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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  4-4-2008      #TOP


Report "Laici e chierici"

Non "chiese" ma tende ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: PARTITO DEMOCRATICO La s da dei cattolici impegnati nel nuovo partito Non "chiese" ma tende I laici cristiani si sono "mescolati" agli altri uomini senza dimenticare la loro doppia appartenenza PIERLUIGI CASTAGNETTI Esce in questi giorni "La nuova tenda" di Pierluigi Castagnetti edito da Diabasis.

Pizze, casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora) ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e gli fece rimangiare l'incauto rifiuto in nome delle leggi dello stato. Lo stato laico, appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo porti a due cose: tra 10 giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i sondaggi avevano registrato;

Politicizzando la morale si uccide il liberalismo ( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: giustamente a cuore ai cattolici - contrapposto a un disvalore assoluto - la dignità della vita - rivendicato dai laici seri e pensosi. Ciò che spaventa nella crociata del Foglio non è il revival religioso - che può dispiacere a Margherita Hack o a Piergiorgio Odifreddi ma non alla discendenza di Benjamin Constant o di Alexis de Tocqueville - bensì la sottesa squalifica morale degli "

I fedeli credono in Cristo non in Casini o Mastella ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Etica e legge non coincidono e la politica ha il compito di legiferare in uno stato dove i cittadini partono da presupposti etici diversi. Questo criterio è bene accolto dai fedeli di questa periferia. Non voglio però nascondere la difficoltà: accanto ad un fondamentalismo cattolico esiste un fondamentalismo laico. Uno scontro esasperato dagli interessi elettorali.

Il cattolico laico che vuol prendere i voti per salvare tante vite ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 81 del 2008-04-04 pagina 2 Il cattolico laico che vuol prendere i voti per salvare tante vite di Federico Casabella Eraldo Ciangherotti in lista contro l'aborto: "Il nostro obiettivo va oltre la sfida elettorale" "Il connubio tra laicismo e cattolicesimo in una lotta per la difesa della vita".

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, protestanti saranno fianco a fianco al convegno nazionale dal titolo "Tutto ciò che respira dia lode al Signore. Salmi e Cantici della Bibbia" (10-12 aprile, Convitto della Calza), organizzato dall'Associazione laica di studi biblici "Biblia" con l'appoggio di Comune, Comunità ebraica, Arcidiocesi,

Dopo il generale ecco la suora La modernità del Pd è servita ( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a patto però che non ci sia contrapposizione "fra laici e cattolici". Usa proprio queste parole: inventandosi una contrapposizione che probabilmente esiste solo nel suo entourage, nel loro linguaggio. Visto che tutti gli altri parlano di laici - che possono essere anche cattolici, buddisti, ecc - e clericali, che possono essere anche atei.

"voto utile o il senato sarà a rischio" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i liberali, i cattolici, i laici e i riformisti che costituiscono il Popolo delle Libertà. Sono, in una parola, ancora infungibile". Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia il candidato premier del Pdl.

1. La senatrice Teodem del Pd Paola Binetti. 2. La manifestazione a difesa della legge 194 sull’ ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: altro fronte di scontro tra laici e cattolici, del 14 febbraio in piazza San Babila a Milano. 3. Il corteo del Gay Pride al passaggio davanti al Colosseo nella capitale il 16 giugno del 2007 4. Uno dei tanti manifesti per il Family Day che si è concluso con la manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma il 12 maggio del 2007.

CALABRò: RIPARTIRE DALL'UOMO E DALLA CENTRALITà DELLA FAMIGLIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questo è un luogo non confessionale, laico, ma non laicista". Per lei è un ritorno: ma intanto lei aveva fatto fino a qualche mese fa l'esperienza del Pd. Cosa l'ha spinta a lasciare? "L'accordo stretto con i radicali mi ha indotto a fare una serie riflessione e la conclusione è stata: non è quello il mio posto.

Gli omosessuali Ci siamo di nuovo, il cilicio di Paola strozza un'altra volta i democratici ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La questione laici - cattolici è forse stato uno dei pochi veri momenti di dibattito nel corso di questa campagna elettorale. "Venendo a Torino ho salutato con piacere padre Bianchi della comunità di Bose. Se superiamo l'ideologia, questo è un paese in cui devono vivere rispettati coloro che credono, non credono o diversamente credenti"


Articoli

Non "chiese" ma tende (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

PARTITO DEMOCRATICO La s da dei cattolici impegnati nel nuovo partito Non "chiese" ma tende I laici cristiani si sono "mescolati" agli altri uomini senza dimenticare la loro doppia appartenenza PIERLUIGI CASTAGNETTI Esce in questi giorni "La nuova tenda" di Pierluigi Castagnetti edito da Diabasis. Anticipiamo stralci dell'introduzione. Il Partito democratico è il mio quarto partito. Prima la Dc, poi il Ppi, poi la Margherita e ora, appunto, il Pd. Si potrebbe fare dell'ironia o del moralismo o, persino, della lettura psicanalitica, poiché io sento di non essere né un trasformista né un opportunista. Sento cioè di avere messo un vestito nuovo quattro volte, senza mai aver rinunciato ad essere ciò che sono. Una forma di "gattopardismo"? No. Non si è trattato mai di un "cambiare per non cambiare", ma di un cambiare per poter essere e poter fare. (...) Poiché la politica è l'arte di stare dentro al proprio tempo per poterlo, per quanto possibile, "orientare". In ogni caso non si è mai trattato di scelte personali, ma sempre collettive. Insieme si è deciso di smontare una tenda e di montarne un'altra, un po' più in là, un po' più avanti. La tenda è una metafora che mi sembra adatta a descrivere una stagione che impropriamente è stata chiamata seconda repubblica. (...) Il Pd, sin dalle prime fasi della sua gestazione, sembra aver attivato un processo di trasformazione piuttosto profonda del paesaggio politico italiano e generato curiosità o apprensioni in vari ambienti, in particolare in una parte dell'area sociale che siamo soliti definire "mondo cattolico". Mi intrigano molto, e da sempre, le questioni riguardanti le modalità di presenza dei cattolici nella vita politica italiana, e sento particolarmente oggi la responsabilità, non fosse altro per i ruoli ricoperti negli ultimi anni, di contribuire a fornire qualche rassicurazione e di aiutare quanti manifestino un interesse a percorrere una analisi ed un ragionamento. Mi riferisco espressamente a quanti guardano con qualche incomprensione e anche preoccupazione alla presenza della Chiesa e dei suoi fedeli in questo particolare segmento della storia italiana. È difficile capire il cattolicesimo politico se non si comprende che il laico cristiano per agire l'esperienza politica deve affrontare difficoltà che altri non conoscono. La fede non è infatti una opzione culturale come può essere quella della tradizione liberale, o socialista o ambientalista. È vero che dal cristianesimo è stato possibile dedurre storicamente ? per merito in particolare di uomini come Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Moro ed altri ancora ? una tradizione culturale e politica tra le più importanti del secolo scorso. Ma se è vero che quella tradizione, almeno sotto il profilo del metodo ? la mediazione e l'autonomia ? non è stata superata, è altrettanto vero che sotto il profilo dei contenuti è stata ampiamente spiazzata dalla velocità con cui il progresso scientifico e quello economico stanno ponendo alla politica problemi assolutamente inediti. E, dunque, senza più il "prezioso cuscinetto" di una tradizione culturale e politica ispirata ma separata dal Magistero, l'impegno politico dei laici cristiani pone sempre più in termini severi l'esigenza di conciliare due "appartenenze", entrambe a loro modo assai esigenti. (...) Non ci sono altri esempi di simile, peraltro trasparentissima, doppia appartenenza, non semplicemente a una cultura, ma a una "comunità" e a un'altra "comunità". Di per sé la cosa non dovrebbe risultare particolarmente complicata, perché entrambe le comunità perseguono il bene dell'uomo, cioè di tutti gli uomini appartenenti alla stessa compagnia dei viventi seppure abbiano diversi statuti fondativi: l'una di derivazione divina, l'altra di ideazione umana. Entrambe hanno un forte riferimento normativo: l'una il Vangelo, l'altra la Costituzione. L'una e l'altra sono, ognuna nel proprio ordine, indipendenti e sovrane. E, peraltro, può accadere che tra l'una e l'altra si determinino incomprensioni, contenziosi e sinanche conflitti. In tali casi il ruolo dei laici che vivono la doppia appartenenza può risultare particolarmente prezioso su entrambi i lati. Questa è la ragione che ha ispirato la cosiddetta "dottrina dell'autonomia" che il Magistero, sia quello pontificio che quello collegiale dei vescovi (espressosi massimamente in sede conciliare), ha elaborato per definire il ruolo dei laici cristiani dentro il secolo, cioè dentro la storia. Proprio grazie a tale specifica responsabilità i laici cristiani politicamente impegnati non hanno mai vissuto la doppia appartenenza come un limite, semmai come una ulteriorità preziosa per l'ascolto del respiro della società e la promozione della libertà. Una ulteriorità che aiuta anche la lettura dei segni dei tempi e della storia e, dunque, delle res novae. E che, non di meno, favorisce la scelta degli strumenti più adatti ad aiutare il cammino della storia, fra i quali sicuramente vanno collocati i partiti. C'è stato un tempo in cui i cristiani si sentivano più rassicurati a giocare nella stessa squadra (il cosiddetto partito a ispirazione cristiana). Poi sono arrivati i tempi in cui le "paure esterne" sono evaporate quando i veri e i presunti aggressori sono stati sconfitti dalla storia, e allora i cristiani hanno pensato bene di prendere il largo nel mare della compagnia degli uomini, abbandonando partiti identitari e cooperando con altri per fare nascere partiti non più ideologici. Non "chiese" ma tende. Essi si sono sentiti più liberi e hanno conseguentemente liberato anche la Chiesa dall'onere di riconoscerli e sostenere ? in una qualche misura ? come suoi rappresentanti. La Chiesa si è trovata così nella felice condizione di non sentirsi condizionata e coinvolta dalle posizioni di un determinato partito, e di poter dialogare con tutti e proporre a tutti le proprie ragioni a difesa di valori e principi importanti per la vita degli uomini. (...) Se in un primo momento il "di più" di libertà ha appagato sia i laici che la Chiesa, con il passare del tempo, e siamo così alle vicende degli ultimi anni, la crescente "sporgenza" della Chiesa nell'area della politica ha finito per offrirle la sensazione di una propria maggiore rilevanza, ma anche la consapevolezza che la percezione sociale della sua alterità andava riducendosi. E ai laici cristiani impegnati in politica ha determinato un restringimento ? di fatto ? del loro specifico spazio di autonomia e responsabilità. Il Pd nasce in questo contesto. La fatica dei laici cristiani che, concorrendo a far nascere il Pd, hanno accettato la sfida ed il rischio di una convivenza con donne e uomini di diversa estrazione culturale, nella convinzione che ciò serva all'obiettivo del bene comune, è oggettivamente cresciuta così come lo è la sensazione di una certa solitudine stretti, come si trovano ad essere, fra la diffidenza della loro Chiesa che dubita della loro adeguatezza a giocare nel nuovo contesto una qualche rilevanza, e la diffidenza di alcuni nuovi compagni di strada che non riescono a darsi ragione della loro "differenza".

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Pizze, casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora) (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, nel gran casino ("case di piacere" dice il generale gentleman, che vuole riaprirle per i soldati), di monnezza, bufale, Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse (assassine, omicide) di Ferrara. Cosa concludere? ARMANDO COFELICE, PESCARA Caro Cofelice, la mia conclusione è che così si concludono degnamente 15 anni di transizione dalla prima alla ipotetica terza repubblica, contrassegnati da un sostanziale non governo del paese. Nell'interregno, hanno ripreso piede poteri estranei alla democrazia politica, in primo luogo il clericalismo impiccione predivorzio e il sindacalismo tuttofare anni Settanta. I risultati sono simbolicamente questi che lei cita: i governi latitano e si fanno sostituire dai sindacati nelle trattative con potentati economici (e politici) stranieri; i parlamenti non legiferano nemmeno sui propri poteri in materia elettorale, rimettendosi a quella monumentale accolita di marziani che è il Tar del Lazio e in genere la giustizia amministrativa; lo stato rinuncia alla sua non negoziabile laicità ? scritta nella Costituizione e pubblicamente calpestata ? e permette alla Chiesa non già di occupare spazi pubblici per la religione (che è perfettamente lecito in ogni ordinamento liberale, anzi ne fa parte) ma di aspirare alla guida politica della società (come, per altri interessi, fece il pansindacalismo). Così molti cittadini per un verso fuggono dalla politica alla non partecipazione, consentendo ai governi degli scarabocchi, come li chiamavano nel Risorgimento, di sentirsi ancor più sciolti dall'obbligo di fare e di rispondere al paese; per un altro verso riscoprono la cultura della contestazione, dopo la generazione delle egoistiche indifferenze che ha prodotto, appunto, il non-stato, il non-governo, la non-politica, i non-partiti, e ceduto funzioni di governo a chiese, sette, corporazioni, sindacati e nuovi stregoni. E noi della prima repubblica? La nostra ipocrisia arriva a questo: mentre ci strappiamo i capelli per i pomodori antidemocratici di Bologna su Ferrara (quante solidarietà di salotto comunista borghese sono scattate, signora Mafai), nessuno di noi (salvo sempre la signora Mafai) s'è degnato di strapparsi almeno un pelo per l'attentato di Pisa, dove un medico e un farmacista hanno rifiutato i contraccettivi a due cittadine che, a norma di legge, li chiedevano (è stato ricordato che Maria Pia Garavaglia, cattolica a 18 carati, per un caso analogo verificatosi quando era lei ministro della sanità, piombò come un fulmine di guerra sugli "obbiettori" (obbiettori o cucchiai d'oro?) e gli fece rimangiare l'incauto rifiuto in nome delle leggi dello stato. Lo stato laico, appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo porti a due cose: tra 10 giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i sondaggi avevano registrato; e, dopo le elezioni, al ritorno in piazza dei nuovi settantasettini incattiviti, invece dei girotondini che ne furono la coda goliardica. Il non governo, i savanorola, la cultura delle guerre di civiltà che predicano, spingono gli altri, prima o dopo, a rispondere colpo su colpo. Una bella spinta alla crisi della democrazia.

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Politicizzando la morale si uccide il liberalismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Dino Cofrancesco Il sociologo fiorentino Pietro De Marco, sul quotidiano on line L'occidentale del 25 marzo, tesse l'apologia di Giuliano Ferrara non in polemica con quanti lo hanno pesantemente attaccato sui giornali "laicisti"- talora con "armi della critica" così rozze da ispirare ai centri sociali di Bologna l'incivile contestazione dell'altro ieri - ma con quanti, pur appartenendo alla stessa area politico-culturale, non ne hanno difeso le ragioni. Dall' Avvenire al Giornale, da Radio Maria a Famiglia cristiana, le considerazioni di opportunità e gli inviti al realismo e alla prudenza - abiti peraltro secolari della Chiesa cattolica - avrebbero riversato sull'intrepido direttore del Foglio scariche di fuoco amico. Da qui la denuncia di De Marco: le formule adoperate da editorialisti come Michele Brambilla e Giorgio Vittadini, concordi nel fare della società civile il luogo privilegiato del libero operare di famiglie, movimenti, istituzioni ecc... in difesa dei valori cristiani, "rischiano di sottovalutare l'autonomia e la portata, infine la necessità della dimensione politica pubblica e dell'azione esplicita nel quadro della sfera pubblica". In parole povere, al di là dei richiami ad Hannah Arendt - una grande mente filosofica le cui analisi del "politico" sono però state sopravvalutate, come fece già rilevare Raymond Aron - lo studioso auspica che nell'agorà, la pubblica piazza della democrazia, si confrontino esigenti e impegnative concezioni del mondo. "Una cultura politica esiste se è capace di generare progetti determinati (non utopie) e forze, entro uno spazio, lo spazio politico appunto, in cui di fronte a una volontà si delineano anche i suoi avversari". Da qui il titolo dell'articolo, Ferrara preferisce un rischio pubblico a una certezza privata perché fa politica. Dinanzi alla deriva edonistica e alla cultura della morte, ormai trionfanti nelle nostre società, l'andare tra la gente non basta più. "Il Politico è altro dal domestico e dal sociale. Solo se l'altro è raggiunto da ragioni (che diano, tra l'altro, significato universale agli esempi) egli può condividere con te un'azione pubblica conforme, ad esempio rivolta ad affermare (e tutelare) la santità della vita dal concepimento alla morte naturale. Questo è Politica". Come meravigliarsi se a questo punto interviene la citazione di Carl Schmitt? "Il "politico" - aveva scritto il discusso e geniale giurista tedesco - può trarre la propria forza dai più diversi settori della vita umana, da contrapposizioni religiose, economiche, morali o di altro tipo; esso infatti non indica un particolare settore concreto ma solo il grado d'intensità di un'associazione o di una dissociazione di uomini". Il merito di Ferrara, quindi, sarebbe quello di non avere alcun dubbio sul bonum commune e, pertanto, di non chiudere gli occhi dinanzi alla ferita profonda che a esso hanno inferto le leggi e l'ethos sulla vita e la morte del nascituro. Che gli atei devoti, i neo-sanfedisti del Centro aiuto alla vita, i nostalgici dei comitati civici e della santa Inquisizione, facciano propria l'idea che "nulla è privato sui terreni antropologici" (Voltaire e John Stuart Mill sarebbero trasaliti!) si può capire, specialmente in un Paese come il nostro che da qualche tempo sta ritrovando il gusto delle antitesi nette, per cui si "scopron le tombe e si levano i morti" non solo degli eserciti della Santa Fede ma, altresì, dei fanatici dello scientismo, degli anticlericali duri e puri, degli atei razionalisti. Ci si chiede, però, quanto abbiano a che fare con il liberalismo l'invocata politicizzazione della morale e il disegno volto a dividere con un taglio netto l'opinione pubblica sulla base di un valore legittimo - la sacralità della vita, che sta giustamente a cuore ai cattolici - contrapposto a un disvalore assoluto - la dignità della vita - rivendicato dai laici seri e pensosi. Ciò che spaventa nella crociata del Foglio non è il revival religioso - che può dispiacere a Margherita Hack o a Piergiorgio Odifreddi ma non alla discendenza di Benjamin Constant o di Alexis de Tocqueville - bensì la sottesa squalifica morale degli "altri" che rende del tutto retorico l'invito al confronto civile e al dibattito delle idee. Se questa forma mentis dovesse prendere piede, assisteremmo davvero alla morte del liberalismo. Quest'ultimo, infatti, non vedendo nella politica una dimensione salvifica, pone tutti i rapporti politici stricto sensu sotto il segno della "società a responsabilità limitata" e del "contratto a tempo determinato": il vincolo che ci lega ai nostri simili è sempre parziale e revocabile e il vivere in comune si riduce, nelle parole del liberale Carlo Cattaneo, a "un'immensa transazione" . Nulla di più estraneo a chi vagheggia il ritorno alla comunità di destino in cui si compete per il potere all'insegna di valori forti, che legano gli uomini per la vita e ne definiscono l'identità più profonda. A questi organicisti il rischio che le posizioni teocon del Foglio possano allontanare i liberali dal centrodestra è del tutto indifferente. Sembra, anzi, che sia poi questo il vero disegno "schmittiano" di Ferrara: fare della bioetica il terreno della scompaginazione delle famiglie ideologiche italiane e il setaccio per separare definitivamente la farina dei "salvatori della civiltà cristiana" dalla crusca degli impenitenti materialisti e nichilisti. In questo ritorno delle guerre di religione, ai liberali non resta che l'esilio: torneranno alla luce quando i disastri provocati dalle passioni morali avranno convinto di nuovo gli uomini a tener separate etica e religione, politica ed economia, Stato e società civile, arte e scienza. Separazioni, queste, incomprensibili per quanti hanno frequentato troppo a lungo il partito o la sagrestia! Dino Cofrancesco è docente di Storia del pensiero politico all'Università di Genova. 04/04/2008 Nella crociata di Ferrara spaventa la sottesa squalifica morale degli altri che impedisce il confronto 04/04/2008.

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I fedeli credono in Cristo non in Casini o Mastella (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del "I fedeli credono in Cristo non in Casini o Mastella" IL VOTO DEI CATTOLICI / 2 Anzi, l'illusione del voto cattolico: dalla periferia di Ivrea, Don Beppe Scopino, prete di frontiera, ci racconta il sentire comune della sua comunità. "Qui si guarda con disinteresse ai politici che brandiscono il Vangelo. Anzi: non li prendono sul serio: un'occhiata ai volantini e poi li si butta via..." C ase nuove, vicini sconosciuti, pionierismo dalle radici tagliate. La periferia è la madre che subisce, il centro è il padre che comanda. Trent'anni fa Pasolini la vedeva così pensando agli affari della speculazione urbanistica. Ma Ivrea è una piccola città cresciuta attorno alla cultura olivettiana. Tutti l'hanno respirata e la città si è allargata nel privilegio della modernità e nella forma di un laicismo non negativo verso la religione. La parrocchia di San Giovanni è nata nel 1979. Chiesa circondata dai palazzoni in fila. Chi ha seguito casa per casa l'allungarsi del quartiere è il parroco don Beppe Scopino, 64 anni, prete dal 1968. Ha studiato sociologia nel Belgio di Lovanio, diretto Il Risveglio, giornale della curia ed è stato segretario del vescovo Bettazzi che i vescovi conservatori mormoravano "progressista" quando attraversava l'America Latina, presidente di Pax Christi. Con l'aiuto di due obiettori, don Scopino ha aperto un centro sociale per poi lasciare che una cooperativa giovanile lo gestisse con l'aiuto del comune. Nessun problema: gli stranieri che cominciano ad abitare qui e la Chiesa valdese e i fedeli ortodossi (badanti, soprattutto) intrecciano rapporti amichevoli con questo parroco delle ultime case di Ivrea. Per i suoi parrocchiani è importante che la parola "cattolico" accompagni la parola "politico"? "La gente non ne tiene conto. Fra gli abitanti del quartiere esiste una divaricazione profonda: 15% neo fascisti e 15% comunisti. Gran parte dei parrocchiani si dividono tra centro destra e sinistra moderata. Ma guardano ai cattolici in politica con disinteresse. Come in ogni Italia anche i fedeli di oggi non ricordano i parrocchiani anni '50. L'80% è di cultura cattolica, ma solo il 10% frequenta la messa. Resta una certa osservanza per le tradizioni; discreta la percentuale delle prime comunioni ma dai 15 ai 45 anni la maggioranza si allontana dalla Chiesa. Pochi matrimoni, abbastanza battesimi, partecipazione comunitaria minima con qualche ambiguità di stampo popolare. C'è chi va in pellegrinaggio da Padre Pio e non frequenta la messa neppure a Natale". Come giudicano la fede di una certa politica che se ne proclama bandiera? "La gente resta estranea. Voglio sottolineare che si è cristiani per la fede in Cristo, non in Casini, Mastella, Fini. Piuttosto hanno creato difficoltà i pronunciamenti del cardinale Ruini nei quali è difficile distinguere i valori della fede dalle prese di posizioni politiche ed elettorali. Invito i fedeli a prendere in considerazione ogni argomento ma a decidere in libertà e responsabilità. Etica e legge non coincidono e la politica ha il compito di legiferare in uno stato dove i cittadini partono da presupposti etici diversi. Questo criterio è bene accolto dai fedeli di questa periferia. Non voglio però nascondere la difficoltà: accanto ad un fondamentalismo cattolico esiste un fondamentalismo laico. Uno scontro esasperato dagli interessi elettorali. Viaggiando con mezzi pubblici ascolto voci estranee a queste tensioni: rincaro dei prezzi, salute. Problemi quotidiani di chi vota". Pensa che la bioetica sia diventata uno strumento politico? "Sono problemi che vanno sperimentati, non ridotti a ideologia. Quando se ne parla in uno dei gruppi insisto sulla distinzione tra piano etico e piano legislativo. Valori con al centro la fede e impegno del legislatore per trovare elementi che possano permettere una buona legge accettata e applicata. Inutili le parole che proibiscono l'aborto quando dilaga l'aborto clandestino. Una legge realista deve fare emergere la clandestinità offrendo soluzioni alternative. Non esiste solo la buona legge cattolica: ci siamo sentiti vicini a Prodi e alla Bindi. Hanno affrontato il problema da cristiani adulti, cioè responsabili, tema uscito dal Concilio. La gerarchia ecclesiastica ha i suoi compiti, il cristiano in politica ha compiti diversi. Il cattolico mantiene personalmente i valori forti, ma quando è impegnato come legislatore non deve fare prediche. L'idea dei valori irrinunciabili vale finché restano valori. Non possono essere imposti". Di questa individualità si fa un uso troppo disinvolto? "L'uso disinvolto impoverisce il senso dei valori. Non ho mai chiesto a nessuno se vota centrodestra o centrosinistra. Già ai tempi della Dc imperante molti fedeli prendevano le distanze dalle indicazioni che scendevano dall'altare anche se gran parte di loro finiva per votare Dc. Oggi come ieri vanno evitati facili moralismi, ma la gente si sorprende quando questi valori non accompagnano la vita di chi li proclama: moralisti divorziati, famiglie divise e diverse. I cattolici di questa parrocchia non capiscono gli appelli in difesa di fede ed etica personale. Sono invece disponibili a forme di volontariato". I suoi credenti cosa pensano degli atei devoti? "Non li prendono sul serio. Ne capiscono la furbizia elettorale. Un po' come si fa con i volantini che troviamo nelle cassette della posta. Un'occhiata e li si butta via...". I cattolici in politica non dovrebbero essere presi in considerazione proprio nel momento elettorale? "Molti politici si rivolgono ai cattolici nell'illusione si tratti di un mondo monolitico. Ma il voto è il risultato di ispirazioni ideali, di analisi socio-politiche e di interessi concreti. Questo percorso può condurre i credenti verso opzioni politiche diverse. Un esempio: il credente che fonda sulla fede la famiglia come sacramento, può valutare la possibilità di forme alternative di unione per rispetto al non credente". Lei ha diretto "Il Risveglio", quindi sa come stampa e Tv possano influenzare le scelte politiche dei lettori cattolici... "Prendiamo Radio Maria. Molti parrocchiani la ascoltano. È capitato che qualcuno mi abbia confidato di essere rimasto turbato e di vivere sensi di colpa. Immediatamente ho insistito perché smetta di ascoltare queste trasmissioni. Il senso della responsabilità etica è diverso dai sensi di colpa. Non ho notizia di parrocchiani lettori dell'Avvenire. Quattro o cinque copie di Famiglia Cristiana. Posso solo dire che generalmente i gruppi non considerano la stampa cattolica una stampa libera. Ed è triste. Rischia di far perdere il senso della realtà, da un lato, e di non offrire occasioni di dibattito all'interno della Chiesa. Un giornale cattolico non dovrebbe trasmettere solo l'insegnamento delle gerarchie. Ma fare inchieste: ospedali, sicurezza, assistenza, fiducia".(2 - continua) di Maurizio Chierici / Ivrea.

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Il cattolico laico che vuol prendere i voti per salvare tante vite (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 81 del 2008-04-04 pagina 2 Il cattolico laico che vuol prendere i voti per salvare tante vite di Federico Casabella Eraldo Ciangherotti in lista contro l'aborto: "Il nostro obiettivo va oltre la sfida elettorale" "Il connubio tra laicismo e cattolicesimo in una lotta per la difesa della vita". Questo ha spinto Eraldo Ciangherotti, odontoiatra di Albenga di 33 anni a "scendere in campo" al fianco della lista "Aborto? No, grazie". Capolista per la Camera dei deputati in Liguria ha preso a cuore l'impegno di Giuliano Ferrara a favore della moratoria per la 194 e l'impegno etico del giornalista pensando, con questa candidatura, di mettere a frutto il suo impegno sociale al Centro per l'aiuto alla vita di Albenga, associazione legata al "Movimento per la vita" che presta sostegno alle giovani madri: "Mi ha colpito l'impegno di Giuliano Ferrara, ma soprattutto mi sono reso conto di come una parte della legge 194 non venga applicata ormai da troppi anni - racconta Ciangherotti -. Quando sei in prima persona impegnato in questo contesto ti rendi conto di come le giovani madri che decidano di partorire non abbiano poi il sostegno che la legge dovrebbe garantirgli. E i lettori del Giornale lo sanno bene, grazie all'ottima inchiesta che lo ha dimostrato proprio a Genova". L'odontoiatra prestato alla politica sta lavorando a tutto campo per un successo elettorale che pensa di essersi già garantito. Non c'è presunzione nelle parole di Ciangherotti quanto l'entusiasmo di chi sta credendo in quello che fa: "Sono convinto che avremo un successo che nessuno pensa - conferma -. Conto che il sostegno dei cattolici che mi conoscono e mi hanno promesso una mano, e i voti che Giuliano Ferrara si porta in dote ci spingano oltre le 50.000 preferenze in Liguria. Lo vedo andando in giro per la strada, nei nostri incontri. All'inizio c'era diffidenza perché la gente pensava che noi volessimo cancellare la 194. Poi abbiamo cominciato a spiegare il nostro punto di vista e ora siamo rispettati". A Bologna Giuliano Ferrara ha preso uova e pomodori in faccia. E Beppe Grillo sul suo blog lo ha preso in giro: "A me a Bologna applaudono...". Ma la Liguria ha reagito in tutt'altro modo. Una settimana fa i suoi interventi sono stati "disturbati" solo a Savona: "L'unico episodio stonato sono state due donne che si sono agitate durante il nostro comizio, dopodiché abbiamo ottenuto un ottimo riscontro. A Genova alla Sala Barabino eravamo in 300, alla Spezia alla Sala Dante abbiamo occupato 400 posti, mentre ad Imperia sembravamo di casa, la gente ci ha fatto sentire il proprio sostegno". Nessun volantinaggio nei mercati di periferia. "Rischia qualche sputo in faccia l'onorevole Scajola, figuriamoci cosa farebbero a me", scherza Ciangherotti, ma tanti confronti con le associazioni ed un pubblico sempre maggiore di interessati: "È vero che non abbiamo il sostegno ufficiale delle Diocesi - racconta -, ma ci sono tanti sacerdoti e suore che sono sensibili alla nostra campagna e ci spalancano le porte delle parrocchie". A pochi giorni dalle elezioni i sostenitori della lista "Aborto? No, grazie" girano in 10 dalla mattina fino a notte fonda per attaccare manifesti e sensibilizzare le persone, "e il riscontro c'è - conferma - basti pensare che sul volantino abbiamo stampato la nostra e-mail e ci sono persone che ci hanno già chiesto consigli e aiuto. Non ci presentiamo come una lista che vuole solo prendere voti, ma anche sensibilizzare sul tema della vita". "Di questa esperienza - conclude il capolista ligure del movimento di Ferrara -, al di là della lotta etica ci rimarrà comunque l'opportunità di aver informato le persone: ora sanno che c'è una possibilità in più". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Nonostante le difficoltà in cui versa il dialogo interreligioso, ebrei, cattolici, protestanti saranno fianco a fianco al convegno nazionale dal titolo "Tutto ciò che respira dia lode al Signore. Salmi e Cantici della Bibbia" (10-12 aprile, Convitto della Calza), organizzato dall'Associazione laica di studi biblici "Biblia" con l'appoggio di Comune, Comunità ebraica, Arcidiocesi, e Comunità monastica della basilica di S. Miniato. Dove, giovedì 10 (ore 17), il convegno si aprirà con una lectio magistralis sui Salmi di monsignor Gianfranco Ravasi, teologo biblista presidente del Pontificio Consiglio della cultura. Seguiranno la lettura di alcuni Salmi da parte di Giacomo Poretti, l'attore comico (appassionato di studi biblici) del trio Aldo Giovanni e Giacomo, e canti gregoriani. Alla Calza, fra gli altri: Joseph Levi, Paolo De Benedetti, Luca Mazzinghi, Paolo Ricca.

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Dopo il generale ecco la suora La modernità del Pd è servita (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Prima le dichiarazioni di Del Vecchio, poi Veltroni prova a correggere la linea su laicità e diritti. Ma Binetti lo stoppa: non voterò mai le unioni civili. Questo è il partito nuovo che vorrebbe governarci Dopo il generale ecco la suora La modernità del Pd è servita... Stefano Bocconetti Una sorta di "provincialismo" al contrario. Insomma di certe cose è meglio non parlarne in Italia. Altrove invece, fuori dai nostri confini - magari nel paese di Zapatero - non è possibile evitare l'argomento. Ed è così che il candidato premier del piddì, Veltroni, torna a parlare di diritti civili, della laicità dello Stato, delle ingerenze - che lui nega - del Vaticano. Lo fa, ovviamente, in un'intervista ad un giornale spagnolo, "El Mundo". Alle domande - incalzanti, come si usa fare ai candidati premier nei paesi stranieri, assai diverse da quelle che si ascoltano nelle tribune politiche nostrane -; alle domande, si diceva, del giornalista madrileno, Veltroni risponde che sarebbe anche disposto a varare una legge sulle coppie di fatto, sulle unioni civili. Magari come quella prevista dal programma dell'Unione e che l'opposizione fra le fila del suo partito ne ha impedito il varo. Lui sarebbe anche disposto, a patto però che non ci sia contrapposizione "fra laici e cattolici". Usa proprio queste parole: inventandosi una contrapposizione che probabilmente esiste solo nel suo entourage, nel loro linguaggio. Visto che tutti gli altri parlano di laici - che possono essere anche cattolici, buddisti, ecc - e clericali, che possono essere anche atei. Come insegna la storia di Giuliano Ferrara. Ma tant'è. Veltroni usa quell'espressione per dire che sì, forse, farà qualcosa, se dovesse vincere, ma senza "turbare" nessuno. Un'accortezza - accompagnata anche da un'altra frase molto accondiscendente verso le alte gerarchie ecclesiastiche: in Italia - dice - "il problema non è rimettere il Vaticano al suo posto"-, una serie di accortezze che però non raggiungono lo scopo. Neanche due ore dopo che le agenzie avevano diffuso una sintesi dell'intervista, ecco che Binetti, l'esponente di punta dell'ala clericale del piddì - candidata anche a queste elezioni - fa conoscere la sua replica. A stretto giro di agenzie. "Io - dice - se si dovesse arrivare a discutere di Dico, o come si chiameranno, non li voterò". Il tutto, nel caso della teodem, condito con un po' di ciarpame culturale e un po' di dati Istat : "L'amore e la sessualità eterosessuali... Questa è la naturalezza, se si vuole considerarla anche statisticamente". Tutto qui. Ma certo per Veltroni il problema non è Binetti. 7 04/04/2008.

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"voto utile o il senato sarà a rischio" - gianluca luzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

BREVIARIO "Voto utile o il Senato sarà a rischio" Berlusconi contro l'Udc. "Va bloccato il turn over nella pubblica amministrazione" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi lancia un nuovo appello al "voto utile" agli elettori di centrodestra perché evitino il rischio di un "frazionamento", soprattutto al Senato, a favore di "forze minori che non hanno avuto alcun effetto positivo per l'Italia e che sono stati un puro fatto di sopravvivenza per singoli leader". E' sempre l'Udc di Casini il chiodo fisso del Cavaliere in questa campagna elettorale: "Non potrà mai farcela a superare la soglia di sbarramento e ogni voto disperso è un regalo a Veltroni", spiega puntigliosamente in ogni comizio. E "se al Senato non si potrà disporre di una maggioranza vasta - avverte - non si potranno prendere le decisioni necessarie e in profondità per cambiare l'architettura istituzionale e il sistema statuale", per esempio "il blocco del turn-over nella pubblica amministrazione. Chi va a casa non sia automaticamente sostituito da un nuovo assunto". In caso di ritorno a Palazzo Chigi il leader del Pdl non vuole trovarsi nella stessa situazione del suo precedente governo in cui "ho realizzato solo l'85% del programma, perchè nel Consiglio dei ministri Buttiglione faceva il "signor no"". La colpa quindi è dei "partiti minori che, guardando al loro egoistico interesse, non ce l'hanno fatto fare". Casini ha attaccato Berlusconi per la frase sull'evasione fiscale "un po' giustificata" dal peso eccessivo del fisco. Ma il leader pdl nega di averla detta in questi termini e di essere stato "impiccato a una frase". Berlusconi sostiene di aver detto che "laddove l'aliquota massima è al 33% ciò produce un aumento delle entrate dell'erario", mentre quando la soglia è molto più alta "ciò scatena una voglia di elusione ed evasione, non ho detto che la giustifica". Berlusconi si lamenta che "me ne fanno una al giorno. Ma sopravvivrò anche alla stampa". Con una citazione di Baudelaire, "se bisognasse reinventare la modernità, non dovremmo reinventare i giornalisti...", il Cavaliere si rivolge direttamente ai media: "Vedo molti giornalisti contenti di diventare disoccupati. Ahimè, non capiterà. Ho il difetto - conclude - che con l'età sono diventato assolutamente sincero. Ma forse c'è una parte di verità in quello che dice qualcuno, secondo il quale lo faccio perchè non mi ricordo più tutte le bugie che ho detto...". Ma non solo i giornalisti italiani gliene fanno "una al giorno". Anche l'Economist continua a giudicarlo unfit, "inadatto" a governare l'Italia. "Dall'Economist provengono solo bugie, nessuna verità su di me e sul mio gruppo", replica Berlusconi che non sa spiegarsi l'"accanimento" e ricorda: "Siamo anche in causa con questo settimanale". Incurante del giudizio del settimanale britannico, Berlusconi si dice pronto a tornare a Palazzo Chigi nonostante "davanti non c'è mai stata una situazione così difficile" e dunque "la croce che dovrò portare non è mai stata così pesante". Berlusconi resta convinto di essere indispensabile anche nel centrodestra: "Purtroppo ancora non si è trovato un mio sostituto che possa tenere insieme tutti i moderati, i liberali, i cattolici, i laici e i riformisti che costituiscono il Popolo delle Libertà. Sono, in una parola, ancora infungibile". Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia il candidato premier del Pdl. Dopo aver attaccato "il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino", Berlusconi ammette che sul problema "risalire la china sarà durissimo". Quanto al commissario straordinario De Gennaro "ha fatto più di Bassolino e della Iervolino messi insieme. Ne terremo conto".

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1. La senatrice Teodem del Pd Paola Binetti. 2. La manifestazione a difesa della legge 194 sull’ (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

1. La senatrice Teodem del Pd Paola Binetti. 2. La manifestazione a difesa della legge 194 sull'aborto, altro fronte di scontro tra laici e cattolici, del 14 febbraio in piazza San Babila a Milano. 3. Il corteo del Gay Pride al passaggio davanti al Colosseo nella capitale il 16 giugno del 2007 4. Uno dei tanti manifesti per il Family Day che si è concluso con la manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma il 12 maggio del 2007.

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CALABRò: RIPARTIRE DALL'UOMO E DALLA CENTRALITà DELLA FAMIGLIA (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Calabrò: "Ripartire dall'uomo e dalla centralità della famiglia" La famiglia torni al centro della vita politica. È il messaggio che lancia Raffaele Calabrò, candidato al Senato per la Pdl, cardiologo, docente universitario e da tempo esponente del mondo cattolico impegnato nella cosa pubblica: fu assessore regionale alla Sanità nella giunta Rastrelli. Qual è il significato della sua candidatura? "Il governo Prodi, da una parte, e le amministrazioni guidate da Bassolino, dall'altra, hanno prodotto nei cittadini un forte disagio: la gente è stanca e disillusa di fronte a tanti progetti annunciati e poi non realizzati. Credo che sia venuto il momento di tornare a respirare e di liberarsi dei condizionamenti di una politica incapace di dare risposte ai bisogni dei cittadini". Un esempio di questo disagio? "Penso al trionfo dell'antipolitica, che accanto alle truppe grilliane dà corda e spazio al qualunquismo e al riflusso nel privato". Da cosa si può ripartire? "Sicuramente dalla famiglia, che va sostenuta ad ogni livello: sotto il profilo delle agevolazioni fiscali, ma anche nell'assicurare una casa decorosa, nell'aiuto ad allevare i bambini, nel restituire ai genitori la libertà di scegliere l'indirizzo scolastico dei figli, nell'assistenza a chi è ammalato". Perché si schiera con il Pdl? "Perché qui ho ritrovato i valori del cattolicesimo, della tradizione cristiana, del rispetto per l'uomo che sono fondanti ed essenziali di un rinnovato modo di umanizzare la politica. Questo è un luogo non confessionale, laico, ma non laicista". Per lei è un ritorno: ma intanto lei aveva fatto fino a qualche mese fa l'esperienza del Pd. Cosa l'ha spinta a lasciare? "L'accordo stretto con i radicali mi ha indotto a fare una serie riflessione e la conclusione è stata: non è quello il mio posto. Quella cultura è lontana mille miglia dalla mia formazione, dalla mia storia, dalla mia esperienza, dalle cose in cui io credo". Quale significato assume il voto in Campania, a suo avviso? "Qui forse si vive più che in altre regioni d'Italia la sofferenza e il disagio di tanti cittadini. Basti pensare che dopo quanto è accaduto in Campania si rischia ancora di non andare al voto. Francamente trovo questo governo regionale oppressivo". In che senso? "Parlo di un'oppressione che non dà ai cittadini la libertà di fare le proprie scelte". cor.cas.

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Gli omosessuali Ci siamo di nuovo, il cilicio di Paola strozza un'altra volta i democratici (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Gli omosessuali "Ci siamo di nuovo, il cilicio di Paola strozza un'altra volta i democratici" Emma Bonino gira il Piemonte di cui è capolista al Senato per il Pd. Si ferma alla "Stampa" per rispondere alle domande dei lettori. Ne esce un'intervista che tocca vari temi, anche scomodi, a cominciare dalla dichiarazione di giornata. La senatrice del Pd Paola Binetti che dice: "Non voterò leggi a favore dei gay". Cominciamo bene, ministro. "Ma guardi che a me non tocca questa cosa. La Binetti è libera di votare o non votare quello che vuole. Ma so che c'è un accordo politico elettorale in base al quale abbiamo sottoscritto un programma che recita: sì al testamento biologico, completa attuazione della 194, e approvazione di una serie di tutele per i conviventi e le coppie di fatto". La dichiarazione della Binetti arriva il giorno dopo quella del generale Del vecchio. Sembra che nel Pd ci siano problemi con i gay. "Ma io non entro nel Pd. E il programma di governo non esaurisce il dibattito. Anche se impegnati al governo continueremo a fare le nostre battaglie e le nostre iniziative politiche con il Partito e l'Associazione Luca Coscioni". La questione laici - cattolici è forse stato uno dei pochi veri momenti di dibattito nel corso di questa campagna elettorale. "Venendo a Torino ho salutato con piacere padre Bianchi della comunità di Bose. Se superiamo l'ideologia, questo è un paese in cui devono vivere rispettati coloro che credono, non credono o diversamente credenti". I lettori le chiedono: cosa ne pensa della spettacolare conversione di Magdi Cristiano Allam? "Io sono piemontese e i miei genitori mi hanno insegnato il pudore, è un grande valore a cui attenersi e non è il caso di sbandierare cose personali come una conversione. In mondovisione ha un messaggio diverso. Io ritengo che il personale è politico. Dico però che il privato non è pubblico". Il tema che ha tenuto banco è Alitalia. "Le strumentalizzazioni elettorali da una parte e l'irrigidimento irresponsabile dei sindacati, ci portano ad una situazione in cui non so più cosa possa evitare il fallimento di Alitalia. La controproposta dei sindacati è stata esilarante. C'è una proposta unica sul tappeto, quella di Air France e non c'è nient'altro. Chiunque abbia ventilato cordate, non si sono manifestate: se era una svendita, bastava mettere un euro in più. In realtà nessuno si è presentato perché Alitalia è un'azienda in fallimento, quindi chiunque la vuole comprare la deve ristrutturare, e non è che se la compravano degli italiani potevano tenere tutti gli addetti. Si sono alzate le barricate sulla chiusura di Alitalia Cargo. Ma sa quanti aerei ha il Cargo? Cinque. E quanti piloti? 135. Le pare possibile?".

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