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Noi
catto-dem non appagati ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
questione
cattolica" che quella laica si pongono in Italia in modo oggettivamente
diverso che altrove, per ragioni storiche, culturali e sociali. Il solo fatto
che tra i paesi europei l'Italia sia l'unico in cui i cattolici non si
riconoscano pressoché totalmente nei partiti conservatori, come accadeva e
accade invece in Spagna,
Tutti
dobbiamo parlare del Tibet I miei complimenti a Castagnetti
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tragico
deficit di attenzione " vale sempre l'insegnamento della critica laica o
cattolico-liberale dell'Ottocento e del Novecento: la curia romana rivendica le
libertà dove le sono negate (vedi Iraq, dove un vescovo caldeo è stato ucciso)
ma le nega quando a sua volta è in grado di farlo (vedi aborto legale,
divorzio, diritti civili).
La
Cei stronca la legge elettorale ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La sinistra
laica, però, grida all'ingerenza. "Se la Chiesa si preoccupa persino della
legge elettorale e scuote la comunità cattolica invitandola al voto coerente,
scende nel campo della politica", protesta il socialista Bobo Craxi.
"Ormai non c'è più limite all'interferenza dei vescovi", gli fa eco
l'esponente della Sinistra Arcobaleno Carlo Leoni.
Saraceno:
<difendere le donnee la loro libertà di decidere>
( da "Secolo
XIX, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Saraceno,
invitata a Genova dal circolo laico "Libertàgiustizia", è convinta:
"Quando due persone si assumono delle responsabilità reciproche e
durature, diventano una coppia. E quando hanno dei figli e altri legami
intergenerazionali, come la cura degli anziani, diventano famiglia.
Aborti,
la verità laica di don gallo - giuseppe filetto marco preve
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Pagina IV -
Genova Aborti, la verità laica di Don Gallo "Un medico che si dichiara
obiettore non è un medico completo" "Capisco il dramma del dottor
Rossi di fronte a situazioni difficili" GIUSEPPE FILETTO MARCO PREVE
"Un medico che si dichiara obiettore non è un medico completo",
sentenzia don Andrea Gallo.
Emma
e Marco, guerra dei nervi al Pd: fregati ma non molliamo
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
onde non
rinfocolare l'ennesima polemica tra laici e cattolici. E infatti anche ieri a
Torino è rimasta fuori dalla manifestazione con Veltroni: "Nessuno mi ha
invitata", dice. (Il comitato del Pd locale si giustifica: avevamo parlato
con la sua segretaria). Del resto, analoga situazione ha vissuto addirittura
Zapatero.
Ferentino,
Fiorletta inizia la campagna elettorale
( da "Tempo,
Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laiche che
cattoliche che si riconoscono nell'amministrazione guidata dal sindaco
Fiorletta contribuiscano a rafforzare all'interno della coalizione quel clima
di lavoro collaborazione e fiducia che ha prodotto risultati notevoli in questa
consiliatura e affinchè si riparta con nuovo slancio sono all'unanimità i
commenti dei presenti che durante il pomeriggio di presentazione hanno
Il
Movimento dei Focolari o Opera di Maria è un movimento laico nella Chiesa
cattolica. E' ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
CITTA'
DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù. La legge
( da "Messaggero,
Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è un
tentativo di condizionare pesantemente le scelte dello Stato laico". Di
segno opposto il commento del candidato premier dell'Udc, Pierferdinando
Casini: "Al primo posto della nostra campagna elettorale c'é l'impegno a
difendere l'identità cristiana del nostro popolo. Non ci dobbiamo vergognare di
difenderla, perché in questo modo difendiamo noi stessi, la nostra storia,
I
vescovi italiani dicono che non si schierano, ma poi promuovono il test dei
valori per l'elettore cattolico contro vecchi e nuovi diritti di libertà. E'
l'ultima ed inaccettabile ( da "Liberazione"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ad
allarmarsi, oltre il solito e meritevole Grillini, è solo la sinistra: con il
solo segretario del Prc, Franco Giordano, a parlare di "precettazione"
del "mondo cattolico" e di "tentativo di condizionare
pesantemente le scelte dello Stato laico". Che per gli altri, forse, non
merita più di un Amen. 19/03/2008.
A
un mese dalle elezioni il segretario Betori si scaglia ancora contro la
<mentalità abortista> Pressing della Cei sui cattolici: votate chi è per
la "vita" e la famiglia
( da "Liberazione"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Per il resto
la Cei punta piuttosto sulle nuove "reti" del laicato cattolico. I
vescovi plaudono in particolare al Forum delle famiglie. Con la sua campagna
per un fisco "familiare" ha unito tutte le associazioni cattoliche e
ha chiesto ai vari candidati di pronunciarsi sulla proposta di deduzioni
fiscali.
<Come
può la Cei tifare a destra?> ( da "Liberazione"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un prete
cattolico ed un ateo per grazia di Dio. Cosa vuol dire? Ho fatto la scelta di
essere un prete cattolico nella vita ma mi trovo benissimo anche come laico
credente. Questo significa che non appartengo a quella categoria anti statale a
prescindere, che ancora rimugina sulla "breccia di Porta Pia", che vorrebbe
fare piazza pulita degli insegnamenti del Concilio vaticano II.
Franco
Giordano: <Le indicazioni della Cei hanno lo sgradevole sapore di una
precettazione> La Sinistra: <Nuova ingerenza>
( da "Liberazione"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolico,
che in larga maggioranza riconosce come propri i principi fondanti dello Stato
laico". Nessuno sconto, nessun dubbio. Franco Giordano, segretario di
Rifondazione nonché candidato alla camera per la Sinistra Arcobaleno, è netto.
"Nessuno vuole mettere in discussione - replica - il diritto delle
gerarchie ecclesiastiche di esprimere il proprio parere ma nelle parole della
Intromissioni
clericali ( da "Liberazione"
del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
del partito
socialista arriva il giorno dopo, il 31 gennaio: " L'immensa maggioranza
degli spagnoli, cattolici e non cattolici, difendono lo Stato costituzionale e
difendono una società laica, nella quale ogni singola persona abbia il diritto
di vivere secondo le proprie idee e convinzioni, senza che nessuno imponga la
sua dottrina agli altri.
Funerali
ieri a roma in 20 mila per l'ultimo saluto alla fondatrice dei focolarini
( da "Riformista,
Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Qui è stato
tumulato in una cappellina sopra la tomba di Igino Giordani, giornalista,
deputato, direttore della biblioteca apostolica vaticana e primo laico sposato
a consacrarsi a Dio facendo parte di un focolare. Sulla lapide la Lubich ha
voluto che venisse posto il motto di tutta la sua vita: "Che tutti siano
uno".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
PIERLUIGI
CASTAGNETTI Stanno proliferando i sondaggi sul voto dei cattolici:
domenica scorsa Il Sole 24 ore ne ha pubblicato uno realizzato da Ipsos, ieri
Repubblica ha dato conto di un altro commissionato a Demos. Entrambi segnalano
un dato da non sottovalutare, i cattolici praticanti
dichiarano di votare grosso modo il 50% per il Pdl, e meno del 30% per il Pd.
Una tendenza per la verità cominciata con le elezioni del 2006 e che ora tende
a crescere e a produrre inevitabilmente qualche conseguenza, poiché i cattolici praticanti sono il 30% dell'elettorato, non un
blocco sociale in senso classico, ma un'area sociale rilevante, una delle poche
sopravvissute alla disgregazione culturale e sociale del paese. Un'area che
oggi sembra cercare la via di una qualche strutturazione. E che si segnala
altresì per l'emergere al proprio interno di una componente giovanile, di
giovani-adulti dai venti ai quarant'anni, che sino a non molto tempo fa era
numericamente assai più marginale. Basta entrare in una chiesa la domenica e la
novità appare a vista d'occhio. Si tratta di una fascia di età che secondo
altri sondaggi registra il maggior numero di intenzioni di "non
voto", quasi che chi è più interessato al futuro non creda oggi nella
capacità della politica di affrontarlo. Torniamo al voto dei cattolici.
Non c'è dubbio che, come dicevamo, lo spostamento a destra si è verificato a
partire dalle elezioni del 2006 (e ciò potrebbe essere stata una delle cause
della vittoria solo "di misura" dell'Unione), come avevano messo in
rilievo le indagini di Itanes, Swg per conto dei Cristiano sociali, Ipsos per
conto della Margherita. Il referendum del 2005 sulla legge 40 e l'allargamento
della coalizione di centrosinistra ai radicali sono stati indicati da tutti gli
studiosi come le vere cause. Oggi la tendenza si accentua per le stesse
ragioni. Per questo abbiamo contrastato l'operazione
Pd-Radicali. Veltroni ci ha messo una pezza ma, evidentemente, a oggi non è
risultata sufficiente. C'è un sentiment-rasoterra tra gli elettori cattolici che la verticalizzazione della politica non ha
sinora consentito di cogliere. "Roma" diventa ancora una volta la
metafora di una distanza. Non nei termini volgari e strumentali di Bossi. Ma in
quelli di una certa autoreferenzialità. "Roma" è il luogo dei vertici
della politica, dell'industria, dell'editoria, della Chiesa, e si ritiene
troppo spesso che tra vertici prima o poi si riesca a trovare l'intesa. Ma il
sentiment elettorale delle periferie del paese non sempre è interpretato dai
vertici. Vale per le tasse, per la sicurezza, e anche per le cose che gli
elettori considerano più importanti. È vero che i sondaggi ci dicono anche che
in cima alle cose che stanno a cuore agli elettori cattolici
ci sono il lavoro, le tasse, la sicurezza, e non le cosiddette questioni
etiche; si direbbe quindi: i cattolici come la
normalità dei cittadini. Eppure, se è così, perché da un po' di tempo si è
rotto (anche se per fortuna non definitivamente compromesso) quel tradizionale
equilibrio che sin dall'inizio del bipolarismo italiano ci faceva dire che il
voto dei cattolici era proporzionalmente distribuito
tra i due schieramenti? Io ritengo perché quel sentiment a cui facevo
riferimento ha già determinato la dislocazione elettorale prima ancora che
venga affrontata la partita delle priorità richieste all'azione del governo.
Ciò rappresenta un problema serio perché sia la "questione
cattolica" che quella laica si pongono in Italia in modo oggettivamente
diverso che altrove, per ragioni storiche, culturali e sociali. Il solo fatto
che tra i paesi europei l'Italia sia l'unico in cui i cattolici non si
riconoscano pressoché totalmente nei partiti conservatori, come accadeva e
accade invece in Spagna, Francia, Germania, Olanda è un dato che
dovrebbe indurre una qualche riflessione e pure una qualche intelligente
prudenza ogni qualvolta si rischi di "metterlo in pericolo". Solo dei
democratici politicamente sprovveduti potrebbero auspicare un'omologazione
dell'Italia agli altri paesi. Al contrario, io penso che proprio i sondaggi di
questi giorni dovrebbero consigliarci, per dopo le elezioni, un qualche serio
approfondimento interno al Partito democratico e in particolare, ma non solo,
tra i suoi esponenti cattolici. Al Partito
democratico, infatti, non servono cattolici
tradizionalisti, o cattolici pragmatici, o cattolici accomodanti, quanto piuttosto cattolici
consapevoli di ciò che sta cambiando nella loro comunità di riferimento, non
necessariamente per assecondarlo ma neppure per continuare ad ignorarlo.
Insomma ? per usare una nota espressione mazzolariana, normalmente usata in
altra direzione ? servono cattolici in piedi.
Condivido quanto ha scritto due giorni fa Emma Fattorini sul supplemento
culturale del Sole 24 ore e cioè che gli stessi cattolici
democratici non hanno saputo cogliere la novità profonda della sfida umanistica
che dal referendum sulla legge
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, desidero far pervenire i miei complimenti, di cattolico e di uomo
libero, a Castagnetti, per aver salvato ancora una volta l'onore e
l'indipendenza di giudizio dei cattolici democratici.
Il silenzio di piazza San Pietro, che mi ha rovinato la domenica delle palme, è
stato giustamente ricondotto da Castagnetti al
"deficit di attenzione delle gerarchie ecclesiastiche, già denunciato da
Dossetti". Francamente, tra il mito dell'embrione e la realtà della vita
distrutta dalle stragi (cinesi, birmane, islamiche, americane, ecc.), m'interessa
di più la vita reale. ANDREA PALMA, CAMPOBASSO Caro Palma, un religioso molto
indipendente nei pensieri mi diceva ieri che, infiammando gli animi col mito e
spegnendo la solidarietà per la vita reale ovunque si manifesti, sia pure
sull'Himalaya, si fa una doppia amputazione della verità. Non si meravigli se
parlo di un sacerdote, perché anch'io ho pochissimi ma validissimi amici
religiosi. Qualcuno di loro mi ha anche preferito per l'elezione a deputato
proprio a Campobasso, e non mi ha mai chiesto di fare la prova finestra della
devozione, preferendo la personale rettitudine. E sono lieto che ora a
Campobasso abbiate un vescovo, Bragadin, che ha esposto la vita contro la
lupara calabrese, non contro i fischi delle donne "omicide in quanto
abortiste". Da quest'ultime dovrà proteggersi, casomai, lo scriteriato
promotore della Kulturkampf antiabortista, sulla quale cominciano a piovere
pomodori. Tornando al suo discorso, non ho la cultura di Castagnetti per
inquadrare bene il riferimento a Dossetti (delle polemiche di quel tempo contro
"la Ditta", ricordo quelle di don Milani); ma mi unisco senz'altro a
lei nel ringraziarlo per la critica ai silenzi. Ma sul "tragico deficit di attenzione " vale sempre l'insegnamento
della critica laica o cattolico-liberale dell'Ottocento e del Novecento: la
curia romana rivendica le libertà dove le sono negate (vedi Iraq, dove un
vescovo caldeo è stato ucciso) ma le nega quando a sua volta è in grado di farlo (vedi
aborto legale, divorzio, diritti civili). Anche se la mia opinione vale
nulla, penso che questi dialoghi coi regimi totalitari in cambio di
riconoscimenti (nel Novecento si facevano i concordati coi dittatori) toglie
credibilità alla riconquista cristiana dell'Occidente democratico: almeno fino
a quando i deficit di attenzione e gli atteggiamenti teodem ribadiranno la
plurisecolare indifferenza per le libertà laiche. Lo sapevano i tantissimi
religiosi morti insieme ai patrioti "miscredenti" nelle guerre del
risorgimento; o insieme a uomini e donne d'ogni idea nella resistenza e nei
campi di sterminio che Ferrara paragona alle cliniche che applicano la 194.
Naturalmente, come laico, sono interessato a sapere non cosa pensino la curia e
Ferrara ma cosa pensino i leader delle forze politiche (e non solo del Pd):
parlando di Olimpiadi, per esempio, da padre Cervellera a Emma Bonino ci
dicono, e lo penso anch'io, che non è necessario boicottarle: è sufficiente che
i leader dell'Occidente "libero" non vadano a Pechino (mentre Bush
padre e Solana si affrettano ad assicurare la loro presenza); è sufficiente che
noi stessi per tutto l'anno olimpico non acquistiamo prodotti cinesi, anche se
costano meno. E partecipiamo a incontri pro-Tibet come quello indetto per le
16,30 di domani a Campo dei Fiori dai radicali e dal Riformista, cui ha aderito
anche Articolo 21: con tante scuse al Dalai Lama per la fuga delle istituzioni
repubblicane davanti a lui, ospite indesiderato, qualche mese fa.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
[FIRMA]GIACOMO
GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO "La Chiesa non si schiera per nessun partito,
ma non si possono separare i valori, scegliendone qualcuno e rinunciando ad
altri". La Conferenza episcopale bolla l'attuale sistema elettorale come
"un potere dell'oligarchia" e chiede agli elettori cattolici
un "maggiore discernimento" nel valutare i programmi e le persone in
lista, vista l'impossibilità di dare la preferenza ai propri candidati. In
chiusura del Consiglio permanente, il vescovo Giuseppe Betori, numero due della
Cei, entra nell'agone politico per invocare un "doveroso" cambiamento
della legge elettorale (che serva a "ridare più democrazia al Paese e la possibilità
ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti") e per lanciare ai propri
fedeli un appello alla difesa con il voto dei "valori irrinunciabili"
della dottrina cattolica: "La difesa della vita, dal suo inizio al
tramonto naturale, la tutela e il sostegno alla famiglia tradizionale basata
sul matrimonio e l'impegno per il bene comune". I vescovi sono "molto
preoccupati" per l'assenza nel dibattito pre-elettorale di temi decisivi
come quelli della "formazione, della scuola e della famiglia". Un silenzio
che rivela "lo scadimento del clima politico". Che i cattolici provino un malumore generalizzato nei confronti
della classe politica "rissosa e inadeguata", del resto, lo spiega
"Famiglia cristiana": "In un paese sempre più povero, Berlusconi
non incanta più nessuno, Veltroni sbandiera sogni". Sulla presenza dei
radicali nelle liste del Pd, Betori lascia trasparire lo scetticismo della Cei
verso una parte politica che, tra Dico e testamento biologico, allarma parte
dell'episcopato. "Bisogna soppesare il programma e la globalità delle
persone di ogni lista elettorale - spiega Betori -. Occorre scegliere quelle
che hanno maggior speranza di difendere i valori che i cattolici
ritengono intangibili. I valori si tengono tutti insieme, non si possono separare
il valore della solidarietà dal valore della vita". Il capogruppo dell'Udc
Luca Volontè condivide l'affondo della Cei: "L'Italia rischia di diventare
un paese eticamente insensibile". R Pier Ferdinando Casini: "Non c'è
nessun appoggio a nessuno, la Cei è fuori dalla politica. Difendere l'identità
cristiana dell'Italia è il presupposto per il dialogo". La sinistra laica, però, grida all'ingerenza. "Se la Chiesa
si preoccupa persino della legge elettorale e scuote la comunità cattolica
invitandola al voto coerente, scende nel campo della politica", protesta
il socialista Bobo Craxi. "Ormai non c'è più limite all'interferenza dei
vescovi", gli fa eco l'esponente della Sinistra Arcobaleno Carlo Leoni.
"Tutto si giocherà su come i cattolici eletti
sapranno essere coerenti con i riferimenti valoriali della Chiesa",
precisa Betori con trasparente riferimento ai "cattolici
adulti". La Cei propone il ripristino delle antiche ruote per neonati come
rimedio ad "mentalità abortista senza confini, che non accetta nemmeno i
limiti della legge". Il grido d'allarme riguarda anche la marginalità
cattolica nella contesa. "Certo, preferiremmo che i candidati fossero
tutti cattolici o, almeno, si ispirassero
all'insegnamento della Chiesa - osserva il segretario generale della Cei -. Al
momento tuttavia la presenza dei cattolici nelle liste
rispecchia quello che le forze politiche danno come spazi ai cattolici.
Occorre giudicare sulla coerenza ai valori". Per questo, ha promesso
Betori, "andremo a vedere dopo il voto". Quanto alle convergenze
"bipartisan" auspicate dal presidente Cei Bagnasco, sui salari e il
costo della vita, l'episcopato "non vuole imporre formule di governo ma
auspicano che tra i partiti possa esserci collaborazione per il bene della
nazione".
( da "Secolo XIX, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Saraceno:
"difendere le donnee la loro libertà di decidere" la sociologa della
famiglia "SE FOSSI cattolica direi che ci vorrebbe più carità nel
rivolgersi alle donne che abortiscono. Invece parlo di rispetto e di
comprensione. Come si fa o non capire la diversità tra maternità e paternità?
Portare un bimbo nel grembo e metterlo al mondo non è la stessa cosa di
concepirlo. E invece quello che mi colpisce in questa diatriba sulla legge 194
è la totale irrilevanza delle donne: sembra davvero che di nuovo le si voglia
privare della libertà di decidere sulla procreazione e l'aborto". È
esplicita Chiara Saraceno, docente di Sociologia della famiglia all'università
di Torino, autrice di molti libri sulla condizione delle donne e sui mutamenti
che investono quelle che lei chiama da tempo le " diverse famiglie" che
compongono le società occidentali. Separazioni, nuovi rapporti, figli con
genitori diversi, single, coppie di fatto non sono ormai casi eccezionali: ne
nascono nuclei familiari diversi dal modello tradizionale ancora imperante
vent'anni fa. Oggi Chiara Saraceno sarà a Genova alle 17,30 (auditorium di
Palazzo Rosso con la docente universitaria genovese Gilda Ferrando e Simone
Regazzoni della Cattolica di Milano) per parlare di "Legami di legge,
legami d'amore". Ovvero delle coppie di fatto che in Italia, dopo tanto
dibattere, non hanno ancora una legge che le riconosca. "Perché li
chiamano rapporti irresponsabili? - si chiede Saraceno -. Ma se chiedono loro
stessi di essere riconosciuti? E non mi riferisco solo alle coppie gay, oggi ci
sono sempre più persone che si assumono queste responsabilità e che sono pronte
a riconoscere obblighi reciproci, diritti e doveri". Saraceno,
invitata a Genova dal circolo laico "Libertàgiustizia", è convinta:
"Quando due persone si assumono delle responsabilità reciproche e
durature, diventano una coppia. E quando hanno dei figli e altri legami
intergenerazionali, come la cura degli anziani, diventano famiglia. La
chiesa prima del concilio di Trento accettava questa sorta di autoproclamazione
della coppia - ricorda Saraceno -. Sono rapporti che legano, stabilizzano la
relazione. Non capisco perchè li si osteggi sia a destra sia a sinistra: in fin
dei conti andrebbero incentivati, creano legami e responsabilità e mettono
ordine". Lei dice e scrive che la famiglia è una formazione in continua
evoluzione e che ci sono sempre stati dei cambiamenti. Un esempio recente?
"Pensi a come è cambiato il concetto di figli naturali e legittimi. Ancora
nella Costituzione, all'articolo 30, ci si preoccupava che il figlio naturale,
pur avendo anche dei diritti, "non rechi nocumento alla famiglia
legittima". L'articolo viene modificato nel '75 col nuovo diritto di
famiglia, ma davanti al patrimonio familiare questi figli rimangono tuttora
diversi. Allora non potremmo parlare di figli già nati, magari bisognosi di
tutela, invece che solo di feti? Nei family day mi sarebbe piaciuto sentir
denunciare i bambini discriminati, poveri, malati. E le loro madri... non solo
in Italia, ovviamente". Pensa agli aborti selettivi in Cina, dove vengono
eliminate le femmine? "Sono un'atrocità. Ma ancora più atroce mi sembra la
vita di quelle madri che abortiscono la femmina dopo aver visto l'ecografia:
devono essere maltrattate e disperate per fare una scelta così. Si parla di
cento milioni di bambine "sparite". Credo che dovremmo batterci per
cambiare la loro vita e metterle in grado di non abortire solo le femmine
pensando che saranno destinate a una esistenza miserabile come la loro".
Lei non ha firmato una petizione in favore della
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
IV - Genova Aborti, la verità laica di Don Gallo "Un medico che si
dichiara obiettore non è un medico completo" "Capisco il dramma del
dottor Rossi di fronte a situazioni difficili" GIUSEPPE FILETTO MARCO
PREVE "Un medico che si dichiara obiettore non è un medico completo",
sentenzia don Andrea Gallo. Interviene sull'aborto, il prete di strada, e polemizza
con le dichiarazioni di monsignor Giuseppe Betori. Un botta e risposta
piuttosto avvelenato quello di ieri, tra il parroco di San Benedetto al Porto e
il segretario della Conferenza Episcopale Italiana, braccio destro del
cardinale Angelo Bagnasco. "Il medico obiettore non dà alla paziente una
risposta completa - dice il fondatore della comunità di recupero - e capisco il
dramma del dottor Rossi: si è trovato di fronte a situazioni molto
difficili". Posizione scomoda quella di don Gallo, che non si tira
indietro rispetto ai temi scottanti, come la vicenda di Ermanno Rossi, il
ginecologo indagato per gli aborti clandestini e suicida, dopo essere stato scoperto dai carabinieri del Nas. Un giro di
interruzioni di gravidanza praticate in ambulatori privati e si sospetta anche
a Villa Serena, clinica religiosa. L'indagine giudiziaria sugli aborti sembra
avviata a conclusione, a meno di nuovi sviluppi. Il sostituto procuratore
Sabrina Monteverde deve invece definire l'inchiesta madre: quella riguardante
una presunta perizia "addomesticata" da parte di un medico consulente
in un procedimento giudiziario contro un suo collega, probabilmente un
ginecologo. Un'intercettazione casuale mise gli inquirenti sulla pista degli
aborti clandestini. Le donne indagate sono otto, ma l'inchiesta prosegue per
chiarire meglio alcuni punti ancora oscuri, ad esempio le visite ad una paziente
minorenne. Intanto aumentano i partecipanti alla querelle politico-religiosa.
Ieri mattina il segretario della Cei ha denunciato la "mentalità abortista
senza confini". La replica del prete no-global, ben conosciuto per le sue
prese di posizione molto forti e controcorrente rispetto a quelle del Vaticano,
non si è fatta attendere. Don Gallo invita tutti a sedersi attorno ad un tavolo
e a ragionare "con umiltà, senza dimenticare che, al centro di tutto
rimane il principio dell'autodeterminazione della donna e che la legge 194 è
passata attraverso un referendum". Inoltre, il sacerdote afferma che
"la Chiesa Cattolica è responsabile della non educazione sessuale, di
pregiudizi ed ipocrisie, di aver creato tutto questo clima". C'è ben altro
nelle dichiarazioni del prete degli ultimi: "Sembra che al di fuori
dell'etica cattolica non possa esisterne alcun'altra - ripete - questo non può
reggere, perciò invito ad approfondire meglio quello che è la solidarietà,
l'ascolto e l'arte del dialogo". A don Gallo fa eco Sergio Rugiati,
primario di Ostetricia e Ginecologia all'ospedale San Paolo di Savona,
fondatore nel '71, insieme con Mercedes Bo, della sezione genovese dell'Aied.
"La cosa più grave è che alle donne è stato
offerto dalla legge di abortire, ma non è stato
offerto loro un aiuto per tenersi la gravidanza. Anche i signori preti che
fanno tanto la voce grossa in realtà non fanno un bel niente. Questa è la
realtà". Sulla legge 194, per l'interruzione della gravidanza, infine,
Rugiati denuncia la parziale applicazione di parte di essa, soprattutto in ciò
che riguarda la privacy, in primis la carenza di letti dedicati.
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-19 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE La coppia radicale Il ministro: a Torino non mi hanno invitata. Il
partito: i dirigenti locali avevano parlato con la segretaria Emma e Marco,
guerra dei nervi al Pd: fregati ma non molliamo ROMA - "Il Pd non è un
partito democratico e, insieme al Pdl, sta conducendo una campagna mediatica di
regime ": parola di Marco Pannella, che già lunedì a Porta a porta,
invitato come sostenitore del Pd, non aveva risparmiato critiche. Già, i
radicali vivono con insofferenza questa condizione di ospiti imbarazzanti a
casa Veltroni. E non è un problema del solo leader radicale (fatto fuori dalle
liste), che, tra l'amaro e l'ironico, dice: "Beh, almeno non hanno potuto
togliere a me e D'Elia l'elettorato passivo: possiamo ancora votare".
Anche Emma Bonino, capolista ben nascosta in Piemonte, si rende conto del fatto
che a ogni iniziativa importante lei non viene invitata, onde
non rinfocolare l'ennesima polemica tra laici e cattolici. E
infatti anche ieri a Torino è rimasta fuori dalla manifestazione con Veltroni:
"Nessuno mi ha invitata", dice. (Il comitato del Pd locale si giustifica:
avevamo parlato con la sua segretaria). Del resto, analoga situazione ha
vissuto addirittura Zapatero. Il premier spagnolo, è stato
cercato e corteggiato per il gran finale della campagna elettorale del Pd. Poi,
per non irritare gli ex ppi, si è deciso di annullare quell'appuntamento.
Ciononostante, Pannella non ha intenzione alcuna di rompere con il Partito
democratico, anche se la notizia che Walter Veltroni diserterebbe la
manifestazione pro-Tibet di oggi lo turba: "Aveva aderito e io avevo capito
che ci sarebbe stato! Vabbè, chi non fa un bel
guadagno è lui". Ma stracciare il contratto prematrimoniale con il Pd non
è nel novero delle cose possibili, se non altro per quei "3,15 milioni di
euro" che, come ricorda Emma Bonino, gli uomini del Loft "devono dare
ai radicali". E allora, per dirla alla Pannella, "vale la legge del
menga, chi ce l'ha se lo tenga: ci hanno fregato e non hanno mantenuto la
parola data perché non eleggeranno nove dei nostri, ma noi non rompiamo. Però
ricordiamo ogni giorno a Veltroni che non mantiene le promesse". Sì, ogni
giorno, uno stillicidio che sfianca il Pd - che tenta per questa ragione di
oscurare i candidati radicali- ma che spinge Pannella a insistere: "Io non
li mollo, rimango attaccato. Voglio partecipare alla costruzione di un vero
Partito democratico". Certo, l'aspirazione di Pannella non fa esplodere di
gioia gli uomini del Loft, ma tant'è: ormai hanno imbarcato i radicali e devono
cercare di gestirli. Per questa ragione il Pd non diserta la manifestazione a
sostegno del Tibet: oggi in piazza ci saranno sicuramente Goffredo Bettini e il
candidato alla presidenza della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Due
veltroniani doc: non sia mai Pannella se ne voglia uscire con un attacco nei
confronti del Partito democratico che prima aderisce all'iniziativa e poi
latita. Anzi, ieri sera le adesioni aumentavano (e c'era chi spingeva Veltroni
a compiere un passo) per la preoccupazione di finire sul banco degli imputati.
Insomma, nonostante le dosi di bromuro che al Pd tentano di spargere, il
rapporto con i radicali resta tutt'altro che semplice. Sul piano dei contenuti:
con Bonino che approva la vendita di Alitalia ad Air France e con Giorgio
Tonini che dice quel che Veltroni non può esplicitamente dire (ossia che è uno
sbaglio). Ma anche sul piano dei modi con cui si è concluso il
"contratto" restano delle difficoltà. Eppure Marco Pannella giura che
la richiesta del Pd di non candidarlo non lo ha amareggiato. Il modo non
l'offende, sostiene: "Peggio per loro, io accumulo e metto da parte".
E a furia di mettere da parte si è capito che il leader radicale darà del filo
da torcere al Partito democratico durante la campagna elettorale, ma anche
dopo... Maria Teresa Meli.
( da "Tempo, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Ferentino,
Fiorletta inizia la campagna elettorale Luisa Gobbo FERENTINO Un sindaco
uscente quello presentatosi alla presentazione delle liste che lo appoggeranno,
(in tutto otto),che in realtà non ha nulla di "resa",è tanta infatti
la voglia e la profonda consapevolezza di aver amministrato bene e quindi di
riprovarci e aggiudicarsi la guida del Comune di piazza Matteotti per un altra
consiliatura. Una folla numerosa ha accolto i candidati e tutti i vertici dei
partiti che lo sostegnono per confernare ancora di più la carta vincente che
resta quella di Piergianni Fiorletta.E' indispensabile che tutte le forze i
movimenti le associazioni politiche sociali e culturali sia laiche che cattoliche che si riconoscono nell'amministrazione
guidata dal sindaco Fiorletta contribuiscano a rafforzare all'interno della
coalizione quel clima di lavoro collaborazione e fiducia che ha prodotto
risultati notevoli in questa consiliatura e affinchè si riparta con nuovo
slancio sono all'unanimità i commenti dei presenti che durante il pomeriggio di
presentazione hanno potuto assistere anche alla proiezione di un video
che ha raccolto le fasi più importanti della giunta Fiorletta. La nuova fase
politica che sta infatti per aprirsi implica necessariamente il dover
ritrovarsi sul alcuni temi fondamentali e fondanti della coalizione di
centrosinistra sia per la conferma del quadro politico sia per l'ampliamento
dello stesso, occorre dunque predisporre un programma che fornisca lungo il
percorso già tracciato ipotesi di sviluppo ed azione di promozione del
territorio. La necessità primaria per tutti coloro che sostengono Fiorletta è
di dare continuità per la pianificazione degli interventi che possano ancora di
più qualificare l'azione amministrativa rilevando al contempo nuovi obiettivi
conseguibili in una logica azione di completamento. Sottolienatura da parte di
Fiorletta al risanamento del bilancio comunale che si è chiuso con un avanzo di
amministrazione pari a 115.972,17 euro. . ed ora il prossimo appunr5amento sarà
venerdi 21 alle
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Nato, come
conseguenza della vocazione sentita da Chiara Lubich a 23 anni, nel 1943,
durante i bombardamenti di Trento nella seconda guerra mondiale. Nei rifugi,
Chiara portava con sé il Vangelo: si costituì, così, il primo nucleo del futuro
movimento che oggi è presente in 182 paesi.
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Di FRANCA
GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù.
La legge elettorale con la quale si andrà alle urne il 13 aprile, in passato, è
stata più volte criticata dall'Avvenire, ma mai direttamente dai vertici della
Conferenza episcopale. L'auspicio formulato, quasi un appello "al nuovo
Parlamento", è stato esplicitato dal segretario
generale, monsignor Giuseppe Betori a conclusione dei lavori del Consiglio
Permanente della Cei. Parole calibrate che riflettono il diffuso disagio del
mondo cattolico di non potere più scegliere direttamente i propri candidati.
Bisognerebbe "tornare a dare un po' di democrazia a questo Paese"
perchè senza il sistema delle preferenze "c'è un potere oligarchico di
fatto". La speranza è che "il prossimo Parlamento possa cambiare la
legge elettorale e ridare la scelta ai cittadini". La Chiesa a poche
settimane dalle elezioni torna a ribadire la sua linea di neutralità. "Non
si schiera per nessun partito". Tuttavia i richiami alla coerenza sono
inevitabili e valgono sia per gli elettori che per i candidati e, a maggior
ragione, per chi sarà eletto. La bussola cui fare riferimento è costituita da
quei valori irrinunciabili declinati decine e decine di volte da Benedetto XVI,
dunque la difesa della vita dall'inizio alla fine, la famiglia e il matrimonio
tra uomo e donna, il bene comune. Ma come comportarsi di fronte a liste
elettorali, come quelle del Partito Democratico, che presentano anche candidati
radicali ostili ai valori cattolici? L'arcivescovo
alla domanda risponde sicuro, suggerendo di "soppesare prima il programma
e la globalità delle persone di ogni lista elettorale, per poi scegliere quelle
che hanno maggior speranza di difendere i valori che i cattolici
ritengono intangibili". Ma attenzione. I valori si devono "tenere
tutti assieme", evitando di disgiungere la difesa della vita dal valore
della solidarietà. La campagna elettorale, intanto, procede spedita sebbene
troppo spesso, lamentano i vescovi, si assistono a cadute di stile. "E'
necessario svelenire il clima". Ulteriore elemento di preoccupazione è
costituito dall'assenza dal dibattito pre-elettorale del tema della scuola.
"Trovo preoccupante questa mancanza, tanto quanto lo è la marginalità a
cui è relegato il tema della famiglia". Un analogo appunto proviene da
Famiglia Cristiana che, in un editoriale, va giù duro: da questa "classe
politica, rissosa e inadeguata per un Paese sempre più povero", sarà
difficile trovare risposte ai problemi reali degli italiani. Se Berlusconi
ripropone "il ritornello dell'abolizione dell'ICI", Veltroni,
dall'altra parte, "sbandiera un sussidiario dei sogni". Insomma, una
attitudine al fantastico da parte dei due partiti maggiori e il gioco è fatto: il
programma dei due schieramenti, commenta il settimanale dei paolini, si
equivalgono. "Piu' che ai problemi si bada con puntiglio alla ragioneria
del voto". In serata, tra le reazioni politiche alle indicazioni di Betori
sul voto cattolico, spicca quella del Prc di Giordano. "Hanno lo
sgradevole sapore di una precettazione e suonano come un brutto richiamo
all'ordine". Per i comunisti si tratta dell'ennesima ingerenza. "C'è un tentativo di condizionare pesantemente le scelte dello Stato
laico". Di segno opposto il commento del candidato premier dell'Udc,
Pierferdinando Casini: "Al primo posto della nostra campagna elettorale
c'é l'impegno a difendere l'identità cristiana del nostro popolo. Non ci
dobbiamo vergognare di difenderla, perché in questo modo difendiamo noi stessi,
la nostra storia, le nostre radici e i valori che ci hanno lasciato i
nostri genitori".
( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Ingerenza La Cei
precetta il voto cattolico contro donne, gay e unioni civili Anubi D'Avossa
Lussurgiu Ieri il consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ha
diramato un comunicato. Vi si legge che, non potendosi certo ammettere una
"diaspora culturale dei cattolici", essi
debbono adoprarsi contro il "rischio di scelte politiche e legislative che
contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati
nella natura dell'essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita
umana in tutte le sue fasi e alla promozione della famiglia fondata sul
matrimonio". Precisamente "evitando di introdurre nell'ordinamento
pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla". Dunque,
i vescovi di Santa Romana Chiesa Cattolica e Apostolica hanno trovato il modo
di rivendicare in piena campagna elettorale il blocco di ogni riconoscimento
delle unioni di fatto. E non sfugge all'indirizzo lanciato dai vescovi
all'elettorato l'insieme di questioni che vanno sotto l'apodittico titolo di
"tutela della vita umana", così rivendicando altri ostruzionismi
ottenuti nel Parlamento uscente (e nel governo): come quelli che hanno bloccato
ogni iniziativa di superamento della legge 40 sulla "procreazione
assisistita" e ogni accenno di testamento biologico. Né si frena
l'offensiva reazionaria contro la libertà delle donne, a partire da quella di
scelta sulla maternità. Al punto che il segretario generale della Cei monsignor
Giuseppe Betori ha elargito questa luminosa sentenza: "Il no netto
all'aborto da sempre ha fatto la differenza, per i cristiani, rispetto alla
società". Addirittura "dal primo secolo". E pensare si credeva
una certa differenza "rispetto alla società" l'avessero stabilitea
piuttosto le Beatitudini di Gesù di Nazareth... Ma Betori fa sul serio e giunge
a citare "le ruote" dei conventi dove si accoglievano i neonati delle
madri povere e/o "reiette": per lui "hanno espresso e possono
esprimere ancora oggi un modo per venire incontro alle esigenze delle
donne". Esigenze che, evidentemente, sono ben chiare al sacerdozio
maschile cattolico. Tutto questo, però, è servito al monsignore ad uno scopo
ben più prosaico. Poter dire cioè che la Curia dubita che "il problema
dell'aborto possa essere risolto solo in chiave sociale, sia con una legge, sia
attraverso espressioni politiche". E che però "tutto può essere
d'aiuto per pronunciare un no all'aborto, in questo momento". Pur velata e
vescovilmente paludata, è finalmente giunta l'agognata benedizione attesa da
Giuliano Ferrara per la sua lista. Ora: visto che notoriamente l'ingerenza
delle gerarchie d'oltretevere nelle decisioni della Repubblica è uno
"spettro" del "vetero-laicismo", ci si dovrà pur stupire
della spettralità della politica dominante. Perché solo silenzi e plausi sono
venuti, oltre che dall'Udc, sia dal Pdl sia dal Pd. Ad allarmarsi, oltre il
solito e meritevole Grillini, è solo la sinistra: con il solo segretario del
Prc, Franco Giordano, a parlare di "precettazione" del
"mondo cattolico" e di "tentativo di condizionare pesantemente
le scelte dello Stato laico". Che per gli altri, forse, non merita più di
un Amen. 19/03/2008.
( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
A un mese dalle
elezioni il segretario Betori si scaglia ancora contro la "mentalità
abortista" Pressing della Cei sui cattolici:
votate chi è per la "vita" e la famiglia Fulvio Fania Meglio, per i
vescovi, non tifare direttamente per un partito. Ma decisivo avvertire gli
elettori cattolici che ci sono argomenti su cui liste
e candidati devono passare il test dei "valori irrinunciabili" e
perfino delle proposte sul fisco per la famiglia. Monsignor Giuseppe Betori,
segretario della Cei, conferma che l'episcopato si atterrà alla cosiddetta
linea del "non coinvolgimento" elettorale. Non dirà cioè quale lista
preferisce. Ribadisce invece "quei valori che ogni politico cattolico,
candidato o eletto, dovrà considerare intangibili in ogni momento" per
scongiurare il rischio di "scelte politiche e legislative che
contraddicono fondamentali valori antropologici". La pace e la giustizia
nel mondo, certamente, ma sempre inseparabili dalla "difesa della
vita" e della famiglia fondata sul matrimonio. Il no all'aborto resta in
prima linea. In alternativa alle interruzioni di gravidanza il segretario Cei
ripropone addirittura una forma modernizzata dell'antica "ruota" per
i neonati abbandonati. Ma come potrà l'elettore cattolico valutare se i diversi
partiti ubbidiranno davvero ai desideri ecclesiastici? "Ciascuno -
risponde Betori - dovrà soppesare il programma e la globalità delle
persone" candidate. E con questo suggerimento il segretario Cei, forse
perché tirato dalla domanda, regala un sospiro di sollievo al partito di
Veltroni in cui la radicale Bonino potrà venire "soppesata" con
l'opusdeina Binetti. Tutto questo accade perché un sistema elettorale
"oligarchico" impedisce di esprimere le preferenze. "Sarebbe
auspicabile - aggiunge con insolita veemenza Betori - che il nuovo Parlamento
restituisse democrazia ai cittadini" riformando il metodo di scelta.
Tuttavia - domandiamo - nelle condizioni attuali la Cei è soddisfatta del peso
dei cattolici nei vari partiti o lo ritiene
insufficiente? Betori si tiene alla larga da giudizi del genere. "Avrei
preferito che fossero tutti cattolici", ci dice
tra il serio e il faceto negandoci altri commenti, fosse pure soltanto una
carezza alla lista Udc-Rosa bianca che candida Cuffaro e per questo si merita
altri rimbrotti da Famiglia cristiana . Il settimanale paolino attacca infatti
quasi tutti: Berlusconi che con le sue promesse "non incanta più
nessuno" e Veltroni che propaganda "un sussidiario dei sogni".
Betori, tempo fa, interrogato circa la eventuale candidatura di persone
condannate aveva risposto che ognuno ha diritto alla presunzione di innocenza
fino al terzo grado di giudizio. E adesso? "Non mi dissi favorevole ad una
candidatura Cuffaro - ci risponde - la valutazione se candidare o meno è infatti
argomento strettamente politico". I vescovi si preparano già al dopo-voto.
Che il cardinale Angelo Bagnasco, nella relazione all'ultimo Consiglio
permanente Cei, si fosse augurato un governo di larghe intese, secondo Betori,
è un'invenzione dei giornali. Il presidente dell'episcopato ha solo proposto
una "spinta convergente" tra opposizioni e governo per far fronte al
"problema della spesa" che affligge gli italiani. Per il resto la Cei punta piuttosto sulle nuove "reti"
del laicato cattolico. I vescovi plaudono in particolare al Forum delle
famiglie. Con la sua campagna per un fisco "familiare" ha unito tutte
le associazioni cattoliche e ha chiesto ai vari candidati di pronunciarsi sulla
proposta di deduzioni fiscali. Metodo lobby. Esistono già altre due aggregazioni
dello stesso tipo: Retinopera e Scienza & vita. Betori vorrebbe estenderle
anche ai campi dell'educazione e della sanità. E qui la Cei batte cassa per le
cliniche cattoliche lamentando una "perdurante diffidenza verso le
strutture ecclesiastiche" che sarebbero le "ultime" a ricevere
finaziamenti pubblici. Insomma, la Chiesa chiede soldi per la sanità gestita
dai religiosi, che è già afflitta dal calo delle vocazioni. Un medico del
Gaslini di Genova, ospedale presieduto dal cardinal Bagnasco, è stato accusato di praticare aborti a pagamento e si è
suicidato. Effetto campagna "per la vita"? Betori reagisce duramente:
"No, è la conseguenza di una mentalità abortista". Nel frattempo la
Cei annuncia una lettera ai non credenti "cercatori di Dio" mentre incasella
le "Settimane sociali", appuntamento caro al cattolicesimo popolare,
nella più fidata cornice del comitato per il Progetto culturale, il nuovo
organismo che farà restare in sella Ruini ancora per cinque anni. 19/03/2008.
( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"Come può la
Cei tifare a destra?" Caro Paolo, Sono la Madonna, la mamma di Gesù e
rispondo alla lettera aperta che esprimeva disillusione e disorientamento di
fronte alle elezioni politiche dell'aprile 2008. Moltissimi cittadine e
cittadini non riescono a capire le posizioni della gerarchia cattolica,
nonostante la politica di formale "non coinvolgimento" che il
Presidente della Cei ha annunciato con grande enfasi il 10 marzo 2008 nella sua
prolusione al consiglio permanente dell'organismo che raggruppa i vescovi
italiani. "Non coinvolgimento" apparente, perché poi tutto,
l'atteggiamento, il clima, il respiro, il contesto, lo sguardo, tutto converge
verso alleanze implicite in nome di valori o singoli temi, perdendo di vista la
visione complessiva del "bene comune" che è il criterio di fondo che
la stessa gerarchia cattolica scrive nei suoi documenti ufficiali. Nello stesso
tempo c'è il rifiuto di fronte alle liste così come sono fatte. Molti si
chiedono se sia giusto votare, se sia utile, se sia doveroso. Maurizio
Pagliassotti Don Paolo Farinella è un biblista, un linguista, un giornalista ed
uno scrittore, ma sopra ogni altra cosa è un prete. Ha vissuto otto anni a
Gerusalemme dove ha condotto studi teologici. Sessantanni (circa), pacato e
riflessivo, amante del confronto dialettico. Lo scorso 4 febbraio ha preso
carta e penna ed ha scritto una lettera aperta alla Madonna che inizia così:
"Genova 04 febbraio 2008. Non ci resta che la Madonna di Lourdes, nella
speranza che almeno lei possa fare qualcosa per l'Italia dove Padre Pio
protegge il clan Mastella, Santa Rosalia piange il cattolicissimo
Cuffaro condannato a cinque anni per complicità in "mafia
personalizzata" e Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua
onorata processione. Madonna di Lourdes, confidiamo in te! In queste ore si sta
consumando l'assassinio della democrazia, ma più ancora della decenza e della
dignità di una Nazione. Si va a votare, dopo appena due anni dalle
elezioni...". Non contento ha rincarato la dose scrivendo una lettera di
risposta da parte della vergine stessa, il cui attacco è quello di cui sopra.
Chi avrà voglia di andare a leggere tutto sul sito www.paolomoiola.it farà non
già un salto sulla sedia ma un vero balzo carpiato. Don Paolo oggi vive a
Genova. Don Paolo lei è molto orgoglioso del suo essere prete. Come si vuole
presentare ai lettori di un quotidiano di sinistra? Io amo dire che sono un prete cattolico ed un ateo per grazia di Dio. Cosa vuol dire?
Ho fatto la scelta di essere un prete cattolico nella vita ma mi trovo
benissimo anche come laico credente. Questo significa che non appartengo a
quella categoria anti statale a prescindere, che ancora rimugina sulla
"breccia di Porta Pia", che vorrebbe fare piazza pulita degli
insegnamenti del Concilio vaticano II. Il regno di Dio si realizza in
tutte le situazioni che noi conosciamo non solo in quelle che piacciono alle
gerarchie ecclesiastiche attuali. Questo perché Dio ha una visione universale e
non globale della vita, e nella prima non vi è un'omologazione al ribasso come
nella seconda. Una visione che rispetta e valorizza le differenze, viste come
una ricchezza. Da laico invece allo Stato chiedo solo di potermi esprimere in
libertà. La Chiesa deve pretendere la libertà di parola, di aggregazione, di
culto, di insegnamento, senza oneri per lo Stato, vedi Concordato. Padre lei ha
scritto una lettera aperta alla Madonna... ed anche la di Lei risposta! Sto
ricevendo molte mail che approvano il mio operato e anche qualche critica tra
cui una che dice così: "Meglio terroristi rossi al governo che divorziati
ed evasori fiscali?." L'ha scritta un cattolico. Le lettere che ho scritto
rispecchiano la tragica situazione attuale. Un sistema in cui l'informazione è
diventata formazione e necessita di forti provocazioni per veicolari messaggi
diversi dal solito coro. Viviamo in una democrazia accorciata a causa dei
media. Cosa significa? La televisione non informa più, bensì fa corsi di
formazione full time su come vivere e soprattutto come votare. Si veda ad
esempio le reti Mediaset e capirà di cosa sto parlando... Secondo lei la Chiesa
sta facendo campagna elettorale? Per rispondere questa domanda bisogna fare una
precisazione. La chiesa non è la sua gerarchia che ne è solo una componente e
non la padrona. Il cuore della gerarchia batte a destra, ed in particolar modo
per Silvio Berlusconi ed il suo cosiddetto "programma di ispirazione
cattolica", ovvero quanto di più lontano dalla dottrina sociale della
Chiesa e mera espressione di interessi di classe e di lobby. Un programma
basato sui soldi in poche parole. Mi domando come un cattolico possa votare
Berlusconi. Perché non basta una croce, una frase ad effetto o un simbolo
cattolico per definirsi tali. Anzi, la chiesa dovrebbe impedire l'uso, e la
relativa strumentalizzazione, dei simboli cattolici.
Ad esempio quel Casini che ogni giorno si fa i gargarismi con l'acqua benedetta
e che ripete solo quello che Ruini gli suggerisce non penso proprio che
rispecchi i valori cattolici. Ci vuole un minimo di
coerenza. Stesso discorso vale per Mastella e il suo Campanile... un
personaggio che gestisce in maniera mafiosa un partito. Vorrei sapere dai
vescovi come fanno a sostenere questi personaggi. Più in generale mi domando
come tutti possiamo votare con questo sistema elettorale voluto da Berlusconi.
Cosa vuol dire? Che si svolgeranno elezioni non democratiche in cui un
gruppetto di persone ha già deciso chi andrà in parlamento. C'è lo stesso
trattamento da parte della gerarchia cattolica tra preti di destra e di
sinistra? Ovviamente no. I primi sono funzionali al sistema che la chiesa vuole
realizzare insieme alla destra i secondi vengono tartassati. Si dice però che
la chiesa nella prossima enciclica sociale avrà delle posizioni molto avanzate
rispetti temi come la globalizzazione... Anche le pozzanghere rispecchiamo il
sole... Da quanto ho capito sarà un'enciclica reazionaria che tenterà di fare
piazza pulita del Concilio Vaticano II. Benedetto XVI è un papa restauratore
che vorrebbe tornare indietro al congresso di Vienna successivo alla
rivoluzione francese. E' una visione della chiesa chiusa, non universale come dovrebbe
essere. Lei ha vissuto molto a Gerusalemme ed è un esperto del conflitto
israelo-palestinese. Si arriverà ad una soluzione? Non si può giungere alla
pace senza la giustizia, ovvero il riconoscimento dei diritti dei palestinesi.
Quando questo accadrà bisognerà costruire delle scuole lungo il confine dei due
stati. Luoghi in cui i bambini potranno incontrarsi e conoscersi. Dopo
cinquanta anni forse si arriverà ad una vera integrazione e pace. In realtà non
credo nella pace, penso che non ci sia una soluzione. I due popoli sono
governati da sessanta anni da èlites che educano all'odio senza alcun interesse
per i bisogni della gente. Ci vorrebbero statisti come Ben Gurion per risolvere
la situazione... sarà molto difficile. 19/03/2008.
( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Franco Giordano:
"Le indicazioni della Cei hanno lo sgradevole sapore di una
precettazione" La Sinistra: "Nuova ingerenza" Castalda Musacchio
"Un brutto richiamo all'ordine, uno sgradevole sapore di precettazione e
rivolto soprattutto al mondo cattolico, che in larga
maggioranza riconosce come propri i principi fondanti dello Stato laico".
Nessuno sconto, nessun dubbio. Franco Giordano, segretario di Rifondazione
nonché candidato alla camera per la Sinistra Arcobaleno, è netto. "Nessuno
vuole mettere in discussione - replica - il diritto delle gerarchie
ecclesiastiche di esprimere il proprio parere ma nelle parole della Cei
c'è purtroppo molto più di questo. C'è un tentativo di condizionare
pesantemente le scelte dello Stato laico italiano. Non è la prima volta. Tanto
per fare un esempio, le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche sono state uno
dei primi fattori che ha impedito, nei 20 mesi di vita del governo Prodi, la
realizzazione degli impegni assunti dall'Unione in tema di diritti civili".
E i temi cosiddetti sensibili sono tanti e sono tutti lì sul tavolo e pesano.
Pesano nelle contraddizioni del Pd, pesano nelle scelte oscurantiste della
destra. Non è un caso che a un mese dal voto con un intervento a tutto campo
della Conferenza episcopale italiana, la destra più che mai plaude, il
centrosinistra, in particolare il Pd, stretto nella morsa radicale usa toni
cauti se non del tutto assenti. Ieri la Cei è tornata a dare quello che è per
usare le parole dello stesso monsignor Betori un invito al rispetto dei valori
per i cattolici, candidati e non. Con un contrattacco
sulla vicenda del medico suicidatosi a Genova e sul giro di aborti clandestini
nel capoluogo ligure e con una difesa a tutto campo "della vita e della
difesa della vita", in pratica con un nuovo no e definitivo all'aborto che
fa da spartiacque in quel richiamo al discernimento. "Ciò che è accaduto -
ha detto il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori riferendosi
alla vicenda di Genova - è la conseguenza di una mentalità abortista senza
confini, che non accetta nemmeno i limiti della legge". E così di nuovo è
tornata a sottolineare quanto la Chiesa non si schieri ma certo sia fortemente
e costantemente presente nella vita politica italiana scendendo in campo ancora
sulla legge elettorale che - sottolinea Betori - "va cambiata tornando a
dare al cittadino la possibilità di scegliere i suoi rappresentanti". E
così tra chi commenta positivamente il giudizio sulla legge elettorale fornito
dalla Cei come fa Marini e chi "fa proprie" le indicazioni dei
vescovi come fanno da Baccini a Buttiglione ma anche alcuni rappresentanti del
Pd, è appunto la Sinistra Arcobaleno a richiamare all'ordine contro quella che
continua a restare - sottolinea la senatrice Maria Luisa Boccia, candidata per
la Sinistra in Umbria - "la forte ingerenza nella politica delle gerarchie
ecclesiali che si rivela addirittura nelle indicazioni di voto per i partiti
contrari all'aborto e alle unioni civili. Come altro va letto altrimenti - si
chiede Boccia - il messaggio della Cei?". "L'appello ai cattolici - continua la senatrice - è del tutto fuori luogo
e ci mostra una Chiesa arroccata su posizioni anacronistiche, tesa alla pura e
semplice conservazione di strutture che non corrispondono più al modo in cui è
fatta la società. Quanto alla difesa a oltranza dell'obiezione di coscienza,
sono i dati a dimostrare che se le donne incontrano delle difficoltà
nell'utilizzare la legge 194 ciò accade proprio perché medici privi di
coscienza utilizzano questo escamotage per sottrarsi al loro dovere". Così
ancora, nota Lidia Menapace, senatrice della Sinistra Arcobaleno,
"evidentemente sussistono delle forti contraddizioni all'interno della
stessa Cei". "Se non si schiera apertamente - commenta Menapace - "ciò
significa che, all'interno della Cei, esistono due posizioni non ancora
mediate: una che vorrebbe andare allo scontro, come in Spagna, e quindi indica
stretta coerenza e obbedienza alle disposizioni ecclesiastiche, sia pure in
modo non nominativo; l'altra più prudente, ammaestrata dal prezzo pagato in
Spagna, che fa riferimenti insieme più precisi (mutamento della legge
elettorale, no alle larghe intese) ma con toni più riflessivi. Anche sul Tibet
- conclude - il fatto che si prenda tempo vuol dire che la Chiesa è in difficoltà
e comincia a pagare le imprudenze neotemporaliste dei primi mesi del
pontificato Ratzinger". Sta di fatto che a un mese dal voto la Cei è
tornata a dire la sua. E con parole inequivocabili sul piano della politica.
19/03/2008.
( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Vescovi, Veltroni
non è Zapatero Basta leggere la storia Laura Eduati Il 30 gennaio scorso la
Conferenza episcopale spagnola dirama un documento sulle elezioni che si
sarebbero svolte il 9 marzo, chiedendo ai cittadini di non votare Zapatero. A
dire il vero, nel documento il premier socialista non viene mai nominato. La
formula utilizzata dai vescovi è molto più fine. Dicono agli spagnoli: non
votate chi dialoga con l'Eta (cioè Zapatero); non votate chi introduce forme di
unione diverse dal matrimonio eterosessuale (cioè Zapatero); né chi tenta di
imporre l'ora di educazione civica (cioè Zapatero). Ecco uno stralcio del
documento: " Non tutti i programmi sono ugualmente compatibili con la fede
e le esigenze della vita cristiana, né sono in ugual misura vicini agli
obiettivi e ai valori che i cristiani devono promuovere nella vita pubblica. I cattolici e i cittadini che vogliano agire in maniera
responsabile devono, prima di appoggiare con il voto l'una o l'altra proposta,
soppesare le diverse offerte politiche tenendo conto del valore che ogni
partito, ogni programma e ogni dirigente concede alla dimensione morale della
vita (...). Non si deve confondere l'aconfessionalità o la laicità dello Stato
con l'assenza di vincoli morali o l'esenzione dagli obblighi delle morali
oggettive ". " E' importante affrontare con determinazione e
chiarezza di propositi, il pericolo di opzioni politiche e legislative che
contraddicono i valori fondmentali e i principi antropologici ed etici radicati
nella natura dell'essere umano come la difesa della vita umana dal concepimento
alla morte naturale, e la promozione della famiglia fondata nel matrimonio,
evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che
contribuiranno a destabilizzarla, oscurando il suo carattere proprio e la sua insostituibile
funzione sociale ". Parole molto simili a quelle usate ieri dal segretario
della Cei, mons. Giuseppe Betori, in riferimento alle elezioni italiane. La
risposta (furiosa) del partito socialista arriva il giorno
dopo, il 31 gennaio: " L'immensa maggioranza degli spagnoli, cattolici e non cattolici, difendono lo Stato costituzionale e difendono una società
laica, nella quale ogni singola persona abbia il diritto di vivere secondo le
proprie idee e convinzioni, senza che nessuno imponga la sua dottrina agli
altri. E' evidente che i vescovi che hanno firmato quel comunicato non
credono in quel tipo di società. E' per questo motivo che sono così lontani
dalla società spagnola di oggi ". Il 10 marzo Walter Veltroni scrive una
lettera di congratulazioni a Zapatero, per una vittoria che sente sua: "
Il popolo spagnolo ha premiato il tuo governo che, negli ultimi 4 anni, ha
saputo garantire alla Spagna più crescita ed equità e agli spagnoli più diritti
e opportunità (...) . Ieri Veltroni ha commentato benevolmente il comunicato
dei vescovi italiani. E il 17 dicembre, quando il consiglio comunale di Roma
discuteva sull'istituzione del registro per le unioni civili, il segretario del
Pd si trovava in Abruzzo. Risultato: la delibera non è passata, la maggior
parte del Pd ha votato contro. Soltanto pochi giorni prima l' Avvenire e il
cardinal Bertone avevano scongiurato Veltroni di non approvare il registro
delle unioni civili. Con la benedizione di Paola Binetti. 19/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Funerali ieri a roma
in 20 mila per l'ultimo saluto alla fondatrice dei focolarini L'omaggio di
Benedetto XVI alla Lubich: "Anticipava i Papi" La salma di Chiara
Lubich - scomparsa venerdì notte all'età di 88 anni - è entrata ieri nella
basilica di San Paolo Fuori le Mura, cuore dello spirito ecumenico della cattolicità, poco dopo le due e un quarto del pomeriggio. Ad
accogliere la bara di legno chiaro portata a braccio da sei focolarini di
diverse etnie, una folla immensa che gremiva la basilica e il prato alla sua
sinistra dove erano stati installati i maxi schermi. Appena la bara ha varcato
il portone centrale, donne, uomini, bambini e anziani hanno iniziato ad
applaudire e non hanno smesso fino a quando il segretario di Stato vaticano, il
cardinale Tarcisio Bertone, non ha iniziato - circa mezz'ora più tardi - il
rito funebre. Mentre la bara avanzava tra la folla, molti salutavano la Lubich:
"Ciao Chiara", dicevano i più, con naturalezza. Ad aspettare il
feretro in prima fila, la sorella minore, Carla, e poi le primissime compagne
degli inizi del movimento. Tra queste la compagna e amica di sempre, Eli
Fornari. Gli esponenti della Santa Sede erano al gran completo, segno della
stima che la Lubich godeva nelle gerarchie. Oltre a Bertone, sedici cardinali tra
cui Bagnasco, Ruini, Kasper, Rylko, Sandri, Sodano, Dias, Vlk, Cordero di
Montezemolo e poi quaranta vescovi e cento preti. Presente anche il cardinale
Stanislaw Dziwisz, ex segretario particolare di Wojtyla, il Papa che definì i
focolarini "apostoli del dialogo" non soltanto all'interno della
Chiesa cattolica: dialogo ecumenico, dialogo interreligioso, dialogo con i non
credenti. Poi la classe politica: Prodi, Rosy Bindi, Rutelli, Casini, Fini,
Pezzotta, Castagnetti e tanti altri. E nelle primissime file, oltre ai
rappresentanti di tutti i movimenti e le associazioni cattoliche, quelli delle
diverse confessioni cristiane con le quali la Lubich non ha mai smesso di
dialogare perché se il carisma dei focolarini è quello dell'unità, questa
stessa unità è innanzitutto tra le Chiese cristiane che deve essere visibile:
il metropolita Gennadios (Zervos) arcivescovo ortodosso d'Italia e di Malta, il
vescovo Christian Krause, evangelico della Germania e il vescovo anglicano
Robin Smith dell'Inghilterra. Quindi i leader di altre religioni, anch'essi
legati alla volontà di dialogo della Lubich: l'ebrea Lisa Calmieri, l'imam Izak
El Hajji Pasha della Moschea Malcom, Shabazz di Harlem (Ney York), il monaco
buddista TheravadaPra Tongrasthana, il presidente del consiglio direttivo della
Rissho Kosei-kai (movimento buddista giapponese) Yasutaka Watanabe. La bara di
Chiara, percorsa la navata centrale della basilica, è stata posata per terra,
dinanzi all'altare. Sopra, tre garofani rossi per ricordare il giorno in cui
Chiara ha pronunciato il suo sì a Dio sola in una cappella della chiesa del
Collegio Serafico dei Cappuccini di Trento. Era il 7 dicembre 1943 e Chiara
aveva comprato tre garofani rossi per il crocifisso: garofani - disse una volta
- "che sarebbero stati il segno della festa". E a bene vedere anche
le esequie funebri di ieri sembravano una festa. Oltre al dolore, sui volti
degli oltre 20 mila focolarini presenti, si leggeva la gioia per l'ascesa al
cielo della loro fondatrice. "Chiara è in Paradiso", ha detto sicura
di sé una ragazza seduta sul prato a fianco della basilica. Quando Bertone ha
letto il messaggio inviato da Benedetto XVI che definisce quello di Chiara
"un servizio silenzioso e incisivo, in sintonia sempre con il magistero
della Chiesa: "I Papi - diceva Chiara - ci hanno sempre
compreso"", si sono sentiti ancora applausi dentro e fuori la
basilica. Molti annuivano con la testa. Forse pensavano ai riconoscimenti che
con naturalezza la Lubich era riuscita a ottenere dai "suoi" Pontefici:
"Il movimento è un'opera di Dio" le disse Paolo VI nel 1964; nel 1984
fu Giovanni Paolo II a riconoscere nei focolari i lineamenti della Chiesa del
Concilio e nel suo carisma "un'espressione del "radicalismo
dell'amore" che caratterizza i doni dello Spirito nella storia della
Chiesa"; "anticipava il pensiero dei Pontefici", ha scritto ieri
Benedetto XVI. Il secolo scorso - ha detto Bertone - è stato
quello dei "pionieri della carità" che "la Chiesa addita già
come santi e beati: don Guanella, don Orione, don Calabria, Madre Teresa di
Calcutta ed altri ancora". E, quindi, Chiara Lubich, che "trova posto
in questa costellazione con un carisma che le è del tutto proprio e che ne
contraddistingue la fisionomia e l'azione apostolica". Verso le cinque la
salma è uscita dalla basilica. Due ali di folla l'hanno accompagnata fino al
carro funebre. Ancora applausi. Qualcuno ha issato degli striscioni:
"Continueremo il tuo sogno" e "Grazie Chiara, tutto vince
l'amore". Poi il feretro ha preso la strada che porta a Rocca di Papa, la
casa della Lubich degli ultimi anni. Qui è stato tumulato in una cappellina sopra la tomba di Igino Giordani,
giornalista, deputato, direttore della biblioteca apostolica vaticana e primo
laico sposato a consacrarsi a Dio facendo parte di un focolare. Sulla lapide la
Lubich ha voluto che venisse posto il motto di tutta la sua vita: "Che
tutti siano uno". 19/03/2008.