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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Laici e chierici"

Nuovo altolà di Fini all'alleanza con Ferrara ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma il laico Fini ? lo ha detto in un'intervista mattutina ? nutre "molti dubbi sull'apparentamento a una lista collegata a una battaglia pur sacrosanta". Nemmeno l'incontro con Gianni Alemanno (incontro al termine del quale An sembrava aver concordato una linea favorevole alla lista Ferrara) gli ha fatto cambiare del tutto idea.

La Pira presto beato<I politici lo imitino> ( da "Secolo XIX, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: soprattutto oggi la figura di La Pira sarebbe un bel modello soprattutto per i molti laici coinvolti in politica nel mondo sociale e culturale. Non saremo certo noi a bloccarla, anzi". E a proposito di "fama di santità": si tratta soltanto del primo passo del processo, è riconosciuta dalla gente, presentata dai media che - avvertono le gerarchie vaticane - non devono però manipolarla.

<Non siamo disposti a scioglierci: il Pd dev'essere una forza aperta> ( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Se vi alleate con Veltroni come convivrete con i cattolici? "Noi con i cattolici abbiamo vinto le grandi battaglie civili del Paese". Con o contro? "C'è un cattolicesimo liberale che è espulso e cancellato dalle gerarchie del Vaticano, ma che è vivo nel Paese. Con i cattolici laici ci troviamo bene".

Bobbio e l'aborto ( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con la sua straordinaria arte di distinguere le cose e gli ambiti, sarebbe preziosa ma non è forse gradita. Oppure non si ricordano quelle parole di Bobbio in difesa del concepito perché dà fastidio che sia stato un non-praticante, estraneo o quanto meno esterno alla Chiesa cattolica, a pronunciarle? Claudio Magris.

Cattolici divisi tra Walter e Silvio ( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma ci sono anche molti italiani che si considerano a pieno titolo cattolici - anche praticanti - e hanno ormai una visione laica dei rapporti tra Stato e Chiesa", scrive Alessandro Amadori, direttore di Coesis Research, la società che ha condotto la ricerca. Nessun approccio ideologico. Alla domanda "chi rappresenta meglio i voti cattolici?

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: iscrizione della politica entro un orizzonte etico e l'autonomia responsabile dei laici cristiani nell'esercizio delle loro responsabilità politico-istituzionali. Due punti perfettamente coerenti con il magistero della Chiesa. è lo stesso magistero della Chiesa che addita i "cristiani adulti" quale meta dell'azione educativa e pastorale.

Balena bianca il passato non torna ( da "Riformista, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al legame con un solo partito, può apparire preferibile la presenza di cattolici o di laici sensibili ai valori cattolici nei diversi soggetti politici, in grado - all'occorrenza - di delineare convergenze trasversali (le cose, ovviamente, cambierebbero se la presenza dei cattolici nel Pdl e nel Pd diventasse irrilevante).

Sindaco avvia la campagna citando giovanni paolo II ( da "Riformista, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che pure ha incontrato consensi anche in una parte del mondo laico, è una battaglia che scalda in primo luogo i cuori di settori consistenti di un mondo cattolico che può vedere in lui il paladino della difesa di quei valori non negoziabili per la quale papa Ratzinger si spende senza riserve sin dall'inizio del suo pontificato.

Da la pira a pio xii ecco il toto-beatificazioni ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sarebbe un bel modello per tanti laici impegnati in politica oggi". Frenato appare il processo del vescovo Romero, assassinato in Salvador da squadroni della morte di estrema destra mentre celebrava messa. "Per parlare di martirio un cattolico, deve essere ucciso dall"odio alla fede e non per motivi sociali o politici", ha detto Saraiva.

"ecco i punti etici del vaticano per i politici cattolici" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la Città del Vaticano è uno Stato straniero, il pontefice è vescovo di Roma e primate d'Italia. E un legame storico speciale, riconosciuto dalle stesse autorità italiane". Vi preoccupa la diaspora cattolica? "Mi sembra accettata. Il cardinal vicario Ruini, ex presidente della Cei, lo ha notato più volte negli anni passati: i cattolici sono ormai presenti nei diversi schieramenti,

Pisanu: Caro Silvio, adesso vai a caccia di elettori del Pd ( da "Tempo, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: essi cattolici o laici". Lei che è uno dei cattolici più autorevoli del Pdl come vede la disputa sul voto cattolico? "Chiariamo innanzitutto che il voto dei cattolici non appartiene a nessuno. è un voto esigente che va conquistato sul campo, volta per volta, nel confronto politico sui grandi temi etico-religiosi e sociali che fanno parte del quotidiano insegnamento della Chiesa"

Non tirate il Papa per la tonaca pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Fin qui io laico e anticlericale concordo in tutto con l'amico cattolico Brambilla. Analisi perfetta. Ma... Ma così torniamo a mescolare il sacro e il profano, la politica e la religione. A tirare il Papa per la tonaca un po di qua e un po di là. E a cercare di convincere i lettori che il Parlamento è diviso in due,

Non tirate il Papa per la tonaca ( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E perfino per un laico anticlericale come chi scrive appare blasfemo e offensivo questo volgare mercato dove si confondono i simboli dei partiti con quelli più nobili e alti della fede e della cristianità. Dove in ogni programma elettorale, come su una bancarella, vengono esposti, come merci dascegliere, l'abbassamento delle tasse e la moratoria sull'


Articoli

Nuovo altolà di Fini all'alleanza con Ferrara (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

LISTA ANTI ABORTISTA Nuovo altolà di Fini all'alleanza con Ferrara ? ROMA ? SÌ AL CANDIDATO Giuliano Ferrara, 'ni' allo sposalizio con la sua lista 'Per la vita'. In casa Pdl c'è maretta sul futuro politico del direttore del Foglio. An ha dapprima concesso il via libera sia al Ferrara sindaco di Roma sia all'alleanza con il simbolo elettorale anti-abortista. In serata, però, Gianfranco Fini ha ribadito la sua linea, ossia: "L'aborto è sempre un dramma, dunque mi auguro che Ferrara desista dall'intenzione di presentare una lista collegata a un tema drammatico". Ora toccherà ? forse oggi stesso ? a Silvio Berlusconi in persona sciogliere il nodo. IL CAVALIERE resta entusiasta all'idea dell'elefantino in Campidoglio, ma non è convinto dell'apparentamento con un'altra lista, per giunta squisitamente etica. Teme un effetto boomerang dopo i veti a La Destra e all'Udc. E che in Forza Italia la decisione sia tutt'altro che scontata lo prova un insospettabile critico del simbolo Pro life: "Ho condiviso la moratoria di Giuliano ? spiega il ciellino governatore della Lombardia, Roberto Formigoni ? non la sua lista". Il protagonista di tanto dibattere stima i consensi per la sua formazione al 6%, garantisce a Berlusconi "la vittoria certa" e, in una nota (prima che Fini correggesse la decisione di An) ringrazia i vertici di via della Scrofa ribadendo la "disponibilità ad assolvere a qualunque impegno con entusiasmo". Certo è che An non è unita sul caso Ferrara. Matteoli assicura che "c'è l'intesa" sulla candidatura del direttore del Foglio a sindaco della Capitale. Ma il laico Fini ? lo ha detto in un'intervista mattutina ? nutre "molti dubbi sull'apparentamento a una lista collegata a una battaglia pur sacrosanta". Nemmeno l'incontro con Gianni Alemanno (incontro al termine del quale An sembrava aver concordato una linea favorevole alla lista Ferrara) gli ha fatto cambiare del tutto idea. Nemmeno la difficolta a individuare lo sfidante di Rutelli (un'ipotesi è quella della giovane di An Giorgia Meloni). Nemmeno il pressing di esponenti cattolici del partito come la Saltamartini ("Il tema della vita non è da relegare alla coscienza individuale"). L'aborto resta dunque protagonista. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini propone una commissione d'inchiesta sull'attuazione della legge 194. E mentre il ministro Livia Turco, smentendo il leghista Polledri, fa sapere di aver già presentato in Aula una relazione sulla legge, intervengono sulla questione anche cattolici del Pd come Paola Binetti ("Occorre tornare allo spirito originale della 194, applicandola in tutte le sue parti") e Franco Marini ("Ferrara? No ? lo giudica ? fare una lista solo sull'aborto è un'avventura"). Marcella Cocchi - -->.

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La Pira presto beato<I politici lo imitino> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

La Pira presto beato"I politici lo imitino" la congregazione per le cause dei santi Tempi più lunghi per Giovanni Paolo II. Mentre a sostegno di Pio XII arrivano nuove testimonianze storiche 19/02/2008 "PIUTTOSTO che di silenzio parlerei di prudenza". Così il cardinale portoghese José Saraiva Martins, responsabile del dicastero vaticano che si occupa delle cause dei santi e dei beati, definisce l'atteggiamento di papa Pio XII di fronte alla tragedia della Shoah. Il cardinale ha presentato alla stampa un "vademecum" come lo ha definito lui stesso, per le inchieste diocesane nelle cause dei santi, la prima fase locale di raccolta di testi e documenti che testimonino la santità di chi potrà essere dichiarato tale dalla Chiesa Cattolica. Tra le beatificazioni eccellenti attese non solo dai fedeli ma da tutto il mondo, oltre a quella di Giovanni Paolo II, allo studio della Congregazione per le Cause dei Santi c'è anche la vicenda umana e spirituale di un altro pontefice, Pio XII, e il modello politico di Giorgio La Pira. Per quanto riguardaPio XII c'è ancora molto da esaminare. Nel 2008, a 50 anni dalla morte, molte iniziative di studio potranno far luce su problemi ancora aperti. Una commissione studierà anche l'idea di indire un concilio e l'inizio della riforma liturgica che venne attuata poi dal Vaticano II. Nessun blocco, nessuna dilazione dunque legata alla "questione ebraica", al supposto silenzio del papa di fronte alla Shoah. Saraiva Martins aggiunge la sua lettura della vicenda a quella del cardinale Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, che definì Pio XII "vittima di una leggenda nera che ha finito per rendere ardua scalfirla anche se documenti e testimonianze ne hanno ampiamente provato la totale inconsistenza". Il pontefice romano agì " nell' interesse dei sofferenti stessi - come disse egli stesso nel 1943 - per non rendere più grave la loro situazione". La discussione, che si sviluppa tra alti e bassi dal 1964 quando il racconto "Il Vicario" mette in moto una violenta critica all'atteggiamento del papa, non è il motivo della lentezza del processo per la beatificazione. Del resto, ha ricordato Saraiva Martins, nell'immediato dopoguerra in molti si erano recati dal papa a ringraziare per il sostegno dato al popolo ebraico, perfino Golda Meir e il Consiglio Mondiale Ebraico. E fu Robert Kempner, magistrato ebreo e pm al processo di Norimberga, a ricordare che: "Qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa, scrisse Kempner, contro il governo di Hitler, sarebbe stato non soltanto un suicidio premeditato?. ma avrebbe accelerato l'assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e sacerdoti". Ci sono altri elementi che dimostrano l'atteggiamento fermo di Pio XII nei confronti del nazismo e delle politiche di selezione della razza. Quando fu pubblicata la enciclica "Summi pontificatus" nel 1939, ha raccontato il cardinale Saraiva, Martins, Goebbels scrisse nel suo diario: "E' uscita questa enciclica e il papa è stato molto duro contro di noi". Un silenzio poco silenzioso. dalla fabbrica dei santi esce anche una indicazione molto attuale dalla vita di un testimone del nostro tempo: Giorgio La Pira, statista fiorentino morto, appunto, in odore di santità. "Quella di Giorgio La Pira è una causa che ci sta molto a cuore, dice Saraiva Martins. E' allo studio e ci auguriamo che quanto prima arrivi alla conclusione. Non è certo ferma, penso che soprattutto oggi la figura di La Pira sarebbe un bel modello soprattutto per i molti laici coinvolti in politica nel mondo sociale e culturale. Non saremo certo noi a bloccarla, anzi". E a proposito di "fama di santità": si tratta soltanto del primo passo del processo, è riconosciuta dalla gente, presentata dai media che - avvertono le gerarchie vaticane - non devono però manipolarla. Partendo dalla "fama di sanità" la pratica di canonizzazione viene proposta alla attenzione delle autorità ecclesiastiche, proprio come avveniva nell'antichità e come è successo per Giovanni Paolo II. Anche se il precedente papa non sarà"santo subito", secondo il cardinale. A. Amb. 19/02/2008.

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<Non siamo disposti a scioglierci: il Pd dev'essere una forza aperta> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

"Non siamo disposti a scioglierci: il Pd dev'essere una forza aperta" di Emanuela Fontana - martedì 19 febbraio 2008, 07:00 da Roma Onorevole Cappato, scioglierete il Partito radicale per correre con Veltroni? "Devo rispondere a Castagnetti?". Non è l'unico a non volervi alleati. "Anche il Pci prevedeva due tessere, e quindi a maggior ragione dovrebbe consentirle il Pd, che dice di nascere come un partito aperto". E in prospettiva? "Noi siamo pronti da molto tempo a scioglierci in un grande partito riformatore nell'ambito di una riforma anglosassone, americana delle istituzioni e del sistema elettorale. E quindi quando questo ci venisse proposto...". Vi è stato proposto? "Ora nessuno ci ha proposto nulla". Ma sareste pronti a confluire in un grande soggetto riformatore? "La presenza elettorale autonoma dei radicali sarebbe superata da una riforma delle istituzioni. Ma non possiamo farlo da soli". Se vi alleate con Veltroni come convivrete con i cattolici? "Noi con i cattolici abbiamo vinto le grandi battaglie civili del Paese". Con o contro? "C'è un cattolicesimo liberale che è espulso e cancellato dalle gerarchie del Vaticano, ma che è vivo nel Paese. Con i cattolici laici ci troviamo bene". Aborto, fecondazione assistita, eutanasia, diritti dei gay. Volete questi temi nel programma del Pd? "Non pretendiamo che questi punti siano nel programma. Non abbiamo cambiato le nostre idee, ma non abbiamo condizioni da porre, né autolimitazioni sul piano dell'iniziativa politica. I temi etici non segneranno le politiche dell'alleanza". Lei dice che i temi etici non saranno un problema, ma la vostra storia? "Senza la sinistra comunista conservatrice e senza il trasformismo mastelliano, sono venuti a cadere i due principali elementi di ricatto e di instabilità della coalizione. Un impegno insieme con il Partito democratico su obiettivi riformatori in materia economica, di giustizia e delle istituzioni sarebbe molto utile per cercare di vincere anziché di perdere le elezioni". Chiederete comunque una legge sull'eutanasia nella prossima legislatura? "Vogliamo la regolamentazione dell'eutanasia contro l'eutanasia clandestina". E ribadite la volontà di riforma della legge 40 sulla fecondazione assistita?.

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Bobbio e l'aborto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-19 num: - pag: 50 categoria: REDAZIONALE IL CONTRIBUTO DI UN LAICO Bobbio e l'aborto SEGUE DALLA PRIMA E' ciò che sta giustamente accadendo, e non solo per le iniziative di Giuliano Ferrara ma anche e già prima con alcune interessantissime e innovatrici riflessioni di intellettuali e scrittrici femministe - ad esempio Alessandra Di Pietro, Paola Tavella, Anna Bravo o Maria Carminati - le quali, senza rinnegare alcuna loro battaglia, affrontano in modo libero e originale i valori della maternità e della vita. Anche in merito a ciò che spetta al dibattito pubblico e a ciò che spetta al Parlamento, la chiarezza di un Bobbio, con la sua straordinaria arte di distinguere le cose e gli ambiti, sarebbe preziosa ma non è forse gradita. Oppure non si ricordano quelle parole di Bobbio in difesa del concepito perché dà fastidio che sia stato un non-praticante, estraneo o quanto meno esterno alla Chiesa cattolica, a pronunciarle? Claudio Magris.

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Cattolici divisi tra Walter e Silvio (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il sondaggio Su "Famiglia Cristiana" l'identikit del voto dei credenti Cattolici divisi tra Walter e Silvio MILANO - Il leader più amato è Veltroni, però tra Berlusconi e Fini prevale il centrodestra. Casini sta in fondo, un paio di punti sopra Bertinotti. Le urgenze più sentite sono quelle di tutti, salari, sprechi, tasse, figli, mentre temi rumorosi come aborto e coppie di fatto raccolgono le briciole. La maggior parte pensa che la Cei faccia bene a diffondere un documento sui valori da difendere e allo stesso tempo voterebbe senza problemi uno schieramento con il partito radicale. Strani personaggi, i cattolici. O forse no: forse sono strani quelli che ad ogni appuntamento elettorale s'interrogano sui credenti come si trattasse di marziani, un mondo a parte da conquistare o rappresentare col bollino. E invece no : "Considerare il "voto cattolico" come esclusiva appartenenza a singoli partiti è l'eredità di un passato che oggi è praticamente inconcepibile", spiega Beppe Del Colle nell'editoriale di Famiglia Cristiana. Il settimanale esce domani con un sondaggio che dimostra una volta di più come il mondo cattolico sia variegato, diviso, talvolta spaccato. "Siamo di fronte a un pianeta segmentato in più gruppi: ci sono sì i cattolici militanti che vorrebbero una politica molto più rispettosa dei dettami della Chiesa, ma ci sono anche molti italiani che si considerano a pieno titolo cattolici - anche praticanti - e hanno ormai una visione laica dei rapporti tra Stato e Chiesa", scrive Alessandro Amadori, direttore di Coesis Research, la società che ha condotto la ricerca. Nessun approccio ideologico. Alla domanda "chi rappresenta meglio i voti cattolici?" il centrodestra (33 per cento, il 39 tra i "praticanti") prevale nettamente sul centrosinistra (12) ma la maggior parte, il 41 per cento, risponde "è indifferente". Il che non significa un'opzione per il "centro ", anche se la nascita della Rosa bianca è giudicata "un'iniziativa positiva" dal 27 per cento. Tra gli elettori cattolici si tende infatti alla semplificazione e per lo più alle due formazioni principali: la maggior parte avrebbe desiderato si presentassero senza alleati sia il Pd (53 per cento contro 24, il resto è "non so") sia la sola Forza Italia (41 contro 24). E tra i leader che si vorrebbero come presidente del Consiglio prevale Veltroni (24 per cento), seguito da Berlusconi (18) e Fini (11). A distanza, chiudono Casini con il 5 e Bertinotti con il 3. Ancora più interessante è l'elenco delle "priorità" (ciascuno dei 505 intervistati poteva elencarne fino a quattro) che il governo dovrebbe affrontare nei primi 100 giorni: "aumentare i salari" (75 per cento), "ridurre il numero dei parlamentari" (50), "ridurre le tasse per le famiglie con figli" (44) e "intervenire per frenare l'aumento di prezzi e tariffe" (42) guidano la lista. Vengono confinati agli ultimi tre posti la revisione della 194 (7 per cento), una legge più severa sulla droga (5) e la legge sulle coppie di fatto (3). Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Per dire: un cattolico può votare una coalizione con i radicali? Il 40 per cento risponde sì, il 35 no. La Chiesa interviene troppo sui temi politici? Il 48 per cento dice di no (con una prevalenza dei "praticanti ") ma il 41 risponde sì (con una prevalenza di chi si dice solo "credente"). Peraltro, il 58 per cento ritiene "opportuno" che la Cei promuova un documento sui valori a beneficio della politica. Morale? "La Democrazia cristiana è morta da un pezzo", scrive Beppe Del Colle. "E, del resto, nemmeno quando era il più forte partito italiano raccoglieva il consenso elettorale di tutti i cattolici". Gian Guido Vecchi.

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Interventi e Repliche (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-02-19 num: - pag: 51 categoria: BREVI Interventi e Repliche Il genio giuridico di Dossetti Essendo cresciuto alla scuola di Giuseppe Lazzati, fraterno amico e sodale politico di Giuseppe Dossetti, nonché, negli anni 30-40, suo superiore nell'Istituto secolare dei Milites Christi, sono entrato in contatto con l'affascinante figura e la ricca e originale riflessione teologico-politica di don Dossetti. Su tre punti mi permetto di dissentire dal presidente Cossiga ( Corriere, 9 febbraio): 1) il Dossetti costituente godeva certo di un rapporto stretto e fiduciario con la Santa Sede, specie nella elaborazione, che si deve al suo genio giuridico, dell'art. 7 della Costituzione, ma il suo non fu un pensiero teocratico. Non a caso si deve proprio a Lazzati e a lui la più rigorosa e, per quell'epoca, lungimirante messa a punto teorica della nitida distinzione tra "azione cattolica" e "azione politica" che li mise in contrasto con Gedda e i Comitati civici. 2) Dossetti, lungo tutta la sua vita, si fece punto d'onore di coltivare sempre un rapporto obbediente e filiale con il proprio vescovo, circostanza di cui ha reso autorevole testimonianza da ultimo il cardinale Biffi, pur così diverso da lui. 3) Tra dossettismo e prodismo non si dà la parentela politica stretta teorizzata da Baget Bozzo. Troppo diversi i contesti, troppo diverse le figure: Dossetti con vocazione spiccata all'elaborazione teologico-politica, Prodi uomo pragmatico piuttosto incline all'azione come si conviene a un uomo di governo. Semmai, ma è tutt'altra cosa, si può convenire sulla circostanza che Prodi, e altri con lui, si riconoscono nella lezione morale di Dossetti su due punti di rilievo: l'iscrizione della politica entro un orizzonte etico e l'autonomia responsabile dei laici cristiani nell'esercizio delle loro responsabilità politico-istituzionali. Due punti perfettamente coerenti con il magistero della Chiesa. è lo stesso magistero della Chiesa che addita i "cristiani adulti" quale meta dell'azione educativa e pastorale. Non si capisce perché a quella espressione sia stato attribuito un senso presuntuoso e polemico. On. Franco Monaco, Partito democratico Afghanistan, eroi e dignità nazionale Condivido in pieno l'amara analisi svolta da Pierluigi Battista riguardante "l'inutile eroe dell'Afghanistan", il primo maresciallo Giovanni Pezzulo ( Corriere, 18 febbraio). Non è però tempo di rassegnazione ed è un dovere per tutti reagire con senso di responsabilità e dignità nazionale. Soprattutto se si pensa che quest'ultima, dolorosa perdita è seguita in queste ore dalle critiche sferzanti che giungono da Londra, dove autorevoli organi di stampa attaccano anche gli italiani, accusati di essere "Soldati parassiti nella missione Nato", tuttora in svolgimento in Afghanistan. Credo che sia venuto il momento, proprio per i militari che hanno subito e continuano a subire perdite dolorose in terre lontane, di far sentire la loro responsabile voce. Credo cioè che sia venuto il momento che alcuni fra i nostri più autorevoli e significativi esponenti militari, quali il consigliere militare del presidente della Repubblica, il generale Mosca Moschini e quello del presidente del Consiglio, il generale Ficuciello, che ha perso anche un figlio a Nassiriya, si dimettano dalle loro funzioni al Quirinale e a Palazzo Chigi, per prendere le doverose distanze dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio come dal presidente del Senato, mentre quello della Camera almeno si è fatto rappresentare, i quali hanno disertato i solenni funerali di Stato attribuiti a un eroe, come scrive anche Battista che non può in nessun caso essere derubricato a "inutile", pena lo sfascio di questo già traballante nostro Stato di diritto. Grazie comunque a Battista, per aver tenuto alto il dibattito pubblico su questa dolorosa perdita di un nostro sfortunato commilitone. Generale Gianalfonso d'Avossa, Roma Il Popolo della libertà Nel sommario dell'articolo "Casini, addio a Berlusconi" pubblicato a pagina 2 del Corriere del 17 febbraio è stato scritto erroneamente Partito delle libertà anziché Popolo della libertà. Ce ne scusiamo con i lettori e gli interessati.

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Balena bianca il passato non torna (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Balena bianca il passato non torna La Dc era il centro, non un partito di centro Una forza del 4% è un'altra questione Ai suoi minimi la Democrazia cristiana aveva il 30% dei consensi La comparsa di uno o più soggetti politici al centro del sistema politico ha immediatamente suscitato l'idea di un ritorno della Dc. Panebianco, sul Corriere , ha parlato di un vecchio progetto politico che si propone di occupare permanente il centro contro la logica bipolare o bipartitica di un'occupazione "mobile" di questo spazio ad opera, di volta in volta, di forze di centro-destra e di centro-sinistra. In questi termini, non ci sarebbe quasi sostanziale differenza rispetto al passato della Prima repubblica, largamente influenzato dalla presenza di un partito di centro come la Dc. Non a caso, Panebianco parla del peso della storia e attribuisce la scelta di oggi agli stessi protagonisti di ieri, quei cattolici che sentirebbero sempre e in ogni circostanza un richiamo irresistibile verso il centro. C'è però qualcosa di troppo geometrico e di poco storico in questa sovrapposizione fra passato e presente. Molte cose, infatti, sono cambiate. Nel 1994, l'improvvisa dissoluzione di una formazione che fino a due anni prima raccoglieva circa il 30% dei voti, non poteva non lasciare una rilevante eredità che si è suddivisa in molteplici direzioni, esercitando nel complesso una notevole influenza. Nel tempo, però, motivi anagrafici e vicende politiche hanno gradualmente consumato tale eredità, provocando, da una parte, il progressivo esaurimento del carico di rancori lasciato dalla "balena bianca" e, dall'altro, crescenti nostalgie per uno stile politico sempre più lontano: insomma, ci si è permesso persino il lusso di rimpiangere la Dc perché si sapeva che non poteva più tornare. Del resto, quindici anni sono un periodo usuale per fenomeni analoghi: solo dopo il 1936, a quattordici anni dalla marcia su Roma, Mussolini ritenne venuto il momento di superare il compromesso di cui aveva avuto bisogno per esercitare il suo potere fino a quel momento e cominciò a realizzare un progetto organico di fascistizzazione della società italiana, peraltro disastroso. Solo all'alba degli anni sessanta, la Dc - già al governo nell'immediato dopoguerra - sfidò apertamente il blocco dei nostalgici del fascismo, ancora molto forte negli anni precedenti. E così via. Insomma, qualunque cosa si formerà al centro non sarà una continuazione della Dc. Non si può, infatti, parlare di centro in astratto: le sue caratteristiche variano con il variare del sistema politico nel suo complesso. Al momento, il bipolarismo appare un dato abbastanza acquisito e sono anche presenti spinte per il passaggio a un sostanziale bipartitismo. L'eventuale presenza di una formazione politica di centro si pone perciò in modo dipendente rispetto alla presenza di due schieramenti (o di due partiti) dominanti. Dire dipendente non equivale a dire marginale o irrilevante, serve però a ricordare il percorso storico attraverso cui si è arrivati a questo punto e a spiegare la situazione presente. L'eventuale nascita di un soggetto di centro, infatti, costituisce non un rifiuto ma una reazione alla ristrutturazione del sistema politico in senso ulteriormente bipolare (o addirittura bipartitico), non ne indica un superamento ma ne rappresenta una conseguenza. Giunta ai suoi minimi storici, nel 1992 la Dc aveva ancora quasi il 30% dei consensi mentre non è sicuro che un nuovo soggetto di centro sarà in grado di superare il 4% nelle prossime elezioni politiche. Non è solo una questione di consistenza elettorale ma soprattutto di sostanza politica. La Dc non è stato un partito di centro, è stato il centro intorno a cui ha ruotato l'intero sistema politico della prima repubblica, a proposito della quale più che di "centrismo democristiano" si deve parlare di "centralità democristiana". Il "partito di centro", qualunque sarà la sua forma, non aspira oggi a tanto: forse non vuole, certo non può. La centralità democristiana faceva leva su una duplice rilevantissima conventio ad excludendum , nei confronti sia dei neofascisti sia dei comunisti. Caduta tale conventio , la situazione si è rovesciata ed è sorto un sistema bipolare in cui chiunque si colloca al centro non può aspirare ipso facto alla centralità. Può invece aspirare ad esercitare un ruolo importante e persino decisivo, spostandosi però verso l'uno o l'altro dei due schieramenti principali ed esercitando una politica del "peso determinante". Questa nuova situazione fa apparire in una luce diversa anche il rapporto fra cattolici e centro. Nella prima repubblica, a lungo i cattolici sono stati stabilmente al "centro" e cioè nella Dc, non solo per orientamento dell'istituzione ecclesiastica ma anche perché questo partito, in quanto cardine dell'intero sistema politico, ha potuto esercitare pienamente il ruolo di "partito italiano" (di "partito nazionale" parlò De Gasperi nel 1947). Nell'attuale situazione, a un nuovo soggetto di centro non spetta "strutturalmente" una collocazione analoga, anche se tale soggetto può proporsi di guadagnare nel tempo importanza politica e disegno nazionale. In tale contesto, non è scontato che l'istituzione ecclesiastica rinunci all'autonomia che ha guadagnato nei confronti delle forze politiche italiane con la scomparsa della Dc: al legame con un solo partito, può apparire preferibile la presenza di cattolici o di laici sensibili ai valori cattolici nei diversi soggetti politici, in grado - all'occorrenza - di delineare convergenze trasversali (le cose, ovviamente, cambierebbero se la presenza dei cattolici nel Pdl e nel Pd diventasse irrilevante). Per quanto riguarda invece l'elettorato cattolico, ormai assai variegato, è dubbio che la nostalgia della Dc abbia oggi il peso attribuitole da Panebianco. Indubbiamente, è possibile che emergano affinità e si stabiliscano legami con una formazione di centro che si richiami esplicitamente a valori cattolici, anche se tale effetto potrebbe essere compensato da un'attenzione nello stesso senso da parte di altri soggetti politici, in grado di eliminare o attutire i motivi del disagio attualmente presenti. Forse, però, potrebbe essere ancora più rilevante la circostanza che i cattolici non possono non porsi anche un problema complessivo di "bene comune", per usare un termine insistentemente richiamato nella loro recente Settimana sociale. È probabile cioè che sulla loro scelta politica peserà anche una valutazione, inevitabilmente differenziata, su chi sia maggiormente in grado di garantire il perseguimento del bene comune e di realizzare una "prospettiva nazionale" cui i cattolici sono stati, almeno in passato, particolarmente sensibili. 19/02/2008.

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Sindaco avvia la campagna citando giovanni paolo II (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Sindaco avvia la campagna citando giovanni paolo II Rutelli parte da Wojtyla e dalle cinquanta chiese La citazione di Wojtyla non è casuale. Rutelli, ieri, nell'annunciare ufficialmente la decisione di candidarsi - per la seconda volta - a sindaco di Roma, ha chiuso il suo intervento con l'ormai storica frase che Giovanni Paolo II pronunciò il 26 febbraio del 2004 durante l'udienza ai parroci romani: "Buon lavoro. Mi verrebbe da dire "damose da fa"". Una frase scherzosa, certo, ma che a suo modo testimonia come Rutelli si consideri, e probabilmente sia, un candidato per così dire ecumenico, che, almeno sulla carta, può correre senza rivali in grado di impensierirlo. E quindi anche con il consenso, implicito, di un'istituzione che nella capitale conta più che in ogni altra parte del mondo, anche in termini di voti. Stiamo parlando ovviamente del Vaticano e del vicariato di Roma: 338 parrocchie, diverse centinaia di sacerdoti e di suore, i seminari, gli ordini religiosi, la rete delle associazioni legate alla diocesi. Rutelli, anche nelle scorse settimane, non ha mancato di sondare il terreno oltre le sacre mura. Tutto è iniziato (ma sarebbe più giusto dire: è ricominciato) lo scorso 1° febbraio quando si è recato nella basilica di San Giovanni in Laterano per i quarant'anni della comunità di Sant'Egidio. Da qui, rinnovata l'amicizia antica e consolidata con uno tra i movimenti ecclesiali più attivi e radicati nella capitale, ha dato il via a un tour di due settimane per verificare quanto fosse ancora saldo il suo rapporto con la città che conta, Chiesa naturalmente inclusa. Partendo da un rapporto di stima e di fiducia di lunga data, quello con il segretario di Stato vaticano Tarciso Bertone. Un rapporto che nel tempo Rutelli ha badato bene a tener vivo: incontri, contatti telefonici, e anche un viaggio in elicottero, quando (era il 17 giugno) fu proprio il vicepremier ad accompagnare Bertone ad Assisi, dove il Papa si era recato per una visita pastorale di un giorno. Sposato in chiesa con Barbara Palombelli dall'ex prefetto delle Chiese Orientali, il cardinale Achille Silvestrini, e considerato affidabile sui temi considerati "non negoziabili" dalla Chiesa (un'affidabilità guadagnata sul campo anche con l'appoggio pubblico alla scelta astensionista nel referendum sulla fecondazione assistita caldeggiata dal cardinal Ruini), Rutelli può mettere sul piatto della sua candidatura anche le cinquanta nuove chiese costruite durante il suo primo mandato di sindaco della capitale negli anni Novanta. Non c'è dubbio che anche adesso, in questa fase di campagna elettorale, il Vaticano continui a considerare il radicale di un tempo come un interlocutore importante, e anche come un possibile alleato, per stoppare eventuali iniziative del governo uscente sulle questioni eticamente sensibili, a cominciare dall'improbabile, ma pur sempre possibile, licenziamento delle nuove linee guida sulla fecondazione artificiale. Insomma, un curriculum importante, quello di Rutelli, al quale nessuno sembra in grado di contrapporre qualcosa di altrettanto significativo. O meglio, uno ci sarebbe: Giuliano Ferrara. Nei sacri palazzi nessuno si sbilancia, ma l'impressione è che il direttore del Foglio , se davvero decidesse di entrare in campo nella contesa per il Campidoglio, potrebbe dare del filo da torcere a Rutelli. Anche perché, se i rapporti con il Vaticano e il vicariato di Roma di Rutelli sono storicamente maggiori, non c'è dubbio che Ferrara abbia riguadagnato negli ultimi anni parecchio terreno, e che a lui guardi con più simpatia una parte consistente delle parrocchie e dei sacerdoti. Non è un caso, infatti, che Ferrara abbia fatto il pieno nei teatri della capitale quando ha presentato, anche con esponenti della curia romana, il libro di Ratzinger dedicato a Gesù. E non c'è ovviamente dubbio che la campagna per la moratoria sull'aborto, che pure ha incontrato consensi anche in una parte del mondo laico, è una battaglia che scalda in primo luogo i cuori di settori consistenti di un mondo cattolico che può vedere in lui il paladino della difesa di quei valori non negoziabili per la quale papa Ratzinger si spende senza riserve sin dall'inizio del suo pontificato. Da un paio di mesi, tra l'altro, si segnala un'attenzione assai alta a questi temi anche da parte di due media vaticani che storicamente preferivano dedicarsi di più alla vita e alla missione della Chiesa che ad analisi e interventi diretti sulle questioni più rilevanti nel dibattito pubblico, l'Osservatore Romano di Gian Maria Vian e l'agenzia Fides di Luca De Mata. Quest'ultima ha recentemente deciso il raddoppio dei lanci, dedicando giornalmente diverse notizie al mondo di internet e, in questo mondo, a quei siti che difendono senza mediazione la vita dal concepimento alla sua fine naturale. 19/02/2008.

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Da la pira a pio xii ecco il toto-beatificazioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Da La Pira a Pio XII ecco il toto-beatificazioni La causa del sindaco democristiano di Firenze procede "veloce" CITTà DEL VATICANO - Battuta d'arresto per Pio XII, colpo di freno per Romero, Wojtyla in corsa regolare, La Pira in ascesa. Fosse una gara, il toto-beatificazioni suonerebbe così. In realtà sono processi ponderatissimi, che riguardano personalità di spicco, ma naturalmente ogni sfumatura nel senso o meno di un'accelerazione viene osservata con attenzione nel Vaticano e fuori. Di Pio XII, il cui iter è concluso, non è stata annunciata la beatificazione. Quest'anno ricorre il cinquantenario della morte. Le comunità ebraiche hanno suggerito da tempo di procrastinare. Il cardinale Saraiva ha difeso la "prudenza" di papa Pacelli, orientata a salvare vite umane. Di fatto quest'anno vi sarà una "nuova, approfondita ricerca" negli archivi vaticani. Nessuna accelerazione per papa Wojtyla. Resteranno delusi quanti speravano in una conclusione della causa ad aprile, nell'anniversario della morte. Per Giovanni Paolo II si seguiranno le normali procedure. Avanza spedito, invece, Giorgio La Pira. La causa del sindaco democristiano di Firenze, morto nel 1977 in odore di santità, sta procedendo "veloce". Ha commentato il cardinale Saraiva: "Sarebbe un bel modello per tanti laici impegnati in politica oggi". Frenato appare il processo del vescovo Romero, assassinato in Salvador da squadroni della morte di estrema destra mentre celebrava messa. "Per parlare di martirio un cattolico, deve essere ucciso dall'"odio alla fede e non per motivi sociali o politici", ha detto Saraiva. "Si stanno ancora studiando i documenti, bisogna arrivare alla certezza assoluta sul motivo del martirio", ha soggiunto. In effetti per qualche anno il Sant'Uffizio aveva bloccato la pratica, sospettando il vescovo di filo-marxismo. Poi la causa era ripresa. (m.pol.).

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"ecco i punti etici del vaticano per i politici cattolici" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Vian, direttore dell'Osservatore "Ecco i punti etici del Vaticano per i politici cattolici" Importa che ovunque ci siano cattolici coerenti con le scelte del magistero MARCO POLITI CITTA' DEL VATICANO - E' bene che i cattolici siano "dappertutto", nei vari schieramenti. L'importante è che i candidati e i futuri parlamentari cattolici agiscano coerentemente con le indicazioni della Chiesa. Lo ribadisce il professore Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano. Professor Vian, come guardate alla campagna elettorale? "Con molto interesse, come ad ogni cosa che avviene in Italia. Nessun altro paese ospita il Papa sul suo territorio e, anche se la Città del Vaticano è uno Stato straniero, il pontefice è vescovo di Roma e primate d'Italia. E' un legame storico speciale, riconosciuto dalle stesse autorità italiane". Vi preoccupa la diaspora cattolica? "Mi sembra accettata. Il cardinal vicario Ruini, ex presidente della Cei, lo ha notato più volte negli anni passati: i cattolici sono ormai presenti nei diversi schieramenti, in tutto il ventaglio politico". E' positivo? "Penso di sì. E' un dato di fatto, da cui trarre tutto il bene possibile". L'Udc corre da sola con il rischio di non farcela. Spaventa l'idea che sparisca un partito dichiaratamente cristiano? "A dire il vero i partiti di ispirazione cristiana sono tre. Ma non penso che il direttore dell'Osservatore Romano debba esprimersi". Non la turba l'eventuale sparizione del simbolo cristiano? "No comment. Credo sia importante che dappertutto vi siano cattolici coerenti con le indicazioni del magistero". Un programma perfettamente cristiano non esiste. Come si regolerà l'elettore credente? "Cercherà di formarsi un'opinione in maniera completa e onesta, secondo una coscienza "formata e informata"". Avendo come stella polare i cosiddetti principi non negoziabili? "Nel 2002 la Congregazione per la Dottrina della fede ha diffuso una Nota dottrinale sul comportamento dei cattolici nella vita politica. E lì si parla di esigenze etiche fondamentali. Firmata dal prefetto, cardinale Ratzinger, e dal segretario: oggi cardinale Bertone". E quali sono i punti cui attenersi? "Il documento li elenca: rifiuto dell'aborto e dell'eutanasia, promozione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra uomo e donna, tutela della vita fin dal concepimento, libertà di educazione, libertà religiosa, tutela sociale dei minori, rifiuto delle forme moderna di schiavitù, economia al servizio della persona e del bene comune, impegno per la pace". Per il resto la Chiesa è al di sopra delle parti? "L'episcopato italiano e quello spagnolo e in ogni altro paese fanno il loro mestiere ottimamente. Né in Italia né in Spagna né in America i vescovi fanno politica. Questo spetta ai laici, credenti o non credenti che siano".

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Pisanu: Caro Silvio, adesso vai a caccia di elettori del Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Parla il senatore cattolico di Forza Italia: "Speriamo cresca il bipolarismo" Pisanu: "Caro Silvio, adesso vai a caccia di elettori del Pd" Fabrizio dell'Orefice f.dellorefice@iltempo.it Beppe Pisanu se ne sta seduto nel divanetto di pelle color crema del suo ufficio del Senato. Parla piano. E più che dichiarare riflette ad alta voce. Lui, ministro degli Interni nel corso della campagna elettorale del 2006, guarda quella appena iniziata con un po' di distacco. Senatore, Veltroni dice: Casini è il centro, anche io lo sono, Berlusconi è la destra. è così? "Al seminario di Gubbio dell'anno scorso dissi che il Pd non andava sottovalutato e che Veltroni lo avrebbe guidato come un partito di sinistra che marcia verso il centro alla ricerca dei voti di Forza Italia. è quello che sta avvenendo. Per questo proponevo allora che il nuovo partito, la sezione italiana del Ppe, andasse oltre i confini tradizionali del centrodestra e si rivolgesse a interlocutori nuovi come Pezzotta, Montezemolo, Monti ed altri ancora". E ora? Può provocare danni il fatto che Casini corra da solo? "Certamente non è un fatto positivo, perché introduce un elemento di divisione nell'area moderata e offre appigli polemici al centrosinistra". Quali effetti produrrà sul piano elettorale questa dissociazione? "Facciamo un passo indietro". A quando? "Alle prove elettorali degli ultimi quindici anni. L'esperienza e le analisi più avvedute ci hanno dimostrato che gli italiani si dispongono normalmente su tre blocchi di partenza: uno di centrodestra ed uno di centrosinistra formati da elettori piuttosto fidelizzati; ed un terzo blocco dove si raccolgono gli astensionisti e i cosiddetti "elettori di impulso", quelli cioè che decidono se e come votare soltanto negli ultimi quindici giorni. Questi ultimi decidono il risultato elettorale muovendosi in una direzione o nell'altra". Ma il terzo blocco non è l'elettorato di centro? "No, perché quello non è uno spazio politico circoscritto, ma un campo elettorale aperto dove i due blocchi maggiori si contendono la vittoria finale. Proprio su questa base dissi una volta al mio amico Marco Follini che la sua agognata "terra di mezzo" era in realtà una terra di nessuno". E oggi lo direbbe anche a Casini? "Sì e a maggior ragione, perché nel frattempo nei due blocchi principali sono sorti due grandi partiti uno di centrodestra con il 40% dei voti e uno di centrosinistra con il 30%; due partiti che proprio per la loro dimensione e la loro qualità politica hanno una maggiore capacità di attrazione verso gli elettori del terzo blocco erroneamente considerati centristi". Ma vorrà riconoscere all'Udc oltre alla vocazione centrista anche una presa particolare sull'elettorato cattolico? "Certo che gliela riconosco e mi dolgo del fatto che l'Udc non sia insieme a noi nel Pdl che è, mi permetta di sottolinearlo, la più importante componente italiana del Ppe. Anche per questo penso che gli elettori cattolici non capiranno la dissociazione di Casini e che continueranno a sostenere l'idea del partito unico dei moderati italiani, siano essi cattolici o laici". Lei che è uno dei cattolici più autorevoli del Pdl come vede la disputa sul voto cattolico? "Chiariamo innanzitutto che il voto dei cattolici non appartiene a nessuno. è un voto esigente che va conquistato sul campo, volta per volta, nel confronto politico sui grandi temi etico-religiosi e sociali che fanno parte del quotidiano insegnamento della Chiesa". E Ferrara? "Ferrara non conduce una battaglia politica. Semmai rende testimonianza attiva ad un valore che per noi cattolici è sacro, quello della intangibilità della vita dalla prima all'ultima scintilla della parabola umana". E Berlusconi? "Continuerà a sostenere sul terreno della politica le battaglie più significative dei cattolici italiani, come in passato. Le ricordo, a titolo di esempio, quelle per la scuola libera, per l'impiego ragionevole della procreazione assistita, per la famiglia e quella più recente per la completa applicazione della 194 specialmente nelle parti che riguardano la prevenzione dell'aborto". Come la mettete con Veltroni che vi incalzerà anche su questi temi? "Non lo farà. Egli sa bene infatti che per ogni voto corteggiato dalle nostre parti rischierebbe di perderne almeno due dalle sue parti, uno post-comunista e uno radical-chic. Semmai siamo noi che possiamo conquistare voti nel tradizionale blocco sociale di centrosinistra". Andare a pescare a sinistra? "è quello che già accade in larga parte del Nord, dove la maggioranza della mitica classe operaia vota già Forza Italia. Può accadere in altri parti del paese e per altri ceti sociali". Che campagna elettorale sarà questa appena iniziata? "Forse sarà meno confusa e, salvo complicazioni, meno aspra della precedente. Mi auguro che serva a far crescere il bipolarismo italiano, dando vita a schieramenti omogenei e tra loro naturalmente alternativi. Solo così possiamo costruire una vera democrazia dell'alternanza".

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Non tirate il Papa per la tonaca pag.1 (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)

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Non tirate il Papa per la tonaca di Nicola Forcignanò - martedì 19 febbraio 2008, 07:00 Eppure, ieri, l'attento Michele Brambilla, profondo conoscitore del mondo cattolico, proprio su queste pagine faceva giustamente notare l'attenzione della Chiesa verso un ipotetico centro - attraverso il proprio giornale, l'Avvenire - nella speranza di un successo elettorale in grado di esibire nel proprio marchio i simboli dichiaratamente di ispirazione cattolica. Secondo Brambilla, però, la Cei ben si guarderà dal dare un'indicazione di voto. Cosa che anche se accadesse - viste le ultime invasioni di campo da Oltretevere -ben poco mi stupirebbe. Ma piuttosto si limiterà a fissare quei paletti giudicati invalicabili dall'attuale pontefice e dal mondo cattolico: temi, dalla fecondazione artificiale alla famiglia e all'aborto, sui quali il Vaticano ha martellato negli ultimi mesi come un'incudine. Brambilla, poi, ha giustamente ricordato quanto sia trasversale il voto del mondocattolico, di quanti parroci cerchino, riuscendoci, a fare proseliti a sinistra e ha ribadito l'inutilità dei pochi voti che raccoglierà l'Udc di Casini, paragonandola addirittura ai voti cheda Almirante i benpensanti di allora facevano confluire nella Democrazia cristiana: "Voti in frigorifero". Fin qui io laico e anticlericale concordo in tutto con l'amico cattolico Brambilla. Analisi perfetta. Ma... Ma così torniamo a mescolare il sacro e il profano, la politica e la religione. A tirare il Papa per la tonaca un po' di qua e un po' di là. E a cercare di convincere i lettori che il Parlamento è diviso in due, da una parte i devoti e dall'altra i mangiapreti. Ingannando noi stessi che inunsistema bipolare, qual è quello al quale tendiamo, certi temi non siano trasversali e nonabbraccino tutto l'arco costituzionale. Pensiamo al laicissimo Marcello Pera e al suo cammino interiore, o alla crociata un po' guascona di Ferrara. Chi se lo sarebbe mai aspettato? E chi si sarebbe immaginatomai Rosy "Maria Goretti" Bindi battersi per le unioni civili o la devota Binetti dibattersi tra la propria fede e gli ordini di partito? Caro Brambilla, non so chi e che cosa voteranno i cattolici. Ma in questo sgangherato Paese afflitto da mille problemi, non sarebbe meglio per tutti che almeno le elezioni fossero un problema laico?.

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Non tirate il Papa per la tonaca (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Laicita'

Di Nicola Forcignanò - martedì 19 febbraio 2008, 07:00 Puntuale come l'inutile e stucchevole dibattito sulle quote rosa, alla vigilia di ogni appuntamento elettorale ritorna il problema del voto dei cattolici. Come se la fede fosse complementare alla politica e viceversa. Come se credere implicasse obbligatoriamente l'appartenenza a un gruppo o addirittura a un partito. Come se solo sotto alcune bandiere i cattolici potessero abbracciare i propri valori e il proprio credo. E da altre parti, invece, dovessero nascondersi nelle catacombe dell'anonimato, manco fossero ricercati. In realtà, ricercati - in questi mesi - lo sono davvero, ma unicamente per quello che rappresentano: un voto in più. E perfino per un laico anticlericale come chi scrive appare blasfemo e offensivo questo volgare mercato dove si confondono i simboli dei partiti con quelli più nobili e alti della fede e della cristianità. Dove in ogni programma elettorale, come su una bancarella, vengono esposti, come merci dascegliere, l'abbassamento delle tasse e la moratoria sull'aborto, il rilancio dell'economia e le unioni di fatto. E si potrebbe andare avanti per una pagina intera. Certo, era tutto più facile anni fa, prima che Di Pietro e i suoi "apostoli" posassero la prima pietra (tombale) sul sistema politico italiano e scientemente cancellassero quei partiti che per storia e tradizione rappresentavano punti di riferimento per i cattolici. A cominciare dalla Democrazia cristiana che - magari come il grande Montanelli - in molti votavano turandosi il naso, ma che come un muro di Berlino teneva i comunisti dall'altra parte. Comunisti che in molti casi - comeil Peppone di Guareschi - sventolavano falce e martello ma si segnavano entrando in chiesa. Un altro secolo, un'altra Italia. Nel quadro attuale, diventa quindi, anacronistico e perfino un poco patetico il tentativo di chi si dimena per ricreare quel centro che non c'è più, non ci sarà mai più e soprattutto, analizzando i sondaggi, gli elettori non vogliono più. La percentuale che spetterebbe ora a Casini (2,9 per cento) è disarmantealmeno quanto la sua ostinazione a voler correre da solo contro i mulini a vento.

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