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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL  8-9 FEBBRAIO 2009      #TOP



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (41)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Questa destra violenta ( da "EUROPA ON-LINE" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ignori gli appelli formali del capo dello stato, calpesti ogni concezione laica dello stato di diritto e rompa quel sacrosanto equilibrio tra i poteri su cui si regge un paese democratico. La Democrazia cristiana non si sarebbe mai permessa di avere questo comportamento (lo dico anche a qualche esponente cattolico del Pd che si è detto d?

Tre europeisti pronti a battersi per un traguardo di civiltà ( da "EUROPA ON-LINE" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in particolare fra laici e cattolici, è stato al centro del seminario ?De Gasperi, Rossi, Bolis. Biografie e culture dell?europeismo a confronto?, tenutosi presso la facoltà di scienze politiche della Sapienza nell?ambito del master in istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto dal prorettore della Sapienza Fulco Lanchester.

ciampi: triste per l'uso del dolore guai ridurre il presidente a passacarte - sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fatto che si siano create delle tensioni in un rapporto storicamente delicato come quello tra lo Stato e Chiesa. Vede, io sono cattolico di religione, ma profondamente laico come cittadino. C´è la Chiesa e c´è lo Stato. La Costituzione definisce chiaramente i rapporti reciproci, e duole vedere che alcune dichiarazioni rischiano di creare problemi in questo delicatissimo rapporto.

i laici riscoprono la loro identità "regole democratiche sovvertite" - vera schiavazzi ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E preoccupazione è stata espressa da Alfonso Di Giovine, costituzionalista e docente all´Università di Torino, per il possibile uso distorto della parola laicità e del suo stesso significato: «C´è stato perfino, da parte cattolica, chi ha sostenuto che ammettere la presenza del crocifisso nelle scuole e negli uffici fosse,

il teo-con irriducibile: "voterò il disegno di legge dell'esecutivo" ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma è un errore dividere cattolici e laici, moltissimi laici si riconoscono in quello che sosteniamo e ritengono che si tratti di un caso di eutanasia. Questa vicenda è molto più complessa di quanto possa sembrare». Non crede che già in forte bilico il Pd, anche quello piemontese, rischi di spaccarsi?

bodrato il dubbioso: "il governo vuole solo riagganciare il papa" ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cerca di riagganciare il mondo cattolico su questa vicenda». Con che sentimenti accoglie questa vicenda? «Con grande sgomento. Sento che protestano i laici non credenti, accusati di anticlericalismo. Protestano anche molti credenti, in nome del Vangelo e dell´autentico spirito di rispetto per l´uomo e di visione comunitaria e non gerarchica della Chiesa.

quel ministro senza costituzione che segue i pruriti del momento - don paolo farinella ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: obbedienza al cardinale Camillo Ruini che ne fece un punto di forza contro lo Stato laico. Il presidente del consiglio «alienum a costitutione» pontifica in tv contro i giudici perché mettono agli arresti domiciliari gli stupratori, dimenticandosi di aggiungere che da anni egli fa leggi ad uso e consumo suo per non essere giudicato dai tribunali per reati come evasione, corruzione,

Immaginate un uomo facoltoso che sta morendo. In tanti gli hanno voluto bene, perché l'han... ( da "Stampa, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Così è stato ed è per Eluana. Laici convinti e cattolici ortodossi ingaggiano oggi sotto i nostri occhi una mortificante guerra politica, di cui la persona di Eluana è strumento. E' puro mezzo per fini che stanno altrove, fuori di lei e al di là di lei.

Il premier e l'etica di Statoimportata da Oltretevere ( da "Secolo XIX, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: diversamente che negli Stati integralisti, non è un asceta intransigente e impregnato della sua fede. È un uomo che gode, come è suo diritto, di tutti i benefici dello Stato laico, a cominciare dal divorzio. Lo Stato etico che viene offerto dal premier, proprio come i serial televisivi che ne hanno decretato la fortuna trent'anni fa,

<Indignato dal premier ma è mio dovere stare dalla parte della vita> ( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità nelle decisioni politico-istituzionali. Io ho un atteggiamento assolutamente laico. Nelle differenti scelte presenti nel Pd si specchiano le differenti visioni che persino la stessa scienza ci sottopone. Anzi, le posizioni differenti tra i democratici dimostrano la serietà con cui affrontiamo questioni così serie da sollevare le inquietudini di tutti i cittadini pensanti,

La coppia Fo, Gino Strada e le sciure a San Babila sfila la <resistenza laica> ( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non è stata solo questa Milano laica. Nella mattinata di ieri, all'Università Cattolica è stato organizzato un convegno dal titolo «Il caso E in Italia: Eluana, eutanasia, eversione». A parteciparvi Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, da mesi impegnata contro la sentenza della Cassazione che legittima l'interruzione di alimentazione e idratazione sulla ragazza di Lecco.

In nome del padre ( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: All'Università Cattolica di Milano, il governatore lombardo Roberto Formigoni esprime il suo dissenso contro la decisione del capo dello Stato di non firmare il decreto del Governo e lancia un appello, sottoscritto da personalità cattoliche e laiche, «per salvare la vita di Eluana».

Veltroni: il premier s'inchini sulla Carta costata milioni di vite ( da "Unita, L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sbagliato separare le domande e gli interrogativi dei laici e dei cattolici, attenti ad alzare barriere, perché il Pd è nato per ascoltare gli uni e gli altri». Per Franceschini non c'è dubbio che Berlusconi compia «una orrenda strumentalizzazione» e che «ha ragione fino in fondo Napolitano», il problema è «sfuggire al rigurgito anticlericale».

La doppia morale del paladino della cristianità Berlusconi e il mondo cattolico. Insofferenza per un leader che sventola la bandiera dell'egoismo. Olivero (Acli): la dottrina socia ( da "Unita, L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un parere condiviso, quello a cui dà voce il presidente delle Acli che ricorda come il richiamo delle gerarchie cattoliche al rispetto dei valori «fondanti e dirimenti» si fermi prima della decisione politica. Di questa porta la responsabilità nella sua autonomia il laicato cattolico. Difficile che deleghi.

l'unità del pd alla prova dei cattolici franceschini: voto secondo coscienza - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Una cattolica dallo spirito laico come Rosy Bindi ha già detto come la pensa e il suo suona come un "no" al ddl. Il luminare Ignazio Marino, senatore cattolico Pd, si spinge oltre. E promuove con Barbara Pollastrini, Mercedes Bresso, Roberto Chiamparino, intellettuali come Miriam Mafai e volti noti come Fabio Fazio,

Tutti i perché di un affondo che svela due culture ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Affiora qualche ammissione sulla debolezza della sinistra e della cultura laica come una delle cause di quanto sta accadendo. Ma prevale la polemica contro le «ingerenze vaticane». è un fantasma evocato a intermittenza: fra l'altro, i vescovi italiani hanno attaccato il governo di recente per la legge che permette ai medici di denunciare gli immigrati clandestini in cura da loro;

Voto di coscienza per i cattolici pd Appoggio teodem ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quasi a voler trasmettere al partito un senso di sicurezza: «I parlamentari cattolici conoscono da almeno 100 anni la lezione dell'autonomia delle scelte politiche e della laicità dello Stato». Tutto risolto? Naturalmente no. Gli unici ad avere le idee chiare sembrano essere i teodem, che, pur con qualche disagio per il fatto di doversi accodare a una battaglia berlusconiana,

<Scontro tra due violenze Vincerà la più forte> ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: altra le istanze laiche. Anche se non intenzionali, sono comunque due forme contrapposte di fede». è uno scontro ideologico, aspro, ma ancora nei termini della legalità. Perché parla di violenza? «Né una parte né l'altra dispongono di verità assoluta. Il problema si può impostare così: è bene che si sospenda la vita di questa donna?

Sacconi: le mie scelte sono laiche Ma oggi sono un credente ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che ha segnato la Prima Repubblica, è stata superata». Lei è credente? «Oggi sì. Ma la mia storia politica è socialista e laica. Laica è la logica in cui ci siamo mossi, e che ha unito gli interventi del laicissimo Brunetta e del cattolico Rotondi ». Venerdì è stato anche un giorno di scontro istituzionale senza precedenti, però.

Perché l'impegno dei cristiani fa bene alla laicità dello Stato ( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: diverso rispetto a quella laicità nata per regolare le relazioni fra cattolici ed ex cattolici in Francia. Ampio spazio, invece, è riservato all'Italia di oggi e alle «cronache di una laicità difficile»: che potrebbero essere qui riprese evidenziando i punti nei quali il ragionamento del giurista si fa fine nel penetrare i rischi politici (appena più piccoli di quelli teologici)

Formigoni: Un ateo farebbe come... ( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: governatore è convinto di portare avanti una battaglia che più laica non si può. «Nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico. La tragica fine che si prospetta non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia - si legge nell'appello a Giorgio Napolitano -. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà,

Leggendo il bel libro di Paolo Soddu Ugo La Malfa: il ... ( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perché la sua trasformazione non è stata compresa né dalle forze politiche, né dalle forze sociali, compresa la borghesia». Una sinistra moderna, laica e borghese non è mai nata come forza unitaria e compatta, ha solo rivestito ruoli di lobbismo mediatico-comunicativo, fino al giornale-partito, come La Repubblica, e nient'altro.

Certo, non sono solo queste discordanze istituzionali le ... ( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche alla funzione equilibratrice della Democrazia cristiana e degli alleati laici, i provvedimenti integralisti non sono mai passati come tali nella legislazione civile. De Gasperi rispose picche a Pio XII; statisti cattolici di vaglia firmarono le leggi sul divorzio e l'aborto. Oggi, al contrario, sembra che la pressione tradizionalista insidi le fondamenta dello Stato laico,

Che Guevara ( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il quale ha presentato di recente un suo ennesimo volume: "Breviario laico" tra il plauso di D'Alema e di Maroni. Si tratta di un rifacimento di un vecchio libro con lo stesso titolo di Luigi Rusca. Il quale aveva però composto il suo breviario (una frase al giorno) con frasi di autori religiosi. Invece, Mons.

LETTERA AL COLLE: "Presidente, fermi questo insulto incivile e tragico" ( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di Roberto Formigoni Un appello al presidente della Repubblica per salvare la vita a Eluana Englaro è stato lanciato da un gruppo di personalità cattoliche e laiche. Attraverso il sito internet www.appelloanapolitano.enter.it chiunque potrà dare la propria adesione all?iniziativa apponendo la propria firma che verrà presentata al capo dello Stato.

Il Pd si ritrova ancora spaccato <Il premier? Ha vinto comunque> ( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i parlamentari cattolici del Pd ascolteranno la voce della Chiesa, poi decideranno, nel loro ruolo di legislatori senza indicazioni di voto, soltanto secondo la loro coscienza, rispettando il principio sacro della laicità dello Stato», dall'altro un gruppo di senatori post-Dc (Giaretta, Armato, Andria ed altri cinque) firmano una dichiarazione comune.

Il giallo della letterascritta al premier ( da "Secolo XIX, Il" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Spero che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno: il magistero della Chiesa è morale, ma lo Stato è laico. Ciò che dice il Vaticano deve riguardare i cattolici, ma non coloro che non lo sono. La Chiesa non ha nulla a che vedere con mia figlia, non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, però non riguarda né me, né Eluana».

pd, da letta e fioroni sì alla legge "su vita e morte il partito non conta" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Altri cattolici, d´altro canto, assieme ai laici voteranno contro. Ma è troppo delicato il nodo dell´alimentazione della Englaro per dare un´indicazione di partito. Il ventaglio di posizione interne ormai è evidente e il giro di telefonate di ieri ha confermato il quadro.

- alberto custodero ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interno di uno Stato laico nel quale convivono anche i cattolici». Rivolto infine a Berlusconi che ieri ha detto che «senza una legge la fine di Eluana sarebbe una condanna a morte», il padre della donna in coma irreversibile ha risposto che, nel caso di Eluana, «la condanna a vivere senza limiti è peggio della condanna a morte».

striscioni e fiaccole accese davanti alle finestre la marcia silenziosa dei cattolici della carnia - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo Stato è laico», c´è scritto nei cartelli che portano appesi al collo. E anche: «I diritti continuano a disturbare». Monsignor Brollo si dice «turbato» da questa vicenda «lacerante». «Ci sono troppi clamori e schiamazzi - spiega - la tragedia che scuote il Friuli non può produrre solo sentimenti di contrapposizione da un lato e di compassione dall´

le paure della chiesa - edmondo berselli ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con le parole di Enzo Bianchi, che «oggi ci sono più laici che chiedono il confronto con noi cattolici che cattolici che chiedono il confronto con i laici». C´è amarezza in questo finale, ed è l´amarezza di chi dice a se stesso: «Noi cristiani non possiamo non ascoltare il mondo, non ascoltare l´umanità e non rispondere loro».

benedetto xvi e lo scettro della fede - marco politi ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Persino la laicità viene misurata con il metro della volontà papale. Laicità «positiva», scandisce il pontefice, è quella di uno Stato che riconosce spazio nella sua legislazione a una fondamentale dimensione dell´essere umano: l´apertura alla Trascendenza.

Un Vocabolario laico per una Repubblica a libertà vigilata ( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: uguale rispetto» comporta pur sempre una violazione di laicità. Questo «vocabolario laico» vuole allora fotografare dall'alto, con lo sguardo del cronista, i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici, le armi usate dai contendenti, le strategie, i caduti (quasi sempre laici), i vincenti (quasi sempre le gerarchie vaticane).

Berlusconi se lo tolga dalla testa: al Quirinale non ci andrà mai ( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Adesso si cerca anche di dividere laici e cattolici». Un rischio che corre anche il Pd nel voto sul disegno di legge del governo? «Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti, ma anche in quelli più piccoli, esistano posizioni diverse sulle questioni etiche. Esistevano anche nell'Ulivo.

Il dilemma del Pd: libertà di coscienza o non votare e uscire dall'aula ( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questa situazione non solo si sancirebbe una dannosa spaccatura tra laici e cattolici, ma il governo, nel momento stesso in cui va all'attacco del Quirinale e utilizza strumentalmente il Parlamento, uscirebbe rafforzato da un voto favorevole che va ben oltre la maggioranza che lo sostiene. Per questo i vertici del Pd oggi cercheranno di capire se c'è convergenza attorno a un gesto,

Arriva Religiolus , il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e polemiche ( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la fantomatica associazione di stampo cattolico, «Vera libertà», ha sferrato la sua crociata ricoprendo i manifesti del film con le scritte «ateo no». ORGOGLIO LAICO L'attacco è contro Religiolus, la doc-comedy di Larry Charles, il regista del fenomeno Borat che stavolta se la ride di gusto proprio dei fondamentalismi religiosi, siano essi cattolici,

PAOLA DEL VECCHIO MADRID. LA CHIESA NON HA NULLA A CHE VEDERE CON QUESTA QUESTIONE. NON MI ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il magistero della Chiesa è morale - osserva - lo Stato è laico e al suo interno ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Per cui ciò che dice la Chiesa è un loro problema, non mio». Lui, per chiedere giustizia non si è rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali.

ALMERICO DI MEGLIO DIVERSE MANIFESTAZIONI SI SONO SVOLTE ANCHE IERI ORGANIZZATE DA FORZE POLITICH... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È intervenuto anche Enrico Franceschini: i cattolici del Pd voteranno «secondo coscienza e scegliendo il principio dell'autonomia delle scelte politiche»; il premier «mette a rischio tutto il lavoro finora svolto sul testamento biologico e anche per avvicinare le posizioni di laici e cattolici».

ELENA ROMANAZZI ROMA. DI PIETRO NON HA MAI DETTO CHE VOTERà CON BERLUSCONI . FELI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In uno stato laico, come l'hanno voluto i costituenti, i cittadini devono avere la possibilità di scegliere. Io vorrei poter dire a chi mi assiste di non accanirsi sul mio corpo». Se il ddl dovesse essere approvato crede che il presidente della Repubblica possa rinviarlo alle Camere?

DONATELLA TROTTA SE DOVESSI PORMI NEI PANNI DEL MEDICO, RISPETTEREI LA SENTENZA DELLA CORTE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il mondo cattolico, laico e religioso, si è diviso sulla vicenda. Qual è la sua posizione, da credente? «Mettendo da parte il piano giuridico e politico, credo che nessuno abbia rispettato il dolore presente in questa situazione, dal padre alla povera ragazza.

UNA COMPASSIONE TANTO FORTE, INTENSA E TOTALE DA CHIAMARE A RACCOLTA TUTTO CIò CHE RENDE L’... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una nuova e più acuta crisi tra il fronte laico e il mondo cattolico. Niente di peggio da quel che è possibile temere. Mentre si è di fronte a una realtà del tutto evidente: la vicenda di Eluana - la grandezza di una vita che può mancare da un giorno all'altro - è infinitamente più ricca di valore di ogni affluente che, spesso immeritatamente,


Articoli

Questa destra violenta (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Questa destra violenta STEFANO SEDAZZARI C?è un fattore, una cifra che colpisce nella maggioranza: la violenza. In molte delle scelte e dei provvedimenti del governo il tratto violento diventa l?aspetto principale, quello che di più caratterizza l?azione del governo. È stato così fin dall?inizio della legislatura e basta pensare ai tanti strappi compiuti in materia di giustizia o a vicende economiche importanti (Alitalia non è stata una violenza al buon senso e ai contribuenti italiani?). Ma in queste settimane è emersa più forte una violenza che tocca l?umano e che ferisce ancora di più le coscienze di chi considera sacro il gioco democratico e i diritti delle persone. Nell?atteggiamento tenuto dall?esecutivo riguardo alla vicenda di Eluana Englaro da una parte e nei provvedimenti che il governo ha preso in materia di sicurezza ed emigrazione dall?altro (e chiedo scusa per aver accomunato vicende molto diverse) emerge con forza un tratto agghiacciante: la mancanza di ogni minimo rispetto della dignità umana e della persona. Quello che più colpisce nei provvedimenti del governo in materia di sicurezza è che in nome della demagogia, della propaganda e del germe della paura non ci si vergogna di emanare norme che calpestano gli elementari diritti civili. Non è violenza contro la persona istituire il reato di immigrazione clandestina (dov?è il reato di quei disperati?). Non è violenza pura quella di cancellare di fatto, il diritto alla salute di migliaia di persone immigrate che, per paura di essere denunciate dai medici, non si faranno curare rischiando di provocare in diverse aree del paese vere e proprie emergenze sanitarie? Dove e come partorirà una donna immigrata che per paura di una denuncia non si farà curare dai nostri medici? E non è violenza quella contro i medici che si troveranno di fatto in una posizione difficilissima tra invito alla delazione e responsabilità umana e professionale? Come si fa a invocare la «cattiveria», lo ha fatto il ministro Maroni, contro l?immigrazione (poco importa se clandestina o no)? I ragazzi di Nettuno sono stati abbastanza cattivi contro quell?immigrato che hanno bruciato? Non è istigazione alla violenza un invito così esplicito, buttato lì senza filtri, da parte di chi ha una responsabilità di governo, alla cattiveria? Riguardo alla vicenda Englaro non mi interessa entrare ora nel merito. Penso solo che andrebbe portato maggior rispetto alla famiglia e alla sua volontà. E osservo solo che la stessa destra che non si preoccupa della salute dei clandestini e invita alla cattiveria contro di loro fa le barricate in nome della vita di Eluana. Ma voglio porre un?altra questione. Qual è il grado di violenza di un potere esecutivo che, attraverso un decreto, vuole imporre alla famiglia Englaro un comportamento che riguarda la sfera privata degli affetti? E, su un altro versante, qual è il grado di violenza di un governo che vuole scardinare il sistema istituzionale e l?equilibrio tra i poteri dello stato annullando, attraverso un decreto, tre sentenze emanate da diversi grado di giudizio? Credo sia necessario interrogarsi su quello che sta avvenendo. Trovo assolutamente legittimo che le gerarchie ecclesiastiche si esprimano (forse trovo meno giusto che suggeriscano al potere politico l?uso di un decreto). Quello che trovo inaccettabile è che la destra, con una spregiudicatezza senza limiti, per fare la prima della classe agli occhi del Vaticano, ignori gli appelli formali del capo dello stato, calpesti ogni concezione laica dello stato di diritto e rompa quel sacrosanto equilibrio tra i poteri su cui si regge un paese democratico. La Democrazia cristiana non si sarebbe mai permessa di avere questo comportamento (lo dico anche a qualche esponente cattolico del Pd che si è detto d?accordo con il decreto). Ma ancora più grave a mio modo di vedere è la violenza che viene usata nei confronti dei diritti, del dolore e degli affetti della famiglia Englaro. Assolutamente calpestati. Sentire esponenti della maggioranza parlare di omicidio o un ministro come Sacconi parlare di «volontà presunta» da parte di Eluana e affermare che «nessuno starà a guardare» fa accapponare la pelle. Come si fa, lo dice benissimo il professor Veronesi, a cancellare la morte, ad abolire il diritto dei medici a decidere secondo scienza e coscienza, a spazzare via i diritti delle persone, a schiacciare gli affetti di una famiglia, a mettere governo e giustizia uno contro l?altra? Non è violenza tutto questo? So che forse ho messo insieme cose molto diverse tra di loro ma, ripeto, c?è un tratto che tiene insieme l?agire di questo governo sulla giustizia, sull?economia, sulla sicurezza, sui diritti. È quel tratto inquietante che, spesso per demagogia, propaganda o asservimento alle gerarchie, ignora le regole e comprime i diritti, e che nasconde una cultura della violenza che ci deve preoccupare.

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Tre europeisti pronti a battersi per un traguardo di civiltà (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Tre europeisti pronti a battersi per un traguardo di civiltà FRANCESCO GUI MASSIMO DAFANO La costruzione di un?Europa federale come terreno d?incontro tra personalità di diverso orientamento politico-culturale, in particolare fra laici e cattolici, è stato al centro del seminario ?De Gasperi, Rossi, Bolis. Biografie e culture dell?europeismo a confronto?, tenutosi presso la facoltà di scienze politiche della Sapienza nell?ambito del master in istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto dal prorettore della Sapienza Fulco Lanchester. L?occasione è stata offerta dalla presentazione dei volumi Alcide De Gasperi federalista europeo di Daniela Preda, Un federalista giacobino: Ernesto Rossi pioniere degli Stati Uniti d?Europa di Antonella Braga e Luciano Bolis dall?Italia all?Europa di Cinzia Rognoni Vercelli, organizzata dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del centesimo anniversario della nascita di Altiero Spinelli. Hanno discusso del tema Vincenzo Guizzi, docente di diritto dell?Unione europea, già vice-segretario generale della camera dei deputati, Roberto Gualtieri, storico della Sapienza e vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci, Piero Graglia, docente di storia delle relazioni internazionali e biografo di Altiero Spinelli. Le biografie presentate, edite dal Mulino, mostrano come i tre europeisti, diversi per formazione e vicenda politica, furono capaci, grazie anche al comune impegno nella Resistenza, di battersi uniti per raggiungere quel ?traguardo di civiltà? ? avrebbe detto Spinelli ? rappresentato dalla federazione europea. Esemplificativo il volume su De Gasperi, di Daniela Preda, docente di Storia contemporanea a Genova e presidente dell?Associazione universitaria di Studi europei. De Gasperi «giungerà ad abbracciare un internazionalismo non confessionale cattolico? nel quale individuava la sintesi storica di correnti ideologiche diverse, ognuna con il suo bagaglio di elementi giuridici, sociali e spirituali atti a promuovere l?unità e la pacifica collaborazione delle genti». Frutto di questo percorso politico, espressione della laicità dell?azione di De Gasperi, fu la collaborazione con il Movimento federalista europeo di Spinelli. A questo punto entrano in gioco Ernesto Rossi e Luciano Bolis. Più noto il primo, il federalista giacobino del titolo, al quale Antonella Braga, dell?Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Novara, dedica un lavoro non meno appassionato di quanto era la carica polemica che Rossi metteva nella sua azione politica; meno conosciuto al grande pubblico, ma personaggio significativo nella storia del federalismo europeo e vero eroe della Resistenza, Luciano Bolis. Ernesto Rossi, allievo di Luigi Einaudi, coautore del Manifesto di Ventotene insieme a Spinelli, laico intransigente, fu tra i fondatori del Mfe, che abbandonò dopo la cocente delusione per il fallimento del trattato Ced (Comunità europea di difesa), il progetto forse più caro a De Gasperi. Fondatore nel 1955 del Partito Radicale, il pur riluttante ?Esto? sarebbe stato invitato da Spinelli a lottare assieme ai cattolici per l?Europa federale, come dimostra una corrispondenza del 1962 illustrata durante l?incontro. All?alleanza di tutti i federalisti lavorò anche Luciano Bolis, attivo nella segreteria dell?Mfe sin dal 1948 e ritratto nel lavoro di Cinzia Rognoni Vercelli. Torturato dai fascisti durante la Resistenza, fino al punto di decidere tagliarsi la gola con una lametta per non tradire i compagni, Bolis avrebbe dedicato l?intera vita alla militanza federalista. Nell?occasione è stata resa nota la volontà di Mino Vianello, ordinario di Sociologia economica presso la Sapienza, di donare al Centro di studi storici sul federalismo e l?unificazione europea Mario Albertini di Pavia, diretto da Cinzia Rognoni Vercelli, la bozza della prima edizione de Il mio granello di sabbia, opera autobiografica di Luciano Bolis, regalategli dall?autore pochi giorni prima di morire. Nella prospettiva delle elezioni europee e nella evidente consapevolezza del dovere, per il nostro Paese, di svolgere un ruolo trainante all?interno dell?Unione, la riflessione storica sui tre federalisti, divisi per formazione, ma uniti dall?impegno per la democrazia federale europea, assume una valenza di indiscutibile attualità.

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ciampi: triste per l'uso del dolore guai ridurre il presidente a passacarte - sebastiano messina (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 2 - Interni Poteri di grazia Garanzia L´ex capo dello Stato ricorda che la firma di un decreto "deve essere meditata, non è un atto dovuto". Timori sui rapporti Stato-Chiesa Ciampi: triste per l´uso del dolore guai ridurre il Presidente a passacarte Ebbi un contenzioso con Castelli. Andai alla Consulta e la mia tesi prevalse. Eppure alcuni mi avevano dissuaso Tra Palazzo Chigi e Colle rapporti delicati. Napolitano è una garanzia per il Paese, non lo si indebolisca SEBASTIANO MESSINA ROMA - Tristezza e amarezza. Usa queste due parole, Carlo Azeglio Ciampi, per spiegare quello che prova nel momento in cui il conflitto tra Quirinale e Palazzo Chigi diventa incandescende. Lui che riuscì a «coabitare» per cinque anni con il presidente del Consiglio Berlusconi, forse è l´uomo che si rende conto meglio di chiunque altro di quanto sia pesante per un Capo dello Stato prendere una decisione in solitudine, contro l´opinione del governo in carica. Cosa ha provato vedendo in tv il presidente del Consiglio che apriva così duramente un conflitto con il Capo dello Stato? «Ho provato un senso di grande tristezza. E di amarezza. Perché mi rattrista molto vedere che un caso umano così doloroso diventi occasione per cercare di attaccare il Capo dello Stato. E´ davvero inopportuno, e mi amareggia innanzitutto come cittadino, che si prenda spunto da una vicenda drammatica per cercare di affievolire i poteri del Presidente. Sono stato al Colle per sette anni e conosco bene la delicatezza dei rapporti tra il Quirinale e Palazzo Chigi. Ma non si cerchi di indebolire il Presidente. Lui è una garanzia per il Paese. Questo è la prima ragione della mia tristezza. Ce n´è anche un´altra, purtroppo». Quale, presidente? «Il fatto che si siano create delle tensioni in un rapporto storicamente delicato come quello tra lo Stato e Chiesa. Vede, io sono cattolico di religione, ma profondamente laico come cittadino. C´è la Chiesa e c´è lo Stato. La Costituzione definisce chiaramente i rapporti reciproci, e duole vedere che alcune dichiarazioni rischiano di creare problemi in questo delicatissimo rapporto. Ed è un fatto grave, perché proprio quest´anno ricorrono gli ottant´anni dai Patti Lateranensi: dovremmo ricordarci tutti che Stato e Chiesa devono collaborare sempre con reciproco rispetto». Nei suoi sette anni al Quirinale, qualcuno le ha mai detto che lei non aveva diritto di sindacare il contenuto dei decreti legge? «Mai. Ho avuto, certo, alcuni momenti non facili con i presidenti del Consiglio con cui mi sono trovato a collaborare. Ma la Costituzione dice chiaramente che il Capo dello Stato emana i decreti legge, cioè li firma. Ebbene, questa firma non è affatto un atto dovuto. Il presidente della Repubblica deve essere convinto della necessità del provvedimento. Non può essere ridotto a uno spolverino, a un passacarte del governo. La sua firma deve essere un atto convinto, meditato. Non è affatto un visto. Rientra pienamente nei poteri che gli assegna la Costituzione». A proposito di firme. Lei aprì un conflitto tra poteri dello Stato, davanti alla Corte Costituzionale, per chiarire chi fosse il vero titolare del potere di grazia. Il Guardasigilli, all´epoca il leghista Castelli, sosteneneva che senza la sua controfirma il Presidente non poteva graziare nessuno. «Sì, io mi trovai di fronte a una tesi secondo la quale il presidente poteva esercitare il potere di grazia solo su proposta del Guardasigilli. Anche la prassi di tanti anni, devo dire, andava in questa direzione. Ma io presentai ricorso alla Corte Costituzionale perché si chiarisse che quello era un potere del Presidente, un atto di sua esclusiva responsabilità. Lo feci anche se alcuni dei miei consiglieri mi avevano avvertito che era un rischio, perché la Corte avrebbe potuto anche darmi torto. Invece mi diede ragione. E questo punto è stato finalmente chiarito». Già, i giudici costituzionali stabilirono che quella del Guardasigilli era una controfirma dovuta. Non potrebbe oggi Berlusconi usare lo stesso ragionamento per sostenere che il potere di emettere un decreto legge spetta solo al governo, e che la firma del Presidente è un atto dovuto? «Non credo proprio che i due casi siano sullo stesso piano. Quello di emanare un decreto legge non è un potere formale, un visto: è un potere sostanziale. Uno dei poteri che fanno del Presidente della Repubblica il garante della Costituzione».

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i laici riscoprono la loro identità "regole democratiche sovvertite" - vera schiavazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Torino All´incontro del Centro Calamandrei Zagrebelski, Salvadori, Onida e Rodotà I laici riscoprono la loro identità "Regole democratiche sovvertite" VERA SCHIAVAZZI (segue dalla prima di cronaca) Abituati a battaglie non sempre facili da far comprendere a tutti e da sostenere � come quella contro il crocifisso negli edifici pubblici � i laici dello "zoccolo duro" torinese, e con loro molti ebrei e valdesi, ricchissimi di tradizioni ma tenacemente minoritari, ieri parevano quasi stupiti, si immagina piacevolmente, dall´ondata di sostegno e di attenzione che la tragica vicenda di Eluana ha sollevato intorno a loro. Gustavo Zagrebelski � che in marzo riceverà proprio dal Calamandrei e dalla Consulta per la laicità il premio �Laico dell´anno´ nell´aula magna del Rettorato � ha condotto il suo intervento lungo il filo delle encicliche papali, per giungere a dimostrare la potenzialità sovversiva di chi dichiara i propri principi assoluti "non conciliabili" con le norme condivise, a cominciare proprio dalla Costituzione. Massimo Salvadori � che per il Calamandrei presiede il comitato scientifico � ha ricordato le ragioni della laicità a partire dal Risorgimento, la battaglia dei laici durante il regime fascista e l´annosa questione della "debolezza" della politica di fronte ai grandi temi etici. Anche uno tra i più illustri ospiti non torinesi del convegno, il costituzionalista Valerio Onida � che venerdì aveva dovuto dedicare la giornata a smentite ogni coinvolgimento nella preparazione del decreto del governo � non ha voluto sottrarsi all´attualità: «Ciò che sta accadendo determina un vulnus, una grave ferita nei rapporti istituzionali � ha detto � Non c´erano motivi per una risposta tanto �aggressiva´ come quella che è stata data col decreto d´urgenza sul caso Englaro». Una vera e propria "sovversione" delle regole democratiche è stata paventata anche da Stefano Rodotà, che nel suo intervento ha insistito da un lato sull´uso improprio dell´obiezione di coscienza, che qualcuno vorrebbe estendere perfino a quei magistrati che devono applicare le leggi, dall´altro sui �nuovi diritti´ che si affermano come urgenti nella società contemporanea: fecondazione assistita, riconoscimento per le coppie di fatto, testamento biologico. E preoccupazione è stata espressa da Alfonso Di Giovine, costituzionalista e docente all´Università di Torino, per il possibile uso distorto della parola laicità e del suo stesso significato: «C´è stato perfino, da parte cattolica, chi ha sostenuto che ammettere la presenza del crocifisso nelle scuole e negli uffici fosse, appunto, una dimostrazione di laicità. Tutto si può fare, compreso decidere di difendere i valori religiosi o perfino culturali che quel simbolo rappresenta, ma non svuotare e ribaltare i concetti». Prossimo appuntamento il 17 febbraio all´Unione culturale: spettacoli e letture dedicati a Giordano Bruno.

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il teo-con irriducibile: "voterò il disegno di legge dell'esecutivo" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Torino Il deputato pd: "Non metto in un angolo le mie convinzioni" Il teo-con irriducibile: "Voterò il disegno di legge dell´esecutivo" è un errore dividere cattolici e laici, questa è una vicenda più complessa di quanto possa sembrare Onorevole Marco Calgaro, lei firma un comunicato con Bobba, Binetti, Baio in difesa del disegno di legge di Berlusconi. Non le sembra di essere dalla parte sbagliata? «No, penso che sia stato fatto un errore importante a monte. Tutti siamo consapevoli che sul testamento biologico nel nostro partito c´è un´opinione prevalente, ma il tema è un altro e cioè se questo partito deve diventare ideologico, oppure se possono coesistere due posizioni che hanno pari dignità. Io credo in questa seconda idea». Nel giorno dello scontro con il Quirinale anche lei era a Lourdes con Paola Binetti? «No, c´era un pellegrinaggio organizzato dal cappellano della Camera ma io avevo degli impegni e non sono andato». Nel Pd sono in molti, anche cattolici, che sostengono che in questo modo state partecipando alla realizzazione di un disegno politico di Berlusconi. Non ha dubbi sul fatto che possano avere ragione? «Il rischio senza dubbio c´è, ma ritengo che ad alimentare questo rischio sia il Pd, non riconoscendo che ci siano posizioni diverse. Sono fortemente polemico con questo governo, non ho nulla a che spartire con Berlusconi. Sullo scontro istituzionale del decreto legge non entro nel merito, lo lascio fare ai costituzionalisti. Dico però che se c´è un disegno di legge io voto a favore. E credo che saremo in tanti». Lei è un parlamentare del Pd, non dovrebbe essere questo ruolo a prevalere rispetto alle sue convinzioni personali? «Come posso essere coerente con me stesso, quando sono convinto che in questo modo stanno facendo morire di fame e di sete Eluana Englaro? Questa è la mia convinzione, come posso metterla in un angolo? Ma è un errore dividere cattolici e laici, moltissimi laici si riconoscono in quello che sosteniamo e ritengono che si tratti di un caso di eutanasia. Questa vicenda è molto più complessa di quanto possa sembrare». Non crede che già in forte bilico il Pd, anche quello piemontese, rischi di spaccarsi? «Non è questo che vogliamo noi e l´unico modo per farlo è riconoscere che su questi temi ci siano posizioni diverse e libertà di espressione». Sul testamento biologico il partito dovrà decidere, non crede? «E anche su questo dichiareremo che c´è una posizione prevalente ma che deve esserci libertà d´opinione». Non vi sentite come chi prende strade spericolate pur di difendere la riserva indiana dei cattolici? «Se avessi intenzione di difendere la riserva indiana uscirei immediatamente dal partito. Non condivido nulla della politica di Berlusconi, né mi piace l´Udc come si muove al sud. Mi sento invece molto bene nel Pd, perché mai dovrei sentirmi forzato ad andarmene?». (s. str.)

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bodrato il dubbioso: "il governo vuole solo riagganciare il papa" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Torino Il teologo: "Tanti i credenti contrari in nome del Vangelo" Bodrato il dubbioso: "Il governo vuole solo riagganciare il Papa" A differenza di Tettamanzi, la posizione di Poletto è forzatamente allineata con quella vaticana Professor Aldo Bodrato, lei è un teologo ed è cattolico. Cosa pensa di politici cattolici che annunciano di voler votare a favore del disegno di legge di Berlusconi? «Io credo che debbano riflettere. Questi parlamentari hanno responsabilità politiche. Io penso che debbano interrogarsi se è il caso di favorire una linea che tende ad esautorare la magistratura e il presidente della Repubblica. Non possono non sapere che il disegno del presidente del Consiglio non è affatto umanitario, ma politico. Poiché il premier è in conflitto con la Chiesa sul pacchetto sicurezza e la possibilità per i medici di denunciare degli stranieri clandestini, cerca di riagganciare il mondo cattolico su questa vicenda». Con che sentimenti accoglie questa vicenda? «Con grande sgomento. Sento che protestano i laici non credenti, accusati di anticlericalismo. Protestano anche molti credenti, in nome del Vangelo e dell´autentico spirito di rispetto per l´uomo e di visione comunitaria e non gerarchica della Chiesa. Protesta anche larga parte dei cattolici, laici e preti, costretti al silenzio da un autoritarismo ecclesiastico anti-conciliare, e da un laicismo ideologico che preferisce ignorarne l´esistenza, perché li ritiene �ridicolo residuo´ di un sentire religioso ormai superato. Forse si pensa che il mondo cattolico sia tutto schierato, ma non è così». Cosa pensa della posizione dell´arcivescovo Poletto? «Mi sembra che la posizione di Poletto sia forzatamente allineata con quella ufficiale vaticana. Io credo che la posizione della Chiesa italiana non rispecchi quella della Chiesa del mondo e che la Chiesa dei vertici non rappresenti quella della base. Io sono molto più favorevole a quanto ha detto il cardinale di Milano Tettamanzi, su una vicenda così dolorosa come questa penso siano necessari silenzio e preghiera». Come cattolico ha accettato di commentare questo momento su giornali laici come il nostro, perché l´ha ritenuto importante? «Perché io sono dell´idea che si debba "gridare dai tetti e non costruire il tetto da cui gridare", come dice il Vangelo. Il dibattito avviene su questi giornali e se si vuole poter dare spazio alle proprie posizioni bisogna farlo in questo modo. Pietà sembra morta per la Chiesa e per lo Stato, purché Chiesa e Stato possano mettere il loro "imprimatur" sul morire di ciascuno, proprio come a suo tempo hanno tentato di fare per la nascita. Penso che la Chiesa debba sdrammatizzare il momento della morte annunciando il messaggio evangelico della Resurrezione, lasciando alla medicina e ai familiari il ruolo di assistere e accompagnare chi muore». (s.str.)

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quel ministro senza costituzione che segue i pruriti del momento - don paolo farinella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Genova Quel ministro senza costituzione che segue i pruriti del momento DON PAOLO FARINELLA L a cronaca abbonda di notizie su adolescenti che sempre più numerosi, per sopravvivere alla noia di esistere, si abbandonano a comportamenti efferati: estorsione, stupri, fuoco a barboni. Si resta allibiti di fronte alla risposte candide di questi eroi del nuovo millennio: «Volevamo divertirci». Le famiglie di colpo scoprono che i loro figli sono estranei nella loro casa e figli si ergono davanti ai genitori con un potere che li esalta perché sono ripresi dalla tv, i giornali ne parlano e i coetanei li considerano «forti». Sono diventati famosi!. Di fronte a questa tragedia che suona la campana a morto sulla nostra declamata civiltà occidentale e cristiana, assistiamo intontiti alle lezioni di morale da cattedre improvvisate da cui pontificano adulti e figure che per il loro ufficio dovrebbero essere un modello ineccepibile di vita e di legalità. Una regola antropologica, scritta nella logica e nella natura, dice: quando un adolescente delinque o mette in atto comportamenti deviati, è il segno evidente che il mondo degli adulti è marcio e senza ritorno. Non esistono infatti bambini o adolescenti cattivi perché ancora non sono cresciuti abbastanza per essere adulti; esistono invece bambini e adolescenti che sono prede di un mondo di adulti che come li genera così li distrugge. Solo gli adulti sono i responsabili e i mandanti dei comportamenti deviati dei propri figli. Il 4 febbraio 2009 il ministro Andrea Ronchi di An è venuto a Genova per pretendere dall´amministrazione comunale il referendum sulla moschea. Il ministro di una repubblica costituzionale non sa che i diritti sanciti in Carte universali non possono essere soggetti al prurito del momento. Egli è lo stesso ministro che nel 2004 incitò il popolo italiano a disertare il referendum sulla Legge 40 sulla procreazione assistita, in obbedienza al cardinale Camillo Ruini che ne fece un punto di forza contro lo Stato laico. Il presidente del consiglio «alienum a costitutione» pontifica in tv contro i giudici perché mettono agli arresti domiciliari gli stupratori, dimenticandosi di aggiungere che da anni egli fa leggi ad uso e consumo suo per non essere giudicato dai tribunali per reati come evasione, corruzione, traffico di valuta e altre cosette. Egli ha fatto eleggere nelle liste del suo partito persone sotto giudizio, condannate in 1°, 2° e 3° grado e che ora siedono nel parlamento come nobili padri della Patria. Ha licenziato leggi contro il falso il bilancio a favore degli amministratori ladri e ha anche messo il segreto di stato sulla sua villa in Sardegna per non farvi entrare i carabinieri a constatare i reati contro l´ambiente. In tribunale si fa difendere da avvocati che fa pagare ai cittadini perché eletti al parlamento. In questo momento, sul caso Eluana, non esita a scaricare ogni responsabilità sul presidente della Repubblica per non scontentare la gerarchia cattolica e il Vaticano per trarne un vantaggio di potere. Il papa rimuove la scomunica ad un vescovo antisemita per cultura, formazione e scelta e poi si meraviglia che i giovani sono razzisti e xenofobi per la perdita dei valori cristiani. Questi sono alcuni esempi pubblici di macroscopiche contraddizioni che stanno sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede perché forse al loro posto si farebbe lo stesso e, in segreto, senza forse, li si invidia perché sono furbi e perché scampano sempre. Lo stesso vale per ogni genitore o educatore: o alla indignazione corrisponde la propria coerenza e dirittura morale o non abbiamo il diritto di puntare il dito accusatore sui giovani adolescenti che sono le vittime della nostra illegalità e della nostra immoralità di adulti che profondiamo a piene mani. Per ciascuno di noi e per tutti dovrebbero valere i due principi evangelici sempre validi: Perché guardi la pagliuzza che è nell´occhio dell´altro e non vedi la trave che è nel tuo? (cf Mt 7,3) e Guai a voi, ipocriti, che assomigliate ai sepolcri imbiancati: all´esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume (cf Mt 23,27). Non ci resta che piangere su noi stessi e magari rinsavire, tornando ad essere uomini e donne giusti che insegnano con l´esemplarità disinteressata dello loro vita di cui le parole possono essere solo il colore e il simbolo

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Immaginate un uomo facoltoso che sta morendo. In tanti gli hanno voluto bene, perché l'han... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Immaginate un uomo facoltoso che sta morendo. In tanti gli hanno voluto bene, perché l'hanno conosciuto in vita e ne hanno apprezzato le qualità umane. Qualcuno prega, qualcuno riflette, qualcuno piange, tutti sentono dentro di sé pietà e timore: pietà per chi li sta lasciando, timore di fronte al mistero della morte, l'unica cosa che - purtroppo - accomuna tutti. In un'altra stanza, però, mentre lui lentamente si avvia verso la fine, i familiari più stretti cominciano ad accapigliarsi per l'eredità. Volano parole grosse, si sentono insulti, minacce, recriminazioni, accuse reciproche. I parenti stretti litigano, gli amici ammutoliscono. Così è stato ed è per Eluana. Laici convinti e cattolici ortodossi ingaggiano oggi sotto i nostri occhi una mortificante guerra politica, di cui la persona di Eluana è strumento. E' puro mezzo per fini che stanno altrove, fuori di lei e al di là di lei. Una guerra i cui ingredienti essenziali sono due certezze uguali e contrarie: la Chiesa e i suoi sostenitori più fanatici sono certi che togliendo l'alimentazione ad Eluana si stia uccidendo una persona, il mondo laico è certo che così non si fa altro che rispettare la sua volontà. Gli uni dicono che Eluana morirà fra atroci sofferenze, gli altri si proclamano certi che Eluana abbia perso la facoltà di provare dolore. Gli uni poggiano le loro certezze su dichiarazioni di amici e di neuroscienziati, gli altri su dichiarazioni diametralmente opposte di altri amici e altri neuroscienziati. Così quella che era e resta una persona viene trasformata in un simbolo, pretesto e occasione per dare libero sfogo alle convinzioni di ognuno. Questo spettacolo è triste e grottesco. Ma è anche indebito. A dispetto delle apparenze, i due popoli che si affrontano armati delle loro certezze sono solo due dannose minoranze. La maggioranza delle persone, su vicende come quella della povera Eluana, non ha certezze ma solo dubbi. Nessuno di noi sa che cosa si prova in uno stato vegetativo persistente, né se si provi qualcosa, né chi lo provi. Che cosa davvero significhi soffrire senza essere cosciente, o provare dolore senza pensare, ricordare, comunicare. Nessuno può sapere che cosa abbia sentito Eluana negli ultimi 17 anni, e se l'agonia pilotata di questi giorni sia una liberazione o l'ennesima e definitiva violenza sul suo corpo. Nessuno può sapere con certezza quale fosse la vera volontà di Eluana quando ha avuto l'incidente, e tanto meno quale sarebbe la sua volontà oggi, ammesso che possa ancora averne una. Per questo la maggior parte delle persone, anche quando ha delle opinioni, si rende conto che si tratta - appunto - soltanto di opinioni, che non può esistere, in casi come questo, una verità unica e incontrovertibile. Non così gli esponenti delle due chiese che in questi giorni si affrontano sui giornali e sulle tv. Nonostante non esista alcuna certezza, quasi tutti parlano come se sapessero, senza l'umiltà e quel senso dell'umana finitudine che alla laicissima eppur religiosa Natalia Ginzburg faceva dire, in una poesia dedicata a Dio: «Non possiamo saperlo». Non possiamo sapere se Dio «è piccolo come un granello di sabbia», se «ha gli occhiali neri e due volpini al guinzaglio» o se invece «muore di fame, e ha freddo, e trema di febbre». Così come non possiamo sapere se per Eluana sia meglio vivere o morire. Se c'è una cosa che faremmo bene a imparare dal caso Englaro è che su questioni che toccano in profondità la coscienza e la sensibilità di ciascuno, la politica dovrebbe fare un passo indietro. Un passo indietro deciso e radicale. Una sorta di gesto di rispetto, come quando ci si toglie il cappello in chiesa o davanti a un morto. Mi ha fatto pena (e rabbia) il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, messa da Berlusconi di fronte all'aut aut: obbedire alla propria coscienza (non votando il decreto salva-Eluana) oppure dimettersi da ministro. E mi risultano ancora meno comprensibili le convulsioni del Pd sui cosiddetti temi etici, come se un partito dovesse e potesse avere una linea anche su questioni che attengono alla coscienza individuale. Quando si parla di aborto, fecondazione assistita, testamento biologico, eutanasia, qualsiasi legge non potrà non urtare la sensibilità e le convinzioni profonde di una parte cospicua del Paese, spaccare i partiti, dividere persone che su tutto il resto sembrano andare d'accordo. Fare leggi sui temi etici è forse indispensabile, ma pensare che possa sempre esistere una legge giusta, valida per tutti, è solo un'illusione, come l'esempio dell'aborto illustra nel modo più chiaro: definire l'aborto un infanticidio è ovviamente inaccettabile per chi considera il feto soltanto un insieme di cellule, ma renderlo legittimo è inaccettabile per chi pensa che il feto sia già una persona, portatrice di sensibilità e diritti. Da dilemmi come questi, purtroppo, non si esce mai con una legge giusta, ma solo con una legge rispettosa, che cioè rispecchi il più fedelmente possibile la sensibilità prevalente in una certa società e in un certo tempo, e possibilmente non umili la sensibilità di chi pensa controcorrente. Per questo è essenziale depoliticizzare il dibattito pubblico. Se sai che non può esistere la soluzione giusta, se sai che il tuo punto di vista non è l'unico possibile, se sai che la risposta alla maggior parte delle tue domande è «non possiamo saperlo», diventa naturale abbandonare il linguaggio della certezza e dello scontro, e passare al più civile registro del dubbio. Non cercare di imporre le certezze della maggioranza parlamentare, ma cercare di ascoltare i dubbi della minoranza. Anche perché, non appena si parla di temi come questi, i concetti di maggioranza e minoranza diventano assai fluidi: il governo potrebbe avere i numeri per imporre una legge in Parlamento, ma un referendum potrebbe riservargli un'amara sorpresa.

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Il premier e l'etica di Statoimportata da Oltretevere (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il premier e l'etica di Statoimportata da Oltretevere Maurizio Ferraris "Udite le voci dei sacerdoti, seguitene i consigli predicati dal pergamo e suggeriti nei confessionali". Duecento e dieci anni fa esatti, i proclami di Re Ferdinando I di Borbone, alla vigilia della rivoluzione napoletana, avevano il pregio di essere chiari. Il re temeva, a ragione, per il suo trono traballante, e doveva appoggiarsi ad altri, cercare il sostegno del Papa e degli inglesi, dando inizio alla lunga e sanguinosa agonia del Regno di Napoli, piena di patrioti impiccati da lazzari guidati dai cardinali, preti e frati. Ma cosa teme, con una maggioranza schiacciante, il premier? Cosa lo autorizza a tanta insofferenza nei confronti del Capo del suo Stato e a tanta arrendevolezza nei confronti del Capo di un altro Stato, nel rito pagano che si consuma intorno al corpo di Eluana Englaro? Visto che invocare il diritto, la pietà umana, e la carità cristiana, appare a questo punto fuori luogo, resta la domanda del perché il premier avverta la necessità di questo ennesimo atto di sottomissione. Fosse stato un democristiano o un comunista, ci fosse ancora la guerra fredda, si sarebbe forse potuto spiegare la sudditanza, senza giustificarla. Ma il muro è caduto vent'anni fa, il premier è leader del Popolo delle libertà, eppure si impegna a una trasformazione istituzionale in un senso diametralmente opposto ai princìpi del liberalismo. Perché quello che i suoi strappi ci vogliono consegnare è uno Stato integralista. Asserire che può farlo perché ha la maggioranza in questo caso non vale, giacché dubito che i suoi elettori volessero uno Stato integralista, ed è caratteristico che il premier, in questa circostanza, non ritenga opportuno citare i risultati dei sondaggi a lui tanto cari. Coloro che, qualche mese fa, lo hanno votato l'hanno fatto, come sempre avviene, per motivi diversi, ma riconoscibili, e alla fine coerenti. Molti perché delusi dalla sinistra che aveva potuto accogliere nelle sue file figure come Clemente Mastella. Qualcuno sperando negli sgravi fiscali. Qualcun altro perché convinto che gli appelli alla religione fossero pura facciata, in considerazione del comportamento del tutto laico, nella vita privata, dei leader della coalizione. E magari c'è stato persino chi aveva paura del totalitarismo e del comunismo, in pieno 2008. Tutte queste categorie sono state deluse: Mastella verrà forse ricandidato, questa volta nelle file del Pdl, la pressione fiscale è aumentata, il premier con il Vaticano fa sul serio, e, per quanto riguarda il totalitarismo, il presidente, specialista in ossimori, sta proponendo uno Stato etico guidato da un leader liberista. Le contraddizioni, qui, sono due, ed entrambe gravissime. La prima riguarda il liberismo: il premier lo ha completamente rinnegato in economia, e ha avviato una economia assistita in cui sono premiati i settori e gli imprenditori a lui più vicini, e magari puniti i concorrenti televisivi. Ovvio, in tempi di crisi, il liberismo non va (e forse conveniva pensarci prima di votare un cartello liberista, ma pazienza). Scaduto il tempo del liberismo in economia, restava, al leader del Popolo delle libertà, la carta del libertario in politica. Ma qui, da una parte, ha colpito i magistrati, mirando così a ridurre la separazione tra i poteri, e dall'altra ha subito senza fiatare i diktat del Vaticano. Visto che poi il Vaticano sta attraversando una fase di restaurazione radicale, il risultato è molto semplice: non si riesce a capire di quali libertà (oltre alle sue personali) parli il leader del Popolo delle libertà. La seconda contraddizione riguarda lo Stato etico, lo Stato totalitario, che sostituisce al principio liberale del rispetto dei diritti dei cittadini l'applicazione di norme morali trascendenti, siano esse una religione, come negli Stati integralisti, o una fede politica, come nel comunismo e nel fascismo. Ma qui il problema è che il premier, diversamente che negli Stati integralisti, non è un asceta intransigente e impregnato della sua fede. È un uomo che gode, come è suo diritto, di tutti i benefici dello Stato laico, a cominciare dal divorzio. Lo Stato etico che viene offerto dal premier, proprio come i serial televisivi che ne hanno decretato la fortuna trent'anni fa, è di importazione. Viene da Oltretevere. E se «etico» significa anzitutto il frutto di un convincimento interiore, che si riflette in ogni ambito della vita di una persona, come dobbiamo considerare questa etica eterodiretta? E come chiameremo lo Stato che ne consegue? Forse «Stato parenetico», cioè, spiega il vocabolario: «che fornisce precetti o anche soltanto esortazioni», che si abbattono non sui forti, ma sui deboli e debolissimi, e ora persino su un corpo senza coscienza da diciassette anni. Il che è davvero poco etico. Perché in effetti a Berlusconi i muscoli non sono mai mancati, quando si è trattato di picchiare chi forte non è. «Non cedere alla piazza»è stato un motto di questo governo. I cedimenti avvengono altrove, nei sacri palazzi, dove il premier si inchina alle richieste di uno Stato straniero, per rispondere alle richieste non dei lavoratori e degli studenti italiani, ma di uno degli ultimi sovrani assoluti rimasti sulla faccia della terra. Di nuovo: è questo il partito delle libertà? La definizione appare ironica, il nome abusivo. Nel giugno 1952 (ricorda Stefano Rodotà in un libro importante da leggere in questi tempi bui, Perché Laico, Laterza 2009) un uomo per il quale la fede e la moralità pubblica e privata nascevano da autentici e vissuti convincimenti etici, Alcide de Gasperi, di fronte al rifiuto di una udienza privata dal Papa dopo l'opposizione a una lista comune tra democristiani, missini e monarchici che il Papa sosteneva per Roma, aveva scritto: «Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla; come presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e di cui non mi posso spogliare, anche nei rapporti privati, m'impone di esprimere stupore per un rifiuto così eccezionale e di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento». Cinquantasette anni dopo un tutt'altro uomo, sollecitato sul caso di Eluana Englaro, ha prontamente comunicato alla Segreteria di Stato vaticana: «Sto facendo di tutto». 08/02/2009 dalla prima pagina Pacatamente vorrei notare che non risulta una chiara e forte ideologia, etica e morale, in possesso del governo, che se ne sta fornendo giorno per giorno attingendo all'offerta del mercato; al momento si serve di quelle, forti, della dottrina cattolica, non saprei se perché costino poco, siano più attraenti, o più utili. Se il sodalizio durerà, ci sarà un fornitore privato di ideologia per un nuovo modello di Stato. Che non sarà neppure allora una dittatura totalitaria perché non riuscirà mai a possederne spirito, forza e grandezza necessarie; tanto per cominciare un dittatore, individuale o collettivo, possiede vaste e profonde visioni rivoluzionarie, e di menti così elevate ne siamo al momento sprovvisti. Se dovesse mai assomigliare a qualcosa, potrebbe ricordare il sistema franchista spagnolo. Francisco Franco era sprovvisto di una degna ideologia e il caudillo non aveva intenzione di fare alcuna rivoluzione. L'unica idea che vitalizzava il suo colpo di Stato consisteva nella ferma alleanza tra la Chiesa e l'aristocrazia spagnole, al fine di governare un Paese e un popolo con le regole e i principi andati distrutti con la rivoluzione francese, disgrazia accaduta un secolo e mezzo prima. L'aristocrazia spagnola era l'arretrata congerie di proprietari terrieri e proto industriali, così poco adatta anche alla prosperità di se stessa che negli anni Sessanta la Chiesa spagnola dovette fornire al governo i tecnocrati dell'Opus Dei per indirizzare i processi economici a una qualche pallida forma di "desarrollo". La cosa durò quarant'anni, e a parte l'antipatico nazionalismo anti autonomista, tutto quello che il sistema pretendeva era la rinuncia alla proprietà individuale della coscienza, e a certe libertà intellettuali e morali. Bastava stare fermi, che nulla si muovesse da dare l'impressione di qualche genere di velleità; un costo tutto sommato limitato. Perché no, dunque? L'esercizio delle libertà intellettuali, la responsabilità di una coscienza individuale sono cose molto faticose da esercitare, e non danno alcun risultato pratico allettante; non placano le ansie, non satollano gli stomaci. Meno che mai in tempo di crisi economica. Abbiamo la Chiesa e abbiamo l'aristocrazia. Non quella arretrata spagnola del tempo della guerra civile, ma adatta alla contemporaneità; citerò le pacate parole del cantautore Fabrizio De André che la elenca così nella "Domenica delle salme": le troie di regime, i trafficanti di saponette, le regine del tua culpa, il ministro dei temporali, gli addetti alla nostalgia. Mi pare per altro appropriato definire ieri l'altro "il venerdì delle salme"; come per la domenica, il giorno dopo "c'erano i segni di una pace terrificante". Mi è familiare solo un numero ristretto di persone e so di non conoscere il popolo né la maggioranza degli italiani, ma oso azzardare che starsene in pace, anche se atterriti, è quanto pretendono i più. E la cosa non mi scandalizza affatto, perché dovrebbe? Mi infastidiscono assai di più gli indignati, se è per questo. Ieri ho trattato malissimo una brava persona che mi ha telefonato per annunciarmi che "questo è troppo". Ah, sì, è troppo? Allora se è troppo cosa farai? Quando lo sciacquone è troppo pieno riversa acqua, quando hai troppo freddo ti gelano le mani, quando c'è troppo vento crollano gli alberi. Tu cosa farai accadere, ora che la misura è colma? Non lo sa, non ha idea di cosa fare, sa solo esprimere la sua "vibrante protesta", sempre citando le pacate parole di De André. Ci furono spagnoli durante il franchismo che fecero buon uso di quegli anni. I padri che non erano riusciti a impedire l'avvento della Falange dedicarono il tempo del loro apparente immobilismo per crescere ed educare una generazione di figli che avrebbe reso giustizia della sconfitta dei padri, e costruito la Spagna così come oggi la conosciamo. Chi tra le libere coscienze ha voglia di fare qualcosa di utile, avrà tutto il tempo necessario, decenni, per applicarsi con necessaria costanza a fare qualcosa di altrettanto buono della ispanica generazione degli sconfitti. maurizio maggiani (per commentare: Spazio Maggiani nel sito www.ilsecoloxix.it) 08/02/2009

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<Indignato dal premier ma è mio dovere stare dalla parte della vita> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

parla castagnetti «Indignato dal premier ma è mio dovere stare dalla parte della vita» di Sonia Oranges Che il Pd sarebbe arrivato spaccato al voto sul fine vita, era cosa nota. Ma difficilmente la componente cattolica dei democrat avrebbe immaginato di arrivarci a denti stretti e con l'amaro in bocca, consapevole che l'irrinunciabile libertà di coscienza nel voto stavolta è come un boomerang. «Le dichiarazioni di Berlusconi a Cagliari contro il Capo dello Stato, la Costituzione e il signor Beppino Englaro sono vergognose e confermano che il conflitto aperto sul caso Englaro prescinde dalla reale volontà di fare sopravvivere Eluana», dichiarava ieri Pierluigi Castagnetti, deputato pd e presidente della fondazione "White" che riunisce molti dei cattolici attivi a sinistra. Lei come voterà? Prima di tutto voglio leggere il testo su cui sono chiamato a votare. Io ovviamente risponderò alla mia coscienza. Di certo troverò il modo di denunciare l'enorme strumentalizzazione che Berlusconi ha fatto di questa vicenda, senza rispetto per la persona e della famiglia, con un'asprezza che ha determinato un conflitto istituzionale senza precedenti, laddove invece era fondamentale collaborare. Io mi assumerò la mia responsabilità di parlamentare. Avevo già maturato un orientamento sul fine vita, che valorizzava la distinzione dell'idratazione e dell'alimentazione dalle terapie. La scienza non ci ha dato una risposta unanime in proposito, e io ritengo che il mio dovere sia di stare dalla parte della vita. Ma intendo esprimere tutta la mia indignazione per il modo in cui il premier ha gestito questo caso, per la sua irresponsabilità. Certo che sono tormentato, tutti noi credenti lo siamo. Da un lato siamo consapevoli della gravità dello scontro istituzionale, ma dall'altro non possiamo assumere posizioni diverse da quelle dettate dalla nostra coscienza. Veltroni ha parlato del dovere della laicità nelle decisioni politico-istituzionali. Io ho un atteggiamento assolutamente laico. Nelle differenti scelte presenti nel Pd si specchiano le differenti visioni che persino la stessa scienza ci sottopone. Anzi, le posizioni differenti tra i democratici dimostrano la serietà con cui affrontiamo questioni così serie da sollevare le inquietudini di tutti i cittadini pensanti, laddove altri hanno scelto la strada dell'imbarbarimento e della radicalizzazione. Tutti sanno che nel Pd prevale l'opinione che l'alimentazione sia assimilabile a una cura. Ma al tempo stesso i democratici rifiutano l'uniformità di coscienza. Lo stesso non può dirsi nel centrodestra. Noi la vita la difendiamo anche votando contro l'identificazione degli immigrati o contro quella scellerata guerra in Iraq per cui Berlusconi ancora deve chiedere scusa. Nel centrodestra la difesa della vita è un valore solamente in alcune circostanze. Ma qual è allora l'obiettivo del premier? Imbarbarire il confronto. Inutile che poi invochi il dialogo su una questione posta in questi termini. Sta lavorando per delegittimare il Colle, verificando se ci sono le condizioni per qualche nuovo appello al popolo. I populisti fanno così. Ci aspettano settimane drammatiche. Vede, Sacconi o la Roccella hanno seguito un percorso tormentato ma coerente. Berlusconi no, fino a pochi giorni fa la questione non lo preoccupava. Perché non l'ha affrontata in tempo utile? Perché ha atteso l'ultimo momento? Il premier ha in mente di rompere tutti gli assetti istituzionali, e usa una vicenda drammatica per ben altri fini. Guardi, anche la Chiesa ci sta andando cauta, in realtà. Sono certo che anche loro sono preoccupati e cercano di capire che cosa voglia ottenere Berlusconi, al di là del caso di Eluana che avrebbe invece diritto a non essere trascinata in questa guerra irresponsabile. 08/02/2009

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La coppia Fo, Gino Strada e le sciure a San Babila sfila la <resistenza laica> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

La coppia Fo, Gino Strada e le sciure a San Babila sfila la «resistenza laica» MILANO. Sinistra varia in piazza contro il Governo. Al grido di «Vergogna» e «Non toccate la Costituzione». Mentre alla Cattolica Formigoni contesta Napolitano: «Stanno mandando a morte Eluana». di Alessandro Da Rold Piove a dirotto su piazza San Babila a Milano. In quel largo dove il 18 novembre del 2007 Silvio Berlusconi lanciava il partito del Popolo delle Libertà stavolta c'è però un'altra anima del capoluogo lombardo. Non è quella del centrodestra che ha incoronato Letizia Moratti sindaco. Neppure quella della sinistra antagonista, dei centri sociali, avvezza allo scontro con le forze dell'ordine e spesso impegnata soprattutto a spaccare vetrine. Contro il decreto legge su Eluana Englaro, varato ieri dal Consiglio dei ministri, capace di aprire uno scontro istituzionale senza precedenti in Italia, sfila una Milano «che più che di sinistra è laica», come sottolineano tanti partecipanti. È una manifestazione spontanea, come molte altre organizzate lungo la penisola, da Genova a Verona fino a Palermo e Catanzaro. S'incontrano sì i soliti facinorosi, che urleranno ai poliziotti che sorvegliano la strade «siete delle guardie svizzere». Ma si possono trovare pure tranquille signore con i vestiti di Paolo Tonali comprati in via Montenapolene, per un sabato pomeriggio diverso, incentrato, forse, su una comune «resistenza laica«, o solo «umana», precisano alcuni. Ci sono coppie di anziani, ma pure le mamme con i bambini e moltissimi giovani. Sfilano a migliaia. Ordinati. Sotto l'ombrello. Con i cartelli: «Con il nostro presidente». Da piazza San Babila lungo corso Monforte, fino alla Prefettura, simbolo del potere esecutivo. Qui si fermano, per mostrare tutto il loro dissenso. Urlano all'unisono «Vergogna» oppure «Non toccate la costituzione». «Napolitano non mollare». E ancora: «Golpisti», «Fuori la Chiesa dallo Stato». «Siamo ventimila» dice Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd. Forse un po' di meno, ma di certo non 200 come comunicherà la Questura. E si avverte che non è una manifestazione come le altre. Non ci sono le sigle sindacali. I simboli di partito sono pochi. Sono presenti un po' tutte le anime della sinistra meneghina, riunite come non accadeva da anni o forse - come ricorda un anziano tutto imbacuccato per il freddo - «non era mai accaduto». C'è Carlo Monguzzi dei Verdi. La senatrice Marilena Adamo («Berlusconi non strumentalizzi il dolore»). Dario Fo e Franca Rame. Vittorio Agnoletto. Nando Dalla Chiesa, Pierfrancesco Majorino, Antonio Panzeri. C'è Gino Strada: «Non so se essere più indignato, più incazzato o più allibito». Ma ci sono pure quelli dell'ex del Movimento Studentesco di Mario Capanna. A mobilitarsi, però, non è stata solo questa Milano laica. Nella mattinata di ieri, all'Università Cattolica è stato organizzato un convegno dal titolo «Il caso E in Italia: Eluana, eutanasia, eversione». A parteciparvi Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, da mesi impegnata contro la sentenza della Cassazione che legittima l'interruzione di alimentazione e idratazione sulla ragazza di Lecco. E c'è pure il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, che ha deciso di non rispettare la sentenza del Tar che stabiliva «l'obbligo» per l'amministrazione regionale di fornire una clinica dove Eluana Englaro potesse interrompere le cure. «Esprimo dissenso per quanto fatto da Napolitano», e ancora: «Mi auguro che ci sia un ripensamento da parte di tutti coloro che stanno mandando a morte Eluana contro la sua volontà». 08/02/2009

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In nome del padre (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

La lettera di Beppino Englaro al premier e al capo dello stato In nome del padre a distanza. Berlusconi: «Se fosse mia figlia non staccherei la spina». Englaro: «Su di lei notizie lontane dalla realtà. Venite a Udine a vedere come sta». Il padre di Eluana scrive «da padre a padre» a Napolitano e Berlusconi perché vedano da vicino le condizioni della figlia. Il presidente delle Repubblica risponde da Napoli alle dichiarazioni del presidente del Consiglio dicendo che «il sentimento di vicinanza, di preoccupazione, di solidarietà per le persone che sono colpite dalla malattia e che lottano per uscirne, per le persone che soffrono e per quelle che giungono alla fine della vita è forte in ciascuno di noi. E questo non è monopolio di nessuno». In più città la sinistra scende in piazza contro il Governo al grido di «Vergogna» e «Non toccate la Costituzione». All'Università Cattolica di Milano, il governatore lombardo Roberto Formigoni esprime il suo dissenso contro la decisione del capo dello Stato di non firmare il decreto del Governo e lancia un appello, sottoscritto da personalità cattoliche e laiche, «per salvare la vita di Eluana». Intanto ieri alla clinica La Quiete di Udine è arrivata la visita degli ispettori inviati dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Ma il protocollo per la sospensione di alimentazione e idratazione procede. Lunedì in Senato parte l'esame del disegno di legge del Governo. Una corsa contro il tempo. A Palazzo Madama dovrebbe incassare 205 voti favorevoli. Oltre 20 quelli targati Partito democratico, nel quale i cattolici esternano il loro disappunto. Castagnetti: «Sono indignato dal premier, ma il mio dovere è stare dalla parte della vita». L'Udc già ha detto di appoggiare il testo. Qualche consenso anche dall'Idv. Tra i senatori a vita, contraria solo Rita Levi Montalcini. alle pagine 5, 6, 7 08/02/2009

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Veltroni: il premier s'inchini sulla Carta costata milioni di vite (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Veltroni: il premier s'inchini sulla Carta costata milioni di vite «Tutto ciò che diverge dalle sue opinioni, Berlusconi lo considera un ostacolo da rimuovere, e in questo vedo una sottile linea autoritaria". Veltroni lo ripete due volte, senza alzare la voce, ma col tono «dei giorni bui», davanti agli amministratori del Pd riuniti a Bologna. C'è la crisi che tutti i paesi affrontano con grandi piani e unità d'intenti, invece noi, dice il segretario, abbiamo un premier che usa «cinicamente» una vicenda umana straziante e che esaspera «scientemente e irresponsabilmente» il conflitto con la massima carica dello stato, per un disegno politico «molto pericoloso», ma anche abbastanza chiaro: togliere di mezzo ogni cosa che intralci il suo potere diretto. Berlusconi vuole neutralizzare Napolitano e cambiare la Costituzione, «perché scritta dagli amici dell'Urss», Veltroni replica che il premier, che ha giurato fedeltà, «si dovrebbe inchinare a quella Carta costata milioni di vite». Dietro all'ultima polemica sulla Costituzione c'è la conferma del rischio di cui Veltroni parla da mesi: una «democrazia svuotata», quel decidere senza contrappesi che può affascinare mediaticamente ma che genera mostri. Così il giorno dopo il grande strappo, «quella cosa mai avvenuta in tanti anni di storia repubblicana», il Pd si interroga sulla risposta da dare. Denuncia la pericolosità del disegno berlusconiano, conferma il pieno sostegno a Napolitano, ricorda a Di Pietro quanto «infauste e miopi» fossero le critiche di inerzia al capo dello stato, ma riflette perché sa che questa vicenda può provocare divisione e tormento anche al proprio interno. I CATTOLICI DEL PD I cattolici del Pd sono in ambasce: «Non mi riguardano ma so che ci sono pressioni dalle gerarchie ecclesiastiche» - ammette Giorgio Tonini. I cattolici del Pd non vogliono cadere nella trappola ordita da Berlusconi, vogliono sostenere Napolitano ma non vogliono essere iscritti nel «partito della morte», quando si tratterà di votare sulla legge blitz del premier. «Contro Berlusconi, non contro la Chiesa» - potrebbe essere lo slogan. «Sono piani diversi - dice Fioroni all'uscita dal convegno bolognese degli amministratori - c'è da respingere il disegno di Berlusconi ma nel merito del tema bisogna riflettere». Sfilano via senza parlare Rosy Bindi, Franceschini, Castagnetti che hanno partecipato anche un improvvisato coordinamento politico. Si deciderà lunedì cosa fare in parlamento. Veltroni lo ammette: «Questa è una vicenda che scuote l'opinione pubblica e serve misura, dobbiamo accogliere i dubbi e nessuno può essere compresso nella sua coscienza». Lui stesso, dice di invidiare «chi ha certezze» su un tema così delicato. Come dire non meravigliatevi se mancherà qualche voto e se qualcuno invocherà la libertà di coscienza che prevista dallo statuto del Pd. Veltroni è convinto che alla fine la gran parte dei cattolici democratici voterà secondo le indicazioni del gruppo, però il problema esiste e Dario Franceschini lo spiega nel suo intervento al convegno bolognese: «E' sbagliato separare le domande e gli interrogativi dei laici e dei cattolici, attenti ad alzare barriere, perché il Pd è nato per ascoltare gli uni e gli altri». Per Franceschini non c'è dubbio che Berlusconi compia «una orrenda strumentalizzazione» e che «ha ragione fino in fondo Napolitano», il problema è «sfuggire al rigurgito anticlericale». La Chiesa, come dirà poi anche Veltroni, «deve e può parlare, e non può essere lodata o accusata in base alle convenienze, però poi bisogna assicurare il principio sacro della laicità dello Stato». In fondo, come ricorda Tonini, un compromesso maturo su questi temi era stato ottenuto con la discussione sul testamento biologico, «ma adesso è chiaro che quel testo sarà spazzato via dal blitz di Berlusconi». Il Pd è sempre pronto, si è comportato da vero partito riformista, come dimostra il voto sul federalismo, ma gli alleati devono riportare Berlusconi alla ragione. E anche la Lega deve sapere che se si vuole continuare il confronto sul federalismo, che al momento è una scatola da riempire «perché non c'è un euro a disposizione»" deve rinunciare alle norme barbare e razziste. Non c'è grande ottimismo, il premier coltiva il disegno populista e autoritario, ed è in campagna elettorale perenne e il Pd si aspetta che pur di «non parlare della crisi Berlusconi ogni giorno ne tirerà fuori una». Riferendosi anche alla candidatura di Bersani Veltroni aggiunge: «Non facciamo del male al Pd, siamo giunti ad un punto di non ritorno, il nostro futuro non è nel nostro passato». BRUNO MISERENDINO INVIATO A BOLOGNA bmiserendino@unita.it

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La doppia morale del paladino della cristianità Berlusconi e il mondo cattolico. Insofferenza per un leader che sventola la bandiera dell'egoismo. Olivero (Acli): la dottrina socia (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

La doppia morale del paladino della cristianità Berlusconi e il mondo cattolico. Insofferenza per un leader che sventola la bandiera dell'egoismo. Olivero (Acli): la dottrina sociale della Chiesa va rispettata integralmente Silvio Berlusconi «paladino» dei valori cattolici. Il premier pronto ad affrontare una delle più devastanti crisi istituzionali per difendere i valori della vita cari alla Chiesa. «Salvare Eluana Englaro»: questo pare essere l'imperativo categorico del premier. Cerca consensi e legittimazione Oltretevere e nel mondo cattolico in un momento di acuta crisi sociale ed economica. Qualcosa, però, pare stonare. È a capo dello stesso governo che ha negato il riconoscimento di basilari diritti umani, a partire di quello alla salute e alla famiglia, agli «immigrati non in regola», che non sono considerati persone, ma «braccia per lavorare». Niente di più. Anzi, un pericolo sociale, un «capro espiatorio» da sacrificare sull'altare della sicurezza di una società colpita dall'incertezza della crisi economica. Razzismo e xenofobia hanno trovato terreno fertile. Contro tutto questo hanno protestato vescovi e organizzazioni cattoliche, la Caritas e la comunità di sant'Egidio, i gesuiti del Centro Astalli, le Acli. E l'elenco potrebbe continuare. Per non parlare del Berlusconi «privato», quello del successo, del denaro e della potenza presentati come valore da ostentare con arroganza, dell'egoismo sociale. Vi saranno pure articolazioni, divisioni anche ideologiche nel variegato mondo cattolico, ma il presidente del Consiglio, con la sua doppia morale, malgrado la sua straordinaria capacità di comunicatore, non pare incantare poi troppo. Perché solo oggi la legge «Peccato che si sia ridotto solo oggi ad invocare una legge sul fine vita. La vicenda Englaro è nota da tempo. Ci sarebbe stata abbondamentemente la possibilità di intervenire nelle settimane scorse. Tutto era già noto. Bastava volerlo. Come lo si è voluto sulla legge elettorale o con la sicurezza». Lo puntualizza il presidente delle Acli, Andrea Olivero che non nasconde il suo interesse, da cattolico, che a Eluana non venga tolto il sondino, «che le si allontani la prospettiva della morte». Ma non si lascia abbagliare, e come lui tanti cattolici, dalle performance del premier. «Non comprendo la necessità di questa azione repentina. La forma, il conflitto istituzionale che ne è scaturita - osserva -, non può non preoccupare chi ha a cuore la democrazia del Paese». Lo chiarisce ai distratti il presidente delle Acli. «Il mondo cattolico non si attende più di avere dalla politica il "politico cattolico". È da tempo che si valutano i diversi posizionamenti. E in questo caso appare evidente che le cose non tornano». Il paladino della Chiesa e della famiglia chi si vanta di avere amanti, proprio non convince. Anche se più del moralismo conta altro. «La morale personale del presidente del Consiglio non può certo essere considerata come esemplare, ma anche sotto il profilo della morale sociale lascia molte perplessità. La dottrina sociale della Chiesa non può essere presa a pezzetti, se ne sceglie un ambito e gli altri li si butta via. Non si può tutelare la vita nascente o fino all'ultimo respiro e poi dimenticarsi degli immigrati o dei senza fissa dimora. La tutela della vita e della dignità è valore tutto intero. Ci sono molti cattolici che queste riflessioni le fanno. In un momento caricato di forte emotività e valore simbolico, questa razionalità può venire meno. Ma escludo che oggi qualcuno possa pensare che il presidente del Consiglio sia tout cour il paladino dei valori cristiani». L'analisi è lucida. «Questo presidente del Consiglio e il suo gruppo politico ha alcune attenzioni verso la Chiesa, ma su ambiti altrettanto importanti manca di coerenza». Un parere condiviso, quello a cui dà voce il presidente delle Acli che ricorda come il richiamo delle gerarchie cattoliche al rispetto dei valori «fondanti e dirimenti» si fermi prima della decisione politica. Di questa porta la responsabilità nella sua autonomia il laicato cattolico. Difficile che deleghi.

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l'unità del pd alla prova dei cattolici franceschini: voto secondo coscienza - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

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Pagina 4 - Interni BREVIARIO Discussione aperta sul ddl del governo. I dubbi degli ex popolari e del veltroniano Tonini L´unità del Pd alla prova dei cattolici Franceschini: voto secondo coscienza CARMELO LOPAPA ROMA - Doppio dilemma. Politico e di coscienza. Le tante anime del Pd davanti al bivio, a poche ore dall´approdo in Parlamento del ddl-blitz sul caso Eluana. I cattolici sono a dir poco tentati da un sì molto circoscritto al merito, pur di «salvare» la ragazza. I laici a loro volta si mobilitano con un appello. Ecco perché Veltroni ha anticipato a domani il coordinamento, mentre nel pomeriggio, poco prima dell´aula, il gruppo al Senato si riunirà per decidere la linea. Ma già ieri a Bologna, a margine dell´assemblea con gli amministratori, ne hanno parlato il segretario, Franceschini, Fioroni, tra gli altri. Due le opzioni sul tappeto. La prima, dare una indicazione di voto contraria al ddl, ma senza prevedere un richiamo per i deputati che non si atterranno; la seconda, il riconoscimento pieno di libertà di coscienza. Parla di libertà di coscienza, ma non certo alludendo a un «liberi tutti», il numero due del partito. «Di fronte a temi così - spiega Dario Franceschini - ogni parlamentare risponde alla sua coscienza. E in particolare, i cattolici del Pd conoscono da cento anni la lezione dell´autonomia delle scelte politiche. Ascolteranno le parole della Chiesa, ma poi decideranno secondo coscienza. Non accetterebbero indicazioni di voto, che certamente non arriveranno, da parte della Chiesa». Un invito all´unità e un auspico rivolto Oltretevere. Ma le indicazioni dalla Cei sono arrivate, eccome. E molti cattolici del Pd non sono rimasti insensibili. Non solo i teodem, che con Paola Binetti, Emauela Baio, Luigi Bobba e Marco Calgaro hanno scritto pure una nota congiunta per dichiararsi «favorevoli al ddl urgente che salvi Eluana». Ma anche i popolari sono in bilico. Pier Luigi Castagnetti bolla come «vergognoso» il Berlusconi delle ultime ore, ma «nel merito» condivide il principio della distinzione tra alimentazione e terapie: «Come altri credenti voterò per mantenere la prima come elemento vitale, ma con lo stesso spirito con cui abbiamo giudicato abominevole la legge che impedisce agli immigrati clandestini di farsi curare». Il rutelliano Renzo Lusetti, deputato, mette le mani avanti: «Non sono un teodem, ma voterò a favore, convinto della necessità di salvare una vita nell´immediato da una condanna a morte. Certo, se poi il governo ponesse la fiducia, allora il discorso cambierebbe». Già, perché nella concitazione di questi momenti circola anche (per la verità priva di riscontro) anche questa incognita. Luigi Lusi, altro rutelliano cattolico, ha meno certezze. «Sto meditando, ma questo testo segna un arretramento rispetto al dibattito interno al Pd e al ddl in discussione sul testamento biologico». Il teodem Enzo Carra non ha firmato la nota dei quattro colleghi ma voterà a favore, «anche se preferirei che il governo ritirasse il ddl: su queste materie non si dovrebbe legiferare». Veltroniano di area cattolica, Giorgio Tonini si dice «turbato»: «Vengo trascinato mio malgrado in un voto su un caso particolare dal quale dipende la vita di una persona. Il Parlamento così viene violentato, rischia di essere trasformato in un quarto grado di giudizio. Sono intenzionato a rifiutare questo sopruso e non partecipare alla votazione». Una cattolica dallo spirito laico come Rosy Bindi ha già detto come la pensa e il suo suona come un "no" al ddl. Il luminare Ignazio Marino, senatore cattolico Pd, si spinge oltre. E promuove con Barbara Pollastrini, Mercedes Bresso, Roberto Chiamparino, intellettuali come Miriam Mafai e volti noti come Fabio Fazio, un appello per «una risposta popolare alla ferita inferta dal governo e dal premier ai principi della Costituzione».

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Tutti i perché di un affondo che svela due culture (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Dietro lo scontro Tutti i perché di un affondo che svela due culture SEGUE DALLA PRIMA I toni lasciano capire che lo scontro con il Quirinale si incattivirà. Nella scia del «caso Eluana» Napolitano si limita a replicare che nessuno ha «un monopolio» della vicinanza ai malati; e che comunque lui «confida nei cittadini». Sembra una risposta al premier e alle critiche del Vaticano. Ma appare sulla difensiva; e con lui le sinistre e i radicali che lodano il suo «no» al decreto del governo. Il «caso Englaro» si sta rivelando l'occasione scelta da Berlusconi per riequilibrare a proprio favore i poteri fra Palazzo Chigi e presidenza della Repubblica. Importa relativamente la virulenza con la quale tende a delegittimare la Carta fondamentale. è più interessante chiedersi perché lo faccia; perché abbia deciso l'affondo contro il presidente della Repubblica. A favorire l'accelerazione è stato probabilmente l'uso politico della lettera dal Quirinale che anticipava la bocciatura del decreto sul «caso Eluana» mentre il Consiglio dei ministri stava ancora decidendo; e forse, la convinzione che il Paese sia più diviso di quanto non appaia su una vicenda inizialmente sottovalutata. La campagna della Chiesa cattolica ha modificato la percezione dell'agonia della ragazza in coma da diciassette anni. Ha seminato dubbi sulle sentenze della Cassazione e sulle procedure scelte. E Berlusconi ha colto questi umori e deciso di cavalcarli, sicuro di avere dietro il Vaticano e i vescovi italiani; e di potere con un colpo solo spiazzare Napolitano, opposizione, avversari interni e magistratura. Sostenere che la prassi delle lettere preventive del Colle al governo «è ridicola» significa liquidare una prassi mal sopportata; e vedere «un'implicazione dell'eutanasia» nella nota arrivata venerdì accentua il fossato fra governo e presidenza della Repubblica. Il risultato è quello di accreditare uno schema bipolare non solo in termini politici, ma quasi esistenziali. Berlusconi sembra deciso a intensificare una pressione insieme culturale e istituzionale; a contrapporre «cultura della vita e della morte», nelle sue parole. Da una parte il centrodestra, appoggiato dalle gerarchie cattoliche. Dall'altra la sinistra, sulla quale Palazzo Chigi cerca di schiacciare Napolitano e il suo profilo di imparzialità; e i radicali, con le loro posizioni a favore dell'eutanasia. Affiora qualche ammissione sulla debolezza della sinistra e della cultura laica come una delle cause di quanto sta accadendo. Ma prevale la polemica contro le «ingerenze vaticane». è un fantasma evocato a intermittenza: fra l'altro, i vescovi italiani hanno attaccato il governo di recente per la legge che permette ai medici di denunciare gli immigrati clandestini in cura da loro; ma nessuno ha protestato. Eppure, l'intervento doveva rientrare nella tesi dell'ingerenza. Probabilmente, nel «caso Eluana» lo scontro fra Palazzo Chigi e Quirinale ha reso inevitabile un'attenzione inedita; e ha portato a rimarcare la convergenza fra governo e Santa Sede e il contrasto inaspettato con Napolitano. Comincia a prendere corpo il sospetto che sia lui o meglio la Presidenza della Repubblica, il bersaglio grosso berlusconiano. Se è così, le polemiche di questi giorni sono destinate ad avere un lungo seguito. E, purtroppo, ad accompagnare la vicenda di Eluana Englaro come una colonna sonora stonata, modulata inevitabilmente su massicce dosi di strumentalità da entrambe le parti. A fermare l'offensiva del premier potrebbe essere solo un difetto nella tenuta del centrodestra. Ma osservando l'esito del Consiglio dei ministri di venerdì che ha confermato il decreto, per ora Berlusconi sembra in grado di governare la propria maggioranza: con la carota o col bastone. Massimo Franco

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Voto di coscienza per i cattolici pd Appoggio teodem (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Verso l'esame del Senato Voto di coscienza per i cattolici pd Appoggio teodem DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Votare il disegno di legge di Berlusconi, quello in difesa della vita (o di ciò che resta) di Eluana? Oppure no, votare contro, allineandosi così alla volontà di papà Englaro e di chi ritiene giusto e inevitabile, a questo punto, staccare la spina? è un passaggio strettissimo, da brividi, quello dal quale dovranno transitare domani i parlamentari cattolici del Pd. Questione di coscienza, ma con pesanti implicazioni politico e istituzionali: perché dire sì a quel ddl significherebbe sposare la crociata sferrata dal premier in contrasto con le posizioni del Quirinale e vissuta dal Pd come un attentato alla democrazia. Dilemma lacerante. Che ha pesato, ieri a Bologna, sui lavori dell'assemblea nazionale degli amministratori del Pd. Come uscirne? «Libertà di coscienza». Il compito di indicare la strada per uscire dall'angolo viene affidato, a metà mattina, al vicesegretario Dario Franceschini: «I cattolici voteranno secondo coscienza: ascolteranno le parole della Chiesa, ma non accetteranno indicazioni di voto da nessuno, che comunque, sono certo, non arriveranno». Poi aggiunge, quasi a voler trasmettere al partito un senso di sicurezza: «I parlamentari cattolici conoscono da almeno 100 anni la lezione dell'autonomia delle scelte politiche e della laicità dello Stato». Tutto risolto? Naturalmente no. Gli unici ad avere le idee chiare sembrano essere i teodem, che, pur con qualche disagio per il fatto di doversi accodare a una battaglia berlusconiana, hanno già fatto sapere che voteranno a favore del ddl: «Anche se rammaricati per il conflitto istituzionale, considerata la situazione di reale emergenza, siamo a favore di un disegno di legge che salvi Eluana dalla morte per fame e per sete». Dal resto del Pd, silenzi e mezze parole. Anna Finocchiaro fa capire di essere contraria al ddl, quando afferma che «sarebbe grave un intervento della politica che frantumasse la forza di tre sentenze». L'ulivista Franco Monaco parla di «guerra di religione che lacera il Paese». Pierluigi Castagnetti si confida in un angolo della sala con Pierluigi Bersani. Tocca a Walter Veltroni, al teatro Testoni, cercare di tenere insieme le mille sensibilità del Pd. «Dividere laici e cattolici è esercizio facile, ma pericoloso» dice, accorato. «Noi stiamo cercando di dimostrare che possono convivere culture e religioni diverse» prosegue convinto. Succede anche tra i democratici «che ci siano posizioni differenti su Iraq e aborto», si consola. Ma ci vuole un punto fermo: «Il dovere della laicità quando si prendono decisioni politiche e istituzionali». Francesco Alberti WalterVeltroni AnnaFinocchiaro DarioFranceschini

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<Scontro tra due violenze Vincerà la più forte> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il filosofo Emanuele Severino «Scontro tra due violenze Vincerà la più forte» MILANO — «Mi fa schifo». Emanuele Severino è uno dei maggiori pensatori contemporanei. Ha il linguaggio dei filosofi: denso, arguto (a volte oscuro). «Mi fa schifo» è un'espressione che suona stonata. Eppure ora la usa: «Non ho dubbi, appena posso farò il testamento biologico in cui rifiuto tutto. Ma si tratta di vedere se la mia volontà riuscirà a iscriversi in una legislazione che la rispetti. Mi fa schifo pensarmi in una situazione in cui non posso nutrirmi da solo, in cui non posso pensare». Ha chiaro da che parte stare. Una legge giusta, sul tema della fine della vita, sarebbe dunque quella che riconosce il diritto a scegliere? «Non è così semplice» e, chiusa la parentesi privata, Severino comincia a parlare di filosofia. «Quello che vedo è lo scontro tra due forme di violenza. Le intenzioni possono essere le migliori, anzi diamolo per scontato, ma la sostanza non cambia: da una parte c'è la Chiesa, e il governo la segue, che intende difendere la vita umana ad ogni costo, impedendo precedenti pericolosi; dall'altra le istanze laiche. Anche se non intenzionali, sono comunque due forme contrapposte di fede». è uno scontro ideologico, aspro, ma ancora nei termini della legalità. Perché parla di violenza? «Né una parte né l'altra dispongono di verità assoluta. Il problema si può impostare così: è bene che si sospenda la vita di questa donna? Ma che cosa significa "bene": la nostra cultura è in grado di dire che cos'è "bene"? E poi: è giusto sospendere questa vita? Ma daccapo: la nostra cultura è in grado di indicare il vero senso della giustizia? Certo è più visibile il desiderio di alcuni di mostrare la propria adesione agli insegnamenti della Chiesa, che non il significato di bene e giustizia. Come pure è più visibile la volontà di mostrare il proprio dissenso. In questa situazione, anche se può sembrare cinico, l'esito non può essere dato che dal prevalere di una parte sull'altra». è una visione cupa. Ma in un modo o nell'altro dovremo pure uscirne. «Per ora dobbiamo rassegnarci a quello che è sempre successo: che è stata chiamata verità, giustizia, legge la forza vincente. Per cui è patetico invocare un bene assoluto. Oggi la cultura dominante non è in grado di risolvere questi problemi. Si risolvono in modo pratico, politico». E la politica ha fallito. Dopo il decreto del governo, siamo allo scontro istituzionale. «è un braccio di ferro, si tratta di vedere chi è più forte, ma essere più forte non vuol dire essere più vero, più giusto. D'altra parte quando si rimproverano i cattolici di imporre le loro convinzioni a chi non è cattolico ci si dimentica che in democrazia chi ha la maggioranza fa le leggi. Però sembra più democratica una legge che non impone anche ai non credenti le convinzioni dei credenti». Torniamo al caso di Eluana, c'è il problema della volontà presunta. Cosa ne pensa? «Il padre di Eluana sostiene che la figlia non avrebbe mai sopportato una vita come quella di ora». Ma — obietta qualcuno — non si può sapere se questo è ancora il volere di Eluana. «Mi sembra una gigantesca contraddizione. Se infatti si è d'accordo sul fatto che a Eluana la coscienza è venuta a mancare, non si può dire quale sarebbe oggi la sua intenzione, appunto perché lei non è più cosciente. Quindi non ha intenzioni. Tutte queste considerazioni — ha o non ha coscienza, cosa sente, cosa prova — sono ipotesi. è con questo che abbiamo a che fare: solo ipotesi. Vedo molti atteggiamenti tartufeschi in questa vicenda. Che ci siano persone attaccate ai principi lo credo, ma che ci siano persone così grondanti amore per Eluana lo metterei in dubbio. A contare, qui, è piuttosto la volontà che la vita pubblica sia regolata in una certa direzione». Chi può dire una parola di verità su Eluana, e sulla fine della vita. La filosofia? «La filosofia comincia a mettere in discussione il contesto in cui si gioca lo scontro fra volontà. Le cose più grandi non avvengono dall'oggi al domani. Se tramontasse la volontà che le cose siano nulla (e qui siamo nel cuore della critica di Severino alla cultura dell'Occidente, perché se le cose nascono, muoiono, sporgono provvisoriamente dal nulla, tirate le somme, spiega il filosofo, sono di per sé nulla) allora sì ci sarebbero le condizioni perché anche la violenza delle tesi contrapposte venga meno. Ma bisogna risalire molto più indietro del limite a cui riescono a portarsi le forze culturali e pratiche delle nostre civiltà, si tratta di un impegno infinitamente più radicale. La modestia da parte della filosofia sarebbe fuoriluogo». Daniela Monti \\ Per ora dobbiamo rassegnarci a quello che è sempre successo: è stata chiamata verità, giustizia, legge la forza vincente

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Sacconi: le mie scelte sono laiche Ma oggi sono un credente (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-08 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ministro del Welfare Sacconi: le mie scelte sono laiche Ma oggi sono un credente «Venerdì è stato il giorno più bello: finito il nichilismo del '68» ROMA — «Venerdì scorso è stata la più intensa giornata politica che abbia mai vissuto e la ricorderò finché campo. Intensa non solo perché ci siamo confrontati su contenuti drammatici, ma per il pathos e alla fine per la condivisione. Berlusconi ha concluso il Consiglio dei ministri con un discorso bellissimo. Ma tutti i colleghi si sono espressi, con interventi di alto livello; e tutti sono giunti alla stessa conclusione. La Prestigiacomo ha manifestato i suoi dubbi, però ha votato con noi. Bossi ha affrontato l'aspetto della sofferenza. Finito il consiglio, a margine, Bondi ha commentato: "Oggi è nato davvero il Pdl". E comincia a morire, aggiungo io, il nichilismo tardosessantottino, di cui Berlusconi rappresenta l'antitesi. Finisce quella deriva che da quarant'anni mette in discussione valori profondi, a cominciare dal senso della vita». Maurizio Sacconi, ministro del Welfare e della Salute, è l'uomo politico che ha avuto il ruolo chiave nel caso Eluana. «Ma non ho mai dato interviste. Questa è la prima e spero sia anche l'ultima. Lo faccio perché i lettori di un grande giornale laico sappiano che tutte le scelte del governo, dalla mia circolare al decreto, sono state ispirate dalla ragion laica. Una laicità intesa in una dimensione più alta del passato, che non può non includere principi fondamentali cristiani come la centralità della persona. La dicotomia tra credenti e non credenti, che ha segnato la Prima Repubblica, è stata superata». Lei è credente? «Oggi sì. Ma la mia storia politica è socialista e laica. Laica è la logica in cui ci siamo mossi, e che ha unito gli interventi del laicissimo Brunetta e del cattolico Rotondi ». Venerdì è stato anche un giorno di scontro istituzionale senza precedenti, però. «Noi non l'abbiamo vissuto così e non credo lo sia stato. Era doveroso assumerci la nostra responsabilità e comunque tentare, anche perché avevamo ancora la speranza che Napolitano alla fine firmasse. E poi le due firme in fondo a un decreto legge hanno valenza diversa, perché diverse sono la responsabilità del capo del governo e quella del presidente della Repubblica. Napolitano ha fatto rilievi formali e non poteva essere diversamente. In quanto politico di lungo corso, lo conosco da tempo, lo rispetto e lo stimo. Penso però che in generale dobbiamo cominciare a ridimensionare il formalismo giuridico. Ho sempre presente la lezione di Marco Biagi, uno dei "migliori nemici" del formalismo giuridico, che spesso porta alla negazione di fatto di diritti o di libertà anche fondamentali. Come non vedere nei requisiti di necessità e urgenza un formalismo, di fronte al diritto sostanziale alla vita? Come non vedere che necessità e urgenza sono più che mai presenti se da una norma dipende la salvezza non solo di Eluana ma anche di altri cittadini?». Con Napolitano vi siete parlati? «No». Con i prelati? «Non ho avuto nessuna pressione dalla Chiesa. Ho avuto, ma solo dopo il decreto, alcune telefonate di apprezzamento, da cui emergeva una positiva sorpresa». E con il signor Englaro, ha parlato? «No. Io lo capisco. A differenza di altri, capisco la sua scelta di rendere pubblica la vicenda: è uno dei modi di reagire al dolore. Spero che lui capisca me. Non mi permetto di dare giudizi perché non mi sono mai trovato in situazioni del genere, se non per una decina di giorni al capezzale di mio suocero. Ma in questi giorni ho parlato con molte persone che hanno vissuto esperienze come quella del signor Englaro. E che mi hanno incoraggiato. L'altro giorno, sul volo Roma- Venezia, mi ha avvicinato un uomo che mi ha raccontato la sua storia. Per cinque anni ha avuto la moglie nelle stesse condizioni di Eluana, in stato vegetativo persistente. Però dormiva, si svegliava, si stiracchiava, reagiva se le infilavano un ago. Quell'uomo ha sofferto moltissimo, diviso com'era tra l'assistenza alla moglie e il pendolarismo tra il Veneto e Roma; però, mi ha detto, neppure per un secondo ha pensato di spegnere quella vita. Fino a quando un'infezione non se l'è portata via». La conversazione con Sacconi è interrotta dalle telefonate da Udine degli ispettori del ministero. «Io non mi arrendo. Credo ancora che salvare Eluana sia possibile, che si possa interrompere questo assurdo percorso di morte. Le strade sono due. Un disegno di legge che recepisca il decreto respinto da Napolitano; e apprezzo molto l'impegno in questo senso del presidente del Senato ». Fini invece l'ha delusa? «Rispetto comportamenti che sono in parte legati alla "vestizione", quando da leader di parte si diventa figura istituzionale ». E la seconda strada? «E' la verifica delle corrette condizioni in cui avviene l'accompagnamento alla morte. Se ne stanno occupando la procura di Udine, i Nas e appunto gli ispettori del ministero. I giudici hanno previsto che tutto avvenga in un "hospice", in una struttura sanitaria dalle caratteristiche particolari, che non sono certo quelle di una casa di riposo. Laicità significa civiltà del dubbio e principio di precauzione. E in questa vicenda i dubbi sono molti, troppi. I dubbi sulla reversibilità dello stato vegetativo persistente, che come ha ricordato il direttore del centro nazionale trapianti Costa è ben lontano dalla morte cerebrale. I dubbi sulla reale percezione del dolore da parte di Eluana, che ha tutte le funzioni vitali, compresa la deglutizione, al punto che forse potrebbe essere alimentata direttamente. I dubbi sulla sua stessa volontà. E' evidente che la legge sulla fine della vita ora si farà; ebbene, tutti i disegni di legge, anche quello presentato da Ignazio Marino del Pd, prevedono che la volontà sia espressa, non presunta come nel caso di Eluana. E poi i dubbi sul luogo e sulle modalità dell'accompagnamento alla morte: perché nessun centro sanitario in Italia, tanto meno una casa di riposo, ha regole o modalità operative idonee a un protocollo di morte lenta, che non ha nulla a che fare con la rinuncia all'accanimento terapeutico. Applichiamo il principio di precauzione all'ambiente, agli animali, ai palazzi da abbattere. Non possiamo non applicarlo alla vita di Eluana». E con Berlusconi, come è stata la discussione? «Ne abbiamo parlato molte volte. Ma fin dall'inizio il presidente del Consiglio non ha avuto dubbi. Del resto anche i suoi critici concordano che Berlusconi è uomo di straordinaria vitalità. Lui è il contrario del nichilismo. E in Italia in questi quarant'anni abbiamo vissuto una deriva nichilista, cominciata all'inizio degli anni 70, quando il '68 altrove finiva e da noi cominciava, quando — come De Michelis diceva già allora — ci si illudeva di intravedere i bagliori dell'alba e invece guardavamo i fuochi di un mondo che finiva. Un fenomeno largamente decadente. Qualcosa che ricorda l'inquinamento agricolo: non si vede subito ma penetra in profondità, deposita germi, inquina la falda, avvelena le acque. Ora la vocazione all'annichilimento va declinando e si riscopre il senso della vita, che ha valenza non solo civile ma è la premessa dello stesso vitalismo economico e sociale. E si dice con ragione che in questa grande crisi dei mercati finanziari e dell'economia reale è necessario ripartire dai valori più profondi». Nel nichilismo rientra anche l'aborto? «La giusta risposta è applicare la legge per intero. A cominciare dalla prevenzione ». Aldo Cazzullo Ministro Welfare Maurizio Sacconi \\ Non ho avuto pressioni dalla Chiesa. Ho avuto, dopo il decreto, alcune telefonate di apprezzamento

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Perché l'impegno dei cristiani fa bene alla laicità dello Stato (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-02-08 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Libertà e religione Un credente si confronta con il nuovo saggio del giurista Perché l'impegno dei cristiani fa bene alla laicità dello Stato Stefano Rodotà, una visione classica dei rapporti tra fede e politica di ALBERTO MELLONI P otrei dilungarmi nel presentare ai lettori che cosa troveranno in Perché laico, un bel libro apparso ora per i tipi dell'editore Laterza (pagine 196, e 15) in cui Stefano Rodotà ha raccolto contributi d'occasione e giornalistici. Per lo studioso dei diritti, laicità e democrazia sono legate in modo biunivoco e indissolubi-le: e dunque in vari passaggi della storia recente egli sente una minaccia alla laicità che, in forza del sillogismo, diventa un pericolo per la democrazia. Tesi classica, che Stefano Rodotà allaccia all'utopia scolastica di Gaetano Salvemini e al sarcasmo di Gioacchino Belli, passando forse troppo rapidamente su quell'articolo 7 della Costituzione che non fu votato per guadagnare meriti clericali, ma per evitare che l'Italia rinascesse con le tare che l'avevano resa fragile. Tesi classica, dicevo: esposta dedicando solo qualche rapido excursus al problema delle varianti interne al modello, mentre resta fuori dal discorso il «sacro esperimento» della rivoluzione americana, dove separazione e religiosità si coniugano in modo assai diverso rispetto a quella laicità nata per regolare le relazioni fra cattolici ed ex cattolici in Francia. Ampio spazio, invece, è riservato all'Italia di oggi e alle «cronache di una laicità difficile»: che potrebbero essere qui riprese evidenziando i punti nei quali il ragionamento del giurista si fa fine nel penetrare i rischi politici (appena più piccoli di quelli teologici) di un'enfasi sul «diritto naturale»; oppure sottolineando i punti nei quali la convinzione (ad esempio il modo in cui una coppia ricorre all'aborto terapeutico) rende la sua pagina forse troppo sbrigativa. Ma sarebbe far torto a un discorso che ha nella foga d'impianto un suo pregio. Tuttavia c'è una piccola perla, alla pagina 83, che non si può trascurare. Stefano Rodotà, per lamentare la ideologizzazione della discussione italiana, accenna a un formulario di testamento biologico approvato dall'episcopato spagnolo nel 1986. Richiamo prezioso: perché, in realtà, quel testo è molto di più che una pietra di paragone. In quel modulo indirizzato «alla mia famiglia, al mio medico, al mio parroco, al mio notaio» i vescovi proponevano un «Testamento vitale» che diceva: «Considero la vita in questo mondo dono e benedizione di Dio, ma essa non è un valore supremo assoluto. So che la morte è inevitabile e pone fine alla mia esistenza terrena, ma tramite la fede credo che mi apra il cammino alla vita che non finisce, presso Dio». Per questo, in caso di una «situazione critica irrecuperabile », il firmatario chiede che «non mi si mantenga in vita per mezzo di trattamenti sproporzionati o straordinari; che non mi si applichi l'eutanasia attiva, né che si prolunghi abusivamente e irrazionalmente il mio processo di morte; che mi si somministrino i trattamenti adeguati per alleviare le sofferenze» così da essere aiutato «ad assumere cristianamente e umanamente » la morte «in pace, con la compagnia dei miei cari e la consolazione della fede». Questo formulario (più bello di quello giustamente ricordato da Emma Fattorini in una lettera alla Repubblica) non vuole certo essere «laico» o neutrale: anzi, fa appello alla fede. Non pretende di essere oggettivo o naturale: prende però sanamente atto del fatto che fissare un confine, qualsiasi confine, esige che poi qualcuno abbia la responsabilità di dire quando viene superato. Non si limita ad un auspicio: ma propone qualcosa di comprensibile e a suo modo edificante per tutti. Un approccio che — torno al punto — dice cosa potrebbe chiedere la laicità alla Chiesa, se non si limitasse ad accontentarsi di una riduzione dei vocalizzi ecclesiastici (che spesso suscitano più fastidi dentro che fuori dal coro). Nello spazio della laicità l'esperienza di fede ha trovato anche l'occasione di dare alla società cose pregiate e molto sue: in termini di salvaguardia dei legami sociali, di formazione delle coscienze, di interpretazione delle attese degli ultimi, e perfino (lo mostrò Riccardi per De Gasperi e Pio XII) in termini di laicità vissuta. Cose che ovviamente non contano per chi sogna di vincere il titolo da anni vacante di «uomo della Provvidenza » o per chi calcola di usare contro Giorgio Napolitano l'inarcarsi del sopracciglio papale o di quello cattolico, già così storto per la cittadinanza concessa al randello padano, verga del dio Po; per tutti gli altri, laicamente, contano. L'autore Nato a Cosenza nel 1933, il giurista Stefano Rodotà (nella foto a fianco) è stato a lungo parlamentare della Sinistra indipendente e, dal 1997 al 2005, presidente dell'Autorità garante per la tutela della privacy. Ha dedicato diversi saggi ai problemi delle libertà e dei diritti civili. In alto, la cucitura di una bandiera italiana (foto Luca Nizzoli / Emblema)

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Formigoni: Un ateo farebbe come... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)

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n. 34 del 2009-02-08 pagina 3 Formigoni: «Un ateo farebbe come me» di Sabrina Cottone «Signor Presidente, le chiediamo di non permettere questa tragedia». È Roberto Formigoni il primo firmatario di un appello al presidente della Repubblica per salvare la vita a Eluana Englaro. Tra i più pronti a sottoscrivere il documento (disponibile on line all'indirizzo www.appelloanapolitano.enter.it) Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Mario Giordano, Vittorio Feltri, Renato Pozzetto, Paola Binetti, Francesco Cossiga. Il governatore è convinto di portare avanti una battaglia che più laica non si può. «Nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico. La tragica fine che si prospetta non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia - si legge nell'appello a Giorgio Napolitano -. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l'irreversibilità del suo stato vegetativo». E ancora: «Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio». Il presidente della Regione, che si è rifiutato di dare attuazione alla sentenza del Tar che chiedeva alla Lombardia di trovare una struttura sanitaria in cui far sospendere l'alimentazione a Eluana, sottolinea una situazione che per lui è «un tentativo di stravolgimento» della realtà: «È incredibile che ci sia un tribunale amministrativo che si arroga il diritto di giudicare della vita e della morte di una persona». Formigoni ha spiegato nel dettaglio la propria posizione durante un convegno organizzato dall'Università Cattolica: «Mi dicono sempre: "ovvio che lei dice e fa questo, è cattolico". Ma io non ho compiuto nemmeno per una virgola una violazione delle leggi vigenti, ho solo impedito lo sfregio che la Lombardia diventasse complice di un omicidio. È la sentenza a essere in contrasto con le leggi e non lo dico da cattolico. Se al mio posto ci fosse un ateo che usasse la ragione in modo onesto e non l'ideologia, di fronte all'evidenza dei fatti e delle leggi avrebbe dovuto fare le medesime scelte che ho fatto io». Formigoni cita il giuramento di Ippocrate, da sempre testo di riferimento per i medici: «Non somministrerò mai a nessuno, nemmeno se me lo chiedesse, un farmaco in grado di dare la morte». Ironizza sul nome: «Se avete sentito giuramento d'Ipocrita e non di Ippocrate, è per un difetto del microfono». Il presidente della Regione ricorda di avere un amico in una condizione simile a quella di Eluana: «È in uno stato strano ma è la stessa persona». Conclude estendendo il discorso anche agli anziani e a tutte le persone non autosufficienti: «Quando i malati percepiscono di essere un peso, si sentono un peso e decidono di lasciarsi andare. Non li abbandoniamo». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Leggendo il bel libro di Paolo Soddu Ugo La Malfa: il ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Leggendo il bel libro di Paolo Soddu «Ugo La Malfa: il ... Leggendo il bel libro di Paolo Soddu «Ugo La Malfa: il riformista moderno», si ha la sensazione della difficoltà del cambiamento in un Paese come l'Italia. Soprattutto se si pensa ad un uomo politico come La Malfa, che aveva la coscienza dei problemi da affrontare e la capacità di affrontarli. Il leader dei repubblicani italiani ispira un senso di diversità, perché diverso fu Ugo La Malfa, diverso per la sua formazione di economista eterodosso, non ideologico; diverso per la sua vicenda politica, vissuta come un romanzo di formazione, come si usava fare nei tempi eroici del Risorgimento; diverso per il suo modo di porsi con gli amici e gli avversari politici: secco, chiaro, ma anche capace di guardare alle ragioni dell'altro. Significativa, in quest'ultimo senso, fu la sua sensibilità nei confronti del travaglio del PCI berlingueriano e di Berlinguer stesso, in cui colse elementi di discontinuità nei confronti di un mondo ideologico concentrazionario, come quello sovietico, infinitamente distante da lui e dalla sua storia. La Malfa estraneo ad una «certa» Italia. Antico nel porsi, asciutto e ruvido, raffinato nelle mediazioni culturali che, per lui, erano il nutrimento della buona politica. Un uomo da «terza via», naturaliter. Direi al di là delle sue stesse sicurezze e anche dei suoi interessi di leader di un piccolo, ancorché pugnace partito. Le sue ascendenze storiche e culturali definiscono anche la sua etica in politica: figlio del Partito d'Azione. Sarebbe stato vicino anche ad un uomo come Gobetti e certamente prossimo a quest'ultimo nel senso della lotta politica nazionale. L'autonomia della politica, in La Malfa, rende il leader del PRI schiettamente moderno. Un uomo che intravede nel centrismo naturale dei cattolici un ostacolo alla modernizzazione del Paese, e ciò, nonostante la stima profonda nei confronti di un gigante come De Gasperi e di un uomo geniale come don Sturzo. Ma questa visione critica del centrismo come fattore quasi antropologico e certo istituzionale non si ferma alla politica, essa va ben più in là e rende il contributo lamalfiano un sostegno alla giusta metapolitica, sempre necessaria per edificare una retta politica. La sinistra radical-liberale di La Malfa è kennediana senza avere complessi di inferiorità nei confronti degli USA ed è riformatrice, sentendosi vicina a Brandt, senza avere niente a che spartire con Bad Godesberg: un «ircocervo», avrebbe detto Croce, ma, è noto come don Benedetto abbia più volte errato nei suoi giudizi. La Malfa è, infatti, una personalità affascinante e complessa, anche nel pensiero politico. Affermare, come egli fa, che «mi pare difficile che gli uomini, soprattutto gli uomini di Stato, siano governati da umori; ritengo, invece, che abbiano visioni di fondo dei problemi» (così, alla Camera, in una replica a Lombardi, il 13 dicembre 1954), equivale a raccontarsi come uomo e come statista. Visioni di fondo e strategie: questo è il pacchetto intellettuale e politico di La Malfa. Agire sapendo dove andare e sapendo con chi fare il viaggio. E come arrivare alla meta. La battaglia politica si reggerà, intera, nell'intervallo tra l'ideazione della strategia e la scelta del percorso ultimo. Con varianti e variazioni che un certo senso tattico di La Malfa non lasciava certamente al caso. Quando La Malfa critica e poi esce dal Partito d'Azione, lo fa con una chiara visione dell'Italia e senza porre tutto nella scelta di un'Italia in grado di realizzare interamente il Risorgimento, lascia aperta la speranza di un'altra Italia e di altri interlocutori per un'altra variante riformatrice. Perché, al cuore della visione di La Malfa, c'è la modernizzazione integrale del Paese, nel contesto di una laicizzazione dello Stato e di una secolarizzazione pronunciata della politica. Questo è il senso dell'autonomia del politico, secondo il leader del PRI. Una sinistra moderna, riformatrice, repubblicana perché nutrita della visione etica mazziniana e di un certo filone ottocentesco risorgimentale, ma aperta alla vittoria strategica occidentale; di qui la critica irriducibile all'anti-occidentalismo del PCI e di settori rilevanti del PSI, ma anche della DC. Riconnettersi all'Europa, per l'Italia, significava, osservava La Malfa, recuperare l'aura democratico-repubblicana e trovare strade duttili ed efficaci di crescita e modernizzazione. La strada delle rivoluzioni democratiche non violente passa da questa consapevolezza e da questo nucleo di azioni e pensieri: l'uscita dal PD'A era necessaria, dunque, per recuperare, dialetticamente, questa visione profonda del futuro dell'Italia. In ciò, La Malfa fu statista originale. Fece i suoi errori tattici e non comprese Craxi, quando, invece, era necessario comprendere lo sparigliamento di carte del leader del PSI, altri errori seguirono (anche, con il senno di poi, l'ostracismo di Pacciardi, fu un grave errore); ma la stoffa del cavallo di razza, con un pensiero e una politica, non gliela può negare nessuno. Certo, nonostante la Nota aggiuntiva presentata nel 1962 come Ministro del Bilancio, nel IV governo Fanfani, nota che preludeva il centro-sinistra, non aiutò la sinistra come la intendeva lui a fare passi in avanti, il suo keynesismo non statalista e non burocratizzato, attento soprattutto alle scelte a favore della domanda di consumi, non passò, perché l'Italia non era pronta e la società era molto corporativizzata ed ideologizzata. Nel 1975, La Malfa scrisse: «L'Italia non è riuscita a diventare un paese moderno, perché la sua trasformazione non è stata compresa né dalle forze politiche, né dalle forze sociali, compresa la borghesia». Una sinistra moderna, laica e borghese non è mai nata come forza unitaria e compatta, ha solo rivestito ruoli di lobbismo mediatico-comunicativo, fino al giornale-partito, come La Repubblica, e nient'altro. La nuova sinistra, che La Malfa, come Mendès-France voleva in Francia, non nacque mai. è nato, invece, un grande progetto nazionale, riformatore, modernizzatore e laico, non laicista, in Italia, e si chiama Forza Italia. Berlusconi è riuscito ad allargare il consenso anche attraverso i sostenitori del La Malfa di ieri, e dopo la caduta dei partiti, unico caso in Europa, dopo la fine del bipolarismo USA-URSS. Un seminatore di intuizioni come La Malfa incarnava perfettamente il modello di politico, secondo le classiche parole di Max Weber: «sommamente decisive per l'uomo politico» sono la «passione, senso di responsabilità, lungimiranza». La Malfa fu lungimirante e, come accade ai politici lungimiranti, il suo testimone è passato in altre mani, non meno degne: il governo che abbiamo oggi riflette molto della visione lamalfiana e Berlusconi è erede di molti spezzoni di tradizione politica italiana, anche della sua.

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Certo, non sono solo queste discordanze istituzionali le ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Certo, non sono solo queste discordanze istituzionali le ... Certo, non sono solo queste discordanze istituzionali le cause dell'attuale impasse, ma non c'è dubbio che esse abbiano notevolmente contribuito alla sua esplosione. è per ciò che non ha senso accusare il presidente della Repubblica di avere tentato di condizionare il governo: Napolitano non ha fatto altro che pretendere il rispetto delle regole di questa Repubblica, non di un ipotetico diverso assetto repubblicano che, se la maggioranza lo vorrà, dovrà essere istituito con le dovute procedure. C'è un'altra frattura che si sta accentuando: il rapporto tra Stato e Chiesa. Si è scritto che il presidente del Consiglio è stato «incalzato dalle gerarchie cattoliche» che lo avrebbero spinto al decreto. L'intensità con cui si sono manifestati i desiderata d'Oltretevere è per molti versi una novità. Per mezzo secolo, grazie anche alla funzione equilibratrice della Democrazia cristiana e degli alleati laici, i provvedimenti integralisti non sono mai passati come tali nella legislazione civile. De Gasperi rispose picche a Pio XII; statisti cattolici di vaglia firmarono le leggi sul divorzio e l'aborto. Oggi, al contrario, sembra che la pressione tradizionalista insidi le fondamenta dello Stato laico, mettendo in pericolo l'equilibrio di una nazione in cui è indispensabile il compromesso etico tra credenti e non credenti. A noi pare, però, che non vi sarà nulla di buono se non si adegueranno le istituzioni alla realtà politico-culturale. Se si vuole il presidenzialismo, vanno ridisegnate chiare norme costituzionali, abbandonando le formulette, fonte di innumerevoli equivoci. Se si vuole rafforzare l'esecutivo con i relativi poteri decisionali, vanno riequilibrate anche le strutture di controllo del legislativo: gli Stati Uniti e l'Inghilterra insegnano. Se dovrà spettare allo Stato disciplinare aspetti della vita personale dalla nascita alla morte - auguriamoci il meno possibile -, va rispettata la regola d'oro secondo cui alla fin fine è la persona che deve decidere sulla propria sorte. Nella repubblica parlamentare d'oggi, e in quella ipotetica di domani, è bene ribadire che si deve comunque rispettare il principio istituzionale del bilanciamento e della limitazione dei poteri, in mancanza dei quali non esisterebbe neppure l'ABC della democrazia liberale. Massimo Teodori

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Che Guevara (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa A colpi di spada Che Guevara non può piacere ai cristiani Charles Péguy, uno di geni del Novecento, usava l'arma dell'ironia per ritrarre quei cattolici che temevano di non ricevere il plauso nei salotti bene della Parigi di allora. Qualcosa del genere, forse, viene ispirato nel vedere come frutto dell'alacre lavoro editoriale di Mons. Ravasi, l'attuale "ministro" della cultura Vaticana, uomo di fini letture, di sicura fede e di grande audience sui media italiani. Il quale ha presentato di recente un suo ennesimo volume: "Breviario laico" tra il plauso di D'Alema e di Maroni. Si tratta di un rifacimento di un vecchio libro con lo stesso titolo di Luigi Rusca. Il quale aveva però composto il suo breviario (una frase al giorno) con frasi di autori religiosi. Invece, Mons. Ravasi spazia dalla Bibbia a Che Guevara. Il che avrà fatto trasalire più di un cattolico, che ricorda che al "Macellaio" (questo il soprannome del Che nelle 300 carceri che fece costruire a Cuba) siano da ascrivere oltre alle condizioni disumane di quelle carceri e ad alcune documentate fucilazioni di massa, anche l'uccisione di 130 preti cattolici. Avrà pure detta qualche frase intelligente, il Che, ma da qui ad accostarlo ai Profeti suona un po' bizzarro. L'Orlando Curioso

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LETTERA AL COLLE: "Presidente, fermi questo insulto incivile e tragico" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 34 del 2009-02-08 pagina 5 Lettera al Colle: "Presidente, fermi questo insulto incivile e tragico" di Roberto Formigoni Un appello al presidente della Repubblica per salvare la vita a Eluana Englaro è stato lanciato da un gruppo di personalità cattoliche e laiche. Attraverso il sito internet www.appelloanapolitano.enter.it chiunque potrà dare la propria adesione all?iniziativa apponendo la propria firma che verrà presentata al capo dello Stato. «Signor Presidente, la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente la coscienza civile dell?Italia. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l?irreversibilità del suo stato vegetativo. Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l?unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio. Signor Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia, che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura, all?identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico. Le chiediamo un intervento perché di concerto con il Governo sia data una moratoria alla sospensione dell?alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il Parlamento - nelle cui fila si è già appalesata un?ampia maggioranza in sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese - possa pronunciarsi su un?adeguata legge. Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello». Paola Binetti Guglielmo Vaccaro Francesco Cossiga Giancarlo Cesana Mario Giordano Vittorio Feltri Dino Boffo Luigi Amicone Giuliano Ferrara Rocco Buttiglione Fabrizio Cicchitto Maurizio Gasparri Gaetano Quagliariello Renato Pozzetto Mario Melazzini Carlo Casini Giampiero Cantoni © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il Pd si ritrova ancora spaccato <Il premier? Ha vinto comunque> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 34 del 2009-02-08 pagina 4 Il Pd si ritrova ancora spaccato «Il premier? Ha vinto comunque» di Redazione ALTA TENSIONE Un dirigente del partito avverte: «Il Cavaliere rischia di raccogliere il 70% dei consensi grazie all'appoggio di Udc e teodem» RomaLa linea di difesa del Quirinale e della Costituzione è l'unica frontiera su cui il Pd riesce a mostrarsi unito, nelle ore convulse che precedono il dibattito parlamentare sul provvedimento su Eluana. Ma a Largo del Nazareno Walter Veltroni e i suoi già sanno che quell'unità è destinata a infrangersi presto. «Dal suo punto di vista del tutto cinico, perché ovviamente l'ultima cosa che gli interessa è il destino della Englaro - spiega un dirigente di primo piano, chiedendo l'anonimato -, Berlusconi sa benissimo che tenendo duro in questo scontro riesce a dividere il Pd, che nel voto si spaccherà; a dividere le opposizioni, perché l'Udc si è schierata al suo fianco e a ottenere il voto del 70% del Parlamento in barba a Napolitano». Insomma, conclude: «Ne uscirà vincitore, almeno sul palcoscenico della politica, e anche se i sondaggi delle ultime ore dicono che la stragrande maggioranza dei cittadini sta con Beppino Englaro e il suo dolore». Domani si riuniranno prima il coordinamento nazionale e poi l'assemblea del gruppo al Senato, e lì le divergenze interne sono destinate a venire alla luce. Perché sul merito della questione, e sulla leggina ad hoc che vuol imporre di riprendere la nutrizione artificiale della povera Eluana, e che ripropone pari pari il testo del decreto respinto dal capo dello Stato, le posizioni sono diverse. La micro-pattuglia dei teodem si è schierata armi e bagagli con Berlusconi, a favore del decreto prima e della legge poi. Con Paola Binetti che firma appelli anti-Quirinale sottobraccio a Formigoni e Gasparri. Ma tutta la componente cattolica del Pd è entrata in fibrillazione, agitata dal terrore di incorrere negli anatemi vaticani, di rompere con Casini lasciandogli la bandiera della "difesa della vita", di essere trascinati su una linea laica dall'anima Ds. Ecco quindi fiorire distinguo e altolà: se da un lato il vicesegretario Dario Franceschini avverte che «i parlamentari cattolici del Pd ascolteranno la voce della Chiesa, poi decideranno, nel loro ruolo di legislatori senza indicazioni di voto, soltanto secondo la loro coscienza, rispettando il principio sacro della laicità dello Stato», dall'altro un gruppo di senatori post-Dc (Giaretta, Armato, Andria ed altri cinque) firmano una dichiarazione comune. E dopo aver assicurato il proprio «pieno rispetto» per il Colle e criticato il «metodo censurabile» usato da Berlusconi, affermano che «nel merito, l'alimentazione artificiale va necessariamente garantita al paziente fino alla fine della vita». Ergo: voteranno la legge di Berlusconi. L'ex Ppi Merlo, ma anche Arturo Parisi, avvertono che non potranno esserci indicazioni di voto: «Nessuna disciplina di partito». E non potrà essere diversamente, pena la spaccatura. Ma sul tavolo del coordinamento di lunedì finirà anche un'altra questione spinosa: manifestare o non manifestare? Le mobilitazioni improvvisate degli ultimi due giorni hanno mostrato come la questione sia sentita: le piazze, da Roma a Torino a Napoli, si sono riempite spontaneamente e oltre ogni previsione. Già Emma Bonino prima e Fabio Mussi poi hanno sfidato il Pd a organizzare una «grande manifestazione dei laici». Ieri è spuntato anche un appello sottoscritto da molti autorevoli dirigenti del Pd e intellettuali di area: dalla Bresso alla Mafai, da Chiamparino a Staino, i dalemiani Cuperlo e Pollastrini ma anche i veltroniani Cosentino e Concia. Per chiedere appunto «un appuntamento nazionale unitario per la difesa della Costituzione e del valore della laicità». Ma il Pd non può permetterselo, pena la lacerazione: «Non è previsto nulla in questo senso», assicuravano ieri dal Nazareno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il giallo della letterascritta al premier (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il giallo della letterascritta al premier Il Cavaliere: «Mai vista». Papà Englaro: «Io ho la ricevuta» Roma. È ormai, uno scontro a due. Il papà di Eluana, Beppino Englaro, ieri ha giocato le sue carte: «Ho chiesto aiuto a Berlusconi nel 2004. Volevo che si facesse qualcosa. Non mi ha mai risposto. Allora mi sono rivolto ai giudici. L'atteggiamento che il premier ha assunto in queste ore è incomprensibile». Un giallo: da Palazzo Chigi è arrivata, a metà pomeriggio una fredda smentita. Ma Beppino Englaro ha rincarato la dose: «Ho le ricevute. L'ho inviata anche a Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca Capo dello Stato, e Nicola Mancino, presidente del Senato. Entrambi mi risposero. Perché, solo ora, Berlusconi ha deciso di intervenire?». E non basta: quella lettera sarebbe stata anche letta nel corso di una manifestazione pubblica. Ma c'è di più: nella stessa intervista concessa da Beppino Englaro al quotidiano spagnolo El Pais (volutamente sono state richieste analoghe interviste dai giornali italiani), il papà cerca anche di frenare l'offensiva mediatica lanciata dal Vaticano: «Rispetto i valori della Chiesa, ma non mi possono essere imposti». Le parole pronunciate da Beppino Englaro in questa intervista sono i due classici colpi di scena che rischiano di cambiare le carte in tavola e ricollocare i protagonisti di questo duello, in ruoli diversi. Da due giorni, in realtà, tra il Premier e il padre della sventurata ragazza lo scontro è salito di tono. Sabato Beppino Englaro aveva invitato il premier a visitare la figlia in ospedale, per capire qual è la esatta situazione. «No, grazie. Non ci andrò - aveva risposto Berlusconi - Al suo posto non mi comporterei come lui». Ma, da ieri, le parole che il premier ed il padre della ragazza si scambiano a distanza, vanno lette sotto un'altra luce. «Nel 2004 mi rivolsi all'allora Presidente del Consiglio, Berlusconi, per chiedere aiuto. Volevo -è il senso della intervista a El Pais - che la politica facesse qualcosa per risolvere il caso di mia figlia e quelli simili. Non mi rispose. La Politica non fece nulla e neppure il governo. E allora decisi di rivolgermi direttamente alla magistratura. I giudici hanno, invece, fatto il loro dovere. Nel corso di dieci anni, tutte le istanze giudiziarie sono state esaminate, fin nel minimo dettaglio. Non so proprio cosa sperino di scoprire di nuovo i politici, oggi». E delle decisioni del governo Berlusconi? «E' stato un colpo ad effetto -è la testuale risposta di Englaro al giornale spagnolo - Mi resta solo di capire quanto la realtà supera la fantasia più fantasiosa. È veramente stupefacente che il premier sia salito in scena soltanto ora. Mantenere in vita mia figlia è pura violenza». Per tutta la giornata di ieri, Silvio Berlusconi ha accuratamente evitato di scendere in contraddittorio diretto con il papà di Eluana. Ma non ha evitato di rivolgere appelli ai genitori: «Mi auguro - ha detto il presidente del Consiglio, durante la cerimonia di inaugurazione del passante di Mestre - che la famiglia ci ripensi. Mi auguro che ci sia un po' di buon senso: ciò che non è stato fatto in tanti anni può essere rimandato di qualche giorno per consentire l'approvazione di una nuova legge. Se così non fosse, Eluana sarebbe l'unica cittadina per cui lo Stato prevale. E senza la legge sarebbe una condanna a morte. Se non avessimo deciso di intervenire, con un decreto legge come abbiamo fatto, avrei commesso un'omissione di soccorso. Quella ragazza è ancora viva, respira in maniera autonoma. Non si può sospendere l'alimentazione e la idratazione ad una persona così!». E la lettera di papà Englaro? Solo a metà pomeriggio, da Palazzo Chigi, è stata diffusa una scarna nota: «non risulta inviata alcuna lettera». Ma a questo punto, Beppino Englaro non ha voluto passare per bugiardo. «Quella lettera esiste: ho inviato raccomandante con ricevute di ritorno e conservo le matrici. Non solo: Ciampi mi ha risposto, ma mi ha spiegato che poteva solo sollecitare l'intervento del potere esecutivo», è stata la sua piccata replica. Un'ora più tardi anche l'avvocato Franca Alessio, "curatrice legale" di Eluana, ha confermato: «Certo che esistono quelle lettere. Ciampi ed anche il presidente del Senato risposero. Hanno avuto dieci anni di tempo per legiferare, soprattutto dopo che, nel 2007, la Cassazione aveva emesso la sentenza. Non hanno fatto nulla, ed ora vorrebbero varare un provvedimento che impedisce l'attuazione di quella decisione?». A queste successive dichiarazioni, fino a tarda ora, Palazzo Chigi non ha risposto. Nella intervista a El Pais, però, Beppino Englaro non si scaglia solo contro la inefficienza del governo, ma anche con l'eccessivo intervento del mondo cattolico. Il papà della ragazza usa, in questo caso, toni meno severi, ma non per questo meno forti: «Sento un sacro rispetto per la Chiesa, e spero che anche da parte della Chiesa ci sia lo stesso atteggiamento nei miei confronti. Spero che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno: il magistero della Chiesa è morale, ma lo Stato è laico. Ciò che dice il Vaticano deve riguardare i cattolici, ma non coloro che non lo sono. La Chiesa non ha nulla a che vedere con mia figlia, non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, però non riguarda né me, né Eluana». Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 09/02/2009 « 09/02/2009 "Il governo ha cercato onestamente di fare la sua parte, anche all'ultimo minuto. Ma la sua buona volontà si è infranta contro una muraglia altissima, sorretta dai mattoni della cultura della morte. Alla fine il presidente della Repubblica ha rigettato il decreto «salva-vita» del governo poiché«incostituzionale» - messa così pare che il diritto alla vita abbia limiti addirittura costituzionali" 09/02/2009 Gabriele CazzuliniRagion Politica 09/02/2009 Eluana non è morta: è caduta in uno stato vegetativo permanente. Oggi è in un letto d'ospedale, senza alcuna percezione del mondo intorno a sé: non vede, non sente, non parla, non soffre, non ha emozioni. Viene nutrita e idratata da una sonda supportata da una pompa. Eluana ha sempre considerato ciò una barbarie. 09/02/2009 « 09/02/2009 "Ma è proprio vero che Fini è isolato? Ed è anche isolato chi, come lui, pensa in tutta sincerità che possa esistere una destra dei distinguo? Che non sia clericale. Che sia garantista. Non corporativa. Laica, insomma. Che non viva la propria missione politica in un'eterna barricata tra pensiero forte (quale esso sia) e pensiero debole. Una destra - verrebbe da dire - delle buone maniere e del senso comune, umilmente (e garbatamente) politica" 09/02/2009 Filippo RossiFare Futuro Magazine 09/02/2009

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pd, da letta e fioroni sì alla legge "su vita e morte il partito non conta" - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Interni Il Pontefice evoca le guarigioni miracolose e invita a pregare per gli infermi " che dipendono totalmente dalle cure altrui" Si allarga il fronte dei cattolici favorevoli. Ma c´è anche la proposta di non partecipare al voto Pd, da Letta e Fioroni sì alla legge "Su vita e morte il partito non conta" Verso la libertà di coscienza e senza ostruzionismo Il Papa: "I malati appartengono a Dio" ma all´Angelus la piazza si divide Tra i credenti in piazza c´è chi si schiera per la vita e chi sostiene la famiglia Englaro Oggi la riunione del coordinamento La Bindi indecisa Castagnetti voterà per l´approvazione CARMELO LOPAPA ROMA - Enrico Letta e Beppe Fioroni, i rutelliani cattolici e i popolari come Castagnetti, poi i teodem capitanati dalla Binetti di ritorno dal pellegrinaggio a Lourdes e altri ancora. Il fronte cattolico interno al Pd che annuncia il suo sì in Parlamento al disegno di legge su Eluana - che oggi approda al Senato - si allarga e coinvolge ormai alcuni dei dirigenti più in vista del partito. Altri cattolici, d´altro canto, assieme ai laici voteranno contro. Ma è troppo delicato il nodo dell´alimentazione della Englaro per dare un´indicazione di partito. Il ventaglio di posizione interne ormai è evidente e il giro di telefonate di ieri ha confermato il quadro. E infatti dal coordinamento che Veltroni ha anticipato a stamattina per discutere il da farsi, prevarrà la linea della «libertà di valutazione» rimessa ai singoli parlamentari («Libertà di coscienza» ha ripetuto ieri Franceschini). Altra ipotesi, sulla scia di quanto suggerito da Stefano Ceccanti, è la «non partecipazione al voto», dunque l´uscita dall´aula. Ma è troppo alto il rischio che tanti nel Pd disattendano l´indicazione restando comunque in aula per votare a favore o contro. Quel che è certo è che il partito rinuncia anche a fare ostruzionismo alla Camera. A differenza che al Senato dove il ddl sarà approvato con molta probabilità già stanotte con tempi contingentati, a Montecitorio un´opposizione rigorosa con una valanga di emendamenti da illustrare potrebbe dilatare e di molto i tempi. Ma il Pd non si avvarrà di quest´arma a doppio taglio. «Al di là del giudizio di merito su quella legge e del voto che ciascuno vorrà esprimere, una disciplina ce la daremo - spiega il capogruppo alla Camera Antonello Soro - nel senso che non faremo il piacere a Berlusconi di fare dell´ostruzionismo. Il premier, al quale non frega nulla del destino di Eluana, non attende altro». Detto questo, dentro il Pd alcuni non parteciperanno al voto (Ceccanti, ma probabilmente anche Giorgio Tonini). Altri big di area cattolica annunciano che si esprimeranno a favore. Tra loro c´è Beppe Fioroni. Il responsabile dell´organizzazione è convinto che «non può esserci posizione di partito attorno a temi che attengono alla vita e alla morte: l´ultimo prodotto del voto compatto di un partito su questioni etiche sono state le leggi razziali. Ed è indegna la speculazione che sta facendo Berlusconi in barba alla laicità dello Stato». Al coordinamento di oggi confermerà il suo sì al ddl anche Enrico Letta, «nonostante le tante riserve sulle procedure e le strumentalizzazioni di cui sta dando prova il presidente del Consiglio». Voterà, fa sapere, «secondo coscienza». I popolari con Castagnetti e i rutelliani cattolici alla Lusetti si sono attestati sulla stessa linea. Come i teodem Pd che con Bobba e Calgaro tengono però a precisare che loro stanno «con la vita e non con Berlusconi». Qualcuno sostiene di non aver ancora deciso. è il caso di Rosy Bindi, che si prenderà ancora qualche ora di tempo per leggere il testo che arriverà alla Camera dal Senato (le 4 righe difficilmente subiranno variazioni). Così pure il rutelliano Luigi Lusi. Poi ci saranno i "no" convinti al ddl, anche dall´area cattolica. Basti pensare alla posizione di Ignazio Marino, ma anche della senatrice e ministra ombra Roberta Pinotti: «Non ho dubbi, voto contro e da cattolica giudico una caduta di stile l´intervento della Chiesa contro Napolitano». E poi tutti i laici, Barbara Pollastrini e Linda Lanzillotta tra tanti altri. Stefano Esposito, torinese, medita iniziative eclatanti come l´occupazione dell´aula. Oramai solo sulla carta il drappello di 5 deputati e 2 senatori radicali farebbe parte del gruppo Pd. Voteranno contro e non si atterranno all´indicazione contraria all´ostruzionismo. Sono stati riuniti fino a notte al quartier generale di Largo Argentina per decidere le iniziative da adottare. «Faremo tutto quello che sarà necessario per far valere la nostra opposizione - spiega la deputata Rita Bernardini - Certo, l´articolo unico non consente di sbizzarrirsi con gli emendamenti, ma siccome la fantasia non ci manca, utilizzeremo ogni espediente regolamentare e non per fare ostruzionismo». Ma al fianco dei dissidenti nel centrosinistra, c´è anche chi dirà "no" dentro la maggioranza. Chiara Moroni (Pdl), finora ha taciuto ma fa sapere di avere una «posizione abbastanza diversa dai colleghi». Il riformatore liberale Benedetto Della Vedova ha pure manifestato sotto Palazzo Chigi con cartelli contro l´incursione normativa sul caso Eluana: «Parlare di omicidio e di Stato è inumano e assurdo sul piano giuridico». Ma si distingue anche il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, a dispetto del premier che ha preteso unanimità in consiglio dei ministri. «Questa vicenda mi mette in grande imbarazzo - ha detto ieri in tv a Omnibus - . Sono un laico e la mia posizione è di minoranza, ne sono consapevole, ma dico quello che penso».

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- alberto custodero (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Interni ALBERTO CUSTODERO ROMA - «Ci auguriamo che lei, presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, voglia trovare gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra figlia Eluana, che da 4430 giorni è costretta dalle istituzioni e dai medici a una non-vita». Con questa lettera aperta del 4 marzo del 2004, che per Beppino Englaro segnò «uno dei momenti più tragici degli ultimi 12 anni», il padre di Eluana e la moglie Saturna invocavano l´aiuto di Silvio Berlusconi. Ma l´allora premier non fece nulla. La notizia, rivelata ieri dal padre di Eluana in un´intervista al quotidiano spagnolo El Pais (nella quale polemizza anche con la Chiesa che «non ha nulla a che vedere con questa storia» e che «non può impormi i suoi valori»), provoca un botta e risposta con il governo. A una nota della segreteria di Palazzo Chigi, che afferma di non aver mai ricevuto la missiva, replica prontamente Beppino Englaro sostenendo di «conservare ancora la ricevuta di ritorno». «è assai curioso - dice Englaro - che Berlusconi sia entrato in scena in questo preciso momento. è solo un colpo ad effetto. Quando era premier nel 2004, gli scrissi chiedendogli aiuto per porre fine all´orrore di una non-vita che Eluana, prima dell´incidente, ha sempre considerato una barbarie. Dicemmo al premier che per noi genitori non era in alcun modo più sopportabile e ammissibile vedere nostra figlia priva di coscienza, tenuta in vita a tutti i costi, invasa in tutto e per tutto da mani altrui anche nelle sfere più intime. Ma Berlusconi non ci rispose». Anche il padre di Eluana scomodò la Costituzione in quel documento, non però per chiederne la modifica - come fatto da Berlusconi qualche giorno fa - ma per denunciare la discriminazione anticostituzionale fra chi, in grado di intendere e volere, può esercitare «il diritto inviolabile alla libertà di terapia e cura fino alle più estreme conseguenze. E chi, invece, come nel caso di Eluana, non può farlo, non trovandosi più in possesso delle sue facoltà». Quell´appello fu inviato anche ai presidenti della Repubblica e del Senato, e al ministro della Salute. «Mi risposero - sottolinea Englaro - solo il presidente di Palazzo Madama e quello della Repubblica. Ciampi mi esprimeva la sua vicinanza, aggiungendo, però, che non poteva fare altro che interessare del caso gli organismi competenti». «Poiché la politica da allora non fece nulla e nemmeno il governo - aggiunge ancora il padre della donna in stato vegetativo - mi sono rivolto ai giudici. Chiesi loro aiuto. Ed essi hanno fatto il loro dovere». Sempre nell´intervista a El Pais, il padre di Eluana torna a parlare, non senza polemica, del ruolo del Vaticano nella vicenda di sua figlia. «Nei confronti della Chiesa sento un grande rispetto, e spero che questo sentimento sia reciproco. Spero anche - afferma - che la gerarchia ecclesiastica sappia quel che fa in quanto ispirata da un magistero morale. Quello che dice la Chiesa, però, non riguarda noi che non professiamo questa confessione all´interno di uno Stato laico nel quale convivono anche i cattolici». Rivolto infine a Berlusconi che ieri ha detto che «senza una legge la fine di Eluana sarebbe una condanna a morte», il padre della donna in coma irreversibile ha risposto che, nel caso di Eluana, «la condanna a vivere senza limiti è peggio della condanna a morte».

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striscioni e fiaccole accese davanti alle finestre la marcia silenziosa dei cattolici della carnia - roberto bianchin (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 2 - Cronaca Il racconto Monsignor Brollo, arcivescovo di Udine, attacca: "Non condanno il padre ma gli autori di questa esecuzione" Striscioni e fiaccole accese davanti alle finestre la marcia silenziosa dei cattolici della Carnia In 500 alla messa nel Duomo. E davanti alla clinica slogan, cartelli e insulti ai medici ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Scendono in piazza «per salvare Eluana» i vescovi del Friuli. E l´arcivescovo di Udine, monsignor Pietro Brollo, punta il dito contro lo Stato. Uno Stato «che permette un tipo di fine che io giudico tragica». Poco prima, nella basilica della Madonna delle Grazie, gremita da cinquecento fedeli giunti dalle quaranta parrocchie della Carnia, l´arcivescovo di Udine aveva parlato, durante la messa, di «tragica esecuzione» a proposito della sorte di Eluana. E aveva chiesto «a chi ha il potere», la «sospensione di questa sentenza». Più tardi, in canonica, conversando con alcuni giornalisti, spiega, con toni pacati ma fermi, che quella di Eluana «è ancora vita piena», e che lui non accusa i giudici né il padre della donna, «che non mi permetto di giudicare», ma «gli autori di questa esecuzione». Non nomina il presidente della Repubblica, ma cita per due volte lo Stato italiano, il cui comportamento «mi preoccupa parecchio quando non dà valore al bene fondamentale della vita». Toni più accesi hanno i vescovi, i sacerdoti e i cattolici che a centinaia, per tutta la giornata, sfilano e stazionano a turno davanti alla casa di riposo dove si trova Eluana. Hanno cartelli, striscioni, candele accese, foto della donna, palloncini, e portano bottiglie d´acqua e piante di fiori. «Non uccidete Eluana», c´è scritto in un cartello. E in un altro: «Per definire quello che state facendo c´è una sola parola: omicidio». E in un altro ancora: «In nome della dolce morte Hitler ha ucciso 60mila disabili, 80mila malati mentali e 6 milioni di ebrei». «Avete tradito il giuramento di Ippocrate», grida un medico verso le finestre. Pochi metri distante, silenzioso, un piccolo gruppetto di persone appoggia invece papà Beppino e chiede il testamento biologico. «Lo Stato è laico», c´è scritto nei cartelli che portano appesi al collo. E anche: «I diritti continuano a disturbare». Monsignor Brollo si dice «turbato» da questa vicenda «lacerante». «Ci sono troppi clamori e schiamazzi - spiega - la tragedia che scuote il Friuli non può produrre solo sentimenti di contrapposizione da un lato e di compassione dall´altro». Per questo l´arcivescovo non vuole entrare nello scontro politico: «Io mi occupo solo delle persone e della vita - aggiunge - che per noi cristiani è sacra ed ha un valore irrinunciabile». Come quella di Eluana. La sua, spiega, «non è una vita artificiale, anche se non riesce a entrare in contatto con gli altri. E non si può parlare di accanimento terapeutico, perché non riceve cure particolari, ma solo alimentazione».

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le paure della chiesa - edmondo berselli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 31 - Cultura LE PAURE DELLA CHIESA cronache e testimonianze raccontano i problemi aperti fra lo stato italiano e il vaticano. il nuovo libro di politi in viaggio fra le tensioni del cattolicesimo Dal referendum sulla fecondazione all´angoscioso dibattito sul caso di Eluana Englaro L´ammissione di Ratzinger: "Si fa fatica a farsi capire nel mondo odierno" EDMONDO BERSELLI Basta leggere le primissime pagine del nuovo libro di Marco Politi, La Chiesa del no (Mondadori, pagg. XII-366, euro 19, prefazione di Emma Bonino), per registrare quanto sia ampia la rassegna dei problemi aperti, fra lo Stato italiano e il Vaticano, e quanto siano aspri gli attriti: «A ottant´anni dal Concordato il bilancio è opprimente». Segue l´elenco, che comincia con gli ostacoli sollevati per impedire l´approvazione del divorzio breve, prosegue con «l´invasione di campo» all´epoca del referendum sulla legge relativa alla fecondazione assistita, e tocca tutti gli altri punti caldi (anzi caldissimi, in questi giorni di dibattito angoscioso sul caso Englaro): opposizione al testamento biologico, contrarietà alle regolamentazione delle coppie di fatto, demonizzazione delle unioni gay, sostegno all´obiezione di coscienza sulla pillola del giorno dopo, campagna contro la pillola abortiva Ru-486. Qualche pagina più in là, l´autore concluderà che con papa Ratzinger si è osservata in Italia una «sistematica invasione della sfera politica». Basterebbero questi argomenti per concludere, come in effetti fa Politi: «Gli italiani chiedono testimonianza, non comandi dal pulpito. Si prova disagio quando il vertice ecclesiastico pretende di dire l´ultima parola su tutto, arrogandosi una triplice corona quale rappresentante di Dio, interprete della Ragione e al tempo stesso della Natura». Tuttavia Politi è un giornalista, e anzi uno studioso, troppo fine per accontentarsi delle recriminazioni. Poche righe oltre, ecco esplicitato il cuore del suo libro: «La verità è che la Chiesa ha paura di una società in cui è esplosa la soggettività di massa, una società in cui si sono andati affermando il gusto, l´abitudine, il diritto di impostare la propria esistenza secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni». Su questo immutabile sfondo morale, l´aborto è sempre un crimine, tanto da indurre Wojtyla a paragonarlo all´Olocausto, suscitando proteste nelle comunità ebraiche, mentre l´omosessualità e gli omosessuali in quanto tali non esistono (si danno soltanto «radicate tendenze omosessuali», che evidentemente si potrebbero sradicare). è proprio questo il punto centrale del lungo reportage di Politi, che affronta la cronaca attraverso testimonianze personali e coinvolgenti racconti diretti. Infatti risulta cruciale il resoconto dell´intervista del 2004 all´allora cardinale Joseph Ratzinger, il quale ammette nella conversazione che «il cristianesimo ha difficoltà a farsi capire nel mondo odierno, specialmente in quello occidentale, americano ed europeo. Sul piano intellettuale, il sistema concettuale del cristianesimo appare molto lontano dal linguaggio e dal modo di veder moderno». Era questo, per la verità, il tema di fondo su cui si era esercitata, fra grandi speranze e grandi frustrazioni, la riflessione del Concilio. A quasi mezzo secolo di distanza dal Vaticano II, ciò che appare ancora in gioco è il rapporto fra il cattolicesimo, con la sua pretesa di universalità, e la modernità in tutte le su espressioni. Oggi, dice Ratzinger, la Chiesa cattolica, dopo aver attraversato «le onde delle ideologie», dal marxismo al liberalismo, «fino al libertinismo», deve fare i conti con«una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie». La risposta della Chiesa, sulla scia di Ratzinger, è la dottrina dei «principi non negoziabili», che comporta una totale intransigenza di fronte al mutamento culturale e sociale. In sostanza, di fronte a un passaggio d´epoca, l´antropologia cristiana rifiuta qualsiasi evoluzione. Il matrimonio considerato intoccabile, il celibato sacerdotale, il rifiuto dell´eutanasia (e il ripristino di misure post mortem come il rifiuto della sepoltura cristiana nel caso Welby) hanno comportato fra l´altro una stridente competizione con il governo del «cattolico adulto» Prodi, accusato dal quotidiano della Cei Avvenire di avere lavorato, con i Dico, a favore di nuovi «format sociali». Ma nelle partecipate, coinvolgenti � e giornalisticamente obiettive � cronache di Politi, più che il dilemma politico di una Chiesa orientata a sostenere chi opportunisticamente la sostiene, si avverte spesso il senso quasi di una disperazione nel cattolicesimo di base, come se fra la chiesa di vertice e l´ecclesia dei fedeli che si interrogano, dei preti sposati, di chi vive in prossimità con la sofferenza, ci fosse ormai un´incomunicabilità che trova scampo soltanto in rari momenti di comprensione umana, e talvolta di superiore carità, fra gerarchie e poveri sacerdoti di periferia, a contatto con il dolore, la mutevolezza dei rapporti sociali e il "peccato". Fino a concludere, con le parole di Enzo Bianchi, che «oggi ci sono più laici che chiedono il confronto con noi cattolici che cattolici che chiedono il confronto con i laici». C´è amarezza in questo finale, ed è l´amarezza di chi dice a se stesso: «Noi cristiani non possiamo non ascoltare il mondo, non ascoltare l´umanità e non rispondere loro».

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benedetto xvi e lo scettro della fede - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 31 - Cultura Benedetto XVI e lo scettro della fede MARCO POLITI Esce in questi giorni "La Chiesa del no" di (Mondadori, prefazione di Emma Bonino, pagg. 338, euro 19). Qui ne anticipiamo un brano. Da pontefice, Ratzinger ribadisce di non rivolgersi soltanto ai fedeli della sua Chiesa, ma si pone come interprete della legge naturale comune a tutti gli uomini e contemporaneamente diffida lo Stato dall´invadere il terreno della legge di natura, di cui il papato si erge a protettore. Ricevendo nel marzo del 2006 i parlamentari aderenti al Partito popolare europeo, papa Ratzinger li richiama alla difesa attiva di «principi che non sono negoziabili» - l´elenco è il solito: considerare l´ovulo fecondato come fosse persona umana, proibizione dell´aborto, divieto dell´eutanasia, tutela della famiglia monogamica e non equiparazione delle coppie di fatto, rifiuto delle unioni gay, difesa della scuola cattolica - e questi principi, incalza, «sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l´umanità». Nessuna legge fatta dagli uomini «può sovvertire la norma scritta dal Creatore» afferma Benedetto XVI. Sul piano teorico papa Ratzinger ripete spesso che la Chiesa «non è e non intende essere un agente politico» e che anzi l´agire in ambito politico spetta ai «fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità». Però cosa rimane di questa autonomia quando l´autorità ecclesiastica determina essa stessa i principi supremi di quella legge naturale che dovrebbero valere per tutta l´umanità, compresi credenti e non credenti, seguaci delle diverse religioni e correnti filosofiche del mondo intero? Anche la ragione finisce per essere sottomessa al potere spirituale. «La fede cristiana» esclama Ratzinger «purifica la ragione e l´aiuta a essere meglio se stessa». Persino la laicità viene misurata con il metro della volontà papale. Laicità «positiva», scandisce il pontefice, è quella di uno Stato che riconosce spazio nella sua legislazione a una fondamentale dimensione dell´essere umano: l´apertura alla Trascendenza. Emerge da questi interventi un papato che assume ogni corona, ogni scettro. Lo scettro della fede, lo scettro della ragione, lo scettro della natura. Sul piano pratico della politica - benché Benedetto XVI da pensatore lo negherebbe - lo sbocco finale è un approccio teocratico, in cui l´autorità religiosa vaglia la legittimità dell´operato parlamentare e ne autorizza o meno il procedere.

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Un Vocabolario laico per una Repubblica a libertà vigilata (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Un «Vocabolario laico» per una Repubblica a libertà vigilata È appena arrivato in libreria il libro di Vladimiro Polchi «Da aborto a Zapatero. Un vocabolario laico» (Laterza, pp. 205, 15 euro) pieno di storie, dibattiti, controversie che in questi anni hanno portato le questioni etiche al vaglio della politica. Ecco un brano della sua introduzione, che spiega perché è nato questo testo. La nostra è una Repubblica laica, coma ha dichiaramente ribadito la Corte costituzionale, con la sentenza 203 del 1989. Siamo, però, sempre di più il "giardino del papa". Il paese della perenne questione cattolica, mai tanto avvertita come in questi ultimi anni. Ecco, mutuando il termine dal linguaggio giudiziario, potremmo definirla una Repubblica a laicità vigilata. Basta scorrere le 63 voci di questo «vocabolario laico», per prendere coscienza di quanto sono numerosi i temi di confronto tra pensiero laico e pensiero cattolico. Confronto, abbiamo detto? Meglio, forse, parlare di scontro. O di assenza d'incontro e rifiuto del dialogo. Come sempre accade, quando i due interlocutori, che si siedono al tavolo, non si sono prima riconosciuti pari in moralità e razionalità. E qualsiasi deroga al principio dell'«uguale rispetto» comporta pur sempre una violazione di laicità. Questo «vocabolario laico» vuole allora fotografare dall'alto, con lo sguardo del cronista, i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici, le armi usate dai contendenti, le strategie, i caduti (quasi sempre laici), i vincenti (quasi sempre le gerarchie vaticane). Perché, mai come oggi, il confine tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio si è fatto ambiguo e passa su terre ancora da esplorare (basti pensare ai temi bioetici). Uno scontro, quello in corso, che incide profondamente (seppure non sempre ce ne accorgiamo) sulla nostra vita quotidiana, sulla nostra possibilità di scegliere e sui nostri margini di autonomia. E ci pone limiti e divieti: dalla nascita (Fecondazione assistita), alla morte ( Eutanasia e Testamento biologico).

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Berlusconi se lo tolga dalla testa: al Quirinale non ci andrà mai (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

«Berlusconi se lo tolga dalla testa: al Quirinale non ci andrà mai» Berlusconi dice una grande bugia quando afferma che agisce in nome della libertà e contro lo statalismo. È vero esattamente il contrario....» Anche per Eluana, onorevole Veltroni? «Certo. Lo Stato si ingerisce in modo intrusivo in una vicenda affidata sinora all'amore dei genitori e a una serie di sentenze. Entra in una vicenda personale, mentre suo compito sarebbe quello di fare una legge sul testamento biologico che non intervenga su un singolo caso, ma valga per tutti. Io, poi, non ho sentito da parte del governo la stessa preoccupazione per la vita quando si è approvato quel provvedimento sulla sicurezza che priva di cure migliaia di persone...». Domenica pomeriggio, Veltroni è nel suo ufficio, a Sant'Andrea delle Fratte. Sul video scorrono le agenzie con le dichiarazioni del Presidente del Consiglio. «Martedì scenderemo in piazza a Roma e a Milano - annuncia il leader Pd - Lo faremo per difendere il Capo dello Stato e la Costituzione da chi vuole forzarla» Segretario, si aspettava un attacco così violento al Capo dello Stato? «L'applauso ricevuto, l'altro ieri, a Napoli, dimostra l'apprezzamento dell'opinione pubblica nei confronti di Giorgio Napolitano. I cittadini sanno che indebolendo la Presidenza della Repubblica si renderebbe ancora più fragile il Paese. Ci vuole un uomo di garanzia. Ci vuole un luogo dove tutti si possono riconoscere. Napolitano e il Quirinale lo sono e devono restarlo» Martedì, a Roma, parlerà Oscar Luigi Scalfaro, una scelta simbolica... «Scalfaro incarna lo spirito con cui fu fatta la Costituzione, Uno spirito estraneo a Berlusconi. Il Presidente del Consiglio non conosce né la storia d'Italia, né quella della nostra democrazia. Scalfaro non fu tra i protagonisti di una Carta "fatta sotto l'influsso della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che guardavano alla Russia come a un modello"...» Parole di Berlusconi, queste... «Appunto. Da padre costituente, Scalfaro rappresentò la cultura cattolica democratica. E sedette accanto a chi aveva fatto la Resistenza nel Partito d'Azione, nel Pci, nel Psi o tra i monarchici. La nostra Costituzione è una delle più rispettate al mondo, anche perché è stata fatta proprio sotto l'influsso della fine della dittatura fascista e nasce dalla coscienza che quei tempi bui non si sarebbero dovuti ripetere». La Carta può essere riformata, però... «Certo, e il Parlamento aveva iniziato un ottimo lavoro. Dentro i confini dei grandi principi della Costituzione, possono realizzarsi interventi che rendono la macchina della democrazia più efficiente e veloce» Anche Berlusconi chiede decisioni veloci... «Berlusconi vuole portare il potere legislativo in una sola mano, nella sua. Mostra fastidio e intolleranza nei confronti di chiunque abbia un'opinione diversa dalla sua. È questo il suo atteggiamento nei confronti dell'opposizione, della magistratura, dell'informazione, dei sindacati. L'Italia non è un'azienda di sua proprietà, ma un Paese che appartiene a sessanta milioni di italiani» Il premier, però, ieri ha reso omaggio alla Costituzione. Ha corretto la rotta? «Berlusconi è capace di smentirsi mentre parla. Non esiste paese al mondo in cui un primo ministro dichiara, giornali e tv registrano le sue parole e il giorno dopo lui parla di manipolazioni. Da 15 anni in Italia è così. La presidenza del Consiglio è un ruolo di responsabilità. La realtà dei fatti è che Berlusconi ha sferrato al Capo dello Stato un attacco che è stato respinto dal Paese. Dall'opinione pubblica, dalle forze politiche tutte e dallo stesso Fini. Voglio sottolineare l'autonomia del Presidente della Camera. Ci sono avversari politici che conoscono bene la differenza che corre tra le istituzioni e una sezione di partito. Fini lo ha dimostrato in diversi passaggi» Ma Berlusconi ingaggia lo scontro anche con lui, a quanto pare... «L'animus di Berlusconi è questo. Voglio sottolinearlo: il Presidente del Consiglio ha scelto con freddezza e cinismo di strumentalizzare la vicenda della povera Eluana con un disegno politico preciso...» Quale segretario? «Negli ambienti bene informati circola la tesi che Berlusconi vorrebbe andare alle elezioni anticipate per cercare di assicurarsi che il Parlamento che eleggerà il prossimo Capo dello Stato sia più controllabile. Interessi assolutamente privati a fronte di un Paese che vive una crisi economica e sociale gravissima» Uno scontro istituzionale per spianare la strada che sale al Colle, quindi? «Se lo tolga dalla testa Berlusconi: al Quirinale non ci andrà mai. In quella carica si sono succedute personalità che hanno garantito l'unità della nazione e il rispetto della Costituzione. Lui non è in grado di garantire unità, ma solo divisione». Lei parla di "venature autoritarie", ma Berlusconi non è andato già oltre? «Il suo è un disegno scellerato e autoritario. Già l'anno scorso parlai del rischio di una trasformazione della nostra democrazia e ricordai il modello Putin. Allora ci furono molte polemiche, ma i fatti di questi giorni confermano la diagnosi». Con un'aggravante, la crisi sociale che si acuisce... «E sta diventando devastante, come dimostrano gli incontri nei luoghi di lavoro che visito girando l'Italia. Dai problemi che pongono le lavoratrici del gruppo Limoni, vicino Perugia, che hanno perso il posto, agli operai della Bayer che non potranno godere della Cassa integrazione, a quelli del polo chimico di Porto Torres, agli artigiani e ai commercianti dell'Umbria. Berlusconi è lontano mille chilometri dall'Italia reale. Vive in un mondo di opulenza sfacciata. Non sente la voce di un Paese che soffre, non lo ha nel cuore. Un'insensibilità dalla quale discende la totale assenza d'iniziativa del governo» Da padre, però, si mostra sensibile alla vicenda umana di Eluana... «In realtà la sfrutta come diversivo, perché rimanga sullo sfondo la crisi del Paese. I ritornelli su Kakà e sul resto servono a oscurare i veri problemi. Gli ho sentito dire che Eluana ha ripreso il ciclo mestruale, che può avere dei figli. Considero tutto questo come la forma più bassa a cui la politica sia arrivata. Berlusconi aveva la possibilità di fare una legge sul testamento biologico e non l'ha fatta. Ha governato questo Paese per otto anni, la vicenda Englaro era nota da mesi. Il premier, invece, si è svegliato improvvisamente. E per un'operazione strumentale dai toni inaccettabili. Quando sento certe espressioni penso al padre che cura quella povera ragazza. Chi è più in grado di esprimersi sullo stato di salute di Eluana, un politico o il padre che l'ha vista nascere, crescere e l'ha accompagnata per 17 anni con l'affetto, l'amore e il dolore che un genitore può conoscere?» Un Paese spaccato a metà, da una parte i cattolici e dall'altra i laici? «È questo il disegno. In tutti gli altri paesi, con una crisi paragonabile a quella del '29, si punta a unire la società. Da noi, invece, si punta a dividerla. A dividere i sindacati, o a frapporre barricate tra maggioranza e opposizione, o a separare il Nord dal Sud. Adesso si cerca anche di dividere laici e cattolici». Un rischio che corre anche il Pd nel voto sul disegno di legge del governo? «Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti, ma anche in quelli più piccoli, esistano posizioni diverse sulle questioni etiche. Esistevano anche nell'Ulivo. Considero ciò qualcosa di incomprimibile, perfino un valore rispetto a partiti nei quali coscienza e pluralismo sono negati. Noi siamo una forza diversa. D'altra parte i democratici americani, che hanno eletto Obama, si sono divisi sull'aborto e sulla guerra. Materie nelle quali non può scattare la disciplina di partito. Noi siamo tutti d'accordo nel respingere la manovra di Berlusconi, nel manifestare a favore della Costituzione, nell'affermare la priorità del rispetto di leggi. Gravissimo, tra l'altro, che si faccia un provvedimento a fronte di una sentenza passata i giudicato» Come voteranno i gruppi Pd di Camera e Senato? «Decideremo domani (oggi,ndr), decideranno i gruppi. Ma so per certo qual è il giudizio politico comune su questa vicenda: dall'attacco sferrato alla Costituzione, alla denuncia della strumentalizzazione odiosa di Berlusconi, alla possibilità di affrontare in maniera seria, con una legge sul testamento biologico, un tema di grande rilevanza etica». E Di Pietro? «Di Pietro ha già reso un servizio a Berlusconi, offendendo il Presidente della Repubblica. E in queste ore non ho sentito da lui parole urlate, di analoga intensità, contro gli attacchi alla Costituzione. Ci si renderà conto, alla fine, che, come sempre, coloro che gridano di più sono i più funzionali ai disegni peggiori. L'alternativa alla destra non sono le urla di Grillo, ma un'opposizione forte. Di Pietro convoca manifestazioni contro il Capo dello Stato, noi le organizziamo contro le minacce alla democrazia di Berlusconi. Ecco, sta qui la differenza»

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Il dilemma del Pd: libertà di coscienza o non votare e uscire dall'aula (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il dilemma del Pd: libertà di coscienza o non votare e uscire dall'aula Oggi al Senato il ddl su Eluana. Il voto tra stanotte e domattina. L'Udc dirà sì. Libertà di coscienza per l'Idv. Per il Pd c'è anche l'ipotesi di abbandonare l'aula. Teo-dem e ex popolari pronti a votare a favore. Lasciare libertà di coscienza ai parlamentari o, se nelle riunioni di oggi verrà registrato sufficiente consenso attorno a questa soluzione, abbandonare l'aula e non partecipare al voto. È su queste due ipotesi che stanno ragionando i vertici del Pd. La prima è caldeggiata dal vicesegretario Dario Franceschini, dal capogruppo alla Camera Antonello Soro e dalla maggior parte dei cattolici che provengono dalla Margherita. La seconda verrà proposta oggi al coordinamento del partito da Giorgio Tonini, cattolico di provenienza Ds e veltroniano della prima cerchia. Walter Veltroni non vuol neanche sentir parlare del Pd come «partito di ex». Ma forse mai come in questo caso, con il Parlamento chiamato a pronunciarsi sul disegno di legge riguardante Eluana, le provenienze rischiano di farsi sentire e di rendere un favore doppio a Berlusconi. Il presidente del Consiglio non solo è riuscito a imporre al Parlamento di approvare in tre giorni il disegno di legge nato dal rifiuto di Napolitano di firmare il decreto (il voto al Senato arriverà tra stanotte e domattina e il via libera definitivo alla Camera è per dopodomani). Ma ora potrebbe addirittura assistere all'approvazione del testo con i voti anche dell'Udc («non intendiamo abiurare i nostri principi», dice Casini) e dei cattolici del Pd: i teo-dem hanno fatto sapere che voteranno sì (Paola Binetti ha anche firmato un appello a Napolitano insieme a Gasparri) e molti ex popolari, come Pierluigi Castagnetti, sono orientati a farlo. Anche Enrico Letta ha annunciato che pur essendo «da respingere con sdegno il tentativo di Berlusconi di trascinare il paese in un conflitto istituzionale» nel merito voterà sì. abbandono dell'aula A questo punto l'ipotesi di dare indicazione di votare contro ma senza pretendere la disciplina di gruppo - come era l'orientamento di Anna Finocchiaro fino a sabato sera - è tramontata per lasciare spazio alla pura libertà di coscienza (cosa che farà anche l'Idv, anche se da Di Pietro ai capigruppo Belisario e Donadi arriveranno voti contrari). E però in questa situazione non solo si sancirebbe una dannosa spaccatura tra laici e cattolici, ma il governo, nel momento stesso in cui va all'attacco del Quirinale e utilizza strumentalmente il Parlamento, uscirebbe rafforzato da un voto favorevole che va ben oltre la maggioranza che lo sostiene. Per questo i vertici del Pd oggi cercheranno di capire se c'è convergenza attorno a un gesto, eclatante e che disinnescherebbe la trappola berlusconiana, come quello di abbandonare l'aula al momento del voto. A lanciare il messaggio, consentendo tra l'altro di sondare il terreno, è stato ieri Stefano Ceccanti: «Il Parlamento, intervenendo con un disegno di legge volutamente rivolto al caso singolo già oggetto di sentenza definitiva, finirebbe per sostituirsi al potere indiziario». Da qui la proposta di «non partecipare ad un voto che non possiamo esprimere, essendo legislatori e non giudici». Al coordinamento del Pd, che si riunisce prima dell'assemblea dei senatori, verrà presentata da Tonini: «Noi dobbiamo rifiutare la logica che sta dietro questo voto. Noi non possiamo trasformarci nel quarto grado di giudizio nel caso Englaro e non possiamo stravolgere la funzione del Parlamento come il luogo in cui si riformulano le sentenze. Sapendo tra l'altro che a Berlusconi di Eluana non interessa minimamente e usa strumentalmente questa drammatica vicenda per sovvertire gli attuali equilibri democratici». SIMONE COLLINI ROMA scollini@unita.it

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Arriva Religiolus , il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e polemiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Arriva «Religiolus», il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e polemiche Arriva nelle sale venerdì prossimo ma - dato il clima - si attendono già polemiche: è «Religiolus», che mette alla berlina tutti gli integralismi, predicatori folli, ebrei, islamici. Si ride, ma qualcuno si arrabbia... E pensare che a Torino è stato il «caso» del festival morettiano: ha fatto sganasciare il pubblico, soprattutto quello dei giovani, disposti anche a fare la fila per vederlo. Ma senza lasciar traccia di polemiche. Forse gli ultracattolici non leggono i giornali, o magari non seguono le cronache cinematografiche. Oppure sono troppo occupati ad interferire nel dramma privato della famiglia Englaro. Fatto sta che soltanto ora, all'apparire dei manifesti per le strade (l'uscita è il 13 febbraio per la Eagle Pictures) la fantomatica associazione di stampo cattolico, «Vera libertà», ha sferrato la sua crociata ricoprendo i manifesti del film con le scritte «ateo no». ORGOGLIO LAICO L'attacco è contro Religiolus, la doc-comedy di Larry Charles, il regista del fenomeno Borat che stavolta se la ride di gusto proprio dei fondamentalismi religiosi, siano essi cattolici, musulmani o ebraici. Nel poster dello «scandalo», infatti, sono rappresentate le tre celebri scimmiette che indossano i simboli delle tre religioni monoteiste. Avendolo già visto al festival di Torino possiamo assicurare che Religiolus non ha davvero nulla di dissacrante nei confronti dei credo religiosi. Anzi, è al contrario un lucido atto di accusa, orgogliosamente laico, nei confronti delle infinite strumentalizzazioni della fede, economiche o «politiche» che siano. Quello, insomma, che proprio in questi giorni è sotto gli occhi di tutti in Italia a proposito del caso Eluana. E che il governo Berlusconi cavalca con sprezzo della democrazia arrivando persino a definire «bolscevica» la nostra Costituzione. Scatenando, così, folle di fanatici capaci di fare muro contro l'ambulanza che dalla clinica di Lecco doveva trasportare Eluana a Udine. Proprio come ci racconta, nel film, il comico Usa Bill Maher, impietoso castigatore di bigotti e facinorosi della fede, mentre ci conduce in un lungo viaggio - da Gerusalemme fino al cuore del Vaticano in piazza San Pietro - attraverso le credenze, le ipocrisie e i business religiosi. Molto redditizzi soprattutto negli Usa. Dove, lo stesso Bush non ha certo esitato a chiamare in causa il dio dei cattolici come «paladino della libertà» e quindi promotore numero uno dell'occupazione dell'Iraq. Con piglio alla Michael Moore (producono gli stessi di Fahrenheit 9/11), Maher ci svela l'enorme giro d'affari che ruota intorno agli infiniti predicatori americani. Quelli tutti agghindati d'ori che predicano la povertà svuotando i portafogli dei «poveri di spirito». Esilaranti le interviste a quanti si sentono davvero l'incarnazione dei nuovi messia. Via così nei parchi a tema - molto in voga negli Usa - dove i turisti pagano per veder flagellare un povero cristo che arranca sotto al peso della croce. Proprio come nel fortunatissimo La passione di Mel Gibson. Oppure eccoci nei musei «creazionisti» dove l'obiettivo è quello di negare la teoria evoluzionista di Darwin per «dimostrare scientificamente» la nascita dell'uomo da Adamo ed Eva. Come un novello Candide, Maher davanti a prelati e predicatori propone sempre la stessa domanda: «Ma davvero l'uomo è nato da una costola di Adamo?». Le risposte sono un catalogo di comicità. Si ride molto in Religiolus e non si risparmia nessuno: né ebrei, né cattolici, né musulmani. Per questi ultimi, poi, Maher ha gioco facile nel mettere alla berlina i fanatismi anche più violenti. Mentre per fustigare gli ebrei - le sue radici - bastano le coversazioni con l'anziana madre, rigorosa osservante della fede di Abramo. Il montaggio alla blob rimanda un divertito spirito surreale, politicamente scorretto. Il film, in attesa in questi giorni del visto di censura, è possibile che rischi qualche divieto. Memori però del «caso» Codice da Vinci, c'è da dire che in certi casi avere contro il Vaticano significa contare su pubblicità gratuita a livello planetario. GABRIELLA GALLOZZI ROMA ggallozzi@unita.it

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PAOLA DEL VECCHIO MADRID. LA CHIESA NON HA NULLA A CHE VEDERE CON QUESTA QUESTIONE. NON MI ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)

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PAOLA DEL VECCHIO Madrid. «La Chiesa non ha nulla a che vedere con questa questione. Non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, ma quello che dice non ha nulla a che vedere con me, né con Eluana». Mentre tutti i riflettori sono puntati sulla clinica di Udine, in attesa dell'epilogo della tormentata vicenda di Eluana, il papà, Beppino Englaro, fa sentire la sua voce in una lunga intervista dalla sua casa di Lecco, pubblicata in prima pagina su El Pais. È la voce di chi da 17 anni tenta di compiere la volontà di sua figlia. Di chi, assieme alla moglie Saturna, ammalata di cancro, attende che venga rispettato il diritto di Eluana a «vivere liberamente e con dignità, oppure a morire». «La magistratura ha difeso il nostro diritto - dice - non abbiamo bisogno di ascoltare litanie». La politica in ritardo. «Un colpo ad effetto», così Englaro definisce l'intervento in extremis del governo. «È molto curioso che proprio ora Berlusconi sia entrato precipitosamente sulla scena. Quando era primo ministro, nel 2004 - rivela - gli scrissi una lettera chiedendogli aiuto. Non rispose. Dal momento che la politica non fece nulla e nemmeno il governo, mi rivolsi ai magistrati. Chiesi loro aiuto e loro compirono il loro dovere». «Durante 10 anni - ricorda - tutte le istanze giudiziarie hanno esaminato il caso nel minimi dettagli. Non so cosa sperino di scoprire ora i politici». La replica di Palazzo Chigi non si è fatta attendere. In una nota, la segreteria della presidenza del Consiglio ha smentito di aver ricevuto 4 anni fa la richiesta di intervento da parte di Englaro. La supplica inascoltata. Ma papà Beppino controreplica, circostanziando: «Ho inviato quell'appello in diverse copie, fra gli altri al presidente della Repubblica e a quello del Senato, al presidente del consiglio e al ministro della salute. Feci tutte raccomandate con ricevuta di ritorno, delle quali conservo copia». Nell'appello, i genitori della ragazza ridotta da un incidente in stato vegetativo dal 1992, chiedevano di compiere «gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra figlia che da 4.430 giorni è costretta da istituzioni e medici a una non vita». A quella petizione, assicura Englaro, «rispose solo Ciampi che mi esprimeva la sua vicinanza, aggiungendo però che non poteva fare altro che interessare gli organismi competenti». Bloccare la legalità. Lo scontro istituzionale provocato dal decreto, una legge ad personam che minaccia di prolungare il calvario, entrambi giustificati dal governo per «salvare Eluana». Ma papà Beppino non la pensa così: «Vogliono bloccare la sentenza della Cassazione», avverte. «In un paese civile questo non dovrebbe accadere. Berlusconi si è scontrato col presidente della Repubblica per tentare di bloccare la legalità. Forse non capisce la divisione dei poteri». Englaro, invece, oggi come durante i lunghi anni della sua battaglia per Eluana si fa scudo del diritto: «Questa storia sempre è stata chiara, netta e limpida. Ed è questo ciò che li disturba. Si è fatto tutto in una maniera legale e loro non sono abituati a maneggiare questioni così pulite. Non capiscono cosa sia questa cosa tanto chiara della legalità alla luce del sole». Il ruolo della Chiesa. «Della Chiesa non parlo», replica il padre di Eluana a chi gli chiede del ruolo svolto dal Vaticano in questa vicenda che ha diviso l'opinione pubblica. «Sento un sacro rispetto per essa e mi aspetto lo stesso dalla Chiesa. Spero solo che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno, ma non polemizzo con loro». «Il magistero della Chiesa è morale - osserva - lo Stato è laico e al suo interno ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Per cui ciò che dice la Chiesa è un loro problema, non mio». Lui, per chiedere giustizia non si è rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali. Ai vescovi non ha «chiesto nulla». A futura memoria. Il padre di Eluana non appare turbato nemmeno dalle accuse di assassinio lanciate ancora nelle ultime ore: «La condanna a vivere in qualsiasi condizione è molto peggio di una condanna a morte», assicura. Spera solo che «questa storia serva a che la gente comprenda che la medicina deve pensarci mille volte su, prima di creare situazioni che non esistono in natura». Perché, «la vita è vita, la morte è morte. Bianco o nero». E perché «solo le persone vive sono capaci di intendere e di decidere per se stesse». «Io ho chiesto per carità che la lascino morire», è l'invocazione di Englaro. Con la figlia e la moglie, ne hanno parlato molte volte: «Siamo tre purosangue della libertà e non abbiamo bisogno di ascoltare litanie né culturali, né religiose e tanto meno politiche».

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ALMERICO DI MEGLIO DIVERSE MANIFESTAZIONI SI SONO SVOLTE ANCHE IERI ORGANIZZATE DA FORZE POLITICH... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

ALMERICO DI MEGLIO Diverse manifestazioni si sono svolte anche ieri organizzate da forze politiche e movimenti di sinistra in diverse città italiane, da Trieste a Firenze. Oggi scenderanno in piazza, dinanzi al Senato, Comunisti italiani, Verdi, Ps, Sinistra democratica, Radicali italiani e altre forze minori e associazioni, mentre Rifondazione comunista organizzerà presìdi dinanzi alle Prefetture. Domani a Roma, in piazza Santissimi Apostoli, sarà la volta del Partito democratico, dove però s'allarga il fronte di quanti voteranno a favore del disegno di legge del governo: dopo i teodem di Paola Binetti, Enrico Letta. Walter Veltroni ha lanciato un durissimo attacco a Silvio Berlusconi: «La politica dovrebbe fare un passo indietro, siamo in presenza di un'odiosa strumentalizzazione della vicenda», il premier «ha avuto sette mesi di tempo per approvare una legge, non l'ha fatto e tra una settimana penserà ad altro». Ha poi stigmatizzato le sue dichiarazioni sulla Carta: «È stata approvata dopo la fine del fascismo, un regime dove non c'era libertà, è la costituzione di un Paese libero e democratico. Non nasce, come dice Berlusconi che non conosce la storia, dall'influsso di ideologie totalitarie, ma dal contributo delle forze migliori del Paese». Veltroni ha evidenziato che al raduno nella capitale prenderà la parola soltanto l'ex capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro. Scelta, questa, significativa: uno degli ultimi "costituenti" e, tra i democristiani, uno dei cattolici manifestamente più osservanti e rigorosi, perciò il suo intervento solitario al microfono rappresenterebbe una risposta a quanti, nel Pd, voteranno a favore del disegno di legge del governo. La spaccatura nel Pd brucia, anche perché s'aggiunge alla «libertà di coscienza» con cui voterà l'Idv e al sì dell'Udc al ddl. La chiamata a raccolta del Pd è giunta attraverso una nota in cui si spiega che la decisione di «promuovere una manifestazione "In difesa della costituzione e in solidarietà con il capo dello Stato"» è giunta «dopo gli attacchi del presidente del Consiglio alla carta costituzionale, e di fronte al tentativo di aprire un conflitto istituzionale nei confronti del presidente della Repubblica». Un comunicato, questo del Pd, che s'intersecava con le dichiarazioni di Letta, il quale sottolineva che «è da respingere con sdegno il tentativo di Berlusconi di trascinare il Paese in un conflitto istituzionale dalle conseguenze gravissime» e che «bene ha fatto Veltroni a rispondere con la manifestazione a difesa del capo dello Stato e della costituzione»; eprimeva poi «piena solidarietà» a Napolitano «massimo garante delle nostre istituzioni»; però concludeva preannunciando il suo «voto favorevole al ddl del governo». Secche repliche degli ulivisti Arturo Parisi («ognuno ha il dovere personale di scegliere, tutti hanno il diritto di sbagliare») e Franco Monaco («impossibile il dialogo con Berlusconi, sarebbe colpevole complicità»). È intervenuto anche Enrico Franceschini: i cattolici del Pd voteranno «secondo coscienza e scegliendo il principio dell'autonomia delle scelte politiche»; il premier «mette a rischio tutto il lavoro finora svolto sul testamento biologico e anche per avvicinare le posizioni di laici e cattolici».

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ELENA ROMANAZZI ROMA. DI PIETRO NON HA MAI DETTO CHE VOTERà CON BERLUSCONI . FELI... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

ELENA ROMANAZZI Roma. «Di Pietro non ha mai detto che voterà con Berlusconi». Felice Belisario, capogruppo dell'Idv al Senato, smentisce il sì al premier. E aggiunge: «Abbiamo espresso profonda contrarietà al metodo usato da Berlusconi che specula anche sul dolore umano». Ma l'Idv come si comporterà? «Sappiamo bene che i parlamentari, su temi eticamente sensibili, non possono rispondere a discipline di partito». Quindi? «Ognuno voterà secondo coscienza, non ci possono essere diktat dei leader e questo, a mio avviso, vale per tutti. Si parla dei cattolici ma non è detto che voteranno tutti a favore del provvedimento». Perché? «Non dimentichiamoci che in Italia i referendum a favore dell'aborto e del divorzio vennero vinti con una schiacciante maggioranza dai sì. Se questo paese è cattolico, in quell'occasione i cattolici fecero un distinguo. Su queste questioni non possono esserci opinioni preconcette e predeterminate. È un tema difficile, in cui c'è il dolore, c'è una persona in stato vegetativo permanente da oltre 17 anni». Lei staccherebbe il sondino? «Io non lo farei, però vorrei poter decidere liberamente che altri lo facciano se dovessi ritrovarmi ad essere un ceppo inarticolato, incapace di intendere e di volere». Quindi è favorevole a questo ddl? «Non dico questo. Non dimentichiamoci che abbiamo una sentenza passata in giudicato che non si può annullare con un provvedimento ad personam. In uno stato laico, come l'hanno voluto i costituenti, i cittadini devono avere la possibilità di scegliere. Io vorrei poter dire a chi mi assiste di non accanirsi sul mio corpo». Se il ddl dovesse essere approvato crede che il presidente della Repubblica possa rinviarlo alle Camere? «Io faccio il senatore, il presidente sa quello che deve fare. Bisogna anche vedere che tipo di legge viene fuori». Il Pd domani sarà in piazza per difendere la Costituzione. Voi cosa farete? «Condividiamo la manifestazione». Tutto qui? Restano le distanze con gli alleati? «Il paese non credo sia interessato a questo. Gli elettori che non hanno votato per la maggioranza chiedono che si faccia un'opposizione molto forte. L'Idv la sta facendo. Ed ha piacere che ogni tanto la faccia anche il partito democratico».

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DONATELLA TROTTA SE DOVESSI PORMI NEI PANNI DEL MEDICO, RISPETTEREI LA SENTENZA DELLA CORTE... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

DONATELLA TROTTA «Se dovessi pormi nei panni del medico, rispetterei la sentenza della Corte Costituzionale: si è costretti a farlo, per evitare il bellum omnium contra omnes, cioè il caos. Ma oltre al principio de iure condito, ossia il diritto nello stato in cui si trova, esiste pure il diritto de iure condendo, cioè da farsi: nel senso che il rispetto dell'ordine statale non toglie la possibilità, e il dovere, di cambiare questo ordine, se è inaccettabile per la coscienza di qualcuno». Sulla vicenda di Eluana Englaro usa parole intrise di distinguo, dubbi e domande, più che di risposte e certezze Vincenzo Vitiello, filosofo e credente inquieto, avvezzo a riflettere sulla vita e il suo oltre (dal titolo del suo Dialogo sulla morte con il teologo Bruno Forte): «Ritengo che in casi così problematici occorra avere il coraggio della perplessità, non la pretesa della verità assoluta», spiega di ritorno dalla presentazione a Milano del suo ultimo libro, Oblio e memoria del sacro (Moretti & Vitali). Il mondo cattolico, laico e religioso, si è diviso sulla vicenda. Qual è la sua posizione, da credente? «Mettendo da parte il piano giuridico e politico, credo che nessuno abbia rispettato il dolore presente in questa situazione, dal padre alla povera ragazza. E la prima regola del dolore - altrui, ma anche proprio e di chiunque si riconosca nella sofferenza dell'altro - è rispettare il silenzio. Come nella preghiera. Sul caso Englaro tutti, senza distinzione, hanno parlato troppo. Spesso a sproposito. E solo per polemizzare, senza alcuna prudenza né un reale sentimento di sintonia con il pathos dei protagonisti, dal padre alla povera ragazza. Ma c'è un altro punto fondamentale». Quale? «Sono molto critico nei confronti della cosiddetta morale laica che ritiene di avere diritto alla morte, perché non si ha diritto nemmeno al proprio corpo, che non ci appartiene in quanto siamo noi ad appartenergli. Lo si capisce bene in una situazione limite quale la malattia, quando ci accorgiamo che ciò che abitiamo da sempre ci è del tutto estraneo. Anche la vita è un dono, non un diritto. Nel bene e nel male. In questo è la sacralità del corpo, proprio come quella della Terra, che ci viene data da Dio. Il paradigma ideologico che ha preteso il dominio sul corpo e sulla Terra ci ha portato allo sconquasso attuale». Come valuta il decreto del governo e la posizione del presidente Napolitano? «L'ingerenza di Berlusconi è inaccettabile, fornisce solo occasioni di ulteriori litigi. Sono invece favorevole alla posizione di equilibrio di Napolitano. Bisognerebbe comunque eliminare la retorica della scelta: sono balle. Si è persa la capacità di ragionare sull'esperienza quotidiana, si confonde il diritto con la pretesa di dominare il mondo attraverso una ragione che si pone al di sopra di tutto: lo dimostra bene Proust in una sua bellissima pagina sulla morte della nonna, quando ci racconta che si può scendere a patti persino con un assassino, se lo si induce alla pietà con ragionamenti di utilità, ma non con il corpo malato, sul quale non abbiamo nessuna possibilità». Il rifiuto dell'accanimento terapeutico, della «sopravvivenza a prezzo di vita» come l'ha definita Giovanni Reale accostando il caso Welby a Giovanni Paolo II, non va a suo avviso in questa direzione? «L'accanimento terapeutico è un'altra forma di pretesa di dominio sul corpo. Io sono per limitare questo potere, accettando la soglia del limite. Ma non si tratta di "lasciar fare alla natura", come nel laico caso Welby, quanto di rimettersi completamente al sacro, come nella magistrale testimonianza di fede di Wojtyla: Christus patiens incarnato nell'abbandono alla sofferenza feroce e impietosa. Un esempio altissimo e tragico di cristianesimo». Al di là di vescovi come Paglia e Betori, che antepongono la vita ai «formalismi giuridici», teologi come Hans Küng invitano tuttavia la Chiesa a «ubbidire alle leggi» della democrazia. Dove situa il primato della coscienza credente? «Nello spazio di una domanda cruciale di senso, che anche nel caso di Eluana non ha avuto risposte univoche da nessuno: sta soffrendo? E cessare di alimentarla la fa soffrire di più? Io non lo so. Di fronte a questo dubbio, mi bloccherei, continuando a darle cibo». Insomma, è più vicino a film come «Lo scafandro e la farfalla» di Schnabel e «Parla con lei» di Almodovar piuttosto che a «Million dollar baby» di Eastwood. «Già. Chi dice quali sono i confini di una vita che sia davvero tale? Il dubbio resta. Ne ho esperienza diretta: mia madre, 97 anni, è stata ricoverata di recente, sembrava non ci fosse più nulla da fare. Ho visto che con l'ossigeno provava sollievo alla sua sofferenza. Perciò non l'ho portata a casa. E fortunatamente, per ben tre volte l'abbiamo sottratta alla morte».

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UNA COMPASSIONE TANTO FORTE, INTENSA E TOTALE DA CHIAMARE A RACCOLTA TUTTO CIò CHE RENDE L’... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Una compassione tanto forte, intensa e totale da chiamare a raccolta tutto ciò che rende l'amore non un sentimento etereo e senza nerbo, ma qualcosa di robusto e solido, capace di affrontare ogni sorta di avversità e di insidie. Senza l'apporto di altra merce - anche questa difficile da scovare tra i termini di legge - come l'umiltà, la discrezione e - per chi crede - la misericordia e la preghiera, l'amore è poco più di una canna al vento, esposta a rischi di ogni genere ed erosa al suo interno dall'insorgere dei tanti se e dei troppi ma. Ciò che alla fine è esploso - e non accenna a placarsi - come conflitto istituzionale tra l'esecutivo e la presidenza della Repubblica, visto dal fronte ecclesiale, ha davvero poco a che fare con (è la parola giusta) il cuore di una vicenda che, nella sua drammaticità, continua a porre sotto gli occhi di tutti - senza che se ne tenga molto conto - alcune questioni essenziali. La prima è quella che riguarda le nuove e straordinarie frontiere di una scienza medica la quale, tuttavia, non si trova a varcare nessun traguardo importante senza che venga a imbattersi nell'ineludibile questione dei suoi limiti etici che la portano, sempre più frequentemente, ad affollare quella soglia del dubbio, non certamente creata dal codice canonico né da una Chiesa accusata di guardare solo al passato. E che dire poi - come elemento in parte conseguente - della sostanziale impotenza di una scienza giuridica incapace di escogitare soluzioni normative di fronte a ciò che supera, in prima istanza, proprio la norma. Se anche per la scienza e per la legge si profila, alla fine, l'invalicabile confine del dubbio, occorre dotarsi, allo stesso modo, dell'umiltà di ritenere che neppure la fede può avere, in modo automatico, risposte pronte per ogni soluzione. È un merito di Eluana quello di aver fatto crescere intorno al suo dramma l'universo di una solidarietà fatta di silenzio e di dedizione, nutrita di compassione ma anche animata di grande coraggio, com'è richiesto a chi si trova a dover difendere una vita che non si spegne da sola. In questo clima, chi si è trovato ad alzare i toni o a pronunciare condanne, a inalberare striscioni e cartelli più che a tenere gli occhi bassi, si è trovato escluso da solo. L'irruzione degli aspetti giuridici e, da ultimo, il conflitto di ordine costituzionale - al di là del merito - rischiano, forse, di dare un tono diverso a una mobilitazione che più di ogni altra chiama per prima in causa le coscienze. Anche per questo appare importante allontanare, su un altro versante, lo spettro di un braccio di ferro di natura istituzionale. E se è in atto occorre mettere in campo ogni iniziativa utile a raffreddare i toni. Non a caso il primo passo in questa direzione è venuto proprio da Oltretevere con la telefonata del segretario di Stato vaticano Bertone con il presidente della Repubblica Napolitano, oggetto di critiche da parte del mondo cattolico per la mancata firma al decreto governativo. Si può accogliere con favore la misura legislativa del governo - come, a nome dei vescovi italiani, si è espresso il cardinale Bagnasco - senza per questo ritenere che il capo dello Stato sia venuto meno ai suoi compiti e ai suoi doveri. Il tempo delle polemiche e delle accuse prende, si sa, malvolentieri la strada del tramonto e, in questo caso, sembra spingersi a minacciare - alla vigilia della ricorrenza concordataria di 80 anni fa - una nuova e più acuta crisi tra il fronte laico e il mondo cattolico. Niente di peggio da quel che è possibile temere. Mentre si è di fronte a una realtà del tutto evidente: la vicenda di Eluana - la grandezza di una vita che può mancare da un giorno all'altro - è infinitamente più ricca di valore di ogni affluente che, spesso immeritatamente, continua a scorrerle accanto. Angelo Scelzo

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