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Non
saremo una corrente ( da "EUROPA.it"
del 02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
attenzione
sul delicato rapporto tra cattolici e politica ? e, soprattutto, tra laici e
cattolici nel Pd ? senza strumentalizzazioni. Un confronto di alto livello che
ha, per chi avesse avuto ancora dei dubbi, dissipato quelle perplessità sulla
reale cittadinanza politica e culturale della cultura del cattolicesimo
democratico e popolare all'interno del Pd.
Che
il senatore Luigi Bobba, ex-presidente delle Acli e uno degli elementi di
spicco della component ( da "Stampa, La"
del 02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non le sembra
che questo riaccendersi di polemiche intestine tra laici e cattolici abbiano
tolto un po di smalto all'operazione Pd? "Perso smalto?
Non credo. Parlando della questione in generale, a me piacerebbe dire che siamo
tutti laici. Anch'io, che mi considero un laico credente. Bisognerebbe, quindi,
partire dalla distinzione tra laici credenti e laici non credenti.
Anche
solo dopo una breve navigazione, l'ondata di manifesti "taroccati"
sul web rivela i sentimenti ( da "Stampa, La"
del 02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
C'è l'opzione
laica, insofferente alle proteste cattoliche contro i radicali: "Voltate pagina, convertitevi", con maxi foto della
teo-dem Binetti in posa arcigna. C'è quella qualunquista: "Più caos per
tutti", oppure "Non pensate a quale partito mandare a quel
paese", parafrasando due slogan di Pdl e Pd.
Chiesa
e giudici si tolgono dall'imbarazzo
( da "Stampa,
La" del 02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da ogni
ambito, sia laico che ecclesiale...". Il
patrimonio, già. La comunità Incontro ha la forma giuridica di una onlus con un presidente (fino all'anno scorso era
Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni) e un segretario generale dai
pieni poteri (il fondatore), 164 sedi italiane e 74 residenze estere.
L'invito
del cardinale sepe "chiarezza, per il bene dei cittadini" - patrizia
capua ( da "Repubblica, La"
del 02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
prevede che
ciascuno offra il proprio contributo per la soluzione dei problemi, la missione
del laicato cattolico si allarga così alla realtà sociale, politica,
ambientale, con funzioni di stimolo e di collaborazione. I laboratori
presentati ieri si tramuteranno in "osservatori stabili", è stato lo
stesso cardinale ad annunciarlo, per offrire risorse e idee.
Borsellino:
<Perché ho detto sì alla Sinistra Arcobaleno>
( da "Liberazione"
del 02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Da moderata e
cattolica, cosa pensa del dibattito interno al Pd tra laici e credenti? E un
dibattito che deve esserci, perché è importante che le identità restino forti.
Purché non vadano in contrapposizione le une con le altre. Il dialogo è diverso
dallo scontro;
( da "EUROPA.it" del
02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
GIORGIO MERLO
L'incontro promosso a Roma dal titolo "Educare al bene comune" ha
avuto il merito di richiamare l'attenzione sul delicato
rapporto tra cattolici e politica ? e, soprattutto, tra laici e cattolici nel Pd ? senza strumentalizzazioni. Un confronto di alto livello
che ha, per chi avesse avuto ancora dei dubbi, dissipato quelle perplessità
sulla reale cittadinanza politica e culturale della cultura del cattolicesimo
democratico e popolare all'interno del Pd. Del resto, le polemiche che
avevano fatto seguito all'accordo stipulato con i radicali, avevano innescato
un rischio ? del tutto fuori luogo ? di impoverire il ruolo e la presenza
politica dei cattolici. Nulla di più falso, come lo
stesso Veltroni ha ribadito concludendo i lavori del convegno. Ora, ha ragione
Claudia Mancina quando scrive sul Riformista che il convegno ha segnato un
"successo" sia per Veltroni sia per i cattolici.
Un successo, però, che non è riconducibile a una astratta
e singolare disputa tra "diversi" ma, al contrario, è il frutto di un
percorso comune destinato a sfociare nella grande scommessa politica del Pd. Un
successo, pertanto, che d'ora in poi trova nella politica e non negli anatemi
la sua naturale ragione di convergenza e di sintesi progettuale. Ma sono almeno
tre gli aspetti che meritano di essere segnalati e ripresi dopo il convegno
romano sui cattolici e che sciolgono, speriamo
definitivamente, le preoccupazioni della vigilia. Innanzitutto è stata
riconosciuta e ribadita l'importanza del patrimonio politico e culturale del
cattolicesimo politico nella costruzione della sintesi politica del partito. Un
soggetto plurale qual è il Pd non può e non deve mortificare le culture che si
riconoscono nel progetto politico complessivo. Certo, la tradizione politica
richiede di essere continuamente inverata e questo riguarda gli esponenti
democratici che si riconoscono nel filone cattolico democratico, senza rialzare
steccati anacronistici o riproporre modelli ormai del tutto archiviati. Penso
ad un confronto inedito tra laici e cattolici o ad una innaturale riproposizione tra guelfi e ghibellini. Una
stagione, è bene dirlo con chiarezza, che abbiamo lasciato definitivamente alla nostre spalle. Tocca semmai a chi si riconosce in
quella cultura avere la capacità di tradurre laicamente quei valori
"trafficando i talenti" nella concreta dimensione politica. Un pieno
riconoscimento della laicità, dunque, senza abbandonarsi alla logica della
"nicchia" o del "recinto organizzato". In secondo luogo non
c'è all'orizzonte la nascita di una "corrente cattolica", o dei cattolici. Chi alla vigilia ha alimentato questo rischio
sapeva di dire una cosa falsa e sapeva, soprattutto, che questa finalità non
corrispondeva a nessuno degli organizzatori del convegno. Del resto, che senso
potrebbe avere in un partito come il Pd dar vita ad una corrente organizzata di
cattolici? Sarebbe, se ho ben capito, la semplice
riproposizione di una vecchia mentalità integralistica e confessionale del
tutto estranea alla sfida che ci attende. E, inoltre, non rientra nel dna del
cattolicesimo politico italiano, dalla Costituente in poi, la tradizione di una
confessionalizzazione della propria esperienza politica. Sin dai tempi della
Dc, la distinzione dei piani, la laicità dell'azione politica, la cultura della
mediazione e l'autonoma assunzione di responsabilità sono stati i caposaldi di
un'azione politica che ha segnato in profondità l'evoluzione della stessa
democrazia italiana. Pertanto, nessuna corrente cattolica e nessuna ipoteca
confessionale. Semplicemente la volontà di marcare una presenza politica
partecipando, con altri, alla costruzione del progetto politico e programmatico
del Partito democratico. In terzo luogo, la partecipazione ? da protagonisti ?
alla costruzione politica ed organizzativa del Pd. L'hanno detto i vari
relatori e, soprattutto, l'ha sottolineato Veltroni nelle sue conclusioni. La
cultura cattolica, nelle sue varie sfumature e sensibilità, ha contribuito alla
crescita e al consolidamento della democrazia italiana. I cattolici,
con altri, rappresentano una ricchezza culturale ed etica che non può essere
semplicemente tollerata o lontanamente censita. Al contrario, può giocare
laicamente un ruolo decisivo se riesce a dar vita ad un progetto politico
capace di tradurre i valori di riferimento in una concreta azione legislativa e
programmatica. Sotto questo aspetto, il cosiddetto "vincolo di
mandato" del programma del Partito democratico non è un vago ed astratto
slogan. Rappresenta, semmai, un richiamo importante se non decisivo per riconoscersi
in un orizzonte programmatico che non tollera fughe in avanti o protagonismi
fuori luogo. Con questa consapevolezza si apre una nuova stagione per il
cattolicesimo democratico e popolare nel nostro paese. Una stagione che
richiede apertura culturale, disponibilità al confronto e una rinnovata
capacità di elaborazione e di progettualità programmatica. Come diceva Pietro
Scoppola, "cultura del comportamento" e "cultura del
progetto" saranno nuovamente decisive in questa nuova pagina dei cattolici democratici e popolari. Tocca solo essere
all'altezza di questa nuova "missione". Non possiamo lamentarci per
gli accadimenti. Al contrario, dobbiamo avere la forza di guidare gli
avvenimenti attraverso, come ci ricordava Aldo Moro, "l'intelligenza di scrutare
i tempi nuovi che si annunciano".
( da "Stampa, La" del
02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E cattolica del
Partito Democratico, sia un uomo aperto al dialogo lo testimonia anche il suo
sito Web. Vi compare, in bell'evidenza, un sondaggio tra i lettori del sito
sull'ingresso dei radicali nelle liste del Pd dal quale si evince che i due
terzi sono favorevoli. E tuttavia fu proprio Bobba - lo racconta lui stesso - a
dare voce a "una certa inquietudine" quando Walter Veltroni siglò
l'accordo con Emma Bonino. Senatore Bobba, non le sembra che questo riaccendersi
di polemiche intestine tra laici e cattolici abbiano
tolto un po' di smalto all'operazione Pd? "Perso smalto?
Non credo. Parlando della questione in generale, a me piacerebbe dire che siamo
tutti laici. Anch'io, che mi considero un laico credente. Bisognerebbe, quindi,
partire dalla distinzione tra laici credenti e laici non credenti. Il modo in
cui le istituzioni civili, e anche quelle ecclesiastiche, svolgono il loro
compito riguarda tutti. Io credo che il tema della laicità sia ridiventato
luogo di conflitto non in quanto vecchia questione dei rapporti tra Chiesa e
Stato, ma in un altro senso. Per dirla con Barak Obama, oggi è un "assurdo
pratico" pensare che i valori morali della vita quotidiana delle persone
non diventino un elemento portante anche della politica. Altrimenti si rinuncia
a interpretare il senso del cambiamento del paese. E come ha ben spiegato
Andrea Riccardi all'incontro con Veltroni di mercoledì scorso, il rischio è
quello di costruire una democrazia funzionalistica, ma non sostanziale. Invece, se si rifugge da antiche e sterili contrapposizioni, questo
confronto diventa una risorsa". A proposito dell'incontro di
mercoledì scorso tra i cattolici del Pd e Veltroni,
lei come ritiene che sia andato? "Veltroni ha messo la
questione su un binario corretto. Mi riferisco alle premesse di
partenza. Poi, siccome la politica è un'arte pratica, queste
premesse devono tradursi in scelte, anche di persone, che siano coerenti".
E qui veniamo alla questione delle candidature radicali nelle
liste del Pd... "Confesso di essere stato tra
quelli che hanno evidenziato un'inquietudine diffusasi al momento dell'accordo
con i radicali. Non coglierla equivarrebbe a non esercitare il mio
ruolo. Però capisco il ragionamento che ha fatto Veltroni, per quanto sia ardito
e rischioso. Lui ci ha spiegato che i radicali hanno accettato il nostro
programma, nel quale non c'è alcun accenno all'eliminazione dell'8 per mille,
all'abrogazione del Concordato o alla legalizzazione dell'eutanasia. In altre
parole, da parte loro c'è stata un'assunzione di responsabilità. Sono vincolati
al programma per la campagna elettorale e dopo, operando all'interno del gruppo
parlamentare, mi auguro che facciano proprio quel Manifesto dei Valori che noi
abbiamo sottoscritto. Vedremo se il compromesso reggerà alla prova dei fatti.
Sarebbe un bel contributo al superamento di vecchie contrapposizioni. Ma si può capire che l'accordo abbia creato disagio tra i cattolici, essendo stati i radicali per molti anni una vera
bandiera del laicismo". E come si pone il problema della
candidatura del dottor Viale di Torino? "Lo stesso
Veltroni ci ha detto che questo problema semplicemente non è mai esistito.
E' evidente che quella del dottor Viale sarebbe una presenza
incompatibile". Infine come si pone lei, in quanto "laico
credente", rispetto alla questione dell'inserimento di candidati gay nelle
liste? "Di candidati gay ce ne sono in tutti gli schieramenti e io non
capisco come si possa pensare di privare qualunque cittadino dei diritti civili
a causa del suo orientamento sessuale".
( da "Stampa, La" del
02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Del popolo degli
internauti verso una politica che ormai lo bersaglia quotidianamente con la sua
propaganda. La maggior parte, ovviamente, riguarda i due leader e i due partiti
maggiori, e riflette l'incubo della "grande coalizione". In negativo:
"La sinistra ha messo l'Italia in ginocchio, noi a novanta gradi", a
partire da uno dei maximanifesti del Pdl e con citazione figurata della famosa
vignetta di Altan con l'operaio che ha un ombrello nel sedere. Oppure: "La
sinistra ha messo l'Italia in ginocchio, noi l'avevamo sdraiata". Più esplicito, in positivo: "Veltrusconi. Rialzati Italia, si può fare", con foto di ibrido
Walter-Silvio. Poi s'affaccia la nostalgia di An: "Il popolo della
libert-An, anche Fini presidente". E quella pacifista anti-Partito democratico:
"Pd=panzer divisione", sullo sfondo di un carrarmato. C'è l'opzione laica, insofferente alle proteste cattoliche contro
i radicali: "Voltate pagina, convertitevi",
con maxi foto della teo-dem Binetti in posa arcigna. C'è quella qualunquista:
"Più caos per tutti", oppure "Non pensate a quale partito
mandare a quel paese", parafrasando due slogan di Pdl e Pd. E non
scampa nessuno. Né Bossi: "Più lontani dalla Roma, grazie agli
arbitri". Né Casini: "Governo di ectoplasmi.
Io non c'entro". Ora, si sa che il popolo web
sfugge a ogni catalogazione sociologica, che ha al suo
interno schiere di buontemponi, matti, arrabbiati, sognatori, depressi,
single, amanti, anziani, ragazzini. Che non tutti reagiscono a
questo modo; anzi, per fare un esempio, l'ondata di mail che per due mesi ha
affollato le pagine del "Foglio" a proposito della campagna per la
moratoria sull'aborto è stata determinante nella decisione di Giuliano Ferrara
di trasformare l'iniziativa in una lista elettorale. E tuttavia questa passione
artigiana nel modificare, quando non stravolgere, il lavoro delle agenzie
specializzate nella comunicazione, ha certamente un senso. Abituata a vivere in
un suo contesto, a diffidare, o addirittura a rifiutare, ogni lettura mediata
della realtà, una parte degli internauti non sanno proprio come spiegarsi
l'invasione di una politica che entra nel loro campo a gamba tesa, senza un
linguaggio appropriato che si addica al mondo web, con l'illusione, o peggio,
la convinzione, che tutti stiano lì ad aspettare.
( da "Stampa, La" del
02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Retroscena Ora si
attende il rinvio a giudizio Chiesa e giudici si tolgono dall'imbarazzo
FRANCESCO GRIGNETTI ROMA Nessuno l'ammetterà mai, ma la riduzione allo stato laicale di don Gelmini era la notizia che più
s'attendeva nei corridoi della procura di Terni. E ora si rimettono in moto le
macchine dell'inchiesta. La partita a scacchi sulla sorte della Comunità
Incontro e del suo fondatore riprende. Prossimo atto, la richiesta di rinvio a
giudizio. Dovrebbe arrivare a breve termine di tempo: due o tre settimane al
massimo. E' quanto i difensori di don Pierino aspettano. Rassegnati. La procura
di Terni, che porta avanti questa spinosa inchiesta sulle molestie sessuali di
Gelmini nei confronti degli ospiti della comunità da circa un anno, e che s'è
trovata suo malgrado sotto i riflettori nello scorso agosto, aveva
notificato due mesi fa al sacerdote (ormai ex) il cosiddetto "Atto
di chiusura indagini". Un passaggio di rito. I legali avevano così avuto
modo di leggere gli atti dell'accusa e preparare le loro memorie difensive. Un
documento è stato presentato dall'avvocato Manlio
Morcella, che difende il signor Giampaolo Nicolasi, braccio destro del
vulcanico Pierino. Nicolasi è uno di quelli accusati dai giudici di
favoreggiamento. Deve discolparsi anche lui dall'accusa di essersi impegnato a
contattare e far ritrattare i testimoni. Lo inguaia un vaglia on-line girato
alla famiglia di uno degli accusatori che poi cambiò versione. "Secondo
noi, per un basilare principio giuridico - dice l'avvocato Morcella - le intercettazioni
non possono essere utilizzate nei reati-satellite". Se le intercettazioni
non fossero ammesse al processo, in tutta evidenza la situazione di Nicolasi
sarebbe enormemente alleggerita. L'atto di chiusura indagini era stato notificato il 27 dicembre. Si seppe in quell'occasione
che erano nove, alla fine, i testi che accusano di molestie don Pierino. Da
allora, però, più nulla. Fatto sta che la pausa, insolitamente lunga, ha
permesso al fondatore di trascorrere due mesi all'estero per ritemprarsi e
anche al Vaticano per condurre a termine il processo di riduzione a stato laicale. E se fu lo stesso don Gelmini ad avanzare la
richiesta di lasciare il sacerdozio "per difendersi meglio" e
"non abbandonare i miei figli", quindi uscendo dall'alveo della
Chiesa, è evidente che si tratta di una contromisura disperata per impedire a
chiunque, nella gerarchia cattolica, di sostituirsi al sacerdote nella guida
della comunità. Che fosse questo l'incubo di Gelmini, l'ha detto lui stesso. E
l'ha ripetuto l'avvocato Morcella: "La comunità è una realtà economica
molto salda su cui ci sono da tempo interessi e mire, da
ogni ambito, sia laico che ecclesiale...". Il
patrimonio, già. La comunità Incontro ha la forma giuridica di una onlus con un presidente (fino all'anno scorso era
Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni) e un segretario generale dai
pieni poteri (il fondatore), 164 sedi italiane e 74 residenze estere.
Come raccontò un'inchiesta dell'Espresso, la comunità nel tempo ha acquistato in giro per la provincia di Terni una ventina di
ettari ricchi di casali, vigneti e pascoli. Hanno anche comprato una grande
tenuta di
( da "Repubblica, La" del
02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
III - Napoli LA CHIESA L'arcivescovo interviene alla riunione delle
associazioni dei laici cattolici di Napoli L'invito
del cardinale Sepe "Chiarezza, per il bene dei cittadini" Replica
alla Iervolino: compio il mio mestiere fino in fondo "Dobbiamo uscire dai
nostri ambiti chiusi non è tempo di piangerci addosso" Un lungo applauso
quando dice: "Compierò la mia missione senza paura" PATRIZIA CAPUA
"Che posso dire? Speriamo che tutto si chiarisca per il bene comune
dei cittadini". Sceglie una formula neutra il cardinale Crescenzio
Sepe per commentare le vicende giudiziarie del governatore Antonio Bassolino
nello scandalo dei rifiuti. Dichiarazione a margine di una giornata particolare
in cui Sepe, nel seminario di Sant'Ignazio a Cappella Cangiani, ha dato vita a
quella che ha voluto definire la "Costituente" delle associazioni dei
laici cattolici di Napoli. Il raduno, promosso da
Mario Di Costanzo, alla guida della Consulta diocesana delle aggregazioni
laicali, da un'idea nata prima dello scorso Natale durante un incontro di
riflessione, ha richiamato una settantina di gruppi che operano in diversi
settori della società. Il dibattito è stato fortemente
influenzato, sarebbe stato strano il contrario, dalle
vicende che Napoli sta vivendo in questi mesi, a cominciare dalla crisi della
spazzatura. Fallimenti più che risultati. Alla platea sono state presentate sei
proposte, con analisi e relativo giudizio durissimo sulla gestione della cosa pubblica
e sulla classe politica che ha operato. Ipotesi di intervento "per rendere
un servizio competente nelle strutture come famiglia, istituzioni, partiti, sindacati, per la realizzazione del bene
comune". In campo, ciascuno con una sintesi del lavoro di gruppo, sono
scesi i rappresentanti del Centro italiano femminile, Azione cattolica,
Comunità di Sant'Egidio, l'Ordine di Malta, la Famiglia Camilliana laica.
"Cittadini attivi che vogliono assumersi come cristiani, la responsabilità
di migliorare il contesto", ha detto il cardinale. "Non
vogliamo piangere su noi stessi, è finito il tempo, ora bisogna che noi
cristiani assumiamo le nostre responsabilità e ci proiettiamo verso il futuro.
Che usciamo dai nostri ambiti chiusi e cerchiamo di essere quel seme che fa
fermentare questa società. Noi siamo nel mondo per essere
l'anima del mondo". Sepe ha rivolto alle associazioni un sentito
riconoscimento per il lavoro svolto assieme all'esortazione ad essere concreti.
Per quanto riguarda il proprio ruolo, il cardinale non ha rinunciato a
puntualizzare. "è inutile che mi vengano a dire che il cardinale esce dai
suoi confini" ha ribadito in polemica con il sindaco
Rosa Russo Iervolino, che reagì alle critiche ("il cardinale faccia
il cardinale"). Io compio il mio mestiere di vescovo nei
confronti dell'uomo, anima e corpo" e la sala si è lanciata in un lungo
applauso, "e compierò questa missione fino alla fine e senza nessuna
paura". Sei proposte sui temi "Formazione ed educazione"
(Angela Giustino), "Giovani" (Giuseppe Irace), "Lavoro"
(Eleonora Cavallaro), "Giustizia" (Matilde Azzollini),
"Ambiente" (Giovanni Battista De Medici), "Salute e sanità"
(Anna Zedda). Frutto di analisi della realtà, e della ricerca delle cause che
hanno determinato ferite nel tessuto sociale che sembrano insanabili. Il
percorso avviato, si è detto nei numerosi interventi, prevede
che ciascuno offra il proprio contributo per la soluzione dei problemi, la
missione del laicato cattolico si allarga così alla realtà sociale, politica,
ambientale, con funzioni di stimolo e di collaborazione. I laboratori
presentati ieri si tramuteranno in "osservatori stabili", è stato lo stesso cardinale ad annunciarlo, per offrire risorse e idee.
Con cadenza semestrale si terranno nuovi incontri per verificare l'operatività
e la sinergia tra i diversi soggetti in campo. "Siamo dei missionari
chiamati da Dio a rispettare il suo disegno e metterlo in pratica", ha
esortato il cardinale. Una "nuova primavera" del
laicato cattolico, "questo primo marzo sarà ricordato nella storia della
Chiesa napoletana come l'inizio di una nuova stagione", ha affermato Sepe,
"questa giornata fa parte di un piano pastorale che stiamo approntando.
Nessuna parola detta sarà persa". Mario Di Costanzo, ex assessore al Patrimonio del Comune di Napoli,
che vede nell'evasione scolastica uno dei mali più gravi, ha spiegato nella sua
relazione: "La città è stata lo sfondo per la nostra riflessione. E
anche la dimensione politica. L'idea di una politica che interagisce con le
persone, ne coglie le domande e le traduce in proposte e progetti. Che agli
interessi di parte antepone i bisogni collettivi. Che dà esempio di assoluto
rigore amministrativo e rifiuta soluzioni compromissorie. La politica come vita
delle persone, capace di dare risposte forti e significative ai bisogni, tante
volte inespressi. è importante che il vescovo sappia
che su di noi la Chiesa di Napoli può contare". Angela Giustino, del
Centro italiano femminile, ha fatto rilevare che si produce cultura e anche di
notevole livello solo a vantaggio di una élite mentre
anche grazie all'indifferenza degli intellettuali, ampie fasce della società
napoletana ne restano puntualmente escluse. Sulla vicenda spazzatura, De Medici
ha denunciato che la Regione Campania non ha ancora istituito siti di
stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi. Vito Amendolara (Coldiretti) ha
ricordato che le campagne del napoletano sono ormai lo sversatoio della città e
che non è stato ancora approntato un piano di bonifica
per proteggere le produzioni agricole. La rinascita della città passa per la
questione lavoro. Cavallaro ha toccato i punti nodali: arginare la dispersione
scolastica, agevolare la burocrazia (vedi il caso Rinascente che sta abbandonando
Napoli), attivare gli incentivi (il credito d'imposta) per l'occupazione e gli
investimenti, potenziare la rete dei servizi (asili nido e assistenza
domiciliare per gli anziani), sviluppo turistico, considerato
fonte preziosa di lavoro. Da qui l'idea di avviare un censimento dei
beni, anche della Chiesa, che potrebbero essere restaurati e messi a
disposizione di cooperative di giovani per creare piccole imprese.
( da "Liberazione" del
02-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"Mi candido
come indipendente, mi ha convinto la capacità di far esprimere le identità di
ognuno in un progetto più ampio" Borsellino: "Perché ho detto sì alla
Sinistra Arcobaleno" Romina Velchi Lei e Francesco Forgione nelle liste
della Sinistra Arcobaleno. Significa che la mafia è il primo obiettivo? La
mafia e non solo, anche la Sicilia, che è strettamente intrecciata con la
mafia. E' molto difficile distinguere le due cose. Nella politica e nella
mafia, che più o meno si incontrano e scontrano, c'è anche tutta un'idea del
mancato sviluppo dell'isola, delle prospettive vanificate in questi anni. Lei
si definisce una moderata. Ci si sarebbe aspettati una candidatura nelle liste
del Pd piuttosto che in quelle della Sinistra Arcobaleno. Guardi, ho ricevuto
da Anna Finocchiaro la proposta di essere capolista nella seconda lista del
Partito democratico. E prima ancora, quando nacque il Pd, sia da Prodi che da
Veltroni ho ricevuto proposte, per altro, molto allettanti. Ma la mia
vocazione, da quando sono in politica, è quella di lasciare le porte aperte ad
ogni dialogo che si intrecci, per poter realizzare delle coalizioni più ampie
là dove sono necessarie: come è il caso della Sicilia, nella quale tutte le
forze "buone", le forze sane si devono mettere insieme per combattere
un nemico "comune", per dir così. Ecco perché non ho accettato le
proposte del Partito democratico; ecco perché non ho accettato altre proposte
dell'ultimo periodo. Ora, davanti a questo momento particolarmente complesso,
come hanno evidenziato le polemiche di questi giorni, ho preso la decisione di
stare in quella parte che io ho portato dentro l'alleanza e che, con la mia
presenza, ottiene una voce più forte e più efficace. Naturalmente, come
indipendente perché, ripeto, questa è la mia vocazione, che nasce anche dalla
mia formazione cattolica: quella di lasciare aperta la porta. Ma ho
riconosciuto nella Sinistra Arcobaleno la capacità di lasciare che le identità
di ognuno si possano affermare in una coalizione più ampia. E' questa
specificità che mi ha convinto a entrare nel progetto. Mi sembra che questa sua
impostazione sia in controtendenza rispetto ai bipartitismi oggi tanto di moda.
E' il mio destino quello di essere sempre in controtendenza. Sono stata
definita un'anomalia della politica, anche dentro l'Assemblea regionale
sicilia. E la cosa mi piace molto. Credo che la politica abbia bisogno di
anomalie contro gli schemi, che tendono a schiacciare, a far perdere le
identità che invece sono importanti. E sono tanto più importanti quando si
sanno coniugare in un progetto comune. Da moderata e cattolica, cosa pensa del
dibattito interno al Pd tra laici e credenti? E' un dibattito che deve esserci,
perché è importante che le identità restino forti. Purché non vadano in
contrapposizione le une con le altre. Il dialogo è diverso dallo scontro; ha
come presupposto la costruzione di un progetto comune. E non solo si può fare:
si deve fare. Se dovesse essere eletta sia in Sicilia che al Senato, ha già
deciso cosa farà? Sinceramente no. Farò quello che, in quel momento e secondo
le situazioni che si saranno determinate, riterrò più opportuno per il progetto
Sicilia, che per me resta assolutamente prioritario e irrinunciabile. E se
sceglierà il Senato, quali saranno le sue iniziative per i fatidici primi cento
giorni? Per prima cosa guarderò e analizzerò la situazione che si sarà
delineata e da lì partirò. Qui in Sicilia so che ci sono delle priorità
assolute, che vengono dall'esperienza fatta nel mio viaggio in Sicilia e quindi
dal rapporto diretto con i territori e con le persone: lavoro, sanità, casa. E
queste sono le stesse priorità in tutta Italia, perché sono quelle maggiormente
sentite dalla gente, nella vita di tutti i giorni. Il ponte sullo Stretto può
aspettare... Il ponte sullo Stretto non è una priorità. Lo dicevo già due anni
fa, lo ribadisco adesso: ho chiesto ad Anna Finocchiaro che lo ribadisca anche
lei. Poiché partiamo dal nostro programma partecipato, quello fatto nei
Cantieri, ho voluto che su questi due punti, ponte e inceneritori, ci fosse una esposizione chiara delle intenzioni. Ma com'è oggi la
Sicilia? La Sicilia è come sempre una terra bellissima. Però ha bisogno dei
mezzi per fare sì che questa sua bellezza diventi la base per il suo sviluppo.
E tutto questo viene dimenticato; qualche volta violentato. E il cuffarismo? Il
lombardismo? Sono due cose che si somigliano tanto. Non vorremmo essere
riusciti a mandare via Cuffaro e ritrovarci con un cuffarismo sotto le vesti
del lombardismo. 02/03/2008.