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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Report "Laici e chierici"

Proprio per le ragioni per cui Berlusconi e Fini cercano di convincere il promotore a rinunciare, la ( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici del centrodestra. Dalla galassia di partiti e partitini post-democristiani, che stanno cercando un'intesa al centro, perché il richiamo monotematico dell'aborto rischia di essere più forte della semplice definizione (o autodefinizione) di partito cattolico, specie in mancanza dell'avallo autorevole del Vaticano e in presenza di fenomeni come la corruzione o le inchieste giudiziarie,

In coma a 21 anni per l'aborto clandestino ( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'inchiesta è stata affidata alla prima Commissione: ha deciso di chiedere una relazione al procuratore generale Galgano. L'iniziativa era stata sollecitata da tutte le consigliere, togate e laiche, per verificare "l'adozione di modalità esecutive compatibili col rispetto della persona".

Vaticano, parata di politici Bertone li ammonisce: Ascoltate tutti i fedeli ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I VESCOVI chiedono ai cattolici impegnati in politica, dovunque schierati, di non nascondere la propria militanza e i laici rispondono accorrendo in gran numero all'annuale appuntamento nella Villa Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, per la cerimonia della ricorrenza dei Patti Lateranensi del 1929 e del nuovo 'accordo di libertà'

L'amoralità dilagatadalla famiglia allo Stato ( da "Secolo XIX, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quello religioso e quello laico, che oggi incombono sul mondo. Il fondamentalismo religioso è soprattutto protestante o islamico, perché entrambi si basano sul rapporto diretto dell'individuo con Dio (la grazia per i calvinisti e l'obbedienza per i musulmani). Il fondamentalismo laico, invece, è basato sul rapporto esclusivo dell'individuo con la Verità attraverso la scienza,

Pd: Unioni civili e testamento biologico Il programma prende forma, sarà di 40 pagine. Si spinge sulla laicità anche per prepararsi all'assenza dei Radicali ( da "Unita, L'" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: incontro racconta che incaricati di mettere a punto la formulazione esatta siano stati i cattolici Giuliano Amato e Rosy Bindi. Mentre è probabile che di testamento biologico si sia occupato il medico Ignazio Marino. Su quest'ultimo punto Beppe Fioroni, ex Popolare, ha sollevato un'obiezione: "È l'avvio di un percorso che non ci convince".

E ora l'arcivescovo di Parigi chiede uno statuto dell'embrione ( da "Manifesto, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si chiedono inquieti i laici in Francia. Nel libro che aveva pubblicato nel 2004, sulla questione religiosa, Sarko affermava di voler voltare pagina rispetto alla situazione del passato, fondata dalla legge di separazione dello stato dalle chiese del 1905. Più volte ha parlato di "spolverare" questa legge, di "attualizzarla".

Nel giardino all'italiana, a palazzo Borromeo, troneggiano i ciclamini bianchi, rossi e ( da "Messaggero, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alte cariche dello Stato, personaggi laici e cattolici, principi e principesse. All'incontro, tra le massime autorità del governo italiano e della Santa Sede, partecipano il cardinale Tarcisio Bertone, e il presidente del Consiglio Romano Prodi. Accanto a loro il cardinale Attilio Nicora e gli influenti monsignori Fernando Filoni,

Casini verso il sì alla rosa bianca "la cei vuole l'unità dei moderati" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un modo per dire che la linea della Segreteria di Stato (attenta anche al Partito Democratico) non è quella della Cei. E in effetti, forse non è un caso che al convegno del 27 febbraio, quando si riuniranno tutte le "correnti" cattoliche del Pd, parteciperà anche Carlo Nanni, pedagogista e salesiano proprio come Bertone.


Articoli

Proprio per le ragioni per cui Berlusconi e Fini cercano di convincere il promotore a rinunciare, la (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Lista "pro-life" di Giuliano Ferrara si annuncia come una novità importante e inedita di queste elezioni. Infatti, era dal 1981 (referendum sull'aborto), e dal 1974 (referendum sul divorzio), che il voto cattolico non veniva sollecitato e misurato a partire dai valori, piuttosto che dai contenitori che dovrebbero risultare più adatti a intercettarlo. In altre parole, nella Prima Repubblica, la Dc, allora unico partito che si definiva "cattolico", oscillava in tutte le elezioni tra il 35 e il 40 per cento dei voti. Ma dalla consultazione sul divorzio il "sì" all'abrogazione della legge uscì battuto con il 32 per cento, segno che nell'insieme democristiano confluiva anche qualcos'altro che non solo l'opinione cattolica, e soprattutto che i cattolici avevano votato anche per il "no". Con l'aborto la tendenza fu confermata. Il referendum proposto dai radicali si concluse con il solo 11,6 per cento di "sì" all'abrogazione. Quello promosso dal Movimento per la vita con la conferma del 32 per cento di "sì" che si era già manifestato sul divorzio. Trentaquattro anni (dal 1974), o ventisette (dal 1981), sono un tempo sufficiente per dare un peso del tutto relativo a queste cifre. Inoltre, dalla caduta della Prima Repubblica e dalla scomparsa della Dc in poi, il voto cattolico, con il pieno consenso della Gerarchia della Chiesa, s'è indirizzato a diverse formazioni politiche. Il tempo degli appelli dei parroci nelle domeniche elettorali a votare "un partito democratico e cristiano" è passato da un pezzo. Proprio per questo la lista antiabortista di Ferrara è temuta. Dal Pdl di Berlusconi e Fini perché, federandola, rischiano di perdere voti tra gli elettori laici del centrodestra. Dalla galassia di partiti e partitini post-democristiani, che stanno cercando un'intesa al centro, perché il richiamo monotematico dell'aborto rischia di essere più forte della semplice definizione (o autodefinizione) di partito cattolico, specie in mancanza dell'avallo autorevole del Vaticano e in presenza di fenomeni come la corruzione o le inchieste giudiziarie, che mal si conciliano con i valori di cui ci si proclama difensori. Tra l'11,6 e il 32 per cento c'è in ballo un bacino di elettori che va dai tre milioni e mezzo agli oltre dieci milioni di voti. In una campagna giocata sul filo dei decimali, è logica una certa apprensione.

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In coma a 21 anni per l'aborto clandestino (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

DIECI AL GIORNO RISPETTO ZERO Retroscena Allarme a Milano "I feti finiscono nell'immondizia" Il caso Napoli Emergenza sanitaria Le mammane piaga di Chinatown Abortiscono quelle che lavorano 16 ore e le prostitute bambine Stregoni all'opera dietro la facciata delle erboristerie FABIO POLETTI Indagine del Csm sulla polizia in corsia Utero perforato La ragazza era incinta di 5 mesi, i medici che l'hanno salvata hanno trovato solo un bulbo oculare Le due "zie" "Ci ha detto di aver fatto tutto da sola, con alcuni arnesi da cucina" La realtà: straziata in un "ambulatorio" Firenze, cinese grave in ospedale Bologna, picchiata perde la figlia In coma a 21 anni per l'aborto clandestino MILANO Quando si trova, una scatola di Ru 486, la pillola del giorno dopo importata illegalmente dalla Cina, costa trecento euro. Per abortire nel retro di una "erboristeria", con un medico che non è un medico e impugna un ferro da calza, ne bastano invece duecento. Tra i quindicimila cinesi che vivono e muoiono attorno a via Paolo Sarpi, cinquemila in più se si contano i clandestini, fare un "liu chan" - "lasciare il prodotto" o "lasciare la nascita", la traduzione letterale - è la cosa più facile del mondo. Qualche volta anche la più terribile. Enzo Giudice, medico di base nella Chinatown milanese, dice che per gli aborti clandestini siamo all'allarme sociale: "Vengono fatte anche dieci interruzioni di gravidanza al giorno. Se non si fa una campagna d'educazione sessuale e sanitaria, la situazione può degenerare ulteriormente". Ferri da calza Abortiscono donne qualsiasi, a Chinatown. Quelle che lavorano sedici ore al giorno nei magazzini e nei laboratori per un pugno di euro e che un figlio - un altro figlio - non possono permetterlo. Le giovanissime prostitute che da qualche tempo si vendono anche agli italiani che preferiscono i rapporti non protetti, con tutte le inevitabili conseguenze. Le ultime arrivate dallo Liao Ninng, la zona rurale del Nord Est della Cina dove le fabbriche statali hanno chiuso e dove l'unico futuro possibile è a Occidente, senza documenti nè legge. Abortire non è impossibile, spiega il sinologo e docente universitario della Cattolica, Alessandro De Toni: "In Cina l'aborto è regolamentato come da noi. A Pechino e a Shangai si va in ospedale. In campagna il funzionario per il controllo delle nascite fornisce i medicinali per interrompere le gravidanze. Se no, ci sono i ferri di calza". L'ultima "erboristeria" dove praticavano aborti, in via Sarpi, la polizia l'ha chiusa nella scorsa primavera. Che cosa ci fosse dentro lo racconta Fabrizio Cassinelli nel suo libro reportage "Chinatown Italia". "Gli pseudodottori utilizzavano ferri chirurgici sterilizzati con l'acqua calda in una pentola a pressione, attrezzature a pedali, bidoni in vetro lavati sommariamente. I feti e i resti organici erano messi in sacchetti, tenuti in frigorifero e gettati via di notte nella spazzatura". Di "erboristerie" così ce ne sono almeno un paio ancora in attività. In vetrina erbe e medicinali omeopatici. Nel retro medici, infermieri, praticoni. Chi ne ha bisogno sa. Chi sa non parla. Il sinologo De Toni assicura che non è solo un problema di documenti in regola: "In Cina la professione medica si tramanda di padre in figlio, spesso la laurea non serve. Il modello si è riprodotto anche in Italia, dove la comunità preferisce quasi sempre servirsi delle strutture interne al quartiere". Il reparto al Buzzi E così a fianco di ristoranti, parrucchieri, market, call center, negozi di pelletteria, locali dove si fa il karaoke ci sono anche le "erboristerie". Alcune sono in regola, altre solo un paravento. Ma da cinque anni a Milano ci sarebbe anche un'alternativa. In via Castelvetro al'ospedale per bambini Vittore Buzzi - unico in Italia - per due giorni alla settimana funziona un ambulatorio dove accanto ai sanitari italiani c'è un interprete che parla "putong hua". "Stanno iniziando a fidarsi di noi. Vengono qui a partorire, qualche volta per un'interruzione di gravidanza", spiegano al Buzzi dove s'affacciano coppie con occhi a mandorla, quasi mai donne sole. Ma sono ancora poche quelle che si affidano a un medico italiano. E troppe le clandestine senza documenti, che non parlano italiano e guadagnano settecento euro al mese per spezzarsi la schiena sedici ore al giorno. Donne che difficilmente potrebbero portare a termine una gravidanza. Di fronte alla paura di essere espulse perché non hanno documenti in regola, se rimangono incinte preferiscono rischiare e chiedere aiuto a chi sa e chi può. Pagando metà dello stipendio di un mese e col rischio di una setticemia, se non peggio, vanno all'incontro con uno pseudomedico, sovente affiliato alla "14K" o al "Wo xing wo", le organizzazioni criminali che gestiscono tutti i traffici nella Chinatown di Milano. Parte anche l'indagine del Csm sull'intervento della polizia, autorizzato dal pm Russo, per sequestrare un feto al Policlinico di Napoli, dopo un aborto terapeutico. L'inchiesta è stata affidata alla prima Commissione: ha deciso di chiedere una relazione al procuratore generale Galgano. L'iniziativa era stata sollecitata da tutte le consigliere, togate e laiche, per verificare "l'adozione di modalità esecutive compatibili col rispetto della persona".

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Vaticano, parata di politici Bertone li ammonisce: Ascoltate tutti i fedeli (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

IL RICORDO DEI PATTI LATERANENSI Vaticano, parata di politici Bertone li ammonisce: "Ascoltate tutti i fedeli" di GIORGIO ACQUAVIVA ? ROMA ? I VESCOVI chiedono ai cattolici impegnati in politica, dovunque schierati, di non nascondere la propria militanza e i laici rispondono accorrendo in gran numero all'annuale appuntamento nella Villa Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, per la cerimonia della ricorrenza dei Patti Lateranensi del 1929 e del nuovo 'accordo di libertà' firmato nel 1984 da Bettino Craxi e dal cardinale Casaroli. Ma quando è arrivato il grosso degli invitati, i big della Chiesa erano già andati via. Quindi l'incontro che doveva in qualche modo "legittimare" la presenza "plurale" dei politici di ispirazione cristiana non è andato secondo i desideri. Rimarrà una sorta di "eccesso di offerta" nel campo dei "valori cristiani", con la posizione della gerarchia ferma ? ufficialmente ? sulla non ingerenza diretta negli affari politici. Agli elettori la scelta. In effetti all'incontro diplomatico prima e al ricevimento poi era presente l'intero spettro del cattolicesimo politico italiano, Franco Marini e Pier Ferdinando Casini, Clemente Mastella e Paola Binetti, Romano Prodi e Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Rutelli e Pierluigi Castagnetti, Gianni ed Enrico Letta, Ombretta Fumagalli Carulli e Giovanni Flick, Gustavo Selva e Giuseppe Fioroni. Da parte ecclesiale, c'erano il segreteario di Stato Bertone, il presidente della Cei Bagnasco, il vicario per la città di Roma Ruini, il segretario della Cei Bertone, i cardinali Martino e Nicora e tanti altri porporati e vescovi. Tutti hanno evitato le domande scomode dei giornalisti. Il numero due del Vaticano Bertone ? che oggi parte per una missione a Cuba proprio all'indomani delle dimissioni del Lìder maximo ? ha concesso una battuta solo una volta giunto alla Pontificia Università Lateranense dove era atteso per la presentazione della Enciclopedia della preghiera: "Ricordo il Salmo 71 che parla del principe buono e direi del politico cattolico: deve prendersi cura dei più deboli e dei più poveri e salverà la vita dei miseri. La preghiera di un salmo ispira l'atteggiamento politico". Incalzato dai giornalisti su quale sia la preghiera della Chiesa per questo momento politico, ha risposto: "Sentite tutte le preghiere dei fedeli di questi giorni...". IL POMERIGGIO era iniziato con una riunione ufficiale fra le delegazioni italiana e vaticana, 16 persone per parte, più l'ambasciatore padrone di casa Zanardi Landi. Tutti seduti attorno a un tavolo a ferro di cavallo, con al centro il presidente Napolitano, che aveva alla sinistra Marini, Scalfaro e Bile; a destra Bertone, Prodi e Bagnasco. Si è parlato soprattutto di temi internazionali. Il ministro degli esteri D'Alema poi ? parlando con i cronisti ? ha ricordato che il suo omologo della Santa Sede, monsignor Mamberti, ha citato nel corso della riunione il sostegno dato dal Vaticano alla proposta italiana di moratoria della pena di morte approvata dall'assemblea delle Nazioni Unite. - -->.

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L'amoralità dilagatadalla famiglia allo Stato (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Dalla prima pagina Hanno ragioni da vendere i commentatori che protestano e, oltre al direttore di questo giornale, ha ragione persino Luca Ricolfi, che spesso non mi convince. C'è in tutti una consonanza molto significativa perché scaturisce da impostazioni culturali diverse e magari distanti. Quasi tutti gli editorialisti e i direttori sostengono che,in questa campagna elettorale, la prova del fuoco (o del cuoco) non va cercata nei programmi ma nella capacità di giudicare i propri errori. In altre parole, per farci credere che sono decisi a rinnovarsi nel futuro, i due contendenti dovrebbero innanzitutto riconoscere di aver sbagliato (e molto) nel passato. Gli errori di Berlusconi sono noti. Alle colpe arcinote della destra Aldo Schiavone attribuisce anche quella di aver ereditato il neoguelfismo strisciante nella nostra storia (persino Dante, "il ghibellin fuggiasco", fu in realtà un guelfo bianco), oggi rilanciato dalla Chiesa e in particolare dal cardinale Camillo Ruini. Questo neoguelfismo avrebbe ormai contagiato i cattolici di Forza Italia, di An e persino del Partito democratico (Binetti, Carra ecc...) grazie anche all'alta supervisione del nuovo pontefice. La realtàè più sfumata. Tutto fa pensare che la Chiesa si limiti a raccogliere i frutti di una poderosa ondata di insofferenza per le sfrenatezze ideologiche e i costumi postsessantottini che esprimono nella "trascendenza dell'ombelico" (se così si può chiamarla) la tendenza iperliberista, largamente diffusa a mettere i propri comodi al primo posto, e non solo nella pratica quotidiana (lo si è fatto anche prima) ma nella gerarchia dei supremi valori morali. I torti della sinistra sono stati finora analizzati secondo schemi usurati. Ma Galli Della Loggia li fa risalire a una "iperpoliticizzazione" fondata sul predominio di valori astratti, alludendo, oltre che all'operaismo rivoluzionario degli ex comunisti, anche alla nuova e marmorea secchezza istituzionale della formula di Habermas, fondata sul Patriottismo della Costituzione. Questa degenerazione del linguaggio e della direzione politica, avviata fin dal Risorgimento per il ritardo con cui le classi dirigenti affrontarono il compito della unificazione statuale del Paese, si sarebbe inasprita negli ultimi tempi, proprio per effetto del bipolarismo coatto al quale sembra essersi ridotta la Seconda Repubblica. Io aggiungerei la contraddittoria conversione all'"iperliberismo" (anche "iperlibertarismo") e allo sfrenato territorialismo, cui si deve la frantumazione del Paese, l'impotenza decisionale, l'immobilismo protratto e l'incapacità di assumere un ruolo nel mondo travagliato e difficile di oggi. Questo tema appare assai affine a quello scelto da Massimiliano Lenzi per la sua inchiesta sul Secolo XIX a proposito del familismo amorale degli italiani. Cinquant'anni fa il sociologo americano Edward C. Banfield lanciò questa espressione in un libro famoso che imprigionò l'Italia e soprattutto il Mezzogiorno nella camicia di forza di un pregiudizio etico. Dopo essere stato largamente praticato dalla tradizione luterana, e soprattutto calvinista e quacchera, il pregiudizio è passato al laicismo sociologico attraverso Weber. L'inchiesta di Lenzi ha il merito di partire dal Mezzogiorno per verificare la tesi di Banfield approdando però, nell'ultima puntata (la terza) al Parlamento europeo e ai privilegi che i deputati italiani (anche del Nord) si concedono tranquillamente nell'amministrazione dei loro stipendi e soprattutto di quelli dei loro segretari. Qualcuno ne ha assunti addirittura tre. Questo giudizio va affrontato e capito passando attraverso la storia. È vero: con la sua secessione ecclesiastica Lutero ha creato la roccia del soggetto, la fortezza dell'Io che, in seguito, dopo la sparizione di Dio, è rimasto da solo a sorreggere il mondo. A ben guardare, questa creazione sembra aver influenzato la rivoluzione industriale attraverso una silenziosa rivoluzione culturale e psicologica che, col tempo, si è trasformata in una travolgente e possente identificazione del bene dell'umanità con i propri interessi. Non però esclusivamente individuali, corporativi, territoriali e neppure famigliari (sebbene si facciano sentire anche questi, come dimostrano le grandi famiglie americane, i Kennedy e i Bush), ma statali. È su questa travolgente identificazione che si è basata "l'esportazione della democrazia", come beneficenza globale da infliggere ai riottosi anche con la violenza. In ogni caso è proprio su quella base che si sono formati i due fondamentalismi: quello religioso e quello laico, che oggi incombono sul mondo. Il fondamentalismo religioso è soprattutto protestante o islamico, perché entrambi si basano sul rapporto diretto dell'individuo con Dio (la grazia per i calvinisti e l'obbedienza per i musulmani). Il fondamentalismo laico, invece, è basato sul rapporto esclusivo dell'individuo con la Verità attraverso la scienza, la quale descrive concatenazioni causali senza poterci dire che senso abbiano per la nostra esistenza (come ha sostenuto Blaise Pascal). Bisogna osservare a questo proposito che l'interposizione della Chiesa Cattolica tra Dio e i suoi fedeli allunga il percorso e attenua l'assolutismo fondamentale dei comandi divini, consentendo una digestione più lenta e moderata dei favori della Grazia e degli obblighi all'obbedienza e però anche una strisciante de-responsabilizzazione, e cioè una certa spossatezza del comportamento civile. L'anima (o l'Io, che con la psicanalisi l'ha praticamente sostituita) non è mai stata in Italia un'arena per giostre e tornei. E nemmeno un giardino da coltivare; piuttosto, un orto dal quale trarre le verdure "morali" per sopravvivere, e ancora più spesso un dopolavoro in cui giocare a bocce in attesa della pensione o del paradiso. E la reazione a questa acquiescenza (l'iperpoliticizzazione del nostro Risorgimento di cui parla Galli della Loggia) non è riuscita a farne altro che un'Aula Magna. "Franza o Spagna por che se magna", è un proverbio del Nord, ma va benissimo anche per il Sud. È dimostrato che la sua osservanza letterale porta al digiuno e l'attuale suicidio della Campania lo conferma. Questa povera massima esprime però anche il trionfo dell'istinto ed è l'inevitabile rovescio degli ideali freddi, da Provveditorato agli Studi, che purtroppo si sono sperduti negli assoluti (l'Umanità, la Libertà, la Giustizia) senza passare per il mondo. Eccetto che per le redazioni dell'editoria scolastica. Saverio Vertone 20/02/2008 verso le elezioniLa prova del fuoco (o del cuoco) non va cercata nei programmi ma nella capacità di giudicare i propri errori 20/02/2008 dopo luteroSi è creata una travolgente e possente identificazione del bene dell'umanità con i propri interessi 20/02/2008 sergio luciano Da qualche anno a questa parte, in tutta Europa, le coalizioni politiche di maggioranza uscenti tendono a perdere le elezioni che dovrebbero rinnovare il loro mandato, o a perdere posizioni nelle altre consultazioni elettorali che si svolgono durante il mandato: è questa la tendenza confermata sia dall'esito delle elezioni europee del 2004 che nella tornata di elezioni politiche nazionali del 2006. Perché? Semplice: perché i governanti non riescono più a mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale. Che peraltro avevano "pompato" nettamente rispetto alla possibilità concreta di mantenerle. Gli elettori se ne rendono conto e li puniscono. Dai primi passi di questa campagna elettorale 2008, che pure per molti versi si preannuncia positivamente nuova nei toni - meno lividi delle precedenti due o tre - si direbbe che questa tendenza a promettere provvedimenti "troppo belli per essere veri" sia ampiamente confermata, e da entrambi i leader concorrenti: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Se è"marketing elettorale" si può capirlo; ma l'impressione è che abbia le gambe corte, e che rischi di non portare da nessuna parte chi lo usa. Cominciamo da Berlusconi. A "Porta a porta", stavolta, si è mostrato molto più prudente di sette anni fa. Nel suo "secondo contratto" con gli italiani promette meno di un tempo. È più equilibrato. Riconosce che, di fronte alla crisi finanziaria mondiale, al petrolio-superstar e all'Oriente strapotente neanche lui potrà ridare rapidamente agli italiani il benessere e la sicurezza che rimpiangono, e accusa - ma pacatamente - Veltroni di essere lui, oggi, quello che fa troppe promesse. Fa capire di aver bisogno di gradualità. Eppure le promesse precise che Berlusconi fa agli elettori per il voto del 13 aprile, pur semplici sul piano normativo, sono molto costose: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, che da sola varrebbe 2 miliardi di minori entrate fiscali; la detassazione degli straordinari, delle tredicesime e delle quattordicesime costerebbero più che altrettanto. E dove pensa, Berlusconi, di poter recuperare questi soldi? Nel corso del suo quinquennio di governo, la spesa pubblica di parte corrente (al netto degli investimenti, cioè) non è stata ridotta. Il Sole 24 ore - quotidiano economico della Confindustria - ha addirittura invocato l'articolo 81 della Costituzione, quello che impone di prevedere per ciascuna legge la copertura della spesa, anche sui programmi elettorali: se si fanno promesse, si deve anche chiarire come si pensa di finanziarne l'attuazione. Poi, per carità, Berlusconi dice anche molte cose convincenti: che cioè riducendo le aliquote fiscali massime, in tutti i Paesi europei che l'hanno fatto, si è assistito a un aumento del gettito fiscale complessivo, dettato da una maggiore adesione spontanea dei contribuenti a richieste fiscali più moderate: già, peccato che per firmare un bilancio pubblico compatibile con i parametri europei si debba prevedere con precisione il gettito fiscale atteso e che questa previsione venga solitamente fatta sulla base dei comportamenti storici dei contribuenti, non di quelli auspicati. Insomma, mantenere quelle promesse, in epoca di recessione Usa e crisi finanziaria globale, e con un prodotto interno lordo italiano che tutti gli istituti di previsione indicano in netta frenata sia quest'anno che il prossimo, sarebbe ben difficile per un eventuale governo "Berlusconi ter". Ma è dal fronte del Partito democratico e del suo leader Veltroni che si sono per ora sentiti gli accenti più faciloni e "onirici" in materia di promesse economiche. Per esempio, se Berlusconi promette l'addio all'Ici, Veltroni sbandiera 2.500 euro di bonus bebè e un salario minimo di 1000 euro per tutti i lavoratori dipendenti; e sulle tasse, aggiunge l'ex sindaco di Roma, la parola d'ordine sarà"pagare meno, pagare tutti", che è poi esattamente la stessa proposta berlusconiana di abbassare l'aliquota di prelievo fiscale massimo (Berlusconi ha anche precisato di quanto: al 33%). Precisamente, Veltroni promette un punto di pressione fiscale in meno all'anno: più di quanto abbia mai promesso lo stesso centrodestra. In più, questa crociata anti-tasse suona particolarmente stonata sulle labbra del leader di un partito - il Pd - che ha come presidente lo stesso Romani Prodi, tuttora premier del governo uscente, lo stesso che ha scelto come viceministro alle Finanze l'esoso Vincenzo Visco e ha elevato la pressione fiscale. E che dire del vicepremier prodiano Massimo D'Alema che a sua volta raccomanda al candidato Veltroni di "tagliare le tasse", mentre fu proprio lui a scegliere per primo Visco come ministro delle Finanze? Lo stesso Visco che benedice il triste show della "sua" Agenzia delle Entrate con Valentino Rossi, una conferenza stampa che ne ha celebrato il ritorno all'ovile del bravo contribuente, per avere il pilota accettato di pagare 35 milioni di euro contro i 112 contestatigli (meno di un terzo!), scatenando giustamente le ire delle centinaia di migliaia di altri "signori Rossi" che non godranno mai di simili vantaggi. Insomma, questa inedita animosità anti-tasse della sinistra sa di demagogia un po' di più di quella berlusconiana, proprio perchéè incoerente non solo con la linea storica della sinistra italiana ma anche con i comportamenti dell'altro ieri. Ora, è giusto compiacersi nel riscontrare un'importante convergenza tra i programmi dei due rivali, perché in tutta Europa, nei Paesi politicamente più stabili, la differenza tra candidati alternativi non è così marcata e urlata com'era stata finora in Italia. Ma quel che colpisce nelle somiglianze tra i due programmi è la sovrabbondanza delle promesse rispetto ai ragionamenti che dovrebbero garantirne la realizzabilità. E soprattutto colpisce che nessuno dei due indichi con maggior chiarezza "chi scontenterà", come se fosse possibile accontentare sempre tutti. Ma non è così, e gli elettori lo hanno capito. A questo riguardo, un'ultima annotazione su quell'enorme partito trasversale, più di sinistra che di destra, rappresentato da Cgil, Cisl e Uil. "eno tasse, più salari, più pensioni", hanno invocato in coro. Sorvolando sul piccolo particolare che sono stati proprio loro, da sempre e comunque, a difendere le larghe sacche di improduttività nella pubblica amministrazione che tanto fanno lievitare la spesa pubblica. E che hanno detto sempre no ad accordi innovativi sulla produttività nell'industria privata, fino a spingere il grande capo della Fiat Sergio Marchionne, pur così aperto verso la collaborazione con il sindacato, a bollare di inefficienza e arcaicità l'ultimo contratto dei metalmeccanici. I sindacati chiedono meno tasse sui salari, meno precarietà e pensioni più alte. Contano sul famoso "tesoretto", che il governo uscente avrebbe messo da parte. S'informino, rileggano la recente intervista del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa: il tesoretto non c'è. Sergio Luciano è direttore di Panorama Economy. 20/02/2008.

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Pd: Unioni civili e testamento biologico Il programma prende forma, sarà di 40 pagine. Si spinge sulla laicità anche per prepararsi all'assenza dei Radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Pd: "Unioni civili e testamento biologico" Il programma prende forma, sarà di 40 pagine. Si spinge sulla laicità anche per prepararsi all'assenza dei Radicali di Federica Fantozzi / Roma SNELLO E LAICO Un programma di 60 pagine da asciugare a una quarantina: "un settimo" esatto di quello prodiano, commenta Veltroni. Spazio ai temi etici: ci saranno la disciplina delle unioni di fatto, la difesa della Legge 194, il testamento biologico. Ieri sera al loft i big del Pd hanno dato via libera al programma che stamattina sarà presentato ai circa 150 esponenti del coordinamento nazionale. Al tavolo con il leader del Pd e il vice Franceschini c'erano i ministri D'Alema, Bersani, Chiti, Gentiloni, Fioroni, Bindi, Parisi, più i due capigruppo Soro e Finocchiaro, il responsabile Informazione Follini, il relatore del programma Enrico Morando. E quest'ultimo è stato incoraggiato da tutti a limare ulteriormente il suo lavoro: da una sessantina di pagine a una quarantina. Il massimo che Veltroni, desideroso di staccarsi dall'immagine delle 280 pagine dell'Unione, può accettare. Punto di partenza e asse da sviluppare sono stati i dodici punti esposti dal candidato premier all'assemblea costituente del partito sabato scorso. Vale a dire ambiente (Tav, rigassificatori, termovalorizzatori, energia eolica); infrastrutture al Mezzogiorno; taglio della spesa pubblica; riduzione della pressione fiscale (detrazioni e tagli Irpef); sostegno alle donne; politica degli affitti (più case e detassazione del canone); dote fiscale di 2500 euro per ogni nuovo nato; innovazione e ricerca per scuola e università; compenso minimo di mille euro ai precari; sicurezza; giustizia più veloce; banda larga in tutta Italia. E nel settore televisivo, il vertice si è occupato delle polemiche seguite all'annuncio di Di Pietro che lascerebbe una sola rete a Mediaset. Ha chiuso la questione il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni uscendo da piazza Santa Anastasia: "Il programma del Pd che abbiamo esaminato prevede il superamento dell'attuale duopolio televisivo" ma non la dieta dimagrante di due reti per il Biscione. Il testo si rifà alla normativa europea (spedendo quindi Rete4 sul satellite) e propone per la Rai un amministratore unico. Soprattutto si è parlato di temi eticamente sensibili. Con una preoccupazione: "coprirsi" sul fronte laico dato il volgere al tramonto dell'alleanza con i Radicali. Dal loft considerano l'alzata di toni e la diffusione di particolari riservati da parte Radicale come una manifesta volontà di stoppare la trattativa. E cominciano a farsi una ragione di una corsa senza di loro, soffrendo dunque la concorrenza a sinistra dei temi che sono storici cavalli di battaglia per Pannella ed Emma Bonino. Ebbene, nel programma era già presente la difesa della Legge 194: del resto, di recente era stata pubblicamente sostenuta da Veltroni. E ieri sera sono state inserite cinque righe sulle coppie di fatto e tre sul testamento biologico. La disciplina delle unioni civili ricalca quella civilistica dei Cus, ma il nome non verrà riproposto. Chi ha partecipato all'incontro racconta che incaricati di mettere a punto la formulazione esatta siano stati i cattolici Giuliano Amato e Rosy Bindi. Mentre è probabile che di testamento biologico si sia occupato il medico Ignazio Marino. Su quest'ultimo punto Beppe Fioroni, ex Popolare, ha sollevato un'obiezione: "È l'avvio di un percorso che non ci convince". Mentre Bersani ha sottolineato la necessità che sui temi etici, piuttosto che assumere una posizione specifica che la scienza può superare in ogni momento, venga ritrovata un'"agorà", un luogo di discussione collettiva.

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E ora l'arcivescovo di Parigi chiede uno statuto dell'embrione (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

E ora l'arcivescovo di Parigi chiede uno "statuto dell'embrione" La richiesta dopo una sentenza della Cassazione. E Sarkozy riapre le porte alla religione nella vita pubblica. Mettendo in discussione la legge del 1905 Anna Maria Merlo Parigi Alla riunione dei vescovi che si tiene a Rennes, l'arcivescovo di Parigi, monsignor Vingt-Trois, ha chiesto che venga definito uno "statuto dell'embrione". Il prelato approfitta della situazione creata dalla recente sentenza di Cassazione (il manifesto, 13 febbraio) che, rispondendo favorevolmente alla domanda di tre famiglie, ha stabilito che è possibile dichiarare allo stato civile, cioè dare un nome e considerare come una persona, un feto nato morto, qualunque sia lo stadio del suo sviluppo. Questa sentenza può fare giurisprudenza, mentre finora in Francia, in seguito a una norma del '93 e a una circolare del 2001, vigeva il criterio dell'Organizzazione mondiale della sanità, cioè un feto deve pesare almeno 500 grammi e la gravidanza deve durare almeno da 22 settimane per essere considerato un "bambino nato morto". La sentenza di Cassazione ha sollevato inquietudine, perché può essere utilizzata per rimettere in questione il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza. E, puntualmente, è quello che sta succedendo: l'arcivescovo, anche se con finta ingenuità ha affermato di non voler far riferimento all'aborto, ha però sottolineato che in Francia "l'aborto non è legale, ma è stato soltanto depenalizzato" dalle legge Veil del '75. L'inquietudine è forte, poiché il presidente Nicolas Sarkozy sembra voler riaprire la questione del posto della religione nella repubblica. C'è stato il discorso fatto in Vaticano, prima di Natale, dove ha affermato che, per l'educazione dei bambini, "il maestro non potrà mai sostituire il parroco o il pastore". Poi il presidente ha citato dio ben 13 volte in Arabia saudita, di fronte a un regime che fa riferimento a una tendenza estremista dell'islam, i wahabiti. Dove vuole arrivare Sarkozy? si chiedono inquieti i laici in Francia. Nel libro che aveva pubblicato nel 2004, sulla questione religiosa, Sarko affermava di voler voltare pagina rispetto alla situazione del passato, fondata dalla legge di separazione dello stato dalle chiese del 1905. Più volte ha parlato di "spolverare" questa legge, di "attualizzarla". Quando era ministro degli interni (e dei culti), ha svolto un ruolo importante per la creazione del Consiglio francese del culto musulmano, un'istanza rappresentativa dell'islam in Francia. L'obiettivo di Sarkozy sembra essere una revisione della legge del 1905, per permettere agli enti locali di finanziare la costruzione di luoghi di culto (è una richiesta dei musulmani, che ne hanno meno, hanno pochi soldi e sono quindi obbligati a rivolgersi all'estero per i finanziamenti). Negli ultimi giorni, l'Eliseo ha un po' frenato le voci sulla revisione della legge del 1905, perché l'inquietudine cresce in un paese fortemente segnato da cent'anni di sanguinose guerre di religione e dove toccare quella legge è equiparato a una vera e propria dichiarazione di guerra. Ma Sarkozy è circondato da cattolici praticanti all'Eliseo. La sua direttrice di gabinetto, Emmanuelle Mignon - tra l'altro all'origine della controversa proposta di far "adottare" un bambino ebreo deportato da ogni allievo di quinta elementare - è ex allieva dei gesuiti ed è capo scout. Inoltre, il presidente francese guarda ai neo-con Usa come modello ideologico.

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Nel giardino all'italiana, a palazzo Borromeo, troneggiano i ciclamini bianchi, rossi e (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Di SALVATORE TAVERNA Nel giardino all'italiana, a palazzo Borromeo, troneggiano i ciclamini bianchi, rossi e verdi: i colori della bandiera italiana. E proprio in questo luogo antico svetta l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede e si festeggiano i Patti Lateranensi (11 febbraio del '29) e l'accordo di modifica del Concordato (18 febbraio 1984). All'esterno blocchi di sicurezza con cani antiesplosivo, agenti di polizia e carabineri. Viale delle Belle Arti chiusa al traffico. Ai varchi, senza invito, stop, si torna indietro. In contemporanea si mixano i suoni delle sirene: le auto blu che si dirigono verso il ricevimento e le volanti che sfrecciano in direzione dello stadio per la partita Roma-Real Madrid. All'interno, organizzazione sincronizzata: agenti in borghese assicurano la sicurezza. I giovani diplomatici della Farnesina accompagnano ministri e cardinali verso l'ingresso del palazzo. L'ambasciatore italiano presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi riceve, saluta, stringe mani. Accoglie, col sorriso, alte cariche dello Stato, personaggi laici e cattolici, principi e principesse. All'incontro, tra le massime autorità del governo italiano e della Santa Sede, partecipano il cardinale Tarcisio Bertone, e il presidente del Consiglio Romano Prodi. Accanto a loro il cardinale Attilio Nicora e gli influenti monsignori Fernando Filoni, Dominique Mamberti, Gabriele Caccia e Pietro Parolin. Ecco il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana che stringe la mano al padrone di casa, l'ambasciatore Zanardi Landi. Con Prodi, i due vicepresidenti del Consiglio Massimo D'Alema e Francesco Rutelli e i sottosegretari Enrico Letta ed Enrico Micheli. Si riconoscono anche i cardinali Camillo Ruini e Crescenzio Sepe. Senza guardie del corpo al seguito, sorridente e scattante, qualche attimo dopo le diciotto arriva il numero uno dell'Udc Pier Ferdinando Casini, ospite di spicco del ricevimento. A passo veloce supera la guida rossa ed entra nel palazzo. Ecco Luca di Montezemolo presidente della Confindustria, di Fiat e Ferrari. E il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Nel cuore del giardino, fotografi e cameramen immortalano ogni attimo del passaggio delle alte cariche dello Stato italiano e del Vaticano. Appaiono i corazzieri in borghese. Si riconoscono dall'altezza e dall'auricolare. Giorgio Napolitano fa il suo ingresso nell'ambasciata. E si viene a sapere che il presidente della Repubblica offrirà un concerto (il 24 aprile, aula Paolo VI, 17,30) a Benedetto XVI per il terzo anniversario del suo pontificato. E il cardinale di Stato Tarcisio Bertone ha espresso il vivo ringraziamento per il concerto. Il via vai continua per tutto il pomeriggio. Ecco il presidente del Senato Franco Marini, l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il vice presidente della Camera Pier Luigi Castagnetti, Beppe Pisanu e il numero uno della Corte costituzionale Franco Bile. Arrivano Gianni Letta, Piero Fassino, Paola Binetti, l'onorevole Antonio Martino e alcuni ministri del governo. Tra la nobiltà? I principi Carlo Massimo, Charles di Borbone e la principessa Elettra Marconi. Verso sera il traffico viene riaperto e le auto blu dei politici si mixano alle macchine dei tifosi romanisti che, con le bandiere, si avviano, in fila, per vivere, a tutto tifo, la partita Roma Real Madrid.

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Casini verso il sì alla rosa bianca "la cei vuole l'unità dei moderati" - claudio tito (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2008)

Argomenti: Laicita'

I colloqui Le condizioni Il cardinal Ruini, ispiratore del progetto, ha promesso il suo sostegno: i cattolici non devono sparire Casini verso il sì alla Rosa Bianca "La Cei vuole l'unità dei moderati" Ieri i colloqui del leader Udc con Bagnasco e Betori. Incerto il ruolo di Mastella Oltre all'unità i vescovi pongono come condizione candidati inappuntabili CLAUDIO TITO ROMA - "I vescovi mi chiedono unità al centro? Di fare una lista unica di moderati? E io seguirò il consiglio. Anzi, mi sembra scontato". Pier Ferdinando Casini ha appena finito di parlare con il cardinal Bagnasco e con monsignor Betori, rispettivamente presidente e segretario della Cei. Ha incrociato il mentore di sempre, il vicario di Roma Camillo Ruini. Con il quale il canale di comunicazione è ormai aperto da quando Silvio Berlusconi ha "cacciato" l'Udc dal Pdl. Nei saloni ovattati della ambasciata italiana presso la Santa Sede, dunque, il capo dei centristi dà il via libera al progetto unitario. Con la Rosa Bianca di Pezzotta e Tabacci. Forse con Clemente Mastella, anche se al capo dell'Udeur non ha riservato neanche una stretta di mano durante la cerimonia per l'anniversario dei patti lateranensi. L'occasione annuale che molti sfruttano per incontrare tutti i vertici della Chiesa italiana. Per l'ex presidente della Camera, però, stavolta è soprattutto l'appuntamento per avere la conferma di quanto gli ha accennato nei giorni scorsi proprio Ruini: "Basta veti reciproci" e se ci sarà una sola formazione, anche la potente "macchina da guerra" della Conferenza episcopale potrà dare una mano agli eredi della Dc. Ieri, poi, il momento è caduto ancor più a pennello visto che si trattava pure del compleanno di "Don Camillo", il settantasettesimo. La promessa cui Casini tiene di più, l'ex leader della Cei l'ha fatta a chiare lettere nei giorni scorsi. Del resto i contatti tra i due sono sempre più assidui. Si sono sentiti telefonicamente più di una volta. Anche quando si è consumato lo "strappo" con Forza Italia. L'amico comune, l'ex parlamentare democristiano Franco Bonferroni che da anni è il trait d'union tra i due, nelle ultime settimane ha moltiplicato gli sforzi per convincere Ruini a sostenere il "centro". E il prelato una mano ha deciso di darla. Perché l'unica cosa "insopportabile" è che i cattolici diventino "irrilevanti" nell'intero panorama politico, ha fatto sapere. La mano tesa del Cardinale, però, è accompagnata da alcune condizioni: una lista unica, appunto, e candidati inappuntabili. Come ha scritto domenica scorsa l'Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, il problema del Centro è la "qualità degli uomini". Poi serve "linearità di obiettivi, attenzione a non incrementare l'increscioso frazionismo post-dc e candidature adeguate". Il Vicario di Roma ricorda bene il modello del '94, quando si schierò a favore del Ppi di Martinazzoli imponendo però una serie di candidature - una sorta di "quota Cei" - e costringendo l'allora segretario popolare a stringere un'intesa con il Patto di Mario Segni. E il risultato fu superiore all'11%. Certo, come allora, non ci sarà nessun sostegno pubblico. Semmai la sensibilizzazione del mondo dell'associazionismo cattolico. E poi la sottolineatura che il Pd - soprattutto se chiuderà l'intesa con i radicali di Pannella e Bonino - non può fornire le adeguate garanzie dal punto di vista della dottrina sociale. Così come il partito di Berlusconi presenta più di una "ambiguità" soprattutto in riferimento alla presenza di Gianfranco Fini che di recente non ha nascosto le sue scelte laiche, a partire dal referendum sulla fecondazione assistita e alla dichiarazione dello stesso Cavaliere che i temi etici rientrano nelle questioni di coscienza. Nessun sostegno esplicito, dunque, anche perché tra i vertici ecclesiastici non tutti la pensano allo stesso modo. Come da tempo ama ripetere il presidente del consiglio, Romano Prodi, "Bertone è diverso da Ruini". Un modo per dire che la linea della Segreteria di Stato (attenta anche al Partito Democratico) non è quella della Cei. E in effetti, forse non è un caso che al convegno del 27 febbraio, quando si riuniranno tutte le "correnti" cattoliche del Pd, parteciperà anche Carlo Nanni, pedagogista e salesiano proprio come Bertone. Forse non è neppure un caso che nelle stanze dell'Ambasciata presso la Santa Sede, l'ex segretario Ds Piero Fassino abbia chiesto e ottenuto un appuntamento con un pezzo da novanta come il Cardinal Silvestrini. Ruini, però, il suo sostegno a Casini lo darà. E non è poco, visto che ancora esercita il suo carisma da "animale politico" su buona parte delle diocesi italiane. E chi sa se Massimo D'Alema, salutando proprio Casini, non abbia fatto notare ad alta voce che "non si devono porre limiti alla Provvidenza" sperando che i voti cattolici il 13 aprile si possano trasferire dal centrodestra al centro moderato.

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