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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Laici e chierici"

I radicali non sono una minaccia per noi cattolici del Pd ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici di destra, di centro e di sinistra ? ad affrontare problemi difficili, dentro un tempo altrettanto difficile. Siano, dunque, le grandi forze politiche a fornire le risposte, a indicare le rotte. Per questo, senza commentare qui il tema della convergenza con l'Udc, l'iniziativa di Tabacci e Pezzotta ?

Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese,

Ci saranno anche le giovani perché sanno che è necessario ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La legge 194 è nata dalla pressione delle donne e dalla capacità di mediazione delle donne. La politica di allora è stata in grado di fare quella legge. E non è che allora il parlamento fosse più laico, ci fossero meno cattolici. E che la politica riusciva a scegliere".

Avevano detto e scritto: questa volta se ne starà buono, sa che se alza la testa, salta l'accor ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per ridimensionare gli atteggiamenti non proprio amichevoli nei loro confronti, per polemizzare con i candidati cattolici che vivono male la convivenza in lista con gli avversari laici di sempre, e che sotto sotto, come ha scritto "Famiglia cristiana", non sopportano di votare per la Bindi e ritrovarsi a eleggere Bonino, grazie al meccanismo delle liste bloccate.

Luci sul palcoscenico grafico di De Luca ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dialettica laica", come Luigi Bernardi ha definito il paradigma delle storie di De Luca e Gonano, abbia avuto il modo e la libertà di esprimersi su un settimanale cattolico per ragazzi è davvero un "paradosso". O forse un "miracolo". IL FESTIVAL del fumetto "BilBolbul", a Bologna, dedica una grande mostra e un convegno a uno dei nostri più geniali illustratori:

Rouco Varela, un falco alla guida dei vescovi ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: disquisiva contro la morale laica, affermando che "nella trasmissione dei valori il maestro non potrà mai sostituire il prete"). Ovviamente, proprio come i vescovi, non tutti i cattolici in Spagna si allineano con Rouco Varela: "La sua nomina - ha detto Carlos García de Andoain, coordinatore di "Cristiani socialisti" - è una cattiva notizia per i cattolici spagnoli e anche per l'

Sciopero della sete, il Pd lo snobba quelli, non tratto più . E sul conflitto d'interessi si scopre: Lo risolveremo ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i "prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni: "Un accordo politico,

ROMA - ONDEGGIA il castello di carte messo in piedi da Walter Velt ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i "prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni: "Un accordo politico,

Bagnasco: <La visita del Papa è una grande responsabilità> ( da "Secolo XIX, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le altre nomine riguardano due laici, Fabrizio Repetto e Anna Scotto, che sono stati nominati, rispettivamente, presidente diocesano dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Meic-Movimento ecclesiale di impegno culturale. 06/03/2008.

La diaspora cattolica tra il cavaliere sconfessato da famiglia cristiana l'udc e veltroni - wanda valli a pagina iii ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina V - Genova Come si schiereranno in Liguria gerarchie, laici e associazioni La diaspora cattolica tra il Cavaliere sconfessato da Famiglia Cristiana l'Udc e Veltroni WANDA VALLI A PAGINA III SEGUE A PAGINA III.

Famiglia cristiana bacchetta il cavaliere a genova cattolici in ordine sparso - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del coordinamento regionale Pd, ricorda i grandi Dc, da Moro a Zaccagnini, "legati alla gerarchia cattolica, eppure in politica sapevano essere laici. Oggi? Non stiamo giocando con le regole giuste, quel laicismo politico si è perso. Ma i nostri principi non hanno bisogno di integralismo. Laico o cattolico". SEGUE A PAGINA V.

"genova, un gesto per la vita nel giorno di ratzinger" ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: abbazia di Santo Stefano in attesa della nomina di un nuovo parroco in sostituzione di don Carlo Romairone scomparso improvvisamente a metà febbraio. Infine due laici, Fabrizio Repetto e Anna Scotto, sono stati nominati rispettivamente presidente diocesano dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Movimento ecclesiale di impegno culturale.

Una cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e ( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici, cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi. L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria

Scienza, il nuovo tabù ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E non credo che la scienza sia minacciata dall'oscurantismo della Chiesa cattolica. Commettono un grave errore gli scienziati laici in buona fede che, confondendo la razionalità scientifica con l'adozione della logica di mercato come unico possibile criterio di scelta, lasciano ai religiosi il monopolio dei giudizi di valore.

Per l'Università e la Ricerca il voto utile è a sinistra ( da "Liberazione" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la laicità dello Stato, contro le ambiguità espresse dai Democratici e il conservatorismo reazionario della destra, consapevoli della sua rilevanza per l'organizzazione della politica in una società moderna. C'è chi vorrebbe riproporre la storica questione cattolica, senza rendersi conto che i cattolici italiani sono da tempo molto più avanti di chi si propone di rappresentarli,

Walter travolto dalle sue novità ( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici, cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi. L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria

Sogni come nella grande tradizione politica europea ( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: apporto di voti e di classe dirigente del mondo cattolico italiano: vescovi, presbiteri, ordini religiosi, movimenti e semplici laici, che si sentono naturaliter anticapitalisti, antiliberali e pacifisti. Non mi scandalizza che il Partito democratico abbia candidato il leader dell'ala più retriva, reazionaria e antioperaia della Confindustria: se l'ambizione porta alla conversione,

Moncloa 3 conversazione con la scrittrice imma monsò ( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la stessa costituzione spagnola afferma che lo stato è non confessionale, ma non parla di stato laico. È una sfumatura, ma molto importante, perché, a meno di cambiare la costituzione, qualsiasi presidente deve attenersi alla legge e ai patti costruiti su questa struttura. Il potere della chiesa spagnola, però, è soprattutto istituzionale.

<La mia passione per la politica> ( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: UN CATTOLICO A MODO SUO" Esce il testamento intellettuale di Pietro Scoppola "La mia passione per la politica" "Il cristianesimo è stato il lievito della storia, ma la politica ha una sua laicità che non può essere travolta dalla visione totalizzante dei ni" PIETRO SCOPPOLA Pubblichiamo uno stralcio di "Un cattolico a modo suo"

Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti ( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese,

"io, omosessuale catapultata nella puglia della tolleranza" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: condivido a fondo la posizione di dialogo e di mescolanza fra laici e cattolici". Ci spiega allora com'è nata la sua candidatura? "Da una richiesta del tavolo degli omosessuali del Pd, che ha sollecitato Veltroni a far spazio a una nostra rappresentanza. La proposta comprendeva me, Andrea Benedino, che è l'altro portavoce del tavolo, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell'Arcigay.

Il leader Pd: Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna ( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Semplificazione che non significa eliminare la "ricchezza" di avere laici e cattolici ("Anche per il Pdl è così, visto che Giorgio La Malfa non mi pare in odore di santità"), ma "unire il Paese: nella divisione pascolava la vecchia politica". Un concetto che Veltroni ribadisce a Bologna, tappa serale del tour.

Faccia brutta di Walter, Radicali obbediscono ( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico del Pd, a fronte di teodem e cattolici di varia ispirazione presenti nel partitone. E blindatissimi nelle liste. Ma i patti, spiegano al loft, erano altri: in cambio dei nove parlamentari e dei rimborsi elettorali, i radicali avrebbero dovuto fare una campagna 'tematica sui loro storici cavalli di battaglia: giustizia,

Vivono su due piani paralleli, sostanzialmente ignote l'una all'altra. La prima ha la test ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: solido realismo subalpino, miracoloso mix di solidarietà caritativa cattolica e di laica cultura dei diritti, ma anche dei doveri. Il futuro di Torino sarà condizionato dall'incontro o dallo scontro di quelle due città. Una prospettiva che forse non ci piace, ma che non chiede la nostra approvazione per realizzarsi.

Il beato Marvelli un laico cattolico ( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'esposizione, dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946), modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.

La corsa alla presidenza Usa. Fede religiosa e Politica. Un binomio inscindibile per tutti i candidati negli Usa. Quali valori? ( da "Voce d'Italia, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Da notare che a differenza dei cattolici che sostengono posizioni politiche vicine al conservatorismo, queste personalità laiche non nascondono di essere personalmente su posizioni agnostiche o atee rispetto alla problematica religiosa. La Fallaci stessa, ad esempio, si dichiarava "atea e cristiana";


Articoli

I radicali non sono una minaccia per noi cattolici del Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

VINCENZO ORTOLINA Sono entrato in politica quando avevo ancora i pantaloni corti, perciò alcuni decenni fa. E avevo scelto la Democrazia Cristiana. Lo avevo fatto non solo perché, da cattolico, quello era il partito di ispirazione cristiana, ma anche e soprattutto perché la Dc era una forza politica di massa e interclassista. Raggruppava, insomma, persone con sensibilità e tendenze diverse (a volte molto diverse) che riguardavano in particolare quelle questioni economiche e sociali di cui la politica si deve occupare quotidianamente. Il confronto, all'interno del nostro partito, era una necessità, oltre che un elemento di crescita: le correnti ? nel loro essere, almeno inizialmente, centri di elaborazione di idee ? erano dunque di destra, di centro e di sinistra. Nessuno ha mai tentato di ridurre gli spazi di democrazia interna: sarebbe stato impensabile. Così come nessuno ha mai messo in discussione l'unità, ovvero ciò che ci accomunava: l'ispirazione cristiana sulle scelte etiche, in un paese dal sentimento religioso ancora fortissimo e con la paura del comunismo, inteso come visione del mondo totalitaria. Quel mondo, oggi, non c'è più. Le grandi forze politiche di questo paese hanno via via smesso di farsi paura e si sono legittimate a vicenda, non solo con il consenso, ma anche con il comportamento responsabile e sanamente democratico delle rispettive classi dirigenti. È come se, ad un certo punto, i nemici di un tempo fossero diventati, più serenamente, avversari. Per quanto riguarda i cattolici e la loro strettissima unità sui temi etici, ci sono poi da considerare i segnali provenienti dal paese reale, da una società che già allora cambiava più velocemente della politica. Ricordo, per esempio, i referendum contro divorzio e aborto: la cattolicissima Italia, trent'anni fa, respingeva con numeri incredibili il tentativo di cancellare queste due leggi. Un fatto, questo, che non poteva e non può lasciarci indifferenti, al di là delle convinzione religiose. Rifare la Dc, insomma, non ha più senso, oggi. Perché in politica ci sono cattolici reazionari, o semplicemente conservatori, cioè di destra; ci sono cattolici moderati, cioè di centro; ci sono infine cattolici progressisti, dunque di sinistra. Allora, forse, la fine della stagione dell'unità dei cattolici in politica è persino un bene o, comunque, una conquista. Oggi, i cattolici sono più liberi, nel loro impegnarsi in politica. Io, per esempio, da cattolico democratico, fermo restando che sui problemi eticamente sensibili convergerei sulle posizioni del mondo cattolico, mi sento serenamente più vicino alle posizioni della sinistra su molti altri temi, e coltivo il sogno di una società più giusta, nella convinzione, appunto, che tante idee di sinistra (attenzione alle fasce deboli, politica estera non aggressiva, confronto e dialogo, solidarietà e accoglienza dell'altro da sé) sono spesso straordinariamente cristiane. Siamo chiamati ? tutti, laici e cattolici di destra, di centro e di sinistra ? ad affrontare problemi difficili, dentro un tempo altrettanto difficile. Siano, dunque, le grandi forze politiche a fornire le risposte, a indicare le rotte. Per questo, senza commentare qui il tema della convergenza con l'Udc, l'iniziativa di Tabacci e Pezzotta ? certo apprezzabile, se non altro perché rompe il fronte berlusconiano ? mi lascia scettico: temo non avrà la forza per elaborare quelle risposte, né l'autorevolezza per indicare quelle rotte. Lo dico anche a quei cattolici di centrosinistra che potrebbero trovare la Rosa Bianca attraente, anche a causa della loro irritazione dopo l'ingresso dei radicali nel Partito democratico. Ma non credo che i cattolici del Pd debbano sentirsi minacciati dalla concessione di nove posti da parlamentare (su circa trecento) a Emma Bonino&Co. Ricordo sommessamente, peraltro, che non vi furono polemiche pesanti come quelle di oggi (neppure da certa stampa vicina alla Chiesa e alle sue gerarchie), quando i radicali strinsero un'alleanza con Silvio Berlusconi. Infine, un dubbio: non hanno forse fatto più danni alla morale cattolica tutti questi anni di edonismo, di consumismo, di relativismo spinto, celebrati dai mass-media e dalla televisioni in particolare? Dunque, non prendiamoci in giro. E la smetta certa destra di considerarsi l'unica depositaria dei valori dell'intero mondo cattolico. Senza considerare che spesso viene da sorridere ? se non ci fosse, però, da piangere ? di fronte alle prediche che noi cattolici "di sinistra" dobbiamo subire dai campioni dei vizi privati e delle pubbliche virtù.

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Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle liste del Pd dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente unica del futuro Pd. Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei media, nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50 anni porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato per nostalgia del centro cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci serve a ricordare che il massacro laico di queste elezioni (candidature radicali a rischio, cacciata dal parlamento di superstiti rappresentanti del vecchio Pli, nessuna pressione convincente per smuovere i socialisti dal loro isolazionismo), deve costringere queste "forze" a un'ultima prova di dignità e di vitalità dopo le elezioni: magari nella confederazione che lei propone. I soli che potrebbero assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino, la cui concretezza di programmi (non solo sui temi etici, ma su molte altre esigenze di una società postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di guida e manovra politica: tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che perciò mancano agli altri scettici protagonisti della sognata costituente laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli liberali in Italia, o socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando, in uno stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre a gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o l'incendio che igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente, d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.

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Ci saranno anche le giovani perché sanno che è necessario (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Domande a Carla Quaglino Movimento donne "Ci saranno anche le giovani perché sanno che è necessario" 4Carla Quaglino è una storica dirigente del Movimento delle donne. C'era negli Anni 70; c'è adesso a 57 anni. Non ha dubbi: "Questa manifestazione non si poteva non fare". Perché siete così convinte di tornare in piazza? "L'attacco ai diritti delle donne, alla loro autodeterminazione, direi al loro corpo, è tale da qualche tempo che non si poteva stare zitte. Abbiamo fatto due assemblee come non si vedevano da anni alla Casa delle donne; da lì è nata la spinta per il corteo". Come vi organizzate? "Come sempre. Sentiamo crescere la mobilitazione con il tam tam tra noi. E poi ci sono mezzi nuovi: sms e Internet". Ma la ragazze ci saranno? "Certo che ci saranno. Sono diversissime da noi, ma ci saranno perché capiscono che si mette in discussione la loro vita. Chi ha 20 anni non ha dovuto conquistare nulla. Noi andavamo in Svizzera a comprare la pillola e l'aborto era reato. Ma le differenze non sono solo queste". Quali altre? "Queste ragazze non hanno mai visto la politica affrontare e risolvere un problema. La legge 194 è nata dalla pressione delle donne e dalla capacità di mediazione delle donne. La politica di allora è stata in grado di fare quella legge. E non è che allora il parlamento fosse più laico, ci fossero meno cattolici. E' che la politica riusciva a scegliere".

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Avevano detto e scritto: questa volta se ne starà buono, sa che se alza la testa, salta l'accor (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Do e i suoi resteranno fuori dal Parlamento. Invece il vecchio Marco ci ha pensato due giorni e poi è partito con lo sciopero della sete, la più forte delle sue armi non violente, il più pericoloso dei digiuni, che ogni volta lo riduce male, ma costringe sempre ad ascoltarlo. Quanto potranno aspettare Veltroni, Bettini, Franceschini e gli altri capi del Pd, senza andarlo a trovare e cercare di ritrovare un'intesa con Pannella? E quanto potranno rischiare una rottura che stavolta avrebbe il senso di una forzatura basata sulla legge del più forte? Mentre Marco va avanti con il suo sciopero della sete, Emma Bonino e la pattuglia di radicali che hanno fatto l'accordo per entrare nelle liste del Pd ed ora si dichiarano truffati, perché non sono sicuri di avere ottenuto nove posti sicuri come era stato loro garantito, lottano dall'interno. I loro nomi nelle liste ci sono, si tratta di vedere se riusciranno a risalire qualche posizione, riaprendo una discussione interna al Pd che ha già lasciato sul campo molte vittime e molti seguiti sanguinosi. Così, proprio quando sembrava che i radicali fossero arrivati alla loro ultima curva, e l'accordo che, diversamente da quanto concesso a Di Pietro, li ha fatti entrare senza simbolo nelle liste di Veltroni, fosse destinato a cancellare presto o tardi la loro identità, si è generata una situazione nuova. Di fatto, ci saranno due campagne del Pr: quella di Marco Pannella fuori dalle liste, e con la sua protesta non violenta, per riaffermare che i radicali esistono e l'espediente che li vede diluiti nel Pd non mette affatto in discussione la loro identità. Anzi lo sciopero della sete e il sacrificio personale del vecchio leader vogliono ricordarla a tutti gli elettori radicali che si sono sentiti traditi dalla rinuncia al simbolo. E quella di Emma e degli otto candidati che dall'interno del Pd faranno di tutto per farsi rispettare, per ridimensionare gli atteggiamenti non proprio amichevoli nei loro confronti, per polemizzare con i candidati cattolici che vivono male la convivenza in lista con gli avversari laici di sempre, e che sotto sotto, come ha scritto "Famiglia cristiana", non sopportano di votare per la Bindi e ritrovarsi a eleggere Bonino, grazie al meccanismo delle liste bloccate.

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Luci sul palcoscenico grafico di De Luca (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Luci sul palcoscenico grafico di De Luca di Renato Pallavicini "U n buio assoluto totale, simile a quello che avrà assillato l'ignoto autore dei bisonti volanti ad Altamira quando, in qualche notte senza luna, avrà messo il naso fuori della sua caverna. solo chi ha visto quel buio, presumibilmente (intendo quel vuoto assoluto di forme, di spiragli, di chiarori) può davvero capire il Disegno". Il buio di cui parlava Gianni De Luca (1927-1991) in una lunghissima conversazione con la figlia Laura (pubblicata nella raccolta completa de Il commissario Spada, Black Velvet Editrice, Edizioni BD, 4 volumi) è il "buio" delle sue infantili notti calabresi (era nato a Gagliato, provincia di Catanzaro), di quella "nera" vedovanza della sua terra e del Sud. Ma il buio, il nero di cui parlava uno dei nostri più geniali e innovativi illustratori e autori di fumetto, è anche quello da cui emergono, in infinite teorie geometriche, altre creature "volanti": i pesci, gli uccelli, le lucertole che si arrampicano dal nulla del bianco della pagina nel nulla del nero dello spazio notturno di Maurits Cornelis Escher. E ancora, prendete alcune tavole de L'Amleto a fumetti (con La tempesta e Romeo e Giulietta, parte della straordinaria "trilogia shakespeariana") e confrontatele con le incisioni che ritraggono le avvitate scale e i ponti che finiscono nel nulla delle architetture piranesiane-escheriane: nell'Amleto che si moltiplica camminando sugli spalti del castello o in quello che si replica e si torce come un serpente monologando in una stanza c'è la stessa inquietudine geometrica, la stessa ansia dialettica tra luce e buio, tra bianco e nero. Così Gianni De Luca - a cui è dedicata la grande mostra di Bologna (Museo Civico Archeologico, fino al 4 maggio) e il convegno che costituiscono l'evento speciale del festival internazionale del fumetto BilBolbul - andava alla continua ricerca di nuove formule espressive, applicandole a un medium come il fumetto, da sempre ritenuto "povero" di espressività. Lo fece fin dalle sue prime prove, a partire dal 1947, ne Il Vittorioso, con avventure storiche (Il mago da Vinci, Prora vichinga, L'impero del sole, La Sfinge nera) che sondavano, attraverso le architetture e gli ambienti (De Luca aveva fatto studi di architettura) attraversamenti del tempo e dello spazio. Ma il tempo e lo spazio da attraversare, da rompere, da scardinare, per De Luca, erano essenzialmente quelli "interni" al disegno e alla tavola. Di questa "missione" in forma di sperimentazione continua saranno testimoni le pagine de Il Giornalino, settimanale cattolico, straordinaria palestra del meglio del fumetto italiano, "parrocchia" aperta - nonostante proverbiali prudenze - alle innovazioni. Qui De Luca, fra il 1975 e il 1976, con la "trilogia" annullerà la gabbia delle vignette facendo galleggiare e volare sulla tavola i suoi attori shakespeariani, trasformando la teatrale unità di spazio e di tempo in un palcoscenico grafico che dà la vertigine. Ma questa rivoluzione non nasce dal nulla e ha la sua incubazione nella lunga serie di avventure de Il commissario Spada, iniziate proprio su Il Giornalino nel 1970 e protrattesi con qualche interruzione fino al 1982. Di storia in storia De Luca introduce progressivi spostamenti della geometria della pagina: dapprima giocando con la compenetrazione orizzontale dei "fotogrammi-vignetta", in maniera analoga ma assai diversa da quella con cui, qualche anno prima, Guido Crepax aveva iniziato la sua personalissima rivoluzione grafica; poi sfondando in verticale i piani delle tavole, facendoli attraversare da uomini e cose, ma mantenendo ancora, sullo sfondo, la griglia a scacchiera; e alla fine, abolendola definitivamente, come nell'ultimo episodio Fantasmi, nel quale protagonisti, comprimari, azioni e movimenti si attorcigliano come in un vortice spazio-temporale. Si è detto, su tutt'altro piano, di Escher ma si aggiungeranno altri due grandi innovatori dell'illustrazione a fumetti: Winsor McCay, con le oniriche deformazioni delle tavole di Little Nemo, e Will Eisner con gli impasti sequenziali dei suoi graphic novel. Il commissario Spada è un fumetto fortemente innovativo, però, anche sul piano dei contenuti. Favoriti dalle sceneggiature di Gianluigi Gonano, i fermenti sociali e politici di quegli anni entrano sul palcoscenico della narrazione. Sono gli anni della contestazione giovanile, di drammatiche fughe in avanti in versione mistica o terroristica. Gonano e De Luca raccontano una controversa "meglio gioventù" sullo sfondo di una Milano corrusca: la stessa, come è stato notato, che faceva da sfondo a certi film di Lizzani o del successivo filone "polizziottesco" e alle azioni di gruppi estremistici. Il conflitto generazionale tra Eugenio Spada e suo figlio Marco, sempre coinvolto nei casi da risolvere, diventa così lo specchio dei conflitti più ampi e più aspri che segnarono quegli "anni di piombo", come nei quattro episodi (I terroristi, La grande confusione, La Scelta e Fantasmi) raccolti nell'ultimo volume della già citata edizione de Il commissario Spada, tre dei quali ritroviamo in un Oscar Mondadori che arriva in libreria in questi giorni (Il commissario Spada. Gli anni di piombo, pp. 408, euro 13). Che una simile "dialettica laica", come Luigi Bernardi ha definito il paradigma delle storie di De Luca e Gonano, abbia avuto il modo e la libertà di esprimersi su un settimanale cattolico per ragazzi è davvero un "paradosso". O forse un "miracolo". IL FESTIVAL del fumetto "BilBolbul", a Bologna, dedica una grande mostra e un convegno a uno dei nostri più geniali illustratori: annullò la gabbia delle vignette facendo galleggiare i suoi "attori".

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Rouco Varela, un falco alla guida dei vescovi (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del LA CHIESA SPAGNOLA Il nuovo capo della Conferenza episcopale ha sempre collaborato con la destra più radicale, più duro il confronto con Zapatero Rouco Varela, un falco alla guida dei vescovi Franco Mimmi La relazione con i politici "è sempre di collaborazione, cercando il bene comune". Con questa frase il cardinale Antonio Maria Rouco Varela ha inaugurato il suo nuovo mandato alla testa della Conferenza episcopale spagnola, ma gli uomini di buona volontà sanno che nella sua carriera ha collaborato sempre e solo con la destra più radicale, e cercato di fare tutto il danno possibile alla sinistra. La nomina, la cui prossimità alle elezioni generali di domenica prossima non deve essere sottovalutata, è il segno di un inasprimento della Ces nei confronti di José Luís Rodríguez Zapatero (che ha inviato a Rouco Varela un telegramma di felicitazioni, con l'assicurazione della sua "volontà di dialogo e collaborazione nell'esercizio delle nostre rispettive responsabilità"), e il modo in cui è avvenuta dice con chiarezza che la linea dura è non solo condivisa ma ispirata dal Vaticano. Era la prima volta, infatti, che il presidente uscente della Ces non veniva confermato per un secondo mandato, ma si trattava del moderato Ricardo Blázquez, vescovo di Bilbao, e l'azione di demolizione della sua candidatura è stata chiarissima. È giunto alla rielezione senza essere stato promosso arcivescovo nei tre anni del mandato, mentre Antonio Cañizares, che nel 2005 aveva perduto il duello con lui, è stato poi fatto cardinale da Benedetto XVI. In questi tre anni sono rimasti vacanti gli arcivescovati di Saragozza e di Navarra, ma sono andati a prelati assai più conservatori di Blázquez. E infine Rouco Varela, che in Vaticano è tra quelli che decidono la nomina dei vescovi (ha pure promosso suo nipote, Alfonso Carrasco Rouco, al vescovato di Lugo), ha pensionato in tutta fretta Carmelo Echenagusía, ausiliare di Blázquez, togliendo a quest'ultimo un voto forse decisivo (è finita 39 a 37). Così l'ala più radicale e bellicosa della gerarchia, che considera la Spagna una terra di missione in cui gli ecclesiastici cattolici rischiano il martirio, dopo tre anni di duro lavoro ha recuperato il controllo della Conferenza episcopale spagnola che nel 2005 lo stesso Rouco aveva perduto per un soffio dopo due mandati. Il moderato Blázquez - che ha persino osato aprire la conferenza affermando che "la Chiesa non vuole imporre la fede cristiana né la morale cattolica, le offre con franchezza e valore a tutti" -, è stato spazzato via in nome di una linea di opposizione durissima al governo di Zapatero. È la linea che ha visto Rouco scendere in piazza a fianco del Partido popular contro il matrimonio degli omosessuali, o per l'obbligatorietà dell'insegnamento religioso nelle scuole, o addirittura contro una materia scolastica come la "Educazione alla cittadinanza e ai diritti umani", fino a una manifestazione multitudinaria del dicembre scorso dove si è sostenuto che "la cultura del laicismo è una frode" e "solo porta alla disperazione per il cammino dell'aborto, del divorzio express e delle ideologie che pretendono di manipolare l'educazione dei giovani". Di fatto quella manifestazione era già un comizio elettorale contro il governo socialista. La campagna proseguì, pochi giorni dopo, con una strabiliante presa di posizione della Ces contro la politica di Zapatero a proposito del terrorismo dell'Eta, una censura che mai era stata fatta quando a trattare con l'Eta era il governo di Josè Maria Aznar. È la prova che quella della Chiesa, in Spagna come in Italia, non è più una azione evangelica, ma solo una azione che per influire sulla politica cerca l'alleanza dei partiti di destra e dei leader più sfacciatamente opportunisti (fantastica, addirittura berlusconiana, la visita in soglio di Nicolas Sarkozy, che nel breve intervallo tra il secondo divorzio e il terzo matrimonio disquisiva contro la morale laica, affermando che "nella trasmissione dei valori il maestro non potrà mai sostituire il prete"). Ovviamente, proprio come i vescovi, non tutti i cattolici in Spagna si allineano con Rouco Varela: "La sua nomina - ha detto Carlos García de Andoain, coordinatore di "Cristiani socialisti" - è una cattiva notizia per i cattolici spagnoli e anche per l'insieme dei cittadini che pensano che il Vangelo sia speranza e libertà". Resta solo da vedere se il presidente della Ces si riserverà per una campagna anti Zapatero da fondista, dando per scontata la sconfitta elettorale del Pp, o si abbandonerà già da qui a domenica a qualche comizio-sprint mascherato da omelia.

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Sciopero della sete, il Pd lo snobba quelli, non tratto più . E sul conflitto d'interessi si scopre: Lo risolveremo (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Sciopero della sete, il Pd lo snobba quelli, non tratto più". E sul conflitto d'interessi si scopre: "Lo risolveremo" ? ROMA ? ONDEGGIA il castello di carte messo in piedi da Walter Veltroni. Non solo perché i radicali continuano nella protesta (Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della sete che secondo Rosy Bindi "finirà domenica, a liste presentate"), ma anche perché molti democratici sono indignati, da Nord a Sud, laici e cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i "prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni: "Un accordo politico, come il patto non semplice che abbiamo fatto con loro, non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati...". POI PERÒ conferma che l'irritazione radicale è fondata perché il leader del Pd parla di "almeno 7 radicali che saranno eletti comunque", a fronte dei 9 concordati. "Lo sciopero della sete ? polemizza Veltroni ? è meglio farlo per le grandi battaglie civili". Che la tensione sia destinata a rimanere forte lo conferma Emma Bonino: "Il Pd non rispetta i patti e dimostra che il nostro è un Paese triste dove serve la violenza per far rispettare la parola". Poi accusa il Pd di aver messo in "posti impossibili" le donne candidate. D'Alema e Bersani difendono la linea del partito, confermata da Franceschini ("Non c'è materia di trattativa") che definisce "operazione di rinnovamento" la preparazione delle liste e ricorda che le donne saranno il 42% e i nuovi parlamentari circa la metà. A tarda serata si apprende che 8 Radicali su 9 hanno firmato l'accettazione della candidatura. Ma manca ancora il sì della Bonino. L'altro fronte di Veltroni è molto più pericoloso perché interno al Pd dove sta montando l'irritazione per le candidature imposte o negate. Dalla Bindi, "preoccupata per un partito che non valorizza le risorse importanti". Alla presidente del Piemonte Mercedes Bresso: "Le liste non mi piacciono, troppo poche le donne". Clima bollente in Calabria dove sono stati esclusi i candidati del presidente regionale Loiero ("Una congiura contro di me"). Marina Intrieri, deputata uscente a lui vicina, va giù duro: "A non volermi sono stati 'ndrangheta e amministratori locali collusi". E Cusumano, che dall'Udeur si schierò per Prodi, ora si trova al decimo posto in Sicilia e si lamenta. C'è anche il problema dell'esclusione di Beppe Lumia, vice presidente dell'Antimafia: "Sarà valorizzato" assicura Franceschini. Che finisce, però, nel mirino di Pietro Larizza. L'ex leader della Uil, insieme con Paolo Gambescia, ha rinunciato alla candidatura. Così sono stati recuperati Stefano Ceccanti e Marcella Lucidi. u. bo. - -->.

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ROMA - ONDEGGIA il castello di carte messo in piedi da Walter Velt (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

? ROMA ? ONDEGGIA il castello di carte messo in piedi da Walter Veltroni. Non solo perché i radicali continuano nella protesta (Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della sete che secondo Rosy Bindi "finirà domenica, a liste presentate"), ma anche perché molti democratici sono indignati, da Nord a Sud, laici e cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i "prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni: "Un accordo politico, come il patto non semplice che abbiamo fatto con loro, non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati...". POI PERÒ conferma che l'irritazione radicale è fondata perché il leader del Pd parla di "almeno 7 radicali che saranno eletti comunque", a fronte dei 9 concordati. "Lo sciopero della sete ? polemizza Veltroni ? è meglio farlo per le grandi battaglie civili". Che la tensione sia destinata a rimanere forte lo conferma Emma Bonino: "Il Pd non rispetta i patti e dimostra che il nostro è un Paese triste dove serve la violenza per far rispettare la parola". Poi accusa il Pd di aver messo in "posti impossibili" le donne candidate. D'Alema e Bersani difendono la linea del partito, confermata da Franceschini ("Non c'è materia di trattativa") che definisce "operazione di rinnovamento" la preparazione delle liste e ricorda che le donne saranno il 42% e i nuovi parlamentari circa la metà. A tarda serata si apprende che 8 Radicali su 9 hanno firmato l'accettazione della candidatura. Ma manca ancora il sì della Bonino. L'altro fronte di Veltroni è molto più pericoloso perché interno al Pd dove sta montando l'irritazione per le candidature imposte o negate. Dalla Bindi, "preoccupata per un partito che non valorizza le risorse importanti". Alla presidente del Piemonte Mercedes Bresso: "Le liste non mi piacciono, troppo poche le donne". Clima bollente in Calabria dove sono stati esclusi i candidati del presidente regionale Loiero ("Una congiura contro di me"). Marina Intrieri, deputata uscente a lui vicina, va giù duro: "A non volermi sono stati 'ndrangheta e amministratori locali collusi". E Cusumano, che dall'Udeur si schierò per Prodi, ora si trova al decimo posto in Sicilia e si lamenta. C'è anche il problema dell'esclusione di Beppe Lumia, vice presidente dell'Antimafia: "Sarà valorizzato" assicura Franceschini. Che finisce, però, nel mirino di Pietro Larizza. L'ex leader della Uil, insieme con Paolo Gambescia, ha rinunciato alla candidatura. Così sono stati recuperati Stefano Ceccanti e Marcella Lucidi. u. bo. - -->.

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Bagnasco: <La visita del Papa è una grande responsabilità> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Bagnasco: "La visita del Papa è una grande responsabilità" l'evento Per il cardinale, l'arrivo del pontefice è"gioia e grazia" ma non solo. Ieri valzer di nomine in curia 06/03/2008 LA VISITA del Papa a Genova è"gioia e grazia" ma anche "responsabilità e compito": lo ha affermato l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella lettera indirizzata ai fedeli della diocesi, che i sacerdoti leggeranno durante le messe di domenica prossima 9 marzo. "Carissimi fratelli e sorelle nel Signore - esordisce il prelato - con questa lettera vengo nelle vostre comunità per annunciarvi personalmente una grande gioia: il Santo Padre Benedetto XVI sarà a Genova domenica 18 maggio prossimo". Gioia e gratitudine sono i sentimenti espressi dal cardinale Bagnasco, che ieri ha continuato la visita pastorale nei vicariati cittadini, fermandosi tra l'altro alla cappelletta di San Gaetano alla Marina a Cornigliano per rendere omaggio alle spoglie di Fra' Pio Robotti, il religioso che per tanti anni (dal 1902 al 1950 quando morì) fu il punto di riferimento di un quartiere e di tanta parte del ponente genovese. La Curia arcivescovile di Genova ha reso note ieri anche le nuove nomine diocesane effettuate dall'arcivescovo. Don Stefano Olivastri, già segretario particolare dei cardinali Bertone e Bagnasco e attualmente parroco della chiesa di San Luca nel centro storico, è stato nominato docente di teologia presso l'Istituto superiore di Scienze religiose e preside dello stesso istituto per il quadriennio 2006-2010. Come nuovo direttore, don Olivastri prende il posto di monsignor Francesco Moraglia, eletto vescovo della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato. Don Paolo Benvenuto, da poco rientrato a Genova dopo la chiusura della missione diocesana di Santo Domingo, è stato invece nominato parroco della parrocchia di San Giuseppe al Lagaccio mentre l'attuale economo diocesano, monsignor Mario Capurro, è stato nominato amministratore parrocchiale dell'abbazia di Santo Stefano in attesa della nomina di un nuovo parroco in sostituzione di don Carlo Romairone scomparso a metà febbraio. Le altre nomine riguardano due laici, Fabrizio Repetto e Anna Scotto, che sono stati nominati, rispettivamente, presidente diocesano dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Meic-Movimento ecclesiale di impegno culturale. 06/03/2008.

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La diaspora cattolica tra il cavaliere sconfessato da famiglia cristiana l'udc e veltroni - wanda valli a pagina iii (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Come si schiereranno in Liguria gerarchie, laici e associazioni La diaspora cattolica tra il Cavaliere sconfessato da Famiglia Cristiana l'Udc e Veltroni WANDA VALLI A PAGINA III SEGUE A PAGINA III.

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Famiglia cristiana bacchetta il cavaliere a genova cattolici in ordine sparso - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Genova Dall'Opus Dei ai preti di strada, la composita galassia della chiesa alla vigilia delle elezioni Famiglia Cristiana bacchetta il Cavaliere a Genova cattolici in ordine sparso Il cerimoniere del Vaticano vicino al centrodestra, sul fronte opposto don Gallo e don Farinella WANDA VALLI "Famiglia Cristiana", settimanale cattolico molto attento alla società, ha bacchettato prima Walter Veltroni, per le candidature ai radicali, adesso Silvio Berlusconi, per "l'anarchia dei valori" alla base della sua politica. Così si riapre un tema: dove e come si collocano in politica, cattolici e uomini di fede, a Genova, affidata al cardinale Angelo Bagnasco, segretario della Cei?. Avrebbe risposto senza esitazioni, don Antonio Balletto, intellettuale e teologo, scomparso qualche giorno fa, che non ha mai nascosto la sua adesione a una politica "dove i cattolici si comportano da laici", per dirla con Luca Parodi, ex dc ora Pd, uno dei suoi ex giovani allievi. Come Lorenzo Basso e Raffaele Caruso, arrivati al Pd dalla Margherita. Si sa che i "preti di strada", i sacerdoti impegnati nelle parrocchie più vicine agli umili, sono da sempre considerati "di sinistra," mediando il termine dalla politica. Non si nascondono certo don Andrea Gallo o don Paolo Farinella. Neppure, don Marino Poggi, prima parroco a Castelletto ora missionario a Cuba, in contatto con il cattolicesimo democratico moderato di Stefano Zara o Diego Barontini, schierati con il centrosinistra. Ma su tutti i religiosi grava il vincolo del silenzio che la Chiesa ha imposto per la campagna elettorale. E allora per capire come si muove, come reagisce ai moniti della chiesa, la galassia cattolica, bisogna tornare alla storia di Genova. Città dal cuore "rosso" con uno stretto legame con la chiesa, nato nel 1943 quando l'allora cardinale Boetto, che aveva al suo fianco un giovane Giuseppe Siri, creò i cappellani del lavoro, per proseguire con l'atto di resa dei tedeschi al Comitato di Liberazione Nazionale firmato a Villa Migone, allora residenza del cardinal Boetto. E' sempre andata così, reciproco rispetto e aiuto nei momenti di crisi soprattutto economica e, quindi, sociale della città. Lo ricorda monsignor Molinari, delegato dell'Arcivescovo ai problemi del lavoro. La chiesa, la politica, i problemi etici? Monsignor Molinari spiega: "qualche problema c'è, sulla famiglia, per esempio, sulla sua tenuta, ma questa è una città laboriosa che investe più sulla sostanza che sull'immagine, e poi Genova e la chiesa hanno un loro modo di rapportarsi corretto". Lui si preoccupa della Pasqua e non dice quello che tutti sanno: è stato un punto di riferimento di Maria Pia Bozzo, presidente del circolo "Aldo Moro", o di Giancarlo Piombino, ex sindaco, di Giancarlo Mori ex presidente della Regione, cattolici di sinistra; così come don Tubino è sempre stato il sacerdote vicino all' Auxilium Caritas. E' su posizioni più conservatrici don Moraglia, oggi vescovo a Chiavari, don Guido Marini, cerimoniere del Vaticano, don Stefano Olivastri, parroco di San Luca , ex segretario del cardinal Bertone. In generale, è il clero diffuso il più favorevole al centrodestra. In pratica si ripete lo scenario della politica: leader cattolici conosciuti nel centrosinistra, elettori cattolici per il centro destra. Pier Luigi Vinai, Pdl, è sovranumerario dell'Opus Dei. Le critiche al programma di Berlusconi? "Non mi preoccupano e comunque ben vengano, se questo mi aiuta a dimostrare che il Pdl deve diventare un punto di riferimento della dottrina sociale, che fa riferimento a principi etici, come l'attenzione ai più deboli". E' la stessa osservazione di Andrea Chiappori, della Comunità di Sant' Egidio: "il fatto è che, in generale, la politica non è attenta nell'affrontare i temi etici. Chi si chiede, per esempio, come viene trattato un anziano in un istituto? Non interessa, invece è su questi valori che laici e cattolici dovrebbero concordare. E mettersi d'accordo, per esempio, per non sfruttare la vita delle persone, zingari o extracomunitari, in campagna elettorale". Luca Parodi, del coordinamento regionale Pd, ricorda i grandi Dc, da Moro a Zaccagnini, "legati alla gerarchia cattolica, eppure in politica sapevano essere laici. Oggi? Non stiamo giocando con le regole giuste, quel laicismo politico si è perso. Ma i nostri principi non hanno bisogno di integralismo. Laico o cattolico". SEGUE A PAGINA V.

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"genova, un gesto per la vita nel giorno di ratzinger" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Genova Lettera di Bagnasco: i fedeli offrano carità concreta per la visita del papa "Genova, un gesto per la vita nel giorno di Ratzinger" Un gesto concreto di carità in occasione della prossima visita in città di Papa Benedetto XVI del 18 maggio prossimo: lo ha chiesto alla diocesi di Genova l'arcivescovo Angelo Bagnasco durante la riunione con i vicari foranei svoltasi presso il Seminario del Righi. Lo scopo preciso è ancora da definire, ma il cardinale intenderebbe individuare una iniziativa a difesa della vita. Lo stesso desiderio è contenuto in una lettera che Bagnasco ha inviato a tutti i fedeli e che sarà letta domenica prossima durante tutte le messe nelle parrocchie genovesi. "La visita del papa - scrive l'arcivescovo - è gioia e grazia, ma anche responsabilità e compito". Poi, il cardinale ha fatto riferimento alle iniziative che verranno organizzate in preparazione alla visita: "Sarà anche bello che la visita sia ricordata con un segno di carità diocesano". Intanto, si va definendo la macchina organizzativa per l'arrivo di Papa Ratzinger. Martedì prossimo, una delegazione ligure delle due diocesi di Savona-Noli e di Genova si recherà in Vaticano. A Genova è stato reso noto che, con tutta probabilità, il palco per il Papa che verrà allestito in Piazza della Vittoria, sarà sistemato alle spalle del monumento ai Caduti, ossia nel lato di fronte ai giardini intitolati al Milite ignoto, più conosciuti come i giardini delle tre Caravelle. Sempre ieri, la Curia genovese ha reso note le nuove nomine diocesane effettuate dall'arcivescovo. Don Stefano Olivastri, già segretario particolare dei cardinali Bertone e Bagnasco, e attualmente parroco della chiesa di San Luca nel centro storico, è stato nominato docente di teologia presso l'Istituto superiore di Scienze religiose e Preside dello stesso istituto per il quadriennio 2006-2010. Come nuovo direttore, don Olivastri prende il posto di monsignor Francesco Moraglia, eletto vescovo della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato. Don Paolo Benvenuto, da poco rientrato a Genova dopo la chiusura della missione diocesana di Santo Domingo, dove ha trascorso circa dieci anni, è stato invece nominato parroco della parrocchia di San Giuseppe al Lagaccio mentre, l'attuale economo diocesano, monsignor Mario Capurro, è stato nominato amministratore parrocchiale dell'abbazia di Santo Stefano in attesa della nomina di un nuovo parroco in sostituzione di don Carlo Romairone scomparso improvvisamente a metà febbraio. Infine due laici, Fabrizio Repetto e Anna Scotto, sono stati nominati rispettivamente presidente diocesano dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Movimento ecclesiale di impegno culturale.

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Una cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)

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Stampa Una cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e ... Una cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e di più per recuperare il gap elettorale che lo divideva da Silvio Berlusconi. Ha imbarcato imprenditori, operai, prefetti, magistrati, laici, cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi. L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo. Uno che non ha peli sulla lingua tanto che, nell'ultimo anno, più di una volta aveva rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti del governo guidato da Romano Prodi. Peccato che, nonostante la candidatura nel Pd, la sua idea non sia cambiata. Così, martedì sera, durante la puntata di Ballarò, Calearo si è lanciato in un elogio di "San" Clemente Mastella: "Ha fatto bene al Paese perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno". Quindi ha riservato una stoccatina a Vincenzo Visco: "Per carità di Dio, spero non lo ricandidino". Parole che hanno mandato su tutte le furie Arturo Parisi che ha rimesso in discussione la sua candidatura come capolista alla Camera nel collegio Sardegna. Il tutto mentre il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, intervistato dal Corriere della Sera, avverte: "Calearo non sposterà un solo voto verso di noi perché la somma algebrica di qualcosa recuperato a destra e di qualche voto perso a sinistra sarà zero". E comunque, aggiunge l'esponente del Pd, "non si costruisce un partito con i simboli". E mentre Rosy Bindi chiede una rettifica all'imprenditore, Romano Prodi riceve una telefonata dal segretario del Pd Veltroni che esprime rammarico per le parole di Calearo e assicura di non condividerle. A questo punto manca solo il mea culpa del diretto interessato che, in serata, ribadisce la "piena adesione" al programma del partito, loda l'iniziativa del governo Prodi ("per molti versi positiva") e si dice dispiaciuto per le polemiche sollevate. Parisi commenta soddisfatto: "Vedo che la lunga giornata ha portato consiglio". Ma non è Calearo l'unica battaglia cara a Veltroni che rischia di ritorcersi contro il Partito Democratico. Resta aperto, infatti, il nodo Radicali. Il partito di Marco Pannella (che ha cominciato lo sciopero della sete), dopo aver allarmato l'elettorato cattolico del Pd, continua a ribadire che i 9 posti concessi nelle liste del Pd non garantiscono l'elezione. Veltroni però chiude la porta: "Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati". E Dario Franceschini rincara la dose: "Se cercano di accendere i riflettori per qualche giorno ce ne dispiace, ma non c'è materia di trattativa". Pronta la risposta di Pannella: "Nessuna richiesta di trattativa, noi vogliamo solo che riconoscano che abbiamo ragione". Così, mentre sui territori infuria la polemica sulle liste elettorali che il "rinnovamento" veltroniano ha riempito di portaborse, segretari, amici di amici, figli di, poche donne e troppi candidati in trasferta, l'unico che se ne sta zitto zitto è Antonio Di Pietro. Infondo anche lui è una scommessa di Veltroni. Per ora si è limitato ad un'offensiva, subito stoppata, sulla riforma televisiva. Chissà che, vedendo l'aria che tira, non decida anche lui di gettare un po' di benzina sul fuoco.

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Scienza, il nuovo tabù (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-06 num: - pag: 53 categoria: REDAZIONALE Giorgio Israel attacca gli integralisti del progresso tecnologico Giorello: troppi pregiudizi spiritualisti. Pievani: una caricatura Scienza, il nuovo tabù Denunce Un pamphlet critica i sostenitori più accesi del darwinismo e il "disastro educativo" dell'istruzione pubblica italiana di ANTONIO CARIOTI L o scientismo nuoce alla cultura scientifica. Lo afferma il matematico Giorgio Israel, firma del Foglio, nel libro Chi sono i nemici della scienza? (Lindau, pp. 346, € 21,50), in cui accusa la sinistra orfana del marxismo di aver abbracciato una fede acritica nel progresso tecnologico, che la porta a scomunicare chiunque voglia fissare dei limiti alla manipolazione della natura e della stessa vita umana. L'attacco è rivolto a studiosi portatori di concezioni molto diverse: alcuni ritengono che la scienza abbia un valore oggettivo, altri la considerano una fonte di conoscenze provvisorie e relative. Ma tutti costoro, secondo Israel, "marciano separati per colpire uniti", perché sono compatti nel contrapporre nettamente scienza e religione, così come nel respingere ogni critica al darwinismo. Gli interessati non gradiscono. Giulio Giorello, chiamato in causa, respinge le accuse di Israel: "Non ho mai pensato che le verità scientifiche siano fondate sulla roccia o che gli scienziati debbano decidere tutto. Ma l'Italia non è minacciata dallo scientismo. Vedo piuttosto avanzare pregiudizi antiscientifici che si nutrono di spiritualismo e di timore per gli aspetti più emancipativi delle biotecnologie. Un'offensiva cui l'ex comunista Israel si unisce con uno zelo da prete spretato". Analoga la reazione di un altro filosofo della scienza, Telmo Pievani: "Israel dipinge uno scientismo caricaturale. Nessuna persona ragionevole pensa che le tecnoscienze debbano correre a briglia sciolta senza vincoli, specie nel campo più delicato della biogenetica. Tutti concordano, per esempio, sul divieto di far nascere bambini per clonazione". Vi è tuttavia tra gli studiosi chi condivide i timori di Israel per il predominio delle tecnoscienze. Così Lucio Russo, autore del saggio Flussi e riflussi (Feltrinelli): "C'è una biforcazione crescente tra la ricerca scientifica teorica e quella puramente tecnologica. Le applicazioni concrete hanno sempre svolto una funzione essenziale di stimolo alla scienza, ma non credo sia giusto invocare la libertà di ricerca come giustificazione ideale del lavoro di messa a punto di qualsiasi prodotto o tecnica per fini commerciali. Esistono casi in cui l'opportunità di sviluppare e applicare una determinata tecnologia non dovrebbe sfuggire a un giudizio morale, che andrebbe dato caso per caso". In difesa della ricerca si schiera Enrico Bellone, direttore della rivista Le Scienze, anch'egli preso di mira da Israel: "Sulle biotecnologie circolano molte sciocchezze. Per esempio le cosiddette chimere, presentate dai media come creature mostruose, sono uno strumento prezioso per capire come funzionano le cellule e trovare una cura a malattie terribili come l'Alzheimer. La polemica di Israel lascia disarmati perché non è argomentata. Basta vedere come stronca il mio libro L'origine delle teorie (Codice edizioni), di chiara matrice evoluzionista: non entra nel merito e si limita a proclamare che il darwinismo è dannoso". Ma davvero non si possono avanzare dubbi sulla teoria dell'evoluzione? "Bisogna distinguere - risponde Pievani - perché un conto è il dibattito scientifico sul programma di ricerca neodarwiniano, al quale si possono muovere obiezioni pienamente legittime, come quelle esposte di recente da Massimo Piattelli Palmarini sul Corriere. Madiverso è il tentativo di screditare l'evoluzione per dare spazio a teorie di stampo religioso, come il "disegno intelligente", del tutto estranee alla scienza". Non a caso Pievani è autore, con Carla Castellacci, del pamphlet anticlericale Sante ragioni (Chiarelettere). Ma si dichiara distante dalla "metafisica materialista" denunciata da Israel: "Ci sono studiosi, come Richard Dawkins, secondo i quali il darwinismo porta necessariamente all'ateismo. Se Israel ce l'ha con loro, sono d'accordo con lui. Infatti l'evoluzione non esclude affatto l'esistenza di Dio, ma semplicemente permette di spiegare lo sviluppo della vita sulla terra senza ricorrere a ipotesi sovrannaturali". Giorello è sulla stessa linea: "è appena uscito, nella collana che dirigo per Raffaello Cortina, il libro Preghiera darwiniana di Michele Luzzatto, uno studioso di fede ebraica che traccia un suggestivo parallelo tra Darwin e alcuni personaggi biblici. Noi liberi pensatori relativisti siamo aperti alla cultura religiosa, ma non ci pieghiamo ad alcuna ortodossia, mentre mi pare che Israel aspiri a fare la mosca cocchiera di Benedetto XVI". Più critico verso la comunità degli scienziati si mostra Russo: "Noto nell'accademia una triste omogeneità di pareri: sembra che l'unica esigenza sia difendere tutto ciò che ha un'etichetta scientifica da nemici più immaginari che reali. E non credo che la scienza sia minacciata dall'oscurantismo della Chiesa cattolica. Commettono un grave errore gli scienziati laici in buona fede che, confondendo la razionalità scientifica con l'adozione della logica di mercato come unico possibile criterio di scelta, lasciano ai religiosi il monopolio dei giudizi di valore. E poi quando sento tuonare contro i padri inquisitori non posso fare a meno di ricordare che, per conciliare il desiderio di sentirsi paladini degli oppressi con i vantaggi derivanti dall'acquiescenza ai potenti, il metodo più seguito è sempre stato quello di difendere gli oppressi di epoche precedenti, ponendosi in sintonia con i detentori del potere del proprio tempo". Bellone concorda solo in parte: "La Chiesa non è monolitica e non tutti i cattolici considerano la scienza una minaccia. Ma anni fa Ratzinger scrisse che la biogenetica era una patologia della ragione, addirittura peggiore del totalitarismo di Pol Pot". Giulio Giorello. In alto Giorgio Israel. A lato, contagocce (f. Corbis).

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Per l'Università e la Ricerca il voto utile è a sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Per garantire una politica nuova e capace di affermare i valori laici della ricerca pubblica e dell'Università Fabio de Nardis* La campagna elettorale è entrata nel vivo di un dibattito intenso e tutti i candidati sono impegnati a proporre i tratti della propria originalità. Si è discusso tanto sulla flebile linea di demarcazione che divide Pd e Pdl nonché sulla loro esplicita convergenza su un processo di graduale evoluzione "americana" del sistema Italia. Abbiamo denunciato l'intenzione "veltrusconiana" di riscrivere le regole del gioco per creare le condizioni di un quadro politico costruito sui parametri di un bipartitismo perfetto per quanto coatto. Due partiti a vocazione governista e simili sulle linee essenziali della politica. Ne fuoriesce un quadro forzatamente semplificato con un potenziale astensionismo diffuso, grande potere ai gruppi di pressione e una società civile che fatica a rendersi incisiva su dinamiche chiuse alle istanze sociali. La politica si identificherebbe con la sola dimensione di governo e larghe fasce di popolazione (migranti, operai, precari) rischierebbero di rimanere senza rappresentanza politica. Abbiamo rivendicato la nostra volontà di ricollocare il "lavoro" al centro del conflitto politico, criticando le posizioni di chi si riconosce nell'idea di una equidistanza tra capitale e lavoro, come se fossero dotati dello stesso potere contrattuale, come se non esistessero i proprietari da un lato, che decidono e ricattano, e i lavoratori trasformati in merce e sacrificati in nome del profitto. Tutti parlano della necessità di tutelare i giovani ma solo noi facciamo esplicito riferimento alla necessità di uscire dal dramma della precarietà, di risolvere una volta per tutte la questione salariale attraverso un politica seria di redistribuzione e l'introduzione del salario sociale. Abbiamo affermato il nostro impegno in difesa dell'ambiente consapevoli che esso può essere tutelato solo attraverso la messa in discussione dell'attuale modello di produzione e di sviluppo, a cui bisogna aggiungere una critica radicale ai modelli di consumo che sono oggi altrettanto insostenibili, rendendo quindi necessaria la determinazione, anche attraverso un supporto normativo, di nuove consuetudini sociali che puntino alla riduzione degli sprechi e al risparmio energetico. Abbiamo difeso la laicità dello Stato, contro le ambiguità espresse dai Democratici e il conservatorismo reazionario della destra, consapevoli della sua rilevanza per l'organizzazione della politica in una società moderna. C'è chi vorrebbe riproporre la storica questione cattolica, senza rendersi conto che i cattolici italiani sono da tempo molto più avanti di chi si propone di rappresentarli, agendo secondo un'etica sociale che distinguono dalla morale confessionale in cui pure si riconoscono. Da qui è diventato inevitabile il riferimento alle questioni bioetiche come l'aborto, contro il bieco tentativo di trasformare questioni che attengono alla coscienza individuale in oggetto di propaganda elettorale. Ci siamo opposti alla logica di chi vuole contrapporre la "vita" (del feto) alla "libertà" (della donna), affermando con forza il diritto delle donne all'autodeterminazione sul proprio corpo e la propria esistenza. Troppo poco spazio è stato invece dedicato al grande tema della conoscenza con riferimento particolare alla questione universitaria e della ricerca pubblica. Tutti ne affermano il valore strategico ma nei fatti la riducono a una semplice voce di spesa su cui risparmiare. Ecco che il centrodestra è silente mentre i democratici propongono addirittura di trasformare le Università pubbliche in fondazioni private. Noi affermiamo invece il valore della conoscenza come bene comune non mercificabile né privatizzabile, tanto più dentro le dinamiche di un capitalismo globale che, oltre a rigenerarsi nella crisi, assume sempre più i caratteri di un capitalismo cognitivo, in cui la domanda di sapere esteso e condiviso è un nodo decisivo del conflitto sociale, perché sempre più diventa fondativo di una richiesta non astratta di uguaglianza. L'Università e la ricerca pubblica in Italia stanno vivendo una profonda crisi di identità e di efficienza. Per affrontare e cercare di superare questa fase è indispensabile sollecitare una riflessione autocritica che muova dall'interno del mondo dell'Università e della Ricerca, ma va innanzitutto condotta una battaglia delle idee tesa a modificare radicalmente le politiche di progressiva riduzione dei finanziamenti e dei nuovi reclutamenti, come anche di delegificazione dell'organizzazione degli Atenei e degli Enti di ricerca, che di fatto operano da anni per distruggere il sistema universitario e di ricerca pubblico. Se si assume come pregiudiziale la lotta alla precarietà del lavoro intellettuale e alla parcellizzazione del sapere, la auspicata capacità di autogoverno democratico delle Università e degli Enti pubblici di ricerca può produrre effetti positivi per l'intera società. È questo il punto di partenza della Sinistra Arcobaleno che assume nel suo programma come strategico il ruolo dell'Università e della Ricerca per lo sviluppo del Paese, in una logica non economicistica. Proponiamo il superamento definitivo di una visione del sistema universitario e di ricerca fondato sulla precarizzazione del lavoro e della formazione, accompagnato da una frammentazione eccessiva del sistema didattico secondo la logica di una professionalizzazione precoce e affrettata. Riaffermiamo con forza il carattere strategico dell'alta formazione e della ricerca come strumenti indispensabili per costruire le condizioni di uno sviluppo progressivo della società nel rispetto dell'ambiente e della dignità umana. Le elezioni, anche su questi temi, saranno un appuntamento fondamentale per la democrazia. Solo la Sinistra può garantire una politica nuova e capace di affermare i valori laici della ricerca pubblica e dell'Università come luogo di formazione della conoscenza e del sapere critico. Per queste ragioni votare a Sinistra oggi è senza dubbio la scelta più utile per garantire un futuro dignitoso al nostro Paese. *Coordinatore Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se 06/03/2008.

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Walter travolto dalle sue novità (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa verso il voto Walter travolto dalle sue novità Una cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e di più per recuperare il gap elettorale che lo divideva da Silvio Berlusconi. Ha imbarcato imprenditori, operai, prefetti, magistrati, laici, cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi. L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo. Uno che non ha peli sulla lingua tanto che, nell'ultimo anno, più di una volta aveva rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti del governo guidato da Romano Prodi. Peccato che, nonostante la candidatura nel Pd, la sua idea non sia cambiata. Così, martedì sera, durante la puntata di Ballarò, Calearo si è lanciato in un elogio di "San" Clemente Mastella: "Ha fatto bene al Paese perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno". Quindi ha riservato una stoccatina a Vincenzo Visco: "Per carità di Dio, spero non lo ricandidino". Parole che hanno mandato su tutte le furie Arturo Parisi che ha rimesso in discussione la sua candidatura come capolista alla Camera nel collegio Sardegna. Il tutto mentre il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, intervistato dal Corriere della Sera, avverte: "Calearo non sposterà un solo voto verso di noi perché la somma algebrica di qualcosa recuperato a destra e di qualche voto perso a sinistra sarà zero". E comunque, aggiunge l'esponente del Pd, "non si costruisce un partito con i simboli". E mentre Rosy Bindi chiede una rettifica all'imprenditore, Romano Prodi riceve una telefonata dal segretario del Pd Veltroni che esprime rammarico per le parole di Calearo e assicura di non condividerle. A questo punto manca solo il mea culpa del diretto interessato che, in serata, ribadisce la "piena adesione" al programma del partito, loda l'iniziativa del governo Prodi ("per molti versi positiva") e si dice dispiaciuto per le polemiche sollevate. Parisi commenta soddisfatto: "Vedo che la lunga giornata ha portato consiglio". Ma non è Calearo l'unica battaglia cara a Veltroni che rischia di ritorcersi contro il Partito Democratico. Resta aperto, infatti, il nodo Radicali. Il partito di Marco Pannella (che ha cominciato lo sciopero della sete), dopo aver allarmato l'elettorato cattolico del Pd, continua a ribadire che i 9 posti concessi nelle liste del Pd non garantiscono l'elezione. Veltroni però chiude la porta: "Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati". E Dario Franceschini rincara la dose: "Se cercano di accendere i riflettori per qualche giorno ce ne dispiace, ma non c'è materia di trattativa". Pronta la risposta di Pannella: "Nessuna richiesta di trattativa, noi vogliamo solo che riconoscano che abbiamo ragione". Così, mentre sui territori infuria la polemica sulle liste elettorali che il "rinnovamento" veltroniano ha riempito di portaborse, segretari, amici di amici, figli di, poche donne e troppi candidati in trasferta, l'unico che se ne sta zitto zitto è Antonio Di Pietro. Infondo anche lui è una scommessa di Veltroni. Per ora si è limitato ad un'offensiva, subito stoppata, sulla riforma televisiva. Chissà che, vedendo l'aria che tira, non decida anche lui di gettare un po' di benzina sul fuoco.

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Sogni come nella grande tradizione politica europea (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Sogni come nella grande tradizione politica europea I had a dream, ma non ce l'ho più Il Pdl di destra e il Pd di sinistra In entrambi un mix di laicità, libertinismo e teodem Il mio amico Paolo Franchi lascia la direzione del Riformista. È mio dovere ringraziarlo per l'ospitalità concessami sul quotidiano da lui diretto e dargli atto del coraggio che politicamente ed anche letterariamente ha così dimostrato di avere. A lui è dedicato questo articolo. Grazie Paolo! "I had a dream!", e cioè: "Avevo un sogno!". Nutrivo cioè il sogno che, dopo la sbandierata fine delle ideologie, e cioè dopo la pratica de-culturazione della politica e dei partiti della sciagurata così detta Seconda Repubblica, e respinto il non compreso modello americano che veniva sbandierato, i partiti maggiori, il Popolo delle Libertà e il Partito democratico, dopo aver dichiarato di voler andare (si fa per dire!) da soli, assumessero il ruolo e adottassero i programmi dei grandi partiti della grande tradizione politica e culturale europea, e cioè: il Popolo delle Libertà dovrebbe assumere il ruolo di un partito di sintesi tra il conservatorismo e il moderatismo con qualche venatura di liberalismo, ma sempre con quella robusta dose di protezionismo che ha sempre distinto i tories dai wigh, e il moderatismo, anzi politicamente parlando, il conservatorismo coniugato da "socialità", proprio del fascismo prima della sua involuzione monarchista, e che Mussolini, che per sempre conservò nel cuore il suo sogno di socialista massimalista, cercò di risuscitare durante la repubblica sociale italiana entusiasmando quei "ragazzi della repubblica sociale", che poi numerosissimi, per la chiaroveggenza di quel grande leader politico che fu Palmiro Togliatti, passarono al Partito comunista, non per opportunismo ma con senso di intuita continuità. La presenza del futuro nuovo partito del Popolo delle Libertà nel Partito popolare europeo non richiede nessuna adesione a un pur pallido riformismo. Da tempo i partiti di ispirazione cristiano-democratico, che ne costituiscono l'ossatura territoriale, non sono più partiti riformisti, e il Partito popolare europeo non lo è mai stato, avendo in modo determinante concorso a costituirlo, su basi di assoluta discontinuità con le Nouvelles Equipes Internationales e dell'Unione Europea dei Democratici Cristiani, il Partido Popular spagnolo, partito di sentimenti e origini franchiste, cattolico-patriottico, e cioè legato alla hispanidad , per cui la vera Chiesa è certo quella cattolica, apostolica, romana ma con il timbro dell'hispanidad , e legata alla parte più retriva, e da ieri vincente!, dell'Episcopato Spagnolo. Ecco quello che ho sognato: un partito del Popolo delle Libertà apertamente di destra, di destra democratica, ma di destra, certo anche un po' populista. I grandi reazionari cattolici del XIX secolo, d'altronde: da Doniso Cortes a de Maistre a de Bonald, erano contro la democrazia, ma a favore dei poveri. Così avevo sognato che il nuovo Partito democratico fosse e si dichiarasse un partito socialista di tipo europeo, di quella tradizione socialista europea che con il dissolversi del comunismo internazionalista di marca sovietica, si è arricchita della tradizione, della storia, della cultura e dell'esperienza di grandi partiti comunisti nazionali quale è stato in prima linea il Partito comunista italiano, per il fondamento culturale italiano datogli da Antonio Gramsci, dalla fine e articolata, geniale, fantasiosa, ma realistica strategia e tattica di Palmiro Togliatti, ma soprattutto per la guida lungimirante di Enrico Berlinguer, e per la sua scoperta della "dimensione" nazionale ed europea del movimento comunista occidentale. E non dovrebbe essere di ostacolo a questa scelta socialista il grande apporto di voti e di classe dirigente del mondo cattolico italiano: vescovi, presbiteri, ordini religiosi, movimenti e semplici laici, che si sentono naturaliter anticapitalisti, antiliberali e pacifisti. Non mi scandalizza che il Partito democratico abbia candidato il leader dell'ala più retriva, reazionaria e antioperaia della Confindustria: se l'ambizione porta alla conversione, è utile! E poi, nella candidature anche a sinistra qualcosa di paradossale e ridicolo ci vuole. Non mi scandalizza il mix di libertinismo, teorico e pratico, "genderismo", laicismo, laicità, laicità per i valori, "cattolicesimo democratico", teodem e integralismo che si può ritrovare in entrambi i partiti, comprendo come entrambi i partiti non vogliano parlare di "valori", o su "materie eticamente sensibili", come non mi meraviglierebbe per niente che il Partito democratico rilanciasse la lotta alla così detta omofobia, i Dico, la revisione della legge 40, il "divorzio brevissimo", l'eutanasia e così via. Non dimentichiamoci che perfino nella lettera inviata a due membri dell'Episcopato degli Stati Uniti dal Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede a proposito del quesito se fosse o meno lecito votare per una candidata favorevole all'aborto, mentre si ribadiva che non poteva essere ammesso all'Eucaristia, era lecito votare per lei, purché il voto non fosse dato proprio per queste sue convinzioni e per sostenere la causa dell'aborto. Questa posizione potrebbe essere coniugata per entrambi i partiti con la concessione del free vote per motivi di coscienza su queste materie, come per altre che sono considerate anch'esse "eticamente sensibili": gli stanziamenti militari, le basi militari straniere in Italia, le missioni militari italiane all'estero, la "globalizzazione", i G8, la politica di "equidistanza" tra Hezbollah e Hamas da una parte e Israele dall'altro, a favore dei primi evidentemente. Ma che il Popolo delle Libertà si dichiari apertamente di destra, e dica e faccia qualcosa di destra, e che il Partito democratico si dichiari di sinistra e socialista e dica e faccia qualcosa di sinistra, forse è un sogno. E quindi non: "I have a dream", ma "I had a dream!". Francesco Cossiga , alias Franco Mauri ,alias Mauro Franchi , alias Jansenius 06/03/2008.

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Moncloa 3 conversazione con la scrittrice imma monsò (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Moncloa 3 conversazione con la scrittrice imma monsò Tutti pazzi per Zap? All'estero più che in casa Il governo ha interpretato i cambiamenti in atto Il quotidiano francese Liberation dedica ventotto pagine al "modello" spagnolo, simbolo di modernità e prosperità, almeno a detta dei cugini d'oltralpe con il cuore che batte a sinistra; un po' più english nella forma, ma con analoga (e documentata) apologia filoiberica, il britannico Guardian ieri faceva un parallelo tra Madrid e Roma a tutto vantaggio della Spagna. E nell'Italia che faticosamente cerca un rinnovamento politico e soprattutto culturale, tra mille distinguo su quando, come e dove essere cattolici, si guarda con più di un pizzico d'invidia alla Moncloa delle riforme sociali, dei matrimoni gay e dello stato "separato" dalla chiesa, soprattutto se quello sguardo arriva da sinistra (chi non ricorda il W Zapatero di Sabina Guzzanti o l'inno "itagnolo" di Maurizio Crozza?), come dimostra il videoclip elettorale pro-Psoe in cui Bernardo Bertolucci porta Zapatero come modello per l'Italia. Tutti pazzi per la Spagna, dunque? Quasi tutti. "Questo entusiasmo esterno mi sorprende moltissimo. La percezione che avete dall'estero del mio paese è molto diversa da quel che sentono gli spagnoli": a parlare è Imma Monsò, scrittrice catalana pluripremiata in Spagna (è appena uscito in Italia Un uomo di parola , edito da Neri Pozza), e columnist prima per El Pais e poi per La Vanguardia . Ospite dell'istituto di cultura spagnolo Cervantes, spiega al Riformista che i risultati ottenuti da questo governo non nascono dal nulla, ma sono il frutto di una trasformazione in atto da anni. A cominciare dall'affermazione di buoni standard nell'uguaglianza tra i generi: "Il ruolo delle donne è certamente molto cambiato, ma non credo che ci sia molta differenza con l'Italia. Io sono della generazione che ha conosciuto il femminismo, ma al contempo appartengo a una famiglia matriarcale. E poi sono catalana, di Barcellona, dove il ruolo della donna è considerato molto speciale. In questo senso non ho mai vissuto il cosiddetto machismo come un'imposizione. In realtà credo che, non solamente in Spagna, siano gli uomini su una strada di grande cambiamento". E questo, evidentemente, attiene più ai mutamenti socio-culturali che alla politica che, nella migliore delle ipotesi, ne è lo specchio. E poi, come accade tra il nord e il sud dell'Italia, anche in Spagna la geografia segna differenze accentuate maggiormente dal carattere autonomo delle regioni spagnole: "Io sono catalana, e questo ovviamente cambia il mio punto di vista. La Catalogna è molto simile al nord dell'Italia come tipologia di società e abbastanza lontana dai toni allarmistici utilizzati altrove nel dibattito femminile, soprattutto quando si parla di maltrattamento o di mancata emancipazione. Sulla questione della parità tra i sessi, i socialisti hanno certamente fatto molto, ma non hanno certo una soluzione a tutto. La nostra percezione, in realtà, è che tutto sia progredito molto lentamente e non soltanto in questi ultimi quattro anni, come sembra sostenere mezza Europa". La Monsò porta ancora una volta l'esempio catalano: "Sono molti anni che si lavora alla modernizzazione della società, senza troppe sofferenze. Molto hanno fatto le misure adottate dalla Generalitat, in questa amministrazione a guida socialista come in quella in cui c'erano i centristi di Convergencia i Union". E nel resto della Spagna? "Il Psoe ha fatto molte riforme progressiste, come quella che apre l'istituto del matrimonio ai gay, ma a mio avviso alcuni di questi provvedimenti sono molto più politici in senso demagogico che reali. La legge sulla dipendenza, per esempio, che dovrebbe aiutare le donne che si occupano di assistere anziani, malati e figli, non ha un'adeguata copertura economica". Insomma, per Imma Monsò un solo politico non può cambiare un'intera società, ma è la società stessa a mutare gradualmente: "La società spagnola è certamente molto evoluta proprio negli aspetti poi fatti emergere dal governo Zapatero che è stato capace di enfatizzare la trasformazione con una serie di riforme. E non è un caso che la destra si accanisca proprio contro queste misure che rendono tangibile il cambiamento". Cambiamento che in Spagna come in Italia è difficile da digerire per alcuni settori del mondo cattolico, come sottolineato dal brusco cambio al vertice della Conferenza episcopale spagnola, che ha riportato alla guida dei vescovi il conservatore Antonio Rouco: "È vero che la chiesa cattolica ha un grande potere in Spagna. Faccio un esempio: la scuola. Quasi la metà degli istituti sono cattolici e parificati, dall'epoca di Franco. Ora è molto difficile svincolarsi da quest'impostazione senza che si creino problemi insormontabili. Così la chiesa è molto presente nel mondo dell'istruzione. Di fatto, la stessa costituzione spagnola afferma che lo stato è non confessionale, ma non parla di stato laico. È una sfumatura, ma molto importante, perché, a meno di cambiare la costituzione, qualsiasi presidente deve attenersi alla legge e ai patti costruiti su questa struttura. Il potere della chiesa spagnola, però, è soprattutto istituzionale. La gente normale non si identifica in una nazione cattolica. La maggior parte delle persone non è praticante, i matrimoni civili sono in vertiginosa ascesa e chi si sposa in chiesa lo fa per fare festa, non per una questione di fede. Altro invece sono i poteri e le prebende della chiesa". Il duro dibattito politico di questi ultimi mesi, dal "family day" di Capodanno alla nota dei vescovi sulle elezioni, sarebbe molto lontano dalla realtà quotidiana degli spagnoli e quindi peserebbe poco sulle loro scelte. Per Imma Monsò, quel che invece manca enormemente in Spagna è un ruolo autonomo dell'intellighenzia: "Gli intellettuali dovrebbero avere un ruolo più rilevante, dare un contributo alla politica. Credo che alla fine le elezioni le vincerà Zapatero. Perché gli elettori, piuttosto che vedere Rajoy alla Moncloa, voterà Zapatero pur non considerandolo l'uomo ideale". Oppure non voterà del tutto, come indicano le previsioni a proposito del partito della scheda bianca. Così, come per magia, la Spagna, non sembra più così lontana dall'Italia. In fin dei conti, il popolo dei "milleuristi" è nato proprio lì. 06/03/2008.

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<La mia passione per la politica> (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

"UN CATTOLICO A MODO SUO" Esce il testamento intellettuale di Pietro Scoppola "La mia passione per la politica" "Il cristianesimo è stato il lievito della storia, ma la politica ha una sua laicità che non può essere travolta dalla visione totalizzante dei ni" PIETRO SCOPPOLA Pubblichiamo uno stralcio di "Un cattolico a modo suo" di Pietro Scoppola. Il libro è il testamento dello storico scomparso un anno fa, che, custodito e curato dall'amico Giuseppe Tognon, va in libreria in questi giorni per i tipi della Morcelliana di Brescia. Nel novembre '73 fui finalmente chiamato a Roma alla Facoltà di Magistero. Quella chiamata, liberandomi da ogni dipendenza gerarchica in senato, segnò di fatto l'inizio di un più aperto ed esplicito impegno politico, impegno che subito si manifestò nell'assunzione della direzione della rivista Il Mulino. Quanti viaggi fra Roma e Bologna quando ci volevano quattro ore di treno: era davvero una bella sgobbata! Perché già prima del '73 e ancor più dopo mi sono interessato di politica? Non ho mai pensato alla politica come carriera; la politica, paradossalmente, era un elemento di quella ricerca di un cattolicesimo pienamente incarnato nella storia. È in questo spirito che ho vissuto la rottura del '74 nel referendum sul divorzio. Devo confessarlo: senza traumi spirituali; con profondo dolore per la sofferenza causata al Papa (monsignor Benelli me la venne a comunicare) ma senza traumi spirituali perché era normale, doveroso dal mio punto di vista, votare no in quel referendum. Quando ancora si pensava ad una possibile e probabile vittoria del "sì" l'idea di imporre con la forza del numero un modello di matrimonio così alto come quello che viene dalla tradizione cristiana mi sembrava una forzatura inaccettabile. Diversissima la questione dell'aborto nella quale presi posizione contro la legge: è stato un grave errore a mio avviso, da parte cattolica, stabilire la sequenza divorzio, aborto, eutanasia ecc. Sottovalutammo però nel '74 i costi ecclesiali e i costi personali. Come si sa, dopo la lacerazione del referendum, la Conferenza episcopale italiana volle "ricucire" e organizzò un grande convegno sul bel tema conciliare "Evangelizzazione e promozione umana". Fui invitato a far parte del Comitato promotore e accettai con entusiasmo. Ma ci fu un incidente. La rivista italiana Coscienza pubblicò una mia conferenza tenuta in Germania a Wutzburg in cui avevo espresso un giudizio critico sulla posizione tenuta dalla Chiesa italiana in occasione del referendum, che valutavo non coerente con le esigenze di un autentico pluralismo (il pluralismo era appunto il tema della conferenza). L'Osservatore romano mi attaccò duramente in un articolo firmato con i famosi tre asterischi intitolato "Pluralismo senza criterio". Un conforto lo ebbi subito dal cardinale segretario di Stato Casaroli che incontrai l'11 febbraio 1975 al ricevimento per l'anniversario della Conciliazione. A una mia manifestazione di amarezza per quell'articolo rispose con un grande sorriso e con le parole "ma è un giornale!". Ma la frittata era fatta. Andai da monsignor Bartoletti e gli offrii le mie dimissioni dal comitato preparatorio del convegno per non creare difficoltà con la mia presenza. Bartoletti mi invitò ad aspettare: voleva sentire il Papa. Mi convocò al mattino prestissimo in Circonvallazione Aurelia, sede della Cei, e mi dette la decisione di Paolo VI, in sostanza in questi termini: Scoppola è un cattolico un po' a modo suo, ma è bene che rimanga. Fui felice di quella risposta e anche della motivazione, rimasi nel comitato e partecipai attivamente al convegno. Un "cattolico a modo suo", detto dal Papa, era il massimo che potessi desiderare. Ma questa non è stata un'esperienza politica; è un'esperienza ecclesiale che sono stato portato a rievocare sulla scia del ricordo del referendum sul divorzio. Le mie vere esperienze politiche sono venute dopo, con la Lega democratica e l'Assemblea degli esterni della Dc e poi con il mandato parlamentare. Ne ho parlato in altra sede e non voglio ripetermi; ma devo sottolineare l'aspetto laico della mia passione per la politica. Sì, la politica mi ha appassionato, non strumentalmente come mezzo per un fine diverso dalla politica stessa, ma come politica in sé, come disegno per il futuro, come valutazione razionale del possibile e come sofferenza per l'impossibile, come chiamata ideale dei cittadini a nuovi traguardi, come aspirazione a un'uguaglianza irrealizzabile che è tuttavia il tormento della storia umana. Mi ha interessato la politica per quello che non riesce a essere molto più che per quello che è. Tutto questo ha avuto ed ha nell'esperienza cristiana le sue radici profonde: il cristianesimo è stato il lievito della storia, ma la politica ha una sua laicità che non può essere travolta dalla visione totalizzante dei fini. Inutile dire che questo modo di sentire la politica non ha rappresentato la premessa di una carriera, ma solo di un'esperienza che considero feconda. Attraverso queste ricerche e queste esperienze è maturata la mia identità di cristiano e di cattolico. Vedo due aspetti di questa identità che possono apparire in conflitto e che mi sembrano invece, a un livello più profondo, complementari: il senso forte della soggettività, dell'interiorità dell'esperienza religiosa e per altro verso il senso della comunità per cui non si crede da soli, ma solo e sempre in una comunità credente ed orante.

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Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle liste del Pd dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente unica del futuro Pd. Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei media, nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50 anni porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato per nostalgia del centro cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci serve a ricordare che il massacro laico di queste elezioni (candidature radicali a rischio, cacciata dal parlamento di superstiti rappresentanti del vecchio Pli, nessuna pressione convincente per smuovere i socialisti dal loro isolazionismo), deve costringere queste "forze" a un'ultima prova di dignità e di vitalità dopo le elezioni: magari nella confederazione che lei propone. I soli che potrebbero assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino, la cui concretezza di programmi (non solo sui temi etici, ma su molte altre esigenze di una società postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di guida e manovra politica: tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che perciò mancano agli altri scettici protagonisti della sognata costituente laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli liberali in Italia, o socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando, in uno stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre a gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o l'incendio che igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente, d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.

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"io, omosessuale catapultata nella puglia della tolleranza" - giovanna vitale (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Bari L'INTERVISTA Paola Concia, manager romana e portavoce del tavolo dei gay per il Pd, correrà alla Camera in decima posizione "Io, omosessuale catapultata nella Puglia della tolleranza" "è stato Latorre a propormi. Ma non vengo a prendere voti per poi sparire" GIOVANNA VITALE ROMA - "Catapultata sì, raccomandata no". Paola Concia, 44 anni, manager pubblica e portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito democratico (Pd), vive con un po' disagio le polemiche scatenate in queste ore intorno alla sua candidatura alla Camera in decima posizione. Eppure era inevitabile, non crede? In fondo nessuno la conosceva, prima che Roma la imponesse alla Camera in Puglia. "Il fatto di non avere un legame con questo territorio non significa che io venga dal nulla. Dopo il liceo sono fuggita da Avezzano, dove sono nata, e sono arrivata a Roma, città capace di accogliere e non discriminare gli omosessuali. Sono entrata nel Pci nel 1982, ho attraversato tutte le fasi di trasformazione del partito fino all'approdo democratico, di cui condivido a fondo la posizione di dialogo e di mescolanza fra laici e cattolici". Ci spiega allora com'è nata la sua candidatura? "Da una richiesta del tavolo degli omosessuali del Pd, che ha sollecitato Veltroni a far spazio a una nostra rappresentanza. La proposta comprendeva me, Andrea Benedino, che è l'altro portavoce del tavolo, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell'Arcigay. Il regolamento del Pd prevedeva che alcune candidature sarebbero state espresse in sede nazionale: io sono una di queste, ma non ho alcuna intenzione di venire in Puglia per prendere i voti e poi scappare". Ma perché proprio in Puglia? "Questo non lo so. L'unica cosa che so è che è stato Nicola Latorre a suggerirlo. Lui mi stima molto. Non siamo amici d'infanzia, credo piuttosto che condivida le battaglie sui diritti che ho sempre portato avanti con forza e convinzione". Però la sua candidatura ha portato all'esclusione di altri esponenti locali del Pd e della società civile. "Guardi, io non ho chiesto niente, né dove né in che posizione essere candidata, mi sono messa semplicemente al servizio del Pd. Perciò spero di non essere vissuta come una catapultata. Anzi: considero questa un'occasione per occuparmi della Puglia. L'estate scorsa mi è capitato di trascorrere tutta la convalescenza della mia malattia nel Salento: ho affittato casa nel centro di un piccolo paese, sono rimasta tre settimane, da sola, e sono stata benissimo. Mi sono sentita accolta, reduce da un tumore, non è stato facile, ma il clima di solidarietà mi ha aiutata molto". Lei, che è una omosessuale dichiarata, è stata candidata nella Regione governata da Vendola. Secondo lei perché? "Non c'è dubbio che in Puglia, grazie a Nichi, la battaglia degli omosessuali ha avuto un impatto enorme sotto il profilo simbolico. è una delle regioni più all'avanguardia in Italia. L'ha dimostrato eleggendo un omosessuale: ha saputo andare oltre, far diventare la diversità una ricchezza". Quali sono i suoi programmi? "Arrivo domani (oggi per chi legge) per l'apertura della campagna elettorale. Sarò accanto a D'Alema e, come ho già detto a tutti quelli che mi hanno chiamata, da Emiliano in giù, sono a vostra disposizione. La mia chiave è che i diritti civili fanno crescere il Paese. Come sostiene anche Nichi: i territori che includono le donne, i giovani, gli immigrati, gli omosessuali portano sviluppo non solo dal punto di vista sociale, ma economico. Gli indici di crescita dei territori sono legati all'inclusione, alla tolleranza. Ecco perché sono contenta di essere stata candidata in Puglia, che è già un grande laboratorio di questa idea". SEGUE A PAGINA VI.

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Il leader Pd: Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del BOLOGNA Il leader Pd: "Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna..." di Andrea Bonzi/ Bologna "Non vi arrabbiate. Se uno mi dà del bugiardo, l'altro mi dice che sono cattivo, io non rispondo. Gli italiani sono stufi di questo vecchio modo di fare campagna elettorale: vogliono sentir parlare delle pensioni, della precarietà, dei temi dell'ambiente. Voglio parlare degli italiani, e non dei politici". Walter Veltroni, leader del Pd, rispedisce al mittente la provocazione del suo avversario Silvio Berlusconi, che l'ha accusato in diretta tv di "fare della bugia il suo mestiere". Piuttosto che replicare a muso duro, Veltroni - davanti a 3.000 persone assiepate nel palazzetto dello sport di Forlì - preferisce rifarsi alla pagina de Il Corriere della sera in cui "si vedono quattro foto della stessa personalità politica (Berlusconi, ndr) davanti alla stessa lavagna. Cambia solo la data", osserva Veltroni, e dalla prima all'ultima "sono passati 15 anni". E per fortuna che il leader del Pdl ha dichiarato che non si ricandiderà: "Sarebbe la sesta volta - ironizza Veltroni - c'è un limite a tutto.". Entra anche nel merito: "Il mio avversario dice che vuole eliminare l'Irap. Benissimo - chiosa Veltroni -, ma c'era scritto anche nel programma della Cdl nel 2001: hanno governato 5 anni e non l'hanno fatto. Gli italiani, quindi, possono continuare lungo questa strada oppure scegliere una via nuova", quella del Pd. I fans romagnoli applaudono: c'è chi sventola le bandiere tricolori del Pd, che tappezzano le gradinate. Veltroni, dopo aver salutato il candidato Sergio Zavoli, punta tutto il discorso sul carattere di novità del Pd: "Abbiamo fatto una scelta coraggiosa, cosicché anche in Italia, come in Inghilterra, in Spagna e in Francia, possa governare un solo partito". Insomma, non ci sono più le 12 formazioni dell'Unione, "ma ci sarà un unico gruppo parlamentare". Un vanto di cui non può fregiarsi la destra: "Il Pdl non è un partito, perché An non si è sciolta. È un'alleanza elettorale: dentro si va da Lamberto Dini ai repubblicani, passando per la Mussolini. E la Lega Nord esterna. Sinceramente - continua Veltroni - fatico a capire come possano convivere". Anche nel Pd c'è stato "un bailamme inutile e dannoso" fatto dalla protesta dei Radicali, "ma ora ho appena saputo che hanno aderito alle condizioni che erano state pattuite all'inizio", insiste il leader del Pd. Semplificazione che non significa eliminare la "ricchezza" di avere laici e cattolici ("Anche per il Pdl è così, visto che Giorgio La Malfa non mi pare in odore di santità"), ma "unire il Paese: nella divisione pascolava la vecchia politica". Un concetto che Veltroni ribadisce a Bologna, tappa serale del tour. A pochi passi dalle Due Torri, a palazzo Re Enzo, Veltroni parla in un salone strapieno di persone. Fuori, in molti non trovano posto e restano sotto l'acqua. Anche oggi il leader del Pd resterà nel capoluogo emiliano-romagnolo per poi spostarsi prima a Ravenna e a Rovigo: mancano ancora un'ottantina di tappe alla fine del tour. Il leader democratico prima di tutto ringrazia Romano Prodi, presente in collegamento telefonico,"per il difficile lavoro di risanamento dei conti", portato avanti a dispetto di una coalizione dall'alto tasso di conflittualità interna. In prima fila applaudono il sindaco Sergio Cofferati, e i candidati Dario Franceschini e Salvatore Vassallo. Lì, Veltroni infiamma la platea: "Tutti i sondaggi dicono che c'è un 30% di indecisi, l'esito è incerto. Io ho più voglia di farcela che Coppi e Bartali di vincere il giro d'Italia". Dalla folla un simpatizzante urla: "Ce la faremo". "Se farete la vostra parte - aggiunge Veltroni -. Suonate i campanelli, parlate con i conoscenti, discutete. Per i nostri avversari la politica è cupezza e odio, per noi è divertimento intellettuale e morale di contribuire a qualcosa che fa bene al Paese".

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Faccia brutta di Walter, Radicali obbediscono (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Ultimatum di Veltroni e Bettini a Pannella: "Basta ingiurie o si rompe". Il sì arriva nel corso della notte Faccia brutta di Walter, Radicali obbediscono d.p. Roma Conferenza stampa sul Tibet. Musica. Relazione della commissione antimafia. Ieri sera i radicali hanno staccato i cellulari e dato appuntamento a tutti (soprattutto agli incolpevoli cronisti) su Radioradicale, per chiudere in bellezza la loro querelle contro il Pd reo di non rispettare i patti. Che sono: nove radicali eletti in parlamento dalle liste dei democratici. Da Torre Argentina all'indirizzo del loft sono volate parole grosse (per dire: "Non ci fottete", "Non siete seri"). E così ieri Walter Veltroni, da pullman, ha formulato l'ultimatum: la vicenda si deve chiudere "serenamente" ma subito. "E' durata anche troppo". E ancora: "Abbiamo più volte spiegato che sette delle nove candidature radicali sono in posizione assolutamente privilegiata e che due sono in ottima posizione, se pure di combattimento. Sollevare su questo argomento una campagna ai limiti dell'ingiurioso, rivela davvero una mancanza di sincera partecipazione e di entusiasmo ad una impresa unitaria, ed una volontà mercantilistica che impoverisce tutti". La risposta di Emma Bonino, in giornata, era stata poco cordiale: "Chi ha rotto l'accordo non siamo certo noi. Quando si fanno degli accordi si rispettano. Altrimenti bisogna dire che si è cambiato idea". Ma ormai il pd è sulla linea dell'usque tandem. Goffredo Bettini specifica i termini dell'ultimato: in serata una risposta definitiva, con tanto di cadidature firmate e lettera di impegno "a una campagna elettorale seria". Se Veltroni ieri era determinato a chiudere la questione, Bettini era furioso e sfinito dal tira e molla radicale. L'oggetto del contendere è contestato. I radicali sostengono che Maria Antonietta Coscioni e Matteo Mecacci, entrambi quinti alla camera rispettivamente in Friuli e nel Lazio, sono evidentemente ineleggibili. Ma dal loft spiegano che le due posizioni, ancorché non blindate, sono "invidiabili": in Friuli l'incertezza sta nella divisione dei resti, e il rischio è dato dall'improbabile eventualità che Sinistra e Udc prendano l'8 per cento. Nel Lazio il radicale passa se il Pd prende il 31 per cento. Allo stato i sondaggi lo danno al 34. Ma lo sfinimento di Bettini deriva da altro. Il braccio destro di Veltroni è quello che più di tutti ha voluto gli accordi con i radicali. Non per un punto in più, per una questione tutta politica: per non restare "schiacciati" da Paola Binetti e sacra compagnia, per il riequilibrio 'laico' del Pd, a fronte di teodem e cattolici di varia ispirazione presenti nel partitone. E blindatissimi nelle liste. Ma i patti, spiegano al loft, erano altri: in cambio dei nove parlamentari e dei rimborsi elettorali, i radicali avrebbero dovuto fare una campagna 'tematica' sui loro storici cavalli di battaglia: giustizia, riforme istituzionali, economica e liberalizzazioni. E invece i radicali fanno, spiega Bettini, "una campagna contro il Pd ai limiti dell'ingiurioso". L'ultimatum di Bettini è: una risposta entro le 21 (di ieri, ndr) o noi "ci consideriamo sciolti". Pannella, in sciopero della sete, al quale nel frattempo piovevano solidarietà da tutti gli angoli, rilancia e fa sapere che la risposta sarebbe arrivata entro la mezzanotte, dalla radio. Ma la segretaria Rita Bernardini allenta la tensione: "Una risposta chiara e inequivocabile è già stata data", spiega, i candidati hanno firmato l'accettazione della candidatura dal notaio. Tranne Emma Bonino e Marco Cappato, occupati a Bruxelles per lavoro e pronti a rientrare ieri in serata. Mentre il manifesto va in stampa va in onda lo speciale giustizia.

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Vivono su due piani paralleli, sostanzialmente ignote l'una all'altra. La prima ha la test (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

A già nel futuro, corre sui binari dell'Alta velocità e vede l'Europa dall'alto dei grattacieli. L'altra spinge l'anima tra i cunicoli di porta Palazzo e s'acquatta all'ombra dei suoi angoli scuri. L'inchiesta della Stampa sui fantasmi di un quartiere che lambisce la sede del Comune ci ha svelato la contraddizione drammatica delle due città che convivono a Torino senza incontrarsi, quasi mai. La facile demagogia giornalistica vorrebbe che, a questo punto, scattasse l'indignazione, la denuncia o, almeno, la pietà. Sentimenti comprensibili, giusti; anzi, doverosi. Ma non basta salvarsi la coscienza con un po' di umido sotto gli occhi, né appellarsi alla solidarietà e a tutte le belle parole che finiscono con la "a" accentata. Bisogna chiedersi come e quando le due città riusciranno a riconoscersi in un futuro comune, un destino che riesca a coinvolgerle entrambe in un destino migliore. È possibile immaginare il domani di Torino come se l'umanità che sopravvive ai suoi margini, dentro i suoi domestici inferni non esista? E, insieme, è possibile costruire questo domani senza l'apporto della nuova generazione di immigrati che sta crescendo negli asili e nelle scuole della città? Le ricette già praticate non assicurano successi: zoppica, nelle banlieue di Parigi l'integrazione nella cittadinanza dello Stato. Ma anche l'anglo-olandese convivenza in identità diverse sfocia nell'integralismo dei sobborghi londinesi o nel fanatismo dell'attentatore di Theo van Gogh, ad Amsterdam. Senza buonismi, ma anche senza illusorie soluzioni repressive, forse sarebbe bene ricorrere al vecchio, solido realismo subalpino, miracoloso mix di solidarietà caritativa cattolica e di laica cultura dei diritti, ma anche dei doveri. Il futuro di Torino sarà condizionato dall'incontro o dallo scontro di quelle due città. Una prospettiva che forse non ci piace, ma che non chiede la nostra approvazione per realizzarsi.

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Il beato Marvelli un laico cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'Associazione "Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza Boschiassi a Caselle Torinese da sabato 8 a lunedì 24 marzo una mostra sulla vita del beato Alberto Marvelli, giovane ex-allievo salesiano. L'esposizione, dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946), modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.

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La corsa alla presidenza Usa. Fede religiosa e Politica. Un binomio inscindibile per tutti i candidati negli Usa. Quali valori? (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Focus La corsa alla presidenza Usa. Fede religiosa e Politica. Un binomio inscindibile per tutti i candidati negli Usa. Quali valori? La corsa alla presidenza degli Stati Uniti riguarda tutti. Il Presidente dell'unica super potenza rimasta è l'uomo più potente e influente del mondo. Sino ad oggi. Da domani potrebbe essere una donna. E' giunto il giorno della sfida tra una donna e un uomo di colore. Ma quali valori sostengono i candidati ancora in lizza per la corsa alla poltrona che determina gli scenari internazionali? Rimangono in gara il candidato repubblicano John McCain e i democratici Hillary Clinton e Barack Obama, vere novità della corsa. Una donna e un uomo di colore. Repubblicani Mike Huckabee Mike Huckabee ha affrontato la sconfitta con le parole sul suo sito: "In tutta la mia vita, ho scoperto che talvolta ci sono tre possibili risposte alle nostre preghiere - "Sì", "No", o "Non ora". Mi piacerebbe pensare che le nostre preghiere sono state ascoltate con un "Non ora". Huckabee rimane un possibile candidato alla vicepresidenza e si descrive: "La mia fede è la mia vita - mi definisce. La mia fede non influenza le mie decisioni, le guida... La vera fede ci rende umili e comprensivi non solo degli errori dei difetti degli altri, ma anche dei nostri". Huckabee è un ex pastore della Chiesa Battista. E' diventato un requisito per i candidati alla presidenza USA, sia Democratici, sia Repubblicani, fare dichiarazioni pubbliche di fede religiosa. Alcuni lo fanno più agevolmente di altri. Rudy Giuliani, ora escluso dalla corsa, non ha mai frequentato la chiesa, ma ha comunque affermato che la sofferenza per la sua malattia alla prostata lo ha reso più spirituale. Per Huckabee, la fede cristiana non è solo un punto importante - è il punto fondamentale, la base sulla quale dichiara la sua aspirazione alla guida degli Stati Uniti d'America: "la fede non solo mi influenza, ma mi definisce", come ha dichiarato in televisione e ancora: "Non devo svegliarnmi ogni giorno chidendomi cosa devo credere". Le parole "Fede, Famiglia, Libertà" appaiono subito sul suo sito interent. Huckabee ha dichiarato in un recente discorso presso la Liberty University, l'università fondamentalista battista di Lynchburg (Virginia) fondata dal telepredicatore Jerry Falwell: "C'è una sola spiegazione e non è umana per il risultato delle urne.. Ci sono molte persone in questo paese che pregano perchè il poco diventi molto", riferendosi allo stesso potere che operò la moltiplicazione dei pani e dei pesci operata da Gesù. Huckabee è sostenuto dalla vasta moltitudine delle chiese di conservatori appartenenti alle confessioni derivate dalla riforma protestante e da molti cattolici negli Stati Uniti. Praticamente tutta la Bible Belt (“Cintura della Bibbia”). L'area degli USA sud orientali dove il conservatorismo evangelico protestate è fondamento della cultura sociale In testa la Southern Baptist Convention. La convenzione delle Chiese Battiste Meridionali. Le altre aree religiose sono: Nord Est e grandi laghi, per il Cattolicesimo liberale. Il Midwest con denominazioni variegate. Il corridoio mormone nello Utah e l'Occidente secolarizzato (Costa Ovest). Aborto: Huckabee difende il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, valore condiviso dalla Chiesa Cattolica. Chiesa e Stato Huckabee ha affermato che la sua fede lo definisce e condiziona il suo processo decisionale. Ha detto che "Non ho problemi con chi ha una fede diversa. Ho problemi con chi mi dice che la sua fede non influenza le sue decisioni". Pena di morte: Huckabee sostiene la pena di morte. Nel suo libro "From Hope to Higher Ground" ha descritto la pena di morte come "questione difficile". Ha scritto di credere che "alcuni crimini la meritano", ma questo non significa che mi piaccia. Educazione: Huckabee non crede all'evoluzionismo, ma non ha problemi con le scuole dove viene insegnato. "Non dobbiamo indottrinare i ragazzi a scuola", ha detto aggiungendo: "Non vorrei l'insegnamento del creazionismo, se fosse la sola teoria insegnata". (Vedi prossimi articoli del sottoscritto, su questo argomento). Huckabee ha detto che se la famiglia prega insieme non deve temere se è consentito o no ai ragazzi di pregare a scuola. Ha mandato i figli alla scuola pubblica perchè non è compito della scuola insgnare ai suoi figli come pregare. Iniziative di fede: Huckabee ha creato l'Ufficio del Governatore per le Iniziative Religiose della Comunità, in Arkansas, nel 2004. Matrimoni gay Huckabee si oppone al matrimonio gay. Quando gli è stato chiesto se l'omosessualità sia immorale, ha detto: "Questo è affare loro, ma non sono d'accordo con essa". Crede in una definizione tradizionale di matrimonio dove "la regola è un uomo, una donna per sempre". Afferma che "la gente ha il diritto di decidre come vivere la propria vita", ma "devono rispettare e non cambiare la definizione di matrimonio". Immirazione: Huckabee afferma che non crede all'amnistia per gli immigrati clandestini. Si oppone al piano di immigrazione sostenuto da Bush e dal suo rivale McCain. Propone barriere alle frontiere per prevenire l'immigrazione clandestina... Guerra in Iraq: E' favorevole all'intervento in Iraq. Huckabee dice che la guerra in Iraq è parte della "Terza Guerra Mondiale" contro il fascismo islamico, che descrive come "perversione dell'Islam". Bioetica: Huckabee sostiene la ricerca sulle cellule staminali, ma non crede nel "creare la vita al solo scopo di distruggerla" . Ha detto che la ricerca sulle cellule staminali può non essere necessaria "perché recenti scoperte hanno mostrato che le cellule del cordone ombelicale sono altrettanto utili di quelle tratte da embrioni". Povertà: In economia vorrebbe eliminare le entrate federali sostituendole con una "Tassa Equa" basata sul reddito. E' favorevole alla diffusione delle armi private e ne possiede diverse Era il candidato con le idee più vicine alla Chiesa Cattolica, ai "Teocon" e al "Popolo delle Libertà" in Italia. A proposito, Teocon (traduzione italiana di theoconservative, theocon) è un neologismo derivante dall'unione del termine conservatorismo con il prefisso "teo" (“Dio”), coniato nel mondo anglosassone e in particolare statunitense. Nonostante ciò è oggi molto più diffuso in Europa, non di rado con un significato diverso da quello originale. Negli Stati Uniti con il termine theocon ci si riferisce solitamente ad appartenenti a branche del mondo cristiano che sono schierati su posizioni considerate conservatrici, o che uniscono un'ideologia politicamente conservatrice con la difesa di alcuni temi sociali a forte impronta religiosa. Si tratta in genere di appartenenti alla tradizione protestante degli Stati Uniti. Il neologismo teocon è stato usato anche in Italia, fuori dal proprio ambito culturale di riferimento, per indicare alcuni movimenti cattolici o persone, talvolta da parte della stampa a loro avversa o in funzione anticlericale. Tra questi, Comunione e Liberazione, Opus Dei e i Legionari di Cristo. è stato usato anche in riferimento ad alcune personalità del mondo politico e culturale, come il filosofo ed ex-Presidente del Senato Marcello Pera, il giornalista e direttore della testata “Il Foglio”, Giuliano Ferrara e la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. Queste persone sostengono la necessità di una riaffermazione dei valori cristiani come fondamento dell'Occidente, in uno scenario di espansione dell'Islam. Da notare che a differenza dei cattolici che sostengono posizioni politiche vicine al conservatorismo, queste personalità laiche non nascondono di essere personalmente su posizioni agnostiche o atee rispetto alla problematica religiosa. La Fallaci stessa, ad esempio, si dichiarava "atea e cristiana"; la contraddizione si spiega distinguendo la fede (in questo caso assente) e la religione come orizzonte culturale e morale (in questo caso cristiano). Per descrivere questa apparente contraddizione è stata coniata anche l'espressione ossimorica dispregiativa di "atei devoti", in cui però si confondono i valori con le devozioni. I sostenitori dell'importanza del cristianesimo come radice della civiltà occidentale ritengono che l'eventuale declino dei valori cristiani porterà immancabilmente anche alla scomparsa del modello culturale europeo ed occidentale basato sulla democrazia e la libertà. Questa posizione è stata anche ribattezzata con il neologismo di cristianismo ad indicare che si tratta della riproposizione dei contenuti del cristianesimo come nucleo di una ideologia politica. John McCain E' il candidato repubblicano alla corsa finale, contro Barack Obama o Hillary Clinton, dei Democratici. McCain è crescituo nella Chiesa Episcopale, una denominazione protestante che conta 24 milioni di fedeli negli Stati Uniti. Si è diploamto al liceo episcopale di Alexandra, Virginia, nel 1954. Nel suo libro "Character is Destiny" (Il Carattere è il Destino), McCain descrive come la sua fede l'abbia sostenuto durante i cinque anni e mezzo di prigionia durante la guerra del Vietnam. Ha scritto che "c'era bisogno di credere in Dio per mantenere attraverso gli orrori della guerra, un senso di responsabilità morale per lottare e rimanere un essere umano". Nel suo libro "Faith of my Fathers" (Fede dei miei Padri), descrive di aver sentito l'amore di Dio quando ha scoperto le parole "I beleive in God" (Credo in Dio) graffittate su una parete di una cella. Per più di 15 anni, McCain e sua moglie Cindy sono membri della North Phoenix Baptist Church, dove frequentano le celebrazioni religiose a Phoenix (Arizona). La chiesa è affiliata della Southern Baptist Convention. Nel settembre 2007 McCain affermò: "Non sono episcopale, sono un battista", e "la cosa più importante è che sono un cristiano". Aborto: Contrario, eccetto il caso di stupro, incesto o terapeutico. Pena di morte: Sostiene la pena di morte per crimini federali. Contrario alla pena di morte per i minorenni. Favorevole per crimini di terrorismo e per eventuali altri crimini che valuterà in futuro. Educazione. Permetterà con un buono scuola di frequentare scuole pubbliche e private, incluse quelle religiose. Crede che Dio abbia creato il mondo, ma non in sette giorni (non è creazionista). Sostiene le iniziative basate sulla fede. Ha votato per la versione al Senato del Predidente Bush per rendere più facile ai gruppi religiosi ottenere fondi federali per le opere sociali. Matrimoni Gay: Contario. McCain sostiene il matrimonio tra uomo e donna. Si è opposto all'emendamento costituzionale per bandire il matrimonio omosessuale, ma ha appoggiato l'iniziativa referendaria dello stato dell'Arizona per limitare il matrimonio tra un uomo e una donna. Ha sostenuto l'Atto di Difesa del Matrimonio del 1996, che ha bandito il riconoscimento federale del matrimonio gay. Immigrazione: McCain sostiene la riforma dell'immigrazione. Ha votato insieme a Ted Kennedy (democratico) la riforma che intende raddoppiare il contingente della Polizia di Frontiera (U.S. Border Patrol). Sostiene la recinzione delle frontiere Guerra in Iraq: Nel 2002 votò per l'invasione dell'Iraq e rimane un sostenitore della politica del Presidente Bush. Ha criticato la gestione della guerra, ma il ritiro porterebbe a grave instabilità nella regione. Ha giustificato moralmente la guerra in Iraq come "guerra giusta". Si riferisce al terrorismo come ad una "forza malefica che sfida una onorevole religione, disputando l'amore di Dio per ogni singola anima sulla Terra" e come "lotta tra giusto e sbagliato, e bene e male". Bioetica: McCain si oppone alla ricerca sulle cellule staminali e l'uso di cloni di embrioni umani, ma sostiene la ricerca mediante l'uso di embrioni umani avanzati in seguito alle tecniche di fecondazione assistita. Salute: Il suo piano è quello di aumentare l'esenzione fiscale per individui e famiglie, in modo da favorire l'acquisto di assicurazioni mediche private. Inoltre vuole incrementare la competizione tra case farmacutiche per ridurre i prezzi dei farmaci. Povertà: McCain ha votato per una riforma sociale nel 1996 che richiedeva più lavoro per ogni beneficiario e ha messo dei limiti sul tempo dei benefici. nonostante McCain abbia votato nel 2007 per un aumento del salario minimo, ha storicamente votato contro gli aumenti dei salari perché possono danneggiare le piccole imprese. Democratici Hillary Clinton E' la figlia di un catechista metodista. Attiva nel suo gruppo ecclesiale, è da sempre membro della United Methodist Church (Chiesa Metodista Unita), la chiesa protestante più grande degli Stati Uniti. Dopo il matrimonio con Bill Clinton, un battista, ha insegnato catechismo presso la First United Methodist Church di Little Rock (Arkansas). Quando era First Lady ha frequentato regolarmente le funzioni religiose alla Foundry United Methodist Church di Washington. Nella su autobiografia, descrive la sua fede come "cruciale, tuttavia personale, parte della mia vita e della mia famiglia". Scrive che la fede l'ha aiutata nei giorni e settimane seguenti allo scandalo Monica Lewinsky. Hillary Clinton ha citato la sua fede metodista per promuovere iniziative religiose e altri programmi di giustizia sociale e per l'infanzia. Di se stessa dice: "Mi sono resa conto in tenera età di essere benedetta e che sono stata chiamata dalla mia fede e dalla mia educazione a fare ciò che posso per dare agli altri le stesse opportunità e benedizioni che io ho dato per scontate. Questo è quello che mi motiva nella mia giornata e nella mia campagna elettorale". Aborto: La Clinton afferma che il diritto di aborto è protetto dalla Costituzione, ma esiste "un'opportunità per gente di buona fede di trovare un terreno comune per questo dibattito". Il governo dovrebbe attivamente provare a ridurre il numero di aborti attraverso una migliore educazione sessuale e un migliore accesso al controllo delle nascite. Clinton ha lodato i gruppi religiosi che promuovono l'astinenza. Si è opposta alla decisione della Corte Suprema del marzo 2007, di sostenere il bando degli aborti a lungo termine, definendo la decisione "una erosione dei nostri diritti costituzionali". Pena di morte Clinton è da tempo sostenitrice della pena di morte. Ha cosponsorizzato l'Atto di Protezione di Innocenza del 2003 che è divenuto legge nel 2004 come parte della legge di Giustizia per Tutti. (Justice for All Act). Educazione Clinton si oppone ai buoni scuola per le scuole private. Favorisce l'aumento di fondi per le scuole pubbliche. Iniziative sociale basate sulla fede. Clinton sostiene queste iniziative e afferma che non c'è contraddizione ra il supportare le opere di fede e i principi costituzionali. Matrimoni gay Clinton si oppone alle unioni omosessuali e favorisce le unioni civili, ma ha affermato che non si opporrebbe se lo stato di New York le legalizzasse. Non ritiene immorale l'omosessualità. Immigrazione Clinton sostiene una grande riforma dell'immigrazione, basata sul rafforzamento dei confini. Guerra in Iraq Ha votato a favore dell'intervento nel 2002, ma ha detto che certamente non lo avrebbe votato se avesse saputo allora quello che sappiamo oggi. Bioetica Favorevole all'uso delle cellule staminali. Povertà Clinton accusa l'amminisrazione Bush di avere trasformato la classe media in "Americani invisibili" e se lei fosse eletta non sarebbero più invisibili. Barack Obama Obama descrive la sua educazione come non particolarmente religiosa. Suo padre fu educato all'Islam, ma divenne ateo prima di incontrare sua mamma. Quando Obama aveva due anni suo padre lasciò la famiglia e tornò in Kenya. Sua madre fu cresciuta da un battista e da una metodista. Entrambe non praticanti. Dopo il suo secondo matrimonio passò cinque anni in Indonesia, dove frequentò per tre anni una scuola cattolica e una scuola islamica per un anno. Il suo secondo nome è Hussein, ma un suo portavoce affermò che "il Senatore Obama non è mai stato musulmano ed è un cristiano impegnato". Dopo la laurea, Obama iniziò a frequentare una congregazione vicina alla Chiesa Unita di Cristo, denominazione protestante di 1,2 milioni di fedeli. Obama disse di essere stato mosso dal "potere della tradizione religiosa afro americana di spronare al cambiamento sociale". Fu battezzato nella chiesa che tuttora frequenta: la Trinity United Church of Christ, di Chicago. Da un'intervista dello scorso dicembre: "Ho sempre detto che la mia fede sostiene i miei valori e in questo senso aiuta a dare forma alla mia visione del mondo e penso che a nessuno debba essere chiesto di lasciare la sua sensibilità religiosa alla porta. Ma dobbiamo trasformare questi interessi in un linguaggio universale soggetto a discussioni e che non si trasformi in una gara di ognuno di noi che pensi di avere Dio dalla propria parte". Aborto: Sostiene il diritto all'aborto. Ha votato un emendamento per bandire gli aborti tardivi. Durante un dibattito nell'aprile 2007, ha sostenuto di fidarsi della decisione delle donne sul fatto di avere o no un aborto. Pena di morte: Obama ha detto che la pena di morte fa poco come deterrente per il crimine, ma la sostiene per i casi in cui "la comunità si senta giustificata ad usare la forza". Educazione: Si oppone ai buoni scuola per le scuole private perchè sottraggono fondi alla scuola pubblica. Iniziative di fede: E' per la separazione Stato/Chiesa, ma ritiene che vi sia un margine di partecipazione religiosa elle opere sociali. Matrimoni gay: Ritiene che il matrimonio sia tra uomo e donna, ma sostiene le unioni civili gay. Immigrazione: E' per il rafforzamento della sicurezza alle frontiere e per la regolarizzazione dei clandestini. Guerra in Iraq: Non era senatore nel 2002 per votarla. E'comunque per un ritiro parziale, lasciando sul posto truppe anti terrorismo. Bioetica: Sostiene il piano del presidente Bush per l'utilizzo di cellule staminali embrioni in eccesso dai processi di fertilizzazione in vitro. Povertà: Ha un piano per tagliare le tasse alla classe media e agli anziani, eliminando l'evasione fiscale. Giorgio Nadali politica@voceditalia.it http://utenti.lycos.it/giorgionadali.

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