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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Laici e chierici"

La lista di Walter ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: equilibrio laici-cattolici: ci saranno Bonino e Bobba. Restano fuori il costituzionalista Ceccanti, i cristiano sociali di Lucà e il numero due antima a Lumia. D'Alema anche in Campania. RUDY FRANCESCO CALVO Fare le liste non è mai stato facile. Per di più con questa legge, che assegna ai partiti il compito di selezionare non tanto i candidati,

Frati e medici del Gaslini insiemeper aiutare le mamme del Perù ( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che per tutto il soggiorno è stata ospite dal vescovo savonese di Lima, monsignor Lino Panizza - era composta da religiosi ma anche da laici: il professor Nicola Ragni, primario della clinica di Ostetricia e Ginecologia dell'Università presso il San Martino, la moglie (e ostetrica) Maria Clotilde Carbone, la presidente dell'Ordine delle ostetriche Ubriana Vavassori.

Esplode la rabbia di emma e marco "i cattolici ci vogliono fuori gioco" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bonino una cosa "a Walter" vuole dirla:"Il dibattito tra laici e cattolici nel Pd è particolarmente sconfortante, Fassino mi ha invitata al dialogo sostenendo che io e Binetti, chiuse in una stanza, avremmo dovuto trovare una sintesi. Già sarebbe tanto se Bindi e Binetti riuscissero mai a trovare un'intesa.

Rouco varela - (segue dalla copertina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Così non si vede perché il divorzio "al vapore" o i matrimoni tra omosessuali (in due anni ne sono stati celebrati 3900) debbano necessariamente sconvolgere la società fin nelle sue fondamenta. Meno controverso è che tra il pensiero laico e il pensiero cattolico esistano, oltre a infinite comunanze, anche differenze non facilmente riducibili.

Liste, Radicali contro il Pd La replica: Sono immodificabili ( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In questi 20 mesi non siamo mai caduti nelle trappole che ci sono state offerte dai giornali per dire la nostra sul dibattito laici- cattolici. Ma quello che sta avvenendo nel Pd su questi temi è sconfortante". Il ministro accenna anche, vista la congiuntura economica, a difficoltà di "copertura per il programma economico" del Pd.

Una donna alla guida di Azione Cattolica La Soncini prende il posto di Pizzul ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Le nomine Una donna alla guida di Azione Cattolica La Soncini prende il posto di Pizzul Senza bisogno di quote rosa: l'Azione Cattolica ambrosiana, cioè la più grossa aggregazione laica della chiesa milanese, ha rinnovato ieri i suoi vertici e si è affidata quasi completamente alle donne.

Fecondazione, chiude il reparto. La sinistra: un favore a Bagnasco ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: oggi segretario di Stato Vaticano, aveva detto chiaro e tondo che quel reparto non gli piaceva: "Come cattolico e come cristiano solleva un grande problema di coscienza - spiegò -. La legge non ci obbliga ad avere questo servizio". Allora l'assessore Montaldo gli aveva risposto picche: il Galliera fa parte del servizio sanitario nazionale,

Alla vigilia del voto in spagna la conferenza episcopale elegge il vescovo varela, oppositore del premier. e il divario laici-cattolici si allarga - guido rampoldi madrid ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E il divario laici-cattolici si allarga GUIDO RAMPOLDI MADRID dal nostro inviato Tre anni di scontri intermittenti e sregolati, riesplosi in questa campagna elettorale. Ma a fidarsi dei pronostici, ieri mattina i 78 vescovi spagnoli avrebbero stemperato il lungo conflitto con il governo socialista confermando alla presidenza della Conferenza episcopale Ricardo Blazquez,

Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Volevamo portare la ( da "Tempo, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sindacalisti, laici, cattolici e, soprattutto, segretarie, mogli, figli di, portaborse. Cominciamo dal "club delle mogli". Quella più a rischio era Anna Maria Carloni, consorte del governatore Antonio Bassolino che, in extremis, è riuscita a conquistare un posto a Palazzo Madama in Campania: sarà terza in lista.

Il Pd lancia la carica dei portaborse ( da "Tempo, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sindacalisti, laici, cattolici e, soprattutto, segretarie, mogli, figli di, portaborse. Cominciamo dal "club delle mogli". Quella più a rischio era Anna Maria Carloni, consorte del governatore Antonio Bassolino che, in extremis, è riuscita a conquistare un posto a Palazzo Madama in Campania: sarà terza in lista.

L'ALDOPARLANTE di Aldo Chiarle ( da "Avanti!" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il Pci era lanciato a testa bassa alla conquista dei voti cattolici. "L'Unità" del 28 febbraio, in un articolo dal titolo "Laici e cattolici, basta muri", scriveva: "Si tratta dunque di superare la contrapposizione secca che divide, che bolla gli uni come oscurantisti e gli altri come laicisti esasperati per arrivare ad una reciproca considerazione".

FAMIGLIA CRISTIANA SILURA ANCHE IL CAVALIERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anima laica e quella cattolica del partito di Veltroni. Discorso diverso, invece, per il Cavaliere. "Berlusconi ha definito il suo partito "monarchico" (crediamo per via della potenza del leader) - s'ironizza nell'editoriale - e insieme "anarchico", nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e che lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli.


Articoli

La lista di Walter (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

DEMOCRATICI Il coordinamento nazionale approva i nomi per le elezioni del 13 aprile La lista di Walter Candidati di ferro in Veneto: Calearo, Baretta, Nerozzi. In Piemonte regge l'equilibrio laici-cattolici: ci saranno Bonino e Bobba. Restano fuori il costituzionalista Ceccanti, i cristiano sociali di Lucà e il numero due antima a Lumia. D'Alema anche in Campania. RUDY FRANCESCO CALVO Fare le liste non è mai stato facile. Per di più con questa legge, che assegna ai partiti il compito di selezionare non tanto i candidati, quanto una buona quota dei sicuri eletti. Due giri di consultazioni con i segretari regionali la scorsa settimana non hanno chiuso tutte le questioni. Ieri il coordinamento nazionale del partito ha dato il via libera ai candidati del Pd per le prossime elezioni politiche, con una settimana di anticipo rispetto ai termini di legge. Per ciascuna circoscrizione, alla camera e al senato, le liste sono state oggetto di confronto tra i dirigenti nazionali e locali del partito. I nodi da sciogliere rimanevano soprattutto le deroghe per chi ha superato i tre mandati parlamentari e le candidature nazionali da distribuire nei territori. Alla spicciolata filtra qualche nome, di presenti e di assenti dalle liste. Il primo escluso eccellente della giornata è il costituzionalista Stefano Ceccanti. "Ci deve essere stato un equivoco" avverte il coordinatore del Pd toscano, regione nelle cui liste doveva essere destinato Ceccanti. "Nessuno ha mai proposto alla Toscana di presentare come espressione del territorio il professor Stefano Ceccanti, il quale per altro, com'è noto, è da noi molto stimato". Restano fuori dalla corsa anche gli altri cristiano sociali, a partire dal loro leader Mimmo Lucà, che ha convocato per oggi l'esecutivo del movimento con all'ordine del giorno le proprie dimissioni. Escluso anche il siciliano Giuseppe Lumia, vicepresidente della commissione parlamentare antimafia: "In questo momento ? ha commentato ? il mio pensiero va soprattutto alla Sicilia del cambiamento che si trova oggi davanti a scelte non chiare e discutibili. A questo punto penso che sia necessaria una seria riflessione che anche io mi riservo di fare". La notizia della giornata è però un'altra: Massimo D'Alema sarà capolista in Campania 1, oltre che in Puglia, scalzando così il ministro uscente Luigi Nicolais dal primo posto. Una candidatura autorevole che dovrà servire a far recuperare al Pd l'autorevolezza lesa dai fatti di cronaca e dal "caso" De Mita. Una difficoltà testimoniata anche dal fatto che le liste della Campania sono state lasciate in coda alla riunione, dopo aver approvato tutte le altre. Nomi di prestigio sono stati schierati anche in altre regioni di "frontiera", ma per altri motivi. Il Pd spera nel risultato eccezionale in Veneto, ad esempio, puntando sul mondo del lavoro: l'imprenditore Massimo Calearo è capolista nella circoscrizione 1 per la camera, mentre sarà candidato in Veneto 2 il segretario generale aggiunto della Cisl Pier Paolo Beretta. Al senato, con Morando capolista, ci sono anche il segretario regionale Paolo Giaretta, salvato dalla deroga, e l'altro sindacalista, Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil. Nella sua regione non c'è Tiziano Treu, che comunque ha ottenuto la deroga e sarà candidato in Lombardia. Se in Veneto si compensano imprenditori e sindacalisti, in Piemonte pari rappresentanza viene data all'anima laica e a quella cattolica del Pd: Emma Bonino guiderà la lista del senato e Luigi Bobba quella della camera nella circoscrizione 2, mentre il territorio torinese viene affidato a Piero Fassino. Il vicesegretario del Pd Dario Franceschini guiderà la lista toscana per la camera, mentre quella per il senato è capeggiata da Vannino Chiti. Anna Finocchiaro, richiesta da molti territori, correrà in Emilia Romagna. Romano Prodi, come ampiamente annunciato, non c'è ma tutte le persone a lui più vicine riescono a piazzarsi in posizioni eleggibili: Silvio Sircana e Paolo De Castro approderanno a palazzo Madama (candidati rispettivamente in Sicilia e Puglia), mentre Ricky Levi sarà in Lombardia, Mario Barbi in Piemonte, Letizia De Torre in Trentino Alto Adige, Sandra Zampa in Emilia Romagna, Sandro Gozi in Umbria e Giulio Santagata in Piemonte.

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Frati e medici del Gaslini insiemeper aiutare le mamme del Perù (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Solidarietà Concluso il viaggio a Lima per attrezzare i "punti nascita" diocesani nella capitale. E arriva un nuovo religioso tra i latinos 05/03/2008 C'ERA ANCHE una delegazione genovese all'ultimo capitolo generale dei cappuccini a Lima, l'assemblea generale dei frati del Perù. Perché il legame tra la Liguria e l'America latina è sempre più stretto, fatto di scambi culturali e relazioni umane. La comunità cattolica dei latinos all'ombra della lanterna cresce giorno dopo giorno (e tra breve si stabilirà nella centralissima parrocchia di Santa Caterina un nuovo frate proveniente da Lima,), mentre la solidarietà verso il Paese andino si arricchisce di nuove iniziative. "Ho chiesto ai nostro confratelli peruani di mandare a Genova un altro frate che possa svolgere un servizio umano e pastorale per la comunità dei latinos in città - dice padre Francesco Rossi, superiore dei cappuccini genovesi, appena tornato da una trasferta a Lima - e l'assemblea ha preso l'impegno formale di garantire stabilmente la presenza di tre o più frati che possano dedicarsi a tempo pieno ai loro connazionali. Oggi è un servizio svolto nella parrocchia di Santa Caterina, alle spalle di piazza Corvetto, nel quale sono già impegnati padre Ariel e padre Martin. Una terza persona proveniente da Lima li raggiungerà presto". È la globalizzazione della solidarietà, dice padre Francesco. E non nasconde una speranza: poter consacrare i primi cappuccini del Perù e dell'Ecuador a Genova. "Quando i nostri italiani partivano per affiancare i nostri emigranti, spesso nella comunità italiana all'estero nascevano nuove vocazioni. Forse si ripeterà lo stesso fenomeno qui da noi". La "missione" genovese - che per tutto il soggiorno è stata ospite dal vescovo savonese di Lima, monsignor Lino Panizza - era composta da religiosi ma anche da laici: il professor Nicola Ragni, primario della clinica di Ostetricia e Ginecologia dell'Università presso il San Martino, la moglie (e ostetrica) Maria Clotilde Carbone, la presidente dell'Ordine delle ostetriche Ubriana Vavassori. Con alcuni obiettivi molto concreti: visitare le strutture cappuccine nel Cono Northe della capitale peruana e rispondere alle richieste di aiuto partite dalla capitale. "Nell'agosto scorso c'è stato un violento terremoto nel distretto di Ica, a sud di Lima - riprende padre Francesco - I nostri confratelli del Perù si sono attivati tramite una Ong che, con una spesa di circa 2500 dollari, fornisce una casetta antisismica completa di tutto il necessario, infissi e servizi igienici inclusi". Da Genova, grazie all'aiuto di tanti benefattori che hanno risposto all'appello dei frati, è stata inviata la cifra necessaria per la costruzione di trenta edifici monofamiliari. "Finalmente ho potuto visitare le prime a Sunampe, un villaggio di circa 2500 abitanti". Toccate con mano e fotografate per garantire (a chi ha portato la mano al cuore e al portafogli) che i suoi euro sono andati a buon fine. Anche il professor Nicola Ragni ha verificato di persona lo stato dei tanti "punti nascita" che il vescovo Panizza ha voluto nella capitale. Un aiuto tangibile assicurato dalla diocesi alle mamme e alle famiglie, in un Paese dove la sanità pubblica non esiste. "Ho visitato quattro di questi ambulatori - dice - Nel più grande, che garantisce almeno trenta o quaranta visite ostetriche e gineoclogiche al giorno, nascono tra gli ottocento e i mille bambini all'anno". Sembra una cifra enorme. "Ma Lima è una metropoli da 9 milioni di abitanti e ogni coppia ha spesso quattro o cinque figli". Il personale medico e le ostetriche sono molto scrupolosi e preparati, racconta. Ma qualche limite esiste per quello che riguarda le apparecchiature in dotazione ai poli ospedalieri creati dalla diocesi. "Speriamo di poter attivare forme di collaborazione con il Gaslini, per uno scambio di profesisonalità - continua il professor Ragni - e, magari, fare arrivare qualche strumento ancora perfettamente funzionante che da noi verrebbe comunque sostituito". B. V. 05/03/2008.

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Esplode la rabbia di emma e marco "i cattolici ci vogliono fuori gioco" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Il sospetto dello stato maggiore Pr contro gli ex popolari: "Ora è Veltroni che deve risolvere il caso" Esplode la rabbia di Emma e Marco "I cattolici ci vogliono fuori gioco" Tentata addirittura la carta del Capo dello Stato GIOVANNA CASADIO ROMA - Ironia del caso. Paola Binetti - la teodem che ha bollato l'ingresso dei Radicali nel Pd come l'inizio di una malattia grave, e cioè della "metastasi" laicista - incontra Emma Bonino, Marco Pannella, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, Sergio D'Elia e Rita Bernardini, praticamente lo stato maggiore radicale, sull'uscio di Montecitorio. Lei entra, loro escono. Ma non definitivamente. Stanno solo andando verso altri incontri, riunioni, vertici per cercare di ricucire lo strappo, o meglio "il tradimento" compiuto dal Partito democratico di Veltroni. Bonino ha appena parlato con il presidente della Repubblica. I Radicali sono talmente infuriati che si appellano al capo dello Stato perché sia garante di un accordo politico - il loro con il Pd - "vincolante come un atto giuridico". Dal Quirinale fanno sapere che il presidente ha richiamato essendo stato cercato e si è trattato di un colloquio di cortesia. Napolitano evidentemente non c'entra nulla con le beghe di partito. Il ministro delle Politiche comunitarie si è allontanato dalla conferenza stampa e telefona al Colle dal cortile della Camera. Alla fine, non commenta. Non erano più così affiatati da tempo i due leader storici dei Radicali. Ora che le candidature promesse da Walter Veltroni - nove parlamentari del Pr nella prossima legislatura - sembrano restringersi a sei perché tre sono in posizioni da loro giudicate a rischio, torna forte più che mai il sodalizio politico-paterno-filiale della coppia radicale da trent'anni sulla breccia delle battaglie per i diritti civili e per modernizzare la società italiana. Lanciano l'offensiva contro l'anima cattolica dei Democratici che crede di averla spuntata sfoltendone il drappello parlamentare. "Siamo qua, in gravi difficoltà e buona forma", esordisce Pannella puntualizzando che "pacta sunt servanda" e che avranno molto filo da torcere se nel Pd vogliono farli scomparire. Bonino rilancia: "Tra persone civili i patti si rispettano". Marco si sfoga: "Non ci fottete, su questo e altro non ci fottete, però non rompiamo, ci dovete nove eletti senza i quali il patto è tradito". Emma annuisce: "Non ci sono "se" e "ma", non siamo stati noi a rompere il patto. Io l'avevo detto che non mi sarei voluta candidare in Piemonte, non lo ritenevo utile e la "capolistura" con Luigi Bobba, il teodem, non facilita. Però abbiamo continuato con autodisciplina, da parte nostra non abbiamo risposto a nessuna provocazione, non siamo caduti nelle trappole". Ecco, il sospetto dei Radicali è che l'avversione dei leader cattolici alla fine abbia avuto la meglio: vogliono metterci fuori gioco. Pierluigi Castagnetti, Rosy Bindi, Beppe Fioroni per non parlare di Binetti, Bobba, Baio sembravano avere abbozzato. Invece. Bonino una cosa "a Walter" vuole dirla:"Il dibattito tra laici e cattolici nel Pd è particolarmente sconfortante, Fassino mi ha invitata al dialogo sostenendo che io e Binetti, chiuse in una stanza, avremmo dovuto trovare una sintesi. Già sarebbe tanto se Bindi e Binetti riuscissero mai a trovare un'intesa...". I Radicali non si fidano di Dario Franceschini, il vice del Pd e leader dei cattolici democratici. è lui alla fine di una mattinata di colloqui frenetici, a dichiarare: "Le liste sono immodificabili". Del resto, sul numero due del Pd la "tegola radicale" piomba a inizio giornata. è Veltroni a chiamarlo in una pausa della registrazione di "Porta a porta" e a chiedergli conto dello strappo radicale. Maurizio Turco, uno dei radicali in lista, giura che "a Walter la chiusura di Dario verso di noi non ha fatto piacere". Pannella è sicuro che "se Franceschini dice che quella roba lì non si tocca, beh bisogna sentire Veltroni, perché lui è solo il vice". Ed è cattolico. Non c'è nessuno, dicono i compagni radicali, che sappia "trattare come Marco". E Marco non vuole rompere, vuole Veltroni al tavolo, chiede di riaprire la partita con il "numero uno". Franceschini, e Goffredo Bettini dal canto loro sono irremovibili. Il Pr tradito da Veltroni? Scrolla la testa Pannella: "Non usiamo parole grosse, non giochiamo col sacro...sono incapaci, o meglio capaci di questo".

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Rouco varela - (segue dalla copertina) dal nostro inviato (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Rouco Varela La legge sul matrimonio gay costituisce un problema per il diritto privato Trent'anni fa un altro governo socialista introdusse il divorzio (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO INVIATO guido rampoldi lratzingeriano Rouco Varela è molto diverso dal suo antagonista Ricardo Blazquez, vescovo di Bilbao. Il primo non avrebbe mai detto quel che disse il secondo nel novembre scorso, poche settimane dopo la beatificazione di 498 religiosi uccisi dai repubblicani. Anche la Chiesa, suggerì quel giorno Blazquez, deve "chiedere perdono" per quel che fece durante la Guerra civile (si schierò dalla parte di Franco, proclamò la "crociata", di fatto incitò allo sterminio del nemico, e terminato in conflitto, assistette serenamente al massacro di almeno 50mila prigionieri). "Dimenticare le migliaia di maestri, sacerdoti, operai, dirigenti e politici che morirono vittime della repressione franchista - argomentò Blazquez - non solo è un'ingiustizia ma rende impossibile la riconciliazione e la pace". Bisogna invece riconoscere che "martiri" sono sia "coloro che muoiono per Gesù Cristo e in difesa della religione cristiana", sia coloro che "muoiono o patiscono molto in difesa di altri credi, convinzioni o cause". Queste parole audaci non devono essere piaciute ai porporati che da giovani non furono ostili a Franco, e comunque mai come lo sono oggi a Zapatero. Furono contigui alla dittatura non tanto o non solo per una simpatia ideologica, quanto per convenienza: in quegli anni la Chiesa godeva di una condizione di assoluto privilegio. Era la religione di Stato, l'unica riconosciuta fino al 1967, quando proprio il Vaticano obbligò un riluttante Franco ad autorizzare il culto protestante. All'epoca i luterani erano quarantamila. Oggi sono 1,4 milioni. I musulmani 1,5. I mormoni, i buddisti, decine di migliaia, E ciascuno di questi culti chiede con ragione di accedere agli stessi diritti tuttora riservati alla Chiesa spagnola. Quest'ultima riceve dallo Stato 4310 milioni (in pagamento di servizi sanitari e sociali, salari per gli insegnanti di religione, custodia del patrimonio artistico e immobiliare) ed è l'unica fede autorizzata a ricevere dal contribuente una quota dell'Irpef, aumentata sensibilmente proprio dal governo Zapatero (adesso il 7 per mille, contro il 5,2 precedente). In altre parole lo Stato riconosce alla Chiesa una centralità che in termini freddamente statistici comincia a non aver più ragion d'essere. Infatti non solo la presenza degli immigrati, oggi un decimo della popolazione spagnola, comporta richieste di diritti paritari per ciascuna fede, ma il cattolicesimo conosce, come ovunque in Europa, un declino numerico. Dal 2001 al 2005 sono diminuiti i sacerdoti (meno settecento), i seminaristi (da 1797 a 1481), i matrimoni celebrati in chiesa (di un quinto), i contribuenti che devolvono la quota dell'Irpef alla Chiesa cattolica (dal 39,1% al 32,9%), i figli nati da coppie sposate (oggi 71%, e dal 2005 la percentuale di figli nati da madri nubili aumenta ogni anno di un decimo). Se non bastasse, la contiguità tra una parte della curia e il franchismo ha generato un anticlericalismo forte, in genere giustificato dalla storia ma talvolta pretesto per discriminare, con la supponenza di cui siamo capaci anche noi atei, tanto il pensiero quanto gli studiosi cattolici. Ad una Chiesa già spaventata dalla sindrome dell'assedio e dall'angoscia del declino, Zapatero ha ventilato una serie di riforme su questioni legate alla sessualità e all'etica che gran parte della curia considerava di propria (quasi esclusiva) competenza. In seguito il premier ne ha lasciate cadere alcune e ne ha mitigate altre, sia perché troppo controverse, sia nel tentativo di trovare un compromesso con la Conferenza episcopale. Ma le leggi approvate dal parlamento hanno ugualmente sconcertato anche cattolici non bigotti. Per esempio Rafael Navarro Vals, cattedratico di diritto all'università Complutense di Madrid. Dice: "Il governo ha introdotto un congiunto di norme sul diritto di famiglia che non hanno eguale in alcun altro Stato europeo o americano. La legge sul matrimonio omosessuale, un'anomalia giuridica che allinea la Spagna a tre o quattro Paesi, sui 182 rappresentati all'Onu, e ora costituisce un autentico problema per il diritto internazionale privato. La legge sul cosiddetto divorzio "al vapore", che permette di rompere un'unione in tre mesi e fa del matrimonio l'unico contratto del diritto spagnolo che può essere sciolto senza causa. La legge che permette di cambiare sesso senza operazione chirurgica. O quella che permette la clonazione terapeutica. Tutto questo erode il tessuto sociale. E gli effetti si vedranno anche a breve". Trent'anni fa, quando un altro governo socialista introdusse il divorzio, la Chiesa proclamò che di lì a poco il matrimonio sarebbe caduto in disuso: non pare che la profezia si sia avverata. Così non si vede perché il divorzio "al vapore" o i matrimoni tra omosessuali (in due anni ne sono stati celebrati 3900) debbano necessariamente sconvolgere la società fin nelle sue fondamenta. Meno controverso è che tra il pensiero laico e il pensiero cattolico esistano, oltre a infinite comunanze, anche differenze non facilmente riducibili. Come gestirle? Il modello spagnolo non offre risposte. Ma con la sua conflittualità, almeno rende quelle differenze riconoscibili. Per stare alla metafora di Navarro Vals ("Tra lo spirituale e il temporale c'è una frontiera delicata. E dove c'è una frontiera capitano incidenti di frontiera"), la Spagna odierna rende visibile quel confine. In questo la Spagna è molto diversa dall'Italia. Qui il papa non sbuca ogni sera nel tg delle reti pubbliche e non è invitato a inaugurare anni accademici. "Laicista" non è insulto, nessuno spaccia per sopraffazioni le educatissime inquietudini laiche per certe invadenze curiali, e se un Ruini convocasse una manifestazione non accorrerebbero i quattro quinti della politica nazionale. Se però provate a cercare il pensiero cattolico in una libreria italiana è improbabile che troverete molto di più che i Socci e i Biffi, la miracolistica di Medjugorie, l'islamofobia e l'idolatria di Pietralcina. Andate invece al secondo piano della Casa del Libro, la più grande libreria madrilena, e avrete l'impressione di un cattolicesimo vivo, dinamico, interessante. Troverete anche un libro che in Italia avrebbe vita grama, "La puttana di Babilonia", il nomignolo poco gentile con cui gli albigesi chiamavano Santa Romana Chiesa. Ma in fondo anche questo anticlericalismo spinto evita al cattolicesimo la sorte del cattolicesimo italiano, condannato all'indifferenza e all'indistinto dall'unanimismo ipocrita della politica. In Spagna la politica parla un linguaggio più schietto, perfino crudo. Lo scontro non è mascherato. Le reazioni sono forti. Non accadeva da quarant'anni che i vescovi spagnoli negassero la rielezione al presidente della Conferenza episcopale, come invece è successo ieri. Lo sconfitto, Ricardo Blazquez, probabilmente ha pagato l'irruenza di quei dignitari socialisti, incluso Zapatero, che nelle ultime ore avevano preso di petto l'ala belligerante dell'episcopato con parole quantomeno intempestive. Peccato, perché Blazquez si era presentato con una frase programmatica che probabilmente indica il metodo per sminare il confine tra lo spirituale e il temporale: "La Chiesa non vuole imporre la fede cristiana né la morale cattolica, la offre con franchezza e con coraggio a tutti".

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Liste, Radicali contro il Pd La replica: Sono immodificabili (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Liste, Radicali contro il Pd La replica: "Sono immodificabili" di Andrea Carugati/ Roma "Non ci fottete",tuona Marco Pannella nella piccola sala stampa di Montecitorio. "Voglio vedere fin dove siete capaci di arrivare". "Noi non abbiamo rotto il patto, altri lo stanno facendo", rincara Emma Bonino. No, i radicali non rompono, per ora, l'accordo con il Pd ma sono furiosi. È iniziata al mattino la nuova querelle con i democratici, quando Bonino, dopo aver preso visione nella notte delle liste, ha detto a Radio radicale che "la proposta dei nove eletti non è stata mantenuta, non c'è la certezza che siamo eletti tutti e 9". E ancora: "Non intendo candidarmi in Piemonte, e non sono nemmeno convinta che valga la pena di essere candidata da qualche parte. Non sono un soprammobile che si può prendere e spostare dove vogliono". Anche lei, la ministra pragmatica, quella che tutti hanno descritto nelle scorse settimane come la più favorevole, tra i radicali, all'accordo col Pd, ha perso la pazienza. Non bastano ai radicali le parole di Veltroni, che in mattinata, registrando "Porta a Porta", ha assicurato che "a quanto mi risulta i 9 eletti ci sono, spero che tutto rientri". Pesano di più le parole di Dario Franceschini, che nel pomeriggio mette un paletto invalicabile: "Le liste sono state votate lunedì dal coordinamento nazionale e da quel momento sono immodificabili. Io sono personalmente garante dei quel voto". Si arriva alla conferenza stampa. Pannella chiede che "i patti siano rispettati, secondo l'accordo i nostri 9 devono essere titolari di una protezione privilegiata. Non capilista? Va bene, però subito dopo. E nelle circoscrizioni più popolose. Se anche uno solo non è in posizione sicura il patto è tradito". Pannella e Bonino citano tre casi di loro candidati in posizioni incerte: Maria Antonietta Coscioni al 5° posto in Friuli per la Camera, Elisabetta Zamparutti al 3° posto per la camera in Basilicata, e Matteo Mecacci al 5° posto nel Lazio 2. "Anche i giornali lucani scrivono che Zamparutti non è in una posizione eleggibile", protesta Pannella. Bonino chiede al Pd di riparare a un "errore madornale e grossolano, siamo oltre i limiti della buona creanza". Spiega anche ritiene la sua corsa in Piemonte "non interessante né utile". Perché? "Il fatto che sia capolista Bobba (teodem, ndr) non facilita. In questi 20 mesi non siamo mai caduti nelle trappole che ci sono state offerte dai giornali per dire la nostra sul dibattito laici- cattolici. Ma quello che sta avvenendo nel Pd su questi temi è sconfortante". Il ministro accenna anche, vista la congiuntura economica, a difficoltà di "copertura per il programma economico" del Pd. Pannella ricostruisce in toni polemici tutta la trattativa col Pd. "Hanno detto no a una nostra lista collegata perché ci considerano rottami del passato. In effetti in Campania hanno dimostrato di avere rapporti difficili con i rottami...". E Bonino: "Bettini ci aveva assicurato che avremmo visto le liste insieme prima di renderle pubbliche". Ma se il no di Franceschini a ritocchi alle liste dovesse restare? "Faremo valere le nostre ragioni con Veltroni, anche a livello giuridico: abbiamo firmato un contratto che deve essere rispettato. Franceschini è solo il vice...", dice Pannella. Dal Loft confermano la linea. Dice Goffredo Bettini: "Impensabile riaprire una trattativa. Sette candidati sono in posizioni di assoluto privilegio, due in posizione buone, ma di combattimento. Personalità di primo piano del Pd hanno accettato rischi assai maggiori. Sta ai radicali dimostrare se davvero vogliono partecipare ad una avventura comune, o solo conservare se stessi". Al loft aggiungono che, se si dovesse andare avanti così, potrebbe essere il Pd a rompere coi radicali.

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Una donna alla guida di Azione Cattolica La Soncini prende il posto di Pizzul (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-05 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Le nomine Una donna alla guida di Azione Cattolica La Soncini prende il posto di Pizzul Senza bisogno di quote rosa: l'Azione Cattolica ambrosiana, cioè la più grossa aggregazione laica della chiesa milanese, ha rinnovato ieri i suoi vertici e si è affidata quasi completamente alle donne. è dunque una donna il presidente, Valentina Soncini: insegnante, 43 anni, vive a Monza e succede da ieri a Fabio Pizzul. Ma sono donne anche due dei quattro vicepresidenti che la affiancano nei settori Adulti e Giovani, vale a dire Paola Cova e Luana Dalla Mora, accanto rispettivamente a Gigi Pizzi e Martino Incarbone. L'investitura dei nuovi vertici è stata ampiamente sottoscritta dall'assemblea iniziata la scorsa settimana. Per l'Azione Cattolica di Milano è il secondo presidente donna nella storia, dopo Maria Dutto che lo era stata a fine anni '70. "So - ha detto il cardinale Dionigi Tettamanzi a nomine avvenute - di poter contare sulla vostra maturità di laici cristiani", per "guardare in avanti" e "riconoscere i cambiamenti in atto nel nostro tempo, accettandone senza paura le nuove sfide" lungo "la strada del rinnovamento che abbiamo intrapreso". (p. f.) Presidente Valentina Soncini guida l'Azione Cattolica ambrosiana.

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Fecondazione, chiude il reparto. La sinistra: un favore a Bagnasco (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-05 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Genova Polemica sull'ospedale Galliera, il cui cda è presieduto dal capo della Conferenza episcopale. L'assessore del Pd: nessuna pressione Fecondazione, chiude il reparto. La sinistra: un favore a Bagnasco GENOVA - Aria di tempesta nella Regione Liguria tra la sinistra Arcobaleno e il Partito democratico, casus belli i "bambini in provetta", ovvero il dipartimento di fecondazione assistita dell'ospedale Galliera, il cui cda è presieduto dal cardinale Angelo Bagnasco. L'assessore alla sanità (ex ds) Claudio Montaldo vuole concentrare il servizio di fecondazione assistita nell'ospedale regionale San Martino, di fatto chiudendo quello dell'ospedale vicino alla Curia. "Un vergognoso piacere all'arcivescovo, che quel reparto non lo vuole" accusa Marco Nesci, consigliere di Rifondazione comunista, e chiede, assieme a tutta la sinistra, che l'assessore faccia marcia indietro sul progetto. Segue richiesta di verifica politica. Nel 2005 l'allora arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato Vaticano, aveva detto chiaro e tondo che quel reparto non gli piaceva: "Come cattolico e come cristiano solleva un grande problema di coscienza - spiegò -. La legge non ci obbliga ad avere questo servizio". Allora l'assessore Montaldo gli aveva risposto picche: il Galliera fa parte del servizio sanitario nazionale, prende i fondi relativi (oltre 100 milioni di euro l'anno) e deve applicare le leggi italiane, la 194 come la 40. Il cardinale Bagnasco non ha avanzato richieste né critiche esplicite, fatto sta che il dipartimento è stato "declassato ", è diventato una "struttura semplice" e il primario Mauro Costa ha minacciato di andarsene. Il Pd vuole togliere le castagne dal fuoco al cardinale? "Sciocchezze - risponde Montaldo -. Il cardinale non ci ha chiesto niente. C'è un'ipotesi di accorpamento al San Martino perché abbiamo deciso di investire 400 mila euro in un nuovo laboratorio di genetica. è razionale concentrare lì tutto. è una polemica pretestuosa. Se avessimo investito i 400 mila euro al Galliera magari ci accusavano di dare i soldi all'ospedale dei preti". Il problema, però, è che l'accorpamento contenuto in un emendamento al piano sanitario approvato una settimana fa è stato ritirato da Montaldo dopo che la sinistra aveva fatto fuoco e fiamme. "è uscito dalla porta e rientra strisciando dalla finestra - accusa Nesci -. Questa decisione deve passare in consiglio regionale. Il presidente Burlando deve intervenire e bloccare le due direzioni generali che stanno già mettendosi d'accordo". Burlando si tira fuori dalla mischia: "Per me che i "bambini in provetta" siano al Galliera o al San Martino è la stessa cosa. Ma è sbagliato farne una questione ideologica. E poi la legge 40 è stata elogiata dal cardinal Ruini, perché la Curia dovrebbe osteggiarla?". Tuttavia non c'è soltanto il caso della fecondazione assistita, in questi giorni si sussurrava che il Galliera volesse porre un freno alle amniocentesi, tanto che la direzione sanitaria ha diramato un comunicato: "Le amniocentesi si fanno e si continueranno a fare". Rimane sospeso anche il problema degli aborti: i medici del Galliera sono obiettori di coscienza quindi per la 194 intervengono i sanitari di un ospedale vicino, l'Evangelico. Nella primavera scorsa, però, le interruzioni di gravidanza erano state spostate tout-court all'Evangelico mettendo la Regione davanti al fatto compiuto. L'Aied aveva sollevato il problema e adesso sta valutando se ci sono gli estremi per intentare una causa al Galliera per la non corretta applicazione della 194. L'associazione ha contattato un avvocato amministrativista particolare e decisamente laico, l'ex sindaco di Genova Beppe Pericu, che conferma: "La situazione è da studiare, ma ho dato la mia disponibilità". Monsignore Angelo Bagnasco presiede il cda dell'ospedale Galliera Erika Dellacasa.

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Alla vigilia del voto in spagna la conferenza episcopale elegge il vescovo varela, oppositore del premier. e il divario laici-cattolici si allarga - guido rampoldi madrid (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

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R2 Alla vigilia del voto in Spagna la Conferenza Episcopale elegge il vescovo Varela, oppositore del premier. E il divario laici-cattolici si allarga GUIDO RAMPOLDI MADRID dal nostro inviato Tre anni di scontri intermittenti e sregolati, riesplosi in questa campagna elettorale. Ma a fidarsi dei pronostici, ieri mattina i 78 vescovi spagnoli avrebbero stemperato il lungo conflitto con il governo socialista confermando alla presidenza della Conferenza episcopale Ricardo Blazquez, un sacerdote gradito a Zapatero, o almeno non sgradito quanto quei prelati che, aveva lamentato il premier poche ore prima, "hanno superato limite". Però alle undici di ieri Blazquez era grigio come la sconfitta e nella poltrona che avrebbe dovuto occupare sedeva, vincitore, un cardinale dai lineamenti pietrosi e dalla mascella volitiva, campione di una curia fortemente avversa a Zapatero. Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e buon amico del papa, cominciò a "superare il limite" due anni fa, quando fu tra i promotori di una grande manifestazione contro il governo socialista e la legge che istituiva i matrimoni omosessuali. Lo ricordo nell'occasione marciare impettito dentro una folla plaudente e cameratesca: un capopopolo, più che uno di quei principi della Chiesa di cui il Museo del Prado, lì vicino, ospita i volti solenni circonfusi di stoffe purpuree. L'ultima volta che si è esibito nel ruolo, in dicembre, partecipava ad una rumorosa dimostrazione contro il governo, accusato di attentare alla democrazia e ai diritti fondamentali degli spagnoli. Zapatero ha preso nota. Se domenica vincerà le elezioni, così come vogliono i sondaggi, metterà "i puntini sulle i e ogni cosa sarà più chiara", ha minacciato. Più esplicito, un alto dignitario del partito socialista, Josè Blanco, ha invitato rudemente la Chiesa "a procedere verso l'autofinanziamento, anche se è difficile perché ogni volta ha meno seguaci". Considerando gli antefatti, la Spagna ha buone probabilità di diventare il laboratorio di un conflitto che non potrà non riverberarsi sulle convinzioni instabili di altre sinistre moderate, oggi equamente divise tra l'ammirazione per Zapatero e l'orrore per gli attriti tra laici e clero. Per capire come nasca e possa evolvere il duello tra il premier e il cardinale converrà innanzitutto tener presente che anche qui la Chiesa ha molte facce. Perfino i conservatori non si assomigliano. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI ALESSANDRO OPPES SEGUE A PAGINA 34.

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Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Volevamo portare la (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-03-2008)

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Stampa Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it "Volevamo portare la ... Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it "Volevamo portare la classe operaia al potere ma, scorrendo i nomi, penso che al potere abbiamo portato la servitù". Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità, ex deputato Ds, entrato nel Pd dopo lungo travaglio e, oggi, fuori dalle liste elettorali, sintetizza così la grande innovazione portata dal Partito Democratico nel panorama politico nazionale. Una settimana di lavoro serrato per chiudere le candidature a tempo record e per riempire le liste di imprenditori, operai, sindacalisti, laici, cattolici e, soprattutto, segretarie, mogli, figli di, portaborse. Cominciamo dal "club delle mogli". Quella più a rischio era Anna Maria Carloni, consorte del governatore Antonio Bassolino che, in extremis, è riuscita a conquistare un posto a Palazzo Madama in Campania: sarà terza in lista. Conferme anche per la "signora Fassino" Anna Serafini (quarta in Sicilia) e per Linda Lanzillotta (moglie di Franco Bassanini e terza nel collegio Lombardia I della Camera). Nella categoria "figli di..." il premio va sicuramente a Daniela Cardinale, 26 anni, figlia dell'ex ministro delle telecomunicazioni Salvatore Cardinale. Il papà ha rinunciato alla candidatura, in compenso ha ottenuto per la figlia un ottimo sesto posto nel collegio Sicilia I della Camera. Niente di male se non fosse che, nello stesso collegio, ci sarebbe anche Loredana Ilardi, la precaria lanciata con tanta enfasi da Veltroni che, con il suo nono posto, rischia di rimanere al palo. Ma i protagonisti indiscussi delle liste del Pd sono sicuramente i collaboratori. Portavoce, segretarie particolari, capi ufficio stampa, semplici collaboratori. Ogni big del partito ha piazzato il suo uomo di fiducia. A cominciare dalla coppia Veltroni-Franceschini, che ha promosso al rango di parlamentare quasi tutto lo staff del loft di piazza Sant'Anastasia. Nell'ordine: Piero Martino, attuale capo ufficio stampa del Pd, già portavoce di Franceschini, sarà quinto nel collegio Sicilia I alla Camera; Vinicio Peluffo, capo della segreteria di Veltroni (tentò di entrare in Parlamento anche nel 2001 ma perse contro Gianfranco Rotondi nel collegio di Rho, sua città natale), sarà decimo in Lombardia I; Alberto Losacco attuale direttore della struttura nazionale del partito sarà settimo in Puglia; mentre Federica Mogherini, responsabile documentazione della campagna elettorale e responsabile istituzioni del Pd si gode il quarto posto in Veneto I. Infine, dopo averlo seguito per sette anni in Campidoglio come capo della segreteria, anche Walter Verini si fa tentare dal richiamo di Montecitorio e correrà come terzo in Umbria. Ma non finisce qui. Romano Prodi, oltre a confermare il suo portavoce Silvio Sircana (quinto in Campania per il Senato), piazza Sandra Zampa, la sua capo ufficio stampa a Palazzo Chigi, al decimo posto in Emilia Romagna. Non è da meno Giuseppe Fioroni che riesce a infilare la sua segretaria particolare Luciana Pedoto nel collegio Campania II (sesto posto). Arrabbiata, invece, Rosy Bindi. Il suo capo della segreteria Salvatore Russillo è finito al quarto posto in Basilicata e rischia di non farcela. Si potrebbe continuare ricordando le candidature di due "giovani qualunque", come Pina Picierno (Ciriaco De Mita in persona la volle alla guida dei giovani Dl) e Marianna Madia (ex fidanzata di Giulio Napolitano, figlio del Capo dello Stato, molto gradita a Giovanni Minoli ed Enrico Letta), ma forse vale la pena raccontare un aneddoto. Sembra che in molti abbiano chiesto a Veltroni di rinunciare a qualche uomo del suo staff per fare posto al costituzionalista Stefano Ceccanti, rimasto escluso dalle liste. Il segretario avrebbe risposto di no. Che non si dica mai che lui favorisca qualcuno.

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Il Pd lancia la carica dei portaborse (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-03-2008)

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Stampa verso le elezioni Il Pd lancia la carica dei portaborse "Volevamo portare la classe operaia al potere ma, scorrendo i nomi, penso che al potere abbiamo portato la servitù". Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità, ex deputato Ds, entrato nel Pd dopo lungo travaglio e, oggi, fuori dalle liste elettorali, sintetizza così la grande innovazione portata dal Partito Democratico nel panorama politico nazionale. Una settimana di lavoro serrato per chiudere le candidature a tempo record e per riempire le liste di imprenditori, operai, sindacalisti, laici, cattolici e, soprattutto, segretarie, mogli, figli di, portaborse. Cominciamo dal "club delle mogli". Quella più a rischio era Anna Maria Carloni, consorte del governatore Antonio Bassolino che, in extremis, è riuscita a conquistare un posto a Palazzo Madama in Campania: sarà terza in lista. Conferme anche per la "signora Fassino" Anna Serafini (quarta in Sicilia) e per Linda Lanzillotta (moglie di Franco Bassanini e terza nel collegio Lombardia I della Camera). Nella categoria "figli di..." il premio va sicuramente a Daniela Cardinale, 26 anni, figlia dell'ex ministro delle telecomunicazioni Salvatore Cardinale. Il papà ha rinunciato alla candidatura, in compenso ha ottenuto per la figlia un ottimo sesto posto nel collegio Sicilia I della Camera. Niente di male se non fosse che, nello stesso collegio, ci sarebbe anche Loredana Ilardi, la precaria lanciata con tanta enfasi da Veltroni che, con il suo nono posto, rischia di rimanere al palo. Ma i protagonisti indiscussi delle liste del Pd sono sicuramente i collaboratori. Portavoce, segretarie particolari, capi ufficio stampa, semplici collaboratori. Ogni big del partito ha piazzato il suo uomo di fiducia. A cominciare dalla coppia Veltroni-Franceschini, che ha promosso al rango di parlamentare quasi tutto lo staff del loft di piazza Sant'Anastasia. Nell'ordine: Piero Martino, attuale capo ufficio stampa del Pd, già portavoce di Franceschini, sarà quinto nel collegio Sicilia I alla Camera; Vinicio Peluffo, capo della segreteria di Veltroni (tentò di entrare in Parlamento anche nel 2001 ma perse contro Gianfranco Rotondi nel collegio di Rho, sua città natale), sarà decimo in Lombardia I; Alberto Losacco attuale direttore della struttura nazionale del partito sarà settimo in Puglia; mentre Federica Mogherini, responsabile documentazione della campagna elettorale e responsabile istituzioni del Pd si gode il quarto posto in Veneto I. Infine, dopo averlo seguito per sette anni in Campidoglio come capo della segreteria, anche Walter Verini si fa tentare dal richiamo di Montecitorio e correrà come terzo in Umbria. Ma non finisce qui. Romano Prodi, oltre a confermare il suo portavoce Silvio Sircana (quinto in Campania per il Senato), piazza Sandra Zampa, la sua capo ufficio stampa a Palazzo Chigi, al decimo posto in Emilia Romagna. Non è da meno Giuseppe Fioroni che riesce a infilare la sua segretaria particolare Luciana Pedoto nel collegio Campania II (sesto posto). Arrabbiata, invece, Rosy Bindi. Il suo capo della segreteria Salvatore Russillo è finito al quarto posto in Basilicata e rischia di non farcela. Si potrebbe continuare ricordando le candidature di due "giovani qualunque", come Pina Picierno (Ciriaco De Mita in persona la volle alla guida dei giovani Dl) e Marianna Madia (ex fidanzata di Giulio Napolitano, figlio del Capo dello Stato, molto gradita a Giovanni Minoli ed Enrico Letta), ma forse vale la pena raccontare un aneddoto. Sembra che in molti abbiano chiesto a Veltroni di rinunciare a qualche uomo del suo staff per fare posto al costituzionalista Stefano Ceccanti, rimasto escluso dalle liste. Il segretario avrebbe risposto di no. Che non si dica mai che lui favorisca qualcuno.

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L'ALDOPARLANTE di Aldo Chiarle (sezione: Laici e chierici)

( da "Avanti!" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

A leggere "l'Unità" sembra di essere tornati al 1948 quando, dopo aver votato nel 1947 l'articolo 7 della Costituzione con l'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione, il Pci era lanciato a testa bassa alla conquista dei voti cattolici. "L'Unità" del 28 febbraio, in un articolo dal titolo "Laici e cattolici, basta muri", scriveva: "Si tratta dunque di superare la contrapposizione secca che divide, che bolla gli uni come oscurantisti e gli altri come laicisti esasperati per arrivare ad una reciproca considerazione". E ancora: "C'è un grande patrimonio che vive attraverso le persone animate da fede vera e profonda, dentro il Pd. È anche grazie a questa ricchezza che proseguiremo il cammino e cambieremo l'Italia". Nulla di nuovo sotto il sole? No, perchè se nel 1948 Togliatti avesse vinto le elezioni, il Concordato sarebbe stato abrogato. Con Veltroni questo "pericolo" non ci sarà mai.

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FAMIGLIA CRISTIANA SILURA ANCHE IL CAVALIERE (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)

Argomenti: Laicita'

"Famiglia Cristiana" silura anche il Cavaliere L'affondo: "L'anarchia sui valori dell'ex premier non fa bene al Paese" ADOLFO PAPPALARDO E ora nel mirino di "Famiglia Cristiana" finisce anche Silvio Berlusconi. Perché dopo l'attacco del settimanale cattolico al "pasticcio veltroniano" ora è la volta della "geometria variabile sui temi eticamente sensibili" profetizzata dal Cavaliere a finire sul banco degli accusati e definita, anche in questo caso, "un pasticcio". Non solo, perché gli affondi più duri sono riservati alla "mancanza di discussione nel Pdl" e alla "presenza di condannati e inquisiti nelle liste". Da qui, la chiamata in causa nei confronti dei cattolici del Pdl: "Cosa ne pensano Formigoni e Pisanu?". Una critica molto più argomentata, quella pubblicata questa settimana e dove, sembra, s'intraveda anche una sorta di marcia indietro rispetto alle annotazioni rivolte a Veltroni. "C'è una trappola nella quale non bisogna assolutamente finire impigliati durante la campagna elettorale e cioè - scrive il settimanale - che esista una geopolitica dei valori. Se ne discute giustamente nel Pd per evitare pasticci "in salsa pannelliana". Un dibattito andato avanti per giorni ma ci piacerebbe che se ne discutesse anche nel Pdl, dove si ritiene che i valori eticamente sensibili siano una dote acquisita, una sorta di lascito ottenuto per sorteggio da parte degli italiani". Fin qui il primo affondo anche se, scorrendo l'anticipazione, si scopre che i Paolini di attacchi al Cavaliere ne serbano ben altri. E anche più duri di quelli riservati al leader del Pd all'indomani dell'accordo con i Radicali. Accordo che, a questo punto, sembra ormai digerito da "Famiglia Cristiana" che comunque plaude alla discussione confluita poi nel compromesso tra l'anima laica e quella cattolica del partito di Veltroni. Discorso diverso, invece, per il Cavaliere. "Berlusconi ha definito il suo partito "monarchico" (crediamo per via della potenza del leader) - s'ironizza nell'editoriale - e insieme "anarchico", nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e che lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli. Ed ecco il "primato del fare" prevalere su quello del "pensare", soprattutto in riferimento ai valori e ai temi etici sensibili. E non se ne discute affatto (o poco) perché l'unico vento da assecondare per tenere la rotta è la potente parola del capo. E la teoria dell'anarchia positiva è un esorcismo che non fa bene al Paese, un pasticcio che non serve né a prendere le distanze dal fondamentalismo delle magliette antiislamiche di Calderoli, né a compensare il laicismo dei radicali che pure albergano nella ex Cdl". Ecco quindi l'appello ai cattolici del partito di centrodestra: "Cosa ne dicono Formigoni, Lupi, Pisanu che pure è cresciuto alla scuola di Moro e Zaccagnini?". Appello che viene usato anche quando vengono stigmatizzate alcune candidature. "Che dicono i cattolici del Pdl sulla presenza nelle liste elettorali di inquisiti e condannati? Che dicono della legalità? Al di là delle "buone" ragioni addotte, non sono neppure bei segnali quelli che vengono dall'Udc, con la candidatura dell'ex governatore della Sicilia Cuffaro, o anche gli abbracci di Casini con il re di Calciopoli, Luciano Moggi". In conclusione una richiesta: "Gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati, e non solo il capo, su aborto, testamento biologico, coppie di fatto, sulla flessibilità del lavoro e sulla sussidiarietà". Il Family Day dello scorso maggio.

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