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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Laici e chierici"

Inquisitori fuori dalle liste ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico, come dice Veronesi, dovrebbe esserci l'attenzione per i più deboli, per la pace, per la scienza al servizio dell'umanità. E in quanto ai radicali sono loro i primi a essersi battuti con successo per la moratoria contro la pena di morte, le loro battaglie sono essenza indiscutibile di una politica dei diritti che sarebbe stato un grave errore escludere dalle liste di Walter

La sfida su aborto e laicitàuna trappola per il Pd ( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si è discusso tanto di laicità sono essenzialmente due. Una è l'interventismo mediatico e il revanscismo clericale delle attuali gerarchie cattoliche, che per fortuna ha prodotto una fiera risposta da parte laica. Ma la ragione principale per cui si è parlato e si continua a parlare tanto di laicità e di aborto è che si trattava dei temi capaci di far esplodere,

La libertà dei laici ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: edizione del La libertà dei laici o.p. "La Chiesa vuole i laici liberi e responsabili in tutte le scelte personali: familiari, sociali, politiche. Il Vangelo di oggi parla di libertà, quella che nasce dalla verità e che sfocia nel servizio agli altri e nella carità. Guai se una persona non fosse libera: è il dono più grande che il Signore ci ha fatto.

194: Avvenire accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Due gli obiettivi principali: la candidatura "laica" dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd. Lo attaccano per le sue posizioni "libertarie", segno di un "riduzionismo" antropologico, soprattutto su temi chiave per la Chiesa, quelli eticamente sensibili, dalla procreazione assistita all'eutanasia, al matrimonio e alle adozioni.

Bresso e bindi, fuoco su viale - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica è stata, qui più che altrove, uno dei nodi del confronto alle primarie d'autunno. Il ministro della salute Livia Turco, una tradizione politica a metà strada tra il mondo cattolico e la laicità del Pci, invita a "considerare con attenzione quel che hanno detto in queste ore i medici su 194 e pillola Ru486: una posizione scientifica che lascia alle spalle ogni strumentalizzazione

Pd, i cattolici non si fidano - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: delle buone intenzioni cresce il malessere tra laici e cattolici di sinistra. Pesa lo scontro etico e di piazza tra difensori e detrattori della legge 194 sull'aborto. E pesa la preoccupazione dei teodem per l'accordo con i Radicali di Emma Bonino, che "espone il Pd a derive laiciste". "L'ordine del giorno sulla creazione di uno sportello per gay e lesbiche è stato un blitz dell'

Pd giustizia nel programma, candidature in arrivo ( da "Riformista, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, sindacato e Confindustria. E non solo. Walter Veltroni ha ormai tutte le carte in regola per strappare l'adesivo del ma anche appiccicatogli tra capo e collo dal comico Crozza. La leggerezza con cui il segretario del Pd - soprattutto con l'arma delle candidature - sta declinando la coesistenza degli opposti manda in soffitta anche l'

Berlusconi: il centro siamo noi ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono un vecchietto a disposizione") poi è stato chiaro sull'ex alleato: Casini & C. non entrando nella "casa naturale" dei centristi rappresentata dal Pdl, non hanno "valutato sufficientemente che siamo riusciti, per la prima volta in Italia, a portare tanti laici su posizioni della Chiesa su temi cruciali come i valori della vita e della famiglia".

Aborto, i vescovi contro i medici Pd: alta tensione con i teodem ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è bisogno di riequilibrare un Pd troppo spostato sul versante laico". Veltroni non può deludere la richiesta dei cattolici, però l'indicazione è stata esplicita: ben vengano uno o due nomi di spessore da posizionare in cima alle liste, purché non siano "baciapile". Negli ultimi giorni il pressing di Veltroni su Andrea Riccardi si è fatto sempre più insistente.

Pd, Veltroni benedice Rutelli Cerca la Cgil e punta sui simboli Sul palco due vittime di terrorismo rosso e nero. Totti in video ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: TUTTO mentre è stato sancito l'accordo con i radicali, con Marco Pannella che però ammonisce di "mettere i punti nero su bianco entro tre giorni". Un ingresso, quello dei laici del partito della Bonino, che non va giù alla componente cattolica del Pd. Tanto che è scontro sulla candidatura radicale di Silvio Viale, medico che ha fatto della pillola abortiva Ru486 la sua bandiera.

Paolo VI e il tormento di quella "indicibile morte" ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un cattolico laico che si colloca nella scia di scrittori quali Mario Pomilio e Giovanni Testori, oppure come Marcel Jouhandeau, Julien Green, George Bernanos, tre modalità di introspezione spirituale offerte dalla tradizione cattolica francese che, con l'aggiunta del prediletto Paul Claudel, ebbero in Carlo Bo un patrocinatore prestigioso.

Il problema c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran ( da "Tempo, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: autentica opa dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano sulle gambe di uomini e donne.

Udc-Rosa bianca l'accordo si farà ( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: farebbe disperdere voti cattolici a scapito di formazioni più collaudate") e per stroncare la svolta laica del Pd. Strada in discesa, dunque? Non proprio. Gioca contro un accordo il successo dell"operazione Montecatini", rampa di lancio della Rosa Bianca: la due giorni di vetrina per Tabacci, Pezzotta e Baccini, con l'afflusso a centinaia (e a spese proprie)

Radicali raggiuto accordo con Pd, i cattolici mugugnano ( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Terzo motivo è il ribadire la vocazione laica e liberale di una formazione che si propone di tutelare anche i non credenti: è curioso che in questa campagna elettorale ci si stia dimenticando proprio di loro. Veltroni sta dunque giocando le sue carte, è una scelta coraggiosa e controcorrente, ma probabilmente è l'unico modo per avvicinarsi al Pdl.

L'importanza del voto cattolico ( da "Tempo, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: autentica opa dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano sulle gambe di uomini e donne.

Un partito, molte culture ( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dirigenti cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia diventò moderna, laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in senso pieno, anche se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la "riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo (appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava riproporre conquiste come il divorzio:


Articoli

Inquisitori fuori dalle liste (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

L'editoriale Inquisitori fuori dalle liste Mariuccia Ciotta Non ci sono solo inquisiti in parlamento ma anche inquisitori. E se gli uni resteranno fuori dalle liste elettorali del Pd in nome del "codice etico", contiamo che anche gli altri siano accompagnati alla porta. La senatrice Paola Binetti e i suoi teodem, scesi sul piede di guerra, parlano a nome di "noi cattolici" con i toni da controriforma. "Come cattolici, non possiamo capire". Umberto Veronesi ministro? "Non lo prendo neppure in considerazione". I radicali? "Sono "portatori di una cultura totalmente opposta alla nostra". Vietare, demonizzare, opporre veti, minacciare scissioni, ecco l'idea che esportano, quella di una "guerra di civiltà" introiettata dalle crociate degli ultrà che hanno perso la guerra materiale e ora passano a quella delle anime in un clima di crescente intolleranza. Mercoledì prossimo assisteremo all'incontro di chi "ha fede" e vuole agire "coerentemente con questa fede in politica", i cattolici democratici si riuniranno per decidere sui "punti di importanza strategica" e decideranno se dare vita a una corrente di difensori dei valori religiosi. In missione per conto di dio. Cosa ha che fare questo linguaggio con una sensibilità verso la vita delle persone? L'offensiva di Binetti e company ha lo stesso lessico da show impolitico della campagna pro-life di Giuliano Ferrara, esibizione di un'identità spendibile per marcare territori, il contrario del dialogo auspicato tra culture diverse. In comune, pensiero religioso e pensiero laico, come dice Veronesi, dovrebbe esserci l'attenzione per i più deboli, per la pace, per la scienza al servizio dell'umanità. E in quanto ai radicali sono loro i primi a essersi battuti con successo per la moratoria contro la pena di morte, le loro battaglie sono essenza indiscutibile di una politica dei diritti che sarebbe stato un grave errore escludere dalle liste di Walter Veltroni. Binetti e company parlano a nome di un partito al quale dimostrano un'intima estraneità. E, giustamente, ieri Lorenzo Cesa ha invitato la senatrice a cambiare bandiera e a candidarsi nell'Udc, che evidentemente considera "moderato" il suo stile. Sbandieramento di feti-persona, ferocia verso le donne "criminali involontarie" da mettere sotto tutela, accanimento contro leggi che preservano la dignità del corpo femminile sembrano, al contrario, una caricatura della Chiesa. Al di là di un papa che ha spinto allo scontro, infatti, le intelligenze cattoliche cominciano a prendere le distanze perfino dal "devoto", una volta schierato con i falchi di Bush, gli ammazza-tutti in crociata, e che adesso, dopo aver glorificato la pena di morte, si propone paladino della vita. Ieri, l'Avvenire, pur ribadendo l'adesione alla campagna contro l'interruzione di gravidanza di Ferrara, dichiarava in un editoriale la sua contrarietà a una lista elettorale anti-aborto. Ci aspettiamo che la stessa distanza sia posta anche nei confronti della santa inquisizione dei teo-dem, ai quali si sono rivolti coloro che si battono per definizione contro la morte, i medici. Il documento approvato ieri dall'Ordine nazionale è intervenuto sui temi della bioetica con la compassione assente nei fanatici seduti impropriamente tra le fila del centro-sinistra.

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La sfida su aborto e laicitàuna trappola per il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Mauro Barberis Oh, quant'è bella la campagna elettorale: questo il ritornello dei nostri maggiori commentatori. Dove stia tanta bellezza, per la verità, è difficile dirlo. Che non ci si insulti tutti i giorni e che i due principali candidati fingano persino di rispettarsi a vicenda dovrebbe essere normale. È solo se succede in Italia, dopo quindici anni di risse, che uno sospetta subito ci sia dietro qualcosa. Che dopo aver irriso per mesi alla nascita del Partito democratico, ora gli si riconosca almeno di aver sparigliato le carte, costringendo anche il centrodestra ad aggregarsi, non era così difficile da capire: lo avevo capito persino io, scrivendolo su questo giornale. Infine, che sembri esserci accordo su molti temi, nel senso che tutti promettono più o meno le stesse cose - abbassare le tasse, alzare i salari, non si sa come - al punto che all'indomani del voto potrebbero davvero esserci le mitiche larghe intese, non dovrebbe rassicurare più di tanto: in tedesco si dirà anche Grosse Koalition, ma in italiano si dice tarallucci e vino. Ma le vere ragioni per cui dovremmo preoccuparci sono due: l'una di metodo e l'altra di sostanza, come direbbe l'onorevole Ciriaco De Mita, parlandone da "vivo". La ragione di metodo - meglio, di principio - è sempre la stessa: siamo arrivati alla quinta candidatura del Cavaliere a presidente del Consiglio in condizioni peggiori di quelle che la rendevano inopportuna, se non illegittima, quindici anni fa: conflitto d'interessi, tre televisioni di proprietà più il controllo di buona parte della Rai e dei giornali, e in più una legge elettorale incostituzionale e soggetta a un referendum che potrebbe persino invalidare, fra un anno, queste nostre splendide elezioni. Ma questi potrebbero sembrare cavilli da giurista, e allora tanto vale passare subito alla questione di sostanza. Non è vero che tutti promettono le stesse cose, e basta: le promettono, ma facendo finta di dividersi su questioni simboliche, come la legge sull'aborto o, più in generale, sulla questione della laicità, dei rapporti fra Stato e Chiesa. Invece che da discussioni su come fare ad abbassare le tasse e aumentare i salari nella situazione attuale del nostro debito pubblico, le prime pagine dei nostri giornali sono occupate da questioni che in qualsiasi Paese civile sono state risolte da decenni. Come l'aborto, una questione che, anzi, anche il nostro Paese aveva risolto con la famosa legge 194. Tranquillizzatevi: una legge che ha funzionato così bene è una tale rarità, da noi, che neppure i suoi critici pensano davvero di abolirla. Si limitano a farfugliare cose che non stanno né in cielo né in terra: come quella moratoria sull'aborto che forse doveva essere, all'inizio, solo un modo per oscurare la notizia della moratoria della pena di morte, ottenuta dall'Italia all'Onu, e che poi si è trasformata in una delle battaglie più chiassose e più in malafede che siano mai state partorite dalla fantasia di Giuliano Ferrara. Che si sia discusso seriamente di questo, comunque, la dice lunga sul vero livello della nostra campagna elettorale e forse anche, più in generale, del nostro dibattito pubblico. Niente mi toglie dalla testa, in effetti, che le ragioni per cui, nel 2007 e ancor oggi, si è discusso tanto di laicità sono essenzialmente due. Una è l'interventismo mediatico e il revanscismo clericale delle attuali gerarchie cattoliche, che per fortuna ha prodotto una fiera risposta da parte laica. Ma la ragione principale per cui si è parlato e si continua a parlare tanto di laicità e di aborto è che si trattava dei temi capaci di far esplodere, prima ancora che nascesse, il Partito democratico, e che comunque sono riusciti a farlo nascere stentatamente, amputato di due delle sue componenti essenziali, la socialista e la liberale. Molti dei miei migliori amici laici, in perfetta buona fede, sono caduti anche loro in questa trappola; poi il Pd ha raggiunto un accordo persino con i radicali, mentre socialisti e liberali, come le stelle di Cronin, sono rimasti a guardare. 25/02/2008.

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La libertà dei laici (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del La libertà dei laici o.p. "La Chiesa vuole i laici liberi e responsabili in tutte le scelte personali: familiari, sociali, politiche. Il Vangelo di oggi parla di libertà, quella che nasce dalla verità e che sfocia nel servizio agli altri e nella carità. Guai se una persona non fosse libera: è il dono più grande che il Signore ci ha fatto. L'istanza più forte che è stampata dentro di noi e che si sprigiona ogni momento è quella della libertà che deve essere al massimo onorata e realizzata". Sono parole dell'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, ieri, dinanzi all'assemblea diocesana dell'Azione cattolica. Il cardinale ha detto anche della politica, con realismo critico, concretezza, senso dell'attualità: "Politica al servizio della gente, non certo dei politici. Il rapporto quotidiano, capillare con le persone deve essere dedicato all'ascolto dei loro problemi, delle fatiche ma anche dei sogni, dei progetti, delle risorse. Proprio a partire da questo stretto legame penso possa essere rinnovata la politica, recuperata al suo autentico significato: quello di essere servizio. Un servizio che ha dentro di sé una sua autorità che le viene dalla autorevolezza grazie allo spirito di attenzione nei confronti della gente". Tettamanzi.

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194: Avvenire accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del 194: "Avvenire" accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge di Roberto Monteforte/ Roma "È UN FALSO" quel documento a difesa della legge 194 a firma della Federazione dell'Ordine dei Medici Italiani. Va all'attacco il quotidiano dei vescovi, l'"Avvenire". Inizia così la sua campagna elettorale sparata sui temi giudicati eticamente sensibili. Proprio quelli che i leader dei maggiori schieramenti, Walter Veltroni per il Pd e Silvio Berlusconi per il Popolo delle libertà, avevano deciso di tenere fuori dalla competizione elettorale per mantenere un clima il più possibile pacato e costruttivo. Ma il quotidiano della Cei accende le polveri. Due gli obiettivi principali: la candidatura "laica" dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd. Lo attaccano per le sue posizioni "libertarie", segno di un "riduzionismo" antropologico, soprattutto su temi chiave per la Chiesa, quelli eticamente sensibili, dalla procreazione assistita all'eutanasia, al matrimonio e alle adozioni. Ma l'affondo più duro lo lanciano contro la recente presa di posizione della Fnomceo, l'Associazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Non va proprio giù quel documento su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Per l'Avvenire non sarebbe altro che un falso, "un fantomatico documento" dato alle agenzie, ma mai posto in votazione. Si sarebbe trattato semplicemente di una delle 14 relazioni dei gruppi di lavoro. Una ricostruzione sbagliata secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco. Il documento dell'Ordine dei medici sulla "pillola del giorno dopo" e anche sulla Ru-486, non è un falso, "ma una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione". Un documento - spiega - resosi necessario dalla contingenza di temi come la rianimazione del feto, l'analisi preimpianto delle cellule staminali. Questioni che si sono fatte "esorbitanti nel momento in cui sono state trasferite nel campo della polemica elettorale", dice Bianco. Queste questioni sono finite "sul tavolo di un gruppo di lavoro e questo gruppo di lavoro, fatto da presidenti ed esperti, è stato incaricato di valutare come le norme del codice deontologico potessero essere declinate rispetto a questi problemi. Questo gruppo ha discusso, ha prodotto un testo preciso e lo ha sottoposto al vaglio del comitato centrale e del consiglio nazionale dove è stato discusso. Questa è la sua ricostruzione, confermata dal presidente dell'Ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti, che ha fatto parte del "comitato ristretto" e che ieri ha parlato di accuse "offensive e balsane". Bianco sottolinea come il documento tenga ferme "le obiezioni di coscienza e l'imperativo deontologico di rianimare o prestare assistenza utile a feti che presentano segni vitalità". Conferma il giudizio positivo sulla 194 che "ha risolto il problema dell'aborto clandestino", rimarca però che "gli aborti sono troppi e che c'è poca prevenzione". Quindi lancia un ponte ai medici cattolici: due giorni di confronto "per trovare le ragioni per dialogare insieme". Sono puntualizzazioni che non hanno fermato la polemica politica. Volontè (Udc) e Mantovano (An) continuano ad insistere sulla falsità del documento e sulla sua valenza "politica" pro-194. Dal centrosinistra arrivano risposte ferme all'attacco di Avvenire ai medici. Giudica "incomprensili" queste polemiche la capogruppo del Pd al Senato, ora in corsa per la presidenza della regione Sicilia, Anna Finocchiaro: "È davvero strano che ci sia chi contesta la presa di posizione sulla 194. Sarebbe ora di smettere di fare di questo argomento un tema di polemica politica". Quindi invita a prestare ascolto a chi "con competenza ha applicato e applica la legge negli ospedali", anche quando si chiede di "supportare la maternità e l'educazione alla procreazione responsabile". "Evitiamo polemiche - conclude - su un tema che deve stare fuori dalla campagna elettorale. Lavoriamo tutti per una piena e totale applicazione della 194: solo così aiuteremo veramente le donne e la maternità". È la posizione espressa anche dal ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi. "Il Pd rispetta l'autonomia dei professionisti della medicina" assicura e invita ad "accettare il consiglio di chi chiede di tenere fuori in campagna elettorale temi così delicati". Dice la sua anche il ministro della Sanità, Livia Turco che giudica "molto importante" e "senza precedenti" il documento dei medici.

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Bresso e bindi, fuoco su viale - paolo griseri (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Torino Bresso e Bindi, fuoco su Viale Lui replica: la mia non è un'autocandidatura, chiedete a Pannella L'accordo con i radicali al centro del convegno di apertura della campagna. Disertano Saitta e il sindaco la presidente Non sono favorevole ad averlo in lista: mi pare si faccia un po' troppa pubblicità, utilizzando la sua professione per battaglie politiche la ministra Penso che il medico dovrebbe rinnegare molte delle sue posizioni. Ma inviterei gli amici cattolici a non esagerare con le barriere ideologiche PAOLO GRISERI Bresso e Bindi bocciano la candidatura di Silvio Viale. E anche all'interno del partito radicale c'è chi storce il naso. Un'autocandidatura, come sostiene la segretaria del partito, Rita Bernardini? "Niente affatto - replica Viale - il mio nome è stato fatto nei giorni scorsi, non certo da me. Chiedete a Pannella". Il rebus si scioglierà solo nei prossimi giorni. Nonostante l'incertezza (o forse proprio per questa) la polemica sulla candidatura del medico del Sant'Anna diventa assai aspra. Al teatro Colosseo, dove il Pd piemontese dà il via alla sua campagna elettorale, i big in arrivo non rinunciano ad esprimersi. Piero Fassino ricorda "i punti cardine dell'accordo con i Radicali. Che sono due: sottoscrivere il programma del Pd e non costituire un gruppo a parte all'indomani delle elezioni". Dunque "se i Radicali accettano il programma del Pd e si impegnano in quel senso, ben vengano". Lo scontro sull'alleanza con il partito di Pannella è, soprattutto in Piemonte, l'occasione per ridefinire i rapporti di forza interni al Pd perché la questione cattolica è stata, qui più che altrove, uno dei nodi del confronto alle primarie d'autunno. Il ministro della salute Livia Turco, una tradizione politica a metà strada tra il mondo cattolico e la laicità del Pci, invita a "considerare con attenzione quel che hanno detto in queste ore i medici su 194 e pillola Ru486: una posizione scientifica che lascia alle spalle ogni strumentalizzazione ideologica". Così, nel giorno dell'apertura della campagna elettorale, tocca a Mercedes Bresso illustrare il punto di vista dell'area laica del partito piemontese, storicamente più vicina alle posizioni del Pr: "Se mi chiedete della candidatura di Emma Bonino - premette Bresso - non posso che essere molto favorevole. L'ho apprezzata come ministro in Italia e, prima ancora, come commissario europeo". Il tono della presidente della Regione muta radicalmente se il discorso scivola sulla candidatura di Silvio Viale: "Non sono favorevole alla sua candidatura. Penso che uno o fa il medico o fa il politico. Mi sembra invece che Viale si faccia un po' troppa pubblicità, che parli troppo utilizzando la sua professione per condurre battaglie politiche". Dal versante cattolico attacca anche Rosy Bindi: "Penso che con noi si debbano candidare persone che condividono il nostro programma. E penso che Viale dovrebbe rinnegare molte sue posizioni se dovesse entrare nelle nostre liste. Contemporaneamente inviterei i miei amici cattolici a non esagerare con le barriere ideologiche". Bindi non risparmia una tirata d'orecchi al gruppo dirigente del Pd piemontese: "Vorrei dire ai cattolici che si devono candidare e devono farlo indipendentemente da quanti radicali saranno in lista". Nei giorni scorsi sia Gianluca Susta sia Gianfranco Morgando avevano criticato le candidature radicali invitando l'area cattolica ad aumentare la sua presenza nelle liste. In serata Silvio Viale replica risentito alla stroncatura di Bresso: "Da lei, che ha alle spalle una lunga tradizione di battaglie laiche sui temi della salute delle donne, non me lo sarei aspettato. Tanto più oggi che anche l'Ordine dei medici nazionale dà ragione alle mie tesi". La querelle sull'alleanza con i Radicali rimane comunque sotto traccia nella mattinata al Colosseo. La platea (non gremitissima) del teatro di via Madama Cristina, sembra piuttosto appassionarsi ai temi del lavoro e del costo della vita. Applaude con affetto l'intervento dell'operaio della Thyssen Antonio Boccuzzi e ascolta con attenzione Gianni Vernetti e Gianfranco Morgando che illustrano i risultati dell'azione di governo di Prodi. Soprattutto tributa una vera e propria "standing ovation" a Cesare Damiano quando il ministro del lavoro illustra le leggi sul welfare e a favore dei precari. Entusiasmi che possono servire da incoraggiamento alla partenza di una campagna elettorale che Fassino definisce "in recupero ma sempre in salita".

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Pd, i cattolici non si fidano - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Gli ex Margherita, che si sono astenuti sull'assessorato ai gay, contro le "derive laiciste" della giunta Pd, i cattolici non si fidano "Servono più fondi e garanzie a sostegno della famiglia" SILVIA BIGNAMI I cattolici del Pd alzano la voce. Dopo essere usciti dall'aula durante il voto in consiglio di venerdì sul mini-assessorato per gay e lesbiche, gli ex Dl di Palazzo D'Accursio chiedono più garanzie: l'apertura di una "riflessione interna" sui temi eticamente sensibili e l'accelerazione sulla Family Card, la carta di credito per famiglie numerose che già domani arriverà in giunta. Al di là delle buone intenzioni cresce il malessere tra laici e cattolici di sinistra. Pesa lo scontro etico e di piazza tra difensori e detrattori della legge 194 sull'aborto. E pesa la preoccupazione dei teodem per l'accordo con i Radicali di Emma Bonino, che "espone il Pd a derive laiciste". "L'ordine del giorno sulla creazione di uno sportello per gay e lesbiche è stato un blitz dell'ex gruppo Ds" attacca il consigliere "bindiano" Giovanni Maria Mazzanti che sullo sportello gay si è astenuto insieme a Paolo Natali e alla vice capogruppo Lina Delli Quadri. "Su questi temi bisogna discutere: le decisioni non possono rappresentare solo una parte" spiega Mazzanti. Ecco perché è necessaria una "verifica interna". "Non solo a Roma ma anche qui - dice Delli Quadri - la chiederemo anche con un documento, se necessario". Una conferma della difficile coabitazione delle due "anime" che hanno dato vita al Pd. Intanto la giunta cerca di calmare le acque accelerando l'iter della Familiy Card destinata alle famiglie numerose e promossa con un ordine del giorno firmato proprio dal cattolico Natali. Una carta di credito che permette sgravi fiscali e sconti alle coppie (sposate ma anche di fatto) con almeno due figli. "L'atto di indirizzo dovrebbe essere discusso martedì" spiega la vicesindaco Adriana Scaramuzzino. Poi si aprirà l'istruttoria con le associazioni di categoria, che mira ad approvare la carta per le famiglie "entro il 12 maggio". Ma l'Arcigay esulta per il nuovo sportello per gay e lesbiche e candida Bologna a diventare capitale dell'orgoglio omosessuale a partire dagli suoi Stati generali dell'1 e il 2 marzo. Saranno invitati sotto le Due Torri i candidati premier per una sorta di "esame" e solo dopo la potente lobby degli omosessuali deciderà come votare alle politiche.

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Pd giustizia nel programma, candidature in arrivo (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Pd giustizia nel programma, candidature in arrivo Walter strappa l'adesivo "ma anche" Giustizialismo e garantismo, laici e cattolici, sindacato e Confindustria. E non solo. Walter Veltroni ha ormai tutte le carte in regola per strappare l'adesivo del ma anche appiccicatogli tra capo e collo dal comico Crozza. La leggerezza con cui il segretario del Pd - soprattutto con l'arma delle candidature - sta declinando la coesistenza degli opposti manda in soffitta anche l'avversativo. Senza ma e senza anche . A Walter basta una semplice congiunzione: e . Basti pensare alla mamma di Valerio Verbano e all'unico dei fratelli Mattei sopravvissuto al rogo di Primavalle, che si sono abbracciati sul palco della festa per l'addio al Campidoglio di Veltroni (festa a cui hanno preso parte anche le famiglie di Gabriele Sandri, il tifoso laziale morto all'autogrill di Badia al Pino, e di Benedetta Ciccia, la ragazza morta durante gli attentati di Londra del luglio 2005). E così, scendendo per li rami, Tonino Di Pietro e Marco Pannella - verosimilmente - non avranno nulla da obiettare sui desiderata del Pd in materia di giustizia, che verranno enunciati stamattina insieme al resto del programma. Sulla delicatissima materia, sostengono fonti qualificate del loft, verranno messi nero su bianco dei princìpi improntati a tre concetti: efficienza, rapidità e garanzie (da intendere, queste ultime, sia sul fronte giudici che su quello imputati). Traduzione: nel programma sulla giustizia si parlerà sia di "intercettazioni", il cui uso andrà razionalizzato, sia dell'ipotesi di "accorpare i tribunali" per poterne migliorare l'efficienza riducendo, contemporaneamente, i costi. Quanto alla dicotomia tra laici e cattolici, Veltroni non è per niente preoccupato dai mal di pancia sbandierati a mezzo stampa da chi (Binetti e non solo) ha mal digerito l'uno-due democrat Bonino-Veronesi. Su entrambe le trattative Veltroni ha agito in solitaria, certo. Ma, soprattutto sulla mossa di giocare la carta dei Radicali, il segretario aveva avuto il via libera di tutte le anime del Pd, mariniani (leggasi, Franco Marini) su tutti. Non a caso, Beppe Fioroni, da sempre vicinissimo al presidente del Senato, in un'intervista a Repubblica , ha definito "un'invenzione" la storia della "deriva laicista" dal Pd. Spiega al Riformista Giorgio Tonini, membro dell'esecutivo del loft e veltroniano di antico conio: "Bonino e Veronesi sono due personalità apprezzate anche dai cattolici. E poi, il nostro è un partito in cui si punta a risolvere i problemi". Quanto alla mission di conciliare Binetti con Bonino&Veronesi, Tonini giura che è tutt'altro che impossible . "Innanzitutto, non è vero che dobbiamo riequilibrare sul fronte cattolico l'accordo coi Radicali e la candidatura di Veronesi. Il nostro compito è risolvere i problemi del paese. Le faccio qualche esempio. Aborto? La legge 194 non va toccata come dicono i laici, ma va applicata a fondo, come vogliono i cattolici. Credo che anche Pannella sia d'accordo nel voler dare tutto l'aiuto possibile alle donne che non vogliono abortire ma oggi son costrette a farlo". Pillola del giorno dopo? "Sì alla RU486 - risponde Tonini - a patto che ne venga controllato l'uso. Nell'ambito, per esempio, della legge 194". Testamento biologico? "Nella legislatura precedente ci siamo arenati sull'alimentazione parentale. Era o no accanimento terapeutico? Io - aggiunge il senatore pd - posso essere più d'accordo con Ignazio Marino e meno con la Binetti. Ora, però, cambieremo approccio: promettiamo intanto di approvare il testamento biologico, così dopo avremmo il tempo di discutere di tutti gli altri aspetti". Quanto allo spinoso tema delle candidature, le liste del Pd si preparano ad accogliere il nome di un cattolico doc: Andrea Riccardi, portavoce della comunità di Sant'Egidio (acclamato a gran voce anche da Marco Pannella). Quanto alla sintesi tra lavoro e impresa, Veltroni continua a recitare il ruolo del catch-all leader . Tra i sicuri eletti del Pd non ci saranno solo Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp, e i cigiellini Passoni e Nerozzi. All'orizzonte s'intravede un seggio anche per il segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta. Quanto alle imprese - oltre ai nomi noti già annunciati - Veltroni dovrà fare a meno di Marina Salomon, certo. Ma ha già pronti altri due fuochi d'artificio: Sabina Ratti, moglie del banchiere Alessandro Profumo e soprattutto Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica. 25/02/2008.

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Berlusconi: il centro siamo noi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il centro siamo noi "Malizioso dire che scivolo a destra". A Roma ci riprova Alemanno Il leader pdl saluta il nuovo arrivo Bonsignore: sono un vecchietto a disposizione. Casini: fa un errore, lo spostamento c'è ROMA - Chiuso l'accordo in Sicilia con la speranza di ottenere proprio dal premio di maggioranza dell'isola i senatori che servono per una vittoria netta, e avviato a soluzione anche il nodo Roma con la quasi certa candidatura di Gianni Alemanno, Silvio Berlusconi si dedica a punzecchiare gli ex alleati dell'Udc. Quel centro che va via via a raccordarsi non piace al Cavaliere, che già nei giorni scorsi si è appellato agli elettori perché diano un "voto utile" al Pdl o al limite al Pd. E ieri, in una telefonata al convegno organizzato dall'ex Udc Vito Bonsignore, Berlusconi prima ha scherzato sul suo ruolo ("Sono un vecchietto a disposizione") poi è stato chiaro sull'ex alleato: Casini & C. non entrando nella "casa naturale" dei centristi rappresentata dal Pdl, non hanno "valutato sufficientemente che siamo riusciti, per la prima volta in Italia, a portare tanti laici su posizioni della Chiesa su temi cruciali come i valori della vita e della famiglia". Insomma, è il concetto sul quale è intenzionato a battere Berlusconi, i valori cattolici sono più che rappresentati nel suo partito, dunque il Pdl "è il centro" e "non c'è nessuno scivolamento a destra come qualcuno vuole maliziosamente insinuare". E come molti, assicura il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, sono disposti a testimoniare con il loro esempio: "Ci sono migliaia e migliaia di dirigenti dell'Udc che intendono partecipare da protagonisti nel Pdl, cioè un partito che nasce e si ispira al Ppe". Immediata la replica di Pier Ferdinando Casini: "Berlusconi, una volta incassate le elezioni anticipate ha pensato di rafforzare le caratteristiche privatistiche e personali della sua formazione politica e ha oggettivamente fatto un grande sbaglio, ha spostato il vecchio centrodestra sulla destra ". Per un botta e risposta che continuerà, si presume, per tutta la campagna elettorale, un tormentone degli ultimi giorni è destinato oggi a chiudersi ufficialmente, quello del candidato a sindaco di Roma. Dopo settimane di tentativi andati a vuoto - si era ipotizzata la discesa in campo dell'azzurro Frattini, poi di Giuliano Ferrara, di Giorgia Meloni di An e fino a ieri mattina anche del collega di partito Maurizio Gasparri - oggi dovrebbe essere annunciata la candidatura di Gianni Alemanno. Il segretario della federazione romana di An, ex ministro e alle ultime amministrative già sfidante di Veltroni al Campidoglio, fa il bis e prova a sfilare la vittoria a Rutelli. E' d'altra parte lui, spiegano dal centrodestra, il più accreditato nei sondaggi interni, dunque a lui dovrebbe toccare la corsa senza che nessuno se la prenda più di tanto: Gasparri fa sapere che lui avrebbe accettato la candidatura solo perché glielo chiedevano Fini e Berlusconi, ma Alemanno va benissimo. Se finirà così, dovrebbe essere l'azzurro Alfredo Antoniozzi il candidato del Pdl per la provincia di Roma. I valori del Ppe "Ci ispiriamo al Ppe. Su vita e famiglia abbiamo portato tanti laici sulle posizioni della Chiesa" Intesa raggiunta Dopo giorni di trattative, per la corsa alla guida della Regione Siciliana, Berlusconi ha deciso la candidatura di Lombardo P.D.C.

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Aborto, i vescovi contro i medici Pd: alta tensione con i teodem (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Aborto, i vescovi contro i medici Pd: alta tensione con i teodem Carra: per noi sarà bagno di sangue. Il Loft vuole candidare il capo di S. Egidio Binetti dal Senato potrebbe passare alla Camera. Tra i papabili Vittadini, D'Agostino e la Di Liegro ROMA - "Documento falso ": è pesante l'accusa che Avvenire, il quotidiano dei vescovi, muove contro l'Ordine dei medici e il testo diffuso sabato a favore della legge 194 che regolamenta l'aborto. Secondo il quotidiano Cei non sarebbe l'espressione dell'intera categoria, accusa immediatamente respinta dagli interessati: il documento "ricalca i principi contenuti nel codice deontologico ". Ma le frizioni con i cattolici sono il tema dominante anche nella vita quotidiana del Pd. Perché sarà pur vero, come ha detto l'"arcivescovo " dei cattolici del partito Beppe Fioroni, che "la deriva laicista è tutta un'invenzione", ma da quando Veltroni ha aperto le porte ai Radicali, i teodem non si sentono più così al sicuro. "Sarà un bagno di sangue" teme Enzo Carra, dove l'espressione colorita rivela la preoccupazione della pattuglia ultracattolica portata in Parlamento da Rutelli nel 2006. "Hanno stufato" è in estrema sintesi lo stato d'animo che si coglie ai piani alti del loft e la tesi è che "Radicali e teodem si sostengono a vicenda", gli uni legittimano gli altri. E, guardando ai prossimi lavori parlamentari, è facile intuire che ogni tema etico destinato ad approdare in aula sia potenzialmente esplosivo. Per questo, al vertice del Pd si lavora per evitare l'elezione di esponenti radicali al Senato e, specularmente, per indebolire il drappello teodem. Ed è assai probabile che la Binetti, e magari non solo lei, venga ricandidata alla Camera. "Mi dispiacerebbe moltissimo non tornare a Palazzo Madama - ammette la ex presidente di Scienza e vita -. Spero bene che non saltino fuori sorprese... ". Nell'entourage del segretario nessuno ha dimenticato che la senatrice Binetti non votò la fiducia a Prodi sul decreto sicurezza. E alle orecchie di Veltroni non sono certo sfuggite le sirene di quanti nell'Udc, come il segretario Lorenzo Cesa, hanno invitato Binetti e Luigi Bobba a traslocare nel centrodestra. Ad ogni profferta i due senatori hanno confermato la loro lealtà al Pd, eppure i veltroniani temono che dopo il voto i teodem possano cedere alla tentazione. "Vogliono ridimensionarci? Io non lo credo - si mostra ottimista Bobba, possibile capolista -. Semmai c'è bisogno di riequilibrare un Pd troppo spostato sul versante laico". Veltroni non può deludere la richiesta dei cattolici, però l'indicazione è stata esplicita: ben vengano uno o due nomi di spessore da posizionare in cima alle liste, purché non siano "baciapile". Negli ultimi giorni il pressing di Veltroni su Andrea Riccardi si è fatto sempre più insistente. Il fondatore della comunità di Sant'Egidio aveva declinato l'invito a correre da capolista, ma ora la questione si è riaperta, giacché il Pd avrebbe offerto al professore un incarico di governo. "Uno come lui non lascia Sant'Egidio per fare il parlamentare - riflette Enzo Carra -. Ma chissà, se ci fosse un ministero magari accetterebbe pure...". E viste le credenziali del personaggio, che nel giugno scorso fu omaggiato dalla visita di George Bush, si dice che Veltroni abbia offerto a Riccardi il ministero degli Esteri. Nell'attesa che sciolga la riserva, continua la caccia al nome illustre, 4 o 5 candidature che il segretario annuncerà mercoledì al gran raduno dei cattolici. Tra i papabili Giorgio Vittadini (Compagnia delle Opere), il presidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino, la co-presidente di Scienza e vita Maria Luisa Di Pietro e Luigina Di Liegro, sorella dello scomparso don Luigi. Preoccupazioni I teodem, tra i quali Paola Binetti e Luigi Bobba (insieme nella foto), temono l'alleanza dei Radicali con il Pd Pessimista Enzo Carra Monica Guerzoni.

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Pd, Veltroni benedice Rutelli Cerca la Cgil e punta sui simboli Sul palco due vittime di terrorismo rosso e nero. Totti in video (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

? ROMA ? IL WALTER-OBAMA del partito degli operai "ma anche" degli industriali, infittisce di simboli la campagna elettorale. Così ieri, durante il passaggio di consegne per la città di Roma a Francesco Rutelli, quando nella scenografia targata Pd del Palalottomatica sono entrati un uomo e una donna: vittima del terrorismo rosso, il primo, di terrorismo nero, la seconda. E ancora, un video-saluto di Francesco Totti per Veltroni. E ancora, alle 9 di domenica mattinata il candidato premier del Pd aveva 'già dato' anche davanti a una platea di sindacalisti della Cgil. Pronto ad assicurare: "Nel programma ci sarà al primo punto la lotta alla precarietà". IL TUTTO mentre è stato sancito l'accordo con i radicali, con Marco Pannella che però ammonisce di "mettere i punti nero su bianco entro tre giorni". Un ingresso, quello dei laici del partito della Bonino, che non va giù alla componente cattolica del Pd. Tanto che è scontro sulla candidatura radicale di Silvio Viale, medico che ha fatto della pillola abortiva Ru486 la sua bandiera. Sia Rosy Bindi, sia Piero Fassino puntualizzano che Viale dovrà in ogni caso sottoscrivere il programma. E poi c'è la candidatura dell'oncologo Umberto Veronesi, attaccato per le sue posizioni laiciste dal quotidiano della Cei Avvenire (giudizio già espresso dalla teodem Paola Binetti). Insomma, la 'questione cattolica', dopo l'intesa con i radicali, continua a tenere banco dentro e fuori il Pd. Ma Veltroni non dà segni di cedimento. Ieri il suo 'tocco' cinematografico ha colpito ancora. Durante la kermesse per passare la consegna del Campidoglio a Rutelli ("E' stato un grande sindaco e tornerà ad esserlo" ha detto il leader del Pd), ha dato il commiato da sindaco citando Alberto Sordi. Sullo schermo, compare il 'pupone' Totti: "Grazie Walter per quanto hai fatto per la città". COSÌ, TRA un "Viva Roma" e una stoccata agli avversari ("Sono in affanno"), arriva la ciliegina sulla torta. Salgono sul palco del Pd, infatti, la madre di Valerio Verbano (il giovane di sinistra assassinato a 18 anni nel 1980 da un commando dei Nar) e Giampaolo Mattei, fratello dei due giovani militanti dell'allora Msi uccisi nel rogo di Primavalle. Per la prima volta due vittime di fanatismi opposti si sono presi per mano e abbracciati. La lunga giornata di Veltroni era iniziata in una folla di tutto esaurito tra i sindacalisti della Cgil. C'è feeling con il Pd. E se Guglielmo Epifani precisa che sindacato e partito viaggeranno comunque distinti, c'è anche chi, come il segretario confederale, Paolo Nerozzi, va verso la candidatura con il Pd. Marcella Cocchi - -->.

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Paolo VI e il tormento di quella "indicibile morte" (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

C'È UN ODORE del tempo che non si può sapere quando svanirà. A trent'anni dalla tragedia la verità sul "caso Moro" è ancora nascosta, per i più, nei faldoni di una delle più colossali inchieste politico-mediatiche mai messe in piedi, mentre continua ad assieparsi ogni forma di comunicazione - con i contributi spettacolari della televisione, del cinema e del teatro - e siamo ormai alle soglie delle celebrazioni per ricordare quell'"indicibile morte", come la chiamò Mario Luzi, ecco che nelle librerie si affacciano altri testi per rievocare, o sistemare storicamente, fatti e giudizi, con un crescendo di scoperte e di analisi da togliere il fiato. Per un'umiltà solo apparente, se ne segnala uno esile di pagine, ma assai pregnante, che ripropone il "caso" in una forma inedita, la più sorprendente tra le tante via via succedutesi. Si chiama Adesso viene la notte, (123 pagine, ed. Mondadori), a firma di Ferruccio Parazzoli, autore storico della casa di Segrate, un cattolico laico che si colloca nella scia di scrittori quali Mario Pomilio e Giovanni Testori, oppure come Marcel Jouhandeau, Julien Green, George Bernanos, tre modalità di introspezione spirituale offerte dalla tradizione cattolica francese che, con l'aggiunta del prediletto Paul Claudel, ebbero in Carlo Bo un patrocinatore prestigioso. Parazzoli titola il suo libro con le parole pronunciate da Paolo VI in punto di morte, quando una vecchia sveglia regalatagli dalla madre suona, inopinatamente, all'ora del tramonto. Perché in un'ora tanto insolita? "Perché viene la notte e, con la notte, il passaggio alla luce del nuovo giorno". Siamo alle battute conclusive dello scontro di Paolo VI, in una atmosfera quasi miracolante, con un Satana in clergyman, azzimato, insinuante, venuto a screditargli il suo Dio, colpevole di un'"assenza" risultata fatale nell'epilogo riservato a un "uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico", come il papa ha chiamato Aldo Moro durante il solenne suffragio nella basilica di San Giovanni; senza la salma, interrata da quattro giorni, né i familiari dello statista. "Non l'hai inventata tu la Morte - dirà il pontefice al Demonio - egli è morto nella mia fede". E Satana, suadente: "Non credi piuttosto che sia morto per la tua Fede?" Al che Paolo VI ribatterà: "Può darsi. In molti sono morti per la mia Fede. Provvede poi la mia Chiesa a farli santi!" Così, con questo scambio di parole davvero ultime, si chiude un libro nato da un progetto teatrale e convertito a una più scarna trasposizione letteraria. Mi scuso per un'osservazione fin troppo personale, ma non è la più volte richiamata immagine della notte - una parola incastonata nel titolo di una trasmissione cui dedicai quasi tre anni di lavoro - a riportarmi nel clima pressoché indecifrabile creatosi in un Paese colpito al cuore delle sue già pericolanti certezze, ma il bisogno, intercettato da Parazzoli, di considerare quella terribile vicenda anche nel segno di una lettura più alta; cioè attraverso la percezione di una realtà in qualche modo misteriosa che la pervade. In un'atmosfera che ci rimanda al Todo Modo di Leonardo Sciascia - ma con una dimensione drammaturgica trasferita in un ambito più interiore, dove la filosofia morale va al fondo delle invenzioni argomentative usate dallo scrittore siciliano - Parazzoli inscena una disputa che vede, da un lato, la pietà per la sorte del prigioniero, segnata dal duro criterio della politica e dall'impietosa neutralità della Storia, dall'altro il dubbio di dover agire nell'apparente assenza di Dio. Ciò lascia libera la Storia di muoversi, secondo la sua ragionevolezza, contro lo scandalo di una fede che non riesce ad avere l'ascolto del Supremo Regolatore. Qui risuonano - e le ho ben presenti nello scorcio cruciale de La notte della Repubblica - le parole con cui il pontefice rimprovera Dio di averci lasciati soli con le nostre contraddizioni e il nostro arbitrio, le responsabilità civili e le istanze morali, la giurisdizione del reale, vanamente provocata dalla Fede, e quella "del Demonio, l'essere misterioso e perverso che ha ancora tanto potere da entrare sinistramente nel gioco dei nostri destini" riconoscibili nel momento stesso in cui "Gesù è schiacciato sotto il peso insopportabile della sorte, a lui destinata, dell'Agnello di Dio, della vittima totale, del suo sacrificio"; mentre risuona l'Eloi, Eloi, lamà sabachtani, cioè il Mio Dio, Dio mio, perché mi hai abbandonato, che Cristo gli rivolge dalla croce alla soglia dell'annientamento della morte, vinta dalla Resurrezione. L'altra svolta decisiva dell'invenzione di Parazzoli, la cui misura onirica sovrasta spesso la realtà senza però staccarsene mai, è quella in cui al Papa viene rivelato che la sua lettera "agli uomini delle BR" contiene un errore. Lo stesso don Macchi, il suo avveduto e sollecito segretario, glielo confermerà: "Santo Padre, c'è un errore!", mentre il grave giudizio già corre sotto le volte del Palazzo, e non solo di quello. Ogni cosa è annullata: cade l'ipotesi di uno scambio di prigionieri, lo Stato non può venire a patti, anche perché il tribunale delle vittime lo condannerebbe, le BR non intendono barattare con nulla, cioè "senza condizioni", la vita di Moro; e infine il sospetto che qualcosa di sconosciuto abbia guidato la mano del pontefice quando compie l'errore. Nel febbrile interrogarsi di papa Montini si affollano, alternandosi, personaggi a lui familiari, da don Sturzo a La Pira fino a Zaccagnini e Andreotti, in un andare e venire di interlocuzioni trepide o ferme. Ora è consapevole di "essere vittima di un incubo diabolico, dove la ragione non ha più alcun posto". C'è chi gli si presenta con l'incarico di portare a destinazione il suo appello alle BR. Il messaggero designato deve garantire la certezza della consegna. È una condizione che il risoluto corriere si rifiuta di discutere. Paolo VI riflette: condizioni, dove ha letto o sentito questa parola? Ma certo, l'ha scritta lui stesso nella lettera ai brigatisti, "liberatelo senza condizioni". Cioè il tocco funebre che presto risuonerà sull'intero dramma. Qui mi fermo, per non togliere alle pagine conclusive l'eco rarefatta di un silenzio e di un'assenza addebitabili chissà se più agli uomini o a Dio. A quel punto, la notte non è solo metafora. Quando Paolo VI, in una atmosfera che sembra prendere talune tonalità da Dostoevskij, o da Eliot, pronuncia le parole "Tu non hai esaudito la nostra supplica...", la tragedia è al culmine. Ho domandato a Mario Moretti, figura centrale del sequestro e della fine di Moro, se il prigioniero rispose al messaggio del Papa, a quel "liberatelo senza condizioni", cioè alla pietra tombale calata su tutto. Moretti mi ha risposto: "Quella lettera fu scritta, e forse recapitata a don Mennini. Non credo sia sparita. Non ne so di più". Quando Moro lesse la missiva del Papa, Moretti era con lui: "Capì che il cerchio si era chiuso, e non si sarebbe più riaperto". Moro, indicando quella frase, interruppe la lettura, non andrà oltre. Alzò la testa e disse a Moretti: "Mi sembra che non ci sia più niente da fare". Moretti mi riferiva quelle parole con una voce trattenuta, come se riascoltasse il suono di quando furono pronunciate. Il 9 maggio del '98 il New York Times avrebbe pubblicato un articolo di Alessandra Stanley, con un elenco puntiglioso e documentato dei "riscontri oggettivi" del gran numero di teorie cospiratorie riguardanti il "Caso Moro", senza trovarne una che reggesse al confronto con i dati reali dell'affaire. Paolo Mieli, sul Corriere della Sera, rilevando che la Stanley prende atto della difficoltà, se non dell'impossibilità, di far tornare tutti i conti, sottolinea come "manchi del tutto un conto complessivo che invece torni!". La colpa, forse, sta nell'inconfessabilità di una politica che ancora oggi percorre troppe strade in un senso, e altrettante in un altro, per poter giungere a una verità che la nostra democrazia non sembra ancora in grado di proclamare. Anche se tutto, tranne le prove fondamentali, indica i motivi, i percorsi e gli uomini dell'irrisolta tragedia. Ne parleremo lunedì prossimo. Adesso viene la notte, il libro di Ferruccio Parazzoli, è una narrazione cruciale, a ben vedere non solo immaginaria, per entrare in ciò che fu, e pervase, quella "indicibile morte". - -->.

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Il problema c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 25-02-2008)

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Stampa Il problema c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran ... Il problema c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran parte dell'"elettorato indeciso" si diresse verso Berlusconi consentendogli una clamorosa rimonta. Ciò avvenne soprattutto perché si spostò un elettorato prevalentemente cattolico. Cattolico non per le volte che si dirige a messa. Culturalmente cattolico. La casalinga calabrese, il pensionato di Novara. A Roma e nel Lazio lo scossone fu un terremoto. Un elettorato spaventato dallo schieramento avverso che scelse Luxuria, Caruso e si fece travolgere da una campagna anticlericale della Rosa nel Pugno. Stavolta non sarà così. Perché Veltroni, il quale si è lanciato in un'autentica opa dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano sulle gambe di uomini e donne. Che scarseggiano nel Pdl. è stata messa in campo Eugenia Roccella, donna di rara intelligenza e portavoce del Family Day, e che sarà oscurata dalla straripante immagine di Pezzotta. Dentro Fi sono rimasti due dc di peso. Formigoni, strettamente legato a una sola anima del mondo cattolico, e Pisanu, la cui massima aspirazione non è certo quella di fare il testimonial. Ci sarebbe Scajola, ma ha preferito distinguersi per altri temi come la sicurezza. E c'è Quagliariello, fine pensatore. Nessun altro: il mondo cattolico attende una rappresentanza adeguata.

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Udc-Rosa bianca l'accordo si farà (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 25-02-2008)

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Tutti i puzzle sono andati a posto, a destra come a sinistra, tranne che al centro, dove ieri Pezzotta ha atteso invano un colpo di telefono da Casini per discutere di alleanze. Però ormai è questione di ore, di giorni al massimo. E l'esito sembra scontato: tra Udc, Rosa Bianca e De Mita l'accordo elettorale si farà. Anzi, si dovrà fare per forza, ammettono tutti in privato. Non fosse altro perché, nel caso contrario, sarebbe un suicidio collettivo. Sintetizza Rotondi, che sta col Cavaliere ma gli ex dc li conosce bene: "Già Casini e gli altri hanno fatto una mattana a correre soli. Se poi corrono divisi per tre, da mattana diventa mattanza". C'è la famosa soglia del 4 per cento alla Camera, che sale all'8 in Senato: chi non la supera è out. I centristi possono scavalcare l'asticella saltando tutti insieme. Angelo Sanza, Udc, invita al buon senso: "Siamo tutta gente matura, che viene politicamente da lontano. Sappiamo che qualche sacrificio ciascuno dovrà farlo con spirito di servizio e anche, aggiungo, con molta umanità...". C'è tutto un mondo ecclesiastico che preme, eminenti cardinali impegnati a patrocinare l'intesa. E' di ieri l'intervento di Boffo, direttore dell' "Avvenire", per difendere lo spazio al centro dalle incursioni di Ferrara (la sua lista pro-life "farebbe disperdere voti cattolici a scapito di formazioni più collaudate") e per stroncare la svolta laica del Pd. Strada in discesa, dunque? Non proprio. Gioca contro un accordo il successo dell'"operazione Montecatini", rampa di lancio della Rosa Bianca: la due giorni di vetrina per Tabacci, Pezzotta e Baccini, con l'afflusso a centinaia (e a spese proprie) di amministratori locali, di associazioni cattoliche, di cani sciolti ex dc, ha molto rialzato quelle che nell'ottica dei "tre moschettieri" sono giuste rivendicazioni di pari dignità. Nella Rosa Bianca l'euforia cresce di ora in ora. Baccini intende cogliere l'attimo e sta valutando se candidarsi a Roma come terzo incomodo tra Rutelli e Alemanno per il Campidoglio. Né inganni la personale disponibilità di Tabacci a farsi da parte (è il candidato premier della Rosa Bianca) per tornare nei panni di semplice "grillo parlante". Quel passo indietro sottintende una dura richiesta di azzeramento, di nuovo inizio nel quale tanto la Rosa Bianca quanto l'Udc dovrebbero rimettersi completamente in discussione. Tradotto in concreto, Pezzotta & C. vogliono che la fase costituente diventi operativa da subito, non dopo le elezioni. Dunque, si dia vita a un Comitato di garanti per gestire la campagna elettorale e decidere le candidature insieme. Questo comitato sia paritetico, è l'altra "condicio sine qua non": ad esempio, tre esponenti Udc, altrettanti della Rosa Bianca, più De Mita se vorrà farne parte (ma non è lui l'ostacolo, perché l'ottantenne leader irpino, scartato dal Pd, porta in dote abbastanza voti per "pagarsi" la propria rielezione). Ultima richiesta irrinunciabile: a decidere chi sarà messo in lista dovrà essere una commissione etica. Nel qual caso, addio Cuffaro capolista al Senato in Sicilia, e forse addio anche alla possibilità di conquistare senatori nell'Isola. Oggi è attesa la risposta di Casini. Col vicesegretario Udc, Vietti, che socchiude l'uscio: "L'intesa è inevitabile, i dettagli non saranno l'ostacolo... Però si ricordino che i tempi sono stretti, e che la nostra macchina elettorale è già in moto". Ma soprattutto, la Rosa Bianca non si sogni di chiedere la metà dei candidati.

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Radicali raggiuto accordo con Pd, i cattolici mugugnano (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Politica Il partito di Pannella alleato del Pd: risorsa potenziale o mina vagante? Radicali: raggiuto accordo con Pd, i cattolici mugugnano Ecco i probabili motivi che hanno spinto Veltroni a raggiungere l'accordo L'intesa con il Pd, ora è ufficiale. I Radicali hanno infatti approvato all'unanimità la mozione che ora li lega al Partito Democratico e all'Italia dei Valori. Una scelta necessaria alla sopravvivenza del partito di Pannella (infatti difficilmente avrebbe superato la soglia di sbarramento alle elezioni nazionali) che però sta già portando conseguenze all'interno del partito di Veltroni: i cattolici infatti hanno reagito in malo modo alla notizia dell'intesa, e fra di essi il malumore sta aumentando in maniera esponenziale. Probabilmente per comprendere meglio la situazione conviene fare una panoramica generale Da quando la Democrazia Cristiana si è sciolta nell'ormai lontano 1994 il voto cattolico si è frazionato fra partiti e partitini che ad esso mirano, distribuendosi un po' a destra ed un po' a sinistra. Attualmente il numero di formazioni politiche che si rivolgono a questo tipo di elettorato è alquanto elevato: si va da La Destra, idealmente detentrice dei valori più tradizionali e conservatori del cattolicesimo, al Pdl, che punta all'elettorato cristiano di destra non (o non troppo) radicale, per giungere alla Rosa Bianca, che auspica di divenire una sorta di nuova Dc e quindi un punto di riferimento per tutto l'elettorato centrista, all'Udeur di Mastella, che però attualmente non pare in grado di calamitare molti voti non differenziandosi particolarmente dalla Rosa Bianca, alla lista di Ferrara, creata ad hoc per i fedeli più intransigenti e “radicali”, e, in ultimo, al Pd. Il Partito Democratico si trova in una situazione piuttosto ambigua sotto questo punto di vista, scindendosi fra i cattolici ex Margherita, tendenzialmente centristi, moderati e molto legati ai valori della chiesa, e gli ex Ds, che hanno visto negli attuali compagni di partito proprio gli antagonisti primari di molte loro battaglie passate. L'equilibrio ottenuto finora pare abbastanza precario, tanto più che i temi più scottanti in fatto di etica sono stati accuratamente accantonati con l'intenzione di non affrontarli fino a quando non sarà necessario, ma a tenere tutti sulla retta via ci ha pensato la guida di Veltroni, e, soprattutto, la grande rimonta di cui proprio il Pd cerca di essere protagonista. Le imprese ardue difficilmente possono essere portate a termine fra le discordie, e proprio per questo da una parte e dall'altra sono state momentaneamente accantonate la divergenze. La stessa intesa con Di Pietro non ha modificato affatto la situazione interna, essendo l'Italia dei Valori un partito improntato prevalentemente ad un'etica giudiziaria per niente in contraddizione con i valori espressi dai teodem. Al contrario, quasi come uno tsunami, l'intesa con i Radicali rischia di destabilizzare il partito proprio nel bel mezzo di questa campagna elettorale. Il partito di Pannella, quantomeno in Italia, non si è mai distinto per la moderazione dei toni e dei gesti: al contrario proprio l'eccesso e l'azione eclatante sono i cardini della strategia che da anni i Radicali conducono. Nonostante le rassicurazioni fornite a Veltroni, è difficile pensare che nel mese di marzo essi se ne staranno buoni e cauti ad osservare le dichiarazioni degli alleati senza rendersi protagonisti di qualche sortita provocatoria. D'altro canto, all'interno dello stesso Partito Democratico, l'atteggiamento nel confronti dell'alleato diverge molto: secondo l'opinione di una buona fetta dei cattolici, il partito di Pannella è qualcosa di inconciliabile con i valori cristiani, mentre un'ampia parte degli ex Ds ha condiviso in passato e condivide a tutt'oggi con essi molte battaglie e molti temi etici. Quindi perché Veltroni si è dimostrato favorevole a questa alleanza potenzialmente dannosa? Probabilmente i motivi sono tre. Anzitutto ogni voto guadagnato è un passo in avanti nella rincorsa alla Pdl, e, per quanto questa affermazione sembri scontata, il tempo per recuperare il distacco è sempre meno. Secondariamente proprio questo sovraffollamento di partiti cattolici rende palese il fatto che per cercare voti convenga volgersi altrove, perché nel tentativo di apparire i più legati ai valori cattolici si potrebbe perdere la simpatia di buona parte della sinistra (e la Sinistra Arcobaleno non attende che l'occasione per dimostrarsi “il vero partito di sinistra”). Terzo motivo è il ribadire la vocazione laica e liberale di una formazione che si propone di tutelare anche i non credenti: è curioso che in questa campagna elettorale ci si stia dimenticando proprio di loro. Veltroni sta dunque giocando le sue carte, è una scelta coraggiosa e controcorrente, ma probabilmente è l'unico modo per avvicinarsi al Pdl.

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L'importanza del voto cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa l'editoriale L'importanza del voto cattolico Il problema c'è. Nella scorsa campagna elettorale la gran parte dell'"elettorato indeciso" si diresse verso Berlusconi consentendogli una clamorosa rimonta. Ciò avvenne soprattutto perché si spostò un elettorato prevalentemente cattolico. Cattolico non per le volte che si dirige a messa. Culturalmente cattolico. La casalinga calabrese, il pensionato di Novara. A Roma e nel Lazio lo scossone fu un terremoto. Un elettorato spaventato dallo schieramento avverso che scelse Luxuria, Caruso e si fece travolgere da una campagna anticlericale della Rosa nel Pugno. Stavolta non sarà così. Perché Veltroni, il quale si è lanciato in un'autentica opa dell'elettorato di Forza Italia, è stato ben attento a bilanciare laici e cattolici le cui candidature stanno per essere annunciate. Quando Berlusconi deciderà di iniziare la campagna elettorale si dovrà porre questo problema. è questione di temi e argomenti, vero. Ma le idee camminano sulle gambe di uomini e donne. Che scarseggiano nel Pdl. è stata messa in campo Eugenia Roccella, donna di rara intelligenza e portavoce del Family Day, e che sarà oscurata dalla straripante immagine di Pezzotta. Dentro Fi sono rimasti due dc di peso. Formigoni, strettamente legato a una sola anima del mondo cattolico, e Pisanu, la cui massima aspirazione non è certo quella di fare il testimonial. Ci sarebbe Scajola, ma ha preferito distinguersi per altri temi come la sicurezza. E c'è Quagliariello, fine pensatore. Nessun altro: il mondo cattolico attende una rappresentanza adeguata.

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Un partito, molte culture (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO Ha ricordato Giuseppe Fioroni che Umberto Veronesi è stato ministro della sanità nel governo Amato e non ha introdotto l'eutanasia né fatto altre opere del demonio. E ha osservato che nove radicali eletti in parlamento su trecento previsti per il Pd non cambieranno la natura del partito. Vedremo domani alla riunione di diversi gruppi cattolici del Pd se questa natura sarà riconosciuta nel partito plurale, delle reciproche tolleranze e della convivenza, implicito nei giudizi di Fioroni e Carra e comprovato dalla tradizione popolare e democristiana; oppure se qualche gruppetto, anch'esso di estrema minoranza, metti qualche teodem, pensa a un partito monoculturale dove all'intolleranza seguirebbe la non convivenza. Alla senatrice Binetti mi permetterei di ricordare che anche lei è entrata come minoranza in un partito pluralista già consolidato, la Margherita; e che quel partito (salva l'adesione finale di Rutelli all'astensionismo di Ruini nel referendum sulla legge 40), dichiarò liberi i suoi iscritti ed elettori di votare secondo coscienza. Alcuni di loro furono per l'abrogazione della 40, altri per l'astensione. Questo giornale ospitò tutte le opinioni e ne alimentò il confronto, dando prova di un partito pluriculturale, prima che nascesse il Pd. Che la voce di sessanta parlamentari popolari dell'ex Margherita, favorevoli all'autonomia della politica, si sia resa ultimamente fioca, è per l'avvenire del Pd un problema molto più vero che non l'angoscia (ma di chi?) di ritrovarsi compagno di viaggio lo scienziato benefattore Veronesi, che fu "testimonial" pro referendum così come la Binetti fu "testimonial" anti-referendum. A me queste "angosce" ricordano quelle di sessant'anni fa, quando nella Dc, nel Pli (e nel sud perfino nel Pci) c'erano i monarchici e i repubblicani, che per qualche tempo si lacerarono le vesti, ma dopo il referendum ripresero a lottare insieme nei propri partiti, per i nuovi problemi. Come quelli sulle lobby e sullo sviluppo, che Mario Monti rimproverava al dibattito politico di trascurare. Spero che uomini e storie impegnati a fondare realtà nuove si conoscano meglio. Fossi la senatrice Binetti, mi toglierei la curiosità di chiedere al suo collega (in uscita dal senato) Valerio Zanone chi era Vittorio Badini Confalonieri, torinese anche lui: apprenderà che era il presidente del partito liberale, succeduto al maledictus (definizione già usata per Spinoza) Benedetto Croce, ed era un ultracattolico subalpino, padre di undici figli. Undici. Vede, senatrice, com'è varia e sorprendente l'Italia? Più indietro negli anni, la senatrice potrebbe sorprendersi scoprendo che l'anticristo di cui trattasi, detto anche filosofo della libertà, nel suo discorso inaugurale dell'assemblea costituente invocò il Veni creator Spiritus: così come due anni dopo fecero a Santa Maria sopra Minerva i cinquecento eletti dc del 18 aprile, a messa conclusa, prima di raggiungere camera e senato. Perché lo spirito religioso ? ha dovuto ricordarlo in questi giorni Marco Pannella, un liberale che "sa di bucato", come scriveva Montanelli ? non è privilegio di una bandiera; ma, mitologie a parte, alberga anche nel più laico degli spiriti laboriosi. Sappiamo che, ciononostante, gli "storici steccati" sono duri a cadere perfino in uomini di eccezionale intelligenza e moralità, quale era il cattolico veneto Guido Gonnella, proprio quello degli Acta Diurna dell'Osservatore romano contro il fascismo: eppure, all'indomani della liberazione di Roma, si oppose alla nomina del filosofo della libertà a presidente della ricostituita Accademia dei Lincei (vedi ultimi saggi del gesuita padre Sale). Vecchissime storie, certo: ma, siccome sono alle origini della nostra attuale democrazia e coloro che oggi realizzano il Pd ne sono figli e nipoti, ogni tanto meminisse iuvabit. In Italia, dove la repubblica democratica ha vinto contro le opposte pretese di una "repubblica socialista" alla Togliatti" e di una "repubblica cristiana" alla padre Lombardi, il risultato fu possibile perché gli elettori e i dirigenti cattolici e non cattolici della Dc furono più forti dei clericali. L'Italia diventò moderna, laica, sviluppata, pluriculturale, occidentale in senso pieno, anche se il revanscismo non ha mai smesso di sognare la "riconquista": come si vide nell'ostracismo alla cultura del Mondo (appena ricordata da Europa) e al partito radicale che osava riproporre conquiste come il divorzio: che da ottant'anni aspettavano nei disegni di legge in parlamento. Fino ad oggi, la "riconquista" è stata impedita grazie anche a quella parte dei cattolici, fortunatamente maggioritaria, che non ha mai confuso tra messaggi evangelici, dogmi della gerarchia, conflitti culturali ed esperienze storiche. La chiave del successo politico dei cattolici nella repubblica sta nel non essere mai diventati il partito del papa. Faremmo bene a ricordarcelo rileggendo i discorsi di De Gasperi del decennio della sua leadership, 1944-54. Dell'"integralismo cattolico" (così lo chiamava, a pagina 259 dei Discorsi politici, ed. Cinque Lune 1956), diceva: "Sfugge forse anche a taluno di noi che, come politici, veniamo non solo da una dottrina, ma anche da un'esperienza storica: complessa e non sempre logicamente rettilinea. La concezione cristiana della politica conosce de Maistre, de Bonnald, Veuillot, ma veneriamo anche Lecordaire, Montalembert, de Tocqueville che scoprì il duplice senso della Rivoluzione francese (giacobino ed evangelico), come del resto lo illustrò da noi Manzoni e come lo sentirono i neoguelfi del risorgimento, quando, insieme ai liberali, prepararono le nuove costituzioni". Parole che, fossi Veltroni, scolpirei nel salone d'ingresso del loft. Se tutti le leggessero, svanirebbero un po' le "angosce" per la candidatura di Veronesi e per l'accordo con Pannella: perché quello che oggi si tenta di fare tra fede e scienza, liberalismo e socialismo, cattolici e laici, religiosi credenti e religiosi non credenti è soltanto la continuazione (in piccolo) di grandi cose realizzate in due secoli di incontri e scontri tra queste realtà progressive.

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