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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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Casini
chiama i moderati "Il Pd si riveste di rosso"
( da "Stampa,
La" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Non dobbiamo
avere paura, non dobbiamo avere fretta, quando si spegnerà la propaganda noi ci
saremo». Lì, «nella difesa della laicità dello Stato senza cedimenti ai
laicismi». Lì, candidando Magdi Cristiano Allam e Gianni Rivera alle europee.
Testamento
biologico, tema che scalda la platea aostana
( da "Stampa,
La" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
direttore del
Centro bioetica della Cattolica) di «non riportare l'argomento al solito
modello laico-cattolico», è che il diritto all'integrità personale viene inteso
in modo molto diverso da chi è laico e da chi è cattolico. «La legge di cui
discutiamo afferma che la vita è solo quella biologica e la pone come bene
supremo - ha chiarito Virginio Bonito,
Il
futuro ed il presente dei rifugiati occupanti l'ex clinica S. Paolo (corso
Peschiera, 164) e via ... ( da "Stampa, La"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattoliche e
laiche) hanno concordato con gli enti locali e la Prefettura di fare un
progetto che dia ai 310 rifugiati (tutti regolari) una qualità di vita decente
sul territorio. Certo non si vede da un giorno all'altro, (se li visiti oggi
vedi solo un clima più disteso), ma si è creato un clima di rispetto e collaborazione,
Casini:
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicismo come
Emma Bonino?». Affermazioni che sfociano in un invito a tutti gli ex
democristiani: «La vostra casa è qui non con le bandiere rosse e con la Cgil in
piazza». Ma le critiche più sonanti sono tutte rivolte alla Lega: «Ci minacciò
dicendo "Mai più allenaze con chi non vota il federalismo" e invece
ora sono li a battere alle nostre porte per stringere accordi per le
Amministrative»
Casini
lancia il partito della nazione . Non sarò io a guidarlo
( da "Unita,
L'" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico come lo
fu la Democrazia cristiana, un partito cattolico e liberale». «Costruiremo un
partito che si propone di governare quando si saranno spenti i fuochi fatui
della propaganda e della demagogia». «Non dobbiamo avere paura - ha spiegato
Casini - non dobbiamo avere fretta ma soprattutto non dobbiamo consentire a
nessuno di svendere la nostra prospettiva per mettere il proprio
Casini
sfida destra e sinistra
Argomenti: Laicita'
Abstract:
partito laico
come la Dc e di ispirazione cristiana che tra clericalismo e laicismo sappia
qual è la strada da prendere. Non sarà, in ogni caso, un partito né del
pensiero unico né della leadership unica. E non sarò io a guidarlo: credo che
ci sia bisogno di forze nuove e giovani». «Il popolo e il leader: tutto si
riassume in questo rapporto, che detto così dovrebbe essere sano,
L'ultradestra
oggi a Milano La Questura non autorizza
( da "Riformista,
Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sarà un
partito aperto, plurale, senza pensiero né leader unico, popolare ma non
populista, con due grandi padri Alcide De Gasperi e Helmut Khol. Sarà un
partito europeo e occidentale, laico come lo fu la Democrazia cristiana, non
del laicismo di Stato ma cattolico e liberale». 05/04/2009
Non
avremo né pensiero unico né leader unico Saremo cattolici e popolari, laici
come la Democrazia Cristiana ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Domenica 05
Aprile 2009 Chiudi «Non avremo né pensiero unico né leader unico Saremo
cattolici e popolari, laici come la Democrazia Cristiana»
ROMA
Ai democratici cristiani e agli elettori del Pd dico: la vostra casa è qui,...
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
finalizzato
non a false elezioni ma europeo ed occidentale e laico come lo fu la Democrazia
cristiana, un partito cattolico e liberale». Che si candida a governare. In via
della Conciliazione, nell'auditorium dove si sogna e si progetta un futuro
libero dalla morsa del bipartitismo, Casini dipinge un'etica del potere che
sembra d'altri tempi: non solo col passo indietro,
Passione
tra Dio e uomo ( da "Giornale.it, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
con spettacoli
che narrano passioni più laiche e quotidiane; infine le «Tradizioni del Sacro»,
sezione speciale che raccoglie tutte le realtà di pietà popolare che si
sviluppano sul territorio e che è gelosa custode delle tradizioni sacre delle
valli. Capita così di assistere a spettacoli-lezioni come quella di Roberto
Borghi e Matteo Giudici sulle «Passioni di Lorenzo Lotto»
Messa
così, è bellissima ( da "Foglio, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
abbandono
della pratica religiosa sarebbe stato forse ancora più massiccio. Non essendo
il “pochi ma buoni” uno slogan cattolico, bensì settario, si cercò di tenere in
qualche modo il popolo vicino al Santissimo Sacramento. Ne risultò il messale
di Paolo VI dove Dio, tuttavia, non era ancora nanificato abbastanza.
BEPPINO
ENGLARO E L'ESILIO DI UN PARROCO ( da "Manifesto, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per il
prestigio di un catalogo includente il meglio dell'intelligenza progressista
cattolica, religiosa e laica, Giorgio La Pira in testa, don Lorenzo Milani
aveva affidato prima Esperienze pastorali poi Lettera a una professoressa e
L'obbedienza non è più una virtù. A Firenze c'era (e c'è) un quotidiano che per
anni ha calunniato don Milani vivo.
Â
Argomenti: Laicita'
Abstract:
a tutti i
cristiani e ai laici più sensibili, di realizzare nelle proprie case, nelle
chiese, nelle scuole e in altri luoghi pubblici adatti un vero e proprio
"presepe pasquale". «Tale presepe - afferma - potrebbe essere assai
simile a quello che si espone nelle case e nelle chiese o si rappresenta come
"presepe vivente" in occasione del Natale di Gesù da circa 700 anni,
Argomenti: Laicita'
Abstract:
accettazione
di una concezione di laicità che riconosca e metta in conto l'esistenza di
realtà antropologiche che precedono la sfera politica; per cui, in nome di uno
Stato laico e di una politica laica, si etichettano come cattoliche e
confessionali - e, alla fine, come ingerenze da parte della Chiesa -, tutte
quelle visioni che non entrano nel proprio progetto politico»
Etica,
Consultae Cassazionecolmano i vuotidella politica
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In questo
campo, io credo che uno Stato laico debba lasciare la più ampia libertà alle
persone, sulla base del principio filosofico espresso nell'800 da John Stuart
Mill: «Su di sé, sul suo corpo e sulla sua mente, l'individuo è sovrano» anche
se persegue attività pericolose.
Franceschini
e le Europee
Argomenti: Laicita'
Abstract:
circa 500
milioni di euro da destinare alle associazioni laiche e cattoliche che si
occupano dei poveri. Se aumentano i furti nei supermercati e chi frequenta le
mense per sopravvivere, noi progressisti dobbiamo avere il coraggio di
recuperare parole come 'deboli', 'poveri', 'sfruttati', che nell'epoca della
globalizzazione abbiamo avuto paura di usare.
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la guerra
civile, la fuga dei marrani, la Spagna cattolica, quella anarchica, quella
laica e nichilista. Sono i frammenti di un Paese in cerca d'identità. Muñoz
Molina racconta ancora con quegli occhi di bambino la metamorfosi iberica,
quella che non capisce l'Italia, quella troppo laica, quella di Zapatero.
Confesso
che a me, tetragono e ostinato, piace la conversione di Fini
( da "Foglio,
Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il suo
laicismo negativo induce a una visione delle cose “così svuotata di mistero e
naturale curiosità che essa stessa, e non le molteplici tradizioni religiose,
mortifica l?umanità e compromette il progetto di costruzione di uno stato
poliedrico, fondato sul rispetto per ogni essere umano”
DALL'INVIATO
ADOLFO PAPPALARDO AMALFI. A METà DEL SUO INTERVENTO ALLA SUMMER SCHOOL ...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
guidare una
grande rivoluzione verde, anche dall'opposizione», conferma la scelta della
«green economy». Infine chiede al governo è di destinare, recuperandoli dai
redditi superiori ai 120mila euro, due punti di Irpef, cioè 500 milioni di
euro, alle associazioni laiche e cattoliche che si occupano di una povertà
ormai in aumento.
L'ombra
della Turchia si è inserita, con tutto il suo peso enigmatico, nel primo
incontro ... ( da "Stampa, La"
del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dalle forze
armate che si ritengono garanti del laicismo kemalista e non vedono di buon
occhio né il capo del governo Erdogan né il presidente della Repubblica
Abdullah Gul. I generali antireligiosi continuano in sostanza a diffidare
dell'uno e dell'altro, sospettati di voler imporre con manovre morbide la legge
della sharia e del velo banditi dal fondatore della Repubblica secolare,
acqua
santa in consiglio comunale ( da "Repubblica, La"
del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolica:
«Perché in un´aula laica e piena di sensibilità religiose diverse è accaduto
ciò?». «Non ne so nulla», ha risposto Cruccolini. «Noi non accettiamo
intrusioni della chiesa nelle istituzioni per marcare il territorio come fanno
i cani con la pipì», ha aggiunto il capogruppo verde Gianni Varrasi.
Il
dilemma dei Dardanelli divide l'Unione europea
( da "Manifesto,
Il" del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dovuta al
discredito del laicismo di un'élite militare corrotta e brutale -
dell'islamismo, il Partito della giustizia e sviluppo (Akp) dell'attuale
premier Recep Tayyip Erdogan: l'Akp sta all'islamismo come i
cristiano-democratici bavaresi stanno al cattolicesimo. Di pari passo
l'opinione pubblica turca diventava vieppiù ostile nei confronti d'
Emergenza
luce acqua e gas Bertolaso: Mandate soldi
( da "Manifesto,
Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da quelle
cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti
politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle
singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi
istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a
donare un euro al telefonino.
De
Bortoli al Corriere: l'indipendenza è un bene assoluto
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Del Corriere
de Bortoli ha sottolineato il valore di «simbolo della civiltà laica», «luogo
dell'incontro più proficuo fra laici e cattolici », i cui valori di fondo «sono
scritti nella prima parte della Costituzione ». Il « Corriere sta dalla parte
dei suoi valori», rappresenta «l'Italia che ce la fa», la «migliore classe
dirigente, il ceto medio produttivo».
Emergenza
luce acqua e gas Bertolaso:
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da quelle
cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti
politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle
singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi
istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a
donare un euro al telefonino.
Politici
modestima ricordiamociche siamo stati noia dargli il voto
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
almeno in uno
Stato laico, cercare di imporre una morale cattolica a prescindere che si
sappia che cos'è la morale o dove stia di casa. Sul fatto che i politici
debbano difendersi da soli, beh ognuno fa come gli pare. Se c'è chi ritiene di
dover dire qualcosa a loro sostegno, è liberissimo di farlo, perfino se
appartiene alla categoria dei "
CON
LA PRIMA ESECUZIONE NELL'ITALIA DEL SUD DI INRI - PASSIONE SECONDO ANONIMO DI
C... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Musicalmente
- ha detto Galante - siamo di fronte ad un ribaltamento della tradizione, come
in un'Opera da Camera. Manca il trionfo della fede, ma ogni spettatore è
chiamato alle proprie responsabilità, a giudicare i fatti secondo il proprio
punto di vista, laico o cattolico che sia».
Olivier
è un bambino come tanti. Passa le sue giornate tra la casa dei genitori, una
coppia hip... ( da "Unita, L'"
del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica,
libertaria ma un po' scombinata. Poi, un bel giorno, quando ha dodici anni,
arriva Pierre, un prete corpulento e con un gran barbone, senza la tonaca, che
suona la chitarra, canta ed è un gran simpaticone. Pierre diventa l'amico di
famiglia e l'amico del cuore di Olivier, un maestro «informale» di vita e un
compagno di giochi ed avventure durante i spensierati campi estivi.
Illuminare
nuovi pensieri ( da "Corriere della Sera"
del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: Esteri data: 09/04/2009 - pag: 21 Illuminare nuovi pensieri
extrasmall.it Kinexia produrrà energia da Fonti Rinnovabili. Sottoscrivi
l'aumento di capitale per contribuire a illuminare nuovi pensieri. L'offerta in
opzione è iniziata il 16 marzo 2009 e si concluderà il 14 aprile 2009.
La
"guida Michelin" dei fedeli
( da "Giornale.it, Il" del
09-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
costruì
delle popolari cattedrali laiche, le artistiche stazioni della metropolitana,
dove anche l?operaio costretto a vivere in un buco di pochi metri quadri negli
orrendi e grigi palazzoni sovietici, poteva respirare un po? di bellezza.
Langone divide le messe secondo varie categorie: quelle più belle, quelle da
«eterni anni Settanta» e mediatiche,
( da "Stampa, La" del
05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ASSEMBLEA UDC:
SECCO NO AL FEDERALISMO DELLA LEGA E ALLA VOCAZIONE MONOCRATICA DEL PDL Casini
chiama i moderati "Il Pd si riveste di rosso" I sondaggi assegnano a
una formazione di centro e cattolica il 6-7% dei consensi Ecco il manifesto del
nuovo "Partito della nazione" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Da ieri è
ufficiale, lo dice Casini, la Dc sono io, «siamo noi dell'Udc il Partito della
Nazione», altro che il Pdl «partito del capo», altro che Berlusconi. Uno che,
lo dice Casini, «s'è costruito un partito non contendibile, e che continua a
parlare del rapporto tra popolo e leader come fa Gheddafi, che infatti ha
abolito il Parlamento». Aveva detto, buon ultimo, Gianfranco Fini sciogliendo
An nel nascente Pdl che il problema sarebbe stato «garantire che non sia il
partito di una persona sola, ma un partito nazione». Avevano scritto, quelli
del Pd prima delle elezioni nel loro manifesto dei valori, «saremo noi il
partito nazione». Tutti aspirano a fregiarsi dell'allocuzione con la quale ci
si riferisce abitualmente alla Dc, e che definisce, secondo l'aurea spiegazione
di Pietro Scoppola, «un partito che solo in senso relativo è di parte». Come
fu, appunto, la Democrazia cristiana. Ma il primo che ce l'ha fatta, a mettere
sui manifesti lo slogan e a convocarci su un congresso che s'è chiuso ieri e
che tecnicamente sarebbe ancora dell'Udc, è Pier Ferdinando Casini. Striscioni
bianchi in via della Conciliazione, quel chilometro lastricato di travertino
che porta dritto dritto al portone di San Pietro, podio azzurro ma velato di
candidi veli, e tulipani eburnei per le signore, agli uomini un dépliant, «No
al federalismo fasullo». Casini dice subito che il Partito della Nazione «ha
vocazione di governo», e «tempi lunghi di formazione», e chissà «magari alla
fine non si chiamerà proprio così». Ma il progetto, e l'allusione al massimo
concentramento possibile di moderati, di centristi di ex-diccì, in una forza
che l'ultimo sondaggio Ipsos dà al 6,7 per cento, è chiaro. Che non lo guiderà
nemmeno lui, «largo ai giovani», che in effetti nel finale affollano il palco
in tee-shirt candida, ma intanto la memoria va al dicembre scorso, a
quell'offerta che Pierferdi fece a Letta, Enrico, vieni con noi e ti faccio
segretario. Chissà. Quel che è certo, nell'elaborazione di un'idea partita
pubblicamente da un convegno a Todi qualche mese fa, è che è stata scelta
perché spiega l'ambizione dell'attuale Udc e le critiche che fermissimamente
Casini rivolge all'ex alleato Silvio Berlusconi: il Pdl «è un partito personale
che ha un capo, noi non lo saremo mai», «il Pdl ha come azionista di
riferimento la Lega, che condiziona il governo», il Pdl spacca l'Italia col
federalismo "fasullo" che sta facendo nascere altri fasulli leghismi.
E via dicendo, agli elettori del Pd, ai margheritini del Pd «siamo noi la vera
casa dei moderati», poiché «Pd e Pdl sono due blocchi conservatori».
Soprattutto «dalla crisi si esce con la buona politica», e mai mai mai, qui
Pierferdi urla, «mai tollerare l'illegalità», mai fare quel che Maroni fa,
«accendere il conflitto con gli immigrati», mai umiliare il merito «sennò come
fa a crescere un Paese», mai strumentalizzare le donne, «da noi non ci sono
veline, da noi non sono suppellettili». Come una Dc che guarda a destra, si
potrebbe dire parafrasando De Gasperi, ma non è nemmeno così. Casini guarda,
eccome, a sinistra: «i moderati del Pd vengano con noi, Franceschini al Circo
Massimo con la Cgil vira in rosso», ripetono in forma diversa Casini, e Tabacci
e Buttiglione. E poi certo si tratta di un partito che alle amministrative è a
geometria variabile, dalle alleanze a sinistra in centr'Italia, fino ad
appoggiare a Bologna contro il Pdl Guazzaloca. «Non
dobbiamo avere paura, non dobbiamo avere fretta, quando si spegnerà la
propaganda noi ci saremo». Lì, «nella difesa della laicità dello Stato senza
cedimenti ai laicismi». Lì, candidando Magdi Cristiano Allam e Gianni Rivera
alle europee.
( da "Stampa, La" del
05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
IL
CONVEGNO.SCONTRO TRA LAICI E CATTOLICI Testamento biologico, tema che scalda la
platea aostana [FIRMA]LAURA SECCI AOSTA «Luci e ombre del testamento
biologico», il convegno patrocinato dal Consiglio regionale, si è trasformato,
ed era prevedibile in un dibattito che ha acceso gli animi. All'accorata difesa
della legge sul testamento biologico fatta dal senatore Antonio Fosson, secondo
cui «la legge difende la vita sempre e comunque», si è contrapposta buona parte
delle repliche del pubblico. «Ma di quale vita siamo parlando? - ha chiesto
Lucia Pontarollo, presidente dell'associazione malati di Alzheimer - Mi chiedo
se la vita artificiale sia vita. Penso si debba riflettere con serietà sul
diritto sacrosanto del paziente a porre un limite all'accanimento terapeutico».
Vedute diverse anche sull'aspetto più spinoso del dibattito, la possibilità di
interrompere la nutrizione e l'idratazione nel caso di coma irreversibile.
«Questo stadio tra la vita e la morte che molti chiamano limbo, io lo chiamo
debolezza e come tale credo vada sostenuta» ha chiarito Fosson. «Essere
prigionieri del proprio corpo è il modo peggiore per essere privati della
propria libertà» ha ribattuto una neurologa aostana. Le fa eco Enza, insegnante
di Aosta che cita Paolo VI: «In una lettera del 1970 indirizzata ai medici
scriveva: in molti casi non sarebbe forse un'inutile tortura imporre la
rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile?. In
quel caso il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la
sofferenza invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi
mezzo e in qualsiasi condizione una vita che non è più pienamente umana e che
va naturalmente verso il suo epilogo». Nella sua replica Fosson a Paolo VI
contrappone gli insegnamenti del sacerdote Luigi Giussani, fondatore del
movimento di Comunione e Liberazione. «Sono stato
educato con un libro di don Giussani - ha precisato - e anche i parroci mi
hanno sempre insegnato la libertà che Dio lascia agli uomini». Ciò che è
apparso chiaro, nonostante l'intendimento iniziale di Adriano Pessina (direttore del Centro bioetica della Cattolica) di «non riportare
l'argomento al solito modello laico-cattolico», è che il diritto all'integrità
personale viene inteso in modo molto diverso da chi è laico e da chi è
cattolico. «La legge di cui discutiamo afferma che la vita è solo quella
biologica e la pone come bene supremo - ha chiarito Virginio Bonito,
coordinatore del gruppo di studio di bioetica e cure palliative della Società
italiana di neurologia - oggi la legge e il codice deontologico lasciano il
medico libero di agire in caso di stato vegetativo
irreversibile. Il medico ha il dovere e la responsabilità di valutare caso per
caso e di agire nell'interesse della persona. Con questa legge si passerà dalla
libertà della cura all'obbligo di curare ed essere curati». Scuote la testa
Fosson che di questa legge ha firmato l'emendamento più discusso, quello che ha
reso «non vincolante» la dichiarazione anticipata di trattamento da parte del
paziente. «Non vincolante - ha spiegato Bonito, scatenando gli applausi del
pubblico - significa che il paziente non avrà più nemmeno la libertà di rifiutare
il sondino o la ventilazione». Nel dibattito è intervenuto anche Edo Bottacchi,
primario della Neurologia: «Mi chiedo se in futuro io potrò essere libero di
dare la massima assistenza possibile. Trovarsi di fronte ad un paziente che
quattro anni prima ha fatto una scelta e doverla applicare crea dei conflitti
enormi». A margine del dibattito il presidente del Consiglio Alberto Cerise ha
commentato: «Con questo convegno ho avuto una conferma, ognuno di noi ha le sue
convinzioni e se le tiene strette».
( da "Stampa, La" del
05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Il futuro ed il
presente dei rifugiati occupanti l'ex clinica S. Paolo (corso Peschiera, 164) e
via Paganini, 30 è profondamente cambiato da quando 30 associazioni (di giovani
e di adulti, cattoliche e laiche) hanno concordato con gli
enti locali e la Prefettura di fare un progetto che dia ai 310 rifugiati (tutti
regolari) una qualità di vita decente sul territorio. Certo non si vede da un
giorno all'altro, (se li visiti oggi vedi solo un clima più disteso), ma si è
creato un clima di rispetto e collaborazione, che renderà possibile il
loro inserimento in tutta la Regione, non in due locali occupati. Pensiamo a
150 inserimenti socio-lavorativi sul territorio della regione Piemonte (30 già
in aprile ed i posti li abbiamo trovati) e ad 80 inserimenti socio-lavorativi
sul territorio della città di Torino nell'arco di un anno. Per riuscire a
farlo, il Coordinamento di associazioni ha portato avanti, nell'ultimo mese, un
lavoro di raccolta dati su chi sono le persone nei due stabili e quali sia stato il loro percorso di formazione, le loro abilità e
desideri. Le persone che stabilmente stanno in corso Peschiera sono circa 250
mentre quelle che stabilmente stanno in via Paganini sono circa 60. Non ci sono
né minori, né tanto meno lattanti. Il futuro del disagio interculturale di
Torino, messo in due locali di quattro mura, può realmente essere una risorsa
se tutti insieme, invece di denunciare solo il problema, ci mettiamo, in prima
persona, a fare un programma che lo risolva o provi a dare soluzione. Guardiamo
al "Dado" di Settimo Torinese (10 famiglie passano dal campo
incendiato ad una struttura rifatta, in città, che è stata visitata, la scorsa
domenica, da 1600 cittadini festosi). Non creiamo un altro "falso
Bronx" (come è avvenuto per San Salvario) con tutte le risorse disponibili
che vengono dimenticate, ma diamo un futuro a questa vecchia città, anche con
le risorse umane degli immigrati, fuggiti da Somalia, Darfur, Eritrea, Congo. \
( da "Tempo, Il" del
05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Casini:
«Ci candidiamo a governare il Paese» Il discorso Il leader chiude la convention
dell'Udc «Costituiremo entro fine anno un nuovo partito» «Il partito che
nascerà alla fine dell'anno dovrà essere aperto. Nè pensiero unico, nè leader
unico. Un partito che io personalmente non guiderò». Un Pier Ferdinando Casini
a briglia sciolte è quello che ieri pomeriggio ha chiuso la due giorni di
convention dell'Udc. La sua gente lo acclama. Lo rincorre ovunque
all'Auditorium della Conciliazione pur di potergli scattare una foto. Poi c'è
quel «Vento di Centro», slogan della manifestazione, che soffia verso il
partito della Nazione. Certo, non si formerà prima della fine dell'anno, ma
l'avvertimento è lanciato: «Costruiremo un partito che si propone di governare
quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia.
Quando l'illusione bipartitica sarà finita noi ci saremo». «L'illusione
bipartitica - continua il presidente dell'Udc -, cadrà fin dalle prossime
elezioni europee, noi siamo l'alternativa e siamo pronti a concorrere al
governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo, perché se facessimo una
scelta di campo saremo in contraddizione con noi stessi». Dunque, nessuna
scelta dopo aver tuonato contro quelli che vengono definiti i due «blocchi
conservatori». Così se da una parte Casini attacca il governo che di fronte
alla crisi fa emergere «un modello di statalismo di ritorno, anzi direi di
neopaternalismo berlusconiano», dall'altra se la prende con il Pd che, fallito
il tentativo di Veltroni, deve fare i conti con la «virata a sinistra» di
Franceschini. «Che cosa farà sul tema della giustizia - si domanda Casini -
sceglierà la strada del giustizialismo o della riforma?» E ancora, sulle
questioni etiche, «sceglierà la Binetti e Rutelli o il richiamo laicista delle
vestali del laicismo come Emma
Bonino?». Affermazioni che sfociano in un invito a tutti gli ex democristiani:
«La vostra casa è qui non con le bandiere rosse e con la Cgil in piazza». Ma le
critiche più sonanti sono tutte rivolte alla Lega: «Ci minacciò dicendo
"Mai più allenaze con chi non vota il federalismo" e invece ora sono
li a battere alle nostre porte per stringere accordi per le Amministrative».
Casini infatti, dopo aver ricordato la bocciatura del federalismo da parte
dell'Udc, critica il partito nordista bollandolo «di lotta e di governo» e
contrapponendolo al suo definito «della Nazione e che non rincorre le
coorporazioni del Nord, del Sud o addirittura del Centro». Infine, nessuna
citazione di Fini. Se non indiretto: «L'evocazione dello stato etico non può
essere banalizzata. La storia ha conosciuto lo stato etico nella Germania
nazista e nella Russia stalinista dei Gulag, noi vogliamo uno stato laico che
rispetti Dio e la religione, quale fondamento può avere la laicità dello Stato
se non si fonda sulla libertà per tutti, per chi crede o non crede e sceglie di
viver e la sua fede senza retorica».
( da "Unita, L'" del
05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Casini lancia il
«partito della nazione». «Non sarò io a guidarlo» Un «partito della nazione»
che «non aspira unicamente a essere l'ago della bilancia della politica
italiana», ma che sia «plurale ed aperto, dove non ci sia spazio nè per il
pensiero unico, nè per un leader unico». È l'obiettivo a cui punta l'Udc di
Pier Ferdinando Casini che nel giorno della manifestazione della Cgil si
appella ai democristiani del Pd: «Venite con noi nella casa dei moderati, il
vostro posto non è in piazza con le bandiere rosse e la falce e martello». Il
leader centrista propone anche un suo possibile passo indietro: «Il nuovo
partito non lo guiderò io. Credo che ci sia bisogno di forze nuove, di forze
giovani. Dobbiamo metterci tutti in discussione». Casini parla all'assemblea
nazionale del suo partito che ieri ha approvato il percorso politico che
porterà la Costituente di centro al congresso di fine anno. «Il nuovo partito
avrà due grandi padri, Alcide De Gasperi ed Helmut Kohl, sarà europeo,
occidentale e laico come lo fu la Democrazia cristiana, un
partito cattolico e liberale». «Costruiremo un partito che si propone di
governare quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della
demagogia». «Non dobbiamo avere paura - ha spiegato Casini - non dobbiamo avere
fretta ma soprattutto non dobbiamo consentire a nessuno di svendere la nostra
prospettiva per mettere il proprio sedere su qualche assessorato».
Casini ne è convinto: «L'illusione bipartitica cadrà fin dalle prossime
elezioni europee, noi siamo l'alternativa, quella vera e siamo pronti a
concorrere al governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo perché se
facessimo una scelta di campo ora saremmo in contraddizione con noi stessi».
«In Italia ci sono due blocchi conservatori: uno rappresentato dal governo e
uno dalla sinistra e dal Pd», dice Casini. Per questo propone un «patto
generazionale» a giovani ed anziani: «Siamo consci che le forze che puntano
alla modernizzazione e al cambiamento sono una minoranza. ma aiutateci a
costruire una nuova casa degli italiani».
( da "Secolo XIX, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Casini sfida
destra e sinistra«Il futuro siamo solo noi» il leader udc «Quando finirà la
grande illusione toccherà ai centristi governare» roma. Né di lotta né di
opposizione. Semplicemente un partito «di governo», unica alternativa al
berlusconismo di destra e alla deriva populista di sinistra. Pier Ferdinando
Casini non ha dubbi: il futuro del Paese passa dal centro, da una Udc che «non
può aspirare solamente a essere l'ago della bilancia della politica italiana»,
ma ha il dovere di «impegnarsi nella nascita di un partito della nazione,
costruito con pazienza, equilibrio e responsabilità». Dal palco dell'assemblea
dell'Udc, il leader centrista lancia la sua sfida a Pd e Pdl. «Siamo pronti a
costruire un partito capace di proporsi al governo del Paese - dice - quando si
saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia. Prima o poi
la suggestione finirà: sarà a quel punto che arriveremo noi. Quando? Non
dobbiamo avere fretta. Soprattutto non dobbiamo consentire a nessuno di
svendere la nostra prospettiva per mettere il proprio sedere su qualche
assessorato. È una cosa che non possiamo permettere a nessuno». La certezza di
Casini, oggi, è un'altra: «L'illusione bipartitica cadrà fin dalle prossime
elezioni europee. Noi siamo l'alternativa, quella vera, e siamo pronti a
concorrere al governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo perchè se
facessimo una scelta di campo in questo momento saremmo solo e semplicemente in
contraddizione con noi stessi. È un passaggio difficile, ma non smarriamo la
bussola per non giocarci la nostra credibilità». Il "partito della
nazione", sottolinea Casini, sarà«un partito plurale ma non populista»,
che guarderà a due «grandi padri fondatori» come Alcide De Gasperi e Helmut
Khol. E proprio all'ex cancelliere tedesco la platea dell'Udc riserva un lungo
e caloroso applauso. «Sarà - prosegue Casini - un partito di iscritti in cui
nessuno possa rivendicare rendite di posizione. Un partito
laico come la Dc e di ispirazione cristiana che tra clericalismo e laicismo sappia qual è la strada da
prendere. Non sarà, in ogni caso, un partito né del pensiero unico né della
leadership unica. E non sarò io a guidarlo: credo che ci sia bisogno di forze
nuove e giovani». «Il popolo e il leader: tutto si riassume in questo rapporto,
che detto così dovrebbe essere sano, ma che in realtà rischia di essere
insano. Popolo e leader: c'è il colonnello Gheddafi che fa questo discorso e
infatti ha abolito il Parlamento». Il leader dell'Udc parla della necessità di
costruire una politica nuova sulla quale invita i centristi a rischiare.
«Costruire una politica nuova che non ricalchi vecchi pregiudizi ideologici
della sinistra e proponga una ricetta di modernizzazione dell'Italia. Rifiutare
il populismo e la demagogia, così come una certa deriva individualista e
libertaria è il compito di chi pensa all'Italia e agli italiani indicando una
meta, un grande disegno come quello dei padri che hanno costruito il nostro
Paese». Casini propone quindi a giovani ed anziani un patto generazionale:
«Prendiamoci per mano - dice - con un nuovo patto di solidarietà tra le
generazioni perché cambiare non è una possibilità ma un dovere per tutti. Siamo
consci che le forze che puntano alla modernizzazione e al cambiamento sono una
minoranza ma aiutateci a costruire una nuova casa, la casa degli italiani».
Anche per questo l'Udc propone un taglio da subito del 10% dello stipendio dei
parlamentari, perché«di fronte alla crisi servono i fatti senza demagogia». «Di
fronte al dato impressionante di retribuzioni sempre più distanti tra top
manager e dipendenti, noi non chiediamo l'egualitarismo - dice Casini - ma non
possiamo neanche accettare mega-ricchezze per manager che hanno fallito. Una
nuova regolamentazione dei mercati finanziari si impone, così come una lotta ai
paradisi fiscali e all'evasione. C'è una grande questione morale sulla finanza,
nell'economia e nella politica, e per rispondere con i fatti sostengo la
proposta di Cesa di abbassare del 10% le retribuzioni dei parlamentari». Casini
affronta anche il tema delle riforme: «Più poteri al premier? Non è un'ipotesi
scandalosa. Ma qui c'è qualcosa di diverso nell'aria: c'è una sistematica
rappresentazione del Parlamento come di un'accolita di scansafatiche, come un
ente inutile che perde tempo, abbinato alla rappresentazione di un presidente
viaggiatore senza poteri e senza potere». francesco ferrari
francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 05/04/2009
( da "Riformista, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
le notizie
L'ultradestra oggi a Milano La Questura non autorizza Tensione in città. La
Questura di Milano ha fatto sapere di non aver autorizzato i due presidi
promessi da Forza Nuova per la giornata di oggi, in aggiunta al convegno della
destra Europea all'Hotel Cavalieri in piazza Missori. Ma Roberto Fiore, leader
del partito di estrema destra non si scompone: «La democrazia sta dalla nostra
parte». Il problema però è proprio questo. I centri sociali e la sinistra
antagonista, dietro all'Anpi (associazione nazionale partigiani) e ad altre
associazioni, non vogliono vedere «croci celtiche o uncinate per le strade di
una città Medaglia d'Oro della resistenza partigiana». Filippo Penati,
presidente della Provincia, ribadisce: «È un raduno da vietare. C'è il rischio
di un ritorno agli anni '70 e alla violenza in strada». Le fs chiedono scusa ai
pendolari. Le ha espresse ieri il presidente Innocenzo Cipolletta in un
incontro con la stampa tenutosi in occasione del workshop Ambrosetti a
Cernobbio per presentare uno studio su "Liberalizzazione e competizione:
lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi ferroviari in Europa e in
Italia". «Ci fa male al cuore vedere un servizio non adeguato ai
passeggeri e ai pendolari, con i quali ci scusiamo», ha detto Cipolletta. «La
nostra nuova frontiera non è l'Alta Velocità ma una grande stagione di alleanze
pluriennali fra Ferrovie, passeggeri e Regioni. Una grande stagione per
migliorare il servizio ai pendolari», ha aggiunto il presidente delle Fs.
Obiettivo della grande alleanza è ragionare con le Regioni «per avere contratti
più lunghi, di almeno sei anni, da scontare poi in banca per avere i soldi per
investire in nuovi treni e carrozze». Con alcune Regioni, ha concluso
Cipolletta, questi accordi sono stati già raggiunti mentre con altre sono allo
studio. Soria resta in carcere. Il Tribunale del Riesame ha respinto la
richiesta di scarcerazione avanzata nei giorni scorsi dal legale difensore di
Giuliano Soria, Roberto Piacentino. L'ex presidente del Premio letterario Grinzane
Cavour si trova in carcere dal 12 marzo con le accuse di malversazione ai danni
dello Stato, maltrattatamenti e violenza sessuale ai danni del maggiordomo
originario delle Isole Mauritius. «La decisione di mantenere alla custodia
cautelare in carcere - ha dichiarato il legale - è stata confermata solo per
una delle tre contestazioni a carico del mio assistito, e cioè per l'accusa di
malversazione». Soria resta quindi in carcere, e si attendono ulteriori
approfondimenti riguardo all'utilizzo dei fondi pubblici per motivi personali.
Casini annuncia il nuovo Centro. A fine anno l'Udc darà vita al nuovo partito
dei centristi. Lo ha annunciato ieri Pier Ferdinando Casini parlando
all'assemblea costituente dell'Udc, precisando però che non ne sarà lui il leader:
«Un partito che io personalmente non guiderò. Sarà un
partito aperto, plurale, senza pensiero né leader unico, popolare ma non
populista, con due grandi padri Alcide De Gasperi e Helmut Khol. Sarà un
partito europeo e occidentale, laico come lo fu la Democrazia cristiana, non
del laicismo di Stato ma
cattolico e liberale». 05/04/2009
( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica
05 Aprile 2009 Chiudi «Non avremo né pensiero unico né leader unico Saremo cattolici e popolari,
laici come la Democrazia Cristiana»
( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica 05 Aprile
2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA «Ai democratici cristiani e agli elettori del
Pd dico: la vostra casa è qui, non in piazza con la Cgil». Pier Ferdinando
Casini non si limita a mandare l'invito ai centristi che pendono a sinistra,
«sulla strada sbagliata». Ma chiude l'Assemblea dell'Udc annunciando entro fine
anno la nascita del nuovo "partito della nazione", moderato,
laicamente cristiano, riformista e popolare, promettendo: «Non lo guiderò io».
E' il modo più efficace per sottolineare quanta differenza c'è tra il Pdn che
verrà e il Pdl berlusconiano, populista, leaderista, dal pensiero unico,
padronale. No, tutto un altro stile: «Il nostro sarà un partito aperto e
plurale senza pensiero unico né leader unico. Sarà un partito popolare aperto a
giovani, alla gente e ai movimenti, ma non populista. Avrà due grandi padri,
Alcide De Gasperi ed Helmut Kohl, finalizzato non a false
elezioni ma europeo ed occidentale e laico come lo fu la Democrazia cristiana,
un partito cattolico e liberale». Che si candida a governare. In via della
Conciliazione, nell'auditorium dove si sogna e si progetta un futuro libero
dalla morsa del bipartitismo, Casini dipinge un'etica del potere che sembra
d'altri tempi: non solo col passo indietro, pronto al gesto di massima
generosità per dimostrare innanzitutto la lontananza planetaria dal modello di
"partito personale" e dunque per rendere possibile una nuova
aggregazione di centristi moderati, come lo fu la prima dc degasperiana; ma
ricordando i principi e le radici del popolarismo democratico cristiano che ha
reso forte il Ppe. E' arrabbiato con i mass media: «Il loro silenzio ci spinge
nell'anonimato». E invoca la dimenticata par condicio, «un ingombro per chi
ritiene che l'informazione debbe essere unica e il partito unico». Non c'è
demonizzazione di Berlusconi, ma «rispetto» per lui e per il Pdl. Rispetto e
condivisione di alcune battaglie, ma anche capacità critica: soprattutto a
questa mania del Cavaliere di riconoscersi solo nel popolo che lo vota,
bypassando tutto il resto. Casini si dice «preoccupato» per questa «continua
evocazione di avere più poteri» che definisce «un alibi costruito a tavolino».
Preoccupato che il premier consideri il Parlamento come «un'accolita di
scansafatiche perditempo», lamentando una mancanza di potere che è fittizia:
«Ha cento deputati di maggioranza e in soli 15 giorni ha approvato il lodo
Alfano». Questo sarebbe il suo poco potere? Dice di non poter licenziare i
ministri? Casini nota ironico: «Finirà che la Carfagna e la Brambilla le abbiamo
scelte noi». I centristi giudicano «insano» il rapporto tra «popolo e leader»,
infatti «Gheddafi fa lo stesso discorso ed ha abolito il Parlamento». Invocare
più poteri per il premier lo hanno sostenuto in tanti, ma lo stesso Obama
ricorda Casini ha nel Congresso il suo contrappeso. La democrazia è fatta di
pesi e contrappesi, altrimenti è regime. La critica sui fatti è serrata. La
crisi economica sottovalutata. Il Pil di quest'anno sarà a meno 4,3%, la
disoccupazione al 9,2%: «Serve serietà e una buona politica». Mentre questa
maggioranza non può modernizzare il Paese dove regnano «due blocchi
conservatori, il Pdl e il Pd». E giù critiche: al federalismo che è solo uno
spot; al messaggio devastante sulle quote latte dove si certifica che «il
nostro Paese non riconosce l'onestà»; dove non si parla più di quoziente
familiare, di asili nido...anzi «le donne sono suppellettili estetiche nei
convegni». «E basta con la politica che non risolve ma gioca sui sentimenti e
sulle paure». Conclusione: cari centristi «non dobbiamo aver fretta né paura,
né svenderci per uno strapuntino in un assessorato. Quando la suggestione sarà
finita noi ci saremo. Dobbiamo rischiare». Bisogna solo vedere se e quanto ci
metterà "a passa' 'a nuttata".
( da "Giornale.it, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 82 del
2009-04-05 pagina 12 Passione tra Dio e uomo di Redazione È in corso in Valle
Camonica la XII edizione di «Crucifixus Festival» maggiore rassegna italiana
dedicata alle arti e alle tradizioni del sacro C'è stato
un tempo in cui il teatro non era uno svago, ma parte essenziale della vita
della comunità, capace, con le sue rappresentazioni, di scandirne i ritmi e
aggregarne le anime. Oggi questo accade ancora in un lembo di terra lombarda
che dal lago d'Iseo, da Bergamo e da Brescia, sale su verso la Val Camonica.
Perché è lì che, da dodici anni a questa parte, si celebra, a ridosso della Pasqua,
«Crucifixus-Festival di Primavera», la più importante rassegna italiana
dedicata a teatro, arti, musica e tradizioni del sacro (programma completo su
www.crocifixus.com). Ideatrice della manifestazione è Carla Bino, docente di
Storia del teatro antico all'Università Cattolica di Brescia e ora direttrice,
insieme con Claudio Bernardi, di «Crocifixus»: fino al 21 aprile una
cinquantina di eventi (tra debutti e repliche), dislocati in ventidue diversi
comuni della zona camuna, richiamano un nutrito pubblico, interessato ad
accostarsi in maniera originale e intensa al teatro sacro. «Siamo un festival
passionista, fortemente legato alla Pasqua, che da sempre è una festa
aggregante della tradizione cristiana, a differenza del Natale che di solito si
vive nell'intimità della propria famiglia», spiega Carla Bino. Con un interesse
sempre crescente del pubblico, che ha «costretto» gli organizzatori a
moltiplicare gli eventi in cartellone, il festival non si limita alla messa in
scena di sacre rappresentazioni nelle pur belle chiese cinquecentesche
affrescate dal Romanino in Val Camonica. Spazi moderni, capannoni industriali e
fabbriche dimesse sono luoghi d'elezione per un teatro sperimentale e
d'avanguardia che, spiega Carla Bino, «è ri-presentazione, non rappresentazione
mimetica». Riprendendo la tradizione medievale, i temi sacri sono riletti per
renderli vivi e attuali e, un po' come accade nel teatro di narrazione e nella
drammaturgia civile, confluiscono in suggestivi spettacoli concepiti per spazi
particolari, spesso molto ampi. Attento a valorizzare il patrimonio storico e
artistico del territorio sebino-camuno, «Crocifixus» segue anche in questa
edizione tre filoni: la «Passione di Dio», con spettacoli di carattere sacro;
la «Passione dell'uomo» con spettacoli che narrano passioni
più laiche e quotidiane; infine le «Tradizioni del Sacro», sezione speciale che
raccoglie tutte le realtà di pietà popolare che si sviluppano sul territorio e
che è gelosa custode delle tradizioni sacre delle valli. Capita così di assistere
a spettacoli-lezioni come quella di Roberto Borghi e Matteo Giudici sulle
«Passioni di Lorenzo Lotto» e sulla sua magnifica arte o, come questa
sera, alla rivisitazione di un brano evangelico: Diego Parassole ne «Il
lenzuolo. La Passione secondo Marco» (testo di Carlo Bernardi, regia di Marco
Rampoldi) racconta di un ragazzino che assiste alla cattura di Gesù (ad Iseo,
nella pieve di Sant'Andrea Apostolo). Talvolta è un libro a offrire lo spunto
per la messa in scena come in «Canto della terra cieca», ispirato a «Foibe
rosse» di Frediano Sessi, in cui i giovani studenti del laboratorio di teatro
dell'Università Cattolica di Brescia raccontano le ultime ore di vita di Norma
Cossetto, stuprata e infoibata dai titini, gettata ancora viva in una fossa a soli
vent'anni e diventata simbolo delle violenze dei militanti di Tito contro la
popolazione italiana (domani, nella sala comunale del comune di Demo). C'è poi
la Passione, tutta laica, di Fabrizio De André, di cui David Riondino
teatralizza, riadattata per banda, due voci e coro, l'intensa «Buona Novella»
(lunedì 13 aprile) nel suggestivo spazio di un capannone dell'industria Forge
Monchieri di Cividate Camuno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano
( da "Foglio, Il" del
05-04-2009)
Argomenti: Laicita'
5 aprile 2009
Messa così, è bellissima La Michelin della Cena eucaristica spiegata dal suo
autore e primo assaggiatore. E incensata a dovere Ci sono due partiti nella
Chiesa, il Partito di Dio e il Partito dellUomo.
Io appartengo al primo. Io non amo luomo, non amo gli uomini, se
compiendo grandi sforzi posso arrivare a provare benevolenza per loro è solo
perché me lo chiede Dio. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni
gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” E
proprio una novità assoluta, una goccia di miele in millenni di fiele, ed
essendo un misoneista la cosa non mi provoca entusiasmo. Ma chi sono io per
obiettare? “Vi ho dato infatti lesempio”. Ci ha dato lesempio e
bisogna cercare di seguirlo. La poca carità che sono riuscito a racimolare lho
spesa scrivendo la “Guida alle Messe” in questi giorni in libreria (sono le
recensioni liturgiche apparse sul Foglio più tante altre inedite). Ho voluto
fosse una guida molto cattolica, più cattolica di me, e perché meritasse laggettivo
ho cercato di immedesimarmi nei militanti dellUomo. Una domenica, al
Padre Nostro, ho dato la mano ai miei vicini di banco per formare una catena
umana, unaltra domenica, in unaltra chiesa, ho avuto un cedimento e
ho perfino applaudito.
Quelli del Partito dellUomo li ho sempre pensati superbi
travestiti da umili (avete presente come si abbigliano nelle parrocchie?) ma
anche i superbi e i travestiti possono essere cristiani. Il problema è che
molti di loro non sanno nemmeno dare un nome al peccato che li muove. Vito Mancuso e Alberto
Melloni ci riuscirebbero ma preferiscono immaginarsi perfetti, altrimenti non
darebbero lassalto al Cielo, su lunghe scale sostenute
da lettori che non riescono a eccitarsi senza leterodossia, come gli imprenditori parmigiani
sembrano non riuscire a eccitarsi senza la cocaina. Scale sempre più alte, come
i grattacieli presenti e futuri delle città babeliche, però scale umane, non
scale infinite. Gradini che terminano nel vuoto. Invece non ha nessuna intenzione
di assaltare il Cielo chi va allambone in braga corta,
chi schitarra “Il mio popolo in cammino” o analoghe hit anni Settanta, chi
prende lostia con le zampe anteriori: pensa sinceramente di fare cosa
buona e giusta, gradita a Gesù. Oggi credo che la riforma liturgica
postconciliare sia stata un male necessario. La liturgia doveva imbruttirsi, il
clero doveva imbruttirsi, la Chiesa doveva imbruttirsi, perché allinizio
degli anni Sessanta nemmeno i cristiani tolleravano più la bellezza. Su queste pagine lo ha spiegato bene Roger
Scruton: “La bellezza ci fa una richiesta: chiede di rinunciare al nostro
narcisismo e di guardare al mondo con riverenza”. Filosofia e politica, con
lingue biforcute, avevano convinto ogni uomo di essere lalfa
e lomega.
Anche Dio doveva rimpicciolirsi per avvicinarsi ai nani narcisisti che
partecipavano alla messa, altrimenti labbandono della
pratica religiosa sarebbe stato forse ancora più massiccio. Non
essendo il “pochi ma buoni” uno slogan cattolico, bensì settario, si cercò di
tenere in qualche modo il popolo vicino al Santissimo Sacramento. Ne risultò il
messale di Paolo VI dove Dio, tuttavia, non era ancora nanificato abbastanza.
Quando il Partito dellUomo prese il potere nelle curie e
nelle parrocchie, il messale postconciliare, originariamente in latino, cadde nelle
grinfie dei traduttori-traditori e degli improvvisatori, sia chierici che
laici. E venne fuori non una divina liturgia ma un ampio ventaglio di messe
troppo umane, ognuna capricciosamente diversa dallaltra,
unanarchia in cui nemmeno i periodici interventi papali sono mai riusciti
a mettere ordine. Immergendomi nella Guida alle Messe la storia
dellEucaristia ho cercato di dimenticarla, aiutato
nelloperazione-oblio dai tanti amici che hanno raccolto informazioni su messe per me
irraggiungibili: pochi, fra loro, i formalisti. Alla fine anchio
me ne sono abbastanza fregato di lingue, paramenti, formule e messali. A
SantAntimo, dove ho partecipato ad alcune delle messe più coinvolgenti
della mia vita,
ho scoperto che scegliere fra Pio V e Paolo VI non è così decisivo come si
pensa: i frati bianchi di San Norberto trasformano in adorazione ogni momento
della celebrazione “versus populum”, che in altre mani scatena il
soggettivismo. Non esistono quindi cattivi messali ma solo cattivi celebranti.
In giro per lItalia, al Nord, al Centro, al Sud, fra
secolari e religiosi, movimenti e Azione cattolica, in cattedrali e
parrocchiette, santuari e cappelle, ho constatato che la liturgia è sempre
teologia in azione.
Ho finalmente trovato il discrimine, il gesto che più di ogni altro segnala lappartenenza
a un partito o allaltro: linginocchiarsi alla consacrazione. La
genuflessione, che riconosce la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino, è
prescritta da tutti
i messali possibili e immaginabili, vecchi e nuovi, romani e ambrosiani, latini
e italiani, quindi non piegare le ginocchia (salvo casi di impedimento fisico)
è rompere la comunione. Ebbene, laddove non ci si inginocchia davanti a Dio si
può star sicuri che il Partito dellUomo ha la maggioranza
e che parecchi dei presenti sono pronti, svoltato langolo
dellapostasìa, a inginocchiarsi di fronte a Maometto, Mammona, la
Costituzione, quello che passa il mercato delle convenienze e delle mode.
Soprattutto
sulla base di questo ho giudicato le messe, fissando come meta un rito insieme
teocentrico e cordiale, capace di riscaldare i tiepidi, di convertire gli
agnostici, di liberare da se stessi gli egocentrici. Non ho dato peso agli ori,
agli stucchi, ai damaschi, come sostiene chi mi accusa di estetismo. Non faccio
mica lantiquario. Liturgicamente parlando la mia
definizione di bellezza è strumentale. “Pulchrum est splendor veri” e quindi
bello è loggetto, il movimento, la parola, il suono che avvicina a Dio, brutto il resto. Brutto il
tamburello dionisiaco. Brutta lacquasantiera vuota
accidiosa. Brutta la candela elettrica profana. Brutta la predica politica.
Sommamente bello il Crocifisso che papa Benedetto XVI vuole sia posto al centro
di ogni altare per
orientare lo sguardo di sacerdote e fedeli, orribili i preti, tanti, che non ce
lo mettono manco morti. di Camillo Langone
( da "Manifesto, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
INTERVENTO
BEPPINO ENGLARO E L'ESILIO DI UN PARROCO Giorgio Pecorini La cittadinanza
onoraria data da Firenze al padre di Eluana Englaro rischia un effetto
collaterale: la cacciata di don Alessandro Santoro dalla sua parrocchia delle
Piagge, il quartiere tra i più emarginati cui egli, con un gruppo di giovani,
ha saputo restituire consapevolezza, impegno culturale e dignità. Il fatto è
che, coerente con la propria battaglia in difesa dei diritti civili, don
Santoro non soltanto ha approvato la delibera del Comune, sgradita al suo
vescovo Giuseppe Betori, ma ha addirittura invitato Beppino Englaro in
parrocchia. Gli ha chiesto perdono per il «baccanale» a base di «preghiere,
rosari e parole senza senso» con cui è stato aggredito
da una parte del mondo cattolico. Ha detto di non riconoscersi in «questo coro
indecoroso, in questo spettacolo osceno». Ha concluso che per il suo dramma di
padre e per la tragedia di Eluana la gerarchia ecclesiastica avrebbe piuttosto
dovuto trovare «parole d'amore». La questione tocca insieme la coscienza e i
diritti di ciascuno di noi, al di sopra delle singole posizioni economiche e
sociali, appartenenze religiose eccetera. Che cattolici
integralisti, più o meno ottusi, e atei devoti, più o meno opportunisti, diano
addosso a un parroco come Santoro allineandosi alla parte più costantiniana e
meno evangelica della gerarchia, è scontato. Per nulla scontato e parecchio
allarmante è trovare, in quel coro, voci insospettabili. Come quella di
Giannozzo Pucci, il nuovo proprietario della «Lef», la Libreria editrice
fiorentina cui, per il prestigio di un catalogo includente
il meglio dell'intelligenza progressista cattolica, religiosa e laica, Giorgio
La Pira in testa, don Lorenzo Milani aveva affidato prima Esperienze pastorali
poi Lettera a una professoressa e L'obbedienza non è più una virtù. A Firenze
c'era (e c'è) un quotidiano che per anni ha calunniato don Milani vivo. A
fermarlo c'eran voluti il coraggio e il rischio di un suo redattore onesto,
Mario Cartoni, riuscito con un colpo di mano a far uscire il testo intero della
Lettera ai giudici durante il processo al priore di Barbiana imputato di
vilipendio e apologia di reato per aver difeso l'obiezione di coscienza. È a
quello stesso giornale che Pucci, «come editore di don Milani», manda una
lettera (31 marzo, p. 4 inserto Firenze) per dispiacersi «che don Santoro abbia
appreso poco della lezione del priore». E per sostenerlo stralcia alcune righe
da una chiacchierata con me in cui don Lorenzo spiega perché, pur dissentendo
molto dalla gerarchia, resti nella chiesa: per il bisogno che ha dei
sacramenti. Ma che c'entra? La lezione del priore è tutta nella secca replica al
vescovo di un confratello rimproverato a vanvera e che Milani riferisce
condividendola: «Senta, io penso che è giusto fare così. Lei è vescovo. Se lei
mi lascia parroco mi lascia fare con la mia testa. Se non le va bene mi leva da
parroco e io obbedisco immediatamente. Ma se lei mi lascia lì, decido io e
comando io». («Chiesa santità obbedienza» nel mio Don Milani! Chi era costui?
p. 304). Questa è la lezione che Santoro mostra di aver bene appreso e che fa
propria pur sapendo il prezzo da pagare. È per averla impartita e vissuta di
persona che quel rompiscatole di Milani era stato
esiliato a Barbiana, piccola parrocchia della diocesi, già chiusa e riaperta
per lui. Suggerisco al vescovo d'ora di ri-riaprirla e di confinarci quel nuovo
rompiscatole di Santoro. Avendo prima cura di toglierci acqua luce posta
telefono e tagliarvi la strada: riportarla cioè (non per sadismo: per rispetto
e miglior comprensione della verità storica) a com'era quando ci spedirono don
Lorenzo: chissà che così «restaurata» non ridiventi luogo di nuove glorie.
Tutte da riconoscere e celebrare post mortem, ovviamente.
( da "Tempo, Il" del
06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa La proposta
di Domenico Lanciano «Un presepe pasquale Ecco le ragioni» AGNONE Un presepe
pasquale come quello natalizio in case, chiese, scuole. È la proposta che
arriva da Domenico Lanciano di Agnone che in una nota scrive: «Con la domenica
delle palme è iniziata quella che per quasi tutti i cristiani di ogni rito e
per i cattolici, in particolare, rappresenta la
cosiddetta "settimana santa" ovvero il ricordo e la commemorazione
degli episodi salienti della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. In
numerosissimi paesi latini, specialmente in Spagna e nel sud Italia, si
rinnovano le spettacolari e coreografiche manifestazioni pubbliche secondo le
tradizioni socio-culturali di ognuno, ma per tutti ispirate da ciò che è
avvenuto nella Gerusalemme di duemila anni fa circa. Infatti, nel 2033, giusto
fra 24 anni, ricorrerà il secondo millennio da quel basilare evento cristiano
che, anche storicamente, sta ancora segnando gran parte del nostro attuale
mondo, spesso in modo assai traumatico o discutibile». Dunque il responsabile
dell'Università delle Generazioni di Agnone (Isernia) e dell'associazione
"Amici della Calabria", propone, pure come preparazione alle
celebrazioni del 2033 per il secondo millennio della passione di Gesù, a tutti i cristiani e ai laici più sensibili, di realizzare nelle
proprie case, nelle chiese, nelle scuole e in altri luoghi pubblici adatti un
vero e proprio "presepe pasquale". «Tale presepe - afferma - potrebbe
essere assai simile a quello che si espone nelle case e nelle chiese o si rappresenta
come "presepe vivente" in occasione del Natale di Gesù da circa 700
anni, fin dai tempi di San Francesco d'Assisi suo inventore. Il
"presepe pasquale" pure come "presepe pedagogico" dovrebbe
evidenziare le tappe più importanti del ciclo esistenziale di Gesù Cristo e
cioè l'annunciazione, la nascita, le predicazioni, la domenica delle palme,
l'ultima cena, l'orto degli ulivi, i processi davanti al Sinedrio e a Ponzio
Pilato, la flagellazione, la via crucis, la crocifissione, la resurrezione e l'ascenzione.
Tali tappe potrebbero essere rappresentate preferibilmente in modo ciclico
(come su una ruota) poiché è ciclica la vita di ognuno di noi o a forma di
piramide oppure, ovviamente, nella forma libera e creativa in cui si intende
interiorizzare ed esteriorizzare la tragedia umana e divina del fondatore del
cristianesimo, adornando preferibilmente con scene o figure tratte dalla nostra
attuale realtà storica e quotidiana. Il "presepe pasquale" dovrebbe
iniziare con il mercoledì delle ceneri, dopo il carnevale, durare una
cinquantina di giorni per tutta la quaresima fino alla "domenica in
albis" dopo Pasqua: potrebbe essere un ulteriore stimolo a meglio
riflettere e a fortificarsi nelle buone azioni salvifiche del mondo per coloro
che hanno fede religiosa, mentre per i laici e per i non-credenti sarebbe una
preziosa occasione per rafforzare il proprio impegno sociale».
( da "Secolo XIX, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
«La città dia
risposte ai giovani» intervista al vescovo a un anno dal suo insediamento
Monsignor Moraglia: «Vanno superati i retaggi del passato e il conformismo
imperante» filippo paganini «UNA COMUNITÀ in attesa, alla ricerca di nuove
opportunità». Così legge la realtà spezzina Francesco Moraglia, il vescovo
diocesano che celebra in questi giorni il suo primo anno di incarico. Colto,
sottilmente ironico, con l'etichetta non si quanto appropriata di
"conservatore siriano", interista, il prelato che ha 54 anni ed è
genovese, ha accettato di fare il punto con questa intervista dodici mesi dopo
la sua "discesa in campo" alla Spezia. Partiamo dal bilancio del
primo anno di incarico. «Più che di un bilancio, preferisco parlare di un fatto
che ritengo importante. Se escludo casi rarissimi, ho notato che quando si
parla di problemi reali - ad esempio, il senso della vita, la fondazione delle
scelte etiche, il tema dell'educazione -, le persone si sentono coinvolte,
partecipano con interesse e consentono sul fatto che la soluzione più facile
non coincide con quella più vera e giusta; è un segnale positivo per il futuro.
Oggi, più che mai, è necessario andare oltre i luoghi comuni e il conformismo
imperante». Come ha trovato la città e la provincia? «Per taluni aspetti mi
sembra che la città e la provincia siano in attesa, meglio, alla ricerca, di
nuove opportunità capaci di rispondere a quelle che oggi sono le potenzialità
del territorio; attesa e ricerca assumono i caratteri dell'urgenza se si pensa
alle domande e alle aspettative dei giovani». Avrà incontrato molti giovani
spezzini. Che opinione si è fatto - «Mi è parso, talvolta, di cogliere un po'di
scetticismo e anche di disincanto; ritengo che il procedere insieme delle
istituzioni e la volontà di un programma il più possibile condiviso, per il
medio e il lungo periodo, possano aiutare la città e il comprensorio
provinciale; forse sarebbe necessario superare taluni retaggi del passato un
po' stratificati». C'è un eccesso di laicismo? «A mio
parere, c'è, piuttosto, una incomprensione o meglio una "non" accettazione di una concezione di laicità che riconosca e metta
in conto l'esistenza di realtà antropologiche che precedono la sfera politica;
per cui, in nome di uno Stato laico e di una politica laica, si etichettano
come cattoliche e confessionali - e, alla fine, come ingerenze da parte della
Chiesa -, tutte quelle visioni che non entrano nel proprio progetto politico».
E' un "male curabile"? «Penso si possa riflettere con pacatezza e
libertà interiore e comprendere che ogni progetto deve confrontarsi con la
centralità dell'uomo-persona». Che tipo di sentimento religioso ha registrato?
«Più che di sentimento religioso, preferisco parlare di religiosità a 360
gradi; e ritengo che in una società come la nostra, secolarizzata, multietnica
e multiculturale, sia necessario - in linea con il Nuovo Testamento - che il
cristiano ponga maggiore attenzione nell'esprimere il rapporto fede-ragione».
E' vero che c'è una ripresa delle vocazioni? «I numeri lo direbbero, anche se
bisogna essere molto cauti. Stiamo esaminando alcune richieste di giovani che
hanno manifestato il desiderio d'entrare in seminario
il prossimo anno ; in periodi di scarse vocazioni, il rischio è di non valutare
con rigore l'attitudine dei candidati». Annette molta importanza al seminario.
«Il seminario coincide, almeno in parte, col futuro della diocesi. Ciò non vuol
dire, però, misconoscere le altre vocazioni ecclesiali (laicali, religiose);
piuttosto, significa lavorare per non far venir meno, alla comunità, nel
futuro, i necessari pastori». Con l'invecchiamento del clero ci sarà una
riorganizzazione delle parrocchie? «In parte, è inevitabile; comunque non si
tratta, in nessun modo, di creare strutture che diano anche solo l'impressione
di costituire una Chiesa che possa fare a meno del ministero ordinato - il
prete e il diacono -, partendo da una erronea interpretazione della necessaria,
oltre che doverosa, promozione dei laici nella Chiesa; sarà compito della
pastorale diocesana vigilare affinché ciò non avvenga». Come sono i rapporti
con le Istituzioni locali? «Sono buoni, improntati a sincera volontà di
collaborazione; ritengo che in un contesto socio-culturale sempre più fragile e
frammentato vadano riscoperti i fondamentali della comune tradizione e cultura
fondata sull'uomo e sulla sua dignità». La crisi economica sta
"mordendo" anche nello Spezzino. «In un mondo globalizzato ci sarebbe
da stupirsi se così non fosse; anche sul piano psicologico e pedagogico,
ritengo fondamentale, in tale frangente non solo non smarrire il principio di
solidarietà ma potenziarlo al massimo». C'è chi dice che la crisi può
rivellarsi un'opportunità. Concorda? «Questo modo di relazionarci gli uni agli
altri può diventare opportunità di crescita civile e umana». Per la Pasqua,
quale riflessione vuole consegnare ai fedeli? «Vorrei che per i credenti, la
fede nella risurrezione di Cristo:"?davvero il Signore è risorto?"
(Lc 24,34) diventasse visibile, qualcosa in grado di apparire nella vita di
tutti i giorni: nel modo di parlare, di pensare, come nei gesti quotidiani;
siamo quasi al termine dell'anno paolino, l'Apostolo scrivendo ai Corinzi
ricorda: "il tempo si è fatto breve" (1Cor7,29); auguro ai credenti
di saper imparare a vivere il senso della "brevità"/"irripetibilità"
della vita per apprezzarne il sapore d'eternità». ? Ai non credenti cosa
augura? «Mi permetto di dare un suggerimento: "pensa bene? e se fosse
realmente vero che Gesùè davvero risorto?"; la questione, allora, è:
poniti dinanzi a tale eventualità liberandoti da ogni pregiudizio». Domanda
all'interista: Le piace Mourinho o preferirebbe tornasse Mancini? «L'audacia è
una virtù, se è congiunta a moderazione; talvolta è necessario smuovere le
acque, bisogna, però, fare attenzione che non si generino gorghi che finiscono,
poi, per trascinare a fondo tutto e tutti; Mourinho è un uomo intelligente e -
come dice il proverbio - intelligenti pauca». E Mancini? «Penso che ritornare a
situazioni consegnate al passato sia un rischio» Andrà ad assistere a una
partita dello Spezia Calcio? «Le partite, in genere, si giocano il sabato o la
domenica, giorni in cui un Vescovo è molto impegnato. Ma se lo Spezia arrivasse
alle Coppe Europee - e in Europa si gioca, il martedì e il mercoledì -, -allora
la mia strada, forse, potrebbe portare al Picco; la cosa importante, comunque,
è che lo Spezia giochi bene, vinca e vinca molto». .x/06/0904
( da "Secolo XIX, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Etica, Consultae
Cassazionecolmano i vuotidella politica Giudici e tribunali ci hanno abituati a
sentenze spesso tanto lontane dalla logica corrente da ricordare il famoso
detto "la giustizia non è di questo mondo". Dopo la sentenza della
Cassazione che ha autorizzato l'eutanasia per Eluana senza che vi sia una norma
specifica al riguardo, viene da pensare che i giudici facciano le leggi più che
applicarle. La sentenza della Corte Costituzionale che stravolge la legge 40
sulla fecondazione assistita dichiarata in parte incostituzionale, indica
semplicemente che alla base di certe sentenze vi siano principi ideologici di
altro genere diversi della norma costituzionale. La Costituzione è stata varata
nel dopoguerra quando l'Italia era ancora una nazione cristiana e le norme
rispecchiavano una certa visione della società. Nei decenni successivi sono
state varate la legge sul divorzio, che di fatto ha scardinato la famiglia, e
la legge sull'aborto che ha fatto più di quattro milioni di vittime; eppure, i
costituzionalisti non hanno trovato nulla di incostituzionale. Adesso si cerca
di bloccare col testamento biologico l'eutanasia; sicuramente, la Corte troverà
qualcosa di incostituzionale presente in qualche articolo come ha già rilevato
nella legge 40 dove, con le sue correzioni, moltiplica di fatto gli embrioni
condannati a un incerto destino. Il popolo può votare chi vuole ma, se vi è
un'autorità che adotta una logica giuridica evolutiva e può con sentenza
cambiare le carte in tavola, la democrazia è del tutto inutile. Rino Tartaglino
GENOVA 06/04/2009 Non è che i magistrati facciano le leggi. È che, esattamente
come la natura, anche l'apparato legislativo ha orrore del vuoto: quando lo
incontra, qualcuno lo riempie. Il compito di evitare questi strappi rientra nei
doveri della politica, che sulle questioni di coscienza (sempre più pressanti,
considerati i progressi della medicina) è invece in colpevole ritardo. In questo campo, io credo che uno Stato laico debba lasciare la
più ampia libertà alle persone, sulla base del principio filosofico espresso
nell'800 da John Stuart Mill: «Su di sé, sul suo corpo e sulla sua mente,
l'individuo è sovrano» anche se persegue attività pericolose. Dopodichéè
vero che la nostra Costituzione è stata varata quando il Paese era sicuramente
più cristiano di oggi, ma lo è altrettanto che è saldamente laica. Sia il
divorzio che l'aborto sono sacrosanti diritti, giustamente riconosciuti. Tanto
la legge 40 quanto la discussione sul testamento biologico risentono
pesantemente di un'impostazione etica, in cui lo Stato si pone come arbitro
assoluto del bene e del male, nel caso uniformandosi alle sensibilità religiose
della Chiesa cattolica. Andrebbe benissimo se l'Italia avesse una religione di
Stato, cosa che invece (per fortuna, aggiungo io) non è. Non c'è nulla di
scandaloso negli interventi della Corte. E, comunque, in questa faccenda la
democrazia non c'entra nulla. 06/04/2009
( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 06/04/2009 - pag: 8 Franceschini e le Europee
«Di Pietro? Voti buttati» Il segretario pd: due punti di Irpef per finanziare
chi aiuta i poveri Nel mirino la candidatura del leader idv: fa come
Berlusconi. La proposta sui redditi sopra i 120 mila euro ROMA Non c'è più solo
Berlusconi. Ora nel mirino di Dario Franceschini c'è anche Antonio Di Pietro.
Proprio lui, già alleato alle politiche e comunque all'opposizione come il suo
Pd. Tutta colpa delle europee e della scelta, annunciata dal leader dell'Italia
dei valori, di candidarsi, così come farà il presidente del Consiglio:
«Purtroppo adesso anche lui, oltre a Berlusconi, chiede preferenze per andare
in un posto dal quale dovrà dimettersi un minuto dopo essere stato
eletto». E quindi parte l'affondo: «Questi sono voti buttati via: noi manderemo
a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il mandato,
come fanno gli altri Paesi europei ». È la prima volta che il nuovo segretario
del Pd attacca in modo così duro Antonio Di Pietro. Scelta che, almeno su
questo tema, quello delle candidature europee, non sembra disorientare il
partito. Anzi, riscuote un nutrito consenso. Ma Franceschini decide di lanciare
una nuova campagna anche sul fronte degli alti redditi proponendo di far pagare
due punti di Irpef in più a chi supera i 120 mila euro annui. Fondi da
devolvere alla lotta contro la povertà: «Se ne ricaverebbero, solo nel 2009, circa 500 milioni di euro da destinare alle associazioni laiche e
cattoliche che si occupano dei poveri. Se aumentano i furti nei supermercati e
chi frequenta le mense per sopravvivere, noi progressisti dobbiamo avere il
coraggio di recuperare parole come 'deboli', 'poveri', 'sfruttati', che
nell'epoca della globalizzazione abbiamo avuto paura di usare. Occorre
pensare in tempi brevi a misure di emergenza in attesa di quelle strutturali
per superare la crisi». Di fronte alla severità di giudizio nei confronti del
Di Pietro-candidato questa volta non appaiono divisioni di sorta tra le diverse
aree del partito. «Sono assolutamente d'accordo afferma il veltroniano Giorgio
Tonini anche perché dobbiamo essere coerenti con la scelta di qualificare la
presenza italiana a Strasburgo, già avviata con la soglia al 4 per cento,
necessaria per accedere al Parlamento. E poi, a parte il fatto che alle europee
ogni partito corre da solo, la circostanza che Di Pietro sia un nostro alleato
rappresenta un'aggravante. Perché così facendo è sceso sullo stesso piano di
Berlusconi». Concorda il dalemiano Nicola Latorre: «Occorre evitare qualsiasi
tipo di imbroglio nei confronti degli elettori. Le parole di Franceschini su Di
Pietro eliminano ogni sospetto che si potesse trattare della solita campagna
antiberlusconiana. Il leader dell'Idv si candida? Allora vada sul serio a
Strasburgo». La prodiana Sandra Zampa sottolinea l'importanza di «difendere con
le unghie e con i denti la scelta di non candidare i big fatta da Franceschini
». E non riserva parole tenere all'ex pm di Mani Pulite: «Se la regola vale per
Berlusconi, a maggior ragione lo è per Di Pietro, che oltretutto, con i suoi
atteggiamenti spesso e volentieri decisamente ostili al Pd, in qualche modo se
l'è cercata ». Mai più «candidati-civetta », invoca il capogruppo del partito
alla Camera, Antonello Soro: «È alleato? Peggio ancora ». Mentre la teodem
Paola Binetti non solo è d'accordo, ma, fosse per lei, imporrebbe ai candidati
anche una dichiarazione preventiva sul loro profilo: «Dovrebbero dichiarare, ad
esempio, come la pensano sui temi eticamente sensibili». Insomma, tutti
d'accordo, ma con qualche eccezione di rilievo. Come quella del governatore del
Piemonte Mercedes Bresso, già dichiaratamente contraria alle restrizioni
imposte dal partito sulle candidature: «A me sembra una discussione
arzigogolata: sarebbe stato meglio lasciare libertà di
decidere: è giusto che ognuno faccia le sue scelte e se ne assuma la
responsabilità». Roberto Zuccolini
( da "Giornale.it, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 14 del
2009-04-06 pagina 29 «Zapatero? Dimentica la costituzione e vuole annichilire
metà della Spagna» di Manila Alfano Lo scrittore, progressista e
antifranchista, ci spiega perché il miracolo iberico è finito: «Il governo ha
sbagliato con l'Eta e trasforma la guerra civile in un'arma politica» La tv era
in bianco e nero. «I programmi finivano con un Padrenostro. La bandiera della
Spagna ondeggiava con una grande aquila al centro e la fotografia del
generalissimo Franco in alta uniforme». Questa era l'Andalusia di Antonio Muñoz
Molina, in quei tardi anni '60, quando l'uomo non era ancora stato
sulla Luna ma sognava di andarci, «quando tutto intorno c'era la netta
sensazione che qualcosa di meraviglioso sarebbe certamente accaduto, ma da
un'altra parte». Si andava a letto presto, il granaio era vicino alla camera da
letto, e a comandare era ancora il più vecchio. Alla sera le donne stavano
sedute sulle sedie di paglia davanti alle case, con gambe gonfie e scosciate.
«La presentatrice compariva nello schermo quasi all'improvviso, con quel suo
viso curato, gli occhi truccati strani, i capelli biondi e acconciati da
extraterrestre. Guardava tutti dritto negli occhi e diceva:
"Buonasera". E noi dall'altra parte, tutti in coro, educati
rispondevamo: "Buonasera a lei"». La televisione era il prodigio del
moderno. Un mondo lontano, che sa di passato. «Ma non lo rimpiango». Muñoz
Molina è la Spagna che non ha paura di dimenticare. È il più giovane accademico
di Spagna. È editorialista de El Pais, e nei suoi romanzi cerca i frammenti
della sua terra, la guerra civile, la fuga dei marrani, la
Spagna cattolica, quella anarchica, quella laica e nichilista. Sono i frammenti
di un Paese in cerca d'identità. Muñoz Molina racconta ancora con quegli occhi
di bambino la metamorfosi iberica, quella che non capisce l'Italia, quella
troppo laica, quella di Zapatero. Lui è un moderato, antifranchista, ma
di una sinistra non arroccata nel nichilismo. Il suo ultimo romanzo è Il vento
della luna (Mondadori), il racconto della conquista visto da un bambino di una
piccola città andalusa. Cosa ha perso la Spagna in questi anni? «La sicurezza
nel futuro. Oggi il nostro Paese vive in una situazione particolarmente
difficile. Più complicata rispetto all'Italia. Il nostro sistema produttivo ha
gravissimi problemi». Perché è fallito il miracolo economico spagnolo? «Il
sistema della speculazione edilizia è imploso. Il nostro Pil aumentava del 22
per cento l'anno, mentre la media europea era del 7». Com'era la sua Andalusia?
«Era una terra isolata e rurale. Io sono cresciuto in un paesino dell'interno
ancora più chiuso, in un mondo di contadini. In casa mia non c'erano libri, io
sono stato il primo nella mia famiglia ad avere
un'istruzione di secondo grado. Siamo cresciuti giocando per le strade, con
grandi famiglie alle spalle, con quella sicurezza nelle piccole cose, nei
valori concreti. Ma per il resto si trattava di una società profondamente
ingiusta, le donne sottomesse all'uomo di casa, fosse il padre o il marito». Ha
nostalgia della sua infanzia? «Noi tutti tendiamo a idealizzare la nostra
infanzia, a ricordare le cose migliori di come erano realmente. No, ho
nostalgia solo per le persone che oggi non ci sono più. Per il resto no. Siamo
cresciuti con la dittatura di Franco». Ne «Il vento della luna» lei racconta il
viaggio di Armstrong con gli occhi dell'incanto. C'è ancora quell'ottimismo?
«Sì è vero. Io ho raccontato quella sensazione di meraviglia, di novità, che da
noi in Spagna si è protratto durante tutti gli anni della transizione. Dal '75
all'82 quel senso di ottimismo e fragilità si è mescolato con la paura. C'era
nell'aria quella vitalità nervosa e spaventata di chi scopre per la prima volta
il nuovo e ha paura di perderlo». Anche oggi la gente ha paura... «Sì ma è
diverso. Oggi le cause sono diverse. Allora c'era un grande senso di fragilità.
C'era la paura di un colpo di Stato, dell'estrema destra che minacciava di
prendere il potere, il terrore dell'Eta». L'Ira è tornata a colpire. E l'Eta?
«L'Eta in Spagna ha perso il giorno stesso in cui ha tradito Zapatero. Quando
ha rotto con l'attentato all'aeroporto di Madrid, nel dicembre 2006, la tregua
offerta dal governo. E oggi è molto debole, anche politicamente». Un errore, la
mossa di Zapatero? «Ha capito che è stato un errore
fidarsi dei terroristi. Anche se personalmente mi ha sorpreso la sua fiducia
quasi ingenua. Tutti sanno che di un etarra non puoi fidarti». Ora l'uomo, dopo
la Luna, sogna di ricreare se stesso. Cosa pensa della biogenetica? «Io dico
che il progresso della scienza fine a se stesso non ha valore, non è niente. Io
diffido della tecnica pura. E l'essere umano non è ancora capace di prevedere
le potenzialità dell'innovazione. La sua capacità morale è squilibrata rispetto
alla capacità tecnica. E nel futuro temo che arriveremo a un super uomo senza
morale». La Spagna è la nazione europea simbolo del laicismo?
«Solo superficialmente. In realtà non c'è vera separazione fra lo Stato e la
Chiesa. I politici continuano a partecipare a riti religiosi pubblici. È
ridicolo vedere il sindaco partecipare alla processione della Settimana Santa».
Lei ha detto: «La Spagna di trent'anni fa è incredibilmente lontana persino
incomprensibile per le nuove generazioni». Perché? «Perché il Paese è cambiato
radicalmente. È mancata una pedagogia che spiegasse come era il passato. Che
desse valore alla memoria». Però lei critica i politici che hanno riaperto
vecchie ferite. Che differenza c'è tra coltivare la memoria e riattizzare le
braci della Guerra civile? «Ciò che stanno facendo il governo Zapatero e il
giudice Garzón è manipolazione politica. Il loro messaggio è falso. Politici
mediocri e opportunisti che cercano di mettere in dubbio il sistema democratico
che si basa sull'accordo storico firmato nella Costituzione». Cioè? «C'era
l'accordo, si doveva perdonare. Non si può annichilare mezzo Paese, bisogna
convivere anche con l'altra parte. Il problema è che manca un vero equilibrio
fra il perdono e la memoria». Si poteva parlare di guerra civile prima di
Zapatero? «Certo, vengono da me giornalisti e scrittori che mi dicono:
"Hai visto? Finalmente si può parlare della guerra". Ma è una grossa
bugia. Io, 29 anni fa, ho scritto il mio primo romanzo sulla guerra. A loro fa
comodo raccontare l'idea di una Spagna oscura e sottomessa che si è finalmente
liberata». Cosa non le piace della Spagna di oggi? «Manca una cultura
democratica. Manca una morale. Non c'è istruzione. Sembra che l'ignoranza sia
ormai un valore. Mai come in questi ultimi anni si è registrato un indice così
alto di abbandono scolastico. Si parla del 20 per cento. Non c'è più rispetto
per gli insegnanti e i professori sono spesso incapaci. Io sono figlio della
scuola pubblica e anche se era nel periodo franchista mi ha dato molto. Mi ha
elevato socialmente. Lo sa a cosa assomiglia la scuola di Zapatero? A una festa
ludica». In Italia Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, ha restaurato
il voto in condotta. «Giustissimo. Il rispetto per le regole prima di tutto.
Oggi si parla tanto dell'importanza di esprimersi, la libertà della fantasia.
Spazzatura ideologica. Senza una disciplina non si va da nessuna parte».
Qualcuno dice che la Spagna assomiglia alla Spagna di Almodóvar. È vero?
«Sarebbe una tragedia». Non le piace Almodóvar? «Tutt'altro. Ma è come credere
che l'Italia sia quella di Fellini». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Foglio, Il" del
06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
6 aprile 2009
Confesso che a me, tetragono e ostinato, piace la conversione di Fini Fini non
mi è mai stato simpatico. Mi è sempre sembrato un tattico mediocre, un politico
professionale in carriera senza slancio e cultura. Quando da capo del suo
partito andò a Gerusalemme (2003) e pronunciò la sua storica abiura del “male
assoluto”, leggi razziali e totalitarismi del XX secolo, continuai a diffidare,
mi sembrava volesse vestire il partito di cui era il padrone di nuovi panni
emendati delle retoriche nere del passato, ma solo per avere una migliore
agibilità politica sul terreno. Un noioso sgomitatore. Questa sua nuova
attitudine a stare in minoranza e a dire come la pensa, rovesciando se stesso e
i suoi pensieri di una vita in una identità laica, metodologicamente liberal,
alla ricerca di una nuova ortodossia ideologica che suona scandalo per i suoi
vecchi compagni di cordata e per una parte ingente del popolo di riferimento
del mondo berlusconiano, ecco, questo salto di vita, di esperienza, di
elaborazione mi sembra positivo, una bella novità di cui gli va reso merito. Le
idee di Fini non mi piacciono gran che. Il modo in cui le esprime e gli
argomenti che sceglie mi sembrano piuttosto poveri. Per dirla con lantropologa
politicamente corretta di Chicago, Martha Nussbaum, il suo laicismo negativo
induce a una visione delle cose “così svuotata di mistero e naturale curiosità
che essa stessa, e non le molteplici tradizioni religiose, mortifica lumanità
e compromette
il progetto di costruzione di uno stato poliedrico, fondato sul rispetto per
ogni essere umano” (dallultimo numero di Reset, in
Repubblica di sabato 4 aprile). Ma non è questo il punto. E non è nemmeno che
Fini mi sembri diventato interessante, al di là e spesso contro le cose che dice, perché
apre una contraddizione nel mondo imbambolato del centrosinistra, dove ormai lo
sport preferito è mettersi sulla scia di un leader che fino a ieri sembrava
contaminare chiunque facesse combutta con lui, trasformando il Cav. di
Casalecchio di Reno, che disse di votarlo a Roma nel
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'
DALL'INVIATO
ADOLFO PAPPALARDO Amalfi. A metà del suo intervento alla summer school del Pd,
sferra due colpi (pesanti) al Cavaliere. Ironizzando sulle sue gaffe ai vertici
internazionali e definendo «buttati» i voti che gli tributeranno alle prossime
Europee: «Perché si dimetterà un minuto dopo». Giudizio, quest'ultimo,
riservato anche al collega d'opposizione Antonio Di Pietro. Dario Franceschini
è ad Amalfi per chiudere la tre giorni di formazione dei giovani democrat che
ha come tema l'ambiente. E i temi del suo intervento prevedono che il
segretario nazionale del Pd si soffermi a parlare di «green economy» e rinnovo
delle classi dirigenti, più che altro. E invece no, perché Franceschini usa
come assist lo sfogo di Berlusconi, due giorni fa a Praga, in cui il premier
minacciava «sanzioni dure» contro i giornali che l'hanno criticato. «Sono solo
il frutto del nervosismo fisico di chi capisce che il suo ciclo sta finendo. Il
suo - aggiunge - è il nervosismo di chi capisce che dopo tanti anni qualcuno
ancora ride per le sue scenette, ma nessuno più si spaventa per le sue
minacce». Subito dopo il successore di Veltroni passa in rassegna le gaffe:
«Gli altri leader vanno al G8 ai summit internazionali per decidere, lui invece
va per divertirsi, come se fosse a una gita scolastica. Una volta fa le corna,
una volta fa cucù, un'altra volta grida. Sembra Moretti che in quel film pensa
"mi si nota di più se vado oppure se non vado?". Comunque il nostro
premier, devo ammettere - ironizza Franceschini - è anche simpatico ma
dimentica sempre che ai vertici internazionali ci sono le tv e i fotografi di
tutto il mondo pronti a riprendere certe cose. E poi è inutile prendersela con
loro minacciando misure dure a cui nessuno crede». «È solo il nervosismo -
ribadisce ancora per ben due volte - di chi sa che il suo ciclo politico è
ormai concluso». Una battuta, quest'ultima, che innesca una polemica a distanza
con la maggioranza. «Il ciclo politico che sta finendo in Italia è quello della
sinistra. Franceschini è una piccola e friabile meteora che non lascerà
traccia», controbatte il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti. «Si
curi», attacca invece Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato che
ricorda come: «Berlusconi è appena uscito dal grande congresso di costituzione
del Pdl, un evento che la sinistra si sogna». E il leader dell'Udc, Pier
Ferdinando Casini, sulle paventate misure contro i giornali minacciate dal
Cavaliere ieri attacca: «Che si preoccupi dell'informazione di cui egli è
monopolista in Italia, la dice lunga su quella che è l'attenzione del governo
alla crisi». Ma i vertici internazionali non sono l'unico argomento d'attacco e
rilancia la battaglia di candidare alle Europee solo chi andrà veramente a
ricoprire il seggio: «Manderemo al Parlamento solo persone autorevoli che
rimarranno lì per l'intero mandato. Adesso - incalza - anche Di Pietro, oltre a
Berlusconi, chiede preferenze per andare in un posto dal quale dovrà dimettersi
un minuto dopo essere stato eletto. I voti dati a loro,
quindi, sono buttati». Chiude così la parentesi anti-premier prima di
rilanciare la sfida per uscire dalla crisi: candida il Pd a «guidare una grande rivoluzione verde, anche dall'opposizione»,
conferma la scelta della «green economy». Infine chiede al governo è di
destinare, recuperandoli dai redditi superiori ai 120mila euro, due punti di
Irpef, cioè 500 milioni di euro, alle associazioni laiche e cattoliche che si
occupano di una povertà ormai in aumento.
( da "Stampa, La" del
07-04-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ombra della
Turchia si è inserita, con tutto il suo peso enigmatico, nel primo incontro del
neopresidente americano con i 27 leader dell'Unione europea. Il suo fantasma
erratico si è profilato come un improvviso convitato di pietra al gran
banchetto di Praga, rovinando l'atmosfera di festa e di apparente concordia tra
la nuova amministrazione di Washington e il nucleo duro europeo, l'asse
Sarkozy-Merkel, che aveva già preso le distanze da Obama nel corso del G20 di
Londra. La contrapposizione tra una Casa Bianca che invita gli europei ad
aprire le porte ad Ankara e l'Eliseo che rifiuta di schiuderle ha fatto
riemergere, di colpo, un nodo tradizionale e mai chiaramente sciolto delle
politiche occidentali: nello scontro sulla questione turca tra Obama e Sarkozy
si è ripetuto, pari pari, lo stesso dissidio già a suo tempo acuto tra Bush e
Chirac. Il presidente francese ha ribadito per l'ennesima volta, con
inequivocabile chiarezza, il veto di Parigi, mentre l'americano tornava a
ribattere che l'unico modo di ancorare la Turchia all'Occidente era quello di farla
entrare a pieno titolo nel concerto europeo. La cancelliera Merkel, pur
appoggiando nella sostanza Sarkozy, nella forma è stata più levigata ricordando
che l'Ue sta valutando tempi e modi di una trattativa graduale, che potrebbe
garantire ai turchi una «partnership privilegiata» in alternativa all'adesione
piena. Il presidente del Consiglio italiano, che vanta un'amicizia personale
con il premier turco Erdogan, si è inserito una volta di più da mediatore nel
gioco dei grandi ventilando il progetto di un compromesso di non facile
attuazione: accettare l'ingresso di Ankara, rinviando però a data indeterminata
l'alluvione dei migranti anatolici sui mercati di lavoro europei. Tutti
discorsi a lunga gittata politica e tecnica. Basti pensare che la scadenza di una
possibile affiliazione della Turchia all'Europa, come partner o di socia,
potrebbe scattare appena tra il 2015 e il 2017. Comunque, a parte il
calendario, il problema resta serio e spinoso. La situazione interna in area
anatolica è tutt'altro che chiara. Il partito della Giustizia e dello Sviluppo
di Erdogan (Akp) è uscito severamente limato dal voto delle elezioni
amministrative del 29 marzo, al quale il primo ministro dava un valore di
referendum sul suo operato. Non battuto dai rivali, l'Akp è però sceso al 39%
dal 47 raggiunto alle elezioni politiche del 2007, con la perdita di 12 città,
tra cui due importanti centri urbani curdi nel Sud-Est del Paese. Alle spalle
di questa sottrazione elettorale, di sensibile valore simbolico e psicologico,
rimangono tre problemi pesanti e sempre irrisolti: il rapporto del governo con
l'incombente irredentismo dei partiti curdi, il rafforzamento dei gruppi
fondamentalisti più aggressivi e, in particolare, la tensione mai spenta tra il
partito dominante e il contropotere rappresentato dalle
forze armate che si ritengono garanti del laicismo kemalista e non vedono di buon occhio né il capo del governo
Erdogan né il presidente della Repubblica Abdullah Gul. I generali
antireligiosi continuano in sostanza a diffidare dell'uno e dell'altro,
sospettati di voler imporre con manovre morbide la legge della sharia e del
velo banditi dal fondatore della Repubblica secolare, Atatürk. Sul piano
economico la Turchia di Erdogan, importante piattaforma di passaggio energetico
per l'Europa, aperta all'economia di mercato, intenta agli scambi commerciali
anche in questo periodo di crisi, è un Paese in sviluppo che merita attenzione
e collaborazione dall'Ue. Ma la sua schizofrenia d'identità, oscillante tra
costumi islamici di ritorno e codici democratici non sempre rispettati, suscita
nella metà degli Stati europei impulsi di precauzione profilattica se non di
rigetto. Si aggiunga la polveriera di Cipro, col divieto turco di aprire porti
e scali a navi e aerei ciprioti greci, e si avrà un quadro d'insieme quanto mai
problematico. Ecco perché i negoziati per l'associazione turca all'Europa,
avviati tra mille cavilli e perplessità nel 2005, tendono ad allungarsi
all'infinito. In verità Erdogan e Gul, pur imponendo il velo alle rispettive mogli,
hanno appianato diversi ostacoli per sgombrare la strada che un giorno potrebbe
condurre 70 milioni di musulmani nell'ambito di Bruxelles. Purtroppo,
sull'argomento che permane scottante, non c'è più oggi in Turchia l'unanimità
d'una volta. Almeno un terzo di turchi, delusi dalle lungaggini del negoziato,
urtati dai persistenti monitoraggi europei sui diritti civili delle minoranze
etniche e religiose, non considerano più l'approdo comunitario come qualcosa
d'inevitabile. Altresì mezza Europa non considera auspicabile l'aggregazione
della Turchia, e il fronte del rifiuto assomma al «no» secco della Francia il
«ni» ambiguo della Germania, le due locomotive di punta del recalcitrante
convoglio europeo. Insomma, nonostante le molte e clamorose affermazioni di
Erdogan, un tempo lodato come efficiente liberista dalla grande stampa
anglosassone, il dubbio dopo le recenti elezioni amministrative è tornato a
dilagare di là e di qua dai Dardanelli. Intanto il dilemma che, da Bush a
Obama, continua ad assillare gli americani, resta essenzialmente strategico e
connesso all'incubo del terrorismo. Washington teme che la Turchia, abbandonata
dall'Europa, possa sprofondare interamente nell'Asia minacciando di diventare
con il suo notevole peso demografico e militare una delle più importanti e
insidiose componenti dell'Islam contemporaneo. Già l'islamologo americano
Daniel Pipes ammoniva: «Il fatto che un pezzetto del territorio turco sia in
Europa non rende completamente europea la Turchia».
( da "Repubblica, La"
del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina I -
Firenze Il caso Iniziativa di una dirigente in pensione. Protesta a sinistra,
dei consiglieri non cattolici. Il Pdl approva Acqua
santa in consiglio comunale Consiglio comunale, scoppia il caso della
benedizione pasquale. Ieri un prete fiorentino, Don Aldo, parroco della Chiesa
di San Carlo dei Barnabiti di via Calzaioli, proprio di fronte ad Orsanmichele,
è entrato nell´aula del Salone dei Ducento accompagnato da una ex dirigente
comunale del servizio anagrafe ora in pensione, Sandra Lastrucci, pochi minuti
prima che la seduta del consiglio comunale avesse inizio. Ha tirato fuori
l´aspersorio ed ha preso a benedire l´aula come da tradizione per le festività
pasquali, tra gli sguardi curiosi dei consiglieri comunali presenti, molti dei
quali pensavano si trattasse di uno scherzo. Don Aldo ha continuato però con la
benedizione. A quel punto scatenando l´ira di alcuni membri dell´aula come Luca
Pettini, capogruppo della Sinistra, ateo, di Marco Ricca e consigliere
socialista di tradizione valdese, i quali si sono immediatamente rivolti al
presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini per chiedere spiegazioni.
Cosa che dopo pochi minuti ha fatto anche la capogruppo di Rifondazione
Comunista Anna Nocentini, cattolica: «Perché in un´aula
laica e piena di sensibilità religiose diverse è accaduto ciò?». «Non ne so
nulla», ha risposto Cruccolini. «Noi non accettiamo intrusioni della chiesa
nelle istituzioni per marcare il territorio come fanno i cani con la pipì», ha
aggiunto il capogruppo verde Gianni Varrasi. Il centrodestra si è
opposto: «Mi vergogno di queste persone», ha detto il capogruppo di An Riccardo
Sarra all´indirizzo di quanti avevano criticato il prete. «Un clima di cui la
città di La Pira non credo sia orgogliosa», ha commentato il deputato di Forza
Italia Gabriele Toccafondi. (e.f.)
( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'
TURCHIA Perché
gli Usa spingono per l'ingresso nella Ue Il dilemma dei Dardanelli divide
l'Unione europea Marco d'Eramo Oggi si conclude la prima torunée all'estero del
presidente Barack Obama: iniziata con il soggiorno a Londra per il G 20,
proseguita a Strasburgo per il vertice Nato, continuata a Praga per il summit
Unione europea-Usa, termina con un soggiorno di due giorni a Istanbul e Ankara.
Non sfugge a nessuno che Obama ha riservato alla Turchia più tempo e attenzione
che a qualunque partner europeo, Gran Bretagna compresa. Durante la guerra
fredda, la Turchia - con le sue «laiche» dittature militari - costituì
l'imprescindibile pietra angolare del fronte Sud dell'Alleanza atlantica: la
Turchia è stata l'unico paese islamico a intrattenere con Israele buoni
rapporti non solo economici, ma militari (fornitura di armi) e d'intelligence,
fino a manovre congiunte con Usa e Israele (1998). L'indefessa fedeltà dei
generali turchi e la solidità dei rapporti tra Ankara e Washington sono però
state incrinate da due eventi. Il primo è l'appoggio Usa ai curdi iracheni fin
dalla prima Guerra del Golfo (1992) e, soprattutto, dopo l'invasione dell'Iraq
nel 2003: da allora i curdi iracheni vivono in regime di autonomia con una
propria forza militare (peshmerga) e godono quasi in esclusiva delle loro
risorse petrolifere. Poiché i curdi sono sparsi in quattro paesi (Iran, Iraq,
Siria e Turchia), ma la minoranza più forte risiede in Tturchia, le autorità di
Ankara sono ossessionate dalla prospettiva che si saldi il separatismo curdo in
Turchia e in Iraq. Da qui le reiterate incursioni dell'esercito turco nel
Kurdistan iracheno. Da qui soprattutto la nuova, inedita freddezza, che si
manifestò in tutto il suo gelo nel 2003 quando Ankara rifiutò agli Usa
l'attraversamento del proprio territorio, oltre che spazio aereo, per il corpo
di spedizione in Iraq. Il secondo evento è stata la quasi concomitante (2002)
ascesa al potere - dovuta al discredito del laicismo di un'élite militare corrotta e
brutale - dell'islamismo, il Partito della giustizia e sviluppo (Akp)
dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan: l'Akp sta all'islamismo come i
cristiano-democratici bavaresi stanno al cattolicesimo. Di pari passo
l'opinione pubblica turca diventava vieppiù ostile nei confronti d'Israele,
fino alle manifestazioni a favore di Hamas durante la recente guerra di Gaza.
Ma proprio la relativa moderazione dell'Akp e insieme il recupero delle radici
islamiche restituiscono alla Turchia quel ruolo nevralgico che le spetta nella
lunga durata storica e tendono a farle occupare di nuovo quel vuoto strutturale
che dallo smembramento dell'impero ottomano (trattato di Sèvres, 1920) non era
mai stato colmato e che nel vicino Oriente ha dato esito a soluzioni statuali
dimostratesi fragili (Siria, Iraq, Giordania, Egitto, Libano, Israele). Già
oggi la Turchia accoglie discreti negoziati tra Siria e Israele; qui hanno
luogo incontri riservati tra afghani e pakistani, mentre Istanbul può mediare
con l'Iran con cui ha intensi scambi commerciali e di cui accoglie molti
studenti universitari (non c'è bisogno di visto per entrare in Turchia
dall'Iran). Si capisce quindi come nella nuova diplomazia obamiana, la Turchia
diventi il perno di tutte le iniziative sia di pace israelo-palestinese, sia di
riordino della regione (Iraq e Siria), sia di normalizzazione dei rapporti con
l'Iran. Inoltre la Turchia è in posizione ottimale (a cavallo tra Europa e
Asia) per fare da ponte tra Occidente e mondo islamico e quindi relegare in
soffitta la brutta stagione neocon del cosiddetto «scontro di civiltà» (un tipo
di profezia che ha la fastidiosa tendenza ad autorealizzarsi). Dal punto di
vista di Obama è perciò del tutto razionale spingere l'Unione europea ad
accogliere la Turchia, anche per ancorare Ankara all'Occidente e frenarne la
deriva islamica. Va notato però che le amministrazioni (e le motivazioni)
passano, ma gli obiettivi restano: gli Usa hanno puntato a lungo sulla Turchia
ma solo per diluire la costruzione europea: allora l'obiettivo auspicato dal
Council on Foreign Relations era una Comunità europea che comprendesse non solo
Turchia ma anche Israele e il Marocco. Un'Europa ridotta ad area di libero
scambio e circolazione delle merci. L'ingresso della Turchia nella Ue è uno dei
rari casi in cui - a prendere per buone le motivazioni ufficiali - hanno
ragione tutti. Quando si oppongono a quest'ingresso, il presidente francese
Nicholas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel sono in sintonia con la
maggioranza della propria popolazione: nel 2005 il no alla costituzione europea
espresso dagli elettori francesi e olandesi fu motivato anche dallo sbandierato
spettro della Turchia. In Germania vivono già circa quattro milioni di persone
di origine turca (chiamati alemanci dai turchi di Turchia) e la prospettiva di
una libera circolazione dei turchi è vissuta con ansia. E, per quanto i governi
inglese, spagnolo e italiano si dicano favorevoli all'ingresso turco, questa
posizione andrebbe messa alla prova delle loro coalizioni e opinioni pubbliche:
per restare solo in Italia, come reagirebbero a una simile ipotesi la Lega
lombarda e i partiti legati alla Chiesa cattolica (che tanto insiste sulle
«radici cristiane dell'Europa»)? Con i suoi 72 milioni di abitanti, la Turchia
diventerebbe il secondo stato dell'Unione, spostando l'asse politico e sociale
dell'Unione: Sarkozy e Merkel avrebbero ragione di chiedere a Obama perché
Washington non si sogna neanche d'integrare negli Stati uniti il Messico la cui
dimensione porrebbe problemi simili a quelli della Turchia in Europa, per quanto
tra i due paesi esista già un trattato (Nafta) di libero commercio (ma non di
libera circolazione umana). La coesione dell'Europa è già messa a durissima
prova dalla frettolosa cooptazione dei paesi dell'ex blocco sovietico. Si è
visto come incrinarono la posizione europea sull'Iraq (il segretario alla
difesa Usa Donald Rumsfeld parlò di loro come della buona «nuova Europa» contro
la cattiva «vecchia Europa» di Francia e Germania); e balzane dichiarazioni del
premier dimissionario ceco (ma presidente di turno della Ue) sull'economia
hanno già gettato il discredito su tutta l'Unione, rendendola il convitato
fantasma del G20. L'ingresso della Turchia potrebbe mettere la parola fine
all'idea di un'Europa politica, o sancirebbe l'idea di un'Europa a due velocità,
con un primo cerchio integrato (nel perimetro di Schengen o dell'euro) e un
secondo cerchio di cooperazione economica. Tra il cerchio e la botte, i leader
europei prendono tempo e rinviano il momento delle decisioni. Ma come scrisse
Tacito a proposito dei Germani, anche la pazienza dei turchi è alla fine.
( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
I SOCCORSI
Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: «Mandate soldi» A più di 48 ore dalla
scossa killer che ha messo in ginocchio un'intera regione, la situazione nelle
zone colpite dal sisma rimane difficilissima. Recuperati gli ultimi cadaveri,
bisogna ora pensare ai 25mila sfollati. Le tendopoli allestite dalla protezione
civile non bastano a contenere chi ha perso la casa. E sono tantissimi che per
la seconda notte consecutiva hanno dormito all'interno della propria
automobile. L'emergenza è continua nonostante la macchina dei soccorsi è
intervenuta tempestivamente, anche se non in tutte le zone raggiunte dal
terremoto. Da parecchie parti manca infatti ancora la luce e il gas, i servizi
igienici funzionano a singhiozzo e le linee telefoniche sono in tilt.
All'appello d'aiuto stanno rispondendo in tantissimi da tutta Italia, in una
gara di solidarietà senza fine. A formare la schiera dei soccorritori ci sono
organizzazioni umanitarie e le associazioni più svariate: da
quelle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti
politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle
singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi
istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a
donare un euro al telefonino. E sono in tantissimi che chiedono di poter
andare sul posto per dare una mano. Quello che però non vuole la Protezione
civile che lancia un appello: «In questo momento non servono aiuti materiali
per le popolazioni colpite dal terremoto, ma piuttosto donazioni in denaro». E
il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, fa sapere che, al
momento, le presenze nei luoghi del disastro sono più che sufficienti, avendo
creato un rapporto di un soccorritore ogni due abitanti. (stefano milani)
( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Cronache data: 08/04/2009 - pag:
( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
I SOCCORSI
Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: «Mandate soldi» stefano milani A più di
48 ore dalla scossa killer che ha messo in ginocchio un'intera regione, la
situazione nelle zone colpite dal sisma rimane difficilissima. Recuperati gli
ultimi cadaveri, bisogna ora pensare ai 25mila sfollati. Le tendopoli allestite
dalla protezione civile non bastano a contenere chi ha perso la casa. E sono
tantissimi che per la seconda notte consecutiva hanno dormito all'interno della
propria automobile. L'emergenza è continua nonostante la macchina dei soccorsi
è intervenuta tempestivamente, anche se non in tutte le zone raggiunte dal
terremoto. Da parecchie parti manca infatti ancora la luce e il gas, i servizi
igienici funzionano a singhiozzo e le linee telefoniche sono in tilt.
All'appello d'aiuto stanno rispondendo in tantissimi da tutta Italia, in una
gara di solidarietà senza fine. A formare la schiera dei soccorritori ci sono
organizzazioni umanitarie e le associazioni più svariate: da
quelle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti
politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle
singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi
istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a
donare un euro al telefonino. E sono in tantissimi che chiedono di poter
andare sul posto per dare una mano. Quello che però non vuole la Protezione
civile che lancia un appello: «In questo momento non servono aiuti materiali
per le popolazioni colpite dal terremoto, ma piuttosto donazioni in denaro». E
il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, fa sapere che, al momento,
le presenze nei luoghi del disastro sono più che sufficienti, avendo creato un
rapporto di un soccorritore ogni due abitanti.
( da "Secolo XIX, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Politici
modestima ricordiamociche siamo stati noia dargli il voto La prima cosa che
leggo dei vari giornali che compro è questa rubrica, perché niente come le
lettere dei lettori riesce a farmi comprendere il senso della politica pura,
quella che viene fatta nei bar, dettata solo dalla passione delle idee, magari
in maniera confusa ma comunque sana. Da questa finestra escono i mugugni del
popolo che altrimenti non avrebbe possibilità di esternare il proprio malessere
contro le ingiustizie. Questa rubrica è una delle poche difese che ha il
cittadino contro i potenti di turno, politici o manager di aziende che siano.
Le brutte esperienze accompagnate dall'indignazione vengono messe nero su
bianco, al servizio della collettività, e spesso capita che non vi sia nulla da
ridere su quanto si legge, ameno che non ci si imbatta in qualche lettera a
difesa dei politici. Come può un cittadino normale, non militante, ergersi ad
avvocato difensore di questo o quel politico? Specie in Italia, dove
l'eccellenza della classe politica si manifesta solo a difesa dei propri
interessi e non certo di quella dei cittadini. Le critiche verso i politici
devono essere viste come propedeutiche verso una classe dirigente amorfa che
non è in grado di esprimersi nell'arte del governare. Basti pensare che fanno
le regole e sono i primi a infrangerle oppure impediscono il varo di nuove,
civili leggi mentre loro godono di privilegi. A sostegno cito solo tre fatti,
anche perché per una lista completa non basterebbe l'intera pagina: portaborse
assunti in nero alla Camera e al Senato, riconoscimento della coppia di fatto
per i politici, compresa la reversibilità dei privilegi al partner e, peggio
ancora, scudo dell'immunità per eventuali reati commessi. Su questi esempi,
colpendo i politici dei vari schieramenti, spero non si veda faziosità ma solo
la voglia di gridare basta all'ipocrisia di chi (teodem a sinistra,
giustizialisti del centro o rondaioli di destra) impone per legge una morale
cattolica quando questi non sanno proprio dove stia di casa o cosa sia la
morale. Ben vengano l'anticomunismo o l'antiberlusconismo, perché di critica
non è mai morto nessuno, ma lasciamo che i nostri politici si difendano da soli
perché parecchi Stati sono morti per l'incapacità, l'inadeguatezza o peggio ancora
l'inettitudine di chi li amministrava. Renato Frezza MONTEROSSO (SP) 08/04/2009
la casella della sanità i quesiti su SALUTE e benessere, le risposte per vivere
meglio FEDERICO MERETA Scrivere a: Il Secolo XIX Casella della Sanità - piazza
Piccapietra, 21 - 16121 Genova fax. 010. 8686807; e-mail: salute@ilsecoloxix.it
08/04/2009 Comincio dalla fine, anzi dal punto sulla morale. È a mio avviso
sbagliato, almeno in uno Stato laico, cercare di imporre
una morale cattolica a prescindere che si sappia che cos'è la morale o dove
stia di casa. Sul fatto che i politici debbano difendersi da soli, beh ognuno
fa come gli pare. Se c'è chi ritiene di dover dire qualcosa a loro sostegno, è
liberissimo di farlo, perfino se appartiene alla categoria dei "cittadini
normali". Ma la più intrigante è la conclusione. Non so se definire
"incapaci, inadeguati e inetti" i componenti della classe politica
italiana sia giusto o invece piuttosto ingeneroso. Credo di poter dire che,
mediamente, quelli che siedono in Parlamento sono modesti e certo meno
preparati dei loro colleghi della tanto vituperata Prima Repubblica. È il
discorso sulla selezione che, in questa pagina, abbiamo già fatto. Però non mi
pare corretto attribuire esclusivamente ai politici la responsabilità del
lamentevole stato delle cose in questo Paese. Chi ci
amministra è lo specchio fedele di chi li vota, cioè tutti noi. Non è vero che
il Paese reale e la mitica società civile siano ottimi e i loro rappresentanti
pessimi. Purtroppo, o per fortuna, si equivalgono e, come si dice, la botte dà
il vino che ha (quasi sempre, perché i salti nell'evoluzione delle vicende
umane avvengono proprio in virtù del fatto che ogni tanto dalla botte esce un
vino che non c'entra nulla: altrimenti saremmo ancora all'età della pietra). Io
non sono convinto che il governo debba essere affidato a quelli che pretendono
di essere i migliori (chi lo ha stabilito?) e che affermano di sapere che cosa
sia meglio per la popolazione in generale. Preferisco, con tutti i suoi limiti,
un sistema di delega dal basso, in cui l'elettorato di volta in volta sceglie
da farsi governare. È la vecchia democrazia rappresentativa nata dalle
rivoluzioni borghesi: un pessimo sistema, come diceva Winston Churchill,
eccetto per il fatto che tutti gli altri sono decisamente peggio. 08/04/2009
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Con la prima
esecuzione nell'Italia del Sud di «INRI - Passione secondo anonimo» di Carlo
Galante (nella foto), prende il via alle 20.30 nella chiesa Luterana di via
Carlo Poerio l'undicesima edizione dei Concerti di primavera organizzati dalla
Comunità Evangelica Luterana, presieduta da Riccardo Bachrach, direzione
artistica di Luciana Renzetti. Alla esecuzione del concerto per voce recitante
maschile, soprano e quartetto d'archi sarà presente l'autore, noto per aver
scritto nel 1993 «Dies Irae, Requiem per le vittime della mafia» eseguito la
prima volta nella cattedrale di Palermo. «INRI, Passione secondo anonimo»,
racconta le vicende che vanno dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua
attraverso gli occhi di un immaginario segretario di Pilato. «Musicalmente - ha detto Galante - siamo di fronte ad un
ribaltamento della tradizione, come in un'Opera da Camera. Manca il trionfo
della fede, ma ogni spettatore è chiamato alle proprie responsabilità, a
giudicare i fatti secondo il proprio punto di vista, laico o cattolico che
sia».
( da "Unita, L'" del
09-04-2009)
Argomenti: Laicita'
IL CALZINO DI
BART Olivier è un bambino come tanti. Passa le sue giornate tra la casa dei
genitori, una coppia hippy e permissiva, e quella dei nonni, una coppia
borghese e cattolica, che lo costringe ad andare a messa tutte le mattine; ma
che in compenso gli lascia mangiare tutte le tartine che vuole. In fondo,
cresce spensierato, tra qualche «conflitto» che non riesce a risolvere e a
capire del tutto, tra un'educazione religiosa e moralistica e una laica, libertaria ma un po' scombinata. Poi, un bel giorno,
quando ha dodici anni, arriva Pierre, un prete corpulento e con un gran
barbone, senza la tonaca, che suona la chitarra, canta ed è un gran
simpaticone. Pierre diventa l'amico di famiglia e l'amico del cuore di Olivier,
un maestro «informale» di vita e un compagno di giochi ed avventure durante i
spensierati campi estivi. Poi, questa volta un brutto giorno, Pierre
propone ad Oliver un gioco diverso, apparentemente innocente: quello di
accarezzarsi l'un l'altro la pancia per addormentarsi, come si fa qualche volta
con i bebé che piangono. Va da sé che il gioco non si rivelerà così innocente
ed Olivier, pur non subendo violenza, rimarrà fortemente segnato per il resto
della sua vita. In Perché ho ucciso Pierre (Tunué, pp. 120, euro 14,90) il
fumetto affronta il tema della pedofilia e lo fa in maniera egregia, diretta ma
senza ostentazione, ricorrendo ad una sobria scrittura e a un'elegante grafica
che si affida ai cambiamenti di tratto e di colore, seguendo i ritmi dei ricordi
e l'alternarsi doloroso dei sentimenti. Merito di due autori francesi, Alfred
(1976) e Olivier Ka (nato in realtà nel Libano nel 1967) che racconta
coraggiosamente un suo personale trauma. Ovviamente nessuno uccide nessuno e
Olivier (l'autore e il bambino) operano un assassinio simbolico, utilizzando la
scrittura e il disegno come mezzi terapeutici per cercare di sanare
quell'antica ferita. Perché, come dice a un certo punto Olivier, rinfacciando a
Pierre quella turpe iniziazione sessuale: «un ragazzino è come la creta. ci
posi le dita, e rimane il segno».
(
da "Corriere della Sera"
del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'>Corriere della
Sera sezione: Esteri data: 09/04/2009 - pag:
(
da "Corriere della Sera"
del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'
(
da "Giornale.it, Il"
del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'