welfare Maurizio
Sacconi. Ma il protocollo per la sospensione di alimentazione e idratazione
procede. Lunedì in Senato parte l'esame del disegno di legge del Governo. Una
corsa contro il tempo. A Palazzo Madama dovrebbe incassare 205 voti favorevoli.
Oltre 20 quelli targati Partito democratico, nel quale i cattolici
esternano il loro disappunto. Castagnetti: «Sono indignato dal premier, ma il
mio dovere è stare dalla parte della vita». L'Udc già ha detto di appoggiare il
testo. Qualche consenso anche dall'Idv. Tra i senatori a vita, contraria solo
Rita Levi Montalcini. alle pagine 5, 6, 7 08/02/2009
( da "Unita, L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Veltroni: il premier
s'inchini sulla Carta costata milioni di vite «Tutto ciò che diverge dalle sue opinioni,
Berlusconi lo considera un ostacolo da rimuovere, e in questo vedo una sottile
linea autoritaria". Veltroni lo ripete due volte, senza alzare la voce, ma
col tono «dei giorni bui», davanti agli amministratori del Pd riuniti a
Bologna. C'è la crisi che tutti i paesi affrontano con grandi piani e unità
d'intenti, invece noi, dice il segretario, abbiamo un premier che usa
«cinicamente» una vicenda umana straziante e che esaspera «scientemente e
irresponsabilmente» il conflitto con la massima carica dello stato,
per un disegno politico «molto pericoloso», ma anche abbastanza chiaro:
togliere di mezzo ogni cosa che intralci il suo potere diretto. Berlusconi
vuole neutralizzare Napolitano e cambiare la Costituzione, «perché scritta
dagli amici dell'Urss», Veltroni replica che il premier, che ha giurato
fedeltà, «si dovrebbe inchinare a quella Carta costata milioni di vite». Dietro
all'ultima polemica sulla Costituzione c'è la conferma del rischio di cui
Veltroni parla da mesi: una «democrazia svuotata», quel decidere senza
contrappesi che può affascinare mediaticamente ma che genera mostri. Così il
giorno dopo il grande strappo, «quella cosa mai avvenuta in tanti anni di
storia repubblicana», il Pd si interroga sulla risposta da dare. Denuncia la
pericolosità del disegno berlusconiano, conferma il pieno sostegno a
Napolitano, ricorda a Di Pietro quanto «infauste e miopi» fossero le critiche
di inerzia al capo dello stato, ma riflette perché sa
che questa vicenda può provocare divisione e tormento anche al proprio interno.
I CATTOLICI DEL PD I cattolici del Pd sono in ambasce:
«Non mi riguardano ma so che ci sono pressioni dalle gerarchie ecclesiastiche»
- ammette Giorgio Tonini. I cattolici del Pd non
vogliono cadere nella trappola ordita da Berlusconi, vogliono sostenere
Napolitano ma non vogliono essere iscritti nel «partito della morte», quando si
tratterà di votare sulla legge blitz del premier. «Contro Berlusconi, non
contro la Chiesa» - potrebbe essere lo slogan. «Sono piani diversi - dice
Fioroni all'uscita dal convegno bolognese degli amministratori - c'è da
respingere il disegno di Berlusconi ma nel merito del tema bisogna riflettere».
Sfilano via senza parlare Rosy Bindi, Franceschini, Castagnetti che hanno
partecipato anche un improvvisato coordinamento politico. Si deciderà lunedì
cosa fare in parlamento. Veltroni lo ammette: «Questa è una vicenda che scuote
l'opinione pubblica e serve misura, dobbiamo accogliere i dubbi e nessuno può
essere compresso nella sua coscienza». Lui stesso, dice di invidiare «chi ha
certezze» su un tema così delicato. Come dire non meravigliatevi se mancherà
qualche voto e se qualcuno invocherà la libertà di coscienza che prevista dallo
statuto del Pd. Veltroni è convinto che alla fine la gran parte dei cattolici democratici voterà secondo le indicazioni del
gruppo, però il problema esiste e Dario Franceschini lo spiega nel suo
intervento al convegno bolognese: «E' sbagliato separare le
domande e gli interrogativi dei laici e dei cattolici, attenti
ad alzare barriere, perché il Pd è nato per ascoltare gli uni e gli altri». Per
Franceschini non c'è dubbio che Berlusconi compia «una orrenda
strumentalizzazione» e che «ha ragione fino in fondo Napolitano», il problema è
«sfuggire al rigurgito anticlericale». La Chiesa, come dirà poi anche
Veltroni, «deve e può parlare, e non può essere lodata o accusata in base alle
convenienze, però poi bisogna assicurare il principio sacro della laicità dello
Stato». In fondo, come ricorda Tonini, un compromesso maturo su questi temi era
stato ottenuto con la discussione sul testamento
biologico, «ma adesso è chiaro che quel testo sarà spazzato via dal blitz di
Berlusconi». Il Pd è sempre pronto, si è comportato da vero partito riformista,
come dimostra il voto sul federalismo, ma gli alleati devono riportare
Berlusconi alla ragione. E anche la Lega deve sapere che se si vuole continuare
il confronto sul federalismo, che al momento è una scatola da riempire «perché
non c'è un euro a disposizione»" deve rinunciare alle norme barbare e razziste.
Non c'è grande ottimismo, il premier coltiva il disegno populista e
autoritario, ed è in campagna elettorale perenne e il Pd si aspetta che pur di
«non parlare della crisi Berlusconi ogni giorno ne tirerà fuori una».
Riferendosi anche alla candidatura di Bersani Veltroni aggiunge: «Non facciamo
del male al Pd, siamo giunti ad un punto di non ritorno, il nostro futuro non è
nel nostro passato». BRUNO MISERENDINO INVIATO A BOLOGNA bmiserendino@unita.it
( da "Unita, L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
La doppia morale del
paladino della cristianità Berlusconi e il mondo cattolico. Insofferenza per un
leader che sventola la bandiera dell'egoismo. Olivero (Acli): la dottrina sociale
della Chiesa va rispettata integralmente Silvio Berlusconi «paladino» dei
valori cattolici. Il premier pronto ad affrontare una
delle più devastanti crisi istituzionali per difendere i valori della vita cari
alla Chiesa. «Salvare Eluana Englaro»: questo pare essere l'imperativo
categorico del premier. Cerca consensi e legittimazione Oltretevere e nel mondo
cattolico in un momento di acuta crisi sociale ed economica. Qualcosa, però,
pare stonare. È a capo dello stesso governo che ha negato il riconoscimento di
basilari diritti umani, a partire di quello alla salute e alla famiglia, agli
«immigrati non in regola», che non sono considerati persone, ma «braccia per
lavorare». Niente di più. Anzi, un pericolo sociale, un «capro espiatorio» da
sacrificare sull'altare della sicurezza di una società colpita dall'incertezza
della crisi economica. Razzismo e xenofobia hanno trovato terreno fertile.
Contro tutto questo hanno protestato vescovi e
organizzazioni cattoliche, la Caritas e la comunità di sant'Egidio, i gesuiti
del Centro Astalli, le Acli. E l'elenco potrebbe continuare. Per non parlare
del Berlusconi «privato», quello del successo, del denaro e della potenza
presentati come valore da ostentare con arroganza, dell'egoismo sociale. Vi
saranno pure articolazioni, divisioni anche ideologiche nel variegato mondo
cattolico, ma il presidente del Consiglio, con la sua doppia morale, malgrado
la sua straordinaria capacità di comunicatore, non pare incantare poi troppo.
Perché solo oggi la legge «Peccato che si sia ridotto solo oggi ad invocare una
legge sul fine vita. La vicenda Englaro è nota da tempo. Ci sarebbe stata
abbondamentemente la possibilità di intervenire nelle settimane scorse. Tutto
era già noto. Bastava volerlo. Come lo si è voluto sulla legge elettorale o con
la sicurezza». Lo puntualizza il presidente delle Acli, Andrea Olivero che non
nasconde il suo interesse, da cattolico, che a Eluana non venga tolto il
sondino, «che le si allontani la prospettiva della morte». Ma non si lascia
abbagliare, e come lui tanti cattolici, dalle
performance del premier. «Non comprendo la necessità di questa azione
repentina. La forma, il conflitto istituzionale che ne è scaturita - osserva -,
non può non preoccupare chi ha a cuore la democrazia del Paese». Lo chiarisce
ai distratti il presidente delle Acli. «Il mondo cattolico non si attende più
di avere dalla politica il "politico cattolico". È da tempo che si
valutano i diversi posizionamenti. E in questo caso appare evidente che le cose
non tornano». Il paladino della Chiesa e della famiglia chi si vanta di avere
amanti, proprio non convince. Anche se più del moralismo conta altro. «La
morale personale del presidente del Consiglio non può certo essere considerata
come esemplare, ma anche sotto il profilo della morale sociale lascia molte
perplessità. La dottrina sociale della Chiesa non può essere presa a pezzetti,
se ne sceglie un ambito e gli altri li si butta via. Non si può tutelare la
vita nascente o fino all'ultimo respiro e poi dimenticarsi degli immigrati o dei
senza fissa dimora. La tutela della vita e della dignità è valore tutto intero.
Ci sono molti cattolici che queste riflessioni le
fanno. In un momento caricato di forte emotività e valore simbolico, questa
razionalità può venire meno. Ma escludo che oggi qualcuno possa pensare che il
presidente del Consiglio sia tout cour il paladino dei valori cristiani».
L'analisi è lucida. «Questo presidente del Consiglio e il suo gruppo politico
ha alcune attenzioni verso la Chiesa, ma su ambiti altrettanto importanti manca
di coerenza». Un parere condiviso, quello a cui dà voce il
presidente delle Acli che ricorda come il richiamo delle gerarchie cattoliche
al rispetto dei valori «fondanti e dirimenti» si fermi prima della decisione
politica. Di questa porta la responsabilità nella sua autonomia il laicato
cattolico. Difficile che deleghi.
( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Interni
BREVIARIO Discussione aperta sul ddl del governo. I dubbi degli ex popolari e
del veltroniano Tonini L´unità del Pd alla prova dei cattolici
Franceschini: voto secondo coscienza CARMELO LOPAPA ROMA - Doppio dilemma.
Politico e di coscienza. Le tante anime del Pd davanti al bivio, a poche ore
dall´approdo in Parlamento del ddl-blitz sul caso Eluana. I cattolici
sono a dir poco tentati da un sì molto circoscritto al merito, pur di «salvare»
la ragazza. I laici a loro volta si mobilitano con un appello. Ecco perché
Veltroni ha anticipato a domani il coordinamento, mentre nel pomeriggio, poco
prima dell´aula, il gruppo al Senato si riunirà per decidere la linea. Ma già ieri
a Bologna, a margine dell´assemblea con gli amministratori, ne hanno parlato il
segretario, Franceschini, Fioroni, tra gli altri. Due le opzioni sul tappeto.
La prima, dare una indicazione di voto contraria al ddl, ma senza prevedere un
richiamo per i deputati che non si atterranno; la seconda, il riconoscimento
pieno di libertà di coscienza. Parla di libertà di coscienza, ma non certo
alludendo a un «liberi tutti», il numero due del partito. «Di fronte a temi
così - spiega Dario Franceschini - ogni parlamentare risponde alla sua
coscienza. E in particolare, i cattolici del Pd
conoscono da cento anni la lezione dell´autonomia delle scelte politiche.
Ascolteranno le parole della Chiesa, ma poi decideranno secondo coscienza. Non
accetterebbero indicazioni di voto, che certamente non arriveranno, da parte
della Chiesa». Un invito all´unità e un auspico rivolto Oltretevere. Ma le
indicazioni dalla Cei sono arrivate, eccome. E molti cattolici
del Pd non sono rimasti insensibili. Non solo i teodem, che con Paola Binetti,
Emauela Baio, Luigi Bobba e Marco Calgaro hanno scritto pure una nota congiunta
per dichiararsi «favorevoli al ddl urgente che salvi Eluana». Ma anche i
popolari sono in bilico. Pier Luigi Castagnetti bolla come «vergognoso» il
Berlusconi delle ultime ore, ma «nel merito» condivide il principio della
distinzione tra alimentazione e terapie: «Come altri credenti voterò per
mantenere la prima come elemento vitale, ma con lo stesso spirito con cui
abbiamo giudicato abominevole la legge che impedisce agli immigrati clandestini
di farsi curare». Il rutelliano Renzo Lusetti, deputato, mette le mani avanti:
«Non sono un teodem, ma voterò a favore, convinto della necessità di salvare
una vita nell´immediato da una condanna a morte. Certo, se poi il governo
ponesse la fiducia, allora il discorso cambierebbe». Già, perché nella
concitazione di questi momenti circola anche (per la verità priva di riscontro)
anche questa incognita. Luigi Lusi, altro rutelliano cattolico, ha meno
certezze. «Sto meditando, ma questo testo segna un arretramento rispetto al
dibattito interno al Pd e al ddl in discussione sul testamento biologico». Il
teodem Enzo Carra non ha firmato la nota dei quattro colleghi ma voterà a
favore, «anche se preferirei che il governo ritirasse il ddl: su queste materie
non si dovrebbe legiferare». Veltroniano di area cattolica, Giorgio Tonini si
dice «turbato»: «Vengo trascinato mio malgrado in un voto su un caso
particolare dal quale dipende la vita di una persona. Il Parlamento così viene
violentato, rischia di essere trasformato in un quarto grado di giudizio. Sono
intenzionato a rifiutare questo sopruso e non partecipare alla votazione». Una cattolica dallo spirito laico come Rosy Bindi ha già detto
come la pensa e il suo suona come un "no" al ddl. Il luminare Ignazio
Marino, senatore cattolico Pd, si spinge oltre. E promuove con Barbara
Pollastrini, Mercedes Bresso, Roberto Chiamparino, intellettuali come Miriam
Mafai e volti noti come Fabio Fazio, un appello per «una risposta
popolare alla ferita inferta dal governo e dal premier ai principi della
Costituzione».
( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Dietro lo scontro Tutti i perché di un affondo che svela due
culture SEGUE DALLA PRIMA I toni lasciano capire che lo scontro con il
Quirinale si incattivirà. Nella scia del «caso Eluana» Napolitano si limita a
replicare che nessuno ha «un monopolio» della vicinanza ai malati; e che
comunque lui «confida nei cittadini». Sembra una risposta al premier e alle critiche
del Vaticano. Ma appare sulla difensiva; e con lui le sinistre e i radicali che
lodano il suo «no» al decreto del governo. Il «caso Englaro» si sta rivelando
l'occasione scelta da Berlusconi per riequilibrare a proprio favore i poteri
fra Palazzo Chigi e presidenza della Repubblica. Importa relativamente la
virulenza con la quale tende a delegittimare la Carta fondamentale. è più
interessante chiedersi perché lo faccia; perché abbia deciso l'affondo contro
il presidente della Repubblica. A favorire l'accelerazione è stato
probabilmente l'uso politico della lettera dal Quirinale che anticipava la
bocciatura del decreto sul «caso Eluana» mentre il Consiglio dei ministri stava
ancora decidendo; e forse, la convinzione che il Paese sia più diviso di quanto
non appaia su una vicenda inizialmente sottovalutata. La campagna della Chiesa
cattolica ha modificato la percezione dell'agonia della ragazza in coma da
diciassette anni. Ha seminato dubbi sulle sentenze della Cassazione e sulle
procedure scelte. E Berlusconi ha colto questi umori e deciso di cavalcarli,
sicuro di avere dietro il Vaticano e i vescovi italiani; e di potere con un
colpo solo spiazzare Napolitano, opposizione, avversari interni e magistratura.
Sostenere che la prassi delle lettere preventive del Colle al governo «è
ridicola» significa liquidare una prassi mal sopportata; e vedere
«un'implicazione dell'eutanasia» nella nota arrivata venerdì accentua il
fossato fra governo e presidenza della Repubblica. Il risultato è quello di
accreditare uno schema bipolare non solo in termini politici, ma quasi
esistenziali. Berlusconi sembra deciso a intensificare una pressione insieme
culturale e istituzionale; a contrapporre «cultura della vita e della morte»,
nelle sue parole. Da una parte il centrodestra, appoggiato dalle gerarchie
cattoliche. Dall'altra la sinistra, sulla quale Palazzo Chigi cerca di
schiacciare Napolitano e il suo profilo di imparzialità; e i radicali, con le
loro posizioni a favore dell'eutanasia. Affiora qualche
ammissione sulla debolezza della sinistra e della cultura laica come una delle
cause di quanto sta accadendo. Ma prevale la polemica contro le «ingerenze
vaticane». è un fantasma evocato a intermittenza: fra l'altro, i vescovi
italiani hanno attaccato il governo di recente per la legge che permette ai
medici di denunciare gli immigrati clandestini in cura da loro; ma
nessuno ha protestato. Eppure, l'intervento doveva
rientrare nella tesi dell'ingerenza. Probabilmente, nel «caso Eluana» lo
scontro fra Palazzo Chigi e Quirinale ha reso inevitabile un'attenzione
inedita; e ha portato a rimarcare la convergenza fra governo e Santa Sede e il
contrasto inaspettato con Napolitano. Comincia a prendere corpo il sospetto che
sia lui o meglio la Presidenza della Repubblica, il bersaglio grosso
berlusconiano. Se è così, le polemiche di questi giorni sono destinate ad avere
un lungo seguito. E, purtroppo, ad accompagnare la vicenda di Eluana Englaro
come una colonna sonora stonata, modulata inevitabilmente su massicce dosi di
strumentalità da entrambe le parti. A fermare l'offensiva del premier potrebbe
essere solo un difetto nella tenuta del centrodestra. Ma osservando l'esito del
Consiglio dei ministri di venerdì che ha confermato il decreto, per ora
Berlusconi sembra in grado di governare la propria maggioranza: con la carota o
col bastone. Massimo Franco
( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Verso l'esame del Senato Voto di coscienza per i cattolici
pd Appoggio teodem DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Votare il disegno di legge di
Berlusconi, quello in difesa della vita (o di ciò che resta) di Eluana? Oppure
no, votare contro, allineandosi così alla volontà di papà Englaro e di chi
ritiene giusto e inevitabile, a questo punto, staccare la spina? è un passaggio
strettissimo, da brividi, quello dal quale dovranno transitare domani i
parlamentari cattolici del Pd. Questione di coscienza,
ma con pesanti implicazioni politico e istituzionali: perché dire sì a quel ddl
significherebbe sposare la crociata sferrata dal premier in contrasto con le
posizioni del Quirinale e vissuta dal Pd come un attentato alla democrazia.
Dilemma lacerante. Che ha pesato, ieri a Bologna, sui lavori dell'assemblea
nazionale degli amministratori del Pd. Come uscirne? «Libertà di coscienza». Il
compito di indicare la strada per uscire dall'angolo viene affidato, a metà
mattina, al vicesegretario Dario Franceschini: «I cattolici
voteranno secondo coscienza: ascolteranno le parole della Chiesa, ma non
accetteranno indicazioni di voto da nessuno, che comunque, sono certo, non
arriveranno». Poi aggiunge, quasi a voler trasmettere al
partito un senso di sicurezza: «I parlamentari cattolici
conoscono da almeno 100 anni la lezione dell'autonomia delle scelte politiche e
della laicità dello Stato». Tutto risolto? Naturalmente no. Gli unici ad avere
le idee chiare sembrano essere i teodem, che, pur con qualche disagio per il
fatto di doversi accodare a una battaglia berlusconiana, hanno già fatto
sapere che voteranno a favore del ddl: «Anche se rammaricati per il conflitto
istituzionale, considerata la situazione di reale emergenza, siamo a favore di
un disegno di legge che salvi Eluana dalla morte per fame e per sete». Dal
resto del Pd, silenzi e mezze parole. Anna Finocchiaro fa capire di essere
contraria al ddl, quando afferma che «sarebbe grave un intervento della
politica che frantumasse la forza di tre sentenze». L'ulivista Franco Monaco
parla di «guerra di religione che lacera il Paese». Pierluigi Castagnetti si
confida in un angolo della sala con Pierluigi Bersani. Tocca a Walter Veltroni,
al teatro Testoni, cercare di tenere insieme le mille sensibilità del Pd.
«Dividere laici e cattolici è esercizio facile, ma
pericoloso» dice, accorato. «Noi stiamo cercando di dimostrare che possono
convivere culture e religioni diverse» prosegue convinto. Succede anche tra i
democratici «che ci siano posizioni differenti su Iraq e aborto», si consola.
Ma ci vuole un punto fermo: «Il dovere della laicità quando si prendono
decisioni politiche e istituzionali». Francesco Alberti WalterVeltroni
AnnaFinocchiaro DarioFranceschini
( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il filosofo Emanuele Severino «Scontro tra due violenze Vincerà la
più forte» MILANO — «Mi fa schifo». Emanuele Severino è uno dei maggiori
pensatori contemporanei. Ha il linguaggio dei filosofi: denso, arguto (a volte
oscuro). «Mi fa schifo» è un'espressione che suona stonata. Eppure ora la usa:
«Non ho dubbi, appena posso farò il testamento biologico in cui rifiuto tutto.
Ma si tratta di vedere se la mia volontà riuscirà a iscriversi in una
legislazione che la rispetti. Mi fa schifo pensarmi in una situazione in cui
non posso nutrirmi da solo, in cui non posso pensare». Ha chiaro da che parte
stare. Una legge giusta, sul tema della fine della vita, sarebbe dunque quella
che riconosce il diritto a scegliere? «Non è così semplice» e, chiusa la
parentesi privata, Severino comincia a parlare di filosofia. «Quello che vedo è
lo scontro tra due forme di violenza. Le intenzioni possono essere le migliori,
anzi diamolo per scontato, ma la sostanza non cambia: da una parte c'è la
Chiesa, e il governo la segue, che intende difendere la vita umana ad ogni
costo, impedendo precedenti pericolosi; dall'altra le istanze
laiche. Anche se non intenzionali, sono comunque due forme contrapposte di
fede». è uno scontro ideologico, aspro, ma ancora nei termini della legalità.
Perché parla di violenza? «Né una parte né l'altra dispongono di verità
assoluta. Il problema si può impostare così: è bene che si sospenda la vita di
questa donna? Ma che cosa significa "bene": la nostra cultura
è in grado di dire che cos'è "bene"? E poi: è giusto sospendere
questa vita? Ma daccapo: la nostra cultura è in grado di indicare il vero senso
della giustizia? Certo è più visibile il desiderio di alcuni di mostrare la
propria adesione agli insegnamenti della Chiesa, che non il significato di bene
e giustizia. Come pure è più visibile la volontà di mostrare il proprio
dissenso. In questa situazione, anche se può sembrare cinico, l'esito non può
essere dato che dal prevalere di una parte sull'altra». è una visione cupa. Ma
in un modo o nell'altro dovremo pure uscirne. «Per ora dobbiamo rassegnarci a
quello che è sempre successo: che è stata chiamata verità, giustizia, legge la
forza vincente. Per cui è patetico invocare un bene assoluto. Oggi la cultura
dominante non è in grado di risolvere questi problemi. Si risolvono in modo
pratico, politico». E la politica ha fallito. Dopo il decreto del governo,
siamo allo scontro istituzionale. «è un braccio di ferro, si tratta di vedere
chi è più forte, ma essere più forte non vuol dire essere più vero, più giusto.
D'altra parte quando si rimproverano i cattolici di
imporre le loro convinzioni a chi non è cattolico ci si dimentica che in
democrazia chi ha la maggioranza fa le leggi. Però sembra più democratica una
legge che non impone anche ai non credenti le convinzioni dei credenti».
Torniamo al caso di Eluana, c'è il problema della volontà presunta. Cosa ne
pensa? «Il padre di Eluana sostiene che la figlia non avrebbe mai sopportato
una vita come quella di ora». Ma — obietta qualcuno — non si può sapere se
questo è ancora il volere di Eluana. «Mi sembra una gigantesca contraddizione.
Se infatti si è d'accordo sul fatto che a Eluana la coscienza è venuta a
mancare, non si può dire quale sarebbe oggi la sua intenzione, appunto perché
lei non è più cosciente. Quindi non ha intenzioni. Tutte queste considerazioni
— ha o non ha coscienza, cosa sente, cosa prova — sono ipotesi. è con questo
che abbiamo a che fare: solo ipotesi. Vedo molti atteggiamenti tartufeschi in
questa vicenda. Che ci siano persone attaccate ai principi lo credo, ma che ci
siano persone così grondanti amore per Eluana lo metterei in dubbio. A contare,
qui, è piuttosto la volontà che la vita pubblica sia regolata in una certa
direzione». Chi può dire una parola di verità su Eluana, e sulla fine della
vita. La filosofia? «La filosofia comincia a mettere in discussione il contesto
in cui si gioca lo scontro fra volontà. Le cose più grandi non avvengono
dall'oggi al domani. Se tramontasse la volontà che le cose siano nulla (e qui
siamo nel cuore della critica di Severino alla cultura dell'Occidente, perché
se le cose nascono, muoiono, sporgono provvisoriamente dal nulla, tirate le
somme, spiega il filosofo, sono di per sé nulla) allora sì ci sarebbero le
condizioni perché anche la violenza delle tesi contrapposte venga meno. Ma
bisogna risalire molto più indietro del limite a cui riescono a portarsi le
forze culturali e pratiche delle nostre civiltà, si tratta di un impegno
infinitamente più radicale. La modestia da parte della filosofia sarebbe
fuoriluogo». Daniela Monti \\ Per ora dobbiamo rassegnarci a quello che è
sempre successo: è stata chiamata verità, giustizia, legge la forza vincente
( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il ministro del Welfare Sacconi: le mie scelte sono
laiche Ma oggi sono un credente «Venerdì è stato il
giorno più bello: finito il nichilismo del '68» ROMA — «Venerdì scorso è stata
la più intensa giornata politica che abbia mai vissuto e la ricorderò finché
campo. Intensa non solo perché ci siamo confrontati su contenuti drammatici, ma
per il pathos e alla fine per la condivisione. Berlusconi ha concluso il
Consiglio dei ministri con un discorso bellissimo. Ma tutti i colleghi si sono
espressi, con interventi di alto livello; e tutti sono giunti alla stessa
conclusione. La Prestigiacomo ha manifestato i suoi
dubbi, però ha votato con noi. Bossi ha affrontato l'aspetto della sofferenza.
Finito il consiglio, a margine, Bondi ha commentato: "Oggi è nato davvero
il Pdl". E comincia a morire, aggiungo io, il nichilismo
tardosessantottino, di cui Berlusconi rappresenta l'antitesi. Finisce quella
deriva che da quarant'anni mette in discussione valori profondi, a cominciare
dal senso della vita». Maurizio Sacconi, ministro del Welfare e della Salute, è
l'uomo politico che ha avuto il ruolo chiave nel caso Eluana. «Ma non ho mai
dato interviste. Questa è la prima e spero sia anche l'ultima. Lo faccio perché
i lettori di un grande giornale laico sappiano che tutte le scelte del governo,
dalla mia circolare al decreto, sono state ispirate dalla ragion laica. Una
laicità intesa in una dimensione più alta del passato, che non può non
includere principi fondamentali cristiani come la centralità della persona. La
dicotomia tra credenti e non credenti, che ha segnato la
Prima Repubblica, è stata superata». Lei è credente? «Oggi sì. Ma la mia storia
politica è socialista e laica. Laica è la logica in cui ci siamo mossi, e che
ha unito gli interventi del laicissimo Brunetta e del cattolico Rotondi ».
Venerdì è stato anche un giorno di scontro istituzionale senza precedenti, però.
«Noi non l'abbiamo vissuto così e non credo lo sia stato.
Era doveroso assumerci la nostra responsabilità e comunque tentare, anche
perché avevamo ancora la speranza che Napolitano alla fine firmasse. E poi le
due firme in fondo a un decreto legge hanno valenza diversa, perché diverse
sono la responsabilità del capo del governo e quella del presidente della
Repubblica. Napolitano ha fatto rilievi formali e non poteva essere
diversamente. In quanto politico di lungo corso, lo conosco da tempo, lo
rispetto e lo stimo. Penso però che in generale dobbiamo cominciare a
ridimensionare il formalismo giuridico. Ho sempre presente la lezione di Marco
Biagi, uno dei "migliori nemici" del formalismo giuridico, che spesso
porta alla negazione di fatto di diritti o di libertà anche fondamentali. Come
non vedere nei requisiti di necessità e urgenza un formalismo, di fronte al
diritto sostanziale alla vita? Come non vedere che necessità e urgenza sono più
che mai presenti se da una norma dipende la salvezza non solo di Eluana ma anche
di altri cittadini?». Con Napolitano vi siete parlati? «No». Con i prelati?
«Non ho avuto nessuna pressione dalla Chiesa. Ho avuto, ma solo dopo il
decreto, alcune telefonate di apprezzamento, da cui emergeva una positiva
sorpresa». E con il signor Englaro, ha parlato? «No. Io lo capisco. A
differenza di altri, capisco la sua scelta di rendere pubblica la vicenda: è
uno dei modi di reagire al dolore. Spero che lui capisca me. Non mi permetto di
dare giudizi perché non mi sono mai trovato in situazioni del genere, se non
per una decina di giorni al capezzale di mio suocero. Ma in questi giorni ho
parlato con molte persone che hanno vissuto esperienze come quella del signor
Englaro. E che mi hanno incoraggiato. L'altro giorno, sul volo Roma- Venezia,
mi ha avvicinato un uomo che mi ha raccontato la sua storia. Per cinque anni ha
avuto la moglie nelle stesse condizioni di Eluana, in stato
vegetativo persistente. Però dormiva, si svegliava, si stiracchiava, reagiva se
le infilavano un ago. Quell'uomo ha sofferto moltissimo, diviso com'era tra
l'assistenza alla moglie e il pendolarismo tra il Veneto e Roma; però, mi ha
detto, neppure per un secondo ha pensato di spegnere quella vita. Fino a quando
un'infezione non se l'è portata via». La conversazione con Sacconi è interrotta
dalle telefonate da Udine degli ispettori del ministero. «Io non mi arrendo.
Credo ancora che salvare Eluana sia possibile, che si possa interrompere questo
assurdo percorso di morte. Le strade sono due. Un disegno di legge che
recepisca il decreto respinto da Napolitano; e apprezzo molto l'impegno in
questo senso del presidente del Senato ». Fini invece l'ha delusa? «Rispetto
comportamenti che sono in parte legati alla "vestizione", quando da
leader di parte si diventa figura istituzionale ». E la seconda strada? «E' la
verifica delle corrette condizioni in cui avviene l'accompagnamento alla morte.
Se ne stanno occupando la procura di Udine, i Nas e appunto gli ispettori del
ministero. I giudici hanno previsto che tutto avvenga in un "hospice",
in una struttura sanitaria dalle caratteristiche particolari, che non sono
certo quelle di una casa di riposo. Laicità significa civiltà del dubbio e
principio di precauzione. E in questa vicenda i dubbi sono molti, troppi. I
dubbi sulla reversibilità dello stato vegetativo
persistente, che come ha ricordato il direttore del centro nazionale trapianti
Costa è ben lontano dalla morte cerebrale. I dubbi sulla reale percezione del
dolore da parte di Eluana, che ha tutte le funzioni vitali, compresa la deglutizione,
al punto che forse potrebbe essere alimentata direttamente. I dubbi sulla sua
stessa volontà. E' evidente che la legge sulla fine della vita ora si farà;
ebbene, tutti i disegni di legge, anche quello presentato da Ignazio Marino del
Pd, prevedono che la volontà sia espressa, non presunta come nel caso di
Eluana. E poi i dubbi sul luogo e sulle modalità dell'accompagnamento alla
morte: perché nessun centro sanitario in Italia, tanto meno una casa di riposo,
ha regole o modalità operative idonee a un protocollo di morte lenta, che non
ha nulla a che fare con la rinuncia all'accanimento terapeutico. Applichiamo il
principio di precauzione all'ambiente, agli animali, ai palazzi da abbattere.
Non possiamo non applicarlo alla vita di Eluana». E con Berlusconi, come è
stata la discussione? «Ne abbiamo parlato molte volte. Ma fin dall'inizio il
presidente del Consiglio non ha avuto dubbi. Del resto anche i suoi critici
concordano che Berlusconi è uomo di straordinaria vitalità. Lui è il contrario
del nichilismo. E in Italia in questi quarant'anni abbiamo vissuto una deriva
nichilista, cominciata all'inizio degli anni 70, quando il '68 altrove finiva e
da noi cominciava, quando — come De Michelis diceva già allora — ci si illudeva
di intravedere i bagliori dell'alba e invece guardavamo i fuochi di un mondo
che finiva. Un fenomeno largamente decadente. Qualcosa che ricorda
l'inquinamento agricolo: non si vede subito ma penetra in profondità, deposita
germi, inquina la falda, avvelena le acque. Ora la vocazione all'annichilimento
va declinando e si riscopre il senso della vita, che ha valenza non solo civile
ma è la premessa dello stesso vitalismo economico e sociale. E si dice con
ragione che in questa grande crisi dei mercati finanziari e dell'economia reale
è necessario ripartire dai valori più profondi». Nel nichilismo rientra anche
l'aborto? «La giusta risposta è applicare la legge per intero. A cominciare
dalla prevenzione ». Aldo Cazzullo Ministro Welfare Maurizio Sacconi \\ Non ho
avuto pressioni dalla Chiesa. Ho avuto, dopo il decreto, alcune telefonate di
apprezzamento
( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
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- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-02-08 num: - pag: 31
categoria: REDAZIONALE Libertà e religione Un credente si confronta con il
nuovo saggio del giurista Perché l'impegno dei cristiani fa bene alla laicità
dello Stato Stefano Rodotà, una visione classica dei rapporti tra fede e
politica di ALBERTO MELLONI P otrei dilungarmi nel presentare ai lettori che
cosa troveranno in Perché laico, un bel libro apparso ora per i tipi
dell'editore Laterza (pagine 196, e 15) in cui Stefano Rodotà ha raccolto
contributi d'occasione e giornalistici. Per lo studioso dei diritti, laicità e
democrazia sono legate in modo biunivoco e indissolubi-le: e dunque in vari
passaggi della storia recente egli sente una minaccia alla laicità che, in
forza del sillogismo, diventa un pericolo per la democrazia. Tesi classica, che
Stefano Rodotà allaccia all'utopia scolastica di Gaetano Salvemini e al
sarcasmo di Gioacchino Belli, passando forse troppo rapidamente su
quell'articolo 7 della Costituzione che non fu votato per guadagnare meriti
clericali, ma per evitare che l'Italia rinascesse con le tare che l'avevano
resa fragile. Tesi classica, dicevo: esposta dedicando solo qualche rapido
excursus al problema delle varianti interne al modello, mentre resta fuori dal
discorso il «sacro esperimento» della rivoluzione americana, dove separazione e
religiosità si coniugano in modo assai diverso rispetto a
quella laicità nata per regolare le relazioni fra cattolici ed ex cattolici in Francia. Ampio spazio, invece, è riservato all'Italia di oggi
e alle «cronache di una laicità difficile»: che potrebbero essere qui riprese
evidenziando i punti nei quali il ragionamento del giurista si fa fine nel
penetrare i rischi politici (appena più piccoli di quelli teologici) di
un'enfasi sul «diritto naturale»; oppure sottolineando i punti nei quali la
convinzione (ad esempio il modo in cui una coppia ricorre all'aborto
terapeutico) rende la sua pagina forse troppo sbrigativa. Ma sarebbe far torto
a un discorso che ha nella foga d'impianto un suo pregio. Tuttavia c'è una
piccola perla, alla pagina 83, che non si può trascurare. Stefano Rodotà, per
lamentare la ideologizzazione della discussione italiana, accenna a un formulario
di testamento biologico approvato dall'episcopato spagnolo nel 1986. Richiamo
prezioso: perché, in realtà, quel testo è molto di più che una pietra di
paragone. In quel modulo indirizzato «alla mia famiglia, al mio medico, al mio
parroco, al mio notaio» i vescovi proponevano un «Testamento vitale» che
diceva: «Considero la vita in questo mondo dono e benedizione di Dio, ma essa
non è un valore supremo assoluto. So che la morte è inevitabile e pone fine
alla mia esistenza terrena, ma tramite la fede credo che mi apra il cammino
alla vita che non finisce, presso Dio». Per questo, in caso di una «situazione
critica irrecuperabile », il firmatario chiede che «non mi si mantenga in vita
per mezzo di trattamenti sproporzionati o straordinari; che non mi si applichi
l'eutanasia attiva, né che si prolunghi abusivamente e irrazionalmente il mio
processo di morte; che mi si somministrino i trattamenti adeguati per alleviare
le sofferenze» così da essere aiutato «ad assumere cristianamente e umanamente
» la morte «in pace, con la compagnia dei miei cari e la consolazione della
fede». Questo formulario (più bello di quello giustamente ricordato da Emma
Fattorini in una lettera alla Repubblica) non vuole certo essere «laico» o
neutrale: anzi, fa appello alla fede. Non pretende di essere oggettivo o
naturale: prende però sanamente atto del fatto che fissare un confine,
qualsiasi confine, esige che poi qualcuno abbia la responsabilità di dire
quando viene superato. Non si limita ad un auspicio: ma propone qualcosa di comprensibile
e a suo modo edificante per tutti. Un approccio che — torno al punto — dice
cosa potrebbe chiedere la laicità alla Chiesa, se non si limitasse ad
accontentarsi di una riduzione dei vocalizzi ecclesiastici (che spesso
suscitano più fastidi dentro che fuori dal coro). Nello spazio della laicità
l'esperienza di fede ha trovato anche l'occasione di dare alla società cose
pregiate e molto sue: in termini di salvaguardia dei legami sociali, di
formazione delle coscienze, di interpretazione delle attese degli ultimi, e
perfino (lo mostrò Riccardi per De Gasperi e Pio XII) in termini di laicità
vissuta. Cose che ovviamente non contano per chi sogna di vincere il titolo da
anni vacante di «uomo della Provvidenza » o per chi calcola di usare contro Giorgio
Napolitano l'inarcarsi del sopracciglio papale o di quello cattolico, già così
storto per la cittadinanza concessa al randello padano, verga del dio Po; per
tutti gli altri, laicamente, contano. L'autore Nato a Cosenza nel 1933, il
giurista Stefano Rodotà (nella foto a fianco) è stato
a lungo parlamentare della Sinistra indipendente e, dal 1997 al 2005,
presidente dell'Autorità garante per la tutela della privacy. Ha dedicato
diversi saggi ai problemi delle libertà e dei diritti civili. In alto, la cucitura
di una bandiera italiana (foto Luca Nizzoli / Emblema)
( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)
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n. 34 del 2009-02-08
pagina 3 Formigoni: «Un ateo farebbe come me» di Sabrina Cottone «Signor
Presidente, le chiediamo di non permettere questa tragedia». È Roberto
Formigoni il primo firmatario di un appello al presidente della Repubblica per
salvare la vita a Eluana Englaro. Tra i più pronti a sottoscrivere il documento
(disponibile on line all'indirizzo www.appelloanapolitano.enter.it) Fabrizio
Cicchitto, Maurizio Gasparri, Mario Giordano, Vittorio Feltri, Renato Pozzetto,
Paola Binetti, Francesco Cossiga. Il governatore è convinto
di portare avanti una battaglia che più laica non si può. «Nessuno deve essere
costretto a morire per un formalismo giuridico. La tragica fine che si
prospetta non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia - si legge nell'appello
a Giorgio Napolitano -. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata
in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l'irreversibilità del
suo stato vegetativo». E ancora: «Eluana rischia
dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica
persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in
discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio». Il presidente della
Regione, che si è rifiutato di dare attuazione alla sentenza del Tar che
chiedeva alla Lombardia di trovare una struttura sanitaria in cui far
sospendere l'alimentazione a Eluana, sottolinea una situazione che per lui è
«un tentativo di stravolgimento» della realtà: «È incredibile che ci sia un
tribunale amministrativo che si arroga il diritto di giudicare della vita e
della morte di una persona». Formigoni ha spiegato nel dettaglio la propria
posizione durante un convegno organizzato dall'Università Cattolica: «Mi dicono
sempre: "ovvio che lei dice e fa questo, è cattolico". Ma io non ho
compiuto nemmeno per una virgola una violazione delle leggi vigenti, ho solo
impedito lo sfregio che la Lombardia diventasse complice di un omicidio. È la
sentenza a essere in contrasto con le leggi e non lo dico da cattolico. Se al
mio posto ci fosse un ateo che usasse la ragione in modo onesto e non
l'ideologia, di fronte all'evidenza dei fatti e delle leggi avrebbe dovuto fare
le medesime scelte che ho fatto io». Formigoni cita il giuramento di Ippocrate,
da sempre testo di riferimento per i medici: «Non somministrerò mai a nessuno,
nemmeno se me lo chiedesse, un farmaco in grado di dare la morte». Ironizza sul
nome: «Se avete sentito giuramento d'Ipocrita e non di Ippocrate, è per un
difetto del microfono». Il presidente della Regione ricorda di avere un amico
in una condizione simile a quella di Eluana: «È in uno stato
strano ma è la stessa persona». Conclude estendendo il discorso anche agli
anziani e a tutte le persone non autosufficienti: «Quando i malati percepiscono
di essere un peso, si sentono un peso e decidono di lasciarsi andare. Non li
abbandoniamo». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)
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stampa Leggendo il
bel libro di Paolo Soddu «Ugo La Malfa: il ... Leggendo il bel libro di Paolo Soddu
«Ugo La Malfa: il riformista moderno», si ha la sensazione della difficoltà del
cambiamento in un Paese come l'Italia. Soprattutto se si pensa ad un uomo
politico come La Malfa, che aveva la coscienza dei problemi da affrontare e la
capacità di affrontarli. Il leader dei repubblicani italiani ispira un senso di
diversità, perché diverso fu Ugo La Malfa, diverso per la sua formazione di
economista eterodosso, non ideologico; diverso per la sua vicenda politica,
vissuta come un romanzo di formazione, come si usava fare nei tempi eroici del
Risorgimento; diverso per il suo modo di porsi con gli amici e gli avversari
politici: secco, chiaro, ma anche capace di guardare alle ragioni dell'altro.
Significativa, in quest'ultimo senso, fu la sua sensibilità nei confronti del
travaglio del PCI berlingueriano e di Berlinguer stesso, in cui colse elementi
di discontinuità nei confronti di un mondo ideologico concentrazionario, come
quello sovietico, infinitamente distante da lui e dalla sua storia. La Malfa
estraneo ad una «certa» Italia. Antico nel porsi, asciutto e ruvido, raffinato
nelle mediazioni culturali che, per lui, erano il nutrimento della buona
politica. Un uomo da «terza via», naturaliter. Direi al di là delle sue stesse
sicurezze e anche dei suoi interessi di leader di un piccolo, ancorché pugnace
partito. Le sue ascendenze storiche e culturali definiscono anche la sua etica
in politica: figlio del Partito d'Azione. Sarebbe stato
vicino anche ad un uomo come Gobetti e certamente prossimo a quest'ultimo nel
senso della lotta politica nazionale. L'autonomia della politica, in La Malfa,
rende il leader del PRI schiettamente moderno. Un uomo che intravede nel
centrismo naturale dei cattolici un ostacolo alla
modernizzazione del Paese, e ciò, nonostante la stima profonda nei confronti di
un gigante come De Gasperi e di un uomo geniale come don Sturzo. Ma questa
visione critica del centrismo come fattore quasi antropologico e certo
istituzionale non si ferma alla politica, essa va ben più in là e rende il contributo
lamalfiano un sostegno alla giusta metapolitica, sempre necessaria per
edificare una retta politica. La sinistra radical-liberale di La Malfa è
kennediana senza avere complessi di inferiorità nei confronti degli USA ed è
riformatrice, sentendosi vicina a Brandt, senza avere niente a che spartire con
Bad Godesberg: un «ircocervo», avrebbe detto Croce, ma, è noto come don
Benedetto abbia più volte errato nei suoi giudizi. La Malfa è, infatti, una
personalità affascinante e complessa, anche nel pensiero politico. Affermare,
come egli fa, che «mi pare difficile che gli uomini, soprattutto gli uomini di
Stato, siano governati da umori; ritengo, invece, che abbiano visioni di fondo
dei problemi» (così, alla Camera, in una replica a Lombardi, il 13 dicembre 1954),
equivale a raccontarsi come uomo e come statista. Visioni di fondo e strategie:
questo è il pacchetto intellettuale e politico di La Malfa. Agire sapendo dove
andare e sapendo con chi fare il viaggio. E come arrivare alla meta. La
battaglia politica si reggerà, intera, nell'intervallo tra l'ideazione della
strategia e la scelta del percorso ultimo. Con varianti e variazioni che un
certo senso tattico di La Malfa non lasciava certamente al caso. Quando La
Malfa critica e poi esce dal Partito d'Azione, lo fa con una chiara visione
dell'Italia e senza porre tutto nella scelta di un'Italia in grado di
realizzare interamente il Risorgimento, lascia aperta la speranza di un'altra
Italia e di altri interlocutori per un'altra variante riformatrice. Perché, al cuore
della visione di La Malfa, c'è la modernizzazione integrale del Paese, nel
contesto di una laicizzazione dello Stato e di una secolarizzazione pronunciata
della politica. Questo è il senso dell'autonomia del politico, secondo il
leader del PRI. Una sinistra moderna, riformatrice, repubblicana perché nutrita
della visione etica mazziniana e di un certo filone ottocentesco
risorgimentale, ma aperta alla vittoria strategica occidentale; di qui la
critica irriducibile all'anti-occidentalismo del PCI e di settori rilevanti del
PSI, ma anche della DC. Riconnettersi all'Europa, per l'Italia, significava,
osservava La Malfa, recuperare l'aura democratico-repubblicana e trovare strade
duttili ed efficaci di crescita e modernizzazione. La strada delle rivoluzioni
democratiche non violente passa da questa consapevolezza e da questo nucleo di
azioni e pensieri: l'uscita dal PD'A era necessaria, dunque, per recuperare,
dialetticamente, questa visione profonda del futuro dell'Italia. In ciò, La
Malfa fu statista originale. Fece i suoi errori tattici e non comprese Craxi,
quando, invece, era necessario comprendere lo sparigliamento di carte del
leader del PSI, altri errori seguirono (anche, con il senno di poi,
l'ostracismo di Pacciardi, fu un grave errore); ma la stoffa del cavallo di
razza, con un pensiero e una politica, non gliela può negare nessuno. Certo,
nonostante la Nota aggiuntiva presentata nel 1962 come Ministro del Bilancio,
nel IV governo Fanfani, nota che preludeva il centro-sinistra, non aiutò la
sinistra come la intendeva lui a fare passi in avanti, il suo keynesismo non
statalista e non burocratizzato, attento soprattutto alle scelte a favore della
domanda di consumi, non passò, perché l'Italia non era pronta e la società era
molto corporativizzata ed ideologizzata. Nel 1975, La Malfa scrisse: «L'Italia
non è riuscita a diventare un paese moderno, perché la sua
trasformazione non è stata compresa né dalle forze politiche, né dalle forze
sociali, compresa la borghesia». Una sinistra moderna, laica e borghese non è
mai nata come forza unitaria e compatta, ha solo rivestito ruoli di lobbismo
mediatico-comunicativo, fino al giornale-partito, come La Repubblica, e
nient'altro. La nuova sinistra, che La Malfa, come Mendès-France voleva
in Francia, non nacque mai. è nato, invece, un grande progetto nazionale,
riformatore, modernizzatore e laico, non laicista, in Italia, e si chiama Forza
Italia. Berlusconi è riuscito ad allargare il consenso anche attraverso i
sostenitori del La Malfa di ieri, e dopo la caduta dei partiti, unico caso in
Europa, dopo la fine del bipolarismo USA-URSS. Un seminatore di intuizioni come
La Malfa incarnava perfettamente il modello di politico, secondo le classiche
parole di Max Weber: «sommamente decisive per l'uomo politico» sono la «passione,
senso di responsabilità, lungimiranza». La Malfa fu lungimirante e, come accade
ai politici lungimiranti, il suo testimone è passato in altre mani, non meno
degne: il governo che abbiamo oggi riflette molto della visione lamalfiana e
Berlusconi è erede di molti spezzoni di tradizione politica italiana, anche
della sua.
( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Certo, non
sono solo queste discordanze istituzionali le ... Certo, non sono solo queste
discordanze istituzionali le cause dell'attuale impasse, ma non c'è dubbio che
esse abbiano notevolmente contribuito alla sua esplosione. è per ciò che non ha
senso accusare il presidente della Repubblica di avere tentato di condizionare
il governo: Napolitano non ha fatto altro che pretendere il rispetto delle
regole di questa Repubblica, non di un ipotetico diverso assetto repubblicano
che, se la maggioranza lo vorrà, dovrà essere istituito con le dovute
procedure. C'è un'altra frattura che si sta accentuando: il rapporto tra Stato
e Chiesa. Si è scritto che il presidente del Consiglio è stato
«incalzato dalle gerarchie cattoliche» che lo avrebbero spinto al decreto.
L'intensità con cui si sono manifestati i desiderata d'Oltretevere è per molti
versi una novità. Per mezzo secolo, grazie anche alla
funzione equilibratrice della Democrazia cristiana e degli alleati laici, i
provvedimenti integralisti non sono mai passati come tali nella legislazione
civile. De Gasperi rispose picche a Pio XII; statisti cattolici di
vaglia firmarono le leggi sul divorzio e l'aborto. Oggi, al contrario, sembra che
la pressione tradizionalista insidi le fondamenta dello Stato laico,
mettendo in pericolo l'equilibrio di una nazione in cui è indispensabile il
compromesso etico tra credenti e non credenti. A noi pare, però, che non vi
sarà nulla di buono se non si adegueranno le istituzioni alla realtà
politico-culturale. Se si vuole il presidenzialismo, vanno ridisegnate chiare
norme costituzionali, abbandonando le formulette, fonte di innumerevoli
equivoci. Se si vuole rafforzare l'esecutivo con i relativi poteri decisionali,
vanno riequilibrate anche le strutture di controllo del legislativo: gli Stati
Uniti e l'Inghilterra insegnano. Se dovrà spettare allo Stato disciplinare
aspetti della vita personale dalla nascita alla morte - auguriamoci il meno
possibile -, va rispettata la regola d'oro secondo cui alla fin fine è la
persona che deve decidere sulla propria sorte. Nella repubblica parlamentare
d'oggi, e in quella ipotetica di domani, è bene ribadire che si deve comunque
rispettare il principio istituzionale del bilanciamento e della limitazione dei
poteri, in mancanza dei quali non esisterebbe neppure l'ABC della democrazia
liberale. Massimo Teodori
( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa A colpi di
spada Che Guevara non può piacere ai cristiani Charles Péguy, uno di geni del
Novecento, usava l'arma dell'ironia per ritrarre quei cattolici
che temevano di non ricevere il plauso nei salotti bene della Parigi di allora.
Qualcosa del genere, forse, viene ispirato nel vedere come frutto dell'alacre
lavoro editoriale di Mons. Ravasi, l'attuale "ministro" della cultura
Vaticana, uomo di fini letture, di sicura fede e di grande audience sui media
italiani. Il quale ha presentato di recente un suo ennesimo
volume: "Breviario laico" tra il plauso di D'Alema e di Maroni. Si
tratta di un rifacimento di un vecchio libro con lo stesso titolo di Luigi Rusca.
Il quale aveva però composto il suo breviario (una frase al giorno) con frasi
di autori religiosi. Invece, Mons. Ravasi spazia dalla Bibbia a Che
Guevara. Il che avrà fatto trasalire più di un cattolico, che ricorda che al
"Macellaio" (questo il soprannome del Che nelle 300 carceri che fece
costruire a Cuba) siano da ascrivere oltre alle condizioni disumane di quelle
carceri e ad alcune documentate fucilazioni di massa, anche l'uccisione di 130
preti cattolici. Avrà pure detta qualche frase
intelligente, il Che, ma da qui ad accostarlo ai Profeti suona un po' bizzarro.
L'Orlando Curioso
( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 34 del 2009-02-08
pagina 5 Lettera al Colle: "Presidente, fermi questo insulto incivile e
tragico" di Roberto Formigoni Un appello al presidente della Repubblica
per salvare la vita a Eluana Englaro è stato lanciato
da un gruppo di personalità cattoliche e laiche. Attraverso il sito internet
www.appelloanapolitano.enter.it chiunque potrà dare la propria adesione
all?iniziativa apponendo la propria firma che verrà presentata al capo dello
Stato. «Signor Presidente, la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro
non lascia indifferente la coscienza civile dell?Italia. Eluana è portata a
morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua
volontà, né l?irreversibilità del suo stato
vegetativo. Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo
presunta, e sarebbe l?unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna
delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo
obbrobrio. Signor Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa
tragedia, che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura,
all?identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno deve
essere costretto a morire per un formalismo giuridico. Le chiediamo un
intervento perché di concerto con il Governo sia data una moratoria alla
sospensione dell?alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa
che il Parlamento - nelle cui fila si è già appalesata un?ampia maggioranza in
sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese - possa pronunciarsi su
un?adeguata legge. Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro
appello». Paola Binetti Guglielmo Vaccaro Francesco Cossiga Giancarlo Cesana
Mario Giordano Vittorio Feltri Dino Boffo Luigi Amicone Giuliano Ferrara Rocco
Buttiglione Fabrizio Cicchitto Maurizio Gasparri Gaetano Quagliariello Renato
Pozzetto Mario Melazzini Carlo Casini Giampiero Cantoni © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)
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n. 34 del 2009-02-08
pagina 4 Il Pd si ritrova ancora spaccato «Il premier? Ha vinto comunque» di
Redazione ALTA TENSIONE Un dirigente del partito avverte: «Il Cavaliere rischia
di raccogliere il 70% dei consensi grazie all'appoggio di Udc e teodem» RomaLa
linea di difesa del Quirinale e della Costituzione è l'unica frontiera su cui
il Pd riesce a mostrarsi unito, nelle ore convulse che precedono il dibattito
parlamentare sul provvedimento su Eluana. Ma a Largo del Nazareno Walter
Veltroni e i suoi già sanno che quell'unità è destinata a infrangersi presto.
«Dal suo punto di vista del tutto cinico, perché ovviamente l'ultima cosa che
gli interessa è il destino della Englaro - spiega un dirigente di primo piano,
chiedendo l'anonimato -, Berlusconi sa benissimo che tenendo duro in questo
scontro riesce a dividere il Pd, che nel voto si spaccherà; a dividere le
opposizioni, perché l'Udc si è schierata al suo fianco e a ottenere il voto del
70% del Parlamento in barba a Napolitano». Insomma, conclude: «Ne uscirà
vincitore, almeno sul palcoscenico della politica, e anche se i sondaggi delle
ultime ore dicono che la stragrande maggioranza dei cittadini sta con Beppino
Englaro e il suo dolore». Domani si riuniranno prima il coordinamento nazionale
e poi l'assemblea del gruppo al Senato, e lì le divergenze interne sono
destinate a venire alla luce. Perché sul merito della questione, e sulla
leggina ad hoc che vuol imporre di riprendere la nutrizione artificiale della
povera Eluana, e che ripropone pari pari il testo del decreto respinto dal capo
dello Stato, le posizioni sono diverse. La micro-pattuglia dei teodem si è
schierata armi e bagagli con Berlusconi, a favore del decreto prima e della
legge poi. Con Paola Binetti che firma appelli anti-Quirinale sottobraccio a
Formigoni e Gasparri. Ma tutta la componente cattolica del Pd è entrata in
fibrillazione, agitata dal terrore di incorrere negli anatemi vaticani, di
rompere con Casini lasciandogli la bandiera della "difesa della
vita", di essere trascinati su una linea laica dall'anima Ds. Ecco quindi
fiorire distinguo e altolà: se da un lato il vicesegretario Dario Franceschini
avverte che «i parlamentari cattolici del Pd
ascolteranno la voce della Chiesa, poi decideranno, nel loro ruolo di
legislatori senza indicazioni di voto, soltanto secondo la loro coscienza, rispettando
il principio sacro della laicità dello Stato», dall'altro un gruppo di senatori
post-Dc (Giaretta, Armato, Andria ed altri cinque) firmano una dichiarazione
comune. E dopo aver assicurato il proprio «pieno rispetto» per il Colle
e criticato il «metodo censurabile» usato da Berlusconi, affermano che «nel
merito, l'alimentazione artificiale va necessariamente garantita al paziente
fino alla fine della vita». Ergo: voteranno la legge di Berlusconi. L'ex Ppi
Merlo, ma anche Arturo Parisi, avvertono che non potranno esserci indicazioni
di voto: «Nessuna disciplina di partito». E non potrà essere diversamente, pena
la spaccatura. Ma sul tavolo del coordinamento di lunedì finirà anche un'altra
questione spinosa: manifestare o non manifestare? Le mobilitazioni improvvisate
degli ultimi due giorni hanno mostrato come la questione sia sentita: le
piazze, da Roma a Torino a Napoli, si sono riempite spontaneamente e oltre ogni
previsione. Già Emma Bonino prima e Fabio Mussi poi hanno sfidato il Pd a
organizzare una «grande manifestazione dei laici». Ieri è spuntato anche un
appello sottoscritto da molti autorevoli dirigenti del Pd e intellettuali di
area: dalla Bresso alla Mafai, da Chiamparino a Staino, i dalemiani Cuperlo e
Pollastrini ma anche i veltroniani Cosentino e Concia. Per chiedere appunto «un
appuntamento nazionale unitario per la difesa della Costituzione e del valore
della laicità». Ma il Pd non può permetterselo, pena la lacerazione: «Non è
previsto nulla in questo senso», assicuravano ieri dal Nazareno. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Secolo XIX, Il" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Il giallo della
letterascritta al premier Il Cavaliere: «Mai vista». Papà Englaro: «Io ho la
ricevuta» Roma. È ormai, uno scontro a due. Il papà di Eluana, Beppino Englaro,
ieri ha giocato le sue carte: «Ho chiesto aiuto a Berlusconi nel 2004. Volevo
che si facesse qualcosa. Non mi ha mai risposto. Allora mi sono rivolto ai
giudici. L'atteggiamento che il premier ha assunto in queste ore è
incomprensibile». Un giallo: da Palazzo Chigi è arrivata, a metà pomeriggio una
fredda smentita. Ma Beppino Englaro ha rincarato la dose: «Ho le ricevute. L'ho
inviata anche a Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca Capo dello Stato, e Nicola
Mancino, presidente del Senato. Entrambi mi risposero. Perché, solo ora,
Berlusconi ha deciso di intervenire?». E non basta: quella lettera sarebbe
stata anche letta nel corso di una manifestazione pubblica. Ma c'è di più:
nella stessa intervista concessa da Beppino Englaro al quotidiano spagnolo El
Pais (volutamente sono state richieste analoghe interviste dai giornali italiani),
il papà cerca anche di frenare l'offensiva mediatica lanciata dal Vaticano:
«Rispetto i valori della Chiesa, ma non mi possono essere imposti». Le parole
pronunciate da Beppino Englaro in questa intervista sono i due classici colpi
di scena che rischiano di cambiare le carte in tavola e ricollocare i
protagonisti di questo duello, in ruoli diversi. Da due giorni, in realtà, tra
il Premier e il padre della sventurata ragazza lo scontro è salito di tono.
Sabato Beppino Englaro aveva invitato il premier a visitare la figlia in
ospedale, per capire qual è la esatta situazione. «No, grazie. Non ci andrò -
aveva risposto Berlusconi - Al suo posto non mi comporterei come lui». Ma, da
ieri, le parole che il premier ed il padre della ragazza si scambiano a distanza,
vanno lette sotto un'altra luce. «Nel
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Interni
Il Pontefice evoca le guarigioni miracolose e invita a pregare per gli infermi
" che dipendono totalmente dalle cure altrui" Si allarga il fronte
dei cattolici favorevoli. Ma c´è anche la proposta di non
partecipare al voto Pd, da Letta e Fioroni sì alla legge "Su vita e morte
il partito non conta" Verso la libertà di coscienza e senza ostruzionismo
Il Papa: "I malati appartengono a Dio" ma all´Angelus la piazza si
divide Tra i credenti in piazza c´è chi si schiera per la vita e chi sostiene
la famiglia Englaro Oggi la riunione del coordinamento La Bindi indecisa
Castagnetti voterà per l´approvazione CARMELO LOPAPA ROMA - Enrico Letta e
Beppe Fioroni, i rutelliani cattolici e i popolari
come Castagnetti, poi i teodem capitanati dalla Binetti di ritorno dal
pellegrinaggio a Lourdes e altri ancora. Il fronte cattolico interno al Pd che
annuncia il suo sì in Parlamento al disegno di legge su Eluana - che oggi
approda al Senato - si allarga e coinvolge ormai alcuni dei dirigenti più in
vista del partito. Altri cattolici, d´altro
canto, assieme ai laici voteranno contro. Ma è troppo delicato il nodo
dell´alimentazione della Englaro per dare un´indicazione di partito. Il
ventaglio di posizione interne ormai è evidente e il giro di telefonate di ieri
ha confermato il quadro. E infatti dal coordinamento che Veltroni ha
anticipato a stamattina per discutere il da farsi, prevarrà la linea della
«libertà di valutazione» rimessa ai singoli parlamentari («Libertà di coscienza»
ha ripetuto ieri Franceschini). Altra ipotesi, sulla scia di quanto suggerito
da Stefano Ceccanti, è la «non partecipazione al voto», dunque l´uscita
dall´aula. Ma è troppo alto il rischio che tanti nel Pd disattendano
l´indicazione restando comunque in aula per votare a favore o contro. Quel che
è certo è che il partito rinuncia anche a fare ostruzionismo alla Camera. A
differenza che al Senato dove il ddl sarà approvato con molta probabilità già
stanotte con tempi contingentati, a Montecitorio un´opposizione rigorosa con
una valanga di emendamenti da illustrare potrebbe dilatare e di molto i tempi.
Ma il Pd non si avvarrà di quest´arma a doppio taglio. «Al di là del giudizio
di merito su quella legge e del voto che ciascuno vorrà esprimere, una disciplina
ce la daremo - spiega il capogruppo alla Camera Antonello Soro - nel senso che
non faremo il piacere a Berlusconi di fare dell´ostruzionismo. Il premier, al
quale non frega nulla del destino di Eluana, non attende altro». Detto questo,
dentro il Pd alcuni non parteciperanno al voto (Ceccanti, ma probabilmente
anche Giorgio Tonini). Altri big di area cattolica annunciano che si
esprimeranno a favore. Tra loro c´è Beppe Fioroni. Il responsabile
dell´organizzazione è convinto che «non può esserci posizione di partito
attorno a temi che attengono alla vita e alla morte: l´ultimo prodotto del voto
compatto di un partito su questioni etiche sono state le leggi razziali. Ed è
indegna la speculazione che sta facendo Berlusconi in barba alla laicità dello Stato».
Al coordinamento di oggi confermerà il suo sì al ddl anche Enrico Letta,
«nonostante le tante riserve sulle procedure e le strumentalizzazioni di cui
sta dando prova il presidente del Consiglio». Voterà, fa sapere, «secondo
coscienza». I popolari con Castagnetti e i rutelliani cattolici
alla Lusetti si sono attestati sulla stessa linea. Come i teodem Pd che con
Bobba e Calgaro tengono però a precisare che loro stanno «con la vita e non con
Berlusconi». Qualcuno sostiene di non aver ancora deciso. è il caso di Rosy
Bindi, che si prenderà ancora qualche ora di tempo per leggere il testo che
arriverà alla Camera dal Senato (le 4 righe difficilmente subiranno
variazioni). Così pure il rutelliano Luigi Lusi. Poi ci saranno i
"no" convinti al ddl, anche dall´area cattolica. Basti pensare alla
posizione di Ignazio Marino, ma anche della senatrice e ministra ombra Roberta
Pinotti: «Non ho dubbi, voto contro e da cattolica giudico una caduta di stile
l´intervento della Chiesa contro Napolitano». E poi tutti i laici, Barbara
Pollastrini e Linda Lanzillotta tra tanti altri. Stefano Esposito, torinese,
medita iniziative eclatanti come l´occupazione dell´aula. Oramai solo sulla
carta il drappello di 5 deputati e 2 senatori radicali farebbe parte del gruppo
Pd. Voteranno contro e non si atterranno all´indicazione contraria
all´ostruzionismo. Sono stati riuniti fino a notte al quartier generale di
Largo Argentina per decidere le iniziative da adottare. «Faremo tutto quello
che sarà necessario per far valere la nostra opposizione - spiega la deputata
Rita Bernardini - Certo, l´articolo unico non consente di sbizzarrirsi con gli
emendamenti, ma siccome la fantasia non ci manca, utilizzeremo ogni espediente
regolamentare e non per fare ostruzionismo». Ma al fianco dei dissidenti nel
centrosinistra, c´è anche chi dirà "no" dentro la maggioranza. Chiara
Moroni (Pdl), finora ha taciuto ma fa sapere di avere una «posizione abbastanza
diversa dai colleghi». Il riformatore liberale Benedetto Della Vedova ha pure
manifestato sotto Palazzo Chigi con cartelli contro
l´incursione normativa sul caso Eluana: «Parlare di omicidio e di Stato è
inumano e assurdo sul piano giuridico». Ma si distingue anche il
sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, a dispetto del premier che ha
preteso unanimità in consiglio dei ministri. «Questa vicenda mi mette in grande
imbarazzo - ha detto ieri in tv a Omnibus - . Sono un laico e la mia posizione
è di minoranza, ne sono consapevole, ma dico quello che penso».
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Interni
ALBERTO CUSTODERO ROMA - «Ci auguriamo che lei, presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, voglia trovare gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda
di nostra figlia Eluana, che da 4430 giorni è costretta dalle istituzioni e dai
medici a una non-vita». Con questa lettera aperta del 4 marzo del 2004, che per
Beppino Englaro segnò «uno dei momenti più tragici degli ultimi 12 anni», il
padre di Eluana e la moglie Saturna invocavano l´aiuto di Silvio Berlusconi. Ma
l´allora premier non fece nulla. La notizia, rivelata ieri dal padre di Eluana
in un´intervista al quotidiano spagnolo El Pais (nella quale polemizza anche
con la Chiesa che «non ha nulla a che vedere con questa storia» e che «non può
impormi i suoi valori»), provoca un botta e risposta con il governo. A una nota
della segreteria di Palazzo Chigi, che afferma di non aver mai ricevuto la
missiva, replica prontamente Beppino Englaro sostenendo di «conservare ancora
la ricevuta di ritorno». «è assai curioso - dice Englaro - che Berlusconi sia
entrato in scena in questo preciso momento. è solo un colpo ad effetto. Quando
era premier nel 2004, gli scrissi chiedendogli aiuto per porre fine all´orrore
di una non-vita che Eluana, prima dell´incidente, ha sempre considerato una
barbarie. Dicemmo al premier che per noi genitori non era in alcun modo più
sopportabile e ammissibile vedere nostra figlia priva di coscienza, tenuta in
vita a tutti i costi, invasa in tutto e per tutto da mani altrui anche nelle
sfere più intime. Ma Berlusconi non ci rispose». Anche il padre di Eluana
scomodò la Costituzione in quel documento, non però per chiederne la modifica -
come fatto da Berlusconi qualche giorno fa - ma per denunciare la
discriminazione anticostituzionale fra chi, in grado di intendere e volere, può
esercitare «il diritto inviolabile alla libertà di terapia e cura fino alle più
estreme conseguenze. E chi, invece, come nel caso di Eluana, non può farlo, non
trovandosi più in possesso delle sue facoltà». Quell´appello fu inviato anche
ai presidenti della Repubblica e del Senato, e al ministro della Salute. «Mi
risposero - sottolinea Englaro - solo il presidente di Palazzo Madama e quello
della Repubblica. Ciampi mi esprimeva la sua vicinanza, aggiungendo, però, che
non poteva fare altro che interessare del caso gli organismi competenti».
«Poiché la politica da allora non fece nulla e nemmeno il governo - aggiunge
ancora il padre della donna in stato vegetativo - mi
sono rivolto ai giudici. Chiesi loro aiuto. Ed essi hanno fatto il loro
dovere». Sempre nell´intervista a El Pais, il padre di Eluana torna a parlare,
non senza polemica, del ruolo del Vaticano nella vicenda di sua figlia. «Nei
confronti della Chiesa sento un grande rispetto, e spero che questo sentimento
sia reciproco. Spero anche - afferma - che la gerarchia ecclesiastica sappia
quel che fa in quanto ispirata da un magistero morale. Quello che dice la
Chiesa, però, non riguarda noi che non professiamo questa confessione all´interno di uno Stato laico nel quale convivono anche i cattolici». Rivolto infine a Berlusconi che ieri ha detto che «senza una
legge la fine di Eluana sarebbe una condanna a morte», il padre della donna in
coma irreversibile ha risposto che, nel caso di Eluana, «la condanna a vivere
senza limiti è peggio della condanna a morte».
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Cronaca
Il racconto Monsignor Brollo, arcivescovo di Udine, attacca: "Non condanno
il padre ma gli autori di questa esecuzione" Striscioni e fiaccole accese
davanti alle finestre la marcia silenziosa dei cattolici
della Carnia In 500 alla messa nel Duomo. E davanti alla clinica slogan,
cartelli e insulti ai medici ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO UDINE -
Scendono in piazza «per salvare Eluana» i vescovi del Friuli. E l´arcivescovo
di Udine, monsignor Pietro Brollo, punta il dito contro lo Stato. Uno Stato
«che permette un tipo di fine che io giudico tragica». Poco prima, nella
basilica della Madonna delle Grazie, gremita da cinquecento fedeli giunti dalle
quaranta parrocchie della Carnia, l´arcivescovo di Udine aveva parlato, durante
la messa, di «tragica esecuzione» a proposito della sorte di Eluana. E aveva
chiesto «a chi ha il potere», la «sospensione di questa sentenza». Più tardi,
in canonica, conversando con alcuni giornalisti, spiega, con toni pacati ma
fermi, che quella di Eluana «è ancora vita piena», e che lui non accusa i
giudici né il padre della donna, «che non mi permetto di giudicare», ma «gli
autori di questa esecuzione». Non nomina il presidente della Repubblica, ma
cita per due volte lo Stato italiano, il cui comportamento «mi preoccupa
parecchio quando non dà valore al bene fondamentale della vita». Toni più
accesi hanno i vescovi, i sacerdoti e i cattolici che
a centinaia, per tutta la giornata, sfilano e stazionano a turno davanti alla
casa di riposo dove si trova Eluana. Hanno cartelli, striscioni, candele
accese, foto della donna, palloncini, e portano bottiglie d´acqua e piante di
fiori. «Non uccidete Eluana», c´è scritto in un cartello. E in un altro: «Per
definire quello che state facendo c´è una sola parola: omicidio». E in un altro
ancora: «In nome della dolce morte Hitler ha ucciso 60mila disabili, 80mila
malati mentali e 6 milioni di ebrei». «Avete tradito il giuramento di
Ippocrate», grida un medico verso le finestre. Pochi metri distante,
silenzioso, un piccolo gruppetto di persone appoggia invece papà Beppino e
chiede il testamento biologico. «Lo Stato è laico», c´è
scritto nei cartelli che portano appesi al collo. E anche: «I diritti
continuano a disturbare». Monsignor Brollo si dice «turbato» da questa vicenda
«lacerante». «Ci sono troppi clamori e schiamazzi - spiega - la tragedia che
scuote il Friuli non può produrre solo sentimenti di contrapposizione da un
lato e di compassione dall´altro». Per questo l´arcivescovo non vuole
entrare nello scontro politico: «Io mi occupo solo delle persone e della vita -
aggiunge - che per noi cristiani è sacra ed ha un valore irrinunciabile». Come
quella di Eluana. La sua, spiega, «non è una vita artificiale, anche se non
riesce a entrare in contatto con gli altri. E non si può parlare di accanimento
terapeutico, perché non riceve cure particolari, ma solo alimentazione».
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
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Pagina 31 - Cultura
LE PAURE DELLA CHIESA cronache e testimonianze raccontano i problemi aperti fra
lo stato italiano e il vaticano. il nuovo libro di
politi in viaggio fra le tensioni del cattolicesimo Dal referendum sulla
fecondazione all´angoscioso dibattito sul caso di Eluana Englaro L´ammissione
di Ratzinger: "Si fa fatica a farsi capire nel mondo odierno" EDMONDO
BERSELLI Basta leggere le primissime pagine del nuovo libro di Marco Politi, La
Chiesa del no (Mondadori, pagg. XII-366, euro 19, prefazione di Emma Bonino),
per registrare quanto sia ampia la rassegna dei problemi aperti, fra lo Stato
italiano e il Vaticano, e quanto siano aspri gli attriti: «A ottant´anni dal
Concordato il bilancio è opprimente». Segue l´elenco, che comincia con gli
ostacoli sollevati per impedire l´approvazione del divorzio breve, prosegue con
«l´invasione di campo» all´epoca del referendum sulla legge relativa alla
fecondazione assistita, e tocca tutti gli altri punti caldi (anzi caldissimi,
in questi giorni di dibattito angoscioso sul caso Englaro): opposizione al
testamento biologico, contrarietà alle regolamentazione delle coppie di fatto,
demonizzazione delle unioni gay, sostegno all´obiezione di coscienza sulla
pillola del giorno dopo, campagna contro la pillola abortiva Ru-486. Qualche
pagina più in là, l´autore concluderà che con papa Ratzinger si è osservata in
Italia una «sistematica invasione della sfera politica». Basterebbero questi
argomenti per concludere, come in effetti fa Politi: «Gli italiani chiedono
testimonianza, non comandi dal pulpito. Si prova disagio quando il vertice
ecclesiastico pretende di dire l´ultima parola su tutto, arrogandosi una
triplice corona quale rappresentante di Dio, interprete della Ragione e al
tempo stesso della Natura». Tuttavia Politi è un giornalista, e anzi uno
studioso, troppo fine per accontentarsi delle recriminazioni. Poche righe
oltre, ecco esplicitato il cuore del suo libro: «La verità è che la Chiesa ha
paura di una società in cui è esplosa la soggettività di massa, una società in
cui si sono andati affermando il gusto, l´abitudine, il diritto di impostare la
propria esistenza secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni». Su
questo immutabile sfondo morale, l´aborto è sempre un crimine, tanto da indurre
Wojtyla a paragonarlo all´Olocausto, suscitando proteste nelle comunità
ebraiche, mentre l´omosessualità e gli omosessuali in quanto tali non esistono
(si danno soltanto «radicate tendenze omosessuali», che evidentemente si
potrebbero sradicare). è proprio questo il punto centrale del lungo reportage
di Politi, che affronta la cronaca attraverso testimonianze personali e
coinvolgenti racconti diretti. Infatti risulta cruciale il resoconto
dell´intervista del 2004 all´allora cardinale Joseph Ratzinger, il quale
ammette nella conversazione che «il cristianesimo ha difficoltà a farsi capire
nel mondo odierno, specialmente in quello occidentale, americano ed europeo.
Sul piano intellettuale, il sistema concettuale del cristianesimo appare molto
lontano dal linguaggio e dal modo di veder moderno». Era questo, per la verità,
il tema di fondo su cui si era esercitata, fra grandi speranze e grandi
frustrazioni, la riflessione del Concilio. A quasi mezzo secolo di distanza dal
Vaticano II, ciò che appare ancora in gioco è il rapporto fra il cattolicesimo,
con la sua pretesa di universalità, e la modernità in tutte le su espressioni.
Oggi, dice Ratzinger, la Chiesa cattolica, dopo aver attraversato «le onde
delle ideologie», dal marxismo al liberalismo, «fino al libertinismo», deve
fare i conti con«una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come
definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie
voglie». La risposta della Chiesa, sulla scia di Ratzinger, è la dottrina dei
«principi non negoziabili», che comporta una totale intransigenza di fronte al
mutamento culturale e sociale. In sostanza, di fronte a un passaggio d´epoca,
l´antropologia cristiana rifiuta qualsiasi evoluzione. Il matrimonio
considerato intoccabile, il celibato sacerdotale, il rifiuto dell´eutanasia (e
il ripristino di misure post mortem come il rifiuto della sepoltura cristiana
nel caso Welby) hanno comportato fra l´altro una stridente competizione con il
governo del «cattolico adulto» Prodi, accusato dal quotidiano della Cei
Avvenire di avere lavorato, con i Dico, a favore di nuovi «format sociali». Ma
nelle partecipate, coinvolgenti � e giornalisticamente obiettive � cronache
di Politi, più che il dilemma politico di una Chiesa orientata a sostenere chi
opportunisticamente la sostiene, si avverte spesso il senso quasi di una
disperazione nel cattolicesimo di base, come se fra la chiesa di vertice e
l´ecclesia dei fedeli che si interrogano, dei preti sposati, di chi vive in
prossimità con la sofferenza, ci fosse ormai un´incomunicabilità che trova
scampo soltanto in rari momenti di comprensione umana, e talvolta di superiore
carità, fra gerarchie e poveri sacerdoti di periferia, a contatto con il
dolore, la mutevolezza dei rapporti sociali e il "peccato". Fino a
concludere, con le parole di Enzo Bianchi, che «oggi ci
sono più laici che chiedono il confronto con noi cattolici che cattolici che chiedono il confronto con i laici». C´è amarezza in questo finale,
ed è l´amarezza di chi dice a se stesso: «Noi cristiani non possiamo non
ascoltare il mondo, non ascoltare l´umanità e non rispondere loro».
( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 31 - Cultura
Benedetto XVI e lo scettro della fede MARCO POLITI Esce in questi giorni
"La Chiesa del no" di (Mondadori, prefazione di Emma Bonino, pagg.
338, euro 19). Qui ne anticipiamo un brano. Da pontefice, Ratzinger ribadisce
di non rivolgersi soltanto ai fedeli della sua Chiesa, ma si pone come
interprete della legge naturale comune a tutti gli uomini e contemporaneamente
diffida lo Stato dall´invadere il terreno della legge di natura, di cui il
papato si erge a protettore. Ricevendo nel marzo del 2006 i parlamentari
aderenti al Partito popolare europeo, papa Ratzinger li richiama alla difesa
attiva di «principi che non sono negoziabili» - l´elenco è il solito:
considerare l´ovulo fecondato come fosse persona umana, proibizione
dell´aborto, divieto dell´eutanasia, tutela della famiglia monogamica e non
equiparazione delle coppie di fatto, rifiuto delle unioni gay, difesa della
scuola cattolica - e questi principi, incalza, «sono iscritti nella natura
umana stessa e quindi sono comuni a tutta l´umanità». Nessuna legge fatta dagli
uomini «può sovvertire la norma scritta dal Creatore» afferma Benedetto XVI.
Sul piano teorico papa Ratzinger ripete spesso che la Chiesa «non è e non
intende essere un agente politico» e che anzi l´agire in ambito politico spetta
ai «fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità».
Però cosa rimane di questa autonomia quando l´autorità ecclesiastica determina
essa stessa i principi supremi di quella legge naturale che dovrebbero valere
per tutta l´umanità, compresi credenti e non credenti, seguaci delle diverse
religioni e correnti filosofiche del mondo intero? Anche la ragione finisce per
essere sottomessa al potere spirituale. «La fede cristiana» esclama Ratzinger
«purifica la ragione e l´aiuta a essere meglio se stessa». Persino
la laicità viene misurata con il metro della volontà papale. Laicità
«positiva», scandisce il pontefice, è quella di uno Stato che riconosce spazio
nella sua legislazione a una fondamentale dimensione dell´essere umano:
l´apertura alla Trascendenza. Emerge da questi interventi un papato che
assume ogni corona, ogni scettro. Lo scettro della fede, lo scettro della
ragione, lo scettro della natura. Sul piano pratico della politica - benché
Benedetto XVI da pensatore lo negherebbe - lo sbocco finale è un approccio
teocratico, in cui l´autorità religiosa vaglia la legittimità dell´operato
parlamentare e ne autorizza o meno il procedere.
( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Un «Vocabolario laico»
per una Repubblica a libertà vigilata È appena arrivato in libreria il libro di
Vladimiro Polchi «Da aborto a Zapatero. Un vocabolario laico» (Laterza, pp.
205, 15 euro) pieno di storie, dibattiti, controversie che in questi anni hanno
portato le questioni etiche al vaglio della politica. Ecco un brano della sua
introduzione, che spiega perché è nato questo testo. La nostra è una Repubblica
laica, coma ha dichiaramente ribadito la Corte costituzionale, con la sentenza
203 del 1989. Siamo, però, sempre di più il "giardino del papa". Il
paese della perenne questione cattolica, mai tanto avvertita come in questi
ultimi anni. Ecco, mutuando il termine dal linguaggio giudiziario, potremmo
definirla una Repubblica a laicità vigilata. Basta scorrere le 63 voci di
questo «vocabolario laico», per prendere coscienza di quanto sono numerosi i
temi di confronto tra pensiero laico e pensiero cattolico. Confronto, abbiamo
detto? Meglio, forse, parlare di scontro. O di assenza d'incontro e rifiuto del
dialogo. Come sempre accade, quando i due interlocutori, che si siedono al
tavolo, non si sono prima riconosciuti pari in moralità e razionalità. E
qualsiasi deroga al principio dell'«uguale rispetto»
comporta pur sempre una violazione di laicità. Questo «vocabolario laico» vuole
allora fotografare dall'alto, con lo sguardo del cronista, i tanti terreni di
scontro tra laici e cattolici, le armi usate dai contendenti, le strategie, i caduti (quasi
sempre laici), i vincenti (quasi sempre le gerarchie vaticane). Perché,
mai come oggi, il confine tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio si è fatto
ambiguo e passa su terre ancora da esplorare (basti pensare ai temi bioetici).
Uno scontro, quello in corso, che incide profondamente (seppure non sempre ce
ne accorgiamo) sulla nostra vita quotidiana, sulla nostra possibilità di
scegliere e sui nostri margini di autonomia. E ci pone limiti e divieti: dalla
nascita (Fecondazione assistita), alla morte ( Eutanasia e Testamento
biologico).
( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
«Berlusconi se lo
tolga dalla testa: al Quirinale non ci andrà mai» Berlusconi dice una grande
bugia quando afferma che agisce in nome della libertà e contro lo statalismo. È
vero esattamente il contrario....» Anche per Eluana, onorevole Veltroni?
«Certo. Lo Stato si ingerisce in modo intrusivo in una vicenda affidata sinora
all'amore dei genitori e a una serie di sentenze. Entra in una vicenda
personale, mentre suo compito sarebbe quello di fare una legge sul testamento
biologico che non intervenga su un singolo caso, ma valga per tutti. Io, poi,
non ho sentito da parte del governo la stessa preoccupazione per la vita quando
si è approvato quel provvedimento sulla sicurezza che priva di cure migliaia di
persone...». Domenica pomeriggio, Veltroni è nel suo ufficio, a Sant'Andrea
delle Fratte. Sul video scorrono le agenzie con le dichiarazioni del Presidente
del Consiglio. «Martedì scenderemo in piazza a Roma e a Milano - annuncia il
leader Pd - Lo faremo per difendere il Capo dello Stato e la Costituzione da
chi vuole forzarla» Segretario, si aspettava un attacco così violento al Capo
dello Stato? «L'applauso ricevuto, l'altro ieri, a Napoli, dimostra
l'apprezzamento dell'opinione pubblica nei confronti di Giorgio Napolitano. I
cittadini sanno che indebolendo la Presidenza della Repubblica si renderebbe
ancora più fragile il Paese. Ci vuole un uomo di garanzia. Ci vuole un luogo
dove tutti si possono riconoscere. Napolitano e il Quirinale lo sono e devono
restarlo» Martedì, a Roma, parlerà Oscar Luigi Scalfaro, una scelta
simbolica... «Scalfaro incarna lo spirito con cui fu fatta la Costituzione, Uno
spirito estraneo a Berlusconi. Il Presidente del Consiglio non conosce né la
storia d'Italia, né quella della nostra democrazia. Scalfaro non fu tra i
protagonisti di una Carta "fatta sotto l'influsso della fine di una
dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che guardavano
alla Russia come a un modello"...» Parole di Berlusconi, queste...
«Appunto. Da padre costituente, Scalfaro rappresentò la cultura cattolica
democratica. E sedette accanto a chi aveva fatto la Resistenza nel Partito
d'Azione, nel Pci, nel Psi o tra i monarchici. La nostra Costituzione è una
delle più rispettate al mondo, anche perché è stata fatta proprio sotto
l'influsso della fine della dittatura fascista e nasce dalla coscienza che quei
tempi bui non si sarebbero dovuti ripetere». La Carta può essere riformata,
però... «Certo, e il Parlamento aveva iniziato un ottimo lavoro. Dentro i
confini dei grandi principi della Costituzione, possono realizzarsi interventi
che rendono la macchina della democrazia più efficiente e veloce» Anche
Berlusconi chiede decisioni veloci... «Berlusconi vuole portare il potere
legislativo in una sola mano, nella sua. Mostra fastidio e intolleranza nei
confronti di chiunque abbia un'opinione diversa dalla sua. È questo il suo
atteggiamento nei confronti dell'opposizione, della magistratura,
dell'informazione, dei sindacati. L'Italia non è un'azienda di sua proprietà,
ma un Paese che appartiene a sessanta milioni di italiani» Il premier, però,
ieri ha reso omaggio alla Costituzione. Ha corretto la rotta? «Berlusconi è
capace di smentirsi mentre parla. Non esiste paese al mondo in cui un primo
ministro dichiara, giornali e tv registrano le sue parole e il giorno dopo lui
parla di manipolazioni. Da 15 anni in Italia è così. La presidenza del
Consiglio è un ruolo di responsabilità. La realtà dei fatti è che Berlusconi ha
sferrato al Capo dello Stato un attacco che è stato
respinto dal Paese. Dall'opinione pubblica, dalle forze politiche tutte e dallo
stesso Fini. Voglio sottolineare l'autonomia del Presidente della Camera. Ci
sono avversari politici che conoscono bene la differenza che corre tra le
istituzioni e una sezione di partito. Fini lo ha dimostrato in diversi
passaggi» Ma Berlusconi ingaggia lo scontro anche con lui, a quanto pare...
«L'animus di Berlusconi è questo. Voglio sottolinearlo: il Presidente del
Consiglio ha scelto con freddezza e cinismo di strumentalizzare la vicenda
della povera Eluana con un disegno politico preciso...» Quale segretario?
«Negli ambienti bene informati circola la tesi che Berlusconi vorrebbe andare
alle elezioni anticipate per cercare di assicurarsi che il Parlamento che
eleggerà il prossimo Capo dello Stato sia più controllabile. Interessi
assolutamente privati a fronte di un Paese che vive una crisi economica e
sociale gravissima» Uno scontro istituzionale per spianare la strada che sale
al Colle, quindi? «Se lo tolga dalla testa Berlusconi: al Quirinale non ci
andrà mai. In quella carica si sono succedute personalità che hanno garantito l'unità
della nazione e il rispetto della Costituzione. Lui non è in grado di garantire
unità, ma solo divisione». Lei parla di "venature autoritarie", ma
Berlusconi non è andato già oltre? «Il suo è un disegno scellerato e
autoritario. Già l'anno scorso parlai del rischio di una trasformazione della
nostra democrazia e ricordai il modello Putin. Allora ci furono molte
polemiche, ma i fatti di questi giorni confermano la diagnosi». Con
un'aggravante, la crisi sociale che si acuisce... «E sta diventando devastante,
come dimostrano gli incontri nei luoghi di lavoro che visito girando l'Italia.
Dai problemi che pongono le lavoratrici del gruppo Limoni, vicino Perugia, che
hanno perso il posto, agli operai della Bayer che non potranno godere della
Cassa integrazione, a quelli del polo chimico di Porto Torres, agli artigiani e
ai commercianti dell'Umbria. Berlusconi è lontano mille chilometri dall'Italia
reale. Vive in un mondo di opulenza sfacciata. Non sente la voce di un Paese
che soffre, non lo ha nel cuore. Un'insensibilità dalla quale discende la
totale assenza d'iniziativa del governo» Da padre, però, si mostra sensibile
alla vicenda umana di Eluana... «In realtà la sfrutta come diversivo, perché
rimanga sullo sfondo la crisi del Paese. I ritornelli su Kakà e sul resto
servono a oscurare i veri problemi. Gli ho sentito dire che Eluana ha ripreso
il ciclo mestruale, che può avere dei figli. Considero tutto questo come la
forma più bassa a cui la politica sia arrivata. Berlusconi aveva la possibilità
di fare una legge sul testamento biologico e non l'ha fatta. Ha governato
questo Paese per otto anni, la vicenda Englaro era nota da mesi. Il premier,
invece, si è svegliato improvvisamente. E per un'operazione strumentale dai
toni inaccettabili. Quando sento certe espressioni penso al padre che cura
quella povera ragazza. Chi è più in grado di esprimersi sullo stato di salute di Eluana, un politico o il padre che l'ha
vista nascere, crescere e l'ha accompagnata per 17 anni con l'affetto, l'amore
e il dolore che un genitore può conoscere?» Un Paese spaccato a metà, da una
parte i cattolici e dall'altra i laici? «È questo il
disegno. In tutti gli altri paesi, con una crisi paragonabile a quella del '29,
si punta a unire la società. Da noi, invece, si punta a dividerla. A dividere i
sindacati, o a frapporre barricate tra maggioranza e opposizione, o a separare
il Nord dal Sud. Adesso si cerca anche di dividere laici e cattolici». Un rischio che corre anche il Pd nel voto sul disegno di legge
del governo? «Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti, ma anche in
quelli più piccoli, esistano posizioni diverse sulle questioni etiche.
Esistevano anche nell'Ulivo. Considero ciò qualcosa di incomprimibile,
perfino un valore rispetto a partiti nei quali coscienza e pluralismo sono
negati. Noi siamo una forza diversa. D'altra parte i democratici americani, che
hanno eletto Obama, si sono divisi sull'aborto e sulla guerra. Materie nelle
quali non può scattare la disciplina di partito. Noi siamo tutti d'accordo nel
respingere la manovra di Berlusconi, nel manifestare a favore della
Costituzione, nell'affermare la priorità del rispetto di leggi. Gravissimo, tra
l'altro, che si faccia un provvedimento a fronte di una sentenza passata i
giudicato» Come voteranno i gruppi Pd di Camera e Senato? «Decideremo domani
(oggi,ndr), decideranno i gruppi. Ma so per certo qual è il giudizio politico
comune su questa vicenda: dall'attacco sferrato alla Costituzione, alla
denuncia della strumentalizzazione odiosa di Berlusconi, alla possibilità di
affrontare in maniera seria, con una legge sul testamento biologico, un tema di
grande rilevanza etica». E Di Pietro? «Di Pietro ha già reso un servizio a
Berlusconi, offendendo il Presidente della Repubblica. E in queste ore non ho
sentito da lui parole urlate, di analoga intensità, contro gli attacchi alla
Costituzione. Ci si renderà conto, alla fine, che, come sempre, coloro che
gridano di più sono i più funzionali ai disegni peggiori. L'alternativa alla
destra non sono le urla di Grillo, ma un'opposizione forte. Di Pietro convoca
manifestazioni contro il Capo dello Stato, noi le organizziamo contro le
minacce alla democrazia di Berlusconi. Ecco, sta qui la differenza»
( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Il dilemma del Pd:
libertà di coscienza o non votare e uscire dall'aula Oggi al Senato il ddl su Eluana.
Il voto tra stanotte e domattina. L'Udc dirà sì. Libertà di coscienza per
l'Idv. Per il Pd c'è anche l'ipotesi di abbandonare l'aula. Teo-dem e ex
popolari pronti a votare a favore. Lasciare libertà di coscienza ai
parlamentari o, se nelle riunioni di oggi verrà registrato sufficiente consenso
attorno a questa soluzione, abbandonare l'aula e non partecipare al voto. È su
queste due ipotesi che stanno ragionando i vertici del Pd. La prima è
caldeggiata dal vicesegretario Dario Franceschini, dal capogruppo alla Camera
Antonello Soro e dalla maggior parte dei cattolici che
provengono dalla Margherita. La seconda verrà proposta oggi al coordinamento
del partito da Giorgio Tonini, cattolico di provenienza Ds e veltroniano della
prima cerchia. Walter Veltroni non vuol neanche sentir parlare del Pd come
«partito di ex». Ma forse mai come in questo caso, con il Parlamento chiamato a
pronunciarsi sul disegno di legge riguardante Eluana, le provenienze rischiano
di farsi sentire e di rendere un favore doppio a Berlusconi. Il presidente del
Consiglio non solo è riuscito a imporre al Parlamento di approvare in tre
giorni il disegno di legge nato dal rifiuto di Napolitano di firmare il decreto
(il voto al Senato arriverà tra stanotte e domattina e il via libera definitivo
alla Camera è per dopodomani). Ma ora potrebbe addirittura assistere
all'approvazione del testo con i voti anche dell'Udc («non intendiamo abiurare
i nostri principi», dice Casini) e dei cattolici del
Pd: i teo-dem hanno fatto sapere che voteranno sì (Paola Binetti ha anche
firmato un appello a Napolitano insieme a Gasparri) e molti ex popolari, come
Pierluigi Castagnetti, sono orientati a farlo. Anche Enrico Letta ha annunciato
che pur essendo «da respingere con sdegno il tentativo di Berlusconi di
trascinare il paese in un conflitto istituzionale» nel merito voterà sì.
abbandono dell'aula A questo punto l'ipotesi di dare indicazione di votare
contro ma senza pretendere la disciplina di gruppo - come era l'orientamento di
Anna Finocchiaro fino a sabato sera - è tramontata per lasciare spazio alla
pura libertà di coscienza (cosa che farà anche l'Idv, anche se da Di Pietro ai
capigruppo Belisario e Donadi arriveranno voti contrari). E però in questa situazione non solo si sancirebbe una dannosa spaccatura
tra laici e cattolici, ma il governo, nel momento stesso in cui va all'attacco del
Quirinale e utilizza strumentalmente il Parlamento, uscirebbe rafforzato da un
voto favorevole che va ben oltre la maggioranza che lo sostiene. Per questo i
vertici del Pd oggi cercheranno di capire se c'è convergenza attorno a un
gesto, eclatante e che disinnescherebbe la trappola berlusconiana, come
quello di abbandonare l'aula al momento del voto. A lanciare il messaggio,
consentendo tra l'altro di sondare il terreno, è stato
ieri Stefano Ceccanti: «Il Parlamento, intervenendo con un disegno di legge
volutamente rivolto al caso singolo già oggetto di sentenza definitiva,
finirebbe per sostituirsi al potere indiziario». Da qui la proposta di «non
partecipare ad un voto che non possiamo esprimere, essendo legislatori e non
giudici». Al coordinamento del Pd, che si riunisce prima dell'assemblea dei
senatori, verrà presentata da Tonini: «Noi dobbiamo rifiutare la logica che sta
dietro questo voto. Noi non possiamo trasformarci nel quarto grado di giudizio
nel caso Englaro e non possiamo stravolgere la funzione del Parlamento come il
luogo in cui si riformulano le sentenze. Sapendo tra l'altro che a Berlusconi
di Eluana non interessa minimamente e usa strumentalmente questa drammatica
vicenda per sovvertire gli attuali equilibri democratici». SIMONE COLLINI ROMA
scollini@unita.it
( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Arriva «Religiolus»,
il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e polemiche Arriva
nelle sale venerdì prossimo ma - dato il clima - si attendono già polemiche: è
«Religiolus», che mette alla berlina tutti gli integralismi, predicatori folli,
ebrei, islamici. Si ride, ma qualcuno si arrabbia... E pensare che a Torino è stato il «caso» del festival morettiano: ha fatto sganasciare
il pubblico, soprattutto quello dei giovani, disposti anche a fare la fila per
vederlo. Ma senza lasciar traccia di polemiche. Forse gli ultracattolici non leggono i giornali, o magari non seguono le
cronache cinematografiche. Oppure sono troppo occupati ad interferire nel
dramma privato della famiglia Englaro. Fatto sta che soltanto ora, all'apparire
dei manifesti per le strade (l'uscita è il 13 febbraio per la Eagle Pictures) la fantomatica associazione di stampo cattolico, «Vera libertà»,
ha sferrato la sua crociata ricoprendo i manifesti del film con le scritte
«ateo no». ORGOGLIO LAICO L'attacco è contro Religiolus, la doc-comedy di Larry
Charles, il regista del fenomeno Borat che stavolta se la ride di gusto proprio
dei fondamentalismi religiosi, siano essi cattolici,
musulmani o ebraici. Nel poster dello «scandalo», infatti, sono rappresentate
le tre celebri scimmiette che indossano i simboli delle tre religioni
monoteiste. Avendolo già visto al festival di Torino possiamo assicurare che Religiolus
non ha davvero nulla di dissacrante nei confronti dei credo religiosi. Anzi, è
al contrario un lucido atto di accusa, orgogliosamente laico, nei confronti
delle infinite strumentalizzazioni della fede, economiche o «politiche» che
siano. Quello, insomma, che proprio in questi giorni è sotto gli occhi di tutti
in Italia a proposito del caso Eluana. E che il governo Berlusconi cavalca con
sprezzo della democrazia arrivando persino a definire «bolscevica» la nostra
Costituzione. Scatenando, così, folle di fanatici capaci di fare muro contro
l'ambulanza che dalla clinica di Lecco doveva trasportare Eluana a Udine.
Proprio come ci racconta, nel film, il comico Usa Bill Maher, impietoso
castigatore di bigotti e facinorosi della fede, mentre ci conduce in un lungo
viaggio - da Gerusalemme fino al cuore del Vaticano in piazza San Pietro -
attraverso le credenze, le ipocrisie e i business religiosi. Molto redditizzi
soprattutto negli Usa. Dove, lo stesso Bush non ha certo esitato a chiamare in
causa il dio dei cattolici come «paladino della
libertà» e quindi promotore numero uno dell'occupazione dell'Iraq. Con piglio
alla Michael Moore (producono gli stessi di Fahrenheit 9/11), Maher ci svela
l'enorme giro d'affari che ruota intorno agli infiniti predicatori americani.
Quelli tutti agghindati d'ori che predicano la povertà svuotando i portafogli
dei «poveri di spirito». Esilaranti le interviste a quanti si sentono davvero
l'incarnazione dei nuovi messia. Via così nei parchi a tema - molto in voga
negli Usa - dove i turisti pagano per veder flagellare un povero cristo che
arranca sotto al peso della croce. Proprio come nel fortunatissimo La passione
di Mel Gibson. Oppure eccoci nei musei «creazionisti» dove l'obiettivo è quello
di negare la teoria evoluzionista di Darwin per «dimostrare scientificamente»
la nascita dell'uomo da Adamo ed Eva. Come un novello Candide, Maher davanti a
prelati e predicatori propone sempre la stessa domanda: «Ma davvero l'uomo è
nato da una costola di Adamo?». Le risposte sono un catalogo di comicità. Si
ride molto in Religiolus e non si risparmia nessuno: né ebrei, né cattolici, né musulmani. Per questi ultimi, poi, Maher ha
gioco facile nel mettere alla berlina i fanatismi anche più violenti. Mentre
per fustigare gli ebrei - le sue radici - bastano le coversazioni con l'anziana
madre, rigorosa osservante della fede di Abramo. Il montaggio alla blob rimanda
un divertito spirito surreale, politicamente scorretto. Il film, in attesa in
questi giorni del visto di censura, è possibile che rischi qualche divieto.
Memori però del «caso» Codice da Vinci, c'è da dire che in certi casi avere
contro il Vaticano significa contare su pubblicità gratuita a livello
planetario. GABRIELLA GALLOZZI ROMA ggallozzi@unita.it
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
PAOLA DEL VECCHIO Madrid.
«La Chiesa non ha nulla a che vedere con questa questione. Non mi può imporre i
suoi valori. Può esprimere la sua opinione, ma quello che dice non ha nulla a
che vedere con me, né con Eluana». Mentre tutti i riflettori sono puntati sulla
clinica di Udine, in attesa dell'epilogo della tormentata vicenda di Eluana, il
papà, Beppino Englaro, fa sentire la sua voce in una lunga intervista dalla sua
casa di Lecco, pubblicata in prima pagina su El Pais. È la voce di chi da 17
anni tenta di compiere la volontà di sua figlia. Di chi, assieme alla moglie
Saturna, ammalata di cancro, attende che venga rispettato il diritto di Eluana
a «vivere liberamente e con dignità, oppure a morire». «La magistratura ha
difeso il nostro diritto - dice - non abbiamo bisogno di ascoltare litanie». La
politica in ritardo. «Un colpo ad effetto», così Englaro definisce l'intervento
in extremis del governo. «È molto curioso che proprio ora Berlusconi sia
entrato precipitosamente sulla scena. Quando era primo ministro, nel 2004 - rivela
- gli scrissi una lettera chiedendogli aiuto. Non rispose. Dal momento che la
politica non fece nulla e nemmeno il governo, mi rivolsi ai magistrati. Chiesi
loro aiuto e loro compirono il loro dovere». «Durante 10 anni - ricorda - tutte
le istanze giudiziarie hanno esaminato il caso nel minimi dettagli. Non so cosa
sperino di scoprire ora i politici». La replica di Palazzo Chigi non si è fatta
attendere. In una nota, la segreteria della presidenza del Consiglio ha
smentito di aver ricevuto 4 anni fa la richiesta di intervento da parte di
Englaro. La supplica inascoltata. Ma papà Beppino controreplica,
circostanziando: «Ho inviato quell'appello in diverse copie, fra gli altri al
presidente della Repubblica e a quello del Senato, al presidente del consiglio
e al ministro della salute. Feci tutte raccomandate con ricevuta di ritorno,
delle quali conservo copia». Nell'appello, i genitori della ragazza ridotta da
un incidente in stato vegetativo dal 1992, chiedevano
di compiere «gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra
figlia che da 4.430 giorni è costretta da istituzioni e medici a una non vita».
A quella petizione, assicura Englaro, «rispose solo Ciampi che mi esprimeva la
sua vicinanza, aggiungendo però che non poteva fare altro che interessare gli
organismi competenti». Bloccare la legalità. Lo scontro istituzionale provocato
dal decreto, una legge ad personam che minaccia di prolungare il calvario,
entrambi giustificati dal governo per «salvare Eluana». Ma papà Beppino non la
pensa così: «Vogliono bloccare la sentenza della Cassazione», avverte. «In un
paese civile questo non dovrebbe accadere. Berlusconi si è scontrato col
presidente della Repubblica per tentare di bloccare la legalità. Forse non
capisce la divisione dei poteri». Englaro, invece, oggi come durante i lunghi
anni della sua battaglia per Eluana si fa scudo del diritto: «Questa storia
sempre è stata chiara, netta e limpida. Ed è questo ciò che li disturba. Si è
fatto tutto in una maniera legale e loro non sono abituati a maneggiare
questioni così pulite. Non capiscono cosa sia questa cosa tanto chiara della
legalità alla luce del sole». Il ruolo della Chiesa. «Della Chiesa non parlo»,
replica il padre di Eluana a chi gli chiede del ruolo svolto dal Vaticano in
questa vicenda che ha diviso l'opinione pubblica. «Sento un sacro rispetto per
essa e mi aspetto lo stesso dalla Chiesa. Spero solo che sappiano ciò che
dicono e ciò che fanno, ma non polemizzo con loro». «Il
magistero della Chiesa è morale - osserva - lo Stato è laico e al suo interno
ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non
professano questa confessione. Per cui ciò che dice la Chiesa è un loro
problema, non mio». Lui, per chiedere giustizia non si è rivolto alla Chiesa,
ma ai tribunali. Ai vescovi non ha «chiesto nulla». A futura memoria. Il
padre di Eluana non appare turbato nemmeno dalle accuse di assassinio lanciate
ancora nelle ultime ore: «La condanna a vivere in qualsiasi condizione è molto
peggio di una condanna a morte», assicura. Spera solo che «questa storia serva
a che la gente comprenda che la medicina deve pensarci mille volte su, prima di
creare situazioni che non esistono in natura». Perché, «la vita è vita, la
morte è morte. Bianco o nero». E perché «solo le persone vive sono capaci di
intendere e di decidere per se stesse». «Io ho chiesto per carità che la
lascino morire», è l'invocazione di Englaro. Con la figlia e la moglie, ne
hanno parlato molte volte: «Siamo tre purosangue della libertà e non abbiamo
bisogno di ascoltare litanie né culturali, né religiose e tanto meno
politiche».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
ALMERICO DI MEGLIO
Diverse manifestazioni si sono svolte anche ieri organizzate da forze politiche
e movimenti di sinistra in diverse città italiane, da Trieste a Firenze. Oggi
scenderanno in piazza, dinanzi al Senato, Comunisti italiani, Verdi, Ps,
Sinistra democratica, Radicali italiani e altre forze minori e associazioni,
mentre Rifondazione comunista organizzerà presìdi dinanzi alle Prefetture.
Domani a Roma, in piazza Santissimi Apostoli, sarà la volta del Partito
democratico, dove però s'allarga il fronte di quanti voteranno a favore del
disegno di legge del governo: dopo i teodem di Paola Binetti, Enrico Letta.
Walter Veltroni ha lanciato un durissimo attacco a Silvio Berlusconi: «La
politica dovrebbe fare un passo indietro, siamo in presenza di un'odiosa
strumentalizzazione della vicenda», il premier «ha avuto sette mesi di tempo
per approvare una legge, non l'ha fatto e tra una settimana penserà ad altro».
Ha poi stigmatizzato le sue dichiarazioni sulla Carta: «È stata approvata dopo
la fine del fascismo, un regime dove non c'era libertà, è la costituzione di un
Paese libero e democratico. Non nasce, come dice Berlusconi che non conosce la
storia, dall'influsso di ideologie totalitarie, ma dal contributo delle forze
migliori del Paese». Veltroni ha evidenziato che al raduno nella capitale
prenderà la parola soltanto l'ex capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro. Scelta,
questa, significativa: uno degli ultimi "costituenti" e, tra i
democristiani, uno dei cattolici manifestamente più
osservanti e rigorosi, perciò il suo intervento solitario al microfono
rappresenterebbe una risposta a quanti, nel Pd, voteranno a favore del disegno
di legge del governo. La spaccatura nel Pd brucia, anche perché s'aggiunge alla
«libertà di coscienza» con cui voterà l'Idv e al sì dell'Udc al ddl. La
chiamata a raccolta del Pd è giunta attraverso una nota in cui si spiega che la
decisione di «promuovere una manifestazione "In difesa della costituzione
e in solidarietà con il capo dello Stato"» è giunta «dopo gli attacchi del
presidente del Consiglio alla carta costituzionale, e di fronte al tentativo di
aprire un conflitto istituzionale nei confronti del presidente della
Repubblica». Un comunicato, questo del Pd, che s'intersecava con le
dichiarazioni di Letta, il quale sottolineva che «è da respingere con sdegno il
tentativo di Berlusconi di trascinare il Paese in un conflitto istituzionale
dalle conseguenze gravissime» e che «bene ha fatto Veltroni a rispondere con la
manifestazione a difesa del capo dello Stato e della costituzione»; eprimeva
poi «piena solidarietà» a Napolitano «massimo garante delle nostre
istituzioni»; però concludeva preannunciando il suo «voto favorevole al ddl del
governo». Secche repliche degli ulivisti Arturo Parisi («ognuno ha il dovere
personale di scegliere, tutti hanno il diritto di sbagliare») e Franco Monaco
(«impossibile il dialogo con Berlusconi, sarebbe colpevole complicità»). È intervenuto anche Enrico Franceschini: i cattolici del Pd voteranno «secondo coscienza e scegliendo il principio
dell'autonomia delle scelte politiche»; il premier «mette a rischio tutto il
lavoro finora svolto sul testamento biologico e anche per avvicinare le posizioni
di laici e cattolici».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
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ELENA ROMANAZZI
Roma. «Di Pietro non ha mai detto che voterà con Berlusconi». Felice Belisario,
capogruppo dell'Idv al Senato, smentisce il sì al premier. E aggiunge: «Abbiamo
espresso profonda contrarietà al metodo usato da Berlusconi che specula anche
sul dolore umano». Ma l'Idv come si comporterà? «Sappiamo bene che i
parlamentari, su temi eticamente sensibili, non possono rispondere a discipline
di partito». Quindi? «Ognuno voterà secondo coscienza, non ci possono essere
diktat dei leader e questo, a mio avviso, vale per tutti. Si parla dei cattolici ma non è detto che voteranno tutti a favore del
provvedimento». Perché? «Non dimentichiamoci che in Italia i referendum a favore
dell'aborto e del divorzio vennero vinti con una schiacciante maggioranza dai
sì. Se questo paese è cattolico, in quell'occasione i cattolici
fecero un distinguo. Su queste questioni non possono esserci opinioni
preconcette e predeterminate. È un tema difficile, in cui c'è il dolore, c'è
una persona in stato vegetativo permanente da oltre 17
anni». Lei staccherebbe il sondino? «Io non lo farei, però vorrei poter
decidere liberamente che altri lo facciano se dovessi ritrovarmi ad essere un
ceppo inarticolato, incapace di intendere e di volere». Quindi è favorevole a
questo ddl? «Non dico questo. Non dimentichiamoci che abbiamo una sentenza
passata in giudicato che non si può annullare con un provvedimento ad personam.
In uno stato laico, come l'hanno voluto i
costituenti, i cittadini devono avere la possibilità di scegliere. Io vorrei
poter dire a chi mi assiste di non accanirsi sul mio corpo». Se il ddl dovesse
essere approvato crede che il presidente della Repubblica possa rinviarlo alle
Camere? «Io faccio il senatore, il presidente sa quello che deve fare.
Bisogna anche vedere che tipo di legge viene fuori». Il Pd domani sarà in
piazza per difendere la Costituzione. Voi cosa farete? «Condividiamo la
manifestazione». Tutto qui? Restano le distanze con gli alleati? «Il paese non
credo sia interessato a questo. Gli elettori che non hanno votato per la
maggioranza chiedono che si faccia un'opposizione molto forte. L'Idv la sta
facendo. Ed ha piacere che ogni tanto la faccia anche il partito democratico».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
DONATELLA TROTTA «Se
dovessi pormi nei panni del medico, rispetterei la sentenza della Corte
Costituzionale: si è costretti a farlo, per evitare il bellum omnium contra
omnes, cioè il caos. Ma oltre al principio de iure condito, ossia il diritto
nello stato in cui si trova, esiste pure il diritto de
iure condendo, cioè da farsi: nel senso che il rispetto dell'ordine statale non
toglie la possibilità, e il dovere, di cambiare questo ordine, se è
inaccettabile per la coscienza di qualcuno». Sulla vicenda di Eluana Englaro
usa parole intrise di distinguo, dubbi e domande, più che di risposte e
certezze Vincenzo Vitiello, filosofo e credente inquieto, avvezzo a riflettere
sulla vita e il suo oltre (dal titolo del suo Dialogo sulla morte con il
teologo Bruno Forte): «Ritengo che in casi così problematici occorra avere il
coraggio della perplessità, non la pretesa della verità assoluta», spiega di
ritorno dalla presentazione a Milano del suo ultimo libro, Oblio e memoria del
sacro (Moretti & Vitali). Il mondo cattolico, laico e
religioso, si è diviso sulla vicenda. Qual è la sua posizione, da credente?
«Mettendo da parte il piano giuridico e politico, credo che nessuno abbia
rispettato il dolore presente in questa situazione, dal padre alla povera
ragazza. E la prima regola del dolore - altrui, ma anche proprio e di
chiunque si riconosca nella sofferenza dell'altro - è rispettare il silenzio.
Come nella preghiera. Sul caso Englaro tutti, senza distinzione, hanno parlato
troppo. Spesso a sproposito. E solo per polemizzare, senza alcuna prudenza né
un reale sentimento di sintonia con il pathos dei protagonisti, dal padre alla
povera ragazza. Ma c'è un altro punto fondamentale». Quale? «Sono molto critico
nei confronti della cosiddetta morale laica che ritiene di avere diritto alla
morte, perché non si ha diritto nemmeno al proprio corpo, che non ci appartiene
in quanto siamo noi ad appartenergli. Lo si capisce bene in una situazione
limite quale la malattia, quando ci accorgiamo che ciò che abitiamo da sempre
ci è del tutto estraneo. Anche la vita è un dono, non un diritto. Nel bene e
nel male. In questo è la sacralità del corpo, proprio come quella della Terra,
che ci viene data da Dio. Il paradigma ideologico che ha preteso il dominio sul
corpo e sulla Terra ci ha portato allo sconquasso attuale». Come valuta il
decreto del governo e la posizione del presidente Napolitano? «L'ingerenza di
Berlusconi è inaccettabile, fornisce solo occasioni di ulteriori litigi. Sono
invece favorevole alla posizione di equilibrio di Napolitano. Bisognerebbe
comunque eliminare la retorica della scelta: sono balle. Si è persa la capacità
di ragionare sull'esperienza quotidiana, si confonde il diritto con la pretesa
di dominare il mondo attraverso una ragione che si pone al di sopra di tutto:
lo dimostra bene Proust in una sua bellissima pagina sulla morte della nonna,
quando ci racconta che si può scendere a patti persino con un assassino, se lo
si induce alla pietà con ragionamenti di utilità, ma non con il corpo malato,
sul quale non abbiamo nessuna possibilità». Il rifiuto dell'accanimento
terapeutico, della «sopravvivenza a prezzo di vita» come l'ha definita Giovanni
Reale accostando il caso Welby a Giovanni Paolo II, non va a suo avviso in
questa direzione? «L'accanimento terapeutico è un'altra forma di pretesa di
dominio sul corpo. Io sono per limitare questo potere, accettando la soglia del
limite. Ma non si tratta di "lasciar fare alla natura", come nel
laico caso Welby, quanto di rimettersi completamente al sacro, come nella
magistrale testimonianza di fede di Wojtyla: Christus patiens incarnato
nell'abbandono alla sofferenza feroce e impietosa. Un esempio altissimo e
tragico di cristianesimo». Al di là di vescovi come Paglia e Betori, che
antepongono la vita ai «formalismi giuridici», teologi come Hans Küng invitano
tuttavia la Chiesa a «ubbidire alle leggi» della democrazia. Dove situa il
primato della coscienza credente? «Nello spazio di una domanda cruciale di
senso, che anche nel caso di Eluana non ha avuto risposte univoche da nessuno:
sta soffrendo? E cessare di alimentarla la fa soffrire di più? Io non lo so. Di
fronte a questo dubbio, mi bloccherei, continuando a darle cibo». Insomma, è
più vicino a film come «Lo scafandro e la farfalla» di Schnabel e «Parla con
lei» di Almodovar piuttosto che a «Million dollar baby» di Eastwood. «Già. Chi
dice quali sono i confini di una vita che sia davvero tale? Il dubbio resta. Ne
ho esperienza diretta: mia madre, 97 anni, è stata ricoverata di recente,
sembrava non ci fosse più nulla da fare. Ho visto che con l'ossigeno provava
sollievo alla sua sofferenza. Perciò non l'ho portata a casa. E fortunatamente,
per ben tre volte l'abbiamo sottratta alla morte».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Una compassione
tanto forte, intensa e totale da chiamare a raccolta tutto ciò che rende
l'amore non un sentimento etereo e senza nerbo, ma qualcosa di robusto e
solido, capace di affrontare ogni sorta di avversità e di insidie. Senza
l'apporto di altra merce - anche questa difficile da scovare tra i termini di
legge - come l'umiltà, la discrezione e - per chi crede - la misericordia e la
preghiera, l'amore è poco più di una canna al vento, esposta a rischi di ogni
genere ed erosa al suo interno dall'insorgere dei tanti se e dei troppi ma. Ciò
che alla fine è esploso - e non accenna a placarsi - come conflitto
istituzionale tra l'esecutivo e la presidenza della Repubblica, visto dal
fronte ecclesiale, ha davvero poco a che fare con (è la parola giusta) il cuore
di una vicenda che, nella sua drammaticità, continua a porre sotto gli occhi di
tutti - senza che se ne tenga molto conto - alcune questioni essenziali. La
prima è quella che riguarda le nuove e straordinarie frontiere di una scienza
medica la quale, tuttavia, non si trova a varcare nessun traguardo importante
senza che venga a imbattersi nell'ineludibile questione dei suoi limiti etici
che la portano, sempre più frequentemente, ad affollare quella soglia del
dubbio, non certamente creata dal codice canonico né da una Chiesa accusata di guardare
solo al passato. E che dire poi - come elemento in parte conseguente - della
sostanziale impotenza di una scienza giuridica incapace di escogitare soluzioni
normative di fronte a ciò che supera, in prima istanza, proprio la norma. Se
anche per la scienza e per la legge si profila, alla fine, l'invalicabile
confine del dubbio, occorre dotarsi, allo stesso modo, dell'umiltà di ritenere
che neppure la fede può avere, in modo automatico, risposte pronte per ogni
soluzione. È un merito di Eluana quello di aver fatto crescere intorno al suo
dramma l'universo di una solidarietà fatta di silenzio e di dedizione, nutrita
di compassione ma anche animata di grande coraggio, com'è richiesto a chi si
trova a dover difendere una vita che non si spegne da sola. In questo clima,
chi si è trovato ad alzare i toni o a pronunciare condanne, a inalberare
striscioni e cartelli più che a tenere gli occhi bassi, si è trovato escluso da
solo. L'irruzione degli aspetti giuridici e, da ultimo, il conflitto di ordine
costituzionale - al di là del merito - rischiano, forse, di dare un tono
diverso a una mobilitazione che più di ogni altra chiama per prima in causa le
coscienze. Anche per questo appare importante allontanare, su un altro
versante, lo spettro di un braccio di ferro di natura istituzionale. E se è in
atto occorre mettere in campo ogni iniziativa utile a raffreddare i toni. Non a
caso il primo passo in questa direzione è venuto proprio da Oltretevere con la
telefonata del segretario di Stato vaticano Bertone con il presidente della
Repubblica Napolitano, oggetto di critiche da parte del mondo cattolico per la
mancata firma al decreto governativo. Si può accogliere con favore la misura
legislativa del governo - come, a nome dei vescovi italiani, si è espresso il
cardinale Bagnasco - senza per questo ritenere che il capo dello Stato sia
venuto meno ai suoi compiti e ai suoi doveri. Il tempo delle polemiche e delle
accuse prende, si sa, malvolentieri la strada del tramonto e, in questo caso,
sembra spingersi a minacciare - alla vigilia della ricorrenza concordataria di
80 anni fa - una nuova e più acuta crisi tra il fronte
laico e il mondo cattolico. Niente di peggio da quel che è possibile temere.
Mentre si è di fronte a una realtà del tutto evidente: la vicenda di Eluana -
la grandezza di una vita che può mancare da un giorno all'altro - è
infinitamente più ricca di valore di ogni affluente che, spesso
immeritatamente, continua a scorrerle accanto. Angelo Scelzo