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18-3-2008 #TOP
IN EVIDENZA
invito al discernimento in vista del voto. Genova, la Cei: colpa di un'ottica abortista. Ginecologo
suicida, Betori: «L'obiezione di coscienza non c'entra. Non si accettano
nemmeno i limiti di legge» (Il Corriere della Sera 18-3-2008)
ROMA -- La Cei contrattacca
sulla vicenda del medico suicidatosi a Genova e sul giro di aborti clandestini
nel capoluogo ligure: «Ciò che è accaduto - ha detto il segretario generale
della Cei, mons. Giuseppe Betori - è la conseguenza di una mentalità abortista
senza confini, che non accetta nemmeno i limiti della legge». «Mi fa molto male
- ha aggiunto Betori - leggere editoriali che attribuiscono le responsabilità
alle posizioni anti-abortiste e all'obiezione di coscienza».
«CAMBIARE IL SISTEMA DI VOTO» - Intervento
a tutto campo quello di Betori che ha parlato anche delle elezioni in vista,
affermando che la a legge elettorale va cambiata. È quanto sostengono i vescovi
italiani. Il sistema di voto, chiede la Conferenza episcopale italiana, deve
tornare «a dare più democrazia a questo Paese» ed è necessario che il prossimo
Parlamento modifichi la legge elettorale, «tornando a dare al cittadino la
possibilità di scegliere i suoi rappresentanti». L'attuale sistema elettorale,
ha spiegato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, obbliga
gli elettori cattolici ad un maggiore discernimento, in quanto non possono
scegliere direttamente chi sarà eletto: «la valutazione dovrà riguardare sia il
programma che viene proposto che le persone presenti nella lista. E non si
possono separare i valori, scegliendone qualcuno e rinunciando ad altri.
Occorre soppesare invece l'insieme dei valori».
«NON CI SCHIERIAMO»
- I vescovi italiani sottolineano di non schierarsi con alcun partito politico
ma chiedono «agli elettori cattolici, ai candidati cattolici e ai futuri eletti
di richiamarsi ai valori fondamentali della Chiesa» e tra questi «la difesa
della vita» e la tutela della famiglia tradizionale. Se il voto spesso si
orienta sulle «urgenze del quotidiano», per i credenti - ha detto Betori - «le
urgenze vanno sempre proiettate su un orizzonte di grandi valori».
PAPA E TIBET - In merito al
discusso silenzio di Benedetto XVI durante la celebrazione di domenica scorsa,
il segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori, in una conferenza stampa
conclusiva del Consiglio permanente dei vescovi italiani, riunitosi a Roma ha
spiegato che il papa «troverà i modi e i tempi» di intervenire su quanto sta
succedendo in Tibet. «Non possono essere i mass media» a decidere i suoi
interventi, ha dichiarato Betori.
I vescovi: "Cambiare legge elettorale" La Cei: il
sistema di voto deve offrire più democrazia al Paese (La Stampa 18-3-2008)
ROMA
Sarebbe «auspicabile» cambiare la vigente legge elettorale, secondo monsignor Giuseppe
Betori, «per tornare a dare un pò di democrazia a questo Paese». Senza le
preferenze «c’è un potere oligarchico di fatto», ha detto il segretario
generale della Cei durante la conferenza stampa che ha concluso i lavori del
Consiglio permanente dei vescovi italiani. «Il prossimo Parlamento dovrebbe
cambiare la legge elettorale e ridare la scelta ai cittadini», il suo auspicio.
Monsignor Betori ha poi ribadito che la Chiesa cattolica «non si schiera per
nessun partito». «A tutti i cattolici, candidati ed eletti, richiamiamo i
valori fondamentali come punti di riferimento irrinunciabili», ha spiegato in
conferenza stampa il presule in riferimento alle questioni
"antropologiche", termine con il quale si intendono le problematiche
relative alla vita e alla famiglia. A chi domandava come comportarsi di fronte
a liste elettorali, come quelle del Partito democratico, che presentano
candidati radicali ostili ai valori cattolici, Betori, dopo aver caldeggiato
una modifica della vigente legge elettorale, ha spiegato: «Bisogna soppesare il
programma e la globalità delle persone di ogni lista elettorale, e scegliere
quelle che hanno maggior speranza di difendere i valori che i cattolici
ritengono intangibili». «I valori - ha tenuto ad aggiungere Betori - si tengono
tutti insieme, non si possono separare il valore della solidarietà dal valore
della vita».
Secondo il segretario generale della Conferenza episcopale italiana è anche
necessario «svelenire il clima» della campagna elettorale. Il presule ha
precisato che l’appello ad un impegno comune sul «problema della spesa»,
recentemente formulato dal cardinale Angelo Bagnasco, non era un appoggio alle
’larghe intesè. «Il presidente della Cei ha sottolineato che ciascuna parte
politica agisce nella propria specifica collocazione», ha ricordato. «Le parole
di Bagnasco andavano nella direzione più volte percorsa dalla Cei, così come da
alcune istituzioni della Repubblica italiana, di svelenire il clima. Su questo
non solo il cardinale, ma tutto il Consiglio permanente della Cei, ritiene che
sia possibile collaborare, ciascuno nel proprio ruolo, senza farsi del male».
Monsignor Betori ha poi citato le tre associazioni cattoliche impegnate in
materia sociale, bioetica e di politiche famigliari - Retinopera, Scienza e vita,
Forum delle famiglie - sottolineando che «anche in futuro svolgeranno un ruolo
di presenza e coordinamento su queste tematiche, che, a termine delle elezioni,
avranno bisogno di un sostegno trasversale».
Tutti
dobbiamo parlare del Tibet I miei complimenti a Castagnetti
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tragico
deficit di attenzione " vale sempre l'insegnamento della critica laica o
cattolico-liberale dell'Ottocento e del Novecento: la curia romana rivendica le
libertà dove le sono negate (vedi Iraq, dove un vescovo caldeo è stato ucciso)
ma le nega quando a sua volta è in grado di farlo (vedi aborto legale,
divorzio, diritti civili).
Romano
Strizioli ( da "Stampa, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La storia
Romano Strizioli GIUSEPPE AL CINEMA GRATIS Domani è la Festa del papà
ricorrenza laica, introdotta in Italia 40 anni fa, che viene celebrata il 19
marzo perché giorno di San Giuseppe. La tradizione lo vuole personaggio
modesto, sempre un passo indietro agli altri, fedele, taciturno e pronto a fare
sino in fondo la su a parte.
Dietro
le grate i segreti di quei cento monasteri - stella cervasio
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
straordinaria
energia e che partono da una condizione di laiche, come Maria Lorenza Longo,
moglie del cancelliere Giovanni Lonc, arrivato nel 1506 al seguito di
Ferdinando il Cattolico. Fondatrice degli Incurabili, ospedale di Santa Maria
del Popolo che diede ospitalità a "convertite" ex prostitute, si
ritirò poi nel monastero delle 33, clarisse cappuccine di Santa Maria di
Gerusalemme.
La
Chiesa in silenzio divide i cattolici <Troppa realpolitik>. <No,
diplomazia> ( da "Corriere della Sera"
del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
REDAZIONALE
La discussione Intellettuali laici e credenti a confronto La Chiesa in silenzio
divide i cattolici "Troppa realpolitik". "No, diplomazia"
ROMA - Il silenzio del Vaticano sul Tibet? "Un nuovo errore della
Segreteria di Stato guidata dal cardinal Tarcisio Bertone. Un analogo
atteggiamento assai "prudente" a Cuba ha fatto infuriare i cattolici
locali.
Cattolici
scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali
( da "Manifesto,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
l'importante
è che i cattolici nel Pd parlino a voce alta. Che il loro apporto non resti
implicito e nelle retrovie, come vorrebbe qualcuno. Che siano in grado di
spiegare che la laicità del Pd non è anticlericalismo né aggressione ai
cattolici. Che la coerenza del Pd sia fare quel che si dice, dire quel che si
fa".
Franceschini:<Liberi
dai Verdifaremo il Terzo valico>
( da "Secolo
XIX, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ma privato:
"È stato un dialogo sereno e personale, non chiedetemi di più. Parliamo di
politica e dei sondaggi che ci danno largamente in vantaggio sul Pdl in
Liguria. Il voto dei cattolici? È libero e plurale fin dai tempi della Dc. E
nel Pd i cattolici e i laici possono trovare un forte cammino comune per il
riformismo".
<Per
affermare la laicità ci vorrebbe un Zapatero ma Pd e Pdl sono simili>
( da "Liberazione"
del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici. Anche
perché - stando sempre a quel sondaggio, le posizioni della Chiesa pesano
eccome sugli orientamenti dei cattolici in materia di diritti delle coppie di
fatto o di eutanasia o di aborto. Ottimista non è Piergiorgio Odifreddi che da
poco ha abbandonato il Partito democratico proprio per l'incompatibilità tra il
suo modo di vedere il rapporto tra laici e cattolici e quello
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, desidero far pervenire i miei complimenti, di cattolico e
di uomo libero, a Castagnetti, per aver salvato ancora una volta l'onore e
l'indipendenza di giudizio dei cattolici democratici.
Il silenzio di piazza San Pietro, che mi ha rovinato la domenica delle palme, è
stato giustamente ricondotto da Castagnetti al
"deficit di attenzione delle gerarchie ecclesiastiche, già denunciato da
Dossetti". Francamente, tra il mito dell'embrione e la realtà della vita
distrutta dalle stragi (cinesi, birmane, islamiche, americane, ecc.),
m'interessa di più la vita reale. ANDREA PALMA, CAMPOBASSO Caro Palma, un
religioso molto indipendente nei pensieri mi diceva ieri che, infiammando gli
animi col mito e spegnendo la solidarietà per la vita reale ovunque si
manifesti, sia pure sull'Himalaya, si fa una doppia amputazione della verità.
Non si meravigli se parlo di un sacerdote, perché anch'io ho pochissimi ma
validissimi amici religiosi. Qualcuno di loro mi ha anche preferito per
l'elezione a deputato proprio a Campobasso, e non mi ha mai chiesto di fare la
prova finestra della devozione, preferendo la personale rettitudine. E sono
lieto che ora a Campobasso abbiate un vescovo, Bragadin, che ha esposto la vita
contro la lupara calabrese, non contro i fischi delle donne "omicide in
quanto abortiste". Da quest'ultime dovrà proteggersi, casomai, lo
scriteriato promotore della Kulturkampf antiabortista, sulla quale cominciano a
piovere pomodori. Tornando al suo discorso, non ho la cultura di Castagnetti
per inquadrare bene il riferimento a Dossetti (delle polemiche di quel tempo
contro "la Ditta", ricordo quelle di don Milani); ma mi unisco senz'altro
a lei nel ringraziarlo per la critica ai silenzi. Ma sul "tragico deficit di attenzione " vale sempre l'insegnamento
della critica laica o cattolico-liberale dell'Ottocento e del Novecento: la
curia romana rivendica le libertà dove le sono negate (vedi Iraq, dove un
vescovo caldeo è stato ucciso) ma le nega quando a sua volta è in grado di farlo (vedi
aborto legale, divorzio, diritti civili). Anche se la mia opinione vale
nulla, penso che questi dialoghi coi regimi totalitari in cambio di
riconoscimenti (nel Novecento si facevano i concordati coi dittatori) toglie
credibilità alla riconquista cristiana dell'Occidente democratico: almeno fino
a quando i deficit di attenzione e gli atteggiamenti teodem ribadiranno la
plurisecolare indifferenza per le libertà laiche. Lo sapevano i tantissimi
religiosi morti insieme ai patrioti "miscredenti" nelle guerre del
risorgimento; o insieme a uomini e donne d'ogni idea nella resistenza e nei
campi di sterminio che Ferrara paragona alle cliniche che applicano la 194.
Naturalmente, come laico, sono interessato a sapere non cosa pensino la curia e
Ferrara ma cosa pensino i leader delle forze politiche (e non solo del Pd):
parlando di Olimpiadi, per esempio, da padre Cervellera a Emma Bonino ci
dicono, e lo penso anch'io, che non è necessario boicottarle: è sufficiente che
i leader dell'Occidente "libero" non vadano a Pechino (mentre Bush
padre e Solana si affrettano ad assicurare la loro presenza); è sufficiente che
noi stessi per tutto l'anno olimpico non acquistiamo prodotti cinesi, anche se
costano meno. E partecipiamo a incontri pro-Tibet come quello indetto per le
16,30 di domani a Campo dei Fiori dai radicali e dal Riformista, cui ha aderito
anche Articolo 21: con tante scuse al Dalai Lama per la fuga delle istituzioni
repubblicane davanti a lui, ospite indesiderato, qualche mese fa.
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
La
storia Romano Strizioli GIUSEPPE AL CINEMA GRATIS Domani è la Festa del papà
ricorrenza laica, introdotta in Italia 40 anni fa, che viene celebrata il 19
marzo perché giorno di San Giuseppe. La tradizione lo vuole personaggio
modesto, sempre un passo indietro agli altri, fedele, taciturno e pronto a fare
sino in fondo la su a parte. E c'è anche chi in lui vede il protettore dei poveri e
dei derelitti. Ebbene, capovolgendo questa immagine, per una volta sola
all'anno, Giuseppe può essere il protagonista assoluto della giornata che porta
il suo nome. Domani, infatti, tutti coloro che si chiamano così, potranno
andare gratuitamente al cinema. Basterà presentarsi alla multisala del
Multiplex di Albenga munito di carta d'identità per ricevere un biglietto per il
film che si desidera, senza scucire nemmeno un euro. I Giuseppe potranno
scegliere liberamente una delle milleduecento poltrone delle sei sale ed
accomodarsi per gustarsi al meglio la pellicola. Per la religione cattolica
Giuseppe è l'uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, colui che fece da padre
al figlio di Dio. Una grande missione, riportata da scarne notizie sui vangeli.
Il che rientra nella sua natura improntata alla modestia. Ma domani avrà il
piccolo riscatto cinematografico: "Giuseppe? Allora si accomodi!".
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Napoli
Dietro le grate i segreti di quei cento monasteri Lorenza Longo fondò gli
Incurabili, poi prese i voti e attende di essere fatta santa I libri della
Fondazione Valerio "fotografano" la vita monastica dal 300 all'unità
d'Italia STELLA CERVASIO Donne che creano una rete, pur essendo scomparse
centinaia di anni fa. Salamanca, l'Avana, e ora Firenze, il vescovo di Brindisi
per Terra d'Otranto e Roma Laterana reclamano una storia di donne attive nel
sociale, partite dalla fede e dalla regola monastica per dare un contributo
attivo alla difficile vita del loro tempo. E la chiedono a chi ha portato a
termine il lavoro dei due volumi dell'opera "I luoghi della memoria"
a cura di Adriana Valerio, che con la fondazione che porta il nome di suo padre
ricostruisce percorsi di donne del passato. Dal 300 dopo Cristo al 1500 nel
primo volume uscito nel 2006, e ora, con il secondo, si arriva al 1861.
Benefattrici e nobili, monache e ospiti assistite negli istituti religiosi:
attraverso le veloci schede si ricostruisce una storia "parallela"
sicuramente meno nota di quella ufficiale. Donne con il velo, ma anche donne di
straordinaria energia e che partono da una condizione di
laiche, come Maria Lorenza Longo, moglie del cancelliere Giovanni Lonc,
arrivato nel 1506 al seguito di Ferdinando il Cattolico. Fondatrice degli
Incurabili, ospedale di Santa Maria del Popolo che diede ospitalità a
"convertite" ex prostitute, si ritirò poi nel monastero delle 33,
clarisse cappuccine di Santa Maria di Gerusalemme. Nel bel monastero di
via Pisanelli, è in restauro la parte requisita dagli Incurabili nel 1903 e
trasformata in dispensario antitubercolare. La divisione, che distrusse parte
del chiostro con il giardino di "cetrangoli e limoncelli" delle
monache di clausura, ha per fortuna risparmiato altri luoghi della memoria,
come la splendida cucina con focolari maiolicati e antichi impianti di cucine
economiche, un vero palinsesto di costume per chi usa rintracciare la vera
cultura anche nella gastronomia. Uno degli argomenti che facevano da porta tra
interno del convento e mondo secolare: le fonti parlano di "zuchari e
specellaria", dolci e medicamenti che le monache di Santa Chiara vendevano
per finanziare il monastero. Le specialità delle clarisse erano "marasche
sciroppate, le perette in barattoli, i mostaccioli, le lasagne, le frittelle
chiamate zeppole". Non erano tutte rose e fiori, dietro quelle alte mura.
Sono passate alla storia le rivalità tra il monastero di San Pietro e Paolo a
Pontecorvo, a cui lavorò anche Ferdinando Sanfelice, e le religiose di San
Francesco delle Cappuccinelle: le francescane temevano che il campanile
progettato per il vicino monastero delle missionarie della Propaganda Fide
disturbasse con il suono delle campane la loro contemplazione, invece le
"periclitanti" rivendicavano spazi verdi al confine tra i due
istituti. Le redente ex prostitute, spesso ospitate nei monasteri, dovevano
spesso subire lo snobismo delle monache più aristocratiche di conventi vicini.
Non solo per Natale le suore imitavano le loro simili di "là fuori":
per le feste le clarisse indossavano i lussuosi abiti secolari prestati dai
parenti e "semel in anno", mettevano "catene" (collane) e
"maniglie" (bracciali). Dopo il concilio di Trento tutto finì: nella
Napoli al femminile controriformata le ruote diventarono il solo collegamento
con l'esterno, i "comunichini" furono ancora più schermati per non
far vedere le monache ai fedeli in chiesa, e poi niente più dame ospiti con
seguito, e niente più animali domestici a far compagnia a chi prendeva i voti.
Non c'era da stupirsi se c'era chi si fingeva "spiritata" per
tornarsene a casa o, come le suore di Santa Chiara secondo una leggenda del
1650 "rubate" dai ladri insieme ai sacchi di grano. "Nello studio
- dice Adriana Valerio, che insegna Storia del Cristianesimo alla Federico II -
sono partita dagli istituti religiosi, che sono anche ospedali, ritiri,
educandati e soltanto a Napoli ne ho censito 110. Alcuni furono soppressi,
altri hanno cambiato destinazione d'uso: Trinità delle Monache è diventato un
ospedale militare, San Potito una caserma. Ma questi monasteri, importantissimi
dal punto di vista della storia dell'arte e dell'architettura, sono stati
studiati meno dagli storici del cristianesimo e della città. Il mio lavoro di mappatura
tende anche a creare un collegamento tra le discipline per non tralasciare le
implicazioni di storia della spiritualità. Da quei due volumi nascerà una
collana sui singoli istituti, come Santa Chiara, Croce di Lucca,
Sant'Antoniello a Port'Alba, molti ritiri fondati da donne che spesso
diventarono occasione per trovare spazi di autonomia, studiare, imparare un
mestiere e curare rapporti".
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-18 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE La discussione Intellettuali laici e credenti a
confronto La Chiesa in silenzio divide i cattolici "Troppa
realpolitik". "No, diplomazia" ROMA - Il silenzio del Vaticano
sul Tibet? "Un nuovo errore della Segreteria di Stato guidata dal cardinal
Tarcisio Bertone. Un analogo atteggiamento assai "prudente" a Cuba ha
fatto infuriare i cattolici locali. Ora il Tibet..." Antonio Socci, scrittore e
intellettuale cattolico, è pronto a concedere non poche ragioni per comprendere
la prudenza della Santa Sede: "Migliaia di cattolici
in Cina vivono in serie difficoltà, spesso i vescovi vengono imprigionati. Ma
l'attuale atteggiamento della Santa Sede svela una oggettiva, grave ed evidente
mancanza di esperienza e di competenza. Non è colpa di Benedetto XVI, per farla
breve". Il parere di Socci non è così lontano da quello di un
intellettuale laicissimo come Alberto Asor Rosa: "L'atteggiamento del
Vaticano è chiaramente legato al problema dei cattolici
cinesi. E così il dramma dei tibetani, popolo lontano che professa un'altra
religione, non suscita interessi abbastanza forti nelle gerarchie dei Palazzi
Apostolici..." Dubbioso il cattolico Giorgio Tonini, esponente del Pd:
"Mi ha colpito molto che il Papa non abbia parlato del Tibet la domenica
delle Palme. Poi ho ripensato al libro "Il martirio della pazienza"
in cui il cardinale Agostino Casaroli raccontò, da Segretario di Stato, le
critiche ricevute durante la Ostpolitik. La Chiesa ragiona pensando ai secoli e
non ai mesi. Ma tutto questo spesso provoca disagio, incomprensione". Un
cattolico del dissenso come Giovanni Franzoni, ex abate di San Paolo e ora
animatore di comunità di base, vedrebbe con favore una Santa Sede in movimento:
"Bisognerebbe chiedere un chiarimento, incontrare in qualche modo i
rappresentanti del governo cinese per comprendere cosa stia accadendo. Anche
perché lì c'è un fondato sospetto. Ovvero che esista un convitato di pietra
desideroso di esasperare la situazione del Tibet in vista delle Olimpiadi
". Assai diversi i commenti degli intellettuali cattolici.
"Una ragione di Stato? Non la metterei proprio su questo piano.... "
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio ma anche storico del
cristianesimo e docente di Storia contemporanea a Roma Tre, rimanda al mittente
le critiche alla Santa Sede per il suo "silenzio" sul Tibet:
"Bisogna stare molto attenti ad applicare il modellino storiografico del
silenzio di Pio XII. Non c'è la tradizione di un Vaticano che reagisce
immediatamente, nemmeno fosse un'agenzia di stampa, di fronte a ogni crisi
internazionale. La Chiesa è completamente assente dal Tibet ed è distantissima
dal pianeta Cina. Non ha dati precisi a disposizione. E una ipotetica reazione
verso quali interlocutori si rivolgerebbe? E non finirebbe per diventare una
delle tante condanne di maniera espresse qui e lì?" Sulla stessa linea
Alberto Melloni, storico della Chiesa: "Il cattolicesimo in Cina è assai
più minoranza del buddismo. Non capisco allora perché proprio una minoranza, in
gravi difficoltà, dovrebbe farsi carico di ciò che molti altri Stati del mondo
osservano senza intervenire. Per ora la Santa Sede ha ottenuto un enorme
successo diplomatico, visto che il vescovo di Pechino è ora in comunione con
Roma. I cattolici vivono in Cina tutto l'anno, non
solo nel mese delle Olimpiadi. E sarebbe inutile eroismo mettere in serio
pericolo un'intera comunità". E qui Melloni aggiunge un'altra
considerazione: "Piuttosto nessuno riflette su un nuovo fenomeno. Cioè
sulla nascita del buddismo politico, che parte dalla Birmania e ora approda in
Cina attraverso il Tibet". Infine Agostino Giovagnoli, docente di Storia
contemporanea alla Cattolica di Milano: "Non c'è una semplice e fredda
ragione di Stato per la prudenza del Vaticano. C'è solo il nodo della libertà
religiosa in Cina che, secondo la Santa Sede, si può ottenere solo
gradualmente. Quindi la posizione del Vaticano è molto delicata per la
oggettiva responsabilità verso la comunità cattolica ". Ma se le cifre del
massacro fossero inequivocabili? "Non escluderei, a questo punto, un
cambiamento di atteggiamento ". Paolo Conti.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Gli elettori
"che vanno alla messa" non si fidano di Walter, almeno secondo i
sondaggi. E i teodem riprendono fiato: Pannella e i suoi sono un elemento di
instabilità. E guai a Zapatero testimonial dei democratici. "Sarebbe un
errore" Cattolici scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali Daniela
Preziosi Roma Tutta colpa dei radicali. Se i cattolici,
come diceva ieri la Repubblica, ma il giorno prima il Sole 24 Ore, sono
scettici nei confronti del Pd e per il momento si orientano verso il porto
sicuro - sicuro per cosa non è chiaro - del centrodestra, è a causa
dell'accordo con i radicali. "Diciamo la verità, i radicali per il Pd sono
un elemento di instabilità strutturale". La capitana dei teodem Paola
Binetti spiega così il presunto fenomeno descritto dai sondaggi. Ma non se la
prende solo con Marco Pannella, che continua il suo sciopero della fame e a
Porta a porta ieri affermava con orgoglio di pesare "più di
Colaninno", sui temi etici. Pannella "ringraziando Iddio è
fuori", dice Binetti. Ma di problemi strutturali, per lei, nel Pd ce n'è
parecchi altri. La senatrice alza il tiro fin verso il candidato premier.
"E' chiaro che la figura di Veltroni incontra fra i laici un consenso
maggiore di Berlusconi. Per questo dobbiamo subito offrire segnali forti e
chiari sui valori che ci stanno a cuore, quelli cattolici.
Non dobbiamo rischiare di trovarci scoperti". In sintesi, ieri la notizia
era questa: secondo la Demos di Ilvo Diamanti il 50,6 dei cattolici
praticanti voterebbe per il centrodestra, il 31,6 per il Pd, l'8,9 per l'Udc,
il 4,2 per Sinistra arcobaleno. Attenzione al dato, anche se riferito a una
quota pari al 30 per cento dell'elettorato, e comunque virtuale e relativo a un
campione di poco più di 1300 persone. Secondo il sondaggio, tra i non
praticanti è il Pd a prevalere, con il 44,8 per cento contro il 34,8
dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3 e a
Casini il 4,3. Stesse differenze su una serie di altre domande, come quella sul
peso degli interventi della Chiesa sul dibattito politico: tra i non praticanti
l'intervento è eccessivo per il 58,1 per cento, tra i praticanti solo il 21,7
ammette la Chiesa interviene troppo. I dati di Demos sono molto sfumati, ma
alla fine il senso è uno: il Pd non sfonda fra i cattolici,
nonostante gli sforzi di Walter Veltroni e della imponete componente cattolica
che esprime il vicesegretario, Dario Franceschini. L'imbarazzo nel loft di
Sant'Anastasia è palpabile. Il Pd deve dare sin da subito delle
"rassicurazioni" ai cattolici, per non
perderne il voto che invece potrebbe essere "decisivo", come nel
2006, scrive Pierluigi Castagnetti oggi su Europa. Subito dopo le urne i cattolici del Pd dovranno avviare un
"approfondimento", il che non vuol dire assumere un atteggiamento
"accomodante" verso i vertici ecclesiastici: alla politica servono
"cattolici in piedi", non tradizionalisti.
Eppure i piano inclinato, spiega Castagnetti, è iniziato con il referendum
sulla legge 40 e oggi giunge fino all'allargamento dell'alleanza ai radicali.
Dario Franceschini si attesta invece su una linea del Piave. Quella di
verificare con soddisfazione che nel Pd "la presenza di parlamentari cattolici è "quantitativamente non paragonabile con
nessuna forza politica italiana". E anche se la Chiesa non dà "alcuna
indicazione di voto", non si può negare che "nel Pd convivono culture
e posizioni diverse, anche sui temi più difficili. Il tentativo è quello di
provare ad ascoltarsi". Parole a cui però non dà un gran peso Paola
Binetti, che si gioca fino in fondo la sua battaglia interna. "A dirlo con
sincerità, non so quale sia nel mondo cattolico l'appeal di Dario Franceschini.
Certo, è meno di quello di Castagnetti, o Enrico Letta. Meno persino il
contributo gioioso e positivo di Renzo Lusetti, che certo non può essere
considerato un moralista bacchettone. Comunque sia, l'importante
è che i cattolici nel Pd parlino a voce alta. Che il loro apporto non resti
implicito e nelle retrovie, come vorrebbe qualcuno. Che siano in grado di
spiegare che la laicità del Pd non è anticlericalismo né aggressione ai cattolici. Che la coerenza del Pd sia fare quel che si dice, dire quel che
si fa". Un esempio? Binetti lo dice chiaro e tondo: "Mi è
giunta voce che Zapatero doveva venire a chiudere la nostra campagna
elettorale. Ci mancherebbe. Sarebbe stato un regalo
non tanto a Berlusconi, ma a Casini. Un fatto simbolico, che ci avrebbe
danneggiato moltissimo. Queste idee non dovrebbero neanche andare in
giro".
( da "Secolo XIX, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Franceschini:"Liberi
dai Verdifaremo il Terzo valico" verso le elezioni Il numero due del Pd,
ospite di Radio 19, lancia la sfida"In Liguria siamo in testa,
convinceremo gli indecisi" Genova. Dario Franceschini, numero due del
Partito democratico, ha incontrato ieri a Genova il presidente dei vescovi
italiani Angelo Bagnasco. Un incontro di quasi un'ora, ma
privato: "È stato un dialogo sereno e personale, non chiedetemi di più. Parliamo
di politica e dei sondaggi che ci danno largamente in vantaggio sul Pdl in
Liguria. Il voto dei cattolici? È libero e plurale fin dai tempi della Dc. E nel Pd i cattolici e i laici possono trovare un forte cammino comune per il
riformismo". Franceschini, in Francia e Spagna il centrosinistra è
davanti al centrodestra. Ma loro si chiamano ancora socialisti...
"Parlerei piuttosto di riformisti e l'impronta è chiara. La stessa che
intendiamo allestire noi del Pd. La situazione in Europa è evidente e
l'opinione pubblica oggi è più attenta rispetto al passato su quanto avviene
negli altri Paesi. Emerge un dato forte: la globalizzazione offre opportunità e
rischi e impone ai governi un'azione di tutela senza lasciare la risoluzione
dei problemi al solo mercato. Il centrosinistra punta a questo, gli altri non
offrono tale garanzia". A Marsiglia, però, dove il tema più sentito è
quello dell'integrazione, Sarkozy ha vinto ancora. "Marsiglia è una città
tradizionalmente di destra, ma anche qui gli equilibri sono cambiati. Nel
processo post-ideologico ci sono milioni di persone, in Francia come in Italia,
che votano studiando i programmi e le persone. In questo senso noi abbiamo
sancito una svolta epocale". Mollando la sinistra. "Non è questione
di "mollare". È che gli italiani sono rimasti scottati dalle
esperienze delle coalizioni vaste come quelle che si sono affrontate in questi
15 anni. Il vecchio centrosinistra e il vecchio centrodestra non funzionavano
più. Il Pd se ne è accorto e ha cambiato strada. Il Pdl, che ha un nuovo
simbolo ma è pur sempre un'ampia coalizione, è rimasto esattamente come era
prima. La sfida oggi è tra il vecchio Pdl e il nuovo Pd". Tant'è i
sondaggi continuano a premiare largamente Berlusconi. "Avrà notato una
cosa. Tutti i sondaggi, anche quelli arrotondati di Berlusconi, indicano un
robustissimo recupero del Pd. Un terzo degli elettori è ancora indeciso e noi
riusciremo a convincerli sulla base di un programma chiaro che saremo in grado
di realizzare. Mi pare invece che nel Pdl ci sia un litigio al giorno".
Anche il Pdl si è alleggerito di diversi espugli. Litigiosi o discussi.
"Lei vede il simbolo ed è un nuovo simbolo, come accade a ogni elezione.
Poi guarda le persone. E sono esattamente le stesse del 1994. Infatti se le
sono date su Ciarrapico, sul Libano, sulle pensioni e via così". Lei è
convinto di vincere in Liguria. Ma i liguri delle promesse potrebbero essersi
stancati. "Siamo in testa. E i liguri sappiano che il potenziamento
logistico di questa terra non è vissuto come una questione locale. È una
priorità nazionale e finalmente, liberi di portare avanti il nostro programma,
porteremo in porto il Terzo valico e tutte le opere necessarie per fare di
Genova la porta delle merci per l'Europa. Mi creda, non è uno slogan. È un
piano". Lo dite dal 1996. "Ora siamo in grado di farlo. Saremo soli
al governo, con dodici ministri e un premier dello stesso partito e un unico
gruppo parlamentare. Senza più gli "ambientalisti del no" e senza più
dover subire pressioni o veti". Veramente ci sono i Radicali... "C'è
il ministro Bonino, giudicata ottimamente da tutti. E otto giovani. Tutti hanno
sottoscritto il nostro programma. La presenza dei radicali non cambia la natura
di un partito". giovanni mari mari@ilsecoloxix.it 18/03/2008 Post-it
18/03/2008 Veltroni: abbassiamo gli stipendi ai parlamentari. Anche se sposano
una precaria? 18/03/2008 testa a testaRotondi (Dc) ipotizza il pareggio al
Senato: scatta subito l'allarme tra i partiti 18/03/2008.
( da "Liberazione" del 18-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"Per affermare
la laicità ci vorrebbe un Zapatero ma Pd e Pdl sono simili" Matematico e
divulgatore scientifico, invitato tra i "saggi" del Pd e fuggito per
mancanza di dna laico del nuovo partito, Piergiorgio Odifreddi ci spiega come
le parole abbiano perso significato e come nonostante i cattolici
praticanti siano una minoranza, la politica del "voto utile" si
occupi prevalentemente di loro. Questione di numeri... Tonino Bucci La politica
da una parte, il paese reale dall'altra. E in mezzo un abisso. Nella testa di
precari e lavoratori c'è l'ansia per un posto di lavoro e un salario decente,
eppure i gruppi dirigenti dei partiti maggioritari continuano a puntare in
propaganda elettorale sull'identità cattolica e il rapporto privilegiato con il
Vaticano. Perché? Forse ritengono che siano argomenti efficaci. E che in
politica vinca chi ha anche un solo voto in più. E quindi meglio non andare
controcorrente. Un sondaggio pubblicato ieri da Repubblica sembrerebbe però
rovesciare l'ipotesi: anche tra i cattolici ci sarebbe
una buona percentuale - la metà - contraria all'intervento della Chiesa nelle
decisioni politiche. Non solo. Anche nella maniera d'intendere e vivere la
religiosità nella propria sfera privata i cattolici
non sono più ortodossi come in passato nel seguire l'insegnamento della Chiesa,
ma tendono a un'interpretazione autonoma. Attenzione però alle conclusioni
affrettate. Non è che all'improvviso gli italiani siano diventati laici. Anche perché - stando sempre a quel sondaggio, le
posizioni della Chiesa pesano eccome sugli orientamenti dei cattolici in materia di diritti delle coppie di fatto o di eutanasia o di
aborto. Ottimista non è Piergiorgio Odifreddi che da poco ha abbandonato il
Partito democratico proprio per l'incompatibilità tra il suo modo di vedere il
rapporto tra laici e cattolici e quello di Veltroni. Stando al sondaggio anche i
credenti sarebbero per l'autonomia della politica. Le sembra verosimile? Mi
sembra una conclusione ottimistica. Se questi sono i risultati significa che
l'altro cinquanta per cento è favorevole all'intervento della Chiesa in
politica. Ma soprattutto anche chi pensa che non debbano esserci ingerenze,
ritiene che di fatto il Vaticano non sconfina. Non vede proprio il problema.
Non ne riconosce l'esistenza. Non si tratta solo di una disinformazione di
massa. Anche la classe politica di questo paese fa finta che il problema
dell'ingerenza non esiste. Veltroni stesso lo ha detto esplicitamente in un suo
discorso davanti ai parlamentari cattolici del Pd. Ai
suoi occhi chi accusa la Chiesa di ingerenza ha una visione anacronistica. A me
sembra una posizione fuori dal mondo. Gli stessi cattolici
cominciano a pensare che i politici italiani si lascino influenzare un po'
troppo dal Vaticano. Ergersi a difensori della cristianità non potrebbe
rivelarsi controproducente per gli stessi partiti? Non è ormai una pratica
inflazionata e ipocrita? Io spero che questi partiti vengano puniti, che alla
lunga il richiamo all'identità cattolica possa annoiare gli stessi credenti. In
Spagna Zapatero è stato premiato per la battaglia
contro le gerarchie della Chiesa. Da noi, invece, finora sta accadendo il
contrario. Siamo ancora in un clima di compromesso storico. L'Italia ha perso
l'occasione nell'Assemblea costituente quando Togliatti decise di votare
l'articolo 7 sul Concordato. E i privilegi della Chiesa continuano ancora oggi.
L'ultimo governo Prodi ha sancito l'esenzione degli enti ecclesiastici dal
pagamento dell'Ici. Gli italiani hanno una concezione del divino a proprio uso
e consumo senza saper nulla di dogmi e teologia. Ratzinger fa una crociata per
marcare i confini dell'identità cattolica. Non sarà una reazione al fatto che
la Chiesa sta perdendo presa sulla società italiana? Sì. L'ho scritto e
sostenuto. Penso che il pontificato di Ratzinger sia la reazione di un vecchio leone
moribondo - o almeno lo spero. La religione cattolica, a differenza di altre, è
una burletta. Scopriamo che tra i cattolici i
praticanti che vanno in Chiesa sono solo il trenta per cento. Però il novanta
per cento degli italiani battezza i figli. E magari vorrebbe mandare alle
scuole private cattoliche. Non c'è serietà. Chi conosce i dogmi? Chi ha letto i
Vangeli? Chi conosce le differenze fondamentali tra cattolici
e valdesi? Però tutti si sposano in chiesa e danno soldi alle parrocchie.
Questo è il cattolicesimo in Italia, è proprio la religione su misura per gli
italiani. Oggi vai al Family day, domani dall'amante. Quel che mi preoccupa
invece è il potere politico papale. Il mercato elettorale dà molto spazio ai
temi religiosi, eppure questi problemi non sono in cima alle principali
preoccupazioni degli elettori. Contano di più lavoro e salari. E poi i cattolici praticanti sono ormai una minoranza in questo
paese. Non è tempo di dire che il problema dell'identità religiosa è
sovrastimata? E' vero, i cattolici praticanti sono una
minoranza. L'identità religiosa non è certo in cima ai pensieri degli elettori.
Le preoccupazioni sono ben altre. Tuttavia oggi nei paesi occidentali le
elezioni si vincono con scarti minimi. Basta un pugno di voti per battere
l'avversario. E allora si raschia il barile, si raccoglie tutto quello che si
può raccogliere. Il Pd ha fatto entrare anche i radicali che sono agli
antipodi. Conteranno poco, però il loro uno per cento può essere determinante.
Così funziona oggi la politica, per calcoli aritmetici. I grandi partiti non
hanno il coraggio di prendere posizioni controcorrente su questioni
elettoralmente rilevanti come il tema dei rapporti tra Stato e Chiesa con
l'intenzione di non perdere neanche un voto. Ma chi può dire se invece non
convenga politicamente prendere posizioni chiare e in controtendenza? Guardiamo
al caso della Spagna. Lì Zapatero ha condotto una battaglia coraggiosa contro
le gerarchie cattoliche ed è stato ripagato. Tutto il
contrario di quanto avviene in Italia. Ciò nonostante Veltroni ha gioito per la
vittoria di Zapatero e ha dichiarato di volerne seguire l'esempio. Non è un
controsenso? E' un modo di fare politica con le parole e non con i fatti.
Prevale l'italianità più deleteria. Si dice evviva Zapatero ma poi tra Zapatero
e Veltroni c'è una differenza come tra il giorno e la notte. Il Pd ha lasciato
per strada il tema della laicità. E ha preferito puntare su alcune operazioni
d'immagine per dare l'idea di un rinnovamento della politica. Ma sul piano dei
programmi lo scarto dal Pdl è minimo. Il veltronismo è una variante di sinistra
del berlusconismo? Non ci sono differenze sostanziali tra Pd e Pdl. Anche in
quelle che sembrano novità simboliche le pratiche si assomigliano. Si spaccia
per innnovazione la scelta di personaggi che non vengono al mondo della
politica e che dovrebbero rappresentare il paese che produce o i giovani o le
donne. Ma dietro le quinte la verità è un'altra. Magari si sceglie il figlio di
un industriale perché il papà finanzia il partito. Oppure si candida una
ragazza inesperta di politica perché è la protetta di un dirigente. Vogliamo
dirlo che funziona così? Forse a sinistra paghiamo le conseguenze per non aver
capito quanto in profondità il berlusconismo abbia cambiato il paese. Il Pd non
rischia di assomigliare un po' troppo al suo avversario? Borges in un suo
racconto, Deutsches requiem , descrive la figura di un gerarca nazista
condannato a morte che dice di morire contento perché il nazismo è stato sì sconfitto ma tutti sono diventati nazisti. Perché
il nazismo è così perverso che per combatterlo si finisce con l'assomigliargli.
Fuor di metafora il berlusconismo è un modo così perverso di fare politica che
per batterlo si è finito con l'assumerne le stesse sembianze. Il veltronismo è
una fotocopia del berlusconismo. Stesso modo di scegliere i candidati, di
puntare sull'immagine. E, soprattutto, senza differenze sostanziali tra i
programmi del Pd e del Pdl. Se questo è il modo di battere Berlusconi io non ci
sto. A parole tutti si dicono laici. Ma non appena qualcuno sostiene che lo
Stato deve essere autonomo dalla Chiesa subito è accusato di laicismo. Ha senso
questa distinzione tra laicità e laicismo? E' una distinzione senza senso.
Ormai le parole hanno perso il loro significato autentico. La Binetti, per
esempio, si ritiene una laica. E ritiene che l'Opus Dei sia un'istituzione
laica. Se è così abbiamo bisogno per davvero di un'altra parola. Così nel campo
della scienza. Nessuno, almeno a parole, ha il coraggio di mettersi contro lo
sviluppo della scienza. Monsignor Fisichella si definisce un teologo
scienziato. Ma se gli dici che non può esserci ricerca scientifica a partire
dai dogmi sei tacciato di "scientismo". 18/03/2008.