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Inquisitori
fuori dalle liste ( da "Manifesto, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico, come dice Veronesi, dovrebbe
esserci l'attenzione per i più deboli, per la pace, per la scienza al servizio
dell'umanità. E in quanto ai radicali sono loro i primi a essersi battuti con
successo per la moratoria contro la pena di morte, le loro battaglie sono
essenza indiscutibile di una politica dei diritti che sarebbe stato un grave
errore escludere dalle liste di Walter
La
sfida su aborto e laicitàuna trappola per il Pd
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si è discusso tanto di laicità sono
essenzialmente due. Una è l'interventismo mediatico e il revanscismo clericale
delle attuali gerarchie cattoliche, che per fortuna ha prodotto una fiera
risposta da parte laica. Ma la ragione principale per cui si è parlato e si
continua a parlare tanto di laicità e di aborto è che si trattava dei temi
capaci di far esplodere,
La
libertà dei laici ( da "Unita, L'"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: edizione del La libertà dei laici o.p. "La Chiesa vuole i laici liberi e responsabili in
tutte le scelte personali: familiari, sociali, politiche. Il Vangelo di oggi parla di
libertà, quella che nasce dalla verità e che sfocia nel servizio agli altri e
nella carità. Guai se una persona non fosse libera: è il dono più grande che il
Signore ci ha fatto.
194:
Avvenire accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei
attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge
( da "Unita,
L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Due gli obiettivi principali: la
candidatura "laica" dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del
Pd. Lo
attaccano per le sue posizioni "libertarie", segno di un
"riduzionismo" antropologico, soprattutto su temi chiave per la
Chiesa, quelli eticamente sensibili, dalla procreazione assistita
all'eutanasia, al matrimonio e alle adozioni.
Bresso e bindi, fuoco su viale - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica è stata, qui più che
altrove, uno dei nodi del confronto alle primarie d'autunno. Il ministro della
salute Livia Turco, una tradizione politica a metà strada tra il mondo
cattolico e la laicità del Pci, invita a "considerare con attenzione quel
che hanno detto in queste ore i medici su 194 e
pillola Ru486: una posizione scientifica che lascia alle spalle ogni
strumentalizzazione
Pd,
i cattolici non si fidano - silvia bignami
( da "Repubblica,
La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: delle buone intenzioni cresce il
malessere tra laici e cattolici di sinistra. Pesa lo scontro etico e di piazza
tra difensori e detrattori della legge 194 sull'aborto. E pesa la
preoccupazione dei teodem per l'accordo con i Radicali
di Emma Bonino, che "espone il Pd a derive laiciste". "L'ordine
del giorno sulla creazione di uno sportello per gay e lesbiche è stato un blitz
dell'
Pd
giustizia nel programma, candidature in arrivo
( da "Riformista,
Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, sindacato e
Confindustria. E non solo. Walter Veltroni ha ormai tutte le carte in regola
per strappare l'adesivo del ma anche appiccicatogli tra capo e collo dal comico
Crozza. La leggerezza con cui il segretario del Pd -
soprattutto con l'arma delle candidature - sta declinando la coesistenza degli
opposti manda in soffitta anche l'
Berlusconi:
il centro siamo noi ( da "Corriere della Sera"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono un vecchietto a
disposizione") poi è stato chiaro sull'ex alleato: Casini & C. non
entrando nella "casa naturale" dei centristi rappresentata dal Pdl, non hanno "valutato sufficientemente che siamo
riusciti, per la prima volta in Italia, a portare tanti laici su posizioni
della Chiesa su temi cruciali come i valori della vita e della famiglia".
Aborto,
i vescovi contro i medici Pd: alta tensione con i teodem
( da "Corriere
della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è bisogno di riequilibrare un Pd
troppo spostato sul versante laico". Veltroni non può deludere la richiesta dei
cattolici, però l'indicazione è stata esplicita: ben vengano uno o due nomi di
spessore da posizionare in cima alle liste, purché non siano
"baciapile". Negli ultimi giorni il pressing di Veltroni su Andrea Riccardi si è fatto sempre più insistente.
Pd,
Veltroni benedice Rutelli Cerca la Cgil e punta sui simboli Sul palco due
vittime di terrorismo rosso e nero. Totti in video
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: TUTTO mentre è stato sancito
l'accordo con i radicali, con Marco Pannella che però ammonisce di
"mettere i punti nero su bianco entro tre giorni". Un ingresso,
quello dei laici del partito della Bonino, che non va
giù alla componente cattolica del Pd. Tanto che è scontro sulla candidatura
radicale di Silvio Viale, medico che ha fatto della pillola abortiva Ru486 la
sua bandiera.
Paolo
VI e il tormento di quella "indicibile
morte" ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un cattolico laico che si colloca nella scia di scrittori quali Mario Pomilio
e Giovanni Testori, oppure come Marcel Jouhandeau,
Julien Green, George Bernanos, tre modalità di
introspezione spirituale offerte dalla tradizione cattolica francese che, con
l'aggiunta del prediletto Paul Claudel, ebbero in
Carlo Bo un patrocinatore prestigioso.
Il
problema c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran
( da "Tempo,
Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: autentica opa
dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e
cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi
deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano
sulle gambe di uomini e donne.
Udc-Rosa
bianca l'accordo si farà ( da "Stampa, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: farebbe disperdere voti cattolici a
scapito di formazioni più collaudate") e per stroncare la svolta laica del
Pd. Strada in
discesa, dunque? Non proprio. Gioca contro un accordo il
successo dell"operazione Montecatini",
rampa di lancio della Rosa Bianca: la due giorni di vetrina per Tabacci, Pezzotta e Baccini, con l'afflusso a centinaia (e
a spese proprie)
Radicali
raggiuto accordo con Pd, i cattolici mugugnano
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Terzo motivo è il ribadire la
vocazione laica e liberale di una formazione che si propone di tutelare anche i
non credenti: è curioso che in questa campagna elettorale ci si stia
dimenticando proprio di loro. Veltroni sta dunque giocando le sue carte, è una scelta
coraggiosa e controcorrente, ma probabilmente è l'unico modo per avvicinarsi al
Pdl.
L'importanza
del voto cattolico ( da "Tempo, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: autentica opa
dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e
cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi
deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano
sulle gambe di uomini e donne.
Un
partito, molte culture ( da "EUROPA.it"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dirigenti cattolici e non cattolici
della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia diventò moderna,
laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in
senso pieno, anche se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la
"riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo
(appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava riproporre
conquiste come il divorzio:
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
L'editoriale
Inquisitori fuori dalle liste Mariuccia Ciotta Non ci
sono solo inquisiti in parlamento ma anche inquisitori. E se gli uni resteranno
fuori dalle liste elettorali del Pd in nome del "codice etico",
contiamo che anche gli altri siano accompagnati alla porta. La senatrice Paola Binetti e i suoi teodem, scesi
sul piede di guerra, parlano a nome di "noi cattolici" con i toni da controriforma. "Come cattolici, non possiamo capire". Umberto Veronesi
ministro? "Non lo prendo neppure in considerazione". I radicali? "Sono "portatori di una cultura totalmente opposta alla
nostra". Vietare, demonizzare, opporre veti, minacciare scissioni,
ecco l'idea che esportano, quella di una "guerra di civiltà"
introiettata dalle crociate degli ultrà che hanno perso la guerra materiale e
ora passano a quella delle anime in un clima di crescente intolleranza.
Mercoledì prossimo assisteremo all'incontro di chi "ha fede" e vuole
agire "coerentemente con questa fede in politica", i cattolici democratici si riuniranno per decidere sui
"punti di importanza strategica" e decideranno se dare vita a una
corrente di difensori dei valori religiosi. In missione per conto di dio. Cosa
ha che fare questo linguaggio con una sensibilità verso la vita delle persone?
L'offensiva di Binetti e company ha lo stesso lessico
da show impolitico della campagna pro-life di Giuliano Ferrara, esibizione di
un'identità spendibile per marcare territori, il contrario del dialogo
auspicato tra culture diverse. In comune, pensiero religioso e pensiero laico, come dice Veronesi, dovrebbe esserci l'attenzione per i
più deboli, per la pace, per la scienza al servizio dell'umanità. E in quanto
ai radicali sono loro i primi a essersi battuti con successo per la moratoria
contro la pena di morte, le loro battaglie sono essenza indiscutibile di una
politica dei diritti che sarebbe stato un grave
errore escludere dalle liste di Walter Veltroni. Binetti
e company parlano a nome di un partito al quale
dimostrano un'intima estraneità. E, giustamente, ieri Lorenzo Cesa ha invitato la senatrice a cambiare bandiera e a
candidarsi nell'Udc, che evidentemente considera "moderato" il suo
stile. Sbandieramento di feti-persona, ferocia verso le donne "criminali
involontarie" da mettere sotto tutela, accanimento contro leggi che
preservano la dignità del corpo femminile sembrano, al contrario, una
caricatura della Chiesa. Al di là di un papa che ha spinto allo scontro, infatti,
le intelligenze cattoliche cominciano a prendere le distanze perfino dal
"devoto", una volta schierato con i falchi di Bush, gli ammazza-tutti in crociata, e che adesso, dopo aver
glorificato la pena di morte, si propone paladino della vita. Ieri, l'Avvenire,
pur ribadendo l'adesione alla campagna contro l'interruzione di gravidanza di
Ferrara, dichiarava in un editoriale la sua contrarietà a una lista elettorale
anti-aborto. Ci aspettiamo che la stessa distanza sia posta anche nei confronti
della santa inquisizione dei teo-dem, ai quali si
sono rivolti coloro che si battono per definizione contro la morte, i medici.
Il documento approvato ieri dall'Ordine nazionale è intervenuto sui temi della
bioetica con la compassione assente nei fanatici seduti impropriamente tra le
fila del centro-sinistra.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Mauro Barberis Oh, quant'è bella la campagna elettorale: questo
il ritornello dei nostri maggiori commentatori. Dove stia tanta bellezza, per
la verità, è difficile dirlo. Che non ci si insulti tutti i giorni e che i due
principali candidati fingano persino di rispettarsi a vicenda dovrebbe essere
normale. È solo se succede in Italia, dopo quindici anni di risse, che uno sospetta subito ci sia dietro qualcosa. Che dopo aver
irriso per mesi alla nascita del Partito democratico, ora gli si riconosca
almeno di aver sparigliato le carte, costringendo anche il centrodestra ad
aggregarsi, non era così difficile da capire: lo avevo capito persino io,
scrivendolo su questo giornale. Infine, che sembri esserci accordo su molti
temi, nel senso che tutti promettono più o meno le stesse cose - abbassare le
tasse, alzare i salari, non si sa come - al punto che all'indomani del voto
potrebbero davvero esserci le mitiche larghe intese, non dovrebbe rassicurare
più di tanto: in tedesco si dirà anche Grosse Koalition,
ma in italiano si dice tarallucci e vino. Ma le vere ragioni per cui dovremmo
preoccuparci sono due: l'una di metodo e l'altra di sostanza, come direbbe
l'onorevole Ciriaco De Mita, parlandone da "vivo". La
ragione di metodo - meglio, di principio - è sempre la stessa: siamo arrivati
alla quinta candidatura del Cavaliere a presidente del Consiglio in condizioni
peggiori di quelle che la rendevano inopportuna, se non illegittima, quindici
anni fa: conflitto d'interessi, tre televisioni di proprietà più il controllo
di buona parte della Rai e dei giornali, e in più una legge elettorale
incostituzionale e soggetta a un referendum che potrebbe persino invalidare,
fra un anno, queste nostre splendide elezioni. Ma questi potrebbero
sembrare cavilli da giurista, e allora tanto vale passare subito alla questione
di sostanza. Non è vero che tutti promettono le stesse cose, e basta: le
promettono, ma facendo finta di dividersi su questioni simboliche, come la
legge sull'aborto o, più in generale, sulla questione della laicità, dei
rapporti fra Stato e Chiesa. Invece che da discussioni su come fare ad
abbassare le tasse e aumentare i salari nella situazione attuale del nostro
debito pubblico, le prime pagine dei nostri giornali sono occupate da questioni
che in qualsiasi Paese civile sono state risolte da decenni. Come l'aborto, una
questione che, anzi, anche il nostro Paese aveva risolto con la famosa legge
194. Tranquillizzatevi: una legge che ha funzionato così bene è una tale
rarità, da noi, che neppure i suoi critici pensano davvero di abolirla. Si
limitano a farfugliare cose che non stanno né in cielo né in terra: come quella
moratoria sull'aborto che forse doveva essere, all'inizio, solo un modo per
oscurare la notizia della moratoria della pena di morte, ottenuta dall'Italia
all'Onu, e che poi si è trasformata in una delle battaglie più chiassose e più
in malafede che siano mai state partorite dalla fantasia di Giuliano Ferrara.
Che si sia discusso seriamente di questo, comunque, la dice lunga sul vero
livello della nostra campagna elettorale e forse anche, più in generale, del
nostro dibattito pubblico. Niente mi toglie dalla testa, in effetti, che le
ragioni per cui, nel 2007 e ancor oggi, si è discusso tanto
di laicità sono essenzialmente due. Una è l'interventismo mediatico e il
revanscismo clericale delle attuali gerarchie cattoliche, che per fortuna ha
prodotto una fiera risposta da parte laica. Ma la ragione principale per cui si
è parlato e si continua a parlare tanto di laicità e di aborto è che si
trattava dei temi capaci di far esplodere, prima ancora che nascesse, il
Partito democratico, e che comunque sono riusciti a farlo nascere
stentatamente, amputato di due delle sue componenti essenziali, la socialista e
la liberale. Molti dei miei migliori amici laici, in perfetta buona fede, sono
caduti anche loro in questa trappola; poi il Pd ha raggiunto un accordo persino
con i radicali, mentre socialisti e liberali, come le stelle di Cronin, sono rimasti a guardare. 25/02/2008.
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del La libertà dei laici o.p. "La Chiesa vuole i laici liberi e responsabili in
tutte le scelte personali: familiari, sociali, politiche. Il Vangelo di
oggi parla di libertà, quella che nasce dalla verità e che sfocia nel servizio
agli altri e nella carità. Guai se una persona non fosse libera: è il dono più
grande che il Signore ci ha fatto. L'istanza più forte che è stampata
dentro di noi e che si sprigiona ogni momento è quella della libertà che deve
essere al massimo onorata e realizzata". Sono parole
dell'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, ieri, dinanzi all'assemblea
diocesana dell'Azione cattolica. Il cardinale ha detto anche
della politica, con realismo critico, concretezza, senso dell'attualità:
"Politica al servizio della gente, non certo dei politici. Il
rapporto quotidiano, capillare con le persone deve essere dedicato all'ascolto dei
loro problemi, delle fatiche ma anche dei sogni, dei progetti, delle risorse.
Proprio a partire da questo stretto legame penso possa essere rinnovata la
politica, recuperata al suo autentico significato: quello di essere servizio.
Un servizio che ha dentro di sé una sua autorità che le viene dalla autorevolezza grazie allo spirito di attenzione nei
confronti della gente". Tettamanzi.
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del 194: "Avvenire" accusa, rivolta dei
medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine
difende il documento pro-legge di Roberto Monteforte/
Roma "È UN FALSO" quel documento a difesa della legge
( da "Repubblica, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Torino Bresso e Bindi, fuoco su Viale Lui replica: la mia non è
un'autocandidatura, chiedete a Pannella L'accordo con
i radicali al centro del convegno di apertura della campagna. Disertano Saitta e il sindaco la presidente Non sono favorevole ad
averlo in lista: mi pare si faccia un po' troppa pubblicità, utilizzando la sua
professione per battaglie politiche la ministra Penso che il medico dovrebbe
rinnegare molte delle sue posizioni. Ma inviterei gli amici cattolici
a non esagerare con le barriere ideologiche PAOLO GRISERI Bresso e Bindi bocciano la candidatura di Silvio
Viale. E anche all'interno del partito radicale c'è chi storce il naso. Un'autocandidatura, come sostiene la segretaria del partito,
Rita Bernardini? "Niente
affatto - replica Viale - il mio nome è stato fatto
nei giorni scorsi, non certo da me. Chiedete a
Pannella". Il rebus si scioglierà solo nei prossimi giorni.
Nonostante l'incertezza (o forse proprio per questa) la polemica sulla
candidatura del medico del Sant'Anna diventa assai
aspra. Al teatro Colosseo, dove il Pd piemontese dà il via alla sua campagna
elettorale, i big in arrivo non rinunciano ad esprimersi. Piero
Fassino ricorda "i punti cardine dell'accordo con i Radicali. Che sono due: sottoscrivere il programma del Pd e non costituire un
gruppo a parte all'indomani delle elezioni". Dunque "se i
Radicali accettano il programma del Pd e si impegnano in quel senso, ben
vengano". Lo scontro sull'alleanza con il partito di Pannella è,
soprattutto in Piemonte, l'occasione per ridefinire i rapporti di forza interni
al Pd perché la questione cattolica è stata, qui più che
altrove, uno dei nodi del confronto alle primarie d'autunno. Il ministro della
salute Livia Turco, una tradizione politica a metà strada tra il mondo cattolico
e la laicità del Pci, invita a "considerare con attenzione quel che hanno detto in queste ore i medici su 194 e pillola Ru486:
una posizione scientifica che lascia alle spalle ogni strumentalizzazione
ideologica". Così, nel giorno dell'apertura della campagna
elettorale, tocca a Mercedes Bresso illustrare il
punto di vista dell'area laica del partito piemontese, storicamente più vicina
alle posizioni del Pr: "Se mi chiedete della candidatura di Emma Bonino -
premette Bresso - non posso che essere molto favorevole.
L'ho apprezzata come ministro in Italia e, prima ancora, come
commissario europeo". Il tono della presidente
della Regione muta radicalmente se il discorso scivola sulla candidatura di
Silvio Viale: "Non sono favorevole alla sua candidatura. Penso che
uno o fa il medico o fa il politico. Mi sembra invece che Viale si faccia un po' troppa pubblicità, che
parli troppo utilizzando la sua professione per condurre battaglie
politiche". Dal versante cattolico attacca anche
Rosy Bindi: "Penso che con noi si debbano candidare persone che
condividono il nostro programma. E penso che Viale dovrebbe rinnegare
molte sue posizioni se dovesse entrare nelle nostre liste. Contemporaneamente
inviterei i miei amici cattolici a non esagerare con
le barriere ideologiche". Bindi non risparmia una tirata d'orecchi
al gruppo dirigente del Pd piemontese: "Vorrei dire ai cattolici
che si devono candidare e devono farlo indipendentemente da quanti radicali
saranno in lista". Nei giorni scorsi sia Gianluca Susta sia Gianfranco Morgando avevano criticato le candidature radicali
invitando l'area cattolica ad aumentare la sua presenza nelle liste. In serata Silvio Viale replica risentito alla stroncatura di
Bresso: "Da lei, che ha alle spalle una lunga
tradizione di battaglie laiche sui temi della salute delle donne, non me lo
sarei aspettato. Tanto più oggi che anche l'Ordine dei medici
nazionale dà ragione alle mie tesi". La querelle sull'alleanza con
i Radicali rimane comunque sotto traccia nella mattinata al Colosseo. La platea
(non gremitissima) del teatro di via Madama Cristina,
sembra piuttosto appassionarsi ai temi del lavoro e del costo della vita.
Applaude con affetto l'intervento dell'operaio della Thyssen
Antonio Boccuzzi e ascolta con attenzione Gianni Vernetti e Gianfranco Morgando
che illustrano i risultati dell'azione di governo di Prodi. Soprattutto tributa
una vera e propria "standing ovation" a Cesare Damiano quando il
ministro del lavoro illustra le leggi sul welfare e a favore dei precari.
Entusiasmi che possono servire da incoraggiamento alla partenza di una campagna
elettorale che Fassino definisce "in recupero ma sempre in salita".
( da "Repubblica, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna
Gli ex Margherita, che si sono astenuti sull'assessorato ai gay, contro le
"derive laiciste" della giunta Pd, i cattolici
non si fidano "Servono più fondi e garanzie a sostegno della
famiglia" SILVIA BIGNAMI I cattolici
del Pd alzano la voce. Dopo essere usciti dall'aula durante il voto in
consiglio di venerdì sul mini-assessorato per gay e lesbiche, gli ex Dl di
Palazzo D'Accursio chiedono più garanzie: l'apertura
di una "riflessione interna" sui temi eticamente sensibili e
l'accelerazione sulla Family Card, la carta di credito per famiglie numerose
che già domani arriverà in giunta. Al di là delle buone
intenzioni cresce il malessere tra laici e cattolici di
sinistra. Pesa lo scontro etico e di piazza tra difensori e detrattori della
legge 194 sull'aborto. E pesa la preoccupazione dei teodem
per l'accordo con i Radicali di Emma Bonino, che "espone il Pd a derive
laiciste". "L'ordine del giorno sulla creazione di uno sportello per
gay e lesbiche è stato un blitz dell'ex gruppo Ds" attacca il consigliere
"bindiano" Giovanni Maria Mazzanti che sullo sportello gay si è astenuto insieme a
Paolo Natali e alla vice capogruppo Lina Delli
Quadri. "Su questi temi bisogna discutere: le decisioni non possono
rappresentare solo una parte" spiega Mazzanti.
Ecco perché è necessaria una "verifica interna". "Non solo a
Roma ma anche qui - dice Delli Quadri - la chiederemo
anche con un documento, se necessario". Una conferma della difficile
coabitazione delle due "anime" che hanno dato vita al Pd. Intanto la
giunta cerca di calmare le acque accelerando l'iter della Familiy
Card destinata alle famiglie numerose e promossa con un ordine del giorno
firmato proprio dal cattolico Natali. Una carta di credito che permette sgravi
fiscali e sconti alle coppie (sposate ma anche di fatto)
con almeno due figli. "L'atto di indirizzo dovrebbe essere discusso
martedì" spiega la vicesindaco Adriana Scaramuzzino. Poi si aprirà l'istruttoria con le
associazioni di categoria, che mira ad approvare la carta per le famiglie
"entro il 12 maggio". Ma l'Arcigay esulta per il nuovo sportello per
gay e lesbiche e candida Bologna a diventare capitale dell'orgoglio omosessuale
a partire dagli suoi Stati generali dell'1 e il 2
marzo. Saranno invitati sotto le Due Torri i candidati premier per una sorta di
"esame" e solo dopo la potente lobby degli omosessuali deciderà come
votare alle politiche.
( da "Riformista, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pd giustizia nel
programma, candidature in arrivo Walter strappa l'adesivo "ma anche"
Giustizialismo e garantismo, laici e cattolici, sindacato e Confindustria. E non solo. Walter Veltroni ha ormai
tutte le carte in regola per strappare l'adesivo del ma anche appiccicatogli
tra capo e collo dal comico Crozza. La leggerezza con
cui il segretario del Pd - soprattutto con l'arma delle candidature - sta
declinando la coesistenza degli opposti manda in soffitta anche l'avversativo.
Senza ma e senza anche . A Walter basta una semplice
congiunzione: e . Basti pensare alla mamma di Valerio Verbano e all'unico dei fratelli Mattei sopravvissuto al
rogo di Primavalle, che si sono abbracciati sul palco
della festa per l'addio al Campidoglio di Veltroni (festa a cui hanno preso
parte anche le famiglie di Gabriele Sandri, il tifoso
laziale morto all'autogrill di Badia al Pino, e di Benedetta Ciccia, la ragazza
morta durante gli attentati di Londra del luglio 2005). E così, scendendo per
li rami, Tonino Di Pietro e Marco Pannella - verosimilmente - non avranno nulla
da obiettare sui desiderata del Pd in materia di giustizia, che verranno
enunciati stamattina insieme al resto del programma. Sulla delicatissima
materia, sostengono fonti qualificate del loft, verranno messi nero su bianco
dei princìpi improntati a tre concetti: efficienza,
rapidità e garanzie (da intendere, queste ultime, sia sul fronte giudici che su
quello imputati). Traduzione: nel programma sulla
giustizia si parlerà sia di "intercettazioni", il cui uso andrà
razionalizzato, sia dell'ipotesi di "accorpare i tribunali" per
poterne migliorare l'efficienza riducendo, contemporaneamente, i costi. Quanto
alla dicotomia tra laici e cattolici, Veltroni non è per
niente preoccupato dai mal di pancia sbandierati a mezzo stampa da chi (Binetti e non solo) ha mal digerito l'uno-due
democrat Bonino-Veronesi.
Su entrambe le trattative Veltroni ha agito in solitaria, certo. Ma,
soprattutto sulla mossa di giocare la carta dei Radicali, il segretario aveva
avuto il via libera di tutte le anime del Pd, mariniani
(leggasi, Franco Marini) su tutti. Non a caso, Beppe Fioroni, da sempre
vicinissimo al presidente del Senato, in un'intervista a Repubblica , ha definito "un'invenzione" la storia della
"deriva laicista" dal Pd. Spiega al Riformista
Giorgio Tonini, membro dell'esecutivo del loft e veltroniano
di antico conio: "Bonino e Veronesi sono due personalità apprezzate anche
dai cattolici. E poi, il
nostro è un partito in cui si punta a risolvere i problemi". Quanto alla mission di conciliare Binetti con Bonino&Veronesi,
Tonini giura che è tutt'altro che impossible .
"Innanzitutto, non è vero che dobbiamo riequilibrare sul fronte cattolico
l'accordo coi Radicali e la candidatura di Veronesi. Il nostro compito è
risolvere i problemi del paese. Le faccio qualche esempio. Aborto? La legge 194
non va toccata come dicono i laici, ma va applicata a fondo, come vogliono i cattolici. Credo che anche Pannella sia
d'accordo nel voler dare tutto l'aiuto possibile alle donne che non vogliono
abortire ma oggi son costrette a farlo". Pillola del giorno dopo? "Sì alla RU486 - risponde Tonini - a patto che ne venga
controllato l'uso. Nell'ambito, per esempio, della
legge 194". Testamento biologico? "Nella
legislatura precedente ci siamo arenati sull'alimentazione parentale.
Era o no accanimento terapeutico? Io - aggiunge il senatore pd
- posso essere più d'accordo con Ignazio Marino e meno con la Binetti. Ora, però, cambieremo approccio:
promettiamo intanto di approvare il testamento biologico, così dopo avremmo il
tempo di discutere di tutti gli altri aspetti". Quanto allo spinoso
tema delle candidature, le liste del Pd si preparano ad accogliere il nome di
un cattolico doc: Andrea Riccardi, portavoce della
comunità di Sant'Egidio (acclamato a gran voce anche da Marco Pannella). Quanto
alla sintesi tra lavoro e impresa, Veltroni continua a recitare il ruolo del catch-all leader . Tra i sicuri
eletti del Pd non ci saranno solo Antonio Boccuzzi, l'operaio
sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp, e i cigiellini Passoni e Nerozzi. All'orizzonte s'intravede un seggio anche per il
segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta.
Quanto alle imprese - oltre ai nomi noti già annunciati - Veltroni dovrà fare a
meno di Marina Salomon, certo. Ma ha già pronti altri due fuochi d'artificio:
Sabina Ratti, moglie del banchiere Alessandro Profumo e soprattutto Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica. 25/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num:
- pag: 8 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il centro
siamo noi "Malizioso dire che scivolo a destra". A Roma ci riprova
Alemanno Il leader pdl saluta il nuovo arrivo Bonsignore: sono un vecchietto a disposizione. Casini: fa
un errore, lo spostamento c'è ROMA - Chiuso l'accordo in Sicilia con la
speranza di ottenere proprio dal premio di maggioranza dell'isola i senatori
che servono per una vittoria netta, e avviato a soluzione anche il nodo Roma
con la quasi certa candidatura di Gianni Alemanno, Silvio Berlusconi si dedica
a punzecchiare gli ex alleati dell'Udc. Quel centro che va via via a raccordarsi non piace al Cavaliere, che già nei
giorni scorsi si è appellato agli elettori perché diano un "voto
utile" al Pdl o al limite al Pd. E ieri, in una
telefonata al convegno organizzato dall'ex Udc Vito Bonsignore,
Berlusconi prima ha scherzato sul suo ruolo ("Sono un
vecchietto a disposizione") poi è stato chiaro
sull'ex alleato: Casini & C. non entrando nella "casa naturale"
dei centristi rappresentata dal Pdl, non hanno
"valutato sufficientemente che siamo riusciti, per la prima volta in
Italia, a portare tanti laici su posizioni della Chiesa su temi cruciali come i
valori della vita e della famiglia". Insomma, è il concetto sul
quale è intenzionato a battere Berlusconi, i valori cattolici
sono più che rappresentati nel suo partito, dunque il Pdl
"è il centro" e "non c'è nessuno scivolamento a destra come
qualcuno vuole maliziosamente insinuare". E come molti, assicura il
coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, sono disposti a testimoniare con il
loro esempio: "Ci sono migliaia e migliaia di dirigenti dell'Udc che
intendono partecipare da protagonisti nel Pdl, cioè
un partito che nasce e si ispira al Ppe". Immediata la replica di Pier
Ferdinando Casini: "Berlusconi, una volta incassate le elezioni anticipate
ha pensato di rafforzare le caratteristiche privatistiche e personali della sua
formazione politica e ha oggettivamente fatto un grande sbaglio, ha spostato il vecchio centrodestra sulla destra ". Per un
botta e risposta che continuerà, si presume, per tutta la campagna elettorale,
un tormentone degli ultimi giorni è destinato oggi a chiudersi ufficialmente,
quello del candidato a sindaco di Roma. Dopo settimane di tentativi andati a
vuoto - si era ipotizzata la discesa in campo dell'azzurro Frattini, poi di
Giuliano Ferrara, di Giorgia Meloni di An e fino a ieri mattina anche del
collega di partito Maurizio Gasparri - oggi dovrebbe essere annunciata la
candidatura di Gianni Alemanno. Il segretario della federazione romana di An,
ex ministro e alle ultime amministrative già sfidante di Veltroni al
Campidoglio, fa il bis e prova a sfilare la vittoria a Rutelli. E' d'altra
parte lui, spiegano dal centrodestra, il più accreditato nei sondaggi interni,
dunque a lui dovrebbe toccare la corsa senza che nessuno se la prenda più di
tanto: Gasparri fa sapere che lui avrebbe accettato la candidatura solo perché
glielo chiedevano Fini e Berlusconi, ma Alemanno va
benissimo. Se finirà così, dovrebbe essere l'azzurro Alfredo Antoniozzi il candidato del Pdl
per la provincia di Roma. I valori del Ppe "Ci ispiriamo
al Ppe. Su vita e famiglia abbiamo portato tanti laici
sulle posizioni della Chiesa" Intesa raggiunta Dopo giorni di trattative,
per la corsa alla guida della Regione Siciliana, Berlusconi ha deciso la
candidatura di Lombardo P.D.C.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num:
- pag: 6 categoria: REDAZIONALE Aborto, i vescovi
contro i medici Pd: alta tensione con i teodem Carra: per noi sarà bagno di sangue. Il Loft vuole candidare
il capo di S. Egidio Binetti dal Senato potrebbe
passare alla Camera. Tra i papabili Vittadini,
D'Agostino e la Di Liegro ROMA - "Documento
falso ": è pesante l'accusa che Avvenire, il quotidiano dei vescovi, muove
contro l'Ordine dei medici e il testo diffuso sabato a favore della legge 194
che regolamenta l'aborto. Secondo il quotidiano Cei non sarebbe l'espressione
dell'intera categoria, accusa immediatamente respinta dagli interessati: il
documento "ricalca i principi contenuti nel codice deontologico ". Ma
le frizioni con i cattolici sono il tema dominante
anche nella vita quotidiana del Pd. Perché sarà pur vero, come ha detto
l'"arcivescovo " dei cattolici del partito
Beppe Fioroni, che "la deriva laicista è tutta un'invenzione", ma da
quando Veltroni ha aperto le porte ai Radicali, i teodem
non si sentono più così al sicuro. "Sarà un bagno di sangue" teme
Enzo Carra, dove l'espressione colorita rivela la
preoccupazione della pattuglia ultracattolica portata in Parlamento da Rutelli
nel 2006. "Hanno stufato" è in estrema sintesi lo stato
d'animo che si coglie ai piani alti del loft e la tesi è che "Radicali e teodem si sostengono a vicenda", gli uni legittimano
gli altri. E, guardando ai prossimi lavori parlamentari, è facile intuire che
ogni tema etico destinato ad approdare in aula sia potenzialmente esplosivo.
Per questo, al vertice del Pd si lavora per evitare l'elezione di esponenti
radicali al Senato e, specularmente, per indebolire il drappello teodem. Ed è assai probabile che la Binetti,
e magari non solo lei, venga ricandidata alla Camera. "Mi dispiacerebbe
moltissimo non tornare a Palazzo Madama - ammette la ex
presidente di Scienza e vita -. Spero bene che non saltino
fuori sorprese... ". Nell'entourage del segretario nessuno ha
dimenticato che la senatrice Binetti non votò la
fiducia a Prodi sul decreto sicurezza. E alle orecchie di Veltroni non sono
certo sfuggite le sirene di quanti nell'Udc, come il
segretario Lorenzo Cesa, hanno invitato Binetti e Luigi Bobba a
traslocare nel centrodestra. Ad ogni profferta i due senatori hanno confermato
la loro lealtà al Pd, eppure i veltroniani temono che
dopo il voto i teodem possano cedere alla tentazione.
"Vogliono ridimensionarci? Io non lo credo - si
mostra ottimista Bobba, possibile capolista -. Semmai c'è bisogno di riequilibrare un Pd
troppo spostato sul versante laico".
Veltroni non può deludere la richiesta dei cattolici, però
l'indicazione è stata esplicita: ben vengano uno o due nomi di spessore da
posizionare in cima alle liste, purché non siano "baciapile". Negli
ultimi giorni il pressing di Veltroni su Andrea Riccardi
si è fatto sempre più insistente. Il fondatore della comunità di
Sant'Egidio aveva declinato l'invito a correre da capolista,
ma ora la questione si è riaperta, giacché il Pd avrebbe offerto al
professore un incarico di governo. "Uno come lui non
lascia Sant'Egidio per fare il parlamentare - riflette Enzo Carra
-. Ma chissà, se ci fosse un ministero magari accetterebbe pure...". E viste le credenziali del personaggio, che nel
giugno scorso fu omaggiato dalla visita di George Bush, si dice che Veltroni
abbia offerto a Riccardi il ministero degli Esteri.
Nell'attesa che sciolga la riserva, continua la caccia al nome illustre, 4 o 5
candidature che il segretario annuncerà mercoledì al gran raduno dei cattolici. Tra i papabili Giorgio Vittadini (Compagnia delle Opere), il presidente del
Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino, la co-presidente di
Scienza e vita Maria Luisa Di Pietro e Luigina Di Liegro,
sorella dello scomparso don Luigi. Preoccupazioni I teodem,
tra i quali Paola Binetti e Luigi Bobba
(insieme nella foto), temono l'alleanza dei Radicali con il Pd Pessimista Enzo Carra Monica Guerzoni.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-02-2008)
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? ROMA ? IL WALTER-OBAMA del partito degli operai "ma
anche" degli industriali, infittisce di simboli la campagna elettorale.
Così ieri, durante il passaggio di consegne per la città di Roma a Francesco
Rutelli, quando nella scenografia targata Pd del Palalottomatica
sono entrati un uomo e una donna: vittima del terrorismo rosso, il primo, di
terrorismo nero, la seconda. E ancora, un video-saluto di Francesco Totti per
Veltroni. E ancora, alle 9 di domenica mattinata il candidato premier del Pd
aveva 'già dato' anche davanti a una platea di
sindacalisti della Cgil. Pronto ad assicurare: "Nel programma ci sarà al
primo punto la lotta alla precarietà". IL TUTTO mentre
è stato sancito l'accordo con i radicali, con Marco Pannella che però ammonisce
di "mettere i punti nero su bianco entro tre giorni". Un ingresso,
quello dei laici del partito della Bonino, che non va
giù alla componente cattolica del Pd. Tanto che è scontro sulla candidatura
radicale di Silvio Viale, medico che ha fatto della pillola abortiva Ru486 la
sua bandiera. Sia Rosy Bindi, sia Piero Fassino puntualizzano che Viale
dovrà in ogni caso sottoscrivere il programma. E poi c'è la candidatura
dell'oncologo Umberto Veronesi, attaccato per le sue posizioni laiciste dal
quotidiano della Cei Avvenire (giudizio già espresso dalla teodem
Paola Binetti). Insomma, la 'questione cattolica',
dopo l'intesa con i radicali, continua a tenere banco dentro e fuori il Pd. Ma
Veltroni non dà segni di cedimento. Ieri il suo 'tocco' cinematografico ha
colpito ancora. Durante la kermesse per passare la consegna del Campidoglio a
Rutelli ("E' stato un grande sindaco e tornerà ad
esserlo" ha detto il leader del Pd), ha dato il commiato da sindaco
citando Alberto Sordi. Sullo schermo, compare il 'pupone' Totti: "Grazie Walter per quanto hai
fatto per la città". COSÌ, TRA un "Viva Roma"
e una stoccata agli avversari ("Sono in affanno"), arriva la
ciliegina sulla torta. Salgono sul palco del Pd, infatti, la madre di Valerio Verbano (il giovane di sinistra assassinato a 18 anni nel
1980 da un commando dei Nar) e Giampaolo Mattei,
fratello dei due giovani militanti dell'allora Msi
uccisi nel rogo di Primavalle. Per la prima volta due
vittime di fanatismi opposti si sono presi per mano e abbracciati. La lunga
giornata di Veltroni era iniziata in una folla di tutto esaurito tra i
sindacalisti della Cgil. C'è feeling con il Pd. E se Guglielmo Epifani precisa che sindacato e partito viaggeranno comunque
distinti, c'è anche chi, come il segretario confederale, Paolo Nerozzi, va verso la candidatura con il Pd. Marcella Cocchi
- -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
C'È UN ODORE del
tempo che non si può sapere quando svanirà. A trent'anni dalla tragedia la
verità sul "caso Moro" è ancora nascosta, per i più, nei faldoni di
una delle più colossali inchieste politico-mediatiche mai messe in piedi,
mentre continua ad assieparsi ogni forma di comunicazione - con i contributi
spettacolari della televisione, del cinema e del teatro - e siamo ormai alle
soglie delle celebrazioni per ricordare quell'"indicibile morte",
come la chiamò Mario Luzi, ecco che nelle librerie si affacciano altri testi
per rievocare, o sistemare storicamente, fatti e giudizi, con un crescendo di
scoperte e di analisi da togliere il fiato. Per un'umiltà solo apparente, se ne
segnala uno esile di pagine, ma assai pregnante, che ripropone il
"caso" in una forma inedita, la più sorprendente tra le tante via via succedutesi. Si chiama Adesso viene la notte, (123
pagine, ed. Mondadori), a firma di Ferruccio Parazzoli,
autore storico della casa di Segrate, un cattolico laico
che si colloca nella scia di scrittori quali Mario Pomilio e Giovanni Testori, oppure come Marcel Jouhandeau, Julien Green, George Bernanos,
tre modalità di introspezione spirituale offerte dalla tradizione cattolica
francese che, con l'aggiunta del prediletto Paul Claudel,
ebbero in Carlo Bo un patrocinatore prestigioso. Parazzoli
titola il suo libro con le parole pronunciate da Paolo VI
in punto di morte, quando una vecchia sveglia regalatagli dalla madre suona,
inopinatamente, all'ora del tramonto. Perché in un'ora tanto insolita?
"Perché viene la notte e, con la notte, il passaggio alla luce del nuovo
giorno". Siamo alle battute conclusive dello scontro di Paolo VI, in una atmosfera quasi
miracolante, con un Satana in clergyman, azzimato, insinuante, venuto a
screditargli il suo Dio, colpevole di un'"assenza" risultata fatale
nell'epilogo riservato a un "uomo buono, mite, saggio, innocente ed
amico", come il papa ha chiamato Aldo Moro durante il solenne suffragio
nella basilica di San Giovanni; senza la salma, interrata da quattro giorni, né
i familiari dello statista. "Non l'hai inventata tu la Morte - dirà il
pontefice al Demonio - egli è morto nella mia fede". E
Satana, suadente: "Non credi piuttosto che sia morto per la tua
Fede?" Al che Paolo VI ribatterà: "Può
darsi. In molti sono morti per la mia Fede. Provvede
poi la mia Chiesa a farli santi!" Così, con questo scambio di parole
davvero ultime, si chiude un libro nato da un progetto teatrale e convertito a
una più scarna trasposizione letteraria. Mi scuso per un'osservazione
fin troppo personale, ma non è la più volte richiamata
immagine della notte - una parola incastonata nel titolo di una trasmissione
cui dedicai quasi tre anni di lavoro - a riportarmi nel clima pressoché
indecifrabile creatosi in un Paese colpito al cuore delle sue già pericolanti
certezze, ma il bisogno, intercettato da Parazzoli,
di considerare quella terribile vicenda anche nel segno di una lettura più
alta; cioè attraverso la percezione di una realtà in qualche modo misteriosa
che la pervade. In un'atmosfera che ci rimanda al Todo
Modo di Leonardo Sciascia - ma con una dimensione drammaturgica trasferita in
un ambito più interiore, dove la filosofia morale va al fondo delle invenzioni
argomentative usate dallo scrittore siciliano - Parazzoli
inscena una disputa che vede, da un lato, la pietà per la sorte del
prigioniero, segnata dal duro criterio della politica e dall'impietosa
neutralità della Storia, dall'altro il dubbio di dover agire nell'apparente
assenza di Dio. Ciò lascia libera la Storia di muoversi, secondo la sua
ragionevolezza, contro lo scandalo di una fede che non riesce ad avere
l'ascolto del Supremo Regolatore. Qui risuonano - e le ho ben presenti nello
scorcio cruciale de La notte della Repubblica - le parole con cui il pontefice
rimprovera Dio di averci lasciati soli con le nostre contraddizioni e il nostro
arbitrio, le responsabilità civili e le istanze morali, la giurisdizione del
reale, vanamente provocata dalla Fede, e quella "del Demonio, l'essere
misterioso e perverso che ha ancora tanto potere da entrare sinistramente nel
gioco dei nostri destini" riconoscibili nel momento stesso in cui
"Gesù è schiacciato sotto il peso insopportabile della sorte, a lui
destinata, dell'Agnello di Dio, della vittima totale, del suo sacrificio";
mentre risuona l'Eloi, Eloi,
lamà sabachtani, cioè il
Mio Dio, Dio mio, perché mi hai abbandonato, che Cristo gli rivolge dalla croce
alla soglia dell'annientamento della morte, vinta dalla Resurrezione. L'altra
svolta decisiva dell'invenzione di Parazzoli, la cui
misura onirica sovrasta spesso la realtà senza però staccarsene mai, è quella
in cui al Papa viene rivelato che la sua lettera "agli uomini delle
BR" contiene un errore. Lo stesso don Macchi, il suo avveduto e sollecito
segretario, glielo confermerà: "Santo Padre, c'è un errore!", mentre
il grave giudizio già corre sotto le volte del Palazzo, e non solo di quello.
Ogni cosa è annullata: cade l'ipotesi di uno scambio di prigionieri, lo Stato
non può venire a patti, anche perché il tribunale delle vittime lo
condannerebbe, le BR non intendono barattare con nulla, cioè "senza
condizioni", la vita di Moro; e infine il sospetto che qualcosa di
sconosciuto abbia guidato la mano del pontefice quando compie l'errore. Nel
febbrile interrogarsi di papa Montini si affollano, alternandosi, personaggi a
lui familiari, da don Sturzo a La Pira fino a Zaccagnini e Andreotti, in un
andare e venire di interlocuzioni trepide o ferme. Ora è consapevole di
"essere vittima di un incubo diabolico, dove la ragione non ha più alcun
posto". C'è chi gli si presenta con l'incarico di portare a destinazione
il suo appello alle BR. Il messaggero designato deve garantire la certezza
della consegna. È una condizione che il risoluto corriere si rifiuta di
discutere. Paolo VI riflette: condizioni, dove ha
letto o sentito questa parola? Ma certo, l'ha scritta lui stesso nella lettera
ai brigatisti, "liberatelo senza condizioni". Cioè il tocco funebre
che presto risuonerà sull'intero dramma. Qui mi fermo, per non togliere alle
pagine conclusive l'eco rarefatta di un silenzio e di un'assenza
addebitabili chissà se più agli uomini o a Dio. A quel punto, la notte
non è solo metafora. Quando Paolo VI, in una atmosfera che sembra prendere talune tonalità da Dostoevskij,
o da Eliot, pronuncia le parole "Tu non hai esaudito la nostra
supplica...", la tragedia è al culmine. Ho domandato a Mario Moretti,
figura centrale del sequestro e della fine di Moro, se il prigioniero rispose
al messaggio del Papa, a quel "liberatelo senza condizioni", cioè
alla pietra tombale calata su tutto. Moretti mi ha risposto:
"Quella lettera fu scritta, e forse recapitata a don Mennini.
Non credo sia sparita. Non ne so di più". Quando
Moro lesse la missiva del Papa, Moretti era con lui: "Capì che il cerchio
si era chiuso, e non si sarebbe più riaperto". Moro, indicando quella
frase, interruppe la lettura, non andrà oltre. Alzò la testa e disse a Moretti:
"Mi sembra che non ci sia più niente da fare". Moretti mi riferiva quelle
parole con una voce trattenuta, come se riascoltasse il suono di quando furono
pronunciate. Il 9 maggio del '98 il New York Times
avrebbe pubblicato un articolo di Alessandra Stanley, con un elenco puntiglioso
e documentato dei "riscontri oggettivi" del gran numero di teorie
cospiratorie riguardanti il "Caso Moro", senza trovarne una che
reggesse al confronto con i dati reali dell'affaire. Paolo Mieli, sul Corriere
della Sera, rilevando che la Stanley prende atto della difficoltà, se non
dell'impossibilità, di far tornare tutti i conti, sottolinea come "manchi
del tutto un conto complessivo che invece torni!". La colpa, forse, sta
nell'inconfessabilità di una politica che ancora oggi
percorre troppe strade in un senso, e altrettante in un altro, per poter
giungere a una verità che la nostra democrazia non sembra ancora in grado di
proclamare. Anche se tutto, tranne le prove fondamentali, indica i motivi, i
percorsi e gli uomini dell'irrisolta tragedia. Ne parleremo lunedì prossimo.
Adesso viene la notte, il libro di Ferruccio Parazzoli,
è una narrazione cruciale, a ben vedere non solo immaginaria, per entrare in
ciò che fu, e pervase, quella "indicibile morte". - -->.
(
da
"Tempo, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Il problema
c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran ... Il problema c'è. Nella scorsa
campagna elettorale la gran parte dell'"elettorato indeciso" si
diresse verso Berlusconi consentendogli una clamorosa rimonta. Ciò avvenne
soprattutto perché si spostò un elettorato prevalentemente cattolico. Cattolico
non per le volte che si dirige a messa. Culturalmente cattolico. La casalinga
calabrese, il pensionato di Novara. A Roma e nel Lazio lo scossone fu un
terremoto. Un elettorato spaventato dallo schieramento avverso che scelse Luxuria, Caruso e si fece travolgere da una campagna
anticlericale della Rosa nel Pugno. Stavolta non sarà così. Perché Veltroni, il
quale si è lanciato in un'autentica opa
dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento
a bilanciare laici e cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando
Berlusconi deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo
problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le
idee camminano sulle gambe di uomini e donne. Che scarseggiano nel Pdl. è stata messa in campo Eugenia Roccella,
donna di rara intelligenza e portavoce del Family Day,
e che sarà oscurata dalla straripante immagine di Pezzotta. Dentro Fi sono rimasti due dc di peso.
Formigoni, strettamente legato a una sola anima del mondo cattolico, e Pisanu,
la cui massima aspirazione non è certo quella di fare il testimonial. Ci
sarebbe Scajola, ma ha preferito distinguersi per altri temi come la sicurezza.
E c'è Quagliariello, fine pensatore. Nessun altro: il
mondo cattolico attende una rappresentanza adeguata.
( da "Stampa, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Tutti i puzzle sono
andati a posto, a destra come a sinistra, tranne che al centro, dove ieri
Pezzotta ha atteso invano un colpo di telefono da Casini per discutere di
alleanze. Però ormai è questione di ore, di giorni al
massimo. E l'esito sembra scontato: tra Udc, Rosa Bianca e De Mita l'accordo
elettorale si farà. Anzi, si dovrà fare per forza, ammettono tutti in privato.
Non fosse altro perché, nel caso contrario, sarebbe un suicidio collettivo. Sintetizza Rotondi, che sta col Cavaliere ma gli ex dc li conosce bene: "Già Casini e gli altri hanno
fatto una mattana a correre soli. Se poi corrono
divisi per tre, da mattana diventa mattanza". C'è la famosa soglia
del 4 per cento alla Camera, che sale all'
( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Politica Il partito
di Pannella alleato del Pd: risorsa potenziale o mina vagante? Radicali: raggiuto accordo con Pd, i cattolici
mugugnano Ecco i probabili motivi che hanno spinto Veltroni a raggiungere
l'accordo L'intesa con il Pd, ora è ufficiale. I Radicali hanno infatti approvato all'unanimità la mozione che ora li lega
al Partito Democratico e all'Italia dei Valori. Una scelta necessaria alla
sopravvivenza del partito di Pannella (infatti
difficilmente avrebbe superato la soglia di sbarramento alle elezioni
nazionali) che però sta già portando conseguenze all'interno del partito di
Veltroni: i cattolici infatti hanno reagito in malo
modo alla notizia dell'intesa, e fra di essi il malumore sta aumentando in
maniera esponenziale. Probabilmente per comprendere meglio la situazione
conviene fare una panoramica generale Da quando la Democrazia Cristiana si è
sciolta nell'ormai lontano 1994 il voto cattolico si è frazionato fra partiti e
partitini che ad esso mirano, distribuendosi un po' a destra ed un po' a
sinistra. Attualmente il numero di formazioni politiche che si rivolgono a questo
tipo di elettorato è alquanto elevato: si va da La Destra, idealmente
detentrice dei valori più tradizionali e conservatori del cattolicesimo, al Pdl, che punta all'elettorato cristiano di destra non (o
non troppo) radicale, per giungere alla Rosa Bianca, che auspica di divenire
una sorta di nuova Dc e quindi un punto di riferimento per tutto l'elettorato
centrista, all'Udeur di Mastella, che però attualmente non pare in grado di
calamitare molti voti non differenziandosi particolarmente dalla Rosa Bianca,
alla lista di Ferrara, creata ad hoc per i fedeli più intransigenti e
“radicali”, e, in ultimo, al Pd. Il Partito Democratico si trova in una
situazione piuttosto ambigua sotto questo punto di vista, scindendosi fra i cattolici ex Margherita, tendenzialmente centristi,
moderati e molto legati ai valori della chiesa, e gli ex Ds, che hanno
visto negli attuali compagni di partito proprio gli antagonisti primari di
molte loro battaglie passate. L'equilibrio ottenuto finora pare abbastanza
precario, tanto più che i temi più scottanti in fatto di etica sono stati
accuratamente accantonati con l'intenzione di non affrontarli fino a quando non
sarà necessario, ma a tenere tutti sulla retta via ci ha pensato la guida di
Veltroni, e, soprattutto, la grande rimonta di cui proprio il Pd cerca di
essere protagonista. Le imprese ardue difficilmente possono essere portate a
termine fra le discordie, e proprio per questo da una parte e dall'altra sono
state momentaneamente accantonate la divergenze. La
stessa intesa con Di Pietro non ha modificato affatto la situazione interna,
essendo l'Italia dei Valori un partito improntato prevalentemente ad un'etica
giudiziaria per niente in contraddizione con i valori espressi dai teodem. Al contrario, quasi come uno tsunami, l'intesa con
i Radicali rischia di destabilizzare il partito proprio nel bel mezzo di questa
campagna elettorale. Il partito di Pannella, quantomeno in Italia, non si è mai
distinto per la moderazione dei toni e dei gesti: al contrario proprio
l'eccesso e l'azione eclatante sono i cardini della strategia che da anni i
Radicali conducono. Nonostante le rassicurazioni fornite a Veltroni, è
difficile pensare che nel mese di marzo essi se ne staranno buoni e cauti ad
osservare le dichiarazioni degli alleati senza rendersi protagonisti di qualche
sortita provocatoria. D'altro canto, all'interno dello stesso Partito
Democratico, l'atteggiamento nel confronti
dell'alleato diverge molto: secondo l'opinione di una buona fetta dei cattolici, il partito di Pannella è qualcosa di
inconciliabile con i valori cristiani, mentre un'ampia parte degli ex Ds ha
condiviso in passato e condivide a tutt'oggi con essi molte battaglie e molti
temi etici. Quindi perché Veltroni si è dimostrato favorevole a questa alleanza
potenzialmente dannosa? Probabilmente i motivi sono tre. Anzitutto ogni voto
guadagnato è un passo in avanti nella rincorsa alla Pdl,
e, per quanto questa affermazione sembri scontata, il tempo per recuperare il
distacco è sempre meno. Secondariamente proprio questo sovraffollamento di
partiti cattolici rende palese il fatto che per
cercare voti convenga volgersi altrove, perché nel tentativo di apparire i più
legati ai valori cattolici si potrebbe perdere la
simpatia di buona parte della sinistra (e la Sinistra Arcobaleno non attende
che l'occasione per dimostrarsi “il vero partito di sinistra”). Terzo motivo è il ribadire la vocazione laica e liberale di una
formazione che si propone di tutelare anche i non credenti: è curioso che in
questa campagna elettorale ci si stia dimenticando proprio di loro. Veltroni
sta dunque giocando le sue carte, è una scelta coraggiosa e controcorrente, ma
probabilmente è l'unico modo per avvicinarsi al Pdl.
( da "Tempo, Il" del 25-02-2008)
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Stampa l'editoriale
L'importanza del voto cattolico Il problema c'è. Nella scorsa campagna
elettorale la gran parte dell'"elettorato indeciso" si diresse verso
Berlusconi consentendogli una clamorosa rimonta. Ciò avvenne soprattutto perché
si spostò un elettorato prevalentemente cattolico. Cattolico non per le volte
che si dirige a messa. Culturalmente cattolico. La casalinga calabrese, il
pensionato di Novara. A Roma e nel Lazio lo scossone fu un terremoto. Un
elettorato spaventato dallo schieramento avverso che scelse Luxuria,
Caruso e si fece travolgere da una campagna anticlericale della Rosa nel Pugno.
Stavolta non sarà così. Perché Veltroni, il quale si è lanciato in un'autentica opa dell'elettorato di Forza
Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e cattolici le cui
candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi deciderà di iniziare
la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è
questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano sulle gambe di uomini
e donne. Che scarseggiano nel Pdl. è stata
messa in campo Eugenia Roccella, donna di rara
intelligenza e portavoce del Family Day, e che sarà
oscurata dalla straripante immagine di Pezzotta. Dentro Fi
sono rimasti due dc di peso. Formigoni, strettamente
legato a una sola anima del mondo cattolico, e Pisanu, la cui massima
aspirazione non è certo quella di fare il testimonial. Ci sarebbe Scajola, ma
ha preferito distinguersi per altri temi come la sicurezza. E c'è Quagliariello, fine pensatore. Nessun altro: il mondo
cattolico attende una rappresentanza adeguata.
( da "EUROPA.it"
del 25-02-2008)
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FEDERICO ORLANDO Ha
ricordato Giuseppe Fioroni che Umberto Veronesi è stato
ministro della sanità nel governo Amato e non ha introdotto l'eutanasia né
fatto altre opere del demonio. E ha osservato che nove radicali eletti in
parlamento su trecento previsti per il Pd non cambieranno la natura del
partito. Vedremo domani alla riunione di diversi gruppi cattolici
del Pd se questa natura sarà riconosciuta nel partito plurale, delle reciproche
tolleranze e della convivenza, implicito nei giudizi di Fioroni e Carra e comprovato dalla tradizione popolare e
democristiana; oppure se qualche gruppetto, anch'esso di estrema minoranza,
metti qualche teodem, pensa a un partito
monoculturale dove all'intolleranza seguirebbe la non convivenza. Alla
senatrice Binetti mi permetterei di ricordare che
anche lei è entrata come minoranza in un partito pluralista già consolidato, la
Margherita; e che quel partito (salva l'adesione finale di Rutelli
all'astensionismo di Ruini nel referendum sulla legge 40), dichiarò liberi i
suoi iscritti ed elettori di votare secondo coscienza. Alcuni di loro furono
per l'abrogazione della 40, altri per l'astensione. Questo giornale ospitò
tutte le opinioni e ne alimentò il confronto, dando prova di un partito pluriculturale, prima che nascesse il Pd. Che la voce di
sessanta parlamentari popolari dell'ex Margherita, favorevoli all'autonomia
della politica, si sia resa ultimamente fioca, è per l'avvenire del Pd un
problema molto più vero che non l'angoscia (ma di chi?) di ritrovarsi compagno
di viaggio lo scienziato benefattore Veronesi, che fu "testimonial"
pro referendum così come la Binetti fu
"testimonial" anti-referendum. A me queste "angosce"
ricordano quelle di sessant'anni fa, quando nella Dc, nel Pli
(e nel sud perfino nel Pci) c'erano i monarchici e i repubblicani, che per
qualche tempo si lacerarono le vesti, ma dopo il referendum ripresero a lottare
insieme nei propri partiti, per i nuovi problemi. Come quelli sulle lobby e
sullo sviluppo, che Mario Monti rimproverava al dibattito politico di
trascurare. Spero che uomini e storie impegnati a fondare realtà nuove si
conoscano meglio. Fossi la senatrice Binetti, mi
toglierei la curiosità di chiedere al suo collega (in uscita dal senato)
Valerio Zanone chi era Vittorio Badini
Confalonieri, torinese anche lui: apprenderà che era il presidente del partito
liberale, succeduto al maledictus (definizione già
usata per Spinoza) Benedetto Croce, ed era un ultracattolico subalpino, padre
di undici figli. Undici. Vede, senatrice, com'è varia
e sorprendente l'Italia? Più indietro negli anni, la senatrice potrebbe
sorprendersi scoprendo che l'anticristo di cui trattasi, detto anche filosofo
della libertà, nel suo discorso inaugurale dell'assemblea costituente invocò il
Veni creator Spiritus: così come due anni dopo fecero
a Santa Maria sopra Minerva i cinquecento eletti dc
del 18 aprile, a messa conclusa, prima di raggiungere camera e senato. Perché
lo spirito religioso ? ha dovuto ricordarlo in questi giorni Marco Pannella, un
liberale che "sa di bucato", come scriveva Montanelli ? non è
privilegio di una bandiera; ma, mitologie a parte, alberga anche nel più laico
degli spiriti laboriosi. Sappiamo che, ciononostante, gli "storici
steccati" sono duri a cadere perfino in uomini di eccezionale intelligenza
e moralità, quale era il cattolico veneto Guido Gonnella, proprio quello degli Acta Diurna dell'Osservatore romano contro il fascismo:
eppure, all'indomani della liberazione di Roma, si oppose alla nomina del
filosofo della libertà a presidente della ricostituita Accademia dei Lincei
(vedi ultimi saggi del gesuita padre Sale). Vecchissime storie, certo: ma, siccome sono alle origini della nostra attuale democrazia e
coloro che oggi realizzano il Pd ne sono figli e nipoti, ogni tanto meminisse iuvabit. In Italia,
dove la repubblica democratica ha vinto contro le opposte pretese di una
"repubblica socialista" alla Togliatti" e di una
"repubblica cristiana" alla padre Lombardi,
il risultato fu possibile perché gli elettori e i dirigenti
cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia
diventò moderna, laica, sviluppata, pluriculturale,
occidentale in senso pieno, anche se il revanscismo non ha mai smesso di
sognare la "riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura
del Mondo (appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava
riproporre conquiste come il divorzio: che da ottant'anni aspettavano nei
disegni di legge in parlamento. Fino ad oggi, la "riconquista"
è stata impedita grazie anche a quella parte dei cattolici,
fortunatamente maggioritaria, che non ha mai confuso tra messaggi evangelici,
dogmi della gerarchia, conflitti culturali ed esperienze storiche. La chiave
del successo politico dei cattolici nella repubblica
sta nel non essere mai diventati il partito del papa. Faremmo bene a
ricordarcelo rileggendo i discorsi di De Gasperi del decennio della sua
leadership, 1944-54. Dell'"integralismo cattolico"
(così lo chiamava, a pagina 259 dei Discorsi politici, ed. Cinque Lune 1956),
diceva: "Sfugge forse anche a taluno di noi che, come politici, veniamo
non solo da una dottrina, ma anche da un'esperienza storica: complessa e non
sempre logicamente rettilinea. La concezione cristiana
della politica conosce de Maistre, de Bonnald, Veuillot, ma veneriamo
anche Lecordaire, Montalembert,
de Tocqueville che scoprì il duplice senso della Rivoluzione francese
(giacobino ed evangelico), come del resto lo illustrò da noi Manzoni e come lo
sentirono i neoguelfi del risorgimento, quando, insieme ai liberali,
prepararono le nuove costituzioni". Parole che, fossi Veltroni,
scolpirei nel salone d'ingresso del loft. Se tutti le leggessero, svanirebbero un
po' le "angosce" per la candidatura di Veronesi e per l'accordo con
Pannella: perché quello che oggi si tenta di fare tra fede e scienza,
liberalismo e socialismo, cattolici e laici, religiosi
credenti e religiosi non credenti è soltanto la continuazione (in piccolo) di
grandi cose realizzate in due secoli di incontri e scontri tra queste realtà
progressive.