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TARTICOLI DEL 20-4-2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (9)
"Io, povero successore di Pietro"
( da "Giornale.it,
Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione.
Catasto,
Marsella (Pd)<Sentenza positiva> Il vescovo: una tassazione a tutela dei
nuclei familiari ( da "Secolo XIX, Il"
del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: con membri laici delle diverse componenti cattoliche, per approfondire alcuni temi importanti. All'incontro con il Vescovo l'Mcl era presente con il presidente regionale Amerigo Lupi, con l'assistente spirituale Don Gianni Crovara, con il presidente provinciale Alberto Rebecchi, con il vice presidente regionale Pierangelo Caiti e con i presidenti di enti,
<Assurdi
gli scontri ideologicisi alimentano a vicenda>
( da "Secolo
XIX, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ennesimo scontro tra laici e cattolici che finirà inevitabilmente sui media, ben felici di raccontare la rissa". Fattorini accetta il disaccordo ma non il metodo: perciò auspica un dissenso sottile e passivo? "Non c'è bisogna di farsi la guerra. C'è il Concordato, stato e chiesa hanno chiarito i loro rapporti da quasi un secolo,
Il
cardinale a scuola?A Pieve c'è chi dice no
( da "Secolo
XIX, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tra l'ideologico e il religioso, sulla laicità dell'insegnamento e l'inviolabilità dei suoi spazi. Costretta a interrogarsi sugli stessi temi che a gennaio portarono docenti universitari e studenti in piazza a Roma, in occasione della visita del papa Benedetto XVI alla Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico.
Sulle
tasse ravasi fa felice prodi - paola cascella
( da "Repubblica,
La" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ravasi ci ha tenuto a inserire quel passo dei Vangeli come elemento chiave per dire che la politica si fonda, tra l'altro, sulla sua stessa autonomia. In sala oltre a Prodi, il ministro della Difesa Arturo Parisi, tanti docenti e intellettuali cattolici e laici, il rettore dell'ateneo Pier Ugo Calzolari, e Marina Biagi, la moglie del giuslavorista ucciso dalle Br.
Pedofilia,
Papa chiede la purificazione della Chiesa Nella cattedrale di New York
Ratzinger predica l'unità dei credenti. Ai seminaristi: affrontare le sfide del
secolarismo ( da "Unita, L'"
del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: apertura del sacerdozio alle donne, al riconoscimento di un ruolo più incisivo del laicato. Un tema molto sentito, visto che malgrado gli oltre settanta milioni di fedeli e l'alto numero di "praticanti", le vocazioni continuano a calare e che siano oltre 4 mila le parrocchie senza pastore. Ratzinger punta sull'unità della Chiesa.
Un
convegno su fede, laicità e razionalità
( da "Stampa,
La" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laici, cattolici e protestanti, i relatori - Gustavo Zagrebelsky, Mario Tronti, Piero Coda, Oreste Aime, Sergio Rostagno, Paolo Ricca, Pietro Barcellona, Claudio Ciancio e Fulvio Ferrario, coordinati da Mario Dogliani, Federico Vercellone, Maria Cristina Bartolomei e Ugo Perone - si confronteranno da posizioni diverse intorno alla necessità,
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-20 num: - pag: 13
categoria: ALTRI ... ( da "Corriere della Sera"
del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non è stata una questione ideologica. Non vedo svolte. I bresciani non hanno cambiato testa. In fondo, i due candidati erano entrambi cattolici. Democristiani. Ha vinto chi ha interpretato meglio i sentimenti dei cittadini". Lo dice anche don Gabriele Filippini, per vent'anni direttore del settimanale diocesano La voce del Popolo,
<Il
dialogo tra le religioni? Ora tocca a noi ascoltare>
( da "Liberazione"
del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: omonima università cattolica, gestita dai gesuiti ma oggi guidata per la prima volta da un preside laico. Padre Dan Madigan ci accoglie, due giorni prima del discorso del Papa alle università cattoliche americane. Madigan, gesuita australiano esperto di islamistica, ha insegnato per sette anni alla Gregoriana di Roma per un progetto non molto gradito agli ambienti romani,
( da "Giornale.it, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Stamattina (in
Italia era già pomeriggio) ho partecipato alla messa di Benedetto XVI nella
cattedrale di St. Patrick, sulla Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della
celebrazione, il cardinale Bertone ha fatto gli auguri al Papa per il terzo
anniversario dell'elezione, che ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto
improvvisando: "Posso solo rendervi grazie per il vostro amore per la
Chiesa, per l'amore a Nostro Signore, e per l'amore che date anche al povero
successore di Pietro. Io farò tutto il possibile per essere un vero successore
del grande san Pietro che era anche un uomo con i suoi difetti e alcuni
peccati, ma alla fine rimase la roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta
la mia povertà spirituale possa essere con la grazia di Dio in questi tempi il
successore di Pietro". Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei
diari di Paolo VI, che parlava della propria "inadeguatezza" al
compito ricevuto, o l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo
preghiere per la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo
vicario di Cristo". Scritto in Varie 1 Commento " (3 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze
americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i
miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle
vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che
leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri.
Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader
religiosi e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica
richiesta, ci aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era
avvenuto. Certo, lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento.
In ogni caso, dopo aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera)
sono uscito a comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato
e titolare del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli
mi ha telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro.
Sono rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla
notizia del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in
due versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a Milano,
Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo sulle
vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi fosse
importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (4 votes, average: 4 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa, non
solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta celebrando
al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni
evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni
di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei;
crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle
relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa
c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno" e si
fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad
abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI
parlando degli americani come "popolo della speranza", delle libertà
e delle nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata
"l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle
ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa
furono portati qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti (
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15Apr 08 Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo
da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho
viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo
blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò
che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la
domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova
ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il
ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di
vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia
il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica
o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato
volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico
proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere
vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato
volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare
autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America
ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che
esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da
considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con
tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità,
di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi.
L'immigrazione e l'ideale del wasp (white, anglo-saxon, protestant). Quindi la
situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il
modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato".
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Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a
mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a
domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa
Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II,
incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di
presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo
pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto
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questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in
Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il
cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici
della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale
segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto
di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di
giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato
all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio
consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che
molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che
invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e
il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il
1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie
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articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore
Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo
nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero
"cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare
la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio
dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si
difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe
lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della
libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve
esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler,
può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria
che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche.
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( da "Secolo XIX, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Catasto, Marsella
(Pd)"Sentenza positiva" Il vescovo: una tassazione a tutela dei
nuclei familiari comune l'impegno sociale Moraglia incontra i dirigenti
dell'Mcl: per l'Irpef serve il "quoziente" IL COORDINATORE comunale
del Pd Jonathan Marsella plaude alla sentenza del Consiglio di Stato sul
Catasto "che dimostra come la valutazione di inammissibilità che la
maggioranza di centrosinistra fece con votazione unica in merito agli oltre
mille emendamenti presentati dall'opposizione fosse legittima e fondata,
aggiungendo così conforto giuridico ad una condotta che abbiamo da principio
considerato politicamente adeguata e opportuna". .x/20/0804 Applicazione
del "quoziente familiare" nella tassazione Irpef (sistema adottato in
Francia) per favorire la famiglia con più figli, ed una maggiore conoscenza
della dottrina sociale della Chiesa e dei suoi insegnamenti sono alla base dei
primi impegni di lavoro del nuovo Vescovo Diocesano Monsignor Francesco
Moraglia. Il prelato da qualche mese a capo dell'episcopio spezzino li ha
esposti durante l'incontro che ha avuto nei giorni scorsi in Curia con gli
esponenti provinciali del Movimento Cristiano Lavoratori che si erano recati a
rendergli omaggio. Monsignor Moraglia è stato
consacrato vescovo a Genova nella cattedrale San Lorenzo nel febbario scorso
con la cerimonia presieduta dal cardinal Angelo Bagnasco e il mese seguente ha
preso possesso della diocesi spezzina. I Vescovi Liguri in un recente incontro
hanno ribadito la necessità di portare avanti la battaglia per l'introduzione
della tassazione secondo il "quoziente familiare" inteso come
sostegno alla natalità ed alla presenza dei figli, strumento ben più idoneo di
qualsiasi "bonus" o detrazione. La necessità di una misura come il
"quoziente familiare"è stata più di una volta rimarcata dal mondo
cattolico, dal manifesto del Forum delle associazioni familiari alle
dichiarazioni del presidente della Cei Cardinal Ruini nel suo intervento in
occasione del decennale della Giornata internazionale della famiglia in cui i
figli erano indicati come un bene ed una necessità per l'intera comunità. A
sostenere l'iniziativa di carattere nazionale, è partita in tutte le parrocchie
una raccolta firme che in tutta la Regione ha raggiunto le diecimila, ma
l'obiettivo è di 30 mila. Per questo il Vescovo Moraglia ha chiesto l'aiuto
dell'Mcl, un movimento molto radicato sul territorio dove è presente con
numerosi circoli, così come l'ha chiesto alle altre componenti cattoliche
provinciali a cominciare dall'emittente Teleliguria Sud. Tra le prime
intenzioni del Vescovo anche quella della maggiore divulgazione della dottrina
sociale della Chiesa, spesso poco conosciuta anche dagli addetti ai lavori,
enunciata a partire dal 1891 con l'enciclica di Papa Leone XIII "Rerum
Novarum" ed in epoca più recente approfondita dalle encicliche "Mater
et magistra" e "Pacem in terris" di Giovanni XXIII,
"Populorum progressio" e "Octogesima adveniens" di Paolo VI
e nella predicazione di Giovanni Paolo II dalla Conferenza di Puebla, al
viaggio in Brasile, al discorso a Terni, alle encicliche "Laborem
exercens", "Sollecitudo rei socialis" e "Centesimus
annus". Monsignor Moraglia ha anche l'intenzione di potenziare il sito web
della Curia per fornire on line notizie e insegnamenti e di costituire una
commissione ristretta, con membri laici delle diverse
componenti cattoliche, per approfondire alcuni temi importanti. All'incontro
con il Vescovo l'Mcl era presente con il presidente regionale Amerigo Lupi, con
l'assistente spirituale Don Gianni Crovara, con il presidente provinciale
Alberto Rebecchi, con il vice presidente regionale Pierangelo Caiti e con i
presidenti di enti, circoli e responsabili di settore: Paolo Adorni,
Francesco Bellotti, Marco Bertella, Umberto Bianchi, Guerrino Bucci, Franco
Bucchioni, Alessandra Del Monte, Luigi De Luca, Claudio De Laurentis, Raffaella
Di Lorenzo, Francesco Garibotti, Benito Giovanelli, Giuseppe Perfetti, Giorgio
Scotto, Antonio Vecchi. Il presidente Rebecchi a nome dell'intero Movimento
cristiano dei lavoratori ha donato al Vescovo Moraglia, secondo la tradizione,
una artistica croce pettorale che il prelato ha promesso di portare in alcune
occasioni. P. C. .x/20/0804.
( da "Secolo XIX, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
"Assurdi gli
scontri ideologicisi alimentano a vicenda" la docente della sapienza
"PAZZESCO. Un brutto clima di intolleranza reciproca" lo definisce
Emma Fattorini, docente di Storia contemporanea all'Università La Sapienza di
Roma. Perchè la vicenda di Pieve Ligure la sdegna tanto? "Il dissenso
delle famiglie alla visita pastorale del cardinal Bagnasco poteva esprimersi in
una forma più lieve, diciamo pure passiva. Si potevano tenere i figli a casa,
senza proclami pubblici e senza dare il via all'ennesimo
scontro tra laici e cattolici che finirà inevitabilmente sui media, ben felici di raccontare
la rissa". Fattorini accetta il disaccordo ma non il metodo: perciò
auspica un dissenso sottile e passivo? "Non c'è bisogna di farsi la
guerra. C'è il Concordato, stato e chiesa hanno chiarito i loro
rapporti da quasi un secolo, non c'è più bisogno di crociate né da una
parte né dall'altra, possiamo dialogare". Lei ha assunto le stesse
posizioni anche lo scorso gennaio quando Benedetto XVI ha dovuto rinunciare
alla sua lezione alla Sapienza. "Il documento contrario al suo arrivo non
è circolato neppure all'interno dell'Università, non c'è stata alcuna discussione
tra noi docenti e neppure con gli studenti. Le posizioni ideologiche producono
posizioni radicali, esasperano i conflitti, spingono a estremizzare le
posizioni. Il laicismo spinge la chiesa nell'angolo e la legittima a sentirsi
vittima, la chiesa reagisce e molti laici si sentono aggrediti. Finisce che le
due posizioni si alimentano a vicenda". Emma Fattorini è un'intellettuale
cattolica non certo ortodossa o politicamente conservatrice. Anzi, il suo
ultimo libro - "Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un Papa"
(Einaudi, 2007) - le è costato critiche da parte delle
gerarchie vaticane. Eppure dissente da chi attacca il cardinale e aborre lo
spettacolo della lite perpetua. Non pensa comunque che la chiesa in Italia
abbia spazi sufficienti? "Sì, ma se si moltiplicano le intolleranze la
chiesa poi si sente emarginata e ridicolizzata dai media. E con queste
contrapposizioni ideologiche arriviamo soltanto allo scontro. Siamo pur sempre
un Paese a maggioranza cattolica, ma non è questo in fondo il punto. E neppure
c'è da litigare su chi ha ragione o torto: nella società moderna le figure
religiose sono importanti, va evitata come la peste la contrapposizione. Perchè
appunto i radicalismi si alimentano a vicenda" silvia neonato
neonato@ilsecoloxix.it 20/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Polemica in liguria
Un gruppo di genitori e professori si oppone alla visita di Bagnasco:
l'istituto alla fine vota sì. Il sindaco mediatore Genova. "C'è
maretta", ammette smorzando i toni della polemica la preside Vanda Roveda,
dopo aver provato ad annullare tutto, chiedendo al consiglio di istituto di votare
per il sì o per il no. Una piccola scuola media di provincia proiettata al
centro del dibattito, tra l'ideologico e il religioso,
sulla laicità dell'insegnamento e l'inviolabilità dei suoi spazi. Costretta a
interrogarsi sugli stessi temi che a gennaio portarono docenti universitari e
studenti in piazza a Roma, in occasione della visita del papa Benedetto XVI
alla Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico. Visita che
saltò. Succede alla media "Golfo paradiso" di Pieve Ligure, nel
levante genovese, 630 alunni. Succede alla vigilia della visita pastorale del
cardinale di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei)
Angelo Bagnasco. Il parroco e vicario della zona don Silvio Grilli ha promosso
e previsto incontri anche nelle scuole dei tre paesi. "Sta bene",
hanno detto convinti a Sori e a Bogliasco. A Pieve Ligure insegnanti e genitori
si sono divisi. L'incontro con monsignor Bagnasco, fissato per martedì durante
l'orario di lezione, ha rischiato di saltare. Per la proteste, civile ma
decisa, di alcuni professori e di un certo numero di famiglie che hanno scelto
di non firmare la manleva chiesta dalla preside, invitando la scuola a
organizzare per i loro figli una lezione "laica" alternativa.
"Non ci saranno proteste di piazza o altre clamorose manifestazioni di
contrarietà all'iniziativa", avverte Carla Scarsi, portavoce dei genitori
dissenzienti; manifestazioni come quelle che furono organizzate alla Sapienza
di Roma a gennaio. Ma il no alla "lezione" di Bagnasco ha già
prodotto tensioni tra gli insegnanti e una votazione in consiglio di istituto
(presieduto da un rappresentante dei genitori e composto da professori,
genitori e personale non docente). "Ho proposto di annullare tutto di
fronte alla maretta che si era generata - spiega Vanda Roveda, la direttrice
del circolo didattico del Golfo Paradiso che comprende le scuole medie di Sori,
Pieve Ligure e Bogliasco - Ne abbiamo parlato e si è concluso che, rinunciando
alla visita del cardinale, saremmo passati dalla parte del torto. Alla fine il
consiglio ha votato il sì all'incontro con un solo astenuto". Sul tavolo
dell'assemblea rappresentativa della media Golfo Paradiso è comparsa anche la
bozza di una lettera di diffida rivolta alla preside, con la quale i genitori
dissenzienti chiedevano lumi sull'organizzazione dell'iniziativa e
snocciolavano leggi e giurisprudenza "consolidata" sulla "non
liceità" di "celebrazioni di carattere confessionale in scuole
pubbliche statali che comportino la modifica del normale svolgimento delle lezioni".
Un testo standard scaricato dal sito internet di una organizzazione di atei e
agnostici da sempre contrari a eventi di questo genere. Una lettera trasmessa
alla scuola "in modo informale", avverte la portavoce dei genitori
del fronte del no. Che peròè stata presa sul serio dalla dirigente del circolo
didattico, al punto da discuterla in consiglio di istituto: "Ho inserito
l'argomento all'ordine del giorno in extremis". I genitori contrari sono
quelli che hanno scelto di non far frequentare al figlio l'ora di religione:
"Pochi casi", continua la preside. In più ci sarebbe un certo numero
di famiglie che ritengono l'incontro "inopportuno": "Noi
chiediamo l'autorizzazione dei genitori ogni volta che proponiamo iniziative
extrascolastiche in orario di lezione. Succede anche per le lezioni di
educazione sessuale, gestite dal personale della Asl". Il presidente
dell'organo di gestione della scuola, Alberto Balletto spiega: "Non
condivido la posizione di questi insegnanti e dei genitori che hanno protestato per la visita del cardinale. Il programma
dell'incontro nella scuola media di Pieve, che è quella al centro della
polemica, esclude lo svolgimento di manifestazioni di "ritualità
liturgica" di tipo confessionale. Si tratta di una visita di cortesia.
Anche chi non si riconosce nella chiesa cattolica dovrebbe ascoltare quanto
l'ospite vorrà dire: si tratta di un esercizio di educazione civica. Nessuno
sarà obbligato a partecipare ma sarebbe opportuno che tutti ci fossero".
Chi vuole impedire l'incontro con il cardinale Bagnasco "esprime una forma
di integralismo laicista che non condivido", spiega don Silvio Grilli,
vicario di Pieve, Sori e Bogliasco, oltre che direttore del giornale
"Cittadino", ricordando come è nata l'iniziativa: "Sono al
corrente del dissenso di un gruppo esiguo di genitori e insegnanti. Come
vicario di zona quando abbiamo organizzato la visita pastorale ho proposto alle
realtà locali, anche non specificamente ecclesiali, se avessero piacere di
ricevere la visita di cortesia dell'arcivescovo. In questo contesto mi sembrava
doveroso proporre la stessa opportunità alle scuole come importanti luoghi di
cultura. Sta nella libertà educativa dei genitori accettare o rifiutare
l'invito all'incontro. La stragrande maggioranza però ha aderito convinta".
Favorevole è anche il sindaco di Pieve Ligure Adolfo Olcese: "Non sono
d'accordo con la posizione dei genitori contestatori.
Ma non voglio fare alcuna polemica. Credo che dire di no alla presenza di monsignor
Bagnasco nelle scuole sia un segno di chiusura, di cui non abbiamo
bisogno". Graziano Cetara Edoardo Meoli 20/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna
L'incontro "Date a Cesare quello che è di Cesare" è il titolo della
lezione tenuta dal biblista in Santa Lucia Sulle tasse Ravasi fa felice Prodi
PAOLA CASCELLA Ci voleva monsignor Gianfranco Ravasi a mandare in visibilio
Romano Prodi. Gongola il premier uscente, quando ieri mattina lascia l'Aula
magna di Santa Lucia dove lo straordinario biblista, rettore del Pontificio
Consiglio per la cultura, (praticamente il ministro della Cultura del Vaticano)
ha appena concluso la sua conferenza per la quale ha scelto un titolo
emblematico, "Date a Cesare quel che è di Cesare", il famoso passo
dei Vangeli in cui Gesù risponde così ai Farisei sulla legittimità del tributo
all'imperatore di Roma. Prodi non ha dimenticato le polemiche dell'estate
scorsa dopo il suo invito alla Chiesa a spendere la propria autorità contro
l'evasione fiscale. Dopo aver ascoltato tante parole "contro il dovere di
pagare il tributo a Cesare ? dice - oggi lo abbiamo sentito con chiarezza da
monsignor Ravasi, senza equivoci e in tutte le letture. Lo abbiamo sentito
affermare come un fondamento del vivere civile, con questa grande percezione
delle nostre radici civili e religiose che si fondano proprio sul date a Cesare
quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio". E' soddisfatto il
premier: si è tolto un sassolino dalla scarpa mentre molti elettori e politici
(non solo avversari) ancora criticano il suo governo come il Governo delle
tasse. In questo autorevolissimo esordio del ciclo di incontri che hanno come
filo conduttore "L'elogio della politica", organizzato dal centro
"La permanenza dell'essere", creatura del grecista Ivano Dionigi, Ravasi ci ha tenuto a inserire quel passo dei Vangeli come
elemento chiave per dire che la politica si fonda, tra l'altro, sulla sua
stessa autonomia. In sala oltre a Prodi, il ministro della Difesa Arturo
Parisi, tanti docenti e intellettuali cattolici e laici,
il rettore dell'ateneo Pier Ugo Calzolari, e Marina Biagi, la moglie del
giuslavorista ucciso dalle Br.
( da "Unita, L'" del 20-04-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Pedofilia, Papa chiede la purificazione della Chiesa Nella cattedrale
di New York Ratzinger predica l'unità dei credenti. Ai seminaristi: affrontare
le sfide del secolarismo di Roberto Monteforte "PROCLAMARE il dono e la
cultura della vita" è questo il compito della Chiesa in un mondo sempre
più dominato da "egocentrismo, avidità e violenza". Dedica alla
Chiesa negli Stati Uniti la sua penultima giornata a New York papa Benedetto
XVI che nella cattedrale di saint Patrick incontra il clero, i religiosi e le
religiose. Orientare le coscienze, infondere speranza, ma anche superare
lacerazioni e divisioni per ritrovare la sua unità, sono le linee che indica il
pontefice. Parte dal Concilio Vaticano II, dalla esortazione ad un più grande
impegno nella missione della Chiesa nel mondo e "dalla grande delusione
rappresentata dall'esperienza di divisione tra gruppi diversi, generazioni
diverse e membri diversi della stessa famiglia religiosa". Invoca una più
forte adesione alla fede per ritrovare l'unità e per scoprire "la sapienza
e la forza necessarie per aprirci verso punti di vista che eventualmente non
coincidono del tutto con le nostre idee e i nostri presupposti". Per la
terza volta il Papa è tornato ad affrontare il tema degli abusi sessuali su
minori compiuti da sacerdoti "che hanno causato tanta sofferenza".
Esprime la sua vicinanza a religiosi e sacerdoti ed invoca "una
purificazione collettiva" perché vi sia "un tempo di
guarigione". Si prevedono misure più incisive contro i preti pedofili. Ma
è quello delle "divisioni tra gruppi e generazioni diverse" nella
Chiesa il tema sul quale insiste in modo particolare papa Ratzinger. Segno di
quanto siano profonde, gravi e preoccupanti le lacerazioni che attraversano la
Chiesa nord americana. Il Papa indica alcuni punti fermissimi come la difesa
assoluta della cultura della vita. È un no assoluto ad aborto e eutanasia, alla
contraccezione e alla cultura di morte. Sono indicazioni di valore precise per
la Chiesa ed anche per un paese alle prese con una difficile campagna
elettorale. Ad ascoltarlo c'è anche un ex candidato alla Casa Bianca, il
pluridivorziato Rudy Giuliani, un cattolico "possibilista"
sull'aborto, che rende omaggio al pontefice, ma per ricevere l'eucaristia si
mette in fila con gli altri fedeli. Nella sua omelia il Papa non fa cenno a
quei temi "liberal" che attraversano e dividono la comunità cristiana
statunitense: dalla critica al celibato obbligatorio per i sacerdoti all'apertura del sacerdozio alle donne, al riconoscimento di un ruolo
più incisivo del laicato. Un tema molto sentito, visto che malgrado gli oltre
settanta milioni di fedeli e l'alto numero di "praticanti", le
vocazioni continuano a calare e che siano oltre 4 mila le parrocchie senza
pastore. Ratzinger punta sull'unità della Chiesa. Invita a riconoscere e
rispettare i "doni" di ogni singolo membro della Chiesa, di
sacerdoti, religiosi e diaconi e ad affidarsi allo Spirito per "perdonare
i torti subiti", "soffocare ogni sentimento di rabbia e di
contesa". Ma soprattutto essere "i primi amici del povero, del
profugo, dello straniero, del malato e di tutti i sofferenti". Anche tra i
grattaceli di Manhattan, "nel cuore della metropoli indaffarata",
osserva Benedetto XVI, vi è "nostalgia dello spirito umano di elevarsi
verso Dio". Ieri è stato il terzo anniversario
dell'elezione al pontificato di Joseph Ratzinger. Al termine della cerimonia in
cattedrale, tra gli applausi scroscianti dei fedeli, lo ha ricordato il
segretario di Stato, cardinale Bertone. Nel pomeriggio al seminario di St.
Joseph il Papa ha incontrato i giovani e i seminaristi ed è stato
intensissimo e di grande valore spirituale il suo discorso, ricco anche di
riferimenti autobiografici. Racconta delle insidie che ha dovuto affrontare da
giovane vissuto sotto il Nazismo, "un regime infausto che, prima di essere
pienamente riconosciuto per quel mostro che era, mise Dio al bando, e così
diventò inaccessibile per tutto ciò che era vero e buono". Un tempo di
orrore e distruzione. Oggi vi è la libertà emersa grazie alla diffusione della
democrazia e del rispetto dei diritti umani. Tuttavia, aggiunge Ratzinger,
"il potere distruttivo rimane". "Cosa succede quando le persone,
soprattutto le più vulnerabili, incontrano il pugno chiuso della repressione o
della manipolazione invece della mano tesa della speranza?". Le vittime? Quanti
sono colpiti dall'abuso della droga e degli stupefacenti, dalla mancanza di una
casa e dalla povertà, dal razzismo, dalla violenza e dalla degradazione. E
vittime perché trattate non come persone, ma come "meri oggetti".
"È così - afferma - che si deride la dignità data da Dio ad ogni persona
umana". Ma vi è anche le tenebre dello spirito: quando "la
manipolazione della verità distorce la nostra percezione della realtà ed
intorbida la nostra immaginazione e le nostre aspirazioni". Quando libertà
e felicità vengono fraintese e usate male. Torna così quel binomio inscindibile
tra verità e libertà e la polemica tutta ratzingeriana verso secolarismo e
relativismo.
( da "Stampa, La" del 20-04-2008)
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VENERDI' 18 Un
convegno su fede, laicità e razionalità Prosegue venerdì 18 aprile al Teatro
Vittoria, via Gramsci 4, il convegno "Laicità della ragione, razionalità della
fede?" promosso dal Centro Evangelico di Cultura "Arturo
Pascal", dal Centro per la Riforma dello Stato e dal Centro Studi
Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson". Il convegno - che si propone
di far dialogare, su un piano scientifico e non polemico, giuristi e politologi
con filosofi e teologi intorno alla questione del rapporto tra la religione e
lo spazio pubblico del diritto e della società - muove dall'esigenza di
riproporre, a fronte della crisi del pluralismo dei valori e al risorgere dei
fondamentalismi, il nodo teorico del rapporto tra fede e ragione, nell'intento
di contribuire a fare chiarezza sulle loro reciproche relazioni ed elaborare
una proposta in grado di preservare l'autonomia di entrambe. Laici, cattolici e protestanti, i relatori - Gustavo Zagrebelsky, Mario Tronti,
Piero Coda, Oreste Aime, Sergio Rostagno, Paolo Ricca, Pietro Barcellona,
Claudio Ciancio e Fulvio Ferrario, coordinati da Mario Dogliani, Federico
Vercellone, Maria Cristina Bartolomei e Ugo Perone - si confronteranno da posizioni
diverse intorno alla necessità, manifestata da più parti, di elaborare
un nuovo orizzonte normativo per la vita pubblica.
( da "Corriere della Sera" del 20-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-20 num: - pag: 13 categoria: ALTRI
OGGETTI una donna di 36 anni, Simona Bordonali. Studentessa fuori corso in
lingue, un lavoro da rappresentante di gadget pubblicitari lasciato per la
politica. Appassionata di musica irlandese - non solo gli U2 ma gruppi che si
chiamano Cranberries e Clannad -, leghista da quando faceva il ginnasio.
"Fuori dalla scuola davano volantini contro la Lega e i barbari che
volevano dividere l'Italia. Andai a una sezione della Lega. Dopo qualche mese
fecero una festa, e venne Bossi. Fece l'alba a parlare con noi". In
sezione ha conosciuto suo marito. è diventata un capo per aver condotto la
lotta contro il Residence Prealpino: costruito negli anni '80 per i funzionari
delle aziende bresciane, occupato negli anni '90 dai senegalesi. "Sono
arrivati a essere anche ottocento - racconta lei -. Il Prealpino era diventato
la loro cittadella, era conosciuto pure a Dakar, non dicevano "vado in
Europa" ma "vado al Residence". Una Tortuga, un'isola in cui non
valevano regole e ti offrivano ogni sorta di droga e prodotto contraffatto".
E giù petizioni alla prefettura, alla provincia, al comune di Bovezzo (il
Prealpino è nel suo territorio, ma dall'altra parte della strada c'è Brescia).
Alla fine, lo sgombero c'è stato. "Ma manca
ancora una scala! Se è per questo, hanno sgomberato pure il campo nomadi, e
hanno costruito per loro 13 villette con giardino: un insulto ai vecchi che non
trovano posto nelle case di riposo, ai giovani che non possono sposarsi perché
non hanno casa". Comunque, dice la Bordonali, la sinistra non ha perso solo
sugli immigrati. Anche sul traffico. Sui cantieri infiniti della metropolitana.
Sulle ambulanze che "un tempo ci mettevano in media otto minuti e adesso
venti". Ha perso "non per un cambio culturale, ma perché la città era
male amministrata ". Parola di leghista. Il parroco del "ghetto"
"Non è stata una questione ideologica. Non vedo
svolte. I bresciani non hanno cambiato testa. In fondo, i due candidati erano
entrambi cattolici. Democristiani. Ha vinto chi ha interpretato meglio i sentimenti
dei cittadini". Lo dice anche don Gabriele Filippini, per vent'anni
direttore del settimanale diocesano La voce del Popolo, ora parroco di
San Nazzaro, la parrocchia del centro dove predica padre Renato Laffranchi, di
cui si dice in città che vengano da mezza Lombardia per ascoltarlo. La Curia,
che nelle categorie dei laici è da sempre progressista, da sei mesi è retta dal
vescovo Luciano Monari, amico di Ruini ma considerato in linea con la
tradizione locale, incarnata dal vescovo ausiliare Francesco Beschi. Insomma, i
vertici della Chiesa bresciana non sarebbero stati dispiaciuti da una vittoria
del candidato del centrosinistra, Emilio Delbono. Ma, nei seggi dei due
ospedali gestiti da religiosi, ha prevalso nettamente Paroli: al Sant'Orsola di
18 punti, al Poliambulanza di 22. Don Filippini assicura che i suoi
parrocchiani restano persone di cuore, e non hanno smesso di praticare
solidarietà e rispetto. Però, spiega, bisogna capire che può essere duro vivere
accanto a sconosciuti che non capiscono né il dialetto né l'italiano, che
magari non fanno nulla di penalmente rilevante ma gettano la spazzatura in
strada o cucinano con spezie misteriose o tengono la musica alta tutta notte, e
in una parola vivono come non fossero a Brescia. La paura, sostiene il parroco,
è un sentimento legittimo, quando vedi i posti in cui sei cresciuto e
invecchiato pieni di gente di altro colore, di "volti pallidi dell'Est,
scuri dal Maghreb, neri dall'Africa", e non ti orienti più. Dice che la
nuova giunta va bene, purché tenga fede alla tradizione della città:
l'attenzione ai deboli, l'assistenza agli anziani, la "finanza
sociale". Conferma l'unico uomo del centrodestra bresciano che andrà a
Roma al governo, il deputato di An Stefano Saglia, probabile viceministro alle
Attività produttive con delega all'energia: "Io sono sempre stato dall'altra parte, ero tra i giovani del Msi. Ma non
posso non riconoscere che il cattolicesimo "manzoniano" a Brescia, da
Mino Martinazzoli a Giovanni Bazoli, ha espresso una cultura di grande
ricchezza, il cui peso si fa sentire eccome, ancora oggi. Già ai tempi della Dc
questa era una sorta di diga: una città progressista, isolata nella provincia
di Prandini e della Dc dorotea". In città c'era Martinazzoli. Ed è proprio
lui a dire che forse una svolta c'è stata davvero. "Finisce una presenza
organizzata dei cattolici. Si chiude un'epoca che non
è iniziata con me, che durava da molto più di quattordici anni: il
centrosinistra era nato con il sindaco Boni, negli Anni '60. Finora avevamo
tenuto perché la destra era divisa. Ora siamo ritornati al '93, al '94, gli
anni della Lega al 30% e di Berlusconi giovane". Con la differenza che la
sinistra non ha un Martinazzoli con cui allearsi. In ogni caso, uscirne non
sarà facile neppure per la destra. Ad esempio non sarà facile chiudere tutti i
phone- center di via san Faustino, da cui a notte fonda, quando telefonare
costa meno, si alzano le voci di quelli che non hanno altri contatti con il
mondo, che non si integrano e, soprattutto, non votano. Aldo Cazzullo.
( da "Liberazione" del 20-04-2008)
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Parla padre Dan
Madigan, gesuita australiano, esperto di islamistica "Il dialogo tra le
religioni? Ora tocca a noi ascoltare" Fulvio Fania Washington (nostro
inviato) Georgetown è un gioiello di casette ad un piano sul pendio della
collina fino alla torre dell'omonima università cattolica,
gestita dai gesuiti ma oggi guidata per la prima volta da un preside laico.
Padre Dan Madigan ci accoglie, due giorni prima del discorso del Papa alle
università cattoliche americane. Madigan, gesuita australiano esperto di
islamistica, ha insegnato per sette anni alla Gregoriana di Roma per un
progetto non molto gradito agli ambienti romani, l'Istituto di Studi su
Religioni e Culture. Adesso approfitta di un anno sabbatico prima di assumere
la cattedra alla Georgetown. Qui si respira l'ambiente della rivista dei
gesuiti "America" che ha sempre dato parecchio filo da torcere ai
conservatori vaticani. Madigan parla con pacatezza, muove naturalmente a
simpatia, pensa a lungo prima di rispondere come se non avesse già riflettuto
mille volte sugli stessi temi. Non per facile modestia ma perché è teorico e
pratico dell'ascolto e del dialogo. Cominciamo allora dall'argomento più
spinoso. Papa Ratzinger propone il dialogo con le altre religioni ma richiama i
cattolici prima di tutto a tener fede alla propria
identità. Alterna la mano tesa a qualche provocazione come a Ratisbona. Come
intende lei il dialogo tra religioni? Oggi il discorso è molto polarizzato. C'è
chi dice che solo noi possediamo la verità e chi invece che tutti possiedono la
loro verità. Né una né l'altra posizione secondo me vale perché nessuna delle
due comincia dall'ascolto dell'altro. Chi dice che tutti sono uguali non
ascolta i credenti di altra tradizione. Non possiamo dire che il Nirvana e il
Cielo sono la stessa cosa. Il Concilio ha indicato la giusta metodologia:
ascoltiamo gli altri e vediamo se siamo d'accordo; quando non lo siamo,
parliamone. Uno non può appropriarsi della verità, la verità non è mia o nostra
ma resta quella che è. Siamo noi ad essere posseduti dalla verità, non
viceversa. Noi proponiamo quella verità che abbiamo visto espressa in Gesù. Ma
Gesù non è la nostra proprietà - non era cristiano; non c'è un "Dio
cristiano". C'è Dio. L'identità è sempre un'identità in conversazione
perché si sviluppa solo nella relazione con gli altri, non prima. Come accade
per i bambini. Più culture e amicizie coltiviamo, più la nostra identità sarà
ricca. Lo stesso vale per la religione. L'idea di un'identità sviluppata in
isolamento dagli altri e poi sigillata per essere difesa non mi sembra
storicamente difendibile. La Chiesa è nata in conversazione con il giudaismo
dell'epoca, con la cultura greco-romana. Attraverso i secoli ha sempre
rielaborata la propria identità in conversazione con altri. E' così farà,
spero, per sempre. Ratzinger imposta il dialogo con i musulmani sul rapporto
tra fede e ragione. Questo discorso sulla ragione è un po' difficile. Se
prendiamo sul serio San Paolo, la Croce è scandalo agli ebrei e follia per i
greci. La proclamazione cristiana non è semplicemente aperta alla ragione. Papa
Ratzinger ha parlato di ragione "purificata". Non è la ragione tout
court. E' la ragione retta dalla croce. In un certo senso i greci avevano
ragione: il cristianesimo proclama un Dio folle che per amore si apre a tutta
la malvagità dell'umanità. Questo è il punto centrale del cristianesimo.
Abbiamo la tendenza invece a lasciarlo da parte parlando di ragione e di legge
naturale. Purtroppo la Croce è diventata un fatto culturale anziché
controculturale.. L'Islam nacque come movimento di riforma della cultura giudeo-cristiana.
Per un musulmano è una riforma iniziata da Dio, che vuole ristabilire il culto
puro nella religione che è sempre stata la stessa. Ogni movimento di riforma
reca in sé un giudizio sui predecessori; ciò che rende difficile il dialogo.
Ancora oggi i cristiani hanno difficoltà ad ascoltare con apertura ciò che
dicono gli ebrei di se stessi. Lo stesso problema hanno i musulmani nei
confronti dei cristiani. La verità su Gesù non è già contenuta nel Corano?
Quando si lamenta la difficoltà di dialogare con un musulmano in realtà si
intende che è difficile fargli ascoltare ciò che vogliamo dirgli noi. Quasi
tutti i mezzi della comunicazione nel mondo sono in mano nostra. Gli altri
hanno ragione di dirci: adesso ascoltateci voi. Per me il confronto attuale è
una concorrenza di vittimizzazione. Attorno alle vignette danesi si è sollevato
un discorso da vittime: noi europei dobbiamo difenderci attaccando, è come la
guerra preventiva di Bush. Dall'altra sponda ascoltiamo obiezioni analoghe:
siamo vittime delle crociate e del colonialismo. Ma tutto questo è micidiale
per il dialogo. Il mutuo pentimento deve riguardare le pene che abbiamo
inflitto storicamente e anche attualmente. Sì, il discorso della violenza è
importante ma sta a cuore anche ai musulmani che vivono sotto occupazioni e
minacce. L'epoca dei mea culpa è finita? Spero di no. Molti a Roma hanno
criticato Wojtyla. Se riconosciamo che la Chiesa ha sbagliato vuol dire che non
è quella che dichiara di essere. Per questo si è parlato di colpe dei "figli
della chiesa". Ma dov'è questa chiesa pura e perfetta? Quando la chiesa si
riunisce per l'eucaristia, prima fa atto di penitenza. La chiesa è peccatrice.
Per le minoranze cristiane in paesi musulmani è certo difficile cominciare da
un'ammissione di colpa. Ma per l'Occidente non è lo stesso, la nostra storia è
piena di ingiustizie. E non solo la storia. Come giudica il battesimo di Magdi
Allam in San Pietro la notte di Pasqua? E' una mossa ambigua per la forma in
cui è avvenuto, con tutto il rispetto per la sua scelta religiosa. E' stato interpretato come uno schiaffo ai musulmani: basta
confrontarlo con la discrezione con cui fu gestita la conversione di un vescovo
anglicano. Perché tanto interesse del Papa all'università cattolica americana?
La rete delle università cattoliche americane è unica al mondo. Centinaia di
atenei cattolici. Sono università vere, non seminari
allargati come capita altrove, sebbene tutti gli studenti debbano frequentare
filosofia e teologia. Si discute che cosa determini la cattolicità
di queste istituzioni. La percentuale dei professori cattolici?
La filosofia educativa? Noi gesuiti tendiamo a ritenere che è la visione
d'insieme a garantire la cattolicità, nel senso di
universalità. Non credo che in America sia possibile tornare indietro, ogni
università ha la sua struttura e i suoi professori di ruolo. Il problema è come
gestire la situazione positivamente per il futuro. Ratzinger rivendica il
reinserimento della teologia anche nelle università statali in Italia e in
Europa. In Italia c'è una storia di divisione tra le università statali ed
ecclesiastiche. In Belgio invece la teologia è considerata una scienza. Una
relazione più tranquilla tra università e teologia farebbe bene all'autonomia
della teologia che oggi è frequentata perlopiù da seminaristi. In che
condizioni versa la chiesa americana? Da straniero, lo vedo robusta malgrado i
problemi: chiese piene, tutti coinvolti, tutti cantano, i ragazzi studiano
religione la domenica mattina. Cose che non accadono in Europa o in Australia.
Molti fedeli hanno studiato nelle università cattoliche, perciò hanno superato
il catechismo dell'infanzia, c'è un laicato teologicamente più colto. In Italia
e in Europa, anche in Vaticano, si è persa la speranza nella parrocchia e tutto
è focalizzato sui movimenti. Negli Usa invece la parrocchia funziona e i
movimenti ecclesiali non sono così forti. Per pagare i risarcimenti alle
vittime dei preti pedofili le diocesi hanno dovuto vendere parrocchie. In
alcune realtà i fedeli hanno occupato le chiese per impedirne la chiusura. Gli
immigrati ispanici che effetto producono sul cattolicesimo americano? Per certi
versi è una presenza più conservatrice, ma anche porta una vitalità a tante
parrocchie. Ha costretto la chiesa ad aprirsi, a chiudere l'epoca delle chiese
etniche, a riprendere il contatto con i più poveri. L'attacco all'aborto torna
ad essere un argomento centrale per la destra religiosa. Tanti pro-life pensano
che tutto vada a posto con una legge che vieta l'aborto ma invece
sotterraneamente l'aborto proseguirebbe. Il politico cattolico avrebbe il
diritto, anzi il dovere di non votare un semplice divieto dell'aborto perché sa
che una legge tale non è la soluzione. I vescovi americani hanno lasciato
pensare che si tratti solo di una questione religiosa: ogni cattolico deve
ubbidire. Ma gli altri rispondono: se è solo religioso è affar vostro. Pochi,
anche i cosidetti 'pro-choice' si pongono invece il problema di come aiutare le
donne ad accogliere ed allevare un bambino. Per tante una vera scelta non
esiste. Purtroppo tutto il dibattito viene ridotto alla legge che vieta o
permette. 20/04/2008.