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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Report "Laici e chierici"

L'utopia dell'isola libera dalla mafia - amelia crisantino ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la formazione degli Stati Uniti d'America; era un'utopia l'assalto alla millenaria supremazia culturale della Chiesa cattolica, quando l'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert segnava la nascita del mondo laico. E oggi, liberare la Sicilia e l'Italia dalle mafie è la più grande delle possibili utopie, non solo un sogno ma "una grande idea e un grande progetto per il nostro futuro"

Il marchio più odioso della scuola Moratti: la selezione sociale ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli altri, si è detto, li manderanno a lavorare. La distanza siderale dai principi costituzionali su cui la scuola democratica e laica si basa è la prova più evidente di quanto la minaccia del ritorno delle "3i" debba rappresentare un monito che la scuola deve tenere a mente.

Il vescovo pro-astensionisti "stop ai politici feudatari" - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici Il vescovo pro-astensionisti "Stop ai politici feudatari" J'accuse anche da monsignor Liberati: la classe politica è una schifezza sociale Una lettera a Napolitano per spiegare "il rifiuto di turarsi il naso" CONCHITA SANNINO DAL NOSTRO INVIATO CASERTA - "è inconcepibile che un sistema politico metta i cittadini in condizione di non conoscere e di non scegliere

Una candidatura che è soprattutto una testimonianza, mentre vengono attaccati i diritti c ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: difendere la laicità, ricordando che laico non è il contrario di cattolico, ma di clericale". Per questo Daniela Brancati ha scelto di presentarsi nella lista del Partito socialista, in lizza per il consiglio comunale di Roma. "Faccio parte di una generazione che ha scritto il nuovo diritto di famiglia, che ha combattuto per il divorzio e l'

Due donne alla guida di Azione cattolica ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in tutte le altre Diocesi subentrano volti nuovi dei laicato cattolico. Wilma Borbotto, 46 anni, sposata con quattro figli, insegnante elementare, guiderà Azione cattolica albese, che conta quasi 1.500 iscritti distribuiti in 42 parrocchie. La neopresidente abita a Baldissero d'Alba e sostituisce Oscar Barile di Sinio che ha guidato l'associazione negli ultimi sei anni.


Articoli

L'utopia dell'isola libera dalla mafia - amelia crisantino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Palermo Il saggio-intervista di Francesco Renda sul giogo criminale L'UTOPIA DELL'ISOLA LIBERA DALLA MAFIA Lo storico sostiene che il potere delle cosche è la nuova questione meridionale e incita a pensare una Sicilia nuova AMELIA CRISANTINO all'operosa officina di Francesco Renda ecco un altro piccolo libro nato dalla collaborazione con Antonio Riolo, "Liberare l'Italia dalle mafie" (Ediesse edizioni) in cui, rispondendo alle domande di Riolo, Renda fa un doloroso bilancio del nostro presente. Con la sicurezza di chi vede tutto dall'alto dei suoi tanti libri e della sua esperienza, il professore constata come il Sud sia nelle mani delle varie mafie e dice "è questa la nuova questione meridionale". La diagnosi sembra sconsolata, perché nonostante la crescente sensibilità di alcuni soggetti collettivi siamo ancora lontani dalla reale consapevolezza dei processi storici che il Sud sta vivendo. Specie se la politica, che per suo compito dovrebbe indicare direzioni ed elaborare progetti, si riduce a essere una componente della grande malattia meridionale. Il quadro tracciato dallo storico in poche semplici pagine, con la consueta lucidità, è tale da preoccupare anche il più inguaribile ottimista. Ma trattandosi di Renda, cioè di uno studioso che è stato anche uomo politico e sindacalista, l'analisi scende dall'astrattezza teorica verso la prassi, e offre uno strumento che come un colpo di teatro mostra una nuova direzione - o forse la crea - per uscire dal circolo vizioso del vittimismo che genera marginalità, rassegnazione, passiva connivenza. Renda sottolinea come, nella percezione di che cos'è la mafia, il sentire comune abbia registrato molti cambiamenti. Basti pensare che, solo cinquant'anni fa, per il cardinale di Palermo la mafia era un'invenzione dei comunisti decisi a diffamare l'isola. Ed erano anni in cui le "pericolose amicizie" fra politici e mafiosi apertamente venivano esibite, senza infingimenti. Per fortuna quest'ignavia ostentata come una virtù ce la siamo lasciata alle spalle, e Renda ha tutte le ragioni quando sostiene che la definizione del problema è sempre un primo decisivo passo verso la sua soluzione: senza dimenticare che i processi storici sono lenti, complessi, e che non basta una episodica buona volontà per risolvere problemi secolari. Lo storico Renda riflette su come le vicende della Sicilia e quella della mafia siano strettamente intrecciate, esorta a prenderne atto. La mafia "riguarda il modo stesso del formarsi e del come oggi è organizzata la vita economica e politica dell'isola". Poi ci indica una strada per una lotta che è necessariamente lunga, per cui bisogna ben armarsi di convinzioni forti. E anche con questo libro ci accorgiamo di come, ancora una volta, le due vocazioni di Renda coincidano. Lo storico e il militante camminano assieme: entrambi lavorano a un'opera di educazione del cittadino che è di marca illuministica, molto fuori moda in questi nostri tempi di veloce consumismo coatto, e hanno il comune obiettivo di contribuire alla formazione dello spirito civico. Da qui l'esigenza divulgativa che accomuna i libri-intervista pubblicati negli ultimi anni, che sono "minori" rispetto alle sintesi di storia della Sicilia ma vengono pensati come strumenti di lotta e quindi caricati di intenzioni e attese, sono "libri di base" pronti ad essere inseriti nel bagaglio del cittadino consapevole. E a questo punto si comprende come Renda trovi nei giovani un interlocutore privilegiato: il futuro appartiene a loro e il professore parla ai suoi lettori raccontando la storia, ma soprattutto educando alla consapevolezza. Con linguaggio semplice e tono piano Renda risponde alle domande di Riolo, riepiloga i principali momenti della storia della mafia individuando quel misto di modernità e tradizione che le ha permesso di rimanere a galla nel mondo in veloce trasformazione. Lui spiega, scioglie i nodi e le sue due personalità si sovrappongono, lo storico e il politico cresciuto all'interno del movimento contadino trovano un punto d'incontro nella ferma decisione di compiere - ancora una volta - il proprio dovere civile. E se i tempi per la liberazione dalle mafie sono prevedibilmente lunghi, lo storico suggerisce che la liberazione finale possiamo pensarla come una grande utopia. Cioè mette in gioco un'idea "rivoluzionaria", che provvede a sganciare dalla banale riduzione di sogno ad occhi aperti per ricondurla al suo nucleo iniziale, a quel cinquecentesco libro di Thomas More di cui rivendica la carica creativa. Utopia come meta da raggiungere, ipotesi a lungo termine in cui investire energie. Con giovanile fervore Renda ci dice che immaginare una Sicilia senza mafia "è assolutamente necessario, perché se non c'è l'idea della Sicilia nuova non ci può essere la nuova Sicilia". Nelle sue parole l'utopia è superamento del presente, idea feconda di possibilità e ai ragazzi, cioè ai lettori ideali di questo libro, lo storico ricorda come i grandi cambiamenti siano stati preceduti e preparati dal progetto di modificare il mondo, cioè dalla lotta contro un equilibrio di forze che pareva già dato. E sempre attraverso progetti che molti individui di buon senso avrebbero bocciato al primo sguardo, giudicandoli velleitarie elaborazioni di sognatori perduti dietro le loro fantasticherie. Ma i cambiamenti, quelli voluti e pensati, cominciano sempre come utopie. Tendeva all'utopia quel sentimento diffuso sul diritto dei coloni "alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità" che sostenne la formazione degli Stati Uniti d'America; era un'utopia l'assalto alla millenaria supremazia culturale della Chiesa cattolica, quando l'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert segnava la nascita del mondo laico. E oggi, liberare la Sicilia e l'Italia dalle mafie è la più grande delle possibili utopie, non solo un sogno ma "una grande idea e un grande progetto per il nostro futuro".

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Il marchio più odioso della scuola Moratti: la selezione sociale (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del IN CLASSE Il modello delle tre "i": quello che ha più tagliato favorendo privati e docenti di religione Il marchio più odioso della scuola Moratti: la selezione sociale di Marina Boscaino "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge (...). È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza (...), impediscono il pieno sviluppo della persona umana", articolo 3 della Costituzione: nella scuola delle "3i" di Berlusconi il successo formativo - la garanzia di uguaglianza e di pari opportunità - non è un obiettivo alla portata di tutti e finalizzato a tutti. Quel modello di scuola si basa sulla selezione e non sull'inclusione. La selezione - per sua stessa natura - colpisce prevalentemente le classi sociali più sofferenti; e proprio la selezione su base sociale è stato il marchio più odioso della scuola Moratti: anticipi scolastici, incanalamento precoce al lavoro dopo la terza media per i più deboli, buono scuola. La scuola delle "tre i" è stata - più di ogni altra - quella che ha tagliato sugli organici, favorendo la logica del risparmio anche rispetto alla cura di bambini e ragazzi diversamente abili. È quella che ha immesso in altro ruolo con trattamento privilegiato gli insegnanti di religione cattolica. È quella che ha tagliato il tempo pieno. "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica": articolo 9. Un brutto giorno Letizia Moratti e i suoi misero mano ai programmi delle scuole primarie. Li chiamarono "Indicazioni nazionali", non erano prescrittivi, ma si fece in modo che la maggior parte delle case editrici uniformassero ad essi i libri di testo. Erano improntate all'antropologia cristiana: unico principio il creazionismo. Darwin cancellato, un impianto culturale desueto e passatista. Articolo 33, comma 1: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento". A proposito di creazionismo ed evoluzionismo, appunto. E a proposito di chiamata diretta degli insegnanti, uno spauracchio più volte sventolato: reclutamento da parte dei presidi, determinato non da graduatorie nazionali, ma da arbitrari criteri soggettivi. E poi c'è stato l'onorevole di Forza Italia Fabio Garagnani, quello del presepe obbligatorio nelle scuole, che istituì il "Telefono verde", numero a cui docenti, genitori e studenti potevano rivolgersi per segnalare casi di "estrema politicizzazione, snaturamento dei fatti storici e di attacchi all'attuale governo" (il governo Berlusconi ndr) avvenuti a scuola. "La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi" (comma 2): no, la "scuola padana" non è proprio contemplata. "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Un comma totalmente disatteso, al punto che addirittura - oltre ai finanziamenti notevoli per la scuola privata - il Partito delle Libertà propone il buono scuola per le famiglie che se ne servano: dal momento che non uso i mezzi di trasporto pubblici, rimborsatemi quanto spendo di benzina usando la mia auto privata. "La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali" (comma 3). Un caso per tutti: i diplomifici - fortemente incentivati tra il 2001 e il 2006 - dove la "piramide rovesciata" (pochissime iscrizioni nelle prime classi, moltissime nelle ultime) diceva esplicitamente che, pagando rette salate, la maturità era garantita. Articolo 34, comma 2: "L'istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita". Le fanfare mediatiche suonarono allora per parlare di innalzamento di obbligo a 18 anni: in realtà il diritto-dovere ne era un surrogato fittizio. Alla norma coercitiva di assicurare a tutti i ragazzi di Italia una permanenza nella scuola e solo nella scuola (dunque istruzione, cultura, socialità, condivisione, educazione) almeno fino a 15 anni (come previsto dai precedenti ministri, Berlinguer e De Mauro), la legge Moratti sostituiva il diritto-dovere alla formazione, assolvibile anche nell'avviamento professionale. Berlusconi (che al tempo affermò che "la riforma Moratti era la più grande riforma della scuola dopo quella di Gentile") oggi sostiene che sarà il primo ad attuare il comma 3: "I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Gli altri, si è detto, li manderanno a lavorare. La distanza siderale dai principi costituzionali su cui la scuola democratica e laica si basa è la prova più evidente di quanto la minaccia del ritorno delle "3i" debba rappresentare un monito che la scuola deve tenere a mente.

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Il vescovo pro-astensionisti "stop ai politici feudatari" - conchita sannino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Laicita'

L'appoggio di Nogaro, presule di Caserta, alla scelta di un gruppo di laici e cattolici Il vescovo pro-astensionisti "Stop ai politici feudatari" J'accuse anche da monsignor Liberati: la classe politica è una schifezza sociale Una lettera a Napolitano per spiegare "il rifiuto di turarsi il naso" CONCHITA SANNINO DAL NOSTRO INVIATO CASERTA - "è inconcepibile che un sistema politico metta i cittadini in condizione di non conoscere e di non scegliere chi li rappresenterà". Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, esita qualche secondo, poi solleva lo sguardo. "Ma queste consultazioni appaiono abusive. Un atto arbitrario. In cui si preferiscono i fedelissimi e i feudatari di partito, e si nega la libertà di confronto che è alla base della democrazia. Da queste parti lo fa la camorra". Quindi, monsignore? "Quindi mi dicono che dovrò andare a votare perché è un dovere. Ma non sono convinto che sia nell'interesse del bene comune. Chi è ancorato al Vangelo e non può sottrarsi all'amore della verità, non fa così presto a turarsi il naso". Nogaro provoca scossoni con una voce esile. Che dialoga, ma non media. Che non condanna, ma denuncia. Friulano di origine, da circa venti anni è immerso nei paesi martoriati della diocesi di Caserta, e fu il primo a sostenere le battaglie della legalità di don Peppino Diana, prima che la mafia dei casalesi nel 1994 arrivasse a profanare una parrocchia pur di ammazzarlo con due pallottole in volto. Un vescovo che, al pari di altri testimoni "provocatori" della Chiesa campana, dal cardinale Sepe di Napoli a monsignor Liberati a Pompei, non ha mai smesso. Ed è dalle sue assemblee cui partecipano centinaia di persone che è nato il documento "Perché non possiamo votare", manifesto di "astensionismo attivo" inviato alcuni giorni fa al presidente Giorgio Napolitano. Nasce anche così il vero terzo polo di queste elezioni. Un convitato di pietra che sembra forte soprattutto nella regione segnata dalla crisi rifiuti. Non a caso venerdì sera Nanni Moretti ha scelto Napoli per dire che ai suoi occhi, oggi, antipatico è sinonimo di "chi non va a votare, chi dice che i partiti sono tutti uguali". Monsignor Nogaro argomenta: "La democrazia nelle città sarà di nuovo falsata". Fa un esempio concreto. "L'unico rappresentante in lista del Pd a Caserta è una ragazza (Pina Picierno, capolista in Campania-ndr) di 26 anni, ha diritto ad ogni incoraggiamento, ma ha esperienza solo della segreteria di un partito, non di politica. Mi consta che i percorsi di condivisione offerti dal territorio sono state ignorati". Nogaro non si sente una voce nel deserto. "Mi ritrovo sui valori concreti e sul rispetto dell'uomo: con tanta parte della Chiesa e con i laici". Accanto a lui, centinaia di firme. Sono quelli che all'appello sul voto utile oppongono il rigetto del "voto complice". Perché "qualunque scelta sarebbe funzionale al sistema dell'oligarchia ereditaria che è la politica in Italia". Quelli che nutrono "troppo rispetto per il voto, per turarsi il naso e chiudere gli occhi". Hanno scritto al Quirinale per affidare al Capo dello Stato la dolente motivazione del loro rifiuto. E non si tratte di scelte isolate. L'arcivescovo della basilica di Pompei, Carlo Liberati, ha tuonato ieri - durante la presentazione dell'imminente meeting dei giovani - contro una classe politica da lui definita "una immoralità organizzata, una schifezza sociale". Monsignor Liberati parla di "mancanza di valori e di progettualità politica" degli schieramenti. E aggiunge: "Io non credo ai politici, nessuno meglio di loro sa ingannare. Fanno promesse per ottenere il voto. Bisogna invece dimostrare con gli atti che non sono solo promesse, e quelle di questi giorni puzzano di bruciato da mille miglia". Posizioni che non cancellano la speranza, parola di culto per il vescovo Nogaro. "So che malgrado tutto si deve gettare sempre il cuore oltre l'ostacolo. Sento che il mondo è amato da Dio. Che non andiamo verso la catastrofe. Sono certo di questo".

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Una candidatura che è soprattutto una testimonianza, mentre vengono attaccati i diritti c (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Una candidatura che è soprattutto una testimonianza, "mentre vengono attaccati i diritti civili, soprattutto quelli delle donne". E c'è sempre più bisogno di "difendere la laicità, ricordando che laico non è il contrario di cattolico, ma di clericale". Per questo Daniela Brancati ha scelto di presentarsi nella lista del Partito socialista, in lizza per il consiglio comunale di Roma. "Faccio parte di una generazione che ha scritto il nuovo diritto di famiglia, che ha combattuto per il divorzio e l'aborto - spiega la Brancati - Per questo voglio impegnarmi direttamente, in un momento in cui queste conquiste civili sono duramente attaccate". La candidatura "non nasce per desiderio di occupare una poltrona, altrimenti avrei scelto altre strade - sottolinea la Brancati - ma per rispondere all'attacco alla laicità e alla voglia di ridurre questo Paese a una corsa a due".

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Due donne alla guida di Azione cattolica (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Laicita'

CHIESA LOCALE. NOMINE DEI PRESIDENTI Due donne alla guida di Azione cattolica Una riconferma e quattro volti nuovi nelle Diocesi [FIRMA]ALDO RIBERO CUNEO I vescovi della Granda hanno nominato nei giorni scorsi i presidenti diocesani dell'Azione cattolica. Si tratta di due donne, Wilma Borbotto ad Alba e Angela Mondino a Cuneo, e di tre uomini, Michele Longobardi a Mondovì, Pietro Lingua a Fossano e Roberto Olivero a Saluzzo. Fatta eccezione per Cuneo, dove si è trattato di una conferma, in tutte le altre Diocesi subentrano volti nuovi dei laicato cattolico. Wilma Borbotto, 46 anni, sposata con quattro figli, insegnante elementare, guiderà Azione cattolica albese, che conta quasi 1.500 iscritti distribuiti in 42 parrocchie. La neopresidente abita a Baldissero d'Alba e sostituisce Oscar Barile di Sinio che ha guidato l'associazione negli ultimi sei anni. La realtà associativa di Azione cattolica albese è la più importante di tutta la Granda. Per Fossano invece monsignor Giuseppe Cavallotto ha scelto come nuovo presidente Piero Lingua, 46 anni, perito elettronico dipendente dell'Enel. Abita nella parrocchia di Piovani e sostituisce Gemma Abbà. L'Azione cattolica fossanese è presente in tutte le parrocchie della Diocesi e ha una tradizione unica in provincia. Conta più di 800 aderenti, un autentico record in una realtà diocesana così piccola. L'Azione cattolica monregalese sarà guidata invece da Michele Longobardi, pensionato ed ex direttore amministrativo dell'Asl di Mondovì-Ceva. Originario di Avellino, è a Mondovì dal 1978 e collabora alle attività pastorali della parrocchia del Cuore Immacolato. Guiderà una realtà associativa composta da circa 700 unità distribuite in venti parrocchie. Il vescovo di Saluzzo, monsignor Giuseppe Guerrini, ha invece chiamato alla presidenza diocesana Roberto Olivero, 41 anni, insegnante dronerese, membro attivo dell'oratorio San Luigi. Guiderà l'associazione della Diocesi del Marchesato che conta quasi 500 membri distribuiti in sole nove parrocchie. Nessuna novità invece a Cuneo dove monsignor Cavallotto ha confermato alla presidenza Angela Mondino, 48 anni, insegnante di Boves madre di tre figli. Ha guidato negli scorsi tre anni l'associazione del capoluogo che conta quasi 700 aderenti distribuiti in 21 parrocchie. L'Azione cattolica in provincia conta 4.130 aderenti distribuiti in 111 parrocchie, un terzo degli associati di Piemonte e la Valle d'Aosta. Il trend delle adesioni, dopo anni di crisi, è tornato ad essere positivo e nel 2007 in tutte le Diocesi della Granda ha segnato una discreta crescita anche dei settori giovanili. "In questo contesto associativo - spiega Silvio Crudo, esponete storico dell'Azione Cattolica fossanese e delegato regionale - crediamo di aver recuperato anche i numeri per dare un contributo concreto alla chiesa locale e all'intera comunità civile. La presenza dell'Azione cattolica in tutte le Diocesi rappresenta un'occasione forte per vivacizzare la vita ecclesiale e promuovere l'azione pastorale dei laici, soprattutto nel campo di famiglia e giovani. In un contesto complesso come è anche il nostro territorio, vogliamo metterci in gioco per dare il nostro contributo responsabile alla vita civile delle nostre città". Oggi tutti i neopresidenti dell'Azione cattolica piemontese si ritroveranno a Chieri per la XXIIIª assemblea regionale. fazrib@tin.it.

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