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tARTICOLI DEL 29-2-2008 #TOP
La
pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri?
( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici del
Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega il con itto. Due
nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino" fra laici e
cattolici, il Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando
di irrigidire le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le
componenti cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno
nel
<Solo
insieme ce la facciamo> ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici del
Pd che la strada o si fa insieme o non si fa per niente. Alla fine lo dice
chiaramente: "Solo insieme, laici e cattolici, ce la possiamo fare ".
Non è stata una concessione retorica a una platea (peraltro molto ricca, la
Sala del garante non si è rivelata sufficiente con i suoi 200 posti) accorsa
per capire come il candidato premier avrebbe raccolto le innumerevoli
BATTAGLIE
RADICALI ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
l'appoggio e
persino 'l'obolo di molti cattolici, laici, non credenti e credenti di ogni
fede. Questo patrimonio ? il cui furto francamente non ci spaventa ? è oggi,
credo, patrimonio di tutti, anche del Vescovo di San Marino, oltre che delle
donne e degli uomini che da cinquant'anni ci danno fiducia.
Accordo
Rosa bianca-Udc Casini candidato premier, scudocrociato nel simbolo
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
associazioni
laiche e cattoliche". "E importante il progetto politico, il resto
verrà" chiarisce Mario Baccini, che lancia un appello a Ciriaco De Mita:
"Ti aspettiamo". Per quanto riguarda le amministrative, la Rosa
bianca , invece, andrà da sola. LA SITUAZIONE si raffredda in serata quando
Pezzotta fa sapere che l'accordo non è ancora concluso e anche da via Due
Macelli non arriva l'
Almeno
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
it Almeno
"Carissimo Walter, sono Silvio: vedo che stai facendo una spettacolare
campagna acquisti, laici e cattolici, gay e lesbiche, operai e industriali,
registi e attori, precari e prefetti, figli di personaggi importanti... Ti
prego però, lascia qualcuno anche per me: almeno il figlio di Riina".
Forse
non è colpevole ma merita il carcere Dopo due anni di ricerche si è scoper
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
CARLO SOTGIU,
GENOVA Si può essere laici e cattolici Perché si continua a contrapporre laici
a cattolici? Non è corretto. Si può essere laici e cattolici. Si contrappongono
invece laicità e integralismo. CARLA CAVALLINI, PARMA Lo scandalo
corrispondenza Si parla dello scandalo dell'immondizia di Napoli.
Aborto,
medici contro ( da "Secolo XIX, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ala cattolica
e quella laica del Partito democratico. Ma è nell'ambiente medico che il clima
si sta facendo ogni giorno sempre più rovente. "Finalmente la commissione
tecnica dell'Aifa (l'Associazione italiana per il farmaco), che è il massimo
organo a livello nazionale per stabilire la validità di un farmaco - sottolinea
Renato Giusto,
La
teodem e la lesbica, insieme in parlamento - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sempre al
centro della scena nel copione standard del confronto tra laici e cattolici,
pronta a difendere la religione, il Papa, i valori della fede contro tutti,
compagni di partito compresi. Saranno insieme nel prossimo Parlamento, sotto lo
stesso simbolo. Negli ultimi tempi si sono un po perse, anche se certi momenti
non si dimenticano.
Odifreddi:
"la chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo
partito" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ma non voglio
essere la foglia di fico laica SILVIO BUZZANCA ROMA - Professor Odifreddi, ma
ha deciso di lasciare il Partito democratico? "La goccia che ha fatto
traboccare il vaso è il discorso fatto da Veltroni davanti ai parlamentari
cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha parlato di
"visione caricaturale" del rapporto fra laici e cattolici,
"sono
una persona adulta non firmo la par condicio" - concita de gregorio
montecarlo ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un po come
fra laici e cattolici nel Pd, insomma: gli elettorati non si sommano, si
elidono. "è una tesi interessante questa delle somme che si elidono ma io
credo che il problema di Sanremo non siano né Baudo né Chiambretti, mi
divertono insieme, ma gli autori e la musica: è uno show con tempi che non
funzionano.
"musica
e teatro sono queste le ali di noi esseri umani" - roberto incerti fulvio
paloscia ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
una lettura
scenica "sulla laicità che accetta qualsiasi spiritualità e sulla
spiritualità come coscienza globale, unità mondiale, famiglia universale".
Cristianesimo, buddismo, induismo e grandi pensatori laici si alternano in uno
spettacolo che attinge alla Bibbia ma anche Corano, al Bhagavad Gita, a Emily
Dickinson e Simone Weil.
Ferrara
in Sicilia dal feto al fatto ( da "Unita, L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
troppo la
querelle in atto tra laici e cattolici. Così ho sognato Giuliano Ferrara giù in
Sicilia, nel pieno della campagna elettorale. Era in un teatro greco, situato
nel famigerato triangolo della disperazione eco-sanitaria, tra Augusta, Priolo
e Melilli, dove uno sviluppo industriale barbaro e un inquinamento mostruoso a
base principale di mercurio ha avvelenato persone e natura.
Se
vinco mi batterò per una politica che non discrimini
( da "Unita,
L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
teme che la
polemica tra laici e cattolici provochi passi indietro sul riconoscimento dei
diritti civili? "Non credo. Se il Pd vincerà, se sarò eletta, la battaglia
sarà per una politica davvero inclusiva, che non discrimini. L'importante è che
finisca questo teatrino dello scontro tra laici e cattolici che non ci ha fatto
compiere un solo passo in avanti in tema di diritti civili.
Il
riformista Moro padre dell'Italia bipolare
( da "Unita,
L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Anche dentro
quelle zone del Pci che confondevano "questione vaticana" e
"attenzione ai cattolici". Una distinzione "sulla quale - dice
Reichlin - Togliatti richiamò la mia attenzione", e in linea con
"l'umanesimo laico di Gramsci". Insomma Moro si sporse verso il Pci,
oltre la logica dei blocchi, contrastando minacce internazionali e interne.
Ritorna
il popolo del family day "due milioni di firme per meno tasse" -
orazio la rocca ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica, anche
se vicina ai valori cattolici. Non abbiamo certamente coloriture politiche, ma
abbiamo mandato petizioni a tutti i candidati premier delle prossime elezioni.
Finora siamo stati ricevuti da Casini, Ferrara, Fini e Maroni. Siamo in attesa
di poter incontrare Veltroni, Berlusconi e gli altri leader politici perché
riteniamo che la famiglia è un tema che riguarda tutti.
Accordo
rosa bianca-udc casini candidato premier - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
agli ex
popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". Resta inteso però che
la Rosa bianca "parteciperà con proprie liste autonome alla tornata
amministrativa sia in quella regionale siciliana, che nelle maggiori
città". Un modo per tenersi alla larga da Totò Cuffaro, capolista dell'Udc
nell'isola, e dall'accordo su Raffaele Lombardo.
L'ultima
mediazione di aldo moro - agostino giovagnoli
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un forte polo
laico e comprese che si stava preparando una trasformazione del panorama
politico italiano. (Non riuscì invece ad immaginare che sarebbe stato anche
largamente superato "il primato di una ventina di partiti" allora
detenuto dall'Olanda, su cui egli ironizzò proprio durante quell'assemblea).
Democrat
la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali
( da "Riformista,
Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La scelta del
Pd di candidare esponenti di battaglie laiche come i radicali e Veronesi è
stata vista come un tipico esempio del "ma anche" veltroniano. È una
lettura troppo facile. Anche in questo caso c'è una scelta netta e chiara,
altrettanto chiara di quella fatta sui temi economici, inimmaginabile se solo
si ricorda la vicinanza di Veltroni al correntone.
Fantasmi
un nodo irrisolto ( da "Riformista, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il
superamento della divisione tra laici e cattolici è uno degli asset
fondamentali su cui è nato il Partito democratico. Esso va ricercato e
costruito attraverso una forte e complessa elaborazione culturale e politica
più che in una composizione di liste a cui partecipino esponenti delle
posizioni più estremiste di un fronte e dell'altro.
Con
tre nuovi candidati il Pd si crede "il partito del lavoro" ma anche
dei gay ( da "Liberazione"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tensione in
casa Pd tra laici e cattolici. Mercoledì Veltroni ha tentato di rassenerare il
clima tendendo la mano agli uni e agli altri. Però ha anche annunciato due
nuove candidature cattoliche, con il risultato di scontentare i non credenti,
che adesso vedono il partito sempre più paurosamente sbilanciato (vista la già
massiccia presenza nelle liste di nomi del mondo cattolico)
Udc-Rosa
bianca accordo al centro Casini premier
( da "Liberazione"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
agli ex
popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". Fumata bianca, più
bianca di così non si può. ""Rosa bianca" e Udc correranno
insieme - assicura Tabacci - è stata una decisione sofferta ma convinta".
L'ex candidato premier farà un passo indietro in favore di Casini, il figliol
prodigo è tornato.
Pd,
oggi è il partito del lavoro ( da "Manifesto, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dei laici ma
anche dei cattolici, ieri è toccato al partito dei lavoratori (ma anche, lo
sappiamo dall'inizio della campagna elettorale, dell'imprenditore figlio di
imprenditori Matteo Colaninno). Ieri mattina a Roma, in una pausa di poche ore
del suo fittissimo tour elettorale, Walter Veltroni ha presentato tre nuovi
candidati delle liste del partito democratico.
ROMA
- Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e
cattolici ( da "Messaggero, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Pd non basta
essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici. Riconoscere la
laicità dello Stato e la rilevanza pubblica delle religioni è giusto, ma troppo
poco. Veltroni ha parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di
un percorso. Senza un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti
valori comuni, il Pd rischia di farsi travolgere dall'
Montezemolo:
<Non ci sono solo Pdl e Pd>
( da "Secolo
XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il quale però
ha i suoi grattacapi con le liste da bilanciare tra laici e cattolici. Fra i
candidati Pd, ci saranno l'unico operaio sopravvissuti al rogo della Tyssen
(Antonio Boccuzzi), un'operatrice di call center e una lavoratrice Asl di
Novara. E, anche sulla presenza dei gay, Veltroni rassicura: "Non saranno
discriminati".
Democratici
cristiani grandi e piccoli, vecchi e nuovi
( da "Voce
d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e quelli
delle associazioni laiche e cattoliche. A ore è attesa la decisione di Ciriaco
De Mita, uscito polemicamente dal PD perchè escluso dalle liste per
sopraggiunti limiti di mandato. Intanto Giuliano Ferrara sembra portare avanti
il proprio progetto di Lista PRO LIFE: "Porterò molti deputati e senatori
in Parlamento, altro che lista di testimonianza"
Le
istanze dei laici ( da "Avanti!"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
LETTERA
APERTA A WALTER VELTRONI Le istanze dei laici 29/02/2008 Egregio onorevole
Veltroni, ho sempre ritenuto - a dispetto della mia stessa formazione culturale
personale, ovvero quella di una laicità sinceramente aperta ai valori della
religione - che non sia mai venuta meno, nella nostra società, la funzione
"deterrente" di un verbo millenario come quello del cristianesimo.
Il
Partito del lavoro (degli altri) ( da "Avanti!"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un partito
laico con dentro un partito cattolico, anzi confessionale (Binetti, Bindi e
compagnia, cento parlamentari, mica poca roba) e contrappuntato da un partito
clericale, anzi ereticale, come il partito radicale; un partito sindacale
(Damiano, Grandi), ma anche confindustriale (Matteo Colaninno);
IL
CASO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ulteriore
elemento nel dialogo perseguito dal Pd di Veltroni tra cattolici e laici, e che
riconduce alla figura di Aldo Moro. Ieri il leader democratico ha commemorato
lo statista Dc assassinato dalle Brigate rosse definendolo non a caso un
modello di "riformismo coraggioso" per il Pd, "un riformismo che
ha cambiato il corso delle cose come Ysaak Rabin, Olof Palme e John
Kennedy".
( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Grande folla al
convegno cattodem. Veltroni: "Quella della Chiesa non è ingerenza" La
pax veltroniana rassicura i cattolici del Pd. E gli altri? Riccardi fa gli auguri, il segretario nega
il con itto. Due nuovi candidati Non si tratta di usare "il bilancino"
fra laici e cattolici, il
Partito democratico vuole costruire "ponti" rifiutando di irrigidire
le identità: Walter Veltroni ha voluto interloquire con le componenti
cattoliche del Pd che hanno dato vita ad un affollatissimo convegno nel
quale hanno preso la parola quattro intellettuali (Andrea Riccardi, don Carlo
Nanni, Franco Garelli e Guido Formigoni). Il fondatore della comunità di
sant'Egidio, che non sarà candidato, ha apprezzato l'operazione del nuovo
partito, mentre Veltroni ha annunciato due nuove candidature del mondo
cattolico, Mauro Ceruti e Andrea Sarubbi. Il leader del Pd non ha eluso la
questione dei radicali: "Gli abbiamo chiesto di accettare la cultura del
dialogo e della mediazione, da soli avrebbero espresso posizioni davvero laiciste".
Marini: "Ha convinto non solo me ma gran parte della platea".
( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
DEMOCRATICI Veltroni
ai cattolici Pd: "È inutile misurare col
bilancino voi e i laici" "Solo insieme ce la facciamo" MARIO
LAVIA "Lo dico ai giornalisti: lo so che se io qui dico qualcosa di
polemico tornate in redazione e i vostri direttori sono più contenti...".
Ma non è aria di "teatrino politico", qui si vola alto, e Veltroni si
è calato perfettamente nella parte che a lui era richiesta: rassicurare i cattolici del Pd che la strada o si fa
insieme o non si fa per niente. Alla fine lo dice chiaramente: "Solo
insieme, laici e cattolici,
ce la possiamo fare ". Non è stata una concessione retorica a una platea
(peraltro molto ricca, la Sala del garante non si è rivelata sufficiente con i
suoi 200 posti) accorsa per capire come il candidato premier avrebbe raccolto
le innumerevoli sollecitazioni culturali e politiche dei quattro
relatori, Andrea Riccardi, Guido Formigoni, Franco Garelli e don Carlo Nanni,
con la vicedirettrice di Europa Chiara Geloni i soli a prendere la parola. Un
incontro impegnativo. Dipinto dai media come una specie di prova di forza delle
anime cattoliche del Pd per reagire alla presunta sterzata laicista
concretizzatasi con l'apertura ai radicali e con la candidatura di Veronesi. In
effetti c'erano tutti, da Marini a Franceschini, da Castagnetti a Bobba, dalla
Binetti a Fioroni a Soro. Mancava (aveva spiegato il perché) la Bindi:
"Avrà avuto da fare", ha ironizzato Marini. E tuttavia non era
l'occasione per "conte" e nemmeno per avanzare mere rivendicazioni.
Lo sanno tutti che il disagio in queste componenti c'è e si fa sentire. Lo sa
Veltroni per primo. Che non penserà di rispondere al malessere con le
annunciate candidature di due cattolici come Mauro
Ceruti ? epistemologo, figura chiave per l'estensione del manifesto dei valori
? e quella del conduttore del programma televisivo A sua immagine Andrea
Sarubbi. Il problema ? ha detto Veltroni ? non si risolve col
"bilancino". No, l'orizzonte è un altro, e ben più elevato: dare
risposte "a una profonda domanda di senso" che caratterizza questo
tempo. Anche per questo ? e scusate se è poco ? è nato il Pd, che sta riuscendo
nel suo intento, se è vero quello che dicono i sondaggi, e cioè che "fra i
giovani siamo il primo partito, non succedeva da molti anni". Ora,
l'obiettivo è spaventosamente arduo ma ineludibile, "ricercare un terreno
di incontro nel nome del bene comune" mediante lo sforzo "di
sporgersi verso l'altro da sé", "coniugando identità e dialogo",
costruendo "ponti". L'esempio della Costituente cade bene, allora si
cercò, e si trovò, "il punto di incontro attorno alla dignità della
persona umana, un'idea di matrice cristiana declinata laicamente".
Dopodiché, non è sfuggito alla questione dei radicali. "A loro abbiamo
chiesto di superare la propria identità separata, di accettare la cultura del
dialogo e della mediazione, una cultura che, peraltro, Bonino ha fatto vivere
nell'esperienza di governo. Da soli, allora sì che avrebbero espresso posizioni
laiciste per conquistare un consenso puramente identitario": è una
spiegazione che solo il tempo potrà confermare. In sala, qualche dubbio resta.
Ma insomma, "la nostra è la visione di un grande partito nel quale
coesistono, per fortuna, forze diverse ": è già, indubitabilmente, un
partito nel quale "il melting pot" esiste e fa cultura. Giusto una
cosa all'indirizzo del "leader dello schieramento avversario" che
aveva descritto il suo partito come "anarchico" sui temi etici:
""Fate come vi pare"", ha tradotto Veltroni. No, il Pd non
fa così, la libertà di coscienza non può essere un alibi per non scegliere. Di
fronte alle ansie dell' "uomo spaesato " (Riccardi), alle nuove
domande di politica che i cattolici avanzano
(Garelli), alla "grande stagione di creatività" di questo tempo
(Formigoni), quelle di Veltroni sono apparse risposte abbastanza nette,
impegnative, non generiche. Marini è chiaro: "Veltroni ha indicato la via
giusta, cioè cercare la sintesi, e ha convinto non solo me ma una larga parte
di questa platea". Un passo avanti è stato fatto.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
LA LETTERA BATTAGLIE
RADICALI di SERGIO STANZANI* IN QUESTI giorni assistiamo ad un fenomeno
singolare. Il moltiplicarsi, sulla stampa e sui mezzi d'informazione, di voci,
opinioni e ? fatto ancor più unico ? di analisi storiografiche dei radicali e
del loro ruolo nella politica e nella società italiana, da parte di chi non
solo conosce molto poco questa nostra storia, ma soprattutto conosce poco la
società del nostro Paese. Prendo come riferimento per tutti quanto espresso
ieri dal Vescovo di San Marino Luigi Negri dalle colonne di questo giornale.
Monsignor Negri afferma, tra l'altro, che i radicali sarebbero l'espressione di
una 'élite dei disastri' borghese se non addirittura aristocratica,
economicamente ben dotata (!), che ha come obiettivo la fine del cattolicesimo,
e dunque la fine della cultura popolare in Italia. La storia radicale, invece,
è la storia di un'azione politica ininterrotta, fatta di iniziative ed eventi
straordinari che hanno potuto contare sul solo sostegno economico
dell'autofinanziamento. Non mi riferisco solo alle lotte per i diritti civili:
per il divorzio, l'aborto, l'obiezione di coscienza al servizio militare, il
voto ai diciottenni; per i diritti dei più deboli, dei carcerati, degli
emarginati e oggi dei malati, con le lotte di Luca Coscioni e Piergiorgio
Welby. Iniziative di un partito tutt'altro che 'antipopolare': momenti che
permangono vivi e presenti nella memoria di molti e che hanno inciso
profondamente nel costume e nella cultura di un Paese reduce dalla guerra e
dalla Resistenza, costretto dalla presenza 'politica' della Chiesa e da oltre
vent'anni di dominio fascista. Un Paese al quale come 'alternativa laica'
veniva offerto il predominio della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista
più forte dell'Occidente. DA ALLORA i radicali, il Partito Radicale, sono stati
i veri 'antagonisti' di quel partito. La proposta radicale dell'unità laica
delle forze, l'affermazione 'della vita del diritto per il diritto alla vita',
prospettava l'esigenza di una contrapposizione liberale al costituirsi e al
consolidarsi di quella partitocrazia. Già da quel momento, con quelle
iniziative, si prefigurava la rivoluzione liberale su modello anglosassone,
come condizione da realizzare per assicurare la democrazia al nostro Paese. Era
proprio quel predominio, semmai, la vera 'élite' del potere, non certo il
Partito Radicale che invece, da quella 'élite', ha sempre subito tentativi di
annullamento. Le nostre battaglie hanno emozionato e coinvolto; hanno raccolto
e tuttora raccolgono il consenso, l'appoggio e persino 'l'obolo' di molti cattolici, laici, non credenti e credenti di ogni fede.
Questo patrimonio ? il cui furto francamente non ci spaventa ? è oggi, credo,
patrimonio di tutti, anche del Vescovo di San Marino, oltre che delle donne e degli
uomini che da cinquant'anni ci danno fiducia. E' questo, semmai, l'unico,
autentico 'pericolo radicale'. *Presidente del Partito radicale nonviolento,
transnazionale e transpartito - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
NASCE LA COSTITUENTE
DI CENTRO Accordo Rosa bianca-Udc Casini candidato premier, scudocrociato nel
simbolo ? ROMA ? ROSA BIANCA E UDC sono a un passo dall'intesa per presentare
una lista comune. Mancherebbero solo pochi dettagli alla costituzione del
quarto polo anche se, ieri sera, Savino Pezzotta ha tirato un po' il freno:
"L'accordo ancora non c'è, continuiamo a discutere". Ma l'ottimismo è
palpabile e l'obiettivo è presentare agli elettori un simbolo unico: lo
scudocrociato, con il nome di Pier Ferdinando Casini (candidato premier) e la
scritta 'Costituente di centro'. A gestire questa fase sarà chiamato Pezzotta
nelle vesti di coordinatore. Bruno Tabacci, candidato premier della Rosa
bianca, farà quindi un passo indietro (come da giorni si era dichiarato
disponibile a fare) in nome di una "sintesi alta" del progetto. Il
tutto con la 'benedizione' di Luca Cordero di Montezemolo: "In lizza non
ci sono solo due schieramenti politici ? dice da Verona ?. Stanno emergendo
altre nuove realtà". L'ACCORDO Rosa bianca-Udc, dopo giorni di trattative
e tavoli tecnici, registra un'accelerazione nella mattinata di ieri quando la
Rosa, al termine dell'ufficio politico, comunica di "concorrere alla
Costituente di centro da portare avanti insieme agli amici dell'Udc, agli ex
popolari e alle associazioni laiche e cattoliche". "E' importante il
progetto politico, il resto verrà" chiarisce Mario Baccini, che lancia un
appello a Ciriaco De Mita: "Ti aspettiamo". Per quanto riguarda le
amministrative, la Rosa bianca , invece, andrà da sola. LA SITUAZIONE si
raffredda in serata quando Pezzotta fa sapere che l'accordo non è ancora
concluso e anche da via Due Macelli non arriva l'assenso ufficiale. I punti da
chiarire sono il rapporto nella distribuzione delle candidature (Casini sarebbe
disposto a concedere 5-6 seggi sui 40 ipotizzati, la Rosa non vuole Cuffaro in
lista) e i tempi e le modalità della Costituente: "Poi, se sono rose
fioriranno". Mario Baccini chiarisce: "Avviare una fase costituente
non significa azzerare i partiti o i movimenti, ma mettere in moto un percorso
comune guidato da Pezzotta". Vietti, vice segretario centrista, invita a
non avere fretta (c'è ancora qualche giorno a disposizione per la presentazione
delle liste) e sottolinea che Lorenzo Cesa "sta lavorandoi per allargare
il consenso sulla candidatura di Casini a premier". - -->.
( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Jena jena@lastampa.it Almeno "Carissimo Walter, sono Silvio: vedo che stai
facendo una spettacolare campagna acquisti, laici e cattolici, gay e lesbiche, operai e industriali, registi e attori, precari
e prefetti, figli di personaggi importanti... Ti prego però, lascia qualcuno
anche per me: almeno il figlio di Riina".
( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
To che i due
fratellini di Gravina sono morti in modo atroce a due passi da casa. Il primo
posto dove si sarebbe dovuto cercare. More solito, nessun responsabile, anzi,
un inquirente fa battute sul senno di poi, non avendo avuto senno prima. La
terza vittime del dramma è il padre, rinchiuso in carcere, esposto alla berlina
medianica. A questo punto un paese civile chiederebbe scusa. Purtroppo
Pappalardi è lo stereotipo negativo. Maschio, meridionale, pregiudicato, carattere
scostante. Non piace alle giornaliste. Nei servizi del Tg1 ne hanno tracciato
un ritratto orribile, quasi a dire: forse non è colpevole, ma si merita il
carcere. Certo fosse stato donna e avesse ucciso il
figlio sarebbe stato trattato in ben altro modo: Cogne
docet. Il pudore non esiste più. LUCA TURATI Ma di che cosa abbiamo paura? In
Italia tante cose stanno andando male anche perché c'è tanta gente che dà tutto
per scontato, ma guardate che non è mica così. Le cose, tutte le cose, bisogna
impegnarsi e lavorare sodo per ottenerle. La gente una volta lavorava e faceva
lavori seri e fruttuosi ed erano questi lavori che facevano crescere
l'economia. Quello che oggi chiamiamo prodotto interno lordo, un tempo la gente
se lo costruiva con le proprie mani e con i propri sacrifici. Oggi si vedono
persone che fanno mestieri che chiamarli mestieri è già tanto, persi (quando va
bene) in logiche burocratiche inutili o che si dilettano in traffici sul filo
della legalità. E poi ci lamentiamo che se in Italia le cose vanno male è colpa
dei politici. È colpa anche nostra che permettiamo e spesso alimentiamo questo
squallore con la nostra paura e indifferenza. Ma di che cosa abbiamo paura? Di
essere onesti e di lavorare? CARLO SOTGIU, GENOVA Si può
essere laici e cattolici
Perché si continua a contrapporre laici a cattolici? Non è corretto. Si può essere laici e cattolici. Si contrappongono invece laicità e integralismo. CARLA
CAVALLINI, PARMA Lo scandalo corrispondenza Si parla dello scandalo dell'immondizia
di Napoli. Ma che dire della Lombardia, e di Milano in particolare, che
non riesce a smaltire la corrispondenza? Chi come me dirige una rivista e deve
farla arrivare agli abbonati e protesta perché qualcuno dalla Lombardia ci
scrive dicendo che è da mesi che non la riceve, si sente rispondere che ci
vorranno due anni perché la situazione diventi normale. UMBERTO DE VANNA
CASCINE VICA - RIVOLI (TO) I privilegi dell'Alto Adige Non esiste nessun timore
di distacco dell'Alto Adige dall'Italia, come è avvenuto per il Kosovo con la
Serbia. In tempi di vacche magre, le condizioni economiche concesse dall'Italia
all'Alto Adige sono eccessive e vanno ridimensionate. La riprova sta nella
richiesta di Cortina e di altri paesi di passare dal Veneto all'Alto Adige.
Altro elemento emblematico è il compenso del presidente dell'Alto Adige,
Durwalder, superiore a quello del capo del governo tedesco, Merkel. L'Alto
Adige gode di concessioni anacronistiche, che andavano bene trent'anni fa, ma
che ora diventano sperperi pagati con le nostre tasse. Tanto gli altoatesini se
ne guarderebbero bene dal chiedere l'indipendenza perché starebbero peggio.
BRUNO MARDEGAN, MILANO Le ferie dei magistrati di Cassazione In un articolo
sulla Stampa del 6 febbraio Mario Garavelli, criticando la situazione della
giustizia italiana, sottolinea che le ferie dei magistrati sarebbero, di fatto,
più lunghe dei 45 giorni "durante i quali, per legge e anche per favorire
gli avvocati, viene sospeso il lavoro ordinario" e che sul punto la Corte
di Cassazione non darebbe il buon esempio, essendo raro che un'udienza sia
fissata "dopo la metà di luglio o prima della terza decade di
settembre". Tale fatto, tuttavia, costituisce non una scelta, ma la
conseguenza ineludibile di una Circolare del Consilio Superiore della
Magistratura, la n. 3341 del 24 aprile 1982, secondo la quale i capi degli
uffici hanno il potere-dovere di "fissare le udienze anche nel periodo
immediatamente precedente a quello di inizio delle ferie, purché non comportino
una limitazione del diritto alle ferie stesse". È del tutto evidente che
la fissazione di un'udienza troppo prossima all'inizio o alla fine delle ferie
finirebbe per compromettere il diritto al pieno godimento di quest'ultime, in
quanto il consigliere designato si troverebbe a dover redigere la sentenza o
studiare la causa durante il suo periodo di ferie. Nonostante la ricordata
circolare, da tempo la Corte è impegnata a fissare le udienze anche in periodi
prossimi alle ferie confidando sulla buona volontà dei magistrati disposti a
sacrificare una porzione delle loro ferie. VINCENZO CARBONE, ROMA PRIMO
PRESIDENTE CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Il finanziamento alla Facoltà
"Monnet" In merito all'articolo di Guido Ruotolo "L'Università
dei parenti" (La Stampa di ieri), si precisa che la Facoltà di Studi
politici per l'alta formazione europea e mediterranea Jean Monnet è stata
istituita nel 2005, e che, per quanto riguarda il finanziamento statale a essa
destinato, la legge finanziaria per il 2005 prevedeva uno stanziamento di 2
milioni di euro annui, aumentati a 3,5 milioni dal decreto-legge n. 203 del
2005 (tutti atti, quindi, assunti nella Legislatura precedente all'attuale). Si
precisa altresì che per l'anno 2007, su proposta del ministro dell'Università e
della Ricerca Fabio Mussi, il finanziamento della Facoltà era stato ridotto di 1,5 milioni di euro. La decisione di
ripristinare il finanziamento, nella misura di 3,5 milioni di euro, è stata
assunta dal Parlamento e inserita nella finanziaria 2008. Si fa presente infine,
in merito alle presunte irregolarità delle procedure di assunzione dei docenti
denunciate dall'articolo, di aver già provveduto, nelle scorse settimane, ad
avviare tutte le opportune verifiche. UFFICIO STAMPA MINISTERO UNIVERSITÀ E
RICERCA Una precisazione che conferma quanto scritto nell'articolo. Con una
notizia che non avevo: nei confronti del professor Terracciano, il ministero ha
avviato gli accertamenti del caso. \.
( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso L'uso della
pillola divide i sanitari. Scrivano porta il caso all'interno del PD: no alla
Ru 486 DA UNA PARTE c'è Salvatore Garzarelli, primario di ostetricia e
ginecologia del San Paolo, che non vede l'ora di poterla cominciare a
utilizzare. Lui che già nell'ottobre del 2005 aveva chiesto di poterla
acquistare all'estero e cominciare a sperimentarla proprio a Savona, ma che
dopo il sofferto disco verde ottenuto da parte del comitato etico dell'Asl era stato "stoppato" dalla Regione. Al suo fianco è
schierato l'Ordine dei medici della provincia. Dall'altra parte, però, vi sono
gli iscritti all'associazione dei medici cattolici che
pochi giorni fa, attraverso il consigliere nazionale Cesare Badoino, hanno
minacciato di abbandonare le cariche ricoperte nell'Ordine. Al centro
dell'intricata vicenda, che sta provocando una vera e propria divisione
all'interno dei medici savonesi, vi è l'introduzione in Italia della Ru486, la
pillola abortiva. Una questione sulla quale si è aperto un vero e proprio
dibattito tra l'ala cattolica e quella laica del Partito
democratico. Ma è nell'ambiente medico che il clima si sta facendo ogni giorno
sempre più rovente. "Finalmente la commissione tecnica dell'Aifa
(l'Associazione italiana per il farmaco), che è il massimo organo a livello
nazionale per stabilire la validità di un farmaco - sottolinea Renato Giusto,
vice-presidente dell'Ordine dei medici della provincia - ha dato il proprio
benestare per la vendita della cosiddetta pillola abortiva. Personalmente sono
molto soddisfatto per la decisione presa, perchè finalmente sono state superate
quelle remore cattoliche che sino ad oggi ci avevano impedito di restare al
passo con molti altri paesi europei. L'aborto effettuato con la Ru486 è molto
ma molto meno traumatico per la donna di quello chirurgico, che viene
effettuato utilizzando un cucchiaio d'acciaio che va a raschiare la mucosa
endouterina". Sulla barricata opposta è invece schierato Cesare Badoino,
che pochi giorni fa non ha escluso la fuoriuscita dei medici cattolici
savonesi dall'Ordine, se questo non muterà la propria posizione. "La
nostra posizione - spiega il consigliere nazionale dei medici cattolici - è nota già da tempo. Riteniamo infatti che
prendere la pillola abortiva sia per la donna più pericolosa che non affrontare
un aborto chirurgico. E a sostegno della nostra tesi ci sono dati scientifici
che dimostrato come in percentuale l'aborto effettuato con la Ru486 comporti
maggiori rischi di complicanze e addirittura di morte che non l'intervento
chirurgico". Il dibattito che si è aperto sull'introduzione in Italia
della pillola abortiva non riguarda solo il mondo medico. Anche a livello
politico, e addirittura nello stesso Pd, le posizioni sono diverse. "Sono stato a Roma con Isabella Sorgini e Andrea Rovere - afferma
l'assessore provinciale Carlo Scrivano - per partecipare al convegno dell'ala
cattolica del Pd. Per quanto riguarda la pillola abortiva sono contrario al suo
utilizzo, così come sono sempre stato contrario
all'aborto". Gianluigi Cancelli 29/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Amiche L'amicizia
tra la cattolica Binetti e la portavoce di Gayleft Concia. Le liti a cena e
quel giorno in sala operatoria La teodem e la lesbica, insieme in Parlamento
Dopo mesi di litigate decidono di uscire per confrontarsi, poi il contrasto
sulla norma antiomofobia GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - In sala operatoria può
nascere solo un'amicizia che dura tutta la vita. "Io non lo dimenticherò
mai", dice Paola Concia, portavoce di Gayleft e candidata alla Camera per
il Partito democratico. La lesbica era sotto i ferri per un tumore alla
tiroide, la teodem che vuole "curare gli omosessuali" le teneva la
mano. Lontane per cultura, per età, per storia personale, vicine nel momento in
cui la politica resta fuori dalla porta. Era lo scorso giugno. è andato tutto
bene. La Concia, 45 anni, sta benissimo, ha la voce squillante di sempre, è
tornata a giocare a tennis e a vincere perché quando era più giovane ha fatto
la professionista. Anche la Binetti è in forma, sempre al centro della scena
nel copione standard del confronto tra laici e cattolici,
pronta a difendere la religione, il Papa, i valori della fede contro tutti,
compagni di partito compresi. Saranno insieme nel prossimo Parlamento, sotto lo
stesso simbolo. Negli ultimi tempi si sono un po' perse, anche se certi momenti
non si dimenticano. "E quando sarà lei ad avere un problema di salute, io
ci sarò", dice la Concia. L'amicizia era nata a Orvieto, nell'autunno del
2006, al primo seminario sul Partito democratico. "Senti, invece di
insultarci continuamente, perché non ci vediamo". Buona idea. Cominciano a
vedersi, ad andare a cena fuori, a farsi un bel po' di risate perché hanno
tutt'e e due un carattere allegro. La lesbica e la teodem: certo ridono anche
di quello naturalmente, dell'essere una strana coppia di amiche. Non si vedono
solo a tu per tu. Dopo l'operazione e la convalescenza, a novembre la Concia
organizza una cena con la Binetti, Giglia Tedesco Tatò e Franca Prisco,
dirigente dei Ds e suocera di Veltroni. Si ritrovano in un ristorante di Piazza
Sant'Ignazio a Roma. Giglia Tedesco, che incarna la storia del comunismo
vissuto da cattolica, vuole conoscere di persona "questa" Binetti e chiede
aiuto alla Concia. "Abbiamo discusso, ma ci siamo divertite tanto. Dagli
altri tavoli ci guardavano strano - racconta la Concia - . Giglia è morta pochi
giorni dopo". La lesbica e la teodem hanno ricominciato a litigare, di
recente. Senza fare pace a cena, stavolta. La portavoce di Gayleft non è
riuscita a digerire il voto contrario della Binetti sulla norma antiomofobia.
Se ne sono dette di tutti i colori. "L'ho chiamata e l'ho avvertirta: io
la battaglia per i diritti degli omesessuali la porto fino in fondo. E voglio
vincere, non solo partecipare". Riprenderanno il rito delle cene?
"Non lo so". Ma quel giorno di giugno, in sala operatoria, "beh
quello rimane. La politica non lo cancellerà".
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Foglia di fico Il
matematico aveva partecipato alla scrittura del manifesto dei valori.
"Walter vuol tenere tutto insieme, per me è impossibile" Odifreddi:
"La Chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo
partito" Tra Berlusconi e Veltroni scelgo Walter. Voterò per il Partito
democratico, ma non voglio essere la foglia di fico laica
SILVIO BUZZANCA ROMA - Professor Odifreddi, ma ha deciso di lasciare il Partito
democratico? "La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il discorso
fatto da Veltroni davanti ai parlamentari cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha parlato di
"visione caricaturale" del rapporto fra laici e cattolici, di "visione
anacronistica" o "superficialità". Veltroni invece di fare una
scelta chiara di campo cerca di mettere insieme tutto. Ma come faccio io che
sono un logico matematico che ha passato la vita insieme al principio di non
contraddizione ad accettare tutto questo? Qui siamo di fronte alla dialettica
hegeliana di peggiore specie. C'è un'unità di facciata: alla prima occasione i
nodi verranno al pettine e litigheranno. Mi sembra tutto un pasticcio e io me
ne vado prima. Comunque fra Veltroni e Berlusconi scelgo senza dubbio
Veltroni". Ma lei sembrava molto impegnato? "Ero entrato nel partito
quando ci furono le primarie. Mi chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi
molto forti perché il partito nasceva dall'unione di ex comunisti ed ex dc
accettai perché volevo verificare se le mie idee potessero trovare accoglienza.
Sono stato chiamato nella commissione dei valori, dove
questi valori bisognava metterli nero su bianco...". Franceschini dice che
lei quel documento lo ha firmato. E adesso lascia il partito?
"Franceschini e anche Castagnetti sono persone molto ragionevoli. Se nel
Pd fossero tutti così ci sarebbe da leccarsi i baffi. Hanno scritto nel
manifesto che il partito è laico, "ma" la religione deve avere una
presenza nello spazio pubblico. Ho subito detto a Reichlin che se la
formulazione rimaneva quella, io non avrei firmato. E infatti non ho firmato.
Adesso vorrei che non mi si tirasse più in ballo come esempio della laicità del
Pd. Magari Franceschini l'ha fatto in buona fede, ma non voglio essere la
foglia di fico laica del Pd". Allora non ha sottoscritto... "No.
Perché quei valori non sono miei. E comunque prima di lasciare ho aspettato che
parlasse il "principe", il "re". Alla fine Veltroni ha
usato quei termini, ha detto cose che mi fanno pensare che uno di noi due ha
delle allucinazioni. Quando dice che la Chiesa non fa ingerenze, ma solo
sollecitazioni, mi viene da chiedere dove viva Veltroni. Ma se solo qualche
settimana fa, da sindaco, è andato in Vaticano e gli hanno tirato le orecchie.
Quelle non sono ingerenze? E quando parla dei limiti che la scienza deve porsi
mostra l'aspetto più bieco del clericalismo". Professore, ma perché a
difendere i valori della laicità è rimasto un manipolo di scienziati nel
disinteresse generale? "Perché sono latitanti i politici e i filosofi.
Difendere la laicità toccherebbe a loro. Ma se ci guardiamo intorno, nel Pd per
esempio, c'è gente come Cacciari. Ma quando parla mi sembra più papista del
Papa. E poi va a difendere i valori laici a Porta a Porta. Il problema è che
dopo la caduta del Muro le persone di sinistra si sentono orfane e afflitti da
un senso di colpa che si trasforma in vergogna per il fallimento del comunismo.
E alla fine tutti si sentono più papisti del papa. Sono rimasti solo i radicali
e i socialisti".
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Spettacoli
"Sono una persona adulta non firmo la par condicio" Jovanotti sul
palco stasera: occorre più competizione 'Svegliarsi e alzarsi e smettere di
lamentarsi' è un buon proposito per chiunque, no? Anche per gli italiani
CONCITA DE GREGORIO MONTECARLO dal nostro inviato Se la fa ripetere due o tre
volte, Jovanotti, questa storia del requiem per Sanremo e ogni volta sgrana gli
occhi che brillano e ride la sua risata tranquilla. "Ma che morto! Sanremo
è vecchio che non vuol dire morto: vuol dire vecchio. Ha figli nipoti e
pronipoti, vuoi mettere la ricchezza. Prima era da solo, maestoso lassù, adesso
è pieno di compagnia? Deve solo ritrovare il ritmo. A Sanremo se fai male si
dimentica, se fai bene resta. è l'unico evento tv che si fa storia subito. Ha
un numero, una scadenza. Ogni anno fa il punto della situazione italiana:
assorbe le tensioni e le paure, gli entusiasmi e le incertezze del paese. Tutti
qui, giornalisti a centinaia, a tastare il polso: mica solo del Festival, no? è
una spugna dell'Italia". Infatti l'incertezza è notevole e la decadenza
visibile, in Italia. "Ma no, molto dipende da come ce lo raccontiamo. Il
paese è pieno di energie. Bisogna raccoglierle e ripartire". Ecco che sta
già facendo politica. Ha firmato la liberatoria per l'Ariston? "Sono un
adulto responsabile, non devo mica firmare un foglio per avere il controllo di
quello che dico". Dunque assicura che, stasera quando salirà sul palco
come super ospite non farà il comunista e non metterà in croce Baudo, già in
sufficienti ambasce? "Vado a cantare. Ho sentito che si dice che avrei
dovuto cantare Mi fido di te, scelta come colonna del Pd. Non la canto ma non
perché mi abbiano chiesto di non farlo: ho i brani nuovi dell'album Safari,
nessuno mi ha detto cosa fare". E comunque anche "io lo so che non
sono solo quando sono solo", da Fango che canta stasera, si adatta a
Veltroni? "Be' - ride - la musica si adatta sempre a chi la ascolta.
"Svegliarsi e alzarsi e smettere di lamentarsi" è un buon proposito
per chiunque, no? Se c'è anche una piccola luce è lì che bisogna puntare. Vince
sempre chi sceglie. Quando scegli, anche se fai una scelta sbagliata non
sbagli. Bisogna avere una visione per andare avanti. è come al Casinò: vinci se
hai il coraggio di puntare tutto su un numero. Se continui a scegliere solo
rosso o nero puoi andare avanti tutta la vita". Una visione per Sanremo.
"Il suo simbolo è Volare: nel dopoguerra un'iniezione di energia, l'Italia
che si rialza, riparte con un uomo del Sud la faccia solare il baffetto
sveglio. Dylan diceva: amo i cantanti che sembra abbiano visto quello che io
non ho visto. Ecco: dagli artisti ci si aspetta che vedano oltre. Che senso ha
far vedere una che non balla un granché: fammi vedere un balletto bellissimo,
no? Sei Sanremo, costa ma lo puoi fare: se metti in scena solo la normalità la
tv diventa tutta un reality show". Chi vede "oltre", fra i
cantanti in gara? "Tricarico, per me. Ma è questione di dove guardi. Anche
Little Tony "vede" la musica italiana, quella che piaceva a mia
madre, mi parla di un mondo di 200 mila serate nei paesi: ha una visione.
Persino Cutugno: va sentito all'estero però. Se senti "L'Italiano"
all'estero ti può succedere di commuoverti, in Italia meno. Loredana, lei sì
che ha visto cose? è il rock, è la nostra Britney Spears". Cosa pensa
della sua esclusione? "Che la musica e il mondo che ci gira attorno viene
dal basso, prima di essere cultura è un circo. Ci sta che qualcuno pensi di
girare le carte e fare un trucco. è possibile. Non penso a lei, penso ad
altri". Crisi di ascolti. Non crede che l'idea di sommare il pubblico di
Baudo a quello di Chiambretti sia un errore? Chi ama Baudo non capisce Chiambretti
e cambia canale, chi ama Piero si annoia con Pippo e se ne va? Un po' come fra
laici e cattolici nel Pd, insomma: gli elettorati non
si sommano, si elidono. "è una tesi interessante questa delle somme che si
elidono ma io credo che il problema di Sanremo non siano né Baudo né
Chiambretti, mi divertono insieme, ma gli autori e la musica: è uno show con
tempi che non funzionano. Bisogna rimettere al centro la competizione. Poi io
non saprei condurre, non so come si faccia: a occhio punterei sulla grande qualità,
e terrei insieme con coraggio. Vale anche per laici e cattolici
nel Pd: è questo il nodo, non si può eludere. Chi li sa far convivere ha fatto
la rivoluzione, ha vinto". Veltroni le ha chiesto di entrare in lista?
"No, mi aveva chiesto di entrare nella Costituente ma le cose le deve fare
chi le sa fare. A me piace che la politica sia un mestiere". Eppure le
liste sono piene di candidati "simbolo" della società civile: la
politica di mestiere è diventata casta. "Quando la politica considera gli
elettori un pubblico diventa uno spettacolo. Questo purtroppo è già successo.
Ora bisogna uscire da lì e se ne esce vincendo: è un crinale, devi usare tutti
gli strumenti utili basta che tu abbia chiaro dove stai andando. Siamo sul
crinale, camminiamo sul crinale. Anche qui: è importante puntare tutto sulla
luce e bisogna averne una". La sua luce? "Passo un momento di vita
molto intenso. Ho perso da poco mio fratello. è stato
un lutto grave, inutile che glielo spieghi. Però ho capito che avere di fronte
qualcosa rispetto a cui non posso far niente, in un certo senso mi rilassa. è
un cammino inevitabile. Si può solo andare avanti. Diventi più grande, un po'
più vecchio. Un po' più capo famiglia. Devi trovare il tuo numero su cui
puntare tutto. Non ne esci, non vai da nessuna parte se non giochi su
quello".
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII -
Firenze "Musica e teatro sono queste le ali di noi esseri umani"
Bibbia, Corano, Simone Weil, Emily Dickinson: il prete-contro oggi alla
Limonaia di Sesto con una lettura scenica ROBERTO INCERTI FULVIO PALOSCIA
"L'altra sera ero a cena con una decina di ragazze nigeriane uscite dal
racket della prostituzione. Mentre parlavamo, ho cominciato a battere le mani
sul tavolo. E' bastato questo perché si mettessero a
ballare. La gioia che animava i loro movimenti aveva qualcosa di divino. Una
volta mi chiesero: come mai Dio ha dato le ali ai moscerini, e a noi no? Ma noi
esseri umani le ali le abbiamo eccome. Sono la musica. E il teatro". E
allora eccolo su un palcoscenico Don Andrea Gallo, il prete che non ti aspetti:
inviso alla Chiesa perché comunista, abortista, perché contro il celibato del
clero e favorevole alle droghe leggere, alle unioni gay. Stasera è alla
Limonaia di Sesto (v.le Gramsci, ore 21, 13 euro, info 055/440852) protagonista
di Esistenza, soffio che ha fame: una lettura scenica
"sulla laicità che accetta qualsiasi spiritualità e sulla spiritualità
come coscienza globale, unità mondiale, famiglia universale".
Cristianesimo, buddismo, induismo e grandi pensatori laici si alternano in uno
spettacolo che attinge alla Bibbia ma anche Corano, al Bhagavad Gita, a Emily
Dickinson e Simone Weil. Con lui, l'attrice del Teatro della Tosse Carla
Peirolero, la cantante Roberta Alloisio e il musicista Edmondo Romano.
L'incasso sarà devoluto alla Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don
Gallo. Il suo è un teatro pedagogico? "Sì, se è educativo insinuare dubbi.
Credere o non credere? E se credere, come? Tu, Chiesa Cattolica, ti ricordi
davvero del messaggio di Cristo? Perché continui ad essere autoereferenziale?
Come Qohélet, anche io sono un pastore che gira per le piazze quasi fosse un
giullare. Quindi, salgo sul palco, leggo qualcosa, discuto con il pubblico. E
la gente inizia a prendere coscienza". Lei è il punto di riferimento
spirituale di tanti rocker italiani. "Perché sono un prete di strada, e il
rock è la musica della strada. Perché dico pane al pane, vino al vino. Non c'è
mai moralismo nelle mie parole. Non c'è ipocrisia". Il primo ad
accorgersene fu Fabrizio De André. "Le sue canzoni sono la colonna sonora
della mia vita, perché pura sintesi evangelica. Ci accomunava l'ansia di
giustizia sociale, la speranza di un nuovo mondo, la condivisione del dolore
degli ultimi. Fabrizio viveva una spiritualità lacerata. Più conosco Gesù, più
mi allontano dalla Chiesa, mi diceva. Un tema attualissimo: oggi il clero è
sempre più invadente, ipocrita, indifferente. Il mio tributo a Faber è stato regalare a puttane e handicappati i biglietti per il
concerto in suo omaggio qualche anno fa a Genova". Poi sono arrivati Vasco
Rossi, Piero Pelù, la Bandabardò "Hanno tutti una missione. Far divertire.
Il loro è un messaggio di liberazione ma anche di speranza. Vasco, per esempio,
mi ha confessato: se si mi accorgessi che ai miei concerti la gente non è più
felice, smetterei di cantare". Ci sono cattolici
che vedono il rock come musica del demonio. "Dico loro: venite ai
concerti, immergetevi nella folla e vedrete l'energia positiva che si sprigiona
da un palco. E' una sessualità non orgiastica ma liberatoria. Non c'è
psicoterapia migliore di un concerto rock. Quanto ai messaggi negativi, il
pluralismo deve esserci in tutto, anche nella musica. Saranno poi i giovani a
discutere, a elaborare. Questa è la libertà dei figli di Dio". Firenze è
la città dei grandi dissidenti cattolici. Da Don
Milani a Padre Balducci , da Don Santoro e Enzo Mazzi. "Il loro pensiero
si fonda sul primato della libertà che, nella Chiesa cattolica, è dottrina
certa. Chi contraddice questo è il vero eretico. Firenze è una Gerusalemme, un
giardino di pace. A dispetto di un'amministrazione che si schiera contro i
lavavetri. Un sindaco non deve erogare servizi, ma stimolare rapporti tra la
gente". Il suo dialogo con gli emarginati è anche strappo doloroso?
"Come in tutte le storie d'amore, il confronto a volte è lacerante. Ma se
ho un carisma, quello è la fiducia. Anche gli attori sono dei borderline. Sono
come gli zingari. Pur di esibirsi ovunque, accettano tutto. Anche la merda.
Sperando che porti fortuna".
( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
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l'edizione del Ferrara in Sicilia dal feto al fatto Invece di assistere
all'ammutinamento di Baudo a Sanremo (non è l'Italia che non lo guarda più, è
lui che non guarda l'Italia), ho fatto un sogno. Una specie di incubo.
Evidentemente mi angustia troppo la querelle in atto tra
laici e cattolici. Così ho
sognato Giuliano Ferrara giù in Sicilia, nel pieno della campagna elettorale.
Era in un teatro greco, situato nel famigerato triangolo della disperazione
eco-sanitaria, tra Augusta, Priolo e Melilli, dove uno sviluppo industriale
barbaro e un inquinamento mostruoso a base principale di mercurio ha avvelenato
persone e natura. Aumento di infertilità da paura, e di abortività
spontanea, e di malformazioni. Ferrara concionava da retore elefantiaco di
moratorie sull'aborto, e una specie di dolente coro greco di donne in nero
siculo gli intonava: "Le malformazioni dei bambini, che erano i feti che
difendi, sono passate dall'1.5% degli anni 80 al 5.5 del 2000". E ripeteva
straziante "dall'1.5 al 5.5, dall'1.5 al 5.5.". Mi sono risvegliato
dall'incubo ma mi pare di ricordare che poi inseguissero da presso Ferrara
armate di un nodoso bastone. È proprio vero, dal feto al fatto quest'anno la
campagna è rischiosa. Oliviero Beha.
( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
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l'edizione del La candidata: il Pd è pieno di persone convinte dell'esigenza
del dialogo e della sintesi "Se vinco mi batterò per una politica che non
discrimini" di Maria Zegarelli / Roma PAOLA CONCIA "Quando l'ho
saputo? Stamattina, (ieri, ndr) dalle agenzie di stampa". Anna Paola
Concia, 44 anni, manager sportiva, presidente dell'Agenzia regionale per lo
Sport del Lazio, ha saputo così di essere candidata nelle liste del Pd, il suo
partito, come esponente del mondo gayleft. Aveva fatto notizia la sua amicizia
con Paola Binetti, teodem integralista. E ha fatto notizia la rottura di
quell'amicizia quando la Binetti ha votato contro la norma sull'omofobia in
Senato. Stamattina aprirà i lavori, al Ripa Hotel, dell'European Gay and
Lesbian Sport federation che porterà a Roma 150 delegati da tutta Europa. L'ha
saputo dalle agenzie? "Il tavolo Lgb del partito aveva proposto la
candidatura di Andrea Benedino e la mia. Oggi ho saputo che sarò
candidata". Gli omosessuali muovono critiche al Pd: troppa timidezza.
Secondo lei? "Nel programma del Pd c'è il riconoscimento dei diritti delle
persone che convivono e la lotta all'omofobia: partiamo da qui. Poi vedremo se
il parlamento sarà in grado di licenziare una buona legge. Rispetto alle accuse
di timidezza, giro la domanda: cosa stanno facendo di più coraggioso gli altri
partiti?". Concia, lei combatte su più fronti: dentro e fuori il partito.
Si può vincere? "La mia è una battaglia sulla laicità della politica prima
di tutto. E non mi piace fare battaglie contro, preferisco farle
"per". Quella sui diritti degli omosessuali la voglio vincere e so
che per raggiungere questo obiettivo è necessario creare consenso, a cominciare
dal Partito democratico". Franco Grillini e Aurelio Mancuso non ci hanno
creduto... "Io ho creduto da sempre nel Pd, so che è faticoso, ma sono
convinta che l'incontro tra culture diverse può dare i suoi frutti. Il Pd è
pieno di laici, di persone che sono convinte dell'esigenza del dialogo per
arrivare ad una sintesi. Penso che la maggioranza del Pd abbia un approccio
laico ai temi della politica. Il Pd non è Paola Binetti è molto, molto
altro". Non teme che la polemica tra laici e cattolici provochi passi indietro sul
riconoscimento dei diritti civili? "Non credo. Se il Pd vincerà, se sarò
eletta, la battaglia sarà per una politica davvero inclusiva, che non
discrimini. L'importante è che finisca questo teatrino dello scontro tra laici
e cattolici che non ci ha
fatto compiere un solo passo in avanti in tema di diritti civili. Non è
un caso che ancora oggi non c'è una legge per il riconoscimento delle coppie di
fatto. Spero nelle capacità di Veltroni di fare sintesi avanzate e di
continuare nella politica del confronto perché, come dice Zapatero, i diritti
degli omosessuali non tolgono nulla ad alcuno, ma aggiungono civiltà a un
Paese".
( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
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l'edizione del L'INCONTROI gruppi parlamentari del Pd ricordano il leader
democristiano Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare Bruno Gravagnuolo
Aldo Moro capostipite del riformismo di oggi. E anticipatore della democrazia
dell'alternanza, dentro la "legittimazione tra maggioranza e
opposizione". Persino figura chiave di riferimento del "processo
fondativo della democrazia che è il compito del Pd". Commemorazione
"finalizzata", quella di ieri alla Biblioteca del Senato in Piazza
della Minerva, sullo statista democristiano ucciso dalle Br. Con le relazioni
di Alfredo Reichlin, Leopoldo Elia e Walter Veltroni, e gli interventi di
Antonello Soro e Anna Finocchiaro a nome dei gruppi parlamentari della Camera e
del Senato, che hanno chiuso la loro attività col richiamo ad un anniversario
chiave. E però, ricordava Soro, "non il caso Moro, coi suoi clamori e le
sue dietrologie", bensì la politica di Moro. Le intuizioni e l'eredità.
Apre Reichlin, che fa di Moro un Giolitti del dopoguerra. Questioni analoghe
per fasi storiche lontane. Se tra fine e inizio secolo c'è con Giolitti il
problema di allargare le basi sociali delle democrazia, superando chiusure
retrive della borghesia italiana, anche con Moro si tratta di "ampliare la
politica alle masse popolari". Prima col centrosinistra. Poi con la
solidarietà nazionale e il compromesso storico, di cui Moro fu interlocutore.
Moro per Reichlin è l'uomo dei "tempi nuovi", che tenta di allargare
le basi ristrette del capitalismo italiano". Mentre "esplodono le
lotte operaie". È il suo "anticomunismo democratico" a fare la
differenza e a spiazzare l'anticlericalismo. Anche dentro
quelle zone del Pci che confondevano "questione vaticana" e
"attenzione ai cattolici". Una distinzione "sulla quale - dice Reichlin -
Togliatti richiamò la mia attenzione", e in linea con "l'umanesimo
laico di Gramsci". Insomma Moro si sporse verso il Pci, oltre la logica
dei blocchi, contrastando minacce internazionali e interne. Le minacce
di quell'Italia, che "come la destra di oggi, non s' era mai riconosciuta
nel patto costituzionale e nelle sue basi popolari". "Abbiamo osato
troppo?, si chiede Reichlin pensando a Moro e Berlinguer. E conclude:
"Oggi abbiamo di fronte lo stesso problema: mettere insieme pezzi di
popolo per la nuova italia". Come diceva Scoppola: "il Pd incarna il
processo fondativo della democrazia italiana che subì un grave colpo con
quell'assassionio, e che occorre portare a compimento". Ma la famosa
"terza fase"? L'alternativa che Moro vagheggiava? Risponde Leopoldo
Elia, che ricorda le varie fase dell'attività morotea, dalla Costituente, alla
crisi del centrismo, al centrosinistra, fino alla "terza fase". Moro,
per Elia, volle in anticipo il centrosinistra, strappando il consenso a
Giovanni XIII: "facciano pure", disse il Pontefice, contro le
resistenze del cardinal Siri. E volle la collaborazione con il Pci. E però,
spiegò nell'intervista a Scalfari del 18 febraio 1978: "La Dc doveva
uscire dalla gestione permanente del potere, accettare la possibilità di un
avvicendamento. Collaborare transitoriamente col Pci per far fronte alla crisi
- inflazione e ingovernabilità col Pci al 34% - per aprire un'altra fase dopo
la grande coalizione: l'alternativa maggioranza/opposizione". Una sfida
egemonica, imprevedibile nei suoi esiti, con la Dc che non rinunciava a sè...
Ma aperta verso una diversa civiltà politica, senza veti. Sfida stroncata, nel
contesto geopolitico in bilico tra pace e riarmo. Parla Anna Finocchiaro, che
ricorda l'ingrato lavoro fatto col governo Prodi, il risanamento, il tentativo
di chiudere la legislatura con la riforma delle istituzioni. Infine Veltroni.
Che mescola ricordi personali e politica attuale. "Ascoltando il suo
ultimo discorso parlamentare del 28 febraio
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Assenti Pezzotta e
Roccella, candidati alle elezioni. Il raduno domenica in 1.350 piazze Ritorna
il popolo del Family Day "Due milioni di firme per meno tasse"
"Siamo laici, abbiamo mandato le nostre petizioni a tutti i candidati
premier" ORAZIO LA ROCCA ROMA - Torna domenica in piazza il popolo del
Family Day al grido di "un fisco a misura di famiglia". Ma con
intenzioni ancora più ambiziose rispetto alla prima edizione dello scorso anno
quando al grande raduno di piazza San Giovanni in Laterano, a Roma, i
partecipanti furono oltre un milione. Non ci saranno, per motivi di
opportunità, i due portavoce ufficiali del 2007, Savino Pezzotta ed Eugenia
Roccella, candidati alle elezioni del 13 aprile, il primo con la Rosa Bianca e
la seconda con il Popolo delle Libertà. Stando a quanto filtra dalla sede
romana del comitato organizzatore - il Forum delle Associazioni Familiari -,
tra le adesioni spiccano finora i nomi dei campioni olimpici Sara Simeoni e
Carmine Abbagnale e del regista Giulio Base. Ma l'elenco è destinato a crescere
con possibili altri inserimenti di testimonial del mondo dello sport e dello
spettacolo. Se all'esordio l'iniziativa - col tacito consenso dei vertici della
Conferenza episcopale italiana - fu dedicata al tema delle politiche familiari
- sintetizzato nello slogan "Più Famiglia" - senza toccare aspetti
particolari, la seconda edizione sarà dedicata esclusivamente al fisco. Il
manifesto ufficiale porta, infatti, il titolo: "Meno tasse per chi ha
figli. Mettiamoci una firma". Rispetto al 2007 ci saranno altre novità, a
partire dalla formula dell'evento: non ci sarà solo un raduno, ma se ne
svolgeranno contemporaneamente
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Accordo Rosa
Bianca-Udc Casini candidato premier Montezemolo: "Non esistono solo due
poli" Pezzotta coordina- tore, Tabacci fa un passo indietro. La
benedizione di Forlani all'intesa FRANCESCO BEI ROMA - A leggere le centinaia
di commenti lasciati dal popolo della rete sul blog di Bruno Tabacci, il
matrimonio tra Rosa Bianca e Udc non s'avrebbe da fare. Tuttavia ormai il dado
è tratto e così, anche se in un clima da separati in casa, con Gianfranco Fini
che ironizza ("più che un centro, mi sembra un centrino") ormai è
chiaro che gli spezzoni del centro andranno insieme alle Politiche: Casini
premier, simbolo unico con lo scudocrociato, Pezzotta "coordinatore"
della costituente. E' dai rosabianchisti che arriva, all'ora di pranzo, il via
libera all'intesa elettorale. L'ufficio politico della Rb delibera di
"concorrere alla costituente di centro, da portare avanti assieme agli
amici dell'Udc, agli ex popolari e alle associazioni laiche
e cattoliche". Resta inteso però che la Rosa bianca "parteciperà con
proprie liste autonome alla tornata amministrativa sia in quella regionale
siciliana, che nelle maggiori città". Un modo per tenersi alla larga da
Totò Cuffaro, capolista dell'Udc nell'isola, e dall'accordo su Raffaele
Lombardo. Nella riunione ristretta con Baccini e Pezzotta, Tabacci
motiva così il suo passo indietro da candidato premier: "Ragazzi, se
Casini fosse andato ad Arcore noi avremmo avuto davanti un'autostrada. Ma così,
presentandoci divisi, faremmo solo un favore al Cavaliere. A questo punto l'unica
è fare una cosa insieme all'Udc, altrimenti rischiamo di affossare per sempre
il progetto di scardinare questo bipolarismo". Al quartier generale
dell'Udc Casini fa ragionamenti simili: "Il mondo cattolico e quei settori
imprenditoriali che guardano a noi con simpatia, penso anche a Montezemolo,
riterrebbero incomprensibile una divisione al centro". Casini non parla a
caso di Montezemolo. Perché proprio dal presidente uscente di Confindustria
arriva una sorta di endorsement verso la nuova formazione politica: "Non
ci sono soltanto due schieramenti, mi sembra che ci siano anche altre nuove
realtà". Quindi via con l'accordo che dovrebbe essere ufficializzato oggi
o domani, anche se al posto della sigla Udc nel simbolo non dovrebbe comparire
la scritta "costituente di centro", perché "altrimenti i nostri
esperti di marketing ci fucilerebbero". La candidatura di Casini viene
indirettamente benedetta dall'anziano Arnaldo Forlani, garanzia del marchio
democristiano doc, che addossa a Berlusconi "le maggiori responsabilità
nella divisione intervenuta sul centrodestra", perché "spettava
soprattutto a lui consolidare un accordo che già c'era". Secondo l'ex
segretario di piazza del Gesù si tratta ora di "rafforzare l'Udc e formare
un partito di centro più largamente rappresentativo". E' tuttavia nei
dettagli che si annida il rischio di una sbandata all'ultima curva. Prova ne
sia la prudenza di Savino Pezzotta, che da sindacalista è abituato a cantar
vittoria solo con l'accordo in tasca. "Calma - dice l'orso bergamasco - , con
l'Udc stiamo discutendo, si sono fatti passi avanti, ma l'accordo non è chiuso.
Non abbiamo ancora definito le candidature ed il simbolo". In linea di
massima ai rosabianchisti dovrebbe andare un 25% di posti nelle liste, ma si sa
che alcuni seggi sono più sicuri di altri e quindi "si continua a trattare
nelle prossime ore". C'è poi la questione degli organigrammi. Va bene
Casini premier, ma il resto? All'Udc non è andata giù la "fretta" con
cui Mario Baccini ha nominato sul campo Pezzotta segretario della costituente
che dovrà portare - dopo le elezioni - al partito unitario. E allora Lorenzo
Cesa che fine farà? Ecco allora il vicesegretario centrista Michele Vietti
rimettere a posto le cose: "L'Udc e il suo segretario Lorenzo Cesa in
prima persona stanno lavorando per allargare il consenso sulla candidatura di
Pier Ferdinando Casini a premier". Punto. Intanto prosegue la campagna di
Berlusconi per far terra bruciata intorno ai centristi. Ieri il Cavaliere è
riuscito a portarsi via il calabrese Pino Galati, l'ex sottosegretario noto per
il suo matrimonio "misto" con la leghista bergamasca Carolina
Lussana.
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura Emergono
dagli archivi gli appunti di una drammatica riunione L'ULTIMA MEDIAZIONE DI
ALDO MORO A fine febbraio di trent'anni fa lo statista convinse i deputati dc
ad accogliere i comunisti nella maggioranza. Alcuni giorni dopo sarebbe stato rapito dalle Br AGOSTINO GIOVAGNOLI Trent'anni fa, il
28 febbraio 1978, Moro tenne il suo ultimo discorso pubblico, pochi giorni
prima di essere rapito. Quello che è poi diventato il suo testamento politico
fu pronunciato in un'occasione straordinaria: l'assemblea di deputati e
senatori della Dc convocata per decidere se inserire i comunisti nel governo o
escluderli, pretendere nuove elezioni anticipate - le terze in pochi anni - ed,
eventualmente, passare all'opposizione. Moro pronunciò un lungo e complesso
discorso di mediazione, tipico di uno stile da molti considerato bizantino e
oscuro e perciò oggetto, proprio in quei giorni, delle critiche della stampa.
Ma dietro quel discorso si nascondeva una posizione netta: sarebbe stato sbagliato andare alle elezioni e si dovevano
accogliere, almeno in parte, le richieste comuniste, facendo entrare il Pci
nella maggioranza. Lo mostrano gli appunti vergati durante quella drammatica
assemblea ed ora conservati, insieme ad altri importanti documenti, nelle carte
Moro presso l'Archivio Centrale dello Stato. Con una scrittura non facilmente
decifrabile, egli annotò in fretta le sue risposte alle obiezioni di quanti
volevano svincolarsi dalla coabitazione con i comunisti. L'analisi era lucida,
stringente. Dopo il referendum sul divorzio del 1974 e le disastrose elezioni
regionali del 1975, nelle politiche del 20 giugno 1976 quello ottenuto dalla Dc
era stato un "successo insperato" (che, nel
discorso pubblico, si trasformò in una più nobile "vittoria" prodotta
da un "soprassalto di consapevolezza" degli elettori), cui aveva
fatto da pesante contrappeso "un progresso allarmante" del Pci
(mentre Moro parlò poi, in modo più neutro, di "due vincitori"). La
conseguenza era stata che i due partiti maggiori potevano ora
"paralizzarsi" a vicenda: si trattava di una situazione da cui non si
sarebbe usciti con nuove elezioni che, anzi, avrebbero prodotto un ulteriore
"logoramento". Secondo Moro, non si trattava solo di una scelta
politica obbligata: era anche quella moralmente più valida. In quell'assemblea,
emerse anche il problema del rapporto tra valori ideali e azione politica, una
questione che torna a riproporsi in campo cattolico. Rivolgendosi ai
parlamentari democristiani, Moro manifestò attenzione per motivazioni ideali e
preoccupazioni etiche, ma per lui il giudizio morale non poteva prescindere
dalla realtà delle "cose", anzi dalla "lenta" e
"travagliata" ricerca della "verità" (seppure intesa
limitatamente come "verità politica"). Egli era, infatti, contrario
al compromesso storico, ma invocare "coerenza" rispetto ai propri
valori, "fedeltà" agli elettori, difesa della propria
"identità" per interrompere la collaborazione in atto, significava
per lui "ridursi alla testimonianza", "arrendersi",
"ritirarsi", mancare di "coraggio", tradire cioè le proprie
responsabilità verso il paese. Proprio l'ispirazione cristiana, infatti,
imponeva di anteporre il bene comune all'affermazione di un'identità di parte.
Rompere con i comunisti, tra l'altro, avrebbe peggiorato la condizione dei cattolici. Il rapporto con il Pci, infatti, aveva attenuato
il pesante isolamento cui la Dc era stata costretta dalla decisione dei
socialisti di interrompere definitivamente l'esperienza di centro-sinistra. A
più di due anni da quella decisione, Moro tratteneva ancora a fatica la sua
irritazione: "si può rispettarli, si deve rispettarli", concedeva, ma
senza dimenticare l'"impatto durissimo del loro agire". Per la prima
volta dal 1947, infatti, la Dc non era più in condizione di formare una
maggioranza politica organica (almeno "al momento" corresse
nell'ultima stesura): il tramonto della centralità democristiana - su cui
avrebbe insistito anche negli scritti della prigionia - più che dai successi
comunisti dipendeva dunque dai socialisti. Moro intuì che questi speravano di
intercettare i movimenti della società italiana formando, insieme a nuove forze
emergenti, un forte polo laico e comprese che si stava
preparando una trasformazione del panorama politico italiano. (Non riuscì
invece ad immaginare che sarebbe stato anche largamente superato "il primato di una ventina di
partiti" allora detenuto dall'Olanda, su cui egli ironizzò proprio durante
quell'assemblea).
( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Democrat la sfida
lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali Scegliere tra radicali e cattolici è roba vecchia Non sappiamo se Veltroni avesse
previsto la semirivolta dei cattolici del Partito
democratico di fronte all'accordo con i radicali. E se quindi avesse lanciato
una sfida voluta e ponderata. Ma in ogni caso, se si guarda ai fatti, bisogna
dire che la sfida c'è stata, e, per ora, ha avuto successo. L'assemblea
convocata dai popolari - ma rappresentativa di tutti i gruppi cattolici, con l'eccezione dei prodiani - ha segnato un
indubbio successo del leader; e, se ci è consentito dirlo, anche un punto a
favore dei cattolici, che hanno saputo evitare
estremismi e nervosismi. Con ciò certamente non si vuol dire che i problemi non
ci saranno e non saranno di difficile soluzione. È importante però che sia
stata nettamente chiusa la porta ai veti così come alle rivendicazioni o ai
complessi minoritari. Ed è altrettanto importante che il discorso di Veltroni
abbia segnato, pur con la prudenza necessaria, alcuni punti molto chiari: la
necessità di trovare forme di convivenza politica tra diversi, l'affermazione
dell'autonomia della politica e della sua responsabilità di decidere, il rifiuto
di un uso strumentale della libertà di coscienza come puntello di una politica
puramente identitaria. La scelta del Pd di candidare
esponenti di battaglie laiche come i radicali e Veronesi è stata vista come un
tipico esempio del "ma anche" veltroniano. È una lettura troppo
facile. Anche in questo caso c'è una scelta netta e chiara, altrettanto chiara
di quella fatta sui temi economici, inimmaginabile se solo si ricorda la
vicinanza di Veltroni al correntone. Ma in questo caso la scelta non è e
non può essere per l'una o per l'altra posizione. Chi chiede al Pd di scegliere
o i radicali o i cattolici è fuori tempo e fuori
registro. La scelta - del tutto analoga a quella che si fa nei grandi partiti
europei - è per un soggetto politico capace di contenere posizioni diverse non
perché è un caravanserraglio, ma per una autentica incorporazione del
pluralismo. L'obiettivo quindi non è una impossibile sintesi etica, ma
l'autonomia della decisione politica. Sembrano banalità, ma nella politica
italiana purtroppo non lo sono, e non lo sono state soprattutto in questa
ultima convulsa legislatura, che ha reso evidente, se ce ne fosse stato bisogno, che soggetti politici deboli sono in balia
delle rivendicazioni identitarie di gruppi e gruppetti e perfino di singoli
individui. Solo un soggetto forte può farsi carico di soluzioni equilibrate tra
le diverse sensibilità etiche e tra le diverse identità. È una scommessa,
naturalmente: una scommessa tra le tante della prossima legislatura. Ma nella
sfida che Veltroni ha lanciato alle pigrizie intellettuali e ai riflessi
condizionati del mondo cattolico, così come ne ha lanciate tante a tante altre
pigrizie e riflessi condizionati della sinistra, c'è anche un'altra scommessa,
non meno importante. Che è quella di andarsi a cercare con fiducia il voto
degli elettori cattolici, scavalcando le tante
cattedre e lobby di cui è ricco il panorama politico-culturale. Così come punta
a conquistare il voto di tanti elettori di centro, il Pd punta al voto di tanti
elettori cattolici, al di là dei veti e delle
scomuniche. È la scommessa di tutta la campagna elettorale. Si vedrà se gli
elettori cattolici esprimono un voto diverso dagli
altri o se - come del resto fanno pensare i sondaggi - esprimono, come tutti
gli altri cittadini, un voto le cui motivazioni principali sono non tanto la
posizione sull'aborto o sulla vita, ma il complesso mix delle questioni
economiche, fiscali, di sicurezza, e la credibilità del partito e del candidato
premier nel comunicare un messaggio di fiducia nel futuro del paese. La stessa
scommessa, del resto, la sta facendo dall'altro lato Berlusconi, con la
decisione - anche questa una sfida - di rifiutare l'apparentamento con Casini.
È un percorso di razionalizzazione della politica italiana, che alla fine
potrebbe vedere la presenza dei cattolici arrivare a
dinamiche simili a quelle riscontrabili negli altri paesi europei. Dove la fede
religiosa può certamente essere una importante componente della scelta
politica, ma non può sovrastare l'autonomia della politica, né sostituirsi
all'esercizio collettivo e individuale della responsabilità del legislatore.
29/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Fantasmi un nodo
irrisolto Per il Pd il socialismo italiano è una specie di ombra di Banco Però
all'inizio c'è stato il rifiuto sbagliato dello Sdi
Osservando questo primo scorcio di campagna elettorale dedicato alla formazione
delle liste, alle alleanze e alle anticipazioni programmatiche, è difficile
sottrarsi a una impressione diffusa che sollecita qualche riflessione: il
berlusconismo inteso come politica dell'immagine, dell'esaltazione mediatica,
degli effetti speciali, degli slogan più indirizzati a colpire la fantasia dei
potenziali elettori che a convincerli; la concezione del partito-movimento che
si identifica in modo totalizzante con la sua leadership rischia di
"dilagare"; di divenire se non egemone, dominante (salviamo
storicamente e culturalmente la differenza gramsciana tra egemonia e dominio).
L'onda lunga della cultura-anticultura berlusconiana sembra, insomma, aver
fatto proseliti anche tra coloro che l'hanno sempre avversata prima ancora che
sul terreno politico, proprio su quello culturale. Intendiamoci, è evidente la
differenza esistente fra il consumismo mediatico del berlusconismo e la
consapevolezza della post-modernità del Pd. Ma il rischio che le linee di
confine si annebbino e si sovrappongono c'è ed è anche forte. È possibile che
questo possa essere il rischio da correre per mettere in campo con il Partito
democratico una sfida innovativa in un panorama politico della sinistra
altrimenti immobile e, almeno in parte, obsoleto. È possibile e, naturalmente,
augurabile che una scelta siffatta porti voti; ma si deve essere consapevoli
che il rischio di pagare un prezzo in termini di cultura politica e di
concezione della democrazia è alto, molto alto. Mettere fine alla
demonizzazione dell'avversario considerandolo tale e non un nemico è un bene,
anzi un gran bene; ma non fino al punto di annebbiare le rispettive identità.
Negli anni '90 abbiamo già vissuto una stagione all'insegna di un nuovismo
senza innovazione. Il risultato è il quindicennio che abbiamo alle nostre
spalle: una transizione permanente che è all'origine dell'attuale crisi
sistemica dell'Italia. Il rinnovamento generazionale è doveroso, utile e
necessario. Mettere ai primi posti nell'ordine di lista giovani imprenditori e
giovani ricercatrici senza che possa esserci la controprova del giudizio
popolare è pur sempre una scelta giusta, a condizione però di avere la
consapevolezza del limite di innovazione che essa incorpora trattandosi di
candidati-nominati. Lo sforzo di innovazione nei punti programmatici presentati
da Veltroni è evidente e pienamente apprezzabile. Ma è difficile sottrarsi
all'impressione che, nella realtà, tali contenuti non prendano corpo nella
formazione delle liste e delle alleanze. La scelta di Veltroni di costruire un
Partito "a vocazione maggioritaria" è stata giusta, coraggiosa e
seriamente innovativa. Ma non si può negare che a partire dall'accoglienza data
nelle liste del Partito democratico alla pattuglia radicale, all'alleanza con
il simbolo di Di Pietro e, per converso, alla negazione di un'analoga alleanza
con i socialisti, fa sì che su di esso gravino ombre su cui è utile riflettere.
Il superamento della divisione tra laici e cattolici è uno degli asset fondamentali
su cui è nato il Partito democratico. Esso va ricercato e costruito attraverso
una forte e complessa elaborazione culturale e politica più che in una
composizione di liste a cui partecipino esponenti delle posizioni più
estremiste di un fronte e dell'altro. La scelta poi dell'apparentamento
con la lista Di Pietro induce a più di una riflessione. Sembra difficile
pensare che essa sia stata fatta solo per ragioni numeriche, anche se in
campagna elettorale i voti pesano. Il rischio è che da un lato si sia di fronte
a un riflesso condizionato di una vecchia cultura giustizialista, dura a
morire, (che è cosa diversa della cultura della legalità); e che dall'altro
lato si voglia accarezzare il pelo all'antipolitica grillesca. Da ultimo ma non
ultima la questione socialista. Debbo dire che le preoccupazioni più volte
espresse sul deficit di cultura liberal-socialista nel processo fondativo del
Partito democratico si sono andate acuendo nel corso del tempo. So bene che vi
sono ragioni che in parte rappresentano scusanti oggettive: l'errore, dello Sdi
ora Ps, di chiamarsi fuori dal processo costituente del Partito democratico,
rinunciando così a far pesare la forza della tradizione e della cultura
innovativa del socialismo liberale che in Italia, aveva, con lungimiranza,
anticipato elaborazioni politico-programmatiche che sono oggi patrimonio di
tutto il centro-sinistra democratico-riformatore sia laico che cattolico. Ma
questo errore politico dei socialisti organizzati nello Sdi non nasconde il
fatto che il gruppo dirigente del Partito democratico ignori, se non respinga,
nei fatti, anche al di là dello stesso rapporto con lo Sdi, ogni contributo
culturale e politico che sia figlio dell'esperienza del socialismo militante
italiano, vissuto con una sorta di "ombra di Banco" che si ritiene
meglio cancellare piuttosto che, analiticamente, elaborare, storicamente e
politicamente. 29/02/2008.
( da "Liberazione" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Oltre all'operaio
Thyssen, una precaria e una dipendente Asl. Polemica con l'Arcigay: "Paola
Concia nelle liste per difendere gli omosessuali" Con tre nuovi candidati
il Pd si crede "il partito del lavoro" ma anche dei gay Romina Velchi
Rush finale sulle candidature e sono ore febbrili. Sì perché con il
"porcellum" tutto è in mano alle segreterie di partito. Le quali
devono vedersela con, nell'ordine: correnti da accontentare; parlamentari
uscenti da rieleggere; regole ed eccezioni alle regole; equilibri da garantire.
E poi bisogna trovare posto (a scapito di qualcuno, ovvio) per "nomi
nuovi" della cosiddetta società civile (sennò troppa casta!):
imprenditori, lavoratori genericamente intesi, professionisti, gente dello
spettacolo, intellettuali, giovani, gay. Con, infine, una spruzzatina di rosa.
Dura lex, sed lex. Perché i leader sanno che proprio sulla scelta dei nomi si
giocano già un buon pezzo di campagna elettorale. Ed è ovvio che per
accaparrarsi i posti sicuri è una vera e propria guerra. Si vedano i giorni di tensione in casa Pd tra laici e cattolici. Mercoledì Veltroni ha tentato di rassenerare il clima tendendo
la mano agli uni e agli altri. Però ha anche annunciato due nuove candidature
cattoliche, con il risultato di scontentare i non credenti, che adesso vedono
il partito sempre più paurosamente sbilanciato (vista la già massiccia presenza
nelle liste di nomi del mondo cattolico). Va da sé che tenteranno di
avere più spazio. Insomma, va bene i temi etici, ma ora a tenere banco sono i
molto più terreni temi del "chi corre dove". Questo è anche il campo
sul quale si consuma lo scontro sotterraneo sul nome di Silvio Viale (il medico
per primo ha sperimentato in Italia la pillola Ru486) che i Radicali vorrebbero
nei loro nove candidati, ma che è contrastato dalla
teodem Binetti (ma anche dalla laica Bresso). Non bastasse, ci si mettono anche
i segretari regionali, i quali naturalmente vogliono avere voce in capitolo.
Veltroni, ma soprattutto Franceschini e Bettini, saranno impegnati con loro
fino a domenica, ma già c'è chi si lamenta. Gianluca Susta, dell'ufficio
regionale piemontese, per esempio non ha approvato la candidatura, scelta da
Veltroni in persona, di una operatrice ospedaliera di Novara: "Nulla di
personale - dice Susta - ma perché non si sono concordate le candidature con le
strutture territoriali? Queste logiche fanno impallidire il
"Cencelli"". La candidata in questione è Franca Biondelli, che
l'ex sindaco ha presentato ieri nella sede romana del Pd, insieme con altri due
nomi: quello già noto di Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvisuto alla tragedia
della ThyssenKrupp, e quello nuovo di zecca di Loredana Ilardi, impiegata in un
call center di Palermo, che a 33 anni guadagna 700 euro. Tre nomi per
dimostrare, dice Veltroni, che il Pd "è il partito del lavoro, dell'Italia
che produce ed è del tutto naturale che ci siano nelle liste lavoratori insieme
con imprenditori". Poi, ovviamente, non si possono dimenticare i big, a
partire dai ministri uscenti. In attesa del quadro definitivo, già si sa che
D'Alema sarà capolista per la Camera in Puglia, Rutelli in Umbria (hai visto
mai non sia eletto sindaco), Bersani e Letta in Emilia Romagna, Pollastrini e
Lanzillotta in Lombardia, Chiti, Bindi e Realacci in Toscana (dove si fa il
nome anche del prefetto Achille Serra; un altro prefetto, Luigi De Sena,
correrà in Calabria), Turco forse in Abruzzo, Fioroni, Gentiloni (e Melandri)
nel Lazio, Damiano, Fassino e Bonino in Piemonte. Marini sarà capolista al
Senato, mentre Parisi è dato in Sardegna. In Campania, infine, si profila una
sfida tra ex Dc: Follini sfiderà come capolista al Senato probabilmente De
Mita, traslocato nella Rosa di Pezzotta. E siccome la battaglia elettorale è
all'ultimo voto, ecco che anche gay e lesbiche diventano oggetto di scontro.
Annunciando la candidatura di Paola Concia, a dimostrazione che i diritti degli
omosessuali saranno difesi nel Pd, Veltroni grida alla
"malainformazione": "Non è vero che il Pd non porterà gay in
Parlamento". Peccato che "allo stato attuale
non vi è nelle liste di nessun partito - dice in una nota Riccardo Gottardi,
segretario nazionale di Arcigay - una reale rappesentanza del movimento
gay-lesbico italiano". Una "significativa presenza" di gay e
lesbiche ci sarà sicuramente, invece, nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Lo
assicura il candidato premier Bertinotti, mentre Franco Giordano, segretario
del Prc, fa i nomi di Titti De Simone e Wladimir Luxuria, che saranno
riconfermate. Anche se, precisa Giordano, "stiamo ancora discutendo".
Oggi, infatti, il Comitato politico del Prc si riunirà per approvare le liste
dei candidati e decidere eventuali deroghe. 29/02/2008.
( da "Liberazione" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Il simbolo della
"costituente" sarà lo scudocrociato Udc-Rosa bianca accordo al centro
Casini premier Frida Nacinovich Tutti i salmi finiscono in gloria. Il detto
fotografa perfettamente il centro post-democristiano. La "Rosa
bianca" corre in soccorso dei fratelli dell'Udc. Ricongiungimento
familiare. Per amore e per interesse. Perché non è facile sopravvivere alla
legge elettorale targata Calderoli. E lo è ancor meno se i due nuovi partitoni
- il piddì e il Pdl - hanno deciso di correre in solitaria. Di non fare
prigionieri. Così lo scudo oscura la rosa. La linea politica di Mario Baccini e
Bruno Tabacci vince, quella di Pireferdinando Casini paga. Pesa sul piatto
della bilancia l'unico scudocrociato esistente sul mercato della politica
italiana. Scudocrociato sia. Il depositario del simbolo Pierferdinando Casini
diventa automaticamente il candidato alla presidenza del Consiglio. Tabacci se
ne farà una ragione. Probabilmente l'ha già fatto. L'ex collega di partito -
oggi ex avversario - Casini è un volto più riconoscibile del suo. Anche questo
conta nell'epoca della politica spettacolo. Il via libera all'accordo arriva in
tarda mattinata, dopo un lungo e tormentato vertice della "Rosa
bianca" negli uffici di via Ludovisi 35. Il comunicato è di poche righe ma
eloquente. Soprattutto è il semaforo verde che in via Due Macelli, sede
dell'Udc, aspettavano dalla scorsa notte. "L'ufficio politico della
"Rosa bianca", riunito per esaminare la situazione politica - recita
il comunicato - ha deliberato di concorrere alla Costituente di centro assieme
agli amici dell'Udc, agli ex popolari e alle associazioni
laiche e cattoliche". Fumata bianca, più bianca di così non si può.
""Rosa bianca" e Udc correranno insieme - assicura Tabacci - è
stata una decisione sofferta ma convinta". L'ex candidato premier farà un
passo indietro in favore di Casini, il figliol prodigo è tornato.
"Nel lungo termine c'è la costruzione di un nuovo soggetto politico, nel
breve, per le politiche, la presentazione di una lista unitaria". Lo
schema dell'accordo? Casini aspirante presidente del Consiglio, mentre l'ex
leader cislino, Savino family day Pezzotta, sarà il segretario della nuova
formazione centrista. Il balenottero bianco avanza. Il nome che gli elettori
troveranno sulla scheda elettorale sarà "Costituente di centro per
Casini". Il vicepresidente del Senato, Mario Baccini - che dell'accordo è stato il vero deus ex machina e che nelle prossime ore
potrebbe sciogliere la propria riserva sulla candidatura per il Campidoglio -
spiega: "Casini premier e Pezzotta ci guiderà nella costituente del
centro". Poi il boccone amaro per Tabacci: "Farà un passo indietro
per farne due avanti, con la nascita della costituente di centro". La
"Cosa bianca" torna insieme sotto le insegne elettorali dello
scudocrociato. Mentre alle amministrative, spiegano fonti della "Rosa
bianca" i due partiti dovrebbero andare separati e con i propri simboli
(in Sicilia soprattutto perché l'Udc cuffariano si presenta insieme al popolo
berlusconiano delle libertà). Rimangono i problemi sulle candidature, che
peraltro stanno impegnando in queste ore tutte le coalizioni. Baccini spende
parole nobili: "Ci siamo lanciati nel progetto della "Rosa
bianca" senza paracadute. Figuriamoci se ora ci mettiamo a lottare per chi
entra e chi no in Parlamento". Ma è ovvio che la battaglia per le liste
sarà dura. Come finirà? I bene informati di cose centriste dicono 75% di posti
all'Udc, 25% ai rosabianchisti. Infine Ciriaco De Mita: il reprobo del piddì di
Walter Veltroni su cui era stato impostato l'inizio di accordo. "Mi auguro e faccio a lui un
appello" conclude Baccini "perché faccia parte del nostro
progetto". Un appello che il vecchio leader Dc difficilmente farà cadere
nel vuoto. Ricapitolando: Marco Follini era nell'Udc ora è nel piddì, Carlo
Giovanardi era nell'Udc ora è nel "Popolo delle libertà". Invece
Bruno Tabacci e Mario Baccini avevano lasciato l'Udc per fondare la "Rosa
bianca", ora l'Udc di Pierferdinando Casini li ha ritrovati. Acrobatiche
evoluzioni dell'eterna diaspora democristiana. Come dice un altro proverbio:
"Primum vivere, deinde philosophari". 29/02/2008.
( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Roma Dopo il partito
dei candidati giovani ma anche dell'ottantenne professor Umberto Veronesi, dei laici ma anche dei cattolici, ieri è toccato al partito dei lavoratori (ma anche, lo sappiamo
dall'inizio della campagna elettorale, dell'imprenditore figlio di imprenditori
Matteo Colaninno). Ieri mattina a Roma, in una pausa di poche ore del suo
fittissimo tour elettorale, Walter Veltroni ha presentato tre nuovi candidati
delle liste del partito democratico. Si tratta dell'operaio della
Thyssen Krupp Antonio Boccuzzi, l'unico superstite del rogo della fabbrica
torinese, della dipendente di una Asl piemontese Franca Biondelli e di Loredana
Ilardi, lavoratrice di un call center di Palermo. L'obiettivo, ha spiegato il
leader Pd, è "portare in parlamento forze e energie della società e essere
il partito dell'Italia che lavora". Veltroni ha scelto Boccuzzi perché,
racconta, lo aveva colpito "la forza e la determinazione e il senso di
responsabilità con cui Boccuzzi aveva rappresentato le ragioni di una battaglia
di tutti per la sicurezza sul lavoro". Boccuzzi si conferma responsabile e
misurato aggiungendo poche frasi senza retorica: "E' il momento di
riportare nelle fabbriche non le parole, ma una politica che lavori per i
lavoratori". "Antonio Boccuzzi è una persona legata ad uno dei
momenti più tragici della storia del lavoro in Italia. Il dramma delle morti
sul lavoro è un'autentica guerra con una responsabilità solo da una parte. Io
mi auguro che non ci siano resistenze per approvare in questi giorni l'articolo
di delega sulla sicurezza del lavoro", ha aggiunto Veltroni. "Ora il
ministro Damiano è molto impegnato per cercare che venga approvato in
parlamento l'articolo di delega sulla sicurezza. E io mi auguro che non ci
siano resistenze da parte delle altre forze politiche". Quanto a Loredana
Ilardi, ha detto Veltroni, "avere 33 anni e guadagnare 700 euro al mese è
lo specchio di un paese dove la precarietà è la prima emergenza sociale".
"Siamo il partito del lavoro", ha detto Veltroni, anche quello
precario, perché la precarietà "non ha nulla a che vedere con la
flessibilità", ha continuato, ripetendo uno slogan del programma, "
ma va affrontata e risolta perchè è un dovere. Come nel '900 era un dovere
lottare contro lo sfruttamento di operai e imprenditori". Il Pd partito
degli operai? "Non si può mettere confini alle aspirazioni", ha
replicato con il consueto fair play Fausto Bertinotti, candidato leader della
Sinistra l'arcobaleno. "Faccio però notare che sarebbe meglio essere non
tanto il partito dei precari quanto quello di chi vuole cancellare la
precarietà". Nel programma democratico, afferma, ci sono " misure
volte ad alleviare il precariato ma non a sradicarlo. La cartina di tornasole è
la legge 30, che ha consentito al crescita della precarietà. Superarla
rappresenta il banco di prova". Franco Giordano, segretario Prc, rincara
la dose chiedendo un limite per gli straordinari. "Voglio solo ricordare
che gli operai che sono morti alla ThyssenKrupp facevano diverse ore di
straordinario: forse anche per questo c'è stata quella tragedia". Sul tema
della sicurezza insiste invece il ministro Paolo Ferrero, assai meno sicuro del
collega Damiano che alla fine i decreti approvati in senato saranno
definitivamente varati. "Sarebbe gravissimo che la legislatura si
concludesse senza dare attuazione a quanto previsto dalle leggi e da quanto
approvato da Palazzo Madama. Non è accettabile che i veti o le resistenze di
Confindustria e delle destre impediscano al governo di fare alcune cose buone
per i lavoratori". Ieri, come ogni giorno, le agenzie hanno la notizia di
un nuovo incidente sul lavoro: un operaio di origini albanesi, di 54 anni, è
morto in una cava a Bagnara di Nocera Umbra, cadendo da una pala meccanica.
( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - "Al Pd non basta essere il partito della buona
educazione tra laici e cattolici. Riconoscere la laicità dello Stato e la rilevanza pubblica
delle religioni è giusto, ma troppo poco. Veltroni ha parlato di laicità
eticamente esigente: ecco, è l'inizio di un percorso. Senza un pensiero nuovo,
senza un metodo condiviso, senza forti valori comuni, il Pd rischia di farsi
travolgere dall'irrompere nella politica di nuove questioni antropologiche".
Pierluigi Bersani è da tempo uomo del dialogo tra la sinistra e i movimenti cattolici. E non a caso accenna alla "questione
antropologica". È la formula che la Cei ha scelto per marcare la propria
svolta negli anni '90. Bersani dice: "La sinistra, con il suo umanesimo,
non deve aver paura di un confronto alto con chi professa la fede in un
Dio-persona. Anche gli scritti di Benedetto XVI su fede e ragione sono
incoraggianti. Purché si tenga insieme ragione e ragionevolezza. E non è
ragionevole, secondo me, arroccarsi sui principi non negoziabili. Dobbiamo
invece negoziare. La politica deve trovare sintesi nuove. Altrimenti sulla
bio-scienza, o sulle manipolazioni della vita, le soluzioni le troveranno i
laboratori cinesi o inglesi e le imporranno al mondo intero". Onorevole
Bersani, la polemica è riesplosa dopo l'accordo tra il Pd e i radicali. È stato giusto farlo? "Non so se l'intesa sarà
conveniente sul piano elettorale. Né se i radicali sono integrabili nel Pd. Ma
un partito come il nostro non può non avere un istinto di apertura. E poi
abbiamo uno statuto, un codice etico, una carta dei valori: il confronto
quotidiano avrà i suoi punti fermi". Non avverte il rischio che, per
includere culture diverse, il Pd riduca il comune denominatore sui valori?
"Sarebbe il fallimento del progetto. Berlusconi ha detto che il Pdl è un
partito monarchico, ma al tempo stesso anarchico sulle scelte di rilevanza
etica. È stato sincero. Noi però dobbiamo tenerci
quanto più lontani da questo modello". Ma come tenere insieme i cattolici che non negoziano sui principi e i laici irritati
per l'"interventismo" della Chiesa? "Eppure c'è spazio, anzi
necessità, di un lavoro comune. C'è una nuova questione sociale, fondata su
inedite e più drammatiche diseguaglianze. C'è bisogno di un nuovo senso civico,
che comprenda una consapevolezza dei doveri. Ma anche sulle questioni che
riguardano la vita e la morte, i limiti della scienza e l'integrità dell'uomo,
dobbiamo e possiamo trovare punti di condivisione. Nel metodo e nel merito. Se
il Pd non fa la sua parte in questa impresa viene meno alle proprie
ragioni". Ammetterà che allo stato è poco più di
un auspicio. "Negli anni '70 la violenza sulle donne rientrava nei reati
contro la morale: oggi nessuno dubita che si tratti di reato contro la persona.
Non sono cambiati i dogmi. È cambiata la cultura. Non è vero che gli steccati
sono per sempre. Peraltro, la società e la scienza è sempre lì a rimettere in
discussione le decisioni legislative". Il cardinal Ruini ha detto che le
scoperte scientifiche impongono una revisione anche della legge 194. "La
legge
( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Montezemolo:
"Non ci sono solo Pdl e Pd" sferzata di confindustria Apertura di
credito al centro di Casini. E parole dure: "L'unica discarica che
funziona sono i cda dei politici trombati" 29/02/2008 Roma. Nessuna
apertura di credito, a scatola chiusa. Nonostante Pd e Pdl facciano a gara per
reclutare imprenditori nelle loro liste, Luca Corsero di Montezemolo non fa
concessioni e lancia un appello alla politica, invitata a dire la verità, a
parlare di emergenza, di crescita zero, aumento del costo della vita, petrolio
euro e materie prime". Il leader di Confindustria non si mostra convinto
dalle proposte dei due grandi in campo e invita a guardare anche altrove.
"Non ci sono solo due schieramenti, mi sembra che ci siano anche altre
nuove realtà", dice Montezemolo. E' un brutto smacco per Walter Veltroni e
Silvio Berlusconi, i sostenitori del "voto utile", cioè a favore dei
due partiti maggiori. Le parole del capo di Confindustria suonano così come un
indiretto sostegno al centrista Pier Ferdinando Casini, lo stesso giorno in cui
prende corpo il "quarto polo" di questa campagna elettorale, attorno
al simbolo dell'Udc che si allea con la Rosa Bianca di Savino Pezzotta, Bruno
Tabacci e Mario Baccini. Casini è il candidato premier mentre il simbolo sarà
quello dell'Udc con il classico Scudocrociato. Dopo una notte travagliata,
nasce così un nuovo soggetto politico di centro con liste comuni, consigliate
dagli ultimi sondaggi positivi. Casini dunque resterà in corsa per palazzo
Chigi e Pezzotta lo affiancherà come segretario del nuovo centro, che in
Campania candiderà però un ex Dc d'annata, quel Ciriaco De Mita, che è stato escluso dalle liste del Pd e ora si prende la sua
rivincita, schierandosi con Casini e Pezzotta. Che fine farà la Rosa Bianca?
Non si scioglierà, anzi correrà con il proprio simbolo per Comuni, Regioni e
Province. Per quanto riguarda alleanze e simboli, i giochi sono praticamente
fatti: il termine per la presentazione scade infatti domenica. Resta un bilico
solo il destino politico del capo dell'Udeur, l'ex Guardasigilli Clemente
Mastella: escluso dall'intesa tra Udc e Rosa Bianca, tratta in queste ore con
Raffaele Lombardo nel tentativo di farsi imbarcare dal Mpa, che in Sicilia e al
Sud si è apparentato con il Pdl. Il quadro dell'offerta elettorale è ora
completo e i programmi sono tutti in fase di decollo. Anche il Pdl illustrerà
oggi il suo per poi sottoporlo al vaglio dei gazebo. In questo contesto, il
richiamo di Montezemolo rimescola le carte e sembra dare una mano al centro di
Casini, che ha scelto di fare proposte realistiche e di basso profilo rispetto
ai due concorrenti più grandi. Ma il numero uno di Confindustria non si fida:
sostiene che "la politica non deve promettere, deve decidere" e
annuncia che lunedì presenterà un suo "decalogo" per chi governerà il
Paese, dopo il voto. Lui in campo non scende. Ma alla politica non fa sconti:
"L'unica discarica che funziona - attacca - sono i consigli di
amministrazione, dove trovano posto i politici trombati. E ci sono aziende
pubbliche che fanno concorrenza ai privati con i soldi pubblici". In
attesa del decalogo di Montezemolo, oggi Berlusconi scoprirà le carte e renderà
pubblico il programma del Pdl, che è stato
sottoscritto anche dagli alleati Lega e Mpa. Si tratta di 35 pagine e sette
punti cardine, denominate missioni, suddivise a loro volta in capitolo. La
prima delle missioni, che si propone il Pdl, è"rilanciare lo
sviluppo" con il fisco, le infrastrutture e le nuove fonti di energia,
centrali nucleari in testa, da mettere in cantiere nei primi cento giorni e
realizzare in cinque anni. Le novità fiscali prevedono: graduale abolizione
dell'Irap; detassazione di straordinari, tredicesime e nuove attività
imprenditoriali; la revisione degli studi di settore, riduzione dell'Iva sul
turismo. Per la famiglie si prevede il ritorno del bonus bebè ma anche
"una casa per tutti", con la costruzione di 100 mila nuovi alloggi di
edilizia economico-popolare e l'accesso a mutui si durata lunghissimi, fino a
30 anni, con rate basse e competitive rispetto agli affitti. Ma il Cavaliere è
costretto a trattare con i cespugli entrati nel Pdl, che sono in fibrillazione
per i posti in lista. Non sono molti. L'intesa con Gianfranco Fini assegna a Fi
il 65 per cento dei candidati mentre ad An andrà il 30 per cento. Ciò che
resta, il 5 per cento, sarà distribuito tra i vari nanetti, che si dovranno
accontentare di una quindicina di seggi. Anche la rossa Michela Vittoria
Brambilla dovrà accontentarsi di due- tre scranni in Parlamento e di una
poltrona di governo. Gianfranco Rotondi però non ci sta e minaccia di rompere
il patto con Berlusconi. Si vedrà. "Non invidio Berlusconi alle prese con
le candidature", dice Veltroni. Il quale però ha i
suoi grattacapi con le liste da bilanciare tra laici e cattolici. Fra i candidati Pd, ci
saranno l'unico operaio sopravvissuti al rogo della Tyssen (Antonio Boccuzzi),
un'operatrice di call center e una lavoratrice Asl di Novara. E, anche sulla
presenza dei gay, Veltroni rassicura: "Non saranno discriminati".
Michele Lombardi 29/02/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Politica Nel segno
del Centro Democratici cristiani: grandi e piccoli, vecchi e nuovi UDC e Rosa
Bianca insieme. Ferrara, avanti con la PRO LIFE. Risorgono pure piccole DC Roma
29 feb. - L'asse di centro sembra assestarsi. UDC e Rosa Bianca correranno insieme
in una medesima lista, alle elezioni del 13-14 aprile. Il premier unico sarà
Casini ma il segretario diventa Savino Pezzotta. Il simbolo sarà quello
dell'UDC con lo scudocrociato-Libertas, salvo "qualche ritocco come la
dicitura Costituente di centro". Con UDC e Rosa Bianca, nei termini che
sono in definizione in queste ore, anche gli amici ex popolari, e quelli delle associazioni laiche e cattoliche. A ore è attesa
la decisione di Ciriaco De Mita, uscito polemicamente dal PD perchè escluso
dalle liste per sopraggiunti limiti di mandato. Intanto Giuliano Ferrara sembra
portare avanti il proprio progetto di Lista PRO LIFE: "Porterò molti
deputati e senatori in Parlamento, altro che lista di testimonianza".
L' “elefantino” afferma tutto ciò in un intervento che sarà pubblicato domani
sul Giornale della Libertà. "Berlusconi - aggiunge Ferrara - non capisce
'quei temi lì', come li chiama lui. Siccome capisce un sacco di altre cose, ed
è un amico fantastico, ho comprensione per lui e cerco di aiutarlo a entrare in
un modo di idee senza il quale la politica non ha senso. Lui recalcitra. Capirà
anche questo, prima o poi". Intanto l'ufficio politico della Democrazia
Cristiana (organizzazione legalmente detentrice del simbolo e del nome della
vecchia DC) di Giuseppe Pizza, riunito nella sede di Piazza del Gesù a Roma, ha
deciso all'unanimità che il partito presenterà proprie liste e propri candidati
in tutte le circoscrizioni della Camera e del Senato, "utilizzando in
esclusiva lo storico simbolo dello Scudocrociato-Libertas". L'ufficio
politico, si legge in una nota diffusa dalla DC, ha quindi dato mandato al
segretario e alla delegazione di "avviare contatti con tutte le forze
politiche disponibili ad una collaborazione sulla base del comune riferimento
ai principi e ai valori del Partito popolare europeo". è Rifondazione
Democristiana di Publio Fiori, la prima tra le piccole organizzazioni politiche
dell'universo cristiano-democratico, a rispondere positivamente alla proposta
del professor Pizza per una lista unitaria sotto il simbolo dello Scudo
Crociato. L'altro Partrito della Democrazia Cristiana, quello di Angelo Sandri,
invece si schiera con il Popolo delle Libertà, a cui afferiscono anche i cattolici più nettamente di Centrodestra, i Cristiani
Liberali di Giovanardi (ex UDC). Leandro Sgueglia politica@voceditalia.it.
( da "Avanti!" del 29-02-2008)
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LETTERA
APERTA A WALTER VELTRONI Le istanze dei laici 29/02/2008 Egregio onorevole
Veltroni, ho sempre ritenuto - a dispetto della mia stessa formazione culturale
personale, ovvero quella di una laicità sinceramente aperta ai valori della
religione - che non sia mai venuta meno, nella nostra società, la funzione
"deterrente" di un verbo millenario come quello del cristianesimo. Tuttavia, ritengo che sussista, da
svariato tempo, anche la questione di una "nuova pastoralità", ovvero
dell'esigenza di nuove forme di assistenza spirituale in favore della società
sostanzialmente sottostimata da istituzioni ecclesiastiche fortemente critiche
nei confronti di ogni genere di moralità spontanea o variamente
"esperienziale". Innanzitutto, la funzione di una religione non
dovrebbe essere di matrice strettamente teologico-intellettuale, bensì quella
di attingere a una più sincera predisposizione verso la cura delle anime
fondata su una fede genuina, aliena da certi "trasalimenti mistici"
tipici della tradizione ecclesiologica o più propriamente temporalista. La
parola di Dio va diffusa tra i fedeli con premura, come se questi
rappresentassero un "gregge", tenendo presente che tutte le grandi
religioni monoteiste contengono un potenziale di solidarietà tra gli uomini che
nessuna divisione o lacerazione potrà mai riuscire a sconfiggere. Una
religiosità innovata avrebbe infatti la possibilità, anche attraverso la
potenza mass-mediatica della nostra epoca, di saltare in un sol colpo passaggi,
filtri e mediazioni, per ricostituire un clima di uniformità di preghiera e al
fine di portare la parola di Dio tra tutti i cittadini di buona volontà, atei o
credenti che siano. Ma deve trattarsi di una religiosità che non escluda, nella
condanna dell'errore, la questione del recupero dell'errante. Le gerarchie ecclesiastiche
dovrebbero smetterla di fornire di se stesse la rappresentazione di un
"fortino sotto assedio", poiché, soprattutto dopo il fallimento
storico del marxismo, quasi nessuno ha intenzione di revocarne il patrimonio
teologico o il magistero ecclesiastico. Quel che, oggi, un laico chiede
veramente è tutt'altro: di approfondire maggiormente quei temi riguardanti i
diritti dei singoli individui e dell'uomo in quanto tale, analizzando senza
condanne aprioristiche i problemi sociali rendendo la religione vero strumento
di dialogo. La questione, per noi laici, è tutta qui: come riuscire a intaccare
un sistema ierocratico invasivo, omnicomprensivo e tendente, per propria
natura, a controllare tutto e tutti al solo fine di proibire, vietare, negare -
come nel caso dell'omosessualità - la natura stessa dell'amore tra esseri
umani? È soprattutto questa la ragione delle incomprensioni che continuano a
ingenerarsi tra la Chiesa cattolica e il mondo contemporaneo: come far
coesistere un'auspicabile riscoperta dello spirito evangelico, della mitezza,
della carità e della misericordia, con una struttura teologico-culturale
oggettivamente distante, strutturalmente complessa, in molti casi addirittura
in contrasto con quello stesso spirito? Una delle questioni dalle quali si
dovrebbe partire, sarebbe quella di riuscire a portare il messaggio evangelico
soprattutto tra i non credenti e tra gli agnostici. Nei confronti di chi non
include, nel proprio orizzonte spirituale, un principio di trascendenza, la
Chiesa dovrebbe porsi il problema di garantire la propria volontà di
contribuire al progresso sociale, all'emancipazione delle categorie oppresse, a
una tolleranza non più accettata di contraggenio. Ma che cos'ha da offrire la
Chiesa di Roma oltre al mito di se stessa, tenuto conto che, nella nostra
epoca, ogni vincolo di proiezione verso il soprannaturale è divenuto
storicamente più debole e non più forte? Qual è la sua proposta sul versante
degli squilibri demografici del Terzo mondo, dato che si rifiuta persino di affrontare
la questione di un contenimento delle nascite o dell'uso dei contraccettivi e
degli anticoncezionali? Per poter attingere a un senso realistico di giustizia,
di carità e di cooperazione, a noi laici appare necessario affrontare
diversamente i problemi della modernità. Occorre, cioé, chiarire con urgenza
che i valori spirituali devono essere anteposti a quelli del benessere
materiale e dello sviluppo economico che, sempre più spesso, vengono elevati ad
unica ragione di esistenza. Una reciproca fiducia tra gli uomini e tra gli
Stati può rafforzarsi solo nel riconoscimento e nel rispetto di un ordine
morale che non necessariamente deve porsi il problema di essere scisso o meno
da Dio, poiché ciò non sta scritto da nessuna parte. Anzi, nel Vangelo, Gesù in
persona ha affermato esattamente il contrario, nell'episodio del centurione. La
Chiesa è una delle istituzioni portatrice e banditrice di concezioni di
convivenza universale. Ma non può continuare a considerarsi la sola a poter
svolgere questo ruolo. I cattolici impegnati in
determinate attività economico-sociali vengono a trovarsi frequentemente in
rapporto con altre persone che non hanno la loro medesima visione etica o
culturale. Ma, in tali rapporti, essi dovrebbero essere i primi a dar prova di
"autovigilanza", al fine di dimostrarsi coerenti con loro stessi e
animarsi di uno spirito di comprensione, di disinteresse e di disponibilità
alla collaborazione per l'attuazione di progetti che siano considerabili come
buoni o, quanto meno, riconducibili al bene. Solo in questo modo la Chiesa
potrà riproporsi effettivamente come "popolo di Dio" e non come
lontano santuario di un potere che decide da solo del giusto e dell'ingiusto.
In un mondo completamente trasformato sotto l'impulso dell'ascesa sociale delle
classi lavoratrici e dell'ingresso della donna nella vita pubblica, diviene
impellente il riconoscimento di tutti i diritti relativi al singolo individuo:
non solo quelli inerenti alla sicurezza materiale e alla libertà di pensiero,
ma anche quelli attinenti a garantire uno sviluppo armonioso e integrale della
sua personalità, rendendo il cattolicesimo pienamente conciliabile con un
principio universale di democrazia. Le ripetute ondate migratorie, sospinte
dalle occasioni di lavoro che i Paesi più ricchi offrono rispetto a società
economicamente meno evolute o sepolte dalle macerie di regimi dispotici,
provocano sradicamento, sottoccupazione, nuove ingiustizie, perdita di
identità. Dunque, i cattolici dovrebbero decidersi a
denunciare con maggior forza che deve essere il capitale a cercare il lavoro e
non viceversa, al fine di offrire a tutti gli uomini la possibilità concreta di
crearsi un avvenire senza essere costretti a trapiantarsi dal proprio ambiente
in un altro. Il raggio planetario delle interdipendenze economiche ha reso
indifferibile il rafforzamento di strutture politiche sovranazionali, nel pieno
rispetto delle singole sovranità dei propri membri, poiché il bene comune
dell'intero universo dipende dalla soluzione di problemi che, per la loro
ampiezza, complessità e urgenza, i soli poteri pubblici delle singole comunità
non sono in grado di affrontare con la prospettiva di arrivare a soluzioni
positive. Se si intende porre mano a tali compiti immani, diviene inevitabile
cercare un dialogo e stimolare nuove intese fra credenti e quanti non credono o
credono solo in parte. Identificare false dottrine di relativismo etico non
significa nulla, in termini di prospettiva, giacché ogni concezione, una volta
elaborata e definita, rimane sempre la stessa, mentre determinati fenomeni
storici, tecnologici, scientifici, socio-economici e culturali, agendo in
situazioni dinamiche incessantemente rinnovantesi, non possono che subire
influssi continui e andare soggetti a mutamenti profondi: chi può veramente
negare che determinati movimenti politici, filosofici o più genericamente
culturali non si facciano interpreti essi stessi di giuste aspirazioni in
favore della persona umana o che non contengano elementi positivi, meritevoli
di approvazione? Il sentiero, in verità, è uno solo, carissimo Veltroni: collocare
la Chiesa sulla linea dell'ecumenismo e del dialogo con il mondo contemporaneo,
affinché essa, anziché continuare a occuparsi prioritariamente di Dio,
comprenda che deve ricominciare a occuparsi degli uomini e dei loro problemi
per come oggi si presentano, uomini vivi, che osano dirsi principio e ragione
di ogni realtà, uomini e donne fatti di carne, come volle essere, prima di ogni
altra cosa, lo stesso Gesù di Nazareth.
( da "Avanti!" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
TUTTE LE
CONTRADDIZIONI DELLA CREATURA DI WALTER Il Partito del lavoro (degli altri)
29/02/2008 Può ben dirsi del Partito democratico quel che un tempo si diceva
della Repubblica italiana "fondata sul lavoro": degli altri. Il
"Partito del lavoro" è, in Inghilterra e altrove, il Partito
laburista. Ma può dirsi tale il Carro di Tespi fondato da Veltroni, il quale
nega di essere mai stato comunista, né (pussa via)
socialista, né socialdemocratico, ma propriamente "democratico",
all'americana, anzi alla Obama. Ma siccome il vecchio Pci non può togliersi la
sua vecchia mania totalizzante, Veltroni imbarca sulla sua Arca di Noè i
rappresentanti di tutto il popolo italiano, quello che - dice lui - lavora e
produce. E così abbiamo: un partito garantista con dentro un partito
ipergiustizialista (Di Pietro e company); un partito laico
con dentro un partito cattolico, anzi confessionale (Binetti, Bindi e compagnia,
cento parlamentari, mica poca roba) e contrappuntato da un partito clericale,
anzi ereticale, come il partito radicale; un partito sindacale (Damiano,
Grandi), ma anche confindustriale (Matteo Colaninno); un partito di
cooperatori (Unipol), ma anche delle banche (dovrebbe essere messa in lista
nientemeno che la moglie del banchiere Profumo, amministratore delegato della
più potente banca di Italia); un partito di girotondini e dei pacifisti, ma
anche di prefetti e poliziotti (Serra, De Sena). Proseguendo l'antica
tradizione del Pci, le liste del Pd sono poi piene zeppe di vedove, orfani,
scampati e vittime di tutti i tipi: della mafia e del terrorismo, della
polizia, del lavoro, indifferentemente, l'importante è che ci sia qualche
ascendente ammazzato, sparato, annegato o arso vivo. Ciò che desta grande
ammirazione, nei discorsi e nel comportamento di Walter Veltroni e della sua
squadra, è la lamentazione del passato e del presente; come se lui non fosse
mai stato al governo, come se la sinistra (che oggi non
cita più) non fosse stata in quasi tutti i governi dopo il 1992 e come se
l'attuale presidente del Consiglio, Romano Prodi, non fosse anche il fondatore
e presidente del suo partito. Si lamenta del disastro immondezzario di Napoli
come se Bassolino fosse governatore del Perù; si lamenta delle morti bianche,
dello stillicidio impressionante dei morti sul lavoro, come se il ministro del
Lavoro non fosse del Partito democratico e quello delle Politiche sociali non
fosse di Rifondazione comunista. Si lamenta della malasanità come se gli
ospedali di Calabria e come se i ritardi di anni per le analisi del servizio
pubblico fossero colpa del destino e non responsabilità del suo governo. E
naturalmente, promette che il suo prossimo governo sistemerà ogni cosa, con
riforme e innovazioni inaudite. Esemplare, sempre a proposito di lavoro, la
lamentazione sui poveri morti, le vittime dei sempre più numerosi incidenti.
Questa lamentazione parte dal Quirinale e scende fino all'ultima Asl. E anche
in questo caso Veltroni promette nuove norme per la prevenzione, il controllo,
l'assistenza. Come se non avessimo, fin dai tempi di Mussolini, la legislazione
del lavoro più avanzata e garantista del mondo. La sinistra ha distrutto il
sistema preventivo, togliendolo ai ministeri e agli enti centrali per
distribuirlo alle baracche clientelari delle Asl, ai buonianulla (e spesso
ladri) delle regioni e degli enti locali: e i risultati sono sotto gli occhi di
tutti. Ma è vietato parlarne perché la Casta non vuole. E ora il Carrozzone,
delle banche e della Confindustria, dei sindacati e della casta dei disoccupati
e dei consulenti miliardari, dei poveri pensionati e di quelli ultraricchi,
marcia gloriosamente verso il muro elettorale del 13 aprile contro il quale si
sfascerà la testa.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso C'è un dato
di novità che segna la prossima tornata elettorale del 13 e 14 aprile, ed
"è costituito dalla decisione del Partito democratico di presentarsi da
solo alle elezioni". Parola di Civiltà cattolica. Misurato come sempre nei
toni, il giudizio della prestigiosa rivista dei Gesuiti appare nondimeno
inequivocabilmente positivo soprattutto laddove si afferma che da questa mossa
politica del Pd ne sono discese tutte le altre che hanno rivoluzionato il
quadro politico italiano in vista del voto. L'analisi che reca la firma di padre
Michele Simone pone infatti in risalto come "la nascita del Partito
democratico e la decisione di presentarsi con un proprio programma ha, in un
certo senso, costretto il centrodestra a formare anch'esso una lista
unitaria", mentre i partiti di sinistra ex alleati dell'Unione hanno dato
vita alla lista unitaria della Sinistra Arcobaleno. Ma il nuovo panorama dei
partiti, specie per quanto riguarda il centro - avverte il gesuita - sarà
chiaro solo al momento del deposito ufficiale delle liste elettorali che
avverrà a marzo. E su ciò, la prestigiosa rivista della Congregazione di Gesù
si riserva di intervenire in una prossima puntata. Una voce di estremo rilievo,
quella di "Civiltà cattolica", e di cui non si può non tenere conto
nella pluralità di posizioni manifestata dal confronto sul ruolo dei cattolici in politica, anche in vista della seconda
manifestazione del Family day indetta per domani a Roma e nelle principali
città italiane. Ma c'è un ulteriore elemento nel dialogo
perseguito dal Pd di Veltroni tra cattolici e laici, e che riconduce alla figura di Aldo Moro. Ieri il
leader democratico ha commemorato lo statista Dc assassinato dalle Brigate
rosse definendolo non a caso un modello di "riformismo coraggioso"
per il Pd, "un riformismo che ha cambiato il corso delle cose come Ysaak
Rabin, Olof Palme e John Kennedy". Il riferimento di Veltroni è al
discorso pronunciato da Moro nel febbraio del 1978, nel quale indicava le vie
del confronto tra Dc e Pci. Ed è ancora all'insegna del "riformismo
coraggioso" di Moro che il leader del Pd, punta all'attualità quando
rileva con rammarico che "se avessimo avuto quell'intelligenza, quella
lungimiranza, quel pensiero lungo e quell'amore per la Nazione che avevano
coloro i quali hanno vissuto in un'altra fase della storia italiana, oggi
avremmo avuto un governo operante che avrebbe fatto quelle riforme che l'Italia
attende da decenni per realizzare una compiuta democrazia
dell'alternanza". Il riferimento è al Pdl e ai suoi leader, Berlusconi e
Fini, che per Veltroni "non hanno accolto il nostro appello a fare un
tratto di strada insieme per poi separarsi sulla base di un riconoscimento
reciproco di ruoli e di responsabilità - osserva Veltroni - allora noi abbiamo
fatto soggettivamente ciò che istituzionalmente non ci veniva consentito di
fare". fa.sca.