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Proprio
per le ragioni per cui Berlusconi e Fini cercano di convincere il promotore a
rinunciare, la ( da "Stampa, La"
del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici del
centrodestra. Dalla galassia di partiti e partitini post-democristiani, che
stanno cercando un'intesa al centro, perché il richiamo monotematico
dell'aborto rischia di essere più forte della semplice definizione (o
autodefinizione) di partito cattolico, specie in mancanza dell'avallo
autorevole del Vaticano e in presenza di fenomeni come la corruzione o le
inchieste giudiziarie,
In
coma a 21 anni per l'aborto clandestino
( da "Stampa, La" del
20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: L'inchiesta è stata affidata alla prima Commissione: ha
deciso di chiedere una relazione al procuratore generale Galgano. L'iniziativa era stata sollecitata
da tutte le consigliere, togate e laiche, per verificare "l'adozione di
modalità esecutive compatibili col rispetto della persona".
Vaticano,
parata di politici Bertone li ammonisce: Ascoltate tutti i fedeli
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I VESCOVI
chiedono ai cattolici impegnati in politica, dovunque schierati, di non
nascondere la propria militanza e i laici rispondono accorrendo in gran numero
all'annuale appuntamento nella Villa Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia
presso la Santa Sede, per la cerimonia della ricorrenza dei Patti Lateranensi
del 1929 e del nuovo 'accordo di libertà'
L'amoralità
dilagatadalla famiglia allo Stato
( da "Secolo
XIX, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quello
religioso e quello laico, che oggi incombono sul mondo. Il fondamentalismo
religioso è soprattutto protestante o islamico, perché entrambi si basano sul
rapporto diretto dell'individuo con Dio (la grazia per i
calvinisti e l'obbedienza per i musulmani). Il fondamentalismo laico,
invece, è basato sul rapporto esclusivo dell'individuo con la Verità attraverso
la scienza,
Pd:
Unioni civili e testamento biologico Il programma prende forma, sarà di 40
pagine. Si spinge sulla laicità anche per prepararsi all'assenza dei Radicali
( da "Unita,
L'" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
incontro
racconta che incaricati di mettere a punto la formulazione esatta siano stati i cattolici Giuliano Amato e Rosy Bindi. Mentre è probabile
che di testamento biologico si sia occupato il medico Ignazio Marino. Su quest'ultimo
punto Beppe Fioroni, ex Popolare, ha sollevato un'obiezione: "È l'avvio di
un percorso che non ci convince".
E
ora l'arcivescovo di Parigi chiede uno statuto dell'embrione
( da "Manifesto,
Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
si chiedono
inquieti i laici in Francia. Nel libro che aveva pubblicato nel 2004, sulla
questione religiosa, Sarko affermava di voler voltare pagina rispetto alla
situazione del passato, fondata dalla legge di separazione dello stato dalle
chiese del 1905. Più volte ha parlato di "spolverare" questa legge, di "attualizzarla".
Nel
giardino all'italiana, a palazzo Borromeo, troneggiano i ciclamini bianchi,
rossi e ( da "Messaggero, Il"
del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
alte cariche dello Stato, personaggi laici e cattolici, principi e principesse.
All'incontro, tra le massime autorità del governo italiano e della Santa Sede,
partecipano il cardinale Tarcisio Bertone, e il presidente del Consiglio Romano
Prodi. Accanto a loro il cardinale Attilio Nicora e gli
influenti monsignori Fernando Filoni,
Casini
verso il sì alla rosa bianca "la cei vuole
l'unità dei moderati" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un modo per
dire che la linea della Segreteria di Stato (attenta anche al Partito
Democratico) non è quella della Cei. E in effetti, forse non è un caso che al
convegno del 27 febbraio, quando si riuniranno tutte le "correnti"
cattoliche del Pd, parteciperà anche Carlo Nanni, pedagogista e salesiano
proprio come Bertone.
( da "Stampa, La"
del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Lista
"pro-life" di Giuliano Ferrara si annuncia come una novità importante
e inedita di queste elezioni. Infatti, era dal 1981 (referendum sull'aborto), e
dal 1974 (referendum sul divorzio), che il voto cattolico non veniva
sollecitato e misurato a partire dai valori, piuttosto che dai contenitori che
dovrebbero risultare più adatti a intercettarlo. In altre parole, nella Prima
Repubblica, la Dc, allora unico partito che si definiva "cattolico",
oscillava in tutte le elezioni tra il 35 e il 40 per cento dei voti. Ma dalla
consultazione sul divorzio il "sì" all'abrogazione della legge uscì
battuto con il 32 per cento, segno che nell'insieme democristiano confluiva
anche qualcos'altro che non solo l'opinione cattolica, e soprattutto che i cattolici avevano votato anche per il "no". Con
l'aborto la tendenza fu confermata. Il referendum proposto dai radicali si
concluse con il solo 11,6 per cento di "sì" all'abrogazione. Quello
promosso dal Movimento per la vita con la conferma del 32 per cento di
"sì" che si era già manifestato sul
divorzio. Trentaquattro anni (dal 1974), o ventisette (dal 1981), sono un tempo
sufficiente per dare un peso del tutto relativo a queste
cifre. Inoltre, dalla caduta della Prima Repubblica e dalla scomparsa
della Dc in poi, il voto cattolico, con il pieno consenso della Gerarchia della
Chiesa, s'è indirizzato a diverse formazioni politiche. Il tempo degli appelli
dei parroci nelle domeniche elettorali a votare "un partito democratico e
cristiano" è passato da un pezzo. Proprio per questo la lista
antiabortista di Ferrara è temuta. Dal Pdl di Berlusconi e Fini perché,
federandola, rischiano di perdere voti tra gli elettori laici
del centrodestra. Dalla galassia di partiti e partitini post-democristiani, che
stanno cercando un'intesa al centro, perché il richiamo monotematico
dell'aborto rischia di essere più forte della semplice definizione (o
autodefinizione) di partito cattolico, specie in mancanza dell'avallo
autorevole del Vaticano e in presenza di fenomeni come la corruzione o le
inchieste giudiziarie, che mal si conciliano con i valori di cui ci si
proclama difensori. Tra l'11,6 e il 32 per cento c'è in ballo un bacino di
elettori che va dai tre milioni e mezzo agli oltre dieci milioni di voti. In
una campagna giocata sul filo dei decimali, è logica una certa apprensione.
( da "Stampa, La"
del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
DIECI AL GIORNO
RISPETTO ZERO Retroscena Allarme a Milano "I feti finiscono nell'immondizia"
Il caso Napoli Emergenza sanitaria Le mammane piaga di
Chinatown Abortiscono quelle che lavorano 16 ore e le prostitute bambine
Stregoni all'opera dietro la facciata delle erboristerie FABIO POLETTI Indagine
del Csm sulla polizia in corsia Utero perforato La ragazza era incinta di 5
mesi, i medici che l'hanno salvata hanno trovato solo un bulbo oculare Le due
"zie" "Ci ha detto di aver fatto tutto da sola, con alcuni
arnesi da cucina" La realtà: straziata in un "ambulatorio"
Firenze, cinese grave in ospedale Bologna, picchiata perde la figlia In coma a
21 anni per l'aborto clandestino MILANO Quando si trova, una scatola di Ru 486,
la pillola del giorno dopo importata illegalmente dalla Cina, costa trecento
euro. Per abortire nel retro di una "erboristeria", con un medico che
non è un medico e impugna un ferro da calza, ne bastano invece duecento. Tra i
quindicimila cinesi che vivono e muoiono attorno a via Paolo Sarpi, cinquemila
in più se si contano i clandestini, fare un "liu chan" -
"lasciare il prodotto" o "lasciare la nascita", la
traduzione letterale - è la cosa più facile del mondo. Qualche volta anche la
più terribile. Enzo Giudice, medico di base nella Chinatown
milanese, dice che per gli aborti clandestini siamo all'allarme sociale:
"Vengono fatte anche dieci interruzioni di gravidanza al giorno. Se non si fa una campagna d'educazione sessuale e sanitaria, la
situazione può degenerare ulteriormente". Ferri da calza
Abortiscono donne qualsiasi, a Chinatown. Quelle che lavorano sedici ore al giorno
nei magazzini e nei laboratori per un pugno di euro e che un figlio - un altro
figlio - non possono permetterlo. Le giovanissime prostitute che da qualche
tempo si vendono anche agli italiani che preferiscono i rapporti non protetti,
con tutte le inevitabili conseguenze. Le ultime arrivate dallo
Liao Ninng, la zona rurale del Nord Est della Cina dove le fabbriche statali
hanno chiuso e dove l'unico futuro possibile è a Occidente, senza documenti nè
legge. Abortire non è impossibile, spiega il sinologo e
docente universitario della Cattolica, Alessandro De Toni: "In Cina
l'aborto è regolamentato come da noi. A Pechino e a Shangai si va in
ospedale. In campagna il funzionario per il controllo delle nascite fornisce i
medicinali per interrompere le gravidanze. Se no, ci sono i
ferri di calza". L'ultima "erboristeria" dove praticavano
aborti, in via Sarpi, la polizia l'ha chiusa nella scorsa primavera. Che cosa
ci fosse dentro lo racconta Fabrizio Cassinelli nel suo libro reportage
"Chinatown Italia". "Gli pseudodottori
utilizzavano ferri chirurgici sterilizzati con l'acqua calda in una pentola a
pressione, attrezzature a pedali, bidoni in vetro lavati sommariamente. I feti e i resti organici erano messi in sacchetti, tenuti in
frigorifero e gettati via di notte nella spazzatura". Di
"erboristerie" così ce ne sono almeno un paio ancora in attività. In vetrina erbe e medicinali omeopatici. Nel
retro medici, infermieri, praticoni. Chi ne ha bisogno sa. Chi sa non
parla. Il sinologo De Toni assicura che non è solo un
problema di documenti in regola: "In Cina la professione medica si
tramanda di padre in figlio, spesso la laurea non serve. Il modello si è riprodotto anche in Italia, dove la comunità
preferisce quasi sempre servirsi delle strutture interne al quartiere".
Il reparto al Buzzi E così a fianco di ristoranti, parrucchieri, market, call
center, negozi di pelletteria, locali dove si fa il karaoke ci sono anche le
"erboristerie". Alcune sono in regola, altre solo un paravento. Ma da
cinque anni a Milano ci sarebbe anche un'alternativa. In via Castelvetro
al'ospedale per bambini Vittore Buzzi - unico in
Italia - per due giorni alla settimana funziona un ambulatorio dove accanto ai
sanitari italiani c'è un interprete che parla "putong hua".
"Stanno iniziando a fidarsi di noi. Vengono qui a
partorire, qualche volta per un'interruzione di gravidanza", spiegano al
Buzzi dove s'affacciano coppie con occhi a mandorla, quasi mai donne sole. Ma
sono ancora poche quelle che si affidano a un medico italiano. E troppe le
clandestine senza documenti, che non parlano italiano e guadagnano settecento
euro al mese per spezzarsi la schiena sedici ore al giorno. Donne che
difficilmente potrebbero portare a termine una gravidanza. Di fronte alla paura
di essere espulse perché non hanno documenti in regola, se rimangono incinte
preferiscono rischiare e chiedere aiuto a chi sa e chi può. Pagando metà dello
stipendio di un mese e col rischio di una setticemia, se non peggio, vanno
all'incontro con uno pseudomedico, sovente affiliato alla "14K" o al
"Wo xing wo", le organizzazioni criminali che gestiscono tutti i
traffici nella Chinatown di Milano. Parte anche l'indagine del Csm
sull'intervento della polizia, autorizzato dal pm Russo, per sequestrare un
feto al Policlinico di Napoli, dopo un aborto terapeutico. L'inchiesta
è stata affidata alla prima Commissione: ha deciso di chiedere una relazione al
procuratore generale Galgano. L'iniziativa era stata sollecitata da tutte le
consigliere, togate e laiche, per verificare "l'adozione di modalità
esecutive compatibili col rispetto della persona".
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
IL RICORDO DEI PATTI
LATERANENSI Vaticano, parata di politici Bertone li ammonisce: "Ascoltate
tutti i fedeli" di GIORGIO ACQUAVIVA ? ROMA ? I VESCOVI chiedono ai cattolici impegnati in politica, dovunque schierati, di non nascondere la
propria militanza e i laici rispondono accorrendo in gran numero all'annuale
appuntamento nella Villa Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la
Santa Sede, per la cerimonia della ricorrenza dei Patti Lateranensi del 1929 e
del nuovo 'accordo di libertà' firmato nel 1984 da Bettino Craxi e dal
cardinale Casaroli. Ma quando è arrivato il grosso degli invitati, i big della
Chiesa erano già andati via. Quindi l'incontro che doveva in qualche modo
"legittimare" la presenza "plurale" dei politici di ispirazione
cristiana non è andato secondo i desideri. Rimarrà una sorta di "eccesso
di offerta" nel campo dei "valori cristiani", con la posizione
della gerarchia ferma ? ufficialmente ? sulla non ingerenza diretta negli
affari politici. Agli elettori la scelta. In effetti
all'incontro diplomatico prima e al ricevimento poi era presente l'intero
spettro del cattolicesimo politico italiano, Franco Marini e Pier Ferdinando
Casini, Clemente Mastella e Paola Binetti, Romano Prodi e Oscar Luigi Scalfaro,
Francesco Rutelli e Pierluigi Castagnetti, Gianni ed Enrico Letta, Ombretta
Fumagalli Carulli e Giovanni Flick, Gustavo Selva e Giuseppe Fioroni. Da parte
ecclesiale, c'erano il segreteario di Stato Bertone, il presidente della Cei
Bagnasco, il vicario per la città di Roma Ruini, il segretario della Cei
Bertone, i cardinali Martino e Nicora e tanti altri porporati
e vescovi. Tutti hanno evitato le domande scomode dei giornalisti. Il
numero due del Vaticano Bertone ? che oggi parte per una missione a Cuba
proprio all'indomani delle dimissioni del Lìder maximo ? ha concesso una
battuta solo una volta giunto alla Pontificia Università Lateranense dove era
atteso per la presentazione della Enciclopedia della
preghiera: "Ricordo il Salmo 71 che parla del principe buono e direi del
politico cattolico: deve prendersi cura dei più deboli e dei più poveri e
salverà la vita dei miseri. La preghiera di un salmo ispira
l'atteggiamento politico". Incalzato dai giornalisti su quale sia
la preghiera della Chiesa per questo momento politico, ha risposto:
"Sentite tutte le preghiere dei fedeli di questi giorni...".
IL POMERIGGIO era iniziato con una riunione ufficiale fra le delegazioni
italiana e vaticana, 16 persone per parte, più l'ambasciatore padrone di casa
Zanardi Landi. Tutti seduti attorno a un tavolo a ferro di cavallo, con al centro il presidente Napolitano, che aveva alla
sinistra Marini, Scalfaro e Bile; a destra Bertone, Prodi e Bagnasco. Si è
parlato soprattutto di temi internazionali. Il ministro degli esteri D'Alema
poi ? parlando con i cronisti ? ha ricordato che il suo omologo della Santa
Sede, monsignor Mamberti, ha citato nel corso della riunione il sostegno dato
dal Vaticano alla proposta italiana di moratoria della pena di morte approvata
dall'assemblea delle Nazioni Unite. - -->.
( da "Secolo XIX, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Dalla prima pagina
Hanno ragioni da vendere i commentatori che protestano e, oltre al direttore di
questo giornale, ha ragione persino Luca Ricolfi, che spesso non mi convince.
C'è in tutti una consonanza molto significativa perché scaturisce da impostazioni
culturali diverse e magari distanti. Quasi tutti gli editorialisti e i
direttori sostengono che,in questa campagna
elettorale, la prova del fuoco (o del cuoco) non va cercata nei programmi ma
nella capacità di giudicare i propri errori. In altre parole, per farci credere
che sono decisi a rinnovarsi nel futuro, i due contendenti dovrebbero
innanzitutto riconoscere di aver sbagliato (e molto) nel passato. Gli errori di
Berlusconi sono noti. Alle colpe arcinote della destra Aldo Schiavone
attribuisce anche quella di aver ereditato il neoguelfismo strisciante nella
nostra storia (persino Dante, "il ghibellin fuggiasco", fu in realtà
un guelfo bianco), oggi rilanciato dalla Chiesa e in particolare dal cardinale
Camillo Ruini. Questo neoguelfismo avrebbe ormai contagiato i cattolici di Forza Italia, di An e persino del Partito
democratico (Binetti, Carra ecc...) grazie anche all'alta supervisione del
nuovo pontefice. La realtàè più sfumata. Tutto fa pensare che la Chiesa si
limiti a raccogliere i frutti di una poderosa ondata di insofferenza per le
sfrenatezze ideologiche e i costumi postsessantottini che esprimono nella
"trascendenza dell'ombelico" (se così si può chiamarla) la tendenza
iperliberista, largamente diffusa a mettere i propri comodi al primo posto, e
non solo nella pratica quotidiana (lo si è fatto anche prima) ma nella
gerarchia dei supremi valori morali. I torti della sinistra sono stati finora
analizzati secondo schemi usurati. Ma Galli Della Loggia li fa risalire a una
"iperpoliticizzazione" fondata sul predominio di valori astratti,
alludendo, oltre che all'operaismo rivoluzionario degli ex comunisti, anche
alla nuova e marmorea secchezza istituzionale della formula di Habermas,
fondata sul Patriottismo della Costituzione. Questa degenerazione del
linguaggio e della direzione politica, avviata fin dal Risorgimento per il
ritardo con cui le classi dirigenti affrontarono il compito della
unificazione statuale del Paese, si sarebbe inasprita negli ultimi
tempi, proprio per effetto del bipolarismo coatto al quale sembra essersi
ridotta la Seconda Repubblica. Io aggiungerei la contraddittoria conversione
all'"iperliberismo" (anche "iperlibertarismo") e allo
sfrenato territorialismo, cui si deve la frantumazione del Paese, l'impotenza
decisionale, l'immobilismo protratto e l'incapacità di assumere un ruolo nel
mondo travagliato e difficile di oggi. Questo tema appare assai affine a quello
scelto da Massimiliano Lenzi per la sua inchiesta sul Secolo XIX a proposito
del familismo amorale degli italiani. Cinquant'anni fa il sociologo americano
Edward C. Banfield lanciò questa espressione in un libro famoso che imprigionò
l'Italia e soprattutto il Mezzogiorno nella camicia di forza di un pregiudizio
etico. Dopo essere stato largamente praticato dalla
tradizione luterana, e soprattutto calvinista e quacchera, il pregiudizio è
passato al laicismo sociologico attraverso Weber. L'inchiesta di Lenzi ha il
merito di partire dal Mezzogiorno per verificare la tesi di Banfield approdando
però, nell'ultima puntata (la terza) al Parlamento europeo e ai privilegi che i
deputati italiani (anche del Nord) si concedono tranquillamente
nell'amministrazione dei loro stipendi e soprattutto di quelli dei loro
segretari. Qualcuno ne ha assunti addirittura tre. Questo giudizio va affrontato
e capito passando attraverso la storia. È vero: con la sua secessione
ecclesiastica Lutero ha creato la roccia del soggetto, la fortezza dell'Io che, in seguito, dopo la sparizione di Dio, è rimasto da
solo a sorreggere il mondo. A ben guardare, questa creazione sembra aver
influenzato la rivoluzione industriale attraverso una silenziosa rivoluzione
culturale e psicologica che, col tempo, si è trasformata in una travolgente e
possente identificazione del bene dell'umanità con i propri interessi. Non però
esclusivamente individuali, corporativi, territoriali e neppure famigliari
(sebbene si facciano sentire anche questi, come dimostrano le grandi famiglie
americane, i Kennedy e i Bush), ma statali. È su questa travolgente
identificazione che si è basata "l'esportazione della democrazia",
come beneficenza globale da infliggere ai riottosi anche con la violenza. In
ogni caso è proprio su quella base che si sono formati i due fondamentalismi: quello religioso e quello laico, che oggi incombono sul mondo. Il
fondamentalismo religioso è soprattutto protestante o islamico, perché entrambi
si basano sul rapporto diretto dell'individuo con Dio (la
grazia per i calvinisti e l'obbedienza per i musulmani). Il
fondamentalismo laico, invece, è basato sul rapporto esclusivo dell'individuo
con la Verità attraverso la scienza, la quale
descrive concatenazioni causali senza poterci dire che senso abbiano per la
nostra esistenza (come ha sostenuto Blaise Pascal). Bisogna osservare a questo
proposito che l'interposizione della Chiesa Cattolica tra Dio e i suoi fedeli allunga il percorso e attenua l'assolutismo
fondamentale dei comandi divini, consentendo una digestione più lenta e
moderata dei favori della Grazia e degli obblighi all'obbedienza e però anche
una strisciante de-responsabilizzazione, e cioè una certa spossatezza del
comportamento civile. L'anima (o l'Io, che con la psicanalisi l'ha praticamente
sostituita) non è mai stata in Italia un'arena per giostre e tornei. E nemmeno
un giardino da coltivare; piuttosto, un orto dal quale trarre le verdure
"morali" per sopravvivere, e ancora più spesso un dopolavoro in cui
giocare a bocce in attesa della pensione o del paradiso. E la reazione a questa
acquiescenza (l'iperpoliticizzazione del nostro Risorgimento di cui parla Galli
della Loggia) non è riuscita a farne altro che un'Aula Magna. "Franza o
Spagna por che se magna", è un proverbio del Nord, ma va benissimo anche
per il Sud. È dimostrato che la sua osservanza letterale porta al digiuno e
l'attuale suicidio della Campania lo conferma. Questa povera massima esprime
però anche il trionfo dell'istinto ed è l'inevitabile rovescio degli ideali
freddi, da Provveditorato agli Studi, che purtroppo si sono sperduti negli
assoluti (l'Umanità, la Libertà, la Giustizia) senza passare per il mondo.
Eccetto che per le redazioni dell'editoria scolastica. Saverio Vertone
20/02/2008 verso le elezioniLa prova del fuoco (o del
cuoco) non va cercata nei programmi ma nella capacità di giudicare i propri
errori 20/02/2008 dopo luteroSi è creata una travolgente e possente
identificazione del bene dell'umanità con i propri interessi 20/02/2008 sergio
luciano Da qualche anno a questa parte, in tutta Europa, le coalizioni
politiche di maggioranza uscenti tendono a perdere le elezioni che dovrebbero
rinnovare il loro mandato, o a perdere posizioni nelle altre consultazioni
elettorali che si svolgono durante il mandato: è questa la tendenza confermata
sia dall'esito delle elezioni europee del 2004 che nella tornata di elezioni
politiche nazionali del 2006. Perché? Semplice: perché i governanti non
riescono più a mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale. Che
peraltro avevano "pompato" nettamente rispetto alla possibilità
concreta di mantenerle. Gli elettori se ne rendono conto e li puniscono. Dai
primi passi di questa campagna elettorale 2008, che pure per molti versi si
preannuncia positivamente nuova nei toni - meno lividi delle precedenti due o
tre - si direbbe che questa tendenza a promettere provvedimenti "troppo
belli per essere veri" sia ampiamente confermata, e da entrambi i leader
concorrenti: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Se è"marketing
elettorale" si può capirlo; ma l'impressione è che abbia le gambe corte, e
che rischi di non portare da nessuna parte chi lo usa. Cominciamo da
Berlusconi. A "Porta a porta", stavolta, si è mostrato molto più
prudente di sette anni fa. Nel suo "secondo
contratto" con gli italiani promette meno di un tempo. È più equilibrato.
Riconosce che, di fronte alla crisi finanziaria mondiale, al petrolio-superstar
e all'Oriente strapotente neanche lui potrà ridare rapidamente agli italiani il
benessere e la sicurezza che rimpiangono, e accusa - ma pacatamente - Veltroni
di essere lui, oggi, quello che fa troppe promesse. Fa capire di aver bisogno di
gradualità. Eppure le promesse precise che Berlusconi fa agli elettori per il
voto del 13 aprile, pur semplici sul piano normativo, sono molto costose:
l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, che da sola
varrebbe 2 miliardi di minori entrate fiscali; la detassazione degli
straordinari, delle tredicesime e delle quattordicesime costerebbero più che
altrettanto. E dove pensa, Berlusconi, di poter
recuperare questi soldi? Nel corso del suo quinquennio di governo, la spesa
pubblica di parte corrente (al netto degli investimenti, cioè) non è stata
ridotta. Il Sole 24 ore - quotidiano economico della
Confindustria - ha addirittura invocato l'articolo 81 della Costituzione,
quello che impone di prevedere per ciascuna legge la copertura della spesa,
anche sui programmi elettorali: se si fanno promesse, si deve anche chiarire
come si pensa di finanziarne l'attuazione. Poi, per carità,
Berlusconi dice anche molte cose convincenti: che cioè riducendo le aliquote
fiscali massime, in tutti i Paesi europei che l'hanno fatto, si è assistito a
un aumento del gettito fiscale complessivo, dettato da una maggiore adesione
spontanea dei contribuenti a richieste fiscali più moderate: già, peccato che
per firmare un bilancio pubblico compatibile con i parametri europei si debba prevedere
con precisione il gettito fiscale atteso e che questa previsione venga
solitamente fatta sulla base dei comportamenti storici dei contribuenti, non di
quelli auspicati. Insomma, mantenere quelle promesse, in epoca di
recessione Usa e crisi finanziaria globale, e con un prodotto interno lordo
italiano che tutti gli istituti di previsione indicano in netta frenata sia
quest'anno che il prossimo, sarebbe ben difficile per un eventuale governo
"Berlusconi ter". Ma è dal fronte del Partito democratico e del suo
leader Veltroni che si sono per ora sentiti gli accenti più faciloni e
"onirici" in materia di promesse economiche. Per esempio, se
Berlusconi promette l'addio all'Ici, Veltroni sbandiera 2.500 euro di bonus
bebè e un salario minimo di 1000 euro per tutti i lavoratori dipendenti; e
sulle tasse, aggiunge l'ex sindaco di Roma, la parola d'ordine sarà"pagare
meno, pagare tutti", che è poi esattamente la stessa proposta
berlusconiana di abbassare l'aliquota di prelievo fiscale massimo (Berlusconi
ha anche precisato di quanto: al 33%). Precisamente, Veltroni promette un punto
di pressione fiscale in meno all'anno: più di quanto abbia mai promesso lo
stesso centrodestra. In più, questa crociata anti-tasse suona particolarmente
stonata sulle labbra del leader di un partito - il Pd - che ha come presidente
lo stesso Romani Prodi, tuttora premier del governo uscente, lo stesso che ha
scelto come viceministro alle Finanze l'esoso Vincenzo Visco e ha elevato la
pressione fiscale. E che dire del vicepremier prodiano Massimo D'Alema che a
sua volta raccomanda al candidato Veltroni di "tagliare le tasse",
mentre fu proprio lui a scegliere per primo Visco come ministro delle Finanze? Lo stesso Visco che benedice il triste show della
"sua" Agenzia delle Entrate con Valentino Rossi, una conferenza
stampa che ne ha celebrato il ritorno all'ovile del bravo contribuente, per
avere il pilota accettato di pagare 35 milioni di euro contro i 112
contestatigli (meno di un terzo!), scatenando giustamente le ire delle centinaia
di migliaia di altri "signori Rossi" che non godranno mai di simili
vantaggi. Insomma, questa inedita animosità anti-tasse della sinistra sa di demagogia un po' di più di quella berlusconiana, proprio
perchéè incoerente non solo con la linea storica della sinistra italiana ma
anche con i comportamenti dell'altro ieri. Ora, è giusto compiacersi nel
riscontrare un'importante convergenza tra i programmi dei due rivali, perché in
tutta Europa, nei Paesi politicamente più stabili, la differenza tra candidati alternativi
non è così marcata e urlata com'era stata finora in Italia. Ma quel che
colpisce nelle somiglianze tra i due programmi è la sovrabbondanza delle
promesse rispetto ai ragionamenti che dovrebbero garantirne la realizzabilità.
E soprattutto colpisce che nessuno dei due indichi con maggior chiarezza
"chi scontenterà", come se fosse possibile accontentare sempre tutti.
Ma non è così, e gli elettori lo hanno capito. A questo riguardo, un'ultima
annotazione su quell'enorme partito trasversale, più di sinistra che di destra,
rappresentato da Cgil, Cisl e Uil. "eno tasse, più salari, più pensioni", hanno invocato in coro. Sorvolando sul piccolo
particolare che sono stati proprio loro, da sempre e comunque, a difendere le
larghe sacche di improduttività nella pubblica amministrazione che tanto fanno
lievitare la spesa pubblica. E che hanno detto sempre no ad accordi innovativi
sulla produttività nell'industria privata, fino a spingere il grande capo della
Fiat Sergio Marchionne, pur così aperto verso la collaborazione con il
sindacato, a bollare di inefficienza e arcaicità l'ultimo contratto dei
metalmeccanici. I sindacati chiedono meno tasse sui salari, meno precarietà e
pensioni più alte. Contano sul famoso "tesoretto", che il governo
uscente avrebbe messo da parte. S'informino, rileggano la recente intervista
del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa: il tesoretto non c'è. Sergio
Luciano è direttore di Panorama Economy. 20/02/2008.
( da "Unita, L'" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Pd: "Unioni civili e testamento biologico" Il
programma prende forma, sarà di 40 pagine. Si spinge sulla laicità anche per
prepararsi all'assenza dei Radicali di Federica Fantozzi / Roma SNELLO E LAICO
Un programma di 60 pagine da asciugare a una quarantina: "un settimo" esatto di quello prodiano, commenta
Veltroni. Spazio ai temi etici: ci saranno la disciplina delle unioni di fatto,
la difesa della Legge 194, il testamento biologico. Ieri sera al loft i big del
Pd hanno dato via libera al programma che stamattina sarà presentato ai circa
150 esponenti del coordinamento nazionale. Al tavolo con il leader del Pd e il
vice Franceschini c'erano i ministri D'Alema, Bersani, Chiti, Gentiloni,
Fioroni, Bindi, Parisi, più i due capigruppo Soro e Finocchiaro, il
responsabile Informazione Follini, il relatore del programma Enrico Morando. E
quest'ultimo è stato incoraggiato da tutti a limare
ulteriormente il suo lavoro: da una sessantina di pagine a una quarantina. Il
massimo che Veltroni, desideroso di staccarsi dall'immagine delle 280 pagine
dell'Unione, può accettare. Punto di partenza e asse da sviluppare sono stati i
dodici punti esposti dal candidato premier all'assemblea costituente del
partito sabato scorso. Vale a dire ambiente (Tav, rigassificatori,
termovalorizzatori, energia eolica); infrastrutture al Mezzogiorno; taglio
della spesa pubblica; riduzione della pressione fiscale (detrazioni e tagli
Irpef); sostegno alle donne; politica degli affitti (più case e detassazione
del canone); dote fiscale di 2500 euro per ogni nuovo nato; innovazione e
ricerca per scuola e università; compenso minimo di mille euro ai precari;
sicurezza; giustizia più veloce; banda larga in tutta Italia. E nel settore
televisivo, il vertice si è occupato delle polemiche seguite all'annuncio di Di
Pietro che lascerebbe una sola rete a Mediaset. Ha chiuso la questione il
ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni uscendo da piazza Santa Anastasia:
"Il programma del Pd che abbiamo esaminato prevede il superamento
dell'attuale duopolio televisivo" ma non la dieta dimagrante di due reti
per il Biscione. Il testo si rifà alla normativa europea (spedendo quindi Rete4
sul satellite) e propone per la Rai un amministratore unico. Soprattutto si è
parlato di temi eticamente sensibili. Con una preoccupazione: "coprirsi" sul fronte laico dato il volgere al tramonto
dell'alleanza con i Radicali. Dal loft considerano l'alzata di toni e la
diffusione di particolari riservati da parte Radicale come una manifesta
volontà di stoppare la trattativa. E cominciano a farsi una ragione di una
corsa senza di loro, soffrendo dunque la concorrenza a sinistra dei temi che
sono storici cavalli di battaglia per Pannella ed Emma Bonino. Ebbene, nel
programma era già presente la difesa della Legge 194: del resto, di recente era
stata pubblicamente sostenuta da Veltroni. E ieri sera sono state inserite
cinque righe sulle coppie di fatto e tre sul testamento biologico. La
disciplina delle unioni civili ricalca quella civilistica dei Cus, ma il nome
non verrà riproposto. Chi ha partecipato all'incontro
racconta che incaricati di mettere a punto la formulazione esatta siano stati i cattolici Giuliano Amato e Rosy Bindi.
Mentre è probabile che di testamento biologico si sia occupato il medico
Ignazio Marino. Su quest'ultimo punto Beppe Fioroni, ex Popolare, ha sollevato
un'obiezione: "È l'avvio di un percorso che non ci convince".
Mentre Bersani ha sottolineato la necessità che sui temi etici, piuttosto che
assumere una posizione specifica che la scienza può superare in ogni momento,
venga ritrovata un'"agorà", un luogo di discussione collettiva.
( da "Manifesto, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
E ora l'arcivescovo
di Parigi chiede uno "statuto dell'embrione" La richiesta dopo una
sentenza della Cassazione. E Sarkozy riapre le porte alla religione nella vita
pubblica. Mettendo in discussione la legge del 1905 Anna Maria Merlo Parigi
Alla riunione dei vescovi che si tiene a Rennes, l'arcivescovo di Parigi,
monsignor Vingt-Trois, ha chiesto che venga definito uno "statuto
dell'embrione". Il prelato approfitta della situazione creata dalla
recente sentenza di Cassazione (il manifesto, 13 febbraio) che, rispondendo
favorevolmente alla domanda di tre famiglie, ha stabilito che è possibile
dichiarare allo stato civile, cioè dare un nome e
considerare come una persona, un feto nato morto, qualunque sia lo stadio del
suo sviluppo. Questa sentenza può fare giurisprudenza, mentre finora in
Francia, in seguito a una norma del '93 e a una circolare del 2001, vigeva il
criterio dell'Organizzazione mondiale della sanità, cioè un feto deve pesare
almeno
( da "Messaggero, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di SALVATORE TAVERNA
Nel giardino all'italiana, a palazzo Borromeo, troneggiano i ciclamini bianchi,
rossi e verdi: i colori della bandiera italiana. E proprio in questo luogo
antico svetta l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede e si festeggiano i Patti
Lateranensi (11 febbraio del '29) e l'accordo di modifica del Concordato (18
febbraio 1984). All'esterno blocchi di sicurezza con cani
antiesplosivo, agenti di polizia e carabineri. Viale delle Belle Arti chiusa al traffico. Ai varchi, senza invito, stop,
si torna indietro. In contemporanea si mixano i suoni delle sirene: le auto blu
che si dirigono verso il ricevimento e le volanti che
sfrecciano in direzione dello stadio per la partita Roma-Real Madrid.
All'interno, organizzazione sincronizzata: agenti in borghese assicurano la
sicurezza. I giovani diplomatici della Farnesina accompagnano ministri e
cardinali verso l'ingresso del palazzo. L'ambasciatore italiano presso la Santa
Sede Antonio Zanardi Landi riceve, saluta, stringe mani. Accoglie, col sorriso,
alte cariche dello Stato, personaggi
laici e cattolici, principi e principesse.
All'incontro, tra le massime autorità del governo italiano e della Santa Sede,
partecipano il cardinale Tarcisio Bertone, e il presidente del Consiglio Romano
Prodi. Accanto a loro il cardinale Attilio Nicora e gli
influenti monsignori Fernando Filoni, Dominique Mamberti,
Gabriele Caccia e Pietro Parolin. Ecco il cardinal Angelo Bagnasco, presidente
della Conferenza Episcopale Italiana che stringe la mano al padrone di casa, l'ambasciatore
Zanardi Landi. Con Prodi, i due vicepresidenti del Consiglio
Massimo D'Alema e Francesco Rutelli e i sottosegretari Enrico Letta ed Enrico
Micheli. Si riconoscono anche i cardinali Camillo
Ruini e Crescenzio Sepe. Senza guardie del corpo al seguito, sorridente
e scattante, qualche attimo dopo le diciotto arriva il numero uno dell'Udc Pier
Ferdinando Casini, ospite di spicco del ricevimento. A passo veloce supera la
guida rossa ed entra nel palazzo. Ecco Luca di Montezemolo presidente della Confindustria,
di Fiat e Ferrari. E il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Nel
cuore del giardino, fotografi e cameramen immortalano ogni attimo del passaggio
delle alte cariche dello Stato italiano e del Vaticano. Appaiono i corazzieri
in borghese. Si riconoscono dall'altezza e dall'auricolare. Giorgio Napolitano
fa il suo ingresso nell'ambasciata. E si viene a sapere che il presidente della
Repubblica offrirà un concerto (il 24 aprile, aula Paolo VI, 17,30) a Benedetto
XVI per il terzo anniversario del suo pontificato. E il cardinale di Stato
Tarcisio Bertone ha espresso il vivo ringraziamento per il concerto. Il via vai continua per tutto il pomeriggio. Ecco il
presidente del Senato Franco Marini, l'ex presidente della Repubblica Oscar
Luigi Scalfaro, il vice presidente della Camera Pier Luigi Castagnetti, Beppe
Pisanu e il numero uno della Corte costituzionale Franco Bile. Arrivano Gianni
Letta, Piero Fassino, Paola Binetti, l'onorevole Antonio Martino e alcuni
ministri del governo. Tra la nobiltà? I principi Carlo
Massimo, Charles di Borbone e la principessa Elettra Marconi. Verso sera
il traffico viene riaperto e le auto blu dei politici si mixano alle macchine
dei tifosi romanisti che, con le bandiere, si avviano, in fila, per vivere, a
tutto tifo, la partita Roma Real Madrid.
( da "Repubblica, La"
del 20-02-2008)
Argomenti: Laicita'
I colloqui Le
condizioni Il cardinal Ruini, ispiratore del progetto, ha promesso il suo
sostegno: i cattolici non devono sparire Casini verso il sì alla Rosa Bianca "La Cei vuole l'unità dei
moderati" Ieri i colloqui del leader Udc con Bagnasco e Betori. Incerto il
ruolo di Mastella Oltre all'unità i vescovi pongono come condizione candidati inappuntabili CLAUDIO TITO ROMA - "I vescovi
mi chiedono unità al centro? Di fare una lista unica di moderati? E io seguirò
il consiglio. Anzi, mi sembra scontato". Pier
Ferdinando Casini ha appena finito di parlare con il cardinal
Bagnasco e con monsignor Betori, rispettivamente presidente e segretario
della Cei. Ha incrociato il mentore di sempre, il vicario di Roma Camillo
Ruini. Con il quale il canale di comunicazione è ormai aperto da quando Silvio
Berlusconi ha "cacciato" l'Udc dal Pdl. Nei saloni ovattati della ambasciata italiana presso la Santa Sede, dunque, il
capo dei centristi dà il via libera al progetto unitario. Con la Rosa Bianca di
Pezzotta e Tabacci. Forse con Clemente Mastella, anche se al capo dell'Udeur
non ha riservato neanche una stretta di mano durante la cerimonia per
l'anniversario dei patti lateranensi. L'occasione annuale che molti sfruttano
per incontrare tutti i vertici della Chiesa italiana. Per l'ex presidente della
Camera, però, stavolta è soprattutto l'appuntamento per avere la conferma di
quanto gli ha accennato nei giorni scorsi proprio Ruini: "Basta veti reciproci" e se ci sarà una sola formazione,
anche la potente "macchina da guerra" della Conferenza episcopale
potrà dare una mano agli eredi della Dc. Ieri, poi, il momento è caduto ancor
più a pennello visto che si trattava pure del compleanno di "Don
Camillo", il settantasettesimo. La promessa cui Casini tiene di più, l'ex
leader della Cei l'ha fatta a chiare lettere nei giorni scorsi. Del resto i
contatti tra i due sono sempre più assidui. Si sono sentiti telefonicamente più
di una volta. Anche quando si è consumato lo "strappo" con Forza
Italia. L'amico comune, l'ex parlamentare democristiano Franco Bonferroni che
da anni è il trait d'union tra i due, nelle ultime settimane ha moltiplicato
gli sforzi per convincere Ruini a sostenere il "centro". E il prelato
una mano ha deciso di darla. Perché l'unica cosa "insopportabile" è
che i cattolici diventino "irrilevanti"
nell'intero panorama politico, ha fatto sapere. La mano tesa del
Cardinale, però, è accompagnata da alcune condizioni: una lista unica, appunto,
e candidati inappuntabili. Come ha scritto domenica scorsa l'Avvenire, il
giornale dei vescovi italiani, il problema del Centro è la "qualità degli
uomini". Poi serve "linearità di obiettivi, attenzione a non
incrementare l'increscioso frazionismo post-dc e candidature adeguate". Il
Vicario di Roma ricorda bene il modello del '94, quando si schierò a favore del
Ppi di Martinazzoli imponendo però una serie di candidature - una sorta di "quota
Cei" - e costringendo l'allora segretario popolare a stringere un'intesa
con il Patto di Mario Segni. E il risultato fu superiore all'11%. Certo, come
allora, non ci sarà nessun sostegno pubblico. Semmai la sensibilizzazione del
mondo dell'associazionismo cattolico. E poi la sottolineatura che il Pd -
soprattutto se chiuderà l'intesa con i radicali di Pannella e Bonino - non può
fornire le adeguate garanzie dal punto di vista della
dottrina sociale. Così come il partito di Berlusconi presenta più di una
"ambiguità" soprattutto in riferimento alla presenza di Gianfranco
Fini che di recente non ha nascosto le sue scelte laiche, a partire dal
referendum sulla fecondazione assistita e alla dichiarazione dello stesso
Cavaliere che i temi etici rientrano nelle questioni di coscienza. Nessun
sostegno esplicito, dunque, anche perché tra i vertici ecclesiastici non tutti
la pensano allo stesso modo. Come da tempo ama ripetere il presidente del
consiglio, Romano Prodi, "Bertone è diverso da Ruini". Un modo per dire che la linea della Segreteria di Stato (attenta
anche al Partito Democratico) non è quella della Cei. E in effetti, forse non è
un caso che al convegno del 27 febbraio, quando si riuniranno tutte le
"correnti" cattoliche del Pd, parteciperà anche Carlo Nanni, pedagogista
e salesiano proprio come Bertone. Forse non è neppure un caso che nelle
stanze dell'Ambasciata presso la Santa Sede, l'ex segretario Ds Piero Fassino
abbia chiesto e ottenuto un appuntamento con un pezzo da novanta come il
Cardinal Silvestrini. Ruini, però, il suo sostegno a Casini lo darà. E non è
poco, visto che ancora esercita il suo carisma da "animale politico"
su buona parte delle diocesi italiane. E chi sa se Massimo D'Alema, salutando
proprio Casini, non abbia fatto notare ad alta voce che "non si devono
porre limiti alla Provvidenza" sperando che i voti cattolici
il 13 aprile si possano trasferire dal centrodestra al centro moderato.