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TARTICOLI DEL 20-24 gennaio 2009
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Articoli
Laici e chierici (49)
- gianfranco pasquino
( da "Repubblica,
La" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non soltanto nel dibattito delle idee e delle proposte, ma per l´imposizione di soluzioni, conduce inevitabilmente alle esagerazioni fondamentaliste, non ad una società più rispettosa dei diritti di tutti i suoi cittadini che rispettano, non soltanto le religioni e i valori degli altri, ma anche le leggi dello Stato (laico).
la
convivenza di sacro e laico - gianfranco ravasi
( da "Repubblica,
La" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laicismo" sono, quindi, in contrasto assoluto, pur essendo tra loro speculari. Costantino e Diocleziano, pur nella diversità delle vicende, procedono su traiettorie parallele. Nella linea di un nesso corretto tra "sacro" e "laico" il cristianesimo genuino ha spesso espletato in modo cosciente e coerente una funzione pubblica decisiva come fermento della società.
L'UCCISIONE,
avvenuta giovedì scorso, di padre Giuseppe Bertaina a Nairobi è fors...
( da "Messaggero,
Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Come spiegare e modificare questo stato di cose? Il punto critico è probabilmente radicato nell'identificazione dei sacerdoti e dei laici cattolici, che predicano la fede in Cristo nel mondo, con l'immagine degli antichi colonizzatori, quasi si fosse ancora ai tempi dei conquistadores spagnoli nell'America latina e della loro atroce politica di sterminio etnico.
CITTA'
DEL VATICANO - L'ultimo pontefice ad entrare in Campidoglio è stato Giovanni
Paolo ... ( da "Messaggero, Il"
del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: era anche la Capitale dello stato pontificio. Il senso del gesto era da collegare alla scadenza giubilare imminente che richiedeva una collaborazione più stretta tra le forze ecclesiali e quelle laiche cittadine. Ma in Campidoglio c'era già stato Paolo VI nel 1966 e Papa Luciani il 23 settembre, l'unica uscita del suo brevissimo pontificato durato 33 giorni.
Casciani
Dall'Idv passa al centrodestra ( da "Giornale.it, Il"
del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: associazioni laiche e cattoliche». Alla conferenza stampa erano presenti anche il presidente del consiglio comunale Marco Pomarici che ha detto di «aver preso atto dell'uscita dei consiglieri dai propri gruppi e dalla costituzione di un nuovo gruppo con a capo Casciani» e il capogruppo del Pdl, Dario Rossin che dando il benvenuto a Casciani ha sottolineato come la sua scelta sottintenda «
Legge
40, se la matematica è un'opinione
( da "Unita,
L'" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cosa volete che sia, siete tutti un branco di atei comunisti laici e bugiardi. Ho provato a riportare la professoressa Morresi alla ragione, ma ha ringhiato e mi sono sinceramente spaventato. Ma un tentativo di farla ritornare sulle convinzioni per quanto riguarda la matematica, questo sì, lo voglio fare.
testamento
biologico, il pd si spacca e non vota - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i cattolici integralisti, da un lato, e dai Radicali e dai laici oltranzisti dall´altro, il partito ha deciso di rinviare la conta. Quindi non si è votato sulla questione che divide, ovvero se l´alimentazione e l´idratazione artificiale possano essere rifiutate nella dichiarazione anticipata di trattamento.
Ancora
sulla polemica dei rabbini. Riflessione a freddo.
( da "Giornale.it,
Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il
Papa su Youtube e le informazioni "in presa diretta"
( da "Giornale.it,
Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Cinquemila
immigratiquasi tutti under quaranta
( da "Secolo
XIX, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nella sua seconda fase la commissione intensificherà i collegamenti con tutte le associazioni sia cattoliche sia laiche, al cui lavoro non intende sostituirsi: «Per loro - conclude il sindaco - c'è amicizia, collaborazione e apertura. Siamo molto interessati ad affrontare le criticità che ci hanno segnalato. Le incontrerò personalmente». An.
preghiere
e ruolo pubblico... - gianfranco pasquino
( da "Repubblica,
La" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: accresciuta consapevolezza che una rivendicazione aspra e assoluta del ruolo pubblico della religione, conduce inevitabilmente alle esagerazioni fondamentaliste, non ad una società più rispettosa dei diritti di tutti i suoi cittadini che rispettano, non soltanto le religioni e i valori degli altri, ma anche le leggi dello Stato (laico).
Islam
e Vaticano uniti nella lotta. Contro lo yoga
( da "Secolo
XIX, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: meno di tecniche di rilassamento in laiche palestre. Il primo ministro Abdullah Badawi dichiara infatti che, se non si salmodia, la pratica è accettabile. Uno a zero per i sostenitori di uno yoga halal, cioè lecito, che non metta in imbarazzo i fedeli più osservanti. Le cose si complicano quando lo yoga traversa lo stretto di Malacca, approda a Giacarta e si estende in Indonesia,
E
nel Pd si litiga sulla legge <Siamo ostaggio dei teodem>
( da "Riformista,
Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: posso citare i casi dei Testimoni di Geova e di molti anziani cattolici. Una cosa dobbiamo averla chiara tutti: il rispetto della volontà e dell'autonomia della persona è decisivo». Emma Bonino e Barbara Pollastrini l'hanno detto praticamente all'unisono: «Questa nostra discussione - è stato l'appello di entrambe le ex ministre - deve sfociare in un punto d'arrivo.
Il
Piemonte si offre per Eluana Il cardinale Poletto: è eutanasia
( da "Corriere
della Sera" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come Luigi Bobba e Marco Calgaro: «Eluana è in stato di coma vigile, situazione in cui si conservano il ritmo sonno- veglia, la maggior parte dei riflessi, e si respira da soli. Non è un fine vita: sospendere l'alimentazione sarebbe eutanasia ». E i membri cattolici del Pd piemontese spiegano: «Su questo tema è evidente il ritardo della politica.
Pd,
ora è il tempo di affrontare le questioni irrisolte
( da "EUROPA
ON-LINE" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici non credenti e laici credenti. Ma lo ?spirito?, il ?clima? che deve pervadere il partito non può essere di ?sopportazione? degli uni nei confronti degli altri, e in modo particolare da parte di chi è maggioritario nei confronti di chi è minoritario nel partito ma co-fondatore del partito stesso.
Bioetica,
i dem trovano una posizione. Prevalente
( da "EUROPA
ON-LINE" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è meno laico e chi lo è di più fra i democratici: «Il rispetto del pluralismo non impedisce l?assunzione di responsabilità e non può essere vissuto come lesa maestà». Un?opzione di metodo condivisa anche da Castagnetti: «Su questi temi un partito non dovrebbe essere costretto a votare a maggioranza, ma adotta una posizione prevalente rispettando la dignità delle altre posizioni»
Eluana,
cattolici in rivolta "Bresso perde i nostri voti"
( da "Stampa,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: assi che manda in sollucchero i laici («Bresso, un orgoglio di presidente» esultava l'altroieri Luca Robotti di Unire la Sinistra) e nella disperazione i cattolici democratici in tutte le loro declinazioni, dai duri e puri ex-teodem come Bobba e Calgaro ai più, diciamo, tranquilli Merlo e Lepri che si rifanno alla vecchia (vecchia?
Bagnasco
"apre"la porta alla moschea
( da "Secolo
XIX, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: malgrado voci laiche di contestazione. Ma la comunità islamica precisa: non è la moschea 22/01/2009 Il destino della moschea si incrocia con quello del gay pride, per il quale anche la laica Provincia fa un passo indietro: patrocinio alle manifestazioni culturali sì, ma non alla parata finale 22/01/2009
Un
dialogopartitoda lontano ( da "Secolo XIX, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: analisi nIL CONFRONTO tra la Chiesa e il mondo laico è fatto di convergenze su azioni concrete ma anche azioni diplomatiche a tutti i livelli. E il colloquio tra il sindaco Marta Vincenzi e l'arcivescovo Angelo Bagnasco, malgrado fosse presentato sotto l'improbabile formula di "scambio di auguri natalizi", è il punto di arrivo di un percorso iniziato da mesi.
bresso:
"assicuro riserbo assoluto sull'ultima destinazione di eluana" - sara
strippoli ( da "Repubblica, La"
del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: esibire un laicismo esasperato che rischia di dividere e che non rispetta quello che sentono i piemontesi». Mentre i radicali puntano il dito contro il Pd perché incapace di «produrre alcuna posizione politica precisa nascondendosi dietro l´ovvia libertà di coscienza di ciascuno», il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando si limita a dire che esprimerà la sua opinione «
i
due volti della chiesa e il rinnovamento in sicilia - piero di giorgi
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La contrapposizione non è stata tra laici e cattolici, ma all´interno degli stessi cattolici, mafiosi compresi. A fronte di una minoranza di cattolici che hanno cercato d´incarnare il messaggio cristiano, una maggioranza vasta ha strumentalizzato la religione per fini personali e di consenso elettorale.
gli
ospedali piemontesi possibilisti: "venga qui" - piero colaprico
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ora dopo ora, da parte dei laici, ma anche di tanti cattolici, e dalla base del Pd piemontese, intorno a Eluana e alla sua affaticata ma incrollabile famiglia. La Regione Piemonte è la più esposta, ma varie Regioni, altri sindaci e altre Asl si fanno avanti, anche senza comunicarlo alle agenzie di stampa.
religione
civile? dio parla solo alla coscienza - luigi negri
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è quella della tradizione laica e cattolica dell´Occidente che ha, oggi, di fronte a sé la possibilità di essere riattualizzata, rivissuta e riproposta. L´essenza profonda del rapporto religione-società è quella che ha trovato la sua formulazione limpida e insuperabile nella posizione di Papa Gelasio.
<Il
governo fa bene a fissare le regole>
( da "Corriere
della Sera" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Del resto il Duomo non è solo la cattedrale dei cattolici: è Milano, la sua storia e cultura. Impedirne il disprezzo è un problema laico. Come se davanti ci facessero il mercato permanente...». Lei è stato duro, sulle preghiere islamiche a Milano e Bologna... «Il problema della preghiera è complesso.
Il
Papa ha firmato la revoca della scomunica ai lefebvriani.
( da "Giornale.it,
Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
"Mercedes
non sa di che parla" ( da "Foglio, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è una spaccatura tra cattolici e non all?interno del Pd piemontese? “Il punto è sapere di cosa si parla: il professor Ranieri, primario all?ospedale Molinette di Torino, laico e non credente, dice che non le toglierebbe mai l?alimentazione”. E? della stessa idea Luigi Bobba, secondo firmatario della nota, che parla di spettacolarizzazione del caso:
Ottant'anni
di Tevere più stretto ( da "EUROPA ON-LINE"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Tra due settimane verrà ricordato quel discusso evento che fu e resta per i laici l?accordo tra fascismo e chiesa, per chiudere la questione romana (1870, Breccia di Porta Pia) e regolare le attività cattoliche nella legge e nello stato italiani. Evento discusso, non perché non fosse desiderabile rimarginare le vecchie ferite e garantire la coesistenza dei due poteri, ciascuno ?
mercedes
e il cardinale finita la pace sotto la mole - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i rapporti tra laici e cattolici non erano stati conflittuali da tempo. Anzi. All´epoca dei sindaci comunisti degli anni '70, lo schema era quello che aveva governato i rapporti tra Diego Novelli e il cardinale Pellegrino: «Noi - diceva scherzando il sindaco - ci occupiamo di Torino dai tetti in giù.
"non
è il paese degli ayatollah" eluana, la bresso attacca poletto - marco
trabucco ( da "Repubblica, La"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ancora una volta dilaniato dai contrasti tra laici e cattolici. Se mercoledì il concittadino Sergio Chiamparino le aveva dato appoggio incondizionato, meno entusiasta è sembrato ieri quello di Walter Veltroni: «Nel caso di Eluana, meno entra la politica, meglio è - ha detto il segretario dei Democratici - c´è una sentenza e quindi il governo in primo luogo,
"basta
con le ipocrisie ora si discuta senza veti" - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Oggi sarete a Torino per un convegno dedicato a questa vicenda, che cade nei giorni di un durissimo scontro fra cattolici e laici all´interno del Pd. Come commenta le reazioni alla proposta della presidente Bresso? «Noi approviamo completamente la posizione della presidente e del sindaco di Torino, in primo luogo per l´etica civile espressa con le loro parole.
morgando:
silenzio su eluana - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e i cattolici del Pd. Tanto più quando si fa diventare problema pubblico e di indirizzo politico una questione privata che riguarda la famiglia Englaro e i medici delle strutture a cui la stessa decida di rivolgersi». Per Morgando «non aiutano ad affrontare con serenità il problema né le circolari del ministro Sacconi né le gare ad offrire ospitalità da parte dei presidenti
<In
Italia non ci sono ayatollah> ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: rispetto delle leggi del proprio Stato che fino a prova contraria è ancora uno Stato laico. I credenti non possono essere richiamati con i diktat. Penso che sia un errore per la Chiesa entrare in questo modo, a piedi giunti, su una materia così delicata, su cui milioni di cattolici in tutto il mondo ogni giorno prendono decisioni assolutamente simili a quelle della famiglia Englaro,
Illuminata
la strada dei Breveiarrivano quaranta lampioni
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Illuminata la strada dei Breveiarrivano quaranta lampioni varazze SARANNO illuminati gli ultimi settecento metri della strada dei "Brevei", che collega il centro ponente, zona stazione-porto, con la frazione Cantalupo. Lo comunica l'assessore ai lavori pubblici, e vice sindaco, Alessandro Bozzano.
di
Alessandro Calvi <Nessuna questione di carattere religioso>, assicura
Fabrizio Cicchitto ( da "Riformista, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nella storia del Psi c'è stata anche una componente del genere. Penso a Labor, ad Acquaviva, a Covatta che erano socialisti a pieno titolo. E anche Craxi, che pure era laico, firmò il Concordato e aveva una posizione di apertura verso il mondo cattolico, tanto che aprì le porte del partito a questa componente.
Eluana
è anche nostra figlia ( da "Unita, L'"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Come mai si parla sempre meno di laicità? Da quando i cattolici non sono più largamente rappresentati dallo stesso partito, c'è una caccia aperta al loro voto e spesso ci si dimentica che ci sono tanti cattolici laici. Sta dicendo che lo stato era più laico con la Dc? Probabilmente sì, la Dc spesso aveva atteggiamenti laici nei confronti del rapporto con la Chiesa.
Le
crociate su Eluana ( da "Manifesto, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stiamo rischiando di perdere il carattere laico del nostro stato. Nessun medico può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterla fare. Ma a questo punto quale è la differenza tra l'Italia e gli stati clericali, come quello degli ayatollah, dove viene ingiunto a tutti colore che credono di assumere un certo comportamento?
Due
partiti in città. E tutti: toni sbagliati
( da "Corriere
della Sera" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: due sanguigni: lei impregnata di laicismo e lui ovviamente di religiosità. Forse quello di Poletto è stato un "fallo di reazione", ma per chi lo conosce era difficile pensare che dopo l'apertura della Bresso non avrebbe detto niente. Anche la presidente ha commesso un fallo usando la parola ayatollah.
GATY
SEPE PRIMA HA SFIDATO IL MINISTRO SACCONI, ORA BACCHETTA IL CARDINALE POLETTO.
IN NOME DI EL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica e cattolica, del Pd ma incassando l'appoggio del segretario Veltroni. All'arcivescovo di Torino, che l'altro giorno aveva invitato i medici cattolici a praticare l'obiezione di coscienza, ha mandato a dire che «Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile»
TANTO
PIù IN UN MEZZOGIORNO OGGI PIù CHE MAI SOFFERENTE. SI TRATTERà, IL CARDINALE
SE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di temi politici che interpellano il laicato cattolico. D'altro canto lo ha raccomandato di recente anche Benedetto XVI: «Occorre oggi ricominciare daccapo ad accumulare idee, cultura, progetti, ma anche a sperimentare esperienze perché i cattolici siano ancora in grado di dare il loro contributo alla vita del Paese».
Il
Pd guardi alla fatica di Sturzo ( da "EUROPA ON-LINE"
del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e partiti del tempo di Sturzo hanno sempre sottovalutato il Ppi e alla sua nascita nel 1918. Tema dell?incontro era Luigi Sturzo. E da più parti è stata ricordata (Giorgio Riccardi, news Italia press, 20 gennaio) la grande fatica, il grande coraggio, la perseveranza di Sturzo e degli altri fondatori che si muovevano in un contesto difficile che li ostacolava o come minino li
<Sulla
bioetica il Pd ha vinto>. Franceschini spiega perché
( da "EUROPA
ON-LINE" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: autonomia dei cattolici in politica venga chiesto ogni settimana di confermare se crede ancora in quell?autonomia: la laicità dello Stato è da cento anni un valore per i cattolici democratici! E però trovo anche fastidioso che si gridi all?interferenza se la Chiesa dice che una cosa è sbagliata quando non siamo d?
Eluana,
lo scontro Bresso-Poletto come quello D'Azeglio-Franzoni
( da "EUROPA
ON-LINE" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che era stato chiesto intorno al caso. Quanto al Palazzo, non mi aspettavo alcuna pietà umana dai ?lombardi sardanapali? che lo occupano, ma dalla sinistra laica e cattolica, che sta ?per definizione? coi deboli, sì. CHIARA DE STEFANI, NOVARA Cara Signora, ho scritto dieci volte negli ultimi anni sulla tragedia di Eluana e sull?
il
caso eluana nel paese della doppia obbedienza - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lo Stato moderno e laico, libero "dalla" Chiesa mentre la garantisce libera "nello" Stato, applica la distinzione fondamentale tra la legge del Creatore e la legge delle creature. Poletto sostiene invece che poiché la legge di Dio non può mai essere contro l´uomo, andare contro la legge di Dio significa andare contro l´uomo:
eluana,
"rappresaglia" contro bresso - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico bindiano, il cuneese Elio Rostagno. Tra i firmatari della maggioranza anche Mariano Turigliatto di Insieme con Bresso. L´autore, Stefano Lepri, nega che ci sia un collegamento fra il caso Englaro e la protesta sul bilancio sociale: «Non è certo la prima volta che intervengo per contestare il livello di insensibilità e la posizione di autosufficienza mostrate da Bresso verso
il
cattolico lucà: "sentenza da rispettare ma mercedes poteva fare meno
clamore" - ottavia giustetti
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Con lui la presidente ha usato parole poco felici OTTAVIA GIUSTETTI Mimmo Lucà, parlamentare dell´area cattolica del Pd e leader dei Cristiano sociali, si è spesso distinto dai compagni di corrente per le sue prese di posizione laiche. Cosa pensa del fatto che Mercedes Bresso abbia offerto alla famiglia Englaro la possibilità di venire in Piemonte?
"tanti
auguri ma noi andiamo avanti" - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici democratici, ex comunisti, socialisti, laici e tanti che non hanno un´appartenenza partitica nei vecchi schemi e recinti». Matteo Renzi saluta l´arrivo di Ventura con sobrietà: «Cambiando le regole», dice, «è naturale che cambino anche i candidati.
i
laici e non alla ricerca del concilio
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: associazione cattolica (Comunità missionarie del Vangelo) sorta a Palermo «nel fervore postconciliare come risposta operativa al ruolo e alla responsabilità del laicato». Ogni anno si avvicendano sul podio relatori diversi, a seconda degli argomenti in agenda, ma il filo rosso di ogni convegno - e, sinora, di tutta la sequenza dei convegni -
Rappresentanzala
caduta dei ruoli ( da "Secolo XIX, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici e laici, notabili e burocrati, amministratori e parlamentari si scontrano confusamente ogni giorno. Il risultato è che ormai un buon terzo del paese non è più rappresentato politicamente. Oggi, il deficit strutturale di democrazia in cui tutto ciò sfocia va a vantaggio di Berlusconi, ma domani potrebbe andare a svantaggio di tutti.
Vincenzi:
<Bresso ha ragionela sentenza sia rispettata>
( da "Secolo
XIX, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per il suo intervento in difesa della laicità dello Stato, dopo la richiesta di obiezione di coscienza avanzata dal cardinale Severino Poletti nei confronti dei medici cattolici, affinché si sottraggano, se richiesti, dall'interrompere l'alimentazione forzata e l'idratazione di Eluana Englaro come previsto dalla sentenza della Corte di Cassazione.
( da "Repubblica, La" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bologna
GIANFRANCO PASQUINO Da qualche tempo, il Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana
rivendicano con alquanto vigore un "ruolo pubblico per la religione".
Presumo, a giudicare dalle dichiarazioni di importanti cardinali, non ultimi
quelli che si sono succeduti a Bologna, che questo non meglio definito ruolo
pubblico debba essere consentito e attribuito, esercitato e attuato,
soprattutto dalla religione cattolica. Probabilmente, ruolo pubblico significa
un´accresciuta presenza nei documenti ufficiali, si ricordi, ad esempio, la
richiesta dell´inserimento delle radici cristiane nella Costituzione
dell´Unione Europea, nelle dichiarazioni e nei dibattiti, ma anche, almeno a
giudicare dall´iperattivismo del Cardinale Ruini, Presidente fino a qualche
tempo fa della CEI, nella formulazione delle leggi e persino nelle procedure
referendarie. Naturalmente, il ruolo pubblico non può, per definizione, andare
esente da un confronto pubblico, aperto, libero, trasparente, fatto da opinioni
e non da imposizioni. Purtroppo, come molti casi delicati, dalla fecondazione
assistita alla ricerca sulle cellule staminali, dalla regolamentazione dei
rapporti fra persone conviventi dello stesso sesso al testamento biologico, la
discussione pubblica ha ceduto il passo, per molti cattolici
e, in particolar modo, per troppi vescovi, all´imposizione pubblica (e nel
confessionale). Quasi sicuramente sconosciuta alla totalità delle autorità
religiose e dei predicatori islamici e alla maggioranza dei loro fedeli, la
distinzione fra sfera privata e sfera pubblica della religione non può servire
a comprendere le recenti manifestazioni in cui la preghiera è stata, per
l´appunto, esercitata in pubblico. La televisione offre spesso numerosi esempi
di mussulmani che pregano in qualsiasi luogo pubblico quando il muezzin
annuncia l´ora della preghiera. Per coerenza, coloro che rivendicano, auspicano
e ottengono il riconoscimento del ruolo pubblico della loro religione, lo
dovrebbero concedere anche agli esponenti e ai credenti di tutte le altre
religioni. Pertanto, alcune critiche di prelati cattolici
alla preghiera pubblica dei mussulmani appaiono decisamente contraddittorie.
Curiosa, poi, è la proposta ventilata dal Presidente della Camera che la
predica nelle moschee sia fatta in lingua italiana. D´altro canto, anche alcune
prese di posizione di non credenti, in particolare di sinistra, favorevoli,
senza se e senza ma, a qualsiasi espressione pubblica della religione islamica,
appaiono eccessive e gravemente politicizzate. Più in particolare, nei cortei
di Roma e di Milano, nelle manifestazioni a Bologna, non erano in campo esclusivamente
le rivendicazioni di un ruolo pubblico dell´Islam. Piuttosto, e non soltanto
per la circostanza dello scontro fra Israele e Hamas, eravamo di fronte ad un
uso politico esplicito, consapevole e deliberato della religione attraverso la
preghiera. Tralasciando i problemi di ordine pubblico, che le varie Questure
hanno comunque il compito di valutare e di affrontare, quello che analisi
semplicistiche hanno perso di vista è che nell´Islam non esiste una chiara e
netta distinzione fra la sfera della religione e la sfera della politica. E che
alla preghiera viene spessissimo, se non addirittura costantemente, attribuito
anche un significato politico. Questa commistione ovvero, se si preferisce, la
mancata separazione, fra religione e politica conduce, lo sappiamo dai giorni
di Machiavelli, al fondamentalismo. Se ne può, ovviamente, discutere, anche
quando il fondamentalismo lambisce il cattolicesimo. Anzi, se ne deve discutere
con l´accresciuta consapevolezza che una rivendicazione aspra e assoluta del
ruolo pubblico della religione, non soltanto nel dibattito
delle idee e delle proposte, ma per l´imposizione di soluzioni, conduce
inevitabilmente alle esagerazioni fondamentaliste, non ad una società più
rispettosa dei diritti di tutti i suoi cittadini che rispettano, non soltanto
le religioni e i valori degli altri, ma anche le leggi dello Stato (laico).
( da "Repubblica, La" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 37 - Cultura
Perché i simboli cristiani non vanno cancellati la convivenza DI SACRO E LAICO
Il crocifisso è un "segno" universale di dolore, di morte e di
speranza GIANFRANCO RAVASI Pubblichiamo parte di un articolo di dal titolo
"Fede nel segreto o sulle terrazze?". Il testo integrale è nel numero
in uscita del bimestrale "Vita e pensiero". "Sacro" e
"laico" non sono antitetici, pur essendo radicalmente differenti. Il
sacralismo, invece, sogna di consacrare anche il profano ritenendolo negativo
in sé, cancellandone l´identità, così come il secolarismo programma una
sistematica eliminazione di ogni segno religioso come presenza illegittima e
indegna. "Sacralismo" e "laicismo"
sono, quindi, in contrasto assoluto, pur essendo tra loro speculari. Costantino
e Diocleziano, pur nella diversità delle vicende, procedono su traiettorie
parallele. Nella linea di un nesso corretto tra "sacro" e
"laico" il cristianesimo genuino ha spesso espletato in modo cosciente
e coerente una funzione pubblica decisiva come fermento della società.
Si pensi solo alla forza dirompente che ha avuto l´antropologia cristiana
nell´accelerare una visione di uguaglianza e fraternità tra gli uomini nella
società dei primi secoli, così marcatamente scandita da divisioni tra liberi e
schiavi, maschi e femmine. (...) Illuminante è l´unico pronunciamento
"politico" di Gesù: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio
quello che è di Dio». Pronunciamento, però, non neutro e isolazionista per la
fede perché se l´"immagine" di Cesare è sulla moneta che rappresenta
la politica riconoscendole una sua autonomia, l´"immagine" di Dio è
secondo la Bibbia nell´uomo per cui la morale ha un peso decisivo nel tutelare
la dignità della persona, ponendo così frontiere ben marcate all´autonomia
della politica e dell´economia. Ma se volessimo esemplificare ulteriormente
l´incidenza preziosa e insostituibile del cristianesimo nell´orizzonte
pubblico, un capitolo immenso sarebbe quello della cultura. La Bibbia è stata
per secoli il "grande codice" - per usare la celebre espressione del
saggio di Northrop Frye - della civiltà occidentale. Lo è stato a livello
etico: basti solo riflettere sul rilievo del Decalogo o dell´agape, della
caritas, l´amore cristiano, oppure al primato della persona e della vita. Lo è
stato soprattutto a livello artistico. Chagall riconosceva che «per secoli i
pittori hanno intinto il loro pennello in quell´alfabeto colorato della
speranza che è la Bibbia», al punto tale da rendere del tutto necessaria una
conoscenza religiosa per comprendere non solo l´iconografia, la simbolica, il
linguaggio ma la stessa identità storico-culturale dell´Occidente. La città
europea tradizionale ha sempre nella cattedrale il suo centro sul quale si
organizza la struttura urbana con le sue differenti espressioni. La stessa
città dei morti, il camposanto, è marcata da una visione escatologica impressa
dal cristianesimo. Anche la presenza del crocifisso, certo, può avere alle
spalle quella genesi sacralistica che sopra si delineava, ma è divenuta nella
sua funzione simbolica una realtà ben più universale e culturale. Come scriveva
nel 1988 sull´Unità Natalia Ginzburg, reagendo a uno dei primi tentativi di
schiodare il crocifisso dai luoghi pubblici (il titolo dell´articolo era
"Non togliete quel crocifisso!"), «è là, muto e silenzioso. C´è stato
sempre. è il segno del dolore umano, della solitudine della morte. Non conosco
altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro destino. Il
crocifisso fa parte della storia del mondo». Tra l´altro, è curioso notare che
uno dei nodi capitali della polemica anticristiana dei primi secoli fu proprio
l´idea di un Dio crocifisso, considerata come indecorosa per una cultura che
detestava corpi morti, soprattutto elevati a emblema. Eppure quel segno è
entrato nel linguaggio, nell´immaginario, nella concezione collettiva,
semplificandone persino il suo valore teologico e facendone appunto un simbolo
vivo e universale di dolore, morte, speranza, come ricordava Ignazio Silone nel
romanzo Il segreto di Luca (1956): «Luca, durante l´interrogatorio, guardava
fisso sulla parete, al di sopra del presidente. "Cosa guardate?", gli
gridò il presidente. "Gesù in croce", gli rispose Luca, "non è
permesso?". "Dovete guardare in faccia chi vi parla", gridò il
presidente. "Scusate", replicò Luca, "ma anche lui mi parla;
perché non lo fate tacere?"». Il rischio di una cancellazione della
presenza cristiana coi suoi simboli dal contesto pubblico è, quindi, non solo
un atto di «smemoratezza» storica ma anche uno svuotamento socioculturale. è
ciò che temeva già nel 1944 Georges Bernanos quando nel saggio La France contre
les robots scriveva: «Una civiltà non crolla come un edificio; si direbbe molto
più esattamente che si svuota a poco a poco della sua sostanza finché non ne
resta più che la scorza». Ed è questo il rischio a cui va incontro una civiltà
che rigetta una delle sue matrici strutturali.
( da "Messaggero, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Martedì 20 Gennaio 2009
Chiudi di ENNIO DI NOLFO L'UCCISIONE, avvenuta giovedì scorso, di padre
Giuseppe Bertaina a Nairobi è forse legata a un episodio di criminalità comune.
Tuttavia essa si ricollega a una serie troppo lunga di episodi analoghi o di
persecuzioni più gravi, rispetto ai quali l'opinione pubblica non è parsa in
Italia (ma non solo) molto attenta. Verrebbe da pensare che, in una fase
durante la quale le motivazioni religiose hanno acquistato
un rilievo crescente, l'essere cristiani e, peggio ancora, l'essere cattolici sia considerata una responsabilità da punire.
Così, mentre agli esponenti delle altre confessioni religiose si aprono le
strade perché essi possano svolgere in piena libertà e con efficacia la loro
missione, i cattolici si trovano sospinti verso una
sorta di limbo politico/giuridico rispetto al quale essi finiscono per
rimanere, quando non sono nella loro patria o in una comunità dottrinale
omogenea, sotto la minaccia di ritorsioni, rappresaglie o aggressioni, motivate
quasi sempre dall'ostilità religiosa. Questo punto può essere considerato in
termini concettuali diversi. Può rivelare maniere diverse di concepire libertà
civili e religiose; discriminazioni civili e religiose. Tuttavia, agli occhi
del mondo occidentale, che conobbe secoli fa persecuzioni analoghe, esso non
può apparire come una sorta di accadimento irrimediabile. Dovrebbe invece, e
non solo sul piano dottrinale ma anche su quello della cultura politica,
suscitare le giuste riflessioni, accompagnate da regole giuridiche adeguate. Infatti
non si può non restare sorpresi dalla maniera quasi ilare con la quale certi
tipi di proselitismo a-cattolico o ateo vengono accolti e dalla parallela
indifferenza, salvo le recriminazioni di rito e d'occasione, che accompagnano
le persecuzioni sistematiche contro la presenza cattolica. Del resto, che non
si tratti di eventi occasionali ma quasi di un sistematico attacco alle
istituzioni cattoliche è ormai ovvio. Si possono cercare le ragioni di questa
aggressione nell'atteggiamento più rigoroso (ma non più rigido) che papa
Ratzinger ha impresso al proprio magistero; si possono trarre spunti da singole
parole (come il famoso discorso di Ratisbona, usato dagli islamici fanatici per
attizzare la violenza anticattolica); o singoli atti, come il modo particolare
assunto da Benedetto XVI nel celebrare la Messa, indicato da una parte del
mondo ebraico come ritorno alla condanna di deicidio e perciò come ostacolo al
dialogo interreligioso. Tuttavia accanto a questi pretesti vanno posti anche
dati precisi. Se si scorre l'elenco, predisposto dall'Agenzia Fides, delle
vittime che durante il solo anno 2008 hanno pagato con la vita il loro lavoro
missionario, non si può non restarne colpiti. Un arcivescovo, monsignor Paulos
Faraj Rahho, a Mosul, in Iraq; un gran numero di sacerdoti (81 solo negli
attacchi di Orissa), in India; in Africa e in America latina, decine di altre
vittime hanno pagato con la vita il loro proselitismo e, più ancora, la loro
opera di assistenza in situazioni disperate. E tutto ciò senza citare i casi
ancora misteriosi come quello riguardante le due suore rapite in Kenya e forse
"vendute" in Somalia. Come spiegare e modificare
questo stato di cose? Il punto critico è probabilmente radicato
nell'identificazione dei sacerdoti e dei laici cattolici, che
predicano la fede in Cristo nel mondo, con l'immagine degli antichi
colonizzatori, quasi si fosse ancora ai tempi dei conquistadores spagnoli
nell'America latina e della loro atroce politica di sterminio etnico.
Invece bisogna, con l'educazione, con l'esempio e, purtroppo, anche con il
martirio, mostrare che quei tempi sono un ricordo del passato e che la Chiesa
di oggi porta libertà e tolleranza, senza negare il progresso dei popoli. E
occorre che anche il mondo laico si renda conto del fatto che queste
persecuzioni non hanno solo un aspetto religioso ma investono in generale le
concezioni etico-politiche sulle quali oggi la civiltà occidentale è basata.
( da "Messaggero, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Martedì 20 Gennaio
2009 Chiudi CITTA' DEL VATICANO - L'ultimo pontefice ad entrare in Campidoglio
è stato Giovanni Paolo II, nel gennaio di 11 anni fa,
sotto l'allora sindaco Francesco Rutelli. In quell'occasione si era parlato del
Giubileo del 2000 e Papa Wojtyla si era definito civis romanus, lasciando
intendere che si sentiva di casa. Per la prima volta, dopo vent'anni esatti di
pontificato, il pontefice polacco varcava la soglia dell'Aula consiliare. Fu
una storica visita annunciata l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre,
durante la tradizionale celebrazione del Te Deum di ringraziamento, davanti alle
autorità italiane. Un evento, di carattere ufficiale, il secondo di un
pontefice dal tempo in cui Roma, oltre ad essere la Capitale della cristianità,
era anche la Capitale dello stato pontificio.
Il senso del gesto era da collegare alla scadenza giubilare imminente che
richiedeva una collaborazione più stretta tra le forze ecclesiali e quelle
laiche cittadine. Ma in Campidoglio c'era già stato Paolo VI nel
1966 e Papa Luciani il 23 settembre, l'unica uscita del suo brevissimo
pontificato durato 33 giorni. Le parole che furono pronunciate da Papa
Wojtyla sono scolpite nel cuore dei romani, salutati con calore in un bagno di
folla dalla Loggia del Palazzo senatorio. «Roma - disse - il cui nome letto a
rovescio suona Amor, amore. Come dice un poeta polacco, se tu dici Roma, ti
risponde Amor. E' così. E' questa la constatazione conclusiva, ed anche il mio
augurio. Roma che non temi il tempo, nè il dinamismo del progresso, Roma
crocevia di pace e di civiltà; Roma, mia Roma, ti benedico e con te benedico i
tuoi figli e tutti i tuoi progetti di bene». In dono ricevette dal sindaco e
dalla Giunta una pietra proveniente dal Colosseo, l'anfiteatro Flavio, il
monumento che più di tutti fonde la Roma civile e la Roma cattolica,
mescolandosi e dove ogni anno, il venerdì santo, accoglie la solenne via
Crucis. F.GIA.
( da "Giornale.it, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 17 del 2009-01-20
pagina 2 Casciani Dall'Idv passa al centrodestra di Giacomo Legame II
consigliere comunale Gilberto Casciani, eletto nelle liste dell'Italia dei
valori di cui era capogruppo, aderisce, assieme al consigliere comunale del
Pdl, Francesco Maria Orsi, al gruppo misto «Amore per Roma», legato alla
maggioranza capitolina. A dare annuncio del passaggio, ieri mattina in
Campidoglio erano presenti i due consiglieri e il sindaco Gianni Alemanno. Il
gruppo misto «Amore per Roma» prende il nome da una lista civica presentata
alle elezioni comunali del 2006 e già collegata alla candidatura a sindaco di
Gianni Alemanno. Ne faranno parte il consigliere Francesco Maria Orsi, già
eletto nelle liste del Pdl, che il sindaco ha ricordato essere una persona
«appartenente al mondo dell'associazionismo» e il consigliere comunale Gilberto
Casciani, che secondo Alemanno, «è una persona che guarda alla realtà dei fatti
ed in grado di compiere scelte coraggiose per il bene di Roma». La lista
civica, come ha detto Alemanno, «sarà rivolta agli interessi dei cittadini al
di là degli schieramenti politici». Lo slogan del nuovo gruppo, come ha
spiegato Orsi, sarà «Roma merita di più. Ci impegneremo a creare valori
coinvolgendo il mondo delle associazioni laiche e
cattoliche». Alla conferenza stampa erano presenti anche il presidente del
consiglio comunale Marco Pomarici che ha detto di «aver preso atto dell'uscita
dei consiglieri dai propri gruppi e dalla costituzione di un nuovo gruppo con a
capo Casciani» e il capogruppo del Pdl, Dario Rossin che dando il benvenuto a
Casciani ha sottolineato come la sua scelta sottintenda «l'adesione ad
un progetto non soltanto un cambio di casacca». Comunque «Non c'è nessun ruolo
istituzionale in vista, nessun incarico, nessuna campagna acquisti», ha tenuto
a precisare il sindaco. Sottolineando come quella di Casciani sia una «scelta
politica» che non sottintende alcun tentativo di «negoziare un nuovo incarico
istituzionale», Alemanno ha anche precisato che il passaggio di Casciani «non
comporterà alcun aggravio di costi per l'amministrazione comunale», in quanto
«scompare il gruppo dell'Italia dei valori e nasce un nuovo gruppo civico».
«Questo - ha proseguito Alemanno - non è un nuovo partito, è una lista civica
che va ad aiutare l'amministrazione capitolina a svolgere la sua attività».
«Capisco che un segretario di partito possa rimanere male in seguito alla
scelta di alcuni membri di lasciare il partito, ma io non sono mai stato allontanato dall'Italia dei valori e il mio ultimo
esecutivo di partito è stato l'8 gennaio», ha
deichiarato Casciani che ha cios' replicato alle parole del segretario
regionale dell'Idv, Stefano Pedica che sostiene che Casciani sia stato allontanato dal partito per via di problemi giudiziari
legati alla segreteria. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Unita, L'" del 20-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Legge 40, se la
matematica è un'opinione Nei giorni scorsi si è tenuto a Roma un convegno
organizzato dall'Italia dei Valori (un suo parlamentare, Antonio Palagiano, è
un ricercatore universitario conosciuto per la sua competenza in campo di
fisiopatologia della riproduzione) e dalla Società Italiana di Fertilità e
Sterilità che aveva per titolo «Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la
pena?». Nel primo giorno del convegno sono stati presentati e discussi i dati
di alcuni registri relativi ai più recenti risultati delle fecondazioni
assistite e in particolare i dati del registro italiano, di quello europeo, di
quello americano e di quello australiano. Dall'analisi dei risultati è emerso
un dato: da quando è in applicazione la legge 40, quella che è stata imposta
nel paese a protezione dell'embrione, i risultati sono peggiorati in modo
significativo: meno gravidanze, più aborti, più gravidanze multiple nelle donne
più giovani, un «esilio procreativo» che induce migliaia di coppie a cercare
miglior fortuna all'estero. Su questi dati tutti i tecnici si sono trovati
d'accordo. È bene chiarire che non si trattava di 50 comunisti atei e bugiardi,
tra di loro c'erano operatori dei centri pubblici e di quelli privati, cattolici e agnostici, gente che vota per i partiti di
sinistra e gente che vota per Berlusconi. Ma che la legge 40 peggiori i
risultati dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita non lo ha
messo in discussione nessuno. Il giorno dopo sono arrivati i «politici» e le
cose si sono modificate, come in un incubo. È vero che Livia Turco e Ignazio
Marino hanno commentato i dati secondo logica e buon senso, ma poi è
intervenuta la signora Roccella, sottosegretario alla salute, e il suo
commento, in sintesi, è stato: ottima legge, benedetta
e fortunata, risultati splendidi, tecnici bugiardi. È opinione generale che la
signora Roccella di queste cosa sappia poco ed è almeno molto probabile che il
suo intervento l'abbia scritto la professoressa Morresi, membro del Cnb,
associato di chimica nella Università di Perugia, i cui articoli sui temi della
bioetica compaiono spesso sul Foglio e sull'Avvenire, che a mio personale e
modesto avviso ne sa ancor meno. La professoressa Morresi ha detto che il
confronto con il passato non è possibile perché i dati più vecchi sono
incompleti; che non si conosce il destino di molte gravidanze e pertanto non si
possono fare i conti(?); che in fondo la percentuale di gravidanze è diminuita
solo del 3 per cento, come si fa a non capire che il tre per cento è una
diminuzione impercettibile, cosa volete che sia, siete
tutti un branco di atei comunisti laici e bugiardi. Ho provato a riportare la
professoressa Morresi alla ragione, ma ha ringhiato e mi sono sinceramente
spaventato. Ma un tentativo di farla ritornare sulle convinzioni per quanto
riguarda la matematica, questo sì, lo voglio fare. Ma come? Ho
telefonato a un mio nipote, che è ordinario di matematica in una università
italiana, e gli ho posto il quesito. «C'è una signora, gli ho detto, che fa
fatica a capire le percentuali. Come posso spiegargliele?». «È una
intellettuale?» mi ha chiesto lui. «È un'insegnante universitaria di destra».
«Ricca o povera?» mi ha chiesto ancora. «Benestante, almeno credo». Dopo averci
pensato un po', mi ha suggerito di trasformare i numeri in cameriere, in questo
modo: la signora Morresi deve immaginare di avere 100 cameriere e di saper dai
suoi informatori segreti, che solo il 4 per cento di loro sono oneste
lavoratrici. Se però da un'operazione di controllo risulta che in realtà è
necessario portare una modifica a questo calcolo e diminuire questa percentuale
del tre per cento, di oneste lavoratrici ne rimane una sola (4-3=1), il che
significa che c'è stata una diminuzione di oneste lavoratrici pari al 75 per
cento (3 è il 75% di 4). A questo punto è possibile chiedere alla professoressa
Morresi di rifare i conti sostituendo le cameriere con le gravidanze e farle
capire che la diminuzione di successi del 3,6% valutata in termini di
gravidanze iniziate diventa un ben più ponderoso 13%. Dunque, se dovevano
nascere 10.000 bambini, ne nascono solo 8.700,
( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 15 - Cronaca
Accordo senza conta su una "posizione prevalente" espressa in
quindici punti. Marino: ci serviva un sì o un no, il resto è del diavolo Testamento
biologico, il Pd si spacca e non vota Partito strattonato fra teodem e laici
Conflitto su alimentazione e idratazione GIOVANNA CASADIO ROMA - Non è mai
stata facile la discussione sulla bioetica nel Pd; ora lo è ancora meno, poiché
crescono i sospetti di spaccature più per ragioni di resa dei conti interna che
di merito. Il merito è il testamento biologico, su cui si è tenuta ieri
l´assemblea di tutti i parlamentari democratici. Strattonato dai teodem, i cattolici integralisti, da un lato, e dai Radicali e dai laici oltranzisti
dall´altro, il partito ha deciso di rinviare la conta. Quindi non si è votato
sulla questione che divide, ovvero se l´alimentazione e l´idratazione
artificiale possano essere rifiutate nella dichiarazione anticipata di
trattamento. Fare chiarezza su questo punto è la cosa più importante,
perché impedirebbe altri "casi Eluana". Un non-voto scandaloso per i
Radicali, Emma Bonino in testa, per i quali si è trattato di una «soluzione
pilatesca». E votare avrebbero voluto Gianni Cuperlo e Barbara Pollastrini,
l´ex ministro delle Pari Opportunità, che è andata all´attacco: «O si fa una
buona legge o è meglio nessuna legge». Sul fronte cattolico i teodem si
irrigidiscono. Paola Binetti più di tutti: «Interrompere idratazione e
nutrizione significa di fatto introdurre l´eutanasia per sete e per fame», e
dichiara di essere pronta a sottoscrivere la proposta di legge di Rocco
Buttiglione, il leader dell´Udc che fu "bocciato" come commissario Ue
per le sue posizioni arretrate sui diritti civili e i gay. Un annuncio di
strappo dal Pd? Lei replica: «Fioroni mi ha detto di essere d´accordo con noi»,
e ringrazia Rosy Bindi. è la Bindi a cercare di trovare il bandolo della
matassa e ad appoggiare la mediazione raggiunta con il "documento
Sereni": quindici punti (si possono leggere su www.marinasereni.it) che
indicano «la posizione prevalente» del Pd sul testamento biologico, senza
bisogno di decidere subito a maggioranza. Sereni, che ha coordinato il gruppo
di lavoro sul tema, ripete: «Vogliamo fare o no una legge giusta e umana?
Allora nessuno pianti bandierine, ma teniamo insieme libertà di scelta e tutela
della vita». Binetti insiste: «L´orientamento del Pd è minoritario nel paese».
Bindi s´inalbera con i Radicali: «Non è lesa maestà non votare, ci si assume
ugualmente le proprie responsabilità. Cerchiamo di dare una lezione di laicità
e di buona politica». Assist raccolto da Dario Franceschini e perciò nessuna
conta. Ma anche Ignazio Marino, autore del primo ddl sul testamento biologico
del Pd, è duro sul non-voto e cita il Vangelo di Marco: «Al Pd serviva un sì o
un no, tutto il resto è del diavolo». Confronto teso e appassionato, tuttavia.
Umberto Veronesi racconta le esperienze della sua vita di oncologo. I Democratici
non possono permettersi di giocare di rimessa, attendendo cioè che sia il
centrodestra a dettare legge su una questione che tocca profondamente
l´opinione pubblica scossa dal drammatico rimpallo sul diritto di Eluana a
morire con dignità. E il Pd si divide anche sull´offerta di Mercedes Bresso di
accogliere in un ospedale piemontese Eluana. Marco Calgaro è tra i più critici.
( da "Giornale.it, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
E' per certi versi
paradossale che proprio Papa Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi
predecessori ha riflettuto e scritto sul legame imprescindibile e non
assimilabile a quello di altre religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi
accusato di riportare indietro di cinquant'anni le lancette del dialogo
ebraico-cristiano. Le parole scritte dal rabbino di Venezia Richetti vano
valutate con attenzione e non rappresentano una voce isolata: ricordo che molta
preoccupazione espresse a suo tempo anche il presidente dei rabbini italiani,
Giuseppe Laras, dopo aver letto la versione modificata della preghiera del
Venerdì Santo. Ora, il Papa ha voluto venire incontro alle richieste di parte
ebraica, ma non ha il potere di riformulare il Vangelo o le lettere di San
Paolo. E vale la pena ricordare che proprio nelle preghiere del breviario
post-conciliare sono contenuti vari riferimenti all'illuminazione chiesta per
il popolo ebraico "perché giunga alla pienezza della redenzione",
perché sia salvato da Gesù, perché riconosca Cristo come Messia e Salvatore.
Preghiere usatissime da decenni in tutta la Chiesa, molto di più di quella
secondo il rito antico, al quale Benedetto XVI ha ridato cittadinanza, ma che è
comunque seguito da una piccola minoranza di fedeli. Perché solo ora si
considera questa preghiera uno stop al dialogo? Perché i breviari
post-conciliari sono andati bene fino ad oggi? Vi confesso che per me rimane un
mistero. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) » (1 votes, average: 5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Il Papa su Youtube e le
informazioni "in presa diretta" Sul Giornale di oggi rilancio la
notizia dell'accordo tra il Centro televisivo vaticano, la Radio vaticana e
Google, il più importante motore di ricerca mondiale del web, che sarà
annunciato ufficialmente venerdì prossimo in occasione della presentazione del
messaggio di Benedetto XVI sulle comunicazioni sociali, dedicato quest'anno
alle nuove tecnologie. Grazie all'accordo e alla creazione di un canale
dedicato, sarà possibile seguire in diretta i discorsi del Pontefice via
Internet, e accedere ai testi in modo ordinato attraverso Google. L'utilissimo
blog di Raffaella, "Paparatzingerblog", che oltre a offrire una
completa rassegna stampa sul Papa monitora costantemente le strumentalizzazioni
e fraintendimenti del suo messaggio veicolate dai media, elenca quelle del 2008
e sono davvero troppe. Un migliore accesso alle fonti dirette, dunque, per
un'informazione migliore. Permettetemi di aggiungere - non per difendere la
categoria a cui appartengo - che non ritengo affatto tramontato o da archiviare
il ruolo del giornalista, cioè di colui che testimonia o comunque media,
raccontando la notizia all'utente finale: non sempre infatti una massa maggiore
di informazioni significa automaticamente un'informazione migliore. Internet lo
dimostra in modo lampante. Permettemi infine un'osservazione dedicata alla
guerra a Gaza: ho trovato sprezzante e offensivo il modo con cui Michele
Santoro ha liquidato la dissenziente Lucia Annunziata che criticava lo
squilibrio della trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a senso unico del
dibattito. Ma quella trasmissione ha avuto il merito di far vedere un
reportage, immagini e testimonianze agghiaccianti sulla situazione di Gaza,
sulle sofferenze della popolazione civile, sui metodi usati per l'attacco.
Immagini che non ho visto nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni
sdegnate, ma se ne avessi la possibilità chiederei semplicemente
all'ambasciatore israeliano, prontamente intervenuto per protestare, se quelle
(rare) immagini e quei (rari) racconti in presa diretta sono veri oppure sono
una montatura di Santoro & company, un falso della propaganda di Hamas.
Perché se fossero veri anche soltanto al cinquanta per cento (e, ahimè, temo
che lo siano), dovremmo avere tutti un sussulto di indignazione. Scritto in Varie
Commenti ( 104 ) » (6 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 14Jan 09 Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto La
rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un
intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i
motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non
aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale -
critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico
ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 250 ) » (10 votes, average: 3.6 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali
Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella
basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a
Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi
si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non
benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di
evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?
Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che
tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate
dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita
cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo,
sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e
l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli
Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è
venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue
l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il
Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete
all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate
per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti
( 444 ) » (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa
Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la
Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle
emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento.
Un paragrafo importante è stato dedicato alla
situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni,
assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense
sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in
corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra
israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo
intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la
violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va
condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della
comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in
vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per
rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e
all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni
sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi
escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in
occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti
della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con
determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma
indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa
Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di
quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte
le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni
contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo
occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono
i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 99 ) » (5 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain:
"Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano
"Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di
un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i
carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il
filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento
di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe
grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della
persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di
questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla
paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ].
Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio
questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato
quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente
umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando
diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 90 ) » (7 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di
Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania
(sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare
nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza.
Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita
la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla
Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso
ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono
centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la
popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza
di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente
finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso
tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un
conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non
era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di
Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra
che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu?
Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una
forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di
Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del
ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la
quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla
"legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta
"combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata
purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a
giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di
massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo
sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio
non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più
recente". Scritto in Varie Commenti ( 74 ) » (5 votes, average: 4.2 out of
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( da "Giornale.it, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
E' per certi versi
paradossale che proprio Papa Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi
predecessori ha riflettuto e scritto sul legame imprescindibile e non
assimilabile a quello di altre religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi
accusato di riportare indietro di cinquant'anni le lancette del dialogo
ebraico-cristiano. Le parole scritte dal rabbino di Venezia Richetti vano
valutate con attenzione e non rappresentano una voce isolata: ricordo che molta
preoccupazione espresse a suo tempo anche il presidente dei rabbini italiani,
Giuseppe Laras, dopo aver letto la versione modificata della preghiera del
Venerdì Santo. Ora, il Papa ha voluto venire incontro alle richieste di parte
ebraica, ma non ha il potere di riformulare il Vangelo o le lettere di San
Paolo. E vale la pena ricordare che proprio nelle preghiere del breviario
post-conciliare sono contenuti vari riferimenti all'illuminazione chiesta per
il popolo ebraico "perché giunga alla pienezza della redenzione",
perché sia salvato da Gesù, perché riconosca Cristo come Messia e Salvatore.
Preghiere usatissime da decenni in tutta la Chiesa, molto di più di quella
secondo il rito antico, al quale Benedetto XVI ha ridato cittadinanza, ma che è
comunque seguito da una piccola minoranza di fedeli. Perché solo ora si
considera questa preghiera uno stop al dialogo? Perché i breviari post-conciliari
sono andati bene fino ad oggi? Vi confesso che per me rimane un mistero.
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questo articolo a un amico 18Jan 09 Il Papa su Youtube e le informazioni
"in presa diretta" Sul Giornale di oggi rilancio la notizia
dell'accordo tra il Centro televisivo vaticano, la Radio vaticana e Google, il
più importante motore di ricerca mondiale del web, che sarà annunciato
ufficialmente venerdì prossimo in occasione della presentazione del messaggio
di Benedetto XVI sulle comunicazioni sociali, dedicato quest'anno alle nuove
tecnologie. Grazie all'accordo e alla creazione di un canale dedicato, sarà
possibile seguire in diretta i discorsi del Pontefice via Internet, e accedere
ai testi in modo ordinato attraverso Google. L'utilissimo blog di Raffaella,
"Paparatzingerblog", che oltre a offrire una completa rassegna stampa
sul Papa monitora costantemente le strumentalizzazioni e fraintendimenti del
suo messaggio veicolate dai media, elenca quelle del 2008 e sono davvero
troppe. Un migliore accesso alle fonti dirette, dunque, per un'informazione
migliore. Permettetemi di aggiungere - non per difendere la categoria a cui appartengo
- che non ritengo affatto tramontato o da archiviare il ruolo del giornalista,
cioè di colui che testimonia o comunque media, raccontando la notizia
all'utente finale: non sempre infatti una massa maggiore di informazioni
significa automaticamente un'informazione migliore. Internet lo dimostra in
modo lampante. Permettemi infine un'osservazione dedicata alla guerra a Gaza:
ho trovato sprezzante e offensivo il modo con cui Michele Santoro ha liquidato
la dissenziente Lucia Annunziata che criticava lo squilibrio della
trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a senso unico del dibattito. Ma
quella trasmissione ha avuto il merito di far vedere un reportage, immagini e
testimonianze agghiaccianti sulla situazione di Gaza, sulle sofferenze della
popolazione civile, sui metodi usati per l'attacco. Immagini che non ho visto
nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni sdegnate, ma se ne avessi la
possibilità chiederei semplicemente all'ambasciatore israeliano, prontamente
intervenuto per protestare, se quelle (rare) immagini e quei (rari) racconti in
presa diretta sono veri oppure sono una montatura di Santoro & company, un
falso della propaganda di Hamas. Perché se fossero veri anche soltanto al
cinquanta per cento (e, ahimè, temo che lo siano), dovremmo avere tutti un
sussulto di indignazione. Scritto in Varie Commenti ( 104 ) » (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jan 09 Il rabbino
di Venezia contro Papa Benedetto La rivista "Popoli", mensile dei
gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento del rabbino di Venezia, Elia
Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per i quali l'assemblea
rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla giornata
dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non soltanto la
decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche alcune sue
recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla lettera-prefazione di
Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera, "Perché dobbiamo dirci
cristiani"). Critica la nuova versione della preghiera del Venerdì santo
contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di proprio pugno dopo le
proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di Gerusalemme. E afferma che
così facendo si cancellano cinquant'anni di storia della Chiesa. Scritto in
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articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali Questo pomeriggio il
Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco
un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono,
quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime
comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti
spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si
sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono
state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e
quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano
abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma
e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state
aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza
evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da
parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la
benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato
attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia
per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per
la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo
ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 444 ) » (12 votes, average: 3.92 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle
emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il
corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il
Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo
importante è stato dedicato alla situazione di Gaza.
Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una
recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle
popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica
ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e
palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha
ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da
qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata
fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità
internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per
«ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i
negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle
armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate
in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non
i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze
elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei
prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione
questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile
riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà
possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi,
nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le
popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle
persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra
anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani
più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 99 ) »
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Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il
quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante
anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro
14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni
amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969,
parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui:
"Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza
il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato
in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato
dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse
alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te
desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era
un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale
sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 90 )
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09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa
dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti),
vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta
consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente
dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono
stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna
anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti
che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce
alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno
l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele
inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare,
allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi
per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e
non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di
Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra
che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu?
Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una
forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di
Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del
ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la
quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla
"legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta
"combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata
purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a
giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di
massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo
sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio
non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più
recente". Scritto in Varie Commenti ( 74 ) » (5 votes, average: 4.2 out of
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( da "Secolo XIX, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Cinquemila
immigratiquasi tutti under quaranta i dati della commissioni di studio, mano
tesa alle associazioni Il presidente Vignola: rappresentano una risorsa. Savona
città sicura Savona. Una città«sicura», nella quale l'immigrazione non
rappresenta un problema, ma un'opportunità. Una città nella quale la tradizione
civile e i valori di solidarietà e accoglienza, iscritti nel suo Dna, si sono
manifestati ancora una volta: nella capacità del suo tessuto sociale di
assorbire e fare propri i nuovi e intensi fenomeni migratori del nuovo
millennio. Ieri, la fotografia del fenomeno, con numeri, dati e
interpretazioni, è stato fornito da Reginaldo Vignola,
presidente della commissione consiliare di studio sull'immigrazione, insieme
con l'assessore ai servizi sociali Lucia Bacciu e al sindaco Federico Berruti.
La relazione è stata presentata alla stampa e, nel pomeriggio, discussa in
consiglio comunale. Savona è una città nella quale, accanto agli italiani,
convivono altre trenta etnie: in tutto 4.624 persone, tra le quali il 58% è
donna (la maggior parte badanti e colf). Di queste, 3.348 hanno meno di 40
anni: un'opportunità per una città che, nella sua componente italiana, continua
progressivamente ad invecchiare. Le nazionalità più numerose sono quella
albanese (2.041), quelle est-europee (778), le sudamericane (690), le
nordafricane (421), le sudasiatiche (250), la cinese (207). Gli studenti
stranieri in città sono 750: 77 al nido e alle materne, 294 alle elementari,
248 alle medie e 136 alle superiori, prevalentemente ad indirizzo
professionale. Vignola ha tracciato un bilancio della prima fase di lavoro
della commissione consiliare che presiede. Un bilancio da quale parte ora il
lavoro per la costruzione di una vera e propria Consulta permanente, formata
dalle associazioni dei migranti e delle associazioni italiane di sostegno ai
migranti. Il lavoro sinora svolto è stato soprattutto
di raccolta dati, di informazione alle associazioni, di raccordo tra le varie
realtà: ha lavorato con la questura, con i direttori didattici, con le
strutture sanitarie. Conclude Vignola: «La commissione non vuole sostituirsi
alle varie associazioni italiane alle quali va il merito del lavoro e
dell'impegno che continuano a svolgere. Chiediamo loro di aiutarci nell'ambito
del nostro ruolo di studio». Infine, con l'assessore Lucia Bacciu, il punto sui
due elementi chiave: la questione anagrafica e quella della sicurezza. Il
primo: «La nostra città tende ad invecchiare, per di più i nostri giovani si
laureano e il 60% va a lavorare altrove. Tra 10-15 anni saranno questi nuovi
giovani ad impegnarsi nei lavori professionali, dobbiamo investire nella loro
formazione». La sicurezza: «Anche il questore lo ha ribadito: Savona è una
città sicura. Il reato più significativo, il furto in appartamento, non è quasi
mai opera di migranti. L'unico punto critico è piazza del Popolo. La nostra
situazione è molto diversa da quella di Albenga». Grande soddisfazione è
espressa anche dal sindaco Federico Berruti: «Sottolineo il fatto che sul tema
dell'immigrazione in questa città non c'è scontro ideologico, nonostante il
clima delicato in materia che si è creato in Italia». Prosegue il sindaco:
«Questo non è un dato scontato, tutt'altro, ma è invece un segno della maturità
democratica della città e della maggioranza e della minoranza a Palazzo Sisto».
E aggiunge: «A questo contribuisce la commissione consiliare che non è mai
diventata un'arena di scontro ed ha aiutato ad evitare che su temi così
delicati si inneschino tensioni». Nella sua seconda fase la
commissione intensificherà i collegamenti con tutte le associazioni sia
cattoliche sia laiche, al cui lavoro non intende sostituirsi: «Per loro -
conclude il sindaco - c'è amicizia, collaborazione e apertura. Siamo molto
interessati ad affrontare le criticità che ci hanno segnalato. Le incontrerò
personalmente». An. Gran. 21/01/2009 ' 21/01/2009
maturitàdemocraticaL'immigrazione a Savona non è motivo di scontro ideologico.
Un segno di maturità democratica federico berrutisindaco di Savona 21/01/2009
( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bologna
Preghiere e ruolo pubblico... GIANFRANCO PASQUINO (segue dalla prima di
cronaca) Per coerenza, coloro che rivendicano e ottengono il riconoscimento del
ruolo pubblico della loro religione, lo dovrebbero concedere anche agli
esponenti e ai credenti di tutte le altre religioni. Pertanto, alcune critiche
di prelati cattolici alla preghiera pubblica dei
mussulmani appaiono decisamente contraddittorie. D´altro canto, anche alcune
prese di posizione di non credenti, in particolare di sinistra, favorevoli,
senza se e senza ma, a qualsiasi espressione pubblica della religione islamica,
appaiono eccessive e gravemente politicizzate. Nei cortei di Roma, Milano e
Bologna, non erano in campo esclusivamente le rivendicazioni di un ruolo
pubblico dell´Islam. Eravamo di fronte ad un uso politico esplicito,
consapevole e deliberato della religione attraverso la preghiera. Tralasciando
i problemi di ordine pubblico, che le varie Questure hanno comunque il compito
di valutare e di affrontare, quello che analisi semplicistiche hanno perso di
vista è che nell´Islam non esiste una chiara e netta distinzione fra la sfera
della religione e la sfera della politica. E che alla preghiera viene
spessissimo, se non addirittura costantemente, attribuito anche un significato
politico. Questa commistione fra religione e politica conduce, lo sappiamo dai
giorni di Machiavelli, al fondamentalismo. Se ne può, ovviamente, discutere,
anche quando il fondamentalismo lambisce il cattolicesimo. Anzi, se ne deve
discutere con l´accresciuta consapevolezza che una
rivendicazione aspra e assoluta del ruolo pubblico della religione, conduce
inevitabilmente alle esagerazioni fondamentaliste, non ad una società più
rispettosa dei diritti di tutti i suoi cittadini che rispettano, non soltanto
le religioni e i valori degli altri, ma anche le leggi dello Stato (laico).
( da "Secolo XIX, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Islam e Vaticano
uniti nella lotta. Contro lo yoga Ivano Sartori L'intolleranza è contagiosa. Un
divieto tira l'altro. Come la pandemia dei polli, la fatwa dello yoga dall'Asia
è arrivata nella Città del Vaticano. Emessa dalla Malaysia attecchisce in
Indonesia e incrocia i divieti del pontefice romano. Non è collisione ma
collusione, forse convergenza parallela: lo yoga nuoce tanto alla salute
spirituale del buon musulmano quanto a quella del buon cristiano, perlomeno
nella sua versione cattolica. Tutto ha inizio in Malaysia qualche mese fa,
quando il Consiglio nazionale delle fatwe proibisce alle donne di adottare
comportamenti maschili e portare i pantaloni affinché non siano risucchiate dai
gorghi dell'omosessualità. Le interdette protestano timidamente e ubbidiscono
moderatamente. Un mese dopo, il veto si abbatte sulla dilagante moda dello yoga.
Stavolta insorgono gruppi di difesa dei diritti dell'uomo e degli yogi. A
scatenare il putiferio è un docente bigotto dell'Università Kebangsaan
Malaysia. Secondo lui i precetti indù e buddisti contenuti nello yoga
contrastano con quelli islamici. Segue sentenza. Se, prima di emetterla, gli
ulema si fossero presi la briga di visitare i centri yoga di Kuala Lumpur
avrebbero visto uomini e donne di elevata condizione sociale assumere la
posizione del loto e portarsi le gambe dietro la testa senza salmodiare né
pronunciare sconvenienti «om». Né più né meno di tecniche
di rilassamento in laiche palestre. Il primo ministro Abdullah Badawi dichiara
infatti che, se non si salmodia, la pratica è accettabile. Uno a zero per i
sostenitori di uno yoga halal, cioè lecito, che non metta in imbarazzo i fedeli
più osservanti. Le cose si complicano quando lo yoga traversa lo stretto di
Malacca, approda a Giacarta e si estende in Indonesia, Paese che, con
240 milioni di abitanti di cui l'85 per cento musulmani, ospita la più forte
concentrazione islamica del mondo. Anche qui il Consiglio nazionale delle fatwe
è risoluto: sempre per quel suo odore di induismo, lo yoga è haram (proibito).
Un Paese tradizionalmente aperto e di solida tradizione tollerante è messo a
dura prova dagli intransigenti difensori dell'islam più radicale, da anni
impegnati in una guerra contro la corruzione occidentale. Dalla pornografia
propriamente detta al bikini in spiaggia fino ai concorsi di bellezza, sono
legnate, arresti e condanne fino a dieci anni per chi si macchia di tali reati.
Molte province a maggioranza cristiana o induista si sollevano. Il governatore
di Bali fa sapere che si rifiuta di applicare le drastiche misure sulla sua
isola. C'è di mezzo il turismo. Lo scrittore Goenawan Mohamed, uno degli
artefici della caduta di Suharto nel 1998, non si fa impressionare
dall'escalation dei fondamentalisti. «L'islam conservatore, o piuttosto
settario, è in crescita, ma anche l'islam liberale. È troppo presto per dire
chi la spunterà». Ne ha però un'idea Guntur Romli, bastonato nel giugno scorso
dagli scagnozzi del Fronte nazionale che gli hanno fracassato il naso e messo
fuori uso un occhio: «Il problema dell'islam liberale, è che la maggioranza
silenziosa resta silenziosa». Anis Matta, l'affabile leader del Pks, il partito
della giustizia e della prosperità, una formazione islamica radicale, titolare
di tre mogli, tra cui una giovane ungherese convertita, alle quali non permette
di stringere le mani agli uomini, mentre lui si prende questa libertà con
quelle scostumate delle occidentali, spiega che il problema dell'Indonesia
è«l'esplosione della democrazia», che ha concesso «troppa libertà ai media»,
soprattutto alla televisione, la quale se ne serve «per diffondere la
pornografia». Mentre nell'Asia profonda si vuole ricondurre gli indisciplinati
indonesiani e malesi nel solco della vera fede a suon di minacciosi divieti e
sonore randellate, a Roma si preferisce il più felpato guanto di velluto. È di
pochi giorni fa l'ennesima manifestazione di insofferenza di papa Benedetto XVI
per il sincretismo tra spiritualità cristiana e meditazione orientale che
affascina molti religiosi e penetra in monasteri e conventi, parrocchie e
comunità. Già vent'anni fa, quando era ancora prefetto della Congregazione per
la dottrina della fede (l'ex Sant'Uffizio), il cardinale Ratzinger aveva dato
ordine perentorio a religiosi e suore di smetterla di pregare come santoni indù
o come monaci tibetani. Il fine della meditazione, anche la più mistica, non è
annullarsi nel nirvana o farsi assorbire dal divino. Il cristiano deve starsene
con i piedi ben saldi sulla terra, anche se guarda al cielo. In altre parole:
non pretendete di mettervi in contatto direttamente con Dio senza passare da
quel centralino di smistamento che è la Chiesa. Il cristiano non può pretendere
di ricevere da solo l'illuminazione di Dio come un san Giovanni della Croce o
una santa Teresa d'Avila. «Lo yoga è ginnastica, non preghiera», tagliò corto
Ratzinger che temeva sbandate new-age. In tutti questi anni sono sopravvissute
sacche di resistenza al divieto prima dottrinale e poi papale. Padre Davide
Magni del Centro San Fedele di Milano, dove si tiene anche un corso di tai-chi,
ha pubblicato un articolo su Popoli, rivista dei gesuiti, che sa di provocazione:
«Esiste uno yoga cristiano? Ovviamente no, sarebbe come dire che esiste un
football cristiano solo perché in ogni oratorio c'è un campo di calcio. Ma
certo esiste uno yoga per cristiani». È una distinzione, molto gesuitica, che
sembra tagliare la testa al toro accontentando tutti. Sempre che la paura della
Chiesa non sia di natura teologica bensì di gestione delle anime. «Se tutti
riuscissero a trovare la via per l'unione con l'Assoluto, ai mediatori terreni
resterebbe poco da fare», dice Cristina Nobile dell'Himalayan Yoga Institute di
Firenze. Una sortita che rasenta l'eresia. È scontro di piazza tra Islam
liberale e islam integralista in Oriente. È lotta di corridoio e di dottrina
tra cattolicesimo postconciliare e ritorno alla tradizione nell'ombelico del
cattolicesimo romano. Se le pratiche dello yoga non sono state ancora messe
fuorilegge è grazie a un libro, Yoga per i cristiani, del monaco francese
Jean-Marie Déchanet, scritto in quell'epoca preconciliare tanto cara a papa
Ratzinger e munito dell'imprimatur pontificio rilasciato nel 1956. Fino a
quando quel testo non sarà messo all'Indice, suore e monaci, sacerdoti e laici
devoti potranno pregare assumendo le posizioni che «possono costituire un mezzo
adatto per aiutare l'orante a stare davanti a Dio interiormente disteso». E
queste sono parole del documento vaticano Orationis formas. Scritto proprio dal
cardinale Ratzinger nel 1989, all'alba della pandemia asiatica. Ivano Sartori è
giornalista. 21/01/2009
( da "Riformista, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
fine vita/2 non c'è
accordo in vista del dibattito parlamentare sul testamento biologico E nel Pd
si litiga sulla legge «Siamo ostaggio dei teodem» RETROSCENA. Alla riunione dei
parlamentari democrat gli ex Ppi fanno sponda a Binetti e si decide di non
votare nulla. Furibondi Marino e l'ala laica. Franceschini: «Non è su questi
temi che si costruisce l'identità del partito». di Tommaso Labate Moltiplicando
«una sponda dei popolari ai teodem» a «un asse tra i radicali ed ex ds» il
prodotto non cambia: sui temi etici le fratture interne al Pd rimangono quelle
di sempre. Con una differenza, una sola, rispetto al passato: stavolta, per la
precisione sul «testamento biologico», i parlamentari del Pd evitano la conta.
E, di conseguenza, lo scontro. Succede alla riunione di ieri, convocata per
decidere la linea del partito sull'atteggiamento da tenere quando inizieranno i
passaggi parlamentari sul dossier etico. Nel vertice, però, si decide di non
votare. E, quindi, di non decidere. È Dario Franceschini a fermare la giostra:
«Non è su questi temi che si costruisce l'identità del Pd». Ma la giostra,
finita la riunione, ricomincia a girare. «La posizione del Pd è minoritaria nel
paese. Sono sorpresa dal desiderio di minimizzare le differenze. Ho sentito
della Finocchiaro che parla di un accordo raggiunto al 99%...», incalza la
teodem Binetti. «Il Pd è ricattato dai teodem», risponde la radicale (eletta
col Pd) Coscioni. Ignazio Marino, medico di fama internazionale, è furibondo
coi suoi colleghi e sceglie una citazione evangelica: «Serviva un voto: un sì o
un no, tutto il resto è del diavolo». E Marina Sereni, che era stata incaricata
di redigere un testo di mediazione (poi fallita), scuote la testa: «Il Pd sarà
utile solo se contribuirà a una legge umana, non se ognuno continuerà ad
agitare la propria bandiera». Parole al vento. Con buona pace di chi, come il
deputato Di Giovan Paolo (area Franceschini), insiste nel dire che il Pd ha
individuato «una soluzione che evita atteggiamenti estremistici» e, quindi,
«alta». Questo, però, è successo alla fine della riunione. Cos'è accaduto,
invece, all'interno? Umberto Veronesi ha provato a dirlo in tutti i modi: «Per
la mia esperienza di medico - ha scandito l'oncologo - posso
citare i casi dei Testimoni di Geova e di molti anziani cattolici. Una cosa dobbiamo averla chiara tutti: il rispetto della
volontà e dell'autonomia della persona è decisivo». Emma Bonino e Barbara
Pollastrini l'hanno detto praticamente all'unisono: «Questa nostra discussione
- è stato l'appello di entrambe le ex ministre - deve sfociare in un punto
d'arrivo. Non possiamo restare in mezzo al guado come sempre». Ignazio
Marino quasi si spazientisce: «Se c'è un consiglio di amministrazione si vota.
Gli azionisti del Pd sono gli elettori e hanno diritto di sapere quanto si
impegna il Pd su questo tema». È un braccio di ferro. Il "solito" braccio
di ferro. Ma questa volta gli eredi della tradizione del cattolicesimo popolare
- da Bindi a Castagnetti, passando per Fioroni - stanno coi teodem.
«Interrompere idratazione e nutrizione come volete fare voi significa di fatto
introdurre l'eutanasia per fame e sete. Noi siamo contrari», spiega agli ex ds
Paola Binetti. Che evoca scenari simili a quelli che nel 2004 produssero la
legge 40 («Io sono d'accordo con Buttiglione, ho firmato la sua proposta di
legge») e incassa la sponda dei popolari: «Sono grata a Rosy Bindi. Quanto a
Fioroni, mi ha detto che è d'accordo con noi». La Bindi, da parte sua, dice:
«Il Pd presenterà una proposta di legge tenendo conto dell'orientamento
prevalente e lasciando ai singoli la libertà di votare secondo coscienza». Orientamento
prevalente? «È importante che su temi come questo un partito non sia costretto
a votare a maggioranza», sostiene l'ex leader del Ppi Pierluigi Castagnetti.
«Non c'è mediazione che tenga tra chi dice che la vita gli appartiene e chi,
come me, persa che si deve fare tutto il possibile per garantirla», è la
sintesi più efficace. Per la cronaca la firma il popolare Lino Duilio. Il
documento di mediazione fallisce. Tutto si infrange sulla linea del vertice.
«Non è su questi temi che si costruisce l'identità del Pd», mette a verbale
Franceschini. «Una posizione pilatesca», lo accusano i Radicali, dando voce a
molti ex ds. «Se una posizione non è come la vogliono i radicali, allora è
pilatesca. Se è così, allora, pilatesca sia», risponde il vicesegretario. La
vita del Pd va avanti. Tra un documento teodem, in cui si sottolinea che «resta
il rischio eutanasia». E la controrisposta degli ulivisti, che propongono che
la figura di un fiduciario entri nella legge sul testamento biologico. Ma quale
legge? 21/01/2009
( da "Corriere della Sera" del 21-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-21 num: - pag: 22 categoria:
REDAZIONALE Etica e diritti Papà Beppino: grazie al presidente della Regione,
ha colto il nostro dramma Il Piemonte si offre per Eluana Il cardinale Poletto:
è eutanasia La Bresso: pronti gli ospedali. Pd diviso, Chiamparino con lei Il
sindaco di Torino: va rispettata una sentenza passata in giudicato Ghigo
(Fi-Pdl): no alle strumentalizzazioni MILANO — La notizia sarebbe che il
Piemonte è pronto a rispettare la legge. «Non ci è stato
chiesto niente e non ci offriamo, perché non è un'asta. Ma siamo disposti ad
accogliere Eluana Englaro: in strutture pubbliche, perché le private sono sotto
scacco del ministro» dice Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. Già a novembre
aveva preso una posizione simile. «Non ebbe seguito — spiega — perché pareva
che la famiglia avesse scelto il Friuli». Poi aggiunge: «è giusto preoccuparsi
che non si uccidano le persone che "non servono più". Ma qui c'è una
decisione della magistratura, che ha valutato l'intera situazione». Le sue
parole scatenano l'ennesima polemica. Insorgono i politici del Pdl, si divide
il centrosinistra a Roma e in Piemonte. Interviene l'arcivescovo di Torino.
Vari esponenti del centrodestra sparano ad alzo zero: «C'è una gara tra
Presidenti di Regioni di sinistra per uccidere Eluana sul proprio territorio».
Il cardinale Severino Poletto scrive che «garantire alimentazione e idratazione
a una persona malata anche in condizioni gravi come Eluana Englaro non è accanimento
terapeutico, perché non sono cure mediche. Toglierle cibo e bevanda è eutanasia
». è la stessa parola usata da parlamentari del Pd di area Margherita, come Luigi Bobba e Marco Calgaro: «Eluana è in stato di coma vigile, situazione in cui si conservano il ritmo sonno-
veglia, la maggior parte dei riflessi, e si respira da soli. Non è un fine
vita: sospendere l'alimentazione sarebbe eutanasia ». E i membri cattolici del Pd piemontese spiegano: «Su questo tema è evidente il
ritardo della politica. Non ci convincono né la sentenza della Consulta
in assenza di una legge, né le indicazioni di Sacconi. Serve una legge: intanto
è meglio non decidere sula vita di Eluana ». Ma la Bresso non ci sta: «Qui non
c'è nessuna decisione politica da prendere. Si tratta di seguire la legge. La
storia di Eluana è questione non più sopportabile in un Paese civile. Ciascuno
è libero di avere un'opinione etica o religiosa su ogni tema, ma c'è un'etica
civile e laica che impone il rispetto delle persone e alla quale voglio
attenermi. Viviamo in un Paese in cui non si rispetta più neppure una sentenza
di Cassazione e tutto è lotta politica». Beppino Englaro, padre di Eluana,
ringrazia: «Parole limpide e precise: ha colto la natura del nostro dramma.
Valutiamo la disponibilità. Stiamo studiando, come sempre, il modo di procedere
nel solco di legalità e diritto». Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino è
convinto «che vada rispettata la volontà di Englaro, oltre che una sentenza
passata in giudicato: a quel punto che sia in Piemonte o Emilia non fa
differenza». Enzo Ghigo, coordinatore piemontese di Fi-Pdl, attacca: «è
l'ennesima strumentalizzazione da parte di una regione governata dalla sinistra
che cerca di trasgredire agli indirizzi del ministro della Sanità». Ma Amedeo
Santosuosso, docente di Diritto e scienze della vita all'università di Pavia,
non è d'accordo: «L'atto di indirizzo di Sacconi è giuridicamente irrilevante e
non può modificare i poteri e i doveri stabiliti dalla legge per le Regioni,
come quello di garantire il diritto alla salute. La Cassazione ha deciso che
per Eluana ora consiste nella sospensione di nutrizione e idratazione. Il
ministro va contro Corte d'Appello, Cassazione, Consulta e Corte europea per i
diritti umani. Con quei pronunciamenti è finita la fase in cui del caso Englaro
si è discusso in termini alti. Da allora è diventata una battaglia di potere».
Mario Porqueddu
( da "EUROPA ON-LINE" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pd, ora è il tempo
di affrontare le questioni irrisolte ENRICO FARINONE È un momento difficile per
il Pd. L?orizzonte pare davvero cupo. Sondaggi preoccupanti, divisioni interne
esplicite, rancori latenti e quant?altro ha caratterizzato le ultime settimane
destando sconcerto presso elettori e attivisti induce a previsioni nefaste. Per
molti è ormai prossima l?implosione. Il segretario Veltroni ha dovuto chiedere
una pausa nello scontro interno almeno fino a giugno, alle elezioni europee. Ma
non ha avuto molto successo e la stessa richiesta è parsa ai più un segno di
debolezza. In questo contesto considerazioni come quelle formulate dal
presidente della Provincia di Trento nonchè da molti commentatori politici e
osservatori esterni non sono affatto peregrine e impongono non solo una
profonda riflessione bensì scelte ponderate bene ma poi adottate con decisione.
Bisogna cioè affrontare, senza paure, senza ritrosie, senza infingimenti, senza
ipocrisie, i nodi veri. Quelli che per troppa fretta, penso, non abbiamo
volutamente aggredire nei concitati mesi di gestazione del nuovo partito. È ora
il tempo dello spessore dell?analisi e della durezza del confronto, se si vuole
trovare la sintesi migliore, la mediazione più alta, l?avvio del giusto
?amalgama?. È questo il tempo nel quale l?evanescenza di quello che per un
certo periodo è stato definito il ?partito liquido?
che fluiva dall?open space del loft, il partito dell?immagine, mostra in pieno
non solo la sua inconsistenza ma più ancora la sua insopportabilità. Il Partito
democratico deve esibire una propria identità. Plurale, come abbiamo sempre
detto, ma un?identità. Non può sopravvivere nella indeterminatezza. Alcuni temi
prima e più di altri ci costringono ad affrontare l?esame, questo esame vitale
per il futuro del Pd. Quelli attinenti alla biopolitica. Per i quali varrà
comunque la libertà di coscienza. Per tutti, laici non credenti e laici
credenti. Ma lo ?spirito?, il ?clima? che deve pervadere il partito non può
essere di ?sopportazione? degli uni nei confronti degli altri, e in modo
particolare da parte di chi è maggioritario nei confronti di chi è minoritario
nel partito ma co-fondatore del partito stesso. Per essere chiari: i cattolici nel Pd sono co-essenziali, non residuali. Quelli
attinenti alla politica. La questione della collocazione europea non è un
problema per soli specialisti. Alla lunga interpellerà gli elettori. Non è
quindi un pretesto. Un conto del resto è un?alleanza col gruppo Pse fatta al
Parlamento europeo da un gruppo autonomo del Pd, un?altra è una federazione col
gruppo Pse, una ancora diversa è la sostanziale integrazione nel gruppo Pse. È
un esame fondamentale. Cartina di tornasole della volontà d?essere reale
elemento di novità, che non nega anzi valorizza le tradizioni politiche e
culturali fondative ma che sa andare oltre, nella realizzazione, appunto,
dell?amalgama che costituirà il conclusivo riferimento identitario del partito.
I problemi relativi alla forma-partito. Il Pd l?abbiamo chiamato ?Pd?, non ?i
democratici?. Con tutto il rispetto per la formazione politica che aveva quel
nome, la differenza non è solo lessicale ed è ben chiara. Un partito ha un
nucleo vitale, minore quantitativamente perché la categoria dell?impegno nel
sociale e nel politico contraddistingue comunque una minoranza di cittadini, di
appassionati ? quelli che con antico ma nobile termine si chiamano ?militanti?
? che devono contare di più nel partito perché per il partito lavorano
continuativamente nel tempo. Non si limitano cioè a partecipare ai soli
?momenti forti?. Il loro lavoro distingue i partiti popolari classici dai
partiti comitati- elettorali. Chi pensa che i militanti siano patetici, e che
gli iscritti siano tutti marionette nelle mani di ?cacicchi? locali o aspiranti
tali ha in mente un modello di partito non strutturato, probabilmente legato al
leader del momento ed esposto agli umori elettorali più che ancorato ad un
bagaglio valoriale e quindi permanente oltre che naturaliter attento alle
attese e ai problemi dei cittadini. Ci vuole chiarezza sul punto. Le primarie
vanno bene ma non sempre. Ma non per tutto. Gli iscritti vanno motivati, non
mortificati. Si dirà: il partito moderno è il partito del leader. Bene: c?è il
partito di Berlusconi, c?è quello di Di Pietro. Sono questi i modelli del Pd? È
per fare un partito così che Dl e Ds si sono sciolti? Si dirà: ma in America
non è così. A parte il fatto che qui siamo in Europa, chi conosce bene il
Partito democratico statunitense sa bene che il leader è ora Obama, ma pure che
il presidente da ieri fa un altro mestiere e il Partito democratico continua ad
esistere, con una sua struttura operativa in tutti gli Stati. Quindi c?è il
leader, Obama, e anche il partito che lo sostiene e che dovrà affrontare le
competizioni elettorali locali, statali, federali. Un?altra questione rilevante
è quella del rinnovamento. Che non può essere il nuovismo, per cui si cooptano
volti nuovi e giovani provenienti per la verità più dalle burocrazie di partito
che dal mondo giovanile esterno o più o meno autorevoli rappresentanti della
?società civile?e li si antepone a esponenti meno giovani che spesso hanno il
solo torto d?essere stati attivisti e/o dirigenti di precedenti formazioni
politiche. Generando in questi ultimi una sensazione sgradevole di compatimento
e di scarso rispetto per storie che in molti casi sono degne non solo
politicamente bensì soprattutto professionalmente. Il rinnovamento non è una
lista di proscrizione. In un partito ci si deve sentire a casa propria, e non
al contrario tollerati o peggio mal sopportati. Il rinnovamento vero è un
processo che conduce un partito ad aprirsi alla società garantendo a sue
espressioni significative l?opportunità di farsi apprezzare anche in politica,
divenendo così, per merito e per impegno, un possibile e auspicabile ricambio.
Questi nodi ora vanno sciolti. Senza ambiguità. Solo così si darà futuro e
certezza di cammino al Pd. Chi crede a questo grande progetto ha il dovere di
assumersi questo compito. Non facile. Del resto, alla fine, uno vuol sapere in
quale partito è, nel profondo. E per quale partito vota, almeno nelle linee
identitarie e identificative essenziali. Solo così ci mette passione. Nel farlo
vivere tutti i giorni, il militante. Nel fargli propaganda elettorale, il
simpatizzante elettore. È una sfida ardua, per tutti. Richiede generosità e
acume. Ma va raccolta oggi, domani è già tardi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Bioetica, i dem trovano
una posizione. Prevalente Probabilmente però la linea non sarà sancita da un
voto dei gruppi FABRIZIA BAGOZZI Alla fine sul testamento biologico il Pd non
arriva alla quadratura del cerchio ? l?unità ? ma trova una posizione
prevalente in cui si possono riconoscere non tutti, ma molto più della
maggioranza del partito. È questo il dato politico che emerge dalla conclusione
del seminario dei gruppi dem di camera e senato che si è svolta ieri a San
Macuto. Il partito ha tentato la sintesi e nel farlo ha messo in campo un
lavoro politico per avvicinare quelli che nel dibattito Bersani ha definito
«due umanesimi». Che sul tema sono arrivati a un importante livello di
convergenza sancito dal testo proposto da Marina Sereni e, per usare le parole
di un cattolico come Pierluigi Castagnetti, «a un punto massimo di mediazione
politica» su un tema che divide, e tanto, non solo i democratici ma anche il
Pdl. Anche se su idratazione e nutrizione artificiale, il punto più
controverso, rimangono margini di disaccordo che riguardano non solo gli ex
teodem, Paola Binetti in testa, ma anche Andrea Sarubbi, Marco Calgaro,
Emanuela Baio e alla fine una parte della galassia cattolica del Pd. E lo
stesso Castagnetti riconosce che «più di così non si poteva fare», spiega che
sul punto (il testo dice che alimentazione e idratazione sono un atto medico ma
non terapie e vanno garantite sempre a meno che non sia esplicitamente detto il
contrario nella dichiarazione anticipata di trattamento) anche lui ravvisa dei
«limiti ». In particolare per quanto riguarda «il riconoscimento del diritto
soggettivo di una persona a scegliere», anche se la formulazione Sereni
«riconosce che le due cose non configurano accanimento terapeutico», un segno
del lavoro di avvicinamento che è stato fatto. Dalla
parte opposta i radicali che, partendo dalla massima libertà di scelta, avevano
trovato un punto di mediazione nel ddl Marino e che hanno annunciato
emendamenti sul punto controverso. Ieri hanno chiesto a gran voce che il
seminario si chiudesse con un voto di linea (e così non è andata ? anche perché
la sede era impropria ? una decisione che hanno definito «pilatesca») o, in
alternativa, che i gruppi di camera e senato votassero separatamente. Posizione
quest?ultima radicalmente diversa rispetto a quella di Rosy Bindi («il Pd ha
sperimentato un modo corretto di procedere su un terreno difficile») che invece
ha chiesto di non votare neppure nei gruppi parlamentari, per «uscire dalla
logica della conta interna» su materie come queste e dall?idea della
contrapposizione fra chi è meno laico e chi lo è di più fra i democratici: «Il
rispetto del pluralismo non impedisce l?assunzione di responsabilità e non può
essere vissuto come lesa maestà». Un?opzione di metodo condivisa anche da
Castagnetti: «Su questi temi un partito non dovrebbe essere costretto a votare
a maggioranza, ma adotta una posizione prevalente rispettando la dignità delle
altre posizioni». Se ci sarà un voto nei gruppi, o per lo meno in quello del
senato ? che martedì si appresta ad affrontare in commissione la discussione
sul testamento biologico e dove la posizione prevalente dovrebbe tramutarsi in
un pacchetto di emendamenti ? si saprà presto. Il vicesegretario del Pd Dario
Franceschini ha lasciato capire che si può anche non votare: «Il momento dei
voti verrà nel corso del dibattito parlamentare». Ed è più che probabile che
finisca in questo modo. Anche se Ignazio Marino avrebbe preferito (e
preferirebbe) votare. E così anche Barbara Pollastrini e l?ala ?laica? dei
democratici. Spiega comunque Paola Concia: «La gente si aspetta da noi una
posizione prevalente e noi ci siamo arrivati. Se c?è un dissenso contenuto, è
accettabile. Hillary Clinton era per il matrimonio gay, Obama no, ma il partito
democratico americano non è saltato per questo». E il cattolico Bosone, membro
del comitato ristretto: «Siamo riusciti a trovare una mediazione. Resta,
comunque, la libertà di voto per i singoli che potranno decidere in coscienza».
Marina Sereni mette in guardia: «Il Pd sarà utile se contribuirà a una legge
umana, non se ognuno continua ad agitare la sua bandiera».
( da "Stampa, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Retroscena Le
ricadute sulla coalizione di centrosinistra Eluana, cattolici
in rivolta "Bresso perde i nostri voti" BEPPE MINELLO A una
campionessa del laicismo qual è Mercedes Bresso è
riuscito un miracolo: compattare il litigioso mondo cattolico del
centrosinistra. Tutti insieme - «Tranne i cattocomunisti che vengono da
un'altra tradizione» commenta malizioso l'ultras ciellino Giampiero Leo -
contestano la sua decisione di mettere a disposizione della famiglia Englaro le
strutture sanitarie del Piemonte per poter dare corso alla sentenza della
Cassazione su Eluana, in coma da 17 anni. Con la sua decisione la zarina è
riuscita a comporre un tris d'assi che manda in sollucchero
i laici («Bresso, un orgoglio di presidente» esultava l'altroieri Luca Robotti
di Unire la Sinistra) e nella disperazione i cattolici
democratici in tutte le loro declinazioni, dai duri e puri ex-teodem come Bobba
e Calgaro ai più, diciamo, tranquilli Merlo e Lepri che si rifanno alla vecchia
(vecchia?) corrente «Per il domani» nella quale era compreso il
segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, per ora muto sulla vicenda.
Dicevamo tris perché la sortita di Bresso sul caso Englaro, segue la
considerazione «Meglio valdese che cattolica» (la pastora Bonafede ha espresso
ieri stima per la decisione di Bresso) e l'ardito paragone tra il gay pride e
la processione della Consolata. Che poi non era proprio così, ma conta come
l'hanno vissuta i cattolici. «Nel 2005 - mugugnano -
ha vinto grazie a noi che l'abbiamo fatta votare. Ma sarà sempre più difficile
che ciò si ripeta». La vicenda Englaro, inoltre, è arrivata pochi giorni dopo
la tirata d'orecchi del cardinale Poletto ai politici accorsi ad ascoltarlo nel
tradizionale appuntamento annuale. A Pianezza, Poletto li aveva sgridati: «Non
riuscite a farvi sentire. Soffrite di raucedine». A farsi sentire su cosa? Su
argomenti fondamentali come vita, famiglia e istruzione, argomenti sui quali
non possono - per la Chiesa - esserci diverse sensibilità. Insomma, schieratevi
con chi volete - è il messaggio - ma non dimenticate chi siete. «Com'è accaduto
sulla legge sul buono scuola modificato in Regione grazie ai cattolici
dei due schieramenti» gongola Leo. E ieri, firmato dai consiglieri comunali,
regionali e provinciali cattolici, di tutte le aree
(Per il domani, Piemonteuropa e teodem) compresi gli onorevoli Calgaro, Bobba e
Merlo, è stato diffuso un documento con il quale
prendono le distanze dalla scelta: «C'è bisogno che legiferi il Parlamento -
dicono - nel frattempo meglio non decidere sulla vita di Eluana». Documento al
quale se n'è contrapposto un altro con altrettante, numerose, firme della
componente ex-ds del Pd guidati da Marcenaro, Magda Negri, Anna Rossomando:
«Bresso vai avanti, la base è con te». Della segreteria regionale Pd, si espone
Federico Fornaro e pure il sindaco Chiamparino ha ritenuto di ricordare che
condivide la scelta di Bresso. Ma l'esultanza è soprattutto a sinistra e dei
radicali, ai quali si accoda il consigliere dei Moderati, il pediatra Carlo
Zanolini, volontario per dare corso alla decisione di Bresso. Nel panorama
delle reazioni, è compatto il centrodestra nel condannare la scelta di Bresso.
A cominciare da Ghiglia e Ravello di An che propongono ordini del giorno con il
quale tutte le città si dichiarino «indisponibili ad accogliere la giovane
Eluana». Una proposta subito condivisa da Nadia Loiaconi (FI), Calligaro (Lega)
e Puglisi (An) in Provincia. www.lastampa.it Siete d'accordo con la decisione
della presidente Bresso?
( da "Secolo XIX, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Bagnasco
"apre"la porta alla moschea incontro a tursi Il sindaco Vincenzi: «Un
punto di contatto può essere raggiunto» LA CURIA di Genova apre (cautamente) al
piano per la moschea portato avanti dal Comune e presentato ieri al cardinale
Angelo Bagnasco, in gran segreto, dal sindaco Marta Vincenzi. Con indicazioni
precise di luoghi, tempi, modalità della costruzione. E il patriarca di Venezia
Angelo Scola rilancia, con un intervento preparato per un incontro con i
genovesi in cattedrale, anticipato ieri sull'edizione online dell'Osservatore
Romano. «La città di Genova e quella di Venezia possono svolgere un ruolo
fondamentale - scrive le loro storie sono segnate dall'incontro con l'oriente e
con il mondo islamico». In passato, continua, l'incontro riguardava un'élite e
non la stragrande maggioranza della popolazione, oggi chiunque può incontrare
chiunque senza filtri. «E questo è potenzialmente un bene perché libera forze
impensate, aprendo al contatto con realtà che finora sono vissute ignorandosi a
vicenda». È un clamoroso messaggio di benvenuto che la Chiesa potesse inviare
al mondo islamico. Sorride il cardinale Bagnasco, a Palazzo Tursi.
ufficialmente, solo per un tardivo scambio di auguri natalizi. In realtà
soprattutto per mettere l'ultimo tassello a un mosaico che si va componendo da
mesi. E sorride il sindaco. Sintonia sulla creazione di un centro religioso
islamico? «Sintonia è una parola grossa - commenta a botta calda Marta Vincenzi
- ma credo che un punto di contatto possa essere raggiunto. I colloqui con il
cardinale sono stati continui, in questi mesi. E ho sempre trovato grande
apertura e disponibilità al dialogo su ogni argomento». È la cronaca di una
lunga giornata di confronto. Marta Vincenzi, accogliendo il suo ospite
porporato a Palazzo Tursi, non può attendersi un sì esplicito ai progetti
dell'amministrazione comunale. Ma spera almeno che la Curia non frapponga
ostacoli. Così, prima della cerimonia pubblica (alla presenza dei componenti
della giunta e dei capigruppo), la porta dell'ufficio del sindaco si chiude. E
il cardinale e il primo cittadino restano mezz'ora faccia a faccia. Non è solo
uno scambio di convenevoli: l'incontro arriva dopo lunghi giorni fatti di
schermaglie diplomatiche e messaggi in bottiglia lanciati in un mare agitato da
tante tensioni: il Gay pride che si avvicina, l'Islam alla porta, i bus atei
che sembravano dover percorrere la città del presidente della Cei. «Ho chiesto
al cardinale - racconta Marta Vincenzi - la collaborazione della Curia per
affrontare, per tempo, l'emergenza freddo che arriverà alla fine del 2009,
quando l'intervento programmato per la ristrutturazione del Massoero ci
costringerà a ridurre il numero di posti letto per i senzatetto». C'è tutto
questo, nel colloquio a porte chiuse. Ma c'è soprattutto, per la prima volta,
la presentazione al porporato del progetto dettagliato della moschea. E il
cardinale Angelo Bagnasco esce, dopo mezz'ora di confronto, con il volto
disteso. Le sue parole sono segnali di pace e invitano all'ottimismo, pur senza
uscire dai canoni della formalità. «Sono qui per testimoniare la mia stima e la
mia vicinanza alle istituzioni che hanno un compito delicato e impegnativo -
scandisce - soprattutto in un momento di crisi economica come questo. Invito
quindi tutti i rappresentanti dell'amministrazione comunale a lavorare con
passione, ispirati dal senso del dovere e dal grande amore che Genova merita».
E poi, guardando ai problemi sul tappeto: «L'illustre storia della città non è
confinata al passato, anzi germoglia in ciò che si fa nel presente.
Stringendoci gli uni agli altri, Genova può uscire dalle difficoltà che stiamo
affrontando». La giornata del cardinale tra le istituzioni laiche genovesi
termina qui. Ma è dall'altare della cattedrale di San Lorenzo che mette in
chiaro la sua posizione, celebrando la messa per il corpo della polizia
municipale nel giorno del patrono, San Sebastiano. Non è un'omelia scritta,
come avviene invece, abitualmente, nelle cerimonie ufficiali e solenni. Dopo il
Vangelo, il cardinale si sposta davanti alla platea. «La nostra fede ci chiede
di testimoniare - dice - in famiglia, coi colleghi di lavoro, nel tempo libero,
senza tentennamenti e vergogna. Con fierezza. Fieri della storia cristiana che
ha permeato le origini della nostra città, del nostro Paese e, checché se ne
dica, dell'Europa intera. Non dobbiamo rinnegare le nostre radici cristiane».
Ma non è un inno all'integralismo cattolico, semmai un invito a non confondere
il dialogo tra le persone e la confusione dei principi religiosi, nel solco di
Papa Ratzinger. «Essere fieri della nostra fede non significa contrapporsi - continua
il cardinale Bagnasco - non significa escludere nessuno. Partire da basi è
solide e da una chiara identità, però, è la via necessaria per dialogare in
modo fecondo con altri popoli, altre culture, altre religioni». Bruno Viani
viani@ilsecoloxix,it 22/01/2009 la seconda area l'offerta dei frati 22/01/2009
la commenda centro culturale 22/01/2009 gay pride il patrocinio 22/01/2009 La
prima ipotesi per la moschea è l'ex capannone industriale di via Coronata 2
acquistato dalla comunità islamica. Ma i parroci e i
residenti si ribellano, imponendo uno stop 22/01/2009 Il "Sorriso
francescano"è disposto a concedere un terreno, accanto alla chiesa dei
frati, permutandolo con l'edificio di via Coronata. Ipotesi scartata per motivi
di viabilità del quartiere 22/01/2009 Il Comune propone di creare alla Commenda
un centro multireligioso e la Curia non si oppone, malgrado
voci laiche di contestazione. Ma la comunità islamica precisa: non è la moschea
22/01/2009 Il destino della moschea si incrocia con quello del gay pride, per
il quale anche la laica Provincia fa un passo indietro: patrocinio alle
manifestazioni culturali sì, ma non alla parata finale 22/01/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Un dialogopartitoda
lontano l'analisi nIL CONFRONTO tra la Chiesa e il mondo
laico è fatto di convergenze su azioni concrete ma anche azioni diplomatiche a
tutti i livelli. E il colloquio tra il sindaco Marta Vincenzi e l'arcivescovo
Angelo Bagnasco, malgrado fosse presentato sotto l'improbabile formula di
"scambio di auguri natalizi", è il punto di arrivo di un percorso
iniziato da mesi. Non è casuale che, proprio alla vigilia dell'incontro,
il Comune abbia ribadito l'impossibilità organizzativa - sancita da un parere
del corpo di polizia municipale - di avere nella stessa data Corpus domini e
Gay Pride, come avrebbe voluto Riccardo Gottardi, segretario nazionale Arcigay.
Quel "no" era un segnale preciso. Come dire: se il Comune è aperto ad
accogliere la richiesta dei cattolici che si sarebbero
ritenuti offesi da una sfilata (tradizionalmente venata di toni anticlericali)
nel giorno della processione solenne del Corpus Domini, la Curia deve mostrare
uguale sensibilità nell'accogliere le istanze di un'altra comunità religiosa.
Ovvero, quella islamica che chiede un luogo di culto. Il sindaco Marta Vincenzi
aveva già strappato al cardinale Bagnasco un silenzio-assenso sul centro
interreligioso alla Commenda di Pré. Ora ha alzato la posta. E chiede (a nome
della comunità islamica, composta da futuri potenziali elettori) un nuovo
"nulla osta". B. V. 22/01/2009
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Torino
Bresso: "Assicuro riserbo assoluto sull´ultima destinazione di
Eluana" Scoppia il caso politico, centrodestra alla carica Si apre il
dibattito negli ospedali: Molinette disponibile come il Maggiore di Novara Da
Asti arriva il no SARA STRIPPOLI «La famiglia di Eluana può decidere se
rivolgersi direttamente ad un ospedale o a dei medici. La loro scelta comunque
sarebbe coperta da totale riserbo». Il giorno successivo alla mano tesa dal
Piemonte alla famiglia Englaro, con un dibattito rimbalzato in tutto il Paese,
Mercedes Bresso chiarisce che il Piemonte non intende influenzare la scelta
della famiglia Englaro sulla struttura che potrebbe ospitare Eluana ma «semmai
aiutarla ad individuare quella più idonea». L´assessore alla sanità Eleonora
Artesio è altrettanto netta, partendo da quanto indica la legge le valutazioni
sulle strutture che potrebbero ospitare Eluana ci sono «ma certo non facciamo
nomi o ipotesi, anche perché per ora manca la premessa, e cioè che ci sia una
richiesta formale». Nessun contatto per ora, conferma Artesio. Nessun
ripensamento da parte della presidente: «siamo pronti a dare attuazione alla
sentenza della Cassazione. E´ un diritto, non è una gara né un invito». Parole
seguite da una lunga fila di reazioni cominciate con la solidarietà e il sostegno
del sindaco Chiamparino: «Sono d´accordo. Sia perché c´è una sentenza della
Cassazione in questo senso, sia perché ritengo eticamente giusto corrispondere
alla volontà del padre di Eluana». Nessuna strumentalizzazione politica, è
l´invito del sindaco. Parole cui replica immediatamente il parlamentare del Pdl
Osvaldo Napoli: «l´esortazione del sindaco a non strumentalizzare la vicenda di
Eluana è di fatto una strumentalizzazione pesante e anche un po´ vigliacca.
Significa forse che chiunque dovesse dissentire da questo punto di vista
strumentalizza la vicenda di Eluana?». Pochi minuti dopo il centrodestra
annuncia che sarà battaglia. Dal gruppo An-Pdl la presentazione di un ordine
del giorno che impegna il sindaco «a dichiarare alla presidente della Regione
l´indisponibilità della Città ad accogliere nelle strutture sanitarie presenti
sul suo territorio la giovane Eluana». E così faremo in tutti i comuni dove
sono presenti consiglieri Pdl, annuncia Agostino Ghiglia. Che spiega: «Come ha
ricordato anche il cardinale Poletto, garantire alimentazione e idratazione ad
un essere umano non deve essere considerato accanimento terapeutico». Una
mozione in Provincia estende lo stesso invito ad opporsi anche ad Antonio
Saitta. La firmano i consiglieri provinciali di An-Pdl Ettore Puglisi e della
Lega Arturo Calligaro. Anche la capogruppo di Fi in Provincia Nadia Loiaconi
presenta un ordine del giorno. Il presidente dei deputati della Lega Nord
Roberto Cota accusa la presidente Bresso di volontà di protagonismo «a tutti i
costi vuole esibire un laicismo
esasperato che rischia di dividere e che non rispetta quello che sentono i
piemontesi». Mentre i radicali puntano il dito contro il Pd perché incapace di
«produrre alcuna posizione politica precisa nascondendosi dietro l´ovvia
libertà di coscienza di ciascuno», il segretario regionale del Pd Gianfranco
Morgando si limita a dire che esprimerà la sua opinione «nelle sedi
opportune». Il parlamentare Stefano Esposito attacca la posizione di Marco
Calgaro: «Dovrebbe essere contento di poter fare l´obiettore di coscienza, allo
stesso tempo ci aspetteremmo che rispettasse posizioni diverse dalle sue».
Condivisione totale alle posizioni di Bresso arriva nel tardo pomeriggio da un
gruppo di parlamentari e dirigenti del Pd (area Ds e Margherita laica), fra i
quali Andrea Benedino, Pietro Marcenaro, Anna Rossomando, Nagda Negri, Federico
Fornaro, Gioachino Cuntrò: «La posizione espressa da Bresso non c´entra nulla
con il dibattito pro e contro l´eutanasia, ma rappresenta il doveroso atteggiamento
di un´istituzione nei confronti delle regole dello stato di diritto e la
migliore espressione». E il consigliere Luca Robotti della Sinistra annuncia
che L´Associazione nazionale della sinistra il 27 gennaio organizza una
giornata di mobilitazione «per riaffermare l´autonomia delle nostre
istituzioni». Sulla vicenda che li vedrebbe direttamente coinvolti nel caso di
una domanda concreta da parte della famiglia, i direttori generali delle
aziende sanitarie hanno per ora un atteggiamento disponibile ma molto prudente.
Il direttore del Sant´Anna-Regina Margherita Walter Arossa dice di condividere
la posizione del presidente dell´Ordine dei medici Amedeo Bianco, mentre Luigi
Robino del Cardinal Massaia di Asti dice di non avere strutture idonee. Il direttore
generale delle Molinette Giuseppe Galanzino dà la sua disponibilità:
«Naturalmente se ci sono professionisti disponibili trattandosi di un
intervento pluriprofessionale». Condivide il collega del Maggiore di Novara
Claudio Macchi, ancora più ottimista: «Non ci sarebbe alcun motivo per
sottrarsi. Sono certo che chiunque sarà chiamato ad agire lo farà» Il
ginecologo e radicale Silvio Viale rinnova la sua disponibilità e con lui è
anche il pediatra e consigliere comunale dei Verdi Carlo Zanolini.
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Palermo I
DUE VOLTI DELLA CHIESA E IL RINNOVAMENTO IN SICILIA PIERO DI GIORGI a fatto
bene Rosario Giuè a riprendere, su "Repubblica-Palermo" del 17
gennaio, l´articolo di Vito Mancuso a proposito dell´assenza di una «religione
civile». Giuè sottolinea che in Sicilia essa non è nata. La
contrapposizione non è stata tra laici e cattolici, ma
all´interno degli stessi cattolici, mafiosi compresi. A fronte di una minoranza di cattolici che hanno cercato d´incarnare il messaggio cristiano, una
maggioranza vasta ha strumentalizzato la religione per fini personali e di
consenso elettorale. Quel che manca nell´analisi di Giuè, è a mio parere
l´assenza di una critica alla chiesa-gerarchia, che specialmente in Sicilia è
stata compromessa spesso con il potere. Il fenomeno di gruppi minoritari
dissenzienti dall´orientamento della chiesa ufficiale non è nuovo. Basti
pensare all´esperienza del cattolicesimo sociale della fine Ottocento, al
socialismo cristiano di don Ernesto Bonaiuti, o ancora al movimento contadino
del cremonese, diretto da Guido Miglioli. Si può ricordare, nel 1905, il
Movimento plebeo dei preti socialisti, che pubblicava il periodico La plebe e
quello analogo sorto in Umbria con alcuni parroci di campagna che volevano
portare la chiesa dalla parte dei diseredati, così come anche il cattolico
napoletano Gennaro Avorio. Di grande interesse, durante la resistenza,
l´esperienza dei cosiddetti cattolici comunisti,
diretta da Adriano Ossicini e Franco Rodano, e più vicina a noi l´esperienza
esaltante del post �68 dei 2 mila gruppi spontanei dalla Sicilia a Bolzano,
delle comunità ecclesiali di base, la scelta socialista delle Acli e il
movimento "Cristiani per il socialismo". In Sicilia non sono mancate
altre esperienze, tra cui quelle di don Puglisi e don Fasulo, che hanno un
comune denominatore: sono esperienze minoritarie e certo non protette e
sostenute dalla chiesa-gerarchia. Esse sottolineano ancora di più l´esistenza
di due modelli di chiesa. Da una parte la Chiesa-gerarchia, alleata del potere
costituito, i cui fedeli guardano alla propria tranquillità schierati con
posizioni egoistiche, individualistiche, conservatrici. Dall´altra, la
chiesa-popolo di Dio, fedele allo spirito evangelico e alla Gaudium et Spes,
che affermava la necessità che «tutti i cittadini possano svolgere il loro
ruolo nella comunità politica». Una Chiesa-comunità, che lotta perché il
vangelo torni a essere segno di contraddizione, che sceglie di schierarsi dalla
parte degli umili e degli oppressi, dei deboli, degli ultimi. Nella struttura della
chiesa gerarchica la maggior parte dei fedeli è moderata e conservatrice, più
espressione dell´antico adagio quieta non movere che segno di denuncia e di
contraddizione, più consuetudinaria, rituale, che attenta alla sostanza,
osservante della messa domenicale accanto all´«ateismo pratico» feriale. Questo
è il vero nodo del problema. Se la maggioranza dei cattolici
non è impegnata per il bene comune è perché segue l´esempio della
chiesa-gerarchia. Una chiesa fedele allo spirito evangelico come nella prima
fase profetica, comunitaria ed egualitaria, riportata dai padri della chiesa
potrebbe svolgere un grande ruolo di cambiamento. Invece, a partire
dall´accordo costantiniano del 313, definito da don Ernesto Balducci il primo
concordato tra la Chiesa e lo Stato, la chiesa da germe di sovversione è
divenuta fattore d´ordine e d´integrazione. Il pontificato giovanneo e il
Concilio Vaticano II avevano riaperto alla speranza. Valorizzando le chiese
locali e il laicato, spingevano all´impegno sociale senza integralismi né
compromessi con il potere. A un´ecclesiologia basata sulla gerarchia se ne
sostituiva un´altra che privilegiava la chiesa-popolo di Dio, cioè una
chiesa-ecclesia. Purtroppo, finita quella stagione fervida del �68 cristiano,
negli ultimi decenni, a partire dalla restaurazione operata dal pontificato di
Giovanni Paolo II e del cardinale Ruini e continuata dall´attuale pontefice,
questo processo di crescita del laicato è andato scemando, si sono riaperte
contrapposizioni tra cattolici e laici e si sono, di
pari passo, manifestati nuovi integralismi e fatte più pressanti le
interferenze ecclesiastiche nella vita politica. Ritengo sinceramente che
bisogna ricostruire una nuova laicità, uscendo dalla contrapposizione
Stato-Chiesa, clericalismo-anticlericalismo, confessionalismo e laicismo e rendersi disponibili alla contaminazione. Gramsci
descriveva la funzione degli intellettuali nel meridione, tra cui i preti, come
organizzatori del consenso al potere costituito. Una chiesa che in Sicilia
spesso ha trasformato le parrocchie in comitati elettorali, potrebbe giocare un
ruolo risolutivo per il cambiamento, se le chiese locali si trasformassero in
luoghi di formazione della coscienza critica, dell´etica della responsabilità e
del perseguimento del bene comune.
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 17 - Cronaca
E oggi il Tar discute il ricorso presentato dalla famiglia Englaro contro la
Regione Lombardia che aveva vietato di staccare la spina Gli ospedali
piemontesi possibilisti: "Venga qui" PIERO COLAPRICO MILANO -
Scottano i telefoni di papà Beppino, della curatrice speciale, dell´avvocato,
del neurologo e professore Carlo Defanti. «Sono giorni che si annunciano
decisivi», dicono. Sia perché ci sono nuove offerte concrete per ricoverare
Eluana, in stato vegetativo da diciassette anni e quattro
giorni oggi. Sia perché, sempre oggi, davanti al Tar della Lombardia si
comincerà a capire se un presidente di regione, come ha fatto Roberto
Formigoni, può opporsi a quello che i tribunali hanno riconosciuto essere un
diritto della persona, e come tale inviolabile. Cominciamo dalle «aperture»,
che si vanno estendendo, ora dopo ora, da parte dei laici,
ma anche di tanti cattolici, e dalla base del Pd piemontese, intorno a Eluana e alla sua
affaticata ma incrollabile famiglia. La Regione Piemonte è la più esposta, ma
varie Regioni, altri sindaci e altre Asl si fanno avanti, anche senza
comunicarlo alle agenzie di stampa. Certo, i medici dei vari ospedali
sono divisi, ma poche voci bastano a definire il piano inclinato sul quale sta
scivolando la situazione: «L´azienda Molinette se arriva la richiesta da parte
della famiglia è disponibile», dice il direttore generale Giuseppe Galanzino. E
Claudio Macchi, del Maggiore di Novara, aggiunge che «non ci sarebbe alcun
motivo per sottrarsi. Per di più, non è prevista una sorta di obiezione di
coscienza, sono certo - continua - che chiunque sarà chiamato ad agire lo farà
con il cuore a pezzi, ma non si sottrarrà». Anche se poi lo stesso Francesco
Della Corte, responsabile del reparto di anestesia e rianimazione del suo
ospedale, dice il contrario, e cioè che «come essere umano non me la sentirei
di eliminare idratazione e alimentazione». A papà Beppino occorre soprattutto
sapere che la procedura, una volta avviata, non subirà più uno stop all´ultimo
secondo, come avvenne il 16 dicembre. Ma dovunque andrà Eluana, è davanti alla
terza sezione del Tar che si gioca in queste ore una partita importante. Perché
gli avvocati Vittorio Angiolini, Marco Cuniberti e Franca Alessio puntano ad
annullare senza se e senza ma il rifiuto del direttore generale della Regione
ad esaudire le richieste di Eluana e a ottenere un serio risarcimento dei
danni. Non si stanno cioè applicando «sentenze di morte», come le chiama
Formigoni, né si pratica l´«eutanasia». Viceversa, i giudici hanno stabilito
che è legittimo «far riprendere il cammino della morte per incidente stradale,
interrotto da una rianimazione che non ha rianimato e ha causato - parole di
papà Beppino - lo stato vegetativo, una condizione che
non esiste in natura e che Eluana rifiutava». Come spiega anche il magistrato e
professor Amedeo Santosuosso: «Il diritto alla salute per Eluana Englaro
consiste, come dice la Cassazione, nella sospensione della nutrizione e
idratazione artificiale. Mentre la convenzione Onu sui disabili prevede il
diritto alla nutrizione e idratazione artificiale, ma non impone certo
l´obbligo - questo il punto - ad esservi sottoposti a oltranza». Come capita a
Eluana, cittadina di uno stato di diritto.
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 40 - Cultura
C´è una distinzione invalicabile tra fede e Stato. Chiesa e governi non devono
interferire reciprocamente Religione civile? dio parla solo alla coscienza
LUIGI NEGRI La lettura dei contributi che caratterizzano questo dialogo sulla
"religione civile" mi ha lasciato profondamente perplesso. Al di là
della sofisticazione delle ragioni e della eleganza delle proposizioni, si
tratta di una proposta vecchia che abbiamo già visto ma, soprattutto, che ha
rappresentato uno dei fattori determinanti della grande tragedia della
modernità europea. Religione civile penso significhi competenza della società,
o meglio dello stato, sulla dinamica religiosa
personale e sulla sua espressione di carattere sociale. Quindi si afferma la
competenza della struttura, in qualche modo statuale, sulla religione. Che cosa
ha vissuto l´Europa dal 1648 fin quasi ad oggi? Un rapporto Chiesa-Stato,
sancito in maniera esplicita fino all´impudenza, dai trattati di Westfalia: un
popolo avrà la religione del suo principe. Vale la pena ricordare a tanti
laicisti, anche di casa cattolica, che l´unica autorità morale e politica che
non sottoscrisse i trattati di Westfalia fu il Papa. Tutto questo significò che
in Europa c´era spazio unicamente per le religioni che si identificavano con la
religione del principe. Chi non si conformava, i "non conformisti",
appunto, avevano soltanto una libertà: quella di andare altrove. Quando
insegnavo in Cattolica, dicevo ai miei studenti che gli Stati Uniti d´America
che sono, piaccia o no, una delle più grandi democrazie dell´età moderna, non
sono stati fatti da gente in fuga dall´intolleranza dello stato
borbonico, dello stato pontificio e neanche dai
granducati dell´Italia centrale; erano protestanti "non conformisti"
che fuggivano dall´Olanda, dal Belgio, dalla Germania, dal Lussemburgo perché
non avevano identificato la loro religione con quella del loro principe.
L´assunzione della religione come competenza della società e dello stato distrugge la sostanza etica e personale della
religione a prescindere dal fatto, poi, che i totalitarismi moderni e
contemporanei nati sulla base del laicismo hanno, ad
un certo punto, gettato la maschera, rifiutato la stessa religione civile o
dello stato erigendo lo stato
a religione. Così abbiamo avuto la religione del nazismo, del marx-leninismo, dello
stalinismo, del maoismo, e quant´altro, e questi stati-religione sono stati i
responsabili delle più grandi tragedie della storia contemporanea e hanno
distrutto la vita e la dignità di milioni di persone in quel XX secolo, che
Robert Conquest ha definito, drammaticamente, il secolo delle idee assassine.
Noi italiani, povera gente, che fa sempre le cose in modo più benevolo
l´abbiamo avuta anche noi la nostra religione civile, dallo stato
unitario in poi, la religione per cui sostanzialmente lo stato
rappresentava un punto di vista imprescindibile e si caricava di valenze, in
qualche modo religiose. L´abbecedario di questa religione civile, ci ha
ricordato Augusto Del Noce, era il Cuore di Edmondo de Amicis: ma la fondazione
evoluta di questa religione era la storia della letteratura italiana di
Francesco De Sanctis, con questa storia dell´Italia fatta da borghesi,
illuministi, massoni, razionalisti, progressisti contro quel popolo che era
sostanzialmente una massa di cafoni, fanatizzata dai frati, dai preti e dalle
suore. E´ improponibile, oggi, rimettersi nelle braccia di questa rovinosa
collusione fra stato e religione e, certo, se si parla
di unità come propiziata da questa religione civile, sarebbe solo una
frettolosa e violenta omologazione. Mi sembra proprio una omologazione nuova
dell´ordine regna a Varsavia, non più di una unità ma di una omologazione del
popolo; di una omologazione del popolo e della società su una concezione
artificiosamente imposta anche con caratteri di religiosità. E´ evidente che
questa posizione totalmente reazionaria è estranea al cuore dell´Occidente
laico e religioso, è estranea a quell´Occidente caratterizzato, come ha
ricordato Benedetto XVI a Regensburg, dal domandare greco, dal profetismo
ebraico e dalla rivelazione cristiana. L´Occidente ha al suo centro non la
società o lo stato ma la persona, con la sua dignità,
la sua libertà; quindi, al centro quella libertà di coscienza che si esprime in
tutte le forme dell´espressione umana ma, significativamente, nella libertà
della scelta religiosa. Chi tenta di arpionare la religione arpiona la libertà
di coscienza e la libertà di coscienza è un valore non negoziabile. E´ infatti
nello spazio della coscienza personale che, come dice il Concilio Ecumenico
Vaticano II, Dio parla al cuore dell´uomo. Ma si può anche dire, più
laicamente, che la coscienza è il luogo dove l´uomo percepisce il senso ultimo
del mistero, della vita e delle cose. Perciò, giù le mani dalla coscienza
personale. Se la proposta della religione civile è una riedizione di ciò che
abbiamo visto, vissuto e pagato con la nostra vita, noi non ne abbiamo bisogno
assolutamente; come dicono in Liguria "abbiamo già dato". La strada
maestra è un´altra, è quella della tradizione laica e
cattolica dell´Occidente che ha, oggi, di fronte a sé la possibilità di essere
riattualizzata, rivissuta e riproposta. L´essenza profonda del rapporto
religione-società è quella che ha trovato la sua formulazione limpida e
insuperabile nella posizione di Papa Gelasio. C´è una distinzione invalicabile,
che non può e non deve essere valicata, fra religione e stato.
La Chiesa non può interferire nel compito di governare i popoli, ma gli
imperatori non debbono pretendere di interferire nella vita interna della
Chiesa. Questa distinzione ha reso libera e quindi valida e forte l´identità
ecclesiale, e l´identità ecclesiale ha contribuito alla nascita di una società
più umana ed ha, per questo, combattuto ogni deriva laicista. Ciascuno nel suo
ordine, come dice limpidamente la nostra Costituzione, indipendenti e sovrani e
da questa indipendenza e sovranità nasce la possibilità di un dialogo, di un
confronto, di una collaborazione. Io mi identifico, a differenza di altri, con
la grande tradizione ambrosiana e amo ripensare a quel momento epocale nella
storia della Chiesa e della società europea ai suoi inizi, quando quel piccolo,
ma straordinario gigante della fede e della libertà che era Sant´Ambrogio si
parò di fronte ad un primo rappresentante della religione civile dell´impero
romano, il "cristianissimo" imperatore Teodosio, e gli disse, in
forza della sua autorevolezza episcopale, "Tu sei una grande cosa, o
Cesare, sulla terra, ma sei una piccola cosa sotto il cielo e io difendo i
diritti del cielo". Quando la Chiesa ha difeso i diritti del cielo, ha
difeso la libertà di coscienza, ha difeso la dignità e l´espressione libera di
questa dignità in tutte le attività dell´uomo. Come diceva il grande,
indimenticato Giovanni Paolo II, la Chiesa lavorando per la propria libertà ha
lavorato per la libertà dell´uomo, dei popoli, delle nazioni. Questa è la
strada, è questa la strada in cui si può rinnovare un dialogo fra una vera,
sana laicità occidentale e una vera, sana presenza cristiana, non tentata di
clericalismo e di laicismo. Tutto il resto appartiene
al passato, chi vuole farci ritornare al passato si assuma questa
responsabilità e lo dica chiaramente. Forse aveva ragione un mio vecchio
professore di Teologia del Seminario di Vengono che diceva "guardate che
le cose peggiori le fanno i progressisti ultra reazionari". è Vescovo di
San Marino-Montefeltro
( da "Corriere della Sera" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-01-22 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il vescovo Negri «Il governo fa bene a fissare le regole» ROMA —
«L'aspetto positivo è che le istituzioni si assumano la responsabilità di
affrontare problemi che prima non esistevano». Luigi Negri (foto), vescovo
teologo di San Marino e Montefeltro, non si stupisce: «I luoghi sacri sono un
patrimonio della nazione, riguardano tutto il popolo». Ma come si fa, in
concreto, eccellenza? «Non so se la misura sia applicabile al 100 per 100, però
so che già ora ci sono regole, io non posso uscire in processione senza il
permesso delle autorità. Se si tratta di regolamentare meglio, sono d'accordo».
Meglio in che senso? «L'autorità ha il compito di favorire la convivenza civile
in tutte le dimensioni della persona, compresa quella religiosa, perché possano
essere vissute in piena libertà». E quindi? «Ognuno dev'essere libero di essere
quello che è, ma in un clima di rispetto reciproco, senza che i propri diritti
violino quelli altrui. Del resto il Duomo non è solo la
cattedrale dei cattolici: è Milano, la sua storia e cultura. Impedirne il disprezzo è un
problema laico. Come se davanti ci facessero il mercato permanente...». Lei è stato duro, sulle preghiere islamiche a Milano e Bologna... «Il
problema della preghiera è complesso. Devono esserci parametri comuni.
Nessuno può impedire a un altro di pregare. Ma quando si urla l'odio e si
bruciano bandiere, dire che è solo una preghiera mi pare ingenuo. Certo, come
diceva Jean Daniélou la preghiera pone un problema di presenza e quindi
"politico". Ma non può diventare azione politica». G. G. V.
( da "Giornale.it, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Sarà reso pubblico
nei prossimi giorni il decreto con cui Benedetto XVI ha deciso di cancellare la
scomunica comminata ai quattro nuovi vescovi ordinati da monsignor Lefebvre nel
1988. Allora, oltre ai quattro (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier
de Mallerais e Richard Williamson) erano stati scomunicati lo stesso Lefebvre e
il vescovo brasiliano De Castro Mayer che aveva partecipato alla cerimonia. In
quella occasione, dopo essere stato sul punto di
accordarsi con la Santa Sede (e dopo aver trattato con l'allora cardinale
Ratzinger e aver sottoscritto un protocollo d'intesa), monsignor Lefebvre
decise d'improvviso la rottura e consacrando vescovi quattro suoi giovani preti
compì un atto scismatico, da lui giustificato con la necessità di far
sopravvivere la sua Fraternità San Pio X. Ora, con un gesto davvero magnanimo,
accogliendo la richiesta formulata da Fellay, Benedetto XVI ha deciso di
togliere la scomunica. Scomunica che, va precisato, ha sempre e solo riguardato
i vescovi consacranti (Lefebvre e De Castro Mayer, entrambi scomparsi da tempo)
e i quattro consacrati, mai i sacerdoti lefebvriani né tantomeno i fedeli.
Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 38 )
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09
Ancora sulla polemica dei rabbini. Riflessione a freddo E' per certi versi
paradossale che proprio Papa Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi
predecessori ha riflettuto e scritto sul legame imprescindibile e non
assimilabile a quello di altre religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi
accusato di riportare indietro di cinquant'anni le lancette del dialogo
ebraico-cristiano. Le parole scritte dal rabbino di Venezia Richetti vano
valutate con attenzione e non rappresentano una voce isolata: ricordo che molta
preoccupazione espresse a suo tempo anche il presidente dei rabbini italiani,
Giuseppe Laras, dopo aver letto la versione modificata della preghiera del
Venerdì Santo. Ora, il Papa ha voluto venire incontro alle richieste di parte
ebraica, ma non ha il potere di riformulare il Vangelo o le lettere di San
Paolo. E vale la pena ricordare che proprio nelle preghiere del breviario
post-conciliare sono contenuti vari riferimenti all'illuminazione chiesta per
il popolo ebraico "perché giunga alla pienezza della redenzione", perché
sia salvato da Gesù, perché riconosca Cristo come Messia e Salvatore. Preghiere
usatissime da decenni in tutta la Chiesa, molto di più di quella secondo il
rito antico, al quale Benedetto XVI ha ridato cittadinanza, ma che è comunque
seguito da una piccola minoranza di fedeli. Perché solo ora si considera questa
preghiera uno stop al dialogo? Perché i breviari post-conciliari sono andati
bene fino ad oggi? Vi confesso che per me rimane un mistero. Scritto in Varie
Commenti ( 80 ) » (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 18Jan 09 Il Papa su Youtube e le informazioni "in presa
diretta" Sul Giornale di oggi rilancio la notizia dell'accordo tra il Centro
televisivo vaticano, la Radio vaticana e Google, il più importante motore di
ricerca mondiale del web, che sarà annunciato ufficialmente venerdì prossimo in
occasione della presentazione del messaggio di Benedetto XVI sulle
comunicazioni sociali, dedicato quest'anno alle nuove tecnologie. Grazie
all'accordo e alla creazione di un canale dedicato, sarà possibile seguire in
diretta i discorsi del Pontefice via Internet, e accedere ai testi in modo
ordinato attraverso Google. L'utilissimo blog di Raffaella,
"Paparatzingerblog", che oltre a offrire una completa rassegna stampa
sul Papa monitora costantemente le strumentalizzazioni e fraintendimenti del
suo messaggio veicolate dai media, elenca quelle del 2008 e sono davvero
troppe. Un migliore accesso alle fonti dirette, dunque, per un'informazione
migliore. Permettetemi di aggiungere - non per difendere la categoria a cui
appartengo - che non ritengo affatto tramontato o da archiviare il ruolo del
giornalista, cioè di colui che testimonia o comunque media, raccontando la
notizia all'utente finale: non sempre infatti una massa maggiore di
informazioni significa automaticamente un'informazione migliore. Internet lo
dimostra in modo lampante. Permettemi infine un'osservazione dedicata alla
guerra a Gaza: ho trovato sprezzante e offensivo il modo con cui Michele
Santoro ha liquidato la dissenziente Lucia Annunziata che criticava lo
squilibrio della trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a senso unico del
dibattito. Ma quella trasmissione ha avuto il merito di far vedere un
reportage, immagini e testimonianze agghiaccianti sulla situazione di Gaza,
sulle sofferenze della popolazione civile, sui metodi usati per l'attacco.
Immagini che non ho visto nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni
sdegnate, ma se ne avessi la possibilità chiederei semplicemente
all'ambasciatore israeliano, prontamente intervenuto per protestare, se quelle
(rare) immagini e quei (rari) racconti in presa diretta sono veri oppure sono
una montatura di Santoro & company, un falso della propaganda di Hamas.
Perché se fossero veri anche soltanto al cinquanta per cento (e, ahimè, temo
che lo siano), dovremmo avere tutti un sussulto di indignazione. Scritto in
Varie Commenti ( 107 ) » (6 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 14Jan 09 Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto La
rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un
intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i
motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non
aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale -
critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico
ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 251 ) » (10 votes, average: 3.6 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali
Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella
basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a
Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi
si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non
benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di
evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?
Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che
tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate
dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita
cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del
Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della
fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione
degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i
Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede
segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete
all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate
per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti
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amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa
Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la
Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle
emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi
sull'argomento. Un paragrafo importante è stato
dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi
giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense
sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in
corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra
israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo
intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la
violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va
condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della
comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in
vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per
rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e
all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni
sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi
escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in
occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti
della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con
determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma
indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa
Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di
quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte
le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle
persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche
nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più
poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 99 ) » (5
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09
Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il
quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante
anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro
14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni
amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969,
parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui:
"Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza
il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono
informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la
persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune
comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [
] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un
obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete
leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo.
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Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu?
Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a
Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la
vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna
innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua
e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia
verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire
che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di
civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono
iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas
(organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in
funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un
numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai
coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo
dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai
giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere
raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati
Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione
dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare
Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e
candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che
il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa"
contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il
terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della
guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia
come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai
state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica
scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei
problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie
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articolo a un amico 04Jan
( da "Foglio, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Laicita'
22 gennaio 2009 Fede
e Regione - Il caso Bresso "Mercedes non sa di che parla"
"L'accoglienza" di Eluana fa infuriare i cattolici
del Pd piemontese La dichiarazione è arrivata in piena sessione del consiglio
regionale del Piemonte. Nessuno all?interno dello stesso Pd se l?aspettava. “Il
Piemonte è disposto ad accogliere Eluana Englaro in una struttura sanitaria
pubblica per interrompere l?alimentazione”. Mercedes Bresso non sedeva tra i
banchi del governo regionale in quel momento, e la sua frase è stata accolta
con evidente imbarazzo dalla maggioranza di centrosinistra. Imbarazzo e
fastidio, racconta qualcuno. “Perché deve fare sempre la prima della classe, la
più laicista di tutti?”, si sono chiesti tra loro alcuni esponenti del Pd
piemontese. Immediatamente difesa dall?estrema sinistra, l?offerta di Bresso è
stata arginata da alcuni componenti del suo stesso partito: il capogruppo del
Pd in consiglio regionale, Stefano Lepri, e il presidente dello stesso
consiglio, Davide Gariglio, sono stati i primi due firmatari di un lungo elenco
di consiglieri e parlamentari cattolici piemontesi del
Partito democratico che in una nota chiedono sull?argomento “una pausa e una
tregua, più che un?inutile guerra di religione”. Una dichiarazione che seguiva
quella più dura dei deputati democratici Luigi Bobba, Marco Calgaro e Mimmo
Portas, che chiedevano “il coraggio di chiamare le cose con il loro nome:
stiamo parlando di eutanasia. E si sia allora coerenti: chi è d?accordo (noi
non siamo tra questi) chieda che venga praticata in un modo più dignitoso e
caritatevole che non con la morte per fame e per sete”. Parole che sono la
parafrasi di quelle pronunciate dal vescovo di Torino, il cardinale Severino
Poletto. Forse non è un caso che questa presa di posizione avvenga a pochi
giorni dall?incontro che lo stesso cardinale ha avuto con i politici
piemontesi: sabato scorso Poletto aveva detto di aspettarsi che i politici cattolici facessero “un po? i cattolici”,
lamentando come alcuni di essi, soprattutto da una certa parte, soffrano di
“raucedine e afonia”. Provocazione che il consigliere regionale del Pdl
Giampiero Leo ha rilanciato dopo le dichiarazioni della Bresso: “C?è un
problema di compatibilità per i cattolici seri
all?interno di un Pd ormai egemonizzato dalla Bresso”. Il presidente Gariglio
ha passato la giornata di ieri “nella bufera”, dice al Foglio, e ammette che le
parole della Bresso “ci hanno messo in difficoltà. Diciamo che non avremmo
sentito la necessità di una dichiarazione del genere. In questo modo si fa la
nostra Regione paladina di un?impostazione opposta a quella del ministro
Sacconi”. Che però è dello schieramento avverso a Gariglio, a differenza di
Bresso: “Quando si parla di vita – dice – è normale che in una coalizione
emergano posizioni diverse. Noi crediamo che serva al più presto una soluzione
politica che porti a una legge sul fine vita. Pur essendo sgomento di fronte
alla sofferenza del padre di Eluana, sono contro la sospensione
dell?alimentazione. Altri no: con una legge non ci saranno più ambiguità”. Il
deputato Marco Calgaro dice al Foglio che “la presidente parla in modo
tecnicamente disinformato, proprio come la maggioranza di quelli che, attratti
dall?idea della libertà di scelta e autodeterminazione, sono per la sospensione
dell?idratazione a Eluana. Se si sapesse davvero di che si tratta non si
direbbero certe cose”. C?è una spaccatura tra cattolici
e non all?interno del Pd piemontese? “Il punto è sapere di cosa si parla: il
professor Ranieri, primario all?ospedale Molinette di Torino, laico e non
credente, dice che non le toglierebbe mai l?alimentazione”. E? della stessa
idea Luigi Bobba, secondo firmatario della nota, che parla di
spettacolarizzazione del caso: “Capisco – dice – che la presidente debba
assicurare che il servizio sanitario in Piemonte funzioni, ma alimentare il
caso con certe dichiarazioni è il peggior servizio che si possa fare a una
vita, perché quella di Eluana è vita a tutti gli effetti”. Bresso riferendosi a
Eluana ha parlato di “persone che non servono più”, altri hanno detto che è
questione di pietà cristiana alleviare le sofferenze a un morente. “Non bisogna
fare confusione – dice Bobba – Eluana Englaro non è morente”. La presidente non
è nuova a uscite non in linea con i margheritini del suo partito, da quando
disse che se avesse dovuto convertirsi sarebbe diventata “piuttosto valdese”, a
quando affermò che non esiste una cultura cattolica in politica. Per questo la
sua offerta di “accogliere” Eluana ha creato un?altra volta non poco fastidio.
Che i popolari del Pd in Piemonte non possano fare qualcosa di “cattolico”
senza essere in dissenso con il resto del partito e con l?estrema sinistra non
è una novità, anche se Davide Gariglio è convinto che “non è il momento per una
battaglia tra laici e cattolici”. Ma nel Pd piemontese
la battaglia è già iniziata. Leggi Fede e Regione - Leggi La preghiera di
Langone su Mercedes Bresso di Piero Vietti
( da "EUROPA ON-LINE" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
LIB Ottant?anni di
Tevere più stretto FEDERICO ORLANDO Tra due settimane verrà ricordato quel
discusso evento che fu e resta per i laici l?accordo tra fascismo e chiesa, per
chiudere la questione romana (1870, Breccia di Porta Pia) e regolare le
attività cattoliche nella legge e nello stato italiani.
Evento discusso, non perché non fosse desiderabile rimarginare le vecchie
ferite e garantire la coesistenza dei due poteri, ciascuno ?come avrebbe
sottolineato la costituzione del 1948 ? nel proprio ordine indipendenti e
sovrani. Dalla Breccia all?avvento del fascismo lo stato
liberale aveva provato per 50 anni a risolvere la ?questione? (Legge delle
Guarantigie, conciliazione silenziosa di Giolitti); ma le gerarchie non
accettarono un dialogo alla pari con gli eredi dell??usurpazione?. L?accettarono
col fascismo, perché non era alla pari, e perché aveva anch?esso cultura
autoritaria del potere. Così ci caricammo addosso gli accordi del Laterano del
?29; fino a quando, cinquantacinque anni dopo, con gli accordi di Villa Madama
fra Craxi e il cardinale Casaroli, si passò a una loro radicale revisione:
anche se, a giudicare dall?accresciuta soggezione dei poteri statali a quelli
religiosi, sembra che sia avvenuto esattamene il contrario (neanche i
socialisti rivendicano questi particolari titoli del loro leader). Ora La
Stampa anticipa un passo del nuovo saggio di Michele Ainis, costituzionalista a
Tor Vergata, intitolato ?Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti
lateranensi ad oggi? (Garzanti, pg.115 euro13). Il falso consisterebbe in
questo: non è vero che la nostra Costituzione, con l?articolo 7, protegga il
Concordato. L?accordo governo-Vaticano del 1984-85 «introduce un po?
furbescamente alcune ?modificazioni? al vecchio Concordato, senza presentarne
uno del tutto nuovo, al solo scopo di mantenere la copertura costituzionale; ma
l?articolo 13 dell?accordo Craxi-Casaroli abroga espressamente e totalmente
l?accordo Mussolini-Gasparri del
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Cronaca
Torino, la polemica con Severino Poletto ultimo atto della difficile convivenza
tra il presidente e la curia Mercedes e il cardinale finita la pace sotto la Mole
PAOLO GRISERI TORINO - Se il destino è nei nomi, lei non avrebbe potuto
incontrarlo più bislacco. Mercedes Bresso, governatrice (anzi presidente) del
Piemonte, deve il suo alla Madonna della Mercede cui è dedicata una parrocchia
della natia Sanremo. Non male per la signora che nelle ultime ore è diventata
il punto di riferimento dei laici italiani al grido di «Non siamo la repubblica
degli ayatollah». Radicale nei principi e nell´esperienza politica giovanile,
Mercedes si è rivelata presto un osso duro per l´ala conservatrice del
cattolicesimo torinese: «Da anni scelgo di devolvere l´otto per mille alla
chiesa valdese», ha detto poco dopo l´elezione. Per la gioia del cardinale
Poletto e dei vertici della curia locale. Di Torino la signora ha respirato fin
da giovane la tradizione illuminista di stampo francese. La città dei
matematici come Lagrange ("Fondamenti di meccanica analitica", 1788)
l´antenata di quel Politecnico, tempio della modernità e della fiducia nel
progresso, dove si sono formati i manager della Fiat e dove Bresso ha insegnato
economia ambientale. Materia più che mai utile per chi in politica ha dovuto
affrontare gli scontri sull´alta velocità in val di Susa sostenendo, da
sinistra, l´utilità dell´opera: «Sono convinta che la preoccupazione per
l´impatto ambientale serva a migliorare il progetto». Perché mai, superata la
sessantina, la professoressa Bresso (la "zarina" come la chiamano gli
oppositori per i suoi modi duri) è finita al centro di una guerra di religione?
E soprattutto perché quella guerra è scoppiata proprio a Torino? Non c´è da
stupirsi dello stupore. Nella città della massoneria che ha fatto l´Italia
cacciando il Papa dal Quirinale, i rapporti tra laici e cattolici
non erano stati conflittuali da tempo. Anzi. All´epoca dei sindaci comunisti
degli anni ´70, lo schema era quello che aveva governato i rapporti tra Diego
Novelli e il cardinale Pellegrino: «Noi - diceva scherzando il sindaco - ci
occupiamo di Torino dai tetti in giù. Dai tetti in su, eminenza, è competenza
sua». In realtà la collaborazione sui temi sociali tra chiesa e amministrazione
locale era stata, all´epoca, molto proficua. Ed è proseguita fino ad oggi. In
una città in cui tutte le istituzioni sono governate dal centrosinistra, la
chiesa di Poletto ha avuto un ruolo decisivo negli anni difficili della crisi
Fiat. Perché oggi il vescovo in tuta blu (ha fatto da giovane il prete operaio)
e la professoressa di sinistra hanno rotto la pax catto-comunista che ha
governato Torino negli ultimi trent´anni? Forse perché Mercedes ha aderito a
suo tempo al Pci ma non ha una cultura comunista. E perché Severino Poletto
rappresenta una chiesa che ha messo in minoranza certe aperture conciliari
bollandole come frutto del relativismo. Così la convivenza tra la signora della
Regione e il cardinale è stata subito difficile. Fino a
quell´"ayatollah" pronunciato ieri che ha scatenato nel Pd piemontese
una vera bagarre tra laici e cattolici. Lo strappo ha
fatto ripiombare la città negli anni difficili dell´Unità d´Italia quando si ergevano
nelle piazze obelischi per elogiare i comuni che avevano requisito i beni
ecclesiastici. E improvvisamente sembra impossibile che nel cuore del centro
storico di Torino via Cavour sia da decenni la prosecuzione di via
dell´Arcivescovado.
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Cronaca
Il cardinale Poletto "Non è il paese degli ayatollah" Eluana, la
Bresso attacca Poletto Piemonte, nuovo scontro. Sacconi: campagna ideologica
Per chi crede in Dio le sue leggi prevalgono su quelle dell´uomo MARCO TRABUCCO
TORINO - «Non viviamo in un repubblica di ayatollah, nella quale il diritto
religioso fa premio sul diritto civile». Nella vicenda di Eluana Englaro,
Mercedes Bresso non fa passi indietro. Prima replica all´arcivescovo di Torino,
Severino Poletto che aveva detto che la legge di Dio è superiore a quella
dell´uomo e invitato i medici all´obiezione di coscienza: «Credo sia un errore
per la Chiesa entrare a gamba tesa su una materia delicata in cui dovrebbe
essere più madre che maestra. Si possono richiamare i credenti, ma i diktat li
fanno gli Stati a guida religiosa». Poi costringe il ministro Sacconi a
rispiegare, in una lunga nota, il perché del suo no alla sentenza della
Cassazione e incassa il silenzio imbarazzato di Berlusconi e la solidarietà di
centinaia di simpatizzanti su facebook e sul suo blog. Non riesce però a
trascinarsi dietro un Pd, ancora una volta dilaniato dai
contrasti tra laici e cattolici. Se mercoledì il concittadino Sergio Chiamparino le aveva dato
appoggio incondizionato, meno entusiasta è sembrato ieri quello di Walter Veltroni:
«Nel caso di Eluana, meno entra la politica, meglio è - ha detto il segretario
dei Democratici - c´è una sentenza e quindi il governo in primo luogo,
ma la politica in generale devono avere rispetto di una procedura di carattere
legale che ha anche risvolti umani». Parole per cui è stata necessaria, qualche
minuto dopo, una precisazione: «La presidente Bresso sta facendo ciò che è
giusto, garantendo l´autonomia delle strutture sanitarie rispetto a forme di
pressione politica. L´importante è che non ci siano strumentalizzazioni da
parte dei partiti». Non ha usato mezzi termini invece, per criticarla,
Gianfranco Morgando, segretario del Pd piemontese che ha aggiunto le sue parole
a quelle dei tanti altri cattolici (da Rosi Bindi a
Luigi Bobba) che nei giorni scorsi avevano già detto no Bresso. Un vero anatema
è però quello di Luigi Amicone, direttore della rivista cattolica Tempi:
«Scusi, signora Bresso, - scrive - ma di quale diritto religioso e ayatollah
stiamo parlando? Non si fanno morire così, per fame e per sete, come si
vorrebbe far morire quella ragazza, nemmeno i cavalli. Se la morte di Eluana
troverà casa in Piemonte, sarà grazie al suo volenteroso presidente». Bresso
non si scompone: «Sull´obiezione sono d´accordo con il cardinal Poletto: nel
nostro paese è consentita solo per l´interruzione di gravidanza, ma è evidente
che va rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a
fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare. Però penso sia altrettanto
disumano pretendere che una persona che è in stato
vegetativo debba essere tenuta artificialmente in vita con strazio della
famiglia». L´ultima replica è a Maurizio Sacconi, il ministro del Welfare che
in una nota aveva rispiegato il suo no agli Englaro: «La sentenza della Cassazione
- aveva scritto Sacconi - ha efficacia solo nel caso specifico e attribuisce
una mera facoltà al tutore di Eluana, ma non dispone obblighi per le strutture
del servizio sanitario nazionale. Non siamo noi ad aver fatto un´ingerenza
politica, semmai l´ha fatta Bresso». «Se dico che non ci tireremmo indietro di
fronte a una richiesta degli Englaro - risponde la presidente del Piemonte - è
perché abbiamo accertato la disponibilità delle nostre strutture. Proprio a
loro si rivolgerà la famiglia, se lo riterrà un eventuale accordo non deve
passare attraverso di noi. E in ogni caso garantiremo l´assoluto riserbo».
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Torino
Mori, presidente della Consulta di bioetica e docente della materia "Basta
con le ipocrisie ora si discuta senza veti" I cattolici
del Pd non possono pretendere di aver diritto a esprimere "valori non
negoziabili" SARA STRIPPOLI Maurizio Mori, lei è il presidente della
Consulta di bioetica, associazione culturale che riunisce i maggiori studiosi
di bioetica italiani, professore ordinario di bioetica all´Università di Torino
e autore del libro Il Caso Eluana Englaro. Oggi sarete a
Torino per un convegno dedicato a questa vicenda, che cade nei giorni di un
durissimo scontro fra cattolici e laici all´interno del Pd. Come commenta le reazioni alla
proposta della presidente Bresso? «Noi approviamo completamente la posizione
della presidente e del sindaco di Torino, in primo luogo per l´etica civile
espressa con le loro parole. Il mio augurio, e il documento che
presentiamo oggi parte proprio da questo invito, è che si apra un confronto
serio che arrivi alla radice del problema e non si accenda soltanto quando si
verificano i casi singoli e i buoi sono scappati dalla stalla». In altre
occasioni lei ha dichiarato di essere deluso dai silenzi del Partito
democratico. Cosa dice adesso che il segretario regionale Gianfranco Morgando
prende posizione? «Mi permetta di dire che la sua mi sembra una dichiarazione
di dubbio molto ipocrita, perché la prima cosa che dovrebbe fare è chiedere ai
rappresentanti cattolici del Pd di sedersi al tavolo
di discussione rinunciando ad avere valori non negoziabili, come invece fa
regolarmente, ad esempio, la Binetti». Perché ritiene che un cattolico del Pd
dovrebbe rinunciare ai suoi valori? «Non ho detto rinunciare ai suoi valori,
dico che non dovrebbe partecipare ad una discussione pretendendo di avere
diritto ad esprimere "valori non negoziabili". Noi lo facciamo
sempre, io ho dei valori, ma sono tutti negoziabili, e faticosamente cerco
insieme con gli altri di trovare la posizione più adeguata. Credo che anche i cattolici all´interno di partito di centrosinistra
dovrebbero fare lo stesso, senza pensare di essere detentori della verità».
Morgando chiede una moratoria, una pausa di riflessione sul caso Englaro in
attesa che la politica faccia passi avanti sulla legge sul testamento
biologico. Non è d´accordo? «Mi sembra la richiesta di chi non ha più
argomenti. I cattolici non fanno altro che ripetere
che la maggior parte degli italiani la pensa come loro ma non è così: tutti i
sondaggi fatti finora, e pure le reazioni dopo le dichiarazioni di Bresso, non
fanno che confermare che gli italiani sono con Beppino Englaro, una percentuale
che sfiora l´80 per cento». Lei è molto vicino al padre di Eluana Englaro. Oggi
l´ha sentito? «Sì, mi ha detto della proposta di Udine, ma potrebbe saltare
come è già accaduto per la fuga mediatica che c´è stata. Mi ha detto anche che
è molto amareggiato per l´ostinazione contro di lui, ma non mi ha confermato
contatti con le strutture piemontesi. E neppure vorrei saperlo visto il rischio
che tutto possa saltare ancora una volta». Lei è iscritto al Pd? «No, presiedo
un´associazione non partitica per Statuto e voglio essere libero. E non sono
neppure radicale».
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Torino
Morgando: silenzio su Eluana Il segretario del Pd critico con Bresso. E la sinistra
lo bacchetta Robotti polemico: "Il cardinale sa che anche Wojtyla è stato aiutato a morire" MARCO TRABUCCO «Sul caso
Englaro cada un po´ di rispettoso silenzio». A chiedere una moratoria nella
discussione pubblica sul caso di Eluana è il segretario del Pd piemontese
Gianfranco Morgando. Ex Popolare, cattolico, Morgando non si limita però solo a
chiedere riserbo, ma critica, senza mezze parole la presidente della Regione.
«Non mi stupisce - dice Morgando - il dibattito appassionato e anche duro che si
è aperto nel Pd con le dichiarazioni di Bresso. Maggiore cautela e riserbo
avrebbero però impedito di trasformare una vicenda drammatica in una esibizione
mediatica e in uno scontro tra i laici e i cattolici del Pd. Tanto più quando si fa diventare problema pubblico e di
indirizzo politico una questione privata che riguarda la famiglia Englaro e i
medici delle strutture a cui la stessa decida di rivolgersi». Per Morgando «non
aiutano ad affrontare con serenità il problema né le circolari del ministro Sacconi
né le gare ad offrire ospitalità da parte dei presidenti di regione per
dare esecuzione a una sentenza che autorizza, ma non impone». «Su questa
vicenda - conclude Morgando - ho opinioni personali precise e rispetto quelle
diverse dalle mie. Diffido di chi su argomenti così complessi ha certezze
granitiche. Nessuna norma giuridica, comunque, sarà mai in grado di evitare il
turbamento delle coscienze chiamate a decidere in questioni che riguardano la
vita e la morte». Da qui un invito del segretario ai militanti del Pd «a non
semplificare. C´è un ritardo della politica che va colmato. In attesa di una
legge sul testamento biologico, che auspico sia il frutto delle più ampie
convergenze culturali e parlamentari, ritengo necessaria una moratoria della discussione
e della decisione pubblica sul caso». A Morgando rispondono però di no Andrea
Benedino e Federico Fornaro, membri della segreteria regionale Pd: «La
soluzione a questa vicenda non può certo essere una moratoria, ma al contrario
deve passare per la capacità della politica, e quindi anche del Pd, di
discutere e di assumere delle decisioni, nel massimo rispetto del dramma umano
che ha colpito questa famiglia e delle sentenze della magistratura. E polemico
con Bresso e con le sue accuse al cardinal Poletto è anche il presidente del
Consiglio regionale Davide Gariglio: «La differenza tra l´Italia di oggi e gli
stati degli ayatollah, per usare parole della Bresso, consiste nel fatto che in
questi ultimi la legge civile e la norma religiosa si sovrappongono. Così non è
in Italia, e tutti noi difendiamo questo principio di laicità. Mi pare però
insopportabile questo continuo voler bacchettare quelli che la pensano in modo
differente da lei. Il cardinale di Torino ha tutto il diritto di dare
indicazioni di comportamento ai cattolici.
L´integralista in questo caso è lei». «Non sono io ad aver detto che la legge
del Signore è superiore a quella dello Stato, come accade invece negli Stati
religiosi - risponde Bresso - per il cardinale Poletto come per la famiglia Englaro:
io vorrei semplicemente venissero rispettati i diritti di entrambi». E Luca
Robotti, consigliere regionale di Uniti a Sinistra, aggiunge polemico: «Il
cardinale sta passando il limite, sanno tutti benissimo che anche Giovanni
Paolo II è stato aiutato a lasciare la sua vita
terrena».
( da "Secolo XIX, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
«In Italia non ci sono
ayatollah» caso englaro, il presidente del piemonte, mercedes Bresso, replica
al cardinal Poletto La casa di cura "La Quiete" di Udine si offre di
ospitare Eluana. Sacconi ripete il suo no Udine. Rovente infuria la polemica
tra il cardinale di Torino, Severino Poletto, che ha invocato l'obiezione di
coscienza da parte dei medici cattolici, e il
presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, che replica: "L'Italia
non è il Paese degli ayatollah!". In un'intervista a
"Repubblica" il porporato ha chiesto addirittura l'obiezione di
coscienza da parte dei medici cattolici che dovrebbero
sottrarsi, se richiesti, dal procedere all'interruzione dell'alimentazione
forzata di Eluana. «Lasciar morire qualcuno che è ridotto in uno stato vegetativo è eutanasia e la Chiesa è contraria
all'eutanasia come ad ogni forma di negazione della vita. La legge di Dio non
può mai essere contro l'uomo, la legge di Dio è sempre per l'uomo. Andare
contro alla legge di Dio significa andare contro l'uomo. Dunque se le due leggi
entrano in contrasto è perché la legge dell'uomo non è una buona legge e si
rivelerà tale dai suoi frutti». Secca la risposta di Bresso: «A Poletto che
richiama i medici cattolici all'obiezione di
coscienza, chiedo: qual è la differenza tra l'Italia di oggi e gli stati
clericali, come quello degli ayatollah, dove viene ingiunto a tutti coloro che
credono di assumere un certo comportamento? Una cosa è una raccomandazione,
l'espressione di una posizione che io considero assolutamente legittima.
Un'altra è l'ingiunzione a persone che sono tenute al rispetto
delle leggi del proprio Stato che fino a prova contraria è ancora uno Stato
laico. I credenti non possono essere richiamati con i diktat. Penso che sia un
errore per la Chiesa entrare in questo modo, a piedi giunti, su una materia
così delicata, su cui milioni di cattolici in tutto
il mondo ogni giorno prendono decisioni assolutamente simili a quelle della
famiglia Englaro, e lo fanno con sofferenza e difficoltà». E' sacrosanto
dunque che le strutture sanitarie nazionali diano corso alla decisione della
Cassazione. «La circolare del ministro Sacconi non supera la legge e
l'interpretazione della legge non è compito degli organi esecutivi. È
inquietante che si pieghi la legge a una decisione politica... Sono preoccupata:
vedo minacciato l'unico principio laico e di rispetto delle persone, quello
dell'autodeterminazione. Eluana è una persona in coma vegetativo, non è una
disabile». «Siamo pronti ad ospitare Eluana Englaro». Dalla clinica "La
Quiete" di Udine arriva intanto l'offerta che attendeva Beppino Eglaro, il
padre della donna in coma vegetativo da 17 anni. La notizia è stata confermata
dalla direzione generale della struttura, un'azienda di servizi alla persona
(ex Ipab) giuridicamente autonoma, che non ha rapporti con l'Azienda sanitaria
territoriale. Determinante l'intervento del sindaco di Udine, Furio Honsell
(Pd), solecitato dalla famiglia Englaro. Informalmente però fonti della Regione
Friuli Venezia Giulia hanno fatto notare che l'intervento non sarebbe
praticabile.â??«Ciò che la sentenza della Cassazione indica di fare è un
trattamento di tipo sanitario e questi si fanno esclusivamente nelle strutture
prescritte. "La Quiete"è una casa di riposo e non è convenzionata col
Servizio sanitario nazionale. Eluana quindi può essere ospitata ma non per
sospendere l'alimentazione e l'idratazione». Dal sito della clinica si apprende
che la struttura ospita 385 anziani in una residenza protetta, fornendo anche
prestazioni di carattere sanitario e riabilitativo. "La Quiete" si
limiterebbe ad offrire ospitalità alla donna, mentre l'interruzione
dell'alimentazione avverrebbe ad opera di una èquipe medica composta da
volontari. In settembre la Regione Lombardia aveva negato l'intervento al padre
di Eluana, che si è rivolto al Tar chiedendo la sospensiva della delibera
regionale. La decisione è attesa a breve. Tempo fa, un'altra casa di cara
friulana, la "Città di Udine", si era offerta di accogliere Eluana
nelle sue ultime ore di vita ma il ministro del Lavoro, Salute e Politiche
Sociali, Maurizio Sacconi, aveva stoppato l'iniziativa, minacciando di disdire
la convenzione del SSN con la struttura. I dirigenti della clinica "Città
di Udine" avevano ritirato l'offerta. Denunciato da alcuni radicali,
Sacconi è stato iscritto nel registro degli indagati
della procura di Roma, con l'ipotesi di reato di violenza privata. Il ministro
è tornato a far sentire la propria voce. Non intende recedere dalla sua
posizione che rende inoperante la sentenza della Corte di Cassazione che aveva
autorizzato la cessazione dell'alimentazione forzata di Eluana. Eluana deve
essere alimentata e continuare al vivere la propria vita vegetativa. «I
comportamenti di erogatori di servizi pubblici e privati del Servizio Sanitario
Nazionale in contrasto con i principi generali e le norme specifiche
dell'ordinamento sono suscettibili di sanzione da parte delle Regioni e,
relativamente ai principi fondamentali e ai livelli essenziali di Assistenza,
anche da parte dello Stato, sulla base di procedure previste dall'articolo 120
della Costituzione e dalle relative leggi attuative». «Il provvedimento della
corte di Cassazione oltre ad avere efficacia solo nel caso specifico
attribuisce una mera facoltà al tutore della signora Eluana Englaro, senza
disporre alcun obbligo specifico a carico di una struttura del SSN». Il
ministro ha espresso «umana comprensione del dramma vissuto dalla famiglia
Englaro» e rispetto «per tutte le posizioni politiche e culturali, nella misura
in cui sono a loro volta aperte al dialogo, sui temi che riguardano il senso
stesso della vita e il suo confine con la morte. Ciò non può esimermi
dall'esercizio dei miei doveri secondo scienza e coscienza». Renzo Parodi
parodi@ilsecoloxix.it 23/01/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Illuminata
la strada dei Breveiarrivano quaranta lampioni varazze SARANNO illuminati gli
ultimi settecento metri della strada dei "Brevei", che collega il
centro ponente, zona stazione-porto, con la frazione Cantalupo. Lo comunica
l'assessore ai lavori pubblici, e vice sindaco, Alessandro Bozzano. "Saranno installati oltre
quaranta punti luce- spiega- che risolveranno un problema, quello
dell'oscurità, all'esame da tempo. L'intervento costerà circa 70 mila euro. I
lavori saranno appaltati a breve e contiamo di ultimarli entro la fine di
maggio. So che esistono richieste di illuminazione in altre zone, come la lunga
scalinata fra le vie via Corosu e Papa Innocenzo IV, sempre alle spalle della
stazione, rione San Nazario." Interventi in chiave elettorale?
"Figuriamoci- risponde Bozzano-, i lavori erano nel mirino da tempo. Ora
stiamo per portarli a termine. Cosa dovremmo fare? Rallentare l'attività del
Comune perché ci sono le elezioni in vista? Entro l'estate, sarà completata la
prosecuzione della passeggiata a mare di ponente dall'altezza dei bagni
"Eden" all' "Onda azzurra". Intanto, la bella strada dei
"Brevei", e gli abitanti della zona, avranno l'illuminazione
dovuta". Un provvedimento, quello del Comune, atteso da tempo. Soprattutto
da parte dei residenti che in passato avevano protestato. A. REG. 23/01/2009
( da "Riformista, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
di Alessandro Calvi
«Nessuna questione di carattere religioso», assicura Fabrizio Cicchitto
Intervista. «Non deve morire di fame. Sono d'accordo con l'operato di Sacconi.
Non è una questione religiosa, anche se nel vecchio Partito socialista la
religione contava». di Alessandro Calvi «Nessuna questione di carattere
religioso», assicura Fabrizio Cicchitto. Eluana Englaro, però, non può essere
lasciata morire di fame. E, in ogni caso, non sarebbe uno scandalo se, anche
tra chi nel Pdl proviene dal Psi, fossero sollevate obiezioni di tipo religioso.
«D'altra parte - ricorda il presidente dei deputati del Pdl - anche Craxi aveva
una posizione di apertura verso il mondo cattolico». Ma questo vale per altri,
come Maurizio Sacconi, che ultimamente si è molto esposto sul caso Englaro.
Cicchitto, invece, rivendica le posizioni laiche assunte sulla legge sulla
fecondazione assistita. E, però, spiega che è necessario che su questi temi
laici e cattolici si incontrino. Il Pd è spaccato. Ma
non è che nel Pdl sui temi etici si parli a una voce sola. È perché, come disse
Berlusconi sin dai tempi dell'annuncio sul predellino, su questo siete un
partito anarchico? Tra noi ci sono cattolici, liberali
e una vasta area di socialisti riformisti, ma non ci sono correnti organizzate.
Ci sono tendenze culturali, giudizi storici ma non esiste una rigidità di
derivazione politica. Sui temi della bioetica c'è ovviamente un confronto tra
laici e cattolici. E soprattutto c'è libertà di
coscienza. Dipende dall'essere "anarchici" o perché, come Berlusconi
disse a Ferrara sull'aborto prima delle elezioni, «meglio non parlare di quelle
cose là»? Berlusconi è molto cauto su questi temi. Sa benissimo di avere un
partito non solo interclassista ma anche pluriculturale di cattolici,
socialisti e liberali. E lui è un liberale che non cavalca nessuna tigre
integralista o estremista. Le voci fuori dal coro nel Pdl spesso arrivano
dall'area ex radicale ed ex socialista. Molti ex socialisti, però, ultimamente
sembrano aver sterzato su posizioni più moderate. Il ministro Sacconi, ad esempio,
sul caso Englaro si è molto esposto. A Sacconi voglio ribadire la mia
solidarietà per l'attacco giudiziario che gli è stato
portato. Poi, lui ha una formazione socialista riformista ma anche religiosa e
questo evidentemente non scandalizza nessuno proprio perché rientra nella
storia setssa della cultura socialista italiana dagli anni '
( da "Unita, L'" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Eluana è anche
nostra figlia Il resoconto del botta e risposta andato avanti per tutto il giorno
è copioso. Il cardinal Severino Poletto ha detto che sul caso Englaro i medici
devono fare obiezione di coscienza. La legge di uno Stato non può andare contro
la legge di Dio. Mercedes Bresso ha replicato che «non viviamo in una
Repubblica di ayatollah». Presidente, Mantovano definisce «incivile» la sua
replica al cardinal Poletto. Perché ha pensato agli ayatollah? L'obiezione di
coscienza, non esiste nell'ordinamento, vale solo per la legge 194, quindi
quello del cardinal Poletto è un invito a non rispettare la legge vigente.
Tuttavia sono convinta che nessuno possa essere obbligato a compiere azioni
contrarie alla propria coscienza. Per questo una legge sul testamento biologico
deve prevedere l'obiezione di coscienza che, ne sono certa, i medici adotterebbero
con grande cautela. Sappiamo tutti per esperienza personale che i medici, cattolici e non, continuamente prendono decisioni insieme
alla famiglia su quando interrompere le terapie. Soltanto la politica,
nell'ipocrisia di questo dibattito, fa finta di non saperlo. Quindi non è stato esagerato usare quel termine? La parola ayatollah non
è un insulto, indica i capi religiosi che per un insieme di circostanze hanno
ottenuto il potere temporale e hanno fatto coincidere la legge religiosa con
quella politica. L'appello lanciato da Poletto non va in quella direzione? Sul
caso di Eluana Englaro la politica sta scrivendo fiumi di parole. Non è
incivile anche questo atteggiamento? La confusione fra Stato e Chiesa provoca
solo danni. Il dibattito politico da un lato è incivile perché non tiene conto
della discrezione che si dovrebbe avere in un caso del genere e del fatto che
in uno Stato di diritto vanno rispettate le sentenze, dall'altro perché mira a
criminalizzare chiunque ritenga - in questo caso la famiglia Englaro - di
essere titolare di un diritto. Il ministro Sacconi dice di aver fatto
riferimento, tra l'altro, alla Convenzione delle Nazioni unite. Il
centrodestra, come è nel suo stile, sta modificando uno stato
di fatto. Sacconi parla di Eluana come di una disabile e sta insinuando che il
padre vuole ucciderla, quando tutti sappiamo che la vita di Eluana è
artificiale. Si sostiene che alimentazione e idratazione non sono trattamenti
medici e questo è un falso voluto,, al punto che Sacconi considera questi
trattamenti nei Livelli Essenziali di Assistenza, cioè nelle cure, le stesse
che il paziente può rifiutare, ma noi, istituzioni, no. C'è una sentenza che
rischia di restare inattuata a causa di una circolare ministeriale. Può
accadere in uno Stato laico? Il ministro non può dare una interpretazione
autentica della legge, spetta alla magistratura e le leggi le fanno i
parlamenti. Nel caso specifico, poi, né io, né Sacconi, né tutti quelli che
parlano, possiamo sostituirci al lavoro che hanno svolto medici e giudici prima
di arrivare, con grande prudenza, ad una decisione. C'è chi la accusa di aver
riacceso la polemica senza che nessuno le avesse chiesto nulla. Come mai si è
espressa sul caso Englaro? Mi è stata fatta una domanda da un giornalista e ho dato
una risposta. Per quanto mi riguarda nella mia Regione non ci sono ostacoli, la
grande maggioranza degli operatori sanitari del Piemonte ha dato la propria
disponibilità. Lei pensa che si arrivi ad una legge? Anche in presenza di una
legge sarebbe sempre necessaria una figura di tutela, in caso di conflitto tra
medico e famiglia, per esempio. La legge serve soprattutto per conoscere
l'orientamento della persona, se invece andasse a porre limitazioni
rischierebbe di toccare un principio non violabile dell'ordinamento: il diritto
a decidere sulla propria persona. Il principio dell'habeas corpus è un
principio inviolabile del diritto occidentale. Come mai si
parla sempre meno di laicità? Da quando i cattolici non sono
più largamente rappresentati dallo stesso partito, c'è una caccia aperta al
loro voto e spesso ci si dimentica che ci sono tanti cattolici laici.
Sta dicendo che lo stato era più laico con la Dc? Probabilmente sì, la Dc spesso aveva
atteggiamenti laici nei confronti del rapporto con la Chiesa.
( da "Manifesto, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
IL CASO ENGLARO LA
GIORNATA In attesa della sentenza del Tar, un'altra clinica di Udine
disponibile ad accoglierla. Sacconi attacca Le crociate su Eluana Non si placa
lo scontro politico attorno al corpo della donna in stato
vegetativo da 17 anni. La presidente della regione Piemonte replica agli
attacchi del cardinale Poletto: «Non siamo la repubblica degli ayatollah». E se
la prende anche con il Pd che la lascia sola. Intanto il centrodestra non ferma
l'offensiva. Il ministro Sacconi: «Un dovere alimentarla, sul suo caso una
campagna ideologica». E nel frattempo l'Ordine dei medici prende posizione
contro l'obiezione di coscienza: non può limitare i dirit Giorgio Salvetti
MILANO La guerra santa continua. Il corpo inerte di Eluana Englaro è ormai
usato come un campo di battaglia da preti e politici in vena di lanciare
anatemi contro la laicità dello stato e senza alcun
rispetto del doloroso silenzio di un padre e di una madre che vegliano una
figlia che da 17 anni è costretta in un limbo tra la vita e la morte. Ieri un'altra
clinica di Udine, la «Quieta», ha dato la propria disponibilità ad accogliere
Eluana e ad attuare le sentenze della magistratura che consentono la
sospensione dell'alimentazione forzata. «Confermo di aver contattato la Quiete
- ha fatto sapere Furio Hansell, sindaco di udine - ritengo opportuno che la
nostra città possa dare una risposta giusta e civile a questa vicenda umana». A
Milano, intanto, si è riunito il Tar della Lombardia per esaminare il ricorso
presentato dalla famiglia Englaro contro il diktat del governatore Formigoni
che ha vietato alle strutture sanitarie lombarde di applicare quanto stabilito
dalla Corte d'appello e ribadito dalla Cassazione. Il tribunale civile ha
deciso di pronunciarsi senza bisogno di istruttoria: la decisione sarà resa
nota a giorni. La puntata odierna del calvario di Eluana sarebbe finita qui. E
invece sulla pelle di quella ragazza impazza la polemica politico-religiosa. Il
cardinale di Torino, Severino Poletto, intervistato da
la Repubblica, si è scagliato contro il presidente del Piemonte, Mercedes
Bresso, che si era detto disponibile ad accogliere Eluana in una struttura
sanitaria della sua regione. «La legge di dio prevale su quella dell'uomo - ha
tuonato il prelato - i medici cattolici che si
trovassero costretti a lavorare nell'ospedale dove si intende interrompere
l'alimentazione di una persona, dovrebbero rifiutarsi di farlo». Mercedes
Bresso è stato costretta a difendersi con decisione:
«I credenti non possono essere richiamati con i diktat. Penso che sia un errore
per la Chiesa entrare in questo modo, a piedi giunti, su una materia così
delicata. Stiamo rischiando di perdere il carattere laico
del nostro stato. Nessun medico può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene
di non poterla fare. Ma a questo punto quale è la differenza tra l'Italia e gli
stati clericali, come quello degli ayatollah, dove viene ingiunto a tutti
colore che credono di assumere un certo comportamento?». Per il
presidente Bresso, l'atto di indirizzo del ministro Sacconi che ha vietato alle
Regioni di applicare le sentenze è inquietante. «Quella circolare non può
superare la legge e l'interpretazione della legge non è compito degli organi
esecutivi». Sacconi, dal canto suo, insiste. Se la legge di dio prevale su
quella dell'uomo, per il ministro la sua circolare prevale su quanto è stato stabilito dalla magistratura. Con un salto mortale
giuridico, il ministro sostiene che «in assenza di una disciplina legislativa
dedicata alla regolazione della fine della vita, la generale applicazione del
dovere di alimentazione e idratazione nei casi di particolare bisogno non
poteva non essere accompagnata da un atto del ministro». Come dire, in assenza
di legge, la legge sono io. Alla faccia della democrazia, della volontà di
Eluana e dei parenti e della «umana comprensione», che però il ministro
sottomette alla sua decisione in «scienza e coscienza». Amen. Da una parte e
dall'altra della trincia i vassalli sparano le loro cartucce. Così la fedele
sottosegretaria al Welfare, Eugenia Roccella (Pdl): «Non è previsto in nessun
livello essenziale di assistenza la possibilità di interrompere nutrizione e
idratazione». Per il sottosegretario all'Interno Mantovano (Pdl) le parole di
Bresso al cardinale sono «obiettivamente incivili, quando il cardinale parla di
inviolabilità di ogni vita umana, recita un diritto naturale non la versione
cattolica degli ayatollah». Per la senatrice Maria Burani Procaccini (Pdl) «le
parole di Mercedes Bresso contro il cardinale Poletto sono il frutto di
un'arroganza inaccettabile e denotano la predisposizione dialettica ad un
relativismo che inorridisce». Il geniale Roberto Cota, il leghista che si
inventò le classi separate per bambini stranieri, avvisa Bresso di voler fare
«esibizionismo istituzionale». Di segno opposto Aurelio Mancuso, presidente
dell'Arcigay, che ringrazia Mercedes Bresso per il coraggio dimostrato. Per
Claudio Fava e Gloria Buffo (Sd) «nell'aprire le porte delle strutture
sanitarie piemontesi ha adempiuto ad un preciso dovere istituzionale». I
Giovani comunisti, in un comunicato, giudicano «scandaloso che una personalità
come il vescovo di Torino faccia apertamente appelli per non rispettare una
sentenza della Cassazione. Vittima del fuoco incrociato, il Pd, incapace di
districarsi tra neodem e laici. Emma Bonino trova il comportamento del
presidente piemontese «corretto e inappuntabile». Mentre il deputato piemontese
del Pd Giorgio Merlo parla di «diritto naturale alla vita» e difende le parole
del cardinale. Walter Veltroni se la cava così: «Meno entra la politica in
questa vicenda meglio è, c'è una sentenza». Un attacco all'intromissione di
Sacconi, ma anche un buffetto al presidente Bresso. Ecumenico, come sempre. 17
anni È da tanto tempo che Eluana Englaro è in stato
vegetativo, in seguito a un incidente stradale. Da allora ha sempre vissuto in stato di incoscienza 11 luglio
( da "Corriere della Sera" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-23 num: - pag: 18 categoria:
REDAZIONALE Il duello Due partiti in città. E tutti: toni sbagliati La
Christillin: Mercedes e il cardinale, caratteri forti. De Luna: entrati a gamba
tesa DAL NOSTRO INVIATO TORINO — Parlano e a volte parlando si accorgono che
ogni frase è di troppo. «Perché nelle cose importanti c'è bisogno di silenzio
», spiega Ernesto Olivero, fondatore del Servizio missionario giovani,
«costruttore di pace» e «innamorato di Dio». Perché questa vicenda, gli fa eco
l'ex sindaco Valentino Castellani, «meriterebbe silenzioso rispetto ». E perché
«quando mio padre stava male non è che abbiamo detto "staccate la
spina". Ma insomma, perché lui non ce l'aveva la spina...» ricorda Evelina
Christillin. Torino è colpita. Dalla storia di Eluana, che non riesce né a
morire né a vivere. E dalla lite fra Mercedes Bresso e il cardinale Poletto: lo
scontro sui media, quei toni accesi così poco sabaudi. La Christillin,
presidente del Teatro stabile di Torino, prova a spiegare: «Sono persone dal
carattere forte, due sanguigni: lei impregnata di laicismo e lui ovviamente di religiosità. Forse quello di Poletto è stato
un "fallo di reazione", ma per chi lo conosce era difficile pensare
che dopo l'apertura della Bresso non avrebbe detto niente. Anche la presidente
ha commesso un fallo usando la parola ayatollah. Però la sua
disponibilità ad accogliere Eluana è un atto di pietà». è la stessa parola che viene
in mente a Carlo Callieri, il «duro», il direttore del personale Fiat chiamato
a gestire la fabbrica negli anni delle Br, quello che nel 1980 suggerì ai
quadri di sfilare per le vie di Torino, e fu la marcia dei 40 mila. Della
polemica non parla. «Ma ho seguito il caso — dice — e sono convinto che il solo
comportamento accettabile sia avere pietà, cioè andare incontro al desiderio
del padre di mettere fine alla sofferenza». Insomma, i torinesi partecipano. Si
interrogano, magari si dividono e a volte più dell'appartenenza seguono
traiettorie personali. Molti sono d'accordo con la Bresso nel merito, quasi
nessuno ne approva i toni. Ernesto Ferrero, direttore del Salone del libro,
risponde al telefono da un ingorgo del Cairo: «Sto con chi crede che vada lasciata
la scelta ai soggetti interessati, al padre di Eluana, alla famiglia». Il
presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio, cattolico del Pd, bacchetta
la governatrice: «Tutti difendiamo la laicità dello Stato, ma lei quando parla
di temi etici si pone come un campione di integralismo». Lo storico Giovanni De
Luna ne ha per entrambi i contendenti: «Entrare a gamba tesa come Poletto è
improprio, ma anche la risposta della Bresso porta la discussione in un'arena
dove ognuno combatte per i propri interessi ». Marco Travaglio, giornalista, è
meno diplomatico: «C'è una sentenza, ed è sconvolgente che in Italia non
vengano eseguite le sentenze per le pressioni dell'autorità politica. Da
credente, per me è incredibile anche la presa di posizione di Poletto. Ha usato
modi iraniani». All'estremo opposto sta Michele Vietti, parlamentare Udc: «Sono
cattolico e la mia sensibilità mi porta a essere vicino al cardinale. Del
resto, credo che alimentazione e idratazione non siano accanimento terapeutico.
Mi pare anche che in questo dramma ci fossero già tanti protagonisti: la Bresso
poteva starne fuori». Vietti è un uomo attento alle questioni della giustizia:
«è vero, c'è una sentenza. Magari opinabile ma che colma una lacuna. Perché
questo dibattito non sia sterile la politica deve impegnarsi a portarlo in
Parlamento per dare al Paese una legge». Valentino Castellani è d'accordo:
«Servono regole sul testamento biologico. Io se mi trovassi nella situazione di
Eluana non vorrei che mi facessero nulla se non lenire il dolore,
accompagnandomi verso la fine a casa mia. E questo devo poterlo pretendere».
Ripensa a come si moriva quando era bambino, a Varmo, in Friuli: «Gli anziani
quando non ce la facevano più non li si portava in ospedale: stavano a casa e
le persone andavano a visitarli, a fargli compagnia». Sessant'anni fa. Un altro
Paese. «Il fatto che oggi una struttura pubblica sia a disposizione per
realizzare quello che ha deciso la magistratura non è uno scandalo» prosegue
l'ex sindaco di Torino. E la polemica? «La Bresso sbaglia a parlare di
ayatollah, ma anche il cardinale Poletto ha una posizione rigida. La Chiesa non
può dettare le leggi dello Stato, e lo dico da credente». L'avvocato Carlo
Federico Grosso nei giorni scorsi si è schierato a favore della governatrice e
contro il ministro Sacconi: «Il governo non può bloccare una sentenza con un
atto amministrativo. è un principio. E su questo la Bresso ha ragione.
L'arcivescovo, però, ci dice altro: ricorda che una cosa è la legalità e
un'altra il fatto che una legge sia giusta. Se in base a criteri etici il
singolo considera ingiusta una norma può obiettare. In questi termini si può
essere d'accordo con lui». La sfida Il cardinale Poletto e la presidente della
Regione Bresso Mario Porqueddu
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
GATY SEPE Prima ha
sfidato il ministro Sacconi, ora bacchetta il cardinale Poletto. In nome di
Eluana Mercedes Bresso, la presidente della Regione che nel 2005 aveva sposato
la battaglia in favore della sperimentazione della pillola abortiva, è tornata
«pasionaria» dividendo le due anime, laica e cattolica, del
Pd ma incassando l'appoggio del segretario Veltroni. All'arcivescovo di Torino,
che l'altro giorno aveva invitato i medici cattolici a
praticare l'obiezione di coscienza, ha mandato a dire che «Non viviamo in una
repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto
civile». E appena qualche giorno prima aveva duellato a distanza con il
reponsabile del Welfare: lei aveva dato la disponibilità del Piemonte ad
accogliere la donna in coma da 17 anni in una struttura pubblica che non fosse
«sotto scacco» del ministro, lui aveva replicato di aver solo «applicato le
leggi», lei gli aveva ribattuto che nessuna circolare può sostituire una legge.
E ancora ieri il ministro ha ribadito le sue ragioni, il «dovere ad alimentare»
Eluana, al di là di ogni battaglia ideologica. «Non entro nel merito delle
dichiarazioni del cardinale Poletto - ha spiegato la Bresso - perché sono
valutazioni religiose. Ma dico che l'obiezione di coscienza, che nel nostro
paese è consentita solo per l'interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe
rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a fare
qualcosa se ritiene di non poterlo fare». Ma, ha continuato la presidente del
Piemonte ai microfoni di Radio 24, «Se fossi un medico e mi venisse chiesto di
applicare il decreto del Tribunale lo farei, ma con la morte nel cuore. Però
penso che sia disumano pretendere che per un tempo infinito una persona che è
in stato vegetativo permanente debba essere tenuta
artificialmente in vita con strazio della famiglia». Nel Pd, però, non tutti
hanno condiviso. Per Veltroni Bresso «sta facendo ciò che è giusto fare,
garantendo l'autonomia delle strutture sanitarie rispetto alle forme di
pressione politica». «L'importante - ha osservato il leader dell'opposizione -
è che non ci sia alcuna strumentalizzazione da parte dei partiti». «La base del
Pd» è con lei, hanno fatto sapere 28 parlamentari e dirigenti piemontesi. Ma il
partito è diviso: l'ala cattolica, con in testa il presidente del consiglio
regionale Davide Gariglio si è subito detta poco convinta sia «dalla sentenza
della Consulta in assenza di una legge, che dalle strumentali indicazioni del
ministro Sacconi», sollecitando una pausa di riflessione e sottolineando che
sarebbe più «ragionevole non decidere sulla vita di Eluana». Ieri, Gariglio e i
cattolici hanno preso posizione dichiarando che, dal
loro punto di vista, accogliere la Englaro trasformerebbe il Piemonte nella
«Regione della morte». Il presidente del consiglio regionale ha così chiesto ai
suoi uffici di preparare un dossier sull'argomento; l'assemblea legislativa
piemontese dibatterà il tema nella prossima seduta, il 27 gennaio. Intanto, al
massimo entro 3-4 giorni verrà depositata la sentenza del Tar del Lazio
relativa alla richiesta di annullamento del provvedimento con cui la Regione
Lombardia, a settembre, aveva negato al personale delle strutture sanitarie di
effettuare l'interruzione dell'alimentazione e idratazione artificiali che
tengono in vita Eluana come stabilito dalla Corte d'Appello di Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Tanto più in un
Mezzogiorno oggi più che mai sofferente. Si tratterà, il cardinale Sepe l'ha
detto con chiarezza, di un convegno, come si suole dire, «pastorale». La data,
12 e 13 febbraio, non è casuale. Siamo a vent'anni esatti dalla pubblicazione
di quel documento intitolato «Chiesa italiana e Mezzogiorno, sviluppo nella
solidarietà» che ebbe una forte ricaduta sul versante non solo ecclesiale ma
anche civile. Tra l'altro, un documento nel quale, come qualcuno ha ricordato,
la stessa questione meridionale apparve come una questione - anche, non solo -
morale. Un documento del quale oggi appare urgente una rilettura in un contesto
storico-politico nuovo, nel quale sembra del tutto assente un'idea forte sul
rilancio del Sud. Un Sud dal quale i giovani migliori fuggono con una emorragia
inarrestabile di intelligenze e di entusiasmi condannandolo ad un progressivo
impoverimento umano ed economico. Scorrendo i temi delle relazioni si può
intuire che la riflessione si svilupperà su due direttrici. La prima è quella
della formazione delle coscienze perchè è in questo senso che storicamente si
indirizza «la sollecitudine e la responsabilità delle Chiese». La seconda è
nella stretta connessione che passa tra «coscienza religiosa e coscienza
civile». Questo è, in estrema sintesi, il tema della cittadinanza che è -
dovrebbe essere - l'atteggiamento proprio di cristiani protagonisti delle loro
città nell'esercizio dei diritti-doveri del cittadino, ivi compreso quello
della partecipazione alla vita della comunità civile. Nel linguaggio politico
sono diffuse parole come stato sociale, bene comune,
sussidiarietà. Pochi però, anche chi di questi termini fa ampio uso, sanno che
si tratta dei cardini del pensiero sociale della Chiesa, quel pensiero che
Giovanni Paolo II definì «fondamento insostituibile dell'impegno politico del
cristiano» perché le strutture sociali siano, o tornino ad essere, rispettose
dei valori etici e della dignità elle persone. Questo non è un discorso
teorico. In altri termini: quando si parla di famiglia, perché non dire anche
una parola competente sul taglio degli assegni familiari? O sulla carenza di
asili nido che al Sud sono perennemente deficitari? Quando si parla di persona
(che non è un'entità astratta perché ogni persona ha un nome e un cognome),
perché non dire una parola sul tasso di disoccupazione o sul lavoro sommerso
che mortifica la dignità delle persone in particolare nel Mezzogiorno? E quando
si parla di lavoro, perché non dire una parola su quell'autentico scandalo che
sono le morti con farisaico eufemismo definite «bianche» e che non di rado
dipendono dall'inosservanza delle norme sulla sicurezza cioè da una illegalità
diffusa nelle nostre regioni? Quando si parla di giovani, perché non dire una
parola sulla gestione delle discoteche? O sulla mancanza di luoghi di sana
aggregazione? Si tratta, come si vede, di temi politici che
interpellano il laicato cattolico. D'altro canto lo ha raccomandato di recente
anche Benedetto XVI: «Occorre oggi ricominciare daccapo ad accumulare idee,
cultura, progetti, ma anche a sperimentare esperienze perché i cattolici siano ancora in grado di dare il loro contributo alla vita del
Paese». E neppure questa è una novità, visto che molti anni prima già
Paolo VI aveva scritto: «Compito primario e immediato dei laici è il mondo
vasto e complicato della politica» cioè del servizio alla città. Queste parole
non contraddicono affatto l'ormai acquisita distinzione tra ambito religioso e
ambito politico chiaramente enunciata dal Concilio. Semplicemente, come fu
detto nella Settimana sociale del 2007, «è giunto il momento che i cattolici rappresentino, con garbo ma con forza, che il
futuro del nostro Paese non potrà prescindere dalla loro presenza costitutiva e
dal loro apporto irrinunciabile». Il che, ovviamente, non ha nulla a che vedere
con logiche di schieramento partitico ma riflette un'idea alta della politica
che, forse (forse?), oggi sembra un po' smarrita. Mario Di Costanzo
( da "EUROPA ON-LINE" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
CATTO Il Pd guardi
alla fatica di Sturzo ANGELO BERTANI Gramsci definì la nascita del Partito
popolare come «il più grande avvenimento della storia italiana dopo il
risorgimento poiché vennero scompaginati e sconvolti i quadri della borghesia».
Singolare sintonia con Federico Chabod: «La nascita del Partito popolare è per
certi aspetti l?avvenimento più notevole della prima metà del XX secolo in
Italia». Lo ha ricordato Giuseppe Vacca in un dibattito svoltosi a Roma nei
giorni scorsi con la partecipazione tra gli altri di Francesco Malgeri, Piero
Craveri e Giovanni Sabatucci, il quale ha ricordato che critici, giornalisti,
storici laici e partiti del tempo di Sturzo hanno sempre sottovalutato il Ppi e
alla sua nascita nel 1918. Tema dell?incontro era Luigi Sturzo. E da più parti
è stata ricordata (Giorgio Riccardi, news Italia press, 20 gennaio) la grande
fatica, il grande coraggio, la perseveranza di Sturzo e degli altri fondatori
che si muovevano in un contesto difficile che li ostacolava o come minino li i
g n o r a v a . Certo, appare evidente che Sturzo e i suoi amici erano
consapevoli dell?immensa fatica e del duro lavoro che per molti anni avrebbero
dovuto affrontare; e questo porta la riflessione verso l?attualità. Il Partito
democratico ovviamente non è il Partito Popolare; e tuttavia da molte parti,
anche dal mondo cattolico, è emersa in questi mesi l?obiezione non infondata
che il Partito democratico è stato immaginato
piuttosto come la fusione di due o più partiti piuttosto che come la nascita di
uno nuovo. Ricordo qualcosa di simile al tempo del Ppi di Martinazzoli, che
avrebbe potuto essere un fatto molto innovativo se non avesse ripiegato, nello
statuto, su una forma partito troppo simile a quella della Dc: provocando
l?abbandono, forse un po? vile, delle energie nuove e il rissoso
re-insediamento della classe politica precedente, più o meno scampata a mani
pulite; e infine la bandiera bianca di Martinazzoli. Oggi la scelta riguarda il
Pd e ogni giorno che passa il problema anziché evaporare pare farsi più arduo.
Dunque converrebbe, finché si è in tempo, riproporsi il tema della fondazione
del partito nuovo. Da Sturzo bisognerebbe imparare la lezione di fondo. Bisogna
ricordarsi della fatica di costruire un partito: elaborare un progetto per
l?Italia di oggi. Chissà? Se Sturzo e De Gasperi e La Pira venissero
canonizzati potrebbero intercedere. Ma forse stanno già cercando di farlo,
senza troppo successo.
( da "EUROPA ON-LINE" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
«Altro che
fallimento, la sintesi raggiunta nei gruppi è un grande risultato» «Sulla
bioetica il Pd ha vinto». Franceschini spiega perché CHIARA GELONI «Invece che
il fatto che abbiamo realizzato un obiettivo su cui nessuno qualche mese fa
avrebbe scommesso una lira sta passando il messaggio che il Pd è spaccato».
Dario Franceschini, vicesegretario del Partito democratico ma anche punto di
riferimento ? dentro il partito ? dell?area ex popolare, non solo ritiene che
la sintesi su cui qualche giorno fa si è raggiunto un ?orientamento prevalente?
in materia di testamento biologico all?assemblea dei gruppi di camera e senato
sia non un fallimento ma anzi un risultato da rivendicare. Ma quella sintesi
lui, da cattolico democratico, la condivide. «Qualche mese fa tutti davano per
impossibile una mediazione tra di noi su queste materie ? spiega a Europa nel
suo studio al Nazareno ? Invece abbiamo definito una posizione politica
condivisa da tutti sull?opportunità di fare la legge sul testamento biologico e
sui criteri con cui farla. Su uno dei quindici punti in cui consiste la
mediazione ? quello dell?alimentazione e idratazione forzata ? che era lo
scoglio più inedito e difficile, si è registrato un dissenso ma c?è comunque una
larga condivisione. Se vi pare poco...». A lui no, evidentemente. Tuttavia i
Democratici vengono accusati di non aver saputo poi decidere, di aver evitato
alla fine un voto che avrebbe definito come linea politica l?orientamento
emerso. La spiegazione di Franceschini non è tanto procedurale (in effetti non
ha molto senso votare in un?assemblea congiunta di deputati e senatori), ma
politica: «Il risultato di una votazione non sarebbe comunque stato vincolante, perché su queste materie il vincolo di
partito non può prevalere sul vincolo di coscienza. E poi non aver
cristallizzato e contato una ?minoranza? interna ci lascia ancora spazio per
fare altri passi in avanti nell?ascolto reciproco. Ciò detto, quando il
testamento biologico arriverà in parlamento sarà il momento in cui i gruppi
decideranno cosa fare». Votando? «Lo decideranno i gruppi come. Credo che
avverrà come avviene in genere nelle nostre riunioni di gruppo, su ogni tema:
si discute e si registra qual è l?orientamento prevalente. Non è quasi mai necessario
un voto perché si capisca cosa fare». Però, ci tiene a dire Franceschini, la
votazione non avrebbe comunque registrato una conta laici contro cattolici: «Ho proposto io nell?assemblea di accettare
quella sintesi come orientamento prevalente. E io la condivido». Quindi i cattolici democratici hanno una posizione diversa dagli ex
teodem, che chiamano ?eutanasia? il via alla sospensione dell?alimentazione
forzata? «Io trovo un po? stucchevole che a chi mesi fa ha scritto il documento
dei Sessanta rivendicando l?autonomia dei cattolici in
politica venga chiesto ogni settimana di confermare se crede ancora in
quell?autonomia: la laicità dello Stato è da cento anni un valore per i cattolici democratici! E però trovo anche fastidioso che si
gridi all?interferenza se la Chiesa dice che una cosa è sbagliata quando non
siamo d?accordo, e poi magari la si applauda se dice no alla guerra in Iraq. O
sempre, o mai. E io dico: la Chiesa ha sempre il diritto di dire ciò che pensa
e richiamare i fedeli cristiani al rispetto dei valori, senza metterne in
discussione l?autonomia nelle scelte politiche. La Chiesa svolge un ruolo
prezioso, costringendoci a interrogarci su una domanda di fondo e cioè: tutto
ciò che la scienza consente è lecito, oppure no? Tutti dovrebbero ammettere che
è una domanda giusta, e che non ci sono risposte scontate». L?incompletezza
della sintesi raggiunta, per qualcuno, dimostra che il Pd non è ancora un
partito. Franceschini conviene che «un partito non è una coalizione, non gli
può bastare un programma ma deve avere un tessuto di valori condivisi. Ma ?
aggiunge ? un partito grande non sarà mai monoculturale o identitario. Su molti
temi, sociali, economici, di politica estera, noi abbiamo avuto anni per
camminare insieme e raggiungere una posizione condivisa. Sui temi etici non c?è
un percorso alle spalle perché sono temi nuovi, e così siamo tutti portati a
seguire l?istinto. In più in passato abbiamo anche fatto errori gravi: sulla
legge 40 nell?Ulivo non abbiamo saputo costruire occasioni di dialogo tra cattolici e laici a partire da dubbi e paure che, io sono
sicuro, tutti condividiamo. E invece ascoltarsi e dialogare è l?unico modo di
vincere la sfida. Anche perché...». Anche perché? «Se non segliamo questa
strada il rischio è che sia proprio su questi temi nuovi che, nell?epoca
postideologica, finiremo per costruire nuove identità, rendendo eterna la
spaccatura: diritti civili come identità della sinistra contro valori non
negoziabili come identità dei ?moderati? o dei cattolici».
Per questo Franceschini è convinto che il passaggio sul testamento biologico,
ben lungi dal chiudere la stagione dei ?Sessanta? concretizzi l?ispirazione di
quel documento «che però, ribadisco, sono anche stanco di dover rivendicare
ogni volta, perché tra di noi dobbiamo fidarci quando diciamo che la laicità è
un valore». L?ultima domanda sarebbe sull?iniziativa di Mercedes Bresso che ha
proposto che il caso Englaro trovi in Piemonte la sua conclusione e sul rischio
che il nodo dell?alimentazione e idratazione ricada sul Pd attraverso Eluana.
Franceschini risponde con molta cautela di avere «talmente rispetto per quella
vicenda personale e familiare e talmente tanti dubbi su cosa sia giusto o
sbagliato che trovo orribile ostentare certezze e troverei ancora più orribile
voler trasformare questa vicenda in una rivendicazione di identità o di ruolo
politico».
( da "EUROPA ON-LINE" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Eluana, lo scontro
Bresso-Poletto come quello D?Azeglio-Franzoni FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara
Europa, ogni giorno che passa, il caso Englaro diventa sempre più angoscioso,
perché allontana molti di noi, favorevoli (come me) o contrari (come altri) al
distacco del sondino, dal dramma personale di Eluana e della famiglia, e
trasforma la povera ragazza e i suoi parenti, vittime della sventura e di
giudici medici e politici, in bandiere per la battaglia tra clericali e
anticlericali: che mi sembra stia per divampare, se non è già divampata,
alimentata dalle fascine di estremisti fondamentalisti e di incauti violatori
del silenzio, che era stato chiesto intorno al caso.
Quanto al Palazzo, non mi aspettavo alcuna pietà umana dai ?lombardi
sardanapali? che lo occupano, ma dalla sinistra laica e cattolica, che sta ?per
definizione? coi deboli, sì. CHIARA DE STEFANI, NOVARA Cara Signora, ho scritto
dieci volte negli ultimi anni sulla tragedia di Eluana e sull?abisso in cui è
precipitato il nostro stato laico liberaldemocratico
di diritto. In alcune stanze del governo abbiamo fatto spazio ai sardanapali,
come dice lei, in alcune curie agli ayatollah abituati a confondere la legge
dello stato con quella della loro chiesa, in
moltissime strutture (ospedali in testa) ad affaristi mimetizzati fra
obbiettori di coscienza (legga su Repubblica l?inchiesta di Statera in
Sardegna, per sapere cos?è il potere medico (MMM, medici, massoni, mattoni).
Sono lieto che Veltroni, mentre perdura l?opportunistico silenzio di
Berlusconi, chieda che la volontà di Eluana sia finalmente rispettata e inviti
la politica a restare un passo indietro: non perché essa non abbia il dovere di
stabilire con la legge quel che si può e quel che non si può fare in Italia
(strapotenza medica, interventismi clericali, sopraffazioni di ministri), ma
perché ogni parola di troppo, in questo momento, trasforma Eluana da vittima di
una ferocia in bandiera di una rivolta, per la quale né la ragazza né il padre
devono essere strumentalizzati. È questo anche il senso dell?appello ?Eluana è
anche nostra figlia? che ? giornalisti, parlamentari, scrittori, Articolo
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 33 - Commenti
IL CASO ELUANA NEL PAESE DELLA DOPPIA OBBEDIENZA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La
prima è l´invito all´obiezione di coscienza dei medici, che per Poletto devono
rifiutarsi in Piemonte di sospendere l´alimentazione forzata ad Eluana,
entrando in contrasto con la richiesta della famiglia e con la sentenza che la
legittima. Non c´è alcun dubbio che la coscienza individuale può ribellarsi a
questo esito, e il medico ? credente o no ? può vivere un profondo travaglio
tra il suo ruolo pubblico in un ospedale statale al servizio dei cittadini e
delle loro richieste, il suo dovere professionale che lo mette al servizio dei
malati e delle loro sofferenze, e appunto i suoi convincimenti morali più
autentici. Questo travaglio può portare a decisioni estreme assolutamente
comprensibili e rispettabili, come quella di obiettare al proprio ruolo
pubblico e al proprio compito professionale perché appunto la coscienza non lo
permette, costi quel che costi: e in alcuni casi, come ha ricordato qui ieri
Adriano Sofri, il costo di questa opposizione di coscienza è stato
altissimo. Mi pare ? appunto in coscienza ? molto diverso il caso in cui i
credenti medici vengono sollecitati collettivamente da un Cardinale (quasi come
un´unica categoria professionale e confessionale da muovere sindacalmente) a
mobilitarsi nello stesso momento e ovunque per mandare a vuoto una sentenza
dello Stato, indipendentemente dalla riflessione morale e razionale di ognuno,
dai tempi e dai modi con cui liberamente ciascuno può risolverla, dalle diverse
sensibilità per la pietà e per la carità cristiana, pur dentro una fede comune.
Qui non si può parlare, se si è onesti, di obiezione di coscienza: semmai di
obbligazione di appartenenza, perché l´identità cattolica di quei medici
diventa leva e strumento collettivo su cui puntare con impulso gerarchico per
vanificare una pronuncia della Repubblica. Questo è possibile perché il
Cardinale spiega con chiarezza la concezione della doppia obbedienza, e la
gerarchia che ne consegue. Lo Stato moderno e laico, libero
"dalla" Chiesa mentre la garantisce libera "nello" Stato,
applica la distinzione fondamentale tra la legge del Creatore e la legge delle
creature. Poletto sostiene invece che poiché la legge di Dio non può mai essere
contro l´uomo, andare contro la legge di Dio significa andare contro l´uomo:
dunque se le due leggi entrano in contrasto "è perché la legge dell´uomo
non è una buona legge", ed il cattolico può trasgredirla. La legge di Dio
è superiore alla legge dell´uomo. Su questa dichiarazione vale la pena
riflettere, per le conseguenze che necessariamente comporta. è la concezione
annunciata pochi anni fa dal Cardinal Ruini, secondo cui il cattolicesimo è una
sorta di seconda natura degli italiani, dunque le leggi che contrastano con i
principi cattolici sono automaticamente contronatura,
e come tali non solo possono, ma meritano di essere disobbedite. Da questa idea
discende la teorizzazione del nuovo cattolicesimo italiano di questi anni: la
precettistica morale della Chiesa e la sua dottrina sociale coincidono con il
diritto naturale, dunque la legge statale deve basare la sua forza sulla
coincidenza con questa morale cattolica e naturale, trasformando così il
cattolicesimo da religione delle persone in religione civile, dando vita ad una
sorta di vera e propria idea politica della religione cristiana. Ma se la legge
di Dio è superiore alla legge dell´uomo, se nella doppia obbedienza che ritorna
la Chiesa prevale sullo Stato anche nell´applicazione delle leggi e delle
sentenze, nascono due domande: che cittadino è il cattolico osservante, se vive
nella possibilità che gli venga chiesto dalla gerarchia di trasgredire,
obiettare, disubbidire? E che concezione ha la Chiesa italiana, con i suoi
vescovi e Cardinali, della democrazia e dello Stato? Qualcuno dovrà pur
ricordare che nella separazione tra Stato e Chiesa, dopo l´unione pagana delle
funzioni del sacerdote col magistrato civile, la religione non fa parte dello
"jus publicum", la legge umana non fa parte di quella divina con la
Chiesa che la amministra, le istituzioni pubbliche e i loro atti sono autonomi
dalle cattedre dei vescovi e dal magistero confessionale. Il cittadino medico a
cui si ordina di agire in nome di una terza identità ? suprema ?, quella di
cattolico, non obietta in nome della sua coscienza, ma obbedisce ad un´autorità
che si contrappone allo Stato, e chiede un´obbedienza superiore, definitiva,
totale alla Verità maiuscola, fuori dalla quale tutto è relativismo. Solo che
in democrazia ogni verità è relativa, anche le fedi e i valori sono relativi a
chi li professa e nessuno può imporli agli altri. Perché non esiste una riserva
superiore di Verità esterna al libero gioco democratico, il quale naturalmente
deve garantire la piena libertà per ogni religione di pronunciarsi su qualsiasi
materia, anche di competenza dello Stato, per ribadire la sua dottrina. Sapendo
che così la Chiesa parla alla coscienza dei credenti e di chi le riconosce
un´autorità morale, ma la decisione politica concreta nelle sue scelte spetta
all´autonoma decisione dei laici ? credenti e non credenti ? sotto la loro
responsabilità: che è la parola della moderna e consapevole democrazia, con cui
Barack Obama ha siglato l´avvio della sua presidenza. Dunque non esiste una
forma di "obbligazione religiosa" a fondamento delle leggi di un
libero Stato democratico, nel quale anzi nessun soggetto può pretendere "
di possedere la verità più di quanto ogni altro possa pretendere di
possederla". Ne dovrebbe discendere finalmente una parità morale nella
discussione pubblica, negando il moderno pregiudizio per cui la democrazia, lo
Stato moderno e la cultura civica che ne derivano sono carenti senza il legame
con l´eternità del pensiero cristiano, sono insufficienti nel fondamento. è da
questo pregiudizio che nasce la violenza del linguaggio della nuova destra
cattolica contro chi richiama la legge dello Stato, le sentenze dei tribunali,
le norme repubblicane. Come se per i laici la vita non fosse un valore, e
praticassero la cultura della morte. Come se il concetto di libertà per una
famiglia dilaniata, di fraternità per un padre davanti ad una prova suprema, di
condivisione per il suo dolore che non è immaginabile, non contassero nulla.
Come se la coscienza italiana fosse solo cattolica. Infine, come se la
coscienza cattolica, in democrazia, fosse incapace di finire in minoranza davanti
allo Stato.
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Torino Eluana,
"rappresaglia" contro Bresso Trentuno consiglieri attaccano il
bilancio sociale. Capofila gli ex Margherita Lo stesso Lepri ammette: "Sul
caso della ragazza il governo regionale ha scelto di definire la linea senza un
confronto di maggioranza" Documento bipartisan contro la giunta: "Ci
ignora e non è il primo caso" Lepri (Pd) e Leo (Pdl) primi firmatari
Graiglio dietro le quinte SARA STRIPPOLI In superficie una polemica come ce ne
sono state altre, «la goccia che fa traboccare il vaso» come la definisce il
consigliere Stefano Lepri dopo una lunga serie di «sgarbi» della presidente
Bresso nei confronti del suo consiglio. Il lamento firmato da trentun
consiglieri di Palazzo Lascaris, distribuito durante la presentazione del
bilancio sociale - strumento che misura le ricadute dell´attività
amministrativa della Regione sul territorio, sulle famiglie e sulle imprese -
da parte del vicepresidente Paolo Peveraro nella cornice di Palazzo Madama, ha
invece tutta l´aria di essere il primo atto della dichiarazione di guerra dei cattolici nei confronti di Bresso in lotta con l´arcivescovo
Severino Poletto sul caso Eluana Englaro. «E´ inconcepibile e inaccettabile che
il ruolo del consiglio sia - come già avvenuto altre volte - quasi totalmente
ignorato entro il bilancio sociale 2007 e nell´odierno suo momento di
presentazione», scrivono i trentuno di Palazzo Lascaris, gruppo bipartisan in
rapporto di 17 per la maggioranza e 14 per l´opposizione. A raccogliere le
firme dei colleghi è guarda caso il cattolicissimo Lepri,
e sul fronte speculare del centrodestra il leader di Comunione e Liberazione
Giampiero Leo, primo del Pdl a sottoscrivere il documento del «compagno del
centrosinistra» nella lotta alla zarina. Che questa volta ha esagerato, come
più di un esponente di area cattolica del Pd ha sussurrato nei corridoi con
toni più o meno percepibili in questi ultimi due giorni. Un ruolo importante
dietro le quinte l´avrebbe il presidente del Consiglio Davide Gariglio,
protagonista di un contrasto duro con Bresso sulla questione Eluana. A lui i
trenta consiglieri chiedono adesso di «vigilare per tutelare in ogni occasione
il mandato e l´autorevolezza del Consiglio regionale». Vero che il comunicato
lo firmano persino due ex-diessini come Nino Boeti e Massimo Pace. Il quale, a
domanda, casca dalle nuvole: «Io ho firmato quelle due righe che condivido
sull´assenza di menzione del consiglio sul bilancio sociale. Lontano da me ogni
altro collegamento o dietrologia. Mi sembra che il documento l´abbia firmato
anche Giovanni Caracciolo, un socialista che fino a ieri peraltro era seduto in
giunta». Gli altri ex-diessini hanno detto di condividere, ma di non essere
disponibili a firmare se il comunicato fosse uscito dal Palazzo per finire in
mano ai giornalisti. Sul totale sette esponenti ex-Margherita e un solo laico bindiano, il cuneese Elio Rostagno. Tra i firmatari della
maggioranza anche Mariano Turigliatto di Insieme con Bresso. L´autore, Stefano
Lepri, nega che ci sia un collegamento fra il caso Englaro e la protesta sul
bilancio sociale: «Non è certo la prima volta che intervengo per contestare il
livello di insensibilità e la posizione di autosufficienza mostrate da Bresso
verso il Consiglio». Poi però ammette che il legame in realtà esiste:
«anche sul caso di Eluana la giunta ha scelto di definire la linea senza un
confronto di maggioranza, e non è certo una novità». Leo conferma con toni
molto simili. La presidente Bresso da Roma liquida la faccenda dicendo che si
tratta soltanto «di un mugugno». Il vicepresidente Paolo Peveraro è seccato:
«In nessun modo si è voluto ledere il ruolo del consiglio regionale né è
intenzione della giunta appropriarsi di successi che andrebbero invece
condivisi». A rigore, spiega Peveraro, «il consiglio regionale potrebbe
presentare il proprio bilancio sociale».
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Torino Il
cardinale Il deputato democratico: le istituzioni considerino la sofferenza, la
dignità e la volontà degli Englaro Il cattolico Lucà: "Sentenza da
rispettare ma Mercedes poteva fare meno clamore" è legittimo che Poletto
si rivolga alla coscienza dei credenti. Con lui la
presidente ha usato parole poco felici OTTAVIA GIUSTETTI Mimmo Lucà,
parlamentare dell´area cattolica del Pd e leader dei Cristiano sociali, si è
spesso distinto dai compagni di corrente per le sue prese di posizione laiche.
Cosa pensa del fatto che Mercedes Bresso abbia offerto alla famiglia Englaro la
possibilità di venire in Piemonte? «La Corte di Cassazione ha
autorizzato il padre di Eluana Englaro a sospendere alimentazione e idratazione
alla figlia in stato vegetativo persistente dal
gennaio ´92. La famiglia sta cercando da molto tempo un presidio sanitario per
dare corso, credo, con grande sofferenza, alla propria decisione. è legittimo
attendersi dal servizio pubblico il rispetto della sentenza della magistratura.
La Regione Piemonte ha dato la propria disponibilità in tal senso. Si poteva
fare, forse, con maggiore discrezione e con il riserbo che le circostanze
sicuramente richiedono». Avrà certamente letto le dichiarazioni del cardinale
Severino Poletto. è legittimo che un cardinale invochi l´obiezione di coscienza
come strumento di mobilitazione? «è del tutto plausibile che il Cardinale
evochi il ricorso all´obiezione di coscienza per i medici cattolici.
La legge lo consente in situazioni analoghe. Si pensi, ad esempio, alla legge
194. D´altra parte, ve n´è riscontro in numerosi documenti della Chiesa
cattolica. Il dispositivo dei giudici, tuttavia, non è rivolto a questo o a
quell´operatore, che può anche astenersi dall´intervenire. Sono le autorità
preposte al regolare funzionamento del Servizio sanitario che devono assicurare
il pieno rispetto della sentenza e, dunque, della volontà della famiglia
Englaro». Si può dire che secondo la tesi del cardinale esistono due
legislazioni parallele e che il cattolico osservante si avvale dell´obiezione
di coscienza quando la legge "civile" entra in conflitto con quella
della sua religione. Quando un medico obietta non viola il diritto di chi si
rivolge a lui per esercitare una libertà riconosciuta dalla legge? «Credo che
si debba abbassare il tono degli interventi ed evitare le forzature che
impediscono di riconoscere le ragioni di ciascuno. Sono sicuro che il Cardinale
conosce molto bene la distinzione tra ciò che appartiene alla sfera dell´ordine
civile e ciò che invece è competenza di quella religiosa. Si tratta di una
distinzione sulla quale è fondato lo Stato di diritto e di cui si alimenta il
principio di laicità che ne è un cardine fondamentale. Una indicazione di
comportamento suggerita ad un cittadino credente dall´autorità della Chiesa, in
ragione di una comune fede religiosa, è del tutto legittima, ma non può valere
per l´insieme della comunità civile». Bresso ha risposto che questo non è il
paese degli ayatollah e molti oggi prendono le distanze. Lei cosa ne pensa?
«Non trovo particolarmente felice l´espressione della presidente Bresso. Non
siamo di fronte al diktat di nessuno. Eviterei le analogie con gli ordinamenti
di altri Paesi a guida religiosa. Credo che nessuno, in Italia, tantomeno le autorità
della Chiesa cattolica, intenda ispirare i propri comportamenti a quelle
realtà». Ma come finirà, secondo lei, la vicenda di Eluana? «Voglio sperare che
le istituzioni dello Stato di diritto sappiano rispettare la sofferenza, il
coraggio e la dignità di una persona nel momento più estremo e delicato della
sua esistenza. E che sia rispettata la volontà della famiglia Englaro».
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Firenze
Pistelli mostra un documento di sostegno, Renzi parla di "stima",
Cruccolini spera di avvantaggiarsi "Tanti auguri ma noi andiamo
avanti" SIMONA POLI Non hanno tantissima voglia di parlare della
candidatura di Ventura gli altri concorrenti alle primarie del centrosinistra.
Lapo Pistelli, ad esempio, invece di commentare l´arrivo del ministro ombra
preferisce far sapere di aver ricevuto un documento: «Un documento che
riafferma l´adesione alla mia candidatura da parte di persone che hanno fatto
in passato un percorso politico diverso dal mio e che oggi si ritrovano
pienamente in un Pd che supera le vecchie appartenenze e parla ai cittadini di oggi».
A firmarlo sono, tra gli altri, Michele Morrocchi, Alberto Formigli, Massimo
Gramigni, Fabrizio Ronchi, Chiara Rapallini, Titta Meucci, Sonia Innocenti,
Gianni Biagi. «Noi», scrivono gli ex Ds, «abbiamo scommesso sul Pd e sul futuro
di Firenze e non abbiamo cambiato idea. Diciamo quindi con forza che il
progetto del Pd, del superamento delle nostre culture, è ancora il progetto da
perseguire e che nel sostegno alla candidatura di Pistelli si trova la migliore
rappresentazione di tante storie, personali e collettive, che sono la forza del
Pd. Cattolici democratici, ex comunisti, socialisti, laici
e tanti che non hanno un´appartenenza partitica nei vecchi schemi e recinti».
Matteo Renzi saluta l´arrivo di Ventura con sobrietà: «Cambiando le regole»,
dice, «è naturale che cambino anche i candidati. In bocca al lupo a
Ventura: è un avversario molto diverso da me per storia e per esperienza ma
anche una persona che stimo. Staremo a vedere se aumentando il numero dei
candidati alzeremo anche la qualità del dibattito». Eros Cruccolini cerca di
evidenziare il lato positivo, per lui, della novità: «Spero che questo gran
numero di candidati del Pd sia un vantaggio per noi della Sinistra e colgo
l´occasione per fare un appello agli elettori: un mio buon risultato si
contrapporrebbe a questo Pd diviso e frammentato. Noi siamo dalla parte di chi
è più debole». Anche Valdo Spini, candidato a sindaco da una lista di
cittadini, commenta: «Nelle primarie si stanno affrontando ex Pci ed ex Dc,
rivendicando ciascuno per sé più che il sindaco l´egemonia sul partito. Non
credo che sia nell´interesse del rinnovamento della politica partecipare a
questa lotta interna».
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVIII -
Palermo La curiosità I laici e non alla ricerca del Concilio DAL 2002 I
CONVEGNI DI CEFALù - cui partecipano attivamente biblisti, teologi, filosofi,
psicologi, sociologi, monaci, vescovi, docenti, politici - sono ormai diventati
un appuntamento tradizionale. Sono organizzati, in collaborazione con un centro
di spiritualità di Assisi (la Pro Civitate Christiana), da un´associazione cattolica (Comunità missionarie del Vangelo) sorta a
Palermo «nel fervore postconciliare come risposta operativa al ruolo e alla
responsabilità del laicato». Ogni anno si avvicendano sul podio relatori
diversi, a seconda degli argomenti in agenda, ma il filo rosso di ogni convegno
- e, sinora, di tutta la sequenza dei convegni - è affidato ad un
presbitero marchigiano dell´ordine dei Servi di Maria: Alberto Maggi, infatti,
che è fondatore del Centro studi biblici «Vannucci» a Montefano (Macerata) e
fecondissimo autore di best-sellers, è diventato di fatto il leader
intellettuale e morale di questo movimento che, in clima di generale
restaurazione, intende mantenere vive le istanze critiche e progressive
nell´ambito della Chiesa cattolica.
( da "Secolo XIX, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Rappresentanzala
caduta dei ruoli alessandro dal lago NELLA FILOSOFIA politica medievale il
monarca "rappresentava" la divinità. Egli amministrava il corpo
sociale come un pastore cura il gregge per conto di un padrone. Da qui,
curiosamente, la doppia natura del potere regio. È vero che era assoluto e
insindacabile, ma se il gregge riteneva, sotto certe condizioni, che il monarca
tradisse il mandato divino, poteva anche opporsi e persino rovesciarlo. Come è
noto, la teologia medievale ammetteva il diritto di resistenza. Tra l'altro,
l'origine della parola rivoluzione, che significava qualcosa come ritorno o rotazione,
è proprio qui. Abbattendo un usurpatore, si ripristina la legittimità della
monarchia. Con Thomas Hobbes, che fonda il concetto moderno di rappresentanza,
si passa dalla Repraesentatio medievale a quella che in tedesco si definisce
Vertretung, ovvero qualcosa di analogo alla delega. I soggetti trasferiscono a
un potere supremo, Leviatano, la facoltà di impiegare la forza per difendere le
loro vite e stroncare le sedizioni: è noto che Thomas Hobbes lega il patto tra
cittadini e sovrano alla paura delle guerre civili e di religione. Lo stato moderno si basa dunque su un contratto tra le parti.
La finzione del patto, perché ovviamente di questo si tratta, ha la funzione di
legittimare un potere contro il quale, diversamente dal diritto medievale, non
è ammissibile la resistenza. Infatti, se i cittadini si opponessero a
Leviatano, finirebbero per opporsi in ultima analisi a se stessi. Che il patto
sia orientato in senso sociale (Rousseau) o no, la volontà dei cittadini, una volta
sottoscritto il patto, e quindi divenuta generale, deve tacere. In altri
termini, nella fondazione giuridica dello stato
moderno è presente un eccesso, uno squilibrio a favore del detentore del
potere.In termini teorici, le divisione dei poteri ha la funzione di creare un
equilibrio tra la fonte delle decisioni (legislatore), la loro esecuzione
(esecutivo) e il controllo (potere giudiziario). In tutte le costituzioni
democratiche, i tre poteri sono bilanciati affinché il beatus possidens, cioè
il detentore effettivo, non usi l'eccesso di potere contro i cittadini. Nella
costituzione americana, quella apparentemente più decisionista di tutte, il
potere del presidente è limitato non solo da un sistema di veti e controlli, ma
dalla relativa indipendenza del potere giudiziario, che può persino agire
contro di lui, vedi Watergate e indagini contro Clinton, e dichiarare
illegittime le decisioni dell'esecutivo. Ma, in termini materiali, l'eccesso di
potere intrinseco nella sovranità moderna è difficilmente evitabile. Se si
pensa all'origine "democratica" delle dittature fascista e nazista,
che all'inizio furono legittimate dalle elezioni, al maccartismo negli Usa e in
generale alla tendenze autoritarie che spesso hanno minacciato la vita
democratica, si ha un'idea della facilità con cui il "patto" viene
piegato a favore del sovrano. Venendo al cortile di casa nostra, l'ossessione
di Berlusconi per il plebiscitarismo, l'ostilità per la magistratura e
l'oggettiva diminuzione del ruolo del parlamento indicano la volontà di
istituzionalizzare o eternizzare l'eccesso: in questo senso, la storiella dell'
"immortalità" del Cavaliere non è soltanto una barzelletta. Non so se
Berlusconi abbia letto in profondità Hobbes, ma la sua idea di rapportarsi
direttamente al "popolo" esprime proprio il fastidio per qualsiasi
resistenza legittima al suo potere. Ma il problema della rappresentanza ha
anche un'altra sfumatura. Fino a qualche decennio fa, i partiti assicuravano in
qualche modo la comunicazione tra i cittadini e il potere. Questa funzione è
drammaticamente implosa. Se il Pdl è un partito in cui le cariche vengono
decise dal sovrano, e l'Italia dei valori una specie di partito-famiglia, il Pd
è qualcosa di informe, in cui locale e nazionale, cattolici e laici,
notabili e burocrati, amministratori e parlamentari si scontrano confusamente
ogni giorno. Il risultato è che ormai un buon terzo del paese non è più
rappresentato politicamente. Oggi, il deficit strutturale di democrazia in cui
tutto ciò sfocia va a vantaggio di Berlusconi, ma domani potrebbe andare a
svantaggio di tutti. 24/01/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Vincenzi: «Bresso ha
ragionela sentenza sia rispettata» il caso englaro genova. «Esprimo il mio
apprezzamento e la mia solidarietà a Mercedes Bresso, presidente della Regione
Piemonte, per il suo intervento in difesa della laicità dello
Stato, dopo la richiesta di obiezione di coscienza avanzata dal cardinale
Severino Poletti nei confronti dei medici cattolici,
affinché si sottraggano, se richiesti, dall'interrompere l'alimentazione
forzata e l'idratazione di Eluana Englaro come previsto dalla sentenza della
Corte di Cassazione. Sono pienamente d'accordo con Mercedes Bresso».
Così Marta Vincenzi, sindaco di Genova, è intervenuta ieri sul caso della
ragazza in stato vegetativo da anni. «Il nostro non è
un Paese confessionale, come quello degli ayatollah, dove ai cittadini credenti
si può imporre un determinato comportamento in nome della fede», ha aggiunto
Vincenzi, «in Italia i cattolici sono cittadini tenuti
come tutti gli altri al rispetto della legge dello Stato, che non può essere
subordinata né a motivi politici, né a motivi religiosi». L'opinione del
sindaco è che «la Chiesa può consigliare i credenti in armonia con i propri
principi, non richiamarli con veri e propri diktat a una presunta legge di Dio
contrapposta a quella dello Stato. Nel caso specifico, non può indurli a
rifiutare un'azione che il supremo organo giurisdizionale ha giudicato
legittima». Conclusione della Vincenzi: «auspico che le Istituzioni tutte
intervengano sulla questione, riaffermando con fermezza i principi laici del
nostro Stato di diritto». Intanto "La Quiete" di Udine, la casa di
riposo che si è detta disponibile ad accogliere Eluana Englaro, potrebbe
avviare dei lavori per rendere alcuni locali idonei alla degenza della ragazza.
«Stiamo lavorando per individuare e allestire i locali - ha reso noto la
Direzione - tenendo conto che la nostra struttura ha una dimensione di casa di
riposo e che dobbiamo garantire la massima privacy». La presidente ha anche
confermato che il Cda della casa di riposo, in una prima consultazione
informale, si è pronunciato a favore dell' accoglienza di Eluana (quattro voti
a favore, tre contrari). «Un parere - ha concluso - dovrà essere formalizzato
al termine della verifica». E la vicenda giudiziaria sul caso è destinata a continuare.
Un esposto è stato depositato ieri alla Procura di
Milano dalla "Compagnia degli uomini liberi", un' associazione di
cittadini che si oppone a ogni forma di eutanasia, con lo scopo di fermare la
sentenza che, affermano, porterebbe «all'orribile morte di Eluana Englaro». Lo
hanno reso noto i membri dell'associazione, che ha come obiettivo finale di
«impedire in ogni modo il distacco delle macchine che tengono in vita» Eluana.
24/01/2009