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Autarchia
più valori: non piace ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stato; quello che parla di crisi e poi presenta con
Berlusconi un programma che costa il doppio del nostro". Insomma, la battaglia liberale ha
forse altre preminenze rispetto ai "7 fatti laici" di cui parla
Critica. E tuttavia non è il caso di dimenticarli, specie in presenza di un
pontificato che non nega di essere interessato più agli accordi con la Cina che
alla libertà e alla
D'alema
alla sua processione preferita fitto si arrabbia: la usa per le elezioni
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si traveste da laico ed esorcizza Massimo D'Alema:
"Qualcuno lo fermi. In questa campagna elettorale sembra essersi scoperto cattolico
fervente e anche molto praticante. Ci fa sapere a mezzo stampa che oggi
"come sempre" sarà presente, a Gallipoli, alla processione dei
Misteri dalla quale mancava da qualche anno.
Elezioni
e cattolici Il voto in confessionale
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Con la
furbizia di chi scopre la suggestione di una strategia che tranquillizza
signori dalla fede distratta, ma impauriti da volatilità dei mercati,
globalizzazione ed emigrazione straniera, accorrono laici all'improvviso
travestiti da atei devoti. Cercano un posto a tavola e non perdono l'occasione.
"Parlatene col vostro parroco", è l'invito del Cavaliere. segue a pagina 10.
E
il parroco disse: la nostra politica è il Vangelo
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fedeli può
esprimere protagonisti politici che aiutino la libertà di essere cattolici e la
libertà di essere laici ? Due libertà che dovrebbero
coesistere. Alessandra Pastore: "Nessun partito può
proporsi portavoce dei cattolici perché i cattolici sono una realtà eterogenea
ed è giusto rispettare l'eterogeneità. Quella che viene definita morale
cattolica, è una morale ufficiale.
Un
viaggio nel cuore del voto cattolico
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Preso da una
parte dai "richiami" della Cei sul "valori"
nell'urna - e di una parte del centrodestra - e dall'altra dalla tradizione
dell'autonomia dei laicato cattolico. La politica, la moralità, la coerenza dei
parlamentari. E una domanda: "Chi autorizza un partito a parlare a nome dei cattolici?". L'iniziativa.
Impegno
pubblico replica alla binetti ( da "Riformista, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non perché io
faccia della laicità, un idolo, un moloch, o per compiacere la cultura laica -
quella modernità a cui i cattolici adulti hanno dato fin troppa fiducia - ma
esattamente perché quei principi in cui noi cristiani crediamo siano più
efficaci, più comunicabili, più veri.
<Così
Scoppola cancellò i liberali> ( da "Corriere della Sera"
del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Certamente i
suoi libri sottolineano il passaggio dalla politica delle élite a quella dei
grandi partiti, ma è stato lui il primo studioso a rivalutare il centrismo, in
polemica con gli storici marxisti, e a evidenziare in positivo la tenacia di De
Gasperi nel voler governare con i laici e i liberali, anche dopo che la Dc
aveva ottenuto la maggioranza assoluta.
SANTA
SEDE E CINA COMUNISTA LE RAGIONI DELLA PRUDENZA
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa
cattolica nella Repubblica Popolare Cinese". Il testo della lettera fu diffuso
con una nota esplicativa che ricordava le vicende del cattolicesimo in Cina
dopo l'avvento dei comunisti al potere nel 1949 e la fondazione della
Repubblica popolare: la sistematica persecuzione dei fedeli e del clero negli
anni Cinquanta,
Prospettive
incrociate sulle minacce al pensiero laico
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Su questi
temi due contributi cattolici Mario De Caro L'Italia è un paese compiutamente
laico? A leggere gli articoli della nostra Costituzione, questa domanda
potrebbe suonare retorica. Come ha spiegato la Consulta, la nostra Carta Costituzionale
definisce la laicità come un "principio supremo dello Stato", un
principio che garantisce "la salvaguardia della libertà di religione,
ALDOPARLANTE
( da "Avanti!"
del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Secondo la
mia visione di socialista e di laico, un amministratore deve essere votato per
le sue capacità e non certamente per le sue "tendenze sessuali".
Conosco personalmente Grillini perché molte volte ci siamo trovati assieme alla
"Breccia di Porta Pia" per ricordare il XX Settembre e lo stimo per
la sua dirittura morale e per la sua vocazione libertaria.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
LIB Autarchia più
valori: non piace FEDERICO ORLANDO Si è svolto lunedì un incontro tra esponenti
politici e della società civile sui programmi elettorali, promosso da Critica
liberale e intitolato "7 fatti laici". La rivista di Enzo Marzo è da
sempre preoccupata di dare priorità ai temi laici, da cui fuggono impauriti i
capi dei partiti, di destra e di sinistra. Come si dice,
primum vivere, cioè prima i voti. Senonché, proprio nel giorno delle
preoccupazioni laiche, Ilvo Diamanti annotava su la Repubblica che stavolta i
temi cosiddetti etici restano appaltati a caratteristi come Ferrara. Per i
cittadini elettori, quei temi sono all'ultimo posto delle preoccupazioni. Scrive il sociologo: "Le retribuzioni, la disoccupazione, le
tasse, la sicurezza. In una lista di dieci tematiche da affrontare, gli italiani pongono la "tutela della vita
contro l'aborto" al nono posto (2,8 per cento); la "difesa
dell'identità religiosa" al decimo (2,7). Fra i cattolici
praticanti, questi due obbiettivi di valore ottengono maggiore attenzione (li
segnala circa il 3,5 degli intervistati). Ma restano, comunque, gli ultimi
della lista. Il che, ovviamente, non ne svaluta il
significato, ma la rilevanza in questa campagna elettorale". Ciò
aiuta a capire sia il disimpegno dei partiti da quei temi sia la contestazione,
nella stessa destra, della tesi tremontiana: superare il "mercatismo"
per convertirsi a un'autodifesa simil-autarchica dell'Europa, appoggiata a
solidi "valori della tradizione". Il commercialista della Valtellina
s'infuria e dà del "cretino" ai dissenzienti (vedi incontro della
Confcommercio a Cernobbio ). Ma il fatto è che i solidi "valori della
tradizione" sono piuttosto in quiescenza, come dimostra Diamante; e che le
ricette antiglobaliste del possibile "neo" ministro dell'economia
segano i rami sui quali siamo seduti : "Viviamo
di export e lui sragiona di protezionismo ", dice il ministro Bersani
intervistato da La Stampa. "Tremonti
è lo stesso che qualche anno fa voleva rendere spendibile l'incremento di
valore degli immobili, ossia farci vendere la casa per avere i soldi per la
pizza. È lo stesso che ha fatto crescere del 2,4 la
spesa corrente dello stato; quello che parla di crisi e poi presenta con Berlusconi un
programma che costa il doppio del nostro". Insomma, la battaglia liberale ha forse altre preminenze
rispetto ai "7 fatti laici" di cui parla Critica. E tuttavia non è il
caso di dimenticarli, specie in presenza di un pontificato che non nega di
essere interessato più agli accordi con la Cina che alla libertà e alla
vita dei tibetani. Per dire.
( da "Repubblica, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Il
coordinatore del Pdl in Puglia contro il ministro degli Esteri D'Alema alla sua
processione preferita Fitto si arrabbia: la usa per le elezioni BARI - Raffaele
Fitto, coordinatore del Pdl in Puglia, si traveste da laico
ed esorcizza Massimo D'Alema: "Qualcuno lo fermi. In questa
campagna elettorale sembra essersi scoperto cattolico fervente e anche molto
praticante. Ci fa sapere a mezzo stampa che oggi "come sempre" sarà
presente, a Gallipoli, alla processione dei Misteri dalla quale mancava da
qualche anno. Domenica scorsa è apparso, tra lo sconcerto dei fedeli - scrive
Fitto - sul sagrato di una chiesa di Bari per una discutibile cerimonia di
consegna insieme al sindaco, in piena benedizione delle Palme".
L'ex governatore della Puglia battuto dal comunista Vendola alle regionali del
2005 puntualizza che "fin da bambino partecipo alle processioni in forma
assolutamente privata". Da oggi il ministro degli Esteri sarà in Puglia
per il week-end pasquale: qualche giorno di vacanza prima del rush finale in
vista del voto del 13 e 14 aprile. D'Alema è capolista del Pd non solo nel
tacco d'Italia, ma pure in Campania. (l. p.).
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Elezioni e cattolici
Il voto in confessionale Maurizio Chierici Quando l'essere cattolici
diventa una bandiera politica si riapre un problema lungo un secolo. Ritorna ad
ogni crisi. Dopo due guerre, dopo il fascismo, dopo la fine della Democrazia
Cristiana e l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi. Ci si aggrappa alla
croce per indossare la moderazione del Centro, spazio nel quale i protagonisti
della tradizione sembrano elettoralmente impegnati a difendere "famiglia e
vita"; padri, madri, figli, embrioni. E i vescovi del cardinale Ruini e i
vescovi spagnoli danno una mano. Con la furbizia di chi
scopre la suggestione di una strategia che tranquillizza signori dalla fede
distratta, ma impauriti da volatilità dei mercati, globalizzazione ed
emigrazione straniera, accorrono laici all'improvviso travestiti da atei
devoti. Cercano un posto a tavola e non perdono l'occasione. "Parlatene
col vostro parroco", è l'invito del Cavaliere. segue
a pagina 10.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del E il parroco disse: la nostra politica
è il Vangelo COME VOTANO I CREDENTI Inaccettabile la propaganda elettorale in
parrocchia, quando ormai i cattolici sono in ogni
partito, dall'estrema destra all'estrema sinistra. Ma se il Vaticano, invece di
affidarsi a teocon o improvvisati atei devoti, parlasse di valori, si mettesse
in ascolto, avesse a cuore la polis... Ne discute un sacerdote con i suoi
fedeli E ai parroci si era rivolto (elezioni 2006) anche il Sandro Bondi ex
comunista caduto dal cavallo di San Paolo sulla strada di Arcore, folgorazione
che rovescia la strada di Damasco. Ogni prete ha ricevuto la sua lettera
implorante solidarietà: difendete assieme a Forza Italia, l'Italia cristiana
minacciata dall'aggressione comunista che non sopporta la "dottrina
sociale della Chiesa". Uno spot così. Accogliendo il desiderio Fininvest,
comincia il nostro viaggio nelle parrocchie. Voglia di capire come sacerdoti e
fedeli guardano i politici "cattolici" ed
ascoltano la voce di Roma. "Che la Chiesa abbia una
dimensione politica non è scandaloso. Avendo a cuore la polis e la
verità dell'uomo, entra necessariamente nei problemi politici dell'esistenza.
Ma che la parrocchia diventi un luogo, come nel 1948, dove si fa impegno per un
partito in una realtà nella quale i cattolici spaziano
dall'estrema destra all'estrema sinistra, è assolutamente inaccettabile. Oltretutto si potrebbe leggere una sudditanza dei laici al clero,
mentre come dice l'enciclica Gaudium et Spes, proprio nell'ambito delle scelte
di impegno sociale, civile, politico ed economico, il credente ha una sua
autonomia e non dipende dai dettami del vescovo di turno". Don Paolo Tofani governa due parrocchie nella campagna di Pistoia:
Santomato, 1350 abitanti: operai e impiegati, disoccupazione minima.
Poco artigianato, nessuna industria. Fedeli anziani non tanti, ma tante
famiglie con figli giovani. Più larga la parrocchia di San Pietro Agliana, 6300
persone. Artigiani e attività commerciali, qualche industria al momento in
crisi nella scia degli affanni del tessile di Prato. Discreta presenza della
media borghesia, comincia la disoccupazione, disagio
giovanile con un po' di delinquenza e modesto consumo di droga. * * * Attorno
al tavolo di don Paolo, Silvano Baroni, impiegato; Adele Iozzetti che insegna
inglese alle medie e Alessandra Pastore docente di filosofia e storia in un
liceo. Animano i comitati parrocchiali di Santomato. Chi guarda da fuori ha
l'impressione che l'autorità gerarchica della Chiesa si sovrapponga alle scelte
del popolo della Chiesa. Roma pensa per tutti: è così? Silvano Baroni:
"Cominciamo col dire che se c'è un direttivo che
pensa e un esecutivo obbligato a fare ciò che hanno pensato altri, non sono
d'accordo. La dialettica dovrebbe essere continua anche se faticosa. Esiste un
concetto di Chiesa ispirato allo spirito che ha accompagnato la Chiesa quando è
nato il cristianesimo.. ". Realtà o utopia?
Votiamo adesso e adesso si affacciano politici che annunciano: io rappresento e
difendo i principi cattolici. "Lo
so che votiamo, ma ci sono figure che possono servire da passaggio.
Persone che vivano la morale cristiana. Più che predicare devono dare
l'esempio. Le parole in Tv non bastano". Se
esiste una gerarchia non portata al dialogo e propensa agli annunci tv, come
viene vissuta nelle parrocchie, in questa parrocchia? Adele
Iozzelli: "Con l'impressione che possa impedire la crescita della verità.
A scuola per me è importante che i ragazzi non pensino ciò che penso io. Mio compito è insegnare per far riflettere:
possono arrivare a conclusioni diverse. Lo sviluppo dell'individuo deve essere
libero. Il Vangelo non impone la morale. La spiega, insegna a coltivarla ma
lascia ogni persona libera di scegliere. A volte la Chiesa lo dimentica. Parlo
della gerarchia non del popolo della Chiesa. Bisogna fare in modo che le
persone abbiano gli strumenti per capire. Non imporre aspettando che tutti
accettino. È forse l'errore più grave". Alessandra Pastore: "Penso che la Chiesa stia attraversando un
passaggio epocale. Viene dal lontano in cui è immersa. Ho l'impressione
non possa più reggere nel postmoderno l'idea di cristianità nata in Europa a
partire dall'editto di Costantino, 313 dopo Cristo. Questo tipo di cristianità
vive una crisi molto profonda. Parliamo di crisi delle grandi nazioni, crisi
delle ideologie: il cristianesimo è stato l'orizzonte
per secoli. Qualche giorno fa un monaco benedettino - Celso Carpendo, vive a
Goyas, Brasile - ripercorrendo la Genesi si chiedeva: il serpente, Satana o il
dragone rosso dell'Apocalisse, come li possiamo tradurre nei nostri giorni? Il
male che i cristiani devono oggi affrontare è il mercato neo liberista. Si basa
sul privilegio di pochi facendo crescere la nostra ricchezza sulla schiavitù di
gran parte del mondo. L'Occidente cristiano ha grandi meriti. È l'Occidente
della dichiarazione dei diritti dell'uomo, ma diritti
di chi? Non potremmo vivere come viviamo senza la schiavitù
degli altri". Contro il mercato dominato dal liberismo, la Chiesa ha
rivolto appelli appassionati. Contro guerre ed ingiustizie Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno alzato la voce, ma nessuno li ascolta. È forse la pena più
dolorosa del Vaticano. Silvano Baroni: "Non è solo
demerito o distrazione di chi ascolta. Rivela l'incapacità del
comunicare da parte della gerarchia romana. L'altra sera ho ascoltato il
teologo Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose. Le sue parole nascevano
non dal sentito dire, o praticato nei convegni o letto nei libri. Raccontava
esperienze vissute dentro e attorno alla gente. Non mi pare
che i politici che si dichiarano cattolici abbiano lo
stesso vissuto". I cattolici che in
politica predicano moralità e rigore, riflettono il loro vissuto di credenti o
il vissuto politico con furbizie elettorali? Adele Bozzelli:
"La Chiesa non può essere mescolata ai compromessi e alle scelte difficili
che un politico a volte è costretto ad affrontare. L'uomo della Chiesa
deve restare fuori dai giochi della politica per non restarne avvilito. Il
cattolico ideale è chi ha modo di confrontarsi fino in fondo su scelte e
valori. Elogiare l'unità della famiglia non vuol dire difendere a tutti i costi
solo l'immagine della famiglia tradizionale, ma constatare all'interno delle
famiglie reali se vi sia la possibilità di sfamare i figli, di rispettarli,
insomma, scendere nelle difficoltà se non per vissuto diretto, nel contatto
costante con questo vissuto. Pochi politici lo fanno. Degli
altri non mi fido". In quale modo le comunità dei fedeli può esprimere protagonisti politici che aiutino la libertà
di essere cattolici e la libertà di essere laici ? Due
libertà che dovrebbero coesistere. Alessandra Pastore:
"Nessun partito può proporsi portavoce dei cattolici
perché i cattolici sono una realtà eterogenea ed è
giusto rispettare l'eterogeneità. Quella che viene definita morale
cattolica, è una morale ufficiale. Bisogna scavare nel vissuto della
gente per capire quali sono le necessità e gli orientamenti. Bisogna crescere
dal basso. Chi autorizza un partito a parlare a nome
dei cattolici? La religione imperiale non m'interessa
perché non mi interessa puntellare il tornaconto di alcuni che non hanno nulla
a che fare col popolo di Dio. I valori vanno benissimo, ma non è il modo di
porsi affermando: questa è l'unica verità. Bisogna viverla questa verità
manifestando la gioia di viverla cercando di creare delle comunità di
resistenza quando il sistema è profondamente ingiusto e in questo sistema
ingiusto possono stare dentro anche certi partiti. Andrò a
votare un po' disillusa: al di là delle differenze, la tendenza dei partiti è
amministrare l'esistente mentre il cristiano deve andare oltre". Don Paolo: "Direi resistenza ad un certo modo di guardare
anche il cammino della Chiesa omologato da quelli che sono i dettami della Conferenza
Episcopale. Cristianità vuol dire Chiesa ma non solo la Chiesa che si
regge a Roma o che pensa il cardinale Ruini. Nella chiesa locale, qui a
Pistoia, c'è prima di tutto una presenza di cattolici
non riuniti in partito o in uno standard di principi morali: punti di vista che
possono collaborare assieme. Il Vangelo ci fa capire che la cosa importante è
stare dalla parte degli ultimi (ndr: per "ultimi"
don Paolo Tofani non considera solo chi muore di fame, ma il vuoto che
ossessiona tante persone ). Misericordia, compassione, senso di dignità della
persona, contano molto più dei principi etici di cui parla il Vaticano. Non è
che tutto sia possibile e tutto si possa fare, ma esistono problemi, anche a
livello biologico, dei quali si dibatte all'interno della
Chiesa. Non è che nella Chiesa non vi siano riflessioni pluralistiche e
diversificate. Per esempio Concilium, rivista di teologi, dimostra che su certi
tempi esistono punti di vista e posizioni diversificate. Allora ci si chiede:
come mai nella Chiesa c'è tanta rigidità ? Credo
perché la Chiesa abbia dato importanza ai poteri e ai movimenti: neocatecumeni,
carismatici, Opus Dei, i quali al loro interno non fanno discussioni
particolari. Punto e basta. Ma nelle comunità cristiane come le nostre non solo
si cerca il confronto, non solo dogmi da osservare, ma creazione di valori e
una vita di testimonianza. Purtroppo la Chiesa dà più ascolto ai teocon e agli
atei devoti. Sto leggendo la lettera del cardinale Tettamanzi, arcivescovo di
Milano, lettera distribuita agli sposati e alle coppie di fatto. Trasuda un
forte senso di misericordia, attenzione, riguardo anche se
fermo nei principi. Però è un vescovo che si mette in ascolto. Quando siamo in
ascolto nei centri d'ascolto (ne abbiamo uno alla Caritas), riusciamo a capire
i drammi che attraversano le famiglie. Come rispondere a questa gente: solo con
l'evitare pillole, preservativi e tutte queste cose? Sentiamo che hanno bisogno
di altre risposte. I problemi di fondo non sono quelli che leggiamo molte volte
nei documenti. È un mondo che passa lassù, ma il mondo quaggiù ha altri
bisogni, vuole altre risposte, altre risorse. Inutile che la Chiesa faccia una
battaglia anche in politica solo su aborto, eutanasia, embrioni. Non capisce che l'uomo della vita ha bisogno di altre parole".
Se un parrocchiano viene a dire che appoggerà un partito dove sono in lista
candidati condannati o in odore di crimini (dalla mafia alla truffa), il
sacerdote deve avvisarlo del pericolo di diventare connivente solo aderendo col
voto? "Il problema di fondo per un cattolico che segue
il Vangelo, è la legalità. Non si possono accettare compromessi. Gli
stessi vescovi, anni fa, hanno scritto un documento (naturalmente ignorato da
tutti) dedicato alla legalità. Ecco perché il votare per un politico che anche
in maniera non eclatante si presume colluso con mafie o crimini, se richiesto,
obbliga il prete a mettere in guardia, avvisando che il rischio è connettersi
col crimine. Essere cattolico non è un'etichetta appiccicata in tutte le stagioni.
Vuole dire testimoniare il Vangelo, difendere i deboli e chi non ha potere. I poteri forti sono quelli della finanza, logge massoniche, quadri
militari: non danno garanzia di tutela ai cittadini" (1 - continua) di
Maurizio Chierici/ Santomato (Pistoia)/ Segue dalla prima.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Un viaggio nel cuore del voto cattolico
Con questa prima puntata inizia la nostra inchiesta dedicata al voto della
base-cattolica. Un elettorato decisivo, incerto. Preso da
una parte dai "richiami" della Cei sul "valori"
nell'urna - e di una parte del centrodestra - e dall'altra dalla tradizione
dell'autonomia dei laicato cattolico. La politica, la moralità, la coerenza dei
parlamentari. E una domanda: "Chi autorizza un partito a parlare a nome dei cattolici?". L'iniziativa.
( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Impegno pubblico
replica alla binetti Una nuova cultura politica per i cattolici
Non basta un kit di principi da esibire Questioni una volta
impolitiche diventano oggi iperpolitiche Ringrazio la senatrice Binetti
del suo intervento che mi consente di chiarire (spero) reciproci pregiudizi,
stereotipi e preconcetti. Come quello, paradossale, di attribuirmi l'idea che
la disobbedienza alla gerarchia sia un valore buono in sé e che laicità voglia
dire essere originali e creativi. Tesi curiose che non mi appartengono né per
storia né per convinzione. Detto questo il rapporto dei cattolici
con la politica - una questione che ha non poco arrovellato il cattolicesimo
novecentesco - è tutt'altro che evidente e non così semplice come sembra
credere la Binetti che lo crede "un falso problema, dal momento che la
laicità del cattolico si esprime attraverso la sua coerenza ai valori cui crede
e la sua capacità di prendere decisioni, a partire da una coscienza rettamente
formata". Ottima premessa che vivo e condivido in pieno. Ma il problema
sorge esattamente sul dopo. E cioè su come riusciamo, nelle condizioni reali
date a tradurre i nostri principi: senza tradirli ma senza imporli. Non perché io faccia della laicità, un idolo, un moloch, o per
compiacere la cultura laica - quella modernità a cui i cattolici adulti hanno dato fin troppa fiducia - ma esattamente perché
quei principi in cui noi cristiani crediamo siano più efficaci, più
comunicabili, più veri. E perché possano interagire con quelli altrui e
non siano solo di ostacolo aprioristico. Una dialettica - ripeto - molto
complicata che aveva nella politica la sua palestra di applicazione e il suo
faro di orientamento nella maritainiana distinzione delle sfere, temporale e
spirituale. Questo era il nocciolo della laicità del cattolicesimo politico che
si è largamente esaurito per l'incalzare dei processi indotti dalla
globalizzazione da una parte e per lo sviluppo scientifico che ha spostato i confini della vita e della morte dall'altra. Tutto
questo cambia alla radice l'idea di laicità perché immette nella
politica decisioni e piani che le erano estranei, come quello della
vita, della nuda vita umana. Anzi, ancora di più: questioni considerate
tradizionalmente impolitiche diventano oggi iperpolitiche. Al riguardo va riconosciuto
con più forza - io stessa non l'ho fatto a sufficienza - che i cattolici "identitari" hanno capito meglio e prima
di quelli "democratici", la centralità e l'urgenza della questione
antropologica. Il problema è il come farlo, come dare conto di questi
contenuti. È qui che nasce il problema, che ci riguarda tutti. Ed è per
istruirne i temi che proponevo un ragionamento, una mappa delle questioni per
affrontare appunto il come tradurle nella nuova situazione politica che si
verrà delineando. Torna la necessità di riflettere sulla politica in modo
nuovo, valorizzando e facendo agire contenuti già impolitici che ora sono
iperpolitici, ma di farlo in modo sempre meno primitivo. È giustissimo
valorizzare le competenze scientifiche del cattolico che vuole incidere nella
sfera pubblica. È questo un dono prezioso non solo per l'importanza delle
competenze sul piano della biopolitica ma perché è segno di uno stile diverso
rispetto al grigiore politicistico. Eppure anche questo approccio oggi va
arricchito con una maggiore traducibilità politica e dialogica. Alla Binetti
sono grata perché ha contribuito a immettere nella politica i temi della
scienza e della vita, tenendo fermi alcuni punti giustamente irrinunciabili per
i credenti, ma ora occorre trovare forme che traducano tutto ciò in una
politica che non sia solo modulare, come i cubetti del gioco dei Lego dei
bambini che si posizionano di qua o di là senza interagire dall'interno dello
schieramento in cui si appoggiano. Come se il cattolico si aggirasse nella scena
politica: ognuno con il suo Kit di principi non negoziabili da presentare come
piattaforma contrattuale a seconda dei rapporti di forza del momento. Penso sia
stata sbagliata la scelta di fare entrare i radicali nel Pd. E non tanto e solo
perché ne tema i contenuti, ma perché esprimono la stessa logica del Kit qui
destinata a neutralizzarsi nella contrapposizione. Come se una cultura ne
elidesse l'altra. Va bene il partito liquido, anche rarefatto, ma un minimo di
retroterra, di sedimentazione politica le varie componenti dovrebbero
esprimerla. E siccome mi sembrava di avere capito che quella cattolica avrebbe
dovuto essere finalmente non più solo ospitata - come in passato era accaduto
in quella comunista - ma diventare cofondatrice del nuovo Partito democratico,
penso che sarebbe più utile fare interagire i propri contenuti nel complesso di
un nuovo progetto politico. Questa non è un'obiezione che rivolgo soltanto alla
Binetti, è piuttosto una domanda che coinvolge tutte le componenti cattoliche
del Partito democratico. Così come non rivolgevo ai teo-dem la critica di non
avere capito lo scontro sulla legge 40 (non c'entrava niente la subalternità o
meno a Ruini, tutto un altro discorso che non entrava nel mio argomentare). Non
credo sia utile avere un riflesso condizionato, credo sia più utile, appunto,
ragionare. Qui c'è proprio una incomprensione
letterale, una specie di excusatio non petita della senatrice Binetti. Perché
io mi rivolgevo ai democratici di sinistra che dovevano evitare in tutti i modi
il referendum e che non capendo la enorme e nuova
questione in gioco si appellevano ai cattolici
democratici come se si trattasse della stagione referendaria degli anni
settanta. Capisco che il mio ragionamento sia un po' complicato, perché è
appunto un ragionamento e non un proclama e bisogna avere la pazienza di
interloquire. Non parte da un a priori di
schieramento. Non si identifica con una componente cattolica contro un'altra,
non riguarda solo i teo-dem. Vuole, serenamente ma con convinzione, porre il
problema di come ridefinire una nuova cultura politica dei cattolici
in politica in un momento in cui la loro presenza deve essere più forte ma
espressa in modo diverso. Mi sembra indirettamente anche l'indicazione
preoccupata dei vertici della Chiesa nelle ultime dichiarazioni della
Conferenza episcopale. Auspicare, da parte delle gerarchie, il criterio della
coerenza dei candidati su alcuni contenuti chiave -
come la difesa della vita e della famiglia - sembra essersi dimostrato un
criterio insieme troppo debole e troppo forte, insufficiente ed eccessivo
insieme, come ha convincentemente argomentato Massimo Franco sulle pagine del
Corriere della Sera di mercoledì scorso. Insomma c'è bisogno di ripensare a un
diverso raccordo tra il Vaticano e i cattolici dei
vari schieramenti, ormai trasversalmente penalizzati. E che devono ricominciare
a fare politica a tutto campo, perché è la politica stessa a essere piombata in
un vuoto morale e culturale. La questione antropologica è essenziale e non una
sorta di fissazione delle gerarchie ecclesiastiche. Dobbiamo, insieme ai laici,
operare per una questione che riguarda tutti. Mai come oggi la fede e una onesta ragione si possono potenziare l'una con l'altra.
Per questo parlo di una costituente antropologica. Ma dobbiamo, tutti,
inventarci nuove parole per tradurla politicamente. 21/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-03-21 num: - pag: 49 categoria: REDAZIONALE Il caso Quagliariello critica lo
storico scomparso: considerò obbligatorio l'incontro tra Dc e sinistre
"Così Scoppola cancellò i liberali" La replica di Giovagnoli:
"Così si deforma il suo pensiero" di ANTONIO CARIOTI I l tono è
rispettoso, ma le critiche sono dure. E il bersaglio è autorevole: lo storico
cattolico Pietro Scoppola, appena scomparso, autore di testi come La proposta
politica di De Gasperi (1977) e La repubblica dei partiti (1991), entrambi
pubblicati dal Mulino. L'editoriale del nuovo numero di Ventunesimo Secolo,
rivista diretta da Gaetano Quagliariello e Victor Zaslavsky, definisce
"sostanzialmente sbagliata" l'interpretazione di Scoppola, in quanto
volta a presentare la storia dell'Italia repubblicana come tesa in modo
finalistico verso la "collaborazione tra sinistre marxiste e cattolicesimo
popolare": così il centrismo viene ridotto a "un preambolo" del centrosinistra
e il mondo liberale viene "emarginato ". Non per niente il fascicolo
della rivista è dedicato al Pli e alla sua opposizione all'apertura a sinistra.
"Scoppola è stato un grande
storico - spiega Quagliariello - ma la sua opera sottovaluta due fattori
importanti. Da una parte, puntando tutta l'attenzione sui partiti di
massa, minimizza l'apporto della classe dirigente liberale prefascista al
centrismo. Uomini come Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Giuseppe Grassi furono
le "guardie svizzere" di Alcide De Gasperi: ne sostennero l'azione in
modo determinante. Inoltre Scoppola, a mio avviso, non coglie
appieno il cambiamento di cultura politica che si verificò nella Dc dopo il
1953, con il passaggio dalla leadership di De Gasperi a quella di Amintore
Fanfani". Osservazioni che non convincono
Agostino Giovagnoli, allievo di Scoppola e autore di una storia della Dc
intitolata Il partito italiano (Laterza): "Queste accuse mi stupiscono
perché sono rivolte a un avversario che non c'è, a uno Scoppola immaginario.
Certamente i suoi libri sottolineano il passaggio dalla
politica delle élite a quella dei grandi partiti, ma è stato lui il primo studioso a rivalutare il centrismo, in polemica con
gli storici marxisti, e a evidenziare in positivo la tenacia di De Gasperi nel
voler governare con i laici e i liberali, anche dopo che la Dc aveva ottenuto
la maggioranza assoluta. Nella ricostruzione di
Scoppola non c'è proprio nulla di finalistico o deterministico: sostiene anzi
che, se fosse scattata nel 1953 la riforma elettorale maggioritaria, definita
ingiustamente "legge truffa", la storia d'Italia avrebbe preso un
corso diverso". Quagliariello ammette che
Scoppola "ha il merito di aver riabilitato il tentativo degasperiano
fallito nel 1953. Ma - aggiunge - non considera tutte le conseguenze di
quella sconfitta e presenta un passaggio drammatico come se fosse stato uno sviluppo naturale. Invece nella Dc ci fu una netta
discontinuità. Alla visione di De Gasperi, attenta alla società civile,
subentrò una concezione fondata sulla triade Stato-partito-
individuo. E in politica estera si passò da un rigoroso
atlantismo a un indirizzo ambiguo e oscillante". Qui s'inserisce la
questione della transizione al centrosinistra, su cui insiste Giovanni Orsina,
direttore scientifico della Fondazione Einaudi di Roma, che ha curato il
dossier di Ventunesimo Secolo sul Pli di Giovanni Malagodi: "Scoppola
procede lungo lo stesso percorso mentale di Aldo Moro: presenta l'apertura al Psi come una scelta obbligata, mentre non lo era per nulla.
In realtà la retorica dell'inevitabilità venne usata dai
fautori del centrosinistra per coprire la decisione politica di chiudere una
fase e di aprirne un'altra, con risultati assai negativi in termini di dissesto
economico e rafforzamento della partitocrazia, come peraltro lo stesso Scoppola
riconosce". Giovagnoli dissente: "Questa è
una deformazione del pensiero di Scoppola, che non si appiattisce affatto su
Moro e anzi gli rimprovera di non aver affrontato i nodi istituzionali che
bloccavano il sistema. Facciamo l'esempio del governo Tambroni. Moro
considerò sempre quel tentativo, appoggiato dal Msi, un grave pericolo scampato
per la democrazia. Scoppola invece, pur criticandolo sul
piano politico, ne mette in luce con interesse l'aspetto riguardante l'esigenza
di svincolare l'esecutivo dalla tutela dei partiti". Ma per Orsina esisteva anche un'altra possibilità, che non
contemplava l'apertura alla destra neofascista: "Malagodi si oppose al
centrosinistra e ne previde con esattezza gli effetti degenerativi, sostenendo
che sarebbe stato preferibile proseguire la
collaborazione tra la Dc e i partiti laici. Ma Scoppola ignora questa
opzione: per lui è come se, dopo il 1953, la storia corresse su binari
obbligati. Ma se l'apertura alle sinistre era l'unica via,
diventa impossibile esprimere una valutazione storica sulla politica di
Moro". Diverso il giudizio di Giovagnoli:
"Il Pli era un partito minore. E Scoppola non ritiene che la
proposta di Malagodi costituisse un'alternativa rilevante al centrosinistra.
Vorrei aggiungere poi che l'apertura al Psi non
serviva affatto a coinvolgere i comunisti, ma piuttosto a isolarli". Secondo Orsina, però, nei fatti non fu così: "Il
centrosinistra, attuato senza che i socialisti rompessero realmente con il Pci,
finì per rafforzare le spinte consociative. Mentre una
delimitazione netta tra la maggioranza moderata e le sinistre, invocata da
Malagodi, avrebbe forse potuto arginarle". Alcide De Gasperi mentre
vota alle elezioni del 1953, che segnarono l'insuccesso della riforma
elettorale maggioritaria passata alla storia come "legge truffa". La
rivista "Ventunesimo Secolo", edita da Rubbettino, accusa lo storico
cattolico Pietro Scoppola di aver sottovalutato le conseguenze di quella
vicenda.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-21 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano SANTA SEDE
E CINA COMUNISTA LE RAGIONI DELLA PRUDENZA è apparsa davvero una nota stonata
l'ingombrante silenzio di Benedetto XVI, che all'Angelus di domenica scorsa ha
"sottolineato" l'assenza di qualunque riferimento ai gravi fatti di
cronaca in Tibet di questi giorni. La convenienza a non irritare la
suscettibilità di Pechino, ora che i rapporti con il Vaticano sono a un buon
punto, ha avuto la meglio su quanto la dottrina cattolica, anzi il Vangelo di
Gesù stesso predica. Che poi si giunga a giustificare tale scelta attraverso
improbabili esercizi dialettici e diplomatici, non ho dubbi; ma vorrei
ascoltare l'opinione di almeno uno di quei tanti "difensori" della
fede, eroi teodem o neocon o come altro si etichettano. Facciano finta, questi
signori, di accorgersi di questa ipocrisia della diplomazia vaticana (giacché
non posso credere che sia frutto dello stesso Benedetto XVI) e trovino, nei
loro quotidiani esercizi di spiritualità politica almeno una parola di
pseudo-sdegno, qualcosa che faccia credere per una manciata di secondi che
nonostante le proprie convenienze hanno sempre una coscienza. Angelo Appolloni
Roma Caro Apolloni, N on sono né teodem né neocon, ma farò del mio meglio per
spiegare le ragioni della prudenza con cui la Santa Sede, anche dopo le più
recenti dichiarazioni del Papa affidate alle agenzie di stampa,continua a trattare le vicende tibetane. Nel maggio del
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Le interferenze
della chiesa denunciate da Carla Castellacci e Telmo Pievani nel pamphlet
"Sante Ragioni". Su questi temi due contributi cattolici Mario De Caro L'Italia è un paese compiutamente laico? A leggere
gli articoli della nostra Costituzione, questa domanda potrebbe suonare
retorica. Come ha spiegato la Consulta, la nostra Carta Costituzionale
definisce la laicità come un "principio supremo dello Stato", un
principio che garantisce "la salvaguardia della libertà di religione,
in regime di pluralismo confessionale e culturale". Insomma, i Padri
Costituenti hanno fatto un buon lavoro. La questione è però se la situazione
sia altrettanto buona per quanto riguarda la traduzione pratica di quei
principi. Secondo Carla Castellacci e Telmo Pievani, autori del volume Sante
Ragioni (Chiare Lettere, pp. 300, euro 13,60), in realtà da questo punto di
vista gli italiani tanto soddisfatti non dovrebbero essere. Certo, questo è un libro
a tesi - cosa peraltro esplicitata già nel sottotitolo: Dal nascere al morire.
La mano della Chiesa sulla nostra vita. È un pamphlet lucido e provocatorio,
strutturato in capitoli dedicati ai diversi ambiti in cui, secondo gli autori,
il principio della laicità è oggi minacciato, se non compromesso del tutto,
dall'interferenza ecclesiale e dall'acquiescenza dei politici - e non solo da
quelli di destra. I temi affrontati da Castellacci e Pievani sono dunque quelli
spinosissimi della bioetica, dei curricula scolastici (relativamente
all'insegnamento della religione e della teoria dell'evoluzione), del diritto
di famiglia, della ricerca genetica e dei privilegi di cui il cattolicesimo
gode in Italia, sia rispetto alle altre confessioni sia rispetto al pensiero
laico. Particolarmente significativa è l'analisi dei tentativi, più o meno
palesi, di delegittimare il darwinismo. La crescente fortuna della cosiddetta
teoria del "disegno intelligente" - importata da alcuni maîtres à
penser caserecci direttamente dalla provincia statunitense più depressa
culturalmente - è un segno chiaro e preoccupante di questo attacco. Sarebbe
però ingiusto sostenere, né lo fanno Castellacci e Pievani, che da parte
cattolica non vi siano oggi contributi seri al dibattito sul ruolo della
religione nella società laica e, più in generale, su come pensiero religioso e
pensiero laico dovrebbero confrontarsi in una democrazia matura. Due recenti
volumi, sia pure molto diversi tra loro, testimoniano di questa tendenza. Il
primo, Capire la mente cattolica (Le Lettere, pp. 118, euro 12), è un'analisi
antropologico-culturale della mentalità cattolica sviluppata, con la
collaborazione di Filippo Panti, dal linguista Edoardo Lombardi Vallauri.
L'autore proviene da una ben nota famiglia di intellettuali cattolici
del dissenso: nel 1997 il padre Luigi, uno dei nostri maggiori filosofi del
diritto, fu espulso dall'Università Cattolica per aver criticato il punto di
vista ufficiale della Chiesa su temi sensibili come l'infallibilità papale,
l'indispensabilità dei sacramenti per la salvezza e la demografia infernale.
Ora Lombardi Vallauri figlio, docente nell'università pubblica italiana (e
dunque, almeno al momento, non a rischio di licenziamento per eresia), propone
un'analisi, profonda e metodologicamente molto originale, della forma mentis
con cui i cattolici italiani affrontano alcuni dei
temi più caldi del dibattito politico-culturale: il rapporto tra fede e
ragione, il relativismo, il senso del credere, il dialogo interreligioso, la
paura della morte. Due sono le motivazioni fondamentali della ricerca di
Lombardi Vallauri: in primo luogo, il ruolo politico sempre più centrale che il Vaticano gioca nello scacchiere politico nostrano; in
secondo luogo, la discussione delle credenziali epistemologiche su cui la
Chiesa cattolica fonda l'insegnamento della sua dottrina. È questo l'aspetto
più originale del libro, anche per la prospettiva apertamente adottatata da
Lombardi Vallauri: ovvero quella di uno scienziato che, pur essendo stato a lungo credente, non accetta strategie argomentative
incompatibili con la metodologia scientifica. In questa prospettiva, l'appello
ai dogmi o all'autorità della tradizione, la tesi dell'infallibilità del Papa
nei pronunciamenti ex cathedra o l'idea che per penetrare il senso degli
scritti sacri sia indispensabile la mediazione ecclesiastica sono
metodologicamente inammissibili. È proprio perché si appoggia a metodi di
questo genere che, secondo Lombardi Vallauri, la religione cattolica
tradizionalmente ha avuto, e in modo evidente ha ancora oggi, un rapporto
estremamente difficoltoso con la verità. L'analisi sviluppata nel libro è
stringente e lascia l'impressione che l'autore abbia ormai maturato il
convincimento che l'idea di "cattolicesimo del dissenso" in realtà
sia un ossimoro. Il secondo volume che mostra come da una parte del mondo
cattolico vi siano aperture importanti verso un auspicabile dibattito razionale
con la parte laica del paese è un'antologia dal titolo antimarcusiano: L'uomo a
due dimensioni. Il dualismo mente-corpo oggi (Carocci, pp. 322, euro 22).
Curato con equilibrio e competenza da Andrea Lavazza, questo libro colma una
lacuna rilevante nella mole dei volumi dedicati alla filosofia della mente
contemporanea, offrendo in prima traduzione italiana saggi di autori importanti
come David Chalmers, Richard Swinburne e Jonathan Lowe. Autori che, da
prospettive diverse, intendono rilegittimare la concezione dualistica
dell'essere umano. D'altra parte, come spiega nella sua prefazione Michele Di
Francesco, anche se nel dibattito contemporaneo il dualismo è una posizione
minoritaria - e forse molto minoritaria - ha comunque trovato espressioni
autorevoli e degne di seria considerazione. Naturalmente molte delle posizioni
dualistiche (sebbene non tutte) sono motivate dal tentativo di legittimare
visioni religiose di un qualche tipo: ma in questo modo, appunto, il discorso è
spostato dal piano del dogma, dell'ipse dixit e
dell'autorità della tradizione a quello dell'argomentazione razionale. E questa
è una sfida che il pensiero laico non solo può, ma deve accettare.
( da "Avanti!" del 21-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio vecchio e
caro compagno socialista, l'onorevole Venerio Cattani, ha recentemente
pubblicato sul nostro giornale un articolo nel quale affermava che l'onorevole
Grillini, candidato socialista al Campidoglio "è bravo, ma non può
chiedere il voto in quanto omosessuale". Secondo la
mia visione di socialista e di laico, un amministratore deve essere votato per
le sue capacità e non certamente per le sue "tendenze sessuali".
Conosco personalmente Grillini perché molte volte ci siamo trovati assieme alla
"Breccia di Porta Pia" per ricordare il XX Settembre e lo stimo per
la sua dirittura morale e per la sua vocazione libertaria. Il Papa dei cattolici ha affermato pochi giorni fa che ci sono
"solo maschi e femmine perché è Dio che ha voluto
così". Vorrei tanto avere una risposta a una mia domanda: le persone che
appartengono al cosiddetto "terzo sesso", chi le ha create? Un
abbraccio sincero e fraterno, sia a Venerio Cattani che al Grillini.