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top ARTICOLI DELL’8 e 9 marzo 2008 #TOP
I
cattolici nelle liste ci sono. E non diventeranno una corrente
( da "EUROPA.it" del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: orizzonte la nascita di una
"corrente cattolica" all'interno del Pd. Un'idea, questa, che
riporterebbe le lancette della storia indietro di qualche decennio, con
un'indubbia regressione sul terreno della laicità, della distinzione dei piani
e della stessa cultura costituzionale. Del resto, che
senso potrebbe avere una corrente di cattolici?
I
cattolici stanno con Silvio, non con i farisei
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non vorrà dire che Casini non ha
'praticato politicamente i valori cattolici, vero? "Dico che De Mita non ha mai partecipato ad un voto sulla
legge 40, tanto per fare un esempio. Poi, lo vogliamo dire che quando
Follini aveva impresso un'impostazione laica al partito, molte delle battaglie
dei cattolici sono state sulle mie spalle, dalla ?
L'innovatore
Walter che divora chilometri ( da "Unita, L'"
del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Veltroni il pragmatico, l'ottimo
oratore e - soprattutto - colui che aspira ad essere il Barack
Obama italiano, dice l'analisi del Ft. "Inoltre - prosegue l'Ft - è promotore di una politica del confronto, che getti
dei ponti fra lavoratori e imprenditori, fra laici e cattolici".
194,
legge tormentata ma unica ( da "Unita, L'"
del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: altrove il fronte laico, poco
attrezzato sul terreno della bioetica, cercava di salvarsi l'anima invocando la
libertà di coscienza, i cattolici integralisti e i loro movimenti vecchi e
nuovi procedevano con determinazione assoluta. Lo si era visto in Parlamento,
quando il primo centro sinistra aveva avuto l'ingenuità di presentare un testo
di legge senza preoccuparsi di sapere se c'
Le
rotte della geopoliticatra Cina, Darfur
e gesuiti ( da "Secolo XIX, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Alla nobildonna laica o cattolica.
Allo stilista. Da piazzare tra i candidati, ma naturalmente qualche casella
dietro al figlio di (con rispetto parlando) politico, al parente, al
portaborse, al portavoce e al fedelissimo. È diventato un gran bazar il rush
finale per la definizione delle liste alle prossime elezioni politiche.
Cultura
Il libro era stato programmato per maggio, ma Marsilio
ha deciso di farlo uscire prima delle...
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per di più con un laico poco
accomodante. Dall"ipocrisia" del non
credente parte Flores lancia in resta, per proclamare "quel che non tutti
confessano", ossia l'incompatibilità tra fede e ragione. Aut fides aut ratio. La ragione in sé
atea? Il cardinal Scola rivisita la tradizione dell'ateismo, dalla condizione
di empietà al rovesciamento operato dall'
Il
beato Marvelli un laico cattolico
( da "Stampa,
La" del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: L'esposizione, dal titolo
"Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un
laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario,
che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946),
modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.
La
depenalizzazione possibile ( da "Manifesto, Il"
del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un compromesso tra destra e
sinistra o tra DC e PCI o tra cattolici e laici. C'è stato anche questo, ma,
più profondamente, quella legge fu un compromesso rispetto al conflitto tra i
sessi. Noi preferiamo che il conflitto tra i sessi non venga coperto. Tutte
sappiamo che le donne, nel campo della riproduzione, si sono sempre
riconosciute una capacità di decisione responsabile,
Le
donne in piazza: basta discriminazioni - roma
( da "Repubblica,
La" del 09-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: basta discriminazioni ROMA La
piazza santa e la piazza laica si guardano a distanza, mai si sfiorano,
estranee l'una all'altra. Di là, all'ombra di Palazzo Farnese, il club
esclusivo dei foglianti, molti gli amici di Giuliano
Ferrara, poche le donne, assente il mondo cattolico. Di qua, tra le fontane di
piazza Navona, la festa dell'8 marzo nello spirito del grande raduno sindacale.
<Famiglie
con debitiarrivano a centinaiale
richieste di aiuto> ( da "Secolo XIX, Il"
del 09-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nel 2007 le richieste di aiuto che
ci sono pervenute sono state 731 - dice Alberto Montani, responsabile laico del
fondo Antiusura della Curia afidato a monsignor Marco
Granara - il 31 per cento più dell'anno precedente.
Gli interventi hanno avuto un importo di un milione e 278 mila euro, in
prevalenza prestiti bancari che abbiamo garantito, ma anche elargizioni a fondo
perduto"
IL
SINDACATO di oggi non è più quello di ieri. Meno sanguigno, meno pugnace, meno piaz ( da "Messaggero, Il"
del 09-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i cattolici nella CISL; i
socialisti, i repubblicani, i socialdemocratici e gli altri laici nella UIL. La piazza fa ancora paura al "Palazzo"?
No. E cosa fa paura al "Palazzo"? Le proteste selvagge (gli
autotrasporti, le quote-latte, i picchetti contro le discariche, quelli contro
la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie e autostradali)
( da "EUROPA.it"
del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
GIORGIO MERLO Il
capitolo delle candidature ? soprattutto dopo la sciagurata legge elettorale
votata dal centrodestra alla fine della scorsa legislatura ? è stato raccontato da molti giornali più sotto la lente del
gossip che non della qualità e della reale espressività dei singoli. Ora, come
si suol dire, nulla di nuovo sotto il sole. Che la
formazione delle liste generi "gioia e dolore" è sufficientemente ? e
storicamente ? abbastanza noto da non diventare neanche una notizia degna di
attenzione. Ma, soprattutto in questa occasione, è bene non lasciare nulla al
caso e dare una risposta puntuale alle osservazioni critiche, seppur del tutto
legittime, avanzate da più fronti. Sotto questo profilo, i numeri sfornati da
Dario Franceschini in una recente conferenza stampa
sono tali da smontare qualsiasi pettegolezzo montato ad arte. Dalla presenza
femminile alla rappresentanza giovanile, dal mondo delle professioni alle
espressioni della società civile, il lavoro condotto dal Partito democratico è
difficilmente contestabile sotto il profilo del merito e anche del metodo. Il
tutto, gestito in un contesto politico nazionale di grande difficoltà
riconducibile alla caduta del governo Prodi da un lato e alla costruzione
organizzativa del partito dall'altro. Ma, malgrado questa evenienza, il quadro
complessivo è largamente positivo e risponde agli impegni assunti dal
segretario nazionale di fronte all'assemblea costituente. Al di là dei numeri,
riconducibili a criteri di rinnovamento e di rappresentatività sociale e
culturale, credo sia utile richiamare l'attenzione anche su un aspetto che è stato sapientemente strumentalizzato in queste settimane
dalla destra e da settori interessati: la presunta scarsa presenza di candidati
riconducibili alla cultura e alla tradizione cattolico
democratica e popolare. Un'accusa, questa, platealmente smentita dai fatti
perché le liste del Pd rappresentano un reale pluralismo culturale. Che non può
essere però declinato attraverso la logica della nicchia e del recinto
organizzato. Se così fosse lo stesso Pd si ridurrebbe a un insignificante
pallottoliere composto da realtà incomunicabili e del tutto disinteressato a
creare una sintesi politica e culturale condivisa e partecipata. Ha ragione
Veltroni quando sostiene che il Pd non può essere la semplice somma delle sigle
del passato né il prolungamento delle precedenti esperienze politiche e
organizzative. Del resto, sarebbe curioso se il Pd si limitasse a registrare
tutto ciò che ha caratterizzato la stagione politica che si è chiusa con la
straordinaria mobilitazione popolare delle primarie. Un partito che ha l'ambizione
? e l'obiettivo ? di rappresentare un terzo dell'elettorato non può non
modificare profondamente il suo modo d'essere nella politica e nella società e,
al contempo, rappresentare settori e mondi vitali che vanno oltre le
tradizionali appartenenze e i rispettivi recinti elettorali. Nelle liste la
presenza politica e culturale dei cattolici è
significativa e consistente. È bene sottolinearlo non per rivendicare spazi di
corrente o ipotecare quote di potere nella futura rappresentanza parlamentare
ma per rimarcare che nella definizione del profilo e del progetto politico del
Pd questa tradizione culturale può giocare un ruolo incisivo. E questo proprio
perché, è bene ribadirlo per l'ennesima volta, non c'è all'orizzonte
la nascita di una "corrente cattolica" all'interno del Pd. Un'idea,
questa, che riporterebbe le lancette della storia indietro di qualche decennio,
con un'indubbia regressione sul terreno della laicità, della distinzione dei
piani e della stessa cultura costituzionale. Del resto, che senso potrebbe
avere una corrente di cattolici? Sarebbe la semplice riproposizione di una vecchia
mentalità integralistica e confessionale del tutto
estranea alle sfide che ci attendono. Nello specifico, non rientra affatto nel
profilo storico del cattolicesimo politico italiano, dai tempi della
Costituente in poi, la versione di una dimensione confessionale della propria
esperienza politica. Sin dai tempi della Dc, soprattutto nella versione degasperiana, la distinzione dei piani, la laicità della
politica, la cultura della mediazione e l'autonoma assunzione di responsabilità
sono stati i capisaldi di un'azione politica che ha segnato in profondità
l'evoluzione della stessa democrazia italiana. Pertanto, nessuna corrente
cattolica e nessuna ipoteca confessionale. Semplicemente, la volontà di marcare
una presenza partecipando, con altre esperienze e tradizioni culturali, alla
definizione del progetto politico e programmatico del Pd. La cultura cattolica,
nelle sue varie sfumature e sensibilità, ha contribuito al consolidamento della
democrazia italiana. I cattolici, con altri,
rappresentano una ricchezza culturale e una riserva etica che non può essere
semplicisticamente tollerata o lontanamente censita. Al contrario, può giocare
laicamente un ruolo decisivo se contribuisce a un progetto politico capace di
tradurre i valori di riferimento in concreta azione legislativa e
programmatica. È con questa consapevolezza che si apre una nuova stagione per
il cattolicesimo democratico e popolare nel nostro paese. Una stagione che
richiede apertura culturale, disponibilità al confronto e una rinnovata
capacità di elaborazione progettuale e programmatica. Le liste del Pd hanno
confermato questo obiettivo, senza baldanza e senza interferenze. Un buon
inizio per un partito che ha l'obiettivo di coinvolgere attivamente le culture
riformiste del nostro paese senza ricreare stucchevoli steccati e ridicole
contrapposizioni.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
CARLO GIOVANARDI
ATTACCA CASINI E PEZZOTTA "I cattolici stanno con
Silvio, non con i farisei" ? ROMA ? Giovanardi, Pezzotta dice che il partito cattolico di
riferimento sono loro della Rosa Bianca. "Mi sembra
un'affermazione molto presuntuosa. Dirò di più,
falsa". Berlusconi sostiene infatti il
contrario... "E' evidente. La stragrande maggioranza dei cattolici vota per il Popolo della libertà. I partiti
confluiti nel Pdl testimoniano con atti politici
concreti i loro principi cattolici di riferimento e
irrinunciabili. Come fa, mi chiedo, un partitino che al massimo raggiungerà il
5% a considerarsi l'unico ad incarnare i valori cattolici?
Non lo diceva la Dc quando raggiungeva il 40% dei suffragi, fugurarsi se lo possono dire Casini e Pezzotta".
Eppure, anche nelle candidature di De Mita e della Borghese,
è chiara la volontà di collocarsi come interprete di questi valori... "A
me hanno insegnato che si giudica dagli atti, non dagli specchietti per le
allodole. Nel Vangelo c'è scritto che quelli che parlano e basta sono i
Farisei. Qui non si deve predicare, si deve praticare...".
Non vorrà dire che Casini non ha 'praticato' politicamente i valori cattolici, vero? "Dico
che De Mita non ha mai partecipato ad un voto sulla legge 40, tanto per fare un
esempio. Poi, lo vogliamo dire che quando Follini aveva impresso un'impostazione
laica al partito, molte delle battaglie dei cattolici
sono state sulle mie spalle, dalla ? appunto ? legge
( da "Unita, L'" del
08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del "L'innovatore Walter che divora
chilometri" Il quotidiano britannico ROMA Innovatore - sia pure con un
"look old-fashioned" - l'instancabile
Walter Veltroni "accumula chilometri" sul suo pullman in giro per
l'Italia per presentare il suo "convincente messaggio riformista". È
questa la fotografia che il Financial Times scatta al
candidato premier del Pd in vista del voto del 13 aprile. Veltroni viene presentato
come un "oratore forte e convincente" che "usa un linguaggio
comprensibile, sincero e con senso dell'umorismo". A dispetto - sottolinea
il quotidiano britannico - del suo "look vecchia maniera, giacca e
cravatta, in contrasto con l'immagine sportiva e populista"
dell'avversario Silvio Berlusconi. Quella dell'ex sindaco di Roma è una
campagna elettorale dal "ritmo veloce, spesso con tre o quattro discorsi
senza traccia scritta e inframmezzati da regolari
rientri a Roma". Una campagna che - rileva il FT - "attrae diverse
centinaia di persone". Veltroni il pragmatico,
l'ottimo oratore e - soprattutto - colui che aspira ad essere il Barack Obama italiano, dice
l'analisi del Ft. "Inoltre - prosegue l'Ft - è promotore di una politica
del confronto, che getti dei ponti fra lavoratori e imprenditori, fra laici e cattolici".
( da "Unita, L'" del
08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del 194, legge tormentata ma unica di Chiara Valentini
Due leggi diverse da tutte le altre, la 194 sull'interruzione volontaria di
gravidanza e la legge 40 sulla fecondazione assistita, le sole ad avere come
oggetto il corpo femminile e la libertà delle donne di decidere se e quando
avere un figlio. La prima scritta per togliere dalla clandestinità una pratica
antica, che in qualche misura fa parte da sempre della vita. La seconda che
avrebbe dovuto rendere più sicura e accogliente quella scoperta della scienza
che è il concepimento in provetta. Due leggi dalle stesure complesse e
tormentate, ricche di incontri segreti fra i politici, di accordi sottobanco,
di rinvii e di abbandoni. Però con una differenza decisamenete
essenziale. Aldilà del diversissimo clima politico e del coinvolgimento di una
parte crescente dell'opinione pubblica, sempre più consapevole che lo scandalo degli aborti clandestini andava comunque
superato, la stesura dei 22 articoli della legge 194 era stata seguita e
controllata passo dopo passo da un soggetto nuovo che inquietava i politici e
ne scuoteva gli equilibri, il movimento delle donne. Come mi ha raccontato una
volta Tina Anselmi "nei partiti, a cominciare dalla Democrazia cristiana,
gli uomini avevano una gran paura della piazza femminista che premeva".
Era anche la paura di qualcosa di inedito, che non trovava riferimenti nella
storia politica precedente. Perché sentirsi gridare in faccia da ragazze
dell'età delle loro figlie frasi come "L'utero è mio e lo gestisco
io", per uomini come Aldo Moro o Zaccagnini o Rumor era una novità
sconvolgente, prima di tutto sul piano personale. Vedere improvvisamente un
numero crescente di donne autodenunciarsi per quel segreto fino allora
inconfessabile che era l'aborto, e che il codice penale sopravvissuto al
fascismo puniva con quattro o cinque anni di galera, dimostrava la rottura di
un ordine patriarcale considerato immutabile. D'altra parte proprio attorno
all'aborto il movimento delle donne era cresciuto anche se con varie differenze
interne e aveva trovato una sua espressione pubblica, sfidando i manganelli dei
poliziotti e a volte la galera. Si era cominciato con quell'indimenticabile
processo a Gigliola Pierobon, la ragazza vicentina
che, processata per un'interruzione di gravidanza fatta a 17 anni, aveva
rivendicato il suo reato con il sostegno delle femministe venete. E si era
arrivati, in un crescendo molto veloce, ai viaggi collettivi a Londra
organizzati dal Crac e alla disubbidienza civile degli aborti fai da te
praticati nelle sedi radicali, con conseguenti arresti di Emma Bonino e Adele
Faccio. È in questo clima, con L'Espresso che metteva in copertina una donna
incinta, nuda e inchiodata a una croce, e promuoveva assieme a Pannella un
referendum, che era nata la prima stesura della futura legge 194. Nel testo,
frutto di un accordo fra i vari partiti laici, per la prima volta si rendeva
lecito l'aborto. Ma per le prudenze di molti, a cominciare dal Pci alle prese
con il compromesso storico, si stabiliva che l'interruzione di gravidanza
poteva essere praticata solo in casi estremi e che la decisione finale spettava
al medico. Era il 1975. Il lavoro parlamentare si sarebbe concluso tre anni
dopo, il 18 maggio 1978, con cambiamenti essenziali scanditi da manifestazioni
di piazza sempre più dure. Come quella del 20 dicembre dello stesso anno, 20
mila donne arrivate a Roma da tutta Italia a gridare "Vogliamo
l'autodeterminazione". O come la rivolta del 3 aprile '76, quando la Dc e
il Movimento sociale, con un colpo di mano, erano riusciti a far passare un
articolo che in sostanza considerava di nuovo l'aborto come reato. Quella volta
erano state in 50 mila a dar vita alla più grande manifestazione femminista di quegli anni, comprese le donne dell'Udi
che fino allora avevano evitato le proteste pubbliche. Anche la loro
progressiva ribellione aveva contribuito a far abbandonare al Pci di Berlinguer
le prudenze e le preoccupazioni per gli anatemi della Chiesa e dei cattolici retrivi. Che peraltro avrebbero incassato dopo
qualche anno una sconfitta ancora più bruciante, con il referendum contro
l'aborto bocciato dal 68 per cento degli italiani. Ma la partita non si era mai
realmente chiusa, era stata solo rinviata. A riaprire i giochi era arrivata la
fecondazione assistita, con quel "bambino della scienza" che
proiettava il desiderio femminile di scegliere la maternità anche in positivo,
e non solo in negativo, in un orizzonte sconosciuto e incerto. Il movimento
delle donne, tramontato da tempo come fenomeno di piazza ma diffuso in molti
gruppi e articolazioni sociali, aveva accolto con una iniziale
diffidenza questa intrusione della scienza sul terreno femminile più intimo. E
aveva seguito con un certo distacco i primi tentativi di formulare una legge in
materia, senza accorgersi che la libertà delle donne tornava un'altra volta in
gioco. Forse non era facile rendersi conto del potenziale di quell'embrione che
da subito la chiesa assumeva come sua bandiera. Mentre in Parlamento e altrove il fronte laico, poco attrezzato sul terreno della
bioetica, cercava di salvarsi l'anima invocando la libertà di coscienza, i cattolici integralisti e i loro movimenti vecchi e nuovi procedevano con
determinazione assoluta. Lo si era visto in Parlamento, quando il primo centro
sinistra aveva avuto l'ingenuità di presentare un testo di legge senza
preoccuparsi di sapere se c'era una maggioranza pronta a sostenerlo. Una
lobby cattolica trasversale aveva fatto passare alla Camera una legge
proibizionista abbastanza simile a quella che poi sarà la legge 40, dove
all'articolo 1, per la prima volta nella legislazione italiana, si parlava di
"diritti del concepito": destinati ovviamente ad essere contrapposti
a quelli della madre. Rimasta in panne per la fine della legislatura, la legge
era stata approvata trionfalmente dal governo Berlusconi, fra le inutili
proteste di molte parlamentari, della stampa laica e dei gruppi delle pazienti
della provetta. "Questa è una battaglia di principio, non intendiamo
riaprire la questione dell'aborto", ripetevano con una certa ipocrisia i
molti che avevano voluto ad ogni costo la legge 40. Come è andata a finire è
storia di questi mesi e questi giorni, con Giuliano Ferrara e la sua denuncia
delle "assassine" che non risparmia neanche l'8 marzo. Con i carabinieri
che fanno il terzo grado a una donna appena uscita dalla sala operatoria per un
aborto terapeutico. Con la ripresa dei vecchi viaggi all'estero di chi teme il
clima di intimidazione crescente. Ma c'è anche qualche novità importante, le
donne e anche le ragazze stanno riprendendo la voce. È un movimento difficile
da paragonare a quello di trent'anni fa, ma che a volte ne richiama le parole
d'ordine e le pratiche. Sa usare molto bene l'effetto valanga della
comunicazione via Internet e intanto denuncia la "società
patriarcale", come nell'enorme corteo milanese dell'altro anno a Milano.
Riscopre il separatismo, come è successo nella manifestazione del novembre
scorso a Roma, e si incuriosisce delle vicende del femminismo. È un movimento
connotato più dalla resistenza al peggio che dall'obiettivo di cambiare il
mondo. Ma è comunque una speranza in un periodo così ricco di rumore e povero
di pensieri. STORIA Sia il testo sull'interruzione volontaria di gravidanza che
quello sulla fecondazione assistita sono i soli ad avere come oggetto la
libertà delle donne di decidere se e quando avere un figlio.
( da "Secolo XIX, Il" del
08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Filippo paganini Caccia all'operaio. Caccia all'industriale. Caccia
allo stilista. Al bell'attore. Alla ballerina. Al transfuga. Alla nobildonna laica o cattolica. Allo stilista. Da piazzare tra
i candidati, ma naturalmente qualche casella dietro al figlio di (con rispetto
parlando) politico, al parente, al portaborse, al portavoce e al fedelissimo. È
diventato un gran bazar il rush finale per la definizione delle liste alle
prossime elezioni politiche. Una specie di gioco dei mestieri. Una corsa
tra i partiti ad accaparrarsi le "figurine" più policamente
emblematiche o mediaticamente più evocative per compilare una sorta di
"Album Panini". E al posto del portiere dell'Atalanta anni Sessanta,
Pier Luigi Pizzaballa, la cui fotografia cartonata in
divisa nera era quasi introvabile e per questo ricercatissima, sono
l'imprenditore e l'operaio i pezzi più rari, le prede da candidatura più ambite.
Per la tuta blu in lista è divampata ieri una rovente polemica tra il Partito
democratico e la Sinistra arcobaleno. Con scambio di fulmini. E l'infamante
accusa al rassemblement di Fausto Bertinotti di non
avere candidato operai. Per rimediare, Oliviero Diliberto, leader dei Comunisti
italiani, ha deciso di rinunciare al posto blindato in lista nel collegio del
Piemonte a favore di un operaio della ThyssenKrupp,
Ciro Argentino. Uno a uno con il Partito democratico, che a sua volta aveva
candidato in Piemonte uno dei superstiti della tragedia nell'acciaieria
torinese, Antonio Boccuzzi. Nelle stesse ore dello
scontro tra Pd e Sinistra arcobaleno, Silvio Berlusconi stava cercando di
convincere l'ex presidente di Confindustria,il
napoletano Antonio D'Amato, ad accettare un posto al sole nelle liste del
Popolo della Libertà. La discesa in campo di un pezzo da novanta come il leader
di Viale dell'Astronomia prima dell'era Montezemolo con il
"partitone" del centrodestra sarebbe stata una risposta forte agli arruolamenti
con Walter Veltroni di Massimo Calearo e Matteo
Colaninno. Ma D'Amato ha deciso di non candidarsi. A quanto pare il Cavaliere
avrebbe preso allora a corteggiare Andrea Riello,
leader degli industriali veneti. Insomma, a sinistra e a destra si cerca di non
farsi mancare l'operaio e l'imprenditore. Che come le altre figurine sono fiori
all'occhiello da esibire di fronte agli elettori. Resta da vedere se poi, una
volta ammessi negli emicicli di Montecitorio e di Palazzo Madama, questi
candidati in tuta blu o in grisaglia, ricercati con tanta voluttà, potranno
davvero mettere a frutto le loro competenze e la loro esperienza a beneficio
dell'interesse generale. O non finiranno, invece, nel tritacarne dei partiti e
dei gruppi parlamentari, ridotti a comparse di un'indistinta massa di manovra
da utilizzare nel votificio delle Camere. La
defatigante e deprimente battaglia delle liste, che è arrivata ormai al
termine, lasciando insieme con un esercito di trombati una striscia di veleni,
di risentimenti e di polemiche, è probabile che rimarrà fino al giorno del voto
l'elemento forte e caratterizzante di tutta la campagna elettorale. Con aspetti
tra il patetico, il grottesco, il folcloristico e lo sconfortante, come il
passaggio di molti Tarzan della politica, appesi alla liana del trasformismo,
da un partito all'altro solo perché, scartati dal primo, hanno trovato
ospitalità nelle liste del secondo. Ferventi veltroniani,
ad esempio, si sono riscoperti all'improvviso dipietristi
o viceversa pur di avere il biglietto di ritorno allo scranno in Parlamento.
Un'ennesima brutta prova della Casta. Ma soprattutto la conferma della
debolezza dei programmi, ma anche dell'evanescenza dei partiti che, ormai
ridotti a scheletri di nomenklature autoreferenziali,
fanno sempre più fatica a svolgere quello che sarebbe il loro compito
fondamentale: formare la classe dirigente del Paese. 08/03/2008 GIULIANO
GALLETTA 08/03/2008.
( da "Repubblica, La" del
08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura Il libro era
stato programmato per maggio, ma
Marsilio ha deciso di farlo uscire prima delle elezioni. Impegnativo il titolo
- Dio? - e impervio il terreno affrontato, un dialogo sull'ateismo tra un
cardinale, Angelo Scola, e un "non credente" irriducibile quale Paolo
Flores d'Arcais. Il patriarca di Venezia cita
Dostoevskij e la sua celebre massima "Vivere senza Dio è soltanto una
sofferenza". L'altro replica: "Arrogante
presunzione. Conosco tanti atei più felici, o meno
infelici, di tanti credenti in Dio". Figura influente tra i vescovi
italiani, Scola accetta il confronto su un argomento talvolta trascurato dalla
teologia cattolica, alla quale egli stesso imputa
disattenzione verso la "grande tradizione scettico-atea". Un
cardinale in controtendenza, lo definisce il suo interlocutore, disponibile al
dialogo in una stagione segnata da scomuniche e irrigidimenti: per di più con
un laico poco accomodante. Dall'"ipocrisia" del non credente parte
Flores lancia in resta, per proclamare "quel che non tutti
confessano", ossia l'incompatibilità tra fede e ragione. Aut fides aut ratio. La ragione in sé
atea? Il cardinal Scola rivisita la tradizione dell'ateismo, dalla condizione
di empietà al rovesciamento operato dall'illuminismo (il pericolo non viene
dall'ateo, ma dalla religione rivelata) fino al principio di liberazione
dell'uomo dalla schiavitù religiosa introdotto da Feuerbach
e Marx. E più tardi il Novecento, con la morte di Dio
professata da Nietzsche, e ancora Freud poi Monod,
fino all'ateismo di oggi. Alle obiezioni della tradizione scettico-atea Scola
oppone le "ragioni della fede", sottraendola a quella condizione di
"follia" in cui vuole relegarla Flores. Due posizioni agli antipodi,
nella teoria e nelle implicazioni etico-politiche.
Comunque un dialogo che si sottrae ai toni concitati del ring mediatico.
( da "Stampa, La" del
08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
L'Associazione
"Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle
Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza Boschiassi a Caselle Torinese da sabato
( da "Manifesto, Il" del
08-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Da "Noi
donne", novembre 1993 La depenalizzazione possibile aa.
vv. "Fino a quando la
legge cercherà di controllare l'aborto in forme mai applicate alle altre
pratiche di medicina chirurgica, ci sarà pericolo. (...)".
Sono parole di Gloria Steinem, femminista americana.
In che cosa consiste il pericolo di cui lei parla? In pericolo sono sia la
libertà femminile, sia la riproduzione equilibrata. Fino a quando la legge
cercherà di sostituire la donna nella regolazione della sua fecondità, ci sarà
pericolo per la libertà di lei singola, come è evidente, ma anche per la
libertà delle donne in genere e per la loro capacità di regolare il processo
della riproduzione. In questi mesi di discussione sull'aborto e, ultimamente,
sulla pillola abortiva, la cosa per noi più significativa è stata la posizione
autocritica di gran parte del movimento femminista nordamericano. Come negli
USA, anche in Italia la legge che regola l'interruzione di gravidanza è stata
sottoposta a vari attacchi con lo scopo di tornare al vecchio regime. E come
negli USA, molte hanno difeso la legge in questione, forse senza rendersi conto
di difendere un potere esterno che pretende di regolamentare il rapporto della
donna con il suo corpo fecondo.(...) Noi sosteniamo
anzi che l'esistenza di una legge dello Stato in questa materia - legge più o
meno repressiva, non è questo il punto - non sia compatibile con la libertà
femminile. E che, invece di difendere la legge o cercare di migliorarla, sia
meglio pensare alla cosa più giusta e semplice in questa materia: depenalizzare
l'aborto, cancellare dal diritto penale la parola 'aborto'. (...) Per
cominciare sottolineiamo due dati di fatto. Primo il fatto che anche con la
legge
( da "Repubblica, La" del
09-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Le donne in piazza: basta discriminazioni ROMA La piazza santa e la piazza laica si
guardano a distanza, mai si sfiorano, estranee l'una all'altra. Di là,
all'ombra di Palazzo Farnese, il club esclusivo dei foglianti,
molti gli amici di Giuliano Ferrara, poche le donne, assente il mondo
cattolico. Di qua, tra le fontane di piazza Navona, la festa dell'8 marzo nello
spirito del grande raduno sindacale. SEGUE A PAGINA 11 CASADIO E
CAVALLIERI ALLE PAGINE 10 E 11.
( da "Secolo XIX, Il" del
09-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"Famiglie con debitiarrivano a centinaiale
richieste di aiuto" l'allarme Convegno dei Centri di ascolto della Curia:
le ratedei mutui casa e le
separazioni fanno saltare i conti FAMIGLIE schiacciate dai debiti, travolte
dall'emergenza quotidiana e impossibilitate ad andare avanti. L'ennesimo grido
d'allarme parte dal convegno dei centri vicariali d'ascolto della Caritas e
degli enti cattolici impegnati sul terreno della
solidarietà ("Famiglia in debito", ieri al Quadrivium):
la crisi della famiglia viene da lontano. E, denuncia con clamore il
responsabile del Tribunale ecclesiale, monsignor Paolo Rigon,
le difficoltà economiche sono spesso collegate alla fine di una storia. Ne sono
talvolta causa e, ancora più spesso, conseguenza. "A
Genova assistiamo a un grave impoverimento economico e finanziario, ma anche
psicologico e morale - dice - un matrimonio su due si conclude con la seprazione o il divorsio. E questo ha anche conseguenze economiche importanti: lanecessità di una nuova casa per il coniuge separato, la
decurtazione dello stipendio per pagare l'assegno di mantenimento".
Con un paradosso che suona strano, nella bocca di un
sacerdote: "Il rischio è che anche la separazione diventi sempre più
privilegio di pochi. Non sono certo io a osannare il
divorzio, ma sottolineo una realtà troppo generalizzata che genera povertà di
ogni tipo nelle famiglie". Povertà economica ma anche
"problematiche psicologiche nella crescita dei figli e, in ultima analisi,
infelicità". Famiglie che si indebitano. "Nel 2007 le richieste di aiuto che ci sono pervenute sono state
731 - dice Alberto Montani, responsabile laico del fondo Antiusura della Curia afidato a monsignor Marco Granara
- il 31 per cento più dell'anno precedente. Gli interventi hanno avuto un importo di un milione e 278 mila
euro, in prevalenza prestiti bancari che abbiamo garantito, ma anche
elargizioni a fondo perduto". C'è un indebitamento contratto
razionalmente, come quello per acquistare la casa dove il mutuo è spesso una
necessità (57 per cento del totale dei debiti delle famiglie). E ci sono
situazioni non volute, come quelle create dai mutui a tasso variabile cresciuti
esponenzialmente negli anni. "C'è una forte
corresponsabilità del sistema bancario - denuncia Montani - che ha consigliato
mutui a tasso variabile quando i tassi di mercato erano ai minimi storici.
Risultato: un mutuo contratto qualche anno fa è aumentato del 40 per cento,
mettendo in crisi tantissime famiglie. E solo negli ultimi mesi del 2007 le
insolvenze sono aumentate del venti per cento...".
Bruno Viani 09/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del
09-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Di ROBERTO GERVASO
IL SINDACATO di oggi non è più quello di ieri. Meno sanguigno, meno pugnace,
meno piazzaiolo, non combatte più le battaglie di un tempo, perché i tempi sono
cambiati e la globalizzazione ha rimescolato le vecchie carte. I suoi leader si
sono adeguati alle nuove regole, in una società sempre più variegata e
cosmopolita, senza più ideologie né frontiere. Noi rimpiangiamo Giuseppe Di
Vittorio, Luciano Lama, grandi conducatòr scomparsi,
e Giorgio Benvenuto, vivo e vegeto, che, passato alla politica, non ha
dimenticato il primo amore. Che è stato un vero, un
grande amore. Pienamente corrisposto. Il suo debutto sindacale? Mio zio, Silvio
Benvenuto, era Segretario generale degli statali della CGIL. Quale corrente?
Quella socialista. Nipote d'arte? Nipote d'arte. Quanti anni aveva?
Diciassette. Perché non si affiliò alla CGIL? Mio zio me lo sconsigliò. Meglio la UIL. Perché? Perché sindacato laico, riformista,
mazziniano. In che anno ne divenne il leader? Nel 1976. Chi la volle?
Un'alleanza fra socialdemocratici e socialisti che mise in minoranza i
repubblicani. Che aria tirava? Di compromesso storico. I sindacati erano la
cinghia di trasmissione dei partiti. C'era uno stretto legame. Quando cominciò
ad allentarsi? Negli anni del Centrosinistra e dell'unità sindacale. E quando
l'autonomia si accentuò? Dopo il referendum sulla scala mobile del 1985. Oggi?
L'influenza dei partiti è meno forte. E sa perché? Perché? Perché i lavoratori
s'iscrivono ai sindacati non in base all'appartenenza ideologica, ma alle
tutele offerte. Gli anni più difficili dei vostri sindacati? Quelli
dell'immediato dopoguerra. Perché? Il Paese doveva essere ricostruito e le
condizioni dei lavoratori erano assai precarie (lo slogan era "pane e
lavoro"). E gli anni Sessanta, della contestazione giovanile, e i
Settanta, quando esplose il terrorismo? Furono anni duri anche quelli. Le
conquiste storiche? La settimana corta di quaranta ore, l'eguaglianza uomo-donna,
la parità operai-impiegati, il superamento delle discriminazioni per età e
territorio, lo statuto dei lavoratori, le riforme del Centrosinistra (pensioni,
sanità, scuola), l'ingresso in Europa. Chi vi faceva la guerra? Una parte del
mondo imprenditoriale. Perché? Per diffidenza nei confronti del sindacato.
Altre opposizioni? Un'esasperata ideologia antagonista e un ingiustificato
settarismo in alcuni settori sindacali. Con quali armi questi settori vi
contrastavano? Con la propaganda, mostruosa potenza di fuoco del PCI e delle
sue organizzazioni collaterali. Come sbarcavate il lunario? Con molti
sacrifici, grande tensione ideale, forte senso di appartenenza. Quando vi siete
consolidati? Con lo statuto dei lavoratori, i contratti di lavoro, i servizi. E
oggi? I sindacati sono molto presenti sul territorio, sui posti di lavoro,
nelle categorie. Vi pesava l'egemonia della CGIL? Molto. Ne avevate il
complesso? No: non avevamo complessi. E sa perché? Perché? Perché nel sindacato
contano i numeri. E le idee? Non ne parliamo. Contano, eccome. L'unità
sindacale ridusse i rischi di egemonia? Sì. Quando lasciò il timone della UIL? Nel 1992. Perché? Ero Segretario generale da
sedici anni: s'imponeva un avvicendamento. E poi mi era stato
proposto di entrare nelle istituzioni. In quali istituzioni? In quelle
politiche, economiche e finanziarie. Cosa fece? Divenni Segretario generale al
vertice del Ministero delle Finanze. Com'è cambiato il sindacato da quando lei
non fai più il sindacalista? Oggi è economicamente più forte. Radicato nel
territorio, offre eccellenti servizi. E politicamente? È più debole. Perché? La
globalizzazione ha reso i lavoratori più vulnerabili. Il sindacato attuale è
sulla difensiva. Quanto i partiti della sinistra condizionano oggi il sindacato?
Molto meno che in passato. Perché? Il sindacato ha più autonomia, ma non c'è
più il senso di appartenenza di un tempo. E come si manifestava questo senso di
appartenenza? I comunisti e i socialisti nella CGIL; i cattolici nella CISL; i socialisti, i repubblicani, i socialdemocratici e
gli altri laici nella UIL. La piazza fa ancora paura
al "Palazzo"? No. E cosa fa paura al "Palazzo"? Le proteste
selvagge (gli autotrasporti, le quote-latte, i picchetti contro le discariche, quelli
contro la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie e autostradali).
Quali battaglie i moderni sindacati dovrebbero combattere? Con la
globalizzazione il mercato non ha più regole. È una giungla che penalizza i più
deboli. Chi sono? I poveri, i pensionati, i percettori di redditi fissi. Penso
anche al drammatico deteriorarsi della sanità, della scuola, della ricerca. Il sindacato cosa dovrebbe fare? Rivedere i modelli
contrattuali e, soprattutto, guardare di più all'Europa e al mondo. Internazionalizzarsi.
Sì, per sfidare il dumping sociale e controllare una finanza sempre più
spregiudicata e selvaggia . Quali grandi occasioni i
sindacati hanno perduto? La stagione migliore per le riforme era quella del
Centrosinistra, negli anni Sessanta. Cosa avrebbero dovuto fare allora i
sindacati? Superare la concezione antagonista del sindacato, elaborando
proposte di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'economia.
Risultato? In Europa siamo stati sopravanzati dalla Germania, dalla Francia,
dalla Spagna. Negli anni '80 c'è stata la "marcia dei quarantamila".
Un campanello d'allarme. Quegli anni sono stati caratterizzati anche dallo
scontro fratricida sulla scala mobile e dal boom della spesa pubblica,
incombente la globalizzazione. A che età un lavoratore dovrebbe andar in
pensione? L'età pensionabile va aumentata, tenendo conto dei lavori usuranti.
Ma c'è un altro problema. Che problema? Garantire l'invarianza reale della
pensione rispetto all'aumento del costo della vita. Cioè? Le pensioni liquidate
dieci anni fa hanno perso il trenta per cento del potere di acquisto. E la
durata media della vita è aumentata. L'articolo 18 è un tabù? Il sindacato e il
mondo imprenditoriale non devono avere tabù né idola tribus. E allora? La discussione sull'articolo 18 va
inquadrata in una riorganizzazione del rapporto di lavoro. Ho un sogno. Quale
sogno? Che in Italia, come in altri Paesi, un lavoratore, con capacità e
professionalità, possa "licenziare" il proprio datore di lavoro. La
legge Biagi è moderna o padronale? La legge Biagi va integrata e completata per
riunificare il mercato del lavoro e per evitare un sistema a due velocità: una
per i lavoratori anziani, un'altra per i giovani. Ma ci sono ancora i padroni?
No. Quelli raffigurati da Scalarini non esistono più.
Il lavoro autonomo è aumentato? Sì: per qualità e quantità. Quindi? Bisogna
porsi il problema di superare antiquati antagonismi e riunificare il lavoro.
Più che uno Statuto dei "lavoratori", dovremmo parlare di uno Statuto
dei "lavori". Come estirpare il precariato? Con la formazione e il
miglioramento della didattica, con una politica fiscale intelligente che premia
chi rischia, chi investe, chi fa della buona occupazione. Non solo. Che altro?
Ci vogliono forti riduzioni di tasse e contributi sul lavoro. Chi ha ridotto
l'Italia in queste condizioni? L'inadeguatezza della politica che, dopo la
caduta del Muro di Berlino, è rimasta prigioniera di vecchi schemi. Solo
questo? No. Anche la pigrizia delle organizzazioni sociali. Ma, ogni tanto, c'è
un barlume di luce, come all'epoca del Governo Ciampi. I meriti di
quell'esecutivo? Realizzò la politica dei redditi e introdusse la moneta unica.
Chi potrebbe salvare la baracca? C'è una sproporzione fra la domanda del Paese
e il mondo politico. Cioè? Troppa immagine, troppa disinvoltura e
pressappochismo, si fanno troppe promesse. Insomma, non c'è sostanza. Ricorda
le parole di Churchill nel 1940, sotto le bombe tedesche? Promise al suo popolo
"sudore, lacrime, sangue". E vinse la
guerra. I nostri politici? Promettono mari e monti. Con quali risultati? Per
salvare l'Italia, perdiamo la guerra. Il più grande sindacalista del Novecento?
Bruno Buozzi. Perché? Fu un grande riformista. Cambiò
il nome della CGL prefascista in CGIL. La ragione? "I" significava
italiana. Con che animo ricorda il passato di sindacalista? Con affetto e
gratitudine. Deve molto al sindacato? Moltissimo.