HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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TARTICOLI DEL 4-4-2008 #TOP
Non
"chiese" ma tende ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
PARTITO
DEMOCRATICO La s da dei cattolici impegnati nel nuovo partito Non
"chiese" ma tende I laici cristiani si sono "mescolati"
agli altri uomini senza dimenticare la loro doppia appartenenza PIERLUIGI
CASTAGNETTI Esce in questi giorni "La nuova tenda" di Pierluigi
Castagnetti edito da Diabasis.
Pizze,
casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora)
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e gli fece
rimangiare l'incauto rifiuto in nome delle leggi dello stato. Lo stato laico,
appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che
verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo porti a due cose: tra 10
giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i sondaggi avevano
registrato;
Politicizzando
la morale si uccide il liberalismo
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
giustamente a
cuore ai cattolici - contrapposto a un disvalore assoluto - la dignità della
vita - rivendicato dai laici seri e pensosi. Ciò che spaventa nella crociata
del Foglio non è il revival religioso - che può dispiacere a Margherita Hack o
a Piergiorgio Odifreddi ma non alla discendenza di Benjamin Constant o di
Alexis de Tocqueville - bensì la sottesa squalifica morale degli "
I
fedeli credono in Cristo non in Casini o Mastella
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Etica e legge
non coincidono e la politica ha il compito di legiferare in uno stato dove i
cittadini partono da presupposti etici diversi. Questo criterio è bene accolto
dai fedeli di questa periferia. Non voglio però nascondere la difficoltà:
accanto ad un fondamentalismo cattolico esiste un fondamentalismo laico. Uno
scontro esasperato dagli interessi elettorali.
Il
cattolico laico che vuol prendere i voti per salvare tante vite
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
81 del
2008-04-04 pagina 2 Il cattolico laico che vuol prendere i voti per salvare
tante vite di Federico Casabella Eraldo Ciangherotti in lista contro l'aborto:
"Il nostro obiettivo va oltre la sfida elettorale" "Il connubio
tra laicismo e cattolicesimo in una lotta per la difesa della vita".
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici,
protestanti saranno fianco a fianco al convegno nazionale dal titolo
"Tutto ciò che respira dia lode al Signore. Salmi e Cantici della
Bibbia" (10-12 aprile, Convitto della Calza), organizzato
dall'Associazione laica di studi biblici "Biblia" con l'appoggio di
Comune, Comunità ebraica, Arcidiocesi,
Dopo
il generale ecco la suora La modernità del Pd è servita
( da "Liberazione"
del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
a patto però
che non ci sia contrapposizione "fra laici e cattolici". Usa proprio
queste parole: inventandosi una contrapposizione che probabilmente esiste solo
nel suo entourage, nel loro linguaggio. Visto che tutti gli altri parlano di
laici - che possono essere anche cattolici, buddisti, ecc - e clericali, che
possono essere anche atei.
"voto
utile o il senato sarà a rischio" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i liberali, i
cattolici, i laici e i riformisti che costituiscono il Popolo delle Libertà.
Sono, in una parola, ancora infungibile". Oggi Berlusconi sarà a Napoli.
"Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e
Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia il candidato premier del Pdl.
1.
La senatrice Teodem del Pd Paola Binetti. 2. La manifestazione a difesa della
legge 194 sull’ ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
altro fronte
di scontro tra laici e cattolici, del 14 febbraio in piazza San Babila a
Milano. 3. Il corteo del Gay Pride al passaggio davanti al Colosseo nella
capitale il 16 giugno del 2007 4. Uno dei tanti manifesti per il Family Day che
si è concluso con la manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma il 12 maggio
del 2007.
CALABRò:
RIPARTIRE DALL'UOMO E DALLA CENTRALITà DELLA FAMIGLIA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Questo è un
luogo non confessionale, laico, ma non laicista". Per lei è un ritorno: ma
intanto lei aveva fatto fino a qualche mese fa l'esperienza del Pd. Cosa l'ha
spinta a lasciare? "L'accordo stretto con i radicali mi ha indotto a fare
una serie riflessione e la conclusione è stata: non è quello il mio posto.
Gli
omosessuali Ci siamo di nuovo, il cilicio di Paola strozza un'altra volta i
democratici ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La questione
laici - cattolici è forse stato uno dei pochi veri momenti di dibattito nel
corso di questa campagna elettorale. "Venendo a Torino ho salutato con
piacere padre Bianchi della comunità di Bose. Se superiamo l'ideologia, questo
è un paese in cui devono vivere rispettati coloro che credono, non credono o
diversamente credenti"
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
PARTITO
DEMOCRATICO La s da dei cattolici impegnati nel
nuovo partito Non "chiese" ma tende I laici cristiani si sono
"mescolati" agli altri uomini senza dimenticare la loro doppia
appartenenza PIERLUIGI CASTAGNETTI Esce in questi giorni "La nuova
tenda" di Pierluigi Castagnetti edito da Diabasis. Anticipiamo stralci
dell'introduzione. Il Partito democratico è il mio quarto partito. Prima la Dc,
poi il Ppi, poi la Margherita e ora, appunto, il Pd. Si potrebbe fare
dell'ironia o del moralismo o, persino, della lettura psicanalitica, poiché io
sento di non essere né un trasformista né un opportunista. Sento cioè di avere
messo un vestito nuovo quattro volte, senza mai aver rinunciato ad essere ciò
che sono. Una forma di "gattopardismo"? No. Non si è trattato mai di
un "cambiare per non cambiare", ma di un cambiare per poter essere e
poter fare. (...) Poiché la politica è l'arte di stare dentro al proprio tempo
per poterlo, per quanto possibile, "orientare". In ogni caso non si è
mai trattato di scelte personali, ma sempre collettive. Insieme si è deciso di
smontare una tenda e di montarne un'altra, un po' più in là, un po' più avanti.
La tenda è una metafora che mi sembra adatta a descrivere una stagione che
impropriamente è stata chiamata seconda repubblica. (...) Il Pd, sin dalle
prime fasi della sua gestazione, sembra aver attivato un processo di
trasformazione piuttosto profonda del paesaggio politico italiano e generato
curiosità o apprensioni in vari ambienti, in particolare in una parte dell'area
sociale che siamo soliti definire "mondo cattolico". Mi intrigano
molto, e da sempre, le questioni riguardanti le modalità di presenza dei cattolici nella vita politica italiana, e sento
particolarmente oggi la responsabilità, non fosse altro per i ruoli ricoperti
negli ultimi anni, di contribuire a fornire qualche rassicurazione e di aiutare
quanti manifestino un interesse a percorrere una analisi ed un ragionamento. Mi
riferisco espressamente a quanti guardano con qualche incomprensione e anche
preoccupazione alla presenza della Chiesa e dei suoi fedeli in questo
particolare segmento della storia italiana. È difficile capire il cattolicesimo
politico se non si comprende che il laico cristiano per agire l'esperienza
politica deve affrontare difficoltà che altri non conoscono. La fede non è infatti
una opzione culturale come può essere quella della tradizione liberale, o
socialista o ambientalista. È vero che dal cristianesimo è stato
possibile dedurre storicamente ? per merito in particolare di uomini come
Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Moro ed altri ancora ? una tradizione culturale e
politica tra le più importanti del secolo scorso. Ma se è vero che quella
tradizione, almeno sotto il profilo del metodo ? la mediazione e l'autonomia ?
non è stata superata, è altrettanto vero che sotto il profilo dei contenuti è
stata ampiamente spiazzata dalla velocità con cui il progresso scientifico e
quello economico stanno ponendo alla politica problemi assolutamente inediti.
E, dunque, senza più il "prezioso cuscinetto" di una tradizione
culturale e politica ispirata ma separata dal Magistero, l'impegno politico dei
laici cristiani pone sempre più in termini severi l'esigenza di conciliare due
"appartenenze", entrambe a loro modo assai esigenti. (...) Non ci
sono altri esempi di simile, peraltro trasparentissima, doppia appartenenza,
non semplicemente a una cultura, ma a una "comunità" e a un'altra
"comunità". Di per sé la cosa non dovrebbe risultare particolarmente
complicata, perché entrambe le comunità perseguono il bene dell'uomo, cioè di
tutti gli uomini appartenenti alla stessa compagnia dei viventi seppure abbiano
diversi statuti fondativi: l'una di derivazione divina, l'altra di ideazione
umana. Entrambe hanno un forte riferimento normativo: l'una il Vangelo, l'altra
la Costituzione. L'una e l'altra sono, ognuna nel proprio ordine, indipendenti
e sovrane. E, peraltro, può accadere che tra l'una e l'altra si determinino
incomprensioni, contenziosi e sinanche conflitti. In tali casi il ruolo dei
laici che vivono la doppia appartenenza può risultare particolarmente prezioso
su entrambi i lati. Questa è la ragione che ha ispirato la cosiddetta
"dottrina dell'autonomia" che il Magistero, sia quello pontificio che
quello collegiale dei vescovi (espressosi massimamente in sede conciliare), ha
elaborato per definire il ruolo dei laici cristiani dentro il secolo, cioè
dentro la storia. Proprio grazie a tale specifica responsabilità i laici
cristiani politicamente impegnati non hanno mai vissuto la doppia appartenenza
come un limite, semmai come una ulteriorità preziosa per l'ascolto del respiro
della società e la promozione della libertà. Una ulteriorità che aiuta anche la
lettura dei segni dei tempi e della storia e, dunque, delle res novae. E che,
non di meno, favorisce la scelta degli strumenti più adatti ad aiutare il
cammino della storia, fra i quali sicuramente vanno collocati i partiti. C'è stato un tempo in cui i cristiani si sentivano più
rassicurati a giocare nella stessa squadra (il cosiddetto partito a ispirazione
cristiana). Poi sono arrivati i tempi in cui le "paure esterne" sono
evaporate quando i veri e i presunti aggressori sono stati sconfitti dalla
storia, e allora i cristiani hanno pensato bene di prendere il largo nel mare
della compagnia degli uomini, abbandonando partiti identitari e cooperando con
altri per fare nascere partiti non più ideologici. Non "chiese" ma
tende. Essi si sono sentiti più liberi e hanno conseguentemente liberato anche
la Chiesa dall'onere di riconoscerli e sostenere ? in una qualche misura ? come
suoi rappresentanti. La Chiesa si è trovata così nella felice condizione di non
sentirsi condizionata e coinvolta dalle posizioni di un determinato partito, e
di poter dialogare con tutti e proporre a tutti le proprie ragioni a difesa di
valori e principi importanti per la vita degli uomini. (...) Se in un primo
momento il "di più" di libertà ha appagato sia i laici che la Chiesa,
con il passare del tempo, e siamo così alle vicende degli ultimi anni, la
crescente "sporgenza" della Chiesa nell'area della politica ha finito
per offrirle la sensazione di una propria maggiore rilevanza, ma anche la
consapevolezza che la percezione sociale della sua alterità andava riducendosi.
E ai laici cristiani impegnati in politica ha determinato un restringimento ?
di fatto ? del loro specifico spazio di autonomia e responsabilità. Il Pd nasce
in questo contesto. La fatica dei laici cristiani che, concorrendo a far
nascere il Pd, hanno accettato la sfida ed il rischio di una convivenza con
donne e uomini di diversa estrazione culturale, nella convinzione che ciò serva
all'obiettivo del bene comune, è oggettivamente cresciuta così come lo è la
sensazione di una certa solitudine stretti, come si trovano ad essere, fra la
diffidenza della loro Chiesa che dubita della loro adeguatezza a giocare nel
nuovo contesto una qualche rilevanza, e la diffidenza di alcuni nuovi compagni
di strada che non riescono a darsi ragione della loro "differenza".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, nel gran casino ("case di piacere" dice il
generale gentleman, che vuole riaprirle per i soldati), di monnezza, bufale,
Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti:
Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare,
l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle
titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine
le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose
accuse (assassine, omicide) di Ferrara. Cosa concludere? ARMANDO COFELICE,
PESCARA Caro Cofelice, la mia conclusione è che così si concludono degnamente
15 anni di transizione dalla prima alla ipotetica terza repubblica,
contrassegnati da un sostanziale non governo del paese. Nell'interregno, hanno
ripreso piede poteri estranei alla democrazia politica, in primo luogo il
clericalismo impiccione predivorzio e il sindacalismo tuttofare anni Settanta.
I risultati sono simbolicamente questi che lei cita: i governi latitano e si fanno
sostituire dai sindacati nelle trattative con potentati economici (e politici)
stranieri; i parlamenti non legiferano nemmeno sui propri poteri in materia
elettorale, rimettendosi a quella monumentale accolita di marziani che è il Tar
del Lazio e in genere la giustizia amministrativa; lo stato
rinuncia alla sua non negoziabile laicità ? scritta nella Costituizione e
pubblicamente calpestata ? e permette alla Chiesa non già di occupare spazi
pubblici per la religione (che è perfettamente lecito in ogni ordinamento
liberale, anzi ne fa parte) ma di aspirare alla guida politica della società
(come, per altri interessi, fece il pansindacalismo). Così molti cittadini per
un verso fuggono dalla politica alla non partecipazione, consentendo ai governi
degli scarabocchi, come li chiamavano nel Risorgimento, di sentirsi ancor più
sciolti dall'obbligo di fare e di rispondere al paese; per un altro verso
riscoprono la cultura della contestazione, dopo la generazione delle egoistiche
indifferenze che ha prodotto, appunto, il non-stato,
il non-governo, la non-politica, i non-partiti, e ceduto funzioni di governo a
chiese, sette, corporazioni, sindacati e nuovi stregoni. E noi della prima
repubblica? La nostra ipocrisia arriva a questo: mentre ci strappiamo i capelli
per i pomodori antidemocratici di Bologna su Ferrara (quante solidarietà di
salotto comunista borghese sono scattate, signora Mafai), nessuno di noi (salvo
sempre la signora Mafai) s'è degnato di strapparsi almeno un pelo per
l'attentato di Pisa, dove un medico e un farmacista hanno rifiutato i
contraccettivi a due cittadine che, a norma di legge, li chiedevano (è stato ricordato che Maria Pia Garavaglia, cattolica a 18
carati, per un caso analogo verificatosi quando era lei ministro della sanità,
piombò come un fulmine di guerra sugli "obbiettori" (obbiettori o
cucchiai d'oro?) e gli fece rimangiare l'incauto rifiuto in
nome delle leggi dello stato. Lo stato laico, appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il
ripristino ai governi che verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo
porti a due cose: tra 10 giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i
sondaggi avevano registrato; e, dopo le elezioni, al ritorno in piazza
dei nuovi settantasettini incattiviti, invece dei girotondini che ne furono la
coda goliardica. Il non governo, i savanorola, la cultura delle guerre di
civiltà che predicano, spingono gli altri, prima o dopo, a rispondere colpo su
colpo. Una bella spinta alla crisi della democrazia.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Dino Cofrancesco Il
sociologo fiorentino Pietro De Marco, sul quotidiano on line L'occidentale del
25 marzo, tesse l'apologia di Giuliano Ferrara non in polemica con quanti lo
hanno pesantemente attaccato sui giornali "laicisti"- talora con "armi
della critica" così rozze da ispirare ai centri sociali di Bologna
l'incivile contestazione dell'altro ieri - ma con quanti, pur appartenendo alla
stessa area politico-culturale, non ne hanno difeso le ragioni. Dall' Avvenire
al Giornale, da Radio Maria a Famiglia cristiana, le considerazioni di
opportunità e gli inviti al realismo e alla prudenza - abiti peraltro secolari
della Chiesa cattolica - avrebbero riversato sull'intrepido direttore del
Foglio scariche di fuoco amico. Da qui la denuncia di De Marco: le formule
adoperate da editorialisti come Michele Brambilla e Giorgio Vittadini, concordi
nel fare della società civile il luogo privilegiato del libero operare di
famiglie, movimenti, istituzioni ecc... in difesa dei valori cristiani,
"rischiano di sottovalutare l'autonomia e la portata, infine la necessità
della dimensione politica pubblica e dell'azione esplicita nel quadro della
sfera pubblica". In parole povere, al di là dei richiami ad Hannah Arendt
- una grande mente filosofica le cui analisi del "politico" sono però
state sopravvalutate, come fece già rilevare Raymond Aron - lo studioso auspica
che nell'agorà, la pubblica piazza della democrazia, si confrontino esigenti e
impegnative concezioni del mondo. "Una cultura politica esiste se è capace
di generare progetti determinati (non utopie) e forze, entro uno spazio, lo
spazio politico appunto, in cui di fronte a una volontà si delineano anche i
suoi avversari". Da qui il titolo dell'articolo, Ferrara preferisce un
rischio pubblico a una certezza privata perché fa politica. Dinanzi alla deriva
edonistica e alla cultura della morte, ormai trionfanti nelle nostre società,
l'andare tra la gente non basta più. "Il Politico è altro dal domestico e
dal sociale. Solo se l'altro è raggiunto da ragioni (che diano, tra l'altro,
significato universale agli esempi) egli può condividere con te un'azione
pubblica conforme, ad esempio rivolta ad affermare (e tutelare) la santità
della vita dal concepimento alla morte naturale. Questo è Politica". Come
meravigliarsi se a questo punto interviene la citazione di Carl Schmitt?
"Il "politico" - aveva scritto il discusso e geniale giurista
tedesco - può trarre la propria forza dai più diversi settori della vita umana,
da contrapposizioni religiose, economiche, morali o di altro tipo; esso infatti
non indica un particolare settore concreto ma solo il grado d'intensità di
un'associazione o di una dissociazione di uomini". Il merito di Ferrara,
quindi, sarebbe quello di non avere alcun dubbio sul bonum commune e, pertanto,
di non chiudere gli occhi dinanzi alla ferita profonda che a esso hanno inferto
le leggi e l'ethos sulla vita e la morte del nascituro. Che gli atei devoti, i
neo-sanfedisti del Centro aiuto alla vita, i nostalgici dei comitati civici e
della santa Inquisizione, facciano propria l'idea che "nulla è privato sui
terreni antropologici" (Voltaire e John Stuart Mill sarebbero trasaliti!)
si può capire, specialmente in un Paese come il nostro che da qualche tempo sta
ritrovando il gusto delle antitesi nette, per cui si "scopron le tombe e
si levano i morti" non solo degli eserciti della Santa Fede ma, altresì,
dei fanatici dello scientismo, degli anticlericali duri e puri, degli atei
razionalisti. Ci si chiede, però, quanto abbiano a che fare con il liberalismo
l'invocata politicizzazione della morale e il disegno volto a dividere con un
taglio netto l'opinione pubblica sulla base di un valore legittimo - la
sacralità della vita, che sta giustamente a cuore ai cattolici - contrapposto a un disvalore assoluto - la dignità della vita -
rivendicato dai laici seri e pensosi. Ciò che spaventa nella crociata del
Foglio non è il revival religioso - che può dispiacere a Margherita Hack o a
Piergiorgio Odifreddi ma non alla discendenza di Benjamin Constant o di Alexis
de Tocqueville - bensì la sottesa squalifica morale degli "altri"
che rende del tutto retorico l'invito al confronto civile e al dibattito delle
idee. Se questa forma mentis dovesse prendere piede, assisteremmo davvero alla
morte del liberalismo. Quest'ultimo, infatti, non vedendo nella politica una
dimensione salvifica, pone tutti i rapporti politici stricto sensu sotto il
segno della "società a responsabilità limitata" e del "contratto
a tempo determinato": il vincolo che ci lega ai nostri simili è sempre
parziale e revocabile e il vivere in comune si riduce, nelle parole del
liberale Carlo Cattaneo, a "un'immensa transazione" . Nulla di più
estraneo a chi vagheggia il ritorno alla comunità di destino in cui si compete
per il potere all'insegna di valori forti, che legano gli uomini per la vita e
ne definiscono l'identità più profonda. A questi organicisti il rischio che le
posizioni teocon del Foglio possano allontanare i liberali dal centrodestra è
del tutto indifferente. Sembra, anzi, che sia poi questo il vero disegno "schmittiano"
di Ferrara: fare della bioetica il terreno della scompaginazione delle famiglie
ideologiche italiane e il setaccio per separare definitivamente la farina dei
"salvatori della civiltà cristiana" dalla crusca degli impenitenti materialisti
e nichilisti. In questo ritorno delle guerre di religione, ai liberali non
resta che l'esilio: torneranno alla luce quando i disastri provocati dalle
passioni morali avranno convinto di nuovo gli uomini a tener separate etica e
religione, politica ed economia, Stato e società civile, arte e scienza.
Separazioni, queste, incomprensibili per quanti hanno frequentato troppo a
lungo il partito o la sagrestia! Dino Cofrancesco è docente di Storia del
pensiero politico all'Università di Genova. 04/04/2008 Nella crociata di
Ferrara spaventa la sottesa squalifica morale degli altri che impedisce il
confronto 04/04/2008.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del "I fedeli credono in Cristo non in Casini o Mastella"
IL VOTO DEI CATTOLICI / 2 Anzi, l'illusione del voto cattolico: dalla periferia
di Ivrea, Don Beppe Scopino, prete di frontiera, ci racconta il sentire comune
della sua comunità. "Qui si guarda con disinteresse ai politici che
brandiscono il Vangelo. Anzi: non li prendono sul serio: un'occhiata ai
volantini e poi li si butta via..." C ase nuove, vicini sconosciuti, pionierismo
dalle radici tagliate. La periferia è la madre che subisce, il centro è il
padre che comanda. Trent'anni fa Pasolini la vedeva così pensando agli affari
della speculazione urbanistica. Ma Ivrea è una piccola città cresciuta attorno
alla cultura olivettiana. Tutti l'hanno respirata e la città si è allargata nel
privilegio della modernità e nella forma di un laicismo non negativo verso la
religione. La parrocchia di San Giovanni è nata nel 1979. Chiesa circondata dai
palazzoni in fila. Chi ha seguito casa per casa l'allungarsi del quartiere è il
parroco don Beppe Scopino, 64 anni, prete dal
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 81 del 2008-04-04 pagina 2 Il cattolico laico che vuol prendere i
voti per salvare tante vite di Federico Casabella Eraldo Ciangherotti in lista
contro l'aborto: "Il nostro obiettivo va oltre la sfida elettorale"
"Il connubio tra laicismo e cattolicesimo in una lotta per la difesa della
vita". Questo ha spinto Eraldo Ciangherotti, odontoiatra di Albenga
di 33 anni a "scendere in campo" al fianco della lista "Aborto?
No, grazie". Capolista per la Camera dei deputati in Liguria ha preso a
cuore l'impegno di Giuliano Ferrara a favore della moratoria per la 194 e
l'impegno etico del giornalista pensando, con questa candidatura, di mettere a
frutto il suo impegno sociale al Centro per l'aiuto alla vita di Albenga,
associazione legata al "Movimento per la vita" che presta sostegno
alle giovani madri: "Mi ha colpito l'impegno di Giuliano Ferrara, ma
soprattutto mi sono reso conto di come una parte della legge 194 non venga
applicata ormai da troppi anni - racconta Ciangherotti -. Quando sei in prima
persona impegnato in questo contesto ti rendi conto di come le giovani madri
che decidano di partorire non abbiano poi il sostegno che la legge dovrebbe
garantirgli. E i lettori del Giornale lo sanno bene, grazie all'ottima
inchiesta che lo ha dimostrato proprio a Genova". L'odontoiatra prestato alla politica sta lavorando a tutto campo per un
successo elettorale che pensa di essersi già garantito. Non c'è presunzione
nelle parole di Ciangherotti quanto l'entusiasmo di chi sta credendo in quello
che fa: "Sono convinto che avremo un successo che nessuno pensa - conferma
-. Conto che il sostegno dei cattolici che mi
conoscono e mi hanno promesso una mano, e i voti che Giuliano Ferrara si porta
in dote ci spingano oltre le 50.000 preferenze in Liguria. Lo vedo andando in
giro per la strada, nei nostri incontri. All'inizio c'era diffidenza perché la
gente pensava che noi volessimo cancellare la 194. Poi abbiamo cominciato a
spiegare il nostro punto di vista e ora siamo rispettati". A Bologna
Giuliano Ferrara ha preso uova e pomodori in faccia. E Beppe Grillo sul suo
blog lo ha preso in giro: "A me a Bologna applaudono...". Ma la
Liguria ha reagito in tutt'altro modo. Una settimana fa i suoi interventi sono
stati "disturbati" solo a Savona: "L'unico episodio stonato sono
state due donne che si sono agitate durante il nostro comizio, dopodiché
abbiamo ottenuto un ottimo riscontro. A Genova alla Sala Barabino eravamo in
300, alla Spezia alla Sala Dante abbiamo occupato 400 posti, mentre ad Imperia
sembravamo di casa, la gente ci ha fatto sentire il proprio sostegno".
Nessun volantinaggio nei mercati di periferia. "Rischia qualche sputo in
faccia l'onorevole Scajola, figuriamoci cosa farebbero a me", scherza
Ciangherotti, ma tanti confronti con le associazioni ed un pubblico sempre maggiore
di interessati: "È vero che non abbiamo il sostegno ufficiale delle
Diocesi - racconta -, ma ci sono tanti sacerdoti e suore che sono sensibili
alla nostra campagna e ci spalancano le porte delle parrocchie". A pochi
giorni dalle elezioni i sostenitori della lista "Aborto? No, grazie"
girano in 10 dalla mattina fino a notte fonda per attaccare manifesti e
sensibilizzare le persone, "e il riscontro c'è - conferma - basti pensare
che sul volantino abbiamo stampato la nostra e-mail e ci sono persone che ci
hanno già chiesto consigli e aiuto. Non ci presentiamo come una lista che vuole
solo prendere voti, ma anche sensibilizzare sul tema della vita". "Di
questa esperienza - conclude il capolista ligure del movimento di Ferrara -, al
di là della lotta etica ci rimarrà comunque l'opportunità di aver informato le
persone: ora sanno che c'è una possibilità in più". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Nonostante le
difficoltà in cui versa il dialogo interreligioso, ebrei, cattolici,
protestanti saranno fianco a fianco al convegno nazionale dal titolo
"Tutto ciò che respira dia lode al Signore. Salmi e Cantici della
Bibbia" (10-12 aprile, Convitto della Calza), organizzato
dall'Associazione laica di studi biblici "Biblia" con l'appoggio di
Comune, Comunità ebraica, Arcidiocesi, e Comunità monastica della
basilica di S. Miniato. Dove, giovedì 10 (ore 17), il convegno si aprirà con
una lectio magistralis sui Salmi di monsignor Gianfranco Ravasi, teologo
biblista presidente del Pontificio Consiglio della cultura. Seguiranno la
lettura di alcuni Salmi da parte di Giacomo Poretti, l'attore comico
(appassionato di studi biblici) del trio Aldo Giovanni e Giacomo, e canti
gregoriani. Alla Calza, fra gli altri: Joseph Levi, Paolo De Benedetti, Luca
Mazzinghi, Paolo Ricca.
( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Prima le
dichiarazioni di Del Vecchio, poi Veltroni prova a correggere la linea su
laicità e diritti. Ma Binetti lo stoppa: non voterò mai le unioni civili.
Questo è il partito nuovo che vorrebbe governarci Dopo il generale ecco la
suora La modernità del Pd è servita... Stefano Bocconetti Una sorta di
"provincialismo" al contrario. Insomma di certe cose è meglio non
parlarne in Italia. Altrove invece, fuori dai nostri confini - magari nel paese
di Zapatero - non è possibile evitare l'argomento. Ed è così che il candidato
premier del piddì, Veltroni, torna a parlare di diritti civili, della laicità
dello Stato, delle ingerenze - che lui nega - del Vaticano. Lo fa, ovviamente,
in un'intervista ad un giornale spagnolo, "El Mundo". Alle domande -
incalzanti, come si usa fare ai candidati premier nei paesi stranieri, assai diverse
da quelle che si ascoltano nelle tribune politiche nostrane -; alle domande, si
diceva, del giornalista madrileno, Veltroni risponde che sarebbe anche disposto
a varare una legge sulle coppie di fatto, sulle unioni civili. Magari come
quella prevista dal programma dell'Unione e che l'opposizione fra le fila del
suo partito ne ha impedito il varo. Lui sarebbe anche disposto, a patto però che non ci sia contrapposizione "fra laici e cattolici". Usa proprio queste parole: inventandosi una
contrapposizione che probabilmente esiste solo nel suo entourage, nel loro
linguaggio. Visto che tutti gli altri parlano di laici - che possono essere
anche cattolici, buddisti, ecc - e clericali, che possono essere anche atei.
Come insegna la storia di Giuliano Ferrara. Ma tant'è. Veltroni usa
quell'espressione per dire che sì, forse, farà qualcosa, se dovesse vincere, ma
senza "turbare" nessuno. Un'accortezza - accompagnata anche da
un'altra frase molto accondiscendente verso le alte gerarchie ecclesiastiche:
in Italia - dice - "il problema non è rimettere il Vaticano al suo
posto"-, una serie di accortezze che però non raggiungono lo scopo.
Neanche due ore dopo che le agenzie avevano diffuso una sintesi
dell'intervista, ecco che Binetti, l'esponente di punta dell'ala clericale del
piddì - candidata anche a queste elezioni - fa conoscere la sua replica. A
stretto giro di agenzie. "Io - dice - se si dovesse arrivare a discutere
di Dico, o come si chiameranno, non li voterò". Il tutto, nel caso della
teodem, condito con un po' di ciarpame culturale e un po' di dati Istat :
"L'amore e la sessualità eterosessuali... Questa è la naturalezza, se si
vuole considerarla anche statisticamente". Tutto qui. Ma certo per
Veltroni il problema non è Binetti. 7 04/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
BREVIARIO "Voto
utile o il Senato sarà a rischio" Berlusconi contro l'Udc. "Va
bloccato il turn over nella pubblica amministrazione" GIANLUCA LUZI ROMA -
Berlusconi lancia un nuovo appello al "voto utile" agli elettori di
centrodestra perché evitino il rischio di un "frazionamento",
soprattutto al Senato, a favore di "forze minori che non hanno avuto alcun
effetto positivo per l'Italia e che sono stati un puro fatto di sopravvivenza
per singoli leader". E' sempre l'Udc di Casini il chiodo fisso del
Cavaliere in questa campagna elettorale: "Non potrà mai farcela a superare
la soglia di sbarramento e ogni voto disperso è un regalo a Veltroni",
spiega puntigliosamente in ogni comizio. E "se al Senato non si potrà
disporre di una maggioranza vasta - avverte - non si potranno prendere le decisioni
necessarie e in profondità per cambiare l'architettura istituzionale e il
sistema statuale", per esempio "il blocco del turn-over nella
pubblica amministrazione. Chi va a casa non sia automaticamente sostituito da
un nuovo assunto". In caso di ritorno a Palazzo Chigi il leader del Pdl
non vuole trovarsi nella stessa situazione del suo precedente governo in cui
"ho realizzato solo l'85% del programma, perchè nel Consiglio dei ministri
Buttiglione faceva il "signor no"". La colpa quindi è dei
"partiti minori che, guardando al loro egoistico interesse, non ce l'hanno
fatto fare". Casini ha attaccato Berlusconi per la frase sull'evasione
fiscale "un po' giustificata" dal peso eccessivo del fisco. Ma il
leader pdl nega di averla detta in questi termini e di essere stato "impiccato a una frase". Berlusconi sostiene
di aver detto che "laddove l'aliquota massima è al 33% ciò produce un
aumento delle entrate dell'erario", mentre quando la soglia è molto più
alta "ciò scatena una voglia di elusione ed evasione, non ho detto che la
giustifica". Berlusconi si lamenta che "me ne fanno una al giorno. Ma
sopravvivrò anche alla stampa". Con una citazione di Baudelaire, "se
bisognasse reinventare la modernità, non dovremmo reinventare i
giornalisti...", il Cavaliere si rivolge direttamente ai media: "Vedo
molti giornalisti contenti di diventare disoccupati. Ahimè, non capiterà. Ho il
difetto - conclude - che con l'età sono diventato assolutamente sincero. Ma
forse c'è una parte di verità in quello che dice qualcuno, secondo il quale lo
faccio perchè non mi ricordo più tutte le bugie che ho detto...". Ma non
solo i giornalisti italiani gliene fanno "una al giorno". Anche
l'Economist continua a giudicarlo unfit, "inadatto" a governare
l'Italia. "Dall'Economist provengono solo bugie, nessuna verità su di me e
sul mio gruppo", replica Berlusconi che non sa spiegarsi
l'"accanimento" e ricorda: "Siamo anche in causa con questo
settimanale". Incurante del giudizio del settimanale britannico,
Berlusconi si dice pronto a tornare a Palazzo Chigi nonostante "davanti
non c'è mai stata una situazione così difficile" e dunque "la croce
che dovrò portare non è mai stata così pesante". Berlusconi resta convinto
di essere indispensabile anche nel centrodestra: "Purtroppo ancora non si
è trovato un mio sostituto che possa tenere insieme tutti i moderati, i liberali, i cattolici, i laici e i riformisti
che costituiscono il Popolo delle Libertà. Sono, in una parola, ancora
infungibile". Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania
dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto
danni", annuncia il candidato premier del Pdl. Dopo aver attaccato
"il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino",
Berlusconi ammette che sul problema "risalire la china sarà
durissimo". Quanto al commissario straordinario De Gennaro "ha fatto
più di Bassolino e della Iervolino messi insieme. Ne terremo conto".
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
1. La senatrice
Teodem del Pd Paola Binetti. 2. La manifestazione a difesa della legge 194
sull'aborto, altro fronte di scontro tra laici e cattolici, del 14 febbraio in piazza San Babila a Milano. 3. Il corteo del
Gay Pride al passaggio davanti al Colosseo nella capitale il 16 giugno del 2007
4. Uno dei tanti manifesti per il Family Day che si è concluso con la
manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma il 12 maggio del 2007.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Calabrò:
"Ripartire dall'uomo e dalla centralità della famiglia" La famiglia
torni al centro della vita politica. È il messaggio che lancia Raffaele
Calabrò, candidato al Senato per la Pdl, cardiologo, docente universitario e da
tempo esponente del mondo cattolico impegnato nella cosa pubblica: fu assessore
regionale alla Sanità nella giunta Rastrelli. Qual è il significato della sua
candidatura? "Il governo Prodi, da una parte, e le amministrazioni guidate
da Bassolino, dall'altra, hanno prodotto nei cittadini un forte disagio: la
gente è stanca e disillusa di fronte a tanti progetti annunciati e poi non
realizzati. Credo che sia venuto il momento di tornare a respirare e di
liberarsi dei condizionamenti di una politica incapace di dare risposte ai
bisogni dei cittadini". Un esempio di questo disagio? "Penso al
trionfo dell'antipolitica, che accanto alle truppe grilliane dà corda e spazio
al qualunquismo e al riflusso nel privato". Da cosa si può ripartire?
"Sicuramente dalla famiglia, che va sostenuta ad ogni livello: sotto il
profilo delle agevolazioni fiscali, ma anche nell'assicurare una casa decorosa,
nell'aiuto ad allevare i bambini, nel restituire ai genitori la libertà di
scegliere l'indirizzo scolastico dei figli, nell'assistenza a chi è
ammalato". Perché si schiera con il Pdl? "Perché qui ho ritrovato i
valori del cattolicesimo, della tradizione cristiana, del rispetto per l'uomo
che sono fondanti ed essenziali di un rinnovato modo di umanizzare la politica.
Questo è un luogo non confessionale, laico, ma non
laicista". Per lei è un ritorno: ma intanto lei aveva fatto fino a qualche
mese fa l'esperienza del Pd. Cosa l'ha spinta a lasciare? "L'accordo
stretto con i radicali mi ha indotto a fare una serie riflessione e la
conclusione è stata: non è quello il mio posto. Quella cultura è lontana
mille miglia dalla mia formazione, dalla mia storia, dalla mia esperienza,
dalle cose in cui io credo". Quale significato assume il voto in Campania,
a suo avviso? "Qui forse si vive più che in altre regioni d'Italia la
sofferenza e il disagio di tanti cittadini. Basti pensare che dopo quanto è
accaduto in Campania si rischia ancora di non andare al voto. Francamente trovo
questo governo regionale oppressivo". In che senso? "Parlo di
un'oppressione che non dà ai cittadini la libertà di fare le proprie
scelte". cor.cas.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Gli omosessuali
"Ci siamo di nuovo, il cilicio di Paola strozza un'altra volta i
democratici" Emma Bonino gira il Piemonte di cui è capolista al Senato per
il Pd. Si ferma alla "Stampa" per rispondere alle domande dei
lettori. Ne esce un'intervista che tocca vari temi, anche scomodi, a cominciare
dalla dichiarazione di giornata. La senatrice del Pd Paola Binetti che dice: "Non
voterò leggi a favore dei gay". Cominciamo bene, ministro. "Ma guardi
che a me non tocca questa cosa. La Binetti è libera di votare o non votare
quello che vuole. Ma so che c'è un accordo politico elettorale in base al quale
abbiamo sottoscritto un programma che recita: sì al testamento biologico,
completa attuazione della 194, e approvazione di una serie di tutele per i
conviventi e le coppie di fatto". La dichiarazione della Binetti arriva il
giorno dopo quella del generale Del vecchio. Sembra che nel Pd ci siano
problemi con i gay. "Ma io non entro nel Pd. E il programma di governo non
esaurisce il dibattito. Anche se impegnati al governo continueremo a fare le
nostre battaglie e le nostre iniziative politiche con il Partito e
l'Associazione Luca Coscioni". La questione laici - cattolici è forse stato uno dei pochi veri momenti di dibattito nel corso di questa
campagna elettorale. "Venendo a Torino ho salutato con piacere padre
Bianchi della comunità di Bose. Se superiamo l'ideologia, questo è un paese in
cui devono vivere rispettati coloro che credono, non credono o diversamente
credenti". I lettori le chiedono: cosa ne pensa della spettacolare
conversione di Magdi Cristiano Allam? "Io sono piemontese e i miei
genitori mi hanno insegnato il pudore, è un grande valore a cui attenersi e non
è il caso di sbandierare cose personali come una conversione. In mondovisione
ha un messaggio diverso. Io ritengo che il personale è politico. Dico però che
il privato non è pubblico". Il tema che ha tenuto banco è Alitalia.
"Le strumentalizzazioni elettorali da una parte e l'irrigidimento
irresponsabile dei sindacati, ci portano ad una situazione in cui non so più
cosa possa evitare il fallimento di Alitalia. La controproposta dei sindacati è
stata esilarante. C'è una proposta unica sul tappeto, quella di Air France e
non c'è nient'altro. Chiunque abbia ventilato cordate, non si sono manifestate:
se era una svendita, bastava mettere un euro in più. In realtà nessuno si è
presentato perché Alitalia è un'azienda in fallimento, quindi chiunque la vuole
comprare la deve ristrutturare, e non è che se la compravano degli italiani
potevano tenere tutti gli addetti. Si sono alzate le barricate sulla chiusura
di Alitalia Cargo. Ma sa quanti aerei ha il Cargo? Cinque. E quanti piloti?
135. Le pare possibile?".