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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Report "Laici e chierici"

L'altolà di bobba: "il voto cattolico? nessuno può vantarne l'esclusiva" - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il voto cattolico? Nessuno può vantarne l'esclusiva" La 194 sull'aborto è una legge dello Stato e quindi va rispettata in tutti i suoi aspetti MARCO TRABUCCO Luigi Bobba, vercellese d'origine, ex presidente nazionale delle Acli e senatore uscente della Margherita, è il capolista del Pd alla Camera nel collegio Piemonte 2.

Il Vaticano: nessuna ostilità verso l'Islam ( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: intenzione politica del Vaticano di far prevalere la supremazia della Chiesa cattolica sulle altre religioni". In Italia, mentre Allam annunciava il matrimonio religioso con la moglie Valentina Colombo il 22 aprile (il figlio Davide è stato battezzato un mese fa), si sono fatte sentire le voci dei politici, dopo la pausa di Pasqua.

Magdi come don Milani Quando è per paura che si cambia religione ( da "Liberazione" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Individuare queste radici di violenza nelle religioni e particolarmente nel cattolicesimo è un compito che attende i cattolici aperti, impegnati nel costruire "un mondo nuovo possibile", e non solo loro ma anche i laici inquieti per un certo "ritorno del sacro" che da qualche tempo inquina la politica a livello mondiale e non risparmia questa campagna elettorale.

[FIRMA]BEPPE MINELLO La prende un po' alla lontana, ma alla fine arriva anche la parola  ( da "Stampa, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per fare questo saremo pienamente laici nell'azione politica, cioè rispondendo alla nostra ragione e coscienza". Attenzione, però, perchè "nessuno e nessuno di noi può arrogarsi il diritto di rappresentare i cattolici. I cattolici sono stati importanti quando hanno saputo dire parole buone per tutti, interpretare il bene generale.

Lasciar morire non è eutanasia ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra laici e cattolici, sui motivi ispiratori di questa materia. Ma la politica appare, nel suo complesso, in netto ritardo nell'affrontare la questione (...). Il Testamento biologico si profila come uno strumento giuridico inteso a proteggere il malato dall'accanimento terapeutico e in grado di disporre l'astensione da cure dolorose e/

Il vaticano sul caso allam "nessuna ostilità verso l'islam" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In ambienti cattolici e laici ci si interroga perché il Papa abbia voluto privilegiare - con la visibilità massima del gesto - l'esponente di un radicalismo anti-islamico, che già in passato ha suscitato polemiche. Ancora ieri il saggista neoconvertito ha messo in discussione l'esistenza di un islam moderato ed è tornato ad affermare che "

Laicità in crisi sulle rive del Tevere ( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questa laicità cattolica o cattolicità laica è in crisi, se non addirittura del tutto scomparsa. Le cause? Non basta imputarle alla fine della Democrazia cristiana, penso che si debbano cercare oltre Tevere. La gerarchia cattolica ha avuto paura di perdere posizioni e privilegi e è diventata sempre più aggressiva.

L'anomalia metafisica del vivere cristiano ( da "Avanti!" del 26-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per chi votano i cattolici? Ai politici basta sapere a chi daranno il voto i credenti. Pochi cercano di capire cos'è veramente quella complessa realtà comunitaria che è la chiesa. Cosa tiene insieme persone diversissime, normali cittadini laici, preti, religiosi, associazioni varie?


Articoli

L'altolà di bobba: "il voto cattolico? nessuno può vantarne l'esclusiva" - marco trabucco (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Torino L'intervista Il capolista Pd alla Camera nel Piemonte 2: i problemi che i teodem sollevano sono una risorsa per il partito L'altolà di Bobba: "Il voto cattolico? Nessuno può vantarne l'esclusiva" La 194 sull'aborto è una legge dello Stato e quindi va rispettata in tutti i suoi aspetti MARCO TRABUCCO Luigi Bobba, vercellese d'origine, ex presidente nazionale delle Acli e senatore uscente della Margherita, è il capolista del Pd alla Camera nel collegio Piemonte 2. Bobba in questi giorni a Torino si discute molto del voto cattolico. Tutti, o quasi, i partiti ne rivendicano la primogenitura. Lo fa anche lei in nome e per conto del Pd? "Ormai il voto cattolico è distribuito in modo plurale su tutto lo schieramento politico con qualche accentuazione, è vero, nello schieramento di centrodestra. Che qualcuno possa vantarne l'esclusiva, anche all'interno del Pd, è un'idea del passato: oggi il voto di chi crede lo si conquista se si è capaci di interpretare i valori, etici, ma sottolineo anche sociali, propri dei cattolici. Che sono stati importanti in questo paese quando hanno saputo far coincidere la loro visione di futuro con l'interesse generale dell'Italia". Molti qui in Piemonte sostengono che aver messo la radicale Emma Bonino capolista al Senato potrà danneggiare il Pd nel mondo cattolico. è d'accordo? "Non sono stato tra gli entusiasti dell'accordo tra i radicali, l'ho detto pubblicamente, nonostante la stima e l'apprezzamento personale che ho per Emma Bonino. Le battaglie radicali sono lontane se non opposte rispetto alle nostre. Ma devo dire che i primi segnali sono positivi: con i radicali fuori dalle liste, ma alleati, nella campagna elettorale del 2006, i cosiddetti temi etici erano stati trattati con toni estremi. Un fatto che mi sembra non stia avvenendo quest'anno: spero sia il segnale che su questi argomenti ci si può confrontare e dialogare". Quando i radicali erano alleati del centrodestra nessun cattolico ne contestava la presenza. Perché nel centrosinistra invece avviene? "Forse perché i credenti che stanno nel Pd hanno una maggior propensione all'impegno e un modo meno rassegnato, passivo di partecipare alla politica. Ma credo che i problemi che noi creiamo in questo senso siano in realtà una risorsa per il partito". Perché voi cattolici, in particolare se teodem, in politica parlate solo di temi etici? Non siete interessati all'economia e al sociale? "Io sono nel Pd proprio perché ne condivido il programma economico sociale: sui temi del lavoro, ad esempio, perché nessuno in questo partito dirà mai a una precaria, "Sposa mio figlio". Ma anche sulle scelte a favore delle piccole e medie imprese, sulla necessità di aiuti concreti alle famiglie, la vera scommessa sul futuro per questo paese, sul fatto che il Pd mette al centro del suo interesse il mondo dell'associazionismo del volontariato che è una delle grandi ricchezze e peculiarità dell'Italia". Quindi basta con i discorsi su aborto, eutanasia e così via che dividono e basta? "No, perché credo che i temi eticamente sensibili siano oggi centrali per una politica che si basi sui valori: confrontiamoci su questo in modo serio e problematico. Laico e non laicista. Penso che nel Pd lo si possa fare: ma arrivo a ipotizzare che questi argomenti debbano essere sottratti alla logica delle maggioranze, del governo che cade per un voto in più o in meno. Logiche che sviliscono la discussione e basta. Ci vogliono magari maggioranze qualificate e trasversali: d'altronde la Dc negli anni Settanta governò insieme a partiti che su aborto e divorzio combattevano sul fronte opposto". Condivide l'affermazione: "Un paese davvero civile è quello che ha una legge che consente l'aborto, ma in cui nessuna donna deve abortire"? "Se si arrivasse a quel giorno sarebbe davvero un bel giorno. In ogni caso la 194 è una legge dello Stato e come tale va rispettata. Ma in tutti i suoi aspetti: e se oggi ci sono ancora tanti, troppi aborti, che tutti consideriamo comunque un dramma, è perché forse la parte della legge che riguarda la prevenzione, i consultori in particolare, non è stata applicata ancora a dovere".

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Il Vaticano: nessuna ostilità verso l'Islam (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-26 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il Vaticano: nessuna ostilità verso l'Islam Le polemiche dopo la conversione di Allam. Un sito pro Hamas: "Fomenta l'odio" Ancora proteste e precisazioni dopo la conversione di Magdi Allam, battezzato dal Papa la notte di Pasqua "Nessuna enfatizzazione" né "volontà di intenzione ostile nei confronti di una grande religione come quella islamica ". Solo l'affermazione "mite e chiara della libertà religiosa ". è l'Osservatore Romano, organo della Santa Sede a tentare di minimizzare la portata del battesimo per mano di Benedetto XVI, Sabato Santo, del giornalista Magdi Allam. "Da tempi antichissimi la liturgia della Chiesa prevede nella veglia pasquale il battesimo dei neofiti", scrive il direttore Gian Maria Vian, sul numero in edicola oggi. E aggiunge: il Pontefice ha battezzato "in San Pietro sette adulti, provenienti da ogni parte del mondo, come ogni anno". Un tentativo di arginare le crescenti critiche - dal mondo musulmano ma anche da quello cristiano (e da molti laici) - a quel cambio di fede. Com'era successo dopo il discorso di Ratisbona o dopo la visita di Oriana Fallaci al Pontefice tedesco, l'Osservatore fornisce spiegazioni. E le sue parole si accompagnano ai recenti passi significativi compiuti dal Papa: l'udienza al re saudita Abdullah, l'accoglimento dell'appello dei 138 saggi musulmani, la maggiore autonomia al Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Ma che forse non bastano. Nel mondo musulmano la cerimonia del battesimo e la lettera di Allam pubblicata domenica continuano infatti a pesare. Sul sito online vicino ad Hamas palestine-info, l'analista Khaled Amayreh sostiene che "di per sé la conversione di Allam non è un problema", ma critica "l'alto profilo intenzionale " e "l'atmosfera vendicativa che ha circondato la cerimonia ". "Il Vaticano - aggiunge - non può sperare in buone relazioni con i musulmani e continuare a incitare all'odio e al razzismo nei confronti di una religione con un miliardo e mezzo di seguaci". Gli stessi musulmani, ammette Amayreh, "sono ricorsi a violenze anche non giustificate ", ma "nemmeno le mani dei cristiani sono pulite ". Presa di posizione più significativa, dopo che lunedì era già emersa una loro prima critica, è arrivata da parte delle 138 personalità musulmane che hanno avviato con il Vaticano l'iniziativa di dialogo "Una parola comune". In un comunicato, i 138 giudicano "deliberato e provocatorio il battesimo di Allam in un'occasione così speciale e in modo così spettacolare", condannano il fatto che "l'atto intimo di una conversione divenga strumento trionfalistico per segnare punti", sostengono che il neo-convertito "continua a generare argomenti di odio". E chiedono al Papa di distanziarsi dalle sue parole. "La nostra posizione resta sicuramente per il dialogo, la prima sessione ufficiale in Vaticano è fissata per il 4 novembre - dice al Corriere da Londra Yahya Sergio Pallavicini, l'unico italiano dei 138 e uno dei cinque che in febbraio si sono già incontrati con il cardinale Tauran e altri quattro delegati della Santa Sede -, ma siamo fortemente imbarazzati dalla mancanza di sensibilità dimostrata dai consulenti del Papa. Un gesto compiuto tra l'altro all'indomani dell'anniversario della nascita del Profeta, il "Natale musulmano", che rischia di generare messaggi negativi e indica l'intenzione politica del Vaticano di far prevalere la supremazia della Chiesa cattolica sulle altre religioni". In Italia, mentre Allam annunciava il matrimonio religioso con la moglie Valentina Colombo il 22 aprile (il figlio Davide è stato battezzato un mese fa), si sono fatte sentire le voci dei politici, dopo la pausa di Pasqua. Pieno sostegno al Papa e ad Allam dalla destra e parte del centro: "Grande atto di coraggio del Pontefice" (Borghezio, Lega); "Vergognosa gazzarra" (Carlucci, Fi); "Allam esprime opinioni pacate" (Volonté, Udc). Dal centrosinistra e dalla sinistra, invece - con qualche eccezione tra i cattolici (come la Bindi: "Rispetto le scelte di Allam e di Sua Santità ") - si sono levate soprattutto critiche alle parole del giornalista e al rito in San Pietro. "Islam estremista? Noi abbiamo avuto l'Inquisizione. E il battesimo dovrebbe essere atto privato" (Bonino, Radicali); "I fanatismi cattolici alla Allam ci mettono a rischio di uno scontro tra civiltà" (Craxi, Ps); "Questo non incoraggia il dialogo tra religioni" (Spini, Ps). Dichiarazioni a cui ne seguiranno sicuramente altre nei prossimi giorni, prova dell'impatto politico dell'avvenimento. C. Zec. GUARDA le immagini e ascolta Magdi Allam su www.corriere.it.

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Magdi come don Milani Quando è per paura che si cambia religione (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

La violenza "imperiale" e "intima" del proselitismo cattolico Magdi come don Milani Quando è per paura che si cambia religione Enzo Mazzi Dovrebbe svilupparsi un più vasto e approfondito dibattito in relazione alla preghiera per la conversione degli ebrei introdotta dal papa nella liturgia in latino del venerdì santo e alla esposizione mediatica della conversione di Magdi Allam battezzato da Benedetto XVI nella notte di Pasqua davanti al mondo. Non si ha la consapevolezza che i due episodi non piovono dal cielo, sono piuttosto il segno contingente di una radice di violenza insita nella struttura costitutiva della religione cristiana. Il principio della conversione universale al cristianesimo come compimento del disegno divino della salvezza è uno dei pilastri della religione cattolica fin dalle sue origini nel quarto secolo. Cattolico infatti significa letteralmente universale nel senso preciso dell'universalismo imperiale. Non era cattolico il cristianesimo dei primi due secoli. All'inizio non era neppure propriamente una religione. Diventa "religione universale" quando entra in simbiosi con l'universalismo violento dell'Impero e si trasforma così in religione essa stessa appunto universale, cioè cattolica. La politica di simbiosi iniziata da Costantino fu compiuta come si sa da Teodosio che proclamò nell'editto del 380 la religione cristiana religione dell'Impero: "Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l'apostolo Pietro ha insegnato ai Romani ? Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico; gli altri invece saranno stolti ed eretici ? essi incorreranno nei castighi divini e anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro". La scelta dell'universalismo imperiale non fu indolore. Creò una profonda spaccatura interna al cristianesimo. E fu una spaccatura verticale. Gli strati del cristianesimo più lontani dal centro imperiale ed ecclesiale e socialmente più umili, in particolare i contadini poveri della Chiesa africana, insieme ad alcuni loro episcopi, percepirono l'alleanza fra la Chiesa e l'Impero come un tradimento del profetismo evangelico. L'eresia più importante fu il Donatismo. I donatisti, ma anche altre eresie analoghe, riuscirono a dare profondo contenuto teologico alla loro rivolta sociale e morale. Da lì, sia dalla collusione fra potere ecclesiastico e potere imperiale da una parte sia dalla resistenza del donatismo dall'altra, si dipana la storia fino ad oggi del cattolicesimo nelle sue due anime: l'anima totalitaria e l'anima positivamente ribelle. Ma la conversione degli ebrei, per ora solo auspicata, o la conversione di Magdi Allam, così pesantemente pubblicizzata, ci viene detto che non sono frutto di totalitarismo e violenza: avrei qualche perplessità a dare per scontata una simile affermazione. C'è una violenza psicologica, intima, inconfessata, sepolta nel profondo che può essere anche più distruttiva rispetto alla violenza fisica. Ho molto rispetto per le scelte personali di conversione sancite del resto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ma ciò non mi può impedire di analizzare i meccanismi culturali, sociali e psicologici che in via generale regolano tali scelte. Ho passato gli anni del seminario vicino a Lorenzo Milani e con lui ho vissuto l'ossessione del senso di colpa, l'angoscia del peccato e la paura della privazione di Dio, temporale e soprattutto eterna. Lì in quell'angoscia ho visto e in qualche modo toccato il segreto della conversione al cattolicesimo del figlio di una delle famiglie più eminenti dell'alta borghesia fiorentina di origine ebraica. Il rapporto diretto col biblico Dio, sconfinato amore ma anche infinita giustizia, onnipotente, onnipresente e onniveggente, è capace di procurare un'angoscia insostenibile: "chi vede Dio muore" dice la Bibbia. La mediazione della Chiesa che può dare il perdono e lavare il peccato, attenua l'angoscia e rende più accessibile il confronto con Dio. Ma non finisce qui perché affidarsi al potere ecclesiastico ha un costo, esige una contropartita: si può protestare anche duramente contro i singoli detentori di tale potere, come faceva don Milani, ma alla fine, davanti all'autorità che possiede le chiavi del perdono e della salvezza totale ed eterna, non si può fare a meno di piegare il capo. "Se perdo il legame con la Chiesa, chi mi salverà dal peccato e dalla dannazione?" mi disse una volta. Per il priore di Barbiana "L'obbedienza non è più una virtù" valeva solo nei confronti dei poteri mondani; l'obbedienza al potere ecclesiastico restava la virtù suprema. La vicenda di Magdi Allam la conosco solo attraverso le sue dichiarazioni pubbliche, dove ho trovato qualche significativa affinità con la conversione di don Milani. Scrive nel suo saggio, dal titolo già di suo significativo, Vincere la paura : "Sto sperimentando sulla mia pelle sia "l'Islam che mi fa paura" sia la globalizzazione dell'estremismo ideologico e del terrorismo". Di fronte alla paura di un Islam fanatizzato e violento l'intellettuale illuminato preferisce la dolce violenza dell'abbraccio materno e protettivo della Chiesa cattolica. Anche per Magdi come per don Milani la conversione al cattolicesimo come antidoto alla paura avrà probabilmente un costo: l'alienazione della propria autonomia nelle mani del potere della Chiesa nel nodo più profondo della esistenza personale e cioè il rapporto fra la coscienza e la verità, fra la coscienza e l'etica. Individuare queste radici di violenza nelle religioni e particolarmente nel cattolicesimo è un compito che attende i cattolici aperti, impegnati nel costruire "un mondo nuovo possibile", e non solo loro ma anche i laici inquieti per un certo "ritorno del sacro" che da qualche tempo inquina la politica a livello mondiale e non risparmia questa campagna elettorale. 26/03/2008.

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[FIRMA]BEPPE MINELLO La prende un po' alla lontana, ma alla fine arriva anche la parola  (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

[FIRMA]BEPPE MINELLO La prende un po' alla lontana, ma alla fine arriva anche la parola "pace" sulla controversa vicenda che la contrappone, non tanto come persona ma per ciò che rappresenta, ai radicali. La senatrice Paola Binetti, leader dei Teodem, in visita al Sermig di Ernesto Olivero con il senatore Luigi Bobba, pure lui Teodem con un passato di presidente Acli e capolista del Piemonte 2, ricorda che "tra i valori non negoziabili c'è anche la pace". Pace da coltivare dopo aver comunque chiarito "che la battaglia elettorale la si poteva portare avanti tranquillamente anche senza radicali: l'ho già detto che non c'era bisogno della loro presenza". Ma visto che ci sono, Binetti e Bobba ribadiscono che "la presenza cattolica nel Pd è la vera novità della politica italiana e se il Pd saprà raccogliere la loro cultura, pensiero, azione e aspirazioni sarà veramente un partito nuovo capace di tradurre nei fatti quella che noi chiamiamo la politica sociale della Chiesa". Bobba dà ragione "a chi sostiene che se ci sono 5-6 radicali il Pd non diventa radicale. Ci vogliono coraggio, iniziativa e capacità di far valere cultura e valori, identità, storia dentro questo nuovo che avanza, cioè il Pd. Per fare questo saremo pienamente laici nell'azione politica, cioè rispondendo alla nostra ragione e coscienza". Attenzione, però, perchè "nessuno e nessuno di noi può arrogarsi il diritto di rappresentare i cattolici. I cattolici sono stati importanti quando hanno saputo dire parole buone per tutti, interpretare il bene generale. Questa è la nostra intenzione, il nostro modo di stare dentro la storia politica". "Sembra che il Pd sia già una realtà - spiega Binetti - invece è una sfida aperta e il partito sarà anche quello che tutti noi contribuiremo a realizzare. Non dimentichiamo che la sfida più forte per il Pd è quella di fare sintesi fra due culture. Qualunque tentativo di rendere noi irrilevanti è una mossa contro il Pd, contro la capacità di realizzare nei fatti ciò che promette nelle parole". Per Binetti non esiste compromesso, ma sintesi: "Nei compromessi c'è sempre qualcuno che guadagna più dell'altro. La sintesi, invece, implica che entrambi le parti raggiungano una posizione più alta di quella che avevano in partenza".

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Lasciar morire non è eutanasia (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Firenze TRENTA RIGHE Lasciar morire non è eutanasia Le righe prescelte sono tratte dall'intervento di Andrea Boraschi e Luigi Manconi "Scialo di dolore e autodeterminazione" (pp. 10-16-18) II Testamento biologico non è ancora legge. L'attività parlamentare ha evidenziato in questi anni, ampie possibilità di convergenza fra destra e sinistra, tra laici e cattolici, sui motivi ispiratori di questa materia. Ma la politica appare, nel suo complesso, in netto ritardo nell'affrontare la questione (...). Il Testamento biologico si profila come uno strumento giuridico inteso a proteggere il malato dall'accanimento terapeutico e in grado di disporre l'astensione da cure dolorose e/o superflue, qualora la patologia si rivelasse irreversibile e gravemente lesiva della dignità della persona. Non stiamo parlando di eutanasia, piuttosto della cessazione di quell'ostinazione terapeutica che produce dolore senza offrire sollievo e speranza, e che prolunga artificialmente un'esistenza che non è più "vita". Stiamo parlando di un "lasciar morire" e non di un "dare la morte". La distinzione è talmente significativa e dirimente che la Chiesa cattolica, irrevocabilmente contraria all'eutanasia, ha più volte espresso consenso verso l'istituto del Testamento biologico... Nonostante la pluralità di motivazioni che militano a favore del Testamento biologico, le resistenze che quell'istituto incontra nel nostro paese, nelle nostre istituzioni pubbliche, e in quelle sanitarie, sono tali e tante, deve esservi una ragione più profonda. Ovvero l'idea, mai esplicitata fino in fondo...che il bene è incondizionatamente indisponibile, e pertanto sottratto alle disposizioni e alle volontà dello stesso soggetto che ne è titolare. In Italia, la malattia, il dolore, la morte, costituiscono, tuttora, una materia condizionata da molti tabù. Agisce una interdizione culturale definibile, in termini analitici, come ansia di rimozione del carattere finito dell'esistenza umana.

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Il vaticano sul caso allam "nessuna ostilità verso l'islam" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Il Vaticano sul caso Allam "Nessuna ostilità verso l'Islam" Ma il sito di Hamas attacca: battesimo che incita all'odio L'Osservatore: dal Papa gesto mite e chiaro. Pallavicini, imam moderato: Santa Sede complice MARCO POLITI CITTA' DEL VATICANO - Il battesimo di Magdi Allam, officiato personalmente da Benedetto XVI, è un gesto "mite e chiaro" di affermazione della libertà religiosa e della libertà di cambiare religione. L'Osservatore Romano, con un editoriale siglato dal suo direttore, interviene per difendere papa Ratzinger. Il Papa non fa differenza fra le persone, spiega il giornale vaticano, né c'è stata l'intenzione di "enfatizzazione" dell'evento e meno che mai "vi è alcuna intenzione ostile nei confronti di una grande religione come quella islamica". Perché, conclude l'editoriale, da molti decenni la Chiesa cattolica ha dimostrato volontà di confronto e dialogo con il mondo musulmano, "nonostante mille difficoltà e ostacoli". Difficoltà che non devono oscurare quanto vi è in comune fra le due fedi. La difesa dell'Osservatore è segno di un certo imbarazzo che regna in Vaticano all'indomani della singolare decisione di Benedetto XVI. Sul sito di Hamas l'opinionista palestinese Amayreh attacca le "allusioni anti-islamiche" che hanno circondato il "profilo internazionale" della sua conversione. "Il Vaticano - scrive Amayreh - non può sperare in buone relazioni con i musulmani e al tempo stesso continuare ad incitare all'odio e al razzismo nei confronti di una religione che ha un miliardo e mezzo di seguaci". Ma anche l'imam moderato Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis con sede a Milano, insiste nel definire il battesimo in mondovisione uno "sbaglio di onestà intellettuale", commesso "con la complicità delle gerarchie vaticane". In ambienti cattolici e laici ci si interroga perché il Papa abbia voluto privilegiare - con la visibilità massima del gesto - l'esponente di un radicalismo anti-islamico, che già in passato ha suscitato polemiche. Ancora ieri il saggista neoconvertito ha messo in discussione l'esistenza di un islam moderato ed è tornato ad affermare che "l'estremismo (islamico) si alimenta di una sostanziale ambiguità insita nel Corano e nell'azione concreta di Maometto". Adnane Mokrani, teologo musulmano e docente di Studi islamici all'università Gregoriana, trova preoccupanti le sue dichiarazioni sull'Islam come "religione violenta" e rimarca: "Questa condanna categorica dell'Islam è inaccettabile". Negli ambienti politici il cattolico Pierluigi Castagnetti, vicepresidente della Camera, esprime disagio per le motivazioni politiche che sembrano sostenere la scelta di Magdi Allam. Più diretto, il socialista Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri, accusa che "i fanatismi alla Allam o alla Ferrara" alimentano i rischi dello scontro di civiltà. Sul versante opposto la posizione dell'Avvenire, che definisce il battesimo un "fatto di speranza" per il giornalista e "per coloro che da islamici si stanno convertendo al cristianesimo". In difesa di Magdi Allam intervengono Borghezio della Lega, che definisce "coraggioso" il gesto del pontefice e il vice-coordinatore forzista Cicchitto, che però sottolinea l'esistenza di un mondo islamico moderato. Per il leader Udc Casini la conversione merita "rispetto", mentre Rosy Bindi (Pd) è contraria ad un dibattito politico su una "vicenda personalissima che riguarda scelte di fede".

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Laicità in crisi sulle rive del Tevere (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'editoriale Laicità in crisi sulle rive del Tevere Filippo Gentiloni Mai come in questo periodo si parla di laicità, ma mai come adesso la laicità è in crisi. Crisi profonda: non solo politica, ma sociale e anche religiosa. Vale la pena di riflettere su un argomento che tocca da vicino tutti, cattolici e non, credenti e non. Le linee del Tevere si stanno allontanando l'una dall'altra. In vista delle elezioni ma non soltanto. La crisi è più profonda. Né basta, a spiegarla, la fine di quella Democrazia cristiana che per decenni aveva assicurato alla politica italiana una certa laicità, e alla cattolicità una notevole sicurezza e prestigio. Ora non è più così. Si può tentare un'analisi delle cause e della situazione che si è venuta a creare. Sta scomparendo quella preziosa fascia di cattolicesimo veramente laico. Credente, profondo, ma laico. Penso a una parte della Democrazia cristiana (un'altra parte era clericale). Penso soprattutto a pensatori come Pietro Scoppola che ci ha lasciati da poco. Posizioni veramente cattoliche e veramente laiche. Ben lontane sia dal clericalismo che dal laicismo. Né teodem né anticlericali. Obbedienza soprattutto alla coscienza. Fede nella Parola ma anche nella democrazia. Oltre a Scoppola penso a De Gasperi e al suo difficile rapporto con il Vaticano che favoriva uno spostamento verso destra. Questa laicità cattolica o cattolicità laica è in crisi, se non addirittura del tutto scomparsa. Le cause? Non basta imputarle alla fine della Democrazia cristiana, penso che si debbano cercare oltre Tevere. La gerarchia cattolica ha avuto paura di perdere posizioni e privilegi e è diventata sempre più aggressiva. Ha aumentato le pretese e l'invadenza. Gli spazi del dubbio e della discussione si sono andati restringendo, l'invocazione alla sottomissione si è fatta sempre più stringente. Aut aut: o da una parte o dall'altra. Via al dubbio e alle mediazioni. In primo piano proprio le questioni più spinose e discutibili, come quelle della nascita del sesso e del matrimonio. Questo irrigidimento vaticano ha prodotto due conseguenze correlate l'una all'altra: un aumento dei teocom genuflessi più o meno convinti da una parte e dall'altra un rafforzamento dei contrari, i laicisti, forti di nuovi argomenti anche spesso di buon livello. Penso, fra l'altro, al mondo di Micromega e affini. O di qua o di là. E per i credenti cattolici laici una vita sempre più difficile con spazi sempre più ridotti. L'aggressività vaticana produce cittadini o genuflessi o contrari. Un grave impoverimento della nostra vita democratica.

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L'anomalia metafisica del vivere cristiano (sezione: Laici e chierici)

( da "Avanti!" del 26-03-2008)

Argomenti: Laicita'

ALICI E LAMBIASI IN "HO QUALCOSA DA DIRTI" ANALIZZANO LA REALTÀ DELLA CHIESA D'OGGI L'anomalia metafisica del vivere cristiano 26/03/2008 Da che parte sta la chiesa? Per chi votano i cattolici? Ai politici basta sapere a chi daranno il voto i credenti. Pochi cercano di capire cos'è veramente quella complessa realtà comunitaria che è la chiesa. Cosa tiene insieme persone diversissime, normali cittadini laici, preti, religiosi, associazioni varie? Quali problemi affrontano e con quali strumenti cercano di risolverli? Piuttosto che affidarsi a fantasiose dietrologie, conviene leggere un agile volumetto composto di due lettere, a un laico e a un prete: "Ho qualcosa da dirti" (Ave, 80 pagine, 6,50 euro). Il libro, sincero e mai banale, raccoglie due interventi di Luigi Alici, filosofo, presidente nazionale dell'Azione cattolica italiana, e Francesco Lambiasi, vescovo della diocesi di Rimini, a lungo assistente generale dell'Azione cattolica. Emergono "gioie e sofferenze" di una chiesa che appare insieme "magnifica e deludente". In un mondo ridotto a grande villaggio di persone solitarie e impaurite - rileva Lambiasi - "il bisogno di relazionalità autentica lo si sente anche nella chiesa". La rinnovata sete di spiritualità non inganni. Oggi trionfa il "fai da te" persino nella ricerca di Dio. Taluni cristiani non credono nel nucleo essenziale dell'annuncio evangelico: la resurrezione di Cristo. Il baricentro dell'azione pastorale, ancora troppo incentrato sui bambini, va spostato verso gli adulti. Il cristianesimo non può essere ridotto a "dottrina", a qualcosa "che sa di scontato e imparaticcio". E nemmeno a morale, a precetti che finiscono per apparire immotivati. Valori, norme, regole diventano sabbie mobili per la nostra intelligenza, se dimentichiamo l'essenziale. E "l'essenziale - ricorda Alici - è l'alleanza del Creatore con la creatura". Contro l'individualismo dominante nelle relazioni quotidiane, Lambiasi rivendica il significato della scommessa "per certi aspetti folle" della comunione ecclesiale. Un "mettere insieme i doni" quale premessa indispensabile per dare credibilità all'annuncio cristiano. Il dramma più grave della nostra epoca è la frattura tra vangelo e cultura. I laici devono vivere in modo unificato una "duplice cittadinanza", nel mondo e nella chiesa. La "parrocchia autocentrata", che si illude di essere autosufficiente, è un modello esaurito. È urgente, secondo Lambiasi, proporsi come "comunità missionaria". Aperta all'incontro con ogni credente, "indipendentemente da qualsiasi altro processo aggregativo". Il pericolo del soggettivismo si estende alla fede stessa, quando è ridotta a "funzione medicinale nei confronti delle malattie della psiche". Il vescovo teme il "perfezionismo velleitario e paralizzante". Come pure "il pessimismo rinunciatario e deresponsabilizzante". C'è bisogno di testimonianza pubblica. Questo è possibile solo riscoprendo il ruolo insostituibile del laici. La pubblicità dell'esistenza evangelica "non è quella dello spettacolo o dello show televisivo". Il vangelo è pubblico e pubblicamente va annunciato; ma "il verbo del discepolo è testimoniare, non esibire". Sono da evitare sia il settarismo, sia il sincretismo. Oggi la tentazione ricorrente è quella del sincretismo. Con il risultato di annacquare il messaggio forte del cristianesimo. Il laico cristiano, conclude Lambiasi, deve fuggire tanto il "clericalismo che lo chiude nella comunità cristiana", quanto il "laicismo che lo sbilancia nel mondo sradicandolo dalla Chiesa". Viviamo un paradosso non risolto tra eteronomia e autonomia. Per Luigi Alici l'impegno incondizionato del prete scioglie tale dilemma. Come dice Kierkegaard, solo il cristianesimo annuncia una vicinanza così incredibile di Dio all'uomo da risultarci scandalosa e assurda. Il sacerdote celebra ogni giorno "la più grande anomalia metafisica della storia". Come mantenere quest'incontro senza banalizzarlo? Troppe celebrazioni, inutilmente costose e sfarzose, testimoniano solo superficialità, "un'esteriorità rituale", "un'autocelebrazione vanitosa e immatura"; persino "un indecente mercato del sacro". Intanto, il senso del peccato svanisce. I confessionali sono sempre più vuoti. Il tempo che il prete trascorre in confessionale diventa residuale rispetto ad altre attività. Occorre invece un segnale forte di disponibilità. E un modello di chiesa senza distanze gerarchiche improprie o, al contrario, ammiccanti livellamenti egualitari. La chiesa non è più "impero del sacro", rimarca Alici. Tuttavia non va ridotta a "un'agenzia di volontariato, gestita con i metodi della democrazia parlamentare". La relazione tra preti e laici oscilla da un eccesso di asimmetria a un eccesso di simmetria. Il sacerdote a volte è più un animatore di tanti gruppi e riunioni, che un padre spirituale col quale parlare della propria fede. Alici invoca una forma di "prossimità senza condiscendenza". Va pure evitato il rischio di trasformare la fede in una semplice "ideologia, con la quale nutrire la nostra voglia salottiera di dibattito, senza mai mettere in discussione noi stessi". La vita del credente non può essere scissa tra sacro e profano, come fossero "due universi recintati e impermeabili". Perciò il prete dev'essere esigente. Deve chiedere ai fedeli passione, sacrificio, una conversione radicale dell'intelligenza, del cuore e della vita. Senza però cortocircuiti tra fede e storia (anche politica).

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