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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Report "Laici e chierici"

Venerdì Santo a San LorenzoBagnasco: la Pasqua è amore ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per i cattolici, è il giorno della morte che si apre alla certezza delle rinascita, segnato dai piccoli sacrifici del digiuno e dall'astinenza dalle carni. La sera in cui, dopo una brevissima vita, sono stati smontati i piccoli capolavori dei Sepolcri, gli Altari della reposizione fatti di fiori e simboli religiosi e laici.

L'obiettivo principale del Pd? Contrastare la precarietà . Il ministro dell
 ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mettendo contro laici e cattolici, nord e sud, lavoratori dipendenti e autonomi. Ho richiamato il dopoguerra italiano e gli anni Sessanta come due momenti alti in cui il Paese si è sentito unito". Gli analisti parlano di recessione internazionale e di una crescita in Italia nel 2008 inchiodata allo 0,6 per cento.


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Venerdì Santo a San LorenzoBagnasco: la Pasqua è amore (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Santo a San LorenzoBagnasco: la Pasqua è amore riti sacri e laici L'arcivescovo ha presieduto la cerimonia della Passione. Oggi si rinnovano le tradizioni della vigilia 22/03/2008 FUORI il passeggio di via San Lorenzo nel pomeriggio iniziale di un lungo week end, famiglie intere e coppiette, ragazzi e anziani che respirano l'aria ancora fredda e i primi raggi del sole di primavera. Dentro, sotto le volte della cattedrale, i riti lenti e immutabili del Venerdì Santo. Sono le 17,30 e l'arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, apre il cerimoniale della Passione in una chiesa insolitamente affollate per una giornata infrasettimanale. Magie della Pasqua, che sa catalizzare l'intimità dei sentimenti popolari, coinvolgendo nei suoi riti anche chi non ha confidenza con le sacrestie . Il Venerdì Santo, per i cattolici, è il giorno della morte che si apre alla certezza delle rinascita, segnato dai piccoli sacrifici del digiuno e dall'astinenza dalle carni. La sera in cui, dopo una brevissima vita, sono stati smontati i piccoli capolavori dei Sepolcri, gli Altari della reposizione fatti di fiori e simboli religiosi e laici. Meta, per molte famiglie, di un tradizionale pellegrinaggio di chiesa in chiesa. È il giorno della liturgia della "Passione e Morte del Signore", cerimonia che l'arcivescovo, ieri, ha voluto contrassegnare con la parola "amore". Amore di Dio che, nella visione cristiana, illumina la storia ed è risposta a domande altrimenti destinate a cadere nel vuoto. "Amore per convincere noi - scandisce il cardinale - ottusi e ostinati, che il Padre ci ama". L'amore che ieri faceva gridare a San Francesco disperatamente ("L'amore non è amato...") e spinge oggi il cardinale a invocare nella preghiera: "Fa' che sappiamo amare l'amore". Oggi si rinnovano i riti della Vigilia, in mattinata ci sarà la celebrazione dell'ufficio delle letture e delle lodi mattutine con il Capitolo metropolitano e i sacerdoti e gli studenti del seminario. La sera, a partire dalle 21, avrà inizio la Veglia pasquale con i sacramenti dell'Iniziazione cristiana. E poi sarà la domenica di Pasqua. L'arcivescovo celebrerà una prima messa alle 8,30 presso i locali dell'Anffas in via Parini (l'associazione nazionale delle famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale). Quindi presiederà la messa solenne delle 10.30 nella cattedrale di San Lorenzo dove, alle 17, guiderà la celebrazione dei secondi vespri. Il lunedì dell'Angelo sarà la "coda" di queste feste. E molti alzano già gli occhi al cielo, non più metaforicamente. Sperando che il sole illumini le tradizionali gite fuori porta. Bruno Viani 22/03/2008.

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L'obiettivo principale del Pd? Contrastare la precarietà . Il ministro dell
 (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'obiettivo principale del Pd? "Contrastare la precarietà". Il ministro dell'Economia? "Dovrà essere non solo del risanamento ma soprattutto della crescita". Ancora: "Un grande piano per la casa". In politica estera, "non si può trattare con Hamas se non riconosce Israele". Veltrusconi è il neologismo con cui si racconta la vostra sfida. E' il simbolo di un accordo tra avversari o anche la metafora di due programmi e due leader che si somigliano? "C'è una civiltà del confronto politico alla quale, una volta per tutte, questo Paese dovrebbe abituarsi e invece stenta a farlo. Una civiltà accompagnata da una assoluta nettezza dei ruoli e delle responsabilità. Chi vince le elezioni anche per un voto governa. Nessun inciucio, quindi, niente larghe intese, nulla di tutto questo. Penso che queste elezioni ci riserveranno una sorpresa, il Paese è consapevole che non si può continuare come in questi anni". Napolitano boccia il voto "utile" dicendo che nessun voto è inutile. In campagna elettorale avete sostenuto la tesi opposta. Vi sentite chiamati in causa? "Tutti i voti sono utili. Più la gente va a votare e meglio è. Non esiste voto utile e voto inutile. Certo, la legge elettorale è quello che è, non l'ho fatta io, e stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55 per cento dei seggi alla Camera, una cosa che un suo peso ce l'ha. L'essere andati a votare con questa legge lo considero una manifestazione di irresponsabilità politica e istituzionale, visto fra l'altro che questa legge non piaceva neanche a chi l'ha fatta, l'hanno definita Porcellum e An ha pure raccolto le firme per abolirla con un referendum. Si poteva benissimo andare a votare a giugno e nel frattempo fare quel governo istituzionale per le riforme che avrebbe permesso di cambiare questa legge e assicurare stabilità. Ora invece si paventa la possibilità concreta che al Senato ci sia un pareggio: una situazione che il Paese non si può permettere, non è più tempo di instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i 15 anni che abbiamo alle spalle, anni che piuttosto dobbiamo superare, voltando pagina. Se comunque a un pareggio si dovesse arrivare, in questo caso si aprirebbe una crisi istituzionale di tali dimensioni che bisognerà affidarsi al capo dello Stato per risolverla. In ogni caso, ci sarà per la prima volta un grande partito riformista che l'Italia non ha mai avuto che sta oltre il 30 per cento, può arrivare al 38, al 40, non lo so, l'importante è che ci sarà". La prossima legislatura sarà guidata da uno spirito bipartisan per gli incarichi istituzionali? Riserverete una Camera all'opposizione? "Le regole del gioco si stabiliscono insieme, il clima istituzionale dev'essere più civile. Ma quando sento esponenti come Scajola teorizzare che non si può dare una Camera all'opposizione perché c'è già il Presidente della Repubblica, penso che parliamo due linguaggi diversi. Io non so chi vincerà, ma sono convinto che il Parlamento non debba essere appannaggio della maggioranza, un ramo del Parlamento deve essere affidato alla minoranza, le commissioni di controllo pure, e ci vuole un patto di consultazione tra i leader di maggioranza e opposizione come avviene in tutti i Paesi civili". Un tema chiave della campagna elettorale sono i valori. Perché i cattolici dovrebbero votarvi? "La cultura cattolica è portatrice di grandi valori, importanti per tutti. Tuttavia, identificare la parola valori con la parola cattolici è una riduzione. I valori sono quelli che tengono insieme un Paese, che non vive senza valori, punti di riferimento condivisi. I valori sono quelli che sostituiscono una filosofia di vita cinica, egoista, spregiudicata, mercantile che si è purtroppo fatta strada nella società finendo per creare un sistema di disvalori. Ecco, uno dei compiti che mi sono assunto è la sfida per riunificare questo Paese dove in tanti si adoperano a separarlo, mettendo contro laici e cattolici, nord e sud, lavoratori dipendenti e autonomi. Ho richiamato il dopoguerra italiano e gli anni Sessanta come due momenti alti in cui il Paese si è sentito unito". Gli analisti parlano di recessione internazionale e di una crescita in Italia nel 2008 inchiodata allo 0,6 per cento. Questa grave situazione può suggerire, in presenza di una maggioranza incerta al Senato, un governo di unità nazionale? "No, governa chi ha preso un voto in più. Naturalmente un secondo dopo bisognerà fare quelle riforme che non si è voluto fare prima delle elezioni". Chi sarà il vostro ministro dell'Economia? "Lo diremo al momento giusto. Fin d'ora posso dire che dovrà essere una figura "doppia", dovrà fare due cose: dovrà essere un ministro non solo del risanamento ma un ministro della crescita. L'operazione risanamento, il mettere a posto i conti dello Stato non basta più. L'imperativo, se posso trasformarlo in slogan, è crescere, crescere, crescere. Crescita del prodotto interno lordo, crescita della ricchezza nazionale, investimento su ciò che fa crescere l'Italia, ossia piccola e media impresa, turismo e formazione, innovazione tecnologica. Ci vuole un patto tra produttori per la crescita". Siete in grado di indicare almeno due interventi immediati, ancorché impopolari, che ritenete indispensabili per fronteggiare l'emergenza economica? "Un intervento è la riduzione della spesa pubblica che per me significa cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me, comunque, è il contrasto della precarietà che considero la principale emergenza sociale di questo Paese. Ho qui la lettera di una donna di Asti, ventottenne, che scrive: "Sono anni che vado avanti così, sei mesi in un posto, sei in un altro, tre di qua e uno di là, vivo con la spada di Damocle che oscilla minacciosa sulla mia testa mano a mano che il giorno della scadenza del contratto si avvicina". Ecco, questo vuol dire una persona che lavora e ha paura del futuro, perché per lei futuro significa la scadenza del contratto, non la stabilità, la sicurezza". Avete promesso di ridurre la spesa pubblica, le retribuzioni dei dipendenti pubblici tra il 2000 e il 2006 sono cresciute del 30 per cento e tutti i blocchi del turnover sono stati in gran parte vanificati dalle deroghe. Come pensate allora di intervenire? "Abbiamo preso un impegno quantitativo: mezzo punto di spesa ridotta al primo anno, un punto negli anni successivi. Ci sono tanti uffici della pubblica amministrazione che lavorano correttamente, ma anche tante sacche di improduttività. Più il paese è complicato più c'è corruzione, più è lento. Noi abbiamo bisogno di fare un paese semplice, con una pubblica amministrazione più snella e più efficiente, dall'abolizione di certe simpatiche Comunità Montane sulle spiagge a Prefetture che devono essere portate a livello di efficienza. Naturalmente ci vorrà del tempo. Di cosa ha bisogno l'Italia oggi? Di un governo che prolunghi questo disastroso quindicennio, o dell'apertura di un ciclo politico nuovo? Cos'hanno fatto gli elettori inglesi o spagnoli o tedeschi quando hanno votato? Hanno aperto dei cicli politici: Aznar o Zapatero, la Thatcher o Blair. Dicevano: dateci fiducia, cambiamo il paese. E lo hanno cambiato. Da noi questo non succede". Il patrimonio dello Stato supera in valore il debito pubblico. C'è un sistema per metterlo sul mercato senza rischiare l'accusa di voler vendere il Colosseo? "Sì, bisogna assolutamente mettere in mobilità, diciamo così, il patrimonio pubblico, e fare un grande accordo con le Regioni e con gli enti locali. Noi abbiamo messo nel programma tre mesi per dare la valutazione di impatto ambientale. Servono procedure rapide, che consentano di fare rapidamente l'alienazione del patrimonio pubblico e di trasferire una parte di questo attivo patrimoniale nella riduzione del debito. E serve un grande piano per la casa in Italia. Un piano di edilizia popolare; un piano di housing sociale, che significa aree pubbliche e risorse private; terzo, un piano di campus universitari, noi non possiamo accettare che i nostri ragazzi vivano e studino in condizioni spaventevoli come quelle nelle quali vivono e studiano". Nelle scorse legislature le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e delle professioni si sono scontrate con il partito di chi non vuole toccare nulla. Che impegni assumete, qui e ora? "Quando viene il principale esponente dello schieramento a noi avverso, chiedetegli come mai hanno candidato il leader dei tassisti romani Bittarelli al Senato. In Francia, il governo di destra al primo giorno di sciopero dei taxi si è liquefatto. In questa città abbiamo tenuto duro e vinto. Abbiamo fatto prima 1500 licenze senza un giorno di sciopero e poi altre cinquecento licenze con un giorno di interruzione. Le liberalizzazioni le può fare un governo autorevole, un governo che abbia una maggioranza coesa. Ma la vera novità di questa campagna elettorale è la decisione che noi abbiamo preso ab initio: andare da soli. Andare da soli significa che nel prossimo Parlamento noi saremo un gruppo parlamentare unico. Nel prossimo Parlamento non ci saranno più 51 gruppi, ma in totale saranno sei. Era del tutto inimmaginabile che uno schieramento che va da Mastella a Dini fino a Caruso potesse fare un'innovazione riformista in Italia. L'ho detto e l'ho fatto. E chi vota per noi sa che non avremo alibi. Non ci saranno più vertici di maggioranza, che in Europa non si sa nemmeno cosa siano". I salari italiani netti sono tra i più bassi d'Europa, anche perché il carico fiscale contributivo è al 46%. E' possibile ridare fiato agli stipendi e allo stesso tempo stimolare la produttività? "Non solo è possibile, è necessario. Noi abbiamo detto quello che sta scritto nella Finanziaria: tutte le risorse devono andare per le detrazioni fiscali su salari e stipendi. E per me devono andare anche sulla contrattazione di secondo livello. Detassare gli straordinari non basta, la produttività non è gli straordinari". I prezzi degli alimentari e dell'energia spingono in alto l'inflazione, che stranamente è più alta al sud. Perché e cosa può fare il Governo? "I dati della crescita del Pil americano sono agghiaccianti. La recessione pesa sulle scelte della destra iperliberista di Bush. Poi, nella globalizzazione, irrompono le nuove economie, Cina, India, Brasile, che aumentano il loro prodotto interno lordo annuo di 8 punti. Hanno bisogno di energia e prodotti alimentari. Il costo dell'energia non potrà che aumentare. Il mondo è cambiato, presto anche il G8 se ne dovrà accorgere. Quella dei dazi è una follia, c'è bisogno invece di regole nel mercato internazionale del lavoro". Come si fa ad abbassare le aliquote Irpef facendo sì che i nostri portafogli se ne accorgano, ma senza pregiudicare i conti pubblici? "Tra riduzioni della spesa pubblica, attivo del patrimonio e intervento sull'evasione fiscale compenseremo le misure delle quali parliamo. Alla fine sarà una riduzione di un punto di Irpef su tutte le aliquote per ogni anno. Sui primi tre scaglioni, che riguardano il 95% degli italiani, la nostra proposta fa risparmiare di più rispetto a quella della destra, secondo uno studio del Sole 24Ore. Bisogna poi consolidare la lotta all'evasione fiscale. E mai più condoni".

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