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TARTICOLI DEL 2 e 3 maggio 2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (14)
Imbarazzo tra i cattolici pd: doveva fermarsi
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma temo che se ne potrebbe dare un'interpretazione laica. Io credo che sarebbe meglio precisare fino a dove ci si potrà spingere. Di sicuro sarà un tema di cui si continuerà a discutere". L'ex ds Giorgio Tonini, cattolico, si chiede cosa avrebbe fatto lui se si fosse trovato al posto del ministro: "Se è stata una forzatura politica?
Fecondazione,
cambia la legge Sì alla diagnosi preimpianto
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: inizio della sua storia faticosa la legge non ha fatto che sollevare polemiche furiose tra laici e cattolici spaccando il Pd dalla doppia anima. Di "grave scorrettezza dal punto di vista istituzionale" parla il senatore Pdl Carlo Giovanardi. Per Alfredo Mantovano, Pdl, "Livia Turco disprezza la volontà popolare" che ha confermato la legge col referendum.
Legge
40, sì alla diagnosi preimpianto ( da "Manifesto, Il"
del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stupisce il silenzio dei laici del Pdl, assordante e poco onorevole". Si fanno sentire invece gli ultrà cattolici del Pd, come i teodem Paola Binetti e Emanuela Baio Dossi che, chiedendo di "chiarire dal punto di vista scientifico e etico cosa si intende per selezione eugenetica", sostengono che "la diagnosi preimpianto sull'embrione appare in contraddizione con la ratio dell'
Un
Pride laico ( da "Manifesto, Il"
del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si sommavano per spiegare come coniugare una laicità da riconquistare. Alla manifestazione, che tutti gli organizzatori ribattono non vuole essere "contro il papa", vengono invitati anche i cattolici. Alcuni hanno già aderito. Ma "per favore non chiamateci cattolici del dissenso", dice Ottavia del centro sociale Terre di nessuno, credente, "vittima dei non Pacs" come si definisce,
Vaticana
<ha difeso i propri temi senza appoggiare l'una o l'altra lista>
( da "Riformista,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: presenza di liste come quella di Giuliano Ferrara che poteva indurre i cattolici a esporsi oppure in casi come le elezioni di Roma, con la presenza di un candidato come Francesco Rutelli che nella scena politica è uno dei più sensibili ai temi della Chiesa". E ancora: "La Chiesa ha fatto tutto quello che noi laici le chiediamo sempre di fare, si è mantenuta in atteggiamento di sobrietà,
"Io,
povero successore di Pietro"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione.
Le
Figaro ha scoperto che il Papa è anziano
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione.
Il
Papa negli Usa ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione.
La
scelta di sandra che non vuole più abortire - adriano sofri
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è un mondo cattolico e familista fautore commosso del diritto alla vita e un mondo laico e progressista tetramente devoto al diritto all'aborto e, via dicendo, al testamento biologico e alla buona morte. Il paradosso del pregiudizio è arrivato al punto che l'assolutismo del diritto alla vita fin dal concepimento si mostra il titolare principale,
Guareschi?
Piaceva anche ai comunisti ( da "Unita, L'"
del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: lo scontro tra laici e cattolici a volte appare più irriducibile. "In quegli anni - commenta Spinazzola - cattolici e marxisti erano uniti su alcuni principi fondamentali, che non venivano messi in discussione. Invece oggi il radicalismo con cui vengono affrontare certe questioni etiche sembra rendere impossibile una mediazione.
Ha
centoquarant'anni di vita, ma non li dimostra. Ancora
( da "Tempo,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ancora oggi è la più numerosa tra le diverse espressioni del laicato cattolico (circa 400 mila iscritti), la più radicata nella realtà ecclesiale (con una rete di quasi novemila associazioni parrocchiali) e la più legata alla gerarchia ecclesiastica (perseguendo lo stesso fine apostolico della Chiesa).
L'ora
del Romano Pride: Il mio Pd non divideva
( da "Manifesto,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: socialiste, cattoliche, laiche e liberali" per chi intende, dice che la sua idea di Pd non è autosufficiente e indifferente alle alleanze. Le 281 pagine di programma, continua Prodi, "che sono state molto derise hanno però rappresentato un momento di affiatamento per le forze che lo hanno sottoscritto".
Pio
XII: attenti ai protestanti ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: aiuto dei partiti laici, facessero passare alla Costituente un testo che parificasse, dal punto di vista giuridico, il cattolicesimo alle altre confessioni religiose. Tre documenti redatti nella primavera del 1947 da due prelati della Segreteria di Stato e dal nunzio apostolico in Italia presentano le preoccupate reazioni vaticane.
Ma
la sinistra, quella della gente, non è morta Ponte sullo Stretto, e la mafia
ringrazia... Alemanno sindaco di tutti. Anche degli atei?
( da "Liberazione"
del 03-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: Noi atei con il presunto laico Veltroni, anche lui sedicente Sindaco di tutti i romani, non siamo riusciti ad ottenere nemmeno un colloquio. Siamo curiosi di vedere se il cattolico Alemanno ritiene di riconoscere parità di diritti nell'ascolto, oltre che a cattolici ed ebrei, anche alle comunità dei credenti in altro e dei non credenti in alcuna entità soprannaturale"
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-01 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Le reazioni L'ex ds Giorgio Tonini: verrà vista come una prepotenza
e questo non ci aiuterà in Parlamento Imbarazzo tra i cattolici
pd: doveva fermarsi La Binetti: meglio lasciar decidere al nuovo governo. Madia
e Picierno: più risultati con il dialogo ROMA - Non vogliono dare l'impressione
di criticare la sorpresa, giunta a poche ore dalla fine tecnica del governo
Prodi. è un momento duro, la sindrome della sconfitta ha colpito lo
schieramento veltroniano. E di tutto c'è bisogno tranne che di ulteriori
dispiaceri. Ma si capisce chiaramente quanto per i cattolici
del Pd il decreto sulle linee guida sia indigesto. "Forse sarebbe stato più corretto lasciare la mano al nuovo esecutivo
oppure intervenire qualche mese prima - dice attenta a misurare le parole la
teodem Paola Binetti, una delle maggiori nemiche del progetto di modifica
proposto dal ministro Turco -, Livia ha agito sapendo perfettamente che se
avesse anticipato la sua decisione avrebbe provocato uno scontro nell'opinione
pubblica in piena campagna elettorale e sarebbe sembrata una mossa
politica". La senatrice poi scende nei dettagli: "Il punto chiave è
quello dove si chiarisce che la diagnosi preimpianto non dovrà avere finalità
eugenetiche. Se il divieto fosse rigoroso non ci sarebbero problemi. Ma temo che se ne potrebbe dare un'interpretazione laica. Io
credo che sarebbe meglio precisare fino a dove ci si potrà spingere. Di sicuro
sarà un tema di cui si continuerà a discutere". L'ex ds Giorgio Tonini,
cattolico, si chiede cosa avrebbe fatto lui se si fosse trovato al posto del
ministro: "Se è stata una forzatura politica? Io qualche dubbio ce
l'ho. Nell'attuale scenario e in un momento di passaggio ad una maggioranza non
incline a ragionamenti di apertura su questi temi ho molta paura che la
decisione del ministro Turco sarà un elemento di dissidio. Comprendo che sia
stata dilaniata dalla scelta, ma forse non doveva andare avanti. Sul piano
parlamentare poi questo precedente non ci aiuta. Questa verrà vista come una
prepotenza, la discussione si riaprirà sul piano ideologico e stavolta noi
siamo in minoranza". Come dire: "Risulta davvero difficile pensare
che la legge possa essere migliorata attraverso il Parlamento". Per la
teodem Emanuela Baio Dossi è lodevole aver voluto tutelare il desiderio di
coppie con malattie genetiche ereditarie o con malattie infettive trasmissibili
oltreché prevedere che gli sia garantito sostegno psicologico: "Ma bisogna
continuare a cercare soluzioni alternative. Sarebbe auspicabile potenziare la
diagnosi sugli ovociti, cioè sull'embrione agli stadi iniziali ". Le due
matricole del Pd Marianna Madia e Pina Picierno non si avventurano in questioni
così sdrucciolevoli: "Era un atto dovuto - dicono -. I risultati migliori
si ottengono però col dialogo". M. D. B.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-01 num: - pag: 22 categoria:
REDAZIONALE La polemica Linee guida aggiornate 2 giorni prima del voto. Novità
anche per i sieropositivi Fecondazione, cambia la legge Sì alla diagnosi
preimpianto La Turco: cancellata un'ingiustizia. Il Pdl: grave scorrettezza
Alla coppie non servirà più certificare la propria sterilità per ricorrere alla
procreazione assistita ROMA - Annunciate da mesi, rimandate più volte,
richieste a gran voce con appelli e lettere al ministro. E alla fine eccole le
linee guida che modificano la legge sulla fecondazione artificiale. Meglio, in
parte la ripristinano, le restituiscono il contenuto originario. Cancellando
innanzitutto il divieto di diagnosi preimpianto sull'embrione, già smantellato
da due sentenze storiche (a Firenze e Cagliari) e dal Tar del Lazio. è stata
sufficiente l'abolizione di due paroline dal testo del documento elaborato da
una commissione dell'ex ministro Girolamo Sirchia per restituire alle coppie
portatrici di malattie genetiche la possibilità di avere bambini sani.
L'embrione potrà essere analizzato prima di essere introdotto nell'utero. In
questi anni migliaia di donne sono andate all'estero per aggirare l'ostacolo.
Le linee guida sorridono anche ai pazienti Uscente Il ministro Livia Turco con
malattie virali, come Hiv, epatite B e C. Anche senza la diagnosi di sterilità,
prerogativa indicata in uno dei primi articoli della legge, potranno essere
trattati con tecniche di fecondazione. Il decreto del ministro Livia Turco
arriva alla scadenza della legislatura. Ed è la tempistica, oltre al contenuto,
a scatenare reazioni a catena. Un'iniziativa che il Pdl non esita a definire
una sgarbo, un atto di forza, una provocazione. Ma che il ministro giudica
invece "un atto di responsabilità. Se me ne fossi andata senza intervenire
non mi sarei sentita con la coscienza a posto. Ho cancellato un'ingiustizia. Il
testo è ineccepibile sul piano tecnico scientifico e della procedura che ho
seguito ". Le linee guida sono state esaminate il 9 aprile per un ultimo
lasciapassare dal Consiglio Superiore di Sanità che in un precedente parere
aveva suggerito qualche ritocco. Due giorni dopo la firma del decreto,
pubblicato ieri in Gazzetta. I tempi sono stati studiati in modo da evitare
interferenze con le elezioni e il ballottaggio. La Turco ha agito in silenzio,
cercando a lungo conforto nel supporto giuridico dei suoi uffici legali. Se
avesse rotto gli indugi prima sarebbe venuto giù il mondo. Perché dall'inizio della sua storia faticosa la legge non ha fatto che
sollevare polemiche furiose tra laici e cattolici
spaccando il Pd dalla doppia anima. Di "grave scorrettezza dal punto di
vista istituzionale" parla il senatore Pdl Carlo Giovanardi. Per Alfredo
Mantovano, Pdl, "Livia Turco disprezza la volontà popolare" che ha
confermato la legge col referendum. Il Forum delle associazioni
familiari esprime grande preoccupazione e stigmatizza i tempi: "Il governo
aveva esaurito il mandato". La bioeticista Cinzia Caporale ritiene che le
linee guida sono state emanate "più per ragione politica che di interesse
pubblico". Le associazioni dei pazienti hanno invece accolto con
soddisfazione le novità in linea con le sentenze del Tribunale di Firenze e
Cagliari e del Tar del Lazio (che aveva annullato per eccesso di potere una
parte del regolamento). Per Alberta Soliani, Pd, "è un atto di
responsabilità", per Rosy Bindi "non c'è nessuna apertura a indagini
preimpianto per finalità eugenetiche". Margherita De Bac
Sull'"Avvenire" Un editoriale dal titolo "Turco fa violenza alla
legge 40?": così l'Avvenire di ieri riportava le voci "insistenti e
circostanziate" sulle linee guida.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Arrivano le nuove
linee guida sulla procreazione assistita. Contro la ministra uscente Livia
Turco insorge la maggioranza: "Uno sgarbo istituzionale" Mi. B. Uno
"sgarbo politico" a fine mandato, uno "stravolgimento della
legge", una "freccia avvelenata". Pdl, Lega e anche Udc
insorgono all'unisono: le nuove linee sulla procreazione medicalmente assistita
contenute nel decreto firmato l'11 aprile dalla ministra della salute uscente
Livia Turco e da ieri in gazzetta ufficiale, vanno modificate dal nuovo
governo, è il messaggio. Ma per il momento, il testo della legge 40 aggiornato
sulla base di diverse sentenze della magistratura, compresa quella di ottobre
2007 del Tar del Lazio che annullava per eccesso di potere alcune parti delle
precedenti linne guida, elimina il divieto di diagnosi preimpianto
sull'embrione. E consente il ricorso alle tecniche di procreazione assistita
anche alle coppie in cui l'uomo sia portatore di virus come l'Hiv e quelli
delle epatiti B e C. "Abbiamo dato una risposta - spiega Livia Turco - a
quanti, operatori e cittadini, richiedevano chiarezza sulla possibilità di
effettuare diagnosi preimpianto, chiarendo che le linee guida, in quanto tali,
non possono prevedere divieti che non siano già contemplati nella legge
stessa". E, aggiunge la quasi ex ministra, "è stato
recepito, come previsto dalla legge, con l'aiuto dell'Istituto superiore di
sanità, il parere del Consiglio superiore di sanità con tutte le indicazioni
contenute". Comprese quelle che invitavano "a implementare il
sostegno psicologico alle donne e alle coppie che accedono alle tecniche di
procreazione assistita prima, durante e dopo l'effettuazione delle tecniche o
anche a seguito del fallimento delle stesse". In attesa che si pronunci
anche la Corte costituzionale, le associazioni Amica Cicogna, L'Altra cicogna e
Madre provetta apprezzano questo passo auspicando comunque che sulla 40 si riapra
il dibattito parlamentare per una nuova legge. Anche se, visti i commenti di
chi dall'attuale maggioranza e oltre tuona contro la "deriva
eugenetica" del decreto ministeriale, non tira aria di miglioramenti.
Anzi. Commenta positivamente le nuove linee guida anche Carlo Flamigni,
professore di ginecologia all'università di Bologna, segnalando però che resta
il "punto debole" dell'obbligo di fertelizzare solo tre embrioni per
ogni ciclo, che "riduce lo spazio per una diagnosi preimpianto che abbia
una probabilità concreta di successo e dunque la possibilità di arrivare a una
gravidanza", perché "nel caso di una coppia con malattie genetiche è
elevata la probabilità che almeno un embrione sia 'malato', e non è detto che
si formino comunque tre embrioni". Per il radicale Silvio Viale,
ginecologo, "le linee guida non sono nulla di rivoluzionario, non
modificano una legge ingiusta ma correggono alcune cattiverie non previste
nemmeno dalla legge" e tra le tante dichiarazioni contrarie, "stupisce il silenzio dei laici del Pdl, assordante e poco
onorevole". Si fanno sentire invece gli ultrà cattolici del Pd,
come i teodem Paola Binetti e Emanuela Baio Dossi che, chiedendo di
"chiarire dal punto di vista scientifico e etico cosa si intende per
selezione eugenetica", sostengono che "la diagnosi preimpianto
sull'embrione appare in contraddizione con la ratio dell'articolo 1
della legge 40. Questa diagnosi permette indirettamente test genetici non
osservazionali. Si potranno così prelevare cellule dall'embrione, danneggiandolo.
Ma non solo, si stravolgono le finalità della legge che ha come obiettivo
quello di rispondere al desiderio di paternità e maternità di coppie sterili o
infertili. Le nuove linee guida è come se rendessero ereditaria la sterilità,
senza affrontarla e risolverla". Spara a zero, poi, l'associazione Scienza
e vita che, all'epoca presieduta dalla stessa Binetti, fu tra i principali
sponsor - con Camillo Ruini - dell'astensione al referendum sulla procreazione
assistita: "Dopo aver difeso la legge 40 nelle piazze e disertando le
urne, tutto potevamo aspettarci tranne che di doverci difendere da un ministro
della repubblica. Un ministro che in questa circostanza ha mostrato tutto il
suo volto illiberale e arrogante e ha apertamente contraddetto l'esito referendario".
E così anche Scienza e vita guarda al nuovo governo intimando: "Dovrà
subito ripristinare la legittimità del risultato referendario".
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Genova Un Pride
laico Asili nido, diritto a scegliere, diritto ad avere un figlio soprattutto
se sei precario, diritti delle famiglie (plurale) e un forte appello ai cattolici che credono ancora nel Concilio Vaticano II: i
centri sociali genovesi, Arcigay e lesbica, le femministe di Usciamo dal
silenzio, gli studenti universitari, la Lila, l'Assemblea antifascista con
l'appoggio di un gruppo di professori universitari tra cui Gianni Vattimo,
lanciano un appello per un Pride Laico nazionale per il 17 maggio, proprio alla
vigilia della visita di papa Benedetto XVI a Genova. Ieri nello spazio occupato
dagli universitari Humpty Dumpty, raccontando i perché del corteo previsto per
il 17 pomeriggio da Sampierdarena a Caricamento mentre il papa sarà a Savona,
le voci si sommavano per spiegare come coniugare una
laicità da riconquistare. Alla manifestazione, che tutti gli organizzatori
ribattono non vuole essere "contro il papa", vengono invitati anche i
cattolici. Alcuni hanno già aderito. Ma "per favore non chiamateci cattolici del dissenso", dice Ottavia del centro sociale Terre di
nessuno, credente, "vittima dei non Pacs" come si definisce,
visto che dopo vent'anni di convivenza, morto il suo compagno, si è trovata con
un pugno di mosche e una figlia a carico. a.f.
( da "Riformista, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Vaticana "ha
difeso i propri temi senza appoggiare l'una o l'altra lista" Paolo Mieli
fa il notista politico sull'Osservatore ed elogia la Chiesa È la prima
intervista a un direttore di quotidiano Sull' Osservatore Romano in qualità di
notista politico. È quanto si evince da un'intervista che copre quasi per
intero pagina tre (nel mezzo anche una foto), con un evidente richiamo in prima
pagina. È il colloquio che Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera , ha
concesso quest'oggi al direttore del giornale vaticano Gian Maria Vian e al
giornalista Marco Bellizi. Un intervento significativo: se da una parte arriva
in scia ad altre interviste che recentemente hanno occupato principalmente
pagina sei - la pagina culturale nella quale, tra gli altri, hanno detto la
loro Banki-Moon e Nicolas Sarkozy -, dall'altra è la prima in assoluto di un
direttore di giornale sul quotidiano della Santa Sede. In questo senso è un
intervento storico e che, tra l'altro, arriva a elezioni (ballottaggi compresi)
terminate, elezioni che nei giorni scorsi erano state giudicate da Mieli come
un passaggio storico della Repubblica, e che, questa volta, non sono state
precedute da nessun tipo di endorsment da parte del direttore del Corriere . Sobrietà
che, evidentemente, non è dispiaciuta in Vaticano. Paolo Mieli, oltre che
direttore del più importante quotidiano italiano, è anche storico stimato e,
dunque, il primo motivo del suo intervento sull'Osservatore è qui che è da
ricercarsi. In secondo luogo, ha senz'altro giovato l'imparzialità delle sue
analisi post elettorali. La stessa cosa che ha fatto nell'intervista di oggi
sull'Osservatore intitolata "L'Italia è a una svolta storica. Ma il
dialogo politico è lontano". La svolta, appunto, secondo Mieli, è quella
che viene da un Pdl che sfonda non solo al Nord, ma pure in meridione e
soprattutto nell'Italia centrale: uno "sfondamento" che dà "un
carattere nazionale e quindi definitivo a quella vittoria". Tra i difetti
che non hanno permesso al centrosinistra di raggiungere un risultato
significativo, i suoi legami con il passato esibiti "come titoli di
nobiltà" e senza "accorgersi che quando si cambia una fase storica,
quei legami ti fanno apparire decrepito". La vittoria schiacciante del Pdl
sembra non favorire la possibilità del dialogo da qui in avanti. Spiega Mieli:
"Il dialogo richiede una forma di parità degli interlocutori". Ma,
visto il risultato elettorale, ci si trova di fronte alle peggiori condizioni
"per varare regole condivise". Forse, il passaggio più significativo
dell'analisi di Mieli è quello dedicato alla Chiesa. Mieli dichiara di aver
apprezzato l'atteggiamento "molto responsabile" tenuto dalla Chiesa
nelle scorse settimane: "Davvero nessuno - spiega - può dire che la Chiesa
abbia appoggiato un contendente a vantaggio dell'altro, anche in presenza di liste come quella di Giuliano Ferrara che poteva
indurre i cattolici a esporsi oppure in casi come le elezioni di Roma, con la
presenza di un candidato come Francesco Rutelli che nella scena politica è uno
dei più sensibili ai temi della Chiesa". E ancora: "La Chiesa ha
fatto tutto quello che noi laici le chiediamo sempre di fare, si è mantenuta in
atteggiamento di sobrietà, ha continuato a difendere i propri temi ma
non in modi che avrebbero potuto alludere all'appoggio all'una o a un'altra
lista. Considero questo il contributo più grande che la Chiesa possa dare a una
evoluzione positiva della vita pubblica italiana". La Chiesa battendosi
sul piano della difesa dei valori, mostra neutralità ma non disinteresse, una
neutralità, dunque, "esibita", frutto di "autocontrollo voluto e
condiviso", "dimostrazione di grande civiltà". Parole, queste
ultime, che senz'altro fanno piacere in Vaticano, e, in primis , al cardinale
segretario di Stato Tarcisio Bertone. 01/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Sono in partenza per
un paesino al confine tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio
per un mio libro. Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi
giorni e se non sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a
collegarmi una volta al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti!
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Commenti Invia questo articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le
interviste riciclate Nel post precedente trovate il link per leggere
integralmente l'articolo con il quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha
lanciato l'allarme sulla salute del Papa affermando che già si parla della sua
successione. Nell'articolo in questione si citano parole del cardinale Oscar
Andrés Rodriguez Maradiaga, salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa
(Hondouras), il quale afferma che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo
mondo. Parole che sono state lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che
il cardinale, leggendo Le Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati
citati (tratti da un libro appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista
del 2001, dunque del tutto fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega
Hervé Yannou, autore dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena
leggere la sua lettera, che posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso
noi giornalisti siamo vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia. Comunque,
un contributo interessante al dibattito. Una precisazione dalla Francia (da
Montferrer, sui Pirenei, dove sto consultando l'archivio Tisserant): so che il
cardinale Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a Parigi e ho visto un
lancio d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho interpellato in merito
all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi (presenti nel libro)
appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il libro, mentre il collega
Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che ci comunica. Appena
torno in Italia, a metà della prossima settimana, approfondirò una volta per
tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che l'autore del libro abbia usato
anche vecchie interviste, anche se è in effetti un po' strano: se posso
intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare vecchie cose? Scritto in
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questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto che il Papa è
anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani troverete un
articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano francese Le
Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del Papa. In un
lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre anni di
pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger (facendo
i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto XVI
è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la
stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il
Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina,
nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a
St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega
accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta
saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non
aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non
ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il
diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la
cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua che non è mia e non
portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha
avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere
controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva
come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato
innalzato alla responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto
sconvolgere la vita. E' stato negli Usa, domani
presiede una lunga celebrazione, nelle prossime settimane sarà a Savona e
Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia (viaggio aereo di 20 ore), e a
settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi che i giorni di riposo dopo il
viaggio (interrotti dalla celebrazione della fase finale - con omelia - delle
esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano programmati da tempo e che
Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche americane. Insomma, oggi non c'è
alcun allarme sulla sua salute. Vengo al pizzico di sconforto iniziale: sono
passati tre anni, solo tre anni, da quando è finito un decennio
giornalisticamente piuttosto impegnativo per i vaticanisti, chiamati a
pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson, con un susseguirsi di
falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali passati a miglior vita
mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva dalla Francia è un
brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13
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Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi, al termine
della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di San
Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento
molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter sfilare nella
cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad
esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi
pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato della
venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega di
Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio.
L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati
da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre.
Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un
confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni
scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto
non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a
Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo
momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto
intervenire. Perché? E' presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come
condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza
di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori
grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo
"storico del XXI secolo" come si definisce, ha paura di un confronto
pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il
25 aprile, giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio
domani, fino al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale
dei Giovani della Comunità Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio
dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che
conta 550 membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani
vivranno un 25 aprile "alternativo" riflettendo su evangelizzazione e
missione, grazie alle testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più
poveri del mondo. Scritto in Varie Commenti ( 225 ) " (16 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più
urgente Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra
attenzione una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella
cattedrale di St. Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio
che il Papa ha voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo
contatto con le folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una
società in cui la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra
sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza
dell'amore di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (14 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io,
povero successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo
rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro
Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò
tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era
anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la
roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa
essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro".
Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che
parlava della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o
l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per
la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di
Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (17 votes, average: 3.71
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze
americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i
miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle
vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che
leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri.
Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader
religiosi e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica
richiesta, ci aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era
avvenuto. Certo, lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento.
In ogni caso, dopo aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera)
sono uscito a comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato
e titolare del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli
mi ha telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro.
Sono rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla
notizia del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in
due versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a
Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo
sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi
fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (13 votes, average: 4.31
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa,
non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta
celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di
"segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della
società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri
contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale,
involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio".
Anche nella Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo
interno" e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati
sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del
Vangelo". Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della
speranza", delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che
questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di questo
Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni
americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come
schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (25 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Religione e laicità
negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da Washington, dove sono appena
arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico
Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale
di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i
giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua
risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa
Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli
Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per
l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e
il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non
possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma
dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli
Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo
nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle
religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le
possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio
religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione,
della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo
questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per
volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che
A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white,
anglo-saxon, protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata
nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno
di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa
negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) " (12 votes, average: 4
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono
Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia
della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti
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Uomini. Creature viventi finite, limitate, incomplete,... Carlo: Secondo voi
cercare di capire questo mysterium iniquitatis è un tentativo inutile? La
nostra ragione fin dove... Marco Scanavacca: Per il dott. Tornielli: "Una
precisazione dalla Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto... Francesco
Ursino: Il dilemma di Epicuro si smonta da solo, perché pretende di elevare
l'uomo a un livello di... Marco Scanavacca: Per il signor Carlo - May 2nd, 2008
at 11:03 pm - vede, il suo ragionamento è viziato dal non... Gli articoli più
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Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it
May
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Sono in partenza per
un paesino al confine tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio
per un mio libro. Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi
giorni e se non sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a
collegarmi una volta al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti!
Scritto in Varie Commenti ( 44 ) " (4 votes, average: 4.5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le
interviste riciclate Nel post precedente trovate il link per leggere
integralmente l'articolo con il quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha
lanciato l'allarme sulla salute del Papa affermando che già si parla della sua
successione. Nell'articolo in questione si citano parole del cardinale Oscar
Andrés Rodriguez Maradiaga, salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa
(Hondouras), il quale afferma che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo
mondo. Parole che sono state lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che
il cardinale, leggendo Le Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati citati
(tratti da un libro appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista del
2001, dunque del tutto fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega
Hervé Yannou, autore dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena
leggere la sua lettera, che posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso
noi giornalisti siamo vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia.
Comunque, un contributo interessante al dibattito. Una precisazione dalla
Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto consultando l'archivio
Tisserant): so che il cardinale Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a
Parigi e ho visto un lancio d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho
interpellato in merito all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi
(presenti nel libro) appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il
libro, mentre il collega Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che
ci comunica. Appena torno in Italia, a metà della prossima settimana,
approfondirò una volta per tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che
l'autore del libro abbia usato anche vecchie interviste, anche se è in effetti
un po' strano: se posso intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare
vecchie cose? Scritto in Varie Commenti ( 242 ) " (6 votes, average: 3.67
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto
che il Papa è anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani
troverete un articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano
francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del
Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre
anni di pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger
(facendo i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che
Benedetto XVI è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie
hanno la stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa
notare che il Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare
sabato mattina, nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli
impegni. Io c'ero a St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per
appisolarmi. Un collega accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato:
siccome frequenta saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing)
perché la notte non aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che
sinceramente io non ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che
avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni
miei, che seguivo la cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua
che non è mia e non portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro.
Certo, il Papa ha avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e
deve tenere controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa,
quando aveva come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla responsabilità di pastore universale
della Chiesa e si è visto sconvolgere la vita. E' stato
negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle prossime settimane
sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia (viaggio aereo di
20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi che i giorni di
riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della fase finale - con
omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano programmati da tempo
e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche americane. Insomma, oggi
non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo al pizzico di sconforto iniziale:
sono passati tre anni, solo tre anni, da quando è finito un decennio
giornalisticamente piuttosto impegnativo per i vaticanisti, chiamati a pronunciarsi
sulla salute del Papa malato di Parkinson, con un susseguirsi di falsi allarmi
e di rose di papabili (molti dei quali passati a miglior vita mentre Wojtyla
continuava a regnare). Quello che arriva dalla Francia è un brutto segnale: già
si ricomincia? Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Apr 08 Il giorno di Padre
Pio (e i veti dello storico professore) Oggi, al termine della messa celebrata
sul piazzale antistante il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia
l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila
persone si sono prenotate per poter sfilare nella cripta del convento di Santa
Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul
Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista al
cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei
santi, che spiega il significato della venerazione delle reliquie dei santi.
Come sapete, con l'amico e collega di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo
scritto un libro ("Padre Pio. L'ultimo sospetto", Piemme) per
analizzare e confutare i sospetti lanciati da Sergio Luzzatto con il suo volume
sul frate pubblicato lo scorso ottobre. Ebbene, da quando è uscito il nostro
volume Luzzatto non ha mai accettato un confronto o un dibattito, che fosse
televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato
l'invito in questo senso. Luzzatto non solo non vuole confrontarsi con noi, ma
mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva
essere presente Gaeta. All'ultimo momento gli è stato
detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E' presto detto: perché
c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per partecipare a
qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo
che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture parziali e
pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico del XXI secolo" come
si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio pontificare a senso
unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile, giorno di festa per la
liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27 aprile, inizierà a
Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani della Comunità Missionaria
di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi
Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550 membri consacrati e 15.000
aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile
"alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle
testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo.
Scritto in Varie Commenti ( 225 ) " (16 votes, average: 3.69 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente
Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione
una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St.
Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha
voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le folle
dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui la
Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più urgente è
di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore di
Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (14 votes, average: 3.21 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero successore
di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho partecipato alla
messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla Quinta Strada, a
Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone ha fatto gli
auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che ricorre oggi. Il
Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo rendervi grazie per
il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro Signore, e per l'amore che
date anche al povero successore di Pietro. Io farò tutto il possibile per
essere un vero successore del grande san Pietro che era anche un uomo con i
suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la roccia della Chiesa e
così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa essere con la grazia di
Dio in questi tempi il successore di Pietro". Parole che fanno tornare
alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che parlava della propria
"inadeguatezza" al compito ricevuto, o l'espressione di Papa Luciani
che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per la sua missione, aveva
definito se stesso un "poverocristo vicario di Cristo". Scritto in
Varie Commenti ( 116 ) " (17 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze americane Vi scrivo queste
righe da New York. Ho appena finito di scrivere i miei pezzi sulla visita del
Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle vittime degli abusi che
ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che leggerete sul Giornale di
domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri. Avevo preparato un articolo
tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi e sulla messa allo
stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci aveva detto che
l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo, lui intendeva
dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo aver spedito
i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a comprare dei
francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare del blog del
Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha telefonato per
dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono rientrato in pochi
minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia del giorno, come
richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due versioni: la prima
edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il primo articolo, la
seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a Milano, Roma e nei
centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo sulle vittime degli
abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi fosse importante,
perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la "via"
ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi dalla Grande
Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura dell'articolo
- che non era leggibile nella versione online, ovviamente più aggiornata.
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solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta celebrando
al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni
evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni
di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei;
crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle
relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa
c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno" e si
fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad
abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI
parlando degli americani come "popolo della speranza", delle libertà
e delle nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata
"l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle
ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa
furono portati qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti (
148 ) " (25 votes, average: 4.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 15Apr 08 Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi
scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho
viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog
so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che
ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda
che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova
ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il
ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di
vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia
il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica
o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato
volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico
proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere
vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente
e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità
alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha
visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che
esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da
considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con
tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità,
di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi.
L'immigrazione e l'ideale del wasp (white, anglo-saxon, protestant). Quindi la
situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il
modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato".
Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (13 votes, average: 3.46 out of 5)
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mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a
domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa
Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II,
incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di
presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo
pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto
in Varie Commenti ( 93 ) " (12 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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discussioni Francesco Ursino: Perché siamo questo, appunto. Uomini. Creature
viventi finite, limitate, incomplete,... Carlo: Secondo voi cercare di capire
questo mysterium iniquitatis è un tentativo inutile? La nostra ragione fin
dove... Marco Scanavacca: Per il dott. Tornielli: "Una precisazione dalla
Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto... Francesco Ursino: Il dilemma
di Epicuro si smonta da solo, perché pretende di elevare l'uomo a un livello
di... Marco Scanavacca: Per il signor Carlo - May 2nd, 2008 at 11:03 pm - vede,
il suo ragionamento è viziato dal non... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails
Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini
contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio,
accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Gb, disfatta Labour E a
Londra Ken il rosso vacillaLa Libia: "Calderoli ministro? Ripercussioni
catastrofiche"Pestaggio a Verona Ragazzo in comaAvellino, dodicenne
suicida dopo rimproveroGoverno, Montezemolo entra in squadra: "Sarò l'ambasciatore
del made in Italy"Redditi, il web aggira lo stop del Garante Blog Amici
Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di
Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog
di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul
cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Sono in partenza per
un paesino al confine tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio
per un mio libro. Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi
giorni e se non sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a
collegarmi una volta al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti!
Scritto in Varie Commenti ( 44 ) " (4 votes, average: 4.5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le
interviste riciclate Nel post precedente trovate il link per leggere
integralmente l'articolo con il quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha
lanciato l'allarme sulla salute del Papa affermando che già si parla della sua
successione. Nell'articolo in questione si citano parole del cardinale Oscar
Andrés Rodriguez Maradiaga, salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa
(Hondouras), il quale afferma che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo
mondo. Parole che sono state lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che
il cardinale, leggendo Le Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati
citati (tratti da un libro appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista
del 2001, dunque del tutto fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega
Hervé Yannou, autore dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena
leggere la sua lettera, che posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso
noi giornalisti siamo vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia. Comunque,
un contributo interessante al dibattito. Una precisazione dalla Francia (da
Montferrer, sui Pirenei, dove sto consultando l'archivio Tisserant): so che il
cardinale Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a Parigi e ho visto un
lancio d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho interpellato in merito
all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi (presenti nel libro)
appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il libro, mentre il collega
Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che ci comunica. Appena
torno in Italia, a metà della prossima settimana, approfondirò una volta per
tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che l'autore del libro abbia usato
anche vecchie interviste, anche se è in effetti un po' strano: se posso
intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare vecchie cose? Scritto in
Varie Commenti ( 242 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto che il Papa è
anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani troverete un
articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano francese Le
Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del Papa. In un
lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre anni di
pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger (facendo
i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto XVI
è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la
stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il
Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina,
nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a
St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega
accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta
saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non
aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non
ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il
diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la
cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua che non è mia e non
portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha
avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere
controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva
come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato
innalzato alla responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto
sconvolgere la vita. E' stato negli Usa, domani
presiede una lunga celebrazione, nelle prossime settimane sarà a Savona e
Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia (viaggio aereo di 20 ore), e a
settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi che i giorni di riposo dopo il
viaggio (interrotti dalla celebrazione della fase finale - con omelia - delle
esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano programmati da tempo e che
Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche americane. Insomma, oggi non c'è
alcun allarme sulla sua salute. Vengo al pizzico di sconforto iniziale: sono
passati tre anni, solo tre anni, da quando è finito un decennio
giornalisticamente piuttosto impegnativo per i vaticanisti, chiamati a
pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson, con un susseguirsi di
falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali passati a miglior vita
mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva dalla Francia è un
brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13
votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Apr 08
Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi, al termine
della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di San
Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento
molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter sfilare nella
cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad
esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi
pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato della
venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega di
Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio.
L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati
da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre.
Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un
confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni
scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto
non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a
Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo
momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto
intervenire. Perché? E' presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come
condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza
di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori
grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo
"storico del XXI secolo" come si definisce, ha paura di un confronto
pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il
25 aprile, giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio
domani, fino al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale
dei Giovani della Comunità Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio
dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che
conta 550 membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani
vivranno un 25 aprile "alternativo" riflettendo su evangelizzazione e
missione, grazie alle testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più
poveri del mondo. Scritto in Varie Commenti ( 225 ) " (16 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più
urgente Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra
attenzione una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella
cattedrale di St. Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio
che il Papa ha voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo
contatto con le folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una
società in cui la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra
sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza
dell'amore di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (14 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io,
povero successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo
rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro
Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò
tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era
anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la
roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa
essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro".
Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che
parlava della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o
l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per
la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di
Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (17 votes, average: 3.71
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze
americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i
miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle
vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che
leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri.
Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader
religiosi e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica
richiesta, ci aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era
avvenuto. Certo, lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento.
In ogni caso, dopo aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera)
sono uscito a comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato
e titolare del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli
mi ha telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro.
Sono rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla
notizia del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in
due versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a
Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo
sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi
fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (13 votes, average: 4.31
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa,
non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta
celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di
"segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della
società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri
contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale,
involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio".
Anche nella Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo
interno" e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati
sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del
Vangelo". Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della
speranza", delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che
questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di questo
Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni
americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come
schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (25 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Religione e laicità
negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da Washington, dove sono appena
arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico
Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale
di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i
giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua
risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa
Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli
Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per
l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e
il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non
possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma
dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli
Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo
nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle
religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le
possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio
religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione,
della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo
questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per
volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che
A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white,
anglo-saxon, protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata
nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno
di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa
negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) " (12 votes, average: 4
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono
Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia
della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti
gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie
(174) Ultime discussioni Francesco Ursino: Perché siamo questo, appunto.
Uomini. Creature viventi finite, limitate, incomplete,... Carlo: Secondo voi
cercare di capire questo mysterium iniquitatis è un tentativo inutile? La
nostra ragione fin dove... Marco Scanavacca: Per il dott. Tornielli: "Una
precisazione dalla Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto... Francesco
Ursino: Il dilemma di Epicuro si smonta da solo, perché pretende di elevare
l'uomo a un livello di... Marco Scanavacca: Per il signor Carlo - May 2nd, 2008
at 11:03 pm - vede, il suo ragionamento è viziato dal non... Gli articoli più
inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don
Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La
battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare
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proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo
vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di
Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails
Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Gb, disfatta
Labour E a Londra Ken il rosso vacillaLa Libia: "Calderoli ministro?
Ripercussioni catastrofiche"Pestaggio a Verona Ragazzo in comaAvellino,
dodicenne suicida dopo rimproveroGoverno, Montezemolo entra in squadra:
"Sarò l'ambasciatore del made in Italy"Redditi, il web aggira lo stop
del Garante Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister
il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di
Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire
Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it
May
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La storia La scelta
di Sandra che non vuole più abortire ADRIANO SOFRI ALLORA "Sandra" ha
deciso di tenersi la sua creatura e metterla a questo mondo. Bene, evviva.
Viva. E però, non poteva che andare così, salvo che l'Italia volesse sottoporsi
a una Vermicino lunga un maggio, dentro una pancia di ragazza invece che in un
fondo di pozzo. Allora, che cosa resta da dire? Questo giornale ha dato un
forte risalto alla lettera al Presidente della Repubblica di una giovane donna
incinta, pubblicando un'ampia e non corriva conversazione di Laura Laurenzi con
lei. La scelta del giornale va oltre l'interesse per un caso di cronaca e le
sue implicazioni sociologiche ? come sbarcano il lunario le giovani coppie
precarie ? e psicologiche ? con che atteggiamento accolgono l'eventualità di
mettere al mondo un figlio. Direi che si tratti della obiezione al pregiudizio,
che strada facendo è riuscito a trovarsi delle buone ragioni, secondo cui c'è un mondo cattolico e familista fautore commosso del diritto
alla vita e un mondo laico e progressista tetramente devoto al diritto
all'aborto e, via dicendo, al testamento biologico e alla buona morte. Il paradosso
del pregiudizio è arrivato al punto che l'assolutismo del diritto alla vita fin
dal concepimento si mostra il titolare principale, se non unico, della
protezione economica di madri e padri e nascituri, espropriando la sinistra
perfino di quella premura "economicista" che passava per il suo
pregio e la sua dannazione. è una pura pazzia che la difesa della scelta
personale di abortire non vada assieme all'impegno strenuo per sostenere la
scelta di non abortire. SEGUE A PAGINA 23 LAURENZI A PAGINA 23.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del "Guareschi? Piaceva anche ai comunisti" di Roberto
Carnero P iù o meno cent'anni fa, il 1° maggio 1908, nasceva Giovanni
Guareschi. Autore di diverse opere di successo (Il destino si chiama Clotilde,
1942; Lo zibaldino, 1948; Diario clandestino, 1949), con Mondo piccolo: Don
Camillo (1948) e con i personaggi, appunto, di don Camillo e di Peppone - il
primo parroco democristiano, il secondo sindaco comunista a Brescello, un
paesino della Bassa del Po all'indomani della Seconda guerra mondiale - avrebbe
scritto alcuni dei testi più popolari, in Italia e nel mondo, del secondo
Novecento. Eppure la sua collocazione politica a destra per lungo tempo gli
procurò indifferenza, se non ostilità, da parte della critica letteraria
italiana, orientata per lo più a sinistra. Questo anche quando alcuni film
tratti dai suoi libri aumentarono ulteriormente la sua fama: il primo, Don
Camillo, diretto nel 1952 dal francese Julien Duvivier, come il secondo, Il
ritorno di Don Camillo (1953), mentre Carmine Gallone firmerà Don Camillo e
l'Onorevole Peppone (1955) e Don Camillo monsignore... ma non troppo (1961) e
Luigi Comencini Il compagno Don Camillo (1965); tutti, comunque, con gli
indimenticabili Fernandel e Gino Cervi, rispettivamente nei panni del prete e
del sindaco. Il fatto è che dal '45 al '57 Guareschi diresse il settimanale
Candido, sulle cui pagine - spiega Vittorio Spinazzola - "condusse una
polemica anticomunista, dai toni beceri, qualunquisti e a tratti volgari".
Non c'è da stupirsi, dunque, se la cultura di sinistra per molto tempo non
l'amò. Abbiamo interpellato Spinazzola, appunto perché è stato
uno dei primi critici letterari che, all'indomani della morte dello scrittore
(avvenuta nel 1968), avrebbero intrapreso un processo di rivalutazione della
sua opera. Cercando di sottrarla all'area di una cultura solo di destra. Anche
se Spinazzola ci tiene a precisare in che senso una tale operazione sia
legittima: "Il Guareschi di Mondo piccolo è un narratore autenticamente
popolare e per una letteratura come quella italiana l'essere popolare per uno
scrittore è senz'altro un merito. Guareschi affermava che il suo vocabolario
era di duecento parole: un'esagerazione per difetto, evidentemente, ma che
sottolinea la sua semplificazione di linguaggio, la sua ricerca di uno stile
accessibile, pur senza essere né triviale né scolorito, anzi essendo ben vivace
e sanguigno. Certo, la popolarità di Guareschi è una popolarità di destra e la
mia rivalutazione, già negli anni Settanta, riguardava il Guareschi narratore,
non certo il Guareschi giornalista e polemista. Perché è come se nella
produzione narrativa lo scrittore riuscisse ad attenuare la faziosità che
invece nei pezzi scritti per il Candido appare parecchio evidente e a volte
piuttosto insopportabile. Dopo di che bisogna prendere Guareschi sul serio,
dargli l'attenzione e il riconoscimento che si merita, però senza giungere ad
affermare, come ha fatto qualcuno in tempi recenti, che Guareschi è un grande
scrittore: ha svolto un lavoro dignitoso e interessante, ma non è Moravia, non
è Calvino, non è la Morante. È necessario, in questo come in altri casi,
mantenere il senso delle proporzioni". Ma quali sono i tratti più freschi
e gli aspetti più riusciti di Mondo Piccolo? "Guareschi - spiega
Spinazzola - ebbe la fortunata idea di assumere come protagonisti due
personaggi emblematici dei tardi anni Quaranta e dei primi anni Cinquanta, le
due massime autorità di un tipico paesino italiano, il parroco e il sindaco,
politicamente colorati in senso opposto. Su questo sfondo storico e sociologico,
in realtà, si proietta una rivisitazione dello schema archetipico dei due
"gemelli rivali", l'uno in contrasto con l'altro, senza però che si
odino a vicenda. In Mondo piccolo a vincere alla fine è quasi sempre il prete,
ma l'avversario non viene umiliato né schernito ad oltranza. Ciò ha contribuito
a rendere accetti questi racconti anche a un pubblico popolare comunista, per
cui possiamo dire che la fortuna di Guareschi presso i lettori è stata
piuttosto trasversale". Guareschi è anche uno degli autori italiani più
tradotti all'estero. A funzionare anche fuori dai confini patri sono state
senz'altro le valenze metaforiche e le dimensioni simboliche di queste storie,
ma forse proprio anche il carattere prettamente italiano delle vicende.
"La connotazione italiana - sostiene Spinazzola - fu molto importante per
il successo di Mondo piccolo all'estero, dove la coloritura folclorica era
particolarmente apprezzata, rimandando a un'immagine del nostro Paese molto
caratterizzata secondo certe aspettative. Nell'Italia di allora, il prete
rimandava all'egemonia politica della Democrazia Cristiana, anche se Guareschi
democristiano non era. Un'altra trovata particolarmente efficace fu quella del
crocifisso parlante, che sta dalla parte di don Camillo, ma senza identificarsi
con lui, anzi a volte lo rimprovera e cerca di moderarlo. Il ruolo che forse,
fuor di metafora, è lo stesso che Guareschi avrebbe voluto avere nella vita
culturale italiana". I rapporti tra don Camillo e Peppone, nonostante gli
scontri accesi, sono improntati a un'amicizia di fondo; i due sono solidali
quando si tratta di aiutare la loro gente (ad esempio in occasione
dell'esondazione del Po); c'è una bonomia di fondo che caratterizza i loro
rapporti. Oggi, paradossalmente, lo scontro tra laici e cattolici a volte appare più irriducibile. "In quegli anni - commenta
Spinazzola - cattolici e marxisti erano uniti su alcuni principi fondamentali, che non
venivano messi in discussione. Invece oggi il radicalismo con cui vengono
affrontare certe questioni etiche sembra rendere impossibile una mediazione.
La stessa operazione del Partito Democratico, che ha cercato di unire credenti
e non credenti, purtroppo non sembra essere andata proprio benissimo".
Mala tempora currunt: quasi viene da rimpiangere l'Italietta degli anni
Cinquanta e di Mondo piccolo. IL CENTENARIO Il 1° maggio 1908 nasceva l'autore
di Mondo piccolo: Don Camillo. Vittorio Spinazzola, il critico che negli anni
Settanta l'ha rivalutato "a sinistra", ci spiega perché l'ha fatto.
( da "Tempo, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Ha centoquarant'anni
di vita, ma non li dimostra. Ancora ... Ha centoquarant'anni di vita, ma non li
dimostra. Ancora oggi è la più numerosa tra le diverse
espressioni del laicato cattolico (circa 400 mila iscritti), la più radicata
nella realtà ecclesiale (con una rete di quasi novemila associazioni
parrocchiali) e la più legata alla gerarchia ecclesiastica (perseguendo lo
stesso fine apostolico della Chiesa). A pensarci bene, è davvero
straordinaria la tenuta dell'Azione Cattolica. Ha subito prove durissime,
eppure è riuscita ogni volta a venirne fuori, a trovare dentro di sé le
motivazioni giuste per rinnovarsi. Senza andare tanto indietro nel tempo,
basterebbe ricordare il pauroso tracollo tra la fine del Concilio e la
contestazione del '68, con la fuga di almeno due milioni e mezzo di iscritti.
Oppure il confronto con Comunione e Liberazione negli anni Ottanta, le due
anime del cattolicesimo italiano, i "cristiani della mediazione" e i
"cristiani della presenza". O ancora il dissidio con i vertici
dell'episcopato a causa della "scelta religiosa", interpretata da non
pochi vescovi come una riduzione intimistica della fede, un disimpegno
nell'ambito sociale e politico. Oggi, dunque, l'Azione Cattolica non ha più il
monopolio assoluto dell'associazionismo cattolico. Non ha più il ruolo di
interlocutore privilegiato dell'episcopato. Così come non ha più, quale
"terreno" esclusivo, l'azione pastorale nelle parrocchie, per il
diffondersi di nuove forme organizzative che le comunità cristiane si sono date.
E tuttavia l'A.C. si è via via dimostrata una esperienza di cui la Chiesa non
può fare assolutamente a meno. Infatti, proprio per le sue caratteristiche,
l'Azione Cattolica s'è rivelata in piena sintonia con il progetto di una
"nuova evangelizzazione" lanciato da Giovanni Paolo II. Diversa da
altri movimenti - i quali, per la loro stessa fisionomia, sono portati ad
aggregare certe categorie di persone e a escluderne altre - l'A.C. è in grado
di agire sulla massa. E quindi può promuovere, in maniera organica e comunitaria,
quelle che sono le basi portanti della missione evangelizzatrice: la santità di
vita e la presenza nella società. E poi, sul piano strettamente temporale, c'è
da tener conto della situazione inedita che si è venuta a creare in Italia,
dopo la fine della Democrazia Cristiana e dell'unità politica dei cattolici, e dopo il progressivo accentuarsi della diaspora
dei credenti nei vari schieramenti partitici. Fino al delinearsi, con le ultime
elezioni, di un sistema bipolare, con due grandi raggruppamenti attraversati
entrambi da grosse lacerazioni sulle maggiori problematiche etiche. In questo
particolare contesto, la Chiesa italiana è scesa spesso in campo per tutelare
principi e diritti che considera intoccabili, a cominciare da quelli
riguardanti la vita e la famiglia. Ma, nello stesso tempo, la Chiesa si è anche
resa conto di aver bisogno di altre "voci" che possano contribuire a
costruire un consenso il più vasto possibile, nella società italiana, attorno a
questi principi e diritti. E qui il discorso sembra portare direttamente
all'Azione Cattolica, alla capacità che essa ha - sono parole del suo
presidente, Luigi Alici - di "rimettere al centro della vita civile,
sociale e anche politica quei valori irrinunciabili che precedono la dialettica
politica". Ed è lo stesso spirito che animava il "Manifesto al
Paese", dove l'A.C. ribadiva solennemente di voler operare sia per il
primato della fede sia per la promozione del bene comune. Ed ecco il perché dei
tanti motivi di interesse per la XIII assemblea dell'Azione Cattolica che si
apre oggi a Roma. Una assemblea elettiva ma, nello stesso tempo, impegnata a
ripensare la propria storia, e da lì ripartire per progettare il futuro. E,
soprattutto, per favorire la maturazione di un laicato adulto e cosciente. Perché,
se è vero che nella Chiesa si avverte il rischio di un nuovo insidioso
clericalismo, questo rischio è da attribuire non solo ai chierici ma anche ai
laici cristiani.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
L'ora del Romano
Pride: "Il mio Pd non divideva" Ospite dei radicali per l'ultimo
discorso da premier: "Il nuovo partito lo avevo pensato all'interno
dell'Unione". Affondo a Veltroni: "Democrazia è convergenza tra forse
diverse, e io ho vinto due volte" Daniela Preziosi Inviata a Chianciano
(Siena) "Compagni, non siamo qui per celebrare quello che di nobile se n'è
andato", giura un Marco Pannella in forma smagliante, capello candido e
lucido, cravatta fiorita "ma per rianimare la scelta delle riforme".
Spergiura e se ne diverte. Il maxischermo dall'altra parte del palco scava nel
viso del leader quasi ottantenne, simbolo stesso di un partito fragile e eterno
che "campa da 52 anni". Tuoni lampi e saette, tutto il contrario
dell'espressione di Romano Prodi che lo ascolta dalla presidenza, triste
solitario e finale. Il tribuno radicale tiene appesa per un'ora la platea
dell'assemblea dei mille, che ieri pomeriggio ha inaugurato la sua tre giorni
di commissioni e riflessioni a Chianciano Terme. E la platea resta appesa alle
sue digressioni, appesa alla suspence dell'annunciato ultimo discorso di Prodi
da presidente del Consiglio, poi si ritirerà, ha detto. Appesa alle bandiere
della galassia radicale, tutto intorno nella sala: Nessuno tocchi Caino, Non
c'è pace senza giustizia, Associazione Coscioni, Radical party, ma anche Tibet
e Cecenia. C'è di tutto nel discorso di Pannella, modello maratona oratoria:
l'annuncio che lui stesso, che pure non è stato eletto
per veto del Pd, non si farà da parte; il diluvio politico che piuttosto
"è un dissesto idro-ideologico", appena "una crisi di
crescita"; l'intenzione di tenersi le "mani libere" con il Pd
all'opposizione; l'attacco alla Consulta "ha funzionato come una
cupola"; l'elogio delle primarie e della politica all'americana, l'invito
alla sinistra ormai extraparlamentare a discutere insieme di istituzioni, economia
e giustizia. Soprattutto c'è l'amarezza, il rimpianto ("rimpianto" la
parola giusta è questa ma Prodi la negherà con vigore sospetto) del governo
andato, quello che poteva salvarsi grazie a sei voti radicali al senato se solo
"la casta avesse scelto un'altra interpretazione della legge
elettorale". Prodi, fin lì fermo come un sasso, a questo passaggio
oscilla, un colpo di sonno, forse annuisce davvero. Ma è storia di parlamenti
andati. Il destino del governo era segnato, racconta Pannella, "con
consapevolezza", dall'attività dei "falsi innovatori del nostro
settore". Parla di Veltroni o di Bertinotti? Forse di entrambi, il dubbio
resta nell'aria. Quando Prodi attacca, annuncia un discorso più breve
dell'applauso lunghissimo che la platea gli tributa. E certo: Pannella e il
socialista Mauro Del Bue hanno invitato alla missione dei mille tutti gli
sconfitti dell'era unionista. Quelli che hanno un brillante futuro dietro le
spalle. Gennaro Migliore e Salvatore Buonadonna di Rifondazione, i socialisti
che hanno mollato la Rosa nel pugno e sono rimasti con un pugno di mosche nel
pugno, Marco Boato, Cesare Salvi, Khaled Fouad Allam che non è stato ricandidato dal Pd, Grazia Francescato, Franco
Corleone. Il Pd ha mandato qualcuno per cortesia, seconde file. C'è Ignazio
Marino ma lui è un cattolico amico dei radicali, "fra noi chissà chi è il
diavolo e chi l'acqua santa" gioca al microfono Emma Bonino. Poi ci sono
anche quelli con il vento in poppa, arriverà il prossimo direttore della Festa
del Cinema romana Pasquale Squitieri. Prodi attacca, e porta dunque un saluto
ai suoi "ultimi giapponesi". E di lì dipana un discorso che dice, ma
soprattutto lascia intendere e sottende. L'elogio a Bonino ministra
instancabile, donna "che non ragiona in termini di quote", avesse
fatto qualche ministra in più il professore si sarebbe accorto che non è
l'unica. E poi bravi i radicali che lo hanno difeso, "anche su temi in cui
non erano d'accordo", "per coscienza e consapevolezza che avrebbe
dovuto essere comune a quelli che partecipavano al governo". Come dire, a
differenza di altri. Prodi passa in rassegna i meriti del governo, il suo è un
rosario sgranato punto legge per legge, dal coraggio di prendere decisioni
impopolari, al fisco, alla lotta all'evasione. Ma c'è una cosa che vuole dire,
come epitaffio a "un'esperienza intensa e appassionante iniziata il 2
febbraio del '94" e passata per - sottolinea - "due vittorie caso
raro di fronte ad una struttura poderosa e formidabile come Forza Italia".
Ed è: "La fondazione del Pd" è nata all'interno "dell'Ulivo e
poi dell'Unione" e "in quest'ambito il Pd doveva essere il
riferimento delle forze riformiste, socialiste, cattoliche,
laiche e liberali" per chi intende, dice che la sua idea di Pd non è
autosufficiente e indifferente alle alleanze. Le 281 pagine di programma,
continua Prodi, "che sono state molto derise hanno però rappresentato un
momento di affiatamento per le forze che lo hanno sottoscritto".
Per il professore questo è il punto: "La vera questione democratica in
Italia è trovare convergenze tra forze diverse, questa è la democrazia, non la
forza semplificatrice che toglie di mezzo voci". Prodi resta il prodiano
di sempre, il riferimento walterista e cesarista non è necessario. E infatti
Veltroni gli risponde gelido da Roma, dal convegno delle Acli dov'è ospite
insieme a Pier Ferdinando Casini: "Il risultato elettorale è quello che è
ma io resto convinto che serve un segno di discontinuità". Quanto a
discontinuità Casini sarebbe perfetto, solo ci stesse. Il professore le conosce
bene le convinzioni di Veltroni, non le condivide e lo dice. Ai radicali, per
gratitudine, gli ultimi suoi rimasti, come dice lui "un partito che
capisce le difficoltà" rivolge il saluto che si conviene agli ultimi
giapponesi: saionara, arigatò. Che però non è un addio è un grazie, certo, ma
un arrivederci.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 41
categoria: REDAZIONALE Archivi "La Civiltà Cattolica" rivela i timori
del Papa sulla Costituzione Pio XII: attenti ai protestanti N ell'anniversario
dei sessant'anni della Costituzione italiana, continuano a uscire contributi
sui vari aspetti della nostra Carta fondamentale, entrata in vigore il
1Ë?gennaio 1948. Sul fronte dell'interpretazione cattolica, il più attivo è lo
storico gesuita Giovanni Sale, di cui sta per uscire da Jaca Book un volume
dedicato ai rapporti fra il Vaticano e la Costituente. Intanto padre Sale ci
offre alcune anticipazioni della sua ricerca sulla Civiltà Cattolica. Sul
prossimo numero della rivista un saggio basato su documenti inediti del 1946-47
è dedicato a Papa Pio XII (nella foto), il quale criticò un inciso
dell'articolo 8 della Costituzione in cui al primo comma si ammetteva la
"libertà di propaganda religiosa" per tutte le confessioni. Il
Vaticano riteneva, infatti, che ciò avrebbe incoraggiato in Italia lo sviluppo
delle Chiese protestanti, le quali, subito dopo la Seconda guerra mondiale,
facendo leva sulla presenza dei militari statunitensi, avevano incrementato la
loro azione. Padre Sale analizza il punto di vista vaticano, mostrando come gli
schemi presentati dai deputati democristiani fossero oggetto di continue
mediazioni con la Curia. La discussione alla Costituente sull'articolo relativo
alla libertà religiosa fu seguita in Vaticano "con grande interesse e
anche con particolare apprensione ", osserva padre Giovanni Sale. Da una
nota di monsignor Domenico Tardini, stretto collaboratore del Pontefice, si
apprende, tra l'altro, che lo stesso Pio XII era molto interessato alla
disciplina costituzionale dei "culti ammessi": il Papa temeva infatti
che le sinistre, con l'aiuto dei partiti laici, facessero
passare alla Costituente un testo che parificasse, dal punto di vista
giuridico, il cattolicesimo alle altre confessioni religiose. Tre documenti
redatti nella primavera del 1947 da due prelati della Segreteria di Stato e dal
nunzio apostolico in Italia presentano le preoccupate reazioni vaticane.
R. C.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)
Argomenti: Laicita'
Il nostro posto?
Nelle piazze e tra la gente Cara "Liberazione", L'Italia è tornata
fascista! E adesso sì che ci vorrà di nuovo un partito comunista che presenzi e
vigili su tutto il territorio. A questo governo reazionario ci si potrà opporre
soltanto ricostruendo un partito di massa che faccia fronte unico contro l'avanzare
della nuova destra contro l'arroganza di Bossi che cerca di intimorire con i
suoi "fucili sempre caldi" chi avesse intenzione di mettersi contro
le sue sciagurate idee che parlano di federalismo ma che nascondono una bieca
recessione nei confronti del sud. Possiamo farcela, è morta solo la sinistra
parlamentare ma non quella della società civile, quella sinistra, per
intenderci, che non molla, che ha voglia di lottare,che non crede nella
modernizzazione del paese a scapito delle classi più deboli e dei poveri.
Occorre però riprendersi al più presto, riorganizzarsi e ripartire.Occorre
ricominciare aggredendo di nuovo le tematiche che nel passato ci avevano
condotto al 10%, occorre tornare nelle piazze in mezzo alla gente parlando con
essa a quattr'occhi e non da dietro una fredda telecamera. Ovviamente tenendo
conto delle nuove esigenze e delle nuove istanze di una società ormai smarrita,
ma riprendendo i vecchi simboli del lavoro, della solidarietà dell'uguaglianza
che sono propri del comunismo: falce e martello. Pasquale Placanica (Cz)
Comunque, non ripartiamo da zero! Caro Sansonetti, rischiamo di sottovalutare
il lutto simbolico (l'azzeramento della sinistra parlamentare), rimuovendo la
nostra incapacità di narrazione, di proporre scenari futuri efficaci fin dal
presente. Invece, rischiamo di sopravvalutare l'esame elettorale fallito,
traendone affrettate conclusioni sociologiche (e politiche) che richiederebbero
altre categorie analitiche... Comunque, non ripartiamo da zero. Possiamo
riprenderci, ricercando ciò che consente la continuazione del dialogo e delle
relazioni al 3% che ci ha votato, al 16% degli italiani che gradiva le nostre
idee, a quel mondo più vasto che rivendica giustizia e libertà. Giuseppe Dimola
Vuittone (Mi) Le bugie hanno le gambe corte Caro direttore, il risultato
elettorale del comune di Roma non è altro che la risposta del popolo alle
fandonie raccontate da Veltroni in campagna elettorale... Hanno offeso
l'intelligenza degli italiani facendo credere loro che potevano vincere le
elezioni. Risultato finale :circa 10 punti di differenza, ma intanto il popolo
è rimasto ingannato e per ripicca al secondo turno di Roma, capito l'antifona,
ha compiuto la propria vendetta, a scapito di Rutelli. Ben vengano anche nel Pd
accese discussioni, hanno fatto credere di essere vicini alla meta, imbarcato
nelle liste di tutto e di più e come disse un famoso proverbio: chi è causa del
suo mal pianga se stesso. Emilio Testa via e-mail 1° maggio, non ci hanno fatto
arrivare a Roma! Caro direttore, il 1° maggio è avvenuto un fatto veramente
vergognoso, teso a boicottare l'affluenza al concerto del primo maggio a Roma.
Alla stazione di Napoli Piazza Garibaldi, oltre alla mancanza del consueto
treno occupato, che da anni garantisce la partecipazione gratuita ad una
manifestazione nazionale di altissimo valore sociale e politico come quella del
primo maggio, sono stati bloccati i treni regionali ed intercity provenienti da
sud e diretti a Roma. L'unico treno ad essere partito in orario utile per
garantire di arrivare in orario al concerto, il regionale delle ore 14 e 30, è stato bloccato alla stazione di Aversa per circa sei ore,
col pretesto che una trentina di persone sulle oltre 1500 presenti sul treno
non avevano il biglietto. In realtà... Io e la maggior parte degli altri
passeggeri abbiamo preferito munirci del biglietto per l'intera tratta, cosa
che, visti i fatti, non è servita ad altro che a consentirci di denunciare
Trenitalia per il disservizio. Ad Aversa ci hanno fatto scendere e salire dal treno
per sei ore, promettendoci che saremmo ripartiti ogni volta che protestavamo; e
quando dopo l'ennesima volta gli abbiamo risposto che volevamo il nome del
responsabile del disservizio e che su quel treno non ci saremmo risaliti
inutilmente ancora una volta, hanno mandato la polizia in assetto
anti-sommossa. Tengo a sottolineare che non vi è stato
alcun atto di violenza da parte nostra, e che oltre al migliaio e passa di
ragazzi come me che volevano andare al concerto, c'erano anche persone, tra cui
anziani e bambini, che il treno lo dovevano prendere per altri motivi. Per
tutto il tempo che siamo rimasti in stazione non è passato neanche un altro
treno, nemmeno per tornare a Napoli. Alla fine verso le 20.30 hanno mandato dei
pullman che ci hanno riportato a Napoli, di andare a Roma neanche a parlarne,
e, come se non bastasse volevano far salire solo chi aveva il biglietto per
Roma, cosa che ha scatenato, ovviamente, una protesta (non violenta) unanime,
alla quale la polizia ha ben pensato di reagire con una carica, alla fine per
fortuna solo sfiorata. E' possibile essere deportati in uno stato
democratico? O forse non viviamo più in uno stato
democratico? Ai posteri l'ardua sentenza! Elisabetta Bevilacqua via e-mail Ma
Di Pietro non dice nulla su Schifani? Cara "Liberazione", sono
impressionato dal silenzio tombale e dalla non chalance con cui la (presunta)
opposizione "democratica" ha accolto l'elezione di Schifani a seconda
carica dello Stato. L'assenza sull'argomento dell'informazione ce l'aspettavamo
(mica è falso ciò che dice Grillo...), ma dove sono finiti quelli che volevano
un Parlamento pulito? Dov'è Di Pietro e tutta l'IdV? Enzo Lanciano via e-mail
Caro Alemanno, noi atei chiediamo parità di ascolto Cara
"Liberazione", vorrei che pubblicassi questa lettera aperta che gli
atei scrivono ad Alemanno, sindaco di Roma: "Caro sindaco Alemanno,
leggiamo con interesse la tua volontà di essere Sindaco di tutti i romani, ed
apprezziamo il tuo interesse per i valori espressi dalle comunità cattoliche ed
ebree. Vogliamo ricordarti però che a Roma non esistono solo quelle comunità,
ma anche moltissimi cristiani di altri e variegati orientamenti, islamici,
induisti, buddisti e credenti nelle più disparate religioni. E ci sono anche
gli atei che sono il 6 per cento della popolazione, secondo una seria indagine
statistica dell'Istituto Piepoli. Noi atei con il presunto
laico Veltroni, anche lui sedicente Sindaco di tutti i romani, non siamo
riusciti ad ottenere nemmeno un colloquio. Siamo curiosi di vedere se il cattolico
Alemanno ritiene di riconoscere parità di diritti nell'ascolto, oltre che a cattolici ed ebrei, anche alle comunità dei credenti in altro e dei non
credenti in alcuna entità soprannaturale". Giulio C. Vallocchia
direttore di www.nogod.it La Resistenza? Non proprio una "guerra
civile"... Caro presidente della Repubblica, ho inteso le sue ottime
parole che ha detto il 25 aprile a Genova e le ho apprezzate molto, ma su una
cosa sono rimasto perplesso: quando ha detto che è stata una "guerra
civile". Qui non ci siamo, signor presidente, perché la nostra guerra che
facemmo sulle montagne, nelle città e nelle periferie di tutta Italia, fu
contro l'invasore nazista, le Ss e i torturatori fascisti, spie e servi dei
tedeschi. Questa è la realtà. Non fu "guerra civile" perché tutta la
popolazione aiutò i partigiani, le partigiane, le staffette partigiane, i
renitenti alla leva, militari sbandati, gente fuggita dai campi di
concentramento nazisti, eccetera eccetera. La popolazione aiutò molti ebrei
nascondendoli ai tedeschi e ai fascisti. E al momento giusto insorsero insieme
ai combattenti della Resistenza. Questa è la realtà. Nando partigiano
combattente dei Gap periferici dell'VIII zona di Roma Un grande sfacelo per il
pianeta: i bambini-soldato Caro direttore, il mondo a fuoco e fiamme. In circa
cinque Paesi si spara e si uccide. In 41 Paesi è in vigore la pratica di far
combattere i bambini. Sono 300 mila i bambini soldato che vengono gettati
nell'orribile pantano della guerra. L'80 per cento dei bambini sfruttati nei
conflitti non hanno ancora quindici anni. Tra le fila delle fazioni che si
sparano ci sono anche molte bambine. Lo sfacelo del pianeta è anche questo.
Fabio Sicari Bergamo La mafia oggi gestisce grandi risorse Cara
"Liberazione", la mafia ringrazia e si accinge a
"capitalizzare" la sua campagna elettorale che in Sicilia ha portato
ad una maggioranza "bulgara" per il centrodestra. La mafia oggi non
spara, non uccide se non in casi eccezionali; la sua forza dirompemte è nella
gestione "legale" di grandi risorse collettive, pubbliche, per i suoi
affari. Il Ponte sullo Stretto di Messina è tra le priorità del governo
Berlusconi e il sostegno del nuovo governatore della Sicilia è enorme. Lombardo
si accinge a tirare le fila delle sue promesse, in primis con il Ponte...anche
se tanti studiosi ed esperti lo sconsigliano data la "natura"
particolare di quell'area, soggetta tra l'altro a continui movimenti sismici.
Lo sconsigliano anche per un impatto ambientale che viene definito
"nefasto", tanto che anche i suoi sostenitori adesso ipotizzano altre
soluzioni... ma il Cavaliere e Lombardo non vogliono sentire ragioni; essi
vogliono il Ponte in tempi stretti e già dicono che sta entrando nella fase
degli appalti. Povera Italia: la distruzione del suo tessuto ambientale, delle
sue bellezze, già molto compromesse, entra in una ulteriore fase drammatica,
con il sogno terrificante del Cavaliere di Arcore. Francesco Lusciano Chioggia
(Ve) 03/05/2008.