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IN EVIDENZA n°
3 articoli: 1 - 2 - 3 - Indice articoli del 24-2-2008
Vent'anni dopo la scomparsa
del «partito dei cattolici» e l'inizio della loro diaspora in diversi spazi
politici privi dell'esplicita denominazione di «cristiani», sembra oggi
riemergere la domanda se non sia necessario in qualche misura - senza per
questo ripetere vecchie architetture - che i cattolici si ritrovino collocati
in una precisa formazione che abbia anche il coraggio di autodefinirsi in un
nome e in un simbolo.
Oggi non è purtroppo il tempo, ma mi auguro che un giorno si possa fare una
lettura pacata e consapevole della presenza dei cristiani, e dei cattolici in
particolare, nella politica italiana, soprattutto nei decenni del dopoguerra, e
nutrire fierezza per l'apporto che essi hanno dato all'idea e alla costruzione
dell'Europa, allo sviluppo della democrazia nel nostro paese, all'affermarsi di
principi legati alla difesa e alla promozione della persona umana, alla prassi
di una laicità nella politica anche nell'Italia «cattolica» di quegli anni.
Occorre tuttavia riconoscere come la nuova situazione, che vede la presenza di
cattolici in partiti diversi, può essere colta positivamente per la vita
ecclesiale e anche per quella sociale, ma resta vero che i cattolici non sono
riusciti ad avere una voce capace di mostrare la loro «differenza» e la
convergenza della loro ispirazione.
Va riaffermato che i cristiani vivono nel mondo come gli altri uomini, sono
cittadini come gli altri, devono essere responsabili della costruzione della
polis come tutti gli altri: non è loro concesso di disertare dalla città, né di
fare una «fuga mundi» disinteressandosi dell'evoluzione del vivere civile, ma
con creatività, intelligenza e competenza devono prendere parte alla
realizzazione di una società in cui crescano l'umanizzazione e la qualità della
convivenza.
I cristiani però - proprio perché il loro «Dio è un'idea politica», come
ricorda il grande teologo J.B. Metz - possiedono una determinata visione del
mondo e dell'essere umano, hanno delle convinzioni che non vanno assolutamente
relegate nell'intimo o nel privato, ma che, in una società pluralista, devono
essere presenti e ascoltabili nello spazio pubblico, sociale e politico. La
fede cristiana che confessa un Dio che si è fatto uomo, storia degli uomini,
non può accettare di non contribuire a plasmare la vita sociale e la cultura
degli uomini: senza rivendicare una superiorità rispetto al contributo di altre
componenti religiose, filosofiche o ideologiche, senza chiedere privilegi o
ascolti discriminanti, i cristiani vogliono e devono poter esprimere le loro
convinzioni nello spazio pubblico e politico e poter di conseguenza lavorare a
servizio dell'umanità. Essi sono coscienti che ciò che viene chiesto dalla loro
fede è sempre umanizzazione, difesa della dignità umana, promozione della
giustizia, della pace e della riconciliazione.
Ma noi oggi assistiamo a grandi difficoltà e a grandi tensioni proprio su
questa presenza: a differenza delle altre religioni monoteistiche, il
cristianesimo ha progressivamente elaborato, pur con fatica e non senza
contraddizioni storiche, una distinzione tra fede e politica, tra autorità
politica e autorità spirituale, ritornando alle parole autoritative di Gesù
riguardo al dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Sembrerebbe quindi che lo statuto della collocazione dei cristiani nella polis
sia chiaro, ma in realtà oggi appare più confuso che mai: anche per questo
forse qualcuno pensa all'ipotesi di un partito che raccolga i cattolici (anche
se ormai non più presente in alcuna società occidentale) in modo da ridare
eloquenza ed efficacia ai credenti impegnati nella politica.
Comunque il fenomeno della diaspora appare irreversibile e quindi ci chiediamo
come possono i cattolici, senza l'inquadramento in un proprio partito, essere
ciò che devono essere? Già all'epoca della fine del partito dei cattolici,
consapevole delle difficoltà e dei vuoti che avrebbero potuto aprirsi, avanzai
una proposta che però non venne presa in seria considerazione né tanto meno
attuata. Non mi pare fuori luogo riproporla ora: si tratterebbe di istituire
nello spazio ecclesiale, a livello regionale come a quello nazionale, un forum,
un luogo in cui i semplici cristiani e i pastori - dunque le figure
rappresentative della chiesa - potessero confrontarsi, riflettere, dibattere
sui differenti temi che emergono nella società e sui quali diventa prima o poi
necessario un intervento legislativo da parte dello stato. Sarebbe lo spazio
per un convenire organico dei credenti, una assemblea in cui fare soprattutto
opera di discernimento dei problemi, delle situazioni critiche, delle urgenze
presenti nella polis, per verificarle alla luce del vangelo e per smascherare
al contempo gli «idoli» che troppo facilmente seducono anche i cristiani.
Insomma, un'assemblea di credenti, ecclesiale nella sua natura e qualità, che
insieme cercano, riflettono, discutono e cercano di giungere a una convergenza
sulle esigenze dettate dal vangelo in un determinato luogo e tempo della storia
degli uomini. Da lì potrebbe emergere ciò che un cristiano deve testimoniare e
operare nel mondo, in conformità alla sua fede e alla «differenza cristiana».
Ma, va ribadito con chiarezza, tutto questo percorso deve restare nell'ambito
pre-politico e pre-economico, non deve cioè giungere a esprimere soluzioni
tecniche. Amo definire questo spazio - difficile da creare e custodire, ma
preziosissimo - come «profetico» perché in esso il linguaggio usato è quello
della fede, l'autorità invocata è quella del vangelo e della grande tradizione,
il magistero ascoltato in materia di fede e di morale è quello dei pastori
della chiesa. «Spetta alle comunità cristiane - scriveva Paolo VI nella mai
abbastanza ricordata Octogesima adveniens - analizzare obiettivamente la
situazione del loro paese, chiarirla alla luce delle parole immutabili del
vangelo, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di
azione nell'insegnamento sociale della chiesa».
Da uno spazio di questo tipo ogni cristiano è rinviato alla sua responsabilità
di cittadino e alla sua eventuale collocazione politica, affinché lì operi
secondo l'ispirazione del vangelo: i modi e le soluzioni tecniche per tradurre
queste ispirazioni stanno nell'ambito della politica, dell'economia, del
diritto e, come tali, ricadono sotto la responsabilità del singolo
credente-cittadino. Questi, allora, agirà non più nell'ambito profetico
pre-politico, ma si impegnerà in prima persona in politica, liberando così, tra
l'altro, le figure rappresentative della chiesa, i pastori, da accuse di
ingerenze politiche nella società ed evitando di creare divisioni nella
comunità cristiana. È in questo senso, credo, che il concilio, cui ci riferiamo
sempre volentieri, diceva: «È di grande importanza, soprattutto in una società
pluralista, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità
politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i
fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini,
guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome
della Chiesa in comunione con i loro pastori» (Gaudium et spes 76,1).
Ritengo che in questo modo i cattolici non sarebbero afoni, né confusi o
contraddittori nelle loro scelte, mostrerebbero la convergenza e la forza
dell'ispirazione evangelica, ma anche la pluralità delle scelte politiche ed
economiche di cui si assumerebbero la responsabilità senza coinvolgere le
figure rappresentative ecclesiali che non hanno competenza in materia. Si
andrebbe verso una chiara distinzione degli ambiti di operazione come dei
soggetti operanti e, al contempo, verso una unità nell'ispirazione e quindi
nella testimonianza della «differenza cristiana».
La chiesa non può lasciarsi chiudere nel particolarismo stretto dei movimenti
politici che magari rivendicano un'impropria esclusiva. Così scriveva ancora
Paolo VI: «Nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute
da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili.
Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi… ciò che unisce i
fedeli è, in effetti, più forte di ciò che li separa». Sì, nessun partito può
dire di essere l'unico depositario del messaggio cristiano in una società
pluralista animata da progetti politici in concorrenza, i quali non potrebbero
che trarre beneficio da un confronto serio con la «differenza cristiana» resa
eloquente da cattolici responsabili e impegnati.
Il quotidiano dei
cattolici: «Il documento diffuso non è quello approvato dai 103 presidenti
degli Ordini»
ROMA
- Un documento «choc» che però non è quello votato dal consiglio dei 103
presidenti degli Ordini provinciali dei medici: è l'accusa lanciata dal
quotidiano dei vescovi 'Avvenire' contro la nota diffusa sabato - in nome dell'associazione
dei camici bianchi - su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto
nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri.
Si tratta «di un fantomatico documento», afferma il giornale cattolico: il
consiglio nazionale della Fnomceo - spiega 'Avvenire' - aveva in realtà
approvato una riflessione in nove cartelle sul ruolo dei medici nella società.
«Strane manovre - si legge nell'occhiello dell'articolo -: l'assemblea approva
una relazione sulle politiche sanitarie in vista delle prossime elezioni.
Invece alle agenzie di stampa ne viene inviata una su pillola abortiva e
assistenza neo-natale».
TURCO - Opinione opposta per il ministro della Salute, Livia Turco: «Il
documento siglato dai medici sia un monito, non soltanto per ciò che vi è
contenuto, ma anche per la fonte da cui proviene». «È un documento molto
importante - ha aggiunto la Turco - un documento senza precedenti, di
grandissimo rilievo. Sono rimasta molto colpita. Se i medici, a partire dalla
loro scienza e coscienza, dalla loro autonomia, in modo unitario all'interno
del loro ordine professionale, hanno sentito il bisogno di dire cose così
chiare sulla legge 194, sul modo di sostenere la maternità, sulla tutela della
vita a partire dall'attenzione ai parti molti pretermine, addirittura sulla
Ru486, vuol dire che anche loro hanno avvertito un pericolo e hanno sentito il
dovere di rassicurare il clima mettendoci la voce dell'esperienza clinica e del
sapere medico». Secondo il ministro Turco «questo documento deve far riflettere
molto la politica, deve suggerire alla politica di ascoltare quello che nella
194 è indicato con un grande punto di riferimento, cioè proprio l'autonomia e
la responsabilità del sapere medico».
CONTRO VERONESI - "Avvenire"attacca anche la candidatura
dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd, come pure la presenza di
radicali. «È impossibile ignorare quale sia l'antropologia di Umberto
Veronesi», si legge in un editoriale firmato da Francesco D'Agostino. «È
impossibile - aggiunge - ignorare la visione libertaria (e non liberale, come
viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito
Radicale». «Gli esempi - si legge - potrebbero moltiplicarsi. Da visioni
antropologiche 'riduzionistichè (come quella radicale o quella di Veronesi),
derivano inevitabilmente - ammonisce D'Agostino - ampie conseguenze sul piano
delle scelte politiche, non solo per quel che concerne i temi che oggi vengono
definiti 'eticamente sensibili' (dalla procreazione assistita all'eutanasia),
ma anche per temi di ancor più ampio rilievo sociale, primi fra tutti quelli
del matrimonio, della famiglia e delle adozioni».
24 febbraio 2008
L'identità cristiana dell'Italia: proprio per la
sua difesa, l'onorevole Casini, come non si stanca di ripetere, ha deciso di
rompere la più che decennale alleanza della Casa delle libertà e di presentarsi
da solo davanti al corpo elettorale. Non credo perché pensasse che la Cdl fosse
diventata da un giorno all'altro una minaccia per la suddetta identità; bensì
perché evidentemente convinto che tale identità, per essere affermata e difesa
davvero e fino in fondo, abbia bisogno della presenza di un partito cristiano
(leggi: cattolico), non possa fare a meno in Parlamento di una sigla, di un
simbolo che esplicitamente inalberino la Croce.
Questo convincimento di Casini serve a ricordarci
una delle caratteristiche più singolari della politica italiana: la sua
disinvoltura nel gettarsi il passato dietro le spalle e far finta che ciò che è
successo non sia successo o non voglia dire nulla. Il passato rimosso è in questo
caso la Democrazia cristiana. Che come si sa fu un partito cattolico, un grande
partito cattolico, titolare per oltre quarant'anni di un ruolo egemonico nel
sistema politico italiano. Ebbene: si può forse dire che la Dc riuscì a
difendere l'identità cristiana dell'Italia? Avrei qualche dubbio. Naturalmente
dipende da che cosa s'intende con un' espressione così impegnativa, ma sta di
fatto che proprio con un grande partito cattolico addirittura al governo del
Paese, proprio in una condizione teoricamente così favorevole, l'Italia ha
conosciuto un massiccio e per molti aspetti radicale processo di
secolarizzazione. Tra il 1948 e il 1992, tanto per dirne qualcuna, fu adottata
una legislazione sul divorzio e sull'aborto, non fu preso alcun provvedimento per
la famiglia, il settore della cultura, quello dei media e dell'intrattenimento
videro l'affermazione pressoché incontrastata di temi, prodotti, persone se non
ostili certo lontani da una prospettiva cristiana, il tono etico della vita
pubblica andò continuamente declinando, le organizzazioni della delinquenza
organizzata non fecero che rafforzarsi, l'uso del rito religioso per la nascita
e il matrimonio prese a scemare sempre di più e così il numero delle vocazioni,
nonché la frequenza negli istituti di educazione cattolica. Perfino il nuovo
concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, come si sa, fu
negoziato e firmato non per volontà di un esponente politico cattolico bensì
socialista, Bettino Craxi.
E allora? Come mai, secondo Casini, la presenza — e
che presenza ! — in tutti quei decenni di un partito cattolico non riuscì a
evitare nessuno dei fenomeni detti sopra? La mia risposta è che in realtà,
sull'identità di un Paese, e in particolare sulla sua identità religiosa (e
specialmente se si tratta di una democrazia), la politica non può più di tanto.
Tutto si svolge a livelli più profondi e più complessi di quelli che la
politica è capace di controllare. In genere quando si arriva alla politica e
alle leggi, la partita dell'identità è già decisa. Al massimo, e forse (con
molti forse), la politica e i suoi strumenti sono in grado di contrastare
questo o quel provvedimento di uno schieramento politico (quando vi sia) di
segno esplicitamente antireligioso, il quale, per l'appunto, intenda visibilmente
attaccare «l'identità cristiana» di un Paese.
Ma davvero esiste oggi in Italia un simile
schieramento? E davvero potrebbe mai bastare un «partito cattolico» a farvi
argine?
Vi è tuttavia una seconda e forse più importante
obiezione all'idea che sia indispensabile un partito cattolico per tutelare
l'identità cristiana del nostro Paese. L'obiezione è iscritta in modo
chiarissimo nella vicenda italiana di questi ultimi anni. Durante i quali, se
non sbaglio, quell'identità è stata tematizzata, analizzata e per così dire
fatta oggetto del discorso pubblico, ne è stato compreso il significato, ne
sono stati rivendicati con forza l'importanza e il peso sulla cultura
occidentale e dunque anche nostra, ne sono stati messi a fuoco i complessi
rapporti con la modernità e con la storia italiana, ne è stato mostrato
l'insuperabile rilievo etico, soprattutto a opera di donne, uomini, ambienti e
iniziative, che nulla o quasi avevano a che fare con qualsivoglia «partito
cattolico ». Diciamolo chiaramente: sono stati in special modo dei non
credenti, ovvero dei credenti estranei però ai chiusi e sempre circospetti
circuiti iniziatici delle organizzazioni cattoliche, sono stati loro che hanno
fatto uscire il grande tema della religione e della fede, nonché del rapporto di
entrambe con il mondo contemporaneo, dal chiuso in cui, almeno qui da noi, esso
era andato a finire. Sono stati loro, i loro libri, i giornali da loro creati o
diretti, le loro iniziative, che hanno riportato con forza all'attenzione
dell'opinione pubblica e della cultura laica il grande tema delle radici
cristiane, dell' «identità cristiana », rinnovandone il senso e la portata,
riaccendendone l'interesse.
E hanno fatto tutto questo, se non sbaglio, senza che alcun politico cattolico
c'entrasse nulla e per un lungo tratto neppure si accorgesse del fenomeno,
tanto meno lo assecondasse, a differenza di alcuni alti esponenti della
gerarchia cattolica, mostratisi invece assai più consapevoli e avveduti di
loro.
Dunque anche per questo aspetto certo non secondario,
l'esistenza di un «partito cattolico» quale quello voluto da Casini non sembra
in grado di avere un' incidenza effettiva sulla difesa di quell'«identità
cristiana» del Paese, per la quale pure dice di scendere in campo. La sua
nascita risponde solo a ragioni di politica, di rispettabilissima politica
naturalmente, ma sia chiaro: tutto comincia e finisce qui.
24 febbraio 2008
Non
solo radicali. Veronesi al senato
( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La prima, aprire il partito alla cultura laica e libertaria, non tanto per "bilanciare" quanto per mescolarla con il protagonismo delle componenti cattoliche. L'ipoteca dei teodem sui temi eticamente sensibili ? per intenderci ? è vissuto da Veltroni come un pericolo da scongiurare.
Walter
fa i botti, Marco fa un passo ( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ieri sono stati "sparati" una giovane esordiente capolista a Roma e un non più giovane Umberto Veronesi in Lombardia: un colpo, nel cuore dell'orgoglio milanese. Un'altra sterzata laica, nel giorno della conferma del patto con i radicali: talmente netta da rendere obbligatori prossimi bilanciamenti.
Di
MATTEO SPICUGLIA - ROMA - I SONDAGGISTI Mannheimer e Piepoli s
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la componente cattolica: l'accordo con i Radicali aveva creato qualche mal di pancia, che adesso si è trasformato in vero e proprio caso politico. Motivo del contendere: la candidatura dell'oncologo Umberto Veronesi (con posizioni laiche sui temi della vita) e del ginecologo radicale Silvio Viale, da sempre a favore della pillola abortiva RU486.
Senato,
il ritorno di morgando ( da "Repubblica, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: significativa rappresentanza dei cattolici democratici", la stessa posizione anticipata ieri dal laico Gianluca Susta. "C'è necessità - dicono I popolari - che i leader nazionali e regionali della nostra area politico-culturale siano visibilmente presenti nella prossima competizione elettorale e che siano in non pochi casi indicati a capo delle liste".
Nel
Pd terremo alta la bandiera della laicità Barbara Pollastrini al convegno
organizzato a Roma L'esperienza di Veronesi ci aiuterà nel confronto
( da "Unita,
L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tra Guelfi e Ghibellini e anzi invitano i cattolici al dia- logo. Però la bandiera della laicità ritengono debba sventolare bella alta, sul Partito democratico. Si sono ritrovati in quasi cinquecento, a discutere di legge 194 e fecondazione artificiale, di autonomia della politica e dei limiti, per chi è chiamato a scrivere le leggi, entro cui deve rimanere la libertà di coscienza.
È
PARTITA LA CACCIA alla conquista del voto cattolico. In particolare di quello
che guarda ( da "Unita, L'"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: questione - si afferma - che coinvolge in maniera particolarmente pesante il Pd" dopo l'accordo con i radicali. La preoccupazione delle gerarchie è che le proposte dei radicali dall'eutanasia al testamento biologico, alla liberalizzazione dell'aborto come le battaglie per l'assoluta laicità dello Stato facciano breccia nel Pd.
L'aborto
non è la Shoah, né le donne serial killer
( da "Secolo
XIX, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma qui si giunge al punto: come dice sempre Carlo Augusto Viano, in Italia i laici sono in ginocchio. E le laiche? Peggio che andar di notte. Non ci si riferisce alle donne "di base" che ora manifestano in piazza a Roma, Genova, Milano, Bologna e - ovvio - a Napoli. Si pensa alle rappresentanti del mondo femminile che siedono in Parlamento.
I
laici e la ricerca dell'ultima frontiera "zapatero e binetti possono
convivere" - alessandra longo
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la sintesi si va delineando: "Il cardinal Ruini teme il Pd" proprio perché, come dice l'onorevole Walter Tocci, "è l'unica cosa grande" nata in risposta "al vero partito politico" rimasto sulla piazza italiana, quello della Chiesa. Dunque, avanti così: laici e cattolici insieme, perché è questa la frontiera della "nuova laicità".
<Legge
sull'aborto solida e moderna> Finalmente i medici prendono parola
( da "Liberazione"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: altro tema di scontro tra laici e cattolici. Una legge, criticano i medici, che interviene persino nelle scelte degli operatori sanitari indicando quale sia il miglior metodo di cura, a prescindere dal quadro clinico e dalle "migliori evidenze scientifiche". Pollice verso anche nei confronti del divieto per la diagnosi pre-impianto,
E
ora spuntano i nomi di due cattolici doc
( da "Tempo,
Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: presidente di Retinopera, ex leader dell'Azione cattolica e nome molto gradito alla Conferenza episcopale italiana. "In questo momento sembra che la sintesi auspicata da Veltroni tra diverse culture penda in senso laico - afferma la teodem Paola Binetti. - Io chiedo una mossa di segno uguale e contrario.
Veltroni
apre al centro <Tutti i voti sono utili>
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Paola Binetti propone candidature di calibro per controbilanciare la presenza laica: "Vedrei bene Paola Bignardi e Andrea Riccardi ". Cioè l'ex leader dell'Azione Cattolica e il fondatore della Comunità di Sant'Egidio. "Se fossero disponibili a scendere in politica, sarebbero due ottimi nomi", concorda Enzo Carra. Al Loft del Pd fanno capire che, almeno per quanto riguarda Riccardi,
Nicola
Imberti n.imberti@iltempo.it Ci ha riflettuto a
( da "Tempo,
Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In ogni caso non credo che il Pd abbia bisogno di innesti esterni per testimoniare la propria laicità". Chiederete una compensanzione per riequilibrare il rapporto laici-cattolici? "I cattolici sono tra i cofondatori del Pd. Ci sono e non baratteranno nulla con gli altri. Noi chiediamo semplicemente che non ci si discosti di una virgola dalla sintesi trovata.
L'identità
dei cattolici ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono stati loro, i loro libri, i giornali da loro creati o diretti, le loro iniziative, che hanno riportato con forza all'attenzione dell'opinione pubblica e della cultura laica il grande tema delle radici cristiane, dell "identità cristiana ", rinnovandone il senso e la portata, riaccendendone l'interesse.
ROMA
- I Radicali ratificano l'intesa con il Partito democratico, ma per Walter
Veltroni si apr ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini (la laicità, dice, è importante per i diritti civili) invita a non sollevare polemiche e a puntare sul dialogo, che ha già permesso all'anima laica e a quella cattolica di costruire un programma e di ritrovarsi su valori condivisi". f.nic.
Ma
dopo i laici Veltroni schiererà il cattolico Riccardi
( da "Messaggero,
Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ROMA
E quattro. Con la candidatura di Gian Carlo Sangalli, leader del "part
( da "Messaggero,
Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: elettorato che più che alle diatribe pre Porta Pia fra laici e cattolici fa attenzione a che cosa un partito ha da dire in materia di modernizzazione e di efficienza e di rapporti di lavoro. Al loft sede del Pd fanno notare che Emma Bonino "è molto apprezzata dagli imprenditori per il gran lavoro svolto a favore dell'export italiano, è percepita più come una grande ed efficiente manager-
Nel
Partito democratico esplode il caso Binetti. La
( da "Tempo,
Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Polemiche sulla proposta di Marco Pannella di inserire in lista anche Silvio Viale, medico sostenitore della pillola Ru486. Un'ipotesi accolta con molto scetticismo dalla componente cattolica del Pd. Sale la tensione con l'ala laica mentre sulla questione aborto l'Ordine dei medici scende in campo per difendere la legge 194. Gallo e Imberti alle pag. 6, 7 e 8.
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
DEMOCRATICI
Interlocutorio l'incontro con la Bonino ma intanto Pannella si ritira Non solo
radicali. Veronesi al senato Veltroni: "Dovete essere convinti, se vi
sentite costretti non se ne fa niente". I radicali fanno buon viso a
cattivo gioco ma resta aperta la questione delle candidature. MARIO LAVIA
"Deve essere chiaro che certe dichiarazioni non aiutano, quindi cercate di
evitarle". Al loft non era piaciuta quella parola ? "diktat" ?
che i radicali avevano più volte adoperato per definire la proposta del Pd e lo
hanno fatto presente alla Bonino e agli altri rappresentanti di Torre Argentina
saliti ieri a sant'Anastasia per un chiarimento definitivo con Walter Veltroni.
Il quale ha ribadito che ci tiene moltissimo ad avere Emma by his side mettendo
però in chiaro che "bisogna essere convinti, se vi sentite costretti non
se ne fa niente". È stato un momento piuttosto
teso in un clima peraltro complessivamente buono, con la Bonino che viene
"raccontata" come molto disponibile, la Bernardini meno, Cappato a
metà strada. Ma c'è stato o no questo chiarimento
definitvo? Sì e no. La verità è che resta un margine di incertezza in quella
che molti definiscono "una telenovela" che si è messa sul cammino
finora tranquillo dei democrat. Goffredo Bettini, che della tela con i radicali
è stato paziente tessitore per conto del segretario,
ha fatto mostra di ottimismo e ha fatto il punto della situazione così:
"L'accordo è positivo e abbiamo posto con grande chiarezza che si tratta
di un'adesione al programma del partito e in prospettiva prevede la confluenza
in un unico gruppo parlamentare. Abbiamo anche detto che questa avventura va
vissuta con entusiasmo, attraverso l'adesione a un progetto e a una sfida per
ridare slancio al paese. Quindi sono indispensabili voglia, entusiasmo e
generosità. Lo abbiamo voluto sottolineare perché in questi giorni qualche
smagliatura c'è stata ". "Entusiasmo"? "Smagliatura"?
Termini eleganti per rappresentare uno stato di cose a
dir poco complicato, che parecchie ansie ha fatto montare nel corpo del partito
e soprattutto presso le componenti cattoliche del Pd. Beppe Fioroni è stato chiaro: "Le regole valgono per tutti, non ci sono
né preclusioni né pregiudizi, ma è il rispetto delle regole che fa sì che una
lista non sia né un tram né un taxi su cui si sale e si scende". È chiaro
cosa implichi il richiamo alle regole: il no alle candidature di Marco Pannella
e di Sergio D'Elia. Dal primo è venuto nel pomeriggio un importante annuncio:
la sua candidatura "non è necessaria ad alcunché, non opportuna. I 114
mesi di mia presenza nel parlamento italiano, equivalenti a quelli di due sole
intere legislature, stanno a confermarlo in modo eloquente". Malgrado la
velata polemica, una mina è tolta. In attesa di capire come evolverà la
querelle su D'Elia, resta da vedere se i radicali insisteranno sul punto di
principio: i nomi dei nostri candidati li decidiamo noi, con il che si potrebbe
in teoria riaprire un problema con Veltroni. "Credo che sarà
difficilissimo che D'Elia non sarà nella nostra rosa e se Pannella vorrà,
ovviamente, ci sarà", ha detto per esempio un dirigente radicale
all'Apcom, sottolineando che l'accordo dovrà passare al vaglio della riunione
congiunta dei comitati di radicali italiani e associazione Luca Coscioni di
oggi e domani. Fin dall'inizio della sua avventura alla testa del Pd, il leader
ha avuto in testa due grosse preoccupazioni. La prima,
aprire il partito alla cultura laica e libertaria, non tanto per
"bilanciare" quanto per mescolarla con il protagonismo delle
componenti cattoliche. L'ipoteca dei teodem sui temi eticamente sensibili ? per
intenderci ? è vissuto da Veltroni come un pericolo da scongiurare. Di
qui l'interesse per i radicali. Il punto è che in questa visione ? dicono gli
ex ppi ? rischia di essere marginalizzata proprio la cultura della moderazione
e della mediazione: e questo è un tema che prima o poi si porrà. La seconda
preoccupazione è il nord. La Bonino è una prima risposta (si dovrebbe candidare
in Piemonte), ma poi ieri il segretario ha tirato fuori un'altra carta
importante, quella di Umberto Veronesi, che sarà candidato al senato in
Lombardia. Nome prestigiosissimo, di cui si parla già come eventuale ministro della
salute, fiore all'occhiello per un partito a caccia di credibilità nel mondo
della scienza, personalità di indiscussa competenza e popolarità. Veronesi
copre anche il fianco "laico" del pezzo di paese a cui il Pd intende
parlare. L'accumulo Veronesi-radicali per alcuni spinge il partito di Veltroni
da una parte, però. E anche di questo, dopo il 13 aprile, si dovrà riparlare.
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
La tecnica ormai è
chiara, ed è quella giusta. Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o
un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di
sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un
confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla
per due motivi: il programma è quello del 2001, di nomi non può farne perché
troppi ostacoli e veti gli impediscono un autentico rinnovamento. Fin qui la
campagna elettorale, ha notato Luigi Crespi, la fa solo il Pd. Questo vale in
particolare per due luoghi che potranno essere decisivi ai fini del risultato
elettorale: la Sicilia e Roma. Dal loft ogni giorno parte qualche fuoco
d'artificio. Ieri sono stati "sparati" una
giovane esordiente capolista a Roma e un non più giovane Umberto Veronesi in
Lombardia: un colpo, nel cuore dell'orgoglio milanese. Un'altra sterzata laica,
nel giorno della conferma del patto con i radicali: talmente netta da rendere
obbligatori prossimi bilanciamenti. Altrimenti nel Pd il mal di pancia
cattolico diventa una colica, e anche Veltroni rischia di sentire le fitte. Una
cosa va detta sulla rinuncia di Marco Pannella. Sarebbe sbagliato confrontarla
con altri casi analoghi od opposti, perché Pannella ha già rinunciato (magari
per forza) altre volte, ed è l'esempio di come si possa essere leader fuori dal
Palazzo. Il massimo ora sarebbe se alla rinuncia personale si accompagnasse la
presa d'atto collettiva della fine di una alterità che ha resistito a tutto,
anche alle molte occasioni nelle quali i radicali si sono
"mischiati". In un paese che ha superato perfino il mito della
diversità comunista, il simbolo gandhiano può benissimo portare via con sé
anche il mito della diversità radicale. E il molto che c'era di buono può
essere finalmente consegnato da un gruppo di iniziati a un grande partito
maggioritario.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di MATTEO SPICUGLIA ?
ROMA ? I SONDAGGISTI Mannheimer e Piepoli sono d'accordo: la Chiesa non sposta
voti, ma incide sull'agenda del dibattito elettorale. Sta di fatto che in molte
occasioni, il passaggio dai temi alle formule politiche è presto fatto. Ne
sanno qualcosa i teodem del Pd, la componente cattolica:
l'accordo con i Radicali aveva creato qualche mal di pancia, che adesso si è
trasformato in vero e proprio caso politico. Motivo del contendere: la
candidatura dell'oncologo Umberto Veronesi (con posizioni laiche sui temi della
vita) e del ginecologo radicale Silvio Viale, da sempre a favore della pillola
abortiva RU486. Uno sbilanciamento 'laicista' per gli ex popolari del Pd
che, ieri, sono arrivati a chiedere una sorta di contrappeso, con candidature
autorevoli del mondo cattolico (si fanno i nomi, qualora fossero disponibili,
di Andrea Riccardi della Comunità di Sant'Egidio e dell'ex presidente
dell'Azione Cattolica, Paola Bignardi). E anche per 'Europa', il giornale della
Margherita, sono "obbligatori prossimi bilanciamenti. Altrimenti nel Pd il
mal di pancia cattolico diventa una colica, e anche Veltroni rischia di sentire
le fitte". La più contrariata è la senatrice Paola Binetti, che dice di
provare amarezza, dato che "i Radicali sono portatori di una cultura totalmente
opposta a quella dei cattolici". Quanto a
Veronesi, non si discute il profilo del medico, ma "è una medaglia a due
facce", spiega la Binetti, perché "ha assunto posizioni in netto
contrasto con la cultura cattolica". E se diventasse ministro della Salute?
"È una posizione che non prendo nemmeno in considerazione". CRITICO
anche l'ex segretario del Ppi, Pierluigi Castagnetti, che si appella al
rispetto del manifesto dei valori del Pd e definisce l'accordo con i Radicali
"non concordato" e dai "molti rischi". E se il senatore
Luigi Bobba respinge l'ipotesi di "una candidatura improponibile"
come quella di Viale, il collega di partito Enzo Carra è già proiettato sulla
convention che mercoledì vedrà riunite tutte le componenti cattoliche del Pd.
Non nascerà una corrente, spiega, ma questo dipende anche dal comportamento
degli altri, a cominciare dai radicali. "Ognuno ? osserva Carra ? ha le
sue origini e la sua cultura, ma da qui capiremo se è una campagna elettorale
con un partito molto omogeneo o se ci saranno dissonanze". Il caso
cattolico è aperto con tanto di repliche. Franco Monaco e Ignazio Marino
difendono "la candidatura autorevole di Veronesi", mentre nel
centrodestra si levano accuse contro Veltroni. Maurizio Gasparri di An definisce
la Binetti "una foglia di fico" di un partito con "radicali e
abortisti di ogni tipo" e l'Udc, con il segretario Lorenzo Cesa, chiede ai
teodem (ricevendo un "no, grazie") di candidarsi nelle fila del
partito. - -->.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Torino
Senato, il ritorno di Morgando Verso il sì del segretario al ruolo di capolista
in Piemonte Dai Popolari fuoco di critiche sull'ipotesi Viale Lui: "La
laicità deve avere spazi" Gianfranco Morgando, segretario regionale del
Pd, deve essere candidato capolista al Senato in Piemonte. E' la richiesta che
viene dall'assemblea dei "I popolari" che si è svolta ieri mattina
alla Gam di Torino. Appello raccolto: al di là delle dichiarazioni ufficiali
"preferirei non essere più parlamentare", il segretario regionale è
pronto a scendere in campo. Il documento approvato dalla componente cattolica
del Pd fa esplicite critiche alla decisione "del segretario Veltroni di
ospitare nelle liste del Pd esponenti radicali". Viene definita
"discutibile", fonte di "sconcerto in una parte
dell'elettorato". è quindi necessario un riequilibrio con una "significativa rappresentanza dei cattolici democratici", la stessa posizione anticipata ieri dal laico
Gianluca Susta. "C'è necessità - dicono I popolari - che i leader
nazionali e regionali della nostra area politico-culturale siano visibilmente presenti
nella prossima competizione elettorale e che siano in non pochi casi indicati a
capo delle liste". Morgando dice che rifletterà ma la sua
candidatura è praticamente certa: "Avevo intenzione di non candidarmi più
per dedicarmi alla segreteria regionale del partito - ha detto nel suo
intervento - Certo ora si è venuta a creare una situazione nuova".
Mercoledì incontrerà Veltroni a Roma con gli altri segretari regionali. Qualche
batticuore per Giorgio Merlo, che con l'ombra di Morgando che lo precede, teme
adesso di non farcela. Sul fronte del Piemonte 2 si contendono il posto Gianni
Vernetti e Luigi Bobba, il candidato dei cattolici cui
forse pensava Susta quando parlava di bilanciare il segnale lanciato ai
radicali. Pietra dello scandalo, più di Emma Bonino è ancora una volta Silvio
Viale, il medico che si è battuto per la sperimentazione della pillola Ru486 a
cui ieri mattina le orecchie devono essere rimbombate parecchio.
"L'accordo con i Radicali - ha spiegato Morgando alla platea della Gam -
pone due problemi. Il primo è politico: abbiamo condiviso con convinzione la
scelta di Veltroni di correre da soli e ci sembra che l'accordo sia la
negazione di questa impostazione. Il secondo problema è di utilità, potrei
esibire gli sms e le e-mail ricevute fortemente polemici sulla presenza dei
Radicali in lista. In Piemonte il vantaggio non sarà probabilmente quello
sperato". Più duro il senatore Luigi Bobba: "La candidatura di Viale
è semplicemente improponibile, altrimenti il codice etico del Pd, da poco approvato,
apparirebbe come carta straccia". E Davide Gariglio, presidente del
consiglio regionale, parla di "candidatura profondamente diseducativa e
sbagliata. Con Viale si esalta e si fa diventare un paladino della politica uno
che viola deliberatamente le leggi". Parole che non scompongono più di
tanto il medico del Sant'Anna. "Mi dispiacciono le parole di Gariglio e
Morgando - dice Viale - ma io credo giusto che nel Pd il confronto avvenga sui
temi concreti e non di finzione politica e che anche la laicità abbia i suoi
spazi e i suoi punti di riferimento. Se poi a Gariglio e Morgando dà così
fastidio la mia presenza nelle liste piemontesi, sempre che i Radicali si
alleino col Pd e che il partito voglia indicare me, mi dicano loro in quale
regione mi dovrò presentare". (r.t.).
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del "Nel Pd terremo alta la bandiera della laicità"
Barbara Pollastrini al convegno organizzato a Roma "L'esperienza di
Veronesi ci aiuterà nel confronto" di Simone Collini / Roma DIFENDONO
l'intesa elettorale con i Radicali e la candidatura di Umberto Veronesi.
Chiedono un'estensione dei diritti civili e la fine delle discriminazioni per
le coppie omosessuali. Non vogliono una guerra tra Guelfi e
Ghibellini e anzi invitano i cattolici al dia- logo. Però la bandiera della laicità ritengono debba
sventolare bella alta, sul Partito democratico. Si sono ritrovati in quasi
cinquecento, a discutere di legge 194 e fecondazione artificiale, di autonomia
della politica e dei limiti, per chi è chiamato a scrivere le leggi, entro cui
deve rimanere la libertà di coscienza. A organizzare l'iniziativa sono
stati Barbara Pollastrini, Miriam Mafai, Salvatore Veca, Ignazio Marino,
Albertina Soliani e Gianni Cuperlo, vale a dire i primi firmatari di una
lettera-appello su "laicità, nuovo civismo e valore della persona"
che in poco più di un mese è stata sottoscritta da 1200 persone. Politici ma
anche intellettuali, scienziati, docenti universitari che per una giornata hanno
discusso di principi generali e di fatti di cronaca, di diritto e di polemiche
legate all'attualità. A cominciare dall'attacco alla legge sull'aborto. Dice
Barbara Pollastrini aprendo i lavori che oggi bisogna "difendere la 194 di
fronte a un'aggressione ingiustificata per i toni scelti e per l'utilizzo di
paralleli offensivi, perché a nessuno dovrebbe essere consentito di paragonare
un patibolo, la moratoria per la pena di morte a una sala operatoria". Il
riferimento è a Giuliano Ferrara, ma il discorso che fa il ministro per le Pari
opportunità investe l'intera classe politica, fuori e dentro il Pd. Perché se è
vero che il partito guidato da Veltroni è "già oggi luogo di incontro e
dialogo" tra laici e cattolici, è anche vero che
il futuro non può ripresentare dinamiche analoghe a quelle viste in passato.
"Il pluralismo e una scontata libertà di coscienza non possono impedire
alla politica, nella sua autonomia, di dare soluzioni condivise e utili",
dice la Pollastrini sottolineando che "non esistono temi rispetto ai quali
quell'autonomia vale di meno", criticando l'attuale legge sulla
fecondazione artificiale e assicurando "l'impegno del Pd per le coppie di
fatto", comprese quelle omosessuali. Gli applausi in sala si fanno
sentire, e arrivano da esponenti del Pd come Mercedes Bresso, Massimo Brutti e
Vincenzo Vita ma anche da personalità come Giovanni Berlinguer, Moni Ovadia,
Gad Lerner, Sergio Staino. Ma non è tutto qui il Pd, e da lontano la senatrice
Paola Binetti manda a dire alla Pollastrini che nel programma del partito
"si parla solo di diritti individuali delle persone" e che "se
si prendessero delle posizioni contraddittorie con un equilibrio raggiunto sul
filo del rasoio, faremmo anche in questo caso, come in passato, la nostra
parte". Parole che non trovano replica, anche perché l'intento del
ministro è quello di "promuovere il dialogo e il confronto" su questi
temi. Ma in più di un intervento vengono mosse critiche, implicite ed
esplicite, all'anima teodem del Pd. Complice anche l'opposizione espressa dalla
Binetti all'intesa con i Radicali e alla candidatura di Veronesi ("non
prendo neanche in considerazione", dice la senatrice del Pd, un eventuale
ministero della Salute per lui). La scelta dell'oncologo come capolista in
Lombardia piace invece a tutti quelli presenti al seminario sulla laicità, a
cominciare dalla Pollastrini: "Non ho timori per l'ingresso di culture ed
esperienze che ci aiutano a conoscere il mondo. Per questo sono molto contenta
della candidatura di Veronesi nella mia regione". E se una preoccupazione
c'è, è quella espressa da Stefano Rodotà. L'ex garante della privacy loda il
lavoro fatto in Parlamento dal chirurgo Ignazio Marino, che però "ha
trovato resistenze più nel suo campo che nell'altro": "Non vorrei che
ora altri fossero ingabbiati allo stesso modo". È lo stesso presidente
della commissione Sanità del Senato a replicare alla Binetti: "Chi vuole
stare nel Pd deve dimostrare nei fatti di essere un democratico", dice
Marino difendendo Veronesi, persona che "ha fatto della conoscenza la
bandiera della sua vita". Il chirurgo critica la "tendenza a
demonizzare" il valore della conoscenza scientifica e dice tra gli
applausi che chi ricopre il ruolo di parlamentare "non può non accettare
l'idea che al dibattito partecipino tutti, e che tutti abbiano il diritto di
partecipare. Mi spaventa l'idea di preclusioni ad una voce piuttosto che a
un'altra".
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del di Roberto Monteforte/ Roma È PARTITA LA CACCIA alla conquista del
voto cattolico. In particolare di quello che guarda con simpatia al Partito
democratico di Walter Veltroni, soprattuto dopo l'apertura delle liste del Pd
alla Bonino e ad altri esponenti del partito radicali. Anche se è oramai
assodato: il voto cattolico è sempre più il voto di cittadini "cattolici", molto poco ideologico e molto sensibile
alle risposte che vengono date ai problemi concreti di ogni giorno: lavoro,
salari, prezzi, salute, sicurezza, famiglia. Questo non vuole dire certo
indifferenza verso i temi etici che restano ben presenti, come conferma un
sondaggio recente sul voto cattolico curato da Coesis Reaserach per Famiglia
Cristiana, ma che andrebbero affrontati senza alzare steccati o barricate.
L'Italia vive momenti difficili e non è tempo di crociate. I vescovi chiedono
di impegnarsi per il "bene comune", senza esasperare i toni della
competizione elettorale. E' stata la linea indicata dal leader del Pd:
confronto "pacato" e "costruttivo", sulle cose da fare per
il Paese. Uno stile apprezzato da settori importanti del mondo cattolico, come
testimoniano i commenti di alcuni settimanale diocesani rilanciati dall'agenzia
dei vescovi Sir. Ma ora che il Pd ha aperto le sue liste ad alcuni nomi di
spicco del partito Radicale a partire da Emma Bonino e ha scelto come capolista
in Lombardia una figura di prestigioso e sicuramente laica come il professor
Umberto Veronesi, c'è chi cerca di accendere le polveri. Si accendono i toni,
si sottolinea come si tratti di testimonial di battaglie come l'introduzione
del testamento biologico o l'eutanasia estranee al programma datosi dal Partito
democratico. Si accalora il leader dell'Udc Pierferdinado Casini impegnato nel
tentativo di assicurare una base elettorale a quel "centro" che sta
cercando di costituire insieme a Pezzotta, Tabacci e Baccini, come nuovo punto
di riferimento per il voto cattolico. La Conferenza episcopale italiana tace.
Ufficialmente non entra su scelte che riguardano i partiti. Ma pare certa la
sua benedizione per questa "operazione visibilità" dei cattolici in politica. Almeno un disco verde pare ci sia stato da parte dei vertici della Cei, mentre l'assenso e
l'incoraggiamento del cardinale Camillo Ruini verso l'ex presidente ella Camera
è certo. La linea data alla Chiesa italiana dal presidente della Cei, cardinale
Angelo Bagnasco è precisa.. Non si commentano le scelte interne ai partiti. Sui
programmi e sui valori di cui si fanno portatori il discorso è diverso. E' sui
programmi che il cattolico è chiamato a riflettere, valutare, decidere. E i
vescovi la loro indicazione ai fedeli la daranno il prossimo 10 marzo. "I
vescovi non si occupano delle dinamiche politiche, e dei partiti tanto
meno" aveva detto a fine gennaio il presidente della Cei. La linea resta
questa. "I vescovi - aveva precisato Bagnasco - si occupano e si devono
occupare dei valori. E i valori non hanno parte, non hanno partito, possono
essere assunti da chiunque. Soprattutto certi valori, che sono sì anche di
ordine evangelico, ma innanzitutto sono di ordine razionale, riguardano il
buonsenso, la riflessione comune, la ragionevolezza. È questo il compito e
l'attenzione dei vescovi, non altro. Delle dinamiche si prende atto, come
tutti". Un'indicazione in linea con quanto richiesto dal segretario di
Stato, cardinale Tarcisio Bertone che suona come una sconfessione
dell'interventismo ruiniano. Ma è una distinzione di metodo, di opportunità.
Non sui contenuti. Nella sua ultima prolusione l'arcivescovo di Genova, è
intervenuto in modo ruvido su singoli punti, richiamando il limite
all'autonomia del cattolico impegnato in politica sui temi ritenuti eticamente
sensibili. I fedeli, anche quelli impegnati in politica, devono rispettare le
indicazioni del magistero chiamato alla coerenza dei comportamenti e alla
testimonianza visibile, anche in contrasto con le indicazioni di partito.
Soprattutto come ha sottolineato ieri l'arcivescovo Sgreccia."I politici
credenti rifiutino scelte di partito inaccettabili". Parla a titolo
personale il presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Ma il messaggio
"preventivo" la Chiesa lo lancia. I credenti sono chiamati alla
coerenza e alla testimonianza pubblica delle loro convinzioni, tanto più se
militano in formazioni "pluraliste" dove vige la disciplina di
partito. Sui temi etici per monsignor Sgreccia non si può transigere ed è
necessaria chiarezza già nella campagna elettorale. C'è chi assicura
preoccupazioni Oltretevere per l'apertura del Pd ai radicali. Ma questo non
vuole dire automaticamente un effetto sul voto cattolico. "La scelta di imbarcare
qualche esponente radicale non dovrebbe sconvolgere più di tanto l'elettorato
cattolico che ha scelto il centrosinistra" osserva don Rocco D'ambrosio
che insegna teologia politica alla Gregoriana . "Quello che contano sono i
contenuti". E invita ad aspettate la convention dei cattolici
del centrosinitra che si terrà il 27 febbraio. Intanto le reazioni ci sono
state. " Decisione "sconquassante" l'ingresso nel Pd di
esponenti del Partito radicale. È stato il commento
venerdì scorso del quotidiano cattolico "Avvenire" che chiede
chiarezza "sui programmi" e "coerenza". Ma quello che viene
indicato come "cruciale" dal quotidiano dei vescovi è
l'"elaborazione progettuale in materie eticamente sensibili". Una
"questione - si afferma - che coinvolge in maniera
particolarmente pesante il Pd" dopo l'accordo con i radicali. La
preoccupazione delle gerarchie è che le proposte dei radicali dall'eutanasia al
testamento biologico, alla liberalizzazione dell'aborto come le battaglie per
l'assoluta laicità dello Stato facciano breccia nel Pd.
( da "Secolo XIX, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pierfranco pellizzetti
Viviamo una stagione di incredibili ipocrisie. Con effetti a dir poco
allucinogeni e spudorati accostamenti ossimorici, soprattutto nel campo delle
opzioni personali più intime: omosessuali omofobici, bi/trigami paladini
dell'indissolubilità del vincolo matrimoniale, sfegatati/e propagandisti/e di
una sacralità del matrimonio che poi smentiscono palesemente con le loro
personali scelte di vita: praticando una (pervicace e scandalosa, dal loro
punto di vista) condizione di non maritati/e. Basti pensare alla senatrice
Paola Binetti, quella del cilicio anteposto alla vera nuziale. Una stagione
profondamente influenzata dallo spirito del tempo, in cui la corsa a spostare
all'indietro le lancette della storia trova sul proprio cammino le donne, i loro
corpi e il loro genere. La paura che il femminile suscita da sempre nei
maschi-macho, la minaccia che rappresenta per l'ordine patriarcale, il
potenziale potere ansiogeno di verificatore d'ultima istanza della virilità di
quei maschi-macho. Della loro identità. È un femminile da rimettere in gabbia a
ogni costo. Ce lo ricorda una filosofa genovese, Nicla Vassallo, nel suo ultimo
saggio: "In Lombardia tra il 2000 e il 2005 settantaquattro donne sono
state uccise dal marito o dal convivente... nel nostro paese sono più di mezzo
milione le vittime di stupro". L'angelo del focolare caro alla retorica
maschilista, dedito alla riproduzione e alla cura della casa, si trasforma
nella donna maschilizzata. Dunque, invariabilmente sottomessa all'egemonia
maschile. Con le parole di una donna, di una scrittrice, Lidia Ravera: "Da
un lato la Barbie zoccola che trionfa in televisione (e non solo lì),
dall'altro la "uoma" che intende raggiungere il potere per
scimmiottamento". Ma l'aggressione non si ferma alle menti, riprende a
colpire i corpi. Mirando al punto centrale da cui - a partire dagli anni
Sessanta - aveva preso le mosse la timida liberazione dell'altra metà del
cielo: il controllo delle gravidanze. Come ben sappiamo, è ormai in atto una
campagna efferata per azzerare la voce delle donne. Che parte dalla proposta di
moratoria in materia di aborto e arriva alle irruzioni poliziesche, prodotto
orribile del clima che si è creato, nel Politecnico di Napoli; alla guerriglia
mediatica del Giuliano Ferrara che sino a ieri si definiva "papista
ateo" e ora - nel talk show L'Infedele, condotto da un intimorito Gad
Lerner, - si professa "cattolico" senza indicare in quale via per
Damasco gli sia apparsa la luce. Il tema è sempre quello: l'aborto come l'olocausto,
le donne come serial killer. L'ipocrisia suprema di raccontare la scelta
terribile, il dramma traumatico di un soggetto debole come giocosa e
irresponsabile pratica estrema di edonismo: si fa bisboccia e poi ci si sgrava
delle conseguenze, come di un etto di grasso superfluo in un centro fitness.
Odiosa, reiterata rappresentazione terroristica per il controllo delle
coscienze, che persegue l'autocolpevolizzazione dei destinatari (destinatarie)
della campagna di manipolazione. Tra l'altro bugiarda: recenti indagini europee
rilevano che le maternità auspicate dalle italiane sono il doppio di quelle
effettive per la carenza di strutture sociali di supporto. Ma i terroristi non
sembrano minimamente interessarsi a questo aspetto. È una campagna politica che
- del resto - presenta evidenti aspetti di illegalità: la calunnia (l'accusa di
stragismo) rivolta a chi applica solamente quanto previsto da una norma dello
Stato, la legge 194; confermata con il 68% dei voti nel referendum del 1981. Un
Paese serio dovrebbe far rispettare le proprie leggi punendo i trasgressori e -
nel caso dei vertici vaticani - inoltrando adeguate proteste per via
diplomatica. Almeno. Ma qui si giunge al punto: come dice
sempre Carlo Augusto Viano, in Italia i laici sono in ginocchio. E le laiche?
Peggio che andar di notte. Non ci si riferisce alle donne "di base"
che ora manifestano in piazza a Roma, Genova, Milano, Bologna e - ovvio - a
Napoli. Si pensa alle rappresentanti del mondo femminile che siedono in
Parlamento. Vere Zie Tom in carriera, visto che non sanno andare oltre
gli abituali pigolii del "fare chiarezza". Ancora ipocrisie, stavolta
per tirare a campare in mezzo ai maschi. François La Rochefoucault diceva che
"l'ipocrisia è l'omaggio che il Vizio rende alla Virtù". Ma qui, più
che un omaggio, sembrerebbe veleno mortale. Pierfranco Pellizzetti
(pellizzetti@ fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 24/02/2008 Quanta
ipocrisia nel presentare un dramma come una giocosa pratica di edonismo
24/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Seminario del Pd con
Pollastrini, Lerner e Ovadia. "Sui temi etici siamo in ritardo rispetto
alla Chiesa" I laici e la ricerca dell'ultima frontiera "Zapatero e
Binetti possono convivere" Lerner: la senatrice non è retaggio del
passato, ma una figura moderna Rusconi: i valori non sono negoziabili. Bresso:
sono atea orgogliosa ALESSANDRA LONGO ROMA - L'errore politico c'è e Stefano
Rodotà lo ammette: "La cultura di sinistra ha delegato per anni la
questione etica alla Chiesa". Un appalto pericoloso che ha messo in difficoltà
quei tanti cattolici che dissentono dalle iniziative e
dal linguaggio dell'establishment ecclesiale ma non si sono sentiti
"coperti" dall'altra sponda e perciò ora se ne stanno silenti.
Monopolio regalato. I laici ammettono di aver capito in ritardo, rispetto
all'Oltretevere, la posta in gioco, la "vera sfida", che è
soprattutto una: il terreno della scienza e dei suoi progressi nel XXI secolo.
Roma, fuori c'è il sole, dentro una sala strapiena di politici, intellettuali,
cosiddetta società civile. Tutti a ragionare, anche facendo autocritica, di
"Laicità, nuovo civismo e valore della persona". Il seminario nasce
dentro il Pd, voluto dal ministro Barbara Pollastrini, da Albertina Soliani e
Gianni Cuperlo, un primo appuntamento che dà seguito a quella lettera-appello
sulla laicità, sostenuta da 1200 adesioni. Voglia di dialogo ad armi pari fra
le due "anime" del nuovo partito. Cioè, semplificando brutalmente,
tra Umberto Veronesi e Paola Binetti, tra lo scienziato e la signora col
cilicio, due estremi che, per il momento, non si toccano. Il primo, scelto come
capolista al Senato in Lombardia, è difeso dalla Pollastrini ("Sono
contenta per l'ingresso di culture ed esperienze che ci aiutano a conoscere il
mondo"), la seconda, un po' a sorpresa, trova un avvocato d'ufficio in Gad
Lerner che spariglia e provoca: "E' sbagliato provare fastidio per la
Binetti. Lei non è un retaggio clericale d'altri tempi, al contrario, con il
suo cilicio e l'Opus Dei, è una figura modernissima, perciò è normale che stia
nel Pd". In sala, la faccia perplessa di Ivan Scalfarotto, i volti
impassibili di Giovanni Berlinguer, Ignazio Marino, Liliana Cavani, Sergio
Staino, Vincenzo Vita, Khaled Fouad Allam, Moni Ovadia. Dunque, Binetti
"figura modernissima". E allora Zapatero? urlano dalla quarta fila.
Proprio qui vuol arrivare Lerner: "Piace anche lui. Ed è per questo che
non dobbiamo più dividerci tra cattolici e laici, non
dobbiamo riproporci in maniera identitaria. Se tifate Barack Obama, sappiate
che in tutti i suoi discorsi c'è più di un riferimento a Gesù...". Gian
Enrico Rusconi, contrario all'uso smodato del dubbio, conforta i presenti con
una certezza: "La pluralità dei valori non è negoziabile in democrazia, è
un principio costituzionale", dunque non si tocca. Si guardi al futuro. Il
vertice del Pd ha promesso che, in caso di vittoria, farà subito leggi su temi
"eticamente sensibili". Ci si può accontentare? Ignazio Marino
(Rodotà ne elogia il martirio al Senato: "Lo hanno ingabbiato")
preferisce giocare d'anticipo: "Non so se sarò eletto, se saremo
maggioranza o opposizione. So che depositerò comunque il disegno di legge sul
testamento biologico". Clima rilassato, forse c'entra anche l'accordo con
i radicali. Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, fa outing: "Sono
un'atea orgogliosa e, come tale, non mi dispiacerebbe una componente laica nel
Pd". Claudia Mancina la boccia: "Laico, nell'approccio, deve essere
tutto il partito"). Alla quinta ora, la sintesi si va
delineando: "Il cardinal Ruini teme il Pd" proprio perché, come dice
l'onorevole Walter Tocci, "è l'unica cosa grande" nata in risposta
"al vero partito politico" rimasto sulla piazza italiana, quello
della Chiesa. Dunque, avanti così: laici e cattolici insieme, perché è questa la frontiera della "nuova
laicità".
( da "Liberazione" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Il documento su 194,
Ru486, legge 40 e pillola del giorno dopo "Legge sull'aborto solida e
moderna" Finalmente i medici prendono parola Laura Eduati Dunque, se da
una parte esiste il sacrosanto diritto all'obiezione di coscienza, dall'altro
esiste "l'obbligo deontologico" a dare informazioni alle pazienti
dirigendole magari verso altri medici che sapranno fornire la pillola. Non
poteva mancare un riferimento alla legge 40 sulla fecondazione assistita, altro tema di scontro tra laici e cattolici. Una legge, criticano i medici, che interviene persino nelle
scelte degli operatori sanitari indicando quale sia il miglior metodo di cura,
a prescindere dal quadro clinico e dalle "migliori evidenze
scientifiche". Pollice verso anche nei confronti del divieto per la
diagnosi pre-impianto, richiesta a gran voce dalle coppie portatrici di
malattie genetiche gravissime. Per concludere, un accenno importante alle cure
dei neonati estremamente prematuri; non c'è dubbio, scrive la Fnomceo, i medici
sono tenuti a mantenere in vita un feto che mostri la possibilità di vita
autonoma, così come previsto dalla 194 e dal codice deontologico. "I
medici non sono per l'aborto ma a favore della 194, che non è un mezzo per il
controllo delle nascite" ha precisato il presidente Amedeo Bianco,
chiedendo però l'aumento dei fondi a supporto della maternità e per la
prevenzione degli aborti specialmente a favore delle categorie che maggiormente
fanno ricorso alla legge, cioè straniere e giovani donne. La presa di posizione
della Fnomceo non è piaciuta al comitato Scienza e Vita (anticamente presieduto
da Paola Binetti) che parla di "colpo di mano dei medici". Per
Ferrara la Ru486 non è altro che "il prezzemolo moderno". Commenti
positivi invece da Barbara Pollastrini: "La conferma autorevole della
qualità e dell'efficacia della 194". 24/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Riequilibrio
E ora spuntano i nomi di due cattolici doc Dopo
l'ingresso dei radicali e la candidature di Veronesi, i cattolici
del Pd vogliono essere rassicurati. E non solo a parole. Così spuntano due
possibili candidati che potrebbero controbilanciare gli ultimi ingressi in casa
democratica: il fondatore della comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi e Paola
Bignardi, presidente di Retinopera, ex leader dell'Azione
cattolica e nome molto gradito alla Conferenza episcopale italiana. "In
questo momento sembra che la sintesi auspicata da Veltroni tra diverse culture
penda in senso laico - afferma la teodem Paola Binetti. - Io chiedo una mossa
di segno uguale e contrario. Servono personalità in cui possiamo
riconoscerci. E mi vengono in mente i nomi di Andrea Riccardi e Paola
Bignardi".
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Veltroni apre al centro "Tutti i voti sono utili" Candida
Sangalli (artigiani): Pd con operai e imprenditori Il leader: "Serve una
sintesi tra cattolici e radicali". Binetti:
"Vedrei bene candidati come la Bignardi e Riccardi" DAL NOSTRO
INVIATO RIMINI - "Fatemelo vedere, fatemelo toccare, voglio un
autografo". "Santo Walter da Roma", che per il popolo romagnolo
del Pd deve fare il miracolo di battere Silvio Berlusconi, scende dal pullman
accolto dalla folla che lo vuole avvicinare. Ma a Cesena il partito ha
organizzato tutto e dà la precedenza ai giovani con le magliette bianche, con
un certo disappunto dei più anziani: "Largo agli under 30, sono loro che
lo devono salutare per primi". Insieme a Roberto Pinza, il sottosegretario
prodiano, gloria locale, che ha rinunciato a ricandidarsi. Ma Veltroni oggi è
più ecumenico di quanto normalmente già lo sia e, sorprendendo tutti, dopo il
comizio a piazza Americi, si dirige di slancio verso un banchetto che la
senatrice Laura Bianconi ha allestito per sostenere il partito di cui fa parte.
E cioè Forza Italia: "Le auguro buon lavoro e in bocca al lupo". Dopo
un attimo di incertezza, la militante azzurra ricambia con un sorriso e gli
stringe la mano. Walter l'ecumenico, almeno nei toni e nel savoir faire
elettorale, non si smentisce anche quando risale sul pullman e affronta il tema
del "voto utile". Berlusconi pochi giorni fa aveva detto che era circoscritto
al Pdl e al Pd. Lui non è affatto d'accordo: "Certo, il confronto
principale sarà tra questi due partiti e alla fine chi vincerà dovrà governare.
Ma ciò non vuol dire che bisogna definire inutile il sostegno alle formazioni
minori: tutti i voti sono utili". E dicendo ciò, oltre ad esprimere la sua
convinzione personale, offre pari dignità anche a chi potrebbe ostacolare il
percorso elettorale di Berlusconi, come Pier Ferdinando Casini. Ma quando sale
sul palco di Rimini, nella storica piazza dove la via Flaminia si incrocia con
la via Emilia, è il momento dei lavoratori e delle imprese. Anzi delle piccole
imprese, in in qualche modo quel "popolo delle partite Iva" già
osannato dal centrodestra. Niente più ostilità con quel mondo, ma anche qui un approccio
bipartisan: il Pd "è con gli operai", tanto che candida il superstite
della tragedia della Thyssen, ma "non può essere contro chi ha una piccola
azienda di quattro o cinque dipendenti solo perché è imprenditore". E qui
colloca la candidatura di giornata: il segretario della Confederazione
nazionale dell'artigianato (Cna), Giancarlo Sangalli, che sta accanto a lui sul
palco. Insomma, un Pd che sta con tutti i lavoratori e che è molto
interclassista. E i maldipancia cattolici di fronte
alle candidature dei radicali e di Umberto Veronesi? "C'è bisogno di una
sintesi fra le diverse culture: noi abbiamo provato a farla e continueremo su
questa strada perché è un'operazione tipica dei partiti moderni, come accade
nel partito democratico americano in cui convivono anime diverse". Paola Binetti propone candidature di calibro per controbilanciare
la presenza laica: "Vedrei bene Paola Bignardi e Andrea Riccardi ".
Cioè l'ex leader dell'Azione Cattolica e il fondatore della Comunità di
Sant'Egidio. "Se fossero disponibili a scendere in politica, sarebbero due
ottimi nomi", concorda Enzo Carra. Al Loft del Pd fanno capire che, almeno
per quanto riguarda Riccardi, ci sarebbero stati contatti, ma finora non
è giunta una risposta. Roberto Zuccolini.
( da "Tempo, Il" del 24-02-2008)
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Stampa Nicola
Imberti n.imberti@iltempo.it Ci ha riflettuto a ... Nicola Imberti
n.imberti@iltempo.it Ci ha riflettuto a lungo. Quattro legislature alle spalle,
la necessità di un rinnovamento generazionale, la voglia, forse, di lasciare il
posto a una donna. Pierluigi Castagnetti sembrava destinato a concludere la sua
esperienza parlamentare. Invece no. Alle prossime elezioni l'ex segretario del
Ppi ci sarà. "Merito" dell'accordo siglato tra il Pd e i Radicali.
Un'intesa che Castagnetti boccia senza mezzi termini e che lo ha convinto a non
mollare. Presidente, arrivano Emma Bonino & Co., Umberto Veronesi viene
candidato capolista in Lombardia, siamo davanti a una deriva laicista del Pd?
"Io scinderei le due cose. Veronesi è un oncologo di fama mondiale e, a
prescindere dalle cose che può pensare sulle tematiche etiche, è una scelta che
ha il mio apprezzamento". E i Radicali? "Quello con i Radicali è un
accordo che i cattolici del Pd hanno subito".
Preoccupati? "Abbiamo ottenuto l'assicurazione che i candidati radicali
sottoscriveranno il manifesto dei valori e il programma. Nulla verrà
rinegoziato. Anche perché sarebbe inaccettabile ridefinire delle cose che, per
noi, sono la carta d'indentità del partito". Non teme che l'elettorato
cattolico non capisca? "L'elettorato cattolico non capisce e non condivide
l'ingresso dei radicali. Basta vedere i messaggi che ci arrivano dal
territorio". Quindi, che si fa? "Ieri sono stato
a Torino e, nei prossimi giorni, sarò a Catania e Verona. Dobbiamo
"pedalare" per rassicurare l'elettorato del nostro impegno e del
fatto che noi, dirigenti cattolici del Pd, vigileremo
su questa intesa. Ovviamente anche Veltroni deve fare la sua parte, ma credo
che alla fine ce la faremo". Era proprio necessario? "No. è uno
stress che avrei volentieri evitato. E francamente mi sfugge il motivo per cui
tutto questo è stato fatto". Qualcuno dice che
guadagnerete voti... "Personalmente non vedo i vantaggi di un'operazione
ad alto rischio. Conosciamo i Radicali e sappiamo che sono sempre eccessivi e
hanno una certa "allergia" ad integrarsi con altri. Sono più propensi
a conservare la loro identità". C'è chi dice che, in questo modo, il Pd
diventerà più laico. "Il Pd ha fatto un lavoro difficile per definire un
manifesto di valori che rappresenta un punto di sintesi tra varie sensibilità.
Sarebbe un peccato se si arretrasse ad una conflittualità tra guelfi e
ghibellini che mi sembra ampiamente superata. In ogni caso
non credo che il Pd abbia bisogno di innesti esterni per testimoniare la
propria laicità". Chiederete una compensanzione per riequilibrare il
rapporto laici-cattolici?
"I cattolici sono tra
i cofondatori del Pd. Ci sono e non baratteranno nulla con gli altri. Noi
chiediamo semplicemente che non ci si discosti di una virgola dalla sintesi
trovata. Non cadiamo nella trappola di dire: adesso dateci 9
parlamentari in più. Anche se è chiaro che la nostra presenza dovrà essere
commisurata al nostro peso". Insomma, se qualcuno deve andarsene, quelli
non siete voi? "Mi sembra ovvio. Se i Radicali non condividono il nostro
manifesto dei valori traggano le dovute conseguenze. Mi viene da sorridere
quando leggo che Emma Bonino dichiara di non avere pregiudizi nei confronti di
Paola Binetti. Ci mancherebbe. Casomai dovrebbe essere il contrario visto che
Paola è tra i cofondatori del Pd ed Emma sta entrando". Riuscirete a
trovare una soluzione? "Io non dimentico che, meno di un anno fa,
respingemmo la candidatura di Marco Pannella alle primarie del Pd perché
avevamo due percorsi diversi e incompatibili. Adesso questa compatibilità è tutta
da dimostrare. E sono gli ospiti che hanno l'onere della prova, non chi ha
costruito la casa".
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-24 num: - pag: 30 autore: di
ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA categoria: REDAZIONALE POLITICA E FEDE L'identità
dei cattolici SEGUE DALLA PRIMA Ma davvero esiste oggi
in Italia un simile schieramento? E davvero potrebbe mai bastare un
"partito cattolico" a farvi argine? Vi è tuttavia una seconda e forse
più importante obiezione all'idea che sia indispensabile un partito cattolico
per tutelare l'identità cristiana del nostro Paese. L'obiezione è iscritta in
modo chiarissimo nella vicenda italiana di questi ultimi anni. Durante i quali,
se non sbaglio, quell'identità è stata tematizzata, analizzata e per così dire
fatta oggetto del discorso pubblico, ne è stato
compreso il significato, ne sono stati rivendicati con forza l'importanza e il
peso sulla cultura occidentale e dunque anche nostra, ne sono stati messi a
fuoco i complessi rapporti con la modernità e con la storia italiana, ne è stato mostrato l'insuperabile rilievo etico, soprattutto a
opera di donne, uomini, ambienti e iniziative, che nulla o quasi avevano a che
fare con qualsivoglia "partito cattolico ". Diciamolo chiaramente:
sono stati in special modo dei non credenti, ovvero dei credenti estranei però
ai chiusi e sempre circospetti circuiti iniziatici delle organizzazioni
cattoliche, sono stati loro che hanno fatto uscire il grande tema della
religione e della fede, nonché del rapporto di entrambe con il mondo
contemporaneo, dal chiuso in cui, almeno qui da noi, esso era andato a finire.
Sono stati loro, i loro libri, i giornali da loro creati o diretti, le loro
iniziative, che hanno riportato con forza all'attenzione dell'opinione pubblica
e della cultura laica il grande tema delle radici cristiane, dell' "identità
cristiana ", rinnovandone il senso e la portata, riaccendendone
l'interesse. E hanno fatto tutto questo, se non sbaglio, senza che alcun
politico cattolico c'entrasse nulla e per un lungo tratto neppure si accorgesse
del fenomeno, tanto meno lo assecondasse, a differenza di alcuni alti esponenti
della gerarchia cattolica, mostratisi invece assai più consapevoli e avveduti
di loro. Dunque anche per questo aspetto certo non secondario, l'esistenza di
un "partito cattolico" quale quello voluto da Casini non sembra in
grado di avere un' incidenza effettiva sulla difesa di quell'"identità
cristiana" del Paese, per la quale pure dice di scendere in campo. La sua
nascita risponde solo a ragioni di politica, di rispettabilissima politica
naturalmente, ma sia chiaro: tutto comincia e finisce qui.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
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E la grana interna:
i cattolici del Pd, dagli ex Popolari ai teodem, non
apprezzano l'accordo, mentre Paola Binetti avanza anche perplessità sulla
candidatura di Umberto Veronesi. Il mal di pancia emerso in questi giorni
troverà sfogo la prossima settimana alla convention dei cattolici
democratici del 27 febbraio. Nessuna volontà di far nascere una corrente o di
creare problemi, assicurano, ma senza dubbio la necessità di far sentire alta
la propria contro derive laiciste. Già venerdì "Avvenire", quotidiano
dei vescovi, definiva "squassante" l'accordo del Pd con Marco
Pannella ed Emma Bonino. Dall'Udc e dal Pdl, continuano poi ad arrivare bordate
per le scelte di Veltroni (il tenore degli attacchi è sempre quello, e cioè l'impossibilità
di far convivere posizioni così diverse). Ecco che l'annuncio della candidatura
di Veronesi, le cui posizioni su aborto, eutanasia e fecondazione assistita
sono molto distanti da quelle del Vaticano, ha ulteriormente messo in
agitazione i teodem. Che vedono (e non solo loro) come fumo negli occhi la
possibilità che Pannella decida di inserire nelle liste del Pd il medico
piemontese Silvio Viale (sperimentatore della pillola abortiva Ru486). Non è
però affatto detto che i Radicali puntino su Viale. All'assemblea del partito,
durante la quale Emma Bonino ha detto che "non esiste altra ipotesi"
rispetto all'alleanza con il Pd, si è parlato anche di candidature e il nome
del ginecologo non sembra tra i più gettonati. Ad ogni buon conto il fuoco di
fila cattolico si fa sentire. "La sua candidatura - avverte il senatore
teodem Luigi Bobba - è semplicemente improponibile". Il segretario
regionale del Pd piemontese Gianfranco Morgando contesta la scelta di Veltroni
di siglare l'intesa con la Bonino. E se per il vicepresidente della Camera Pier
Luigi Castagnetti (ex segretario del Ppi e non certo un integralista),
l'accordo ha molti rischi ed è fonte di "preoccupazione fortissima",
Paola Binetti parla di "perplessità e smarrimento". La senatrice
teodem non vuole poi "nemmeno prendere in considerazione" l'ipotesi
che Veronesi diventi ministro della Salute. Insomma, l'anima cattolica del Pd è
in fermento. Si vedranno tutti al convegno di mercoledì, un appuntamento che
Enzo Carra (anche lui teodem) descrive così: "Non va inteso come la
nascita di una corrente, ma questo discorso deve valere per tutti. Se vi
fossero delle eccezioni, come per esempio i Radicali, allora la questione si
potrebbe porre anche per gli altri". Le acque sono agitate e Veltroni deve
mediare. Il segretario assicura che non esiste alcuna contraddizione
all'interno delle liste del Pd e, anzi, rivendica la modernità e la maturità
delle scelte fatte fino a ora: "Un grande partito ha dentro di sé, per sua
natura, delle differenze. Serve una sintesi tra le diverse culture e la
politica è esattamente il luogo della sintesi e della mediazione". Il ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini (la
laicità, dice, è importante per i diritti civili) invita a non sollevare
polemiche e a puntare sul dialogo, che ha già permesso all'anima laica e a
quella cattolica di costruire un programma e di ritrovarsi su valori
condivisi". f.nic.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
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Veronesi, Ichino,
Bonino e Sangalli per fare breccia al Nord. Ma a Roma tocca al leader della
comunità di S. Egidio.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
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Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA E quattro. Con la candidatura di Gian Carlo Sangalli, leader del
"partito delle partite Iva", Walter Veltroni ha messo a segno il suo
poker riformista-modernista. Ichino, Bonino, Veronesi, adesso Sangalli: è la
carta di riconoscimento del Pd soprattutto al Nord, per fare breccia in un elettorato che più che alle diatribe pre Porta Pia fra laici e cattolici fa attenzione a che cosa un
partito ha da dire in materia di modernizzazione e di efficienza e di rapporti
di lavoro. Al loft sede del Pd fanno notare che Emma Bonino "è molto
apprezzata dagli imprenditori per il gran lavoro svolto a favore dell'export
italiano, è percepita più come una grande ed efficiente manager-ministro
che per una laica radical". Quanto poi a Umberto Veronesi, il veltroniano
Peppino Caldarola spiega che "è inutile che cerchino di indicarlo come un
anticristo mangia preti, Veronesi non è noto per l'aborto ma per aver salvato e
continuare a salvare migliaia di vite umane dal cancro, ma di che vanno
cianciando i suoi critici?". E poi, continua Caldarola, "il profilo
di Walter al mondo cattolico piace. Sarà anche allusivo, sarà pure troppo
includente che non guasta, ma Oltretevere hanno capito che lui non è
"contro", di lui si possono fidare, a Roma in sette anni con il
Vaticano non ha mai avuto un motivo di conflitto. Sì, c'è qualcosa di esagerato
in queste critiche di parte cattolica, anche in quelle interne al Pd, non
vorrei che qualcuno stia alzando il prezzo della propria candidatura". Sul
versante cattolico, Veltroni adesso adotterà il classico "ma anche"
che ha ormai eretto a principio del suo agire politico. Dopo il poker
"laico riformista", ci sarà non si sa se un tris o una scala reale
cattolico riformista, Veltroni schiererà dei candidati di grido di parte
credente con predilezione verso l'area del volontariato. Si parla già di Andrea
Riccardi, responsabile della comunità di Sant'Egidio. Sicché il convegno del 27
febbraio che vedrà l'adunata della parte ex popolare del Pd, si annuncia più
che un momento di mugugno o di conflitto interno ai Democratici, come un
momento di grande riappacificazione. Laici ma anche cattolici.
L'ondata nuova che si annuncia pro credenti potrebbe già fare la prima
"vittima": il Pd piemontese, ma anche quello nazionale, gradiscono
assai poco, anzi non gradiscono affatto, la candidatura di Silvio Viale, il
padre della pillola abortiva Ru486, giudicata "fortemente
inopportuna" da Gianfranco Morgando segretario del Pd regionale, mentre
per Luigi Bobba ex leader delle Acli la candidatura è molto più semplicemente
"improponibile". La stessa cosa, a quel che si è capito, pensano ai
piani alti del loft del Circo Massimo.
( da "Tempo, Il" del 24-02-2008)
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Stampa Nel Partito
democratico esplode il caso Binetti. La ... Nel Partito democratico esplode il
caso Binetti. La senatrice teodem critica la scelta di candidare Veronesi a un
eventuale ministero. Polemiche sulla proposta di Marco
Pannella di inserire in lista anche Silvio Viale, medico sostenitore della
pillola Ru486. Un'ipotesi accolta con molto scetticismo dalla componente
cattolica del Pd. Sale la tensione con l'ala laica mentre sulla questione
aborto l'Ordine dei medici scende in campo per difendere la legge 194. Gallo e
Imberti alle pag. 6, 7 e 8.