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Padre Butterini ha già
raccolto 700 euro. Il vescovo al frate: "Si metta in
riga" La Cgil contro Bressan: "Dovrebbe
opporsi alle iniziative della Lega" TRENTO. I sacerdoti trentini
hanno deciso di alzare un muro invalicabile contro la colletta pro moschea
lanciata da padre Butterini, che però nel frattempo
ha già raccolto oltre 700 euro per l'imam Breigheche.
La maggior parte dei preti si dice contraria all'idea di aiutare economicamente
i musulmani nel costruirsi il proprio luogo di culto e c'è chi lo fa senza
mezze misure. "Gli islamici non hanno bisogno di nessuna colletta,
facciamola invece per i nostri poveri" afferma don Pietro Rattin, in piena sintonia con le parole del vescovo Luigi Bressan: "Ogni gruppo religioso provveda a se
stesso". Nei giorni scorsi la guida della comunità cristiana di San
Francesco Saverio, ha raccolto l'appello di Don Cristelli
e si è già messo all'opera. Durante la confessione pre
pasquale, la comunità ha raccolto 1.400 euro di cui 700 andranno ad aggiungersi
agli altri cento mila della comunità islamica. Una forma di collaborazione non
condivisa né dai sacerdoti locali né dal vescovo Bressan
che sembra "tirare le orecchie" a padre Butterini
e don Cristelli. "Ogni gruppo
religioso provvede a se stesso e non si va a mettere in competizione con altre
religioni. Penso che quella della colletta sia solo una battuta. Siamo nei giorni di Pasqua, dobbiamo concentrarci sul mondo
cattolico" E per chi all'interno della Chiesa la pensa diversamente?
"Giudichi lui, io ho già espresso il mio parere contrario" conclude Bressan e gli fanno eco alcuni preti trentini. "Sono
favorevole al rispetto delle altre religioni e fedi, ma bisogna lavorare in
profondità per una giusta accoglienza e integrazione, non ci si può limitare a
gesti simbolici o a singoli episodi (come una colletta), potrebbe creare
l'effetto boomerang: una totale respinta degli immigrati" commenta don Beppino Caldera della parrocchia di San Rocco. Più duro don
Pietro Rattin che afferma: "Aprirsi agli
stranieri non significa accogliere qualsiasi loro
richiesta e, infatti, l'integrazione non sta avvenendo. Costruire delle moschee
oggi implica dei problemi. Solo se l'Islam cambierà volto, avrà diritto ad un
luogo di culto. La carità e il pane sono per l'amor di Dio e
non per le moschee, che sono già abbastanza sovvenzionate dall'estero".
I cattolici non possono occuparsi anche delle moschee. Questo
è il pensiero di don Lino Fronza che aggiunge:
"Ogni chiesa deve pensare alle proprie spese, perché l'Islam non dipende
da Dio. Don Cristelli e padre Butterini pensano di fare chissà cosa, ma non rappresentano
il pensiero di tutta la Chiesa. Questa colletta mi sembra più
uno slogan che un vero spunto evangelico". Parole di rimprovero e
severe arrivano dunque nei giorni di Pasqua in cui l'attenzione, secondo i
sacerdoti trentini, deve essere tutta per la comunità cattolica. Ma padre Butterini non è solo, il sostegno arriva dal mondo laico.
"La comunità di San Francesco Saverio a fare quel gesto di solidarietà fra
comunità religiose, ha dato sostegno alla costruzione del luogo di culto per i
musulmani" specifica Ruggero Purin, segretario
della Cgil del Trentino. "Il vescovo Bressan,
invece di opporsi alle iniziative anti costituzionali della Lega Nord,
preferisce esprimere il suo dissenso nei confronti dell'azione dei padri
cappuccini con una motivazione poco ecumenica. Ma il
vescovo non dice che la confessione religiosa cattolica, è sostenuta da denaro
pubblico e quindi da risorse di persone non appartenenti alla sua
religione" conclude Purin. (m.b.).
Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire
concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in
alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal
2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam.
Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri
sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla
mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia
divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella
sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole
e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa
Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana,
Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della
solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più
semplice ed esplicito: «Cristiano».
Da ieri dunque mi chiamo «Magdi
Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della
vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della
Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un
privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio
piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una
svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della
Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle
tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del
«diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il
rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia
mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la
menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio,
la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica
religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da
cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero
e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.
Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e
profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da
cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e
la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle
condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia
quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi
sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io
che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano
copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e
diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi
sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato »,
assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia
dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato
a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho
così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il
sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello
mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente
violento e storicamente conflittuale.
Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare
delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro
testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di
riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori.
A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi
semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria
Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza
culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande
umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone,
monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi
ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede
cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella
decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho
ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame
indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e
della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova
luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.
La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella
consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente
un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente
ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con
la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della
propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del
Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio,
ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al
cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario
a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei
musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e
tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di
non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per
apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti
nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci
dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la
verità di Gesù anche con i musulmani.
Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei
musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono
migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma
ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono
costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli
estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano
la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3
settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti».
Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro
profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle
istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della
stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia
testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire
dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di
essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla
del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà
religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione
di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale
doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati
finora soggiogati dalla paura.
Magdi Allam
23 marzo 2008
L'Ucoii: l'importante è
rispettare le altre religioni. Ma c'è chi non capisce chi «rinnega la
tradizione»
ROMA - Fa discutere la comunità islamica (e non
solo) la conversione al cristianesimo di Magdi
Allam, uno dei giornalisti più noti in Italia e vice direttore ad personam del Corriere della Sera che la notte di
Pasqua ha rinunciato alla sua fede islamica. «L'importante è che ogni persona
viva la sua religiosità in modo pacifico e rispettando le altre religioni» dice
l'imam Izzedin El
Zir, portavoce dell'Unione delle Comunità e
Organizzazioni Islamiche in Italia. «È un uomo
adulto - aggiunge, - libero di fare la sua scelta personale: in Italia ci sono
diversi cristiani che abbracciano l'islam con la loro libera scelta, non credo
ci sia concorrenza tra cristianesimo e islam a conquistare le persone. C'è
dialogo positivo, e speriamo che vada avanti per la convivenza pacifica e la
pace nel mondo».
LA COMUNITA' ISLAMICA- Più
critico, ma ugualmente rispettoso, l'imam Yahya Pallavicini,
vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica, per il quale «non c'è nessun
bisogno, per dimostrare l'amore per Gesù, di rinnegare l'amore e la fede per il
profeta Mohammad, in quanto i musulmani hanno, all'interno della loro dottrina,
il riconoscimento più alto della figura di Cristo e della Vergine Maria. Il mio
rispetto per queste figure, così come per il mondo cristiano ed ebraico, lo
vivo da musulmano». Per questo, spiega, «non capisco il perchè
della scelta di aderire ad una religione precedente, rinnegando la tradizione,
la cultura e la veridicità del messaggio islamico: qualsiasi apostasia, nel
senso di qualsiasi rinnegamento di un messaggio profetico o di una rivelazione
divina, è vista - ricorda - con forte perplessità».
NESSUN CONTRASTO - «L'esempio di Gesù e di Maometto sono per noi
musulmani insegnamento e monito e ricordo perenne dei valori del credente: la
verità, lo spirito di sacrificio, la fedeltà, la pazienza nelle avversità e la
perseveranza nel bene». Lo afferma una nota dell'Unione delle comunità e
organizzazioni islamiche in Italia, che sottolinea che «in questa altissima
comunanza valoriale non c'è e non ci può essere alcun contrasto tra le persone che
vivono e testimoniano la loro tradizione religiosa con amore e consapevolezza».
La nota, diffusa sabato sera, non cita il battesimo conferito dal Papa a Magdi Allam ma condanna il
tentativo di «scavare un fosso incolmabile tra le diverse comunità religiose»,
rilevando che davanti a questo «la stragrande maggioranza dei musulmani e dei
cristiani in Italia ha risposto con compostezza opponendo ad un immaginario che
si voleva orribile la certezza della conoscenza reciproca, della vicinanza,
della colleganza, della condivisione dei valori e dei bisogni di tutti: la
pace, la sicurezza, il lavoro e il rispetto».
DIRITTO
FONDAMENTALE
- «La libertà di coscienza è "un diritto fondamentale"». Così il
cardinale Jean-Louis Tauran,
presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, commenta la
scelta del giornalista egiziano di famiglia musulmana. «Il Papa sceglie senza
fare differenze. A chi bussa, la porta della Chiesa è sempre aperta», spiega il
porporato francese. «La libertà di coscienza è un diritto fondamentale», tiene
ad aggiungere. Tra i politici, il primo a commentare la conversione è il
leghista Calderoli: «Salutiamo con gioia l'arrivo di una persona della
sensibilità di Magdi Allam
nella religione dell'amore che rappresenta la sua casa naturale». «Speriamo -
aggiunge - che tutto questo sia prodromico ad altre
conversioni e di sostegno a chi, come il popolo tibetano, viene soppresso».
VENA POLEMICA - «Sono contento che Magdi
Allam abbia raggiunto, si spera dopo autentica,
convinta e disinteressata riflessione spirituale, il capolinea del suo
travagliato percorso religioso»: così Sherif
El Sebaie,
collaboratore del manifesto, esponente della comunità islamica torinese
e noto blogger commenta il battesimo di Allam. «Ora
che Cristiano Allam afferma di essersi finalmente
liberato dalla 'radice del male' che è insita in un islam che è
'fisiologicamente violento e storicamente conflittuale' - prosegue El Sebaie in
riferimento alla lettera pubblicata dal quotidiano di via Solferino - ci si augura che si
comporti secondo i preziosi dettami di Gesù Cristo che ha amato il diverso, il
ladro, l’assassino, la prostituta, il corrotto».
23 marzo 2008
Il
libro sul pane di Predrag Matvejevic
è lievitato per trentacinque anni, adesso è arriva
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un editore cattolico, forse attratto da questa sintesi ecumenica proveniente da un autore laico, cresciuto nel mondo slavo, ha cercato di conquistare commercialmente il manoscritto, di interrompere la lunga collaborazione dello scrittore bosniaco con il suo editore italiano Garzanti.
Matvejevic
Il pane che salva dalla barbarie ( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un editore cattolico, forse attratto da questa sintesi ecumenica proveniente da un autore laico, cresciuto nel mondo slavo, ha cercato di conquistare commercialmente il manoscritto, di interrompere la lunga collaborazione dello scrittore bosniaco con il suo editore italiano Garzanti.
Di
ANTONELLA COPPARI - ROMA - SERVONO scelte forti per rom
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E vero che vogliamo riaffermare la laicità dello Stato ma noi non siamo antireligiosi: la stragrande maggioranza dei nostri iscritti e dei nostri dirigenti è cattolica. Non mi sembra ci sia contraddizione: Gesù, per essere chiari, con i Dico non c'entra niente". Davvero? Non è la linea del Vaticano.
LA
CONVERSIONE IL GIORNALISTA DI ORIGINI EGIZIANE È
DIVENTATO CATTOLICO. L'UCOII: UNA SCELTA PERSONALE 0 Magdi
Allam battezzato dal Papa nella veglia di Pasqua
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: LA CONVERSIONE IL GIORNALISTA DI ORIGINI EGIZIANE È DIVENTATO CATTOLICO. L'UCOII: "UNA SCELTA PERSONALE" Magdi Allam battezzato dal Papa nella veglia di Pasqua di MATTEO SPICUGLIA ? ROMA ? "SONO un musulmano laico", era solito ripetere il giornalista Magdi Allam, parlando di religione. Adesso, tutto è cambiato perché l'editorialista di origine egiziane è diventato cattolico.
Quando
Pasolini incontrò per caso la via Crucis
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: della Chiesa cattolica non corrisponde una fede viva e coraggiosa. Non a caso un importante intellettuale cattolico che di quella stagione è stato un protagonista, Raniero La Valle, scrive in un suo libro recente (Se questo è un Dio, edizioni Ponte alle Grazie): "Oggi i laici discutono molto sulla Chiesa, la Chiesa discute molto sull'
<Per
curare l'amico a quattro zampec'è anche chi ricorre
allo strozzino> ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ovvero le avanguardie cattoliche nel terreno difficile del disagio. "Mantenere un cane ha un costo - dice il responsabile laico della Fondazione Antiusura della Curia, Alberto Montani, al palco dei relatori accanto al vescovo vicario Luigi Palletti - e ci sono famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese e ritirano regolarmente i pacchi-
È
festa per tutti nella città multireligiosa
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I simboli laici diventano un ponte tra le religioni. Ma per gli islamici la Pasqua cattolica non è solo questo. "Il vostro Cristo per noi è un profeta - riprende - e il Corano tramanda che Hallah lo abbia salvato miracolosamente dalla morte, al suo posto è stato crocifisso un uomo che gli assomigliava".
<MA
A ME QUESTO PAPAFA RIMPIANGERE LA DC>
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Una freddezza condivisa anche da parti più o meno ampie del mondo laico e cattolico. Proprio da alcuni esponenti del mondo accademico genovese, infatti, arrivano le prime adesioni al documento che contesta la decisione di ripristinare la preghiera latina per la conversione degli ebrei nelle funzioni del Venerdì santo.
Il
primo socialista della storia? Gesù Cristo. No, non è
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I valori del cristianesimo - spiega Boselli - non sono esclusiva di nessuno, né della Chiesa cattolica, né di qualche partito o esponente politico. Con il nostro spot - prosegue - noi vogliamo rivendicare quella che è sempre stata la missione dei socialisti da quando sono nati, difendere e aiutare i più deboli, chiedere giustizia per loro.
Una
piattaforma comune per i cattolici in politica
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: alla precedente situazione italiana in cui esisteva un unico partito di ispirazione cattolica, pur se laico nei presupposti e nella prassi, che potrebbe essere ritenuta discutibile (che non esito a definire a volte discutibile). La Dc era infatti un partito laico dei cattolici e non il partito della Chiesa, con la quale si confrontava di volta in volta pur con spirito collaborativo.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
To all'ultima pagina. Le prime righe
furono scritte nel 1973, quando ancora esisteva l'Unione sovietica, la cortina
di ferro, il muro di Berlino, durante un viaggio tristissimo dell'autore a
Odessa. Lo scrittore nato a Mostar cercava nella città sul Mar Nero radici e
tracce della sua famiglia paterna. In quella occasione il vecchio Piotr, un uomo semplice che aveva diviso l'esperienza del
gulag con il nonno e lo zio dello scrittore - ricordando quei giorni di
umiliazione, di gelo a sessanta gradi sottozero, di fame perenne - disse a Matvejevic: "La ringrazio per l'aiuto che vuole
lasciarmi, ma piuttosto mi faccia un regalo. Lei è uno scrittore, scriva un
testo sul pane. E' la cosa che ho desiderato più di ogni altra mentre ogni
giorno sfioravo la morte, sfinito, in quel luogo di deportazione". Attorno
a Piotr, lungo gli itinerari indecifrabili
dell'arcipelago Gulag, molte persone morivano e tutti sognavano il pane. Tra i
suoi compagni di prigionia c'era anche lo scienziato Nikolai
Vavilov. Sognava esattamente come gli altri, ma forse
per lui era una illusione più amara. Durante le sue ricerche aveva scoperto le
prime tracce di grano in Africa orientale, contestando così le teorie del
Partito comunista che invece attribuiva quel primato alla terra russa, e per
tale disobbedienza scientifica era stato trasferito in
campo di concentramento. Dopo la visita a Odessa, prima di lasciare l'Unione
Sovietica, Matvejevic scrisse una poesia per Piotr, affidandola a una lettera. "Non ho percorso
tanto mondo da saperne abbastanza sul pane, diceva il pellegrino. Il pane è il
mondo". Iniziava così un lungo lavoro di documentazione, di scrittura. Iniziava
contemporaneamente per l'autore una specie di terapia. Scrivere questo libro
per Matvejevic è stato come
guarire da una condizione di continua schizofrenia, perché la sua vita e i suoi
libri si dividono tra un filone letterario, poetico, fuori dal tempo, e un
filone sociale, politico, legato all'attualità. Da una parte c'è
"Breviario mediterraneo", il libro su Venezia, dall'altra "Mondo
ex", l'Epistolario, e tutta una serie di scritti politici sparsi tra
giornali, riviste, università, della ex Jugoslavia e dell'Occidente. L'autore
dice che in mezzo tra questi suoi lavori ha penato, ha sentito un vuoto, quasi
una frattura fisica. Il pane, come la terra gettata dentro un fossato, ha
colmato lentamente la separazione, perché questo cibo contiene una componente
poetica, religiosa, eucaristica, e una componente sociale, che richiama le
necessità elementari dell'uomo, un'idea primitiva di giustizia, di eguaglianza.
"Le religioni lo hanno benedetto ed esaltato, il popolo lo ha invocato,
rispettato, e ha giurato sul pane". Così si legge nel manoscritto. Nella
struttura e nel disegno elegante della spiga i chicchi indicano ordine,
eguaglianza, simmetria, gerarchia, compongono una geometria primaria. Matvejevic per anni ha conosciuto il linguaggio prolisso e
ripetitivo della propaganda ideologica, della contesa politica elettorale, e
oggi conclude: "Il pane è l'unica parola, l'unico slogan che non ha mai
tradito nessuno, trasmette un messaggio autentico, immediato. Pensiamo alla
rivoluzione francese, alle parole di Manzoni". Ci sono stati uomini di
potere che hanno distribuito il pane per poter conservare la corona, per
proteggere il loro palazzo, mentre uomini affamati di pane hanno abbattuto i
tiranni. Ancora nel
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
LA STORIA L'origine
Più antico degli alfabeti è diventato un linguaggio universale Matvejevic Il pane che salva dalla barbarie Nell'ultimo
manoscritto dello scrittore bosniaco l'epopea del cibo che ha nutrito il
cammino dell'uomo Il libro sul pane di Predrag Matvejevic è lievitato per trentacinque anni, adesso è
arrivato all'ultima pagina. Le prime righe furono scritte nel 1973, quando
ancora esisteva l'Unione sovietica, la cortina di ferro, il muro di Berlino,
durante un viaggio tristissimo dell'autore a Odessa. Lo scrittore nato a Mostar
cercava nella città sul Mar Nero radici e tracce della sua famiglia paterna. In
quella occasione il vecchio Piotr, un uomo semplice
che aveva diviso l'esperienza del gulag con il nonno e lo zio dello scrittore -
ricordando quei giorni di umiliazione, di gelo a sessanta gradi sottozero, di
fame perenne - disse a Matvejevic: "La ringrazio
per l'aiuto che vuole lasciarmi, ma piuttosto mi faccia un regalo. Lei è uno
scrittore, scriva un testo sul pane. E' la cosa che ho desiderato più di ogni
altra mentre ogni giorno sfioravo la morte, sfinito, in quel luogo di
deportazione". Attorno a Piotr, lungo gli
itinerari indecifrabili dell'arcipelago Gulag, molte persone morivano e tutti
sognavano il pane. Tra i suoi compagni di prigionia c'era anche lo scienziato Nikolai Vavilov. Sognava
esattamente come gli altri, ma forse per lui era una illusione più amara.
Durante le sue ricerche aveva scoperto le prime tracce di grano in Africa
orientale, contestando così le teorie del Partito comunista che invece
attribuiva quel primato alla terra russa, e per tale disobbedienza scientifica
era stato trasferito in campo di concentramento. Dopo
la visita a Odessa, prima di lasciare l'Unione Sovietica, Matvejevic
scrisse una poesia per Piotr, affidandola a una
lettera. "Non ho percorso tanto mondo da saperne abbastanza sul pane, diceva
il pellegrino. Il pane è il mondo". Iniziava così un lungo lavoro di
documentazione, di scrittura. Iniziava contemporaneamente per l'autore una
specie di terapia. Scrivere questo libro per Matvejevic
è stato come guarire da una condizione di continua schizofrenia,
perché la sua vita e i suoi libri si dividono tra un filone letterario,
poetico, fuori dal tempo, e un filone sociale, politico, legato all'attualità.
Da una parte c'è "Breviario mediterraneo", il libro su Venezia,
dall'altra "Mondo ex", l'Epistolario, e tutta una serie di scritti
politici sparsi tra giornali, riviste, università, della ex Jugoslavia e
dell'Occidente. L'autore dice che in mezzo tra questi suoi lavori ha penato, ha
sentito un vuoto, quasi una frattura fisica. Il pane, come la terra gettata
dentro un fossato, ha colmato lentamente la separazione, perché questo cibo
contiene una componente poetica, religiosa, eucaristica, e una componente
sociale, che richiama le necessità elementari dell'uomo, un'idea primitiva di
giustizia, di eguaglianza. "Le religioni lo hanno benedetto ed esaltato,
il popolo lo ha invocato, rispettato, e ha giurato sul pane". Così si
legge nel manoscritto. Nella struttura e nel disegno elegante della spiga i
chicchi indicano ordine, eguaglianza, simmetria, gerarchia, compongono una
geometria primaria. Matvejevic per anni ha conosciuto
il linguaggio prolisso e ripetitivo della propaganda ideologica, della contesa
politica elettorale, e oggi conclude: "Il pane è l'unica parola, l'unico
slogan che non ha mai tradito nessuno, trasmette un messaggio autentico,
immediato. Pensiamo alla rivoluzione francese, alle parole di Manzoni". Ci
sono stati uomini di potere che hanno distribuito il pane per poter conservare
la corona, per proteggere il loro palazzo, mentre uomini affamati di pane hanno
abbattuto i tiranni. Ancora nel
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Di ANTONELLA COPPARI
? ROMA ? "SERVONO scelte forti per rompere il duopolio Pd-Pdl
in campagna elettorale". Un voto val bene una Messa? Enrico Boselli,
leader nonché candidato premier del partito socialista sbuffa: "Piano,
piano: si tratta di un messaggio forte, è vero, ma giusto nel quale noi
crediamo". Un non credente, un laico che sceglie Gesù come testimonial?
Puzza di furbata elettorale. "Prima di tutto, il
messaggio cristiano non è esclusiva di nessuno, nè
della Chiesa cattolica nè di un partito: è un
messaggio universale. In secondo luogo, in moltissime occasioni si è detto che
il primo socialista è stato Gesù: noi nasciamo per
difendere i più deboli e per garantire a tutti pari dignità. Mi sembra che
questi siano valori comuni all'insegnamento cristiano". Ma ci sono molti
altri valori che non condividete. O nella scorsa legislatura avete litigato con
la teodem Paola Binetti
solo per sfizio? "Forse la scelta che abbiamo fatto colpisce perché il
Partito socialista è considerato da qualche anno una forza antireligiosa. E'
vero che vogliamo riaffermare la laicità dello Stato ma noi non siamo
antireligiosi: la stragrande maggioranza dei nostri iscritti e dei nostri
dirigenti è cattolica. Non mi sembra ci sia contraddizione: Gesù, per essere
chiari, con i Dico non c'entra niente". Davvero? Non è la linea del
Vaticano. "Ma le gerarchie ecclesiastiche sono una cosa, il messaggio
cristiano un'altra. Credo che i cittadini sappiano distinguere. Comunque, per
giudicare consiglio a tutti di aspettare il 29, quando presenteremo lo spot a
Bologna prima di mandarlo in onda sulle tivù private, in maniera
massiccia". A chi è diretto il messaggio? "Agli italiani. A tutti
quelli che andranno a votare il 13 e il 14 aprile. E' molto difficile parlare
agli italiani in questa campagna elettorale truccata, con Berlusconi e Veltroni
che, di fatto, hanno ammazzato e sepolto la par condicio". Pensa che la
clip piacerà agli elettori cattolici? "Penso di
sì. Non c'è niente di vergognoso nella decisione di utilizzare immagini di
Cristo. E' vergognoso, invece, che da giorni Berlusconi e via via tutti gli altri sfruttino il caso Alitalia, la pelle di
migliaia di lavoratori, per farci campagna elettorale". Una campagna che
lei ha condito di uscite clamorose: dall'offerta di una candidatura a Mastella
alla fuga da Porta a porta... "E' clamorosa questa campagna elettorale,
perché c'è il dominio televisivo di due partiti, stigmatizzato pure dal garante
delle comunicazioni. Io sono candidato premier insieme ad altri e non riuscirò
mai ad avere un confronto o un contraddittorio con altri candidati. E' una
campagna elettorale che neanche nella Russia di Putin si è mai vista. Di fronte
all'oscuramento deciso dai direttori e dai conduttori televisivi abbiamo il
dovere di dare messaggi forti". E' l'unico modo per abbattere il duopolio?
"E' un ragionamento lungo". Lo riassuma. "Io penso che non possa
venire nulla di buono all'Italia dallo scontro fra Pdl
e Pd. Prendiamo quest'ultimo partito, che ci dovrebbe essere più vicino: semmai
riuscirà ad avere la maggioranza, non riuscirà mai a governare perché è come la
vecchia Dc. Un partito con dentro correnti che in realtà sono altri partiti.
C'è la Binetti con il cilicio e c'è la Bonino. C'è Nerozzi che era contro la legge Biagi e c'è Ichino che la difende. C'è Visco che ha lottato contro
l'evasione fiscale e Calearo che ha inneggiato lo
sciopero fiscale. E' facile profetizzare che l'immagine di unità si sgretolerà
il 14 aprile. Il duopolio Veltroni-Berlusconi può
regalare solo guai". - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
LA
CONVERSIONE IL GIORNALISTA DI ORIGINI EGIZIANE È
DIVENTATO CATTOLICO. L'UCOII: "UNA SCELTA PERSONALE" Magdi Allam battezzato dal Papa
nella veglia di Pasqua di MATTEO SPICUGLIA ? ROMA ? "SONO un musulmano
laico", era solito ripetere il giornalista Magdi
Allam, parlando di religione. Adesso, tutto è
cambiato perché l'editorialista di origine egiziane è diventato cattolico. E nel modo più solenne. Ieri sera,
nella veglia pasquale nella basilica di San Pietro, Allam
ha ricevuto dal Papa i sacramenti del battesimo, della cresima e
dell'eucaristia. Si tratta dell'iniziazione cristiana dei catecumeni, quegli
adulti che, dopo un percorso di preparazione, entrano a far parte della Chiesa.
Assieme al giornalista, altre sei persone: provenienti da Italia, Camerun,
Cina, Stati Uniti e Perù. Magdi Allam
ha assunto il nome di Cristiano. La notizia è rimasta segreta fino all'ultimo:
bocche cucite in Vaticano, solo alcune indiscrezioni tra gli addetti ai lavori.
Poco dopo le 20, la conferma ufficiale del direttore della sala stampa della
Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha risposto in anticipo alle possibili
strumentalizzazioni in campo musulmano. "Per la Chiesa cattolica ? ha
detto ? ogni persona che chiede di ricevere il Battesimo dopo una profonda
ricerca personale, una scelta pienamente libera e un'adeguata preparazione, ha
il diritto di riceverlo". E ancora: il Papa amministra il Battesimo
"senza fare differenza di persone", considerando tutti
"ugualmente importanti davanti all'amore di Dio e benvenuti nella comunità
della Chiesa". Immediate le reazioni da parte islamica, con il portavoce
dell'Ucoii, Izzedin El Zir, che parla di "scelta
personale". Le critiche di Allam all'Ucoii? "Accettiamo le critiche, non le bugie",
dice Zir. E sul fatto che il battesimo del
giornalista si configuri come apostasia, aggiunge: "Non ho gli elementi
per dirlo". Mentre l'imam Yahya Pallavicini,
vicepresidente della Coreis (Comunità religiosa
islamica), spiega che per amare Gesù "non c'è bisogno di rinnegare la fede
per il profeta Maometto". Sta di fatto che, per Magdi
Allam, la conversione è stata anche il punto di
arrivo di un confronto con la cultura occidentale e con il cristianesimo. Nato
al Cairo nel 1952, per scelta della madre, studiò in un collegio cattolico
italiano. Seguirono gli studi a Roma, la laurea in Sociologia all'università La
Sapienza, per iniziare poi una brillante carriera giornalistica, prima al
Manifesto e Repubblica, poi al Corriere della Sera, dove Allam
è vicedirettore ad personam. ESPERTO del mondo arabo
e musulmano, si è occupato del rapporto tra Islam e Occidente, nello scenario
apertosi dopo l'11 settembre. Terrorismo, rappresentanza istituzionale dei
musulmani: il suo giornalismo scava nelle contraddizioni del mondo arabo e
della presenza islamica in Europa. Allam ha
condannato numerose associazioni islamiche considerate estremiste e ha proposto
il divieto di costruire nuove moschee, puntando il dito contro i rapporti
occulti con i gruppi terroristici. Idee che hanno infiammato il dibattito e
attirato l'attenzione anche dei fondamentalisti: è costretto a vivere ormai da
anni sotto scorta. - -->.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Quando Pasolini incontrò per caso la via Crucis Roberto Carnero Venerdì santo 1974: Pier Paolo Pasolini si trova
per caso a passare di sera nei pressi del Colosseo e nota un gruppetto di
persone, circondato - come scrive in un capitolo degli Scritti corsari -
"da un enorme apparato di polizia e vigili urbani che controllavano i
passanti e facevano girare al largo le macchine". Lo scrittore
inizialmente non capisce cosa stia succedendo: "Ho creduto in un primo
momento che si trattasse del gesto di qualche disoccupato arrampicato in cima
al Colosseo". Solo dopo un po' comprende di cosa si tratta: la funzione
religiosa della via crucis a cui doveva partecipare il papa, Paolo VI. La descrizione di Pasolini è desolante: "C'erano
quattro gatti; il traffico avrebbe potuto benissimo continuare regolarmente. Di
questi quattro gatti la metà erano turisti e soldati in libera uscita (una
dozzina); poi un po' di vecchie, e un gruppo di quelle suore semi-laiche,
seguaci di De Faucault, che osservano la regola del
silenzio. Credo che non ci fosse nessun romano. Un insuccesso più completo era
impossibile immaginarlo". Colpisce, leggendo questa cronaca d'autore,
l'abissale distanza da quanto accade oggi. L'abbiamo visto venerdì sera, con la
via crucis di papa Benedetto XVI: tantissima gente, nonostante la pioggia, ad
assistere al rito trasmesso dalla tv in mondovisione. Insomma, a giudicare da
queste immagini e da molte altre analoghe (vedi le adunate oceaniche in piazza
San Pietro o i vari raduni mondiali della gioventù) sembra che la Chiesa cattolica
abbia decisamente riguadagnato terreno. All'inizio degli anni '70, invece, la
sua presenza nella società italiana appariva minoritaria. Non a caso scriveva
Pasolini: "La gente non sente non solo più il prestigio ma neanche il
valore della Chiesa". E oggi? L'attenzione mediatica e politica a quanto
fa il Papa, a quanto dicono i vescovi, ai pronunciamenti delle gerarchie
significa che i valori evangelici sono davvero penetrati nella società?
Significa che gli ideali cristiani sono parte viva della cultura del nostro
popolo? C'è da dubitarne. Sembra piuttosto che la religione sia assurta a
componente identitaria, un'identità da contrapporre
alle altre (e magari, per alcuni, specialmente in prossimità delle elezioni),
un fortino in cui arroccarsi di fronte all'assedio della modernità: proprio
quella modernità con cui il Concilio chiedeva di dialogare, e che oggi invece
sembra essere il nemico da combattere (basta confrontare il linguaggio, aperto
e fiducioso, dei documenti conciliari con quello, severo e preoccupato, di
alcune encicliche degli ultimi due Papi per capire di cosa stiamo parlando).
Insomma, al successo "di immagine" della Chiesa
cattolica non corrisponde una fede viva e coraggiosa. Non a caso un importante
intellettuale cattolico che di quella stagione è stato un
protagonista, Raniero La Valle, scrive in un suo libro recente (Se questo è un
Dio, edizioni Ponte alle Grazie): "Oggi i laici discutono molto sulla
Chiesa, la Chiesa discute molto sull'embrione, ma in questo dibattito
c'è un assente, ed è Dio".
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"Per curare
l'amico a quattro zampec'è anche chi ricorre allo
strozzino" allarme della fondazione antiusura Molti anziani soli e con
basso reddito sono in difficoltà quando il cane o il gatto hanno bisogno di
medicine e terapie 23/03/2008 UN ANIMALE come unica compagnia, per tanti
anziani soli. Ma quando la situazione economica precipita, quella ulteriore
bocca da sfamare può trasformarsi nella difficoltà in più che fa traboccare il
vaso della disperazione, magari nel momento in cui una malattia dell'amico a quattrozampe mette di fronte a una scelta che può essere
disperata. Perché un cane può essere amato come un figlio, però la mutua per
gli animali non esiste e i veterinari e le medicine hanno un costo. A volte
anche molto elevato. E c'è chi - rivelano i responsabili della Fondazione
Antiusura della Curia - nel tentativo di aiutare la sua più fedele compagna,
una cagnolina di razza meticcia, è caduto nel laccio degli usurai. La denuncia
clamorosa di un problema difficile da quantificare che coinvolge molte famiglie
a basso redddito e soprattutto tantissime persone
sole, è contenuta in una delle relazioni presentate al recente convegno dei
Centri di ascolto vicariali e degli enti di solidarietà, ovvero
le avanguardie cattoliche nel terreno difficile del disagio. "Mantenere un
cane ha un costo - dice il responsabile laico della Fondazione Antiusura della
Curia, Alberto Montani, al palco dei relatori accanto al vescovo vicario Luigi Palletti - e ci sono famiglie che non riescono ad arrivare
alla fine del mese e ritirano regolarmente i pacchi-aiuto in parrocchia,
poi mantengono anche più di una bestiola". Non bisogna nemmeno demonizzare
gli animali, aggiunge. "La vicinanza di un amico a quattrozampe
può essere impagabile. Ma il problema dei costi esiste, per tante persone che
vanno avanti solo con la pensione". Quindi, lanciato pubblicamente il
sasso, l'uomo dell'Antiusura accetta di raccontare. "All'inizio, nel corso
dei colloqui con le persone che bussavano alla nostra porta per avere un aiuto
- dice - sono emersi pochi casi. Anziani che si vergognavano ad ammettere la
verità: spendevano una percentuale del loro reddito per un cane o un gatto. Poi
ci siamo resi conto che anche i volontari dei centri di ascolto si imbattevano,
molto spesso, in storie simili". C'è chi è stato
sfrattato da un appartamento delle case popolari e - si scopre al momento dello
sgombero- tiene con sé ben due cani e tre animali esotici che intercettano una
buona fetta del suo modesto reddito. C'è la gattara
ottantenne alla quale un direttore di banca coscienzioso consegna la pensione
poco alla volta, perché altrimenti lei spende tutto per le sue bestiole. E
accade anche (è successo nel corso di una distribuzione nel centro storico) che
una nonnina, vedendo le scatolette di carne offerte dalla Caritas, si lamenti:
"No, questa marca il mio gatto non la mangia". Altre volte il
problema è soprattutto culturale. "All'animale di casa non si danno più
gli avanzi - riprende Montani - si comprano invece i bocconcini al supermercato
o nel negozio specializzato. E l'anziano sceglie, per il gatto, il latte ad
alta qualità che non prenderebbe mai per sé". Eppure, cambiare le cose non
è facile: "Ci sono persone non più giovani e sole per le quali il gatto o
il cane sono davvero il sostituto dell'affetto dei figli o dei nipoti. Questi
nonni hanno certamente diritto ad essere aiutati, come se l'animale fosse un
familiare a carico". Pier Luigi Castelli, 57 anni, veterinario e
presidente della Lega del cane, conferma: il problema è concreto e tocca da
vicino moltissime persone. E non riguarda solo il cibo, ma coinvolge il legame
fortissimo tra due esseri viventi, un uomo e un animale, che si ritrovano a
invecchiare insieme. "Penso soprattutto alla questione delle medicine, non
esiste una mutua degli animali - dice il veterinario - e alcune spese sono
inevitabili, si aggiungono a quelle del normale mantenimento". Si inizia
con le due vaccinazioni obbligatorie (tra i 20 e i 45 euro ciascuna) da
effettuarsi sui cuccioli a una ventina di giorni di distanza l'una dall'altra.
"Ma i problemi arrivano con gli animali anziani, quando sopraggiungono
patologie come l'artrite e le cardiopatie. Gli esami del sangue costano dai 50
euro in su, le ecografie la stessa cifra. E di fronte a un evento traumatico,
ad esempio quando l'animale viene investito da un'auto riportando qualche
frattura, bisogna mettere in conto almeno quattro o cinquecento euro per le
lastre e le cure". Allora possono nascere davvero tormenti interiori
laceranti, per tanti nonni: l'amico a quattrozampe
che è invecchiato con loro ha bisogno di aiuto. Anche se questo comporta
sacrifici e rinunce. Anche se significa mettersi in coda in parrocchia, per
avere un pacco di pasta e scatolette. E ancora una volta, uno spiraglio su un
mondo avvolto dal buio del pudore e della vergogna viene dalla Fondazione
antiusura: "Abbiamo seguito il caso di un anziano del centro storico, la
sua cagnetta stava male e il veterinario aveva diagnosticato una cisti ovarica.
Era necessario intervenire in fretta. Quell'uomo, allora, senza esitazioni si
era rivolto a un usuraio per i mille euro dell'intervento, senza pensare alle
conseguenze...". Bruno Viani 23/03/2008 Anziani
e animali, un incontro di solitudini A Genova 190 mila persone hanno oltre 65
anni e 75 mila più di 75. Di queste, il 30% vive solo. Nei prossimi decenni è
previsto un ulteriore aumento del numero degli ultrasessantacinquenni".
La popolazione dei quattrozampe a Genova conta almeno
30 mila felini e 13 mila cani (stime basate sui dati dell'Unità operativa della
sanità animale della Asl 3). L'importo medio di una pensione di vecchiaia è di
650 euro, esattamente la metà dell'importo medio mensile delle pensioni di
anzianità (1.300 euro). Nel corso degli ultimi cinque anni gli aumenti
retributivi sono stati del 13% per i lavoratori dipendenti, al massimo del 9,8%
per i pensionati. Nello stesso periodo l'aumento degli affitti è stato del 50,9% Il costo medio per il mantenimento di un
cane è di 85 euro al mese. Per un gatto la spesa è di 75 euro (fonte: Fondazione
Antiusura e Comune di Genova) 23/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FedE e tradizione Cattolici, islamici,
ebrei, buddisti: "A Pasqua nessuno vuol rinunciare allo scambio delle uova
e degli auguri" È IL GIORNO di Pasqua, la festa più importante della
religione cattolica, in una città sempre più aperta alla multiculturalità e
alle tradizioni di Paesi lontani. Fedi diverse in un altra divinità, oppure
percorsi separati verso una stessa figura di Dio. Oppure ancora, sempre più
spesso, una visione laica del mondo. Ma è comunque Pasqua per tutti: giorno di
riposo e di incontri, occasione per rinsaldare vecchi e nuovi legami.
"Abbiamo il massimo rispetto per questa ricorrenza che per noi non è la
vostra festa, ma ha comunque un importante significato - racconta Husein Salah, imam islamico e
mediatore culturale per la cooperativa Saba - e per i nostri bambini è una
occasione di festa nella quale ricevono in dono le uova di cioccolato: vedono i
loro amici, cercano la sorpresa. E anche loro chiedono e ricevono l'uovo".
I simboli laici diventano un ponte tra le religioni. Ma per
gli islamici la Pasqua cattolica non è solo questo. "Il vostro Cristo per
noi è un profeta - riprende - e il Corano tramanda che Hallah
lo abbia salvato miracolosamente dalla morte, al suo posto è stato crocifisso un uomo che gli assomigliava". Giuda o
Simone di Cirene, secondo diverse versioni dei fatti
evangelici nella lettura islamica. "Gesù per l'Islam non è mai morto,
quindi non si può parlare di Resurrezione, però dopo la crocifissione del suo
sosia è asceso al Cielo". Sono segnali di pace lanciati tra religioni in
apparenza molto distanti. "Anche la nascita di Gesùè
raccontata nel Corano - riprende Salah - in modo
diverso: per noi lanatività nonavviene
in una capanna ma sotto una palma, poi l'arcangelo invita Maria a scuotere
l'albero per nutrire il bambino con i suoi datteri". Elisabetta Lodoli, 40 anni, esponente dell'Istituto Buddista italiano Soka Gakkai a Genova, passerà la
festa in famiglia. "Noi, in quanto buddisti, non abbiamo ricorrenze
particolari da celebrare e rispettiamo le tradizioni locali, nel posto dove
viviamo. Io sono italiana, i miei genitori e i miei parenti sono cattolici: pranzeremo insieme e ci scambieremo uova e auguri
come tutti. La Pasqua, per noi, è comunque una festa familiare". Italo Pons, pastore valdese, premette: "La Resurrezione è un
evento che accomuna cattolici, protestanti e ogni
culto cristiano. Poi ci sono differenze nella celebrazione del culto. Nelle
valli Valdesi, ad esempio, la sera precedente la Pasqua è quella dell'ingresso
dei nuovi membri, del battesimo e della cresima. Il giorno di pasqua è quello
della Comunione. Ma se non credessimo tutti nella Resurrezione non potremmo
dirci cristiani". La Pasqua dei cristiani è uguale per tutte le
confessioni, ma la data in cui viene celebrata è diversa. Così Mario Selvini, rappresentante della chiesa greca ortodossa a
Genova, parla di un giorno nel quale sono necessari rispetto e attenzione verso
chi è in festa. "Però la nostra Pasqua cadrà il 27 aprile, perché seguiamo
il calendario più antico. Noi ortodossi siamo una minoranza, divisa in tre
parrocchie inbase all'origine: romena, slava e greca.
E, a differenza del mondo cattolico organizzato in modo verticistico, con il
Papa in testa a tutti, non abbiamo una vera gerarchia alla quale essere
chiamati a rispondere". Non una festa, ma tante feste che coinvolgono uominie donne, famiglie di credenti e non credenti. E poi
c'è la realtà del mondo ebraico, che avrà la sua vigilia il 19 aprile e
celebrerà poi i riti per otto giorni, fino al 27, seguendo il suo rabbino
Giuseppe Momigliano, protagonista nel recente passato di clamorosi gesti di
riavvicinamento con la Chiesa cattolica e il mondo islamico. La solennità
ebraica non è certamente quella della Resurrezione ricordata dai cristiani, ma
è quella tradizionale che affonda le sue radici 3400 anni fa, nella Bibbia. Ed
è la stessa celebrata da Gesù nell'Ultima cena: percorsi diversi che si
incontrano. Bruno Viani 23/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"MA A ME QUESTO
PAPAFA RIMPIANGERE LA DC" IL POETA EDOARDO SANGUINETI DICE LA SUA COME
LAICO E NON CREDENTE LA PASQUA del mondo ebraico cadrà tra un mese, il 19
aprile. "Per noi è un afesta stremamente
importante, diversa dalle altre - racconta il presidente della comunità ebraica
genovese, Maurizio Ortona - e mentre abitualmente le nostre solennità sono
pubbliche e corali, la Pasqua viene vissuta in famiglia, lasciando però la
porta aperta: quel giorno, ogni persona che bussi all'ingresso ha diritto di
entrare e sedersi a tavola con gli altri. La comunità ebraica in città, però,
vivrà questa solennita con animo differente,
aspettando la visita di Papa Ratzinger senza entusiasmo. Una
freddezza condivisa anche da parti più o meno ampie del mondo laico e
cattolico. Proprio da alcuni esponenti del mondo accademico genovese, infatti,
arrivano le prime adesioni al documento che contesta la decisione di
ripristinare la preghiera latina per la conversione degli ebrei nelle funzioni
del Venerdì santo. Una versione aggiornata e molto addolcita della
vecchia preghiera per la conversione dei "perfidi ebrei". Ma
quattrocento intellettuali in massima parte di area cattolica (tra i quali il
genovese Roberto Garaventa, docente di Filosofia contemporane all'Università di Chieti, e Gerardo Cunico, docente di Filosofia Teoretica e Filosofia del
dialogo interreligioso presso l'ateneo di Genova) hanno firmato un documento
critico: pregare perché Dio "illumini i cuori" degli ebrei, scrivono,
è un passo indietro sulla strada del dialogo interreligioso. Significa
dichiarare che gli ebrei vivono nell'oscurità e hanno bisogno di essere
convertiti. Non solo: ilcontestodelVenerdì Santo,
giornata che sancisce l'inizio della Passione di Gesù, rischia di rinfocolare
l'estremismo legato a scenari da dimenticare. Edoardo Sanguineti, intellettuale
e poeta genovese di prestigio internazionale, laico e non credente, interviene
("da esterno") nel dibattito. "Mi sembra che tutta l'azione di
questo pontefice, guardata dagli occhi di chi non crede, sia un tentativo
organico e non privo di difficoltà di richiudere le aperture del Concilio
Vaticano II e tornare a posizioni quanto più possibile vicine alla tradizione preconciliare,
segnate semmai dalla nostalgia del Concilio tridentino. La mia critica viene
dall'esterno e quindi non sarò certo io a firmare un documento che è proposto
da una parte del mondo cattolico, ma comprendo queste posizioni che possono
avere una influenza anche nella vita politica. Oggi vedo un intervento diretto
delle gerarchie sulla coscienza delle persone che mi preoccupa, senza alcuna
mediazione. Un tempo la proposta della dottrina sociale della Chiesa passava
attraverso un partito con le sue varie correnti... ". Sanguineti, vuol
dire che sente nostalgia della vecchia Dc? "In questo senso - risponde -
certamente sì". B. V. 23/03/2008.
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Il primo
socialista della storia? Gesù Cristo. No, non è ... Il primo socialista della
storia? Gesù Cristo. No, non è uno scherzo, ma lo spot elettorale lanciato dal
Partito Socialista di Enrico Boselli. Uno spot che, come era prevedibile, ha
subito scatenato le polemiche. I socialisti difendono compatti la scelta.
"I valori del cristianesimo - spiega Boselli - non
sono esclusiva di nessuno, né della Chiesa cattolica, né di qualche partito o
esponente politico. Con il nostro spot - prosegue - noi vogliamo rivendicare
quella che è sempre stata la missione dei socialisti da quando sono nati,
difendere e aiutare i più deboli, chiedere giustizia per loro. Se essere
credenti significa questo, allora tutti i socialisti lo sono. Io chiedo solo a
tutti, in nome della tolleranza, di vederlo prima di giudicarlo". Un
invito, quello del leader socialista, rimasto inascoltato. "Improprio,
sacrilego e di dubbio gusto l'uso dell'immagine di Cristo per pubblicità
elettorale. Il partito di Boselli, così come certa sinistra in Italia, è da
sempre il portatore di un laicismo esasperato", afferma Mario Baccini,
segretario della Rosa Bianca, che parla di "un'ondata di neopaganesimo".
Gli fa eco Mauro Cutrufo, capogruppo Dca a Palazzo Madama: "Per guadagnare quattro soldi,
qualche promoter sondaggista, suggerisce a politici superficiali e
opportunisti, di utilizzare figure sacre, proprio durante i precetti. Umilmente
suggerisco di tentare fortuna diversamente, oppure arrendersi con più
dignità", sostiene il senatore. "Non so quanta gente possa abboccare
con questa polemicuccia, ma sono convinto che gli
italiani sapranno prenderne le distanze - dice il regista Franco Zeffirelli, autore,
tra le varie opere, del kolossal Gesù di Nazareth - Che c'èntra Gesù con uno
spot elettorale? Il socialismo è stato la peste del
secolo scorso, inutile camuffarlo. è solo una truffa, ma la devono
smettere". A difesa dello spot, invece, si sono schierati socialisti e
comunisti. "Vorrei ricordare a Baccini, e a chi si adonta per lo spot, che
fu proprio Cristo a cacciare i mercanti dal tempio, e quindi dovrebbe convenire
con noi che fu il primo socialista della storia", spiega Franco Grillini,
candidato sindaco di Roma per il Partito socialista. "Se Baccini si
definisce credente dovrebbe essere molto contento che ci siano partiti definiti
"laicisti" che si rifanno ad un personaggio dei vangeli per esprimere
i valori dell'uguaglianza e della solidarietà tra gli uomini - aggiunge
Grillini - Ma ha ragione nel dire che io rappresento l'alternativa laica in una
città dove quasi tutti i candidati sindaco fanno riferimento alle posizioni
dell'integralismo radicale a partire da Rutelli che ha atteso il via libera di
Ruini per accettare la candidatura". Per Bobo Craxi, infine, "si
tratta di un meraviglioso omaggio al senso cristiano della nostra battaglia
socialista, che si rivolge a quelle radici laiche che diverse volte nella
storia hanno saputo incontrare ispirazioni e movimenti di matrice
cristiana".
( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Il punto di
GIROLAMO GRILLO * Una piattaforma comune per i cattolici
in politica La dispersione di voti cattolici tra
diversi partiti dei vari schieramenti è fenomeno che può essere considerato
come un limite o un'opportunità rispetto alla precedente
situazione italiana in cui esisteva un unico partito di ispirazione cattolica,
pur se laico nei presupposti e nella prassi, che potrebbe essere ritenuta
discutibile (che non esito a definire a volte discutibile). La Dc era infatti
un partito laico dei cattolici e non il partito della Chiesa, con la quale si confrontava di
volta in volta pur con spirito collaborativo. Tale dispersione è stata
paragonata a volte a quella che scelsero i membri del Partito d'Azione, dopo
una storica sconfitta che ne sanciva l'incapacità di rapportarsi alle masse
popolari; paragone che appare calzante solo in parte, perché gli elettori cattolici erano e sono ancora una quota molto ampia del
Paese. La Chiesa non si occupa direttamente di politica, si occupa invece di
anime, di valori e di etica, nonché di assistenza sociale. Un cattolico può
fare politica con sensibilità differenti e scegliere partiti diversi. Ciò è
possibile e infatti accade. Il problema è riuscire a farlo restando buoni cattolici. Perché se ogni partito pone l'accento soltanto su
alcuni dei valori cristiani, gli altri valori non si devono dimenticare e meno
che mai combattere, adeguandosi, ad esempio, a posizioni laiciste presenti nel
partito di appartenenza. I cattolici, da sempre,
devono guardare a quello che li unisce più che a quello che li divide. Serve
dunque il richiamo ad una piattaforma comune di valori non negoziabili. Tale
piattaforma andrebbe sottoscritta da chi vuole il voto degli elettori cattolici. Il suo contenuto è chiaro: si evince dalle
posizioni del Santo Padre e dei suoi collaboratori particolarmente attenti alla
realtà italiana. Un recente discorso del Presidente della Cei, Bagnasco (foto),
merita attenzione. Evidente è la cura dimostrata verso i temi sociali; i veri
problemi della gente alle prese con salari bassi, pensioni insufficienti,
carovita, precarietà di lavoro e mutui pesanti. Da notare anche l'intuizione
della necessità di modernizzare l'Italia e fornirla di infrastrutture, nota che
va inserita entro il costante richiamo al "bene comune". Senza
dimenticare quei valori assoluti, insindacabili, che restano al centro del
messaggio cristiano, ma sono anche condivisibili dalla ragione, come la difesa
della vita (contro ogni forma di omicidio, genocidio, l'aborto, l'eutanasia),
della dignità della persona umana e della famiglia. è un messaggio che merita
di essere letto da tutti senza pregiudizi. Non potrebbe proprio questo
diventare punto di partenza per una piattaforma comune ai tanti cattolici che si impegnano in politica nella vita di ogni
giorno e nelle prossime elezioni ai livelli nazionali e locali? * Vescovo
emerito di Civitavecchia Tarquinia.