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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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"Basta steccati laici-cattolici" L'intervista Amato e l'addio al Parlamento "Non avevo qualità di leader" MASSIMO GIANNINI.


In Usa Addio al Parlamento Amato: "In Italia non possiamo avere ancora la mappa della politica dei tempi di Porta Pia" "Nel Pd sono caduti gli steccati ideologici laici e cattolici possono e devono convivere" Nessuno contesta ai repubblicani Usa di avere dentro evangelici e non credenti Continuerò a fare politica con le idee, più che col potere personale, fuori dal Parlamento MASSIMO GIANNINI

"Basta con i vecchi steccati ideologici. Laici e cattolici possono e devono convivere in un grande partito. Lo sforzo di Veltroni va nella direzione giusta: l'et-et non è il frutto di un'incertezza identitaria, ma l'unico modo per ritrovare una responsabilità condivisa e il bene comune tra credenti e non credenti". Nel giorno della famiglia in 100 piazze d'Italia, e nel pieno di una campagna elettorale dominata dalle polemiche sul rapporto tra religione e politica e tra stato e chiesa, Giuliano Amato torna a parlare dei temi che gli sono più cari. Ministro Amato, possibile che il centrosinistra non sia ancora riuscito a trovare un "patto di convivenza" politica tra laici e cattolici? "Mi colpisce l'incomprensione che continua ad accompagnare lo sforzo del Pd per ricomporre lo specchio rotto. Sembra che i frammenti dello specchio vogliano dettare le regole del loro superamento. C'è chi sfotte Veltroni perché tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti, cerca di passare dall'aut aut all'et-et. E se non è aut aut, allora è il caravanserraglio. Ebbene, chi la mette così merita che gli si dica che non ha capito i termini del nostro problema nazionale e ha perso totalmente la nozione di bene comune". Ma lei non teme che per favorire la ricomposizione si finisca per non sapere più cosa dire, e ci si arrenda alle gerarchie ecclesiastiche, o ci si rifugi nella generica libertà di coscienza? "La mera libertà di coscienza non è un collante e questo, sia chiaro, vale sia per gli uni che per gli altri. Occorre il coraggio di sapersi affacciare a un territorio comune. Per i non credenti è il coraggio di ammettere che vivono in un mondo in buona parte sconosciuto nel quale, come giustamente dice la carta dei valori del Pd, la stessa condizione umana è oggetto di cambiamenti fatti anche da noi. Quindi serve quel dialogo tra politica, religione e filosofia che definisca i limiti non di ciò che possiamo sapere, ma di ciò che possiamo fare. Proprio Veronesi è uno di quelli che ha sempre auspicato questo dialogo, e non è tra i testardi della "ubris" non credente refrattaria ad ogni limite. Quando leggo invece che io, non credente, non posso stare nel Pd perché riconosce il ruolo delle religioni nello spazio pubblico resto di sasso. Questo, alcuni secoli dopo Galileo, è Galileo alla rovescia. Le questioni che fanno parte dello spazio pubblico per milioni di esseri umani evocano la religione in un mondo ci offre il bene infinito e il male infinito. Nelle nostre giornate entrano le chirurgie non invasive con le quali si riescono a fare meraviglie impensabili 100 anni fa ed entrano le nostre bambine che fanno le cubiste. Allora chiedo a chi è assolutamente certo di se stesso: su che cosa fondi le tue certezze?". Per un Odifreddi che lascia il Pd per estremismo laicista, però, ci sono parecchi "devoti" che cercano di imprigionarlo nel neo - guelfismo. "Anche dall'altra parte ci vuole il coraggio di capire che il bene comune di una società di diversi non necessariamente coincide con i propri "credenda". Specie nelle società in cui abbiamo più religioni con "credenda" diversi. La settimana scorsa ero in Slovenia a un seminario sul tema 'noi e i musulmani', e uno studioso non cattolico ha argomentato che etnie e religioni creano comunità che poi devono convivere in società in cui tutte sono chiamate a un bene comune. Ebbene questo è esattamente Maritain. Se lo ricordino anche quei nostri cattolici per i quali questa distinzione non esiste, e il bene comune coincide sempre con i loro "credenda"". L'accordo con i radicali per il Pd è un problema o un'opportunità? "Avere dentro un'espressione storica del laicismo e allo stesso tempo una rappresentanza forte del mondo cattolico è esattamente quello che serve per ricomporre lo specchio. I grandi partiti lo fanno: nessuno pone ai repubblicani americani il problema di avere dentro di sé gli evangelici e i non credenti. Su questo, in Italia, c'è davvero un'inquietante arretratezza dei paradigmi mentali. Vogliamo avere ancora la mappa della politica dei tempi di Porta Pia? No, non ci sto". Ci sono anche battaglie oscurantiste, e spesso strumentali. Come vogliamo definire la nuova crociata contro la legge 194? "Ferrara lo sa che sulla 194 non c'è molto da aggiungere o da cambiare. Mentre penso che abbia sacrosanta ragione sugli aborti di stato e sull'esistenza nel mondo di legislazioni che legittimano o addirittura richiedono l'aborto. Ma non può fare una campagna nella quale la 194 o le leggi similari di altri paesi civili come l'Italia cadono nello stesso calderone". Calderone per calderone: che impressione le fa il programma elettorale del Pdl? "Mi chiedo: ma è Tremonti l'autore di quel programma o è un altro? Lui si preoccupa dei rischi che l'economia italiana corre in questo avvio di recessione mondiale. Ma ad essi risponde con promesse più protezionistiche che di sviluppo. Io condivido la sua diagnosi, non la sua terapia. Nel programma del Pdl però non c'è né la diagnosi né la terapia. C'è invece uno straordinario appello al liberalismo, che non vorrei fosse richiesto come prassi solo alla Guardia di Finanza". Le sembra realistica la rimonta elettorale di Veltroni? Ci crede anche lei, o lo fa solo per "contratto"? "Vivo anch'io la percezione del recupero. Guardo con attenzione alla situazione del Senato dove, grazie alle follie della legge elettorale, è più facile che ci si ritrovi con una situazione simile a quella di due anni fa. Berlusconi allora fece uno straordinario finale di campagna elettorale e recuperò molto. Vediamo cosa succederà adesso. Ma non è un caso che molti di noi facciano il tifo per Obama, uno che è partito molto indietro e che invece oggi è a un passo dalla vittoria". Lei parla come un politico ancora pieno di voglia e di passione. Eppure non si ricandiderà. Cos'è stata la sua: un atto di generosità o una rinuncia forzata? "Senta, prima di tutto non è che me ne vado. Continuerò a fare quello che faccio, senza sedere in Parlamento. Ci ho pensato bene, arrivando a 70 anni: concorrere alla politica con le idee più che con il potere personale, in fondo, è quello che ho sempre fatto. Ho confrontato il programma di Morando con quello che avevo scritto per le elezioni europee nel 2005. Ci sono molti punti in comune. Quel programma era il frutto di un'elaborazione schiettamente riformista e fu accantonato quando fu fatto il programma dell'Unione, per parte della quale esso era troppo di "destra". Ora, a distanza di tre anni e senza che nessuno lo abbia evocato, quel programma è tornato. Questo è il segno che il mio lavoro, nel centrosinistra, a qualcosa è servito. Ci ho sempre messo questi semi di programma, e in parte ho contribuito a realizzarli nelle tante esperienze di governo che ho fatto". Lei sa che c'è anche chi la critica, per non aver assunto fino in fondo certe responsabilità, o magari in qualche caso per non aver voluto mai accettare fino in fondo certi rischi. "Certo, c'è chi mi dice che non ho fatto quello che avrei dovuto, cioè assumere responsabilità di leadership, nell'area socialista dello schieramento e non solo. Penso che chi mi critica per questo, in fondo, mi fa un complimento che non merito: cioè il fatto di avere qualità di leader che non ho utilizzato. Non è vero, perché quelle qualità io non le avevo. Credo di aver fatto molto per la politica italiana. Non voglio auto-elogiarmi, ma vedo il rispetto con cui sono accolto all'estero, l'orgoglio che leggo negli occhi degli italiani quando vengono ad ascoltarmi in qualunque platea, perché un politico italiano che è un ministro che li rappresenta parla a braccio senza mai leggere un precotto scritto da altri e sempre con cognizione di causa su argomenti diversi. Ecco, io questo sono stato in grado di darlo al mio Paese". Non le sembra riduttivo? Giuliano Amato, per storia personale e per esperienza politica, non avrebbe anche potuto avere le sue "divisioni"? "No, perché non sarei stato capace di guidarle. Ci sono figure così: Antonio Giolitti, per esempio. Ricordo che persino Giorgio Napolitano, nel Pci, fu criticato per lo stesso motivo, e io lo difesi per questo quando presentai il suo libro autobiografico. Non è questione di mancanza di coraggio o di non assunzione di responsabilità. E' questione di consapevolezza di ciò che si è, e di ciò che si è in grado di fare. Ma sia chiaro, il mio non è un commiato, un addio alla politica. Io ci sarò, anche se in un ruolo diverso".

 

 


L'ira di Don Gelmini contro il Vaticano.L'ex sacerdote accusato di pedofilia "Non è un centro religioso, ma politico". Dal nostro inviato RORY CAPPELLI (La Repubblica 3-3-2008)

 

AMELIA - "Sono appena tornato da un viaggio durato due mesi, lo sapete. Ho visto l'inferno. Bambini di 5 anni morire di Aids. Ragazzini di 10 anni domandarmi "che ne sarà di me?" L'inferno non esiste nell'aldilà: esiste qui, su questa terra, dovrebbero capirlo quelli che stanno nei palazzoni, laggiù, in Vaticano, dove c'è il migliore paradiso possibile, quello dei ricchi e dei potenti. Rigetto il concetto del Vaticano come centro religioso: è un centro politico, qualche volta ambiguo e fuorviante. Altra cosa è la chiesa di Cristo. Altra cosa è la fede", dice Pierino Gelmini.

Poi aggiunge: "Gli intrallazzi non sono fede. Bisogna tornare a Cristo non al cesaro-papismo. Siamo arrivati al punto in cui parliamo più del papa che del Cristo". E' un fiume in piena Gelmini, - ormai ex prete dopo la decisione del Vaticano di accogliere la sua domanda di riduzione allo stato laicale - quando ieri, nel pomeriggio, nella Comunità Incontro di Amelia, seduto su un alto scranno in una sala affrescata con la storia della Comunità in stile murales di Città del Messico, microfono in mano, incontra i suoi ragazzi.

La giornata era iniziata con la messa tenuta da don Enzo nella cappella. Dopo quattro chiacchiere in cortile, qualche sigaretta, le corse dei bambini, era proseguita con il pranzo comunitario nel refettorio: un minuto di silenzio prima di mangiare e un'animazione da gran giorno. Amici, parenti, ragazzi, non parlano d'altro: lui, papà Pierino, "un santo", "un giusto", uno che "non si merita quello che gli hanno buttato addosso", "uno che ha dato la sua vita per gli altri".

"Io amo don Pierino" racconta Christian, venti anni compiuti l'altro ieri, romeno, salvato dalle fogne di Bucarest da Mino D'Amato e dalla sua associazione, portato in Italia che, malato di Aids dall'età di otto anni, pesava venti chili, e che ora sta qui, impara a fare l'elettricista e vuole farsi "tutto il programma della comunità - tre anni - anche se non sono tossicodipendente. Don Pierino? Per me è come un padre. E' un uomo buono. Mi ha salvato. Io credo solo a questo". Lo ripete anche Massimo D'Annibale, ex ospite della comunità, "salvato da don Pierino", e ora medico e padre di due ragazzi con un gran ciuffo di capelli davanti agli occhi, Patrizio e Matteo. E così è per le madri, i padri, le sorelle e i fratelli, gli ex ospiti della comunità, qualche nonna con il bastone, un padre che mostra orgoglioso il figlio che si dà fare per distribuire i piatti per il pranzo. Nessun dubbio, nessun piccolo dubbio? "Nessuno" assicurano. "Don Pierino, papà, è vittima di un imbroglio incomprensibile".

Dopo un giro allo zoo della Comunità Incontro - due poveri leoni, tre struzzi, due pecore thailandesi, un gruppo di lemuri, dei lama, scimmie, cigni e tanti altri animali per una pet terapy un tantino crudele - un'altra sigaretta, un caffè, ecco papà Pierino. Entra nella sala e parte un applauso. Racconta del suo viaggio in Bolivia e Costa Rica, dei suoi acciacchi - da un occhio non vede, ha un pace-maker e disturbi all'intestino - della fatica del viaggio. E del Vaticano. Alla fine dell'incontro, dopo aver baciato tutti i ragazzi che hanno voluto salutarlo, racconta ancora: "La decisione di ridurmi allo stato laico è stata solo mia. Io non appartengo alla diocesi di Terni: il vescovo di Terni, monsignor Paglia, che non ha alcuna giurisdizione su di me, per me è zero. Io appartengo alla chiesa cattolica melchita. Il mio superiore è il patriarca Gregorio III. Per me Paglia è solo il portalettere del Vaticano. Qui Paglia - continua don Pierino - non deve neanche provare a mettere piede.
Non lo voglio più vedere.

Perché? Perché ho avuto la sensazione - ma anche l'informazione - che sia stato uno di quelli più solleciti a creare situazioni per me difficili e che ha avuto una parte negativa forse anche nella vicenda degli abusi". E' vero che si candiderà per il Senato? "Non so cosa farò". Da quale parte politica? "Non so ancora" sorride, sornione. "So che se servisse per la mia comunità, per i miei ragazzi, lo farei". E i ragazzi che l'accusano se non è vero niente perché lo fanno? "Perché sono tutti fuori di testa, ragazzi che non sono riusciti a fare niente, con dieci o venti anni di carcere alle spalle". Tutti? "Tutti. Peggio per loro. Non posso dire altro. Perché qualcosa, alla fine, dirà loro la vita stessa".



Report "Laici e chierici"

IL DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il grande medico laico. L'intellettuale cattolico. Il generale. I prefetti. L'economista teorico della flessibilità e la precaria vittima del lavoro flessibile. Riletta nella serie degli annunci, che quotidianamente Veltroni fa delle nuove candidature, la strategia del leader del Pd ricorda la collezione delle figurine Panini,

Don Ballettodomanil'addio ( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: A san siro Sarà il cardinale Bagnasco a celebrare le esequie del prete che ha insegnato a laici e cattolici il valore del dialogo 03/03/2008.

"a chi abortisce togliamo i punti della patente" - leandro palestini ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Per il laico è un valore assoluto. Per noi la vita appartiene a Dio, gliela devi ridare". L'ingerenza della Chiesa? "Mi fa pensare a ingerire. L'Ici, l'8 per mille". Satana? "Il Papa ha detto che esiste. Non in senso metaforico, si chiama Satana, non si sa se di nome o di cognome.

Le ragioni - umberto galimberti ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: magistero di Ratzinger e dei cattolici che lo seguono e lo fanno proprio non soffra più di questa inquietudine. E allora come è possibile una convivenza o un dialogo tra i laici che cercano la verità con la cautela del dubbio e i cattolici che, accolta la verità enunciata dal magistero ecclesiastico, la assumono come assoluta e non tollerano di essere sfiorati dal minimo dubbio?

Quelle lezioni di fede e libertà - (segue dalla prima pagina) vittorio coletti ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: eravamo sempre scavalcati da lui in fatto di distinzione dei territori tra Chiesa e Stato, di differenza tra libertà dell'uomo e recinti sacri. Se c'era una cosa che lo faceva infuriare era che qualcuno parlasse di "cultura cattolica", perché la cultura, come la fede, doveva per lui essere senza aggettivi o al più, appunto, laica e libera.

Lo striscione contesta: Tu vuo' fa' l'americano Sorride: È il bello della democrazia . I radicali? Con loro andremo oltre il conflitto laici-cattolici ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stai consultando l'edizione del Lo striscione contesta: "Tu vuo fa l'americano" Sorride: "È il bello della democrazia". I radicali? Con loro andremo oltre il conflitto laici-cattolici.

Vincere è possibile, sarà una rimonta storica Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse. Quello della Pdl è senza copertura ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un grande partito che vuole andare oltre la contrapposizione laici-cattolici, nell'interesse del Paese". Aggiunta: "Riuscendo a coinvolgere una forza radicale nel programma del Pd abbiamo scongiurato il rischio di una lista laicista, perché francamente non abbiamo bisogno, in Italia, di ulteriori antistoriche divisioni".

Berlusconi ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. Paese in ginocchio . Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, liberali e laici, andassero insieme alle elezioni uniti per vincere". Il sogno, l'ennesimo sogno di Arcore, non si è realizzato, "per il personalismo spinto e l'eccesso di egoismo personale di chi ha deciso di non partecipare ed ha ritenuto di andare da solo al voto per fare un favore alla sinistra".

Corrado: Ferrara, l'aborto e noi ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: chiedendosi peraltro se per lei sia stato un bene, tuttavia lo aveva invitato al programma per avere risposte illuminanti sul "divario storico" tra laici e cattolici, su temi come donne e aborto e Giuliano Ferrara, e anche se le risposte non sembravano illuminarla molto e hanno lasciato la conduttrice alquanto perplessa non poteva mandarlo via quando ormai aveva l'

Liste Pd, ultimi accordi per Milano Salta la candidatura Del Vecchio ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sia perché l'equilibrio tra componente laica e cattolica è complessa. Oltre a Veronesi, tra le testa di lista, arriva la segretaria dei Radicali, Rita Bernardini. Si controbilancia con il filosofo cattolico Mauro Ceruti e quasi sicuramente con la direttrice della Casa della Carità Maria Grazia Guida.

Veltroni cerca consensi anche tra i missionari ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che vuole andare oltre la contrapposizione laici-cattolici". Infatti, ha continuato Walter "con questa alleanza abbiamo scongiurato il rischio della costituzione di una lista laicista e di divisioni antistoriche". Un "fuori programma", la visita a padre Paoli, giunto nello stesso giorno in cui il Forum per le famiglie raccoglieva le firme per le proposte a tutela della famiglia.


Articoli

IL DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Marcello Sorgi IL DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER Pur ventilata da qualche giorno, la candidatura di Massimo Calearo nelle liste del Pd segna un punto d'arrivo nella strategia veltroniana. Calearo infatti non è solo un imprenditore, e neppure soltanto il presidente di Federmeccanica: è piuttosto un uomo simbolo di quel Nord-Est che era stato finora una prateria incontrastata per il centro-destra. E il padrone di quel convegno di Confindustria, a Vicenza due anni fa, da cui partì, tra le ovazioni del pubblico, la riscossa berlusconiana che si fermò a poche migliaia di voti dalla vittoria. Se Veltroni è riuscito a portarlo dalla sua parte, anche a costo di polemiche che non vengono solo dalla sinistra radicale, ma, a giudicare dai blog, pure dal popolo degli internauti di centro-sinistra, è segno che qualcosa si sta veramente muovendo nell'elettorato più incerto, e strategico per i due principali concorrenti. Qualcosa che i sondaggi magari faticheranno a misurare nei prossimi giorni, ma che rappresenta lo stesso un'apertura di credito per i leader del Pd, in un'area geografica fino a ieri data per persa. L'imprenditore e l'operaio. La ventenne al posto dell'ottantenne. Il grande medico laico. L'intellettuale cattolico. Il generale. I prefetti. L'economista teorico della flessibilità e la precaria vittima del lavoro flessibile. Riletta nella serie degli annunci, che quotidianamente Veltroni fa delle nuove candidature, la strategia del leader del Pd ricorda la collezione delle figurine Panini, a lui cara e presente nella memoria di tante generazioni italiane. Veltroni non si preoccupa, adesso - e questo è il suo limite - di mettere ordine nello scaffale del suo supermercato politico. Non trascura cigolii e rumori di fondo che vengono dalla sua gente, si tratti dei cattolici irritati per l'accordo con i radicali, o di quelli che vorrebbero le dimissioni di Bassolino. Ma, semplicemente, ritiene che una certa confusione, in una fase di cambiamento, aiuti a catturare l'attenzione degli elettori più abulici, che avendo visto all'opera centro-destra e centro-sinistra, e avendone ricavato una delusione crescente, non sanno più a che santo votarsi. A loro, è come se Veltroni dicesse: non importa che siate con noi fino in fondo, basta capire che stiamo cambiando. Ma a sorpresa, più la nuova strategia del Pd si fa incalzante, più quella di Berlusconi diventa prudente. L'uomo che (senza mai realizzarli) ci aveva abituato per 15 anni a sognare i miracoli, il grande comunicatore, il messia delle campagne anticomuniste, sembra ora votato alla ragionevolezza. Dai suoi discorsi, arriva a trasudare bontà. Se non per Prodi, additato (ovviamente, dal suo punto di vista) come simbolo di una stagione fallimentare di governo, per il diretto avversario Veltroni, favorito dall'appello del Cavaliere a votare solo per i partiti maggiori. Se i giornali ricamano sul suo stato di salute, lui risponde a scongiuri e con il gesto dell'ombrello. E se D'Alema lo addita come "anziano in cerca di rivincite", Berlusconi non replica, e alla prima occasione, come ieri a Torino, quasi ci scherza su: "Sarò vecchio ma non sono rincoglionito". Questo gioco di rimessa, questa rinuncia al tono barricadero di tutte le sue campagne, non sono affatto da sottovalutare. Anzi, come sempre per il Cavaliere, rispondono a un disegno. Berlusconi è convinto che la vera campagna elettorale, in favore suo e del centro-destra, gliel'ha fatta Prodi. Che la gran parte degli elettori conti ormai i giorni per liberare Palazzo Chigi dagli usurpatori. Che l'incubo di venti mesi di governo a colpi di tasse, risse e ripensamenti quotidiani lo abbia messo in condizione, non di candidarsi di nuovo, ma di essere sospinto a furor di popolo - del suo popolo - alla guida del governo. Di qui la regia del nuovo spettacolo, che nelle aspirazioni del Cavaliere è la continuazione del famoso "discorso del predellino" con cui fondò a Milano, a novembre, in piazza S. Babila, senza preavviso, il suo nuovo partito. Via, dunque, maxi-palchi, tendoni e teatri, da lasciare a Veltroni per poi poterlo accusare "di copiare". Via la cravatta à pois, riservata solo alle apparizioni televisive che il Cavaliere considera come un invito a cena in casa degli italiani. Via la solennità, la teatralità dei "contratti", le promesse impossibili, perfino l'autorità. Berlusconi al suo popolo vuol parlare come un nonno saggio, in piedi su una sedia. Dopo quel che ha fatto la sinistra al governo, è come se dicesse, vedremo di aggiustarci alla meglio. La parola chiave, per capire cosa ha in testa il Cavaliere, è "dovere": allo stato dei fatti, ripete in tutti i suoi discorsi, noi abbiamo il dovere di tornare a governare. A un mese e mezzo quasi dalle elezioni, è impossibile prevedere quale delle due strategie sia destinata a prevalere. Nei sondaggi, Berlusconi rimane il favorito e Veltroni è in rimonta. L'unica cosa che non si può dire è che i due si somiglino, che facciano lo stesso gioco. "Veltrusconi" è uno slogan efficace, ma è fuori dalla realtà.

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Don Ballettodomanil'addio (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

A san siro Sarà il cardinale Bagnasco a celebrare le esequie del prete che ha insegnato a laici e cattolici il valore del dialogo 03/03/2008.

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"a chi abortisce togliamo i punti della patente" - leandro palestini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Il rientro in tv di Corrado Guzzanti nei panni di Don Bizzarro: nel mirino Ferrara e i cattolici "A chi abortisce togliamo i punti della patente" LEANDRO PALESTINI ROMA - Corrado Guzzanti è tornato in tv. E ieri a "Parla con me" (RaiTre) nei panni di un disinvolto Don Bizzarro, ha sparato in chiave satirica sul mondo cattolico, la legge 194, Giuliano Ferrara e il suo partito "Pro-Life". Stimolato da Serena Dandini, il romanesco Don Bizzarro (già visto nell'"Ottavo nano") ha detto di aver parlato con Ferrara sulla moratoria dell'aborto: "Noi siamo d'accordo, ma è Ferrara che non si capisce se è d'accordo con se stesso. Vuoi fare un movimento culturale? Fai i circoli della vita. Ma in Senato uno ci va è per cambiare le leggi... Il "Foglio" ha 4 pagine, la nostra prossima enciclica ne ha 360". Si chiede: "Se una ragazza vuole abortire gli possiamo sequestrare il corpo? Le mettiamo due guardie svizzere dal momento del concepimento?". "No, è una battaglia persa. Facciamo quello che abbiamo sempre fatto, piazziamo gli obiettori di coscienza: a certi gli facciamo fare carriera, a quegli altri no". Un'idea pratica per le ragazze che vogliono abortire: "Tagliamogli i punti della patente". Il nascituro? "è innocente fino alla terza settimana, poi si carica del peccato originale, col fatto della mela ci stiamo dentro tutti". La pillola del giorno dopo? "No, prendi quella del giorno prima e vai a dormire". La Dandini lo incalza sul senso della vita. "Per il laico è un valore assoluto. Per noi la vita appartiene a Dio, gliela devi ridare". L'ingerenza della Chiesa? "Mi fa pensare a ingerire. L'Ici, l'8 per mille". Satana? "Il Papa ha detto che esiste. Non in senso metaforico, si chiama Satana, non si sa se di nome o di cognome. A Joseph ho detto: digli che abita sulla Flaminia, che è quello che mi ha graffiato la macchina". "Dio? ci può essere o non essere. Ce ne possono essere 2, 4 o 16... ". L'Universo? Siamo in mano agli scienziati ("non è più come con Galileo che lo famo stà zitto") e in una filastrocca finale sentenzia: "Il senso della vita è la vita. Il fine della vita è la fine".

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Le ragioni - umberto galimberti (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura Le ragioni il nuovo libro di Gustavo Zagrebelsky per una morale a misura d'uomo del dubbio S'intitola "Contro l'etica della verità" è una critica molto netta alle credenze assolute di ogni religione C'è anche una presa di distanza dallo scetticismo radicale tipico del nostro tempo Solo l'inquietudine dell'intelletto di fronte alla fede rende possibile il dialogo coi laici UMBERTO GALIMBERTI Contro l'etica della verità, l'ultimo libro di Gustavo Zagrebelsky (Laterza, pagg. 172, euro 15) pronuncia finalmente una parola chiara sia contro l'etica che discende da una verità assoluta come sono solite proclamarla le religioni compresa la religione cristiana, sia contro lo scetticismo radicale tipico dell'atmosfera nichilista che caratterizza il nostro tempo. La tesi è che il dubbio, da cui discende l'etica del dialogo tra posizioni differenti e spesso contrastanti, non è il contrario della verità, ma un omaggio che le si fa a partire dal riconoscimento che la conoscenza umana non è mai una conoscenza perfetta. Come ci ricorda Jaspers nel suo grande libro Sulla verità (che nessun editore ha avuto ancora il coraggio di tradurre in italiano): "Noi non viviamo nell'immediatezza dell'essere, perciò la verità non è un nostro possesso definitivo. Noi viviamo nell'essere temporale, perciò la verità è la nostra via". Lungo questa via incontriamo anche il dubbio radicale degli scettici che si astiene dall'affermare di ogni cosa che sia vera o sia falsa. Il dubbio che propone Zagrebelsky lungo il sentiero della verità non ha nulla a che fare con il dubbio scettico, perché, a differenza di quest'ultimo, non si astiene dal giudizio, ma lo promuove attraverso il dialogo, con l'avvertenza che la verità a cui si giunge è suscettibile di essere di continuo riesaminata e riscoperta. Quindi relativismo, contro l'assolutismo delle religioni, e di questi tempi anche della religione cattolica. Dico di questi tempi perché il pensiero cristiano, nelle sue più alte espressioni teologiche, ha sempre sostenuto una verità mai disgiunta dal dubbio. Agostino, ad esempio, nel De praedestinatione sanctorum scrive che "La fede consiste nella volontà di credere". Secoli dopo Tommaso d'Aquino torna a sottolineare il carattere volontaristico dell'assenso fideistico in cui l'intelletto è "terminatus ad unum ex estrinseco (ex voluntate)" e non "ut ad proprium terminum" (ossia dell'evidenza del contenuto). Sempre Tommaso, nel De fide, commentando san Paolo, osserva che la fede conduce "in captivitatem omnem intellectum" cioè rende l'intelletto prigioniero di un contenuto che non è evidente, e quindi gli è estraneo (alienus), sicché l'intelletto è inquieto di fronte alla fede. Sembra che il magistero di Ratzinger e dei cattolici che lo seguono e lo fanno proprio non soffra più di questa inquietudine. E allora come è possibile una convivenza o un dialogo tra i laici che cercano la verità con la cautela del dubbio e i cattolici che, accolta la verità enunciata dal magistero ecclesiastico, la assumono come assoluta e non tollerano di essere sfiorati dal minimo dubbio? Non è qui in gioco la democrazia come libero confronto di opinioni? E che ne è della tolleranza tanto rivendicata contro il fondamentalismo, quando uno dei dialoganti si arresta ogni volta che si imbatte in una verità di fede? Ma soprattutto che significa una "verità di fede"? Non è questa una contraddizione in termini? La fede, infatti, crede perché non sa. Tra fede e sapere non c'è quindi compatibilità. Le due cose non possono convivere usurpando l'una le prerogative dell'altro. La verità, in quegli ambiti molto limitati in cui può essere raggiunta, è intollerante, perché non tollera posizioni diverse da quanto è stato accertato, come in matematica, in fisica, in biologia e in generale in ambito scientifico, ma la fede, proprio perché si fonda sulla volontà di credere e non su prove da chiunque verificabili, non può che essere tollerante. Dove per "tolleranza" non si intende non imprigionare o bruciare chi la pensa diversamente come accadeva una volta, ma ipotizzare che chi la pensa diversamente possa avere un gradiente di verità superiore al proprio. Solo a queste condizioni può incominciare il dialogo e dar vita a quel tipo di convivenza che si chiama democrazia. Su questo tema Zagrebelsky insiste con parole chiare. E da eminente giurista non può evitare di constatare il conflitto tra l'universalità della legge e la storicità delle situazioni concrete, che non è qualcosa di sporadico o di accidentale, ma una costante che ricorre con una frequenza insospettata. Quando ad esempio nella cultura d'Occidente si proclamano i diritti dell'uomo e insieme il rispetto delle differenze culturali, siamo sicuri che il contenuto concreto di questi diritti non siano le consuetudini di noi occidentali, che potrebbero benissimo sgretolarsi a contatto con le differenze culturali di cui pure proclamiamo il rispetto? E allora solo una discussione tra le culture, al termine di una storia ancora a venire, potrà dire quali universali pretesi diventeranno universali riconosciuti. Un altro esempio di conflitto dei doveri può essere desunto dall'etica kantiana a proposito della sollecitudine per la persona e del suo equivalente morale che è il rispetto. Che ne è di quest'etica in ordine alla donna nei primi mesi di gravidanza e in ordine al morente nelle sofferenze della sua agonia? Che ne è della rispettiva angoscia e delle regole morali e giuridiche indifferenti a queste situazioni di angoscia? Che etica deve qui entrare in azione: il rispetto della persona o il rispetto della regola? Kant ci ricorda che la morale è fatta per l'uomo e non l'uomo per la morale. Un'espressione questa che ricalca quella di Gesù là dove dice che il sabato è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato. Nei casi citati solo l'etica del dubbio invocata da Zagrebelsky si solleva all'altezza della questione, che non consiste nel decidere se abortire o meno, se praticare o meno l'eutanasia, ma nel decidere tra doveri che meritano entrambi rispetto e attenzione, perché ciascuno di essi è confortato da potenti e fondate motivazioni etiche. E siccome non vi è regola per decidere tra le regole, per questo e non per altro occorre un dialogo senza pregiudiziali in cui, tra regole che appaiono entrambe giuste, si cerca di reperire quella equa. Questo oltrepassamento della legge in nome dell'equità è stato teorizzato e discusso da Aristotele in quei numerosi passi dell'Etica a Nicomaco dove si introduce il concetto di saggezza pratica o phrÓnesis, che è quella forma di saggezza legata all'applicazione della norma in situazione, là dove la situazione si rivela decisamente più complessa della semplicità con cui la norma universale è formulata. Scrive infatti Aristotele: "Tra i discorsi che riguardano le azioni, quelli universali sono i più vuoti, e quelli che riguardano i casi particolari sono i più veritieri, e, dato che le azioni riguardano i casi particolari, è necessario adeguarsi ad essi". Qui l'etica del dubbio, che commisura la norma universale con le situazioni particolari, fa un servizio alla verità maggiore di chi, in nome della verità o dei principi, applica la norma prescindendo dalle situazioni concrete che spesso mal si attagliano all'universalità della legge, la cui applicazione sarebbe senz'altro corretta e non soggetta a obiezioni, ma fondamentalmente ingiusta. "E' necessario, scrive Zagrebelsky, che tutte le convinzioni e le fedi più radicate, cessino di essere verità e si trasformino in opinioni quando diventano pubbliche nel rapporto degli uni con gli altri". Senza questa capacità di trasformazione non si dà il dialogo, così spesso retoricamente invocato, e tanto meno democrazia. Del resto lo stesso Jacques Maritain, il filosofo cattolico a cui spesso faceva riferimento Paolo VI, distingueva la fede, campo della verità dogmatica, dalla politica che è il campo del possibile. E questo anche in omaggio alla risposta che Gesù rese a Pilato. "Il mio regno non è di questo mondo". Ma forse proprio qui si incaglia il cristianesimo che guarda alla "città celeste", e perciò assegna allo Stato che governa la "città terrena", non la realizzazione del bene, ma la semplice limitazione delle condizioni che possono ostacolare il destino ultraterreno, dove l'individuo, e non la comunità, trova la sua autorealizzazione. Ma la dove la realizzazione individuale viene distinta dalla realizzazione sociale, etica e politica si separano, al punto che Rousseau può dire: "Il cristiano non può essere un buon cittadino. Se lo è, lo è di fatto, ma non di principio, perché la patria del cristiano non è di questo mondo". Quando i cristiani e in generale tutti i detentori di una presunta verità assoluta riusciranno convincersi che la politica e l'etica civile che ne deriva non sono la semplice applicazione delle proprie radicate fedi o convinzioni, ma mediazione tra fedi, convinzioni, opinioni, norme e concrete situazioni? Per accedere a questa, che è poi la condizione della vita democratica, non c'è altra via se non quella che Zagrebelsky chiama "etica del dubbio", l'unica che fa onore alla verità che nessuno possiede, perché, di epoca in epoca, la verità si trova sempre per via.

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Quelle lezioni di fede e libertà - (segue dalla prima pagina) vittorio coletti (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Genova IL RICORDO Lo accusavano di essere di sinistra, era solo dalla parte dei deboli Quelle lezioni di fede e libertà è stato un uomo ascoltato che sapeva ascoltare gli altri per ore, soprattutto i più sofferenti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO COLETTI (segue dalla prima di cronaca) Noi, i suoi amici per principio non allineati, i suoi ex giovani ancora puntigliosamente ancorati al libertarismo della giovinezza, i suoi invecchiati professori pedanti, eravamo sempre scavalcati da lui in fatto di distinzione dei territori tra Chiesa e Stato, di differenza tra libertà dell'uomo e recinti sacri. Se c'era una cosa che lo faceva infuriare era che qualcuno parlasse di "cultura cattolica", perché la cultura, come la fede, doveva per lui essere senza aggettivi o al più, appunto, laica e libera. Non ho mai incontrato un intellettuale più liberale di questo studioso di san Tommaso, un filosofo più colto di questo sacerdote di limpida fede che diceva ogni mattina Messa alle vecchine di s. Siro e faceva scuola di teologia popolare nella sede del consiglio di quartiere a s. Fruttuoso. Don Balletto viveva questa polarità estrema con naturalezza e semplicità. Frequentava le case dei signori e apriva la sua agli ultimi; riceveva le autorità e pranzava dai tranvieri. Lo hanno accusato di essere di sinistra, ma si limitava a insegnare ai grandi della sua città che la politica, più che fare i forti più forti, dovrebbe fare i deboli meno deboli. E' stato un uomo ascoltato, che ascoltava gli altri per ore ogni giorno, specie i più sofferenti, l'immigrato che aveva bisogno di soldi e l'imprenditore indebitato, il medico mortificato dalla politica, il politico inquieto e il sindacalista deluso, i genitori preoccupati e i coniugi in crisi. Per ognuno aveva orecchio e parole, spesso anche gesti, a cominciare da quelli per i bisognosi, che svuotavano rapidamente la sua magra borsa. Comunque, c'è una giustizia, a quanto pare. Chi tanto dà, poi qualcosa riceve. Don Balletto non ha neppure avuto bisogno di aspettare il paradiso in cui sperava per essere ripagato del bene fatto. Ora che è morto, bisognerà pur dire, anche senza tradire il signorile riserbo degli interessati, dell'importante broker genovese che ha sostenuto con larghezza le imprese editoriali e caritative di don Antonio o dell'illustre notaio che gli ha dato, per anni, un tetto confortevole, un appoggio economico e umano, un sostegno silenzioso e pronto fino all'ultimo; o delle stupende signore Paola e Maria, che lo hanno assistito, con la nipote, per mesi e settimane, con devozione e premura, senza che nessuno glielo chiedesse, capaci e dolci, ferme e commosse. La malattia di don Balletto è stata lunga e umiliante. Ma se il Dio in cui credeva gliel'ha imposta (e comunque ha fatto male), è stato almeno per fargli toccare con mano quanti amici avesse, quanta gente gli volesse bene, quanto affetto avesse suscitato intorno a sé. Ci mancherà. Non ci sarà più la visita settimanale, la telefonata quotidiana a Balletto, sempre accolte con un sorriso, una gioia sincera, un entusiasmo che ti faceva credere di essere il primo e l'unico. Non avremo più i suoi infallibili consigli di lettura, i suoi gioiosi prestiti di libri, né la sua pronta e discreta medicazione al nostro periodico male di vivere. Mancherà a tutti. Alla nostra città, a questo giornale, a ognuno di noi, a me, ai nostri figli, ai molti che, senza averlo conosciuto di persona, lo hanno amato attraverso di noi, per quella forza transitiva che solo i grandi posseggono. Ma ci consolerà sapere che eravamo davvero in tanti a credere, a buona ragione, di essere i suoi migliori, i suoi più grandi e intimi amici.

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Lo striscione contesta: Tu vuo' fa' l'americano Sorride: È il bello della democrazia . I radicali? Con loro andremo oltre il conflitto laici-cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Lo striscione contesta: "Tu vuo' fa' l'americano" Sorride: "È il bello della democrazia". I radicali? Con loro andremo oltre il conflitto laici-cattolici.

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Vincere è possibile, sarà una rimonta storica Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse. Quello della Pdl è senza copertura (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del "Vincere è possibile, sarà una rimonta storica" Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse. "Quello della Pdl è senza copertura" di Bruno Miserendino inviato a Pisa "I CITTADINI devono sapere che il nostro programma ha un costo di cui abbiamo indicato le coperture, quello degli avversari costa 80 miliardi e le coperture previste sono solo 30. Lo confermano autorevoli giornali. Non ho bisogno di dire altro". Applausi da Pisa, mattina bella e tiepida, piazza Carrara è piena, saranno 7-8mila persone, ed era tempo, dice il candidato sindaco Filippeschi, che in città non si vedeva una manifestazione così. Spunta da una casa anche uno striscione "Tu voi fa' l'americano", ma Veltroni la prende bene: "È il bello della democrazia". E infatti al piano di sopra gli applausi si sprecano. Sì, Walter Veltroni lavora di fioretto e dice che continuerà così, senza attacchi e insulti, però, mentre va in giro per la Toscana, avverte: "Conosco i miei polli, siccome non hanno argomenti, inizieranno ad attaccarmi". Quasi un presentimento: Fini dice che serve lo psicanalista perché rimuove Prodi, Berlusconi che sta a fatica nella griglia del bon ton, dice che ormai il Pd non si dichiara più di sinistra, Bertinotti se la prende per la candidatura di Calearo. Veltroni, galvanizzato dai sondaggi e dal calore della Toscana, intreccia un dialogo a distanza con tutti i contendenti, cominciando dall'argomento che più fa innervosire la Destra: "C'è un'aria nuova in giro, per noi vincere non è più una missione impossibile". Lo dice a Pisa, lo dice al pranzo elettorale a Montecatini Terme, lo dice anche a Prato: "Guardate che stiamo per realizzare la rimonta più incredibile della storia elettorale italiana". Caricare gli elettori fa parte della missione, però Veltroni ci crede davvero. E infatti batte sui tasti che stanno accreditando la rimonta. Primo, il Pd sta raccogliendo consensi in tutte le aree perché è l'unica vera novità: "Noi - dice rispondendo indirettamente alla sinistra radicale - siamo una grande forza di centrosinistra riformista, come ce ne sono in tutte le grandi democrazie europee, che vuole coniugare le culture della crescita economica e dell'equità sociale". Chiaro riferimento alle polemiche sulla sua intervista a El Pais. Pd partito "solo" riformista e non solo di sinistra? "Vogliamo - insiste - che la ricchezza del Paese cresca, e quando sento che la sinistra estrema grida allo scandalo non mi meraviglio. Noi vogliamo un patto tra produttori, puntiamo sulla crescita per assicurare equità, per smuovere l'ascensore sociale fermo da molti anni; loro parlano di lotta di classe. In tutti i Paesi europei esistono due sinistre, una riformista e una radicale: sarà così anche in Italia". Lancia la sfida annunciando la candidatura del presidente di Confindustria vicentina Massimo Calearo, per marcare una differenza di programmi e di prospettive. Ma è al centrodestra che si rivolge Veltroni quando cita Bossi e le sue parole "insurrezionali". "Il 90% della ricchezza prodotta al nord resta al nord? Io questa cosa non l'ho letta nel loro programma... ". Fischi dalla piazza al nome di Bossi e del parlamento padano. Ma Veltroni insiste: "Voglio capire come faranno a interloquire con la Lega Nord. E come lo spiegheranno a quelli della Lega Sud. Come vedete gli italiani rischiano di riassistere a un brutto film". Altra sfida, le liste pulite. Lo dice sempre Veltroni: "Noi abbiamo lanciato l'idea, e ci fa piacere che tutti abbiano detto di volerla seguire, però vedremo alla fine chi davvero le ha fatte". Non lo fa a caso. Ormai il leader del Pd gli applausi più convinti li prende quando parla della corsa libera del Pd, quando dice no a un parlamento con 40 partiti, quando dice che l'Italia ha bisogno di aria pulita e nuova, quando spiega che non è il paese che si deve rialzare, ma la politica, perché gli italiani la mattina sono già svegli e vanno a faticare. "Noi parliamo al paese e infatti portiamo il paese in parlamento". Difende, Veltroni, anche l'accordo coi radicali che pure qualche malumore ha provocato nel mondo cattolico. Lo fa in una visita lampo, prima delle manifestazioni elettorali, sulle colline di San Martino in Vignale, a casa di padre Arturo Paoli, 96 anni, missionario in Brasile, nelle favelas. È vero che secondo i sondaggi i Radicali non danno un valore aggiunto al Pd? "No, non è così - risponde - anzi ci incoraggiano, perché si è capito il senso dell'operazione che abbiamo fatto, un grande partito che vuole andare oltre la contrapposizione laici-cattolici, nell'interesse del Paese". Aggiunta: "Riuscendo a coinvolgere una forza radicale nel programma del Pd abbiamo scongiurato il rischio di una lista laicista, perché francamente non abbiamo bisogno, in Italia, di ulteriori antistoriche divisioni". Veltroni cita senza nominarlo Marini: "Dio ci scampi da un partito su base religiosa", "ben diverso è essere attenti, come noi siamo alle sensibilità dei cattolici". È chiaro che la Toscana ha fatto bene a Veltroni. Mancano 40 giorni e lui sente l'onda.

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Berlusconi ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. Paese in ginocchio . Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Berlusconi ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. "Paese in ginocchio". Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? di Maria Zegarelli/ Roma GIOVENTÙ Sente il bisogno di spazzare via il dubbio: "È inutile che suggerisci, sono vecchio ma non rincoglionito". Silvio Berlusconi, il nonno dai capelli sempre più neri e folti con il passare degli anni, apostrofa così da Piazza Castello a Torino, durante il suo co- mizio, un signore che da sotto il palco prova a suggerirgli uno dei punti del suo programma, quello sulla sicurezza. Rincoglionito no. Ma venditore sì. Anche un po' Caimano. Nel mirino ancora una volta Pieferdinando Casini, Walter Veltroni, Romano Prodi e Antonio Bassolino. Casini, perché ha "impedito di abrogare la legge sulla par condicio liberticida voluta dalla sinistra", non ha permesso la realizzazione della "terza cosa" (le altre due mandare a casa Prodi e impedire un governo di transizione invece sono riuscite), la richiesta che veniva "da chi ama la libertà e vuole restare libero e che ci chiedeva che moderati, cattolici, liberali e laici, andassero insieme alle elezioni uniti per vincere". Il sogno, l'ennesimo sogno di Arcore, non si è realizzato, "per il personalismo spinto e l'eccesso di egoismo personale di chi ha deciso di non partecipare ed ha ritenuto di andare da solo al voto per fare un favore alla sinistra". Una sinistra che ha messo in ginocchio il Paese, dopo aver "vinto in una notte di spogli e di brogli. Ricordiamocelo sempre". Monta sul solito cavallo di battaglia, "tasse al di sotto del 40% in cinque anni". Come? Seguendo la "stella polare": la riduzione "del costo dello Stato e della pubblica amministrazione, perché il nostro Stato costa, a ciascuno di noi, 4.500 euro", ben 1.500 in più della Germania. Durante i suoi 5 anni di governo la spesa pubblica è cresciuta a dismisura, come il debito pubblico. I sogni che vende nel programma tradotti in cifre oscillano tra i 72 e gli 87 miliardi di euro, della cui relativa copertura non c'è traccia. "Per noi il programma - assicura - è un impegno preciso. Abbiamo portato la moralità in politica che non è solo per rubare ma mantenere l'impegno con gli elettori". Durante i cinque anni in cui ha governato, racconta, ha realizzato l'85% del programma, il restante 15% è rimasto lettera morta per colpa "di chi adesso dice che non è in vendita", il partito dei veti, cioè ancora una volta Casini. Colpa sua se in Parlamento rischiamo di trovarci 24 partiti, perché non ha abolito la par condicio e quindi il Pdl in Tv ha lo stesso spazio di Casini. Che non sia ancora colpa di Pierferdi se neanche il costo dello Stato durante i cinque anni di governo sia riuscito a calare, o se il 13 e il 14 aprile si vota con il Porcellum, legge licenziata a colpi di maggioranza dalla Cdl? Il venditore di arcore assicura che i suggerimenti che arriveranno dai gazebo disseminati in tutta Italia saranno pietre miliari nel programma, anche se stavolta di miracoli non se ne vedranno. Torna l'invito a non votare per i piccoli partiti del centrodestra, perché un voto "dato a loro fa il gioco di Veltroni e soci" e anche il Pdl che ha già la vittoria in tasca - ne è convinto - rischia "di non essere maggioranza. Anche se non credo che succederà". Dunque, cari elettori, "da oggi alle elezioni vi nomino tutti missionari di verità e libertà". Lavati i panni di casa si passa a quelli degli avversari, Veltroni e Prodi, che "oggi si presentano come il nuovo. Veltroni ha addirittura negato di essere di sinistra. Non sono più comunisti, non sono mai stati al governo". Ma al governo ci stanno, anche se hanno mandato Prodi "una settimana a sciare". Un tentativo "alla Houdini", niente altro. Fini da Firenze rincara: "Altro che mago Houdini. Veltroni è un caso da psicoanalisi: c'è una rimozione totale di ciò che il governo di centrosinistra ha fatto in Italia negli ultimi due anni". Agli elettori promette mano pesante con chi assume stupefacenti. Poi, parla ai suoi: nel futuro la strada è una soltanto, la creazione del "partito unico" del centrodestra.

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Corrado: Ferrara, l'aborto e noi (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Corrado: Ferrara, l'aborto e noi di Stefano Miliani P ur rivestendo l'abito talare, l'"eminente teologo" padre Pizzarro introdotto ieri sera da Serena Dandini a Parla con me su Raitre appariva piuttosto trucido. Nel linguaggio e nella capigliatura. La conduttrice ricordava vagamente di averlo incontrato molti anni prima, chiedendosi peraltro se per lei sia stato un bene, tuttavia lo aveva invitato al programma per avere risposte illuminanti sul "divario storico" tra laici e cattolici, su temi come donne e aborto e Giuliano Ferrara, e anche se le risposte non sembravano illuminarla molto e hanno lasciato la conduttrice alquanto perplessa non poteva mandarlo via quando ormai aveva l'uomo religioso lì sul teleschermo che le spegneva speranze e bisogno di conforto. Corrado Guzzanti, che ha indossato quell'abito talare e ha espresso concetti di cui leggete un estratto qui a fianco, prova a rimediare. Padre Pizzarro pare alquanto scafato. È anche un personaggio d'attualità, no? "È un personaggio abbastanza inedito né ben identificato. Lo feci anni fa, mi pare all'Ottavo nano e, sì, è attualissimo". Il "teologo" trova Ferrara in una vasca: un riferimento allo sketch nel "Decameron" di Daniele Luttazzi che è stata la causa, almeno ufficiale, del recente licenziamento del comico da La7? "Sì. È un omaggio a Luttazzi". Il teologo non pare convinto della battaglia contro la legge sull'aborto di Ferrara, non gli pare fattibile. In piazza ha visto solo "quattro scalmanate", per lui si fa "un porverone", comunque propone di togliere punti della patente alle donne che devono abortire. Tema serio. "Gioca sul fatto che questa battagla contro l'aborto è abbastanza ambigua. Su un unico punto tutti si dicono d'accordo: la vita va difesa, la donna che abortisce per problemi suoi va aiutata. Tante belle parole ma nella realtà trovo curioso quanto accade. La legge attuale è di compromesso su una tragedia: si intende modificarla nel punto principale, cioè che la è donna padrona del proprio corpo, o si intende negarle questo diritto? Trovo la campagna sulla moratoria - ripeto - ambigua e anche aggressiva: si sono usate parole come "assassinio", come "omicidio". ". Padre Pizzarro tocca un'altra polemica: apprende che l'ingerenza non è "roba de magnà", dice che la Chiesa fa il suo lavoro, ma sono i laici, sono i politici italiani, a venirle dietro. "Infatti è la politica che cerca di guadagnare il consenso della Chiesa e del mondo che rappresenta facendo battaglie ideologiche. Il mio personaggio è imbarazzato: ci troviamo troppo peso addosso, diciamo cose che abbiamo sempre detto - sostiene padre Pizzarro - siete voi che venite disperateamente sotto il balcone di San Pietro e cercate di schierarvi dalla nostra parte. È il capovolgimento dell'ingerenza del politico che cerca elettori di centro seguendo poi un'identificazione perfino obsoleta perché ormai non è vero che i cattolici stanno al centro. Questo avviene perché la politica ha perso gran parte della sua identità: se leggi gli slogan sono così vaghi che non sapresti riconoscere da che parte vengono". E oggi diritti che parevano acquisiti sono invece in discussione. Così il teologo propone di far controllare il corpo delle donne dalle guardie svizzere. "Riporto un finto dialogo con Ferrara che, ho letto, ora è anche contrario all'uso del preservativo. Non è più un pensiero solo politico. Non ho niente contro di lui, cercavo di capire i suoi argomenti. Torniamo lì. Il punto centrale è: si vuole limitare o anche togliere il diritto di scelta di una donna? Sì o no? Questo punto non viene affrontato frontalmente. Non c'è stata una proposta precisa, si dice che non si può costringere una donna a partorire e poi si dice che l'aborto è omicidio. Contro la 194, che serve a combattere l'aborto clandestino, è partita una campagna violenta perché giudico violento dire che le donne che abortiscono sono assassine". Tanto più ora che la tv è sotto la par condicio, vi aspettate polemiche? "Spero di no. Sono temi che riguardano tutti, si parla di diritti civili che non possono essere sequestrati perché una lista propone la moratoria sull'aborto. Sarebbe paradossale". SATIRA TV Ieri dalla Dandini su Rai3 Corrado Guzzanti ha rivestito l'abito dell'"eminente teologo" padre Pizzarro su temi come aborto, laici e Chiesa. Per l'attore questi argomenti "riguardano tutti" e sarebbe paradossale se la par condicio li bloccasse.

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Liste Pd, ultimi accordi per Milano Salta la candidatura Del Vecchio (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-03 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Centrosinistra Scelto Achille Passoni (Cgil). Malumori sulle decisioni imposte dall'alto Liste Pd, ultimi accordi per Milano Salta la candidatura Del Vecchio Il nome del generale era spuntato per il collegio del Senato Il confronto fino a notte fonda. Confermati Matteo Colaninno per la Camera e Umberto Veronesi per il Senato Si fa nottata. Ma il parto delle liste del Pd è vicino. Oggi, la parola definitiva. Per tutta la giornata di ieri il nome che circolava con più insistenza per il Senato era quello del generale Mauro Del Vecchio, capo del Coi, il Comando operativo di vertice interforze, ma soprattutto comandante della missione Nato in Afghanistan. Ma alla fine il generale non si candiderà a Milano e al suo posto ci sarà invece Achille Passoni, segretario confederale della Cgil, componente dell'ala riformista del sindacato. Questo alle 11 di sera, ma la situazione potrebbe ancora cambiare. I giochi sono quasi fatti. Confermati i capolista. Matteo Colaninno per la Camera a Milano, seguito da Walter Veltroni e al numero 15, la new entry Ivan Scalfarotto. Enrico Letta per Lombardia 2, in tandem con Paolo Corsini, sindaco di Brescia e la teodem Paola Binetti (che qualcuno voleva nel collegio di Milano). Resta aperta la questione in Lombardia 3 sul nome di Agostino Soro, presidente del gruppo del Pd alla Camera. Tutti gli occhi sono puntati sul Senato dove il capolista è Umberto Veronesi. Situazione delicata. Sia perché c'è qualche mal di pancia sul numero eccessivo di candidature nazionali, sia perché l'equilibrio tra componente laica e cattolica è complessa. Oltre a Veronesi, tra le testa di lista, arriva la segretaria dei Radicali, Rita Bernardini. Si controbilancia con il filosofo cattolico Mauro Ceruti e quasi sicuramente con la direttrice della Casa della Carità Maria Grazia Guida. Ancora aperta la questione Barbara Pollastrini. C'è tensione. Al ministro è stato chiesto di correre per il Senato, ma al 90 per cento il suo nome si troverà nelle liste della Camera per Lombardia 1. Magari davanti a Linda Lanzillotta. Ma i problemi al Senato partono dal 13Ë? posto in giù. Una zona grigia. Se la Sinistra arcobaleno e l'Udc non dovessero raggiungere il quorum dell'8 per cento, il Pd avrebbe 18 posti sicuri. Altrimenti ci si ferma a 13. Quindi, Marilena Adamo, la piu votata nelle consultazioni dei circoli domenica scorsa, è proprio al limite. Inaccettabile per i responsabili milanesi. Ancor più difficile la posizione di Carlo Fontana, ex sovrintendente della Scala che veleggia in sedicesima posizione. Situazione però aperta e "migliorabile ". Sembra invece difficile la posizione della popolare Daniela Mazzucconi piazzata nell'ultimo posto utile. E torniamo alla Camera. Ci sono 12 posti sicuri. Tredici, se Veltroni opterà per un altro collegio. Oltre a Colaninno e il leader del Pd, tra le teste di serie c'è la Pollastrini, la Lanzillotta, Pietro Ichino, Ernesto Farinone, Erminio Quartiani, Emilia De Biasi, Emanuele Fiano, Pierluigi Mantini, Roberto Zaccaria e Alessia Mosca. Al tredicesimo posto Vinicio Peluffo. Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, è al lavoro sulle candidature. Quelle altrui. Gli hanno chiesto di candidarsi, ma lui ha detto no. "Ho deciso di scommettere tutto sul progetto lombardo perché ritengo che il vero campo di gioco sia la Lombardia". Le prossime regionali. Maurizio Giannattasio.

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Veltroni cerca consensi anche tra i missionari (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Veltroni cerca consensi anche tra i missionari Il candidato premier del Partito Democratico Walter Veltroni si appoggia al bastone del novantaseienne missionario Arturo Paoli per convincere l'area cattolica che l'"inciucio" con i Radicali è una scelta azzeccata. E ai giornalisti che gli sventolavano sotto il naso i risultati dei sondaggi secondo i quali l'alleanza Pd-Radicali non è stata gradita dai cattolici, il segretario del Pd ha risposto seccato "non è assolutamente vero". Non sarà un caso, però, che l'autobus verde del PD, travestito per un momento da auto privata, si sia fermato a Lucca, proprio davanti alla porta di casa di una delle figure più carismatiche del mondo cattolico, coniusciuto dall'ex sindaco della Capitale durante un viaggio in Brasile. Un "fuori programma" grazie al quale Veltroni ha incassato pubblicamente la fiducia dell'anziano missionario. Poi Veltroni ha rilanciato: "I Radicali sono un valore aggiunto al Pd, i sondaggi ci incoraggiano", e ha spiegato che "si è capito il senso di un'operazione fatta per creare un grande partito che vuole andare oltre la contrapposizione laici-cattolici". Infatti, ha continuato Walter "con questa alleanza abbiamo scongiurato il rischio della costituzione di una lista laicista e di divisioni antistoriche". Un "fuori programma", la visita a padre Paoli, giunto nello stesso giorno in cui il Forum per le famiglie raccoglieva le firme per le proposte a tutela della famiglia. Veltroni, a proposito, ha rivendicato la corrispondenza con quelle proposte: "Conoscete le nostre posizioni sui temi che stanno più a cuore al mondo cattolico: oggi c'è questo Family Day, guardate il programma del centrodestra su questi temi e vedrete che in larghissima parte coincidono con i nostri". Più tardi, dal palco di Pisa, "il bruco" - così lo disegnava Forattini - ha voluto però sottolineare le differenze tra il programma del Pd e del Pdl e lo ha fatto portando ad esempio le tabelle pubblicate ieri dal quotidiano il Sole 24 Ore, che metteva a confronto i programmi dei due schieramenti: "La vera differenza intercorre tra promesse elettorali e realtà. La spesa del complesso delle manovre che noi proponiamo oscilla tra i 23 e i 21 miliardi, e ci siamo sforzati di indicare anche le coperture, che corrispondono a circa 18,3 miliardi e che avverranno attraverso la riduzione della spesa pubblica e la lotta all'evasione fiscale". "Tutt'altro discorso, invece - ha proseguito Veltroni - per il programma del Pdl. I provvedimenti prevedono una spesa che oscilla tra i 62 e gli 87 miliardi di euro mentre le coperture previste sono di 33 miliardi". Sul palco di piazza Carrara a Pisa non poteva mancare una battuta sui sondaggi che darebbero un recupero del Pd nei confronti del Pdl: "la campagna elettorale del Pd sta sovvertendo i pronostici". E alla fine una bacchettata all'Udc. Veltroni ha sottolineato "nessun inciucio con Berlusconi così come sostiene Casini".

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