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Losing
their religion: gli americani si convertono. E presto i protestanti non saranno
più maggioranza ( da "EUROPA.it"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
anche sul
fronte cattolico: il 10 per cento degli americani sono stati educati da
cattolici ma hanno lasciato la chiesa di Roma. E la perdita di fedeli sarebbe
ancora più pronunciata se non fosse per l'impatto dell'immigrazione. Questi e
altri dati si possono trovare nella ricerca più completa sulla fede negli Stati
Uniti che sia mai stata pubblicata da molto tempo a questa parte,
Siamo
lievito, non corrente ( da "EUROPA.it"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le opzioni di
partito o di schieramento sono affidati al discernimento e all'autonoma
responsabilità dei laici cristiani. Su queste basi noi cattolici, come tutti,
abbiamo il diritto e il dovere di declinare le ragioni per le quali volentieri
e cordialmente ci riconosciamo nel Pd e di far valere laicamente e
democraticamente, in esso, tali buone ragioni.
L'ipotesi
di Dio ( da "EUROPA.it"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ridiscutendo
il percorso fatto da Rodano per la verifica dell'ipotesi della possibile
fondazione totalmente laica della politica, mi documentava come questa non
fosse possibile. Sia chiaro, certo il dialogo politico, il confronto politico,
deve essere fondato sulla laicità, ossia sul rapporto e sulla ricerca, non
vivendo in termini integralistici la propria fede.
Berlusconi:
io, un monarca ma sull'etica siamo anarchici
( da "Stampa,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
"L'idea
che cattolici e laici non possano convivere in una stessa formazione politica
non è da paese moderno", è la premessa di un ragionamento volto ad
affermare "una laicità eticamente esigente, che sostituisca la cultura
dell'aut-aut con quella dell'et-et".
L'incubo
del segretario è un Pd modello Unione
( da "Stampa,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
improvviso
divampare di una "guerra" tra laici e cattolici: con i cattolici del
Partito democratico nelle vesti di "parte offesa" nonchè minoritaria.
Cos'è dunque successo in questa settimana? Che Veltroni ha stretto un accordo
con i radicali che prevede l'elezione di loro nove rappresentanti, tra Camera e
Senato, nelle liste del Pd.
Veltroni,
mano tesa ai cattolici "la chiesa non fa ingerenze" - giovanna
casadio ( da "Repubblica, La"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la laicità
dello Stato - è l'invito ai cattolici del partito - non va solo "invocata
a parole ma praticata". Né si può assistere nel terzo millennio alla
contrapposizione tra laici e cattolici. Sarebbe come dire che l'Italia è
condannata a "una perenne Porta Pia", proprio ciò che fu evitato
quando fu scritta la Costituzione.
Binetti
superstar tra laici, scout e volti tv "ma chissà quante cavolate ho
detto..." - antonello caporale
( da "Repubblica,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
superstar tra
laici, scout e volti tv "Ma chissà quante cavolate ho detto..."
Bersani parla delle caratteristiche del Pontificato e anche Cusumano non perde
l'evento Fioroni: fossi stato Sarkozy avrei scritto un sms alla Bindi "se
torni annullo tutto" ANTONELLO CAPORALE ROMA - Sereno e partecipe, anche
il ministro Pierluigi Bersani raccoglie in un piccolo anfratto della sala le
idee "
Veltroni
convince i cattolici del Pd Laicità eticamente esigente . Berlusconi è già tornato
agli insulti ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Veltroni convince i cattolici del Pd "Laicità
eticamente esigente". Berlusconi è già tornato agli insulti Laici e
cattolici non devono dividersi, ma lavorare insieme per "non condannare
l'Italia a una perenne Porta Pia". E il Pd è il partito che è in grado di
fare questa sintesi.
Laici-Cattolici
basta Muri ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
edizione del
Laici-Cattolici basta Muri Walter Veltroni Il discorso Un anno e mezzo fa, un
nostro grande amico, un maestro come Pietro Scoppola, si domandava, e domandava
alla platea che lo ascoltava, cosa dovesse essere il nuovo Partito democratico
che allora stava iniziando il suo cammino, quale dovesse essere il suo
retroterra sociale e culturale,
Le
donne del Pd unite sostengono la legge 194 Mozione con prime firmatarie
Finocchiaro e Binetti Rafforzare prevenzione, tutela della vita e libertà della
donna ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le senatrici
del Pd laiche e cattoliche hanno voluto dare un segnale forte per superare
polemiche e provocazioni da parte di chi, della legge 194, vorrebbe fare
materia di scontro elettorale. È una mo- zione unitaria firmata da diciotto
donne, anche dalla teodem Paola Binetti che lo ha scritto insieme al capogruppo
Pd Anna Finocchiaro,
Loredana,
dal call center a capolista a Palermo. Rutelli in Umbria
( da "Unita,
L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ieri Veltroni
ha lanciato dal convegno dei cattolici del Pd le candidature del professor
Mauro Ceruti e del conduttore di "A sua immagine" Andrea Sarubbi. Due
cattolici doc, ma il leader Pd ha avvertito: "È inutile fare il bilancino
sul numero di laici e cattolici in lista". E tuttavia, di fronte
all'orgoglio dei cattolici che chiedono più spazi,
Non
sarò la longa manus del Vaticano ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
discussioni
laici-cattolici, ma avere una classe politica seria che sappia dare risposte ai
ragazzi di Scampia". Sull'aborto: "Per me tra peccato e reato c'è una
differenza invalicabile". Quanto ai radicali, "li rispetto e non sarà
difficile convivere: anche con mia moglie discutiamo, abbiamo due caratteri
forti ma convivere vuol dire confrontarsi senza perdere la propria identità.
Lavorerò
per migliorare scuola e università
( da "Unita,
L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sul dibattito
laici-cattolici nel Pd spiega: "Il nostro è il primo partito che nasce in
Europa con l'obiettivo di affrontare la politica dopo la fine della Guerra
fredda: un partito post-identitario, che intende portare a sintesi le migliori
culture riformiste.
Nessuna
corrente: e anche i teodem dicono sì
( da "Unita,
L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Proprio
quell'impegno al quale il magistero chiama il laicato cattolico. Posti in piedi
ieri pomeriggio al Centro Congressi Montecitorio. Tutti vogliono ascoltare le
parole del segretario del Pd, Walter Veltroni. Si fa prima a dire chi non
c'era: assenze annunciate e motivate quelle di Rosy Bindi e Franco Monaco.
Niente
muri tra laici e cattolici, siamo il partito della sintesi Veltroni ai
cattolici Pd: far prevalere il bene comune La Chiesa non fa ingerenza sulle
elezioni ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Niente muri tra laici e cattolici, siamo il
partito della sintesi" Veltroni ai cattolici Pd: far prevalere il bene
comune "La Chiesa non fa ingerenza sulle elezioni" di Bruno
Miserendino/ Roma "LAICI E CATTOLICI insieme, con pazienza e umiltà, per
far prevalere il bene comune".
Nathan,
il sindaco che cambiò i romani Ebreo e massone mazziniano, costruì le scuole
pubbliche e gratuite e l'istruzione, da elitaria e cattolica diventò
democratica ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la laicità.
In nome di un convinto anticlericalismo, infatti, il primo cittadino capitolino
si è battuto in favore della cultura, delle scuole pubbliche, laiche e
gratuite. "La sua politica ha condotto alla secolarizzazione della
cittadinanza - ha detto Anna Maria Isastia, docente di Storia contemporanea
all'Università La Sapienza -
Laici
e cattolici, basta muri ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
del credente
e del laico insieme. E che sono l'esempio di come larga parte della storia
dell'impegno dei cattolici sia stata segnata, in Italia, da momenti in cui ad
una astratta etica della testimonianza è stata privilegiata un'etica della
responsabilità, per garantire la coesione sociale e culturale del Paese.
Di
GIORGIO GAZZOTTI - ROMA- VELTRONI rassicura l'ala cattol
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici devono saper far "prevalere la ricerca del bene comune, di un
punto comune che non opprima le posizioni di ciascuno". I laici devono
farsi carico delle esigenze di una "laicità eticamente esigente", e i
cattolici di tradurre i loro valori "in principi universali e non religiosamente
fondati".
Pace
sulla 194 tra le senatrici Pd Più prevenzione
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la bufera
laici-cattolici che da giorni scuote il Pd sull'aborto. Alla fine un punto di
sintesi è stato trovato: tutte le senatrici democratiche hanno sottoscritto un
documento per la "piena attuazione" alla legge 194. Eppure la
giornata era iniziata malissimo, con la teodem Binetti pronta a dichiarare di
voler votare con il Pdl per "
Veltroni
ai cattolici: Il leader convince popolari e teodem. Dal
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici devono saper far "prevalere la ricerca del bene comune, di un
punto comune che non opprima le posizioni di ciascuno". I laici devono
farsi carico delle esigenze di una "laicità eticamente esigente", e i
cattolici di tradurre i loro valori "in principi universali e non
religiosamente fondati".
E'
bufera sulla pillola abortiva - caterina pasolini
( da "Repubblica,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fermamente
contraria ma ieri per mettere fine alle polemiche tra laici e cattolici sulla
Ravasi,
lezione alla sapienza dopo il no di papa ratzinger - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sia esso un
laico o un ateo, dal quale il credente può sempre ricevere qualche cosa".
Ecco perché - si lascia andare il biblista - "ancora non capisco perché al
Santo Padre non è stata permessa la stessa cosa. Lui, tra i più grandi teologi
contemporanei e grande studioso, è sempre pronto all'ascolto e al dialogo,
Cattolici
tregua nel Pd ( da "Riformista, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolici
tregua nel Pd Latinorum Veltroni "La laicità dell'et-et" C'è la
laicità invocata a sinistra. C'è il laicismo deplorato a destra (e non solo). E
poi c'è la posizione del Pd: "Una laicità eticamente esigente", come
spiega Walter Veltroni ai cattolici del Pd riuniti ieri a convegno.
Democrat
2 serve il dialogo ( da "Riformista, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Qual è il
ruolo della laicità in questo complesso essere in progress del Pd? Può creare
problemi la presenza nelle liste di una componente radicale e di grandi
personalità laiche come Umberto Veronesi insieme a tanti cattolici che nei mesi
scorsi hanno fatto sentire la loro voce sui temi eticamente sensibili?
Appello
questo sistema rischia di consegnare il paese al conformismo
( da "Riformista,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sana laicità"
del fondamentalismo cattolico, alla perpetuazione dei conflitti di interesse,
alla spartizione perpetua di governo e sottogoverno. Questo progetto richiede
che ogni voce politica libera e laica venga assorbita al suo interno in una
posizione del tutto subalterna e marginale o sia espulsa dalla scena politica.
Segue
laicità ( da "Riformista, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Segue laicità
L'evoluzione del dibattito sulla questione cattolica continua a non piacere ad
Arturo Parisi, altro illustre assente al convegno di ieri, cui non piace
l'etichetta di "cattolico adulto" per sé né quella di
"cattolico" tout court per l'ala ex popolare: "Il Pd - spiega
Parisi - non deve essere un partito confessionale,
La
caricadei vecchi politici ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Veltroni
porta pace tra laici e cattolici. bocconetti, costante e lombardi >> 3
28/02/2008 Gravina di Puglia (BARI). L'unica certezza per ora è che i due
fratellini Pappalardi hanno avuto un'agonia terribile, forse durata un giorno,
in fondo alla cisterna dove i loro corpi sono stati trovati dopo un anno e
mezzo.
Veltroni
porta la pace tra i cattolici e i laici del Pd
( da "Secolo
XIX, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quella di
ieri è stata, per lui, la giornata più complicata da quando è stato eletto
segretario del Pd: ha dovuto mediare e ricucire le posizioni, all'interno del
partito, tra la componente cattolica e quella laica. Una trattativa condotta
con successo e con soddisfazione di entrambi gli schieramenti.
Candidatevi
al Senato, dove contate di più ( da "Tempo, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Nella sua
lunga lettera aperta ai cattolici del Pd, il senatore a vita manifesta la sua
"meraviglia" nel vederli riuniti in "un convegno nel nome della
loro identità religiosa". "Voi - sostiene - militate in un partito
nuovo, laico e "plurale", nel quale ci si può distinguere certo,
salvo la regola della maggioranza di cui è corollario la disciplina di partito,
Nicola
Imberti n.imberti@iltempo.it Pace fatta. Almeno per
( da "Tempo,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Basta quindi
con lo scontro laici-cattolici, con gli steccati l'identità che diventa
"un muro precario dietro cui trincerarsi". Al contrario, il Partito
Democratico punta ad una "laicità eticamente esigente, che sostituisca la
cultura dell'aut-aut, con quella dell'et-et".
Spagna,
strano laico Paesedove si parla di economia
( da "Secolo
XIX, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i laici non
sono stati timidi, la discussione su tutti questi temi non ha fatto risuonare
una sola voce ma si è svolta paritariamente e pubblicamente. Il risultato,
secondo tutti i sondaggi, è che la maggioranza degli spagnoli approva tutte le
innovazioni introdotte in queste materie, e la maggioranza si fa schiacciante
fra i più giovani,
Veltroni
e la Chiesa: non si parli di ingerenza
( da "Corriere
della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cercheremo
una sintesi tra laici e cattolici sui temi eticamente sensibili, a partire dal
testamento biologico ". Citando come esempio la mozione sulla 194 firmata
da tutte le senatrici del Pd, sia laiche che cattoliche, dalla Binetti alla
Finocchiaro. Si mette pure a ironizzare sul "partito anarchico" di
Berlusconi, senza mai citarlo come suo costume.
<Mai
in una riserva indiana> Tensioni sulla Binetti: esagera
( da "Corriere
della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
piazza
Montecitorio si attardano i cattolici a commentare il discorso di Veltroni, c'è
una frase che ritorna e che disvela al tempo stesso approvazione e malessere.
Il nuovo partito, ha detto il segretario, è nato per "superare la
contrapposizione secca tra laici e cattolici che si bollano reciprocamente come
laicisti e oscurantisti", il nuovo partito vuole sostituire la cultura
dell'
Aborto,
mozione unica delle senatrici Pd sulla 194
( da "Manifesto,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Vogliamo
proporre una nuova stagione politica in cui anche i termini laico e cattolico
possano venire dismessi. Ma vogliamo anche che per una volta gli uomini
tacciano". Per Vittoria Franco invece la "mozione è fatta per
incontrarci", è stata "un'occasione di chiarimento tra le donne del
Pd, vista l'intransigenza nota a tutti dell'ala teodem su temi sensibili come
questo".
Laici
e cattolici, Walter garantisce tutti
( da "Manifesto,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fra laici e
cattolici. Dopo la chiusura dell'accordo con i radicali, c'erano state i
malumori dei teodem. Di più: quello di tutte le variegate - ma sempre più
alleate - componenti cattoliche del suo partito. Persino quello di Rosy Bindi,
la cattolicissima che non fa del cattolicesimo la sua bandiera.
Scontro
guelfi-ghibellini? I veri problemi sono altri
( da "Manifesto,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea della
sintesi fra laici e cattolici di cui parla Veltroni? Moltissimo. Veltroni è uno
che vola alto. La senatrice Binetti teme che questa sintesi sia a tutto
svantaggio dei cattolici nel Pd. Da due anni sento la Binetti molto di
frequente. Non la penso sempre come lei, ma quanto a generosità, pulizia e
onestà, vorrei essere come lei.
Il
Pd e le "divisioni caricaturali" tra laici e cattolici nel partito
( da "Liberazione"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
lunghissime
relazioni di professori e docenti cattolici chiamati a spiegare come si educa
al bene comune. Ma le circostanze lo impongono: il contrasto laici-cattolici
all'interno del Pd è potenzialmente esplosivo, davvero in grado di metter a
rischio tutta l'operazione. Non sono i temi economici, né la politica estera a
creare tensioni;
ROMA
Il Pd abbatterà vecchi muri e rappresenterà la sintesi tra laici e cattolici.
Veltro ( da "Messaggero, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il segretario
assicura dunque che spingerà i Radicali a non essere laicisti e riceve il via
libera dei cattolici del Pd: da Franco Marini alla teodem Paola Binetti.
Intanto Berlusconi (nella foto) attacca Di Pietro: "Mi fa orrore. È il
campione delle manette".
Risposta
1 - Decisamente sì, lo dico con enfasi. Se sarà percepito dall
( da "Messaggero,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Tuttavia è
difficile capire se esiste ancora un'identità cattolico-liberale. Non sono
convinto che esista, c'è grandissima confusione nell'area: lo si vede
dall'affollamento di laici in uno spazio cattolico. Ma questo processo è frutto
del forte schiaccimento dovuto al bipolarismo del recente passato.
La
costruzione di un'area cattolico-moderata, benché difficile, comples
( da "Messaggero,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il
superamento della contrapposizione secca tra laici e cattolici costituisce, da
sempre, l'obiettivo finale, benché persistano resistenze, preoccupazioni. Il
dibattito è innervato di inviti a non trasformare temi legati alla coscienza in
argomenti strumentalizzabili. Sullo sfondo resta la necessità di svolgere
un'azione politica, per coniugare moderazione e pragmatismomo,
ROMA
Plaude e benedice Paola Binetti, segno che si è andati a segno: Un discorso
( da "Messaggero,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non esiste un
problema di convivenza laici-cattolici, "il Pd è nato per abbattere vecchi
muri di questo tipo, per unire e operare nuove sintesi, saremmo l'unico partito
in Europa in cui ancora ci si divide su questo". Dunque? Per il leader del
partito la questione è molto semplice: "La politica deve ascoltare tutti
ma alla fine a lei tocca la propria inderogabile sintesi"
ROMA
- Il professor Mauro Ceruti e il conduttore televisivo Andrea Sarubbi saranno
tra i candidati c ( da "Messaggero, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
concludendo
il seminario organizzato da tutte le componenti cattoliche del partito. Ceruti,
docente di filosofia all'università di Milano, è stato relatore nella
commissione del Pd che ha redatto il Manifesto, sul quale hanno trovato
un'intesa laici e cattolici. Sarubbi è il conduttore della trasmissione "A
sua immagine" che su Raiuno affronta i temi religiosi la domenica mattina.
Walter
rassicura i cattolici: ho convertito i Radicali
( da "Tempo,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Basta quindi
con lo scontro laici-cattolici, con gli steccati l'identità che diventa
"un muro precario dietro cui trincerarsi". Al contrario, il Partito
Democratico punta ad una "laicità eticamente esigente, che sostituisca la
cultura dell'aut-aut, con quella dell'et-et".
E
i forumisti Pd sono già spaccati ( da "Padania, La"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le reali
fibrillazioni tra cattolici del Pd e Radicali diventano digitali e si spostano
sul web, nel forum del Partito democratico. Il collage veltroniano tra laici e
teo-dem, insomma, preoccupa la base del Pd. E il malumore si riflette in rete.
Soloo42000 torna sulla possibilità che i cattolici democratici diano vita a una
corrente interna al partito:
<Scontro
guelfi-ghibellini? I veri problemi sono altri>
( da "Manifesto,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea della
sintesi fra laici e cattolici di cui parla Veltroni? Moltissimo. Veltroni è uno
che vola alto. La senatrice Binetti teme che questa sintesi sia a tutto
svantaggio dei cattolici nel Pd. Da due anni sento la Binetti molto di
frequente. Non la penso sempre come lei, ma quanto a generosità, pulizia e
onestà, vorrei essere come lei.
Una
scuola per ogni tribù: ovvero la parità scolastica secondo i clericali
( da "EUROPA.it"
del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che in una
lezione alla Cattolica di Brescia ha auspicato "pluralità di scuole e
piena parità scolastica": bisognerebbe leggere il testo integrale di
Scola; e magari trovarvi la sorpresa della non inconciliabilità fra la sua tesi
e quelli che sono stati e sono i due principi paralleli della politica
scolastica liberale, cioè italiana: l) l'istruzione la impartisce lo stato,
( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Per quattro
americani su dieci, la religione dell'infanzia non è la religione dell'età
adulta. I protestanti, per secoli dominanti, stanno per diventare una minoranza
al punto che Richard Mouw, presidente del Fuller Theological seminary di
Pasadena dichiara al Los Angeles Times che "l'idea di usare la cornice del
protestantesimo per spiegare il carattere americano appartiene ormai al
passato". Brutte notizie anche sul fronte cattolico:
il 10 per cento degli americani sono stati educati da cattolici ma hanno lasciato la chiesa di Roma. E la perdita di fedeli
sarebbe ancora più pronunciata se non fosse per l'impatto dell'immigrazione.
Questi e altri dati si possono trovare nella ricerca più completa sulla fede
negli Stati Uniti che sia mai stata pubblicata da molto tempo a questa parte,
considerato che ormai dagli anni '50 il Census bureau non fa domande
sull'affiliazione religiosa. Il sondaggio, realizzato dal Pew forum for
religion and public life, è stato condotto dall'8
maggio al 13 agosto dello scorso anno su un campione di 35mila adulti. I risultati
dimostrano che il 44 per cento degli americani hanno perso la fede o l'hanno
ritrovata in una chiesa diversa da quella in cui erano cresciuti. "La
gente ha sempre cambiato religione, è quello che succede quando c'è una grande
libertà religiosa ? ha spiegato John Green, tra i principali autori della
ricerca ? ma l'America è diventata più "variegata" e, parlando dal
punto di vista religioso, ci sono più posti da cui la gente può provenire e più
posti in cui può andare". Secondo il sondaggio, il 78,4 per cento degli
americani sono cristiani, il 5 per cento appartiene ad altre fedi e il 16,1 per
cento non si sente legato ad alcuna chiesa. Tra questi ultimi, i laici contano
per il 6,3 per cento, i religiosi per il 5,8, gli atei per l'1,6 e gli
agnostici per il 2,4. Gli ebrei sono l'1,7 per cento della popolazione, i
buddisti lo 0,7, i musulmani lo 0,6 e gli indù e i seguaci della New age sono
entrambi allo 0,4. La ricerca fa notare come il protestantesimo sia molto
diverso e frammentato al suo interno, con centinaia di denominazioni che si
possono grossomodo raggruppare in tre tradizioni religiose: le chiese
evangeliche protestanti (26,3 per cento), i protestanti della tradizione (18,1
per cento) e le chiese protestanti nere (6,9 per cento). Gli evangelici rappresentano
la più ampia tradizione religiosa su scala nazionale, seguiti dai cattolici (23,9 per cento della popolazione), che però, come
si diceva all'inizio, subiscono una continua emorraggia di fedeli, tamponata
solo dall'arrivo di moltissimi immigrati cattolici,
soprattutto latinos. In sintesi, il panorama religioso in America è in costante
cambiamento e assomiglia, per dirla con Luis Lugo, direttore del Pew forum,
"a un mercato molto competitivo. Se dormi sugli allori, sei destinato a
restare storia". E anche se aumentano i "non affiliati", secondo
Mouw non bisogna saltare alla conclusione che il secolarismo ha vinto perché
"c'è molta spiritualità tra chi non appartiene a nessuna tradizione
religiosa specifica. La trovo una sfida molto eccitante".
( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
FRANCO MONACO Affido
a Europa le due preoccupazioni che ho manifestato agli
amici promotori dell'incontro di oggi tra esponenti cattolici
del Pd. La prima relativa al tempo e al contesto: quello di una campagna
elettorale che, inesorabilmente, conferisce un sapore un po' elettoralistico a
una iniziativa che ambisce invece ad essere di approfondimento. La seconda sta
nel rischio di accreditare l'idea che i cattolici di
vario rito operino come una lobby, un sindacato dei valori e della
rappresentanza, un corpo separato nel Pd. Modulo, questo, in contrasto con il
principio di autonomia e di laicità e dunque di condivisione che sta nel dna
del cattolicesimo democratico e dei suoi corollari. Rammento alcuni di tali
corollari: nel partito ci si sta lealmente, cordialmente, senza la mediazione
di una sorta di "corrente cattolica"; ci si sta a modo di lievito e
di fermento; ci si sta con le proprie convinzioni etiche e con le proprie
opinioni politiche. Plurali anche tra noi. Le mie sensibilmente diverse, per
esempio, da quelle dei teodem. Uniti sulla fede, diversi nella mediazione politica.
E la mediazione è la sostanza stessa del pensiero e dell'azione politica.
Infine, se mi è consentito, diversi anche nella cautela: personalmente non mi
azzarderei mai a parlare in nome e per conto "dei cattolici".
So di non averne titolo. Così si legge al par. 43 della Gaudium et Spes:
"A nessun cristiano è lecito invocare a sostegno delle proprie opinioni
l'autorità della chiesa". La settimana scorsa, il nuovo direttore
dell'Osservatore Romano ha fatto una limpida messa a punto, ha fissato
distinzioni che un tempo, in verità, erano ovvie, scontate, superflue, ma,
ahimè, oggi non più. Le richiamo: 1) il pluralismo politico tra i cattolici in Italia è un dato acquisito ed è un guadagno sia
per la Chiesa, per la sua libertà e universalità, finalmente al riparo dal
rischio di figurare parte tra le parti politiche; sia per la politica e la sua
positiva deideologizzazione; 2) a tutti i cristiani è richiesta coerenza con la
visione cristiana del mondo; 3) le scelte politiche concrete, i programmi, le opzioni di partito o di schieramento sono affidati al
discernimento e all'autonoma responsabilità dei laici cristiani. Su queste basi
noi cattolici, come tutti,
abbiamo il diritto e il dovere di declinare le ragioni per le quali volentieri
e cordialmente ci riconosciamo nel Pd e di far valere laicamente e
democraticamente, in esso, tali buone ragioni. Ragioni, sottolineo,
politiche. Non compete a noi ? lo dico in amicizia a Castagnetti ? proporci a
custodi e garanti della coerenza cristiana dentro il Pd. Francamente sarebbe un
po' troppo e, insieme, un po' poco. Ci sono già il papa e i vescovi e ci sono
le nostre coscienze formate. Ai democratici cattolici
compete un'ambizione altra e impegnativa: quella di esercitare in positivo e
creativamente un protagonismo culturale e politico, se ci si riesce. Non ci si
può limitare ai "non ci sto". Questo, a mio avviso, l'approccio
giusto che ci è suggerito dalla lezione insuperata del Concilio e dalla
tradizione alta del cattolicesimo democratico, naturaliter di centrosinistra.
Due rilievi per concludere. Primo: la scommessa del Pd, che tutti ci impegna,
laici e cattolici, è quella di elaborare e praticare
insieme sintesi avanzate ispirate a una equilibrata, matura laicità. È
sbagliato opporre a una corrente laicista una corrente clericale, ciascuna con
i propri candidati: i "supercattolici" per
compensare i Radicali. Non è la via giusta. Il Pd e il paese hanno bisogno di
uomini e donne versati nell'arte della mediazione alta, cioè di veri laici,
siano essi credenti, non credenti o diversamente credenti. Questi sono i veri
costruttori del Pd e della sua unità messa a servizio dell'unità del paese che,
su questo ha ragione Veltroni, di tutto ha bisogno meno che di motivi di
ulteriore lacerazione delle coscienze. Secondo rilievo: proprio la nostra
intimità con la comunità cristiana e l'affetto che le portiamo dovrebbero
suggerirci una misura di rispetto e di umiltà. L'opposto della pretesa di
accreditarci come i primi della classe, i figli prediletti. Gli ideali più alti
e i sentimenti più profondi sono circondati da pudore, misura, discrezione, che
largamente difettano a destra ma che, confessiamolo umilmente e con onestà, non
sempre si rinvengono anche dalle nostre parti e persino in noi stessi.
( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
CHIESA E STORIA Il
rapporto tra fede e laicità nell'ultimo libro di La Valle L'ipotesi di Dio Un
libro fondamentale per un dialogo nel nostro paese sul ruolo della Chiesa, sul
rapporto fra questo e gli interrogativi fondamentali su come è vissuta la fede
ADRIANO OSSICINI Nella sua ultima fatica Se questo è un Dio. Raniero La Valle
affronta un tema affascinante e terribilmente complesso e che si presta a due
tipi di letture. Afferma Raniero La Valle "in questo libro si prende sul
serio l'ipotesi Dio e si interroga la storia per sapere, attraverso quali
rivelazioni e fraintendimenti egli sia giunto fino a noi". Una prima
lettura, perciò, è legata a come viene vissuta da Raniero La Valle e trasmessa,
"l'ipotesi Dio". Su questo piano, almeno per quanto mi riguarda, ogni
commento è superfluo perché è un piano decisamente soggettivo. Il secondo tema,
invece, quello in sostanza del ruolo di Dio nella storia, è, non solo di grande
interesse, ma è legato a degli interrogativi, oggi come non mai attualissimi,
anche perché giustamente, più volte in modo chiaro Raniero La Valle distingue
alcuni aspetti fondamentali legati alle differenze del ruolo di Dio e di quello
della Chiesa nella storia. Fondamentale perché si ripropone qui, per l'ennesima
volta, il tema del rapporto tra fede e laicità non solo nella evoluzione della
storia, ma nei drammi troppo spesso inaccettabili della condizione umana.
Raniero La Valle ripropone l'interrogativo quando, di fronte ad un ragazzo
appeso alla forca nel campo di Auschwitz, qualcuno chiese "ma Dio
dov'è?". Non posso non ricordare che proprio alcuni di noi, giovanissimi,
quando iniziarono la lotta contro il fascismo, risposero in qualche modo a
questa domanda sostituendola con quella "ma dov'è la Chiesa, ma dove sono
i cattolici?". Era, tra l'altro, un momento nel
quale la Chiesa, purtroppo, dava un appoggio determinante al regime fascista.
L'analisi del ruolo della Chiesa e del ruolo di Dio nella storia nella sostanza
del dialogo proposto da Raniero La Valle risente in modo profondo della
influenza che ha avuto per lui la partecipazione con un ruolo determinante
dell'esperienza del Concilio vaticano II e c'è in non poca parte del libro la
ricerca di quello che è ancora vivo e di quello che è purtroppo non si riesce
più a ritrovare di quella straordinaria esperienza. Per quanto mi riguarda,
poi, il discorso più interessante è quando Raniero La Valle ripropone
l'interrogativo legato ad un dialogo tra Claudio Napoleoni e me, quando
Napoleoni, rispondendomi con una lettera da Raniero La Valle, poi, riproposta
nel volume Cercate ancora, ridiscutendo il percorso fatto
da Rodano per la verifica dell'ipotesi della possibile fondazione totalmente
laica della politica, mi documentava come questa non fosse possibile. Sia
chiaro, certo il dialogo politico, il confronto politico, deve essere fondato
sulla laicità, ossia sul rapporto e sulla ricerca, non vivendo in termini
integralistici la propria fede. Ma se fondazione laica della politica
significa che essa può legarsi in modo esclusivo ad elementi pragmatici questo
non è possibile, perché il pragmatismo porta, di fatto, come anche la grande
"lezione" marxista insegna, al primato e al dominio dell'economia
nella politica, dominio che è possibile solo porre sotto controllo con una fondazione
etica della politica stessa. In questo senso, quel dialogo che ricorda La
Valle, è particolarmente attuale perché mai come in questo momento con la
caduta delle ideologie che in qualche modo se pure vincolantemente proponevano
dei valori la politica sta scadendo troppo spesso in un puro pragmatismo che al
di là della buona volontà non la mette al riparo dal dominio del mercato e del
profitto. È inutile riproporci qui i drammi nei quali ogni giorno siamo immersi
in una società nella quale ogni secondo un numero imprecisato di bambini, ad
esempio, muore per violenza, per fame o malattia, perché non si riesce ad
arrestare un meccanismo di carattere economico che stritola la buona volontà e
per il quale il mercato è così importante che ad esempio in suo nome i commerci
con la Cina nella quale ogni diritto umano è calpestato
sono da tutti affrontati, nonostante formali polemiche. Questo libro è
fondamentale per un dialogo nel nostro paese sul ruolo della Chiesa, sul
rapporto fra questo ruolo e gli interrogati fondamentali su come Dio è vissuto.
È un libro legato in sostanza ad un entusiasmo e ad una speranza che dobbiamo
raccogliere, sulla possibilità che si ritorni a fondare un confronto su temi
etici. Questo non è facile anche quando c'è molta buona volontà: un modesto
esempio concreto. Dopo alcuni decenni di solitudine politica, avevo sperato con
la fondazione del Partito democratico di trovare finalmente una casa. Ora, da
un lato non c'è dubbio che l'ipotesi politica del Partito democratico è
importante, ma d'altro lato, purtroppo, almeno fino ad ora, al di là di un
programma condivisibile e un'azione politica interessanti, sul piano di una
posizione teorica condivisibile, non ci sono elementi che possono permettere
una convergenza specie su chiare posizioni in campo etico ed il mio destino di
indipendente non sembra possa ancora cambiare. Ma il dialogo aperto da La
Valle, in tutti i sensi, è molto importante perché, in qualche modo, ci
ripropone l'urgenza di un altro dialogo che ci può rasserenare, quando ci sembra
che "si faccia sera" quello dei discepoli di Emmaus che chiedevano
aiuto ad un Signore che avevano incontrato.
( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
MENTRE I PARTITI
METTONO A PUNTO LISTE E ALLEANZE FA ANCORA DISCUTERE IL RUOLO DELLA CHIESA
Berlusconi: io, un monarca ma sull'etica siamo anarchici [FIRMA]UGO MAGRI ROMA
Tre leader, tre modi diversi di affrontare la "trappola etica".
Bertinotti attacca con decisione l'"ingerenza" ecclesiastica nella
vita pubblica. Veltroni si cimenta in una sintesi tra visione laica e visione
religiosa del mondo. Berlusconi fa come Pilato, e si lava le mani con la
"libertà di coscienza". Inutile dire che ciascuno risponde a disegni
e interessi diversi. Il segretario Pd, in particolare, ha l'urgente necessità
di rilanciarsi nel giro cattolico, dopo lo "strappo" provocato
dall'intesa coi Radicali, che "Famiglia Cristiana" non gli perdona.
L'assemblea della componente ex-dc, promossa ieri da Fioroni, Franceschini e
Carra, non sarebbe potuta capitare meglio. Veltroni ne ha profittato per
tratteggiare l'identikit di un partito moderno, dove non ci si scanna più sui
vecchi steccati confessionali. "L'idea che cattolici e laici non possano convivere
in una stessa formazione politica non è da paese moderno", è la premessa
di un ragionamento volto ad affermare "una laicità eticamente esigente,
che sostituisca la cultura dell'aut-aut con quella dell'et-et". E
con quei laici mangiapreti che verranno messi in lista, come la mettiamo?
Veltroni sparge ottimismo, "i Radicali saranno coinvolti nella nostra
cultura del confronto", occorre un punto d'incontro "virtuoso"
tra le diverse anime, non la logica "del bilancino nella formazione delle
liste, questi sono i laici, questi i cattolici...".
Ma la tesi che ha aperto il cuore di Marini ("Walter ha indicato la via
giusta") e perfino della teo-dem Binetti ("Veltroni mi ha
convinto") consiste in una franca difesa del dialogo coi sacri palazzi
vaticani. Altro che imbavagliare la Chiesa, "solo una visione superficiale
può ridurre a ingerenza o a interferenza le posizioni di chi ha fede su grandi
temi come la famiglia, la dignità della persona umana, i limiti che la scienza
deve porsi". Applicando lo schema veltroniano, il più superficiale risulta
Bertinotti. Difatti invita a "respingere l'ingerenza ecclesiastica contro
l'autonomia e la laicità dello Stato". Alla Chiesa, ricorda il candidato
premier della Sinistra arcobaleno, "la politica può anche rispondere con
dei no", specie quando emerge la pretesa di "dire che cosa il
legislatore può fare o non fare". Parole nette, come da tempo non se ne
udivano sulla bocca di Bertinotti. Che giorno dopo giorno alza sempre più il
tono della polemica. Ad esempio, chiede conto al Pd delle schiette affermazioni
di Anna Finocchiaro, la quale ha ribadito la tesi del voto utile: a Veltroni o
a Berlusconi, altrimenti è buttato. Ma come, protesta il compagno Fausto,
"dovrebbe dire votate il Pd, e se proprio non vi convince scegliete
piuttosto la Sinistra arcobaleno. Io mi aspetto da Veltroni questa
dichiarazione...". Il voto utile fa brillare gli occhi del Cavaliere, che
rincara: "Solo due forze politiche hanno possibilità di vincere, il Pdl e
il Pd". Tutti gli altri disturbano il manovratore, così come lo
infastidiscono i temi "eticamente sensibili", sabbie mobili dove
facilmente sprofonda. Per cui Berlusconi evita di metterci piede. Preferisce
esprimersi su Di Pietro ("Mi fa orrore, è il campione delle manette")
o sui progetti del suo futuro governo. Laconico invece su laici e cattolici: "Il mio è un partito monarchico per quanto
riguarda la leadership, ma è anche un partito anarchico, poiché sulle questioni
di etica e morale lasciamo la libertà di coscienza". Casini, pungente:
"L'anarchia non ha mai portato fatti positivi". Veltroni: "Che
il Pdl sia monarchico, è innegabile. Quanto alla libertà di coscienza, fa parte
dell'armamentario furbesco del passato...".
( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
La faccenda la si
potrebbe anche spiegare così: facendo finta di esser stati una settimana in
vacanza, di esser partiti lasciando Veltroni e il Pd in buona forma - il primo,
gasato per l'avvio della campagna elettorale; il secondo unito e convinto
dietro il suo nuovo leader - e poi, una volta tornati, di aver ritrovato
entrambi alle prese con una improvvisa e lacerante spaccatura. Tra
"radicali" e "riformisti"? Nient'affatto, questa è storia -
anzi - appena archiviata. Tra pacifisti e "realisti"? Nemmeno per
idea, anche questa è roba passata. Allora, forse, tra "maggioritari"
e proporzionalisti? Figurarsi, sul sistema uninominale a doppio turno il
programma è chiaro e - si spera - condiviso. E cos'è, allora, che spacca il Pd
costringendo il suo leader agli straordinari? Nientemeno che l'improvviso divampare di una "guerra" tra laici e cattolici: con i cattolici del Partito democratico nelle
vesti di "parte offesa" nonchè minoritaria. Cos'è dunque successo in
questa settimana? Che Veltroni ha stretto un accordo con i radicali che prevede
l'elezione di loro nove rappresentanti, tra Camera e Senato, nelle liste del
Pd. Nove. Su un totale, nell'ipotesi peggiore per i democratici, di
260-270 parlamentari eletti. Senza star lì a calcolare percentuali, una goccia
nel mare. Eppure una goccia capace - secondo la parte che si considera
"offesa" dal patto con i radicali - di cambiare il profilo del Pd.
Questa è la tesi. Che, applicata a un partito che ha Romano Prodi come
presidente, il cattolico Franceschini come vicesegretario, che esprime in
Franco Marini il presidente del Senato, che ha candidato a sindaco di Roma
Francesco Rutelli - il leader che divise l'Ulivo nel referendum sulla
fecondazione assistita - e che occupa tre ministeri chiave per il mondo
cattolico (Istruzione, Famiglia e Sanità) con tre esponenti di provata fede
come Fioroni, Rossi Bindi e Livia Turco, ecco, una tesi che - applicata ad un
partito con tali equilibri - appare onestamente traballante. Ieri, in ogni caso
- anche grazie ad un paio di nuove importanti candidature cattoliche annunciate
da Veltroni, il filosofo Mario Ceruti e il giornalista cattolico Andrea Sarubbi
- le parti hanno firmato un armistizio. Il caso, naturalmente, non si può
considerare del tutto chiuso: ma vale la pena di parlarne non tanto per la
circostanza che nuove polemiche saranno comunque possibili, quanto per l'odore
di antico che ha riproposto. Un già visto - su altri temi e con altri
protagonisti - che ha prima determinato e poi accompagnato la lunga agonia del
governo di Romano Prodi. La lite inspiegabile. La polemica che si sviluppa su
un tema avendo però come obiettivo vero tutt'altra questione. La babele dei
distinguo. La difesa dell'identità. Il personalismo e la ricerca di visibilità.
Per intenderci: precisamente tutto quello a cui Veltroni, col suo Pd a
vocazione maggioritaria, aveva voluto dire basta. E naturalmente non c'è nulla
di peggio per i democratici - impegnati in una rimonta già di per sè difficilissima
- che questa sorta di ritorno all'antico, con polemiche o esagerate o
difficilmente comprensibili. Difficilmente comprensibili, a dire la verità,
anche per altri cattolici del Pd - da Monaco e Rosi
Bindi - che non hanno condiviso il convegnone ("Educare al bene
comune") voluto ieri dai cosiddetti ex popolari e teso, a loro dire,
soprattutto a contarsi e, magari, a strappare qualche candidatura in più.
Stessero davvero così le cose, avessero cioè ragione Monaco e la Bindi, sarebbe
certo preoccupante. Anche se ancor più preoccupante sarebbe la circostanza di cattolici impegnati in politica che cominciassero a sentirsi
e a muoversi come "minoranza". Poco importa che nulla
giustificherebbe tale sensazione: né sul piano della rappresentanza nè, fin qui,
su quello della produzione legislativa, con provvedimenti come il testamento
biologico finiti su un binario morto e quello sulle coppie di fatto scritti,
riscritti, cambiati di nome ma sempre fermi lì in qualche commissione. Avendo
fiutato il pericolo di un rischiosissimo ritorno al passato, Veltroni ieri si è
precipitato al convegno spendendo parole di pace e di rassicurazione. Alla fine
tutti si sono detti soddisfatti, da Marini fino alla senatrice Binetti: che ha
anche molto apprezzato le nuove candidature cattoliche annunciate da Veltroni.
Solo che, proprio sulla questione candidature, in serata è insorta l'ala laica
del Pd, che ora teme uno sbilanciamento eccessivo a favore del fronte
cattolico. "L'Italia non può esser condannata ad una eterna Porta
Pia", aveva ammonito Veltroni al convegno. Teme, forse, un'adunata dei
laici? Si spera di no. Perchè allora altro che "Educare al bene
comune": non si farebbe nemmeno il bene - certo assai più limitato - del
neonato Pd.
( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Veltroni, mano tesa
ai cattolici "La Chiesa non fa ingerenze" E
difende l'intesa con il Pr: "Evita esasperazioni laiciste" Riccardi:
non mi candido ma auguro al Partito democratico un bel futuro GIOVANNA CASADIO
ROMA - Il più applaudito è don Carlo Nanni, il teologo e pedagogista salesiano,
amico del cardinale Tarcisio Bertone. Il più citato, è il discorso di Andrea
Riccardi, il fondatore della comunità di Sant'Egidio che non si candiderà con
il Pd, come Veltroni gli ha chiesto, ma augura al partito di Walter "un
bel futuro". E alla fine, quando sul convegno "Educare al bene
comune" che ha riunito i cattolici del Partito
democratico - ex Ppi, rutelliani, teodem, cristiano-sociali - cala il sipario,
Veltroni riceve molti complimenti. "Bravo, Walter", gli mormora
Franco Marini. "Convincente, però non so se riuscirà a contenere i
Radicali", perplessità residua di Paola Binetti. Pace fatta per ora tra il
segretario del Pd e i cattolici. Veltroni prende
posizione contro l'anticlericalismo radicale: "La Chiesa si interroga sul
valore della vita e della famiglia, sul tema dell'educazione e sul valore della
ricerca scientifica, sono interrogativi profondi che rendono inquiete le
coscienze di credenti e non credenti. Solo una visione superficiale può ridurle
a ingerenze o interferenze". D'altro canto, la laicità
dello Stato - è l'invito ai cattolici del partito - non va solo "invocata a parole ma
praticata". Né si può assistere nel terzo millennio alla contrapposizione
tra laici e cattolici.
Sarebbe come dire che l'Italia è condannata a "una perenne Porta
Pia", proprio ciò che fu evitato quando fu scritta la Costituzione.
E i cattolici nel Pd saranno "protagonisti"
come lo furono nella Costituente. Sappiano però uscire, insiste Veltroni, da un
atteggiamento difensivo. Le parole non sono innocenti: invece che "difesa
dei valori", dicano "promuovere" i valori. Va archiviato il
conflitto tra i laici e i cattolici che si accusano
reciprocamente di "laicismo" e di "oscurantismo" per
realizzare "una laicità eticamente esigente che sostituisca alla cultura
dell'aut-aut, quella dell' et-et" Quindi, l'impegno del segretario. Il Pd
cercherà di trovare la sintesi sui temi eticamente sensibili dal testamento
biologico all'applicazione della 194 (proprio ieri una mozione delle senatrici
democratiche sottoscritta da Anna Finocchiaro e da Binetti, da Albertina
Soliani, Emanuela Baio e Vittoria Franco). Sintesi che non vuol dire affatto
affidarsi alla libertà di coscienza, "riserva ultima", anzi "una
furbizia per cercare di superare gli scogli più complicati". Una cosa che
va bene a Berlusconi per il quale il suo partito, il Pdl è "monarchico, e
anarchico nel senso di indifferente sulle questioni etiche e morali, noi
no". Comunque, "i temi etici non possono essere un mezzo per prendere
voti". Non si possono fare liste "con il bilancino tra laici e cattolici". Annuncia due nuovi candidati, appunto cattolici: Mauro Ceruti e Andrea Sarubbi. Sui nove Radicali
che entreranno nelle liste del Pd, rassicura: "Li abbiamo coinvolti nella
nostra cultura del dialogo, da soli sarebbero stati esasperatamente laicisti
per guadagnare un consenso identitario". Tocca altri nervi scoperti del
mondo cattolico che affolla l'assemblea: in prima fila gli organizzatori (il
vice segretario, Dario Franceschini, Beppe Fioroni, Pierlui Castagnetti, Francesco
Garofani, Giorgio Merlo) e poi Mimmo Lucà, Luigi Lusi, Nicodemo Oliverio Enzo
Carra e sindacalisti (Raffaele Bonanni), rappresentati delle Acli, di
"Scienza e vita". Sul palco, oltre a Riccardi e don Nanni, relatori
sono Franco Garelli, Guido Formigoni e coordina Chiara Geloni. Mancano i "cattolici adulti" che dissentono dal convegno.
"Bindi non c'è? Avrà avuto altro da fare. Chi estremizza, sbaglia",
liquida la polemica Marini. Arturo Parisi fa sapere che "non si può
spendere il nome di cristiano invano". Franco Monaco che "non va bene
una corrente cattolica". Ritorna infine Veltroni sulla pedofilia per
precisare: "Castrazione chimica è un'espressione micidiale, non esiste
un'evidenza che dimostri questo tipo di cura. Si tratta di trovare una via alternativa
e di cura".
( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Binetti superstar tra laici, scout e volti tv "Ma chissà quante
cavolate ho detto..." Bersani parla delle caratteristiche del Pontificato
e anche Cusumano non perde l'evento Fioroni: fossi stato Sarkozy avrei scritto un sms alla Bindi "se torni annullo
tutto" ANTONELLO CAPORALE ROMA - Sereno e partecipe, anche il ministro
Pierluigi Bersani raccoglie in un piccolo anfratto della sala le idee "sulle
caratteristiche di questo Pontificato". Le sta appunto riversando a un giornalista
di una radio cattolica. Solo posti in piedi oggi a piazza Montecitorio.
L'identità, la questione, la via cattolica "al bene comune" produce
un affollamento fuori dall'ordinario e brevi crisi di identità inusuali in
campagna elettorale. Succede a Sandro Bondi che, transitando nei paraggi,
sicuramente sovrappensiero, si trova per un attimo immesso nella coda di coloro
che - respinti dalla sala - attendono in strada la fine dell'evento. Se ne
accorge, per fortuna sua, e corre via. Che sia il giorno della senatrice Paola
Binetti è scontato. E però: più sorridente che penitente, a tratti lieve,
persino ironica verso sé stessa: "Chissà quante cavolate dico".
Chissà perché ma c'è anche il senatore Nuccio Cusumano, ex Udeur, seduto qua.
Terz'ultima fila. Si è iscritto da poco al partito democratico ma ha avanzato
la richiesta, come recita il regolamento, di deroga al tetto dei tre mandati
parlamentari. Li ha fatti ma vorrebbe ritentare l'avventura. Tenuto conto che
in un angolino uno tra i più bravi assistenti di Massimo D'Alema è giunto ad
ascoltare, bisogna convenire: esserci fa bene. C'è la Rai, una piccola ma
autorevole rappresentanza del Tg1, la coppia Giuntella-Sassoli. In qualche modo
anche Porta a Porta entra nell'elenco dei simpatizzanti: presente Giorgio
Calabrese, quello che converte istantaneamente in calorie anche
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Veltroni convince i cattolici del Pd
"Laicità eticamente esigente". Berlusconi è già tornato agli insulti
Laici e cattolici non devono dividersi, ma lavorare
insieme per "non condannare l'Italia a una perenne Porta Pia". E il
Pd è il partito che è in grado di fare questa sintesi. Così Veltroni risponde alle
critiche piovute addosso al suo partito perché candiderà alle elezioni sia
esponenti radicali che cattolici. E lo fa non a caso
al convegno organizzato dall'area cattolica del Pd dove coglie l'occasione
anche per annunciare la candidatura sia il professore Cerruti che il
giornalista Sarubbi. E a conferma che nel Pd divisioni fra laici e cattolici non ci sono nella mattinata, prima del convegno,
tutte le senatrici democratiche hanno approvato un documento, scritto a quattro
mani da Anna Finocchiaro e Paola Binetti, in cui si chiede la piena
applicazione della 194. Andriolo, Miserendino, Tarquini, Carugati alle pagine 3
e 4.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Laici-Cattolici basta Muri Walter Veltroni Il
discorso Un anno e mezzo fa, un nostro grande amico, un maestro come Pietro
Scoppola, si domandava, e domandava alla platea che lo ascoltava, cosa dovesse
essere il nuovo Partito democratico che allora stava iniziando il suo cammino,
quale dovesse essere il suo retroterra sociale e culturale, a quali
riserve dovesse attingere e come si potesse riuscire a metterle in circolo.
Storicamente, sottolineava Scoppola, i partiti nascono per rappresentare interessi
e valori emergenti che non hanno spazio nella realtà sociale e politica e
vogliono conquistarlo. segue a pagina 27.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Le donne del Pd unite sostengono la legge 194 Mozione con prime
firmatarie Finocchiaro e Binetti Rafforzare prevenzione, tutela della vita e
libertà della donna di Anna Tarquini / Roma UNITE perché la legge sull'aborto
sia pienamente applicata. Le senatrici del Pd laiche e
cattoliche hanno voluto dare un segnale forte per superare polemiche e
provocazioni da parte di chi, della legge 194, vorrebbe fare materia di scontro
elettorale. È una mo- zione unitaria firmata da diciotto donne, anche dalla
teodem Paola Binetti che lo ha scritto insieme al capogruppo Pd Anna
Finocchiaro, che si pone un obiettivo: rafforzare la prevenzione, la
tutela della vita e insieme la libertà della donna di abortire nei limiti già
ben definiti dalla normativa. Non affronta invece - ma volutamente - il tema
della pillola abortiva perché le stesse senatrici hanno voluto rimandare a un
approfondimento successivo. La mozione presentata ieri dalla Finocchiaro
impegnerà il prossimo governo a una revisione, nel senso di una migliore
applicazione alla luce di 30 anni di esperienza, della legge sull'aborto.
"In un dibattito che alimenta lo scontro - ha detto Finocchiaro - noi
abbiamo trovato un punto di incontro. Questa mozione è la dimostrazione del
genio politico delle donne. Mentre la discussione, spesso strumentale, su questi
temi rischia di incancrenirsi e diventare infeconda, noi siamo capaci di
ritrovare le ragioni profonde del diritto alla maternità, che spesso rischia di
restare inespresso". E l'auspicio è che questa coalizione possa diventare
bipartisan, votata anche dalle donne del Partito della libertà, come dice la
senatrice Binetti. Tra i punti il potenziamento dei consultori, l'obbligo per
ogni struttura ospedaliera di avere un medico non obiettore, potenziamento dei
reparti di terapia intensiva per i neonati e anche la previsione di una
relazione annuale sulle patologie fetali. Che è poi una risposta, quest'ultima,
al polverone sollevato nei giorni scorsi da un documento delle università
cattoliche romane che chiedevano di rianimare i feti super prematuri. Quindici
impegni per una applicazione piena della legge, soprattutto nella parte
preventiva: sostegno alle maternità difficili, aumento dell'occupazione
femminile, più servizi per le mamme e i bimbi, diffusione ed estensione dei
congedi parentali, educazione sessuale e contraccezione. Ma soprattutto si
chiederà di potenziare i consultori perché tra i compiti dei consultori c'è
anche quello di contribuire a superare le cause che inducono una donna a
interrompere la gravidanza. Solo che in Italia - dicono gli ultimi rilevamenti
- i consultori sono 2063 e la loro distribuzione geografica, trent'anni dopo,
non è ancora omogenea. Molti al Nord (sono 914), ancora rari al Centro (428) e
al Sud (514). L'ultimo finanziamento per il potenziamento di queste strutture
risale al 1996, 200 miliardi delle vecchie lire, dodici anni fa. Con il
risultato che molti consultori, in questi anni, hanno chiuso. A fronte della
cultura della vita c'è poi però anche il diritto della donna ad abortire. E
anche questa parte della legge è stata male applicata, e lo dicono questa volta
gli ultimi dati della Società italiana di ginecologia e ostetricia. Il 60%
circa (59,5%) dei ginecologi italiani attivi in strutture che effettuano
l'interruzione volontaria di gravidanza è obiettore di coscienza. Con punte del
92,6% in Basilicata e dell'80,5% del Veneto. E percentuali più basse in
Calabria (39,9%) e Valle d'Aosta (20%). La mozione chiede dunque di garantire
anche questo, che ci siano medici non obiettori in ogni struttura.
L'iniziativa, ha commentato il ministro della Salute Livia Turco, è "la
prova della grande convergenza sulla 194 all'interno del Pd". Ed un
apprezzamento arriva anche dal ministro per le politiche giovanili Giovanna
Melandri e da Barbara Pollastrini "è in coerenza con quanto contenuto nel
programma del Partito Democratico e assume l'impegno pieno a difendere la 194,
ad applicarla in tutte le sue parti, in nome del rispetto della responsabilità
della donna, dei diritti del nascituro e della deontologia medica".
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del CANDIDATURE PD Rush finale sulle liste: si potrebbe chiudere tra
domenica e lunedì. Due cattolici new entry: Mauro
Ceruti e Andrea Sarubbi Loredana, dal call center a capolista a Palermo.
Rutelli in Umbria di Andrea Carugati / Roma Si chiama Loredana Ilardi la
capolista del Pd a Palermo. Ha meno di 30 anni, è siciliana, lavora in un
grande call center del capoluogo siciliano come precaria. Walter Veltroni, come
farà nel Lazio con Marianna Madia e in Lombardia con Matteo Colaninno, correrà
al secondo posto, dietro la giovanissima new entry. Loredana sarà presentata
stamattina al Loft dal segretario Pd, insieme ad Antonio Boccuzzi, operaio
della Thyssenkrupp scampato al rogo in cui sono morti sette suoi colleghi.
Un'altra candidatura della società civile, in Piemonte, dovrebbe essere quella
di Franca Biondelli, cinquantenne, sindacalista Cisl nel comparto della sanità
pubblica e consigliere comunale a Borgomanero, in provincia di Novara. La
compilazione delle liste prosegue a ritmi serrati: l'obiettivo è chiudere nella
notte tra domenica e lunedì, per poter varare le liste proprio il 3 marzo al
coordinamento nazionale del Pd. Ieri riunioni continue a Sant'Andrea delle
Fratte, ex sede della Margherita. Al centro Dario Franceschini e Goffredo
Bettini, che hanno incontrato i segretari regionali in plenaria, poi hanno
aperto la sessione dei faccia a faccia: un regionale alla volta, con la lista
dei nomi emersa dalle consultazioni dello scorso fine settimana. Ieri è toccato
a Friuli, Toscana, Emilia, Piemonte, Umbria, Marche e Molise. Si prosegue oggi.
A Veltroni il compito di indicare i capolista, forse non prima di domenica. Le
uniche certezze sono Veronesi capolista al Senato a Milano, D'Alema alla Camera
in Puglia. Fioroni nella Sicilia orientale, Nicolais al Senato in Campania.
Emma Bonino dovrebbe essere capolista in Piemonte (o Veneto), Rutelli numero
uno in Umbria alla Camera seguito da Marina Sereni. Franco Marini capolista al
Senato nel Lazio. In Emilia-Romagna se la giocano Franceschini e Bersani, in
Toscana Vannino Chiti e Rosy Bindi. Achille Serra potrebbe essere dirottato
dalla Campania in Toscana. Ieri Veltroni ha lanciato dal
convegno dei cattolici del
Pd le candidature del professor Mauro Ceruti e del conduttore di "A sua immagine"
Andrea Sarubbi. Due cattolici doc, ma il leader Pd ha avvertito: "È inutile fare il
bilancino sul numero di laici e cattolici in lista". E tuttavia, di fronte all'orgoglio dei cattolici che chiedono più spazi,
rischiano di entrare in sofferenza gli ex ds, schiacciati tra gli gli ex Ppi e
i volti nuovi indicati da Veltroni.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del ANDREA SARUBBI "Non sarò la longa manus del Vaticano"
Classe 1971, sposato, due figli, Andrea Sarubbi, giornalista, conduceva fino a
poche ore fa "A sua immagine" su Raiuno. Anni di volontariato, un forte
legame con don Luigi di Liegro ("il messaggio più bello me l'ha mandato
Luigina, la nipote, "sono con te""), dice: "Mai iscritto ad
un partito, ma avevo voglia da anni di fare politica". Sarubbi sarà
candidato nel Lazio: "Vorrei rappresentare la chiesa del grembiule, non
sarò la longa manus del Vaticano. C'è una chiesa di cui non parla nessuno,
quella delle periferie". "Non credo che la nostra emergenza siano le discussioni laici-cattolici, ma avere una classe politica seria che sappia dare risposte ai
ragazzi di Scampia". Sull'aborto: "Per me tra peccato e reato c'è una
differenza invalicabile". Quanto ai radicali, "li rispetto e non sarà
difficile convivere: anche con mia moglie discutiamo, abbiamo due caratteri
forti ma convivere vuol dire confrontarsi senza perdere la propria identità.
E poi credo che Eugenia Roccella e Pezzotta avranno problemi ben più seri con
la Lega e l'Udc siciliana...". E la Binetti?: "Da 2 anni siamo in
contatto continuo, la sua serietà è un esempio di vocazione politica. La stimo
molto, anche se non sempre sono d'accordo con lei. Non so se mi
"iscriverò" ai teodem...".a.c.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del MAURO CERUTI "Lavorerò per migliorare scuola e
università" Classe 1953, ordinario di Filosofia della scienza a Bergamo,
preside della Facoltà di Scienze della Formazione, pioniere con Edgar Morin del
pensiero della complessità. Mauro Ceruti, relatore del manifesto del Pd a cui
ha lavorato insieme ad Alfredo Reichlin, è membro del comitato nazionale di
bioetica e presidente della commissione ministeriale per i programmi nella
scuola elementare e media. Sarà in lista in Lombardia. "In Parlamento
porterò la mia riflessione intellettuale, che riguarda in primo luogo gli
effetti delle biotecnologie sull'identità umana e sulla democrazia. Mi
dedicherò a ciò che conosco meglio: la scuola, la ricerca, l'università". Sul dibattito laici-cattolici nel Pd spiega: "Il nostro è il primo partito che nasce in
Europa con l'obiettivo di affrontare la politica dopo la fine della Guerra
fredda: un partito post-identitario, che intende portare a sintesi le migliori
culture riformiste. Per questo le polemiche di questi giorni sull'ingresso
dei radicali mi paiono pretestuose: il Pd fa del dialogo e del meticciato tra
culture un valore e non un compromesse. Con i radicali non c'è un
apparentamento tra partiti, ma un'adesione di alcune persone al programma e al
nostro manifesto". a.c.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
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l'edizione del LE REAZIONIRiccardi declina la candidatura. Bobba e Binetti però
insistono sulle liste. Lucà: Oltretevere sa che non deve temere Nessuna
corrente: e anche i teodem dicono "sì" Roberto Monteforte Non ci sarà
una corrente di cattolici nel Partito Democratico.
Sono altri gli strumenti per assicurare visibilità a quel variegato mondo dei
credenti impegnati in politica: ex popolari, teodem, cristiano sociali ed altre
espressioni del cattolicesimo democratico e sociale che hanno scelto di essere
parte costituente del PD. È quanto è emerso dalla convection tenutasi ieri
pomeriggio a Roma. Appuntamento atteso, dopo le polemiche scoppiate per
l'apertura del segretario del Pd, Walter Veltroni alle candidature di esponenti
radicali con in testa Emma Bonino. Voto cattolico a rischio, insofferenza della
base cattolica, forte preoccupazione delle gerarchie ecclesiastiche per una
possibile deriva laicista. Tutto questo ha pesato sull'incontro che, pensato in
tempi diversi, si è tenuto ieri pomeriggio - aveva per tema "Educare al
bene comune". Proprio quell'impegno al quale il
magistero chiama il laicato cattolico. Posti in piedi ieri pomeriggio al Centro
Congressi Montecitorio. Tutti vogliono ascoltare le parole del segretario del
Pd, Walter Veltroni. Si fa prima a dire chi non c'era: assenze annunciate e
motivate quelle di Rosy Bindi e Franco Monaco. Dal presidente del
Senato, Franco Marini al vice segretario Dario Franceschini, a Giuseppe
Fioroni, Enrico Letta, Giorgio Tonini, Mimmo Lucà, la pattuglia
"teodem" al completo, a tanta parte dell'associazionismo cattolico e
del volontariato, al segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni e delle
Acli, Andrea Olivero. L'incontro è aperto dal fondatore della Comunità di
sant'Egidio, professore Andrea Riccardi che fissa le coordinate fondamentali
della discussione. Poi la parola passerà allo storico Guido Formigoni, al
sociologo Franco Garelli e al salesiano don Carlo Nanni, pedagogista che
interviene su come educare al bene comune. Non sono previsti interventi di
politici, nessuna passerella. Per gli organizzatori deve essere un momento di
ascolto e di riflessione sulle ragioni e le domande dei cattolici
alla politica, alla novità rappresentata dal Partito democratico. Era stato pensato come un modo concreto per rispondere alla
sfida lanciata da Pezzotta e dalla "Rosa bianca" che vuole
presentarsi come il riferimento privilegiato del mondo cattolico. Ora è il tema
della laicità a tenere banco, e l'attesa per quel che dirà Walter Veltroni. Il
dialogo con il fondatore della Comunità di sant'Egidio è fittissimo. Veltroni
userà molti degli argomenti del professore che, però, ha resistito all'offerta
di entrare in lista. Al centro della sua riflessione il bene comune. "Nel
nostro Paese manca una forza politica che si faccia carico del bene comune. Non
basta battere l'avversario alle elezioni per realizarlo. Non basta demonizzare
l'avversario, bisogna costruire una politica e una cultura del bene
comune". Per questo - spiega - "ci vuole un soggetto politico nuovo
capace di fare sintesi e di farsi carico del bene comune". Auspica un bel
futuro al Pd. Ma il fondatore di Sant'Egidio, molto stimato Oltretevere, non fa
sconti sui valori. "Per noi c'è qualcosa di irrinunciabile e non
negoziabile, la vita, la famiglia, il morire. Quindi c'è bisogno di ripensare
una nuova laicità". Chiede una riforma profonda della politica e mette in
guardia dal "potere dei pochi, dall'oligarchia che potrebbe emarganare i
tanti spaesati". Riccardi pone il problema "di un paese con tanta
gente sradicata, del bisogno di valore e del bisogno di parlare al grande
spaesamento della gente". "Spero che il Pd possa essere il soggetto
che intercetta le domande dello spaesamento della gente". È la sua apertura
di credito, in attesa di verifica. Incontra consensi il suo ragionamento. Il
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. "Sono daccordo con
quanto diceva Riccardi, bisogna unire e costruire sintesi positiva". Un
giudizio positivo sull'appuntamento anche dal presidente delle Acli, Andrea
Olivero. "È stata una giornata molto utile, perché c'è bisogno di un
confronto alto tra i cattolici che fanno parte del Pd.
La ricchezza delle posizioni emerse in campo deve essere portata tutta dentro
il partito". E sull'incognita radicali in lista? "Fare entrare nel
progetto i radicali che sono un soggetto così disante dalle altre forze
presenti nel Pd - dice Olivero- è un rischio un po' troppo alto. Non mi sembra
compreso dagli elettori". È, invece, pienamente soddisfatto il coordinatore
dei Cristiano Sociali, Mimmo Lucà. "Veltroni è stato
rassicurante ed efficace con l'apprezzamento per l'atteggiamento assunto dai
radicali che sono entrati nelle liste del Pd sottoscrivendo pienamente il
programma del Pd e assicurando di affrontare i nodi eticamente sensibili con un
atteggiamento rispettoso". "Non vi era nessuna intenzione di
costituire una corrente cattolica all'interno al Pd o di costituirsi come
identità separata - dice alla fine Lucà -. Nessuna preoccupazione sul rischio
di irrilevanza. Rassicura anche i cattolici e le
stesse gerarchie. "Veltroni ha detto loro di non temere, il Pd è il
partito del dialogo, che costruisce ponti, che riconosce il valore pubblico
dell'esperienza religiosa. La riconosce cone una risorsa essenziale alla vita
democratica". Apprezzano il discorso di Veltroni anche i teoem Paola
Binetti e Luigi Bobba. Ma ne aspetta l'applicazione, magari sulle posizioni
nelle liste. "L'impostazione di Veltroni è assolutamente corretta. Ha
indicato la via giusta: cercare la sintesi". Così chiosa il presidente del
Senato, Franco Marini.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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consultando l'edizione del "Niente muri tra laici e cattolici, siamo il
partito della sintesi" Veltroni ai cattolici Pd: far
prevalere il bene comune "La Chiesa non fa ingerenza sulle elezioni"
di Bruno Miserendino/ Roma "LAICI E CATTOLICI insieme, con pazienza e
umiltà, per far prevalere il bene comune". Si può fare, dice Veltroni. Anzi:
bisogna farlo, se non vogliamo "condannare l'Italia a una perenne Porta
Pia". Stavolta Veltroni non ha parlato a braccio. Al convegno dei cattolici del Pd, diventato una cartina di tornasole sulla
digeribilità dell'operazione radicali, il segretario si è presentato con un
discorso impegnato e ricco di citazioni, tra Scoppola e De Gasperi, ed
evidentemente limato allo scopo. Ossia, riportare la pace nel partito. Doveva
dissipare perplessità sull'utilità dell'operazione, doveva convincere i cattolici che l'ingresso dei radicali non schiaccerà il Pd
in una deriva laicista, e l'obiettivo, almeno a giudicare dalle reazioni, è stato centrato. Il succo: il Pd, dice Veltroni, è "il
partito della sintesi", per questo non può far paura l'ingresso di una
pattuglia di radicali nelle liste. "Non faremo il bilancino tra laici e cattolici, la nostra visione è un'altra, è quella di un
partito in cui per fortuna coesistono culture diverse". Aggiunta, per
nulla casuale: "Solo una visione superficiale può ridurre a ingerenza o
interferenza" le posizioni della Chiesa. "C'è molto da imparare per
tutti dalla sua dottrina sociale, e valori come la famiglia, e i limiti che la
scienza deve porsi interpellano tutti". Ai cattolici
però Veltroni chiede di non aver paura del confronto: "Oggi una parola
molto usata è "difendere" ma questa parola rischia di segnare il
declino dell'Italia. Cerchiamo invece di usare la parola
"promuovere"", aggiunge Veltroni. Insomma, basta "con i
cavalli di Frisia, con identità esclusive ed escludenti". Veltroni
rivendica l'accordo con Emma Bonino e i radicali. "Se loro fossero andati
da soli, allora sì avrebbero espresso posizioni molto più laiciste". Ai
radicali "abbiamo chiesto di esercitare la cultura del dialogo, mettendosi
in gioco", perchè questa "è la nuova logica del Partito democratico e
ai radicali abbiamo chiesto di accettare questa cultura come condizione per
stare con noi". È la traduzione impegnata di un messaggio che Veltroni, e
per la verità anche tutti i big cattolici del partito,
hanno già lanciato ai dubbiosi: non c'è snaturamento, c'è un solo programma, un
solo gruppo parlamentare, in cui peraltro gli esponenti cattolici
saranno moltissimi, c'è un leader garante della sintesi. "Gli elettori cattolici - è il leit motiv del loft - hanno gli stessi
problemi degli altri e non sono affatto spaventati da Emma Bonino". Il
messaggio tuttavia non è solo difensivo. Veltroni lo spiega in garbata e
ironica polemica con Berlusconi: "Ho sentito il leader dello schieramento
avversario dire che il suo partito è monarchico, e questo è innegabile, ed
anche anarchico rispetto alle questioni etiche: ma le due cose non stanno
insieme". Applausi. "Se anarchico vuol dire indifferenza rispetto
alle questioni di etica e di morale, con la scorciatoia della libertà di
coscienza, è un po' come dire: "Fate come vi pare"". Il Pd, dice
Veltroni, ha un'aspirazione più alta: "Una laicità eticamente
esigente". "La libertà di coscienza è la riserva ultima, il compito
della politica è costruire un punto comune che non opprima le posizioni di
ciascuno". Tanto per chiarire: "Il Pd, su temi come il testamento
biologico o la legge 194 cercherà la sintesi tra le diverse posizioni". Ma
perfavore, dice il leader del Pd citando l'Osservatore Romano, "non si
usino i temi etici come mezzi per cercare voti". Per la verità Veltroni ci
tiene anche a ridurre l'impatto delle sue affermazioni sulla pedofilia e sulla
possibilità che il Pd approvi l'idea della castrazione chimica, espressione
giudicata "terrificante". L'obiettivo, dice, è "trovare una via
di cura", il pedofilo è a sua volta vittima di una malattia. Ma la
notazione è sfuggita via. Non è sfuggito invece che Veltroni abbia ricordato
come il Pd è in rimonta. Secondo lo staff ormai il distacco è ridotto a 4-6
punti, secondo un sondaggio Demoskopea il Pd da solo è al 34,5% con l'Idv al
36,5%. Il Pdl scenderebbe al 39,5%, ma la somma della coalizione con Lega e Mpa
è intorno al 44%.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
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l'edizione del Nathan, il sindaco che cambiò i romani Ebreo e massone
mazziniano, costruì le scuole pubbliche e gratuite e l'istruzione, da elitaria
e cattolica diventò democratica di Claudia Azzara Un sindaco democratico, che
guarda all'istruzione, all'urbanistica, al bilancio e ai servizi pubblici della
città. Sembra il ritratto del perfetto primo cittadino di oggi. È invece una
figura che risale a cento anni fa. Si tratta di Ernesto Nathan, sindaco di Roma
dal 1907 al 1913. Di lui si è parlato, ieri pomeriggio, in un'affollata Casa
della Memoria e della Storia. L'occasione è stata offerta dalla presentazione
del libro di Nadia Ciani, "Da Mazzini al Campidoglio. Vita di Ernesto
Nathan", edizioni Ediesse. Non una semplice biografia, ma uno sguardo
profondo tra le pieghe della vita e dell'attività politica di un "sindaco
anomalo per la città di Roma, perché inglese di nascita, ebreo e massone".
Così lo ha definito Walter Veltroni nella prefazione del volume. Uno dopo
l'altro, i partecipanti al dibattito hanno parlato di Nathan, di qualcuno dei
suoi aspetti, ma non è mai mancato il riferimento al suo unico credo: la laicità. In nome di un convinto anticlericalismo, infatti, il
primo cittadino capitolino si è battuto in favore della cultura, delle scuole
pubbliche, laiche e gratuite. "La sua politica ha condotto alla
secolarizzazione della cittadinanza - ha detto Anna Maria Isastia, docente di
Storia contemporanea all'Università La Sapienza - passando da
un'educazione elitaria e cattolica a un'istruzione democratica". Ernesto
Nathan nacque a Londra, il 5 ottobre 1845, da Sara Levi e Mayer Moses.
L'influenza di Giuseppe Mazzini, grande amico di famiglia, rimarrà scolpita
nella formazione del giovane che, a 25 anni, si trasferì a Roma. Da lì in poi
la sua vita fu tutta intrisa di politica e massoneria. Un aspetto lo
contraddistinse sempre: la coerenza. "Pur all'insegna del cambiamento - ha
sottolineato durante la presentazione del libro, Alessandro Portelli, docente
di Letteratura angloamericana alla Sapienza - l'attività di Nathan ruotò
attorno a un nucleo forte di identità e valori". Il sindaco della Roma di
inizio Novecento approvò un imponente piano regolatore e diede grande impulso
alla partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica. Il 1909 fu,
infatti, l'anno del primo referendum popolare della città, per la
municipalizzazione dei servizi pubblici. A Ernesto Nathan è legato anche un
aneddoto. Quando tra le voci del bilancio comunale lesse "frattaglie per
gatti" e gli fu detto che servivano per nutrire i felini perché questi
cacciassero i topi, reagì cancellandola con la penna e disse: "Nun c'è
trippa pe' gatti". Fu il primo, e non solo in questo.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Laici e cattolici, basta muri Walter
Veltroni Segue dalla Prima C osì il partito liberale, così il partito
socialista, così il partito popolare e poi i comunisti, la Democrazia
cristiana, e più tardi gli ambientalisti, i verdi. Passando all'oggi, da
storico Scoppola partiva dalle domande inevase lasciate dal tempo, dai problemi
irrisolti lasciati dal secolo scorso, legati tutti a un intreccio di beni e
interessi materiali e immateriali. In sostanza, diceva, il XX secolo ha segnato
il fallimento delle ideologie di liberazione dell'uomo legate al mito dell'uomo
nuovo costruito dal potere politico o dallo Stato. Ma ha segnato anche il
fallimento del mito di una democrazia spontaneamente capace di assicurare le
risposte giuste alle sfide della modernità. La nostra democrazia, diceva
Scoppola, è riuscita a integrare le masse popolari nello Stato, ha prodotto
maggiore benessere, ha distribuito in modo più equo la ricchezza. Ma non ha
risposto fino in fondo alle domande, alle paure provocate dalla modernità...
Una mancata risposta legata anche a due rischi costanti, a due tendenze nemiche
della ricerca capace di condurre alle soluzioni: da una parte la tentazione
della rinuncia alla difesa della laicità dello Stato, dall'altra l'idea di
escludere l'apporto dell'esperienza religiosa alla formazione del tessuto etico
della società. Trascorso un anno e mezzo, questi rischi non sembrano essersi
allontanati da noi. Al contrario. Affiora in particolare, in queste settimane,
in questi giorni, la tentazione di dare per scontata nel nostro Paese una netta
separazione e una nuova contrapposizione tra laici e cattolici.
Unico caso in Europa, dove tutti i partiti a vocazione maggioritaria, a destra
come a sinistra, sono "misti", per ispirazioni religiose e non,
L'Italia sarebbe condannata a ripetere all'infinito la divisione di Porta Pia,
superando all'indietro le stesse collaborazioni che si sono avute nella Prima
Repubblica. Dovremmo ricadere, così, proprio in ciò che si era voluto evitare
alla Costituente, quando si ricercavano sempre intese alte tra le forze
politiche. Dovremmo rassegnarci a quei muri divisori, a quelle autosufficienze
non comunicanti, che uomini come De Gasperi avevano già inteso superare, nelle
forme allora possibili. Dovremmo essere costretti da una parte a minimizzare le
conquiste ottenute dal movimento dei lavoratori o dalla rivoluzione femminile o
ancora i passi avanti compiuti sui grandi temi legati ai diritti civili. E
dovremmo, dall'altra, non considerare, dimenticare, espungere dalla storia, il
carattere grande e speciale del cattolicesimo politico italiano, che è stato quello di perseguire un disegno democratico al cui
interno far valere l'apporto che la fede religiosa poteva fornire alla
realizzazione di un paese più unito e aperto. Dovremmo, dovrebbe in particolare
chi non è credente, ritenere di non aver nulla da imparare dall'insegnamento
della dottrina sociale della Chiesa, dalla grande esperienza di libertà del
Concilio, dall'esortazione della Gaudium et Spes affinché la Chiesa aprisse
"porte e finestre", dall'inizio del lungo cammino dell'opzione per i
poveri, per gli sfruttati, per ciò che la Chiesa chiamò un impegnarsi nel mondo
e nella società a partire dagli ultimi. Dovremmo considerare prive di
fondamento le preoccupazioni di quanti nella Chiesa si interrogano, e
interrogano l'umanità contemporanea, sul valore della vita e su quello della
famiglia, sul tema dell'educazione e sul valore della ricerca scientifica e i
limiti alle sue applicazioni tecnologiche, limiti che l'uomo deve avere la
saggezza di porsi. Si tratta di interrogativi profondi, che rendono inquiete le
coscienze di credenti e non credenti. Solo una visione superficiale può ridurle
a ingerenze o interferenze. "La società giusta - ha scritto Benedetto XVI
nella sua prima enciclica dedicata alla carità cristiana - non può essere opera
della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia, l'adoperarsi
per la giustizia, lavorando per l'apertura dell'intelligenza e della volontà
alle esigenze del bene la interessa profondamente" Sono parole come
queste, così chiare nella distinzione dei piani, che aprono la via del dialogo,
che affermano nel modo più alto il valore della laicità, che allontano il
rischio della separazione e rendono possibile la ricerca di un terreno su cui
muoversi e incontrarsi in nome del bene comune. Uno dei rischi più grandi che
oggi possiamo correre è quello di rinchiuderci in certezze assolute, dentro
identità chiuse, esclusive ed escludenti. L'identità fa parte della vita degli
uomini e dei popoli, che devono sapere dove affondano le proprie radici. Guai,
però, se l'identità diventa un muro precario dietro il quale trincerarsi con
ansia e preoccupazione, e non il terreno solido sul quale poggiare per potersi
sporgere tranquillamente verso l'altro da sé. Si tratta dunque di superare la
contrapposizione secca che divide, che bolla gli uni come
"oscurantisti" e gli altri come "laicisti esasperati", per
arrivare a una reciproca considerazione. È proprio l'importanza e la
complessità dei grandi temi che la modernità ci pone di fronte, a rendere
essenziale la tensione verso una laicità eticamente esigente, una laicità che
sappia sostituire al paradigma dell' "aut-aut" quello dell'
"et-et". Nei momenti migliori della nostra storia è stato così. Ed è così che l'Italia è sempre andata avanti,
ha superato i momenti più difficili, è cresciuta. Pensiamo proprio all'esempio
della Costituente, a quando tra quei banchi si discusse se la nuova
Costituzione dovesse avere un presupposto ideologico e un punto di incontro, e
questo punto di incontro fu trovato nell'idea della dignità della persona
umana. Ecco un esempio di sintesi, di reciproco arricchimento, di perseguimento
concreto del bene comune: era una idea di matrice cristiana che, laicamente
declinata, ha ispirato largamente il testo costituzionale. Allora io mi chiedo
cosa debba mai impedire che quella straordinaria intuizione, il primato della
dignità della persona umana, sia oggi principio animatore della vita associata.
Mi domando cosa debba mai impedire che essa ispiri, ad esempio, una laicità e
una libertà di coscienza e di religione che non neghino, anzi valorizzino,
l'apporto delle esperienze religiose alla vita sociale. Sono domande che io
credo sia giusto porsi soprattutto oggi, in un tempo così denso di cambiamenti
e così insicuro... Oggi la grande questione di fronte a noi è quella dei
valori. Valori consumati dalla cultura predominante del nostro tempo, che è,
"ingannevolmente, quella dello 'star bene' come principio assoluto",
per riprendere le parole scelte in occasione della scorsa Pasqua dal Cardinal
Martini. Valori senza i quali una società non può stare insieme, non è nemmeno
più tale, e un individuo rischia di essere solo un viandante privo di meta,
privo del senso stesso del suo cammino. Eppure. Eppure resta vero che le
persone vogliono, ancora oggi, sentire di avere uno scopo. E' vero che vogliono
essere riconosciute nella loro individualità e al tempo stesso sentirsi parte
di qualcosa di più grande. Vogliono poter credere di non essere semplicemente
destinate a percorrere una lunga strada verso il nulla. Non è, questa, una cosa
che riguarda solo chi crede. E la politica non può chiamarsi fuori, non può
essere indifferente. Il terreno degli ideali e dei valori morali che servono
per tenere insieme una società è grandissimo. Le convinzioni di fede di
ciascuno si possono e si devono conciliare con il bene di tutti, superando i reciproci
sospetti, cercando un punto di incontro virtuoso, che non mortifichi i
convincimenti degli uni o degli altri. Vedete, a volte le idee e le posizioni
politiche vengono semplificate, a volte la comprensione profonda viene
sacrificata sull'altare della notizia che fa colore e viene letta sui giornali
con più facilità. Tutto si riduce, ad esempio, a identificare l'uno o l'altro
dei candidati delle primarie americane con questo o quello degli esponenti
politici del nostro Paese, cercando somiglianze o facili affinità. Ma se di
Barack Obama, delle sue idee, io devo sottolineare una delle cose su cui più mi
trovo d'accordo, anzi in piena sintonia, è proprio la novità del suo approccio,
la capacità di superare gli schemi "classici" che separano
rigidamente sfera privata e sfera pubblica. "Dire che uomini e donne non
dovrebbero far confluire la loro morale personale, la loro fede, nel dibattito
pubblico, è un assurdo pratico", dice Obama, che aggiunge: "se noi
progressisti riuscissimo a disfarci dei pregiudizi, potremmo riconoscere
l'esistenza di valori convergenti, condivisi da credenti e laici, quando si
tratta della direzione morale e materiale del nostro Paese". Obama esprime
con queste parole, in modo molto chiaro, una cosa molto profonda e preziosa: i
laici sbagliano quando chiedono ai credenti di lasciare fuori dalla porta la
religione prima di entrare nell'agone politico. Allo stesso modo, alle persone
motivate dalla fede, una democrazia pluralista chiede di tradurre le proprie
preoccupazioni in valori universali piuttosto che esclusivamente religiosi, e
in proposte sottoposte alla discussione, aperte alla ragione. Io sono convinto
che questi siano davvero temi alti, decisivi, oggi forse più di ieri. Di fronte
ad essi una politica che non sia altrettanto alta e grande, che non sappia
superare la separazione e ricercare la sintesi, è condannata a rimanere muta,
senza risposte.... Il Partito democratico ha il suo fondamento nel portare con
sé, nella sua stessa identità, due idee precise: quella di un Paese non più
separato da muri, da cortine di ferro, e quella di una politica non più
ideologica. Una politica, cioè, che non sceglie di far suo un unico principio,
un unico interesse, come se in una decisione si dovesse considerare un solo
aspetto, un solo sguardo sul mondo, in un gioco a somma zero. Una politica che
sceglie invece di equilibrare tutto questo, con ragionevolezza e potremmo dire
con saggezza. La politica, per come la intendiamo noi, è questo.... Voglio
rifarmi ancora a Pietro Scoppola, a un articolo che scrisse il giorno della
visita di Papa Giovanni Paolo II al Parlamento italiano, perché non saprei dir
meglio: "La laicità dello Stato italiano non è indifferenza dello Stato al
fattore religioso, non è ideologia di Stato alternativa a singole fedi
religiose, ma riconoscimento del ruolo e degli spazi di ogni fede religiosa,
come fattore che contribuisce al formarsi di un'etica collettiva nel quadro di
un pluralismo e di una libertà a tutti garantiti". "I cattolici sanno - continuava Scoppola - quanto è difficile,
in una società secolarizzata come la nostra, una testimonianza coerente al
Vangelo; sanno di potere e dover concorrere democraticamente, come tutti i
cittadini, a far sì che le leggi dello stato siano
ispirate ai valori di cui sono portatori, ma sanno di non poter esigere la
piena rispondenza delle leggi a questi valori: il formarsi della legge è
necessariamente legato alla dialettica democratica fra posizioni diverse,
talvolta contrastanti". La politica è questo. E' lo spazio della convivenza
con altri che hanno diversi valori etici. Ed è tentativo di argomentare e
convincere gli altri della bontà di un'idea, di una proposta, di una scelta. E'
ricerca comune di soluzioni buone e condivisibili ai problemi di tutti.
Altrimenti il confronto resta fermo allo scontro tra visioni incomponibili e
inconciliabili, e la democrazia si riduce a registrazione dei rapporti di forza
numerici. Il Partito democratico è nato con questa consapevolezza. E' nato per
guardare in avanti anziché indietro, alla storia del XXI secolo anziché a
quella del Novecento. Ed è per questo che tra le sue ambizioni e i suoi
obiettivi ha quello di ripensare in modo nuovo, serio e adeguato ai problemi di
oggi, la laicità e il rapporto tra etica e politica. E' stato
scritto ieri, e io sono d'accordo: ci sono realtà sociali, culturali,
confessionali, che possono, e che talora devono, rappresentare ottiche più
parziali, esporre le proprie motivazioni in un modo assertivo, anche per
lanciare messaggi di riconoscimento e di carattere educativo ai propri aderenti
e nella società. Ma la politica che vuol far camminare un Paese ha un dovere in
più, anche scontando il fatto di non poter ogni volta accontentare tutti:
andare oltre ogni anacronistico steccato e costruire ponti. I ponti culturali
su cui il Paese può correre. La laicità delle istituzioni, valore che accomuna
credenti e non credenti, non va invocata a parole, più o meno polemiche, ma
fatta vivere ogni giorno. La laicità si difende e si afferma rilanciando il
ruolo della politica, che tutti deve ascoltare, da tutti deve raccogliere, per
poi esercitare un prima persona il proprio inderogabile dovere di sintesi. E di
responsabile decisione. Come noi faremo anche sui temi più sensibili e
importanti, dal testamento biologico ai diritti delle persone che convivono
stabilmente. Temi delicati, da sottrarre all'incendio della polemica
elettorale. Perché ha ragione il direttore dell'Osservatore Romano quando dice,
come ha fatto ancora ieri, che i temi etici non devono "diventare dei
mezzi per raccogliere voti" e che "se si riesce a tenerli fuori
dell'agone elettorale allora c'è qualche possibilità in più che su alcune
questioni fondame si crei del consenso". Parole sagge. Anche perché
chiunque abbia a cuore la dignità della persona umana sa che le grandi domande
che il nostro tempo porta con sé sono uguali per tutti, sono spesso nuove e
richiedono risposte ugualmente comuni e nuove. Non mi convince, in questo
senso, l'idea che ci sarebbero domande costitutivamente diverse tra laici e cattolici. Pensiamo proprio alle questioni ormai definite
"eticamente sensibili", pensiamo a tutto ciò che ha a che fare con la
vita, il suo inizio, la sua fine, la sua trasmissione. Ma pensiamo anche al
tema della democrazia, della crisi democratica di cui oggi soffre il nostro
Paese, cosa che come sapete è uno degli "assilli" del Pd. Ricorderete
certo tutti i molti interventi fatti ad esempio proprio dal Cardinal Martini,
che da Arcivescovo da Milano, nelle sue lettere pastorali per la festa di Sant'Ambrogio
chiedeva ai cattolici di farsi carico in politica non
solo delle questioni di immediata rilevanza etica ma anche del buon
funzionamento della democrazia e delle istituzioni. Usciamo allora dai vecchi
cliché, dalle separazioni di comodo, dai compartimenti stagni che per alcuni
dovrebbero continuare a dividere la politica. Ripeto: le domande sono le stesse
per tutti. Non costruiamo caricature speculari e che si alimentano a vicenda:
non ci sono da una parte i cosiddetti "laici" che si occuperebbero in
modo semplicistico e ideologico dei diritti volendo affermare una neutralità
ideologica assoluta dello Stato e dall'altra parte dei credenti che sarebbero
contrari alla crescita dei diritti perché avversari della libertà della
persona. Il Partito democratico, laici e cattolici
insieme, come si vede da Statuto, Manifesto e Codice Etico, non ha mai assunto
un approccio puramente individualistico, perché sappiamo bene che la singola
persona è inserita in ambienti culturali e sociali che non le consentono di scegliere
liberamente anche contro la volontà del gruppo o la sensibilità altrui. A volte
si può e si deve limitare un diritto non solo perché ciò interagisce coi
diritti altrui, ma anche a tutela della persona stessa. Questa mattina ho
sentito che il leader dello schieramento a noi avverso ha definito il suo un
partito "monarchico", e questo è innegabile, e al tempo stesso
"anarchico", nel senso di indifferente rispetto alle questioni di
"etica e morale", che si potrebbero risolvere esclusivamente con la libertà
di coscienza. E' chiaro che la coscienza di ognuno è incomprimibile. Ma lo
sforzo deve essere cercare la sintesi. Non l'agnosticismo. E' una visione che
non ci appartiene. Per noi il rapporto tra etica e politica è un rapporto forte
e vitale. Implica un rigore che si deve poter riconoscere anche nel momento
della scelta delle donne e degli uomini chiamati a portare in Parlamento le
nostre idee e i nostri programmi. Nei giorni scorsi autorevoli voci si sono
levate dal mondo cattolico per chiedere una selezione attenta delle
candidature. Sono preoccupazioni giuste, e sono anche le nostre, quelle che
hanno dato vita al codice etico del Partito democratico, quelle che ci hanno
spinto ad arricchire le nostre liste con figure rappresentative di una visione eticamente
esigente della politica come quelle, che sono lieto di annunciare oggi, del
professor Mauro Ceruti e del giornalista,e conduttore del programma "A sua
immagine", Andrea Sarubbi. La proposta del Partito democratico è la
proposta di chi sa che non è certo compito di un partito produrre catechismi
laici, ma sa altrettanto bene che la politica non può dare soluzioni ai
problemi senza farsi guidare da un sistema di valori e senza interpellare in
profondità le coscienze. E' un equilibrio delicato, ma indispensabile. Quando
nei giorni scorsi abbiamo scritto il nostro programma non abbiamo prodotto un
punto a parte sui diritti, proponendo un elenco deduttivo e astorico di
priorità tra valori e principi. Non è questa la via per coniugare etica e
politica. Lo sforzo, continuo, deve essere quello della sintesi. Se affronto un
valore alla volta è ovvio che io, prendendolo isolatamente, lo possa affermare
come intangibile, incomprimbile, non negoziabile. Tuttavia quando il politico è
chiamato a fare scelte e opera direttamente sulla complessità della realtà si
trova di fronte, per fare alcuni esempi, al dovere di coniugare la difesa della
vita e il rifiuto dell'accanimento terapeutico; la valorizzazione della
particolare dignità della famiglia fondata sul matrimonio e i diritti delle
persone che convivono stabilmente; gli obblighi di servizio del personale
sanitario e l'obiezione di coscienza; la tutela della salute fisica e psichica
della donna e quella della vita umana dal suo inizio. E a proposito della legge
194: dov'è la contraddizione tra la difesa di una legge che ha dimezzato il
numero degli aborti e fatto uscire le donne dal buio della clandestinità e la
volontà nostra di applicarla integralmente, valorizzandone gli aspetti di
prevenzione e facendo leva sui progressi della scienza per rafforzare la tutela
della vita e allontanare dalle donne quello che resta comunque un dramma? Dov'è
la contraddizione? E' a partire da questi convincimenti profondi che abbiamo
risposto alla richiesta dei radicali di schierarsi con noi. Se abbiamo detto
loro non di apparentarsi con la nostra lista, come con insistenza ci hanno
chiesto, ma di entrarci dentro, rinunciando a presentarsi col loro simbolo
accanto al nostro, impegnandosi a sottoscrivere il nostro programma e a formare
un unico gruppo parlamentare all'indomani delle elezioni, è perché anche a loro
abbiamo chiesto di superare la pura cultura delle identità separate e
autosufficienti e di mettersi in gioco e in discussione, a confronto con gli
altri, assumendo il rischio e abbracciando l'opportunità di una ricerca comune.
Noi abbiamo fatto, così, una grande operazione di coinvolgimento. Abbiamo
portato dentro il nostro grande progetto, dentro la nostra visione politica e
culturale, una forza che rimanendo sola, allora sì avrebbe finito per esprimere
posizioni esasperatamente laiciste, per rimarcare il suo ruolo, per
sottolineare i suoi obiettivi, per guadagnare un consenso di tipo
esclusivamente identitario. Invece abbiamo chiesto, e abbiamo ottenuto, molto.
Ad un partito che si chiama "radicale" e che quindi ha sempre fatto
della nettezza delle sue posizioni la sua identità, abbiamo chiesto di
accettare la cultura del dialogo e della mediazione. L'abbiamo fatto perché chi
vuole venire con noi deve accettare di condividere questo nostro impegno. E
perché, semplicemente, questo è quel che serve all'Italia, al nostro Paese. Il
mondo sta cambiando attorno a noi. E l'Italia non ha a che fare con una crisi
congiunturale, dalla quale potrà uscire più o meno come è entrata. Solo se
sapremo chiamare a raccolta tutte le risorse intellettuali e morali del Paese,
le straordinarie energie oggi sottoutilizzate, a cominciare dal talento delle
donne e da quello dei giovani, potremo dare all'Italia un futuro di ripresa, di
rilancio, di speranza. Solo se sapremo ascoltare le domande che arrivano dalle
famiglie italiane, se sapremo sostenerle concretamente e farle essere
serenamente quel luogo d'amore e di solidarietà che sono, proteggendo i bambini
con leggi che puniscano nel modo più severo chi si macchia del più orrendo dei
crimini; e ancora moltiplicando i posti negli asili nido e rendendo più
flessibili gli orari e i tempi di lavoro, aiutando in modo significativo
attraverso l'introduzione di una "Dote fiscale" le famiglie con
figli. Ribaltando, in poche parole, l'attuale circolo vizioso tra bassi tassi
di occupazione femminile, bassa natalità e alti tassi di povertà minorile,
facendolo diventare un circolo virtuoso fatto di più donne occupate, più
nascite e famiglie economicamente più sicure. Per tutto questo è nato il
Partito Democratico: non per affiancare forze che restano divise, magari
accomunate solo dal nemico da sconfiggere. Tutto il contrario: il Partito
Democratico è nato per unire il Paese, per abbattere muri e steccati, per aprire
porte e costruire ponti: tra impresa e lavoro, tra lavoratori dipendenti e
autonomi, tra Nord e Sud, tra padri e figli, tra laici e cattolici.
Perché solo insieme, lavorando insieme, pensando insieme, cercando insieme, ce
la possiamo fare. Insieme, laici e cattolici del
Partito democratico, noi rivendichiamo il valore della nostra responsabilità.
Dell'etica della responsabilità. Alcide De Gasperi, pochi mesi dopo la fine
della guerra, alla prima Settimana Sociale dei Cattolici italiani, richiamava
il carattere inevitabilmente diverso dei due punti di vista: "Avvicinarsi
a questa assise", disse, "è come eseguire una grande ascensione
montana. Ci si trova in un'atmosfera ossigenata. Non sempre quando si scende
dall'alta montagna è possibile mantenere la stessa atmosfera, e direi non
sempre la stessa prospettiva può essere attuata quando si tratti di dover
fissare una pratica di convivenza civile che tiene conto delle opinioni altrui
e che deve cercare una via di mezzo fra quelle che possono essere le aspirazioni
di principio e le possibilità di azione." Sono parole che testimoniano la
grandezza dello statista e dell'uomo, del credente e del
laico insieme. E che sono l'esempio di come larga parte della storia
dell'impegno dei cattolici
sia stata segnata, in Italia, da momenti in cui ad una astratta etica della
testimonianza è stata privilegiata un'etica della responsabilità, per garantire
la coesione sociale e culturale del Paese. Come non ripensare, ad
esempio, all'atteggiamento di Aldo Moro, che ricorderemo domani, sul referendum
sul divorzio e sulla solidarietà nazionale. Come non andare con la mente e col
cuore a uno degli uomini che tra i primi ha indicato il cammino e ha lavorato
per aprire la strada. "Aveva un fortissimo pudore e riserbo sulle cose
intime e personali", ha detto Giovanni Bazoli ricordando Beniamino
Andreatta, "ma è altrettanto vero che i valori del cattolicesimo
informavano le sue scelte e i suoi comportamenti privati e pubblici". C'è
un grande patrimonio che vive, attraverso le persone animate da fede vera e
profonda, dentro il Partito democratico, e che contribuisce a dargli identità e
forza. E' anche grazie a questa ricchezza che proseguiremo il nostro cammino e
che cambieremo l'Italia. Insieme. *Questo è il discorso di Walter Veltroni al
convegno dei cattolici del Pd.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di GIORGIO GAZZOTTI
? ROMA? VELTRONI rassicura l'ala cattolica del suo partito e spegne le tensioni
nate dopo l'accordo con i radicali. Il suggello alla ritrovata armonia nel Pd
lo mette Paola Binetti, leader dei teodem: "Veltroni mi ha convinto"
commenta al termine del discorso del segretario. Anche se subito aggiunge:
"La speranza è che riesca a contenere lo spirito laicista dei
radicali". L'INTERVENTO di Veltroni, al convegno organizzato dai cattolici del Pd (ma Bindi e Parisi hanno disertato) arriva
dopo le relazioni di Andrea Riccardi, Guido Formigoni, Franco Garelli e don
Carlo Nanni, ed è tutto nel segno della "ricerca di un incontro virtuoso
tra laici e cattolici". "Oggi ? afferma il
leader democratico ? una nuova, non inedita, contrapposizione tra laici e cattolici, condannerebbe l'Italia a un'altra Porta
Pia". In tutta Europa laici e cattolici stanno
assieme, sostiene Veltroni. Dunque collaborazione, dialogo, incontro, solo
questa è la strada. "E il Pd ? aggiunge ? è nato proprio per questo, per
superare anacronistici steccati e per costruire ponti". Come avvenne
durante l'Assemblea costituente, continua il leader del Pd, laici e cattolici devono saper far "prevalere la ricerca del bene comune, di
un punto comune che non opprima le posizioni di ciascuno". I laici devono
farsi carico delle esigenze di una "laicità eticamente esigente", e i
cattolici di tradurre i
loro valori "in principi universali e non religiosamente fondati".
Dopo aver criticato certi attacchi alla Chiesa ("Solo una visione
superficiale può ridurre a ingerenza o interferenza le sollecitazioni della
Chiesa"), Veltroni rivolge un invito ai cattolici,
quello di uscire da un atteggiamento difensivo: "Oggi ? afferma ? una
parola molto usata è difendere, ma essa rischia di segnare il declino
dell'Italia. Cerchiamo invece di usare la parola promuovere". "Basta
con i cavalli di frisia, con identità esclusive ed escludenti". POI UN
ELOGIO all'Osservatore Romano: "Ha ragione quando dice che i temi etici
non possono essere usati come mezzi per cercare voti. Il Pd su temi come il
testamento biologico o la legge 194 cercherà la sintesi, ma lasciando tutto
questo fuori dalla campagna elettorale.". E in particolare sull'aborto:
"Dove è la contraddizione ? chiede Veltroni ? tra le legge 194 e la nostra
volontà di applicarla integralmente, soprattutto nella parte relativa alla
prevenzione?". Dai teodem era giunta nei giorni scorsi la richiesta di
candidature cattoliche di spicco, per bilanciare quelle dei radicali. E
Veltroni mette sul piatto due nomi, quello del professor Mauro Ceruti e quello
di Andrea Sarubbi, giornalista di Radio Vaticana e della Rai. Avrebbe voluto
candidare anche il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ma Andrea Riccardi,
uno dei relatori al convegno, ha declinato l'invito, facendo però gli
"auguri di un bel futuro" al Pd. Veltroni però mette anche le mani
avanti: "Non si tratta di un bilanciamento dopo l'alleanza con i radicali.
E' inutile fare il bilancino, dire quanti laici e quanti cattolici".
Difficile però negare che il convegno di oggi segni la nascita di una corrente
cattolica all'interno del Pd, grazie anche ad un avvicinamento tra teodem e
popolari. Cosa che infatti gli ex prodiani, assenti, hanno criticato. Non manca
una frecciata a Berlusconi. "Il capo dello schieramento avverso ? dice
Veltroni ? ha definito il suo partito monarchico, e questo è innegabile, ma
anche anarchico, nel senso di indifferente alle questioni etiche. Questa non è
la nostra soluzione. La libertà di coscienza è una furbizia del passato".
Quanto ai radicali il leader del Pd spiega che, se respinti, avrebbero
accentuato la loro identità laicista, dentro invece "dovranno accettare la
nostra cultura del confronto". Dunque un po' più sotto controllo, come
auspica la Binetti. Al termine positivi i commenti. "Siamo grati a
Veltroni", dice Enzo Carra. "Buon discorso" aggiunge la Binetti.
E Marini: "Veltroni ha indicato la strada giusta". Entusiasta il
neocandidato Sarubbi, che conduce il programma "A sua immagine" su
Rai uno: "Per me l'emergenza intergalattica non è il confronto tra laici e
cattolici, ma i problemi veri delle persone, le
difficoltà di ragazzi, come quelli di Scampia". E ancora: "Sono un
fan della Binetti, ma stimo anche i radicali, perché credono molto nei loro
principi, anche se a volte ovviamente non li condivido". Più incontro di
così. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
MOZIONE COMUNE Pace
sulla 194 tra le senatrici Pd "Più prevenzione" ? ROMA ? ANNA
Finocchiaro parla di "genio politico delle donne". A cui ieri si è
dovuto dare fondo per riuscire a superare (almeno per ora) la
bufera laici-cattolici che
da giorni scuote il Pd sull'aborto. Alla fine un punto di sintesi è stato trovato: tutte le senatrici
democratiche hanno sottoscritto un documento per la "piena
attuazione" alla legge 194. Eppure la giornata era iniziata malissimo, con
la teodem Binetti pronta a dichiarare di voler votare con il Pdl per "rivoltare
come un pedalino" la 194. Ma a metà pomeriggio, mentre Veltroni dal
convegno dei cattolici del Pd incitava al dialogo, il
Senato produceva il suo piccolo miracolo: una mozione comune che riesce a
mettere d'accordo le culture laica, cattolica, teodem e cristiano sociale del
partito. Per riuscirci, ovviamente, ognuno ha dovuto cedere su qualcosa. E così
la Binetti può esultare perché è stato posto l'accento
sul primo articolo della legge dove, ricorda, "si parla di tutela della
vita fin dal suo inizio". Ma d'altra parte la firma delle senatrici
cattoliche è posta anche sotto l'invito (e questa è una vera novità) a favorire
l'educazione alla sessualità, "compresa l'informazione sui metodi di
regolazione delle nascite e sui mezzi di contraccezione, quali modalità di
primaria prevenzione". Il documento affronta poi la nuova emergenza
rappresentata dal cospicuo ricorso all'aborto da parte delle immigrate e pone
un accento importante sul problema dei prematuri, per cui chiede il
"potenziamento e la creazione di unità di terapia intensiva
neonatale". La mozione stabilisce infine che sia garantita in ogni
ospedale pubblico la presenza di personale sanitario non obiettore. Un punto
fondamentale, visto che, secondo gli ultimi dati elaborati dall'Istituto
superiore di sanità, ben il 59,5% dei ginecologi italiani che operano nelle
strutture in cui si pratica l'aborto è obiettore di coscienza. In Basilicata si
arriva al 92,6% e all'80,5% in Veneto. Ma indici elevati si riscontrano anche
nelle Marche (78,4%), nel Lazio (77,7%) e in Puglia (76,8). Va un po' meglio in
Calabria (39,9%) e in Valle d'Aosta (20%). UNA SITUAZIONE che, secondo il
professore dell'università di Bologna Flamigni, dovrebbe portare gli ospedali a
non accettare più obiettori. "L'obiezione ? spiega ? è una mina sulla
salute della donna perchè più tardi si esegue l'interruzione più aumentano i
rischi. E dopo 30 anni dall'applicazione della 194 non ha senso. E' come se si
mettesse a capo del servizio di trasfusioni un testimone di Geova".
Capitolo a parte riguarda il primo via libera alla Ru486, non trattato nel
documento delle senatrici. Ieri è divampata la polemica tra chi ritiene che la
pillola abortiva sia pericolosa e chi ricorda come sia usata nel resto d'Europa
da anni. "Facilita il fai da te", accusa l'Udc Volontè. "E' la
pillola della morte", dice l'azzurra Carlucci. "E' meno pericolosa
dell'aspirina", replica il presidente della società italiana di diagnosi
prenatale Giorlandino. Falso, dice il vice presidente dei medici cattolici, Balzaretti: "Ha una mortalità superiore
all'aborto assistito". Il presidente della commissione sanità Marino cerca
di porre uno stop al dibattito: "La RU486 è un farmaco, la discussione sul
suo utilizzo non va affrontata ideologicamente". r. r. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Veltroni ai cattolici: Il leader convince popolari e teodem. "Dal
di GIORGIO GAZZOTTI ? ROMA? VELTRONI rassicura l'ala cattolica del suo partito
e spegne le tensioni nate dopo l'accordo con i radicali. Il suggello alla
ritrovata armonia nel Pd lo mette Paola Binetti, leader dei teodem:
"Veltroni mi ha convinto" commenta al termine del discorso del
segretario. Anche se subito aggiunge: "La speranza è che riesca a contenere
lo spirito laicista dei radicali". L'INTERVENTO di Veltroni, al convegno
organizzato dai cattolici del Pd (ma Bindi e Parisi
hanno disertato) arriva dopo le relazioni di Andrea Riccardi, Guido Formigoni,
Franco Garelli e don Carlo Nanni, ed è tutto nel segno della "ricerca di
un incontro virtuoso tra laici e cattolici".
"Oggi ? afferma il leader democratico ? una nuova, non inedita,
contrapposizione tra laici e cattolici, condannerebbe
l'Italia a un'altra Porta Pia". In tutta Europa laici e cattolici
stanno assieme, sostiene Veltroni. Dunque collaborazione, dialogo, incontro,
solo questa è la strada. "E il Pd ? aggiunge ? è nato proprio per questo,
per superare anacronistici steccati e per costruire ponti". Come avvenne
durante l'Assemblea costituente, continua il leader del Pd, laici e cattolici devono saper far "prevalere la ricerca del bene comune, di
un punto comune che non opprima le posizioni di ciascuno". I laici devono
farsi carico delle esigenze di una "laicità eticamente esigente", e i
cattolici di tradurre i
loro valori "in principi universali e non religiosamente fondati".
Dopo aver criticato certi attacchi alla Chiesa ("Solo una visione
superficiale può ridurre a ingerenza o interferenza le sollecitazioni della
Chiesa"), Veltroni rivolge un invito ai cattolici,
quello di uscire da un atteggiamento difensivo: "Oggi ? afferma ? una
parola molto usata è difendere, ma essa rischia di segnare il declino
dell'Italia. Cerchiamo invece di usare la parola promuovere". "Basta
con i cavalli di frisia, con identità esclusive ed escludenti". POI UN
ELOGIO all'Osservatore Romano: "Ha ragione quando dice che i temi etici
non possono essere usati come mezzi per cercare voti. Il Pd su temi come il
testamento biologico o la legge 194 cercherà la sintesi, ma lasciando tutto questo
fuori dalla campagna elettorale.". E in particolare sull'aborto:
"Dove è la contraddizione ? chiede Veltroni ? tra le legge 194 e la nostra
volontà di applicarla integralmente, soprattutto nella parte relativa alla
prevenzione?". Dai teodem era giunta nei giorni scorsi la richiesta di
candidature cattoliche di spicco, per bilanciare quelle dei radicali. E
Veltroni mette sul piatto due nomi, quello del professor Mauro Ceruti e quello
di Andrea Sarubbi, giornalista di Radio Vaticana e della Rai. Avrebbe voluto
candidare anche il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ma Andrea Riccardi,
uno dei relatori al convegno, ha declinato l'invito, facendo però gli
"auguri di un bel futuro" al Pd. Veltroni però mette anche le mani
avanti: "Non si tratta di un bilanciamento dopo l'alleanza con i radicali.
E' inutile fare il bilancino, dire quanti laici e quanti cattolici".
Difficile però negare che il convegno di oggi segni la nascita di una corrente
cattolica all'interno del Pd, grazie anche ad un avvicinamento tra teodem e
popolari. Cosa che infatti gli ex prodiani, assenti, hanno criticato. Non manca
una frecciata a Berlusconi. "Il capo dello schieramento avverso ? dice
Veltroni ? ha definito il suo partito monarchico, e questo è innegabile, ma
anche anarchico, nel senso di indifferente alle questioni etiche. Questa non è
la nostra soluzione. La libertà di coscienza è una furbizia del passato".
Quanto ai radicali il leader del Pd spiega che, se respinti, avrebbero
accentuato la loro identità laicista, dentro invece "dovranno accettare la
nostra cultura del confronto". Dunque un po' più sotto controllo, come
auspica la Binetti. Al termine positivi i commenti. "Siamo grati a
Veltroni", dice Enzo Carra. "Buon discorso" aggiunge la Binetti.
E Marini: "Veltroni ha indicato la strada giusta". Entusiasta il
neocandidato Sarubbi, che conduce il programma "A sua immagine" su
Rai uno: "Per me l'emergenza intergalattica non è il confronto tra laici e
cattolici, ma i problemi veri delle persone, le
difficoltà di ragazzi, come quelli di Scampia". E ancora: "Sono un
fan della Binetti, ma stimo anche i radicali, perché credono molto nei loro
principi, anche se a volte ovviamente non li condivido". Più incontro di
così. - -->.
( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca E' bufera
sulla pillola abortiva Accuse dal centrodestra: cultura di morte. Marino:
polemiche ideologiche Dopo l'ok dell'Aifa si attende il via libera dell'Agenzia
europea del farmaco Difesa della 194 e prevenzione: nel Pd documento comune
Binetti e Finocchiaro CATERINA PASOLINI ROMA - Non è ancora arrivata negli
ospedali - unico luogo dove sarà possibile averla da maggio - ma la pillola
abortiva, la Ru486, divide, provoca polemiche violente. Il giorno dopo il primo
riconoscimento da parte della commissione scientifica dell'Aifa, l'agenzia
italiana del farmaco, dai cattolici e dai partiti di
centro destra, anche di quelli che a parole dicono di voler difendere la legge
194, partono accuse pesanti. L'associazione Scienza e vita denuncia "la
banalizzazione dell'aborto con una pillolina" e come Carlucci e Gardini di
Forza Italia parla di "rischi mortali per le donne". Mentre Montani,
della Lega, bolla l'approvazione della Ru486 come "l'avanzata di una
cultura della morte in difesa di interessi economici e lobby finanziarie"
e Martusciello di Fi ipotizza "kit abortivi fai da te". Parole
pesanti, definite "terrorismo immotivato" da chi, come Mura dell'Idv,
ricorda che la pillola viene usata da anni in tutta Europa "come valida
alternativa all'aborto chirurgico" mentre i radicali sottolineano che
"il riconoscimento sarà comunque imposto dall'Europa" e il ministro
Ferrero giudica l'approvazione della pillola un fatto positivo "perché
aiuta a limitare la sofferenza delle donne". Alla Ru486 la teodem del Pd,
Binetti, è fermamente contraria ma ieri per mettere fine
alle polemiche tra laici e cattolici sulla
( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Il ministro
della cultura della Santa Sede ieri nell'Aula magna dell'ateneo romano.
"Vince il dialogo" Ravasi, lezione alla Sapienza dopo il no di papa
Ratzinger "Temevo qualche contestazione, invece il clima è stato davvero eccellente" "Ma ancora non capisco
perché al Santo Padre non è stata permessa la stessa cosa" ORAZIO LA ROCCA
ROMA - Dove non potè papa Ratzinger, arrivò monsignor Ravasi.
"Miracolo" all'università La Sapienza di Roma dopo un mese e mezzo
dalla rinuncia di Benedetto XVI ad intervenire all'inaugurazione dell'anno
accademico. Ieri le porte dell'antico ateneo sono tornate ad aprirsi per un
vescovo di Roma. Non il pontefice, ma il suo ministro della Cultura, il vescovo
Gianfranco Ravasi, biblista di fama internazionale, invitato a tenere
("Con grande emozione ed un filo di apprensione iniziale", confesserà
lo stesso Ravasi) una conferenza dalla cattedra da dove Ratzinger il 17 gennaio
scorso avrebbe dovuto intervenire su scienza e fede. Vale a dire, nella grande
Aula Magna del Rettorato. Ad ascoltare il vescovo centinaia di studenti e molti
professori, che hanno sottolineato con ripetuti applausi la dotta conferenza
del biblista, invitato dall'associazione Athenaeum e dalla Sapienza a parlare
di "Uguaglianza e dignità dell'uomo" nell'ambito del progetto
"Quale Europa per i giovani?". Alla fine dell'intervento, tutti
soddisfatti. Ma il più felice è proprio lui, monsignor Ravasi, che non nasconde
di essersi "emozionato parlando dal posto dove era stato
invitato il Santo Padre". Confessa pure di aver "temuto di andare
incontro a qualche contestazione, ma così non è stato,
è andato tutto bene, i giovani hanno ascoltato con interesse ed il clima è stato eccellente. E' la dimostrazione che quando c'è voglia
di dialogo e di ascolto reciproco, tutto è possibile, anche ascoltare -
puntualizza Ravasi - chi la pensa diversamente da te, sia
esso un laico o un ateo, dal quale il credente può sempre ricevere qualche
cosa". Ecco perché - si lascia andare il biblista - "ancora non capisco
perché al Santo Padre non è stata permessa la stessa cosa. Lui, tra i più
grandi teologi contemporanei e grande studioso, è sempre pronto all'ascolto e
al dialogo, e in questa sede avrebbe certamente fornito un profondo
contributo di cultura e di laicità, nel senso nobile del termine". Nella
sua prolusione, Ravasi parla della uguaglianza e della dignità dell'uomo,
partendo dalle radici bibliche ("Paradigma della cultura
occidentale") e prendendo a modello alcuni tra i più bei nomi della
cultura mondiale, dai filosofi greci a Sant'Agostino, da Goethe a John Donne,
poeta inglese del '500; dai poeti italiani Mario Luzi e Giorgio Caproni fino a
Gandhi. "Grandi figure di ieri e di oggi, credenti, non credenti, atei,
agnostici, ma tutti animati da un sano desiderio di capire l'uomo con serietà e
profondità pur partendo da posizioni e percorsi umani differenti", ha
spiegato il vescovo. "Esempi, purtroppo, oggi sempre più rari perché si
sta perdendo il gusto dell'ascolto dell'altro e, quel che è peggio, del rispetto
reciproco", si è sfogato Ravasi alla fine della conferenza. E, come
esempio negativo, quasi a sorpresa, cita il recente libro di Piergiorgio
Odifreddi Perché non possiamo essere cristiani. E men che meno cattolici, definito dal biblista "libello superficiale
e approssimativo che divide, per il quale l'autore stranamente mi aveva chiesto
di scrivere la prefazione. Cosa che ovviamente non ho fatto".
( da "Riformista, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cattolici
tregua nel Pd Latinorum Veltroni "La laicità dell'et-et" C'è la
laicità invocata a sinistra. C'è il laicismo deplorato a destra (e non solo). E
poi c'è la posizione del Pd: "Una laicità eticamente esigente", come
spiega Walter Veltroni ai cattolici del Pd riuniti
ieri a convegno.
Significa, aggiunge Veltroni, "una laicità che sostituisca la cultura
dell'aut-aut con quella dell'et-et". Che poi non è altro che il "ma
anche" in versione latinorum. L'intervento di Veltroni ha siglato ieri la
tregua ufficiale sulla questione cattolica nel Pd. Plaude la teodem Paola
Binetti: "Walter mi ha convinto". Rinforza il concetto il vice Dario
Franceschini: "Non c'è nulla di più sbagliato che trasformare temi così
delicati come quelli etici, legati alla coscienza, in argomenti di scontro e
strumentalizzarli in campagna elettorale". Filosofeggia in chiave Pixar
Andrea Sarubbi, giornalista della radio Vaticana, volto Cei in Rai e neocandidato
democrat: "Il protagonista di Toy Story Buzz Lightyear è convinto che ci
sia un'emergenza intergalattica che invece non c'è. Ecco, queste discussioni
sui Radicali e sul rapporto tra laici e cattolici,
penso che distolgano l'attenzione dai problemi veri". L'aria che si
respira al convegno è insomma di pacificazione interna e Beppe Fioroni
sdrammatizza l'unica assenza di peso, quella di Rosy Bindi, con una battuta che
non piacerà alla diretta interessata: "Se ero come Sarkozy le scrivevo un
messaggio: se torni annullo tutto". E il sarcasmo verso Bindi è la cifra
ufficiale dei commenti alla sua assenza, dato che anche Franco Marini non ha
rinunciato a una stoccata: "Non è venuta? E io cosa volete che ne sappia,
avrà avuto da fare...". Andrea Riccardi, fondatore della comunità di
Sant'Egidio, ha rifiutato l'offerta di un posto in lista, ma ha regalato a
Veltroni un mezzo endorsement : "Nel nostro Paese - ha detto Riccardi
intervenendo per primo al convegno di ieri - manca una forza politica che si
faccia carico del bene comune. Io auspico un bel futuro per questo soggetto
politico convinto che abbia bisogno di amici e interlocutori nella
società". E Veltroni, che ha ufficializzato la candidatura
dell'espistemologo cattolico Mario Ceruti, già presidente della Commissione
Valori del partito durante la fase costituente, ha chiuso ufficialmente anche
la caccia al "cattolicone", il candidato esterno da contrapporre a
Umberto Veronesi: "È inutile - ha detto - fare il bilancino, quanti sono i
laici o quanti i cattolici. La nostra visione è
un'altra, questo è un partito dove coesistono forze diverse. Le convinzioni di
ciascuno si possono conciliare. Occorre trovare un punto d'incontro virtuoso
che non mortifichi le convinzioni dell'uno o dell'altro". Quindi l'ex sindaco
di Roma ha difeso l'accordo coi radicali nella sua versione inclusiva e non di
apparentamento di liste e scagionato la Chiesa dall'accusa
("superficiale") di ingerenza nelle questioni politiche. Al Loft di
piazza Sant'Anastasia c'è molta voglia di mettersi alle spalle le polemiche
interne e gli attacchi arrivati dalla galassia ecclesiale. Un aiuto è arrivato
anche dalla iniziativa delle senatrici Pd che hanno firmato all'unanimità,
sull'asse Finocchiaro-Binetti, un documento a difesa della legge 194 sull'aborto,
per chiedere al governo di dare applicazione agli articoli della legge che
riguardano la prevenzione. Non tutto però è appianato. 3 Stefano Cappellini
28/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Democrat 2 serve il
dialogo Invocando la libertà di coscienza si fugge dalla sfida della laicità Cari
teodem, non siete l'unica voce del cattolicesimo È in corso un processo di
trasformazione della geografia politica italiana che fino a qualche settimana
fa appariva impossibile. Grazie al coraggio del leader del Partito democratico,
si può dire che si sta producendo, almeno in parte, ciò a cui si sarebbe dovuti
arrivare attraverso la riforma elettorale: la semplificazione del panorama
politico. Chi, con atti ricattatori, aveva fatto i suoi calcoli in base alle
vecchie logiche da coalizioni come arche di Noè, è rimasto spiazzato. Quei
comportamenti ci sembrano appartenere già a un'altra epoca politica. Forse
siamo davvero all'alba di una Terza Repubblica capace di portare quelle
innovazioni istituzionali e di cultura politica di cui l'Italia ha bisogno. Fra
le innovazioni da registrare vi è anche un passo in più nella costruzione dello
stesso Partito democratico. L'Italia dei valori si è già impegnata a confluire
dopo le elezioni, è stato siglato l'accordo coi
Radicali, che si sono impegnati a entrare nei gruppi Pd di Camera e Senato. Si
aggiungono pezzi importanti di riformismo al nucleo forte dei promotori, Ds e
Margherita. Anche questo scompiglia gli assetti e rimescola le carte. Siamo nel
pieno di un movimento sismico il cui obiettivo non è soltanto la vittoria
elettorale. È la vittoria elettorale insieme con un obiettivo più ambizioso:
portare questo Paese fuori dal tunnel di una troppo lunga, e non più
sostenibile, transizione istituzionale, sociale, politica. Qual
è il ruolo della laicità in questo complesso essere in progress del Pd? Può
creare problemi la presenza nelle liste di una componente radicale e di grandi
personalità laiche come Umberto Veronesi insieme a tanti cattolici che nei mesi scorsi hanno
fatto sentire la loro voce sui temi eticamente sensibili? Credo che
riuscire a radicare una vera e moderna laicità nel Partito democratico
costituisca una delle sfide più interessanti di questo processo. Sarebbe il
superamento reale delle vecchie identità politiche della prima Repubblica. Il
Pd ha un suo primo elemento di identità nel pluralismo, nell'incontro di storie
e visioni del mondo diverse che hanno accettato di convivere, di stare insieme
in un luogo politico. È un pluralismo spinto, per così dire, che stiamo
cercando anche in queste settimane di dotare di una sua solidità perché non sia
un'accozzaglia di differenze, bensì una costruzione comune. Rispetto ad altri
momenti della storia politica, che hanno visto due o più partiti affini
riunificarsi, questa volta va registrata proprio tale novità: c'è una
costruzione comune, una fondazione valoriale, ideale, programmatica condivisa.
Noi abbiamo scritto - e chiunque intenda aderire al Pd lo dovrà sottoscrivere -
un Manifesto dei Valori che delinea i pilastri ideali di un partito moderno,
solidale, aperto, europeo, laico; che assume come fondativi i valori
costituzionali del rispetto della persona, dei diritti e delle libertà
individuali. Il compito da ora in poi è far vivere la laicità non attraverso
gruppi parziali, ma come impresa comune a cui cooperano le diverse sensibilità,
nell'ascolto reciproco e senza mire egemoniche. Tutti devono tener conto di
questo e anche i teodem devono prendere atto che non sono gli unici interpreti
politici dei valori del cattolicesimo, ma che esiste un pluralismo cattolico.
Un luogo politico è per definizione fondato sui programmi, oltre che su
principi etici. E questo è importante sottolinearlo poiché è chiaro che ogni
proposta specifica porterà il segno del confronto, del dialogo, della
mediazione fra le diversità presenti. Diversità non è necessariamente
incompatibilità, contrapposizione non mediabile. La politica, i luoghi
istituzionali, sono le sedi per eccellenza del dialogo e della ricerca di
incontro di merito. Non può esserci staticità. Il bello è il carattere dinamico
che ci costringe al confronto quotidiano. Insomma, questa volta la sfida della
laicità è anche all'interno. Ma questo non è un handicap, è invece un punto di
forza, garanzia della laicità dello Stato e delle istituzioni. Ci possiamo
riuscire se ciascuno - che sia credente o non credente, più o meno attaccato
alle sue convinzioni religiose o etiche - fa uno sforzo anche individuale
adottando, soprattutto sulle questioni bioetiche, quella che mi piace chiamare
"l'etica del legislatore", che assume l'autonomia della politica come
suo presupposto irrinunciabile che si basa sulla responsabilità e sulla
ragionevolezza, cioè sulla ricerca dei punti di convergenza più che su ciò che
ci divide, cercando il dialogo più che la contrapposizione. Non ci si può
rifugiare nel criterio esclusivo della libertà di coscienza e chiudere le porte
di questa ricerca. Si può fare, se riusciamo a compiere un salto dalla
convinzione morale privata a ciò che può diventare un bene comune condiviso. Si
può fare, mettendo al centro della politica la vita concreta delle persone, che
è fatta di aspirazioni e desideri, ma anche di complessità e, spesso, di scarsa
linearità. senatrice del Pd, presidente della commissione Cultura 28/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Appello questo
sistema rischia di consegnare il paese al conformismo Alle elezioni ci deve
essere una forza laica La cosiddetta vocazione "maggioritaria" del Pd
è una formula che ha in realtà lo scopo di realizzare, oggi per scelta, e
domani senza più scampo con il puntello di una nuova legge elettorale, una
perfetta spartizione del sistema politico tra due formazioni capaci di
garantirsi reciprocamente un sostanziale duopolio: due forze tra loro sempre
più simili e intercambiabili, unite anche nel riconoscere alla sola sinistra
massimalista un residuo "diritto di tribuna". Ciò giustifica gravi
preoccupazioni per il futuro della democrazia italiana. Questo progetto non può
certo assicurare un efficiente funzionamento della democrazia, ma serve perfettamente
allo scopo di consegnare il Paese al conformismo, alla "sana laicità" del fondamentalismo cattolico, alla
perpetuazione dei conflitti di interesse, alla spartizione perpetua di governo
e sottogoverno. Questo progetto richiede che ogni voce politica libera e laica
venga assorbita al suo interno in una posizione del tutto subalterna e
marginale o sia espulsa dalla scena politica. Nel perseguire questo
disegno, il Pd appare quindi più interessato ad affermare il proprio monopolio
sull'intera area riformista che a cercare di mettere un argine alla prevedibile
rivincita della destra populista, di cui anzi riprende la vocazione
leaderistica e plebiscitaria. Siamo convinti che esista ancora nel Paese chi
non intende piegarsi alla logica dell'"arrendersi o perire", e chi
ritiene essenziale in una democrazia di stampo europeo almeno la presenza
politica di una forza laica, nella quale si ritrovino le tradizioni e le novità
del liberalismo, del socialismo liberale, del socialismo, del pensiero laico e
democratico, dell'impegno per i diritti civili, e siamo convinti che costoro
non siano pochi, dentro e fuori dai partiti organizzati. Rivolgiamo un
pressante appello a tutti quelli che, nella politica e nella cultura italiane
si sentono vicini a queste tradizioni e a queste novità, e in particolare a
coloro che fanno parte della Costituente Socialista, perché la prossima
campagna elettorale veda la presenza di una lista
laico-liberale-socialista-repubblicana-radicale: solo questa consentirebbe
davvero un "voto utile", indispensabile perché alle prossime elezioni
non si spenga in Italia la voce della modernità, della laicità, della
"ragione", cardini dell'Europa. Gim Cassano (Forum delle libertà),
Vincenzo Garraffa (già senatore del Pri, presidente di Unità riformista), Franco
Grillini (presidente onorario Arcigay), Enzo Marzo (presidente della Fondazione
Critica liberale), Tullio Monti (portavoce del Coordinamento nazionale delle
consulte per la laicità delle istituzioni), Saro Pettinato (già senatore
dell'Ulivo, Forum delle libertà), Beatrice Rangoni Machiavelli (presidenza
Movimento europeo internazionale - Critica liberale) 28/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Segue
laicità L'evoluzione del dibattito sulla questione cattolica continua a non
piacere ad Arturo Parisi, altro illustre assente al convegno di ieri, cui non
piace l'etichetta di "cattolico adulto" per sé né quella di
"cattolico" tout court per l'ala ex popolare: "Il Pd - spiega
Parisi - non deve essere un partito confessionale, cattolico o laicista che sia, ma
neppure un partito multiconfessionale come sarebbe appunto una sommatoria di
confessioni che annoverasse tra le sue componenti una che spende in politica il
nome cristiano". Gianni Cuperlo, punto di riferimento dell'area laica del
Pd, difende l'operato di Veltroni: "L'accordo coi radicali - dice Cuperlo
- è un arricchimento e i fondamentali della convivenza tra sensibilità diverse
sui temi dell'etica sono stato ben posti nella Carta
dei valori del Pd e nel programma". Un programma molto snello, che
potrebbe essere messo in crisi dall'irrompere dell'attualità e di nuove
emergenze: "Più che un rischio - dice Cuperlo - questa è un certezza. Ma
l'importante è aver sancito che la politica dei paletti non porta da nessuna
parte, mentre quella della discussione è sempre fertile. Dopodiché è chiaro che
a me sarebbe piaciuto leggere nel programma che la 194 non è solo una legge
equilibrata ma anche saggia e giusta". E la superficialità che Veltroni
rimprovera a chi accusa la Chiesa di ingerenza? "La Chiesa è una realtà
complessa e plurale, che non può essere ridotta a un'unica istanza e ha tutto
il diritto di intervenire nel dibattito pubblico. Ma in quello
politico-parlamentare no, non dovrebbe, e invece mi pare che qualche intervento
invadente e improprio ci sia stato". Stefano
Cappellini 28/02/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ex sindaco o
consigliere regionale, 55-60 anni, offresi per candidatura al Parlamento: è
l'identikit del deputato medio italiano 28/02/2008 ROMA. Dopo molte tensioni,
Forza Italia e Alleanza nazionale hanno raggiunto l'accordo sui rispettivi pesi
nelle liste elettorali Pdl: 70% per FI, 30 per An. Nel Pd, Veltroni porta pace
tra laici e cattolici. bocconetti, costante e lombardi
>> 3 28/02/2008 Gravina di Puglia (BARI). L'unica certezza per ora è che
i due fratellini Pappalardi hanno avuto un'agonia terribile, forse durata un
giorno, in fondo alla cisterna dove i loro corpi sono stati trovati dopo un
anno e mezzo. La procura continua a ritenere validi gli indizi contro il padre
di Ciccio e Salvatore, che resta in carcere. Il suo avvocato, Angela Aliani, ha
però presentato istanza di scarcerazione e fornisce molti particolari. L'esame
dei resti, sostiene, rafforza la tesi della disgrazia: il fratello maggiore,
Ciccio, sarebbe caduto fratturandosi le gambe e il minore, Salvatore detto
Tore, avrebbe cercato di aiutarlo, cadendo a sua volta. Sul muro della cisterna
è rimasto il segno di un dito insanguinato, che dimostrerebbe che uno dei
ragazzini ha anche tentato invano di risalire lungo il muro. Ma tutto questo è
riferito solo alle prime ispezioni dei medici legali, che ora dovranno
esaminare a lungo i resti per risolvere il caso. L'ipotesi dell'omicidio resta
in piedi, anche se il padre in carcere non ha dubbi: "Se c'è un Dio,
arriveranno alla verità". La madre ha riconosciuto i corpi. cutrupi e
parodi >> 7 28/02/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Il confronto Intanto
si alzano i toni della campagna elettorale: Berlusconi attacca Di Pietro
("Mi fa orrore"). Secca replica del Pd 28/02/2008 Roma. Il
"gentleman agreement"è durato poco: ieri la campagna elettorale si è
accesa. Ad innescare la miccia è stato Silvio
Berlusconi, di prima mattina, partecipando alla trasmissione "Radio
Anch'io": ha sparato ad "alzo zero" contro Antonio di Pietro
("Mi fa orrore") e contro Walter Veltroni ("Se gli italiani
votano per lui, allora se la vanno a cercare" che suona un po' come la
traduzione del "Chi vota per Prodi è un co?ne" della precedente
campagna elettorale). La replica è arrivata a strettissimo giro di posta.
Quella dell'ex Pm è stata al vetriolo: "Mi accusa di essere un
"giustizialista", ma io, da magistrato, ho solo fatto il mio dovere.
Se mi attacca, allora è segno che comincia ad avere paura di noi". Quella
del Pd è molto più soft e meno diretto: "Ma non era proprio Berlusconi
quello che offrì a Di Pietro un posto al governo?". Veltroni ha preferito
non scendere in polemica diretta con il suo competitore: "Aveva promesso
di non rispondere agli attacchi violenti e non farà alcuna deroga"
spiegano i suoi collaboratori. Del resto, quella di ieri è
stata, per lui, la giornata più complicata da quando è stato eletto segretario del Pd: ha
dovuto mediare e ricucire le posizioni, all'interno del partito, tra la
componente cattolica e quella laica. Una trattativa condotta con successo e con
soddisfazione di entrambi gli schieramenti. "Solo una visione
superficiale può considerare le posizioni espresse da alcuni giornali cattolici come tentativo di ingerenza o interferenza - ha
spiegato Veltroni, intervenendo al convegno organizzato, ieri pomeriggio,
dall'ala confessionale del Pd - Solo in Italia c'è chi chiede una divisione
netta tra laici e cattolici: ovunque, nel mondo, hanno
presenze di entrambi gli schieramenti. Si vuole forse tornare alle divisioni di
"Porta Pia"? La politica deve ascoltare tutte le voci, ma poi deve
esercitare il proprio inderogabile dovere di sintesi. Con i radicali ci sarà
confronto dialettico e troveremo un punto di incontro virtuoso che non
mortifichi nessuno". Poi, però, il segretario del Partito Democratico
qualcosa ha concesso ai "teodem"; ha annunciato le candidature di due
esponenti di spicco del mondo cattolico (quasi a fare da contraltare a quella
di Umberto Veronesi): il professor Mauro Ceruti, docente della Università di
Bergamo, ed il giornalista Andrea Sarrubi, conduttore della popolare
trasmissione Rai "A sua immagine e somiglianza". "Ma è inutile
mettersi lì con il bilancino a guardare quanti laici o quanti cattolici siano in lista. Per fortuna, in questo partito,
coesistono", ha detto Veltroni, quasi ad anticipare le critiche. E, a ben
vedere, la stoccata del segretario del Pd al suo avversario è arrivata proprio
sfruttando l'occasione offerta dal nodo "cattolici-radicali":
"Il "capo dello schieramento opposto" ha definito il suo un
partito monarchico ma, al tempo stesso, anche anarchico nel senso che è
indifferente alle questioni etiche, nel senso che resta indifferente a
questioni etiche o morali. Non è questa la nostra soluzione". "La
vera questione cattolica, in Italia, riguarda solo il Pdl: lì hanno affidato le
questioni etiche ad un gruppo di atei, ed hanno, invece, espulso i cattolici", ha spiegato, nel dettaglio, Beppe Fioroni,
ministro dell'Istruzione. Le parole di Berlusconi, del resto, si sono rincorse
per tutto il giorno nei palazzi della politica. L'affondo del
"Cavaliere"è stato diretto solo nei
confronti di Di Pietro, ma non meno pesante, anche se in maniera più sfumata,
per gli ex dirigenti dei Ds. "Io dico forte e chiaro: "Di Pietro mi
fa orrore". Lo ricordo come il campione delle manette, e lo è. Non so
quante persone lui ha fatto arrestare e poi, sulla base degli stessi elementi,
quelle persone, sono state prosciolte ancor prima di arrivare ad un processo.
Ma mi ha stupito il fatto che ci sia stato questa
alleanza tra Veltroni e Di Pietro: significa che nel Pd c'è un'area
giustizialista", ha detto il "cavaliere". Nei confronti di
Veltroni soltanto un'allusione, ma insidiosa: "Io voglio mantenere una
dialettica civile, ma, dall'altra parte, mi sembra che qualcuno giochi a
"fare il buono" e qualcun altro a "fare il cattivo"",
alludendo alla stoccata infertagli da Massimo D'Alema, la sera di martedì, in
Tv ("Berlusconi è semplicemente un anziano"). Di Pietro ed i suoi non
l'hanno presa affatto bene: l'ex Pm si è limitato a replicare con una battuta
("Io ho scoperto corruzioni e malaffare: se gli faccio orrore, vuol dire che
quelle cose, a lui, stanno bene"), ma nel pomeriggio, il capogruppo
dell'Idv a Montecitorio, Massimo Donati ha usato la sciabola. "Berlusconi
è un vecchio arnese legato ai suoi rancori - ha detto, dagli studi della
trasmissione "Transatlantico" dei Rai News - Odiava Biagi e
Montanelli, e neppure la loro morte lo ha placato. Odia Di Pietro per quello
che rappresenta agli occhi degli italiani: il rispetto delle regole, la
legalità". "Ma se nelle vostre liste siete pieni di indagati!",
gli ha replicato il leghista Roberto Castelli, ospite della stessa
trasmissione. "Lo scrive non "un" giornale, ma "Il
Giornale" di Berlusconi". Il primo vero duello di questa campagna
elettorale ha fatto passare in secondo piano la soluzione dell'attrito tra cattolici e laici nel Pd. Poteva essere uno scoglio
insidioso. "Ma Veltroni ci ha convinto - ha spiegato, al termine del
convegno di quasi cento parlamentari cattolici del Pd,
proprio Paola Binetti, capofila dei "teodem"? La speranza è che, ora,
il segretario riesca a contenere lo spirito laicista dei radicali". La
stessa Binetti, con 17 senatrici non cattoliche del Pd ha steso, assieme alla
capogruppo Anna Finocchiaro, una mozione che chiede non la cancellazione ma la
"completa attuazione" della legge 194. Angelo Bocconetti 28/02/2008 '
28/02/2008 battuteal velenoSe gli faccio orrore vuol dire che a lui stanno bene
corruzione e malaffare che io ho scoperto antonio di pietroleader dell'Italia
dei Valori 28/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa I
"consigli" di Cossiga "Candidatevi al Senato, dove contate di
più" Un "consiglio" ai cattolici del
Pd: "Siate uniti almeno nel comitato per le candidature. E fatevi
candidare al Senato, perchè alla Camera contereste molto di meno. E non
dimenticatevi che sono ormai molti a dettare la linea, e non solo più il Card.
Ruini, o il Card. Bagnasco o anche il Card. Bertone! Oltre al noto teologo
laico prof. Melloni, c'è il teologo laico Mancuso, che gode della benevolenza
di un cardinale arcivescovo emerito e tanti altri, vescovi e cardinali".
Il consiglio (o, meglio, i consigli) vengono da una fonte autorevole e di
solito provocatoria: l'ex presidente Francesco Cossiga. Nella
sua lunga lettera aperta ai cattolici del Pd, il senatore a vita manifesta la sua
"meraviglia" nel vederli riuniti in "un convegno nel nome della
loro identità religiosa". "Voi - sostiene - militate in un partito
nuovo, laico e "plurale", nel quale ci si può distinguere certo,
salvo la regola della maggioranza di cui è corollario la disciplina di partito,
su temi come le privatizzazioni o simili, ma non su questioni concernenti le
scelte religiose che, come ha detto il vostro leader: "debbono essere
tenute fuori della porta"".
( da "Tempo, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Nicola
Imberti n.imberti@iltempo.it Pace fatta. Almeno per ... Nicola Imberti
n.imberti@iltempo.it Pace fatta. Almeno per ora. Dopo giorni di tensione Walter
Veltroni sigla l'armistizio con i cattolici del
Partito Democratico. Lo fa partecipando, in una sala troppo piccola per
l'evento, alla prima assemblea dei catto-dem. Dopotutto, spiegano gli
organizzatori, era un appuntamento organizzato da tempo, la sala era già stata
prenotata e nessuno poteva immaginare che sarebbe finita così. Già, nessuno
poteva immaginare che i Radicali di Emma Bonino sarebbero entrati nel Pd
facendo irritare, e non poco, le gerarchie ecclesiastiche. Probabilmente anche
lo stesso Veltroni ha sottovalutato il peso di quei nove posti promessi al
partito di Marco Pannella. E ora gli tocca rimediare presentandosi ad un
convegno in cui non era previsto, almeno sul programma. Il candidato premier
arriva accompagnato da Giuseppe Fioroni e Dario Franceschini, cattolici tendenza ex Ppi e tra gli organizzatori
dell'evento. I tre, si siedono in prima fila assieme ad un altro ex Ppi di
spicco, il vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti (tra i più
contrari all'accordo con i Radicali). Sempre in prima fila, ma dal lato opposto,
ci sono Mimmo Lucà (cattolico sociale, cioè tendenza Ds), Enzo Carra (cattolico
tendenza teodem) e Antonello Soro (altro ex Ppi). Franco Marini (padre degli ex
Ppi) arriva poco prima che Veltroni prenda la parola, gli altri sono sparsi qua
e là, ma ci sono tutti. Certo, mancano Rosy Bindi e Franco Monaco (cattolici tendenza adulti), ma si tratta di assenze
annunciate. Pure troppo. Ci sarebbero anche gli esponenti di quello che,
normalmente, va sotto il nome di associazionismo cattolico. Su tutti il presidente
delle Acli Andrea Olivero e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni.
Dovrebbero parlare alla fine, ma vengono cassati. Dopotutto la platea è qui per
sentire Veltroni e il segretario non la delude. Anzi, per evitare sorprese, si
è fatto scrivere il testo da Giorgio Tonini (uno dei fondatori dei Cristiano
Sociali). Il risultato è un'ora di citazioni "cattolicamente
corrette". Da Pietro Scoppola a Benedetto XVI, passando per Aldo Moro,
Alcide De Gasperi e Beniamino Andreatta. Tutti utili per spiegare che il Pd è
nato per "guardare alla storia del XXI secolo e non al '900". Basta quindi con lo scontro laici-cattolici, con gli steccati l'identità che diventa "un muro precario
dietro cui trincerarsi". Al contrario, il Partito Democratico punta ad una
"laicità eticamente esigente, che sostituisca la cultura dell'aut-aut, con
quella dell'et-et". Anche perché, continua Veltroni, valori come
"la famiglia, i limiti che la scienza deve porsi interpellano tutti. Solo
una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come
interferenze o ingerenze". Certo, anche i cattolici
devono fare la propria parte sostituendo la parola "difendere" con
"promuovere", coniugando "identità e dialogo". L'esempio è
quello della Costituente quando, tradizioni diverse, trovarono un punto di
sintesi nel "principio ispiratore del primato della dignità della
persona". Il Pd vuole ripartire da lì: "Una sintesi nuova e una
funzione nazionale, questa è la nostra vocazione. La politica deve saper andare
oltre ogni anacronistico steccato per costruire ponti". In fondo, spiega,
anche i Radicali sono stati "coinvolti nella cultura del confronto propria
del Pd. Abbiamo compiuto un'importante operazione di coinvolgimento nel nostro
progetto di una forza che, se fosse andata da sola, sarebbe stata puramente
identitaria e, allora sì, anche laicista". Per questo non servirà un
"bilancino" per compensare la presenza di laici e cattolici.
Perchè le parole d'ordine del Pd saranno dialogo e sintesi. La platea applaude.
Paola Binetti lascia la sala e commenta: "Mi ha convinto speriamo riesca a
contenere lo spirito laicista dei Radicali". Più che di pace, insomma, si
tratta di un armistizio.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Giulio ercolessi Un
italiano che abbia assistito l'altra sera al primo scontro televisivo fra il
premier spagnolo uscente José Luis Rodríguez Zapatero e il suo sfidante
popolare Mariano Rajoy avrà creduto di aver sbagliato canale o Paese. Si sarà
sentito spaesato dopo avere sentito per quattro anni i politici italiani
esecrare quasi unanimi il rischio di contagio da possibili "derive
zapatere", e averli sentiti dipingere un paese lacerato da uno scontro
politico-religioso che ne minerebbe la stessa convivenza civile e descrivere
una religiosissima Spagna profonda, rappresentata dai suoi vescovi, violentata
da un governo eletto quasi per sbaglio e solo sull'onda della paura per
l'attentato terroristico dell'11 marzo 2004 (in realtà sull'onda
dell'indignazione per il maldestro tentativo di un suo sfruttamento a fini
elettorali da parte dell'esecutivo uscente e della Tv di Stato): un governo che
avrebbe ottusamente imposto senza mediazioni un programma giacobino e
anticlericale. Lo spettatore italiano si sarebbe quindi atteso che
l'opposizione chiamasse gli elettori alla riscossa contro il matrimonio gay, il
divorzio breve senza previa separazione, l'introduzione nelle scuole
dell'"educazione alla cittadinanza", la proposta ventilata di
tagliare i finanziamenti pubblici alla Chiesa cattolica, e magari anche
l'aborto: i temi su cui si sono levate altissime le proteste della Conferenza
episcopale spagnola. Nulla di tutto questo: Rajoy si è ben guardato dallo
sfiorare questi temi, mentre è stato Zapatero che ha
rinfacciato all'avversario l'opposizione a tali riforme. La ragione è molto
semplice: in Spagna, a differenza che in Italia, i laici
non sono stati timidi, la discussione su tutti questi temi non ha fatto
risuonare una sola voce ma si è svolta paritariamente e pubblicamente. Il
risultato, secondo tutti i sondaggi, è che la maggioranza degli spagnoli
approva tutte le innovazioni introdotte in queste materie, e la maggioranza si
fa schiacciante fra i più giovani, tanto che l'età sembra un fattore di
consenso più importante dell'orientamento politico. Così, nonostante la
mobilitazione dei vescovi, i raduni di massa e le allocuzioni del Papa, lo
stesso Rajoy ha già dichiarato che in caso di vittoria cancellerà solo
l'"educazione alla cittadinanza", una sorta di educazione civica
indirizzata anche al rispetto di tutte le diversità, che pure, nonostante i
pressanti inviti della Chiesa cattolica, è stata rifiutata nelle scuole
superiori da meno dell'1% degli studenti. Non toccherà invece il matrimonio gay
se il Tribunale costituzionale respingerà il ricorso pendente sulla sua
legittimità (del resto il Pp aveva obiettato solo al nome di matrimonio e non
al riconoscimento dei diritti delle coppie). Non apporterà restrizioni alla
legge sull'aborto; non rimetterà in causa il "divorcio exprés". In un
dibattito serratissimo, che ha fatto risaltare le grandi capacità comunicative
di entrambi, Rajoy ha invece aspramente attaccato Zapatero per la situazione
economica, che, nonostante gli invidiabili tassi di crescita di questi anni, è
minacciata dalla crisi del mercato immobiliare, dal crescente peso dei mutui e
dall'aumento del costo della vita. E soprattutto per le sempre maggiori
concessioni fatte ai nazionalisti, cui Zapatero è stato
costretto, come del resto in parte prima di lui anche Aznar, dalla necessità
del loro sostegno parlamentare. Più ancora, Rajoy ha imputato a Zapatero
l'esito disastroso del tentativo di intavolare con i terroristi baschi dell'Eta
una trattativa che replicasse il successo conseguito da Tony Blair con i
nordirlandesi dell'Ira. Già nell'estate successiva all'elezione di Zapatero, il
calo di consensi provocato dalla pessima gestione di un'ondata di incendi
boschivi, che aveva portato alla morte di una decina di pompieri, era stato spiegato dai politici italiani con il suo laicismo
intransigente: scommettiamo che, se il 9 marzo dovesse perdere (come stando ai
sondaggi è improbabile ma possibile) ci riproporranno la stessa spiegazione?
28/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-28 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Veltroni e la Chiesa: non si parli di ingerenza E ai cattolici pd: cercheremo sintesi sui temi eticamente
sensibili. I radicali? Hanno accettato di mediare Tutte le senatrici del
partito firmano la mozione sulla legge 194, dalla Finocchiaro alla Binetti ROMA
- Alla fine Walter Veltroni sembra soddisfatto. E lo sembrano anche i cattolici del Pd nell'affollatissima sala delle conferenze
della Camera, in prima fila gli ormai ex Margherita, Ppi, Dc, come Castagnetti,
Marini, Franceschini e tanti altri. Fino alla più recente squadra dei teodem.
Tutti a sentir parlare di educazione al "bene comune". Giuseppe
Fioroni si mette a scherzare con la Bindi, che invece ha disertato, inviandole
un sms stile Sarkozy-Cécilia: "Rosy, se torni annullo tutto".
Soddisfatti perché il segretario del Pd conferma la piena cittadinanza dei
valori che i cattolici portano avanti e bolla come
"superficiale" chi riduce a "ingerenza o interferenza" le
posizioni della Chiesa. Certo, resta alta la vigilanza dopo l'ingresso dei
radicali nelle liste del Pd, ma il segretario assicura che si trasformerà in
vantaggio: "Li abbiamo convinti a non apparentarsi, come volevano loro, ma
ad entrare nelle liste, impegnandosi a sottoscrivere il programma e a superare
una pura cultura identitaria. Da soli sì che avrebbero finito per assumere
posizioni veramente laiciste". Invece "hanno accettato la cultura del
dialogo e della mediazione ". Che, insieme a "sintesi ", sono le
parole chiave del discorso. Attesissimo perché arriva dopo gli affondi di
Avvenire edi Famiglia Cristiana sulle candidature di Bonino e compagni e quella
di Veronesi. Molta attesa c'è anche per il discorso che deve pronunciare Andrea
Riccardi, oggetto nei giorni scorsi di un forte pressing perchè accettasse di
candidarsi nel Pd. Il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, citando Aldo
Moro, chiarisce che intende restare "in quel residuo immenso di società
che è al di là della politica ". Come "viaggiatore del mondo"
per favorire la pace e il dialogo. Precisa di "non essere mai stato democristiano ", anche se "studioso di
Sturzo e De Gasperi". Parla di "cristiani come risorsa per il
Paese" e alla fine augura "un bel futuro" al Partito Democratico
perché c'è bisogno di una "politica nuova, capace di far sintesi e di
decidere". Veltroni gli dà ragione sulla sete di costruire "il bene
comune " e di offrire risposte a uomini e donne "sempre più
spaesati". Il segretario ascolta con attenzione anche gli altri
interventi, quelli del salesiano (come il cardinal Bertone), don Carlo Nanni,
dello storico Guido Formigoni e del sociologo Franco Garelli. Poi assicura
tutti: "Cercheremo una sintesi tra laici e cattolici sui temi eticamente sensibili,
a partire dal testamento biologico ". Citando come esempio la mozione
sulla 194 firmata da tutte le senatrici del Pd, sia laiche che cattoliche,
dalla Binetti alla Finocchiaro. Si mette pure a ironizzare sul "partito
anarchico" di Berlusconi, senza mai citarlo come suo costume. E
incassa applausi. Franco Marini lo promuove: "Ha indicato la via giusta:
cercare la sintesi". Avverte il teodem Luigi Bobba: "Idee
condivisibili. Ora però aspettiamo i fatti ". Roberto Zuccolini In platea
Walter Veltroni tra Dario Franceschini e Beppe Fioroni, ieri all'assemblea dei cattolici del Partito democratico.
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-28 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'area cristiana del partito Marini: chiunque estremizzi sbaglia
"Mai in una riserva indiana" Tensioni sulla Binetti: esagera ROMA - Quando
tutto è finito e sulla piazza Montecitorio si attardano i cattolici a commentare il discorso di
Veltroni, c'è una frase che ritorna e che disvela al tempo stesso approvazione
e malessere. Il nuovo partito, ha detto il segretario, è nato per
"superare la contrapposizione secca tra laici e cattolici che si bollano reciprocamente come laicisti e
oscurantisti", il nuovo partito vuole sostituire la cultura dell'aut-aut
con quella dell'et et". Ecco, adesso i cattolici,
che pure hanno apprezzato le parole del leader, temono di diventare come i
Radicali l'altro "et" del Partito democratico, il "ma
anche" che ne annulli lo status di fondatori. O persino, come più d'uno si
spinge ad affermare, la "riserva indiana" del Pd. Lo intuisce tra i primi
Pierluigi Castagnetti, il quale non ha nascosto sofferenza e preoccupazione per
l'accordo con gli ultralaici Bonino e Pannella. "I cattolici
in un recinto come i panda? Non nego che questo rischio ci sia, ma non lo dico
riguardo alla relazione di Veltroni, che anzi è stato
attento a non crearci imbarazzo". L'Italia, fa notare l'ex vicepresidente
della Camera, è l'unico Paese d'Europa dove i cattolici
"si dividono in parti eguali tra centrosinistra e centrodestra " ed è
questa "l'unicità" che l'abbraccio coi Radicali rischia di cancellare:
"Capisco che qualcuno possa desiderarlo, ma non ci si chieda di annullare
lo status di co-fondatori del Pd per diventare una parte". C'è chi teme
che l'"ecumenismo" del leader finisca per annacquare le identità e
chi, come il tesoriere della Margherita Luigi Lusi, non ha alcuna voglia di
finire in una riserva indiana: "Rifuggo dall'idea che i cattolici
siano un patrimonio da tutelare - lancia l'allarme uno dei dirigenti più vicini
a Rutelli -. Chi dice che la convivenza tra noi e i Radicali sia una cosa
facile sfida l'intelligenza dei nostri elettori. Spero che Veltroni riesca a
governare la complessità più efficacemente di Prodi". E c'è un altro
aspetto della questione che i più ostili all'abbraccio con i Radicali non
mancano di rilevare. Il ruolo di Paola Binetti, la senatrice teodem cui molti
nel Pd attribuiscono la responsabilità di "estremizzare" le
posizioni. "Chiunque lo fa sbaglia - avverte il presidente del Senato,
Franco Marini -. Non voglio far nomi, ma non si costruisce un grande partito
attorno a una fede religiosa. La Dc era un partito laico". A riaccendere
il caso Binetti ha contribuito un'intervista al Giornale, dal titolo
"Sull'aborto sono pronta a votare col Pdl". Lei smentisce, se la
prende col "titolo forzato " e prega i colleghi di credere che
"l'impatto mediatico" le ha causato "un malessere
profondissimo". In futuro, promette, "proverò a "smussare le
spigolosità". Ma i colleghi ormai diffidano. Antonello Soro rimprovera
"un eccesso di esibizioni identitarie spinte" che secondo lui sono
"il contrario dello spirito che anima l'operazione del Pd, fondata sulla
capacità di unire e non di dividere". Mimmo Lucà ha trovato
particolarmente "antipatica" un'altra dichiarazione della senatrice,
"quel "vigileremo" è un approccio che non mi piace, non ci sono
confini da custodire o da garantire". E un altro dirigente della ex
Margherita, previa richiesta di anonimato: "Per me Paola può candidarsi da
assessore comunale a Roma, così se la vede con Rutelli che l'ha voluta in
Parlamento...". Monica Guerzoni.
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Da Finocchiaro a
Binetti, le donne democratiche firmano un documento per dimostrare che insieme
"we can". Senza le radicali Eleonora Martini Roma "Quando
l'attacco della destra ha superato ogni limite e il dibattito pubblico era
ormai monopolizzato dagli uomini, ci siamo riprese la parola". Unite come
in un coro polifonico, in cui però si distinguono pur sempre alcune voci
soliste, le senatrici del Pd, tutte insieme, hanno voluto dire la loro sulla
questione aborto. Con una mozione che, partendo dal riconoscimento
dell'efficacia della legge 194 nella lotta all'aborto clandestino e nel
"contenimento di una piaga, quale è l'aborto, che costituisce sempre un
dramma sociale ed individuale del quale è auspicabile la completa
scomparsa", impegna il prossimo governo ad "una applicazione piena,
coerente ed omogenea della legge, nel rispetto della libertà e responsabilità
della donna, anche alla luce dei progressi tecnico-scientifici che in questi 30
anni si sono verificati". Da Anna Finocchiaro, a Livia Turco, a Rosa
Villecco Calipari, passando per le teodem Paola Binetti e Emanuela Baio, fino a
Anna Serafini e Fiorenza Bassoli, le 18 parlamentari democratiche sono riuscite
a mettersi d'accordo su quindici punti chiave. Direttrici d'orchestra e
pazienti tessitrici diplomatiche, le due esponenti di aree opposte - sinistra e
cattolica - Vittoria Franco e Albertina Soliani. Una sorta di "together we
can" al femminile, un capolavoro di "maanchismo" veltroniano.
Una di quelle cose che mandano in sollucchero il leader del Pd che infatti ieri
se ne è rallegrato durante il suo intervento all'assemblea dei cattolici democratici. "L'obiettivo fondamentale -
spiega Soliani - era dimostrare che sulla 194 si può trovare un consenso
condiviso tra donne di ispirazione culturale e politica diversa. Per il momento
siamo rimaste all'interno del Pd, ma io avrei voluto confrontarmi anche con le
donne della Sinistra arcobaleno. Vogliamo proporre una
nuova stagione politica in cui anche i termini laico e cattolico possano venire
dismessi. Ma vogliamo anche che per una volta gli uomini tacciano". Per
Vittoria Franco invece la "mozione è fatta per incontrarci", è stata
"un'occasione di chiarimento tra le donne del Pd, vista l'intransigenza
nota a tutti dell'ala teodem su temi sensibili come questo". Il
documento insomma, chiosa Franco, "tiene conto del pluralismo delle
posizioni etiche e religiose che ci sono dentro il Pd". Eppure, malgrado
gli sforzi, proprio ieri Paola Binetti dalle colonne de Il Giornale faceva
sapere che sulla 194 è "pronta a votare col Pdl". Notizia
ridimensionata dalla stessa teodem, secondo la senatrice Franco. Quello che
però balza subito agli occhi è la mancanza, nell'elenco delle firme, delle
donne radicali appena confluite nel partitone unico. Nemmeno Emma Bonino è stata
coinvolta nell'operazione. "Siamo sicure - dicono le Pd - che anche con
loro potremo trovare dei punti in comune". Forse sì, ma chissà se proprio
questi. I primi punti del documento infatti sono quelli di cui si parla già da
tempo: la prevenzione, il sostegno economico e logistico alle maternità
difficili, "soprattutto creando una rete di servizi su misura" a
seconda dei problemi specifici "delle donne e/o delle coppie". Si
chiede poi di favorire "l'occupazione femminile, i congedi parentali, i
servizi sociali per l'infanzia, la scuola, la cura dei più deboli", ma
anche "l'educazione alla sessualità, alla maternità e paternità
responsabili, alla contraccezione", soprattutto tra i giovanissimi. E
ancora, si chiede di rafforzare l'attività dei consultori su tutto il
territorio nazionale e riferire al Parlamento sulla loro "capacità di
prevenire gli aborti e di proporre alle donne aiuti concreti e soluzioni"
alternative. E di supportare i mediatori culturali per diminuire l'abortività
tra le donne immigrate il cui tasso è 3-4 volte maggiore delle italiane. Ma le
vere novità del documento hanno tutto il timbro della voce dei teodem e, a dire
il vero, sembrano seguire il la intonato da Giuliano Ferrara. Quando si chiede
di potenziare le unità di terapia intensiva neonatale, o quando si invita a
considerare i progressi scientifici per determinare il limite massimo entro cui
praticare l'aborto terapeutico. O quando si chiede di contrastare "il
ricorso a mezzi abortivi diversi da quelli previsti dall'ordinamento", che
vuol dire evitere che si possa usale la pillola abortiva Ru486, che a breve
dovrebbe essere introdotta anche in Italia, fuori dalle strutture sanitarie
preposte. Ma in particolar modo quando si impegna il governo "a inserire
nella relazione annuale al parlamento anche i dati clinici sulle patologie
fetali" nei casi di aborti terapeutici. Un modo per verificare se è vero
quello che dice Ferrara, cioè che le donne praticano l'eugenetica abortendo i
malati? Nessuna paura, rassicura Franco: "Non abbiamo intenzione di
proporre un elenco di patologie per le quali si può praticare l'aborto
terapeutico". Quello sì, che sarebbe eugenetica. "Il nostro - dice -
è solo un contributo alla ricerca scientifica perché si cerchi di curare quelle
patologie e di diagnosticarle presto nel feto". Va ricordato alle
senatrici però che per la legge
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
La Chiesa non fa
ingerenze. Fra radicali e teodem nelle liste non servono bilancini. Veltroni
bacchetta e rassicura Binetti e compagni: il Pd sarà sintesi, serve una
"laicità eticamente intransigente". Ma poi lancia un giovane credente
a Roma. E ne annuncia un altro al nord Daniela Preziosi Roma "Le
convinzioni di ciascuno si possono conciliare. Occorre trovare un punto
d'incontro virtuoso che non mortifichi le convinzioni dell'uno e
dell'altro". Il Pd lo può fare: farà "la sintesi". Ieri Walter
Veltroni ha affrontato il primo vero scoglio della campagna elettorale. Il
conflitto, ormai aperto, fra laici e cattolici. Dopo la chiusura dell'accordo
con i radicali, c'erano state i malumori dei teodem. Di più: quello di tutte le
variegate - ma sempre più alleate - componenti cattoliche del suo partito.
Persino quello di Rosy Bindi, la cattolicissima che non fa del cattolicesimo la sua bandiera. Sullo
sfondo, ma neanche troppo, il programma: che dice sì al testamento biologico, e
che la 194 non si tocca, anche se si applica in tutte le sue parti. Ieri la
teodem Paola Binetti proponeva il contrario: sono pronta a votare con la
destra, diceva, la 194 "la dobbiamo rivoltare come un calzino". E
così, per fermare il ciclone interno, i cattolici
fedeli a Veltroni gli hanno organizzato una platea d'eccezione, il meglio di
quanto offre il catto-progressismo . A Roma, vicino Montecitorio, hanno messo
insieme quattro pesi massimi dell'associazionismo cristiano a discutere di
valori e beni comuni: Andrea Riccardi, leader della comunità di Sant'Egidio e
in predicato, fino a poco tempo fa, di diventare direttore dell'Osservatore
Romano; il pedagogista salesiano don Carlo Nanni, amico del cardinal Bertone;
lo storico Guido Formigoni e il sociologo Franco Garelli. Niente dibattito
aperto - tant'è che a Bindi tanto dirigismo non è piaciuto, e non c'è venuta -
solo relazioni, poi il 'saluto finale', ovvero le conclusioni del segretario.
In prima fila, intorno a Walter, gli organizzatori, con l'aria più che
soddisfatta per la riuscita della festa: i popolari Beppe Fioroni, Dario
Franceschini, Pierluigi Castagnetti, Franco Marini - arriva più tardi,
applauditissimo -, il cristiano-sociale Mimmo Lucà. Sparsi in sala ci sono Lapo
Pistelli, Sergio Mattarella, Antonello Soro, Marco Follini. Poi Pierluigi
Bersani, Tiziano Treu, Sergio D'Antoni. C'è Raffaele Bonanni, segretario della
Cisl; le Acli sono al gran completo, l'attuale presidente Andrea Olivero, gli
ex Luigi Bobba e Giovanni Bianchi. Ci sono anche i teodem Enzo Carra e Paola
Binetti, ma è chiaro che non sono loro i padroni di casa. Anzi tanta mole di cattolici tutti insieme è rende plasticamente visibile che
nel Pd i teodem sono pochi, rumorosi ma pochi. Le relazioni sono tiratissime.
Inizia Riccardi, del quale si attende il sì o no alla candidatura nelle file
del Pd. Dice no, nel corso dell'intervento, ma fa una forte apertura di credito
verso il partito, cui augura "un bel futuro", convinto "che
abbia bisogno di amici e interlocutori nella società", a patto che sia
"un soggetto politico capace di fare sintesi, e farsi carico del bene
comune", restando vincolato "alla volontà di scrivere una storia
comune, cosa che non vuol dire inciucio". "Riunire il paese
diviso", "restituire il senso nazionale", "evitare la
libanizzazione", "dare speranza agli spaesati", dice. Sono le
parole del programma del Pd, parole che Veltroni sta ripetendo tappa dopo tappa
nel suo tour elettorale. I cattolici cercano casa,
dice poi Formigoni, e tenere fuori dalla campagna elettorale i temi eticamente
sensibili "può significare rimandare le lacerazioni a dopo". Ma sul
palco non c'è simpatia nei confronti dei teodem, "danno l'impressione di
giocare in difesa", dice senza nominarli Garelli, rischiando la
"marginalità o di una posizione di pura testimonianza o delle
dichiarazioni di principio,anziché la ricerca di una mediazione politica".
Alla fine Veltroni svolge il suo discorso più difficile. Chiede che non si
torni a un clima "da Porta Pia" ma rassicura i teodem, dice che il Pd
farà "la sintesi" tra identità diverse e per convincere cita due
volte De Gasperi e una il papa. E' questa "la nuova logica del partito
democratico", se i radicali non fossero entrati in lista avrebbero
espresso posizioni ancora più conflittuali, così invece "hanno accettato
il dialogo". A volte anche il silenzio, verrebbe da aggiungere. Il Pd si
doterà di "una laicità eticamente intransigente", formula che farebbe
invidia a un democristiano dei bei tempi. A patto di non cedere alla lettura
"semplicistica" di una chiesa che ingerisce nella politica. E anche
di non ridurre il conflitto fra laici e cattolici a
una macchietta, stoccatina ai teodem. Quindi sì al dialogo e alla coesistenza
fra culture diverse, no "ai bilancini" per comporre le liste: tanti
ai radicali, tanti ai cattolici. Però poi in chiusura
annuncia tre candidati: il filosofo Mauro Cerruti, uno degli estensori della
Carta dei valori del Pd, il giornalista cattolico Andrea Sarubbi. E un'altra
"grande personalità cattolica al nord". Guai a sospettare che sia per
"bilanciare" la corsa del laicissimo Umberto Veronesi. In ogni caso a
Binetti non basta: "Veltroni mi ha convinto", dirà alla fine.
Aggiungendo, però: "Sui radicali vedremo...".
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
"Scontro
guelfi-ghibellini? I veri problemi sono altri" Parla Andrea Sarubbi,
giornalista cattolico, volto di Raiuno. "Io, amico di Di Liegro, non
consideratemi mandato dal papa" Roma Bello, giovane, cattolico. Uno così
non poteva di certo sfuggire al palmares di Walter Veltroni. Andrea Sarubbi,
classe '71, due figli piccolissimi, moglie giornalista, assidua frequentazione
di preti, monache e confessionali. "Ma non sono un chierichetto",
sottolinea. A occhio gli crediamo. Anche se lui, giornalista a sua maniera di
successo, la domenica mattina conduce su Raiuno "A sua immagine", una
trasmissione che affronta temi religiosi. La guardano in un milione, quelli che
non vanno alla messa. Saranno pure amanti del genere, ma sono parecchi. Martedì
sera il colloquio con Veltroni. Mai avrebbe immaginato che già ieri Walter
l'avrebbe incoronato candidato. Per di più, di fronte all'assemblea delle anime
cattoliche del Pd. La platea, devoti signori e compassati politici, ha
applaudito con indulgenza il ragazzino. Sarubbi, a lei Veltroni ha assegnato il
compito di riequilibrare la presenza 'laica' dei radicali nelle liste del
Partito democratico? Non scherziamo, rispetto i moltissimo i radicali. Non sono
persone che pensano ai posti e alle poltrone. Ma credo che fra i problemi
urgenti del paese non ci sia lo scontro fra laici e cattolici,
fra radicali e teodem. Queste polemiche tolgono l'attenzione dalle cose più
serie. Per me "l'emergenza intergalattica", come dice mio figlio che
tifa per Buzz Lightyear (personaggio di Toy Story, ndr) sono i problemi
concreti delle persone. Abbiamo l'esigenza di una classe politica seria che
affronti le difficoltà dei ragazzi. Come quelli di Scampia, che ho incontrato
facendo un servizio. Lei proviene dai movimenti cattolici?
Non sono mai stato iscritto a un partito, ma ho molto
frequentato la comunità di Sant'Egidio, la Caritas, le Acli. Guardi questo sms,
l'ho appena ricevuto: "Bravo Andrea, sono con te. Anche Luigi è con
te". Me l'ha mandato Luigina Di Liegro, nipote di Don Luigi. Ne sono orgogliosissimo.
Ero molto legato a don Luigi. Però ha un buon rapporto anche con le gerarchie
vaticane. Ma non sono certo la longa manus del Vaticano. Piuttosto, per i miei
trascorsi, e per la trasmissione che faccio, conosco bene la base cattolica.
Don Tonino Bello diceva che lui faceva parte della 'chiesa del grembiule',
quella che si mette a servizio degli altri. Una definizione che mi è sempre
piaciuta. Sono stato di recente a fare un servizio
sulle periferie di Roma, dove la parrocchia è un riferimento vero per i
giovani. E' questa la chiesa che mi piace. Scusi, in concreto: aborto, Ru486.
Che ne pensa? Mettiamola così: l'adulterio è un peccato ma non è un reato.
L'aborto è un peccato ma non è un reato. E comunque, salviamo più vite
possibili. Le piace l'idea della sintesi fra laici e cattolici di cui parla Veltroni?
Moltissimo. Veltroni è uno che vola alto. La senatrice Binetti teme che questa
sintesi sia a tutto svantaggio dei cattolici nel Pd. Da due anni sento la Binetti molto di frequente. Non la
penso sempre come lei, ma quanto a generosità, pulizia e onestà, vorrei essere
come lei. E' uno dei migliori esempi di vocazione politica. Binetti
crede che la convivenza radicali-teodem nel Pd non sia possibile. Lei? Ma
perché non fate questa domanda a Eugenia Roccella, cattolica, candidata nella
Pdl? Per lei è possibile convivere con l'egoismo qualunquista della Lega?
Oppure chiedete a Pezzotta: è possibile convivere con certi candidati dell'Udc?
I cattolici hanno i loro valori sempre, non solo nel
Pd rispetto alla laicità.
( da "Liberazione" del 28-02-2008)
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Veltroni:
"Basta con questo schema, si può convivere". Ma Binetti insiste: il
caso Radicali non è chiuso Il Pd e le "divisioni caricaturali" tra
laici e cattolici nel partito Romina Velchi Non si può
dire che Veltroni non ci abbia messo buona volontà: due ore di fila
(Franceschini da una parte, Fioroni dall'altra), in una sala da cento posti
strapiena e soffocante, ad ascoltare quattro, lunghissime
relazioni di professori e docenti cattolici chiamati a spiegare come si educa al bene comune. Ma le
circostanze lo impongono: il contrasto laici-cattolici all'interno del Pd è potenzialmente esplosivo, davvero in grado
di metter a rischio tutta l'operazione. Non sono i temi economici, né la
politica estera a creare tensioni; sono la legge sull'aborto, il
testamento biologico, le coppie conviventi, la presenza radicale a minare la
stabilità del neo partito. Temi che a tutt'oggi non hanno trovato la
"sintesi" che Veltroni è tornato ad auspicare anche ieri,
nell'intervento con il quale ha concluso il convegno promosso dal circolo
cattolico "Aldo Moro" e al quale hanno aderito molte anime del mondo
cattolico italiano. Un incontro pensato da tempo ma che è caduto proprio nel
bel mezzo della campagna elettorale e del braccio di ferro sulle candidature.
Così si spiega il "pienone" (la metà però erano giornalisti e
cameramen) e la partecipazione massiccia dei big dell'area cattolica e non
solo: da Giorgio Tonini a Pierluigi Bersani; da Franco Marini a Raffele
Bonanni; da Marco Follini a Sergio D'Antoni; da Tiziano Treu a Pierluigi
Castagnetti; da Antonello Soro a Nuccio Cusumano. E così si spiega il fatto che
la convention, che doveva servire a riaffermare l'unità dei cattolici
nel Pd, ha fatto invece esplodere ulteriori conflitti tra le varie correnti
cattoliche. I prodiani, per esempio, da Rosy Bindi ad Arturo Parisi, a Franco
Monaco, non hanno partecipato in aperta polemica con le posizioni dei teodem
(Binetti in primis), accusati di voler fare delle correnti ad hoc per chiedere
più posti in parlamento. Un problema in più per Veltroni. Ma ieri era il giorno
del dialogo, del "si può fare": convincere laici e cattolici
che convivere si può, che si deve fare uno "sforzo continuo di
sintesi" tra le diverse posizioni. In sala la pattuglia teodem è schierata
al gran completo: Enzo Carra, Marco Calgaro, Dorina Bianchi, Luigi Bobba, Paola
Binetti (questi ultimi due costretti ad assentarsi un'oretta per andare a
votare al Senato, "sennò andiamo sotto"). Per l'occasione, Veltroni
conia l'espressione di "laicità eticamente esigente", verso la quale
devono tendere tutti se si vuole evitare la condanna a "ripetere Porta
Pia". Ai laici (o meglio "laicisti") il leader del Pd manda a
dire che "è una visione superficiale considerare ingerenze" gli
interrogativi cattolici sulla famiglia, sulla vita,
sulla morte. E ai credenti (o meglio ai teodem) ribadisce che "la libertà
di coscienza è la riserva ultima, ma non è la nostra posizione; è una risposta
semplicistica, una furbizia". Ufficialmente ce l'ha con Berlusconi, che
definisce il suo partito "anarchico", nel senso di indifferente
rispetto ai temi etici. Ma non è improbabile che stia pensando anche a Binetti,
che proprio ieri con un'intervista al Giornale ha creato un po' di scompiglio:
sull'aborto "sono pronta a votare col Pdl" e la legge 194 "la
dobbiamo rovesciare come un pedalino". Poi, certo, Binetti ha
sottoscritto, insieme con tutte le senatrici del Pd, una mozione che vorrebbe
siglare una pax sulla legge sull'aborto: si ricorda che ha funzionato,
riducendo il numero delle interruzioni di gravidanza, e si chiede al governo di
dare piena applicazione agli articoli sulla prevenzione. Ma a ben vedere non è
che un impegno generico, che non fuga affatto le preoccupazioni di quanti
temono manovre per sabotare la legge. Che significa, infatti, "rivoltare
come un pedalino?". Dubbi che Veltroni mostra di non avere. Basta con la
"rappresentazione assolutamente caricaturale" per cui da una parte ci
sono dei "laici che si occupano in modo semplicistico e ideologico dei
diritti" e dall'altra dei "credenti avversari della piena libertà
della persona". Il Pd "è nato per unire l'Italia, per abbattere gli
steccati, tra laici e cattolici come tra padri e
figli". Quanto ai Radicali, l'ex sindaco rivendica la scelta: "Gli
abbiamo chiesto di entrare nella nostra lista, firmando il nostro programma e
facendo poi parte del nostro gruppo parlamentare. Abbiamo cioè chiesto loro di
superare la cultura della pura identità, e di accettare la nostra cultura del
confronto e della ricerca del bene comune". "Più di così!" sottintende
Veltroni. "La nostra è la visione di un grande partito nel quale
coesistono forze diverse e varie culture". Un partito che fa "una
selezione attenta delle candidature" (come hanno chiesto proprio i cattolici), ma Veltroni nega che si stia usando "il
bilancino". Anche se subito dopo annuncia le due new entry in
rappresentanza del mondo cattolico nelle liste Pd: il professor Mauro Cerruti
(docente di filosofia a Bergamo) e Andrea Sarubbi, giornalista Rai. Basterà per
convincere i teodem? "Bene Veltroni, ma il caso dei radicali non è
chiuso" mette subito in chiaro Binetti. Prova provata che le
contraddizioni sono tutt'altro che risolte. E che, come dice Piergiorgio
Odifreddi, "i nodi verranno al pettine". Magari al primo voto "eticamente
sensibile" al Senato. 28/02/2008.
( da "Messaggero, Il" del 28-02-2008)
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Ni prova a chiudere
la polemica aperta dopo l'intesa raggiunta con Marco Pannella ed Emma Bonino. Il segretario assicura dunque che spingerà i Radicali a non
essere laicisti e riceve il via libera dei cattolici del Pd: da Franco Marini alla teodem Paola Binetti. Intanto
Berlusconi (nella foto) attacca Di Pietro: "Mi fa orrore. È il campione
delle manette".
( da "Messaggero, Il" del 28-02-2008)
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'opinione pubblica
non lo so, ma per gli osservatori non c'è alcun dubbio della svolta a destra.
D'altronde con queste regole, Berlusconi e Veltroni hanno assunto decisioni di
andare a una semplificazione. E questa semplificazione, per il Pdl, significa
andare verso destra. Risposta 2 - Credo che lo spazio ci sia perchè è fornito
da regole della competizione. Tuttavia è difficile capire
se esiste ancora un'identità cattolico-liberale. Non sono convinto che esista,
c'è grandissima confusione nell'area: lo si vede dall'affollamento di laici in
uno spazio cattolico. Ma questo processo è frutto del forte schiaccimento
dovuto al bipolarismo del recente passato.
( da "Messaggero, Il" del 28-02-2008)
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Di FABRIZIO RIZZI La
costruzione di un'area cattolico-moderata, benché difficile, complessa, è
favorita dalla svolta a destra del Pdl di Berlusconi e Fini, come ormai
certificano i sondaggi svolti in varie città italiane. Resta da vedere quali
siano le incognite dell'urna, ovvero se questa palpabile sensazione, che molti
italiani manifestano, sia solo percepita, come affermano eminenti politologi,
oppure sia già un dato consolidato nell'opinione pubblica. E quindi, non più un
umore, ma un dato di fatto. Ma la questione ha riacceso il confronto nel
dibattito del Partito democratico, laddove le posizioni, dopo l'accordo con i
Radicali, non sembrano più tanto scontate. Il superamento
della contrapposizione secca tra laici e cattolici costituisce, da sempre, l'obiettivo finale, benché persistano
resistenze, preoccupazioni. Il dibattito è innervato di inviti a non
trasformare temi legati alla coscienza in argomenti strumentalizzabili. Sullo
sfondo resta la necessità di svolgere un'azione politica, per coniugare
moderazione e pragmatismomo, al fine di risollevare il Paese dalle
secche di un'economia stagnante. Questo è il vero nodo. La sfida è soltanto
rimandata di qualche settimana. L'esito verrà reso noto dalle urne che si
apriranno a metà aprile.
( da "Messaggero, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Plaude e benedice Paola Binetti, segno che si è andati a segno:
"Un discorso alto, molto buono. Convincente la parte sui radicali".
Per Franco Marini, salutato da applausi, non ci sono proprio problemi:
"Non avevo bisogno di convincermi, lo ero già. Non esiste più un partito
che fondi il suo agire politico sulla fede, neanche la Dc lo faceva".
Quando la brava presentatrice del convegno voluto dai cattolici
del Pd sul "Bene comune" dà la parola a Walter Veltroni, nella sala
affollata e afosa si fa silenzio totale. Stan tutti lì ad ascoltare come il
leader che viene dalla sinistra e che ora guida un partito di credenti e non
credenti imposta la "questione cattolica" dopo i maldipancia per
l'intesa con i radicali. Veltroni dà il meglio di sé nel suadere e persuadere,
cita a ripetizione De Gasperi, Moro, Andreatta, Scoppola ma anche il Papa e il
cardinal Martini, la dottrina sociale della Chiesa, "una Chiesa che non fa
ingerenze", e arriva a una prima conclusione: non
esiste un problema di convivenza laici-cattolici, "il Pd è nato per abbattere vecchi muri di questo tipo,
per unire e operare nuove sintesi, saremmo l'unico partito in Europa in cui
ancora ci si divide su questo". Dunque? Per il leader del partito la
questione è molto semplice: "La politica deve ascoltare tutti ma alla fine
a lei tocca la propria inderogabile sintesi". Non vola una mosca,
ma neanche si muovono mani ad applaudire in una sala avara di battimani con
tutti. L'applauso scatta quando Veltroni cita senza citarlo Silvio Berlusconi
che in giornata si era autodefinito "un monarca e un anarchico":
"Monarca lo sappiamo, ma è quell'anarchico che colpisce, intende
indifferenza ai valori". E c'è pure il sondaggio del contrappasso: "I
rilevamenti mostrano che nel voto giovanile siamo 10 punti avanti. Il motivo?
Veniamo percepiti come un partito che ha e promuove valori". In prima
fila, attenti e intenti, Fioroni, Franceschini, Castagnetti, Marini, Lucà,
Garofani; in seconda fila Bonanni leader cisl non si perde una battuta; fa
capolino Bersani ma rimane in fondo alla sala, mentre Fioroni
"flirta" a distanza con la Bindi che al convegno ha dato forfait e le
manda un Sms così: "Faccio come Sarkozy, se torni annullo tutto".
Veltroni prosegue nella sua "omelia" e davanti ai tanti parlamentari
con un orecchio al palco e l'altro alle elezioni scandisce: "Non faremo
liste con il bilancino". E i radicali? Veltroni la prende alla lontana,
invita a "non trincerarsi dietro le identità", presenta il "ma
anche" in versione latina, "dobbiamo sostituire l'aut aut con et
et", quindi entra in argomento: "Abbiamo chiesto loro di uscire dalla
pura identità separata, li abbiamo coinvolti e spinti ad accettare la cultura
della mediazione, se invece fossero andati da soli avrebbero espresso posizioni
molto più laiciste". La tesi piace, appare convincente, "ma ora
vigiliamo perché vada così", chiosa la Binetti, che ha firmato un appello
per l'applicazione integrale della 194 assieme a tutte le senatrici del Pd.
( da "Messaggero, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Attolici nelle liste
del Pd. Lo ha annunciato Walter Veltroni, concludendo il
seminario organizzato da tutte le componenti cattoliche del partito. Ceruti,
docente di filosofia all'università di Milano, è stato relatore nella commissione del Pd che ha redatto il Manifesto,
sul quale hanno trovato un'intesa laici e cattolici. Sarubbi è il conduttore della trasmissione "A sua
immagine" che su Raiuno affronta i temi religiosi la domenica mattina.
"Non faremo liste con il bilancino", ha spiegato Veltroni al
convegno, "non è che dobbiamo dare un tot ai credenti un altro tot ai
laici, il Pd è nato per unire". Al Nord sarà anche candidata Maria Grazia
Guida della Carità di Milano.
( da "Tempo, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa il pd verso
le elezioni Walter rassicura i cattolici: ho
convertito i Radicali Pace fatta. Almeno per ora. Dopo giorni di tensione
Walter Veltroni sigla l'armistizio con i cattolici del
Partito Democratico. Lo fa partecipando, in una sala troppo piccola per
l'evento, alla prima assemblea dei catto-dem. Dopotutto, spiegano gli
organizzatori, era un appuntamento organizzato da tempo, la sala era già stata
prenotata e nessuno poteva immaginare che sarebbe finita così. Già, nessuno
poteva immaginare che i Radicali di Emma Bonino sarebbero entrati nel Pd facendo
irritare, e non poco, le gerarchie ecclesiastiche. Probabilmente anche lo
stesso Veltroni ha sottovalutato il peso di quei nove posti promessi al partito
di Marco Pannella. E ora gli tocca rimediare presentandosi ad un convegno in
cui non era previsto, almeno sul programma. Il candidato premier arriva
accompagnato da Giuseppe Fioroni e Dario Franceschini, cattolici
tendenza ex Ppi e tra gli organizzatori dell'evento. I tre, si siedono in prima
fila assieme ad un altro ex Ppi di spicco, il vicepresidente della Camera
Pierluigi Castagnetti (tra i più contrari all'accordo con i Radicali). Sempre
in prima fila, ma dal lato opposto, ci sono Mimmo Lucà (cattolico sociale, cioè
tendenza Ds), Enzo Carra (cattolico tendenza teodem) e Antonello Soro (altro ex
Ppi). Franco Marini (padre degli ex Ppi) arriva poco prima che Veltroni prenda
la parola, gli altri sono sparsi qua e là, ma ci sono tutti. Certo, mancano
Rosy Bindi e Franco Monaco (cattolici tendenza
adulti), ma si tratta di assenze annunciate. Pure troppo. Ci sarebbero anche
gli esponenti di quello che, normalmente, va sotto il nome di associazionismo
cattolico. Su tutti il presidente delle Acli Andrea Olivero e il segretario
della Cisl Raffaele Bonanni. Dovrebbero parlare alla fine, ma vengono cassati.
Dopotutto la platea è qui per sentire Veltroni e il segretario non la delude.
Anzi, per evitare sorprese, si è fatto scrivere il testo da Giorgio Tonini (uno
dei fondatori dei Cristiano Sociali). Il risultato è un'ora di citazioni
"cattolicamente corrette". Da Pietro Scoppola a Benedetto XVI,
passando per Aldo Moro, Alcide De Gasperi e Beniamino Andreatta. Tutti utili
per spiegare che il Pd è nato per "guardare alla storia del XXI° secolo e
non al '900". Basta quindi con lo scontro laici-cattolici, con gli steccati l'identità
che diventa "un muro precario dietro cui trincerarsi". Al contrario,
il Partito Democratico punta ad una "laicità eticamente esigente, che
sostituisca la cultura dell'aut-aut, con quella dell'et-et". Anche
perché, continua Veltroni, valori come "la famiglia, i limiti che la
scienza deve porsi interpellano tutti. Solo una visione superficiale può
considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze". Certo,
anche i cattolici devono fare la propria parte
sostituendo la parola "difendere" con "promuovere",
coniugando "identità e dialogo". L'esempio è quello della Costituente
quando, tradizioni diverse, trovarono un punto di sintesi nel "principio
ispiratore del primato della dignità della persona". Il Pd vuole ripartire
da lì: "Una sintesi nuova e una funzione nazionale, questa è la nostra
vocazione. La politica deve saper andare oltre ogni anacronistico steccato per
costruire ponti". In fondo, spiega, anche i Radicali sono stati
"coinvolti nella cultura del confronto propria del Pd. Abbiamo compiuto
un'importante operazione di coinvolgimento nel nostro progetto di una forza
che, se fosse andata da sola, sarebbe stata puramente identitaria e, allora sì,
anche laicista". Per questo non servirà un "bilancino" per
compensare la presenza di laici e cattolici. Perchè le
parole d'ordine del Pd saranno dialogo e sintesi. La platea applaude. Paola
Binetti lascia la sala e commenta: "Mi ha convinto speriamo riesca a
contenere lo spirito laicista dei Radicali". Più che di pace, insomma, si
tratta di un armistizio.
( da "Padania, La" del 28-02-2008)
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Bonino o Binetti?
Tante perplessità: "La vedo dura" E i forumisti Pd sono già spaccati
La senatrice Paola Binetti? È una "strana democratica dalla mentalità
talebana". Ed Emma Bonino? "Una persona che accetta sempre i punti di
vista altrui, ma che prima di farlo manda un sms a Marco Pannella". Le reali fibrillazioni tra cattolici del Pd e Radicali diventano digitali e si spostano sul web, nel
forum del Partito democratico. Il collage veltroniano tra laici e teo-dem,
insomma, preoccupa la base del Pd. E il malumore si riflette in rete. Soloo42000
torna sulla possibilità che i cattolici democratici diano vita a una corrente interna al partito:
"Come volevasi dimostrare. Dopo la sfiducia a Romano Prodi, la prima
minaccia di scissione. Ditemi ancora che la Binetti è laica e
ragionevole". Arlecchino teme una riedizione del Governo Prodi: "Per
ben governare occorre un buon peso netto, escluse le tare". Cioè? È
semplice, "tutti i pesi che, prima o poi, fanno zavorra".
AmbientalistaPD è preoccupato: "Cominciamo bene! Se si va avanti così
altro che rottura, il Pd non arriva intero alle elezioni". "Invece la
Bonino è persona moderata che accetta sempre i punti di vista altrui...",
ribatte ironicamente rouge1967. E scatena la reazione di soloo42000: "No,
non li accetta sempre", solo che poi "si comporta seriamente e
lealmente: non telefona a Camillo Ruini per chiedere cosa fare. Non usa
Avvenire, Foglio e Giornale come sponda. Né minaccia scissioni". La
Binetti, invece, "rende impossibile la sintesi". Sulla leader dei
teo-dem spara a zero anche Luigi e la immagina "piangente, nel suo
studiolo di Montecitorio, con il cilicio che le stringe la coscia e con alla
cornetta il cardinal Giuseppe Betori che la consola". Da oltreoceano
interviene Filippo-Canada: "Mi riconosco pienamente in ciò che ha detto
Pannella. Con il Pd la collaborazione sarà difficile ma importante... Staremo a
vedere, ma con la Binetti dentro, Pierluigi Castagnetti (che rifiutò la Lista
Coscioni) la vedo molto dura". Soloo42000, infine, chiede a tutti:
"Ma ha più meriti la Bonino col suo tribunale penale internazionale per i
fatti di Bosnia, o la Binetti il cui merito è essere affiliata all Opus dei e
dunque meritoria della fiducia di un po di cardinali?". Anche la strada
verso la coesistenza sembra complicata. [Data pubblicazione: 27/02/2008].
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
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"Scontro
guelfi-ghibellini? I veri problemi sono altri" Parla Andrea Sarubbi,
giornalista cattolico, volto di Raiuno. "Io, amico di Di Liegro, non
consideratemi mandato dal papa" manifesto Roma Bello, giovane, cattolico.
Uno così non poteva di certo sfuggire al palmares di Walter Veltroni. Andrea
Sarubbi, classe '71, due figli piccolissimi, moglie giornalista, assidua
frequentazione di preti, monache e confessionali. "Ma non sono un
chierichetto", sottolinea. A occhio gli crediamo. Anche se lui,
giornalista a sua maniera di successo, la domenica mattina conduce su Raiuno
"A sua immagine", una trasmissione che affronta temi religiosi. La
guardano in un milione, quelli che non vanno alla messa. Saranno pure amanti
del genere, ma sono parecchi. Martedì sera il colloquio con Veltroni. Mai
avrebbe immaginato che già ieri Walter l'avrebbe incoronato candidato. Per di
più, di fronte all'assemblea delle anime cattoliche del Pd. La platea, devoti
signori e compassati politici, ha applaudito con indulgenza il ragazzino.
Sarubbi, a lei Veltroni ha assegnato il compito di riequilibrare la presenza
'laica' dei radicali nelle liste del Partito democratico? Non scherziamo,
rispetto i moltissimo i radicali. Non sono persone che pensano ai posti e alle
poltrone. Ma credo che fra i problemi urgenti del paese non ci sia lo scontro
fra laici e cattolici, fra radicali e teodem. Queste
polemiche tolgono l'attenzione dalle cose più serie. Per me "l'emergenza
intergalattica", come dice mio figlio che tifa per Buzz Lightyear
(personaggio di Toy Story, ndr) sono i problemi concreti delle persone. Abbiamo
l'esigenza di una classe politica seria che affronti le difficoltà dei ragazzi.
Come quelli di Scampia, che ho incontrato facendo un servizio. Lei proviene dai
movimenti cattolici? Non sono mai stato
iscritto a un partito, ma ho molto frequentato la comunità di Sant'Egidio, la
Caritas, le Acli. Guardi questo sms, l'ho appena ricevuto: "Bravo Andrea,
sono con te. Anche Luigi è con te". Me l'ha mandato Luigina Di Liegro,
nipote di Don Luigi. Ne sono orgogliosissimo. Ero molto legato a don Luigi.
Però ha un buon rapporto anche con le gerarchie vaticane. Ma non sono certo la
longa manus del Vaticano. Piuttosto, per i miei trascorsi, e per la
trasmissione che faccio, conosco bene la base cattolica. Don Tonino Bello
diceva che lui faceva parte della 'chiesa del grembiule', quella che si mette a
servizio degli altri. Una definizione che mi è sempre piaciuta. Sono stato di recente a fare un servizio sulle periferie di Roma,
dove la parrocchia è un riferimento vero per i giovani. E' questa la chiesa che
mi piace. Scusi, in concreto: aborto, Ru486. Che ne pensa? Mettiamola così:
l'adulterio è un peccato ma non è un reato. L'aborto è un peccato ma non è un
reato. E comunque, salviamo più vite possibili. Le piace l'idea
della sintesi fra laici e cattolici di cui parla Veltroni? Moltissimo. Veltroni è uno che vola alto.
La senatrice Binetti teme che questa sintesi sia a tutto svantaggio dei cattolici nel Pd. Da due anni sento la
Binetti molto di frequente. Non la penso sempre come lei, ma quanto a
generosità, pulizia e onestà, vorrei essere come lei. E' uno dei
migliori esempi di vocazione politica. Binetti crede che la convivenza
radicali-teodem nel Pd non sia possibile. Lei? Ma perché non fate questa
domanda a Eugenia Roccella, cattolica, candidata nella Pdl? Per lei è possibile
convivere con l'egoismo qualunquista della Lega? Oppure chiedete a Pezzotta: è
possibile convivere con certi candidati dell'Udc? I cattolici
hanno i loro valori sempre, non solo nel Pd rispetto alla laicità.
( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, leggo sul Corriere della sera che il giornale della
conferenza episcopale ha lanciato, con un articolo del pedagogista (credo)
Giacomo Samek Lodovici, l'appello ai partiti affinché i programmi elettorali
contengano la "piena parità scolastica". Dall'analisi corrosiva che
ne ha fatto il quotidiano, risulterebbe che ogni tribù ideologica, politica,
religiosa, razziale, geografica avrebbe diritto a ottenere dallo stato una scuola coerente con la "cultura" che la
famiglia e la tribù danno ai propri figli. È questo il cattolicesimo italiano
del 2008? ELEONORA BANFI, RHO (MI) Non credo, cara signora, o almeno lo spero.
Le confesso che leggo poco i giornali clericali, come quelli dell'estrema
destra e dell'estrema sinistra, remoti dalla mia cultura. Ma, siccome in
redazione ci passano tutti sotto gli occhi, e si ha il dovere di guardarli
tutti, ho dato anch'io uno sguardo a quell'articolo, che mi sembrava un
esercizio paleontologico. Del tema mi occupavo trent'anni fa quando scrivevo
libretti contro i libri scolastici di parte (Ma non è una scuola seria, ed.
Sugarco) e quando i grandi direttori generali cattolici
di viale Trastevere e i grandi pedagogisti della stessa area culturale si
chiamavano Giovanni Gozzer e Luciano Corradini; e i loro libri (Scuole a
confronto, del primo, Scuola e famiglia del secondo, e infintiti altri) li
pubblicava a Roma un vero apostolo dell'editoria scolastica liberale, Amando
Armando, senza i mezzi de La Scuola di Brescia o di altre importanti editrici
cattoliche. La campagna contro i libri di testo inquinati, successiva alla
rivoluzione del Sessantotto che aveva appunto invaso le scuole con testi
ideologizzati, fu uno dei cavalli vincenti della nostra battaglia (ma allora i cattolici, tranne eccezioni, stavano con noi
liberaldemocratici) contro la "cultura della resa". Mi ha sorpreso
ritrovare fra le citazioni di Gian Antonio Stella, autore della stroncatura
pubblicata dal Corriere, alcune righe che ancora ricordo a memoria di testi di
trenta o vent'anni fa, che nella mia ignoranza credevo ormai usciti dalla
scuola. Temo che più si estremizzano le battaglie talebane contro la libertà
laica, cioè di tutti, in nome dell'" assoluto" proprio contro le
culture "relative" degli altri, e più gli altri reagiscano ricercando
perfino tra i rottami della storia quel che possa servire a contraddire i nuovi
ajatollah. Francamente non sono in grado di valutare il pensiero del cardinale
Scola, che in una lezione alla Cattolica di Brescia ha
auspicato "pluralità di scuole e piena parità scolastica":
bisognerebbe leggere il testo integrale di Scola; e magari trovarvi la sorpresa
della non inconciliabilità fra la sua tesi e quelli che sono stati e sono i due
principi paralleli della politica scolastica liberale, cioè italiana: l)
l'istruzione la impartisce lo stato, come istruzione super partes, proprio per superare
quello che per secoli era stato il monopolio di una
sola parte, la scuola dei preti; 2) l'integrazione della scuola pubblica con
scuole di iniziative private, come sosteneva Piero Gobetti nella sua veemente
requisitoria contro il monopolio pubblico in Rivoluzione liberale, e come la
nostra Costituzione ha messo nero su bianco. Tale pluralità è garantita
dall'"etica" ma dalla legge. Che è proprio quel che non riescono a
digerire i predicatori dell'assoluto, le cui polemiche contro il relativismo
("culturale" e non solo) degli altri concittadini sono pro domo sua.