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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"  5-9 aprile 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Casini chiama i moderati "Il Pd si riveste di rosso" ( da "Stampa, La" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Non dobbiamo avere paura, non dobbiamo avere fretta, quando si spegnerà la propaganda noi ci saremo». Lì, «nella difesa della laicità dello Stato senza cedimenti ai laicismi». Lì, candidando Magdi Cristiano Allam e Gianni Rivera alle europee.

Testamento biologico, tema che scalda la platea aostana ( da "Stampa, La" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: direttore del Centro bioetica della Cattolica) di «non riportare l'argomento al solito modello laico-cattolico», è che il diritto all'integrità personale viene inteso in modo molto diverso da chi è laico e da chi è cattolico. «La legge di cui discutiamo afferma che la vita è solo quella biologica e la pone come bene supremo - ha chiarito Virginio Bonito,

Il futuro ed il presente dei rifugiati occupanti l'ex clinica S. Paolo (corso Peschiera, 164) e via ... ( da "Stampa, La" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattoliche e laiche) hanno concordato con gli enti locali e la Prefettura di fare un progetto che dia ai 310 rifugiati (tutti regolari) una qualità di vita decente sul territorio. Certo non si vede da un giorno all'altro, (se li visiti oggi vedi solo un clima più disteso), ma si è creato un clima di rispetto e collaborazione,

Casini: ( da "Tempo, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicismo come Emma Bonino?». Affermazioni che sfociano in un invito a tutti gli ex democristiani: «La vostra casa è qui non con le bandiere rosse e con la Cgil in piazza». Ma le critiche più sonanti sono tutte rivolte alla Lega: «Ci minacciò dicendo "Mai più allenaze con chi non vota il federalismo" e invece ora sono li a battere alle nostre porte per stringere accordi per le Amministrative»

Casini lancia il partito della nazione . Non sarò io a guidarlo ( da "Unita, L'" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico come lo fu la Democrazia cristiana, un partito cattolico e liberale». «Costruiremo un partito che si propone di governare quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia». «Non dobbiamo avere paura - ha spiegato Casini - non dobbiamo avere fretta ma soprattutto non dobbiamo consentire a nessuno di svendere la nostra prospettiva per mettere il proprio

Casini sfida destra e sinistra ( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: partito laico come la Dc e di ispirazione cristiana che tra clericalismo e laicismo sappia qual è la strada da prendere. Non sarà, in ogni caso, un partito né del pensiero unico né della leadership unica. E non sarò io a guidarlo: credo che ci sia bisogno di forze nuove e giovani». «Il popolo e il leader: tutto si riassume in questo rapporto, che detto così dovrebbe essere sano,

L'ultradestra oggi a Milano La Questura non autorizza ( da "Riformista, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sarà un partito aperto, plurale, senza pensiero né leader unico, popolare ma non populista, con due grandi padri Alcide De Gasperi e Helmut Khol. Sarà un partito europeo e occidentale, laico come lo fu la Democrazia cristiana, non del laicismo di Stato ma cattolico e liberale». 05/04/2009

Non avremo né pensiero unico né leader unico Saremo cattolici e popolari, laici come la Democrazia Cristiana ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Domenica 05 Aprile 2009 Chiudi «Non avremo né pensiero unico né leader unico Saremo cattolici e popolari, laici come la Democrazia Cristiana»

ROMA Ai democratici cristiani e agli elettori del Pd dico: la vostra casa è qui,... ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: finalizzato non a false elezioni ma europeo ed occidentale e laico come lo fu la Democrazia cristiana, un partito cattolico e liberale». Che si candida a governare. In via della Conciliazione, nell'auditorium dove si sogna e si progetta un futuro libero dalla morsa del bipartitismo, Casini dipinge un'etica del potere che sembra d'altri tempi: non solo col passo indietro,

Passione tra Dio e uomo ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con spettacoli che narrano passioni più laiche e quotidiane; infine le «Tradizioni del Sacro», sezione speciale che raccoglie tutte le realtà di pietà popolare che si sviluppano sul territorio e che è gelosa custode delle tradizioni sacre delle valli. Capita così di assistere a spettacoli-lezioni come quella di Roberto Borghi e Matteo Giudici sulle «Passioni di Lorenzo Lotto»

Messa così, è bellissima ( da "Foglio, Il" del 05-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: abbandono della pratica religiosa sarebbe stato forse ancora più massiccio. Non essendo il “pochi ma buoni” uno slogan cattolico, bensì settario, si cercò di tenere in qualche modo il popolo vicino al Santissimo Sacramento. Ne risultò il messale di Paolo VI dove Dio, tuttavia, non era ancora nanificato abbastanza.

BEPPINO ENGLARO E L'ESILIO DI UN PARROCO ( da "Manifesto, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per il prestigio di un catalogo includente il meglio dell'intelligenza progressista cattolica, religiosa e laica, Giorgio La Pira in testa, don Lorenzo Milani aveva affidato prima Esperienze pastorali poi Lettera a una professoressa e L'obbedienza non è più una virtù. A Firenze c'era (e c'è) un quotidiano che per anni ha calunniato don Milani vivo.

 ( da "Tempo, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a tutti i cristiani e ai laici più sensibili, di realizzare nelle proprie case, nelle chiese, nelle scuole e in altri luoghi pubblici adatti un vero e proprio "presepe pasquale". «Tale presepe - afferma - potrebbe essere assai simile a quello che si espone nelle case e nelle chiese o si rappresenta come "presepe vivente" in occasione del Natale di Gesù da circa 700 anni,

( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: accettazione di una concezione di laicità che riconosca e metta in conto l'esistenza di realtà antropologiche che precedono la sfera politica; per cui, in nome di uno Stato laico e di una politica laica, si etichettano come cattoliche e confessionali - e, alla fine, come ingerenze da parte della Chiesa -, tutte quelle visioni che non entrano nel proprio progetto politico»

Etica, Consultae Cassazionecolmano i vuotidella politica ( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In questo campo, io credo che uno Stato laico debba lasciare la più ampia libertà alle persone, sulla base del principio filosofico espresso nell'800 da John Stuart Mill: «Su di sé, sul suo corpo e sulla sua mente, l'individuo è sovrano» anche se persegue attività pericolose.

Franceschini e le Europee ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: circa 500 milioni di euro da destinare alle associazioni laiche e cattoliche che si occupano dei poveri. Se aumentano i furti nei supermercati e chi frequenta le mense per sopravvivere, noi progressisti dobbiamo avere il coraggio di recuperare parole come 'deboli', 'poveri', 'sfruttati', che nell'epoca della globalizzazione abbiamo avuto paura di usare.

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la guerra civile, la fuga dei marrani, la Spagna cattolica, quella anarchica, quella laica e nichilista. Sono i frammenti di un Paese in cerca d'identità. Muñoz Molina racconta ancora con quegli occhi di bambino la metamorfosi iberica, quella che non capisce l'Italia, quella troppo laica, quella di Zapatero.

Confesso che a me, tetragono e ostinato, piace la conversione di Fini ( da "Foglio, Il" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il suo laicismo negativo induce a una visione delle cose “così svuotata di mistero e naturale curiosità che essa stessa, e non le molteplici tradizioni religiose, mortifica l?umanità e compromette il progetto di costruzione di uno stato poliedrico, fondato sul rispetto per ogni essere umano”

DALL'INVIATO ADOLFO PAPPALARDO AMALFI. A METà DEL SUO INTERVENTO ALLA SUMMER SCHOOL ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: guidare una grande rivoluzione verde, anche dall'opposizione», conferma la scelta della «green economy». Infine chiede al governo è di destinare, recuperandoli dai redditi superiori ai 120mila euro, due punti di Irpef, cioè 500 milioni di euro, alle associazioni laiche e cattoliche che si occupano di una povertà ormai in aumento.

L'ombra della Turchia si è inserita, con tutto il suo peso enigmatico, nel primo incontro ... ( da "Stampa, La" del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dalle forze armate che si ritengono garanti del laicismo kemalista e non vedono di buon occhio né il capo del governo Erdogan né il presidente della Repubblica Abdullah Gul. I generali antireligiosi continuano in sostanza a diffidare dell'uno e dell'altro, sospettati di voler imporre con manovre morbide la legge della sharia e del velo banditi dal fondatore della Repubblica secolare,

acqua santa in consiglio comunale ( da "Repubblica, La" del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica: «Perché in un´aula laica e piena di sensibilità religiose diverse è accaduto ciò?». «Non ne so nulla», ha risposto Cruccolini. «Noi non accettiamo intrusioni della chiesa nelle istituzioni per marcare il territorio come fanno i cani con la pipì», ha aggiunto il capogruppo verde Gianni Varrasi.

Il dilemma dei Dardanelli divide l'Unione europea ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dovuta al discredito del laicismo di un'élite militare corrotta e brutale - dell'islamismo, il Partito della giustizia e sviluppo (Akp) dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan: l'Akp sta all'islamismo come i cristiano-democratici bavaresi stanno al cattolicesimo. Di pari passo l'opinione pubblica turca diventava vieppiù ostile nei confronti d'

Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: Mandate soldi ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da quelle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a donare un euro al telefonino.

De Bortoli al Corriere: l'indipendenza è un bene assoluto ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Del Corriere de Bortoli ha sottolineato il valore di «simbolo della civiltà laica», «luogo dell'incontro più proficuo fra laici e cattolici », i cui valori di fondo «sono scritti nella prima parte della Costituzione ». Il « Corriere sta dalla parte dei suoi valori», rappresenta «l'Italia che ce la fa», la «migliore classe dirigente, il ceto medio produttivo».

Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da quelle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a donare un euro al telefonino.

Politici modestima ricordiamociche siamo stati noia dargli il voto ( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: almeno in uno Stato laico, cercare di imporre una morale cattolica a prescindere che si sappia che cos'è la morale o dove stia di casa. Sul fatto che i politici debbano difendersi da soli, beh ognuno fa come gli pare. Se c'è chi ritiene di dover dire qualcosa a loro sostegno, è liberissimo di farlo, perfino se appartiene alla categoria dei "

CON LA PRIMA ESECUZIONE NELL'ITALIA DEL SUD DI INRI - PASSIONE SECONDO ANONIMO DI C... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Musicalmente - ha detto Galante - siamo di fronte ad un ribaltamento della tradizione, come in un'Opera da Camera. Manca il trionfo della fede, ma ogni spettatore è chiamato alle proprie responsabilità, a giudicare i fatti secondo il proprio punto di vista, laico o cattolico che sia».

Olivier è un bambino come tanti. Passa le sue giornate tra la casa dei genitori, una coppia hip... ( da "Unita, L'" del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica, libertaria ma un po' scombinata. Poi, un bel giorno, quando ha dodici anni, arriva Pierre, un prete corpulento e con un gran barbone, senza la tonaca, che suona la chitarra, canta ed è un gran simpaticone. Pierre diventa l'amico di famiglia e l'amico del cuore di Olivier, un maestro «informale» di vita e un compagno di giochi ed avventure durante i spensierati campi estivi.

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'>

Abstract: così si piega all'intolleranza del laicismo» ROMA «E come no, invita il Papa al politicamente corretto! A portare la Chiesa su ciò che viene normalmente condiviso dalla mentalità comune... Sembra una posizione tollerante, sembra». «Sembra», eccellenza? «Già. Perché questa, in realtà, è la tipica intolleranza del laicismo.

Illuminare nuovi pensieri ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera sezione: Esteri data: 09/04/2009 - pag: 21 Illuminare nuovi pensieri extrasmall.it Kinexia produrrà energia da Fonti Rinnovabili. Sottoscrivi l'aumento di capitale per contribuire a illuminare nuovi pensieri. L'offerta in opzione è iniziata il 16 marzo 2009 e si concluderà il 14 aprile 2009.

La "guida Michelin" dei fedeli ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: costruì delle popolari cattedrali laiche, le artistiche stazioni della metropolitana, dove anche l?operaio costretto a vivere in un buco di pochi metri quadri negli orrendi e grigi palazzoni sovietici, poteva respirare un po? di bellezza. Langone divide le messe secondo varie categorie: quelle più belle, quelle da «eterni anni Settanta» e mediatiche,


Articoli

Casini chiama i moderati "Il Pd si riveste di rosso" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

L'ASSEMBLEA UDC: SECCO NO AL FEDERALISMO DELLA LEGA E ALLA VOCAZIONE MONOCRATICA DEL PDL Casini chiama i moderati "Il Pd si riveste di rosso" I sondaggi assegnano a una formazione di centro e cattolica il 6-7% dei consensi Ecco il manifesto del nuovo "Partito della nazione" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Da ieri è ufficiale, lo dice Casini, la Dc sono io, «siamo noi dell'Udc il Partito della Nazione», altro che il Pdl «partito del capo», altro che Berlusconi. Uno che, lo dice Casini, «s'è costruito un partito non contendibile, e che continua a parlare del rapporto tra popolo e leader come fa Gheddafi, che infatti ha abolito il Parlamento». Aveva detto, buon ultimo, Gianfranco Fini sciogliendo An nel nascente Pdl che il problema sarebbe stato «garantire che non sia il partito di una persona sola, ma un partito nazione». Avevano scritto, quelli del Pd prima delle elezioni nel loro manifesto dei valori, «saremo noi il partito nazione». Tutti aspirano a fregiarsi dell'allocuzione con la quale ci si riferisce abitualmente alla Dc, e che definisce, secondo l'aurea spiegazione di Pietro Scoppola, «un partito che solo in senso relativo è di parte». Come fu, appunto, la Democrazia cristiana. Ma il primo che ce l'ha fatta, a mettere sui manifesti lo slogan e a convocarci su un congresso che s'è chiuso ieri e che tecnicamente sarebbe ancora dell'Udc, è Pier Ferdinando Casini. Striscioni bianchi in via della Conciliazione, quel chilometro lastricato di travertino che porta dritto dritto al portone di San Pietro, podio azzurro ma velato di candidi veli, e tulipani eburnei per le signore, agli uomini un dépliant, «No al federalismo fasullo». Casini dice subito che il Partito della Nazione «ha vocazione di governo», e «tempi lunghi di formazione», e chissà «magari alla fine non si chiamerà proprio così». Ma il progetto, e l'allusione al massimo concentramento possibile di moderati, di centristi di ex-diccì, in una forza che l'ultimo sondaggio Ipsos dà al 6,7 per cento, è chiaro. Che non lo guiderà nemmeno lui, «largo ai giovani», che in effetti nel finale affollano il palco in tee-shirt candida, ma intanto la memoria va al dicembre scorso, a quell'offerta che Pierferdi fece a Letta, Enrico, vieni con noi e ti faccio segretario. Chissà. Quel che è certo, nell'elaborazione di un'idea partita pubblicamente da un convegno a Todi qualche mese fa, è che è stata scelta perché spiega l'ambizione dell'attuale Udc e le critiche che fermissimamente Casini rivolge all'ex alleato Silvio Berlusconi: il Pdl «è un partito personale che ha un capo, noi non lo saremo mai», «il Pdl ha come azionista di riferimento la Lega, che condiziona il governo», il Pdl spacca l'Italia col federalismo "fasullo" che sta facendo nascere altri fasulli leghismi. E via dicendo, agli elettori del Pd, ai margheritini del Pd «siamo noi la vera casa dei moderati», poiché «Pd e Pdl sono due blocchi conservatori». Soprattutto «dalla crisi si esce con la buona politica», e mai mai mai, qui Pierferdi urla, «mai tollerare l'illegalità», mai fare quel che Maroni fa, «accendere il conflitto con gli immigrati», mai umiliare il merito «sennò come fa a crescere un Paese», mai strumentalizzare le donne, «da noi non ci sono veline, da noi non sono suppellettili». Come una Dc che guarda a destra, si potrebbe dire parafrasando De Gasperi, ma non è nemmeno così. Casini guarda, eccome, a sinistra: «i moderati del Pd vengano con noi, Franceschini al Circo Massimo con la Cgil vira in rosso», ripetono in forma diversa Casini, e Tabacci e Buttiglione. E poi certo si tratta di un partito che alle amministrative è a geometria variabile, dalle alleanze a sinistra in centr'Italia, fino ad appoggiare a Bologna contro il Pdl Guazzaloca. «Non dobbiamo avere paura, non dobbiamo avere fretta, quando si spegnerà la propaganda noi ci saremo». Lì, «nella difesa della laicità dello Stato senza cedimenti ai laicismi». Lì, candidando Magdi Cristiano Allam e Gianni Rivera alle europee.

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Testamento biologico, tema che scalda la platea aostana (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

IL CONVEGNO.SCONTRO TRA LAICI E CATTOLICI Testamento biologico, tema che scalda la platea aostana [FIRMA]LAURA SECCI AOSTA «Luci e ombre del testamento biologico», il convegno patrocinato dal Consiglio regionale, si è trasformato, ed era prevedibile in un dibattito che ha acceso gli animi. All'accorata difesa della legge sul testamento biologico fatta dal senatore Antonio Fosson, secondo cui «la legge difende la vita sempre e comunque», si è contrapposta buona parte delle repliche del pubblico. «Ma di quale vita siamo parlando? - ha chiesto Lucia Pontarollo, presidente dell'associazione malati di Alzheimer - Mi chiedo se la vita artificiale sia vita. Penso si debba riflettere con serietà sul diritto sacrosanto del paziente a porre un limite all'accanimento terapeutico». Vedute diverse anche sull'aspetto più spinoso del dibattito, la possibilità di interrompere la nutrizione e l'idratazione nel caso di coma irreversibile. «Questo stadio tra la vita e la morte che molti chiamano limbo, io lo chiamo debolezza e come tale credo vada sostenuta» ha chiarito Fosson. «Essere prigionieri del proprio corpo è il modo peggiore per essere privati della propria libertà» ha ribattuto una neurologa aostana. Le fa eco Enza, insegnante di Aosta che cita Paolo VI: «In una lettera del 1970 indirizzata ai medici scriveva: in molti casi non sarebbe forse un'inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile?. In quel caso il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo». Nella sua replica Fosson a Paolo VI contrappone gli insegnamenti del sacerdote Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. «Sono stato educato con un libro di don Giussani - ha precisato - e anche i parroci mi hanno sempre insegnato la libertà che Dio lascia agli uomini». Ciò che è apparso chiaro, nonostante l'intendimento iniziale di Adriano Pessina (direttore del Centro bioetica della Cattolica) di «non riportare l'argomento al solito modello laico-cattolico», è che il diritto all'integrità personale viene inteso in modo molto diverso da chi è laico e da chi è cattolico. «La legge di cui discutiamo afferma che la vita è solo quella biologica e la pone come bene supremo - ha chiarito Virginio Bonito, coordinatore del gruppo di studio di bioetica e cure palliative della Società italiana di neurologia - oggi la legge e il codice deontologico lasciano il medico libero di agire in caso di stato vegetativo irreversibile. Il medico ha il dovere e la responsabilità di valutare caso per caso e di agire nell'interesse della persona. Con questa legge si passerà dalla libertà della cura all'obbligo di curare ed essere curati». Scuote la testa Fosson che di questa legge ha firmato l'emendamento più discusso, quello che ha reso «non vincolante» la dichiarazione anticipata di trattamento da parte del paziente. «Non vincolante - ha spiegato Bonito, scatenando gli applausi del pubblico - significa che il paziente non avrà più nemmeno la libertà di rifiutare il sondino o la ventilazione». Nel dibattito è intervenuto anche Edo Bottacchi, primario della Neurologia: «Mi chiedo se in futuro io potrò essere libero di dare la massima assistenza possibile. Trovarsi di fronte ad un paziente che quattro anni prima ha fatto una scelta e doverla applicare crea dei conflitti enormi». A margine del dibattito il presidente del Consiglio Alberto Cerise ha commentato: «Con questo convegno ho avuto una conferma, ognuno di noi ha le sue convinzioni e se le tiene strette».

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Il futuro ed il presente dei rifugiati occupanti l'ex clinica S. Paolo (corso Peschiera, 164) e via ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Il futuro ed il presente dei rifugiati occupanti l'ex clinica S. Paolo (corso Peschiera, 164) e via Paganini, 30 è profondamente cambiato da quando 30 associazioni (di giovani e di adulti, cattoliche e laiche) hanno concordato con gli enti locali e la Prefettura di fare un progetto che dia ai 310 rifugiati (tutti regolari) una qualità di vita decente sul territorio. Certo non si vede da un giorno all'altro, (se li visiti oggi vedi solo un clima più disteso), ma si è creato un clima di rispetto e collaborazione, che renderà possibile il loro inserimento in tutta la Regione, non in due locali occupati. Pensiamo a 150 inserimenti socio-lavorativi sul territorio della regione Piemonte (30 già in aprile ed i posti li abbiamo trovati) e ad 80 inserimenti socio-lavorativi sul territorio della città di Torino nell'arco di un anno. Per riuscire a farlo, il Coordinamento di associazioni ha portato avanti, nell'ultimo mese, un lavoro di raccolta dati su chi sono le persone nei due stabili e quali sia stato il loro percorso di formazione, le loro abilità e desideri. Le persone che stabilmente stanno in corso Peschiera sono circa 250 mentre quelle che stabilmente stanno in via Paganini sono circa 60. Non ci sono né minori, né tanto meno lattanti. Il futuro del disagio interculturale di Torino, messo in due locali di quattro mura, può realmente essere una risorsa se tutti insieme, invece di denunciare solo il problema, ci mettiamo, in prima persona, a fare un programma che lo risolva o provi a dare soluzione. Guardiamo al "Dado" di Settimo Torinese (10 famiglie passano dal campo incendiato ad una struttura rifatta, in città, che è stata visitata, la scorsa domenica, da 1600 cittadini festosi). Non creiamo un altro "falso Bronx" (come è avvenuto per San Salvario) con tutte le risorse disponibili che vengono dimenticate, ma diamo un futuro a questa vecchia città, anche con le risorse umane degli immigrati, fuggiti da Somalia, Darfur, Eritrea, Congo. \

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Casini: (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Casini: «Ci candidiamo a governare il Paese» Il discorso Il leader chiude la convention dell'Udc «Costituiremo entro fine anno un nuovo partito» «Il partito che nascerà alla fine dell'anno dovrà essere aperto. Nè pensiero unico, nè leader unico. Un partito che io personalmente non guiderò». Un Pier Ferdinando Casini a briglia sciolte è quello che ieri pomeriggio ha chiuso la due giorni di convention dell'Udc. La sua gente lo acclama. Lo rincorre ovunque all'Auditorium della Conciliazione pur di potergli scattare una foto. Poi c'è quel «Vento di Centro», slogan della manifestazione, che soffia verso il partito della Nazione. Certo, non si formerà prima della fine dell'anno, ma l'avvertimento è lanciato: «Costruiremo un partito che si propone di governare quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia. Quando l'illusione bipartitica sarà finita noi ci saremo». «L'illusione bipartitica - continua il presidente dell'Udc -, cadrà fin dalle prossime elezioni europee, noi siamo l'alternativa e siamo pronti a concorrere al governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo, perché se facessimo una scelta di campo saremo in contraddizione con noi stessi». Dunque, nessuna scelta dopo aver tuonato contro quelli che vengono definiti i due «blocchi conservatori». Così se da una parte Casini attacca il governo che di fronte alla crisi fa emergere «un modello di statalismo di ritorno, anzi direi di neopaternalismo berlusconiano», dall'altra se la prende con il Pd che, fallito il tentativo di Veltroni, deve fare i conti con la «virata a sinistra» di Franceschini. «Che cosa farà sul tema della giustizia - si domanda Casini - sceglierà la strada del giustizialismo o della riforma?» E ancora, sulle questioni etiche, «sceglierà la Binetti e Rutelli o il richiamo laicista delle vestali del laicismo come Emma Bonino?». Affermazioni che sfociano in un invito a tutti gli ex democristiani: «La vostra casa è qui non con le bandiere rosse e con la Cgil in piazza». Ma le critiche più sonanti sono tutte rivolte alla Lega: «Ci minacciò dicendo "Mai più allenaze con chi non vota il federalismo" e invece ora sono li a battere alle nostre porte per stringere accordi per le Amministrative». Casini infatti, dopo aver ricordato la bocciatura del federalismo da parte dell'Udc, critica il partito nordista bollandolo «di lotta e di governo» e contrapponendolo al suo definito «della Nazione e che non rincorre le coorporazioni del Nord, del Sud o addirittura del Centro». Infine, nessuna citazione di Fini. Se non indiretto: «L'evocazione dello stato etico non può essere banalizzata. La storia ha conosciuto lo stato etico nella Germania nazista e nella Russia stalinista dei Gulag, noi vogliamo uno stato laico che rispetti Dio e la religione, quale fondamento può avere la laicità dello Stato se non si fonda sulla libertà per tutti, per chi crede o non crede e sceglie di viver e la sua fede senza retorica».

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Casini lancia il partito della nazione . Non sarò io a guidarlo (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Casini lancia il «partito della nazione». «Non sarò io a guidarlo» Un «partito della nazione» che «non aspira unicamente a essere l'ago della bilancia della politica italiana», ma che sia «plurale ed aperto, dove non ci sia spazio nè per il pensiero unico, nè per un leader unico». È l'obiettivo a cui punta l'Udc di Pier Ferdinando Casini che nel giorno della manifestazione della Cgil si appella ai democristiani del Pd: «Venite con noi nella casa dei moderati, il vostro posto non è in piazza con le bandiere rosse e la falce e martello». Il leader centrista propone anche un suo possibile passo indietro: «Il nuovo partito non lo guiderò io. Credo che ci sia bisogno di forze nuove, di forze giovani. Dobbiamo metterci tutti in discussione». Casini parla all'assemblea nazionale del suo partito che ieri ha approvato il percorso politico che porterà la Costituente di centro al congresso di fine anno. «Il nuovo partito avrà due grandi padri, Alcide De Gasperi ed Helmut Kohl, sarà europeo, occidentale e laico come lo fu la Democrazia cristiana, un partito cattolico e liberale». «Costruiremo un partito che si propone di governare quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia». «Non dobbiamo avere paura - ha spiegato Casini - non dobbiamo avere fretta ma soprattutto non dobbiamo consentire a nessuno di svendere la nostra prospettiva per mettere il proprio sedere su qualche assessorato». Casini ne è convinto: «L'illusione bipartitica cadrà fin dalle prossime elezioni europee, noi siamo l'alternativa, quella vera e siamo pronti a concorrere al governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo perché se facessimo una scelta di campo ora saremmo in contraddizione con noi stessi». «In Italia ci sono due blocchi conservatori: uno rappresentato dal governo e uno dalla sinistra e dal Pd», dice Casini. Per questo propone un «patto generazionale» a giovani ed anziani: «Siamo consci che le forze che puntano alla modernizzazione e al cambiamento sono una minoranza. ma aiutateci a costruire una nuova casa degli italiani».

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Casini sfida destra e sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Casini sfida destra e sinistra«Il futuro siamo solo noi» il leader udc «Quando finirà la grande illusione toccherà ai centristi governare» roma. Né di lotta né di opposizione. Semplicemente un partito «di governo», unica alternativa al berlusconismo di destra e alla deriva populista di sinistra. Pier Ferdinando Casini non ha dubbi: il futuro del Paese passa dal centro, da una Udc che «non può aspirare solamente a essere l'ago della bilancia della politica italiana», ma ha il dovere di «impegnarsi nella nascita di un partito della nazione, costruito con pazienza, equilibrio e responsabilità». Dal palco dell'assemblea dell'Udc, il leader centrista lancia la sua sfida a Pd e Pdl. «Siamo pronti a costruire un partito capace di proporsi al governo del Paese - dice - quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia. Prima o poi la suggestione finirà: sarà a quel punto che arriveremo noi. Quando? Non dobbiamo avere fretta. Soprattutto non dobbiamo consentire a nessuno di svendere la nostra prospettiva per mettere il proprio sedere su qualche assessorato. È una cosa che non possiamo permettere a nessuno». La certezza di Casini, oggi, è un'altra: «L'illusione bipartitica cadrà fin dalle prossime elezioni europee. Noi siamo l'alternativa, quella vera, e siamo pronti a concorrere al governo del Paese, ma non chiedeteci con chi stiamo perchè se facessimo una scelta di campo in questo momento saremmo solo e semplicemente in contraddizione con noi stessi. È un passaggio difficile, ma non smarriamo la bussola per non giocarci la nostra credibilità». Il "partito della nazione", sottolinea Casini, sarà«un partito plurale ma non populista», che guarderà a due «grandi padri fondatori» come Alcide De Gasperi e Helmut Khol. E proprio all'ex cancelliere tedesco la platea dell'Udc riserva un lungo e caloroso applauso. «Sarà - prosegue Casini - un partito di iscritti in cui nessuno possa rivendicare rendite di posizione. Un partito laico come la Dc e di ispirazione cristiana che tra clericalismo e laicismo sappia qual è la strada da prendere. Non sarà, in ogni caso, un partito né del pensiero unico né della leadership unica. E non sarò io a guidarlo: credo che ci sia bisogno di forze nuove e giovani». «Il popolo e il leader: tutto si riassume in questo rapporto, che detto così dovrebbe essere sano, ma che in realtà rischia di essere insano. Popolo e leader: c'è il colonnello Gheddafi che fa questo discorso e infatti ha abolito il Parlamento». Il leader dell'Udc parla della necessità di costruire una politica nuova sulla quale invita i centristi a rischiare. «Costruire una politica nuova che non ricalchi vecchi pregiudizi ideologici della sinistra e proponga una ricetta di modernizzazione dell'Italia. Rifiutare il populismo e la demagogia, così come una certa deriva individualista e libertaria è il compito di chi pensa all'Italia e agli italiani indicando una meta, un grande disegno come quello dei padri che hanno costruito il nostro Paese». Casini propone quindi a giovani ed anziani un patto generazionale: «Prendiamoci per mano - dice - con un nuovo patto di solidarietà tra le generazioni perché cambiare non è una possibilità ma un dovere per tutti. Siamo consci che le forze che puntano alla modernizzazione e al cambiamento sono una minoranza ma aiutateci a costruire una nuova casa, la casa degli italiani». Anche per questo l'Udc propone un taglio da subito del 10% dello stipendio dei parlamentari, perché«di fronte alla crisi servono i fatti senza demagogia». «Di fronte al dato impressionante di retribuzioni sempre più distanti tra top manager e dipendenti, noi non chiediamo l'egualitarismo - dice Casini - ma non possiamo neanche accettare mega-ricchezze per manager che hanno fallito. Una nuova regolamentazione dei mercati finanziari si impone, così come una lotta ai paradisi fiscali e all'evasione. C'è una grande questione morale sulla finanza, nell'economia e nella politica, e per rispondere con i fatti sostengo la proposta di Cesa di abbassare del 10% le retribuzioni dei parlamentari». Casini affronta anche il tema delle riforme: «Più poteri al premier? Non è un'ipotesi scandalosa. Ma qui c'è qualcosa di diverso nell'aria: c'è una sistematica rappresentazione del Parlamento come di un'accolita di scansafatiche, come un ente inutile che perde tempo, abbinato alla rappresentazione di un presidente viaggiatore senza poteri e senza potere». francesco ferrari francesco.ferrari@ilsecoloxix.it 05/04/2009

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L'ultradestra oggi a Milano La Questura non autorizza (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

le notizie L'ultradestra oggi a Milano La Questura non autorizza Tensione in città. La Questura di Milano ha fatto sapere di non aver autorizzato i due presidi promessi da Forza Nuova per la giornata di oggi, in aggiunta al convegno della destra Europea all'Hotel Cavalieri in piazza Missori. Ma Roberto Fiore, leader del partito di estrema destra non si scompone: «La democrazia sta dalla nostra parte». Il problema però è proprio questo. I centri sociali e la sinistra antagonista, dietro all'Anpi (associazione nazionale partigiani) e ad altre associazioni, non vogliono vedere «croci celtiche o uncinate per le strade di una città Medaglia d'Oro della resistenza partigiana». Filippo Penati, presidente della Provincia, ribadisce: «È un raduno da vietare. C'è il rischio di un ritorno agli anni '70 e alla violenza in strada». Le fs chiedono scusa ai pendolari. Le ha espresse ieri il presidente Innocenzo Cipolletta in un incontro con la stampa tenutosi in occasione del workshop Ambrosetti a Cernobbio per presentare uno studio su "Liberalizzazione e competizione: lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi ferroviari in Europa e in Italia". «Ci fa male al cuore vedere un servizio non adeguato ai passeggeri e ai pendolari, con i quali ci scusiamo», ha detto Cipolletta. «La nostra nuova frontiera non è l'Alta Velocità ma una grande stagione di alleanze pluriennali fra Ferrovie, passeggeri e Regioni. Una grande stagione per migliorare il servizio ai pendolari», ha aggiunto il presidente delle Fs. Obiettivo della grande alleanza è ragionare con le Regioni «per avere contratti più lunghi, di almeno sei anni, da scontare poi in banca per avere i soldi per investire in nuovi treni e carrozze». Con alcune Regioni, ha concluso Cipolletta, questi accordi sono stati già raggiunti mentre con altre sono allo studio. Soria resta in carcere. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata nei giorni scorsi dal legale difensore di Giuliano Soria, Roberto Piacentino. L'ex presidente del Premio letterario Grinzane Cavour si trova in carcere dal 12 marzo con le accuse di malversazione ai danni dello Stato, maltrattatamenti e violenza sessuale ai danni del maggiordomo originario delle Isole Mauritius. «La decisione di mantenere alla custodia cautelare in carcere - ha dichiarato il legale - è stata confermata solo per una delle tre contestazioni a carico del mio assistito, e cioè per l'accusa di malversazione». Soria resta quindi in carcere, e si attendono ulteriori approfondimenti riguardo all'utilizzo dei fondi pubblici per motivi personali. Casini annuncia il nuovo Centro. A fine anno l'Udc darà vita al nuovo partito dei centristi. Lo ha annunciato ieri Pier Ferdinando Casini parlando all'assemblea costituente dell'Udc, precisando però che non ne sarà lui il leader: «Un partito che io personalmente non guiderò. Sarà un partito aperto, plurale, senza pensiero né leader unico, popolare ma non populista, con due grandi padri Alcide De Gasperi e Helmut Khol. Sarà un partito europeo e occidentale, laico come lo fu la Democrazia cristiana, non del laicismo di Stato ma cattolico e liberale». 05/04/2009

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Non avremo né pensiero unico né leader unico Saremo cattolici e popolari, laici come la Democrazia Cristiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Domenica 05 Aprile 2009 Chiudi «Non avremo né pensiero unico né leader unico Saremo cattolici e popolari, laici come la Democrazia Cristiana»

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ROMA Ai democratici cristiani e agli elettori del Pd dico: la vostra casa è qui,... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Domenica 05 Aprile 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA «Ai democratici cristiani e agli elettori del Pd dico: la vostra casa è qui, non in piazza con la Cgil». Pier Ferdinando Casini non si limita a mandare l'invito ai centristi che pendono a sinistra, «sulla strada sbagliata». Ma chiude l'Assemblea dell'Udc annunciando entro fine anno la nascita del nuovo "partito della nazione", moderato, laicamente cristiano, riformista e popolare, promettendo: «Non lo guiderò io». E' il modo più efficace per sottolineare quanta differenza c'è tra il Pdn che verrà e il Pdl berlusconiano, populista, leaderista, dal pensiero unico, padronale. No, tutto un altro stile: «Il nostro sarà un partito aperto e plurale senza pensiero unico né leader unico. Sarà un partito popolare aperto a giovani, alla gente e ai movimenti, ma non populista. Avrà due grandi padri, Alcide De Gasperi ed Helmut Kohl, finalizzato non a false elezioni ma europeo ed occidentale e laico come lo fu la Democrazia cristiana, un partito cattolico e liberale». Che si candida a governare. In via della Conciliazione, nell'auditorium dove si sogna e si progetta un futuro libero dalla morsa del bipartitismo, Casini dipinge un'etica del potere che sembra d'altri tempi: non solo col passo indietro, pronto al gesto di massima generosità per dimostrare innanzitutto la lontananza planetaria dal modello di "partito personale" e dunque per rendere possibile una nuova aggregazione di centristi moderati, come lo fu la prima dc degasperiana; ma ricordando i principi e le radici del popolarismo democratico cristiano che ha reso forte il Ppe. E' arrabbiato con i mass media: «Il loro silenzio ci spinge nell'anonimato». E invoca la dimenticata par condicio, «un ingombro per chi ritiene che l'informazione debbe essere unica e il partito unico». Non c'è demonizzazione di Berlusconi, ma «rispetto» per lui e per il Pdl. Rispetto e condivisione di alcune battaglie, ma anche capacità critica: soprattutto a questa mania del Cavaliere di riconoscersi solo nel popolo che lo vota, bypassando tutto il resto. Casini si dice «preoccupato» per questa «continua evocazione di avere più poteri» che definisce «un alibi costruito a tavolino». Preoccupato che il premier consideri il Parlamento come «un'accolita di scansafatiche perditempo», lamentando una mancanza di potere che è fittizia: «Ha cento deputati di maggioranza e in soli 15 giorni ha approvato il lodo Alfano». Questo sarebbe il suo poco potere? Dice di non poter licenziare i ministri? Casini nota ironico: «Finirà che la Carfagna e la Brambilla le abbiamo scelte noi». I centristi giudicano «insano» il rapporto tra «popolo e leader», infatti «Gheddafi fa lo stesso discorso ed ha abolito il Parlamento». Invocare più poteri per il premier lo hanno sostenuto in tanti, ma lo stesso Obama ricorda Casini ha nel Congresso il suo contrappeso. La democrazia è fatta di pesi e contrappesi, altrimenti è regime. La critica sui fatti è serrata. La crisi economica sottovalutata. Il Pil di quest'anno sarà a meno 4,3%, la disoccupazione al 9,2%: «Serve serietà e una buona politica». Mentre questa maggioranza non può modernizzare il Paese dove regnano «due blocchi conservatori, il Pdl e il Pd». E giù critiche: al federalismo che è solo uno spot; al messaggio devastante sulle quote latte dove si certifica che «il nostro Paese non riconosce l'onestà»; dove non si parla più di quoziente familiare, di asili nido...anzi «le donne sono suppellettili estetiche nei convegni». «E basta con la politica che non risolve ma gioca sui sentimenti e sulle paure». Conclusione: cari centristi «non dobbiamo aver fretta né paura, né svenderci per uno strapuntino in un assessorato. Quando la suggestione sarà finita noi ci saremo. Dobbiamo rischiare». Bisogna solo vedere se e quanto ci metterà "a passa' 'a nuttata".

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Passione tra Dio e uomo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 82 del 2009-04-05 pagina 12 Passione tra Dio e uomo di Redazione È in corso in Valle Camonica la XII edizione di «Crucifixus Festival» maggiore rassegna italiana dedicata alle arti e alle tradizioni del sacro C'è stato un tempo in cui il teatro non era uno svago, ma parte essenziale della vita della comunità, capace, con le sue rappresentazioni, di scandirne i ritmi e aggregarne le anime. Oggi questo accade ancora in un lembo di terra lombarda che dal lago d'Iseo, da Bergamo e da Brescia, sale su verso la Val Camonica. Perché è lì che, da dodici anni a questa parte, si celebra, a ridosso della Pasqua, «Crucifixus-Festival di Primavera», la più importante rassegna italiana dedicata a teatro, arti, musica e tradizioni del sacro (programma completo su www.crocifixus.com). Ideatrice della manifestazione è Carla Bino, docente di Storia del teatro antico all'Università Cattolica di Brescia e ora direttrice, insieme con Claudio Bernardi, di «Crocifixus»: fino al 21 aprile una cinquantina di eventi (tra debutti e repliche), dislocati in ventidue diversi comuni della zona camuna, richiamano un nutrito pubblico, interessato ad accostarsi in maniera originale e intensa al teatro sacro. «Siamo un festival passionista, fortemente legato alla Pasqua, che da sempre è una festa aggregante della tradizione cristiana, a differenza del Natale che di solito si vive nell'intimità della propria famiglia», spiega Carla Bino. Con un interesse sempre crescente del pubblico, che ha «costretto» gli organizzatori a moltiplicare gli eventi in cartellone, il festival non si limita alla messa in scena di sacre rappresentazioni nelle pur belle chiese cinquecentesche affrescate dal Romanino in Val Camonica. Spazi moderni, capannoni industriali e fabbriche dimesse sono luoghi d'elezione per un teatro sperimentale e d'avanguardia che, spiega Carla Bino, «è ri-presentazione, non rappresentazione mimetica». Riprendendo la tradizione medievale, i temi sacri sono riletti per renderli vivi e attuali e, un po' come accade nel teatro di narrazione e nella drammaturgia civile, confluiscono in suggestivi spettacoli concepiti per spazi particolari, spesso molto ampi. Attento a valorizzare il patrimonio storico e artistico del territorio sebino-camuno, «Crocifixus» segue anche in questa edizione tre filoni: la «Passione di Dio», con spettacoli di carattere sacro; la «Passione dell'uomo» con spettacoli che narrano passioni più laiche e quotidiane; infine le «Tradizioni del Sacro», sezione speciale che raccoglie tutte le realtà di pietà popolare che si sviluppano sul territorio e che è gelosa custode delle tradizioni sacre delle valli. Capita così di assistere a spettacoli-lezioni come quella di Roberto Borghi e Matteo Giudici sulle «Passioni di Lorenzo Lotto» e sulla sua magnifica arte o, come questa sera, alla rivisitazione di un brano evangelico: Diego Parassole ne «Il lenzuolo. La Passione secondo Marco» (testo di Carlo Bernardi, regia di Marco Rampoldi) racconta di un ragazzino che assiste alla cattura di Gesù (ad Iseo, nella pieve di Sant'Andrea Apostolo). Talvolta è un libro a offrire lo spunto per la messa in scena come in «Canto della terra cieca», ispirato a «Foibe rosse» di Frediano Sessi, in cui i giovani studenti del laboratorio di teatro dell'Università Cattolica di Brescia raccontano le ultime ore di vita di Norma Cossetto, stuprata e infoibata dai titini, gettata ancora viva in una fossa a soli vent'anni e diventata simbolo delle violenze dei militanti di Tito contro la popolazione italiana (domani, nella sala comunale del comune di Demo). C'è poi la Passione, tutta laica, di Fabrizio De André, di cui David Riondino teatralizza, riadattata per banda, due voci e coro, l'intensa «Buona Novella» (lunedì 13 aprile) nel suggestivo spazio di un capannone dell'industria Forge Monchieri di Cividate Camuno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Messa così, è bellissima (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 05-04-2009)

Argomenti: Laicita'

5 aprile 2009 Messa così, è bellissima La Michelin della Cena eucaristica spiegata dal suo autore e primo assaggiatore. E incensata a dovere Ci sono due partiti nella Chiesa, il Partito di Dio e il Partito dell’Uomo. Io appartengo al primo. Io non amo l’uomo, non amo gli uomini, se compiendo grandi sforzi posso arrivare a provare benevolenza per loro è solo perché me lo chiede Dio. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” E’ proprio una novità assoluta, una goccia di miele in millenni di fiele, ed essendo un misoneista la cosa non mi provoca entusiasmo. Ma chi sono io per obiettare? “Vi ho dato infatti l’esempio”. Ci ha dato l’esempio e bisogna cercare di seguirlo. La poca carità che sono riuscito a racimolare l’ho spesa scrivendo la “Guida alle Messe” in questi giorni in libreria (sono le recensioni liturgiche apparse sul Foglio più tante altre inedite). Ho voluto fosse una guida molto cattolica, più cattolica di me, e perché meritasse l’aggettivo ho cercato di immedesimarmi nei militanti dell’Uomo. Una domenica, al Padre Nostro, ho dato la mano ai miei vicini di banco per formare una catena umana, un’altra domenica, in un’altra chiesa, ho avuto un cedimento e ho perfino applaudito. Quelli del Partito dell’Uomo li ho sempre pensati superbi travestiti da umili (avete presente come si abbigliano nelle parrocchie?) ma anche i superbi e i travestiti possono essere cristiani. Il problema è che molti di loro non sanno nemmeno dare un nome al peccato che li muove. Vito Mancuso e Alberto Melloni ci riuscirebbero ma preferiscono immaginarsi perfetti, altrimenti non darebbero l’assalto al Cielo, su lunghe scale sostenute da lettori che non riescono a eccitarsi senza l’eterodossia, come gli imprenditori parmigiani sembrano non riuscire a eccitarsi senza la cocaina. Scale sempre più alte, come i grattacieli presenti e futuri delle città babeliche, però scale umane, non scale infinite. Gradini che terminano nel vuoto. Invece non ha nessuna intenzione di assaltare il Cielo chi va all’ambone in braga corta, chi schitarra “Il mio popolo in cammino” o analoghe hit anni Settanta, chi prende l’ostia con le zampe anteriori: pensa sinceramente di fare cosa buona e giusta, gradita a Gesù. Oggi credo che la riforma liturgica postconciliare sia stata un male necessario. La liturgia doveva imbruttirsi, il clero doveva imbruttirsi, la Chiesa doveva imbruttirsi, perché all’inizio degli anni Sessanta nemmeno i cristiani tolleravano più la bellezza. Su queste pagine lo ha spiegato bene Roger Scruton: “La bellezza ci fa una richiesta: chiede di rinunciare al nostro narcisismo e di guardare al mondo con riverenza”. Filosofia e politica, con lingue biforcute, avevano convinto ogni uomo di essere l’alfa e l’omega. Anche Dio doveva rimpicciolirsi per avvicinarsi ai nani narcisisti che partecipavano alla messa, altrimenti l’abbandono della pratica religiosa sarebbe stato forse ancora più massiccio. Non essendo il “pochi ma buoni” uno slogan cattolico, bensì settario, si cercò di tenere in qualche modo il popolo vicino al Santissimo Sacramento. Ne risultò il messale di Paolo VI dove Dio, tuttavia, non era ancora nanificato abbastanza. Quando il Partito dell’Uomo prese il potere nelle curie e nelle parrocchie, il messale postconciliare, originariamente in latino, cadde nelle grinfie dei traduttori-traditori e degli improvvisatori, sia chierici che laici. E venne fuori non una divina liturgia ma un ampio ventaglio di messe troppo umane, ognuna capricciosamente diversa dall’altra, un’anarchia in cui nemmeno i periodici interventi papali sono mai riusciti a mettere ordine. Immergendomi nella Guida alle Messe la storia dell’Eucaristia ho cercato di dimenticarla, aiutato nell’operazione-oblio dai tanti amici che hanno raccolto informazioni su messe per me irraggiungibili: pochi, fra loro, i formalisti. Alla fine anch’io me ne sono abbastanza fregato di lingue, paramenti, formule e messali. A Sant’Antimo, dove ho partecipato ad alcune delle messe più coinvolgenti della mia vita, ho scoperto che scegliere fra Pio V e Paolo VI non è così decisivo come si pensa: i frati bianchi di San Norberto trasformano in adorazione ogni momento della celebrazione “versus populum”, che in altre mani scatena il soggettivismo. Non esistono quindi cattivi messali ma solo cattivi celebranti. In giro per l’Italia, al Nord, al Centro, al Sud, fra secolari e religiosi, movimenti e Azione cattolica, in cattedrali e parrocchiette, santuari e cappelle, ho constatato che la liturgia è sempre teologia in azione. Ho finalmente trovato il discrimine, il gesto che più di ogni altro segnala l’appartenenza a un partito o all’altro: l’inginocchiarsi alla consacrazione. La genuflessione, che riconosce la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino, è prescritta da tutti i messali possibili e immaginabili, vecchi e nuovi, romani e ambrosiani, latini e italiani, quindi non piegare le ginocchia (salvo casi di impedimento fisico) è rompere la comunione. Ebbene, laddove non ci si inginocchia davanti a Dio si può star sicuri che il Partito dell’Uomo ha la maggioranza e che parecchi dei presenti sono pronti, svoltato l’angolo dell’apostasìa, a inginocchiarsi di fronte a Maometto, Mammona, la Costituzione, quello che passa il mercato delle convenienze e delle mode. Soprattutto sulla base di questo ho giudicato le messe, fissando come meta un rito insieme teocentrico e cordiale, capace di riscaldare i tiepidi, di convertire gli agnostici, di liberare da se stessi gli egocentrici. Non ho dato peso agli ori, agli stucchi, ai damaschi, come sostiene chi mi accusa di estetismo. Non faccio mica l’antiquario. Liturgicamente parlando la mia definizione di bellezza è strumentale. “Pulchrum est splendor veri” e quindi bello è l’oggetto, il movimento, la parola, il suono che avvicina a Dio, brutto il resto. Brutto il tamburello dionisiaco. Brutta l’acquasantiera vuota accidiosa. Brutta la candela elettrica profana. Brutta la predica politica. Sommamente bello il Crocifisso che papa Benedetto XVI vuole sia posto al centro di ogni altare per orientare lo sguardo di sacerdote e fedeli, orribili i preti, tanti, che non ce lo mettono manco morti. di Camillo Langone

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BEPPINO ENGLARO E L'ESILIO DI UN PARROCO (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 06-04-2009)

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INTERVENTO BEPPINO ENGLARO E L'ESILIO DI UN PARROCO Giorgio Pecorini La cittadinanza onoraria data da Firenze al padre di Eluana Englaro rischia un effetto collaterale: la cacciata di don Alessandro Santoro dalla sua parrocchia delle Piagge, il quartiere tra i più emarginati cui egli, con un gruppo di giovani, ha saputo restituire consapevolezza, impegno culturale e dignità. Il fatto è che, coerente con la propria battaglia in difesa dei diritti civili, don Santoro non soltanto ha approvato la delibera del Comune, sgradita al suo vescovo Giuseppe Betori, ma ha addirittura invitato Beppino Englaro in parrocchia. Gli ha chiesto perdono per il «baccanale» a base di «preghiere, rosari e parole senza senso» con cui è stato aggredito da una parte del mondo cattolico. Ha detto di non riconoscersi in «questo coro indecoroso, in questo spettacolo osceno». Ha concluso che per il suo dramma di padre e per la tragedia di Eluana la gerarchia ecclesiastica avrebbe piuttosto dovuto trovare «parole d'amore». La questione tocca insieme la coscienza e i diritti di ciascuno di noi, al di sopra delle singole posizioni economiche e sociali, appartenenze religiose eccetera. Che cattolici integralisti, più o meno ottusi, e atei devoti, più o meno opportunisti, diano addosso a un parroco come Santoro allineandosi alla parte più costantiniana e meno evangelica della gerarchia, è scontato. Per nulla scontato e parecchio allarmante è trovare, in quel coro, voci insospettabili. Come quella di Giannozzo Pucci, il nuovo proprietario della «Lef», la Libreria editrice fiorentina cui, per il prestigio di un catalogo includente il meglio dell'intelligenza progressista cattolica, religiosa e laica, Giorgio La Pira in testa, don Lorenzo Milani aveva affidato prima Esperienze pastorali poi Lettera a una professoressa e L'obbedienza non è più una virtù. A Firenze c'era (e c'è) un quotidiano che per anni ha calunniato don Milani vivo. A fermarlo c'eran voluti il coraggio e il rischio di un suo redattore onesto, Mario Cartoni, riuscito con un colpo di mano a far uscire il testo intero della Lettera ai giudici durante il processo al priore di Barbiana imputato di vilipendio e apologia di reato per aver difeso l'obiezione di coscienza. È a quello stesso giornale che Pucci, «come editore di don Milani», manda una lettera (31 marzo, p. 4 inserto Firenze) per dispiacersi «che don Santoro abbia appreso poco della lezione del priore». E per sostenerlo stralcia alcune righe da una chiacchierata con me in cui don Lorenzo spiega perché, pur dissentendo molto dalla gerarchia, resti nella chiesa: per il bisogno che ha dei sacramenti. Ma che c'entra? La lezione del priore è tutta nella secca replica al vescovo di un confratello rimproverato a vanvera e che Milani riferisce condividendola: «Senta, io penso che è giusto fare così. Lei è vescovo. Se lei mi lascia parroco mi lascia fare con la mia testa. Se non le va bene mi leva da parroco e io obbedisco immediatamente. Ma se lei mi lascia lì, decido io e comando io». («Chiesa santità obbedienza» nel mio Don Milani! Chi era costui? p. 304). Questa è la lezione che Santoro mostra di aver bene appreso e che fa propria pur sapendo il prezzo da pagare. È per averla impartita e vissuta di persona che quel rompiscatole di Milani era stato esiliato a Barbiana, piccola parrocchia della diocesi, già chiusa e riaperta per lui. Suggerisco al vescovo d'ora di ri-riaprirla e di confinarci quel nuovo rompiscatole di Santoro. Avendo prima cura di toglierci acqua luce posta telefono e tagliarvi la strada: riportarla cioè (non per sadismo: per rispetto e miglior comprensione della verità storica) a com'era quando ci spedirono don Lorenzo: chissà che così «restaurata» non ridiventi luogo di nuove glorie. Tutte da riconoscere e celebrare post mortem, ovviamente.

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 (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 06-04-2009)

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stampa La proposta di Domenico Lanciano «Un presepe pasquale Ecco le ragioni» AGNONE Un presepe pasquale come quello natalizio in case, chiese, scuole. È la proposta che arriva da Domenico Lanciano di Agnone che in una nota scrive: «Con la domenica delle palme è iniziata quella che per quasi tutti i cristiani di ogni rito e per i cattolici, in particolare, rappresenta la cosiddetta "settimana santa" ovvero il ricordo e la commemorazione degli episodi salienti della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. In numerosissimi paesi latini, specialmente in Spagna e nel sud Italia, si rinnovano le spettacolari e coreografiche manifestazioni pubbliche secondo le tradizioni socio-culturali di ognuno, ma per tutti ispirate da ciò che è avvenuto nella Gerusalemme di duemila anni fa circa. Infatti, nel 2033, giusto fra 24 anni, ricorrerà il secondo millennio da quel basilare evento cristiano che, anche storicamente, sta ancora segnando gran parte del nostro attuale mondo, spesso in modo assai traumatico o discutibile». Dunque il responsabile dell'Università delle Generazioni di Agnone (Isernia) e dell'associazione "Amici della Calabria", propone, pure come preparazione alle celebrazioni del 2033 per il secondo millennio della passione di Gesù, a tutti i cristiani e ai laici più sensibili, di realizzare nelle proprie case, nelle chiese, nelle scuole e in altri luoghi pubblici adatti un vero e proprio "presepe pasquale". «Tale presepe - afferma - potrebbe essere assai simile a quello che si espone nelle case e nelle chiese o si rappresenta come "presepe vivente" in occasione del Natale di Gesù da circa 700 anni, fin dai tempi di San Francesco d'Assisi suo inventore. Il "presepe pasquale" pure come "presepe pedagogico" dovrebbe evidenziare le tappe più importanti del ciclo esistenziale di Gesù Cristo e cioè l'annunciazione, la nascita, le predicazioni, la domenica delle palme, l'ultima cena, l'orto degli ulivi, i processi davanti al Sinedrio e a Ponzio Pilato, la flagellazione, la via crucis, la crocifissione, la resurrezione e l'ascenzione. Tali tappe potrebbero essere rappresentate preferibilmente in modo ciclico (come su una ruota) poiché è ciclica la vita di ognuno di noi o a forma di piramide oppure, ovviamente, nella forma libera e creativa in cui si intende interiorizzare ed esteriorizzare la tragedia umana e divina del fondatore del cristianesimo, adornando preferibilmente con scene o figure tratte dalla nostra attuale realtà storica e quotidiana. Il "presepe pasquale" dovrebbe iniziare con il mercoledì delle ceneri, dopo il carnevale, durare una cinquantina di giorni per tutta la quaresima fino alla "domenica in albis" dopo Pasqua: potrebbe essere un ulteriore stimolo a meglio riflettere e a fortificarsi nelle buone azioni salvifiche del mondo per coloro che hanno fede religiosa, mentre per i laici e per i non-credenti sarebbe una preziosa occasione per rafforzare il proprio impegno sociale».

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2009)

Argomenti: Laicita'

«La città dia risposte ai giovani» intervista al vescovo a un anno dal suo insediamento Monsignor Moraglia: «Vanno superati i retaggi del passato e il conformismo imperante» filippo paganini «UNA COMUNITÀ in attesa, alla ricerca di nuove opportunità». Così legge la realtà spezzina Francesco Moraglia, il vescovo diocesano che celebra in questi giorni il suo primo anno di incarico. Colto, sottilmente ironico, con l'etichetta non si quanto appropriata di "conservatore siriano", interista, il prelato che ha 54 anni ed è genovese, ha accettato di fare il punto con questa intervista dodici mesi dopo la sua "discesa in campo" alla Spezia. Partiamo dal bilancio del primo anno di incarico. «Più che di un bilancio, preferisco parlare di un fatto che ritengo importante. Se escludo casi rarissimi, ho notato che quando si parla di problemi reali - ad esempio, il senso della vita, la fondazione delle scelte etiche, il tema dell'educazione -, le persone si sentono coinvolte, partecipano con interesse e consentono sul fatto che la soluzione più facile non coincide con quella più vera e giusta; è un segnale positivo per il futuro. Oggi, più che mai, è necessario andare oltre i luoghi comuni e il conformismo imperante». Come ha trovato la città e la provincia? «Per taluni aspetti mi sembra che la città e la provincia siano in attesa, meglio, alla ricerca, di nuove opportunità capaci di rispondere a quelle che oggi sono le potenzialità del territorio; attesa e ricerca assumono i caratteri dell'urgenza se si pensa alle domande e alle aspettative dei giovani». Avrà incontrato molti giovani spezzini. Che opinione si è fatto - «Mi è parso, talvolta, di cogliere un po'di scetticismo e anche di disincanto; ritengo che il procedere insieme delle istituzioni e la volontà di un programma il più possibile condiviso, per il medio e il lungo periodo, possano aiutare la città e il comprensorio provinciale; forse sarebbe necessario superare taluni retaggi del passato un po' stratificati». C'è un eccesso di laicismo? «A mio parere, c'è, piuttosto, una incomprensione o meglio una "non" accettazione di una concezione di laicità che riconosca e metta in conto l'esistenza di realtà antropologiche che precedono la sfera politica; per cui, in nome di uno Stato laico e di una politica laica, si etichettano come cattoliche e confessionali - e, alla fine, come ingerenze da parte della Chiesa -, tutte quelle visioni che non entrano nel proprio progetto politico». E' un "male curabile"? «Penso si possa riflettere con pacatezza e libertà interiore e comprendere che ogni progetto deve confrontarsi con la centralità dell'uomo-persona». Che tipo di sentimento religioso ha registrato? «Più che di sentimento religioso, preferisco parlare di religiosità a 360 gradi; e ritengo che in una società come la nostra, secolarizzata, multietnica e multiculturale, sia necessario - in linea con il Nuovo Testamento - che il cristiano ponga maggiore attenzione nell'esprimere il rapporto fede-ragione». E' vero che c'è una ripresa delle vocazioni? «I numeri lo direbbero, anche se bisogna essere molto cauti. Stiamo esaminando alcune richieste di giovani che hanno manifestato il desiderio d'entrare in seminario il prossimo anno ; in periodi di scarse vocazioni, il rischio è di non valutare con rigore l'attitudine dei candidati». Annette molta importanza al seminario. «Il seminario coincide, almeno in parte, col futuro della diocesi. Ciò non vuol dire, però, misconoscere le altre vocazioni ecclesiali (laicali, religiose); piuttosto, significa lavorare per non far venir meno, alla comunità, nel futuro, i necessari pastori». Con l'invecchiamento del clero ci sarà una riorganizzazione delle parrocchie? «In parte, è inevitabile; comunque non si tratta, in nessun modo, di creare strutture che diano anche solo l'impressione di costituire una Chiesa che possa fare a meno del ministero ordinato - il prete e il diacono -, partendo da una erronea interpretazione della necessaria, oltre che doverosa, promozione dei laici nella Chiesa; sarà compito della pastorale diocesana vigilare affinché ciò non avvenga». Come sono i rapporti con le Istituzioni locali? «Sono buoni, improntati a sincera volontà di collaborazione; ritengo che in un contesto socio-culturale sempre più fragile e frammentato vadano riscoperti i fondamentali della comune tradizione e cultura fondata sull'uomo e sulla sua dignità». La crisi economica sta "mordendo" anche nello Spezzino. «In un mondo globalizzato ci sarebbe da stupirsi se così non fosse; anche sul piano psicologico e pedagogico, ritengo fondamentale, in tale frangente non solo non smarrire il principio di solidarietà ma potenziarlo al massimo». C'è chi dice che la crisi può rivellarsi un'opportunità. Concorda? «Questo modo di relazionarci gli uni agli altri può diventare opportunità di crescita civile e umana». Per la Pasqua, quale riflessione vuole consegnare ai fedeli? «Vorrei che per i credenti, la fede nella risurrezione di Cristo:"?davvero il Signore è risorto?" (Lc 24,34) diventasse visibile, qualcosa in grado di apparire nella vita di tutti i giorni: nel modo di parlare, di pensare, come nei gesti quotidiani; siamo quasi al termine dell'anno paolino, l'Apostolo scrivendo ai Corinzi ricorda: "il tempo si è fatto breve" (1Cor7,29); auguro ai credenti di saper imparare a vivere il senso della "brevità"/"irripetibilità" della vita per apprezzarne il sapore d'eternità». ? Ai non credenti cosa augura? «Mi permetto di dare un suggerimento: "pensa bene? e se fosse realmente vero che Gesùè davvero risorto?"; la questione, allora, è: poniti dinanzi a tale eventualità liberandoti da ogni pregiudizio». Domanda all'interista: Le piace Mourinho o preferirebbe tornasse Mancini? «L'audacia è una virtù, se è congiunta a moderazione; talvolta è necessario smuovere le acque, bisogna, però, fare attenzione che non si generino gorghi che finiscono, poi, per trascinare a fondo tutto e tutti; Mourinho è un uomo intelligente e - come dice il proverbio - intelligenti pauca». E Mancini? «Penso che ritornare a situazioni consegnate al passato sia un rischio» Andrà ad assistere a una partita dello Spezia Calcio? «Le partite, in genere, si giocano il sabato o la domenica, giorni in cui un Vescovo è molto impegnato. Ma se lo Spezia arrivasse alle Coppe Europee - e in Europa si gioca, il martedì e il mercoledì -, -allora la mia strada, forse, potrebbe portare al Picco; la cosa importante, comunque, è che lo Spezia giochi bene, vinca e vinca molto». .x/06/0904

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Etica, Consultae Cassazionecolmano i vuotidella politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Etica, Consultae Cassazionecolmano i vuotidella politica Giudici e tribunali ci hanno abituati a sentenze spesso tanto lontane dalla logica corrente da ricordare il famoso detto "la giustizia non è di questo mondo". Dopo la sentenza della Cassazione che ha autorizzato l'eutanasia per Eluana senza che vi sia una norma specifica al riguardo, viene da pensare che i giudici facciano le leggi più che applicarle. La sentenza della Corte Costituzionale che stravolge la legge 40 sulla fecondazione assistita dichiarata in parte incostituzionale, indica semplicemente che alla base di certe sentenze vi siano principi ideologici di altro genere diversi della norma costituzionale. La Costituzione è stata varata nel dopoguerra quando l'Italia era ancora una nazione cristiana e le norme rispecchiavano una certa visione della società. Nei decenni successivi sono state varate la legge sul divorzio, che di fatto ha scardinato la famiglia, e la legge sull'aborto che ha fatto più di quattro milioni di vittime; eppure, i costituzionalisti non hanno trovato nulla di incostituzionale. Adesso si cerca di bloccare col testamento biologico l'eutanasia; sicuramente, la Corte troverà qualcosa di incostituzionale presente in qualche articolo come ha già rilevato nella legge 40 dove, con le sue correzioni, moltiplica di fatto gli embrioni condannati a un incerto destino. Il popolo può votare chi vuole ma, se vi è un'autorità che adotta una logica giuridica evolutiva e può con sentenza cambiare le carte in tavola, la democrazia è del tutto inutile. Rino Tartaglino GENOVA 06/04/2009 Non è che i magistrati facciano le leggi. È che, esattamente come la natura, anche l'apparato legislativo ha orrore del vuoto: quando lo incontra, qualcuno lo riempie. Il compito di evitare questi strappi rientra nei doveri della politica, che sulle questioni di coscienza (sempre più pressanti, considerati i progressi della medicina) è invece in colpevole ritardo. In questo campo, io credo che uno Stato laico debba lasciare la più ampia libertà alle persone, sulla base del principio filosofico espresso nell'800 da John Stuart Mill: «Su di sé, sul suo corpo e sulla sua mente, l'individuo è sovrano» anche se persegue attività pericolose. Dopodichéè vero che la nostra Costituzione è stata varata quando il Paese era sicuramente più cristiano di oggi, ma lo è altrettanto che è saldamente laica. Sia il divorzio che l'aborto sono sacrosanti diritti, giustamente riconosciuti. Tanto la legge 40 quanto la discussione sul testamento biologico risentono pesantemente di un'impostazione etica, in cui lo Stato si pone come arbitro assoluto del bene e del male, nel caso uniformandosi alle sensibilità religiose della Chiesa cattolica. Andrebbe benissimo se l'Italia avesse una religione di Stato, cosa che invece (per fortuna, aggiungo io) non è. Non c'è nulla di scandaloso negli interventi della Corte. E, comunque, in questa faccenda la democrazia non c'entra nulla. 06/04/2009

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Franceschini e le Europee (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 06/04/2009 - pag: 8 Franceschini e le Europee «Di Pietro? Voti buttati» Il segretario pd: due punti di Irpef per finanziare chi aiuta i poveri Nel mirino la candidatura del leader idv: fa come Berlusconi. La proposta sui redditi sopra i 120 mila euro ROMA Non c'è più solo Berlusconi. Ora nel mirino di Dario Franceschini c'è anche Antonio Di Pietro. Proprio lui, già alleato alle politiche e comunque all'opposizione come il suo Pd. Tutta colpa delle europee e della scelta, annunciata dal leader dell'Italia dei valori, di candidarsi, così come farà il presidente del Consiglio: «Purtroppo adesso anche lui, oltre a Berlusconi, chiede preferenze per andare in un posto dal quale dovrà dimettersi un minuto dopo essere stato eletto». E quindi parte l'affondo: «Questi sono voti buttati via: noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il mandato, come fanno gli altri Paesi europei ». È la prima volta che il nuovo segretario del Pd attacca in modo così duro Antonio Di Pietro. Scelta che, almeno su questo tema, quello delle candidature europee, non sembra disorientare il partito. Anzi, riscuote un nutrito consenso. Ma Franceschini decide di lanciare una nuova campagna anche sul fronte degli alti redditi proponendo di far pagare due punti di Irpef in più a chi supera i 120 mila euro annui. Fondi da devolvere alla lotta contro la povertà: «Se ne ricaverebbero, solo nel 2009, circa 500 milioni di euro da destinare alle associazioni laiche e cattoliche che si occupano dei poveri. Se aumentano i furti nei supermercati e chi frequenta le mense per sopravvivere, noi progressisti dobbiamo avere il coraggio di recuperare parole come 'deboli', 'poveri', 'sfruttati', che nell'epoca della globalizzazione abbiamo avuto paura di usare. Occorre pensare in tempi brevi a misure di emergenza in attesa di quelle strutturali per superare la crisi». Di fronte alla severità di giudizio nei confronti del Di Pietro-candidato questa volta non appaiono divisioni di sorta tra le diverse aree del partito. «Sono assolutamente d'accordo afferma il veltroniano Giorgio Tonini anche perché dobbiamo essere coerenti con la scelta di qualificare la presenza italiana a Strasburgo, già avviata con la soglia al 4 per cento, necessaria per accedere al Parlamento. E poi, a parte il fatto che alle europee ogni partito corre da solo, la circostanza che Di Pietro sia un nostro alleato rappresenta un'aggravante. Perché così facendo è sceso sullo stesso piano di Berlusconi». Concorda il dalemiano Nicola Latorre: «Occorre evitare qualsiasi tipo di imbroglio nei confronti degli elettori. Le parole di Franceschini su Di Pietro eliminano ogni sospetto che si potesse trattare della solita campagna antiberlusconiana. Il leader dell'Idv si candida? Allora vada sul serio a Strasburgo». La prodiana Sandra Zampa sottolinea l'importanza di «difendere con le unghie e con i denti la scelta di non candidare i big fatta da Franceschini ». E non riserva parole tenere all'ex pm di Mani Pulite: «Se la regola vale per Berlusconi, a maggior ragione lo è per Di Pietro, che oltretutto, con i suoi atteggiamenti spesso e volentieri decisamente ostili al Pd, in qualche modo se l'è cercata ». Mai più «candidati-civetta », invoca il capogruppo del partito alla Camera, Antonello Soro: «È alleato? Peggio ancora ». Mentre la teodem Paola Binetti non solo è d'accordo, ma, fosse per lei, imporrebbe ai candidati anche una dichiarazione preventiva sul loro profilo: «Dovrebbero dichiarare, ad esempio, come la pensano sui temi eticamente sensibili». Insomma, tutti d'accordo, ma con qualche eccezione di rilievo. Come quella del governatore del Piemonte Mercedes Bresso, già dichiaratamente contraria alle restrizioni imposte dal partito sulle candidature: «A me sembra una discussione arzigogolata: sarebbe stato meglio lasciare libertà di decidere: è giusto che ognuno faccia le sue scelte e se ne assuma la responsabilità». Roberto Zuccolini

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 14 del 2009-04-06 pagina 29 «Zapatero? Dimentica la costituzione e vuole annichilire metà della Spagna» di Manila Alfano Lo scrittore, progressista e antifranchista, ci spiega perché il miracolo iberico è finito: «Il governo ha sbagliato con l'Eta e trasforma la guerra civile in un'arma politica» La tv era in bianco e nero. «I programmi finivano con un Padrenostro. La bandiera della Spagna ondeggiava con una grande aquila al centro e la fotografia del generalissimo Franco in alta uniforme». Questa era l'Andalusia di Antonio Muñoz Molina, in quei tardi anni '60, quando l'uomo non era ancora stato sulla Luna ma sognava di andarci, «quando tutto intorno c'era la netta sensazione che qualcosa di meraviglioso sarebbe certamente accaduto, ma da un'altra parte». Si andava a letto presto, il granaio era vicino alla camera da letto, e a comandare era ancora il più vecchio. Alla sera le donne stavano sedute sulle sedie di paglia davanti alle case, con gambe gonfie e scosciate. «La presentatrice compariva nello schermo quasi all'improvviso, con quel suo viso curato, gli occhi truccati strani, i capelli biondi e acconciati da extraterrestre. Guardava tutti dritto negli occhi e diceva: "Buonasera". E noi dall'altra parte, tutti in coro, educati rispondevamo: "Buonasera a lei"». La televisione era il prodigio del moderno. Un mondo lontano, che sa di passato. «Ma non lo rimpiango». Muñoz Molina è la Spagna che non ha paura di dimenticare. È il più giovane accademico di Spagna. È editorialista de El Pais, e nei suoi romanzi cerca i frammenti della sua terra, la guerra civile, la fuga dei marrani, la Spagna cattolica, quella anarchica, quella laica e nichilista. Sono i frammenti di un Paese in cerca d'identità. Muñoz Molina racconta ancora con quegli occhi di bambino la metamorfosi iberica, quella che non capisce l'Italia, quella troppo laica, quella di Zapatero. Lui è un moderato, antifranchista, ma di una sinistra non arroccata nel nichilismo. Il suo ultimo romanzo è Il vento della luna (Mondadori), il racconto della conquista visto da un bambino di una piccola città andalusa. Cosa ha perso la Spagna in questi anni? «La sicurezza nel futuro. Oggi il nostro Paese vive in una situazione particolarmente difficile. Più complicata rispetto all'Italia. Il nostro sistema produttivo ha gravissimi problemi». Perché è fallito il miracolo economico spagnolo? «Il sistema della speculazione edilizia è imploso. Il nostro Pil aumentava del 22 per cento l'anno, mentre la media europea era del 7». Com'era la sua Andalusia? «Era una terra isolata e rurale. Io sono cresciuto in un paesino dell'interno ancora più chiuso, in un mondo di contadini. In casa mia non c'erano libri, io sono stato il primo nella mia famiglia ad avere un'istruzione di secondo grado. Siamo cresciuti giocando per le strade, con grandi famiglie alle spalle, con quella sicurezza nelle piccole cose, nei valori concreti. Ma per il resto si trattava di una società profondamente ingiusta, le donne sottomesse all'uomo di casa, fosse il padre o il marito». Ha nostalgia della sua infanzia? «Noi tutti tendiamo a idealizzare la nostra infanzia, a ricordare le cose migliori di come erano realmente. No, ho nostalgia solo per le persone che oggi non ci sono più. Per il resto no. Siamo cresciuti con la dittatura di Franco». Ne «Il vento della luna» lei racconta il viaggio di Armstrong con gli occhi dell'incanto. C'è ancora quell'ottimismo? «Sì è vero. Io ho raccontato quella sensazione di meraviglia, di novità, che da noi in Spagna si è protratto durante tutti gli anni della transizione. Dal '75 all'82 quel senso di ottimismo e fragilità si è mescolato con la paura. C'era nell'aria quella vitalità nervosa e spaventata di chi scopre per la prima volta il nuovo e ha paura di perderlo». Anche oggi la gente ha paura... «Sì ma è diverso. Oggi le cause sono diverse. Allora c'era un grande senso di fragilità. C'era la paura di un colpo di Stato, dell'estrema destra che minacciava di prendere il potere, il terrore dell'Eta». L'Ira è tornata a colpire. E l'Eta? «L'Eta in Spagna ha perso il giorno stesso in cui ha tradito Zapatero. Quando ha rotto con l'attentato all'aeroporto di Madrid, nel dicembre 2006, la tregua offerta dal governo. E oggi è molto debole, anche politicamente». Un errore, la mossa di Zapatero? «Ha capito che è stato un errore fidarsi dei terroristi. Anche se personalmente mi ha sorpreso la sua fiducia quasi ingenua. Tutti sanno che di un etarra non puoi fidarti». Ora l'uomo, dopo la Luna, sogna di ricreare se stesso. Cosa pensa della biogenetica? «Io dico che il progresso della scienza fine a se stesso non ha valore, non è niente. Io diffido della tecnica pura. E l'essere umano non è ancora capace di prevedere le potenzialità dell'innovazione. La sua capacità morale è squilibrata rispetto alla capacità tecnica. E nel futuro temo che arriveremo a un super uomo senza morale». La Spagna è la nazione europea simbolo del laicismo? «Solo superficialmente. In realtà non c'è vera separazione fra lo Stato e la Chiesa. I politici continuano a partecipare a riti religiosi pubblici. È ridicolo vedere il sindaco partecipare alla processione della Settimana Santa». Lei ha detto: «La Spagna di trent'anni fa è incredibilmente lontana persino incomprensibile per le nuove generazioni». Perché? «Perché il Paese è cambiato radicalmente. È mancata una pedagogia che spiegasse come era il passato. Che desse valore alla memoria». Però lei critica i politici che hanno riaperto vecchie ferite. Che differenza c'è tra coltivare la memoria e riattizzare le braci della Guerra civile? «Ciò che stanno facendo il governo Zapatero e il giudice Garzón è manipolazione politica. Il loro messaggio è falso. Politici mediocri e opportunisti che cercano di mettere in dubbio il sistema democratico che si basa sull'accordo storico firmato nella Costituzione». Cioè? «C'era l'accordo, si doveva perdonare. Non si può annichilare mezzo Paese, bisogna convivere anche con l'altra parte. Il problema è che manca un vero equilibrio fra il perdono e la memoria». Si poteva parlare di guerra civile prima di Zapatero? «Certo, vengono da me giornalisti e scrittori che mi dicono: "Hai visto? Finalmente si può parlare della guerra". Ma è una grossa bugia. Io, 29 anni fa, ho scritto il mio primo romanzo sulla guerra. A loro fa comodo raccontare l'idea di una Spagna oscura e sottomessa che si è finalmente liberata». Cosa non le piace della Spagna di oggi? «Manca una cultura democratica. Manca una morale. Non c'è istruzione. Sembra che l'ignoranza sia ormai un valore. Mai come in questi ultimi anni si è registrato un indice così alto di abbandono scolastico. Si parla del 20 per cento. Non c'è più rispetto per gli insegnanti e i professori sono spesso incapaci. Io sono figlio della scuola pubblica e anche se era nel periodo franchista mi ha dato molto. Mi ha elevato socialmente. Lo sa a cosa assomiglia la scuola di Zapatero? A una festa ludica». In Italia Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, ha restaurato il voto in condotta. «Giustissimo. Il rispetto per le regole prima di tutto. Oggi si parla tanto dell'importanza di esprimersi, la libertà della fantasia. Spazzatura ideologica. Senza una disciplina non si va da nessuna parte». Qualcuno dice che la Spagna assomiglia alla Spagna di Almodóvar. È vero? «Sarebbe una tragedia». Non le piace Almodóvar? «Tutt'altro. Ma è come credere che l'Italia sia quella di Fellini». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Confesso che a me, tetragono e ostinato, piace la conversione di Fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 06-04-2009)

Argomenti: Laicita'

6 aprile 2009 Confesso che a me, tetragono e ostinato, piace la conversione di Fini Fini non mi è mai stato simpatico. Mi è sempre sembrato un tattico mediocre, un politico professionale in carriera senza slancio e cultura. Quando da capo del suo partito andò a Gerusalemme (2003) e pronunciò la sua storica abiura del “male assoluto”, leggi razziali e totalitarismi del XX secolo, continuai a diffidare, mi sembrava volesse vestire il partito di cui era il padrone di nuovi panni emendati delle retoriche nere del passato, ma solo per avere una migliore agibilità politica sul terreno. Un noioso sgomitatore. Questa sua nuova attitudine a stare in minoranza e a dire come la pensa, rovesciando se stesso e i suoi pensieri di una vita in una identità laica, metodologicamente liberal, alla ricerca di una nuova ortodossia ideologica che suona scandalo per i suoi vecchi compagni di cordata e per una parte ingente del popolo di riferimento del mondo berlusconiano, ecco, questo salto di vita, di esperienza, di elaborazione mi sembra positivo, una bella novità di cui gli va reso merito. Le idee di Fini non mi piacciono gran che. Il modo in cui le esprime e gli argomenti che sceglie mi sembrano piuttosto poveri. Per dirla con l’antropologa politicamente corretta di Chicago, Martha Nussbaum, il suo laicismo negativo induce a una visione delle cose “così svuotata di mistero e naturale curiosità che essa stessa, e non le molteplici tradizioni religiose, mortifica l’umanità e compromette il progetto di costruzione di uno stato poliedrico, fondato sul rispetto per ogni essere umano” (dall’ultimo numero di Reset, in Repubblica di sabato 4 aprile). Ma non è questo il punto. E non è nemmeno che Fini mi sembri diventato interessante, al di là e spesso contro le cose che dice, perché apre una contraddizione nel mondo imbambolato del centrosinistra, dove ormai lo sport preferito è mettersi sulla scia di un leader che fino a ieri sembrava contaminare chiunque facesse combutta con lui, trasformando il Cav. di Casalecchio di Reno, che disse di votarlo a Roma nel 1993, in un Cavaliere nero amico dei fascisti. Che attraverso il dissenso istituzionale di Fini la formazione politica di Berlusconi abbracci ormai l’intero spettro delle posizioni politiche e ideologiche possibili, importando nelle sue file perfino la dialettica governo-opposizione, è un curioso scherzo della nostra storia, dipendente dalla mancanza di autonomia culturale e di immaginazione dell’opposizione, ma niente di più. E in fondo è un dettaglio, per quanto importante, anche il visibile strappo nei confronti del conformismo agiografico e palloccoloso che abita nel Pdl, come ieri in Forza Italia. La posizione di Fini, al di là del suo destino personale, non resterà senza conseguenze. A occhio e croce, produrrà imitatori ed emulatori, susciterà discussioni vere, creerà spazi culturali e di idee inimmaginabili fino a ieri, nell’epoca delle grandi cerimonie di glorificazione del capo. Questo è un bene, una ricchezza. Le caratteristiche da pop art del rutilante mondo berlusconiano, e il divertimento che procura a chi abbia un minimo di immaginazione e di spirito, a chi non sia prigioniero come un Michele Serra di schemi di rispettabilità e perbenismo da parvenu, dovevano incontrarsi a un certo punto con qualcosa di simile a una discussione vera, in un ambito vero di partito o isituzionale, con persone vere che mettono insieme discorsi passabilmente autentici. Non vorrei sopravvalutare Fini, come pensano molti nostri lettori, ma a me sembra che, con le sue uscite, a questo punto decisivo di maturazione il movimento disordinato emerso dal caos nel 1994 ci sta arrivando. Il carattere più rilevante di tutta la vicenda, però, è la storia personale di un leader che si converte a una visione della vita, della politica, della cultura e della tradizione opposta a quella su cui ha poggiato i piedi per quasi cinquant’anni. A me, che sono tetragono e palesemente ostinato nell’affezione che porto alle mie due o tre idee, sempre le stesse, a me le conversioni piacciono.

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DALL'INVIATO ADOLFO PAPPALARDO AMALFI. A METà DEL SUO INTERVENTO ALLA SUMMER SCHOOL ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2009)

Argomenti: Laicita'

DALL'INVIATO ADOLFO PAPPALARDO Amalfi. A metà del suo intervento alla summer school del Pd, sferra due colpi (pesanti) al Cavaliere. Ironizzando sulle sue gaffe ai vertici internazionali e definendo «buttati» i voti che gli tributeranno alle prossime Europee: «Perché si dimetterà un minuto dopo». Giudizio, quest'ultimo, riservato anche al collega d'opposizione Antonio Di Pietro. Dario Franceschini è ad Amalfi per chiudere la tre giorni di formazione dei giovani democrat che ha come tema l'ambiente. E i temi del suo intervento prevedono che il segretario nazionale del Pd si soffermi a parlare di «green economy» e rinnovo delle classi dirigenti, più che altro. E invece no, perché Franceschini usa come assist lo sfogo di Berlusconi, due giorni fa a Praga, in cui il premier minacciava «sanzioni dure» contro i giornali che l'hanno criticato. «Sono solo il frutto del nervosismo fisico di chi capisce che il suo ciclo sta finendo. Il suo - aggiunge - è il nervosismo di chi capisce che dopo tanti anni qualcuno ancora ride per le sue scenette, ma nessuno più si spaventa per le sue minacce». Subito dopo il successore di Veltroni passa in rassegna le gaffe: «Gli altri leader vanno al G8 ai summit internazionali per decidere, lui invece va per divertirsi, come se fosse a una gita scolastica. Una volta fa le corna, una volta fa cucù, un'altra volta grida. Sembra Moretti che in quel film pensa "mi si nota di più se vado oppure se non vado?". Comunque il nostro premier, devo ammettere - ironizza Franceschini - è anche simpatico ma dimentica sempre che ai vertici internazionali ci sono le tv e i fotografi di tutto il mondo pronti a riprendere certe cose. E poi è inutile prendersela con loro minacciando misure dure a cui nessuno crede». «È solo il nervosismo - ribadisce ancora per ben due volte - di chi sa che il suo ciclo politico è ormai concluso». Una battuta, quest'ultima, che innesca una polemica a distanza con la maggioranza. «Il ciclo politico che sta finendo in Italia è quello della sinistra. Franceschini è una piccola e friabile meteora che non lascerà traccia», controbatte il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti. «Si curi», attacca invece Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato che ricorda come: «Berlusconi è appena uscito dal grande congresso di costituzione del Pdl, un evento che la sinistra si sogna». E il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, sulle paventate misure contro i giornali minacciate dal Cavaliere ieri attacca: «Che si preoccupi dell'informazione di cui egli è monopolista in Italia, la dice lunga su quella che è l'attenzione del governo alla crisi». Ma i vertici internazionali non sono l'unico argomento d'attacco e rilancia la battaglia di candidare alle Europee solo chi andrà veramente a ricoprire il seggio: «Manderemo al Parlamento solo persone autorevoli che rimarranno lì per l'intero mandato. Adesso - incalza - anche Di Pietro, oltre a Berlusconi, chiede preferenze per andare in un posto dal quale dovrà dimettersi un minuto dopo essere stato eletto. I voti dati a loro, quindi, sono buttati». Chiude così la parentesi anti-premier prima di rilanciare la sfida per uscire dalla crisi: candida il Pd a «guidare una grande rivoluzione verde, anche dall'opposizione», conferma la scelta della «green economy». Infine chiede al governo è di destinare, recuperandoli dai redditi superiori ai 120mila euro, due punti di Irpef, cioè 500 milioni di euro, alle associazioni laiche e cattoliche che si occupano di una povertà ormai in aumento.

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L'ombra della Turchia si è inserita, con tutto il suo peso enigmatico, nel primo incontro ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-04-2009)

Argomenti: Laicita'

L'ombra della Turchia si è inserita, con tutto il suo peso enigmatico, nel primo incontro del neopresidente americano con i 27 leader dell'Unione europea. Il suo fantasma erratico si è profilato come un improvviso convitato di pietra al gran banchetto di Praga, rovinando l'atmosfera di festa e di apparente concordia tra la nuova amministrazione di Washington e il nucleo duro europeo, l'asse Sarkozy-Merkel, che aveva già preso le distanze da Obama nel corso del G20 di Londra. La contrapposizione tra una Casa Bianca che invita gli europei ad aprire le porte ad Ankara e l'Eliseo che rifiuta di schiuderle ha fatto riemergere, di colpo, un nodo tradizionale e mai chiaramente sciolto delle politiche occidentali: nello scontro sulla questione turca tra Obama e Sarkozy si è ripetuto, pari pari, lo stesso dissidio già a suo tempo acuto tra Bush e Chirac. Il presidente francese ha ribadito per l'ennesima volta, con inequivocabile chiarezza, il veto di Parigi, mentre l'americano tornava a ribattere che l'unico modo di ancorare la Turchia all'Occidente era quello di farla entrare a pieno titolo nel concerto europeo. La cancelliera Merkel, pur appoggiando nella sostanza Sarkozy, nella forma è stata più levigata ricordando che l'Ue sta valutando tempi e modi di una trattativa graduale, che potrebbe garantire ai turchi una «partnership privilegiata» in alternativa all'adesione piena. Il presidente del Consiglio italiano, che vanta un'amicizia personale con il premier turco Erdogan, si è inserito una volta di più da mediatore nel gioco dei grandi ventilando il progetto di un compromesso di non facile attuazione: accettare l'ingresso di Ankara, rinviando però a data indeterminata l'alluvione dei migranti anatolici sui mercati di lavoro europei. Tutti discorsi a lunga gittata politica e tecnica. Basti pensare che la scadenza di una possibile affiliazione della Turchia all'Europa, come partner o di socia, potrebbe scattare appena tra il 2015 e il 2017. Comunque, a parte il calendario, il problema resta serio e spinoso. La situazione interna in area anatolica è tutt'altro che chiara. Il partito della Giustizia e dello Sviluppo di Erdogan (Akp) è uscito severamente limato dal voto delle elezioni amministrative del 29 marzo, al quale il primo ministro dava un valore di referendum sul suo operato. Non battuto dai rivali, l'Akp è però sceso al 39% dal 47 raggiunto alle elezioni politiche del 2007, con la perdita di 12 città, tra cui due importanti centri urbani curdi nel Sud-Est del Paese. Alle spalle di questa sottrazione elettorale, di sensibile valore simbolico e psicologico, rimangono tre problemi pesanti e sempre irrisolti: il rapporto del governo con l'incombente irredentismo dei partiti curdi, il rafforzamento dei gruppi fondamentalisti più aggressivi e, in particolare, la tensione mai spenta tra il partito dominante e il contropotere rappresentato dalle forze armate che si ritengono garanti del laicismo kemalista e non vedono di buon occhio né il capo del governo Erdogan né il presidente della Repubblica Abdullah Gul. I generali antireligiosi continuano in sostanza a diffidare dell'uno e dell'altro, sospettati di voler imporre con manovre morbide la legge della sharia e del velo banditi dal fondatore della Repubblica secolare, Atatürk. Sul piano economico la Turchia di Erdogan, importante piattaforma di passaggio energetico per l'Europa, aperta all'economia di mercato, intenta agli scambi commerciali anche in questo periodo di crisi, è un Paese in sviluppo che merita attenzione e collaborazione dall'Ue. Ma la sua schizofrenia d'identità, oscillante tra costumi islamici di ritorno e codici democratici non sempre rispettati, suscita nella metà degli Stati europei impulsi di precauzione profilattica se non di rigetto. Si aggiunga la polveriera di Cipro, col divieto turco di aprire porti e scali a navi e aerei ciprioti greci, e si avrà un quadro d'insieme quanto mai problematico. Ecco perché i negoziati per l'associazione turca all'Europa, avviati tra mille cavilli e perplessità nel 2005, tendono ad allungarsi all'infinito. In verità Erdogan e Gul, pur imponendo il velo alle rispettive mogli, hanno appianato diversi ostacoli per sgombrare la strada che un giorno potrebbe condurre 70 milioni di musulmani nell'ambito di Bruxelles. Purtroppo, sull'argomento che permane scottante, non c'è più oggi in Turchia l'unanimità d'una volta. Almeno un terzo di turchi, delusi dalle lungaggini del negoziato, urtati dai persistenti monitoraggi europei sui diritti civili delle minoranze etniche e religiose, non considerano più l'approdo comunitario come qualcosa d'inevitabile. Altresì mezza Europa non considera auspicabile l'aggregazione della Turchia, e il fronte del rifiuto assomma al «no» secco della Francia il «ni» ambiguo della Germania, le due locomotive di punta del recalcitrante convoglio europeo. Insomma, nonostante le molte e clamorose affermazioni di Erdogan, un tempo lodato come efficiente liberista dalla grande stampa anglosassone, il dubbio dopo le recenti elezioni amministrative è tornato a dilagare di là e di qua dai Dardanelli. Intanto il dilemma che, da Bush a Obama, continua ad assillare gli americani, resta essenzialmente strategico e connesso all'incubo del terrorismo. Washington teme che la Turchia, abbandonata dall'Europa, possa sprofondare interamente nell'Asia minacciando di diventare con il suo notevole peso demografico e militare una delle più importanti e insidiose componenti dell'Islam contemporaneo. Già l'islamologo americano Daniel Pipes ammoniva: «Il fatto che un pezzetto del territorio turco sia in Europa non rende completamente europea la Turchia».

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acqua santa in consiglio comunale (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Firenze Il caso Iniziativa di una dirigente in pensione. Protesta a sinistra, dei consiglieri non cattolici. Il Pdl approva Acqua santa in consiglio comunale Consiglio comunale, scoppia il caso della benedizione pasquale. Ieri un prete fiorentino, Don Aldo, parroco della Chiesa di San Carlo dei Barnabiti di via Calzaioli, proprio di fronte ad Orsanmichele, è entrato nell´aula del Salone dei Ducento accompagnato da una ex dirigente comunale del servizio anagrafe ora in pensione, Sandra Lastrucci, pochi minuti prima che la seduta del consiglio comunale avesse inizio. Ha tirato fuori l´aspersorio ed ha preso a benedire l´aula come da tradizione per le festività pasquali, tra gli sguardi curiosi dei consiglieri comunali presenti, molti dei quali pensavano si trattasse di uno scherzo. Don Aldo ha continuato però con la benedizione. A quel punto scatenando l´ira di alcuni membri dell´aula come Luca Pettini, capogruppo della Sinistra, ateo, di Marco Ricca e consigliere socialista di tradizione valdese, i quali si sono immediatamente rivolti al presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini per chiedere spiegazioni. Cosa che dopo pochi minuti ha fatto anche la capogruppo di Rifondazione Comunista Anna Nocentini, cattolica: «Perché in un´aula laica e piena di sensibilità religiose diverse è accaduto ciò?». «Non ne so nulla», ha risposto Cruccolini. «Noi non accettiamo intrusioni della chiesa nelle istituzioni per marcare il territorio come fanno i cani con la pipì», ha aggiunto il capogruppo verde Gianni Varrasi. Il centrodestra si è opposto: «Mi vergogno di queste persone», ha detto il capogruppo di An Riccardo Sarra all´indirizzo di quanti avevano criticato il prete. «Un clima di cui la città di La Pira non credo sia orgogliosa», ha commentato il deputato di Forza Italia Gabriele Toccafondi. (e.f.)

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Il dilemma dei Dardanelli divide l'Unione europea (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2009)

Argomenti: Laicita'

TURCHIA Perché gli Usa spingono per l'ingresso nella Ue Il dilemma dei Dardanelli divide l'Unione europea Marco d'Eramo Oggi si conclude la prima torunée all'estero del presidente Barack Obama: iniziata con il soggiorno a Londra per il G 20, proseguita a Strasburgo per il vertice Nato, continuata a Praga per il summit Unione europea-Usa, termina con un soggiorno di due giorni a Istanbul e Ankara. Non sfugge a nessuno che Obama ha riservato alla Turchia più tempo e attenzione che a qualunque partner europeo, Gran Bretagna compresa. Durante la guerra fredda, la Turchia - con le sue «laiche» dittature militari - costituì l'imprescindibile pietra angolare del fronte Sud dell'Alleanza atlantica: la Turchia è stata l'unico paese islamico a intrattenere con Israele buoni rapporti non solo economici, ma militari (fornitura di armi) e d'intelligence, fino a manovre congiunte con Usa e Israele (1998). L'indefessa fedeltà dei generali turchi e la solidità dei rapporti tra Ankara e Washington sono però state incrinate da due eventi. Il primo è l'appoggio Usa ai curdi iracheni fin dalla prima Guerra del Golfo (1992) e, soprattutto, dopo l'invasione dell'Iraq nel 2003: da allora i curdi iracheni vivono in regime di autonomia con una propria forza militare (peshmerga) e godono quasi in esclusiva delle loro risorse petrolifere. Poiché i curdi sono sparsi in quattro paesi (Iran, Iraq, Siria e Turchia), ma la minoranza più forte risiede in Tturchia, le autorità di Ankara sono ossessionate dalla prospettiva che si saldi il separatismo curdo in Turchia e in Iraq. Da qui le reiterate incursioni dell'esercito turco nel Kurdistan iracheno. Da qui soprattutto la nuova, inedita freddezza, che si manifestò in tutto il suo gelo nel 2003 quando Ankara rifiutò agli Usa l'attraversamento del proprio territorio, oltre che spazio aereo, per il corpo di spedizione in Iraq. Il secondo evento è stata la quasi concomitante (2002) ascesa al potere - dovuta al discredito del laicismo di un'élite militare corrotta e brutale - dell'islamismo, il Partito della giustizia e sviluppo (Akp) dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan: l'Akp sta all'islamismo come i cristiano-democratici bavaresi stanno al cattolicesimo. Di pari passo l'opinione pubblica turca diventava vieppiù ostile nei confronti d'Israele, fino alle manifestazioni a favore di Hamas durante la recente guerra di Gaza. Ma proprio la relativa moderazione dell'Akp e insieme il recupero delle radici islamiche restituiscono alla Turchia quel ruolo nevralgico che le spetta nella lunga durata storica e tendono a farle occupare di nuovo quel vuoto strutturale che dallo smembramento dell'impero ottomano (trattato di Sèvres, 1920) non era mai stato colmato e che nel vicino Oriente ha dato esito a soluzioni statuali dimostratesi fragili (Siria, Iraq, Giordania, Egitto, Libano, Israele). Già oggi la Turchia accoglie discreti negoziati tra Siria e Israele; qui hanno luogo incontri riservati tra afghani e pakistani, mentre Istanbul può mediare con l'Iran con cui ha intensi scambi commerciali e di cui accoglie molti studenti universitari (non c'è bisogno di visto per entrare in Turchia dall'Iran). Si capisce quindi come nella nuova diplomazia obamiana, la Turchia diventi il perno di tutte le iniziative sia di pace israelo-palestinese, sia di riordino della regione (Iraq e Siria), sia di normalizzazione dei rapporti con l'Iran. Inoltre la Turchia è in posizione ottimale (a cavallo tra Europa e Asia) per fare da ponte tra Occidente e mondo islamico e quindi relegare in soffitta la brutta stagione neocon del cosiddetto «scontro di civiltà» (un tipo di profezia che ha la fastidiosa tendenza ad autorealizzarsi). Dal punto di vista di Obama è perciò del tutto razionale spingere l'Unione europea ad accogliere la Turchia, anche per ancorare Ankara all'Occidente e frenarne la deriva islamica. Va notato però che le amministrazioni (e le motivazioni) passano, ma gli obiettivi restano: gli Usa hanno puntato a lungo sulla Turchia ma solo per diluire la costruzione europea: allora l'obiettivo auspicato dal Council on Foreign Relations era una Comunità europea che comprendesse non solo Turchia ma anche Israele e il Marocco. Un'Europa ridotta ad area di libero scambio e circolazione delle merci. L'ingresso della Turchia nella Ue è uno dei rari casi in cui - a prendere per buone le motivazioni ufficiali - hanno ragione tutti. Quando si oppongono a quest'ingresso, il presidente francese Nicholas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel sono in sintonia con la maggioranza della propria popolazione: nel 2005 il no alla costituzione europea espresso dagli elettori francesi e olandesi fu motivato anche dallo sbandierato spettro della Turchia. In Germania vivono già circa quattro milioni di persone di origine turca (chiamati alemanci dai turchi di Turchia) e la prospettiva di una libera circolazione dei turchi è vissuta con ansia. E, per quanto i governi inglese, spagnolo e italiano si dicano favorevoli all'ingresso turco, questa posizione andrebbe messa alla prova delle loro coalizioni e opinioni pubbliche: per restare solo in Italia, come reagirebbero a una simile ipotesi la Lega lombarda e i partiti legati alla Chiesa cattolica (che tanto insiste sulle «radici cristiane dell'Europa»)? Con i suoi 72 milioni di abitanti, la Turchia diventerebbe il secondo stato dell'Unione, spostando l'asse politico e sociale dell'Unione: Sarkozy e Merkel avrebbero ragione di chiedere a Obama perché Washington non si sogna neanche d'integrare negli Stati uniti il Messico la cui dimensione porrebbe problemi simili a quelli della Turchia in Europa, per quanto tra i due paesi esista già un trattato (Nafta) di libero commercio (ma non di libera circolazione umana). La coesione dell'Europa è già messa a durissima prova dalla frettolosa cooptazione dei paesi dell'ex blocco sovietico. Si è visto come incrinarono la posizione europea sull'Iraq (il segretario alla difesa Usa Donald Rumsfeld parlò di loro come della buona «nuova Europa» contro la cattiva «vecchia Europa» di Francia e Germania); e balzane dichiarazioni del premier dimissionario ceco (ma presidente di turno della Ue) sull'economia hanno già gettato il discredito su tutta l'Unione, rendendola il convitato fantasma del G20. L'ingresso della Turchia potrebbe mettere la parola fine all'idea di un'Europa politica, o sancirebbe l'idea di un'Europa a due velocità, con un primo cerchio integrato (nel perimetro di Schengen o dell'euro) e un secondo cerchio di cooperazione economica. Tra il cerchio e la botte, i leader europei prendono tempo e rinviano il momento delle decisioni. Ma come scrisse Tacito a proposito dei Germani, anche la pazienza dei turchi è alla fine.

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Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: Mandate soldi (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2009)

Argomenti: Laicita'

I SOCCORSI Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: «Mandate soldi» A più di 48 ore dalla scossa killer che ha messo in ginocchio un'intera regione, la situazione nelle zone colpite dal sisma rimane difficilissima. Recuperati gli ultimi cadaveri, bisogna ora pensare ai 25mila sfollati. Le tendopoli allestite dalla protezione civile non bastano a contenere chi ha perso la casa. E sono tantissimi che per la seconda notte consecutiva hanno dormito all'interno della propria automobile. L'emergenza è continua nonostante la macchina dei soccorsi è intervenuta tempestivamente, anche se non in tutte le zone raggiunte dal terremoto. Da parecchie parti manca infatti ancora la luce e il gas, i servizi igienici funzionano a singhiozzo e le linee telefoniche sono in tilt. All'appello d'aiuto stanno rispondendo in tantissimi da tutta Italia, in una gara di solidarietà senza fine. A formare la schiera dei soccorritori ci sono organizzazioni umanitarie e le associazioni più svariate: da quelle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a donare un euro al telefonino. E sono in tantissimi che chiedono di poter andare sul posto per dare una mano. Quello che però non vuole la Protezione civile che lancia un appello: «In questo momento non servono aiuti materiali per le popolazioni colpite dal terremoto, ma piuttosto donazioni in denaro». E il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, fa sapere che, al momento, le presenze nei luoghi del disastro sono più che sufficienti, avendo creato un rapporto di un soccorritore ogni due abitanti. (stefano milani)

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De Bortoli al Corriere: l'indipendenza è un bene assoluto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 08/04/2009 - pag: 31 In redazione Il direttore designato De Bortoli al Corriere: l'indipendenza è un bene assoluto MILANO «E' bello ed emozionante ritrovarvi, ma per me questa non è la seconda volta che mi presento alla redazione del Corriere. Ma la prima. Perché rispetto a dodici anni fa il mondo è cambiato profondamente». Ferruccio de Bortoli, direttore designato del Corriere della Sera (dopo il voto di gradimento firmerà il giornale in edicola venerdì), ha cominciato così ieri mattina il suo discorso alla redazione, riunita nella storica sala Albertini. Dalla sala dove ogni giorno «nasce» il Corsera grazie al lavoro collettivo della direzione e dei singoli settori lui mancava dal 2003, da quando cioè, dopo sei anni al timone, ha lasciato la guida a Stefano Folli e quindi, un anno e mezzo dopo, a Paolo Mieli. E al direttore uscente («di cui sono e resto allievo») ha voluto dedicare anzitutto un ringraziamento: «Mieli ha rinnovato il Corriere, lo ha confermato nella sua storica primazia. E lo ha diretto in questi anni, forse fra i più difficili, con saggezza ed equilibrio. Tra noi non c'è solo amicizia ma forte continuità professionale e culturale ». È passato quindi a parlare «un po' del giornale e della professione ». Del Corriere de Bortoli ha sottolineato il valore di «simbolo della civiltà laica», «luogo dell'incontro più proficuo fra laici e cattolici », i cui valori di fondo «sono scritti nella prima parte della Costituzione ». Il « Corriere sta dalla parte dei suoi valori», rappresenta «l'Italia che ce la fa», la «migliore classe dirigente, il ceto medio produttivo». L'indipendenza del giornale «è un bene assoluto. Nei confronti del governo e dell'opposizione. E anche degli stessi azionisti ». Sulla professione ha sottolineato l'anima del giornalismo con una sorta di appello: «Notizie, notizie, notizie. Verificate, verificate, verificate». L'anima da non dimenticare e dalla quale ripartire sempre, ogni giorno. Soprattutto oggi: «I giornali sono in crisi perché si occupano di una percentuale infinitamente piccola della vita quotidiana dei propri lettori». «Vi dev'essere una ragione profonda che lega il lettore al proprio quotidiano». E questa ragione sta sì «nella qualità e credibilità dell'informazione», ma anche nella «capacità del giornale di rappresentare la comunità a cui si rivolge», e di «difenderla nei suoi bisogni, perfino nelle sue paure». Il giornale come «simbolo d'identità» quindi, come «antidoto alla solitudine della globalità »: «uscendo di casa ogni mattina potreste trovarvi in qualsiasi altro paese». Marchi, rete, tv, cinema: «un gigantesco format globale». Mentre la stampa «è e resterà» «uno dei pochissimi simboli di quello che siamo». I quotidiani perciò «hanno un futuro». Ma i «giornalisti devono affrontare la sfida, mettersi in gioco, uscire dalle protezioni corporative. Chiedetevi quanti giornalisti professionisti con regolare contratto lavorano sulla rete che in Italia ha più di 22 milioni di utenti. Poche decine. Beh, qualcosa non va. Anche nella nostra capacità di riflettere sulla sfida della multimedialità». «Sono sicuro», ha chiuso de Bortoli, «che insieme faremo un buon giornale, serio, onesto, costruttivo, libero». Con l'aiuto di tutti, dalle grandi firme ai giovani, «verso i quali dovremmo avere più attenzione e responsabilità ». «A loro dovremo lasciare un giorno un grande patrimonio. Come erano giovani, giovanissimi, quando ci hanno lasciati, uccisi semplicemente per aver fatto il loro lavoro Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli. Il prezzo della libertà di stampa è anche questo e noi non dobbiamo mai dimenticarcelo ». Al Corriere Ferruccio de Bortoli (Fotogramma) Sergio Bocconi IL VIDEO con il discorso di de Bortoli su www.corriere.it

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Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2009)

Argomenti: Laicita'

I SOCCORSI Emergenza luce acqua e gas Bertolaso: «Mandate soldi» stefano milani A più di 48 ore dalla scossa killer che ha messo in ginocchio un'intera regione, la situazione nelle zone colpite dal sisma rimane difficilissima. Recuperati gli ultimi cadaveri, bisogna ora pensare ai 25mila sfollati. Le tendopoli allestite dalla protezione civile non bastano a contenere chi ha perso la casa. E sono tantissimi che per la seconda notte consecutiva hanno dormito all'interno della propria automobile. L'emergenza è continua nonostante la macchina dei soccorsi è intervenuta tempestivamente, anche se non in tutte le zone raggiunte dal terremoto. Da parecchie parti manca infatti ancora la luce e il gas, i servizi igienici funzionano a singhiozzo e le linee telefoniche sono in tilt. All'appello d'aiuto stanno rispondendo in tantissimi da tutta Italia, in una gara di solidarietà senza fine. A formare la schiera dei soccorritori ci sono organizzazioni umanitarie e le associazioni più svariate: da quelle cattoliche a quelle laiche, dai boy scout, agli omosessuali, dai partiti politici, ai donatori di sangue sparsi in tutte le province, dalle banche, alle singole pro-loro, fino ai gruppi organizzati su Facebook o alle grandi istituzioni locali, come il Comune di Roma, o semplici cittadini pronti a donare un euro al telefonino. E sono in tantissimi che chiedono di poter andare sul posto per dare una mano. Quello che però non vuole la Protezione civile che lancia un appello: «In questo momento non servono aiuti materiali per le popolazioni colpite dal terremoto, ma piuttosto donazioni in denaro». E il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, fa sapere che, al momento, le presenze nei luoghi del disastro sono più che sufficienti, avendo creato un rapporto di un soccorritore ogni due abitanti.

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Politici modestima ricordiamociche siamo stati noia dargli il voto (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Politici modestima ricordiamociche siamo stati noia dargli il voto La prima cosa che leggo dei vari giornali che compro è questa rubrica, perché niente come le lettere dei lettori riesce a farmi comprendere il senso della politica pura, quella che viene fatta nei bar, dettata solo dalla passione delle idee, magari in maniera confusa ma comunque sana. Da questa finestra escono i mugugni del popolo che altrimenti non avrebbe possibilità di esternare il proprio malessere contro le ingiustizie. Questa rubrica è una delle poche difese che ha il cittadino contro i potenti di turno, politici o manager di aziende che siano. Le brutte esperienze accompagnate dall'indignazione vengono messe nero su bianco, al servizio della collettività, e spesso capita che non vi sia nulla da ridere su quanto si legge, ameno che non ci si imbatta in qualche lettera a difesa dei politici. Come può un cittadino normale, non militante, ergersi ad avvocato difensore di questo o quel politico? Specie in Italia, dove l'eccellenza della classe politica si manifesta solo a difesa dei propri interessi e non certo di quella dei cittadini. Le critiche verso i politici devono essere viste come propedeutiche verso una classe dirigente amorfa che non è in grado di esprimersi nell'arte del governare. Basti pensare che fanno le regole e sono i primi a infrangerle oppure impediscono il varo di nuove, civili leggi mentre loro godono di privilegi. A sostegno cito solo tre fatti, anche perché per una lista completa non basterebbe l'intera pagina: portaborse assunti in nero alla Camera e al Senato, riconoscimento della coppia di fatto per i politici, compresa la reversibilità dei privilegi al partner e, peggio ancora, scudo dell'immunità per eventuali reati commessi. Su questi esempi, colpendo i politici dei vari schieramenti, spero non si veda faziosità ma solo la voglia di gridare basta all'ipocrisia di chi (teodem a sinistra, giustizialisti del centro o rondaioli di destra) impone per legge una morale cattolica quando questi non sanno proprio dove stia di casa o cosa sia la morale. Ben vengano l'anticomunismo o l'antiberlusconismo, perché di critica non è mai morto nessuno, ma lasciamo che i nostri politici si difendano da soli perché parecchi Stati sono morti per l'incapacità, l'inadeguatezza o peggio ancora l'inettitudine di chi li amministrava. Renato Frezza MONTEROSSO (SP) 08/04/2009 la casella della sanità i quesiti su SALUTE e benessere, le risposte per vivere meglio FEDERICO MERETA Scrivere a: Il Secolo XIX Casella della Sanità - piazza Piccapietra, 21 - 16121 Genova fax. 010. 8686807; e-mail: salute@ilsecoloxix.it 08/04/2009 Comincio dalla fine, anzi dal punto sulla morale. È a mio avviso sbagliato, almeno in uno Stato laico, cercare di imporre una morale cattolica a prescindere che si sappia che cos'è la morale o dove stia di casa. Sul fatto che i politici debbano difendersi da soli, beh ognuno fa come gli pare. Se c'è chi ritiene di dover dire qualcosa a loro sostegno, è liberissimo di farlo, perfino se appartiene alla categoria dei "cittadini normali". Ma la più intrigante è la conclusione. Non so se definire "incapaci, inadeguati e inetti" i componenti della classe politica italiana sia giusto o invece piuttosto ingeneroso. Credo di poter dire che, mediamente, quelli che siedono in Parlamento sono modesti e certo meno preparati dei loro colleghi della tanto vituperata Prima Repubblica. È il discorso sulla selezione che, in questa pagina, abbiamo già fatto. Però non mi pare corretto attribuire esclusivamente ai politici la responsabilità del lamentevole stato delle cose in questo Paese. Chi ci amministra è lo specchio fedele di chi li vota, cioè tutti noi. Non è vero che il Paese reale e la mitica società civile siano ottimi e i loro rappresentanti pessimi. Purtroppo, o per fortuna, si equivalgono e, come si dice, la botte dà il vino che ha (quasi sempre, perché i salti nell'evoluzione delle vicende umane avvengono proprio in virtù del fatto che ogni tanto dalla botte esce un vino che non c'entra nulla: altrimenti saremmo ancora all'età della pietra). Io non sono convinto che il governo debba essere affidato a quelli che pretendono di essere i migliori (chi lo ha stabilito?) e che affermano di sapere che cosa sia meglio per la popolazione in generale. Preferisco, con tutti i suoi limiti, un sistema di delega dal basso, in cui l'elettorato di volta in volta sceglie da farsi governare. È la vecchia democrazia rappresentativa nata dalle rivoluzioni borghesi: un pessimo sistema, come diceva Winston Churchill, eccetto per il fatto che tutti gli altri sono decisamente peggio. 08/04/2009

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CON LA PRIMA ESECUZIONE NELL'ITALIA DEL SUD DI INRI - PASSIONE SECONDO ANONIMO DI C... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Con la prima esecuzione nell'Italia del Sud di «INRI - Passione secondo anonimo» di Carlo Galante (nella foto), prende il via alle 20.30 nella chiesa Luterana di via Carlo Poerio l'undicesima edizione dei Concerti di primavera organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana, presieduta da Riccardo Bachrach, direzione artistica di Luciana Renzetti. Alla esecuzione del concerto per voce recitante maschile, soprano e quartetto d'archi sarà presente l'autore, noto per aver scritto nel 1993 «Dies Irae, Requiem per le vittime della mafia» eseguito la prima volta nella cattedrale di Palermo. «INRI, Passione secondo anonimo», racconta le vicende che vanno dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua attraverso gli occhi di un immaginario segretario di Pilato. «Musicalmente - ha detto Galante - siamo di fronte ad un ribaltamento della tradizione, come in un'Opera da Camera. Manca il trionfo della fede, ma ogni spettatore è chiamato alle proprie responsabilità, a giudicare i fatti secondo il proprio punto di vista, laico o cattolico che sia».

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Olivier è un bambino come tanti. Passa le sue giornate tra la casa dei genitori, una coppia hip... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-04-2009)

Argomenti: Laicita'

IL CALZINO DI BART Olivier è un bambino come tanti. Passa le sue giornate tra la casa dei genitori, una coppia hippy e permissiva, e quella dei nonni, una coppia borghese e cattolica, che lo costringe ad andare a messa tutte le mattine; ma che in compenso gli lascia mangiare tutte le tartine che vuole. In fondo, cresce spensierato, tra qualche «conflitto» che non riesce a risolvere e a capire del tutto, tra un'educazione religiosa e moralistica e una laica, libertaria ma un po' scombinata. Poi, un bel giorno, quando ha dodici anni, arriva Pierre, un prete corpulento e con un gran barbone, senza la tonaca, che suona la chitarra, canta ed è un gran simpaticone. Pierre diventa l'amico di famiglia e l'amico del cuore di Olivier, un maestro «informale» di vita e un compagno di giochi ed avventure durante i spensierati campi estivi. Poi, questa volta un brutto giorno, Pierre propone ad Oliver un gioco diverso, apparentemente innocente: quello di accarezzarsi l'un l'altro la pancia per addormentarsi, come si fa qualche volta con i bebé che piangono. Va da sé che il gioco non si rivelerà così innocente ed Olivier, pur non subendo violenza, rimarrà fortemente segnato per il resto della sua vita. In Perché ho ucciso Pierre (Tunué, pp. 120, euro 14,90) il fumetto affronta il tema della pedofilia e lo fa in maniera egregia, diretta ma senza ostentazione, ricorrendo ad una sobria scrittura e a un'elegante grafica che si affida ai cambiamenti di tratto e di colore, seguendo i ritmi dei ricordi e l'alternarsi doloroso dei sentimenti. Merito di due autori francesi, Alfred (1976) e Olivier Ka (nato in realtà nel Libano nel 1967) che racconta coraggiosamente un suo personale trauma. Ovviamente nessuno uccide nessuno e Olivier (l'autore e il bambino) operano un assassinio simbolico, utilizzando la scrittura e il disegno come mezzi terapeutici per cercare di sanare quell'antica ferita. Perché, come dice a un certo punto Olivier, rinfacciando a Pierre quella turpe iniziazione sessuale: «un ragazzino è come la creta. ci posi le dita, e rimane il segno».

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2009)

Argomenti: Laicita'>Corriere della Sera sezione: Esteri data: 09/04/2009 - pag: 20 L'intervista Monsignor Negri sull' ex premier britannico «Un errore: così si piega all'intolleranza del laicismo» ROMA «E come no, invita il Papa al politicamente corretto! A portare la Chiesa su ciò che viene normalmente condiviso dalla mentalità comune... Sembra una posizione tollerante, sembra». «Sembra», eccellenza? «Già. Perché questa, in realtà, è la tipica intolleranza del laicismo. Un'intolleranza pesante, forte, che dice: pensate ciò che volete, ma alla fine dovrete pensarla come noi». Monsignor Luigi Negri, 67 anni, vescovo di San Marino e Montefeltro, teologo e filosofo, già allievo di don Giussani al liceo Berchet e assistente di Gustavo Bontadini nella cattedra di Teoretica alla Cattolica, non è tipo da linguaggio velato e curiale: «Vede, se anche 99 persone su 100 ritenessero che l'omosessualità è un diritto e non un disordine grave, questo non cambierebbe di un capello la posizione della Chiesa ». Ma l'invito di Blair al «ripensamento »? «C'è un rovesciamento logico. La Chiesa parla in base a ciò che è giusto e vero e buono. Deve partire dalla fede e cercare di illuminare grazie alla fede i problemi, i limiti e le difficoltà di una situazione concreta. Qui invece si prende la mentalità dominante, che spesso lo è in senso modernista e anticattolico, e la si fa diventare un valore. La posizione della Chiesa diventa un'opinione: se corrisponde alla mentalità corrente va bene, sennò è negativa». L'ex premier britannico si è convertito al cattolicesimo e dice che tra la gente, nelle parrocchie, la fede si basa piuttosto su «compassione e solidarietà» . «Così si fa confusione, si parla di giudizio e misericordia come fossero strutturalmente contrapposti. Mentre invece la misericordia è la modalità cristiana con la quale si esprime la chiarezza di giudizio. Il mondo ha bisogno di verità ». Ma nel caso dell'omosessualità e degli omosessuali? «Come diceva Giovanni XXI- II: inesorabili verso l'errore, comprensivi verso l'errante. Non potremo mai dire che l'omosessualità è bene ma, attenzione, non potremo mai neppure dire che un omosessuale, per il fatto di esserlo, non può salvarsi. Una volta espresso il giudizio, si vive del massimo di misericordia possibile. Giudizio sulla questione generale, misericordia verso le persone». Blair parla di una Chiesa «trincerata» nelle sue vecchie posizioni. Non è possibile che il giudizio muti con il passare del tempo? «Bisogna recuperare l'idea di evoluzione del dogma che espresse il cardinale Newman, purtroppo per lui concittadino di Blair. Il dogma cresce perché incontra con le circostanze che mutano, si cala nella realtà concreta ed è costretto a maturare una coscienza più lucida, più critica. Per dire: del Quattrocento a oggi i dogmi sono diventati sempre più chiari, calandosi nelle circostanze concrete. Questo sì. Però non si può rovesciare la situazione e fare delle circostanze un dogma». La posizione sull'omosessualità è un dogma? «No, però c'è una convinzione profonda della Chiesa, la concezione della morale cattolica ritiene che certi comportamenti siano gravemente scorretti dal punto di vista etico». Certo che è un momento strano: pochi giorni fa il parlamento del Belgio ha votato una risoluzione di protesta contro Benedetto XVI e le sue posizioni «inaccettabili» sui preservativi. «Tira quest'aria, l'intolleranza che dicevo: pensala come me, e così vai bene. Una mentalità che vorrebbe insegnarci come dobbiamo essere cattolici ». Gian Guido Vecchi \\ Qui si prende la mentalità dominante, che spesso lo è in senso modernista e anticattolico, e la si fa diventare un valore \\ Se anche 99 persone su 100 la pensassero così, ciò non cambierebbe di un capello la posizione della Chiesa

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Illuminare nuovi pensieri (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 09/04/2009 - pag: 21 Illuminare nuovi pensieri extrasmall.it Kinexia produrrà energia da Fonti Rinnovabili. Sottoscrivi l'aumento di capitale per contribuire a illuminare nuovi pensieri. L'offerta in opzione è iniziata il 16 marzo 2009 e si concluderà il 14 aprile 2009. Annuncio pubblicitario relativo all'offerta in opzione di massime n. 28.965.842 azioni ordinarie Kinexia S.p.A., al prezzo di Euro 2,100 per azione. Prima dell'adesione leggere attentamente il Prospetto Informativo posto a disposizione del pubblico in formato cartaceo, presso la sede dell'emittente, in Milano, Via G. Bensi n. 12/5, c.a.p. 20152, nonché, consultabile in formato elettronico, sul sito internet dell'emittente medesima www.kinexia.it e sul sito di Borsa Italiana www.borsaitaliana.it. Nel Prospetto Informativo, Sezione Prima, Capitolo IV, sono descritti i rischi connessi all'investimento. www.kinexia.it

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La "guida Michelin" dei fedeli (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 85 del 2009-04-09 pagina 0 La "guida Michelin" dei fedeli di Andrea Tornielli Candele e messali al posto di forchette e stelle: è possibile stilare la classifica dei luoghi di culto? Camillo Langone l’ha fatto. Con molto impegno e qualche peccatuccio... «Sai che differenza c’è tra un liturgista e un terrorista? Che con il secondo si può trattare...». La battuta, ferocissima contro la benemerita categoria degli esperti di liturgia, fece ridere di gusto l’allora cardinale Ratzinger, che prima di diventare Papa, inascoltato, chiese più volte tolleranza verso i tradizionalisti, criticando al contempo la messa «degenerata in show» che non di rado veniva celebrata nelle chiese cattoliche. Dittatura di certi liturgisti, creatività esuberante di certi sacerdoti che presiedono le funzioni rubando la scena al vero Protagonista per mettere, per lo più inconsapevolmente, se stessi o l’assemblea al centro dell’attenzione. Messe con l’accompagnamento di canti modulati sulle note dei successi dei Beatles, processioni d’offertorio che vedono portare all’altare praticamente di tutto, dagli scarponi rotti al ferro da stiro, balli che «c’azzeccano» come i cavoli a merenda con la nostra cultura e la nostra sensibilità, mentre hanno un senso in Africa o in Oceania. Chiese di nuova costruzione che sembrano concepite da architetti con seri problemi di adattamento e assomigliano ad enormi garage, a cupe caserme rivestite di piombo, a luminescenti centri commerciali o a insignificanti palestre. Con acustiche pessime, calde d’estate e fredde d’inverno. Luoghi di culto che a tutto inducono chi vi entra, tranne che alla preghiera, al raccoglimento, all’immergersi nel mistero. Per districarsi in questo mondo, per capire quali siano le messe «da non perdere» e quelle perdibili, arriva in libreria la Guida alle messe (Mondadori, pagg. 313, euro 15), scritta da Camillo Langone, che in questi ultimi anni ha percorso in lungo e in largo parrocchie, chiese e santuari d’Italia partecipando alle liturgie domenicali e stilandone una classifica. La guida Michelin delle celebrazioni potrebbe sembrare un’operazione dissacrante. Le messe trattate alla stregua dei ristoranti, dalle cene di gala alla cena eucaristica, con tanto di votazione: al posto delle canoniche stellette, delle candele (da una a cinque) per classificare gli arredi della chiesa, e dei messali (sempre da uno a cinque), per valutare la «qualità» della liturgia. Langone non fa mistero di alcuni suoi chiodi fissi che diventano criteri di giudizio: le sedie e le panche con o senza inginocchiatoio, le candele vere o finte. La possibilità di genuflettersi durante la consacrazione dice molto di come si concepisce la liturgia in una chiesa. Complice la maggiore praticità delle sedie - più facile aggiungerle, toglierle, spostarle - ma soprattutto una serpeggiante ideologia liturgica che avverte come fumo negli occhi ogni atto di vera adorazione, si preferisce, al fine della «partecipazione attiva» del fedele, che se ne rimanga sempre in piedi o seduto. L’inginocchiatoio è importante e veramente democratico: nessuno vi punterà la pistola alla tempia, obbligandovi alla genuflessione. Ma chi vorrà liberamente farla, pur non avendo più vent’anni, sarà agevolato. E non sarà costretto a rimanere in piedi. Langone ha ragione nell’osservare che la Chiesa post-conciliare sembra, talvolta, non tollerare più la bellezza. Sembra averla bandita, in nome del «pauperisticamente corretto». Eppure si legge nel Vangelo che Gesù, per celebrare l’ultima cena con i dodici, scelse proprio una «sala grande e arredata». Lui, che aveva vissuto nel deserto, mangiato sotto le tende o all’aperto, frequentato le case dei farisei e dei pubblicani, al momento di istituire l’eucaristia, e solo in quel momento, predilige un luogo signorile e bello, certamente non povero. Il senso del mistero e la bellezza sono elementi essenziali del culto. E le chiese, nella storia, hanno sempre offerto a tutti, ricchi e poveri, signori e popolani, una straordinaria ricchezza di affreschi, mosaici, quadri, statue. L’aveva ben capito Stalin, che dopo aver raso al suolo le più belle chiese di Mosca, costruì delle popolari cattedrali laiche, le artistiche stazioni della metropolitana, dove anche l’operaio costretto a vivere in un buco di pochi metri quadri negli orrendi e grigi palazzoni sovietici, poteva respirare un po’ di bellezza. Langone divide le messe secondo varie categorie: quelle più belle, quelle da «eterni anni Settanta» e mediatiche, cioè vale a dire infestate da video al plasma che rischiano di trasformare i luoghi di culto in una succursale di uno studio televisivo; quelle «brutte ma buone», buone messe in brutte chiese, o «belle e cattive», vale a dire «cattive messe in belle chiese»; per arrivare alle messe dei movimenti, alle chiese «turistiche» e infine alle cattedrali. Il mosaico, da Nord a Sud della Penisola, è variegato. L’autore descrive liturgie di piccoli paesi e di grandi città: definisce ad esempio il duomo di Milano «chiesa-matrioska» difficilissima da valutare perché racchiude in sé l’involucro gotico e la discutibile intercapedine turistica, con annesso «Bookshop». C’è la «liturgia farinelliana», che trae il nome da don Farinella, il prete genovese che ha fatto scrivere alla Madonna una lettera in favore del voto a Veltroni e nelle sue «messe» ha abolito il segno della croce, ma ci sono anche tanti piccoli e grandi esempi di belle liturgie. Ci sia consentito, infine, in cauda venenum (un po’ di latino è d’obbligo, in tempi di motu proprio): le oltre duecento recensioni delle messe migliori e peggiori d’Italia, «alla ricerca della messa come Dio comanda», fanno emergere chiaramente l’impostazione del loro autore, che non tollera la comunione nella mano - peraltro autorizzata dalla Cei - e soffre per le «schitarrate» durante la liturgia. Ecco, ferma restando la necessità del richiamo a curare meglio le celebrazioni, non bisogna cadere nel rischio dell’aut aut, dimenticando la legge segreta del cristianesimo, quella inclusiva e mai escludente dell’et et. La messa non va mai ridotta a pura estetica, né la liturgia a questione di pizzi, ori, merletti, candele e inginocchiatoi. Il gregoriano è stupendo, il latino è sublime, l’incenso affascina. Ma senza un po’ di cattolica ferialità, di canti popolari e di messe basse e claudicanti, di assemblee variegate e scomposte, l’atmosfera nelle nostre chiese finirebbe per essere soffocante. Anche se liturgicamente perfetta. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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