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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  29-2-2008        #TOP


Report "Laici e chierici"

La pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici del Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega il con itto. Due nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino" fra laici e cattolici, il Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando di irrigidire le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le componenti cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno nel

<Solo insieme ce la facciamo> ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici del Pd che la strada o si fa insieme o non si fa per niente. Alla fine lo dice chiaramente: "Solo insieme, laici e cattolici, ce la possiamo fare ". Non è stata una concessione retorica a una platea (peraltro molto ricca, la Sala del garante non si è rivelata sufficiente con i suoi 200 posti) accorsa per capire come il candidato premier avrebbe raccolto le innumerevoli

BATTAGLIE RADICALI ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: l'appoggio e persino 'l'obolo di molti cattolici, laici, non credenti e credenti di ogni fede. Questo patrimonio ? il cui furto francamente non ci spaventa ? è oggi, credo, patrimonio di tutti, anche del Vescovo di San Marino, oltre che delle donne e degli uomini che da cinquant'anni ci danno fiducia.

Accordo Rosa bianca-Udc Casini candidato premier, scudocrociato nel simbolo ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazioni laiche e cattoliche". "E importante il progetto politico, il resto verrà" chiarisce Mario Baccini, che lancia un appello a Ciriaco De Mita: "Ti aspettiamo". Per quanto riguarda le amministrative, la Rosa bianca , invece, andrà da sola. LA SITUAZIONE si raffredda in serata quando Pezzotta fa sapere che l'accordo non è ancora concluso e anche da via Due Macelli non arriva l'

Almeno ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: it Almeno "Carissimo Walter, sono Silvio: vedo che stai facendo una spettacolare campagna acquisti, laici e cattolici, gay e lesbiche, operai e industriali, registi e attori, precari e prefetti, figli di personaggi importanti... Ti prego però, lascia qualcuno anche per me: almeno il figlio di Riina".

Forse non è colpevole ma merita il carcere Dopo due anni di ricerche si è scoper ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: CARLO SOTGIU, GENOVA Si può essere laici e cattolici Perché si continua a contrapporre laici a cattolici? Non è corretto. Si può essere laici e cattolici. Si contrappongono invece laicità e integralismo. CARLA CAVALLINI, PARMA Lo scandalo corrispondenza Si parla dello scandalo dell'immondizia di Napoli.

Aborto, medici contro ( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ala cattolica e quella laica del Partito democratico. Ma è nell'ambiente medico che il clima si sta facendo ogni giorno sempre più rovente. "Finalmente la commissione tecnica dell'Aifa (l'Associazione italiana per il farmaco), che è il massimo organo a livello nazionale per stabilire la validità di un farmaco - sottolinea Renato Giusto,

La teodem e la lesbica, insieme in parlamento - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sempre al centro della scena nel copione standard del confronto tra laici e cattolici, pronta a difendere la religione, il Papa, i valori della fede contro tutti, compagni di partito compresi. Saranno insieme nel prossimo Parlamento, sotto lo stesso simbolo. Negli ultimi tempi si sono un po perse, anche se certi momenti non si dimenticano.

Odifreddi: "la chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo partito" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma non voglio essere la foglia di fico laica SILVIO BUZZANCA ROMA - Professor Odifreddi, ma ha deciso di lasciare il Partito democratico? "La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il discorso fatto da Veltroni davanti ai parlamentari cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha parlato di "visione caricaturale" del rapporto fra laici e cattolici,

"sono una persona adulta non firmo la par condicio" - concita de gregorio montecarlo ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un po come fra laici e cattolici nel Pd, insomma: gli elettorati non si sommano, si elidono. "è una tesi interessante questa delle somme che si elidono ma io credo che il problema di Sanremo non siano né Baudo né Chiambretti, mi divertono insieme, ma gli autori e la musica: è uno show con tempi che non funzionano.

"musica e teatro sono queste le ali di noi esseri umani" - roberto incerti fulvio paloscia ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una lettura scenica "sulla laicità che accetta qualsiasi spiritualità e sulla spiritualità come coscienza globale, unità mondiale, famiglia universale". Cristianesimo, buddismo, induismo e grandi pensatori laici si alternano in uno spettacolo che attinge alla Bibbia ma anche Corano, al Bhagavad Gita, a Emily Dickinson e Simone Weil.

Ferrara in Sicilia dal feto al fatto ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: troppo la querelle in atto tra laici e cattolici. Così ho sognato Giuliano Ferrara giù in Sicilia, nel pieno della campagna elettorale. Era in un teatro greco, situato nel famigerato triangolo della disperazione eco-sanitaria, tra Augusta, Priolo e Melilli, dove uno sviluppo industriale barbaro e un inquinamento mostruoso a base principale di mercurio ha avvelenato persone e natura.

Se vinco mi batterò per una politica che non discrimini ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: teme che la polemica tra laici e cattolici provochi passi indietro sul riconoscimento dei diritti civili? "Non credo. Se il Pd vincerà, se sarò eletta, la battaglia sarà per una politica davvero inclusiva, che non discrimini. L'importante è che finisca questo teatrino dello scontro tra laici e cattolici che non ci ha fatto compiere un solo passo in avanti in tema di diritti civili.

Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Anche dentro quelle zone del Pci che confondevano "questione vaticana" e "attenzione ai cattolici". Una distinzione "sulla quale - dice Reichlin - Togliatti richiamò la mia attenzione", e in linea con "l'umanesimo laico di Gramsci". Insomma Moro si sporse verso il Pci, oltre la logica dei blocchi, contrastando minacce internazionali e interne.

Ritorna il popolo del family day "due milioni di firme per meno tasse" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica, anche se vicina ai valori cattolici. Non abbiamo certamente coloriture politiche, ma abbiamo mandato petizioni a tutti i candidati premier delle prossime elezioni. Finora siamo stati ricevuti da Casini, Ferrara, Fini e Maroni. Siamo in attesa di poter incontrare Veltroni, Berlusconi e gli altri leader politici perché riteniamo che la famiglia è un tema che riguarda tutti.

Accordo rosa bianca-udc casini candidato premier - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: agli ex popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". Resta inteso però che la Rosa bianca "parteciperà con proprie liste autonome alla tornata amministrativa sia in quella regionale siciliana, che nelle maggiori città". Un modo per tenersi alla larga da Totò Cuffaro, capolista dell'Udc nell'isola, e dall'accordo su Raffaele Lombardo.

L'ultima mediazione di aldo moro - agostino giovagnoli ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un forte polo laico e comprese che si stava preparando una trasformazione del panorama politico italiano. (Non riuscì invece ad immaginare che sarebbe stato anche largamente superato "il primato di una ventina di partiti" allora detenuto dall'Olanda, su cui egli ironizzò proprio durante quell'assemblea).

Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali ( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La scelta del Pd di candidare esponenti di battaglie laiche come i radicali e Veronesi è stata vista come un tipico esempio del "ma anche" veltroniano. È una lettura troppo facile. Anche in questo caso c'è una scelta netta e chiara, altrettanto chiara di quella fatta sui temi economici, inimmaginabile se solo si ricorda la vicinanza di Veltroni al correntone.

Fantasmi un nodo irrisolto ( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il superamento della divisione tra laici e cattolici è uno degli asset fondamentali su cui è nato il Partito democratico. Esso va ricercato e costruito attraverso una forte e complessa elaborazione culturale e politica più che in una composizione di liste a cui partecipino esponenti delle posizioni più estremiste di un fronte e dell'altro.

Con tre nuovi candidati il Pd si crede "il partito del lavoro" ma anche dei gay ( da "Liberazione" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tensione in casa Pd tra laici e cattolici. Mercoledì Veltroni ha tentato di rassenerare il clima tendendo la mano agli uni e agli altri. Però ha anche annunciato due nuove candidature cattoliche, con il risultato di scontentare i non credenti, che adesso vedono il partito sempre più paurosamente sbilanciato (vista la già massiccia presenza nelle liste di nomi del mondo cattolico)

Udc-Rosa bianca accordo al centro Casini premier ( da "Liberazione" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: agli ex popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". Fumata bianca, più bianca di così non si può. ""Rosa bianca" e Udc correranno insieme - assicura Tabacci - è stata una decisione sofferta ma convinta". L'ex candidato premier farà un passo indietro in favore di Casini, il figliol prodigo è tornato.

Pd, oggi è il partito del lavoro ( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dei laici ma anche dei cattolici, ieri è toccato al partito dei lavoratori (ma anche, lo sappiamo dall'inizio della campagna elettorale, dell'imprenditore figlio di imprenditori Matteo Colaninno). Ieri mattina a Roma, in una pausa di poche ore del suo fittissimo tour elettorale, Walter Veltroni ha presentato tre nuovi candidati delle liste del partito democratico.

ROMA - Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici ( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici. Riconoscere la laicità dello Stato e la rilevanza pubblica delle religioni è giusto, ma troppo poco. Veltroni ha parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di un percorso. Senza un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti valori comuni, il Pd rischia di farsi travolgere dall'

Montezemolo: <Non ci sono solo Pdl e Pd> ( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il quale però ha i suoi grattacapi con le liste da bilanciare tra laici e cattolici. Fra i candidati Pd, ci saranno l'unico operaio sopravvissuti al rogo della Tyssen (Antonio Boccuzzi), un'operatrice di call center e una lavoratrice Asl di Novara. E, anche sulla presenza dei gay, Veltroni rassicura: "Non saranno discriminati".

Democratici cristiani grandi e piccoli, vecchi e nuovi ( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e quelli delle associazioni laiche e cattoliche. A ore è attesa la decisione di Ciriaco De Mita, uscito polemicamente dal PD perchè escluso dalle liste per sopraggiunti limiti di mandato. Intanto Giuliano Ferrara sembra portare avanti il proprio progetto di Lista PRO LIFE: "Porterò molti deputati e senatori in Parlamento, altro che lista di testimonianza"

Le istanze dei laici ( da "Avanti!" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: LETTERA APERTA A WALTER VELTRONI Le istanze dei laici 29/02/2008 Egregio onorevole Veltroni, ho sempre ritenuto - a dispetto della mia stessa formazione culturale personale, ovvero quella di una laicità sinceramente aperta ai valori della religione - che non sia mai venuta meno, nella nostra società, la funzione "deterrente" di un verbo millenario come quello del cristianesimo.

Il Partito del lavoro (degli altri) ( da "Avanti!" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un partito laico con dentro un partito cattolico, anzi confessionale (Binetti, Bindi e compagnia, cento parlamentari, mica poca roba) e contrappuntato da un partito clericale, anzi ereticale, come il partito radicale; un partito sindacale (Damiano, Grandi), ma anche confindustriale (Matteo Colaninno);

IL CASO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ulteriore elemento nel dialogo perseguito dal Pd di Veltroni tra cattolici e laici, e che riconduce alla figura di Aldo Moro. Ieri il leader democratico ha commemorato lo statista Dc assassinato dalle Brigate rosse definendolo non a caso un modello di "riformismo coraggioso" per il Pd, "un riformismo che ha cambiato il corso delle cose come Ysaak Rabin, Olof Palme e John Kennedy".


Articoli

La pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Grande folla al convegno cattodem. Veltroni: "Quella della Chiesa non è ingerenza" La pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega il con itto. Due nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino" fra laici e cattolici, il Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando di irrigidire le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le componenti cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno nel quale hanno preso la parola quattro intellettuali (Andrea Riccardi, don Carlo Nanni, Franco Garelli e Guido Formigoni). Il fondatore della comunità di sant'Egidio, che non sarà candidato, ha apprezzato l'operazione del nuovo partito, mentre Veltroni ha annunciato due nuove candidature del mondo cattolico, Mauro Ceruti e Andrea Sarubbi. Il leader del Pd non ha eluso la questione dei radicali: "Gli abbiamo chiesto di accettare la cultura del dialogo e della mediazione, da soli avrebbero espresso posizioni davvero laiciste". Marini: "Ha convinto non solo me ma gran parte della platea".

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<Solo insieme ce la facciamo> (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

DEMOCRATICI Veltroni ai cattolici Pd: "È inutile misurare col bilancino voi e i laici" "Solo insieme ce la facciamo" MARIO LAVIA "Lo dico ai giornalisti: lo so che se io qui dico qualcosa di polemico tornate in redazione e i vostri direttori sono più contenti...". Ma non è aria di "teatrino politico", qui si vola alto, e Veltroni si è calato perfettamente nella parte che a lui era richiesta: rassicurare i cattolici del Pd che la strada o si fa insieme o non si fa per niente. Alla fine lo dice chiaramente: "Solo insieme, laici e cattolici, ce la possiamo fare ". Non è stata una concessione retorica a una platea (peraltro molto ricca, la Sala del garante non si è rivelata sufficiente con i suoi 200 posti) accorsa per capire come il candidato premier avrebbe raccolto le innumerevoli sollecitazioni culturali e politiche dei quattro relatori, Andrea Riccardi, Guido Formigoni, Franco Garelli e don Carlo Nanni, con la vicedirettrice di Europa Chiara Geloni i soli a prendere la parola. Un incontro impegnativo. Dipinto dai media come una specie di prova di forza delle anime cattoliche del Pd per reagire alla presunta sterzata laicista concretizzatasi con l'apertura ai radicali e con la candidatura di Veronesi. In effetti c'erano tutti, da Marini a Franceschini, da Castagnetti a Bobba, dalla Binetti a Fioroni a Soro. Mancava (aveva spiegato il perché) la Bindi: "Avrà avuto da fare", ha ironizzato Marini. E tuttavia non era l'occasione per "conte" e nemmeno per avanzare mere rivendicazioni. Lo sanno tutti che il disagio in queste componenti c'è e si fa sentire. Lo sa Veltroni per primo. Che non penserà di rispondere al malessere con le annunciate candidature di due cattolici come Mauro Ceruti ? epistemologo, figura chiave per l'estensione del manifesto dei valori ? e quella del conduttore del programma televisivo A sua immagine Andrea Sarubbi. Il problema ? ha detto Veltroni ? non si risolve col "bilancino". No, l'orizzonte è un altro, e ben più elevato: dare risposte "a una profonda domanda di senso" che caratterizza questo tempo. Anche per questo ? e scusate se è poco ? è nato il Pd, che sta riuscendo nel suo intento, se è vero quello che dicono i sondaggi, e cioè che "fra i giovani siamo il primo partito, non succedeva da molti anni". Ora, l'obiettivo è spaventosamente arduo ma ineludibile, "ricercare un terreno di incontro nel nome del bene comune" mediante lo sforzo "di sporgersi verso l'altro da sé", "coniugando identità e dialogo", costruendo "ponti". L'esempio della Costituente cade bene, allora si cercò, e si trovò, "il punto di incontro attorno alla dignità della persona umana, un'idea di matrice cristiana declinata laicamente". Dopodiché, non è sfuggito alla questione dei radicali. "A loro abbiamo chiesto di superare la propria identità separata, di accettare la cultura del dialogo e della mediazione, una cultura che, peraltro, Bonino ha fatto vivere nell'esperienza di governo. Da soli, allora sì che avrebbero espresso posizioni laiciste per conquistare un consenso puramente identitario": è una spiegazione che solo il tempo potrà confermare. In sala, qualche dubbio resta. Ma insomma, "la nostra è la visione di un grande partito nel quale coesistono, per fortuna, forze diverse ": è già, indubitabilmente, un partito nel quale "il melting pot" esiste e fa cultura. Giusto una cosa all'indirizzo del "leader dello schieramento avversario" che aveva descritto il suo partito come "anarchico" sui temi etici: ""Fate come vi pare"", ha tradotto Veltroni. No, il Pd non fa così, la libertà di coscienza non può essere un alibi per non scegliere. Di fronte alle ansie dell' "uomo spaesato " (Riccardi), alle nuove domande di politica che i cattolici avanzano (Garelli), alla "grande stagione di creatività" di questo tempo (Formigoni), quelle di Veltroni sono apparse risposte abbastanza nette, impegnative, non generiche. Marini è chiaro: "Veltroni ha indicato la via giusta, cioè cercare la sintesi, e ha convinto non solo me ma una larga parte di questa platea". Un passo avanti è stato fatto.

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BATTAGLIE RADICALI (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

LA LETTERA BATTAGLIE RADICALI di SERGIO STANZANI* IN QUESTI giorni assistiamo ad un fenomeno singolare. Il moltiplicarsi, sulla stampa e sui mezzi d'informazione, di voci, opinioni e ? fatto ancor più unico ? di analisi storiografiche dei radicali e del loro ruolo nella politica e nella società italiana, da parte di chi non solo conosce molto poco questa nostra storia, ma soprattutto conosce poco la società del nostro Paese. Prendo come riferimento per tutti quanto espresso ieri dal Vescovo di San Marino Luigi Negri dalle colonne di questo giornale. Monsignor Negri afferma, tra l'altro, che i radicali sarebbero l'espressione di una 'élite dei disastri' borghese se non addirittura aristocratica, economicamente ben dotata (!), che ha come obiettivo la fine del cattolicesimo, e dunque la fine della cultura popolare in Italia. La storia radicale, invece, è la storia di un'azione politica ininterrotta, fatta di iniziative ed eventi straordinari che hanno potuto contare sul solo sostegno economico dell'autofinanziamento. Non mi riferisco solo alle lotte per i diritti civili: per il divorzio, l'aborto, l'obiezione di coscienza al servizio militare, il voto ai diciottenni; per i diritti dei più deboli, dei carcerati, degli emarginati e oggi dei malati, con le lotte di Luca Coscioni e Piergiorgio Welby. Iniziative di un partito tutt'altro che 'antipopolare': momenti che permangono vivi e presenti nella memoria di molti e che hanno inciso profondamente nel costume e nella cultura di un Paese reduce dalla guerra e dalla Resistenza, costretto dalla presenza 'politica' della Chiesa e da oltre vent'anni di dominio fascista. Un Paese al quale come 'alternativa laica' veniva offerto il predominio della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista più forte dell'Occidente. DA ALLORA i radicali, il Partito Radicale, sono stati i veri 'antagonisti' di quel partito. La proposta radicale dell'unità laica delle forze, l'affermazione 'della vita del diritto per il diritto alla vita', prospettava l'esigenza di una contrapposizione liberale al costituirsi e al consolidarsi di quella partitocrazia. Già da quel momento, con quelle iniziative, si prefigurava la rivoluzione liberale su modello anglosassone, come condizione da realizzare per assicurare la democrazia al nostro Paese. Era proprio quel predominio, semmai, la vera 'élite' del potere, non certo il Partito Radicale che invece, da quella 'élite', ha sempre subito tentativi di annullamento. Le nostre battaglie hanno emozionato e coinvolto; hanno raccolto e tuttora raccolgono il consenso, l'appoggio e persino 'l'obolo' di molti cattolici, laici, non credenti e credenti di ogni fede. Questo patrimonio ? il cui furto francamente non ci spaventa ? è oggi, credo, patrimonio di tutti, anche del Vescovo di San Marino, oltre che delle donne e degli uomini che da cinquant'anni ci danno fiducia. E' questo, semmai, l'unico, autentico 'pericolo radicale'. *Presidente del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito - -->.

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Accordo Rosa bianca-Udc Casini candidato premier, scudocrociato nel simbolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

NASCE LA COSTITUENTE DI CENTRO Accordo Rosa bianca-Udc Casini candidato premier, scudocrociato nel simbolo ? ROMA ? ROSA BIANCA E UDC sono a un passo dall'intesa per presentare una lista comune. Mancherebbero solo pochi dettagli alla costituzione del quarto polo anche se, ieri sera, Savino Pezzotta ha tirato un po' il freno: "L'accordo ancora non c'è, continuiamo a discutere". Ma l'ottimismo è palpabile e l'obiettivo è presentare agli elettori un simbolo unico: lo scudocrociato, con il nome di Pier Ferdinando Casini (candidato premier) e la scritta 'Costituente di centro'. A gestire questa fase sarà chiamato Pezzotta nelle vesti di coordinatore. Bruno Tabacci, candidato premier della Rosa bianca, farà quindi un passo indietro (come da giorni si era dichiarato disponibile a fare) in nome di una "sintesi alta" del progetto. Il tutto con la 'benedizione' di Luca Cordero di Montezemolo: "In lizza non ci sono solo due schieramenti politici ? dice da Verona ?. Stanno emergendo altre nuove realtà". L'ACCORDO Rosa bianca-Udc, dopo giorni di trattative e tavoli tecnici, registra un'accelerazione nella mattinata di ieri quando la Rosa, al termine dell'ufficio politico, comunica di "concorrere alla Costituente di centro da portare avanti insieme agli amici dell'Udc, agli ex popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". "E' importante il progetto politico, il resto verrà" chiarisce Mario Baccini, che lancia un appello a Ciriaco De Mita: "Ti aspettiamo". Per quanto riguarda le amministrative, la Rosa bianca , invece, andrà da sola. LA SITUAZIONE si raffredda in serata quando Pezzotta fa sapere che l'accordo non è ancora concluso e anche da via Due Macelli non arriva l'assenso ufficiale. I punti da chiarire sono il rapporto nella distribuzione delle candidature (Casini sarebbe disposto a concedere 5-6 seggi sui 40 ipotizzati, la Rosa non vuole Cuffaro in lista) e i tempi e le modalità della Costituente: "Poi, se sono rose fioriranno". Mario Baccini chiarisce: "Avviare una fase costituente non significa azzerare i partiti o i movimenti, ma mettere in moto un percorso comune guidato da Pezzotta". Vietti, vice segretario centrista, invita a non avere fretta (c'è ancora qualche giorno a disposizione per la presentazione delle liste) e sottolinea che Lorenzo Cesa "sta lavorandoi per allargare il consenso sulla candidatura di Casini a premier". - -->.

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Almeno (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Jena jena@lastampa.it Almeno "Carissimo Walter, sono Silvio: vedo che stai facendo una spettacolare campagna acquisti, laici e cattolici, gay e lesbiche, operai e industriali, registi e attori, precari e prefetti, figli di personaggi importanti... Ti prego però, lascia qualcuno anche per me: almeno il figlio di Riina".

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Forse non è colpevole ma merita il carcere Dopo due anni di ricerche si è scoper (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

To che i due fratellini di Gravina sono morti in modo atroce a due passi da casa. Il primo posto dove si sarebbe dovuto cercare. More solito, nessun responsabile, anzi, un inquirente fa battute sul senno di poi, non avendo avuto senno prima. La terza vittime del dramma è il padre, rinchiuso in carcere, esposto alla berlina medianica. A questo punto un paese civile chiederebbe scusa. Purtroppo Pappalardi è lo stereotipo negativo. Maschio, meridionale, pregiudicato, carattere scostante. Non piace alle giornaliste. Nei servizi del Tg1 ne hanno tracciato un ritratto orribile, quasi a dire: forse non è colpevole, ma si merita il carcere. Certo fosse stato donna e avesse ucciso il figlio sarebbe stato trattato in ben altro modo: Cogne docet. Il pudore non esiste più. LUCA TURATI Ma di che cosa abbiamo paura? In Italia tante cose stanno andando male anche perché c'è tanta gente che dà tutto per scontato, ma guardate che non è mica così. Le cose, tutte le cose, bisogna impegnarsi e lavorare sodo per ottenerle. La gente una volta lavorava e faceva lavori seri e fruttuosi ed erano questi lavori che facevano crescere l'economia. Quello che oggi chiamiamo prodotto interno lordo, un tempo la gente se lo costruiva con le proprie mani e con i propri sacrifici. Oggi si vedono persone che fanno mestieri che chiamarli mestieri è già tanto, persi (quando va bene) in logiche burocratiche inutili o che si dilettano in traffici sul filo della legalità. E poi ci lamentiamo che se in Italia le cose vanno male è colpa dei politici. È colpa anche nostra che permettiamo e spesso alimentiamo questo squallore con la nostra paura e indifferenza. Ma di che cosa abbiamo paura? Di essere onesti e di lavorare? CARLO SOTGIU, GENOVA Si può essere laici e cattolici Perché si continua a contrapporre laici a cattolici? Non è corretto. Si può essere laici e cattolici. Si contrappongono invece laicità e integralismo. CARLA CAVALLINI, PARMA Lo scandalo corrispondenza Si parla dello scandalo dell'immondizia di Napoli. Ma che dire della Lombardia, e di Milano in particolare, che non riesce a smaltire la corrispondenza? Chi come me dirige una rivista e deve farla arrivare agli abbonati e protesta perché qualcuno dalla Lombardia ci scrive dicendo che è da mesi che non la riceve, si sente rispondere che ci vorranno due anni perché la situazione diventi normale. UMBERTO DE VANNA CASCINE VICA - RIVOLI (TO) I privilegi dell'Alto Adige Non esiste nessun timore di distacco dell'Alto Adige dall'Italia, come è avvenuto per il Kosovo con la Serbia. In tempi di vacche magre, le condizioni economiche concesse dall'Italia all'Alto Adige sono eccessive e vanno ridimensionate. La riprova sta nella richiesta di Cortina e di altri paesi di passare dal Veneto all'Alto Adige. Altro elemento emblematico è il compenso del presidente dell'Alto Adige, Durwalder, superiore a quello del capo del governo tedesco, Merkel. L'Alto Adige gode di concessioni anacronistiche, che andavano bene trent'anni fa, ma che ora diventano sperperi pagati con le nostre tasse. Tanto gli altoatesini se ne guarderebbero bene dal chiedere l'indipendenza perché starebbero peggio. BRUNO MARDEGAN, MILANO Le ferie dei magistrati di Cassazione In un articolo sulla Stampa del 6 febbraio Mario Garavelli, criticando la situazione della giustizia italiana, sottolinea che le ferie dei magistrati sarebbero, di fatto, più lunghe dei 45 giorni "durante i quali, per legge e anche per favorire gli avvocati, viene sospeso il lavoro ordinario" e che sul punto la Corte di Cassazione non darebbe il buon esempio, essendo raro che un'udienza sia fissata "dopo la metà di luglio o prima della terza decade di settembre". Tale fatto, tuttavia, costituisce non una scelta, ma la conseguenza ineludibile di una Circolare del Consilio Superiore della Magistratura, la n. 3341 del 24 aprile 1982, secondo la quale i capi degli uffici hanno il potere-dovere di "fissare le udienze anche nel periodo immediatamente precedente a quello di inizio delle ferie, purché non comportino una limitazione del diritto alle ferie stesse". È del tutto evidente che la fissazione di un'udienza troppo prossima all'inizio o alla fine delle ferie finirebbe per compromettere il diritto al pieno godimento di quest'ultime, in quanto il consigliere designato si troverebbe a dover redigere la sentenza o studiare la causa durante il suo periodo di ferie. Nonostante la ricordata circolare, da tempo la Corte è impegnata a fissare le udienze anche in periodi prossimi alle ferie confidando sulla buona volontà dei magistrati disposti a sacrificare una porzione delle loro ferie. VINCENZO CARBONE, ROMA PRIMO PRESIDENTE CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Il finanziamento alla Facoltà "Monnet" In merito all'articolo di Guido Ruotolo "L'Università dei parenti" (La Stampa di ieri), si precisa che la Facoltà di Studi politici per l'alta formazione europea e mediterranea Jean Monnet è stata istituita nel 2005, e che, per quanto riguarda il finanziamento statale a essa destinato, la legge finanziaria per il 2005 prevedeva uno stanziamento di 2 milioni di euro annui, aumentati a 3,5 milioni dal decreto-legge n. 203 del 2005 (tutti atti, quindi, assunti nella Legislatura precedente all'attuale). Si precisa altresì che per l'anno 2007, su proposta del ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi, il finanziamento della Facoltà era stato ridotto di 1,5 milioni di euro. La decisione di ripristinare il finanziamento, nella misura di 3,5 milioni di euro, è stata assunta dal Parlamento e inserita nella finanziaria 2008. Si fa presente infine, in merito alle presunte irregolarità delle procedure di assunzione dei docenti denunciate dall'articolo, di aver già provveduto, nelle scorse settimane, ad avviare tutte le opportune verifiche. UFFICIO STAMPA MINISTERO UNIVERSITÀ E RICERCA Una precisazione che conferma quanto scritto nell'articolo. Con una notizia che non avevo: nei confronti del professor Terracciano, il ministero ha avviato gli accertamenti del caso. \.

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Aborto, medici contro (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso L'uso della pillola divide i sanitari. Scrivano porta il caso all'interno del PD: no alla Ru 486 DA UNA PARTE c'è Salvatore Garzarelli, primario di ostetricia e ginecologia del San Paolo, che non vede l'ora di poterla cominciare a utilizzare. Lui che già nell'ottobre del 2005 aveva chiesto di poterla acquistare all'estero e cominciare a sperimentarla proprio a Savona, ma che dopo il sofferto disco verde ottenuto da parte del comitato etico dell'Asl era stato "stoppato" dalla Regione. Al suo fianco è schierato l'Ordine dei medici della provincia. Dall'altra parte, però, vi sono gli iscritti all'associazione dei medici cattolici che pochi giorni fa, attraverso il consigliere nazionale Cesare Badoino, hanno minacciato di abbandonare le cariche ricoperte nell'Ordine. Al centro dell'intricata vicenda, che sta provocando una vera e propria divisione all'interno dei medici savonesi, vi è l'introduzione in Italia della Ru486, la pillola abortiva. Una questione sulla quale si è aperto un vero e proprio dibattito tra l'ala cattolica e quella laica del Partito democratico. Ma è nell'ambiente medico che il clima si sta facendo ogni giorno sempre più rovente. "Finalmente la commissione tecnica dell'Aifa (l'Associazione italiana per il farmaco), che è il massimo organo a livello nazionale per stabilire la validità di un farmaco - sottolinea Renato Giusto, vice-presidente dell'Ordine dei medici della provincia - ha dato il proprio benestare per la vendita della cosiddetta pillola abortiva. Personalmente sono molto soddisfatto per la decisione presa, perchè finalmente sono state superate quelle remore cattoliche che sino ad oggi ci avevano impedito di restare al passo con molti altri paesi europei. L'aborto effettuato con la Ru486 è molto ma molto meno traumatico per la donna di quello chirurgico, che viene effettuato utilizzando un cucchiaio d'acciaio che va a raschiare la mucosa endouterina". Sulla barricata opposta è invece schierato Cesare Badoino, che pochi giorni fa non ha escluso la fuoriuscita dei medici cattolici savonesi dall'Ordine, se questo non muterà la propria posizione. "La nostra posizione - spiega il consigliere nazionale dei medici cattolici - è nota già da tempo. Riteniamo infatti che prendere la pillola abortiva sia per la donna più pericolosa che non affrontare un aborto chirurgico. E a sostegno della nostra tesi ci sono dati scientifici che dimostrato come in percentuale l'aborto effettuato con la Ru486 comporti maggiori rischi di complicanze e addirittura di morte che non l'intervento chirurgico". Il dibattito che si è aperto sull'introduzione in Italia della pillola abortiva non riguarda solo il mondo medico. Anche a livello politico, e addirittura nello stesso Pd, le posizioni sono diverse. "Sono stato a Roma con Isabella Sorgini e Andrea Rovere - afferma l'assessore provinciale Carlo Scrivano - per partecipare al convegno dell'ala cattolica del Pd. Per quanto riguarda la pillola abortiva sono contrario al suo utilizzo, così come sono sempre stato contrario all'aborto". Gianluigi Cancelli 29/02/2008.

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La teodem e la lesbica, insieme in parlamento - goffredo de marchis (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Amiche L'amicizia tra la cattolica Binetti e la portavoce di Gayleft Concia. Le liti a cena e quel giorno in sala operatoria La teodem e la lesbica, insieme in Parlamento Dopo mesi di litigate decidono di uscire per confrontarsi, poi il contrasto sulla norma antiomofobia GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - In sala operatoria può nascere solo un'amicizia che dura tutta la vita. "Io non lo dimenticherò mai", dice Paola Concia, portavoce di Gayleft e candidata alla Camera per il Partito democratico. La lesbica era sotto i ferri per un tumore alla tiroide, la teodem che vuole "curare gli omosessuali" le teneva la mano. Lontane per cultura, per età, per storia personale, vicine nel momento in cui la politica resta fuori dalla porta. Era lo scorso giugno. è andato tutto bene. La Concia, 45 anni, sta benissimo, ha la voce squillante di sempre, è tornata a giocare a tennis e a vincere perché quando era più giovane ha fatto la professionista. Anche la Binetti è in forma, sempre al centro della scena nel copione standard del confronto tra laici e cattolici, pronta a difendere la religione, il Papa, i valori della fede contro tutti, compagni di partito compresi. Saranno insieme nel prossimo Parlamento, sotto lo stesso simbolo. Negli ultimi tempi si sono un po' perse, anche se certi momenti non si dimenticano. "E quando sarà lei ad avere un problema di salute, io ci sarò", dice la Concia. L'amicizia era nata a Orvieto, nell'autunno del 2006, al primo seminario sul Partito democratico. "Senti, invece di insultarci continuamente, perché non ci vediamo". Buona idea. Cominciano a vedersi, ad andare a cena fuori, a farsi un bel po' di risate perché hanno tutt'e e due un carattere allegro. La lesbica e la teodem: certo ridono anche di quello naturalmente, dell'essere una strana coppia di amiche. Non si vedono solo a tu per tu. Dopo l'operazione e la convalescenza, a novembre la Concia organizza una cena con la Binetti, Giglia Tedesco Tatò e Franca Prisco, dirigente dei Ds e suocera di Veltroni. Si ritrovano in un ristorante di Piazza Sant'Ignazio a Roma. Giglia Tedesco, che incarna la storia del comunismo vissuto da cattolica, vuole conoscere di persona "questa" Binetti e chiede aiuto alla Concia. "Abbiamo discusso, ma ci siamo divertite tanto. Dagli altri tavoli ci guardavano strano - racconta la Concia - . Giglia è morta pochi giorni dopo". La lesbica e la teodem hanno ricominciato a litigare, di recente. Senza fare pace a cena, stavolta. La portavoce di Gayleft non è riuscita a digerire il voto contrario della Binetti sulla norma antiomofobia. Se ne sono dette di tutti i colori. "L'ho chiamata e l'ho avvertirta: io la battaglia per i diritti degli omesessuali la porto fino in fondo. E voglio vincere, non solo partecipare". Riprenderanno il rito delle cene? "Non lo so". Ma quel giorno di giugno, in sala operatoria, "beh quello rimane. La politica non lo cancellerà".

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Odifreddi: "la chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo partito" - silvio buzzanca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Foglia di fico Il matematico aveva partecipato alla scrittura del manifesto dei valori. "Walter vuol tenere tutto insieme, per me è impossibile" Odifreddi: "La Chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo partito" Tra Berlusconi e Veltroni scelgo Walter. Voterò per il Partito democratico, ma non voglio essere la foglia di fico laica SILVIO BUZZANCA ROMA - Professor Odifreddi, ma ha deciso di lasciare il Partito democratico? "La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il discorso fatto da Veltroni davanti ai parlamentari cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha parlato di "visione caricaturale" del rapporto fra laici e cattolici, di "visione anacronistica" o "superficialità". Veltroni invece di fare una scelta chiara di campo cerca di mettere insieme tutto. Ma come faccio io che sono un logico matematico che ha passato la vita insieme al principio di non contraddizione ad accettare tutto questo? Qui siamo di fronte alla dialettica hegeliana di peggiore specie. C'è un'unità di facciata: alla prima occasione i nodi verranno al pettine e litigheranno. Mi sembra tutto un pasticcio e io me ne vado prima. Comunque fra Veltroni e Berlusconi scelgo senza dubbio Veltroni". Ma lei sembrava molto impegnato? "Ero entrato nel partito quando ci furono le primarie. Mi chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi molto forti perché il partito nasceva dall'unione di ex comunisti ed ex dc accettai perché volevo verificare se le mie idee potessero trovare accoglienza. Sono stato chiamato nella commissione dei valori, dove questi valori bisognava metterli nero su bianco...". Franceschini dice che lei quel documento lo ha firmato. E adesso lascia il partito? "Franceschini e anche Castagnetti sono persone molto ragionevoli. Se nel Pd fossero tutti così ci sarebbe da leccarsi i baffi. Hanno scritto nel manifesto che il partito è laico, "ma" la religione deve avere una presenza nello spazio pubblico. Ho subito detto a Reichlin che se la formulazione rimaneva quella, io non avrei firmato. E infatti non ho firmato. Adesso vorrei che non mi si tirasse più in ballo come esempio della laicità del Pd. Magari Franceschini l'ha fatto in buona fede, ma non voglio essere la foglia di fico laica del Pd". Allora non ha sottoscritto... "No. Perché quei valori non sono miei. E comunque prima di lasciare ho aspettato che parlasse il "principe", il "re". Alla fine Veltroni ha usato quei termini, ha detto cose che mi fanno pensare che uno di noi due ha delle allucinazioni. Quando dice che la Chiesa non fa ingerenze, ma solo sollecitazioni, mi viene da chiedere dove viva Veltroni. Ma se solo qualche settimana fa, da sindaco, è andato in Vaticano e gli hanno tirato le orecchie. Quelle non sono ingerenze? E quando parla dei limiti che la scienza deve porsi mostra l'aspetto più bieco del clericalismo". Professore, ma perché a difendere i valori della laicità è rimasto un manipolo di scienziati nel disinteresse generale? "Perché sono latitanti i politici e i filosofi. Difendere la laicità toccherebbe a loro. Ma se ci guardiamo intorno, nel Pd per esempio, c'è gente come Cacciari. Ma quando parla mi sembra più papista del Papa. E poi va a difendere i valori laici a Porta a Porta. Il problema è che dopo la caduta del Muro le persone di sinistra si sentono orfane e afflitti da un senso di colpa che si trasforma in vergogna per il fallimento del comunismo. E alla fine tutti si sentono più papisti del papa. Sono rimasti solo i radicali e i socialisti".

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"sono una persona adulta non firmo la par condicio" - concita de gregorio montecarlo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Spettacoli "Sono una persona adulta non firmo la par condicio" Jovanotti sul palco stasera: occorre più competizione 'Svegliarsi e alzarsi e smettere di lamentarsi' è un buon proposito per chiunque, no? Anche per gli italiani CONCITA DE GREGORIO MONTECARLO dal nostro inviato Se la fa ripetere due o tre volte, Jovanotti, questa storia del requiem per Sanremo e ogni volta sgrana gli occhi che brillano e ride la sua risata tranquilla. "Ma che morto! Sanremo è vecchio che non vuol dire morto: vuol dire vecchio. Ha figli nipoti e pronipoti, vuoi mettere la ricchezza. Prima era da solo, maestoso lassù, adesso è pieno di compagnia? Deve solo ritrovare il ritmo. A Sanremo se fai male si dimentica, se fai bene resta. è l'unico evento tv che si fa storia subito. Ha un numero, una scadenza. Ogni anno fa il punto della situazione italiana: assorbe le tensioni e le paure, gli entusiasmi e le incertezze del paese. Tutti qui, giornalisti a centinaia, a tastare il polso: mica solo del Festival, no? è una spugna dell'Italia". Infatti l'incertezza è notevole e la decadenza visibile, in Italia. "Ma no, molto dipende da come ce lo raccontiamo. Il paese è pieno di energie. Bisogna raccoglierle e ripartire". Ecco che sta già facendo politica. Ha firmato la liberatoria per l'Ariston? "Sono un adulto responsabile, non devo mica firmare un foglio per avere il controllo di quello che dico". Dunque assicura che, stasera quando salirà sul palco come super ospite non farà il comunista e non metterà in croce Baudo, già in sufficienti ambasce? "Vado a cantare. Ho sentito che si dice che avrei dovuto cantare Mi fido di te, scelta come colonna del Pd. Non la canto ma non perché mi abbiano chiesto di non farlo: ho i brani nuovi dell'album Safari, nessuno mi ha detto cosa fare". E comunque anche "io lo so che non sono solo quando sono solo", da Fango che canta stasera, si adatta a Veltroni? "Be' - ride - la musica si adatta sempre a chi la ascolta. "Svegliarsi e alzarsi e smettere di lamentarsi" è un buon proposito per chiunque, no? Se c'è anche una piccola luce è lì che bisogna puntare. Vince sempre chi sceglie. Quando scegli, anche se fai una scelta sbagliata non sbagli. Bisogna avere una visione per andare avanti. è come al Casinò: vinci se hai il coraggio di puntare tutto su un numero. Se continui a scegliere solo rosso o nero puoi andare avanti tutta la vita". Una visione per Sanremo. "Il suo simbolo è Volare: nel dopoguerra un'iniezione di energia, l'Italia che si rialza, riparte con un uomo del Sud la faccia solare il baffetto sveglio. Dylan diceva: amo i cantanti che sembra abbiano visto quello che io non ho visto. Ecco: dagli artisti ci si aspetta che vedano oltre. Che senso ha far vedere una che non balla un granché: fammi vedere un balletto bellissimo, no? Sei Sanremo, costa ma lo puoi fare: se metti in scena solo la normalità la tv diventa tutta un reality show". Chi vede "oltre", fra i cantanti in gara? "Tricarico, per me. Ma è questione di dove guardi. Anche Little Tony "vede" la musica italiana, quella che piaceva a mia madre, mi parla di un mondo di 200 mila serate nei paesi: ha una visione. Persino Cutugno: va sentito all'estero però. Se senti "L'Italiano" all'estero ti può succedere di commuoverti, in Italia meno. Loredana, lei sì che ha visto cose? è il rock, è la nostra Britney Spears". Cosa pensa della sua esclusione? "Che la musica e il mondo che ci gira attorno viene dal basso, prima di essere cultura è un circo. Ci sta che qualcuno pensi di girare le carte e fare un trucco. è possibile. Non penso a lei, penso ad altri". Crisi di ascolti. Non crede che l'idea di sommare il pubblico di Baudo a quello di Chiambretti sia un errore? Chi ama Baudo non capisce Chiambretti e cambia canale, chi ama Piero si annoia con Pippo e se ne va? Un po' come fra laici e cattolici nel Pd, insomma: gli elettorati non si sommano, si elidono. "è una tesi interessante questa delle somme che si elidono ma io credo che il problema di Sanremo non siano né Baudo né Chiambretti, mi divertono insieme, ma gli autori e la musica: è uno show con tempi che non funzionano. Bisogna rimettere al centro la competizione. Poi io non saprei condurre, non so come si faccia: a occhio punterei sulla grande qualità, e terrei insieme con coraggio. Vale anche per laici e cattolici nel Pd: è questo il nodo, non si può eludere. Chi li sa far convivere ha fatto la rivoluzione, ha vinto". Veltroni le ha chiesto di entrare in lista? "No, mi aveva chiesto di entrare nella Costituente ma le cose le deve fare chi le sa fare. A me piace che la politica sia un mestiere". Eppure le liste sono piene di candidati "simbolo" della società civile: la politica di mestiere è diventata casta. "Quando la politica considera gli elettori un pubblico diventa uno spettacolo. Questo purtroppo è già successo. Ora bisogna uscire da lì e se ne esce vincendo: è un crinale, devi usare tutti gli strumenti utili basta che tu abbia chiaro dove stai andando. Siamo sul crinale, camminiamo sul crinale. Anche qui: è importante puntare tutto sulla luce e bisogna averne una". La sua luce? "Passo un momento di vita molto intenso. Ho perso da poco mio fratello. è stato un lutto grave, inutile che glielo spieghi. Però ho capito che avere di fronte qualcosa rispetto a cui non posso far niente, in un certo senso mi rilassa. è un cammino inevitabile. Si può solo andare avanti. Diventi più grande, un po' più vecchio. Un po' più capo famiglia. Devi trovare il tuo numero su cui puntare tutto. Non ne esci, non vai da nessuna parte se non giochi su quello".

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"musica e teatro sono queste le ali di noi esseri umani" - roberto incerti fulvio paloscia (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Firenze "Musica e teatro sono queste le ali di noi esseri umani" Bibbia, Corano, Simone Weil, Emily Dickinson: il prete-contro oggi alla Limonaia di Sesto con una lettura scenica ROBERTO INCERTI FULVIO PALOSCIA "L'altra sera ero a cena con una decina di ragazze nigeriane uscite dal racket della prostituzione. Mentre parlavamo, ho cominciato a battere le mani sul tavolo. E' bastato questo perché si mettessero a ballare. La gioia che animava i loro movimenti aveva qualcosa di divino. Una volta mi chiesero: come mai Dio ha dato le ali ai moscerini, e a noi no? Ma noi esseri umani le ali le abbiamo eccome. Sono la musica. E il teatro". E allora eccolo su un palcoscenico Don Andrea Gallo, il prete che non ti aspetti: inviso alla Chiesa perché comunista, abortista, perché contro il celibato del clero e favorevole alle droghe leggere, alle unioni gay. Stasera è alla Limonaia di Sesto (v.le Gramsci, ore 21, 13 euro, info 055/440852) protagonista di Esistenza, soffio che ha fame: una lettura scenica "sulla laicità che accetta qualsiasi spiritualità e sulla spiritualità come coscienza globale, unità mondiale, famiglia universale". Cristianesimo, buddismo, induismo e grandi pensatori laici si alternano in uno spettacolo che attinge alla Bibbia ma anche Corano, al Bhagavad Gita, a Emily Dickinson e Simone Weil. Con lui, l'attrice del Teatro della Tosse Carla Peirolero, la cantante Roberta Alloisio e il musicista Edmondo Romano. L'incasso sarà devoluto alla Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don Gallo. Il suo è un teatro pedagogico? "Sì, se è educativo insinuare dubbi. Credere o non credere? E se credere, come? Tu, Chiesa Cattolica, ti ricordi davvero del messaggio di Cristo? Perché continui ad essere autoereferenziale? Come Qohélet, anche io sono un pastore che gira per le piazze quasi fosse un giullare. Quindi, salgo sul palco, leggo qualcosa, discuto con il pubblico. E la gente inizia a prendere coscienza". Lei è il punto di riferimento spirituale di tanti rocker italiani. "Perché sono un prete di strada, e il rock è la musica della strada. Perché dico pane al pane, vino al vino. Non c'è mai moralismo nelle mie parole. Non c'è ipocrisia". Il primo ad accorgersene fu Fabrizio De André. "Le sue canzoni sono la colonna sonora della mia vita, perché pura sintesi evangelica. Ci accomunava l'ansia di giustizia sociale, la speranza di un nuovo mondo, la condivisione del dolore degli ultimi. Fabrizio viveva una spiritualità lacerata. Più conosco Gesù, più mi allontano dalla Chiesa, mi diceva. Un tema attualissimo: oggi il clero è sempre più invadente, ipocrita, indifferente. Il mio tributo a Faber è stato regalare a puttane e handicappati i biglietti per il concerto in suo omaggio qualche anno fa a Genova". Poi sono arrivati Vasco Rossi, Piero Pelù, la Bandabardò "Hanno tutti una missione. Far divertire. Il loro è un messaggio di liberazione ma anche di speranza. Vasco, per esempio, mi ha confessato: se si mi accorgessi che ai miei concerti la gente non è più felice, smetterei di cantare". Ci sono cattolici che vedono il rock come musica del demonio. "Dico loro: venite ai concerti, immergetevi nella folla e vedrete l'energia positiva che si sprigiona da un palco. E' una sessualità non orgiastica ma liberatoria. Non c'è psicoterapia migliore di un concerto rock. Quanto ai messaggi negativi, il pluralismo deve esserci in tutto, anche nella musica. Saranno poi i giovani a discutere, a elaborare. Questa è la libertà dei figli di Dio". Firenze è la città dei grandi dissidenti cattolici. Da Don Milani a Padre Balducci , da Don Santoro e Enzo Mazzi. "Il loro pensiero si fonda sul primato della libertà che, nella Chiesa cattolica, è dottrina certa. Chi contraddice questo è il vero eretico. Firenze è una Gerusalemme, un giardino di pace. A dispetto di un'amministrazione che si schiera contro i lavavetri. Un sindaco non deve erogare servizi, ma stimolare rapporti tra la gente". Il suo dialogo con gli emarginati è anche strappo doloroso? "Come in tutte le storie d'amore, il confronto a volte è lacerante. Ma se ho un carisma, quello è la fiducia. Anche gli attori sono dei borderline. Sono come gli zingari. Pur di esibirsi ovunque, accettano tutto. Anche la merda. Sperando che porti fortuna".

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Ferrara in Sicilia dal feto al fatto (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Ferrara in Sicilia dal feto al fatto Invece di assistere all'ammutinamento di Baudo a Sanremo (non è l'Italia che non lo guarda più, è lui che non guarda l'Italia), ho fatto un sogno. Una specie di incubo. Evidentemente mi angustia troppo la querelle in atto tra laici e cattolici. Così ho sognato Giuliano Ferrara giù in Sicilia, nel pieno della campagna elettorale. Era in un teatro greco, situato nel famigerato triangolo della disperazione eco-sanitaria, tra Augusta, Priolo e Melilli, dove uno sviluppo industriale barbaro e un inquinamento mostruoso a base principale di mercurio ha avvelenato persone e natura. Aumento di infertilità da paura, e di abortività spontanea, e di malformazioni. Ferrara concionava da retore elefantiaco di moratorie sull'aborto, e una specie di dolente coro greco di donne in nero siculo gli intonava: "Le malformazioni dei bambini, che erano i feti che difendi, sono passate dall'1.5% degli anni 80 al 5.5 del 2000". E ripeteva straziante "dall'1.5 al 5.5, dall'1.5 al 5.5.". Mi sono risvegliato dall'incubo ma mi pare di ricordare che poi inseguissero da presso Ferrara armate di un nodoso bastone. È proprio vero, dal feto al fatto quest'anno la campagna è rischiosa. Oliviero Beha.

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Se vinco mi batterò per una politica che non discrimini (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del La candidata: il Pd è pieno di persone convinte dell'esigenza del dialogo e della sintesi "Se vinco mi batterò per una politica che non discrimini" di Maria Zegarelli / Roma PAOLA CONCIA "Quando l'ho saputo? Stamattina, (ieri, ndr) dalle agenzie di stampa". Anna Paola Concia, 44 anni, manager sportiva, presidente dell'Agenzia regionale per lo Sport del Lazio, ha saputo così di essere candidata nelle liste del Pd, il suo partito, come esponente del mondo gayleft. Aveva fatto notizia la sua amicizia con Paola Binetti, teodem integralista. E ha fatto notizia la rottura di quell'amicizia quando la Binetti ha votato contro la norma sull'omofobia in Senato. Stamattina aprirà i lavori, al Ripa Hotel, dell'European Gay and Lesbian Sport federation che porterà a Roma 150 delegati da tutta Europa. L'ha saputo dalle agenzie? "Il tavolo Lgb del partito aveva proposto la candidatura di Andrea Benedino e la mia. Oggi ho saputo che sarò candidata". Gli omosessuali muovono critiche al Pd: troppa timidezza. Secondo lei? "Nel programma del Pd c'è il riconoscimento dei diritti delle persone che convivono e la lotta all'omofobia: partiamo da qui. Poi vedremo se il parlamento sarà in grado di licenziare una buona legge. Rispetto alle accuse di timidezza, giro la domanda: cosa stanno facendo di più coraggioso gli altri partiti?". Concia, lei combatte su più fronti: dentro e fuori il partito. Si può vincere? "La mia è una battaglia sulla laicità della politica prima di tutto. E non mi piace fare battaglie contro, preferisco farle "per". Quella sui diritti degli omosessuali la voglio vincere e so che per raggiungere questo obiettivo è necessario creare consenso, a cominciare dal Partito democratico". Franco Grillini e Aurelio Mancuso non ci hanno creduto... "Io ho creduto da sempre nel Pd, so che è faticoso, ma sono convinta che l'incontro tra culture diverse può dare i suoi frutti. Il Pd è pieno di laici, di persone che sono convinte dell'esigenza del dialogo per arrivare ad una sintesi. Penso che la maggioranza del Pd abbia un approccio laico ai temi della politica. Il Pd non è Paola Binetti è molto, molto altro". Non teme che la polemica tra laici e cattolici provochi passi indietro sul riconoscimento dei diritti civili? "Non credo. Se il Pd vincerà, se sarò eletta, la battaglia sarà per una politica davvero inclusiva, che non discrimini. L'importante è che finisca questo teatrino dello scontro tra laici e cattolici che non ci ha fatto compiere un solo passo in avanti in tema di diritti civili. Non è un caso che ancora oggi non c'è una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto. Spero nelle capacità di Veltroni di fare sintesi avanzate e di continuare nella politica del confronto perché, come dice Zapatero, i diritti degli omosessuali non tolgono nulla ad alcuno, ma aggiungono civiltà a un Paese".

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Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del L'INCONTROI gruppi parlamentari del Pd ricordano il leader democristiano Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare Bruno Gravagnuolo Aldo Moro capostipite del riformismo di oggi. E anticipatore della democrazia dell'alternanza, dentro la "legittimazione tra maggioranza e opposizione". Persino figura chiave di riferimento del "processo fondativo della democrazia che è il compito del Pd". Commemorazione "finalizzata", quella di ieri alla Biblioteca del Senato in Piazza della Minerva, sullo statista democristiano ucciso dalle Br. Con le relazioni di Alfredo Reichlin, Leopoldo Elia e Walter Veltroni, e gli interventi di Antonello Soro e Anna Finocchiaro a nome dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato, che hanno chiuso la loro attività col richiamo ad un anniversario chiave. E però, ricordava Soro, "non il caso Moro, coi suoi clamori e le sue dietrologie", bensì la politica di Moro. Le intuizioni e l'eredità. Apre Reichlin, che fa di Moro un Giolitti del dopoguerra. Questioni analoghe per fasi storiche lontane. Se tra fine e inizio secolo c'è con Giolitti il problema di allargare le basi sociali delle democrazia, superando chiusure retrive della borghesia italiana, anche con Moro si tratta di "ampliare la politica alle masse popolari". Prima col centrosinistra. Poi con la solidarietà nazionale e il compromesso storico, di cui Moro fu interlocutore. Moro per Reichlin è l'uomo dei "tempi nuovi", che tenta di allargare le basi ristrette del capitalismo italiano". Mentre "esplodono le lotte operaie". È il suo "anticomunismo democratico" a fare la differenza e a spiazzare l'anticlericalismo. Anche dentro quelle zone del Pci che confondevano "questione vaticana" e "attenzione ai cattolici". Una distinzione "sulla quale - dice Reichlin - Togliatti richiamò la mia attenzione", e in linea con "l'umanesimo laico di Gramsci". Insomma Moro si sporse verso il Pci, oltre la logica dei blocchi, contrastando minacce internazionali e interne. Le minacce di quell'Italia, che "come la destra di oggi, non s' era mai riconosciuta nel patto costituzionale e nelle sue basi popolari". "Abbiamo osato troppo?, si chiede Reichlin pensando a Moro e Berlinguer. E conclude: "Oggi abbiamo di fronte lo stesso problema: mettere insieme pezzi di popolo per la nuova italia". Come diceva Scoppola: "il Pd incarna il processo fondativo della democrazia italiana che subì un grave colpo con quell'assassionio, e che occorre portare a compimento". Ma la famosa "terza fase"? L'alternativa che Moro vagheggiava? Risponde Leopoldo Elia, che ricorda le varie fase dell'attività morotea, dalla Costituente, alla crisi del centrismo, al centrosinistra, fino alla "terza fase". Moro, per Elia, volle in anticipo il centrosinistra, strappando il consenso a Giovanni XIII: "facciano pure", disse il Pontefice, contro le resistenze del cardinal Siri. E volle la collaborazione con il Pci. E però, spiegò nell'intervista a Scalfari del 18 febraio 1978: "La Dc doveva uscire dalla gestione permanente del potere, accettare la possibilità di un avvicendamento. Collaborare transitoriamente col Pci per far fronte alla crisi - inflazione e ingovernabilità col Pci al 34% - per aprire un'altra fase dopo la grande coalizione: l'alternativa maggioranza/opposizione". Una sfida egemonica, imprevedibile nei suoi esiti, con la Dc che non rinunciava a sè... Ma aperta verso una diversa civiltà politica, senza veti. Sfida stroncata, nel contesto geopolitico in bilico tra pace e riarmo. Parla Anna Finocchiaro, che ricorda l'ingrato lavoro fatto col governo Prodi, il risanamento, il tentativo di chiudere la legislatura con la riforma delle istituzioni. Infine Veltroni. Che mescola ricordi personali e politica attuale. "Ascoltando il suo ultimo discorso parlamentare del 28 febraio 1978 a Radio radicale, mi impressionò la sua apertura, la percezione del bene comune, l'ascolto della società in movimento. In quell'Italia dentro la bufera terrorista". E il tasto su cui Veltroni batte è sempre quello: l'alternanza. "Stiamo facendo per via poltica e soggettiva col Pd, ciò che si doveva fare con la riforma delle istituzioni, volta al bipolarismo". Ecco "il correre da soli", senza veti. Per anticipare, con un "partito maggioritario", l'alternanza. Ciò che in Moro colpiva? "L'interesse generale". Il "senso della nazione" e delle necessarie rotture, "magari impopolari". Come nei "veri riformisti": Palme, Rabin, Craxi, Berlinguer. Quindi l'affondo contro Berlusconi: "È stato miope, doveva avere lo stesso coraggio di Moro e mettere da parte l'egoismo di parte, per collaborare all'alternativa... e invece rischiamo di trovarci ancora con la paralisi al Senato". Chiude Veltroni con l'elogio dell'uomo Moro: "Credeva che la politica senza senso del limite è barbarica e totalitaria. E che le ragioni della politica stiano fuori di essa: la bellazza, la pluralità, l'umanità". Da ultimo, citazione da Valery: "fare grandi cose come Moro vuol dire non rifare quelle del passato. Ma ritrovarne lo spirito. Grandi cose diverse, in tempi diversi".

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Ritorna il popolo del family day "due milioni di firme per meno tasse" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Assenti Pezzotta e Roccella, candidati alle elezioni. Il raduno domenica in 1.350 piazze Ritorna il popolo del Family Day "Due milioni di firme per meno tasse" "Siamo laici, abbiamo mandato le nostre petizioni a tutti i candidati premier" ORAZIO LA ROCCA ROMA - Torna domenica in piazza il popolo del Family Day al grido di "un fisco a misura di famiglia". Ma con intenzioni ancora più ambiziose rispetto alla prima edizione dello scorso anno quando al grande raduno di piazza San Giovanni in Laterano, a Roma, i partecipanti furono oltre un milione. Non ci saranno, per motivi di opportunità, i due portavoce ufficiali del 2007, Savino Pezzotta ed Eugenia Roccella, candidati alle elezioni del 13 aprile, il primo con la Rosa Bianca e la seconda con il Popolo delle Libertà. Stando a quanto filtra dalla sede romana del comitato organizzatore - il Forum delle Associazioni Familiari -, tra le adesioni spiccano finora i nomi dei campioni olimpici Sara Simeoni e Carmine Abbagnale e del regista Giulio Base. Ma l'elenco è destinato a crescere con possibili altri inserimenti di testimonial del mondo dello sport e dello spettacolo. Se all'esordio l'iniziativa - col tacito consenso dei vertici della Conferenza episcopale italiana - fu dedicata al tema delle politiche familiari - sintetizzato nello slogan "Più Famiglia" - senza toccare aspetti particolari, la seconda edizione sarà dedicata esclusivamente al fisco. Il manifesto ufficiale porta, infatti, il titolo: "Meno tasse per chi ha figli. Mettiamoci una firma". Rispetto al 2007 ci saranno altre novità, a partire dalla formula dell'evento: non ci sarà solo un raduno, ma se ne svolgeranno contemporaneamente 1350 in altrettante piazze italiane. I meeting ufficiali saranno sei: a Roma - il principale davanti al Colosseo con l'intervento di Base e in altre 80 piazze romane -, a Napoli (a piazza della Repubblica con Carmine Abbagnale), a Milano (in via Dante con la principessa Alessandra Borghese), a Verona (piazza Bra) con Sara Simeoni, a Parma e ad Assisi. Oltre 20 mila i volontari impegnati nelle piazze, dove "in migliaia di gazebo saranno raccolte le firme per una petizione popolare a favore di un fisco più a misura di famiglia e per la libertà di insegnamento", annuncia Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle Associazioni familiari. Le firme - che secondo le previsioni degli organizzatori dovrebbero toccare almeno i due milioni - saranno poi consegnate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 15 maggio prossimo in occasione dell'anniversario del primo Family Day. "Sì, quest'anno sperimentiamo una nuova formula per cercare di coinvolgere a livello nazionale sulle politiche familiari - spiega Giacobbe - un numero ancora maggiore di cittadini rispetto al milione persone che lo scorso anno si radunarono a piazza S. Giovanni in Laterano". Non saranno invitati ecclesiastici né vescovi o cardinali. "Il Forum - puntualizza Giacobbe - è una istituzione laica, anche se vicina ai valori cattolici. Non abbiamo certamente coloriture politiche, ma abbiamo mandato petizioni a tutti i candidati premier delle prossime elezioni. Finora siamo stati ricevuti da Casini, Ferrara, Fini e Maroni. Siamo in attesa di poter incontrare Veltroni, Berlusconi e gli altri leader politici perché riteniamo che la famiglia è un tema che riguarda tutti. Senza distinzioni di parte".

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Accordo rosa bianca-udc casini candidato premier - francesco bei (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Accordo Rosa Bianca-Udc Casini candidato premier Montezemolo: "Non esistono solo due poli" Pezzotta coordina- tore, Tabacci fa un passo indietro. La benedizione di Forlani all'intesa FRANCESCO BEI ROMA - A leggere le centinaia di commenti lasciati dal popolo della rete sul blog di Bruno Tabacci, il matrimonio tra Rosa Bianca e Udc non s'avrebbe da fare. Tuttavia ormai il dado è tratto e così, anche se in un clima da separati in casa, con Gianfranco Fini che ironizza ("più che un centro, mi sembra un centrino") ormai è chiaro che gli spezzoni del centro andranno insieme alle Politiche: Casini premier, simbolo unico con lo scudocrociato, Pezzotta "coordinatore" della costituente. E' dai rosabianchisti che arriva, all'ora di pranzo, il via libera all'intesa elettorale. L'ufficio politico della Rb delibera di "concorrere alla costituente di centro, da portare avanti assieme agli amici dell'Udc, agli ex popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". Resta inteso però che la Rosa bianca "parteciperà con proprie liste autonome alla tornata amministrativa sia in quella regionale siciliana, che nelle maggiori città". Un modo per tenersi alla larga da Totò Cuffaro, capolista dell'Udc nell'isola, e dall'accordo su Raffaele Lombardo. Nella riunione ristretta con Baccini e Pezzotta, Tabacci motiva così il suo passo indietro da candidato premier: "Ragazzi, se Casini fosse andato ad Arcore noi avremmo avuto davanti un'autostrada. Ma così, presentandoci divisi, faremmo solo un favore al Cavaliere. A questo punto l'unica è fare una cosa insieme all'Udc, altrimenti rischiamo di affossare per sempre il progetto di scardinare questo bipolarismo". Al quartier generale dell'Udc Casini fa ragionamenti simili: "Il mondo cattolico e quei settori imprenditoriali che guardano a noi con simpatia, penso anche a Montezemolo, riterrebbero incomprensibile una divisione al centro". Casini non parla a caso di Montezemolo. Perché proprio dal presidente uscente di Confindustria arriva una sorta di endorsement verso la nuova formazione politica: "Non ci sono soltanto due schieramenti, mi sembra che ci siano anche altre nuove realtà". Quindi via con l'accordo che dovrebbe essere ufficializzato oggi o domani, anche se al posto della sigla Udc nel simbolo non dovrebbe comparire la scritta "costituente di centro", perché "altrimenti i nostri esperti di marketing ci fucilerebbero". La candidatura di Casini viene indirettamente benedetta dall'anziano Arnaldo Forlani, garanzia del marchio democristiano doc, che addossa a Berlusconi "le maggiori responsabilità nella divisione intervenuta sul centrodestra", perché "spettava soprattutto a lui consolidare un accordo che già c'era". Secondo l'ex segretario di piazza del Gesù si tratta ora di "rafforzare l'Udc e formare un partito di centro più largamente rappresentativo". E' tuttavia nei dettagli che si annida il rischio di una sbandata all'ultima curva. Prova ne sia la prudenza di Savino Pezzotta, che da sindacalista è abituato a cantar vittoria solo con l'accordo in tasca. "Calma - dice l'orso bergamasco - , con l'Udc stiamo discutendo, si sono fatti passi avanti, ma l'accordo non è chiuso. Non abbiamo ancora definito le candidature ed il simbolo". In linea di massima ai rosabianchisti dovrebbe andare un 25% di posti nelle liste, ma si sa che alcuni seggi sono più sicuri di altri e quindi "si continua a trattare nelle prossime ore". C'è poi la questione degli organigrammi. Va bene Casini premier, ma il resto? All'Udc non è andata giù la "fretta" con cui Mario Baccini ha nominato sul campo Pezzotta segretario della costituente che dovrà portare - dopo le elezioni - al partito unitario. E allora Lorenzo Cesa che fine farà? Ecco allora il vicesegretario centrista Michele Vietti rimettere a posto le cose: "L'Udc e il suo segretario Lorenzo Cesa in prima persona stanno lavorando per allargare il consenso sulla candidatura di Pier Ferdinando Casini a premier". Punto. Intanto prosegue la campagna di Berlusconi per far terra bruciata intorno ai centristi. Ieri il Cavaliere è riuscito a portarsi via il calabrese Pino Galati, l'ex sottosegretario noto per il suo matrimonio "misto" con la leghista bergamasca Carolina Lussana.

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L'ultima mediazione di aldo moro - agostino giovagnoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura Emergono dagli archivi gli appunti di una drammatica riunione L'ULTIMA MEDIAZIONE DI ALDO MORO A fine febbraio di trent'anni fa lo statista convinse i deputati dc ad accogliere i comunisti nella maggioranza. Alcuni giorni dopo sarebbe stato rapito dalle Br AGOSTINO GIOVAGNOLI Trent'anni fa, il 28 febbraio 1978, Moro tenne il suo ultimo discorso pubblico, pochi giorni prima di essere rapito. Quello che è poi diventato il suo testamento politico fu pronunciato in un'occasione straordinaria: l'assemblea di deputati e senatori della Dc convocata per decidere se inserire i comunisti nel governo o escluderli, pretendere nuove elezioni anticipate - le terze in pochi anni - ed, eventualmente, passare all'opposizione. Moro pronunciò un lungo e complesso discorso di mediazione, tipico di uno stile da molti considerato bizantino e oscuro e perciò oggetto, proprio in quei giorni, delle critiche della stampa. Ma dietro quel discorso si nascondeva una posizione netta: sarebbe stato sbagliato andare alle elezioni e si dovevano accogliere, almeno in parte, le richieste comuniste, facendo entrare il Pci nella maggioranza. Lo mostrano gli appunti vergati durante quella drammatica assemblea ed ora conservati, insieme ad altri importanti documenti, nelle carte Moro presso l'Archivio Centrale dello Stato. Con una scrittura non facilmente decifrabile, egli annotò in fretta le sue risposte alle obiezioni di quanti volevano svincolarsi dalla coabitazione con i comunisti. L'analisi era lucida, stringente. Dopo il referendum sul divorzio del 1974 e le disastrose elezioni regionali del 1975, nelle politiche del 20 giugno 1976 quello ottenuto dalla Dc era stato un "successo insperato" (che, nel discorso pubblico, si trasformò in una più nobile "vittoria" prodotta da un "soprassalto di consapevolezza" degli elettori), cui aveva fatto da pesante contrappeso "un progresso allarmante" del Pci (mentre Moro parlò poi, in modo più neutro, di "due vincitori"). La conseguenza era stata che i due partiti maggiori potevano ora "paralizzarsi" a vicenda: si trattava di una situazione da cui non si sarebbe usciti con nuove elezioni che, anzi, avrebbero prodotto un ulteriore "logoramento". Secondo Moro, non si trattava solo di una scelta politica obbligata: era anche quella moralmente più valida. In quell'assemblea, emerse anche il problema del rapporto tra valori ideali e azione politica, una questione che torna a riproporsi in campo cattolico. Rivolgendosi ai parlamentari democristiani, Moro manifestò attenzione per motivazioni ideali e preoccupazioni etiche, ma per lui il giudizio morale non poteva prescindere dalla realtà delle "cose", anzi dalla "lenta" e "travagliata" ricerca della "verità" (seppure intesa limitatamente come "verità politica"). Egli era, infatti, contrario al compromesso storico, ma invocare "coerenza" rispetto ai propri valori, "fedeltà" agli elettori, difesa della propria "identità" per interrompere la collaborazione in atto, significava per lui "ridursi alla testimonianza", "arrendersi", "ritirarsi", mancare di "coraggio", tradire cioè le proprie responsabilità verso il paese. Proprio l'ispirazione cristiana, infatti, imponeva di anteporre il bene comune all'affermazione di un'identità di parte. Rompere con i comunisti, tra l'altro, avrebbe peggiorato la condizione dei cattolici. Il rapporto con il Pci, infatti, aveva attenuato il pesante isolamento cui la Dc era stata costretta dalla decisione dei socialisti di interrompere definitivamente l'esperienza di centro-sinistra. A più di due anni da quella decisione, Moro tratteneva ancora a fatica la sua irritazione: "si può rispettarli, si deve rispettarli", concedeva, ma senza dimenticare l'"impatto durissimo del loro agire". Per la prima volta dal 1947, infatti, la Dc non era più in condizione di formare una maggioranza politica organica (almeno "al momento" corresse nell'ultima stesura): il tramonto della centralità democristiana - su cui avrebbe insistito anche negli scritti della prigionia - più che dai successi comunisti dipendeva dunque dai socialisti. Moro intuì che questi speravano di intercettare i movimenti della società italiana formando, insieme a nuove forze emergenti, un forte polo laico e comprese che si stava preparando una trasformazione del panorama politico italiano. (Non riuscì invece ad immaginare che sarebbe stato anche largamente superato "il primato di una ventina di partiti" allora detenuto dall'Olanda, su cui egli ironizzò proprio durante quell'assemblea).

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Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali Scegliere tra radicali e cattolici è roba vecchia Non sappiamo se Veltroni avesse previsto la semirivolta dei cattolici del Partito democratico di fronte all'accordo con i radicali. E se quindi avesse lanciato una sfida voluta e ponderata. Ma in ogni caso, se si guarda ai fatti, bisogna dire che la sfida c'è stata, e, per ora, ha avuto successo. L'assemblea convocata dai popolari - ma rappresentativa di tutti i gruppi cattolici, con l'eccezione dei prodiani - ha segnato un indubbio successo del leader; e, se ci è consentito dirlo, anche un punto a favore dei cattolici, che hanno saputo evitare estremismi e nervosismi. Con ciò certamente non si vuol dire che i problemi non ci saranno e non saranno di difficile soluzione. È importante però che sia stata nettamente chiusa la porta ai veti così come alle rivendicazioni o ai complessi minoritari. Ed è altrettanto importante che il discorso di Veltroni abbia segnato, pur con la prudenza necessaria, alcuni punti molto chiari: la necessità di trovare forme di convivenza politica tra diversi, l'affermazione dell'autonomia della politica e della sua responsabilità di decidere, il rifiuto di un uso strumentale della libertà di coscienza come puntello di una politica puramente identitaria. La scelta del Pd di candidare esponenti di battaglie laiche come i radicali e Veronesi è stata vista come un tipico esempio del "ma anche" veltroniano. È una lettura troppo facile. Anche in questo caso c'è una scelta netta e chiara, altrettanto chiara di quella fatta sui temi economici, inimmaginabile se solo si ricorda la vicinanza di Veltroni al correntone. Ma in questo caso la scelta non è e non può essere per l'una o per l'altra posizione. Chi chiede al Pd di scegliere o i radicali o i cattolici è fuori tempo e fuori registro. La scelta - del tutto analoga a quella che si fa nei grandi partiti europei - è per un soggetto politico capace di contenere posizioni diverse non perché è un caravanserraglio, ma per una autentica incorporazione del pluralismo. L'obiettivo quindi non è una impossibile sintesi etica, ma l'autonomia della decisione politica. Sembrano banalità, ma nella politica italiana purtroppo non lo sono, e non lo sono state soprattutto in questa ultima convulsa legislatura, che ha reso evidente, se ce ne fosse stato bisogno, che soggetti politici deboli sono in balia delle rivendicazioni identitarie di gruppi e gruppetti e perfino di singoli individui. Solo un soggetto forte può farsi carico di soluzioni equilibrate tra le diverse sensibilità etiche e tra le diverse identità. È una scommessa, naturalmente: una scommessa tra le tante della prossima legislatura. Ma nella sfida che Veltroni ha lanciato alle pigrizie intellettuali e ai riflessi condizionati del mondo cattolico, così come ne ha lanciate tante a tante altre pigrizie e riflessi condizionati della sinistra, c'è anche un'altra scommessa, non meno importante. Che è quella di andarsi a cercare con fiducia il voto degli elettori cattolici, scavalcando le tante cattedre e lobby di cui è ricco il panorama politico-culturale. Così come punta a conquistare il voto di tanti elettori di centro, il Pd punta al voto di tanti elettori cattolici, al di là dei veti e delle scomuniche. È la scommessa di tutta la campagna elettorale. Si vedrà se gli elettori cattolici esprimono un voto diverso dagli altri o se - come del resto fanno pensare i sondaggi - esprimono, come tutti gli altri cittadini, un voto le cui motivazioni principali sono non tanto la posizione sull'aborto o sulla vita, ma il complesso mix delle questioni economiche, fiscali, di sicurezza, e la credibilità del partito e del candidato premier nel comunicare un messaggio di fiducia nel futuro del paese. La stessa scommessa, del resto, la sta facendo dall'altro lato Berlusconi, con la decisione - anche questa una sfida - di rifiutare l'apparentamento con Casini. È un percorso di razionalizzazione della politica italiana, che alla fine potrebbe vedere la presenza dei cattolici arrivare a dinamiche simili a quelle riscontrabili negli altri paesi europei. Dove la fede religiosa può certamente essere una importante componente della scelta politica, ma non può sovrastare l'autonomia della politica, né sostituirsi all'esercizio collettivo e individuale della responsabilità del legislatore. 29/02/2008.

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Fantasmi un nodo irrisolto (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Fantasmi un nodo irrisolto Per il Pd il socialismo italiano è una specie di ombra di Banco Però all'inizio c'è stato il rifiuto sbagliato dello Sdi Osservando questo primo scorcio di campagna elettorale dedicato alla formazione delle liste, alle alleanze e alle anticipazioni programmatiche, è difficile sottrarsi a una impressione diffusa che sollecita qualche riflessione: il berlusconismo inteso come politica dell'immagine, dell'esaltazione mediatica, degli effetti speciali, degli slogan più indirizzati a colpire la fantasia dei potenziali elettori che a convincerli; la concezione del partito-movimento che si identifica in modo totalizzante con la sua leadership rischia di "dilagare"; di divenire se non egemone, dominante (salviamo storicamente e culturalmente la differenza gramsciana tra egemonia e dominio). L'onda lunga della cultura-anticultura berlusconiana sembra, insomma, aver fatto proseliti anche tra coloro che l'hanno sempre avversata prima ancora che sul terreno politico, proprio su quello culturale. Intendiamoci, è evidente la differenza esistente fra il consumismo mediatico del berlusconismo e la consapevolezza della post-modernità del Pd. Ma il rischio che le linee di confine si annebbino e si sovrappongono c'è ed è anche forte. È possibile che questo possa essere il rischio da correre per mettere in campo con il Partito democratico una sfida innovativa in un panorama politico della sinistra altrimenti immobile e, almeno in parte, obsoleto. È possibile e, naturalmente, augurabile che una scelta siffatta porti voti; ma si deve essere consapevoli che il rischio di pagare un prezzo in termini di cultura politica e di concezione della democrazia è alto, molto alto. Mettere fine alla demonizzazione dell'avversario considerandolo tale e non un nemico è un bene, anzi un gran bene; ma non fino al punto di annebbiare le rispettive identità. Negli anni '90 abbiamo già vissuto una stagione all'insegna di un nuovismo senza innovazione. Il risultato è il quindicennio che abbiamo alle nostre spalle: una transizione permanente che è all'origine dell'attuale crisi sistemica dell'Italia. Il rinnovamento generazionale è doveroso, utile e necessario. Mettere ai primi posti nell'ordine di lista giovani imprenditori e giovani ricercatrici senza che possa esserci la controprova del giudizio popolare è pur sempre una scelta giusta, a condizione però di avere la consapevolezza del limite di innovazione che essa incorpora trattandosi di candidati-nominati. Lo sforzo di innovazione nei punti programmatici presentati da Veltroni è evidente e pienamente apprezzabile. Ma è difficile sottrarsi all'impressione che, nella realtà, tali contenuti non prendano corpo nella formazione delle liste e delle alleanze. La scelta di Veltroni di costruire un Partito "a vocazione maggioritaria" è stata giusta, coraggiosa e seriamente innovativa. Ma non si può negare che a partire dall'accoglienza data nelle liste del Partito democratico alla pattuglia radicale, all'alleanza con il simbolo di Di Pietro e, per converso, alla negazione di un'analoga alleanza con i socialisti, fa sì che su di esso gravino ombre su cui è utile riflettere. Il superamento della divisione tra laici e cattolici è uno degli asset fondamentali su cui è nato il Partito democratico. Esso va ricercato e costruito attraverso una forte e complessa elaborazione culturale e politica più che in una composizione di liste a cui partecipino esponenti delle posizioni più estremiste di un fronte e dell'altro. La scelta poi dell'apparentamento con la lista Di Pietro induce a più di una riflessione. Sembra difficile pensare che essa sia stata fatta solo per ragioni numeriche, anche se in campagna elettorale i voti pesano. Il rischio è che da un lato si sia di fronte a un riflesso condizionato di una vecchia cultura giustizialista, dura a morire, (che è cosa diversa della cultura della legalità); e che dall'altro lato si voglia accarezzare il pelo all'antipolitica grillesca. Da ultimo ma non ultima la questione socialista. Debbo dire che le preoccupazioni più volte espresse sul deficit di cultura liberal-socialista nel processo fondativo del Partito democratico si sono andate acuendo nel corso del tempo. So bene che vi sono ragioni che in parte rappresentano scusanti oggettive: l'errore, dello Sdi ora Ps, di chiamarsi fuori dal processo costituente del Partito democratico, rinunciando così a far pesare la forza della tradizione e della cultura innovativa del socialismo liberale che in Italia, aveva, con lungimiranza, anticipato elaborazioni politico-programmatiche che sono oggi patrimonio di tutto il centro-sinistra democratico-riformatore sia laico che cattolico. Ma questo errore politico dei socialisti organizzati nello Sdi non nasconde il fatto che il gruppo dirigente del Partito democratico ignori, se non respinga, nei fatti, anche al di là dello stesso rapporto con lo Sdi, ogni contributo culturale e politico che sia figlio dell'esperienza del socialismo militante italiano, vissuto con una sorta di "ombra di Banco" che si ritiene meglio cancellare piuttosto che, analiticamente, elaborare, storicamente e politicamente. 29/02/2008.

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Con tre nuovi candidati il Pd si crede "il partito del lavoro" ma anche dei gay (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 29-02-2008)

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Oltre all'operaio Thyssen, una precaria e una dipendente Asl. Polemica con l'Arcigay: "Paola Concia nelle liste per difendere gli omosessuali" Con tre nuovi candidati il Pd si crede "il partito del lavoro" ma anche dei gay Romina Velchi Rush finale sulle candidature e sono ore febbrili. Sì perché con il "porcellum" tutto è in mano alle segreterie di partito. Le quali devono vedersela con, nell'ordine: correnti da accontentare; parlamentari uscenti da rieleggere; regole ed eccezioni alle regole; equilibri da garantire. E poi bisogna trovare posto (a scapito di qualcuno, ovvio) per "nomi nuovi" della cosiddetta società civile (sennò troppa casta!): imprenditori, lavoratori genericamente intesi, professionisti, gente dello spettacolo, intellettuali, giovani, gay. Con, infine, una spruzzatina di rosa. Dura lex, sed lex. Perché i leader sanno che proprio sulla scelta dei nomi si giocano già un buon pezzo di campagna elettorale. Ed è ovvio che per accaparrarsi i posti sicuri è una vera e propria guerra. Si vedano i giorni di tensione in casa Pd tra laici e cattolici. Mercoledì Veltroni ha tentato di rassenerare il clima tendendo la mano agli uni e agli altri. Però ha anche annunciato due nuove candidature cattoliche, con il risultato di scontentare i non credenti, che adesso vedono il partito sempre più paurosamente sbilanciato (vista la già massiccia presenza nelle liste di nomi del mondo cattolico). Va da sé che tenteranno di avere più spazio. Insomma, va bene i temi etici, ma ora a tenere banco sono i molto più terreni temi del "chi corre dove". Questo è anche il campo sul quale si consuma lo scontro sotterraneo sul nome di Silvio Viale (il medico per primo ha sperimentato in Italia la pillola Ru486) che i Radicali vorrebbero nei loro nove candidati, ma che è contrastato dalla teodem Binetti (ma anche dalla laica Bresso). Non bastasse, ci si mettono anche i segretari regionali, i quali naturalmente vogliono avere voce in capitolo. Veltroni, ma soprattutto Franceschini e Bettini, saranno impegnati con loro fino a domenica, ma già c'è chi si lamenta. Gianluca Susta, dell'ufficio regionale piemontese, per esempio non ha approvato la candidatura, scelta da Veltroni in persona, di una operatrice ospedaliera di Novara: "Nulla di personale - dice Susta - ma perché non si sono concordate le candidature con le strutture territoriali? Queste logiche fanno impallidire il "Cencelli"". La candidata in questione è Franca Biondelli, che l'ex sindaco ha presentato ieri nella sede romana del Pd, insieme con altri due nomi: quello già noto di Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvisuto alla tragedia della ThyssenKrupp, e quello nuovo di zecca di Loredana Ilardi, impiegata in un call center di Palermo, che a 33 anni guadagna 700 euro. Tre nomi per dimostrare, dice Veltroni, che il Pd "è il partito del lavoro, dell'Italia che produce ed è del tutto naturale che ci siano nelle liste lavoratori insieme con imprenditori". Poi, ovviamente, non si possono dimenticare i big, a partire dai ministri uscenti. In attesa del quadro definitivo, già si sa che D'Alema sarà capolista per la Camera in Puglia, Rutelli in Umbria (hai visto mai non sia eletto sindaco), Bersani e Letta in Emilia Romagna, Pollastrini e Lanzillotta in Lombardia, Chiti, Bindi e Realacci in Toscana (dove si fa il nome anche del prefetto Achille Serra; un altro prefetto, Luigi De Sena, correrà in Calabria), Turco forse in Abruzzo, Fioroni, Gentiloni (e Melandri) nel Lazio, Damiano, Fassino e Bonino in Piemonte. Marini sarà capolista al Senato, mentre Parisi è dato in Sardegna. In Campania, infine, si profila una sfida tra ex Dc: Follini sfiderà come capolista al Senato probabilmente De Mita, traslocato nella Rosa di Pezzotta. E siccome la battaglia elettorale è all'ultimo voto, ecco che anche gay e lesbiche diventano oggetto di scontro. Annunciando la candidatura di Paola Concia, a dimostrazione che i diritti degli omosessuali saranno difesi nel Pd, Veltroni grida alla "malainformazione": "Non è vero che il Pd non porterà gay in Parlamento". Peccato che "allo stato attuale non vi è nelle liste di nessun partito - dice in una nota Riccardo Gottardi, segretario nazionale di Arcigay - una reale rappesentanza del movimento gay-lesbico italiano". Una "significativa presenza" di gay e lesbiche ci sarà sicuramente, invece, nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Lo assicura il candidato premier Bertinotti, mentre Franco Giordano, segretario del Prc, fa i nomi di Titti De Simone e Wladimir Luxuria, che saranno riconfermate. Anche se, precisa Giordano, "stiamo ancora discutendo". Oggi, infatti, il Comitato politico del Prc si riunirà per approvare le liste dei candidati e decidere eventuali deroghe. 29/02/2008.

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Udc-Rosa bianca accordo al centro Casini premier (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Il simbolo della "costituente" sarà lo scudocrociato Udc-Rosa bianca accordo al centro Casini premier Frida Nacinovich Tutti i salmi finiscono in gloria. Il detto fotografa perfettamente il centro post-democristiano. La "Rosa bianca" corre in soccorso dei fratelli dell'Udc. Ricongiungimento familiare. Per amore e per interesse. Perché non è facile sopravvivere alla legge elettorale targata Calderoli. E lo è ancor meno se i due nuovi partitoni - il piddì e il Pdl - hanno deciso di correre in solitaria. Di non fare prigionieri. Così lo scudo oscura la rosa. La linea politica di Mario Baccini e Bruno Tabacci vince, quella di Pireferdinando Casini paga. Pesa sul piatto della bilancia l'unico scudocrociato esistente sul mercato della politica italiana. Scudocrociato sia. Il depositario del simbolo Pierferdinando Casini diventa automaticamente il candidato alla presidenza del Consiglio. Tabacci se ne farà una ragione. Probabilmente l'ha già fatto. L'ex collega di partito - oggi ex avversario - Casini è un volto più riconoscibile del suo. Anche questo conta nell'epoca della politica spettacolo. Il via libera all'accordo arriva in tarda mattinata, dopo un lungo e tormentato vertice della "Rosa bianca" negli uffici di via Ludovisi 35. Il comunicato è di poche righe ma eloquente. Soprattutto è il semaforo verde che in via Due Macelli, sede dell'Udc, aspettavano dalla scorsa notte. "L'ufficio politico della "Rosa bianca", riunito per esaminare la situazione politica - recita il comunicato - ha deliberato di concorrere alla Costituente di centro assieme agli amici dell'Udc, agli ex popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". Fumata bianca, più bianca di così non si può. ""Rosa bianca" e Udc correranno insieme - assicura Tabacci - è stata una decisione sofferta ma convinta". L'ex candidato premier farà un passo indietro in favore di Casini, il figliol prodigo è tornato. "Nel lungo termine c'è la costruzione di un nuovo soggetto politico, nel breve, per le politiche, la presentazione di una lista unitaria". Lo schema dell'accordo? Casini aspirante presidente del Consiglio, mentre l'ex leader cislino, Savino family day Pezzotta, sarà il segretario della nuova formazione centrista. Il balenottero bianco avanza. Il nome che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale sarà "Costituente di centro per Casini". Il vicepresidente del Senato, Mario Baccini - che dell'accordo è stato il vero deus ex machina e che nelle prossime ore potrebbe sciogliere la propria riserva sulla candidatura per il Campidoglio - spiega: "Casini premier e Pezzotta ci guiderà nella costituente del centro". Poi il boccone amaro per Tabacci: "Farà un passo indietro per farne due avanti, con la nascita della costituente di centro". La "Cosa bianca" torna insieme sotto le insegne elettorali dello scudocrociato. Mentre alle amministrative, spiegano fonti della "Rosa bianca" i due partiti dovrebbero andare separati e con i propri simboli (in Sicilia soprattutto perché l'Udc cuffariano si presenta insieme al popolo berlusconiano delle libertà). Rimangono i problemi sulle candidature, che peraltro stanno impegnando in queste ore tutte le coalizioni. Baccini spende parole nobili: "Ci siamo lanciati nel progetto della "Rosa bianca" senza paracadute. Figuriamoci se ora ci mettiamo a lottare per chi entra e chi no in Parlamento". Ma è ovvio che la battaglia per le liste sarà dura. Come finirà? I bene informati di cose centriste dicono 75% di posti all'Udc, 25% ai rosabianchisti. Infine Ciriaco De Mita: il reprobo del piddì di Walter Veltroni su cui era stato impostato l'inizio di accordo. "Mi auguro e faccio a lui un appello" conclude Baccini "perché faccia parte del nostro progetto". Un appello che il vecchio leader Dc difficilmente farà cadere nel vuoto. Ricapitolando: Marco Follini era nell'Udc ora è nel piddì, Carlo Giovanardi era nell'Udc ora è nel "Popolo delle libertà". Invece Bruno Tabacci e Mario Baccini avevano lasciato l'Udc per fondare la "Rosa bianca", ora l'Udc di Pierferdinando Casini li ha ritrovati. Acrobatiche evoluzioni dell'eterna diaspora democristiana. Come dice un altro proverbio: "Primum vivere, deinde philosophari". 29/02/2008.

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Pd, oggi è il partito del lavoro (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Roma Dopo il partito dei candidati giovani ma anche dell'ottantenne professor Umberto Veronesi, dei laici ma anche dei cattolici, ieri è toccato al partito dei lavoratori (ma anche, lo sappiamo dall'inizio della campagna elettorale, dell'imprenditore figlio di imprenditori Matteo Colaninno). Ieri mattina a Roma, in una pausa di poche ore del suo fittissimo tour elettorale, Walter Veltroni ha presentato tre nuovi candidati delle liste del partito democratico. Si tratta dell'operaio della Thyssen Krupp Antonio Boccuzzi, l'unico superstite del rogo della fabbrica torinese, della dipendente di una Asl piemontese Franca Biondelli e di Loredana Ilardi, lavoratrice di un call center di Palermo. L'obiettivo, ha spiegato il leader Pd, è "portare in parlamento forze e energie della società e essere il partito dell'Italia che lavora". Veltroni ha scelto Boccuzzi perché, racconta, lo aveva colpito "la forza e la determinazione e il senso di responsabilità con cui Boccuzzi aveva rappresentato le ragioni di una battaglia di tutti per la sicurezza sul lavoro". Boccuzzi si conferma responsabile e misurato aggiungendo poche frasi senza retorica: "E' il momento di riportare nelle fabbriche non le parole, ma una politica che lavori per i lavoratori". "Antonio Boccuzzi è una persona legata ad uno dei momenti più tragici della storia del lavoro in Italia. Il dramma delle morti sul lavoro è un'autentica guerra con una responsabilità solo da una parte. Io mi auguro che non ci siano resistenze per approvare in questi giorni l'articolo di delega sulla sicurezza del lavoro", ha aggiunto Veltroni. "Ora il ministro Damiano è molto impegnato per cercare che venga approvato in parlamento l'articolo di delega sulla sicurezza. E io mi auguro che non ci siano resistenze da parte delle altre forze politiche". Quanto a Loredana Ilardi, ha detto Veltroni, "avere 33 anni e guadagnare 700 euro al mese è lo specchio di un paese dove la precarietà è la prima emergenza sociale". "Siamo il partito del lavoro", ha detto Veltroni, anche quello precario, perché la precarietà "non ha nulla a che vedere con la flessibilità", ha continuato, ripetendo uno slogan del programma, " ma va affrontata e risolta perchè è un dovere. Come nel '900 era un dovere lottare contro lo sfruttamento di operai e imprenditori". Il Pd partito degli operai? "Non si può mettere confini alle aspirazioni", ha replicato con il consueto fair play Fausto Bertinotti, candidato leader della Sinistra l'arcobaleno. "Faccio però notare che sarebbe meglio essere non tanto il partito dei precari quanto quello di chi vuole cancellare la precarietà". Nel programma democratico, afferma, ci sono " misure volte ad alleviare il precariato ma non a sradicarlo. La cartina di tornasole è la legge 30, che ha consentito al crescita della precarietà. Superarla rappresenta il banco di prova". Franco Giordano, segretario Prc, rincara la dose chiedendo un limite per gli straordinari. "Voglio solo ricordare che gli operai che sono morti alla ThyssenKrupp facevano diverse ore di straordinario: forse anche per questo c'è stata quella tragedia". Sul tema della sicurezza insiste invece il ministro Paolo Ferrero, assai meno sicuro del collega Damiano che alla fine i decreti approvati in senato saranno definitivamente varati. "Sarebbe gravissimo che la legislatura si concludesse senza dare attuazione a quanto previsto dalle leggi e da quanto approvato da Palazzo Madama. Non è accettabile che i veti o le resistenze di Confindustria e delle destre impediscano al governo di fare alcune cose buone per i lavoratori". Ieri, come ogni giorno, le agenzie hanno la notizia di un nuovo incidente sul lavoro: un operaio di origini albanesi, di 54 anni, è morto in una cava a Bagnara di Nocera Umbra, cadendo da una pala meccanica.

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ROMA - Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Di CLAUDIO SARDO ROMA - "Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici. Riconoscere la laicità dello Stato e la rilevanza pubblica delle religioni è giusto, ma troppo poco. Veltroni ha parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di un percorso. Senza un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti valori comuni, il Pd rischia di farsi travolgere dall'irrompere nella politica di nuove questioni antropologiche". Pierluigi Bersani è da tempo uomo del dialogo tra la sinistra e i movimenti cattolici. E non a caso accenna alla "questione antropologica". È la formula che la Cei ha scelto per marcare la propria svolta negli anni '90. Bersani dice: "La sinistra, con il suo umanesimo, non deve aver paura di un confronto alto con chi professa la fede in un Dio-persona. Anche gli scritti di Benedetto XVI su fede e ragione sono incoraggianti. Purché si tenga insieme ragione e ragionevolezza. E non è ragionevole, secondo me, arroccarsi sui principi non negoziabili. Dobbiamo invece negoziare. La politica deve trovare sintesi nuove. Altrimenti sulla bio-scienza, o sulle manipolazioni della vita, le soluzioni le troveranno i laboratori cinesi o inglesi e le imporranno al mondo intero". Onorevole Bersani, la polemica è riesplosa dopo l'accordo tra il Pd e i radicali. È stato giusto farlo? "Non so se l'intesa sarà conveniente sul piano elettorale. Né se i radicali sono integrabili nel Pd. Ma un partito come il nostro non può non avere un istinto di apertura. E poi abbiamo uno statuto, un codice etico, una carta dei valori: il confronto quotidiano avrà i suoi punti fermi". Non avverte il rischio che, per includere culture diverse, il Pd riduca il comune denominatore sui valori? "Sarebbe il fallimento del progetto. Berlusconi ha detto che il Pdl è un partito monarchico, ma al tempo stesso anarchico sulle scelte di rilevanza etica. È stato sincero. Noi però dobbiamo tenerci quanto più lontani da questo modello". Ma come tenere insieme i cattolici che non negoziano sui principi e i laici irritati per l'"interventismo" della Chiesa? "Eppure c'è spazio, anzi necessità, di un lavoro comune. C'è una nuova questione sociale, fondata su inedite e più drammatiche diseguaglianze. C'è bisogno di un nuovo senso civico, che comprenda una consapevolezza dei doveri. Ma anche sulle questioni che riguardano la vita e la morte, i limiti della scienza e l'integrità dell'uomo, dobbiamo e possiamo trovare punti di condivisione. Nel metodo e nel merito. Se il Pd non fa la sua parte in questa impresa viene meno alle proprie ragioni". Ammetterà che allo stato è poco più di un auspicio. "Negli anni '70 la violenza sulle donne rientrava nei reati contro la morale: oggi nessuno dubita che si tratti di reato contro la persona. Non sono cambiati i dogmi. È cambiata la cultura. Non è vero che gli steccati sono per sempre. Peraltro, la società e la scienza è sempre lì a rimettere in discussione le decisioni legislative". Il cardinal Ruini ha detto che le scoperte scientifiche impongono una revisione anche della legge 194. "La legge 194 ha avuto una buona attuazione. Ha accompagnato un processo di riduzione dell'aborto in Italia. Aggiornarne l'applicazione sulla base delle scoperte scientifiche può essere utile. Ma il metodo resta valido. Quando Ferrara parla di moratoria contro l'aborto, di fatto intende l'estensione mondiale dei principi della 194". Ma Ferrara e i cosiddetti "atei devoti" non sono la prova che a destra la Chiesa può ottenere di più. "Ferrara non ha inventato nulla. Dice le stesse cose che dicevano certi massoni un secolo fa. Questa non è la competizione che può interessare il Pd". Qualcuno dice che il cattolicesimo democratico è finito. Lei è d'accordo? "Può darsi che alcune categorie del cattolicesimo democratico facciano parte di un ciclo concluso. Ma il metodo di quei cattolici, il metodo che ha portato alla Costituzione, è ancora vitale. Perché richiama la politica all'esigenza, anche sofferta, di mediazione tra le tue convinzioni etiche e religiose e l'autonomia di una politica chiamata a decidere per tutti. C'è una nuova stagione dei diritti davanti a noi. Lo dico anche alla sinistra. Il caso Welby è stato troppo rapidamente archiviato. Che libertà c'è quando cresce troppo la dipendenza dell'uomo dall macchina? Che libertà c'è se la genetica può sconfinare nelle creazioni di uomini secondo standard prestabiliti? Questa è politica. È gran parte della politica di domani".

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Montezemolo: <Non ci sono solo Pdl e Pd> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Montezemolo: "Non ci sono solo Pdl e Pd" sferzata di confindustria Apertura di credito al centro di Casini. E parole dure: "L'unica discarica che funziona sono i cda dei politici trombati" 29/02/2008 Roma. Nessuna apertura di credito, a scatola chiusa. Nonostante Pd e Pdl facciano a gara per reclutare imprenditori nelle loro liste, Luca Corsero di Montezemolo non fa concessioni e lancia un appello alla politica, invitata a dire la verità, a parlare di emergenza, di crescita zero, aumento del costo della vita, petrolio euro e materie prime". Il leader di Confindustria non si mostra convinto dalle proposte dei due grandi in campo e invita a guardare anche altrove. "Non ci sono solo due schieramenti, mi sembra che ci siano anche altre nuove realtà", dice Montezemolo. E' un brutto smacco per Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, i sostenitori del "voto utile", cioè a favore dei due partiti maggiori. Le parole del capo di Confindustria suonano così come un indiretto sostegno al centrista Pier Ferdinando Casini, lo stesso giorno in cui prende corpo il "quarto polo" di questa campagna elettorale, attorno al simbolo dell'Udc che si allea con la Rosa Bianca di Savino Pezzotta, Bruno Tabacci e Mario Baccini. Casini è il candidato premier mentre il simbolo sarà quello dell'Udc con il classico Scudocrociato. Dopo una notte travagliata, nasce così un nuovo soggetto politico di centro con liste comuni, consigliate dagli ultimi sondaggi positivi. Casini dunque resterà in corsa per palazzo Chigi e Pezzotta lo affiancherà come segretario del nuovo centro, che in Campania candiderà però un ex Dc d'annata, quel Ciriaco De Mita, che è stato escluso dalle liste del Pd e ora si prende la sua rivincita, schierandosi con Casini e Pezzotta. Che fine farà la Rosa Bianca? Non si scioglierà, anzi correrà con il proprio simbolo per Comuni, Regioni e Province. Per quanto riguarda alleanze e simboli, i giochi sono praticamente fatti: il termine per la presentazione scade infatti domenica. Resta un bilico solo il destino politico del capo dell'Udeur, l'ex Guardasigilli Clemente Mastella: escluso dall'intesa tra Udc e Rosa Bianca, tratta in queste ore con Raffaele Lombardo nel tentativo di farsi imbarcare dal Mpa, che in Sicilia e al Sud si è apparentato con il Pdl. Il quadro dell'offerta elettorale è ora completo e i programmi sono tutti in fase di decollo. Anche il Pdl illustrerà oggi il suo per poi sottoporlo al vaglio dei gazebo. In questo contesto, il richiamo di Montezemolo rimescola le carte e sembra dare una mano al centro di Casini, che ha scelto di fare proposte realistiche e di basso profilo rispetto ai due concorrenti più grandi. Ma il numero uno di Confindustria non si fida: sostiene che "la politica non deve promettere, deve decidere" e annuncia che lunedì presenterà un suo "decalogo" per chi governerà il Paese, dopo il voto. Lui in campo non scende. Ma alla politica non fa sconti: "L'unica discarica che funziona - attacca - sono i consigli di amministrazione, dove trovano posto i politici trombati. E ci sono aziende pubbliche che fanno concorrenza ai privati con i soldi pubblici". In attesa del decalogo di Montezemolo, oggi Berlusconi scoprirà le carte e renderà pubblico il programma del Pdl, che è stato sottoscritto anche dagli alleati Lega e Mpa. Si tratta di 35 pagine e sette punti cardine, denominate missioni, suddivise a loro volta in capitolo. La prima delle missioni, che si propone il Pdl, è"rilanciare lo sviluppo" con il fisco, le infrastrutture e le nuove fonti di energia, centrali nucleari in testa, da mettere in cantiere nei primi cento giorni e realizzare in cinque anni. Le novità fiscali prevedono: graduale abolizione dell'Irap; detassazione di straordinari, tredicesime e nuove attività imprenditoriali; la revisione degli studi di settore, riduzione dell'Iva sul turismo. Per la famiglie si prevede il ritorno del bonus bebè ma anche "una casa per tutti", con la costruzione di 100 mila nuovi alloggi di edilizia economico-popolare e l'accesso a mutui si durata lunghissimi, fino a 30 anni, con rate basse e competitive rispetto agli affitti. Ma il Cavaliere è costretto a trattare con i cespugli entrati nel Pdl, che sono in fibrillazione per i posti in lista. Non sono molti. L'intesa con Gianfranco Fini assegna a Fi il 65 per cento dei candidati mentre ad An andrà il 30 per cento. Ciò che resta, il 5 per cento, sarà distribuito tra i vari nanetti, che si dovranno accontentare di una quindicina di seggi. Anche la rossa Michela Vittoria Brambilla dovrà accontentarsi di due- tre scranni in Parlamento e di una poltrona di governo. Gianfranco Rotondi però non ci sta e minaccia di rompere il patto con Berlusconi. Si vedrà. "Non invidio Berlusconi alle prese con le candidature", dice Veltroni. Il quale però ha i suoi grattacapi con le liste da bilanciare tra laici e cattolici. Fra i candidati Pd, ci saranno l'unico operaio sopravvissuti al rogo della Tyssen (Antonio Boccuzzi), un'operatrice di call center e una lavoratrice Asl di Novara. E, anche sulla presenza dei gay, Veltroni rassicura: "Non saranno discriminati". Michele Lombardi 29/02/2008.

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Democratici cristiani grandi e piccoli, vecchi e nuovi (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Politica Nel segno del Centro Democratici cristiani: grandi e piccoli, vecchi e nuovi UDC e Rosa Bianca insieme. Ferrara, avanti con la PRO LIFE. Risorgono pure piccole DC Roma 29 feb. - L'asse di centro sembra assestarsi. UDC e Rosa Bianca correranno insieme in una medesima lista, alle elezioni del 13-14 aprile. Il premier unico sarà Casini ma il segretario diventa Savino Pezzotta. Il simbolo sarà quello dell'UDC con lo scudocrociato-Libertas, salvo "qualche ritocco come la dicitura Costituente di centro". Con UDC e Rosa Bianca, nei termini che sono in definizione in queste ore, anche gli amici ex popolari, e quelli delle associazioni laiche e cattoliche. A ore è attesa la decisione di Ciriaco De Mita, uscito polemicamente dal PD perchè escluso dalle liste per sopraggiunti limiti di mandato. Intanto Giuliano Ferrara sembra portare avanti il proprio progetto di Lista PRO LIFE: "Porterò molti deputati e senatori in Parlamento, altro che lista di testimonianza". L' “elefantino” afferma tutto ciò in un intervento che sarà pubblicato domani sul Giornale della Libertà. "Berlusconi - aggiunge Ferrara - non capisce 'quei temi lì', come li chiama lui. Siccome capisce un sacco di altre cose, ed è un amico fantastico, ho comprensione per lui e cerco di aiutarlo a entrare in un modo di idee senza il quale la politica non ha senso. Lui recalcitra. Capirà anche questo, prima o poi". Intanto l'ufficio politico della Democrazia Cristiana (organizzazione legalmente detentrice del simbolo e del nome della vecchia DC) di Giuseppe Pizza, riunito nella sede di Piazza del Gesù a Roma, ha deciso all'unanimità che il partito presenterà proprie liste e propri candidati in tutte le circoscrizioni della Camera e del Senato, "utilizzando in esclusiva lo storico simbolo dello Scudocrociato-Libertas". L'ufficio politico, si legge in una nota diffusa dalla DC, ha quindi dato mandato al segretario e alla delegazione di "avviare contatti con tutte le forze politiche disponibili ad una collaborazione sulla base del comune riferimento ai principi e ai valori del Partito popolare europeo". è Rifondazione Democristiana di Publio Fiori, la prima tra le piccole organizzazioni politiche dell'universo cristiano-democratico, a rispondere positivamente alla proposta del professor Pizza per una lista unitaria sotto il simbolo dello Scudo Crociato. L'altro Partrito della Democrazia Cristiana, quello di Angelo Sandri, invece si schiera con il Popolo delle Libertà, a cui afferiscono anche i cattolici più nettamente di Centrodestra, i Cristiani Liberali di Giovanardi (ex UDC). Leandro Sgueglia politica@voceditalia.it.

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Le istanze dei laici (sezione: Laici e chierici)

( da "Avanti!" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

LETTERA APERTA A WALTER VELTRONI Le istanze dei laici 29/02/2008 Egregio onorevole Veltroni, ho sempre ritenuto - a dispetto della mia stessa formazione culturale personale, ovvero quella di una laicità sinceramente aperta ai valori della religione - che non sia mai venuta meno, nella nostra società, la funzione "deterrente" di un verbo millenario come quello del cristianesimo. Tuttavia, ritengo che sussista, da svariato tempo, anche la questione di una "nuova pastoralità", ovvero dell'esigenza di nuove forme di assistenza spirituale in favore della società sostanzialmente sottostimata da istituzioni ecclesiastiche fortemente critiche nei confronti di ogni genere di moralità spontanea o variamente "esperienziale". Innanzitutto, la funzione di una religione non dovrebbe essere di matrice strettamente teologico-intellettuale, bensì quella di attingere a una più sincera predisposizione verso la cura delle anime fondata su una fede genuina, aliena da certi "trasalimenti mistici" tipici della tradizione ecclesiologica o più propriamente temporalista. La parola di Dio va diffusa tra i fedeli con premura, come se questi rappresentassero un "gregge", tenendo presente che tutte le grandi religioni monoteiste contengono un potenziale di solidarietà tra gli uomini che nessuna divisione o lacerazione potrà mai riuscire a sconfiggere. Una religiosità innovata avrebbe infatti la possibilità, anche attraverso la potenza mass-mediatica della nostra epoca, di saltare in un sol colpo passaggi, filtri e mediazioni, per ricostituire un clima di uniformità di preghiera e al fine di portare la parola di Dio tra tutti i cittadini di buona volontà, atei o credenti che siano. Ma deve trattarsi di una religiosità che non escluda, nella condanna dell'errore, la questione del recupero dell'errante. Le gerarchie ecclesiastiche dovrebbero smetterla di fornire di se stesse la rappresentazione di un "fortino sotto assedio", poiché, soprattutto dopo il fallimento storico del marxismo, quasi nessuno ha intenzione di revocarne il patrimonio teologico o il magistero ecclesiastico. Quel che, oggi, un laico chiede veramente è tutt'altro: di approfondire maggiormente quei temi riguardanti i diritti dei singoli individui e dell'uomo in quanto tale, analizzando senza condanne aprioristiche i problemi sociali rendendo la religione vero strumento di dialogo. La questione, per noi laici, è tutta qui: come riuscire a intaccare un sistema ierocratico invasivo, omnicomprensivo e tendente, per propria natura, a controllare tutto e tutti al solo fine di proibire, vietare, negare - come nel caso dell'omosessualità - la natura stessa dell'amore tra esseri umani? È soprattutto questa la ragione delle incomprensioni che continuano a ingenerarsi tra la Chiesa cattolica e il mondo contemporaneo: come far coesistere un'auspicabile riscoperta dello spirito evangelico, della mitezza, della carità e della misericordia, con una struttura teologico-culturale oggettivamente distante, strutturalmente complessa, in molti casi addirittura in contrasto con quello stesso spirito? Una delle questioni dalle quali si dovrebbe partire, sarebbe quella di riuscire a portare il messaggio evangelico soprattutto tra i non credenti e tra gli agnostici. Nei confronti di chi non include, nel proprio orizzonte spirituale, un principio di trascendenza, la Chiesa dovrebbe porsi il problema di garantire la propria volontà di contribuire al progresso sociale, all'emancipazione delle categorie oppresse, a una tolleranza non più accettata di contraggenio. Ma che cos'ha da offrire la Chiesa di Roma oltre al mito di se stessa, tenuto conto che, nella nostra epoca, ogni vincolo di proiezione verso il soprannaturale è divenuto storicamente più debole e non più forte? Qual è la sua proposta sul versante degli squilibri demografici del Terzo mondo, dato che si rifiuta persino di affrontare la questione di un contenimento delle nascite o dell'uso dei contraccettivi e degli anticoncezionali? Per poter attingere a un senso realistico di giustizia, di carità e di cooperazione, a noi laici appare necessario affrontare diversamente i problemi della modernità. Occorre, cioé, chiarire con urgenza che i valori spirituali devono essere anteposti a quelli del benessere materiale e dello sviluppo economico che, sempre più spesso, vengono elevati ad unica ragione di esistenza. Una reciproca fiducia tra gli uomini e tra gli Stati può rafforzarsi solo nel riconoscimento e nel rispetto di un ordine morale che non necessariamente deve porsi il problema di essere scisso o meno da Dio, poiché ciò non sta scritto da nessuna parte. Anzi, nel Vangelo, Gesù in persona ha affermato esattamente il contrario, nell'episodio del centurione. La Chiesa è una delle istituzioni portatrice e banditrice di concezioni di convivenza universale. Ma non può continuare a considerarsi la sola a poter svolgere questo ruolo. I cattolici impegnati in determinate attività economico-sociali vengono a trovarsi frequentemente in rapporto con altre persone che non hanno la loro medesima visione etica o culturale. Ma, in tali rapporti, essi dovrebbero essere i primi a dar prova di "autovigilanza", al fine di dimostrarsi coerenti con loro stessi e animarsi di uno spirito di comprensione, di disinteresse e di disponibilità alla collaborazione per l'attuazione di progetti che siano considerabili come buoni o, quanto meno, riconducibili al bene. Solo in questo modo la Chiesa potrà riproporsi effettivamente come "popolo di Dio" e non come lontano santuario di un potere che decide da solo del giusto e dell'ingiusto. In un mondo completamente trasformato sotto l'impulso dell'ascesa sociale delle classi lavoratrici e dell'ingresso della donna nella vita pubblica, diviene impellente il riconoscimento di tutti i diritti relativi al singolo individuo: non solo quelli inerenti alla sicurezza materiale e alla libertà di pensiero, ma anche quelli attinenti a garantire uno sviluppo armonioso e integrale della sua personalità, rendendo il cattolicesimo pienamente conciliabile con un principio universale di democrazia. Le ripetute ondate migratorie, sospinte dalle occasioni di lavoro che i Paesi più ricchi offrono rispetto a società economicamente meno evolute o sepolte dalle macerie di regimi dispotici, provocano sradicamento, sottoccupazione, nuove ingiustizie, perdita di identità. Dunque, i cattolici dovrebbero decidersi a denunciare con maggior forza che deve essere il capitale a cercare il lavoro e non viceversa, al fine di offrire a tutti gli uomini la possibilità concreta di crearsi un avvenire senza essere costretti a trapiantarsi dal proprio ambiente in un altro. Il raggio planetario delle interdipendenze economiche ha reso indifferibile il rafforzamento di strutture politiche sovranazionali, nel pieno rispetto delle singole sovranità dei propri membri, poiché il bene comune dell'intero universo dipende dalla soluzione di problemi che, per la loro ampiezza, complessità e urgenza, i soli poteri pubblici delle singole comunità non sono in grado di affrontare con la prospettiva di arrivare a soluzioni positive. Se si intende porre mano a tali compiti immani, diviene inevitabile cercare un dialogo e stimolare nuove intese fra credenti e quanti non credono o credono solo in parte. Identificare false dottrine di relativismo etico non significa nulla, in termini di prospettiva, giacché ogni concezione, una volta elaborata e definita, rimane sempre la stessa, mentre determinati fenomeni storici, tecnologici, scientifici, socio-economici e culturali, agendo in situazioni dinamiche incessantemente rinnovantesi, non possono che subire influssi continui e andare soggetti a mutamenti profondi: chi può veramente negare che determinati movimenti politici, filosofici o più genericamente culturali non si facciano interpreti essi stessi di giuste aspirazioni in favore della persona umana o che non contengano elementi positivi, meritevoli di approvazione? Il sentiero, in verità, è uno solo, carissimo Veltroni: collocare la Chiesa sulla linea dell'ecumenismo e del dialogo con il mondo contemporaneo, affinché essa, anziché continuare a occuparsi prioritariamente di Dio, comprenda che deve ricominciare a occuparsi degli uomini e dei loro problemi per come oggi si presentano, uomini vivi, che osano dirsi principio e ragione di ogni realtà, uomini e donne fatti di carne, come volle essere, prima di ogni altra cosa, lo stesso Gesù di Nazareth.

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Il Partito del lavoro (degli altri) (sezione: Laici e chierici)

( da "Avanti!" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

TUTTE LE CONTRADDIZIONI DELLA CREATURA DI WALTER Il Partito del lavoro (degli altri) 29/02/2008 Può ben dirsi del Partito democratico quel che un tempo si diceva della Repubblica italiana "fondata sul lavoro": degli altri. Il "Partito del lavoro" è, in Inghilterra e altrove, il Partito laburista. Ma può dirsi tale il Carro di Tespi fondato da Veltroni, il quale nega di essere mai stato comunista, né (pussa via) socialista, né socialdemocratico, ma propriamente "democratico", all'americana, anzi alla Obama. Ma siccome il vecchio Pci non può togliersi la sua vecchia mania totalizzante, Veltroni imbarca sulla sua Arca di Noè i rappresentanti di tutto il popolo italiano, quello che - dice lui - lavora e produce. E così abbiamo: un partito garantista con dentro un partito ipergiustizialista (Di Pietro e company); un partito laico con dentro un partito cattolico, anzi confessionale (Binetti, Bindi e compagnia, cento parlamentari, mica poca roba) e contrappuntato da un partito clericale, anzi ereticale, come il partito radicale; un partito sindacale (Damiano, Grandi), ma anche confindustriale (Matteo Colaninno); un partito di cooperatori (Unipol), ma anche delle banche (dovrebbe essere messa in lista nientemeno che la moglie del banchiere Profumo, amministratore delegato della più potente banca di Italia); un partito di girotondini e dei pacifisti, ma anche di prefetti e poliziotti (Serra, De Sena). Proseguendo l'antica tradizione del Pci, le liste del Pd sono poi piene zeppe di vedove, orfani, scampati e vittime di tutti i tipi: della mafia e del terrorismo, della polizia, del lavoro, indifferentemente, l'importante è che ci sia qualche ascendente ammazzato, sparato, annegato o arso vivo. Ciò che desta grande ammirazione, nei discorsi e nel comportamento di Walter Veltroni e della sua squadra, è la lamentazione del passato e del presente; come se lui non fosse mai stato al governo, come se la sinistra (che oggi non cita più) non fosse stata in quasi tutti i governi dopo il 1992 e come se l'attuale presidente del Consiglio, Romano Prodi, non fosse anche il fondatore e presidente del suo partito. Si lamenta del disastro immondezzario di Napoli come se Bassolino fosse governatore del Perù; si lamenta delle morti bianche, dello stillicidio impressionante dei morti sul lavoro, come se il ministro del Lavoro non fosse del Partito democratico e quello delle Politiche sociali non fosse di Rifondazione comunista. Si lamenta della malasanità come se gli ospedali di Calabria e come se i ritardi di anni per le analisi del servizio pubblico fossero colpa del destino e non responsabilità del suo governo. E naturalmente, promette che il suo prossimo governo sistemerà ogni cosa, con riforme e innovazioni inaudite. Esemplare, sempre a proposito di lavoro, la lamentazione sui poveri morti, le vittime dei sempre più numerosi incidenti. Questa lamentazione parte dal Quirinale e scende fino all'ultima Asl. E anche in questo caso Veltroni promette nuove norme per la prevenzione, il controllo, l'assistenza. Come se non avessimo, fin dai tempi di Mussolini, la legislazione del lavoro più avanzata e garantista del mondo. La sinistra ha distrutto il sistema preventivo, togliendolo ai ministeri e agli enti centrali per distribuirlo alle baracche clientelari delle Asl, ai buonianulla (e spesso ladri) delle regioni e degli enti locali: e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma è vietato parlarne perché la Casta non vuole. E ora il Carrozzone, delle banche e della Confindustria, dei sindacati e della casta dei disoccupati e dei consulenti miliardari, dei poveri pensionati e di quelli ultraricchi, marcia gloriosamente verso il muro elettorale del 13 aprile contro il quale si sfascerà la testa.

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IL CASO (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso C'è un dato di novità che segna la prossima tornata elettorale del 13 e 14 aprile, ed "è costituito dalla decisione del Partito democratico di presentarsi da solo alle elezioni". Parola di Civiltà cattolica. Misurato come sempre nei toni, il giudizio della prestigiosa rivista dei Gesuiti appare nondimeno inequivocabilmente positivo soprattutto laddove si afferma che da questa mossa politica del Pd ne sono discese tutte le altre che hanno rivoluzionato il quadro politico italiano in vista del voto. L'analisi che reca la firma di padre Michele Simone pone infatti in risalto come "la nascita del Partito democratico e la decisione di presentarsi con un proprio programma ha, in un certo senso, costretto il centrodestra a formare anch'esso una lista unitaria", mentre i partiti di sinistra ex alleati dell'Unione hanno dato vita alla lista unitaria della Sinistra Arcobaleno. Ma il nuovo panorama dei partiti, specie per quanto riguarda il centro - avverte il gesuita - sarà chiaro solo al momento del deposito ufficiale delle liste elettorali che avverrà a marzo. E su ciò, la prestigiosa rivista della Congregazione di Gesù si riserva di intervenire in una prossima puntata. Una voce di estremo rilievo, quella di "Civiltà cattolica", e di cui non si può non tenere conto nella pluralità di posizioni manifestata dal confronto sul ruolo dei cattolici in politica, anche in vista della seconda manifestazione del Family day indetta per domani a Roma e nelle principali città italiane. Ma c'è un ulteriore elemento nel dialogo perseguito dal Pd di Veltroni tra cattolici e laici, e che riconduce alla figura di Aldo Moro. Ieri il leader democratico ha commemorato lo statista Dc assassinato dalle Brigate rosse definendolo non a caso un modello di "riformismo coraggioso" per il Pd, "un riformismo che ha cambiato il corso delle cose come Ysaak Rabin, Olof Palme e John Kennedy". Il riferimento di Veltroni è al discorso pronunciato da Moro nel febbraio del 1978, nel quale indicava le vie del confronto tra Dc e Pci. Ed è ancora all'insegna del "riformismo coraggioso" di Moro che il leader del Pd, punta all'attualità quando rileva con rammarico che "se avessimo avuto quell'intelligenza, quella lungimiranza, quel pensiero lungo e quell'amore per la Nazione che avevano coloro i quali hanno vissuto in un'altra fase della storia italiana, oggi avremmo avuto un governo operante che avrebbe fatto quelle riforme che l'Italia attende da decenni per realizzare una compiuta democrazia dell'alternanza". Il riferimento è al Pdl e ai suoi leader, Berlusconi e Fini, che per Veltroni "non hanno accolto il nostro appello a fare un tratto di strada insieme per poi separarsi sulla base di un riconoscimento reciproco di ruoli e di responsabilità - osserva Veltroni - allora noi abbiamo fatto soggettivamente ciò che istituzionalmente non ci veniva consentito di fare". fa.sca.

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