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I
radicali non sono una minaccia per noi cattolici del Pd
( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici di destra, di centro e di sinistra ? ad affrontare problemi
difficili, dentro un tempo altrettanto difficile. Siano, dunque, le grandi
forze politiche a fornire le risposte, a indicare le rotte. Per questo, senza
commentare qui il tema della convergenza con l'Udc, l'iniziativa di Tabacci e
Pezzotta ?
Dopo
le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti
( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Saranno
contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara
signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ?
come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre
partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a
laicizzare le due chiese,
Ci
saranno anche le giovani perché sanno che è necessario
( da "Stampa,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La legge 194
è nata dalla pressione delle donne e dalla capacità di mediazione delle donne.
La politica di allora è stata in grado di fare quella legge. E non è che allora
il parlamento fosse più laico, ci fossero meno cattolici. E che la politica
riusciva a scegliere".
Avevano
detto e scritto: questa volta se ne starà buono, sa che se alza la testa, salta
l'accor ( da "Stampa, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per
ridimensionare gli atteggiamenti non proprio amichevoli nei loro confronti, per
polemizzare con i candidati cattolici che vivono male la convivenza in lista
con gli avversari laici di sempre, e che sotto sotto, come ha scritto
"Famiglia cristiana", non sopportano di votare per la Bindi e
ritrovarsi a eleggere Bonino, grazie al meccanismo delle liste bloccate.
Luci
sul palcoscenico grafico di De Luca
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dialettica
laica", come Luigi Bernardi ha definito il paradigma delle storie di De
Luca e Gonano, abbia avuto il modo e la libertà di esprimersi su un settimanale
cattolico per ragazzi è davvero un "paradosso". O forse un
"miracolo". IL FESTIVAL del fumetto "BilBolbul", a Bologna,
dedica una grande mostra e un convegno a uno dei nostri più geniali
illustratori:
Rouco
Varela, un falco alla guida dei vescovi
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
disquisiva
contro la morale laica, affermando che "nella trasmissione dei valori il
maestro non potrà mai sostituire il prete"). Ovviamente, proprio come i
vescovi, non tutti i cattolici in Spagna si allineano con Rouco Varela:
"La sua nomina - ha detto Carlos García de Andoain, coordinatore di
"Cristiani socialisti" - è una cattiva notizia per i cattolici
spagnoli e anche per l'
Sciopero
della sete, il Pd lo snobba quelli, non tratto più . E sul conflitto
d'interessi si scopre: Lo risolveremo
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i
"prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se
qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei
nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni:
"Un accordo politico,
ROMA
- ONDEGGIA il castello di carte messo in piedi da Walter Velt
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i
"prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se
qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei
nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni:
"Un accordo politico,
Bagnasco:
<La visita del Papa è una grande responsabilità>
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le altre
nomine riguardano due laici, Fabrizio Repetto e Anna Scotto, che sono stati
nominati, rispettivamente, presidente diocesano dell'Azione Cattolica e
presidente diocesano del Meic-Movimento ecclesiale di impegno culturale.
06/03/2008.
La
diaspora cattolica tra il cavaliere sconfessato da famiglia cristiana l'udc e
veltroni - wanda valli a pagina iii
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Pagina V -
Genova Come si schiereranno in Liguria gerarchie, laici e associazioni La
diaspora cattolica tra il Cavaliere sconfessato da Famiglia Cristiana l'Udc e
Veltroni WANDA VALLI A PAGINA III SEGUE A PAGINA III.
Famiglia
cristiana bacchetta il cavaliere a genova cattolici in ordine sparso - wanda
valli ( da "Repubblica, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
del
coordinamento regionale Pd, ricorda i grandi Dc, da Moro a Zaccagnini,
"legati alla gerarchia cattolica, eppure in politica sapevano essere laici.
Oggi? Non stiamo giocando con le regole giuste, quel laicismo politico si è
perso. Ma i nostri principi non hanno bisogno di integralismo. Laico o
cattolico". SEGUE A PAGINA V.
"genova,
un gesto per la vita nel giorno di ratzinger"
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
abbazia di
Santo Stefano in attesa della nomina di un nuovo parroco in sostituzione di don
Carlo Romairone scomparso improvvisamente a metà febbraio. Infine due laici,
Fabrizio Repetto e Anna Scotto, sono stati nominati rispettivamente presidente
diocesano dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Movimento ecclesiale
di impegno culturale.
Una
cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e
( da "Tempo,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici,
cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il
via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco
più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi.
L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo
ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria
Scienza,
il nuovo tabù ( da "Corriere della Sera"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E non credo
che la scienza sia minacciata dall'oscurantismo della Chiesa cattolica.
Commettono un grave errore gli scienziati laici in buona fede che, confondendo
la razionalità scientifica con l'adozione della logica di mercato come unico
possibile criterio di scelta, lasciano ai religiosi il monopolio dei giudizi di
valore.
Per
l'Università e la Ricerca il voto utile è a sinistra
( da "Liberazione"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la laicità
dello Stato, contro le ambiguità espresse dai Democratici e il conservatorismo
reazionario della destra, consapevoli della sua rilevanza per l'organizzazione
della politica in una società moderna. C'è chi vorrebbe riproporre la storica
questione cattolica, senza rendersi conto che i cattolici italiani sono da
tempo molto più avanti di chi si propone di rappresentarli,
Walter
travolto dalle sue novità ( da "Tempo, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici,
cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il
via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco
più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi.
L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo
ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria
Sogni
come nella grande tradizione politica europea
( da "Riformista,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
apporto di
voti e di classe dirigente del mondo cattolico italiano: vescovi, presbiteri,
ordini religiosi, movimenti e semplici laici, che si sentono naturaliter
anticapitalisti, antiliberali e pacifisti. Non mi scandalizza che il Partito
democratico abbia candidato il leader dell'ala più retriva, reazionaria e
antioperaia della Confindustria: se l'ambizione porta alla conversione,
Moncloa
3 conversazione con la scrittrice imma monsò
( da "Riformista,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la stessa
costituzione spagnola afferma che lo stato è non confessionale, ma non parla di
stato laico. È una sfumatura, ma molto importante, perché, a meno di cambiare
la costituzione, qualsiasi presidente deve attenersi alla legge e ai patti
costruiti su questa struttura. Il potere della chiesa spagnola, però, è
soprattutto istituzionale.
<La
mia passione per la politica> ( da "EUROPA.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
UN CATTOLICO
A MODO SUO" Esce il testamento intellettuale di Pietro Scoppola "La
mia passione per la politica" "Il cristianesimo è stato il lievito
della storia, ma la politica ha una sua laicità che non può essere travolta
dalla visione totalizzante dei ni" PIETRO SCOPPOLA Pubblichiamo uno
stralcio di "Un cattolico a modo suo"
Dopo
le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti
( da "EUROPA.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Saranno
contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara
signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ?
come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre
partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a
laicizzare le due chiese,
"io,
omosessuale catapultata nella puglia della tolleranza" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
condivido a
fondo la posizione di dialogo e di mescolanza fra laici e cattolici". Ci
spiega allora com'è nata la sua candidatura? "Da una richiesta del tavolo
degli omosessuali del Pd, che ha sollecitato Veltroni a far spazio a una nostra
rappresentanza. La proposta comprendeva me, Andrea Benedino, che è l'altro
portavoce del tavolo, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell'Arcigay.
Il
leader Pd: Berlusconi da 15 anni la stessa faccia e la stessa lavagna
( da "Unita,
L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Semplificazione
che non significa eliminare la "ricchezza" di avere laici e cattolici
("Anche per il Pdl è così, visto che Giorgio La Malfa non mi pare in odore
di santità"), ma "unire il Paese: nella divisione pascolava la
vecchia politica". Un concetto che Veltroni ribadisce a Bologna, tappa
serale del tour.
Faccia
brutta di Walter, Radicali obbediscono
( da "Manifesto,
Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico del Pd,
a fronte di teodem e cattolici di varia ispirazione presenti nel partitone. E
blindatissimi nelle liste. Ma i patti, spiegano al loft, erano altri: in cambio
dei nove parlamentari e dei rimborsi elettorali, i radicali avrebbero dovuto
fare una campagna 'tematica sui loro storici cavalli di battaglia: giustizia,
Vivono
su due piani paralleli, sostanzialmente ignote l'una all'altra. La prima ha la
test ( da "Stampa, La"
del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
solido
realismo subalpino, miracoloso mix di solidarietà caritativa cattolica e di
laica cultura dei diritti, ma anche dei doveri. Il futuro di Torino sarà
condizionato dall'incontro o dallo scontro di quelle due città. Una prospettiva
che forse non ci piace, ma che non chiede la nostra approvazione per
realizzarsi.
Il
beato Marvelli un laico cattolico
( da "Stampa,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
L'esposizione,
dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico
cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che
propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946),
modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e
15,30-19. \.
La
corsa alla presidenza Usa. Fede religiosa e Politica. Un binomio inscindibile
per tutti i candidati negli Usa. Quali valori?
( da "Voce
d'Italia, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Da notare che
a differenza dei cattolici che sostengono posizioni politiche vicine al
conservatorismo, queste personalità laiche non nascondono di essere
personalmente su posizioni agnostiche o atee rispetto alla problematica
religiosa. La Fallaci stessa, ad esempio, si dichiarava "atea e
cristiana";
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
VINCENZO ORTOLINA
Sono entrato in politica quando avevo ancora i pantaloni corti, perciò alcuni
decenni fa. E avevo scelto la Democrazia Cristiana. Lo avevo fatto non solo
perché, da cattolico, quello era il partito di ispirazione cristiana, ma anche
e soprattutto perché la Dc era una forza politica di massa e interclassista.
Raggruppava, insomma, persone con sensibilità e tendenze diverse (a volte molto
diverse) che riguardavano in particolare quelle questioni economiche e sociali
di cui la politica si deve occupare quotidianamente. Il confronto, all'interno
del nostro partito, era una necessità, oltre che un elemento di crescita: le
correnti ? nel loro essere, almeno inizialmente, centri di elaborazione di idee
? erano dunque di destra, di centro e di sinistra. Nessuno ha mai tentato di
ridurre gli spazi di democrazia interna: sarebbe stato
impensabile. Così come nessuno ha mai messo in discussione l'unità, ovvero ciò
che ci accomunava: l'ispirazione cristiana sulle scelte etiche, in un paese dal
sentimento religioso ancora fortissimo e con la paura del comunismo, inteso
come visione del mondo totalitaria. Quel mondo, oggi, non c'è più. Le grandi
forze politiche di questo paese hanno via via smesso di farsi paura e si sono
legittimate a vicenda, non solo con il consenso, ma anche con il comportamento
responsabile e sanamente democratico delle rispettive classi dirigenti. È come
se, ad un certo punto, i nemici di un tempo fossero diventati, più serenamente,
avversari. Per quanto riguarda i cattolici e la loro strettissima
unità sui temi etici, ci sono poi da considerare i segnali provenienti dal
paese reale, da una società che già allora cambiava più velocemente della
politica. Ricordo, per esempio, i referendum contro divorzio e aborto: la cattolicissima Italia, trent'anni fa, respingeva con numeri
incredibili il tentativo di cancellare queste due leggi. Un fatto, questo, che
non poteva e non può lasciarci indifferenti, al di là delle convinzione
religiose. Rifare la Dc, insomma, non ha più senso, oggi. Perché in politica ci
sono cattolici reazionari, o semplicemente
conservatori, cioè di destra; ci sono cattolici
moderati, cioè di centro; ci sono infine cattolici
progressisti, dunque di sinistra. Allora, forse, la fine della stagione
dell'unità dei cattolici in politica è persino un bene
o, comunque, una conquista. Oggi, i cattolici sono più
liberi, nel loro impegnarsi in politica. Io, per esempio, da cattolico
democratico, fermo restando che sui problemi eticamente sensibili convergerei
sulle posizioni del mondo cattolico, mi sento serenamente più vicino alle
posizioni della sinistra su molti altri temi, e coltivo il sogno di una società
più giusta, nella convinzione, appunto, che tante idee di sinistra (attenzione
alle fasce deboli, politica estera non aggressiva, confronto e dialogo,
solidarietà e accoglienza dell'altro da sé) sono spesso straordinariamente
cristiane. Siamo chiamati ? tutti, laici e cattolici di destra, di centro e di sinistra ? ad affrontare problemi
difficili, dentro un tempo altrettanto difficile. Siano, dunque, le grandi
forze politiche a fornire le risposte, a indicare le rotte. Per questo, senza
commentare qui il tema della convergenza con l'Udc, l'iniziativa di Tabacci e
Pezzotta ? certo apprezzabile, se non altro perché rompe il fronte berlusconiano
? mi lascia scettico: temo non avrà la forza per elaborare quelle risposte, né
l'autorevolezza per indicare quelle rotte. Lo dico anche a quei cattolici di centrosinistra che potrebbero trovare la Rosa
Bianca attraente, anche a causa della loro irritazione dopo l'ingresso dei
radicali nel Partito democratico. Ma non credo che i cattolici
del Pd debbano sentirsi minacciati dalla concessione di nove posti da
parlamentare (su circa trecento) a Emma Bonino&Co. Ricordo sommessamente,
peraltro, che non vi furono polemiche pesanti come quelle di oggi (neppure da
certa stampa vicina alla Chiesa e alle sue gerarchie), quando i radicali
strinsero un'alleanza con Silvio Berlusconi. Infine, un dubbio: non hanno forse
fatto più danni alla morale cattolica tutti questi anni di edonismo, di
consumismo, di relativismo spinto, celebrati dai mass-media e dalla televisioni
in particolare? Dunque, non prendiamoci in giro. E la smetta certa destra di
considerarsi l'unica depositaria dei valori dell'intero mondo cattolico. Senza
considerare che spesso viene da sorridere ? se non ci fosse, però, da piangere
? di fronte alle prediche che noi cattolici "di
sinistra" dobbiamo subire dai campioni dei vizi privati e delle pubbliche
virtù.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle
liste del Pd dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire
maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito
democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle
prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi.
Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui,
nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e Bobbio, in una costituente
che li unifichi come componente unica del futuro Pd. Altrimenti, siano 9 o 6 i
radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far molto. Saranno contenti i cattolici del Pd,
ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera
un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della
diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi)
per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese,
quella democristiana e quella comunista. Di quei soggetti politici ora non
esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il fantasma boselliano della rosa
socialista (davvero il più ectoplasmatico della grafica elettorale) e qualche
nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a destra, il torinese Zanone,
escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei media, nel parlamento europeo e
nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50 anni porta in sé questo
sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui diserzione in Italia ha
dato spazio a quelle due cose da paese depresso che sono da una parte gli atei
devoti al servizio del papa-re e dall'altra i pragmatici post-ideologici: dei
quali intravediamo, alla spalle di Walter, un fantasma ancor più ectoplasmatico
della rosa di Boselli. Il fatto è che dove mancano le idee mancano le forze
reali; e dobbiamo accontentarci che Walter realizzi un "partito della
società" mettendo insieme alcune facce di alcune culture, che avranno
senso solo se le culture torneranno protagoniste. È un problema che riguarda
anche Berlusconi, dopo le bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno,
forse sbagliando, ha scambiato per nostalgia del centro cattolico, d'infausta
memoria mitteleuropea. Questo ci serve a ricordare che il massacro laico di
queste elezioni (candidature radicali a rischio, cacciata dal parlamento di
superstiti rappresentanti del vecchio Pli, nessuna pressione convincente per
smuovere i socialisti dal loro isolazionismo), deve costringere queste
"forze" a un'ultima prova di dignità e di vitalità dopo le elezioni:
magari nella confederazione che lei propone. I soli che potrebbero assumerne
l'iniziativa sono Pannella e Bonino, la cui concretezza di programmi (non solo
sui temi etici, ma su molte altre esigenze di una società postmedievale)
s'unisce a capacità organizzativa e di guida e manovra politica: tre cose che
sono frutto di fede e di strategia e che perciò mancano agli altri scettici
protagonisti della sognata costituente laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20
o 30 "partiti" club o fogli liberali in Italia, o socialisti, o
repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando, in uno stanzino, in un
cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre a gestire una casa
normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per smuoverli da questa
insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi molti cittadini, i
quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi normali buoi. La
costituente può essere la folata di vento o l'incendio che igienizzi il
sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente, d'avere lui la
verità, quasi fosse il papa o Ferrara.
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Domande a Carla
Quaglino Movimento donne "Ci saranno anche le giovani perché sanno che è
necessario" 4Carla Quaglino è una storica dirigente del Movimento delle
donne. C'era negli Anni 70; c'è adesso a 57 anni. Non ha dubbi: "Questa
manifestazione non si poteva non fare". Perché siete così convinte di
tornare in piazza? "L'attacco ai diritti delle donne, alla loro
autodeterminazione, direi al loro corpo, è tale da qualche tempo che non si poteva
stare zitte. Abbiamo fatto due assemblee come non si vedevano da anni alla Casa
delle donne; da lì è nata la spinta per il corteo". Come vi organizzate?
"Come sempre. Sentiamo crescere la mobilitazione con il tam tam tra noi. E
poi ci sono mezzi nuovi: sms e Internet". Ma la ragazze ci saranno?
"Certo che ci saranno. Sono diversissime da noi, ma ci saranno perché
capiscono che si mette in discussione la loro vita. Chi ha 20 anni non ha
dovuto conquistare nulla. Noi andavamo in Svizzera a comprare la pillola e l'aborto
era reato. Ma le differenze non sono solo queste". Quali altre?
"Queste ragazze non hanno mai visto la politica affrontare e risolvere un
problema. La legge 194 è nata dalla pressione delle donne e dalla capacità di
mediazione delle donne. La politica di allora è stata in grado di fare quella
legge. E non è che allora il parlamento fosse più laico, ci fossero meno cattolici. E' che la politica riusciva a scegliere".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Do e i suoi
resteranno fuori dal Parlamento. Invece il vecchio Marco ci ha pensato due
giorni e poi è partito con lo sciopero della sete, la più forte delle sue armi
non violente, il più pericoloso dei digiuni, che ogni volta lo riduce male, ma
costringe sempre ad ascoltarlo. Quanto potranno aspettare Veltroni, Bettini,
Franceschini e gli altri capi del Pd, senza andarlo a trovare e cercare di
ritrovare un'intesa con Pannella? E quanto potranno rischiare una rottura che
stavolta avrebbe il senso di una forzatura basata sulla legge del più forte?
Mentre Marco va avanti con il suo sciopero della sete, Emma Bonino e la
pattuglia di radicali che hanno fatto l'accordo per entrare nelle liste del Pd
ed ora si dichiarano truffati, perché non sono sicuri di avere ottenuto nove
posti sicuri come era stato loro garantito, lottano
dall'interno. I loro nomi nelle liste ci sono, si tratta di vedere se
riusciranno a risalire qualche posizione, riaprendo una discussione interna al
Pd che ha già lasciato sul campo molte vittime e molti seguiti sanguinosi.
Così, proprio quando sembrava che i radicali fossero arrivati alla loro ultima
curva, e l'accordo che, diversamente da quanto concesso a Di Pietro, li ha
fatti entrare senza simbolo nelle liste di Veltroni, fosse destinato a
cancellare presto o tardi la loro identità, si è generata una situazione nuova.
Di fatto, ci saranno due campagne del Pr: quella di Marco Pannella fuori dalle
liste, e con la sua protesta non violenta, per riaffermare che i radicali
esistono e l'espediente che li vede diluiti nel Pd non mette affatto in
discussione la loro identità. Anzi lo sciopero della sete e il sacrificio
personale del vecchio leader vogliono ricordarla a tutti gli elettori radicali
che si sono sentiti traditi dalla rinuncia al simbolo. E quella di Emma e degli
otto candidati che dall'interno del Pd faranno di tutto per farsi rispettare, per ridimensionare gli atteggiamenti non proprio amichevoli nei
loro confronti, per polemizzare con i candidati cattolici che
vivono male la convivenza in lista con gli avversari laici di sempre, e che
sotto sotto, come ha scritto "Famiglia cristiana", non sopportano di
votare per la Bindi e ritrovarsi a eleggere Bonino, grazie al meccanismo delle
liste bloccate.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Luci sul palcoscenico grafico di De Luca di Renato Pallavicini
"U n buio assoluto totale, simile a quello che avrà assillato l'ignoto
autore dei bisonti volanti ad Altamira quando, in qualche notte senza luna,
avrà messo il naso fuori della sua caverna. solo chi ha visto quel buio, presumibilmente
(intendo quel vuoto assoluto di forme, di spiragli, di chiarori) può davvero
capire il Disegno". Il buio di cui parlava Gianni De Luca (1927-1991) in
una lunghissima conversazione con la figlia Laura (pubblicata nella raccolta
completa de Il commissario Spada, Black Velvet Editrice, Edizioni BD, 4 volumi)
è il "buio" delle sue infantili notti calabresi (era nato a Gagliato,
provincia di Catanzaro), di quella "nera" vedovanza della sua terra e
del Sud. Ma il buio, il nero di cui parlava uno dei nostri più geniali e
innovativi illustratori e autori di fumetto, è anche quello da cui emergono, in
infinite teorie geometriche, altre creature "volanti": i pesci, gli
uccelli, le lucertole che si arrampicano dal nulla del bianco della pagina nel
nulla del nero dello spazio notturno di Maurits Cornelis Escher. E ancora,
prendete alcune tavole de L'Amleto a fumetti (con La tempesta e Romeo e
Giulietta, parte della straordinaria "trilogia shakespeariana") e
confrontatele con le incisioni che ritraggono le avvitate scale e i ponti che
finiscono nel nulla delle architetture piranesiane-escheriane: nell'Amleto che
si moltiplica camminando sugli spalti del castello o in quello che si replica e
si torce come un serpente monologando in una stanza c'è la stessa inquietudine
geometrica, la stessa ansia dialettica tra luce e buio, tra bianco e nero. Così
Gianni De Luca - a cui è dedicata la grande mostra di Bologna (Museo Civico
Archeologico, fino al 4 maggio) e il convegno che costituiscono l'evento
speciale del festival internazionale del fumetto BilBolbul - andava alla
continua ricerca di nuove formule espressive, applicandole a un medium come il
fumetto, da sempre ritenuto "povero" di espressività. Lo fece fin
dalle sue prime prove, a partire dal 1947, ne Il Vittorioso, con avventure
storiche (Il mago da Vinci, Prora vichinga, L'impero del sole, La Sfinge nera)
che sondavano, attraverso le architetture e gli ambienti (De Luca aveva fatto
studi di architettura) attraversamenti del tempo e dello spazio. Ma il tempo e
lo spazio da attraversare, da rompere, da scardinare, per De Luca, erano
essenzialmente quelli "interni" al disegno e alla tavola. Di questa
"missione" in forma di sperimentazione continua saranno testimoni le
pagine de Il Giornalino, settimanale cattolico, straordinaria palestra del
meglio del fumetto italiano, "parrocchia" aperta - nonostante
proverbiali prudenze - alle innovazioni. Qui De Luca, fra il 1975 e il 1976,
con la "trilogia" annullerà la gabbia delle vignette facendo
galleggiare e volare sulla tavola i suoi attori shakespeariani, trasformando la
teatrale unità di spazio e di tempo in un palcoscenico grafico che dà la
vertigine. Ma questa rivoluzione non nasce dal nulla e ha la sua incubazione
nella lunga serie di avventure de Il commissario Spada, iniziate proprio su Il
Giornalino nel 1970 e protrattesi con qualche interruzione fino al 1982. Di
storia in storia De Luca introduce progressivi spostamenti della geometria
della pagina: dapprima giocando con la compenetrazione orizzontale dei
"fotogrammi-vignetta", in maniera analoga ma assai diversa da quella
con cui, qualche anno prima, Guido Crepax aveva iniziato la sua personalissima
rivoluzione grafica; poi sfondando in verticale i piani delle tavole, facendoli
attraversare da uomini e cose, ma mantenendo ancora, sullo sfondo, la griglia a
scacchiera; e alla fine, abolendola definitivamente, come nell'ultimo episodio
Fantasmi, nel quale protagonisti, comprimari, azioni e movimenti si
attorcigliano come in un vortice spazio-temporale. Si è detto, su tutt'altro
piano, di Escher ma si aggiungeranno altri due grandi innovatori
dell'illustrazione a fumetti: Winsor McCay, con le oniriche deformazioni delle
tavole di Little Nemo, e Will Eisner con gli impasti sequenziali dei suoi
graphic novel. Il commissario Spada è un fumetto fortemente innovativo, però,
anche sul piano dei contenuti. Favoriti dalle sceneggiature di Gianluigi
Gonano, i fermenti sociali e politici di quegli anni entrano sul palcoscenico
della narrazione. Sono gli anni della contestazione giovanile, di drammatiche
fughe in avanti in versione mistica o terroristica. Gonano e De Luca raccontano
una controversa "meglio gioventù" sullo sfondo di una Milano
corrusca: la stessa, come è stato notato, che faceva
da sfondo a certi film di Lizzani o del successivo filone
"polizziottesco" e alle azioni di gruppi estremistici. Il conflitto
generazionale tra Eugenio Spada e suo figlio Marco, sempre coinvolto nei casi
da risolvere, diventa così lo specchio dei conflitti più ampi e più aspri che
segnarono quegli "anni di piombo", come nei quattro episodi (I
terroristi, La grande confusione, La Scelta e Fantasmi) raccolti nell'ultimo
volume della già citata edizione de Il commissario Spada, tre dei quali
ritroviamo in un Oscar Mondadori che arriva in libreria in questi giorni (Il
commissario Spada. Gli anni di piombo, pp. 408, euro 13). Che una simile "dialettica laica", come Luigi Bernardi ha definito il
paradigma delle storie di De Luca e Gonano, abbia avuto il modo e la libertà di
esprimersi su un settimanale cattolico per ragazzi è davvero un
"paradosso". O forse un "miracolo". IL FESTIVAL del fumetto
"BilBolbul", a Bologna, dedica una grande mostra e un convegno a uno
dei nostri più geniali illustratori: annullò la gabbia delle vignette
facendo galleggiare i suoi "attori".
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del LA CHIESA SPAGNOLA Il nuovo capo della Conferenza episcopale ha
sempre collaborato con la destra più radicale, più duro il confronto con
Zapatero Rouco Varela, un falco alla guida dei vescovi Franco Mimmi La
relazione con i politici "è sempre di collaborazione, cercando il bene
comune". Con questa frase il cardinale Antonio Maria Rouco Varela ha
inaugurato il suo nuovo mandato alla testa della Conferenza episcopale
spagnola, ma gli uomini di buona volontà sanno che nella sua carriera ha
collaborato sempre e solo con la destra più radicale, e cercato di fare tutto
il danno possibile alla sinistra. La nomina, la cui prossimità alle elezioni
generali di domenica prossima non deve essere sottovalutata, è il segno di un
inasprimento della Ces nei confronti di José Luís Rodríguez Zapatero (che ha
inviato a Rouco Varela un telegramma di felicitazioni, con l'assicurazione
della sua "volontà di dialogo e collaborazione nell'esercizio delle nostre
rispettive responsabilità"), e il modo in cui è avvenuta dice con
chiarezza che la linea dura è non solo condivisa ma ispirata dal Vaticano. Era
la prima volta, infatti, che il presidente uscente della Ces non veniva
confermato per un secondo mandato, ma si trattava del moderato Ricardo Blázquez,
vescovo di Bilbao, e l'azione di demolizione della sua candidatura è stata
chiarissima. È giunto alla rielezione senza essere stato
promosso arcivescovo nei tre anni del mandato, mentre Antonio Cañizares, che
nel 2005 aveva perduto il duello con lui, è stato poi
fatto cardinale da Benedetto XVI. In questi tre anni sono rimasti vacanti gli
arcivescovati di Saragozza e di Navarra, ma sono andati a prelati assai più
conservatori di Blázquez. E infine Rouco Varela, che in Vaticano è tra quelli
che decidono la nomina dei vescovi (ha pure promosso suo nipote, Alfonso
Carrasco Rouco, al vescovato di Lugo), ha pensionato in tutta fretta Carmelo
Echenagusía, ausiliare di Blázquez, togliendo a quest'ultimo un voto forse
decisivo (è finita
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Sciopero della sete,
il Pd lo snobba quelli, non tratto più". E sul conflitto d'interessi si
scopre: "Lo risolveremo" ? ROMA ? ONDEGGIA il castello di carte messo
in piedi da Walter Veltroni. Non solo perché i radicali continuano nella
protesta (Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della sete che secondo Rosy
Bindi "finirà domenica, a liste presentate"), ma anche perché molti
democratici sono indignati, da Nord a Sud, laici e cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i
"prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se
qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei
nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni:
"Un accordo politico, come il patto non semplice che abbiamo fatto
con loro, non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i
posti e si viene portati...". POI PERÒ conferma che l'irritazione radicale
è fondata perché il leader del Pd parla di "almeno 7 radicali che saranno
eletti comunque", a fronte dei 9 concordati. "Lo sciopero della sete
? polemizza Veltroni ? è meglio farlo per le grandi battaglie civili". Che
la tensione sia destinata a rimanere forte lo conferma Emma Bonino: "Il Pd
non rispetta i patti e dimostra che il nostro è un Paese triste dove serve la
violenza per far rispettare la parola". Poi accusa il Pd di aver messo in
"posti impossibili" le donne candidate. D'Alema e Bersani difendono
la linea del partito, confermata da Franceschini ("Non c'è materia di
trattativa") che definisce "operazione di rinnovamento" la
preparazione delle liste e ricorda che le donne saranno il 42% e i nuovi
parlamentari circa la metà. A tarda serata si apprende che 8 Radicali su 9
hanno firmato l'accettazione della candidatura. Ma manca ancora il sì della
Bonino. L'altro fronte di Veltroni è molto più pericoloso perché interno al Pd
dove sta montando l'irritazione per le candidature imposte o negate. Dalla
Bindi, "preoccupata per un partito che non valorizza le risorse
importanti". Alla presidente del Piemonte Mercedes Bresso: "Le liste
non mi piacciono, troppo poche le donne". Clima bollente in Calabria dove
sono stati esclusi i candidati del presidente regionale Loiero ("Una
congiura contro di me"). Marina Intrieri, deputata uscente a lui vicina,
va giù duro: "A non volermi sono stati 'ndrangheta e amministratori locali
collusi". E Cusumano, che dall'Udeur si schierò per Prodi, ora si trova al
decimo posto in Sicilia e si lamenta. C'è anche il problema dell'esclusione di
Beppe Lumia, vice presidente dell'Antimafia: "Sarà valorizzato"
assicura Franceschini. Che finisce, però, nel mirino di Pietro Larizza. L'ex
leader della Uil, insieme con Paolo Gambescia, ha rinunciato alla candidatura.
Così sono stati recuperati Stefano Ceccanti e Marcella Lucidi. u. bo. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
? ROMA ? ONDEGGIA il
castello di carte messo in piedi da Walter Veltroni. Non solo perché i radicali
continuano nella protesta (Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della sete
che secondo Rosy Bindi "finirà domenica, a liste presentate"), ma
anche perché molti democratici sono indignati, da Nord a Sud, laici e cattolici, per i metodi di formazione delle liste che hanno privilegiato i
"prescelti". "Noi non faremo il favore di ritirarci, anche se
qualcuno, venendo meno alla parola data, confidava nella soluzione finale nei
nostri confronti", assicura il leader radicale al quale replica Veltroni:
"Un accordo politico, come il patto non semplice che abbiamo fatto
con loro, non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i
posti e si viene portati...". POI PERÒ conferma che l'irritazione radicale
è fondata perché il leader del Pd parla di "almeno 7 radicali che saranno eletti
comunque", a fronte dei 9 concordati. "Lo sciopero della sete ?
polemizza Veltroni ? è meglio farlo per le grandi battaglie civili". Che
la tensione sia destinata a rimanere forte lo conferma Emma Bonino: "Il Pd
non rispetta i patti e dimostra che il nostro è un Paese triste dove serve la
violenza per far rispettare la parola". Poi accusa il Pd di aver messo in
"posti impossibili" le donne candidate. D'Alema e Bersani difendono
la linea del partito, confermata da Franceschini ("Non c'è materia di trattativa")
che definisce "operazione di rinnovamento" la preparazione delle
liste e ricorda che le donne saranno il 42% e i nuovi parlamentari circa la
metà. A tarda serata si apprende che 8 Radicali su 9 hanno firmato
l'accettazione della candidatura. Ma manca ancora il sì della Bonino. L'altro
fronte di Veltroni è molto più pericoloso perché interno al Pd dove sta
montando l'irritazione per le candidature imposte o negate. Dalla Bindi,
"preoccupata per un partito che non valorizza le risorse importanti".
Alla presidente del Piemonte Mercedes Bresso: "Le liste non mi piacciono,
troppo poche le donne". Clima bollente in Calabria dove sono stati esclusi
i candidati del presidente regionale Loiero ("Una congiura contro di
me"). Marina Intrieri, deputata uscente a lui vicina, va giù duro: "A
non volermi sono stati 'ndrangheta e amministratori locali collusi". E
Cusumano, che dall'Udeur si schierò per Prodi, ora si trova al decimo posto in
Sicilia e si lamenta. C'è anche il problema dell'esclusione di Beppe Lumia,
vice presidente dell'Antimafia: "Sarà valorizzato" assicura
Franceschini. Che finisce, però, nel mirino di Pietro Larizza. L'ex leader
della Uil, insieme con Paolo Gambescia, ha rinunciato alla candidatura. Così
sono stati recuperati Stefano Ceccanti e Marcella Lucidi. u. bo. - -->.
( da "Secolo XIX, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Bagnasco: "La
visita del Papa è una grande responsabilità" l'evento Per il cardinale,
l'arrivo del pontefice è"gioia e grazia" ma non solo. Ieri valzer di
nomine in curia 06/03/2008 LA VISITA del Papa a Genova è"gioia e grazia"
ma anche "responsabilità e compito": lo ha affermato l'arcivescovo di
Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella lettera
indirizzata ai fedeli della diocesi, che i sacerdoti leggeranno durante le
messe di domenica prossima 9 marzo. "Carissimi fratelli e sorelle nel
Signore - esordisce il prelato - con questa lettera vengo nelle vostre comunità
per annunciarvi personalmente una grande gioia: il Santo Padre Benedetto XVI
sarà a Genova domenica 18 maggio prossimo". Gioia e gratitudine sono i
sentimenti espressi dal cardinale Bagnasco, che ieri ha continuato la visita
pastorale nei vicariati cittadini, fermandosi tra l'altro alla cappelletta di
San Gaetano alla Marina a Cornigliano per rendere omaggio alle spoglie di Fra'
Pio Robotti, il religioso che per tanti anni (dal 1902 al 1950 quando morì) fu
il punto di riferimento di un quartiere e di tanta parte del ponente genovese.
La Curia arcivescovile di Genova ha reso note ieri anche le nuove nomine
diocesane effettuate dall'arcivescovo. Don Stefano Olivastri, già segretario
particolare dei cardinali Bertone e Bagnasco e attualmente parroco della chiesa
di San Luca nel centro storico, è stato nominato
docente di teologia presso l'Istituto superiore di Scienze religiose e preside
dello stesso istituto per il quadriennio 2006-2010. Come nuovo direttore, don
Olivastri prende il posto di monsignor Francesco Moraglia, eletto vescovo della
diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato. Don Paolo Benvenuto, da poco rientrato a
Genova dopo la chiusura della missione diocesana di Santo Domingo, è stato invece nominato parroco della parrocchia di San
Giuseppe al Lagaccio mentre l'attuale economo diocesano, monsignor Mario
Capurro, è stato nominato amministratore parrocchiale
dell'abbazia di Santo Stefano in attesa della nomina di un nuovo parroco in
sostituzione di don Carlo Romairone scomparso a metà febbraio. Le altre nomine riguardano due laici, Fabrizio Repetto e Anna
Scotto, che sono stati nominati, rispettivamente, presidente diocesano
dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Meic-Movimento ecclesiale di
impegno culturale. 06/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
V - Genova Come si schiereranno in Liguria gerarchie, laici e associazioni La
diaspora cattolica tra il Cavaliere sconfessato da Famiglia Cristiana l'Udc e
Veltroni WANDA VALLI A PAGINA III SEGUE A PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Genova
Dall'Opus Dei ai preti di strada, la composita galassia della chiesa alla
vigilia delle elezioni Famiglia Cristiana bacchetta il Cavaliere a Genova cattolici in ordine sparso Il cerimoniere del Vaticano
vicino al centrodestra, sul fronte opposto don Gallo e don Farinella WANDA
VALLI "Famiglia Cristiana", settimanale cattolico molto attento alla
società, ha bacchettato prima Walter Veltroni, per le candidature ai radicali,
adesso Silvio Berlusconi, per "l'anarchia dei valori" alla base della
sua politica. Così si riapre un tema: dove e come si collocano in politica, cattolici e uomini di fede, a Genova, affidata al cardinale
Angelo Bagnasco, segretario della Cei?. Avrebbe risposto senza esitazioni, don
Antonio Balletto, intellettuale e teologo, scomparso qualche giorno fa, che non
ha mai nascosto la sua adesione a una politica "dove i cattolici
si comportano da laici", per dirla con Luca Parodi, ex dc ora Pd, uno dei
suoi ex giovani allievi. Come Lorenzo Basso e Raffaele Caruso, arrivati al Pd
dalla Margherita. Si sa che i "preti di strada", i sacerdoti
impegnati nelle parrocchie più vicine agli umili, sono da sempre considerati
"di sinistra," mediando il termine dalla politica. Non si nascondono
certo don Andrea Gallo o don Paolo Farinella. Neppure, don Marino Poggi, prima
parroco a Castelletto ora missionario a Cuba, in contatto con il cattolicesimo
democratico moderato di Stefano Zara o Diego Barontini, schierati con il
centrosinistra. Ma su tutti i religiosi grava il vincolo del silenzio che la
Chiesa ha imposto per la campagna elettorale. E allora per capire come si
muove, come reagisce ai moniti della chiesa, la galassia cattolica, bisogna
tornare alla storia di Genova. Città dal cuore "rosso" con uno
stretto legame con la chiesa, nato nel 1943 quando l'allora cardinale Boetto,
che aveva al suo fianco un giovane Giuseppe Siri, creò i cappellani del lavoro,
per proseguire con l'atto di resa dei tedeschi al Comitato di Liberazione
Nazionale firmato a Villa Migone, allora residenza del cardinal Boetto. E'
sempre andata così, reciproco rispetto e aiuto nei momenti di crisi soprattutto
economica e, quindi, sociale della città. Lo ricorda monsignor Molinari,
delegato dell'Arcivescovo ai problemi del lavoro. La chiesa, la politica, i
problemi etici? Monsignor Molinari spiega: "qualche problema c'è, sulla
famiglia, per esempio, sulla sua tenuta, ma questa è una città laboriosa che
investe più sulla sostanza che sull'immagine, e poi Genova e la chiesa hanno un
loro modo di rapportarsi corretto". Lui si preoccupa della Pasqua e non
dice quello che tutti sanno: è stato un punto di
riferimento di Maria Pia Bozzo, presidente del circolo "Aldo Moro", o
di Giancarlo Piombino, ex sindaco, di Giancarlo Mori ex presidente della
Regione, cattolici di sinistra; così come don Tubino è
sempre stato il sacerdote vicino all' Auxilium
Caritas. E' su posizioni più conservatrici don Moraglia, oggi vescovo a
Chiavari, don Guido Marini, cerimoniere del Vaticano, don Stefano Olivastri,
parroco di San Luca , ex segretario del cardinal Bertone. In generale, è il
clero diffuso il più favorevole al centrodestra. In pratica si ripete lo
scenario della politica: leader cattolici conosciuti
nel centrosinistra, elettori cattolici per il centro
destra. Pier Luigi Vinai, Pdl, è sovranumerario dell'Opus Dei. Le critiche al
programma di Berlusconi? "Non mi preoccupano e comunque ben vengano, se
questo mi aiuta a dimostrare che il Pdl deve diventare un punto di riferimento
della dottrina sociale, che fa riferimento a principi etici, come l'attenzione
ai più deboli". E' la stessa osservazione di Andrea Chiappori, della
Comunità di Sant' Egidio: "il fatto è che, in generale, la politica non è
attenta nell'affrontare i temi etici. Chi si chiede, per esempio, come viene
trattato un anziano in un istituto? Non interessa, invece è su questi valori
che laici e cattolici dovrebbero concordare. E
mettersi d'accordo, per esempio, per non sfruttare la vita delle persone,
zingari o extracomunitari, in campagna elettorale". Luca Parodi, del coordinamento regionale Pd, ricorda i grandi Dc, da Moro a
Zaccagnini, "legati alla gerarchia cattolica, eppure in politica sapevano
essere laici. Oggi? Non stiamo giocando con le regole giuste, quel laicismo
politico si è perso. Ma i nostri principi non hanno bisogno di integralismo.
Laico o cattolico". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Genova
Lettera di Bagnasco: i fedeli offrano carità concreta per la visita del papa
"Genova, un gesto per la vita nel giorno di Ratzinger" Un gesto
concreto di carità in occasione della prossima visita in città di Papa Benedetto
XVI del 18 maggio prossimo: lo ha chiesto alla diocesi di Genova l'arcivescovo
Angelo Bagnasco durante la riunione con i vicari foranei svoltasi presso il
Seminario del Righi. Lo scopo preciso è ancora da definire, ma il cardinale
intenderebbe individuare una iniziativa a difesa della vita. Lo stesso
desiderio è contenuto in una lettera che Bagnasco ha inviato a tutti i fedeli e
che sarà letta domenica prossima durante tutte le messe nelle parrocchie
genovesi. "La visita del papa - scrive l'arcivescovo - è gioia e grazia,
ma anche responsabilità e compito". Poi, il cardinale ha fatto riferimento
alle iniziative che verranno organizzate in preparazione alla visita:
"Sarà anche bello che la visita sia ricordata con un segno di carità
diocesano". Intanto, si va definendo la macchina organizzativa per
l'arrivo di Papa Ratzinger. Martedì prossimo, una delegazione ligure delle due
diocesi di Savona-Noli e di Genova si recherà in Vaticano. A Genova è stato reso noto che, con tutta probabilità, il palco per il
Papa che verrà allestito in Piazza della Vittoria, sarà sistemato alle spalle
del monumento ai Caduti, ossia nel lato di fronte ai giardini intitolati al
Milite ignoto, più conosciuti come i giardini delle tre Caravelle. Sempre ieri,
la Curia genovese ha reso note le nuove nomine diocesane effettuate
dall'arcivescovo. Don Stefano Olivastri, già segretario particolare dei
cardinali Bertone e Bagnasco, e attualmente parroco della chiesa di San Luca
nel centro storico, è stato nominato docente di
teologia presso l'Istituto superiore di Scienze religiose e Preside dello
stesso istituto per il quadriennio 2006-2010. Come nuovo direttore, don
Olivastri prende il posto di monsignor Francesco Moraglia, eletto vescovo della
diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato. Don Paolo Benvenuto, da poco rientrato a
Genova dopo la chiusura della missione diocesana di Santo Domingo, dove ha
trascorso circa dieci anni, è stato invece nominato
parroco della parrocchia di San Giuseppe al Lagaccio mentre, l'attuale economo
diocesano, monsignor Mario Capurro, è stato nominato
amministratore parrocchiale dell'abbazia di Santo Stefano
in attesa della nomina di un nuovo parroco in sostituzione di don Carlo
Romairone scomparso improvvisamente a metà febbraio. Infine due laici, Fabrizio
Repetto e Anna Scotto, sono stati nominati rispettivamente presidente diocesano
dell'Azione Cattolica e presidente diocesano del Movimento ecclesiale di
impegno culturale.
( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Una cosa
bisogna dirla: Walter Veltroni ha fatto di tutto e ... Una cosa bisogna dirla:
Walter Veltroni ha fatto di tutto e di più per recuperare il gap elettorale che
lo divideva da Silvio Berlusconi. Ha imbarcato imprenditori, operai, prefetti, magistrati,
laici, cattolici. In molti casi ha
insistito, trattato, promesso, pur di ottenere il via libera. Peccato che i
risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A poco più di un mese dalle
elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi. L'ultima bomba è quella
scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo ex presidente di
Federmeccanica e uomo forte della Confindustria di Luca Cordero di
Montezemolo. Uno che non ha peli sulla lingua tanto che, nell'ultimo anno, più
di una volta aveva rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti del governo
guidato da Romano Prodi. Peccato che, nonostante la candidatura nel Pd, la sua
idea non sia cambiata. Così, martedì sera, durante la puntata di Ballarò,
Calearo si è lanciato in un elogio di "San" Clemente Mastella:
"Ha fatto bene al Paese perché ha fermato il governo e adesso c'è un
partito come il Pd che ha un programma moderno". Quindi ha riservato una
stoccatina a Vincenzo Visco: "Per carità di Dio, spero non lo
ricandidino". Parole che hanno mandato su tutte le furie Arturo Parisi che
ha rimesso in discussione la sua candidatura come capolista alla Camera nel
collegio Sardegna. Il tutto mentre il sindaco di Venezia Massimo Cacciari,
intervistato dal Corriere della Sera, avverte:
"Calearo non sposterà un solo voto verso di noi perché la somma algebrica
di qualcosa recuperato a destra e di qualche voto perso a sinistra sarà
zero". E comunque, aggiunge l'esponente del Pd, "non si costruisce un
partito con i simboli". E mentre Rosy Bindi chiede una rettifica
all'imprenditore, Romano Prodi riceve una telefonata dal segretario del Pd
Veltroni che esprime rammarico per le parole di Calearo e assicura di non
condividerle. A questo punto manca solo il mea culpa del diretto interessato
che, in serata, ribadisce la "piena adesione" al programma del
partito, loda l'iniziativa del governo Prodi ("per molti versi
positiva") e si dice dispiaciuto per le polemiche sollevate. Parisi
commenta soddisfatto: "Vedo che la lunga giornata ha portato
consiglio". Ma non è Calearo l'unica battaglia cara a Veltroni che rischia
di ritorcersi contro il Partito Democratico. Resta aperto, infatti, il nodo
Radicali. Il partito di Marco Pannella (che ha cominciato lo sciopero della
sete), dopo aver allarmato l'elettorato cattolico del Pd, continua a ribadire
che i 9 posti concessi nelle liste del Pd non garantiscono l'elezione. Veltroni
però chiude la porta: "Un accordo politico non può essere scambiato con
una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati". E
Dario Franceschini rincara la dose: "Se cercano di accendere i riflettori
per qualche giorno ce ne dispiace, ma non c'è materia di trattativa".
Pronta la risposta di Pannella: "Nessuna richiesta di trattativa, noi
vogliamo solo che riconoscano che abbiamo ragione". Così, mentre sui
territori infuria la polemica sulle liste elettorali che il
"rinnovamento" veltroniano ha riempito di portaborse, segretari,
amici di amici, figli di, poche donne e troppi candidati in trasferta, l'unico
che se ne sta zitto zitto è Antonio Di Pietro. Infondo anche lui è una
scommessa di Veltroni. Per ora si è limitato ad un'offensiva, subito stoppata,
sulla riforma televisiva. Chissà che, vedendo l'aria che tira, non decida anche
lui di gettare un po' di benzina sul fuoco.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-06 num: - pag: 53 categoria:
REDAZIONALE Giorgio Israel attacca gli integralisti del progresso tecnologico
Giorello: troppi pregiudizi spiritualisti. Pievani: una caricatura Scienza, il
nuovo tabù Denunce Un pamphlet critica i sostenitori più accesi del darwinismo
e il "disastro educativo" dell'istruzione pubblica italiana di
ANTONIO CARIOTI L o scientismo nuoce alla cultura scientifica. Lo afferma il
matematico Giorgio Israel, firma del Foglio, nel libro Chi sono i nemici della
scienza? (Lindau, pp. 346, € 21,50), in cui accusa la sinistra orfana del
marxismo di aver abbracciato una fede acritica nel progresso tecnologico, che
la porta a scomunicare chiunque voglia fissare dei limiti alla manipolazione
della natura e della stessa vita umana. L'attacco è rivolto a studiosi
portatori di concezioni molto diverse: alcuni ritengono che la scienza abbia un
valore oggettivo, altri la considerano una fonte di conoscenze provvisorie e
relative. Ma tutti costoro, secondo Israel, "marciano separati per colpire
uniti", perché sono compatti nel contrapporre nettamente scienza e
religione, così come nel respingere ogni critica al darwinismo. Gli interessati
non gradiscono. Giulio Giorello, chiamato in causa, respinge le accuse di
Israel: "Non ho mai pensato che le verità scientifiche siano fondate sulla
roccia o che gli scienziati debbano decidere tutto. Ma l'Italia non è
minacciata dallo scientismo. Vedo piuttosto avanzare pregiudizi antiscientifici
che si nutrono di spiritualismo e di timore per gli aspetti più emancipativi
delle biotecnologie. Un'offensiva cui l'ex comunista Israel si unisce con uno
zelo da prete spretato". Analoga la reazione di un altro filosofo della
scienza, Telmo Pievani: "Israel dipinge uno scientismo caricaturale.
Nessuna persona ragionevole pensa che le tecnoscienze debbano correre a briglia
sciolta senza vincoli, specie nel campo più delicato della biogenetica. Tutti
concordano, per esempio, sul divieto di far nascere bambini per clonazione".
Vi è tuttavia tra gli studiosi chi condivide i timori di Israel per il
predominio delle tecnoscienze. Così Lucio Russo, autore del saggio Flussi e
riflussi (Feltrinelli): "C'è una biforcazione crescente tra la ricerca
scientifica teorica e quella puramente tecnologica. Le applicazioni concrete
hanno sempre svolto una funzione essenziale di stimolo alla scienza, ma non
credo sia giusto invocare la libertà di ricerca come giustificazione ideale del
lavoro di messa a punto di qualsiasi prodotto o tecnica per fini commerciali.
Esistono casi in cui l'opportunità di sviluppare e applicare una determinata
tecnologia non dovrebbe sfuggire a un giudizio morale, che andrebbe dato caso
per caso". In difesa della ricerca si schiera Enrico Bellone, direttore della
rivista Le Scienze, anch'egli preso di mira da Israel: "Sulle
biotecnologie circolano molte sciocchezze. Per esempio le cosiddette chimere,
presentate dai media come creature mostruose, sono uno strumento prezioso per
capire come funzionano le cellule e trovare una cura a malattie terribili come
l'Alzheimer. La polemica di Israel lascia disarmati perché non è argomentata.
Basta vedere come stronca il mio libro L'origine delle teorie (Codice
edizioni), di chiara matrice evoluzionista: non entra nel merito e si limita a
proclamare che il darwinismo è dannoso". Ma davvero non si possono
avanzare dubbi sulla teoria dell'evoluzione? "Bisogna distinguere -
risponde Pievani - perché un conto è il dibattito scientifico sul programma di
ricerca neodarwiniano, al quale si possono muovere obiezioni pienamente
legittime, come quelle esposte di recente da Massimo Piattelli Palmarini sul
Corriere. Madiverso è il tentativo di screditare l'evoluzione per dare spazio a
teorie di stampo religioso, come il "disegno intelligente", del tutto
estranee alla scienza". Non a caso Pievani è autore, con Carla
Castellacci, del pamphlet anticlericale Sante ragioni (Chiarelettere). Ma si
dichiara distante dalla "metafisica materialista" denunciata da
Israel: "Ci sono studiosi, come Richard Dawkins, secondo i quali il
darwinismo porta necessariamente all'ateismo. Se Israel ce l'ha con loro, sono
d'accordo con lui. Infatti l'evoluzione non esclude affatto l'esistenza di Dio,
ma semplicemente permette di spiegare lo sviluppo della vita sulla terra senza
ricorrere a ipotesi sovrannaturali". Giorello è sulla stessa linea:
"è appena uscito, nella collana che dirigo per Raffaello Cortina, il libro
Preghiera darwiniana di Michele Luzzatto, uno studioso di fede ebraica che
traccia un suggestivo parallelo tra Darwin e alcuni personaggi biblici. Noi
liberi pensatori relativisti siamo aperti alla cultura religiosa, ma non ci
pieghiamo ad alcuna ortodossia, mentre mi pare che Israel aspiri a fare la
mosca cocchiera di Benedetto XVI". Più critico verso la comunità degli
scienziati si mostra Russo: "Noto nell'accademia una triste omogeneità di
pareri: sembra che l'unica esigenza sia difendere tutto ciò che ha un'etichetta
scientifica da nemici più immaginari che reali. E non credo
che la scienza sia minacciata dall'oscurantismo della Chiesa cattolica.
Commettono un grave errore gli scienziati laici in buona fede che, confondendo
la razionalità scientifica con l'adozione della logica di mercato come unico
possibile criterio di scelta, lasciano ai religiosi il monopolio dei giudizi di
valore. E poi quando sento tuonare contro i padri inquisitori non posso
fare a meno di ricordare che, per conciliare il desiderio di sentirsi paladini
degli oppressi con i vantaggi derivanti dall'acquiescenza ai potenti, il metodo
più seguito è sempre stato quello di difendere gli
oppressi di epoche precedenti, ponendosi in sintonia con i detentori del potere
del proprio tempo". Bellone concorda solo in parte: "La Chiesa non è
monolitica e non tutti i cattolici considerano la scienza
una minaccia. Ma anni fa Ratzinger scrisse che la biogenetica era una patologia
della ragione, addirittura peggiore del totalitarismo di Pol Pot". Giulio
Giorello. In alto Giorgio Israel. A lato, contagocce (f. Corbis).
( da "Liberazione" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Per garantire una
politica nuova e capace di affermare i valori laici della ricerca pubblica e
dell'Università Fabio de Nardis* La campagna elettorale è entrata nel vivo di
un dibattito intenso e tutti i candidati sono impegnati a proporre i tratti
della propria originalità. Si è discusso tanto sulla flebile linea di demarcazione
che divide Pd e Pdl nonché sulla loro esplicita convergenza su un processo di
graduale evoluzione "americana" del sistema Italia. Abbiamo
denunciato l'intenzione "veltrusconiana" di riscrivere le regole del
gioco per creare le condizioni di un quadro politico costruito sui parametri di
un bipartitismo perfetto per quanto coatto. Due partiti a vocazione governista
e simili sulle linee essenziali della politica. Ne fuoriesce un quadro
forzatamente semplificato con un potenziale astensionismo diffuso, grande
potere ai gruppi di pressione e una società civile che fatica a rendersi
incisiva su dinamiche chiuse alle istanze sociali. La politica si
identificherebbe con la sola dimensione di governo e larghe fasce di
popolazione (migranti, operai, precari) rischierebbero di rimanere senza
rappresentanza politica. Abbiamo rivendicato la nostra volontà di ricollocare
il "lavoro" al centro del conflitto politico, criticando le posizioni
di chi si riconosce nell'idea di una equidistanza tra capitale e lavoro, come se
fossero dotati dello stesso potere contrattuale, come se non esistessero i
proprietari da un lato, che decidono e ricattano, e i lavoratori trasformati in
merce e sacrificati in nome del profitto. Tutti parlano della necessità di
tutelare i giovani ma solo noi facciamo esplicito riferimento alla necessità di
uscire dal dramma della precarietà, di risolvere una volta per tutte la
questione salariale attraverso un politica seria di redistribuzione e
l'introduzione del salario sociale. Abbiamo affermato il nostro impegno in
difesa dell'ambiente consapevoli che esso può essere tutelato solo attraverso
la messa in discussione dell'attuale modello di produzione e di sviluppo, a cui
bisogna aggiungere una critica radicale ai modelli di consumo che sono oggi altrettanto
insostenibili, rendendo quindi necessaria la determinazione, anche attraverso
un supporto normativo, di nuove consuetudini sociali che puntino alla riduzione
degli sprechi e al risparmio energetico. Abbiamo difeso la
laicità dello Stato, contro le ambiguità espresse dai Democratici e il
conservatorismo reazionario della destra, consapevoli della sua rilevanza per
l'organizzazione della politica in una società moderna. C'è chi vorrebbe
riproporre la storica questione cattolica, senza rendersi conto che i cattolici italiani sono da tempo molto più avanti di chi si propone di
rappresentarli, agendo secondo un'etica sociale che distinguono dalla
morale confessionale in cui pure si riconoscono. Da qui è diventato inevitabile
il riferimento alle questioni bioetiche come l'aborto, contro il bieco
tentativo di trasformare questioni che attengono alla coscienza individuale in
oggetto di propaganda elettorale. Ci siamo opposti alla logica di chi vuole
contrapporre la "vita" (del feto) alla "libertà" (della
donna), affermando con forza il diritto delle donne all'autodeterminazione sul
proprio corpo e la propria esistenza. Troppo poco spazio è stato
invece dedicato al grande tema della conoscenza con riferimento particolare
alla questione universitaria e della ricerca pubblica. Tutti ne affermano il
valore strategico ma nei fatti la riducono a una semplice voce di spesa su cui
risparmiare. Ecco che il centrodestra è silente mentre i democratici propongono
addirittura di trasformare le Università pubbliche in fondazioni private. Noi
affermiamo invece il valore della conoscenza come bene comune non mercificabile
né privatizzabile, tanto più dentro le dinamiche di un capitalismo globale che,
oltre a rigenerarsi nella crisi, assume sempre più i caratteri di un
capitalismo cognitivo, in cui la domanda di sapere esteso e condiviso è un nodo
decisivo del conflitto sociale, perché sempre più diventa fondativo di una
richiesta non astratta di uguaglianza. L'Università e la ricerca pubblica in
Italia stanno vivendo una profonda crisi di identità e di efficienza. Per
affrontare e cercare di superare questa fase è indispensabile sollecitare una
riflessione autocritica che muova dall'interno del mondo dell'Università e
della Ricerca, ma va innanzitutto condotta una battaglia delle idee tesa a
modificare radicalmente le politiche di progressiva riduzione dei finanziamenti
e dei nuovi reclutamenti, come anche di delegificazione dell'organizzazione
degli Atenei e degli Enti di ricerca, che di fatto operano da anni per
distruggere il sistema universitario e di ricerca pubblico. Se si assume come
pregiudiziale la lotta alla precarietà del lavoro intellettuale e alla
parcellizzazione del sapere, la auspicata capacità di autogoverno democratico
delle Università e degli Enti pubblici di ricerca può produrre effetti positivi
per l'intera società. È questo il punto di partenza della Sinistra Arcobaleno
che assume nel suo programma come strategico il ruolo dell'Università e della
Ricerca per lo sviluppo del Paese, in una logica non economicistica. Proponiamo
il superamento definitivo di una visione del sistema universitario e di ricerca
fondato sulla precarizzazione del lavoro e della formazione, accompagnato da
una frammentazione eccessiva del sistema didattico secondo la logica di una
professionalizzazione precoce e affrettata. Riaffermiamo con forza il carattere
strategico dell'alta formazione e della ricerca come strumenti indispensabili
per costruire le condizioni di uno sviluppo progressivo della società nel
rispetto dell'ambiente e della dignità umana. Le elezioni, anche su questi
temi, saranno un appuntamento fondamentale per la democrazia. Solo la Sinistra
può garantire una politica nuova e capace di affermare i valori laici della
ricerca pubblica e dell'Università come luogo di formazione della conoscenza e
del sapere critico. Per queste ragioni votare a Sinistra oggi è senza dubbio la
scelta più utile per garantire un futuro dignitoso al nostro Paese.
*Coordinatore Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se 06/03/2008.
( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa verso il voto
Walter travolto dalle sue novità Una cosa bisogna dirla: Walter Veltroni ha
fatto di tutto e di più per recuperare il gap elettorale che lo divideva da
Silvio Berlusconi. Ha imbarcato imprenditori, operai, prefetti, magistrati, laici, cattolici. In molti casi ha insistito, trattato, promesso, pur di ottenere
il via libera. Peccato che i risultati siano tutt'altro che incoraggianti. A
poco più di un mese dalle elezioni il Pd è già sull'orlo di una crisi di nervi.
L'ultima bomba è quella scoppiata attorno alla candidatura di Massimo Calearo
ex presidente di Federmeccanica e uomo forte della Confindustria di Luca
Cordero di Montezemolo. Uno che non ha peli sulla lingua tanto che, nell'ultimo
anno, più di una volta aveva rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti
del governo guidato da Romano Prodi. Peccato che, nonostante la candidatura nel
Pd, la sua idea non sia cambiata. Così, martedì sera, durante la puntata di
Ballarò, Calearo si è lanciato in un elogio di "San" Clemente
Mastella: "Ha fatto bene al Paese perché ha fermato il governo e adesso
c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno". Quindi ha
riservato una stoccatina a Vincenzo Visco: "Per carità di Dio, spero non
lo ricandidino". Parole che hanno mandato su tutte le furie Arturo Parisi che
ha rimesso in discussione la sua candidatura come capolista alla Camera nel
collegio Sardegna. Il tutto mentre il sindaco di Venezia Massimo Cacciari,
intervistato dal Corriere della Sera, avverte:
"Calearo non sposterà un solo voto verso di noi perché la somma algebrica
di qualcosa recuperato a destra e di qualche voto perso a sinistra sarà
zero". E comunque, aggiunge l'esponente del Pd, "non si costruisce un
partito con i simboli". E mentre Rosy Bindi chiede una rettifica
all'imprenditore, Romano Prodi riceve una telefonata dal segretario del Pd
Veltroni che esprime rammarico per le parole di Calearo e assicura di non
condividerle. A questo punto manca solo il mea culpa del diretto interessato
che, in serata, ribadisce la "piena adesione" al programma del
partito, loda l'iniziativa del governo Prodi ("per molti versi
positiva") e si dice dispiaciuto per le polemiche sollevate. Parisi
commenta soddisfatto: "Vedo che la lunga giornata ha portato
consiglio". Ma non è Calearo l'unica battaglia cara a Veltroni che rischia
di ritorcersi contro il Partito Democratico. Resta aperto, infatti, il nodo
Radicali. Il partito di Marco Pannella (che ha cominciato lo sciopero della
sete), dopo aver allarmato l'elettorato cattolico del Pd, continua a ribadire
che i 9 posti concessi nelle liste del Pd non garantiscono l'elezione. Veltroni
però chiude la porta: "Un accordo politico non può essere scambiato con
una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati". E
Dario Franceschini rincara la dose: "Se cercano di accendere i riflettori
per qualche giorno ce ne dispiace, ma non c'è materia di trattativa".
Pronta la risposta di Pannella: "Nessuna richiesta di trattativa, noi
vogliamo solo che riconoscano che abbiamo ragione". Così, mentre sui territori
infuria la polemica sulle liste elettorali che il "rinnovamento"
veltroniano ha riempito di portaborse, segretari, amici di amici, figli di,
poche donne e troppi candidati in trasferta, l'unico che se ne sta zitto zitto
è Antonio Di Pietro. Infondo anche lui è una scommessa di Veltroni. Per ora si
è limitato ad un'offensiva, subito stoppata, sulla riforma televisiva. Chissà
che, vedendo l'aria che tira, non decida anche lui di gettare un po' di benzina
sul fuoco.
( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Sogni come nella
grande tradizione politica europea I had a dream, ma non ce l'ho più Il Pdl di
destra e il Pd di sinistra In entrambi un mix di laicità, libertinismo e teodem
Il mio amico Paolo Franchi lascia la direzione del Riformista. È mio dovere
ringraziarlo per l'ospitalità concessami sul quotidiano da lui diretto e dargli
atto del coraggio che politicamente ed anche letterariamente ha così dimostrato
di avere. A lui è dedicato questo articolo. Grazie Paolo! "I had a
dream!", e cioè: "Avevo un sogno!". Nutrivo cioè il sogno che,
dopo la sbandierata fine delle ideologie, e cioè dopo la pratica de-culturazione
della politica e dei partiti della sciagurata così detta Seconda Repubblica, e
respinto il non compreso modello americano che veniva sbandierato, i partiti
maggiori, il Popolo delle Libertà e il Partito democratico, dopo aver
dichiarato di voler andare (si fa per dire!) da soli, assumessero il ruolo e
adottassero i programmi dei grandi partiti della grande tradizione politica e
culturale europea, e cioè: il Popolo delle Libertà dovrebbe assumere il ruolo
di un partito di sintesi tra il conservatorismo e il moderatismo con qualche
venatura di liberalismo, ma sempre con quella robusta dose di protezionismo che
ha sempre distinto i tories dai wigh, e il moderatismo, anzi politicamente
parlando, il conservatorismo coniugato da "socialità", proprio del
fascismo prima della sua involuzione monarchista, e che Mussolini, che per
sempre conservò nel cuore il suo sogno di socialista massimalista, cercò di
risuscitare durante la repubblica sociale italiana entusiasmando quei
"ragazzi della repubblica sociale", che poi numerosissimi, per la
chiaroveggenza di quel grande leader politico che fu Palmiro Togliatti,
passarono al Partito comunista, non per opportunismo ma con senso di intuita
continuità. La presenza del futuro nuovo partito del Popolo delle Libertà nel
Partito popolare europeo non richiede nessuna adesione a un pur pallido
riformismo. Da tempo i partiti di ispirazione cristiano-democratico, che ne
costituiscono l'ossatura territoriale, non sono più partiti riformisti, e il
Partito popolare europeo non lo è mai stato, avendo in
modo determinante concorso a costituirlo, su basi di assoluta discontinuità con
le Nouvelles Equipes Internationales e dell'Unione Europea dei Democratici
Cristiani, il Partido Popular spagnolo, partito di sentimenti e origini
franchiste, cattolico-patriottico, e cioè legato alla hispanidad , per cui la
vera Chiesa è certo quella cattolica, apostolica, romana ma con il timbro
dell'hispanidad , e legata alla parte più retriva, e da ieri vincente!,
dell'Episcopato Spagnolo. Ecco quello che ho sognato: un partito del Popolo
delle Libertà apertamente di destra, di destra democratica, ma di destra, certo
anche un po' populista. I grandi reazionari cattolici
del XIX secolo, d'altronde: da Doniso Cortes a de Maistre a de Bonald, erano contro
la democrazia, ma a favore dei poveri. Così avevo sognato che il nuovo Partito
democratico fosse e si dichiarasse un partito socialista di tipo europeo, di
quella tradizione socialista europea che con il dissolversi del comunismo
internazionalista di marca sovietica, si è arricchita della tradizione, della
storia, della cultura e dell'esperienza di grandi partiti comunisti nazionali
quale è stato in prima linea il Partito comunista
italiano, per il fondamento culturale italiano datogli da Antonio Gramsci,
dalla fine e articolata, geniale, fantasiosa, ma realistica strategia e tattica
di Palmiro Togliatti, ma soprattutto per la guida lungimirante di Enrico
Berlinguer, e per la sua scoperta della "dimensione" nazionale ed
europea del movimento comunista occidentale. E non dovrebbe essere di ostacolo
a questa scelta socialista il grande apporto di voti e di
classe dirigente del mondo cattolico italiano: vescovi, presbiteri, ordini
religiosi, movimenti e semplici laici, che si sentono naturaliter anticapitalisti,
antiliberali e pacifisti. Non mi scandalizza che il Partito democratico abbia
candidato il leader dell'ala più retriva, reazionaria e antioperaia della
Confindustria: se l'ambizione porta alla conversione, è utile! E poi,
nella candidature anche a sinistra qualcosa di paradossale e ridicolo ci vuole.
Non mi scandalizza il mix di libertinismo, teorico e pratico,
"genderismo", laicismo, laicità, laicità per i valori,
"cattolicesimo democratico", teodem e integralismo che si può ritrovare
in entrambi i partiti, comprendo come entrambi i partiti non vogliano parlare
di "valori", o su "materie eticamente sensibili", come non
mi meraviglierebbe per niente che il Partito democratico rilanciasse la lotta
alla così detta omofobia, i Dico, la revisione della legge 40, il
"divorzio brevissimo", l'eutanasia e così via. Non dimentichiamoci
che perfino nella lettera inviata a due membri dell'Episcopato degli Stati
Uniti dal Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede a proposito
del quesito se fosse o meno lecito votare per una candidata favorevole
all'aborto, mentre si ribadiva che non poteva essere ammesso all'Eucaristia,
era lecito votare per lei, purché il voto non fosse dato proprio per queste sue
convinzioni e per sostenere la causa dell'aborto. Questa posizione potrebbe
essere coniugata per entrambi i partiti con la concessione del free vote per
motivi di coscienza su queste materie, come per altre che sono considerate
anch'esse "eticamente sensibili": gli stanziamenti militari, le basi militari
straniere in Italia, le missioni militari italiane all'estero, la
"globalizzazione", i G8, la politica di "equidistanza" tra
Hezbollah e Hamas da una parte e Israele dall'altro, a favore dei primi
evidentemente. Ma che il Popolo delle Libertà si dichiari apertamente di
destra, e dica e faccia qualcosa di destra, e che il Partito democratico si
dichiari di sinistra e socialista e dica e faccia qualcosa di sinistra, forse è
un sogno. E quindi non: "I have a dream", ma "I had a
dream!". Francesco Cossiga , alias Franco Mauri ,alias Mauro Franchi ,
alias Jansenius 06/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Moncloa 3
conversazione con la scrittrice imma monsò Tutti pazzi per Zap? All'estero più
che in casa Il governo ha interpretato i cambiamenti in atto Il quotidiano
francese Liberation dedica ventotto pagine al "modello" spagnolo,
simbolo di modernità e prosperità, almeno a detta dei cugini d'oltralpe con il
cuore che batte a sinistra; un po' più english nella forma, ma con analoga (e
documentata) apologia filoiberica, il britannico Guardian ieri faceva un
parallelo tra Madrid e Roma a tutto vantaggio della Spagna. E nell'Italia che
faticosamente cerca un rinnovamento politico e soprattutto culturale, tra mille
distinguo su quando, come e dove essere cattolici, si
guarda con più di un pizzico d'invidia alla Moncloa delle riforme sociali, dei
matrimoni gay e dello stato "separato" dalla
chiesa, soprattutto se quello sguardo arriva da sinistra (chi non ricorda il W
Zapatero di Sabina Guzzanti o l'inno "itagnolo" di Maurizio Crozza?),
come dimostra il videoclip elettorale pro-Psoe in cui Bernardo Bertolucci porta
Zapatero come modello per l'Italia. Tutti pazzi per la Spagna, dunque? Quasi
tutti. "Questo entusiasmo esterno mi sorprende moltissimo. La percezione
che avete dall'estero del mio paese è molto diversa da quel che sentono gli spagnoli":
a parlare è Imma Monsò, scrittrice catalana pluripremiata in Spagna (è appena
uscito in Italia Un uomo di parola , edito da Neri Pozza), e columnist prima
per El Pais e poi per La Vanguardia . Ospite dell'istituto di cultura spagnolo
Cervantes, spiega al Riformista che i risultati ottenuti da questo governo non
nascono dal nulla, ma sono il frutto di una trasformazione in atto da anni. A
cominciare dall'affermazione di buoni standard nell'uguaglianza tra i generi:
"Il ruolo delle donne è certamente molto cambiato, ma non credo che ci sia
molta differenza con l'Italia. Io sono della generazione che ha conosciuto il
femminismo, ma al contempo appartengo a una famiglia matriarcale. E poi sono
catalana, di Barcellona, dove il ruolo della donna è considerato molto
speciale. In questo senso non ho mai vissuto il cosiddetto machismo come
un'imposizione. In realtà credo che, non solamente in Spagna, siano gli uomini
su una strada di grande cambiamento". E questo, evidentemente, attiene più
ai mutamenti socio-culturali che alla politica che, nella migliore delle
ipotesi, ne è lo specchio. E poi, come accade tra il nord e il sud dell'Italia,
anche in Spagna la geografia segna differenze accentuate maggiormente dal
carattere autonomo delle regioni spagnole: "Io sono catalana, e questo
ovviamente cambia il mio punto di vista. La Catalogna è molto simile al nord
dell'Italia come tipologia di società e abbastanza lontana dai toni
allarmistici utilizzati altrove nel dibattito femminile, soprattutto quando si
parla di maltrattamento o di mancata emancipazione. Sulla questione della
parità tra i sessi, i socialisti hanno certamente fatto molto, ma non hanno
certo una soluzione a tutto. La nostra percezione, in realtà, è che tutto sia
progredito molto lentamente e non soltanto in questi ultimi quattro anni, come
sembra sostenere mezza Europa". La Monsò porta ancora una volta l'esempio
catalano: "Sono molti anni che si lavora alla modernizzazione della
società, senza troppe sofferenze. Molto hanno fatto le misure adottate dalla Generalitat,
in questa amministrazione a guida socialista come in quella in cui c'erano i
centristi di Convergencia i Union". E nel resto della Spagna? "Il
Psoe ha fatto molte riforme progressiste, come quella che apre l'istituto del
matrimonio ai gay, ma a mio avviso alcuni di questi provvedimenti sono molto
più politici in senso demagogico che reali. La legge sulla dipendenza, per
esempio, che dovrebbe aiutare le donne che si occupano di assistere anziani,
malati e figli, non ha un'adeguata copertura economica". Insomma, per Imma
Monsò un solo politico non può cambiare un'intera società, ma è la società
stessa a mutare gradualmente: "La società spagnola è certamente molto
evoluta proprio negli aspetti poi fatti emergere dal governo Zapatero che è stato capace di enfatizzare la trasformazione con una serie
di riforme. E non è un caso che la destra si accanisca proprio contro queste
misure che rendono tangibile il cambiamento". Cambiamento che in Spagna
come in Italia è difficile da digerire per alcuni settori del mondo cattolico,
come sottolineato dal brusco cambio al vertice della Conferenza episcopale
spagnola, che ha riportato alla guida dei vescovi il conservatore Antonio
Rouco: "È vero che la chiesa cattolica ha un grande potere in Spagna.
Faccio un esempio: la scuola. Quasi la metà degli istituti sono cattolici e parificati, dall'epoca di Franco. Ora è molto
difficile svincolarsi da quest'impostazione senza che si creino problemi
insormontabili. Così la chiesa è molto presente nel mondo dell'istruzione. Di
fatto, la stessa costituzione spagnola afferma che lo stato è non confessionale, ma non parla di stato laico. È una
sfumatura, ma molto importante, perché, a meno di cambiare la costituzione,
qualsiasi presidente deve attenersi alla legge e ai patti costruiti su questa
struttura. Il potere della chiesa spagnola, però, è soprattutto istituzionale.
La gente normale non si identifica in una nazione cattolica. La maggior parte
delle persone non è praticante, i matrimoni civili sono in vertiginosa ascesa e
chi si sposa in chiesa lo fa per fare festa, non per una questione di fede.
Altro invece sono i poteri e le prebende della chiesa". Il duro dibattito
politico di questi ultimi mesi, dal "family day" di Capodanno alla
nota dei vescovi sulle elezioni, sarebbe molto lontano dalla realtà quotidiana
degli spagnoli e quindi peserebbe poco sulle loro scelte. Per Imma Monsò, quel
che invece manca enormemente in Spagna è un ruolo autonomo dell'intellighenzia:
"Gli intellettuali dovrebbero avere un ruolo più rilevante, dare un
contributo alla politica. Credo che alla fine le elezioni le vincerà Zapatero.
Perché gli elettori, piuttosto che vedere Rajoy alla Moncloa, voterà Zapatero
pur non considerandolo l'uomo ideale". Oppure non voterà del tutto, come
indicano le previsioni a proposito del partito della scheda bianca. Così, come
per magia, la Spagna, non sembra più così lontana dall'Italia. In fin dei
conti, il popolo dei "milleuristi" è nato proprio lì. 06/03/2008.
( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"UN CATTOLICO A MODO SUO" Esce il testamento intellettuale di
Pietro Scoppola "La mia passione per la politica" "Il
cristianesimo è stato il lievito della storia, ma la politica ha una sua laicità che
non può essere travolta dalla visione totalizzante dei ni" PIETRO SCOPPOLA
Pubblichiamo uno stralcio di "Un cattolico a modo suo" di
Pietro Scoppola. Il libro è il testamento dello storico scomparso un anno fa,
che, custodito e curato dall'amico Giuseppe Tognon, va in libreria in questi
giorni per i tipi della Morcelliana di Brescia. Nel novembre '73 fui finalmente
chiamato a Roma alla Facoltà di Magistero. Quella chiamata, liberandomi da ogni
dipendenza gerarchica in senato, segnò di fatto l'inizio di un più aperto ed
esplicito impegno politico, impegno che subito si manifestò nell'assunzione
della direzione della rivista Il Mulino. Quanti viaggi fra Roma e Bologna quando
ci volevano quattro ore di treno: era davvero una bella sgobbata! Perché già
prima del '73 e ancor più dopo mi sono interessato di politica? Non ho mai
pensato alla politica come carriera; la politica, paradossalmente, era un
elemento di quella ricerca di un cattolicesimo pienamente incarnato nella
storia. È in questo spirito che ho vissuto la rottura del '74 nel referendum
sul divorzio. Devo confessarlo: senza traumi spirituali; con profondo dolore
per la sofferenza causata al Papa (monsignor Benelli me la venne a comunicare)
ma senza traumi spirituali perché era normale, doveroso dal mio punto di vista,
votare no in quel referendum. Quando ancora si pensava ad una possibile e
probabile vittoria del "sì" l'idea di imporre con la forza del numero
un modello di matrimonio così alto come quello che viene dalla tradizione
cristiana mi sembrava una forzatura inaccettabile. Diversissima la questione
dell'aborto nella quale presi posizione contro la legge: è stato
un grave errore a mio avviso, da parte cattolica, stabilire la sequenza
divorzio, aborto, eutanasia ecc. Sottovalutammo però nel '74 i costi ecclesiali
e i costi personali. Come si sa, dopo la lacerazione del referendum, la
Conferenza episcopale italiana volle "ricucire" e organizzò un grande
convegno sul bel tema conciliare "Evangelizzazione e promozione
umana". Fui invitato a far parte del Comitato promotore e accettai con
entusiasmo. Ma ci fu un incidente. La rivista italiana Coscienza pubblicò una
mia conferenza tenuta in Germania a Wutzburg in cui avevo espresso un giudizio
critico sulla posizione tenuta dalla Chiesa italiana in occasione del
referendum, che valutavo non coerente con le esigenze di un autentico
pluralismo (il pluralismo era appunto il tema della conferenza). L'Osservatore
romano mi attaccò duramente in un articolo firmato con i famosi tre asterischi
intitolato "Pluralismo senza criterio". Un conforto lo ebbi subito
dal cardinale segretario di Stato Casaroli che incontrai l'11 febbraio 1975 al
ricevimento per l'anniversario della Conciliazione. A una mia manifestazione di
amarezza per quell'articolo rispose con un grande sorriso e con le parole
"ma è un giornale!". Ma la frittata era fatta. Andai da monsignor
Bartoletti e gli offrii le mie dimissioni dal comitato preparatorio del convegno
per non creare difficoltà con la mia presenza. Bartoletti mi invitò ad
aspettare: voleva sentire il Papa. Mi convocò al mattino prestissimo in
Circonvallazione Aurelia, sede della Cei, e mi dette la decisione di Paolo VI,
in sostanza in questi termini: Scoppola è un cattolico un po' a modo suo, ma è
bene che rimanga. Fui felice di quella risposta e anche della motivazione,
rimasi nel comitato e partecipai attivamente al convegno. Un "cattolico a
modo suo", detto dal Papa, era il massimo che potessi desiderare. Ma
questa non è stata un'esperienza politica; è un'esperienza ecclesiale che sono stato portato a rievocare sulla scia del ricordo del
referendum sul divorzio. Le mie vere esperienze politiche sono venute dopo, con
la Lega democratica e l'Assemblea degli esterni della Dc e poi con il mandato
parlamentare. Ne ho parlato in altra sede e non voglio ripetermi; ma devo
sottolineare l'aspetto laico della mia passione per la politica. Sì, la
politica mi ha appassionato, non strumentalmente come mezzo per un fine diverso
dalla politica stessa, ma come politica in sé, come disegno per il futuro, come
valutazione razionale del possibile e come sofferenza per l'impossibile, come
chiamata ideale dei cittadini a nuovi traguardi, come aspirazione a
un'uguaglianza irrealizzabile che è tuttavia il tormento della storia umana. Mi
ha interessato la politica per quello che non riesce a essere molto più che per
quello che è. Tutto questo ha avuto ed ha nell'esperienza cristiana le sue
radici profonde: il cristianesimo è stato il lievito
della storia, ma la politica ha una sua laicità che non può essere travolta
dalla visione totalizzante dei fini. Inutile dire che questo modo di sentire la
politica non ha rappresentato la premessa di una carriera, ma solo di
un'esperienza che considero feconda. Attraverso queste ricerche e queste
esperienze è maturata la mia identità di cristiano e di cattolico. Vedo due
aspetti di questa identità che possono apparire in conflitto e che mi sembrano
invece, a un livello più profondo, complementari: il senso forte della
soggettività, dell'interiorità dell'esperienza religiosa e per altro verso il
senso della comunità per cui non si crede da soli, ma solo e sempre in una
comunità credente ed orante.
( da "EUROPA.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle liste del Pd
dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il
parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche
l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala
clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13
aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci,
Einaudi, Saragat e Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente
unica del futuro Pd. Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non
riusciranno da soli a far molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora,
sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si
chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti
minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a
laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di
quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il
fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della
grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a
destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei media,
nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50 anni
porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui
diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che
sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i
pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un
fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove
mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter
realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di
alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È
un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le bacchettate di Famiglia cristiana,
che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato per nostalgia del centro
cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci serve a ricordare che il
massacro laico di queste elezioni (candidature radicali a rischio, cacciata dal
parlamento di superstiti rappresentanti del vecchio Pli, nessuna pressione
convincente per smuovere i socialisti dal loro isolazionismo), deve costringere
queste "forze" a un'ultima prova di dignità e di vitalità dopo le
elezioni: magari nella confederazione che lei propone. I soli che potrebbero
assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino, la cui concretezza di programmi
(non solo sui temi etici, ma su molte altre esigenze di una società
postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di guida e manovra politica:
tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che perciò mancano agli altri
scettici protagonisti della sognata costituente laica. Ciascuno dei quali (ci
saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli liberali in Italia, o
socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando, in uno
stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre a
gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per
smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi
molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi
normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o l'incendio che
igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente,
d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.
( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Bari
L'INTERVISTA Paola Concia, manager romana e portavoce del tavolo dei gay per il
Pd, correrà alla Camera in decima posizione "Io, omosessuale catapultata
nella Puglia della tolleranza" "è stato
Latorre a propormi. Ma non vengo a prendere voti per poi sparire" GIOVANNA
VITALE ROMA - "Catapultata sì, raccomandata no". Paola Concia, 44
anni, manager pubblica e portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del
Partito democratico (Pd), vive con un po' disagio le polemiche scatenate in
queste ore intorno alla sua candidatura alla Camera in decima posizione. Eppure
era inevitabile, non crede? In fondo nessuno la conosceva, prima che Roma la
imponesse alla Camera in Puglia. "Il fatto di non avere un legame con
questo territorio non significa che io venga dal nulla. Dopo il liceo sono
fuggita da Avezzano, dove sono nata, e sono arrivata a Roma, città capace di
accogliere e non discriminare gli omosessuali. Sono entrata nel Pci nel 1982,
ho attraversato tutte le fasi di trasformazione del partito fino all'approdo
democratico, di cui condivido a fondo la posizione di
dialogo e di mescolanza fra laici e cattolici".
Ci spiega allora com'è nata la sua candidatura? "Da una richiesta del
tavolo degli omosessuali del Pd, che ha sollecitato Veltroni a far spazio a una
nostra rappresentanza. La proposta comprendeva me, Andrea Benedino, che è
l'altro portavoce del tavolo, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario
dell'Arcigay. Il regolamento del Pd prevedeva che alcune candidature
sarebbero state espresse in sede nazionale: io sono una di queste, ma non ho
alcuna intenzione di venire in Puglia per prendere i voti e poi scappare".
Ma perché proprio in Puglia? "Questo non lo so. L'unica cosa che so è che
è stato Nicola Latorre a suggerirlo. Lui mi stima
molto. Non siamo amici d'infanzia, credo piuttosto che condivida le battaglie
sui diritti che ho sempre portato avanti con forza e convinzione". Però la
sua candidatura ha portato all'esclusione di altri esponenti locali del Pd e
della società civile. "Guardi, io non ho chiesto niente, né dove né in che
posizione essere candidata, mi sono messa semplicemente al servizio del Pd.
Perciò spero di non essere vissuta come una catapultata. Anzi: considero questa
un'occasione per occuparmi della Puglia. L'estate scorsa mi è capitato di
trascorrere tutta la convalescenza della mia malattia nel Salento: ho affittato
casa nel centro di un piccolo paese, sono rimasta tre settimane, da sola, e
sono stata benissimo. Mi sono sentita accolta, reduce da un tumore, non è stato facile, ma il clima di solidarietà mi ha aiutata
molto". Lei, che è una omosessuale dichiarata, è stata candidata nella
Regione governata da Vendola. Secondo lei perché? "Non c'è dubbio che in
Puglia, grazie a Nichi, la battaglia degli omosessuali ha avuto un impatto
enorme sotto il profilo simbolico. è una delle regioni più all'avanguardia in
Italia. L'ha dimostrato eleggendo un omosessuale: ha saputo andare oltre, far
diventare la diversità una ricchezza". Quali sono i suoi programmi?
"Arrivo domani (oggi per chi legge) per l'apertura della campagna
elettorale. Sarò accanto a D'Alema e, come ho già detto a tutti quelli che mi
hanno chiamata, da Emiliano in giù, sono a vostra disposizione. La mia chiave è
che i diritti civili fanno crescere il Paese. Come sostiene anche Nichi: i
territori che includono le donne, i giovani, gli immigrati, gli omosessuali
portano sviluppo non solo dal punto di vista sociale, ma economico. Gli indici
di crescita dei territori sono legati all'inclusione, alla tolleranza. Ecco
perché sono contenta di essere stata candidata in Puglia, che è già un grande
laboratorio di questa idea". SEGUE A PAGINA VI.
( da "Unita, L'" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del BOLOGNA Il leader Pd: "Berlusconi da 15 anni la stessa
faccia e la stessa lavagna..." di Andrea Bonzi/ Bologna "Non vi
arrabbiate. Se uno mi dà del bugiardo, l'altro mi dice che sono cattivo, io non
rispondo. Gli italiani sono stufi di questo vecchio modo di fare campagna
elettorale: vogliono sentir parlare delle pensioni, della precarietà, dei temi
dell'ambiente. Voglio parlare degli italiani, e non dei politici". Walter
Veltroni, leader del Pd, rispedisce al mittente la provocazione del suo
avversario Silvio Berlusconi, che l'ha accusato in diretta tv di "fare
della bugia il suo mestiere". Piuttosto che replicare a muso duro,
Veltroni - davanti a 3.000 persone assiepate nel palazzetto dello sport di
Forlì - preferisce rifarsi alla pagina de Il Corriere della sera in cui
"si vedono quattro foto della stessa personalità politica (Berlusconi,
ndr) davanti alla stessa lavagna. Cambia solo la data", osserva Veltroni,
e dalla prima all'ultima "sono passati 15 anni". E per fortuna che il
leader del Pdl ha dichiarato che non si ricandiderà: "Sarebbe la sesta
volta - ironizza Veltroni - c'è un limite a tutto.". Entra anche nel
merito: "Il mio avversario dice che vuole eliminare l'Irap. Benissimo -
chiosa Veltroni -, ma c'era scritto anche nel programma della Cdl nel 2001:
hanno governato 5 anni e non l'hanno fatto. Gli italiani, quindi, possono
continuare lungo questa strada oppure scegliere una via nuova", quella del
Pd. I fans romagnoli applaudono: c'è chi sventola le bandiere tricolori del Pd,
che tappezzano le gradinate. Veltroni, dopo aver salutato il candidato Sergio
Zavoli, punta tutto il discorso sul carattere di novità del Pd: "Abbiamo
fatto una scelta coraggiosa, cosicché anche in Italia, come in Inghilterra, in
Spagna e in Francia, possa governare un solo partito". Insomma, non ci
sono più le 12 formazioni dell'Unione, "ma ci sarà un unico gruppo
parlamentare". Un vanto di cui non può fregiarsi la destra: "Il Pdl
non è un partito, perché An non si è sciolta. È un'alleanza elettorale: dentro
si va da Lamberto Dini ai repubblicani, passando per la Mussolini. E la Lega
Nord esterna. Sinceramente - continua Veltroni - fatico a capire come possano
convivere". Anche nel Pd c'è stato "un
bailamme inutile e dannoso" fatto dalla protesta dei Radicali, "ma
ora ho appena saputo che hanno aderito alle condizioni che erano state pattuite
all'inizio", insiste il leader del Pd. Semplificazione
che non significa eliminare la "ricchezza" di avere laici e cattolici ("Anche per il Pdl è così, visto che Giorgio La Malfa non
mi pare in odore di santità"), ma "unire il Paese: nella divisione
pascolava la vecchia politica". Un concetto che Veltroni ribadisce a
Bologna, tappa serale del tour. A pochi passi dalle Due Torri, a palazzo
Re Enzo, Veltroni parla in un salone strapieno di persone. Fuori, in molti non
trovano posto e restano sotto l'acqua. Anche oggi il leader del Pd resterà nel
capoluogo emiliano-romagnolo per poi spostarsi prima a Ravenna e a Rovigo:
mancano ancora un'ottantina di tappe alla fine del tour. Il leader democratico
prima di tutto ringrazia Romano Prodi, presente in collegamento
telefonico,"per il difficile lavoro di risanamento dei conti",
portato avanti a dispetto di una coalizione dall'alto tasso di conflittualità
interna. In prima fila applaudono il sindaco Sergio Cofferati, e i candidati
Dario Franceschini e Salvatore Vassallo. Lì, Veltroni infiamma la platea:
"Tutti i sondaggi dicono che c'è un 30% di indecisi, l'esito è incerto. Io
ho più voglia di farcela che Coppi e Bartali di vincere il giro d'Italia".
Dalla folla un simpatizzante urla: "Ce la faremo". "Se farete la
vostra parte - aggiunge Veltroni -. Suonate i campanelli, parlate con i
conoscenti, discutete. Per i nostri avversari la politica è cupezza e odio, per
noi è divertimento intellettuale e morale di contribuire a qualcosa che fa bene
al Paese".
( da "Manifesto, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Ultimatum di
Veltroni e Bettini a Pannella: "Basta ingiurie o si rompe". Il sì
arriva nel corso della notte Faccia brutta di Walter, Radicali obbediscono d.p.
Roma Conferenza stampa sul Tibet. Musica. Relazione della commissione
antimafia. Ieri sera i radicali hanno staccato i cellulari e dato appuntamento
a tutti (soprattutto agli incolpevoli cronisti) su Radioradicale, per chiudere
in bellezza la loro querelle contro il Pd reo di non rispettare i patti. Che
sono: nove radicali eletti in parlamento dalle liste dei democratici. Da Torre
Argentina all'indirizzo del loft sono volate parole grosse (per dire: "Non
ci fottete", "Non siete seri"). E così ieri Walter Veltroni, da
pullman, ha formulato l'ultimatum: la vicenda si deve chiudere
"serenamente" ma subito. "E' durata anche troppo". E
ancora: "Abbiamo più volte spiegato che sette delle nove candidature
radicali sono in posizione assolutamente privilegiata e che due sono in ottima
posizione, se pure di combattimento. Sollevare su questo argomento una campagna
ai limiti dell'ingiurioso, rivela davvero una mancanza di sincera
partecipazione e di entusiasmo ad una impresa unitaria, ed una volontà
mercantilistica che impoverisce tutti". La risposta di Emma Bonino, in giornata,
era stata poco cordiale: "Chi ha rotto l'accordo non siamo certo noi.
Quando si fanno degli accordi si rispettano. Altrimenti bisogna dire che si è
cambiato idea". Ma ormai il pd è sulla linea dell'usque tandem. Goffredo
Bettini specifica i termini dell'ultimato: in serata una risposta definitiva,
con tanto di cadidature firmate e lettera di impegno "a una campagna
elettorale seria". Se Veltroni ieri era determinato a chiudere la
questione, Bettini era furioso e sfinito dal tira e molla radicale. L'oggetto
del contendere è contestato. I radicali sostengono che
Maria Antonietta Coscioni e Matteo Mecacci, entrambi quinti alla camera
rispettivamente in Friuli e nel Lazio, sono evidentemente ineleggibili. Ma dal
loft spiegano che le due posizioni, ancorché non blindate, sono
"invidiabili": in Friuli l'incertezza sta nella divisione dei resti,
e il rischio è dato dall'improbabile eventualità che Sinistra e Udc prendano
l'8 per cento. Nel Lazio il radicale passa se il Pd prende il 31 per cento.
Allo stato i sondaggi lo danno al 34. Ma lo sfinimento
di Bettini deriva da altro. Il braccio destro di Veltroni è quello che più di
tutti ha voluto gli accordi con i radicali. Non per un punto in più, per una
questione tutta politica: per non restare "schiacciati" da Paola
Binetti e sacra compagnia, per il riequilibrio 'laico' del Pd, a fronte di
teodem e cattolici di varia ispirazione presenti nel
partitone. E blindatissimi nelle liste. Ma i patti, spiegano al loft, erano
altri: in cambio dei nove parlamentari e dei rimborsi elettorali, i radicali
avrebbero dovuto fare una campagna 'tematica' sui loro storici cavalli di
battaglia: giustizia, riforme istituzionali, economica e liberalizzazioni. E
invece i radicali fanno, spiega Bettini, "una campagna contro il Pd ai limiti
dell'ingiurioso". L'ultimatum di Bettini è: una risposta entro le 21 (di
ieri, ndr) o noi "ci consideriamo sciolti". Pannella, in sciopero
della sete, al quale nel frattempo piovevano solidarietà da tutti gli angoli,
rilancia e fa sapere che la risposta sarebbe arrivata entro la mezzanotte,
dalla radio. Ma la segretaria Rita Bernardini allenta la tensione: "Una
risposta chiara e inequivocabile è già stata data", spiega, i candidati
hanno firmato l'accettazione della candidatura dal notaio. Tranne Emma Bonino e
Marco Cappato, occupati a Bruxelles per lavoro e pronti a rientrare ieri in
serata. Mentre il manifesto va in stampa va in onda lo speciale giustizia.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
A già nel futuro,
corre sui binari dell'Alta velocità e vede l'Europa dall'alto dei grattacieli.
L'altra spinge l'anima tra i cunicoli di porta Palazzo e s'acquatta all'ombra
dei suoi angoli scuri. L'inchiesta della Stampa sui fantasmi di un quartiere
che lambisce la sede del Comune ci ha svelato la contraddizione drammatica
delle due città che convivono a Torino senza incontrarsi, quasi mai. La facile
demagogia giornalistica vorrebbe che, a questo punto, scattasse l'indignazione,
la denuncia o, almeno, la pietà. Sentimenti comprensibili, giusti; anzi,
doverosi. Ma non basta salvarsi la coscienza con un po' di umido sotto gli
occhi, né appellarsi alla solidarietà e a tutte le belle parole che finiscono
con la "a" accentata. Bisogna chiedersi come e quando le due città
riusciranno a riconoscersi in un futuro comune, un destino che riesca a
coinvolgerle entrambe in un destino migliore. È possibile immaginare il domani
di Torino come se l'umanità che sopravvive ai suoi margini, dentro i suoi
domestici inferni non esista? E, insieme, è possibile costruire questo domani
senza l'apporto della nuova generazione di immigrati che sta crescendo negli
asili e nelle scuole della città? Le ricette già praticate non assicurano
successi: zoppica, nelle banlieue di Parigi l'integrazione nella cittadinanza
dello Stato. Ma anche l'anglo-olandese convivenza in identità diverse sfocia nell'integralismo
dei sobborghi londinesi o nel fanatismo dell'attentatore di Theo van Gogh, ad
Amsterdam. Senza buonismi, ma anche senza illusorie soluzioni repressive, forse
sarebbe bene ricorrere al vecchio, solido realismo
subalpino, miracoloso mix di solidarietà caritativa cattolica e di laica
cultura dei diritti, ma anche dei doveri. Il futuro di Torino sarà condizionato
dall'incontro o dallo scontro di quelle due città. Una prospettiva che forse
non ci piace, ma che non chiede la nostra approvazione per realizzarsi.
( da "Stampa, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
L'Associazione
"Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle
Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza
Boschiassi a Caselle Torinese da sabato
( da "Voce d'Italia, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Focus La corsa alla
presidenza Usa. Fede religiosa e Politica. Un binomio inscindibile per tutti i
candidati negli Usa. Quali valori? La corsa alla presidenza degli Stati Uniti
riguarda tutti. Il Presidente dell'unica super potenza rimasta è l'uomo più
potente e influente del mondo. Sino ad oggi. Da domani potrebbe essere una
donna. E' giunto il giorno della sfida tra una donna e un uomo di colore. Ma
quali valori sostengono i candidati ancora in lizza per la corsa alla poltrona
che determina gli scenari internazionali? Rimangono in gara il candidato
repubblicano John McCain e i democratici Hillary Clinton e Barack Obama, vere
novità della corsa. Una donna e un uomo di colore. Repubblicani Mike Huckabee
Mike Huckabee ha affrontato la sconfitta con le parole sul suo sito: "In
tutta la mia vita, ho scoperto che talvolta ci sono tre possibili risposte alle
nostre preghiere - "Sì", "No", o "Non ora". Mi
piacerebbe pensare che le nostre preghiere sono state ascoltate con un
"Non ora". Huckabee rimane un possibile candidato alla vicepresidenza
e si descrive: "La mia fede è la mia vita - mi definisce. La mia fede non
influenza le mie decisioni, le guida... La vera fede ci rende umili e
comprensivi non solo degli errori dei difetti degli altri, ma anche dei
nostri". Huckabee è un ex pastore della Chiesa Battista. E' diventato un
requisito per i candidati alla presidenza USA, sia Democratici, sia
Repubblicani, fare dichiarazioni pubbliche di fede religiosa. Alcuni lo fanno
più agevolmente di altri. Rudy Giuliani, ora escluso dalla corsa, non ha mai
frequentato la chiesa, ma ha comunque affermato che la sofferenza per la sua
malattia alla prostata lo ha reso più spirituale. Per Huckabee, la fede
cristiana non è solo un punto importante - è il punto fondamentale, la base
sulla quale dichiara la sua aspirazione alla guida degli Stati Uniti d'America:
"la fede non solo mi influenza, ma mi definisce", come ha dichiarato
in televisione e ancora: "Non devo svegliarnmi ogni giorno chidendomi cosa
devo credere". Le parole "Fede, Famiglia, Libertà" appaiono
subito sul suo sito interent. Huckabee ha dichiarato in un recente discorso
presso la Liberty University, l'università fondamentalista battista di
Lynchburg (Virginia) fondata dal telepredicatore Jerry Falwell: "C'è una
sola spiegazione e non è umana per il risultato delle urne.. Ci sono molte
persone in questo paese che pregano perchè il poco diventi molto",
riferendosi allo stesso potere che operò la moltiplicazione dei pani e dei
pesci operata da Gesù. Huckabee è sostenuto dalla vasta moltitudine delle
chiese di conservatori appartenenti alle confessioni derivate dalla riforma
protestante e da molti cattolici negli Stati Uniti.
Praticamente tutta la Bible Belt (“Cintura della Bibbia”). L'area degli USA sud
orientali dove il conservatorismo evangelico protestate è fondamento della
cultura sociale In testa la Southern Baptist Convention. La convenzione delle
Chiese Battiste Meridionali. Le altre aree religiose sono: Nord Est e grandi
laghi, per il Cattolicesimo liberale. Il Midwest con denominazioni variegate.
Il corridoio mormone nello Utah e l'Occidente secolarizzato (Costa Ovest).
Aborto: Huckabee difende il diritto alla vita dal concepimento alla morte
naturale, valore condiviso dalla Chiesa Cattolica. Chiesa e Stato Huckabee ha
affermato che la sua fede lo definisce e condiziona il suo processo
decisionale. Ha detto che "Non ho problemi con chi ha una fede diversa. Ho
problemi con chi mi dice che la sua fede non influenza le sue decisioni".
Pena di morte: Huckabee sostiene la pena di morte. Nel suo libro "From Hope
to Higher Ground" ha descritto la pena di morte come "questione
difficile". Ha scritto di credere che "alcuni crimini la
meritano", ma questo non significa che mi piaccia. Educazione: Huckabee
non crede all'evoluzionismo, ma non ha problemi con le scuole dove viene
insegnato. "Non dobbiamo indottrinare i ragazzi a scuola", ha detto
aggiungendo: "Non vorrei l'insegnamento del creazionismo, se fosse la sola
teoria insegnata". (Vedi prossimi articoli del sottoscritto, su questo
argomento). Huckabee ha detto che se la famiglia prega insieme non deve temere
se è consentito o no ai ragazzi di pregare a scuola. Ha mandato i figli alla
scuola pubblica perchè non è compito della scuola insgnare ai suoi figli come
pregare. Iniziative di fede: Huckabee ha creato l'Ufficio del Governatore per
le Iniziative Religiose della Comunità, in Arkansas, nel 2004. Matrimoni gay
Huckabee si oppone al matrimonio gay. Quando gli è stato
chiesto se l'omosessualità sia immorale, ha detto: "Questo è affare loro,
ma non sono d'accordo con essa". Crede in una definizione tradizionale di
matrimonio dove "la regola è un uomo, una donna per sempre". Afferma
che "la gente ha il diritto di decidre come vivere la propria vita",
ma "devono rispettare e non cambiare la definizione di matrimonio".
Immirazione: Huckabee afferma che non crede all'amnistia per gli immigrati
clandestini. Si oppone al piano di immigrazione sostenuto da Bush e dal suo
rivale McCain. Propone barriere alle frontiere per prevenire l'immigrazione
clandestina... Guerra in Iraq: E' favorevole all'intervento in Iraq. Huckabee
dice che la guerra in Iraq è parte della "Terza Guerra Mondiale"
contro il fascismo islamico, che descrive come "perversione
dell'Islam". Bioetica: Huckabee sostiene la ricerca sulle cellule
staminali, ma non crede nel "creare la vita al solo scopo di
distruggerla" . Ha detto che la ricerca sulle cellule staminali può non
essere necessaria "perché recenti scoperte hanno mostrato che le cellule
del cordone ombelicale sono altrettanto utili di quelle tratte da
embrioni". Povertà: In economia vorrebbe eliminare le entrate federali
sostituendole con una "Tassa Equa" basata sul reddito. E' favorevole
alla diffusione delle armi private e ne possiede diverse Era il candidato con
le idee più vicine alla Chiesa Cattolica, ai "Teocon" e al
"Popolo delle Libertà" in Italia. A proposito, Teocon (traduzione
italiana di theoconservative, theocon) è un neologismo derivante dall'unione
del termine conservatorismo con il prefisso "teo" (“Dio”), coniato
nel mondo anglosassone e in particolare statunitense. Nonostante ciò è oggi
molto più diffuso in Europa, non di rado con un significato diverso da quello
originale. Negli Stati Uniti con il termine theocon ci si riferisce solitamente
ad appartenenti a branche del mondo cristiano che sono schierati su posizioni
considerate conservatrici, o che uniscono un'ideologia politicamente
conservatrice con la difesa di alcuni temi sociali a forte impronta religiosa.
Si tratta in genere di appartenenti alla tradizione protestante degli Stati
Uniti. Il neologismo teocon è stato usato anche in
Italia, fuori dal proprio ambito culturale di riferimento, per indicare alcuni
movimenti cattolici o persone, talvolta da parte della
stampa a loro avversa o in funzione anticlericale. Tra questi, Comunione e
Liberazione, Opus Dei e i Legionari di Cristo. è stato
usato anche in riferimento ad alcune personalità del mondo politico e
culturale, come il filosofo ed ex-Presidente del Senato Marcello Pera, il
giornalista e direttore della testata “Il Foglio”, Giuliano Ferrara e la
scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. Queste persone sostengono la necessità
di una riaffermazione dei valori cristiani come fondamento dell'Occidente, in
uno scenario di espansione dell'Islam. Da notare che a
differenza dei cattolici che sostengono posizioni politiche vicine al conservatorismo,
queste personalità laiche non nascondono di essere personalmente su posizioni
agnostiche o atee rispetto alla problematica religiosa. La Fallaci stessa, ad
esempio, si dichiarava "atea e cristiana"; la contraddizione
si spiega distinguendo la fede (in questo caso assente) e la religione come
orizzonte culturale e morale (in questo caso cristiano). Per descrivere questa
apparente contraddizione è stata coniata anche l'espressione ossimorica dispregiativa
di "atei devoti", in cui però si confondono i valori con le
devozioni. I sostenitori dell'importanza del cristianesimo come radice della
civiltà occidentale ritengono che l'eventuale declino dei valori cristiani
porterà immancabilmente anche alla scomparsa del modello culturale europeo ed
occidentale basato sulla democrazia e la libertà. Questa posizione è stata
anche ribattezzata con il neologismo di cristianismo ad indicare che si tratta
della riproposizione dei contenuti del cristianesimo come nucleo di una
ideologia politica. John McCain E' il candidato repubblicano alla corsa finale,
contro Barack Obama o Hillary Clinton, dei Democratici. McCain è crescituo
nella Chiesa Episcopale, una denominazione protestante che conta 24 milioni di
fedeli negli Stati Uniti. Si è diploamto al liceo episcopale di Alexandra,
Virginia, nel 1954. Nel suo libro "Character is Destiny" (Il
Carattere è il Destino), McCain descrive come la sua fede l'abbia sostenuto
durante i cinque anni e mezzo di prigionia durante la guerra del Vietnam. Ha
scritto che "c'era bisogno di credere in Dio per mantenere attraverso gli
orrori della guerra, un senso di responsabilità morale per lottare e rimanere
un essere umano". Nel suo libro "Faith of my Fathers" (Fede dei
miei Padri), descrive di aver sentito l'amore di Dio quando ha scoperto le
parole "I beleive in God" (Credo in Dio) graffittate su una parete di
una cella. Per più di 15 anni, McCain e sua moglie Cindy sono membri della
North Phoenix Baptist Church, dove frequentano le celebrazioni religiose a
Phoenix (Arizona). La chiesa è affiliata della Southern Baptist Convention. Nel
settembre 2007 McCain affermò: "Non sono episcopale, sono un
battista", e "la cosa più importante è che sono un cristiano".
Aborto: Contrario, eccetto il caso di stupro, incesto o terapeutico. Pena di
morte: Sostiene la pena di morte per crimini federali. Contrario alla pena di
morte per i minorenni. Favorevole per crimini di terrorismo e per eventuali
altri crimini che valuterà in futuro. Educazione. Permetterà con un buono
scuola di frequentare scuole pubbliche e private, incluse quelle religiose.
Crede che Dio abbia creato il mondo, ma non in sette giorni (non è
creazionista). Sostiene le iniziative basate sulla fede. Ha votato per la
versione al Senato del Predidente Bush per rendere più facile ai gruppi
religiosi ottenere fondi federali per le opere sociali. Matrimoni Gay:
Contario. McCain sostiene il matrimonio tra uomo e donna. Si è opposto
all'emendamento costituzionale per bandire il matrimonio omosessuale, ma ha
appoggiato l'iniziativa referendaria dello stato
dell'Arizona per limitare il matrimonio tra un uomo e una donna. Ha sostenuto
l'Atto di Difesa del Matrimonio del 1996, che ha bandito il riconoscimento
federale del matrimonio gay. Immigrazione: McCain sostiene la riforma
dell'immigrazione. Ha votato insieme a Ted Kennedy (democratico) la riforma che
intende raddoppiare il contingente della Polizia di Frontiera (U.S. Border
Patrol). Sostiene la recinzione delle frontiere Guerra in Iraq: Nel 2002 votò
per l'invasione dell'Iraq e rimane un sostenitore della politica del Presidente
Bush. Ha criticato la gestione della guerra, ma il ritiro porterebbe a grave
instabilità nella regione. Ha giustificato moralmente la guerra in Iraq come
"guerra giusta". Si riferisce al terrorismo come ad una "forza
malefica che sfida una onorevole religione, disputando l'amore di Dio per ogni
singola anima sulla Terra" e come "lotta tra giusto e sbagliato, e
bene e male". Bioetica: McCain si oppone alla ricerca sulle cellule
staminali e l'uso di cloni di embrioni umani, ma sostiene la ricerca mediante
l'uso di embrioni umani avanzati in seguito alle tecniche di fecondazione
assistita. Salute: Il suo piano è quello di aumentare l'esenzione fiscale per
individui e famiglie, in modo da favorire l'acquisto di assicurazioni mediche
private. Inoltre vuole incrementare la competizione tra case farmacutiche per
ridurre i prezzi dei farmaci. Povertà: McCain ha votato per una riforma sociale
nel 1996 che richiedeva più lavoro per ogni beneficiario e ha messo dei limiti
sul tempo dei benefici. nonostante McCain abbia votato nel 2007 per un aumento
del salario minimo, ha storicamente votato contro gli aumenti dei salari perché
possono danneggiare le piccole imprese. Democratici Hillary Clinton E' la
figlia di un catechista metodista. Attiva nel suo gruppo ecclesiale, è da
sempre membro della United Methodist Church (Chiesa Metodista Unita), la chiesa
protestante più grande degli Stati Uniti. Dopo il matrimonio con Bill Clinton,
un battista, ha insegnato catechismo presso la First United Methodist Church di
Little Rock (Arkansas). Quando era First Lady ha frequentato regolarmente le
funzioni religiose alla Foundry United Methodist Church di Washington. Nella su
autobiografia, descrive la sua fede come "cruciale, tuttavia personale,
parte della mia vita e della mia famiglia". Scrive che la fede l'ha
aiutata nei giorni e settimane seguenti allo scandalo Monica Lewinsky. Hillary
Clinton ha citato la sua fede metodista per promuovere iniziative religiose e
altri programmi di giustizia sociale e per l'infanzia. Di se stessa dice:
"Mi sono resa conto in tenera età di essere benedetta e che sono stata
chiamata dalla mia fede e dalla mia educazione a fare ciò che posso per dare
agli altri le stesse opportunità e benedizioni che io ho dato per scontate.
Questo è quello che mi motiva nella mia giornata e nella mia campagna
elettorale". Aborto: La Clinton afferma che il diritto di aborto è
protetto dalla Costituzione, ma esiste "un'opportunità per gente di buona
fede di trovare un terreno comune per questo dibattito". Il governo
dovrebbe attivamente provare a ridurre il numero di aborti attraverso una
migliore educazione sessuale e un migliore accesso al controllo delle nascite.
Clinton ha lodato i gruppi religiosi che promuovono l'astinenza. Si è opposta
alla decisione della Corte Suprema del marzo 2007, di sostenere il bando degli
aborti a lungo termine, definendo la decisione "una erosione dei nostri
diritti costituzionali". Pena di morte Clinton è da tempo sostenitrice
della pena di morte. Ha cosponsorizzato l'Atto di Protezione di Innocenza del
2003 che è divenuto legge nel 2004 come parte della legge di Giustizia per
Tutti. (Justice for All Act). Educazione Clinton si oppone ai buoni scuola per le
scuole private. Favorisce l'aumento di fondi per le scuole pubbliche.
Iniziative sociale basate sulla fede. Clinton sostiene queste iniziative e
afferma che non c'è contraddizione ra il supportare le opere di fede e i
principi costituzionali. Matrimoni gay Clinton si oppone alle unioni
omosessuali e favorisce le unioni civili, ma ha affermato che non si opporrebbe
se lo stato di New York le legalizzasse. Non ritiene
immorale l'omosessualità. Immigrazione Clinton sostiene una grande riforma
dell'immigrazione, basata sul rafforzamento dei confini. Guerra in Iraq Ha
votato a favore dell'intervento nel 2002, ma ha detto che certamente non lo
avrebbe votato se avesse saputo allora quello che sappiamo oggi. Bioetica
Favorevole all'uso delle cellule staminali. Povertà Clinton accusa
l'amminisrazione Bush di avere trasformato la classe media in "Americani
invisibili" e se lei fosse eletta non sarebbero più invisibili. Barack
Obama Obama descrive la sua educazione come non particolarmente religiosa. Suo
padre fu educato all'Islam, ma divenne ateo prima di incontrare sua mamma.
Quando Obama aveva due anni suo padre lasciò la famiglia e tornò in Kenya. Sua
madre fu cresciuta da un battista e da una metodista. Entrambe non praticanti.
Dopo il suo secondo matrimonio passò cinque anni in Indonesia, dove frequentò
per tre anni una scuola cattolica e una scuola islamica per un anno. Il suo
secondo nome è Hussein, ma un suo portavoce affermò che "il Senatore Obama
non è mai stato musulmano ed è un cristiano
impegnato". Dopo la laurea, Obama iniziò a frequentare una congregazione
vicina alla Chiesa Unita di Cristo, denominazione protestante di 1,2 milioni di
fedeli. Obama disse di essere stato mosso dal
"potere della tradizione religiosa afro americana di spronare al cambiamento
sociale". Fu battezzato nella chiesa che tuttora frequenta: la Trinity
United Church of Christ, di Chicago. Da un'intervista dello scorso dicembre:
"Ho sempre detto che la mia fede sostiene i miei valori e in questo senso
aiuta a dare forma alla mia visione del mondo e penso che a nessuno debba
essere chiesto di lasciare la sua sensibilità religiosa alla porta. Ma dobbiamo
trasformare questi interessi in un linguaggio universale soggetto a discussioni
e che non si trasformi in una gara di ognuno di noi che pensi di avere Dio
dalla propria parte". Aborto: Sostiene il diritto all'aborto. Ha votato un
emendamento per bandire gli aborti tardivi. Durante un dibattito nell'aprile